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Capirli? Un nostro dovere DUE ESPERTI RACCONTANO LUCI E

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Anno XI - n° 1
Gennaio 2014
TARIFFA REGIME LIBERO: POSTE ITALIANE S.P.A. - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE 70% - DCB (BOLOGNA)
www.comune.bologna.it/iperbole/buonenuove
5
Capirli? Un nostro dovere
DUE ESPERTI RACCONTANO
LUCI E OMBRE DEI GIOVANI
Una nuova
Associazione
Davanti a noi
più altruismo
7
Se il cavallo
può aiutare
un disabile
L’Economia
deve pensare
agli ‘ultimi’
Appuntamento
internazionale
8
ArteFiera
illumina
Bologna
3
Non lasciatevi abbattere, ecco l’augurio per il nuovo anno
Ce la metteranno tutta,
davvero senza risparmio
di energie.
Si impegneranno, a cominciare dai cosiddetti mezzi
d’informazione, nel rendervi la vita impossibile.
E quindi eccoci, anche nel
2014, tutti sull’orlo di una
crisi di nervi, tutti sul ponte
del Titanic, intenti a ballare
mentre il mondo affonda.
L’eccesso di informazione
negativa, il catastrofismo
dilagante, soprattutto di
natura finanziaria, vorrebbero renderci tutti più fragili, indifesi, alla ricerca di
una svolta, di un episodio,
che possa far tornare indietro le lancette a un periodo storico recente che,
diciamocelo in tutta onestà,
sarà stato anche florido ma
sicuramente non ricco di
valori.
Mentre tutto andava ‘bene’
lasciavamo che i nostri figli
navigassero, senza guida,
verso mari perigliosi.
Il disagio giovanile non è
stato anche, e soprattutto,
figlio degli anni del benessere, del consumismo esasperato, dei genitori che
volevano divertirsi ancora
più dei figli, tra viaggi e avventure spensierate?
L’iceberg della crisi, contro
il quale le nostre sicurezze
si sono infrante, ci ha ricordato quanto deboli siano
le nostre certezze, quanto
necessario sia il dialogo con
gli altri, quanto illusori fossero i nostri confini.
Noi con una vita agiata,
gli altri abbandonati a se
stessi o quasi. Con qualche lacrimuccia spesa per
passare da illuminati, misericordiosi o altro. Pronti,
la sera stessa, a brindare
ai nostri successi, ai nostri
conti correnti in ascesa, ai
profitti delle nostre società.
Lo scenario, oggi, è ben diverso. E per molti versi può
solo spingerci a far meglio,
a ricostruire un tessuto sociale oramai disgregato,
a credere maggiormente
nella nostra missione. Non
Visitate il nostro sito
www.comune.bologna.it/iperbole/buonenuove
Il Consiglio direttivo dell’Associazione no profit,
editrice di “Le Buone Notizie”, è così formato:
Giorgio Albéri - Presidente
Fabio Raffaelli - Vice Presidente
Ornella Elefante - Segretario/Tesoriere
Maria Dagradi - Consigliere
Paola Miccoli - Consigliere
Andrea Ponzellini - Consigliere
Luisella Gualandi - Revisore dei conti (Presidente)
Donatella Bruni - Revisore dei conti
Comitato di Redazione:
Roberta Bolelli, Giorgia Fioretti,
Francesca Rispoli Valenti,
Manuela Valentini, Antonio Vecchio
mi sono mai lasciato vivere
dalla vita e non ho intenzione di delegare in futuro, qualsiasi avversità mi
trovassi di fronte. Il nostro
incarico è importante, gli
anni fuggono. E abbiamo
tanto da fare: ricostruire
questo Paese, creare opportunità di lavoro concrete
per i giovani, credere nei
nostri mezzi e nella nostra
grandezza. Tutto il resto
sono chiacchiere e distintivo. Non degno di gente
come noi, importanti perché importanti sono le cose che saremo obbligati
(serenamente) a portare a
termine.
Buon anno
dal vostro direttore
Fabio Raffaelli
Le Buone Notizie nasce da un’idea
di Francesca Golfarelli e Fabio Raffaelli
Testi e fotografie vanno inviati all’e-mail
[email protected]
Edito da Associazione Buone Notizie
Redazione: Piazza Volta, 7 - 40134 Bologna
Tel. 051.614.23.27 - Fax 051.46.67.51
Direttore responsabile: Fabio Raffaelli
Direttore editoriale: Giorgio Albèri
Segreteria di redazione: Ornella Elefante
Stampa: Tipolito Casma - via B. Provaglia 3 - Bologna
Registrazione al Tribunale di Bologna n° 7361 del 11/09/2003
BASTANO 30 EURO PER SOSTENERE
da ritornare via fax al 051.46.67.51
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data
............................................
2
Firma
...............................................................................................................
2014, l’economia deve pensare agli ‘ultimi’
O
ggi stiamo assistendo,
con un misto di speranza e di preoccupazione, ad una diffusa riorganizzazione dell’economia
mondiale. Le grandi Nazioni,
unitamente alla mondializzazione dei rapporti finanziari e commerciali, stanno
riorganizzando il processo
produttivo con gravi conseguenze sull’occupazione. La
richiesta di una maggiore
efficienza è legittima, ma a
condizione, però, che non
sia motivato dal profitto, ma
rispetti il lavoro stesso come
un bene da promuovere e
condividere.
La tragica e spesso ingiusta
situazione di coloro che non
trovano lavoro, o che lo hanno perso, deve essere una
preoccupazione prioritaria
nella ricerca di una maggiore efficienza nei sistemi
economici e produttivi. Allo
stesso modo, come possiamo non ricordare i modi
in cui i lavoratori in alcune
parti del mondo sono rari
oggetto di uno sfruttamento
vergognoso, spesso come
risultati di idee dell’economia che disprezzano tutti i
valori morali? Come possiamo non condannare il comportamento inaccettabile di
coloro che, anche in Regioni
che possiedono una solida
base industriale, sfruttano
il lavoro delle donne e dei
bambini?
Nel contesto mutevole e dinamico dell’economia odierna, il diritto al lavoro deve
essere riaffermato come
diritto fondamentale, che
corrisponda alla responsabilità essenziale delle persone
di sostenere se stesse e le
proprie famiglie.
I nuovi problemi sollevati dalla mondializzazione
dell’economia e dall’introduzione delle nuove tecnologie
richiedono un ripensamento
del ruolo dei sindacati e del
rinnovamento del mondo
nel quale esso rappresenta
la forza lavoro nelle diverse
situazioni.
Un impegno comune alla
virtù della solidarietà è la
condizione necessaria per
la determinazione di politiche che, in ultima analisi, si
indirizzino verso un nuovo
tipo di economia, un’economia che non mancherà di
ricordare che “la principale
risorsa dell’uomo è l’uomo
stesso”!
I sindacati devono essere
efficaci strumenti di tale solidarietà, che si può ottenere
solo per mezzo del dialogo,
della cooperazione e ampia
convergenza fra i diversi settori della società. Insieme ad
altri corpi sociali, i sindacati
hanno un ruolo diretto da
svolgere nell’edificazione di
un mondo realmente giusto
e democratico, un mondo
arricchito dalla partecipazione attiva e responsabile
di ognuno nell’economia,
perchè tutti hanno il dovere
di operare per il bene dell’intera comunità.
Giorgio Albéri
Così valorizziamo le risorse dell’individuo
R
soggettivi ed interpersonali. Il Counseling si definisce
dunque come una pratica
professionale che si focalizza
sul concetto di salute, inteso
come sviluppo e promozione del benessere, dell’autonomia, dell’autoefficacia
e dell’autodeterminazione,
attraverso un orientamento
alla consapevolezza ed alla
valorizzazione delle risorse
personali dell’individuo.
I Counselors del Centro ASPIC
hanno promosso l’apertura
di un Centro di Ascolto rivolto a quanti quali avvertano
la necessità di
un sostegno
in un momento particolare
della propria
vita. Aperto
dal lunedì al
venerdì, offre
la possibilità
di una consulenza professionale su
queste tematiche, oltre ad
uno spazio di
condivisione e
sostegno.
E’ inoltre prevista, dal prosIl Team di Counselors, Psicologi, Medici e Psicoterapeuti
simo febbraio,
dell’ASPIC Modena e del Centro ASPIC Bologna
l ’ a t t i va z i o n e
con il Prof. Edoardo Giusti (Presidente ASPIC Roma,
di un training
in piedi in fondo) ed il Prof. Raffaele Marangio
(Presidente ASPIC Modena e Bologna, in basso a sinistra). teorico-esperienziale dal
la più importante BiblioVi- titolo “Counseling e Nutrideoteca europea nel settore zione” rivolto a tutti coloro
delle terapie psicologiche ed è che svolgono un ruolo attivo
proprio con il corso di Videodi- nell’ambito della nutrizione
dattica, tenuto da Giusti (nella e delle problematiche inefoto) con la partecipazione di renti all’alimentazione ed ai
35 professionisti, che è stato Disturbi del Comportamento
inaugurato il nuovo Centro di Alimentare. Ho conosciuto
nel 2009 l’ASPIC proprio a
Bologna.
Il Counselor è una figura pro- L’Aquila, dopo il sisma che
fessionalmente riconosciuta, il ha scosso la città (e, più procui intervento mira a consen- fondamente, l’animo dei suoi
tire ai clienti di sviluppare il abitanti). E’ stato proprio in
proprio potenziale, personale quell’occasione che ho capie professionale, e di gestire to quanto fosse importante
al meglio le proprie risorse fornire un sostegno emotivo
nella risoluzione di problemi e psicologico alle persone. Le
ecentemente in Bologna, è stato inaugurato
il nuovo Centro ASPIC
(Associazione per lo Sviluppo Psicologico dell’Individuo
e della Comunità) - Scuola
Superiore Europea di Counseling – Centro Regionale per
l’Emilia Romagna.
