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a Notizie su Convicino, Calloniana Romana

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Notizie su Convicino, Calloniana Romana
(PHibla Galeota Sicula, la Fortezza delle
Grotte o di San Felice dell'epoca araba),
detta poi Barrafranca, attraverso nuovi
documenti inediti
(1091 - 1529)
Estratto dalla Rivista « ARCHIVI »
ARCHIVI D'ITALIA E RASSEGNA INTERNAZIONALE DEGLI ARCHIVI
anno XXIV-1957, fascicolo 4
R O M A - 1957
RICCI - Via Giulia, 147
ANGELO LI GOTTI
r\e su Convicino, Call
(l'Hibla Galeota Sicula, la Fortezza delle
Grotte o di San Felice dell'epoca araba),
detta poi Barrafranca, attraverso nuovi
documenti inediti
(1091 -1529)
Estratto dalla Rivista « ARCHIVI »
ABCHIVI D'ITALIA E RASSEGNA INTERNAZIONALE DEGLI ARCHIVI
anno XXIV-1957, fascicolo 4
R O M A - 1957
PALAZZO RICCI - Via Giulia, 147
NOTIZIE SU CONVICINO, CALLONIANA ROMANA
(l'HIBLA GALEOTA SICULA, LA FORTEZZA DELLE
GROTTE O DI SAN FELICE DELL'EPOCA ARABA),
DETTA POI BARRAFRANCA, ATTRAVERSO NUOVI
DOCUMENTI INEDITI
(1091 -1529)
Oscura è la storia di molte città di Sicilia durante tutto il periodo che
va dall'occupazione Normanna a tutta l'epoca Aragonese e Castigliana. La
mancanza di fonti ed il silenzio delle cronache anche per i centri abitati più
importanti e per le stesse città., ci impediscono di conoscerne lo sviluppo, la
vita e talvolta la stessa esistenza che vengono riportati ad un unico quadro
standardizzato, comune ed uniforme per tutti. Più difficile però appare il
problema, quando la ricerca si vuole estendere alle città ed agli abitati minori
e particolarmente alle Terre. feudali e ai Casali, che pure dovettero avere
in questo lunghissimo periodo una propria vita diversa da quella degli altri.
Qui i documenti mancano o sono più scarsi e frammentari, le cronache stesse
tacciano i nomi di questi abitati minori mentre carte signorili, costituzioni e
pandette, atti delle Corti giuratorie e capitaniali, statuti di corporazioni
religiose ed artigiane, privilegi ecc., che altrove nelle città grosse accrescono
l'orgoglio ed il prestigio del centro, qui mancano del tuttto, dispersi per
ignoranza o distrutti (1), e mentre qualcuno giace ancora coperto di polvere
(1) Un primo saccheggio qui si verifica come altrove, al cadere della feudalità e
vengono presi d'assalto gli archivi della Corte Giuratoria. Un secondo avviene, e questa
volta nei riguardi dei registri della Corte Capitaniale di Giustizia, colla creazione della
circoscrizione giudiziaria di Pietraperzia, cui Barrafranca viene aggregata appena istituita, nel 1819. Una terza distruzione degli atti della Curia Capitaniale dì Barrafranca
avviene con l'elezione di essa a mandamento di seconda classe nel 1846 (Regio Decreto
17 dicembre 1845, n° 9797) ed una quarta, che distrugge quanto ancora rimaneva, avvenuta subito dopo il secondo conflitto mondiale, con la vendita ai salumieri del vecchio
archivio comunale. Fortunatamente si sono salvate le Pandette di Barrafaranca, che Carlo
Maria Caraffa, Principe di fiuterà e Marchese di Barrafranca, fece stampare in Palermo
il 1686, presso Ramundetta (Biblioteca Comunale di Caltanissetta, catalogo 84/F/6,
inventario n11 316, fase. 2), che per i tempi costituisce un codice di leggi importante
ed un codice di procedura veramente encomiabile per l'organizzazione dei servizi giudìziari ed amministrativi, ottima fonte di studio per questo periodo e per i precedenti,
poiché come espressamente vi è detto in principio vi sono riassunte tutte le precedenti
ordinanze emanate ai Capitani, ai Secreti o Governatori, ai vassalli ed ai Giurati dell'Università.
263
negli Archivi di Stato ed in archivi patronali di illustri famiglie (2), per ovvie
ragioni chiusi agli studiosi. Eppure si tratta di documenti tuttora vivi e
palpitanti che ci avvicinano ad una realtà umana varia e complessa spinta e
sollecitata dai più svariati interessi, che attende ancora di essere riportata
alla luce. Di molte Terre, non solo si sconosce la vita per il lungo periodo
anzidetto, ma anche nel XV secolo e nell'inizio del XVI, quando dovunque
appare abbondante la documentazione non solo per le grandi città ma anche
per i piccoli centri abitati : contratti notarili vari salvatisi dalla distruzione
per particolari accorgimenti dì legislatori intelligenti. La non indifferente
letteratura municipalista poi, che servendosi di tutti i mezzi leciti ed illeciti
fino alla falsificazione di documenti, monete e lapidi per innalzare a nobile
vetustà città più grosse, e la stessa differenza amministrativa tra queste,
demaniali o regie e le terre feudali minori hanno impedito sempre qualsiasi
revisione, cui fu ovunque contrapposta l'indiscussa autorità di scrittori partigiani, che tuttora godono piena fiducia tra le masse (3).
La vita dell'uomo come del resto quella degli animali e delle piante è
legata alla terra e tende a svilupparsi o meno in rapporto a fattori particolari,
storici, economici e sociali, che non sempre sono eguali dovunque. La vita
poi si ripete nei grandi fenomeni, che investono spesso più continenti, anche
nei più piccoli aggregati umani, tutte le volte che si ripetono le suddette
premesse in rapporto sempre al fattore topografico.
Ora al nostro centro abitato, documentato dai diplomi più antichi dell'XI sec., che affonda le sue radici m un abitato romano, la Calloniana degli
Itinerari Imperiali (4) e nella Calata interna sicula colonizzata dai greci, detta
anche PHibla Galoota o Galatina, e che vitale in epoca Bizantina pur si con(2) L'archivio di famiglia dei nobilissimi Principi di Bulera e Marchesi di Barrafranca, che attualmente trovasi sistemato nel palazzo Butera di Palermo, è stato recentemente ceduto dall'ultimo rampollo dì questa casata, Galvano Lanza Branciforti all'Archivio di Stato di Palermo, con grande vantaggio degli studiosi, che vi troveranno una
miniera inesauribile di notizie per lo studio dei moltissimi centri abitati che furono feudo
di questa famiglia e dei quali tuttora conservano il titolo nobiliare.
(3). Cito per tutti: P. Chiarandà (Piazza Città di Sicilia, Antica, Nuova e Sacra, Messina 1654); Frate Dionigi da Pietraperzia (Relazione Critico-Storica della Prodigiosa Invenizone di una Immagine di Maria Santissima chiamata comunamente della Cava di
Pietrepercia, Palermo 1776). In qxiesti due lavori, Piazza e Pietraperzia, che per la loro
posizione topografica sono tipici centri abitati, sorti nel XII-XIII sec. sono riportati alla
più antica civiltà sicula, mentre nessun segno rimane di civiltà precedenti a quella
Normanna e Sveva, perché in esse si ha il ricordo più recente di monumenti feudali,
quale il Castello, che qui in Convicino, pur documentato dalle fonti (Note sulla
Chiesa eoe. Doc. VII, n. 2, ecc.}, oggi è scomparso completamente perché di epoca
molto anteriore.
(4) Per questa localizzazione cfr. i miei lavori: Topografìa Antica del Casale presso
Piazza Armerina, in « ASSO », Catania 1951 ed in « Notiziario della Regione Siciliana •»
H. 7, Palermo 1953, II Redazione; Rinvenimenti Archeologici in Barrafranca, in « Giornale di Sicilia», Palermo 28-3-1952; Nuovi Itinerari Archeologici: Sicilia Terra Benedetta di Roma, « II Secolo d'Italia », Roma, 4 sett. 1955, p. 5; Definitivamente risolto il
problema Topografico delle « Philosophiana Gelensium » « II Secolo d'Italia », Roma
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tinua nelle successive epoche araba e normanna (5), era stata negata qualsiasi
esistenza, mentre documenti riferentisi ad essa erano stati attribuiti ad altri
centri abitati (6), facendosene risalire cosi la fondazione al 1530, ad opera
del suo barone Matteo Barresi, signore anche nella vicina Pietraperzia.
Le mie ricerche presso archivi e biblioteche hanno già smentito questo
luogo comune da tutti ripetuto come verità rivelata, mentre col presente
lavoro, alla luce di un'altra lunga serie di documenti, tutti inediti (7), tenterò
per la prima volta di tratteggiare un quadro continuativo degli avvenimenti
17-9-1954; Sull'Itinerario di Antonino lungo la Catania-Agrigento. Una Serie d'indagini
Archeologici pone in luce Centri Romani nell'Isola, « II Secolo d'Italia », Roma 21-9-1954,
p. 3; Sempre Nuove Scoperte di Antiche Vestigia in Sicilia, Terme del Periodo Romano
Imperiale venute alla Luce nella Zona di Soriana, « Sicilia del Popolo», Palermo 4-9-1954;
Prezioso Materiale Archeologico rinvenuto in una cava nei pressi di Barrafranca, « La
Sicilia» e «Giornale di Sicilia», Catania e Palermo, dell'11-5-1955; Materiale del
VI Secolo Rinvenuto a Barrafranca, « Giornale di Sicilia » 31-10-1956; La Necropoli di
Barrafranca risalirebbe al Tardo Evo Romano, «Giornale di Sicilia» 13-11-1956; Barrafranca (Enna), Rinvenimenti Archeologici nel Territorio, in « Notizie Scavi », a cura
dell'Accademia dei Lincei, Roma 1956, voi. X, Serie Vili, pp. 190-202. Cfr. ancora: G.V.
GENTILI, Barrafranca (Enna) Scoperte di tombe, ibidem, pp. 166-168; il mio lavoro:
Note su Philosophiana e Calloniana alla Luce dì Nuovi Rinvenimenti Archeologici, in
«Archivio Storico Siciliano», Palermo 1956, Serie III, voi. Vili, pp. 241-252; P. ORSI:
Barrafranca, Tesoretto di Piccoli Bronzi Sicelioti e Romani in « Notìzie Scavi » ecc. Roma
1909, pp. 67-68. Al Museo Archeologico di Siracusa esiste molto materiale siculo, romano,
bizantino da me inviato e rinvenuto nel territorio di Barrafranca, nonché un elmetto, dei
tipi Traci rinvenuti a Dodoma, e frammenti di un secondo elmetto di cui al n° 49061
d'inventario, con annotazioni a penna e disegni dell'Orsi.
(5) Cfr. A. Lr GOTTI (Note sulla Chiesa di San Niccolo « in Territorio Commecini »,
in « Arch. Storico Siciliano », Palermo 1955, Serie III, Voi. VI, p. 205, n° 1). Diplomaticamente il nome di Convicino è tra i primi a comparire nei diplomi Normanni perché
appare già fin dal 1091 e prima di tanti altri Centri anche importanti quali Piazza, ecc.
Pietraperzia comparisce per la prima volta in diplomi di due secoli dopo.
(6) Ibidem, pp. 175-176.
(7) Fra DIONIGI DA PIETRAPERZIA, op. cit., p. 26; VITO AMICO (Lexicon Topographicum Sicu&um, Palermo 1757, Voi. I, Parte I, p. 76). Per la « antichissima Torre »,
che il Dionigi e gli altri portano al periodo arabo e che sopravvisse alla distruzione della
Terra, cfr. anche: EMANITELE FRANCESCO Marchese di Villabianca (Sicilia Nobile, Tomo
II, p. 299); VINCENZO CASTELLO Principe di Torremuzza (Iscrizioni Sepolcrali di Sicilia, ms. QqH213, presso la Bibl. Com. di Palermo, Tomo V, Parte I, p. 977), che parla
«d'anticaglie di altissima Torre1»; LEONARDO RODANO (Sulle Città che furono nella Provincia di Caltanissetta, Caltanissetta 1859, pp. 104-106) che così si esprime: «Però le
reliquie di Torre annosa esistente presso l'antica Chiesa Madre mi muovono a pensare
a credere più addentro l'antichità, perlochè non posso non dividere il parere cennato
dal Padre Dionisio .. . che all'epoca araba la stabilisce; CALI GAETANO (Caltanissetta
e la Provincia, Caltanissetta 1906; MULE BERTOLO (La Provincia di Caltanissetta, MS.
presso la Biblioteca Comunale di questa città, al n° 00205 di inventario, fase. 3); LUIGI
GIUNTA (Brevi Cenni Storici su Barrafranca, Caltanissetta 1928), il quale fa risalire
l'abbandono della Terra addirittura al 1168 e cioè all'epoca della bolla di Papa Alessandro III, unico documento citato da questo Autore.
Convicino invece affonda le radici, come ho detto in un più antico abitato romanizzato, preesistente all'occupazione greca della Sicilia. La pluralità degH abitati sparsi
vissuti dal nostro piccolo Centro durante i principali avvenimenti verificatisi
nell'Isola, nel lunghissimo periodo di quattro secoli, dalPXI cioè fino alla
fine del XV secolo, ed ai primi del XVI, quando l'abitato avrebbe dovuto
dovunque nel suo territorio intuita nel mio lavoro, Topografia ecc., p. 157, e documentata
nei miei « Rinvenimenti ecc. », attorno ad un centro più grosso, sede della sua vita amministrativa, è stata vista dal Pace per il Predio di Philosophiana ed ampiamente svolta
(B. PACE, I Mosaici di Piazza Armerina, Roma 1955, p. 45, n. 22). La stessa cosa può
dirsi per il centro abitato romano dì Calvisiana che si estendeva da Niscemi al mare
(cfr. le mie note su Philosophiana, p. 241 (*}) e per la Massa Bizantina di Gela, di cui
ho dimostrato la sopravvivenza alla distruzione, prima delle recenti scoperte archeologiche
che ne hanno confermata la continuità fino al suo cambiamento di nome in Terranova
(Topografia Antica del Casale ecc., p. 152). La stessa pluralità di abitati sparsi si trova
nella zona di Aidone, col suo abitato principale, sede della vita amministrativa, in un
territorio vastissimo che dalla montagna scende alla pianura di Catania, pluralità di abitanti conservatasi anche durante il Medio Evo, con tante e diverse signorie dipendenti
dalla baronia di Aidone. Il centro della vita amministrativa, che secondo me qui deve
essere per il periodo romano quello messo in luce a Serra d'Orlando, deve identificarsi
con la pingue città di Morganzia, a cavallo del Simeto & della piana dì Catania, così come
la descrivono gli storici, distrutta poi completamente dai romani, che in epoca tarda
imperiale troviamo ricostruita nella sottostante pianura e nei pressi, dove deve identificarsi
con Capitoniana « Solus apre » (Terra del cinghiale forse), di cui negli Itinerari romani
(Cfr. Topografia del Casale, ecc.) e nel diploma di Giustiniano del 538 )G. Di GIOVANNI,
Codex Diplomaticus Siciliae, Palermo 1743, p. 377), che deve considerarsi invece secondo
PACE (Tracce di un Nuovo Itinerario Romano in Sicilia, in « Studi di Antichità Classica », offerti a Emanuele Ciaceri, Città di Castello, 1940) una tarda redazione del
periodo imperiale dell'Itinerario di Antonino, e chiamato perciò « Itinerario Cassinese ».
La falsità del documento del 538 convalida però e non nega il possesso della Chiesa romana di questa massa e delle altre di Philosophiana, Calloniana, ecc., che non poteva giustificarsi che con un falso. Il nome BONIFATIUS che si legge presso il corridoio della Grande
Caccia, nella villa romana del Casale, che faceva parte del predio di Philosophiana, potrebbe riferirsi appunto, contrariamente a tutte le idee precedentemente espresse, a un
« Defensor Bonifatius » della Chiesa di Roma (Di GIOVANNI, op. cit., p. 52, dove nella
precedente p. 48 si fa menzione ancora della « Massa Fidilianae », che potrebbe leggersi
Philosophianae), ad uno cioè di quei tanti amministratori, di cui parla Adolfo Holm (Storia
della Sicilia nella Antichità, trad. G. Kirner, voi. Ili, p. 554) e tanti altri storici di questo
periodo, attraverso le lettere di Gregorio Magno, cui sta tanto a cuore il patrimonio della
Chiesa in Sicilia.
La stazione dì sosta per Capitoniana, come ho detto altrove, poteva trovarsi presso
Capezzana e la strada salire anche per Serra d'Orlando e Baccarato, evitando sempre
la montagna di Aidone, mentre noi siamo vicinissimi al tracciato della trazzera già da
me descritta da Catania ad Agrigento, in questo tratto.
