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Corriere della sera - 19.07.2014

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SABATO 19 LUGLIO 2014 ANNO 139 - N. 170
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Fondato nel 1876
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di C. Rizzacasa d’Orsogna
a pagina 25
di Danilo Taino
nel supplemento
Assicurazioni & Previdenza
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Aut. ex art. 65 R.D.L. 29/04/1923 n. 966
Duro intervento del presidente Usa che chiede una tregua immediata in Ucraina. Sull’aereo colpito c’erano 80 bambini e più di cento esperti di Hiv
Obama accusa i filorussi
e punta il dito contro Putin
«I separatisti non possono abbattere aerei senza armi sofisticate e addestramento dalla Russia», e Putin «può cambiare la situazione» solo «se fermerà il
flusso degli armamenti». Il
presidente Obama indica
con durezza quelle che agli
Stati Uniti appaiono le evidenti responsabilità dirette
e indirette di Mosca nella
tragedia del volo Amsterdam-Kuala Lumpur, centrato giovedì da un missile
che ha ucciso tutte le 298
persone a bordo, tra cui 80
bambini (nelle foto, il dolore dei parenti e alcuni effetti
personali delle vittime).
DA PAGINA 10 A PAGINA 15
LO ZAR COSTRETTO AL DIALOGO
di FRANCO VENTURINI
C
i sono solo due certezze nella tragedia del volo MH17
abbattuto sull’Ucraina orientale: la prima è che la
politica si muoverà più velocemente delle commissioni
d’inchiesta, la seconda è che nell’angolo dei responsabili
CONTINUA A PAGINA 44
si trova sin d’ora Vladimir Putin.
LA VERITÀ VISTA SUI SATELLITI
di GUIDO OLIMPIO
G
li Usa hanno visto le tre fasi, fissate sulle foto
satellitari: lancio del missile, impatto sul jet e
distruzione. Per questo Washington ha rilanciato le
accuse: il volo MH17 è stato abbattuto dai ribelli
A PAGINA 11
filorussi con un missile Sa 11.
Ribaltato il verdetto in Appello a Milano, cancellata la condanna a sette anni. «Sono commosso». E brinda con gli avvocati
Nuove mappe
Ruby, assoluzione piena per Berlusconi
LA SOLITUDINE
DI HAMAS
TRA LE CRISI
MEDIORIENTALI
Cadono le due accuse. L’ex premier: la maggioranza dei giudici è ammirevole
di ANTONIO FERRARI
LA FINE DI UN CAPITOLO
Giannelli
di PIERLUIGI BATTISTA
cui essere scontenti tutti
quelli che hanno virtuosamente negato di aver voluto
mischiare vicende giudiziarie e vicende politiche e di
aver fatto il tifo per una sentenza che liquidasse l’avversario. A meno che non siano
ipocriti, nel qual caso dovranno fare qualche sforzo
per far propria la raccomandazione comportamentale
che hanno sempre invocato
per Berlusconi: «Le sentenze
vanno rispettate».
In realtà le sentenze, in
uno Stato democratico dove
la legge è sovrana ma contempli anche il diritto di critica, possono essere criticate. Eseguite, però eventualmente criticate.
CONTINUA A PAGINA 7
Settegiorni
di Francesco Verderami
Cosa cambierà per le riforme
P
er dirla con Bersani, quella di Berlusconi «è una
storia da bar», nel senso che tra un caffè e un cappuccino «la gente discuterà dell’abnorme distanza tra
CONTINUA A PAGINA 7
le due sentenze» sul Cavaliere.
I pm
La difesa
L’estate nera Così è passata
della Procura la linea Coppi
di LUIGI FERRARELLA
di GIUSEPPE GUASTELLA
L’
L
ultimo rovescio di una
Procura divisa. C’è il
silenzio in quei corridoi.
A PAGINA 5
Il Prodotto interno lordo crescerà quest’anno solo dello
0,2%: una previsione che taglia di mezzo punto le precedenti stime e su cui pesano anche «rischi al ribasso» e «significative incertezze»: il Bollettino economico diffuso ieri
dalla Banca d’Italia gela le attese di crescita.
DA PAGINA 2 A PAGINA 7
ALLE PAGINE 36 E 37 Baccaro, Tamburello
di GAIA PICCARDI
Il progetto da 10 milioni
l Tour parla italiano. Fuga
trionfale di Vincenzo Nibali sulle Alpi nel centenario di Bartali. È successo alla
tredicesima tappa, SaintEtienne-Chamrousse di 197
chilometri. Nibali è lo specchio di tante imprese del
passato. Le parole del campione all’arrivo: «Più salivo
e meglio mi sentivo. Stento
a crederci». E oggi il Tour de
France affronta l’Izoard.
ALLE PAGINE 48 E 49 Bonarrigo
L’Appia, i mecenati
e il veto ambientalista
di GIAN ANTONIO STELLA
L
Vincenzo Nibali all’arrivo
A PAGINA 5
Bankitalia avverte:
non ci sarà crescita
L’irresistibile ascesa di Nibalì
I
a linea della difesa è
rimasta in pratica la
stessa. Linea Coppi
La stima per il 2014 abbassata a 0,2
Tour de France L’italiano trionfa sulle Alpi nel giorno del centenario di Bartali
INSIDE
9 771120 498008
40 7 1 9>
Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano
«I
l fatto non sussiste». La parte
della sentenza
d’Appello che
assolve Silvio Berlusconi sul
«caso Ruby», ribaltando in
pieno quella di primo grado,
stabilisce per nostra fortuna
un punto fermo: in Italia la
presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva non
è un espediente retorico per
idealisti fuori della realtà, ma
un principio-cardine dello
Stato di diritto. Dovrebbe esserne soddisfatto ovviamente il protagonista di questa
vicenda giudiziaria, Berlusconi, sulla cui reputazione
gravavano accuse infamanti
dimostratesi, secondo sentenza, insussistenti. Ma non
dovrebbero avere niente di
Processo Ruby, Berlusconi assolto in Appello
dalle accuse di prostituzione minorile («perché il fatto non costituisce reato») e
concussione («perché il
fatto non sussiste»). Cancellata la condanna di primo grado a 7 anni. La prima reazione: «Sono commosso». Berlusconi aggiunge: «La maggioranza
dei giudici è ammirevole».
Poi brinda con gli amici.
Secondo i giudici l’ex premier non era consapevole
che Karima «Ruby» el
Mahroug fosse appunto
minorenne. E la telefonata
da Parigi del 27 maggio
2010 al capo di gabinetto
della Questura milanese su
quella ragazza indicata come parente dell’allora presidente egiziano Mubarak,
non ebbe contenuto di minaccia nei confronti dei
funzionari di polizia.
a contessa Marisela Federici, racconta divertito e
affranto agli amici il commissario per l’Appia
Antica Mario Tozzi, proprio non riusciva a capire
perché mai non si trovasse una soluzione per quella
pavimentazione posata a partire dal 312 a.C. da Appio
Claudio Cieco.
A PAGINA 42
I
l Medio Oriente brucia,
ma l’impressione è che il
destino dei protagonisti
dell’eterno conflitto fra
israeliani e palestinesi
interessi poco. Per gli
arabi e in generale per i
musulmani, coinvolti
o impegnati ad assistere
a troppe crisi
contemporanee, quella che
un tempo era definita la
«causa», anzi «la madre di
tutte le cause», ovviamente
quella palestinese, è quasi
un fastidio proposto
dall’informazione e dalle
immagini globalizzate.
Al mondo, agli equilibri
internazionali, anche il
coinvolgimento di Israele
pare la noiosa ripetizione
di un film senza una
trama definitiva, come il
Blow up di Antonioni.
CONTINUA A PAGINA 16
ALLE PAGINE 16 E 17
Frattini, Vecchi
2
Primo Piano
Sabato 19 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
#
Politica e giustizia Il caso
Ai servizi sociali
L’autografo
in reparto
e l’uscita
anticipata
MILANO — Fin qui era sempre
partito con l’idea ma aveva
rinunciato, per pudore o forse
semplicemente perché non era
aria. Ieri, intuendo che fosse la
giornata giusta, un uomo delle
pulizie ha finalmente
avvicinato Silvio Berlusconi e
gli ha chiesto un autografo. L’ex
premier ha acconsentito e ha
vergato una fotografia che lo
ritraeva. Del resto l’anomalia
della mattinata (per sé e per gli
altri) bene o male tollerava
ogni stravolgimento dei
comportamenti da tenere, del
protocollo da rispettare, delle
regole da osservare (sempre,
s’intende, per sé e per gli altri).
È stato nel reparto San Pietro
della Sacra Famiglia, dove è ai
servizi sociali, che il Cavaliere
ha saputo della sentenza. Con
una telefonata. Chiuso nella
stanza-studio degli educatori
della struttura. Su una sedia. Le
canoniche attività sospese.
L’aveva chiesto Berlusconi
subito all’arrivo: scusate, se
possibile vorrei essere
esonerato dal programma che
mi spetta. La direzione della
Sacra Famiglia ha valutato e
deciso. All’ex premier,
La Fondazione
La direzione gli ha
accordato il permesso
di tornare a casa un
quarto d’ora prima
sistematosi per appunto nella
stanza-studio in attesa, sono
stati risparmiati i canonici
momenti d’intrattenimento:
stare con i malati di Alzheimer
e imboccarli a pranzo, giocare
con loro al lancio del pallone in
giardino, guardare insieme la
televisione, magari cantare,
magari raccontar barzellette,
esercizio inizialmente vietato al
Cavaliere ma poi
silenziosamente concesso. Per
la prima volta, non senza il
dispiacere di alcuni anziani che
reclamavano attenzione,
Berlusconi non ha percorso i
corridoi e le stanze dei tre
reparti nei quali si divide il San
Pietro, che ospita una
sessantina di persone, in parte
a uno stadio avanzato di
Alzheimer. I corridoi e le
stanze, peraltro, nelle recenti e
più partecipi giornate dell’ex
premier in Sacra Famiglia
erano stati i luoghi della
distribuzione di regali
(cioccolatini e collanine
d’argento). Silvio Berlusconi ha
promesso che si rifarà, e anche
ampiamente, nel corso dei
prossimi venerdì. Ai pazienti
ha spiegato che era «ansioso»,
che era «preoccupato», e che
sarebbe stato meglio per tutti
star fermo. E a quel punto,
tanto valeva andarsene pure via
in anticipo. Ha domandato alla
direzione se fosse possibile
«mangiare» dei minuti
sull’orario. Di nuovo permesso
accordato. A casa un quarto
d’ora prima. All’esterno della
Sacra Famiglia c’era la solita
pasionaria. Pochi secondi,
incrocio di sguardi e voci. Lei:
«Giustizia è fatta?». Lui:
«Grazie, grazie».
Andrea Galli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«Ruby, non ci fu la concussione»
Perché Berlusconi è stato assolto
MILANO — Quando ad Arcore ebbe rapporti
sessuali con una prostituta di 17 anni, Silvio Berlusconi non era consapevole che Karima «Ruby»
el Mahroug fosse appunto minorenne. E la notte
del 27 maggio 2010, quando da Parigi telefonò al
capo di gabinetto della Questura milanese Pietro
Ostuni per anticipargli che sarebbe arrivata la
consigliere regionale Nicole Minetti a prendere in
carico una ragazza che gli si segnalava come parente del presidente egiziano Mubarak, giuridicamente questa sua telefonata non ebbe contenuto
di minaccia (anche solo implicitamente) costrittiva della volontà dei funzionari di polizia Pietro
Ostuni e Giorgia Iafrate: costoro, invece, solo per
un eccesso di zelo frutto di una propria condizione psicologica di timore reverenziale, operarono
poi fino alle 2 di notte per propiziare un esito (l’affidamento di Ruby a Minetti) sicuramente gradito
da Berlusconi benché da lui non illegittimamente
preteso. È quanto «racconta», in attesa delle motivazioni tra 90 giorni, il dispositivo della sentenza
con la quale ieri la Corte d’Appello di Milano (presidente Enrico Tranfa, relatrice Ketty Lo Curto, a
latere Alberto Puccinelli) ha cancellato la condanna di primo grado a 7 anni di carcere, e ha assolto
nel merito l’ex premier e attuale leader di Forza
Italia, senza alcuna prescrizione e senza richiami
alla vecchia insufficienza di prove.
Dall’accusa di prostituzione minorile Berlusconi è stato assolto «perché il fatto non costituisce
In Appello cade anche l’accusa di prostituzione minorile
L’ex premier non avrebbe saputo dell’età della ragazza
reato», cioè perché nell’imputato mancava l’elemento psicologico che trasforma una condotta
(pur verificatasi) in un illecito penale, in questo
caso la consapevolezza che la ragazza fosse minorenne. L’accusa ricavava questa consapevolezza da
accenni di Ruby in alcune intercettazioni con amiche (ai quali la difesa contrapponeva però altri
spezzoni di segno opposto nelle intercettazioni
della ragazza), e da elementi logici come il fatto
che a portare Ruby ad Arcore da Berlusconi fosse
stato chi (l’ex direttore del Tg5 Emilio Fede) la sapeva minorenne per essere stato suo giurato in un
concorso di bellezza in Sicilia: la difesa replicava
trattarsi di una deduzione sdrucciolevole, adombrava che Fede (insieme a Lele Mora legato a Berlusconi anche da forti prestiti di denaro) potesse
comunque avere magari un interesse a tacere al
premier l’età della ragazza, e rimarcava come tutti
i testi avessero riferito che Ruby sembrava avere
23/24 anni. L’assoluzione odierna si presta a una
curiosità «postuma»: nel senso che la medesima
condotta del 2010, se commessa dopo l’entrata in
vigore nell’ottobre 2012 della ratifica della Con-
venzione di Lanzarote del 2007, non sarebbe più
stata scriminata, posto che da allora il cliente di
una prostituta minorenne non può più invocare a
propria scusa l’ignoranza dell’età della persona
offesa minorenne, salvo che si tratti di ignoranza
inevitabile, cioè non rimproverabile quantomeno
a titolo di colpa.
Sei dei sette anni di pena in primo grado, però,
dipendevano dalla concussione, reato del pubblico ufficiale che abusa della sua qualità per costringere qualcuno a dargli indebitamente una
utilità. Qui Berlusconi è stato assolto con la formula «perché il fatto non sussiste», segno che per
i giudici non ci fu costrizione dei funzionari della
Cancellata la pena a 7 anni
Per i giudici la telefonata di Berlusconi
in Questura non ebbe un contenuto
di minaccia. Tra 90 giorni le
motivazioni della sentenza
Questura. E nemmeno vi fu una loro «induzione
indebita», fattispecie tipizzata nel 2012 dalla legge
Severino che, se ieri fosse stata sposata dai giudici,
avrebbe condotto a riqualificare il reato e ricondannare l’ex premier, sebbene a pena inferiore.
Sin dall’inizio la concussione era statisticamente impervia visto che (nel caso propugnato
dai pm Ilda Boccassini e Antonio Sangermano) la
persona «costretta» dal pubblico ufficiale (il premier Berlusconi) era anch’essa un pubblico ufficiale (il capo di gabinetto della Questura). Non è
un caso, dunque, che in questi giorni sia l’arringa
dei difensori Franco Coppi e Filippo Dinacci, sia i
tavoli dei giudici avessero (oltre alla sentenza delle Sezioni Unite su concussione/induzione) un libro in comune: quello di Gianluigi Gatta (professore associato di diritto penale alla Statale di Milano, «scuola» Marinucci-Dolcini) sulla condotta
penalmente rilevante di «minaccia». Muovendo
dall’osservazione del giurista Carrara sulla matrice latina del termine «concussione» («l’idea dello
scuotere un albero per farne cadere i frutti»), lo
studioso nel 2013 propendeva per l’idea che la mi-
La ricostruzione In Questura
Da Minetti a Ostuni,
i protagonisti
(e le telefonate)
di quella notte
MILANO — «Abbiamo fatto tutto
alla luce del sole», racconta l’ex poliziotto, uno che quella sera era in Questura. «Mai nessuno, in seguito, mi ha
raccontato di pressioni o minacce»,
ricorda Silvano Gattari, che ora lavora
per la società privata Civis, dopo oltre
due decenni alle Volanti del 113 di Milano. Altra voce, altra testimone, che
negli uffici della Questura era andata
alla ricerca di Ruby, perché in quei
giorni la ospitava in casa: «Cosa dire?
Tutto questo caos per nulla...», sorride Michelle Conceicao, che oggi vive
in Brasile, ha sposato l’imprenditore
L’ex poliziotto
«Noi facemmo tutto alla luce
del sole, mai nessuno in
seguito mi ha raccontato di
pressioni o minacce»
italiano che frequentava da sei anni e
aspetta di tornare in Italia. «In realtà
però — aggiunge — quella ragazza ha
raccontato sempre troppe bugie, a
tutti, e per questo non ha mai pagato,
visto che vive da riccona». Lei, Karima
«Ruby» el Mahroug, fa sapere di essere «felicissima, non solo per Silvio ma
anche per me, non ci speravo». Solo
queste parole, niente più, dopo quattro anni di vita politica e giudiziaria
avvelenati dalla sua storia.
La notte di Ruby, in realtà, inizia in
un pomeriggio di sole. Mancano pochi minuti alle 18, un gruppo di ragazze sedute al tavolo di un bar, sul
largo marciapiede di corso Buenos Aires, arteria commerciale di Milano.
Karima cammina dall’altra parte della
strada, imbocca il portone al civico 23,
entra nel salone di estetica «Mami
nail». Una delle ragazze al bar, Katia
Pasquino, aspirante show girl, una
che come Ruby rincorre e frequenta le
notti milanesi, su e giù tra macchinoni e discoteche, la riconosce. E chiama
il 113: «Due settimane fa io e una mia
amica abbiamo ospitato una clandestina... Ci ha derubato di 3 mila euro».
Sono le 18.02. Poco dopo arriva la volante di polizia «Monforte bis». È il 27
maggio 2010. Ruby in quel momento
ha 17 anni e molti, troppi soldi in tasca per una ragazza della sua età.
Se questo è l’inizio, la storia si dipanerà in tre fasi, in un arco di otto ore.
Otto ore che sono state vivisezionate
dalla Procura e dal Tribunale. In quel
momento, con la telefonata al 113, il
meccanismo s’è messo in moto. Perché esploda, serve però che qualcuno
accenda la miccia. Lo fa ancora Pasquino, con un’altra chiamata, alle
20.21. La ragazza chiama Michelle
Conceicao, ex frequentatrice delle serate di Arcore. Fino a quel punto, per
la polizia, Ruby è solo una minorenne
sbandata da identificare e mandare in
Iafrate
«Spero che questa sentenza
possa essere un elemento
per l’archiviazione
nei miei confronti»
una comunità. Nel frattempo, però,
Conceicao (21.20) chiama Giuseppe
Spinelli, il ragioniere che insieme a
Nicole Minetti gestisce l’aspetto economico di quelle che diventeranno le
«ragazze dell’Olgettina» (dalla via del
condominio in cui vivevano con l’affitto pagato dall’ex premier). Parte così la catena che risale fino a Berlusconi. E Ruby, in Questura, diventerà «un
pericolo».
Due percorsi paralleli, che per il
momento però non si toccano. I poliziotti brigano per identificare Ruby
(quando le hanno chiesto come vivesse, lei ha risposto: «Ballo la danza del
ventre nei locali»); si mettono in contatto con il magistrato di turno al Tribunale per i minori, Annamaria Fiorillo; avvertono la loro funzionaria di
turno al 113, Giorgia Iafrate. A fine
pomeriggio scoprono che Karima è
marocchina ed è scappata da una comunità di Messina. È una situazione
un po’ anomala, ma comunque di
routine, bisogna solo trovare una
nuova comunità a Milano per una minorenne senza genitori. Ma le due
donne che si troveranno a gestire quel
caso, Fiorillo e Iafrate, diventeranno
protagoniste del processo. Che si giocherà in buona parte intorno alle loro
Corriere della Sera Sabato 19 Luglio 2014
Primo Piano
italia: 51575551575557
3
#
❜❜
La sentenza pone giustamente fine a una persecuzione giudiziaria
nei confronti di Berlusconi. Sono molto felice
Nunzia De Girolamo Ncd
❜❜
Il nostro rispetto per le sentenze della magistratura non è uno
slogan: vanno rispettate sempre, anche oggi
Debora Serracchiani Pd
Il retroscena Pascale: il giorno più bello della mia vita. La telefonata di Alfano
La commozione e il brindisi,
il leader fa pace con le toghe
«Sì, la giustizia è uguale per tutti»
«La maggioranza dei magistrati è equilibrata»
naccia, per essere presupposto di una concussione, dovesse essere un fatto aggressivo/prevaricatore ben diverso dal mero timore reverenziale che
il soggetto passivo può provare nei confronti del
superiore gerarchico, all’interno della propria
condizione psicologica e senza che questo timore
reverenziale sia determinato dalla minaccia esterna del soggetto attivo. Coppi aveva perciò sostenuto che, «se il concusso è idealmente solo chi sia
preso per il collo e messo spalle al muro di fronte a
un aut-aut, sotto inesorabile minaccia, questo
non è il caso di Ostuni, i cui moti interni non dipendono dalla condotta di Berlusconi, ma dalla
soggezione psicologica verso chi ha ruolo superiore. Chi non ha il coraggio di dire no, non è protetto dal diritto: se Ostuni al massimo si è sentito
condizionato dalla richiesta di Berlusconi, se ha
avuto timore reverenziale verso chi magari ha
pensato di compiacere, questi (lo dico elegantemente) sono fatti suoi, non ricollegabili a una minaccia di Berlusconi». Il pg Piero de Petris indicava l’architrave della concussione nella balla di
Berlusconi sulla storia di Ruby parente di Mubarak: «Poiché la Questura già in pochi minuti verifica che non è vero, il potenziale intimidatorio
percepito da Ostuni sta proprio nella falsità della
parentela con Mubarak prospettata da Berlusconi
come foriera di un incidente diplomatico con
l’Egitto: e dunque Ostuni esegue la prestazione richiesta da Berlusconi (affidare Ruby a Minetti) in
esecuzione dell’ordine ricevuto, e non certo perché indotto dalla storia dell’inesistente parentela»
o da un generico «timore reverenziale verso il premier». Argomento rovesciato dalla difesa: «Solo
un pazzo incosciente avrebbe usato una bugia con
le gambe cortissime: era invece segno che Berlusconi credeva davvero Ruby parente di Mubarak, e
non la sapeva minorenne, tanto da poi subito allontanarla. La riprova è che, quando dopo 8 giorni
Ruby è di nuovo in Questura, nessuno più fa nulla
e Ruby finisce in comunità».
La giornata
Qui sopra i tre giudici
della seconda Corte
d’Appello di Milano
(da sinistra) Alberto
Puccinelli, Enrico Tranfa
e Ketty Lo Curto (ultima
a destra, la cancelliera)
che ieri mattina — dopo
un processo durato tre
udienze e dopo tre ore
di camera di consiglio
— hanno assolto Silvio
Berlusconi per il caso
Ruby (Foto Newpress).
A sinistra, invece,
il leader di Forza Italia
saluta dopo la mattinata
trascorsa alla Sacra
Famiglia di Cesano
Boscone per la consueta
giornata di servizi sociali
(LaPresse)
Luigi Ferrarella
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
razioni del 2010: aveva smentito pubblicamente l’allora ministro dell’Interno, Roberto Maroni, che aveva acc r e d i t a to u n s u o a s s e n s o p e r
l’affidamento di Ruby alla Minetti. Il
Csm ha invece riconosciuto la piena
correttezza della sua condotta. Strascichi della notte di Ruby. Giorgia Iafrate, dopo un passaggio alla Squadra
Riavvolgendo di una quindicina di
ore il nastro di una giornata comunque storica per l’epopea del berlusconismo c’è un uomo, ad Arcore, che
aspetta la sentenza. L’ultimo sfogo
prima di prendere sonno è affidato alla compagna Francesca. «Sono mesi
che temo una condanna. E fino a una
settimana fa sono stato pessimista.
Questa notte no, non lo sono. Stavol-
mobile, è invece oggi la vicedirigente
dell’ufficio Volanti del quale, nel 2010,
guidava uno dei cinque turni. È ancora sotto indagine proprio per quella
testimonianza, e senza commentare la
sentenza si limita ad augurarsi che «la
decisione della Corte d’Appello possa
essere un elemento per l’archiviazione nei miei confronti».
La giovane poliziotta, quella notte,
si trova al centro del caos. Che deflagra quando una semplice procedura
di polizia incrocia l’intervento di Berlusconi, che chiama in Questura dopo
tre ore di fibrillazione, rimaste fino ad
allora confinate all’ambiente delle sue
compagnie. All’identità della ragazza
si sovrappone la (inventata) parentela
❜❜
Il bilancio
Sono stati quattro anni
di fango, pettegolezzi
e voyeurismo in cui è
stata screditata non
solo la mia immagine
ma anche
quella del Paese
❜❜
L’«assoluzione»
Una cosa la voglio dire,
la colpa non è dei
giudici ma solo di chi
ha alimentato questo
clima di odio,
gossip
e disinformazione
❜❜
Sulle riforme
Adesso andrò avanti
con maggiore serenità,
il percorso politico
scelto da Forza Italia
non cambia. Credo che
sia nell’interesse
dell’Italia
Karima el Mahroug
Marocchina, 21 anni,
minorenne nel febbraio
2010 quando iniziò a
frequentare Arcore. Nel
2011 ha sposato Luca
Risso, manager, e nel 2012
hanno avuto Sofia. Negli
ultimi anni è stata molto
all’estero, dal Messico a
Dubai. Ora è in Italia
Nicole Minetti
Nata a Rimini, 29 anni, ex
valletta tv, igienista
dentale, consigliera
regionale in Lombardia per
il Pdl dal 2010 al 2012. Nel
2013, con Fede e Mora, è
stata condannata in primo
grado nel Ruby2 a 5 anni
per favoreggiamento della
prostituzione
Pietro Ostuni
Con Ruby in Questura,
Berlusconi telefonò al
vicequestore Ostuni per
dirgli che la ragazza gli
era stata indicata come
nipote del presidente
egiziano Mubarak e che
andava affidata a Minetti.
Ostuni è questore vicario
a Milano
ta, dopo la requisitoria di Coppi, voglio fidarmi dei giudici», scandisce
lui. Non è dato sapere quanto la notte
sia stata insonne. La mattina, quando
la coppia si separa perché l’ex premier
deve andare a Cesano Boscone, lei gli
affida solo cinque parole: «Ho il cuore
a mille».
Passeranno delle ore, quattro per la
precisione, prima che Pascale — in diretta su SkyTg24 — ascolti la sentenza
di assoluzione. Il telefono, un grido,
«assolto». E lui, l’«assolto», che da Cesano Boscone guadagna la saletta dove gli anziani guardano la televisione:
«Posso mettere un attimo sul Tg5?».
Il resto della giornata sarà un telefono che, ad Arcore, non smette mai
di squillare. Dall’altro capo del telefono c’è chiunque. Da Fedele Confalonieri a Gianni Letta, dai figli ai parlamentari di Forza Italia, passando —
giurano — anche per qualche esponente che proprio forzista non è. O
quantomeno non più, come nei casi di
Angelino Alfano, Nunzia De Girolamo
e Barbara Saltamartini. L’ex delfino,
giurano fonti Ncd, chiama villa San
Martino per congratularsi per la sentenza. Se sia o meno il primo mattone
sulla complicatissima architrave della
costruzione del «centrodestra riunificato», però, è tutto da vedere.
A sera, ad Arcore, tolti sollievo, gioia, commozione e tolta anche la fine
della «Guerra dei vent’anni» con la
magistratura, restano solo poche certezze. Alcune stanno nella nota che
Berlusconi aveva diramato qualche
ora prima. «Adesso andrò avanti con
maggiore serenità», «il percorso politico di Forza Italia non cambia». Altre
rimangono nel cassetto, per ora. Come il processo di rivoluzione che l’ex
Cavaliere ha in testa per il partito, l’accelerazione nel percorso di riforme
che verranno condivise con Renzi e
quella «grazia» di cui parla Renato
Brunetta. Altre spie di una fase lunga
due decenni che forse, ieri, s’è chiusa.
Forse. Perché in un film con l’ex Cavaliere, la scritta «the end» sembra non
arrivare mai.
Tommaso Labate
© RIPRODUZIONE RISERVATA
I volti
opposte versioni sull’esito di quella
notte: tra il «mai autorizzato l’affidamento della ragazza alla Minetti» del
magistrato e la ricostruzione opposta
della poliziotta.
Due giorni fa Annamaria Fiorillo è
stata assolta dal Consiglio superiore
della magistratura per un procedimento disciplinare relativo a dichia-
ROMA — «E va bene, lo ammetto.
Oggi la giustizia di questo Paese s’è
dimostrata uguale per tutti. Anche per
me. Per cui...». Alle 15.15 Silvio Berlusconi invita i commensali ad alzare i
calici. Una lacrima gli ha appena rigato il viso. Accanto a lui ci sono la compagna Francesca Pascale, che ha appena descritto «questo giorno» come «il
più bello della mia vita». Poi Marina e
Pier Silvio, i figli di primo letto. Quindi Maria Rosaria Rossi e Deborah Bergamini. Più gli avvocati, tranne Franco Coppi, «il professore dice che sta
per arrivare, aspettiamolo prima di
servire i caffè».
Dalla sentenza di assoluzione al
processo Ruby sono passate due ore. È
il tempo, ad Arcore, di siglare la pace
in calce alla «Guerra dei vent’anni».
Alla guerra che per due decenni ha visto opposti, dai due lati della barricata, Berlusconi e la magistratura.
Il tono dell’ex premier si fa sacrale.
«Ragazzi», dice ai commensali, «in
questo momento bellissimo ho un solo rammarico. Sono stati quattro anni
di fango, di pregiudizi, di pettegolezzi,
di voyeurismo, di giudizi superficiali.
Quattro anni in cui è stata screditata
inutilmente non solo l’immagine del
sottoscritto, ma anche quella dell’intero Paese». Però, ed è questo il passaggio del brindisi che lascerà di stucco quasi tutti i commensali, «una cosa
la voglio dire. La colpa non è stata della magistratura. Ma solo di chi ha alimentato odio, gossip e disinformazione».
Alle 15.16, insomma, quando ad
Arcore i calici si sono abbassati e il discorso dell’ex Cavaliere è ormai alle
spalle, la «Guerra dei vent’anni» può
dirsi conclusa. Fino a nuovo ordine,
ovviamente, visto che ci sono ancora
Napoli, Bari e la perenne spada di Damocle della Cassazione. E la nota con
cui l’ex premier metterà urbi et orbi
nero su bianco la sua posizione — che
contiene anche «un pensiero di rispetto alla magistratura, che ha dato
la conferma che la stragrande maggioranza dei magistrati fa il proprio
lavoro in maniera ammirevole» — sta
lì a dimostrarlo.
Giorgia Iafrate
Di Frosinone, 34 anni,
in polizia dal 2007,
commissario capo in
servizio alla Questura di
Milano la notte in cui
telefonò l’allora premier
Berlusconi per interessarsi
di Karima el Mahroug. Oggi
è la vicedirigente delle
Volanti del 113 di Milano
Annamaria Fiorillo
Nata a Gallarate, 61 anni,
sostituto procuratore al
Tribunale per i minori di
Milano, ha sempre detto di
non aver mai autorizzato
l’affido di Ruby a Minetti.
Assolta dalla disciplinare
del Csm per aver smentito
in tv l’ex ministro Maroni
che difendeva la Questura
con Mubarak. È un elemento di ulteriore scompiglio. Dalla mezzanotte in
poi, in due ore, il capo di gabinetto
Pietro Ostuni riceve sette chiamate
«riferibili alla presidenza del Consiglio». A caduta, le chiamate tra Ostuni
e la Questura sono 14. La sola Iafrate
ne riceve 3 fra le 0.08 e le 0.20, e poi
un’altra serie, stavolta di 7 contatti, tra
l’1.21 e le 2.12. A quel punto la giovane marocchina è appena uscita dalla
questura con Nicole Minetti: la notte
di Ruby si chiude alle 2, l’orario riportato sul verbale di affidamento. Ricorda Gattari, che prese servizio dopo Iafrate: «La vicenda di quella ragazza,
appena presa in consegna dal commissariato nel pomeriggio, andava
gestita in maniera molto più rapida e
professionale». Allo stesso tempo, però, mai in Questura era arrivata la telefonata notturna di un presidente del
Consiglio. Che ha scatenato uno tsunami di agitazioni e preoccupazioni.
Questo è certo. Il problema è come
classificare quella tempesta, e stabilire se sia stata una forma di pressione
(concussione, come in primo grado)
o no (come in Appello).
Alberto Berticelli
Gianni Santucci
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La vicenda
La notte in Questura
e l’accusa di furto
La notte tra il 27 e il 28
maggio 2010 Karima el
Mahroug, 17 anni e 6
mesi, conosciuta come
«Ruby Rubacuori», finisce
in Questura: è accusata
del furto di 3 mila euro e
di alcuni gioielli dall’amica
Caterina Pasquino. Dopo
la telefonata di Silvio
Berlusconi ai vertici di via
Fatebenefratelli, la
ragazza viene rilasciata e
affidata alla consigliere
regionale Nicole Minetti
L’interrogatorio
e le serate di Arcore
Nell’estate del 2010
Ruby viene sentita dai
pm di Milano. La ragazza
racconta delle notti di
Arcore ma dice di non
aver mai avuto rapporti
sessuali con l’ex premier.
L’accusa è convinta del
contrario. A dicembre,
Berlusconi è indagato per
concussione (per le
presunte pressioni sulla
Questura) e prostituzione
minorile (per i presunti
rapporti con Ruby)
Il primo grado:
7 anni e l’interdizione
Il 24 giugno 2013 i giudici
di Milano condannano
Berlusconi in primo
grado a 7 anni di carcere:
un anno per il reato di
prostituzione minorile, 6
anni per concussione, più
l’interdizione perpetua
dai pubblici uffici. «Una
sentenza di una violenza
mai vista né sentita
prima, per eliminarmi
dalla vita politica», è il
commento dell’ex
premier
Sentenza ribaltata:
arriva l’assoluzione
In Appello, ieri, i tre
giudici della seconda
Corte di Milano hanno
assolto il leader di Forza
Italia Silvio Berlusconi
per entrambi i capi di
imputazione: a
proposito della
concussione perché «il
fatto non sussiste»;
sull’accusa di
prostituzione minorile
perché i fatti a lui
contestati «non
costituiscono reato»
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Sabato 19 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Sabato 19 Luglio 2014
Primo Piano
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Politica e giustizia Il caso
Gli avvocati in trionfo:
non cercavano reati
ma questioni morali
Gioia in aula L’avvocato
Franco Coppi sorride e riceve
strette di mano e abbracci
dopo la lettura della sentenza
che ha assolto il suo assistito,
Silvio Berlusconi (Fotogramma)
LA DIFESA
L’arrivo di Coppi e l’ultima arringa
MILANO — La linea della difesa è rimasta sostanzialmente la stessa tra primo e secondo grado, ma in Appello non
si sono viste le contrapposizioni forti
del processo in tribunale. Però non sono stati i toni diversi degli avvocati a
sconfiggere l’accusa facendo guadagnare a Silvio Berlusconi l’assoluzione. «Si
sono cercati atteggiamenti morali e di
costume e non i reati, che qui non ci sono e non ci sono mai stati» dichiara
l’avvocato Filippo Dinacci al quale, insieme al professor Franco Coppi e agli
avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo,
arriva il «caloroso ringraziamento»
pubblico dell’ex premier.
Ore 23.49 del 27 maggio 2010. Chissà
se Silvio Berlusconi si è mai pentito di
aver chiamato la questura di Milano in
quel preciso momento per correre in
soccorso di un’amica minorenne fermata per furto che trascorreva le sue
notti ad Arcore. Per quella telefonata
hanno fatto il giro del mondo le cene vivaci nella casa dell’allora 74enne presidente del Consiglio e i dopocena a base
di balletti sexy mentre lui è finito sotto
processo, condannato a 7 anni e poi ieri
assolto. È molto bella Karima El
Mahroug nel fiore dei suoi 17 anni
quando arriva a Milano e si infila in casa
della ballerina Caterina Pasquino che le
farà conoscere l’agente Lele Mora, il
quale il 14 febbraio 2010 la manderà ad
Arcore dove lei tornerà più volte, riceverà denaro e rimarrà a dormine. Per
l’accusa Ruby non è altro che «una ragazza intelligente, furba, che vuole en-
trare nel mondo dello spettacolo e fare
soldi». La coabitazione tra Pasquino e
Ruby si conclude con la ballerina che
caccia l’altra accusandola di averla derubata. Sarà Pasquino a chiamare il 113
e a farla fermare quando il 27 maggio la
rivede per strada.
La prima ad arrivare in questura è
Michelle Conceicao, una escort che
l’aveva conosciuta ad Arcore. È sempre
lei ad avvertire Berlusconi il quale,
mentre si trova ad un vertice Ocse a Parigi, chiama alle 23.49 il capo di gabinetto Pietro Ostuni. Gli dice di aver saputo che è nipote del raìs egiziano Mubarak e annuncia l’arrivo della consigliera regionale Nicole Minetti che si
sarebbe occupata del suo affido. Secondo l’accusa, quella chiamata fu una
pressione indebita sui poliziotti che,
nonostante già sapessero che Karima
era una marocchina senza parentela con
Mubarak, la affidano alla Minetti invece
di tenerla negli uffici e mandarla in una
comunità. Se per l’accusa l’interessamento di Berlusconi era legato al timore
che si venisse a scoprire che aveva avuto
rapporti con una minorenne, per la difesa «la telefonata fu solo una richiesta
di informazioni a fronte della quale è
impossibile immaginare un meccanismo di concussione», dice l’avvocato
Coppi secondo il quale i difensori erano
«in possesso di argomenti forti» che in
Appello non potevano essere ignorati.
Come è avvenuto. Lo stesso Ostuni ha
sempre negato di aver subito pressioni.
«Si è costruita una concussione per cui
L’ultimo rovescio
sotto i riflettori
di una Procura divisa
L’ ACCUSA
Il silenzio di Boccassini e Bruti Liberati
MILANO — Prendere in faccia uno dei
tram che passano sotto Palazzo di giustizia
forse ieri avrebbe fatto meno male al gruppo dirigente della Procura di Milano: trasmette l’impressione il corridoio pomeridiano dove tutti — dal procuratore Edmondo Bruti Liberati al capo dell’Antimafia Ilda Boccassini, dall’aggiunto dei reati
economici Francesco Greco a quello dei
reati sessuali Pietro Forno — escono da
mini riunioni nei loro uffici ed evitano
commenti all’assoluzione di Berlusconi.
Non è solo diplomazia, peraltro vestita
dal rispetto per le sentenze che aveva già
indotto Bruti a non commentare anche la
condanna in primo grado. Non è solo l’aggiornamento pluriennale del punteggio
processuale tra Berlusconi e Boccassini: «2
a 2», assoluzione nei processi Ruby e Sme,
prescrizione della corruzione giudiziaria
nel processo penale lodo Mondadori e
successiva condanna civile a risarcire a De
Benedetti 494 milioni di euro. E nemmeno
è solo l’imbarazzo per l’infelice frangente
della Procura in mezzo ai contrasti al Csm
tra Bruti e l’altro suo vice Alfredo Robledo,
in parte proprio sui criteri di assegnazione
al pm Boccassini del fascicolo Ruby.
C’è di più: c’è l’impatto con una sequenza di rovesci processuali concentratisi negli ultimi mesi in alcuni dei fascicoli più
sotto la luce dei riflettori. L’assoluzione in
primo grado di Pier Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri dalla frode fiscale nel
processo sui diritti tv Mediatrade; l’assoluzione in Appello di quattro banche internazionali dall’accusa di aver truffato il
Comune di Milano sui prodotti finanziari
derivati; l’assoluzione dall’aggiotaggio in
Appello e poi in Cassazione dell’ex governatore di Banca d’Italia Antonio Fazio e degli immobiliaristi e contropattisti della
scalata Unipol a Bnl; l’assoluzione in Corte
d’assise dei poliziotti imputati dell’omicidio preterintenzionale di Michele Ferrulli
in un fermo per strada; il proscioglimento
La telefonata
Coppi: «La chiamata in questura
fu una richiesta di informazioni,
impossibile immaginare
il meccanismo di concussione»
Il ruolo
Dinacci: «Non si può accusare
ogni persona autorevole
solo per il ruolo che ha,
per una sorta di colpa d’autore»
La sfida in aula
una qualsiasi persona autorevole che fa
una telefonata può essere accusata. Per
una sorta automatica colpa d’autore. Si
sarebbe puniti per ciò che si è non per
quello che si fa», dichiara Dinacci.
Dalle intercettazioni emerge che a
villa San Martino si svolgevano serate
hard (per la difesa, al massimo un po’
sopra le righe) dopo le quali alcune ragazze andavano via ricevendo 2/5.000
euro, mentre altri 5/6.000 euro andavano a quelle che restavano a dormire alimentando un «sistema prostitutivo per
il soddisfacimento del piacere sessuale
di Berlusconi», diceva la Procura. Ad
Arcore «non accadeva nulla di illecito»,
ha dichiarato Berlusconi aggiungendo
di aver saputo solo quel 27 maggio che
Ruby era minorenne perché la marocchina aveva sempre detto di avere 24
anni: «Mi lasciò di stucco, mi resi conto
che aveva mentito». Secondo l’accusa,
intercettazioni, interrogatori di Ruby e
LEGENDA
Concussione
Prostituzione minorile
Accusa
ABUSO DEL RUOLO
Berlusconi ha esercitato pressioni su un funzionario di polizia, abusando del proprio ruolo
di presidente del Consiglio, per far rilasciare Karima El Mahroug detta Ruby, all’epoca minorenne
In una telefonata al capo di gabinetto della questura di Milano, Pietro Ostuni, Berlusconi chiede
di affidare la ragazza alla consigliera regionale Nicole Minetti e sostiene che la giovane gli era
«stata segnalata come nipote di Mubarak». Circostanza rivelatasi falsa
RAPPORTI A PAGAMENTO
Berlusconi ebbe rapporti sessuali con Ruby in cambio di soldi e gioielli quando la ragazza
era minorenne
L’ex presidente del Consiglio era il regista delle serate con le ragazze e Ruby era inserita stabilmente
nel «collaudato sistema prostitutivo di Arcore»
I due reati
CONCUSSIONE
Il reato in base all'articolo 317 del Codice penale punisce con la reclusione da sei a dodici anni
«il pubblico ufficiale, che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe taluno a dare
o a promettere indebitamente, a lui o ad un terzo, denaro od altra utilità».
Questa la formulazione dopo la modifica introdotta dalla legge anticorruzione Severino
del 2012 che ha distinto la concussione per costrizione dall'induzione indebita
Proscioglimenti in sequenza
Da Mediatrade ai derivati delle
banche al Comune di Milano,
dal caso Bosch ai poliziotti
imputati per una morte in strada
in udienza preliminare dei vertici della
multinazionale Bosch da una contestata
frode fiscale. E adesso l’assoluzione in Appello di Berlusconi nel processo Ruby.
Ciascuno di questi processi ha per la verità la sua storia: nel processo Mediaset
(gemello di Mediatrade) la Cassazione
aveva condannato in via definitiva Silvio
Berlusconi; il processo sui derivati, nel
quale c’era stata una condanna in primo
grado, ha comunque propiziato una maxitransazione tra le banche e il Comune di
Milano del valore di 450 milioni di euro in
20 anni; l’indagine sulle scalate bancarie
aveva già ottenuto decine di condanne o
patteggiamenti definitivi (compresi Fazio,
Consorte, Fiorani) nel gemello aggiotaggio Antonveneta; e la Bosch, prima dell’as-
testimonianze dimostrano che Berlusconi sapeva della minore età e che con
la ragazza aveva compiuto atti sessuali.
«Rapporti sessuali? È l’unica cosa che
Ruby nega in modo netto e sulla quale
non c’è una benché minima testimonianza», dice Dinacci. La sentenza pare
negare solo che sapesse che Ruby era
minorenne.
«È stata una vittoria dell’intero collegio difensivo», esulta Dinacci ripetendo
ancora i nomi dei colleghi, sottolineando quelli di Ghedini e Longo che hanno
preferito farsi sostituire dopo essere
stati indagati per corruzione in atti giudiziari nel cosiddetto processo «Ruby
ter». Ora si prendono la rivincita parlando di «meritata assoluzione» da «un
processo lungo e difficile, che non sarebbe neppure dovuto iniziare».
Giuseppe Guastella
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
soluzione dei suoi vertici, si era comunque
determinata a versare al Fisco 320 milioni
di euro. Senza scordare le centinaia di condanne in Cassazione nel maxiprocesso di
‘ndrangheta istruito dal pool Boccassini,
«Infinito»; o la condanna (sinora) in Appello degli stilisti Dolce&Gabbana per
omesse dichiarazioni fiscali.
Ma a soffrire ieri il timore del contraccolpo, più ancora dei pm superstar sono i
pm peones, quelli che sui giornali finiscono poco ma in realtà mandano avanti l’ufficio, spesso con superiore perizia nelle indagini e maggiore tatto verso le persone
rispetto ai colleghi più osannati. È probabilmente a loro che pensava il vicecapo
dell’Ufficio gip, Claudio Castelli, quando
ieri mattina, prima della sentenza e dunque indipendentemente da essa, inviava
una riflessione invece sui contrasti tra pm
milanesi al Csm: «La Procura, con problemi e difficoltà, funziona e cerca di assicurare quell’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge che è la nostra costante tensione. A volte dico scherzosamente che davanti a noi passa ed è passata la storia
(spesso criminale) d’Italia. Ed in effetti ab-
«Fronte di indipendenza»
Prima del verdetto, il vicecapo dei
gip scriveva: «Si può criticare, ma
la Procura funziona. È il fronte
della nostra indipendenza»
PROSTITUZIONE MINORILE
Il reato in base all'articolo 600 bis comma 2 del Codice penale punisce con la reclusione da uno
a sei anni chi «compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto
anni». Questo aspetto è stato inasprito sotto il governo Berlusconi nel 2006
Difesa
NESSUNA COSTRIZIONE
Silvio Berlusconi con la telefonata in questura, «non ha mai dato un ordine, non ci fu alcuna
costrizione, ma una mera richiesta di informazioni»
Come risulta dal verbale del capo di gabinetto il tono di Berlusconi «era normale,
come in un rapporto tra due pubblici ufficiali». L’ex premier non sapeva che la ragazza
non fosse egiziana né che la parentela con Mubarak fosse una bugia
NON SAPEVA DELL’ETÀ
Berlusconi non sapeva che Ruby fosse minorenne
Non ci sono prove che Ruby abbia avuto rapporti con l’ex presidente del Consiglio
biamo processato dal presidente del Consiglio al presidente della Regione, dalla
‘ndrangheta alla mafia, dalle scalate bancarie ai reati tributari». Ci sarebbe forse
anche qualche altro dato da iniziare a soppesare, come il 26,3% di imputati assolti
già in primo grado. Ma per Castelli un conto è «criticare la Procura per avere sviluppato pool troppo isolati e poco intercomunicanti, o non avere cercato una forte coesione interna», e tutt’altro è «distruggere
il credito che la Procura si è guadagnata
sul campo: va difesa senza tentennamenti
— ritiene Castelli —, questo oggi è il fronte della nostra indipendenza».
Luigi Ferrarella
[email protected]
CORRIERE DELLA SERA
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Primo Piano
Sabato 19 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Politica e giustizia Il caso
Ci sono due vincitori
ma il ruolo di FI
è meno subalterno
L’
assoluzione piena di Silvio Berlusconi in appello suggerisce due vincitori: l’ex premier e il
suo interlocutore sulle riforme, Matteo Renzi.
Ma il silenzio quasi totale del Pd induce a ritenere che il capo di Forza Italia abbia strappato
un risultato politico superiore a quello del presidente del
Consiglio: forse perché è arrivato del tutto inatteso. È
chiaro che adesso il percorso delle riforme istituzionali
continua con meno incognite di prima; ma anche con un
Berlusconi che non è costretto ad appiattirsi su Palazzo
Chigi come pluricondannato. Le richieste dei duri e puri
di FI su una commissione d’inchiesta sul «complotto» del
2011 che portò il senatore a vita Mario Monti al governo
sono contorno, come pure gli strali contro la Procura di
Milano e le polemiche tra FI e Nuovo centrodestra.
L’impressione è che da ieri l’ipoteca berlusconiana sul
governo di Renzi sia meno marginale. Anche perché, forse prendendo atto della sentenza a Milano, il Movimento
5 Stelle ha di colpo chiuso quella che per alcuni poteva diventare la sponda alternativa del premier. Beppe Grillo fa
sapere che «non c’è più tempo» per altri incontri con il
Pd. La riforma elettorale andrebbe votata subito, in Aula,
preferenze comprese: una proposta che spezzerebbe l’asse tra Palazzo Chigi e Berlusconi. Si tratta dell’ennesima
mossa tattica: l’estremo tentativo di incrinare il «patto del
Nazareno», ma anche la presa d’atto che da ieri tutto spinge ancora di più Renzi al patto con FI.
Il premier «non chieda il permesso al pregiudicato»,
provoca Grillo. La conseguenza probabilmente sarà il
peggioramento dei rapporti tra M5S e Pd. Quest’ultimo
vede infatti nell’iniziativa l’archiviazione del dialogo rappresentato dal vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, che sarebbe stato smentito
dallo stesso Grillo e da Gian
Roberto Casaleggio. «Peccato», commenta l’europarlamentare Alessandra Moretti,
benché Di Maio neghi qualsiM5S si sfila
asi attrito col suo capo, e parla
dal dialogo
di decisione «condivisa», acprendendo atto
cusando chi parla di chiusura
di non aver capito.
che l’intesa del
L’aspetto singolare è che
Nazareno reggerà proprio mentre si consuma
questo psicodramma nel
M5S, il Nuovo centrodestra fa
sapere con Gaetano Quagliariello che ci sono stati contatti col movimento. E «molte delle osservazioni avanzate
dall’Ncd coincidono con la sua proposta». Sono manovre
magari destinate ad avere qualche ripercussione nel dibattito in Parlamento dei prossimi giorni e in autunno; e
forse, rappresentano un ulteriore elemento di disturbo e
di rallentamento rispetto ai tempi da blitz che si era dato
il presidente del Consiglio. È difficile, tuttavia, che l’opinione pubblica si appassioni a queste schermaglie: la vera
trincea dell’Italia è altrove.
La preoccupazione del governo sta diventando sempre
di più l’economia che continua a non dare segnali positivi. Il ribasso delle previsioni di crescita da parte di Bankitalia allo 0,2 per cento rispetto alle precedenti che all’inizio la davano allo 0,8, sono la conferma di uno stallo senza fine. La politica economica si ripropone come emergenza a un premier che finora ha scelto di concentrarsi
sulla riforma del Senato, e che guarda a quella della legge
elettorale. Avere dietro di sé una nazione che non cresce
renderà Renzi più determinato nella trattativa con l’Ue
per strappare qualche concessione; ma lo farà anche apparire più debole. E le reazioni che ha raccolto finora non
sono un buon viatico. L’Italia ha quaranta giorni per dimostrare l’infondatezza dei pregiudizi europei.
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Gli altri
processi
30 luglio
14 dicembre
Dopo 16
anni di
alleanza si
consuma il
divorzio tra
Berlusconi e
Fini che
fonda un
gruppo
parlamentare autonomo: Futuro e
libertà
In Parlamento
il centrosinistra
e i finiani
lanciano
l’offensiva
votando
la sfiducia,
ma Berlusconi
resiste: 314
deputati
votano a suo
favore e 311
contro
3 ottobre
Il giudice Raimondo
Mesiano (nella foto)
emette la sentenza di
primo grado nella causa
civile sul lodo Mondadori: la Fininvest deve
risarcire 749 milioni di
euro (poi scontati a 540
milioni) alla CIR di
De Benedetti per
«danno patrimoniale da
perdita di opportunità di
un giudizio imparziale»
La lettera
Lettera aperta di deputati
e senatori azzurri:
«Carissimo Presidente,
siamo orgogliosi di averti
come leader ancora per
cento anni»
21 dicembre
L’allora premier
è indagato. La
pm Ilda
Boccassini
lo accusa
di concussione
e prostituzione
minorile
crazia»; per Mara Carfagna
«questa assoluzione getta una
grave ombra sulla sentenza di
primo grado, è necessaria una
legge sulla responsabilità civile
dei magistrati»; Michela Vittoria Brambilla conferma di aver
«sempre avuto piena fiducia
nella leadership di Berlusconi».
Gli uomini non sono da meno, e persino il «concorrente interno», Raffaele Fitto, sottolinea come questa sentenza «non
cancella l’amarezza per anni di
6 aprile
Si apre il processo Ruby
davanti a un collegio
tutto femminile. A
giudicare Berlusconi
sono Carmen D'Elia,
Orsola De Cristofaro
e Giulia Turri
16 novembre
Dopo il
pressing
dell’Ue
Berlusconi
rassegna
le dimissioni
e viene
sostituito
al governo
da Mario
Monti
1 agosto
17 settembre
Berlusconi viene
condannato
dalla Cassazione
per frode fiscale
nell’ambito
del processo
Mediaset: 4 anni
(di cui 3 coperti
da indulto)
aggressione». «Finalmente!
Giustizia è stata fatta. L’assoluzione compensa in parte la
macchina del fango montata in
questi anni», dichiara Giovanni
Toti, consigliere politico dell’ex
premier. Felicitazioni arrivano
dagli ex, quelli di Ncd che da ieri intravedono un futuro di
maggiore vicinanza politica.
Angelino Alfano esprime rammarico «per i drammatici errori
politici compiuti nello scorso
autunno quando, dando per
La Cassazione
stabilisce che
sul lodo
Mondadori
la somma
definitiva di cui
la Cir dovrà
essere risarcita
è di 494 milioni
di euro
2014
di Massimo Franco
ROMA — «E adesso la grazia
per Berlusconi», esplode di gioia Renato Brunetta. È incontenibile il presidente dei deputati
di Forza Italia: «Innocente! Berlusconi è innocente. E ora chi
restituirà a quest’uomo onore,
dignità e un governo?». Va riparata la ferita per il governo
«scippato», dice Brunetta.
«Chiedo a gran voce la commissione parlamentare d’inchiesta
sul colpo di Stato di quell’estate-autunno 2011. La storia va
riscritta».
Come era prevedibile, l’assoluzione in appello di Silvio Berlusconi nel «processo Ruby»,
forse proprio perché «oltre le
più rosee aspettative», forse
perché inaspettata e clamorosa,
ha prodotto uno scatto d’orgoglio senza precedenti nei parlamentari di Forza Italia. Con due
lunghe lettere aperte, senatori e
deputati di FI esprimono la loro
felicità. L’assoluzione, scrivono
i senatori, «restituisce appieno
a Te e a tutto il centrodestra l’orgoglio e la fierezza di vent’anni
della storia nostra e del Paese»,
e segna «la fine di una dolorosa
epoca di persecuzione giudiziaria». «Carissimo Presidente,
Amico Silvio! Siamo orgogliosi
di averti come leader, ancora
per cento anni!», fanno eco i deputati forzisti con profusione di
maiuscole e punti esclamativi.
Le donne di Forza Italia sono
un fiume in piena. Michela
Biancofiore si chiede se «i giudici e i pm di primo grado si dimetteranno. Non si è trattato
infatti di un errore meramente
formale ma di una ferita non rimarginabile inferta alla demo-
estate
Nell'estate del
2010 Ruby viene
sentita dai pm di
Milano. I verbali
riportano le date
del 2, 6, 22 luglio
e del 3 agosto. Ai
magistrati parla
di serate hard ma
sostiene di non
aver mai avuto
rapporti sessuali
con Berlusconi
2013
La Nota
Le vicende
politiche
2010
Da Brunetta a Fitto, un coro unanime
Alfano: si rafforza la strada del dialogo
2011
Forza Italia si compatta
e chiede la grazia
Il sollievo dei renziani
27-28 maggio
La notte del27 maggio
Karima El Marhoug detta
Ruby, 17 anni e 6 mesi
viene fermata da una
volante della polizia in
corso Buenos Aires.
L’amica Caterina
Pasquino la accusa di
furto. Ruby viene portata
in Questura. Berlusconi
telefona e chiede che sia
affidata a Nicole Minetti.
È l’inizio del «caso Ruby»
2011
Il caso
Ruby
2010
La cronistoria
2009
6
23 gennaio
Berlusconi
è indagato
nell’ambito
dell’inchiesta
Ruby ter
(assieme
a parecchie ospiti
alle feste
di Arcore)
per corruzione
in atti giudiziari
scontata anche la condanna nel
processo Ruby, alcuni esponenti estremisti presero la guida del
Pdl e lo portarono su una strada
suicida». Ora, finalmente,
«questa sentenza rafforza la
strada delle riforme». Per Renato Schifani «sancisce la fine della persecuzione giudiziaria nei
confronti di Berlusconi». Ma
entrambi finiscono per provocare la reazione infastidita di
Luca D’Alessandro (FI), che su
Facebook scrive: «L’ipocrisia e
L’intervista Il presidente dell’assemblea pd: dovendo difendere le toghe a volte si è andati in senso opposto
Orfini rievoca il garantismo:
c’è stata una deriva a sinistra
«Ma i pm non perseguitano nessuno per ragioni politiche»
ROMA — Si aspettava l’assoluzione,
presidente Matteo Orfini?
«Il Pd non si aspettava niente. Le sentenze non si commentano, si prende atto. Ancora una volta, si dimostra che i magistrati
agiscono in piena autonomia. E che invece
di difendersi dai processi bisognerebbe
avere fiducia nella magistratura, senza aggredirla o strumentalizzarla».
Voi non avete mai strumentalizzato la
magistratura contro Berlusconi?
«Nei vent’anni alle spalle qualche eccesso di giustizialismo c’è stato, sì. In alcune
parti della sinistra si è perso il senso della
cultura delle garanzie e abbiamo visto una
deriva giustizialista, anche perché dall’altra
parte c’era chi aggrediva la magistratura.
Dovendola noi difendere, in alcuni casi si è
andati oltre nel senso opposto. Se oggi riusciamo a recuperare il rapporto con il garantismo, che una volta era un valore di sinistra, è un fatto di maturità della nostra
cultura politica».
Lei ha cominciato tra i primi, non gridando alla profanazione del tempio quando Berlusconi entrò al Nazareno.
«Venne per discutere di legge elettorale e
io dissi che era un fatto positivo. È stato un
segno di forza farlo nella sede del partito e
quell’incontro ha prodotto il processo di ri-
forma della legge elettorale e della Costituzione, che sta andando avanti».
In quei giorni la sua voce era fuori dal
coro rispetto ai giustizialisti del Pd, rimasti spiazzati dalla sentenza.
«Molti di noi hanno mantenuto un atteggiamento garantista, il che non significa essere accondiscendenti. Di fronte a comportamenti discutibili di alcuni di noi abbiamo
chiesto dei passi indietro e in altri casi no. È
giusto che un avviso di garanzia non sia
considerato una condanna definitiva, perché non lo è».
Ha sbagliato il centrodestra a denunciare per anni la presunta «persecuzione»
di Berlusconi?
«Nessuna persecuzione. Berlusconi è
stato indagato e in un caso condannato de-
❜❜
Le polemiche
Boccassini ha fatto il suo
mestiere. Invece di fare
tante polemiche bastava
aspettare il processo
finitivamente perché aveva commesso dei
reati».
Le «toghe rosse» sono mai esistite?
«Non esiste una magistratura che perseguita per ragioni politiche, c’è una magistratura che indaga su ipotesi di reato, fa
processi e valuta in piena autonomia. In
questo caso i giudici hanno valutato di assolvere Berlusconi, in altri lo hanno condannato».
La grande accusatrice Ilda Boccassini è
la grande sconfitta?
«Boccassini ha fatto il suo mestiere e magistrati giudicanti hanno fatto il loro. Se invece di aggredire per mesi la magistratura si
fosse aspettato il processo, si sarebbero ri-
sparmiate tante polemiche».
Dopo vent’anni di guerra tra garantisti
e giustizialisti siamo alla pacificazione?
«Non ho mai creduto alla tesi della guerra civile e non credo ci debba essere una pacificazione. C’è un dialogo, perché le regole
del gioco è giusto farle insieme a tutte le
forze politiche».
Il M5S ha reagito male alla sentenza...
Legge elettorale a rischio?
«Nella riunione in streaming ci sembrava di aver fatto passi avanti notevoli, poi arriva quel comunicato incomprensibile.
Spero non voglia dire che il tentativo di sedersi al tavolo fosse strumentale, dato che
appena quel tavolo cominciava a produrre
risultati utili al Paese si è deciso di ribaltarlo
unilateralmente».
A destra c’è chi invoca la grazia. Lei come la pensa?
«È una prerogativa del capo dello Stato,
che in passato è stato abbastanza chiaro sul
tema. Io riterrei discutibile un provvedimento di grazia. Berlusconi è un leader politico importante che è stato condannato
per reati molto gravi, credo che la grazia apparirebbe incomprensibile all’opinione
pubblica e infatti non risulta agli atti che lui
l’abbia mai richiesta».
La riformerete mai, la giustizia?
«Sì, una riforma equilibrata che affronti
le lentezze drammatiche della giustizia civile. Cercheremo anche di modernizzare il sistema, affrontando alcuni nodi discussi come la responsabilità civile e il Csm. Ci confronteremo con tutte le parti senza alcun intento punitivo, per rendere la giustizia più
efficiente senza limitarne l’autonomia».
Monica Guerzoni
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14 gennaio
2013
Ruby si presenta in
Tribunale a deporre
per la prima volta
(nella foto con
l’avvocato Paola
Baccardi)
25 febbraio
Si va al
voto, le
elezioni
politiche si
concludono
senza un
vincitore.
Ad aprile
nasce il
governo
Letta con il
sostegno
del Pdl
24 giugno
Il retroscena
Ma il cambiamento delle regole per i magistrati sarà un processo lungo
Le riforme fanno un passo avanti
E sul tavolo torna il dossier giustizia
Il premier vede «a portata di mano» il risultato
novembre
SEGUE DALLA PRIMA
La leadership di
Berlusconi viene
nuovamente messa
in discussione:
stavolta ad uscire dal
partito è Angelino
Alfano (nella foto
con Maurizio Lupi),
che fonda il Nuovo
centrodestra.
L’ex Cavaliere
archivia il Pdl e fa
rinascere Forza Italia
11 aprile
11 luglio
Inizia il processo per la compravendita
di senatori in cui il leader di Forza Italia
è imputato, con l'ex direttore
dell'Avanti Valter Lavitola (foto)
La Procura di Bari chiede il
rinvio a giudizio per una
tranche dell'inchiesta sul
«caso escort» (nella foto il
faccendiere Gianpaolo
tarantini). L'ex premier è
imputato per induzione a
rendere dichiarazioni mendaci
CORRIERE DELLA SERA
stradamus non si avverano».