Fondata nel 1988 dal professor Edoardo Giusti e dalla professoressa Claudia Montanari,
promuove attività formative,
di ricerca, di consulenza psicologica e psicoterapeutica
attraverso percorsi di formazione. L’Associazione possiede
notti in cui ho assistito come
medico la popolazione colpita
dal sisma, le molte richieste
di intervento che ho ricevuto
erano richieste di conforto,
di gestione dell’ansia, del
panico, della paura, del dolore. Nessun farmaco poteva
aiutarmi, se non i ricordi della
Scuola di Counseling e la sensibilità dettata dal fatto che
quel 6 aprile a L’Aquila c’ero
anch’io, c’era mia madre,
c’era la mia casa ricca di ricordi e speranze per il futuro.
Pertanto, comprendevo bene
il senso di smarrimento e di
impotenza che avvolgeva
il cuore di tutti noi. è stato
allora che ho realizzato come
la medicina rappresenti una
scienza di straordinaria utilità pratica, che sicuramente
ci cura e ci salva la vita, ma
che poco può fare, se rimane
fine a se stessa, per curare i
mali dell’anima, per scardinare quelle sensazioni di fragilità, di vuoto, di dolore, di
tristezza, di rabbia, di paura
che spesso ci attanagliano il
cuore.
Ecco il motivo per cui ho scelto di percorrere questa strada: perché sono convinta che
il nostro benessere sia frutto
di una perfetta interazione
ed integrazione tra corpo e
anima, tra mente e cuore e
lì dove la medicina finisce, il
Counseling comincia.
Ritengo sia davvero una buona notizia sapere di avere
la possibilità di trovare una
mano tesa, una persona
professionale e preparata
pronta ad accoglierci, ad
ascoltarci, ad accompagnarci
in un percorso di crescita e
sviluppo personale. Desidero
concludere con una citazione
di Umberto Galimberti: “Nessuno di noi abita il mondo,
ma esclusivamente la propria
visione del mondo… Non tutto
il dolore è patologia. Spesso il
dolore è solo ignoranza di sé”.
Giuliana Crisman
3
A Bologna crescono i Piccoli Grandi Cuori
U
na bella mattinata passata in
… ospedale. Si,
proprio in ospedale,
precisamente presso
l’unità di cardiochirurgia pediatrica e
dell’età evolutiva del
policlinico Sant’Orsola
di Bologna, che ha organizzato, venerdì 20
dicembre scorso, una
festa “di fine anno”,
con medici, pazienti,
genitori e volontari,
impegnati a fare un
breve bilancio dell’anno ormai giunto al
termine e gettare così
le basi per le attività
da effettuare durante
tutto il 2014.
Tante persone convenute, tra cui, testimonial di eccezione, la
famosa Tata Adriana
del programma “SOS
Tata” in onda su alcune reti televisive e, direttamente da Zelig, il
comico Giuseppe Giacobazzi, personaggio
ormai cult delle nuove
generazioni.
Anche l’Esercito Italiano e Automobili Lamborghini hanno voluto
essere presenti all’avvenimento, portando
la propria solidarietà
ed alcuni doni a tutti i piccoli pazienti.
L’evento, ispirato dal
personale medico e
paramedico dell’unità
operativa di cardiochirurgia pediatrica
guidata dal professore
Gaetano Gargiulo, è
stato organizzato e
tradotto in realtà, dai
tanti volontari dell’associazione “Piccoli
Grandi Cuori ONLUS”,
diretta dalla brava Paola Montanari, che
collabora attivamente
con il personale del
reparto, fornendo sostegno psicologico ai
ricoverati ed alle loro
famiglie, raccogliendo
fondi per l’acquisto di
attrezzature e di borse
di studio, e curando
tutti gli aspetti legati
all’accoglienza in città durante il periodo
4
della degenza, che, mi
riferisce il dottor Lucio
Careddu “ può protrarsi per molti mesi,
tori, dalla Prefettura
di Bologna, allertata
dall’unità operativa di
cardiochirurgia, sino
in attesa che un organo compatibile si
renda disponibile sul
territorio nazionale”.
“Ed è proprio in tali
circostanze che si attiva – mi spiega il
dottor Gargiulo - una
procedura d’urgenza
che richiede l’intervento di diversi at-
al Ministero della Difesa che mette a disposizione velivoli/elicotteri per il trasporto
immediato dell’organo
da impiantare presso
la struttura chirurgica
richiedente”.
In tali frangenti, l’intervento dell’associazione è fondamentale
nel fornire a genitori
e congiunti, provenienti da tutt’Italia e
dall’estero, il sostegno
all’accoglienza che si
traduce in alloggiamento, anche con la
disponibilità di alcuni
appartamenti presenti
in città. In trasporto,
con la messa a disposizione dei mezzi di
alcuni volontari per
rispondere alle basilari
esigenze di mobilità
dei parenti dei piccoli
ospiti del reparto. E
anche in compagnia
(e solidarietà), con
l’offerta, sempre da
parte dei volontari, del
proprio tempo libero,
Arrigo, un esempio di coraggio per tutti
I
l 13 dicembre scorso, è venuto a mancare a Bologna il
Maggiore Arrigo Bompani.
L’Ufficiale, di anni 99,
originario di Crespellano (Bologna), che con i
gradi di Tenente di Fanteria prima e di Cavalleria poi servì durante
tutto il secondo conflitto mondiale, fu arrestato il 13 settembre 1943
dalle truppe tedesche
ed internato nei lager
nazisti di Sandbostel
e Wietzendorf, in Germania, al cui interno
rimase recluso sino alla
Liberazione.
Sempre ispirato dai
più alti valori spirituali
e morali, Bompani ha
dedicato l’intera sua
esistenza a testimoniare l’alto tributo pagato
da circa seicentomila
suoi commilitoni, di
ogni Arma o grado,
che, all’indomani della
proclamazione dell’Armistizio, fedeli al giuramento prestato ed agli
ordini ricevuti, avendo
deciso di non collaborare con l’esercito occupante, furono arrestati,
chiusi in carri ferroviari
e trasferiti nei campi
di concentramento, in
Germania e Polonia,
per lavorare nelle fabbriche di guerra del
Reich od in miniera,
in qualità di internati
militari.
L’attribuzione, da parte
tedesca, della qualifica
di “internati militari”
(Italienische MilitärInternierten) al posto
di quella di “prigionieri
di guerra”, permise di
sottrarre i prigionieri italiani, comunque
ampiamente nota, al
controllo e all’assisten-
za degli organi internazionali previsti dalla
convenzione di Ginevra
del 1929.
Anche per tale motivo,
più di quarantamila
furono i soldati italiani
che, nel periodo di detenzione, morirono per
fame, tubercolosi, per
le sevizie subite, od in
seguito ad esecuzioni
sommarie.
La vita del Maggiore Bompani è sempre
stata indirizzata a tramandare la memoria di
quegli avvenimenti, anche nell’ambito dell’Associazione Nazionale
ex Internati (ANEI),
Ente Morale dei Reduci
dai lager nazisti istituito con D.P.R. n. 403
del 12-4-1948, in cui
ha avuto, sino all’ultimo, un ruolo di primo
piano nel promuovere
ricerche e divulgare il
ricordo.
Proprio di recente, il 4
maggio u.s., in occasione della festa dell’Esercito, al Maggiore
era stata donata, dal
Comandante Regionale
dell’Esercito, Generale
D. Antonio De Vita,
una sciarpa azzurra,
simbolo degli Ufficiali
delle Forze Armate della Repubblica Italiana.
Antonio Vecchio
A. Vec.
per dare la possibilità
ai papà ed alle mamme dei ricoverati di
lasciare, seppur per
brevi periodi, la struttura sanitaria, e così
scaricare, anche solo
con una semplice passeggiata, l’immancabile tensione nervosa
che un genitore prova
in simili circostanze.
L’unità diretta dal professor Gaetano Gargiulo (con M. Cristina
Mazzari coordinatore
infermieristico), oltre a costituire l’unico centro accreditato
della Regione Emilia
Romagna per la cura
chirurgica delle cardiopatie congenite attraverso l’esecuzione
di tutti i tipi di chirurgia “convenzionale” ed
“innovativa” - (inclusi
i trapianti pediatrici, che ammontano
a circa 400 l’anno)
- rappresenta, per i
traguardi raggiunti, un
punto di riferimento
nazionale ed europeo.
Tali traguardi, che
mettono in luce un’eccellenza scientifica
tutta italiana, non
sarebbero possibili
senza l’infaticabile ed
appassionata opera
dei volontari dell’associazione “Piccoli Grandi Cuori Onlus”, i quali,
garantendo ai giovani
pazienti, sia in ospedale che una volta tornati a casa, sul piano
umano e relazionale,
una miglior qualità
della vita, dimostrano,
con il loro quotidiano
operare, un’altra eccellenza, anch’essa
tutta italiana, costituita dal grande spirito
di solidarietà e - come
direbbe Giorgio Gaber – dall’alto senso
di partecipazione, che
solo gente dal cuore
grande è in grado di
esprimere.
Per saperne di più:
www.
piccoligrandicuori.
it
Antonio Vecchio
Racconti per capire le ‘ombre’ dei giovani
di Giulia Petrozzi
ISBN 978-88-905751-3-6
K. Lanosa e C. Corda
D
i sicuro farà
parlare. Perché non siamo di fronte ai soliti
racconti noir di un
fantasioso scrittore
ma ai racconti ‘veri’
dei nostri ragazzi.
no le loro
storie.
Che
chiedono di essere capiti e lanciano
un messaggio forte
e chiaro: noi siamo
qui, con le nostre
ansie, le nostre paure, voi siete disposti
a dedicarci qualche
ora per capire come
siamo fatti e cosa
chiediamo?