Alle mie argomentazioni sul sito più antico di Calata interna nel sito dell'attuale
Barrafranca, di cui mi occuperò in un altro lavoro, debbo aggiungere quanto dice DOMENICO MARIO NEGRO (Insulae Siciliae Descriptio, Francoforte sul Meno, 1579, p. 612):
a proposito di Mazzarino e dei suoi centri vicini : « . . . huic (Ernia) Petra oppidum
subiacet in colle elevatum nunc Petrapertia itti vocant. Sub quo Megara Colonia (Mazarinum iuniores modo appellant) in monte posita. Eam Lampus e Megaris in hunc locum
deduxit superque flumen Pantagiam, loco cui nomen est Trogilum, incolas coltocavit,
qui ob vicinìtatem MIBLAE OPPIDI, HIBLAEI cognominati sunt; a Cerone postea Siracusanorum Rege ex urbe et agro eiecti sunt; a Romanìs diruta. Est haud procul hinc
Daedali opus Limbetra dicitur ex quo insignis fluvius Alabos in propinquum mare
effluii». La prima edizione di Domenico Mario Negro, nei « Commentaria Geographiae »
266
essere, secondo gli storici, un cumulo di rovine. Ma proprio di quest'ultimo periodo sono numerosi i documenti che possediamo e che riguardano le
località tutte dell'Isola, dagli abitati più importanti ai più modesti casali, a
di Basilea è del 1557f anteriore al « De Rebus Sicilis » del Fazzello, la cui prima edizione è del 1558. Inoltre l'opera del veneziano è puramente geografica e si fonda sulla
tradizione ancora viva, sulle fonti e sulla conoscenza dei luoghi (B. PACE, Arte e Civiltà
della Sicilia antica, Città di Castello, 1935, voi. I, p. 12), in contraopposìzione dell'opera geografica di Leandro Alberti, che è generica ed ha scarsa cognizione dei luoghi
(Descrizione di tutta Italia, Venezia 1568, la cui prima descrizione delle Isole risale al
1550). L'opera dell'Arezzo poi, che è semplicemente descrittiva (De Situ Insulae Siciliae
Libellus) appare nel 1537.
Col Negro adunque possiamo concludere che l'Hibla vicinissima a Mazzarino è la
nostra Hibla Galeota o Galatina, vicina ancora a Nomea o Noimna, ad Amastra ed a Mozia
Interna (Cfr. Topografia ecc., p. 152, n. 2), mentre l'« Opus Dedali Limbetra » è fiuterà,
presso il fiume Manfria (Alabos), insigne per qualche fatto d'armi. A Fontana Calda presso
Butera è stata trovata l'iscrizione «Lictefan». Limbetra potrebbe derivare da Ayn Betra e
Butera da Betra. Il fiume Pantagia detto anche dall'Amico (op. cit. Traduzione del di
Marzo, Palermo 1856, voi. 2°, p. 312) fiume della « Forcarla » è da lui collocato in
altro luogo. Ma il fiume che passa sotto Mazzarino è chiamato proprio della Forcarla o
dei porci. Cluverio spiega il nome Pantagia perché trascina tutto con sé. Ne parlano
ancora Silio Italico, Vibio, Plinio, ecc., e l'Amico conclude che sopra questo fiume.
Lar/ride megarese, costruì Trogilo. Trogilo poi che ha l'equivalente parola italiana Trogolo, che vuoi dire luogo dove vengono abbeverati i porci, ci spiega il fiume Porcaria
e l'appellativo che comunemente vien dato agli abitanti di Mazzarino, relativo alla cura
che hanno di questi animali. Ad Hibla Geleate ovvero Galatina (Erodoto VII, 137) muore
Ippocrate tiranno di Gela, che vuole annettere alla sua potenza questo estremo lembo
nel cuore dei Siculi. Di questa Hibla si occupa Tucidide (VI, 62), che con Stefano Bizantino la chiama Geleate ed anche Megarese, per la vicinanza a sua volta da Mazzarino.
L'Hibla Galeota, nonostante la gran confusione che regn su questo nome perché di
Hible ce n'erano diverse, sembra anche identificarsi con PHerea. Qui secondo un passo
di Diodoro (lib. 22) dovettero incontrarsi il tiranno di Agrigento Fintìa e quello di
Siracusa Iceta, « attraverso un territorio neutro non presidiato, piombando ognuno di
sorpresa nello stato dell'altro », in questa zona cuscinetto che divideva i due territori,
il cui incontro è documentato archeologicamente dalle monete dei due stati, che contemporaneamente vi circolalo e dove Paolo Orsi suppone addirittura un campo di battaglia,
nella zona centrale del Pirito, qui dove si apre la vallai aper Agrigento e la via a
sud-ovest per Siracusa (Annotazione al n. d'Inventario 49061 al Museo Nazionale di
Siracusa a proposito di due elmetti trovati in questa zona), dove è stato trovato e si
trova altro materiale fra cui altri due elmi greci finiti al Museo Nazionale di Londra, un
Tesoretto di Bronzi di cui parla ancora Orsei (N.S. 1909) e un Tesoretto di denari repubblicani d'argento di oltre 200 pezzi, ecc.
L'appellativo di Galeota o Galatina poi potrebbe derivarle dalla preesistenza di un
abitato fenicio, una Calata intema in questa zona fenicia, attorno alla Conca del Brajemi
(Topografìa Antica ecc., nelle due redazioni cit., pp. 151-152 e p. 27), di cui si conserva
ancora il nome nel feudo Calati, territorio di Barrafranca, occupato da diverse necropoli
di epoca differente e dove tuttora si trova sepolto dietro le Case Vicario con pavimenti
a coccio pesto, un abitato arcaico, di cui mi sono occupato precedentemente, e segnalato
già alle autorità di Siracusa, ed un grande Fonte di calcare duro con una scrittura punica
a cerchi concentrici nell'interno (Relazione alla Soprintendenza di Siracusa dell'orientalista G. Barbera, del 13 giugno 1951).
E' sola superficialità ed ignoranza considerare la vetustà di un centro abitato in
rapporto alla vastità del suo territorio, perché centri abitati come Riesi, Barrafranca,
267
controbilanciare la penuria archivistica dei quattro secoli anteriori (8), che
ci mettono a disposizione una grande quantità di atti notarili, comprevendite, mutui, testamenti, ecc. numerosi anche per il nostro Centro (il quale
appare in questo periodo tutt'altro che spopolato e deserto), redatti da notai
piazzesi (9), che esplicano qui come altrove una attività invidiabile, spostandosi, a richiesta di mercanti, agricoltori e signori da un centro all'altro
della loro vasta giurisdizione, comprendente una intera provincia. Pur tuttavia anche di tutto il lunghissimo perìodo anteriore cercherò di dare un
quadro possibilmente il più esatto, giovandomi dei documenti ricercati doNiscemì, molto antichi, hanno oggi territorio ridotto, mentre Piazza Armerina, di recente
formazione ne ha uno vasto, per il solo fatto che al suo piccolo territorio baronale (tale
fu sotto la signoria Aleramica, e Buggero Sciavo ne fu l'ultimo barone), colla nuova circoscrizione territoriale operata per decreto del Parlamento Siciliano nel 1811 in esecuzione
al Decreto del 28 settembre 1810, con cui venne ordinata la formazione di un nuovo
catasto, sui RIVELI, fatti dai possessori, venne aggiunto quello di altre baronie che la
circondavano, e che avevano un territorio ed una giurisdizione per conto proprio, come
Montagna di Marzo (centro abitato in epoche anteriori, ed in epoca araba Casale), Rabutano, Camitrici, Friddani, Polino, Ramursura, Brajemi, Bessime, Albana (feudo della
chiesa smembrato da Convicino col precedente feudo, per usurpi da parte dei Benedettini, come altrove ho dimostrato), Gallinica, ed anche il Casale a pochi chilometri
dall'abitato, ecc. ecc. nonché il territorio dei Casali di Fundrò {alle porte di Piazza) e
di Monte Navone, territori pure a se stanti, che vennero aggregati al territorio di Piazza
in epoca anteriore. La baronia di Convicino, che verso la fine del XV sec. era quasi
spopolata, sarebbe stata pure aggregata al territorio di Piazza ed oggi ne farebbe anche
parte, se ad un dato momento si fosse spopolata del tutto e se tale fosse stata al momento
dei RIVELI da parte dei rispettivi baroni, che abitavano tutti a Piazza, e che perciò
rivelarono i loro feudi nella secrezia di questo centro, a discapito di tante altre terre
feudali rinascenti, di origine più vetusta di Piazza.
(8) G. FASOLI, Incognite nella Storia Cittadina di Siracusa tra l'età dei Normanni e
quella degli Aragonesi, in « Archivio Storico Siracusano », Siracusa, Anno I, 1955,
pp. 7-14.
(9) Dello stesso periodo conosciamo i nomi di due notai di Convicino, di cui non
ci sono pervenuti gli atti. Si tratta dei notai Archita de Cagno e « Nicolo de Convienine ».
Quest'ultimo è menzionato in un contratto redatto da Gregorio Catalano del 10-1-1502
(Arch. di Stato di Caltanissetta, Sez. C, n° 79, voi. 2", 1480-1512), che riguarda una vendita di 1000 Salme di frumento al genovese Francesco Mundo ed al fratello David, da
parte di Giovanni Antonio Barresi Barone di Convicino, avvenuta in Palazzolo il 18-5-1501.
Abbiamo ancora notizia di un altro notaio (ex actis mej fratris Pasqualis de A versa, pubblici
notarij terrarum Petrepercie Convicinij, extratta presens copia manu scriptoris) in un atto
del 7-2-1515, redatto a Pietraperzia, contenuto nel 2° voi. degli Atti del Notaio Agrigenti
da Piazza, già citato, che conservasi pure presso l'Archivio di Stato di Caltanissetta. Attraverso gli atti che ci rimangono del notaio Agrigenti, Catalano, ecc. abbiamo notizia di un
notaio De Romana, di un Tommaso Scalzo, di un Antonino de Aydono e prima ancora di
un notaio Giacomo Caruso da Militello (Frate Dionìgi, op. cit., p. 92), notaio alla corte
dei Barresi verso il 1430. Gli atti di questi notai, oggi perduti, potrebbero però conservarsi nell'Archivio Branciforti-Trabbia di Palermo, dato che questi professionisti erano
notai di famiglia dei Barresi, e data la cura osservata da questi signori per la custodia di
questi documenti, che venivano affidati agli Archiviali, responsabili della loro conservazione, e che venivano confermati come gli altri ufficiali e funzionari della Terra, ad ogni
nuova investitura.
268
vunque con grande pazienza, studiati e vagliati nel quadro degli avvenimenti
generali. Purtroppo non sempre e quasi mai potrà darsi una visione completa
che nel nostro abitato rispecchi gli avvenimenti all'indomani di ciascuna
distruzione, purtroppo non sempre e quasi mai potremo seguire gli scoiamenti
e le lotte, la resistenza e Io spirito di ripresa del nostro abitato, la volontà
di ricostruzione dei suoi abitanti, che pure qui a differenza che altrove, avrà
avuto una sua particolare caratteristica, i sacrifici approntati con spirilo
eroico da tutte le classi cittadine in nobile emulazione. Potremo intravedere
questa umanità operante e complessa in sprazzi di luce e bagliori improvvisi
nell'oscurità profonda dei tempi, e coglierne qualche aspetto per la ricostruzione che qui per la prima volta tentiamo, la quale dovrà pure presentare
lacune e manchevolezze incolmabili fino a quando non avremo a disposizione
altri documenti, che dovrebbero trovarsi abbondanti nel ricchissimo archivio
della famiglia Branciforti-Trabbia, primo titolo del regno ed erede degli
stati di Barrafranca (Convicino), Pietraperzia, Mazzarino, Bufera, Falconara,
Leonforte, Licodia, Grammichele, Militello ecc. ecc.
Risale al 1091 il primo documento in cui per la prima volta spunta il
nome di Convicino (10). All'indomani della conquista normanna, dopo una
lunga sanguinosa guerra (11) combattuta con accanimento dai contendenti, e
(10) Doc. n. 1.
(11) Cfr. A. Li GOTTI (Note sulla Chiesa ecc., Doc. Vili, n. 1). La piana del Brajemi
al centro della quale a dominio sorgono le alture dell'attuale Barrafranca, apre al massiccio altipiano di Enna la via per il sud, quella che Cicerone ricorda nelle Verrine
(II, 3), da questa città all'attuale Licata. La conca, che per i ricorsi storici e per la sua
posizione è stata teatro di sanguinosissimi scontri nella seconda guerra mondiale (E. FARDELLA, Lo Sbarco e la difesa della Sicilia, Roma 1956, pp. 168-169, 189, 193, 196,
201, ecc.; Le Fasi della Battaglia di Sicilia, in « Signal », Berlino 1943, IV, fase. I, ottobre, pp. 37-38), non è sfuggita all'attenzione di molti storici, in particolare allo storico di
Enna, Paolo Vetri, che nel secondo volume della sua dotta ed erudita opera (Gli Arabi in
Castrogiovanni, Caltanissetta 1879), la pone al centro di importanti avvenimenti durante la
lunga e logorante guerra arabo-bizantina e la successiva arabo-normanna, dagli assedi ripetuti su Mineo e Castrogiovanni dell'828, da parte di Mokammed Ibn el Gewari, ai successivi scontri di Teodoto ancora sotto Castrogiovanni. Secondo il Vetri, che si serve di fonti
diverse, gli arabi qui fermano i loro accampamenti, appoggiandosi ad un monte chiamato
Gadir (monte del Lago ed anche della palude), che noi per più precisione identifichiamo
con la Montagna della Torre, posta al dominio della vasta vallata, che significa Monte
della Fortezza. Nella spedizione dell'estate dell'830 da parte di truppe sbarcate dalia
Spagna, il loro condottiero Asbag sconfigge presso Mineo Teodoto, che col suo esercito
in fuga ripara a Castrogiovanni, mentre il capo arabo smantellata e presa Mineo,
per fronteggiare le forze nemiche raccolte a Castrogiovanni e per avere libera la via
per Girgenti, si impadronisce di una località, che Al Bayan (M. AMARI, Biblioteca AraboSicula, Torino 1881, voi. 2°, p. 6) chiama G. LWALÌAH ed AMARI (Storia dei Mussulmani
di Sicilia, 2a ed., Nallino, Catania 1933, voi. I, p. 421), Galhilia, identificata da questo
Autore con la Calloniana dell'Itinerario di Antonino ma collocata presso Caltanissetta e
che io invece pongo nel sito dell'attuale Barrafranca (Note su Philosophiana ecc., p. 250).
Il luogo ben scelto risponde bene a questa zona, che per la sua vicinanza al mare, dava
anche la possibilità ai mussulmani di potersi imbarcare, sfuggendo in questo modo all'inseguimento, che per Mazzara (AMARI, ibidem, p. 422) sarebbe stato molto disastroso.
Dopo la caduta di Palermo avvenuta nell'831, Castrogiovanni come capitale bizan269
particolarmente in questa zona sulla via per Castrogiovanni da Butera, la
rocca di S. Felice, ed a guardia della strada per Agrigento da Catania,
tìna dell'Isola, diventa l'obbiettivo principale dei Mussulmani che dopo la resa di Platani, Caltabellotta, Corleone, Marineo, viene forzato con più frequenza dagli invasori, i
quasi si spingono fino ad una fortezza, che per avere quaranta grotte è chiamata da Ibn
al Atir (Biblioteca, ecc., I, 374), Fortezza delle Grotte, che AMARI (Storia dei Mussulmani, ecc., I, 443, n? 3) colloca presso Girgenti troppo lontana dalla campagna di
Castrogiovanni ed il Vetri in una località a nord est di Barrafranca, a Montagna di
Marzo (op. cit., p. 46), che è priva assolutamente di grotte, e che io pongo in contrada
Rocche presso Barrafranca, identificata con la Rocca di Sari Felice del Malaterra {Note
sulla Chiesa ecc., p. 205) e dove esistono quattro grandissime grotte di cui due a doppia
camera, di epoca bizantina, a dominio della vallata del Brajemi ed a protezione della
strada Butera-Castrogiovanni, nel punto più stretto della vallata, incrociato dalla strada
che scende dall'altipiano dì Sofìana e che prosegue ad ovest verso Agrigento. Ma la
fortezza sembra identificarsi anche con le Grotte di Q.r.q.nah di Ibn al Atir (Biblioteca ecc., I, 382), dove muore Al Abbas nell'861 (di ritorno da Siracusa verso Castrogiovanni, già caduta nell'859) e dove il suo cadavere già seporto, viene dissotterrato dai
cristiani che ne fanno scempio. Questa località se noi la mettiamo in rapporto con Gallulia, così come la scrive Al Bayan, e con la fortezza delle Grotte (siano esse quaranta o
quattro), abbiamo il sospetto che si tratti sempre dello stesso posto, che potrebbe indifferentemente chiamarsi fortezza delle Grotte e fortezza di Gallulia, nelle località distinte della
contrada Bocche di San Felice ed abitato di Barrafranca, al dominio della vallata del
Brajemi, che appare percorsa nel 1061 dall'esercito di Roberto il Normanno, che qui
si porta nella pianura del fiume « Guadetta » o « fiume della palude », all'assalto delle
Grotte di San Felice « juxta criptas subterraneas », spingendosi poi fino ai mulini sotto
Castrogiovanni, per proteggersi le spalle da una eventuale ritirata (G. MALATERBA, De
Rebus Gestis Rogerii Calabriae et Siciliae Comitis et Roberti Guiscardi Ducis fratris
eius, in BR.H.SS., Bologna, Toni. V, parte I, fase. 218-219, cap. XVI, p. 34), mentre
l'indomani, disfatto intanto l'esercito nemico di Ibn Awasci, che inseguito va a chiudersi
dentro le mura di Castrogiovanni, si porta cautamente più avanti in una località « inter
Castrum Johannis et Naurcium », dove pone gli accampamenti per una notte, inoltrandosi
l'indomani, dopo avere oltrepassata Castrogiovanni, fino al monte di Calascibetta, dove
stabilisce l'accampamento. '
II fiume Guadetta infatti, è identificato da tutti gli storici che tolgono i fatti dal
MJalaterra (N. PALMEBI, Opere Edite ed Inedite, Palermo 1883, p. 492, ecc.) con il
Brajemi, che per giudizio concorde di altri scrittori ancora (P. CHIARANDÀ, op. cit.,
p. 12; A. ROCCELLA, Storia dì Piazza, MS. presso il nipote avv. Rosario da Piazza, voi. I,
p. 49; V. AMICO, Lexicon ecc., I, p. 95) scende così come vuole il Malaterra dal Lago
Pergusa, mentre il suo nome, degenerato in Giarretta e Giannetta si conserva in un tratto
dell'attuale fiume Brajemi, che in un altro tratto si chiama anche Cavoletta, nei punti
dove diventa più melmoso, a parte poi che Brajemi significa in arabo fiume della palude
(F.G. AREZZO, Sicilia, Palermo 1950, p. 89), così come lo chiama anche Pirro (come il
Malaterra) in un diploma che lo identifica con il fiume attuale, dove è detto « Malum
Sanum» (R. PIRHO, Sicilia Sacra, Palermo 1733, 2a ediz., voi. II, p. 1135; A. Li GOTTI,
Note sulla Chiesa ecc., p. 176, nota-4), o fiume della palude. Un affluente del Brajemi
poi, il torrente Gurretta, che in esso si immette nell'ultimo tratto, dopo avere chiuso
insieme il territorio di Barrafranca, presenta la stessa derivazione di nome del corso
principale. Ma la vallata trova ulteriore conferma nei mulini (una diecina circa) che vi si
trovano, a monte della Rocca di San Felice « juxta criptas subtirraneas », e nella località
Naurcium, tra i mulini e Castrogiovanni, che altrove (La Conquesta di Sichilia fatta per
li Normanni traslata per frati Simuni da Lentini, nella « Collezione di Testi Siciliani dei
270
sito cioè di Gallulia (12) (storpiatura della Calloniana romana), vi troviamo
la prima nobiltà latina, accanto al suo primo borgomastro o signore, quell'Enrico di Butera della famiglia Aleramica, cognato e genero del Gran
Conte e zio di Re Ruggiero, che dona alla Chiesa di Santa Maria della Valle
di Giosaphat i feudi di Albana o Casale di Tribillino e quello di Bessime (13),
che vengono così definitivamente staccati dal territorio di Convicino. Tale
primato di sede prescelta dai primi dignitari del regno, troviamo ancora in
Convicino oltre che in un documento del 1122 (14), in cui abbiamo la prima
notizia del suo « Castrum », in un altro del 1125 (15), dove accanto ad
Enrico, detto anche il Lombardo, troviamo tutta una nutrita corte di dignitari
e beneficiari, e religiosi diversi, che si elevano al di sopra di una massa di
agricoltori che si intrawede, in gran parte araba, e di piccoli proprietari
di allodi lasciati liberi nel possesso delle loro terre dai nuovi conquistatori.
