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6 - Coop Reno

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consumatori
edizione reno n° 1 gennaio-febbraio 2014
il mensile dei soci coop
PIÙ EQUITÀ
In Italia e nel mondo le diseguaglianze
continuano ad aumentare. Un fattore
in più che allontana l’uscita dalla crisi
42
Le Amgels si raccontano
Mamme e donne con una carica in più: a Rioveggio
un'associazione di promozione sociale e sportiva
traccia la strada per far uscire le famiglie dalla solitudine
Questa rivista è un mensile.
Ma su internet abbiamo novità ogni giorno
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consumatori
il mensile dei soci coop
consumatori
SOMMARIO
coop reno
sommario
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Le pagine di
40 In linea
di galleggiamento
DI PAOLO BEDESCHI
42 Le Amgels si raccontano
6 Sempre più diseguali
DI DANIELA DALPOZZO
In questi anni di crisi le diseguaglianze continuano a crescere
sia in Italia che nel mondo. Un fattore che rallenta la ripresa
45 Equi di fronte
al cancro
12 Gas e luce, dov'è la convenienza?
A dieci anni dalla liberalizzazione andiamo a scoprire cosa è
cambiato per le famiglie in un mercato ancora pieno di ombre
46 Una chiesa da salvare
DI GABRIELLA SAPORI
49 Arrivano i fantaveicoli!
DI ALESSANDRA GIOVANNINI
20 Tutti bocciati
Tanta tv ma pochi libri: una fotografia inquietante dell'Italia di
oggi. E Marco Rossi Doria ci parla del ruolo possibile della scuola
Coop Reno Telefono 051.8906011
4 Lettere a
Consumatori
DI EUGENIO DEL TOMA
6 Sempre più diseguali
11 Il cibo e il futuro
Risorsa acqua
18
DI MARIO TOZZI
9 La vignetta
28 Viviverde per vegetariani 34 Madrid, cuore di Spagna
DI ANNA SOMENZI
DI GIUSEPPE ORTOLANO
30 Il benessere in casa
36 Dieci anni di cambiamenti
DI DARIO GUIDI
DI ELLEKAPPA
19 Votate per scegliere
che articoli volete
26 Coop for Kyoto
coinvolge 168 aziende
DI CLAUDIO STRANO
17 Forchette del 1300
D I MASSIMO MONTANARI
32 Bontà invernali
DI HELMUT FAILONI
DI M. CIRRI E F. SOLIBELLO
libri e dischi
36 Mostre,
Intervista a F. Bosso
DI G. OLDRINI E P. PACODA
Mensile della Cooperazione di Consumatori 40127 Bologna, Viale Aldo Moro,16 Tel. 051.6316911 | Telefax 051.6316908 [email protected]
Reg.Trib. Bologna 3/8/82 n. 5005 Iscrizione Roc 29/8/01 n. 1040 Copia singola euro 0,34 Abbonamento annuo euro 3,10
Direttore responsabile Dario Guidi Redazione Daniele Moltrasio (vicedirettore) Daniela Dalpozzo, Silvia Fabbri, Alberto Martignone, Alessandro Medici,
Andrea Pertegato, Silvia Pizzorno, Silvia Sacchetti, Claudio Strano. Progetto grafico Glifo associati/Plumdesign Impaginazione e grafica Ilde Ianigro
Responsabile della pubblicità Gabriella Zerbini Stampa Coptip (Modena)
Coop Editrice Consumatori 40127 Bologna, Viale Aldo Moro,16 Tel. 051.6316911 | Telefax 051.6316908
C. F., P. IVA e Iscrizione al Registro delle Imprese di Bologna n. 03722150376 Iscrizione all’albo delle Cooperative a mutualità prevalente n. A108296
Coop Editrice Consumatori Consiglio di amministrazione: Massimo Bongiovanni (presidente) Enrico Migliavacca (vicepresidente)
Gianna Brunelli, Mauro Bruzzone, Stefano Dalla Casa, Edwin Ferrari, Alberto Martignone, Alessandro Medici, Daniele Moltrasio.
Il numero di dicembre è stato stampato in 2.594.753 copie
Associato USPI, Unione stampa periodica italiana
Questa rivista è stata stampata su carta 100% ecologica che ha ottenuto il marchio Ecolabel dell’Unione Europea riservato ai prodotti a minor impatto ambientale
consumatori
gennaio-febbraio 2014
4
L’indirizzo per scrivere a questa rubrica è:
redazione Consumatori, Viale Aldo Moro, 16, 40127 Bologna
fax 051 6316908, oppure, [email protected]
Coop e l'origine delle materie prime
Ho letto della interessante campagna Coop sull'origine delle materie prime. Sul sito
internet ho visto che è possibile sapere l’origine solo del paese e non della provincia o
regione di provenienza. Come mai?
erika albertini - piacenza
Risponde Claudio Mazzini
responsabile sostenibilità, innovazione e valori di Coop Italia:
La campagna origini trasparenti non è una campagna
pubblicitaria, ma un’iniziativa di Coop per aumentare la
conoscenza e la consapevolezza dei cittadini sulla tematica materie prime utilizzate per la produzione dei nostri
prodotti a marchio, ma non è e non vuole diventare elemento di discrimine tra i prodotti stessi in base alla loro
provenienza. Su tutti i propri prodotti a marchio Coop
infatti garantisce, per tutte le origini e tutte le zone di produzione, il medesimo livello di garanzie qualitative e di
sicurezza.
Coop è l'unica realtà, al momento, a rendere disponibile
questa quantità e questo livello di informazioni per oltre
1.400 prodotti confezionati. Proprio in una intervista su
questa rivista, il presidente della commissione agricoltura
del parlamento europeo, Paolo De Castro, ha auspicato
che la campagna Coop diventi un esempio e sia seguita da
altri a livello europeo.
Andando sul sito www.cooporigini.it e digitando il
nome del prodotto o il codice ean (il codice a barre che si
trova su tutte le confezioni) troverete la provenienza delle
materie prime che caratterizzano i nostri prodotti, in genere i primi due ingredienti che appaiono in etichetta o
comunque quelli che più ne definiscono le caratteristiche,
per questo motivo sono esclusi ingredienti quali: acqua,
aromi, additivi, caglio, spezie e sale. Le materie prime dei
prodotti sono visualizzate in ordine alfabetico mentre
sulla confezione l’ordine è sempre decrescente dall’ingrediente quantitativamente più importante.
Riguardo alla possibilità di rendere disponibile informazioni più dettagliate, al momento è complicato ed oneroso
inserire in banca dati, per tutti i lotti, tutte le origini puntuali delle singole materie prime impiegate ed in alcuni
casi (ad esempio i cereali o il latte o altre materie prime)
non solo i silos di conservazione prevedono la miscela di
moltissimi singoli produttori, ma per motivi di costanza
qualitativa è prassi consolidata miscelare provenienze diverse, in tutti questi casi un'informazione più dettagliata
non sarebbe nemmeno possibile. Ma naturalmente l’informazione è ottenibile perché esiste una tracciabilità
accurata delle nostre produzioni. Per chi volesse informazioni più dettagliate può scrivere alla mail [email protected] indicando specificatamente il prodotto e
il lotto.
Abbiamo sperimentato nel passato la creazione di banche
dati su alcune filiere di carne e ortofrutta , che consentivano al consumatore di sapere in tempo reale l’origine
puntuale (fino al singolo produttore con tanto di localizzazione su una mappa) delle materie prime. L’informazione era ottenibile tramite “totem” a punto vendita. La
sperimentazione è stata chiusa perché a parte un interesse
iniziale, in seguito le interrogazioni erano pochissime.
Abbiamo quindi deciso una campagna più generale d’informazione sul tema origini.
Sacchetti per l'ortofrutta
Ormai sostituite le vecchie buste di plastica per la spesa con i nuovi shopper
biodegradabili e compostabili, volevo sapere perché nel reparto ortofrutta i sacchetti
sono ancora tutti di plastica, per quanto molto sottile?
diego pieraccini - Novi ligure
Innanzitutto una premessa: lo shopper dell’ortofrutta è
un imballaggio necessario per la conservazione ed il trasporto della ortofrutta sfusa; attualmente, la legislazione
vigente non interviene nella definizione delle caratteristiche che tale sacchetto deve avere, a differenza dello shopper per l’asporto delle merci (anche se la forma è la mede-
sima), per il quale è contemplata una normativa specifica
che prevede l’uso di materiale biodegradabile e compostabile ai sensi della norma UNI EN 13432 in quanto
borse monouso (o usa e getta) per il trasporto delle merci.
Per quanto volontaria, sulla eventuale estensione dell’uso
di materiale biodegradabile e compostabile, Coop si è
5
da tempo posta il problema ed ha avviato in alcuni punti
vendita una sperimentazione che vede affiancati shopper
compostabili a quelli tradizionali. L’obiettivo prefissato
è valutare la resa e le prestazioni dei materiali nell’applicazione di questo imballaggio e l’atteggiamento del consumatore, i primi risultati dei test sono attesi tra un paio
di mesi; si aggiungeranno altre valutazioni importanti
quali il costo (aspetto non trascurabile visto che è poco
sostenibile economicamente) e l’approvvigionamento
degli imballaggi in riferimento alla produttività/richieste
quantitativi. Tutte informazioni che permetteranno alle
cooperative di avere gli elementi per una scelta coerente
alla tutela del consumatore.
Cuocere le vongole
norovirus, uno dei più diffusi responsabili di gastroenteriti acute di origine non batterica. Questo è anche il tempo
necessario per far sì che la maggior parte dei frutti di mare
si apra per effetto del calore e corrisponde alle raccomandazioni fornite dal Ministero della salute per inattivare il
virus dell’epatite A (gruppo dei virus in grado di contaminare anche i frutti di bosco crudi, oltre a ostriche, cozze e
vongole). Poiché la prevenzione delle malattie trasmesse
da alimenti si basa, oltre che su provvedimenti per garantire la salubrità del cibo, anche sulle pratiche corrette
è bene che tutti quanti ci si attenga a queste elementari
norme quando si ha a che fare con questo tipo di prodotti.
tour operator
Il tour operator mi ha detto che
Quale è il tempo e la modalità di cottura
l'appartamento che avevo prenotato
consigliata per le vongole?
in montagna non è più disponibile.
anna taRtaRini - asColI pICeno
Debbo per forza accettare una proposta
Per mangiare le vongole senza sorprese occorre cuocerle alternativa?
per almeno 10 minuti in acqua bollente, essendo sicuri
che per almeno due minuti la temperatura sia di 100° centigradi. Gli studi effettuati consigliano infatti una cottura
per 10 minuti con il sistema tradizionale domestico a una
temperatura che deve arrivare e restare vicina ai 100° C
per almeno 2 minuti (in pratica devono bollire per questo
tempo). In questo modo si devitalizza completamente il
teResa pRezzolini - lodI
No, perché secondo il Codice del turismo, il consumatore
non è tenuto ad accettare la modifica delle condizioni
contrattuali ma anzi può recedere dal contratto senza pagare alcuna penale pretendendo anche il risarcimento dei
danni.
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6
economia
sempre più
Diseguali
ricchezza e povertà
negli anni della crisi
In Italia e nei paesi occidentali aumenta la distanza tra la ristretta fascia dei molto
ricchi e un numero sempre crescente di poveri. Un dislivello che però è anche
un ostacolo in più nel tentare di rilanciare i consumi e uscire dalla recessione.
Occorre cambiare strada. Lo ha ricordato anche papa Francesco
di dario guidi
La crisi impazza e le diseguaglianze aumentano. Il racconto
di una vicenda economica e sociale che si trascina ormai da sette anni, ci dice che i pochi ricchi sono
sempre più ricchi mentre i poveri, che crescono costantemente di
numero (tra 2005 e 2012 in Italia
sono raddoppiati), sono sempre
più poveri. Ma più aumentano le
diseguaglianze più è difficile uscire dalla crisi. In questo paradosso
sta uno dei nodi che le società occidentali si trovano di fronte.
Il discorso non riguarda solo l’Italia e l’Europa, ma anche paesi che
la strada dell’uscita dalla crisi sembrano averla imboccata con più
decisione come gli Stati Uniti.
Non a caso, una figura che si sta
mostrando molto attenta a questi
temi come papa Francesco, nel
suo messaggio in occasione della
Giornata mondiale della Pace ha
detto che “non possiamo non riconoscere una grave crescita della
povertà relativa, cioè di diseguaglianze tra persone e gruppi che
convivono in una determinata regione o in un determinato contesto storico-culturale”, da qui la necessità di “politiche che servano
ad attenuare una eccessiva sperequazione del reddito”.
Alla stessa conclusione del papa
sono arrivati anche i 700 leader
mondiali intervistati per realizzare il Rapporto 2014 sui rischi
globali, curato dal World economic forum (cioè uno dei templi supremi del capitalismo mondiale). La loro conclusione è che
"il divario tra i redditi dei cittadini più ricchi e quelli più poveri è il fattore di rischio che ha più
probabilità di causare gravi danni a livello globale nel prossimo
decennio".
continua a pagina 8 >
consumatori
gennaio-febbraio 2014
7
“Una realtà che ostacola la ripresa”
Pedroni: "Pronti a far la nostra parte per le famiglie,
ma il troppo rigore uccide il paese. Serve un cambio"
Presidente Pedroni in che
misura una distribuzione del
reddito fortemente squilibrata, oltre a un problema
di giustizia, è anche un ostacolo in più nel tentativo di
uscire dalla crisi?
marco
La domanda solleva un punPedroni
to molto importante. Dietro
presidente
una cattiva distribuzione
Coop Italia
del reddito e della ricchezza
c’è un grande problema di
equità e giustizia sociale, ma anche un nodo che
rallenta e impedisce la ripresa economica. Se vengono colpite le fasce deboli e le classi medie, come è
avvenuto in Italia, la domanda interna e i consumi
si indeboliscono e questo mette un macigno sulla
strada della crescita. È impensabile che un paese
come il nostro possa affidarsi solo alle esportazioni e alla ripresa mondiale. Ed infatti, anche a fronte di dati di ripresa dell’economia mondiale, l’Italia
non riparte perché la domanda interna è depressa, i consumi sono crollati di 10 punti e gli investimenti non vengono fatti perché non ci sono aspettative positive da parte delle imprese (e le banche
stringono il credito invece di allargarlo). È un circolo vizioso da interrompere con un cambio importante di politica economica e fiscale.
Appunto… chi governa come e con che strumenti
può intervenire?
Intanto va detto che solo troppo tardi si è compreso che la politica del rigore da sola uccide un paese; troppa influenza ha avuto ed ha ancora l’idea
neoliberista che i conti a posto e il libero mercato
risolvono prima o poi tutti gli altri problemi. La
recessione e la disoccupazione si combattono con
una moderna politica keynesiana che sostenga
la domanda dei ceti medi e delle classi deboli, che
incentivi gli investimenti e i re-investimenti degli
utili delle imprese, con un ruolo attivo di investimento pubblico in opere infrastrutturali necessarie alla modernizzazione del paese e alla sua
competitività. Giustamente si potrà chiedere con
quali risorse fare ciò, visto che il paese ha un alto
livello di debito pubblico. Credo che una risposta
possa essere cercata, oltre che in un allentamento dei vincoli di stabilità europei, in politiche redistributive del reddito, in sacrifici da chiedere
alla parte più forte del paese, anche con la patrimoniale sui beni mobili, con un’incisiva lotta
all’evasione e alla illegalità, con una valorizzazione intelligente del patrimonio pubblico. Certo
ci vorrebbe un governo forte e convinto, credibile
nel chiedere cose difficili e fare cose impegnative.
Ma non ci sono scorciatoie o profetici salvatori.
Alla luce di questi problemi, su cosa si concentrerà l’attività di una forza come quella di Coop,
che unisce milioni di consumatori?
Ritengo che le imprese e i soggetti economici
importanti, e noi siamo tra questi, dovrebbero
agire avendo in mente il bene delle imprese ed
il bene del paese. In questo momento le due cose
possono e debbono coincidere.
Faccio un esempio: Coop vuole praticare una politica di forte vicinanza ai consumatori su tutti i
beni essenziali; questo significa creare condizioni di accesso per tutti a prodotti sicuri e di qualità
(e tutti significa a prezzi giusti e bassi); lo facciamo con lo sviluppo del nostro prodotto a marchio
Coop, ma vogliamo agire su tutto l’assortimento;
per questo abbiamo chiesto anche all’industria
di marca, che in questi anni in molti casi ha perso
vendite e quote, di contribuire all’obiettivo. In sostanza vogliamo sostenere la domanda interna
e i consumi, anche sacrificando una parte degli
utili; nel medio periodo sono convinto che come
imprese, sia di distribuzione che di produzione,
avremo dei benefici da questa impostazione. Ma
soprattutto i benefici andrebbero alle famiglie e
daremmo un contributo alla ripresa economica.
Vorrei citare anche altri due campi su cui vogliamo rilanciare il ruolo di Coop nella difesa dei
consumatori: riprendere la battaglia sulle liberalizzazioni di settori in cui gli italiani pagano
troppo (farmaci, energia, casa, servizi finanziari) e un cambiamento dei sistemi promozionali,
oggi una giungla sempre più confusa, a favore
della trasparenza e di prezzi bassi stabili.
consumatori
gennaio-febbraio 2014
8
IN ITALIA
Fonte Banca d'Italia
j
z
j zg
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il 10%
il 50%
più povero
della popolazione
più ricco
della popolazione
detiene il
detiene il
10%
50%
della ricchezza totale
della ricchezza totale
Tra il 2005 e il 2013
Il numero dei poveri è raddoppiato.
Il 15,8% delle persone vive in
condizioni di povertà relativa e
l'8% in condizioni di povertà assoluta
Fonte Istat
Tra il 2011 e il 2012
ci sono 127mila persone in più
con una ricchezza superiore
a 1 milione di dollari
FonteBanca Credit Suisse
Tra il 2007 e il 2011
l'indice che misura la diseguaglianza
è cresciuto di 1 punto
Fonte Banca d'Italia
€
JP Morgan e i salari
Ridurre le diseguaglianze dunque,
che stanno invece crescendo da
qualche decennio per una serie di
scelte e di dinamiche, tra cui spicca
la progressiva finanziarizzazione
delle nostre società a scapito dell’economia reale. A certificare questo
gap crescente è un “celebre” documento inviato nel 2011 (dunque
già al quarto anni di crisi) ai propri
investitori dalla JP Morgan, una
delle più grandi banche al mondo,
nel quale si poteva leggere che “i
profitti hanno raggiunto livelli che
non si vedevano da decenni (…).
Sono le riduzioni dei salari e delle prestazioni sociali che spiegano
la maggior parte dell’incremento netto degli utili”. Una tendenza
che dura da tempo, spiegano gli
uomini di JP Morgan, perché “la
retribuzione dei lavoratori americani si colloca al punto più basso
da 50 anni a questa parte”. Anche
qui, detto dai guru del capitalismo
finanziario, il messaggio è quanto
€ €
€ € €
Nel 1976 i salari
rappresentavano il 68% del Pil.
Nel 2006 sono scesi al 53%.
Fonte Ocse
di più chiaro si potesse avere.
Tradotta in cifre, questa analisi certo non sospetta di parteggiare per
i più deboli, significa che se nel
1980 l’1% dei contribuenti più ricchi rappresentava il 9% del Pil, nel
2006 lo stesso 1% arrivava al 23%
del Pil. Nella parte sotto della piramide sociale, il 40% più povero
della popolazione ha visto scendere la propria quota dal 18% al 14%
del Pil. Trend storici dunque, consolidati negli anni.
La ricchezza nel mondo
Se dal misurare il solo reddito passiamo alla ricchezza (che comprende i patrimoni immobiliari
e finanziari), la diseguaglianza si
conferma elevatissima. Una delle bibbie in questo campo è il documento annuale del centro studi
del Credit Suisse, da cui emerge
come lo 0,7% della popolazione
mondiale sopra i 18 anni (parliamo di 32 milioni di persone) detiene il 41% della ricchezza totale
(90 trilioni di dollari), mentre il
68,7% della popolazione (3,2 miliardi di persone) detiene il 3% della ricchezza. Rispetto alla stessa indagine del Credit Suisse del 2010,
la diseguaglianza globale è aumentata perché allora la ricchezza dei
più ricchi valeva 1.077 volte quella
dei più poveri, mentre nel 2013 si
sale a 1.315 volte.
