il sindaco ha perso la facciata

ALL’INTERNO
SPECIALE
LIBRI&LIBRERIE
SAPER VIVERE LA GRANDE NAPOLI
distribuzione gratuita
Graphic designer Tony Baldini
Anno IX - numero 5/6 - luglio/agosto 2014
il sindaco
ha perso
la facciata
Napoli crolla e miete vittime. De Magistris ignora il decadimento della città
e preferisce l’inaugurazione alla manutenzione, i riflettori alla riflessione.
www.chiaiamagazine.it
IUPPITER EDIZIONI
OBLÒ
SOS CITY
Una città “parcheggiata”
Caro Direttore,
guardandosi intorno ci si rende
conto che ormai a Napoli, in
molti rioni, vicoli e slarghi sono
inaccessibili: paletti, catene e
strutture murarie abusive
impediscono l’accesso a tutti,
anche alle forze dell’ordine.
L’ultima moda tutta
partenopea, riguarda
l’occupazione di numerose
piazzette, trasformate in privati
parcheggi o garage all’aperto.
Basta inoltrarsi nei Quartieri
Spagnoli per imbattersi nella
più sfrenata illegalità, come il
caso di piazzetta Rosario di
Palazzo, restaurata di recente
ma trasformata negli spazi
residuali in parcheggio abusivo.
Chi vuole parcheggiare in
quest’area, compresi i residenti,
è costretta al pagamento di un
“obolo”, in caso contrario, rischi
di trovare l’auto o la moto
danneggiata o di non trovarla
affatto. Una situazione simile si
riscontra poco più avanti, in
piazzetta Concordia, uno slargo
adiacente all’omonima chiesa,
dove si contano decine di paletti
abusivi e transenne che
impediscono la sosta ai non
autorizzati. Nonostante diversi
interventi di rimozione dei
paletti, l’illegalità è stata
ripristinata in tempo di record.
In quest’area sono presenti
anche numerosi manufatti
abusivi, stanze create sui
marciapiedi, oltre a qualche
finto segnale di sosta per i
disabili. In piazzetta Concordia
è in uso un tariffario per
parcheggiare, che vale anche
per i residenti. A nulla sono
servite denunce e proteste, basti
pensare che un’ambulanza per
soccorrere un anziano ha
impiegato oltre trenta minuti
per attraversare meno di
cinquanta metri. Non mancano
i casi eclatanti, poiché in questo
variegato panorama non si può
tacere ciò che accade a piazza
Dante: l’area che dovrebbe
essere una zona pedonale, la
sera si trasforma in un
parcheggio all’aperto, tariffe
standard che consentono a
questi improvvisati
parcheggiatori di arrotondare a
fine mese le proprie entrate. Ciò
che lascia perplessi è che tutto
ciò accade a pochi metri dalla
sede della II° municipalità e
della locale Unità Operativa
della Polizia Municipale.
Oramai la città è sempre più
ostaggio della malavita e di
quanti approfittano di tale
situazione, scandalosa e
insopportabile come i
parcheggiatori abusivi che non
ti chiedono più un’offerta “ a
piacere”, ma t’impongono un
vero e proprio pizzo se vuoi
parcheggiare, anche se sono
presenti le strisce blu.
CARMINE ZAMPROTTA
(2)
Il verde pubblico ha zero futuro
Segnaliamo la lettera di un nostro lettore
che, anche a nome di un gruppo di
cittadini e volontari della Caritas, chiede
un intervento delle autorità su alcune
opere che non richiederebbero
stanziamenti di denaro, ma solo la
razionalizzazione delle risorse già
disponibili. Viene segnalato lo stato del
verde pubblico tra via Orazio e via
Petrarca, “infestato” da erbacce e preda
delle deiezioni degli animali domestici dei
residenti. Giardinieri e netturbini, oltre ad
un comportamento più civile degli
abitanti, potrebbero risolvere il problema.
Più complessa, invece, la situazione dei
tronchi lasciati nel terreno dopo gli
abbattimenti degli alberi e lo stato di
abbandono delle ringhiere delle scale di
via Mariconda e della balaustra di via
Pontano. Un appello anche per il
salvataggio della magnolia di piazza
Amedeo. Qui l’equilibrio naturale è stato
sconvolto dall’uomo, che ha costruito una
rotonda con copertura in sanpietrini,
invece di un’aiuola in terreno. (a.y.s.)
La cinica farsa della
L’editoriale
BORGHESIA
L’identikit della borghesia napoletana è da sempre un autentico rompicapo, peraltro ancora irrisolto. In
“Un Paradiso abitato dai diavoli”, “popolarissimo” saggio storico di
Benedetto Croce, c’è un capitolo sulle origini dei “lazzari” e del conseguente “lazzaronismo”, in cui anche il grande filosofo e critico, partendo da studi seicenteschi, lascia intuire che la corretta “qualifica” di questo ceto non è certo cosa facile. Che così fosse, ne è riprova anche la remota scelta, in anni molto lontani, mi pare gli inizi del 900, degli imprenditori napoletani, di chiamare l’edificio dell’allora neonata associazione,
in Via Santa Brigida: Palazzo della borghesia. Una scelta di nobile auspicio. Purtroppo da qualche
tempo a questa parte, il rompicapo si sta trasformando in una melina farsesca. Più Napoli paga le
conseguenze inenarrabili di uno sfascio urbano e amministrativo senza eguali e più si infittisce il dibattito sulla borghesia, lasciando alla fine le cose come stanno, cioè peggio di prima.
Pur essendo apprezzabile il motivo in sé di trovare uno sbocco a una situazione insostenibile, a Napoli va denunciato un cinico e ciclico gioco sporco. Coloro che hanno creato o contributo a creare
questa situazione di sfascio, attraverso sostegni e collateralismi di varia natura a favore, in successione, di Bassolino, Iervolino e de Magistris, ancora una volta, inserendosi furbescamente
sulla indispensabilità di tale dibattito, puntano a rientrare in gioco. Basta, secondo loro,
dire “abbiamo sbagliato”, per dettare “ipso facto” le condizioni delle future candidature nella corsa a Palazzo San Giacomo. E no. Poiché i personaggi sono sempre
gli stessi, i soliti noti, è tempo che ci si guardi bene da questo ciclico e cinico gioco, implacabile da un ventennio a questa parte, dietro la
risorgente melina farsesca sulla borghesia.
Crolli e speranze calpestate:
il sindaco ha perso la facciata
pagina 3
Il paginone
Salviamo il declino della città:
«Più librerie e meno pensiero fritto»
pagine 4-5
Il caso
Il caso risolto di Sergio Risorgente:
in carcere per non aver commesso il fatto
pagina 7
L’intervista
Gianni Lettieri, il libro verità
dell’«imprenditore scugnizzo»
pagina 9
Sollecitazioni
Napoli e la sporca bellezza:
tra cantori e detrattori della città
pagina 10
Quartierissime
Gradoni di Chiaia, il «Mercatino
dei pulcini» e l’arte del riuso
pagina 13
Divinazione
Il significato della prima fatica di Ercole
per i nati sotto il segno del leone
pagina 20
Saper Vivere
Estate a Napoli, tutte le mostre
da non perdere
pagina 21
n u m q u a m
SAPER VIVERE LA GRANDE NAPOLI
Anno IX n. 5/6- Luglio-Agosto 2014
Direttore responsabile
Max De Francesco
Caporedattore
Laura Cocozza
Redazione
Armando Yari Siporso
Livia Iannotta
Progetto e realizzazione grafica
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Responsabile area web
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CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2014
h o r u m
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c e d e t
Società editrice
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Si ringraziano Tony Baldini per cover
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L’EDITORIALE
PERDERE LA FACCIATA
Max De Francesco
Molti ricordano uno sketch a Studio Uno, in cui Totò raccontava a
Mario Castellani di un energumeno
che lo aveva schiaffeggiato e insultato
al grido «Pasquale, figlio di un cane,
finalmente ti ho trovato... Pasquale,
maledetto, te possino ammazzatte».
Alla domanda «Ma perché non hai
reagito», Totò così concludeva: «E che
me frega, e che so’ Pasquale io?».
Non si allontana di molto la reazione
agli schiaffi di Napoli dell’ex togato de
Magistris che, ora affindadosi alle
congelate sentenze del suo ben remunerato staff di comunicazione ora
avvalendosi delle sue rozze improvvisazioni, sembra ribattere al decadimento della città con un miserabile “E
che me frega, è che so’ sindaco io?»
Gli accadimenti tragici come le morti
di Ciro Esposito e Salvatore Giordano,
le speranze disattese di rilancio a
causa del vergognoso affaire Bagnoli,
del piccino Forum della Culture e
della sparizione del grande progetto di
recupero del Centro Storico, lo svuotamento culturale e sociale delle vie con
la chiusura di librerie e negozi storici,
la diffusione di una gomorra minorile,
al di fuori dei clan, molto più pericolosa perché spietata e senza codici
d’onore, la visibile assenza della cura
del corpo di Napoli, hanno trascinato
la città in quel cantuccio del disincanto che, per certi versi, è la sala d’aspet-
to prima della resa. Una diagnosi
novecentesca di Scarfoglio sullo stato
d’animo di Napoli appare oggi d’attualità estrema soprattutto quando
parlava di «una città stanca, di quella
stanchezza che non precede rabbia e
voglia di cambiare le cose. Che è
stanca piuttosto di attendere che passi
la nottata». Una nottata infinita, senza
stelle comete né percorsi di luce. Una
spossatezza civica che, in questa
ennesima estate di ripresa economica
invisibile, di riforme annunciate a
livello nazionale e promesse calpestate localmente, è divenuta incontenibile, qua e là interrotta dagli scatti d’orgoglio di un frammentato movimentismo cittadino, dalle sortite isolate di
chi, come Gianni Lettieri, è rimasto
sul “pezzo” de Magistris nonostante si
trovi a predicare nel deserto della
politica, e dalle punturine d’adrenalina del presidente De Laurentiis che ha
lanciato nella mischia la mediatica
carica dei 100 pionieri per rigenerare
la città. Ad aggiungere stanchezza alla
stanchezza, poi, di questi tempi si
esibiscono sullo stato di salute della
polis partenopea editorialisti d’archivio e intellettuali navigati, che ripropongono la stantìa discussione sull’immobilismo della borghesia, sull’effimero agitarsi della cosiddetta società
civile e “strutturata”, sull’indole servile e corruttibile di una parte consistente della popolazione, sui mali
incurabili di quella che fu la capitale
del Sud, sulla rivoluzione incompiuta
del 1799, eccetera eccetera. Un elettore, prima di Bassolino e poi di de
Magistris, come Gerardo Marotta, in
una recente intervista sul Corriere del
Mezzogiorno al giornalista Gianluca
Abate ha detto: «Se non capisce come
qui abbiamo investito sulle feste ma
non sulla produzione del pensiero,
allora non potrà mai capire perché è
crollato un pezzo della Galleria Umberto. Qui hanno ammazzato gli
intellettuali e al loro posto hanno
messo al potere luridi capibriganti:
loro figliavano, gli intellettuali no. La
classe che ci governa è la discendente
ideale di quei capibriganti...Napoli
crolla perché c’è una classe dirigente
che non sa cosa significa mettere un
chilo di calce...».
Con garbo vorremmo ricordare al
presidente dell’Istituto italiano per gli
studi filosofici e promotore di una
città governata da intellettuali e non
da «soggetti regressivi», che il suo
ultimo sindaco senza cazzuola si è
dedicato con zelo bassoliniano all’inseguimento del grande evento, alla
promozione della festilenza arancione, preferendo il concerto al recupero
del pensiero, i riflettori alla riflessione,
l’inagurazione alla manutenzione. Se
poi piovono pietre e sprofondano
strade, un sindaco non può riproporre
lo sketch di Totò, perché è «il primo
cittadino», primo in oneri e onori,
votato per guidare una comunità,
darle una visione, una prospettiva, un
senso comune, consegnarla alla normalità e non alla fatalità. Se uno muore ragazzo per un crollo evitabile in un
luogo ad alto passeggio, nella via dello
struscio e non in un vicolo desolato,
significa che l’apparato che governa
Napoli, dal sindaco agli assessori, ai
tecnici comunali, non ha svolto fino in
fondo il suo compito politico-amministrativo e quella missione di custodia della comunità.
La triste consuetudine vuole che
quando i fatti assumono proporzioni
distruttive e, per dirla brutalmente, ci
«scappa il morto», si intensificano
azioni di controllo, fino ad allora
blande o inesistenti, con una moltiplicazione di transenne, imbracature di
balconi e palazzi come se a momenti
dovesse venire giù ogni cosa.
Poi il tempo passa, le feste ricominciano, le indagini si perdono, la tragedia
si dissolve e Salvatore Giordano, ucciso dall’incuria napoletana, diventerà
un ricordo, un volto da commemorare. De Magistris, per non turbare il
dolore dei familiari e «voler prendere
le distanze da tutto il veleno immesso
contro la nostra città in queste ore»,
non è andato ai funerali del ragazzo.
Il Comune di Napoli ha inviato il
gonfalone della città e una corona di
fiori. Per il sindaco non rientrava nei
riti funebri consigliabili. Così, oltre alla
facciata, Napoli ha perso anche la
faccia.
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2014
(3)
IL PAGINONE
FERMIAMO IL DECLINO DELLA CITTA`
La rivolta dei libri
Parte la campagna “Più librerie e meno pensiero fritto” di Chiaia Magazine
in difesa dei presìdi culturali. L’impegno civico e l’assenza delle istituzioni
Max De Francesco
L’INIZIATIVA
L
Si chiama «Più librerie
e meno pensiero fritto»
la campagna di
sensibilizzazione alla
lettura e alla difesa
delle librerie che
Chiaia Magazine
lancerà nei prossimi
mesi. L’iniziativa,
fortemente voluta dagli
editori del free press
partenopeo, prevede
video virali per la
promozione della
lettura, adesivi “di
pensiero” distribuiti
nei centri culturali
della città, convegni
sull’evoluzione
dell’editoria e un
cortometraggio sulla
«rivolta dei libri»,
girato entro il 2015.
a chiusura della storica libreria Loffredo,
la conseguente reazione dei cittadini
impegnati a ridare al Vomero, con la
formula dell’azionariato popolare, un
centro di smistamento culturale e la
giornata di mobilitazione in difesa dei
librai di Port’Alba dovrebbero aprire
cervello e cuore a chi è chiamato a gestire fondi pubblici, ad amministrarci, e,
quindi, a creare, come si dice in politica,
“opportunità di crescita”.
Il decadimento di una città si misura
dalle sue vie. Prendiamone una a caso e,
oltre a soffermarci su buche, sporcizia,
assenza di verde, palazzi pericolanti,
invasione di abusivi, decoro architettonico, guardiamo cosa offre commercial-
(4)
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2014
mente e socialmente. Se, in un batter
d’anni, Napoli ha strade sempre più
occupate da patatinerie, centri scommesse, outlet “compri e fuggi”, c’è da
domandarsi se non sia il caso di difendere i presìdi culturali e di inaugurarne
altri. Nessuna crociata contro il fritto e
la “bolletta”, ma ci chiediamo perché
non puntare, attraverso un patto tra
istituzioni, editori, librai e associazioni
civiche all’apertura di nuove librerie,
innovative e a dimensione di lettore,
nelle vie “occupate” della città.
Da troppo tempo siamo costretti a
seguire la bara del libro, a veder sparire
preziosi luoghi d’intrattenimento tra
scaffali svuotati e gli affranti librai di
una volta che, quando entravi nelle loro
farmacie di romanzi, ti consigliavano la
cura letteraria giusta per ritrovare sogni
e superare malanni di cuore.
Ai funerali delle librerie e della cultura
napoletana le istituzioni erano assenti.
La non presenza, infondo, è giustificabile: perché presentarsi al rito funebre se
non si è fatto nulla per evitarlo? Perché
partecipare se è totalmente mancata
una strategia in difesa del libro e della
sua sofferente filiera?
Nel 2013, dopo un paio d’anni di palleggiamenti in Consiglio regionale, fu
approvata, con i peana del Corecom, la
legge di sostegno all’editoria. Il fondo
previsto era di 100mila euro per l’anno
2012, che, stando alle intenzioni della
Regione, sarebbe dovuto servire a promuovere e sostenere «il libro, l'informazione locale in tutte le sue forme e la
produzione della piccola e media impresa editoriale» e ad assicurare «gli
incentivi per lo sviluppo di contenuti
digitali, siti web, attività di ristrutturazione aziendale e ammodernamento
tecnologico, la nascita di nuove imprese
nel comparto, le librerie campane, le
emeroteche...».
Parole. Con 100mila euro, poi, parliamoci chiaro, che svolta si può dare
all’intero comparto? Siamo alle solite:
mancanza di visione, leggina “prenditempo” che contempla l’intero mondo
dell’editoria senza capirne differenze e
criticità; nessuna idea sul piatto, parole
allineate senza un ragionamento pro-
«IOCISTO», LA CULTURA
HA UN ALLEATO IN PIÙ
fondo sullo stato reale della piccola e
media editoria locale. L’elenco delle
intenzioni è la fine delle istituzioni. In
questi anni abbiamo assistito allo
sperpero di una montagna di fondi
pubblici (quasi 30 milioni di euro)
utilizzati per la discutibile Coppa America o ignobilmente frammentati, per
soddisfare la rete delle clientele, per la
realizzazione dell’invisibile Forum
delle Culture. Un utilizzo miope di
risorse europee che, finita la festa, non
lascerà benefici né economici né strutturali alla città.
Perché non si è pensato, invece, di
destinare una parte dei fondi al rilancio
della cultura partenopea con un piano
“rivoluzionario” che rimetta al centro
della cultura il libro e la lettura, miscelando tradizione e innovazione? «Chi
tocca un libro, tocca un uomo», scriveva Henry Miller dopo aver passato in
rassegna i libri della sua formazione.
Benedetto Croce, in una lettera indirizzata ad Alessandro Casati, raccontando
di essere stato colto di sorpresa dallo
scoppio improvviso del bombardamento del 4 dicembre 1942, costretto così a
rifugiarsi a Sorrento, confessò il dolore
non solo per l’evento ma anche perché
poteva portare con sé, trasferendosi,
solo poche migliaia di volumi, una
minima parte degli oltre 150 mila della
sua biblioteca: «Questa - scrive il filosofo - è la trafittura più dolorosa che io
provo. All’età mia, quando si è esaurito
o quasi il compito della propria vita, la
morte non spaventa, ma la perdita di
quel patrimonio letterario colpirebbe
non la mia persona, ma un interesse
generale». Perdere i libri significa smarrire coscienza e memoria, rinunciare al
potere della lettura vuol dire ridurre
l’energia della fantasia e del linguaggio.
Tullio De Mauro, ultimamente interrogato sull’importanza di leggere, ha
detto: «Cinque italiani su cento tra i 14
e i 65 anni non sanno distinguere una
lettera da un’altra, una cifra dall’altra.
Trentotto lo sanno fare, ma riescono
solo a leggere con difficoltà una scritta
e a decifrare qualche cifra. Trentatré
superano questa condizione ma qui si
fermano: un testo scritto che riguardi
fatti collettivi, di rilievo anche nella vita
quotidiana, è oltre la portata delle loro
capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona
incomprensibile. Secondo specialisti
internazionali, soltanto il 20% della
popolazione adulta italiana possiede
gli strumenti minimi indispensabili di
lettura, scrittura e calcolo necessari
per orientarsi in una società contemporanea».
I dati sulla lettura in Italia non confortano: un recente report sugli anni
2011-2013 del Centro per il Libro e la
Lettura sostiene che nel Paese v’è stata
una forte diminuzione rispetto al
passato della percentuale dei lettori
(dal 49% del 2011 al 43% del 2013) e
degli acquirenti (dal 44% al 37%), con
il Sud che si conferma maglia nera
nella lettura e nell’acquisto di libri.
Senza dubbio la marginalizzazione
dell’oggetto-libro è favorita dal dominio del web, dal potere magico di
smartphone e tablet, dalla persistenza
della connessione, dall’ideologia dei
nativi digitali, allergici alla cultura di
carta e alla lettura “lunga” e divoratori
d’informazioni “social”, immediatamente condivisibili, fruibili senza
impegno. Quarant’anni fa Mimì Rea
scriveva: «È molto difficile che il libro
si riprenda. Troppe cose congiurano
contro di esso: l’automobile, la televisione, il ludismo imperante, il consenso dei tiranni». Congiure col tempo
aumentate, eppure quella del libro è
una presunta morte: rimane, infatti,
una “sacra merce”, per dirla alla
Brecht, che ha un mercato e una filiera
trafitti dai mutamenti, ma destinati a
resistere, e perché no a rinnovarsi, se
s’inizia a dargli una visione che non sia
“visionaria” ma realistica ed economica. Si cominci allora concretamente
con la valorizzazione delle librerie,
sostenendo quelle esistenti e creandone di nuove, s’investano soldi per
internazionalizzare la produzione
degli editori locali, dandogli strumenti
e incentivi per una promozione funzionale e a «costi zero», si utilizzino
fondi europei non solo per diffondere
il valore-libro nelle scuole con una
strategia permanente e non con isolate
iniziative, ma anche per “formare”
realmente, e non con corsi fantasma e
cialtroneschi, una nuova figura di
libraio che non sia solo addetta alla
vendita ma soprattutto alla valorizzazione appassionata della merce. Si
lavori, senza perdere tempo, per una
Napoli che abbia nelle sue vie più isole
letterarie e meno pensiero fritto.
Finalmente una buona notizia. A Napoli la voglia di riscatto
c’è e, cosa ancor più sorprendente, il segnale parte dalla cultura.
Lunedì 21 luglio centinaia di persone hanno partecipato alla
festa di inaugurazione della sede, in via Cimarosa 20, nei pressi
di piazzetta Fuga, di “Iocisto” la libreria ad azionariato popolare
nata da una provocazione lanciata il 13 maggio scorso sulla sua
bacheca di Facebook da Ciro Sabatino, giornalista e ora presidente dell’omonima associazione. «Chiudono i bookstore di
quartiere? Vabbè allora la libreria ce la facciamo noi». Poteva
restare uno dei tanti post che spariscono nel giro di un giorno
ed invece Sabatino, con sua stessa sorpresa, ha scoperto che
non solo c’erano tante persone che la pensavano come lui, ma
che erano anche disposte a lavorare attivamente alla realizzazione di quel piccolo sogno. Dopo meno di una settimana si
sono ritrovati in 120 all’assemblea convocata presso la sala
consiliare della Municipalità del Vomero, messa a disposizione
dal presidente Mario Coppeto. L’assemblea serve a capire che
c’erano numeri e le intenzioni per andare avanti. Ricorda Alessandro Gargiulo, segretario dell’associazione: «Arrivai in quell’aula e sentii da subito che tutte quelle persone erano lì per fare
sul serio. Il parterre era molto composito: professionisti, ex
dipendenti delle librerie che avevano chiuso, studenti, commercianti, piccoli editori come Alberto della Sala, diventato poi
socio fondatore. Tutti misero volontariamente a disposizione le
loro competenze. Furono creati dei gruppi di lavoro per studiare la fattibilità dell’impresa sia dal punto di vista legale che
economico. Assieme a me nel gruppo che doveva occuparsi
della forma legale da dare al progetto c’erano Enrico Fotini e
Diego Romano, un matematico del CNR che, con la sua formazione scientifica, ci ha dato una mano a incasellare tutti i tasselli
al loro posto. Alla fine, dall’iniziale idea di creare una S.p.a.,
giungemmo alla decisione di dar vita ad una associazione senza
scopo di lucro, perchè non avendo limiti di associati, ci dava la
possibilità di allargare l’azionariato a tutti i cittadini che volessero partecipare all’iniziativa». Durante una seconda assemblea, sono stati poi nominati il presidente e i quattordici membri del Consiglio direttivo che hanno ricevuto il mandato dall’assemblea di costituire davanti al notaio Dino Falconio l’Associazione “Iocisto” che conta 160 soci fondatori ed ha come
scopo principale l’apertura di una libreria ad azionariato popolare e, tra gli altri, la centralità del libro, l'avvicinamento delle
nuove generazioni alla lettura e la libreria come luogo d'aggregazione. Nei giorni successivi è partita la campagna di tesseramento per i soci ordinari e sono raddoppiate le fila degli associati. “Partecipare” è la parola d’ordine ed è per questo motivo
che ogni step dell’iniziativa, è condiviso con tutti. Il prossimo
appuntamento è per giovedì 24 per l’asta di opere offerte da
artigiani, fotografi e artisti per il crowdfunding. L’obiettivo è di
arrivare nel più breve tempo possibile a 1000 associati, in modo
da coprire i costi di fitto e di gestione della sede appena inaugurata ed avere un fondo da destinare a iniziative culturali coerenti con gli scopi dell’associazione. Da lunedì è attivo anche il sito
internet e il conto bancario per versare la quota associativa: 50
euro l’anno per dire “Iocisto”, sono presente, sono un cittadino
attivo e un sostenitore della cultura. Per info: 0817649836
LAURA COCOZZA
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2014
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CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2014
LA STORIA
IL CASO RISOLTO DI SERGIO RISORGENTE
In carcere per non aver commesso il fatto
Armando Yari Siporso
Venti giorni di prigione per
non aver commesso il fatto.