L'alta qualità dei signori che qui abitano è dimostrata dalle donazioni di
feudi interi (16) alla Chiesa di S. Bartolomeo del Vescovato di Lipari e Patti,
in nobile emulazione con il loro Signore, sottoscrittore e donatore nell'atto
stesso, assieme al figlio Buggero, che firma accanto al padre. Siamo al centro
della vasta Contea che da Paterno per Piazza, Mazzarìno e Barrafranca (17)
arrivava sino a Butera ed oltre fino a Falconara tra Gela e Licata, costituendo
al centro una fascia o cuscinetto di latini tra l'oriente greco e l'occidente
dell'Isola arabo. Da qui la funzione importante del nostro centro abitato
in quel momento, che gli proveniva dalla sua particolare posizione topografica,
costituendo la chiave del sistema difensivo escogitato con tanta intelligenza
dai Normanni (18). Tale posizione di predominio che gli verrà mantenuta
dai suoi successivi signori, successori di Enrico tutti della famiglia Aleramica
(Simone e Manfredi) fino a Buggero Sciavo figlio di Manfredi, si perderà dopo
l'eccidio degli arabi da parte di quest'ultimo suo signore, con la conseguente
secc. XIV e XV », diretta da Ettore Li Gotti, p. 39) viene chiamata « Castellu di Marcii »
e che facilmente si identifica per il sito, il nome e per tracce di fortificazioni coeve
tuttora visibili, con Montagna di Marzo, a nord est di Barrafranca, sulla via per Castrogiovanni, mentre la Rocca stessa di Sari Felice è definitivamente localizzata nel sito già
descritto, al dominio della conca, attraverso un altro passo del Malaterra (op. cit., p. 42)
che la pone sulla strada Butera-Castrogiovanni, percorsa al ritorno di una scorreria da
Buggero il Normanno e scelta come località per potervi pernottare una notte, nella primavera del 1063. Cfr. anche Doc. n. 3, dove il fiume Brajemi è chiamato « Pantellis »,
tutto terra.
(12) Per la identificazione cfr. ancora le mie Note su Philosophiana ecc., p. 250.
(13) Doc. n. 2. Cfr. ancora Note sulla Chiesa ecc., n. 4.
(14) Doc. n. 2.
(15) Doc. n. 3,
(16) Ibidem.
(17) C.A. GARUFI, Gli Aleramici ed i Normanni in Sicilia, in « Centenario della Nascita di Michele Amari », Palermo 1910, I, p. 47; Per la Storia dei Secoli XI e XII, in
« ASSO », Catania 1914, p. 353; Per la Storia dei Monasteri di Sicilia nel Tempo Normanno, in « ASS », Palermo VI, 1940, p. 4.
(18) ìbidem, Gli Alamarici, ecc.
271
sua distruzione ad opera di Guglielmo il Malo (19) e la cacciata di questa
famiglia e di tutti i loro seguaci definitivamente dall'Isola. Coli'uniformarsi
della popolazione isolana, perdutosi l'originario concetto dì difesa, essa viene
spostata ed attuata a caposaldi isolati, tanto più forti se sopraelevati e
staccati da qualsiasi sistema difensivo e se isolati dagli altri centri abitati.
Ancora nel 1172 (20) e cioè dopo la sua distruzione, troviamo Convicino
sotto la signoria dei « De Garres », che più tardi saranno i « Barrasi » (21),
famiglia già vassalla degli aleramici, al seguito di Enrico il Lombardo Conte
di Butera e Paterno e signore di Convicino. Una Sibilla « Domina Coirunicini », vedova di un Bartolomeo « de Garrex » assistita dai figli e dai nobili
fratelli della città di Capua, sottoscrive la donazione di un mulino al monastero di S. Bartolomeo di Lipari e Patti, a completamento della donazione
del 1125 ad opera dei precedenti signori. Troviamo tuttavia tutta una corte
di dignitari che l'assiste in questo contratto di donazione, tra cui il suo
Vicecomes (22) « Vitalis Vicecomes Meus », il maestro di Cappella ed il
notaio di Corte che stende il documento, in un periodo in cui l'abitato per
la recente distruzione avrebbe dovuto essere del tutto abbandonato.
Ma i documenti citati ci parlano già di due chiese di campagna esistenti
in questo primo periodo normanno nel territorio della nostra Terra e cioè
di San Niccolo dell'Albana donata col Casale alla Chiesa di S. Maria della
Valle di Giosaphat e di San Niccolo di Convicino donata col feudo di Sfornino ed altre terre alla Chiesa di Lipari e Patti. Questo non esclude che
non ci fossero altre chiese di campagna, mentre è sicuro che molte dovevano
essere quelle esistenti dentro il centro abitato. Un documento del 1169, col
quale Papa Alessandro III nell'assegnare al nuovo vescovo Riccardo la diocesi di Siracusa, ne enumera i vari paesi con le relative chiese, tra cui « Ecclesias Convicini », subito dopo quelle di Grassuliato e Mazzarino (23), ci
presenta proprio questa realtà chiara ed efficiente, che ancora è avvalorata
da altri documenti posteriori. Dunque malgrado la lunga dominazione araba,
esistevano già in Convicino all'inizio della dominazione Normanna parecchie
chiese aperte al culto. Questo significa dopotutto che questo Centro non
doveva essere quella modesta borgata che potrebbe pensarsi, ma un abitato
di una certa importanza con molte chiese sparse nell'abitato e nel suo territorio, proporzionatamente alla popolazione che vi abitava. Di una terza
chiesa di campagna di cui sconosciamo il nome, abbiamo avanzi architettonici bizantini, oggi al Museo Bellomo di Siracusa (24), risalenti al V sec.
In questo stesso posto nel XV sec. sorgerà una chiesa ed un convento di
(19) SALERNITANO (Chronicon, in « RR.H.SS. », Città dì Castello 1914, Tom. VII,
Parte I, p. 248; U. FALCANDO (II Libro del Regno di Sicilia, a cura di U. Santini, CuneoPiacenza 1931, p. 62).
(20)
(21)
(22)
(23)
Doc.
Doc.
Doc.
Doc.
n.
n.
n.
n.
6.
2, n. 7.
6, n. 5.
5.
(24) Cfr. il mio lavoro Rinvenimenti ecc., p. 194.
272
domenicani, in contrada Bosco, di cui Pirro ebbe notizie dal domenicano
Frate Pio, il quale a sua volta le prese dalle relazioni avute dai frati verso
la fine del 1500 ed ai primi del 1600 (25). La chiesa madre antica (chiesa
vecchia diroccata barbaramente a forza di mine nel 1933 con decreto podestarile) esisteva già nel XIII sec. (26), e questo non toglie che potesse essere
molto più antica e risalire addirittura ai Re Normanni o a membri della
loro famiglia, quale Enrico di Bufera o suoi discendenti, per la sua vicinanza
al vecchio « Castrum » di Convicino, se la troviamo in epoca posteriore
ancora di reggio patronato assieme ad un'altra chiesa di S. Maria del Soccorso (27), pure della stessa origine e di sito incerto, e successivamente entrambe di proprietà baronale (28), dopo una lite ingaggiata da Giovanni
Antonio Barresi con le autorità preposte alla difesa delle Chiese reggie (29).
Di una chiesa dedicata a S. Giacomo abbiamo notizia nel « Cartularium » della Chiesa agrigentina (30), mentre la chiesa del Purgatorio, già
dedicata a S. Maria della Concezione ed a San Lio (31), distrutta e rifab-'
bricata tante volte e trasformata da oratorio in chiesa (32), e che oggi viene
ancora abbattuta per essere trasformata in Asilo Infantile, risulta impiantata
su un precedente edifìcio Sacro originariamente bizantino (33). E per finire
chiudiamo con una chiesa di campagna in località sottoserra dedicata a
San Sebastiano, detta di San Sebastiano il Vecchio (34) « extra moenia »,
la quale doveva per ovvie ragioni essere anteriore a quella che fu la Chiesa
di San Sebastiano dentro il Centro abitato, trasformata poi nell'attuale nuova
Chiesa Madre, che nella parte inferiore originale del suo campanile solido
(25) Rocco PIRRO, op. cit., I, p. 596. L'edizione che qui si cita è la seconda di Palermo del 1733, con le aggiunte del Mongitore e di Vito Amico, in due volumi.
(26) V. AMICO (Lexicon ecc., I, p. 76). La notizia è presa da Filippo Cagliola Conventuale maltese (Siciliensis Provinciae Ordinis Minonun Conventualium S. Francisci
eiusque illustrium nominimi Manifestationes Novissimae, Sex Esploratìonibus Complexae,
Venezia 1644, p. 119), il quale a sua volta l'ebbe da Tossignano (Historiarum Seraphicae
Religionis Libri Tres, Venezia 1586).
(27) Doc. n. 41, 42, 43, 44.
(28) Doc. n. 36.
(29) Doc. n. 41, 44.
(30) Cfr. C.A. GARUFI (L'Archivio Capitolare di Girgenti. I Documenti del Tempo
Normanno Svevo e il « Cartularium » del Sec. XIII) : « Aliud hospitale Commicii, quod
habebat burbenses multos et duo molendina » accanto ad un'altra « Ecclesia in Casali
Mastra », confinante col territorio di Convicino. Trovasi alle pp. 146 e 147, nel doc.
(Libellus de Successione Pontificum Agrigenti et de institutione Prebendarum et aliorum
Ecclesiarum Diocesis sicut ex relatione cognovimus precedentium seniorum et ipsi inspeximus in eodem Statu).
(31) Atti notarili diversi di Notai di Barrafranca, dalla fine del 1500 in poi, presso
l'Arch. di Stato di Caltanissetta.
(32) Ibidem.
(33) Cfr. le mie Note su Philosophiana ecc., p. 251, n. 30.
(34) Notar Scipione Sortino da Barrafranca, Contratto del 6 agosto 1644, voi. presso
l'Arch, di Stato di Caltanissetta : « In Contrada Sancti Sebastiani Veteri sotto la Serra,
secus Clausuram ecc. ».
273
e quadrato (che ha resistito alle grosse bombe dell'ultimo conflitto) (35)
mostra evidenti segni architettonici, nelle finestre a feritoia, riferibili al
XIII-XIV sec. Ci sarebbe ancora da parlare delle varie località del territorio
che prendono il nome da Santi e che perciò potrebbero riferirsi ad altrettante
chiese colà esistenti di epoca bizantina ma per questo rimando ad un mio
precedente lavoro (36).
Con l'inizio della decadenza lenta e progressiva della nostra Terra, tacciono le fonti, sebbene di essa continui a parlarsi in vari diplomi di successione (37). Al periodo aureo della dominazione Sveva, succeduta a quella
normanna, segue un lungo periodo di lutti e di sventure per la Sicilia, conseguenza dell'avversione d'idea imperiale impersonata dalla gloriosa famiglia tedesca, fonte giuridica della corona, che qui in Sicilia si completava,
quale sede della sua base economica e militare (38).
L'idea di una unità politica e nazionale sotto lo scettro imperiale, che
partendo dalla Sicilia e dal meridione conquistasse anche il settentrione,
mentre era avversata dai partigiani del potere temporale del Papato, aveva
reso guardinga la Corte Romana verso la Casa Sveva e rafforzato, nei rapporti con essa, quella sua speciale politica del resto già in atto fin dai tempi
del Barbarossa e della Lega Lombarda.
L'ultimo, o meglio il penultimo eroe tedesco, il biondo Manfredi, scomunicato nel 1257 da Papa Alessandro IV, per eresia, il 26 febbraio 1266,
presso Benevento, venne sconfìtto dalle armi pontificie e di Carlo d'Angiò,
e allo sventurato principe Svevo, il cui cadavere venne trovato tra i mille di
tedeschi e saraceni di Lucera (che soli combatterono in mezzo alla diserzione generale), venne negata, quale eretico, la sepoltura dal legato pontificio, e le sue misere spoglie vennero gettate nelle acque del « Verde ».
Ma non finiscono qui le sventure per la nostra Isola. Dopo che Carlo
fu investito da Clemente IV del feudo della Sicilia e nominato Vicario di
Toscana, dopo che Napoli l'accolse come conquistatore e liberatore, i
ghibellini d'Italia si rivolsero a Corradino, affiancato dai nobili siciliani Federico Lancia, Conrado Capece, e Nicola Maletta ed altri, subito appena sceso
in Italia nel 1267 con quattromila cavalieri, per andar contro Carlo, usurpatore del Regno.
Le milizie siciliane guidate dai loro capi scacciano dall'Isola quelle
angioine, che restano solo a Palermo, Messina e Siracusa. Ma la Corte
romana sorveglia ed incita i comuni siciliani col miraggio di libere istituzioni,
(35) Bombardamento aereo del 18 giugno 1943 da parte di aerei anglo-americani e
dopo l'occupazione dell'abitato da parte di elementi delI'VIII Annata.
(36) Cfr. Note sulla Chiesa ecc., p. 188, n. 1.
(37) Ibidem, n. 4.
(38) ANTONINO DE STEFANO (Federico III d'Aragona, Re di Sicilia — 1296-1337 —
2* ediz., Bologna 1956, p. 21 e segg.
274
quali già effettuate nel settentrione, ma quivi tali istituzioni, pur sorte,
avranno breve durata. Tra il 1254 ed il 1256, ai tempi di Manfredi, le libere
istituzioni cedettero alla vittoria delle armi Sveve condotte valorosamente da
Federico Lancia, in Calabria ed in Sicilia, e qui particolarmente contro Messina, Piazza, Aidone, Castrogiovanni, che si erano erette a comuni così detti
liberi (« comuni di vanità » verranno chiamati subito dopo l'interregno seguito alla Guerra del Vespro), retti da Podestà ed organizzati come quelli
del settentrione, aritiunitari e devoti al Papa. Così il dissidio si estende anche
ai capi corradiniani che si disputano il potere, finché, dice Amari, « scesero i
carnefici da Napoli » (39). Presso Tagliacozzo il 23 agosto 1268 si combatte
l'ultima battaglia Sveva: Corradino fuggiasco viene tradito da tale Giovanni
Francipane, e consegnato a Carlo che con un parlamento di baroni, sindaci
e buoni uomini farisei a Jui ligi, lo condanna a morte; solo un certo
Guidone da Suzara, professore di Diritto, fra la vigliaccheria generale, osa
levare contro la condanna la sua voce ma invano. Il 29 ottobre 1268 si
compie il delitto e da quel giorno la Sicilia diverrà dopo tante lotte un
inferno.