Debora Serracchiani, vicesegretaria nazionale Pd, afferma: «Il
nostro rispetto per le sentenze
della magistratura non è uno
slogan: vanno rispettate sempre, anche oggi». Per il leader di
Italia Unica, Corrado Passera,
«proprio una vicenda come
questa rende ancora più urgente e improcrastinabile una riforma vera della giustizia».
Mariolina Iossa
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È dunque nei bar che nascerà la riforma della giustizia, secondo l’ex segretario del Pd, «dalla presa di coscienza dell’opinione pubblica, dove
maturerà l’idea che molte cose sono da
cambiare» nella magistratura, che c’è
bisogno di «un impianto diverso» nella gestione di «un organismo dello
Stato»: «Sarà un processo lento, frutto
di un approccio laico al problema. E
serenamente, pacatamente, si dissolverà nel Paese il clima delle opposte tifoserie. Ci vorrà pazienza, non avverrà
domani, ma avverrà».
Perciò è nei bar che Berlusconi avrà
vinto la sua sfida, non a Palazzo Chigi,
e il paradosso di questa vicenda — racconta Bersani — è che l'ex Cavaliere «è
stato assolto nel momento in cui, dopo
tanti anni, non ha avuto le condizioni
per adattare i codici alle sue vicissitudini». Così da ieri il leader di Forza Italia potrà festeggiare anche questo risultato, dopo essersi tolto «quel senso
di ingiustizia e di vergogna» che lo
aveva portato a chiudersi sempre più
in se stesso e nelle sue residenze. È un
successo che viene però da un sacrificio, perché è chiaro che la sentenza di
appello di Milano non cambia di molto
il percorso della politica: i danni prodotti dall’inchiesta sul «caso Ruby»
non potranno infatti essere sanati e
Berlusconi non potrà più essere ciò
che era.
Ma non c’è dubbio che d’ora in
avanti l’ex premier potrà essere più incisivo e influente nel progetto delle riforme istituzionali e ancor più determinante nel disegno di ristrutturazione del centrodestra e di Forza Italia. A
patto di seguire i suggerimenti del suo
(nuovo) avvocato, quel professor Coppi che resterà negli annali per aver fatto assolvere due pezzi di storia patria
come Andreotti e Berlusconi, e che
non accetta deroghe alla sua linea, che
non è solo processuale: «Schema che
vince non si cambia». L'ex Cavaliere ha
giurato di tener fede al precetto, e Renzi non può che compiacersene: il premier vede «a portata di mano» il risultato sulle riforme e le considera —
senza volerle accomunare alla sentenza — come «un elemento di pacificazione della politica e anche del Paese».
Se il percorso arriverà a compimento, nel frattempo sarà «maturato» nella pubblica opinione quel processo
culturale prima che politico sulla necessità di riformare la magistratura:
«Legare oggi questo tema all’assoluzione di Berlusconi — dice Bersani —
Settegiorni
farebbe fallire il disegno». Il riordino
della giustizia dev’essere invece l’ultimo tassello di un complessivo riassetto del sistema. E l'ex Cavaliere sarebbe
uno dei protagonisti, così potrebbe ottenere soddisfazione per le sue battaglie politiche: «Perché io non cerco la
storia. Io nella storia ci sono già. Io cerco il giudizio della storia». E il giudizio
di ieri già lo riscatta, sebbene ciò che
era non potrà più essere.
Né esistono scorciatoie all’orizzonte. L’idea accarezzata da un pezzo di
Forza Italia, per esempio, quella cioè di
rientrare in maggioranza di governo, è
una strada sbarrata per il Pd: «Piuttosto — spiega il vicesegretario demo-
I tempi
Per Bersani con il tempo si
dissolverà nel Paese il clima delle
opposte tifoserie e «ci sarà un
approccio laico al problema»
crat Guerini — il metodo con cui abbiamo lavorato sulle riforme tornerà
utile in altri passaggi istituzionali delicati, quando verrà il momento». È all’elezione del futuro capo dello Stato
che si riferisce, al patto stipulato da
Renzi con l'ex Cavaliere per trovare
un’intesa sul successore di Napolitano.
Altre strade non sono praticabili.
Peraltro non è certo che Berlusconi
pensi davvero a un governo con il leader del Pd, così come non è chiaro se si
sia mai intimamente pentito di aver
tolto la fiducia all’esecutivo Letta. Di
sicuro, sospira Alfano, «se il presidente avesse dato retta a quanti come me
— tra i suoi familiari e i suoi amici più
fidati — gli suggerivano un’altra strada all’epoca dello strappo, oggi sarebbe già graziato per il “caso Mediaset”,
sarebbe assolto per il “caso Ruby”,
avrebbe un Pdl unito, una coalizione
più forte e una forte presa sul governo».
Quel passaggio ha diviso una comunità, che pure Berlusconi dice di voler
ricomporre. E in tanti, da Maroni alla
Meloni, ieri lo hanno esortato a farlo.
Ma sarà così? La chiave di volta sarà la
nuova legge elettorale, lì dove (anche)
Ncd attende «fatti e non parole». È un
tema su cui parte della dirigenza forzista più vicina all'ex Cavaliere — dal capogruppo dei senatori Romani al consigliere Toti — spinge sul leader affinché si faccia interprete di un «gesto politico forte»: «Se Forza Italia vuole
essere il traino del futuro centrodestra,
deve farsi promotore delle richieste
degli alleati». Ecco il bivio a cui è atteso
Berlusconi, che poi è il bivio con se
stesso. Perché è vero che non potrà più
essere ciò che è stato, ma potrà mantenere la promessa fatta ai suoi elettori:
«Vi lascerò in eredità il più grande partito moderato della storia». E se non
era una «storiella da bar»...
Francesco Verderami
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L’intervista L’amico e consigliere dell’ex premier: gli è stato costruito intorno un romanzo voyeuristico che resterà per sempre un disonore
Ferrara: c’è stata una campagna da reazionari anni 50
Il direttore del «Foglio»: questa sentenza
gli restituisce quasi tutta l’agibilità politica
ROMA — «Sono l’uomo più felice
del mondo». Giuliano Ferrara, irriducibile amico e sodale di Silvio Berlusconi,
anni di battaglie al suo fianco (pur senza risparmiargli critiche), accoglie
«con grande sollievo» la sentenza d’appello favorevole al fondatore di Forza
Italia.
Ora si può brindare, lei dice in un
video editoriale sul «Foglio».
«Sì, perché sono un suo amico e perché l’ho sempre considerato non un
pregiudicato ma un perseguitato. Questa è stata una vicenda ignobile, che ha
comportato non soltanto la calunnia
per una persona, ma per un giro di
amici e amiche, mescolando le sue leggerezze con comportamenti che sono
stati qualificati come reati penali in
modo evidentemente abusivo. Un’inchiesta che è andata avanti come una
campagna di disinfestazione moralistica e con toni da comune senso del pudore che non vedevamo dai reazionari
anni 50».
È un’inchiesta giudiziaria su un
fatto che una giuria in primo grado
ha definito reato.
«È stato un processo da inquisizione, che fa esplodere la grande complicità del sistema mediatico, dei vari Travaglio, Santoro, Lerner. Salvo rarissime
7
18 luglio
Il processo
d’appello annulla
la sentenza
precedente.
Berlusconi
è assolto dai reati
di concussione
e prostituzione
minorile
I giudici della quarta
sezione penale
di Milano condannano Berlusconi
a 7 anni di carcere
per i reati
di prostituzione
minorile e
concussione per
costrizione invece
che per induzione
come ipotizzato
dall'accusa
la faccia tosta del duo di traditori “Schi-fano” fa vomitare».
Disgusto o meno, convinzioni personali a parte, la verità
politica che esce fuori da questa
sentenza è che la strada verso le
riforme sembrerebbe spianata.
I renziani del Pd non nascondono il sollievo. Il plenipotenziario di Renzi al Senato, Andrea
Marcucci, è categorico: «Le sentenze non si commentano e le
riforme naturalmente vanno
avanti. Le catastrofi di tanti No-
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2014
2013
Corriere della Sera Sabato 19 Luglio 2014
eccezioni, tra le quali Piero Ostellino, la
stampa si è distinta in una delle sue
perfomance più calunniose».
La stampa ha espresso solo opinioni.
«Non amo polemizzare alla memoria ma tutti ricordiamo come la stessa
mano che ha scritto che Rostagno era
stato ucciso dai suoi amici e non dalla
mafia, tesi smentita da una sentenza di
tribunale, ha poi costruito intorno a
Berlusconi un romanzo voyeuristico e
spionistico che tornerà per sempre a
disonore del giornalismo italiano».
L’assoluzione non cancella le critiche sui comportamenti di Berlusconi.
«È noto che Berlusconi non ama giocare a canasta con i suoi coetanei. Gli
piace divertirsi, frequentare le ragazze,
dare cene e soddisfare il suo narcisi-
smo e la sua voglia di vivere. Potranno
anche aver fatto il gioco della lapdance,
ma per quante leggerezze possa aver
commesso, l’idea che fosse a capo di un
racket di prostituzione poteva venire
solo a una giustizia ripugnante, codina
e reazionaria, che da 20 anni ha provato
a riscrivere la storia, prima condannando i partiti poi chi ha tenuto le redini
del Paese».
Gli avversari di Berlusconi sostengono: un conto è un’assoluzione, un
conto il giudizio politico. Chi lo contestava prima, non cambierà idea.
«Sepolcri imbiancati, ipocriti. Il
punto è precisamente quello, si trattava di una contestazione penale. Sono
state costruite accuse grottesche, come
il reato di palpeggiamento. La contestazione politica è libera: c’è il voto».
Berlusconi ora esalta la «maggioranza» dei magistrati.
«Lui ha il diritto di dire quello che
desidera, ma è stato condannato in un
processo che, alla luce di questa sen-
❜❜
❜❜
Roba da Inquisizione
Diritto penale e politica
È stato un processo
da Inquisizione
con la complicità
di alcuni giornalisti
Accuse penali grottesche
La contestazione
politica è libera:
si esercita con il voto
tenza, prende tutto un altro sapore. Oggi, spero, sarebbe accolto con un fragoroso pernacchio chi avanzasse l’idea di
mettere in galera una persona solo perché critica la magistratura».
Almeno in questo caso, per chi sostiene l’innocenza di Berlusconi, ha
trionfato la giustizia?
«No, non si può dire. Non basta un
giudice a Berlino. Perché c’è stato un
processo in cui si è parlato di “furbizie
orientali” e altre follie, ci sono stati 7-8
anni di calunnie, una campagna di pedinamenti e intercettazioni, ci sono
state vergognose fanfaronate. Ora ci
vuole la grazia, subito».
Ammetterà che molti comportamenti di Berlusconi possono essere
giudicati politicamente inopportuni.
«Non è questa la questione in discussione. Per anni ho cercato di convincere Berlusconi a comportarsi come
un uomo di Stato paludato. Non ci sono
riuscito. Probabilmente aveva ragione
lui: la sua forza era quella di essere com’è, un uomo privato anche nei comportamenti pubblici».
Come titolerà il «Foglio»?
«Con una frase che pronunciai a
piazza Farnese, nella manifestazione
“Siamo tutti puttane”: Essere Berlusconi non è reato».
Berlusconi resta condannato per
frode fiscale in via definitiva. Dopo
questa sentenza tornerà in campo?
«La cosa auspicabile sarebbe rovesciare l’altra ridicola e grottesca sentenza. Ma le vicende hanno una loro
storia. Quello che è sicuro è che questa
sentenza restituisce a Berlusconi quasi
tutta l’agibilità politica».
Renzi avrà tirato un sospiro di sollievo: il patto regge. Che sarebbe successo in caso di condanna?
«Nulla. Se Berlusconi ha fatto una
cosa intelligente e coraggiosa è stata
quella di far sapere che una condanna
non avrebbe cambiato nulla. Sin dai
tempi del governo Monti, Berlusconi è
stato estremamente responsabile. Fin
troppo».
Alessandro Trocino
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Il commento
La fine
di un lungo
capitolo
SEGUE DALLA PRIMA
Ma il «rispetto» della sentenza
significa anche che non si sospetti della magistratura libera e
indipendente se il verdetto non ci
soddisfa. Significa ammettere
che nei tribunali si giudicano i
reati, non i peccati: e questo è un
bene. Significa che in Italia i
giudici non emettono sentenze
per partito preso. Significa che
evidentemente le prove fornite
dall’accusa non hanno retto al
vaglio di un giudice terzo. Significa che la magistratura si deve
esprimere in piena autonomia,
senza interferenze politiche e
senza paura delle conseguenze
politiche che una sentenza può
produrre. Su questo dovrà riflettere il partito «giustizialista», che
in Italia ha fatto delle vicende
giudiziarie di Berlusconi lo scenario di una guerra santa senza
esclusione di colpi. E dovrà riflettere lo stesso Berlusconi che ieri
ha potuto legittimamente festeggiare un giorno di liberazione
dall’incubo di un’accusa giudiziaria pesantissima, ma deve ripensare, forte di una sentenza che
stabilisce clamorosamente che
«il fatto non sussiste», il giudizio
sull’«accanimento giudiziario» ai
danni di un leader politico: è
assolutamente evidente che i
giudici di Milano non si sono
accaniti contro di lui. Nell’attesa
della sentenza della Cassazione
(le sorprese in Italia non finiscono mai), resta finalmente un
dibattito politico che si libera dal
peso di un incubo giudiziario: il
percorso delle riforme istituzionali può procedere speditamente.
Così come i servizi sociali a Cesano Boscone non avrebbero dovuto pesare sulle dinamiche politico-parlamentari (mettendo invece irresponsabilmente in crisi il
governo Letta), anche questa
sentenza può contribuire a sancire la definitiva separazione tra la
storia politica e quella giudiziaria
in un Paese che nella guerra totale tra politica e magistratura ha
conosciuto la sua maledizione.
Resta la sensazione, negli ultimi
giorni avvalorata persino dagli
spalti più ultrà dell’antiberlusconismo militante, di un impianto
accusatorio fragile, e di una pena
di sette anni nella sentenza di
primo grado apparsa eccessiva
anche a molti osservatori «indipendenti» del diritto. Ma le polemiche che inevitabilmente saranno rinfocolate da questa sentenza inattesa non possono oscurare il punto simbolico di svolta,
la fine di un capitolo pieno di
veleni della nostra storia. La
politica che deve tornare a fare
bene il suo mestiere, senza remore e senza alibi. Senza sovranità
limitata.
Pierluigi Battista
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Assistance
Sabato 19 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Sabato 19 Luglio 2014
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Politica e giustizia Il caso
E ora i 5 Stelle ci ripensano:
basta confronti, tempo scaduto
Annuncio via blog. Renzi: sconfessati dalla voce del padrone
ROMA — «Come interrotto?
Impossibile». Un attonito deputato a 5 Stelle chiede al cronista cosa
sia successo. È successo che è arrivato il rompete le righe. E come
era cominciato — senza un voto
della Rete o un’assemblea interna
—, il dialogo è finito: un post sul
sito spiega infatti che «non c’è più
tempo» e dunque non ci sarà un
nuovo «tavolo» con il Pd. A firmare il documento di rottura è proprio la delegazione che aveva condotto la trattativa con Renzi, poche ore prima. Tra loro anche Luigi Di Maio, che proprio al premier
aveva chiesto un nuovo incontro
urgente. Ma su chi sia il vero responsabile della retromarcia,
Renzi non ha dubbi: «Non hanno
fatto in tempo a sedersi al tavolo
che sono stati sconfessati dalla
voce del padrone». Riferimento
ovvio a Beppe Grillo. Il premier
avrebbe anche commentato con i
suoi: «Ieri era dispari ed erano favorevoli a discutere, oggi pari e
hanno cambiato idea. Se aspettiamo domani torneranno ragionevoli, sono come le targhe alterne:
un giorno sì, l’altro no. L’importante è che il giorno del voto sia
quello giusto. Noi cercheremo di
tenerli dentro fino all’ultimo».
Cosa sia cambiato in poche ore
in casa 5 Stelle, è facile capirlo. La
sentenza di assoluzione di Berlusconi ha sancito la fine della spe-
Il post
Lo «strappo» del
post pubblicato ieri
sul sito di Beppe
Grillo, con cui il
Movimento ha
annunciato
l’interruzione dei
rapporti con il Pd:
«Il M5S non se la
sente di prendere
per il c... i cittadini»,
hanno scritto i
firmatari
dell’intervento, i
deputati Luigi Di
Maio, Danilo
Toninelli, Paola
Carinelli e il
senatore Vito
Petrocelli
Le tensioni
Soddisfatta l’ala dura
Spiazzato Casaleggio,
che con Di Maio
sosteneva il dialogo
ranza di essere una reale alternativa a Forza Italia, nella trattativa
con il Pd. Che i segnali fossero negativi, era già chiaro, prima della
sentenza, da una dichiarazione
del pd Lorenzo Guerini, che sembrava dare il benservito: «Bene il
confronto, se però l’obiettivo è
rallentare le riforme, il Pd andrà
avanti per la sua strada».
A quel punto, il Movimento è
imploso. La linea aperturista di Di
Maio, già duramente contestata,
viene sconfessata. Grillo sbotta:
«Non si può andare avanti così,
non avete portato a casa niente». I
falchi (tra loro Paola Carinelli, che
era nella delegazione) tirano un
sospiro di sollievo. I trattativisti
masticano amaro. Casaleggio, che
sosteneva Di Maio, abbozza. Si
scrive un post e si decide di farlo
firmare alla delegazione, per non
infierire e non sconfessare Di Maio.
Nel post non si chiudono tutte
L’agenda Il governo vuole accelerare
le porte. Si spiega che «il M5S non
se la sente di prendere per il c... gli
italiani per un’intera estate» (evidente la «mano» di Grillo nel testo). Si dà per acquisito il risultato
delle preferenze, con un «grazie a
Renzi per aver accolto la proposta
di un Parlamento di eletti. Bisogna dargli atto che, anche se in ritardo, ha mantenuto la parola e si
spera che la possa mettere in atto». In realtà, Renzi non ha promesso nulla, spiegando che la
trattativa si deve fare anche con
gli altri partiti. E infatti il comunicato aggiunge una postilla: «Non
crediamo che Renzi debba chiedere il permesso a un chicchessia
di FI, partito guidato da un pregiudicato». Insomma, i 5 Stelle
spiegano che «al momento si preferisce la ratifica degli attuali
punti fin qui negoziati». E concludono:«Saremo pronti a votare la
legge elettorale, inclusiva delle
preferenze, direttamente in Aula». Di Maio prova a uscire dall’angolo: «Ma quale chiusura, abbiamo accelerato. L’ennesimo tavolo sarebbe stato stucchevole. La
passa ora palla al Pd».
C’è lo zampone di Grillo? Di
Maio smentisce, in parte: «Naturalmente abbiamo sentito più
volte anche Milano e Genova. Ma
no, non esiste alcuno scontro».
Poi aggiunge: «Metteremo ai voti
del web i nostri 5 punti». Lo stop
al «tavolo» viene accolto con ironia dal Pd. Alessia Morani parla di
«Di Maio dr Jeckill e Mr Hide». E
Debora Serracchiani affonda: «Ma
era un tavolo per le riforme o una
festa come quelle di Nanni Moretti? Tipo mi si nota di più se vengo
o sto in disparte?».
Senato, lunedì in Aula
Le due fronde
ripartono indebolite
Al. T.
ROMA — A Palazzo Chigi sono convinti che l’assoluzione in
secondo grado di Berlusconi nel processo Ruby restringa lo
spazio di manovra dei dissidenti di Forza Italia e del Pd e
acceleri il processo riformatore. Il testo di revisione
costituzionale, minacciato dall’ostruzionismo delle
opposizioni e dei «ribelli» azzurri e democratici, tornerà in
Aula lunedì mattina per gli ultimi due interventi. Dopo la
replica dei relatori Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli e
l’intervento del ministro Maria Elena Boschi, nel
pomeriggio di lunedì inizierà l’esame degli oltre settemila
emendamenti, in larghissima parte presentati da Sel. A
Palazzo Madama si rischia l’ingorgo, perché ci sono quattro
decreti in scadenza. Il presidente Pietro Grasso, sul Corriere
di ieri, si è detto pronto a concedere tempo proseguendo i
lavori anche fino a Ferragosto e ha auspicato una
mediazione tra il
governo e i partiti: ha
La trattativa
chiesto in sostanza a
Matteo Renzi di
La mediazione
rallentare la sua corsa
del presidente Grasso
per consentire il
e l’ipotesi di contingentare dibattito e agli autori
delle proposte di
i tempi del dibattito
modifica di evitare
uno «sterile
ostruzionismo». Ma Palazzo Chigi ha fretta, vuole chiudere
entro la pausa estiva che scatterà l’8 agosto e nell’esecutivo,
del tutto ufficiosamente, non si esclude il ricorso a un
contingentamento dei tempi per contrastare le manovre del
«filibustering» trasversale. Il governo è pronto a discutere
alcune modifiche, dall’allargamento della platea che elegge
il capo dello Stato alla riduzione del numero delle firme per
il referendum abrogativo. Ma con i dissidenti che chiedono
il Senato elettivo e la riduzione del numero dei deputati, non
c’è trattativa possibile. Il senatore del Pd Francesco Russo
attacca Sel e chi ha presentato emendamenti a valanga:
«Assurdo dire che seimila emendamenti sono costruttivi».
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Sabato 19 Luglio 2014 Corriere della Sera
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Tragedia nei cieli
«L’aereo abbattuto dai filorussi»
E Obama chiama in causa Putin
L’ambasciatrice Usa all’Onu: «Assistenza diretta da Mosca»
DAL NOSTRO INVIATO
NEW YORK — Non c’è voluto molto ai sevizi americani per confermare
che ad abbattere giovedì il volo Mh17
e a fare 298 vittime innocenti è stato
un missile lanciato dalla zona al confine ucraino-russo controllata dai ribelli filorussi armati dal Cremlino.
Dopo essere stato il primo e il più deciso dei leader occidentali a muoversi
con le sanzioni contro la Russia, accusandola di soffiare sul fuoco della
Le accuse
La Casa Bianca: «I separatisti
non possono colpire gli aerei
senza le armi sofisticate e
l’addestramento dei russi»
guerra, il presidente Barack Obama
punta di nuovo il dito contro Vladimir Putin: «I separatisti non possono
abbattere gli aerei senza armi sofisticate e addestramento che viene dalla
Russia» e lui «può cambiare la situazione» solo «se fermerà il flusso degli
armamenti». Stavolta Obama non sarà solo, anche la cancelliera tedesca
Merkel annuncia «una risposta adeguata a quello che è successo» da parte dell’Unione europea. «Ci sono prove che il volo della Malaysia Airlines è
stato abbattuto da un missile terraaria lanciato da un’area che è controllata dai separatisti filorussi in Ucraina», dichiara Obama in diretta tv dalla Casa Bianca. «Non è la prima volta»
che questo avviene, dato che in passato «un aereo da trasporto e un eli-
Candele e fiori a Kiev
Una donna accende una candela durante una
veglia di fronte all’ambasciata olandese di Kiev.
Centinaia di cittadini ucraini hanno deposto fiori,
ceri e sostato in preghiera per commemorare le
298 vittime del volo MH17 (Afp)
cottero sono stati abbattuti nella stessa zona», aggiunge il presidente che
deve avere in mano i dati raccolti dai
satelliti spia americani, dagli apparati
della Nato e dai servizi segreti in una
della zone più controllate del pianeta
per affermare che «i separatisti hanno ricevuto un flusso sostenuto di
aiuti dalla Russia, incluse armi antiaeree». Ci vorrà ancora per «identificare con precisione» i responsabili di
questa «tragedia globale», ma il presidente degli Stati Uniti è convinto
che per farcela sia necessaria «un’in-
Nuove sanzioni
Gli Stati Uniti sarebbero pronti
a inasprire nuovamente le
sanzioni, ma non a svolgere
«un ruolo militare in Ucraina»
chiesta credibile» perché «non è tempo di giochi. Dobbiamo sapere cosa è
accaduto». La tragedia del Boeing 777
«è un campanello d’allarme» che non
può essere sottovalutato. Un’indagine
internazionale chiede anche il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon
che condanna un «incidente terrificante che deve condurre a uno sforzo
serio a porre fine ai combattimenti».
Dopo aver varato martedì scorso
alcune ulteriori sanzioni economiche
nei confronti delle banche russe Gazprombank e Rosneft, legate a doppio
filo alle esportazioni di gas nei Paesi
europei che garantiscono un flusso
I punti
Responsabilità
Parlando ieri dalla
Casa Bianca Barack
Obama ha
affermato: «Le
prove indicano che
l’aereo è stato
abbattuto da un
missile terra-aria
lanciato da una
zona all’interno del
territorio ucraino
sotto il controllo dei
separatisti
sostenuti dalla
Russia»
Il ruolo di Mosca
Il presidente
americano non ha
usato mezze parole
accusando il
governo di Vladimir
Putin: i miliziani
separatisti, ha detto
Obama, non
avrebbero potuto
abbattere il volo di
linea, né alcun altro
aereo militare
ucraino senza armi
sofisticate e relativo
addestramento
forniti dall’esercito
russo. Putin, ha
detto Obama,
potrebbe chiudere il
conflitto in corso
facendo mancare il
sostegno ai
separatisti dell’Est
dell’Ucraina
Cessate il fuoco
Lo chiedono gli
Stati Uniti perché
«la violenza e il
conflitto portano
inevitabilmente a
conseguenze
impreviste»
L’Fbi e l’inchiesta
Il presidente ha
annunciato che
personale dell’Fbi
(la polizia federale)
e del National
transportation
safety board (Ntsb),
l’ente Usa per la
sicurezza dei
trasporti, è in
viaggio verso
l’Ucraina per
contribuire alle
indagini che devono
essere «credibili e
imparziali»
ininterrotto di miliardi e miliardi di
dollari nelle casse della Madre Russia,
gli Stati Uniti sono di nuovo pronti a
nuove iniziative dello stesso genere,
ma non a svolgere «un ruolo militare
in Ucraina» precisa Obama, ricordando che tra le vittime dell’abbattimento c’erano anche oltre cento delegati
che si stavano recando alla conferenza mondiale sull’Aids, «uomini e
donne che hanno dedicato la loro vita
a salvare gli altri e sono stati portati
via da un’azione violenta».
La drammaticità di quello che è accaduto giovedì nei cieli dell’Ucraina
spinge l’Unione Europea a nuove iniziative per dare «una risposta adeguata a quello che è successo». Quale? Lo rivela la cancelliera tedesca Merkel spiegando che si tratta di sanzioni che riguarderanno imprese che
«sono strettamente coinvolte nella
destabilizzazione dell’Ucraina». Come Obama, anche la Merkel chiede a
Putin di «dare un contributo a una
soluzione politica» e al cessate il fuoco in Ucraina perché «non c’è un’alternativa ragionevole a una soluzione
diplomatica».
Putin e la politica estera russa, che
già aveva fatto scattare l’allarme ai
tempi dell’annessione della penisola
20
Osservatori internazionali dell’Osce
arrivati ieri sul
luogo del disastro
della Crimea, sono il bersaglio anche
dell’ex segretario di Stato Hillary
Clinton, data in corsa per la Casa
Bianca nel 2016. «Dobbiamo avvertire Vladimir Putin che è andato troppo
oltre, e noi non possiamo restare
inerti», dice intervistata dall’emittente statunitense Pbs. «La domanda numero uno che mi pongo è: chi avrebbe potuto abbattere l’aereo? Chi aveva
l’equipaggiamento? Ovviamente si è
trattato di un missile antiaereo. Chi
potrebbe aver avuto la competenza
per farlo?», si chiede la Clinton, avendo però già la risposta in mano, che è
la stessa che si è dato subito il governo ucraino che ha dato «la colpa ai
terroristi, che è il nome usato per gli
insorti, e sembra che ci sia una crescente consapevolezza che probabilmente sono stati proprio loro». Ma è
possibile che i ribelli abbiano l’addestramento militare necessario ad usare un’arma così complessa come sono
i missili Sa-11, quelli probabilmente
usati per l’abbattimento? Se lo domanda Samantha Power, ambasciatrice americana all’Onu, rispondendosi anche e lanciando un sospetto:
«È improbabile. Non possiamo escludere l’assistenza tecnica di personale
russo».
Giuseppe Guastella
[email protected]
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L'analisi
L’immobilismo O
dell’Europa
e la «vacanza»
della diplomazia
di LUIGI OFFEDDU
tto righe. Otto. E per finire:
«L’Unione Europea continuerà a seguire questo tema molto da vicino». In mezzo, le condoglianze alle famiglie delle vittime e
ai loro governi.
Ventiquattr’ore dopo i fatti, questa è la risposta ufficiale dell’Ue all’abbattimento dell’aereo malese nei
cieli dell’Ucraina. Firmata da José
Manuel Barroso, presidente uscente
della Commissione Europea, e da
Herman Van Rompuy, presidente di
quel Consiglio Europeo che solo tre
giorni fa è finito in bubbole per straziante paresi decisionale, lasciando
l’Europa per i prossimi 42 giorni
senza un responsabile della politica
estera. I leader dei 28 Paesi sono tutti ripartiti, è estate, intorno al palazzo del Consiglio solo turisti spaesati,
quasi l’icona di un’Europa che si
cerca sempre senza trovarsi mai: ci
si rivedrà il 30 agosto, a cena, fra eli-
Corriere della Sera Sabato 19 Luglio 2014
❜❜
Primo Piano 11
italia: 51575551575557
La Russia è responsabile di quanto sta accadendo nell’Ucraina
orientale, ci sarà una risposta adeguata Angela Merkel, cancelliera tedesca
❜❜
L’abbattimento del jet è una provocazione di Kiev, un governo
guerrafondaio, antirusso e imperialista
Fidel Castro, líder máximo di Cuba
La foto Un addetto ai
servizi d’emergenza scatta
una fotografia ai resti
dell’aereo vicino al villaggio
di Grabovo, in Ucraina (Getty)
Le indagini
La scena del crimine
compromessa dai
curiosi, gli ispettori
fermati da uomini
armati. E le scatole
nere sono sparite
La scena del crimine è stata compromessa da curiosi, sciacalli e personale poco esperto. Gli ispettori
dell’Osce bloccati da uomini armati. Possibili prove sono state fatte
sparire. Ma c’è chi ha visto. Per questo Washington ha rilanciato le accuse: il volo MH17 è stato abbattuto
dai ribelli filorussi con un missile
Sa 11.
Satelliti spia
Gli Usa appoggiano la loro versione sul lavoro dell’intelligence. La
zona del disastro — secondo un
esperto olandese — era sorvegliata
da Sbirs Geo 1, Sbirs Geo 2 e Usa
184, tre satelliti capaci di scoprire le
fonti di calore emesse da un missile. Un sensore segnala il lancio, un
secondo dovrebbe seguirne la traiettoria. Con una certa precisione.
Incrociando questi dati con quelli
di altri satelliti incaricati di monitorare l’Ucraina, è possibile che la Cia,
insieme al National Reconnaissance Office, abbia scoperto la pistola
fumante. Un funzionario protetto
dall’anonimato ha precisato che gli
Stati Uniti hanno visto le tre fasi,
tutte fissate sulle foto satellitari:
lancio del missile, impatto sul jet e
distruzione. Si tratta di indizi «preliminari» che devono trovare riscontri sul terreno. E qui iniziano i
problemi. Seri.
La pista dei separatisti
«Addestrati in Russia
nell’uso di missili Buk»
Reperti spariti
I filorussi hanno subito invaso la
zona dove erano sparpagliati rottami e corpi. Qualcuno ha saccheggiato i bagagli. Ma c’è il sospetto
che i miliziani abbiano fatto sparire
dei reperti. Possibile che abbiano
cercato resti del missile. Un numero
di matricola può raccontare molto
sull’origine dell’ordigno. Confusione anche sulle scatole nere. Un dirigente separatista locale ha detto:
«Le abbiamo recuperate ma non so
dove si trovino». Il capo della Repubblica del Donetsk ha promesso,
invece, di consegnarle agli ispettori
internazionali. Voci non confermate ipotizzano che almeno una —
quella che ha registrato i parametri
di volo — sarebbe finita a Mosca
che però promette «collaborazione». Un’altra voce ancora non
esclude che le «scatole» siano nelle
mani di Kiev.
L’ipotesi: aereo scambiato per un jet ucraino
cotteri e limousine, per un nuovo
vertice straordinario. E per decidere
–forse- a chi toccherà quella certa
poltrona: oppure convocare un nuovo vertice per fine settembre, prima
del vertice già fissato per il 23 ottobre. Nel frattempo però, con le truppe di Israele che entrano a Gaza, e
con il presidente americano Barak
Obama che accusa i ribelli russi di
Donetsk per la morte di quelle 298
persone partite da una capitale europea, l’Ue sonnecchia in loggione.
La Presidenza italiana di turno fa sapere di «essere pronta in qualsiasi
momento nei prossimi giorni a convocare una riunione del Coreper, i
28 ambasciatori della Ue, per esaminare le conseguenze dell’abbattimento dell’aereo». Il Coreper è un
organismo che si riunisce periodicamente, attivo e importante, spesso risolutore di serie crisi, ma non
certo espressione di un’emergenza
quasi planetaria, né investito di decisioni ai massimi livelli come quelle che potrebbero presentarsi davanti alla Ue nelle prossime settimane.
Ma a ben guardare, non è vero
Barroso
Sia il presidente uscente della
Commissione Europea che
Van Rompuy hanno chiesto
un’indagine immediata
Riunione
Nei prossimi giorni la
presidenza italiana potrebbe
convocare una riunione dei
28 ambasciatori della Ue
L’ordigno mancante
Lanciatore Foto diffuse dagli ucraini mostrano un lanciatore Buk, privo di almeno un missile, nella zona del disastro
Comandi La batteria di missili Buk, in dotazione
anche alle forze ucraine, è dotata di sistemi radar
neppure che tutta l’Europa istituzionale taccia in loggione. Poche ore fa,
il vicepresidente della Commissione
Slim Kallas ha spiegato di aver attivato una cellula di crisi per l’aviazione, e ha annunciato: «Vorrei rassicurare i passeggeri aerei, e spiegare
che è sicuro volare…Però capisco
che ora il pubblico è affamato di fatti, e i fatti su che cosa è avvenuto sul
volo MH 17 devono essere svelati
completamente alla pubblica opinione». Anche Barroso e Van Rompuy hanno chiesto «un’indagine
immediata» su quanto è avvenuto,
comprensibilmente attenti a mantenere nei loro giudizi una prudenza
di fondo. Intanto, però, seppure ancora frammentari, un po’ di fatti ci
sono già, mulinano dappertutto e
almeno sembrano escludere l’ipotesi di un cedimento strutturale o di
un qualunque guasto meccanico: le
accuse senza precedenti di Obama, i
Lanciatore nascosto
Mistero sull’arma del delitto. Foto diffuse dagli ucraini hanno mostrato un lanciatore Buk, privo di almeno un missile, e scortato da elementi del battaglione Vostok. Forse
lo stavano trasferendo per sottrarlo
alle dozzine di investigatori che
stanno arrivando da tutto il mondo.
Australiani, olandesi, inglesi, malesi e americani dell’Fbi sono pronti a
puntare le loro lenti sulla pianura
dove si è schiantato il Boeing 777. Il
compito di chi indaga sarà quello di
definire con esattezza le responsabilità. Perché gli esperti non sono
convinti che sia stato solo un pugno
di cosacchi a compiere il massacro.
Il Buk, anche in questa sua versione
datata, richiede addestramento, capacità tecniche, esperienza, anche
se è vero che in questo caso il bersaglio non era un caccia in grado di attuare manovre evasive ma un inerme jet con a bordo 298 persone.
L’apparato segnala agli avieri se il
velivolo è amico, il resto cade nella
categoria «nemico» senza distinguere il tipo. Dunque per il Buk poteva essere un Antonov militare o
un aereo passeggeri. In questa ricostruzione non sarebbe strano se accanto agli insorti ci fossero stati dei
consiglieri russi. Qualche analista
lo sostiene. Il Washington Post, però, ha rivelato che diversi team di ribelli hanno seguito, nelle ultime
Visto da Bruxelles
I presidenti uscenti della Commissione Europea José Manuel Barroso (a
sinistra) e del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy (Afp/Georges Gobet)
settimane, un training nell’uso di
missili anti-aerei in Russia. Movimenti registrati dai servizi di informazione. E sempre sulla dinamica
c’è chi non lascia fuori dal quadro i
governativi ucraini in possesso anche loro del Buk e allude — indirettamente — a complotti segnalando
come siano stati i controllori del volo a indicare una quota leggermente
diversa da quella richiesta dal comandante. Poca cosa rispetto a
quanto emerso sul fronte opposto.
Sospetti su Igor
Le informazioni diffuse dagli
ucraini restringono l’attenzione su
Igor Bezler, un ribelle nato in Crimea
ma che ha vissuto a lungo in Russia,
ex militare e per molto tempo dipendente di una società di onoranze funebri. Dalle intercettazioni emerge
che sarebbe stato lui stesso a rivendicare l’abbattimento di un aereo,
anche se non pensava fosse un jet
passeggeri. In un successivo dialogo
che coinvolge altri due ribelli emerge la loro sorpresa per quello che
trovano tra i rottami: «Ci sono i corpi
di donne e bimbi. La tv ha parlato di
un Antonov ma qui c’è la scritta Malaysia Airlines. Che diavolo sta succedendo in Ucraina?». Il suo compagno risponde: «Questo significa che
stavano portando delle spie».
Guido Olimpio
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testi delle intercettazioni, la scatola
nera forse ritrovata, certi mezze notizie da Mosca su un «presunto errore dei servizi segreti», tutte da confermare o smentire, e le simmetriche accuse di Mosca a Kiev. Non è
certo un’inchiesta con nomi e cognomi: ma davanti a 80 bambini e
218 adulti, massacrati nel cuore dell’Europa Orientale, con due fra i
principali partner dell’Ue che si
scambiano accuse gravissime, e un
terzo che cammina sull’orlo della
guerra, forse la nostra Europa può
osare qualcosa di più che «seguire
questo tema molto da vicino». Per
esempio, sciogliere il nodo del suo
futuro ministro degli Esteri con procedura straordinaria e d’emergenza:
sembra che nel 2014 esistano anche
le videoconferenze, non solo i vertici con cene, valletti ed elicotteri.
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12 Primo Piano
Sabato 19 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Tragedia nei cieli
Quelle rotte a rischio tra guerre e test militari
Dall’Africa all’Estremo Oriente si moltiplicano le aree dove volare è pericoloso
Verso l’Asia
Alcune rotte nell’ultima settimana
Malaysia Airlines - Volo 17 verso Kuala Lumpur
Amsterdam
17 luglio
Ucraina
Amsterdam
Ucraina
Londra
Parigi
Ucraina
Lufthansa - Volo 772 verso Bangkok
Iraq
L’avanzata delle milizie
dell’Isis ha gettato
il Paese nel caos
Libia e il Sahel
I gruppi ribelli con il loro
potenziale militare
rappresentano un pericolo
per l’area
Somalia/Corno d’Africa
L’instabilità dell’area
e la presenza del gruppo
Al Shaabab fanno
sì che la regione continui
a essere a rischio
Ucraina
Parigi
Mappa dei voli poco
dopo l’incidente
Fonte: Flight radar 24
Fonte: The New York Times
Un occhio ai radar, un altro alle
informazioni che arrivano dalle
ambasciate e che vengono filtrate
dalle autorità di controllo del volo.
Ma un occhio anche ai costi di gestione: rotte più sicure vogliono
spesso dire tragitti più lunghi e
dunque maggiore dispendio di carburante. Così si disegna la mappa
del mondo e delle rotte aeree pericolose; una mappa che può modificarsi di giorno in giorno ma che ieri, a dispetto del disastro aereo del
Boeing 777 malese, presentava pochissime zone «a traffico limitato».
Nonostante guerre, missili, bande
dotate di armi sofisticate nonché
fuori controllo, i jet continuano a
solcare i cieli sopra le aeree più calde del pianeta.
Dire che il traffico aereo sia privo
di regole sarebbe però falso. Piloti e
compagnie aeree sanno perfettamente quali sono i pericoli e a quali
istruzioni si devono attenere per
arrivare a destinazione in sicurezza.
Il Medio Oriente, la fascia centrale
dell’Africa ma anche la zona tra
Giappone e Corea del Nord sono
considerate quelle da maneggiare
Mar del Giappone
Tensioni tra Corea del Nord,
Corea del Sud, Cina e Giappone
Ucraina
Thai Airways- Volo 931 verso Bangkok
Ucraina
Francoforte
Siria
La guerra nel Paese
fa sì che i cieli siriani
non siano del tutto sicuri
Israele
Il conflitto in corso
tra Israele e Hamas rende
la zona pericolosa
per gli aerei di linea
Air France- Volo 166 verso Bangkok
British Airways - Volo 9 verso Bangkok
Le zone da evitare per gli aerei di linea
KLM- Volo 809 verso Kuala Lumpur
Afghanistan
Gli scontri che vedono
protagonisti i talebani
sono all’ordine del giorno
CORRIERE DELLA SERA
con maggiore attenzione.
Proprio l’Africa, in conseguenza
dei conflitti esplosi a partire dal
2011 è divenuta la «new entry» in
questa particolare mappa del rischio. Da quando si è dissolto il regime libico di Gheddafi e l’arsenale
del colonnello è finito nelle mani
più disparate, le compagnie di linea
e quelle cargo che sorvolano l’intera area del Sahel hanno deciso di
modificare le loro rotte. Il timore è
infatti che le formazioni filoqaediste che si muovono nell’area sahariana possano essere venute in possesso dei missili antiaerei di fabbricazione russa che erano in dotazione alle truppe regolari libiche.
Erano stati i servizi algerini e poi
quelli israeliani ad avvertire del pericolo e a specificare che dei circa
Altitudine
Quando sorvolano Mali,
Niger e Ciad le compagnie
aeree si tengono a una
quota di almeno 5 mila metri
20mila razzi di cui era dotato l’esercito di Gheddafi, solo 5mila erano
stati recuperati. Nel caso specifico
la precauzione seguita dalle compagnie aeree è di mantenersi sempre al di sopra di una quota di 5 - 7
mila metri quando si sorvolano
Ciad, Mali, Niger e altri Paesi della
zona: oltre quell’altitudine infatti i
missili antiaereo diventano inefficaci. Ma in tempi più recenti è stato
deciso di «circumnavigare» per
quanto è possibile tanto il Sahel
(sorvolando il mar Rosso o le coste
marocchine) quanto il Corno
d’Africa, altro punto in perenne
conflitto ma dove la dotazione di
armamenti da parte della guerriglia
non dovrebbe costituire una minaccia per il traffico aereo.
L’altra zona divenuta improvvisamente a rischio è l’Estremo
Oriente in particolare il braccio di
mare che separa il Giappone dalla
Corea del Nord; qui la minaccia è
rappresentata dal regime di Pyongyang e dai suoi ripetuti esperimenti
missilistici accompagnati da roboanti proclami anti occidentali. I lanci si sono intensificati in particolare
nel 2014 e sono stati un centinaio
nel solo mese di febbraio. La questione è stata portata anche all’attenzione del Consiglio di sicurezza
dell’Onu. Otto governi, a cominciare da Stati Uniti, Corea del Sud e
Giappone hanno scritto inoltre una
lettera all’Icao (l’agenzia internazionale a cui fa capo la sicurezza
dell’aviazione civile) sottolineando
che i lanci di missili nordcoreani
avvengono senza alcun preavviso,
mettendo così a repentaglio la sicurezza dei voli in tutta la zona.
Limitazioni e raccomandazioni
sono infine all’ordine del giorni per
tutta la fascia mediorientale. Attualmente nessun Paese è completamente off limits per i sorvoli aerei, nemmeno l’Afghanistan, che
anche ieri è stato solcato da rotte
intercontinentali da e per l’Europa.
I velivoli vengono tutti instradati
però nella parte nordorientale del
Paese, quella che gravita attorno alla capitale Kabul, mentre nessuna
transita in quella attorno a Kandahar. La fascia al confine tra Iran e
Iraq e poi il Golfo Persico danno invece l’idea di una sorta di «tangenziale» nella quale si infila il traffico
aereo che attraversa i due Paesi.
Tutti alla larga, invece, da passaggi
sopra Kerbala, Najaf, Nassirya. Lo
spazio aereo siriano è invece attraversato attualmente solo da voli a
corto e medio raggio, prevalentemente operati da compagnie aeree
turche. Il riaccendersi del conflitto
israelo-palestinese ha infine provocato fino a questo momento solo
qualche raccomandazione per i piloti in avvicinamento a Tel Aviv, ai
quali viene consigliato un corridoio
proveniente da nord per tenersi alla
larga da missili provenienti da Gaza.
Claudio Del Frate
@celfrate
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Sabato 19 Luglio 2014
Primo Piano 13
italia: 51575551575557
Giocattoli
Alcuni peluche
abbandonati su
un prato vicino al
villaggio di
Grabovo, nell’est
dell’Ucraina, dove
il Boeing 777 della
Malaysia Airlines
si è schiantato
giovedì
pomeriggio, dopo
essere stato
colpito da un
missile. Tra le 298
persone a bordo
dell’aereo, tutte
decedute, ci
sarebbero stati 80
bambini. Molti di
loro erano partiti
da Amsterdam
con le famiglie per
un periodo di
vacanza
(Reuters/Maxim
Zmeyev)
DAL NOSTRO INVIATO
KIEV — «Piovevano corpi». Letteralmente cadevano cadaveri dal
cielo. Concordano praticamente
tutte le testimonianze dei civili
ucraini raccolte sul luogo della tragedia di due giorni fa. «Era poco
prima delle diciassette, quando ho
sentito un boato, quindi una seconda esplosione. Poi ho visto
quelle figure scure comparire dalle
nuvole. E soltanto dopo i pezzi
della fusoliera», raccontano a fotografi e giornalisti accorsi sul posto.
Cadaveri e rottami sparsi tra i papaveri, sui tratturi, adagiati nell’erba verdissima, tra i celebri
campi di grano dorato dell’Ucraina
profonda, alcuni corpi con le cinture di sicurezza allacciate. Olezzo
di carburante bruciato e decomposizione organica. Particolari macabri, poi resi ancora più reali dalla
veloce diffusione via internet dei
filmati presi dai contadini, dai minatori, dai guerriglieri filorussi accorsi sul posto.
Particolari che rendono ancora
più tangibile la tragedia. Ne amplificano il dramma umano e le inevitabili conseguenze politiche. I
media e i social network ucraini li
stanno rendendo noti ora dopo
ora. Raccontano della morte improvvisa di 298 persone, tanti
bambini, un numero enorme di
cittadini olandesi, ben 189, per lo
più turisti; ma anche decine di
medici specialisti nella cura dell’Aids che si recavano a un convegno internazionale a Melbourne,
studenti in vacanza, fidanzati verso le spiagge dell’Oceano Indiano e
del Pacifico. Tra i rottami le telecamere indugiano su una guida di
Bali praticamente intatta. E su alcuni libretti con la copertina rosa
di racconti per bambini, immagini
di animali, vignette. Vite spezzate allora venne sottolineato che
nell’arco di pochi secondi. Possia- «molto probabilmente» nessuno
mo solo immaginare guardando i toccò terra cosciente.
poveri resti a terra quello che è avOra non sembra vi siano vittime
venuto 10.000 metri più in alto, tra gli ucraini residenti nell’area.
sopra le nuvole, giovedì pomerig- La regione è agricola, ma costellata
gio. Il Boeing 777 della Malaysia da antiche miniere di carbone anAirlines partito da Amsterdam e cora funzionanti, che si allungano
diretto a Kuala Lumpur viaggiava sino al confine con la Russia, solo
già da quattro ore. Ve lo potete raf- cinquanta chilometri più a est. Dofigurare. Il pranzo è già stato servi- minano i papaveri, il grano, gruppi
to. Tanti dormicchiano, qualcuno di cespugli e alberi bassi sparsi su
legge, chi guarda un film, le mam- dolci colline percorse da viottoli
me che cercano di tenere occupati i scuri per i trattori. In lontananza si
figli. Il viaggio è ancora lungo, for- intravedono poche fattorie. «I rotse qualcuno giù comincia a prepa- tami sono sparsi in una zona molrarsi per la notte a
bordo. All’improvviso il boato del
missile. L’aereo
minuti Il tempo che ci volle perché
implode, lo sbalzo
i rottami arrivassero al suolo
d i p ress i o n e l o
nell’attentato di Lockerbie
apre come una scatoletta. Tanti tra
equipaggio e passeggeri sono stati to vasta, potrebbe essere larga sino
sbalzati nel vuoto. C’è almeno da a 20 chilometri quadrati, tra i vilsperare che abbiano perso imme- laggi minerari di Grabovo e
diatamente conoscenza a causa del Rozsypne», sottolineano le autorifreddo e del salto di pressione. È tà della città di Donetsk, una cinquasi certo, perché comunque so- quantina di chilometri dall’impatno lunghi 10 chilometri di caduta to dei pezzi più grandi della fusolibera. Bastano 100 metri per capi- liera. I giornalisti arrivati sul posto
re che stai morendo. Ai tempi del- hanno notato un particolare: molti
l’attentato di Lockerbie, in Scozia il dei cadaveri sono praticamente in21 dicembre 1988, quando una tatti. «Quasi la metà del centinaio
bomba nel bagagliaio causò la di- di corpi che ho visto sparsi a terra
struzione del Boeing 747 e la mor- erano riconoscibili», ha raccontato
te dei 259 tra membri dell’equi- l’inviato della Cnn. Molti hanno
paggio e passeggeri a bordo, oltre ancora la cintura di sicurezza legaa 11 cittadini britannici a terra, gli ta alla vita assieme a pezzi di sediesperti di Londra valutarono che ci le. Il collega del Times di Londra
vollero quasi 4 minuti perché i rot- nota un uomo che indossa ancora i
tami arrivassero al suolo. E anche calzini, ma privo di pantaloni. Un
I corpi piovuti nei campi di papaveri
con le cinture di sicurezza allacciate
Peluche, passaporti e guide turistiche: i resti sparsi per chilometri
4
ragazzo con un paio di boxer blu e
le scarpe da ginnastica rosse. Una
donna dai capelli grigi scomposti
sull’erba, una maglia nera, tracce
di sangue sul volto e il braccio destro rigido, quasi puntato verso il
cielo. Come fosse un’estrema richiesta di aiuto. Le squadre di soccorso ieri pomeriggio avevano segnato con stracci e cordoni colorati i luoghi di ritrovamento dei resti
umani. Tanti libri a fumetti per
bambini sono in olandese. Sparse
ci sono tracce di vita quotidiana:
scarpe, vestiti, occhiali, un beauty
rosso spalancato e perforato da
un’asta di metallo, attorno un rasoio da barba, un barattolo di Nivea, tubetti di dentifricio, uno
spazzolino giallo. E’ strano trovare
decine di passaporti come nuovi,
ancora nelle loro buste di plastica.
I miliziani filorussi se li passano
con fare imbarazzato. Sono tra i
primi ad avere raggiunto l’area e
ora la stanno sempre più circondando. Ci sono voci di bande di ladri venuti a caccia di facile bottino.
Ma loro negano decisamente. Sulla strada per arrivare a Donetsk
hanno piazzato almeno cinque posti di blocco. «Noi faciliteremo
l’accesso al luogo della tragedia a
chiunque venga per investigare,
sempre che rispetti le nostre regole», afferma Pavel Gubarev, noto
leader tra i gruppi separatisti che
operano a Donetsk. Qui è il cuore
delle roccaforti dei filorussi. Tra la
gente dei villaggi investiti dalla
pioggia di morte (un’area controllata dai ribelli) domina la certezza
che ad abbattere l’aereo siano stati
Ho sentito un boato e poi una seconda esplosione
Ho visto quelle figure scure comparire dalle
nuvole. Soltanto dopo i pezzi della fusoliera
❜❜
Pietà
Un contadino
copre un cadavere in un
campo (sopra);
fiori deposti sui
resti dell’aereo
(a sinistra); oggetti dei passeggeri (sotto)
i militari lealisti del governo di
Kiev. «Ho sentito uno scoppio nel
cielo. Poi ho visto i rottami. Ovvio
che è un crimine commesso dai fascisti ucraini. Lo sanno, ma non lo
vogliono ammettere per il semplice fatto che mirano a separarci dalla Russia per rubare il nostro gas e
le nostre risorse naturali», dichiara al Financial Times il minatore
54enne Volodya.
Ieri mattina c’erano ancora fumo e piccoli focolai nei campi dove
sono caduti i pezzi più grandi dell’aereo. Il fuoco ha consumato i copertoni dei carrelli, le ali sono
tronconi anneriti. I resti della cabine dei piloti si trovano a oltre 500
metri da quelli di un reattore. Le
squadre di soccorso si aggirano
come sperse tra i cumuli di cenere
con grandi sacchi di plastica. Qui è
difficile distinguere resti umani da
metallo carbonizzato. E gli uomini
sono costretti a indossare mascherine per lavorare. Il clima è caldo e
umido. In serata ha cominciato a
piovere e l’acqua ha spento gli ultimi fuochi. È come se la natura volesse lenire, cancellare l’orrore che
gli uomini sanno infliggere ad altri
uomini. Questa mattina riprendono le ricerche.
Lorenzo Cremonesi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Le ricerche e i girasoli
Un gruppo di volontari ucraini si prepara a
entrare in un campo di girasoli alla
ricerca di corpi e relitti dell’aereo
malese caduto (AP/Dmitry
Lovetsky)
14 Primo Piano
Sabato 19 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Tragedia nei cieli
I più piccoli Almeno 80 bimbi sull’aereo, tre neonati
I fratellini Mo, Otis e Evie
Il nonno li riportava a casa
N
ella mano destra stringe un pupazzo, una scimmietta
bianca e nera, in quella sinistra un kalashnikov. Il
soldato filo-russo è stato immortalato così, ieri, fra i
resti dell’aereo abbattuto. Quella scimmietta è
annerita dal fumo ma è salva. E chissà quali mani di
bambino o bambina l’hanno stretta prima che
precipitasse assieme a tutto il resto. Di bimbi, sul volo
della Malaysia Airlines, ce n’erano almeno ottanta, tre
dei quali neonati. Fra loro anche i fratellini australiani
Maslin, in viaggio con il nonno Nick Morris. Mo aveva
12 anni, il più piccolo della famiglia, Otis, ne aveva
otto e la sua sorellina Evie 10. Le fotografie postate su
facebook e diffuse ieri in rete li mostrano sorridenti
davanti a una torta e delle candeline da spegnere. Lei
sorride incorniciata da una montagna di capelli biondi
oppure — altra immagine — fa la vezzosa davanti a
uno specchietto per il trucco. Erano
tutti assieme a mamma e papà in
Famiglia distrutta
vacanza, una bella lunga vacanza in
Erano in vacanza con la Europa. Ma ancora pochi giorni e per
tutti e tre sarebbe stata l’ora della
mamma e il papà,
scuola, così nonno Nick si è offerto di
stavano tornando prima riportarli a casa. Ad Amsterdam sono
per rientrare a scuola
rimasti sua figlia Rin con il marito
Antony. Solo qualche giorno di
vacanza in più mentre i piccoli
sarebbero stati al sicuro con il nonno, uomo molto
conosciuto dalle sue parti (la famiglia vive a Perth),
tenente colonnello nella riserva dell’esercito ed ex
preside. I bambini stavano sempre volentieri con lui,
perché non accettare quell’offerta? si sono detti Rit ed
Antony. Non dimenticheranno mai il momento esatto
in cui hanno saputo del missile, dell’MH17
precipitato, dei loro piccoli che non avrebbero mai più
rivisto. Chissà quante volte hanno pensato, in questi
due giorni, che avrebbero voluto essere accanto a Mo,
ad Otis, ad Evie mentre l’aereo veniva giù dal cielo
ucraino. Di quei tre campioni di sorrisi restano mille
fotografie, molte scattate in questa vacanza. Restano le
smorfie sulle loro faccette. Per sempre.
Insieme
Tra le vittime i fratellini
australiani Maslin, in
viaggio con il nonno
Nick Morris. Da sinistra,
Mo, 12 anni, Otis, 8, e la
sorellina Evie, 10
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Le vittime e chi è rimasto a terra
Australiani Volevano evitare il jet-lag al lavoro
Universitario Era iscritto a matematica a Leeds
La coppia in luna di miele
rientrata un giorno prima
Richard, studente modello
che faceva beneficenza
n caso. La sorte ha deciso di graziarli per puro caso.
Loro sono due sposi in luna di miele, si chiamano
Simona La Posta e Juan Novel, australiani. Dopo un
lungo giro in Europa dovevano salire giovedì sul
Boeing 777 abbattuto ma hanno deciso di tornare a
casa un giorno prima del previsto perché sarebbe stato
troppo duro tornare a lavorare senza qualche giorno di
pausa dopo il sicuro effetto jet-lag. Sembra di vederli,
increduli, con gli occhi incollati alla televisione,
mentre scorrono le immagini dei resti fumanti del
«loro» aereo. Hanno scoperto di essere dei
sopravvissuti dell’MH17 atterrando all’Adelaide
Airport. Sono rimasti lì a guardare la tivù, a ringraziare
quella decisione dell’ultimo minuto e a immaginarsi
seduti sul volo sbagliato. Il loro viaggio di nozze è
finito come meglio non poteva. Con una storia tragica
e straordinaria assieme, da raccontare
ai figli che verranno, fino alla fine dei
Posti esauriti
loro giorni. Stessa cosa per Izzy che,
Barry e Izzy invece sono nell’aeroporto di Amsterdam, stringe
al petto il suo bambino di pochi mesi.
rimasti a terra per
«Mi sento come se mi fosse stata data
l’overbooking: avevano una seconda possibilità» dice. E culla
quel bimbo, lo bacia, lo guarda. Come
protestato a lungo
se non lo avesse mai visto prima.
Forse perché davvero questa è la sua
seconda vita e niente è più come prima. Lei e suo
marito, Barry Slim, giovedì se l’erano presa moltissimo
con la Malaysia Airlines. Perché arrivando in aeroporto
avevano scoperto che il volo per tornare a casa, a Kuala
Lumpur, era pieno e che per loro non c’era posto.
Overbooking. Avevano provato a protestare ma alla
fine si erano arresi: nuovo biglietto per un volo Klm
che partiva più tardi. Stavano ancora facendo la coda al
check-in quando la notizia è arrivata fra i passeggeri in
partenza da Schipol. Un missile ha abbattuto l’aereo
che Izzy e suo marito Barry non avevano potuto
prendere. «Un pugno allo stomaco» ha ripetuto lui ai
giornalisti. Una seconda possibilità, come dice lei.
marzo Richard Mayne, ventenne, universitario a
Leeds, era salito fino al campo base dell’Everest
per un’iniziativa di beneficenza: aveva raccolto
oltre mille sterline per i bambini in difficoltà del
Nepal. Studente di matematica e finanza,
originario di Leicester, «Richard aveva una grande
sete di vita e voleva rendere il mondo migliore»,
ha raccontato al Daily Mail il preside della scuola
in cui si era diplomato. «È una tragedia, aveva un
futuro così brillante davanti», ha aggiunto il
docente. Il viaggio in Australia era stato salutato
da tutti come una festa. Suo
padre e gli amici la sera
della partenza lo avevano
salutato con un barbecue.
Richard soffriva di diabete,
ma non si era lasciato
fermare dalla sua malattia.
«L’ho accompagnato io
stesso all’aeroporto alle tre
del mattino: quando ho
visto la notizia, non ci
potevo credere, ha detto il
padre Simon, «Doveva
andare a Perth: abbiamo
cercato insieme gli aerei e
quando abbiamo visto che
ce n’era uno con il cambio
ad Amsterdam, abbiamo
pensato che sarebbe stata
una bella opportunità,
visto che era diabetico,
avrebbe potuto fare una
Solidarietà ad alta quota
pausa lì », per evitare le
Per raccogliere fondi in aiuto
conseguenze del volo
dei bambini in difficoltà
troppo lungo e «magari
era salito fino al campo
farsi un giro in bicicletta
tra i canali».
base dell’Everest
U
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A
Gli sposi Simona La Posta e Juan Novel, salvi perché hanno anticipato il volo
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Corriere della Sera Sabato 19 Luglio 2014
Primo Piano 15
italia: 51575551575557
Joep e gli altri cento medici anti Aids
«Un colpo alla lotta contro la malattia»
U
na vita spesa a cercare la via d’uscita dall’Aids. Era il 1982 quando Joep Lange, olandese
di Amsterdam, cominciò a occuparsi dei
pazienti con Hiv. Aveva poco più di trent’anni e capì fin da subito che quella sarebbe
stata la sua missione: da allora in poi avrebbe dedicato tempo, energia e studi alla causa anti-Aids. E così ha fatto fino a giovedì,
fino al volo della morte che ha preso insieme a sua moglie Jacqueline.
Lange aveva 60 anni ed era diventato una
voce fondamentale fra i medici attivi nella
lotta all’infezione da Hiv. A Melbourne, dall’altro capo del mondo, lo aspettavano come si può aspettare l’ospite d’onore, il più
importante di tutti, il pioniere della ricerca
che avrebbe illuminato anche stavolta il
pubblico con i suoi interventi.
Dalla ventesima Conferenza internazionale sull’Aids ieri hanno fatto sapere che i
programmi non cambieranno. Domani si
apriranno i lavori: «Andiamo avanti come
pianificato e lo facciamo anche come riconoscimento dell’impegno dei nostri colleghi. Un’occasione per riflettere e ricordare
le persone che abbiamo perso».
«Le persone», dice il comunicato: plurale.
Perché sul volo malese abbattuto c’erano
decine di esperti diretti tutti alla conferenza
di Melbourne. Fonti australiane parlano di
108 sedie che resteranno vuote ma conferme sul numero esatto non ce ne sono e il
premier dello Stato di Victoria, Denis Napthine, dice più genericamente che tra i morti c’erano «diversi noti ricercatori e attivisti», una «cifra sostanziosa».
Di sicuro c’era l’amico di Lange, Pim de
Kuijer, lobbista parlamentare olandese di
«Stop Aids Now», diretto pure lui al convegno mondiale di Melbourne e, come Lange,
Immunologo L’olandese Joep Lange (Foto AP)
molto conosciuto per le sue battaglie sui diritti umani. «È tempo di un altro viaggio»
ha scritto Pim su facebook postando una fotografia scattata proprio all’aeroporto di
Schiphol, pochi minuti prima di imbarcarsi. La didascalia di quella foto dice poi:
«Conferenza sull’Aids ‘14 e prima campeggio in Australia, poi rivisitazione della Malesia. Jumpa lagi! (che in malese vuol dire
“Ci vediamo presto”)».