Quattro anni di attesa per
ottenere una sentenza di
“non luogo a procedere per
tutti i capi d’imputazione
contestati”. Questo il calvario del napoletano Sergio
Risorgente, stimato consulente del lavoro coinvolto,
ingiustamente, dalla confessione di un proprio cliente,
nell’ambito di alcune indagini su presunte attività illecite
nella città di Perugia. Risorgente, solo in seguito all’arresto, apprende che il suo
assistito era un pregiudicato
di rilevante spessore criminale. Associazione a delinquere finalizzata alla banda
armata, truffa consumata e
truffa tentata sono invece i
reati ascritti al libero professionista quando, alle 5 del
mattino del 29 giugno 2010,
in applicazione di un’ordinanza di custodia cautelare,
viene prelevato dalla propria
abitazione da tre poliziotti
per essere condotto in Questura prima e presso il carcere di Poggioreale poi. La
presunzione d’innocenza,
principio del diritto penale
secondo il quale un imputato è considerato non colpevole sino a condanna definitiva, è una pura utopia per
chi sa di essere innocente e
si trova, per forza di cose, a
dover essere costretto tra le
sbarre di una prigione. «Proprio tra le mura dell’Istituto
di Pena, nelle parole dei miei
compagni di cella - racconta
Sergio Risorgente - ho trovato gli unici momenti di
comprensione durante il
periodo infernale trascorso
dal momento dell’arresto a
quello del ritorno alla libertà,
riconquistata per l’intervento del Tribunale del Riesame,
grazie al brillante operato dei
miei avvocati difensori
Roberto Del Giudice e Armando Bello. Ricordo la
frustrazione e lo smarrimento che ho vissuto quando mi
accorgevo che la mia versione dei fatti, in quei momenti
di solitudine estrema e di
indescrivibile angoscia, non
veniva presa in considerazione da nessuno». La gioia di
riabbracciare, dopo venti
giorni di carcere, la figlia di 2
SANTA MARIA APPARENTE (ADZ. VICO
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Livello 2 camere, disimpegno e bagno. €
350.000,00.
anni e la moglie, all’epoca
dei fatti all’ottavo mese di
gravidanza, non ha scritto
però la parola fine alla vicenda personale di Risorgente.
«Passano, infatti, altri quattro anni, fatti di preoccupazioni, attese e viaggi snervanti - racconta il consulente
del lavoro - vissuti con il
pensiero costantemente
rivolto alla mia famiglia e
alla mia onorabilità calpestata, prima di poter ottenere
un verdetto che segni la
conclusione definitiva della
vicenda». Solo il 15 maggio
2014, tre anni e undici mesi
dopo l’esperienza traumatica della prigione, Alberto
Avenoso, G.u.p. del Tribunale di Perugia, dopo aver
esaminato con dedizione e
precisione gli atti, emette la
sentenza di “non luogo a
procedere nei confronti del
Risorgente per tutti i reati a
lui ascritti, per non aver
commesso il fatto”, certificando in modo assoluto
l’innocenza dell’indiziato.
«Potrà mai una causa per
ingiusta detenzione restituire, attraverso un indennizzo
economico, i momenti di
tranquillità sottratti in questi
anni, apparentemente interminabili, di sofferenza»?
Potrà una somma in denaro
restituire la dignità minata
dal pregiudizio del “non-giudizio” e dagli anni di sospetti, lentamente trascorsi
senza poter affermare la
correttezza della propria
condotta»?
Con questi interrogativi il
protagonista involontario
della complessa epopea
giudiziaria potrebbe aprire,
forse inconsapevolmente, il
secondo capitolo di questa
drammatica vicenda, conclusasi fortunatamente nel
migliore dei modi.
La riparazione pecuniaria
per ingiusta detenzione,
introdotta con l’emanazione
del nuovo codice di procedura penale, richiede infatti
una nuova istanza da proporre alla Corte d’Appello
competente per territorio.
Un nuovo procedimento
giudiziario, dunque, nuovi
viaggi e, quindi, paradossalmente, nuove preoccupazioni per chi, come l’innocente
Sergio Risorgente, è sprofondato, suo malgrado, in quello
che lui oggi definisce “un
incubo chiamato giustizia”.
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CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2014
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CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2014
L’INTERVISTA
IL TOUR
LA BIOGRAFIA
Dopo la prima presentazione presso
l’Unione Industriali di Napoli,
l’autobiografia di Gianni Lettieri è stata
presentata a Capri all’Hotel Syrene
sabato 19 luglio (nella foto). A settembre
poi comincerà il tour di presentazioni
che toccherà prima le dieci municipalità
cittadine e poi proseguirà con Salerno,
Avellino, Roma e Milano.
Gianni Lettieri, classe ‘56, ha fondato e dirige la
Meridie Investimenti Spa, una investment
company quotata in borsa. Presiede la Atitech,
società di servizi di manutenzione aeronautica.
È stato presidente dell’Unione industriali della
Provincia di Avellino e Napoli. Nel 2011 si è
candidato a sindaco della città. Oggi guida
l’opposizione in Consiglio comunale e
presiede l’associazione “Fare città”.
LETTIERI, IL LIBRO VERITA` DELL IMPRENDITORE SCUGNIZZO
I giochi da bambini? Più leali della politica
Laura Cocozza
Gianni Lettieri nel
libro autobiografico
«L’imprenditore
scugnizzo» (Iuppiter
edizioni), racconta
la sua vita
professionale e
privata, fino
all’esperienza
politica della
candidatura a
sindaco di Napoli.
300 pagine
corredate da un
album fotografico a
colori.
L’immagine di copertina
della sua autobiografia ritrae
uno scugnizzo che mantiene
in equilibrio nel palmo della
mano uno “strummolo”. Quel
ragazzino che mostra con
espressione seria e compiaciuta la sua abilità, rappresenta
simbolicamente il modo in cui
Gianni Lettieri è riuscito a governare le varie sfide che la vita gli ha riservato. Prima come
imprenditore, poi come marito e padre e infine come politico. Un vero “self made man”,
come scrive Antonio Polito nella prefazione, con radici ben
piantate nel suolo napoletano.
L’imprenditore scugnizzo nato alla Duchesca come è riuscito a mantenersi in equilibrio tra lavoro e famiglia?
Ho sempre lavorato tantissimo
e non nascondo che qualche
volta ho provato sensi di colpa
per il tempo sottratto alla mia
famiglia. Negli anni, però, ho
trovato un giusto equilibrio, sia
grazie all’aiuto di mia moglie,
che con grande impegno è riuscita a sopperire ad alcune mie
mancanze, sia perché ho riservato ai miei cari tutto il tempo
che non dedicavo al lavoro.
Anche la scelta dello sport è
stata fortemente condizionata dal desiderio di trascorrere
più tempo possibile con loro.
In che senso?
Ho praticato per anni il tennis
e poi il calcetto. Poi ho deciso
che avrei corso proprio perché
la corsa è uno dei pochissimi
sport che posso praticare
ovunque e a qualsiasi ora e che
non necessita di una particolare attrezzatura, bastano un
paio di scarpette e un pantaloncino. Approfitto dei giorni
in cui sono fuori per lavoro per
svegliarmi all’alba e visitare a
mio modo la città correndo un
po’. Lo stesso faccio quando
sono a Napoli: spesso il rientro
a casa dall’allenamento coincide con l’orario di sveglia della mia famiglia, così possiamo
fare colazione tutti assieme. In
una sola città non sono riusci-
to a correre, a Teheran. Alle sei
del mattino stavo per uscire
dall’albergo in tenuta sportiva
quando fui fermato dal portiere che mi avvertì che era molto pericoloso andare in strada
vestito con i pantaloncini corti perchè rischiavo che i pasdaran mi arrestassero.
Impresa, politica e scrittura,
tre campi diversi in cui lei si è
cimentato e continua a farlo:
quale di questi è stato il più
difficile da affrontare?
Sicuramente la politica. Tra i
tre è il mondo più lontano dal
mio modo di essere. Sono una
persona pratica e concreta,
abituata sempre a “fare” e "risolvere". Ho riscontrato che,
purtroppo, in questo campo
c'è poca coerenza. Non importa se si fa quello che si dice,
importa come si dice e quando. Spesso la strada per arrivare all’obiettivo non è quella
dritta, non è quella che appare la più immediata. Insomma
la politica non è il regno del
“fare” ma è quello del “dire” e
per me ciò è impensabile e
inaccettabile. Racconto nel libro che anche i giochi da bambini (come la “guainella”), alla
Duchesca, dove vivevo, erano
pericolosi ma basati sulla lealtà. Il mio obiettivo è di adoperare questo modo di pensare e
di agire anche nella politica.
Sono convinto che sia l’unico
modo per portare un vero
cambiamento e per voltare realmente pagina.
Il suo libro è pieno di ricordi e
aneddoti della sua infanzia e
della sua vita professionale in
giro per il mondo: a quale di
questi è più legato?
Sicuramente al ricordo dell’orfanotrofio in Etiopia. Quando
l’investimento in India prese il
decollo, ed ebbe una eco in diversi Paesi, fui contattato dalle autorità di vari governi, tra
cui il primo ministro etiope
che volle incontrarmi a Roma
per propormi di visitare e investire nel suo Stato. Conobbi
un uomo minuto ma dal carattere molto forte. In una di
queste visite mi portarono in
un orfanotrofio che mi toccò il
cuore e l’anima e il cui ricordo
conservo ancor oggi dentro di
me. Un mio collaboratore
adottó una di quelle bambine;
oggi é diventata una splendida
ragazza ventunenne.
Un capitolo intero del libro è
dedicato al Banco di Napoli,
nel quale lei ricostruisce la vicenda della cessione dell’istituto bancario, definendola
“un furto” e racconta delle
scuse che le presentò Federico Pepe, ex direttore generale.
Cosa ha significato per lei la
chiusura dell’istituto?
Per me ha rappresentato una
tragedia che ha colpito tutte le
imprese del Mezzogiorno. Abbiamo perso una risorsa importante per il Meridione: una
banca a vocazione territoriale,
protesa verso le aziende e le
problematiche del territorio.
Era una banca con diramazioni in tutto il mondo ma con il
cuore e la testa a Napoli. Per
salvare un’altro Istituto bancario in crisi è stata cancellata
con un colpo di spugna la storia economica del Mezzogiorno d’Italia.
Se fosse candidato oggi, si
proporrebbe diversamente,
rispetto a due anni fa, considerando anche in che modo
de Magistris nel frattempo ha
amministrato la città?
No, mi proporrei allo stesso
modo, soprattutto alla luce degli accadimenti di questi ultimi
anni. Ritengo innanzitutto di
essermi presentato con sincerità, per quello che sono e con
il mio bagaglio personale e
professionale. Credo che è proprio grazie a quest’ultimo che
ho pensato di riuscire a risolvere i problemi della mia città
- che amo e che conosco profondamente - con il senso pratico e la concretezza che hanno contraddistinto tutte le mie
azioni. Inoltre la mia convinzione è supportata dai fatti, in
quanto molte cose che avevo
previsto, e che erano scritte nel
mio programma elettorale, si
sono verificate; è sotto gli occhi
di tutti che molte mie idee sono state, nel corso dei mesi, riprese e imitate; purtroppo, però, sbagliando i tempi e i modi.
Lei si presenta come un
amante delle sfide, anche agonistiche, come la maratona di
New York, a cui è dedicato l’ultimo capitolo. Qual è il suo
prossimo traguardo?
Il mio traguardo è vedere la
mia città finalmente europea.
Ho fatto impresa in tre continenti, ho viaggiato e investito
in molte parti del mondo e ho
visto tante realtà diverse ma il
mio cuore e i miei affetti sono
sempre rimasti qui. Ogni qualvolta mi è capitato di vedere
un centro di eccellenza o una
realtà che funziona, ho sempre pensato a Napoli e a come
esportare quell’esempio virtuoso nella mia città, perché
ritengo che non c’è nulla che
non si possa replicare qui e che
nell’attuazione supererebbe
l’originale. Anche mentre correvo al Central park e attraversavo il bellissimo polmone verde nel cuore di New York, pensavo a quanto sarebbe bello e
utile replicare anche a Napoli
una simile realtà.
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2014
(9)
SOLLECITAZIONI
LA PERQUISIZIONE
DEI MEDICI
IN TRIBUNALE
Caro Direttore,
la nomina di un medico, iscritto all’Albo
dei Consulenti Tecnici presso il Tribunale
di Napoli è effettuata tramite una precisa
convocazione nominale e fiduciaria inviata direttamente dal Giudice alcuni mesi
prima della data di udienza.
Da quel momento, il medico-consulente è
ufficialmente considerato un Ausiliario del
Magistrato. Infatti, il CTU oltre alla competenza necessaria per compiere il suo
delicato ruolo, necessita anche di specchiata condotta morale, non essendo
sufficiente finanche la mancanza di precedenti giudiziari. Fatta questa necessaria
premessa, ciò che accade nel momento in
cui il consulente tecnico si reca in Tribunale, ha sicuramente aspetti inquietanti.
L’accesso nel Tribunale può avvenire
attraversando due entrate: la principale,
designata con il nome “Cenni”, oppure
quella più interna al Centro direzionale,
che prende il nome, anch’essa, da un noto
Giurista: “Porzio”. Quando si cerca di
entrare nel primo ingresso, si è costretti ad
incolonnarsi in una affollata fila composta
dal pubblico di ogni giorno, per poi essere
perquisiti da solerti guardie penitenziarie
che, con efficienza pari alla polizia aereoportuale indagano sul contenuto di borse
e vestiario con metal-detector. Ma accanto
a questa, vi è la fila per il personale del
Tribunale (Cancellieri, Impiegati, Personale delle Pulizie e dei Bar, etc) ove transitano anche gli Avvocati, mostrando il tesserino del loro Ordine Professionale al personale di controllo.
Insomma, senza essere perquisiti.
Altro discorso è per quanto riguarda il
secondo varco, denominato “Porzio”:
basta mostrare in questo caso un documento d’identità, ma non vi è la perquisizione metodica. Quindi, facile sarebbe
attuare “l’attentato” dopo aver mostrato
un qualunque documento.
Sicuramente è giustificabile attuare la
misure di sicurezza per garantire la sorveglianza in un luogo così a rischio quale
quello di un Tribunale, ma quale è il fondamento di una accurata perquisizione ad
un medico, Ausiliario del Magistrato che,
non solo mostra (come l’avvocato) il proprio tesserino d’iscrizione all’albo, ma
anche la precisa convocazione di nomina
del Giudice in quel giorno? È, un medico
convocato dal Magistrato, un potenziale
attentatore alla sicurezza del Tribunale più
di un avvocato?
L’incongruenza è evidente, la perdita di
tempo notevole, inutile l’impegno della
Polizia Penitenziaria e, aggiungo, offensiva
la incomprensibile discriminazione tra
professionisti che operano nell’interesse
dell’Autorità Giudiziaria. Certo di interpretare il disagio dei numerosi colleghi che
lavorano in questo delicato settore, mi
auspico un intervento, da parte di chi è
preposto, al fine di garantire l’accesso
paritario dei medici in Tribunale come
avviene per le altre figure professionali.
MARIANO MARMO
Direttore Responsabile Linea di Attività
in Terapia Iperbarica AORN «A.Cardarelli»
(10)
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2014
LA RIFLESSIONE
Napoli e quella
sporca bellezza
Umberto Franzese
Con l’occlusione degli acquedotti, in seguito alla tremenda pestilenza causata dalla truppa francese dopo l’assedio del 1527-28, Napoli era sporca, infetta e puzzolente. Continuò ad esserlo allorquando gli spagnoli si stabilirono ai
Quartieri. Neppure poté riprendersi, per godere pace e tranquillità,
dopo la tragica rivolta del 1547. Altra triste vicenda fu quando nel
1597 il porto subì gravi perdite in
uomini e navi. Ma il mare di Napoli era tutto un tripudio di colori, uno
scintillio, uno sfavillio di sfumature di azzurro, di smeraldo, di grigio
argenteo. La città stessa ai viaggiatori stranieri, Cervantes, Milton, De
Saint Gelais, appariva in tutto il suo
splendore. “Tu non vedrai al mondo nulla di più sublime”. L’eruzione del 1631, la rivolta di Masaniello del 1647, la peste del 1656: Napoli
era davvero, nel Seicento, sporca e
puzzava. Pure Johannes Lingerlbach, vedutista tedesco attratto da
nitidi, ameni paesaggi, dipinge scene di genere legate alla tradizione
dei bamboccianti italiani. Ma altri
artisti, poeti, scrittori passano per
Napoli nonostante sia sporca e puzzolente: Sir Richard Torkington, il
poeta George Sandys e Richard Lessels, che primo tra i viaggiatori stranieri, usò l’espressione “Grand
Tour”. Arrivarono pure nella Città
del Sole, William Thomas e Richard
Rowlands.
Nel 1699 nella Napoli che “s’affaccia sulla più dolce baia del mondo
e su uno dei mari più tranquilli”,
mise piede il pittore olandese Gaspar Van Wittel. “Non v’è niente di
più bello della posizione di Napoli
nel golfo: essa è come un immenso
anfiteatro sopra il mare” . Così si
esprimeva Montesquieu giunto a
Napoli nell’aprile del 1729. “Si ha
un bel dire, raccontare, dipingere
le bellezze di Napoli; esse sono al di
sopra di ogni descrizione. La spiaggia, il golfo, le insenature del mare,
il Vesuvio, la città, i sobborghi, i castelli. Quei sobborghi così sudici,
lerci, nauseabondi, fanno esprimere a Goethe, in giro per Napoli nel
febbraio del 1787, confessioni di tal
genere. Ostacoli per il miglioramento delle condizioni di Napoli e
del Mezzogiorno furono la malaria,
innanzitutto, per le precarie condizioni igieniche, le imposte assai gravose che pesavano enormemente
sulle magre possibilità economiche
del popolo minuto, gli assedi di Ca-
pua, di Gaeta e di Castelnuovo. Intanto opere di notevole ampiezza si
ebbero con la costruzione della
Reggia di Portici nel 1738, con la
fabbrica di ceramiche di Capodimonte, con il Palazzo Reale di Caserta. A Pompei e a Ercolano furono iniziati gli scavi archeologici.
Con il censimento del 1798 Napoli
contava su una popolazione di
441.000 abitanti. La capitale, mentre i quartieri popolari permanevano in un stato di totale abbandono, palazzi, chiese, ville, teatri, costituivano un massiccio nucleo di
maestose attrattive. La città, tra il
1836 e il 1837, è colpita da una violenta epidemia colerica aggravata
dall’inquinamento delle condutture dell’acqua. Una seconda epidemia si abbatte sulla città nell’estate
del 1854. L’eruzione del 1872 piega
ulteriormente l’antica capitale. Napoli, così come nel Cinquecento,
nel Seicento, nel Settecento, è lercia,
marcia, pestifera. Chateaubriand,
Shelley, Twain, Lamartine, a passeggio in riva al mare, sulla collina
di Posillipo o in cima al Vesuvio.
Cuori di artisti, di poeti, di scrittori
che palpitano per le straordinarie
bellezze di Napoli. “O straniero, vedi Napoli e poi muori!”. “Se voi entrate a Napoli, uno di questi meravigliose mattine, voi vedrete davanti
a voi sorgere il Paradiso”. La Napoli “USAta” descritta assai bene da
Curzio Malaparte fu, senz’altro, oltre che sporca, anche prostrata, dissoluta, corrotta. La guerra e i bombardamenti infersero nel corpo vivo dell’intera comunità ferite insanabili. Pure la scrupolosa cura che
l’alto commissario Castelli aveva
destinato anche ai rioni più poveri
negli anni del Consenso, avevano
restituito alla Città un volto nuovo,
decoroso, imponente. Fu attuato
un vasto piano edilizio che favorì la
nascita dei rioni dell’Arenella, Materdei, Luzzatti, Fuorigrotta e del
centro urbano dalla Corsea ai Fiorentini. Altro periodo felice, con le
strade ripavimentate di fino e i giardini acconciati, fu quello laurino.
Così si esprime il vicentino Guido
Piovene scrivendo di Napoli nel
1956: “Certo a chi l’osserva dal mare Napoli appare una città per tre
quarti moderna. Con i suoi grandi
lungomari ricostruiti è anche una
città pulita. Io non direi che Napoli trasformandosi si sia imbruttita.
Napoli è bella come sempre”.
Di solito a dir male di Napoli, a infierire su Napoli, a infangare Napoli sono per primi i napoletani stessi. Nel corso dei secoli la Città di
certo non ha però “assaporato” il
pestifero putridume di capitali europee come Londra o come Parigi
che potevano contare sui ghetti che
la tanto vituperata, maltrattata capitale del Mezzogiorno non ha mai
avuto, pur superando per numero
di abitanti le diverse città capitali.
Moderni scrittori, desiderosi di scalare classifiche, improvvisati pennivendoli lustrati alla meglio, che
se ne vanno in giro alla ricerca affannosa di un ingaggio, ma che non
hanno abbastanza lettori, sono i
meno affidabili per poterci guidare
nel super popolato mondo dei libri. Tutti hanno da dire e ciò che dicono o scrivono non sempre è il
meglio, anzi è il peggio. Ci sono autori che pubblicano di tutto e, alle
presentazioni, grazie ad una critica
esercitata allegramente, senza
stroncature quando l’opera è di
modestissimo valore letterario, possono contare solo su parenti e vicini di casa. Taluni scrittori, non di
rado, contano molto su sostegni
propizi, editori compiacenti, critica
benevola, stampa alleata. Grazie a
questi presupposti, spesso, possono avere dalla loro parte anche prestigiose case editrici, scalare classifiche, essere fra i finalisti di un qualsiasi “premiolino”, dire peste e corna di Napoli e dei Napoletani. In
tanti lo hanno già fatto, anche standosene lontano dalla città che li ha
generati, spesso consegnando loro
quei patimenti necessari a creare
uno scrittore sanguigno. Dalle sofferenze e non dalla cronaca spicciola o da una vita di delizie sono
nati i migliori narratori del Sud. Oggi ne nascono assai meno.
SOLLECITAZIONI
la vignetta
di Malatesta
IL SUDISTA
Mimmo Della Corte
NORD E SUD
IL VERO COSTO
DELLA VITA
Colmo
di fulmine
Diario stupendo
G. MAROTTA
Quel mare
del Pallonetto
«Siamo scesi, è
domenica, tutti al mare.
Lo abbiamo sotto i
piedi, noi del
Pallonetto, come sua
Eccellenza ha il
tappeto. È di casa:
cent’anni fa ci lambiva,
poi lo scostarono a
gomitate per costruire
la via litoranea; quando
se ne ricorda ulula e
s’avventa, o, come oggi,
impercettibilmente
sospira. Dico il mare di
Castel dell’Ovo al
Molosiglio, la roggia dei
«luciani». Dio sa come
abbiamo potuto
convincere donna
Giulia Capezzuto a
seguirci e a imbarcarsi
nel «gozzo» dei Galeota:
eccola, muta, pallida
come un’emigrante
azzannata alla nuca
dalla paura e dal
rimorso... che fai
Pallonetto senza di me?
Armanduccio Galeota è
ai remi. Voga piano
piano, scusatemi
signore acque,
scusatemi, vi debbo per
un attimo separare. I
«gozzi» sono piccole ma
solide barche; se per un
errore degli avari Santi,
quintali e quintali di
pesce gonfiano la rete, i
«gozzi» si rivelano
spaziosi come
transatlantici. Dunque
ci siamo da re, in sei,
per tacere del fiasco di
puro Avellino e dei
«taralli» nel fazzolettone
annodato (...). Il
«gozzo» scivola sotto il
ponticello di ferro, che
è basso e tetro come
una lunetta di
ghigliottina, e sbuca nel
mare spalancato di via
Partenope. Dai
balconcini dell’Hotel
Royal qualche
signorone che non
guarda Posillipo, guarda
il fantasma di Capri
all’orizzonte. Anche
questo magnifico golfo,
davanti ai ricchi, sta
come una ciotola di
mendicante: favorite
l’obolo di un’occhiata?
Sì? Sì? Sì? Ci dirigiamo a
sinistra, lambendo
Castel dell’Ovo: qua e là
crani di nuotatori
galleggiano: gli
schiocchi di una vela
che muta posizione
hanno un che di
carnale, di voluttuoso».
(Giuseppe Marotta, Gli
alunni del tempo, 1960)
***
«Spesso a Milano, succede che il mare di Napoli mi stia davanti, sul
tavolo, mentre rifletto e
scrivo, o che addirittura
io me lo accosti al volto
come una tazzina.
Per me che ne sono
privo da tanto tempo
è diventato freschezza
e luce nel cavo della
mano, un cuore
d’acqua».
(G. Marotta, San
Gennaro non dice mai
di no, 1948)
di RENATO ROCCO
Mia moglie
mi è fedele:
corna facendo.
Paolo fu fulminato
sulla via di Damasco.
Era una strada
statale.