Se dal dato mondiale vogliamo
passare vicino a casa nostra, allora
scopriamo che in Germania il 10%
della popolazione detiene il 60%
della ricchezza del paese. In Italia
invece quello stesso 10% detiene
il 50% della ricchezza, mentre, rovesciando la piramide, il 50% più
povero detiene appena il 10% della ricchezza.
Un altro trend storico ormai consolidato è quello della diminuzione della quota dei salari sulla
ricchezza complessiva, a seguito
dell’aumento di peso di voci legate ai profitti e alle rendite finanziarie. Secondo i dati Ocse, riferiti ai
continua a pagina 10 >
primo piano economia
9
la vignetta Di elleKappa
l'ITalIa dI oggI
la rICChezza nel Mondo
l’italia diseguale di questi anni di crisi, secondo i dati
istat, significa che il 42,5% di famiglie non è in grado
di far fronte a una spesa improvvisa, che il 50,8% di
famiglie non può permettersi neppure una settimana
di vacanza o che il 21,2% non può riscaldare la propria
casa. insomma il 29,9% delle persone residenti in
italia è a rischio di povertà o esclusione sociale. del
resto la ricchezza delle famiglie, dal 2007 al
2012, si è erosa del 9%. Questi sono ovviamente
dati medi complessivi, perché come spiegato in queste
pagine, se poi si va a vedere tra le diverse fasce di
reddito, si scopre che non per tutti le cose sono andate
allo stesso modo. nell’italia delle diseguaglianze pesa
poi il tema dell’evasione fiscale, altra leva che allarga
la distanza tra due sponde di uno stesso paese. basti
pensare che coloro che dichiarano un reddito sopra i
200 mila euro sono appena 79.123 persone,
appena lo 0,19% su oltre 41 milioni di contribuenti.
sopra i 300 mila troviamo invece 31.752 italiani, di cui
19 mila lavoratori dipendenti e 8.081 pensionati.
e pur nelle pieghe di una crisi vera e drammatica, che
ha colpito duramente migliaia di artigiani e piccole e
medie aziende, fa comunque specie scoprire che i
dipendenti dichiarano mediamente al fisco meno dei
propri datori di lavoro (secondo i dati del dipartimento
delle Finanze sulle dichiarazioni dei redditi del 2012,
siamo a 20.680 euro annui per i dipendenti, contro i
20.469 euro dei datori di lavoro).
il tema al centro di questo nostro servizio è quello
della diseguaglianza, con particolare riferimento a
quanto accade in italia e nei paesi occidentali.
l’aumento delle diseguaglianze e della distanza tra la
ridotta fascia dei più ricchi e la ben più ampia fascia
dei più poveri, non contraddice né nasconde il fatto
che la ricchezza complessiva del mondo, specie per la
forte crescita economica di tanti paesi a cominciare
da giganti come Cina, india e brasile, sia aumentata
notevolmente, consentendo a centinaia di milioni di
persone, che vivono in aree povere del mondo, di
uscire da condizioni di miseria estrema e di fame.
Questo processo presenta aspetti sicuramente
positivi, ma anche dove la crescita è più forte e
impetuosa, il tema della distribuzione del reddito e
della lotta alle diseguaglianze ha una sua importanza
fondamentale. l’indice gini, in tutto il mondo
riconosciuto dagli economisti come il misuratore
delle diseguaglianze, non è detto che si riduca anche
di fronte a boom economici consistenti in realtà
molto povere. Come scrive il premio nobel per
l’economia, l’indiano amartya sen, comunque,
anche di fronte a risultati positivi e importanti, non
bisogna mai rinunciare a chiedersi se si sarebbe
potuto far meglio, soprattutto, garantendo una
maggiore equità.
Tanti poveri e tanti evasori
In molti vivono meglio, ma...
consumatori
gennaio-febbraio 2014
10
NEL MONDO
Fonte Credit Suisse
lfjhk
zilw69%
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"Il divario tra i redditi dei
cittadini più ricchi e quelli più
poveri è il fattore di rischio che
ha più probabilità di causare
gravi danni a livello globale nel
prossimo decennio"
w
lo 0,6%
più povero
della popolazione
(3,2 miliardi di persone)
più ricco
della popolazione
(meno di 28 milioni di persone)
detiene il
detiene il
3,3%
39%
della ricchezza totale
$
della ricchezza totale
(89,5 trilioni di dollari)
$
$
$
$
15 paesi più sviluppati, dal 1976 al 2006 la quota dei
salari sul Pil è scesa di circa 10 punti, mentre in Italia
il calo è stato addirittura del 15% (e i salari in Italia,
secondo i dati Istat, sono fermi dal 2011 ad oggi). Cosa significa? Che gli stipendi rappresentano un pezzo
sempre meno consistente della ricchezza di un paese,
mentre aumenta il peso delle rendite finanziarie, degli
investimenti azionari o altro.
Di dati se ne potrebbero sfornare tanti altri, ma il quadro ci pare già piuttosto chiaro e netto. Vale però la
pena aggiungere una considerazione più recente, dedicata all’Italia in questi anni di crisi.
Italia, diseguaglianze in aumento
Secondo uno studio della Banca d’Italia, curato da
Paolo Acciari e Sandro Mocetti, la diseguaglianza nel
nostro paese (misurata secondo uno strumento tecnico come l’indice Gini) è cresciuta di 1 punto tra il
2007 e il 2011 (dopo un periodo di diminuzione nei
primi anni del secolo). Anche qui una conferma che
la distanza tra i pochi ricchi e gli ultimi aumenta proprio negli anni della crisi. Aumenta di più nelle regioni del sud e nelle aree meno industrializzate ma con
una forte presenza di servizi informatici e computer.
Lo stesso studio della Banca d’Italia conferma poi che
la quota di reddito detenuta dal 10% più ricco della
Dal report World Economic Risk 2014 basato
sull'intervista a 700 leader, manager e
decision makers di tutto il mondo
"I salari dei lavoratori
americani sono al punto
più basso da 50 anni
a questa parte"
da un rapporto agli investitori
della Banca JP Morgan del 2011
Negli Usa il 93%
dei guadagni derivanti
dalla recente fase di ripresa
economica sono finiti all'1%
più ricco della popolazione
popolazione, non cala ma “è sostanzialmente in linea
con quanto osservato prima della crisi”.
Sempre il rapporto sulla ricchezza mondiale del Credit Suisse ci svela poi che i milionari in Italia, tra 2011
e 2012, sono cresciuti di ben 127 mila unità, specie
grazie alle attività finanziarie e agli investimenti in
Borsa. Qui, allontanandoci dall’Italia e tornando alla
situazione Usa, è bene tener presente una indicazione
molto chiara che emerge in un contesto, come quello americano, che sta comunque riemergendo dalla
crisi e sta tornando a produrre occupazione. E cioè
che, secondo le ricerche di due economisti dell’Università di Berkeley come Emmanuel Saez e Thomas Piketty, l’attuale modello economico ha fatto sì
che a beneficiare della ripresa sono solo i più ricchi.
Infatti “il 93% dei guadagni derivanti dalla inversione
di tendenza in atto nell’economia Usa, sono finiti in
mano dell’1% più ricco”. Detto in altre cifre, in questi
anni più recenti, i redditi dell’1% più ricco sono saliti
dell’11,2%, quelli del rimanente 99% sono calati dello 0,4%.
I dati Usa sono abbastanza impressionanti e ci riportano a casa nostra, in una realtà dove l’uscita dalla crisi non è per niente certa. Le previsioni più o meno
ottimistiche sul 2014 sono ancora avvolte da nebbie
consistenti, legate all’instabilità del quadro politico, al
primo piano economia
rispetto dei vincoli europei e allo
stato dei conti pubblici.
alfabeto alimentare
tempo di redistribuire
Una cosa però emerge con chiarezza. E cioè che riproporre un
modello che non riesce a ridurre
le diseguaglianze sociali significa anche allontanare l’uscita dalla
crisi stessa e rallentare la crescita.
Il peso di ingredienti come finanza, rendite patrimoniali e guadagni
azionari che, come abbiamo visto,
vale tanti punti percentuali nella
torta della ricchezza, riguarda una
fetta ridottissima di persone.
I consumi di lavoratori e ceto medio hanno invece bisogno di sostegni al reddito, di posti di lavoro e
di veder crescere il potere d’acquisto. Lo stesso vale anche per tanti
artigiani e imprenditori, più o meno piccoli, la cui attività è fondata
sull’economia reale, sulla produzione di merci e non sulla rendita
o la speculazione.
Da questi fatti occorre ripartire, subito. Come scrive Federico
Rampini nel suo libro “Banchieri”, “quando Henry Ford, all’inizio
del ’900 decise di raddoppiare i salari dei suoi operai perché potessero comprare le auto che lui produceva, fece una operazione non di
tipo socialista, ma semplicemente
lungimirante perché allargò il mercato di sbocco dei propri prodotti”.
Ovviamente l’Italia di oggi non è
l’America di un secolo fa, il quadro
è ben differente. Ma il tema di una
ripresa dei consumi, di ridare fiducia e prospettiva alle famiglie è
la chiave da cui ripartire. Il segno
più delle borse e della finanza vale
poco se ne beneficia solo l’1% della popolazione. Oggi parlare di povertà o di impoverimento significa
parlare di fasce sempre più ampie,
di un ceto medio prosciugato da
anni di crisi. E la riduzione delle
diseguaglianze non è un discorso
astratto, è parlare di come costruire un futuro. Possibilmente migliore. ●
11
di
Eugenio del Toma
presidente onorario dell’associazione
italiana di dietetica e nutrizione clinica
Il cibo e il futuro
Pensando all'Expo 2015 a Milano
Molti lettori avranno intercettato i primi spot informativi sul grande appuntamento, non solo eno-gastronomico, dell'Expo di “Milano 2015”.
Fra poco più di un anno l’Italia ospiterà un evento che, per risonanza mondiale, non è esagerato paragonare a una sorta di olimpiade della prevenzione e dello stato dell’arte nel variegato campo della nutrizione e in particolare dell’alimentazione sostenibile per il futuro del pianeta. Come
spesso accade il tempo è volato in fretta dalla programmazione all’inizio
dei lavori ma è certo che al grandioso appuntamento arriveremo, sia pure
con l’immancabile sprint finale, in regola con quanto il mondo si aspetta
da un “Paese guida”, come appunto è l’Italia in fatto di tradizioni e innovazioni alimentari.
Ho voluto ricordare, con apparente anticipo, questo evento perché il semestre del 2015 in cui i visitatori di tutto il mondo animeranno i padiglioni
potrebbe rinverdire - come già è accaduto con la dieta mediterranea - le
nostre tradizioni alimentari adattate alla realtà attuale ma anche alla
“sostenibilità” planetaria degli orientamenti alimentari di oltre sei miliardi
di abitanti.
Ho accennato più volte che anche l’alimentazione ha le sue responsabilità
nello sfruttamento del pianeta e ormai dobbiamo agire e non solo dibattere
nei Convegni sulla “sostenibilità” dei modelli nutrizionali che non
comportino spreco di acqua e devastazione di territori con insostenibili
inquinamenti e costi di trasporto.
Dalle troppe revisioni della “piramide alimentare” siamo arrivati dunque
alla “piramide ambientale” che oltre ad assicurare gli equilibri
nutrizionali vuole salvaguardare lo spreco di risorse naturali e preservare il
destino anche climatico dei nostri eredi.
L’invito è quindi, almeno per noi italiani, di rispettare un patrimonio sperimentato ma anche quello di non chiudersi al progresso se legittimato dalla
sicurezza scientifica. Al riguardo, mi piace riproporre un detto di Gustav
Mahler estremamente eloquente: “la tradizione non è culto delle ceneri ma
custodia del fuoco”. Perciò, senza entrare in dettagli (ma l’argomento merita ulteriori approfondimenti) non dovremo trasformarci necessariamente
in vegetariani ma dovremo pur sapere che non serve al benessere mangiare carne o pesce più di un paio di volte alla settimana. Il recupero di piatti
unici basati su cereali e legumi, con ortaggi e frutta in abbondanza, non
sarà l’ennesimo richiamo alla cosiddetta dieta mediterranea ma sempre più un’opportunità conciliatrice fra prevenzione dietetica, gastronomia
e impatto ambientale, senza eccessivo rimpianto di una “naturalità” che talvolta è un vincolo perfino pericoloso per la sicurezza igienica o una chimera
irrealizzabile per il sostentamento di un pianeta ormai sovraffollato. ●
12
primo piano consumi e diritti
gas e luce
dov'è la convenienza?
Il mercato, a dieci anni dalla liberalizzazione, è poco competitivo e i consumatori ci
rimettono. La maggior parte di chi ha sottoscritto un contratto libero lo ha pagato
il 12,8% in più se di energia elettrica, il 4% se di gas, rispetto al mercato tutelato.
Federconsumatori: "229 venditori di energia e 312 di gas sono troppi. E non rischiano"
di Claudio Strano
Non tutte le liberalizzazioni riescono col buco. Se quella
della telefonia dopo una partenza
confusa sta dando risultati, con
15 operatori che giornalmente
si confrontano e si sfidano, quella dell'energia è più virtuale che
reale, una delusione per milioni
e milioni di consumatori in Italia
ma anche in tutta Europa, dove
manca un paese-faro e due volte
su tre chi cambia fornitore cambia in peggio. I venditori in Italia
sono 229 per l'energia elettrica di
casa, ben 312 per il gas!
Eppure è passato un decennio
dall'avvio di un processo che
avrebbe dovuto vivacizzare l'offerta, portando vantaggi in un
settore delicatissimo per i bilanci
delle famiglie: il 1° gennaio 2003
precisamente l'avvio della liberalizzazione per il gas metano, il 1°
luglio 2007 per l'energia elettrica. Siamo nel 2014 ma c'è da riflettere partendo soprattutto da
un dato: sono bassissime, circa
100 mila al mese, le migrazioni
dal regime sorvegliato dall'Autorità per l'energia elettrica il gas
e il sistema idrico (Aeeg, regime di maggior tutela per il consumatore, scelto dall'85% degli
italiani) a quello completamente liberalizzato. La maggior parte degli utenti domestici che ha
compiuto il passo ci ha poi persino rimesso, firmando contratti
elettrici più onerosi mediamente
del 12,8% rispetto al servizio di
salvaguardia, del 4% se erano del
gas. Il 17% dei "migranti", così, è
tornato alle vecchie tariffe sancendo una volta di più l'immaturità del sistema.
continua a pagina 14 >
consumatori
gennaio-febbraio 2014
13
La bolletta elettrica degli ultimi 16 anni: +80,18% l'aumento dal 1996
€ 503,94
€ 436,86
€ 427,24
€ 453,69
€ 470,19
€ 401,00
€ 350,17
€ 333,09
€ 343,72
€ 334,54
€ 334,10
€ 272,33
€ 280,02
€ 275,19
200
€ 285,78
300
€ 310,33
400
€ 422,33
500
€ 515,00
Consumi di una famiglia tipo pari a 2.700 kWh annui
100
0
1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011
2012 2013
Fonte: Federconsumatori, Centro ricerche economiche, educazione e formazione
"Siamo lontani da un vero mercato dell'energia"
Mauro Zanini, che andamento avranno i prezzi delle bollette energetiche nel 2014?
Caleranno dopo il picco storico toccato nel 2013?
Sì, caleranno ma dovremo
mauro
aspettare il prossimo 1° aprizanini
le, salvo sorprese di appesanvicepresidente
timenti per oneri impropri
Federconsumatori
come è già successo per le
bollette elettriche delle utenze domestiche che dal
1° gennaio sono rincarate dello 0,7%, caricando su
di sé gli sgravi per le imprese energivore: una scelta dell'Aeeg da noi duramente criticata. Il trend però è di un calo che durerà anche per il 2015, soprattutto per effetto della diminuzione dei consumi
che genera un esubero di offerta di gas nel mondo.
A ciò si aggiunge una maggiore attenzione all'efficienza energetica. Ma decisiva sarà l'inversione
di rotta da noi auspicata da anni, e sintetizzabile
nello slogan "più contratti spot e a termine, meno
mercato take or pay". Mi spiego: abbiamo cominciato finalmente a comprare una parte del gas metano, di cui siamo i secondi consumatori in Europa
alle spalle della Germania, al mercato spot o a termine che sta diventando interessante e che costa il
20% in meno dei contratti ventennali con cui eravamo tradizionalmente legati a Russia, Algeria o
Norvegia, con il metano indicizzato alle quotazioni del greggio. Lei può immaginarne l'onerosità.
Dallo scorso 1° ottobre, invece, il paniere del mercato di salvaguardia è calcolato al 100% sulla borsa del metano.
I gruppi di acquisto aiuteranno ad alzare i livelli di
convenienza, ancora bassi sul mercato libero?
La questione è aperta e da valutare nel medio periodo. Le faccio un esempio: nell'incontro avuto un
mese fa con l'Acquirentte Unico, ci è stato garantito che i prezzi delle bollette, sulla base delle gare
già sottoscritte, saranno inferiori non solo per il
2014 ma anche per il 2015. L'Acquirente Unico detiene un potere enorme, partecipa alle gare per piccoli lotti spuntando ottimi prezzi. Bisogna vedere
se le aste dei gruppi d'acquisto o i liberi contratti
con prezzo bloccato a due anni, molto gettonati in
questo periodo nella pubblicità televisiva, riusciranno ad essere più concorrenziali. Non è detto.
Non vede una contraddizione in tutto questo?
Se il mercato verrà corretto e diventerà un vero
mercato, cioè concorrenziale, trasparente e con
risparmi tangibili, allora sarà uno spazio interessante per tutti, compresi ulteriori soggetti terzi
no-profit. Ora come ora invece mancano le aggregazioni, i venditori sono troppi e si cautelano per
coprirsi dai costi facendo sottoscrivere, nei porta a
porta o con il telemarketing, le proposte più onerose senza esporsi come dovrebbero al rischio d'impresa. Insomma, c'è ancora tanta strada da fare. A
cominciare dalla semplificazione del linguaggio
sulla quale bisogna lavorare molto.
consumatori
gennaio-febbraio 2014
14
Contratti non richiesti
Come difendersi dalle truffe
Poco meno del 20% dei reclami che giungono al numero
verde dell'Aeeg (800.166654, gratuito anche da
cellulare) riguardano pratiche commerciali scorrette. Un
fenomeno assai diffuso favorito da un tipo di
consumatore passivo e poco informato e dal fatto che le
agenzie incaricate di procacciare nuovi contratti
utilizzano spesso ragazzi pagati a cottimo che le
provano tutte. Capita così che procacciatori reali o
presunti, promettendo lauti risparmi, si introducano in
I dati sono della stessa Aeeg e vengono ripresi da Federconsumatori per denunciare che "da tre
anni a questa parte le offerte non
sono allettanti e troppa gente paga di più del mercato tutelato".
Al termine dell'ultima indagine
nazionale, la settima, Giuseppe
Scarcelli e Mauro Zanini concludono che "il quadro è desolante, fatto di scarsa concorrenza,
proposte poco trasparenti e carente informazione ai cittadini".
Uno scenario in cui trovano spazio i contratti-truffa e gli indici di
morosità in forte aumento. Il caro
bollette, invece, fortunatamente è
casa e riescano a impadronirsi, magari fotografandoli col
cellulare, dei dati che servono. Ovvero i dati tratti da una
precedente bolletta con i quali attivano poi, falsificando
la firma dell'ignaro utente, nuovi contratti non richiesti.
Per difendersi prim'ancora di ricorrere all'avvocato o di
appellarsi al Giudice di Pace, il direttore servizio
Consumatori dell'Aeeg, Roberto Malaman, invita
l'utente a capire innanzitutto con chi sta parlando. "Il
venditore deve avere sempre un cartellino con il nome, il
cognome, il numero di matricola e l'azienda per cui
lavora. Un altro consiglio è firmare solo se si è convinti,
altrimenti è meglio rimanere col vecchio fornitore o con
la maggior tutela che è un prezzo regolato dall'Aurorità".