Davanti alla sede della conferenza candele accese, preghiere, abbracci, minuti di silenzio e di ricordi per i ricercatori morti nei
cieli dell’Ucraina. Joep Lange è il nome sulla
bocca di tutti. Lo scienziato olandese era
docente di Medicina interna all’Academic
Medical Centre dell’Università di Amsterdam, soltanto uno dei suoi moltissimi impegni professionali. La sua carriera decollò
nel 1984 quando, ancora molto giovane,
guidò l’Amsterdam Cohort-Study per l’infezione da Hiv e l’Aids. Un anno dopo partì
con le indagini di laboratorio sui marker
sierologici nell’infezione da Hiv, dopodiché
la sua fama e la sua bravura lo portarono alla guida del Natec (National Aids Therapy
Evaluation Centre) e, dal 1992 al 1995, alla
Clinical Research and Product Development dell’Organizzazione mondiale della
sanità.
Lui e i suoi amici attivisti anti-Aids erano
insieme, com’è stato fino all’ultimo, anche
quando nel 2001 Lange fondò la PharmAccess Foundation, associazione no profit di
Amsterdam nata con lo scopo di migliorare
l’accesso alle terapie anti-Aids nei Paesi in
via di sviluppo. Noto ben oltre i confini
olandesi, questo professore un po’ timido
sapeva come conquistare i giovani ricercatori. «Sono profondamente addolorato per
la sua scomparsa. Con lui ho iniziato molti
anni fa lo studio dell’aids e delle sue implicazioni mediche» ricorda il nostro Umberto
Tirelli, direttore scientifico del Centro di riferimento oncologico di Aviano. «È stato il
paladino dei pazienti con Hiv-Aids, spesso
penalizzati e senza voce almeno nelle prime
fasi della epidemia».
Fra i tanti relatori partiti da Amsterdam
per la conferenza di Melbourne c’era anche
Glenn Thomas, portavoce dell’Organizzazione mondiale della sanità per la quale
aveva lavorato per più di dieci anni. Anche il
suo posto rimarrà vuoto.
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Storie di destini incrociati
dalla nostra inviata ad Amsterdam GIUSI FASANO
L’inglese La squadra era in tour in Nuova Zelanda
Il politico Willem Witteveen, olandese, aveva 62 anni
Tra colleghi All’ultimo aveva accettato la sostituzione
Sweeney, tifoso in viaggio Il senatore Laburista
per seguire il Newcastle
che praticava il Sufismo
Lo steward cambia turno
Morto per una gentilezza
on c’era partita che non vedessero, nessuna
trasferta che non seguissero. John Alder, 60 anni, e
Liam Sweeney, 28, erano due tipi da «Febbre a 90»,
dei veri e propri malati del Newcastle United. Per
questo si sono ritrovati sul volo per Kuala Lumpur:
perché da lì avrebbero raggiunto la Nuova Zelanda
per assistere ai match della loro squadra del cuore.
Non due semplici tifosi, John e Liam. Era
impossibile non notarli, sempre in prima fila e
perfino agli allenamenti o alle partite amichevoli. I
più presenti fra il tifo organizzato. L’ultima volta
che si sono visti è stato
qualche giorno fa,
nell’amichevole, appunto,
contro l’Oldham. La
squadra allenata da Alan
Pardew giocherà contro il
Sydney Fc martedì
prossimo a Dunedin,
dopodiché sarà a
Wellington contro il
Phoenix sabato sera. Una
trasferta in qualche modo
dedicata ai due tifosi rimasti
uccisi nel volo della
Malaysian Airlines alle
famiglie dei quali, nel suo
sito ufficiale, il Newcastle
dedica parole di
condoglianze definendoli
«due dei più fedeli
sostenitori della squadra»
ed esprimendo lo shock e il
Insieme all’amico
dolore della società e dei
calciatori. Anche sui social
Era con l’inseparabile John. Per
loro il cordoglio dei dirigenti e dei network sono stati diffusi
migliaia di messaggi per
calciatori: «Abbiamo perso due loro e per la passione della
dei nostri più fedeli sostenitori» loro vita: la squadra.
e stesse parole. La prima volta per vivere, la seconda per
morire. «Cambieresti per favore il turno con me?» ha
chiesto a Sanijd Singh (nella foto) un suo collega e
amico. La risposta è stata sì. E Sanijd, 41 anni, steward
della Malaysia Airlines, è salito sul volo della morte.
Ogni volta che si contano le vittime a decine come in
questo caso c’è sempre una storia tragica decisa da
piccole cose, c’è sempre una sveglia non suonata, un
imprevisto da niente che ha fatto la differenza fra la vita
e la morte, una decisione dell’ultima ora... Stavolta però
le coincidenze sconfinano nell’incredibile. Sanijd
decide di concedere la
gentilezza al collega e di
accettare il cambio turno,
anche perché vorrebbe
tornare a casa dai suoi
genitori che non vede da più
di un mese. E poi c’è sua
moglie che ha bisogno di lui
più che mai.
Perché è una scampata alla
morte che vive portandosi
addosso enormi sensi di
colpa. Hostess della Malaysia
Airline come suo marito, lei
doveva salire sul volo che
scomparve inghiottito nel
nulla l’8 marzo, l’MH370.
Ma quella volta chiese al
collega: «Faresti un cambio di
turno con me?». E così quel
ragazzo sparì mentre
sorvolava i cieli dell’Oceano
La moglie e l’altro disastro
indiano assieme all’aereo e
agli altri 238 passeggeri a
Per lo stesso motivo
bordo. Lei salva (allora) per
sua moglie hostess non era
aver cambiato turno all’ultimo
salita sull’aereo malese
istante, suo marito morto
(adesso) per lo stesso motivo.
scomparso l’8 marzo
N
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ra un senatore dell’Aja, aveva 62 anni e si chiamava
Willem Witteveen. Volava anche lui da Amsterdam a
Kuala Lumpur sul Boeing 777 precipitato giovedì,
colpito da un missile. Ex professore di
giurisprudenza, Witteveen era un politico molto noto
del Partito laburista olandese (il PdVa). Sembra che
anche lui, come tanti altri ricercatori e medici, stesse
andando alla conferenza di Melbourne sull’Aids,
anche se per adesso una conferma ufficiale sulla sua
destinazione non è ancora arrivata. Ma di sicuro a
bordo di quell’aereo, insieme a lui, c’erano la moglie
e la figlia. Classe 1952, nato a
Rotterdam, Witteveen entrò
una prima volta in Senato
nel 1999. Ci arrivò portando
con sé la storia della sua
famiglia. Suo padre, Johan,
era un famoso liberale e suo
nonno era stato uno dei più
noti esponenti
socialdemocratici dei Paesi
Bassi. Per tutti gli anni
Ottanta, dopo gli studi in
giurisprudenza, Witteveen si
era dedicato ad attività di
ricerca sul diritto
costituzionale all’università
di Leiden. Poi la passione per
la politica ha conquistato
anche lui come tanti membri
della sua famiglia. È entrato
nel partito laburista all’inizio
degli anni Novanta. Autore
La famiglia
di libri e studi sul Welfare e
la legislazione olandese,
Era figlio di un famoso
Witteveen — dicono le sue
esponente del partito liberale
biografie — era anche un
dei Paesi Bassi e nipote di uno seguace del movimento
storico socialdemocratico
spirituale del Sufismo, tipico
delle culture islamiche.
E
L
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Sabato 19 Luglio 2014 Corriere della Sera
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Esteri
L’operazione Individuate una ventina di gallerie sotterranee, i genieri le hanno fatte saltare con l’esplosivo
Israele minaccia di ampliare l’offensiva
Caduto a Gaza il primo soldato. Una cannonata stermina un’intera famiglia
Il conflitto eterno
LA SOLITUDINE
DI UNA CAUSA
RIMASTA QUASI
SENZA ALLEATI
SEGUE DALLA PRIMA
Hamas, che da una parte
attacca con i razzi lo Stato
ebraico e dall’altra lotta per
la propria sopravvivenza
politica per fronteggiare un
esercito invincibile e insieme fragile nella Striscia di
Gaza, è ormai senza sicuri
sostenitori, a parte una strana coppia: rappresentata da
un minuscolo gigante economico, lo stramiliardario
emirato del Qatar; e da un
vero gigante politico regionale, la Turchia di Recep
Tayyip Erdogan. L’Egitto,
che per decenni è stato il
vero tutore dei destini palestinesi, è un potere bifronte
con ridotta credibilità: Mubarak sosteneva Arafat e
successivamente Abu Mazen; Morsi, espressione dei
Fratelli musulmani, ha avuto occhi e cuore solo per
Hamas; il generale Al Sisi,
dopo il golpe popolare, è
tornato a sostenere l’Autorità nazionale palestinese:
quindi i laici di Ramallah.
Il problema vero è che
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME — Benjamin Netanyahu minaccia di
ampliare l’incursione nella
Striscia di Gaza, per ora le
truppe israeliane hanno occupato una fascia larga tre
chilometri a est e verso nord.
I soldati cercano i tunnel scavati dai miliziani di Hamas, è
questo l’obiettivo dichiarato
della missione. I portavoce
dell’esercito proclamano di
aver individuato una ventina
di gallerie, l’ingresso dal lato
di Gaza, non tutte arrivano
dall’altra parte. Sono state
fatte saltare con l’esplosivo
dai genieri che accompagnano le operazioni delle forze
speciali e della fanteria.
Al via dell’offensiva di terra, giovedì notte, il primo
soldato israeliano è rimasto
ucciso: il sergente Eitan Barak, 20 anni, sarebbe stato
colpito da fuoco amico, dal
cannoneggiamento di un
carrarmato. I palestinesi
morti dall’inizio dell’invasione sono già 44, le vittime di
questi undici giorni di guerra
hanno raggiunto le 285. Le
Nazioni Unite calcolano che
l’80 per cento siano civili: ieri
un colpo di artiglieria ha centrato una casa a Beit Hanun,
nel nord della Striscia, un’intera famiglia è stata ammazzata.
Lo Stato Maggiore israeliano sostiene di aver eliminato
17 miliziani, uno di loro era
un kamikaze che ha provato a
lanciarsi in moto contro le
postazioni. Altri sarebbero
stati arrestati. L’operazione
non ha fermato i lanci di missili contro le città israeliane.
Le sirene sono risuonate assieme alle esplosioni delle
batterie Iron Dome per intercettare i proiettili nel sud del
Paese e per due volte a Tel
Aviv.
La prima mentre Netanyahu era al telefono con Ba-
Sul terreno
Soldati israeliani mentre
penetrano di notte nella
Striscia di Gaza (sopra).
L’offensiva di terra è
stata lanciata giovedì
dalle forze armate di
Israele con l’impiego di
carri armati e artiglieria
pesante (sotto) (Afp)
rack Obama. Il premier ha
voluto che il presidente americano sentisse l’allarme attraverso la cornetta: «E’ così
che vivono gli israeliani».
Obama ha ribadito «il diritto
di Israele a difendersi»: «Sono però preoccupato dall’escalation e dal rischio che
aumentino ancora di più le
vittime innocenti».
Nella notte i raid israeliani
si sono intensificati. Le truppe cercano di sfruttare la migliore tecnologia per i combattimenti al buio, l’elettricità manca in gran parte della
Striscia. Gli abitanti delle zone sotto bombardamento
che cercano rifugio nelle
strutture dell’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per i
rifugiati, sono ormai diventati 40 mila.
Papa Francesco ha telefonato a Shimon Peres, il capo
dello Stato israeliano, e ad
Abu Mazen, il presidente palestinese: li aveva riuniti a
Roma per una preghiera di
pace all’inizio di giugno.
Adesso chiede che «tutte le
parti interessate e quanti
hanno responsabilità politiche a livello locale e internazionale si impegnino per far
cessare ogni ostilità».
Il Consiglio di sicurezza
dell’Onu si è riunito per discutere della situazione. Le
trattative per arrivare a un
cessate il fuoco sembrano
non avanzare. Ban Ki-moon,
segretario generale dell’Onu,
arriva oggi in Israele. Abu
Mazen, il presidente palestinese, è in Turchia dopo aver
incontrato Abdel Fattah Al
Sisi in Egitto. Ma sono pro-
Sirena
L’allarme razzi è suonato
mentre Netanyahu era
al telefono con Obama
prio le divisioni tra i Paesi
che potrebbero spingere di
più il negoziato a creare ostacoli. Recep Tayyip Erdogan, il
premier turco, ha dato del
«tiranno» a Al Sisi, mentre gli
egiziani accusano Ankara e il
Qatar di aver intralciato le
trattative.
D.F.
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La coppia
Hamas non ha più
sostenitori sicuri, tranne
il miliardario Qatar e la
Turchia di Erdogan
non possono esistere due
«cause palestinesi», una in
Cisgiordania e l’altra nella
Striscia, ed è quindi naturale
che si cerchi una possibile
risultante. Ma chi la cerca
davvero? Israele non vuole
sostenere il governo palestinese di unità nazionale, ma
ha timore che, travolgendo
Hamas, trovi nemici ancora
peggiori. Abu Mazen vola in
Turchia per convincere Erdogan a mediare. L’Iran ha
un contenzioso assai più
delicato di quello rappresentato da un conflitto apparentemente senza soluzione. Gli
Stati Uniti, con l’altalenante
impegno del segretario di
stato Kerry, sembrano dimostrare — alternativamente
— interesse e stanchezza.
L’Unione europea pare farsi
un punto d’onore delle proprie divisioni.
Ogni giorno le notizie
della guerra di Gaza ci inseguono con numeri che impressionano sempre di meno. Del resto, ormai siamo
abituati a considerare quasi
normali persino gli oltre
150.000 morti della guerra
civile siriana. Il rischio dell’assuefazione è davvero
micidiale.
Antonio Ferrari
[email protected]
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L'intervista/1 Il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni stigmatizza la trasformazione di un conflitto politico in religioso
«Noi ebrei italiani vediamo segnali inquietanti»
C’è il timore che possano ripetersi
gli episodi di intolleranza francesi
ROMA — Siete preoccupati?
«Anzitutto c’è una preoccupazione di
fondo per quello che sta succedendo, la pena, la sofferenza, la tensione, i morti. E a
tutto questo si somma la preoccupazione
per cose già viste...». Riccardo Di Segni è il
rabbino capo di Roma; la più antica comunità della diaspora risale nella memoria ad
oltre duemila anni, ma non occorre andare
tanto lontano. «Ogni volta che c’è un intensificarsi del conflitto nell’area del Vicino
Oriente, c’è una ricaduta europea a espressione antiebraica. È già successo varie volte,
con effetti sanguinosi».
Il presidente degli ebrei romani, Riccardo Pacifici, ha ricordato l’attentato alla
sinagoga di Roma, nell’82, con la morte di
Stefano Gaj Taché, un bimbo di due anni.
«Sì, ciò che accadde nell’82 è chiaramente simbolico, nella sua minaccia. Ci si rivolge alla sinagoga come a un simbolo, si
estende il conflitto all’Europa con uno slittamento dal piano politico a quello religio-
so. L’indicatore francese è angosciante. Alcune cose che sono poi successe in Italia
hanno avuto sempre precedenti francesi,
anche nell’82. E in Francia stanno succedendo fatti allarmanti, l’assalto alle due sinagoghe, i fedeli rimasti sequestrati nel
tempio a Parigi...».
E ora sulla sinagoga di Vercelli sono apparse scritte del tipo «Israele assassini».
Cosa dicono episodi simili?
«C’è un conflitto mediorientale che op-
❜❜
Piano religioso
La sinagoga diventa un
simbolo, con uno
slittamento dal piano
politico a quello religioso
pone israeliani e palestinesi. Una larga ma
peraltro non esclusiva maggioranza degli
ebrei sostiene le ragioni di Israele, per motivi storici, di vicinanza, per il fatto che
molti hanno parenti e amici là. Ma che lo si
voglia far diventare un conflitto tra ebrei e
musulmani è qualcosa di aberrante. L’idea
che una sinagoga diventi il bersaglio del
conflitto nel Vicino Oriente è folle. Lo si trasforma in una guerra di religione. E ci sono
dei segnali...».
Ad esempio?
«In Turchia il partito di Erdogan ha sollecitato il boicottaggio dei negozi degli ebrei,
lo stesso Erdogan dice che gli ebrei si devono scusare. E di che cosa si dovrebbero scusare, gli ebrei turchi? A Zurigo c’è stata una
manifestazione filo palestinese con striscioni che dicevano che un buon ebreo è un
ebreo morto. Un ebreo, non un israeliano.
Qui sta il passaggio angosciante».
C’è chi rinfaccia agli ebrei il sostegno
alle ragioni di Israele...
«La differenza è nel fatto che noi non
esportiamo il conflitto in Europa, non andiamo ad attaccare le moschee. Questo è il
punto nodale: c’è un fondamentalismo che
sta esportando il conflitto. E poi c’è anche
Chi è
Rabbino capo
Riccardo Di Segni, 64
anni, dal 2001 rabbino
capo della Comunità
ebraica di Roma, la più
antica della diaspora.
Medico, primario di
radiologia
all’ospedale San
Giovanni, nella
Capitale, dal dicembre
2006 siede nel
Comitato nazionale
per la bioetica di cui è
uno dei vicepresidenti.
Ebreo osservante e
custode delle
tradizioni, è anche
uomo del dialogo e
nel 2007 è stato
insignito del Premio
europeo «Stefano
Borgia» per la pace e il
dialogo interreligioso
e fra i popoli
un problema di informazione, di chi colpevolizza una parte facendo leva su sentimenti ancestrali».
Il Talmud dice che «il mondo si regge
sul respiro dei bambini». Lei, da uomo di
fede, cosa sente davanti a tragedie come i
bimbi di Gaza uccisi in spiaggia?
«Sento un dolore, una pena infinita. Bisogna mantenere il livello di vigilanza del
dolore, non abituarsi. E insieme analizzare.
A distanza minima dalla Striscia sono in
corso massacri che coinvolgono intere popolazioni civili, ad esempio in Siria, e la cosa non fa notizia. C’è da chiedersi perché».
Ieri il Papa ha telefonato a Peres e Abu
Mazen, quando li invitò in Vaticano disse:
«Costruire la pace è difficile, ma vivere
senza pace è un tormento».
«È giusto, ma a Peres scade il mandato e
Abu Mazen controlla a stento la Cisgiordania e per nulla la Striscia. Si sta parlando a
persone che purtroppo non hanno capacità
di intervenire. Il fenomeno cui stiamo assistendo è un circolo vizioso di radicalizzazione, di estremismo. La buona volontà non
manca. Ma c’è n’è tanta, di cattiva volontà».
Gian Guido Vecchi
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Corriere della Sera Sabato 19 Luglio 2014
Esteri 17
italia: 51575551575557
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Il retroscena Le rivelazioni di una fonte vicina all’esecutivo al quotidiano Haaretz
L’avanzata israeliana
LEGENDA
Aree cittadine
Campi profughi
H Ospedali
Compound Onu
Distruzione dei tunnel
con i bulldozer.
Le colonne israeliane
ieri sono rimaste
a 1,5 km dal confine
senza entrare
nei centri abitati
Valico
di Erez
Beit
Lahiya
6,5 km
H
H
H
Jabalia
L’attacco di terra deciso da giorni
Così Netanyahu ha spiazzato tutti
Anche un falso scoop passato alla Bbc per ingannare Hamas
Gaza
City
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GAZA
H
Deir al-Balah
Beit Hanoun
Bombardamenti
ISRAELE
Kahn Yunis
H
H
Bombardamenti
LE VITTIME
2.064
EGITTO
Rafah
Dahanya
almeno 50
bambini
274
Feriti Morti
GERUSALEMME — Guardare a nord
per colpire a sud. A metà novembre del
2012 Benjamin Netanyahu, già allora
premier, visita le alture del Golan assieme a Ehud Barak, ministro della Difesa e soldato più decorato della storia
di Israele. Mentre i binocoli dei due politici osservano le postazioni siriane da
dove sono partiti alcuni colpi di artiglieria, i mirini dei droni sono già puntati sul vero obiettivo: Ahmed Jaabari,
comandante in capo dell’esercito irregolare di Hamas. E’ appena tornato dal
pellegrinaggio alla Mecca, crede che la
boss di Hamas: se non vengono soddisfatte le nostre richieste, continuiamo
a sparare razzi sulle vostre città. La
trattativa è per ora chiusa.
Eppure una fonte del governo lascia
trapelare alla Bbc che il giorno dopo,
alle 6 di venerdì, il cessate il fuoco sarebbe entrato in vigore, l’intesa è stata
trovata. Nel gioco delle parti Avigdor
Protagonisti
Finti segnali
La delegazione inviata al Cairo,
il «sostegno» ai tentativi di Abu
Mazen, la tregua di venerdì:
sarebbero stati tutti finti segnali
calma apparente sia reale, allenta le
misure di sicurezza: la sua auto viene
centrata da un missile e cominciano
otto giorni di guerra.
Da martedì, da quando è fallito il
tentativo dei generali egiziani di far ingoiare a Hamas il cessate il fuoco e la
carta su cui sta scritto, il governo israeliano dà il via a una serie di mosse per
depistare i leader fondamentalisti. Accetta di inviare al Cairo una delegazione che provi a negoziare la calma, lascia intendere di sostenere i tentativi
del presidente palestinese Abu Mazen,
diffonde gli umori di Netanyahu come
fumogeni di copertura: il primo ministro minaccia, minaccia ma vuole evitare l’invasione di terra.
In realtà — ricostruisce Barak Ravid
sul quotidiano locale Haaretz — il
consiglio di sicurezza vota il sì all’offensiva già nella notte tra martedì e
mercoledì. Al mattino Yoram Cohen,
capo dello Shin Bet, Isaac Molho, avvocato e consigliere di Netanyahu , Amos
Gilad, alla guida del dipartimento Affari militari—politici, partono per l’Egitto, dove condividono l’iftar (il pasto
che alla sera rompe la giornata di digiuno durante il mese di Ramadan)
con Mohammed Ahmed Farid Al Tohami, il generale che comanda i servizi
segreti. Tornano in Israele dopo aver
digerito il messaggio trasmesso dai
Benjamin Netanyahu
Premier israeliano, teme una lunga
occupazione della Striscia (Ansa)
Avigdor Lieberman
Ministro degli Esteri, da settimane
preme per invadere Gaza (Getty)
Naftali Bennett
Ministro dell’Economia, vuole il
«pugno di ferro» con Hamas (Ap)
Lieberman, il ministro degli Esteri,
continua a interpretare il suo ruolo,
smentisce che ci sia un accordo, per lui
il conflitto va avanti. E’ quello che vuole, sono settimane che preme e spreme
Netanyahu perché dia l’ordine alla fanteria di entrare nella Striscia di Gaza. Di
più: vuole rioccuparla e destituire i
fondamentalisti che ne hanno tolto il
dominio ad Abu Mazen nel giugno di
sette anni fa con un golpe.
Per cinque ore giovedì la calma ritorna a Gaza. Le Nazioni Unite hanno
ottenuto da Israele una pausa umanitaria nei bombardamenti, i palestinesi
possono uscire dalle case dove sono rimasti rintanati per dieci giorni, andare
al mercato e accumulare scorte di cibo,
sembrano le prove generali per la fine
degli scontri. Tra le 10 e le 15 anche i
comandanti di Hamas fermano i lanci
di missili ma è in quella mattina che il
commando di 13 miliziani sbuca in un
campo dall’altra parte della barriera
pronti ad assaltare un kibbutz: vengono neutralizzati dai soldati. Netanyahu, dopo aver confermato in diretta
televisiva il via all’attacco di terra, ripete che è stato quel raid
dalla galleria sotterranea
a convincerlo: «Dobbiamo distruggere i loro
tunnel del terrore». La
decisione era già stata
presa tre giorni prima.
Da quando Israele ha
lasciato la Striscia con il
ritiro unilaterale le operazioni militari sono già
state quattro, la prima
nel 2006 poche ore dopo
il rapimento del caporale Gilad Shalit. I
ministri che oggi spingono per riprendere il controllo di Gaza sono gli stessi
politici che nove anni fa si erano opposti alla decisione di Ariel Sharon. Naftali Bennett, il ministro dell’Economia,
allora era ancora un imprenditore hitech che stava per vendere la sua società per 145 milioni di dollari ma già rinvigoriva l’ideologia dei coloni. Allora
Netanyahu si era scontrato con Sharon
così duramente da spingere il generale-premier a lasciare il Likud per fondare un nuovo partito. Adesso è lui a
non voler tornare a impantanarsi tra le
sabbie di Gaza.
Davide Frattini
@dafrattini
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L’intervista/2 Mustafa Barghouti, membro del Comitato centrale dell’Olp: «Ormai ci hanno abbandonati»
«Noi palestinesi dimenticati dai leader arabi»
«Colgo manifestazioni di sostegno
in Europa ma non in Medio Oriente»
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME — Le mappe dell’influenza in Medio Oriente sono state così ridisegnate da spingere un portavoce di Hamas alla disperazione geografica: «Per il mondo arabo sembra
che Gaza sia in Cina. Si sono dimenticati di noi». È quello che Zvi Barel,
analista del quotidiano Haaretz chiama «Il nuovo ordine»: «A differenza
dei conflitti precedenti — quando i
fondamentalisti potevano contare sul
supporto finanziario e militare dell’Egitto, la generosità del leader iraniano Mahmoud Ahmadinejad, l’ospitalità della Siria per i campi di addestramento e la munificenza della Turchia e
del Qatar — adesso stanno conducendo una guerra solitaria».
Politico indipendente, Mustafa Barghouti fa parte del comitato centrale
dell’Organizzazioni per la liberazione
della Palestina e nel 2007 è stato ministro dell’Informazione nel governo di
unità nazionale rimasto sotto le macerie degli scontri tra Hamas e Fatah,
quando i fondamentalisti hanno tolto
con le armi il controllo della Striscia al
presidente Abu Mazen. Considera gravi le parole del ministro degli Esteri
egiziano, pronunciate dopo l’inizio
dell’invasione via terra («Hamas non
ha accettato la nostra proposta di tre-
❜❜
Le rivendicazioni
La questione palestinese
deve essere lasciata fuori
dagli altri conflitti e dalle
sfide per il potere regionali
gua, adesso sono responsabili dei
morti palestinesi»).
«I leader al Cairo devono smetterla
di trattare Hamas solo come l’emanazione dei Fratelli musulmani. Questa
strategia va a beneficio degli israeliani.
La questione palestinese deve essere
lasciata fuori dagli altri conflitti e dalle
sfide per il potere regionali. La sofferenza dei palestinesi riguarda l’umanità. Così vedo manifestazioni di sostegno in Sudafrica e in Europa ma non
nei Paesi arabi».
Eppure in questi undici giorni di
guerra Abdel Fattah al Sissi, il generale
egiziano diventato presidente, sembra
voler lasciar finire agli israeliani il lavoro che ha cominciato a casa, dopo
aver deposto Mohammed Morsi e dichiarati i Fratelli musulmani illegali:
abbattere l’organizzazione più importante dell’islam politico. «Hamas vuole davvero la riconciliazione con Abu
Mazen. Lo sviluppo più importante all’interno del movimento è che i leader
hanno capito di non poter essere
un’alternativa alla Organizzazione per
la liberazione della Palestina. Il gover-
Chi è
Politico palestinese
Mustafa Barghouti, 60
anni, è segretario del
partito Iniziativa
popolare palestinese,
che ha fondato nel
2002. Cugino del più
noto Marwan, oggi
detenuto nelle carceri
israeliane, ha fatto
parte della delegazione
palestinese alla
conferenza di Madrid
del 1991. Attivo nelle
organizzazioni non
governative, è
apprezzato per il suo
impegno in favore della
non violenza grazie al
quale nel 2010 ha
ricevuto la Legion
d’Onore dalle mani del
ministro degli Esteri
francese Bernard
Kouchner
no israeliano di Benjamin Netanyahu
ha cominciato questo massacro a Gaza
per impedire l’intesa tra le fazioni e per
fermare i negoziati di pace. Non è un
conflitto contro Hamas, è un attacco a
tutti i palestinesi. Per questo sostengo
l’idea di Abu Mazen che vuole chiedere alle Nazioni Unite di mettere la Palestina sotto protezione internazionale».
Tra le ipotesi per una tregua che riporti la calma stabilita dopo il conflitto
del 2012, i negoziatori egiziani starebbero pensando di aprire il valico di Rafah, al confine sud della Striscia, e di
affidarlo alle forze di Abu Mazen. «I
capi di Hamas non hanno nessuna
obiezione a lasciare il controllo della
frontiera. Chiedono però che sia una
questione discussa tra i palestinesi,
non un’imposizione degli israeliani. Il
primo tentativo di cessate il fuoco non
rappresentava una vera offerta. I palestinesi vogliono garanzie dalla comunità internazionale che i patti verranno rispettati».
D. F.
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Il rapporto
Pena capitale,
lieve flessione
nel mondo
«Aboliamola»
ROMA — Di poco, ma le
pene capitali nel 2013 sono
aumentate: 4.016 contro le
3.967 del 2012. E di queste
circa 3 mila, ovvero i due
terzi del totale, sono state
eseguite soltanto in Cina, il
Paese che nel Rapporto
annuale della Ong
«Nessuno tocchi Caino», si
conferma il leader
indiscusso nel mondo.
Basti pensare che subito
dopo la Cina ci sono l’Iran e
l’Iraq con, rispettivamente,
687 e 172 esecuzioni
capitali e ancora l’Arabia
Saudita, con 78. Ancora alto
anche il numero di
esecuzioni capitali portate a
termine negli Stati Uniti:
39. «Nonostante il lieve
aumento delle esecuzioni
prosegue l’evoluzione
positiva verso l’abolizione»,
ha detto Elisabetta
Zamparutti, tesoriera della
Ong, spiegando che ad oggi
sono diventati 161 i Paesi
che hanno deciso di abolire
la pena capitale per legge o
per pratica. Sono vent’anni
che i radicali impegnati
nell’associazione «Nessuno
tocchi Caino» portano
avanti la loro battaglia
diplomatica per
l’abolizione della pena di
morte nel mondo e anche
quest’anno, in occasione
del rapporto annuale,
hanno ricevuto il plauso del
presidente della
Repubblica. «L’abolizione
della pena di morte è una
battaglia di civiltà giuridica
e di grande valore etico nel
solco del pensiero di Cesare
Beccaria», ha scritto il
presidente Giorgio
Napolitano in un
messaggio fatto recapitare
ieri mattina a Marco
Pannella. Messaggi sono
arrivati anche dai
presidenti di Camera e
Senato, Laura Boldrini e
Piero Grasso, nonché del
ministro degli Esteri
Federica Mogherini che ha
voluto ricordare come
l’Italia sia in prima linea in
questa battaglia per
l’abolizione della pena di
morte. La ong «Nessuno
tocchi Caino» anche
quest’anno ha voluto
attribuire il premio
Abolizionista dell’anno,
dedicato ai Paesi che
accettano di abolire al loro
interno la pena di morte.
Quest’anno il premio è
andato al presidente della
Repubblica del Benin Boni
Yayi.
Al. Ar.
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18
Sabato 19 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Cronache
Calabria Michele Albanese lavora nella Piana di Gioia Tauro. Al giornalista del «Quotidiano del Sud» la solidarietà di Libera e Rosy Bindi
Scorta e auto blindata per il cronista
che scrisse dell’«inchino» al boss
Allarme per una conversazione intercettata tra uomini di ‘ndrangheta
REGGIO CALABRIA —
L’intercettazione ambientale è chiara e non lascia spazio a dubbi. Alcuni esponenti di una cosca molto
forte della Piana di Gioia
Tauro, con il consenso di
tutte le famiglie di ‘ndrangheta del territorio, erano
pronti a compiere un attentato contro Michele Albanese, cronista del Quotidiano
del Sud, autore dello scoop
di qualche giorno fa sul
quell’inchino della Madonna delle Grazie davanti casa
del boss Giuseppe Mazzagatti, durante la processione di Oppido Mamertina,
denunciato dal maresciallo
dei carabinieri Andrea Marino.
L’autorevolezza criminale
dei personaggi intercettati
che discutevano già di come
e quando agire, ha spinto il
prefetto di Reggio Calabria
Claudio Sammartino a convocare con urgenza il Comitato per l’ordine e la sicurezza e poi ad assegnare al
giornalista la scorta armata
e un’auto blindata. «Il mio
lavoro proseguirà comunque con la stessa determinazione e lo stesso impegno
di prima» ha detto il cronista del Quotidiano del Sud.
Michele Albanese vive e
conosce perfettamente le
strategie delle cosche nella
Piana di Gioia Tauro, essendo da tempo impegnato a
scrivere le storie criminali
di personaggi che appartengono al gotha della
‘ndrangheta calabrese. Piromalli, Pesce, Bellocco, Alvaro, di loro si è sempre oc-
cupato il cronista calabrese,
tanto da essere costantemente nel mirino dei boss
— tanto da mettere a punto
l’idea di un attentato contro
di lui — che gestiscono le
attività illecite nell’area del
porto di Gioia Tauro, porta
del Mediterraneo e crocevia
di interessi legati al traffico
della cocaina. Ma a infastidire i clan potrebbe essere
La processione La statua
della Madonna delle Grazie
per le strade di Oppido Mamertina lo scorso 2 luglio,
prima del famigerato «inchino» sotto casa del boss
stato anche l’ultimo scoop,
legato alla tradizione religiosa delle processioni in
adorazione ai boss locali,
che in quasi tutti i paesi della Calabria si celebra da de-
La vicenda
Il progetto dell’attentato
intercettato al telefono
Le misure
di protezione
1
Michele Albanese, giornalista
del Quotidiano del Sud e
collaboratore dell’Ansa, è sotto
scorta. Viaggerà su un’auto
blindata seguito dalla polizia. La
decisione è stata presa dal
Comitato provinciale per
l’ordine e la sicurezza pubblica,
nel corso di una riunione
convocata dal prefetto di Reggio
Calabria Claudio Sammartino
2
Albanese segue le vicende delle
cosche della Piana di Gioia Tauro.
La scorta al cronista è stata
assegnata dopo che sono state
intercettate conversazioni tra
affiliati alle cosche calabresi che
parlavano di metterlo a tacere.
Squadra mobile e Dda hanno
intercettato la conversazione
nell’ambito dell’inchiesta Deus
contro la cosca Crea di Rizziconi
Lo scoop dell’inchino
della Madonna di Oppido
3
Albanese è il giornalista che per
primo ha dato notizia dell’inchino
della Madonna delle Grazie di
Oppido Mamertina davanti
all’abitazione del boss Giuseppe
Mazzagatti. Per quel motivo il
maresciallo dell’Arma Andrea
Marino lasciò la processione
rimproverando don Benedetto
Rustico, cugino del boss, di non
aver fatto lo stesso
cenni e soltanto oggi sembra sia diventata d’interesse
investigativo per magistratura e forze dell’ordine dopo la scomunica di papa
Francesco.
Da cronista Michele Albanese ha innescato la scintilla mediatica portando alla
ribalta un problema che tutti conoscevano, ma facevano finta di ignorare, alcuni
sacerdoti per primi, sordi e
ciechi davanti a quei portatori, con fedina penale da
calendario, che si caricano i
Santi sulle spalle per dimostrare chi comanda in quel
determinato territorio. Come scrive oggi in un suo
editoriale Gianni Festa, direttore del Quotidiano del
Sud, «i reportage di Albanese trasudano verità sofferte
e, in essi, il coraggio del racconto è sempre al centro
dell’indagine, del reale».
Già il reale. Nella intercettazione captata dalle forze dell’ordine le cosche della ‘ndrangheta della Piana
di Gioia Tauro parlano di
come tappare la bocca al
giornalista scomodo che
avrebbe ostacolato con i
suoi articoli gli interessi dei
clan sul territorio. Albanese
ha ricevuto solidarietà da
ogni parte. Gli ha telefonato
Rosy Bindi, presidente della
Commissione parlamentare
antimafia. Libera si è schierata al suo fianco: «L’informazione corretta e limpida
finisce nel mirino delle mafie a conferma del fondamentale ruolo di sentinella
nei territori più difficili» ha
ricordato don Pino De Masi.
Si sono schierati anche i
rappresentanti dei giornalisti. Per il presidente dell’Ordine regionale Giuseppe
Soluri «è inquietante il fatto
che un giornalista sia costretto a muoversi sotto
scorta, solo perché ha fatto
il suo mestiere di cronista».
Carlo Macrì
[email protected]
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Mafia Il sondino nasogastrico non basta. I medici si sono rivolti al figlio per avere il consenso all’utilizzo di tecniche più invasive
Chiesta l’alimentazione forzata per Provenzano
Il legale: ci diano la cartella clinica, dobbiamo capire se è accanimento terapeutico
DAL NOSTRO INVIATO
PALERMO — Nel ventiduesimo anniversario di una delle
stragi per le quali sta scontando l’ergastolo — l’eccidio di via
D’Amelio dove saltarono in aria
Paolo Borsellino e cinque
agenti di scorta — la vita del
boss mafioso Bernardo Provenzano è appesa alla decisione dei suoi parenti: dare o meno il consenso all’alimentazione forzata ritenuta necessaria
dai medici dell’ospedale San
Paolo di Milano in cui è ricoverato, il reparto protetto per i
detenuti al 41 bis. Uno dei principali padrini di Cosa nostra,
responsabile di quella stagione
di sangue di cui in questi giorni
si celebra la tappa forse più misteriosa, sta talmente male che
per alimentarlo non basta più il
sondino nasogastrico al quale
è legato da oltre un anno. Secondo i sanitari deve passare
alla Peg — endoscopia percutanea gastrica — per la quale è
necessario un intervento chirurgico. Ma siccome il paziente
non è in grado di comprendere
e di volere, la scelta spetta al figlio Angelo, nominato «amministratore di sostegno» del padre dal giudice tutelare.
I carabinieri gli hanno comunicato la notizia l’altra sera,
ma prima di autorizzare l’operazione che prevede l’anestesia, il figlio del capomafia vuole
consultarsi con un medico di
fiducia. Al quale vuole sotto-
La parola
Peg
‘‘
La Peg è una tecnica
che consente la
nutrizione enterale.
Letteralmente significa
gastrostomia
endoscopica percutanea.
Per il suo utilizzo è
necessario che il paziente
venga sottoposto a
intervento chirurgico.
Questo tipo di nutrizione
si rende necessaria nei
pazienti che non sono in
grado di nutrirsi
autonomamente per
bocca. A differenza del
sondino nasogastrico
risulta maggiormente
tollerata e permette il
mantenimento della
funzionalità intestinale
porre le cartelle cliniche di Provenzano che finora, nonostante le richieste del suo legale,
non ha potuto avere. È l’avvocato Rosalba Di Gregorio a denunciare che «il ministero della Giustizia non ha ancora autorizzato l’ospedale a darne copia», sebbene le sue istanze
siano state presentate prima
che si verificasse questa nuova
situazione. Ora è prevedibile
che il diario clinico del paziente
sia consegnato ai familiari, che
a quel punto dovranno sciogliere il nodo: consentire o meno l’alimentazione forzata.
Spiega ancora l’avvocato Di
Gregorio, autrice con la giornalista Dina Lauricella di un libro appena uscito, Dalla parte
sbagliata, sui depistaggi costruiti intorno alla strage di via
D’Amelio attraverso il falso
pentito Scarantino (che però
non riguardano la posizione di
Provenzano): «La decisione ormai sconfina nel campo etico.
Dobbiamo comprendere se
questo nuovo intervento è un
modo per far stare almeno un
po’ meglio un uomo che da
tempo non riconosce più i suoi
familiari, tanto che la visita
mensile si riduce ormai alla
durata di pochi minuti, oppure
se si tratta di una forma di accanimento terapeutico, sulla
quale ci sarebbe da riflettere».
In pratica la moglie e i figli
del boss devono stabilire se
continuare a tenere in vita un
ottantunenne che non solo
non può partecipare ai processi
a suo carico ancora in corso,
ma nemmeno parlare e comprendere quello che accade intorno a lui, né alimentarsi senza le macchine e i tubi a cui è
attaccato; oppure lasciarlo mo-
L’arresto
Il boss Bernardo Provenzano
arrestato l’11 aprile 2006 a
Corleone dopo una latitanza
durata 43 anni. Attualmente
è ricoverato in ospedale a
Milano, in un reparto
protetto per i detenuti al 41
bis. È ritenuto uno dei
principali capi di Cosa nostra
rire. «Se deve rimanere un guscio vuoto, che senso può avere
l’operazione?», si chiede il difensore che insiste: «È una
scelta da compiere nella piena
consapevolezza della situazione clinica, e della sua eventuale
reversibilità. Per questo occorre consultare un medico di fiducia della famiglia».
Con pareri contrastanti da
parte della magistratura — favorevoli alla detenzione ordinaria le Procure di Palermo,
Caltanissetta e Firenze; contraria la Procura nazionale antimafia — il ministro della Giustizia ha finora sempre confermato il regime di «carcere duro» per Provenzano. Una nuova
decisione del giudice a cui s’è
rivolta l’avvocato Di Gregorio è
prevista per ottobre. Il «41 bis»
non incide in nessun modo
sulle gravi condizioni di salute
in cui versa il capomafia; semmai la questione riguarda la
compatibilità con la detenzione, in qualunque forma, e pure
su questo un altro giudice si
pronuncerà a ottobre. Sempre
che il padrino sia ancora in vita, e che i suoi cari non decidano prima di «staccare la spina».
Giovanni Bianconi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
✒
«Voi politici
peggio dei clan»
Il pm in aula
parla come Grillo
di MARCO DEMARCO
O
biettivo degli strali sono i
politici corrotti,
compromessi, comunque sotto
accusa. E questo è un famoso
Grillo di annata: «Arrendetevi,
siete circondati dal popolo
italiano. Uscite con le mani
alzate e nessuno vi toccherà!».
Questo, invece, è il pm
Antonello Ardituro, già noto per
aver mandato sotto processo
Nicola Cosentino, l’anima nera
del berlusconismo campano
quando ancora contava nel
partito: «Arrendetevi!
Vergognatevi! Con i rifiuti vi
siete mangiati la vostra terra.
Avete più colpe dei camorristi.
Quelli almeno si pentono. Voi
avete molto più da perdere!».
Grillo parlava in quel modo in
una piazza affollata, nel
febbraio dell’anno scorso: un
comizio con il lanciafiamme, tra
i più cliccati su YouTube.
Ardituro è intervenuto ieri
nell’aula del tribunale di Santa
Maria Capua Vetere, dove si sta
celebrando il processo contro
Enrico Fabozzi, ex sindaco pd di
Villa Literno, poi consigliere
regionale decaduto e quindi
riammesso in Consiglio,
sebbene nel frattempo espulso
dal Pd, per un’altalena di
condanne e assoluzioni legate
ad altre vicende giudiziarie. Ora
Fabozzi è accusato di concorso
esterno in associazione
camorristica per un appalto di
13 milioni concesso nel 2007 a
imprenditori legati ai Casalesi.
Copyright a parte, una prima
questione si impone: è normale
che un pm parli come il più
radicale dei leader di
opposizione? Ed è normale che
lo faccia con gli stessi toni e con
la stessa inclinazione
moralistica, non durante un
convegno o un’intervista sui
massimi sistemi, ma in un’aula
di tribunale, nel corso di una
requisitoria? No, normale non
è, tanto è vero che ieri la
polemica ha subito intasato i
siti e le agenzie. Dalla renziana
Pina Picierno, che pure fu tra i
primi a contestare Fabozzi
quando ancora era nel Pd,
all’azzurro Nitto Palma, il
fronte dei politici si è
compattato: Ardituro pensi a
fare il pm, ricordi le parole di
Napolitano sulla «cruciale
importanza» di comportamenti
rigorosi e responsabili, raccolga
prove e cerchi di convincere con
queste, non con le tirate
qualunquiste. Ecco il tono delle
prime reazioni. Tuttavia,
nessuno può negare che un
risultato sia già stato
raggiunto. Fabozzi non è
Cosentino e ieri c’erano notizie
internazionali e giudiziarie ben
più forti, ma ciò nonostante la
requisitoria di Santa Maria
Capua Vetere è «passata»
ugualmente. Sarebbe successo
se fosse stata pensata con meno
punti esclamativi? Non è un
particolare di poco conto, poi, il
fatto che il pm Ardituro sia
stato appena eletto al Csm e che
in un prossimo futuro dovrà
occuparsi dell’autogoverno
della magistratura.
@mdemarco55
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Corriere della Sera Sabato 19 Luglio 2014
Cronache 19
italia: 51575551575557
Napoli Il cadavere trovato il 24 giugno, si pensò a un volo dalla finestra
Chicca, morta a sei anni
«Forse non è caduta»
Indagini per omicidio e abusi
Tre anni fa in quel palazzo una tragedia identica
La vicenda
La tragedia
Fortuna Loffredo è morta il
24 giugno scorso dopo un
volo dal settimo piano del
palazzo dove viveva al Parco
verde di Caivano (foto) in
uno dei quartieri più
degradati e difficili di tutta la
provincia di Napoli. Aveva
solo sei anni. Il suo corpicino
è stato ritrovato a terra da
alcuni testimoni, anche se
nessuno l’ha mai vista cadere
L’indagine
Ora la Procura di Napoli ha
aperto un fascicolo sul caso e
sta indagando sull’ipotesi di
violenza sessuale e omicidio:
la bambina non sarebbe
morta per una tragica
fatalità, perché protesasi
troppo alla ringhiera del
balcone
I sospetti del parroco
A sollevare sospetti non solo
le voci del quartiere ma
anche quelle del parroco di
Caivano, don Maurizio
Patriciello, che al funerale ha
invitato a parlare «chi sa». I
magistrati stanno scavando
negli ambienti degradati del
Parco Verde
NAPOLI — Negli uffici della
nuova Procura di Napoli Nord
c’è da qualche giorno un fascicolo che pesa più di tutti gli altri, anche se dentro ci sono ancora soltanto pochi fogli. È il fascicolo di una indagine per violenza sessuale e omicidio, e per
ora l’unico nome noto è quello
della vittima: Fortuna Loffredo,
6 anni.
Fortuna, che tutti chiamavano Chicca, è morta il 24 giugno
scorso dopo un volo (forse) dal
settimo piano del palazzo dove
abitava al Parco Verde di Caivano, che è uno dei posti dove si
vive peggio dell’intera provincia di Napoli. Fino a oggi non è
venuto fuori ancora nessuno
che l’abbia vista cadere. Gli uni-
Muro di silenzio
Fino a oggi le indagini
non hanno raccolto
nemmeno una
testimonianza utile
ci testimoni sono quelli che
hanno trovato il corpicino a terra e hanno inutilmente provato
a portare Chicca in ospedale.
All’inizio poteva sembrare la
tragedia di una bimba troppo
piccola per essere lasciata da sola in casa e ancora troppo incosciente per capire che sporgersi
dal balcone è pericoloso. Ma solo all’inizio. Perché in pochi
giorni questa storia è diventata
un mistero, un giallo alimentato non solo dalle voci del quartiere, ma anche da quella autorevole del parroco di Caivano,
don Maurizio Patriciello (il sacerdote divenuto famoso per la
sua battaglia contro l’avvelenamento della Terra dei Fuochi) ,
che al funerale usò parole scelte
non a caso: «Chi sa, deve parlare. Davanti a Dio e agli uomini».
A cosa si riferiva don Patriciello? E che cosa ha spinto il
procuratore Francesco Greco e i
suoi sostituti Federico Bisceglia
e Claudia Maone a concentrarsi
su una pista investigativa così
inquietante? Bisogna tornare a
quel 24 giugno per cercare, se
non le risposte, almeno di mettere in ordine e riavvolgere l’ingarbugliato nastro di questa vicenda. Dalle indagini risulta che
Fortuna quel giorno voleva andare a casa della sua amichetta
che abita al piano di sotto. Si
presentò davanti alla porta, ma
la mamma dell’altra bambina
non l’avrebbe fatta entrare: ai
carabinieri ha raccontato di
averle detto di tornare più tardi
perché stava lavando a terra. Da
questo momento finisce ogni
informazione. Nessuno sembra
sapere più nulla di cosa fece la
bambina: se entrò ugualmente
a casa dell’amichetta, se tornò a
casa sua, se ci tornò da sola, se
parlò con qualcun altro. Finora,
nonostante autorevoli consulenze tecniche cui i magistrati
sono ricorsi, non si è riusciti
nemmeno a stabilire da quale
balcone o finestra della sua casa
Fortuna sia caduta. Non è stato
trovato niente che desse una
traccia, tipo una sedia davanti a
una ringhiera o a un davanzale.
Che sono alti un metro e mezzo,
e quindi Chicca, piccola com’era, non avrebbe certo potuto
scavalcarli senza arrampicarsi
prima su qualcosa che l’agevolasse. Sempre che quando è
precipitata la bambina fosse
davvero a casa sua e non altrove. E l’impossibilità, a causa
dell’immediata rimozione del
corpo, di stabilire anche il pun-
Mistero Manifesti funebri affissi in
occasione
della morte
di Fortuna
Loffredo,
detta Chicca,
avvenuta in
un palazzo di
Caivano
to esatto dell’impatto al suolo e
la traiettoria del volo (è stata
fatta una ricostruzione ritenuta
attendibile ma potrebbe non essere precisa al cento per cento),
rende ancora più difficile il lavoro degli investigatori.
Che però passi avanti ne hanno fatti ugualmente, se proprio
ieri, in attesa dei risultati ufficiali dell’autopsia, si è deciso di
affidare ai Ris un esame approfondito degli abiti che la bambina indossava quando è morta.
❜❜
L’appello
«Chi sa qualcosa sulla
morte della bambina
deve parlare,
davanti a Dio
e davanti agli uomini»
Prete da battaglia Don Patriciello, parroco a Caivano
Don Maurizio Patriciello
Ma non è la scienza a guidare
questa indagine. Semmai a
quella magistrati e carabinieri
chiedono conferme all’idea che
si sono fatti scavando nell’ambiente degradato di quel Parco
Verde dove succede davvero di
tutto: dalla prostituzione allo
spaccio di droga, a convivenze
disordinate oppure obbligate
da arresti domiciliari. E dove
troppo spesso anche i bambini
sono costretti, loro malgrado, a
crescere in fretta.
In un ambiente così girano
pure tantissime voci, e molte —
inquietanti come la pista investigativa — le hanno raccolte
anche i legali di Pietro Loffredo,
il padre di Chicca che è in carcere da tre anni perché vendeva
dvd falsi, non ha più rapporti
con la madre di sua figlia e ha
chiesto assistenza agli avvocati
Angelo e Sergio Pisani. Certo, le
voci hanno bisogno di verifiche, ma una sicuramente no:
quella che racconta di quando,
tre anni fa, il fratellino dell’amichetta di Chicca morì precipitando dal sesto piano di quello
stesso palazzo. Anche su quell’episodio c’è una indagine ancora aperta, che però non ha
imboccato la pista della pedofilia. E dove non compare un particolare che invece al Parco Verde oggi raccontano tutti: quel
bimbo fu trovato con una sola
scarpa, la sinistra, e l’altra non è
mai più spuntata. Anche Chicca
indossava solo la scarpa sinistra. E la destra non è stata ritrovata.
Fulvio Bufi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Pescara I servizi sociali e il giudice dei minori: «Non sapevamo nulla»
Libera le gambe
dalla pesantezza!
PESCARA — Le compresse di
Risperdal sono lì, nella confezione intatta da quattro giorni.
Massimo Maravalle, 47 anni,
tecnico informatico di Pescara,
un passato in banca a Milano, è
sveglio. La patologia di cui soffre da anni, un disturbo psicotico atipico che ingigantisce ansie e paure, è peggiorata da
quando non manda più giù le
pillole. È trascorsa la mezzanotte e lui si dirige nella stanza dove dorme Maxim, cinque anni
compiuti, il bimbo che lui e la
moglie Patrizia, avvocato, hanno adottato. Gli preme il cuscino sul volto fino a soffocarlo.
Poi, impassibile, cammina su e
giù per il corridoio. Resterà
senza apparenti emozioni anche dopo, quando Patrizia si
sveglierà e, disperata, si accorgerà che il figlio sta male, anzi è
freddo e non ha più battito come accerterà poco dopo il 118.
Gli agenti della Volante, diretti
da Alessandro Di Blasio, e quelli
della Squadra Mobile, coordinati da Pierfrancesco Muriana,
ascolteranno la confessione del
marito («È stato un raptus») e
lo arresteranno all’alba per
omicidio aggravato trasferendolo quindi in carcere.
Increduli i vicini, che raccon-
tano di un genitore sempre cordiale e sorridente, che stravedeva per il figlio e lo seguiva nei
tanti impegni, dal nuoto alla
ginnastica artistica o al corso
d’inglese.
Maxim era arrivato in Italia
nel mese di maggio di due anni
fa con una procedura di adozione internazionale. Dalla città
russa di Blagovešcensk fino a
Pescara, nella palazzina situata
in via Petrarca 44, a due passi
dal mare. Il triciclo e l’auto-giocattolo, ieri, erano ancora nell’androne. Una tragedia sui cui
lati oscuri il pm incaricato, Andrea Papalia, avrà da lavorare.
Le indagini della Squadra Mo-
La vittima Maxim,
il bambino di cinque anni ucciso a Pescara
bile hanno accertato che Maravalle soffriva di disturbi psichici ancor prima di iniziare la procedura d’adozione che, come
tutti sanno, ha regole severissime. Il sindaco di Pescara, Marco
Alessandrini, fa sapere che dai
servizi sociali non riferiscono
segnalazioni né «episodi che
avrebbero potuto allarmare».
Oggi la Squadra mobile ascolterà lo psichiatra Alessandro Rossi che aveva in cura Maravalle.
«Siamo sgomenti e sbalorditi»
ha detto Silvia Reitano, il giudice del tribunale dei minori dell’Aquila che ha istruito la pratica dell’adozione di Maxim. E
anche Cecilia Angrisano, presidente facente funzioni del tribunale, sostiene che non c’erano «elementi da cui desumere o
ipotizzare presunte patologie».
Mai avuto comportamenti
strani. Ad eccezione di un episodio che risale alla notte precedente alla morte del bimbo.
Patrizia si sveglia e si accorge
che il marito sta scuotendo il figlio, che dorme nel letto con loro. «Sta male, sta male», dice lui
agitato. Lei lo calma. Le cose
tornano alla normalità. Fino alla tragedia dell’altra sera.
Nicola Catenaro
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Padre soffoca il figlio adottivo
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20 Cronache
Sabato 19 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Emergenza Nuovo dramma davanti alle coste libiche. Erano partiti in gommone per sbarcare in Italia
Inghiottiti dal mare altri 37 migranti
Capitaneria e Marina ne salvano 6 mila
Sos di un ragazzo etiope alla madre: «Imbarchiamo acqua. Aiutami»
ROMA — La tragedia della
loro morte, per ora, è soltanto un racconto dei loro compagni di sventura, sessantacinque migranti recuperati
giovedì pomeriggio a trenta
miglia dalle coste libiche.
Hanno detto, quei migranti: «Eravamo saliti in
102 su questo gommone per
raggiungere le coste italiane». A quel punto ai soccorritori c’è voluto poco per fare
i conti: dovevano essere
morte quindi 37 persone
nella terribile traversata. Ma
usare il condizionale è d’obbligo.
Fino adesso, infatti, non si
è trovato nemmeno un cadavere di quest’ultima tragedia dell’immigrazione.
Nonostante ci sia stato un
grande pattugliamento di
navi, motovedette ed elicotteri durato tutto il giorno di
giovedì, la notte e anche la
mattina di venerdì.
La nave mercantile «City
of Sindon» si era affrettata a
rispondere all’Sos e a correre
in soccorso di questi migranti aggrappati ad un
gommone semi affondato in
quello specchio di mare antistante la Libia. Ha fatto salire a bordo i vivi. Inutilmente ha cercato i morti.
Non c’è pace in questo
pezzo di Mediterraneo. Nelle
ultime quarantotto ore, poi,
si è arrivati vicini ad un ennesimo, tragico record, con
seimila migranti portati in
salvo sulle coste italiane soltanto dai mezzi della Capitaneria di Porto e della Marina
militare.
Non c’è pace. E non ci so-
no certezze. Sono due giorni
che una donna etiope vive
aggrappata alla speranza e al
telefono di ritrovare suo figlio ancora vivo.
La donna abita a Bolzano
ed è lì che suo figlio di vent’anni sta cercando di rag-
giungerla. Partito dall’Etiopia con chissà quali mezzi di
fortuna, il ragazzo era poi
stato rinchiuso in un campo
profughi in Libia. Da lì la fuga. E giovedì pomeriggio
l’Sos telefonico e disperato
alla madre: «Sono in mezzo
Ricerche
Finora non si è
trovato neanche
un cadavere
dell’ultima tragedia
«Se sono dannosi»
Abbattere gli orsi
Il Trentino dice sì
Gli orsi «dannosi» in Trentino potranno essere anche catturati o abbattuti,
se non saranno efficaci le misure di prevenzione. Lo stabilisce una delibera
della Provincia autonoma di Trento «Se la reintroduzione dell’orso
rappresenta un’attrattiva — ha spiegato l’assessore Michele Dallapiccola — ,
siamo consapevoli delle difficoltà che comporta per i danni al bestiame».
Sos dei genitori
al Mediterraneo, sono sopra
un barcone in avaria. Imbarchiamo acqua. Aiutami... ».
Il ragazzo è riuscito a fornire alla madre anche le coordinate della posizione del
barcone. Poi il nulla. E subito è scattata la catena della
solidarietà: a Bolzano la
questura ha allertato la
Guardia costiera. E la Guardia costiera è corsa lì dove il
figlio della donna etiope
aveva indicato, ovvero un
punto di mare ancora una
volta all’interno delle acque
libiche. Voleva dire che con
il loro barcone i profughi,
sembra duecento in tutto,
non avevano percorso che
poche miglia: salpati da Tripoli si erano fermati poco
dopo.
Adesso è la Caritas Migrantes di Bolzano che sta
seguendo la vicenda di questi poveri immigrati. Ne
mancherebbero all’appello
circa un centinaio, sembra. Il
ragazzo etiope di vent’anni
dovrebbe essere salvo. Ma
anche in questo caso il condizionale è d’obbligo.
Perché — sempre secondo informazioni date dalla
Caritas — l’imbarcazione su
cui viaggiava il figlio della
donna etiope che vive a Bolzano sarebbe stata agganciata dai mezzi di soccorso che
operano nel Canale di Sicilia,
principalmente quelli della
cosiddetta operazione Mare
Nostrum . E si pensa che i
migranti che erano a bordo
sarebbero tutti stati portati
in salvo e al sicuro, dunque
anche il ragazzo di vent’anni. La mamma, però, il suo
ragazzo non ha ancora potuto stringerlo tra le braccia.
Alessandra Arachi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Gli sposini
down
senza casa
Mauro e Marta, la coppia
down che dopo dieci anni
di fidanzamento e due di
convivenza ha celebrato due
settimane fa le nozze (nella
foto), sono in viaggio di
nozze. Ma ad oggi non
hanno ancora trovato una
casa dove andare ad abitare,
al loro ritorno. La casa
famiglia dove hanno vissuto
fino a qualche settimana fa
non ha più possibilità di
ospitarli e trovare soluzioni
sul mercato privato è
difficile. Così i rispettivi
genitori, insieme
all’Associazione italiana
persone down (Aipd),
sottolineano le difficoltà
che non solo Mauro e
Marta, ma anche molte altre
persone con la sindrome,
incontrano quando cercano
di vivere una vita
autonoma: «Non stiamo
chiedendo un servizio
gratuito da parte delle
istituzioni ma ci piacerebbe
che i nostri figli trovassero
una casa che abbia spese
sostenibili per i loro
stipendi e il loro stile di
vita».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Sabato 19 Luglio 2014
Cronache 21
italia: 51575551575557
L’appello del padre dopo la morte della piccola
«Non ho mai visto il viso di Sophia libero dai tubi». Il web lo crea al computer
Nathen ha pregato fino
all’ultimo di vedere sua figlia
libera dai quei tubicini sul
viso e sulle mani. Chissà
quante volte ha immaginato
il momento in cui avrebbero
salutato i medici e sarebbero
tornati a casa, insieme, per
sempre. Un giorno lui le
avrebbe raccontato di quelle
settimane difficili, della
malattia che l’aveva colpita
alla nascita. Purtroppo
Sophia, un mese e mezzo
appena, non ha mai lasciato
l’ospedale di Cincinnati, in
Ohio. Aspettava un trapianto
e il 10 luglio i sogni del suo
papà si sono infranti su un
tumore al fegato. Nathen
però non voleva rassegnarsi
al ricordo di lei dentro
l’incubatrice, avvolta nella
plastica e nelle garze. E così
ha chiesto aiuto su Internet.
«Sophia se n’è andata dopo
una lunga battaglia — ha
scritto su Reddit —. Non ho
altre foto senza questi tubi.
Le inchieste di Report
Dopo dieci anni Bruxelles ha chiuso la procedura nei nostri confronti. Esulta il ministro Martina, ma le catture fuori legge continuano
Le immagini Da sinistra, la foto di Sophia postata dal papà
e due delle centinaia di immagini ritoccate cha ha ricevuto
C’è qualcuno che è in grado
di rimuoverli?». In un baleno
Photoshop è riuscito a
rendere un po’ meno amara
la sua sofferenza. In centinaia
hanno risposto a Nathen
Steffel spedendo immagini
ritoccate in cui la piccola
appare senza flebo e tubicini.
Alcuni hanno preferito usare
la matita, non sono infatti
mancati disegni e acquerelli.
Come si dice in questi casi,
ecco una piccola storia che
ha commosso la Rete.
Sfatando l’assunto che il web
tiri fuori sempre il peggio di
noi. Le foto riaggiustate sono
Pescespada, mattanza senza fine
Continua la pesca con le reti proibite
Pochi i controlli. E così si uccidono anche i cetacei mediterranei
L’onore della pesca è salvo, ma i
cetacei e i pescespada sono ancora
in pericolo nonostante la soddisfazione espressa dal ministro delle
Politiche agricole Maurizio Martina
all’annuncio della chiusura della
procedura di infrazione contro
l’Italia per l’uso delle reti derivanti.
Poche ore prima che il ministro e
la Commissione europea riconoscessero «il grande lavoro fatto dall’Italia nell’ultimo triennio sul
fronte della legalità in mare», le nostre telecamere documentavano lo
sbarco notturno e furtivo di pescespada nel porto di Bagnara Calabra
da parte di una motonave che, nonostante il divieto, deteneva le reti
illegali a bordo.
Scampato il pericolo delle ispezioni comunitarie, i pirati hanno ricominciato a pescare sotto gli occhi
poco vigili della Capitaneria di porto che avrebbe il compito di sequestrare le reti illegali e il pesce, oltre a
comminare sanzioni.