Ulisse poteva fare
benissimo l’Odissea
rimanendo
a casa
con la moglie.
La tristezza
è la mozione
di fiducia sulla vita.
Scrivere
è parlare senza
ascoltatori.
“Il problema dell’economia è massimizzare il piacere”. Lo sosteneva, nella
prima metà dell’800, William Stanley Jovens, inventore dell’economia
neoclassica e della cosiddetta rivoluzione marginalista. Assunto, sarebbe
anche inutile sottolinearlo, della cui giustezza sono personalmente convinto. Di conseguenza,
volendo rendermi utile
alla causa della loro felicità e dal momento che me
ne hanno offerto l’opportunità, vorrei fare una
proposta per provare a
“massimizzare il piacere”
di alcuni economisti d’alto conto (in banca, naturalmente), la cui ultraventennale presenza sul
proscenio dell’economia
italiana, non ha prodotto
però per il Belpaese, troppi risultati concreti ed effettivi. Anzi! Tranne che
fare del male al Mezzogiorno, infatti, non sono
riusciti a dare alcun reale
contributo allo sviluppo
del Paese. Del resto, considerate le ultime uscite
di lorsignori, Tito Boeri
(Università Bocconi), Andrea Ichino (European
University Institute), Enrico Moretti (Berkeley),
Giuseppe Galasso (storico, docente universitario,
giornalista ed ex parlamentare), Biagio De Giovanni (filosofo ed ex parlamentare), non c’è molto da meravigliarsi. Indubbiamente avrei potuto elencarne molti altri,
ma ho preferito fermarmi
a loro, dal momento che
sono stati questi che, recentemente, si sono resi
protagonisti di quelle perfomance antisud che mi
hanno spinto a scrivere
questa nota. Ma, allora,
qual è la mia proposta?
Ai primi tre, che qualche
settimana addietro hanno sottoscritto un studio
della Bocconi - “Casa e
Mercato del lavoro” - secondo il quale, grazie al
costo della vita decisamente più basso, la paga
reale è più alta a Ragusa
che a Milano (addirittura
del 38 per cento per i bancari e del 48 per gli insegnanti), proporrei di trasferirsi nel profondo Sud.
Magari al Capo Passero,
dove probabilmente il costo della vita potrebbe essere ancora più basso e,
di conseguenza, la “resa”
del loro stipendio potrebbe crescere, senza colpo
ferire, di almeno – a loro
dire - il 48 per cento. Sicché potrebbero condurre
una vita da nababbi. Certo, magari dovranno acconciarsi a sopportare i
disagi prodotti dall’assoluta mancanza di servizi e
dalla scarsa funzionalità
di quelli che, quando funzionano, sono i peggiori
dell’universo (e comunque non certo all’altezza
del loro costo); l’appesantimento della pressione fiscale nazionale generata dalle addizionali
regionali e dalle tasse locali più alte d’Europa; il
pagamento di premi assicurativi superiori –
quando va tutto bene – di
tre volte, rispetto al Nord;
i notevoli ritardi derivanti dall’eccesso della burocrazia locale. E, senza dire, inoltre, che nel Sud
bancari e docenti sono
una minoranza, magari
fortunata – come asseriscono loro - ma pur sempre una minoranza. La
maggioranza, purtroppo,
sono lavoratori costretti a
vivere con salari e stipendi da fame e sovente precari. Quelli, naturalmente, che una parvenza di lavoro ce l’hanno. Per non
parlare del 25 percento
dei disoccupati, quasi il
50 a livello giovanile. Anche il (non) stipendio di
questi vale di più? Ai secondi invece che, insieme
ai loro colleghi “meridionalisti illuminati”, prediligono il Sud mendicante
che chiede l’elemosina
con il cappello in mano e
lascia siano gli altri a godersi anche quello che sarebbe dovuto al sud e, al
contempo, aborriscono il
Mezzogiorno che chiede
il rispetto dei propri diritti, consiglierei di trasferirsi al Nord. Così che possano respirare un’aria migliore e non essere costretti, un giorno si e l’altro pure, a confrontarsi
con quel meridione che
intende fare da solo e, per
riuscirci, pretende di avere le stesse opportunità
che vengono offerte al
Nord a suo danno. Starebbero e staremmo certamente meglio. Tutti.
CHIAIA MAGAZINE •LUGLIO/AGOSTO 2014
(11)
QUARTIERISSIME
VIA CARACCIOLO, LEVENTO DELLUNITALSI NEL SEGNO DELLINCLUSIONE
«A caccia di sorrisi» e niente più barriere
«A caccia di sorrisi» sul
lungomare di Napoli, per
trovare il tesoro più prezioso
che c’è. Perché un giorno
senza sorriso è un giorno
perso. L’Urban game senza
barriere, organizzato
dall’U.N.I.T.A.L.S.I. di Napoli
per il prossimo 20 settembre,
aspira ad essere, nelle intenzioni degli ideatori, un “evento per l’inclusione” e della
rimozione, per contrappunto,
di quelle forme di “esclusione
sociale” che le persone con
disabilità affrontano nel corso
della vita quotidiana. Un
evento che l’Associazione
Ecclesiale ha inteso, naturalmente, aprire a tutti, senza
differenze e distinzioni di
alcun tipo: potranno iscriversi alla caccia al tesoro, contattando la sottosezione dell’U.N.I.T.A.L.S.I. di Napoli, in
via Costantinopoli 122, uomini e donne da 0 a 99 anni, che
dovranno costituire una
squadra composta da un
minimo di 5 ed un massimo
di 10 elementi. La quota
d’iscrizione, da consegnare
entro il 10 settembre a titolo
di contributo per le spese, è di
30 euro per ciascuna squadra,
che potrà essere composta
anche da minorenni (purché
preventivamente autorizzati,
(12)
in forma scritta, dai propri
genitori).
L’appuntamento è fissato per
le ore 10:00 del 20 settembre,
quando tutti i partecipanti si
riverseranno pacificamente
su via Caracciolo (all’altezza
della rotonda Diaz) per dare il
via alla manifestazione.
Esclusivamente i capitani
saranno convocati con
mezz’ora d’anticipo.
La gara vera e propria si
articolerà in due blocchi di
prove, ciascuna delle quali si
articolerà in differenti tipologie: registrazioni di video o
foto; simulazioni cinemato-
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2014
grafiche ed, infine, il vero e
proprio reperimento di oggetti. Ciascuna squadra, per
questo, dovrà dotarsi della
adeguata strumentazione
elettronica: la caccia al tesoro
ai tempi della tecnologia si
gioca con smartphone, tablet
e videocamere.
La consegna della prima
busta avverrà alle ore 11:00
mentre la seconda sarà affidata ai capitani di ciascuna
squadra alle ore 15. Tutte le
prove dovranno essere svolte
entro e non oltre le ore 17 per
consentire la conclusione
della manifestazione entro le
ore 18.30. L’U.N.I.T.A.L.S.I.
(Unione Nazionale Italiana
Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali), che dal 1903 opera al
fianco dei malati, delle persone diversamente abili e delle
loro famiglie, offrendo sia
aiuto materiale che supporto
morale, ha voluto ottemperare alla propria missione di
contribuire a costruire una
società in cui ci sia spazio per
l’incontro con l’altro attraverso un gioco, che coinvolgerà
non soltanto i partecipanti,
ma anche tutti coloro che
saranno contagiati dalla
voglia di divertirsi, senza
barriere, di chi sarà “a caccia
di sorrisi”. Non a caso è stato
scelto come “campo di gara”
il lungomare che, per la sua
morfologia, non presenta
particolari ostacoli architettonici e può essere facilmente
destinato, per i suoi ampi
spazi liberi, ad iniziative
aperte a tutti.
Il tesoro più prezioso, a disposizione di tutti, sarà comunque il coinvolgimento in
un’attività di gruppo che
punti a far sentire ogni partecipante la parte di un “insieme” in cui la crescita di ciascuno sia possibile solo nel
dialogo tra le differenze.
Perché le barriere da abbattere non sono esclusivamente
di natura architettonica ma,
soprattutto, di valore culturale e civile. Sensibilizzare il
nostro prossimo a questi
concetti, deve essere l’obiettivo non soltanto di una Associazione, ma di ciascuno di
noi. Un plauso agli organizzatori andrebbe rivolto per
l’idea di provare a farlo, semplicemente, giocando.
Tutte le informazioni, il regolamento, ed il modulo d’iscrizione sono reperibili sul sito
www.acacciadisorrisi.it.
ARMANDO YARI SIPORSO
QUARTIERISSIME
GRADONI DI CHIAIA, IL PROGETTO DELLA COMPAGNIA DEGLI AQUILONI
Mercatino dei pulcini, l’arte del riuso
Armando Yari Siporso
Il mercatino dei pulcini
tornerà a Chiaia. L’originale
iniziativa ideata dal presidente
dell’Associazione “La compagnia degli Aquiloni” - Angelo
D’Andrea - dedicata ai più
piccoli abitanti della città,
tornerà a diffondere gioia ed
allegria per le strade del quartiere sul finire dell’estate. Dopo
il successo della prima edizione, dello scorso 17 maggio, c’è
già un accordo con la I Municipalità per replicare l’evento in
Settembre ed un progetto per
rendere la festa del baratto sui
gradoni di Chiaia un appuntamento fisso. Lo scambio dei
giocattoli tra i bambini, con
l’esplicito divieto ai più grandi
di intervenire nelle trattative e
l’implicito invito al concetto di
riutilizzo degli oggetti, è solo un
simpatico pretesto per favorire
la socializzazione tra i giovanis-
simi della zona e contribuire,
contestualmente, al risanamento dei vicoli che intersecano le
strade principali della città.
«Queste iniziative sono l'unico
modo per conquistare terreno,
per invogliare turisti e concittadini ad entrare nelle viscere di
questa citta, quella vera». Così
Angelo D’Andrea ha motivato
l’entusiasmo che ha profuso
nell’ideazione e nell’organizzazione del progetto.
Come ha accolto la cittadinanza la prima edizione del Mercatino dei pulcini?
I giovanissimi che hanno esposto, nonostante il maltempo,
sono stati 40 e chi è passato per
via Chiaia nel corso della mattinata non ha fatto mancare una
visita alle bancarelle.
Quali sono state le reazioni dei
bambini e dei loro genitori?
Non potevano essere che reazioni di felicità. Non capita tutti
i giorni a 40 bambini di poter
partecipare attivamente ad un
progetto di riqualificazione di
un pezzo della propria città e,
soprattutto, condividere delle
ore insieme alle proprie famiglie conoscendo nuovi amici e
barattando, insieme ai propri
ricordi, un po’ del proprio
tempo libero. Più di qualcuno
mi ha espresso il suo compiacimento per la bellissima mattinata trascorsa insieme, per
l'aria che si è respirata ed un
papà, in particolare, mi ha
ringraziato per essere riuscito a
far trascorrere 5 ore di fila,
insieme, a tutti e 4 i componenti della propria famiglia: queste
sono vere soddisfazioni.
Come hanno aderito le Istituzioni e i commercianti della
zona alla vostra proposta?
Abbiamo trovato tanta disponibilità da parte della I Municipalita, in particolare dal consigliere Diego D'Alessio che ha valutato la proposta e l’ha ritenuta
valida. Naturalmente bisogna
assumersi le proprie responsabilità e provvedere all’autofinanziamento. I commercianti
hanno contribuito con grande
entusiasmo, insieme ai genitori,
e tutti sono già proiettati con
entusiasmo alla prossima edizione del nostro incontro mattutino sui gradoni di Chiaia.
Quali sono le prossime iniziative che la sua Associazione
intende portare avanti?
Si potrebbe pensare di estendere questa idea ad altre zone
della città. Perchè a Napoli e da
Napoli bisogna pretendere
tanto. Ma soprattutto da noi
stessi, senza aspettarsi sempre
qualcosa dagli altri.
Al via il neo Consorzio Chiaja
Nasce il Consorzio Chiaja.
Più di sessanta aziende di abbigliamento, gioielleria, ristorazione, alimentari, parrucchieri
ed oggettistica, operanti nel
quartiere chic della città, hanno
deciso di fare rete, nella convinzione che unirsi è la strada per
migliorare. Tra gli obiettivi del
neo Consorzio, quello di diventare Centro Commerciale Naturale, in modo da poter accedere
a finanziamenti pubblici comunali e regionali.
Per i primi 18 mesi è stato costituito un consiglio direttivo,
composto da 13 consiglieri, un
presidente (Carla Della Corte,
nella foto), un vicepresidente
(Paola Aisler) ed un tesoriere
(Marisa Maglietta), che rappresentano il quartiere in tutte le
sue arterie. Mission del Consor-
zio è quella di migliorare il
quartiere rendendolo un’oasi
pulita, sicura e di qualità tramite
iniziative commerciali e culturali. Tanti i progetti in campo. A
partire dal miglioramento
dell’arredo urbano, dalla costru-
zione di parcheggi innovativi e
servizi di videosorveglianza. Per
proseguire con l’organizzazione
di sfilate, eventi musicali, culturali e gastronomici mensili, la
realizzazione del Portale Chiaia,
e con un occhio di riguardo alle
luminarie per far “brillare” il
quartiere a Natale, S. Valentino e
Pasqua, con temi specifici per
ogni strada. Il Consorzio offre
anche servizi di assistenza allo
shopping, nonché accordi con
tour operator, banche ed assicurazioni per i consorziati e convenzioni con alberghi. In più,
tra le iniziative, il lancio di una
Chiaia Card con punti e premi
per chi spende nel quartiere. Il
Consorzio non ha scopo di
lucro e tutti i consiglieri lavorano gratuitamente. La quota
associativa è di 50 euro all'anno.
Caduta alberi, l’allarme
di Alberto Boccalatte
Alberi e piante nel
centro cittadino
dovrebbero essere un
valore aggiunto per
una metropoli che
punta ad un buon
grado di vivibilità.
Purtroppo, invece, a
Napoli, il verde
pubblico rappresenta
troppo spesso un
problema da
risolvere, sia per il decoro urbano che per la
sicurezza dei cittadini. «Sfortunatamente esordisce Alberto Boccalatte – responsabile della
manutenzione della I Municipalità –, nonostante il
Servizio Parchi e Giardini esprima notevoli
professionalità, gli alberi di alto fusto nella nostra
città da “risorsa“ stanno diventando un gravissimo
problema per la pubblica e privata incolumità.
Naturalmente, prosegue l’esponente di Chiaia –
Posillipo – San Ferdinando, io non mi sogno
minimamente di speculare su tragedie immani
ma, a distanza di tanti mesi dal verificarsi di gravi
fatti di cronaca, verificare che dal Comune non si
sia “battuto nessun colpo“ è grave e
preoccupante». La voce di Boccalatte fa da eco alle
istanze della popolazione che sempre più è
allarmata dallo stato del verde pubblico. «Infatti incalza Boccalatte - a tutt’oggi nulla di quanto
sollecitato dagli esperti è stato fatto né dal Sindaco
né dal suo vice Sodano, tant’è che gli alberi
continuano a cadere inesorabilmente e
l’Amministrazione Comunale, in modo scellerato,
si limita a circoscrivere con un po’ di plastica le
aree adiacenti agli alberi ritenuti a rischio, come se
questo potesse minimamente bastare,
dimostrando - accusa ancora il rappresentante
della I Municipalità - o incompetenza o
incoscienza, perché tali “delimitazioni” sono
spesso distrutte da piccole raffiche di vento e, in
ogni caso, non possono garantire l’incolumità delle
persone o delle cose in caso di crollo, in quanto,
stante l’altezza e la folta chioma degli alberi, la
caduta avverrebbe, in buona parte, ben oltre l’area
così “banalmente” delimitata». Per questo
Boccalatte ha chiesto di adeguare, con la massima
urgenza, le delimitazioni o, comunque, mettere in
sicurezza, in modo idoneo, gli alberi cittadini e, ove
sfortunatamente ciò non fosse possibile, tagliarli,
per garantire la sicurezza dei cittadini. (i.s.)
È nata Aurora Giuseppone
Fiocco rosa nel team
di Chiaia Magazine: è
nata, infatti, Aurora
Giuseppone (nella
foto), primogenita del
nostro formidabile
Antonio Giuseppone,
responsabile della
distribuzione del
giornale. A lui, alla
bella mamma Adriana
Di Liddo e ai familiari,
gli auguri più sinceri di
tutta la redazione.
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2014
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CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2014
STORIE&IMPRESE
ALESSANDRO PERVITO E IL GLAMOUR CHE VINCE
Fruscìo, stile raffinato per donne sexy
Il glamour, la moda, la
sensualità di Fruscìo sbarcano a Chiaia. Nel cuore del
salotto buono partenopeo,
in via Vittoria Colonna n. 6
(tel. 081.0380947), Alessandro Pervito, giovane imprenditore napoletano,
trapianta il gusto e la classe
di un marchio che nel tempo è diventato sinonimo di
raffinatezza, ma soprattutto
di qualità.
Il progetto franchising Fruscìo nasce, infatti, dalla
pluriennale esperienza di
un’azienda produttrice di
biancheria intima e costumi
da bagno, fondata nel 1969
dalla famiglia Botturi, che in
quasi 50 anni si è evoluta,
ampliando la propria gamma di prodotti e creando
numerosi punti vendita in
tutta Italia.
E così anche a Chiaia apre i
battenti un negozio frizzante, in cui ogni donna può
“scovare” il look ideale,
scegliendo tra capi adatti a
qualsiasi fisicità e occasione.
Eleganza, fashion e raffinetazza impreziosiscono collezioni che si rivolgono ad un
target medio-alto di clientela femminile: donne consapevoli del proprio fascino e
intenzionate a valorizzarne i
punti di forza. Già titolare di
uno store Fruscìo a corso
Garibaldi n. 266, Alessandro
Pervito si fa ancora una
volta portavoce di un prodotto di moda e di tendenza,
destinato a tutte coloro che,
attente alla cura della propria immagine, hanno voglia
di differenziarsi.
Gusto estetico e ricchezza di
particolari sono infatti i
punti di forza di ogni capo
firmato Fruscìo, insieme ad
un prezzo altamente competitivo sul mercato.
Per la nuova stagione
primavera/estate 2014, il
marchio propone uno stile a
metà tra “party girl” e “femme fatale”, puntando su
colori frizzanti, fantasie
romantiche, maculati aggressivi e applicazioni in
strass. Abiti sexy, top maliziosi, scollature vertiginose e
trasparenze stuzzicanti per
le più audaci, ma anche
outfit “intonati” ad ogni
contesto: dalla riunione in
ufficio a una cena romantica
dallo shopping con le amiche a un’occasione speciale.
Insomma, ce n'è per tutti i
gusti.
Non solo in città: la moda
Fruscìo impazza anche in
spiaggia. La nuova collezione di costumi da bagno
propone infatti modelli
raffinati e ricercati. Bikini
dai colori sgargianti, stam-
pe, fantasie e pailettes, per
un beach-wear rivolto a chi
ama essere trendy e giocare
col proprio charme anche
per un tuffo al mare o in
spiaggia a prendere il sole.
A pubblicizzare la nuova
collezione, poi, una testimonial frizzante quanto i capi:
la showgirl Raffaella Fico,
che dà volto e corpo alla
campagna pubblicitaria
summer 2014.
Il successo del marchio a
Napoli e in Campania è già
consolidato. E infatti dalla
sua apertura a Chiaia, il 10
aprile scorso, in appena tre
mesi, Fruscìo ha conquistato le donne della “Napoli
bene”, coinvolgendole con
sconti e occasioni da cogliere al volo. Dal 19 al 21 giugno e dal 16 al 19 luglio, ad
esempio, lo store ha lanciato
il “Bikini Party”, una promozione per inaugurare la
stagione estiva, con sconto
del 30% su tutti i capi beachwear, unito ad un aperitivo
offerto alle clienti.
Un modo per coccolarle e
mostrare l’attenzione alla
cura del cliente che contraddistingue il punto vendita.
Al via, poi, da inizio luglio, i
saldi su tutti i capi d’abbigliamento dell’azienda.
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2014
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ebb a o 2006
ma o 2006
ap e 2006
m a ga z i n e
CHIAIA
Banca Monte dei Paschi di Siena Spa
IL GIORNALE DELLE NUOVE BOTTEGHE DEI MILLE
Anno I - N.1 febbraio 2006
Distribuzione gratuita
IL MENSILE
PER CHI
AMA CHIAIA
CHIAIA
Banca Monte dei Paschi di Siena Spa
NINO DE NICOLA*
NINO DE NICOLA*
’avevamo promesso: stiamo
Limpegno
mantenendo la parola. Il primo
era capire cosa stesse
D
IL GARAGE
delle illusioni
Parcheggio Morelli, ultime novità sui lavori.
Scadenza e numero posti: i conti non tornano
Parte con un’inchiesta il primo numero del 2006 di Chiaia Magazine, raccogliendo le preoccupazioni del quartiere sull’emergenza parcheggi. Per tutti, in cima alla lista delle priorità ci sono le aspettative sul futuro del Parcheggio Morelli. Tutti lo vogliono, ma
pochi sanno qual è lo stato dei fatti. La
ricostruzione della vicenda e le affermazioni dei protagonisti (il Comune e
la Napoletana Parcheggi del Gruppo
Maione, concessionaria dell’opera di
ristrutturazione integrale) sollevano
perplessità e apprensioni sulla data di
conclusione dei lavori e sul numero dei
posti auto che saranno a disposizione
del pubblico. Emerge, ad esempio, dalle dichiarazioni raccolte, una disponibilità davvero esigua degli spazi sottoposti a tariffa oraria. Amministrazione e costruttori riferiscono, poi, scadenze differenti sul compimento finale dell’opera. Chiaia, però, esige risposte chiare e concrete. (pagine 3 e 4)
ocus sul by night
«Non toccate la Movida»
F
Sequestri e dissequestri: stop e ripartenza per il popolo della notte.
peciale San Valentino
«Innamorarsi a Chiaia»
S
L’INTERVISTA
v
l’inter ista
Nel cuore della città come a New York.
Arrivano le architetture di luce.
8
Luca Esposito
Saper vivere il quartiere
Eventi&Curiosità
Così cambierà
il quartiere
*presidente
Nuove Botteghe dei Mille
6
Dalla mostra di Waschimps al «Pulcinella» di Giovanni Mauriello.
5
11
succedendo al Parcheggio Morelli. In
questo numero, dunque, insistiamo
in questa direzione. Quanto era
emerso nel numero precedente,
infatti, autorizzava preoccupazioni
sulla data d’apertura e sul numero
di posti a disposizione del pubblico.
Quanto si è appreso nel prosieguo
della nostra inchiesta è persino
sconcertante. Due certezze: i posti
saranno pochi e i tempi saranno
lunghi. Diminuire il danno spetta
all’amministrazione, ritoccando con
la Napoletana Parcheggi alcuni
aspetti del progetto. Le due parti
sono chiamate ad uno sforzo di
volontà per migliorare la disponibilità di posti pubblici e accorciare i
tempi d’esecuzione: questa almeno è
la ferma speranza delle Nuove
Botteghe dei Mille e della gente di
Chiaia. Margine per trattare ce n’è:
spetta a Palazzo san Giacomo
sensibilizzare il costruttore sugli
interessi della collettività. Strettamente legata al problema della
sosta è la Zona a Traffico Limitato.
Continuiamo a crederci, ma la sua
attuazione pratica ci delude. Ci
stiamo accorgendo che non funziona
come dovrebbe per tre motivi: il
primo è appunto la drammatica
carenza di parcheggi; il secondo è
l'assenza di controllo sul territorio; il
terzo è la desertificazione provocata
dall’ostilità verso la movida. Risultato: un’impennata di attività criminale. Con un’aggravante: un sistema
di viabilità diverso che, durante la
settimana, riduce il flusso dei veicoli
e svuota ulteriormente le strade.
Dopo quattro mesi di rodaggio,
quindi, la «novità» va rivista e
corretta. Da parte nostra continueremo a denunciare le disfunzioni e a
favorire il contatto tra territorio e
amministratori. Infine un’anticipazione. Sul fronte dell’emergenza
rifiuti a Chiaia, si sta profilando un
tavolo di concertazione per stilare
un «Progetto Pilota» tra le Nuove
Botteghe dei Mille e l’assessorato
competente: vi terremo informati.
*presidente
Nuove Botteghe dei Mille
• Doveva risollevare l’economia e la vivibilità.
rosegue la nostra inchiesta sul Parcheggio Morelli (nella foto), da noi definito nello scorso numero Il garage delle illusioni. Per due buoni motivi: pochi
i posti pubblici previsti e nessuna certezza sul termine dei lavori. In più una
inquietante divergenza di dati e date tra
l’assessorato ai Parcheggi e l’impresa esecutrice dell’opera. La novità è che ora
l’assessore competente Ferdinando Di
Mezza fornisce notizie più certe ma più
scoraggianti: i parcheggi a rotazione saranno 135, i box che l’impresa venderà
circa 300. Non era questo che si aspettava il quartiere né si aspettava l’altra brutta notizia: sulla data di riapertura, attualmente, non c’è nessuna certezza. E
l’assessore conferma: «La concessionaria
è in netto ritardo». Conseguenze: un
quartiere sul piede di guerra.