Dal 2013, inoltre, c'è una ulteriore clausola di garanzia.
"È d'obbligo richiamare il cliente per telefono o scrivergli
per una conferma prima di attivare un nuovo contratto".
E se ugualmente arriva a casa una bolletta da un
fornitore che non è il nostro? "Non pagate. Come prima
cosa mandate un reclamo allo stesso fornitore il quale
dovrà rispondervi per legge entro 40 giorni. Se anche ciò
è insufficiente, rivolgetevi allo sportello per il
consumatore. Sempre dal 2013, i maggiori operatori sul
mercato si sono impegnati a ripristinare su base
volontaria il precedente contratto, il che 9 volte su 10
risolve il problema". Così l'Autorità, ma le recenti vittorie
del Movimento Difesa del Cittadino su Enel Energia
per contratti non richiesti ha evidenziato che le truffe
non sono cessate e che – come spiega Francesco
Luongo, vicepresidente di Mdc – “persiste il problema
del sistematico rimpallo di responsabilità con le società
incaricate del procacciamento dei clienti".
Davanti alla richiesta di conferma di un contratto, e
qualora non si sia certi di avere inoltrato la domanda,
l’associazione consiglia di accettare la registrazione della
telefonata e poi di dire chiaramente di no.
stato attenuato dagli effetti della
recessione e delle riforme intraprese dall'Autorità, che hanno fatto abbassare le tariffe – come sottolinea il suo presidente, Guido
Bortone – complessivamente del
7% su base annua con un leggero
ritocco dovuto agli oneri di sistema. E sulle quali il governo a fine
2013 ha dato un'ulteriore sforbiciata con il decreto "Destinazione
Italia". "Ma – ricorda Mauro Zanini, che di Federconsumatori è
anche vicepresidente – quella del
2013 è comunque passata agli annali come la bolletta elettrica record dal dopoguerra ad oggi. La
spesa per una famiglia tipo che
consuma annualmente 2.700
kWh è stata di 515 euro, +80% se
prendiamo in esame gli ultimi sedici anni!".
Eppure, alla luce di un attento confronto che risulta, però, assai arduo per via della complessità della
formazione del prezzo e del linguaggio disomogeneo dei venditori, i risparmi, sebbene contenuti,
sarebbero possibili e in leggero aumento. "Le tre migliori offerte rivelate dalla nostra indagine – spiega Zanini – sono più convenienti
dal 12% al 9% annuo rispetto al
servizio di maggior tutela del gas.
15
primo piano consumi e diritti
La bolletta fatta a fette
Vediamo come si compone il prezzo
dell'energia e come ci collochiamo
rispetto alla media europea.
Secondo i dati dell'Autorità, il 60%
degli italiani, quelli che consumano
meno elettricità, la pagano anche
di meno rispetto agli altri paesi
europei. Non così le piccole e medie
imprese che non fruendo delle
agevolazioni sono sottoposte a un
esborso maggiore del 25%.
I dati aggiornati al quarto trimestre
2013 indicano una spesa di 514 euro
per l'energia elettrica di una
famiglia tipo con consumi pari a
2.700 kWh/anno e potenza di 3 kW,
in regime di maggior tutela. Di
questa torta una metà circa è data
dai costi di produzione (acquisto
all'ingrosso e commercializzazione
dell'energia), 1/3 dai servizi di rete
(trasporto, distribuzione locale,
gestione del contatore e oneri di
sistema, il principale dei quali è dato
dagli incentivi alle rinnovabili con
l'aggiunta da quest'anno delle
agevolazioni per le imprese
energivore); infine poco meno del
15% sono imposte. Qui la voce si
biforca in accise, applicate
all'energia consumata
indipendentemente dal contratto o
dal venditore (ridotte per
l'abitazione di residenza con
consumi fino a 1.800 kWh), e Iva
(per i clienti domestici ridotta al
10%) che si spalma sul costo totale
della bolletta. Un'ingiustizia per le
associazioni che si battono contro la
"doppia tassazione"sugli oneri di
sistema.
La torta del prezzo del gas è un po'
diversa. Più alta qui è la bolletta:
1.200 euro annue per un utente con
consumi di 1.400 metri cubi nel
mercato tutelato. Nella ripartizione
il rapporto servizi-imposte è
invertito e penalizzante per gli
italiani la cui imposizione fiscale
supera il 35% contro una media
europea del 20%. Circa il 17% è
assorbito dai servizi di rete e
intorno alla metà, come per la luce,
o poco meno va nell'acquisto della
materia prima. Uno spazio
quest'ultimo che si è ridotto del
10% dal 2009 al 2013, subito
riempito dal carico fiscale. Carico
composto da una voce in più che è
l'addizionale regionale, sebbene
essa incida per un 2% sul totale
della bolletta. Le accise variano su
base regionale: al centro-nord sono
più alte che al sud, nelle regioni a
statuto speciale assenti. L'Iva,
anche qui applicata sulla somma di
tutte le voci, per gli usi civili è del
10% per i primi 480 mc di gas, del
22% su tutti gli altri consumi.
Come si compone la spesa per un utente tipo domestico a regime di maggior tutela
ENERGIA ELETTRICA
51,24%
acquisto e vendita
35,46%
distribuzione
GAS
costi di rete
14,71% e misura
35,25%
imposte
oneri
20,55% generali
13,30%
imposte
47,89%
acquisto e vendita
16,86%
distribuzione
approvviggionamento
41,24% e rischio
0,98% gradualità
5,67% vendita al dettaglio
Fonte Aeeg, dati I trimestre 2014
Per l'elettricità la convenienza è
inferiore: del 5,39% per le offerte
indicizzate e del 10,62% per quelle a prezzo bloccato". In tutti i casi
le proposte più invitanti si trovano
online; peccato che la stragrande
maggioranza degli italiani continui ad ignorarle. Il modello delle
assicurazioni appare lontano: solo
il 2% delle attivazioni web avviene
infatti utilizzando il comparatore "Trova offerte" messo a disposizione dall'Aeeg sul suo portale
(www.autorita.energia.it) per
quanto sia poco rappresentativo:
solo una trentina sono le aziende
presenti su base volontaria.
Maggior tutela
Ma come funziona il regime di
maggior tutela e qual è la sua ragion d'essere? Per quanto siano in
molti non solo a Bruxelles a voler
abbandonare questo regime pensato come "transitorio" verso la
completa liberalizzazione, finora
lo scudo ha ben "protetto" l'85%
delle 29 milioni di utenze domestiche italiane, più le piccole attività commerciali che vi ricadono
sotto. "Il regolatore – continua
Zanini – nel recepire le direttive
europee ha previsto questo passaggio graduale in modo da non
esporre a enormi rischi milioni di
continua a pagina 17 >
Numeri e indirizzi utili
Per informazioni e reclami:
Sportello del consumatore
numero verde 800.166654
Per comparare le offerte:
Trovaofferte
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che sottoscrivono Tutto 7cent, è possibile attivare l’offerta “Web 1 Giga senza limiti” al costo di 4€ al mese. Per maggiori dettagli sull’offerta visita il sito www.coopvoce.it.
consumatori
gennaio-febbraio 2014
persone che non hanno confidenza col libero mercato". Mai profezia si rivelò più azzeccata.
Ma chi è l'Acquirente Unico? È
una spa che acquista all'ingrosso a
nome dei piccoli consumatori del
"mercato tutelato". Compra l'energia alle condizioni più favorevoli
e poi la cede ai distributori come
Enel (143, che gestiscono la rete
su concessione ministeriale) o ai
venditori al dettaglio, che con i primi tra parentesi stanno litigando
per avere remunerate le riscossioni. Il prezzo viene aggiornato trimestralmente in base agli acquisti
e alle stime per i mesi successivi.
Simile è il meccanismo applicato
al gas, dove per stabilizzare il prezzo occorre attenuare l'effetto altalena dei listini degli idrocarburi.
L'aspetto paradossale è dunque
che abbiamo da una parte un mercato eccessivamente frastagliato
in cui operano per giunta società
verticalmente integrate che non
consentono reali passaggi tra soggetti. Dall'altra l'Acquirente Unico che è in grado di colmare questa lacuna facendo "massa critica",
ovvero comprando ai prezzi migliori sulla piazza. Un po' lo stesso circolo virtuoso che sul versante del consumo finale perseguono
i consorzi di energia a favore delle
imprese associate – come il bolognese Galvani, nato dalla sinergia
tra Legacoop e Unindustria – o
per l'utente domestico quel che
rappresentano i gruppi d'acquisto.
Un fenomeno nuovo per il nostro paese. Il primo è stato istituito
dall'associazione altroconsumo
che ha raccolto 170 mila adesioni ad "Abbassa la bolletta". "Ai sottoscrittori proponiamo un’offerta
unica per la fornitura di luce e/o
gas – dice Altroconsumo – con
un risparmio medio sulla combinazione delle due bollette di 190
euro l'anno". Ma non tutti (vedi intervista) sui gruppi d'acquisto sono pronti a scommettere.
primo piano consumi e diritti
17
cibo è cultura
di
Massimo Montanari
docente di storia medievale e di storia
dell’alimentazione, università
iversità di Bologna
Le forchette
e i maccheroni nell'Italia del 1300
Cesenatico, 1361. Sulle banchine del porto, un gruppo di mercanti fiorentini sta scaricando le sue mercanzie quando irrompe un gruppo
di armati al comando di Giovanni Manfredi, residente nel castello di
Bagnacavallo dopo essere stato cacciato da Faenza. I suoi uomini assaltano i mercanti e fanno man bassa dei loro beni. Qualche tempo dopo, un
elenco precisa quanto è stato rapinato: fra le altre cose figurano quattordici dozzine di forchette ad comedendum macherones, «per
mangiare maccheroni».
Forchette specialmente destinate al consumo di pasta? E quale forma
particolare dovrebbero avere? In realtà, non è questo il problema. Il fatto
è che, nel Medioevo, le forchette servono quasi solo a mangiare la pasta.
Per la maggior parte dei cibi si preferiscono le mani, il cui corretto uso è
descritto e raccomandato nei manuali di “buone maniere” che
a iniziare dal XIII secolo compaiono in Europa, a uso dei rampolli dell’alta
società. Queste “maniere” mirano a differenziare il comportamento dei
signori da quello dei contadini, che, si legge, non usano tre dita per prendere i pezzi di carne, ma l’intera mano; e non si vergognano di intingerla
nel sugo e poi succhiarla, come un signore non dovrebbe mai fare. E via
dicendo. Dalla lettura di questi testi comprendiamo come le mani siano
ritenute lo strumento ideale per afferrare il cibo solido (solo per le vivande liquide si preferisce il cucchiaio, per motivi più che ovvi). Ciò sarà vero
per secoli in Europa: ancora nel Seicento e nel Settecento vi sarà chi deplorerà quest’uso, ritenendolo sconveniente al gusto perché il buon sapore
dei cibi non bisogna alterarlo mettendosi in bocca del metallo. E c’è anche
dell’altro: maneggiare il cibo, toccarlo, tastarlo, è un piacere che
non ci si vuol negare.
In questa Europa che non ama la forchetta, solo un genere di cibo sembra
richiederla: la pasta. Bollente e scivolosa (per secoli, condita esclusivamente con burro e formaggio), la pasta si gestisce male con le
mani. Il primo ricettario italiano, agli inizi del Trecento, raccomanda di
prendere le lasagne con un legno appuntito (punctorio ligneo) onde evitare spiacevoli scottature. Anche nelle novelle medievali appaiono
personaggi con la forchetta in pugno, intenti a infilzare maccheroni o ad
avvolgere spaghetti. Non è dunque un caso che l’Italia, paese della pasta,
sia anche il luogo in cui prima che altrove – già sul finire del Medioevo –
si diffonde l’uso delle forchette. Quelle rapinate al porto di Cesenatico nel
1361 servivano appunto a questo: ad comedendum macherones.
Per la cronaca: gli eredi di quei mercanti, una generazione più tardi, erano
ancora in lite con l’erede di Giovanni Manfredi (il signore di Faenza Astorgio) per farsi risarcire il valore delle 168 forchette, stimato in oltre 30 lire.
18
un pianeta da difendere
di
Mario Tozzi
l'indirizzo per porre quesiti a Mario Tozzi è:
[email protected]
redazione Consumatori
viale a. Moro, 16, 40127 Bologna
primo ricercatore Cnr - Igag
e conduttore televisivo
Risorsa acqua
il problema è ridurre sprechi e consumarne meno
Ho da tempo un’apprensione particolare verso la regina delle risorse del pianeta e cioè l’acqua.
Ne facciamo un uso sconsiderato e ne intrappoliamo tanta in condutture e serbatoi (...).
Marco saracini (Cupramontana, ancona)
È verosimile la teoria secondo la quale lo scioglimento progressivo dei ghiacci polari a causa del
riscaldamento globale, andrebbe a incidere sulla Corrente del Golfo?
Massimo raccagni (Faenza)
Che rapporto c'è tra effetto serra, cambiamenti climatici e livello dei mari?
Carlo Biscaro (Treviso),
Quanta acqua dolce è quotidianamente a disposizione dei viventi
sul pianeta Terra? E quanta gli
uomini ne trattengono impropriamente, modificando il ciclo idrologico e scompensando le risorse
idriche? Domande quanto mai
pertinenti, sentite anche dai nostri
lettori e che permettono di parlare di
quella che, in modo scorretto,
chiamiamo elemento (è in realtà un
composto di idrogeno e ossigeno) e
che è alla base delle vite dei miliardi
di esseri sulla Terra. Cominciamo
subito col dire che la quantità
teoricamente a disposizione di
acqua sarebbe enorme: più di
10.000 litri al giorno per
persona. E già da questo si
comprende che qualche problema
c’è: come mai, con così tanta acqua,
ci sono popoli che soffrono la sete e
altri che la gettano via? La prima
ragione è geologica: l'acqua non è
presente dappertutto in maniera
omogenea sulla Terra, ci sono
regioni ricchissime naturalmente e
altre quasi prive. L'altra, però, è di
natura economica: la distribuzione
dell'acqua non avviene dappertutto
allo stesso modo del mondo ricco,
anzi, ci sono regioni del pianeta in
cui basterebbe una semplice pompa
a pedali per cambiare la vita dei suoi
abitanti.
Ogni anno la domanda di acqua
mondiale incrementa e sempre più
uomini e animali si trovano in
difficoltà, anche se l’acqua sulla
Terra resta più o meno quella,
ragione per cui le falde vengono
continuamente sovraescavate e in
molte regioni scoppiano veri e propri
conflitti per la sete. I consumi
d’acqua sulla Terra sono
molto diversi: nell’America del
Nord ogni famiglia consuma circa
350 litri al giorno, mentre in Europa il
consumo scende, di media, a 165 litri
al giorno e in Africa precipita a soli
20 litri.
Nei prossimi 20 anni la quantità
media di acqua pro-capite diminuirà
di un terzo rispetto a oggi, contribuendo, fra l’altro, ad aggravare i
problemi della fame nel mondo.
Ogni anno muoiono oltre due
milioni di persone per
malattie causate dall’acqua
inquinata e oltre 700.000
persone sono rimaste vittime,
nell’ultimo decennio, degli effetti
catastrofici di eventi naturali
provocati dalle inondazioni. E, infine,
ci si mette pure il cambiamento
climatico, con la fusione dei ghiacciai
che porta una diminuzione dello
stock idrico globale.
Le necessità quotidiane di acqua
potabile per gli esseri umani sono in
realtà basse: quattro - cinque litri per
persona ed è noto che i nomadi del
deserto sono in grado di lavarsi
completamente con il contenuto di
una sola bottiglia di acqua. Ma
produrre generi alimentari per gli
uomini necessita di molta più acqua,
da 2.000 a 5.000 litri al giorno: è in
questo campo che si dovrebbe
risparmiare recuperando acqua già
usata e utilizzando finalmente
metodi di irrigazione per sgocciolamento e non più per canalizzazione.
Basterebbe poco: migliorando
l’efficienza dell’acqua
dell’1% si guadagnano circa
200.000 litri di acqua dolce per
ettaro per anno. Tutti buoni propositi
che si scontrano con la realtà di un
essere vivente, l'uomo, che è in grado
di sconvolgere anche il ciclo
dell'acqua, non tanto diminuendone
la quantità complessiva, quanto
piuttosto trattenendo più del
necessario grosse quantità di acqua
e rallentando il tempi del ciclo stesso.
consumatori
gennaio-febbraio 2014
19
in primo piano attualità
Sul nostro sito internet
(www.consumatori.e-coop.it)
abbiamo promosso un
sondaggio con cui vi chiediamo
di indicarci i temi per voi più
interessanti da affrontare sulla
nostra rivista
Votate per decidere
i temi degli articoli di Consumatori
Cosa vorreste trovare sulle pagine di Consumatori, quali
argomenti ritenete più interessanti e vorreste leggere sulla nostra
rivista? Per rendere ancor più efficace il lavoro di confronto ed elaborazione che facciamo quotidianamente nella nostra redazione,
abbiamo pensato di chiedere un
aiuto anche a voi, i nostri lettori,
quelli che ogni mese hanno nelle
loro case la nostra rivista.
La cosa è molto semplice, basta venire sul nostro sito internet www.
consumatori.e-coop.it (o direttamente a questo indirizzo http://
bit.ly/Sondaggio-ConsumatoriCoop).
Qui troverete un elenco di ben
17 categorie, dall'alimentazione
all'ambiente, dall'economia alla
cultura (l'elenco completo è nel
box qui sotto). Per ognuna di queste potrete esprimere il vostro grado di interesse con un voto da 1
a 10. Se pensate che ci siamo dimenticati qualcosa, troverete una
casella in cui poter aggiungere indicazioni non contemplate nel nostro elenco.
Le vostre pagelle ci aiuteranno a
definire in futuro quali di queste
categorie privilegiare ed a quali
temi dedicare maggiore attenzione. È un esperimento di coinvolgimento che vuole anche aiutarci
Ecco l'elenco
Ecco l'elenco dei temi
su cui esprimere il
vostro interesse
con un voto da 1 a 10:
1) Corretta
alimentazione,
2) Salute e benessere,
3) Difesa dell’ambiente,
4) Cucina ricette,
5) Diritti e tutela dei
consumatori,
6) Economia e risparmio,
7) Guida agli acquisti/
informazioni sui
prodotti, 8) Prodotti Coop,
9) Attualità,
10) Solidarietà,
11) Viaggi/vacanze,
12) Diritti sociali/
famiglia,
13) Cultura (libri, dischi,
mostre),
14) Notizie dal mondo
a far conoscere il notiziario che già
offriamo sul nostro sito web, aggiornato quotidianamente che si
integra con quello della nostra rivista cartacea.
Ormai la grande maggiornaza
delle famiglie italiane possiede
un computer (o un tablet o uno
smartphone) ed è abituata a navigare in rete. Per quelli che invece
non usano questi strumenti è comunque possibile inviare la vostra
pagella anche via posta, scrivendo
a Consumatori, viale Aldo Moro
16, 40127 Bologna. L'elenco dei
temi è quello che trovate qui sotto
a sinistra, per ognuno date la vostra pagella. Vi aspettiamo!
E ricordate che...
Coop locale
15) Notizie dal mondo
Coop nazionale,
16) Politica,
17) Moda/costume.
Oltre al sito internet www.
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della nostra rivista sono disponibili
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Venite a trovarci anche lì e, se volete,
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tablet e smartphone (sia Apple che
Android) sono poi disponibili App
scaricabili gratuitamente sia su
App store che su Google play.
20
primo piano società
Tutti bocciati
Molta TV, tanto Facebook, pochi libri, scarsa istruzione
è per questo che siamo (tornati) ignoranti?
di silvia fabbri
i precedenti
A noi italiani ce lo ripetono da un po’, che siamo indietro sulla cultura e sull’istruzione.