Dieci anni da sorvegliati speciali
ma non troppo, visto che a noi è bastata una sola notte sul molo di Bagnara per accertare la fondatezza
delle segnalazioni che da giugno
arrivavano insistentemente dai pescatori onesti, quelli che si armano
di attrezzi legali come il palangaro e
la fiocina sperando di pescare quel
poco che sfugge ai «muri della
morte», i chilometri di reti calati in
mare per tutta la notte che intrappolano tutto, incluse tartarughe e
cetacei, che non potendo riemergere muoiono soffocati dopo atroci
sofferenze. Quelle reti sono la prima causa di morte per i cetacei e nel
solo Mediterraneo si stima che,
quando le spadare erano legali, ne
morissero diecimila all’anno. Per i
pescespada e i tonni la sorte porta
dritti ai mercati del pesce, al prezzo
salato che conosciamo. Abbiamo
pagato cara la sovvenzione milionaria a 700 pescherecci affinché si
armassero di attrezzi di pesca più
sostenibili ma almeno un centinaio, soprattutto calabresi, siciliani e
campani, hanno preso i soldi senza
buttare le spadare. Hanno continuato illegalmente ma alla luce del
sole con la complicità della politica
e delle capitanerie. A sei anni dal
bando, nel 2008, la Commissione
scriveva: «È ampiamente provato
che il sistema di controllo e sanzione applicato in Italia in merito alle
reti derivanti sia del tutto insufficiente».
Nel Dna dei pescatori di frodo c’è
qualcosa che va oltre la semplice
devianza. C’è lo sfregio per il rispetto di una risorsa comune, il liturgi-
La tecnica illegale
Il sistema di pesca con reti da posta derivanti, non fisse, è illegale.
Le reti sono lasciate alla deriva per catturare pesci pelagici
Boa
Le maglie
33-40 cm
Altezza
30 m
Lunghezza reti fino a 20 km
Le dimensioni minime
È di 140 cm la taglia minima
prevista dalle norme italiane
(compresa la spada) mentre
per l’Ue la soglia si abbassa
a 125 cm e un peso di 25 kg
90%
700
La percentuale di riduzione degli
stock ittici mondiali dopo trent’anni
di pesca industriale, a volte condotta con metodi illeciti. Senza considerare il danno ambientale
e quello, gravissimo, prodotto
all’ecosistema marino e alle varie
specie che lo abitano
I pescherecci italiani che hanno
preso sovvenzioni per dotarsi di attrezzi di pesca più sostenibili. Ma
armatori e operatori di alcune barche hanno preso i soldi senza aver
eliminato le «spadare», prima causa di morte per cetacei e tartarughe
nel Mediterraneo
2
milioni di metri quadri
È l’estensione delle reti
spadare sequestrate
in Italia nei primi cinque
mesi del 2014
co piagnisteo e la devota riconoscenza a tutti i politici che hanno
barattato la legalità con i loro voti.
C’è una finta povertà che nasconde
evasione fiscale un tanto al chilo
(un pesce spada può valere anche
mille euro). Nello specchio d’acqua
in cui gettano le spadare si riflette la
nostra politica ambientalista che ha
concesso illegalità e leggi speciali
per dieci, lunghi anni, persino
quella che sdoganava una spadara
più piccola (ferrettara) fino al 2011,
nove anni dopo il bando delle reti
derivanti!
Dopo tanti anni di complicità i
recidivi leggeranno l’assoluzione di
Bruxelles come un’opportunità per
armarsi di spadare. E, come abbiamo dimostrato, lo stanno facendo.
Ma insieme a noi, su quel molo,
non c’era un solo uomo della capitaneria.
Non vogliamo pensare (male)
che l’ordine di chiudere un occhio a
inizio stagione sia stato impartito
dall’alto per evitare che nei registri
delle sanzioni in mare (pubbliche)
diverse l’una dall’altra,
cambiano i colori, la
nitidezza, alcuni piccoli
particolari. Ma sono
identiche nel sussurrare
pietosamente a questo padre
emergesse ancora la pratica illegale, cosa che avrebbe dimostrato la
diffusione del fenomeno mettendo
a rischio l’assoluzione di Bruxelles.
Dunque, è prematuro per il ministro cantare l’Inno alla Gioia, finché non impartirà l’ordine perentorio di non fare più sconti e di procedere con i controlli in mare e al
sequestro definitivo delle reti illegali. Perché incombe il rischio di
una nuova procedura di infrazione
che sarebbe una figuraccia senza
precedenti. La scorsa notte, insieme alla nostra telecamera, c’era un
osservatore dell’organizzazione
ambientalista Oceana che in una
nota ufficiale denuncerà quanto visto alla Commissione europea.
D’altro canto la stessa Commissione ha concesso al nostro Paese
dieci anni di illegalità per poi chiudere la procedura (guarda il caso)
in coincidenza con il semestre di
presidenza italiana, che di certo
non poteva guidare con la patente
di pirata del mare. Oramai l’Europa,
nonostante i recenti sforzi per tutelare quel che resta della risorsa ittica, ha sostenuto con regolamenti
ad hoc lo sfruttamento indiscrimi-
che in molti, là fuori, gli sono
vicini. Tra gli autori ci
saranno
sicuramente tanti
neo papà che,
guardando la loro
figlia, hanno
pianto per Sophia.
Nathen tutto
questo lo sa, non
c’è dubbio. E alla
fine ha ringraziato
così: «Volevo una
bella foto della mia
bimba. Ho avuto in cambio
un sostegno incondizionato
che mi ha aiutato in questo
momento di dolore». Ora
starà fissando una delle foto
che non ha mai potuto
scattare a Sophia. Guardate i
suoi occhi, quelli non sono
ritoccati. Sono bellissimi.
Fabio Cutri
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Università
Test falsati,
riammessi
duemila
studenti
nato della risorse. Dopo avere
svuotato i nostri mari, le flotte europee stanno impoverendo quelli
altrui.
Siamo spesso convinti di mangiare pesce del Mediterraneo quando il 70 per cento è di importazione.
Basti pensare agli accordi che consentono di acquistare pescespada
dal Marocco. Lontano dagli occhi e
dai regolamenti. Oceana ha documentato un mese fa la presenza di
numerose spadare sui pescherecci
di Tangeri, in Marocco, Paese che
esporta soprattutto in Italia. La delocalizzazione dell’illegalità benedetta da Bruxelles. A questo si deve
aggiungere il dato biologico che il
pescespada è un animale che da decenni sta soffrendo a causa di una
pesca indiscriminata. A rigor di logica non andrebbe consumato, così
come non andrebbero consumate
molte altre specie che arrivano sulle tavole e nei sacchetti congelati a
tutela dei grandi interessi. Il consumatore è l’unico arbitro che oggi ha
lo strumento del boicottaggio per
decidere se preservare l’ambiente
oppure prediligere i propri appetiti,
assecondando anche quelli di chi,
in trent’anni di pesca industriale,
ha ridotto gli stock ittici del 90 per
cento. Con la complicità dei politici
di tutto il mondo. Il pesce comincia
a puzzare, sempre, dalla testa.
Gli atenei di Napoli, Tor
Vergata, Bari e Salerno
dovranno trovare posto a
duemila studenti che
avevano partecipato ai test
d’ingresso di Medicina,
Veterinaria, Odontoiatria
e Architettura. È quanto
stabilito dal Tar del Lazio,
che ha ammesso con
riserva i ragazzi rimasti
inizialmente esclusi. «I
giudici hanno dichiarato
illegittimo il concorso di
medicina 2014-2015 e
hanno stabilito
l’ammissione in
sovrannumero di tutti i
ricorrenti patrocinati
dagli avvocati Michele
Bonetti e Santi Delia»,
spiegano dall’Unione
degli universitari. Il
Tribunale amministrativo
ha disposto che i ragazzi
possano frequentare
regolarmente le lezioni,
fissando per il prossimo 7
maggio 2015 l’udienza di
discussione dei ricorsi nel
merito. «Schede
anagrafiche raccolte e
conservate separatamente
rispetto alla busta del
Miur contenente i
materiali d’esame; codici
alfanumerici (che
rendono possibile
l’abbinamento al nome,
ndr) visibili; un
imprecisato numero di
plichi di concorso
sostituiti dalla
commissione per errori di
compilazione da parte dei
singoli candidati o per
difetti dei plichi stessi».
Ecco le cause che hanno
portato alla decisione del
giudice, racconta
l’avvocato Bonetti, che nei
ricorsi ha precisato come
sia possibile, banalmente
«chiedendo la
sostituzione del plico», far
conoscere il proprio
codice segreto alla
commissione. Insomma,
«il vizio dell’anonimato e
la violazione della
segretezza concorsuale»,
secondo i legali (e i
giudici), hanno
compromesso in molti
casi l’esame. Ma non è
finita qui, perché
sarebbero centinaia i
ricorsi in fase di
elaborazione che saranno
presentati e di cui si
chiederà una fissazione
celere dell’udienza di
trattazione davanti al Tar.
Sabrina Giannini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Etica
Nel Dna dei pescatori di frodo
c’è di più della semplice
devianza. C’è lo sfregio per il
rispetto di una risorsa comune
© RIPRODUZIONE RISERVATA
22
italia: 51575551575557
Sabato 19 Luglio 2014 Corriere della Sera
AVVISO A PAGAMENTO
ONE MILLION FOR BOSNIA
Qui, vent’anni fa, cadevano le bombe come la pioggia.
Qui, vent’anni fa, i cecchini, dalle colline, sparavano
sui passanti.
Qui, vent’anni fa, la pulizia etnica, senza precedenti dalla
Seconda guerra mondiale, distrusse tutta la Bosnia.
E qui, vent’anni fa, un esercito di cittadini liberi, fedeli al
meglio della memoria antifascista d’Europa, si oppose alla
barbarie e alla fine la sconfisse.
L’Europa, nel frattempo, aveva lasciato che le cose
andassero così. Sorda all’appello dei suoi fratelli di
Sarajevo, di Mostar o di Srebrenica, essa restò, quasi fino
alla fine, con l’arma al piede.
Voltando le spalle a un passato
segnato dalla lotta per la democrazia
e la libertà,l’Europa,con un cinismo
pari solo a un compiacimento che
ricorda gli accordi di Monaco del
1938, diede il via libera a questo
massacro di innocenti.
E quando decise di intervenire, lo
fece per imporre a Dayton degli
accordi immorali che stabilirono
la pace, ma imposero anche la
divisione del Paese e istituirono un
meccanismo istituzionale che ancor oggi lo paralizza,
lo impoverisce e - da Sarajevo a Banja Luka - blocca la
riconciliazione degli spiriti e dei cuori.
parte pienamente, indiscutibilmente e irreversibilmente
della grande famiglia di difensori della democrazia e del
diritto che è la famiglia europea.
Per questo motivo gli amici della Bosnia-Erzegovina
qui, a Sarajevo, nei giorni del centenario del cataclisma
che ha visto l’Europa inabissarsi e lacerarsi senza pietà,
lanciano un appello a tutti i cittadini europei di buona
volontà perché, in un futuro vicino, il paese di Ivo Andrić
sia ammesso con pieno diritto all’Unione Europea.
Gli amici della Bosnia-Erzegovina rifiutano il
ragionamento di coloro che, scambiando la causa per
l’effetto, discutono sull’una o l’altra
disposizione costituzionale imposta
dagli accordi di Dayton per rinviare
l’inizio delle trattative. Alzano
la voce contro la logica assurda e
kafkiana per la quale questo Paese
dove si sente, molto di più che
altrove, battere il cuore d’Europa, è
tenuto, già da tanti anni, ai margini
del suo spazio politico.
Gli amici della Bosnia-Erzegovina
lanciano dunque questa petizione
chiedendo in particolare che le
famose «precondizioni» proposte da
Bruxelles siano integrate ai negoziati di adesione invece
di bloccarli, e che rappresentino non più la condizione
preliminare ma il primo argomento a favore dell’apertura
immediata e incondizionata delle trattative.
Questa situazione non può più durare.
Questoerrorepolitico,morale,storico,deveessererimediato.
L’Europa deve onorare il debito che abbiamo nei confronti
della Bosnia,che non ha pagato altro se non la sua fedeltà ai
valori della democrazia, del cosmopolitismo e della multicittadinanza, gli stessi valori dell’Europa. L’Europa ha una
cosa da fare in merito: riconoscere alla Bosnia che,per la sua
sofferenza, la sua storia, la lunga tradizione di tolleranza e
di apertura nonché per la resistenza eroica al nazionalismo
selvaggio che l’ha quasi distrutta, questo piccolo Paese fa
Quanti morti ci sono voluti perché la Francia e la
Germania si riconciliassero? Per quanti anni ancora
la Bosnia-Erzegovina deve pagare il fatto di essere
la cattiva coscienza d’Europa? Finiamola con questa
cattiva coscienza. Paghiamo il nostro debito alla BosniaErzegovina aprendole finalmente le porte d’Europa.
Per sostenere l’ingresso della Bosnia-Erzegovina
nell’Unione europea, appuntamento sul sito della
petizione :
http://onemillionforbosnia.eu
Corriere della Sera Sabato 19 Luglio 2014
Cronache 23
italia: 51575551575557
?
Il dibattito La scelta del colosso statunitense: abbonamento mensile a 9,99 dollari e si può consultare una biblioteca da oltre 600 mila titoli
I libri: basta leggerli o bisogna anche possederli
Per la carta
I volumi vanno toccati
Caterina II pagava Diderot
perché glieli comprasse
Come il «Corriere della Sera» raccontava ieri nelle pagine culturali, Amazon ha lanciato
Kindle Unlimited, un nuovo servizio che offre — con un abbonamento da 9,99 dollari al mese
— accesso illimitato alla sua libreria digitale di volumi elettronici e audiolibri. La notizia è
stata diffusa ufficialmente dallo stesso colosso di Seattle dopo che all’inizio della settimana
un errore sul sito del gruppo aveva svelato l’intenzione di entrare in questo mercato. Il
servizio potrà essere provato gratuitamente per trenta giorni e sarà disponibile anche per
dispositivi mobili sia su piattaforma iOS di Apple sia su Android, attraverso l’app gratuita di
Kindle. Con questa mossa l’azienda di Jeff Bezos creare una sorta di Spotify (il servizio che
offre l’ascolto di musica pagando un abbonamento) dei libri, garantendo ai suoi iscritti
l’accesso a oltre 600.000 titoli. Come riporta il «Wall Street Journal» adesso Amazon
starebbe tentando di attrarre grandi editori per aumentare l’attrattività del servizio
Una biblioteca virtuale è una raccolta triste di libri. Certo,
si può consultare, leggere, utilizzare al massimo
attraverso tutti i confronti possibili, ma non ci
appartiene. I libri bisogna possederli, compulsarli,
esserne gelosi, lasciare in essi un frammento della nostra
vita: sia esso una nota, una lettera, una fotografia. Borges,
ormai diventato cieco, li accarezzava immaginando e
rivivendo con la memoria il contenuto. Kant li preferiva ai
viaggi, anzi con essi correva per il mondo. Padre Martini,
il maestro di Mozart, provò fastidio quando il Papa lo
chiamò a Roma: non voleva abbandonare i suoi libri
nemmeno per pochi giorni. I «libridinosi» li amano
perché sono colpiti da febbre cartacea, malattia da cui
non si guarisce. Molti studiosi, non tutti, li adorano
perché da essi hanno ricevuto aiuti indispensabili e mai li
hanno traditi. Gli uni e gli altri difficilmente vanno
d’accordo ma sono convinti, per ragioni diverse, che
senza i libri è inutile vivere; o forse a loro sembra
un’impresa impossibile. D’altra parte, molti delitti sono
stati commessi per il possesso esclusivo di un libro,
dall’assassinio di un collezionista che sosteneva di avere
una seconda copia di un’opera unica — e il pugnale lo
vibrò un pio frate — agli scavi ordinati da Napoleone nei
sotterranei del Cremlino.
L’imperatore dei francesi
Il filosofo
voleva almeno rubare la parte
di biblioteca dell’ultimo
Nietzsche per l’estate
basileus di Costantinopoli,
chiedeva alla madre i
Costantino XI Paleologo
«suoi» testi: lì ritrovava Dragases, fatta murare dallo
zar Ivan il Terribile, ma causò
appunti e memorie
soltanto gravi danni
archeologici. Possedere un
libro è una consolazione per i sensi più che un bisogno
culturale. Anatole France ammoniva: «Mai prestare un
libro, gli unici libri che ho in biblioteca sono quelli che gli
altri mi hanno prestato». E Caterina II di Russia, pur di
avere dei libri di valore, passava uno stipendio a Diderot,
con l’accordo scritto che sarebbero stati suoi dopo la
morte del filosofo. Per questi e per altri motivi, la mania
di possedere volumi, di raccoglierli, di toccarli, non si
può spiegare se non ricorrendo ai termini «amore» e
«gelosia» in tutte le loro declinazioni. In un paio di lettere
giovanili Nietzsche chiedeva alla madre, per le letture
estive, i suoi libri: in essi ritrovava una sottolineatura, un
appunto, una memoria; sarebbe stato più facile prenderli
in una biblioteca ma non c’erano quei segni
indispensabili del possesso. Giuseppe Pontiggia arrivò a
far controllare la stabilità della propria casa più volte da
un ingegnere, perché continuava a riempirla di tomi.
Quando la situazione giunse a un punto critico comprò
altri locali, ma non poteva permettersi di non possedere i
libri che avrebbe desiderato leggere. E se un visitatore
gliene toccava uno, lo ricomprava nuovo: polpastrelli
profani, con le eventuali malie, lo tormentavano. Petrarca
era ricco e si faceva miniare i libri dagli artisti esosi,
Checov aveva solo edizioni economiche: entrambi però
desideravano studiare su qualcosa che era loro. Soltanto
loro.
Per la tecnologia
È l’era della condivisione
Tutto si può affittare,
anche i titoli preferiti
«Tocca guardare il contesto più ampio. I libri non
competono solo con i libri. I libri competono con Candy
Crush, Twitter, Facebook, i film in streaming, i giornali che
leggi gratis. È un mondo nuovo. Ed è molto importante non
limitarsi a costruire un fossato intorno all’industria che
cambia». L’affermazione è di Russell Grandinetti,
vicepresidente di Amazon per Kindle. Grandinetti è una
delle menti dietro il lancio di Kindle Unlimited, l’ultimo
servizio dell’azienda di Seattle che permette di realizzare il
sogno di una immensa biblioteca disponibile 24 ore su 24.
L’idea non è nuova: start-up come Oyster ed Entitle già lo
fanno, offrendo una mole simile di libri e abbonamenti
altrettanto vantaggiosi. Eppure l’arrivo di Amazon nel
mercato dell’«all you can read» (tutto quello che puoi
leggere), segna l’inizio di una nuova era per l’editoria, che
potrebbe finalmente entrare a fare parte dell’economia
digitale. Fino a ieri, infatti, un americano abituato ad avere
abbonamenti mensili per qualsiasi tipo di attività —
dall’automobile (Zipcar) alla musica (Spotify), dalle edicole
(Press Reader) ai vestiti (Rent the Runway), fino al trasporto
aereo privato (Surfair) — era costretto a leggere solo titoli
acquistati. Nel film a colori della sua giornata da cittadino
del XXI secolo, il momento della lettura veniva
rappresentato in un muto
bianco e nero: il libro era
Il futuro
l’ultimo baluardo di un sistema
economico fondato sulla
Con la formula
proprietà privata e limitata di
introdotta da Jeff Bezos
conoscenza e di servizi. Ma il
l’editoria entra a far parte sapere è stato «liberato» dalla
dell’economia digitale
tecnologia digitale e molte
attività, grazie a essa, sono
tornate alle funzioni primarie
(un’automobile, che sia una Ferrari o un’utilitaria, serve
comunque a facilitare gli spostamenti): sono gli utenti a
dettare le regole. In un’intervista alla «Lettura» del maggio
2012, il fondatore di Amazon Jeff Bezos ha dichiarato: «Nel
business editoriale ci sono solo due attori ad avere il futuro
garantito: i lettori — che con gli ebook risparmiano
moltissimo, hanno accesso alla loro libreria virtuale in ogni
momento e possono scegliere tra una varietà maggiore di
titoli e generi — e gli autori, a cui paghiamo il 70% dei diritti.
Tutti gli altri devono lavorare per assicurarsi un futuro». Se
gli editori non vogliono limitarsi a confermare il teorema
dello studioso Clay Shirky — «le istituzioni tendono a
preservare i problemi per cui sono loro stesse la soluzione»
— , dovrebbero adattarsi al cambiamento. Non è più il
momento di dubitare della legittimità dei cittadini di avere
un accesso più equo (che non vuol dire gratuito) e diretto
(che non vuol dire «piratato») alla conoscenza. Piuttosto,
come ha scritto su Twitter Benidict Evans, attento analista
tecnologico, il vero nodo dell’«all you can eat» applicato ai
libri non è il costo ma il tempo e la predisposizione. Siamo
sicuri che avere migliaia di titoli disponibili per una
manciata di dollari al mese sia un servizio utile? Ci renderà
lettori migliori? In ogni caso, meglio impiegare l’attesa della
risposta immersi nella possibilità di una biblioteca globale
che nel fossato degli editori.
Serena Danna
Armando Torno
Disegno di Alberto Ruggieri
@serena_danna
© RIPRODUZIONE RISERVATA
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’accordo La nuova società si chiama «Gold 5» ed è composta da Mondadori-Publitalia, L’Espresso, Banzai Media, Italiaonline e Rcs Mediagroup
manifestanti avevano impedito con una
resistenza passiva agli uomini del Corpo
forestale regionale di entrare nel terreno
di Colloredo di Monte Albano ed eseguire
il provvedimento della Regione Friuli di
distruzione forzata del mais transgenico.
L’ipotesi di reato al vaglio della
magistratura è quella dell’inosservanza
dei provvedimenti dell’autorità.
board siedono Davide Mondo (presidente), Andrea Santagata (amministratore delegato) e i consiglieri Gabriele
Comuzzo, Gabriele Mirra e
Roberto Zanaboni.
È poi previsto un comitato
strategico per aiutare nella
definizione delle linee guida
dello sviluppo della società,
di cui faranno parte Paolo Ainio (amministratore delegato Banzai), Antonio Converti
(amministratore delegato
Italiaonline), Massimo Ghedini (amministratore delegato A. Manzoni & C.), Stefano Sala (amministratore delegato Publitalia 80) e Raimondo Zanaboni (direttore
generale Pubblicità di Rcs
Mediagroup). Secondo le attese, la commercializzazione
delle prime soluzioni pubblicitarie dovrebbe arrivare
entro la fine del 2014.
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Giovanni Stringa
Alleanza tra editori, nasce la superconcessionaria di spot digitali
MILANO — Intesa a cinque nel mondo dell’editoria e
degli spot digitali: Rcs Mediagroup, Mondadori-Publitalia (con Mediamond),
L’Espresso (con A. Manzoni),
Banzai Media e Italiaonline si
sono alleate nella pubblicità
sui video online. Il risultato
dell’accordo è la nascita di
«Gold 5», concessionaria per
vendere spazi di «video display advertising».
La nuova società — si legge in una nota — è partecipata con quote paritetiche
dalle cinque aziende che
l’hanno creata. E commercializzerà — in via non
esclusiva — una porzione
dei bacini di pubblicità digitale di ciascuno dei soci. La
mossa segue analoghe ini-
ziative già lanciate dagli editori in altri Paesi europei, come La Place Media e Audience Square in Francia, AdAudience in Germania e Aunia
in Spagna.
L’attenzione verso gli spot
che si accompagnano ai video su internet non è casuale: secondo una ricerca di
eMarketer, negli Stati Uniti il
mercato del «video display
advertising» rappresenta circa il 12% della spesa complessiva nella pubblicità digitale, con un valore di 5,9
miliardi di dollari. Passando
al nostro Paese, sempre secondo eMarketer, nel 2014 il
valore del mercato italiano
della pubblicità video online
dovrebbe superare i 200 milioni di dollari, con una cre-
scita per i prossimi anni di
oltre il 20% ogni dodici mesi.
Stando ai numeri di FCP, nel
2013 questo mercato valeva
circa 90 milioni di euro,
escludendo gli operatori internazionali che non aderi-
scono alla rilevazione.
L’obiettivo di Gold 5 —
prosegue la nota — «è quello
di diventare l’attore di riferimento in questo importante
segmento, proponendo soluzioni pubblicitarie sull’in-
sieme delle migliori realtà
digitali italiane». L’azienda
— si legge ancora — «sarà
così in grado di competere
efficacemente con player internazionali che attualmente
detengono posizioni di asso-
luto rilievo e quote crescenti
di mercato».
Il consiglio di amministrazione di Gold 5 prevede un
sistema a rotazione annuale
dei vertici tra le cinque
aziende azioniste. Adesso nel
Udine
La Procura ordina
il sequestro
e la distruzione
del mais Ogm
Prima il sequestro e poi l’ordine di
distruggere il campo coltivato con mais
Ogm. È quanto ha stabilito la Procura di
Udine per un terreno nel territorio di
Colloredo di Monte Albano. Il
provvedimento potrebbe essere eseguito
già oggi. La decisione di emettere il
decreto di sequestro è arrivata dopo che
il 9 luglio il leader di Futuragra, Giorgio
Fidenato, e una sessantina di
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Sabato 19 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Sabato 19 Luglio 2014
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Tempiliberi
Viaggi
Benessere
Moda
Food
Dai fornelli alla tavola
Fonte: Frida-Sissa
È una questione di esperienza o percezione? Donne e uomini
guardando l”immagine di una pietanza hanno idee diverse
su tempi e impegno. Ecco una scala di giudizio da 1 a 100
Quanto
57,96
uomini
lavoro
61,04
donne
serve?
Quanto
tempo
ci vuole?
Design
uomini
donne
Tecnologia
10,13
19,23
Famiglia
Paralleli L’evoluzione di
una parola che è
cambiata in quasi tutte le
lingue, dall’inglese
all’italiano. Ma gli orientali
restano sempre un’
eccezione: in Giappone
«scusa» vuole dire anche
«grazie»
di COSTANZA RIZZACASA d’ORSOGNA
ILLUSTRAZIONE DI VINCENZO PROGIDA
D
onne che si scusano
troppo. È la tesi di
«Not sorry», il nuovo spot stile «lean
in» della Pantene, 8
milioni di visualizzazioni in pochi
giorni, secondo cui
le poverette chiedono scusa in automatico, e infinitamente più degli uomini - come se
si scusassero di esistere. Prima di esprimere un
pensiero, di chiedere un favore. Perfino se veniamo urtate, osserva il brand che associa la lucentezza dei capelli alla legittimazione femminile, siamo noi a chiedere scusa. Retaggio di un
maschilismo millenario.
Peccato che non sia più così. Che «sorry», ormai e sempre più spesso, uomini e donne uguale, vuol dire tutto tranne scusa, e soprattutto
niente. Impazza sui social, ha il suo emoji, ma
come «LOL» e «Yo!» è semanticamente duttile:
ognuno ci legge ciò che vuole. E non è solo che
«sorry» è usato in lieu di «excuse me», per chiedere l’ora o porgere un ombrello. «Sorry», come
ha replicato su Time la stessa Jessica Bennett di
LeanIn.org, oggi è «una stampella». Un riempitivo, una copertura, una paraculaggine, se perdonate il francesismo: un modo gentile per esigere qualcosa, come il più formale «I hate to
ask». Soprattutto, «sorry» è usato sarcasticamente. Ha assunto, da forma di sottomissione e
educazione, quasi il significato opposto. Per
dissentire («Nope, sorry») o mettere in ridicolo
l’affermazione di qualcuno; per negare un favore seccamente («Sorry, no can do»). Altro che
scarsa fiducia in sé o autoflagellazione di genere: nel narcisismo e nella cafonaggine dell’oggi
non chiede scusa più nessuno. Tanto che cercando «sarcastic sorry su un sito di meme (tormentoni web), vengono fuori un migliaio di risultati. Perché Elton John l’aveva capito dal
1976: Sorry - nel senso di scusarsi - seems to be
the hardest word.
Già nel saggio Relazioni in pubblico (1971),
mentre identificava gli elementi chiave del
chiedere scusa (imbarazzo e mortificazione;
ammissione di colpa e accettazione della pena;
sconfessione del comportamento scorretto), il
sociologo Erving Goffman suggeriva una certa
doppiezza: si può scusarsi per convenzioni sociali ma non essere dispiaciuti affatto. Trent’anni dopo, un articolo della NYU Law Review citato dall’Atlantic individuava quattro tipologie di
scuse nelle negoziazioni quotidiane: le scuse
tattiche, cioè riconoscere il danno causato al fine di influenzare la reazione dell’offeso; quelle
esplicative, in cui si cerca di giustificare un gesto sbagliato spiegandone i motivi; quelle formalistiche, verso un superiore o un’autorità; e
quelle «happy end», le uniche in cui si ammette
responsabilità e si esprime rammarico.
Ma ce ne sono molte altre. Che dire, per
esempio, della famigerata «non-apology apology», le scuse/non scuse amate da politici e affabulatori vari? «I’m sorry you feel that way» («Mi
spiace che la veda così»), che non è affatto un
chiedere scusa, ma anzi sottintende come sia
l’altro a interpretare male. E se «Mistakes were
made» («Sono stati fatti degli errori»), che allontana la responsabilità personale, era la formula preferita da quei furboni di Ronald Reagan e Bill Clinton, il più falso è il «sorry» preventivo, per giustificare un’affermazione sconveniente (e quindi concedersela): «Mi spiace se
ciò che sto per dire offenderà i neri...».
Ma non è solo l’inglese americano. Anche in
altre lingue «sorry» è usato sempre più ironica-
non vuole più dire «mi dispiace»
La parola
In (quasi) tutte le lingue
Per gli inglesi è «sorry». In
spagnolo «¿Perdón?» o il più
formale «¿Disculpe?». In tedesco
«entschuldigung». I francesi
hanno «pardon» o l’espressione
più garbata «je suis désolé». In
russo si dice «prosti» in modo
colloquiale e «prostite» in modo
formale. La parola giapponese
«sumimasen» (slang “suimasen”)
viene usata, a seconda del
contesto, sia per scusarsi che per
ringraziare.
Dall’educazione
al sarcasmo. E una
spiegazione c’è: nella
nostra società essere
testardi è un valore
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Single
di Antonella Baccaro
Prevedere
oppure osare?
La valigia
del solitario
S
e le vacanze sono vicine e state
pensando, con qualche
preoccupazione, a come fare le valigie,
fermatevi un attimo a riflettere: siete tra
quelli che prima scelgono la valigia e poi la
riempiono? O, al contrario, disponete tutto
ciò che ritenete assolutamente necessario
sul letto e in base a quello decidete il
contenitore? Personalmente, dopo più di
20 anni di giri per il mondo piano piano, e
non senza sacrificio, ho imparato a
rientrare nella prima categoria: scelgo la
valigia, in genere quella media (quella
grande solo d’inverno), una sola, e poi
scelgo quello che mi serve. L’esercizio è
complesso e richiede di porsi un po’ di
domande: la prima è se viaggerete o meno
da soli. Perché se è così non dovrete
trascurare nulla, pena dover mendicare in
mente, vedi lo spagnolo «¿Perdón?» o il più formale «¿Disculpe?» per dire «Come, scusi?», ma
anche «Che cavolo dici?». O il tedesco «entschuldigung» e il francese «Je suis désolé» quest’ultimo sbugiardato già da Anne Hathaway ne Il diavolo veste Prada («You’re not
désolé at all», «Non sei désolé per niente!»). In
italiano, dove già Federico Moccia aveva individuato nuovi impieghi (Scusa ma ti chiamo
amore, 2007), da bravi provinciali ormai diciamo «sorry» un po’ per tutto pure noi. E se chiedere scusa è atto dovuto in Cina, chissà che il
documentario Never Sorry di Ai Weiwei (2012)
non suggerisca che si stanno occidentalizzando
pure in questo.
Il giapponese, al contrario, ha «sumimasen»
(slang “suimasen”). La «parola totale», adoperata, a seconda del contesto, per scusarsi e ringraziare. Ambigua quanto «sorry», ma con significato opposto. Perché mentre per gli americani chiedere scusa indica debolezza, in quanto
ammissione di un proprio fallimento (come ri-
giro l’antibiotico che non vi siete portati
dietro. Il single in questi casi è
chiaramente svantaggiato, per questo
l’esercizio della preselezione è ancora più
necessario. La seconda domanda riguarda
il tipo di voi stessi che intendete portare in
viaggio: non stiamo parlando di adattare
l’abbigliamento e gli accessori al mare o
alla montagna, che è il minimo. Ma
piuttosto di decidere subito se volete
affrontare il resto del mondo, che
incontrerete in viaggio, con il vostro
«dentro» o il vostro «fuori». Fate bene
attenzione a non sottovalutare le vostre
ansie, perché se siete tipi che «se non ho il
vestito giusto non scendo a cena», allora è
meglio che vi attrezziate per non rovinarvi
il viaggio. Se invece tutto quello che vi
serve è una buona disposizione d’animo, e
tiene anche Pantene, che stigmatizza come patetico scusarsi), per i giapponesi è una virtù, segno di forza - motivo per cui si scusano in continuazione. «Abbiamo rimosso la parola “sorry”
nel suo significato originario», ha scritto il New
York Times, «perché porta con sé tali implicazioni di colpevolezza che istintivamente la evitiamo. Consideriamo la testardaggine un valore. Anche se un «sorry», che spesso è più empatia che colpa, può andare lontano». Come nei
casi di malasanità, dove tutti gli studi di giurisprudenza sottolineano la correlazione netta tra
la quantità di scuse avanzate dal colpevole e il
denaro risparmiato nel processo civile.
Addirittura, recenti esami in Germania individuano un rapporto di causa ed effetto tra scuse e perdono a livello neurologico: quando
qualcuno ci chiede scusa, spiegano, la regione
del nostro cervello legata all’empatia s’illumina
a giorno. E siamo spinti a perdonare.
CostanzaRdO
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ce l’avete, procedete di conseguenza,
adattando abbigliamento e accessori alla
comodità. Se il viaggio è lontano, vi
servirà una guida interiore: io non mi
muovo mai senza un paio di libri di un
autore locale che, letti sul posto,
acquisteranno maggior sapore: vi
sembrerà di avere degli occhiali speciali
per guardare ciò che vi circonda.
Allora, avete deciso? Prima la valigia o
prima il contenuto? Se optate per la prima
scelta, sappiate che vi tornerà utile anche
nelle relazioni, quando deciderete di
averne una: non vi arriverete carichi di
roba che vi tiene legati al passato, ma vi
approderete con una sacca leggera, da
riempire di emozioni. Buon estate e buon
viaggio!
© RIPRODUZIONE RISERVATA
26 Tempi liberi
Sabato 19 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Moda I protagonisti
Immagine E scherza sul set: tranquilli, dopo trucco e capelli divento un’altra
Vogue
A Milano
torna Fashion’s
Night Out
(in diretta tv)
Normalità di una stella
Lo stile secondo Amy Adams
L’attrice («American Hustle») testimonial di Max Mara
P
La sesta edizione milanese
della Vogue Fashion’s Night
Out — soltanto la sesta, ma è
un appuntamento che
sembra esista da molto più
tempo — è in programma
per il 16 settembre, giorno
che precede l’inizio della
Settimana della moda (a
Roma è in programma per
l’11). Una notte bianca dello
shopping con i negozi aperti
fino alle 23.30 e gli stilisti
presenti, a contatto con i
visitatori («Sono quasi tutti
molto bravi, alle prese con il
pubblico», spiega il direttore
di Vogue Franca Sozzani,
nella foto qui sopra).
Coinvolti centinaia di negozi
del centro milanese intorno
al quadrilatero della moda,
da via Montenapoleone a via
Manzoni, da via della Spiga a
corso Venezia, da corso
Vittorio Emanuele a corso
Genova, all’intero quartiere
di Brera e corso Como.
Verranno venduti articoli
realizzati in edizione limitata
appositamente per la serata
e il ricavato verrà devoluto ai
centri comunali di
formazione per l’inserimento
nel mondo del lavoro di
ragazzi in difficoltà, Milano Ti
Forma Fleming e San Giusto.
L’assessore alle Politiche per
il lavoro, sviluppo economico,
moda e design del Comune
di Milano, Cristina Tajani,
spiega: «Grazie alle
donazioni della Vfno
quest’anno riusciremo a
realizzare delle borse studiolavoro rivolte a ragazzi in
difficoltà, aiutandoli
attraverso questo sostegno
a crearsi una professionalità
direttamente spendibile nel
mercato del lavoro».
Molti sponsor sosterranno
l’evento: Visa, Lavazza,
Martini, McArthurGlen
Designer Outlet, Vente
Privee.com (partner digitale,
per una settimana
organizzerà una vendita
speciale online con una
selezione di prodotti
realizzati per la Vfno), e Qvc
(canale 32 del digitale
terrestre e 475 Sky)
organizzerà la prima diretta
della serata, dalla Galleria del
Corso.
Sui social media, l’hashtag
ufficiale della
manifestazione sarà
#VFNO2014.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
er le sue interpretazioni: cinque candidature
all’Oscar e un Golden
Globe con American
Hustle. Per quella bellezza senza tempo che
torna nello slogan della campagna pubblicitaria: Timeless is now.
Per il suo essere straordinariamente famosa e allo stesso normale.
Basta vederla entrare al Viceroy Hotel di New
York per la cena organizzata in suo onore:
Amy Adams colpisce per lo sguardo magnetico, da vera diva, ma il sorriso è caldo, i modi gentili. Per tutti questi motivi Max Mara
l’ha voluta come testimonial dei suoi accessori. Tornando a scegliere, dopo Jennifer
Garner, un’attrice di Hollywood invece di
modelle e starlette. Strategia vincente: in
due anni negli Stati Uniti le vendite sono
cresciute del 40 per cento.
Lo spot visto da lei: «Mi sono sentita a
mio agio, è stato tutto molto naturale, senza
stress», dice l’attrice nata nell’agosto del
1974 a Vicenza (il padre, militare, lavorava
nella Caserma Ederle, quindi ad Aviano). Forse anche per
questo legame con
l’Italia, dopo aver
detto no a tre marchi, Amy Adams ha
accettato di posare
davanti alla macchina fotografica di
Mario Sorrenti. «Ne
sono molto fiera». Visto dai Maramotti, i
proprietari del marchio: «Appena arrivata ha
scherzato subito: “State tranquilli, dopo
trucco e capelli divento un’altra”. È stata
splendida nell’interpretare il nostro stile».
Classico e contemporaneo: l’attrice posa con
la nuova borsa del marchio, la Signature
Bag, «firmata» dalla cucitura «puntino», segno distintivo (e brevettato) di Max Mara
per i cappotti. A proposito: quello che Amy
indossa nella campagna accessori — Signature Bag, Margaux Bag e gli occhiali Tribute
distribuiti da Safilo — è il «double face» in
cachemire e cammello. Un capo icona della
maison. Come l’altro classico che l’anno
scorso sfoggiava Jennifer Garner per pubblicizzare la J Bag: venduti cinquemila esemplari in una stagione.
America felix, per il gruppo di Reggio
Emilia fondato nel 1951 da Achille Maramotti e che quest’anno ha fatturato 1.300
milioni di euro contro i 1.294 del 2012. La
La parola
Testimonial
Amy Adams, 40
anni il prossimo 20
agosto, è il nuovo
volto scelto
da Max Mara
per gli accessori
autunno inverno
2014-2015
La serata
Martedì, a New
York, cena di Max
Mara in onore di
Amy Adams. A
fianco, da sinistra,
Toni Collette, Amy
Adams, Miranda
Kerr, Margaret
Qualley
nipote Maria Giulia Prezioso Maramotti,
trentenne, figlia di Maria Ludovica, responsabile dello sviluppo retail per Stati Uniti e
Canada, racconta: «Le nostre campagne
hanno avuto un forte impatto sulla clientela.
Il 2013 è stato il miglior anno di sempre negli Usa, che rappresentano il nostro quarto
mercato dopo Europa, Cina, Giappone. Solo
gli accessori sono saliti nelle vendite al più
33 per cento, anche le più giovani si sono avvicinate al nostro prodotto. Le clienti storiche, invece, ci chiedono il total look, seguite
da commesse-stylist con cui si crea un rapporto di fiducia». Analisi sui gusti delle
americane, ben raccontati da Maria Giulia,
laurea e master alla Bocconi: «Non hanno
tempo, si fidano del nostro stile e non guardano il prezzo. Nel dieci per cento dei casi telefonano in boutique, si fanno inviare gli
abiti a casa e li provano comodamente prima
di acquistarli. Vogliono un look formale per
il lavoro e abiti importanti per gli eventi serali. E quando vedono le nostre testimonial
immaginano una donna vera, come loro».
Vera, ma speciale. Amy Adams, vestita di
rosso, incede lentamente, accompagnata dal
marito, l’attore Darren Le Gallo (la coppia ha
una bambina, Aviana). Saluta con la natura-
lezza che ha dimostrato durante gli scatti
della campagna, di cui è possibile vedere un
filmato sul sito di Max Mara e durante il quale confessa: «La mia icona professionale è
Grace Kelly, regale ma con i piedi per terra,
ironica e intelligente, si faceva avvicinare
senza problemi anche quando era con la sua
famiglia». Rivolge una parola a tutti, dolcemente: «L’Italia è così importante per me. E
avete la più grande comunità artistica. Cosa
metto nella borsa? Mi è capitato di infilarci
una lampadina: prima di un party sono passata dal ferramenta, dovevo assolutamente
sostituirla. Ma anche la cravatta di mio marito, a fine serata». Torna a parlare del brand
dei Maramotti: «È così naturale, autentico. E
con tante taglie».
Una serata newyorkese per celebrare Amy
Adams e il made in Italy. Martedì sera, sotto
un violento acquazzone. Tra gli ospiti, Margaret Qualley, figlia di Andie MacDowell, la
top Miranda Kerr, la cantautrice Laura Love,
l’attrice e cantante Toni Collette. Tintinnio
sul bicchiere, Maria Giulia Maramotti chiede un attimo di attenzione: «Grazie Amy per
essere qui con noi. Rappresenti il nostro
modello di donna. Concreta e di talento». Le
doti più apprezzate da Max Mara.
Annachiara Sacchi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La campagna
Amy Adams è
stata fotografata
da Mario Sorrenti.
Nella foto sopra,
l’attrice posa con la
Margaux Bag e
indossa il cappotto
double face, pezzo
icona della maison.
Sul sito di Max
Mara anche un
video e le
immagini del
backstage
Nuovi feticci Il successo della Milano Bag di Cruciani C , la borsa estiva ispirata alla filosofia «luxury pop»
Tulle e quadrifogli, ora «funziona» la leggerezza
P
er annullare quel senso di ingombrante appendice, Madame Bricard, una delle donne
più eleganti di Parigi e musa
ispiratrice di Dior, non portava mai la borsa. Ma, forse, se
ne avesse avuta una così leggera avrebbe fatto un’eccezione, aggiungendosi a una
lunga fila di estimatrici della
Milano Bag Cruciani C.
Trasparente e diafana grazie alla trama di tulle, ma resa
quel che basta misteriosa
dalla punteggiatura di quadrifogli che creano un reticolo di vedo-non vedo. Il motivo «portafortuna», che ha
portato davvero molta fortuna al marchio dell’imprenditore umbro Luca Caprai, viene ripreso questa volta in un
secchiello con i manici, già
proposto in saffiano e pvc e
ora nella variante tulle. In
vendita da poche settimane
nei negozi di Milano, Forte
dei Marmi, Viareggio, Capri,
Verona, Madrid, Barcellona,
Palma di Maiorca, New York,
Messico e Corea, ha già conquistato tutte, diventando la
it-bag dell’estate, con liste
d’attesa per avere il colore
preferito.
«Per capire come va il
Liste d’attesa
Nei negozi di Milano,
Forte dei Marmi, Capri
e Barcellona, le clienti in
coda per il colore preferito
Trasparenze La Milano Bag di
Cruciani C: in tulle, con i manici
in pelle, è proposta nei colori
rosso, verde, blu, azzurro, beige,
avorio, petrolio, arancio e nero
mondo basterebbe che gli
uomini spiegassero cosa c’è
dentro la borsa delle ragazze», scrive Paola Jacobbi nel
suo «Pazze per le borse»
(Sperling & Kupfer), sintetizzando quel senso di misterioso universo femminile che si
cela dietro a ogni borsa. La
Milano Bag rompe gli schemi, svelando, quel che basta,
il contenuto di chi la indossa,
e rivelando così un Dna giovane e spensierato, ma allo
stesso tempo elegante, secondo il concetto di «luxurypop» amato da Luca Caprai.
Anche il prezzo si adatta a
questa filosofia: il prezzo va
Piccole e grandi
Due i modelli della nuova
borsa: la Petite, per tutti
i giorni, e la City, per
i weekend fuori porta
dai 99 euro della Petite, versione più piccola, da sfoggiare tutti i giorni, ai 129 della
City grande e spaziosa, dedicata anche ai weekend fuori
porta. L’esplorazione del
mondo delle borse intrapresa
dal marchio Cruciani,cominciata con modelli classici con
la catenella e city-bag in pelle, ora prosegue con un accessorio fresco da daily-wear.
In rosso, verde, blu, azzurro, beige, avorio, petrolio,
arancio e nero, ha una palette
pensata per ogni look e occasione: perfetta per le giornate
in barca e di sera, svuotata di
creme, cappello e occhiali da
s o l e , d i ve n ta a l l ea ta d i
un’uscita elegante.
M. Pro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Sabato 19 Luglio 2014
Tempi liberi 27
italia: 51575551575557
Moda I protagonisti
Sfilata
A sinistra, tre look della sfilata
newyorchese del 12 febbraio
scorso, debutto dello stilista
Jason Wu come direttore
creativo del womenswear
di Hugo Boss
Diciassetterubini
di Augusto Veroni
Architettura
L’architetto Matteo Thun ha
realizzato nel 2006 l’edificio
della sede di Coldrerio
(Svizzera) della Hugo Boss:
ha vinto il Prix Acier l’anno
successivo
L’orologio
che sa tutto
sulle maree
E si immerge Personaggi A febbraio il debutto da Hugo Boss: «L’ingegneria tedesca vince anche nel tessile»
«La moda è un giocattolo
che dà libertà alle donne»
tore delegato dell’azienda, ndr) e ho
visto il quartier generale di Metzingen ho capito che qui si pensa in modo molto preciso alla dimensione
umana. Il design è importante: non
dico che sia tutto ma quasi, se si parla
di un’azienda. Ho visto in sede tutte
quelle persone che venivano al lavoro
volentieri, in uffici pieni di luce naturale, ho visto l’efficienza di archivi
fantastici e una fabbrica dove c’è il
massimo della tecnologia oggi disponibile nel tessile. Quando si parla di
ingegneria tedesca si pensa alle automobili, all’acciaio, ma anche nel tessile. La Germania applica
la tecnologia più avanzata.
La vita di uno stilista è una
Talento
vita di costante tensione
con la realtà di quello che
Trentun anni, nato
si può realizzare, che si
a Taiwan, genitori
può mandare in negozio:
professionisti,
sulla carta disegni qualcotrapiantato in
sa di bello — io uso ancora
Canada a nove anni
la matita, non passerò mai
e poi a New York
al computer, mi piace la
per studio (Parsons)
carta, amo l’inchiostro, i
e lavoro: Jason Wu
colori, come nei miei gioè uno degli stilisti
chi di bambino — e poi naemergenti
scono cento problemi
più lanciati
quando si tratta di trasformare quel foglio di carta in
un vestito. Nel mio lavoro da stilista
per il mio piccolo marchio faccio
molta fatica in più. Qui i problemi si
risolvono. Per un perfezionista, appoggiarsi a una struttura così è un
sollievo».
Uno dei motivi per i quali è stato
nominato direttore creativo — e la
sfilata del 12 febbraio scorso, il suo
debutto, ha confermato la bontà della
scelta — è il senso contemporaneo
della sua visione della moda femminile. «Ma i miei idoli sono Saint Laurent, Lacroix e Alaia: è design senza
tempo, va al di là della stagione per la
quale è stato concepito. Come la
grande architettura. Nessuno più di
voi europei lo sa: il design che resta è
l’unico che vale davvero, al di là del
momento».
Jason Wu: è come vestire le bambole
La maggior parte delle
indicazioni fornite dagli orologi
si basano, ovviamente, sul
«tempo solare». Le indicazioni
di ore, minuti, data, giorno
della settimana, secondo fuso
ed altre ancora sono
direttamente in relazione con
l’ora solare. Sul ciclo lunare,
invece, si basa solitamente
solo l’indicazione delle fasi di
luna, appunto; ma a partire dal
ciclo lunare è possibile creare
anche un dispositivo
interessante per i marinai:
l’indicazione delle maree.
Fin dal 1992 Corum, marchio
svizzero che dell’originalità e
talvolta della stravaganza ha
sempre fatto la propria
bandiera, ha creato un primo
modulo esclusivo in grado di
fornire molte indicazioni
sull’andamento delle maree:
ferme restando alcune
differenze locali, fra cui l’entità
effettiva della massima e
minima (in alcune parti del
mondo pochi centimetri, in
altre maree ben più potenti) il
Corum Tides è in grado di
fornire una notevole quantità
di informazioni (coefficiente di
marea, ora delle due prossime
maree alte e basse, forza della
corrente e processo della
marea) utili per chi naviga
spesso lungo la costa, anche
se in Italia l’escursione delle
maree è raramente tale da
rivelarsi un pericolo. In più il
Corum è un ottimo orologio a
prova d’avventura: animato da
un movimento meccanico a
carica automatica, ha
un’ampia cassa (45 mm di
diametro) dodecagonale tutta
realizzata in titanio di grado 5,
leggero e resistente;
l’impermeabilità (30
atmosfere) è di quelle che
consentono anche immersioni
impegnativa; il cinturino in
gomma vulcanizzata possiede
una bella chiusura pieghevole
(sempre in titanio) con doppio
pulsante di sicurezza. Tutte
caratteristiche, insomma, che
proiettano il Corum Tides nella
fascia più alta del mercato. Per
questa ragione il prezzo, alla
luce della qualità generale e
dell’originalità delle funzioni,
pur non essendo basso in
assoluto va considerato molto,
molto concorrenziale: 8.400
euro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
U
n consiglio ai genitori
che vedono loro figlio,
fin da piccolissimo, giocare con le bambole e
nient’altro: molto probabilmente quel bimbo
ha davanti a sé un bel futuro da stilista, lasciatelo libero.
«Devo ai miei genitori proprio questa libertà: giocavo con le bambole, le
vestivo, immaginavo i loro abiti, e sapevo a malapena camminare. Non mi
hanno mai indirizzato verso altri giochi, mi hanno sempre lasciato nell’assoluta libertà di esprimermi. Non
posso che dire loro grazie». Jason Wu,
che a soli 31 anni – «ma dopo i 30 uno
non è più un giovane stilista, è un
mestiere che corre a gran velocità» —
ha già debuttato come direttore del
womenswear di Boss, sorride.
Passare dalla sua microazienda con
la quale è diventato famoso — 35 dipendenti, meno del numero di Paesi
nel quale si vendono i suoi vestiti: 39,
e clienti famosissime come Michelle
Obama che ha indossato Jason Wu
anche all’inaugurazione del presidenza del marito — alla direzione di
Hugo Boss — un colosso da 12.500
dipendenti, 7100 punti vendita in 129
Paesi, fatturato 2013 di 2,4 miliardi di
euro — non è stato semplice, e non
soltanto perché Jason deve dividersi
tra New York e l’Europa.
Viaggiare è normale per Wu, nato a
Taiwan e trapiantato a Vancouver all’età di nove anni per motivi di lavoro
del padre. A quattordici aveva già
mandato i suoi disegni a un’azienda
di giocattoli che l’aveva assunto come
collaboratore e due anni dopo, a sedici, ne era diventato direttore creativo:
tutto perché gli piaceva vestire le
bambole («Creare un abito è come
giocare, fantasia e libertà: mi piacciono gli abiti che rendono le donne libere, libere di essere se stesse»). Poi
la Parsons a New York, l’apprendistato da Narciso Rodriguez, la scelta di
correre da solo, con l’appoggio di Anna Wintour e clienti famose, a Hollywood e Washington. E ora, Hugo
Boss.
Metzingen, Germania, e Coldrerio,
Svizzera, le due sedi centrali di Hugo
Boss accomunate dall’architettura innovativa «a misura d’uomo», tecnologia e giardini, acciaio e cristallo ma
anche prati all’inglese con panchine e
vialetti. L’unica differenza tra le sedi
di Germania e Svizzera? «La vicinanza con l’Italia: qui a Coldrerio si mangia meglio che a Metzingen, alla
mensa c’è la pasta fresca tutti i giorni,
fa venire voglia di fare il bis. Io sono
uno che mangia, so che nella moda
non è un hobby diffusissimo... La mia
definizione di lusso è quella: il tempo
di gustare qualcosa di buono. Il gusto
per me è un senso importantissimo».
E mangiando passa la paura?
«Questo è un gigante della moda,
certo, ma quando sono andato a parlare per la prima volta con Claus
(Claus-Dietrich Lahrs, amministra-
Matteo Persivale
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Da Parigi a Roma Longchamp apre a Roma in piazza di Spagna. Il direttore Cassegrain: cominciò mio nonno da una pipa
Si piega ed è (anche) color uva: ecco la «Pilage»
E’
la borsa più comprata al
mondo, con trenta milioni di esemplari venduti in vent’anni. La si vede al
braccio di Kate Middleton o portata a tracolla da Beyoncè e Katie
Holmes, ma anche le studentesse
ci buttano dentro libri e vocabolari. La «Pilage» («piegabile»,
ispirata all’arte giapponese dell’origami), realizzata in tela di
nylon, ultraleggera e resistente, è
proposta in sei diversi colori a
stagione (dal mirtillo, all’uva,
abete, palma, curry o paprica,
pralina o laguna...) e si può anche personalizzare scegliendo
manici, combinazioni cromatiche e tipo di fibbie. Nel tempo,
l’it bag di Longchamp si è adattata anche a rivestirsi di pelle (Pilage a cuir) o ad indossare tessuti
fantasia divenendo infine anche
tela da dipingere per artisti come
Tracey Emin, Charles Anastase,
Mary Katrantzou o il pop designer americano Jeremy Scott.
Jean Cassegrain, direttore generale del marchio francese, ha
appena inaugurato a Roma, in
piazza di Spagna, il secondo flagship italiano dopo quello di via
della Spiga a Milano nel 2012.
«Una sfida venire a vendere borse in Italia, dove c’è Prada, Gucci
e tutti i maestri del made in Italy
— spiega il nipote del fondatore
L’ispirazione
L’arte giapponese
dell’origami: la carta
che prende forma
di animali e oggetti
In centro L’interno del «flagship»
inaugurato nei giorni scorsi a
piazza di Spagna: è il secondo
negozio che Longchamp ha aperto in Italia. La maison conta 270
monomarca in tutto il mondo
della maison ancora al 100% di
proprietà della famiglia — ma è
anche vero che gli italiani ci
amano e venivano sempre a trovarci nelle boutique di Nizza e
Parigi. Così abbiamo deciso di
avvicinarci ai nostri clienti». E
pensare che LongChamp (il nome è una sofisticata combinazione di termini lessicali e iconografici: Cassegrain vuol dire
«rompi grano» così hanno pensato a un mulino e l’unico nell’area di Parigi era all’ippodromo
di Longchamp) è nato come un
brand maschile. «Dopo la guerra, mio nonno vendeva pipe di
qualità in una tabaccheria di Parigi — ricorda Jean — ed ebbe
l’idea di ricoprirle con guaine in
I numeri
Trenta milioni di
esemplari venduti
in vent’anni: successo
globale (con le star)
pelle, eleganti e resistenti al calore. Poi piccola pelletteria da uomo come portafogli e portachiavi ma anche borse da viaggi.
Quindi,a fine anni Ottanta le
hand bag da donna». Oggi Longchamp conta 270 monomarca
in tutto il mondo e realizza nei
propri atelier la totalità dei suoi
articoli. «Una borsa fatta nella
Valle della Loira o in Giappone è
esattamente uguale a quella realizzata dall’altra parte del pianeta
— racconta Sophie Delafontaine,
direttrice artistica del marchio
— in questo lavoro c’è un’irrinunciabile impronta artigianale
e per far questo, i team creativi di
ogni paese sono formati i Francia
peer conservare qualità e tradizione».
Flavia Fiorentino
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28 Tempi liberi
Sabato 19 Luglio 2014 Corriere della Sera
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Moda I protagonisti
La scrittrice
di Matteo Persivale
Donna Tartt, vintage
«senza genere»
per il Pulitzer
Volti nuovi
T-shirt e borse
Lo stile velico
«made in
Toscana»
Sarà difficile vedere lei, così schiva, che partecipa a malapena alle
presentazioni dei suoi libri una volta al decennio e si fa
fotografare con estrema riluttanza, apparire in prima fila a una
sfilata di moda: eppure poche scrittrici hanno il senso sicuro
dello stile — nell’abbigliamento — di Donna Tartt: l’autrice del
libro dell’anno, Il cardellino (Rizzoli), premio Pulitzer e bestseller che da ottobre continua a vendere montagne di copie. Se
sulle passerelle si discute di moda genderless, senza genere, lei —
che ama i vestiti e lo shopping, al contrario dell’immagine seriosa
che le è stata appiccicata — lo mette in pratica da una vita:
sempre in giacca scura e pantaloni, scarpe basse ma non troppo,
rare esplosioni floreali, grande attenzione al vintage. Ispirazione
gotica da americana sudista del Mississippi, trapiantata a New
York (ma vive gran parte dell’anno nella sua bella casa di
campagna in Virginia) e innamorata della vecchia Europa.
«Genderless» A sinistra, qui sopra
e a destra tre «look» di Donna
Tartt, cinquant’anni. In basso a destra, un’immagine di Tartt scattata
nei primi mesi del 1992 per pubblicizzare l’uscita del suo primo romanzo «Dio di illusioni» (Rizzoli)
L’intervista I due Cavalli e la campagna con Rita Ora: perché lei? Ha una carica esplosiva ma non è «arrabbiata»
La scelta di Eva e Roberto
«Meglio le brave ragazze»
Mare La barca e, sopra, le t-shirt
«Cattiva compagnia» è il
nome della barca a vela di
un navigatore consumato
di nome Sandro Soldaini.
E «Cattiva Compagnia» è
anche il nome che il velista
toscano ha dato al neonato
marchio di abbigliamento
casual. T-shirt, scarpe,
costumi, felpe, cerate «capi
mixabili, eco-friendly,
leggeri, freschi e sempre in
versione “coming soon”,
perché la moda di Cattiva
Compagnia non ha regole
fisse», spiega il
proprietario. Tutto
contraddistinto da una
filosofia a «chilometro
zero»: l’azienda di
Pontedera disegna e
produce quasi tutto in
Toscana. I pellami
provengono da concerie
fiorentine certificate e la
distribuzione, per scelta,
avviene solo in territorio
toscano: dopo il primo
punto vendita aperto a
Pontedera, ora sono
arrivati quelli di Pisa e di
San Vincenzo, a Livorno.
«La collezione è disegnata
da mio padre, ma tutti
collaboriamo a quella che
sta diventando una linea
apprezzata anche fuori
dall’ambiente velico», dice
Tiziana Soldaini. Neppure a
dirlo, gli estimatori del
marchio si chiamano
«cattivi compagni» e il logo
del marchio è una pecora
con un ghigno, che da
animale mite rivendica la
sua indipendenza dai soliti
cliché (www.cattivacompagnia.com).
© RIPRODUZIONE RISERVATA
N
ella moda vanno di moda le
«brave ragazze», parola di
Cavalli&Cavalli, cioè Roberto ed Eva, coppia di stile
da più di trent’anni. Lui si
occupa di tessuti e stoffe e
linee; lei di prodotto, comunicazione e
social. Il risultato è quello di cui sopra:
parlare di donne, alle donne. In abiti e
immagini. In questi giorni in tanti stanno curiosando fra le pieghe per capire la
scelta di Rita Ora quale testimonial per il
prossimo inverno. Giovane e bella, certamente. Cantate e attrice di successo,
senza dubbio. Ma (avversione d’obbligo) decisamente una «brava ragazza»
(certo, sempre nei standard dello spettacolo): vita privata lontano dai riflettori
(ha una storia con un dj, Calvin Harris),
no fumo, no alcol, entusiasmo e gioia di
vivere alle stelle. «Basta con ragazze arrabbiate e segnate dai vizi — scherzano
“i” Cavalli —. Ci piaceva l’idea di una
giovane donna tutta energia e per nulla
spenta o emaciata. Rita ci sembrava fosse perfetta per interpretare una Marylin
Monroe prima maniera, tutta seduzione
e ingenuità.
Tra la consapevolezza di
essere affascinante e la naturalezza della
ragazza della
porta accanto».
Eccola allora la cantante
bionda e vaporosa e sensuale. «Sempre nello spirito Cavalli, ben inteso — se
la ride lo stilista girando e rigirando tra
le mani le foto —. Non certo minimal e
castigata!». Avrebbe qualcosa da ridire, a
un certo punto, sull’immagine, già approvata e stra-approvata. Poi si ritrae.
Ma fra Eva e Roberto chi fa cosa?
«Lei (Eva, ndr) mi spinge sempre a fare il meglio. Poi è vero che se la persona
che amo e stimo mi dicesse sempre di sì,
mi annoierei. Con Eva discutiamo, litighiamo, ci accordiamo. Io non ho mai la
sicurezza sicura, lei allarga i miei orizzonti fino a farmi uscire dagli scogli dei
dubbi. Io sono un pratico, lei una teorica. Io non mi guardo attorno, lei sì, molto. E sa sempre dove va la moda, quello
che esige. Io tutt’al più so cosa fanno
Dolce e Gabbana perché vivo sotto casa
loro e poi li stimo, così l’unica sfilata che
guardo dopo la mia è la loro».
Chi ha scelto Rita Ora?
La campagna
Stile Marilyn
È Rita Ora, la
testimonial della
campagna
autunno/inverno
2014-15 di Roberto
Cavalli (sotto). Le foto
sono state scattate a
New York da
Francesco Carrozzini,
che ha scelto una
location
metropolitana, in
un’abitazione dal
design sofisticato.
Rita Ora posa seduta
distesa su un divano e
in piedi mentre gioca
con i tessuti, in stile
Marilyn Monroe
«Eva, naturalmente. Anche perché lei
spesso arriva prima degli altri e così le
cifre non sono astronomiche. Poi quando si mette in moto la mafia del testimonial è finita. Bisogna essere svegli, attenti, fare ricerche, ascoltare gli amici. Anticipare. Devo dire che in questo Eva è veramente grande. Con Rita è stata una
simpatia reciproca». Aggiunge Eva:
«Una ragazza dalla carica esplosiva. Che
trascina tutti, persino la gente per strada. Senza mai un attimo di sosta. Allegria e gioia di vivere allo stato puro».