E quello che è diventato un caso - se n’è
accorta anche Repubblica che il 5 febbraio
ha ripreso la nostra inchiesta - rischia di
diventare un fronte incandescente anche altrove: ci riferiamo al delicato dibattito che è in corso sulla realizzazionedi parcheggi interrati di interscambio
nel tratto da Piedigrotta a piazza Vittoria. Lì Chiaia si gioca il futuro. Chi li farà e quando? La mischia sul business è
già in atto. (pagine 3 e 4)
P
Benedetto Gravagnuolo
Senza parcheggi
il quartiere è al palo
Uberto Siola
La soluzione? Soste
interrate sul lungomare
Edizioni
Iuppiter Group
l leader dell’opposizione ha 59 anni ed è stimato primario ortopedico al Centro Traumatologico Ortopedico di Napoli. Ha sempre coltivato l’impegno civile fino ad essere consigliere comunale dal 1993 al
2001. Alle ultime amministrative ha riportato 22.517 voti e il suo schieramento ha riscosso il 48,53 % di consensi. La sua compagine nel parlamentino è formata da 11 consiglieri. Sicurezza, sociale, parcheggi ed
emergenza rifiuti sono stati i suoi cavalli di battaglia elettorali.
3
9
«Salemme all’Augusteo»
Eventi&Curiosità:
Mostre, musica, teatri: tutti gli
appuntamenti da non perdere.
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traffico Gennaro Mola: a Chiaia rilancia il vecchio
senso di marcia. Motivo? I cantieri della Riviera.
• E non finisce qui: abolisce la Ztl da via Domenico
Morelli a via dei Mille e rispolvera le ganasce
contro la sosta selvaggia.
proprio dall'enigma del costruendo parcheggio Morelli. Li
prendiamo in parola, ma verificheremo i progressi sui fatti.
Infine, inauguriamo una nuova parola d'ordine: «Chiaia al
centro di grandi eventi nazionali e internazionali». Lo spunto è la 2° edizione della «Notte Bianca» che si terrà in autunno:
riteniamo l'iniziativa vincente e fin d'ora remiamo perché il
nostro quartiere abbia un ruolo primario. Non ci resta che
augurarvi buone vacanze. E arrivederci a settembre.
*Presidente delle Nuove Botteghe dei Mille
vivere: «Napoli con
pronte»
Sleapervaligie
6
Tour tra le agenzie di viaggio alla ricerca delle mete e delle offerte migliori.
8
sertificata e la notte è sempre più buia. Nero perché le economie dell'intero quartiere soffrono
pesantemente. Una rotta irreversibile? No! La speranza è che chi si candida ad amministrare
la città voglia imprimere da subito una svolta decisiva nel governo del territorio. Le soluzioni
ci sono, ma serve una volontà forte e radicale a risolvere i problemi. Per quanto ci riguarda cominceremo a dibattere di futuro con una serie di “forum” sulle varie emergenze. Inviteremo i
candidati a sindaco perché spieghino le intenzioni e le idee che hanno sullo sviluppo di Chiaia.
Non ci limiteremo a sperare che la nottata passi da sola: vigileremo su parole e fatti.
• Il decentramento non è una novità:
Napoli ci arriva adesso. A Milano esiste
già dal 1997 e a Roma dal 2001
• Del cambiamento i cittadini sanno poco
o nulla. E soltanto ora, sotto elezioni,
il Comune decide di informare la città
«Manuela
Arcuri all’Augusteo»
Eventi&Curiosità:
sito: www.branchizio.it
e-mail: [email protected]
4
10
dal 1946
Edizioni
Iuppiter Group
Anno I - N.9 ottobre 2006
I numeri della prima
edizione furono un successo: 2 milioni di persone in strada e un volume d’affari di 50 milioni
di euro. «Difficile migliorare le cifre di un
anno fa», dice l’assessore
regionale Andrea Cozzolino, ideatore e promotore dell’evento. Ma
stavolta il bis si preannucia davvero ambizioso. Il tema di quest’anno: «Mediterraneo, un
mare di cultura».
Con lo slogan «No
parking, no
Chiaia», nasce il
Movimento Parcheggi a Chiaia,
che raccoglie lo
scontento e la
rivolta del cuore
di Napoli nei confronti dell’immobilismo delle istituzioni sul problema delle grandi
aree di sosta da realizzare nel quartiere. Per Nino De Nicola (nella foto),
presidente delle Nuove Botteghe dei
Mille e promotore dell’iniziativa
«sarà una lotta a colpi di forum e
proteste di piazza». (pagina 3)
5
sito: www.branchizio.it
e-mail: [email protected]
Edizioni
Iuppiter Group
quartiere, stavolta si adegua alla
stagione balneare: ad interessarci è
l’emergenza dei posti barca sul
lungomare. Nella pagine interne,
troverete poi la consueta attenzione
per i problemi della manutenzione
urbana: dall’allarme per Parco
Margherita ad un’estate piena di
cantieri. C’è poi una finestra sullo
spettacolo: vi diamo qualche
consiglio per seguire l’evento del
NapoliFilmFestival. Infine un’anticipazione: a luglio vi racconteremo,
per filo e per segno, i nuovi volti
della Municipalità I. Ovvero quelli
che governeranno Chiaia.
dal 1946
d cemb e 2006
m a ga z i n e
Anno III - n.11 novembre 2008
il mensile di Chiaia-San Ferdinando-Posillipo
IUPPITER EDIZIONI
Edizioni
Iuppiter Group
In collaborazione con Nuove Botteghe dei Mille
CHIAIA
S A P E R V I V E R E L A C I T TÀ
Anno I - N. 11 dicembre 2006
Distribuzione gratuita
Edizioni
Iuppiter Group
In collaborazione con Nuove Botteghe dei Mille
Una «casta» apparentemente inossidabile,
una classe dirigente che non molla le poltrone:
da qualche anno, però, contro la malapolitica
è sceso in campo l’associazionismo civico.
Il 10 novembre 2007, la società civile marciò nel
cuore di Napoli in nome della legalità. Furono
Futuro
BUCATO
i 3000
di Chiaia
sindaco sventoli conti in rosso, tra luglio e agosto
distribuiti 490 mila euro di microfinanziamenti.
Scesero in strada per riprendersi la città.
Quel giorno è diventato un libro: «I 3000 di
Chiaia», storia di una clamorosa protesta che
stupì l’Italia. Per i protagonisti di allora il lavoro
non è ancora finito: tutti in piazza a novembre.
Poi avanti tutta con il progetto della lista civica.
a Chiaia e in via Vetriera. Via Tasso: a novembre
fine dei lavori. Piazzetta Cariati pronta a dicembre.
Distribuzione gratuita
il mensile di Chiaia-San Ferdinando-Posillipo
5
Franco Nico
LA STORIA
7
QUARTIERISSIME
Mergellina, la stazione
del disonore
7 CULTURA&SOCIETÀ
Teatro Delle Palme,
ritorno al futuro
8
MUNICIPALITÀ
Miniassessorati,
ma contano davvero?
8 MOVIDA
Festa di Chiaia Magazine,
la galleria delle foto
10 SOCIETÀ&COSTUME
Fendi alla conquista
di via Filangieri
QUELL’OSCURO OGGETTO DEL
PAN
5 milioni di euro all’anno per
una media di 15 visitatori al
giorno, consulenze stellari,
un esercito di dipendenti e
casse a secco: questo è il crac
di Palazzo Roccella, esempio
desolante di spreco di risorse
inchiesta a pagina 5 umane ed economiche.
solutivi. Lo ripetiamo: l'asse della Riviera è l'ideale per ospitare grandi strutture sotterranee per lo stallo delle auto. Nell'interesse di tutti. A proposito di buona amministrazione,
sia pure in ritardo, si è messa in riga anche la Municipalità
1 che è riuscita a nominare i suoi 4 assessori. Alla squadra
di governo del presidente Fabio Chiosi auguri di buon lavoro da parte mia, delle Nuove Botteghe dei Mille e di Chiaia
Magazine che sarà cronista attenta dell'operato della giunta. A proposito, buona Notte Bianca a tutti.
NO
PARKING NO CHIAIA
Debutta il Movimento Parcheggi a Chiaia per interpretare il disagio di un intero
quartiere ormai in ginocchio per la carenza di posti-auto. Economia e vivibilità
sono allo stremo. Le promesse elettorali non sono state mantenute. Patto di
ferro tra cittadini: già pronto un piano d’azione che prevede proteste di piazza,
dibattiti e petizioni. E Chiaia «indossa» la maglietta simbolo del Movimento.
Viale Gramsci, vince
il killer delle palme
3
PRIMO PIANO
Società civile,
un libro
per l’alleanza
6
PARADOSSI
Municipalità: arrivano
i giardinieri «fantasma»
5
L’INCHIESTA
Arte perduta,
odissea
nello strazio
9
LA DENUNCIA
Galleria Umberto,
i barboni sui ponteggi
14
CULTURA
Comunità luterana
tra musica e letteratura
la vigilante
dal 1946
7
IL CASO
ciao,
Franco
Warner Village,
salviamo
il multisala
11
LA DENUNCIA
Scuola De Amicis,
la palestra
dei misteri
basta palle
m a ga z i n e
CHIAIA
S A P E R V I V E R E L A C I T TÀ
In collaborazione con Nuove Botteghe dei Mille
5
L’INCHIESTA
Pan, desolazione
«contemporanea»
8
MUNICIPALITÀ
Riforma sbagliata:
assessori declassati
9
SOCIETÀ&COSTUME
Saper bere a Chiaia:
itinerari di...vini
Amm’ truvat
‘o Bambeniello
...ma nun truvamm’
‘o parcheggio!
2
0
0
6
5
ebb a o 2009
m a ga z i n e
ma o 2009
www.chiaiamagazine.it
Edizioni
Iuppiter Group
m a ga z i n e
S A P E R V I V E R E L A C I T TÀ
Distribuzione gratuita
il mensile di Chiaia-San Ferdinando-Posillipo
ap e 2009
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CHIAIA
Anno IV - n.2 febbraio 2009
Anno IV - n.3 marzo 2009
IUPPITER EDIZIONI
la vigilante
12 ARTE&AFFARI
Lezioni di tendenza
al club dei galleristi
Mille agenti contro la Malanapoli: la città ci credeva. Sono arrivati?
Se ci sono, non se n’è accorto nessuno. Aggressioni in pieno centro,
auto incendiate, turisti in fuga: a Chiaia teppisti da tutti i quartieri.
Chiaia Magazine + Dvd 3,90 euro
maaga
gazziinnee
m
L’APPELLO
pagina 13
Villa Pignatelli:
riaprite il Museo
delle carrozze
CHIAIA
Anno IV - n.4 aprile 2009
S A P E R V I V E R E L A C I T TÀ
il mensile di Chiaia-San Ferdinando-Posillipo
magg o 2009
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IN BUCA
Strade gruviera: fondi
scarsi, promesse tradite.
A Posillipo un dramma
annunciato. E la Giunta
Iervolino finisce...
L’uscita del film «Fortapàsc» di Marco Risi rilancia la drammatica vicenda
di Giancarlo Siani, il giornalista napoletano ucciso dalla camorra nel 1985,
a soli 26 anni, con dieci colpi di pistola, mentre ritornava a casa a bordo
della sua fragile Mehari. Oggi, quanti sono i giovani che conoscono vita
e passione del cronista de «Il Mattino»?
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Via Martucci, piazza Amedeo,
via Carducci: decolla la riqualificazione nel cuore di
Chiaia. Firma il restyling Elisabetta Gambardella, assessore comunale al Decoro e Arredo Urbano. Durata dell’operazione: 10/12 mesi. Costi: più
di due milioni di euro. Non
mancheranno i disagi, ma ne
varrà la pena. E sul fronte dei
lavori pubblici, parte anche il
recupero monumentale di
Santa Caterina da Siena. Durata dei lavori: un anno e
mezzo. Costi: 1.394.000 euro.
(servizi da pagina 6)
L’INCHIESTA
Il mistero della
Casina del Boschetto
QUARTIERISSIME
Grattino a 4 euro,
follia ambientalista
00
14
euro
e1u2ro00
IL BALLO
...
del mattone1e.0uro00
11 L’INTERVISTA
Antonio Pace: «Così
cambierò l’Ascom»
Ma se le compravendite languono, il mercato dei fitti è fiorente.
E intanto sul panorama immobiliare si abbatte il rincaro degli estimi.
Gli esperti concordano: «Conviene presentare ricorso».
13 SOCIETÀ&CULTURA
L’agenda del Maggio
dei Monumenti
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Scandalo
Pausilipon
Dura da marzo lo stop
ai ricoveri dei bambini
ammalati di cancro,
costretti a partire
verso gli ospedali del
Nord. Colpa del deficit
della Sanità campana
che risparmia su medici
e infermieri. Un esodo
drammatico e inutile:
alla fine la Regione
pagherà il doppio.
7 POTERI SPECIALI
Parcheggi, la Iervolino
esclude Chiaia
9 MUNICIPALITÀ 1
Commissione Ambiente
Si punta al fotovoltaico
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KIAVIKA
Chiamiamoli con il loro nome.
Impuniti, scatenati, balordi:
i grafomani deturpano monumenti,
chiese, palazzi. Infliggono guasti
gravi al patrimonio, all’immagine,
al turismo. Nessuno li ferma.
Nemmeno la recente ordinanza
sulla sicurezza e il decoro urbano,
in pratica inapplicabile per la carenza
di uomini e mezzi.
TEATRO SUDD
RITUFFIAMOCI
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ATTACCO ALLA MOVIDA
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Dalla catena
umana a Palazzo
Santa Lucia
al popolo di Grillo:
parte dalle piazze
la protesta
contro la politica
degli sprechi
e dei privilegi.
La gente boccia
la strategia
delle kermesse
e chiede una città
più vivibile.
Chiaia epicentro
della riscossa
morale.
La società civile
prepara l’agenda
di lotta
il mensile di Chiaia-San Ferdinando-Posillipo
5
12 SOCIETÀ&CULTURA
La bella estate e la notte dei prodigi
TENNISLIFE CUP
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11 SOCIETÀ&COSTUME
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il mensile di Chiaia-San Ferdinando-Posillipo
Palazzo Reale
ridotto ad una
autorimessa:
beffati i vincoli
e la civiltà.
Uno scandalo
che fa il giro
del mondo
nelle fotografie
dei turisti.
Viaggio nei
cortili-vergogna.
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SAPER VIVERE LA CITTÀ
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maggio 2010
pagina 3
Garage reale
5
PRIMO PIANO
IL CASO
Iervolino un anno dopo
Le cose non fatte
A maggio 2006, vigilia delle Comunali, Chiaia Magazine pubblicò un elenco di sette priorità
per il futuro sindaco. Titolammo: «Le cose da fare». Il tempo è
volato, la seconda sindacatura
Iervolino festeggia il suo primo
compleanno. Perciò è tempo di
un consuntivo su quei promemoria che ci segnalò la gente di
Chiaia. Facciamo il punto su
quelle sette emergenze.
pagina 4
Don Giuseppe in campo per il Pallonetto
6
QUARTIERISSIME
Funivia di Posillipo, la stazione rinnegata
8
5
Città negata tra la "dittatura" delle buche e i cantieri lumaca.
Lo scandalo della Casina del Boschetto
NAPOLIROTTA
STORIE
Ordine di Malta, il codice della modernità
10
10 SOCIETÀ&COSTUME
La Notte Vintage di Chiaia Magazine
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STRAORDINARIA
Chi ha paura dei vigilantes civici? Perché
«i rondisti» di Chiaia sono diventati un caso?
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Anno II - N.12 dicembre 2007
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SAPER VIVERE LA GRANDE NAPOLI
Non c’è più
Gli indignati
magazine
SAPER VIVERE LA CITTÀ
Anno VII - numero 1/2 - Febbraio 2012
distribuzione gratuita
Natale senza luminarie:
è la forma estrema
di protesta
dei commercianti
di Napoli. Invece
delle strade
va illuminato il buio
del malgoverno in cui
brancola l’intera città.
Intanto la società civile
è pronta a tornare
in piazza.
RISPETTO
• Mergellina: dopo l’inaugurazione della stazione
con la partecipazione del presidente Napolitano
affiorano gravi insufficienze. Pagano i disabili.
I reati più frequenti: rapine, scippi e furti. Il flop
del piano sicurezza. San Pasquale come il Bronx.
nel forum
• Cantieri aperti, vigili assenti, parcheggi fantasma:
il traffico va in tilt. Festival delle buche nelle strade
e nei marciapiedi: una trappola per auto e pedoni.
• Il 10 novembre Chiaia scende in piazza in difesa
del territorio e per il ritorno della legalità. Cittadini
contro il Palazzo: mai più inganni e prese in giro.
fate luce
la vigilante
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Coppa America a Bagnoli
esplode la polemica sull’area contaminata
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VENTIMILA
BEGHE
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finalmente!
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Anno III - N. 2 febbraio 2008
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La carta quando cade non fa rumore. È come le
foglie: stessa fragilità, stessa poesia. Chi vuoi che
si accorga più, in giornate in cui la persistenza
della “connessione” è il morbo senza cura e l’informazione è stregata dai new media, di un giornale che chiude. Del suo cuore accartocciato, dei
suoi giornalisti, dei suoi battiti d’inchiostro.
Affascinati dalle nuove frontiere della comunicazione, conserviamo, per questioni di cuore e lavoro, un fervido occhio di carta, un’abitudine romantica a ritrovarsi nel fruscio cartaceo tra titoli, occhielli e corsivi. È per questo che, nonostante
il cimitero della carta stampata si riempia di testate, proseguiamo la magia del giornale tradizionale. Chiaia Magazine, al suo settimo anno di
vita, si rinnova nella grafica e nei contenuti. Dopo gli ultimi due anni “patinati” - esperienza sug-
UNA NUOVA
SFIDA PER
VEDERCI CHIARO
MAX DE FRANCESCO
Non è un paese per
L’uomo dell’anno
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se emb e o ob e 20 2
sommario
L’inchiesta
4
Il degrado delle fontane storiche
Primo piano
8
Gioco d’azzardo, business e mania
Il caso
11
Avron, la truffa sbarca a Napoli
Itinerari
34
Ottaviano, patria dell’arte bianca
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D
LO SGOVERNATORE
ug o agos o 20 2
Freddoro
gestiva ma economicamente insostenibile - ritorniamo al nostro formato d’origine, quello che
ci ha fatto conoscere al pubblico negli anni delle magagne bassoliniane e dei letarghi della Iervolino. Serviva un restyling anche alla testata, in
cui ora è ben visibile il logo della società editrice
fondata, insieme a me, da un’eroica cordata di
professionisti. Chiaia Magazine, dal prossimo
numero, arriverà anche nelle edicole della provincia di Napoli. L’obiettivo è quello di divenire un
periodico sempre più metropolitano, battagliero, intrigante e portatore di virus satirico. Non resta che affidarsi al sorriso, ad esempio, quando si
entra “nel forum” delle Culture e si assiste al “cineforum” del sindaco. Cari lettori, si riparte. C’è
tanto da capire e scrivere. Non vedevamo l’ora.
Una nuova sfida per vederci chiaro.
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«La classe dirigent
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SAPER VIVERE LA GRANDE NAPOLI
Anno VII - numero 3 - Marzo 2012
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anno VI n. 9/10/11
settembre-novembre 2011
• Il quartiere assediato dalla microcriminalità.
Al Green Park
arriva la carica
dei campioni
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10 DIARIO DELLA MUNICIPALITÀ
Brancaccio: «Siamo i segretari del Comune»
Napoli fuorilegge: viaggio nelle discariche sotterranee. La verità sui rischi
La rivolta di Chiaia
Il Pan insiste:
spese pazze
e gestione allegra
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CUORE MARCIO
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Mola: ganasce
avanti tutta,
parcheggi al palo
Buone vacanze
QUARTIERISSIME
Poteri speciali, i torpori della Iervolino
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MOBILITÀ
IL CASO
IL CASO
il mensile di Chiaia-San Ferdinando-Posillipo
m a ga z i n e
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Vasari ignorato e spese pazze per il Pan
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Multe e bloccaruote assediano
il popolo del by night.
L’auto in divieto di sosta può
costare fino a 119 euro.
La repressione, però, serve
solo a mascherare il problema:
la mancanza drammatica
di parcheggi. E così siamo
al paradosso: si aprono nuovi
locali di intrattenimento,
ma si ghettizza il quartiere.
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7
10 LETTURE ESTIVE
Premio Napoli: ecco
i 12 libri finalisti
Anno II - N.5 maggio 2007
Anno IV - n.11 novembre 2009
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nei SERVIZI BANCARI, FINANZIARI e di TELEFONIA
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12 SOCIETÀ&CULTURA
Galassia Gutenberg nel segno del mare
Campania
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pagina 4
Anno II - N.10 ottobre 2007
QUARTIERISSIME
Armatori napoletani: alleanza per il futuro
11 DIARIO DELLA MUNICIPALITÀ
Decentramento, l’Osservatorio non decolla
www.studiolegaledelillo&partners.com
MANUTENZIONE
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Appello alla città: salviamo il Circolo Artistico
8
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Anno IV - n.10 ottobre 2009
IUPPITER EDIZIONI
RONDA
SU
RONDA
IL CASO
Cantieri aperti,
incognita traffico
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Anno II - N.9 settembre 2007
5
RIQUALIFICAZIONE
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Anno IV - n.9 settembre 2009
superwoman?
Via Martucci, piazza Amedeo,
via Carducci: la riqualificazione
nel cuore di Chiaia fa i conti con
i problemi del traffico. Parte il
nuovo dispositivo della viabilità, ma non si escludono correttivi. A via Martucci i commercianti già temono il crac economico. Tra i problemi da risolvere lo stazionamento dei taxi.
o ob e 2009
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distribuzione gratuita
Politica in tournèe:
il conto al cittadino
Enti locali: casse all’asciutto. E la
città va in pezzi. Nei Palazzi del
potere esplode la rincorsa al rigore e alla sobrietà. Intanto, però, spulciando tra i provvedimenti del Comune, si scopre
che la manìa dei viaggi di rappresentanza non è mai tramontata. Un esempio? In pochi
mesi la giunta Iervolino ha deliberato tre missioni all’estero
per l’assessore Nicola Oddati: Cina, Messico e Spagna.
5 IL CASO
Mergellina, stazione
vietata ai disabili
s.r.l.
Anno IV - n.7/8 luglio-agosto 2009
il mensile di Chiaia-San Ferdinando-Posillipo
pagina 3
la vigilante
Anno II - N.4 aprile 2007
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Sul pianeta delle buche
atterra Global Service
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Finalmente
Quotazioni stellari, occasioni con il contagocce, trattative interminabili:
a Chiaia comprare casa è un’impresa. Nel quartiere anche il record
delle abitazioni vuote: il 9%. Strada per strada, ecco il listino dei prezzi.
Sarà un privato a gestire, con il
sistema del Servizio Globale, la
manutenzione delle principali
strade della città. A Chiaia le vie
interessate sono 62. Problema risolto? Non del tutto. Resta infatti aperto il problema delle
strade secondarie che nella prima Municipalità sono il 60% dell’intera rete viaria.
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Dopo la nomina a commissario per l’emergenza
traffico, si apre una nuova era per Rosa Russo
Iervolino. Milioni di euro da spendere
e la facoltà di decidere in fretta su parcheggi,
appalti, videosorveglianza, assunzioni di vigili:
è un supersindaco. E se sbaglia non ha più scuse.
Parte l’anno
dei cantieri
9
Anno II - N.3 marzo 2007
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POTERI SPECIALI
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Anno II - N.2 febbraio 2007
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PRIMO PIANO
C’era una volta il salotto
di Napoli: topi a Monte
di Dio, bidoni stracolmi
nelle vie dello shopping,
spazzamento allo sbando.
Raccolta differenziata
snobbata dai residenti.
pagine 3/4
la vigilante
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esta
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h
c
i
d
Dopo l’insetto che sta distruggendo
le palme della città, non si ferma
la mattanza del verde. Dai lecci marci
di Posillipo agli alberi minacciati
dai cantieri della Linea 6 del metrò.
Lamberti e Malvano: «Troppi gli sconti di pena. Rivedere le leggi».
Videosorveglianza: il Comune la promette da tre anni e il ministro
degli Interni da tre mesi. Ma di «occhi elettronici» nemmeno l’ombra.
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Viaggio tra i caffè
letterari alla moda
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QUARTIERISSIME
Parco Margherita,
l’ascensore dei sogni
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IL REPORTAGE
Strade gruviera:
la mappa delle buche
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GENNAIO 2009: LA NUOVA GIUNTA IERVOLINO
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In collaborazione con Nuove Botteghe dei Mille
La scelta è stata facile e amara:
l’apertura di questo numero è dedicata all’emergenza criminalità. Lo
dicemmo a maggio sullo Speciale
Elezioni, indicando al futuro sindaco sette priorità: tra esse spiccava il
tema sicurezza. Otto mesi dopo
siamo all’allarme rosso. Chiaia, da
sempre reputata zona franca, si
riscopre teatro di un’escalation che
fa paura. Gli appelli sono rimbalzati sui palazzi del potere come su
un muro di gomma. Straripa l’illegalità, rozza, aggressiva e impunita. E si rischia la vita. Che fare?