9 788890 575136
“25 storie
vere per
capire i nostri ragazzi” curato da Katia
Lanosa, matrimonialista con profonda competenza su
tutto quanto attiene
alla sfera familiare e Claudio Corda,
dirigente dell’Arma
(prefazione di Fabio Raffaelli, edizioni
Editutto, euro 12,
nelle migliori librerie
di Bologna) parla
proprio di questi figli, giovani ragazzi
d’oggi che più si cerca di incasellare più
sfuggono e sfidano le
etichette sociali.
Una guida importante, questo volume,
non solo per genitori e nonni, ma anche per insegnanti,
in quanto raccoglie
proprio storie vere,
cronaca reale che a
colpi di linguaggio
giovanile e immaturità adolescenziale ci mostra il volto
nuovo della gioventù
più attuale, aprendo
una finestra sul tema
drammatico del disagio giovanile.
C’è la ragazza che
Mi ero chiesta tante volte cosa volesse
dire aver paura.
Non di volare, della velocità, di un incidente. No, parlo di paura come di un
qualcosa che ti consuma, che ti rode
dentro, che non riesci nemmeno a descrivere tanto difficile è trovare le parole.
Paura come un senso di vuoto, come un
momento in cui non c’è nessuno accanto per poterti aiutare.
E tu, quattordicenne che appena ti lasciano andare a qualche festa, una ragazzina che guai se non hai il cellulare
‘perché senno come facciamo a sapere
dove sei’ ecco che ti ritrovi alle prese
con qualcosa più grande di te, così difficile da condividere.
25 STORIE VERE
o, i ragazzi assonnati che vediamo
lle fermate dell’autobus,
teggiano, all’uscita di scuola,
davanti alle ragazzine,
Shaarawy e tatuaggio d’ordinanza.
accanto a loro e brontola
hiasso, per il turpiloquio gratuito
la sfacciataggine di alcuni,
mine poco importa.
no chi siano realmente,
ro pensieri, le loro aspirazioni,
zze in questo mondo
retolarsi ogni giorno di più.
nsare che sono ragazzi veri
i.
STORIE VERE
per capire
I NOSTRI RAGAZZI
a cura di Katia Lanosa e Claudio Corda
prefazione di Fabio Raffaelli
chi non li capisce le loro
storie, per piccole che
siano, proprio come fa
questo libro.
In tutti e 25 gli spaccati di
vita i ragazzi si mostrano
per quello che son, con
le loro fragilità e la loro
arroganza, portando alla
luce il posto vacante che
in più occasioni gli adulti, genitori e insegnanti,
non riescono ad occupare
perché troppi impegnati
a correre freneticamente
tra casa e lavoro.
I ragazzi, però, ci insegnano che è sbagliando
che si impara.
L’importante è ricordarsi
di essere accanto a loro
mentre mettono il piede
in fallo.
05/12/13 10.10
t ra d i s c e l ’ a m i c a ,
quella che viene adescata su Facebook
e il ragazzo cleptomane.
Ma, ancora, quello
che ruba e quello che
gioca alla macchinette con l’approvazione
del padre o quello
che invece di uscire e
divertirsi con gli amici ritiene che passare
le ore sui siti vietati
gli calzi a pennello.
Non sono mostri,
non sono anime perse e irrecuperabili.
Sono semplicemente ragazzi che nel
tentativo di trovare
uno spazio loro in
questa società così
poco materna e accogliente sbagliano,
cadono e si fanno
male ferendo anche
le persone vicine.
Ma si rialzano, eccome se si rialzano.
Bisogna solo tendere loro una mano,
aiutarli a togliere la
polvere che hanno
accumulato inciampando e raccontare a
Forbes incorona la cucina dell’Emilia Romagna
N
ella ricerca
dell’eccellenza,
l’Emilia Romagna si colloca al top,
almeno nel panorama della grande cucina internazionale.
Il mensile Forbes,
infatti, ha dedicato
alla nostra cucina un
ampio reportage e ci
ha proclamato come
la regione “dove si
mangia meglio nel
mondo”.
Per spiegare questo successo solitamente si indica lo
straordinario numero
di prodotti e piatti
della regione (il Parmigiano Reggiano,
l’aceto balsamico, il
prosciutto di Parma,
i tortellini, ecc.) ma
dal suo recente viag-
gio l’inviato del mensile americano ha ricavato la sensazione
che la nostra reputazione gastronomica
poggia su due solide
gambe: certamente
un gruppo specifico
di prodotti ma anche
una cucina creativa,
che rivive la tradizione rinnovandone
– si potrebbe dire costumi e linguaggi.
Per cui anche un ristorante stellato Michelin di cucina molecolare come l’Osteria
Francescana ha nel
suo menù le tagliatelle alla bolognese.
Nella cucina creativa
dell’Emilia-Romagna
molti piatti si basano
sull’anima gastronomica della regione.
La potente connessione con le radici non può essere
abbandonata. E nel
cuore vinicolo della
regione si produce il
Lambrusco, vino perfetto per accompagnare questo tipo di
cucina. E la terra del
Lambrusco, secondo
il giornalista americano, è una delle
ambientazioni rustiche più belle d’Italia,
che sembra ferma
nel tempo ed è forse
il posto migliore per
scoprire l’eccellenza
della cucina dell’Emilia-Romagna.
Una eccellenza che,
ovviamente, non si
ferma nei confini della nostra regione ma
è estesa e diffusa,
facendo sì che l’agroalimentare di qualità
(garantito anche da
112 Consorzi di tutela e da 49 Organismi di certificazione)
sia una risorsa importante e preziosa
dell’economia del nostro Paese.
Roberta Bolelli
5
Proteggere gli altri, un mestiere faticoso
U
n po’ di tempo fa,
abbiamo condiviso alcune riflessioni sulla fatica alla
quale sono sottoposte
le persone che lavorano in ambiti sanitari e
socio assistenziali.
La continua esposizione al dolore, alla
sofferenza, alla morte,
può portare a forme di
esaurimento psico-fisico anche gravi, definite
proprio con un termine
inglese burn out che
significa: bruciato.
In pratica, avviene
un lungo e spesso inconsapevole processo
di logoramento, che
finisce per bruciare,
nel senso di esaurire
tutte le risorse della
persona coinvolta, la
quale si trova a vivere,
come conseguenza,
una grande condizione
di disagio, a volte di
disperazione e sempre
di solitudine. Qualcosa
di molto simile, anche
se con aspetti e matrici
differenti, può accadere
ad un’altra tipologia di
persone: gli operatori
delle forze dell’ordine.
Qualche anno fa conobbi, all’interno di una
relazione di aiuto, un
ragazzo di trentacinque
anni, appartenente ad
un determinato settore della sicurezza. Lo
chiamerò Andrea, utilizzando naturalmente
un nome di fantasia.
Andrea venne per alcuni problemi personali, ma procedendo nel
percorso di counseling,
emerse chiaramente
che la causa scatenante del suo momento di
crisi, andava ricondotta
proprio al lavoro che
egli amava sopra ogni
cosa e nel quale si identificava e riconosceva. In pratica, questa
persona, ogni giorno e
da tanto tempo, molti
anni ormai, si trovava a
contatto con situazioni
intrise di violenza e di
degrado, dove la menzogna e la manipolazione costituiscono l’unico
dato di realtà.
Pian piano, giorno dopo
giorno, senza che nemmeno lui se ne rendesse conto, nella mente e
6
nel cuore di Andrea si
insinua la convinzione
che non ci si può mai
fidare dell’altro.
Occorre stare all’erta,
dubitare sempre. Perché qual è il rischio?
Il rischio è quello di
essere traditi.
E ancora: mai dare fiducia all’altro, mai mettersi in gioco veramente. L’altro non aspetta
altro, per attaccare i
nostri punti deboli.
Ora, proviamo a spostare una visione interna di questo tipo sul
piano personale e familiare e forse facilmente
potremo comprendere
riconoscere ed accogliere quello che proviamo e sentiamo. Ma
attenzione: riconoscere
ed accogliere senza
giudicare. Che significa, senza giudicarsi.
Questo è un aspetto
molto importante per
gli operatori delle forze dell’ordine, perché
spesso in loro è molto
radicato il senso del
dovere e della disciplina
e rischiano di faticare
ad accettare di provare
emozioni e sentimenti giudicati inadeguati
come ad esempio la
paura, l’angoscia, il
senso di impotenza.
di impotenza. Non devo
giudicarmi debole od
inadeguata per questo, perché è assolutamente normale: è la
normale conseguenza
del mio istinto di sopravvivenza.
Anzi, è proprio questa
condizione di allerta
che mi permette di attivare tutta una serie
di risorse e strategie
per potere stare e sostare in quella realtà.
Però, se queste sensazioni, ad
un certo
punto…
cambiano, cioè
drea come trascorreva
il suo tempo libero, mi
rispose che i suoi unici
amici erano i suoi colleghi.
“Con loro mi sento
tranquillo, perché ci
capiamo nei nostri discorsi. Uno sguardo
è un’intesa, perché ci
siamo passati”.
Andrea esprimeva chiaramente il senso di
sicurezza, ma contemporaneamente di isolamento che gli offriva
La gentilezza paga...
U
n ragazzo che
si alza in autobus per cedere il
posto ad una persona
anziana, che apre la
portiera dell’auto ad
un’amica, che cede il
passo all’ingresso di un
locale…semplici gesti,
ma sempre più rari,
tanto da far spesso
percepire come eccezionale ciò che invece
dovrebbe rientrare nella quotidianità .
Ecco, perché mi piace
ricordare ai lettori che
il 13 novembre si è
celebrata la Giornata
mondiale della Gentilezza; ricorre infatti,
in questa data la giornata d’apertura della
Conferenza del “World
Kindness Movement”
tenutasi a Tokyo nel
1997 e conclusasi con
la firma della Dichiarazione della Gentilezza.
Un’occasione quindi per fare piccoli gesti “gentili” e guardare il mondo
con occhi diversi.