Più di trent’anni insieme sul lavoro,
i Cavalli, con Roberto-mai-contento.
Risponde, ovviamente, Roberto: «È
un periodo che non mi considera (Eva
ndr) tanto rompiscatole, in verità. Invece ci sono stati tempi che lei era così terrorizzata dalle mie reazioni che si alzava
di notte e mi scriveva dei messaggini».
Eva conferma e approva: «Quando
sono molto convinta, mi
faccio forza e cerco di
portare avanti il mio
punto vista. Anche se
per lo più ascolto Roberto perché è molto
spontaneo, di pancia, e secondo me
sono le cose migliori».
C’è un limite allo stile Cavalli?
«Direi di no, forse
nell’uomo meno che
nella donna. I miei sono pezzi
speciali per completare un guardaroba che c’è già. Capi che restano nel tempo».
Alle ultime sfilate si è parlato del
ritorno a una certa compostezza?
«Per anni ci siamo fatti prendere
dagli entusiasmi e ora siamo stanchi
di certe cose. Ed io mi ci ritrovo in questo nuovo corso, perché adoro ripetermi: tant’è che prima di cominciare
ogni collezione rivedo le precedenti
per non cadere nella tentazione di
rifarle… in meglio. Eva invece
vorrebbe sempre stupire». Eva:
«Io preferisco ubriacare d’idee.
Roberto ne ha sempre tante
ed io mi batto per realizzarle
tutte. Lui invece vorrebbe centellinarle».
Rita Ora in versione Marylin,
perché?
«La mia donna non è più una ragazzina. È una donna che può spendere, ma lo fa consapevole di quello che
acquista. Sono cambiato io perché non
sono più il jeans stampato e l’animalier: i
miei capi ora sono unici e costosi. Ed è
anche cambiato il mondo: eravamo arrivati a un punto in cui la linea di confine
tra volgarità e sensualità era molto sottile e varcarla dipendeva spesso dalle donne stesse. Molte non sapevano come
“trattare” certi abiti: non erano abituate,
non li sapevano indossare. Penso, per
esempio, a certi Paesi arrivati al denaro
velocemente. Ora c’è più cultura, consapevolezza, maturità».
Ma vale ancora la pena investire sulle «celeb»?
«Certo: è una soddisfazione. Per
esempio ho saputo che Lady Gaga vuole
mettere i miei abiti. E sono giorni che dico ai miei: datemi il numero di Lady Gaga, le devo parlare. Però mi devono dire
come la devo chiamare, appena lei mi risponde: lady o Gaga».
Tormentone vendita: cessione o non
cessione della Roberto Cavalli a un fondo?
«No comment! Ma lei ha il numero di
Lady Gaga?».
Paola Pollo
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Musa
Di origini albanesi, Rita Ora è una delle artiste
britanniche più popolari, apprezzata dagli
stilisti per i suoi look trasformisti. Lo scorso
inverno ha aperto con uno show dal vivo la
sfilata f/w 2014 di Philipp Plein, adesso è
protagonista della nuova campagna Cavalli
Corriere della Sera Sabato 19 Luglio 2014
Tempi liberi 29
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Moda Cabina armadio
Gli accessori La rivisitazione «gentile»
di un classico maschile. Il revival della veletta
Best seller
Il best seller di Borsalino:
il classico Panama è stato
rivisitato in versione femminile
con tesa larga e cinta in cannetè
Come vestire la testa
E vince il «Panama»
«S
Stile rock Sopra Fergie al festival rock di Coachella: la cantante
dei Black Eyed Peas ha scelto la versione in feltro del cappello
iconico di Borsalino con la tesa più larga rispetto a quello maschile. La versione estiva, in paglia fine dell’Ecuador, è andata esaurita nei negozi di tutto il mondo
iccome le fidanzate
continuavano a
“rubare” il cappello
ai nostri clienti, abbiamo pensato di
dedicare un pezzo
solo a loro, qualcosa di femminile e maschile al tempo stesso, ammorbidendo la
linea del classico Panama». Claudio Mennuni, sales manager di Borsalino, spiega
come è nato il cappello più ricercato dell’estate, esaurito nelle boutique Borsalino
di tutto il mondo: il Panama a tesa larga
con cinta in cannetè, esibito come un piccolo trofeo da chi è riuscito ad accaparrarselo (a 210 euro circa) e che ha rilanciato il
cappello come accessorio dell’estate. Nessuna limited edition, solo un numero ristretto dovuto alla meticolosità della fabbricazione. «La paglia proviene dall’Ecuador, da sempre il fornitore ufficiale Borsalino — spiega Mennuni —. Tutti i nostri
Panama vengono intrecciati in loco mentre la forma “Borsalino” viene data in Italia. Il processo richiede accuratezza e tempi lenti». Un successo che proseguirà in
inverno, con i nuovi feltri, anche questi
stondati, già indossati da Fergie al festival
rock di Coachella. È il nuovo corso del
cappello: femminile, ma adatto a ogni oc-
Stili
Inverni Il cappello da cocktail in
treccia di paglia fine a tesa larga
Watercult Il classico cappello
in paglia ha la fascia in pizzo
Gucci La berretta di pelle in stile poliziesco della pre-fall 2014
1968
Cambiaghi Stile vintage per il Panama Atacama in paglia marrone
Tak.Ori In maglia, con visiera
e disegni geometrici colorati
A sinistra Brigitte
Bardot a Montecarlo
con Gigi Rizzi. La diva
ha spesso giocato con
lo stile indossando
cappelli eccentrici: un
modello da imitare
per un’intera
generazione ispirata
dallo stile tropezienne
Erika Cavallini La classica cuffia
è impreziosita da una veletta nera
casione, senza più costruire intorno a chi
lo indossa il recinto (stretto) di ragazza
perfetta.
Tendenza Bianca
Il modello da imitare è il cappello di
Bianca Jagger il giorno delle nozze con
Mike. Il tailleur bianco dal taglio maschile
indossato in assenza di reggiseno, era reso
romantico da un copricapo da cerimonia
dalla forma arrotondata, ora tornata estremamente di moda. «Oggi il cappello è in-
dossato come un accessorio che conferisce carattere — spiega Matteo Cambiaghi,
che ha rilanciato il cappellificio di famiglia
—. E sempre più spesso vengono portati
dalle donne cappelli disegnati per gli uomini, come il nostro Panama Atacama».
La veletta
«La veletta è tra gli ornamenti più belli
per una donna — scrive Genevieve Antoine Dariaux nella sua «Guida all’eleganza»
— , conferisce mistero e distinzione ai li-
neamenti più comuni».
comuni» Già «feticcio» per
Maison Michel, il capp
cappellaio francese che
l’ha riportata in auge
auge, adesso si impone
come moda. Erika Cavallini
Cav
l’ha scelta per
i berretti: cuffie dall
dall’aria sportiva con
un’appendice di tulle.
tulle Anche Inverni, la
casa fiorentina celebre
celeb per i copricapi
morbidi, per l’estate ha proposto il modell IIris,
lo
ris, una paglia fine con tesa larga e vele
lett
lettaa corta. «Indossa
«Indossare un cappello è seg di personalità
gn
gno
personal — spiega Maria
Ci
Cirr
Cir
Cirri,i, proprie
proprietaria con la sorella
del
dde
el marchi
marchio —. Invito sempre
r flette prima di acquiri
a riflettere
ssta
tar
are un cappello e sopratstare
tut
ttu
utt
tto, a calibrare la misututto,
rra : la circonferenza va
ra:
cal
cca
alcco
calcolata
un centimetro
sopra l’orecchio. I capsopra
pellli devono essere belli
pelli
sonnoo solo visti da davansono
ti,i ma
ma anche lateralmente
ti,
e pe
ppersino
ersin di spalle».
La «manutenzione»
«manu
La
Ch sia ppaglia fiorentina o
Che
ecua
ecua
uaddoregna il punto è lo stesso:
ecuadoregna
com
cco
ome
me curare di un intreccio così delicome
ccato?
cato
cat
ca
atoo? «Per
« la pulizia del
d marocchino (la
cinta interna che rifin
cin
ci
rifinisce la circonferenza, ndr) si consigliano
consiglia poche gocce di
Avio, l’ex trielina, su un panno pulito e
asciutto, meglio se di daino — spiegano
gli esperti della Borsal
Borsalino —. La paglia invece va pulita con un panno morbido e
poche gocce di latte detergente.
de
Mai usare
il cotone che rischia di
d lasciare sgradevoli
residui e mai impugnare il cappello con le
dita sulla punta per evitare di rompere la
paglia. Infine, il segreto del vapore: con il
passare del tempo la paglia si disidrata e si
rischia la rottura dell’intreccio. «Se non si
riesce a usare un getto di vapore diretto
sul cappello, anche per evitare di bagnarlo
troppo, il consiglio è di lasciarlo riposare
per una notte in un ambiente umido».
Michela Proietti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Sabato 19 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Sabato 19 Luglio 2014
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Abitare Il personaggio
L’intervista
Impegno Carlotta de
Bevilacqua, 57 anni, con
le lampade Ina e Una
Tavolo di Danese; in
primo piano a destra
Empatia, a led, da lei
disegnata per Artemide
(Foto Duilio Piaggesi)
Dietro il giardino
di Carlo
Contesso
Quel tocco
color burro
che non deve
svanire subito
Carlotta de Bevilacqua La progettista e imprenditrice di Artemide e Danese e gli intrecci tra professione, valori e vita privata
Mesi fa ho fatto una mossa
azzardata, ho inserito delle
macchie di fiori gialli: non
sfacciati, sfumature tra il
burro e il primula, ma pur
sempre gialli nonostante la
committente avesse detto
«solo il giallo non mi piace».
Il terrazzamento è a fianco di
un’abitazione rosso
pompeiano, la bordura mista
è tutta rossi, arancio e pesca
con foglie nere, argentate e
bronzate, quindi quel tocco
luminoso era perfetto per
alleggerire il tutto, eppure
quando i fiori di Anthemis
tintoria ‘E. C. Buxton’ (nella
foto) hanno creato cuscini
color burro ho provato un
vago nervosismo nel
rispondere alla telefonata
della padrona di casa... Per
fortuna l’azzardo ha avuto
successo; ma dopo mesi di
fioritura, nel giro di pochi
giorni le ‘E. C. Buxton’ son
morte nel pieno del fulgore.
Perenni di breve durata, le
cultivar di A. tintoria e ibridi
sono tanto generose coi fiori
che gira voce tra i giardinieri
si esauriscano e muoiano
per questo. Ci sarà del vero,
pure terreni troppo ricchi,
pesanti e troppa acqua non
aiutano: a metà estate in
giardino le piante son
talmente folte e grandi che
l'umidità ristagna al centro
del cespo favorendo malattie
fulminanti, ed ecco che
muoiono in un batter
d’occhio. ‘E. C. Buxton’, creata
nel 1910, è nota per
improvvise dipartite ma una
delle più belle, le specie tipo
son più resistenti ma di un
giallone che non è da tutti, il
nuovo ibrido A. ‘Susan
Mitchell’ a fogliame
argentato sembra più
robusta. Comunque potare a
una spanna da terra le
piante in tarda primavera e
metà estate aiuta a
mantenerle contenute,
quindi intrappolare meno
umidità, e limita la
produzione di semi,
favorendone la longevità:
devo dirlo ai giardinieri la
prossima volta.
[email protected]
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Il design sostenibile ha grandi radici
L’ho imparato da mia madre
«A 40 anni ho ricominciato tutto: un esempio per mia figlia»
I
mpugna con forza lo stelo
della lampada. Polso sottile,
un anello: la mano (decisa)
di una donna. A Carlotta de
Bevilacqua, architetto, designer, imprenditrice, si incrina la voce a ricordare
quello scatto di Elliot
Erwitt, grande fotografo e
amico di una vita: «È un’immagine a cui sono affezionatissima. Eravamo qui nel mio studio, proprio in
questa stanza. Fu un lampo: la afferrai, la
sollevai e lui, al volo, la fotografò mentre
la tenevo in mano». La lampada è la Sui
(«Nell’I-Ching significa “il seguire”»,
precisa lei) e rappresenta la prima volta
di Artemide nel mondo dei led, correva
l’anno 2001: «Una sorgente nuova, portatile e ricaricabile. Insomma, la rivoluzione tecnologica nella luce. E una donna a raccontarla».
Nessun risvolto femminista però:
«Non ho mai pensato che ci sia un modo
femminile di affrontare il progetto, non
credo ai generi ma solo ai talenti e ai meriti, all’impegno e alla dedizione. Certo,
noi donne dobbiamo organizzare il nostro tempo per evitare i sensi di colpa, e
questo ci obbliga ad avere sempre chiari
gli obiettivi». Sarà un caso, ma c’è una
figura femminile alla genesi di un
trentennio da progettista: «Mia madre, nata nel 1929, è stata interior decorator, una professionista di successo nella Milano degli anni 60 e 70.
Sapientissima nell’antiquariato ma
amava molto il design: mi ha trasmesso il concetto del passato proiettato nel futuro, e il valore di un
progetto durevole». Un padre chimi-
Innovativa Sui, prima lampada
a led di Artemide, disegnata nel
2001 da Carlotta de Bevilacqua
(che la tiene in mano): uno
scatto del fotografo Elliott Erwitt
nello studio della progettista
Simbolica Falkland di Danese,
design Bruno Munari «Un
progetto intelligente: un collant,
una struttura che diventa piatta, la
si monta da soli», dice. «Era la
preferita di mia madre»
co («Si occupava di depurazione delle acque, precorritore di certi temi
ambientali che sono attuali oggi»),
la sorella gemella («Creativa, bravissima in tutto mentre io ogni cosa me
la dovevo conquistare»), una famiglia che offriva ispirazioni e stimoli
culturali, e le occasioni per concretizzarli: «Negli anni caldi sono stata
una studentessa di sinistra e a casa
ritrovavo i testi filosofici, ma anche
libertà e apertura, le tracce su cui ho
innestato la mia autonomia».
Durante l’università la presenza nello
studio della madre («Sistematica, quotidiana», precisa), un matrimonio a 22
anni finito subito e l’idea di fondo del
suo lavoro a farsi strada: «Che contribuisse a far vivere meglio le persone». Ed
ecco, tra un progetto di social housing e
il tirocinio, l’incontro con Ernesto Gismondi, 27 anni lei, 53 lui, lei, fidanzata
con un architetto e agli inizi professionali, lui, il fondatore di Artemide, due
matrimoni alle spalle e tre figli, aveva già
fatto (quasi) tutto: «Lo conobbi a una cena dopo un’inaugurazione in Triennale.
Il giorno dopo mi arrivarono a casa 200
rose», sorride ancora a ricordarlo. Un ingresso «a gamba tesa», come lei stessa lo
definisce, nella sua vita: «Iniziò a coinvolgermi in tutto, e poi ci sposammo».
Pubblico e privato, vita professionale
e personale, mischiati: la luce (lui guardava al prodotto, lei agli scenari futuri),
le passioni (Carlotta lo sci, Ernesto la
barca a vela, condivisa con lei), la figlia
Carolina («Senza che la influenzassimo
ha studiato architettura, ha iniziato ora il
suo primo lavoro pagato a Londra», racconta orgogliosa). La crescita in Artemide fino al ruolo di amministratore delegato. Ma nel 2004 qualcosa si spezza:
«Visioni diverse: io, forse troppo proiettata in avanti, volevo un’azienda più leggera, lui non era d’accordo». La sua uscita a sorpresa (o estromissione?), con una
presa di posizione netta, anche personale: «Sono tornata nel mio studio e l’ho
fatto ripartire, e a insegnare all’università: avevo poco più di 40 anni, Carolina
undici e volevo darle un esempio che
nella vita contano i valori e la dignità».
Danese, firma storica, che lei nel frattempo aveva rilevato («Per affetto — mia
madre la adorava — con l’idea di tenerla
come una collezione»), diventò proprio
«sua»: «In quel momento difficile mi
dissi: “Vediamo se sei davvero capace di
fare futuro”. Così la rilanciai, introdu-
cendo la luce. E puntando su etica e sostenibilità del prodotto, e nuovi designer che interpretassero questi valori».
Mentre il matrimonio a poco a poco si
ricomponeva (e lei, chiamata da Ernesto, ricominciava a collaborare con Artemide), prende corpo una nuova consapevolezza: «Troppi anni in crescita, a
volte uno stop serve per togliere la paura
del cambiamento. Essere riuscita a ricominciare mi ha dato una forza nuova».
L’epilogo è il ritorno vero, sancito un
anno e mezzo fa («C’erano tappeti rossi
in tutta l’azienda e la scritta “bentornata”», rievoca), in Artemide e, imminente, la nuova sinergia tra i due marchi. Resta uguale l’idea di fondo da cui è partito
tutto, ovvero contribuire al benessere
delle persone. E mentre parla di luce
«buona», oggetti che durino, manifattura italiana, accarezza i suoi cani: «Sono
rimasti in quattro. Cata, il labrador, non
c’è più: trovata per caso sul web, viveva
paralizzata in una gabbia in Estremadura. Portata in Italia e accudita, è tornata a
giocare». Lei non lo dice, ma forse il suo
più riuscito progetto etico è proprio
questo.
Passioni Carlotta de Bevilacqua
assieme al marito Ernesto
Gismondi in una fotografia di
famiglia, scattata durante le
vacanze in barca nel 1989,
all’arrivo a Filicudi all’alba
Affetti In uno scatto di Elliot
Erwitt del 2011, Carlotta con la
figlia Carolina e gli amati cani, tra
cui il labrador Cata, paralizzato
dopo un incidente, salvato e
portato da lei in Italia dalla Spagna
Confronti creativi Un momento
conviviale e di scambio con il
gruppo di lavoro di Danese, marchio
storico che la de Bevilacqua ha
acquisito nel 1999 e rivitalizzato
con le lampade e designer nuovi
Silvia Nani
© RIPRODUZIONE RISERVATA
32 Tempi liberi
Sabato 19 Luglio 2014 Corriere della Sera
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Abitare Questa è la mia casa
La mostra
La plastica
«coltivata»
da Montalti
Scarti come paglia, trucioli o
polimeri, trasformati da funghi
che fanno da leganti per un
nuovo materiale, una resina con
cui realizzare ciotole, lampade,
arredi. È un nuovo universo di
«oggetti coltivati», il growing
design dell’artista Maurizio
Montalti, italiano che lavora ad
Amsterdam, protagonista con il
suo Growing Lab della mostra
«The Future of Plastic», curata
da Marco Petroni e organizzata
dalla Fondazione Plart a Napoli
(via Martucci 48, fino al 27/9),
all’interno del Festival
Internazionale del Design
Questa è la mia casa Il maestro d’armi Renzo Musumeci Greco
Spade e cose del cuore
Nella mia ex tipografia
come in un set privato
U
n’ex tipografia fatiscente,
in uno dei rioni romani
più di tendenza, il rione
Monti, trasformata in un
«antico circolo della
scherma». Renzo Musumeci Greco, 62 anni,
dottore commercialista e
direttore dell’Accademia
d’Armi del Pantheon, dei
Parioli e Prati, è l’ultimo discendente (quarta generazione) di una famiglia che ha fatto della spada il
suo Santo Graal. Il padre Enzo inventò infatti la professione di «Maestro d’Armi» nel cinema, nel 1939,
insegnando agli attori a figurare come esperti duellanti. Gli allievi? Da Errol Flynn a Charlton Heston,
Burt Lancaster, a Vittorio Gassman, per citarne alcu-
ni. «Qui ho voluto ricostruire un ambiente a me familiare, che raccontasse tutta la mia vita, incentrata
sulla scherma e spettacolo», racconta il padrone di
casa.
Sul lungo corridoio (circa 27 metri) composto di
tavelloni di legno, scorre una pedana di scherma regolamentare in alluminio: «Il mio personale tappeto». Decine di armi appese su una parete, coppe e
trofei sull’altra. Non c’è un elemento che non sia un
ricordo o non riguardi le sue passioni (persino gli
stuzzicadenti, sono a forma di spadini): dagli oggetti degli antenati ai momenti magici dei suoi spettacoli, alle serate con gli amici. Tutto plastificato, per
preservare al meglio. Sia le locandine delle grandi
manifestazioni (come il Lohengrin al Teatro alla Scala), sia le tovagliette firmate dagli amici in trattoria.
Il «maestro» soffre della Sindrome di Stendhal, è
Cimeli
Tra i ricordi la sciabola
usata per «L’innocente»
di Visconti: «Esperienza
indimenticabile»
rapito dall’arte. «Ciò che è comodo deriva da pura
casualità: la disposizione degli spazi e arredi è subordinata al mio gusto estetico, non alla funzionalità; che è secondaria». Ecco perché due grandi cassettoni di famiglia sono stati convertiti in dispense.
Una contiene pasta e vino; l’altra le tovaglie. L’ispirazione e lo stile si rifà a fine ‘800 primi ‘900, «l’epoca
dei grandi duelli cavallereschi». Sulla porta d’ingresso è scolpita una frase scritta dal padre: «La
scherma prima di essere uno sport è un’arte, prima
di formare l’atleta esige l’artista». Sulla porta secondaria, invece, è rimasta la vecchia insegna della tipografia.
All’ingresso spicca un paravento di legno con appese le locandine dei suoi spettacoli e le maschere
della scherma. «Una scelta dettata da esigenze di
privacy, giacché la casa dà sulla strada», che si rivela
anche un coup de théâtre. Nell’angolo domina la
Bianchina mare di color rosso; una spider fuoriserie
anni Sessanta «che rappresenta la mia passione per
le auto: ho corso per dieci anni nel Campionato italiano turismo». A fianco una vetrinetta con abiti di
scena. Il soffitto nella lunga sala è tutto a cassettoni.
Il salone si allarga per far spazio alla moderna cucina, «aperta e conviviale», con una collezione alla
parete di piatti da scherma del
‘700-’800: «molti acquistati dai miei
amici in giro per mercatini in Francia».
Il salotto è la zona delle armi antiche da
museo, degli spadini originali, delle armi teatrali e cinematografiche. Come un
fioretto usato per «Romeo e Giulietta»,
o le riproduzioni delle sciabole utilizzate nel film «Il Deserto dei Tartari». Comprese due spade originali dell’ultimo
duello cavalleresco di Aurelio Greco, avvenuto nel 1922. Qui insomma, «lo
schermidore si rilassa a fine allenamen-
to, discute di scherma e sfoglia qualche libro, oppure ascolta la musica e vede un film; e ha a disposizione un bagno- spogliatoio». Tappezzato di collezioni
di francobolli degli anni 50.
Salendo pochi grandini, l’area notte-benessere
non è meno originale, con una scultura in metallo
dell’armeno Henrig Bedrossian, «il culto della
scherma». Per terra, un’installazione di tutte le scarpe da scherma indossate in carriera. Le pareti tappezzate di locandine dei numerosi spettacoli teatrali
e cinematografici cui ha partecipato. Musumeci
Greco ha un forte senso dell’umorismo, che fa capolino nella camera da letto dove un quadro lo ritrae in
versione «settecentesca» , oltre a tante caricature regalate da amici e artisti. Nel bagno, «per sdrammatizzare», tutti i suoi diplomi e attestati: dalle elementari alla laurea. E una riproduzione in muratura
di una chaise longue di Le Corbusier. Il suo oggetto
preferito? Non poteva essere che una sciabola:
«quella usata nel film “L’Innocente”, di Visconti. Lavorare con lui è stata un’esperienza indimenticabile».
Alessandro Luongo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Passioni
Sopra, Renzo
Musumeci
Greco, 62 anni ,
quarta generazione di una famiglia di schermidori, nella
casa romana.
Sotto, locandine e cappelli ricordano gli
spettacoli cui
ha partecipato
come maestro
d’armi. Sotto la
lunga sala,
un’ex tipografia nel rione
Monti, con le
numerose collezioni.
Fotoservizio di
Giorgio De Camillis
Corriere della Sera Sabato 19 Luglio 2014
Tempi liberi 33
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Abitare Scegliere il borgo
I protagonisti
Il meteorologo
Germano Moroni, 59 anni:
«Paesaggio e clima incantevoli.
Preci è il luogo ideale per chi
cerca una vita in cui i rapporti
amicali vincano sullo stress»
Luci d’estate
Lo scenario suggestivo del borgo di Preci circondato dai Monti Sibillini e lambito da torrenti: «Volpi e cerbiatti scendono spesso a salutarci», raccontano gli abitanti. Sopra, una
piazza del centro storico del borgo, animato in
una serata estiva da abitanti e turisti che
spesso visitano la bellissima Abbazia di S. Eutizio Fotoservizio Luca Bergamin
Il sindaco
Preci Nel centro umbro circondato dai Monti Sibillini si respira una storia antica, tra tesori d’arte, cibo eccellente e socialità
Pietro Bellini, 56 anni: «I nostri
chirurghi sono arrivati a
Costantinopoli e in Inghilterra. Ora
sono noti prosciutti e tartufi. Storia
e buon cibo: tutto per vivere bene»
Il menestrello
Bruno Benedetti, 63 anni:
«Nelle sere d’estate questo
borgo è ammantato da una
magia che i concerti all’aperto
esaltano ancora di più»
re
Centro storico e casali
Chi desiderasse vivere a Preci,
può contare su prezzi di
acquisto delle abitazioni nel
centro storico piuttosto
vantaggiose. Il costo al metro
quadro si aggira intorno a
1.000 euro e generalmente si
tratta di case che non hanno
bisogno di grossi interventi di
ristrutturazione. Il borgo,
infatti, ha saputo utilizzare al
meglio i fondi che gli sono
stati elargiti dopo i fenomeni
sismici che lo hanno colpito
nel 1979 e nel 1997.
Ovviamente l’impegno
finanziario è molto più elevato
qualora si opti per l’acquisto di
un casale o di una fattoria
composta da più locali e
annesse masserie nel territorio
comunale, specialmente nelle
vicinanze dell’Abbazia di
Sant’Eutizio.
Non viviamo però soltanto della gloria strade lastricate, simili a sartie delle navi,
passata — assicura il primo degli 800 cit- che portano in cima al paese e soprattutto
tadini —, l’eccellenza oggi è data dal set- all’Abbazia di S. Eutizio». È proprio in
tore agro alimentare che ha nei tartufi, nei questo luogo mistico, sorto all’ombra delprosciutti certificati dall’i.g.p. di Norcia, le grotte in pietra sponga ove pregavano
nelle trote allevate in loco il nostro vanto. l’eremita Spes, il futuro San Benedetto e
E soprattutto c’è lo scenario paesaggistico centinaia di monaci provenienti dalin cui il nostro borgo è incastonato: i cer- l’Oriente, che iniziò la pratica dell’arte
biatti e le volpi scendono dai monti sibilli- medica poi trasmessa — «colpa» anche
del Concilio Lateranense IV del 125
ni a darci un saluto quasi ogni
che vietò ai religiosi la pratica
giorno…».
della chirurgia — dai frati alChe l’atmosfera e il cliGubbio
le famiglie di Preci.
ma qui siano ideali per
ve
Martino Mocci, 36 anni, forestario
di S. Eutizio: «Dal V secolo i monaci
entravano in contatto con Dio nelle
loro grotte. Qui pace e spiritualità
sono davvero a portata di mano»
Quanto costa
Te
Il monaco
I
l cittadino più illustre di Preci, borgo da cartolina nel Parco dei Monti Sibillini, si chiamava Cesare Scacchi e «salvò» gli occhi e il cuore della
regina Elisabetta I d’Inghilterra. La sovrana nel 1588 ha
praticamente perso la vista, e
non riesce più a leggere i biglietti d’amore che è solita
scambiarsi con Walter Raleigh, navigatore, corsaro e poeta. Se ne affidasse la scrittura al ciambellano, il segreto di questa
relazione potrebbe diventare di dominio
pubblico e sarebbe uno scandalo per la regina che ha sconfitto l’Invincibile Armata.
Se non fosse appunto per l’intervento di
Cesare Scacchi, originario di Preci, che la
opera alla cataratta. È l’intervento chirurgico sicuramente più celebre condotto dai
duecento medici nati in questo paese della
provincia di Perugia che da esperti nella
lavorazione del maiale si trasformarono
nell’equipe medica più rinomata d’Europa
tra il XIV e XVIII secolo, curando reali e nobili di tutto il continente nel campo della
lobotomia e dell’oculistica.
I forzieri colmi di scudi d’oro che ricevano come compenso venivano investiti
per acquistare palazzi in pietra, con portali
impreziositi da stemmi a forma di forbici,
ed eleganti bifore che ancora oggi abbelliscono il centro storico di Preci. E sono il
vanto di Pietro Bellini, 56 anni, agente assicurativo, al suo terzo mandato di sindaco. «La storia di questi empirici chirurghi
è sconosciuta agli italiani, ma noi ne siamo molto fieri e l’abbiamo raccontata nel
museo nell’antica chiesa di S. Caterina,
dove abbiamo raccolto una collezione di
ferri, pinze per la litotomia, sonde uretrali.
L’eredità di eremiti e chirurghi
è il segreto del buon vivere
Qui ha scelto con vocauna vita senza stress,
PERUGIA
zione di vivere Martino
fondata sui rapporti
Mocci, 36 anni, originaamicali, lo conferma
Assisi
Preci
rio di Villanovaforru in
anche la previsione
provincia di Cagliari,
che Germano MoroU
M
B
R
I
A
ora forestario dell’Abbani, 59 anni, fa sotto la
Norcia zia. «Mi occupo dell’accascata del Mulino
Orvieto
coglienza ai pellegrini. Prialimentato dal Torrenma di prendere i voti, per
te Campiano. «Ho lavodieci anni ho prestato il servirato per trent’anni come
zio militare. Facevo parte di un remeteorologo dell’Aereonautica
a Pratica di Mare, studiavo il cielo anche parto che procedeva a disinnescare ordiper la Rai e il Colonnello Bernacca. Il desi- gni bellici e campi minati in missioni parderio di ritornare nel luogo della mia in- ticolarmente delicate con l’Afghanistan. È
fanzia è sempre stato molto forte, così, ap- stato in quei luoghi che ho sentito chiara e
pena ho potuto sono venuto qui, dove la forte dentro di me la chiamata da parte di
tranquillità della vita, la semplicità e ge- Gesù. A Preci si riesce a coniugare il silennuinità delle relazioni sociali hanno un si- zio della meditazione con la vita attiva e
gnificato profondo. E poi io amo la storia, pastorale, si incontrano la spiritualità vere a Preci la senti respirare mente sali sulle ticale della fede con la dimensione oriz-
zontale di dover camminare in mezzo alla
gente. La natura intorno aiuta ogni cammino di ricerca. E poi c’è la bellezza del
complesso di S. Eutizio risalente al ‘200, la
ricchezza del nostro museo in cui sono
custodite farmacie ambulanti, reliquari
delle spine di Cristo». Preci è un borgo che
prega, certo, ma sa anche divertirsi, tanto
da attirare i giovanissimi. Come Susanna
Placidi e Rebecca Guerra, entrambe diciannovenni, fresche diplomate alla Scuola Alberghiera di Spoleto: «Qui si mangia
benissimo, specialmente i salumi e i formaggi. Veniamo con i nostri genitori e
portiamo gli amici per fare trekking sui
sentieri dei Monti Sibillini». Alla sera poi
si canta grazie a Bruno Benedetti, 63 anni,
il menestrello del borgo: «Ho vissuto a
Roma per molti anni dove dirigevo supermercati. Qui ho investito negli agriturismi
e nei locali ma la mia passione è il canto.
Organizzo la corrida musicale, allietando
le vie del paese con le cover di Sinatra e del
mitico Elvis». Quando poi fa caldo, tutti si
tuffano nella piscina di Lucia Quaglietti,
31 anni. «È lo specchio azzurro di Preci,
proprio nel centro storico. Con mio padre,
gestisco un piccolo albergo nei locali di
quello che era il palazzo della famiglia
Scacchi. Nella hall, questa famiglia di chirurghi praticava le operazioni...».
Luca Bergamin
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34 Tempi liberi
Sabato 19 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Bellezza L’evento
La fiera Al Cosmoprof di Las Vegas i giamaicani puntano sugli abbronzanti, i nordafricani sull’Argan
Nella crema c’è il tartufo
L’Italia seduce l’America
Sensuale
o ribelle?
I cinque elisir
del maestro
Nome particolare «Les
Élixirs Charnels». È la nuova
collezione di fragranze
firmata Guerlain. «Un invito
— raccontano alla maison di
Champs-Élysées — alla
sensualità femminile
ricercata e raffinata. Élixir
come erotismo, impetuoso,
impertinente; charnel come
carnale. In tutto cinque
profumi che giocano con i
piaceri olfattivi e
rappresentano infinite
proposte d’identità per la
donna contemporanea.
Ognuno di loro svela ed
esalta, a modo suo, un
aspetto nascosto della
sensualità femminile: puri
momenti di allegria, istanti
riservati alla più segreta
intimità, quella dove si osa
trasgredire con voluttà,
appagando i propri
inconfessabili desideri nella
libertà più assoluta».
Una magia di alchimie
create da Sylvaine
Delacourte, maestro
profumiere che definisce il
progetto «singolare ed
estremamente goloso.
Interamente immaginato
per soddisfare i desideri
sensoriali più arditi». La
linea comprende cinque
inediti che racchiudono
essenze particolari. A partire
da Floral Romantique,
caratterizzato da fiori
d’arancio, ylang-ylang e tè
affumicato. È dedicato a una
donna androgina e ribelle
Boisé Torride con patchouli
e gelsomino, mentre si
ispira all’atmosfera ovattata
del boudoir Oriental Brûlant,
volutamente trasgressivo,
che si presenta con un
accordo di fava tonka,
vaniglia e un mix di spezie.
Sensuale Chypre Fatal con
pesca bianca. E, per finire, il
malizioso Gourmand
Coquin (nella foto) con rosa,
rhum e cioccolato. Le
fragranze, racchiuse in un
flacone dalle linee sobrie
con un’etichetta argentata,
come tutte le altre della
linea Les Exclusives
Guerlain, sono in vendita
all’indirizzo storico nella
boutique di Parigi (68,
Champs-Élysées) e a
Milano in esclusiva nella
profumeria Mazzolari.
G.Gh.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
A
nnusare: «Sente
l’aroma? Al cento
per cento naturale». Toccare: «Avverte la morbidezza del siero sul
viso? Merito del
nostro centro ricerche che collabora con l’Università di Ferrara». Guardare: «La confezione rispecchia il nostro stile. Italianissimo». Gabriel
Balestra espone al pubblico di Cosmoprof
North America, oltre 20 mila metri quadrati di
stand in una Las Vegas torrida, gli effetti antietà delle sue creme a base di tartufo umbro.
Gli americani ascoltano rapiti. Anche il colpo
di scena che arriva sul finale: «La tartufaia appartiene alla mia famiglia dal 1911». Prodotti
di qualità e storie da raccontare, una per ogni
cipria, per ogni shampoo, per ogni rossetto.
Così la cosmetica made in Italy ha conquistato
l’America. Da Bologna fino al Nevada.
Tutto il mondo della bellezza tra slot machine e tavoli da gioco. Al Cosmoprof North
America, organizzato da BolognaFiere con
Pba (Professional Beauty Association) dal 13
al 15 luglio, espongono 992 aziende. Gli americani (ossessionati dalla calvizie e disperatamente a caccia di distributori italiani, come il
marchio OraLabs); i giamaicani con decine di
ILLUSTRAZIONE DI FRANCESCA CAPELLINI
Solo a Milano
mercato californiano chiede prodotti a impatto zero; i newyorkesi vogliono make-up di
lusso ma senza ostentare; a Las Vegas conta
l’effetto casinò, colore e confezioni personalizzate. Tutti vogliono il sogno dell’Italian
style corredato da aneddoti e storie di famiglia, come quella di Giuseppina Balestra e del
suo negozio di oli al tartufo nella Roma della
Dolce Vita.
Contatti, vendite dirette, ordini. Cosmoprof, la più grande fiera al mondo dedicata alla bellezza, con gli appuntamenti di Bologna
(il più importante), Las Vegas e Hong Kong
fattura 60 milioni di euro all’anno e a settembre (22-23) sbarca a New York con il Symposium del Cosmopack, le migliori aziende di
packaging e macchinari a confronto. La crescita è costante. E non è un caso. Alla base di
questo strepitoso risultato ci sono due realtà
solide che sanno collaborare: BolognaFiere,
con Cosmoprof e i suoi trecentomila visitatori, e Cosmetica Italia, 500 imprese associate a
Confindustria che nel 2013 hanno fatturato
quasi 9.280 milioni di euro.
Una grande piattaforma fieristica abbinata
a una grande industria. Duccio Campagnoli,
presidente di BolognaFiere, commenta: «Ci
premiano per la capacità di creare innovazione e soluzioni tecnologiche ad alto livello. Internazionalizzare vuol dire andare in questa
direzione, consapevoli del fatto che mantene-
L’innovazione dal passato
La manifestazione è organizzata
da BolognaFiere con l’americana
Pba. Il presidente: ci premiano per
la capacità di creare innovazione
Numeri
Per il nostro Paese gli Stati Uniti
rappresentano il quarto mercato
estero dopo Francia, Germania e
Regno Unito
abbronzanti; i nordafricani con l’olio di argan;
i libanesi con il prezioso sapone al latte di capra Aurame; i cinesi fortissimi negli smalti. E
gli italiani, una trentina. Decisi a sferrare l’attacco agli Usa con lettini per idromassaggio di
ultima generazione (come quelli vibroacustici prodotti da Iso Italia a Santo Stino di Livenza), con asciugacapelli che piacciono per il
design («e i nostri non si rompono», dice Fabio Grassi, di Gamma Più), con creme che
raccolgono essenze preziose, sconosciute. La
strada è ben avviata, gli Stati Uniti sono il
quarto mercato estero per la cosmetica italiana dopo Francia, Germania, Regno Unito.
«Gli americani cercano qualità e innovazione,
ma anche la storia di un marchio e le sue suggestioni», dicono gli esperti della fiera. Aggiunge Valeria Cavalcante, ad del marchio Vagheggi: «I buyer apprezzano il nostro controllo sulla filiera e sui fornitori, cui abbiamo
chiesto di sottoscrivere un impegno a investire parte del ricavato nel territorio». I trend: il
re la leadership è un obbligo: investiamo dove
siamo primi o lo possiamo diventare. Siamo
un’eccellenza, sarebbe bello che anche la politica lo capisse». Aggiunge Fabio Rossello, presidente di Cosmetica Italia (che da tempo
chiede l’Iva agevolata per saponi, shampoo,
dentifrici): «La capacità di proporre servizio,
sicurezza e innovazione è l’espressione distintiva della cosmetica italiana, che ha saputo reagire prima e meglio alla crisi e che da sola produce il 65 per cento del make up distribuito nel mondo. La qualità percepita dei nostri prodotti — da vedere, toccare, sentire — è
il segreto del nostro successo». Senza dimenticare che bellezza e benessere «sono un diritto»: decine le iniziative benefiche (come i corsi di make up negli ospedali) destinate alle
donne colpite da tumore, seguendo l’esempio
del progetto Look good feel better e l’esperienza di City of Hope. La vera lezione americana.
Annachiara Sacchi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Immuno-cosmesi Dopo venti anni di ricerca sulle cellule di Langerhans, arriva un prodotto innovativo, con 31 brevetti
Pelle più giovane, la rivoluzione di gingko biloba e timo
U
n nuovo termine, «immunocosmesi», per contrastare l’invecchiamento cutaneo. «Questa scoperta — racconta Alberto Noè, presidente di Shiseido Italia —
porterà un cambiamento nella beauty
routine. Si è arrivati dopo 20 anni di ricerca sul sistema immunitario cutaneo,
portata a termine dai nostri scienziati
in collaborazione con i ricercatori del
Cutaneous Biology Research Center di
Harvard. Su questo importante risultato scientifico si basa «Ultimune», un
prodotto coperto da trentuno brevetti,
in vendita da settembre in profumeria,
che modificherà le abitudini di cura
della pelle. Lo definirei trasversale perché adatto a tutti i tipi di epidermide, a
qualsiasi età ed etnia, sia uomini che
donne». Il percorso è stato lungo. «Per
arrivare a questa formula, che ha la capacità di proteggere, rigenerare e rinforzare — spiega Junici Hosoi, ricerca-
Gingko biloba La pianta più longeva del
mondo, tra i principi attivi di «Ultimune»
Il ricercatore Hosoi nel centro di Shiseido
che ha studiato le cellule di Langerhans
tore dell’azienda giapponese — abbiamo fatto un lungo studio sulle cellule di
Langerhans, che difendono la pelle dalle aggressioni esterne. Con il passare
del tempo o sotto stress, il loro numero
diminuisce. Viene a mancare (fino al
60% in meno) anche l’enzima CD39 che
funziona da antinfiammatorio». La
scoperta delle cellule di Langerhans risale al 1886 da parte del dottor Paul
Langerhans, però al nuovo complesso
si è arrivati da poco. Aggiunge Noè: «I
laboratori hanno sperimentato diversi
ingredienti che servono a mantenere
l’omeostasi della pelle, o meglio i parametri che le permettono di restare giovane e sana. Sono arrivati all’Ultimune
Complex, in grado di agire direttamente sulle cellule di Langerhans grazie agli
estratti vegetali di gingko biloba, la
pianta più longeva al mondo e di timo
selvatico, riconosciuto come antibatte-
I risultati
«Dopo una settimana la pelle
è più radiosa, in un mese
diventa compatta e elastica,
con rughe meno visibili»
rico. A questi sono state aggiunte note
di rosa e di loto, dalle proprietà rilassanti e allo stesso tempo energizzanti
per poter associare anche i benefici dell’aromacologia da tempo utilizzata dalla nostra azienda». Questo prodotto
definito «immuno-attivatore» va ad
aprire una nuova categoria cosmetica.
Ha una texture particolare alla quale si
è arrivati dopo oltre 400 tentativi per
poter ottenere una densità concentrata
ma in grado di essere assorbita subito
dall’epidermide. Inoltre, è stato testato
su duecento donne. «Dopo una settimana — spiega Hosoi — si ha un
aspetto più radioso, dopo quattro si è
visto come sono migliorate compattezza ed elasticità e ridotta la visibilità delle rughe. Oltre a buon cibo, buon sonno, integratori, adesso abbiamo un’arma in più per restare giovani».
Giancarla Ghisi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Sabato 19 Luglio 2014
Tempi liberi 35
italia: 51575551575557
Controcopertina Famiglie
Il questionario di Proust per bambini
Nome
Il tuo difetto
Che cosa ti rende triste
Età
Il difetto dei tuoi genitori
Che cosa non ti piace fare
L’ultima volta che hai pianto
Che cosa ti fa paura
I nomi che ti piacciono di più
Bevanda preferita
Dove abiti
Piatto preferito
Che cosa ti piace della tua città
Scaricare
il questionario e la
liberatoria (da far
firmare ai genitori)
dal blog 27esima
ora di Corriere.it
Spedirle con una
foto alla mail
proustperbambini
@corriere.it
Gioco preferito
Che cosa vorresti fare da grande
Vacanze preferite
E cosa non ti piace
Il tuo eroe o eroina
Colore preferito
Libro o film preferito
Il peluche con cui dormi
Il tuo migliore amico o amica
Animale preferito
L’effetto Libri, film e un concorso lanciato dal «Guardian»: raccontate in 250 parole quello che avete provato
«Mi ricordo quel giorno»
Il divorzio visto dai bimbi
Mai presto
Il galateo
del «buon»
messaggino
di Caterina Ruggi
d’Aragona
Non bussate a quella porta. O
meglio, non mandate quel
messaggino. Contate fino a tre:
1, 2, 3. E chiedetevi: «Sarà
sveglio?». «Non è che, per caso,
un trillo provocato da parole
sputate nell’etere che, in effetti,
potrebbero anche aspettare,
possano interrompere un
momento irripetibile della sua
vita, o anche soltanto un bel
sogno?». A chi non è capitato di
aver fatto i conti al misurino con
la sveglia, la sera prima, per poi
essere strattonati da una
suoneria giusto 30 minuti
(magari anche 60’) prima
dell’ora patteggiata (con la
sveglia). Impossibile non
cominciare la giornata con il
piede sbagliato. E peggio va
quando quella mattina avevate
deciso di non puntarla affatto la
sveglia. Fasce orarie di
buonsenso (considerando
anche lo stile di vita del
destinatario). È la
regola numero uno del semiserio (più serio che semi)
Galateo 2.0 ai tempi di
WhatsApp. «Mai mandare
messaggini alle due di notte, e
neanche di prima mattina», non
lascia scampo Philippe Daverio,
storico dell’arte, giornalista,
docente universitario, esteta... e
esperto di buone maniere. La
colpa non è di chi lascia acceso
il cellulare di notte. Nessun alibi.
«Siamo tutti sempre in Rete. Il
problema — sottolinea — è che
nessuno chiede «disturbo?»,
neanche quando chiama, senza
pensare che il telefono era nato
sulla scrivania: rispondevi
quando ne avevi tempo. Ora,
invece, è portatore di
cafonaggine». Colpa anche del
«mercato clandestino dei
numeri di cellulare, che —
ricorda — avrebbero invece una
benedictio di privacy».
«Cafonoide» il messaggino,
anche se più garbato della
telefonata, di cui talvolta è
«un’alternativa taccagna». Non
vi fidate delle buone maniere
altrui? Togliete la suoneria dei
messaggi. Se è urgente
chiameranno.
di ROBERTO RIZZO
G
iampiero ha 45 anni, un
lavoro, una moglie, due
figli, una vita normale.
Eppure, ancora oggi, ricorda come fosse ieri una
sera d’autunno del 1978:
«Mio padre era finalmente tornato a Milano dopo
che per tre anni aveva lavorato a Roma. Lo vedevo
solo nei weekend, avevo 9 anni. Aspettavo il suo ritorno come un evento eccezionale. La prima sera a
casa, dopo cena, papà uscì per bere un caffè al bar,
al rientro ricordo che scoppiò una discussione tra
lui e la mamma. Lei gli aveva trovato dei gettoni del
telefono nella tasca della giacca, lo aveva messo alle strette facendogli confessare che era uscito per
telefonare a un’altra donna. La mattina dopo mio
padre era fuori di casa e mamma dall’avvocato per
avviare le pratiche di separazione».
Il divorzio, la separazione dei genitori vista dalla
parte dei figli è l’11 settembre (2001) delle emozioni. Un fatto traumatico che rimane, indelebile nel
cuore e nella psiche di chi lo subisce, a maggior ra-
Il mito e la verità
La psicologa Simona Rivolta: il mito
del buon divorzio è, appunto, un mito.
Per i figli la separazione dei genitori è
un trauma
gione se in tenera età. Tutti noi, a distanza di tredici anni, ricordiamo dove eravamo e cosa stavamo
facendo quando ci fu l’attacco alle Twin Towers di
New York. Allo stesso modo, la maggior parte dei
figli di divorziati ricorda il preciso istante in cui la
famiglia ha fatto crac. Al punto che, venti giorni fa,
il quotidiano inglese Guardian ha lanciato un concorso tra i suoi lettori: «I tuoi genitori si sono divisi? Raccontaci il momento in cui ti è stato detto che
si stavano separando in 250 parole». Ogni storia
pubblicata sarà pagata 50 sterline.
«La cosa più difficile è andare avanti e indietro,
avanti e indietro. Che poi, quando magari vuoi stare con il papà sei con la mamma, e quando vuoi la
mamma sei dal papà», dice Andrea, 7 anni con genitori separati da due. Simona Rivolta, psicologa
che svolge attività clinica con bambini, adolescenti
e le loro famiglie presso il Centro Minotauro di Milano, ha raccolto molto del suo lavoro in un libro,
«La nostra famiglia da qui in poi. Affrontare la separazione senza smettere di fare i genitori» (BUR).
L’avvertimento della psicologa, a sua volta
mamma e divorziata, non rassicura chi ha figli ed è
JULIE NICHOLLS/CORBIS
Tendenze
prossimo a separarsi: «Il mito del buon divorzio è,
appunto, un mito. Per i figli la separazione dei genitori è un trauma, anche quando ci si separa con
tutte le attenzioni del caso. È bene metterselo in testa anche se è difficile tollerare di essere quelli che
scientemente fanno del male ai propri bambini.
Sarebbe più onesto dirsi: “Lo faccio pur sapendo
che ci saranno delle conseguenze per i figli”».
I bambini ci guardano anche nel 2014 come ben
illustra un film ancora nelle sale, «Quel che sapeva
Maisie» con Julianne Moore, dove protagonista è
una bimba di 6 anni, Maisie, contesa nella causa di
divorzio tra i genitori, coccolata o dimenticata a seconda dei momenti e delle convenienze degli adulti. «Devo ancora incontrare un bambino, o un ra-
gazzo, che dica “sono contento che i miei genitori
si sono separati”. Poi si adattano, anche bene, alla
nuova situazione, ma non accetteranno mai la separazione di mamma e papà, non perderanno mai
la speranza, anche a distanza di anni, di rivederli
insieme», prosegue Rivolta. «La maggior parte
delle coppie che incontro chiede come non far stare male i figli. La risposta è una, anche se semplicistica e poco rispettosa: non ci si separa. Se questo
avviene, bisogna essere preparati a certi comportamenti dei figli, non catalogarli come preoccupanti».
«Ogni anno 30 mila bambini sono coinvolti nelle cause di separazione e divorzio», spiega l’avvocato Gian Ettore Gassani, matrimonialista autore
del libro «I perplessi sposi» (Aliberti). «Anche
quando la separazione è veramente consensuale, e
non si tratta della maggioranza dei casi, in sede di
ascolto i ragazzi manifestano tutto il loro dolore
pure se viviamo in una società piena di figli di separati e divorziati. La rottura tra i genitori è vista
sempre come un distacco che fa sparire la quotidianità, l’appartenenza alla famiglia come l’hanno
conosciuta. Con il tempo i genitori possono elaborare la separazione, i figli fanno molta più fatica
perché gli viene tolta una parte di normalità. E davanti al giudice, l’unico non rappresentato e alla fine il meno tutelato è il bambino, o ragazzo, che sta
in mezzo».
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Sul blog La27ora
«L’amore e la vita-Call the
Midwife» è un melodramma
femminista. Al centro la maternità tra realismo e nuove
istanze sociali. E il lavoro delle levatrici nel secondo Dopoguerra tra le classi meno ab-
bienti. Lo racconta
Stefania Carini. Equivoco o
specchio della società? E
Cass Sunstein diventa mister
Power, dal cognome della
moglie Samantha Power, ambasciatore americano alle Na-
27esimaora.corriere.it
zioni Unite. Eppure, fa notare
nel post Paolo Valentino,
Cass è un professore di legge
ad Harvard, «mente» giuridica
di Obama. Ma al Palazzo di
Vetro si è trasferito seguendo
l’incarico della moglie.
Tempiliberi
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Sabato 19 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Economia
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Bankitalia gela le attese di crescita
«Quadro fragile, l’economia stenta»
È
Il Pil aumenterà quest’anno solo dello 0,2% e ci sono «rischi al ribasso»
Erika Della Casa
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Il bollettino Atteso un effetto del bonus da 80 euro sui consumi. La vera spinta verrà dalla Bce. Export in forte ripresa
«POCHI STRANIERI»
AZIMUT LASCIA
IL SALONE
DI GENOVA
burrasca sul Salone
Nautico di Genova.
Dopo mesi di sussurri
sulla rottura fra Paolo
Vitelli, cui fa capo AzimutBenetti, e Massimo Perotti
nuovo leader di Ucina, la
Confindustria nautica, si
è arrivati al dunque:
Azimut con una lunga
lettera ha annunciato che
non sarà presente alla
manifestazione genovese.
E ha spiegato questa
decisione con il calo del
mercato italiano (passato
dal 18% del 2009 al 3% del
2013), quindi con la
necessità di guardare a
clienti come gli americani
che sono frequentatori di
altre manifestazioni
nautiche. Uno schiaffo per
Ucina proprio nel giorno
in cui l’associazione
organizzatrice ha
annunciato di aver
incassato l’80% delle
adesioni. A Genova ai
primi di ottobre ci
saranno, come gli scorsi
anni, nomi importanti a
partire dal gruppo Ferretti
e da Crn. Tuttavia il
forfait di Vitelli non è il
solo, segue infatti quello
dei cantieri Baglietto e di
Cerri. Che fanno entrambi
capo al gruppo di
Beniamino Gavio rimasto
fuori dal ponte di
comando di Ucina e per
questo, si dice, molto
irritato con Vitelli. Ma le
preoccupazioni per la
riuscita del Nautico non
mancano anche alla luce
del difficilissimo momento
che sta attraversando la
Fiera Internazionale di
Genova.
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ROMA — Le due cifre della
crescita prevista per quest’anno
dalla Banca d’Italia — lo 0,2% —
non hanno bisogno di spiegazioni. Esprimono da sole lo
sconsolante scenario dell’economia al di là di quanto già non
dica la constatazione che «in
Italia la crescita stenta a riavviarsi», contenuta nel Bollettino
economico diffuso ieri dall’Istituto di via Nazionale ed anticipata qualche giorno fa dal governatore Ignazio Visco all’assemblea dell’Abi (l’associazione
delle banche). Se poi alla modestissima stima di crescita del Pil
(Prodotto interno lordo) si aggiunge che sullo 0,2% previsto,
che taglia di mezzo punto le
L’occupazione
Il tasso di
disoccupazione al
12,6% fermo «per la
prima volta da tre anni»
precedenti stime, pesano «rischi al ribasso» e «significative
incertezze» l’ipotesi di un 2014 a
«crescita zero», dopo due anni
di recessione, è fra le cose possibili. Dal 2007, da prima dello
scoppio della crisi, il Paese ha
accumulato un calo di nove
punti del Pil ancora tutti da recuperare, ricordano gli economisti di Bankitalia, che vedono
comunque più roseo il 2015 che
dovrebbe registrare uno sviluppo dell’1,3%, superiore alle precedenti proiezioni, e in linea con
quelle del governo, ma solo grazie alle misure di politica monetaria e alla liquidità promessa
dalla Bce, di Mario Draghi.
CONSORZIO AUTOSTRADE ITALIANE ENERGIA (CAIE)
AVVISO DI GARA - CIG: 5858019E31
Il “Consorzio Autostrade Italiane Energia (CAIE)” indice bando di gara, a carattere
comunitario, con procedura aperta ai sensi dell’art. 55, Comma 5 del D.Lgs. n. 163/2006 volta
alla stipula di un accordo quadro del Consorzio CAIE, in qualità di centrale di committenza, per
la fornitura di energia elettrica e servizi associati per un ammontare fino a 25 GWh +/- 20%,
con circa 7 punti di prelevamento, per la durata di un (1) anno rinnovabile per (1) un altro anno
ai medesimi patti e condizioni mediante comunicazione da formalizzare entro e non oltre i (6)
sei mesi antecedenti la scadenza del termine di efficacia contrattuale, di comune accordo con
il fornitore. Il consorziato, se aderisce all’accordo quadro, stipulerà un proprio contratto con
l’appaltatore della durata di (1) un anno. Quantitativo dell’appalto: Euro 1.400.000,00 escluso
oneri passanti, accise ed IVA. Luogo di consegna: nell’Hinterland della rete autostradale del
Frejus. Il bando di cui sopra è stato inviato alla GUCE in data 17/07/2014 ed è pubblicato sulla
GURI - V Serie Speciale - n. 81 del 18/07/2014. Termine per la presentazione delle domande
di partecipazione: ore 12:00 del 15/09/2014. Il Responsabile del procedimento è l’Ing.
Pier Francesco Del Conte. Le domande di partecipazione dovranno pervenire al Consorzio
Autostrade Italiane Energia c/o EBC SRL - Lungotevere Prati n. 17 - 00193 Roma. Sul sito
www.consorziocaie.it è possibile reperire la documentazione necessaria.
Roma, lì 18/07/2014
REPUBBLICA ITALIANA
REGIONE PUGLIA
Il Commissario Straordinario Delegato
Per l’attuazione degli interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico nella Regione Puglia
previsti nell’Accordo di Programma siglato il 25/11/10
AVVISO PUBBLICAZIONE ESITO DI GARA
CUP: J95D12000150003 CIG: 547088008FD
Il Commissario Delegato avvisa che sul sito www.dissestopuglia.it nella
sezione “AVVISI E BANDI” è pubblicato l’AVVISO RELATIVO AGLI APPALTI
AGGIUDICATI inerente l’aggiudicazione della procedura aperta ai sensi del
Decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 e s.m.i. relativa all’Intervento
BA073A/10 COMUNE DI GRUMO APPULA Interventi di presidio e
mitigazione idraulica in loc. Madonna delle Grazie e Lagopetto (BA).
L’avviso per estratto sarà altresì pubblicato sulla G.U.R.I. Bari 27 Marzo
2014. Il Commissario Straordinario: Avv. Francesco Paolo Campo
Inchiesta Fonsai
Jonella Ligresti
torna libera
dopo un anno
Jonella Ligresti torna in
libertà, dopo un anno
esatto in custodia cautelare
tra carcere e arresti
domiciliari, dove si trovava
dal 20 novembre scorso.
Era stata arrestata il 17
luglio 2013 nell’ambito
dell’inchiesta dei pm di
Torino Vittorio Nessi e
Marco Gianoglio su
Fondiaria-Sai, insieme con
il padre Salvatore, la sorella
Giulia e agli ex manager
Fausto Marchionni,
Antonio Talarico ed
Emanuele Erbetta, mentre
il fratello Paolo era
sfuggito agli arresti perché
in Svizzera. A Jonella
Ligresti, ex presidente di
Fonsai, ieri sono stati
revocati gli arresti
domiciliari dal tribunale di
Torino, con parere
favorevole dei pm. Unico
vincolo rimasto, l’obbligo
di firma. Jonella Ligresti è
sotto processo a Torino per
manipolazione del mercato
e falso in bilancio
aggravato sui conti 2010 di
Fonsai. Lo scorso 28
gennaio il gip di Torino
aveva respinto un
patteggiamento a 3 anni e
4 mesi in quanto «pena
non congrua».
L’industria non riparte
Lo scenario è incerto e i segnali contraddittori, ma dall’analisi di Bankitalia emerge il
negativo risultato della produzione industriale che non ha ripreso a crescere, come il miglioramento del clima di fiducia delle imprese aveva fatto immaginare. Anche il secondo trimestre
registrerà nella media un calo e
l’unico segnale positivo, ma
contradittorio, in questo contesto è il primo aumento, dopo
circa tre anni, degli investimenti
in macchinari e attrezzature. Incide poi sul ristagno dell’economia il basso ritmo dell’inflazione, derivante oltre che dalle ragioni esterne comuni all’Europa,
dipendenti dall’andamento dei
prezzi della materie prime, anche« dagli ampi margini di capacità produttiva inutilizzata».
E i prestiti non arrivano
Segnali ancora deboli di inversione di rotta caratterizzano
le condizioni di accesso ai finanziamenti bancari il cui miglioramento «è meno rapido di quanto immaginato». Ci sono state
«attenuazioni» delle difficoltà di
accesso delle imprese ai finanziamenti bancari ma i prestiti al
settore privato «continuano a ridursi» e il costo del credito resta
superiore a quello dell’area euro
di 70 punti base. I consumi delle
famiglie, in secondo luogo, sono
cresciuti per la prima volta dall’inizio del 2011, ma marginalmente, in particolare per le spese per beni durevoli. Nello stesso
periodo poi il reddito disponibile ha continuato a ristagnare sia
in termini reali che nominali. Il
clima di fiducia è comunque
nettamente salito, dice il Bollettino e nella seconda parte dell’anno un impulso ai consumi
potrebbe derivare dagli sgravi
fiscali — il bonus di 80 euro —
introdotti da maggio.
Nel comparto delle debolezze
trova posto anche l’occupazione, per il fatto che dopo due anni
ha smesso di calare, anche se il
tasso di disoccupazione — soprattutto nella componente a
lungo termine e giovanile — è
aumentato per effetto dell’incre-
La ripresa incerta
Il Pil nell’area euro...
Area dell'euro
Italia
Francia
... e quello dell’Italia
Germania
Il Pil secondo:
115
Banca d’Italia
110
Confindustria
+1,3
105
(stima)
+0,2
100
2013
95
2014
+0,2
2015
2014
90
2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014
-1,8
Fonte: elaborazioni su statistiche nazionali
Le stime di via Nazionale
2013
Consumi
delle famiglie
2014
2015
-2,6 0,2
1,1
2013
Investimenti
fissi lordi
2014
2015
-4,6 -0,7 2,3
2013
Occupazione
2014
2015
-1,9 -0,6 0,3
I prestiti alle aziende
L’inflazione
(dati mensili; variazioni percentuali sui 12 mesi)
(dati mensili; variazioni percentuali sui 12 mesi)
15
4
12
3
9
6
2
3
0
1
-3
-6
© RIPRODUZIONE RISERVATA
2008
2009
2010
2011
2012
2013
3
'14
'1
0
2012
Fonte: elaborazioni su dati Eurostat
D’ARCO
Il retroscena Si riaffaccia il rebus manovra esclusa da Padoan. A inizio agosto i dati sul secondo trimestre
Ma per le correzioni il Tesoro aspetta l’Istat
ROMA — Eccoli qui, tradotti in numeri, «i margini più stretti di manovra» per
il Paese di cui il ministro dell’Economia,
Pier Carlo Padoan, parlava giovedì in
Parlamento, relazionando con particolare prudenza sulle Raccomandazioni Ue.
Prima ancora che l’Istat certifichi il 6 agosto l’ormai certo ridimensionamento
delle aspettative del governo, che nel Def
(Documento di economia e finanza) aveva ipotizzato una crescita dello 0,8% del
Pil, i dati di Bankitalia che fissano la crescita 2014 allo 0,2% spiegano bene i toni
moderati adoperati alla Camera.
Toni che riecheggiano anche nel più
laconico dei commenti raccolto ieri in
ambienti del Tesoro sul bollettino statistico di via Nazionale: «Aspettiamo i dati
di agosto dell’Istat sulla crescita nel secondo trimestre e sulla base di quello
continueremo a lavorare sull’aggiornamento al Def. Fino a allora non ci sono
novità». Tacciono anche molti dei consi-
glieri economici di Renzi, approfittando
dell’ombra ieri consentita dai lampi di
guerra sul fronte internazionale e dal
verdetto su Berlusconi.
Finora solo Confindustria aveva ipotizzato una crescita allo 0,2%. Si dice che
nel governo la stima meno ottimistica
fissasse il valore più basso almeno allo
0,4%. Lo 0,2% porterebbe l’asticella del
rapporto deficit-Pil in zona 3%, cioè in
zona manovra. È vero che l’Ue guarda più
al deficit depurato dagli effetti del ciclo
ma questo vuol dire garantire la convergenza verso il pareggio di bilancio.