Il quartiere è compatto: il tempo è
scaduto, servono leggi speciali.
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Anno III - N. 1 gennaio 2008
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Sicurezza,
è l’ora di reagire
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Anno IV - n.1 gennaio 2009
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Tempesta giudiziaria
sui palazzi del potere:
cronaca di un’apocalisse
annunciata. Stagione
finita per un Sistema
trasversale ai partiti,
naufragato sulla
questione morale.
Dalla città, stanca
di beffe e promesse,
parte lo sfratto
alla «casta».
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Anno II - N.1 gennaio 2007
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Anno III - n.12 dicembre 2008
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«La giungla del vivere
quotidiano inaridisce e
dà sempre meno valore
a ciò che per me è
stato ed è tuttora fonte
di benessere: la poesia,
la musica, l’arte».
IL CASO
I gazebo della discordia
Ecco cosa dice la legge
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4
Dal turista pestato a via Carducci alle notti brave
dei branchi in piazza San Pasquale. Stato d’assedio.
rati intoccabili dai vincoli ambientali, sono ormai terra bruciata. E loro, i diportisti, respinti dal lungomare, ora possono
scegliere tra il vendersi la barca, andare altrove o piegarsi a
prezzi da capogiro. Il contraccolpo peggiore, però, è quello occupazionale: per gli uomini dei consorzi e per le loro famiglie
sono giorni drammatici. Una soluzione sul piatto d’argento l’avevano offerta gli ormeggiatori luciani: boe galleggianti a impatto ambientale praticamente nullo e con le giuste distanze.
Ma è arrivato il no dell’Autorità Portuale. Ora tutto è rimandato. Bye Bye estate. (a pagina 3)
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IL PERSONAGGIO
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• Riqualificazione: aprono i cantieri in vico Vasto
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Nove anni di storie, inchieste, verità
e cultura, nel segno dell’indipendenza,
senza aver mai ricevuto un solo
centesimo di finanziamento pubblico.
Chiaia Magazine è una libera
tribuna che resta aperta grazie
alla passione estrema e alla tenacia
di un gruppo di giornalisti.
Fioriolli, il questore sulla polveriera
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Anno III - n.10 ottobre 2008
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Autorità Portuale, Sovrintendenza ai Beni Paesaggistici, Tribunale Amministrativo Regionale: questi i protagonisti di un
diabolico gioco delle parti con due uniche vittime. Ormeggiatori e diportisti. Nella prima categoria c’è chi ha la concessione a gestire posti barca e non può lavorare per impedimenti burocratici, ma c’è anche chi è stato escluso dalla gestione del business: per tutti loro malumori e proteste. Della
seconda categoria fanno parte i proprietari di barche che questa estate, come le precedenti, sono destinati a soffrire: i tre
siti di Nazario Sauro, Mergellina e Largo Sermoneta, dichia-
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Il Movimento
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• Sicurezza: tornano a Chiaia le invasioni barbariche.
• Burocrazia scatenata: veti
e rinvii sulle concessioni
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• Lungomare: no ai posti barca.
Sos di ormeggiatori e diportisti
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CLAUDIO VELARDI
assessore regionale
al Turismo
degli ORMEGGI
hiaia Magazine, che in questi
C
mesi ha condotto una decisa
battaglia per i posti auto nel
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• Sprecopoli a Palazzo San Giacomo: nonostante il
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esce un numero
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Dopo il fallimento del Global Service, decolla
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• Emergenza manutenzione: saltano tutti i controlli.
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La rassegna cinematografica dedica l’anteprima al film cult «Febbre da cavallo».
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*Presidente delle Nuove Botteghe dei Mille
9
IL GIORNALE DELLE NUOVE BOTTEGHE DEI MILLE
se emb e 2008
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Cronache dalla città trappola
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«Parcheggi interrati,
tutti li vogliono»
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Anno I - N.5 giugno 2006
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N A O
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in dieci piccole città. Sulla carta avranno
autonomia finanziaria. Sarà vero?
Gli esperti: Comune bocciato e poteri speciali al futuro sindaco per le aree di sosta.
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• Addio circoscrizioni: Napoli sarà divisa
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Proietti all’Augusteo»
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Vivere: «I divi di ieri?
Più “machi” che mici»
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16 EVENTI&CURIOSITÀ
Teatro Sancarluccio,
a cena con il vampiro
manifestiamo qualche riserva sull'altra decisione dell'amministratore, quella di abolire la ZTL sull'asse Morelli-via dei
Mille. Comprendiamo la sua motivazione (la prossima apertura di cantieri alla Riviera esigeva via dei Mille come valvola di sfogo del traffico), ma ribadiamo che almeno il sabato, giorno di punta per lo shopping, l'oasi pedonale sia d'obbligo. Tutto il discorso, però, impone un ripensamento globale sul versante dei parcheggi interrati in zona Chiaia e vogliamo sperare che i poteri speciali del sindaco saranno ri-
L
Al museo Pignatelli e all’Ambasciatori una
rassegna sui miti del cinema italiano.
Notte Bianca
«La mia Napoli
libera e pacifica»
NINO DE NICOLA
S
?
NINO DE NICOLA
a novità è grossa. In questo
numero parliamo del nuovo
istituto della Municipalità, chiave
di volta del decentramento amministrativo voluto dal Comune.
Infatti scompaiono le circoscrizioni e nascono appunto 10 Municipalità, vale a dire 10 microcittà
che avranno autonomia finanziaria e un proprio bilancio di spesa.
Le competenze che il Comune
delegherà, dopo le elezioni, alle
nuove miniamministrazioni
riguardano in sintesi la manutenzione urbana, la attività socioassistenziali, le attività scolastiche/sportive/culturali, infine la
gestione dei servizi amministrativi(commercio, artigianato, traffico
etc.). Su queste attività (e soprattutto sulla manutenzione) la
Municipalità avrà poteri di spesa
da esercitare con 4 assessori.
Sembra una svolta notevole.
Ma i dubbi ci sono. Primo: il
Regolamento delle Municipalità,
almeno per ora, non chiarisce
bene la gestione delle risorse
finanziarie che il Comune trasferisce alle sedi decentrate: all'interno
vi spieghiamo perché. Secondo: è
stata prevista una figura che
governerà questo trapasso dal
vecchio al nuovo sistema, per
evitare il caos? Queste le perplessità, fermo restando che la Municipalità ha tutte le premesse per
migliorarci la vita. A proposito: la
vecchia circoscrizione ChiaiaPosillipo-S.Ferdinando si chiamerà
Municipalità 1.
In questo numero vi parliamo
anche del forum da noi organizzato con successo sul problemaparcheggi. Intanto, nell'imminenza delle Amministrative, annunciamo una serie di incontri coi
candidati-sindaci. Vedremo che
intenzioni hanno su Chiaia.
A
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«Una giornata
nei parchi del degrado»
Focus:
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ASPETTANDO I PARCHEGGI
i riprende e la stagione si presenta densa di eventi e aspettative per Chiaia. Molti i fronti da tener d'occhio e Chiaia
Magazine si arma delle migliori intenzioni nell'interesse del
quartiere. Innanzitutto: si riparte con il ripristino del vecchio
senso di marcia da via Morelli a via dei Mille, un provvedimento che aspettavamo in quanto il dispositivo di marcia
precedente non si è dimostrato funzionale. La decisione è firmata dal neoassessore comunale al traffico Gennaro Mola
del quale apprezziamo l'attivismo e la concretezza. Anche se
IL GIORNALE DELLE NUOVE BOTTEGHE DEI MILLE
SI CAMBIA
DAVVERO?
s.r.l.
intervista a pagina
• Partenza sprint del neoassessore comunale al
Anno I - N.4 maggio 2006
ug o agos o 2008
g ugno 2006
SPEC ALE ELEZ ON
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Villa Comunale: alberi malati e chalet distrutti. Molosiglio: tendopoli nei giardini.
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In collaborazione con Nuove Botteghe dei Mille
garage sotterranei: con i nuovi poteri del sindaco
l’impresa diventa possibile.
16 anni d’immobilismo: un’inquietante
miscela di inerzia, sfortuna e silenzi.
ome avranno forse notato i lettori, Chiaia Magazine adora il colore. Stavolta, però, ha scelto una prima pagina dove domina il nero. Vi chiederete perché. Noi rispondiamo che non
se ne poteva fare a meno. I motivi? Eccoli. Nero perché siamo arrabbiati neri ( e in questo rispecchiamo l'umore del quartiere) e lo siamo perché stufi di malamministrazione. Nero perché,
con un territorio abbandonato al degrado, il futuro si prospetta davvero oscuro. Nero perché
francamente, a questo punto, indecifrabili ci sembrano i progetti dell'Amministrazione Comunale per la zona. Non è forse una vicenda oscura quella del parcheggio Morelli? E poi la Ztl: non
è neanche nata e già siamo costretti a intonare il De Profundis. Nero perché Chiaia è ormai de-
R
S A P E R V I V E R E L A C I T TÀ
Anno I - N.8 settembre 2006
Distribuzione gratuita
• Infine, pensa al futuro e aderisce al «partito» dei
uartierissime: «Garage
oscuri presagi»
QMorelli,
Intervista a Bruno Terracciano, assessore comunale alle Municipalità.
NINO DE NICOLA*
C
Storia dell’aperitivo «rosso». Le
ricette e i segreti dei barman.
CHIAIA
MOLA
VECCHIE E NUOVE SFIDE
peciale Municipalità:
itinerante»
S«L’assessore
SERVE UNA SVOLTA
6
elax&Movida: «Tutti
pazzi per lo Spritz»
o ob e 2006
OPERAZIONE
I
critiche se governeranno male e con chi congratularsi se faranno bene. Insomma: per non sentirci comparse, ma cittadini che vigilano e partecipano. Di più: vi anticipiamo che
ogni mese la rivista pubblicherà un diario sull'operato del
Consiglio di Chiaia. E vale per la maggioranza come per l'opposizione. Poi, di nuovo il tormentone del parcheggio Morelli
perché anche qui il segreto è non abbassare la guardia: prendiamo atto della nuova attenzione che il sindaco Iervolino e
l'assessore Mola preannunciano sul problema, a cominciare
E intanto incalzano altre emergenze:
«spaccate», scippi, strade sporche e dissestate.
m a ga z i n e
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NINO DE NICOLA*
C
• Per il popolo di Chiaia il danno e la beffa.
s.r.l.
RENATO ROTONDO
Capo dell’opposizione
on questo numero di luglio/agosto Chiaia Magazine traccia un consuntivo ideale dei suoi primi 7 mesi di vita, tornando ad occuparsi delle due bandiere che hanno caratterizzato l'impegno della rivista: Municipalità e parcheggi. Riparliamo dunque delle neonate Municipalità, soffermandoci ovviamente su quella di Chiaia. E stavolta, dopo un cenno a luci e ombre della riforma, vi presentiamo, con veloci
profili e relative foto, i 30 consiglieri (più il presidente) eletti
a Chiaia. Obiettivo: indicare al quartiere a chi indirizzare le
A Palazzo Calabritto il nuovo
show room per i «bons vivants».
dal 1946
Tra le dieci Municipalità, quella di Chiaia
è davvero speciale visto che è l’unica ad
essere governata dal centrodestra.
Per maggioranza e opposizione doppia
responsabilità: far funzionare riforma
e quartiere. All’interno tutti i protagonisti
FABIO CHIOSI
Presidente
Il Comune ignora l’appello. Assessori bocciati:
chi tace, chi promette, chi non si fa trovare...
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D’OCCHIO
onostante i suoi 29 anni, si ritrova per la seconda volta al timone
di Chiaia. E’ stato eletto con 23.846 voti e il suo schieramento ha
ottenuto il 51,43 % dei consensi. 18 i consiglieri della sua coalizione. La
sua squadra di governo sarà formata da un vicepresidente (cui toccherà
un assessorato) e 3 assessori. Ha due premure: velocizzare i tempi della
riforma e ottenere subito risorse finanziare per il territorio. Obiettivi:
manutenzione, parcheggi, sicurezza con l’aiuto dei vigili urbani.
lo scarso presidio dei varchi, un sistema
di videosorveglianza mai realizzato.
aper Vivere: «Al Primo
SPiano
il lusso è di casa»
la vigilante
VI TERREMO
N
• Le cause del flop: la farsa del garage Morelli,
5
se emb e 2006
In collaborazione con Nuove Botteghe dei Mille
Sono arrivati desertificazione, notti da paura,
e crisi delle attività commerciali.
videosorveglianza:
Focus
«Chiaia resta fuori»
La circoscrizione protesta. ZTL:
forte confusione «tecnologica».
ISTITUTO DI VIGILANZA
Il nuovo «Parlamento» di Chiaia
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• L’intero quartiere invoca parcheggi.
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IL GIORNALE DELLE NUOVE BOTTEGHE DEI MILLE
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Arrivano le nuove MUNICIPALITÀ
Ultime notizie sul futuro garage: il quadro peggiora.
Un pessimo affare per il Comune. La rivolta di Chiaia
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Anno I - N.6/7 luglio/agosto 2006
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IL GIORNALE DELLE NUOVE BOTTEGHE DEI MILLE
Anno I - N.2 marzo 2006
IL «NUOVO»
CHE NON SA
DECOLLARE
opo il numero natalizio che,
nonostante la veste sperimentale, ha riscosso apprezzamento da
parte dei cittadini di Chiaia, della
stampa, di chi lavora e produce, e,
infine, delle istituzioni e delle
associazioni, «Chiaia Magazine» - di
cui sono direttore editoriale - prende
ora decisamente il largo. E lo fa,
fedele alle dichiarazioni di intenti
iniziali, utilizzando come baricentro
delle proprie cronache il territorio
di Chiaia. Puntiamo, quindi, sull’attualità e i problemi del quartiere,
coniugando tuttavia il taglio
impegnato all’interesse per gli
aspetti del saper vivere, dell'enogastronomia, per i fermenti culturali e
imprenditoriali, per il by night e la
moda, per le risorse giovanili e per
le potenzialità del quartiere.
Una tribuna eterogenea, dunque,
che funzionerà con le voci e i contributi di tutti.
Mi piace ribadire lo slogan della
nostra iniziativa editoriale: «Questo
giornale lo scriveremo assieme». Da
qui nasce la scelta degli argomenti
di questo numero e dei prossimi. In
questa occasione, raccogliendo
segnalazioni e impressioni sul
campo, abbiamo privilegiato tre
problematiche di stretta attualità:
emergenza parcheggi, riqualificazione urbana e il controverso capitolo
della movida.
Il primo punto sta molto a cuore ai
commercianti, ai residenti e a
quanti per lavoro, shopping o
divertimento, frequentano il cuore
di Napoli. E il nodo cruciale non
poteva essere che l'agognato parcheggio Morelli. Sulla seconda
questione abbiamo, poi, intervistato
l'assessore al Turismo e Decoro
Urbano Luca Esposito. Come avrete
modo di leggere, ci saranno delle
importanti novità. Terzo tema:
dossier Movida. La nostra posizione
è chiara: rispetto delle regole ma
niente bavaglio alla notte.
Come avrete capito, la nostra scelta
di campo è netta: scommettiamo
sulle forze e sulle risorse di Chiaia.
E’ qui il fermento.
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C
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Meglio
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Non basta più
spezzare
le catene
bisogna anche
tirare le
catenelle
omm
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il sindaco
blattera
mm
Sindaco,
ma che bici!
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SENZA LUCE
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STORIE&IMPRESE
LORENZO DE CARO, IL SOCIAL INFLUENCER CONQUISTA MILANO
A tutto fashion tra eventi e nuovo blog
Un personaggio eclettico:
un po’ blogger, un po’ modello, un po’ social influencer. Mettete insieme tutto
questo, conditelo con una
buona dose di solarità e
spigliatezza, e avrete Lorenzo de Caro. La nuova rivelazione della fashion arena
napoletana non si ferma,
accelera il passo e guarda
lontano: «Napoli comincia a
starmi stretta, punto sempre
più in alto». E di assaggi di
altre “fashion cities”, negli
ultimi mesi, ne ha avuti tanti.
Appena poche settimane fa,
infatti, il ventitreenne è
volato a Milano, agghindata a
capitale della moda per sette
giorni (in occasione della
Milan Fashion Week), dove
tra party e qualche scatto, ha
partecipato alle sfilate più in
voga della stagione: Armani,
Diesel, Cavalli, Ferragamo,
D&G, Costume National.
Anche in terra lombarda il
look per cui ha optato il
giovane blogger non è passato inosservato. Tanto che
pantaloni a quadri e cover
esuberante dello smartphone sono finiti in bella vista
nel video riassuntivo, girato
dalla rivista Elle, sull’appuntamento che ha chiamato a
raduno i migliori “modaioli”
(18)
italiani e non. Altro evento
che uno “shopaholic” che si
rispetti non può perdere è
“Firenze4Ever”, organizzato
dalla boutique fiorentina
Luisa Via Roma. Anche in
questa occasione de Caro ha
saputo trapiantare il gusto e
l’eleganza della moda napoletana in Toscana.
Ma è quando ci si affaccia al
successo che arriva il momento di rinnovarsi. Lorenzo
de Caro lo fa cucendo un
nuovo abito al suo blog, il
suo spazio personale ritaglia-
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2014
to sulla rete (www.lorenzodecaro.com). Un nuovo concept grafico, più snello e
accattivante. Format inedito
e tinte cromatiche d’impatto.
La “confezione” appena
sfornata, anticipata dal video
di lancio montato da Davide
Micciulla, video editor di
Elle.it., avvolge i post del blog
da metà luglio. Ma l’inversione di tendenza è anche nei
contenuti. E così più spazio
ai progetti in cantiere, agli
shooting con outfits a tema,
con la possibilità di dare una
sbirciata alla quotidianità del
blogger. «Dagli ottimi risultati ottenuti in appena sei mesi
dal lancio del blog e le collaborazioni con le più importanti realtà napoletane e non
solo, ho voglia di un cambiamento - ha commentato -.
Sono in continua evoluzione
e scoperta. E con questa
nuova grafica ho voluto dare
un’impostazione ancora più
professionale e moderna al
mio business». Sul fronte
lavoro, intanto, de Caro
risponde sempre più alla
voce di “social influencer”,
vale a dire un personaggio
conosciuto capace di dare
visibilità a un prodotto o un
progetto. Per essere chiari,
un plus-valore per il marchio. Non a caso Disaronno,
il famoso liquore made in
Italy, lo ha scelto come testimonial per la tappa napoletana del Disaronno Terrace,
l’evento che per quattro
settimane, a partire dal 10
giugno, ha animato la città
ogni martedì sera, a sorsi del
nuovo cocktail dell’estate: il
Disaronno Sour.
Si rinsalda anche il legame
tra moda e cucina. Dopo la
campagna Marinella for
Voiello, Lorenzo de Caro ha
infatti continuato a calpestare questa strada, aprendo
una rubrica personale, “Fashion food”, sulla rivista
Pocket Italia, in cui pasticcia
in cucina fianco a fianco con
i proprietari delle location
gastronomiche più “in” del
golfo di Napoli. Tra una
ricetta e l’altra, il blogger,
seguendo l’impostazione
base del suo blog, ci svela
con una piccola intervista i
retroscena del lavoro dei suoi
“partners” culinari. Un piccolo masterchef ai fornelli,
ma con stile.
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CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2014
(19)
DIVINAZIONE
IL MITO E I GIORNI
La grotta
dello spirito
Il significato della prima fatica di Ercole per
gli «egocentrici» nati sotto il segno del leone
Rosamaria Lentini
La storia assegna alla prima
fatica di Eracle l’uccisione del
leone di Nemea, l’astrologia pone quest’impresa nel quinto Segno dello Zodiaco, il Leone appunto, in una corrispondenza
perfetta rispetto al suo significato simbolico. Questo è, in sintesi, il racconto dell’impresa.
In una grotta a due uscite viveva un mostruoso leone che devastava le terre della regione di
Nemea e divorava i suoi abitanti. Eracle ha l’incarico di ucciderlo. Dapprima tenta di farlo
colpendolo con le frecce ma il
leone è invulnerabile. Allora
Eracle lo spinge all’interno della caverna, chiude con un masso un’uscita ed entra, riuscendo
poi a soffocarlo stringendolo a
sè. Dopodiché lo scuoia, si riveste della sua pelle e si pone sul
capo la testa del leone. Poi si
mette in viaggio per portare la
carogna ad Euristeo. È interessante sottolineare due particolari del mito: Eracle riesce ad uccidere il leone solo dopo essere
entrato nella caverna insieme a
lui e senza l’ausilio di alcuno
strumento estraneo alla sua persona perché è proprio così, da
soli e in solitudine, che possiamo eliminare qualsiasi cosa che
impedisca la nostra elevazione
spirituale; l’altro particolare riguarda la testa del leone che Ercole indossa al pari di un elmo e
il gesto fa pensare ad un’interiorizzazione della potenza leo-
(20)
nina, liberata dalla precedente
componente animalesca. Il rischio dei nativi del Segno è proprio quello di fossilizzarsi sull’esaltazione di se stessi, sull’egopatia, sull’autoglorificazione. Perciò la maestosità leonina
va privata di queste componenti esteriori per diventare la forza
interiore che sostenga nel cammino della vita. È certo che la
prima fatica che deve compiere
Eracle è utilizzabile per comprendere meglio sia l’identificazione uomo - leone, sia il lavoro
che deve compiere il nativo del
Segno per arrivare all’integrazione con il più morigerato e
saggio uomo dell’Acquario e
raggiungere quell’individuo che
lo Zodiaco esorta ad essere. A
questo punto è però necessario
conoscere dapprima il motivo
per il quale Eracle deve compiere le sue fatiche.
Figlio di Zeus ed Alcmena, Eracle è perseguitato da Era che,
tramite lui, vuole vendicarsi del
tradimento subìto, perciò gli invia la Follia che lo induce a uccidere i figli. Rinsavito, si reca a
Delfi a interrogare Apollo il quale gli dice che l’unico mezzo per
riscattarsi dalla colpa, e conseguire l’immortalità, è di mettersi al servizio del cugino Euristeo
e adempiere alla sua volontà. Le
dodici fatiche rispondono, appunto, alle richieste di Euristeo
al quale Eracle deve portare,
ogni volta, la prova di aver
adempiuto alla missione assegnatagli. Sono molti, nel mondo
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2014
greco e non solo in quello, gli
eroi figli di un Dio e di un individuo mortale (in questo caso
Alcmena) che vengono perseguitati da un’altra divinità. In
chiave metaforica ciò vuole significare che la natura divina,
con la quale nasciamo, deve essere conquistata a scapito di una
natura materiale - simboleggiata dalla divinità ostile - presente in noi e che dobbiamo sconfiggere attraverso innumerevoli
e difficili prove. All’epoca delle
fatiche Eracle era un eroe noto in
tutta la Grecia, mentre la storia
tramanda Euristeo, re di Micene,
come un individuo presuntuoso e mediocre, ed è di questo individuo che Eracle deve diventare l’esecutore degli ordini al fine di porre termine al suo periodo di servaggio e diventare un
uomo libero. È, dunque, facile
individuare in Euristeo il simbolo di ciò che deve sacrificare
Eracle per liberarsi della sua natura materiale, accedere a quella divina, con la quale conseguire l’immortalità. A proposito
dell’elemento Fuoco al quale
l’eroe appartiene, già in epoca
antica Eracle era considerato il
simbolo di un lavoro iniziatico
che richiedeva molto sforzo, rinuncia e sacrificio anche fisico,
e l’immortalità che i Greci gli attribuivano era data non in nome
della grandiosità e del successo
delle imprese compiute, ma degli sforzi e dei sacrifici che erano stati necessari per sanare la
sua colpa. In quest’accezione
l’uccisione dei figli assume il significato simbolico di rompere
qualsiasi vincolo con la terra.
Non va, poi, dimenticato che il
nome Eracle ha il significato di
“gloria di Era”. A tal proposito
va chiarito che la religione greca, nel suo antropomorfismo,
equipara le vicende degli dei a
quelle umane, ma il loro significato è ben altro da quello apparente. Così Eracle, come figlio di
Zeus ha in sé la scintilla divina,
ma come “gloria di Era” erede
della Madre Terra, ha il significato di quell’uomo che può nascere dalla terra e innalzarsi da
essa per raggiungere quella natura divina che gli ha dato Zeus.
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LE CARTE DEL DESTINO
Il Bagatto
L’IMPERATRICE
E L’INTELLETTO
Arcano numero tre, l’Imperatrice è la prima carta in
cui lo sguardo è rivolto a
destra, ossia al futuro. È la
mente creativa che tutto
predispone affinché si
possa realizzare compiutamente il proprio desiderio.