La gentilezza coinvolge chiunque ne venga
a contatto, grazie ad
essa si guadagnano
simpatie, si crea intorno un clima positivo e
sereno, dà un senso e
un valore alla nostra
esistenza, ci fa dimenticare i guai quotidiani
e sentire bene con noi
stessi. A volte essere
autentici, essere sinceri, potrebbe significare
dire le cose in un modo
niente affatto gentile o
per lo meno quello è il
rischio.
Lo sforzo
dovrebbe
essere allora quello di
trovare un modo non
aggressivo di dire le
cose, anche quando la
rabbia sta per avere il
sopravvento (è riscontrato scientificamente
che la gentilezza calma
l’aggressività e placa la
rabbia).
Se tutti noi, nel nostro
piccolo, ci sforzassimo
a compiere qualche
piccola azione gentile
nei confronti dell’ambiente, degli animali e,
soprattutto del nostro
prossimo, potremmo
vivere più felici.
Essere cortesi e ben
disposti verso il prossimo fa bene al cuore:
le probabilità di ictus e
infarto aumentano, infatti in coloro che hanno un temperamento
aggressivo.
La gentilezza però dovrebbe essere celebrata non solo nella
giornata ad essa dedicata, ma tutti i giorni
dell’anno ed in questo
modo faremo del bene
agli altri, ma anche e
soprattutto a noi stessi,
poiché in un mondo aggressivo e competitivo,
la gentilezza si rivela
sempre più una risorsa
vincente, una forza rivoluzionaria, in grado
di cambiare il mondo.
Eleonora Dimichino
quale tributo di scompenso e di solitudine
possono rischiare di
pagare questi professionisti.
Cerchiamo insieme di
individuare come si
può evitare di arrivare
a situazioni così estreme, non perché non
se ne possa uscire, ma
semplicemente perché
sono molto dolorose;
troppo mi viene da dire,
quindi vale proprio la
pena di … pensarci un
po’ su. Innanzitutto,
dobbiamo imparare ad
ascoltarci, che significa
Al contrario, sono esperienze emotive molto
importanti e fisiologicamente sane, ma quando diventano eccessive
e pervasive devono
poter suggerire alla
persona che è giunto
il momento di chiedere
aiuto.
Esploriamo meglio questo aspetto perché è
veramente importante.
Se io svolgo un lavoro che mi espone alla
violenza ed alla menzogna, è normale che
io provi della paura,
dell’angoscia, del senso
diventano più intense,
sempre presenti dentro di me, allora è il
momento di chiedere
aiuto.
Il primo interlocutore
può essere senz’altro
il proprio medico di
base, perché possiede
le competenze e gli
strumenti per comprendere ed eventualmente inviare a professionisti che ritiene
possano essere d’aiuto.
Un’altra cosa poi, credo
sia molto importante:
evitare l’isolamento.
Quando chiesi ad An-
l’appartenenza al suo
gruppo.
Comprensibilissimo
certo, ma il rischio è
quello di … non staccare mai. Invece, la
frequentazione di altre
persone, che svolgono
altre professioni e vivono diverse esperienze,
può restituirci l’altra
dimensione della realtà: quella più tranquilla, più rassicurante,
più chiara. Può restituirci uno sguardo più
sereno ed equilibrato:
fuori e dentro di noi.
Paola Miccoli
Quando i cavalli aiutano i piccoli disabili
è
nata Pegasjus
Bologna Equitazione, associazione sportiva equestre dilettantistica,
nuova costola della
grande e dinamica
famiglia Jus Bologna
Sport - Fondazione
Forense Bolognese.
“ L’A s s o c i a z i o n e spiega la Presidente, l’avvocato Katia
Lanosa - racchiude
come si evince dal
nome ius, tutti coloro che hanno a che
fare con il diritto,
avvocati,magistrati,
notai, personale di
cancelleria, ausiliari
del giudice, studenti
ecc. uniti dalla passione per l’attività
equestre e dallo spirito di aggregazione
nell’ottica di un’attiva solidarietà: oltre alla passione per
i cavalli, Pegasjus,
rietà che - continua
l’avvocato Lanosa abbiamo organizzato
lo scorso 28 novembre presso il ristorante G.E.S.E. di San
Lazzaro, all’interno
dell’omonimo maneggio, una serata
conviviale per sostenere l’associazione
Aiasport Onlus che si
occupa di riabilitazione equestre per persone diversamente
abili: ogni 25 euro, il
costo procapite della
cena, 5 euro sono
stati devoluti ad Aiasport”.
La Pet-Terapy è usata
sempre più in ambito
medico per la riabilitazione psicologica
e fisica in quanto il
cavallo è un animale
decisamente efficace
in questi generi di terapie ed offre risultati
veramente tangibili e
to per stimolare lo
sviluppo delle abilità
residue.
Il prendersi cura di
esso, la progressiva
capacità di gestirlo
e l’intensa polarizzazione affettiva che
da tutto ciò ne deriva porta la persona
disabile a migliorare
la sua qualità della
vita sul fronte relazionale, dell’autonomia, dell’afficacia
che si avvarrà della collaborazione di
gruppi sportivi equestri ben radicati sul
territorio, si prefigge
di organizzare manifestazioni ed eventi
per il perseguimento
di finalità non solo
ludiche, ma anche
benefiche e sociali”.
“è proprio in quest’ottica di attiva solida-
duraturi nel settore
della riabilitazione
equestre.
Da anni infatti è riconosciuto il valore
riabilitativo ed educativo dell’interazione con gli animali.
Il cavallo in particolare è capace di
smuovere intense
emozioni ed è particolarmente indica-
personale e della generalizzazione delle
competenze alla vita
di tutti i giorni.
Ne hanno parlato davanti a tanti
partecipanti accanto
alla presidente di Pegasjus, Katia Lanosa,
Isabella Benni, presidente di A.S.D. Aiasport Onlus e Maria
Laura Tabacchi, coordinatrice del servizio
di attività equestre di
Aiasport che si sono
avvalse della proiezione di un breve
filmato per spiegare in concreto come
operano a favore di
chi versa in situazioni
di svantaggio sociale.
Nel corso della serata
è stata inoltre conferita (nella foto)
la tessera n.1 in formato gigante - sulla
falsariga delle cerimonie di oltre oceano
- ma anche tascabile
al Presidente dell’Ordine degli Avvocati
di Bologna, Sandro
Gallegaro, primo socio sostenitore di Pegasjus.
Si ringraziano tutti
coloro che con il loro
piccolo gesto hanno
reso possibile l’acquisto di attrezzatura
equestre per disabili.
7
Artefiera, un ponte tra passato e presente
I
n un momento
in cui la città di
Bologna ha subito con rammarico la
cancellazione del Motorshow, è con piacere che presentiamo ai
nostri lettori alcune
novità che riguardano la più longeva
fiera italiana dell’arte contemporanea:
“ArteFiera”, giunta
alla sua 38esima edizione, che si terrà a
Bologna dal 24 al 27
gennaio. La prima
delle novità è già la
buona notizia che le
gallerie partecipanti,
italiane e straniere,
superano di più del
20 per cento di quelle
delle edizione passate. Inoltre, va sottolineata l’apertura
all’arte dell’Ottocento, puntando l’attenzione sulla capacità
di molti artisti del
secolo precedente
di anticipare i tempi.
Per questo l’Ottocento dei Macchiaioli,
di De Nittis, di Boldini sarà affiancato
all’arte contemporanea, a sottolineare
la continuità ideale
con un passato che
aiuta a comprendere
il presente
C’è stata poi maggiore apertura ai
molteplici campi
della produzione artistica proprio per
rispondere ad un
pubblico che esprime esigenze sem-
pre diverse e, poiché
l’arte è in ogni parte
del mondo, questa
edizione presenta
un particolare focus
sui paesi dell’Europa orientale, le cui
economie emergenti
hanno dato un grosso
slancio al mercato
dell’arte e alla scena
culturale in genere. Il
mercato del collezionismo dell’arte contemporanea cinese
avrà una particolare
attenzione all’interno
di ArteFiera che collaborerà poi alla nuova edizione in Cina
di “BolognaFiere Sh
contemporary Art”, la
principale manifestazione di arte contem-
Come unire realtà e immaginazione
U
na nuova tecnica
artistica capace
di unire realtà ed
immaginazione.
Questa è l’idea di Beppe Giacobbe, pittore
ed artista poliedrico
che con le sue opere
apre le porte ad una
nuova concezione di
comunicazione dove il
nostro sguardo si sofferma sulle emozioni
che solo l’arte è in grado di evocare. L’idea
è quella di integrare i
quotidiani aggiungendo
alle parole immagini
che aiutino il lettore ad
immedesimarsi e vivere sulla propria pelle le
sensazioni che l’autore
vuole suscitare con il
proprio messaggio.
8
Ogni opera infatti cela
un proprio tenore che
spesso le parole non
sono in grado di esprimere. A volte perché
troppo complesso, altre invece si dimostra
troppo umana la nostra
incapacità di non comprendere ciò che si cela
dietro un momento di
silenzio o lo sguardo
sincero del dolore.
Beppe Giacobbe produce molta della sua
arte per il corriere della
sera ed una delle sue
ultime opere si intitola
‘Speranza’.
In essa l’autore raffigura un astronauta con lo
sguardo perso a scrutare l’orizzonte e con in
mano un secchio in cui
è contenuto l’universo.
Il suoi occhi fissano il
vuoto, forse perché in
cerca di risposte ai propri interrogativi, o forse
perchè scosso dall’incertezza del proprio
destino, dalla paura
che oscura e silenziosa
ti avvolge tutte le volte
che le lasci la possibilità di stravolgere le
tue certezze. Il secchio
invece rappresenta l’infinito, l’ignoto, cosi a
portata di mano che lo
si può contenere in un
secchio, ma alla stesso
tempo cosi misterioso
e complicato che nella nostra apatia non
troviamo il coraggio
di guardarlo, proprio
come l’astronauta. In-
fine è proprio la scelta
di utilizzare la figura
dell’astronauta come
personaggio principale,
che ci espone implicitamente il messaggio
profondo dell’artista;
come il navigatore spaziale anche noi siamo in
perenne viaggio, esplorando continuamente
e venendo sempre a
contatto con qualcosa
di sconosciuto.