Per ora quel che è certo è che l’atteso
effetto-Renzi, almeno nel secondo trimestre, non c’è stato, visto che il Pil, registra Bankitalia, è «all’incirca stazionario». Che la fiducia espressa dagli elettori
a maggio nei confronti del premier non
si sia subito tradotta in maggiori consumi è comprensibile: il primo bonus è en-
Def
«Aspettiamo i dati di agosto
dell’Istat e sulla base di quello
continueremo a lavorare
sull’aggiornamento al Def. Fino
ad allora non ci sono novità»
affermano fonti del Tesoro
Asticella
Si dice che nel governo la stima
meno ottimistica fissasse il
valore almeno allo 0,4%. Lo
0,2% porterebbe l’asticella del
rapporto deficit-Pil in zona
3%, cioè in zona manovra
trato in busta-paga solo a maggio. Ma
proiettata sull’anno, la stima della domanda interna di Banca d’Italia resta deludente, visto che i consumi vengono valutati soltanto «stabili». Ieri il vicepresidente di Confcommercio, Renato Borghi,
facendo una prima valutazione dell’andamento dei saldi, l’ha detto: «Il bonus
non ha avuto l’effetto sullo stimolo dei
consumi che le imprese, specie del comparto moda, si aspettavano: l’effervescenza degli acquisti si è raffreddata».
Un aspetto che non è sfuggito al leader
della Cgil, Susanna Camusso, l’unica ieri
a affidare alle agenzie commenti sui dati
Bankitalia: «Qui bisognerebbe riflettere
che l’effetto degli 80 euro è già finito. Sono già tre governi che annunciamo la luce in fondo al tunnel, mi pare invece che
sia arrivato il treno e noi stiamo passando sotto». Il rimbalzo dei consumi per
Bankitalia è possibile solo nel 2015, a
patto però che quel bonus venga confer-
Corriere della Sera Sabato 19 Luglio 2014
Economia 37
italia: 51575551575557
L’alleanza con Etihad
Caio scioglie la riserva, altri 40 milioni per Alitalia
ROMA — Francesco Caio ha sciolto la
riserva. Il mosaico che tratteggerà
l’accordo tra Alitalia e Etihad
acquisisce la definitiva adesione di
Poste Italiane all’operazione. I
termini di come il gruppo postale,
guidato da Caio, intenda restare nella
partita, salvaguardando i 75 milioni
di euro investiti nell’autunno scorso,
verranno esaminati nel consiglio di
amministrazione del 22 luglio. Al di
là delle sottolineature sui benefici di
sinergie nelle aree della logistica, il
dato è che Poste Italiane verserà altri
40 milioni di euro per restare al
tavolo. In dettaglio, l’equity
committment, ossia l’impegno pro
quota a finanziare gli oneri derivanti
dalla vecchia Alitalia, vale 200 milioni
di euro e Poste Italiane se ne accollerà
circa il 20%. Caio ha, insomma,
ceduto alle innumerevoli
mento della partecipazione al
mercato del lavoro (succede nelle fasi di miglioramento ciclico),
per assestarsi nella seconda metà dell’anno.
Governatore
Il numero uno della
Banca d’Italia Ignazio
Visco. Sulle previsioni di
ripresa pesano «rischi al
ribasso» e «significative
incertezze»
(variazioni % sull’anno precedente)
Governo Commissione
europea
Ocse
+0,8
+0,6
+0,5
2014
2014
2014
2013 2014 2015
Tasso
disoccupazione
12,2 12,7 12,6
0,4%
0,8%
la stima per il 2015
2013
Export e capitali stranieri
Innanzitutto le esportazioni,
che sono l’unico motore acceso
della ripresa e che saliranno del
3,4% quest’anno e del 4,7% il
prossimo, rivelano comunque
come una parte del sistema industriale sia produttivo e ben
fuori dalla crisi. L’aumento delle
vendite ha riguardato sia i mercati dell’Unione europea che
quelli extra-Ue e le prospettive
restano favorevoli. Sono anche
proseguiti gli afflussi di capitali
all’estero, spinti anche da condizioni finanziarie globali eccezionalmente favorevoli. Tra gennaio e maggio gli investitori esteri
hanno effettuato consistenti acquisti netti di titoli di Stato italiani (75 miliardi a fronte dei 13
registrati in tutto il 2013) concentrati nella componente a medio e lungo termine. Del resto
sono migliorati nel secondo trimestre le condizioni dei mercati
finanziari italiani con una progressiva diminuzione dei rendimenti dei titoli e degli spread.
2014
Il salvagente di Draghi
Dopo l’andamento sfavorevole del Pil nella prima metà dell’anno — al calo del primo trimestre è seguita nel secondo
una stagnazione — il miglioramento è legato, dice Bankitalia,
all’affievolirsi degli effetti restrittivi dell’aggiustamento dei
conti pubblici degli anni passati,
dall’andamento favorevole degli
scambi internazionali, dall’ulteriore attenuazione delle tensioni
finanziarie e dalle nuove misure
di politica monetaria adottate
dalla Bce. I principali elementi di
fragilità invece dipendono dall’incertezza dell’evoluzione delle
tensioni geopolitiche in corso.
Presupposto della ripresa della
crescita comunque, secondo gli
economisti di Palazzo Koch, è
«la coerente attuazione delle misure nazionali di politica economica volte a supportare anche la
fiducia di famiglie e imprese».
Stefania Tamburello
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Margini stretti
Secondo il ministro dell’Economia Pier Carlo
Padoan, «i margini più stretti di
manovra» non
impediranno di
confermare il
taglio del cuneo
fiscale
mato e «percepito come parte di un
orientamento duraturo». Su questo punto non è un caso che si sia speso Padoan
nel discorso alla Camera, quando ha fatto
sapere che i margini stretti non impediranno al governo di confermare il taglio
del cuneo fiscale, che Bankitalia valuta
pari a un decimo di punto di Pil (1,6 miliardi circa) nel biennio 2014-15, se si
tiene conto dell’effetto «restrittivo» delle
sue coperture in termini di taglio alla
spesa.
Dal Bollettino di Bankitalia giungono
al governo altre due indicazioni preziose.
La crescita sia pure minima di quest’anno sarà possibile solo se verrà completato il piano di pagamenti della P.a. che vale
mezzo punto di Pil (circa 8 miliardi) nel
2014-2015. Mentre poco più di mezzo
punto di Pil nel biennio viene stimato
l’effetto degli incentivi della nuova Sabatini sui macchinari, che però verranno
meno a metà del prossimo anno. «Dobbiamo fare le riforme e prendere dei
provvedimenti per far ripartire l’economia. Di questo siamo tutti molto coscienti e preoccupati» ha detto ieri il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi.
Antonella Baccaro
© RIPRODUZIONE RISERVATA
sollecitazioni delle ultime ore
affinché non abbandonasse la partita,
rischiando di compromettere l’intero
accordo Alitalia-Etihad. Un mosaico
mancante tuttora di alcune tessere.
La definitiva compilazione richiede
fermezza e pazienza. Difficile, del
resto, comprendere l’impuntatura
della sigla Uilt, che, diversamente da
Filt Cgil, Fit Uil e Uglt (in totale
valgono il 65 % della rappresentanza
Francesco
Caio, numero
uno di Poste
Italiane: altri
40 milioni nell’operazione
Alitalia-Etihad
sindacale del settore), ha rifiutato di
firmare il contratto nazionale del
trasporto aereo e il contributo di
solidarietà in nome del mancato
riconoscimento alla specificità del
personale navigante. Bizantinismi
sindacali che il ministro del Welfare,
Giuliano Poletti, ha auspicato
vengano superati al più presto.
L’obiettivo è non mettere a rischio
l’operazione. All’appello manca pure
il tassello della firma della Cgil
sull’intesa che stabilisce in 2.251 il
numero di dipendenti in esubero.
Finora il niet di Susanna Camusso è
apparso irreversibile e irremovibile.
Il ministro del trasporti, Maurizio
Lupi, ieri ha rimarcato che «passo
dopo passo stiamo andando avanti. Il
puzzle si sta ricomponendo». Il
mosaico si intravede, ma, intanto, il
personale Alitalia si vedrà ridurre lo
stipendio da un minimo di 80 euro,
per il personale di terra, a oltre 1.330
euro per i comandanti e i dirigenti.
Andrea Ducci
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Professionisti Madrid non prevede un vero esame di Stato per l’abilitazione. L’Oua: un danno ai giovani
Avvocati in Italia
dopo un test in Spagna
«Regole scavalcate»
Protesta la categoria dopo la sentenza Ue
✒
Le partite Iva
allo sciopero
dei contributi
di FABIO SAVELLI
L
a coscienza di classe
delle partite Iva si
esprime stavolta con una
forma di protesta mai
sperimentata: lo «sciopero
contributivo». Acta,
l’associazione che
rappresenta i professionisti
autonomi, ha lanciato una
petizione (raccogliendo
50mila firme) chiedendo la
ridefinizione delle indennità
di malattia che siano
effettivamente sostitutive
del reddito e l’equiparazione
della degenza ospedaliera a
quella domiciliare per chi si
trova alle prese con una
patologia invalidante tale
da non consentire appieno il
prosieguo dell’attività.
Altrimenti non ci sarebbe
alcuna alternativa rispetto
alla strada intrapresa da
Daniela Fregosi, consulente
aziendale esperta di
gestione del personale, che
dal 16 luglio ha deciso di
sospendere il versamento
dei contributi previdenziali
alla gestione separata Inps
per protestare contro quella
che ritiene una «punizione
perpetrata nei miei
confronti di malata recidiva
di tumore al seno». Che non
le permette di lavorare come
un tempo e che la costringe a
dover comunque
accantonare risorse per una
pensione che rischia di non
vedere mai. D’altronde
l’indennità di malattia
pensata dal legislatore la
copre fino a 61 giorni
all’anno in proporzione a
quello che versa all’Inps.
L’esito finale è che dato il
suo giro d’affari in picchiata
l’acconto 2014 chiesto
dall’ente previdenziale
(calcolato in base al reddito
dichiarato l’anno
precedente) è di 3.309 euro.
Una cifra non alla sua
portata vista la carenza di
strumenti di welfare.
Come la legge Bosman. La
sentenza della Corte di giustizia europea apre il mercato italiano a chi consegue il titolo di
avvocato all’estero. La sentenza
Bosman decretò la libera circolazione dei calciatori all’interno dei confini comunitari,
questa, appena emessa, è una
decisione che stravolge il mercato dei togati: da oggi, infatti,
agli aspiranti avvocati italiani è
consentito prendere l’abilitazione in Spagna. La vicenda si
trascinava ormai da tempo: da
anni alcuni tra coloro che non
riuscivano a superare l’esame
di abilitazione in Italia (dove la
percentuale dei promossi si aggira intorno al 34%) decidevano di non rassegnarsi e si iscrivevano tra gli aspiranti «abogados» spagnoli. Gli iberici,
infatti, non devono sostenere
un vero esame di Stato per
l’abilitazione e quindi chi si
iscrive ottiene il titolo e poi
torna in Italia con un’abilitazione che, di fatto, gli ha permesso di aggirare l’ostacolo
istituzionale.
danneggia i giovani laureati
Il Consiglio nazionale foren- che con merito rispettano le rese aveva presentato ricorso, af- gole ed è in controtendenza
finché si prendessero provve- con le proposte sempre più difdimenti contro gli avvocati fuse che mirano all’introduzioabilitati in altri Stati dell’Unio- ne del numero programmato
ne europea ma la Corte di giu- all’università per ridurre l’ecstizia europa non ha
avuto esitazioni: porte
D’ARCO
aperte a chi decide di I numeri
recarsi in Spagna a ri230mila
cevere l’abilitazione
gli avvocati iscritti all’albo
per svolgere la profes92% degli iscritti al registro degli
sione di avvocato,
avvocati stabiliti è di nazionalità italiana
quindi gli abogados
sono pienamente legittimati a svolgere il 83% ha conseguito
4%
5%
il titolo in Spagna
in Romania
Altri
lavoro da legale.
Non si sono fatte at3.759
tendere le reazioni poil numero degli avvocati stabiliti in Italia
lemiche del mondo Fonte: Cnf, Consiglio nazionale forense
dell’avvocatura: «Una
sentenza sbagliata, un danno cessivo numero di legali . Da
per l’Italia, ma anche per tutti i oggi il nostro Paese ha un progiovani che rispettano le regole blema in più e la nostra giusti— protesta Nicola Marino, pre- zia pure». E se a decidere l’efsidente dell’Organismo Unita- fettiva competenza e preparario dell’avvocatura — come se zione degli avvocati ci pensasfossero pochi 230 mila avvocati se il mercato?
Isidoro Trovato
in attività in un periodo di crisi
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mai vista. Questa sentenza
www.hamiltonwatch.com
INTO THE DREAM
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AUTOMATIC SWISS MADE
Limited Edition
38
Sabato 19 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
NORTH EAST SERVICES SPA - NES SPA
in Amministrazione Straordinaria: Decreto Trib. di Treviso 4357/13 del 6.12.2013
Amministrazione Straordinaria: n. 1/13
Giudice Delegato: dott. Antonello Fabbro
Commissario Straordinario: dott. Sante Casonato
ISTITUTO VIGILANZA COMPIANO SRL - IVC SRL
in Amministrazione Straordinaria: Decreto Trib. di Treviso 2346/14 del 14.5.2014
Amministrazione Straordinaria: n. 1/14
Giudice Delegato: dott. Antonello Fabbro
Commissario Straordinario: dott. Sante Casonato
ESTRATTO DEL BANDO DI GARA
PER LA PROCEDURA DI VENDITA CONGIUNTA DEI COMPLESSI AZIENDALI
DETENUTI DA NES SPA E IVC SRL IN AS
Il dott. Sante Casonato, in qualità di Commissario Straordinario delle società North East Services
Spa (NES) e Istituto Vigilanza Compiano Srl (IVC), entrambe in amministrazione straordinaria,
in conformità dei rispettivi Programmi di Cessione ex art. 54 D.Lgs. 270/99 e dell’autorizzazione
dal Ministero dello Sviluppo Economico, è interessato a ricevere Manifestazioni di Interesse
per la cessione congiunta dei Complessi Aziendali (settore “Vigilanza”) di proprietà di NES ed
IVC, attualmente operanti sull’intero territorio del Triveneto, caratterizzati da un fatturato complessivo stimato per l’anno 2014 di circa Euro 15 milioni e con un attuale livello occupazionale
di complessive circa 300 unità operative. L’elenco dei beni materiali ed immateriali (automezzi,
attrezzature, marchi, licenze etc.), dei contratti attivi e passivi, nonché la definizione del perimetro
dei Complessi Aziendali e l’esatta identificazione delle unità lavorative, sarà oggetto di specifica
documentazione che sarà resa disponibile, per la due diligence, in apposita Virtual Data Room
(VDR), il cui accesso, subordinato all’accettazione di ulteriori apposite clausole di riservatezza,
verrà fornito solo a coloro che abbiano previamente presentato la Manifestazione di Interesse in
conformità al Bando e che siano stati riconosciuti dal Commissario quali Soggetti Ammessi.
Il processo di vendita è regolamentato dal Bando di Gara (“Bando”), il cui testo integrale è pubblicato sui siti www.asnes.it e www.fallimentitreviso.com, ovvero richiedibile al Commissario,
all’indirizzo pec [email protected]
Con l’ammissione alla Data Room, gli Interessati saranno impegnati ad astenersi dall’intraprendere attività commerciali e/o sottoscrivere accordi con terzi suscettibili di arrecare pregiudizio
agli interessi di NES e IVC o confliggere con gli stessi.
Ciò premesso, il Commissario Straordinario
INVITA
tutti i soggetti interessati a presentare le Manifestazioni di Interesse, per l’acquisto congiunto
dei Complessi Aziendali di NES ed IVC, in conformità a quanto previsto dal Bando, entro e non
oltre le ore 12:00 del 06 agosto 2014.
Possono manifestare interesse esclusivamente soggetti italiani o esteri muniti di personalità giuridica, siano essi singoli o legati da accordi di sindacato o da analoghe forme di associazione
(“Cordata”); le Manifestazioni di Interesse dovranno essere presentate anche da coloro che
hanno già in precedenza manifestato interesse per il solo Complesso Aziendale del Ramo Vigilanza di NES.
Non verranno prese in considerazione le Manifestazioni di Interesse: i) pervenute da soggetti
diversi da società di capitali; ii) pervenute da soggetti che alla data della presentazione siano
sottoposti a procedure di liquidazione o concorsuali o, comunque, a qualsiasi tipo di procedura,
di ordinamento italiano o estero, che denoti stato di insolvenza, cessazione dell’attività, gestione
coattiva; iii) che siano proposte per persona da nominare o per le quali non sia chiaramente
identificabile una persona giuridica o un Raggruppamento; iv) redatte in lingua differente dalla
lingua italiana; v) che non siano predisposte in conformità a tutto quanto previsto nel Bando.
In relazione a quanto indicato nel Bando, i Soggetti Ammessi sono invitati sin d’ora a formulare
anche un’offerta vincolante irrevocabile di acquisto (“Offerta”) alle condizioni, secondo le modalità e nei termini indicati nel Bando.
Saranno esclusi dalla Procedura di Vendita gli Offerenti che abbiano presentato riserve o apposto
condizioni in merito al loro contenuto che possono compromettere la par condicio fra gli Offerenti, ovvero che rendano false dichiarazioni; non saranno prese in considerazione offerte o indicazioni di valore che siano legate ad una formula o al valore di offerta espresso da altri Offerenti.
Per tutte le fasi del procedimento di aggiudicazione e di individuazione della migliore offerta sarà
prevista l’assistenza e la verbalizzazione del Notaio incaricato dal Commissario e si baseranno
su una Offerta Tecnica (punteggio massimo 30/100) e da una Offerta Economica (punteggio
massimo 70/100); il punteggio sarà calcolato effettuando la sommatoria dei punteggi assegnati
ai diversi elementi di valutazione tecnica ed economica, ponderati come indicato nel Bando.
La presente comunicazione e il relativo Bando non sono intesi, né potranno essere ritenuti costituire qualsivoglia obbligazione, di natura contrattuale ovvero extra-contrattuale, nei confronti
di NES e/o di IVC e/o del Commissario, né costituiscono un’offerta al pubblico ex art. 1336 cod.
civ., nè una sollecitazione del pubblico risparmio ex art. 94 e ss. del D.Lgs. 58/1998, ovvero
un’offerta ai sensi della normativa di diritto finanziario in alcuna giurisdizione applicabile.
Ogni definitiva determinazione in ordine alla cessione del Complesso Aziendale sarà soggetta al
potere autorizzativo degli Organi della Procedura.
Il Commissario Straordinario
dott. Sante Casonato
P.Q.M.
Il Tribunale di Firenze
sezione specializzata in materia di impresa
Definitivamente pronunciando sulle domande proposte da CANALI IRELAND LIMITED e CANALI S.p.a., nei confronti di Pantalonificio Aretino
s.n.c. di Giannini Massimiliano e Marcucci Luca, Giannini Massimiliano e
Marcucci Luca, così provvede:
1) dichiara illegittima l’utilizzazione da parte dei convenuti del segno distintivo “SERGIO CANALI” sotto il profilo della contraffazione del marchio “CANALI”, protetto dalle registrazioni, nazionali e comunitarie,
elencate nell’atto introduttivo oltre che del compimento di atti di concorrenza sleale ex art. 2598 C.C. e, per l’effetto;
2) inibisce a Pantalonificio Aretino s.n.c. di Giannini Massimiliano e Marcucci Luca, Giannini Massimiliano e Marcucci Luca di continuare e ripeterne l’uso;
3) fissa a titolo di penale la somma di € 500,00 per ogni violazione o inosservanza successivamente constatata e per ogni ritardo nell’esecuzione
dei provvedimenti contenuti nella presente sentenza;
4) condanna i convenuti, in solido, al risarcimento dei danni in favore delle
attrici, che liquida in complessivi € 8,860,00, oltre rivalutazione monetaria secondo indici ISTAT dal 2004 al dì della presente decisione e interessi al tasso legale sulla somma annualmente rivalutata;
5) ordina la pubblicazione del dispositivo della presente decisione per una
volta con caratteri doppi rispetto al normale, a cura delle attrici e a
spese dei convenuti, sui quotidiani “Corriere della Sera” e “La Repubblica”, nelle pagine nazionali;
6) condanna i convenuti, in solido, a rimborsare alle attrici le spese processuali del presente grado del giudizio (compresa la fase cautelare),
che liquida in complessivi € 20.090,00, di cui € 16.890,00 per compensi e il resto per esborsi, oltre I.V .A. e c.p.a. come per legge;
7) pone definitivamente a carico solidale dei convenuti le spese di CTU
come da contestuale ordinanza.
Così deciso l’11 febbraio 2014
IL PRESIDENTE EST.
dr. Alberto Cappelli
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Sul foglio inserzioni della Gazzetta Ufficiale n. 81 del 18/07/2014 è stato pubblicato il
Bando di gara relativo alla Procedura Aperta ai sensi degli artt. 54 e 55 del D.lgs. 163/06,
con il criterio del prezzo più basso, ai sensi degli art. 81 e 82, del D.Lgs. 163/2006.
Gara n. CZLAV016-14 - Codice Appalto: CZE2A13C206 - CIG: 58421549FC - SS. 106
Jonica - Lavori di risanamento del Ponte Neto sito sulla SS 106 tra il km 259 + 750 e il km
260+000 - Provincia di Crotone.
Importo a base d’Appalto: € 794.580,00 - Categoria prevalente: OG3 - altre categorie
OS21 e OG8.
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- Apertura delle offerte in seduta pubblica alle ore 09.30 del 16.09.2014.
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la Calabria - Via E. De Riso n. 2 - 88100 Catanzaro unicamente a mezzo raccomandata/
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Il Bando integrale è pubblicato sull’Albo Pretorio on line del Comune di Crotone, sull’Albo
Compartimentale di Catanzaro, delle Sezioni Staccate di Cosenza e Reggio Calabria,
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e contestuale rifacimento delle testate delle solette di impalcato, sui viadotti presenti tra il
km 243+521 ed il km 353+450.
Luogo principale di esecuzione: SS. 18 “Tirrena Inferiore” - Provincia di Cosenza.
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Gara n. CZLAV017-14 - Codice appalto: CZE2A13C517 - CIG.: 5848401D2B - Oggetto
dell’appalto: SS. 682 “Ionio - Tirreno” - Lavori di Manutenzione Straordinaria per il
rifacimento della pavimentazione drenante in tratti saltuari tra il km 0+000 e il km 42+300.
Luogo principale di esecuzione: SS. 682 “Ionio - Tirreno” - Provincia di
Reggio Calabria.
Importo a base d’Appalto: € 1.879.617,39 - Categoria prevalente: OG3 - altra
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(Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti).
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spartitraffico con barriere New Jersey tra il km 0+000 e il km 5+512.
Luogo principale di esecuzione: SS. RA04 “Raccordo Autostradale di Reggio Calabria”.
Importo a base d’Appalto: € 731.277,17 - Categoria prevalente: OS12-A - altra
categoria OG3.
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Popolo n. 70, 30172 Venezia Mestre, cap. soc. i.v. euro 17.500.000,00, C.F. e n. iscriz. al
Registro Imprese di Venezia: 80006370276, società a socio unico soggetta all’attività di
direzione e coordinamento della Regione Veneto,
INFORMA DI AVER RIAPERTO - SINO ALLE ORE 18.00 (ORA ITALIANA) DEL 12 SETTEMBRE 2014 - IL TERMINE ENTRO CUI POSSONO ESSERE PRESENTATE LE MANIFESTAZIONI
DI INTERESSE PER LA PARTECIPAZIONE ALLA PROCEDURA (la “Procedura”) AD
EVIDENZA PUBBLICA PER LA SELEZIONE DEL POSSIBILE ACQUIRENTE DEL 100% DEL
CAPITALE SOCIALE DI
Terme di Recoaro S.p.A.
Terme di Recoaro S.p.A., con sede legale in Via Fonti Centrali a Recoaro Terme (Vicenza),
C.F., P.IVA e n. iscriz. al Registro Imprese di Vicenza: 00720060243, capitale sociale i.v. pari
a euro 3.283.487,10, a socio unico, soggetta all’attività di direzione e coordinamento della
Regione Veneto, è una società che cura la valorizzazione e lo sfruttamento delle acque termali
del complesso immobiliare sito nel Comune di Recoaro Terme e la gestione delle relative infrastrutture aziendali ricettive e di servizio. La presente informativa ha il solo scopo di dare
ampia diffusione alla notizia di rinnovazione della Procedura. Coloro che intendono partecipare alla Procedura sono tenuti a esaminare e tener conto di tutti i contenuti e le previsioni
della relativa comunicazione di avvio, come pubblicata e reperibile nel sito internet di S.V.E.C.
(www.svecspa.com), che rimangono invariati salvo per l’indicata riapertura del termine di
partecipazione. La comunicazione di avvio della Procedura, al pari della presente informativa
e di ogni relativo avviso, non costituiscono offerta al pubblico o invito a offrire, né integrano
una promessa al pubblico o altra proposta. La Procedura è destinata solo a residenti o aventi
sede in taluno dei Paesi dell’Unione europea.
AVVISO DI GARA PER ESTRATTO
Sul foglio inserzioni della Gazzetta Ufficiale n. 81 del 18/07/2014 è stato pubblicato il Bando
di gara relativo alla Procedura Aperta ai sensi degli artt. 54 e 55 del D.lgs. 163/06, con il
criterio del prezzo più basso, ai sensi degli art. 81 e 82, del D.Lgs. 163/2006.
Gara n. CZLAV014-14 - Codice Appalto: CZE2A13C310 - CIG.: 58241218AF - Oggetto
dell’appalto: SS. 18 Tirrena Inferiorè - Lavori occorrenti per ripristini localizzati delle calotte
delle gallerie della SS. 18 nonché sistemazione marciapiedi e aree di imbocco e installazione
sistemi di raccolta infiltrazioni di acqua.
Luogo principale di esecuzione: SS. 18 “Tirrena Inferiore” - Provincia di Cosenza.
Importo a base d’Appalto: € 834.190,22 - Categoria prevalente: OG3 - altra categoria OS10.
Termine per il ricevimento delle offerte: entro e non oltre le ore 12.00 del 08.09.2014 Apertura delle offerte in seduta pubblica alle ore 09.30 del 09.09.2014.
I plichi di gara, devono pervenire presso l’ANAS S.p.A. - Compartimento della Viabilità per la
Calabria - Via E. De Riso n. 2 - 88100 Catanzaro unicamente a mezzo raccomandata/posta
celere (Poste Italiane o altro corriere autorizzato).
Il Bando integrale è pubblicato sull’Albo Pretorio on line del Comune di Cosenza, sull’Albo
Compartimentale di Catanzaro, delle Sezioni Staccate di Cosenza e Reggio Calabria, sui
Siti Internet www.stradeanas.it. (ANAS S.p.A.) e www.serviziocontrattipubblici.it. (Ministero
delle Infrastrutture e dei Trasporti).
Il Dirigente dell’Area Tecnica Esercizio
Responsabile del Procedimento
Ing. Angelo GEMELLI
Il Dirigente dell’Area Amministrativa
Avv. Filippo VENTURA
VIA E. DE RISO, 2 - 88100 CATANZARO
Tel. 0961/531011 - Fax 0961/725106 • sito internet www.stradeanas.it
CITTÀ DI GIUGLIANO IN CAMPANIA(NA)
Avviso di gara non aggiudicata - Gara d'appalto
"Affidamento della gestione dei servizi cimiteriali
e della manutenzione nell'ambito del cimitero
comunale" - CIG 5503998AD3. Prot. Settore EE.
LL. PP. n. 3094 del 05 Maggio 2014
A seguito della seduta di gara riservata effettuata in
data 5 Maggio 2014 alle ore 11:30, ed in esecuzione
del verbale di gara, si riporta per estratto quanto in
esso indicato: "La Commissione preso atto che
l'unica impresa partecipante non viene ammessa alla
fase successiva "apertura dell'offerta economica" in
quanto la documentazione integrativa richiesta non è
risultata conforme a quanto richiesto al punto III.2.2
lettera d) del bando; in particolare, da tale dichiarazione non si evince, in maniera inequivocabile, che
la ditta abbia svolto almeno un servizio negli ultimi
tre anni, per l'importo di euro 1.347.000,00. Pertanto, non si ammette l'impresa al prosieguo della
gara e la stessa non viene aggiudicata".
Giugliano, 05/05/2014
Settore edilizia e lavori pubblici
Il dirigente ing. Domenico D'Alterio
Per la p
pubblicità
legale e finanziaria
rivolgersi a:
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RCS MediaGroup S.p.A.
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Fax 02 2588 6114
Vico II San Nicola
alla Dogana, 9
80133 Napoli
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Fax 081 49 777 12
Via Valentino
Mazzola, 66/D
00142 Roma
Tel. 06 6882 8650
Fax 06 6882 8682
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Tel. 080 5760 111
Fax 080 5760 126
Corriere della Sera Sabato 19 Luglio 2014
Economia 39
italia: 51575551575557
La società di investimento e la quotazione del Blue Note
L’acquisizione Antonveneta
Costanzo porta capitali ai Piccoli in Borsa. E arriva il jazz
Fondazione Mps,
causa da 3 miliardi
a ex vertici e banche
Nasce in Italia la prima investing
company focalizzata sullo sviluppo
delle Pmi che per crescere vanno in
Borsa. Si chiama «4Aim» non a
caso, visto che l’Aim è il mercato
alternativo dei capitali di Borsa
italiana dedicato alle piccole e
medie imprese. La società è
presieduta da un personaggio noto
della finanza italiana, Gian Luigi
Costanzo, già Chief investment
officer di Banca Intesa e fino al 2013
presidente di Generali fund
management. Amministratore
delegato è Davide Mantegazza,
Chief investment officer Dante
Ravagnan. «Puntiamo a raccogliere
50 milioni di euro in due anni — ha
detto Costanzo — . Gli investimenti
andranno in Ipo o in aumenti di
capitale di Pmi già quotate,
caratterizzate da solidi
fondamentali, management
qualificato ed elevato potenziale di
crescita». Per finanziare la raccolta,
4Aim si quoterà all’Aim questo
autunno. L’obiettivo è effettuare
investimenti con un orizzonte
temporale di medio-lungo periodo
in molteplici settori a esclusione del
settore immobiliare e delle società
di investimento. 4Aim di prassi non
acquisirà quote superiori al 4,99%
del capitale della società quotanda,
soglia che potrà essere superata in
casi eccezionali fino al limite del 10
per cento. 4Aim non entrerà, però,
nella gestione societaria. La società
attualmente è partecipata al 100%
dal financial advisor
Ambromobiliare, ma con l’Ipo
aprirà il capitale e la governance ai
suoi investitori. «Vogliamo favorire
il rapporto tra grandi investitori e
Pmi — ha detto Costanzo — e visto
anche l’orizzonte temporale ci
rivolgiamo soprattutto a investitori
istituzionali come i fondi pensione
e le compagnie assicurative, anche
esteri. Se fino a un anno e mezzo fa
l’Italia era vista male, da sei mesi
l’interesse degli stranieri è
tornato». Con lo sbarco di Blue
Note, il «salotto» milanese del jazz,
la prossima settimana, l’Aim
raggiungerà quota 50 società. E ieri
ha annunciato l’Ipo anche TechValue.
Fausta Chiesa
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Editoria Usa Il gruppo vale mezzo miliardo di dollari, la famiglia resta
Forbes passa ai cinesi
Esce il fondo di Bono Vox
Il controllo a Integrated whale media di Hong Kong
Il cantante Bono degli U2 ex socio tramite il fondo Elevation Partners
A 97 anni dalla fondazione il
controllo di Forbes media, l’editore del bisettimanale considerato la Bibbia del capitalismo,
passa a una cordata di investitori di Hong Kong che affiancheranno la famiglia guidata da Steve Forbes, presidente della casa
editrice di New York e direttore
della rivista che conta 36 edizioni locali in vari Paesi. Il nuovo
socio forte è la Integrated whale
media (Iwm), un consorzio finanziario del Far East tra cui
spiccano i nomi di Tak Cheung
Yam, uomo d’affari dell’ex colonia inglese con interessi nella
Fornton, Artfield, Credit China
più molte altre compagnie, e
poco superiore a 930 mila copie.
Anche l’attuale ceo Michael Perlis manterrà l’incarico. Il gruppo
Forbes è stato valutato dai nuovi
investitori asiatici 475 milioni di
dollari al termine di una procedura di vendita durata otto mesi
e gestita dall’advisor Deutsche
Bank. «I nostri partner credono
nel brand, nei nostri valori e
nella battaglia per l’imprenditoria e il capitalismo del libero
mercato» —, ha voluto rassicurare l’erede della dinastia di editori. Forbes cercava nuovi capitali perché anche la rivista icona
dei grandi patrimoni ha sofferto
di qualche battuta d’arresto nella raccolta pubblicitaria, stima-
Il 29 luglio
Eni, 30 mila in sciopero
«Raffinerie da rilanciare»
Sono oltre 30 mila i dipendenti Eni interessanti
dallo sciopero proclamato per martedì 29 luglio
da Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil.
Coinvolte tutte le aziende del gruppo: impianti
di raffinazione, produzione e perforazione,
chimici e petrolchimici, depositi, uffici. Motivo
della protesta: la crisi nel sistema della
raffinazione, culminata con la chiusura di tre
raffinerie a cui si aggiunge la delicata situazione
di Gela, dove rischiano il posto in 3.500.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
dell’imprenditore di Singapore
Wayne Hsieh, noto per aver fondato la Asustek computer. Esce
invece dalla compagine di Forbes il fondo Elevation Partners
promosso, tra gli altri, da Bono
Vox, il cantante irlandese degli
U2, che otto ani fa aveva rilevato
il 45% della casa editrice per 264
milioni di dollari.
La famiglia resta comunque
salda in sella. Steve Forbes, nipote del fondatore, due volte
candidato alle primarie repubblicane, manterrà con i fratelli
una quota azionaria significativa. Resterà presidente della società e direttore della rivista ammiraglia che ha una diffusione
bile in 260 milioni, nonostante
il gruppo abbia investito molto
nell’online con Forbes.com.
La rivista è conosciuta in tutto il mondo per la classifica annuale degli uomini più ricchi
del pianeta, oltre 1.600 nomi per
una fortuna aggregata di 6,6 trilioni di dollari. Nell’ultima edizione uscita a marzo Bill Gates si
è ripreso la corona del più ricco
del globo (patrimonio di 76 miliardi) che per quattro anni aveva ceduto al magnate messicano
Carlos Slim (America movil).
Primo italiano, Michele Ferrero,
ma alla posizione numero 22.
Carlo Turchetti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
MILANO — L’ultimo atto della presidenza
di Antonella Mansi alla Fondazione Mps è
una colossale causa di responsabilità
contro gli ex vertici dell’ente senese, a
cominciare dal presidente di allora,
Gabriello Mancini, e i sei componenti della
deputazione amministratrice, e per danni
contro Credit Suisse e Banca Leonardo,
ovvero le due banche che nel 2008 —
quando Mps lanciò il maxi aumento di
capitale da 5 miliardi per sostenere
l’acquisto di Antonveneta — rilasciarono
alla Fondazione una «fairness opinion» sul
prezzo di acquisto dell’istituto padovano.
Enorme il danno stimato: 3 miliardi. La
decisione è stata assunta ieri dalla
deputazione generale dell’ente di Palazzo
Sansedoni sulla base dei pareri legali dei
professori Giorgio De Nova e Ugo Pomante.
Anche in seguito alle «fairness opinion» sul
valore di Antonveneta la Fondazione Mps
nel 2008 decise di smobilizzare 3 miliardi
di investimenti per impegnarsi nel
rafforzamento patrimoniale di Mps: 2,5
miliardi per sottoscrivere metà
dell’aumento da 5 miliardi e 490 milioni
per acquistare metà del bond Fresh da un
miliardo. La mossa di Palazzo Sansedoni è
la seconda parte dell’azione legale decisa
dai nuovi vertici, e segue la causa decisa lo
scorso marzo verso i componenti della
deputazione amministratrice delle due
precedenti gestioni, verso Jp Morgan —
advisor della Fondazione nel 2008 — e
verso il pool di 12 banche (capitanato
sempre dalla banca Usa) che nel 2011 erogò
all’ente un prestito da 600 milioni per
finanziare la copertura dell’aumento di
Mps da 2 miliardi. Ennesima fumata nera,
invece, per la nomina del successore di
Mansi alla presidenza. La deputazione
generale si riaggiornerà il 25, 29 e 30 luglio.
Fabrizio Massaro
fabriziomassar0
© RIPRODUZIONE RISERVATA
40
Sabato 19 Luglio 2014 Corriere della Sera
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Nome
Data Valuta
Quota/od.
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[email protected]
17/07 EUR
16,896
AcomeA America (A1)
17/07 EUR
17,465
AcomeA America (A2)
17/07 EUR
4,433
AcomeA Asia Pacifico (A1)
17/07 EUR
4,567
AcomeA Asia Pacifico (A2)
17/07
14,737
AcomeA Breve Termine (A1)
EUR
17/07 EUR
14,904
AcomeA Breve Termine (A2)
17/07 EUR
4,645
AcomeA ETF Attivo (A1)
17/07 EUR
4,765
AcomeA ETF Attivo (A2)
17/07 EUR
17,367
AcomeA Eurobbligazionario (A1)
17/07 EUR
17,577
AcomeA Eurobbligazionario (A2)
17/07 EUR
13,076
AcomeA Europa (A1)
17/07 EUR
13,435
AcomeA Europa (A2)
17/07 EUR
11,507
AcomeA Globale (A1)
17/07 EUR
11,965
AcomeA Globale (A2)
17/07 EUR
19,764
AcomeA Italia (A1)
17/07 EUR
20,327
AcomeA Italia (A2)
17/07 EUR
8,933
AcomeA Liquidità (A1)
17/07 EUR
8,933
AcomeA Liquidità (A2)
17/07 EUR
6,759
AcomeA Paesi Emergenti (A1)
17/07 EUR
6,961
AcomeA Paesi Emergenti (A2)
17/07
3,973
AcomeA Patrimonio Aggressivo (A1)
EUR
4,100
AcomeA Patrimonia Aggressivo (A2) 17/07 EUR
5,312
AcomeA Patrimonio Dinamico (A1) 17/07 EUR
5,428
AcomeA Patrimonio Dinamico (A2) 17/07 EUR
6,328
AcomeA Patrimonio Prudente (A1) 17/07 EUR
6,475
AcomeA Patrimonio Prudente (A2) 17/07 EUR
17/07 EUR
22,215
AcomeA Performance (A1)
17/07 EUR
22,566
AcomeA Performance (A2)
Invictus Global Bond Fd
Invictus Macro Fd
Sol Invictus Absolute Return
15/07 EUR
16/07 EUR
17/07 EUR
107,958
80,647
101,824
oppure 02 6282.7422
[email protected]
Piccoli Annunci
17,039
17,612
4,433
4,566
14,774
14,941
4,704
4,825
17,416
17,627
13,231
13,594
11,571
12,031
20,068
20,639
8,931
8,932
6,779
6,981
3,981
4,108
5,322
5,438
6,347
6,494
22,289
22,640
108,105
81,340
101,731
www.azimut.it - [email protected]
AZIMUT CAPITAL MANAGEMENT SGR - tel.02.88981
Azimut Dinamico
Azimut Formula 1 Absolute
Azimut Formula 1 Conserv
Azimut Formula Target 2013
Azimut Formula Target 2014
Azimut Garanzia
Azimut Prev. Com. Crescita
Azimut Prev. Com. Crescita Cl. C
Azimut Prev. Com. Equilibrato
Azimut Prev. Com. Equilibrato Cl. C
Azimut Prev. Com. Garantito
Azimut Prev. Com. Protetto
Azimut Prev. Com. Protetto Cl. C
Azimut Prev. Com. Obbli.
Azimut Prev. Com. Obbli. Cl. C
Azimut Reddito Euro
Azimut Reddito Usa
Azimut Scudo
Azimut Solidity
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Azimut Trend
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10,352
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29,229
AZ FUND MANAGEMENT SA - tel.00352 2663811
AZ F. Active Selection ACC
AZ F. Active Selection DIS
AZ F. Active Strategy
AZ F. Alpha Man. Credit
AZ F. Alpha Man. Equity
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10,316
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5,471
5,035
5,393
Nome
Data Valuta
AZ F. Best Cedola ACC
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AZ F. Best Equity
AZ F. Bond Target 2015 ACC
AZ F. Bond Target 2015 DIS
AZ F. Bond Target 2016 ACC
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AZ F. Bond Target Giugno 2016 ACC
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AZ F. Bond TargetSettem.2016 ACC
AZ F. Bond TargetSettem.2016 DIS
AZ F. Cash 12 Mesi
AZ F. Cash Overnight
AZ F. Carry Strategy ACC
AZ F. Carry Strategy DIS
AZ F. Cat Bond ACC
AZ F. Cat Bond DIS
AZ F. CGM Opport Corp Bd
AZ F. CGM Opport European
AZ F. CGM Opport Global
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AZ F. Commodity Trading
AZ F. Conservative
AZ F. Core Brands ACC
AZ F. Core Brands DIS
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AZ F. Dividend Premium DIS
AZ F. Emer. Mkt Asia
AZ F. Emer. Mkt Europe
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AZ F. European Dynamic ACC
AZ F. European Dynamic DIS
AZ F. European Trend
AZ F. Formula 1 Absolute ACC
AZ F. Formula 1 Absolute DIS
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AZ F. Formula 1 Alpha Plus DIS
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AZ F. Formula Target 2015 ACC
AZ F. Formula Target 2015 DIS
AZ F. Formula 1 Conserv.
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AZ F. Global Sukuk DIS
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AZ F. Income ACC
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AZ F. Int. Bd Targ. Giugno 2016 DIS
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AZ F. Qtrend
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AZ F. US Income
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EUR
EUR
EUR
EUR
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EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
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EUR
EUR
EUR
Quota/od.
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5,203
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5,528
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4,935
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5,109
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Nome
Data Valuta
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Active Liquid Bond A
Active Liquid Bond B
Multiman. Bal. A
Multiman. Bal. M
Multiman. Eq. Afr. & Mid. East A
Multiman. Eq. Afr. & Mid. East M
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DB Platinum IV
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Croci US R1C B
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Systematic Alpha R1C A
Fondi Unit Linked
Quota/od.
Quota/pre.
Nome
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
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Quality
16/07
16/07
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16/07
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EUR
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EUR
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EUR
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18/07
18/07
18/07
18/07
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18/07
18/07
18/07
18/07
Tel: 848 58 58 20
Sito web: www.ingdirect.it
17/07 EUR
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Inflazione Più Arancio
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Mattone Arancio
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Profilo Dinamico Arancio
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Profilo Equilibrato Arancio
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Profilo Moderato Arancio
17/07 EUR
Top Italia Arancio
50,600
61,790
58,830
62,220
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59,540
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Quota/od.
Quota/pre.
12,688
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12,771
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Tel: 02 77718.1
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31/05 EUR 572375,300
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EUR 771435,023 762273,652
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USD
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KIS - Selection D
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KIS - Sm. Cap D
KIS - Sm. Cap P
KIS - Target 2014 X
16/07
16/07
16/07
16/07
16/07
16/07
16/07
16/07
16/07
16/07
16/07
16/07
16/07
16/07
16/07
16/07
16/07
15/07
16/07
16/07
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16/07
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16/07
16/07
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16/07
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17/07
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17/07
17/07
17/07
16/07
USD
EUR
EUR
USD
EUR
EUR
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EUR
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USD
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EUR
EUR
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282,620
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100,300
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153,880
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115,960
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124,490
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NM Euro Bonds Short Term A
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48,400
NM Euro Equities A
17/07 EUR
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NM Global Equities EUR hdg A
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NM Inflation Linked Bond Europe A 17/07 EUR
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17/07 EUR
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NM Italian Diversified Bond I
17/07 EUR
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136,700
NM Large Europe Corp A
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NM Market Timing A
17/07 EUR
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122,250
NM Total Return Flexible A
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101,920
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17/07 EUR
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102,490
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PS - Fixed Inc Absolute Return A
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PS - Global Dynamic Opp B
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PS - Target A
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PS - Total Return A
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PS - Value B
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03/06
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100,700
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102,750
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4,987
Multimanager American Eq.A
17/07 EUR
4,705
Multimanager Asia Pacific Eq.A
17/07 EUR
4,480
Multimanager Emerg.Mkts Eq.A
17/07 EUR
4,600
Multimanager European Eq.A
17/07 EUR
5,332
Strategic A
17/07 EUR
6,111
Usa Value Fund A
17/07 EUR
5,604
Ver Capital Credit Fd A
7,071
7,554
6,481
5,729
5,432
5,429
5,778
7,288
6,847
5,340
4,991
4,704
4,488
4,585
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451,910
279,460
345,150
111,550
158,760
75,190
82,380
134,690
133,650
175,180
133,610
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138,010
464,190
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281,550
347,720
112,130
159,580
76,180
83,460
134,810
133,760
175,330
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è disponibile sul sito www.invesco.it
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16/07 EUR
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16/07 EUR
1396,402
1394,983
Active European Credit B
16/07 EUR
1422,896
1412,396
Active European Equity A
Asia Balanced A
Asia Balanced A-Dis
Asia Consumer Demand A
Asia Consumer Demand A-Dis
Asia Infrastructure A
Asian Bond A-Dis M
Balanced-Risk Allocation A
Em. Loc. Cur. Debt A
Em. Loc. Cur. Debt A-Dis.M
18/07
18/07
18/07
18/07
18/07
18/07
18/07
18/07
18/07
USD
USD
USD
USD
USD
USD
EUR
USD
USD
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16,780
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10,371
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15,359
9,707
25,710
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14,610
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14,720
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9,715
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FLEX QUANTITATIVE HR6 A EUR
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ITALY CAP RET A EUR
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SELECTED BOND CAP RET EUR
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17/07
17/07
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17/07
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EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
12,752
111,966
113,255
116,793
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12,721
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113,026
118,519
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PS - Algo Flex B
17/07 EUR
86,560
PS - BeFlexible A
17/07 USD
85,170
PS - BeFlexible C
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107,210
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5,239
5,233
17/07 EUR
5,897
5,920
11/07 EUR 814615,543 854760,583
Legenda: Quota/pre. = Quota precedente;
Quota/od. = Quota odierna
13352AEB
Corriere della Sera Sabato 19 Luglio 2014
Sussurri & Grida
Piazza Affari
IL BALZO DI FERRAGAMO
FINMECCANICA IN CALO
Il poker online di Montecarlo finisce in tribunale a Napoli
di GIACOMO FERRARI
È terminata in progresso
(+0,65% l’indice Ftse-Mib)
l’ultima seduta della settimana
per Piazza Affari, caratterizzata
(così come per le altre Borse
europee) da estrema volatilità a
causa delle tensioni
geopolitiche che dominano la scena
internazionale. Nessun impatto, invece, dai dati
macro diffusi in giornata, a cominciare dall’indice
di fiducia dei consumatori rilevato negli Usa
dall’Università del Michigan, risultato in calo. Sul
listino italiano ha brillato in particolare Salvatore
Ferragamo (+5,22%), promossa da un report di
Exane Bnp Paribas. Progressi anche per A2A
(+4,09%) e Banco Popolare (+3,80%), che guida il
recupero dei bancari, tutti in crescita ad eccezione
di Monte Paschi (-0,38%) nonostante il leggero
peggioramento dello spread Bund-Btp, arrivato a
fine giornata a 164 punti base. Bene, inoltre, World
Duty Free (+2,22%), seguita da Saipem (+2,13%),
mentre nel segmento Star si sono distinte Nice
(+5,19%) e Gefran (+3,37%). Hanno perso terreno,
invece, fra i titoli primari, Autogrill (-1,75%),
Unipolsai (-1,44%), Cnh Industrial (-1,19%),
Prysmian (-1,07%) e Finmeccanica (-1,03%).
œÀÃ> Ì>ˆ>˜>
œ“i /ˆÌœœ
/i°
(f.mas.) Tra i molti casinò, hotel e ristoranti di lusso
che gestisce a Montecarlo, la Société des Bains de Mer
(Sbm) — quotata a Parigi ma controllata saldamente
dal governo di Alberto II — può essere considerata una
specie di Iri del Principato di Monaco. Tra i suoi business più recenti c’è il gioco online, gestito attraverso il
colosso francese Betclic, di cui Sbm ha il 50%. Ma ora
questa partecipazione è nel mirino della magistratura
italiana: al tribunale di Napoli Nord, davanti alla giudice
Annamaria Buffardo, è pendente contro Sbm una richiesta di sequestro conservativo per sua quota in
Betclic, fino a 75 milioni di euro di valore. A fare ricorso
è stato un imprenditore napoletano, Mario Loffredo, 55
anni, che tra il 2007 e il 2008 aveva inventato con alcuni
soci una piattaforma innovativa di poker online —
quando il fenomeno era agli albori — e che si considera
vittima di una truffa da parte di manager e consulenti
della Sbm che gli avrebbero fatto perdere soldi, azienda
e know how informatico. Al tribunale di Como il 23
maggio è cominciato il processo per truffa contro sette
persone: Bernard Lambert, Stephane Morandi, JeanMarie Cornutello, Eric Cicero, Jean-Francois Chiavazza,
Francois Poher ed Axel Hoppenot. La figura più rilevante è Lambert, per dieci anni e fino al 2011 direttore generale della Sbm. Secondo la procura di Como, i sette
avrebbero millantato amicizia e rapporti privilegiati
con Alberto II per convincere Loffredo e il socio Davide
Molisani a versare nel 2008 a titolo di intermediazione,
A Korn Ferry l’incarico di trovare
il successore di Gamberale in F2i
per agevolare la pratica autorizzativa presso il governo
monegasco, 1,15 milioni di euro per un’alleanza tra la
loro Extreme Gaming Pro (Egp, società maltese che
operava da Campione d’Italia) e la Sbm: l’idea era di lanciare il «Montecarlo Poker Tour», un campionato internazionale di poker sportivo la cui finale avrebbe dovuto
tenersi nei casinò del Principato. Le trattative (annunciata anche alla stampa) andarono avanti fino a metà
novembre 2008, quando venne firmato il contratto in
seguito al quale Egp chiuse il sito per far partire quello
con Montecarlo. L’accordo però non sarebbe stato più
considerato valido da Sbm perché non sarebbe arrivata
l’autorizzazione del governo, in quanto il gioco online
sarebbe stato vietato a Montecarlo. Solo che — è la tesi
di Egp — appena quattro giorni dopo la Sbm siglò un
accordo con Betclic per un’analoga piattaforma di poker
online. Il dibattimento riprenderà a novembre. Il 30 luglio parte invece la causa civile per danni contro i sette
imputati e contro la Sbm (che non ha risposto a una richiesta di commento), parallela alla richiesta di sequestro. L’obiettivo degli italiani è però Alberto II, che a dire
di Loffredo sarebbe stato informato delle trattative sia
dagli uomini della Sbm sia dallo stesso imprenditore
italiano. Tuttavia una prima citazione per danni è stata
respinta dal governo del Principato, in quanto un Capo
di Stato non sarebbe citabile in giudizio. Ma una seconda notifica verso Montecarlo sarebbe già in viaggio.
(c.tur.) Sarà la Korn Ferry a selezionare la rosa dei
candidati tra cui scegliere il successore di Vito Gamberale alla guida di F2i. La società di head hunting, guidata
da Maurizia Villa, è stata incaricata dagli sponsor di
maggior peso del fondo d’infrastrutture, a partire da
Cdp, Intesa Sanpaolo, Unicredit e Ardian (ex Axa private
equity). Proprio il fondo francese aveva mostrato irritazione per l’asse Cdp-Intesa-Fondazione Cariplo che voleva traslocare in F2i Renato Ravanelli, l’ex dg di A2a. Un
trasloco che a qualcuno è suonato come un risarcimento. Proprio il modo in cui è maturata la candidature —
più che il nome — hanno indotto Ardian a chiedere una
procedura di selezione che si attenesse ai canoni della
best practice per il più grande investitore in infrastrutture dedicato a un solo paese (1,8 miliardi il primo fondo e 1,2 il target del secondo). Resta da vedere se l’incarico a Korn Ferry prefigura una vera selezione competitiva o se alla fine sarà proprio Ravanelli il nome predestinato a uscire vincitore per sostituire Gamberale, che
ai grandi soci ha confermato la volontà di lasciare a 70
anni (festeggia il 3 agosto). Tra i papabili circolati a livello d’indiscrezione ci sarebbero il cfo di Telecom,
Piergiorgio Peluso, e Marco Morelli, vice chairman investment banking di Bofa-Merrill Lynch per Europa e
Medio Oriente.
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Sabato 19 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Cultura
Otto Piene, artista del Gruppo Zero
Otto Piene (foto) è scomparso poco dopo l’inaugurazione della
sua mostra alla Neue Nationalgalerie di Berlino. L’artista
tedesco aveva 86 anni; fondatore del Gruppo Zero, aveva
diretto dal ’74 al ’93 il Center for advanced visual studies del Mit
di Cambridge (Massachusetts). A renderlo famoso furono le sue
gigantesche installazioni a Monaco per l’Olimpiade del 1972.
Beni culturali Un finanziamento da 10 milioni di euro che prevede la chiusura al traffico e la valorizzazione dell’intera area archeologica
di GIAN ANTONIO STELLA
«I
l basolato ci danneggia i suv. Non si potrebbe fare qualcosa? Che so, coprirlo
con una lastra di cristallo...». La contessa
Marisela Federici, racconta divertito e affranto agli amici il commissario per l’Appia Antica
Mario Tozzi, proprio non riusciva a capire perché
mai non si trovasse una soluzione per quella pavimentazione posata a partire dal 312 a.C. da Appio
Claudio Cieco. Che fastidio, per lei e gli ospiti dei
party nella sua villa, sobbalzare su quelle basole!
Che la regina dei salotti potesse uscirsene con frasi simili si sapeva. Un giorno, alle telecamere di Riccardo Iacona, invitò quanti si suicidano per mancanza di lavoro a darsi da fare: «Lavorassero un po’ di
più invece di lamentarsi tanto!». Ma lo stesso fastidio per quel basolato antico, potete scommetterci,
lo provano senza dirlo molti di quelli che usano tutti
i giorni la «Regina Viarum» come fosse una bretella
stradale. Ad esempio consoli e proconsoli della politica e della burocrazia: senza il traffico e i semafori
dell’Appia Nuova o della Tuscolana l’aeroporto di
Ciampino pare più vicino: vuoi mettere la comodità?
Certo, dalla tomba di Cecilia Metella a Torricola il
traffico sarebbe vietatissimo. Ci sono cartelli con la
sbarra del divieto d’accesso. E qualche tratto, qua e
là, è contromano. Ma su quella che è la più celebre
strada del mondo antico, che i grandi viaggiatori risalivano a piedi o a cavallo sostando alle catacombe
di San Callisto, alla Villa di Massenzio o al tumulo
dei Curiazi, circolano nei giorni di punta, denuncia
la direttrice Alma Rossi, duemila macchine l’ora.
Sfiorando i temerari turisti che camminano verso le
catacombe filo filo al muro dove San Pietro incontrò
L’Appia Antica salvata da Autostrade
È l’Operazione Grand Tour
Ma le associazioni di tutela impallinano il progetto
ROMA
Ariccia
Troia
Formia
Capua
Canosa
Benevento
Bari
Bitonto
Aquilonia
LEGENDA
Venosa
Gravina
Egnazia
Brindisi
Taranto
via Appia
via Appia
A i Traiana
C.D.S.
Gesù: «Quo vadis, Domine?». Per non dire dei giganteschi autotreni a due piani carichi di auto per la
Hyundai, che sta ancora lì dopo aver ricevuto la disdetta del contratto dal Comune di Roma addirittura
ventidue anni fa.
Antonio Cederna aveva visto tutto già nel 1953:
«La via Appia Antica si avvia a diventare l’insufficiente corridoio di scolo dei vari quartieri che le
stanno sorgendo ai lati». E ancora prima di lui aveva
indovinato Wolfgang Goethe decantando la «solidità dell’arte muraria. Questi uomini lavoravano per
l’eternità ed avevano calcolato tutto, meno la ferocia
devastatrice di coloro che son venuti dopo ed innanzi ai quali tutto doveva cedere».
Sono decenni che il Parco dell’Appia Antica,
Regina Viarum
In alto da sinistra: uno
scorcio dell’Appia Antica
nei pressi di Roma, il tratto
di strada all’uscita dalle
catacombe e il tumulo dei
Curiazi, lungo il percorso
della «Regina Viarum»
(foto Nicolò Musumeci).
I lavori per la costruzione
vennero iniziati nel 312
a.C. dal console Appio
Claudio Cieco e si
conclusero nel 191 a.C.
3.500 ettari in larghissima parte storicamente in mano ai privati, attende una vera sistemazione che metta ordine in un caos dove hanno spazio, oltre ai meravigliosi resti archeologici, case di cura e depositi
di auto confiscate, garage del Cotral (il Consorzio
trasporti pubblici) e sfasciacarrozze, centri sportivi
con piscine fuorilegge e ville di miliardari col vizietto dell’abuso. Basti dire che, un quarto di secolo dopo la fondazione, il «Piano Parco» è ancora in sospeso. E galleggia tra competenze e sensibilità diverse: i
Comuni di Roma e Ciampino, la Provincia e la Regione, le Soprintendenze di Roma e del Lazio, quella archeologica, quella per i Beni architettonici e il Paesaggio e, per le catacombe, la Pontificia commissione di archeologia sacra.
Tema: come possono gli amanti dell’arte e i turisti
in genere riconoscere come un unico parco archeologico d’importanza planetaria un grande e caotico
impasto di eccezionali testimonianze monumentali
sparpagliate un po’ qua e un po’ là e spesso difficili
da trovare come la stupenda isola verde della Torre
del Fiscale, affidata a un manipolo di appassionati
volontari, isola che ospita grandiosi acquedotti ma è
assediata da palazzoni-alveari e dal traffico dell’Appia Nuova e della Tuscolana?
È in questo panorama di bellezza e degrado, prati
verdi e mostruosità edilizie e disordine generale, panorama assai diverso dall’idea bucolica dell’Agro
Romano coperto di fascinose rovine, che è nato il
progetto «Operazione Grand Tour». Voluto per «valorizzare e rendere fruibile per romani e turisti
l’“esperienza” dell’Appia Antica» attraverso una serie di iniziative finanziate anche da «Autostrade per
l’Italia». E subito impallinato dall’Associazione
Bianchi Bandinelli, dal Comitato per la Bellezza, da
Salviamo il paesaggio, da Italia Nostra: «Un’operazione inverosimile».
Perché? Per «l’aspetto più sconcertante: la mobilità privata su gomma come elemento irrinunciabile e
caratterizzante». Del resto, Autostrade non è forse
«pronta a mettere a disposizione le proprie tecnologie autostradali, realizzando attività di comunicazione e marketing, punti di ristoro, laboratori e mostre»? «Robe da matti!», ribattono Mario Tozzi e
l’Ente Parco: «Il progetto è nero su bianco: “chiusura
al traffico con una nuova area Ztl” per ridurre al minimo del minimo i passaggi di macchine, restringimento delle corsie automobilistiche, nuovo limite
inderogabile di velocità a 30 chilometri l’ora imposto con “tutor” e autovelox, controlli elettronici a
tutti i sedici varchi d’ingresso, piste ciclabili per unire le varie parti del parco, stazioni di “bike sharing”,
agriturismi con aziende agricole vere per conservare
Modelli
Dal «bike sharing» agli agriturismi:
un accordo di «mecenatismo puro»
ispirato a quello a suo tempo siglato
da Hewlett-Packard per Ercolano
ciò che resta dell’Agro Romano, bus elettrici per collegare i siti. E da cosa e da chi dovrebbe essere difeso, il parco?»
Da «Autostrade», spiegano le associazioni citate.
Non si fidano. Neanche se il progetto, così è scritto,
si ispira «all’accordo Hewlett-Packard-Ercolano».
Cioè il modello di mecenatismo che piace perfino ai
più diffidenti difensori dei tesori monumentali italiani: «In nome di Antonio Cederna, l’uomo cui si
deve la salvezza dell’Appia Antica e la modernità della sua concezione, ci opponiamo con determinazione all’accordo Beni culturali-Società Autostrade. E in
nome di Cederna lanciamo un appello a quanti in
Italia e nel mondo civile non sono disposti a barattare la storia e la cultura per un piatto di lenticchie».
Per cominciare, replicano dall’Ente Parco, non sono lenticchie, perché alla fine Autostrade potrebbe
scucire dieci milioni di euro. E poi si tratterebbe di
«mecenatismo puro. Esattamente come quello che è
accaduto per la Piramide Cestia con percorso da tutti ritenuto esemplare». E il peso del colosso privato
in cabina di regia? «Nessuna cabina di regia unica» e
«tanto meno le Soprintendenze sono esautorate dal
loro ruolo o delegittimate». E la mobilità su gomma?
«L’intero progetto si basa sulla chiusura definitiva al
traffico privato di tutta l’Appia Antica da Porta San
Sebastiano a Frattocchie». E Autostrade cosa avrebbe da guadagnarci? «Neanche un marchio sui cartelloni. Solo lo sgravio fiscale e la possibilità di dire: è
una cosa bella e l’abbiamo fatta anche noi».
Basterà a rassicurare chi pensa che comunque
«pecunia olet» e tanta bellezza non dovrebbe essere
contaminata dal denaro infetto di chi, orrore!, costruisce strade a sei corsie? Scommettiamo: no. Ma
anche chi guarda con occhio torvo ogni intervento
privato dovrebbe chiedersi: è giusto, in questi tempi
di vacche magre, rinunciare a priori a finanziamenti
preziosi prima ancora di vedere gli accordi firmati e
protocollati? E quanto pesano, in queste diatribe, le
gelosie sulle competenze? Mah...