Dopo esser morti a se stessi
(Le Mat), aver iniziato il
viaggio (il Bagatto) organizzando gli elementi a disposizione, aver approfondito
la conoscenza necessaria al
proprio cammino (la Papessa) – tutte attività che
hanno la necessità di guardare al passato, ossia a ciò
che abbiamo e dobbiamo
recuperare – arriva il momento della rielaborazione
personale. L’Imperatrice
rappresenta le idee personali, i progetti da realizzare
e questo significato è rafforzato da due temi simbolici: l’aquila e lo scettro.
L’aquila è raffigurata su
uno scudo ed è a sinistra.
Simbolo di regalità, è un
uccello solare, l’unico in
grado di guardare dritto il
sole senza accecarsi. In
questo senso rappresenta il
simbolo della percezione
diretta della luce dell’intelletto. Con una particolarità:
poggiata sulla sinistra,
simboleggia l’attività creativa ma astratta perché
l’uccello non è a terra ma
ancora in grembo. Inoltre
una mano, che non si sa se
appartiene o meno alla
regale Signora, la tocca,
come a significare il risveglio della propria energia
creativa. Anche lo scettro,
sebbene a destra, è in
grembo. Esso termina con
una sfera sormontata da
una croce, proprio a richiamare la materia che però
non è ancora indice di
concretizzazione. Essa
genera, con la mente –
aquila, e attraverso il proprio ventre su cui si erge lo
scettro, le proprie idee sul
mondo. I propri personali
progetti. Con la Papessa
forma il paio del femmini-
le, ossia questo principio,
che era in embrione nell’arcano numero due, qui si
completa: la Papessa rappresenta l’anima e dunque
gli aspetti più nascosti e
sotterranei; l’Imperatrice la
personalità, ovvero incarna
gli aspetti più manifesti e
terreni. D’altronde i confini
tra le due Signore sono
molto labili. La Papessa –
Iside è madre di Horus, e
come si è detto la sua iconografia rimanda sempre a
una figura di donna con
bambino; l’Imperatrice –
Hathor è invece sua moglie.
Ciò nonostante, letteralmente Hathor significa
«palazzo di Horus» perché
in effetti la moglie, Hathor,
è anche la sua nutrice e in
questa veste si confonde
con Iside. Un’altra variante
del mito vuole che il dio
Horus, nella sua forma di
dio-sole, torni ogni notte a
nascondersi e rigenerarsi
nella bocca di sua moglie
Hathor, che era anche la
patrona della gioia, della
danza, della musica e
dell’amore. Come non
pensare ad Afrodite e alla
sua purezza. Tutto ciò
rimanda ad un ultimo e
importante tema di questo
arcano. Nei tarocchi di
Marsiglia, in particolare
nell’edizione restaurata
dall’Accademia dei Tarocchi, l’Imperatrice ha dietro
di sè, sul trono, un’acquasantiera, simbolo della
purificazione, a voler rappresentare che le proprie
rielaborazioni vanno passate al vaglio della mente
superiore e che la forza
creativa di questo arcano,
non rimanda alla tumultuosa quanto indisciplinata
ricerca del piacere, ma ad
una raffinata capacità
estetica e sensoriale, in
grado di separare i desideri
che tendono alla realizzazione del nostro benessere,
da quelli che hanno come
conseguenza una soddisfazione effimera quanto
improduttiva di un reale
appagamento.
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saper vivere
CULTURA • COSTUME • RELAX • MOVIDA • EVENTI • CURIOSITÀ
Estate a Napoli, tour d’arte
Sara Giuseppina D’Ambrosio
A
Napoli, sollecitazioni artistiche accompagneranno i visitatori anche nei
mesi estivi più caldi di luglio ed agosto
con mostre eterogenee, per incontrare
i gusti di un pubblico altrettanto
variegato, che potrebbero tradursi
nella possibilità di scoprire, e tante
volte riscoprire, i luoghi espositivi della
città. Fittissimo e stimolante il programma estivo del Madre che al terzo
piano presenta (dal 13 aprile al 18
agosto) “Un giorno così bianco, così
bianco” dell’artista abruzzese Ettore
Spalletti. La mostra, capitolo napoletano della triplice retrospettiva che ha
visto esposizioni dedicate all’arista
anche a Roma (Maxxi) e a Torino
(Gam), offre allo spettatore non solo la
possibilità di conoscere la poetica
dell’artista, attraverso opere prodotte
in vari periodi della sua attività creativa, ma anche di cogliere questa particolare rassegna come percorso di
riflessione che si traduce in un’esperienza nuova. Invece di seguire un
criterio cronologico, Spalletti è attento
al dialogo, costante e sempre ben
calibrato, delle opere con le sale del
Palazzo ottocentesco Donnaregina. I
diversi lavori esposti sono in perfetto
equilibrio tra loro, creando una chiara
armonia visiva che pacifica la percezione sensoriale. Un esempio può
essere la stanza che l’artista ha completamente immerso nel bianco,
ponendovi solo opere realizzate con
questo colore. Anche la pluralità dei
Dalle visioni di Spalletti
all’Afghanistan di Alÿs:
tutte le mostre da non perdere
in città e dintorni
materiali con cui sono plasmate le
varie sculture ed istallazioni (come lo
smeraldo per Pietra di smeraldo o
l’alabastro per Base di colore, verticale) non interrompe la consonanza del
percorso, anzi, insieme con la molteplicità delle forme, la esprime con
maggiore forza, rivelando quasi un’intrinseca concordanza.
Sempre al Madre, si incontra Reel-Unreel (Afghan Projects, 2010-2014),
dell’artista belga Francis Alÿs, che
(visitabile dal 13 giugno fino al 22
settembre) si sviluppa al pianoterra ed
al secondo piano del museo e dà
l’opportunità di fruire, per la prima
volta in Italia, di una personale così
ampia a lui dedicata. Perno attorno cui
ruota l’intera serie di lavori sono le
esperienze formative e ispiratrici che
l’artista ha raccolto in Afghanistan,
paese del quale è offerta un’immagine
non sempre conforme alle nostre
attese. Mentre, infatti, nel video
Doing-Undoing (AK47-sa80) un uomo
smonta e rimonta un fucile, Papalote
(Children’s Game #10) regala immagini di un bambino che gioca con l’aquilone.
Per la personale dedicata a Luca Pignatelli (dal 10 maggio al 15 luglio),
invece, è necessario spostarsi al Museo
di Capodimonte, che in questo modo
continua ad aprire le sue porte anche
all’arte contemporanea. Curata dal
critico d’arte Achille Bonito Oliva, la
mostra dell’artista milanese raccoglie
alcune delle sue opere più recenti (per
un lasso di tempo che va dal 2012 al
2014, concentrandosi maggiormente
sulla produzione dell’ultimo anno).
Ad accogliere il visitatore è la grande
istallazione centrale che assembla 64
immagini realizzate con tecnica mista
su carta, di cm 112x83 ciascuna. Protagoniste sono foto di teste in marmo di
epoca classica, frammenti di antiche
statue che rivelano il filo poetico che
scandisce la mostra, ovvero la memoria, il passato storico-artistico, fra le
quali appare, quasi dissimulato, causa
inferiorità numerica, un teschio, che
sembra farsi monito di come il passato
non sia solo ricordo, ma anche perdita
e dissoluzione. Molte opere riprendono statue antiche, come sculture in cui
si riconosce l’imperatore Augusto. Fra i
vari supporti per la sua tecnica mista,
colpisce in modo particolare il telone
ferroviario, utilizzato per l’immensa
(cm 400x670) Pompei, preparata
appositamente per il museo, nella
quale l’artista ha posto sulla base varie
sagome ritagliate, tra cui si distinguono, anche in questo caso, diverse
figure celebri.
Un appuntamento artistico da non
sottovalutare è anche quello ospitato
presso la Fondazione Morra Greco per
Progetto XXI, la collaborazione con il
museo Madre che prevede di dare
spazio alla produzione artistica più
recente. Dal 12 giugno al 13 settembre,
sarà possibile visitare la duplice mo-
stra dedicata a due artisti dell’avanguardia Est Europea: il ceco Jiří Kovanda e lo slovacco Stano Filko. Above our
heads è l’istallazione site-specific che
si trova nel seminterrato dell’edificio e
che è stata pensata da Kovanda proprio per integrarsi in modo naturale
col luogo predisposto. Una volta scese
le scale, il visitatore si trova di fronte
alla luce tenue di 6 lampade, dalle
fattezze più diverse e che conservano
quel sentore del passato da cui sono
state rinvenute in quanto non sottoposte ad alcuna modifica da parte dell’artista, poste su altrettanti sostegni
bianchi. Rappresentazione della
costellazione del Corvo, l’opera ripropone, dunque, solo una parte delle
stelle che la formano, ovvero quelle
più luminose. Interessante è la presenza chiaramente esibita, visto il colore
rosso e l’evidente figura regolare
disegnata, dei cavi elettrici che servono a collegare le lampade alla loro
fonte d’energia.
Molto diversa, invece, la prospettiva
artistica dei lavori di Filko che con la
sua Postbigbangsf – Antebigbangsf si
appropria in maniera decisa dello
spazio a lui dedicato. L’esposizione
parte in una stanza al primo piano
dove l’opera video realizzata dall’artista è accompagnata da un’altra proiezione che documenta, attraverso
diverse fotografie, il percorso creativo
di Filko, anticipando molte delle
realizzazioni che si incontreranno al
secondo piano. Qui si sviluppa un vero
e proprio viaggio nell’immaginario
dell’artista slovacco, che coinvolge e
stimola il visitatore. Nelle sue opere si
riconoscono non poche costanti, che
riflettono il suo sistema psicofilosofico,
come le numerose abbreviazioni, le
date che indicano particolari momenti
delle sua vita, ed i colori, a loro volta
parte di un sistema cromatico.
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2014
(21)
LIBRI&LIBRERIE
LIBRIDINE
Aurora Cacopardo
premio
«Una piazza,
un racconto»:
narrare la crisi
GARZYA, VERSI
E VISIONI
IL 26 NOVEMBRE VERRANNO
PROCLAMATI I VINCITORI
DELLA XVI EDIZIONE DEL PREMIO
DELLA COMUNITÀ LUTERANA
È fissata per il 26 novembre 2014, presso la
Chiesa Luterana di Napoli, in via Carlo Poerio 5,
la premiazione della sedicesima edizione del
concorso letterario “Una piazza un racconto”.
Grazie al grande sforzo organizzativo di
Luciana Renzetti - coordinatrice delle attività
culturali della Comunità Evangelica Luterana di
Napoli - saranno presenti i finalisti del premio
che giungeranno da tutta Italia.
Nel rispetto della tradizione, che prevede un
cambio della giuria allo scadere di ogni
triennio, in questa edizione 2014 due nuovi
giurati si affiancano al gruppo storico della
giuria formato dal giornalista ed editore Max
De Francesco, dalla presidente della Comunità
Evangelica Luterana di Napoli Riccardo
Bacharach e da Christiane Groeben, presidente
del Sinodo Luterano: Maurizio Fiume, regista e
produttore ed Enza Silvestrini, scrittrice e
docente. Il tema di quest’anno è stato: «La crisi
economica genera rivolte. Nel lavoro,
nell’amore, nelle amicizie. C'è chi preferisce
reagire alla precarietà economica e sociale
stando con gli altri e chi, invece, sceglie
l'isolamento per ricaricarsi o spegnersi del
tutto. Solitudini “gremite” e isolamenti
rigeneranti».
Ai partecipanti è stato chiesto di raccontare la
vita di personaggi che cercano di non
soccombere ai colpi della crisi e riescono ad
inventarsi un'altra vita o un'altra illusione.
Come da consuetudine la società editrice
Iuppiter Edizioni pubblicherà un libro con i
migliori racconti scelti dalla giuria, tra i quali,
naturalmente, i tre finalisti del concorso.
ARMANDO YARI SIPORSO
Occhio di riguardo
CASTALDO E «IL GIARDINO
DEI SILENZIOSI»
È stato presentato giovedì 3 luglio, presso
il Conservatorio di San Pietro a Majella di
Napoli, il libro di Mauro Castaldo (nella foto)
“Il Giardino dei Silenziosi” (Iuppiter Edizioni),
inchiesta tra storia e provocazione sugli organi
delle chiese napoletane. Insieme all’autore titolare della Cattedra di Organo e
Composizione Organistica al Conservatorio di
Musica Nicola Sala di Benevento, che ha
dedicato la maggior parte della propria attività
concertistica a valorizzare il patrimonio
organario e la letteratura organistica dell’Italia
meridionale -, sono intervenuti Toni Florio,
musicista e ricercatore; Anna Maria Robilotta,
già titolare della Cattedra di Organo al
Conservatorio; Giulia Veneziano, responsabile
delle comunicazioni del Conservatorio di
Napoli. L'incontro, aperto dall'introduzione
del Commissario del Conservatorio - Achille
Mottola - è stato guidato dal musicologo
Cesare Corsi e poi concluso, in rappresentanza
del Conservatorio, da Dinko Fabris. (a.y.s.)
(22)
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2014
YARI GUGLIUCCI, IL RITORNO
DI BILLY SACRAMENTO
Torna Billy Sacramento. Il personaggio uscito
dalla penna dell’attore Yari Gugliucci (nella foto),
sarà protagonista di “Secondo Billy Sacramento”,
romanzo breve per la collana “Storie” della casa
editrice Iuppiter Edizioni, incentrato sulle
vicissitudini che può incontrare un attore
italiano che lavora a Los Angeles. Questa volta
Billy si troverà alle prese con il proprio funerale.
Ma non si tratterà del rito funebre di un comune
mortale: a presenziare si troverà la folla di amici
e curiosi riservata solitamente ai divi. In un
lungo memento, apprenderemo l'avventurosa
storia di Billy Sacramento e tutti i suoi tentativi
di trovare un posto nel caotico mondo di oggi.
Quando sembrerà che l’attore abbia raggiunto il
proprio equilibrio, il fato deciderà di travolgere la
sua vita, trasformandola in un'icona assoluta.
Yari Gugliucci, attore salernitano alla sua
seconda opera letteraria, porterà il suo
incredibile personaggio in un tour promozionale
che toccherà le principali città italiane dal
prossimo settembre. (a.y.s.)
Una tantum desidero
partire dal volto dell’autore e non dalla
sua pregevole opera:
“La mia Napoli”.
Partiamo, dunque, dai
candidi capelli che
scoprono una fronte
alta e dagli occhi
azzurri che non guardano ma contemplano, occhi timidi. Ma
solo i timidi, qualità
sublime di questi
tempi, riescono a
scomparire per dare
spazio agli altri; dietro
la contemplazione c’è
un “oltre” ed è questo
“oltre” che pone al
centro l’umanizzazione di una cultura.
Le sue splendide foto settantaquattro immagini - che la prefatrice, Renata de Lorenzo, definisce “un
senso di racconto e
ricerca di linguaggio”,
sono prive di presenze
umane, ma sature
della capacità di
resistere allo scorrere
del tempo e sono
l’omaggio più bello,
più sincero alla sua
Napoli ed alla sua
classicità. Sì, perché
Giacomo Garzya ha
focalizzato nella
classicità la civiltà
dell’uomo, non solo di
ieri ma di sempre. La
Napoli da lui ritratta è
una splendida donna
in attesa del nostro
sguardo, è una città
perfetta: si parte dalla
fontana dell’Immacolatella, equilibrata,
olimpica, per proseguire con via Caracciolo, porto, piazza del
Plebiscito, zona che
richiama la città
angioina ed aragonese. Napoli si mostra
senza veli, non ci sono
elementi di disturbo.
Lo sguardo di Garzya
si sofferma su Castel
dell’Ovo che è oggetto
di inquadrature che
“ne ripercorrono le
stratificazioni architettoniche e politiche”. Una città fuori
dal tempo, dove gli
spazi delimitati dall’architettura sono
reinventati dagli scatti
dello scrittore fotografo e vivono di vita
parallela. Sono luoghi
assoluti, modelli di
immagine: il Vesuvio,
sterminatore di una
terra inquieta, i tramonti ripresi dal corso
Vittorio Emanuele, lo
splendido veliero
Amerigo Vespucci,
sembra collegare il
presente ad un passato antico. Garzya con i
suoi scatti racconta il
silenzio e la distanza e
sembra invitarci ad
impegnare la nostra
capacità di osservazione spaziale, quindi
di vita, trasformando
le immagini in oggetti
su cui meditare. Il
lavoro si chiude con
l’immagine in bianco
e nero del “Dio Nilo
giacente”, ancora una
volta il riferimento al
Mediterraneo, l’identità della memoria e la
capacità di penetrare
l’anima delle civiltà.
***
L’ultimo lavoro di
Giacomo Garzya,
“Campania Felix”,
conferma la finissima
qualità stilistica e
psicologica della sua
scrittura. Al centro
della sua indagine è
sempre il paesaggio:
mare, porti, città,
colline, monti, ma
questa volta la metafora del viaggio appare storica e metafisica
insieme, la tematica
talvolta elegiaca, i
personaggi scolpiti nel
tempo. Il poeta, in
questa raccolta, abita
quella sottile frontiera
tra esperienza vissuta
dell’io che si fa personaggio e la percezione
del mondo con tutto il
suo malessere ed il
viaggio nella memoria
ricostruisce il filo
misterioso che lega
l’amore al dolore. Per
il poeta, forse, la
morte è la tarma sulla
trama non tessuta
dalla spola ed allora
quando la memoria
evoca un’immagine,
una voce, un sorriso, il
lamento della cetra
avvolge le pieghe del
suo cuore non seppellendo il ricordo di una
vita persa anzitempo.
Chiudo con una
citazione che il professore Eugenio Mazzarella ha ricordato
essere in quarta di
copertina di Solaria
del 1998, il primo
volume di versi dell’autore: “Coloro i
quali trovano nelle
cose belle significati
belli, sono persone
colte. Per questi c’è
speranza”, da Oscar
Wilde.
LIBRI&LIBRERIE
Il mare
non ha mai
viaggiato
riesce ad adattarsi al cambiamento
e dal virtuale che rende indifferenti i
kilometri ma raffredda ogni
sentimento. La storia di Chiara, la
protagonista, è presentata in ogni
dettaglio, quasi a voler rendere le
sue esperienze esemplari. L’autrice
ha un occhio rivolto verso il passato,
quasi nostalgico, e l’altro indirizzato
verso il presente e il futuro, quasi
rassegnato, è una critica romanzata
verso la crisi dei valori che stiamo
vivendo. Ciò che Chiara e la
Sanseverino vogliono dire è che
spesso la mondanità, le maschere
pirandelliane, sembrano essere l’unica realtà,
eppure entrambe sono convinte che “nella vita
esistano diverse sfumature di grigio”.
Un pomeriggio
afoso e un’agorà
deserta. Un vecchio citaredo
pizzica le corde
del suo strumento.
Qualcuno lo prega
di prestare ancora
una volta la voce
stanca al canto di
una storia sepolta
solo nella sua
memoria. Sotto
l’afa, un racconto
di spade e di
amori, di tradimenti e di sospiri, riempie gli
angoli vuoti della piazza. È una scena quasi
cinematografica ad aprire “Korallion”, romanzo di Fiorella Franchini, napoletana, giornalista e scrittrice, pubblicato da Kairòs Edizioni.
Basta poco a catapultare il lettore nel passato,
precisamente nel VI secolo a.C., tra la vivacità
delle poleis greche e i sussurri del mito, tra gli
echi di battaglie lontane e gli aruspici, le predizioni e gli inganni. A cominciare da titolo e
copertina, da quella fanciulla in tunica bianca
e capelli raccolti che guarda il mare malinconica. Il racconto del vecchio citaredo piazza il
lettore nel bel mezzo di una tempesta. Due
navi, sbattute dal mare gonfio, e i capricci delle
onde. Dalla prima, un salvataggio: l’equipaggio
pesca dall’acqua Leucosia, fanciulla greca dal
canto divino, che viene scambiata per una
ninfa. Sulla seconda nave Rasna, principe
etrusco, “capelli albini e gli occhi come il cielo”
che ha abbandonato gli intrighi di palazzo per
il mare e la battaglia, guarda la sua nave distrutta e i compagni di viaggio feriti. L’approdo
è comune: Parthenope, città di pescatori,
donne prosperose e piccole abitazioni, messe
su con pietre e fango. Città dal “clima dolce e
gente generosa”, in cui “il fetore degli animali
si mischiava al profumo delle spezie, all’aroma
dell’incenso, agli odori delle cucine”. Da lì, da
quell’episodio burrascoso, l’autrice racconta,
in 135 pagine, la storia carica di pathos di un
popolo che non ha avuto paura di sfidare gli
dei e del furto sacrilego di un tesoro. Ma soprattutto di come la città vecchia viene rimpiazzata da quella nuova. In “Korallion” è
protagonista anche Parthenope, il nucleo
primitivo della città di Napoli. Lo è Parthènos,
la sirena che tentò di ammaliare Ulisse e che a
causa del suo rifiuto si lasciò morire sulle
sponde dell’isola Megaride, proprio di fronte
alla città. Lo sono i Campi Ardenti, meglio noti
Campi Flegrei, minaccia a orologeria che
scuote la terra con fenomeni vulcanici, ancora
oggi in atto. Gli uomini del romanzo ne hanno
un assaggio già dai capitoli iniziali. “Avvertirono un tremore sotto i piedi, esalazioni puzzolenti impregnarono l’aria immobile, scossa da
boati lontani”. È l’ira degli dei, dirà un’indovina a Leucosia. Ma la città, pensano tutti, è al
sicuro, niente è una minaccia finché “le spoglie
di Parthènos riposeranno tranquille”.
Letteratura e sonorità greche trasudano da
ogni pagina del romanzo. L’omaggio a quella
cultura, Fiorella Franchini lo spalma anche
nell’apertura dei capitoli, impreziosita da versi
di poeti come Saffo, Alceo, Eraclito, Parmenide,
Pindaro, che così bene hanno dipinto i sussulti
del cuore, del mare, del tempo. Gli amori
sfortunati, ostacolati dal fato e dagli uomini,
puntellano, dai loro secoli, la letteratura di ogni
tempo. Korallion è anche questo. Una storia
d’amore. E il finale, denso come le temperature
della mitologia, graffia in parte il cuore di chi,
come sempre accade, vi aveva visto specchiato
se stesso, e sospirato dello stesso dolore.
MARIANGELA RANIERI
LIVIA IANNOTTA
LA SCRITTRICE GIUSEPPINA DE RIENZO
HA PUBBLICATO CON MANNI EDITORE
UNA CONVINCENTE E APPASSIONATA
RACCOLTA DI RACCONTI
Giuseppina saltò ogni “scaletta”, da farla svettare,
Anni fa, in uno di quei viaggi di grande
come meritava, quale indiscussa e seguitissima
arricchimento culturale, che una volta capitava di
narratrice. Mi pare fosse il febbraio del 1996 e quel
fare dentro questa nostra adorabile città, in una
gradimento trovò ulteriore conferma dalla
Napoli non ancora preda di una “muta” di
concomitante uscita di uno dei
emergenze e di diffusi arrivismi,
suoi primi romanzi: “La pianura
ebbi la fortuna di conoscere un
del Circo” (De Agostini Editore),
vivace gruppo di narratrici. Il loro
accolto da subito con favore e
mentore era Michele Prisco,
interesse. Invogliato a leggerlo
l’indimenticato romanziere, il
dalla invitante immagine di
quale, unendosi a Pasquale
copertina della “cavallerizza” di
Nonno - che aveva da poco
Chagall, verificai che tutto quello
lasciato la direzione del “Mattino”
che di lusinghiero ci si aspettava
e si accingeva a fondare il
da lei, trovava puntuale conferma.
quotidiano tabloid “La Città”Da allora ho seguito da lontano la
caratterizzò il suo decisivo
cavalcata della “cavallerizza”,
sostegno alla nuova sfida
totalmente spesa a esplorare il
giornalistica, con l’apporto di
mondo problematico della donna
agguerrite “amazzoni”,
e il rapporto di coppia con uomini
liberamente scorazzanti, come
amabili spesso però cialtroneschi,
poche, nel campo dell’impegno
insinceri e sleali, un itinerario che
civile, culturale e narrativo. Allora
IL MARE
non solo non ha avuto tregua ma
mi toccò curare le pagine di
NON HA MAI VIAGGIATO
si è via via misurato e intensificato
“Società e Costume” che ogni
con tutti i conflitti, le sofferenze, le
settimana si fregiavano non solo
Giuseppina De Rienzo
sconfitte della modernità. Lascio
di un magistrale racconto di
Manni Editore
immaginarvi il piacere che provo
Prisco, ma anche dei suoi
150 pagine
nel vedere “Giusy” giunta, per
illuminati suggerimenti,
gradi, a meritarsi un posto di
soprattutto nell’accompagnare
definitivo rilievo nella narrativa italiana, dove ha già
con impagabile affetto i debutti, gli scritti, i
raccolto premi prestigiosi e soprattutto conquistato
racconti, le note di quel giovanissimo vivaio di
tanti lettori. E che oggi nell’opera più recente “Il
narratrici, unico per passione ed entusiasmo. In
mare non ha mai viaggiato” (Manni Editore)
questo gentile e fecondo vivaio vi era anche
presenta ispirati racconti dove ogni personaggio,
Giuseppina De Rienzo, il cui primo approccio non
dalla capobarca Concetta al nappista Nicola, parla
fu dei più cordiali per un mio pregiudizio, anzi un
di una dura esistenzialità circolare, oseremmo dire
mio sospetto. Preceduta da credenziali di oggettivo
kirkgardiana, di struggente solitudine in questo
e straordinario estro, cui si accompagnava una
mare immobile ma turbinoso della vita. Questa
travolgente e simpatica fisicità di mediterranea
estate tuffatevi nel suo mare: vi accorgerete della
bellezza - insomma un accrocco di qualità, troppe,
prodigiosa valenza del “racconto breve”, capace di
per non vederla circondata da lodi e encomi dire meglio è più di un romanzo, tradito da
pensai di mettere subito in chiaro che sbagliava, se
eccessive tracimazioni.
pensava di attendersi una corsia preferenziale.