L’idea di Beppe Giacobbe è sicuramente valida
in quanto ci dona la
possibilità di utilizzare
la nostra capacità interpretativa smuovendo le
nostre coscienze ed arrivando alle corde della
nostra anima.
Marco Bressan
poranea che si terrà
a Shanghai dall’11 al
14 settembre 2014.
La collaborazione si
concretizzerà in una
mostra in fiera dedicata al tema della
carta e dell’inchiostro nell’arte contemporanea cinese.
Per la prima volta
c’è anche un’intera sezione dedicate
alle gallerie che propongono fotografie
artistiche e stampe.
Anche questa edizione avrà un occhio
molto attento alla valorizzazione del Made
in Italy e, allo stesso
tempo, dell’internazionalità, riconoscendo e proponendosi
come luogo privilegiato di scambio e
conoscenza. Accanto
alle grandi sezioni
dedicate all’Arte Moderna e Contemporanea, alla sezione
riservata alle nuove
proposte dell’Est Europa, ArteFiera conferma “Solo Show”,
ovvero le piccole monografiche di grandi
interpreti del contemporaneo e “Nuove Proposte”, sezione riservata a gallerie che presentano
esclusivamente artisti nati dopo il 1979.
Saranno ospitate anche Tavole Rotonde
sul mercato dell’arte e sulla creazione
artistica nei paesi
dell’Europa Orientale. In collaborazione
con il Comune di Bologna sarà riproposta
ART CITY, con un
ricco calendario che
coinvolgerà i luoghi
d’arte della città per
tutti i giorni della
manifestazione per
terminare poi con la
Notte Bianca dell’Arte, che richiama ogni
anno a Bologna migliaia di visitatori.
Donatella Bruni
Un sorriso può aprire le porte del paradiso
P
arola d’ordine?
Sorriso! Già,
perché se tieni
il broncio non entri.
Sembra strano, ma è
così. Dal 29 novembre per accedere al
maestoso spazio della
Chiesa di Santa Maria Maddalena di Via
Zamboni 47 a Bologna
bisognerà armarsi di
buonumore. Il collettivo di artisti Antonello
Ghezzi ha dato vita a
un progetto intitolato
Mind the door! che
consiste nell’installazione di una web-cam
collegata ad un computer che riconosce il
viso delle persone che
si accingono ad entrare nel luogo sacro. Un
messaggio positivo
in un periodo in cui
di positivo c’è poco,
che la città ha dimostrato di apprezzare
con entusiasmo vista
la grande quantità di
gente che ha parteci-
pato all’inaugurazione. E in tutta onestà
le reazioni delle persone, spesso inconsa-
– conosciutisi anni fa
sui banchi dell’Accademia di Belle Arti di
Bologna.
pevoli dell’esistenza di
questo meccanismo,
sono state a dir poco
bizzarre, alle volte
degne della più divertente candid-camera.
Il collettivo Antonello
Ghezzi prende il nome
dai cognomi di due
artisti – Nadia Antonello e Paolo Ghezzi
Invece,
fino al 29
dicembre
le sale
della Pinacoteca
Nazionale
di Bologna ospiteranno The
artists are IN, un’installazione che ricrea
lo studio dello stesso
collettivo mediante
l’uso di lavagne e gessetti bianchi.
Tutto ciò è stato frutto di un lungo lavoro
di collaborazione tra
diverse persone che
hanno creduto da subito nel progetto e
che hanno deciso di
contribuire con le loro
competenze o mediante un contributo
economico per vedere
l’effettiva realizzazione dello stesso. Mind
the door! è stato infatti commissionato
dal prior parroco don
Pierluigi Toffenetti e
finanziato da Antonio
e Annamaria Maccaferri, Luigi Melegari, Davide Cervellati,
I.M.A S.p.a, Marchesini Group, Ponzi Porte
Automatiche, mentre
entrambi i progetti
sono a cura di Silvia
Evangelisti e Luigi Ficacci.
Durante la presentazione dell’evento,
nella Chiesa di Santa
Maria Maddalena, il
prof. Marco Arlotti insieme agli allievi Wladimir Matesic e Istvan
Batori del Conservatorio G.B. Martini di
Bologna, hanno suonato lo storico organo
del XVIII secolo con
musiche di Frescobaldi, Zipolo, Morandi e
Pasquini.
Insomma cosa aspettate? Provare per credere e…non dimenticate di sorridere!
Manuela Valentini
9
Umberto Bonfiglioli, un bolognese doc
I
ntervistiamo Sonia
Lolli, nipote di un noto
personaggio bolognese nato nel 1892 dalla
molteplici attività: pittore,
caricaturista, illustratore,
attore e cantante. Può raccontare ai nostri lettori chi
era Umberto Bonfiglioli?
Nasce da una famiglia benestante di estrazione borghese.
Suo padre, Augusto, uomo
generoso e di buon carattere,
è proprietario di immobili e di
frequentai caffè, il Bar Nettuno, in Piazza del Re Enzo,
e il Bar Centrale. Umberto,
figlio unico, è un bambino
vivace e intelligente, si distingue per le ‘attestazioni di
lode’, le ‘menzioni onorevoli’
ricevute in tutti gli anni della
scuola primaria e le eccellenti valutazioni nel disegno.
Si diploma nel 1915 al Real
Istituto di Belle Arti, dove è
compagno di Giorgio Morandi
e allievo di Domenico Ferri e
di Augusto Majani, eccellente
artista soprannominato bonariamente Nasica. Sotto la sua
guida si esercita, oltre che
nella pittura, anche nell’arte
della caricatura accostandosi
a maestri quali Umberto Tirelli
e a Cleto Tomba. Mostra una
mano fluida dal tratto essenziale a cui si aggiunge abilità,
ironia e arguzia nel cogliere
i caratteri e le fisionomie dei
personaggi.
Mi rendo conto che parlare
sinteticamente di questo
eclettico personaggio bolognese, che ebbe grande
successo nella vita, è difficile, ma può sottolineare
quanta importanza hanno
avuto le “arti” in genere
per Bonfiglioli?
Dagli anni venti agli anni
10
trenta, Umberto gode di notevole fortuna e popolarità.
Si dedica, come lui stesso
scrive, all’arte pura e per
un periodo di diversi anni,
Un ritratto di Bonfiglioli
esponendo quadri nelle principali esposizioni nazionali e
lavorando specialmente nel
ritratto. Si distingue come
pittore discretamente conosciuto e affermato, illustratore
di riviste e libri, caricaturista,
insegnante di
figura e inoltre
coltiva e sviluppa altre sue
grandi passioni
giovanili, il teatro, la recitazione e il canto. I giornali
dell’epoca sottolineano il carattere estroso ed eclettico
dell’artista.
Uomo elegante Sonia Lolli
e di buon gusto, amante della bella società
e delle donne, dei ristoranti di
lusso e della vita mondana,
Umberto fa lunghe vacanze
disegnando scorci di città con
inquadrature originali e una
tecnica rapida ma non meno
descrittiva. E’, tra l’altro, uno
dei pochi ritrattisti del Re
Vittorio Emanuele III che lo
chiama a Roma per un ritratto
che ha poi una larga circolazione e di cui si conserva una
copia fotografica autografata.
E’ presente inoltre insieme ad
altri pittori emiliani, alla XVIII
Esposizione Internazionale
d’Arte di Venezia nel 1930.
Socio fondatore e collaboratore fin dal 1928 della famèja
bulgnèisa, è oratore ufficiale
di Alfredo Testoni e viene ricordato per la sua interpretazione dialettale de ‘Èl Cardinál
Lambertein’ nella riduzione
realizzata dallo stesso autore.
Le pareti del suo studio sono
arricchite da numerosissime
foto con dedica di amici artisti,
drammaturghi, costumisti,
musicisti, attori e attrici, tra i
quali Ruggero Ruggeri, Alfredo Testoni, Ermete Zacconi e
Maria Melato.
Mi risulta che abbia avuto
anche un’importante
vena come
caricaturista
Certo, alla fine
degli anni Venti, Umberto realizza a penna
numerosissime caricature
di semplice ma
efficace effetto che ritraggono direttori
di compagnie
teatrali, attori,
cantanti e musicisti creando
una nutrita galleria di visi ed
atteggiamenti tipici del mondo
dello spettacolo di quel tempo
e numerose sono le mostre e
gli eventi che lo vedono espor-
re le sue opere caricaturali.
Umberto, come ho detto, è
stato anche cantante scrivendo canzoni o monologhi
in vernacolo bolognese che
Bonfiglioli
nel Cardinale Lambertini
vengono poi incisi dalla prestigiosa casa discografica ‘La
Voce del Padrone’, in tre differenti edizioni.
Umberto muore il 31 maggio
del 1974 e mi piace riportare
quanto fu scritto di lui nel
1966 dal giornalista Giorgio
Ruggeri: ‘Il personaggio di
Bonfiglioli vince il pittore, il
caricaturista, l’attore. Questo uomo grande e buono,
galante e fortunato, questa
formidabile forchetta, questo
petroniano arguto, fecondo,
estroverso e instancabile conversatore, oggi fa tenerezza.
Costretto a camminare lentamente da una stanza all’altra
della sua nuova casa di via
Indipendenza … costretto a
guardare i suoi quadri appesi
alle pareti….. il suo parlare è
tutto uno struggente e dignitoso rimpianto del passato …
Quest’uomo è un personaggio…… che gli anni e i malanni
non hanno incrinato’
Giorgio Albéri
Quanti sogni rivivono con la Miura
L
amborghini viene
fondata nel 1963
a Sant’Agata Bolognese. Deve il proprio nome a Ferruccio
Lamborghini, figlio di
agricoltori bolognesi, che ha rifiutato di
proseguire l’attività di
famiglia e ha scelto
invece di impegnarsi nel mondo della
meccanica applicata
alla coltivazione dei
campi. Dal 1946 ha
iniziato ad acquistare
residuati bellici e li ha
convertiti in trattori
economici, destinati ai
contadini del bolognese. Ha fondato così la
Trattori Lamborghini, azienda destinata
a trasformarsi leader
del mercato. Dopo
un viaggio negli Stati
Uniti ha dato vita alla
Lamborghini Calor
(bruciatori per il riscaldamento domestico) ed alla Lamborghini Oleodinamica.