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Corriere della Sera Sabato 19 Luglio 2014
Critica Il narratore di «E baci» e «Sentire le donne» esplora la distinzione tra cultura alta e passatempo
Elzeviro
Il saggio di Franco Rella uscito da Bompiani
L’ORIZZONTE DEL SAPERE
TRA ARTE E FILOSOFIA
I
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Un’indagine
che non si stanca
di contrapporre
«alla verità una
verità possibile»
questo punto di vista, è rappresentata dal suo ultimo libro, Forme del sapere (Bompiani, pp. 206, 20), che conduce in modo ancora più radicale il confronto con la
tradizione metafisica interrogandone la genesi stessa: così, nei primi capitoli, campeggia la figura di Socrate nel suo
ambiguo ruolo di nume tutelare della filosofia platonica e
di vittima sacrificale che questa finisce col lasciarsi alle
spalle in quanto «individualità inassimilabile», pietra dello scandalo tanto rispetto all’ordine ideale, quanto a quello politico delineato nelle
Leggi: un sacrificio che, conclude Rella, «non ha portato
la filosofia più prossima agli
dei, ma più vicina ai reggitori
della città, agli uomini che
hanno potere». Se dunque fin
dalle sue origini la metafisica
«si muove attraverso una violenza sacrificale», d’altra par-
Lo scrittore non è mai un autore
La letteratura è fuori commercio; l’intrattenimento nasce morto
di ALDO BUSI
te anche l’opera d’arte «incorpora violenza nella sua stessa
organizzazione, che forza l’atto creativo all’interno di una
struttura formale»; come pure violenza è l’atto critico che
«disgrega l’opera e la ricompone nel suo universo di senso» allo stesso modo in cui
l’opera aveva disgregato e
riorganizzato la vita. La scommessa di Rella è che questa
seconda violenza, propria
dello spazio estetico ed ermeneutico e aliena da ogni fine
di potere, «extraterritoriale»
come Socrate rispetto alle
leggi della polis, possa essere
fatta valere positivamente
contro la prima e spezzarne la
tendenza all’omologazione. Si
tratta, insomma, di disegnare
«un nuovo orizzonte di sapere» mediante l’intreccio «tra
un’arte che spinge la sua interrogazione verso la filosofia
e in qualche modo ne sconvolge l’assetto, e una filosofia
che attraversa il territorio dell’arte...». A questo genere di
indagine filosofica Rella dà il
nome di «saggio», sulla scorta delle riflessioni di Adorno
e di Benjamin: una modalità
di scrittura e di pensiero che
«non conclude mai», che non
si stanca di contrapporre «alla verità una verità possibile»,
e che per questo non è soltanto «la grande scrittura teorica
della nostra modernità», ma
prima ancora un’occasione di
riscatto per la filosofia in
quanto tale, se il filosofo dev’essere non il reggitore della
città, come voleva Platone,
ma «il custode e al tempo
stesso il critico dei pensieri
attraverso cui la città si pensa,
delle parole e delle immagini
attraverso cui la città si rappresenta e si racconta»; se insomma al sacrificio inaugurale della metafisica deve ormai
contrapporsi lo sforzo, per
dirla con Kafka, di «uscire
dalla schiera degli uccisori».
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C
he uggiosa stravaganza quella di
suddividere le opere letterarie in
autoreferenziali, cioè che parlerebbero autobiograficamente
dell’autore che le scrive, e in altro-da-sé,
cioè che parlerebbero della società e del
vasto mondo esterno (?) all’autore! Oltretutto senza avere ancora operato con
taglio netto la separazione tra scrittore e
autore, cioè tra letteratura, che il fiasco
un po’ se lo va a cercare, e, si spera, industria, fatturato (il testo alquanto mediocre di uno scrittore mi coinvolgerà
sempre di più del meglio confezionato
libro con commissario incorporato di
autore), e senza alcun snobistico moralismo, giusto a vantaggio di entrambi gli
scriventi — per
sorvolare sulla
pletora di quanti
Biografia
si descrivono nei
blog e nei talk
show come «attore e scrittore»,
«comico e scrittore», «pittore e
scrittore», per
arrivare all’ossimoro per eccellenza, «giornaliAldo Busi, 66
sta e scrittore».
anni. I suoi
Io, per scoragultimi libri sono
giarla e quindi
E baci (2013) e
reprimerla, arriSentire le donne
verei a teorizzare
(2014),
addirittura la
entrambi usciti
sciocchezza tutta
per l’Editoriale
accademica di
il Fatto (foto
suddividere
quanto pubbliBAMSphoto)
c a to i n o p e r e
scritte bene o
scritte male — sempre soprassedendo
al fatto che quando uno non sa scrivere,
scrive bene, sicché ci sono almeno due
modi per scrivere male convogliati entrambi nell’unico modo buono per tutti
di non sapere affatto scrivere, e di solito
chi non ha neppure un pensiero suo fa i
compitini più perfetti e perfettamente
in regola con le norme del bello scrivere
e dell’ottimo pensare, altrui.
Secondo un comune buon senso ancora del tutto ideale, l’unico metro di
giudizio critico possibile da adottare
per includere ed escludere dall’attuale
lettura è tra opere di regime e nel regime di autori, pertanto coccolate dal
IMMAGINE TRATTA DA WWW.PENNABLU.IT, SITO DI SCRITTURA CREATIVA E PER IL WEB
di PAOLA CAPRIOLO
n un dialogo incessante
con le arti, la poesia, la
grande letteratura, Franco Rella è andato esplorando negli anni la possibilità
di un «pensiero forte» e eticamente responsabile che reagisca alla grande crisi della
modernità ponendosi come
alternativa alla totalizzazione
metafisica; un cammino che
per sua natura non può né
vuole mettere capo a un sistema, ma piuttosto a un intreccio sempre più fitto e fecondo
dei temi e delle prospettive.
Una tappa fondamentale, da
Cultura 43
italia: 51575551575557
mercato e dai non lettori, e opere di
scrittori che vi si oppongono, che si oppongono a ogni possibile regime e, non
appropriabili subito, perdurano in ogni
regime, invise, poco lette, magari ammirate ma da lontano, senza mai farle
avvicinare troppo perché ancora bruciano l’ipocrisia dell’io e di ogni relazione
civile e politica e sentimentale tra codesti io e non permettono scampo ai sentimentalismi, ai sessualismi, ai familismi,
alle superstizioni, alle religioni, agli assolutismi — anche tecnologici —, agli
avventismi, alle reincarnazioni, ai migliorismi della scienza e della stessa
economia, in altre parole, all’intrattenimento da qualsivoglia consolazione di
progresso promesso e non mantenuto
(soprattutto grazie a quelli che ci hanno
creduto e poi però hanno letto noir per
tutta la vita e osano lamentarsi o fare la
voce querula della vittima fintamente,
Mercato
La data di scadenza di ogni
singola opera — e del suo autore
— è conforme al suo grado
di omologazione nel tempo
per l’appunto, inconsolabile); le prime,
mere pubblicazioni, prendono solo
quanto più possibile c’è da prendere,
cioè da incassare, dal regime, dai suoi
luoghi comuni e dai suoi sudditi, e se
ne guardano bene dal cambiare una sola virgola al mondo così com’è, le seconde, che da mere pubblicazioni attingono nel tempo — e poi caso mai assurgono per sempre — alla dignità di opere, danno solo e, anche se sono più
spiritose e divertenti, vivono di necessità per autocombustione sacrificale senza averne l’aria e senza attribuirsi alcun
orfismo o sacralità d’accatto: in tutta
semplicità antisacerdotale rivoluzionano o almeno aggiornano la condizione
di beota stupidità di ogni regime e dell’umana fatalità che lo legittima e se ne
sostenta (tra alti lamenti d’obbligo, va
da sé).
La data di scadenza di ogni singola
opera — e del suo autore — è conforme
al suo grado di omologazione nel tempo: un’opera omologata è un’opera
estinta; se non la si brucia, è perché non
vale lo zolfo di un fiammifero, non certo
perché il pregiudizio buonista vorrebbe
che coi libri non si fanno falò: si aspetta
direttamente l’inestinguibile benefattore piromane in tournée dopo aver fatto
tappa alla biblioteca di Alessandria. Da
qui il fatto che le opere preferite al momento di ogni momento sono quelle
nate morte, punto.
Nell’impossibilità di prevedere
l’omologazione futura o futuribile di
un’opera ora o prima immessa sul mercato, l’unico interrogativo possibile e
passabile della critica, a prescindere
dall’immediato successo di vendita e
consenso «critico» dell’opera medesima, è: quanto è nata già morta? Quanto
fa da compiaciuto specchio al morto
non lettore che la fa propria, di fatto lasciandoci ancora un po’ della sua già
scarsa vita a disposizione? Si potrebbe
intanto stabilire subito chi è uno scrittore e chi, per quanto di moda, un becchino. Certo, occorrerebbe però un critico
non di regime e non nel regime perché
una domanda simile possa porsi e un simile filtro imporsi. Infatti, a parte me,
che non sono nemmeno un critico, non
l’ho mai sentita formulare da nessuno
da che mondo è mondo.
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Aldo Busi parla di libri scritti bene
e libri scritti male. Quali sono
secondo voi? Ditelo su Corriere.it
Anniversari Le iniziative del ministero per il centenario dalla nascita dell’artista umbro
L’accordo Un polo da 70 milioni di volumi. Ferri (e/o): «Bene, ma ci sarà meno concorrenza»
Il miracolo di Burri:
una mostra al Guggenheim
e il restauro a Gibellina
Feltrinelli e Messaggerie
Nasce il colosso italiano
della distribuzione di libri
Burri al lavoro, 1977 (Foto A.Amendola)
gio che con il titolo Sacco è stata messa in cornice da tal Burri», mentre fu
un ex ministro delle Finanze, il socialdemocratico Luigi Preti, a chiedere
l’istituzione di una commissione
d’inchiesta per lo «sgorbio». L’affaire
Burri divise l’Italia, e ci fu anche chi
arrivò a chiedere l’intervento degli uffici di igiene o l’uso del ddt sui lavori
di colui che stava diventando uno dei
grandi maestri del contemporaneo.
Altri tempi, appunto. Oggi per il
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di ROBERTA SCORRANESE
U
n polo della distribuzione
da 70 milioni di volumi l’anno. È la «massa critica» dell’accordo, annunciato ieri, tra Messaggerie Italiane e Feltrinelli: una
joint venture che, se l’Antitrust
non darà parere negativo, potrebbe cambiare la fisionomia dell’architettura editoriale e libraria in
Italia. L’intesa (controllata al 70 per
cento da Messaggerie e al 30 dal
Gruppo Feltrinelli) unisce le società di distribuzione intermedia delle due grandi realtà italiane: Messaggerie Libri, Fastbook e Opportunity per il primo protagonista e
Pde/Promozione e distribuzione
editoriale per il secondo. La parte
della promozione resta indipendente ma, per il resto, il «colosso
nascente» promette una piccola rivoluzione per i librai e gli editori.
Alberto Ottieri, amministratore
delegato di Messaggerie Italiane,
parla di «un nuovo sistema che
aiuterà i piccoli editori indipendenti e anche le librerie ad avere
servizi più efficienti». In sostanza:
unendo le forze, i libri dovrebbero
essere meglio distribuiti, con più
attenzione ai titoli, ai cataloghi
Dipendenti
472
milioni
828
enture (%)
tv
te nella join
uo
E
per Alberto Burri — artista da
decenni ormai riconosciuto come uno dei massimi protagonisti del secondo Novecento, in Italia e
non solo — cominciano ad arrivare
gli omaggi solenni nella più classica
delle occasioni: il centenario della nascita, evento che cadrà il prossimo
anno, 2015.
Una serie di iniziative, alcune già
note, altre no, presentate ieri a Roma
nella sede del ministero per i Beni
culturali dopo che già il Parlamento
aveva approvato ad aprile, all’unanimità, la legge contenente le «Disposizioni per la celebrazione del centenario della nascita» dell’artista nato a
Città di Castello il 12 marzo 1915 e
scomparso a Nizza nel 1995.
Segno (buono) dei tempi: a celebrarlo oggi è dunque quello stesso
Parlamento che nel 1959, ad esempio,
fece fuoco e fiamme quando uno dei
celebri Sacchi di Burri, peraltro nome
già assai noto a livello internazionale,
fu esposto, ed era la prima volta, in un
museo statale, la Galleria nazionale
d’arte moderna di Roma. A tuonare
all’epoca fu soprattutto il senatore del
Pci Umberto Terracini, indignato per
la «sporca e sdrucita tela da imballag-
Fatturato
Dipendenti
70
30
Q
di EDOARDO SASSI
medico umbro convertito all’arte dopo il campo di prigionia in Texas,
grande cantore della materia, per decenni bersagliato come prototipo di
tutti gli scandali in tema d’arte contemporanea, è giunto il tempo dei riconoscimenti ufficiali: «Uno dei
grandi del Novecento», l’ha definito il
ministro Dario Franceschini presentando ieri con Bruno Corà, presidente
della Fondazione Palazzo Albizzini
Collezione Burri di Città di Castello, le
tante iniziative per il 2015 che il ministero non finanzierà, ma che comunque pone sotto la sua «egida».
Tra queste spicca per importanza
la retrospettiva con oltre cento opere
al Guggenheim Museum di New York
(ottobre 2015), a cura di Emily Braun,
che solo successivamente sarà riallestita, in Germania prima e a Città di
Castello poi (primavera 2016). E ancora un film, un convegno e un summit
internazionale di artisti (2015), sempre nel centro umbro.
Del programma del centenario fan
parte anche l’annunciata uscita di un
nuovo Catalogo generale in sei volumi, il restauro e completamento del
Grande Cretto di Gibellina in Sicilia,
gigantesca opera di land art che versa
in condizioni disastrate, nonché la ricostruzione a Milano, grazie ai disegni originali, del Teatro Continuo nel
Parco Sempione. Progettata nel 1973
per la Triennale, la piattaforma scenica fu demolita nel 1989 dall’amministrazione comunale. Tra i primi appuntamenti, la mostra «Burri incontra Piero della Francesca» a Sansepolcro, Arezzo, dal 19 settembre.
430
milioni
Fatturato
1.700
(meno resa) e alle esigenze dei librai. È questo il nodo: la distribuzione intermedia è in stretto contatto, allo stesso tempo, con libraio
e editore e spesso è proprio questa
sinergia che non funziona. Dunque, secondo le intenzioni, l’intesa
dovrebbe «oliare» meglio la macchina, offrendo, continua Ottieri,
«a tutti gli editori indipendenti il
massimo accesso al mercato».
Roberto Rivellino, direttore generale Corporate del Gruppo Feltrinelli, aggiunge: «La distribuzione comprende una parte logistica
e una commerciale, il trasporto e il
magazzino. Credo che unendo le
forze si possa arrivare a condizioni
migliori per tutti». E i piccoli editori indipendenti che cosa dicono?
Per Sandro Ferri, direttore delle
edizioni e/o, «ci sono due aspetti.
Uno, positivo, è che una realtà così
grande potrà fronteggiare meglio
la sfida di Amazon, che punta a
grandi fette di mercato con libri a
basso prezzo e spesso a scapito
delle librerie. Uno, meno positivo,
è che fino a oggi si poteva scegliere
tra Messaggerie e Pde. Adesso
questa alternativa, diciamo pure
possibilità di competizione, non
c’è più. E dunque, come spesso
succede, se un piccolo editore non
si trova bene con un distributore,
le possibilità diminuiscono».
L’annuncio è arrivato nel giorno
in cui si è materializzata una conferma importante: Amazon lancia
Kindle Unlimited, un abbonamento da 9,99 dollari al mese per l’accesso illimitato alla sua libreria digitale di ebook e audiolibri. L’alleanza italiana, che punta invece alla
valorizzazione del libro fisico, per
Ottieri ha un valore forse ancora
maggiore alla luce delle novità
americane: «La cultura del libro fisico continua ad avere una sua forza proprio per la sua natura differente. Se si agisce sui costi, su una
ottimizzazione dei canali, se si valorizzano titoli e cataloghi e se le librerie riusciranno ad adeguarsi ai
tempi, il libro materiale resisterà
eccome».
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Sabato 19 Luglio 2014 Corriere della Sera
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CRISI UCRAINA, UNA VIA D’USCITA
A dire bravi siamo tutti capaci. È facile, fa sentire meglio e non costa niente.
Ma quanti papà e mamma lo avrebbero
fatto davvero, questa è la domanda. Ci
vuole coraggio, a pronunciare un «no»
così pesante. Avrebbe guadagnato quasi
cinque milioni di euro, avrebbe giocato
in una delle più forti squadre europee,
insomma, avrebbe svoltato per sempre.
Ora, adesso. Perché nello sport non
puoi sapere cosa succederà domani.
Invece Donatella e Fabrizio Scuffet
hanno pensato che per il figlio Simone,
ancora minorenne ma già con la patente di nuovo Buffon, fosse meglio restare
ancora un anno a Udine. Per una ragione molto semplice. Vogliono che prenda un vero diploma da ragioniere nell’istituto dove ha cominciato a studiare
e non in una delle molte scuole barzelletta che infestano l’Italia. A ognuno il
suo mestiere, ogni tanto ce ne dimentichiamo. Quello dei Pozzo, proprietari
dell’Udinese, è vendere i giocatori. I coniugi Scuffet fanno i genitori. Lo sappiamo tutti, non è facile. La voglia di
proiettare ambizioni e frustrazioni è
quasi un istinto naturale. Li immagini
che sollevano la coppa dei Campioni,
che esultano come Tardelli ai Mondiali
di Spagna. Poi riapri gli occhi e c’è la realtà, la vita vera. Con legioni di aspiranti
titolari della Nazionale che hanno fallito
e adesso ridono dentro a un bar, per dirla con De Gregori.
I signori Scuffet sono descritti come
gente semplice. Lei casalinga, lui bidello e insegnante di volley. Le cronache
locali riferiscono come non abbiano
mai interferito nell’attività del figlio.
Non conoscono neppure allenatore e
dirigenti dell’Udinese. Si preoccupano
soltanto del clamore intorno a lui. Al
momento giusto, hanno esercitato un
diritto carico di responsabilità pensando alla persona, e non all’ipotetica stella
dello sport. A cosa fosse meglio per la
sua vita e non per la sua carriera. Simone non diventa missionario in Africa,
resta a giocare e guadagnare in un buon
club. Ma la scelta dei suoi genitori è così
straordinariamente contro corrente, così fuori moda, che viene comunque voglia di ringraziarli, Donatella e Fabrizio.
Per la loro semplice normalità, per questa lezione di educazione civica.
Marco Imarisio
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PUBBLICAZIONI BASATE SU DATI FALSI
LA PROPOSTA DI UNA SANZIONE PENALE
✒
Scienziati imbroglioni da giudicare come criminali? Forse. L’idea
è di un ricercatore di Toronto, Zulfiqar A.
Bhutta, che la lancia sulle pagine del British Medical Journal. Il problema è serio
perché, negli ultimi anni, si sono moltiplicati gli studi scientifici che vengono prima
pubblicati e, poi, ritirati perché risultano
falsi, spesso deliberatamente.
Ma, intanto, i risultati di
queste ricerche possono
avere un impatto importante per la salute delle
persone e anche un costo
per la comunità.
Come è successo dopo
lo studio di Andrew Wakefield, che aveva correlato
l’autismo al vaccino trivalente per morbillo-parotite-rosolia, smentito dopo
anni: centinaia di bambini, nel frattempo,
non sono stati vaccinati. Oppure dopo un
lavoro che dimostrava come l’atrazina (un
pesticida) potesse provocare un cambiamento di sesso nelle rane. I dati erano fasulli, ma per provarlo l’Epa, l’agenzia americana dell’ambiente, ha sborsato un bel
po’ di quattrini.
Ecco perché, secondo Buttha, chi si
rende responsabile di una frode scientifi-
ca, andrebbe perseguito penalmente. Non
tutti, però, sono d’accordo e auspicano un
atteggiamento più preventivo che punitivo, ritenendo che la criminalizzazione
possa minare la fiducia nella ricerca scientifica. E forse è questa la strada più corretta, ma va intrapresa al più presto.
Intanto occorre rendere più trasparente
il sistema di revisione (peer review) di una
ricerca prima della pubblicazione: in pratica quest’ultima viene analizzata
da «pari» che poi decidono, ma spesso non sono
immuni da conflitti di interesse (favoriscono gli
amici, bloccano i lavori che
possono competere con i
loro, per esempio). È indispensabile, poi, che gli autori di uno studio scientifico rendano disponibili tutti i dati sui quali
si basano i loro risultati: molti non lo vogliono fare e pochi giornali li richiedono
per la pubblicazione. Sarebbe, infine, auspicabile che questi dati siano open, cioè
disponibili a tutti, in modo che chiunque
li possa valutare e, di conseguenza, giudicare la qualità del lavoro.
Adriana Bazzi
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FACEBOOK LANCIA IL PULSANTE «COMPRA»
DUBBI SULL’INTRUSIONE NELLE NOSTRE VITE
✒
Premi un bottone e acquisti. Facebook sta sperimentando l’introduzione di un pulsante «Buy» (Compra) per promuovere le vendite delle
aziende attraverso il social network.
L’idea è quella di stimolare lo shopping,
consentendo agli utenti di comprare
senza abbandonare Facebook: che, ovviamente, riscuote una lauta percentuale. Il magico bottone, che appare al piede
delle inserzioni pubblicitarie, è per ora
limitato a un gruppo scelto di piccole e
medie imprese americane. Ma è solo
l’inizio, perché l’azienda di Mark Zuckerberg — che dalla pubblicità trae la propria ricchezza — vuole far crescere i ricavi e sviluppare il suo ruolo nel commercio. Nella promozione delle vendite, del
resto, il social network è già un colosso:
quest’anno salirà all’8 per cento della
spesa pubblicitaria digitale globale, in
forte aumento rispetto al 5,8 per cento
dell’anno scorso. Google, numero uno, è
attestata al 31 per cento.
L’aspetto interessante è che, soltanto
fino a poco tempo fa, le aziende consideravano Facebook più come un veicolo
per farsi conoscere che come un canale
di vendita. Ma i tempi cambiano e le
aziende migliori sono quelle che capiscono più in fretta quando è il momento
di cambiare a loro volta. Per questo, oggi,
«Zuck» vuole sfondare nella pubblicità
degli acquisti diretti e collocarsi, in sostanza, al confine con l’e-commerce. Di
fatto, anzi, la comparsa del pulsante
«Compra» lascia intravvedere una Facebook che dell’e-commerce intende diventare protagonista, in concorrenza diretta con il gigante Amazon.
Ma il social network sa anche di avere
una problema di reputazione: è criticato
perché si arricchisce vendendo i dati personali degli utenti. La posta è alta, e una
partita molto delicata è quella che si gioca intorno alla pubblicità mobile, che gira sugli smartphone e sui tablet. In questo mercato, nei primi tre mesi dell’anno,
i guadagni di Facebook sono quasi triplicati e i ricavi pubblicitari sono cresciuti
dell’82 per cento. E con il mobile commerce crescono anche i rischi di intrusione nelle vite degli altri. Cioè le nostre.
Edoardo Segantini
@SegantiniE
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Gli indizi sull’abbattimento dell’aereo
impongono a Putin la scelta del dialogo
di FRANCO VENTURINI
SEGUE DALLA PRIMA
Tutti i dubbi, fino a prova contraria, sono
ancora leciti. A lanciare il missile assassino sono stati davvero i ribelli filorussi,
incuranti di confermare in questo modo
la presenza sul loro territorio di armi sofisticate e di personale addestrato venuti
appunto dalla Russia? Oppure sono state
le forze regolari di Kiev, che dispongono
di tali armi e sanno usarle, nell’intento di
esporre i filorussi (e Mosca) alla condanna del mondo intero e ai conseguenti
castighi sanzionatori? L’inchiesta internazionale reclamata ieri dall’Onu prenderà del tempo e troverà sul suo cammino
non pochi ostacoli, a cominciare dalla
piena disponibilità e dall’integrità delle
scatole nere dell’aereo. Ma gli indizi sin
qui disponibili, raccolti dai satelliti Usa e
dal monitoraggio di internet, oltre a confermare l’utilizzo di un missile Sam-11
lanciato da una zona sotto il controllo dei
separatisti, rivelano che i ribelli filorussi
si erano inizialmente vantati di aver abbattuto un cargo militare proveniente da
Kiev, mentre in quelle ore nessun aereo
del genere risulta colpito o caduto. Un
errore, un depistaggio? Tutto è possibile
quando le guerre scatenano anche la disinformazione, ma i ribelli filorussi sono
oggettivamente in cima alle probabilità
di colpevolezza diretta.
E poi, alle loro spalle, c’è il colpevole
politico. C’è quel Vladimir Putin che,
volendo difendere i suoi interessi
strategici nell’Ucraina orientale dopo
essersi annesso la Crimea, ha
sistematicamente rifornito i ribelli d’oltre
confine. Ha rifiutato, come gli
occidentali gli chiedevano a gran voce, di
rendere impermeabile una frontiera che
lui voleva conservare spalancata. Ha
consentito a un buon numero di
«volontari», di certo filtrati dai servizi di
Mosca, di andare a combattere contro le
forze regolari di Kiev che tentavano di
riconquistare il terreno perduto. Non si è
curato di dissimulare — cosa peraltro
non facile — alcuni carri armati senza
insegne che provenienti dal territorio
russo prendevano la via di Donetsk.
Insomma Putin, accanto a qualche gesto
distensivo (il dialogo con Poroshenko, la
revoca dell’autorizzazione parlamentare
all’invasione) ha per mesi gettato olio sul
fuoco che divampava nell’Ucraina
orientale, contando probabilmente di
arrivare in posizione di forza a un
DORIANO SOLINAS
IL DIPLOMA VIENE PRIMA DEI MILIONI
LA LEZIONE DI MAMMA E PAPÀ SCUFFET
negoziato che presto o tardi doveva
garantirgli la concessione di una ampia
autonomia alle province ucraine abitate
da filorussi e sede di importanti interessi
economici di Mosca. Se questo era il
calcolo del Cremlino, il meno che si
possa dire è che l’abbattimento dell’aereo
e la morte di trecento innocenti di varie
nazionalità sono fatti per sconvolgerlo.
Messo sotto accusa dagli indizi già
esistenti circa la colpevolezza dei ribelli
filorussi e dei loro consiglieri russi, Putin
è ora ancora più esposto a quelle
sanzioni economiche «totali» che Obama
ha tenuto di riserva per eventi di
eccezionale gravità. E stavolta
difficilmente gli europei potrebbero non
seguire o essere più morbidi di
Washington, come è stato il caso finora.
Al Vecchio Continente, del resto, Obama
ha riservato ieri una osservazione che
❜❜
Sono emerse già molte
verità. Paradossalmente
la tragedia del Boeing
malese potrebbe
avvicinare la distensione
suona come una critica: quanto è
accaduto è una sveglia per l’Europa, ha
detto, ora è chiaro che la crisi Ucraina
non può essere circoscritta.
Tutti promettono di attendere i «fatti»
dell’inchiesta internazionale, ma in
realtà, per evitare un duro castigo alla
Russia, lo zar del Cremlino ha davanti a
sé una scelta obbligata: cambiare rotta in
tempi brevi, sigillare quel confine,
esercitare la propria influenza sui
separatisti ucraini e dialogare con il
presidente ucraino Poroshenko e con
l’Occidente dopo aver imposto ai suoi
alleati separatisti quella tregua che in
queste ore tutti reclamano.
Se Putin deciderà di procedere
pragmaticamente su questa via pur
mantenendo ragionevoli richieste sul
tema dell’autonomia regionale in Ucraina
orientale, e se Obama gli concederà un
minimo di tempo, la tragedia del MH17
potrebbe paradossalmente diventare il
triste trampolino di una svolta politica in
senso stabilizzatore. Ma se dal Cremlino
continueranno invece a venire i segnali
minacciosi reclamati dagli ipernazionalisti talvolta in polemica con lo
stesso Putin, allora prepariamoci a quel
peggio che sempre si nasconde nella
parola guerra.
[email protected]
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ANTIBERLUSCONISMO E MORALISMO
Ruby, storia di un romanzo sbagliato
di LUCA MASTRANTONIO
I
l «caso Ruby» rischia di diventare la storia
di un brutto romanzo, sbagliato, diventato
subito film che molti antiberlusconiani si
sono fatti in testa senza neanche averlo
scritto o girato. Perché i più morbosi e pigri, tra i moralisti e i giustizialisti del fronte antiCav, in questi quattro anni del Rubygate, si sono
limitati a mettere assieme intercettazioni scabrose, battute da caserma, satira e canzoni, perizie
psicologiche e sessuali: dando per scontata la sua
colpevolezza, aspettano il «visto, si stampi!» della Giustizia italiana per trasformare questo canovaccio triviale da Commedia dell’arte nella tragedia di una nazione. Ma l’assoluzione di Silvio Berlusconi dall’accusa di concussione e prostituzione minorile, se sarà confermata eventualmente
in Cassazione, destinerà al macero il loro libretto, rosso. La cui efficacia narrativa resta nel titolo
fornito dal Cav stesso, quando parlò di Karima el
Mahroug come della «nipote di Mubarak».
Magistrati, escort, comici, intellettuali, cantanti, direttori di giornali stranieri: chiunque, nel
machiavellismo spicciolo, va bene per delegittimare il Cav. E così sono spesso finite sullo stesso
piano le critiche del direttore dell’Economist Bill
Emmott, che nel 2005 bocciò Berlusconi come
Unfit, inadatto, a «guidare l’Italia» e nel 2012 girò
il docufilm Girlfriend in a Coma (la ragazza è
l’Italia), e le «rivelazioni» di Patrizia D’Addario,
escort; il tormentone di Elio e le Storie Tese
(«Bunga Bunga con Lele... stai attento che vai in
galera per colpa dell’Africa...») e lo scivolone del
pm Ilda Boccassini, che nella sua requisitoria arrivò a dire che Karima è «una ragazza intelligente, di quella furbizia orientale, propria delle sue
origini». Ma davvero il clamore ricercato dalla recente graphic novel Ruby-Sesso e potere ad Arcore, di Gianni Barbacetto, Manuela D’Alessandro e
Luca Ferrara, è altro dalla provocazione dello
spot che Karima ha girato per un libro di Luigi
Marra?
La nipote di Mubarak rischia di restare un romanzetto rosa, triviale, triste, non certo quel romanzo storico che dovrebbe esprimere la Weltanschauung di Berlusconi. Una «visione del
mondo» corrotta a tutti i livelli, secondo quanti
vedono nel Rubygate un super-processo morale,
politico e giudiziario, ovvero il «popolo viola»
rabbioso di odio, con i suoi intellettuali organici
o di ventura, di sinistra ortodossa, come Andrea
❜❜
Magistrati, escort, comici,
intellettuali, cantanti,
giornalisti stranieri:
chiunque andava bene per
delegittimare il Cavaliere
Camilleri, o meno ortodossa, come Roberto Saviano, che nel 2011 in tv parlò della «solitudine da
nonno» di Berlusconi e della «sessualità che arriva allo scambio, all’estorsione, al racket» e dedicò la laurea honoris causa in Legge alla Boccassini e agli altri pm del caso Ruby. E ancora, sul carro rosa anti-Cav, salivano tanto le ex consorti (Veronica Lario) quanto le neofemministe (Lorella
Zanardo), le vetero (Lidia Ravera) e le ninfo-moraliste (Melissa P.). Tra i pochi dissidenti, nelle file anti-Cav, il libertino Aldo Busi, mentre Marcello Veneziani, pur fedele al Cav, criticò il voto in
Parlamento che rivendicava la buonafede di Berlusconi.
Nel 2011, al Palasharp di Milano, Libertà e Giustizia organizzò una manifestazione per chiedere
le dimissioni di Berlusconi. Umberto Eco si esibì
in una delle sue battute trascendentali, kantiane:
«Credevamo che il nostro Presidente avesse in
comune con Mubarak solo una nipote, invece ha
anche il vizietto di non voler dare le dimissioni».
Applausi, avanti un altro. Provò a fare un importante distinguo Susanna Camusso, ricordando
che alla sua Cgil interessava la «giustizia sociale», non solo quella della «magistratura»: ma per
molti c’è solo la giustizia dei magistrati, espressione che la dice lunga sulla confusione che in
questi anni ha regnato nelle menti degli antiberlusconiani più duri.
@criticalmastra
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Corriere della Sera Sabato 19 Luglio 2014
45
italia: 51575551575557
Lettere al Corriere
Caro Brunazzo,
eter Carrington (95 anni
nello scorso maggio) ha
accumulato nella sua vita
molti primati. E’ in politica dal
1938, quando ereditò il seggio
P
PROCESSO CIVILE
La mediazione
Caro Romano, il governo sta
per presentare un progetto per
la riforma della giustizia
civile. Invio alcune
considerazioni su uno degli
aspetti del processo civile: la
mediazione. Dopo numerose
raccomandazioni della Ue
all’Italia a usare la
mediazione per snellire il
processo civile, il Parlamento,
nel 2010, approvò una legge
per la mediazione
obbligatoria. Vi fu la
proliferazione dei tentativi di
mediazione e molti si
conclusero positivamente.
Cambiata la legge per motivi
di costituzionalità, pur
confermando la obbligatorietà
della mediazione, è stata
stabilita la presenza
obbligatoria accanto alle parti
dell’avvocato e lo si è ritenuto
«ipso iure» mediatore. Con
questa e altre modifiche la
mediazione non solo non è
decollata, ma è stata
@
E-mail: [email protected]
oppure: www.corriere.it
oppure: [email protected]
LE MOLTE VITE DI CARRINGTON
Il dubbio
MINISTRO GENTILUOMO MELOMANE di Piero Ostellino
Risponde
Sergio Romano
Guardando alcuni
documentari che raccontano la
vita politica di Margaret
Thatcher, mi sono imbattuto
in un paio di interviste
rilasciate da Lord Carrington.
Mi ha piacevolmente
impressionato, in particolare,
la logica con cui l’ex-ministro
degli Esteri parla delle proprie
dimissioni all’epoca della
guerra delle Falkland. Se non
ricordo male, Lord Carrington
era il Segretario Generale della
Nato quando lei vi
rappresentava l’Italia;
potrebbe fare un ritratto di
questo interessante
personaggio?
Vittore Brunazzo
[email protected]
Le lettere, firmate con nome, cognome e città, vanno inviate a:
«Lettere al Corriere» Corriere della Sera
via Solferino, 28 20121 Milano - Fax al numero: 02-62.82.75.79
del padre nella Camera dei
Lord. Ha conquistato una medaglia al valore sul campo di
battaglia in uno dei più duri
scontri con le forze tedesche
nei Paesi Bassi alla fine della
Seconda guerra mondiale. È il
solo sopravvissuto dell’ultimo
governo presieduto da Winston Churchill (era Segretario
all’Agricoltura nel 1951). È stato, nell’ordine, Primo Lord dell’Ammiragliato, ministro della
Difesa e capo del Foreign Office. È il solo ministro degli Esteri che abbia rassegnato le dimissioni per una colpa quanto
meno discutibile (non aveva
previsto l’invasione argentina
delle isole Falkland nel 1982).
Quando ritornò alla vita
pubblica e divenne segretario
generale della Nato nel 1984, i
principali problemi politicomilitari discussi nelle riunioni
che si tenevano sotto la sua
presidenza erano tre: i missili
SS20 che l’Unione Sovietica
affossata. L’avvocato, per
cultura, formazione e
convenienza non è portato a
concludere la mediazione,
vuole andare al processo e
quindi si è ottenuto l’effetto
contrario: allungamento dei
tempi e ulteriore costo per i
cittadini, altro che
decongestionamento dei
processi civili. Condivide le
mie considerazioni?
vento e ha aggiunto che quelli
degli ultimi anni avevano peggiorato tutte le crisi del MedioOriente.
Vi è un altro aspetto della vita Carrington con cui ho qualche familiarità: la sua passione
per la musica e il suo amore
per il Covent Garden di cui fu
per molti anni consigliere. Non
aveva mai visto la Scala e riuscii a portarlo con me, durante
un viaggio a Milano, per una
rappresentazione del Barbiere
di Siviglia. In un’altra occasione, quando eravamo a Napoli
per una visita alla base della
Nato, la stagione del San Carlo,
purtroppo, era già terminata.
Ma riuscimmo comunque a
vedere il teatro. Passammo attraverso le sale del circolo dei
proprietari dei palchi e ci affacciammo infine sulla sala. Mi
colpì il suo silenzio. Sembrava
quello di un fedele sulla soglia
del tempio.
non ha mosso un dito in
questa direzione!
COGNOMI
contro la liberalizzazione dello
Stato italiano.
CINA
LE RESPONSABILITÀ
Una nota società della Corea
del Sud ha interrotto il
rapporto di collaborazione con
una ditta cinese dopo avere
appreso che l’azienda
assumeva bambini per
impiegarli addirittura nella
catena di montaggio. Si spera
che le industrie, soprattutto
quelle occidentali, seguano
l’esempio della Corea del Sud.
Aereo abbattuto
Non tutti gli avvocati vogliono allungare le cause e la
scelta (mediare o no) dipende
in ultima analisi dalle parti. Ma
credo che lei ci abbia raccontato l’ennesima vittoria di una
corporazione professionale
Giudizio positivo di
Renzi sull’incontro con
i 5 Stelle. Questa volta
ci sarà un accordo
sulla legge elettorale?
to di mediare fra serbi, croati e
bosniaci per tenere insieme i
pezzi di un Paese che si stava
sgretolando. Si mise al lavoro
con le armi dell’esperienza e
del buon senso, non ebbe
maggiore fortuna di tutti coloro che ereditarono il suo incarico negli anni seguenti. L’anno scorso, durante un dibattito
radiofonico, ha lasciato trapelare un certo rimpianto per gli
anni della guerra fredda. È
convinto che il vero problema
sia stato il collasso dell’Unione
Sovietica. Prima era necessario
agire con prudenza per evitare
uno scontro nucleare. Durante
la guerra fredda la Jugoslavia
non si sarebbe divisa, Saddam
Hussein non avrebbe attaccato
il Kuwait e non vi sarebbe stata
una guerra afghana. Interrogato dal Daily Telegraph, più recentemente, sulla crisi siriana
dopo l’uso di armi chimiche,
ha risposto che non avrebbe
mai raccomandato un inter-
Ermanno Padovan
[email protected]
Aniello D’Ambrosio
Brescia
La tua opinione su
sonar.corriere.it
aveva cominciato a installare
nei suoi territori occidentali alla fine degli anni Settanta; i
missili Cruise e Pershing che
gli americani si accingevano a
installare in alcuni Paesi dell’Alleanza, fra cui l’Italia; il progetto americano per la collocazione nello spazio di armi strategiche che avrebbero reso
l’America invulnerabile. Quando lasciò l’Alleanza nel 1988, il
presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan e il leader sovietico Michail Gorbaciov avevano
trovato un accordo sul problema dei missili e il cielo sopra
l’Europa si era considerevolmente schiarito.
La Nato non fu l’ultimo incarico pubblico di Carrington.
Nel 1991 ebbe l’ingrato compi-
Mi domando come sia
possibile che in Europa non
sia stato preso nessun
provvedimento di interdizione
dello spazio aereo al di sopra
di un Paese praticamente in
guerra. Penso che il peso della
tragedia aerea in Ucraina
grava soprattutto su chi,
potendo e dovendolo fare,
Bambini sfruttati
Andrea Papa
Reggio Calabria
SUL WEB Risposte alle 19 di ieri
La domanda
di oggi
Sì
Decisione rinviata per
il ministro degli Esteri
europeo. Fa bene
Renzi a tener duro sul
nome di Mogherini?
38
No
62
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Consiglio salomonico
Una soluzione semplice ed
immediata è far sì che la
mamma trasmetta il cognome
al figlio maschio e il padre alla
figlia femmina al momento
della nascita, garantendo così
una vera parità di diritti e,
perché no?, un cambiamento
nella tradizione patriarcale.
Simonetta Fileccia, Venezia
SIENA
Senza azienda turistica?
Scrivo da Siena dove sto
trascorrendo una vacanza.
Ospitalità alberghiera squisita
e siamo contenti. Ma non c’è
traccia di ufficio turistico. Ci
dicono che è stato chiuso per
mancanza di risorse. I
parcheggi a pagamento sono
molto costosi e si utilizzano
solo con la moneta. Se si
aggiunge la tassa di
soggiorno, si rischia che i
turisti scelgano altre mete!
Laura Sau, Verbania
Collaboratori capaci
per il leader di successo
D
alla vicenda della nomina del nuovo responsabile della
politica estera dell’Unione Europea, l’Italia non esce bene e il governo Renzi malissimo. L’Italia mostra di non
avere alcun peso. Il governo mostra di essere una raccolta di belle figliuole del «giro di amicizie e di conoscenze» del presidente del Consiglio, forse (forse) più adatte a partecipare
ad un concorso di bellezza e di eleganza, che a fare il ministro. Il ragazzotto fiorentino dovrebbe rileggersi il capitolo XXII del Principe,
De his quos a secretis principes habent, dove si spiega che la credibilità dell’uomo di governo dipende da quella di chi lo circonda. Probabilmente, lo aveva studiato al liceo, ma lo ha palesemente dimenticato. Il governo è, copyright europeo, «tante parole e pochi fatti». Parole magnificate, da noi, da un sistema informativo di regime e buone
solo a incantare chi è già propenso a considerarlo l’ultima spiaggia
prima di nuove elezioni. Che, a quanto pare, nessuno, a cominciare
dal presidente della Repubblica, vuole e che non si indicono in quanto — tipicamente di ogni tendenza autoritaria — non si crede né alla
loro funzione democratica, né al loro possibile esito politico.
Alcuni Paesi si sono opposti alla nomina del nostro ministro degli
Esteri, accusando, ambiguamente, la Mogherini di essere «troppo filorussa». Un modo sufficientemente strampalato, e assai poco credibile, per far capire che non è quella la vera ragione dell’opposizione e
per non dire — il che sarebbe poco gentile nei confronti di una signora — che la ragione è un’altra:
perché la ritengono inadeguata.
Renzi ha reagito, chiedendo «il rispetto dovuto ad un Paese fondatoViene ignorata re». Come reagiva il duce contro
l’Inghilterra anche quando la colpa
la massima
dell’arretratezza dell’Italia era italiana. Poiché le sue parole senza codi Machiavelli
hanno successo, il nostro ne
sull’entourage strutto
fa uso, furbescamente e cinicamente,
anche
quando sono solo chiacdel Principe
chiere. Il mio auspicio è che la disputa europea si concluda per il
meglio per l’Italia, e per la signora Mogherini che manco conosco;
ma le premesse non sono incoraggianti.
Ho cercato di spiegare perché non ritengo che questo governo sia
riformista. La reazione di alcuni lettori è che mostrerei del livore nei
confronti del capo del governo. Quella che, in ogni Paese normale,
sarebbe una critica politica è interpretata, da noi, come una preconcetta manifestazione di ostilità personale. Occorre dare atto a Renzi
di aver capito che non siamo un Paese normale e, almeno sotto un
certo aspetto, di essere un politico tradizionale, che si cura di se stesso e non del Paese che governa: sa fare marketing, contro ogni prova
contraria, al punto di promettere una riduzione delle tasse e, contemporaneamente, di aumentarle senza che a qualcuno venga in
mente di segnalare l’incongruenza e di denunciarla... Che accadesse
durante il Ventennio era nell’ordine delle cose. Non lo è adesso. Se
Renzi si sta rivelando una forma di rivalutazione di Mussolini — ancorché non sotto il profilo autoritario, ma per la demagogica capacità
di raccontare balle — non andiamo proprio bene... Per favore, qualcuno gli ricordi che ci aspettiamo governi, non che dia spettacolo di
sé...
[email protected]
❜❜
Interventi & Repliche
L’«adozione» degli embrioni
Le osservazioni di Melania Rizzoli (Corriere,
12 luglio) all’intervista del ministro della
Salute Beatrice Lorenzin sulla
fecondazione eterologa (Corriere, 7 luglio)
meritano qualche chiarimento.
L’intervento del ministro serve a creare le
condizioni per attuare la sentenza della
Consulta sull’eterologa, con tutte le
garanzie possibili per la sicurezza
sanitaria. Su tutto il resto della
fecondazione assistita, il Parlamento
poteva e può intervenire quando vuole.
Riguardo al destino degli embrioni
congelati, il ministro ha dichiarato che sarà
disciplinata l’adozione degli embrioni, il
che apre una possibilità concreta per il
destino di quelli attualmente
crioconservati, come anche suggerito da
un parere del Comitato nazionale di
Bioetica sulla loro «Adozione per la
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nascita». È infatti noto, scientificamente,
che non esiste una «data di scadenza»
degli embrioni crioconservati, e che sono
nati bambini sani anche da embrioni
conservati da 20 anni. La «adozione» di cui
parla il ministro, si riferisce quindi agli
embrioni, e non agli ovuli, come scrive la
Rizzoli: per questi si prevede l’«egg
sharing», cioè la donazione di quelli in
sovrannumero, per cui ogni donna sceglie
se e quanti donarne, e quindi se e quanti
conservarne per eventuali futuri tentativi.
In altre parole, la conservazione dei propri
ovociti per futuri tentativi, suggerita dalla
Rizzoli, è già una pratica comune, ed è
implicita nell’egg sharing. Per quanto
riguarda la diagnosi preimpianto,
attualmente si può accedere alle tecniche
di Pma per problemi di sterilità, e non per
selezionare gli embrioni: siamo in attesa di
un pronunciamento della Consulta su
questo punto, e solo allora si potrà entrare
nel merito. Riguardo il tragico caso dello
scambio di embrioni, esiste già una
normativa italiana sulla qualità delle
procedure di sicurezza e tracciabilità per le
cellule, che vale anche per la fecondazione
assistita, che va oltre l’etichettatura
indicata dalla Rizzoli e riguarda l’intero
sistema, e che purtroppo non è stata
attuata nel «Pertini» e nel precedente caso
del San Filippo Neri.
Assuntina Morresi, componente
Comitato nazionale per la Bioetica
Listino: anche in Umbria futuro stop
Allievi del pianista Vincenzo Vitale
Ieri nel pezzo «La tecnica virtuosa di
Vincenzo Vitale» di Paolo Isotta, tra i nomi
degli allievi del maestro Vincenzo Vitale è
saltato quello di Vittorio Bresciani. Ci
scusiamo.
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PRESIDENTE Angelo Provasoli
Ferruccio de Bortoli
VICE PRESIDENTE Roland Berger
CONDIRETTORE
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Staino
Andrea Smacchi, presidente
Commissione per le riforme statutarie
e regolamentari, Regione Umbria
In merito all’articolo «L’Emilia-Romagna ci
prova: addio ai listini bloccati» (Corriere, 16
luglio), comunico che anche l’Assemblea
legislativa della Regione Umbria si sta
orientando verso l’abolizione del cosiddetto
© 2014 RCS MEDIAGROUP S.P.A. DIVISIONE QUOTIDIANI
FONDATO NEL 1876
listino. Tutte le forze politiche presenti in
Consiglio concordano sulla cancellazione di
questa norma elettorale. Questo è
l’orientamento che sta emergendo
nell’elaborazione della proposta di nuova
legge elettorale, attualmente in discussione
nella Commissione per le riforme statutarie
e regolamentari e che dovrebbe essere
approvata in Aula entro il prossimo mese di
settembre.
EDIZIONI TELETRASMESSE: RCS Produzioni Milano S.p.A. 20060 Pessano con Bornago
- Via R. Luxemburg - Tel. 02-95.74.35.85 • RCS Produzioni S.p.A. 00169 Roma - Via Ciamarra 351/353 - Tel. 06-68.82.8917 • Seregni Padova s.r.l. 35100 Padova - Corso Stati Uniti
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46
Sabato 19 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Spettacoli
A Giffoni
Pif: ormai sono un Belén al maschile
«Prima non mi calcolava nessuno. Ora, a quasi un anno da La mafia uccide
solo d’estate, sono un Belén al maschile... Tutti mi riconoscono, mi
fermano». Scherza così Pif, ospite della giornata d’apertura del Festival di
Giffoni dopo il successo del suo primo film da regista.
Il film
Il leader dei
Rolling Stones ha
prodotto «Get on
up» sulla vita del
padrino del soul
❜❜
Idolo
Un cantante che ha
abbattuto muri. Ci ha
portato in un viaggio che
riflette la complessità
dell’animo umano
Anni 60 James Brown (19332006) e Mick Jagger. A destra,
Chadwick Boseman nel film
Jagger fa rivivere James Brown:
successo, cadute e orgoglio nero
«Un rivoluzionario della musica, anche il rock gli deve molto»
NEW YORK — James Brown rivive sullo schermo grazie a Mick Jagger. «Il padrino del soul è stato e
resta una delle più significative
presenze della musica del Ventesimo secolo. A lui (compositore,
cantante, tastierista, ballerino, attore, autentico showman), tutti
dobbiamo qualcosa. Le sue innovazioni hanno contributo anche
all’evoluzione di tanti generi, compresa la disco music. Per me è un
punto di riferimento fondamentale», dice il leader dei Rolling Stones tra i produttori di Get on up,
biografia del grande interprete
morto nel 2006.
Nella prossima stagione cinematografica saranno tantissimi i
ritratti di personaggi celebri ma il
primo ad arrivare in Usa in estate e
a seguire subito in Italia sarà proprio il film su Brown con la regia di
Tate Taylor.
Chadwick Boseman è il protagonista. Il re del soul appare sullo
schermo nell’intero arco della sua
carriera (da bambino povero nel
associazione
mittelfest
più profondo Mississippi e da ragazzino ribelle interpretato naturalmente da giovanissimi attori).
Viola Davis ha il ruolo della madre
di Brown. «Un’attrice capace di
spezzare i cuori più cinici e incalliti», dice Jagger. La figura di questa
mamma picchiata da un marito
violento, che lascia quel bambino
da solo sulle strade non avendo al-
tre possibilità (poi lo ritroverà al
massimo del successo) è una sequenza straziante.
Nell’era Obama l’orgoglio nero
ha un peso importante sullo schermo in numerose pellicole e nessuno più di James Brown è una leggenda per gli afroamericani, un
idolo perché dai ghetti più poveri
arrivò alla celebrità. La colonna so-
Doppio riconoscimento
Schoonmaker e Wiseman, Leoni d’oro alla carriera
Doppio Leone d’oro alla carriera alla
71esima Mostra Internazionale d’Arte
Cinematografica. Il riconoscimento andrà
alla montatrice Thelma Schoonmaker
e al regista e documentarista Frederick
Wiseman. Lo ha deciso il cda della
Biennale di Venezia presieduto da Paolo
Baratta su proposta del direttore della
Mostra del Cinema (che si apre il 27
agosto e chiude il 6 settembre) Alberto
Barbera. Con Thelma Schoonmaker
per la prima volta viene premiato un
montatore. In carriera, vanta anche tre
Oscar: per Toro scatenato, The Aviator
e The Departed. Frederick Wiseman
è un documentarista indipendente:
ha realizzato nella sua carriera
39 documentari e 2 film di finzione.
mittelfestdanza
Comune
di Cividale
del Friuli
Con il sostegno particolare
Cividale del Friuli
19-27 luglio 2014
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nora sarà una festa per tutti gli appassioni di musica. Si ascolta quasi
l’intero repertorio di Brown tra cui
naturalmente Mr.Dynamite.
Racconta Boseman, attore impegnato anche sulle scene teatrali
di Broadway, star dell’autunno anche per il kolossal Gods of Egypt:
«Il nostro lavoro è stato totalizzante anche per le ricerche più
che minuziose sulla vita di James, dai ghetti alle esibizioni
all’Apollo Theater o all’Olympia a Parigi. Tutto è stato ricostruito con estrema cura e verità. Il compositore Thomas
Newman (che ha creato le colonne sonore di tanti film da
Road to perdition a Erin
Brockovich), ci ha aiutato nel
lungo e complesso mosaico.
Ho sentito moltissimo la responsabilità di questa mia interpretazione, ho rivissuto
ogni momento, compreso il
concerto di Brown al Boston
Garden dopo l’assassinio di
Martin Luther King. La sua
Mick e il cinema
Mick Jagger, 70 anni, ha
recitato in una decina di
film: debuttò nel ‘70 con
«Sadismo». Ha prodotto
«Enigma» (2001) con la
sua Jagged Films. JeanLuc Godard (‘68) e
Martin Scorsese (2008)
hanno diretto due
docu-film sugli Stones
morte, avvenuta quando aveva 73
anni, nel dicembre del 2006, registrò una emozione collettiva davvero unica e il suo funerale fu un
evento collettivo»
C’è poi il Brown negli aspetti più
intimi. «Come il suo vivacissimo
rapporto con tante donne, ci sono
la sua solitudine nei lunghi tour e
il suo impegno non certo solo come showman, ma come leader dei
movimento dei Diritti Civili. Per
l’America, la canzone di Brown I
‘m black and I’m proud ha per tutti
gli afroamericani (dai più poveri a
quelli che hanno studiato ad Harvard e a Yale) un’importanza unica.
Il film affronta anche i suoi rapporti con la politica. Ci sono per
esempio la sua tournée in Vietnam, le sue apparizioni alla Casa
Bianca».
Mike Jagger non nasconde la sua
soddisfazione per essere entrato
nella produzione: «Brown ha aperto per tutti i musicisti del mondo
molte porte e ha abbattuto muri. Ci
ha portato in un viaggio che riflette la complessità, la ricchezza, le
cadute, le dipendenze, le redenzioni dell’animo umano. Per me è
stato un onore sapere che Keith
Jenkins, un membro della band
di Brown dal 1994 al 2006,
aveva accettato di essere
tra i supervisori del
film».
Dan Aykroyd, nel
ruolo dell’agente e manager di Brown, ricorda anche
quando il musicista volle partecipare al film The Blues Brothers:
«Da ragazzo non mancavo un suo
concerto a Montreal o a Toronto,
quando lo conobbi capii perché
fosse così abile nel conquistare
immense platee. James amava la
gente, era camaleontico. Ha saputo essere il direttore d’orchestra
della sua esistenza della sua esistenza, delle sue band, dei suoi
show e di immense platee di ogni
etnia».
Giovanna Grassi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
JAN FABRE
ˇÍ & OTTO BUBENÍC
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JIR
SCAPINO BALLET
Corriere della Sera Sabato 19 Luglio 2014
Spettacoli 47
italia: 51575551575557
L’anticipazione I mille volti dell’autore: docufilm su Raiuno in prima serata
Viaggio in Sicilia con Camilleri
Lo scrittore visto dai suoi allievi
Teresa Mannino narratrice: così ho scoperto un maestro
A settembre
Il progetto
Un lungo viaggio con
Teresa Mannino alla
scoperta di Andrea
Camilleri. È il progetto
messo in campo da Raiuno
e che a settembre manderà
in onda in prima serata
A
ndrea Camilleri il maestro, il letterato, il regista, il funzionario Rai;
Andrea Camilleri il
marito, il padre, l’amico, il collega; Andrea Camilleri e la sua Sicilia, la sua casa, il suo privato;
Andrea Camilleri l’insegnante, i
suoi studenti, l’Accademia Nazionale d’arte Drammatica di
Roma. I mille volti di un uomo
che il grande pubblico ha conosciuto tardi, ma che ha mille vite
da raccontare. E Rai1 le racconterà.
In un docufilm, «che molto
probabilmente andrà in onda il
6 settembre, giorno del suo
compleanno» spiega Giancarlo
Leone, direttore di Rai1 che ha
accolto con grande entusiasmo
la proposta di Gloria Giorgianni
(produzione Anele) insieme a
Sellerio Editore di realizzare un
film che tratteggiasse i mille
volti di questo ottantottenne capace di incantare coetanei e giovani. Come Teresa Mannino,
classe ‘70, attrice comica. È stata
scelta lei come narratrice di
questo lavoro. Lei che va a conoscere il Maestro e che va a cercare i suoi amici per sapere di lui.
Camilleri compare nel docufilm
e con lui — oltre alla Mannino
— compaiono i suoi «alunni», i
suoi amici di un tempo, i suoi
affetti. Le riprese tra Roma e la
Sicilia si sono svolte a marzo e
aprile. «Quello che mi interessava di più era raccontare il Ca-
Insieme Teresa Mannino (43) e Andrea Camilleri (89): su Rai1 andrà in onda un docufilm sul grande scrittore
milleri uomo — spiega Mannino in stato di grazia per quei
due mesi a contatto con un
“grande uomo” —. Sono tante
le cose che mi hanno colpito: la
perfetta fusione di ragione e
sentimento. È un uomo totalmente libero che non giudica
mai». Quanto la sicilianità è stata un collante per il vostro rapporto? «Importante, ma non determinante. Certo una svolta nel
nostro rapporto c’è stata quando, durante il viaggio, ci siamo
fermati a Porto Empedocle (do-
ve è nato Camilleri quasi 89 anni
fa, ndr) e quando Andrea mi ha
fatto conoscere le “sue” zone
agrigentine».
Racconti il Camilleri più privato. Cosa l’ha colpita della vita
quotidiana dello scrittore: cosa
gli piace fare, come vive la vecchiaia? «È sposato da piu di 50
anni con una donna meraviglioGUARDA il trailer del
docufilm su Camilleri
su www.corriere.it
«The Normal Heart» Ruffalo e Julia Roberts nel cast. In arrivo su Sky
Amori gay, misteri, pregiudizi
Quando l’America scoprì l’Aids
DALLA NOSTRA INVIATA
TAVOLARA — «I funerali sono
diventai la nostra vita sociale».
Erano i primissimi anni Ottanta
e la malattia che i giornali si ostinavano a chiamare «il cancro dei
gay» aveva iniziato a mietere vittime nell’indifferenza generale.
A New York l’attivista e scrittore
Ned Weeks inizia una battaglia
contro il silenzio delle istituzioni, la rassegnazione di tanti amici convinti che nulla possa sconfiggere l’evidenza
(«Non ci aiutano
perché non gli piacciamo»), la paura di
troppi a dichiararsi,
le resistenze dell’amministrazione Reagan che solo nel 1985
si decise a pronunciare la parola Aids.
È «The Normal
Heart», lo spettacolo
di Larry Kramer andato in scena nel
1985 e che dopo quasi 30 anni di tentativi
è diventato un film
targato Hbo. Sky Cinema (grazie a un
accordo di esclusiva)
lo trasmetterà il
prossimo settembre
ma domani sera sarà
in anteprima italiana
per il pubblico del
Festival di Tavolara
«Una notte in Italia».
Prodotto da Brad
Pitt è interpretato da Mark Ruffalo, Julia Roberts, Matt Bomer,
Alfred Molina, tutti candidati ai
prossimi Emmy Awards dove ha
inanellato 16 nomination, comprese quelle del regista Ryan
Murphy («Glee», «Nip/Tuck») e
di Kramer stesso per la sceneg-
giatura. All’epoca fu uno dei fondatori dell’organizzazione Gay
Men’s Health Crisis, il personaggio di Ned è il suo alter ego. Non
ha mai smesso di combattere,
prima contro i pregiudizi, ora
contro il rischio dell’oblio.
«È il film del cuore del presidente Obama», ha ricordato Piera Detassis, direttrice artistica di
Tavolara Festival.
In arrivo su Sky Cinema —
bouquet di lusso tra i duemila titoli dell’anno — altri grandi film
16 candidature Emmy
Joe Mantello e Mark Ruffalo
nel film per la tv che ha collezionato 16 nomination ai
prossimi Emmy Awards. Sarà
a settembre la prima delle sei
proposte Hbo in esclusiva su
Sky Cinema
Hbo: «Phil Spector» con Al Pacino e Helen Mirren, il «Mike Tyson» di Spike Lee, «Muhammad
Alì» di Stephen Frears e «Dietro i
candelabri» di Soderbergh con
Michael Douglas.
Dopo la messa in onda lo
scorso maggio, «The Normal
Heart» ha conquistato la critica
Usa. Ha convinto il tono scelto
dal regista che mescola abilmente denuncia, rabbia, paura, inadeguatezza della comunità
scientifica (attraverso il personaggio di Julia Roberts, la dottoressa
Emma Brookner),
conflitti interni tra
l’irriducibile Weeks
e gli altri attivisti. E
sentimenti.
«The Normal Heart» è anche una
grande storia d’amore tra Ruffalo e Matt
Bomer (il fidanzato
di Weeks, giornalista
del Time). E di amori. Si comincia prima
della tempesta, nel
1981, a Fire Islands,
dove i gay di New
York festeggiano
l’arrivo dell’estate
sulle note dei Tom
Tom club Genius of
Love rivendicando la
libertà sessuale come una bandiera politica. Ci si ritrova anni dopo a fare la conta di centinaia di
amici e amori scomparsi.
La parola fine, ricorda il film,
non è ancora stata scritta. Sono
36 milioni i morti di Aids. E
6.000 le persone che si infettano
ogni giorno.
Stefania Ulivi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
sa, donna Rosetta, che con garbo ci diceva quando era il caso
di andarcene da casa perché temeva che lui si stancasse. Ma lui
ci teneva lì altri 10 minuti. Anche di lei mi sono innamorata.
Una bella coppia. Gli affetti per
lui sono tutto. Ha tre figlie con
cui ha un bel rapporto. Sono
protettive e molto riservate».
Mannino dice di aver cercato disperatamente qualcuno che le
parlasse male di Camilleri, che
le confidasse i suoi difetti. Ma
niente. «L’unico che me li ha
Le tappe e gli amici
Le riprese del docufilm tra
Roma e la Sicilia si sono
svolte a marzo e aprile.
Due mesi durante i quali
Teresa Mannino ha cercato
di scoprire i lati più segreti
dello scrittore. I due, poi,
sono arrivati fino a Porto
Empedocle, dove Camilleri
è nato quasi 89 anni fa.
Mannino dice di aver
cercato disperatamente
qualcuno che le confidasse
i difetti dello scrittore. Ma
niente. «L’unico che me li
ha raccontati è stato
Camilleri». Insieme hanno
incontrato inoltre un po’ di
allievi, come Zingaretti
(nella foto sopra), Gifuni,
Lo Cascio che sono rimasti
legati allo scrittore
raccontati è stato Camilleri». Insieme hanno incontrato un po’
di allievi, come Zingaretti, Gifuni, Lo Cascio che sono rimasti
legati allo scrittore, perché lui
«è stato un insegnante non impositivo. Le lezioni continuavano anche dopo l’Accademia, a
casa sua. Era generoso, si dava
tanto ai suoi allievi». A firmare
il film sono Claudio Canepari e
Paolo Santolini. Loro due e tutti
quelli che hanno lavorato al
progetto sono
unanimi nel
definirlo
«straordinario. Un uomo
che ha grande
successo nel
mondo, non
ha problemi
di soldi, ma se
entri in casa
sua nulla è
cambiato, vive
come prima. È un uomo in pace
che accetta tutte le fasi della vita». Tutto questo lo vedremo
appunto il 6 settembre.
Sottolinea Leone: «È una
operazione molto importante
in prima serata, quasi ardita come quella recente su Dario Fo.
Ma abbiamo il dovere di farlo e
sarà sorprendente questo docufilm. Un Camilleri inedito che
racconta se stesso con pudore,
intimità, grazia, profondità ci fa
capire il segreto del suo successo». E a lei Teresa Mannino cosa
è rimasto di questo lungo viaggio con il Maestro? «Questo percorso mi ha cambiata. Guardo le
cose in maniera diversa, mi viene voglia di leggere e studiare. E
mi ha insegnato moltissimo. Un
giorno mi ha detto: “La regia del
tuo spettacolo te la devi fare tu.
Chi meglio di te può saperlo?”. E
io: “Ma non è presuntuoso?”. E
lui: “Già quando scrivi sei presuntuoso. Portalo all’eccesso”».