Corradino salito sul palco eretto a Napoli in Piazza Mercato, serra al
cuore ed abbraccia cento volte il capo biondo dell'amico Duca d'Austria
(con lui giustiziato) e già staccato dal tronco, e protesta nobilmente davanti
alla folla contro l'ingiusta sentenza. Poi quando il sedicenne principe ancora
fanciullo abbassa lo sguardo e lo rivolge alla moltitudine « pavida ammutolita, senza nulla dire » « ghignò d'amaro disprezzo, poi gli occhi alzò al
ciclo ed ogni terreno pensiero depose », « baciò gli astanti, il carnefice, pose
il capo sul ceppo e la scure piombò » (40). Con Corradino viene decapitato
dai francesi nella stessa Piazza, dopo essere stato privato dei beni, Galvano
Lancia col figlio Galeotto, parente di Federico II di Svevia e signore di
Convìcino, succeduto in questa baronia a Gualtieri de Ocrea (41). Così si
(39) M. AMARI, La Guerra del Vespro Siciliano, 8* ediz., Firenze 1876, voi. I, p. 39.
(40) Ibidem, p. 42.
(41) Dopo la cacciata degli Aleramici non si ha più alcun ricordo di questa famiglia
nella Contea di Butera, che vediamo smembrata e posseduta da diversi signori. Cosi
Convicino nel 1172 è posseduta da una «Sibilla», vedova di « Bartolomeo de Garres »,
Mazzarino nel 1199 da un «Bartolomeo de Amalfi» e Butera nel 1195 {C.A. GAHUFI,
Per la Storia ecc., annata 1914) da un « Pagano de Parisio », figlio di un Bartolomeo de
Parisio ». Ma nello stesso periodo appare un « Berardo de Ocrea Comitatus Buterae Dominus », che da il titolo di « comitissa » alla moglie « Sibilla » (GAHUFI, ibidem, p. 366,
doc. n. 5), e che secondo Garufi rappresenterebbe invece un qualunque signore della
contea, ma che potrebbe essere un secondo marito dì Sibilla, vedova di Bartolomeo de
Garres, cognome questo che appare sempre storpiato ed anche trascritto in Garisio (Dbo.
n. 8, p. 81, Gli Aleramici ecc'.), degenerato facilmente in Parisio, spiegandosi solo in
questo modo la gran confusione che regna su quest'argomento e la ricostruzione della
contea di Butera quale appare, contrariamente a quanto afferma Garufi, nel 1219 (AMICO,
Lexicon ecc., voce Butera; San Martino de Spuches, op. cit., voi. I, p. 501) sotto lo stesso
275
spiega l'odio feroce e tiranno che si riversa contro il nostro povero centro
abitato ed il suo improvviso decadimento che non gli permetterà più di
sollevarsi. In questo modo Convicino che è stata aggregata al demanio regio
dopo la decapitazione del suo Signore, deve subire tutte le angherie che le
verranno imposte. Un documento del 1270, firmato dal feroce tiranno Carlo
D'Angiò (42) conferma tutte le decime che la chiesa di Convicino deve a
quella siracusana, dalla quale in questo periodo dipende, costituendo questa
chiesa un benefìcio del capitolo di quella illustre cattedrale, di guisa che è
soggetta al suo capo, un tale Urso ed un tale Giovanni da Monreale (43),
suo successore, arcidiaconi che godono di tutti i privilegi parrocchiali (44).
Colla venuta degli aragonesi in Sicilia, il risveglio che ovungue appare
nell'Isola, si nota pure in Convicino, che si avvale delle migliori energie della
sua terra, per sopraffare il sia pur debole presidio francese, installato anche
qui, se il 26 gennaio 1283, Re Pietro d'Aragona scrive al Baiulo, ai giudici
Berardo de Ocrea, mentre la Contea di Paterno, si trova ricostruita sotto « De Luci ». A
Berardo segue nella Contea il figlio Raimondo, cancelliere di Federico e Manfredi, cui
succede, nel 1252, Gualtieri de Ocrea. Dopo Gualtieri troviamo Conte di Butera Galvano
Lancia, parente dell'Imperatore Federico per parte della moglie Bianca, che perde la vita
e i beni per avere seguito la sorte di Corradino. La Contea ritorna così al regio fisco.
(42) Diploma del maggio 1270, transuntato in un altro documento del 16 settembre
1400, XIII Ind., contenuto a sua volta in un volume del Notaio Sebastiano Inmorta da
Siracusa, del 28 settembre 1743, volume presso l'Archivio di Stato di Siracusa, n° 11353,
p. 285 e segg.
(43) Ibidem: « Integras decimas omnium veterum jurium et proventuum Curiac
bibini Carnicini et fardett seti scardett tam in pecunia qnam in victualibus et integras
decimas de molendinis Carmet et molendinis et ortus sancii cosme . . . habere integrarti
decimam veterum jurium et proventunm curie tam in pecunia quam in victualibus et
integram decwnam garsiliam et nixéme ecc. ».
(44) Questa dipendenza da prelati che provvedevano da lontano alle cure dell*1
anime, attraverso curati e cappellani e che rappresentano una inferiorità evidente per le
chiese sottomesse, cessò col Concilio di Trento, qui convocato da Paolo III, nel 1545, o
chiusosi nel 1563. Convicino da tale epoca incominciò ad avere il suo vicario foraneo con
la giurisdizione diretta su tutte le chiese urbane e di campagna. Ma già Convicino in
questo periodo non dipendeva più dalla giurisdizione di Siracusa ma da quella di Catania, alla cui diocesi dovette passare fin dai primi del XIV sec. Un documento del 1370
(Note sulla Chiesa ecc., doc. n. 5, p. 197) fa pensare che Convicino in questo periodo
non appartiene più alla diocesi di Siracusa, per quanto la mancanza assoluta della sua
chiesa di San Niccolo, nella disputa tra il vescovo di Siracusa e quello di Patti possa
fare pensare che il silenzio sia dovuto alla suffraganeità della chiesa a quella di Santa
Maria di Butera (Ibidem, p. 187, doc. n. 1, n. 1). Ma un documento del 1308 (P. SELLA,
Bationes Decimarum Italiae, sei secoli XIII e XIIII, Sicilia, Città del Vaticano
1944, p. 79, n° 1057) ci dice invece che la nostra Chiesa, pur suffraganea di quella
di Butera (e perciò è chiamata « Ecclesia S. Nicola! de Butera », posta tra le chiese
presso Piazza, che a sua volta ha una chiesa che ha pure questo nome e che è quindi
diversa, mentre Butera, posta nella diocesi di Siracusa ha poi una « Ecclesia Sanctae
Mariae quae est Ecclesiae Pactensis inventa » e che a sua volta prende il nome da
Patti, come quella di San Niccolo di Couvicino prende il nome dalla chiesa di Butera)
dipende di già dalla giurisdizione di Catania.
276
ed agli uomini tutti di Convicino per cinque arcieri (45). Precedentemente
il 10 settembre 1282 aveva scritto al baiulo ed ai giudici di Piazza, Terranova, Aidone, Mineo, ecc. raccontando del suo sbarco in Trapani per la
spedizione in Sicilia e raccomandando perché si eleggessero due sindaci per
città, tra i più cospicui cittadini, per prestargli il dovuto giuramento di
omaggio e di fedeltà (46). Lo stesso giorno poi si era rivolto al piazzese Giovanni Mazzarino, raccomandandogli di tenersi pronto al suo prossimo passaggio, onde muovere insieme contro il nemico Comune (47), aggiungendo
che mandasse al campo di Randazzo il fodro necessario nella maggiore
quantità possibile per vendersi colà al miglior prezzo (48). La spedizione
ritarda ed ecco che Re Pietro il 27 settembre 1282, ne sollecita l'invio, raccomandando, per non incorrere nella sua ira, che si effettui al più presto la
presentazione al campo di Randazzo, inviando all'uopo, per tutta la giurisdizione di Piazza, Orlando de Basilio Carpinterio come commissario (49),
mentre il 15 novembre 1282 ordina al giustiziere della valle di Castrogiovanni, da cui dipende la giurisdizione di Convicino, di fare eleggere nelle
Terre dipendenti « i sindici », che dovranno recarsi presso di lui, entro otto
giorni, per discutere con gli altri di Sicilia sul sussidio e sulle spese di
guerra (50). Il 26 gennaio 1283, contemporaneamente che agli uomini, al
Baiulo ed ai giudici di Convicino, Pietro scrive ancora a quelli di Piazza, per
cento arcieri e tra gli altri piazzesi a Giovanni di Mazzarino e ad un Giacomo da Convicino (51). Ma la guerra continua a lungo e perciò molti baroni
che in un primo tempo s'erano schierati con gli aragonesi passano con gli
angioini. Così Giovanni Barresi signore della vicina Pietraperzia, che in un
documento di Re Carlo del 1269 spunta in una lista di traditori alla causa
angioina (52), in un diploma successivo appare perdonato e reintegrato da
questi nei suoi feudi, il 1° luglio 1299 (53), mentre Re Federico d'Aragona,
(45) G. SILVESTRI (De Rebus Regni Siciliae, nei documenti mediti estratti dalla Corona d'Aragona, a Cura della Società di Storia Patria Siciliana, da servire per la Storia
di Sicilia, Palermo 1882, p. 365). Gli altri documenti qui contenuti, che lo storico di
Comiso (F. STANGANKLLI, Vicende Storiche di Comiso, Catania 1926, pp. 40-41) attribuisce alla sua città (doc. del 10 sett. 1282, p. 12; del 16 sett. 1282, p. 15; del 20
genn. 1283, p. 295) si riferiscono invece al casale di Cornicino « prope Suteram » e
vicino ad Adragna, in provincia di Agrigento, dipendente dalla chiesa di Monreale.
(46) Ibidem (G. SILVESTRI, ecc. Doc. XI, p. 11).
(47) Ibidem, Doc. XVII, p. 19.
(48) Ibidem.
(49) Ibidem, Doc. del 27 sett. 1282.
(50) Ibidem, Doc. CCLXXVIII, p. 321.
(51) Ibidem, Doc. CCCCXLVIII, p. 387.
(52) MS. QqH 13, p. 65, presso la Biblioteca Comunale di Palermo.
(53) Registro dell'anno 1299, f. 158 retro, presso l'Archivio di Stato di Napoli. Ad
un fratello di Giovanni Barresi, Giacomo d'Aragona con diploma del 13 sett. 1298 dato in
Milazzo, aveva donato, per i suoi rilevanti servizi in favore della Chiesa di Roma, il
castello ed il casale di Chila tra Mineo e Caltagirone. La concessione viene confermata
da Roberto d'Angiò il 10 sett. 1299, da Aidone e da Carlo II di Napoli il 16 febbr. 1300
277
dal canto suo, concede a Blasco Alagona, il 26 gennaio 1296, il castello e
la Terra di Naso, già posseduti da Giovanni (54). Alla defezione del Barresi
segue quella di Gualtieri da Caltagirone e di Alaimo da Lentini, delusi da
Re Pietro nelle loro ambizioni. Ma anche il figlio di questi, Giacomo d'Aragona, che gli succede al trono alla sua morte, avvenuta nel 1291, tradisce
ed abbandona l'Isola indifesa, per cingere la corona d'Aragona ereditata dal
padre, dopo la morte del fratello Alfonso, consegnando la Sicilia al suocero
Carlo II lo zoppo. Al parlamento di Messina viene eletto Re di Sicilia l'altro
fratello Federico d'Aragona, fedele alla causa Siciliana, il quale sa castigare
Giovanni Barresi, che protetto da Giacomo, dalla Corte di Napoli e da quella
di Roma, aveva costituito in Pietraperzia la sua roccaforte, da dove con i
suoi sgherri disturbava i paesi vicini e particolarmente la vicina Convicino
terra demaniale sottoposta perciò a tutte le violenze e angherie dei soldati
francesi (55). Blasco Alagona fedele a Federico, appostatosi una notte presso
Giarratana (56), mentre il Barresi ritornava alla sua roccaforte carico di
bottino, lo sconfìgge e Io mette in fuga unitamente ad altri due traditori, i
fratelli Berengario e Raimondo Cabrerà. Fuggiasco Giovanni, con Tommaso
da Procida e Bertrando Cannella, ripara nel castello di Gangi, che assediato
direttamente dal Re Giacomo è costretto ad arrendersi, mentre i baroni rinchiusi salvano fuori di Sicilia la vita, per la generosità del sovrano, e Pietraperzia viene smantellata e liberata dai francesi da Manfredi Chiaramente.
Cosi anche Convicino viene liberata dalle truppe francesi. La sua resistenza
a queste dovette essere abbastanza forte se declassata da Terra demaniale a
Casale viene data in feudo al traditore Simone Scordia (57). E gli Aragonesi
non l'avranno ignorata e ne avranno apprezzata la volontà di sacrificio se
nel 1309 rivediamo ancora Convicino tra le Terre demaniali (58), retta da
propri magistrati. Giusto riconoscimento ai sacrifìci di questa Terra, restituita alla dignità di Centro abitato regio, coi primi provvedimenti aragonesi, se tale spunta in un documento più anteriore del 130G (59), dopo le
sofferenze patite per l'odio acerrimo riversatosi particolarmente su di essa
e sull'Isola tutta, culminato il 4 luglio 1299 nella rotta di Capo d'Orlando con
saccheggi, incendi ed eccidi, che i nostri cronisti descrivono con raccapric(Arch. Stato Napoli, Reg. 1299 C). II diploma è riportato pure nel MS. della Bibl. Coni.
di Palermo QqG12, f. 88).
(54) M. AMARI, Storia del Vespro, cit., voi. II, p. 83, n. 2.
(55) FRA DIONIGI, op. cit., p. 45.
(56) Ibidem.
(57) Diploma dato in Napoli il 4 agosto 1300, XIII Ind., anno 163 di Carlo II, dove
è trascritto un privilegio di Boberto dato in Catania l'il ottobre 1299. A Simone, fratello
del traditore Virgilio Scordia vengono assegnati i casali « Chanzerie, Consene, Convitici
et Rahalgtneci exabitata ab antiqtio», posti al di qua del Salso, presso Caltagirone. II
diploma è contenuto in quelli angioini di Napoli, presso quell'Arch. di Stato (voli, anni
1299-1300 C N 103, f. 86), distrutti durante l'ultimo conflitto, ed è citato dall'Amari
(La Guerra del Vespro ecc., Voi. II, p. 120, n. 1).
(58) Doc. n. 8.
(59) Cfr. le mie Note sulla Chiesa eco., Doc. IV, p. 193.
278
cianti particolari (60). La pace di Caltabellotta col trattato del 24 agosto 1302,
pone fine a questa carneficina e l'Isola viene riconosciuta a Federico d'Aragona, mentre i felloni secondo una clausola degli accordi, vengono privati dei
loro beni. Ma Federico intende beneficare quanti gli si erano mostrati devoti
e vuole anche legarli maggiormente alla sua persona con ricche concessioni
di Terre e di feudi. Così Convicino ritorna ad essere concessa in feudo, con
l'aggravante questa volta che viene esposta alle contese dei feudatari ed alle
usurpazioni dei contendenti a danno della corona e con grave disagio per
Ì suoi abitanti, che ogni giorno svegliandosi si vedono cambiati di padrone.
La prova di questa sequela di usurpi e di questo disordine appare evidente
nel Ruolo dei Baroni, così detto del 1296 (61), che va sotto il nome di Bartolomeo Muscia (62).
Federico d'Aragona, che a ragione può considerarsi l'ultimo grande mo(60) La flotta Catalana al soldo del Re di Napoli, rifornita da Re Giacomo e rinforzata dalle galee di Napoli, comandata dal traditore Ruggero Loria, già ammiraglio della
flotta siciliana di Federico, e che portava il Re d'Aragona, Roberto duca di Calabria e
Filippo principe di Tarante, si scontrava con quella siciliana presso Capo d'Orlando. I
siciliani senza aspettare Matteo Termini, che con triremi veniva in soccorso da Mazzara,
si avvicinarono al nemico, bramosi di vendicarsi e fiduciosi per le vittorie precedenti. Il
cauto Giacomo dopo avere esortato i suoi all'ubbidienza alla Santa Sede, fonte e sorgente di ogni bene, con 56 galee ordinate e con le ali distese, si buttava nella mischia.
Federico stava al centro dei suoi con 19 galee a sinistra e 20 a diritta, mentre la poppa
della sua nave era stata affidata a Bernardo Raimondo Conte di Garsiliato, la prora ad
Ugone degli Empuri, conte di Squillaci e lo stendardo a Garzia Sancio, nutrizio del Re.
