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Anno 2014, numero 1

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Il magazine per la Piccola e Media Impresa
Magazine
PROTAGONISTI
Galassi: “Rilanciare
la competitività
assicurando sostegno
alle imprese”
FOCUS
CONFAPI INDUSTRIA
ed EXPO, spazio alle pmi
Poste Italiane s.p.a.- Spedizione in Abbonamento Postale– 70% - LO/MI
CONFAPI INDUSTRIA Magazine • Anno IX • Numero 1 • Giugno 2014
EDUCATIONAL
Il coaching, strumenti
per aumentare
la performance in azienda
Garavaglia:
“Economia, crescita e
semplificazione”
CONFAPI INDUSTRIA Magazine
Anno IX - Numero 1
Giugno 2014
Periodico a cura di
CONFAPI INDUSTRIA
in Copertina
«Penso che la strada che ci porterà alla vera ripresa sia ancora lunga, è fondamentale
che la Regione Lombardia e il Governo nazionale si concentrino sul sostegno all’economia reale e si continui, in maniera ancor più incisiva, a scommettere sulla piccola
e media industria manifatturiera. Il lavoro di ognuno è fondamentale per garantire
la stabilità del sistema economico». Parole del presidente di CONFAPI INDUSTRIA,
Paolo Galassi, che ha tracciato una sintesi della situazione attuale, ribadendo che per
uscire vincenti dalla crisi sono necessarie azioni drastiche e immediate. Per questo
Galassi auspica una Regione Lombardia autonoma, che possa incidere ancora più
concretamente sulla scelte per il rilancio dell’economia.
«Il quadro normativo deve necessariamente adeguarsi col mutare dei processi produttivi e del contesto di riferimento, bisogna aiutare l’impresa a non vivere quotidianamente il disagio e le difficoltà nei confronti del mondo del credito, della burocrazia,
della pubblica amministrazione, di quell’insieme di strumenti normativi e non che
troppo spesso ostacolano il dispiegarsi delle potenzialità del suo sviluppo. Ritengo
fondamentale che venga riconosciuta la voglia di fare impresa, di continuare ad essere
caparbiamente impegnati a “intraprendere” per costruire un domani solido, fatto di
fiducia nel mercato interno, nel suo ampliamento, nella creazione di reddito e per
garantirne lo sviluppo. Lavorare per riattivare un circolo virtuoso nel mercato interno
è la base per il rilancio del sistema: la ricchezza generata dalle imprese deve restare
in Italia».
29
Inaugurato il generatore
eolico verticale realizzato
da un’azienda brianzola
Puntare sull’innovazione
per rispondere alla crisi
2
44
n. 1 • giugno 2014
Pmi network
6 LDP ITALIA Srl
Gruppi pneumoidraulici per “spingere” la ripresa
6 A.U.ESSE Srl
Ambienti urbani, nuovi progetti e
provata esperienza
7
MOBILTRE ARREDAMENTI Srl
Attenzione e servizio nei confronti del cliente,
da oltre quarant’anni
7 SOITRA Spa
Consulenza, servizi, impianti.
Da oltre cinquant’anni
8
TRAFAG ITALIA Srl
Sensori e dispositivi di monitoraggio
di qualità svizzera
8
INDUSTRIE PAGODA Srl
L’esperienza applicata ai prodotti professionali
tricologici e cosmetici
Protagonisti
10
Lavoro, Garavaglia “priorità della nostra azione
di governo”
13
Galassi: “Rilanciare la competitività assicurando
sostegno alle imprese”
Focus
Imprese dal vivo
29 Innovazione, la risposta delle pmi alla crisi
CICERI DE MONDEL Srl
Stampa 3D, il fi lo che dà rilievo ai progetti
KEZAL Srl
Trent’anni alla ricerca della “perfezione del prodotto”
RI.FRA Mobili Srl
L’eccellenza del made in Brianza esposta a New York
Comesterogroup Srl
I sistemi di gestione dei micropagamenti che danno
una marcia in più al business
Global
local
40
Arabia e made in Italy, nuove opportunità
Manager italiani all’estero, una grande opportunità
42
per le imprese
Territori
44
Agrate Brianza, inaugurato
il generatore eolico verticale
45
Abbiategrasso, tra crisi economica e voglia
di ripresa, le pmi “giocano in difesa”
Educational
Il Coaching, strumenti per aumentare
16
CONFAPI INDUSTRIA ed EXPO, spazio alle pmi 46
“Uscire dalla crisi: qual è il percorso delle imprese la performance in azienda
20
di famiglia italiane”
48
Confapi – LUM,
26 Fiscalità locale, ancora più tasse!
un patto vincente tra Università e Impresa
Partner & Co.
24 Proteggere il cash flow dai mancati pagamenti,
la proposta di Atradius alle aziende italiane
38 Malware, anche le pmi sono sotto tiro
Mondo
Api
52 RELAZIONI INDUSTRIALI
57ESTERO
58FINANZA
61LEGALE
62CATEGORIE
64ENERGIA
60
La spesa per il risk management
nelle pmi è in aumento
3
giugno 2014 – numero 1 – anno IX
Magazine
Direttore responsabile:
Silvia Villani
[email protected]
Redazione:
[email protected]
Tel 02.67140267
Fax 02.93650980
Ufficio Studi:
Alessandra Pilia
[email protected]
Tel 02.67140290
Fax 02.93650980
Gli inserzionisti
Atradius
Cascina Caremma
CONFAPI INDUSTRIA SERVIZI
Fapi
Metaenergia
Olycom
Pmi Energy
Tiq Industry
Collaboratori:
Miriam Berra
Alessia Casale
Alberto Conte
Carmine Pallino
Manola Perucconi
Gabriele Rossi
Raffaella Salvetti
Anna Suss
Luisa Tacchini
Stefano Valvason
Photogallery:
Walter Capelli
Davide Cirrincione
Stefano De Grandis
Olycom Srl
Progetto grafico e realizzazione:
Industrie Grafiche RGM srl
Via Trebbia 21 - 20089 Rozzano (Mi)
Ufficio Diffusione:
Servizio Comunicazione CONFAPI INDUSTRIA
Tel. 02.67140307
[email protected]
CONFAPI INDUSTRIA
Proprietario ed editore
Via Brenta 27, 20139 Milano
Tel. 02.671401 – [email protected]
CONFAPI INDUSTRIA Magazine
Periodico di informazione per la piccola e media indu-
Presidente
Paolo Galassi
stria sui temi di carattere economico, politico, istituzio-
Direttore generale
Stefano Valvason
INDUSTRIA. Propone interventi e riflessioni volti a promuo-
Stampa:
Industrie Grafiche RGM srl
Via Trebbia 21 - 20089 Rozzano (Mi)
nale e culturale; è organo di stampa ufficiale di CONFAPI
vere e tutelare gli interessi delle imprese associate; servizi sul
panorama imprenditoriale milanese e lombardo con esempi
di eccellenza; indagini, studi di settore e analisi congiunturali in collaborazione con università e istituti di ricerca;
approfondimenti di taglio pratico-applicativo per la gestione
e lo sviluppo dell’impresa, la formazione e l’aggiornamento
dell’imprenditore, la valorizzazione del capitale umano.
Registrazione Tribunale
di Milano n. 14 del 16/01/2006
Responsabile del trattamento
dei dati personali (D.lgs 196/2003):
Associato all’Unione
Stampa Periodica Italiana
Copyright: CONFAPI INDUSTRIA. La riproduzione
anche parziale di quanto pubblicato nella rivista
è consentita solo dietro autorizzazione dell’Editore.
L’Editore non assume alcuna responsabilità
per gli articoli firmati
Profilo dei lettori
CONFAPI INDUSTRIA Magazine, si rivolge a imprese,
professionisti, istituzioni di governo e del territorio, rappresentanze politiche e sindacali, operatori economici e
finanziari, sistema accademico e della ricerca scientificotecnologica, mondo dell’informazione.
PMI
NETWORK
LDP ITALIA Srl
La società LDP ITALIA produce teste di pressa
pneumatiche e idropneumatiche con forze da 4 a
500 kN: sono macchine particolarmente indicate
per tutte quelle lavorazioni che richiedono una
grande forza con uno spostamento relativamente
piccolo (clinciatura, tranciatura, assemblaggio,
etc.).
Utilizzando gruppi pneumoidraulici si concentrano in
una sola macchina la velocità e la silenziosità dell’aria
compressa con la forza dell’idraulica.
La dinamicità e flessibilità dell’azienda, nonché l’elevato know-how e l’esperienza quarantennale in questo settore, permettono la fornitura di presse e macchine ad alta tecnologia e personalizzate. È possibile una
collaborazione con il cliente, fornendo dalla singola
testa di pressa alla macchina completa di Certificazione CE.
Gruppi pneumoidraulici
per “spingere” la ripresa
LDP ITALIA Srl è un’azienda che affonda le proprie
radici nel 1976, anno del primo brevetto nel settore
dell’aria-olio concesso dagli Stati Uniti d’America. Inizialmente le unità e le presse sono state costruite per
utilizzo interno: da questa esperienza nasce la grande
attenzione che l’impresa pone nei confronti dell’utilizzatore. Dalla passione per il proprio lavoro, unita ad un
costante aggiornamento delle conoscenze tecniche e
una continua sperimentazione delle nuove tecnologie,
scaturiscono diversi brevetti internazionali a protezione di un know-how in continua ascesa. La fiducia nel
futuro spinge LDP ITALIA Srl a massicci investimenti
nella ricerca per migliorare le prestazioni dei loro prodotti. Lo studio di progettazione interno, in sinergia con
il reparto macchine utensili e il reparto di montaggio,
fanno della LDP un’azienda completa per soddisfare al
meglio le esigenze di automazione dei clienti.
LDP ITALIA Srl
Via Puccini 13 - 20085 Locate Triulzi (MI) - Tel. 0363 95096 - Fax 0363 959210
www.ldpitalia.com - [email protected]
A.U.ESSE Srl
A.U.ESSE Srl, che compie
quest’anno i suoi primi dieci anni, è un’azienda giovane che produce e commercializza arredi destinati alla
pulizia ed al decoro degli
ambienti urbani. Titolari
della società sono i signori
Scotti che, in continuità alla
precedente esperienza imprenditoriale Carrozzeria Moderna SpA,
durata per ben 45 anni, hanno dato vita a questa nuova e dinamica
realtà rinnovando la propria passione nel produrre manufatti che si
contraddistinguono per il loro design. Le attuali produzioni propongono una gamma completa di cestini getta carte stradali, posaceneri
stradali, contenitori per le raccolte differenziate, per le pile esauste,
per i farmaci scaduti, per i rifiuti t/f, per i toner usati, per i micro-raee
abbandonati, contenitori con distributori di sacchetti per la raccolta
delle deiezioni canine, oltre ad elementi di arredo urbano quali panche, dissuasori, fioriere, portabiciclette, totem espositori. L’azienda
si avvale di uno sviluppo progettuale interno integrato da collaborazioni esterne d’eccellenza, il know-how acquisito permette di spaziare nell’utilizzo delle più recenti tecnologie costruttive che, dopo
un lungo processo di valutazione dei fornitori, vengono gestite in
outsourcing permettendo una flessibilità produttiva mirata alla sod-
Ambienti urbani,
nuovi progetti e provata
esperienza
disfazione del cliente. Il mercato di riferimento propone un confronto serrato con molti competitor italiani ed esteri di diverse dimensioni e fatturato, in questo scenario i titolari hanno deciso di centrare
la propria strategia operativa sul rinnovamento continuo partendo
dalla classica concezione di design di prodotto fino a spaziare al
design di comunicazione e al design strategico. Questo approccio,
pur in presenza di una difficile situazione economica, ha permesso
all’azienda di allargare i propri orizzonti di mercato e, conseguentemente, di mantenere la propria reddittività. A.U.ESSE srl opera,
con una rete distributiva consolidata, prevalentemente sul mercato
domestico sia con enti pubblici che privati, esporta in diversi paesi
CEE (Germania, Lussemburgo, Spagna, Grecia) e in altri paesi extra
CEE quali Svizzera, Emirati Arabi. L’azienda è pronta a raccogliere
le sfide che verranno con la certezza che il proprio sostentamento
passerà dalla capacità di investire nella propria crescita culturale,
operando in rete con altre imprese ed associazioni capaci di darle
valore aggiunto.
A.U.ESSE Srl
Strada per Castelletto, 23 - 20080 Albairate (MI) - Tel +39 0294920378 - Fax +39 0294923148
[email protected] - www.auesse.it
6
n. 1 • giugno 2014
MOBILTRE
ARREDAMENTI Srl
Attenzione e servizio
nei confronti del cliente,
da oltre quarant’anni
MobilTre di Lentate sul Seveso, in Brianza, è un’azienda associata AFC Group e rappresenta una realtà aziendale italiana
operativa nella produzione e fornitura di componenti d’arredo a base di materiale postforming, quali barre e piani lavorati destinati alla fabbricazione di piani di lavoro, tavoli, barre
per ante e mensole. Grazie a competenze tecniche-operative
accumulate negli anni nella lavorazione del postforming, l’azienda è in grado di venire incontro alle esigenze di ogni
committente, realizzando barre postformate o squadrate per
diversi tipi di supporto, spessori e fornite di giunzioni poliuretaniche che prevengono l’assorbimento di liquidi evitando il
seguente rigonfiamento del supporto stesso.
Le barre sono realizzate secondo le specifiche del singolo
progetto e possono essere fornite, su richiesta, di specifiche
sezioni e bordature in alluminio.
A garanzia di qualità e del valore aggiunto fornito ai clienti,
grazie ad una struttura tecnologicamente avanzata e completamente autonoma, MobilTre è presente in ogni fase della
produzione aziendale che si sviluppa interamente all’interno
dell’azienda, dalla scelta delle materie prime di qualità assoluta e italiana al 100%, alle lavorazioni su misura dei materiali, con consegne del prodotto ultimato al cliente, anche in
tutto il mondo. Un’azienda che ha fatto del servizio verso il
cliente il suo punto di forza, in grado di fornire un servizio di
consulenza personalizzato anche in ambito contract grazie a
degli esperti che seguono il cliente, con consegne realizzabili
anche in tempi brevi e secondo le singole necessità progettuali.
MOBILTRE ARREDAMENTI Srl
Via Padova, 14/16
20823 Camnago di Lentate sul Seveso (MB)
Tel. +39 0362 542454 - Fax +39 0362 564465
[email protected] - www.mobiltre.it
SOITRA Spa
Consulenza,
servizi, impianti.
Da oltre cinquant’anni
Dal 1956 Soitra rappresenta in Italia alcuni prestigiosi marchi
di aziende europee, che producono impianti di processo e di
confezionamento per l’industria farmaceutica, chimica, alimentare e cosmetica. Il target di Soitra è la soddisfazione totale
del cliente. Per il raggiungimento di questo obiettivo, Soitra ha
accumulato esperienza e creato competenze sui processi per i
quali è richiesto il suo apporto. Soitra ritiene che ogni fornitura
non può essere limitata alla consegna della macchina presso il
Cliente: qualsiasi impianto deve produrre con la massima efficacia ed efficienza, deve integrarsi con l’organizzazione produttiva all’interno della quale viene inserito e deve poter essere
sfruttato a pieno regime dagli operatori addetti alle diverse fasi
di produzione. Per questo, Soitra punta:
• sull’analisi in fase di valutazione e pianificazione;
• sull’assistenza in fase di installazione e di gestione dell’impianto;
• sulla formazione agli operatori per sfruttare a pieno le potenzialità dell’impianto.
Più di cinquant’anni di presenza sul mercato rappresentano per
Soitra una base di esperienza sulla quale costruire con i propri
clienti una solida partnership, per poter rispondere e risolvere
tutte le problematiche legate alle diverse necessità produttive.
La continua ricerca di nuove tecnologie e di nuovi prodotti,
hanno permesso
una costante crescita della azienda, rafforzandone
la sua posizione
in un mercato
sempre più esigente e competitivo, rendendola
un chiaro punto
di riferimento.
SOITRA Spa
Via C. Torre 22, I - 20143 Milano
Tel. +39 02 8978571
[email protected] - www.soitra.it
7
PMI
NETWORK
TRAFAG ITALIA Srl
Sensori e dispositivi di monitoraggio di qualità svizzera
Trafag AG è leader nella produzione di sensori di alta qualità e
dispositivi di monitoraggio per la pressione, la temperatura e la
densità dei gas. Fondata nel 1942, Trafag ha sede in Svizzera con
una vasta rete di distribuzione in oltre 40 paesi in tutto il mondo.
Questo permette di fornire un servizio
clienti personale e professionale. Una
forte ricerca ed efficienti reparti di produzione garantiscono ai prodotti Trafag
la migliore qualità.
Grazie alla collaborazione con IMB
e ELETTA FLOW, Trafag Italia fornisce
inoltre soluzioni per la misura e il controllo del livello e della portata.
Trafag presenta il nuovo trasmettitore di
pressione compatto NAT 8252. Il cuore del dispositivo risiede nell’elemento
sensibile a film sottile su acciaio sviluppato da Trafag. Grazie alla
struttura completamente saldata, resiste a pressioni tre volte superiori a quella di esercizio. Lo smorzatore incorporato protegge
il sensore dai picchi di pressione, rendendo il dispositivo preciso
e affidabile anche nelle condizioni di lavoro
più difficili. L’elettronica si basa sul nuovo
ASIC sviluppato internamente a Trafag, che
realizza la compensazione di temperatura
e la linearizzazione della misura su tutto il
range, da -40÷125°C. Disponibile con uscita
4÷20mA, 0÷10V e raziometrica, con connessione elettrica standard DIN e M12x1, su
un range che va da 0÷2.5Bar fino a 600Bar.
Queste caratteristiche rendono il nuovo NAT
8252 adatto all’utilizzo nelle applicazioni
più esigenti.
TRAFAG ITALIA Srl c/o Tecnocity Altomilanese
Via Cremona, 1 - 20025 Legnano (MI) - Tel. +39 0331 592397 - Fax +39 0331 599815
[email protected] - www.trafagitalia.com
INDUSTRIE PAGODA Srl
L’esperienza applicata ai prodotti professionali
tricologici e cosmetici
Industrie Pagoda Srl da oltre 35 anni si avvale della propria esperienza e professionalità per fornire una vasta gamma di prodotti
professionali tricologici e cosmetici per il
private label sia standard che su richiesta.
Core business sono le polveri decoloranti
ed emulsioni ossidanti in crema, a seguire
shampoo, maschere e docciaschiuma, prodotti per il finishing, creme viso e corpo idratanti, nutrienti e antirughe, talchi profumati e sali da bagno, fanghi e gommage e poi
ancora acetone, colluttori e profumi
per ambienti. L’azienda offre un servizio completo a partire dalla ricerca delle migliori materie prime per
la formulazione dei prodotti, alla
scelta del packaging più appropriato, qualora il cliente non ne disponga, al confezionamento e alla spe-
dizione. Il laboratorio di ricerca&sviluppo e
controllo qualità è sempre all’opera per innovare e garantire la produzione, eseguendo
tutte le certificazioni e le analisi necessarie.
Oltre alla grande esperienza tecnica mette
a disposizione tutta la creatività e la conoscenza in ambito di grafica e comunicazione
per realizzare il packaging o l’immagine più
adatta a conquistare il mercato. Industrie Pagoda Srl oggi collabora stabilmente con aziende in diversi paesi del
mondo proponendo novità e soluzioni
per tutte le richieste con l’obiettivo di
esportare il meglio del made in Italy
con il miglior rapporto qualità/prezzo.
What is your idea? Industrie Pagoda Srl
si impegna a realizzarla al meglio.
INDUSTRIE PAGODA Srl
Via Spallanzani 24/26 - 24061 Albano Sant’Alessandro (BG)
Tel. +39 035 501116 - Fax +39 035 500894
[email protected] - www.industriepagoda.it
8
Silvia Villani
Lavoro, Garavaglia
“Priorità della nostra azione
di governo”
Per l’assessore regionale è «prioritario favorire la cooperazione tra università e aziende e valorizzare il
lavoro che le piccole imprese fanno quotidianamente per essere competitive»
Lo slogan sul suo sito è “Tra il dire e il fare ghe al metas a
dre!” e Massimo Garavaglia, assessore all’Economia, Crescita
e Semplificazione della Regione Lombardia lo ha veramente
fatto proprio. Basti pensare alla sua azione nei diversi provvedimenti volti a consentire alle aziende l’accesso al credito,
un incremento degli investimenti in ricerca e innovazione,
la valorizzazione delle grandi potenzialità e capacità delle
imprese. Con lui abbiamo parlato delle note dolenti per i piccoli e medi imprenditori come gli adempimenti fiscali e gli
irrigidimenti del mercato del lavoro ma anche come le istituzioni possano andare incontro alle richieste delle imprese per
metterle in condizione di competere ad armi pari con le altre
aziende europee.
10
Molti parlano di crescita, spesso a sproposito. Regione Lombardia come ha concretizzato i principi dell’importanza
dell’ottimizzazione della spesa e dell’uso razionale delle risorse pubbliche?
«Mentre gli altri chiacchierano, noi “facciamo”. Quest’anno
contiamo di dedicare almeno un miliardo e duecento mila
euro agli investimenti, tutti in autofinanziamento. Lo sforzo è
enorme tenendo conto anche di un dato non a conoscenza di
tutti. Dal 2010 a oggi il bilancio della Regione è passato da
28 a 19 miliardi di euro; c’è stata una notevole diminuzione
di cui non è possibile non tenere conto. E nonostante i tagli
abbiamo girato, ad esempio, ai comuni lombardi 250 milioni di euro, risorse che la Regione ha rinunciato a utilizzare
n. 1 • giugno 2014
girando la capacità di spesa alle amministrazioni comunali
che sono state dedicate a piccole opere quindi a vantaggio dei cittadini e delle aziende lombarde. Altro aspetto. La
Regione Lombardia pesa sui cittadini lombardi come costo
del personale per 19 euro procapite; la media delle regioni
a statuto ordinario è 44. Noi abbiamo meno di 3 mila dipendenti; il comune di Napoli ne ha 9 mila. È banale ma vanno
applicati i costi standard. Funziona. E noi ne abbiamo una
dimostrazione. Abbiamo iniziato ad applicarli a fine anno
scorso in ambito sanitario; in un mese e mezzo questo ha
comportato per la Regione Lombardia il recupero di 65
milioni che sono stati utilizzati per ridurre il ticket. Sono 65
milioni di tasse in meno. Dall’applicazione quest’anno ci
aspettiamo una cifra di risorse considerevole, dai 300 milioni di euro in su, che verranno utilizzati per dare vita a
ulteriori riduzioni del ticket da un lato, dall’altro per migliorare i servizi come, ad esempio, l’apertura serale per le
visite specialistiche in modo da poter ridurre considerevolmente le liste di attesa o per gli investimenti in tecnologia».
In campagna elettorale si è parlato spesso di semplificazione amministrativa e di snellimento dei rapporti tra P.A
e impresa; in che modo Regione Lombardia ha perseguito
tali obiettivi?
«Insieme al collega Melazzini abbiamo dato vita a una legge sugli accordi di competitività proprio per snellire le procedure, agevolare gli investimenti e l’attrazione degli investimenti esteri. In merito al tema della semplificazione c’è,
per esempio, una cosa molto importante: la comunicazione
unica. Peccato che il Governo ce l’abbia impugnata. Permettetemi di raccontare un aneddoto simpatico. Recentemente ho partecipato a una riunione con il ministro Madia
dove ci viene preannunciata la riforma che hanno in animo
di fare sulla pubblica amministrazione; tra le altre cose si
affrontava anche la questione della comunicazione unica
delle imprese. Io sono intervenuto facendo presente la decisione del Consiglio dei ministri. Peccato che il ministro non
ne fosse a conoscenza. In pratica il Consiglio dei ministri ci
ha impugnato la norma ma chi si occupa di semplificazione
era all’oscuro della cosa.
Questo cosa significa; noi ce la mettiamo tutta però purtroppo non dipende solo da noi. Dipende anche da
come lo stato centrale riesce a recepire le innovazioni che gli pervengono».
La misura Credito in cassa
sarà allargata al business to business
Come giudica ora il rapporto tra piccole e medie imprese
e istituti di credito? Si sta facendo qualcosa in tal senso?
«Siamo consapevoli che Basilea 3 sarà una catastrofe. L’anno scorso abbiamo già avuto una restrizione del credito del
5%, dobbiamo purtroppo aspettarci nel futuro un ulteriore
contrazione del credito alle aziende. Per contrastare questo
fenomeno Regione Lombardia ha messo in piedi un insieme
di azioni. La prima è più semplice ma comunque non è
banale.
Noi paghiamo subito.
La nostra è l’unica regione d’Italia che non ha preso un euro
del famoso decreto 35 sui ritardi dei pagamenti della Pa.
Già l’anno scorso abbiamo rispettato i 60 giorni come tempi
di pagamento, quest’anno abbiamo l’obiettivo di arrivare a
45 giorni. Per la parte non sanitaria addirittura paghiamo in
17 giorni. Però alle aziende questo non basta.
Consapevoli del corto circuito del credito abbiamo messo
in campo una serie di azioni. Pensiamo, ad esempio, alla
misura Credito in cassa – un miliardo di euro – pensata per
scontare le fatture delle aziende che hanno i crediti verso la
Pa. Adesso sarà allargata al business to business quindi non
solo a chi ha crediti verso le Pa ma anche verso altre aziende. Questa è una piccola grande rivoluzione che secondo
noi porterà i suoi frutti.