Bastarono però due, tre racconti e il gradimento dei
ALDO DE FRANCESCO
lettori de “la Città” fu tale che, in pochi giorni,
(In alto: G. De Rienzo in un ritratto di Aldo De Francesco)
«VEDIMI PICCOLA» E LA VOGLIA DI VOLARE
Avete mai provato quella
sensazione di cui parlava Pascoli?
Quella in cui il proprio corpo
adulto è in realtà prigione di un
“fanciullino”, che vede e sente ciò
che sfugge agli occhi, riconoscendo
l’autenticità di ciò che viene
tralasciato dalla ratio. Da questa
sensazione nasce il racconto di
Simona Sanseverino “Vedimi
piccola - che fine ha fatto
l’amore”(Iuppiter Edizioni), che sin
da bambina osserva con passione il
mondo e le relazioni umane, ma è
sempre più convinta di non volere
omologarsi agli altri e sostiene con fermezza il suo
ideale di non vivere a mezz’aria. E, proprio con la
semplicità di una “bambina”, narra quello stesso
mondo, dominato da una generazione che non
Franchini, mito e amore
nel romanzo «Korallion»
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2014
(23)
LIBRI&LIBRERIE
Emiddio Novi
contro la
turbo finanza
IL GIORNALISTA E POLITICO
NAPOLETANO CON “LA DITTATURA
DEI BANCHIERI” INCHIODA
I NEMICI DELL’ITALIA
permanente è ormai rappresentata da
Da quando esiste l’Uomo le calamità naturali non solo ne hanno deter- un potere economico mondiale. Selminato e influenzato comportamenti e vaggio e ingordo, globale, invisibile nei
suoi infidi meccanismi ma visibile, e
credenze - dettati da un senso di
tanto, nei suoi esiti nefasti. Vedi le
impotenza verso fenomeni spesso
traversie europee del
inspiegabili, e quindi
quotidano “spread”.
affrontabili se non
Se è vero però che da
attraverso la supplitempo è scattata
cante speranza di
l’allerta, stavolta,
trascendente intercesbisogna anche dire che
sione - ma ne hanno
l’offensiva contro
quasi sempre segnato
questo potere predatoil destino. Se questo
rio comincia ad essere
però è stato il limite
più articolata e concremaggiore delle società
ta, lo dimostra, tra gli
primitive, poi evolutealtri, anche il decisivo
si grazie a conquiste e
contributo di studi, di
scoperte scientifiche
di vario segno, capaci
esperienza e di originali apporti intuitivi
di renderlo meno
raccolti da Emiddio
drammatico nei
LA DITTATURA
Novi (nella foto in alto)
bilanci, bisogna dire
nel saggio: “La dittatuche il limite maggiore
DEI BANCHIERI
ra dei banchieri .
odierno - perché no,
di Emiddio Novi
L’economia usuraia,
chiamiamolo com’è
Controcorrente Editore
l’eclissi della demopiù giusto e onesto
240 pagine
crazia, la ribellione
farlo - la calamità
(24)
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2014
populista (Controcorrente). Un titolo
molto significativo e mirato sui bersagli da colpire e della sfida epocale da
affrontare. Che deve misurarsi con una
rete di potere spregiudicata, la“turbo
finanza”, avanzante su tutti i fronti,
molto attenta a spremere le nazioni
più indifese e vulnerabili, a maggior
ragione quando sono attaccate da
insidiose, speculative trappole finanziarie. A differenza di chi, pur dicendo
verità coraggiose, spesso è portato a
stemperarne gli impatti reali, in questo
saggio non ci sono né indulgenze né
ammiccamenti: il nemico che usa armi
con il silenziatore, metafora di metodi
subdoli e difficili per ottenere ad ogni
costo il controllo dell’ economia, va
trattato per quello che è: una banda. Di
qui la implacabile denuncia della rete
capillare e diffusa, che lo sostiene e
agisce a vari livelli e in contesti, una
volta intoccabili ma ora denunciabili:
dall’Onu alle Ong , dalle burocrazie
della Comunità Europea a quelle del
fondo Monetario Internazionale. Novi,
giornalista refrattario alle mordacchie
di ipocrisia e di grande impegno civile,
praticato nella militanza professionale
e da parlamentare nel corso di operose
legislature, oltre a elencare i metodi, le
spregiudicatezze di questi sistemi, fa
nomi e cognomi di personaggi, di
politici, di sigle internazionali che,
dietro lo scudo di un terzomondismo
legalitario, sono chiaramente al servizio di questo contagioso e appestante
sistema, esteso a tutto il pianeta. Quale
il valore originale di quest’opera? È che
mentre molti altri saggi studiano il
fenomeno della “turbo finanza”, paghi
soltanto della denuncia, e fatalisticamente proni nell’accettarlo, Novi fa del
suo contributo saggistico una sorta di
testo didattico, in cui si indica come
arginare e debellare questa peste:
respingere cioè la contagiosa aggressione alla coesione interna degli stati
nazione e quella esterna dell’eurozona. E come diffidare dei vecchi e nuovi
“danaos” da Monti a Merkel, che
restano tali, anche quando “portano
doni”.
ALDO DE FRANCESCO
LIBRI&LIBRERIE
evento
Musicare
la storia
del Sud
PRESENTATA AL CIRCOLO UFFICIALI
L’OPERA LIRICA COMPOSTA DAL
MAESTRO AMORELLI ISPIRATA
AL SAGGIO STORICO «SUPERSUD»
Ignazio Soriano
Ripercorrendo dettagliatamente
la storia dell’Unità d’Italia e difendendo le ragioni storiche di un
Meridione fiero e consapevole, il
saggio storico Supersud - Quando
eravamo primi (Iuppiter Edizioni,
2011) del giornalista e scrittore
Mimmo Della Corte, dopo il successo editoriale diventa ora opera lirica:
una cantata.
Mercoledì 2 Luglio a Napoli, presso
il Circolo Ufficiali di Piazza del
Plebiscito (nella foto in alto), si è
tenuta infatti la prima de “La Cantata di Supersud”, l’opera musicale
composta dal maestro Giancarlo
Amorelli ed eseguita dal tenore
Saverio Stornaiuolo, duo di affermati artisti ed esperti del Settecento
musicale napoletano, entrambi con
una lunga esperienza presso il Tea-
Novità
La voce
infinita
dei libri
SUCCESSO DEL ROMANZO
DI DIEGO NUZZO «COME SE NON
FOSSE SUCCESSO NIENTE»
PUBBLICATO DA ROGIOSI
tro San Carlo. Tra gli invitati
all’evento, oltre all’autore, il consigliere regionale Luciano Schifone e i
giornalisti Claudio Tedeschi e Marilicia Salvia, mentre a fare gli onori di
casa e ad introdurre la serata ci ha
pensato il Ten. Col. Saverio Grasso
del Circolo Ufficiali, cedendo poi la
scena alla potente voce dello Stornaiuolo e allo stile barocco della cantata. L’originalità della messa in musica e dell’interpretazione del testo di
Della Corte, i giochi di tonalità,
l’alternanza d’intervalli e motivi con
cui il maestro Amorelli fa incontrare
differenti generi e strumenti dell’epoca, hanno la capacità di risvelare la nostra storia, quella ricchissima
e costellata di primati del Regno di
Napoli, attraverso le tante culture e
musiche assimilate nei secoli, in un
La seconda parte del saggio di Della
Corte è invece incentrata sulla storia
della stampa meridionale, dal 1631
ad oggi, vicende per lo più sconosciute sul vivo panorama editoriale
partenopeo, a testimoniare la presenza di un ceto borghese all’epoca
marginale ma tutt’altro che passivo.
Con l’orgoglio e la dignità di recuperare un passato di gloria, senza
rimpianti e lontano da nostalgie e
facili revanscismi, l’autore, esperto
di questioni meridionali, ha dunque
descritto i primati di un Sud che si
riscopre primo e non può più credere alla menzogna storica, un Sud che
conta le opportunità negate e le
disparità di trattamento subite in
una perenne assenza di progettualità. Cos’è il Mezzogiorno? Cosa vogliamo che sia?
dopo aver esordito in
letteratura con “I silenzi abitati delle case”,
torna in libreria con un
delicato affresco narrativo, in cui protagonisti,
più che i personaggi
stessi, diventano i libri
e la scrittura, le edizioni
di pregio e i volumi
affidati al mondo sulle
ali metropolitane del
bookcrossing. Termine
col quale si indica la
pratica di disseminare
copie di libri in un
ambiente urbano o
naturale. Che sia la panchina di un
parco o il posto libero in metropolitana, l’intento è quello di far “viaggiare”
la scrittura, affinché possa essere letta
da altri occhi, “toccata” da altre mani,
rendendo il mondo una immensa
biblioteca a cielo aperto. “Come se
non fosse successo niente” è un libro
sui libri, ambientato in una preziosa
libreria gestita da due donne.
Una piccola fortezza da custodire,
proteggere. Come quel Penguin Cafè,
eclettico ritrovo per appassionati di
vini di pregio, libri, musica e teatro,
che l’autore gestisce, a Napoli, da
oltre sei anni.
Un libro che parla di
libri. Di scrittura. Di
parole e di pagine in
movimento. Di due
donne che hanno
tanto da dirsi e da
raccontare. Si intitola
“Come se non fosse
successo niente”
l’ultimo romanzo di
Diego Nuzzo, pubblicato da Rogiosi editore. Architetto, musicista, scrittore, animatore della cultura
napoletana, Diego
Nuzzo, classe 1966,
RENATO ROCCO
Centododici pagine di
calembour e altri giochi di
parole. L’ultimo libro di
Renato Rocco (nella foto)
“Comme facette
mammeta” (Homo
Scrivens) è un viaggio
ironico tra canzoni e
proverbi napoletani. Una
carrellata di “appunti
semiseri di antropologia
culturale”, come recita il
sottotitolo, che portano il
lettore nelle controverse, e
spesso fraintese, mille
sfaccettature della realtà
napoletana. Le canzoni
tradizionali, i testi dei
grandi poeti partenopei
dell’Ottocento, i proverbi
intreccio storico-musicale frutto di
ciaccone e passacaglie spagnole,
dies irae e canto gregoriano, facendo
rivivere al pubblico sensazioni e
passioni del popolo del Sud, dominato prima di tutti dal proprio orgoglio.
Lo stesso che permette finalmente
di far riemergere le altre verità su di
una terra e un popolo ormai pronti
alla riabilitazione, il bisogno di
raccontare e ragionare sulla vera
storia del processo unitario, eliminando ogni forma di retorica, riconoscendo tutte le forze che hanno
concorso alla crescita dell’Italia
intera: “Non si illuda il Nord che
sarebbe diventato quello che è oggi.
Anche il Sud ha dato, e non poco”,
mette in chiaro l’autore nella premessa al testo.
della cultura popolare,
sono liberati dai luoghi
comuni e dalla retorica,
per regalare uno spaccato
non solo esilarante, ma
anche pieno di arguzia e
profondità. Renato Rocco,
docente di Psicologia
Sociale presso l’Istituto
superiore di Sociologia di
Napoli, già autore di “Il
doppio giogo”(Savarese,
2002), “Colmo di fulmine”
(Edizioni del Delfino, 2003)
e del recente “Il motto che
parla” (Savarese, 2012),
dissacra, senza irridere, un
pezzo della storia letteraria
popolare della propria
città, per portare il lettore
ad osservare questo
mondo da una prospettiva
insolita e differente.
L’arma usata è la parodia,
lo scopo da raggiungere è il
sorriso, il fine ultimo:
“smascherare” la Napoli
irreale(e forse inesistente)
che si cela dietro quella
radicalmente impressa
nell’immaginario
collettivo.
IGNAZIO SORIANO
LIVIA IANNOTTA
FEDERICO TOMEO
Genere letterario tra i più
apprezzati e diffusi,
l’aforisma è un esercizio
di stile caro a molti autori.
Dai nostri Flaiano e
Longanesi, ad Oscar Wilde
(nella foto), senza contare
i grandi autori latini, in
molti hanno praticato
l’arte della locuzione
breve. Riportiamo, di
seguito, alcuni aforismi
del professore Federico
Tomeo. Semplici pillole di
saggezza che
rappresentano un aiuto
prezioso per affrontare i
pensieri della complessa
ed articolata quotidianità.
«Enti inutili: il problema è
che sono utili a tanti». «La
donna: non è creativa, è
procreativa...e, a volte,
ricreativa». «CNEL:
Organo consultivo, mai
consultato da nessuno».
«Draghi: I conti si
risanano con i tagli alle
spese...degli altri».
«Tangentopoli Expo: come
prima, più di prima».
AURORA CACOPARDO
CHIAIA MAGAZINE •LUGLIO/AGOSTO 2014
(25)
SOCIETÀ&COSTUME
Napoli Salsa
Festival, il
ritmo è qui
Livia Iannotta
Napoli capitale del ritmo
e delle sonorità latino-americane per un giorno. Grande
successo per la terza edizione del “Napoli Salsa Festival”, l’evento che ha permesso alle migliori scuole di
ballo della Campania di
esibirsi in una serata all’insegna del divertimento e
ricca di iniziative, che Città
della Scienza ha ospitato il
27 giugno scorso. L’evento
nasce da un’idea del maestro Ciro Ammendola e di
Giorgio Longobardo, accomunati dal desiderio di
associare al territorio campano il mondo caraibico.
«Napoli Salsa Festival spiegano gli organizzatori - è
nato tre anni fa dalla nostra
passione per la salsa e le
danze latino-americane.
Abbiamo pensato ad una
serata coinvolgente, per
legare Napoli a queste sonorità. Quest’anno hanno
partecipato venti tra le
migliori scuole di ballo del
territorio. Senza dubbio in
Campania il nostro è l’evento più importante per chi
ama l’arte della salsa».
Dopo l’incendio di un anno
fa il polo scientifico d’eccellenza, grazie al patrocinio
della X Municipalità del
Comune di Napoli, si è
aperta così al ballo e alla
musica, in un’atmosfera
trascinante e coinvolgente.
«Abbiamo pensato ad una
location che possa gridare
forte il messaggio di lotta, a
ritmo di musica, contro chi
vuole distruggere la cultura
di Napoli e della Campania hanno aggiunto Ammendola
e Longobardo - È passato
più di un anno dall’incendio
che l’ha in parte distrutta, e
oggi Città della Scienza si
anima grazie al ballo, alla
musica e alle prestigiose
scuole che si mettono alla
prova in pista». Nel “Napoli
Salsa Festival”, le danze
caraibiche diventano, infatti,
anche motore di rivalutazione e riqualificazione del
territorio, lanciando un
messaggio di rinascita tramite un’arte gioiosa e passionale come la danza. Ripulire
l’immagine troppo spesso
compromessa del territorio,
è dunque il messaggio che, a
ritmo di salsa, i ballerini
hanno voluto lanciare. Già
nel 2012, infatti, la manifestazione è stata ospitata da
un luogo simbolo della
ricostruzione della zona
flegrea: l’auditorium di Porta
del Parco a Bagnoli. Due
universi culturali apparentemente lontani, quello partenopeo e quello delle danze
caraibiche, che in questa
Successo della terza
edizione del «Napoli
Salsa Festival» in
una Città della
Scienza danzante e
gremita. Pubblico
conquistato dai
ballerini
internazionali Juan
Matos e Barbara
Jimenez
occasione, si intrecciano
rendendo il Sud d’Italia un
nuovo centro di divulgazione del ballo e del folklore
latino-americani. Tanto che
il “Napoli Salsa Festival”, in
appena due anni dalla sua
creazione, è già diventato
una realtà radicata sul territorio, capace di attrarre
ballerini (professionisti e
non), uniti da passione e ed
impegno, intenzionati a
mostrare quanto il ballo e la
salsa possano contribuire al
benessere personale. La
kermesse ha visto i tanti
partecipanti chiamati a
raduno, mettersi alla prova
nello stage tenuto da due
ballerini del calibro di Juan
Matos e Barbara Jimenez.
La serata è proseguita poi, in
una Sala Newton gremita,
con una carrellata di esibizioni che ha visto protagonise tutte le scuole accorse. A
seguire, la Galleria Centrale
ha ospitato l’attesissimo
“Gran Galà della Salsa e
spettacoli”. L’evento, patrocinato dal Comune, dalla
Provincia, dal Coni e dal
Csen Danze Campania, ha
puntato soprattutto a ricordare che nel ballo, così come
nella vita di tutti i giorni, al
di là dei movimenti predefiniti, sono la fantasia del
singolo e l’improvvisazione
le armi del successo.
Stile e show con Winna Beachwear
Dopo i grandi successi di
questi anni, da Porto Cervo a
“Moda Mare Firenze”, fino alle
sfilate sulle spiagge dell’Adriatico, ritorna sulle passerelle di
Posillipo la moda mare del
brand “Winna Beachwear”
dello stilista napoletano
Maurizio Esposito. In un’atmosfera da mille e una notte,
al Virgilio Sporting Club, la
presentazione della nuova
collezione è stata un vero e
proprio “Fashion Summer
Show”, all’insegna di moda,
musica, ballo e intrattenimen-
(26)
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2014
to. Tanti i presenti: modelle,
noti artisti, giornalisti e imprenditori. «La nuova collezione - afferma Esposito - è una
linea creata per una donna
elegante e femminile. I nostri
capi sono unici per qualità e
pregiatezza dei tessuti, con
cuciture sartoriali e ricami
fatti a mano, secondo l’antica
tradizione artigianale napoletana». Fascino, glamour, colori
vivaci. Modelli sempre più di
tendenza, per uno stile semplice, ma ricercato.
FABIO TEMPESTA
Enzo Decaro nel corto
prodotto da Iuppiter Film
Al via la produzione targata
Iuppiter Film dell’opera del
regista e sceneggiatore salernitano Andrea D’Ambrosio,
già autore di documentari di
denuncia tra cui Biùtiful
Cauntri, che stavolta con il
cortometraggio “I frutti del
lavoro” vuole raccontare la
storia di Carlo, che tornato in
paese per insegnare in una
scuola elementare, si affezionerà al piccolo Dario, vivace
e sensibile bambino al cui
padre accade un grave incidente sul lavoro. Nel ruolo
del protagonista ci sarà Enzo
Decaro (nella foto), il famoso
attore porticese con una
carriera spesa tra cinema,
teatro e televisione, mentre la
vera novità sarà l’esordio
cinematografico nel ruolo di
Dario del napoletano Gabriele D’Aquino, che a nove
anni può vantarne già quattro di esperienza in teatro
oltre ad una partecipazione
al Napoli Teatro Festival. Un
cast di qualità dal quale
citiamo ancora gli attori
Alberto Franco, Umberto
Iervolino ed Eva Immediato.
Prodotta dalla società Iuppiter Group, che dopo il campo
dell’editoria e della comunicazione con questo corto
esordisce in quello cinematografico con il marchio
Iuppiter Film, l’opera si pone
un doppio fine, quello di
sensibilizzare istituzioni e
opinione pubblica sul delicato tema delle morti bianche e
della sicurezza sul lavoro ma
anche di mostrare le bellezze
e i tesori del Golfo di Policastro. Avvalendosi del determinante sostegno dell’INAIL
e dell’Università di Salerno,
dei contributi del Parco
Nazionale del Cilento, Vallo
di Diano e Alburni, della
Banca di Credito Cooperativo del Cilento e Lucania Sud,
della Consac Gestioni Idriche, e del patrocinio del
Comune di Vibonati, la
produzione, che ha già in
cantiere un docufilm sui beni
confiscati, e il regista D’Ambrosio, che tornerà presto sul
set con il film “2 euro l’ora”,
hanno scelto come location il
borgo salernitano di Vibonati
sia per l’innato “talento”
paesaggistico, sia per il prezioso intervento del consigliere comunale Manuel
Borrelli, che è riuscito, con
passione e professionalità, a
renderne possibile la realizzazione. E grazie all’interessamento di enti pubblici e a
già avviate sinergie con
associazioni e centri di aggregazione, l’opera avrà un
respiro nazionale con la
partecipazione a festival ed
eventi dedicati a tematiche
sociali, con l’obiettivo di
promuovere il lavoro sicuro,
per goderne i frutti.
IGNAZIO SORIANO
TEATRO
SGUARDI LONTANI
Francesco Iodice
SANCARLUCCIO, NUOVA STAGIONE
Passione
coerente
Dopo un momento di
crisi, ma
un’incoraggiante
2014, il teatro
Sancarluccio
riprende in toto la
sua attività nella
promozione dell’arte
e della cultura a
Napoli. Ricco il
cartellone degli
spettacoli per la
nuova stagione.
Atteso il ritorno de I
Virtuosi di San
Martino che, dopo
“Capitoni
coraggiosi”,
porteranno ancora in
scena la loro
urticante comicità.
Livia Iannotta
Q
uando chiude un teatro, un
po’ come una libreria o un
vecchio cinema, non è mai
buon segno. Sarà per questo
che quando invece un teatro,
una libreria o un vecchio
cinema riaprono, la gioia è
moltiplicata per dieci. Il teatro
Sancarluccio di via San Pasquale a Chiaia era morto.
Chiusi i battenti. Fine, la
parola che non doveva essere
mai scritta sul copione. Poi,
inaspettatamente, il 25 dicembre scorso, Napoli ha
scartato il regalo più bello: il
Sancarluccio ha spalancato di
nuovo le porte alla città.
La storia del piccolo palcoscenico inizia nel 1972, quando
Franco Nico e Pina Cipriani,
volti di punta del settore
artistico napoletano, piantano
nel cuore del quartiere chic
un teatro di nicchia, una
postazione da cui punzec-
chiare la società, lanciare
input corrosivi mascherati di
ironia. Fare sperimentazione
artistica anche all’ombra del
Vesuvio. Ci sono riusciti. E,
ancora oggi, oltrepassando
l’ingresso al piano terra del
primo palazzo liberty di
Napoli, dove da uno spazio
espositivo di mobili antichi è
stato ricavato un teatro, sembra di sentirle le voci di chi su
quel palcoscenico si è fatto le
ossa. Roberto Benigni (primo
eccellente scritturato), Toni
Servillo, il trio La Smorfia, con
quel Massimo Troisi, timido e
un po’ impacciato, che muove
i primi passi accanto ai due
compagni Lello Arena e Enzo
Decaro. E poi Leopoldo Mastelloni, Renato Carpentieri,
Silvio Orlando, Enzo Moscato,
Annibale Roncello. Senza
dimenticare i Cabarinieri,
popolare gruppo di cabaret
degli anni ’70 che del Sancarluccio fece il proprio nido.
Fino a quando, vent’anni
dopo, nella storica sala a
ridosso di via dei Mille hanno
messo radici la crisi e i conti
hanno cominciato a boccheggiare. Non si riuscì ad impedire la chiusura. La polemica
tenne banco, per poi infiammarsi quando si pensò di
GILDO ARENA, IL
CAMPIONE SOLO
Alla parete del glorioso circolo
nautico Rari Nantes fa bella mostra di sé una targa che ricorda un
grandissimo campione: «Alla
memoria dell’indimenticabile
inventore della “beduina” che
diede all’Italia tutta il 1° oro olimpico del 1948. Grazie, Gildo Arena
e scusaci il ritardo. Piano di Sorrento. Il Presidente della U.N.V.S.
(Unione Nazionale Veterani dello
Sport), 26 febbraio 2005». Gildo
(Ermenegildo) Arena è ricordato
per essere stato uno dei più forti
giocatori nella pallanuoto ed a lui
è accreditata l'invenzione del tiro
detto "beduina" - l’equivalente
della rovesciata nel calcio - gesto
tecnico che si effettua spalle alla
porta scagliando la palla dal basso
in alto verso la rete avversaria. Per
eseguire questo tiro, bisogna
afferrare la palla bloccandola tra il
palmo e il polso e compiere un
movimento di novanta gradi verso
destra durante il quale si lascia la
palla. Con la nazionale italiana di
pallanuoto maschile vinse i primi
titoli internazionali dello sport
acquatico italiano e divenne campione europeo nel 1947 a Montecarlo e campione olimpico ai
Giochi di Londra 1948. La squadra
della Rari, assunti i colori biancocelesti, fu subito una squadra di
assi che vinse cinque scudetti:
1939, 1941, 1942, 1949, 1950. Una
squadra di matti e di virtuosi
d'acqua che vantava tre impareggiabili campioni: Pasquale Buonocore, portiere e uomo di mondo;
sostituire le stanze vuote del
Sancarluccio con un un parcheggio o, peggio, centro
commerciale. In quel periodo,
era facile scovare gli oggetti
d’arredamento del teatro in
vendita su internet. Pezzi di
cultura messi all’asta, il teatro
che si sgretolava sotto gli
occhi, spesso noncuranti,
della città. Ma il Sancarluccio
ce l’ha fatta. È rinato dalle
ceneri. E, grazie alla neo
gestione di Bruno Tabacchini,
noto produttore e autore,
insieme alla società di produzione spettacolare “Suoni e
scene”, ha trovato nuova linfa,
rinsaldando la vocazione
originaria. Quella che gli
impressero quarant’anni fa
Franco Nico e Pina Cipriani.