Ma nonostante il valore di Federico che si buttava nella mischia, la battaglia di capo
d'Orlando venne da lui perduta, ed a stento venne salvato dal suo nutrizio che a forza
di remi lo trasse fino a Messina. L'animo feroce del traditore Ruggero Loria sitibondo di
sangue si sfogava sui vinti fino ad assassinare quelli che lo pregavano ;mozzando ad alcuni
la testa, ad altri i genitali, ecc. Per questo la vittoria seppe amara a Giacomo, che dopo
questo avvenimento volle ritirarsi in Catalogna, abbandonando l'alleanza del Papa e del
He di Napoli, mentre Federico per prendere tempo e prepararsi alla rivincita si recava a
Castrogiovanni. Intanto Roberto creato da Carlo II vicario di Sicilia, ne invadeva alcune
terre. Trovava resistenza a Randazzo, mentre occupava Paterno per la viltà di Manfredi
Maletta. Piazza resisteva, ma Catania sollevata dal traditore Virgilio Scordia e Napoleone
Caputo si dava agli Angioini, per cui Bonifacio Vili al colmo della gloria, col diadema
di Costantino, la spada al fianco e la mano sull'elsa così rispondeva agli ambasciatori che
gli chiedevano la corona imperiale per il loro Re dei Romani, Alberto : « Non son io il
pontefice sommo? Non è questa la cattedra di San Pietro? Non basto io a difendere i
diritti dell'Impero? Io Cesare sono, io Imperatore » (PIPINO FRANCESCO, lib. 4, capp. 41-47,
in « Muratori », RR.II.SS., II, 124). E li licenziava quasi « sognando il predominio di
tutta la terraferma d'Italia fors'anco fino in Lamagna » (AMARI, ibidem, p. 123). Si
trattava però di gioia effimera, che veniva neutralizzata da una serie di vittorie, conclusesi anche con la sconfitta di Carlo di Valois, qui chiamato dagli alleati, che chiedeva la
pace e che veniva accordata a Caltabellotta.
(61) Questo Ruolo trovasi pubblicato da ROSARIO GBEGORIO (Biblioteca Scriptorum
sub Aragonum Imperio, irti accessionem ad bistoricam Bibliotecam Carusii, Palermo 1791,
II, p. 404 e segg.). Recentemente è stato pubblicato da F. SAN MARTINO DE SPUCHES
(Storia dei Feudi, cit., Palermo 1926, voi. Ili, in appendice), assieme al Ruolo del 1408.
(62) II primo a pubblicare il Ruolo fu il gesuita Giovanni Maria Amato, nel 1692,
nella sua « Sicilia Nobilis », sotto il nome di Bartolomeo Muscia, arciprete da Caccamo.
279
narca e che per tradizione della sua casa e per le sue origini imperiali,
« l'onore di Cicilia e d'Aragona », e per le alleanze con Enrico VII ed
Uguccione della Faggiola e con tutti i ghibellini d'Italia fu il capo di questo
partito in Italia (63), dopo la discesa di Enrico VII, l'impresa dell'« alto
Arrigo », si immise animo e corpo nella mischia a favore di questo contro
l'angioino Roberto, re di Napoli, protetto dal Papa Giovanni XXII. Queste
guerre, la scomunica contro di lui e l'interdetto alla Sicilia, gli aiuti successivi prestati all'Imperatore Ludovico il Bavaro (sceso nel 1328 in Italia) con
una flotta, di cui pose a capo il figlio Pietro d'Aragona, il fallimento delle
relazioni diplomatiche con Benedetto XII, suo amico personale, che non
volle discostarsi dalla politica del suo precedessore Giovanni XXII, i contrasti
interni fra la nobiltà siciliana, che si imperniarono sull'antagonismo fra
Giovanni Chiaramente e Francesco Ventimiglia Conte di Ceraci e Barone
di Convicino, che nel 1318 era stato ambasciatore di Federico presso Giovanni XXII, l'ultimo tentativo compiuto dal re di Napoli Roberto, per riacquistare l'Isola, aiutato dal traditore Giovanni Chiaramente, nel 1335, tutta
la sua vita spesa tra mille preoccupazioni, finita il 25 giugno 1337, fecero sì
che questo primo Re di Sicilia indipendente, che pur seppe dare le Costituzioni del 1296, i Capitoli di Piazza del 1309, densi di umanità e dottrina
a favore dei servi, degli Schiavi, dei Saraceni e degli Ebrei, che aprì scuole
per maschi e femmine e che redasse il famoso memoriale per Enrico VII,
contenente tutta la sua concezione politica circa i poteri del Papa e dell'Imperatore, dovette proprio per questo subire usurpazioni e falsificazioni
nell'anarchia provocata dalle fazioni dei capi siciliani, usurpazioni e falsificazioni che forse non sono nemmeno tali, dovuti originariamente solo a disordine amministrativo. L'errore principale poi è dovuto nel volere limitare il ruolo feudale al 1296 o nel volerlo addirittura rimandare al 1336 (64).
Secondo me invece deve intendersi esteso a tutto il regno di Federico, perché solo cosi si possono spiegare tante usurpazioni, che sono invece semplici
ripetizioni di località per investiture diverse dello stesso feudo. Solo non
considerando fìssa la data del documento si può spiegare per esempio il
possesso di Convicino da parte di Alanfranco di San Basilio che l'ebbe dal
Conte di Ceraci molto più tardi del 1296. Ma accanto a Convicino, storpiato
in Comizio, compaiono nello stesso « Ruolo » altre due località: il Casale di
Comiso infeudato a Giovanni Chiaramonte, per averlo comprato da Berengario de Lubera, ed un feudo Gomiso in Val di Noto infeudato a Don Federico Spiciario da Messina. Ora Giovanni Chiaramonte successe al padre
Manfredi solo dopo il 1321 nella Contea di Modica, mentre da un altro documenta (65) appare chiaro che il Casale di Convicino fu quello che venne
(63)
figura di
Siciliane
(64)
(65)
Cfr. A. DE STEFANNO, op. di., basilare per la storia di questo periodo e per la
questo Re, completa e definitiva rispetto a quella di S.V. Bozzo (Note Storiche
del sec. XIV, Palermo 1882).
Bozzo, op. cìt., p. 360.
Cfr. i docc. 9 e 10, nonché i numeri 3 e 6 delle mie Note sulla Chiesa ecc.
280
venduto da Berengario de Lubera o de Labara e non quello di Comiso, ed
a Francesco Ventimiglia (che il 7 marzo 1331 lo baratta con Pettineo) e non
a Giovanni Chiaramente. La confusione è evidente tanto più che Comiso non
era feudale in questo periodo, perché faceva parte del demanio, così come
demaniali erano i rimanenti abitati della Contea, compresa tra Modica e
Ragusa. Fu allora Giovanni Chiaramente, che, creato conte di Ragusa (dopo
la morte del padre, il quale usurpi) Ragusa e la stessa Modica) (66), incluse
Comiso demaniale nella Contea, cosi come il padre vi aveva incluso gli altri
due centri demaniali, servendosi della vendita che invece si riferiva al cognato
Francesco Ventirniglia? Probabile questo, dopo che tra i due cognati scoppiò una lotta inconciliabile per avere il Ventirniglia ripudiata la moglie Costanza, sorella di Giovanni Chiaramente.
L'odio divampato improvviso, che in un primo tempo portò alla cacciata di Giovanni (che passò subito coi nemici di Napoli e Roma), dopo la
morte di Federico si concluse con la confìsca dei beni e la decapitazione di
Francesco Ventimiglia, accusato dal cognato di intelligenza col nemico, e
col perdono di quest'ultimo dal nuovo Re, che lo immise nella Contea di
Modica. In questo periodo sarà stato facile a Giovanni l'inclusione di Comiso nella Contea, la quale è posteriore al Ruolo che va sotto la data del
1296, dove ancora compaiono Ragusa e Modica demaniali. Vediamo sì nel
Ruolo feudi staccati dai tenitori di Ragusa e di Modica, ma questi due centri
vi figurano ancora come demaniali. Comiso adunque che fu demaniale come
tutto il restante territorio delle Terre consorelle, venne inclusa nella Contea
di Modica, dopo di essere stata staccata dal demanio, verosimilmente ad
opera di Giovanni Chiaramente, mentre divenne per la prima volta feudale,
probabilmente solo nel 1453, dopo che Bernardo Cabrerà, che nel 1392 per
la ribellione di Andrea Chiaramente l'aveva ottenuta dal Re con tutta la
contea, smembrandola da questa la vendette per bisogno di denaro a Don
Perriconio Naselli da Piazza, barone della Mastra (67). E il feudo Gomiso
in Valle di Noto posseduto da Don Federico Speciale quale sarebbe? Si
tratta di una usurpazione o di una nuova infeudazione di Convicino? Le
confusioni tra Comiso e Convicino che arrivano ad attribuire alla prima
financo diplomi inconfondibili per chiarezza (68), che per ovvie ragioni non
vengono riportati dagli autori che li citano (69), evidentemente datano da
vecchia data. L'Autore della Storia di Comiso, Fulvio Stancane!!], che nella
questione dell'infeudazione della sua città (sua a suo parere evidentemente),
volle vederci più chiaro (70), si accorge pure di questo falso, ma ne fa attore
Bernardo Cabrerà, mettendo per la prima volta in evidenza il sito di Comichio presso Agrigento, che ha fìnto di ignorare in tutti i precedenti diplomi
(66)
(67)
(68)
(69)
(70)
F. SAN MARTINO DE SPUCHES, op. ctt,, voi. V, Palermo 1927, p. 100.
Diploma del 4 genn. 1453, riprodotto da F. Stanganelli, op. cit., p. 399.
Cfr. Note ecc., doc. n. 1.
F. STANGANELLI, op. cit.t pp. 35-36.
Ibidem, pp. 56-57.
281
che gli si riferiscono (71). All'epoca del Cabrerà siamo troppo lontani dal
Ruolo, né c'era motivo di un falso per una Terra che doveva essere venduta,
mentre in tutti i casi sarebbe stato più logico vendere un centro staccato,
senza smembrarlo della Contea.
Comunque sia questa questione il primo possessore sicuro di Convicino
è Francesco Ventrmiglia, che la baratta per Pettineo con Alanfranco di San
Basilio. Ma c'è dell'altro ancora che non è chiaro in tutta questa insolubile
questione. Don Perriconio Naselli, nel 1298, venendo dalla Lombardia in
Sicilia con alcuni cavalieri (72) in aiuto di Re Federico, dopo la cattura
dell'angioino principe di Tarante nel 1299, veniva creato in premio dei suoi
servizi barone dei feudi Mastra, Calata e Gibellina. Nel Ruolo dei Feudatari
di Re Martino del 1408 (73), troviamo Don Riccardo Naselli figlio di Don
Perriconio barone ancora del feudo Amastra, mentre dei feudi Calata e
Gibilcalef o Mucarda non se ne parla, che appaiono invece in una conferma
del 26 giugno 1336 (74) a Perriconio Naselli. Ora Calata o Calati, che confina col territorio del feudo Mastra, oggi incluso in quello di Mazzarino,
faceva parte del territorio di Convicino ed oggi di Barrafranca. Fu staccato
allora il feudo Amastra, divenuta Basonia assieme a Calati, e questo per
poco tempo, quando Convicino era demaniale, oppure con Calata deve
intendersi il territorio intero di Convicino, dato che non è improbabile che
Convicino nel periodo greco siculo abbia avuto questo nome, poi rimasto
ad una sola sua parte? Questa circostanza deve essere tenuta in considerazione in uno studio completo sulle origini di Barrafranca, perché potrebbe
essere di importanza vitale (75).
Alla morte di Federico d'Aragcna, il figlio Pietro II conferma Convicino ad Abbo Barresi, che l'aveva comprato dopo la morte del suo precedente possessore Alanfranco di San Basilio. Abbo abbandona la Terra che
viene governata da Pietraperzia. Il sistema viene seguito dal figlio Giovanni, che
(71) Cfr. nota n. 45 per i documenti che si riferiscono a Comichio « prope Suteram».
(72) F. STANGANELLI, op. cit., p. 61. Dal MS. QqG12, p. 259, della Biblioteca Com.
di Palermo, apprendiamo di una immigrazione lombarda in Sicilia col nobile milite
Oddone De Camerana, cui viene dato un feudo presso Corleone da Federico di Svevia
il 20-2-1248, e cioè il feudo Scupello. Dallo stesso diploma apprendiamo ancora che al
figlio di questo Oddone, Bonifazio de Camerana ed al suo seguito viene concessa poi in
cambio la Terra di Mìlitello ed il « Castrum Miletelli cum vassallis, habitatoribus, aedificis, cappella, ecc. », di regio patronato per la morte del possessore precedente della famiglia De Leontino, morto senza eredi. Un discendente del de Camerana lascia poi Militello a
quel Giovanni Barresi, già traditore degli Angioini e poi di Federico II di Aragona, cbe
perdonato viene immesso dallo stesso Federico nel possesso di questa nuova colonia
lombarda.
(73) Cfr. nota 61.
(74) F. STANGANELLI, op. cit.., p. 62.
(75) E' strano che venga comprato il feudo di Comiso dal Barone della Mastra, che
confina con Convicino e poteva appartenere al suo territorio, come gli altri di Bessime
ed Albana, precedentemente smembrati, per la donazione al Monastero di S. Maria della
Valle di Giosafat.
282
dopo la morte di Re Pietro II, avvenuta il 3 agosto 1342 (fu sepolto nella
tomba di Federico II di Svevia), fu Camerlengo del figlio Ludovico, bambino di cinque anni sotto la tutela di Giovanni, quartogenito di Federico
d'Aragona. Ma morto Giovanni nella peste del 1348, e morto anche Ludovico a 17 anni, il 16 ottobre 1355, abbandonato anzitempo alle lascivie e ai
vizi, mentre il predominio dell'Isola veniva conteso tra la nobiltà Catalana,
rappresentata dal Grande Giustiziere RIasco Alagona, suocero del nostro
Giovanni Rarrese e Conte di Mistretta, e quella Latina capeggiata da Matteo
Palizzi e Manfredi Chiaramente, lotta che finiva con la venuta degli Angioini di Napoli in Sicilia, chiamati dai Palizzi e Chiaramonte, con una
squadra di Luigi d'Angiò comandata dal suo primo ministro il fiorentino Niccolo Acciaioli, veniva eletto Re di Sicilia Federico, fratello di Ludovico. A Federico Giovanni Barresi rese dei grandi servigi e fu suo Gran Maestro Giustiziere. Accanto a lui lo vediamo fin da quando ancora quindicenne è sotto
tutela, prima della sorella Costanza e poi dell'altra Eufemia. Quando il regno
sembra vacillare e gli angioini da Messina, caduta nelle loro mani (dicembre
1356) vogliono prendere Catania, vengono respìnti, e l'Acciaioli, che dirigeva
personalmente l'impresa, fallisce (agosto 1357). Nel 1362 Federico si rivolge
a Giovanni Barrese « quod veniat cum comitiva sua et aliis equitibus »,
portandosi a Catania, per la difesa della corona (76). Precedentemente il
23-3-1356 aveva scritto allo stesso perché intervenisse nelle trattative di
pace con i Chiaramontani a Catania (77) ed il 24-1-1357 aveva ordinato ai
capitani e vicecapitani della zona di Pizza, Pietraperzia, Convicino, ecc. (78),
di rescindere la tregua convenuta con i ribelli di Piazza e Càltagirone, attac-1
cando virilmente queste terre e non permettendovi l'entrata di vettovaglie,
mentre il 17 novembre 1367 convoca ancora ad Enna Giovanni Rarresi (79),
assieme ad Artale, Manfredi, Blasco e Matteo Alagona, Blasco di Passaneto,
Matteo Mocada, ecc. perché si cooperi con gli altri a fare ritornare alla
fedeltà regia le città che ancora resistevano. Il nipote di Giovanni Barrese,
Artale, successo al padre Abbo, lo troviamo al servizio di Bianca di Navarra,
sposa di Martino il Giovine, succeduta a Maria, figlia di Federico. Il 30 luglio
1411 Rianca da Nicosia si rivolge ad Artale Barrese, signore di Convicino,
oltre che ai Baroni di Pietraperzia, Mazzarino e Grassuliato (80), perché si
(76) Registro del Protonotaro del 1361-1362, presso l'Archivio di Stato di Palermo,
f. 272 retro, riportato nel MS. QqF71, voi. Ili, della Bibl. Com. di Palermo.
(77) Codice Diplomatico di Federico III di Aragona, Re di Sicilia, a cura di G. Cosentino, nei Documenti ecc., Palermo 1885, p. 177.
(78) Ibidem, p. 320. Federico il 15 luglio 1357 si rivolge per la pacificazione del
Regno anche a Giovanni Barresi, signore di Convicino, oltre che ad Arnaldo Branciforti,
Perriconio Nasello, Perrello de Mohac, Corrado Lancia, Capitano di Piazza, ecc. (Ms.
QqG12, p. 379), presso la Bibl. Com. di Palermo.
(79) Regia Cancelleria, Arch. Stato dì Palermo, XI, 18, V. Il documento è riportato
oltre che da ROSARIO GREGOIRIO (Opere Scelte, Palermo 1853, p. 375, n. 2), anche da
FRANCESCO GIUNTA (Aragonesi e Catalani nel Mediterraneo, Palermo 1953, p. 96).
(80) Protonotaro del Regno, Voi. collettaneo n. 7, pubblicato da R. STARABBA (Let-
283
tenga pronto con gli altri e con tutta la sua gente ai suoi ordini per l'onore
della Casa d'Aragona, mentre il 1° settembre dello stesso anno (81), volendo
soccorrere il Castello di Naro onde liberarlo dalla tirannia di Bernardo
Cabrerà, scrive ai nobili Nicolo Peralta ed Enrico Rosso, ed ai baroni di
Convicino e Naro, perché si rechino subito a Caltanissetta, per incontrarsi
con gli altri baroni della Val di Noto, per concordare Pannientamento definitivo del nemico e la liberazione del castello. A Caltanissetta dovrà ancora
concentrarsi la brigata di Sciacca e tanti altri baroni, compreso il nobile Giovanni Moncada, che già aveva sconfitta la - guarnigione avversaria di Noto,
prendendo prigionieri cento uomini e centocinquanta arcieri.