Le altre due cose importanti sono relative al sistema dei
Confidi. Insieme al collega Melazzini abbiamo fatto un’azione radicale razionalizzando tutto il sistema. Andremo
ad incentivare le aggregazioni finanziando i confidi più sul
pezzo e per tutto il secondo livello useremo Finlombarda
come ombrello comune dando così una solidità al sistema
che nessuna regione di Italia ha. Mettiamo cioè a disposizione i 250 milioni di capitale di Finlombarda come controgararanzia facendo una vera azione di sistema che secondo
noi vale più di tante chiacchiere. In generale cerchiamo di
Tanti parlano a nome e per conto della pmi,
sfruttando questa sigla come una sorta di slogan. Artigiani, esercenti, partite iva però possiedano caratteristiche ben diverse dalla piccola e
media industria manifatturiera. Sulla questione
della tutela della piccole e media impresa Regione Lombardia come si sta muovendo?
«Noi abbiamo ben presente la differenza. Da un
lato stiamo facendo misure ad hoc in particolare per le micro piccole imprese, dall’altro siamo
consapevoli che la forza della Regione Lombardia è data dalle vere piccole e medie imprese,
quelle che sono l’asse portante dell’innovazione, e sulla questione dell’accesso al credito ci
siamo concentrati in modo particolare».
11
Focus
Protagonisti
Lavoro, Garavaglia “Priorità della nostra azione di governo”
«È banale ma vanno applicati i costi
standard. Funziona. E noi ne abbiamo
una dimostrazione. Abbiamo iniziato
ad applicarli a fine anno scorso in
ambito sanitario; in un mese e mezzo
questo ha comportato per la Regione
Lombardia il recupero di 65 milioni»
mettere in giro più liquidità possibile. Faccio altri due esempi: anticipiamo la Pac alle aziende agricole in più, a vario
titolo, abbiamo ottenuto una detassazione per i cittadini
lombardi per oltre cento milioni di euro dal ticket al bollo
per chi cambia l’auto».
In tema di ammortizzatori e di crisi aziendali, sembra evidente che gli strumenti ordinari oggi a disposizione delle
imprese e dei lavoratori non sono sufficienti. Per lei quali
possono essere le misure idonee più incisive per rispondere
alle difficoltà economiche?
«Ne abbiamo parlato in conferenza Stato Regione. Lo stato
finirà di pagare il 2013 usando tutti i fondi 2014. Tradotto:
sul 2014 ad oggi non abbiamo alcuna disponibilità. Questa
cosa non ci fa dormire la notte. Siamo consapevoli che le
MASSIMO GARAVAGLIA
Assessore all’Economia, Crescita e Semplificazione, Massimo
Garavaglia è nato a Cuggiono (Mi) l’8 aprile 1968 e risiede
a Marcallo con Casone, comune di cui è stato sindaco per
due mandati, nel 1999 e nel 2004. È laureato in Economia
e Commercio all’Università Commerciale “Luigi Bocconi”,
dove ha anche seguito diversi master, e in Scienze Politiche
all’Università Statale di Milano. Consulente aziendale e controller, è stato deputato nella XV legislatura, durante la quale è
stato capogruppo nella Commissione Bilancio e senatore nelle
XVI legislatura; ha ricoperto l’incarico di vice presidente della
Commissione Bilancio. Rieletto senatore nella XVII legislatura,
si è dimesso quando è stato nominato assessore all’Economia,
Crescita e Semplificazione di Regione Lombardia. È membro
del CDA di Cassa depositi e prestiti.
sarà operativo un fondo per la ricerca in
collaborazione con Finlombarda simile a
quello del Credito in cassa
12
aziende – se non c’è un garanzia dei fondi della cassa in
deroga – non firmano gli accordi e quindi rischiamo un’impennata di disoccupazione. Pensiamo che la posizione del
governo sia assolutamente irresponsabile perché si fa finta
di non vedere il problema rimandando il tutto. In particolare, in Lombardia e in Emilia la mancanza dei fondi può
comportare dei problemi drammatici. Noi siamo sempre
pronti ad anticipare le risorse ma se le risorse non ci sono…
Regione Lombardia ha bisogno di misure strutturali. Non
scherziamo quando parliamo di zona a tassazione ridotta ai
confini perché il problema della concorrenza svizzera e austriaca è reale. Secondo me la formula più logica del mondo
è la detassazione totale delle nuove assunzioni soprattutto
visti i recenti dati sulla disoccupazione divulgati. Altra misura di sistema potrebbe essere quella di pensare a una fascia
agevolata nelle zone di confine.
Altri temi caldi sono quelli dell’Irap e della tassazione
locale perché è stato sottovalutato l’impatto che avrà la Tasi
sulle attività produttive in quanto abbiamo in mano dei dati
che confermano purtroppo che i comuni, in larga parte, andranno a scaricare sulle attività produttive i problemi di bilancio. E questo è un altro disastro annunciato.
Abbiamo inoltre attivato un tavolo serio con Anci Lombardia per arrivare ad una armonizzazione della tassazione
locale».
Innovazione e sviluppo. Questo il binomio che molte piccole e medie imprese hanno fatto proprio per sconfiggere
la crisi. Ma gli imprenditori da tempo chiedono che Enti
locali e imprese facciano rete per creare un contesto utile
per sviluppare progetti innovativi e vincenti. In tal senso
Regione Lombardia come si sta muovendo?
«Il presidente Maroni punta tantissimo sull’innovazione. Il
nostro obiettivo è quello di raddoppiare la quota di fondi
investiti in ricerca e sviluppo in Lombardia. Spesso pensiamo che ad investire siano le grandi aziende invece dai dati
notiamo che in particolare sono le aziende medio piccole.
Il presidente mi ha chiesto di istituire un fondo per la ricerca in collaborazione con Finlombarda simile a quello del
Credito in cassa. Entro settembre sarà operativo».
n. 1 • giugno 2014
Alessandra Pilia
“Rilanciare la
competitività assicurando
sostegno alle imprese”
Consegnato in Regione il libro bianco di CONFAPI INDUSTRIA dal titolo
“La semplificazione: una priorità per le pmi manifatturiere”, che racchiude la concretezza delle istanze
e delle proposte della piccola e media industria lombarda
«Le aziende vanno avanti perché è la voglia di non mollare
dei piccoli e medi imprenditori a farla da padrone. La voglia di
fare impresa, di continuare ad essere caparbiamente impegnati
a “intraprendere”». Parole del presidente di CONFAPI
INDUSTRIA, Paolo Galassi, che ha tracciato una sintesi della
situazione attuale, ribadendo che per uscire vincenti dalla
crisi sono necessarie azioni drastiche e immediate. Per questo
Galassi auspica una Regione Lombardia autonoma, che possa
incidere ancora più concretamente sulla scelte per il rilancio
dell’economia.
Presidente, ritiene che il nostro Paese stia realmente uscendo
dalla crisi come annunciato dai giornali nell’ultimo periodo?
«Penso che la strada che ci porterà alla vera ripresa sia ancora
lunga, è fondamentale che la Regione Lombardia e il Governo
nazionale si concentrino sul sostegno all’economia reale
e si continui, in maniera ancor più incisiva, a scommettere
sulla piccola e media industria manifatturiera. Il lavoro di
ognuno è fondamentale per garantire la stabilità del sistema
economico. I dati parlano chiaro: le pmi garantiscono la
tenuta dell’occupazione e generano reddito, se messe nelle
condizioni di lavorare. Dico, spesso, che se dovessi stimare
in termini numerici l’importanza e l’impatto sull’economia
di ogni lavoratore potrei semplificarlo nel rapporto di 1/3.5,
cioè con un solo stipendio mediamente si mantengono oltre 3
persone. Un dato importante!
13
Focus
Protagonisti
“Rilanciare la competitività assicurando sostegno alle imprese”
se le piccole e medie imprese chiudono, se i
campioni del made in Italy sono costretti per
burocrazia, tasse, costo del lavoro a emigrare,
ci sarà sempre meno lavoro
creazione di reddito e per garantirne lo sviluppo. Lavorare
per riattivare un circolo virtuoso nel mercato interno è la
base per il rilancio del sistema: la ricchezza generata dalle
imprese deve restare in Italia».
Può darci un’idea della situazione in Lombardia?
«Negli ultimi anni la capacità di spesa regionale si è ridotta
di circa il 35% a causa dell’irrigidimento dei vincoli imposti
dal Patto di Stabilità. Nel bilancio regionale 2013-2015 è
prevista una ulteriore riduzione di partenza del 14,3%. I
risparmi ‘forzosi’ statuiti dal Governo e dall’UE rischiano,
però, di compromettere la salvaguardia di servizi essenziali
come la sanità e i trasporti, anziché colpire diseconomie
e sgravi. Assistiamo ad una inversione di tendenza che
centralizza alcune importanti decisioni di spesa per
contrastare un conclamato spreco di risorse a livello
regionale che è divenuto oggetto di cronaca, prima ancora
che di confronto sulle politiche macro-economiche.
Continuo a ribadire la necessita di lavorare per ottenere
risultati concreti – creazione di posti di lavoro, riduzione
della pressione fiscale, strategie chiare per le aziende – e
per mettere in campo politiche precise e condivisibili tese
a sostenere le imprese, soprattutto quelle piccole e medie,
vero motore di una crescita vitale per l’intero Paese».
L’industria manifatturiera ha una rilevanza fondamentale sotto
diversi punti di vista, non solo quello economico, ma anche
geografico – in relazione agli aspetti spaziali e ambientali - e
sociale, poiché opera nel sistema non isolata, ma attraverso
la creazione di una indispensabile rete di relazioni personali
e funzionali. Le pmi sono quindi certamente le imprese
più radicate al territorio nel quale nascono, crescono e si
sviluppano. Secondo le stime del nostro ufficio Studi, le
pmi associate generano un giro d’affari annuo pari a circa
12 miliardi di euro, prima della crisi era di 15 miliardi, che
ha ricadute in varie forme dirette e indirette sulla stessa
impresa, sui lavoratori, sui fornitori, su tutti gli operatori
dei servizi alla produzione, nonché sulle istituzioni locali e
nazionali. Questo mette nero su bianco quanto l’industria
manifatturiera sia un patrimonio prezioso di storia, lavoro,
ingegno e capacità di sviluppare innovazione e ricerca, che
dobbiamo difendere a tutti i costi.
Per questo bisogna aiutare le pmi a superare le attuali difficoltà
attraverso la pianificazione di una politica economica
finalizzata e soprattutto con il coraggio di mettere in campo
azioni forti ma necessarie».
Ritiene che il nostro Paese sia attivo sul fronte del sostegno
alle pmi?
«Il quadro normativo deve necessariamente adeguarsi col
mutare dei processi produttivi e del contesto di riferimento,
bisogna aiutare l’impresa a non vivere quotidianamente il
disagio e le difficoltà nei confronti del mondo del credito,
della burocrazia, della pubblica amministrazione, di
quell’insieme di strumenti normativi, che troppo spesso
ostacolano il dispiegarsi delle potenzialità del suo sviluppo.
Ritengo fondamentale che venga riconosciuta la voglia di fare
impresa, di continuare ad essere caparbiamente impegnati
a “intraprendere” per costruire un domani solido, fatto di
fiducia nel mercato interno, nel suo ampliamento, nella
14
Ha partecipato lo scorso 6 maggio all’audizione presso il
Comitato per la Semplificazione della Regione Lombardia
coordinato dal professor Giulio Sapelli. Quale è stato il
messaggio di CONFAPI INDUSTRIA?
«Regione Lombardia si è attivata per la tutela delle pmi e
gli obiettivi della Legge regionale del 19 febbraio 2014 n. 11 sono condivisibili: libertà di impresa, rilancio della
competitività, promozione dell’attrattività, favorire il credito
alle imprese, ridurre il carico fiscale, riorganizzare gli sportelli
unici per le attività produttive, semplificazione dell’azione
amministrativa, razionalizzazione del sistema dei controlli.
È stato consegnato al professor Giulio Sapelli il libro bianco
di CONFAPI INDUSTRIA dal titolo “La semplificazione:
una priorità per le pmi manifatturiere”, che racchiude la
concretezza delle istanze e delle proposte della piccola e
media industria lombarda. Per gli imprenditori semplificare
significa ridurre gli adempimenti. Ma se questi non riguardano
le competenze della Regione, semplificare significa almeno
permettere all’impresa di adempiere ai suoi obblighi con
facilità di comprensione attraverso un’interfaccia digitale
n. 1 • giugno 2014
unica tramite la quale fornire e acquisire informazioni.
Non va dimenticato che è fondamentale anche il fattore
umano, la possibilità di interagire con funzionari dedicati
che possano aiutare e affiancare le imprese rendendo la
burocrazia snella e chiara. Non dobbiamo dimenticare che
ogni piccolo e medio imprenditore deve fronteggiare anche
le difficoltà di accesso al credito e l’elevato costo del lavoro,
problemi vitali per l’impresa da risolvere senza indugio. È
quindi evidente il motivo del perdurante saldo negativo della
natalità delle imprese e la scelta per il 57% delle aziende di
non inserire nuovo personale in azienda».
A cosa bisogna tendere in particolare dal punto di vista del
Governo regionale?
«La Regione Lombardia ha la possibilità politica e la
capacità sociale ed economica di invertire questa tendenza
recessiva che sta attanagliando il Paese, così da continuare
a essere un sistema territoriale di riferimento internazionale,
non solo per alcuni settori produttivi (moda, design, lusso)
ma anche per il ben più vasto e rilevante, anche dal punto
di vista occupazionale, mondo dell’industria manifatturiera
avanzata. Lo sforzo maggiore deve essere dunque rivolto
ad assicurare un adeguato sostegno alle imprese. Al fine di
rilanciare la competitività del sistema economico lombardo.
È necessario lavorare per ottenere risultati concreti –
creazione di posti di lavoro, riduzione della pressione
fiscale, strategie chiare per le aziende – e per mettere in
campo politiche precise e condivisibili tese a sostenere le
imprese, soprattutto quelle piccole e medie, vero motore di
una crescita per l’intero Paese. Gli imprenditori auspicano
una Regione Lombardia autonoma, che possa incidere
ancora più concretamente e in tempi brevi sulla scelte per il
rilancio dell’economia».
Ha toccato il tema del lavoro, cosa può dirci al riguardo?
«A causa della difficile situazione economica che tutti
stiamo vivendo è opportuno soffermarci sull’importanza del
lavoro, non per semplice demagogia, ma guardando con
occhio propositivo al futuro. I dati recentemente divulgati
sono tutt’altro che positivi: una famiglia milanese su due non
riesce più a risparmiare nemmeno un euro, in Lombardia
nei primi mesi dell’anno i licenziamenti con iscrizione alle
liste di mobilità sono cresciuti di oltre il 45% rispetto allo
stesso periodo del 2013, abbiamo assistito a un incremento
considerevole degli indigenti e dei giovani senza lavoro, non
si fermano i suicidi dei piccoli e medi imprenditori.
Si tratta di statistiche agghiaccianti se pensiamo che dietro
a ogni singolo numero si cela il dramma quotidiano di un
uomo, di una donna o di una intera famiglia. Un dramma
che balza agli onori della cronaca in tempo per riportare la
posizione del politico che dice che è necessario fare presto.
Siamo però drammaticamente già in ritardo. La capacità
di resistenza delle imprese lombarde, provata da anni di
andamenti negativi, è ai limiti.
I piccoli e medi imprenditori da troppo tempo attendono
un segnale forte, convinti che la disoccupazione si possa
combattere solo finanziando lo sviluppo delle imprese.
Abbiamo urlato tante volte che sono le pmi che garantiscono
la tenuta dell’occupazione e generano reddito, si aspettano
quindi una disciplina del lavoro semplice, chiara ed
applicabile, senza oneri amministrativi aggiuntivi che
ostacolino l’operatività. Per noi imprenditori è necessario
dare uno stimolo deciso all’apprendistato e alla formazione
in azienda di tipo professionalizzante, al fine di preservare,
valorizzare e rinnovare le conoscenze specifiche e il know
how. In assenza di interventi significativi e di misure strutturali
di politica economica, aumenteranno sempre più mobilità e
fallimenti, andando a depauperare un territorio che si prepara
la capacità di resistenza delle imprese
lombarde, provata da anni di andamenti
negativi, è ai limiti
ad accogliere un evento internazionale dove l’eccellenza
dovrebbe essere la protagonista. Parlo, ovviamente di Expo
2015. La vetrina italiana sul mondo. Eppure a volte per
preservare il know how di un’azienda basta poco».
Presidente può farci un esempio.
Certo, vi racconto la vicenda di una nostra azienda associata,
nata negli anni Cinquanta e affermata in uno specifico
settore nel mercato dell’edilizia. La crisi internazionale
e ancor più quella che ha colpito il settore, purtroppo
non l’ha risparmiata. Davanti a un calo del 50% della
produzione, la società si è trovata costretta a individuare
strumenti adeguati alla gestione dell’eccedenza di personale
e alla necessità di ridefinire il ciclo produttivo. Invece che
lasciare a casa il personale, imprenditore e organizzazioni
sindacali insieme hanno deciso di avvalersi del contratto di
solidarietà che ha permesso, ancora oggi, di mantenere in
forza l’intero organico aziendale, preservando competenze e
professionalità, pur dimezzando i costi aziendali. L’impresa
si trova ora davanti a un grosso scoglio: chiede e non trova
un buon accordo bancario di ristrutturazione del debito e
ancor di più la fiducia che le banche stesse dovrebbero porre
nei riguardi di un’azienda che si è reinventata e ha utilizzato
le risorse disponibili in formazione e sviluppo. CONFAPI
INDUSTRIA è in prima linea per supportare le aziende in
questi difficili momenti».
Presidente un’ultima considerazione per concludere.
«Sinceramente delle piccole e grandi battaglie che ogni
giorno vivono le pmi, come imprenditore e presidente,
potrei scrivere pagine intere. Ma voglio ricordare che gli
imprenditori, ogni giorno, continuano caparbiamente a
sostenere e a sviluppare il proprio business, ma è sempre
più difficile farlo perché si sentono soli ad affrontare le sfide
quotidiane. Invito i colleghi imprenditori a rivolgersi alla
nostra Associazione nella quale possono trovare un alleato
anche e soprattutto in questo momento difficile. Nonostante
ciò ci rimbocchiamo le maniche, diciamo che la crisi c’è
e va affrontata senza indugio e con coraggio. Sempre più
spesso è la voglia di non mollare a farla da padrone. Ma se le
piccole e medie imprese chiudono, se i campioni del made
in Italy sono costretti per burocrazia, tasse, costo del lavoro
a emigrare, ci sarà sempre meno lavoro.
Lavoro che ricordiamo nasce dalle imprese, vanno create le
condizioni perché possano prosperare insieme».
necessario lavorare per ottenere risultati concreti
– creazione di posti di lavoro, riduzione della
pressione fiscale, strategie chiare per le aziende
– e per mettere in campo politiche precise e
condivisibili tese a sostenere le imprese
lavorare per riattivare un circolo virtuoso nel
mercato interno è la base per il rilancio del
sistema: la ricchezza generata dalle imprese deve
restare in Italia
15
Giovanni Anselmi, consigliere di CONFAPI INDUSTRIA e presidente Unimatica
CONFAPI INDUSTRIA
ed EXPO, spazio alle pmi
Il modello a cui l’associazione sta lavorando prevede la realizzazione di un servizio di supporto completo
alle aziende che potranno realizzare il loro evento FUORI EXPO
CONFAPI INDUSTRIA ha presidiato l’iniziativa voluta
dall’allora sindaco di Milano, Letizia Moratti, fin dalla
sua nascita. All’inizio dell’avventura in pochi sapevano,
e forse ancora pochi sanno, come Milano sia arrivata a
vincere l’EXPO. Dico solo che ci fu una caccia al voto, base
mondo, veramente degna di plauso in quanto ogni stato
vale 1 indipendentemente dalla grandezza, quindi potete
immaginarvi la difficoltà che gli organizzatori di EXPO hanno
avuto nel raccogliere i consensi, ma di tutti quelli piccoli e
16
meno noti. In ogni caso è andata bene, Milano ha vinto su
Smirne. Dalla vittoria in poi si è messa in moto la macchina
di EXPO che, indipendentemente dalle note vicende di
cronaca, è una complessa e riuscita macchina organizzativa,
tanto è vero che Expo 2020 di Dubai ha già chiesto assistenza
e consulenza agli organizzatori di Expo 2015. A differenza
degli altri EXPO, Milano fin dall’inizio ha adottato una
pianificazione innovativa dell’evento dove Internet è, e sarà,
utilizzato per molte attività.
n. 1 • giugno 2014
EXPO 2015, REALIZZATO IL CATALOGO PER I PARTECIPANTI
Uno strumento per supportare i Paesi che parteciperanno all’Esposizione Universale nella progettazione, costruzione e allestimento
del proprio padiglione. Nasce con questo scopo il Catalogo per i
Partecipanti a Expo Milano 2015, ideato dalla società Expo 2015 in
collaborazione con la Camera di commercio di Milano e le principali associazioni di Categoria a livello nazionale e territoriale.
Il Catalogo sarà un market place virtuale, costruito tramite piattaforma telematica, che punta a mettere in contatto i partecipanti
con le imprese per la potenziale fornitura di beni e servizi. Sarà
Promos, azienda speciale della Camera di commercio di Milano, a
coordinare la promozione del Catalogo, coinvolgendo le Camere
di commercio lombarde e di altre regioni italiane, le associazioni di categoria, gli ordini professionali e il global partner di Expo
Milano 2015 Intesa Sanpaolo. Al momento risultano già iscritte
oltre 500 aziende, che coprono in modo omogeneo tutte le merceologie presenti a sistema. Circa il 70% delle imprese registrate
risultano essere pmi. Per registrarsi è necessario accedere online al Catalogo http://fornitori.expo2015.org/ tramite CNS (Carta
Nazionale dei Servizi) o una qualsiasi Smart Card che permetta di
apporre una firma digitale con valore legale; il sistema riconosce
e riporta quindi (tramite verifica di Telemaco sul Registro delle Imprese) i dati societari che occorre confermare. In seguito bisogna
accettare il Regolamento di iscrizione e il pagamento della somma
simbolica. Prima di avviare la registrazione, è richiesto all’impresa/
professionista di verificare la presenza del proprio settore di attività
implementato sul Catalogo.
Fra queste, due attività on line che ci riguardano più
da vicino, sono il catalogo partecipanti, al quale anche
noi abbiamo contribuito, già on line all’indirizzo
http://fornitori.expo2015.org/ ed il portale degli eventi
catalogo.
Attraverso il portale fornitori ogni stato partecipante che
necessiterà di un fornitore di beni o servizi correlati alla
sua presenza potrà trovare direttamente nel catalogo
l’azienda a cui richiedere un preventivo, e questo non
è poco. Ovviamente le grandi commesse sono passate
da apposite gare che sono state puntualmente pubblicate
sul sito EXPO.
Lasciamo stare le solite polemiche sui tempi che sono
sicuro verranno rispettati ed, in ogni caso, se alcune attività
sono partite più tardi la ragione la possiamo trovare anche
nei finanziamenti che sono arrivati più tardi del previsto,
e neanche tutti. Quello che mi interessa sottolineare,
avendo partecipato come rappresentante di CONFAPI
INDUSTRIA ai tavoli EXPO, è l’approccio professionale
ed organizzativo che ho trovato. Ho sempre incontrato
persone molto preparate che sapevano esattamente cosa
volevano e come lo volevano. L’attenzione al risparmio
e all’efficienza ha sempre accompagnato gli incontri e le
idee proposte sono sempre state innovative ed efficaci.
Come CONFAPI INDUSTRIA, quindi, quello che
potevamo fare è stato presidiare, ove possibile, i vari
Tavoli ed informare puntualmente gli imprenditori delle
il mercato della logistica e dei trasporti
lombardo vale circa 12 miliardi di euro, quasi
un terzo del mercato italiano
17
varie opportunità fra cui appunto il Catalogo fornitori, unico
mezzo per partecipare in qualità di fornitore oltre alle gare.
Anche presso il Padiglione Italia è ancora possibile acquistare
spazi espositivi, ma su quello non siamo noi gli interlocutori
ed in ogni caso visto i prezzi abbiamo deciso di concentrarci
su altre iniziative fuori dai padiglioni istituzionali; il FUORI
EXPO.
CONFAPI INDUSTRIA E IL FUORI EXPO
Possiamo definire il FUORI EXPO ogni iniziativa organizzata
al di fuori del sito EXPO.
EXPO considera l’intera nostra penisola territorio di eventi
FUORI EXPO, ma va da sé che gli eventi su Milano saranno
i più visitati e quindi come CONFAPI INDUSTRIA ci siamo
concentrati proprio su questi eventi. Il modello a cui stiamo
lavorando prevede la realizzazione di un servizio di supporto
completo alle aziende che potranno realizzare il loro evento
FUORI EXPO. L’evento potrà comprendere dalla semplice
conferenza fino alla convention aziendale con esposizione
dei propri prodotti. Ogni singolo evento sarà supportato da
un gruppo di lavoro appositamente costituito per fornire
consulenza ed assistenza alla realizzazione dello stesso,
quindi allestimento della location, contatti con la stampa,
pubblicazione dell’evento sui canali ufficiali EXPO sono
solo alcune delle attività che stiamo organizzando. Chi fosse
interessato ad avere informazioni in merito può fin d’ora
mettersi in contatto con l’Associazione. Tutte le aziende
potranno aderire all’iniziativa; stiamo strutturando una serie
di offerte modulabili per soddisfare le vostre esigenze che
siano compatibili con i vari budget di investimento. Il nostro
obiettivo è che tutti gli associati abbiano la possibilità di
“esserci”. Gli eventi saranno inseriti nel portale ufficiale di
EXPO che avrà una parte dedicata agli eventi in generale,
inoltre costruiremo a breve un nostro sito per dare visibilità
alla promozione dei nostri eventi. Abbiamo anche previsto di
realizzare un’apposita APP attraverso la quale tutti potranno
consultare facilmente gli eventi in programma anche da
smartphone.