L’incontro con le auto
del Cavallino Rampante e soprattutto
con il loro fondatore,
Enzo Ferrari, cambiò
la vita di Lamborghini.
Fu proprio un piccolo
alterco con il padrone
della casa di Maranello
a spingere Ferruccio
a fondare la sua casa
automobilistica. Stando a quanto raccontato da lui stesso, una
volta che si lamentava
dei problemi che aveva con le rosse, in particolare con le frizioni, Ferrari gli rispose:
“Lamborghini, sarai
anche capace di guidare un trattore. ma
non saprai mai come
portare una Ferrari”.
In quell’istante Ferruccio Lamborghini
decise che avrebbe
costruito lui delle vere
auto sportive, anche
da corsa, eleganti ed
esclusive. Era il 1962.
Un anno dopo al Salone dell’automobile
di Torino debuttava la
Lamborghini “350 GT”,
disegnata da Franco
Scaglione. Del 1965
è l’auto della consacrazione definitiva, la
Miura. Dopo questa,
quasi tutte le creature
di casa Lamborghini
hanno avuto nomi di
tori famosi o legati
alla corrida (una passione di Ferruccio, il
cui segno zodiacale
è il toro, simbolo di
tutte le sue aziende).
Dopo anni di gestione
familiare dell’azienda,
la crisi petrolifera e
quella dell’industria
automobilistica della
metà degli anni ottanta, costrinsero la
proprietà a cedere le
proprie quote a un
acquirente nordamericano; nel 1987 la
Lamborghini venne
assorbita dal gruppo
Chrysler.
Un nuovo passaggio di
proprietà avviene nel
1994 con la cessione
da parte di Chrysler ad
un gruppo di investitori indonesiani, mentre l’ultimo cambio al
Lucia Gazzotti rieletta al vertice del Centergross
L
ucia Gazzotti
è stata eletta
presidente
del Centergross
per la seconda
volta, dopo i precedenti tre anni
di m and at o. I
consiglieri hanno espresso con
voto unanime il
pieno consenso
verso l’imprenditrice bolognese e all’attività
da lei svolta per
il Centergross,
finalizzata ad
ampliarne sempre più la notorietà nel
mondo.
Oggi, Lucia Gazzotti, è alla guida del più
grande distretto di commercio all’ingrosso
in Europa, un centro che rappresenta l’in-
contro fra la domanda e l’offerta
del Made in Italy,
riconosciuto come
il più importante per il pronto
moda a livello internazionale. Copre un’area di 1
milione di mq, è
attraversato quotidianamente da
10.000 buyer, il
volume complessivo di affari è di
circa 5 miliardi di
euro, per il 60%
con l’estero: Asia,
Europa, Stati Uniti e Medio-Oriente. Sono
presenti circa 540 aziende di cui 350 operano nella moda e 200 nel commercio di alta
tecnologia e nei servizi, occupando 6.000
lavoratori al giorno.
vertice azionario risale al 24 luglio 1998,
quando venne firmato a Londra l’accordo
tra gli azionisti della
Lamborghini e l’Audi
per la cessione totale
dell’azienda al gruppo
tedesco Volkswagen.
A prescindere dal proprietario, la Lamborghini è sempre stata
sinonimo di potenti
auto di lusso, dal prezzo inarrivabile e dal
design unico (basti
pensare allo sportello
che si apre verticalmente): sogno impossibile per molti.
Lamborghini, la casa
automobilistica che
rappresenta l’eccellenza italiana nel mondo, compie quest’anno
50 anni e ha festeggiato il compleanno
presentando al salone
di Ginevra la nuova
Veneno, la più veloce
e costosa vettura nella
storia del Toro.
Donatella Bruni
11
La Fondazione Golinelli festeggia il quarto di secolo
“F
ermo nella convinzione che l’obiettivo principale per
l’agire imprenditoriale sia
la realizzazione del profitto
(…) ho deciso di non investire mai la mia ricchezza
personale in termini finanziari e immobiliari, ma ho
sentito che fosse per me
eticamente un imperativo
reinvestirne parte sostanziosa nella società. (…)
Ho avvertito l’urgenza di
restituire alla società parte
di quanto la società mi ha
dato e l’ho fatto. (…)”
Con queste straordinarie
parole Marino Golinelli ha
voluto sottolineare, nella
celebrazione del venticinquennale della sua Fondazione, nella splendida
cornice dell’Aula Magna
dell’Università di Bologna,
anni. Si è iniziata la giornata con un grande convegno
su “Le Fondazioni come
strumento di sviluppo”, con
numerose testimonianze
di esperienze istituzionali
all’incrocio tra mondo pubblico e mondo privato.
Nel corso della celebrazione
sono stati ricordati i diversi
settori di attività (e premiati anche giovani studenti
che hanno partecipato ad
esse), dalla divulgazione
scientifica (gli eventi di
“Arte e Scienza in Piazza”
con 8 edizioni e 450.000
visitatori), le grandi mostre di “Arte+Scienza” (4
edizioni ed oltre 70.000
visitatori), gli incontri e
convegni sulla “Scienza
nella Società” con 70.000
presenze); alla formazione
attraverso i centri perma-
alla presenza del Rettore
Ivano Dionigi e a tutte le
Autorità cittadine, la profondità di un significato e di
un impegno sociale e culturale che lo hanno guidato e
ne hanno fortemente caratterizzato l’attività.
Per il 25esimo anno dalla
sua costituzione la Fondazione ha preparato iniziative speciali, nel solco
già tracciato attraverso i
progetti sviluppati con indubbio successo in questi
nenti (LLC-“Life Learning
Center” sulle Scienze della
vita (13 anni e 113.000
studenti) per formare e
aggiornare docenti e studenti con una autentica
esperienza di laboratorio.
Di qui e dal coraggio e
lungimiranza di Marino
Golinelli nasce il grande
progetto “Open M” (open
mind, mente aperta) che,
in un’area industriale dismessa completamente
trasformata e riqualificata,
Come sostenere
le Buone Notizie?
Vedi a pagina 2
12
realizzerà una sorta di città
della scienza con “Centro
polifunzionale per la conoscenza e la cultura”, rivolto
in particolare alle scuole e
ai giovani “futuri cittadini
di un mondo globale”, ma
aperto anche a tutta la
collettività.
Un investimento di circa 8
milioni su una superficie
complessiva di circa 9.000
metri quadrati, una riqualificazione e trasformazione
importante dell’area, con
logiche simili a quelle che
hanno ispirato la creazione
del Mast da parte della Fondazione Isabella Seragnoli,
con l’obiettivo di diffondere
la cultura scientifica, tecnologica e umanistica ai
più giovani e alle nuove
generazioni, come è nella
mission della Fondazione
Golinelli.
“Open M” si dovrebbe inaugurare nel contesto dell’Expo 2015, con capacità di
attrazione a livello nazio-
nale oltreché bolognese.
In un Paese come il nostro dove la filantropia ha
avuto difficoltà ad avere
diffusione e condivisione,
diversamente da quanto
tradizionalmente avviene
nei Paesi anglosassoni, la
Fondazione Marino Golinelli
è forse l’unico esempio
di fondazione filantropica
privata totalmente operativa, ispirata al modello
delle fondazioni filantropiche americane, che si
occupa in modo integrato
di educazione, formazione
e cultura, in particolare
promuovendo la cultura
scientifica e umanistica
verso i giovani.
Per usare le parole del
commosso ringraziamento
di Marino Golinelli che ha
rinnovato il suo pensiero
ai giovani “che mi danno
la forza e l’emozione per
dire che la Fondazione deve
continuare per loro”.
Roberta Bolelli
30
Bastano
Euro
A Bologna esplode la guerra degli orecchini
U
Gabriele Via
na arriverà
a febbraio,
dopo un lungo tour che l’ha portata in giro per il
mondo. E’ ‘La ragazza con l’orecchino di
perla’ di Vermeer,
quella che ha fatto
sbalordire gli organizzatori della mostra in programma a
Bologna, a Palazzo
Fava, per l’incredibile numero di prenotazioni.
Ma c’è un’altra ragazza che rischia di
portarle via la scena, proprio all’ombra delle Due Torri,
ed è la ‘Giuditta’
di Caravaggio che,
fra poche settimane, apparirà sulla
cover del romanzo
d’esordio del poeta
bolognese Gabriele
Via. Anche lei bellissima, l’espressione imbronciata,
anche lei una magnifica, luminosa,
perla all’orecchio.
Ad illustrare un titolo ‘Caravaggio,
assente’, un amore
sotto le due torri tra
braci di memoria il
soffio della speranza (prefazione di
Italo Moscati, Editutto Bologna) che
rischia di far discutere e dividere il
popolo petroniano.
Chi vincerà la ‘guerra degli orecchini’?
Le scommesse sono
aperte. Articontro.
com, la rivista online di Vittoria Coen,
ha aperto, in esclusiva, la contesa con
u n te s to in e d i t o
proprio dell’Autore.
(Andrea Barrica)
Finì in copertina, era
di notte. Lo stomaco
basso dei portici di via
del Pratello inghiottì
la sagoma scura della
do.connna, nella pancia di Bologna.
Ma l’orecchino, colpito
dal riverbero della bugia della vecchia, sulla porta in vestaglia
oscillante nel silenzio,
come uno strillo nel
sonno della vita arrivò diretto all’iride del
giovane poeta.