Oggi il Nuovo Sancarluccio
propone al pubblico una linea
artistica focalizzata sulla
scrittura comica d’autore,
dando spazio ai più significativi interpreti della scena
teatrale napoletana, emergenti e non. Lo si intuisce dal
cartellone degli spettacoli
della nuova stagione 20142015, che prende il via il 9
ottobre. Sedici pièces, che
abbracceranno il teatro fino al
26 aprile 2015. A debuttare,
Peppe Miale con “Juve-Napoli
Emilio Bulgarelli, difensore insuperabile e, appunto, Gildo Arena, il
luciano (alloggiava infatti nell’albergo Teresita in via Santa Lucia,
di proprietà della famiglia Sorrentino). Erano tempi di sport puro e
grandi passioni, il danaro non
ancora aveva invaso la vita dei
celebrati campioni di oggi.
Infiniti sono gli aneddoti sul fantastico team: una volta che la Rari
andò in tournée a Tunisi, su una
nave della Flotta Grimaldi, con la
quale Mimì Grimaldi (uno dei
giocatori) non aveva niente a che
fare, la squadra fu invitata a un
ricevimento dal console francese.
Questi, credendo che Mimì fosse il
proprietario della flotta omonima,
gli chiese: "Vous étes l'armateur
Grimaldì?". E Mimì rispose: "No. Je
ne suis pas l'armateur. Je suis
l'amateur". Fu lo stesso Mimì ad
inventare la definizione di "settebello”: fece inserire al posto degli
"ori" del sette di denari le facce dei
sette giocatori della Rari Nantes.
Agli inizi degli anni Cinquanta
Gildo Arena compì il tradimento
di passare alla Canottieri Napoli in
cambio di una "Fiat 500”. Il trasferimento gli assegnò il titolo di
"core 'ngrato" dello sport napoletano. Dopo altre esperienze sportive, cessata l'attività agonistica, si
ritrovò in condizioni economiche
precarie e visse grazie agli aiuti di
benefattori. Il leggendario campione finì vicino al mare, in una
villetta di Castelvolturno, solo e in
miseria, basco scozzese e pigiama
verde, i ricordi logorati dall’Alzheimer. Un merlo, due pettirossi,
quattro criceti e una cagnolina
come compagni di viaggio.
1-3”, scritto da Maurizio de
Giovanni e diretto da Massimo De Matteo, che racconta il
destino di quattro tifosi napoletani in trasferta nella città
della Fiat. Si prosegue con
“Chiedetelo a Pappagone”,
con Stefano Sarcinelli e Nando Paone e “Ti amo, sei perfetto, ora cambia”, musical da
camera per un’ironica analisi
dei rapporti di coppia di Joe di
Pietro e Jimmy Roberts, adattato da Pietro Di Blasio. A
seguire, ritratti femminili e
voci di donne con Nunzia
Schiano in scena con “Femmene”, di Myriam Lattanzio,
per la regia di Niko Micci. E
ancora: Antonella Stefanucci
in “Cavalla pazza...ormai al
trotto”; Massimo Andrei in
“Un pop antico”; Yulia Mayarchuk in “Stressati”; Massimo
Masiello in “Gli amici se ne
vanno - Le note ineguali di
Umberto Bindi”; Gea Martire
in “Vulio”; Agostino Chiummariello in “Tonino Napoli:
zero a zero”; Rimbamband,
gruppo di cinque musicisti in
“Il sol ci ha dato alla testa”;
Rosa De Cicco in “Almost
famous”; Rosalia Porcaro in
“Donne”; Patrizia Spinosi in
“Passioni in cantate”. Torna,
poi, dal 25 dicembre al 6
gennaio, la comicità urticante
de I Virtuosi di San Martino,
che trapiantano al Sancarluccio il loro repertorio tra cabaret d’autore e teatro canzone.
Mentre dal 26 febbraio al 1
marzo, il piccolo teatro omaggia Troisi con Anna Pavignano
in “Da domani mi alzo tardi”.
Tante anche le attività fuori
cartellone: il teatro sarà vivo
sette giorni su sette. Tra queste, “Silvia e i suoi colori”,
nell’ambito del Teatro della
legalità: spettacolo in ricordo
di Silvia Ruotolo, vittima
innocente della criminalità;
“Teatro e psicoanalisi”, progetto di approfondimento
psicologico dei personaggi a
cura della dottoressa Alessia
Pagliaro e la seconda edizione
di “Tutto il mondo è palcoscenico”, rassegna sul teatro
shakespeariano. Spazio anche
alla didattica con il laboratorio “Le pecore nere” a cura di
Sergio Marra e la scuola di
teatro di Massimiliano Cataliotti e Gianmarco Cesario, cui
è affidata anche la direzione
artistica di “Sancarluccio Off Teatro senza sipario”, serie di
rappresentazioni off che
saranno votate da una giuria
di critici e “61RL5”, rassegna
di teatro al femminile.
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2014
(27)
LAPILLI
Terni&Favole. Fa un caldo maledetto e alla
tabaccheria Postiglione, a Largo Ferrandina a
Chiaia, c’è un via vai di gente. Due gli argomenti
che tengono banco: la vacanza e la crisi economica.
Stando ai rumors, quest’anno la tendenza è vacanze
sì, ma a prezzi contenuti. Intanto la fila per una
giocatina al lotto o per acquistare un “Turista per
sempre” è rumorosa e accaldata. Alberto
Postiglione, dalla sua postazione della fortuna
lancia un treno di combinazioni estive: «Consiglio a
tutti di puntare, almeno per 10 estrazioni sul terno
dell’estate che fa 1 (il mare), 15 (ferragosto) e 90 (il
popolo), da inseguire sulle ruote di Napoli, Roma e
Milano. Per chi, invece, preferisce la montagna,
caldeggio il terno delle “baita” che fa 1 (il sole), 17
(gli alberi), 54 (le montagne), da giocare per 10
estrazioni sulle ruote di Bari, Roma e Napoli».
Intanto, le pale del ventilatore continuano a girare
insieme ai sogni di un gratta&vinci da “svolta” o di
un terno da favola. Postiglione, prima di proseguire
la giornata tra bollette, numeri, consigli e sorrisi,
snocciola la super combinazione per “invitare a
cena” la Dea Bendata: «Chi gioca poco ma vuole
vincere molto può puntare su questi numeri: 77 78 - 80. Da giocare sulla di Napoli per tutta l’estate.
Senza tentennamenti e con grande fiducia».
Muratgia, una vita da batterista
TALENTI. L’AMORE PER LA MUSICA, LA VOGLIA
DI SUONARE, L’EMOZIONE DEL PRIMO CONCERTO
Armando Yari Siporso
La passione per la
musica scoppiata, quasi
per caso, ad un concerto
degli Stadio e poi nove
anni di studio del proprio
strumento insieme al
maestro Gianluca Brugnano. Questo il background di Ludovica
Muratgia, batterista
napoletana emergente
LUDOVICA MURATGIA
Dal primo concerto degli Stadio, alla scelta di una che coltiva l’ambizione
vita da musicista. Anni di studio della batteria per di suonare insieme ai
vivere la propria passione tra i locali campani, «dove gruppi più importanti del
panorama musicale
però la qualità musicale conta meno delle amicizie».
nazionale. Già compoFino al progetto del video di una cover di Sting. Da
nente del trio blues/jazz
affidare, per forza di cose, ad un canale Youtube.
“Ammuìne”, attualmente
batterista del gruppo
“Vittoria e le malelingue”, con il quale sta
registrando il primo
disco di inediti in uscita a
settembre, Ludovica
Muratgia racconta l’entusiasmo e le difficoltà
del suo percorso artistico. «Non potrò mai dimenticare l’emozione del
primo concerto a cui ho
assistito con mio padre:
la cassa della batteria, il
rullante, i piatti, un groove pazzesco…che mi
spinse, immediatamente,
a chiedere di pendere
lezioni di batteria».
Come è nata poi l’espe-
rienza dell’ “Ammuìne
trio” con il quale ha
iniziato a girare i locali
della Campania?
«Tutto è iniziato perché
ho una mia sala prove ed
un mio studio di registrazione, il “MonkeySound”.
Il chitarrista Mariano
Lieto venne in sala con la
richiesta di un batterista,
io mi proposi e tutto
iniziò quando trovammo
Giulia Mazzeo, la nostra
bassista. Dopo un anno
di prove esordimmo con
la nostra prima tournè».
Terminata l’esperienza
con il trio ha iniziato un
nuovo percorso con il
gruppo “Vittoria e le
malelingue”. Con quali
difficoltà?
«Purtroppo la situazione
musicale a Napoli non è
delle migliori. Molti locali
non valutano la musica
che proponi, ma solo
quanta gente porti alle
serate e questo influisce
anche sulla paga del
gruppo: "non hai portato
gente, quindi ti pago di
meno". Così funziona.
Questo condiziona la
possibilità di vivere
liberamente la propria
città a livello musicale ed
è triste per chi, come me,
fa musica per passione
accorgersi che spesso la
musica non venga capita,
ma solo utilizzata. Nonostante questo andiamo
avanti e a settembre
uscirà il nostro primo
video che pubblicheremo sul portale Youtube».
Paola Del Prete, un sogno chiamato manga
«Se crei con il cuore quasi tutto
funziona, se crei con la mente quasi
niente”. In questo aforisma Paola Del
Prete, trentenne disegnatrice napoletana, racchiude il suo mondo. E, dal
suo universo di china ed acquerelli,
racconta come una passione per
l’arte si sia potuta trasformare in un
lavoro. “Per me disegnare non è mai
stato un semplice desiderio, quanto
piuttosto una necessità. Ho sempre
pensato che fosse la mia strada ed è
sempre stato un gesto naturale come
respirare. A scuola, per imparare le
poesie, le disegnavo e, per memorizzare i termini tecnici al liceo, componevo dei piccoli rebus, che poi comprendevo solo io». Così Paola Del
Prete introduce la sua professione.
Lei si è laureata in Conservazione
dei Beni Culturali al Suor Orsola
Benincasa ed ha poi approfondito i
suoi studi sulla grafica e sul fumetto. Quanto di questa forma d’arte è
talento e quanto invece è frutto di
studio e perfezionamento?
«Il talento è quella marcia in più che
ti deve spingere a intraprendere un
percorso tanto impervio, ma ritengo
che lo studio “matto e disperatissi-
(28)
mo” sia alla base di qualsiasi professione. Ho dedicato ogni mia scelta
intellettuale al perfezionamento
delle mie capacità, di giorno studiavo e nelle pause disegnavo, facevo
ritratti e caricature ai professori».
Perché allora non ha scelto l’Accademia?
«Semplicemente, al tempo, credevo
fosse fondamentale forgiare la mia
forma mentis piuttosto che la capa-
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2014
cità manuale che, solo più tardi, ho
realizzato essere un supporto importantissimo. Trovandomi davanti a un
bivio ho deciso che sarebbe stato più
efficace imparare ad analizzare e
decodificare lo schema dietro una
composizione, riconoscere un tipo di
chiaroscuro o un autore a colpo
d’occhio. Poi ho compreso quanto
fosse importante conoscere concretamente anche le tecniche artistiche
in senso più materiale e vi ho posto
rimedio».
Molte ragazze e ragazzi sognano di
intraprendere questa carriera. Che
consigli si sente di dare loro?
«Spiegherei semplicemente che non
è un gioco. Per fare fumetto bisogna
conoscere l’anatomia, la prospettiva,
bisogna saper disegnare di tutto,
bisogna conoscere la chimica dei
materiali, saper osservare, saper
disegnare in modo realistico, per poi
imparare a sintetizzare le forme in
modo che appaiano concrete. E tutto
questo in funzione della narrazione:
credere di poter fare fumetto senza
aver studiato tutto questo e senza
una formazione artistica di base è
come voler diventare campione del
mondo di pugilato senza aver mai
dato un pugno al sacco. Per imparare
tutto questo ed allenare la mente ad
elaborare e concretizzare tutto ciò ad
alti livelli ci vuole tanto tempo e
questo solo per la formazione. Poi
devi convincere qualche editore a
pubblicarti. E non esistono libri che
spieghino come costruire un portfolio».
ARMANDO YARI SIPORSO
LAPILLI
Un estate
da bere con
«Furore21»
L’AZIENDA AGRICOLA «VILLA21»
LANCIA LA COLLEZIONE DELUXE
DEI LIQUORI IN UN TRIONFO
DI PROFUMI E LIMONI
Non solo il motore trainante dell’agricoltura locale
da almeno tre secoli, ma
anche un elemento tipico
del paesaggio: il verde e
l'oro dei limoni sono i colori
sovrani della Costiera amalfitana. Ed è dalla passione
per questa terra, che due
giovani, legati sin dall’infanzia, hanno dato vita all’azienda agricola «Villa21» e
ai prodotti a marchio «Furore21» (www.furore21.it):
liquori tipici della costiera
amalfitana e conserve, tutti
prodotti artigianalmente.
L’azienda nasce a Furore,
nel cuore della Costiera
amalfitana, dove il limone
sfusato Igp (Indicazione
Geografica Protetta), così
definito per la sua forma
allungata, è il re incontrastato dei terrazzamenti. La sua
buccia chiara, unita all’aroma intenso e alla polpa
succosa, caratterizza molte
Adelaide Caravaglios
Alzi la mano chi di noi “ama” i propri vicini:
tutti ma proprio tutti? o c’è qualcuno in
particolare che non gode della nostra
amicizia o, quanto meno, della nostra
tolleranza? Credo che a domande di questo
genere siano in pochi a rispondere “tutti” e
siano ancora di meno quelli che
tranquillamente sopportano gli abitanti del
vicinato. Sono sempre più numerose, infatti,
le beghe condominiali: quella sulla quale è
di recente intervenuta la Consulta (la
sentenza n. 21753/2014) ha, tuttavia,
qualcosa di veramente buffo.
Un signore siciliano, accortosi della presenza
nell’androne del palazzo di un suo vicino,
verso il quale, molto probabilmente, non
doveva nutrire particolare simpatia, ha
pensato bene di bagnarlo, simulando di
stare innaffiando le piante del proprio
balcone (che poi si è dimostrato, in sede di
giudizio, non essere presenti).
Peccato che, querelato dal malcapitato
nemico, l’uomo non sia riuscito a
convincere il collegio giudicante – secondo il
quale anche le sole dichiarazioni rese dal
querelante (nel caso di specie, invero, aveva
portato in giudizio delle foto che
dimostravano la volontarietà del gesto)
potevano dirsi sufficienti a «provare la
colpevolezza dell’imputato» – e sia stato,
perciò, condannato ex art. 674 c.p. per “getto
pericoloso di cose”.
La pena prevista per questo tipo di reato è
l’arresto fino ad un mese o l’ammenda fino a
206 euro: per sua fortuna, però, la pena è
stata sospesa. Ciò non lo ha liberato dal
ritrovarsi con la fedina penale sporca.
E allora: meglio non innaffiare il vicino se
non vogliamo sporcarci la fedina penale.
A Posillipo
«Carolina
s’è scetata»
AL BORGO DI MARECHIARO
È STATO PRESENTATO
IL RACCONTO DI PEPPE
MANETTI NEL SEGNO
DI SALVATORE DI GIACOMO
IGNAZIO SORIANO
Shagdar
L’ORA LEGALE
INNAFFIA IL VICINO,
LA CONSULTA LO CONDANNA
ricette tipiche del territorio.
Prima tra tutte quella del
liquore di limoni. Proprio
dai colori della Costiera e
dalla tradizione del territorio, nasce la collezione “de
luxe”. Cinque liquori e un
sotto spirito: Yellow, White,
Green, Orange, Brown,
Beige (limoncello, crema di
limoncello, liquore di arance, liquore di carrube, liquore al finocchietto selvatico,
babà al limoncello), tutti
presentati in eleganti confezioni che riescono a racchiudere in ogni sorso la
ricchezza dei sapori della
Costiera. L’azienda, ricavata
da un’antica colombaia del
XVIII secolo, è circondata
dai limoneti, da un piccolo
aranceto e da un rigoglioso
e raro cedrangolo. Spazio
anche per fichi di diversa
qualità, corbezzoli, ulivi e
piante aromatiche.
Già l’anno scorso si fece
notare in alcune sfilate
internazionali e fu eletta
miss «Chiaia nel
mondo». Quest’estate,
invece, è pronta a
debuttare come modella
a Montecarlo: lei è
Shagdar (nella foto a
destra insieme alla nipote
Arukè), 21 primavere,
nata in Kirghizistan, già
miss Biškek, che ha
conquistato i lettori di
Chiaia Magazine con il
suo sorriso sincero e i
suoi occhi da gatta.
Studia legge, ama Napoli
e Parigi, adora gli
spaghetti e la pizza.
Vado a mangiare da «Re Alfonso»
A Napoli, in via Santa Brigida 49/50, di fronte al Maschio
Angioino e vicino alla Galleria Umberto ha aperto il
ristorante-pizzeria «Re Alfonso». Il locale del gusto è
dedicato allo chef Alfonso e al famoso omonimo re di
Napoli Alfonso I d'Aragona, fondatore della struttura
rivisitata che, ancora oggi, presenta il Maschio Angioino,
simbolo della città di Napoli e dello stesso ristorante in
cui è possibile iniziare un viaggio intenso nella cucina
tipica partenopea. Aperti a pranzo e cena. Menù
degustazione a base di pesce o carne, pizza speciale
gourmet con prodotti di alta qualità campani.
Per saperne di più: www.realfonso.it. tel. 081/19018035
Nella splendida cornice
del borgo di Marechiaro,
a Posillipo, è stato presentato un delizioso lavoro
letterario intitolato “Carolina s’è scetata!”. Il racconto (pubblicato dalla
casa editrice Idelson –
Gnocchi di Napoli), scritto da Peppe Manetti,
ruota intorno alla misteriosa nascita della canzone “Merechiaro”, scritta
dal giornalista e poeta
Salvatore Di Giacomo e
musicata dal Maestro
Tosti. La storia raccontata
nel libro dal Manetti,
svela il “giallo” della
figura di Carolina, musa
ispiratrice delle parole di
Salvatore Di Giacomo che
hanno poi amplificato il
mito del borgo posillipino
dei pescatori. Carolina è
esistita veramente o fu
solo la brillante invenzione del proprietario della
famosa osteria, della
quale Di Giacomo era
assiduo frequentatore?
Peppe Manetti ricostruisce la storia, svelando
finalmente il mistero che
aleggia sulla canzone. E lo
fa con un occhio privilegiato poiché Carmine
Cotugno, l’oste della
trattoria di Marechiaro,
era suo nonno. Peppe
Manetti aveva sempre
saputo che il nonno,
Carmine, era stato proprietario di un’osteria e la
sua prima moglie, Carolina, era morta all’età di 38
anni. Quando lei morì,
nonno Carmine si sposò
con Luisa Anastasio da
cui nacquero gli zii e la
madre Giuseppina. Ma le
notizie spesso fuorvianti
o poco attendibili che
hanno messo in dubbio
l’esistenza di Carolina,
hanno spinto Manetti a
fare una ricerca all’interno della sua famiglia, per
fare chiarezza sulla vicenda, per amore - come dice
nel libro - del suo amato
borgo di pescatori. Non a
caso scrive: “dedico
questo breve racconto a
chi ama Marechiaro”.
ROSARIO SCAVETTA
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2014
(29)
L’EVENTO
GLI OSCAR DELLA MOVIDA 2014
Tutte le stelle
di Facenight
Grande successo per
l’edizione 2014 del premio
Facenight, ideato dal giornalista Tommy Totaro per
premiare, con gli oscar del
by-night napoletano, i protagonisti della movida made
in Naples. Lo scorso venerdì
18 luglio, nella splendida
location del Neo Voga, sono
stati incoronati i migliori e
più seguiti animatori delle
notti partenopee, selezionati attraverso la formula della
“democrazia web”. A comporre la giuria, infatti, tutti i
“nightclubbers” napoletani,
veri consocitori delle serate
e nottate cittadine, che
hanno potuto esprimere il
proprio voto “cliccando” sul
sito della manifestazione,
www.facenight.it.
Conduttrice della serata Lia
Rollo. Ventotto le categorie
in gara ed altrettanti vincitori che hanno sfilato tra le
luci psichedeliche e le stelle
di polistirolo della suggestiva scenografia. Si sono
aggiudicati i riconoscimenti: Miglior Dj Happy Music
Bruno Barra; Dj Hip HopReggaeton, Zando; Dj Old
School, Tony Maione; Dj
Deep House, “Give us the
tools”; Dj Producer, Sara
Carassi; Security, Massimiliano Nisticò; Barlady, Tiziana Brembo; Barman, Daniele Pons; Bar manager, Luca
Fanti; Lounge bar/Wine bar,
Archivio storico; Light Jockey, Daniele De Luca; Mc &
vocalist, Goldie Voice; Animation, Jolanda Manfredi-
(30)
no; Fotografo, Tony Baldini;
Programma radiofonico,
Club designer (Radio Ibiza);
Speaker radiofonico, Giuliana Galasso; Club, Joia; Summer club, Neo Voga; Pr/Ad,
Gianluca Cesario; Party,
Woo.
Ad aggiudicarsi gli 8 premi
speciali sono stati invece:
miglior Mc internazionale,
Luca G; Miglior giornalista
di costume e società, Vanni
Fondi; miglior musicista,
Lino Pariota; Miglior progetto discografico, Lunare
Project; Top Italian Dj, Joseph Capriati; World Dj,
Richie Hawtin; Dj Techno,
Uto Karem; Personaggio
della notte, Letto Kitty
Padiglione.
Il Progetto Facenight, che
vanta il patrocinio morale
dell’Associazione Italiana
Imprese di Intrattenimento
da Ballo e di Spettacolo,
dell’Assessorato allo spettacolo della Regione Campa-
CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2014
nia e dall’Assessorato del
Turismo del Comune di
Napoli, «è nato soprattutto ha spiegato Totaro - per far
conoscere meglio creatività,
arte e bellezza del mondo
dell’intrattenimento napoletano, in cui lavorano
persone straordinarie e
capaci, con il loro talento, di
dar vita a un divertimento
sano, tra sperimentazioni
sonore e modi innovativi di
comunicazione». La festa
della movida ha rappresentato un momento di incontro per le realtà delle notti e
delle note della città che,
sera dopo sera, intrattengono migliaia di giovani. Premiare i suoi protagonisti
significa riconoscere la
capacità di rendere speciale
ogni evento e unica ogni
festa. Anche l’industria del
divertimento ha dunque i
suoi “awards” che a Napoli,
da tre anni, si chiamano
facenight. (a.y.s.)
Tra i premiati il dj Barra
e il fotografo Baldini
• Tiziana Bembo
• Antonello Iannuzzi
• Massimiliano Nisticò
• Jolanda Manfredino
• Lello Kitty Padiglione
• Daniele Pons
• Tony Baldini (foto in alto) e Bruno Barra (foto in basso)
EXIT
Diamo i numeri
Estate a Napoli
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72
i giorni di spettacoli,
musica, letture e
mostre che
attendono napoletani
e turisti in città nel
perioso estivo
nell’ambito
dell’iniziativa “Estate
a Napoli 2014”.
Crisi edilizia
980
le imprese di
costruzioni entrate in
procedura fallimentare
negli ultimi 5 anni in
Campania secondo il
Centro Studi Ance
Salerno. Tra il 2009
e il 2013 aumento
del 56,9%.
!
"
"!"
Fondi europei
144
i milioni di euro di
investimenti dal
Fondo di sviluppo
regionale per la
Campania stanziati
dalla Commissione
europea, di cui 53 per
la modernizzazione
del Porto di Salerno.
Multe «anticafoni»
500
euro il massimo per
le sanzioni previste
nell’ordinanza
“anticafoni”
emessa dal sindaco
di Meta di Sorrento.
Stop a pallone,
cibo, rifiuti e bikini
in strada.
"
"!"
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la BACHECA
la percentuale di
riduzione dei furti
d’auto in Campania.
Dopo l'aumento del
2012, trend positivo
in tutta Italia: i furti
di vetture
diminuiscono del
3,5% nel 2013.
!"
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VACANZE, CI VEDIAMO AD OTTOBRE
% BUONE
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Furti d’auto
7,7
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PUOI TROVARCI
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CHIAIA MAGAZINE • LUGLIO/AGOSTO 2014
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