LOGISTICA, LOMBARDIA PORTA D’ITALIA
Nove mila i posti di lavoro che saranno attivati, 6 mila solo in
Lombardia e 1,8 miliardi di produzione aggiuntiva, di cui 1,2
miliardi in Lombardia. Questa la ricaduta di Expo Milano 2015
sulla logistica; in Lombardia, infatti, il mercato della logistica e
dei trasporti lombardo vale circa 12 miliardi di euro, quasi un
terzo del mercato italiano. La provincia di Milano genera da
sola un fatturato stimabile nella metà del totale lombardo, circa
5 miliardi di euro. Sono quasi 2mila le imprese di logistica e trasporto con fatturato superiore ai 500mila euro in Lombardia e
nelle province di Novara, Piacenza e Verona (che costituiscono
la RLM, la Regione Logistica Milanese). Circa il 36% del totale
si trova nella provincia di Milano (725 imprese), seguita da Bergamo (8%, 165 imprese), Verona (8%, 155 imprese) e Brescia
(7%, 136 imprese). Il 15% (296 imprese) ha sede extra regione
pur operando nell’area logistica milanese. Emerge dalle indagini della Camera di commercio di Milano presentate ad un
convegno sulla logistica promosso dalla Camera di commercio
di Milano, da The International Propeller Club- Port of Milan e
dall’Autorità Portuale di Genova.
Dalla ricerca promossa dalla Camera di commercio di Milano
e dalla Società Expo 2015 e affidata a un team di analisti economici per il periodo 2012-2020 emerge inoltre che la maggior
parte delle opportunità sarà dopo la manifestazione (1,1 miliardi di produzione aggiuntiva e 5.300 unità di lavoro). Nel 2015
saranno 523 milioni di produzione aggiuntiva e 2.500 unità di
lavoro. Prima di Expo 213 milioni di produzione aggiuntiva e
mille unità di lavoro.
la capacità di resistenza delle imprese lombarde, provata da anni di andamenti negativi, è ai limiti
18
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Claudio Devecchi
“Uscire dalla crisi:
qual è il percorso delle
imprese di famiglia italiane”
Le parole chiave anti crisi sono: qualità, sostegno al cliente, trasparenza e dialogo con banche
e fornitori, riunioni continue con i dipendenti, ricerca di nuove opportunità di business, veloce
differenziazione del prodotto/servizio, immissione di equity nella società
Come stanno affrontando (e superando) la crisi le imprese di
famiglia italiane? Sono ancora sbalordite da una crisi che nessuno in Italia ha voluto, generato o causato. Questa è una
crisi importata, è una crisi di paura. Non è una crisi reale ma
puramente finanziaria. Con una classe politica che sinora ha
dato risposte inconsistenti. È chiaro che se il mio fatturato
dipende per il 60% dall’America sono in croce ma questo
20
lo capisce anche un ragazzino. Ma se il mio fatturato è per
il 60% distribuito nel BRIC (Brasile, Russia, Cina) e in India
allora il discorso cambia sostanzialmente e pochi diranno di
essere in crisi nera.
Ancora, se il mio fatturato (della specie B2B) è per il 60%
fatto nei Paesi Africani che si affacciano sul Mediterraneo,
o nell’Indocina non posso essere in crisi. Quindi tornando
n. 1 • giugno 2014
la pelle in quanto non hanalla domanda iniziale:
no riserve (patrimoniali),
come stanno affrontando
mancano di flussi di cassa
la crisi le imprese famipositivi prodotti dalla geliari italiane? Possiamo
stione caratteristica, hanno
rispondere che le migliori
una redditività marginale o
stanno usando le ricette
nulla o negativa. Infine ci
eccellenti: un po’ di taglio
sono i “champions”, quelli
ai costi, occhio sempre
vaccinati per tempo o con
rivolto ai ricavi e ai proalimentazione equilibraspect, uso oculato degli
ta e fisico robusto perché
ammortizzatori
sociali,
adottano regole di vita
clima aziendale ispirato
sana e attenta alle tentaalla fiducia, ricorso all’azioni; questi passano inmor proprio ripetendo
denni dall’epidemia. Sono
– come i rugbysti australe aziende di famiglia che
liani – “siamo dotati di
hanno il credo dell’innoattributi imprenditoriali
vazione, risultano creatirobusti”, dialogando costantemente con gli stakeholder e in particolare con le ban- ve, sono ricche perché il padrone invece che comprare la
che; queste ultime devono ricevere costantemente business Chaienne investe in ICT e in ricerca e sviluppo, hanno capito
plan aggiornati e consuntivi recenti, e così via. Quali sono che il loro capitale intellettuale o i loro intangibili rappresenallora i punti di debolezza delle imprese di famiglia italiane tano la vera ricchezza aziendale e allevano le risorse umane,
rispetto a quelle degli altri paesi europei o degli Usa? Parafra- dedicano loro tempo ed energia, danno fiducia ai loro disando, il nostro sistema economico è come una popolazione pendenti. E non importa che siano in Italia, in Europa o negli
umana quando scoppia un’epidemia di influenza: c’è chi si Usa, basta che seguano queste “golden rules”. Quanto durerà
ammala subito e muore in quanto parte già molto debilitato ancora la crisi per le imprese tipicamente familiari italiane e
o gravemente malato. È il caso, ad esempio, di quelle azien- quali settori andrà maggiormente a toccare? Non possiamo
de familiari che sono cronicamente sotto capitalizzate, che dare una data certa e quindi non siamo in grado di dire quanlavorano in grandissima parte con i soldi altrui (usando una to durerà; ciò dipende da molti fattori economici, sociali, psileva suicida, pari a 4,5,6 volte l’equity e talvolta ben di più), cologici, internazionali. Forse per tutto il 2015 e per il primo
che guadagnano solo evadendo, che hanno prodotti/servizi trimestre 2016 saremo come nelle attuali condizioni: mercati
nervosi, consumatori prufacilmente imitabili ovvero ridenti, banche molto selettive
producibili all’estero al 20%
nell’erogazione del credito. I
di quanto costano in Italia.
Il prof. Devecchi è docente di Transizione generazionale presso
settori che producono comImpossibile salvarle. Ci sono
l’Executive Master PMI e Competitività, il corso dell’Università
Cattolica ALTIS creato su misura per gli imprenditori (e figli
modities o che sono fortepoi i vecchi e i bambini che
degli imprenditori) delle piccole e medie imprese.
mente maturi risultano anche
sono fisiologicamente più
i più deboli. Ma attenzione:
portati a prendere l’influenza
Caratteristiche del Master:
1.
Compatibilità
con
l’attività
lavorativa;
dentro a un settore abbiamo
e le connesse complicazioni,
2. Opportunità di crescita dell’azienda, anche in ottica
visto che ci sono molte eccese non anticipatamente vacinternazionale;
3. Passaggio generazionale.
zioni, soprattutto di aziende
cinati. È il caso, ad esempio,
che non risentono così tanto
di aziende familiari che hanEventi di presentazione del Master
della crisi, perché? Il settore,
no fatto da poco lo star up e
3 luglio 2014, ore 18.00 – Università Cattolica, L.go Gemelli 1,
Milano
non va mai dimenticato, è
che non hanno dimensioni
17 ottobre 2014, ore 18.00 – Università Cattolica ALTIS,
fatto di tanti comparti, ogni
e know how a sufficienza
via S. Vittore 18, Milano
comparto di numerosi merper rimanere a galla; ovvero
Lezione di Operations Management
cati ed è lì e non altrove che
quelle imprese familiari che
Partecipa gratuitamente a una lezione dell’edizione in corso
si gioca la vera e importante
sfibrate da una competizio7 novembre 2014, ore 8:30 – Università Cattolica ALTIS,
via S. Vittore 18, Milano
partita contro la crisi. Esiste
ne ultra trentennale stanno
una ricetta (Best Practices
vivacchiando in condizioni
Per maggiori informazioni contattare Silvia Persi:
Aziendali) per superare la
normali; per loro è quasi [email protected] - 02 7234.8371
www.unicatt.it/pmi
crisi? Certo che esiste, noi la
tematico che in un ambiente
chiamiamo “Kit anti-recesche diventa ostile, ci lascino
21
Focus
“Uscire dalla crisi: qual è il percorso delle imprese di famiglia italiane”
sione” e come CERIF stiamo incontrando molti imprenditori e
spieghiamo cosa fare; ascoltiamo le loro particolari necessità
ed elaboriamo, come dei dress maker, delle soluzioni ad hoc.
Devo poi dire che le PMI si sono dimostrate molto reattive,
in particolare le family business hanno una marcia in più.
Tale marcia è data dalla presenza del nucleo familiare che,
stringendosi intorno ai loro valori alle loro passioni ai loro sogni, genera una tale forza di cambiamento-adattamento senza
eguali e realmente molte di esse riescono ad essere addirittura
proattive.
Le sette parole chiave anti crisi per loro sono: qualità, sostegno al cliente, trasparenza e dialogo con banche e fornitori,
riunioni continue con i dipendenti, ricerca di nuove opportunità di business, veloce differenziazione del prodotto/servizio, immissione di equity nella società.
Siamo stati gli unici in Italia a monitorare dal 2009 al 2014 le
criticità di circa 190 aziende familiari.
Le abbiamo seguite, incontrate, intervistate; con loro abbiamo discusso il modello di business adottato e da adottare,
analizzato il rapporto impresa-famiglia e i cambiamenti da
fare, aiutato a decidere l’assetto economico-patrimoniale e la
ristrutturazione del conto economico e dello stato patrimoniale, esaminato e mappato il livello dei rischi per avere una
“eccellente Basilea2”; il tutto è rappresentato nella Tabella 1
“Matrice delle Criticità per le Imprese di Famiglia nel Periodo di crisi 2009-2014”. La lettura “orizzontale” e “verticale”
fornisce numerosi elementi di originalità. Ma dato il limitato
spazio limitiamoci in estrema sintesi ad indicare quali inse-
gnamenti ne abbiamo tratto e quali percorsi gli imprenditori
hanno intrapreso.
Primo: la pressione tributaria è molto (troppo) pesante in
quanto il prelievo fiscale non consente un sufficiente autofinanziamento per lo sviluppo aziendale; i consulenti non
sempre forniscono soluzioni adeguate; va scartata l’ipotesi di
evasione che pur consentendo “risparmi” d’imposta configura un rischio (non solo economico-finanziario) che potrebbe pregiudicare la situazione attuale e prospettica. Secondo:
il rischio sistemico valutato attraverso l’analisi sistematica e
continua dei fattori esterni influenzanti il business aziendale è
per loro molto elevato e crea un sovraccarico di informazioni
difficili da gestire; non riescono con gli strumenti conosciuti
e con i mezzi finanziari a disposizione a valutare l’attrattività del settore in cui operano soprattutto in termini di futura
redditività potenziale; è però fondamentale avere la mappa
dei rischi per predisporre adeguati strumenti assicurativi di
tutela dall’evento. Terzo: la riduzione della redditività del settore nel tempo è sinonimo anche di futuro incerto e porta
a depauperare l’impresa al motto “impresa povera-famiglia
ricca”; ciò genera il problema-dilemma se vendere (e a quanto) l’impresa di famiglia ovvero riduce lo spazio per i nuovi
ingressi in famiglia di giovani eredi. Infine, il quarto elemento
è dato dalla seguente criticità: la gestione della successione e
della continuazione. Qui la successione genera un aumento
della complessità relativa alla ripartizione dei diritti e delle
responsabilità che va gestita e non subita; e quando non si è
consapevoli delle modalità (per capirci gli strumenti idonei)
le pmi si sono
dimostrate
molto reattive,
in particolare le
family business
hanno una marcia
in più
22
n. 1 • giugno 2014
Matrice delle criticità per le imprese di famiglia nel periodo di crisi 2009-2014
CRITICITÀ
2009/2010
2010/2011
2011/2012
2012/2013
2013/2014
LE MACRO
ARTEE DI
CRITICITA’
60%-82%
Pressione fiscale
Pressione fiscale
Pressione fiscale
Pressione fiscale
Pressione fiscale
AEP
Fonti di finanziamento
Chiusura capitali
esterni
Chiusura capitali
esterni
Chiusura capitali
esterni
Fonti di
finanziamento
AEP
Chiusura capitali
esterni
Fonti di
finanziamento
Fonti di
finanziamento
Fonti di
finanziamento
Chiusura
capitali esterni
AEP
Rischio sistemico
Rischio sistemico
Rischio sistemico
Rischio sistemico
Rischio sistemico
RISK L
Rischio perdita
persone chiave
Rischio perdita
persone chiave
Rischio operativo+
Rischio tecnologico
Rischio perdita
persone chiave
Rischio perdita
persone chiave
RISK L
Rischio perdita
del fondatore
Rischio perdita
del fondatore
+Rischio operativo
Rischio finanziario
+Rischio perdita
persone chiave
Rischio perdita
del fondatore
Rischio perdita
del fondatore
RISK L
Riduzione redditività
del settore nel tempo
Riduzione redditività
del settore nel tempo
Riduzione redditività
del settore nel tempo
Riduzione redditività
del settore nel tempo
Riduzione redditività
del settore nel tempo
BUMO
Capacità di attrarre
persone chiave
Continuità del nome
della famiglia
Continuità del nome
della famiglia
Continuità del nome
della famiglia
Formazione
del personale
BUMO
Formazione
del personale
Servizio al cliente+
Organizz.ne confusa
Organizzazione confusa
+Accesso ai mercati esteri
Accesso ai mercati
esteri
Capacità di attrarre
persone chiave
BUMO
Gestione
della successione
e continuazione
Gestione
della successione
e continuazione
Trasferimento
della cultura familiare
Gestione
della successione
e continuazione
Gestione
della successione
e continuazione
RIF
Trasferimento della
cultura familiare
Assetti organizzativi
Gestione della
successione e
continuazione
Trasferimento
della cultura familiare
Assetti organizzativi
RIF
Assetti organizzativi
Trasferimento
della cultura familiare
Organi (societari
e non) di governo
Organi
societari e non)
di governo
Trasferimento
della cultura familiare
RIF
57%-71%
51%-57
43%-55%
per affrontare concretamente questo processo i fattori condizionanti di tale processo successorio diventano troppo numerosi per essere gestiti ordinatamente; ne deriva – poi – che
il fenomeno successorio è destabilizzante perché non viene
la pressione tributaria è molto
(troppo) pesante in quanto il prelievo
fiscale non consente un sufficiente
autofinanziamento
per lo sviluppo aziendale
considerato in anticipo e quindi affrontato senza alcuna pianificazione.
Avremo occasione nel prossimo futuro di ritornare operativamente e concretamente su queste decisioni.
Claudio Devecchi, Professore Ordinario
di Strategia e Politica Aziendale nell’Università Cattolica di Milano. Nella stessa
Università: Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione per gli Studi
Aziendali e Manageriali (ASAM); Amministratore Unico del Centro di Ricerca
sulle Imprese di Famiglia (CERIF). Socio
in alcune PMI e Start Up. Vice Presidente
Vicario dell’Associazione Italiana Private
Banking (AIPB). Consigliere indipendente in Società quotate. Recentemente ha pubblicato Problemi,
criticità e prospettive dell’impresa di famiglia”, Vol. I, Vita &
Pensiero, Cattolica University Press, 2007-2013, pp. 383.
23
artner & Co.
a cura di Atradius Italia - www.atradius.it
Proteggere il cash flow dai
mancati pagamenti, la proposta
di Atradius alle aziende italiane
Massimo Mancini, Country manager di Atradius Italia
L’espansione dell’economia globale comporta, anche per le
aziende italiane, la necessità di
affrontare un certo numero di sfide, per restare competitive e crescere sui mercati internazionali.
Ciò è particolarmente vero se si
considera il tessuto economico
del nostro Paese, costituito per
oltre il 90% da PMI, gran parte
delle quali ha dimostrato di avere
un forte vocazione all’internazionalizzazione.
In particolare, oggi sono i mercati emergenti ad offrire le più interessanti opportunità commerciali, che la debolezza della nostra
domanda e la contrazione dei consumi interni non sono al momento in grado di garantire. Attenzione però: operare sui mercati
internazionali può rivelarsi una carta vincente, ma qui non ci sono
garanzie. Qui il percorso di crescita delle aziende nostrane può
voler dire affrontare rischi politici e commerciali piuttosto complessi. Tra questi, uno dei più attuali è rappresentato dai ritardi di
pagamento o dall’insolvenza degli acquirenti, siano essi sul mercato interno o all’export. Si tratta di rischi che possono compromettere seriamente la crescita di un’azienda o, nella peggiore delle
ipotesi la sua sopravvivenza. E ciò risulta del tutto evidente se si
considera che i crediti commerciali costituiscono in media tra il
20% ed il 40% dell’attivo.
Ecco perché si riscontra da parte delle aziende italiane un sempre maggiore interesse verso strumenti intesi a mitigare gli impatti
delle criticità riferite ai tempi d’incasso delle fatture. In particolare
per ciò che riguarda le operazioni sull’estero. Si va dalla preliminare verifica di solvibilità dei clienti, all’attività di monitoraggio
del rischio cliente, lungo tutta la catena dei rapporti commerciali
dell’azienda. Tuttavia, è l’assicurazione del credito lo strumento
strategico che offre la protezione del portafoglio clienti maggiormente integrata con una serie di servizi accessori alla copertura
assicurativa. Questo per contenere il pregiudizio derivante dall’inadempienza dei debitori, e riuscire a gestire il portafoglio crediti
nella maniera più redditizia possibile.
In particolare, assicurare i crediti commerciali contro il rischio di
insolvenza o mancato pagamento dei clienti significa proteggere la
propria attività dal rischio che sorge nel momento in cui il cliente
dell’impresa fornitrice non riesce a far fronte ai propri impegni di
pagamento alle scadenze pattuite. La tipologia di rischio, dunque,
è la mancata soddisfazione del credito che l’impresa fornitrice
vanta nei confronti del cliente. Le motivazioni di base sono riconducibili a difficoltà finanziarie sopravvenute del cliente oppure,
nel caso di copertura per rischio politico a decisioni di carattere
governativo o istituzionale, prese da un Paese, che di fatto impediscono il buon esito dello scambio commerciale tra fornitore e
cliente. Ciò che determina le difficoltà finanziarie a carico di
un’azienda, o più in generale, all’interno di un settore specifico
possono essere diverse, come la scarsa liquidità dovuta ad una cattiva gestione dei crediti interna, o il rallentamento dell’economia,
per citarne alcune.
Assicurando i crediti, di fatto si trasferisce il rischio d’insolvenza dei clienti su una compagnia specializzata nella gestione dei
crediti commerciali, in modo tale che le aziende possano concentrarsi sulla loro responsabilità principale: garantire la crescita
del business e dell’utile. Nonostante questo importante aspetto,
occorre dire che, ad oggi, l’indice di penetrazione dell’assicurazione dei crediti presso le aziende italiane è uno dei più contenuti
d’Europa. Complice forse, ma non solo, un aspetto culturale nostrano di approccio da parte dell’utenza al prodotto assicurativo
credito, inteso più come esigenza di copertura dell’evento e meno
come prevenzione del verificarsi del fenomeno, aspetto questo più
diffuso all’estero. Oltre a ciò, è nel trait d’union assicurazione dei
crediti e attività di erogazione del credito bancario la vera propulsione all’uso dello strumento assicurativo.
In questo contesto si colloca la proposta di Atradius alle aziende
italiane: affiancarle in ogni fase del ciclo di gestione dei loro crediti commerciali, grazie alla particolarità di una copertura assicurativa specifica, a misura delle esigenze di ogni tipologia di azienda.
Si tratta della polizza Modula di Atradius, a tutela dal rischio di
insolvenza e da una serie di rischi aggiuntivi, che vanno dalla co-
assicurando i crediti, di fatto si trasferisce il rischio d’insolvenza dei clienti su una compagnia
specializzata nella gestione dei crediti commerciali, in modo tale che le aziende possano concentrarsi
sulla loro responsabilità principale: garantire la crescita del business e dell’utile
24
n. 1 • giugno 2014
pertura di contratti, alla copertura degli ordini confermati, ai
rischi di natura politica per i crediti all’esportazione. Modula
si integra con una serie di servizi a valore aggiunto, primo fra
tutti il sistema on line [email protected] per la gestione dei limiti di
credito, collegato a una Banca Dati con oltre 100 milioni di
imprese a livello mondiale. Attraverso tale sistema, l’azienda
assicurata può gestire la propria polizza direttamente sul web,
ed inviare in autonomia le richieste di affidamento, verificando
da sistema le decisioni degli analisti. Ma non è tutto. La polizza
include anche un servizio di recupero crediti giudiziale e stragiudiziale attraverso [email protected], un sistema on line di aggiornamento su tutte le fasi di recupero del credito insoluto in Italia
ed all’estero: l’opportuna strategia di recupero è personalizzata
sul cliente, sempre nel rispetto dei suoi rapporti commerciali
in essere. Ed i costi di recupero sono normalmente in carico ad
Atradius. In aggiunta, il servizio accessorio Atradius Buyer Rating, che fotografa un’istantanea dell’affidabilità del portafoglio
crediti dell’assicurato, sulla base dei rating attribuiti dai nostri
analisti dei rischi.
“In questi anni, la nostra attività di assicuratori del credito,
specializzati anche nel recupero crediti e nelle fideiussioni è
stata quella di essere al fianco dei nostri clienti, che da sempre seguiamo in ogni fase del ciclo di gestione del portafoglio
crediti con un approccio in linea con l’evoluzione del contesto
economico” afferma Massimo Mancini, country manager di
Atradius per l’Italia.
«La sfavorevole congiuntura economica, e la maggior prudenza degli istituti deputati a erogare credito, si sono rivelati concreti temi di riflessione sulla necessità di tutelare i bilanci dal
rischio d’insolvenza e nel ricercare strumenti di credit enhancement capaci di riqualificare l’attivo circolante delle imprese.
In questo contesto, è il nostro compito di assicuratori del credito quello d’individuare le politiche più adatte per offrire un
sostegno efficace alle aziende italiane.
Sappiamo bene che un’azienda non può crescere con successo
senza contemplare il comune rischio di impresa correre rischi.
Per questo – continua Mancini - vogliamo sostenere i nostri
clienti riducendo il loro rischio di impresa facendoci carico del
rischio commerciale delle vendite. I rischi si possono gestire,
e noi possiamo aiutare le aziende a proteggere il cash flow dai
clienti inadempienti. Rischiare può portare ad ottenere risultati
straordinari. E con Atradius si è liberi di rischiare».
i ritardi di pagamento o l’insolvenza
degli acquirenti sono i rischi che possono
compromettere seriamente la crescita di
un’azienda o, nella peggiore delle ipotesi,
la sua sopravvivenza
La sede centrale di Atradius ad Amsterdam, Olanda
25
Carmine Pallino, responsabile Servizio fiscale, gestionale, societario
Fiscalità locale,
ancora più tasse!
Oltre alle nuove imposte si è registrata una tendenza ad aumentare le aliquote di quelle già esistenti
I dati estratti dal conto economico consolidato delle amministrazioni pubbliche (fonte ISTAT), e di seguito riepilogati,
dimostrano come negli ultimi 25 anni si sia verificato un
costante aumento di imposte, a scapito di cittadini privati e
imprese. Le imposte dirette e indirette sono valorizzate, sommando le imposte prelevate dalle amministrazioni centrali e
quelle prelevate dalle amministrazioni locali.
Nello specifico, per amministrazioni centrali si intendono la
presidenza del Consiglio dei Ministri e ministeri e tutti gli
organi costituzionali e di rilievo costituzionale, mentre per
amministrazioni locali sono intesi Regioni e province autonome, Province, Comuni, comunità montane e unioni di
Comuni.
Come ben visibile dallo schema sopra riportato, l’incremento
maggiore si registra dal 2007 ad oggi in relazione alle imposte dirette delle amministrazioni locali, che da un prelievo di
CONTO ECONOMICO AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE
300.000
250.000
EURO
200.000
150.000
100.000
Imposte Indirette
Imposte Dirette
50.000
Fonte: Istat
26
2013
2012
2011
2010
2009
2008
2007
2006
2005
2004
2003
2002
2001
2000
1999
1998
1997
1996
1995
1994
1993
1992
1991
1990
0
ANNI
n. 1 • giugno 2014
2007
2008
2009
2010
2011
2012
2013
Amm.
Pubbliche
Indirette
227.098
215.842
206.403
217.883
221.651
234.373
225.847
Dirette
233.170
239.644
222.185
226.050
226.366
237.132
238.452
Amm.
Centrali
Indirette
151.935
145.594
143.409
153.129
154.626
162.975
156.228
Dirette
203.697
206.700
192.511
194.790
194.196
201.923
203.450
Indirette
75.163
70.248
62.994
64.754
67.025
71.398
69.619
Dirette
29.473
32.944
29.674
31.260
32.170
35.209
35.002
Amm.
Locali
Fonte: Istat - Ufficio fiscale, gestionale, societario
29 milioni di euro circa, è passato a 35 milioni di euro. Lo
strumento attraverso il quale si è perpetrata la crescita delle
imposte è la fiscalità locale (diretta, quella che si computa nel cuneo fiscale), che è aumentata malgrado i tagli dei
trasferimenti da Roma alle municipalità, anche nel 2013.