Abbiamo deciso di tornare sulla
Ce lo dice anzitutto l’Ocse, che
questione dell’analfabetismo
ha misurato le nostre competenfunzionale degli italiani per i
ze sia linguistiche che matemanumerosi riscontri ai nostri
tiche scoprendo che il 70% e più
precedenti servizi, usciti – sullo
degli italiani non è in grado di legstesso tema - nei numeri di ottobre
gere
o scrivere un testo di media
e novembre di Consumatori. Una
vera e propria emergenza non solo
complessità. “Si tratta di persone
culturale, ma anche sociale ed
- ha detto il linguista Tullio De
economica che allarma noi e i nostri
commentando questi daMauro
lettori. Vogliamo ripercorrere, per
ti
–
definite
al di sotto dei requisti
sommi capi, perchè e come ci siamo
nella vita di
minimi
per
orientarsi
messi in questa situazione. Ma
soprattutto chiederci: come uscirne? una società moderna. All’interno
Come uscirne?
di questo 70%, poi, c’è inoltre un
33% di persone che fatica anche a
leggere frasi semplici, e sono perciò tagliate fuori da ogni informazione veicolata in forma scritta:
avvisi al pubblico, cautele contro
infortuni, indicazioni su medicinali, istruzioni per l’uso e, ovviamente, libri e giornali”.
Consumi culturali in calo
Con una situazione così drammatica da un punto di vista della
comprensione alfabetica e matematica, ovvio che calino anche i
consumatori
gennaio-febbraio 2014
italiani incapaci di leggere
un testo scritto di media complessità
italiani laureati
70%
13,8%
consumi culturali. Lo ha anche
misurato l’Eurobarometro: appena l’8% ha molto interesse per
i prodotti culturali come cinema,
teatro, libri. Si dirà, forse è anche
a causa della crisi… Invece no: in
Italia si è ridotto anche il consumo
di programmi culturali di TV e radio, che non costano nulla. Colpisce in particolare l’ulteriore calo
del 7% della lettura di libri, visto
che si parte comunque da un dato
bassissimo: solo il 56% degli italiani ne ha letto almeno uno negli ultimi 12 mesi. Il rischio che corre il
paese non consumando i prodotti
del sapere non è solo riferito alla
mancata crescita individuale delle persone, e alla perdita di senso
critico, ma è anche un fatto economico: l’industria culturale (cioè
editoria, cinema, musica e produzioni televisive) vale il 4,5 del Pil
e occupa 300mila persone. Che
diventano 4,5 se calcoliamo tutto
l’indotto legato alla cultura.
Il boom dei social
Si mollano libri e giornali, ma crescono i social network: Facebook
è frequentato dal 70% delle persone che utilizzano internet. Che
sono ancora in crescita, dice l’ultimo rapporto del Censis. Visto che
sono ormai il 63,5%; ma la percentuale sale nettamente nel caso
dei giovani (90%), delle persone
più istruite, diplomate o laureati Chi appartiene alle classi meno
(84%) e dei residenti nelle grandi abbienti non scommette più sulcittà (83%).
la cultura, e perciò sul futuro, dei
propri figli”.
La crisi taglia i fondi
Per la cultura spendono poco gli
italiani e spende poco, sempre
meno, anche l’Italia. Lo segnalano i budget statali per cultura e
istruzione, che sono tra i più bassi dell’Ue: il bilancio del ministero
dei beni e delle attività culturali è
passato dai 2,7 miliardi di euro del
2001 a 1,5 miliardi del 2013, e anche per l’istruzione siamo tra gli
ultimi in rapporto al Pil. Sarà per
questo che la nostra scuola produce diplomati poco formati in relazione al mercato del lavoro? “I giovani – ha spiegato il governatore di
Bankitalia Ignazio Visco al Sole
24Ore – trovano nel sistema scolastico un’offerta formativa spesso
inadeguata e ancora tradizionale,
pagando con bassi salari e condizioni di lavoro precarie l’incompatibilità tra ciò che sanno e ciò che
viene loro richiesto”. Di fatto, oramai si è sancita una sostanziale disparità tra le opportunità di studio
e di formazione: “Chi è abbiente
può frequentare le migliori università, anche all’estero – ha detto al nostro giornale Elisa Manna responsabile settore politiche
culturali del Censis – viaggiare,
studiare le lingue e specializzarsi.
Più sei povero
e meno studi
Infatti, sono calate le iscrizioni
universitarie dei ragazzi con diplomi tecnici o professionali tradizionalmente provenienti da famiglie
meno agiate (in meno di 10 anni del 40%) – e sono aumentate
quelle iscrizioni dei diplomati dei
licei (dell’8% nello stesso periodo
di tempo). Quel che non aumenta è la percentuale italiana di laureati, tra le più basse dell’Unione:
il 13,8% nel 2012. La media europea è del 30%. Il nostro paese - ha
scritto lo scrittore Marco Lodoli che da anni si occupa anche di
scuola – “è tornato ad essere ferocemente classista: ai poveri gli si
butta un osso e un’emozione della
De Filippi, li si lascia nell’abbrutimento e nell’ignoranza, mentre ai
ricchi si aprono le belle strade che
vanno lontano”. E si aprono attraverso l’istruzione che spesso lascia
indietro chi non proviene dalle famiglie più fortunate.
L'importanza
della grammatica
“La fortuna di un popolo dipende
dalla stato della sua grammatica.
continua a pagina 25 >
consumatori
gennaio-febbraio 2014
22
“Ripartire dall'idea di uguaglianza
e rimettere l'istruzione al centro”
parla il maestro di strada marco Rossi Doria,
oggi impegnato come sottosegretario all'istruzione
marco rossi
doria
sottosegretario
all'Istruzione
Ha lottato contro l'analfabetismo uscendo
dalle aule e inseguendo ai ragazzi per le
strade di molte città d'Italia. Oggi Marco Rossi
Doria è sottosegretario
all'Istruzione. A lui abbiamo chiesto come si è
creata questa situazione e che fare per uscirne.
Oltre il 70% degli italiani non è in grado di comprendere un testo scritto di media complessità.
Cosa ha provocato questa catastrofe sociale?
È un fenomeno complesso e sono quindi complesse anche le cause. Intanto siamo un Paese che ha
conquistato la scolarità di massa e vinto la lotta
contro l’analfabetismo relativamente tardi. Nel
1900 l’analfabetismo in Italia superava il 48%,
mentre in Austria era vicino all’1%. L’Italia sconfigge questa piaga soltanto dopo la Seconda Guerra
Mondiale. Ed è nel 1962, con la riforma della scuola media unica, che si realizza finalmente il dettato costituzionale che prevede otto anni di scuola
obbligatoria per tutti. Quindi siamo un Paese che
ha conquistato le lettere da poco e con forti divari
territoriali. La società di massa, con le sue radio
e soprattutto con le sue televisioni, è arrivata in
un tessuto sociale caratterizzato da un’alfabetizzazione recente, da grandissime differenze nei livelli di istruzione sia tra zone geografiche sia tra
gruppi sociali. Abbiamo cioè imparato a guardare la TV prima di esserci abituati a leggere molti
libri e molti giornali.
In che misura le condizioni economiche e materiali di tante famiglie incidono su questo fenomeno? Sono stati praticamente azzerati anche
i fondi per il diritto allo studio. L’Italia è dunque
un paese sempre più classista, anche nell’ambito
dell’istruzione?
Sappiamo con certezza che nel nostro Paese coincidono le mappe della povertà economica con
quelle della povertà di istruzione. Questa corrispondenza dà origine a un circolo vizioso difficile
da spezzare: chi è figlio di genitori che hanno studiato poco e sono poveri ha maggiori probabilità
di interrompere presto gli studi e formare una
nuova famiglia povera. A mio avviso sono due le
cause principali: una scuola iperstandardizzata,
che fatica a trattenere i bambini e i ragazzi che
più avrebbero bisogno di una buona istruzione,
per colmare ritardi e divari di origine familiare;
un’agenda politica poco attenta alla questione
della povertà e poco predisposta a mettere in
campo misure efficaci, non di tipo assistenzialista ma nella direzione della vera promozione sociale delle persone.
Per superare queste mancanze serve una scuola capace di effettuare discriminazioni positive
dentro a un’idea ricca di uguaglianza, basata sul
principio di dare di più a chi parte con meno, e
serve una politica di welfare innovativa e partecipata nei territori più in difficoltà. Bisogna inoltre
realizzare percorsi di apprendimento nell’arco
della vita: consentire a chi ha lasciato gli studi di
riprenderli da adulto, di formarsi e aggiornarsi
più volte. E garantire su tutto il territorio percorsi
di formazione professionale e apprendistato di
qualità. Per troppo tempo abbiamo pensato che
il “saper fare” fosse un sapere di serie B in cui non
conta “saper imparare”. Oggi, poi, conoscere il
mestiere significa anche dover apprendere con i
mezzi informatici e la rete, sapere l’inglese, avere
elementi di cultura generale, apprendere ad apprendere.
Garantire il diritto allo studio è un obbligo costituzionale: dopo una stagione di tagli all’istruzione,
tra il 2008 e il 2011, stiamo finalmente riuscendo
a invertire la tendenza. Nel decreto sull’istruzione convertito in legge di recente dal Parlamento
sono previsti nuovi investimenti per il diritto allo studio, il welfare dello studente e il contrasto
all’abbandono scolastico.
23
primo piano società
"La TV ha sottratto identità, socialità,
esperienza del mondo; e ha presentato
modelli irraggiungibili, di successo facile,
aumentando frustrazione ed apatia"
Dalla televisione a internet, dalle tecnologie digitali agli smartphone: che tipo di ruolo hanno giocato questi fattori, specie tra i più giovani?
Ho assistito a questi cambiamenti facendo il maestro elementare. Ho un’opinione abbastanza
negativa degli effetti della televisione: i ragazzini
dei quartieri poveri della zona di Napoli, che un
tempo giocavano e socializzavano nei cortili e
nelle strade, avevano molte difficoltà ma sapevano chi erano e sapevano fare tante cose. Facevano
volare gli aquiloni, costruivano carretti, eccetera.
La TV ha tolto dalla strada e dai suoi pericoli ma
ha sottratto anche identità, socialità, esperienza
del mondo. Ha presentato modelli irraggiungibili, di successo facile, aumentando frustrazione ed
apatia. I mezzi di comunicazione non vanno mai
demonizzati e la TV ha cambiato anche in modo
positivo le nostre vite. Però ci ha indubbiamente
tolto qualcosa. Vi è poi una televisione educativa
– che in Italia ha fatto del bene, ma che da anni è
purtroppo minoritaria.
E invece cosa pensa delle tecnologie digitali?
Sono strumenti interattivi e di socializzazione e
inoltre prevedono sempre un ruolo attivo dell’utente. Qui io credo che siamo di fronte a un cambiamento davvero epocale, non soltanto culturale, ma antropologico. I bambini e ragazzi di oggi
imparano in modi diversi da come imparavamo
noi. Le scuole si stanno confrontando con tutto
questo e ci raccontano di tante difficoltà a tenere l’attenzione dei cosiddetti “nativi digitali”, ma
anche di tante potenzialità per innovare la didattica. Noi adulti dobbiamo stare sempre attenti a
non negare la quantità di sapere e capacità che
i ragazzi dimostrano – spesso superiore alla nostra – nella padronanza dei mezzi tecnologici. La
scuola deve ormai prenderne atto e aprire le porte a queste competenze. Poi però ci sono delle cose
su cui si deve continuare a lavorare come una volta: fare il dettato, curare l’ortografia, saper fare le
operazioni, eccetera. Questi sono i cosiddetti alfabeti di cittadinanza: conoscenze e competenze
irrinunciabili che ciascuno deve acquisire presto
e in modo solido, perché servono per tutta la vita.
Infine dobbiamo stare attenti perché questi nuovi
mezzi creano anche nuovi “gap” che si sommano a quelli precedenti: il “digital divide” ne è un
esempio. Oggi saper utilizzare un pc per fare una
semplice ricerca di informazioni su Internet è una
continua a pagina 24 >
consumatori
gennaio-febbraio 2014
24
italiani molto interessati al consumo
di cinema, teatro, libri
8%
competenza che fa la differenza tra chi può esercitare la cittadinanza in un certo modo e chi no.
italiani che utilizzano
Internet
63,5%
Quali conseguenze – e quali sofferenze verrebbe
da dire - si porta dietro questa condizione?
Quelle che sono sotto gli occhi di tutti: in Italia i
consumi culturali sono infimi, la dispersione scolastica rimane tra le più alte d’Europa e c’è indubbiamente una scarsa cultura democratica, che è
parente stretta di una società con divari enormi
al proprio interno e in possesso, mediamente, di
pochi strumenti critici ed analitici validi per affrontare il presente e costruire le proprie opinioni
informate. Quel che è peggio è che aree intere del
Paese sono abbandonate al rischio di esclusione
economico-sociale proprio a causa del circolo vizioso tra povertà e povertà di istruzione. Questa
determinazione sociale e geografica delle opportunità è una contraddizione enorme e intollerabile per un Paese democratico, europeo, membro
della cerchia dei paesi cosiddetti “avanzati”.
biamo anche qualche idea su come prevenire gli
abbandoni e recuperare chi ha lasciato la scuola
per offrire una seconda occasione formativa. È
mancata la continuità: spesso queste esperienze,
invece di essere fatte proprie dalle istituzioni, sono state lasciate sole. Alcune continuano a lavorare nonostante le crescenti difficoltà, altre hanno
chiuso. Ciononostante alcune di queste pratiche
hanno trovato diffusione all’interno di tante scuole “normali”:
È da molti anni, purtroppo, che l’istruzione non è
al centro dell’agenda politica nazionale. Per alcuni di questi anni, addirittura, si è parlato di scuola
come di un peso sulla finanza pubblica. Questo
non ha certo aiutato a sostenere le pratiche più
efficaci che tante scuole portano avanti. Per fortuna, come dicevo, stiamo riuscendo con il Ministro
Carrozza a invertire questa tendenza. Io credo che
i tempi siano maturi per accelerare su questo piano e raggiungere i livelli europei nel giro di qualche anno.
Lei, professore, ha a lungo lottato contro l’abbandono scolastico. La battaglia però non è stata vinta: l’Italia è uno dei paesi con il più alto tasso di
abbandoni o con una frequenza scolastica tanto
precaria da rendere impossibile il conseguimento del successo formativo. Quali errori sono stati compiuti? C’è stata la reale volontà politica di
contrastare il fenomeno?
La battaglia non è ancora stata vinta – siamo al
18,2% di abbandoni scolastici precoci, contro una
media europea del 13,5% e lontani dall’obiettivo
per il 2020 del 10%. Va detto, però, che la dispersione è in calo costante, seppure molto lento, da almeno vent’anni. Alcune cose sono state fatte: è aumentata la conoscenza e la consapevolezza attorno al fenomeno. Ne conosciamo le cause e, grazie
a positive esperienze realizzate da attori pubblici
e del privato sociale, come il progetto "Chance" a
Napoli o "Provaci Ancora Sam" a Torino e altri, ab-
Cosa direbbe a un giovane che decide di interrompere gli studi?
Gli direi che a volte noi adulti tendiamo a pensare
che chi lascia la scuola non potrà fare niente nella vita, o peggio, in certe zone, diventerà di sicuro
un criminale. Invece non è così. Certi automatismi
sono sbagliati e controproducenti. Se un ragazzo
ha lasciato gli studi, molto probabilmente avrà
ottime ragioni di risentimento verso la scuola. Gli
direi di pensare bene a cosa vuole fare, di immaginare un mestiere che gli piace e di provare a farlo.
Tenendosi pronto per ricominciare a formarsi altre volte nel corso della vita, per prendere il titolo
che ora non ha raggiunto e chissà, magari prenderne anche altri in futuro. C'è chi è andato più
tardi alle scuole serali, con successo. Dobbiamo
potenziare tutte le occasioni di studio permanente e ricorrente nelle diverse età. Nella vita niente
è mai detto una volta per sempre.
25
primo piano società
Non esiste grande nazione senza
proprietà di linguaggio”, scriveva
Fernando Pessoa, un poeta che di
linguaggio s’intendeva. E anche
sul fronte della grammatica il futuro è fosco. Forse perché si leggono
pochi libri, o forse perché l’unica
scrittura – e lettura - molto praticata è quella sui social network,
ci portiamo dietro un’ondata di
errori grammaticali che farebbero sobbalzare sulla sedia una maestra elementare. “Ha” senza acca, congiuntivi inesistenti, doppie
che saltano… sì scriviamo molto
– e per molti linguisti, come De
Mauro, “l’importante è che si scriva o si legga e in fondo i social network hanno incrementato lettura
e scrittura” – ma spesso scriviamo
in modo sbagliato trascinandoci dietro errori e diffondendoli. È
involuzione o evoluzione del linguaggio? Non è un caso che il sottosegretario all’istruzione Marco
Rossi Doria, con un’esperienza da
maestro e grande combattente per
il diritto all’istruzione dei ragazzi
del sud, spiega nell’intervista che
pubblichiamo in queste pagine
che è importante continuare a lavorare “come una volta: fare il dettato, curare l’ortografia, saper fare
le operazioni, eccetera. Questi sono i cosiddetti alfabeti di cittadinanza: conoscenze e competenze
irrinunciabili”.
Un paese perdente
Ma i danni dell’incultura non si
limitano a qualche doppia persa
per strada. Perdere sul fronte della
cultura significa anche perdere sul
fronte sociale ed economico. “Un
paese ignorante è un paese che con
maggiore difficoltà può uscire dalla crisi che ci attanaglia” scriveva
qualche tempo fa il filosofo Umberto Galimberti. “Una società
che non comprende ciò che legge e che non sa utilizzare le proprie conoscenze matematiche per
interpretare i numeri riportati sui
giornali o che sente in televisione,
è una società schiava di chi la governa”, ha sintetizzato Roberto
Saviano in un suo articolo di
qualche tempo fa. Un paese ignorante è un paese perdente su tutti
i fronti, spiega ancora Visco: “Per
il sistema produttivo un capitale
umano adeguato facilita l’adozione e lo sviluppo delle nuove tecnologie, costituendo un volano
per l’innovazione e quindi per la
crescita economica e per l’occupazione. Formazione dei lavoratori, abilità manageriali e capacità organizzative rappresentano
risorse fondamentali nell’ambito del cosiddetto “capitale basato
sulla conoscenza”. Qual'è la strada
oggi per recuperare il tempo perduto e rifondare una società della
conoscenza che ci consentirebbe
di uscire da questa emergenza?
Noi lo abbiamo chiesto al sottosegretario all’istruzione, convinti,
con lui, che l’unica strada possibile sia quella di puntare sull’istruzione, arginando la dispersione
scolastica soprattutto al sud. Per
ricominciare a leggere e a studiare. Piccoli e grandi. ●
mostre, convegni e seminari
La cattedra televisiva di Alberto Manzi
La sua cattedra era una
telecamera Rai e il suo nome era
Alberto Manzi. Condusse per quasi
10 anni “Non è mai troppo tardi” e
faceva, dietro la telecamera, quel
che avrebbe fatto in una qualsiasi
classe elementare del paese:
insegnare l’italiano. Contrastare
l’analfabetismo dell’Italia di allora
con semplici lezioni tenute con il
solo ausilio della lavagna. Le
trasmissioni avvenivano nel tardo
pomeriggio, prima di cena… una
vera e propria scuola serale.
Sarebbe utile ancora oggi, no? Ma
forse la sua trasmissione verrebbe
tagliata per mancanza di audience.
Perché farebbe parte - come dice
Marco Rossi Doria in queste
pagine - della tv che oggi è
minoritaria.
Tutti gli aspetti dell’attività
ancora oggi modernissima del
maestro Manzi verranno
analizzati con uno sguardo
soprattutto alla multiculturalità:
fu infatti maestro anche in
carcere, fu viaggiatore e,
nell’ideare trasmissioni anche per
i migranti, si propose di capire
cosa, della lingua italiana, è
fondamentale apprendere subito.
Le iniziative dedicate a “Lo
sguardo multiculturale di Alberto
Manzi” (anche in collaborazione
con Coop Adriatica) si svolgeranno
fino all’aprile di quest’anno tra le
Province di Forlì-Cesena e Rimini.
Mostre, seminari, proiezioni di
filmati, convegni: il programma
completo sempre sul sito www.
centroalbertomanzi.it
26
primo piano ambiente
Coop for Kyoto coinvolge
168 imprese "verdi"
Ben 168 imprese fornitrici aderenti, col
coinvolgimento di 218 siti produttivi, tutti italiani.