La ragazza, l’orec-
Gabriele Via
chino, i portici cavi fuggitiva, Musa, poedi nero universo, e il tessa e pittrice, visse
risveglio di catrame alla macchia. Era bella
dal cinema dei sogni. come l’eternità della
Cosa ci facevo a dialo- sua figura.
gare con Dina Campa- Morì di veleno e sorrina, Emanuel Carnevali si: visse per sempre.
ed Elisabetta Sirani…? I suoi piedi carezzaGiurarono di avere vi- rono le ali inutili degli
sto Caravaggio e Ver- angeli. Vescovi, conti,
meer litigare sull’idea centurioni, principi,
di bellezza, davanti poeti musici e pitalla Cleopatra di Cre- tori impazzirono per
spi anche lei con l’e- lei. Lei disparve e la
nigma cifrato del suo nostalgia esplose col
pendente orecchino… nome saporito di queUsciti da un bordello, sta città.
dietro palazzo Da Via, Ancora, presenti e asnei pressi del porti- senti, Caravaggio e
co dei servi, avevano Vermeer come ombre
trovato la loro modella… nel respiro del cuore
L’itinerario di poeti e sono tornati a soffiare
pittori suona le stesse sul cuore di Bologna,
canzoni. Primogenita negli occhi visionari di
Un romanzo breve che rimanda, come un candidato
dicheuna
famiglia
della
declini per
modestia prima
di un’arduaCrespi.
impresa, a
temi alti e gravi.
Amore, tradimento
e vicende
familiari.
Intanto
le giovani di
cerchia
borbonica,
lei,
La storia di un incontro, capace di far luce sul dramma
ogni
tempo;
come già
a della
Bologna
dal
1517;
vita. Sullo sfondo la voce, il profilo, il colore
e l’odore dieducanda
una città antica e misteriosa;
i suoi
avvenne
per l’ennesiprima
poi come
canali sommersi, le torri mozze e i mille cortili nascosti.
Poesia e narrazione, strade e canali, disegnano l’intreccio
finito e infinito dove storia e metafora ci guardano come
un personaggio di una tela.
* * *
Vivi un’intera esistenza con tuo padre, corri tra le sue
braccia, ti ci affidi… E poi scopri che ti ha ingannata. E
il tarlo inizia a lavorare dentro di te. Quando un giorno
incontri un uomo, per caso, lo guardi negli occhi e senti
che puoi affidargli il tuo cuore…
* * *
Ma tutto questo dura un’ora e mezza. Come un buon
film. Spesso il presagio in noi si manifesta. Tremiamo,
allora, e guardiamo tra le nostre mani questa benedetta
racchetta, piena di buchi: e una pioggia di metafore ci
trafigge.
La differenza fra noi e la racchetta, non sappiamo
coglierla appieno. E quel che chiamiamo mondo è in
realtà il perimetro della casella con cui inquadriamo le
cose… I nostri occhi devono ancora svegliarsi, distrarsi
dall’incanto della vita. Sono i giorni in cui si deve uscire.
* * *
Il dolore, se interrotto da amore, può insegnare cose
importanti. Basta non fuggire.
ma volta nel febbraio
del 1848 (dentro un
altro sogno rivelato o
confuso, di cui ora non
diremo) fanno a gara
nel mettere in mostra
il loro dolce ovale con
la perla, tonda, goccia, con una o altra
montatura. Solitaria o
gemella.
Sullo sfondo il trionfo
muto della pittura e
il fragore vivo della
poesia.
Bologna dal sonno di
Saturno dei suoi canali
(piccoli figli di Nettuno) si ricorda di sé…
E vicino all’orecchino
il profumo di Venere
bella e l’ascolto che
ritrova la sua calda
misura.
Caravaggio assente
di Gabriele Via
Editutto
www.editutto.com
CArAVAGGIo ASSENTE
In arrivo il liquido che non cristallizza mai
O
Caravaggio, assente
un amore sotto le due torri
tra braci di memoria il soffio della speranza
prefazione di Italo Moscati
ltre la natura. Dai laboratori scientifici
stanno uscendo nuovi
tecnomateriali che
superano in qualità
e prestazioni quelli
che si rinvengono in
natura.
Tra gli ultimi arrivati
sono il liquido che
non cristallizza mai, una scoperta che vede lo «zampino» di
ricercatori italiani dell’Università
La Sapienza di Roma.
Appartiene al mondo della materia soffice - composto da sostanze come i gel, i colloidi, le
schiume o le creme che sono
troppo dense per essere liquide
e troppo morbide per
essere solide - e servirà a realizzare materiali innovativi con
proprietà elettriche,
meccaniche e ottiche
controllabili.
Si tratta di un nuovo
colloide che non cristallizza mai, realizzato da Frank Smallenburg e Francesco Sciortino del
dipartimento di fisica di Sapienza, che hanno annunciato la scoperta su Nature Physics. I colloidi
sono soluzioni di particelle, della
dimensione da 10-20 nanometri
fino al micron, disperse in un
liquido o in un gas.
(a.bar.)
13
Mi ha catturata la lettura di un libro...
Q
ualche mese
fa, dopo aver
divorato diver
si romanzi leggeri adatti al periodo
spensierato dell’estate, mi ritrovo in
libreria a brancolare
nel buio nella scelta
di un altro libro da
sfogliare.
Politica? Religione?
Fantascienza? No,
rimaniamo sulla storia d’amore romantica. Ed ecco giungere
il consiglio di una
cara amica ‘bibliofila’
come me. “Non l’hai
ancora letto? Non
puoi assolutamente perderlo!” mi ha
detto Cristina. Così
la mia ricerca può
finalmente dirigersi
verso un titolo mirato: La scommessa. Per gioco o per
destino (Ed. Tea) di
Raffaello Mastrolonardo. La copertina
mi intriga, le pagine
da leggere non sono
troppe ed il riassunto
della trama mi invo-
glia a saperne di più.
Il protagonista del
libro è Gian Lorenzo Manfredi – alias
Maestrale – un architetto di successo
che si trova a vivere
un amore segreto
con un’affascinante
donna di nome Miriam. Le origini ar-
14
mene di quest’ultima
forniscono anche un
ottimo spunto per
ricordare Hrand Nazariantz, un poeta
della stessa nazionalità che nel 1924 fondò a Bari ‘Nor Arax’,
un villaggio per esuli
armeni che traeva
sostentamento dalla
produzione di tappeti e merletti. A fare
da cornice a questa
appassionante storia
d’amore ci sono i colori e profumi delicati
della Puglia, descritti
con una dovizia di
particolari tale da
invogliare chiunque
a visitarla almeno per
una volta.
Ma non è finita qui.
Non si può leggere
il secondo romanzo
di un autore senza
conoscere il libro d’esordio, suvvia! Perciò nel giro di poco
tempo mi sono trovata nuovamente in
libreria per ‘tuffarmi’ in un’altra storia
romantica firmata
Mastrolonardo
risalente a cinque anni fa. E
forse, a essere
sincera, Lettera a Léontine
(Ed. Tea) mi ha
coinvolto ancor
di più rispetto
a La scommess a , g ra z i e a l
continuo contrasto che vede
il protagonista
diviso tra il desiderio di vivere
appieno la propria esistenza e
l’impossibilità di
esaudirlo.
A questo punto non
mi resta che ringraziare Cristina che,
con i suoi consigli, mi
ha avvicinato a delle
letture che mi hanno
arricchito l’anima. I
romanzi di Mastrolonardo sintetizzano
valori, cultura e emo-
zioni che dovrebbero essere alla base
della formazione di
tutti noi, perciò ho
ritenuto opportuno
approfondire la sua
poetica per mezzo di
qualche domanda.
Raffaello, considerata la tua attitudine per le materie umanistiche,
immaginavo nella vita svolgessi
una professione
che avesse a che
fare con le stesse.
Invece se non mi
sbaglio lavori in
banca… E’ così?
«La mia formazione
è tutta impregnata
di umanesimo, per
mia grande fortuna poiché solo esso
consente di vivere in
maniera speciale. Il
Destino, però, ci
conduce spesso
su sentieri che
n o n av r e m m o
mai pensato o
deciso di esplorare. Mi ha condotto in banca.
Per quanto possa
apparire inusuale, sono orgoglioso di questa
mia metà apparentemente prosaica che mi ha
dato molte soddisfazioni. L’ho
vissuta con la
stessa intensità
e passione che riverso nella narrativa e
nel’arte in generale.
E’ l’unico modo per
poter affermare d’aver vissuto degnamente.»
Quanto troviamo di
autobiografico nei
tuoi libri?
«Tutto salvo le storie
che racconto. Non
è un ossimoro. La
trama sia in Léontine
che ne La Scommessa è frutto di fantasia.
Tutto ciò che attorno
ad esse ruota è vita,
la mia: sogni, ricordi,
speranze, rimpianti,
rimorsi, pittura, poesia e musica, mio padre, il mare, la vela,
la mia città, la mia
terra. La mia anima
che trasferisco nelle
pagine dei romanzi e che, ecco cosa
c’è di stupefacente,
trova la condivisione
emotiva dei lettori. A
questo servono i poeti e i narratori, non
a raccontare storie
ma a suscitare emozioni.»
Quale il tuo rapporto con la poesia? Cosa rappresenta per te? Tu ne
scrivi?
«La poesia è il primo
amore. Un po’ per
pigrizia, un po’ per
incoscienza è stato
con i versi che ho iniziato a cimentarmi.
La narrativa è venuta
dopo, molto dopo. Ho
un’idea molto semplice di poesia. Essa
è la capacità di comunicare e suscitare
emozioni grazie a
un’armonia di parole,
suoni, immagini evocative di ciò che vibra
nell’anima del poeta
e, allo stesso tempo,
in quelle dei suoi lettori. Ho sempre scritto poesie (sebbene di
nascosto) e continuerò a farlo (alla luce
del sole). Sono nato
poeta e vorrei anche
morire tale.»