Fiscalità che peraltro è lo strumento di finanziamento di
servizi essenziali per i cittadini: asili nido, scuole materne,
assistenza domiciliare, sostegno alla non autosufficienza,
politiche abitative, tutela ambientale, trasporto pubblico locale, politiche educative e culturali. Quanto sopra, dimostra
che sin dal 2007, il mancato versamento nelle casse degli
enti locali è ampiamente compensato dall’aumento di imposte locali, tra cui:
• Addizionale comunale
• Addizionale regionale
• Iuc - Imposta unica comunale (Imu-Tari-Tasi)/ICI
• Imu - Imposta municipale propria
• Addizionale provinciale all’accisa sull’energia elettrica
• Trasmissione dei dati Ici - Iscop
• Aliquote IRAP
• Ipt - Imposta provinciale di Trascrizione
• Imposta Rc Auto
• Tares - Tributo comunale sui rifiuti e sui servizi
• Tasse automobilistiche
Come tutti ben sappiamo, nel corso degli ultimi anni, abbiamo assistito ad un vero e proprio boom di nuove imposte.
Basti pensare all’IMU, che nell’ultimo anno si è trasformato
in IUC, accorpando le altre imposte, anch’esse evolutesi nel
tempo, TASI e TARI.
Senza contare che oltre alle nuove imposte vi è una tendenza ad aumentare le aliquote di quelle già esistenti.
Nel 2014, infatti i sindaci potranno alzare l’aliquota dell’attuale TASI di un altro 0,8 per mille sulla prima casa, passando dal 2,5 al 3,3 per mille, oppure sulle seconde case,
salendo dal 10,6 all’11,4 per mille. Per le imprese del
comparto produttivo questo incremento vale almeno 700
milioni di euro ovvero circa il 70% dell’incremento della
suddetta imposta per le imprese.
Inoltre, da quest’anno il decreto attuativo del federalismi fiscale 2013 prevede per le Regioni a Statuto ordinario, quale la Lombardia, la facoltà di ulteriori aumenti dello 0,6%
che si aggiungono a quelli già possibili (0,5%) sull’aliquota
base, fissata ormai all’1,23% sull’addizionale IRPEF.
Nei mesi tra giugno e luglio furono inizialmente previste
ben 29 tra tasse e tributi vari da liquidare. Per le suddette
scadenze il Governo ha previsto nel documento economico oltre 75 miliardi di euro, 40 dalle famiglie e 35 dalle
aziende, che «al netto del gettito riconducibile ai contributi
previdenziali» dovrebbero entrare nelle casse dello Stato.
Tuttavia tali incrementi, in termini di aliquote e in termini
di nuove imposte, non sembra essere sufficiente, in quanto
ancor maggiore è il taglio del gettito fiscale che dalle amministrazioni centrali dovrebbe passare alle amministrazioni
locali. Tuttavia, l’analisi delle imposte locali è solo uno degli
elementi per la corretta valutazione della pressione fiscale,
che come noto, è determinato dall’ISTAT come rapporto tra
imposte più contributi sociali e PIL (Prodotto Interno Lordo). Tra le imposte, infatti, bisogna considerare quelle dirette che confluiscono alle amministrazioni locali e centrali
(sul reddito e sul patrimonio, come IRPEF e IRES), quelle
indirette, anch’esse da distinguere tra locali e centrali (su
produzione e importazioni, come IVA, dazi doganali, bolli)
e quelle in conto capitale, per cui vale lo stesso discorso
(prelievi eccezionali effettuati a intervalli irregolari, come
le imposte di successione). I contributi sociali sono invece
quei trasferimenti versati dai contribuenti ad enti pubblici
o privati al fine di erogare prestazioni sociali (INPS, INAIL
ecc.). L’aumento di questi indicatori, non sempre determina
un aumento della pressione fiscale, e ciò avviene qualora il
PIL (valore complessivo di beni e servizi prodotto all’interno
di un Paese in un certo lasso di tempo) aumenta contestualmente all’incremento delle imposizione fiscale. Tuttavia in
questa fase di recessione con un PIL basso o negativo, la
pressione fiscale risulta fortissima poiché l’aumento delle imposte, come sopra analizzato, si rapporta ad un PIL
decrescente, determinando così livelli di pressione fiscale
insostenibili. L’ISTAT mostra un aumento pesante della pressione fiscale nel secondo trimestre del 2013. I dati rivelano
come il livello impositivo in Italia sia del 43,8% nel trimestre
aprile-giugno, pari ad un +1,3% rispetto allo stesso periodo del 2012 e di e + 4,7% rispetto al trimestre precedente.
favorire la ripresa e sostenere i consumi richiede
importanti cambiamenti nel modo di concepire la
fiscalità e quindi il rapporto tra cittadini e pubblica
amministrazione
27
Focus
CONTO ECONOMICO AMMINISTRAZIONI LOCALI
80.000
70.000
60.000
50.000
EURO
40.000
30.000
20.000
Imposte Indirette
Imposte Dirette
10.000
2013
2012
2011
2010
2009
2008
2007
2006
2005
2004
2003
2002
2001
2000
1999
1998
1997
1996
1995
1994
1993
1992
1991
1990
0
ANNI
Fonte: Istat
Tutte le suddette variabili, determinano una contrazione dei
risparmi, che portano ad un effetto deflattivo sui consumi.
La situazione sta divenendo insostenibile.
Inoltre oltre all’imposizione diretta, siamo invasi da imposte
indirette che condizionano pesantemente il sistema produttivo, già in calo. Come ben visibile dal grafico che analizza
il flusso impositivo che dai contribuenti si sposta agli enti
locali, le imposte dirette e indirette aumentano considerevolmente negli anni, ma in maniera diversa, dando ampio
spazio a quelle indirette.
Favorire la ripresa e sorreggere i consumi richiede importanti cambiamenti nel modo di concepire la fiscalità e
quindi il rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione.
tra le imposte bisogna considerare quelle dirette
che confluiscono alle amministrazioni locali e
centrali, quelle indirette, anch’esse da distinguere
tra locali e centrali e quelle in conto capitale
l’ISTAT mostra un aumento pesante
della pressione fiscale
28
Questo articolo è curato dal Servizio fiscale, gestionale, societario di CONFAPI INDUSTRIA. Per
informazioni o approfondimenti contattare il
servizio ai seguenti recapiti: Tel. 02.67140221
indirizzo mail: [email protected]
n. 1 • giugno 2014
Innovare, imperativo per
la piccola impresa
In Europa il capoluogo lombardo è al settimo posto per brevetti dopo Monaco, Parigi e
altre due aree francesi
Nonostante la crisi, le imprese continuano a puntare
sull’innovazione. Secondo una stima della Camera di commercio
di Milano su dati del Monitor Imprese del Servizio studi dell’ente
camerale, nel milanese, nonostante il periodo di difficoltà,
un’impresa su cinque investe. Nel 2014 si riprende, infatti, a
investire soprattutto in software (49% di chi investe contro circa
il 40% del 2013) e in ricerca e innovazione di prodotto (34%
rispetto al 33%). Secondo un’elaborazione della Camera di
commercio di Milano su dati 2013 UIBM (Ufficio Italiano Brevetti
e Marchi), EPO (EuropeanPatent Office), registro delle imprese
inoltre sono 16mila le imprese milanesi nell’innovazione, prima
in Italia, su un totale nazionale di 146mila. Oltre 2mila i brevetti
in un anno a Milano. In Europa Milano è al settimo posto per
i brevetti dopo Monaco, Parigi e altre due aree francesi (Isère e
Hauts de Seine), Berlino e l’olandese Brabant. Nella classifica
europea per i brevetti tecnologici ICT.
Innovare però per le piccole e medie imprese associate a
CONFAPI INDUSTRIA non significa soltanto per contrastare alla
crisi, ma anche aprirsi a nuove opportunità individuando nicchie
promettenti. Ma per diversificare e innovare bisogna investire
sulla formazione e sul confronto, anche con realtà internazionali.
E andare oltre e trovare nuove soluzioni è stato il leit motive che
ha contraddistinto molte aziende. Abbiamo incontrato alcuni
imprenditori per farci raccontare come non hanno accettato
il lento peggioramento dei risultati dato dalla situazione
congiunturale senza porsi la domanda: quali azioni nuove o
diverse posso mettere in campo per valorizzare il mio patrimonio
di risorse esistenti?
per diversificare e innovare bisogna investire sulla formazione e
sul confronto
29
Imprese dal vivo
Innovazione, la risposta delle pmi alla crisi
CICERI DE MONDEL Srl
Stampa 3D, il filo che dà rilievo ai progetti
Da una sperimentazione nata da un’esigenza di autoconsumo l’azienda è passata ad una
produzione industriale
della produzione in serie con la produzione personalizzata e ad
avere invece che pochi centri produttivi tante “micro fabbriche”.
L’Economist, che ha dedicato al movimento dei makers una copertina, ha parlato di possibile “terza rivoluzione industriale”».
A poche settimane dal “Robots & Makers Milano Show”, la prima
fiera dedicata alla robotica ed ai makers tenutasi a Milano il 29 e
30 marzo, incontriamo Luciana Ciceri e Antonio Berera, titolari
della Ciceri de Mondel Srl. Fondata nel 1917 la Ciceri de Mondel
si presenta sul mercato delle materie plastiche come produttrice di
lastre estruse in PST , ABS e SAN da oltre due decenni.
La produzione, inizialmente di medaglie, si è diversificata nel corso degli anni nel settore delle minuterie metalliche fino a comprendere la realizzazioni di cornici.
Negli anni Cinquanta viene avviata l’attività di argentatura per la
produzione in proprio di specchi.
Negli anni Sessanta la produzione degli specchi viene privilegiata
ed ulteriormente potenziata negli anni Settanta quando vengono
installati i macchinari necessari per la realizzazione di cornici in
plastica termoformate. Abbiamo chiesto ai due titolari di spiegarci
la loro nuova avventura imprenditoriale.
Antonio Berera, ci può chiarire cosa si intende esattamente per
“makers”?”
«In parole povere il “maker” è l’evoluzione del tradizionale appassionato di “fai da te”, è cioè l’hobbista che utilizza la tecnologia
per la realizzazione dei propri progetti. Quello dei makers viene
oggi riconosciuto come un vero e proprio movimento culturale
contemporaneo. Il campo di interesse dei cosidetti makers spazia
dalla realizzazione fai da te di apparecchiature tecnologiche, alla
lavorazione di legno e metallo e, più recentemente, all’utilizzo
delle stampanti 3D. La “cultura maker” si basa su alcuni pilastri
fondamentali: l’open source, la condivisione dei risultati e la produzione personalizzata. L’idea è cioè che grazie alla libera circolazione delle idee e alla sperimentazione di nuove tecnologie e
materiali si possa ottenere un nuovo tipo di produzione, su bassa
scala e talmente personalizzata da potersi considerare addirittura
esclusiva per un unico utente. La produzione di “ciò che serve dove serve” potrebbe portare, dicono i teorici, alla sostituzione
30
Luciana Ciceri cosa ci faceva un’azienda di estrusione di
lastre termoplastiche come la vostra al “Robots & Makers
Milano Show”?
«La Ciceri de Mondel Srl, fondata nel 1917, in quasi 100 anni di
attività ha visto vari cambiamenti a livello produttivo, per dedicarsi dagli anni Settanta in poi esclusivamente all’estrusione di materie plastiche, principalmente HIPS, ABS e metacrilato. Un paio di
anni fa mio marito Antonio ha acquistato una piccola stampante
3D da utilizzare per la prototipazione. Esaurite le bobine di filo
acquistate e non soddisfatto della qualità dei prodotti trovati sul
mercato ha effettuato una modifica all’estrusore di laboratorio utilizzato per la campionatura dei colori per auto-prodursi qualche
rotolo di filo. Da una sperimentazione nata da un’esigenza di autoconsumo siamo passati velocemente ad una produzione industriale. In poche parole abbiamo ampliato la nostra produzione
aggiungendo alle lastre filo per stampanti 3D con tecnologia FDM
in polistirolo ed ABS con il nostro nuovo marchio: FILO ALFA».
Continua Antonio «Il mercato è in rapidissima evoluzione ed allo
stesso tempo è tutto da scoprire. Le possibili applicazioni del-
con queste nuove tecnologie è possibile replicare
in casa dei processi industriali che fino a pochi anni fa
era impensabile far uscire dalle fabbriche
n. 1 • giugno 2014
Robots and Makers Show è stata fondamentale. Gestendo un’attività industriale i cui clienti sono esclusivamente a loro volta aziende, infatti, non avevamo esperienza nella gestione del rapporto
“business to client”. Con queste nuove tecnologie è possibile replicare in casa dei processi industriali che fino a pochi anni fa era
impensabile far uscire dalle fabbriche, è quindi corretto fornire
tutte le informazione disponibili in merito a prodotti e processi
in modo da evitare inutili allarmismi ma anche da consigliare un
adeguato utilizzo del prodotto. Ecco perché abbiamo voluto inserire nel nostro sito una sezione “salute e sicurezza” che rispecchia
l’approccio che abbiamo in azienda. Tale sezione è stata infatti
realizzata a partire da analisi chimiche degli “inquinanti aerodispersi in ambiente di lavoro” dove come ambiente si è presa
una stanza ed il lavoro è quello di una stampante 3D che utilizza i nostri materiali. Siamo molto orgogliosi di questa contenuto,
sviluppato con il supporto dei tecnici di CONFAPI INDUSTRIA
SERVIZI, sia perché siamo convinti dell’utilità pratica che ha per i
nostri clienti, sia perché ci differenzia da qualsiasi altro rivenditore
del settore».
la stampa 3D sono tantissime e sicuramente molte sono ancora
da immaginare. Al di là delle sperimentazioni più scenografiche
come la stampa di case in argilla o di pizze per gli astronauti,
la stampa 3D viene già usata per produrre, ad esempio, componenti hi-tech di jet e apparecchi acustici. Il nostro progetto è di
entrare nel mercato come produttori di filo per stampanti FDM. Il
punto di partenza, e il nostro punto di forza, è un’esperienza più
che trentennale nel campo dell’estrusione delle materie plastiche,
esperienza che ci dà la certezza di proporci nel settore del filo assolutamente preparati sia per quanto riguarda il processo produttivo, sia per quanto riguarda la conoscenza dei materiali plastici e
delle loro caratteristiche. Siamo convinti quindi di poter garantire
un’ottima qualità del prodotto. Inoltre intendiamo anche offrire
al cliente la possibilità di ordinate colori a richiesta dato che ci
avvaliamo di un laboratorio di colori interno alla nostra azienda».
Antonio, come intendete inserirvi nel mercato?
«Al momento i produttori di filo sono quasi esclusivamente cinesi
e americani che si appoggiano ad alcuni grossi rivenditori europei
per coprire quasi completamente le esigenze del mercato con la
vendita on-line. Anche i nostri prodotti sono disponibili on line.
Per il momento siamo sul mercato con filo del diametro di 1.75
e 3 mm in HIPS e ABS, ma stiamo sperimentando l’uso di diversi
polimeri per cui a chi è interessato ai nostri prodotti suggeriamo
di seguirci sul sito dedicato al settore filo www.filoalfa3D.com. Il
messaggio che noi però intendiamo comunicare ai nostri clienti,
e che cerchiamo di trasmettere attraverso il sito, è che come produttori abbiamo le migliori conoscenze del prodotto, delle sue
caratteristiche e del suo modo di impiego».
Continua Luciana: «A questo proposito l’esperienza del Milano
Antonio, i vostri clienti sono quindi solo utilizzatori finali?
«Oltre all’utente finale ci proponiamo come fornitori dei Fab Lab,
quei luoghi dove sono messe a disposizione delle stampanti 3D
per chi vuole stampare il proprio progetto e non ha la stampante
a casa, un po’come le copisterie di una volta. Ovviamente, ma
dipenderà anche dall’evoluzione che avrà il mercato, puntiamo
ad inserirci nei settori produttivi: pensiamo, oltre che alla prototipazione, all’industria e al design».
Conclude Luciana «Un’altra possibilità che vorremo esplorare, più
per convinzione personale che per business, è quello della collaborazione con le scuole. Alcuni licei ed istituti tecnici si sono
infatti già dotati di stampanti 3D da utilizzare in affiancamento ai
tradizionali corsi di disegno tecnico. Se la Barilla sta facendo sperimentazione per produrre pasta con le stampanti 3D noi lasciamo
loro acqua e farina e continuiamo la ricerca nel campo delle materie plastiche per proporre dei fili che ci auguriamo possano essere
di spunto per la nascita di nuove idee».
le possibili applicazioni della stampa 3D sono tantissime e sicuramente molte sono ancora
da immaginare
31
Imprese dal vivo
Innovazione, la risposta delle pmi alla crisi
KEZAL Srl
Trent’anni alla ricerca della “perfezione del prodotto”
Il costante orientamento alla qualità, sia nei prodotti che nei servizi, ha permesso all’azienda
di Pieve Emanuele di essere riconosciuta a livello globale in un mercato altamente competitivo
che. La funzione di R&S è orientata all’ecosostenibilità dei
nuovi prodotti e la punta di diamante del vasto portafoglio
prodotti è il distaccante a base acqua che viene personalizzato in base alle esigenze del cliente e che garantisce effetti più performanti rispetto a quelli del classico distaccante
a base solvente ed è ad impatto ambientale zero. Tra le innovazioni tecnico-scientifiche degne di nota e che hanno
permesso l’affermazione dell’azienda all’estero si possono
annoverare i prodotti a basso impatto ambientale realizzati
a “base acqua” e la “verniciatura nello stampo”, processo
che permette di ridurre i tempi e i costi di produzione delle
suole in poliuretano».
Lavorate con l’estero? Quali differenze e difficoltà riscontate?
«Il 90% del fatturato proviene dall’estero. La differenza
principale è che nei nuovi mercati emergenti le aziende
sono aperte a conoscere ed adottare prodotti innovativi
mentre in Italia vi è una forte resistenza dovuta a timori nel
convertire la produzione con prodotti a base acqua. Nonostante siano stati adottati già da anni da aziende estere con
fatturato anche di 600.000.000 euro annuo».
Fondata nel 1984, Kezal Srl è una impresa italiana con 30 anni
di esperienza nella produzione di prodotti chimici utilizzati
nell’industria delle materie plastiche, della rifinitura delle pelli e
degli accessori. “Essere sempre al passo con i tempi e innovare
i prodotti…” è la chiave del successo di Luigi Mariani, titolare e
fondatore di Kezal e, infatti, i chimici altamente qualificati che
lavorano in azienda creano costantemente nuove soluzioni inseguendo la “perfezione di prodotto”. Con base a Pieve Emanuele,
in provincia di Milano, e una consociata a Civitanova Marche,
oggi la piccola e media impresa è presente in tutti i continenti.
Abbiamo parlato con la Dott.ssa Beatrice Mariani dei successi che
contraddistinguono da trent’anni la Kezal e delle sfide del futuro.
32
Prodotti unici?
«Vernici a base acqua per EVA, PVC, TR e PU».
Partecipate a fiere ed eventi? È utile per il vostro lavoro?
«Partecipiamo a fiere di settore nei Paesi d’interesse, collocando uno stand aziendale, in media cinque volte l’anno.
Nelle principali fiere la Kezal ha una presenza costante da
oltre un decennio. Ciò risulta molto utile per farsi conoscere ma soprattutto per poter mostrare direttamente ai potenziali clienti i risultati ottenibili con l’utilizzo dei nostri prodotti ed instaurare di persona le future collaborazioni. Relazioni
personali con i clienti si sono sempre dimostrate importanti nei
rapporti commerciali dell’azienda. La Kezal “ci mette la faccia” e
costruisce così rapporti basati sulla fiducia e la stima personale».
Qual è il core business dell’azienda e come state affrontando il
periodo di difficoltà che contraddistingue l’industria manifatturiera?
«La gamma dei nostri prodotti comprende: vernici per materie
plastiche, distaccanti, paste coloranti, prodotti vari per il finissaggio pelli e materiali naturali. Kezal serve i settori footwear,
automotive e furniture. Questo orientamento all’innovazione e
l’ingresso in nuovi mercati ha permesso alla pmi non solo di non
risentire della crisi ma di attraversare una fase di forte crescita».
Oltre alla particolarità dei vostri prodotti, cosa date “in più” alla
vostra clientela?
«Il costante orientamento alla qualità, sia nei prodotti che nei servizi, ha permesso alla Kezal di essere riconosciuta a livello globale in un mercato altamente competitivo. Il personale tecnico e
commerciale è sempre a disposizione della clientela per capire
e studiare le diverse problematiche legate alle singole esigenze e
per rispondere con proposte personalizzate e affidabili».
L’innovazione è stata una degli ingredienti della vostra ricetta
“anticrisi”?
« Da oltre 10 anni la Kezal si è specializzata nella produzione di
prodotti eco sostenibili per il poliuretano ed altre materie plasti-
Cosa potrebbero fare le istituzioni per sostenere maggiormente
l’industria manifatturiera?
«I problemi sono quelli noti diffusamente: mancanza di sovvenzioni e finanziamenti, eccesso di burocrazia, tasse così elevate da
n. 1 • giugno 2014
«in Italia vi è una forte resistenza dovuta a timori
nel convertire la produzione con prodotti a base acqua»
portare le imprese sane a richiedere prestiti per poter adempiere
ai propri obblighi fiscali.
Per ricollegarci all’aspetto delle fiere di settore estere, lo Stato
tedesco copre interamente i costi dell’acquisto dello stand delle
proprie imprese, pagando per metà il biglietto aereo ai rappresentanti aziendali; l’Italia prevede invece una copertura parziale
minima di tutte le spese di rappresentanza».
Quali possono essere secondo voi le sfide future per le aziende
italiane?
«Noi riteniamo che parte del declino del settore industriale italiano sia da imputare alla staticità delle nostre imprese. La resistenza
riscontrata verso i prodotti a base acqua non si può spiegare diversamente; nonostante mediamente i prezzi unitari siano maggiori
rispetto a quelli di prodotti a base solvente, la quantità di impiego
è di 1:3 o 1:2, permettendo così alla fine un buon risparmio, migliori risultati ed impatto ambientale 0 con conseguente riduzione
dei costi di smaltimento e rischi di incendi e danni sulla salute dei
lavoratori. Le nostre aziende dovrebbero dunque porsi in gioco,
riformularne le regole e scommettere sull’innovazione anziché
cercare una cieca guerra di prezzi ( che conduce inevitabilmente
ad una riduzione o della qualità o dei margini con conseguente diminuzione delle risorse per effettuare nuovi investimenti).
Escludendo la strada dell’innovazione, l’Italia porterà sul mercato
globale un’offerta obsoleta e dagli scarsi guadagni allontanandoci
da quella di successo della Germania che, al contrario, aumenta
i prezzi, aumenta la tecnologia e la qualità e aumenta così il proprio successo nello scenario internazionale».
l’orientamento all’innovazione e l’ingresso in nuovi mercati ha permesso alla Kezal non solo di non
risentire della crisi ma di attraversare una fase di forte crescita
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Imprese dal vivo
Innovazione, la risposta delle pmi alla crisi
RI.FRA Mobili Srl
L’eccellenza del made in Brianza esposta a New York
All’interno dell’azienda è presente un centro di ricerca e sviluppo interno che si dedica allo
sviluppo di nuovi ed innovativi prodotti
da Giovanni Rivolta che, negli anni Trenta avvia nell’industriosa provincia milanese, una piccola bottega di falegnameria. Nel
1970, con la volontà di caratterizzare la denominazione aziendale, nasce RIFRA; nel 1983
Rifra si evolve da produttore conto terzi in industria autonoma che progetta, realizza e commercializza
arredo bagno di qualità. Quest’anno un ulteriore svolta 2014 viene introdotto il catalogo cucine. Quasi una trentina di dipendenti,
duemila e cinquecento metri quadro di stabilimento caratterizzato dalla presenza di produzione interna (falegnameria, verniciatura ed imballaggio) e uffici (commerciale, marketing, centro
Stile, amministrazione ed acquisti) fanno della RI.FRA uno dei
fiori all’occhiello della Brianza. Dei successi e delle nuove sfide
che attendono la RI.FRA ne abbiamo parlato con Matteo Rivolta.
Matteo Rivolta,
amministratore di
RI.FRA Mobili Srl
RI.FRA Mobili Srl è da sempre riconosciuta come un’azienda che
fornisce al mercato prodotti di qualità. Qualità che nasce e si
sviluppa trasformando la materia prima in prodotto finito. Materie prime di qualità e dedicate al mondo bagno, risorse umane esperte e motivate, unite all’ultima tecnologia disponibile sul
mercato pongono il prodotto RI.FRA ai vertici della produzione
“made in Italy” di mobili. in particolare la falegnameria è in grado
di produrre sia “su misura” che prodotti specifici, soddisfacendo
le esigenze della clientela; mentre il reparto di verniciatura pone
il livello di finitura all’apice della
qualità del mercato dei mobili da
bagno.
RI.FRA Mobili Srl, da sempre attenta agli input di mercato, interpretati con intuito e sensibilità, ha
raggiunto al compimento dei suoi
quarant’anni, il traguardo di “una
qualità globale personalizzata”.
Design caratterizzato da linearità di
forme e colori, versatilità delle proposte e attenzione scrupolosa a materiali e finiture posizionano i prodotti RI.FRA ad un livello qualitativo elevato, aderente ai gusti e alle
richieste di una clientela esperta ed
esigente. La storia Rifra è, infatti,
riconducibile a una serie di tappe
significative, percorse nell’arco di
oltre settant’anni di attività.
L’ideale
punto di partenza è rappresentato
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Per far fronte alla crisi si dice che per pmi debba fare in modo
che la qualità sia la differenza. Voi come attuate questa massima?