Considerando i soli interventi effettuati dai 15 fornitori più virtuosi del progetto, si può stimare nel
2012 una riduzione delle emissioni dell’ordine di
grandezza di circa 19.000 tonnellate di CO2.
Sta in queste cifre il successo dell’ottava edizione di
Coop for Kyoto, il progetto nato nel 2006 con cui
Coop, prima azienda al mondo, ha proposto ai fornitori nella produzione dei propri prodotti a marchio, di aderire volontariamente e impegnarsi concretamente su obiettivi di riduzione delle emissioni
di gas serra sanciti dal Protocollo di Kyoto.
Di cosa si tratta? Si va dalla coibentazione delle
strutture e per aumentare l’efficienza dell’energia
termica, all’acquisto di energia elettrica da fonti
rinnovabili, all’installazione di motori ad alto rendimento, la realizzazione di impianti fotovoltaici aziendali per la produzione di energia elettrica,
all’installazione di sistemi di co-generazione e di
impianti di produzione di energia elettrica da biogas derivante dalla digestione anaerobica degli scarti dello stabilimento.
Come avviene già da 4 anni, a validare i dati e le informazioni provenienti dalle aziende aderenti si arriva con un piano di verifiche ispettive realizzate in
base ad un accordo fra Coop e Bureau Veritas Italia.
Il riconoscimento alle aziende che ottengono i risultati migliori è suddiviso in tre categorie. Per la
categoria che premia la dimensione dell’intervento rispetto al fabbisogno dello stabilimento il riconoscimento relativo all’anno 2012 è andato alla
È arrivato all'ottavo anno di vita
il progetto che coinvolge i fornitori
del prodotto a marchio su progetti
di risparmio energetico e sostenibilità
ambientale: tre i vincitori, emissioni
tagliate per 19 mila tonnellate di CO2
Avicoop del gruppo Amadori che si occupa di carni e pollame a San Vittore (provincia Forlì-Cesena).
Qui è stato attivato un impianto di cogenerazione
della potenza di 3 MW che ha prodotto oltre 21
milioni di kWh elettrici, pari quasi al 42% del fabbisogno elettrico dello stabilimento. Inoltre si sono
recuperati 20,7 milioni di kWh termici e sono così state evitate emissioni di CO2 pari a circa 3.000
tonnellate.
Per la seconda categoria, relativa alla quantità di
consumi aziendali soddisfatti da fonti rinnovabili, il
riconoscimento relativo al 2012 è andato al Centro
Latte di Bressanone (provincia di Bolzano), dove è stato realizzato un impianto fotovoltaico di 180
kWp sul coperto dello stabilimento e si è provveduto all’acquisto di tutta la restante energia elettrica
da fornitore locale che utilizza solo fonti rinnovabili
(idroelettrico).
Per la terza categoria, che premiava il numero e l’importanza delle azioni poste in essere per produrre o
ottimizzare l'utilizzo dell'energia, il riconoscimento
consumatori
gennaio-febbraio 2014
è andato alla Salov SpA di Massarosa (provincia di Lucca), che
lavora olio di oliva e di semi. Qui
si è realizzato un impianto di cogenerazione a gas accoppiata a
gruppo frigorifero, c’è stata la riprogettazione della distribuzione
elettrica nello stabilimento, c’è
poi stata l’installazione di caldaie
a ridotta potenzialità, la graduale
installazione di inverter sui motori delle pompe e altre cose ancora.
Il successo nel corso degli anni
27
di Coop for Kyoto porterà a una
prosecuzione di questa attività
da parte di Coop per fornire un
contributo concreto al raggiungimento dell’obiettivo “20–20–
20” che l'Unione Europea si è
data per il 2020 e cioè: migliorare del 20% l'efficienza degli
usi finali dell'energia, ridurre del
20% le emissioni di CO2 (rispetto alle emissioni del 1990) e fare
in modo che il 20 % dell'energia
utilizzata sia generata da fonti
rinnovabili.
Dunque Coop lavorerà per estendere il numero di aziende coinvolte nel progetto e intervenire
sui fornitori che finora sono stati
meno virtuosi (in particolare sulle
nuove aziende entrate nel progetto), supportandoli in merito all’individuazione di buone pratiche,
fornendo informazioni e supporto tecnico, fino all’individuazione
di fonti di finanziamento per progetti di risparmio energetico.
L'agricoltura che riduce i gas serra
Una sfida comune per tante imprese
C’è la Regione Emilia Romagna e ci sono soggetti
imprenditoriali del livello di Coop Italia, Apoconerpo
(realtà cooperativa che raggruppa migliaia di aziende
agricole cui fanno capo 33.00 ettari di superficie
coltivata), Barilla (che da sola vale 2,5 milioni di
tonnellate di prodotti alimentari), CSO (altra realtà
cooperativa agricola che ha un fatturato aggregato di 1,8
miliardi di euro), Granarolo (il più importante soggetto
della filiera del latte in Italia, con un fatturato di 849
milioni di euro) , Granterre (che nel 2011 ha prodotto 130
mila forme di Parmigiano) e Unipeg (che riunisce 740
allevatori di bovini). Tutti insieme in un progetto
approvato dalla commissione europea che ha come
obiettivo quello di ottenere una riduzione significativa
delle emissioni di gas effetto serra da parte dei sistemi
agricoli della Regione Emilia-Romagna per la fine del
2016. Parliamo di 200 mila tonnellate annue di
CO2/equivalenti da eliminare.
Nel mirino di questo Progetto LIFE + Climate_ChangE-R
finiscono dunque le emissioni di metano (CH4),
protossido di azoto (N2O) e anidride carbonica (CO2),
responsabili almeno in parte dell’alterazione del clima.
Il progetto Climate ChangE-R affronta questo tema
all’interno della fase di produzione agricola sia vegetale
che zootecnica, non più con una logica di singola coltura
ma di sistema. Cuore dell’intervento è la definizione di
buone pratiche, misurate secondo le regole dell’LCA
(Life Cycle Assessment), per la coltivazione e per
l’allevamento, lunga l’intera vita di un prodotto. Le
imprese che utilizzano tali tecniche possono coniugare
produzioni di alta qualità con la sostenibilità ambientale
e la maggior tutela della salute di consumatori e
produttori. La definizione e la diffusione delle buone
pratiche farà affidamento su un ampio percorso di
condivisione con i portatori d’interesse regionali e su
una consistente opera di informazione ai consumatori.
Come evidente dai nomi dei partner, ad essere coinvolti
sono i principali sistemi agricoli (e relativi prodotti)
dell’Emilia Romagna: frutta (pesche e pere); bovini da
latte (latte alimentare ad alta qualità e ParmigianoReggiano) e da carne; colture per l'industria alimentare
(pomodoro, grano duro e fagiolini). Ulteriore supporto al
progetto sarà dato dal Consorzio del Formaggio
Parmigiano-Reggiano. Parliamo complessivamente di
circa il 30% delle imprese agricole della regione e circa
7,5 milioni di consumatori, se consideriamo i soci Coop
presenti a livello nazionale. Tra le altre cose, proprio
Coop avrà il compito di promuovere tra i suoi soci e
consumatori le informazioni e il valore di questo
progetto, per farne capire l’importanza e valorizzare i
prodotti coinvolti. Ci sarà un apposito sito internet, una
presenza sui social media, oltre a specifici incontri che
verranno programmati nelle diverse realtà.
Le attività che verranno proposte all’interno delle
aziende dimostrative sono frutto di sperimentazioni e
di studi in gran parte già realizzati come tecniche di
produzione integrata e di buone pratiche zootecniche.
Le tecniche già disponibili e quelle innovative verranno
applicate in modo fra loro integrato cercando la
massima sinergia.
28
prodotto coop
Vivi verde
per vegetariani (e non)
si arricchisce la linea vivi verde Coop di alimenti proteici
vegetali dedicati a chi cerca alternative per una sana
alimentazione quotidiana
di anna soMenzi
Nel 2013 il consumo di carne degli italiani
è diminuito con un taglio del 7 per cento nelle macellazioni bovine, rispetto all'anno precedente. È
quanto emerge da una analisi della Coldiretti dalla
quale si evidenzia che uno degli effetti più evidenti della crisi è il cambiamento nelle abitudini alimentari degli italiani. Un cambiamento che, però,
non pare dovuto solo ed esclusivamente alla crisi,
ma sembra sia da imputare anche a una diversa coscienza di quanto sia il peso per l’ambiente della
produzione di carne, e ultimo ma non da ultimo,
una sempre migliore conoscenza delle norme di
corretta alimentazione. Se la consapevolezza che
la produzione di carne per l’alimentazione umana
ha un elevato peso in termini di impatto ambientale spinge tanti verso l’alimentazione vegetariana (secondo Eurispes solo in Italia il 4,9% della
popolazione è vegetariana e 1,1% vegana), molti
altri per ragioni di salute, di prevenzione, di gusto,
di curiosità, cercano alternative alla carne.
Certo è che dal punto di vista nutrizionale non esiste l’alimento perfetto che contenga tutte le sostanze essenziali, nella giusta quantità e che sia quindi
in grado di soddisfare da solo le nostre necessità
nutritive, senza creare scompensi, appesantimenti
o altro. C’è un solo e unico modo per garantire, in
misura adeguata, l'apporto di tutte le sostanze nutrienti a noi indispensabili, ed è quello di variare
e combinare il più possibile i diversi alimenti. Noi
mediterranei abbiano una fortuna ed è la nostra
tradizione che ha pochi eguali al mondo, abbiamo
filiere produttive eccellenti, una quantità invidiabile di frutta e ortaggi a disposizione, abbiamo la pasta, la mozzarella, la pizza, il pomodoro, i latticini,
consumatori
gennaio-febbraio 2014
il vino, i legumi, l'olio extravergine d'oliva. Sono i
pilastri della dieta mediterranea, le materie prime
di uno stile di vita che nel 2010 è stato dichiarato
patrimonio dell’umanità. Sulla base della dieta mediterranea è stata rivista la piramide alimentare da
Inran, oggi Cra-Nut (Centro di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione), piramide che vede alla base
i cereali, insieme a frutta e verdura cioè gli alimenti
di origine vegetale e via via a salire gli altri alimenti
necessari a seconda che la frequenza di consumo
consigliata sia giornaliera o settimanale. E troviamo in alto la carne, consigliata per un consumo appunto settimanale, come era tradizionalmente.
Ma cosa proporre in alternativa alla tanto comoda
e veloce bistecca o fettina?
I legumi e la soia e tutti i suoi preparati molto noti
fra i vegetariani, insieme ai cereali, sono una buona
variazione al menu con carne.
La linea vivi verde coop propone a base soia burger, ragù, polpettine, fra i piatti pronti surgelati,
preparati con materie prime da agricoltura biologica, sono senza grassi tropicali e senza aromi, anche
se naturali; burger e polpettine contengono una
piccola percentuale di albume d’uovo, come indicato in etichetta, mentre il ragù no ed è quindi
adatto anche a chi segue una dieta vegana. Sono
surgelati, ma in padella, o in forno, in pochi minuti
si cuociono diventando fragranti.
Da febbraio tra i piatti pronti freschi vivi verde bio
ancora con soia troviamo altri burger e tofu: il caglio di semi di soia, la preparazione è simile a quella del formaggio, si ricava dalla cagliatura del succo
della soia e dalla pressatura successiva in stampi;
assomiglia a un formaggio molle, ha sapore leggero
e molto delicato, si presta ai più diversi abbinamenti in cucina per la preparazione di antipasti, primi
piatti, fino ai dolci.
Sempre da febbraio anche seitan alla griglia fra i
piatti pronti vivi verde, preparato con glutine di frumento insaporito con salsa di soia, può essere presentato così, dopo una rapida cottura, accompagnato da un contorno di verdure fresche o grigliate, ma
può anche essere trasformato in uno spezzatino veloce. Nuove anche le crocchette vegetali vivi verde,
preparate con soia, farro fiocchi di patate e avena
amido di riso, e di mais, insaporite con cipolla sedano carota prezzemolo aglio zenzero, tutto da agricoltura biologica; sono pronte dopo una veloce doratura in padella o al forno.
29
Novità
SHOPPER SOLIDAL COOP IN COTONE
EQUOSOLIDAL FAIRTRADE
La borsa in cotone Solidal Coop racconta una storia di
lavoro, emancipazione e dignità che, attraverso la
trama del cotone sostenibile, unisce l’India e l’Italia e
coinvolge piccoli agricoltori di cotone e donne
impiegate in una piccola fabbrica artigianale tessile in
India.
È realizzata grazie alla collaborazione tra l'Istituto delle
suore Francescane di S. Elisabetta e Coop, il cotone
viene trasformato in prodotti di abbigliamento o borse
per la spesa che saranno acquistate nei supermercati
coop.
La storia parte dai campi di cotone dell’India, dove
migliaia di famiglie contadine delle zone di Andhra
Pradesh, Maharashtra e Orissa nell’India centroorientale, coltivano il cotone secondo i criteri del
commercio equo e solidale. Il loro raccolto viene
conferito a Pratima Organic Grower Group e alla
cooperativa Chetna Organic, dove si segue la filiera
Fairtrade, applicando cioè rigorosi standard di
certificazione per migliorare la sostenibilità locale e
proteggere l’ambiente in cui viene coltivato il cotone
certificato.
Il raccolto poi viene lavorato e trasformato in filato,
fino a diventare tessuto, che arriva nella fabbrica
Tuscany Kerala Garment di Madaplathuruth, nello
stato del Kerala (India).
Questa fabbrica è nata grazie a un progetto di
solidarietà supportato da Coop, in collaborazione con le
suore Francescane di S. Elisabetta di Firenze, presenti
da tempo in India a Madaplathuruth, nello stato del
Kerala (India) e impegnate in azioni di aiuto verso le
famiglie più povere, le donne e i bambini di strada.
Si è deciso di aiutare le donne del villaggio offrendo un
lavoro dignitoso che permettesse loro di raccogliere
sufficienti risorse per programmare un futuro più
sereno. La fabbrica è stata inaugurata nel 2004 e a
inizio 2006 le prime camicie Solidal sono arrivate nei
negozi Coop e Ipercoop.
Lo stesso viaggio dall’India ai supermercati Coop in
Italia, è stato compiuto dalle borse Solidal in cotone
certificato Fairtrade.
30
consumare informati tempo libero
oasi di benessere
dentro casa
Cambiano le abitudini degli italiani ma resiste
l'attenzione al wellness e alle sue tante espressioni.
tra massaggiatori a rullo e soluzioni anti-stress,
ecco cosa si può portare facilmente a casa
di Claudio stRano
Un'oasi di benessere ("wellness" in inglese).
Chi non la ricerca di questi faticosi tempi? Dai classici
centri estetici, che assorbono il 35,8% dei 20 miliardi complessivamente spesi dagli italiani per sentirsi
meglio (siamo quinti al mondo in questa speciale
classifica dietro Stati Uniti, Giappone, Regno Unito
e Germania e davanti alla Spagna), si è passati oggi
a molto di più, in un settore in costante crescita al riparo dai venti della crisi.
Si è passati, dicono le elaborazioni Censis, alle terme (18,9%), a fitness, palestre e tecnologie connesse (17,2%), alimentazione biologica e integratori (8,6%), omeopatia, fitoterapia, erboristeria, ecc.
(idem), bioarchitettura e arredi ergonomici (5,2%),
agriturismo e beauty farm (2,6%), balli (2,4%) e parchi divertimento (0,7%).
Ci sono l'edonismo e il progressivo invecchiamento
della popolazione che vuole tenersi in forma, l'onda
lunga della new age e le fascinazioni d'Oriente, ma
anche una semplice tendenza al ritorno alle poche
cose che contano. C'è tutto questo e probabilmente altro dietro il successo del wellness e di une serie
di prodotti ad esso collegati. Perlopiù accessori non
troppo costosi che stanno sopravvivendo meglio di
altri alle spending review cui ciascuno di noi sottopone i propri budget familiari.
Vediamo alcuni di questi prodotti in formato da casa,
facilmente acquistabili anche in molti ipercoop, con
la premessa che non si può certo prescindere, per la
salute del corpo e della mente, dall'esercizio fisico e
da una sana e completa alimentazione, con alla base
una rete di relazioni umane "vere" e non virtuali.
consumatori
gennaio-febbraio 2014
31
COME ORIENTARSI NEL mondo WELLNESS
TRA massaggiatori, epilatori e... fontane relax
L'ARTE DEL...
MASSAGGIATORE
Non sarà come andare in
un bagno turco o
sottoporsi alle cure di
fisioterapisti esperti o
di altri professionisti
che sanno applicare
le mani a scopi
terapeutici, ma
oggettini come il
massaggiatore riscaldato con
joystick e il rullo per spalle, collo e
schiena, il plantare a vibrazione, il
massaggiatore per auto o lo
schienale per la vasca da bagno
possono dare un apprezzabile
sollievo e aiutare a stare meglio a
qualunque età. Esiste anche il tanto
reclamizzato elettrostimolatore che
tonifica il corpo e, per chi viaggia, il
massaggiatore a percussione
portatile. E qui è il caso di aprire una
parentesi sul massaggio e le sue
varie categorie. C'è quello shiatsu,
vigoroso e profondo, che con la
pressione ritmica delle dita stimola il
‘Chi’ (energia vitale), alleviando
stress e tensione. Per prepararsi allo
shiatsu c'è poi il massaggio a rullo
efficace per rilasciare la tensione
muscolare: simula l’effetto delle
mani che scivolano lungo la schiena.
Non troppo diverso è il delicato
massaggio svedese che si fa
scorrendo lungo la schiena. Se lo si
vuole più leggero ancora c'è il
massaggio a vibrazione che
stimola la circolazione e aiuta a
ridurre l’irrigidimento di muscoli e
articolazioni. Per gli sportivi invece,
ecco i colpi ritmici e alternati
(massaggio a percussione)
ripetuti in rapida sequenza in grado
di distendere i muscoli e diminuire il
rischio di stiramenti e strappi
muscolari. Migliora l’ossigenazione
del sangue l'energico massaggio
tapping che si fa picchiettando
sulla pelle. Una grande sensazione di
leggerezza in tutto il corpo, infine,
offre il massaggio a
compressione: ottimo per
sciogliere muscoli irrigiditi, alleviare
la tensione anche sulle tempie e
donare sollievo ai piedi stanchi.
Per questi c'è pure
l'idromassaggiatore plantare
con scalda acqua che, accanto alla
fascia esfoliante e alla spugna
massaggiante, compone il set più
prettamente da bagno, mentre in
camera ci sono poltrone e letti tutti
con vibrazioni ad effetto rilassante.
EPILATORE
A LUCE PULSATA
Qualche riga a parte merita
l'epilatore a luce pulsata che dai
centri estetici è arrivato nelle case. È
uno dei metodi più efficaci per
eliminare i peli superflui e
risollevare l'indice di gradimento
nelle donne. La luce pulsata, come
spiega Altroconsumo, non solo
depila (cioè elimina la parte visibile
del pelo) ma epila, strappandolo alla
radice. Un metodo più doloroso con
il vantaggio di ritardare i tempi di
ricrescita. Il principio è quello della
fototermolisi selettiva che
"distrugge con il calore" il singolo
bulbo. Questi epilatori hanno filtri
UV per evitare danni alla pelle e un
interruttore di sicurezza per evitare
flash accidentali. La luce pulsata,
infatti, non può essere utilizzata da
chiunque e bisogna tener conto di
molte variabili, a partire dalla pelle e
dal colore dei peli. Su pelle chiara e
peli scuri si hanno i migliori risultati.
Sei sono i fototipi che vengono
classificati in base alla maggiore
(primo fototipo) o minore (sesto
fototipo) sensibilità ai raggi UV.
QUANDO OCCIDENTE
FA RIMA CON ORIENTE
Il concetto di wellness è abbinato
solitamente a quello
di health (salute)
sotto il quale
ricadono i
dispositivi
medico-sanitari.