Ad Artale Barresi succedono nella Baronia di Convicino, Ughetto, Giovanni Antonio I, detto solo Antonio, Arcimbao, Giovanni Antonio II, cugino
del precedente (10-3-1440) e Giovanni Antonio IH (26 agosto 1471). Sotto
questo signore, secondo gli storici (82), Convicino venne meno, e si vide
all'impiedi la sola sua Torre. Ma proprio in questo periodo ed alla vigilia
della sua ricostruzione, che avverrà molto più tardi nel 1529 (83), quando
di essa non doveva esserci alFimpiedi nessuna abitazione, troviamo, con la
nuova legislazione dovunque ormai diffusa in Sicilia, per la tutela degli archivi, tutta una fioritura di documenti diversi che ci mettono a contatto con
un centro abitato vivo e vitale, una Terra feudale con tutti i suoi istituti,
le sue consuetudini, i suoi abitanti, diversi per ceto sociale ed origini: nobili,
commercianti ed ecclesiastici di diversa fama e dottrina e fìnanco umanisti
valenti come Cristoforo Escobar e Lorenzo Valla, qui chiamati dalla liberalità
di Giovanni e del figlio Matteo Barresi, per l'educazione dei figli e dei
propri vassalli, quali cappellani e beneficiali della Chiesa Madre e di Santa
Maria del Soccorso di Convicino.
Allora la ricostruzione di Convicino, di cui si parla e di cui però non
esiste alcun documento, è una favola. Si tratta solo di un cambiamento di
nome e di una ripresa che avviene tra il 1527 (84) ed il 1529 (85), senza un
particolare diploma di popolamento che non esiste, perché Convicino era
ancora popolata, e senza una particolare concessione di ampliamento, che
non occorreva. Questa vitalità varia, in una folla di contadini, fittavoli, artigiani, professionisti, ecc. noi afferriamo attraverso una serie di contratti
notarili di notai in gran parte piazzesi, che ci sono pervenuti, illuminandoci
su di un periodo che credevamo assolutamente sterile per la nostra Terra.
Utili questi documenti anche per il contenuto. Accanto ai soliti contratti di
ogni giorno., troviamo particolari consuetudini, come quella in cui appare
tere e Documenti della Regina Bianca a cura della Società Siciliana di Storia Patria, nei
«Documenti », ecc. Palermo, p. 91, Doc. LVIJI).
(81) Ibidem, Doc. LXXX.
(82) FRATE DIONIGI, cit. p. 26. Luogo e p. cit.
(83) L'ultimo documento in cui ancora appare il nome di Convicino è del 10-4-1527,
redatto dal notaio Giacomo La Bella di Piazza (ab hospitio pheudi Convichini).
(84) Ibidem.
(85) Doc. 41.
284
protagonista di un negozio giuridico una donna (86), Flora, moglie di Giovanni « lu chirurcu », senza il consenso del marito, contrariamente alle consuedini di tutte le altre città e Terre; la vendita di uno schiavo per liberare
una persona illustre dalle triremi; l'elezione di sindaci per gli affari civili e
per parlamentare col barone di Convicino, per fare valere i diritti dei deleganti; contratti di enfiteusi speciali con agevolazioni particolari in volgare
(utili per lo studio del dialetto), per favorire l'attaccamento alla terra degli
enfìteuti e con codizioni diverse da quelle praticate nella vicina Piazza.
Tra la folla anonima e qualificata, degli « habitatores »si distinguono
i forestieri, che portano il nome del paese di origine, che assai spesso finisce
per sostituire il cognome, specie se di origine ebraica (87). Numerosi sono i
Catalani che si incontrano, Genovesi, Pisani, Toscani, qui attratti dal commercio dei grani. Interessanti molti cognomi di nobili e popolani che tuttora
sussistono, nomi di persona che oggi non si incontrano più, interessanti ancora per la toponomastica i nomi di località, fiumi, torrenti, marcati, fattorie,
feudi, strade, giardini, grotte, delimitazioni tra feudi tuttora immutati (88).
Umanità varia e complessa quella che si incontra ancora in questa
Terra feudale che si muove sollecitata da interessi diversi, in un periodo
evidentemente di abbandono maggiore. Sopravvenuta la pace nell'Isola, finita l'anarchia feudale con le lotte tra la grossa feudalità ed il potere regio,
nel nuovo soffio di progresso, che qui particolarmente arriva con il Valla e
lo Scobar, umanisti di indiscusso valore, Convicino che rifabbricata o meglio
allargata da Matteo Barresi cambia per suo volere il nome in Barrafranca,
tra il 1527 e il 1529, a significare ai nuovi coloni che qui affluiscono da Piazza,
Mazzarino, Butera e financo da Terranova, Licata e Militello (89), le franchigie feudali accordate all'università rinnovellata, ripopolata rinasce e si
inizia un'era di progresso che tuttora continua immutato e con ritmo crescente, dopo i quattro secoli precedenti di abbandono, dì cui ci siamo occupati, perché per essa da questo momento si ripetono le stesse condizioni storiche e sociali avveratesi qui come in ogni altro posto del vasto impero
di Roma, dopo la conquista della Sicilia, ma particolarmente durante il
periodo imperiale, che assicurò alla Sicilia in particolare oltre un millennio
di pace, continuatasi dopo la caduta dell'Impero d'Occidente con l'Impero
di Bisanzio. Colla pace sopravvenuta e con la libertà garantita ai cittadini si
popolano le campagne e sorgono lungo le vie di comunicazione ed in luoghi
adatti fiorenti villaggi, senza preoccupazione di difesa.
Dalla ricostruzione assistiamo ad un continuo aumento della popolazione di Barrafranca e ad una continua estensione in superfìcie del suo abitato, che oggi non è indifferente, mentre tanti altri centri che erano delle cit-
(86) V. Doc. 21.
(87) Gli Ebrei vennero cacciati definitivamente nel 1492.
(88) Cfr. anche i doc. 45 e 46.
(89) I nomi e la provenienza appaiono da vari contratti notarili. Il periodo coincide
anche con l'abbandono dei paesi costieri per le invasioni dei pirati.
285
tadine, nella stessa epoca subiscono fatalmente un progressivo regresso, per
la preferenza alle località comode ed accessibili; i siti elevati ed isolati
adatti alla difesa di una volta non rispondono più alle esigenze dell'edilizia moderna e sono del tutto anacronistici e direi quasi fuori moda.
Ma per Barrafranca c'è ancora un altro fattore propizio ed ormai eternamente
immutabile ed è che il suo territorio così diverso dagli altri di due provinole,
deserti e montuosi che qui confluiscono, e pur così accessibile ad essi per
un sistema di vallate a raggiera che da esso si partono in tutti i sensi verso
centri vicini e lontani (90), rappresenta una zona topograficamente diversa,
organica e demarcata dalle altre, dominante da un gruppo di colline un
aperto e vasto bacino in lontananza circondato da monti, al confluire della
vasta conca del Brajemi nel Salso, che lega e plasma gli elementi circostanti
tanto differenti. Conoscere questa zona che ha una sua unità etnica, abitazioni e dialetto, colture e sistemi diversi è opera che non deve essere trascurata. Centri come questi non possono essere ignorati da chi è preposto
all'amministrazione della cosa pubblica, perché costituiscono un elemento
importante nella vita dell'Isola, contro la mostruosa espansione urbanistica,
se tra l'arsa e assolata campagna ed i vasti latifondi deserti non si trovano
aggregati urbani capaci, muniti di tutti i conforti moderni. L'ignoranza di
queste condizioni immutabili è sola superficialità e delitto, aiutare invece
queste cellule importanti nella vita dell'intero organismo è opera meritoria
da parte di chi amministra.
ANGELO Li Gorra
(90) Cfr. Rinvenimenti ecc., p. 190.
286
DOCUMENTI
Doc. 1 (inedito)
Diploma inedito tratto dalla raccolta di Rosario Gregorio, dell'anno
1091 (1), (Ms Qq G 12, pp. 15-24), trascritto pure da Antonino Amico (Ms
Qq Hll, pp. 9-13), tutte e due presso la Bibl. Comunale di Palermo. E' preceduto da un elenco dove figurano gli stessi nomi dei donatori, di data anteriore.
Donazione alla Chiesa di S. Maria delia Valle di Giosafat di Messina.
Hugo Dei Gratia, Abbas Sanctae Mariae de Valle Josaphat eiusdem loci
conventus omnibus episcopis et Archiepiscopis cunctisque christianae fidei
cultoribus fideles orationes in Christo — quanvis primitiva Ecclesia Jerosolymis sit constituta fons et origo onmium Eccìesiarum ex qua verbum Dei
per universum orbem manavit, tamen usque ad hoc tempus in captivitate et
miseria permansit unde Ecclesia matris Domini Nostri de Josaphat ubi eiusdem virginis gloriosum sepulcrum est ita a paganorum crudelitate destructa
et ad nihilum redacta apparet, quod frates eiusdem loci non habent ubi
juxta regulam Sancti Benedicti servire Domino et eius Genitrici possint. Qua
propter consilio nostri patriarchae et Romani Cardinalis et Regis et omnium
episcoporum, Abbatum et Canonicorum Sancti Sepulcri et totius cleri Jerosolymitanorum Eccìesiarum eam statuimus reedifìcare atque incepimus.
Scientes procul dubio quìa quicunque constituit domum ad laudem Dei in
terra preparat sibi sedem aeternam in coelo et quoniam manifestum est nos,
sive nostra ad tantum opus et tam gloriosum perficiendum: non posse sufficere, consilio et assensu praedictorum dominorum in assumptione Dominae
et Reginae Coelorum ante eius sepulcrum quamdam fraternitatem ad hunc
locum aedificandum constituimus videlicet illos omnes esse frates et partecipes nostrarum orationum et totius beneficii nostrae Ecclesiae et fratruum
nostrorum usque in finem Seculi, quicumque auxilium fecerint et eos prò
quorum animabus aliquid datum fuerit ad domum tantae Dominae restituendam; in qua domo beatus Hieronimus legitur opus pulcherrimum et
laude dignum se vidisse. Praeterea sciant quicumque huius nostrae fraternitatis consortes erunt et huius tanti operis Matris Domini Nostri Jeusu Christi
consultores existiterint prò eis proprie in una quaque hebdomanda nos duas
missas ante gloriosum sepulcrum nostrae Dominae Reginae Coelorum celebrare videlicet unam prò salute virorum, alteram prò requie defunctorum
ut Deus omnipotens praecibus suae genitricis vivos conservet et ab omnibus
peccatis absolutos ad gaudia Paracliti sui pervenire concedat et animabus
defunctorum vitam aeternam donetquod ìpse eis praestare dignetur qui prò
(1) ìn alto in margine a sinistra è scritto : « Tempore Hugonis Abbatis circa Annum
1091 >.
287
nobis de virgìne nasci dignatus et prò omnibus pati voluit et in cruce nos
redemit praetioso sanguine suo., qui cum patre et spiritu sancto vivit et
regnat Deus.
+ Ego Rogerius Comes Dei gratia Siciliae atque Calabriae. + Ego Angerius Divina prowidente clementia catanensis episcopus concedo trecentos
tarenos uno quoque anno prò salute virorum et animae meae. + Ego Henricus
de Bufera prò remedio animae meae et parentumi meorum et animarum
omnium christianorurrji dono et offero ecclesiae Sanctae Mariae de Valle
Josaphat ad eamdem Ecclesiam crescendam et multipli candam imam ecclesiam apud Paternum, XIIII villanos et unum molendinum et unum Casale
Rahaltrablesi (2) cum VII villanis. -i- Ego Salomon de Garsiliat prò remedio
animae meae et uxoris et filiorum omniumque parentum nostrorum et omnium
christianorum dono et offero uno quoque anno Ecclesiae Sanctae Mariae
de Valle Josaphat unciami unam auri. + Ego Godefredus de Tyrone prò salute animae meae parentumque meorum et omnium christianorum offero et
voveo et Sanctae Mariae de Valle Josapht imam unciam auri daturam uno
quoque anno. + Ego Abbo de Garreis (3), ecc. + Ego Achinus Brito ecc.
4- Ego Manfredus de Siclis ecc. + Ego Willelmus de Barres (4) ecc. + Ego
GIRBARDUS de COMICINA (sic) prò salute animae meae, uxoris, et filiorum et animarum omnium' christianorum defunctorum offero ecc. uno quoque
armo unam unciam auri. + Ego GIRONDÙS de MAZARINA prò salute ecc.
+ Ego Gidoldus de Granclis, ecc. + Ego Robertus de Cuneis ecc. + Ego
Rtccardus Avenellus ecc. + Ego Rodulphus Potus ecc. + Ego Goffredus de
Gallano ecc. + Ego Ugo de Puteolis ecc. + Ego Rogerius de Terra Casta ecc.
+ Ego Rogerius de lo Landa ecc. + Ego Robertus Avenellus de Gblesa ecc.
+ Ego Petrus Aquillons ecc. + Ego [oannes Machioliotus ecc. + Ego Rodulfus de Belvasio. + Ego Gauterius de Garrano. + Ego Bovo Miles Gauterij. + Ego Heldebrandus eiusdem Gauterii. + Ego Berardus Agrigentinus.
+ Ego Malgerius de Gorgis ecc. + Ego Engilbrundus Agrigentinus ecc.—
+ Ego Guarnerius Brito Agrigentinus ecc, -i- Ego Robertus filius Ducis ecc.
+ Ego Salomon de Sacca ecc. + Ego Bertramus nepos Salomonis ecc. -f- Ego
(2) Rahaltrablesi è proprio il casale di cui alla donazione di Enrico del documento
seguente, n. due, del 1122.
(3) Di questo personaggio si parla anche, come del resto di tanti altri, nel documento seguente. La donazione fattagli da Buggero di cui alla nota n. 7 del Doc. n. 2,
confermata nel transunto dì un privilegio dell'Imperatore Federico del 1225, riguarda
più precisamente diverse località: « Castrum in eadem insula Sicilie quod vocatur Petrapertia cum juribus, fìnibus et pertinentiis suis et cum casalibus que sunt circum. circa
illuni Castrum, videlicet CASALE QUOD DICITUR CUMICHINUM (OGGI BARRAFRANCA) CASALE QUOD DICITUR RAHELMUSUR (OGGI FEUDO RUSTICO
DETTO RAMORSURA), TENIMENTUM TERRARUM BRAHEMI, SITUM IN FLUMINE QUOD DICITUR PANTELLIS (latinizzazione, aggiungo, della voce Brahamè=
tutto terra) IN TERRITORIO MONTIS NAGUNI ET TENIMENTUM TERRARUM
QUOD DICITUR GIBILIUS (AL PRESETE GIBIINO IN TERRITORIO DI PIETRAPERZIA), SALVO SERVITIO QUATTUOR MILITUM DUORUM VIDELICET PRO
DICTO CASTRO NASI ET DUORUM PRO JAM DICTIS CASTRO PETREPERTIE
CASALIBUS ET TENIMENTIS ».
(4) Trasformazione di Garres o Garresio. In un documento del 1134 troviamo un
gualtiero de Garresio, lo stesso forse di cui alla nota 7 del documento seguente (Ms.
Qq H5, p. 53, Bibl. Com. Palermo), in lite col Vescovo di Patti per il possesso di
metà delle terre di Naso. Lo stesso documento è riprodotto da Rocco PIERO, Sicilia
Sacra, Palermo 1733, Voi. 2°, p. 774.
i
288
Hamo filius Bosonis ecc. + Ego Willelmus Glemens ecc. + Ego Willemus
de Gorgij. + Ego Robertus de Tyrone ecc. + Ego Robertus Malus Conventus ecc. + Ego Comes Bernardus ecc. + Ego Balduinus de Cornillone ecc.
+ Ego Riccardus Avenellus ecc. + Ego Nicolaus de Butirie. + Ego Robertus
de la Fenoillera ecc. + Ego Robertus de Milo ecc. + Ego obertus Bonellus.
+ Ego Joannes de Partineo ecc. -(- Ego Raimundus de Tyrone ecc. + Ego
Herreus Caput Asini. 4- Ego Guillelmus de Rochis ecc. + Ego . . . de
Fola ecc. + Ego Robertus Monetus ecc. In superiori volumine aderat hec
nota: Fraternitas Josaphat et Elemosina de Messana.
Doc. 2 (inedito)
Privilegio del 1122, col quale Enrico, figlio del marchese Manfredi e
Conte di Paterno e fiuterà, conferisce alcuni beni alla Chiesa di S. Maria
della Valle di Giosafat (1), riprodotto da C.A. GARUFI in « Revue de FOrient
Latin » (Le Donazioni del Conte Enrico di Paterno, T. IX, 1902, Dipi. III).