«Il nostro obiettivo è la soddisfazione del cliente. A tal proposito
offriamo al mercato sia prodotti che servizi di qualità. Per i primi ci avvaliamo delle più moderne tecnologie per la produzione
del mobile, offendo la massima personalizzazione del prodotto,
mentre per i secondi, offriamo ai nostri clienti progetti personalizzati anche in 3d, consulenza artistica sui più importanti progetti
ed un servizio clienti operativo, con diverse persone che parlano,
oltre l’italiano, l’inglese, il francese ed il tedesco».
Come riuscite a mantenere una posizione leader sul mercato?
«Attraverso ingenti investimenti in marketing, come la presenza nelle più importante fiere del settore, quali il salone del
n. 1 • giugno 2014
Lo stabilimento della RI.FRA Mobili Srl
mobile di Milano (con 3 stand), ISH a Francoforte, Batibouw a
Bruxelles ed ICFF a New York . Inoltre offriamo un catalogo aggiornato ogni anno, e abbiamo attivato una strategia di direct
marketing sul web».
Lavorate con l’estero? Se sì quali sono le principali difficoltà che
incontrate?
«Il nostro fatturato è sviluppato all’80% all’estero, e non incontriamo nessuna difficoltà, anzi il cliente estero è molto attento alla
qualità ed al design dei nostri prodotti, oltre che essere sensibile
al fascino del “made in Italy”».
Mi racconta della vostra esperienza a New York?
«Il nostro debutto a New York è datato 2003, in qualità di soci di
un consorzio italiano che raggruppava 7 marchi leader dell’arre-
Lo staff dell’azienda di Gerno di Lesmo
damento del made in Italy. Con i nostri soci abbiamo aperto uno
showroom nella zona di SoHo. A seguire abbiamo partecipato
alla fiera ICFF sempre a New York, ed iniziato con i primi lavori
conquistando la fiduci dei primi clienti. Oggi abbiamo 2 showroom che espongono i nostri prodotti, e lavoriamo anche con architetti leader, che inseriscono le nostre cucine ed i nostri bagni in
prestigiosi progetti».
Qual è la vostra ricetta anticrisi?
«Investimenti in marketing per rafforzare il marchio e un forte
team commerciale dedicato alla vendita. Ricerca e Sviluppo di
prodotto. Investimenti in produzione per mantenere alta l’asticella della qualità. Rispetto delle persone che lavorano in e per
l’azienda, con l’obbiettivo strategico di una crescita formativa».
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Imprese dal vivo
Innovazione, la risposta delle pmi alla crisi
Comesterogroup Srl
I sistemi di gestione dei micropagamenti che danno
una marcia in più al business
L’offerta di Comesterogroup si evolve: i tradizionali sistemi di accettazione di contante e
cashless si arricchiscono di nuove funzioni per la promozione delle vendite, la fidelizzazione
della clientela, il controllo a distanza e l’m-payment.
Oggi il self-service si sta imponendo sempre di più come
canale distributivo strategico. Crescono le occasioni
di consumo fuori-casa e si
consolidano nuovi modelli
di business legati alla fruizione di servizi pubblici e privati in modalità unattended
(non presidiata): autolavaggi,
lavanderie self service, fontane dell’acqua, chioschi internet, distributori automatici
di snack, bevande e prodotti
tecnologici, family entertainment center (FEC)…
La sicurezza nelle transazioni e la continuità del servizio
possono essere resi possibili
solo da sistemi di gestione
dei pagamenti affidabili e
certificati, che oggi si evolvono per rendere ancora più competitivi questi business. Lo scenario che si sta delineando è quello
di un’integrazione vincente tra tutti i sistemi di pagamento, in
contante o contactless (chiavette, carte fedeltà, carte di debito e
credito…), così da mettere sempre i consumatori nelle condizioni di poter effettuare un acquisto. Non solo. I sistemi cashless,
in particolare, grazie alla memoria disponibile e ai software collegati di programmazione permettono di registrare tutti i dati di
contabilità e di essere utilizzati come sistemi evoluti di gestione
delle vendite. Infine, grazie alle ampie possibilità di interfacciamento possono essere collegati a dispositivi esterni di rilevazione
dei dati e a moduli di telemetria e controllo a distanza.
Il settore della distribuzione automatica è un esempio emblematico. Secondo i dati diffusi dall’Associazione di settore, il settore
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occupa oggi in Italia più di
30 mila addetti suddivisi nella filiera tra chi produce le
macchine, i sistemi di pagamento, prodotti e accessori
e le imprese che installano
e gestiscono le apparecchiature presso l’utenza. Ed è
proprio in questo settore che
Comesterogroup ha ricevuto
di recente nuovi e importanti
risultati.
The Vending Industry Award
è un concorso organizzato da Vending International
e dall’Automatic Vending
Association (AVA) ossia l’associazione britannica della
distribuzione automatica,
per premiare quelle aziende che nell’ultimo anno si
sono contraddistinte per prestazioni, tecnologia e innovazione
nel mercato della distribuzione automatica.
Comesterogroup è una delle 3 aziende finaliste nella categoria
“Best Components Company”, unica azienda produttrice di sistemi di pagamento.
Ne abbiamo parlato con la Direzione Comesterogroup.
Chi è Comesterogroup? Quali sono le vostre carte vincenti?
«Comesterogroup è un gruppo internazionale, leader nella fornitura di sistemi di pagamento elettronico e apparecchiature per
gestioni self-service. Investimenti continui nella ricerca e sviluppo, risolutezza nel promuovere innovazione tecnologica, grande attenzione alla qualità dei prodotti e al servizio offerto: sono
queste, in sintesi, le carte vincenti che hanno permesso al nostro
n. 1 • giugno 2014
gruppo di ritagliarsi un ruolo di primo piano nei settori del vending, del carwash, delle case dell’acqua e dell’intrattenimento,
e di conquistare nuovi mercati emergenti. Il valore aggiunto che
ci riconosce il mercato è il fatto di essere un gruppo molto unito
di professionisti della vendita, della consulenza e dell’assistenza, capace di dare risposte reali e tempestive. Crediamo che la
condivisione di esperienze e competenze sia la chiave del nostro
successo. I nostri clienti non si accontentano più di una chiavetta
di pagamento, ma ci chiedono un sistema di gestione evoluto,
che dia valore alla vendita e che apra nuove opportunità di business. Per questa ragione abbiamo messo in campo quest’anno nuovi progetti di sviluppo, sempre più orientati al servizio e
puntiamo a sviluppare con i nostri clienti più fedeli delle vere e
proprie partnership tecnologiche».
Com’è strutturata la vostra rete distributiva?
«Comesterogroup è presente in 50 paesi attraverso 4 filiali europee e una rete capillare di centri di Distribuzione e Assistenza.
Ogni filiale opera direttamente sul territorio in stretta sinergia con
la sede centrale. Questo tipo di organizzazione mette a disposizione dei clienti la flessibilità di un partner locale e la capacità
produttiva di un gruppo internazionale.
Quale sono le caratteristiche distintive della vostra offerta?
L’offerta Comesterogroup è unica e universale. Unica sul mercato, include oltre 100 sistemi di pagamento, cambiamonete e
apparecchiature per gestioni self-service, in grado di adattarsi a
ogni esigenza. Comesterogroup sviluppa inoltre progetti custombased e offre servizi di consulenza e supporto per l’adozione di
nuove soluzioni integrate, che portano benefici e opportunità di
business a tutte le gestioni self-service. In particolare la gamma cashless WorldKey è nata per offrire al mercato un cashless
evoluto, in grado di entrare con facilità nelle abitudini di tutti i
consumatori e di semplificare la gestione. WorldKey è già predisposta per soddisfare tutte le possibili evoluzioni che sta vivendo
il mondo dei micro-pagamenti e per gestire le transazioni con un
telefono cellulare NFC-enabled.
Le novità di COMESTEROGROUP
WorldKey FPos: Kit Cashless – carte di credito e debito
Grazie alla partnership stretta con FlagPay, Comesterogroup è in grado di offrire oggi una soluzione integrata per gestire i micro-pagamenti elettronici in modo semplice, sicuro ed economico. Comesterogroup e FlagPay hanno strettamente collaborato per completare le rispettive offerte
attraverso la creazione di un nuovo Kit Cashless, denominato WorldKey FPos, che si compone di un’unità CPU WorldKey e di una testa di lettura
3 in 1 (MS Chip e Contact-less) omologata EMV per l’accettazione delle carte di credito e delle carte di debito internazionali. Il Kit WorldKey
FPos, grazie all’infrastruttura di pagamenti FlagPay, si interfaccia con i principali Acquirers attraverso il collegamento GPRS o Ethernet e con tutte
le vending machine tramite il protocollo MDB o Executive. Il rispetto degli standard SEPA garantisce l’accredito delle transazioni in T+1,vale a
dire il giorno successivo al pagamento, sul conto del beneficiario. Il sistema nel suo complesso consente anche una gestione multibanca.
Partecipano al progetto la società RFTech S.r.l. già partner di Comesterogroup e la società PayTipper S.p.A., un Istituto di Pagamento autorizzato da
Banca d’Italia, anch’essa già partner di FlagPay. In questo modo Comesterogroup può fornire ai propri clienti una soluzione tecnologica completa
di servizi di gestione delle transazioni elettroniche provenienti da POS e di servizi di Acquiring tramite PayTipper.
Cashless WorldKey: La gestione è WiFi
La nuova interfaccia WiFi di WorldKey permette di gestire in modo semplice e intuitivo la rilevazione dei dati di Audit su tutti i distributori
automatici di snack e bevande installati nella stessa locazione. È sufficiente installare la nuova unità Wifi sul distributore automatico. Sarà così
possibile interfacciare al sistema cashless Worldkey: il palmare utilizzato per lo scarico dei dati di audit o qualsiasi altro dispositivo dotato discheda di connessione WiFi. L’unità WiFi è compatibile con tutti i sistemi cashless WorldKey (WorldKey, WorldKey Move, WorldKey UltraLite,
WorldKey Lite e EuroKey Next). L’unità è inoltre già predisposta, sempre sfruttando connessione WiFi, per l’aggiornamento della configurazione
e del firmware di bordo dei dispositivi cashless interfacciati.
Reika: Servizio di Telemetria per la D.a.
Dopo il successo ottenuto negli ultimi mesi, raggiungendo quasi le 14.000 installazioni all’attivo su macchine OCS, Reika si prepara a entrare
nel mondo della Distribuzione Automatica e a introdurre nuovi vantaggi nella gestione, nel controllo e nella programmazione delle Macchine
Vending, grazie all’integrazione vincente con WorldKey Lite. Tra le funzioni principali: possibilità di rilevare in tempo reale i dati contabili,
individuare eventuali sottoscorte o termine del prodotto e gestire l’anagrafica clienti tramite un qualsiasi dispositivo (PC, tablet e smartphone).
Gettoniere Rendiresto: Sicurezza Certificata BCE
Sul fronte del contante grande protagonista sarà infine la nuova gettoniera rendiresto a 6 tubi RR6 HD PRO, un’evoluzione di prodotto a PROva
di gestione, a PROva di sicurezza, a PROva di guadagni, che ha già ottenuto la certificazione della Banca Centrale Europea.
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artner & Co.
Malware, anche le pmi
sono sotto tiro
È una partnership all’insegna della sicurezza informatica dedicata alle PMI quella siglata tra Check
Point Software Italia e CONFAPI INDUSTRIA: piccoli e medi imprenditori avranno a disposizione
soluzioni ad hoc per essere protetti da cyber crime, spyware e furti d’identità
Spesso si tende a considerare la sicurezza informatica un aspetto
che riguarda solamente le organizzazioni di dimensioni più grandi. Perché sono quelle che gestiscono gli asset più significativi, in
termini sia di denaro che di quantità di dati, ma anche perché sono
quelle più visibili. Non sempre però questa percezione risponde
alla realtà, e le piccole aziende non sono per forza più sicure rispetto alle grandi. Un recente studio della National Cyber-Security
Alliance ha mostrato come il 67% degli attacchi registrati nel corso del 2012
abbia in realtà
riguardato realtà sotto i 100
dipendenti.
Piccole aziende nel centro
del mirino
Sono
molti
i motivi che
possono spingere un hacker
a dirottare le
proprie attenzioni su realtà
di dimensioni
più contenute.
Livelli di difesa più bassi,
innanzitutto.
Che possono
dipendere da
una disponibilità di budget minore o da una carenza di skill specifici. La stessa
ricerca ha evidenziato come il 90% delle PMI non disponga di
un IT manager a tempo pieno, e come il 70% non offra ai propri
dipendenti un training specifico per la sicurezza su Internet. Si
tratta di dati statunitensi, che però trovano una conferma puntuale
anche a casa nostra. IDC ad esempio mette in luce come il 44%
delle PMI italiane non abbia un referente interno od esterno in
materia di security, e come il 73% delle stesse aziende dedichi
al tema della sicurezza IT meno di un decimo del budget disponibile.
E non è detto che la semplice adozione delle contromisure di base
38
sia sufficiente, se non viene affiancata da una comprensione più
approfondita dei temi di base. Un’altra ricerca, questa volta di
Assintel e condotta sulle PMI lombarde, ha mostrato quanto sia
spesso superficiale l’approccio adottato da queste realtà. Anche se
il 99% delle aziende ha messo in campo le misure minime di sicurezza, solo il 58% le ha estese a tutte le macchine (server e client)
presenti in azienda. Senza contare che solo il 39% delle aziende
dichiara di aggiornare regolarmente sistemi operativi e programmi, e che in totale risulta protetto solo il 21% degli accessi wi-fi.
Tutti
motivi
oggettivi che
rendono particolarmente appetibili le PMI
agli
hacker,
che
possono
superare con
una relativa facilità barriere
spesso fragili
e non per forza efficaci. Gli
asset custoditi
da una piccola azienda
non avranno
lo stesso valore
rispetto a quelli delle grandi
corporation,
ma restano sicuramente di
grande interesse per gli hacker, lanciati come sempre alla ricerca di dati personali ed informazioni sensibili, da usare nelle loro
successive attività criminali (di phishing e non solo), quando non
direttamente di valori economici.
In questo scenario, l’unico modo in cui le PMI si possono difendere in modo efficace è quello di alzare il proprio livello di consapevolezza, da un lato rispetto ai dati sensibili da difendere (quali
sono, dove si trovano, quali sono le modalità d’accesso), dall’altro rispetto alla cultura della sicurezza in azienda, che in troppi
casi deve essere elevata tramite un percorso di formazione, che
deve riguardare sia i responsabili della security che i singoli utenti,
n. 1 • giugno 2014
chiamati a riconsiderare i propri comportamenti in un’ottica
più ampia. Parallelamente, devono dotarsi di tecnologie adeguate, possibilmente gestite e di facile utilizzo, che però devono essere fatte rientrare in un piano di sicurezza più ampio.
Oggi più che mai, la sicurezza aziendale non può più essere
limitata a un insieme di tecnologie, avanzate quanto si voglia, ma deve discendere da un quadro d’insieme, nel quale
la visione dei responsabili aziendali e la consapevolezza degli
utenti giocano un ruolo almeno altrettanto importante. Indipendentemente da quanto grande sia la propria azienda e da
quanto strategiche siano le informazioni che conserva.
Check Point, da sempre attenta alle esigenze delle PMI, collabora con CONFAPI INDUSTRIA che, oltre alla consulenza
completamente gratuita, offre alle imprese aderenti consigli
e strumenti concreti per risolvere specifiche problematiche
aziendali. In particolare, Check Point offre ai suoi clienti protezione senza compromessi contro tutti i tipi di minacce, diminuisce la complessità e riduce i costi totali di possesso.
A seguito del successo riscontrato lo scorso anno, Check Point
e CONFAPI INDUSTRIA hanno rinnovato la partnership per
tutto il 2014, volta a promuovere la sicurezza delle PMI che,
specialmente oggi, sono tra i principali bersagli presi di mira
dai criminali informatici che perpetrano attacchi alla sicurezza di vario tipo, furti di identità e di informazioni aziendali
sensibili.
una linea di dispositivi, chiamati appliance 600. Si tratta di
dispositivi all-in-one progettati esplicitamente per le aziende
di piccole e medie dimensioni, in grado di offrire protezione
dalle più recenti ed avanzate minacce informatiche. Facili da
installare e gestire, le appliance 600 racchiudono in un dispositivo compatto e dall’ingombro limitato tutte le funzionalità
di sicurezza che sono necessarie alle piccole imprese per affrontare con tranquillità l’impatto quotidiano con il cyber crime, garantendo continuità operativa e proteggendo in modo
efficace il business.
Le appliance 600 di Check Point offrono sicurezza completa
per garantire che i dipendenti ed i dati delle piccole aziende
siano costantemente protetti. Le Appliance 600 sono già dotate di funzionalità di livello enterprise, tra cui firewall, VPN,
intrusion prevention (IPS), anti-virus, anti-spam, application
control e URL filtering. Ma soprattutto, hanno le stesse avanzate funzionalità di next-generation firewall e threat prevention
che si trovano sui prodotti Check Point utilizzati dalle aziende
più grandi, come tutte le Fortune 100.
Le appliance 600 sono facili da installare e gestire anche per
i non-professionisti dell’IT. Opzioni flessibili di gestione via
web vengono offerte attraverso un’interfaccia utente semplice
ed intuitiva. E con una serie di policy di sicurezza predefinite,
le piccole aziende possono avere la loro sicurezza a disposizione nel giro di pochi minuti.
Appliance dedicate alle piccole e medie imprese
In particolare, per risolvere queste necessità di sicurezza
quanto mai concrete delle PMI, l’azienda ha reso disponibile
Le caratteristiche principali delle appliance Check Point 600:
• Sicurezza di livello enterprise, a costi contenuti – a partire
da 399 dollari
• Un unico dispositivo per accesso Internet, connettività di
rete e sicurezza
• Avanzate funzionalità di firewall, IPS, next-generation firewall
e threat prevention
• Gestione web-based, semplice
ed intuitiva, perfetta per le piccole imprese
• Più reti wireless di accesso, con
la possibilità di accedere ad Internet in modalità “guest”, limitando
l’accesso alla rete corporate
Ulteriori informazioni sull’offerta
Check Point dedicata alle piccole
e medie imprese sono disponibili
su: www.checkpoint.com/smb.
39
Arabia e made in Italy,
nuove opportunità
Con un PIL la cui crescita media annua si attesta intorno al 5%, l’Arabia Saudita è la 20esima potenza
economica al mondo
L’Arabia Saudita è un attore geopolitico di assoluto rilievo nello scacchiere mediorientale. Negli anni ha rivestito un ruolo fondamentale
nella stabilità regionale, in particolare, per la soluzione del conflitto
israelo-palestinese ed il contenimento della minaccia nucleare iraniana. Forte è anche la sua ambizione a svolgere un ruolo sempre
più importante in seno al Consiglio di Cooperazione del Golfo (con
sede a Riyadh e costituito da Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait,
Oman e Qatar) ed alla Conferenza della Cooperazione Islamica (con
sede a Gedda e che conta 56 Stati membri). Il paese è guidato da
una monarchia ereditaria fondata sui principi dell’Islam che si contraddistingue per un sistema politico molto statico caratterizzato da
incertezze legate alla successione al trono. Negli ultimi anni sono
ARABIA
Capitale: Riyadh
Forma di governo: monarchia
Membro di: G-20, IMF, IMO, OPEC, UN, UNCTAD,
UNESCO, UNIDO, UNRWA, UNWTO, WHO, WIPO, WTO
Superficie: 2,149,690 km2
(fonte: CIA the world factbook 2014)
Popolazione: 27,345,986 (previsione luglio 2014)
Valuta: 1 rial saudita = 0,20 e (aggiornato a 06/06/2014)
40
state sempre più insistenti le richieste di riforme democratiche, di
azioni a tutela delle minoranze e per la riduzione della disoccupazione giovanile.
Il quadro economico
Primo produttore al mondo di greggio con circa 260 miliardi di barili pari alla quarta riserva mondiale e detentore di circa il 4% delle
riserve mondiali di gas naturale (pari a 7,3 mila miliardi di metri
cubi), l’Arabia Saudita deve alla produzione di idrocarburi le immense ricchezze del Paese.
L’economia nazionale, tradizionalmente legata alle esportazioni di
petrolio e dei suoi derivati ha iniziato ad orientarsi sin dagli anni
settanta verso settori “non-oil” attraverso la realizzazione di piani
quinquennali di sviluppo che hanno permesso al PIL di quadruplicare. Negli ultimi anni l’elevato consumo interno di petrolio, la
scoperta di nuovi giacimenti in altre nazioni ed il crescente impiego di energie rinnovabili nel pianeta hanno fatto registrare, pur in
percentuali ridotta, un iniziale flessione delle esportazioni portando
ad una spinta considerevole verso la differenziazione della produzione nazionale. La popolazione saudita è in aumento e si stima un
conseguente incremento della forza lavoro del 3,5% nel prossimo
quinquennio. Con un PIL la cui crescita media annua si attesta intorno al 5%, oggi l’Arabia Saudita è la 20esima potenza economica al
mondo. Secondo le stime più recenti, il reddito pro-capite crescerà
n. 1 • giugno 2014
il principale motore della crescita saudita è stata ed è
tuttora la spesa pubblica, sia corrente (sussidi e salari)
che per gli investimenti, finanziata attraverso i ricavi
derivanti dalla vendita di petrolio
dai 18.400 euro registrati nel 2011 ai 26.200 euro previsti per
il 2020. Il principale motore della crescita saudita è stata ed è
tuttora la spesa pubblica, sia corrente (sussidi e salari) che per gli
investimenti, finanziata attraverso i ricavi derivanti dalla vendita
di petrolio. I piani di sviluppo nazionale hanno previsto la costruzione di sei nuove città (economic cities).
di cui due già avviati (King Abdullah City, a nord di Gedda e la
Prince Abdulaziz Bin Mesaed Economical City). La Riyadh Development Authority (RDA) ha approvato anche un investimento
che include la realizzazione di oltre 3000 progetti nell’ambito
dell’edilizia residenziale, dei trasporti pubblici e delle infrastrutture per la viabilità per un valore totale di oltre 75 miliardi di
USD. Tali investimenti porteranno a una crescita non solo nel
campo immobiliare dove è registrata una carenza di unità abitative che ha spinto il governo a preventivare la realizzazione di
almeno 500.000 nuove unità, ma contribuiranno all’incremento
del PIL, entro il 2020, di 150 miliardi di USD.
uno sponsor, cioè un
partner saudita, con
un rapporto di collaborazione disciplinato contrattualmente
e debitamente registrato. Si segnalano l’assenza di tassazione
sul reddito personale e l’obbligo per le società investitrici di
pagare il 20% sul profitto netto
(Corporate Tax). Il paese, che
ospita i luoghi di culto principali
dell’Islam ed è meta di pellegrinaggi, ha visto crescere negli ultimi anni gli investimenti nel settore
turistico e si attende conseguentemente un aumento delle entrate legate al settore. Il governo mantiene il monopolio del settore
petrolifero attraverso l’impresa di stato Aramco. Gli investimenti
stranieri nel settore sono ammessi solo per gli investimenti di base,
mentre per la commercializzazione è esclusa un’eventuale apertura a capitali esteri.
Gli investimenti
L’Arabia Saudita rappresenta il mercato finanziario maggiormente capitalizzato della regione. Il settore è caratterizzato da una
regolamentazione non ancora adeguata ed una corporate governance tendenzialmente poco propensa agli investimenti stranieri. In linea generale l’operatore economico straniero può operare nel territorio del Regno dell’Arabia Saudita soltanto tramite
%
25
Rapporti con Italia
La posizione geografica in cui si colloca l’Arabia Saudita, le ha
permesso di divenire sempre più un crocevia privilegiato tra Africa,
Asia ed Europa. Recenti studi effettuati dall’ufficio ICE di Riyadh
totale beni
media 2014-2017
esportazioni Italiane di beni in Medio oriente (var. %) Fig. 42
20
15
Medio Oriente
9,0
Qatar
8,3
Arabia Saudita
9,2
Eau
9,0
10
QUAtAR
ARABIA SAUDITA
eAU
5
0
2011-2013
2014
2015
2016-2017
MeDIo oRIeNte
Fonte: SACE SRV
Contributo degli investimenti lordi al Pil (%) Fig. 41
%
50
45
hanno individuato nei macchinari ed apparecchiature, computer,
prodotti di elettronica ed ottica,
apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione ed orologi
i prodotti stranieri maggiormente
richiesti. Il “Made in Italy” per il
cliente saudita generalmente con
elevato potere d’acquisto resta
sempre identificato con gli articoli a forte componente di lusso,
esclusività ed elevata sofisticazione. I macchinari italiani costituiscono un riferimento per svariati
settori dell’industria saudita e la
loro esportazione sta tendendo
ad espandersi accompagnando la
crescita dell’economia saudita.
40
35
30
25
20
15
10
5
0
2011-2013
Fonte: Eiu
2014
2015
2016-2017
QUAtAR
ARABIA SAUDITA
eAU
la posizione
geografica in
cui si colloca
l’Arabia Saudita,
le ha permesso di
divenire sempre
più un crocevia
privilegiato tra
Africa, Asia ed
Europa
41
Gabriele Ghini, Managing Director Transearch Italia
Manager italiani all’estero, una
grande opportunità per le aziende
È nato un progetto innovativo finalizzato alla creazione di una community internazionale tra i
migliori manager italiani stabilmente residenti all’estero
Negli ultimi anni abbiamo letto con sempre maggiore frequenza e
toni costantemente allarmistici della fuga dei migliori cervelli italiani all’estero. Dal nostro osservatorio privilegiato di “cacciatori di
teste” abbiamo potuto constatare la crescita tumultuosa di manager
qualificati che si sono trasferiti all’estero in maniera stabile, o con le
proprie famiglie “italiane” o costruendosi una famiglia in loco e che
non hanno intenzione di rientrare in Italia se non per le vacanze o
da pensionati.