Si parte dai banali cerotti antidolore
e dai comuni apparecchi per la
diagnostica (termometri,
misurapressione, ecc.), per arrivare
agli elettromedicali che annoverano
Tens, strumenti per l'elettroterapia,
la magnetoterapia,
l'ultrasuonoterapia. In mezzo gli
ausili come i letti per l'assistenza
domiciliare, i materassi
antidecubito, i sedili per vasca e
doccia. E ancora deambulatori,
carrozzine, scooter elettrici e tutto
ciò che serve alla riabilitazione
ortopedica.
Ma in Occidente si è alle prese anche
con i problemi da inquinamento, per
cui umidificatori e purificatori d'aria
con filtro Hepa si usano non solo
contro asma e allegie, ma per
migliorare la respirabilità in casa.
Dove per creare un clima caldo e
accogliente sono di moda sculture di
fuoco, fontane relax, diffusori di
aromi e di oli profumati, con un
ambiente magari arredato in stile
"total white", la tendenza più in
voga degli ultimi anni. Per chi non
può permetterselo e tiene famiglia,
c'è sempre l'audioriproduttore
lullaby per addormentare i
bambini...
le mani sul
portafogli
Massaggiatore per spalle
e schiena
da 50 a 80 euro
Plantare a vibrazione
da 60 a 80 euro
Epilatore a luce pulsata
da 300 a 400 euro
I prezzi sono indicativi e soggetti
alle variazioni del mercato
32
cucina
un menu contro la crisi
di Helmut Failoni
Bontà invernali
tra zucca
e broccoli
Da Milano ecco il menu ed i consigli
dello chef Francesco Passalacqua.
Si parte da un tortino di zucca con
fonduta di toma e amaretti seguito
da un'ottima pasta: tortelli
all'amatriciana con i broccoli
Ed ecco, nel culmine della
stagione invernale, un menu ad hoc,
proposto dal giovane chef Francesco
Passalacqua del ristorante Pane e
Acqua di Milano
L'antipasto
frutta e verdura
FEBBRAIO
LA STAGIONE DI...
È tempo di barbabietole, radicchi
rossi di tutti i generi, ma anche
finocchi e spinaci. Senza
dimenticare i carciofi e cardi. Per
quanto riguarda la frutta, questo è
il periodo d’oro per le arance.
Provate un’insalata con spinaci
crudi e arance, condita con olio di
qualità e sale: ne vale la pena.
Torta di zucca con fonduta di toma e
amaretti
Ingredienti per 4 persone:
450 gr di polpa di zucca delica cotta
al forno, 100 gr patate vecchie per
gnocchi lesse, 50 gr di zucchero, 1
tuorlo, 30 gr pecorino, 40 gr farina,
50 gr burro, 1/2 lt latte, 500 gr di toma
piemontese (a piacere anche fontina),
200 gr di amaretti di Saronno
Procedimento
Lavare e tagliare a spicchi la zucca.
Eliminare con un cucchiaio i semi. Fare
un cartoccio con la stagnola e con un
goccio d’olio chiudere la zucca. Infornare a 160 gradi con un pentolino
d’acqua per dare umidità. Cuocere
circa 40 minuti, poi raffreddare e
dividere con il cucchiaio la polpa
dalla zucca. Frullare e aggiungere
una patata schiacciata al passaver-
dura. Unire lo zucchero, il tuorlo e il
pecorino. Rettificare il gusto con olio,
sale e pepe. Imburrare una teglia da
forno e cospargere di amaretti frullati
grossolanamente. Stendere la zucca
e cospargere nuovamente con gli
amaretti. Infornare a 180 gradi per 20
minuti circa. Mettere il latte a scaldare
a fuoco lento. Sciogliere il burro in
un pentolino. Aggiungere la farina.
Cuocere 1 minuto a fuoco basso e
unire al latte amalgamando bene con
la frusta. Portare a ebollizione a fuoco
lento. Aggiungere la toma tagliata a
cubetti e portare a ebollizione sempre
a fuoco lento. Frullare con minipimer
o nel frullatore per sciogliere bene il
formaggio. Tagliare la torta di zucca a
fette. Servire sulla fonduta ben calda
e guarnire con amaretti frantumati.
Il primo
Tortelli di broccoli all’amatriciana
Ingredienti per 4 persone:
1 testa di broccolo, 1 scalogno, 2
acciughe sott’olio, 1 rametto di
rosmarino, 1 spicchio d’aglio, 1 piccolo
peperoncino, 1 cipolla bianca, 4 fette
consumatori
gennaio-febbraio 2014
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di guanciale di maiale. Per la pasta: 200 gr farina 00, 50
gr semola di grano duro, 2 uova, 1 tuorlo, 5 gr sale, 1
cucchiaino d’olio
Procedimento
Mettere nell’impastatrice tutti gli ingredienti della pasta
e lavorare 5 minuti. Lasciarla riposare in frigo
"impellicolata" almeno per una notte. Pulire e affettare
lo scalogno finemente. Metterlo a rosolare a fuoco lento
in un tegame con olio extra vergine, l’aglio in camicia, le
acciughe, il rosmarino e il peperoncino. Eliminare l’aglio
e il rosmarino. Lavare il broccolo e tagliare le cime.
Tenerne 4/5 per guarnizione.
Pelare il gambo e tagliarlo a cubetti. Sbollentare in acqua
bollente salata le cime e il gambo del broccolo un paio di
minuti. Scolare e trasferire nel fondo. Insaporire un
minuto e bagnare con un mestolo di acqua di cottura.
Frullare bene con un cucchiaio di olio extra vergine e
rettificare di sale e pepe. Stendere in teglia per
raffreddare più velocemente. Su una spianatoia di legno
stendere fine la pasta con la sfogliatrice. Tagliare dei
quadretti di 3 cm, posizionare al centro il ripieno e
confezionare i tortelli. Lasciare asciugare con la semola.
Affettare finemente la cipolla. Rosolare a fuoco lento in un
tegame con poco olio extra vergine. Tagliare il guanciale
a cubetti e rosolare senza olio in padella antiaderente.
Scolare dal suo grasso e unire alla cipolla. In una pentola
con acqua bollente già salata cuocere i tortelli. Quando
risultano al dente scolare. Trasferire in una padella, unire
la cipolla ed il guanciale. Aggiungere un mestolo di
acqua di cottura e le cime di broccolo di guarnizione.
Cuocere a fuoco allegro un minuto e servire.
(Per motivi di spazio non riusciamo a proporvi anche una
ulteriore ricetta di Francesco Passalacqua, si tratta di
Millefoglie di pesce spatola con finocchi, pinoli e
pomodori secchi. La potrete trovare sul nostro sito
internet: www.consumatori.coop.it)
Un menu contro la crisi
Ristorante Pane e Acqua
Indirizzo: Milano, Via Matteo Bandello 14
Tel. 02/48198622
Chef: Francesco Passalacqua
L'antipasto
Torta di zucca con fonduta di toma e amaretti
(costo per 4 persone 10/12 euro)
Il primo
Tortelli di broccoli all’amatriciana
(costo per 4 persone 10/12 euro)
Oliva salella
L'ammaccata del Cilento
Si scelgono sulla pianta le olive più adatte,
le più polpose, e si ammaccano ad una ad una con
una pietra di mare, poi si snocciolano pazientemente
e si immergono in acqua per qualche giorno, avendo l'accortezza di cambiare l'acqua ogni giorno, al
mattino e alla sera. Poi dopo quattro o cinque giorni
si prepara una salamoia con acqua, sale, alloro e finocchietto selvatico e si lasciano immerse in questa
soluzione per alcuni giorni. Prima di porle sott'olio
si deve ogni volta pressarle per far uscire l'acqua in
eccesso. Quindi si possono condire con olio extravergine, aglio, origano o timo e porre in barattolo, tenendole premute per evitare che si imbevano di olio
e diventino molli.
Così giorno per giorno da fine settembre a novembre. Ma solo grazie alla bravura dei contadini cilentani e alla presenza su queste terre di una oliva dal
gusto inconfondibile il risultato diventa eccezionale.
Il paesaggio dell'Alto Cilento è infatti caratterizzato
da tempo immemore dalla presenza dell'olivo, qui si
è diffusa una varietà di origine sconosciuta, la salella, nota tra i locali anche con il nome di lioi, licinella,
monticedda o salentina. Matura leggermente prima
rispetto alle altre varietà ed ha un portamento assurgente ed una chioma molto folta, dalle foglie lanceolate di un verde scurissimo, caratteristiche che possono ricordare un olivo ornamentale. L'olio che se ne
ricava è estremamente equilibrato con leggere sensazioni amare e piccanti, con sentori erbacei ma anche note lievemente ammandorlate.
E quando si conservano le olive ammaccate nell'olio extravergine della stessa salella, il risultato è
grandioso.
Del resto l'olivo se ben curato e lavorato con estrema
cura può dare risultati incredibili come dimostrano
negli ultimi anni alcuni oli monovarietali della zona,
di salella e pisciottana in primis. E proprio dalla salella, se adeguatamente valorizzata, può arrivare un
grande stimolo per il rilancio agricolo del territorio
del Cilento. Il Presidio Slow Food riunisce alcuni agricoltori e produttori di olio che hanno conservato la
tradizione di ammaccare le olive e che producono
questa specialità non solo per autoconsumo.
Responsabili del presidio: Gabriella Mazziotti,
tel. 347 5007064, [email protected];
Assunta Niglio, tel. 333 7039142, [email protected]
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vivere bene viaggi
di Giuseppe Ortolano
Madrid, cuore di Spagna.
Tra arte, cultura e... movida
Dalle collezioni d'arte del Prado e del Museo Reina Sofìa, tra i capolavori di Goya,
Velàzeuqez e Picasso, ai templi del flamenco alle strade per i più giovani
info utili
Madrid è facilmente raggiungibile
con voli di linea e low cost in
partenza dalle principali città
italiane. Informazioni sulla città e
sulle possibilità di alloggio
possono essere richieste all'Ufficio
Spagnolo del Turismo di via
Broletto 30 a Milano e Piazza di
Spagna 55 a Roma (www.spain.
info/it). Anche il sito www.
turismomadrid.es/it contiene
numerose informazioni utili per
organizzare un weekend nella
capitale spagnola. Per prenotare
voli aerei, alberghi o tour ci si può
rivolgere alle agenzie di viaggio
Robintur (www.robintur.it),
Planetario Viaggi (www.
planetarioviaggi.it) e Viaggi
con Noi (www.viaggiaconnoi.
it). La guida Madrid, scritta da
Anthony Ham per la Lonely Planet
(19,50 euro, EDT) è particolarmente
ricca di informazioni.
Vivace, colta, golosa e
cosmopolita, Madrid affascina per
il suo centro storico, il vasto
patrimonio artistico e la calda
accoglienza che riserva ai turisti. La
città, situata al centro della
penisola iberica, è il cuore della
Spagna, come testimonia la
presenza in Puerta del Sol del
"kilometro zero" a partire dal quale
si calcolano tutte le distanze del
paese. Offre al visitatore ben
sessanta musei, per tutti gli
interessi e gusti, tra i quali alcuni
dei più importanti d'Europa.
Come il Prado, disegnato nel 1785
come Gabinetto di Scienze Naturali
e successivamente trasformato in
una delle pinacoteche più
prestigiose del mondo. Conserva
più di 7.000 quadri, 1.000 sculture,
4.800 stampe e 8.200 disegni, ed
espone un migliaio di opere, tra le
quali capolavori come "Le tre
grazie" di Rubens, "Las Meninas" di
Velázquez, "Los Fusilamientos" di
Goya e "Il Lavatoio" di Tintoretto.
Percorrendo il Paseo del Arte si
raggiunge il Museo ThyssenBornemisza, con opere che
illustrano la storia della pittura
occidentale dal XIII al XX secolo, da
Albrecht Dürer al Caravaggio a
Pablo Picasso.
Il vicino Centro Nazionale d'Arte
Reina Sofía è invece dedicato
all'arte contemporanea spagnola
con opere di Picasso (tra le quali
Guernica, celebre grido contro i
bombardamenti nazi-fascisti), Joan
Miró, Salvador Dalí e Juan Gris.
Il cuore di Madrid si trova intorno
alla splendida Plaza Mayor,
inaugurata nel 1620 e considerata
uno degli angoli più popolari e
tipici della Spagna.
consumatori
gennaio-febbraio 2014
35
Un'unica card
per vedere 50 musei
Tra giardini e palazzi,
scoprire Aranjuez
La visita della capitale spagnola è più facile e
conveniente con la MadridCard, che offre ingressi
gratuiti in 50 musei (inclusi Prado, Reina Sofía,
Thyssen-Bornemisza e il Palazzo Reale, con accesso
preferenziale), sconti in negozi, ristoranti, locali e tablao
dove si balla il flamenco. Informazioni su www.
madridcard.com. Acquistando l'Abono Transportes
Turístico (abbonamento turistico di trasporto) per uno
o più giorni si ha invece la possibilità di utilizzare
gratuitamente i mezzi pubblici.
Il Municipio della città propone una quarantina di visite
guidate a piedi, in bicicletta o con i pattini a rotelle alle
diverse attrazioni di Madrid, anche in lingua italiana,
con partenza dal Centro Turismo di Plaza Mayor
(www.esmadrid.com/visitasguiadasoficiales,
tel. 902-221424). Prezzi a partire da 5,90 euro a persona.
Una breve gita fuori porta permette di visitare la città di
Aranjuez, a sud di Madrid, dichiarata Paesaggio Culturale
dell’Umanità dall’UNESCO per i suoi spettacolari giardini e i
magnifici monumenti, come il Palazzo Reale. Il mezzo di
trasporto più comodo è il treno, dato che la stazione si trova
a soli dieci minuti di cammino dal Palazzo e dalla
spettacolare piazza Elíptica. Il Complesso Storico-Artistico
di Aranjuez è composto da palazzi e giardini affacciati sul
fiume Tajo, in un delicato equilibrio tra la natura e la mano
dell’uomo, i corsi d’acqua e lo stile dei giardini, il bosco e
l’architettura dei palazzi. Costruito a partire dal XVI secolo,
durante il regno di Filippo II, che concesse alla località il titolo
di Luogo Reale, fu trasformato da Filippo V e Carlo III (XVIII
secolo) in un vero e proprio centro abitato, nel quale
l’architettura nobiliare si mescola a boschi e giardini,
riflettendo perfettamente il gusto estetico dell’Illuminismo.
Nelle sue vicinanze si incontrano
l'imponente Palazzo Reale, che
unisce barocco e classicismo, il
Teatro dell'Opera e la moderna
cattedrale dell'Almudena. Una
passeggiata nel labirinto fatto da
vicoli, edifici in pietra, conventi,
locali tipici e chiese della zona
conosciuta come Madrid degli
Asburgo o de los Austrias, nei
pressi della Puerta del Sol, offre
l'opportunità di scoprire alcuni
degli angoli più suggestivi della
città.
La domenica, pochi isolati a sud di
Plaza Mayor, si svolge il Rastro, il
più grande mercato della capitale
spagnola, con centinaia di
ambulanti che vendono, dalle 9 alle
15, stampe antiche, bigiotteria,
roba usata, vestiti etnici, posters
cinematografici, dischi in vinile
della musica di tutti i tempi,
con i testi di autori spagnoli incisi
sul marciapiede, numerose osterie
e vari negozietti curiosi, e il
Matadero, l'antico mattatoio e
mercato del bestiame di Madrid,
oggi trasformato in un grande
spazio multidisciplinare dedicato
alla sperimentazione e alla
produzione artistica.
Chi viaggia in famiglia con bambini
deve assolutamente visitare il
artigianato marocchino e molto
altro ancora.
Il non lontano Mercado de San
Miguel propone, tutti i giorni, il
meglio dell'enogastronomia
spagnola, esposto in un suggestivo
edificio in ferro del 1916. Tra le altre
mete turistiche da non perdere ci
sono Plaza de Cibeles, divenuta un
po' il simbolo della città, con il
palazzo omonimo; l'animato
quartiere di La Letras (le lettere),
Museo Nazionale delle Scienze
Naturali, dove gli scheletri dei
dinosauri sono la principale
attrazione. Madrid è famosa anche
per la sua movida. Tra le zone più
vivaci Calle Huertas, Malasaña, La
Latina e la multiculturale Lavapiés,
senza dimenticare i templi del
flamenco, come il Corral de la
Morería, Las Carboneras, il Café de
Chinitas, la Casa Patas, Torres
Bermejas o il Corral de la Pacheca.
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vivere bene cultura e oltre
a cura di Giorgio Oldrini
mostre
La ragazza di Vermeer a Bologna L'arte del cappello a Firenze
L’evento è così eccezionale che per
visitare la mostra è quasi
obbligatorio prenotarsi. Ma è
l’unica possibilità di ammirare in
Europa, fuori dalla sua collocazione
naturale al museo Mauritshuis
dell’Aja “La ragazza con
l’orecchino” di Vermeer, insieme ad
una quarantina di capolavori dell’arte dei Paesi Bassi. Da
un paio d’anni il Mauritshuis è infatti chiuso per lavori di
ampliamento. In questo periodo i suoi straordinari
quadri sono stati concessi a prestigiose istituzioni di
varie parti del mondo, soprattutto negli Usa e in
Giappone. Ma in Europa quella bolognese è l’unica
occasione, prima del ritorno definitivo a casa. “La
ragazza con l’orecchino”, uno dei quadri più ammirati di
tutta la storia della pittura, sarà la vedette della mostra.
Ma accanto ci saranno altri dipinti importanti di Vermeer
e di Rembrandt, di Van Goyen e di Van Ruisdael e di altri
grandi. E insieme a loro i lavori di una quindicina di
pittori italiani contemporanei che a Vermeer si ispirano.
Il cappello, vezzo soprattutto
di eleganti signore, opera
d’arte, simbolo di epoche
diverse, modo di identificarsi
culturalmente o anche
politicamente. Le velette e la coppola, il cappello alla
Lenin e l’elegantissimo Borsalino ne sono solo alcuni
degli esempi più conosciuti. Ora a Firenze la Galleria del
costume di Palazzo Pitti offre una mostra tratta dalla sua
ricchissima collezione, fatta di un migliaio di copricapi
fino ad ora gelosamente custoditi. Frutto del lavoro di
ricerca e di immaginazione di famose case di moda,
come Dior e Givenchy, Chanel, Prada o Gianfranco Ferrè.
O di celebrati creatori come Stephen Jones, Caroline
Reboux o Paulette. Ma per la prima volta si potranno
anche ammirare i cappelli immaginati e creati da
modiste italiane e fiorentine, i cui nomi sono sconosciuti
al grande pubblico. Queste creatrici senza nome
avranno l’onore di vedere le loro opere fianco a fianco
con quelle di celebrati arbitri dell’eleganza
internazionale.
Da Vermeer a Rembrandt. Capolavori del
Mauritshuis
Il cappello tra arte e stravaganza
Bologna, Palazzo Fava
Dall’8 febbraio al 25 maggio. Ingresso: 13 euro
Info: Tel. 051-19936317, [email protected]
Firenze, Galleria del costume di Palazzo Pitti
Fino al 18 maggio
Ingresso: 10 euro
Info: Tel. 055-23885, [email protected]
Italiani brava gente
di
Massimo Cirri e Filippo Solibello
conduttori radiofonici
Dieci anni di cambiamenti
"M'illumino di meno" questa volta pensa ai musei
Quando abbiamo cominciato era il 2005. In
Italia c'erano quattro persone che avevano sul tetto di
casa una strana cosa nera e piatta che catturava il
sole e lo trasformava in energia elettrica. Li chiamavano pannelli fotovoltaici ed era anche questa una
parola nuova. Uno dei quattro era Peppe Grillo, un'altro stava vicino a Ravenna ed era un ascoltatore di
Caterpillar.
Caterpillar era un programma di Radio 2, in onda
ogni pomeriggio, che provava a raccontare la vita di
tutti i giorni, la politica e la società e un po' a modificarli, migliorarli, incidere sulla realtà mentre la si racconta con leggerezza, insieme alle persone che stanno tornando a casa, in macchina, dopo una giornata
di lavoro.