Maria Volpe
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Brevi
TRATTO DA «OPEN»
A teatro lo spettacolo
sull’incubo di Agassi
La sfida tra Andre Agassi
e il «drago» sparapalline
raccontata dal campione nel
suo libro, Open, è diventata
uno spettacolo teatrale. La
compagnia sperimentale
Fanny & Alexander ha fatto
propria l’istantanea più
famosa della biografia
dell’ex tennista americano,
trasformando quella gara tra
l’uomo e la macchina in
un’inedita danza-concerto
(tre quarti d’ora senza sosta)
su un improvvisato campo
da tennis. La prima di «Us» è
andata in scena giovedì sera,
con cinque giorni di ritardo
sul previsto, allo Sferisterio
di Santarcangelo.
LONDRA
«Così fan tutte»
Un debutto italiano
Un debutto italiano al Covent
Garden nell’ambito del Jette
Parker Young Artists
Programme, cioè un’Europa
di giovani declinata in arte.
Michele Gamba dirige
domani nella capitale
britannica il primo atto di
«Così fan tutte». Diplomato
in composizione al
Conservatorio di Milano e
laureato in filosofia, Gamba,
è assistente di Antonio
Pappano, direttore della
Royal Opera House a Londra
con il quale collabora e
collaborerà in 6 diverse
composizioni nel 2014-2015.
Ha partecipato a festival e
concerti in Europa, ad opere
come «La Boheme», «Tosca»
o «Sigfrido».
48
Sabato 19 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Sport
Lahm dice addio alla nazionale Torino: c’è il Brommapojkarna
Colpo di scena inatteso nella festa della Germania campione del mondo di calcio: Philipp Lahm, capitano della squadra che ha trionfato in Brasile, ha infatti annunciato che la finale contro l’Argentina è stata la sua
ultima partita con la maglia della nazionale. Il giocatore del Bayern Monaco debuttò nel 2004 contro la Croazia: chiude a 30 anni dopo 113 incontri.
Il Torino esordirà nel terzo turno preliminare di Europa League (31 luglio
- 7 agosto) contro la vincente della sfida tra gli svedesi del Brommapojkarna e gli irlandesi dei Crusaders. Lo ha stabilito il sorteggio di ieri a Nyon.
Verosimilmente i granata di Ventura affronteranno la formazione svedese,
che ha vinto per 4-0 la gara di andata del secondo turno preliminare.
Prova di forza Stravince nel giorno del centenario
di Bartali, ricorda Casartelli dedicandogli
il successo, rafforza la maglia gialla, è il Tour
di Vincenzo: «Pareva di stare a Messina
ma senza venticello». Il coraggio di De Marchi
70,5
132,5 142,5
DALLA NOSTRA INVIATA
Il commento
Combatte
e vince
anche
la diffidenza
L’
ultima vittoria italiana in
salita, nel corpo a corpo con
gli avversari, con la maglia gialla
addosso era stata di un certo Fausto Coppi, sul Puy de Dome, 17
luglio 1952. Mario Fossati, in un
articolo raccolto nel libro su quel
Tour appena uscito per Il Saggiatore («Coppi»), alla sera interpella
Biagio Cavanna, il mitico massaggiatore cieco di Fausto. Il tema,
guarda caso, è il calvario degli
avversari: «Un uomo che rinuncia
— risponde l’orbo impastando i
muscoli di Fausto — prende delle
cattive abitudini. Bisogna sempre
respingere le soluzioni più facili».
Nibali sembra ascoltarlo e non
rinuncia a dare spettacolo. In fin
dei conti oggi c’è un’altra tappa
molto dura e l’azzurro poteva anche fare qualche calcolo in più. Ma
adesso la maglia gialla corre contro
se stessa e contro la sottile diffidenza che lo circonda, come era
stato un anno fa per il britannico
Froome. Nibali non è Coppi, né
Gimondi, né Pantani. Ma ha già
vinto un Giro. Ha conquistato la
Vuelta e l’anno scorso ha fallito il
bis per aver sottovalutato il 42enne
Horner, un errore che non ripeterà.
Sul podio del Tour, sempre al terzo
posto, il messinese era già salito 2
anni fa: solo Alberto Contador ha
un curriculum migliore, ma lo può
scrivere sul gesso della gamba che
si è appena rotto. Dal 2008 nel
ciclismo è stato introdotto il passaporto biologico, prima e meglio
rispetto agli altri sport. Il doping
non è certo scomparso. Ma Nibali
ha sempre fatto un percorso a testa
alta, senza ombre. È vero, come gli
hanno ricordato, in Francia: ha
debuttato nella Fassa Bortolo di
Dario Frigo, corre per Alexandre
Vinokourov, espulso per doping dal
Tour 2007 e accusato con prove
chiare di aver comprato una «Liegi». Ma di fronte a questo Tour,
viene voglia solo di guardare avanti, al giorno dopo: senza rinunciare
a godersi il cammino — ancora con
diverse insidie, ci mancherebbe —
verso una vittoria storica. Respingere le soluzioni più facili stavolta
può significare non pensare sempre
male. E godersi la cavalcata di
Nibali tra pavé, Vosgi, Alpi e Pirenei. Con fiducia ed emozione capaci
di resistere al tempo. Sperando non
passino altri sessantadue anni.
p.tom.
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CHAMROUSSE — C’è una
luce da giorno zero della creazione, quassù. E il Tour di Vincenzo Nibali, certamente, lo è.
Bici, cuori e asfalto roventi.
«Pareva di stare a Messina ma
senza venticello: più salivo,
meglio mi sentivo». E allora è
partito, a 6 km da Chamrousse
ha arpionato Konig e Majka, i
predatori di giornata, lasciandosi dietro Valverde e Pinot a
scannarsi tra loro; e poi, a due
chilometri dalla Fiamma Rossa, ha scelto la solitudine per
l’impresa, la cifra stilistica del
Risoul
1.855m
1.095m - Guillestre
94,5
1.568m - Arvieux
2.058m
Col du Lautaret
82
2.360m
Col d’Izoard
40 41,5 54
1.502m
Le Monètier les-Bains
1.456m
La Grave la Meije
721m - La Paute
718m - Bourg-d’Oisans
332m - Vizille
8,5
km
933m - Le Freney-d’Oisans
LA TAPPA DI OGGI
Grenoble
312m
161,5
177
Le roi
Vincenzo
Nibali, 29
anni, primo
in solitudine sul traguardo di
Chamrousse: è ormai
il re incontrastato
del Tour
(LaPresse)
Inarrestabile
Gattopardo nei lunghi mesi di
allenamenti in quota: è andato
a cercarsi la frescura del verde
e il refrigerio della vittoria (la
terza), aveva promesso l’impresa per legittimare il suo
Tour ed eccola, gli altri sbracati e lui nobile e fiero, non ha il
naso triste come una salita (ieri 100 anni dalla nascita di Ginettaccio, 18 luglio 1914, Ponte a Ema) ma i francesi s’incavolano (Pinot quinto), eccome
se s’incavolano. Nibalì, c’est
plus facile.
Dentro una tappa così enorme e assolata, con il plotone
spaccato dalle fughe (strepitoso Alessandro De Marchi della
moritura Cannondale, che cede solo sull’ultima salita: l’anno prossimo andrà a fare il
gregario di Vincenzino nostro
all’Astana), dal caldo, dalle
montagne, ci sta tutto. Ci stanno Bartali e Casartelli (ieri l’anniversario della morte: 18 luglio 1995, col Portet d’Aspet),
cui Nibali rivolgerà un pensiero d’affetto («Ero un ragazzino
davanti alla tv e mi ricordo
quel momento tragico molto
bene»), e ci sta tutta l’antiretorica di un campione che in 18
km al 7.2%, quando la strada
s’impenna diventando metafora e non solo dolorosa sfida,
non deve riscattare gli stenti
della guerra o i poveri natali né
tacitare il diavolo che lo mangia dentro, come quel Marco
Pantani con cui si sprecano
paragoni, assonanze, collegamenti: roba per cui la maglia
Fuga trionfale di Nibali sulle Alpi
«Più salivo e meglio mi sentivo
Stento a crederci». E oggi l’Izoard
gialla, nel suo tascapane griffato Astana, non ha spazio.
Sarà per questo, perché
viaggia con bagaglio leggero e
piè veloce, che Nibali si sta annettendo questo Tour un pezzettino alla volta, oggi ancora
Alpi con l’Izoard e da martedì i
torridi Pirenei, avanza con la
Il retroscena
Lo schiaffo di Slongo, il richiamo di Vinokourov
Così è nata la stagione perfetta di Vincenzo
CHAMROUSSE — Una mail può
cambiarti la vita. Due possono farti
vincere il Tour. Metà dello scorso
gennaio: Paolo Slongo, allenatore di
Nibali, riceve da Vincenzo il consueto
messaggio di posta elettronica con gli
allenamenti settimanali. Decodifica i
file, scuote la testa, risponde al volo:
«Domani vengo a Lugano. Fatti trovare a
casa: dobbiamo parlare». Slongo: «Non
sono un duro, ma con Vincenzo ho
dovuto giocare a farlo. Durante un ritiro
mi è capitato di invitarlo a fare le valigie
e tornarsene a casa. Se non ci metti
impegno, era il concetto, perdi tempo e
ne fai perdere a me. A Lugano gli ho
detto che, continuando così, al Tour
avrebbe fatto una figura da chiodi. La
settimana dopo era un altro corridore».
Nibali non è un pigro, ha l’indole del
corridore di altri tempi. A fine stagione
seppellisce la bici in cantina, prende
peso e quindi fatica a rimettersi in moto.
La nascita di sua figlia Emma non è
stato un incentivo ad affrettare i tempi.
L’«inverno un po’ balordo di Nibali» (la
definizione è di Davide Cassani, il c.t.
della nazionale) è stato,
paradossalmente, la prima chiave del
suo Tour fino a oggi vincente. Da marzo
a maggio il siciliano ha sofferto per
trovare il ritmo giusto, incassando
pesanti debacle alla Milano-Sanremo e
alla Parigi-Nizza e guadagnando solo
una risicata sufficienza alla Liegi. È lì
che è arrivato il «richiamo» dell’Astana
(«Se continuate a non vincere, assieme a
voi salta tutta la squadra» gli ha scritto
via mail l’algido boss Vinokourov). È
stato il secondo pungolo dell’anno dopo
Le batoste
Anche le batoste alla MilanoSanremo e alla Parigi-Nizza
alla fine si sono rivelate salutari
il sermone invernale di Slongo. Nibali
ha incassato, meditato, sofferto un
durissimo Giro del Delfinato corso
sempre aggrappato alla ruota di un
Contador che sembrava atleta di un altro
pianeta. Poi è cambiato tutto. L’inverno
frenetico e nevrotico dei favoritissimi
Froome e Contador ha fatto compiere
loro un errore tanto classico quanto
grave: l’anticipo del picco di forma. A
Leeds sono arrivati in calando, nervosi,
pieni di acciacchi. Nibali, come da
manuale del corridore perfetto, è partito
con un chilo di troppo, l’ha smaltito
soltanto adesso, dopo due settimane di
corsa. Si è comportato come uno
studente di talento, ma un po’ pigro, che
ha terminato il primo trimestre pieno
d’insufficienze. Rimboccate le maniche,
è diventato (aspettando l’esame di
maturità sui Pirenei) il più bravo della
classe.
Marco Bonarrigo
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La classifica
Ordine di arrivo
13ª tappa
Saint Etienne - Chamrousse
197 km
1. Nibali (Ita)
in 5.12’29’’
media 37,9 km/h
2. Majka (Pol)
3. Konig (R.Ceca)
4. Valverde (Spa)
5. Pinot (Fra)
6. Van Garderen (Usa)
7. Bardet (Fra)
8. Ten Dam (Ola)
9. Peraud (Fra)
10. F. Schleck (Lus)
a 10’’
a 11’’
a 50’’
a 53’’
a 1’23’’
s.t.
a 1’36’’
a 2’09’’
s.t.
Classifica generale
1. Nibali (Ita)
in 56.44’03’’
2. Valverde (Spa)
a 3’37’’
3. Bardet (Fra)
a 4’24’’
4. Pinot (Fra)
a 4’40’’
5. Van Garderen (Usa)
a 5’19’’
6. Peraud (Fra)
a 6’06’’
7. Mollema (Ola)
a 6’17’’
8. Van den Broeck (Bel)
a 6’27’’
9. Rui Costa (Por)
a 8’35’’
10. Konig (R.Ceca)
a 8’36’’
Così oggi
14ª tappa
Grenoble - Risoul 177 Km
Così in Tv
ore 14.15 Eurosport
ore 15.05 Rai Tre e Rai Sport 2
Corriere della Sera Sabato 19 Luglio 2014
Sport 49
italia: 51575551575557
Scherma: sciabolatori a secco
Volley: Italia-Brasile in semifinale Pallanuoto: bis del Setterosa
Italia deludente e a secco nella prima giornata in cui il Mondiale di scherma di Kazan ha assegnato le medaglie: la sciabola non ha raggiunto il podio
né con gli uomini né con le donne. Solo il veterano Aldo Montano merita la
sufficienza: ha perso 15-12 nei quarti con il russo Kovalev, poi medaglia
d’oro. Oggi è tempo di riscatto con il fioretto: diretta su Raisport1 dalle 16.50.
A Firenze, davanti al presidente del Consiglio Matteo Renzi, l’Italia ha
raggiunto le semifinali della World League: 3-0 (25-14, 25-22; 25-21) all’Australia. Storica qualificazione anche per l’Iran, che ha piegato il Brasile
3-1. Stasera alle 20.30 gli azzurri affronteranno i sudamericani campioni del
mondo (diretta Raisport1), mentre l’Iran se la vedrà con gli Usa alle 17.30.
Inchiesta
Nell’ultima stagione,
420 mila spettatori
in più, ma i grandi
tornei sono lontani
Dopo aver parlato del livello
tecnico, in costante discesa, della
serie A, la nostra inchiesta continua. In questa seconda puntata,
focus sugli stadi, vecchi, scomodi
e ormai quasi sempre semideserti, e sul Palazzo, dove molti pensano più alle poltrone che alle
cose da fare
soavità di chi non ha messaggi
da spedire al mondo, soltanto
la gioia di far correre veloce, in
ogni stagione (freddo, pavé,
montagne, caldo), la sua bicicletta. Senza paroloni («Volevo
guadagnare sui rivali e ce l’ho
fatta. Sono contento. Stento a
crederci ma mi godo il momento») e aggettivi roboanti,
raccontare la tappa in cui Nibali spiana prima l’inedito col
de Plaquit e poi — dopo 180
km di tramestio dei gregari tra
borracce, pipì fatte al volo,
nausee e vomiti, con Fuglsang
che scivola in curva e va lungo
perdendo contatto con il suo
capitano —, Chamrousse
(1730 m), o cara. Alla base della salita lo aspettano 37 gradi.
La fuga di De Marchi si sta spegnendo, il gruppo è un rosario
di uomini cotti che si sgranano (Kwiatkowski, Rodriguez,
Porte arriverà con 8’48’’ di ritardo, au revoir podio di Parigi); la coppia Konig-Majka
sbrana Valverde e prova a pungere Nibali, risalito come con
lo skilift, ma lo Squalo ha la
pellaccia troppo dura per cascarci. «Toccavo la bici ed era
bollente. Ho sofferto però ho
una condizione altissima che
mi aiuta. L’idea era collaborare
ma poi ho forzato il ritmo con
una grande azione. Grandissima? Grazie, lo dite voi... Per
me è stata una liberazione».
L’antiretorica nibaliana non
prevede superlativi. Con la
classifica (degli altri) ridisegnata, Valverde secondo a
3’37’’ e Bardet credibile terzo
(a 4’24’’), il Gattopardo chiude
la porta del castello. «È ancora
lunga, vediamo gli avversari
come reagiscono, sto attento
agli imprevisti». Ride spesso,
sinceramente divertito dalle
domande, dalle situazioni.
Mai visto al Tour, dicono i vecchi suiveurs. Ha gli occhi allegri da italiano in gita. E questa
non è retorica. È la pura verità.
Gaia Piccardi
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MILANO — Qualche spettatore in
serie A è tornato: 420mila in totale, sono 11mila in più a week end. Non è
tanto, non è poco, la media a partita
(23.310) resta comunque mediocre. E
dalle tribune del calcio professionistico, complice anche la cura dimagrante
della serie C, è scomparso oltre un milione di spettatori nel giro di 5 anni: da
14 milioni e 400mila ci siamo riassestati a 13 milioni e 200. Il campionato
principale ha un’affluenza media vicina a quella di un’altra stagione nera
del calcio italiano: anche nel 1966 la
nazionale era reduce da due eliminazioni consecutive al Mondiale e sugli
spalti dei nostri stadi principali l’affluenza era molto simile a quella delle
ultime stagioni. Che gli altri grandi
campionati, Germania (43.400 spettatori a partita di media), Inghilterra
(36.600), Spagna (27.000) siano sempre davanti a noi, non è un mistero e il
distacco si accentua sempre di più. Ma
anche la Liga Mx, il campionato messicano sempre più ricco di investimenti, ha ormai un seguito di spettatori maggiore di quello della serie A:
quasi 25mila spettatori a partita di
media.
Lo studio? Lo vogliono gratis
In un contesto del genere, deprimente per le società e per le tv che trasmettono uno spettacolo che spesso si
svolge in scenari desolanti, la necessità di migliorare il prodotto dovrebbe
essere la priorità assoluta per una
buona parte delle nostre società.
Qualcosa nei mesi scorsi sembrava essersi messo in moto. Ma, solo per fare
un esempio, uno studio straniero di
architetti, entrato in contatto con alcuni club di A per verificare la possibilità di dare vita a un progetto concreto,
si è visto chiedere il cosiddetto «studio di fattibilità» (parcella sui 100mila
euro) a titolo gratuito: non vale la pena spendere neppure lo stipendio di
Agli Europei di Budapest, seconda vittoria per il Setterosa: 13-10 alla Russia. Oggi, tra i maschi: Italia-Montenegro (ore 19, Raisport2).
GOLF — Francesco e Edoardo Molinari e Manassero passano il taglio al
British Open. Nettamente in testa, dopo 2 giri, Rory McIlroy (-12), seguito da
Dustin Johnson (-8) Francesco Molinari è terzo con altri 5 giocatori a -6.
Ultimo
stadio
un terzino di riserva di una squadra di
terza fascia a per dare inizio al progetto di un impianto di proprietà? Evidentemente per qualche presidente
italiano, no.
Primi passi, con lentezza
La Fiorentina quel passo lo ha ter-
Impianti vecchi e semideserti
L’esempio della Juve è l’eccezione
Ora qualcosa comincia a muoversi
ma a Roma tutto resta in bilico
Battuti dal Messico
La media di presenze è
23.310 a partita, meno
del campionato messicano
Gli studi di fattibilità gratis
minato da pochi giorni: «Era di nostra
competenza presentare lo studio di
fattibilità – ha detto ieri il presidente
onorario Andrea Della Valle -. È il primo mattone vero di un progetto che
non sarà veloce, perché la burocrazia
ha i suoi tempi, ma veramente adesso
cominciamo a guardare con ottimismo a un futuro ancora più importante». Nel frattempo, della Juve e del suo
Stadium rischiamo di farne un monumento in una serie A con poco coraggio imprenditoriale e ancora meno
programmazione: le modifiche alla
legge sugli stadi hanno ridotto gli alibi. Il Sassuolo del presidente di Confindustria Squinzi è stato bravo a salire in A e a rimanerci. Ma anche a comprare per pochi milioni (circa 4) l’ex
stadio del Giglio di Reggio Emilia, diventato il secondo impianto di proprietà del campionato. L’Udinese, nel
tentativo mai facile di contenere i costi
e i tempi di realizzazione sta ristrutturando il Friuli: alla fine del prossimo
campionato o all’inizio di quello successivo tutto dovrebbe essere a posto.
E le altre? La notizia che arriva da Cagliari, dove è stato approvato il progetto per portare a 12mila posti la ca-
Progetti e realtà Il plastico del nuovo stadio della Roma: il progetto è in attesa di approvazione. Sotto, lo stadio Is Arenas di Quartu Sant’Elena dove il
Cagliari ha giocato spesso senza tifosi per ragioni di sicurezza (Ansa, LaPresse)
pienza del derelitto Sant’Elia, dev’essere accolta positivamente dopo il
tentativo di giocare a Is Arenas, le partite in campo neutro, a porte chiuse o
con 5.000 spettatori. Ed è tutto dire.
A Roma è tutto in bilico
L’equilibrio tra la troppa burocrazia
e l’eccessiva disinvoltura con cui si
vuole costruire dei mini-villaggi attorno ai nuovi impianti, non si riesce
ancora trovare. In consiglio comunale
qualche difficoltà di troppo la sta incontrando non a caso la Roma riguardo al suo progetto, presentato in Campidoglio a marzo da Pallotta al sindaco
Marino: una commissione tecnica del
Comune lo sta valutando e ha promesso di dare un parere sulla «pubblica
utilità» dell’opera entro fine luglio. È
proprio su questo punto che si sta giocando la partita più importante: dei
270 milioni previsti per le infrastrutture — strade, trasporti pubblici, potenziamento della metropolitana — la
società costruttrice dello stadio ne investirà in un primo momento solo 50,
il resto saranno coperti con la costruzione di un Centro Direzionale che
comprenderà negozi, uffici, un megastore dello sponsor tecnico, due torri
che ospiteranno un centro commerciale. Un milione di metri cubi di cemento che hanno già messo in allarme le associazioni ambientaliste, ma
anche alcuni tra quelli che dovranno
votare in Consiglio la variante al piano
regolatore. Da parte del sindaco Marino e di alcuni assessori sono arrivate
però delle rassicurazioni ai vertici della società giallorossa e ad Eurnova, la
società che fa capo al costruttore Luca
Parnasi, proprietario dei terreni sui
quali sorgerà la nuova casa romanista.
Entro fine luglio arriverà il primo responso: se la conferenza dei servizi del
Comune darà parere positivo si procederà ad una nuova conferenza di servizi che coinvolgerà anche la Regione
e che dovrà esprimersi entro 180 giorni per dare il via libera ai lavori. Se il
parere sarà negativo, il Comune chiederà di modificare il progetto secondo
i suoi criteri, prima di esaminarlo di
nuovo.
(2 / continua)
Gianluca Piacentini
Paolo Tomaselli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Elezioni Figc Grandi manovre, ma poche idee
Tavecchio quasi in porto
ma i calciatori insistono
avanti con un candidato
Si avvicina il 27 luglio, termine ultimo per presentare la candidatura all’elezione del nuovo presidente della
Federcalcio (11 agosto, 278 delegati) e
c’è aria di novità. Salvo ripensamenti,
questa volta i candidati saranno davvero due: uno è Carlo Tavecchio, che
in questo momento ha tutti i numeri
dalla sua parte per raccogliere la successione di Giancarlo Abete; l’altro
può essere Demetrio Albertini, che
prenderà una decisione a metà settimana oppure un altro candidato, che
sarà comunque l’espressione delle
componenti tecniche (soprattutto Assocalciatori). È la base che vuole una
candidatura che rappresenti un segnale di vero rinnovamento, come ha
spiegato anche Campana, senza nulla
togliere al valore di Tavecchio, che ha
lavorato molto per la Lega Dilettanti e
senza riferimenti all’età (71 anni).
Ieri è stato giorno di Consiglio federale (via libera all’iscrizione di Brescia e Varese in B) e Albertini ha cercato di sintetizzare così la situazione:
«C’è ancora una settimana di consultazioni, personalmente non ho chie-
Giovane Albertini, 42 anni (Bozzani)
sto e non mi hanno dato nessun mandato. Ricevo tante telefonate trasversali; mi chiedono di trovare il consenso, ma capisco anche che per
qualcuno il problema è che sono stato
un giocatore». Ulivieri, che guida i
tecnici e che ieri ha incontrato Tavecchio, con il quale ha parlato di progetti
legati al Settore Tecnico, è convinto
che «Albertini potrebbe trovare convergenze importanti. Deve essere lui a
parlare con Lotito, Macalli e Tavecchio». E a proposito dell’assemblea di
A di giovedì, che ha dato mandato ad
Agnelli e Lotito di stilare un programma da sottoporre ai candidati, il presidente dell’Aic, Tommasi, ha spiegato:
«L’assemblea di A ha prodotto pochi
effetti. L’importante è dare un segnale
forte al sistema, ma da quello che
emerge al momento questo segnale è
difficile da trovare». Ed è per questo
che un candidato in alternativa a Tavecchio alla fine ci sarà. Anche perché
uscire sconfitti da un’assemblea federale non è la fine del mondo.
La decisione della Lega di A di affidare la stesura di un programma di interventi ad Agnelli e Lotito (giovedì la
nuova assemblea) è stato interpretato
da Tavecchio, che vede avvicinarsi il
traguardo, come un segnale di distensione: «L’interesse del sistema è che ci
sia una pax nella Lega più importante;
se questo avviene è un bene per tutti».
Salvo precisare: «Il programma lo stila
il presidente federale, non lo fa la Lega. Il presidente fa il programma; le
Leghe poi lo controllano». Resta il fatto che la coincidenza fra crisi istitu-
zionale e crisi tecnica rende necessaria una vera rifondazione della Figc e
che, per questo, non è soltanto necessario trovare un presidente federale
che sia deciso a cambiare passo, ma
avere un governo forte e coeso, che
sostenga il lavoro di chi guida la Figc.
Per questo sarà significativo leggere il programma dei club di A (per ora
ci si è fermati al metodo, in attesa del
merito e di un accordo che resta complesso), perché da anni la Lega brilla
per litigi, tensioni, brutte figure, mancanza di proposte e unità di intenti
soltanto sui soldi dei diritti tv. Adesso
in Lega si gioca a carte, come hanno
fatto giovedì i presidenti di Genoa
(Preziosi) e Sampdoria (Ferrero, da
verificarne la posizione, in base alle
Noif), dimostrando qual è il senso
delle istituzioni di alcuni dirigenti di
società. Ieri il presidente della Lega,
Beretta, ha annunciato che Agnelli ha
tutti i pre-requisiti per entrare in Consiglio federale e che anche in serie A
(come in B) verrà adottata la bomboletta per stabilire la posizione della
barriera sulle punizioni. Quando si dice: le righe contano più dele idee.
Fabio Monti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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italia: 51575551575557
Sabato 19 Luglio 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Sabato 19 Luglio 2014
Sport 51
italia: 51575551575557
Mercato L’indonesiano nomina Bolingbroke nuovo ceo. Robinho, prima in Brasile poi ad Orlando. La Juve fa felice Allegri con Pereyra
Thohir fa i conti: «Noi superiori al Milan... nei ricavi»
MILANO — Juve scatenata.
L’inizio dell’era Allegri coincide
con una forte accelerazione sul
mercato. I bianconeri infatti hanno raggiunto l’accordo con l’Udinese per l’acquisto di Roberto Pereyra, 23 anni, jolly argentino di
centrocampo, che può giocare da
interno ma anche da trequartista
e quindi rinforzo ideale per il
nuovo tecnico. Lunedì prossimo
sarà il giorno delle firme: arriverà in prestito con diritto di riscatto fissato a 12 milioni. All’Udinese, che valuta Pereyra 20 milioni,
andrano anche Sorensen e un
giovane.
Jolly Roberto Pereyra,
23 anni, giocherà
nella Juventus (Afp)
E non è finita qui. L’intervento
diretto di Allegri è stato utile a
confermare gli affari Evra e Morata (18 milioni al Real Madrid
che potrà ricomprarlo sborsandone 36). Il giovane attaccante
spagnolo è sbarcato ieri sera a
Torino e oggi sosterrà le visite
mediche.
Le preoccupazioni per i bianconeri arrivano da Arturo Vidal.
«Non penso che si sia chiuso un
ciclo, magari resto tutta la vita
nella Juventus — ha detto il centrocampista ai media cileni —.
Quando arriverò in Italia parlerò
con l’allenatore e vedremo che
cosa succederà. So dell’interesse
di Real Madrid e Manchester United, ma di queste cose si preoccupa il mio agente».
Erick Thohir, intanto, fa i conti. «Se non aumentiamo le entrate, diventa difficile essere competitivi — rileva il presidente nerazzurro dall’Indonesia — . Il nostro termine di paragone è il
Milan, un club della stessa città
che gioca nello stesso stadio. Ora
l’Inter è superiore nelle entrate.
La serie A però non ha lo stesso
appeal di qualche anno fa». I nerazzurri si rafforzano anche in
società: Thohir ha scelto Michael
Bolingbroke, ex Manchester United, come chief executive officer.
Domani sera Silvio Berlusconi
assisterà all’amichevole fra Monza e Milan e ospiterà a cena
Adriano Galliani e Filippo Inzaghi per fare il punto sul mercato.
Discuteranno anche della campagna abbonamenti? Ieri El
Shaarawy per invogliare i tifosi
indecisi che non hanno rinnovato ha chiamato personalmente
una decina di loro per invitarli a
sottoscrivere la tessera. Sereno in
vista sul fronte Seedorf: nei giorni scorsi Dario Lorenzetti, legale
dell’olandese, ha incontrato Le-
andro Cantamessa, avvocato del
Milan. I toni sono parsi più concilianti: sembra tramontare l’ipotesi della causa per risarcimento
danni. Affari: lunedì Galliani incontrerà Marisa Ramos, agente
di Robinho. Si studia il prestito al
Santos o al Flamengo fino a gennaio, quando il brasiliano dovrebbe trasferirsi a Orlando.
Capitolo Fiorentina. Andrea
Della Valle resta prudente su
Cuadrado: «Proveremo a trattenerlo ma se il ragazzo non ha gli
stimoli giusti ne prenderemo atto».
Filippo Bonsignore
Monica Colombo
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L’intervista Dopo l’ennesima parolaccia il campione si spiega: «E da adesso basta polemiche»
Fognini: tennis, insulti e pentimenti
«Vorrei fare pace con me stesso»
«Nessun razzismo. E poi ci rimetto sempre io: non sfrutto il talento»
Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa. «Sono pentito. Il primo a essere dispiaciuto sono io».
Fabio Fognini non è cattivo, è che
lo disegnano così. Lui certo, tra
improperi, minacce all’arbitro,
racchette rotte («Dall’inizio della
stagione sulla terra meno di cinque, te lo giuro…») e multe
(27.500 $ solo a Wimbledon), ci
mette del suo. Premeditazione?
Mai. Autolesionismo? Forse. «Di
certo, quello che se la prende nel
(bip) sono sempre io». In un’intervista con il geniale reprobo del
tennis i bip sono tanti, però necessari.
Fabio, finché s’incavola con se
stesso o con il fato passi. Ma l’insulto al rivale («zingaro di bip»)
è un salto di qualità pesante.
«Lo ammetto. Non c’era malizia né cattiveria. Ad Amburgo non
ce l’avevo con Kraijnovic. Chi mi
conosce sa cosa faccio quando
sbrocco davvero e che ero frustrato per come stavo giocando però è
difficile spiegarlo a tutti».
Proviamoci.
«Mentre sono in campo che
lotto, la gente è a casa davanti alla
tv a grattarsi le ascelle, prontissima a criticare. Da quel match è
uscita solo quella brutta parola e
si è scatenato un polverone».
E si stupisce?
«Ma no, ormai non mi (bip)
nemmeno più. Tanto sono sempre i soliti nullafacenti: insultano
me o Balotelli o chi gli sta sulle
(bip). Sono scommettitori, fru-
Numero 15
Fabio Fognini, 27 anni,
numero 15 del mondo,
in aprile ha battuto
Murray in Coppa Davis
(Ap)
strati, gente che sa solo pensare
male».
Un’analisi un po’ basica.
«Io non so più come dirlo: con
Kraijnovic non ho nessun problema. Non sono razzista. È che in
quel momento avevo perso energia e la voglia di combattere».
Tutta la stagione sulla terra è
stata turbolenta.
«Sono sotto un’enorme pressione. Volevo fare bene però sapevo che ripetere i risultati dell’anno
scorso (titoli di Stoccarda e Amburgo più finale a Umago, ndr) era
impossibile. Mi sono fatto in-
❜❜
Le critiche
❜❜
Le aspettative
Io in campo che lotto, la gente
davanti alla tv: facile criticare
Tutti pensano che io dovrei
vincere sempre: chi l’ha detto?
fluenzare».
Teme un’altra multa?
«Spero di no! Pago multe su
multe. Non ho ucciso nessuno. Ho
detto una parola grave e mi sono
sentito male. Ora vorrei solo mettere fine alle polemiche. Punto e a
capo. Sbagliando s’impara…».
È una frase fatta o la verità?
«Quando sono diventato n.13
del mondo avete scritto che ero
cambiato, il nuovo Fognini, bla,
bla, bla. Poi all’improvviso regredisco a quando avevo 18 anni… Ci
vorrebbe più moderazione nei
giudizi. La colpa è solo mia, però
ora vorrei uscire dall’occhio del
ciclone».
Quei cattivoni dei giornalisti.
«Eh, io ci metto la benzina ma
se non la metteste anche voi sarebbe meglio!».
Non ritwittare tutti gli insulti
sarebbe un inizio.
«È vero. Forse è sbagliato. Tanto quelli non capiscono nemmeno
che li prendo per il (bip)!».
Non è che il ruolo di bad boy le
dà un certo autocompiacimento?
«No, no, me lo voglio levare.
Ma se è tutta la vita che fai il meccanico non è che da un giorno all’altro puoi diventare elettricista.
Voglio darci un taglio però».
Come?
«Ci sto lavorando, sapendo che
non potrò mai piacere a tutti. Ma
mi dà fastidio questa sensazione
che ho addosso: dovunque vado,
la gente pensa che devo vincere.
Ma chi l’ha detto?».
Fino alla Davis a Napoli, con la
vittoria su Murray, ci aveva abituati bene.
«Vero? Anch’io vorrei vincere
sempre. Il primo a restarci di (bip)
quando perdo sono io. Questa
mentalità italiana, però, non funziona».
Non c’è il rischio di perdere
troppe energie nelle polemiche
e, magari, un po’ di voglia di tennis?
«Io la voglia ce l’ho eccome.
Ora che non ho più punti importanti da difendere spero di tornare
a giocare tranquillo».
Alla fine, Fabio, quello che ci
rimette (classifica, prize money,
tornei) è lei.
«Lo so. Non sfruttare il mio talento va solo contro me stesso. Ma
le (bip) aiutano a crescere. Ne ho
fatte tante: a 27 anni dovrei essere
adulto!».
Lasciamoci con una promessa.
«Vorrei tanto fare pace con me
stesso». Auguri (di cuore).
ni poteri e un doppio incarico:
direttore tecnico, responsabile
per lo chassis e supervisore del
progetto 2015. È uno degli uomini più importanti nella riorganizzazione della Ferrari. Ripercorre gli ultimi mesi: «L’arrivo di Mattiacci ha galvanizzato
molti di noi». E prevede altri
cambiamenti all’orizzonte, «piccoli e grandi». Sembra non riguardino Nikolas Tombazis, che
nelle ultime settimane era dato
in bilico: «Resta il capo designer,
ho un rapporto normale di lavoro con lui». Poi Allison chiarisce
il suo nuovo ruolo: «Fare in modo che i vari reparti lavorino insieme, coordinare gli sviluppi
del telaio e quelli del motore». La
sua missione è evitare i compartimenti stagni o «l’effetto silos»,
secondo la teoria di Mattiacci.
Sul fallimento della F14 T, Allison è netto: «Poco carico aerodinamico, scarsa potenza rispetto
D.t.
James Allison, 46 anni,
direttore tecnico e braccio destro del
team principal Mattiacci
(Colombo)
ai concorrenti. In più, è una
macchina difficile da guidare
pure per piloti sensibili come i
nostri. E consuma le gomme
molto velocemente».
Da qui l’ingegnere aerospaziale inglese, col brevetto da pilota e la passione per il volo, è ripartito nel progettare il domani.
Insieme ai piloti. La scorsa settimana, Alonso era a Maranello. Il
direttore tecnico gli ha illustrato
i programmi e le novità future
non solo per l’anno prossimo. Lo
ha fatto anche con Kimi Raikkonen. Ma il caso dello spagnolo è
diverso: il suo contratto scade
nel 2016 e per restare, oltre alla
contropartita economica, vuole
essere sicuro di poter lottare per
quel titolo che gli sfugge di mano da troppo tempo. La prima
giornata di prove libere di Fernando è fatta di luci e ombre: un
buon terzo tempo in mattinata,
solo nono al pomeriggio. Sostiene di non aver notato differenze
Oggi qualifiche
Prove libere (P1)
1. Rosberg (Mercedes)
in 1’19’’131
2. Hamilton (Mercedes)
a 0’’065
3. Alonso (Ferrari)
a 0’’292
8. Raikkonen (Ferrari)
a 1’’079
Prove libere (P2)
1. Hamilton (Mercedes)
in 1’18’’341
2. Rosberg (Mercedes)
a 0’’024
3. Ricciardo (Red Bull)
a 0’’102
4. Raikkonen (Ferrari)
a 0’’546
9. Alonso (Ferrari)
a 0’’988
Diretta su SkySportF1
Su SkysportF1HD, P3
(ore 11) e qualifiche (14)
Scoppia di nuovo un caso
Hackett (foto) nella nazionale di
basket. Ma se nell’estate 2013 la
rinuncia all’azzurro da parte del
giocatore, ora di Milano e
all’epoca di Siena, era legato alla
preoccupazione per un problema
a un tendine d’Achille, stavolta la
defezione è inspiegabile. Per la
Federazione è assenza
ingiustificata. Ieri Hackett si è
presentato a Trieste assieme a
Melli (che ha rinnovato con
Milano fino al 2015) e a Gentile
per sostenere i test medici: i tre
erano stati esentati dalla prima
parte della preparazione per le
qualificazioni all’Europeo 2015.
Ma se Melli non ha superato le
visite (dovrà essere operato per
la pulizia di un tendine: la
nazionale lo perde), Gentile e
Hackett erano idonei. Daniel ha
però deciso di lasciare: arriverà
una squalifica, ormai è chiaro
che con l’Italia è rottura. Piove
sul bagnato pure sul piano
sportivo: ieri la nazionale ha
debuttato con un k.o. contro il
Montenegro (76-60) nel torneo
di Sarajevo. La Fip, infine, ha
ufficializzato il -2 a Bologna e il
-4 a Montegranaro (vicina però
alla sparizione) per irregolarità
amministrative. Capo d’Orlando,
invece, rileva Siena in serie A.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Atletica
Super Gatlin
nei 200 corre
a ritmo di Bolt
nel guidare senza il Fric, il sistema di collegamento delle sospensioni rimosso da tutti team
per evitare possibili squalifiche.
Hamilton e Rosberg, invece,
qualche problemino lo hanno
accusato, anche se le Mercedes
continuano comunque a girare
più veloci di tutti: un round per
Nico, l’altro per Lewis. Senza il
Fric, sembra trovarsi più a suo
agio Raikkonen, che nella seconda manche è stato quarto e ha
fatto meglio di Alonso. Ma il venerdì è stata soprattutto la giornata di Susie Wolff. Dopo il k.o.
tecnico di Silverstone per colpa
della macchina, la collaudatrice
della Williams è riuscita a completare 22 giri. Quindicesimo
tempo, a soli due decimi da Felipe Massa. Insieme al marito Toto, numero uno della Mercedes,
quest’anno avrà di che festeggiare.
(g. ro.) A Montecarlo, 10ª
tappa della Diamond League,
Gatlin (foto), 32 anni, ha corso
i 200 in 19”68 (-0,5 m/s di
vento), miglior tempo
dell’anno, quasi a ritmo di
Bolt. Ha battuto Ashmeade
(19”9) e Lemaitre (20”04). Nei
1.500, grande tempo per
Kiplagat (3’27”64); m 2,30 per
Fassinotti nell’alto (m 2,40 per
Bondarenko). A Rovereto,
partita ieri l’edizione n. 104 dei
campionati italiani (fino a
domani), ultimo test verso gli
Europei di Zurigo (12-17
agosto). Molti assenti: per
infortunio (Giorgi, Lamantia,
Borsi, Salis); per precauzione
(Howe) o programmazione
(Gibilisco)). Ieri primi titoli
per Rubino el la Palmisano (10
km di marcia). Da seguire
Libania Grenot e Galvan (400);
gli emergenti Federica Del
Buono (1.500) e Bonvecchio
(giavellotto); Caravelli e
Pennella (100hs) e la Rosa
(peso). La Trost nell’alto deve
ritornare oltre m 1,90, dopo
l’infortunio. Il duello GrecoDonato nel triplo non varrà
per il titolo, perché entrambi
faranno solo la finale. Oggi (22
titoli in palio) diretta tv su Rai
Sport 2 dalle 20.15 alle 22.15.
Daniele Sparisci
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Allison, l’uomo della speranza: «So come rilanciare la Ferrari»
DAL NOSTRO INVIATO
Hackett lascia
la nazionale
Nuovo caso
Gaia Piccardi
F1 A Hockenheim, le Mercedes dominano le prove libere. Il d.t. di Maranello parla del futuro e «conferma» il capo-progettista Tombazis
HOCKENHEIM — L’uomo
della speranza rossa ha gli occhi
chiari, dosa le parole consapevole della sfida che ha davanti: riportare la Ferrari in alto e cancellare per sempre l’eredità del presente. Lo smacco dei doppiaggi,
le lotte per il quinto e il sesto posto, l’eliminazione in qualifica.
Ma non quest’anno. Ormai è andato. James Allison per i tifosi del
Cavallino è già diventato «Mister
2015». L’uomo a cui spetta l’ultima parola nello sviluppo della
nuova monoposto. Voluto da
Stefano Domenicali, che lo ha riportato a Maranello(dove aveva
già lavorato fino al 2005 prima di
andare in Renault), è diventato
in poco tempo il braccio destro
di Marco Mattiacci. «È deciso,
non ha paura di dire quello che
pensa e si prende i suoi rischi»
così lo descrive il team principal.
Ad Allison sono stati dati pie-
Basket
© RIPRODUZIONE RISERVATA
52
Sabato 19 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Elda Monina Trotti
Costanza, Luigi con Chiara ricordano con infinito amore la loro amata
nonna Elda
- Casale Monferrato, 18 luglio 2014.
Antonio Maria e Mariella Marocco, Terry e Attilio con Antonio e Minni, Valentina e Paolo con
Mariellina, Tommaso e Lorenzo sono con grande
affetto vicini a Serena e Giancarlo con Costanza
e Luigi e piangono con loro la scomparsa dell’indimenticabile, carissima
Elda
- Torino, 18 luglio 2014.
Adriana e Giorgio Squinzi e famiglia profondamente addolorati sono vicini alla famiglia Cerutti in questo momento di dolore per la scomparsa della signora
Elda Monina
- Milano, 18 luglio 2014.
Ernesto e Ivana Pellegrini con Valentina e Alessandro partecipano commossi al dolore di Serena e Giancarlo per la scomparsa della cara mamma
Elda Monina
- Milano, 18 luglio 2014.
Diana Bracco De Silva abbraccia con amicizia
Serena, Giancarlo e figlioli nel dolore per la perdita della mamma
sig.ra Elda Monina
- Milano, 18 luglio 2014.
Gianni e Fosca Mora, con figli e nipoti partecipano sentitamente al grave lutto di Serena e
Giancarlo e dei loro figli per la scomparsa della
signora
Elda Monina Trotti
- Parma, 18 luglio 2014.
Andrea ed Elena Mora, con Giampaolo e Bianca Maria, si uniscono con affetto al grande dolore
di Serena, Giancarlo, Costanza e Luigi e di tutti
i loro famigliari per la scomparsa della signora
Elda Monina Trotti
- Parma, 18 luglio 2014.
Gian Marco e Letizia Moratti si uniscono affettuosamente al dolore di Serena per la scomparsa
della cara mamma
Elda Monina Trotti
- Milano, 18 luglio 2014.
Antonio e Marilù D’Amato si stringono con affetto a Serena e Giancarlo e partecipano con profondo cordoglio al dolore della famiglia tutta per
la scomparsa della cara
sig.ra Elda Monina Trotti
- Napoli, 19 luglio 2014.
Gianfranco D’Amato partecipa con grande
commozione all’immenso dolore di Serena,
Giancarlo e della famiglia tutta per la perdita della cara
sig.ra Elda Monina Trotti
- Napoli, 19 luglio 2014.
Pier Francesco e Sonia Saviotti partecipano al
dolore di Serena e dei suoi famigliari per la perdita della mamma
Elda Monina Trotti
- Milano, 18 luglio 2014.
La famiglia Straniero è vicina a Luigi per la perdita del padre
Alberto Codecasa
nostro carissimo amico.
- Milano, 18 luglio 2014.
Gigliola Paolo Flavia Marzia Nicolò salutano e
ringraziano l’amico di sempre
Alberto
Ti penseremo. - Segrate, 14 luglio 2014.
Manuela Grassi ricorda con affetto e nostalgia
la dolce tolleranza e lo humour di
Adriana Antolini e Mimma Noziglia ricordano
con profondo affetto la loro amica e maestra
Dina Vallino
- Genova, 19 luglio 2014.
Alda e Massimo, con Virginia ed Ersilia si stringono con tanto affetto a Fiorenza nell’immenso
dolore per la perdita della sorella
Dina Vallino
- Milano, 17 luglio 2014.
Annamaria e Michele Bezoari piangono la perdita dell’indimenticabile amica e collega
Dina Vallino
e si stringono affettuosamente a Marco, Stefano
e ai familiari. - Pavia, 18 luglio 2014.
La famiglia Schlesinger piange con profondo
affetto la carissima
Dina Vallino
unendosi al dolore di Marco e Stefano.
- Milano, 18 luglio 2014.
Massimo Bonfantini con Luciana e i figli Bertrando e Carlo, e gli amici degli anni universitari
Donatella Zazzi ed Emilio Renzi con Giovanna
Venturino, si stringono al carissimo Marco e a
Stefano nel loro dolore per la scomparsa di
Dina Vallino Macciò
- Milano, 17 luglio 2014.
È mancato
Giuliano Bossi
Cavaliere della Repubblica
La compagna Renza Bini ne dà l’annuncio.- Il funerale si terrà lunedì 21 luglio, ore 11 in Milano,
chiesa San Pietro in Sala.
- Milano, 17 luglio 2014.
Guido, Gloria e Piergiuliano annunciano la
scomparsa del papà
Giuliano Bossi
Renza con il figlio Luca affranta piange la
scomparsa di
Isabella Rizzoli
nel ventisettesimo anniversario della sua scomparsa. - Monte Carlo, 19 luglio 2014.
il suo porto sicuro. - Milano, 17 luglio 2014.
Pia e Riccardo con i rispettivi figli ricorderanno
con affetto e rimpianto il caro amico
Giuliano Bossi
Anna Checchi
Ci manchi tanto e mai come ora abbiamo avuto
bisogno di averti vicina.- Con tanta malinconia
Cinzia e papà.
- Peschiera Borromeo, 19 luglio 2014.
- Viareggio, 18 luglio 2014.
Il 18 luglio 2014 è mancato il
Dott. Alberto Ferrazzi
Lo annunciano con profondo dolore e rimpianto
i figli Francesco ed Alessandro, la sorella Piera,
la famiglia e gli amici tutti.- Grazie a tutti coloro
che gli sono stati vicino in questi lunghi e difficili
mesi di malattia. - La Spezia, 18 luglio 2014.
Il Geometra Mario Gerini ricorda con riconoscenza, dolore ed affetto il
Dott. Alberto Ferrazzi
Dina Vallino
1987 - 2014
Amore infinito sei sempre accanto a me.- La
mamma Lyuba ricorda la figlia
Giuliano
Dott.ssa Dina Vallino
Antonella Granieri, Franco Borgogno - Scuola
di Specializzazione in Psicologia Clinica, Dipartimento Psicologia, Università degli Studi di Torino
- partecipano al dolore per la perdita della cara
Rina Pigliaru
- Milano, 18 luglio 2014.
- Milano, 17 luglio 2014.
Cristina Mondadori e le psicoterapeute del
Centro Benedetta D’Intino onlus ricorda con
commozione la
che ci ha insegnato la psicoanalisi infantile con
sapienza e tenerezza.- Siamo tutte affettuosamente vicine alla famiglia.
- Milano, 18 luglio 2014.
Il Presidente della Società Umanitaria Piero
Amos Nannini e l’umanitaria tutta partecipano
commossi al dolore che ha colpito il professor
Francesco Pigliaru per la perdita della sua cara
mamma
con cui ha condiviso tanti anni di professione.
- La Spezia, 18 luglio 2014.
I dipendenti della Società Edilizia Tirrena SpA
colpiti dal grande lutto lasciato dalla prematura
scomparsa del
19 luglio 2007 - 19 luglio 2014
Anna Ferrari Bosisio
È presente nelle nostre vite con immutato amore.- Alberto, Claudia e Monica.
- Milano, 19 luglio 2014.
19 luglio 1989 - 19 luglio 2014
La famiglia ricorda
con immutato affetto
ANITA BRACCO COPPINI
Riposa vicino al marito Fulvio
e alla figlia Adriana.
Milano, 19 luglio 2014
Dott. Alberto Ferrazzi
si stringono alla famiglia in questo momento di
immenso dolore. - La Spezia, 18 luglio 2014.
RCS MediaGroup S.p.A. - Via Rizzoli,8 - 20132 Milano
pioniera nell’insegnamento della consultazione
partecipata nella scuola.
- Torino, 18 luglio 2014.
Collaboratori e soci tutti di Air Vergiate Srl e
Aero Club Alessandro Passaleva di Vergiate commossi salutano al suo ultimo decollo l’amico pilota
Ing. Giuseppe Longo
SERVIZIO
ACQUISIZIONE NECROLOGIE
Maurizio Lenzi
ATTIVO DA LUNEDI A DOMENICA 13.30-19.30
Le figlie Lalla e Marcella con Sergio e Fabrizio,
Angela con i nipotini Alessia, Riccardo, Paola e
Cecilia piangono l’improvvisa scomparsa
dell’amato Pino.- I funerali si svolgeranno oggi
19 luglio 2014 nella chiesa di Santa Maria del
Suffragio alle ore 14.45 corso XXII Marzo, Milano. - Milano, 18 luglio 2014.
Paolo, Renata e Claudia Crini si uniscono con
affetto al dolore di Lalla e Marcella per la scomparsa di
Pino Longo
amico e maestro indimenticabile.
- Milano, 18 luglio 2014.
Giancarlo Capitani, Annamaria Di Ruscio, Riccardo Zanchi e tutta NetConsulting sono vicini a
Lalla e ai suoi familiari nel dolore per la scomparsa di
Pino Longo
uomo di grandi valori e indimenticabile amico di
una vita. - Milano, 18 luglio 2014.
Roberta e Toti con Ale e Annina, Nietta e Giorgio con Alessandra, Valentina, Stefano e Lorenzo, Rosa e Alberto con Fabio, Daniela, Diana e
Alessandro piangono l’amico
Pino
che ricorderanno sempre con affetto e gratitudine per l’intelligenza, la competenza e la passione
che per venticinque anni ha donato al sodalizio.
- Sesto Calende, 17 luglio 2014.
Alessandro Munari, con Raffaele Cavani, Francesca Broussard e tutti i colleghi dello Studio Munari Cavani, ricorda con affetto l’amico
Maurizio Lenzi
CON SUPPLEMENTO 20% SULLA TARIFFA BASE
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L’INVIO DI UN FAX DEVE ESSERE ACCOMPAGNATO
DA COPIA DI UN DOCUMENTO DI IDENTITA’
TARIFFE BASE IVA ESCLUSA:
e le sue non comuni doti umane e professionali.
- Milano, 19 luglio 2014.
I soci e le maestranze di Tecnocolor si uniscono
al dolore della moglie Anna, dei figli Stefano e
Cristina e dei parenti tutti e danno il triste annuncio della morte del
Dott. Giorgio Lazzerini
PER
PAROLA:
A
MODULO:
Corriere della Sera
Necrologie: € 5,00
Adesioni
al lutto: € 10,00
Solo anniversari,
trigesimi e
ringraziamenti:€ 540,00
Gazzetta dello Sport
Necrologie: € 1,90
Adesioni
al lutto: € 3,70
Solo anniversari,
trigesimi e
ringraziamenti: € 258,00
Le esequie avverranno il giorno 22 luglio 2014
alle ore 10.30 nella chiesa Sant’Antonio da Padova, Piazza Giovanni XXIII, Corsico.
- Trezzano sul Naviglio, 18 luglio 2014.
Diritto di trasmissione: pagamento anticipato € 1,67
pagamento differito € 5,00
L’accettazione delle adesioni è subordinata
al pagamento con carta di credito
Sergio Lazzerini e famiglia unitamente alla
mamma Rosa annunciano la morte del
Servizio fatturazione necrologie:
tel. 02 25846632 mercoledì 9/12.30 - giovedì/venerdì 14/17.30
fax 02 25886632 - e-mail: [email protected]
Dott. Giorgio Lazzerini
fratello e insostituibile compagno di lavoro.
- Milano, 18 luglio 2014.
Ci mancherai. - Milano, 18 luglio 2014.
Gigliola abbraccia affettuosamente Lalla e
Marcella nel ricordo del loro papà
Mario Felicetti e Antonella Mariani porgono le
più sincere condoglianze all’amico Giorgio Panelli e famiglia per la perdita della moglie
Pino Longo
grande amico e maestro.
- Milano, 18 luglio 2014.
L’Affiche tutta saluta
Pino Longo
amico caro. - Milano, 18 luglio 2014.
Giuliana, Alberto, Alessandra sono affettuosamente vicini a Pia e a Lucia Valentina in questo
dolorosissimo momento per la perdita di
Franco
- Cortina d’Ampezzo, 18 luglio 2014.
Lola Gnecchi Ruscone
Maria è vicina all’amica Pia ed a Lucia nel dolore per la scomparsa di
ed è vicina, con Marco e Cosimo, a Francesco,
Luisa e alla famiglia tutta.
- Milano, 18 luglio 2014.
Francesco Zampieri
- Milano, 18 luglio 2014.
Vera
e ricordano i viaggi fatti nel passato.
- Predazzo, 18 luglio 2014.
Il condominio Capo Pomaro di via San Michele
di Pagana n. 27 a Rapallo e l’Amministratore
Geometra Domenico Cianci, si stringono al dolore della famiglia Panelli per la perdita della cara
Vera Tarabini
- Rapallo, 18 luglio 2014.
Ciao
Cristina (Titti) Anzil
ti vorremo bene sempre.- Marina, Giovanni, Giovanna, Nina e parenti tutti.- Per il giorno e l’ora
dei funerali si prega chiamare l’Impresa San Siro
al numero 02.32867.
- Milano, 18 luglio 2014.
fondazionecorriere.it
Design A+G
È mancata serenamente
Lo annunciano con infinita tristezza la figlia Serena con il marito Giancarlo ed i nipoti Costanza,
Luigi con Chiara.- I funerali saranno celebrati a
Casale Monferrato in Cattedrale lunedì 21 alle
ore 10.30.- Eventuali offerte andranno devolute
all’Associazione Italiana Linfomi AIL.
- Casale Monferrato, 18 luglio 2014.
Corriere della Sera Sabato 19 Luglio 2014
53
italia: 51575551575557
Il Tempo
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Altri giochi su www.corriere.it
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LA SOLUZIONE DI IERI
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Da martedì con il
Corriere il secondo
volume della collana
«Lettere d’amore». In
edicola «Da qualche
parte nel profondo» di
Rainer Maria Rilke e
Lou Andreas-Salomé.
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Da martedì
con il Corriere
Lettere d’amore
secondo libro:
poesie di Rilke
Come si gioca
Bisogna riempire la
griglia in modo che ogni
riga, colonna e riquadro
contengano una sola
volta i numeri da 1 a 9
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3 Obama:
zona dei separatisti»
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4 morti, 80 sono bambini
Berlusconi assolto
5 Ruby,
«Magistrati ammirevoli»
Il dramma di Correa
Atletico Madrid, carriera
a rischio per il 19enne
argentino. Le foto.
Spettacolo raro
Danza delle mante
Avvistato un gruppo
di mobule al largo
di Bordighera: le foto.
Gp di Germania, Mercedes
avanti nelle prove libere a
Hockenheim. E occhi puntati
sulla collaudatrice Susie Wolff.
Per lei
15esimo
tempo a
soli 2
decimi da
Massa
54
Sabato 19 Luglio 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Tv in chiaro
Teleraccomando
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di Maria Volpe
PER DISTRARSI
PER RIFLETTERE
Fiorella Mannoia Serata in ricordo
canta a Sorrento di Paolo Borsellino
Dalla Marina Grande di
Sorrento, il consueto
appuntamento estivo
intitolato a Caruso, il più
celebre tenore italiano.
Quest’anno il tema scelto è
il mare. E proprio «Vide´o
mare quant’è bello»,
l’incipit del famosissimo
brano «Torna a Surriento»
farà da apripista. Ad
interpretare alcune delle più
famose canzoni dedicate al
mare tanti artisti tra cui
Fiorella Mannoia ( foto)
vincitrice del Premio
Caruso, che proporrà uno
dei suoi più grandi successi
«Pescatore». Conducono la
serata Elisa Isoardi e Flavio
Montrucchio.
Serate dedicate a Borsellino
( foto) in occasione del 22°
anniversario della strage di
via D’Amelio, l’attentato in
cui persero la vita il giudice
e gli agenti della sua scorta.
Su Tv2000 alle 19 il
docufilm Il secondo tempo,
sull’eredità di Falcone e
Borsellino. Su Rai Storia
alle 21, «Borsellino»: il
Procuratore Nazionale
Antimafia Franco Roberti
ricorda l’impegno e l’eredità
ricevuta dal giudice Paolo
Borsellino e l’importanza
del metodo investigativo del
pool antimafia. E alle 22,
per il ciclo «Diario civile»,
va in onda «Vite contro
la mafia».
Una notte per Caruso
Rai1, ore 21.20
In ricordo di Borsellino
Tv2000 e Rai Storia, dalle 19
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Film e programmi
Iñárritu dirige
Pitt e Blanchett
Iñárritu racconta la storia di
una coppia (Brad Pitt, foto, e
Cate Blanchett), in viaggio per
«ritrovarsi». Ma una serie di
imprevisti scateneranno una
catena di eventi dolorosi.
Babel
Rai3, ore 21.05
Il marchese Sordi
alla corte del Papa
Nella Roma papalina
del 1809 il marchese Onofrio
del Grillo (Alberto Sordi, foto)
trascorre le sue giornate
nell’ozio più completo, tra
bettole e amori clandestini
Il marchese del Grillo
Iris, ore 21
Pif incontra
Alla scoperta
chi dice no alla mafia della costa laziale
Una maratona dedicata
all’approfondimento di Pif su
tutte quelle persone che
hanno deciso con coraggio di
dire no al pizzo e alle altre
minacce criminali.
Il testimone
Mtv, ore 21.10
Tappa in due delle più
rinomate località balneari
della costa meridionale del
Lazio, San Felice Circeo e
Terracina, in provincia di
Latina. Con Bevilacqua.
Sereno Variabile Estate
Rai2, ore 13.30
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Corriere della Sera Sabato 19 Luglio 2014
55
italia: 51575551575557
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Film
e programmi
L’indiano Depp
salva la vita di Hammer
Caduto in un’imboscata, Lone
Ranger (Armie Hammer) viene
lasciato in fin di vita nel deserto.
Lo salva Tonto (Johnny Depp, foto
con Hammer), indiano comanche:
i due diventano amici inseparabili.
The Lone Ranger
Sky Cinema Hits, ore 21.10
Un topolino
diventa uno chef
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Remy (nell’immagine) è un
topolino che adora la buona
cucina: finirà per lavorare in un
grande ristorante dove aiuterà
lo sguattero Alfredo Linguini
a diventare un grande chef.
Ratatouille
Sky Cinema Family, ore 21
Silvio Muccino
rovina Verdone
Un manager d’albergo (Carlo
Verdone) licenzia una dipendente
sospettata di furto. Il figlio della
donna (Silvio Muccino, foto con
Verdone) decide di vendicare la
madre rovinandogli la vita.
Il mio miglior nemico
Sky Cinema Comedy, ore 21
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chef Casanova
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Luca Zingaretti è uno chef,
bambinone che ama tante donne
diverse (Michela Cescon,
Rosalinda Celentano e altre).
Tutte corrono al suo capezzale
mostrandosi intelligenti e ironiche.
Tutte le donne della mia vita
Sky Cinema Passion, ore 21
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A fil di rete
di Aldo Grasso
Quel confine incerto
tra noto e ignoto
D
a un po’ di tempo, subito dopo «Blob» e prima
di «Un posto al sole», Rai3 propone una serie
storica che ha fatto scuola: «Ai confini della realtà» («The Twilight Zone», 1959). La collocazione, il bianco e nero, i temi trattati contribuiscono non poco a creare un effetto straniante. Ogni episodio è introdotto da una voce fuori campo che ci accompagna in una misteriosa dimensione, a contatto con
l’inspiegabile e il soprannaturale, e con il mistero della vita
Vincitori e vinti
oltre la morte. Nella versione
italiana dice: «Esiste una rePiero
gione tra la luce e l’oscurità, tra
Angela
la scienza e la superstizione,
Piero Angela
tra l’oscuro baratro dell’ignoto
supera
e le vette luminose del sapere.
ancora
È la dimensione dell’immagiFilippo Bisciglia.
nazione, è una regione che si
Prima serata del
trova ai confini della realtà».
giovedì in compagnia
Nella versione originale del
di «Superquark», con
creatore Rod Sterling si parla
Angela: gli spettatori
invece di quinta dimensione
della prima rete Rai
(forse ci sono già problemi
sono 3.105.000,
con la quarta, così il testo è staper una share
to cambiato). L’espressione
del 16,1%
twilight zone del titolo originale è un termine che nell’Air
Filippo
Force descrive la fase in cui un
Bisciglia
aeroplano vola nell’alta atmoFilippo
sfera e passa dalla luce al buio.
Bisciglia
Per Sterling è la zona che sepasuperato
ra il noto dall’ignoto, vasta e
da Piero Angela.
inesplorata, popolata da aliePrima serata del
ni, robot, angeli e diavoli, ma
giovedì in compagnia
anche piena di premonizioni e
di «Temptation
di sogni. Si è sempre detto che
Island»: per Bisciglia
ogni storia cercava di rappree le coppie di Canale
sentare l’inconscio della socie5 2.892.000
tà americana fra gli anni Cinspettatori,
quanta e Sessanta: la solitudi15,5% di share
ne, la condizione di spaesamento, la paranoia e il
conformismo della Guerra Fredda, i nascenti conflitti sociali e ideologici, l’incertezza del futuro. Ed è certamente
vero. Ma rivisti oggi, gli episodi conservano una loro forza
espressiva che li eleva a classici della tv. Nel 1983 Joe Dante,
John Landis, Steven Spielberg e George Miller hanno firmato un film ispirato alla serie composto da quattro episodi di cui tre sono rifacimenti di vecchie puntate.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Forum «Televisioni»: www.corriere.it/grasso
Videorubrica «Televisioni»: www.corriere.tv
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Sabato 19 Luglio 2014 Corriere della Sera
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