Fino a pochi anni fa quando cercavamo manager internazionali le
nostre ricerche cadevano inevitabilmente su candidati inglesi, americani, olandesi o tedeschi. Una consolidata tradizione di esperienze estere favorite dalla propensione delle loro aziende nell’aggredire
nuovi mercati con un approccio ben strutturato, efficienti supporti
da parte del paese di origine, facilità e abitudine nel costruire comunità locali hanno facilitato questo trend. In maniera scherzosa attribuivamo le resistenze italiane a un espatrio di lunga durata, al cibo,
al clima, alle conoscenze linguistiche, alla “mamma”, guardando
con fare un po’ altezzoso gli stranieri che, non potendo vantare questi “benefit”, erano ben disponibili a partire. In tempi più recenti – e
finalmente – abbiamo invece cominciato a identificare ed entrare in
contatto con manager italiani di grande spessore professionale che
hanno deciso di stabilirsi in paesi stranieri anche complessi e che si
sono o si stanno integrando nel tessuto sociale ed economico locale con ottimo successo sia di grandi sia di medio-piccole aziende.
Manager e professional italiani hanno cominciato a dare la propria
disponibilità al trasferimento senza promesse/prospettive di rientro
per poter crescere professionalmente e fare quei passi di carriera
che sarebbero stati esclusi rimanendo saldamente radicati in patria.
Da queste osservazioni è nato un progetto innovativo denominato
“manager italiani senza frontiere” finalizzato alla creazione di una
community internazionale tra i migliori manager italiani stabilmente
42
residenti all’estero. Gli obiettivi sono vari: fornire rapidamente un
panel di manager selezionati e altamente qualificati alle aziende
italiane che, resesi conto che l’unica possibilità di sviluppo è all’estero, decidono di impostare in maniera professionale le loro strategie di espansione; permettere ai manager italiani residenti nei vari
paesi di fare gruppo tra loro, di conoscersi, di facilitare la vita delle
loro famiglie trovando conterranei in loco; favorire la circolazione di
informazioni di prima mano sui vari paesi, visto che la crescita dei
mercati sta avvenendo anche o soprattutto in aree non facili, quali
Indonesia, Africa, Far East; fornire informazioni qualificate su aspetti
quali versamenti pensionistici e simili, per i quali non c’è sempre, in
azienda, la necessaria competenza.
In pochi mesi questa community è cresciuta esponenzialmente con
quasi duemila partecipanti con esperienze nelle principali aree che
caratterizzano l’economia italiana quali la meccanica di precisione,
food & beverage, lusso, fashion e altre, sommate a forte competenza
geografica in specifiche aree del mondo.
Abbiamo potuto verificare una elevata disponibilità a lavorare per
aziende italiane con progetti di espansione internazionale seri e sostenibili, preferibilmente in contatto diretto con l’imprenditore.
Quanto sopra, unito al desiderio conscio o inconscio di poter contribuire allo sviluppo dell’Italia nel mondo ne fanno una potenziale
risorsa di grande importanza a disposizione del nostro tessuto industriale.
manager e professional hanno
cominciato a dare la propria disponibilità
al trasferimento senza promesse/
prospettive di rientro per poter crescere
professionalmente
Cascina Caremma
Immersa nel verde del Parco del Ticino, Cascina Caremma è un’azienda agricola di trentasei ettari biologica
certificata dal 1992.
È stata tra le prime in Lombardia a credere nell’attività agrituristica,
convinta che biodiversità e gastronomia siano due elementi necessariamente legati.
Riso, farine, salumi, birra, vino sono solo alcuni dei frutti della sua terra generosa.
Azienda agricola e agrituristica
Via Cascina Caremma, 2 – 20080 Besate (Mi) – www.caremma.com – tel. +39 02 9050020 –
[email protected]
Agrate brianza, inaugurato
il generatore eolico verticale
Il prototipo è stato realizzato da un’azienda brianzola con l’aiuto di progettisti aerodinamici,
meccanici ed elettronici e aziende specializzate nel settore del carbonio e di compositi
«In un periodo caratterizzato dalla più grave crisi economica mondiale verificatasi dal dopoguerra ad oggi, A.C.e. Srl ha fortemente
creduto nel binomio ricerca&innovazione ponendosi un obiettivo
che ha il sapore di sfida: quello di creare esclusivamente con le
proprie forze un prodotto per la produzione di energia elettrica,
ad alto contenuto tecnologico, che si sgancia completamente dal
mercato legato ad incentivi statali e che si propone ad un’utenza
privata, industriale e agricola consapevole dell’utilizzo di energia
elettrica in autoproduzione, grazie all’ausilio di accumulatori».
Così Donatella Scarpa, imprenditrice brianzola a capo di A.C.E.
Srl – azienda associata a CONFAPI INDUSTRIA – al taglio del nastro del primo prototipo del generatore eolico verticale da 3 kw
denominato Ecolibri installato presso la sede dell’azienda di Agrate
Brianza e realizzato grazie a progettisti aerodinamici, meccanici
ed elettronici e a aziende specializzate nel settore del carbonio e
di compositi.
«La decisione di uscire sul mercato con un generatore eolico ver-
le dimensioni relativamente ridotte
e il design pulito e lineare, rendono
facile l’installazione e ridotta la
manutenzione del generatore grazie
ai materiali di pregio utilizzati
44
ticale di basso impatto ambientale, e in accumulo, ci pone come
prima azienda brianzola in questo settore – ha spiegato l’imprenditrice -. Le dimensioni relativamente ridotte, 3 metri di diametro e 5
di altezza, e il design pulito e lineare, rendono facile l’installazione
e ridotta la manutenzione del generatore grazie ai materiali di pregio utilizzati: carbonio per le vele e acciaio per le parti meccaniche. Esso potrà essere utilizzato in zone montane non raggiunte
dalla rete elettrica o nelle zone marittime o lacustri, o in agricoltura
per servizio a pompe di irrigazione, a serre o allevamenti. È quindi
dedicato a un vasto mercato di piccole aziende in settori diversi e
per differenti tipi di servizi».
«Il prototipo del generatore eolico verticale – ha spiegato Stefano
Valvason, direttore generale di CONFAPI INDUSTRIA – dimostra
ancora una volta come siano proprio le piccole e medie imprese
a “tenere duro” nonostante burocrazia e balzelli, a continuare a
credere nel sistema Paese, cercando nuovi sbocchi e nuovi prodotti
che garantiscono una ricaduta economica ed occupazionale del
territorio».
Ecolibri è dedicato a un
vasto mercato di piccole
aziende in settori diversi e
per differenti
tipi di servizi
n. 1 • giugno 2014
Abbiategrasso, tra crisi
economica e voglia di ripresa,
le pmi “giocano in difesa”
Davanti all’incertezza evidenziata dall’indagine congiunturale, le aziende rimandano investimenti e
nuove assunzioni
«Agli imprenditori abbiatensi, i piccoli, piccolissimi segnali di ripresa evidenziati dall’indagine congiunturale, non appaiono sufficientemente forti e diffusi per tornare a investire e ad assumere nuovo
personale. Anzi davanti all’incertezza se tali segnali di recupero dei
livelli di attività e della domanda di lavoro siano continui, le aziende
“giocano in difesa” per non incorrere in ulteriori rischi».
Così Carlo Magani, componente di giunta di CONFAPI INDUSTRIA
con delega al distretto Sud Ovest, commenta l’indagine effettuata
dall’ufficio Studi dell’associazione che ha fotografato la situazione
delle piccole e medie imprese manifatturiere e di servizio alla produzione del territorio.
«Bisogna però fare una distinzione – prosegue Magani –. Il segno
meno è ancora ben evidente nelle aziende che lavorano con il mercato interno. Se di “piccola ripresa” si può parlare, essa riguarda
solo quelle imprese che nel passato hanno saputo identificare i mercati internazionali più dinamici e entrarvi nel modo migliore. Sta di
fatto che le difficoltà vissute dalle aziende sono innumerevoli. Ad
esempio, le condizioni di concessione del credito restano ancora
restrittive –conclude Magani –. Il credit crunch colpisce le imprese,
soprattutto quelle piccole dimensioni che dipendono dalla disponibilità di credito delle banche tanto che il 30% delle aziende non ha
voluto neanche richiedere nuovi fidi».
Le prospettive, per il prossimo trimestre, dimostrano che è proprio la
prudenza a farla da padrona. Le percentuali legate a produzione e
ordini sono infatti divise tra stabilità e diminuzione a conferma che
gli imprenditori attendono di vedere se vi sarà una continuità in
questi timidissimo miglioramento avvertito dalle imprese.
Si, ma non li ha ottenuti
No, abbiamo ridotti i fidi già accordati
Si e li abbiamo ottenuti con difficoltà
Si e li abbiamo ottenuti solo in parte
Non abbiamo richiesti nuovi fidi
Ha effettuato investimenti materiali nel corso del
1° trim. 2014?
SÌ 17%
NO 83%
Nel corso del 2014 sarà costretto a licenziare se non
potrà fare uso degli ammortizzatori sociali?
Credito, la Sua impresa nell’ultimo anno ha richiesto
nuovi affidamenti bancari?
Si e li abbiamo ottenuti facilmente
«Gli imprenditori sono stanchi di essere soli – ha detto Stefano
Valvason, direttore generale di CONFAPI INDUSTRIA -. Non si sa se
ci troviamo davanti a dati positivi proprio perché dovremmo vedere
se questa stabilità sia duratura. Ciò che le aziende però sanno è che
basterebbe agire concretamente su vari livelli per aumentare il Pil.
Basti pensare ai tempi esasperanti della pa, al tempo perso dalle
imprese per espletare gli oneri burocratici, all’eccessivo peso degli
oneri fiscali e contributivi, alle difficoltà nell’accesso al credito, al
costo dell’energia. C’è voglia di stabilità e riforme. Per ripartire».
NON SO
20%
7%
10%
SÌ 65%
13%
19%
NO 15%
20%
30%
Ufficio Studi CONFAPI INDUSTRIA
Ufficio Studi CONFAPI INDUSTRIA
45
Verusca Saglia
Il Coaching, strumenti per
aumentare la performance
in azienda
Il focus è il passaggio da una centratura sui contenuti del lavoro del singolo alla costruzione di una
visione d’insieme in termini di processo
Da diverso tempo si sente parlare di coaching. Si parla di business
coach, life coach, career coach…ma di cosa parliamo esattamente?
Ci sono differenti modi di declinare questa pratica sulla base:
• della tipologia di destinatari
• del focus su cui verterà la consulenza
Per quanto riguarda la tipologia di destinatari distinguiamo tra:
- Executive Coaching: si tratta del business coach destinato a top
manager, executive e imprenditori
- Corporate Coaching: è rivolto agli altri livelli di lavoratori
- Team Coaching: il destinatario è un gruppo e il coach svolge
il ruolo di facilitatore. Il focus è il passaggio da una centratura
sui contenuti del proprio lavoro del singolo alla costruzione di
una visione d’insieme in termini di processo. Il team coaching
sensibilizza i membri del gruppo alla logica dell’interdipendenza
e alla costruzione di una vision e mission comuni.
Se ci orientiamo al focus di alcune distinzioni sono quelle tra:
- Business/Performance Coaching: il focus è l’identità di ruolo
del cliente ed è riferito al suo sviluppo professionale e al suo
proiettarsi nel futuro. Il cliente è accompagnato a risolvere
problemi e a raggiungere obiettivi, con il risultato di migliorare
concretamente la performance professionale e l’allineamento
tra sé e il ruolo ricoperto.
- Career Coaching (o consulenza di carriera): il focus è quello
di far chiarezza sulla propria storia professionale o trovare
una nuova occupazione. Il cliente viene accompagnato ad
individuare un obiettivo professionale attraverso un lavoro sulla
46
sua identità, i suoi valori, sulle sue capacità di comunicazione
e sulla sua leadership personale accrescendo le possibilità di
trovare il lavoro desiderato.
- Life Coaching: il focus è l’autosviluppo e la crescita personale
del cliente che porta se stesso nella relazione con gli aspetti
della sua vita privata. Utile in fasi importanti di cambiamento o
di transizione nelle diverse fasi della vita.
Il coaching inteso in questo articolo è il Business/Perfomance
Coaching, un professionista che opera con ogni genere di
destinatario in un qualsiasi contesto aziendale.
Ma che cos’è esattamente il coaching?
E’ un metodo di sviluppo e rinforzo di abilità e risorse, orientato
all’azione e quindi estremamente pratico. Attraverso una partnership
tra coach e cliente (un individuo o un team) si attiva un processo
creativo che stimola la riflessione ispirando il cliente a massimizzare
il proprio potenziale personale e professionale.
Il coaching conduce il cliente al raggiungimento di obiettivi
concreti individuandoli attraverso il passaggio da “dove si trova il
cliente oggi” a “dove vuole trovarsi domani” condividendo cosa il
cliente è disposto a fare per raggiungere la propria meta. Il coaching
è quindi un metodo di evoluzione della persona la cui linea del
tempo è collocata tra il presente e il futuro ed è caratterizzato
da una modalità concreta in cui il cliente è accompagnato a fare
esperienza di comportamenti e strategie coerenti e risonanti con sé e
il contesto in cui opera. Il coaching non trasmette informazioni, ma
n. 1 • giugno 2014
si attiva un processo creativo che
stimola la riflessione ispirando il cliente
a massimizzare il proprio potenziale
personale e professionale
permette lo sprigionarsi dell’energia e agevola l’identificazione e il
raggiungimento di obiettivi sfidanti attraverso la piena espressione
del proprio potenziale.
Quando utilizzare un’attività di Coaching
È possibile attivare un percorso di coaching:
• In coda ad un percorso formativo per “allenarsi” a mettere
in pratica ciò che è stato appreso e favorire così un profondo
cambiamento del proprio agire.
• Come affiancamento al ruolo qualora il cliente (singolo o il
piccolo team) intenda migliorare la propria performance
lavorativa, migliorare le relazioni, prendere decisioni, attivare
un processo di problem solving, gestire al meglio la propria
leadership.
Vantaggi
L’attività di coaching accelera la crescita dell’individuo. Grazie al
coach il clienti sono in grado di apprendere ed elaborare tecniche
e strategie sperimentando comportamenti volti a migliorare la
propria performance professionale (e la qualità della propria vita).
Il coaching stimola il cambiamento: permette, infatti, al cliente di
acquisire una più consapevole e flessibile modalità di lettura di
sé e della situazione in cui opera allenandolo a nuove modalità
di essere e di fare. Il cliente sviluppa un senso di empowerment
e apprende strategie che entreranno a far parte stabilmente del
proprio agire.
VeRUSCA SAGLIA
Laureata in Scienze Politiche (ind. Sociologico), nata nel
1971, lavora come trainer, consulente per le politiche attive del lavoro, career/business coach, counselor utilizzando
metodologie ispirate alla formazione psicosociale e alla PNL
(ha conseguito il livello di Master Advanced). L’intervento nei
piccoli e grandi gruppi è quello di facilitatore nei processi di
comunicazione, di presa di decisione e di integrazione del
ruolo nell’organizzazione. Adotta una metodologia “centrata
sulla soluzione” che valorizza l’integrazione tra emozioni e
facoltà intellettive nel processo di apprendimento degli adulti.
Da diversi anni collabora con CONFAPI INDUSTRIA nella progettazione ed erogazione di corsi di formazione sulle soft skills.
Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nel vedere con nuovi occhi
MARCEL PROUST
Il coach parte dal seguente presupposto:
il cliente ha in sé gli strumenti per il
cambiamento ma non sempre è in grado
di vederli o di accettarli
Metodo
Il coaching è un percorso problem solving oriented. Vengono
stabiliti obiettivi chiari, misurabili e osservabili condivisi con
il cliente e con l’azienda e fissati in un contratto scritto: questa
triangolazione (coach, coachee, committente) da un lato
garantisce che gli obiettivi individuati siano coerenti con le
aspettative dell’azienda, dall’altro l’azienda come “testimone” del
cambiamento stimola l’attivazione e la proattività del coachee.
Il coach parte dal seguente presupposto: il cliente ha in sé
gli strumenti per il cambiamento ma non sempre è in grado di
vederli o di accettarli.Il coach garantisce piena autonomia e
responsabilità al cliente. Il coach fa domande di esplorazione e di
approfondimento per consentire al cliente di allargare la propria
mappa e per osservare la situazione da punti di vista differenti.
Le domande aiutano a far emergere contraddizioni e impliciti. Il
coach dà feedback. E’ il cliente che prende la direzione che vuole
seguire e il coach lo accompagna a fare chiarezza. La centralità
del cliente è quindi totale e assoluta.
La durata è di 8/10 incontri della durata di 2/3h per un periodo di
circa 8 mesi.
Risultati di un percorso di Coaching
Alcuni indicatori consentono di identificare i benefici (domanda
iniziale) del coaching:
• aumento della creatività, miglioramento nel processo di
problem solving
• sviluppo di autonomia operativa e assunzione di responsabilità
• miglioramento nella gestione delle persone e nell’esercizio
della leadership
• incremento della performance
• miglioramento della comunicazione interpersonale e a livello
di team
• aumento della passione e del coinvolgimento emotivo
(motivazione)
• migliore time management
• sviluppo di business e incremento della produttività.
47
Alessandra Pilia
Confapi – LUM,
un patto vincente tra
Università e Impresa
L’obiettivo è quello di mettere nelle condizioni i laureati di ricoprire posizioni manageriali in campo
giuridico ed economico di impresa coerenti con le professionalità e le specializzazioni richieste dal
mondo del lavoro
Nel corso dell’anno accademico 2010/2011 la “LUM – Libera Università Mediterranea Jean Monnet” istituì il nuovo e innovativo corso di laurea in “Diritto d’impresa”.
L’iniziativa nacque dalla collaborazione fra la Confapi e l’Università
che, il 22 ottobre 2009, siglarono una convenzione con lo scopo,
fra gli altri, di promuovere opportunità formative di alto livello. La
finalità di questa nuova laurea è stata di formare un giurista che
possieda, oltre ad una solida preparazione culturale e giuridica di
base, anche adeguate conoscenze economico- aziendali, informatiche e linguistiche. Il corso fu istituito con l’obiettivo di mettere nelle
condizioni i laureati di ricoprire posizioni manageriali in campo
giuridico ed economico di impresa coerenti con le professionalità e
le specializzazioni richieste dal mondo del lavoro, con particolare
riferimento alle esigenze manifestate in questo senso dalle pmi.
Naturalmente il corso di laurea in Diritto dell’impresa assicura la
48
formazione necessaria per poter accedere, in caso di prosecuzione
degli studi da parte del laureato, alla laurea magistrale a ciclo unico
in giurisprudenza già attivata presso l’Ateneo LUM.
In questo contesto sono stati individuati due curricula professionalizzanti:
Curriculum in Giurista d’impresa
Oltre ad una solida conoscenza del sistema normativo, funzionale
anche alla comprensione dell’evoluzione normativa nazionale, europea e internazionale, il percorso formativo si è preposto un percorso formativo in grado di fornire allo studente le basi della macro e micro economia, necessarie alla conoscenza della struttura e
dei meccanismi dei mercati, e di offrirgli le competenze necessarie
per poter predisporre e interpretare documenti contrattuali, leggere
un bilancio di impresa, applicare le conoscenze relative al diritto
n. 1 • giugno 2014
La finalità di questa nuova laurea è stata
di formare un giurista che possieda
anche adeguate conoscenze economicoaziendali, informatiche e linguistiche
commerciale e all’economia dei mercati finanziari, saper gestire le
relazioni tra imprese anche a livello comunitario e internazionale
e saper promuovere la composizione extragiudiziale delle controversie. Tutti questi argomenti sono trattati con l’ottica, concreta e
pragmatica, necessaria a chi opera in una PMI.
Curriculum in esperto in Pubblica Amministrazione
Attraverso lo studio dei principali settori dell’ordinamento giuridico, si è proposto di formare laureati che possano svolgere attività
nelle amministrazioni pubbliche, ma che in particolare possano
rappresentare un valore aggiunto in tutte le imprese erogatrici di
servizi pubblici. L’offerta formativa è stata perciò strutturata in
modo da offrire allo studente competenze normative ed economico-aziendali per l’organizzazione e la gestione delle imprese
pubbliche, così che la conoscenza delle procedure gli consenta sia
di affrontare i problemi relativi agli aspetti giuridico-organizzativi
di un procedimento amministrativo finalizzato all’emanazione di
un provvedimento o alla conclusione di un contratto, sia di saper
gestire, sul versante della pmi, tutte le fasi dell’iter necessario al
buon fine delle iniziative in materia di appalti o di commesse pubbliche in genere. Il percorso si è sviluppato attraverso la permanente interazione tra conoscenze e metodologie di taglio giuridico ed
economico. Il corso di laurea è stato attivato nel corso degli scorsi
anni nelle sedi di Roma, Milano e Brescia.
L’anno accademico 2012/2013 ha visto i primi 15 laureati di Diritto dell’impresa. Abbiamo chiesto al alcuni degli studenti di sintetizzare l’importanza che ha avuto questa esperienza.
G.A. imprenditore associato, “Sono un imprenditore di Milano che
tanti anni fa, con sommo dispiacere della mia famiglia, ha deciso
di abbandonare gli studi in giurisprudenza a soli quattro esami dalla laurea affascinato dall’imprenditoria e della possibilità di avere
subito l’indipendenza economica.
Quando ho saputo della collaborazione Confapi - LUM, approfittando dell’opportunità del Ministero dell’Istruzione che consentiva
il riconoscimento degli esami sostenuti negli anni passati, mi sono
iscritto nuovamente senza indugio. Finalmente si presentava l’opportunità di concludere un percorso iniziato e al quale non avevo
mai avuto intenzione di rinunciare. Francamente mi aspettavo sarebbe stato più semplice “tornare” sui libri e speravo in un percorso di studi meno rigido. Studiare ha richiesto impegno e costanza,
conciliare lavoro, attività associativa e impegni familiari è stato
faticoso, a volte un vero e proprio sacrificio. Ma, alla fine, devo
ammetterlo sono molto soddisfatto. La professionalità dei docenti
e la disponibilità ad assisterci della Lum sono state fondamentali.
Forse nel mio lavoro la laurea in scienze giuridiche non è essenziale e magari non mi servirà, ma le mie competenze si sono ampliate
e la mia autostima sicuramente è aumentata”.
Italo Moriggi, general manager presso Skorpion Engineering Srl:
“Amo le sfide e quando si è presentata l’ennesima occasione per
mettermi in gioco non ho potuto resistere. Sono da sempre un sostenitore della formazione di alto livello e mi è capitato spesso di
partecipare come relatore a seminari e workshop presso le università. L’iniziativa nata dalla collaborazione tra Confapi e LUM mi
ha dato la possibilità di “tornare” sui libri e iniziare un’avventura
che, a posteriori, reputo unica e significativa. Non è stato facile
conciliare gli impegni universitari con quelli relativi a lavoro, fami-
il percorso formativo si è preposto un
percorso formativo in grado di fornire
allo studente le basi della macro e micro
economia, necessarie alla conoscenza della
struttura e dei meccanismi dei mercati
49
Educational
LUM, un patto vincente tra Università e Impresa
dovrebbero far parte di quel bagaglio culturale che
ognuno di noi costruisce negli anni, in quanto divenute ormai fondamentali in un “mondo” così altamente
burocratizzato come quello in cui viviamo. Ho concluso questo iter presentando una tesi in Diritto Costituzionale intitolata “Internet e libertà costituzionali” in quanto ritengo quest’ultimo un tema d’attualità
che, inevitabilmente, va a tangere l’interesse di ognuno di noi e, pertanto, meritevole di grande attenzione. Consiglierei la partecipazione a questo progetto a
chiunque avesse voglia di mettersi in gioco e ringrazio
Confapi e LUM per avermi dato la possibilità di prendere parte ad una esperienza così gratificante.”
glia, attività sociali che caratterizzano la mia vita quotidiana, ma
tutti i sacrifici sono stati debitamente ripagati. Il percorso formativo
in “Diritto d’Impresa” mi ha permesso di entrare in contatto con
cultori delle materie di mio interesse, di approfondire nella teoria
temi con cui ho a che fare tutti i giorni al lavoro, di avere dei riscontri nella realtà rispetto a quanto studiato, di creare momenti
di condivisione con i miei collaboratori in azienda data l’attualità
e la trasversalità degli argomenti trattati durante il corso. Reputo il
conseguimento della laurea un momento importante che ha arricchito la mia vita personale e professionale”.
Alessandra Pilia, assistente del presidente presso CONFAPI INDUSTRIA: “Tornare a studiare nel 2010, dopo quasi sei anni dalla
laura magistrale in comunicazione, non è stato facile, soprattutto
poiché lavorando non potevo dedicare tutte le mie energie a questo importante progetto formativo. I timori e le difficoltà iniziali
sono stati superati grazie alla disponibilità della LUM e dei suoi
docenti che con grande professionalità ci hanno accompagnato
nel percorso di studi. Approfondire le mie conoscenze in materie
economico- aziendali, informatiche e linguistiche è stata un’esperienza importante poiché mi ha permesso di migliorare sia professionalmente che personalmente. Ho avuto infatti la possibilità
di arricchire le mie competenze e qualificarmi professionalmente
attraverso lo studio delle materie, il confronto diretto con i docenti
e la vivacità del dibattito in aula sui vari argomenti. Ho scelto di
completare il mio percorso di studi con una tesi in Diritto Costituzionale dal titolo “Il Cnel e la rappresentanza degli interessi
in tempo di crisi” poiché ritengo sia importante applicare quanto
studiato a delle tematiche di interesse attuale nel contesto sociale
ed economico in cui viviamo. Consiglierei senza dubbio questa
esperienza e la professionalità e qualità didattica della LUM”.