L'originale trovasi presso l'Archivio Comunale di Catania, al n. segnato 1,
63, 1, accanto ad un altro diploma identico, dello stesso anno segnato al n. 1,
63, B, 1. Esiste un terzo diploma del conte Enrico identico, del settembre
1132, pubblicato dal Garufi nello stesso lavoro, ma si tratterebbe di un transunto, secondo l'indicazione scritta dietro la pergamena. Per questi diplomi
e per le successive conferme cfr. anche C.A. GARUFI (II Tabulano di S. Maria
di Valle Giosafat nel Tempo Normanno Svevo e l'epoca delle sue falsificazioni, in « ASSO », Catania 1908, fase. Ili); C. ARDIZZONE (I Diplomi esistenti nella Biblioteca Comunale ai Benedettini, Regesto, Catania 1927). Ho
segnato in corsivo un periodo, che non si incontra né nelle tre pergamene
descritte, né nelle due riproduzioni del Garufi relative al 1122 ed al 1132,
aggiunto invece in un transunto dato in Messina nel 1261, che con gli
altri documenti si conserva nell'Archivio Comunale di Catania, nell'ex Bi(1) II Conte Enrico di Paterno e fiuterà della nobilissima famiglia aleramica, figlio
del Marchese Manfredi, nipote di Bonifazio del Vasto (in lotta contro Gregorio VII),
fratello di Adelaide sposa del Conte Buggero e marito di Flandina figlia dello stesso
Gran Conte, è il primo signore della Baronia di Convicino, facente parte della grande
contea aleramica, che da Paterno per Piazza, Barrafranca e Mazzarino si estendeva a
Bufera, fino a raggiungere l'estensione di quelle che furono poi le signorie dell'Italia settentrionale. Il matrimonio tra la sorella di Enrico e il Gran Conte avvenuto verso il 1087,
secondo Garufi, ed il successivo di Elandina, consolidò la posizione di questa famiglia e
ne favorì la venuta in Sicilia, contribuendo anche alla pacificazione di Bonifazio del
Vasto col Papa.
Il primo documento di Enrico appare in Sicilia nel 1091 (Doc. n. 1), assieme ad
un GIRBARDO de COMICINA che troviamo ancora col Conte in successive donazioni
del 1122, 1124, 1126, 1134 (GARUFI, Le Donazioni ecc., Dipi. IV, V, VI, Vili). Di
Enrico si ha pure notizia in due documenti del 1094 e del 1095 di Palermo, in un
altro di Savona del 1097 (GARUFI, Gli Aleramici, ecc.) ed in una donazione del Vescovo
Angerio di Catania del settembre 1114 (GARUFI, Gli Aleramici; ID., Le Donazioni, ecc.,
Dipi. I). Rimangono ancora altri cinque documenti di Enrico nelle donazioni del 1115,
1124, USO, 1134, 1136 (GARUFI, Gli Aleramicì ecc., Dipi. I, II, III, IV, V), mentre dopo
il 1136 troviamo le carte dei suoi successori, che sono in tutto dieci (GàBUFi, Gli Aleromici ecc.
289
blioteca dei Benedettini, al n. 2, 27, B 4. Questa donazione, secondo gli studi
del Garufi, non avvenne mai ed i documenti furono falsati secondo indicazioni di luoghi e di persone che si trovavano in documenti coevi, per giustificare un'usurpazione che avvenuta forse verso il 1248, secondo il Garufi, o
nella prima decade del XI Vsec., perdurò fino a quando il feudo Albana o
Tribillino non venne censito il 6 marzo ]867, per le nuove leggi italiane sui
feudi ecclesiastici. Per i luoghi e per i personaggi, oltre alle precedenti opere,
cfr. ancora C.A. GAJRUFI, Gli Alamarici ed i Normanni, in « Sicilia e Puglia »
in « Centenario della nascita di Michele Amari, Palermo 1910, voi. I; A. Li
Gom, Note sulla Chiesa ecc., in particolare le note n. 4, 7, 9.
Anno ab incamatione domini nostri ihu Xri MI°C°XXII0 II ////
Ego henricus mainfredi marchionis quondam filius, hec que inferius
continetur iure ereditario habenda et absque ulla secularis tributi exactìone
in pace possidenda ecclesie sancte marie vallis josaphat, dono et concedo prò
anima videlicet beate memorie comitis rogerii atque jordanis, eius filii, seu
regine adelasie et rogerii Sicilie atque Calabrie incliti comitis nec non et prò
anima mea et uxoris mee flandine, sive parentum et filiorum meorum, firmamus itaque nominatim que prelibbavimus deliberanda apud paternionern
ecclesiam sancte marie de josafat, aliam autem ecclesiam sancte marie magdalene que est sabtus castrum cum hospitati (2), atque ecclesiam sancti michaelis cum cimiterio benedicto (3). Vineam cum clausura pataline et curii
toto territorio ad dexteram et ad sinistram usque ad predictam ecclesiam
sancti michaelis. Piscariam vero cum territorio usque ad divisionem adernionis. Vineam cum clusura que est subditus castum, terramque dicitur
lacumba. Molendinum boali. Casale hahemelmsep cum istis quindecim villanis. bhalil, isanigrum, iseg, elcausceri, hamet, ebene rhacan, gazen, filium
sororis, amor elabella, bulchabar, caleph buile, amor catemhel amenis, elezib. hamut, ebene, cassar, hamet fratem eius, hali ragel ebbene ellubi, machomet, el fartas. Indote vero dedicationis eiusdem ecclesie hamor ebbenecheteb fratem eius, isam, machluf, ebbenecheteb, bali fratem eius, jetha ebbenedadi, hamut ebbenedari. PETTAM VERO UNAM TERRE QUE EST
AD TRES FONTANEAS SUBTUS VIAM QUE VADIT AD COTTONARASU (4), VINEAM QUE EST SUBTUS CASTRUM JUXTA COMICINUM.
(2) Identica l'ubicazione odierna dell'ospedale e della chiesa.
(3) Nel Doc. del 1124 (Dipi. VI) di Maurizio vescovo di Catania, firmato da Enrico e
da Girbardo de Comicina, è detto : « Itera de assensu et consensi! predictorum concessi
predicte ecclesie cimiterium confessionem baptista », mentre nel successivo dello stesso
vescovo del 1126 (Dipi. V), identico al precedente, è detto ancora: «Concessi ei ecclesìuncule habere cimiterium et a nostra cathaniensi ecclesia autorizzavi ut semper accipiat
oleùm et crisma ».
(4) La località appare anche in un successivo doc. del 1154, pubblicato per intero
da PIETRO DI GIORGIO INGALA (Storia di Mazzarino, Caltanissetta 1900, pp. 310-314).
Rocco PJHBO invece (Sicilia Sacra, ecc.) e lo stesso GARUFI (Gli Alamarici, ecc., Dipi. IX:
Donazione del Conte Manfredi, figlio di Simone, figlio di Enrico Conte di Butera,
di alcune terre alla chiesa di S. Maria di Mazzarino « guani nuper construxi ») ce
ne danno una trascrizione molto ridotta. Trovasi anche copiato il documento nel MS.
della Comunale di Palermo, QqG12 (Diplomi raccolti da Rosario Gregorio, p. 59),
completo come quello del Di Giorgio Ingala. La località però è storpiata in Coltonatum
e trovasi a nord est del territorio di Mazzarino, in continuazione delle terre donate
290
Casale quod vocatur Trablisin (5) sicut tenuit juste gait malabel buterie cum
istis villanis: amor, zeug, elgazire, ise, abdessalem, celmen, amet, fratrem
eius; (aliud in honore ecclesie sancte marie dedi, si contentiones sunt, inter
nostros et suos homines in domo ecclesie predicte justitia facta. Ad porcos
eorumque in silvis meis pascua habeant) (6). Hec autem ecclesia quartina
supradictas libere possidenda cumtradidi; ordinatione et confirmatione archiepiscopi atque abbatis scilicet vallis josafat atque domni pagani monachi
omnibus ecclesiis quas habent vel habuerint a roma usque per totani siciliam,
salva reverentia ecclesie josafat preesse debet. Hec quoque sicut et cetere
matti sue obedire, servire, iurare, sustentare eam, sicut ordo postulat, nec
minus debet. Laudata itaque et confirmata sunt ista, voluntate, consensi!
flandine uxoris mee seu rogerii atque symonis nec non mainfredi, atque jordanifiliorum meorum indissolubiliter et proprio sigillo insuper testibus idoneis, carte memorie in castro paternionis feliciter commendata; quicumque
igitur nostra data infringere seu firmare sinistra parte laboraverit, dei vindicte subiaceat nisi digna penitentie satisfactione resipiscat.
Adutores bonorumi autem horum et conservatores, remuneratrix gratia
divina cum parte destra gloriose remuneret.
in Convicino da Enrico e cioè presso la « petiam Terre », l'ex feudo Bessime « in partibus
Platie », che spunta in tutte le conferme ed in tutti i transunti della donazione del Conte
Enrico (cfr. Nota n. 5 successiva). L'aggiunta in corsivo quindi, che si incontra nell'unico regesto che abbiamo del documento di Enrico, e cioè nel regesto del 1261, ha un
preciso riscontro topografico e non è quindi casuale come si potrebbe argomentare dal
confronto coi tre diplomi della Comunale di Catania del 1122 e del 1132, con le riproduzioni del Garufì relative alle due date e con tutte le conferme che contengono questa
donazione, pubblicate dal Barberi, dal Pirro, dal Garufi, Travalli e Battaglia (cfr. le mie
Note ecc., nota 4). Per questo ho pubblicato come medito il presente documento, staccandolo dal regesto del 1261.
(5) Storpiatura di Mihahel, Michele da Butera, il Gaito, il precedente possessore
del Casale di Tribillino o Arbora, Albana, confinante con Barrafranca (Convicino) secondo
tutti i documenti che ne parlano, che si esprimono tutti presso a poco in questo modo:
« I N PARTIBUS VERO PLATIE QUODDAM CASALE QUOD TREBLECINUM SIVE
ARBORA DICITUR, QUOD TENUIT GAHIT MIHAHEL BUTERÌE EIDEM ECCLESIE VALLIS JOSAPHAT AB IPSO COMITE HENRICO CONCESSUM ET UNAM
PECIAM TERRE QUE SIC DETERMINATUR A TERMINO PREFATI CASALIS TREBLECINI USQUE AD FLUMEN QUOD VOCATUR MALUM'SANUM ET A VIA
REGIA USQUE DIVISIONEM CONVICINI », mentre la conferma di Guglielmo II del
1172 (K.A. Keher, Die Unkurder der Normannisch Sicilischen Konige, Innbruclc 1902,
p. 343, riprodotta anche dal Barberi, MS. Bibl. Aidone, V, p. 252) è ancora più completa: «ET IN TERRITORIO PLATIAE CASALE QUOD DICITUR TREBLEZINUM
CUM PERTINENTIIS SUIS QUOD FUIT OLTM GAHIT MIHAHEL BUTERÌE ET
INCIPITUR AB IMA PARTE A VIA REGIA ET DESCENDIT PER CRIPTAM PERFOHATAM ET INDE PER CRISTAS TENDIT USQUE AD FONTEM QUE EST
JUXTA VIAM QUA ITUR AD PETRAM> PERCEAM ET IBI DIVIDITUR CUM CASALE CONVICHINI ET AB ALTERA PARTE INCIPITUR PER LOCUM QUI EST
SUPER FLUMARIAM ET ASCENDIT PER CRISTAS USQUE AD FONTEM QUE
DICITUR LABENERA ET VADIT PER FONTEM QUI DICITUR VENATORUMi ET
INDE USQUE AD PETRAM QUE DICITUR HOMINIS ET INDE PER RUPEM
DESCENDIT AD MARGINEM QUE EST JUXTA VIAM QUA ITUR AD PETRAM
PECEAM ET IBI EST DIVISIO IPSIUS COMICINI CUM PETRAPERCIA ».
(6) Parole che si trovano nel diploma citato di Maurizio.
291
S. Abbonis de Garrex (7), S. Abbonis de Sumrnaripa, S. Gerbardi de Cornicino (8), S. Ricardi de Bubio (9), S. Gaufoni de Platea, S. Henrici de Tyrone (10), S. Gualterii de Vallecurrente, S. Roberti Paternionis (11), S. Seibrandi, S. Constantini Senescalchi (12), S. Alberti Paterbionis. S. Burgundionis senescalci, S. Willelmi qui supra nominata precepto domini Henrici
intitulavit
(7) I fìnnatari sono quasi tutti personaggi noti. Abbo o Abbone de Garrex (de
Garres, de Garresio, Barresio, Barresi, dalla cittadina Carassio in provincia di Cuneo)
appare in un altro diploma del 30 novembre 1148 de] Conte Simone di fiuterà (GARUFI,
Gli Aleramici, ecc., p. 81), come pure in una donazione precedente di Buggero (Ms.
QqH155, Bibl. Com. Palermo, Notizie Storielle su Pietraperzia di Fra Dionigi Minore
Riformato), in un transunto del 1225, contenuto in un altro transunto del 1444. Un
Qualterio de Garresio invece trovasi come testimonio nella donazione di Enrico del 1115
(Gli Aleramici ecc., Dipi. I) con Enrico de Bubbio, lo stesso che assieme allo zio Riccardo
de Bubbio firma nella donazione di Enrico della Chiesa di S. Niccolo di Convicino, del
1125, alla Chiesa di Lipari e Patti. Anche il cognome Bubio, Bobbio deriva dall'omonima
cittadina in provincia di Pavia. Una cittadina Bubbio è in provincia di Novara.
(8) Un Guidelmo di Cornicino in una donazione del Conte Simone dì Butera del
1147, come testimonio firma assieme ad un Arnicione da Piazza e ad un Bartolomeo da
Piazza, (GABUFI, Gli Aleramici ecc., Dipi. VII).
(9) Riccardo Bubbio appare ancora testimonio nel documento citato del 1148 assieme ad un Guglielmo de Tyrone.
(10) Un Goffredo Tyrone lo troviamo nella donazione citata di Enrico del 1115.
(11) Roberto da Paterno assieme ad un « Costantino de Paterno» firma nella donazione di Simone del 1143 (GARUFI, Gli Aleramici ecc., Dipi. VI). Costantino di Paterno
si trova ancora in un'altra donazione di Simone del 1148 (GAHUFI, Gli Aleramici ecc.,
Dipi. Vili).
(12) Nella stessa donazione di Simone del 1148 si trova lo stesso Costantino, che
appare anche in quella citata di Enrico del 1124 (Dipi. II), ed in un'altra dello stesso
del 1137 (Dipi. V).
Quasi tutti i personaggi di questo documento si trovano in quello del 1091 (Doc. I).
Doc. 3
Convicino, 30 marzo 1125 (1).
Riccardo Buglio, il di lui nipote Enrico e la moglie del fratello Guglielmo
donano, con l'approvazione del Conte Enrico di Butera, signore o Barone di
Convicino, alla chiesa di S. Maria di fiuterà, suffragranea della chiesa di
S. Bartolomeo di Lipari e Patti, la dipendenza della chiesa dì S. Niccolo di
Convicino, con annessi possedimenti tra la chiesa, il fiume di Mazzarino e
due strade per Butera e Mazzarino, in contrada Fornino (oggi Sfornino) e
Saione. Altre terre vengono donate da un « Domimis Girbardus », che potrebbe essere quel tale che appare testimonio nella donazione di Enrico di
Butera del 1122. Tra i firmatari oltre al conte Enrico, troviamo: Biccardo,
Allo, Alberto, Guglielmo, Enrico Bodino, Rinaldo Sacerdote, Gualterio Garissio (altrove anche Garislio, ma infine è Barresi), Giovanni Abate, Anselmo
(1) Archivio Vescovile dì Patti, Volumi « De Fundatione », Voi. I, pp. 60-61, pubblicato da L.T. WHITE, Latin Monasticism in Norman Sicily, Massachussetts 1938, p. 252,
Dipi. XI; cfr. anche il mio lavoro, Note ecc., Dipi. I.
292
monaco, Angelo monaco, Landulfo monaco, Lamberto monaco. Vengono
donati anche tre villani arabi con le loro famiglie al completo (2).
(2) II documento mostra un nutrito nucleo latino in questo centro abitato, cui si
associano suffeudatari, vassalli del Conte Enrico, che dai loro nomi denotano un'origine
settentrionale. Vi figurano accanto proprietari di allodi, ecclesiastici e monaci ed infine
arabi con le loro famiglie, tutta una corona di vassalli cioè e di dignitari, tra i più illustri
dell'Isola, cosa questa che dimostra la floridezza e l'importanza della terra di Convicino
in quest'epoca. L'immigrazione qui di Lombardi, (Comacini da Como, cfr. le mie
Note ecc., p. 186 e Bobbiesi da Bobbio) e di Piemontesi (da Garessio o da Bubbio in
Provincia di Novara, cittadina questa più probabile per l'origine dei de Bubbio}, di
Liguri ed emiliani, è documentata oltre che dai documenti diplomatici dalle notevoli
traccie, specie dei primi due dialetti trasmesse al dialetto di Barrafranca, che tuttora
si conservano e ne fanno con Caltanissetta, S. Caterina, S. Cataldo, Cangi, Valguarnera,
Adrano, Erma, Francavilla, Brente, Randazzo, Feria ed Avola uno dei paesi LombardoSiculi del gruppo notigiano degli INNERES di Scrmeegans, che completa quello di
Piazza, Aidone, Nicosia e Sperlinga, San Fratello e Novara, (F. PIAZZA, Le Colonie ed
i Dialetti Lombardo-Siculi, Catania 1919: pp. 16, 19, 38, 301, 315, 331, 335, 376,
382, 387).
Doc. 4
Anno 1134 Ind. XII (1).
Re Ruggero conferma alla chiesa di Lipari e Patti tutte le precedenti
concessioni tra cui le seguenti chiese che vengono elencate senza interruzione
l'ima dopo l'altra: « Ecclesiarrt quoque Sanati Nicolai in Cornicino et Ecclesìa-m Sancte Marie de Mazarino et Ecclesiam Sanate Crucis in territorio Baccarati »,
(1) L'originale trovasi presso PArch. Vescovile di Patti, « De Fundatione », Voi. I,
p. 102. E* riprodotto dal Pino, II, 774 e dal Barberi, MS. Bibl. Com. Aidone, Voi. V,
p. 60, in un transunto del 1509. Trovasi pure trascritto nel MS. QqF69, P. 34, della Bibl.