E quando le persone, tutti noi, arrivavamo a casa ed
accendevamo la luce questa veniva fuori da delle
lampadine ad incandescenza che erano sostanzial-
consumatori
gennaio-febbraio 2014
37
libri
Gli adulti e gli sdraiati
In un mondo che cambia
Generazioni in cerca di dialogo il potere viaggia verso est
Michele Serra ci offre un romanzo che
parla di due generazioni, quella dei
padri e quella degli adolescenti, e delle
difficili o inesistenti relazioni tra di
loro. Lo fa, naturalmente, dal punto di
vista dei padri, tra l’altro di genitori
che per la loro storia personale e per la
loro vitale curiosità, si sentono ancora
giovani e che in qualche modo
avevano sempre pensato di essere contemporanei dei
loro stessi figli. Ma che scoprono, tra scontri e
indifferenze, tra malinconia e improvvisa presa di
coscienza di avere perso il contatto con i loro ragazzi e si
chiedono con sorpresa e con dolore come fare per
ristabilire un rapporto perduto chissà quando e chissà
come, e soprattutto se sarà mai possibile per loro tornare
ad essere davvero i padri dei loro figli. Un romanzo
attraversato esplicitamente da una malinconica ironia
che parla a due generazioni in nome di quella che
dovrebbe avere le responsabilità maggiori.
Michele Serra
Gli sdraiati
Feltrinelli Editore - 112 pagine, 12 euro
È il libro che ha entusiasmato Bill Clinton
quello che racconta la “Fine del potere”.
Lo fa Moisés Naìm, giornalista
autorevole, ex ministro del Venezuela,
ex direttore della Banca mondiale.
Racconta di come il potere in questi
anni si stia rapidamente spostando da
Ovest ad Est, da Nord a Sud, dagli
uomini alle donne, dai macropoteri ai più piccoli. Ci
racconta che in questi decenni i nuovi mezzi di
comunicazione e di produzione hanno dato a molti di più
la possibilità di assaltare il potere, che cambia di mano
rapidamente nella politica come nell’economia, nella
religione come tra gli stati. Se si prende come punto di
partenza il 1977, si registra che allora 89 Paesi del mondo
erano governati da autocrati, mentre oggi metà della
popolazione mondiale vive in democrazia. Ma anche
strutture politico militari relativamente modeste come
Hezbollah possono permettersi armi sofisticate come i
droni. E, per parlare del suo Venezuela, la Cuba dei
Castro ha avuto maggiore influenza degli Usa dei Bush.
Moisés Naìm
La fine del potere
Mondadori Editore - 408 pagine, 20 euro
mente uguali a quelle dei primi del '900. Da allora sono
passati 10 anni ed è cambiato tutto. Centinaia di migliaia di persone hanno investito un po' dei loro risparmi
per mettere un impianto fotovoltaico sul tetto e
quando tornano a casa, molto spesso prima ancora di
salutare la famiglia, vanno a vedere sull'apposito
display quanta bella energia elettrica ha prodotto oggi
l'impianto. E le lampadine ad incandescenza adesso
sono, semplicemente, fuorilegge perché consumavano
troppo e tutti le abbiamo sostituite con le altre, quelle
che allora si chiamavano "a risparmio energetico" ed
adesso sono solo lampadine.
Intorno all'energia, alla sua produzione, al suo uso più
ragionevole e intelligente, ai risparmi che si possono
fare sui consumi energetici in tempo di crisi in questi
brevi 10 anni sono cambiate moltissime cose.
È rimasta uguale Caterpillar, anche se si è duplicata e
adesso va in onda alle sei del mattino e alle sei del pomeriggio e continua a parlare di sostenibilità ambientale,
della salvaguardia del pianeta, del cambiamento climatico e a proporre M'illumino di meno, la Giornata
del risparmio energetico. Quest'anno cade il 14 febbraio,
per stare vicini al compleanno del Protocollo di
Kyoto, e come allora chiede a tutti, dalle istituzioni ai
privati cittadini, dalle scuole ai negozi, dalle aziende
alle associazioni culturali, di spegnere le luci di piazze,
monumenti, vetrine, uffici, aule e case tra le 18 e le
19,30. Un simbolico silenzio energetico, una riflessione
sull'energia e le cose che ci stanno dentro: futuro, sviluppo sostenibile, guerre.
Negli anni M'illumino di meno ha spento il Colosseo,
la Torre di Pisa, l’Arena di Verona, Piazza del Campo a
Siena, la Valle dei Templi, la Madonnina del Duomo di
Milano, la Mole Antonelliana, Piazza San Marco a
Venezia ed a Napoli il Maschio Angioino. E anche il
Quirinale con i palazzi della Camera e del Senato, la
Tour Eiffel, la Ruota del Prater di Vienna, la Colonna di
Nelson e tutta Trafalgar Square a Londra. Quest'anno,
per festeggiare bene il suo decennale, M'illumino di
meno punta sui tanti musei d'Italia invitandoli
ad abbassare le luci su un proprio capolavoro, o ad
illuminarlo con una luce a Led o con una candela, per
raccontare la nuova cultura dell'energia intelligente.
E dopo il museo si può andare a cena, rigorosamente
a lume di candela, perché il 14 febbraio resta anche
San Valentino.●
consumatori
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38
a cura di Pierfrancesco Pacoda
musica da sentire...
La voce "amorevole" di Annie
Annie Clark (nome d'arte St. Vincent) è una cantante che rappresenta
l’avanguardia americana più "amorevole", con grande attenzione per la
ricerca sui suoni e per le relazioni con mondi lontani. Come dimostra la sua
bellissima collaborazione con David Byrne. Qui, nella dimensione solista, ha
realizzato una raccolta di canzoni immaginate per una festa, tra ritmi
incalzanti e la passione, che sempre contraddistingue il suo lavoro, per una
dolce malinconia, evocata dall’uso di sintetizzatori d’epoca. Ballate
sostenute dai fraseggi di una chitarra elettrica tra rock, blues e folk onirico.
Sogni pop dalle metropoli.
St. vincent
St. Vincent - Caroline
Il nostro giudizio: RRRR
Se ti piace ascolta: David Byrne, Suzanne Vega
Tutti i Beatles made in Usa
A Santiago con Brunori SAS L'hip hop di Mia
Pubblicato per
celebrare i 50
anni dal primo
viaggio dei
Beatles in
America, "The US
Album" è un ricco
box con 13 cd, con le versioni americane
dei dischi del quartetto di Liverpool,
diverse da quelle originali, non solo per
le copertine e in alcuni casi per i titoli,
ma anche per i brani. Incluso un libro
con le foto e i manifesti di quel tour.
Momento
particolarmente
ricco per la musica
italiana, che dopo il
rock, ha riscoperto il
linguaggio della
canzone d’autore, una tradizione che si
è sviluppata negli anni 70 e che
influenza artisti come Brunori SAS.
Piccoli quadretti di giovanile cinismo
molto ben arrangiato e melodicamente
corretto.
Uscito da qualche
tempo, ma merita
una segnalazione il
cd della cantante
originaria dello Sri
Lanka, Mia, stella del
nuovo hip hop, che nasce dall’incontro
tra i ritmi afro americani e i suoni world.
"Matangi" è una raccolta di canzoni che
riescono a essere duri racconti dalla
strada dall’apparenza patinata.
The Beatles
Brunori SAS
Il cammino di Santiago in taxi Picicca Dischi
Il nostro giudizio: RRR
Se ti piace ascolta: Lucio Battisti,
Vinicio Capossela
Matangi - Interscope
Il nostro giudizio: RRRR
Se ti piace ascolta: Angel Haze,
Salt’n’Pepa
The US Album - Yabasta
Il nostro giudizio: RRRR
Se ti piace ascolta: Rolling Stones,
Everly Brothers
Mia
R da dimenticare - RRsufficiente - RRRbuono - RRRRottimo - RRRRR capolavoro
... da leggere
Il mondo di De Andrè
Le interviste di Cotto
Sono passati 15 anni dalla scomparsa di
Fabrizio de Andrè e la poetica del
cantautore genovese appare sempre più
contemporanea, per la sua capacità di
essere una "musica del mondo". Uno
sguardo rivolto sul Mediterraneo, canzoni
che celano storie, incontri, relazioni
ricostruiti nel libro "Canzoni nascoste storie
segrete", una guida che analizza la carriera artistica di De
Andrè, facendoci conoscere aspetti dimenticati, brani
inediti, collaborazioni poco conosciute. Dai duetti con Teresa
de Sio a una versione di "Volare" in un disco benefit. Con una
intervista a Dori Ghezzi sugli esordi del cantautore e sulla
FaDo, casa discografica che crearono.
Questo libro raccoglie una serie di interviste
realizzate dal giornalista (ma anche autore
teatrale) Massimo Cotto. Non si tratta di
una semplice antologia di scritti già
pubblicati, ma di un lungo reportage che,
attraverso i protagonisti più importanti
della musica internazionale, parla dei
cambiamenti sociali e di come la canzone
sia diventata lo strumento artistico più utilizzato per
trasmettere al mondo le proprie emozioni. Da Lucio Dalla a
Madonna, da Francesco Guccini a David Bowie, Cotto ci rende
partecipi di incontri nei quali ha sempre provato a ricreare,
anche solo per i pochi minuti di una intervista, una atmosfera
quasi intima, spesso riuscendoci.
Walter Pistarini Fabrizio De Andrè.Canzoni segrete
Massimo Cotto Pleased to Meet You - Volo Libero
storie nascoste - Giunti Editore
vivere bene cultura e oltre
39
l’intervista
Fabrizio
Bosso
Nella stagione felice del nuovo jazz italiano, il talento
del giovane trombettista Fabrizio Bosso è sicuramente
una delle espressioni più creative, capace di rileggere i
classici afro americani, mettendo sempre in relazione
le radici con il linguaggio contemporaneo.
Come nel recente disco, Purple, dedicato alla
tradizione spirituale del jazz, reinterpretata con un
suono fluido e modernissimo. A Bosso abbiamo chiesto
di raccontarci i suoi più recenti consumi culturali.
Iniziamo dalla musica. Quali sono gli
album che più hai ascoltato di recente?
La musica latina è una delle mie principali fonti di
ispirazione. Il disco che più mi ha colpito è Sangre de
mi Alma uscito nel 2000, della cantante brasiliana
Nana Caymmi. È una raccolta di canzoni in spagnolo,
che uniscono la tradizione dei due paesi, tra ballate
e bossanova. Un capolavoro. Un album che riascolto
spesso, e che per me è un classico, è With Strings di
Clifford Brown, dove il musicista reinterpreta celebri
standard con una orchestra di archi. Poi c’è Here’s to
Life della pianista e cantante americana Shilley Horn,
voce strepitosa, virtuosismi e passione insieme, con
una bellissima versione di Estate di Bruno Martino.
E i libri?
Mi ha rapito la scrittura, poetica e drammatica,
di Mille Splendidi Soli di Khaled Hosseini, una
storia così intensa da commuovermi. Hosseini è
il tour
La world music di Bombino
Ci sono artisti che rappresentano, con il loro suono, lo spirito
della "world music" contemporanea, per la loro capacità di
far incontrare le loro radici con l’anima globale della
contemporaneità. Quando questo succede, nascono opere
originali, che riescono a raccontare i nostri tempi di instabili
identità. Come è successo a Bombino, star nigeriana dell’afro
blues, che dà una veste elettrica ai ritmi della sua gente, a un
ancestrale patrimonio che affascina perché mette in risalto le
origini del rock, esasperandone le ascendenze africane. Il
giovane tuareg, che ama al tempo stesso Jimi Hendrix e la
musica dei nomadi del suo deserto, ha di recente pubblicato
il nuovo album, "Nomad": il rock anni 70, visto da un angolo
remoto di Africa. Dopo i grandi festival internazionali,
Bombino arriva finalmente in Italia.
Le date: 12 febbraio Trieste, 13 Bologna, 14 Colle Val D’Elsa,
15 Torino. Info: 011-5533624
uno scrittore che riesce a trasmettermi emozioni
che arrivano al mio cuore. Ho letto anche, e mi
ha regalato una visione della nostra vita davvero
profonda, Fai Bei Sogni di Massimo Gramellini,
un autore che amo e che seguo regolarmente anche
in televisione. Uno scrittore con il quale vorrei
collaborare. Infine, Con te senza e senza di te,
di Osho. Non sono un suo seguace, ma molti suoi
insegnamenti sono ricchi di suggerimenti utili.
Chiudiamo con i film...
Blue Jasmine di Woody Allen, sicuramente. Poi
Quasi amici, perché riesce a raccontare con
delicatezza un tema così importante come quello
del rapporto che si crea a volte casualmente tra due
persone, sino a diventare parte della vita stessa. E
La grande bellezza di Paolo Sorrentino, specie per
l’interpretazione meravigliosa di Toni Servillo, che
conosco e che apprezzo sia dal punto di vista umano
che artistico.
40
le pagine di
coop reno
In linea
di galleggiamento
Il 2013 è stato l'anno più duro nella storia di Coop Reno. La conferma viene dal calo
della spesa media di dicembre che è stato del 4,34% sull'anno precedente. In attesa
dei dati definitivi per un'analisi, va tuttavia sottolineato che la cooperativa, grazie
alle scelte compiute, si è mantenuta in linea di galleggiamento registrando i migliori
risultati di vendite a rete omogenea tra tutte le consorelle del sistema Coop
DI PAOLO BEDESCHI
presidente del Consiglio
di sorveglianza di Coop Reno
Il 2013 è stato l’anno
più difficile nella storia di Coop
Reno. Gli effetti della crisi iniziata nel 2008 si sono evidenziati in
tutta la loro drammaticità.
Anche il periodo natalizio ne ha
subito le conseguenze, basti pensare che le vendite del mese di
dicembre sono state inferiori del
4,34% rispetto al dicembre 2012
che a sua volta aveva registrato
uno 0,53% in meno rispetto al
2011. Questo dato può essere fatto risalire al valore della spesa
media effettuata dai soci; infatti
mentre nel 2012 la loro spesa media in dicembre era stata di 31,38
euro, nel 2013 si è fermata a 29,16
euro, 2,22 euro in meno. Il numero totale di scontrini delle spese dei soci a dicembre è stato di
385.536: se questi avessero potuto mantenere la capacità di spesa
dell’anno precedente, avremmo
raggiunto e superato le vendite
natalizie del 2012.
A nostro avviso tale lettura del
comportamento dei consumatori nel periodo delle feste natalizie,
che sono sempre state caratterizzate dall’abbondanza e dal piacere
di fare regali, testimonia il livello
di crisi che stiamo attraversando.
All’inizio dell’anno avevamo previsto di dover fare interventi consistenti per “aiutare” i nostri soci in
difficoltà, ma la realtà ha superato
di gran lunga quelle previsioni.
In corso d’anno abbiamo dovuto
modificare tali iniziative, innanzi
tutto non scaricando sui consumatori tutti gli aumenti dei costi
dei generi alimentari che hanno
avuto un aumento inflativo di 2,6
punti percentuali, quindi aumentando le promozioni commerciali, ma soprattutto i vantaggi per i
soci. Abbiamo coniato anche uno
slogan efficace che recita: quando
i soci sono in difficoltà, la cooperativa deve esprimersi al meglio.
I vantaggi per i soci
saliti a 15 milioni
Il vantaggio per i soci ha superato
i 15 milioni di valore, ciò significa
che tale massa di benefici rappresenta il 12,19% sul totale della loro
spesa che ha raggiunto quasi i 124
milioni di euro. Basti pensare che
nell’anno 2008 lo stesso dato era
del 6,26%.
Sulla spesa dei clienti non soci, che
è stata di poco superiore ai 42 milioni, i vantaggi promozionali sono misurati nel 5,44%, ciò significa
che i soci hanno goduto di vantaggi superiori rispetto ai clienti normali di 8,4 milioni di euro.
Questi vantaggi comprendono le promozioni commerciali
consumatori
gennaio-febbraio 2014
riservate ai soci e il collezionamento, anch’esso riservato ai soci, che al suo interno oltre ai tradizionali premi conta anche buoni
sconto sulla spesa. Lo sforzo che
Coop Reno ha compiuto nel 2013
è stato grande, ma ci ha consentito di consolidare il rapporto con
i soci e di farci conoscere e apprezzare da tanti clienti che hanno chiesto di diventare soci della
cooperativa.
I nuovi soci del 2013 sono stati
6.219. Con loro il numero totale
della base sociale ha raggiunto le
84.397 unità. Per effetto dei vantaggi a loro riservati, la fidelizzazione alla cooperativa si è mantenuta e ulteriormente migliorata:
infatti la spesa media dei soci è
stata di 28,15 euro contro quella
dei clienti normali che è stata di
14,71, con una differenza quindi
di 13,44 euro; nell’anno precedente tale differenza era stata di
12,5 euro. L’incidenza della spesa
dei soci ha raggiunto il 74,58%
sul totale del venduto; ricordiamo
41
che nel 2008 tale percentuale era
di circa 9 punti percentuali più
bassa, quindi la mutualità di Coop Reno negli anni della crisi è
fortemente aumentata.
Una politica tutta
orientata sui soci
In conclusione, nell’anno 2013 la
Coop Reno ha sviluppato il massimo sforzo per aiutare i propri
soci, i quali hanno apprezzato e si
sono legati maggiormente alla cooperativa; si è inoltre consolidato il senso di appartenenza e sviluppata la mutualità collegata alla
solidarietà.
In tale modo Coop Reno ha raggiunto i 166.091.000 euro di
vendite, con un incremento dello 0,67% sull’anno 2012. Tra le
grandi cooperative, solo Coop
Lombardia ha avuto un risultato
migliore del nostro, ma per effetto
dell’acquisto di due ipermercati
da una catena privata.
Questo risultato deriva dagli investimenti fatti in tutti questi anni
per dotare la nostra rete di supermercati moderni e accoglienti, da
una politica commerciale e sociale tutta orientata ai bisogni dei soci, che può trovare equilibrio solo
da una forte riduzione dei costi,
da quelli energetici a quelli del
lavoro.
In questa fase non abbiamo ancora i dati economici relativi al terribile 2013; per effetto delle scelte
fatte sappiamo che i margini sono
fortemente diminuiti, l’attività sul
contenimento dei costi è stata decisa e efficace, ma non sappiamo
ancora se è stata sufficiente per
chiudere il bilancio dell’attività
caratteristica almeno in pareggio;
quindi è del tutto prematuro pensare al ristorno o al salario variabile, che sono state, nei tempi delle vacche grasse, ottime forme di
coinvolgimento e di partecipazione dei soci e dei dipendenti.
Per il momento dobbiamo essere soddisfatti di aver mantenuto
la cooperativa in linea di galleggiamento.
42
primo piano coop reno
A Rioveggio si sono unite creando un'associazione di promozione sociale e sportiva
che offre ai propri figli e ai bambini che gravitano nella zona strutture, attività e
occasioni di aggregazione. La collaborazione con Coop Reno
LE AMGELS SI RACCONTANO
Mamme e donne con una carica in più
DI DANIELA DALPOZZO
L’associazione "Amgles"
(acronimo che sta per Associazione Mamme Giocose E Lavoratrici a Sostegno dei bambini) è
nata a Rioveggio nel 2010 e ha sede nella Palazzina ex acquedotto
del centro sportivo.
È un'associazione di promozione sociale e sportiva, formata da
mamme e da donne che lavorano
e che hanno sentito la necessità di
aggregarsi per offrire ai propri figli, e ai bambini di tutte le famiglie
del territorio, la possibilità di stare insieme occupando il proprio
tempo libero in maniera costruttiva attraverso attività divertenti,
educative, sportive e sociali.
Abbiamo chiesto alla presidente Marina Natali quali sono le
principali attività dell’associazione: “Durante tutto l'anno proponiamo attività sportive che
oramai sono diventate il nostro
punto di riferimento. Sono tutte
attività alternative che non erano presenti sul territorio, come
la danza moderna e lo ju-jitsu (in
collaborazione con Ju-Jitsu Italia)
e che prevedono due importanti momenti d'incontro per tutti i
bambini e le loro famiglie, a Natale e a fine corso.
Dal 2013, dopo la nostra prima
esperienza di un concorso canoro inteprovinciale, siamo anche
riuscite a creare un coro di bambini che ci auguriamo possa avere il successo che merita. Il nostro patrimonio è costituito da 56
bambini e ragazzi dai 5 ai 15
anni provenienti da tutto il territorio: Rioveggio, Vado, Monzuno
e anche da San Benedetto, Pian
di Setta, Castel dell'Alpi e Pian di
Lama.