Demetrio Schiavone, libero professionista: “Prendere parte a questo progetto mi ha permesso di conseguire un titolo fondamentale
per lo svolgimento della mia Professione. Sono stati anni estremamente duri in quanto conciliare studio e lavoro è stato più difficile
del previsto. Il percorso di studi è stato pensato ed organizzato in
maniera ineccepibile grazie alla disponibilità di coordinatori Confapi e docenti LUM che si sono adoperati affinché fossimo sempre in condizione di poter affrontare al meglio lezioni ed esami.
Nell’arco di questo triennio ho studiato materie che, oltre ad aver
accresciuto la mia forma mentis, sono sicuro faranno la differenza nella mia vita professionale. Materie che, al giorno d’oggi,
50
Stefano Valvason, direttore generale di CONFAPI
INDUSTRIA: “Quando nel 2010 Confapi ci ha proposto questa iniziativa, ne ho colto con favore l’opportunità per i nostri imprenditori associati, perché negli anni mi è
capitato più volte di dibattere con loro sulla necessità di acquisire
una maggiore consapevolezza in ambito giuridico o di concludere
un ciclo di studi interrotto.
Durante la fase di promozione e sensibilizzazione sovente mi è
stato detto “ma perché non lo fai anche tu?”. Inizialmente lo ritenevo proibitivo per il mio carico di lavoro ed i molteplici impegni
istituzionali, tuttavia riconoscevo l’utilità di integrare le competenze gestionali “da ingegnere” con una solida preparazione giuridica. Del resto il format era concepito per studenti lavoratori, per
cui perché non condividere la sfida e non indirizzare sul vissuto
il taglio della proposta? Quale miglior argomento di promozione
che poter affermare “lo faccio anch’io?” Si è così formato il gruppo
di studio con cui ho condiviso una bella avventura. Impegnativa,
stimolante, appagante. L’esperienza di trovarci i sabato mattina c/o
la sede di CONFAPI INDUSTRIA a discutere con i docenti universitari di legislazione, di impresa, di organi istituzionali, unita alla
condivisione delle fatiche dello studio e della tensione degli esami, ci ha permesso di andare ben oltre la dimensione professionale
e di costruire relazioni personali in pieno spirito associativo tali
per cui nessuno di coloro che hanno aderito al progetto è rimasto
indietro o ha abbandonato nel corso dei tre anni.
Con analogo spirito associativo ho voluto affrontare il tema della
mia tesi di laurea “Le Camere di Commercio quali enti pubblici di
autonomia funzionale. Il caso della CCIAA di Monza e Brianza”.
Approfondendone i contenuti sul piano del Diritto costituzionale
e portando il contributo della rappresentanza degli interessi delle
PMI, la tesi infatti, più che un punto di arrivo, rappresenta un ulteriore spunto per proseguire la nostra azione a favore delle imprese
in questo periodo in cui le riforme costituzionali sono al centro del
dibattito per il rilancio del sistema Paese.
“il corso mi ha permesso di entrare in
contatto con cultori delle materie di mio
interesse, di approfondire nella teoria
temi con cui ho a che fare tutti i giorni a
lavoro, di avere dei riscontri nella realtà
rispetto a quanto studiato, di creare
momenti di condivisione con i miei
collaboratori in azienda”
n. n.
1 •1giugno
• giugno
2014
2014
Relazioni Industriali
pag. 52 Jobs Act: le misure per riformare il mercato del lavoro
Estero
pag. 57 Adempimenti doganali per le operazioni
di importazione ed esportazione
Finanza
pag. 58 Agevolazioni su misura per le pmi
Finanza
pag. 60 Il risk management secondo le pmi italiane
Legale
pag. 61 Le nuove tutele della vendita a distanza
Categorie
pag. 62 La Corte di Giustizia Europea e la pronuncia
sulla legittimità dei costi minimi di esercizio
nell’autotrasporto
Un mondo
di servizi
51
Notizie, eventi, iniziative, pro-
Energia
getti e informazioni utili alla vita
pag. 64 Efficienza e risparmio energetico:
soluzioni per ridurre i costi aziendali
di un’impresa, che passa attraverso fasi di crescita, di consolidamento, di rilancio e di potenziamento. «Mondo Api» è la
sezione che illustra l’attività del
sistema Confapi Industria,
sempre a fianco dell’imprenditore con una gamma di servizi
pensati su misura per le esigenze più specifiche. Servizi
utili alla gestione e allo sviluppo di un’azienda, proposti e
garantiti in modo dinamico ed
efficace da un pool qualificato
di professionisti dell’assistenza
e della consulenza. L’associazione diventa così il partner che
accompagna, facilita, supporta
e chiarisce. I funzionari sono
a disposizione dal lunedì al
giovedì, dalle 9 alle 18, e il
venerdì dalle 9 alle 16.30.
mondo
api
51
Relazioni Industriali
Jobs Act: le misure per riformare il mercato del lavoro
Sono state apportate rilevanti novità che riguardano interventi di semplificazione sul contratto a termine e
sul contratto di apprendistato per renderli più coerenti con le esigenze attuali del contesto occupazionale e
produttivo
52
Nell’ultimo decennio, dai tempi della Riforma Biagi, stiamo assistendo a
incerti, ossia un disegno di legge che conferisce al Governo apposite
una legislazione del lavoro sempre più complessa che ha visto una pro-
deleghe finalizzate ad introdurre misure per riformare la disciplina degli
liferazione di norme, decreti, disegni di legge e orientamenti giuripruden-
ammortizzatori sociali, riformare i servizi per il lavoro e le politiche attive,
ziali. Il tentativo della Riforma Fornero è stato quello di arginare le forme
semplificare le procedure e gli adempimenti in materia di lavoro, riordinare
flessibili del lavoro, anche con dei controlli più serrati e tentando invano
le forme contrattuali, migliorare la conciliazione tra tempi di lavoro e tempi
di trovare una soluzione e sistematizzazione dell’art. 18 dello Statuto dei
di vita. Sono questi, in sintesi, i contenuti delle misure previste dal piano
lavoratori. Obiettivo mancato è stato poi quello di introdurre un contratto
per il lavoro messo a punto dal Governo per favorire il rilancio dell’occu-
unico a tempo indeterminato, un contratto a tutele progressive che si raf-
pazione, riformare il mercato del lavoro ed il sistema delle tutele. Vediamo
forzano all’aumentare della permanenza nel mercato del lavoro. Lo stes-
ora nel dettaglio le misure contenute nella L.7872014 e quelle previste dal
so intento è stato portato inizialmente avanti dall’attuale Governo Renzi,
disegno di legge.
per poi convogliare tutti gli sforzi in un progetto di breve periodo che si
è tradotto in un provvedimento urgente, il
Decreto Legge n. 34/2014,
convertito in Legge n. 78/2014 e in vigore dal 20 Maggio 2014. Con tale
Contratto di lavoro a termine
Legge sono state apportate rilevanti novità che riguardano soprattutto
52
interventi di semplificazione sul contratto a termine e sul contratto di ap-
Per il contratto a termine viene prevista l’elevazione da 12 a 36 mesi
prendistato per renderli più coerenti con le esigenze attuali del contesto
della durata del primo rapporto di lavoro a tempo determinato per il qua-
occupazionale e produttivo. L’intervento ben più ampio e di sistematizza-
le non è richiesto il requisito della cosiddetta causalità, fissando il limi-
zione e semplificazione complessiva del mercato del lavoro in un’ottica
te massimo del 20% per l’utilizzo dell’istituto. Viene inoltre prevista la
di tutela universalistica è rinviato a una legge delega dai tempi ancora
possibilità di prorogare anche più volte il contratto a tempo determinato
n. 1 • giugno 2014
entro il limite dei tre anni, sempre
che sussistano ragioni oggettive e
si faccia riferimento alla stessa attività lavorativa. Rispetto al primo
passaggio parlamentare, l’istituto
della proroga è fissato nei limiti di
cinque volte, anziché le otto volte
originariamente fissate. Viene, inoltre, meglio precisata la modalità di
comunicazione del diritto di precedenza dei lavoratori a termine nelle
assunzioni a tempo indeterminato
che dovrà avvenire nel contratto di
assunzione stesso.
Contratto di
prendistato
ap-
Per il contratto di apprendistato si
prevede il ricorso alla forma scritta per il contratto e patto di prova, mentre
in forma sintetica per il piano formativo individuale, definito anche sulla
base di moduli e formulari stabiliti dai CCNL o dagli enti bilaterali; inoltre,
per quanto riguarda l’eliminazione delle attuali previsioni, secondo cui l’assunzione di nuovi apprendisti è necessariamente condizionata alla conferma in servizio di precedenti apprendisti al termine del percorso formativo,
tale stabilizzazione dell’obbligo di assumere in misura non inferiore al 20%
degli apprendisti in carico, rimane confermata per le Aziende con oltre 50
dipendenti (prima il limite era fissato in trenta lavoratori). Vengono, quindi,
pubblica, si precisa che la Regione dovrà comunicare al datore di lavoro
le modalità di svolgimento dell’offerta formativa di base e trasversale, ma
decorsi 45 giorni di tempo, il datore di lavoro non sarà tenuto a integrare
la formazione tecnica svolta all’interno dell’Azienda. È inoltre previsto che
la retribuzione dell’apprendista, per la parte riferita alle ore di formazione,
sia pari al 35% della retribuzione del livello contrattuale di inquadramento.
Per il datore di lavoro viene eliminato l’obbligo di integrare la formazione di
tipo professionalizzante e di mestiere con l’offerta formativa pubblica, che
diventa un elemento discrezionale.
eliminate le disposizioni previgenti, che prevedevano nei primi tre anni di
vigenza la stabilizzazione del 30% degli apprendisti da parte delle Aziende e successivamente almeno il 50%. Per quanto riguarda la formazione
Smaterializzazione del DURC
Un ulteriore intervento di semplificazione riguarda la smaterializzazione del DURC, superando l’attuale sistema che impone ripetuti
adempimenti burocratici a carico
delle imprese. Per comprendere
la portata incisiva di tale provvedimento, si ricorda che solo nel
2013 i DURC presentati sono
stati circa 5 milioni. L’intervento
prevede la possibilità da parte di
chiunque vi abbia interesse, di
verificare con modalità esclusivamente telematica e in tempo reale
la regolarità contributiva delle imprese verso gli enti previdenziali e
assistenziali, nonché nei confronti
delle Casse edili. La validità di
tale documento, essenziale per
l’operatività delle imprese, dura
53
Jobs Act: le misure per riformare il mercato del lavoro
120 giorni e sarà un successivo Decreto che definirà requisiti, contenuti e
Nell’esercizio di tale delega verranno individuati meccanismi volti ad as-
modalità di verifica dello stesso.
sicurare il coinvolgimento attivo del soggetto beneficiario di prestazioni di
Analizziamo ora le seguenti cinque deleghe al Governo contenute nel
integrazione salariale, ovvero di misure di sostegno in caso di disoccupa-
“Jobs Act”:
zione, al fine di favorirne lo svolgimento di attività in favore della comunità
locale di appartenenza.
Delega in materia di ammortizzatori sociali
Delega in materia di servizi per il lavoro e
di politiche attive
La delega ha lo scopo di assicurare un sistema di garanzia universale per
tutti i lavoratori che preveda, in caso di disoccupazione involontaria, tute-
La delega è finalizzata a garantire la fruizione dei servizi essenziali in ma-
le uniformi e legate alla storia contributiva dei lavoratori, di razionalizzare
teria di politica attiva del lavoro su tutto il territorio nazionale, nonché ad
la normativa in materia di integrazione salariale. Un sistema così delineato
assicurare l’esercizio unitario delle relative funzioni amministrative. A tal
può consentire il coinvolgimento attivo di quanti sono espulsi dal mercato
fine vengono individuati i seguenti principi e criteri direttivi:
del lavoro o siano beneficiari di ammortizzatori sociali, semplificando le
a) razionalizzare gli incentivi all’assunzione già esistenti, da collegare
procedure amministrative e riducendo gli oneri non salariali del lavoro. A
alle caratteristiche osservabili per le quali l’analisi statistica evidenzi
tal fine vengono individuati i seguenti principi e criteri direttivi:
a) rivedere i criteri di concessione ed utilizzo delle integrazioni salariali
escludendo i casi di cessazione aziendale;
b) semplificare le procedure burocratiche anche con la introduzione di
meccanismi automatici di concessione;
c) prevedere che l’accesso alla cassa integrazione possa avvenire solo
una minore probabilità di trovare occupazione;
b) razionalizzare gli incentivi per l’autoimpiego e l’autoimprenditorialità;
c) istituire, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, un’Agenzia nazionale per l’impiego per la gestione integrata delle politiche
attive e passive del lavoro, partecipata da Stato, Regioni e Province
autonome e vigilata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
a seguito di esaurimento di altre possibili-
54
tà di riduzione dell’orario di lavoro;
d) rivedere i limiti di durata, da legare ai singoli lavoratori;
e) prevedere una maggiore compartecipazione ai costi da parte delle imprese utilizzatrici;
f) prevedere una riduzione degli oneri contributivi ordinari e la loro rimodulazione tra i diversi settori in funzione dell’effettivo utilizzo;
g) rimodulare l’ASpI omogeneizzando tra
loro la disciplina ordinaria e quella breve;
h) incrementare la durata massima dell’ASpI
per i lavoratori con carriere contributive
più significative;
i) estendere l’applicazione dell’ASpI ai lavoratori con contratti di co.co.co., prevedendo in fase iniziale un periodo biennale
di sperimentazione a risorse definite;
l) introdurre massimali in relazione alla contribuzione figurativa;
m) valutare la possibilità che, dopo l’ASpI,
possa essere riconosciuta un’ulteriore
prestazione in favore di soggetti con indicatore ISEE particolarmente ridotto;
n) eliminare lo stato di disoccupazione come
requisito per l’accesso a prestazioni di carattere assistenziale.
54
per il contratto a termine viene prevista l’elevazione da 12 a 36 mesi della durata del primo rapporto di lavoro a tempo
n. 1 • giugno 2014
Delega in materia di semplificazione delle
procedure e degli adempimenti
La delega punta a conseguire obiettivi di semplificazione e razionalizzazione delle procedure di costituzione e gestione dei rapporti di lavoro, al
fine di ridurre gli adempimenti a carico di cittadini e imprese. A tal fine
vengono individuati i seguenti principi e criteri direttivi:
a) razionalizzare e semplificare le procedure e gli adempimenti connessi
con la costituzione e la gestione del rapporto di lavoro, con l’obiettivo
di dimezzare il numero di atti di gestione del rapporto di carattere
burocratico ed amministrativo;
b) eliminare e semplificare, anche mediante norme di carattere interpretativo, le disposizioni interessate da rilevanti contrasti interpretativi,
giurisprudenziali e amministrativi;
c) unificare le comunicazioni alle pubbliche amministrazioni per i medesimi eventi (es. infortuni sul lavoro) ponendo a carico delle stesse
amministrazioni l’obbligo di trasmetterle alle altre amministrazioni
competenti;
d) promuovere le comunicazioni in via telematica e l’abolizione della tenuta di documenti cartacei;
e) rivedere il regime delle sanzioni, valorizzando gli istituti di tipo premiale, che tengano conto della natura sostanziale o formale della
All’agenzia sarebbero attribuiti compiti gestionali in materia di servizi
violazione e favoriscano l’immediata eliminazione degli effetti della
per l’impiego, politiche attive e ASpI e vedrebbe il coinvolgimento delle
parti sociali nella definizione delle linee di indirizzo generali. Si prevedono meccanismi di raccordo tra l’Agenzia e l’Inps, sia a livello centrale
che a livello territoriale, così come meccanismi di raccordo tra l’Agenzia e gli enti che, a livello centrale e territoriale, esercitano competenze
in materia di incentivi all’autoimpiego e all’autoimprenditorialità;
d) razionalizzare gli enti e le strutture, anche all’interno del Ministero del
lavoro e delle politiche sociali, che operano in materia di ammortizza-
condotta illecita (a parità di costo);
f)
individuare modalità organizzative e gestionali che consentano di
svolgere, anche in via telematica, tutti gli adempimenti di carattere
burocratico e amministrativo connesso con la costituzione, la gestione e la cessazione del rapporto di lavoro;
g) revisione degli adempimenti in materia di libretto formativo del cittadino.
tori sociali, politiche attive e servizi per l’impiego allo scopo di evitare
sovrapposizioni e garantire l’invarianza di spesa;
e) rafforzare e valorizzare l’integrazione pubblico/privato per migliorare
l’incontro tra domanda e offerta di lavoro;
f)
mantenere il capo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali il ruolo per la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni che debbono
essere garantite su tutto il territorio nazionale;
g) mantenere in capo alle Regioni e Province autonome le
competenze in materia di programmazione delle politiche attive del lavoro;
h) favorire il coinvolgimento attivo del soggetto che cerca
lavoro;
i)
valorizzare il sistema informativo per la gestione del
mercato del lavoro e il monitoraggio delle prestazioni
erogate.
un ulteriore intervento di semplificazione
riguarda la smaterializzazione del DURC,
superando l’attuale sistema che impone
ripetuti adempimenti burocratici a carico
delle imprese
55
Jobs Act: le misure per riformare il mercato del lavoro
Delega in materia
di riordino delle
forme contrattuali
La delega è finalizzata a rafforzare le opportunità di ingresso
nel mondo del lavoro da parte
di coloro che sono in cerca di
occupazione, nonché a riordinare i contratti di lavoro vigenti
per renderli maggiormente coerenti con le attuali esigenze del
contesto produttivo nazionale e
internazionale.
A tal fine vengono individuati i
seguenti principi e criteri direttivi:
a) individuare e analizzare tutte le forme contrattuali esi-
56
stenti ai fini di poterne valu-
quale incentivo al lavoro femminile, per le donne lavoratrici, anche auto-
tare l’effettiva coerenza con il contesto occupazionale e produttivo
nome, con figli minori e che si trovino al di sotto di una determinata soglia
nazionale e internazionale, anche in funzione di eventuali interventi di
di reddito familiare;
riordino delle medesime tipologie contrattuali;
d) incentivare accordi collettivi volti a favorire la flessibilità dell’orario la-
b) procedere alla redazione di un testo organico di disciplina delle ti-
vorativo e l’impiego di premi di produttività, per favorire la conciliazio-
pologie contrattuali dei rapporti di lavoro, riordinate secondo quanto
ne dell’attività lavorativa con l’esercizio delle responsabilità genitoriali e
indicato alla lettera a), che possa anche prevedere l’introduzione,
dell’assistenza alle persone non autosufficienti;
eventualmente in via sperimentale, di ulteriori tipologie contrattuali
e) favorire l’integrazione dell’offerta di servizi per la prima infanzia forniti
espressamente volte a favorire l’inserimento nel mondo del lavoro,
dalle aziende nel sistema pubblico – privato dei servizi alla persona, an-
con tutele crescenti per i lavoratori coinvolti;
che mediante la promozione del loro utilizzo ottimale da parte dei lavora-
c) introdurre, eventualmente anche in via sperimentale, il compenso
tori e dei cittadini residenti nel territorio in cui sono attivi.
orario minimo, applicabile a tutti i rapporti di lavoro subordinato, previa consultazione delle parti sociali;
Indubbiamente queste modifiche, soprattutto per quanto riguarda il con-
d) procedere all’abrogazione di tutte le disposizioni che disciplinano le
tratto a tempo determinato, costituiscono una svolta evidente nella nostro
singole forme contrattuali, incompatibili con il testo organico di cui
panorama legislativo; ma la vera sfida per essere realmente competitivi,
alla lettera b), al fine di assicurare certezza agli operatori, eliminando
finalizzata a creare nuovi posti di lavoro, a incentivare le nostre imprese
duplicazioni normative e difficoltà interpretative ed applicative.
a investire nel nostro Paese e ad attrarre capitali stranieri, si avrà con la
concretizzazione del Disegno di Legge delega n. 1428/2014, attualmente
Delega in materia di conciliazione dei
tempi di lavoro con le esigenze genitoriali
in Commissione Lavoro del Senato, che darà finalmente corpo alla tanto
attesa riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali.
La delega ha la finalità di contemperare i tempi di vita con i tempi di lavoro
dei genitori. In particolare, l’obiettivo che si vuole raggiungere è quello di
evitare che le donne debbano essere costrette a scegliere fra avere dei
per il contratto di apprendistato si prevede il ricorso alla
forma scritta per il contratto e patto di prova
figli oppure lavorare.
A tal fine vengono individuati i seguenti principi e criteri direttivi:
a) introdurre a carattere universale l’indennità di maternità, quindi anche
per le lavoratrici che versano contributi alla gestione separata;
b) garantire, alle lavoratrici madri parasubordinate, il diritto alla prestazione assistenziale anche in caso di mancato versamento dei contributi da
parte del datore di lavoro;
c) abolire la detrazione per il coniuge a carico ed introdurre il tax credit,
56
INFO & DOC
Servizio Relazioni Industriali
Tel. 02.67140305
[email protected]
mondo api
n. 1 • giugno 2014
Estero
Giancarlo Saglimbeni, coammnistratore CAD CARIONI LOMBARDIA SRL
Adempimenti doganali per le operazioni di importazione ed esportazione
Il documento che viene obbligatoriamente usato per le importazioni o le esportazioni è il DAU
Importazioni
Le relative dichiarazioni devono indicare tutti i dati necessari per l’esatta
determinazione dei diritti da corrispondere e quindi, oltre agli elementi
di cui sopra, anche gli ulteriori importi da aggiungere al valore di fattura
quali il nolo, l’assicurazione, nonché gli eventuali aggiustamenti del valore derivanti da particolari rapporti tra il fornitore estero e l’importatore.
Nella dichiarazione devono essere anche precisati i diritti da riscuotere
a titolo di dazio, IVA, Accise e gli altri cespiti da riscuotere in bolletta.
Il dazio può essere intero, ridotto, o esente a seconda dell’origine e provenienza della merce e dei certificati preferenziali che la scortano nonché
della classificazione doganale della merce in importazione. In certi casi, e
per determinati tipi di merci, sono applicabili, in base ad appositi Regolamenti UE, anche dazi antidumnping.
Spazio
La maggior parte degli scambi commerciali con l’estero riguarda le operazioni doganali di importazione e di esportazione. Questi due regimi
(che il Codice doganale comunitario definisce “regimi definitivi”) sono applicabili unicamente agli scambi tra uno dei ventotto Paesi della UE ed un
Paese extra UE. Se lo scambio avviene tra due Paesi comunitari, si parla,
infatti, di cessioni ed acquisti intracomunitari, operazioni per le quali non
occorre emettere alcun documento doganale.
Il documento che viene obbligatoriamente usato per le importazioni o
le esportazioni è il DAU, Documento Amministrativo Unico, opportunamente adattato a seconda del regime prescelto. Il documento viene presentato in forma scritta o trasmesso telematicamente all’ufficio doganale
competente per territorio.
Esportazioni
L’esportazione è il regime doganale che consente alle merci nazionali o
comunitarie di lasciare il territorio doganale della UE in via definitiva.
Documenti a corredo: fattura, EUR 1 per gli scambi con Paesi o gruppi
di paesi che hanno sottoscritto con la UE un accordo tariffario basato
sull’origine preferenziale, ATR 1 per gli scambi con la Turchia, documenti
di trasporto. Per le esportazioni in Paesi con i quali non esiste un accordo tariffario può essere richiesto, per l’importazione a destino, il certificato di origine rilasciato dalla Camera di Commercio competente.
Nella dichiarazione doganale è obbligatorio indicare una serie di dati ed
in particolare: il mittente con relativa partita IVA, il destinatario, l’origine
della merce, la quantità dei colli, il peso lordo e netto, la descrizione delle
merci, la Voce Doganale, il valore.
La Dogana che riceve la dichiarazione provvede ad inviare un messaggio
informatico all’ufficio doganale di uscita dal territorio doganale comunitario indicato dal dichiarante. Detto ufficio – ad operazione conclusa – ne
informa con apposito messaggio l’ufficio emittente.
L’attestazione di uscita (“VISTO”) è consultabile sul sito Internet dell’Agenzia delle Dogane.
per le esportazioni in Paesi con i quali non esiste
un accordo tariffario può essere richiesto, per
l’importazione a destino, il certificato di origine rilasciato
dalla Camera di Commercio competente
La Dogana, ricevuta la dichiarazione, può disporre la verifica della merce.
Qualora essa ritenga che la dichiarazione sia errata in uno o più dei suoi
elementi, procede ad un diverso accertamento e lo notifica all’operatore che può accettare l’esito del nuovo accertamento o sollevare controversia con ricorso alla CommissioneTributaria Provinciale competente o
all’Autorità Giudiziaria ordinaria. Sia le operazioni di esportazione che
quelle di importazione possono essere sottoposte all’istituto della revisione dell’accertamento. La procedura può essere attivata d’ufficio da
parte della Dogana (o può essere richiesta dall’esportatore o importatore)
entro tre anni dalla data di emissione del documento. A seguito della
revisione potranno essere rettificati alcuni elementi dell’operazione quali
la qualità, la quantità, l’origine (preferenziale o non) ed il valore. Anche in
questo caso è ammesso ricorso alla C.T.P. o all’A.G.O.
il dazio può essere intero, ridotto, o esente
a seconda dell’origine e provenienza della
merce e dei certificati preferenziali che lo
accompagnano
Il centro doganale Carioni
Il centro di assistenza doganale Carioni sito in Milano, via Valtellina n.6, proprio di fronte agli uffici doganali avvalendosi di
10 sedi operative principalmente localizzate nel nord e centro
Italia, svolge attività di intermediazione doganale e di rappresentanza fiscale.