Quali sono i tuoi
progetti futuri?
Hai per caso già in
mente idee per il
prossimo romanzo?
«L’unico progetto è
continuare a scrivere.
Cosa ancora non so.
Ho un’idea importante che sta maturando
lentamente. Mi fa un
po’ paura, ma prima
o poi l’affronterò. Un
appuntamento che
so di non poter eludere. Nel frattempo
attendo che il cuore
ricominci a battere,
è lui che detta, io mi
limito a raccogliere i
suoi palpiti.»
Manuela Valentini
Massimiliano Struchel e l’influenza della Pop Art
M
assimiliano Struchel: tanti mestieri
artistici racchiusi
in un unico nome. Fin da
giovane Max (per gli Amici), si dimostra incline, per
indole, alla sfera creativa
e a un forte senso estetico applicato all’arte. Fondatore e CEO di Struchel
Communication Consulting, agenzia pubblicitaria
situata nel cuore di Bologna, inizia la sua carriera
come fotografo in ambiente
fashion, collaborando nei
primi anni di attività con
Mustafa Sabbagh.
Max ha il privilegio di essere nominato art director
presso BBDO, uno tra i
gruppi pubblicitari più importanti su scala mondiale.
Nel corso degli anni ’90,
ottiene due cattedre di
insegnamento del corso di
Comunicazione, presso il
Liceo Malpighi e la Scuola
di Scultura Applicata di
Bologna.
Nel medesimo periodo,
espone le proprie opere
a Ferrara in occasione di
diverse mostre.
Nel corso degli anni l’artista ha avuto modo di
affinare la propria tecnica
e dare sfogo all’immaginazione, dedicando il
tempo libero alla passione
per la pittura.
Le prime opere di Max
Struchel sono collocabili
agli inizi degli anni ’90 e,
in seguito ad una pausa
creativa durata qualche
anno, ha avuto inizio il
secondo periodo di attività
dell’artista, in coincidenza
con l’avvento del nuovo
millennio.
Quale momento migliore
per ricostruire la propria
identità artistica, sperimentando nuove tecniche, al fine di arricchire la
propria cifra stilistica? La
peculiarità dell’artista è
rappresentata dall’orientamento e dall’utilizzo delle
nuove tecnologie di stampa
digitali. Il pittore è spinto
verso il concetto di innovazione senza dimenticare
i valori impartiti dalla storia
dell’arte.
L’influenza della pop art
sulle sue più recenti opere
risulta evidente.
Le opere di Max Struchel
fungono da veicolo tra tra-
dizione e innovazione, tra
passato analogico e presente digitale come il quadro denominato “Azzurro”.
Il soggetto del dipinto è
composto da due figure
umane in primo piano, una
femminile e una maschile,
affiancate dalla presenza
canina contrastante, caratterizzata da una tonalità
calda di rosso.
L’effetto di unione ed equilibrio, reso dalla composizione delle linee e dalla cromia
delle sagome umane, viene
piacevolmente interrotto
dal contrasto con la figura
animale che al contempo
riesce a risultare vicino,
anche sul piano emotivo,
all’armonia e all’atmosfera
di empatia tra i soggetti
rappresentati.
Giorgio Albéri
Due nuovi materiali che hanno del prodigioso
S
i fa fatica a credere.
Pensate alla superficie di un supermercato, 5 mila metri quadri,
compressa e rinchiusa dentro un materiale che pesa
un grammo in tutto.
L’idea è venuta a ricercatori dell’Università di Milano
Bicocca.
E sono riusciti anche a
realizzarla, per di più con
materiali di origine organica, privi di metalli pesanti e
completamente biodegra-
dabili. E non si tratta solo di
una ricerca fine a se stessa,
ma con un’interessante applicazione pratica.
All’ateneo milanese hanno
infatti creato due nuovi
materiali che hanno una
straordinaria caratteristica
simile alle spugne: assorbono e mantengono al loro
interno elevate quantità
di gas, in particolare idrogeno, metano e anidride
carbonica.
Il gruppo, coordinato da
Piero Sozzani, professore
di chimica industriale al
dipartimento di scienza dei
materiali di Milano-Bicocca,
ha condotto il progetto
H2-Ecomat, finanziato con
750 mila euro totali, per il
50% ciascuno dall’università stessa e dalla Regione
Lombardia.
I due nuovi materiali,
dall’aspetto granuloso,
hanno la caratteristica di
avere al proprio interno
una porosità elevatissima:
in pratica si tratta di un
ammasso di nanotubuli di
dimensioni nanometriche
che assorbono ben precisi
gas e non altri (come azoto
e ossigeno).
I due materiali - in cui è in
corso il deposito dei brevetti - sono stati momentaneamente battezzati con
due sigle: Mir (Materiali
sintetici iperreticolati) e
Mpob (Materiali porosi di
origine biologica).
Andrea Barrica
15
Il popolo della notte
Continua la pubblicazione
del racconto di Federico Nenzioni.
…L’uomo non può tornare mai
allo stesso punto da cui è partito,
perché, nel frattempo, lui stesso è cambiato.
Da sé stessi non si può fuggire.
Andrej Arsen’evič Tarkovskij
il ritorno
L’onda di piena comprimendo
l’aria davanti a sé generava
cupe sonorità a mano a mano
che avanzava lungo i canali,
facendoli vibrare come canne
d’organo e, contemporaneamente, una forte corrente
d’aria ci investì alle spalle,
provocando gelidi brividi lungo
la schiena.
La piena ci travolse con violenza, scaraventandoci sul fondo
del canale, da cui immediatamente riemergemmo come
fantocci di gomma, prigionieri
Archi di vari stili si susseguono lungo
la volta del torrente Aposa.
di un cavallone che, rotolando
fra le strette sponde del canale,
ci spingeva alternativamente in
su e in giù.
moda e misteri
Poi, certe cose non si sa bene
come avvengano, ci ritrovammo tutti e quattro aggrappati a
un grosso ramo che mulinando
e beccheggiando procedeva
veloce sulla cresta dell’onda
di piena.
Un tenue chiarore illuminava la
scena di una livida luce crepuscolare, eravamo forse giunti là
dove il canale sfocia all’aperto?
Davanti a noi scorgemmo Scarpan e Lametta in fuga nel
tentativo di sottrarsi all’onda
di piena. Travolti, sparirono
sott’acqua, per poi, ironia della
sorte, riapparire accanto a noi
aggrappati allo stesso nostro
ramo, con l’espressione stravolta dalla paura.
Procedemmo così per un tempo
che ci parve interminabile, nel
buio fitto, perché quella lieve
luce era svanita e con essa la
speranza di uscire da lì.
Intanto la corrente aveva rallentato via via la sua corsa fino
a fermarsi, mentre il livello
dell’acqua cresceva velocemente; le nostre teste sfioravano
ormai la volta del tunnel.
Il livello continuava ad au-
Moda e misteri
16
mentare; l’acqua ci lambiva il
mento, quindi la bocca, poi il
naso; trattenemmo il respiro,
ma per quanto tempo ancora
avremmo potuto resistere in
quelle condizioni?
Ci prendemmo per mano, nella
mia sentii quella grande e callosa di Scarpan: in certe drammatiche situazioni ogni rancore
e controversia non hanno più
ragione d’esistere.
Poi, improvvisamente, l’impedimento che aveva arrestato
la corrente, determinata probabilmente da un accumulo
dei detriti trattenuti dagli archi
della volta, venne meno.
Il canale riprese a scorrere
impetuosamente per poi subito
dopo rallentare e abbassarsi
velocemente; l’acqua aveva
trovato sfogo nei livelli inferiori,
in cui si riversava con un sibilante risucchio.
Eravamo salvi, immersi fino alla
cintola fra una moltitudine di
ratti che squittendo fuggivano
in tutte le direzioni; di Scarpan
e Lametta nessuna traccia.
Riprendemmo la marcia e dopo
un po’ riconoscemmo la “riva”
da cui eravamo partiti: lo scantinato della nonna di Sussezza.
Ci sdraiammo su quella “spiaggia” per nulla ansiosi di far
sapere a qualcuno del nostro
ritorno.
Quanto rimanemmo lì in silenzio a rimuginare tristi pensieri?
Eravamo sporchi, pesti e stracciati, demoralizzati e vergognosi dello stato in cui versavamo.
Un rumore di vetri infranti ci
riportò alla realtà; Alfredo, un
pensionato, di ritorno dalle
cantine con alcuni bottiglioni
di vino, aveva lasciato cadere
a terra il suo carico e se ne andava gridando: “Venite, venite
presto, sono ritornati, sono
ritornati!”.
Una piccola folla ci si raccolse
intorno, silenziosa e imbarazzata, come noi.
Il serraglio dell’aposa, dove il torrente
s’inabissa
Eravamo ufficialmente tornati
nel mondo!
E i nostri genitori?
Della reazione di quelli degli
altri so poco, ma a giudicare
dalle conseguenze non devono
essere state molto dissimili.
Mia madre, mi guardava e piangeva, ogni tanto mi allungava
uno scappellotto, ma aveva più
la parvenza di una carezza che
di uno schiaffo.
Mio padre mi tolse la parola
e me la riconcesse solo dopo
qualche anno; seppi invece
subito quello che aveva deciso
per me.
Fu la zia Concetta a comunicarmelo: dal prossimo anno
scolastico sarei stato ospite di
un collegio in alta Italia e se
la scelta dell’Istituto fu di un
certo livello lo devo alla sua
generosità.
Anche a Cicciomegar e a Calzinaz toccò una sorte simile
alla mia: collegio per il primo,
però non così titolato come il
mio, Seminario diocesano per
il secondo.
Solo a Sussezza fu concesso di
rimanere in famiglia: sua madre tanto pianse e pregò che il
padre finì per perdonarlo.
E Scarpan e Lametta?. Dopo
la piena si erano come dissolti
nel nulla.
Fine 10a puntata
(segue nei prossimi numeri)
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