Nel corso dell'anno abbiamo poi
organizzato anche altre attività
che possano consentire il coinvolgimento dei ragazzi: abbiamo
portato un gruppo di bambini
e ragazzi bielorussi (collegato a
una associazione di Imola che si
occupa dei bambini colpiti dalla
tragedia di Chernobyl) per una
esibizione di balli folkloristici
all'interno della scuola; in collaborazione con la Polisportiva Rioveggio abbiamo creato diversi
incontri sulle tradizioni culinarie
della nostra regione (come fare
tortellini, tagliatelle e tortelloni)
che hanno avuto grande successo;
in collaborazione con il Comune
e altre associazioni del territorio
abbiamo organizzato un incontro
di lezione/teatro legato al mondo
del Maghreb con scambi culinari
e interculturali interessanti".
consumatori
gennaio-febbraio 2014
Antenne in onda
L’associazione ha partecipato alla
decima edizione del video contest di Casa Papinsky organizzato nel comune di Sasso Marconi, esperienza molto interessante
che ha coinvolto genitori e ragazzi nella creazione di un cortometraggio legato al tema "antenne
in onda" collegato al mondo dei
bambini.
Con Mary Poppins Eventi ha organizzato una tappa di un concorso canoro interprovinciale
– che ovviamente si è svolta a Rioveggio lo scorso giugno – che ha
coinvolto per la prima volta bambini dai 4 ai 14 anni. “È stata una
esperienza unica che ci ha aperto
le porte alla formazione del primo coro di bambini sul territorio", continua la presidente. "Ricordo con piacere che in quella
occasione anche Coop Reno ci
ha donato un suo contributo”.
Pet education
Amgels ha proposto percorsi
di consapevolezza per genitori, collaborando con il comune
di Monzuno alla presentazione
43
di un libro sul tema dei disturbi
alimentari gravi legati al mondo
della crescita e dell'adolescenza; sono stati anche raccolti e
donato fondi per il progetto di
informatizzazione della scuola
di Vado-Monzuno, in collaborazione con Coop Reno, per la
raccolta di materiale scolastico per le famiglie bisognose del
territorio.
In collaborazione con l'associazione Cani & Co. di Bologna,
Amgels ha proposto incontri
di pet- education per bambini,
legati alle conoscenze di base
dell'affascinante rapporto cane/
bambino.
“Dal 2013 siamo iscritte al Registro provinciale delle associazioni di promozione sociale. Chiunque volesse offrire il proprio
contributo per la realizzazione di
attività per bambini e ragazzi sul
nostro territorio, può effettuare
'erogazioni liberali' e/o donazioni del 5 per mille attraverso bonifico bancario (detraibili dalla
tasse!). Tutte le indicazioni sono
presenti nel sito www.amgels.it”,
conclude Marina Natali.
“Per il 2014 abbiamo intenzione di continuare con le attività sportive di danza moderna e iu-jitsu. Ad aprile
riprenderemo con la preparazione del nostro coro (per info 393.1380347) e vorremmo
riuscire a organizzare un altro
concorso canoro per bambini che però è ancora da impostare. Riprenderemo anche
gli appuntamenti di pet education, il cui primo incontro è
previsto per sabato 15 marzo
e cui seguiranno quelli del 12
aprile e del 10 maggio (per info 348.0191781)".
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gennaio-febbraio 2014
45
primo piano coop reno
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ovarico e sostiene
la ricerca scientifica
impegnandosi per una
corretta informazione.
Conosciamola meglio
Loto nasce nel 2013 a
Bologna, e agisce sul territorio a
fianco di una delle più importanti
strutture ospedaliere nazionali che
si occupa di cura e prevenzione
oncologica femminile (presso l’Istituto Addarii, Ospedale S. Orsola) con l’obiettivo di diventare un
punto di riferimento nazionale attraverso azioni via via sempre più
ampie e una rete con gli istituti di
ricerca e le strutture ospedaliere e
universitarie nazionali.
Le donne, molte delle quali ex pazienti, che hanno fondato Loto
– associazione no profit che nasce per colmare il vuoto informativo sul carcinoma dell’ovaio, uno
dei tumori femminili a prognosi
più severa – hanno in comune un
elemento straordinario che ha caratterizzato la loro vita: sono state
messe alla prova e seppur colpite
nel corpo e nell'anima, hanno reagito in maniera esemplare, iniziando a parlare della malattia
che le ha colpite, senza edulcorare il problema ma senza nemmeno nascondersi e vergognarsi.
L'idea che sta alla base di questo
coraggioso progetto è che da una
patologia talmente pericolosa – di
cui non sono note le cause e per
la quale non sono ancora disponibili strumenti validi per la diagnosi precoce – possa scaturire un
"contagio" positivo per il mondo
Il direttivo dell'associazizone no profit Loto
circostante: la consapevolezza che
si nutre d'informazione e il coinvolgimento degli altri.
5.000 nuovi casi ogni anno
Nel 2012 quasi 5.000 donne in
Italia e 250.000 donne al mondo hanno vissuto l'esperienza del
carcinoma ovarico. In Emilia-Romagna vengono diagnosticati tra i
400 e i 450 nuovi casi di carcinoma ovarico all’anno; al S. Orsola
di Bologna, sono state operate 90100 donne all’anno negli ultimi 5
anni. Nell'ambito del carcinoma
ovarico, pur avendo a disposizione
cure e terapie inimmaginabili solo
15 o 20 anni fa, si è ancora terribilmente lontani dagli obiettivi già
raggiunti in altri campi oncologici.
Loto auspica che le future politiche sanitarie siano in grado di
correggere queste diseguaglianze,
frutto dell'inesorabilità della malattia diagnosticata troppo tardi,
ma – troppo spesso – delle scelte
politiche e industriali degli organi
preposti. Per questo è importante tenere alta l'attenzione e l'informazione su questo particolare
tumore. Il cancro non è equo, noi
dobbiamo esserlo.
Il Comitato tecnico-scientifico,
oltre a organizzare incontri scientifici e di divulgazione, seleziona
e propone i progetti di ricerca da
sostenere. Per il 2014 sono in programma incontri informativi rivolti ai medici di base e ginecologi; un
convegno scientifico (a Bologna in
giugno); un progetto di ricerca che
mira al monitoraggio per 4 anni
delle pazienti con tumore ovarico
e alla mammella per la prevenzione di entrambi, poiché chi soffre di
uno è a rischio di tumore dell'altro
tipo. Questo progetto necessita di
acquistare macchine ecografiche
particolari e di formare personale
qualificato – in particolare gli ecografisti – tramite borse di studio;
infine è in programma l'acquisto di
un auto per il trasporto dei pazienti per le cure tumorali.
PER CONTATTI
Loto onlus, via Botticelli 10,
40131 Bologna. Sede operativa
presso l’Azienda Ospedaliera di
Bologna - Policlinico S. Orsola
Malpighi, padiglione n. 26
Oncologia "Felice Addarii", viale
Ercolani n. 4/2.
Sito web: www.lotonlus.org
Facebook: http://on.fb.e/1hsMSy3
46
vivere bene cultura
A Minerbio una raccolta fondi per completare il ripristino del tempio danneggiato
dal terremoto del 2012. Da sottrarre all'olbìo c'è un ciclo di affreschi ma anche la
memoria di più generazioni che si è formata attorno a questi luoghi
UNA CHIESA DA SALVARE
DI GABRIELLA SAPORI
“Che bella chiesa, babbo! Hai visto quante figure ci
sono là in alto? Chi sono? E poi
guarda, c’è una reggia lì, in mezzo al soffitto! È quella della Bella
Addormentata? E quanti vasi di
fiori! Quanti angeli con le ali! E
perché quell’uomo è senza testa?
Ma come hanno fatto a disegnare e colorare là in alto? Chi è stato tanto bravo?”
Arrivata a Minerbio a tre anni
da un paese dell’Appennino che
la chiesa non l’aveva più, distrutta com'era stata dalla guerra, una
chiesa vera non l’avevo mai vista.
Mia madre mi raccontava che, la
prima volta che entrai in quella di
Minerbio, non volevo più uscirne.
Per tutta la Messa ero rimasta tra
i miei genitori con gli occhi incantati, e quando finalmente finì
cominciai a fare tutte le domande che nella mia testa non avevano risposta.
Quella reggia, quelle figure,
quei fiori, gli angeli variopinti e
tutti gli altri affreschi, ora, sono
deturpati da crepe profonde per
il distaccamento di intonaco,
che apre squarci incolori nelle
scene del pittore settecentesco
Giuseppe Carlo Pedretti e
negli ornati di Giovanni Battista Baldi, operante a Bologna
e in provincia tra ottocento e
novecento. Sarà un buffa coincidenza, ma ho scoperto che
anche nella chiesa distrutta del
paese di montagna da cui provenivo gli ornati erano stati dipinti
Mancano 600 mila euro per ripristinare affreschi e decorazioni danneggiati dal sisma
a tempera dallo stesso Baldi.
Non so se esistano altre chiese
che vantino la stessa paternità decorativa, ma so per certo che il ciclo minerbiese di affreschi del Pedretti, presente con le sue opere
anche nel santuario di San Luca,
è l’unico rimasto a Bologna e in
provincia. Anzi, in tutta Europa,
visto che l’altro ciclo affrescato dal
medesimo pittore nella chiesa dei
Carmelitani, a Leopoli, in Ucraina, è stato coperto di intonaco
qualche decina di anni fa.
Danni da terremoto
Il terremoto del 20 e del 29 maggio 2012 è stato la causa di tutti
questi danni, cui si sono aggiunte notevoli lesioni alle strutture
architettoniche che hanno determinato la chiusura dell’edificio
sacro fino al 1° dicembre scorso.
La messa in sicurezza dell’edificio è stata prioritaria, e ad essa sono stati destinati i 200.000 euro stanziati ad hoc dalla Regione,
ma l’unità di crisi, composta da
Sovrintendenza, Regione e Vigili
del fuoco, ha stimato i danni complessivi in più di 800.000 euro. Ne
mancano, quindi, ben 600.000
per ripristinare la parte decorativa e pittorica! Dove prenderli?
Oltre a iniziative di gruppi e associazioni pro restauro, oltre al
risarcimento previsto dalla polizza assicurativa (ma di quanto? e quando?), il parroco don
Franco Lodi ha attivato due
modalità di raccolta fondi: la
vendita, a 100 euro, di un cofanetto contenente i tre volumi sulla chiesa scritti dalla scrivente e la
vendita, sempre a 100 euro, della bella litografia del noto pittore
consumatori
gennaio-febbraio 2014
Erio Carnevali, che ha reinterpretato in chiave moderna il volto
della B. V. Addolorata che si trova
in chiesa (opera attribuita a Nicola Bertuzzi, 1710 c.a – 1777),
icona cara al paese, fonte di miracoli, da sempre invocata dalle madri minerbiesi, venerata in modo particolare durante la Sagra
settembrina.
Questa doppia iniziativa è stata
annunciata dallo stesso parroco
in occasione della conferenza sul
tema della riapertura al culto della
Chiesa Arcipretale, tenuta al teatro
Minerva il 6 novembre scorso.
Riprendo le sue parole: “… se l’opera completa (i tre volumi sulla chiesa, n.d.r.) verrà venduta al
costo di 100 euro per cofanetto, la parrocchia potrà avere una
disponibilità di 50.000 euro.
47
Ancora: all’inaugurazione della locale Coop Reno sono state offerte
alla parrocchia delle litografie (con
tiratura in esclusiva e limitata)
dell’artista di origine modenese
Erio Carnevali; se verranno vendute a 100 euro ciascuna, entreranno in parrocchia 14.000 euro”.
Perché esitare? Da quando il Giuspatronato della chiesa minerbiese è passato, per effetto del Concilio Vaticano II, dai Conti Isolani
alla popolazione del paese, è questa, in primis, ad avere il privilegio
e l’onere di conservare con cura
un tale patrimonio storico-artistico. Ma anche i paesi limitrofi,
e quanti hanno goduto della sacralità e della bellezza di questo
tempio. Le generazioni future
hanno il diritto che non le impoveriamo anche di questa eredità di
memoria e di bellezza che i nostri
progenitori, con grandi sacrifici,
ci hanno lasciato gratuitamente.
Sennò, come faranno altri bambini a incantarsi guardando in su
e a dire ancora: "Che bella chiesa,
babbo!”
Il cofanetto e le litografie si trovano
in vendita in canonica, via Garibaldi
7, Minerbio (BO).
LA RACCOLTA PUNTI CONTINUA
LA RACCOLTA
PUNTI
CONTINUA
FINO
AL
2
MARZO
2014.
LA
RACCOLTA
PUNTI
CONTINUA
LA FINO
RACCOLTA
PUNTI CONTINUA
AL 2 MARZO
2014.
FINO AL 2 MARZO 2014.
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48
vivere bene cultura
NEI QUADERNI
DEL "MANEGIUM"
LA VITA NEI CASONI
Libri
I LIDI FERRARESI
SI TINGONO DI GIALLO
Inizio dell’estate ai lidi ferraresi,
delitto al residence “Le Dune”:
viene trovato il cadavere di una
bellissima e ricca vedova e
subito il caso diventa omicidio.
Le indagini sono affidate al
maresciallo della locale stazione
dei Carabinieri che con l’aiuto di
un suo amico scoprirà che molti
potrebbero avere voluto la
morte della donna. Fra
ombrelloni e seconde case che
cominciano ad animarsi, la
tragedia di provincia ha luogo
pagina dopo pagina.
Ivan Furlanetto
Delitto alle Dune
Editrice Maglio, 14 euro
È stato
stampato il
quarto
quaderno del
Gruppo
culturale “Il
Manegium”. Su
questo numero
una sintesi del
convegno sulla
canapa con una ricca
documentazione fotografica; la
struttura e la vita nel Casone, la
tipica, antica e umile abitazione di
tanti polesani. Poi un articolo
sulla “Guardia civile di san
Bellino” arricchito da inediti
documenti di archivio. E ancora
storie che riguardano famosi
personaggi come Giacomo
Matteotti e due illustri musicisti
locali, Vasco Corradini e Luigi
Scagno, per 75 anni l’organista
della chiesa Arcipretale di Fratta.
Il quaderno così ricco di contenuti
è stato editato con il contributo di
Coop Reno.
LA VITA È NON ARRENDERSI
Un percorso di libertà frammisto ad ostacoli e drammi personali
Ma nella storia di Livia, come in quelle di tanti, mai perdere la speranza
L’autrice di "Non mi arrendo", Livia Scagliarini, è una
donna che ha lavorato per molti anni nella
cooperazione e nel mondo del volontariato. Il libro
racconta un percorso di libertà:
dall’inconsapevolezza dell’infanzia all’esuberanza
dell’adolescenza, dalla determinazione della
giovinezza alla tenacia della maturità nel mantenere,
salvare e poi non perdere la propria libertà d’essere.
La vita per Livia è stata come un fiume in piena:
attraverso la scrittura le emozioni, i ricordi, le
esperienze vissute vengono incanalate in un racconto
anche drammatico ma sempre foriero di speranza. La
Scagliarini sottolinea anche nel titolo la sua regola di
vita: "Non mi arrendo anche perché so di non essere
sola, che tutti hanno diritto a una vita equa, giusta e
civile: disabili, anziani, bambini, donne e uomini, e
per questo continuerò a combattere".
Livia Scagliarini
Non mi arrendo
consumatori
gennaio-febbraio 2014
49
DI ALESSANDRA GIOVANNINI
Arrivano i fantaveicoli!
Appuntamento a Imola domenica 2 marzo con la 17ª
edizione del coinvolgente Carnevale dei Fantaveicoli
Anche Imola aveva una
sua tradizione di Carnevale, incentrata in particolare sulla sfilata dei
carri allegorici e sui veglioni come
testimoniano i documenti della
seconda metà del ‘700 conservati in biblioteca. Nel corso del '900
la tradizione si interruppe più volte e le ultime edizioni con la sfilata dei carri si svolsero dal 1982 al
1988. Nel 1996 l'amministrazione
comunale decise di riproporre durante le giornate di Carnevale un
momento di festa nella piazza centrale della città e la popolazione rispose con entusiasmo.
Da quel momento stabilì di provare a reinventare una tradizione locale di Carnevale, evitando
però di centrarla sul carro allegorico. L'organizzazione fu affidata agli uffici Partecipazione,
Cultura e Progetto Giovani, con il
coinvolgimento fondamentale di
scuole, associazioni, centri aggregativi, gruppi giovanili e imprese
socio-culturali. Dal 1998 il carnevale ha assunto la sua connotazione attuale diventando il Carnevale
dei Fantaveicoli. Imola nel '900 era
denominata "la città dei matti"
(per la presenza di due ospedali
psichiatrici) e forse una certa dose
di "pazzia" e di estrosità s'è trasmessa agli imolesi; Imola fa parte della Romagna e di romagnolo ha la
passione dell'ingegnosità tecnica
e dell'invenzione; Imola è famosa
nel mondo per l'autodromo, ma
forte è l'amore per la bicicletta. Da
questi elementi – uniti al radicato
rispetto per l'ambiente – è nata l'idea del "Fantaveicolo" che caratterizza la parte centrale della festa.
Un apposito concorso coinvolge
tutti i partecipanti che sfilano nella
grande parata di domenica.
Ma la festa non si esaurisce qui: il
concorso e la sfilata dei gruppi mascherati, il Carnevale dei Bambini e dei Ragazzi, i laboratori per i
più piccoli, le mostre fotografiche
arricchiscono il clima di festa e divertimento. Nel corso degli anni la
manifestazione ha incrementato la
sua popolarità superando sempre
le 20.000 presenze, e inserendosi così di diritto tra i più originali
e coinvolgenti carnevali italiani.
È L'UNICO VINCOLO
NON DEVONO INQUINARE
IL CARNEVALE
L'ORDINE.... SOSTITUITO
Possono essere creati in modo originale ed unico,
come pure essere assemblando biciclette, carriole
o altri veicoli d'uso comune. Importante che siano
caratterizzati anche in modo tematico, con un
soggetto, un mascheramento e un abbellimento
a scelta. I Fantaveicoli sono veicoli strani,
inconsueti, stravaganti e ingegnosi: possono
essere alti, bassi, lunghi con una due o trenta
ruote; condotti da una singola persona o da un
gruppo di persone; possono essere pezzi unici o
rielaborazioni di biciclette o mezzi già esistenti.
C’è solo una rigorosissima regola da rispettare: i
Fantaveicoli non devono utilizzare combustibili
inquinanti (benzina, gasolio, ecc.). Possono cioè
muoversi a trazione umana, a spinta, a pedali, a
vela o essere dotati di motore con combustibile
"ad emissione zero" (energia elettrica, aria
compressa, energia solare, ecc.). Spazio alla
fantasia, dunque, ma nel rispetto dell’ambiente e
della salute.
Il termine "carnevale" risale al latino "carnem levare",
espressione con cui nel Medioevo si indicava la
prescrizione ecclesiastica di astenersi dal mangiare carne
a partire dal primo giorno di Quaresima, vale a dire dal
giorno successivo alla fine del carnevale (mercoledì delle
ceneri), sino al "giovedì santo" prima della Pasqua. Le
prime notizie sul carnevale, all’inizio un vero e proprio
rito religioso, risalgonoall’epoca dei faraoni quando il
popolo mascherato, intonando inni e lodi, accompagnava
una sfilata di buoi che erano sacrificati in onore del dio
Nilo. I greci dedicavano feste al dio del vino Dionisio
e i Romani al dio Saturno con cerimonie religiose di
carattere sfrenato e orgiastico che prevedevano, tra
l'altro, la temporanea sospensione del rapporto
servo-padrone. Da un punto di vista storico e
religioso il carnevale rappresentò un periodo di festa ma
soprattutto di rinnovamento simbolico, durante il quale
il caos sostituiva l'ordine costituito, che però una volta
esaurito il periodo festivo, riemergeva nuovo o rinnovato
e garantito fino all'inizio del carnevale seguente.
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