È soggetto autorizzato a svolgere, in regime di procedura semplificata, le operazioni doganali di esportazione, importazione
definitiva, transito ed introduzione in deposito con temporanea
giacenza (A3) e/o con introduzione in deposito (A4). Può inoltre
svolgere attività di magazzino fiduciario U.T.F. a Milano dove
è possibile stoccare e detenere prodotti soggetti ad accise in
sospensione di imposta.
Per agevolare le operazioni doganali, riducendo i tempi e le
possibilità di errori nelle comunicazioni con l’amministrazione
finanziaria. Tutte le sedi operative sono autorizzate ad un collegamento diretto con il sistema informatico dell’Agenzia delle
Dogane.
INFO & DOC
Servizio Estero
Tel. 02.67140228-226
Tel. 0371.944466
[email protected]
mondo api
57
Finanza
Agevolazioni su misura per le pmi
Finanziamenti, bandi e incentivi alle imprese, come partecipare per accedere ai fondi
58
La crisi continua ad essere elemento di stress per il sistema economico
e finanziario lombardo e le prime a pagarne il prezzo sono le imprese.
Le banche aumentano i tassi di interesse a causa della maggiore rischiosità a cui sono sottoposte nell’accordare le linee di credito, ma
soprattutto rallentano il processo di delibera e spesso riducono gli impieghi.
Il contesto di crisi ha contribuito ad esasperare anche gli aspetti ormai
noti e perduranti che costituiscono “aspetti di criticità” per le imprese:
sottocapitalizzazione e ricorso ad un numero eccessivo di banche.
Tutto questo ha portato le aziende a cercare di superare i tradizionali
limiti culturali che le ha sin qui caratterizzate, ma la strada che porterà
alla vera ripresa è ancora lunga, e fondamentale è il ruolo che le Istituzioni e le associazioni avranno nel dare sostegno all’economia reale,
attraverso la progettazione di soluzioni per le pmi.
Credito incassa
E’ una misura studiata per la gestione, lo smobilizzo e l’incasso dei crediti scaduti vantati dalle imprese lombarde nei confronti di Comuni e
Province (Enti Locali).
I crediti devono essere scaduti, non prescritti, certi, liquidi ed esigibili
al momento della presentazione della domanda di accesso dell’impresa
all’iniziativa Credito In Cassa. I crediti potranno riguardare spese correnti e spese in conto capitale.
L’agevolazione consiste nell’erogazione del corrispettivo della cessione
pro-soluto del credito.
Contributo abbattimento oneri erogato in unica soluzione anticipata a
favore delle imprese
Accanto a questa importante misura, continuano ad essere attive quelle
già segnalate per cui CONFAPI INDUSTRIA ha lavorato nei mesi passati,
nell’interesse delle proprie imprese associate.
Bando per la valorizzazione economica
dei brevetti
Le imprese devono trovarsi in una delle seguenti condizioni:
58
- Essere titolari di 1 o più brevetti
- Aver depositato 1 o più domande di brevetto per le quali:
In caso di deposito nazionale all’UIBM, il rapporto di ricerca con
esito non negativo
In caso di deposito per brevetto europeo, la richiesta di esame sostanziale all’EPO
In caso di deposito per brevetto internazionale (PCT), la richiesta di
esame sostanziale al WIPO
- Essere in possesso di un accordo preliminare per l’acquisto di un
brevetto
Contributo a fondo perduto fino a massimo l’80% del costi ammissibili
e fino ad un massimo di €70.000,00.
Credito adesso - sostegno alle necessità
di capitale circolante permanente
Gli interventi a favore delle PMI sono destinati a sostenere le necessità
di capitale circolante permanente.
Sono ammissibili l’accettazione di ordini o contratti di fornitura con
oggetto la fornitura di beni e/o servizi per un importo minimo di € 30.000.
L’ordine (accettazione ordine/contratto) deve essere inevaso, regolare e
antecedente massimo 3 mesi rispetto alla presentazione della domanda
di finanziamento da parte della pmi.
Novità 2014
Per richieste di finanziamento fino a 45.000 € non sono richiesti ordini/
contratti (per aziende con fatturato medio degli ultimi due anni superiore
n. 1 • giugno 2014
le imprese lombarde possono usufruire di voucher per
il sostegno dei processi di internazionalizzazione
a 200.000). Possibilità di concedere più finanziamenti ad una singola impresa, comunque nel limite dell’importo massimo previsto per il singolo
finanziamento
Fondo frim: finanziamenti al tasso dello
0.5%, anche su beni usati
Si tratta di un finanziamento agevolato con le seguenti caratteristiche:
– importo da un minimo di € 20.000 ad un massimo di € 1.500.000;
– durata compresa tra i 3 ed i 7 anni, di cui massimo 2 anni di preammortamento;
– tasso di interesse applicato alle risorse del FRIM: fisso e pari allo
0,5%.
Bando per l’innovazione del terziario
Contributo a fondo perduto pari al 40% fino ad un massimo di € 25.000
Soggetti beneficiari sono le MPMI in forma singola o in rete con sede
legale e/o operativa nelle province di Brescia, Cremona, Lecco, Milano,
Monza e Brianza e Varese.
Tipologie di progetti ammissibili
1. Extended enterprise
a. Soluzioni e sistemi digitali a supporto dei processi logistici e di filiera
e a garanzia della tracciabilità ed originalità dei prodotti
b. Soluzioni e sistemi digitali innovativi per il punto vendita e la promozione di prodotti e servizi
2. Sistemi di pagamento elettronico e “Mobile”
3. Impatto ambientale ed energetico
I progetti ammessi dovranno essere avviati entro e non oltre 60 giorni
dalla data di assegnazione del contributo e ultimati entro 12 mesi dalla
medesima data.
Importo minimo di spesa ammissibile € 20.000
E’prevista una retroattività di spesa a partire dal 18/04/2014
Legge Sabatini Nuova Edizione
Beneficiarie le piccole e medie imprese, operanti in tutti i settori produttivi, con sede operativa in Italia che realizzano investimenti in:
- MACCHINARI, IMPIANTI, BENI STRUMENTALI di impresa e attrezzature nuovi di fabbrica ad uso produttivo;
- HARDWARE, SOFTWARE E TECNOLOGIE DIGITALI.
L’agevolazione consiste in un contributo in conto interessi pari al 2,75%
ad abbattimento del tasso stabilito sul finanziamento/leasing erogato da
banche e intermediari finanziari convenzionati.
Il finanziamento può coprire fino al 100% degli investimenti.
Contributi In Conto Interessi e a fondo
perso CCIAA Milano
Verranno concessi contributi in abbattimento tassi sui finanziamenti per
investimento – garantiti da un confidi – da 1,5 a 2 punti percentuali.
Medesima iniziativa è stata varata per promuovere le operazioni di patrimonializzazione aziendale.
L’abbattimento del costo degli interessi di ciascun finanziamento è totale. Inoltre è previsto un contributo a fondo perduto pari al 10% dell’ammontare del finanziamento bancario ritenuto ammissibile per l’agevolazione in conto abbattimento tassi, fino ad un massimo di 10.000,00
euro. Per questa misura è prevista la possibilità di abbattere il costo
della garanzia del 50% fino ad un massimo di 3.000 euro.
Contributi In Conto Interessi e CCIAA
Monza
Verranno concessi contributi in abbattimento tassi sui finanziamenti per
investimento – garantiti da un confidi – da 1 a 2 punti percentuali.
Medesima iniziativa per sostenere la liquidità delle pmi con un abbattimento di 2 punti del costo di ciascun finanziamento - garantito da un
confidi.
Il bando prevede l’assegnazione di un contributo i conto abbattimento
tassi sul finanziamento ottenuto successivamente alla realizzazione di
una o più operazioni di patrimonializzazione ammissibili.
Voucher internazionalizzazione
Le imprese lombarde con sede legale o almeno una sede operativa attiva in Lombardia possono usufruire di voucher per il sostegno dei processi di internazionalizzazione.
Ambiti di intervento
Voucher A – Servizi di consulenza e supporto all’internazionalizzazione;
CONFAPI INDUSTRIA è accreditata quale soggetto attuatore per questa
misura
Voucher B – Partecipazione a missioni economiche all’estero in forma coordinata (minimo di 5 imprese);
Voucher C – Partecipazione a fiere internazionali all’estero:
−
C1 in forma aggregata (minimo di 8 imprese);
−
C2 in forma individuale.
AMMONTARE DEL CONTRIBUTO (Contributo massimo per impresa: €
12.000)
Voucher A – € 2.000 per spesa minima aziendale di € 3.500.
Voucher B – da € 1.300 a € 2.300 per spesa minima da € 2.300 a €
3.000
Voucher C - da € 1.700 a € 2.200 per spesa minima € 3.500
Premialità di € 800 in caso di prima partecipazione
fondamentale è il ruolo che le Istituzioni e
le associazioni avranno nel dare sostegno
all’economia reale, attraverso la progettazione di
soluzioni per le pmi
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59
Finanza
Il risk management secondo le pmi italiane
Presentati al Politecnico di Milano i risultati della II edizione dell’Osservatorio Politecnico di Milano-Cineas
60
Presentati i risultati dell’Osservatorio Politecnico di Milano-Cineas
in collaborazione con CONFAPI INDUSTRIA sul risk management
nelle pmi italiane, realizzato da RiskGovernance del dipartimento di
Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano, giunto alla sua seconda
edizione.
L’indagine ha preso in considerazione un campione di 701 aziende
distribuite su tutto il territorio nazionale e appartenenti a tutti i settori
dell’economia, con particolare concentrazione nei macro-settori servizi
(36%) e manifattura (41%).
Nonostante i dati macroeconomici parlino di una lenta uscita dalla
recessione, per le pmi che rappresentano gran parte del tessuto
economico italiano, non è sempre così. Le imprese che percepiscono il
mercato in contrazione sono il 46% del campione, in aumento di quasi il
20% sul 2012. È pur vero che il 54% risulta più ottimista.
In questo scenario, la leva più ricorrente di intervento per le piccole
imprese è quella della sostituzione e del rafforzamento della struttura
con nuove competenze manageriali. Dai dati analizzati dall’Osservatorio
emerge che il 90% delle imprese che percepiscono il mercato in
contrazione decide di operare cambiamenti all’interno della struttura di
vertice, mentre il 45% apre a nuovi mercati che abbiano una domanda in
crescita e/o disponibilità di materie prime a costi inferiori, in diminuzione
rispetto al 2012 dove questa scelta veniva fatta dal 59% delle aziende.
È carente invece la disponibilità ad effettuare nuovi investimenti nel
Paese.
Rispetto al 2012 la percezione del profilo di rischio è pressoché costante
e di tipo “medio”, diminuiscono invece coloro che percepiscono il rischio
come “altalenante” (il rischio medio è quello attuale e quello altalenate
è quello legato agli ultimi 5 anni). Da notare che per l’81% del campione
all’apertura di nuovi canali di vendita e all’ampliamento del portafoglio
prodotti corrisponde una diminuzione della percezione dell’esposizione
al rischio.
Il contesto economico è aggravato dall’immaturità con cui le pmi
affrontano il rischio, tanto più che la percezione del rischio è piuttosto
elevata. Nel 2013 il rapporto con il rischio peggiora. Aumentano, infatti,
le aziende che lo percepiscono come eventi da evitare (47% in crescita
rispetto al 2012 dove erano solo il 31%). Inoltre coloro che percepiscono
il rischio solo come negativo e non anche come un’opportunità sono
perlopiù piccole imprese (68% nel 2013, mentre erano il 48% nel 2012).
I rischi finanziari sono quelli che vengono maggiormente percepiti come
rilevanti, si passa da un 48% a un 58% nel 2013 e sono perciò quelli che
assorbono maggiori risorse.
Per quanto riguarda i ruoli e le responsabilità per la gestione del rischio,
bassissima è l’incidenza delle imprese intervistate che dedica una
risorsa a tempo pieno ad attività di risk management.
per l’81% del campione all’apertura di nuovi canali
di vendita e all’ampliamento del portafoglio prodotti
corrisponde una diminuzione della percezione
dell’esposizione al rischio
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n. 1 • giugno 2014
Legale
Avvocato Germano Margiotta
Le nuove tutele della vendita a distanza
Il legislatore ha inteso incrementare gli obblighi di informazione precontrattuale che le imprese dovranno
reciprocamente fornire/ricevere prima di procedere allo scambio
Il 23 ottobre 2005 entrava in vigore il
Altre innovazioni importanti avranno seguito per quanto riguarda le
D.lgs. 6 settembre 2005, n. 206, me-
ipotesi di recesso - ove, ad esempio, è stata prevista una procedura
glio conosciuto come “Codice del
più celere e standardizzata per i tutti i paesi Comunitari – e le tem-
Consumo”. Tale implementazione nor-
pistiche ad esso connesse. I consumatori avranno infatti più tempo
mativa si rendeva d’obbligo a fronte
per “ripensare” alle proprie scelte e i tempi per esercitare tale facoltà
di una disorganicità della materia che
saliranno da 10 a 14 giorni.
fino a quel momento aveva reso tale disciplina molto frammentaria e di
Infine, risulta opportuno accennare anche ad un ulteriore profilo: in
difficile interpretazione.
caso di perdita o danneggiamento dei beni, invero, la responsabilità
Così come allora, con il rapido cambiamento degli scenari commer-
per tali eventi sarà in capo al venditore che ne dovrà rispondere sino
ciali, da qualche anno si è presa contezza della necessità di rivedere il
a quando il consumatore non prenderà effettivamente possesso del
Codice in oggetto per poter regolamentare anche le nuove pratiche del
bene.
mercato che, d’altro canto, è prevedibile che nel futuro supereranno
È evidente, dunque, come le novità introdotte dal legislatore sposte-
del tutto le precedenti, e già note, modalità di scambio.
ranno di non poco oneri e diritti dei soggetti coinvolti in tale tipo di
Ci si riferisce ovviamente all’e-commerce, pratica sempre più in auge
commercio e, pertanto, è altrettanto plausibile che si renderanno ne-
anche fra le imprese e che, pertanto, meritava una risposta concreta
cessari, soprattutto sul principio, degli aggiornamenti specifici sulla
anche sotto il profilo normativo.
materia per le imprese che decideranno di avvalersi e/o implementare
Dal prossimo 14 giugno, dunque, in attuazione della direttiva 2011/83/
l’uso dell’e-commerce.
UE sui diritti dei consumatori ( recante modifica delle direttive 93/13/
CEE e 1999/44/CE e che abroga le direttive 85/577/CEE e 97/7/CE),
anche per le imprese italiane saranno rafforzate le garanzie relative alle
vendite a distanza.
Gli obiettivi perseguiti con tale adeguamento sono quelli di garantire la
possibilità, per imprese e consumatori in genere, di vendere e comprare a livello transnazionale “con le stesse modalità di vendita nazionali,
in caso di perdita o danneggiamento dei
beni, invero, la responsabilità per tali eventi
sarà in capo al venditore
con le stesse condizioni contrattuali standard e gli stessi materiali informativi”.
Proprio quest’ultimo punto è degno di nota, poiché il legislatore ha
inteso incrementare gli obblighi di informazione precontrattuale che le
imprese dovranno reciprocamente fornire/ricevere prima di procedere
allo scambio. Ecco allora che non solo andranno descritti i beni i servizi
offerti, ma anche l’identità del professionista, il costo e anche i diritti e
le facoltà riconosciute dalla legge (come, ad esempio, i diritti derivanti
dalla garanzia legale di conformità).
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61
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Avvocato Germano Margiotta
La Corte di Giustizia Europea e la pronuncia sulla legittimità dei costi
minimi di esercizio nell’autotrasporto
Qualora dovesse essere accolto il ricorso si potrebbero aprire nuovi scenari nel settore con riflessi importanti
sulla committenza
62
Lo scorso 7 aprile è iniziata la trattazione, in sede di Corte di Giustizia
rispettivo tra le parti, che di fatto si vedono applicare, con norma impe-
Europea, del ricorso in merito alla legittimità o meno dell’art.83 bis della
rativa cogente, un prezzo minimo imposto.
L.133/2008 in tema di costi minimi di esercizio nell’ambito dell’autotra-
L’art.83 bis comprensibilmente divide le opinioni ponendo da un lato i
sporto nazionale su strada.
vettori, che ritengono tale disposizione dovuta e positiva (una sorta di
La norma richiamata è quella che ha previsto a favore del vettore
antidumping che impedisce che le tariffe risultino sempre più schiac-
che è parte di un contratto di trasporto in ambito nazionale, il diritto
ciate al ribasso dai committenti) e dall’altro la committenza, la quale
al riconoscimento ad una tariffa minima, applicabile a prescindere dal
al contrario rinviene la norma gravemente illegittima e lesiva del libero
prezzo concordato tra il committente e l’esecutore del trasporto (“Nel
mercato.
contratto di trasporto, stipulato in forma scritta, ai sensi dell’art.6 del
Per tali ragioni, di tale singolare situazione è stata investita la Corte di
D.Lgs.286/2005, n.286, l’importo a favore del vettore deve essere tale
Giustizia Europea, che si trova in questi giorni a decidere sui seguenti
da consentire almeno la copertura dei costi minimi di esercizio, che ga-
aspetti:
rantiscano, comunque, il rispetto dei parametri di sicurezza normativa-
1. Se la tutela della libertà di concorrenza, della libera circolazione delle
mente previsti.”).
imprese, della libertà di stabilimento e di prestazione dei servizi (di cui
La finalità della norma, quanto meno nel precetto intenzionale del legi-
agli articoli 4 (3) TUE, 101 TFUE, 49, 56 e 96 TFUE) sia compatibile, ed
slatore, è individuata nel voler consentire al trasportatore, mediante la
in che misura, con disposizioni nazionali degli Stati membri dell’Unione
garanzia di un riconoscimento tariffario minimo, la facoltà di eseguire le
prescrittive di costi minimi di esercizio nel settore dell’autotrasporto, im-
proprie prestazioni contrattuali in regime di sicurezza, consentendogli la
plicanti fissazione eteronoma di un elemento costitutivo del corrispettivo
corretta ed efficiente manutenzione dei mezzi, il rispetto del riposo dei
del servizio e, quindi, del prezzo contrattuale;
tempi di guida, il puntuale ed integrale pagamento degli oneri assicura-
2. Se, ed a quali condizioni, limitazioni dei principi citati siano giustifica-
tivi obbligatori…
bili in relazione ad esigenze di salvaguardia dell’interesse pubblico alla
La conseguenza prima e diretta, che negli ultimi mesi hanno sperimentato diverse committenze, è la facoltà che la norma concede al vettore di
ottenere un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo con il quale il
Tribunale condanna la committente a pagare i corrispettivi dovuti a titolo
di differenze sui costi minimi, con conseguenze spesso pregiudizievoli
per i destinatari del provvedimento.
62
Ulteriore riflesso direttamente derivante dall’applicazione della norma,
tuttavia, è quella di fatto di svilire ed inibire la libera pattuizione del cor-
Spedapi, nominata la squadra che
affiancherà Luca Castigliego nel prossimo
triennio
n. 1 • giugno 2014
sicurezza della circolazione stradale e se, in detta prospettiva funziona-
è caratterizzata da una forte presenza di soggetti rappresentativi degli
le, possa trovare collocazione la fissazione di costi minimi di esercizio
operatori economici privati di settore, in assenza di criteri predeterminati
secondo quanto previsto dalla disciplina di cui all’art. 83 bis del D.L. n.
a livello legislativo.”
112/2008 e successive modificazioni ed integrazioni;
L’esito della pronuncia della Corte, qualora dovesse accogliere il ricorso,
3. Se la determinazione dei costi minimi di esercizio, nell’ottica menzio-
determinerebbe la riformulazione delle procedure applicative dei costi
nata, possa poi essere rimessa ad accordi volontari delle categorie di
minimi, aprendo a nuovi scenari nel settore dell’autotrasporto con rifles-
operatori interessate e, in subordine, ad organismi la cui composizione
si importanti sulla committenza.
63
Svoltasi l’assemblea Spedapi
Il 21 maggio si è tenuta l’assemblea di Spedapi, categoria
costituita all’interno di CONFAPI INDUSTRIA, quale aggregazione e strumento di rappresentanza degli interessi delle pmi
che operano nel comparto dei trasporti, delle spedizioni e della
logistica.
Un settore, per sua naturale vocazione, vicino ai temi dell’internazionalizzazione delle imprese e fisiologicamente connotato
dal sempre più pregnante e attuale carattere di transnazionalità
dei processi produttivi.
Diversi i temi affrontati nel corso dell’assemblea e le attività
progettuali proposte per un rilancio del settore che vive e sperimenta quotidianamente le dinamiche della competitività e della
globalizzazione, con una evidente necessità di ridurre i tempi
ed i costi della circolazione dei prodotti. E’ stata nominata la
squadra che affiancherà Luca Castigliego nel prossimo triennio: Riccardo Fuochi, Paolo Federici, Giorgio Balzaretti, Paolo
Maderna, Franco Larizza e Germano Margiotta.
la finalità è individuata nel voler consentire
al trasportatore, mediante la garanzia di un
riconoscimento tariffario minimo, la facoltà di eseguire
le proprie prestazioni contrattuali in regime di sicurezza
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Energia
Efficienza e risparmio energetico: soluzioni per ridurre i costi aziendali
CONFAPI INDUSTRIA ha selezionato MetaenergiaESCo, con la quale PMI Energy Srl ha stipulato un accordo
particolarmente vantaggioso per le imprese
64
Da 14 anni CONFAPI INDUSTRIA, attraverso i gruppi di acquisto delle
proprie realtà per l’energia, è impegnata nel migliorare la competitività
delle imprese aderenti garantendo costantemente le condizioni di fornitura più vantaggiose e affidabili.
Nell’ultimo triennio PMI Energy S.r.l. (società soggetta all’attività di
controllo, direzione e coordinamento da parte dell’unico socio CoNfApi iNdustriA) ha consentito alle imprese di conseguire importanti
riduzioni di spesa sulla componente energia, rispetto all’anno precedente:
•
mediamente superiore al 6% nel passaggio dal 2012 al 2013
•
mediamente oltre il 12% nel passaggio dal 2013 al 2014,
•
fino all’ultimo risultato di eccellenza conseguito per il 2015 con
un’ulteriore riduzione di spesa mediamente del 15% (rispetto al 2014).
La fattura di una piccola e media impresa è però gravata da oneri di
sistema, i cui valori in questi ultimi anni sono aumentati in maniera
importante ed il cui peso è divenuto oramai prevalente sul totale
della bolletta.
Infatti, già nel 2014, con i costi ridotti della materia prima conseguiti
dai nostri GdA, l’incidenza media delle componenti non trattabili (oneri
e tasse) pesa per il 60% circa sulla fattura energetica, proporzione
destinata a salire per il 2015 con l’ulteriore riduzione di spesa già determinata, fatti salvi eventuali interventi normativi oggi non prevedibili.
Gli unici interventi finora concretizzati per la riduzione degli oneri hanno riguardato le imprese considerate “energivore” ai sensi della normativa vigente, i costi di tali interventi sono però stati ridistribuiti su tutte
le altre imprese.
Nelle realtà industriali, specialmente in quelle manifatturiere, l’unica
soluzione per ridurre ulteriormente la spesa, anche per quelle voci di
fattura non trattabili, è consumare meno a pari risultato, grazie all’adozione di soluzioni per efficienza e risparmio energetico.
Dall’esperienza pluriennale acquisita attuando diversi progetti in questo ambito, in alcuni casi anche cofinanziati dalle CCIAA di Milano e
Monza (si veda il Progetto “Zero Emission PMI” del 2009/2010) è ma-
64
turata la soluzione ideale: la scelta di una Energy Saving Company
(E.S.CO.) con innovative capacità tecniche ed in grado di mettere in
campo soluzioni tecnologicamente all’avanguardia ma anche di superare ove necessario l’ostacolo finanziario, mettendo a disposizione
finanziamenti di parte terza compensati poi dai risparmi generati.
CONFAPI INDUSTRIA ha quindi selezionato MetaenergiaESCo, con la
quale PMI Energy S.r.l. (socio unico CoNfApi iNdustriA) ha stipulato un accordo particolarmente vantaggioso che offrirà alle imprese
interessate soluzioni innovative e particolarmente vantaggiose per
ridurre i propri consumi in modo semplice e, ove possibile, non
oneroso.
costi ridotti della materia prima conseguiti
dai nostri GdA, l’incidenza media delle
componenti non trattabili (oneri e tasse) pesa
per il 60% circa sulla fattura energetica
nelle realtà industriali, specialmente in quelle
manifatturiere, l’unica soluzione per ridurre ulteriormente
la spesa, anche per quelle voci di fattura non trattabili, è
consumare meno a pari risultato, grazie all’adozione di
soluzioni per efficienza e risparmio energetico
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PMI Energy Srl
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Il magazine per la Piccola e Media Impresa
Magazine
PROTAGONISTI
Galassi: “Rilanciare
la competitività
assicurando sostegno
alle imprese”
FOCUS
CONFAPI INDUSTRIA
ed EXPO, spazio alle pmi
Poste Italiane s.p.a.- Spedizione in Abbonamento Postale– 70% - LO/MI
CONFAPI INDUSTRIA Magazine • Anno IX • Numero 1 • Giugno 2014
EDUCATIONAL
Il coaching, strumenti
per aumentare
la performance in azienda
Garavaglia:
“Economia, crescita e
semplificazione”
CONFAPI INDUSTRIA Magazine
Anno IX - Numero 1
Giugno 2014
Periodico a cura di
CONFAPI INDUSTRIA
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