Comunale di Palermo.
Doc. 5
Anno 1168, 4 maggio, Ind. 2 (1).
Alessandro IH nel!' assegnare a Riccardo vescovo di Siracusa i paesi
della sua Diocesi, enumera tra l'altro le chiese di Convicino, di Mazarino
e di Grassuliato nell'ordine che segue: « Ecctesias Buteriae et quae sunt in
territorio eiusdem cum pertinentiis suis; ecclesias Baxiliatae (2) et quae sunt
(1) L'autografo presso l'Archivio Vescovile di Siracusa, si trova, secondo il PIHBO,
«In libro Praelatiarum » f. 93». Il Pirro lo ha pure pubblicato, I, 622). Trascritto ancora
dal Barberi, MS. Voi. V, pp. 60-67.
(2) Trasformazione di Grassuliato, la baronia che con l'altra di Mazzarino ne costituiva la contea. La località si chiama anche di Salomone, dal primo proprietario che
la possedette di nostra conoscenza, Salomon de Garsiliat, del Diploma n. 1 del 1091. Di
293
in territorio etusdem cum pertìnentiis suis; ecclesias Mazarini et quae sunt
in territorio eiusdem cum villanis et tenimentis suis, ECCLESIAS COMICINI
CUM PERTINENTIIS SUIS ».
essa sì parla ancora nei seguenti documenti: Diploma del 1098, dove appare Salomon di
Garsiliatf pubblicato dal WHITE, op. cit., p. 246, Doc. 3; Donazione del 1199 di Bartolomeo di Amalfi, signore di Mazzarino, pubblicata ancora da WHITE, p. 294, Doc.
XLVIII, dove la località appare trascritta erroneamente in « Buliato ». (Il Dipi, trovasi
pure trascritto nei MS. della Comunale di Palermo, Qq F69, f. 164, Qq G12, f. 100,
QqH5, f. 66); Donazione del Conte Simone di Butera del 1143 (C.A. GARUFI, Per la
Storia dei Secoli XI e XII, in « ASSO » A. X, f. Ili, p. 163); Diploma del 1270, transumato
in un arto del Notaio Sebastiano Immorta da Siracusa del 28 settembre 1743, presso
quell'Archivio di Stato; Prospetto dei Castelli in Sicilia nel 1274, riprodotto nel MS. della
Comunale di Palermo Qq F 70, p. 75; Decime della Cappella di Palazzo di Palermo,
nell'anno 1274, MS. QqF70, p. 81; Aiuti richiesti dagli Angioini all'università « Comitatus Grassidiati» (Ms. Qq Gì, p. 115); Ruolo dei Feudatari sotto Re Federico dove
appare posseduta da Tommaso Branciforte; M. AMARI, Biblioteca Arabo-Sicula, Torino
1880, p. 101 (Edrisi), dove è chiamata S'Aliatah.
Doc. 6
Convicino, novembre 1172, VI Ind.
Sibilla vedova di Bartolomeo Barresi e signora di Convicino, col consenso dei figli Alessandro e Riccardo, dona alla chiesa di S. Bartolomeo di
Lipari e Patti un mulino (1), che si trova dentro i confini della chiesa di
S. Niccolo di Convicìno, precedentemente donata. Nella donazione viene
assistita dai fratelli Lando e Giovanni de Capua (2), da Buggero Usuilla (3),
da Luigi e Gualterio Perna (4), dal suo cappellano di nome Giordano, da
(1) Cfr. Note ecc. Doc. 2. Sembra sia stato il mulino dì Quattrova, che nel sec. XVI
viene donato da Antonella Valguarnera, moglie di Matteo Barresi alla Chiesa dell'Annunziata dei frati domenicani di Pietraperzia (6 giugno 1534). Il molino di quest'ultima
donazione viene pure designato col nome di Mulino di Sfornino (Frate Dionìgi da Pietraperzia, Relazione ecc., p. 252).
(2) Questo Giovanni da Capua trovasi pure testimonio in una donazione di un
certo Bartolomeo, prete genovese, alla Chiesa di Patti, dell'agosto 1176, di alcune terre
in territorio di Caccamo (C.A. GARUFI, Per la Storia ecc., p. 178, Doc. 3). E' anche
presente in un doc. del 5-1-1223 assieme a un Matteo Barresi signore di Pietraperzia
(Bibl. Benedettini, Catania, Dipi. n. 47, Fondo dì S. Maria della Valle di Giosafat), che
riconosce il possesso del suo feudo della CAVA a quel Monastero. Un Robertus de
Capua spunta ancora in una donazione di Pagano de Parisio del 1187 (Ibidem, p. 360).
Un Riccardo de Capua trovasi in una donazione del 1137 (L.T.WnjTE, op. cit.t p. 25G,
Dipi. XV) assieme ad una « Sibilla Domina ».
(3) Un Rogerius de Villa domini Regis, che sembra lo stesso personaggio trovasi con
un Rogerìo de Tyrone in una donazione del 1172, che riguarda il territorio di Baccarato,
che viene donato dallo stesso Buggero Tirane, Regio Giustiziano e dalla moglie alla
Chiesa di Lipari e Patti (WHITE, Ibidem, p. 272).
(4) Famiglia che fino al XVII sec. trovavasi ancora a Barrafranca e che oggi col
grado tuttora di baronale travasi stabilita a Mazzarino.
294
Roberto di Ciancia, dal suo visconte Vitale « Vitalis wcecomes meus » (5), e
dal Sacerdote Enrico che funge da notaio.
(5) II visconte aveva anche le funzioni di Castellano, che troviamo accanto al
notaio di Corte, al sacerdote della Cappella di Palazzo, ed a personalità fra cui il Reggio
Giustiziere Buggero. Del « castrum Convicini », della sua « Celeberrina Turris », abbiamo la prima notizia nella donazione di Enrico del 1122, di cui al Doc. n. 2. Di esso
si parla, oltre cbe in, molti documenti, in tutte le investiture e in tutti i preventivi per
aperture, imposte, riparazioni delle mura e delle scale, ecc.
Doc. 7 (inedito)
Messina 7 luglio 1291, IV Ind.
Pergamena di cm, 36 x 56 di mia proprietà, riadoperata come legatura
di un libro e tagliata a metà, mancante cioè della metà superiore, in un
transunto posteriore fatto in Catania dal notaio Giovanni Bue. Si parla
dell'ex feudo Càmitrici e dei suoi confini. Viene pubblicato perché in esso
figura un Niccolo da Convicino.
.. . tenimentum bini domorum quod fuit praedicti Jacobi positum in ...
Parrochia Sancii Gen. .. . posita in contrada Jrace juxta vineam Joannis qui
non d . .. it, et si qui alii sunt confines de bonis qua fuerunt Nicoìaj de Convichini. . . manus nostre apparet ex actis revocatum quodcumque tenimentum
dividitur sic videlicet: cum casalibus Fullitini, Girachellj, Albanj, et terre
Petrapercie, et vadit per culmam et transit per funtanellam que dicitur de
rovecto apud petram que dicitur lu Balbu et ascendit per medium Serre que
dicitur lu daynu, et ab hic transit per serram que dicitur de lu sparagiu et
congiuntitur cum flumìne Salso et ab bine ascendit per aquam et congiungitur cum flumine Girachelli et ab bine ascendit per ipsum fluminem, Girachellj et congiungitur cum predicto casale Fullitini. Ad huius antedicte concessionis et confirmationis memeriam et robur exinde in perpetuo habitururn
sibi exinde personis privilegium feri et majestatis nostre sigillo ponendum
forma communi.
Datum in Messane anno domini Incarnationis Millesimo Centesimo Nonagesìmo Primo anno septimì julii quarte Inditionis. unde ad futuram memoriam
et predicti Domini Andrea Tiana militi et quorum incest .. . confectum esse
presens . . . officio judicis pubblicatimi ut de ipso sumpto pubblico tamque
de predicto originali privilegio e plenaria fides fiat per manus mei predicti
notari nostri sdiscriptionibus calamonio roboratum datum, Cathine anno mense
de indìcione premissis supra non jus . . . ubi legitur predictas bucas abrasimi
apparet obmissum fuit.. .
+
+
+
+
+
+
Ego
Ego
Ego
Ego
Ego
Ego
Andreas de Leuri judex civitatis Cathine
Notarus Joannes de Vitali de Panormo Testis
Notarus Philippus de Hispano de Messana Testor
Notarus Donadeus de Bufalo de Messana Testor
Notarus Bartholomeus Gallegris Testor
Jacobinus de Alafranco de Messana Testor
+ Ego Joannes Boj qui supra pubblicus civitatis
Natarus premissa scripsi et meo signo signavi.
295
Cathine
Doc. 8 (inedito)
Castrogiovanni 2 giugno 1309, VII Ind.
Transunto del Notaio Pietro De Lucia da Catania di un altro transunto
del 2 giugno 1309 del notare Gerardo Malaspina da Piazza contenente lettere del Re Federico II d'Aragona del 21 maggio 1309 VII Ind. con le quali
questi ordina al procuratore o Sindaco di Convicino di non molestare la
chiesa di S. Niccolo dell'Albana nel pacifico possesso del Casale di S. Niccolo dell'Albana, di cui vengono tracciati i confini. La pergamena (cm.
42 x 20) trovasi presso la Bibl. Comunale di Catania, conservata nel fondo
benedettino di S, Maria di Valle di Giosafat. Segnata 2/27/MI n. 831.
E' molto sbiadita e poco chiara.
i
In nomine Santissime et individue trinitatis anno ab incarnatione Domini
Millesimo quigentesimo vigesimo primo die vero vigesimo tertio januarii decimae Inditionis Regantibus serenissimis dominis catholicis et christianissimis dominis Dominus Cariilo Dei gratia favente clementia eletto Romanorum Rege Imperatore saemper augusto et Joanna eiusdem Caroli
matre Regibus Aragonum Utriusque Siciliae Jerusalem Neapolis Ganatae
Valenciae Hispaniae, Comitatibus Barchinonae Athenarum et Neopatriae etc. Nos Petrus de Lucia eiusdem civitatis suaeque diocesis pubblicus notarus et testes subscripti ad hoc vocati specialiter et rogati
presenti scripto pubblico notum facimus et testamur quod in Nostri
presentia personaliter constitutus Reverendus Dompnus Bartholomeus de
Santa Lucia ater ex cellelariis Monasteriorum Sanctae Mariae de Licodia et
Sancti Nicolai de Arenis nobis exibivit et presentavi quoddam pubblicum
instrumentum in carta bombacina scriptum et notatum per egregium Gerardum Malaspina pubblicum notarurn terrae Platiae olim die millesimo tricentesimo nono mense Junii septimae Inditionis quod est de traslitione seu
de defensione cuiusdam Casalis nominati Albera siti et positi in territorio
terrae Platiae juxta territorium Cumicinì a colle Porrettae, factae per serenissimum dominum regem Friderìcum Tertium Regni sui anno decimo
quarto Amen. Et instanter petiit a nobis nostrum qui supra iudicis et notarli
in hoc officium, implorando quod privilegium ipsum seu transumptuin ad
cautelam dictorum monasteriorum ne in futurum ob temporis longitudinem
corredatur aut propter annorum discrimina proprium ipsius originale deperbatur exemplare transumptare et in hanc pubblicani formam fideliter redigere
deberemus ut nostra nihilominus in eo judiciaria auctoritate interposta
in judicio et extra et ubi libet pleniorem fidem facere valeat sicut ipsum
originale privilegium quod instrumentum seu transumptum laceratum in partibus extremis cum foraminibus incollatis cum quinque listis de carta bombacina nec non et laceratum in summitate ECC. ecc.
In nomine Domini Dei Eterni Amen Anno Sanctae Dominicae Incarnationis Millesimo Tricentesimo nono mense junii secundae eiusdem septimae
Iditionis Regante Serenissimo Rege Domino Nostro Domino Rege Friderico
Tertio Regni sui anno decimoquarto feliciter Amen. Nos Petrus de Genua
Bajulus, Rogerius Garreis miles (]) et Laurentius Bisactia Judices Platiae, Geraldus Malaspina pubblicus eiusdem terrae notarus et testes subscripti ad
(1) Forma arcaica del cognome Barreis Barresi, che si trova contemporaneamente alla
seconda forma e che evolve anche verso il cognome Gurreìs, Gurreri, Guerreri.
298
hoc vocali specialiter et rogati presenti scripto pubblico notum facimus et
testamur quod religiosus vir frater Bartholus Prior Ecclesiae Sancti Nicolai
de Albara existentis in dìctae terrae Platiae territorio praesentavit nobis qui
supra bajulo et judicibus olim infra proximum mensem madii huius septimae
inditionis aliquas litteras Sacrae Regiae Majestatis sub sigillo justitiae noto
et consueto de cera rubea sigillato quas aperuimus vidimus legimus et inspeximus diligenter contìnentiae infrascriptae. Fridericus Tertius Dei Gratia
Rex Bajulo et judicibus terrae Platìae et fidelibus suis gratiam suam et bonam
voluntatem. Pro parte prioris Ecclesiae Sancti Nicolai de Albana existentis
in territorio dictae terrae fuit in Magna Nostra Curia nuper espositum quod
non ipse tenet et possideat prò se et dieta ecclesia sua quodam casale vocatum Albara quod est de juribus et pertinentiis dictae ecclesiate situm et
positum in dicto territorio terrae Platìa juxta territorium COMICINI (sic),
secus territorium Platiae. . . procuratores dirti C'umicinì ìpsius Casalìs nou
contemti aut etiam per viam ordinariam prosequi si quid jus rattione (sic)
procurationis eiusdem in dicto casali Albare se habere confidunt, propria
auctoritate commicti non verentis ad fìnes et pertinentias dictì casalis Albare
extendere feliciter manus suas et dìctum priorem per se et colonos suos in
possessione casalis eiusdem perturbant et multipliciter inquietant non permittentes eorum proventos et fructos inde percipere et casale illud pacìfice
possidere quìcumque prò eo fuit umiliter supplicatum super hoc sibi per
eumdem magnani nostram Curiam opportune justitie remedio provideri eius
supplicatione clementer admìssa fidelitati vestre precipiendo mandavirmis
quatenus receptis presentibus si premissa ventate nituntur predìctos priorem
et ecclesiam integram possessionem dicti casalis Albare fìnium et pertinentiarum suarum manutenere et defendere debeatis non permittentes eos auctoritate presentium a dictis procuratoribus et a quibuscunque personis aliìs in
possessione ìpsa indebite molestar! sì nos gerentes inspectìone presentium
quod cuntineat defecta justitiae dictos priorem et ecclesiam in finibus et
pertinentiis casalis eiusdem defraudali vel aliquatenus circum scribi datum
apud Castrum Joannis vicesimo primo madii septime ìndictionis ad quarum
lìtterarum Regiarum executione Nos qui supra Bjulus et Judices Cupientes
procedere et devote receptis eisdem citato prius Anseliiw Lignagìo procuratori Terre CUMICINI, et ad hoc venire nolente in terra Platiae quìa nobis
piene constitit de premissis per testes huius rei confisos et fide dignos a
quibus recepimus ad sanctam Dei evangelicam veritatem dicendam ut moris
et juris est corporale et debito juramento quod dictus prior tenet et possidet
prò se et dieta ecclesia sua predictum casale Albare quod est de juribus et
pertinentiis diete ecclesiae situm et positum in predicto territorio terre Platie
juxta territorium Terre CUMITINI (sic) a colle Porrette (2), videlicet in
quoquidem colle sicut terrae Platiae usque Gruttam oeterem et deide usque
ad gruttam perforatam et exinde per vertlces trium montium parvorum (3),
qui sunt supra vallonem domnae Machaldae, in quibus montibus sunt lapides
(2) La località chiamasi invece Carretta ed è trasformazione di Giarretta. Un tratto
del Fiume Brajemi, chiamato anche, come abbiamo visto Malumsanum, tradotto in latino,
che il Malaterra (V, I, 218-219) presenta col nome di « Flumen Paludis », latinizzazione
di Giarretta, si chiama Giannetta, nel punto in cui bagna la Piana dell'ex feudo Torre,
che è chiamata « Chiana da Giannetta », Cfr. Nota 11.
(3) Nel doc. 2 e precisamente nel periodo aggiunto che non si trova nella donazione
del 1324 a noi pervenuta, è stata confusa la parola Fons con Mons. E' Interessante il
confronto, anche, col documento seguente, dove figurano pure i confini dì Gonvicìno e
dell'ex feudo Albana.
usque ad quemdam qui est subtus mandrile (4), quod dicitur de valle et
demum usque ad fontem qui dicitur de Jeanne de Milattie (sic), itaque omnes
pendentes a vertice praedictorum Montium includuntur intra fines Albare
et a predicto fonte per viam qua itur ad petram perceam usque ad aquam et
demum per ipsam aquam usque ad aliam aquam qaae dicitur de cava (5)
et secus territorium Petreperceae et alios confines praedictos priorem et eccìesiam integram possessionem dicti casalis Albarae finium et pertinentiarum
suarum manutenemus et defendemus inìungentes ex parte regia dicto Anselntio* procuratori diete terre Cumicini (6), auctoritate dicti sacri mandati
(4) Si tratta dell'attuale marcato della Torre e del Vallone Salinella.
(5) Fonte di Satana. All'ex feudo Albana è aggiunto quello della Cava dì cui i
Benedettini riuscirono pure ad impossessarsi (Pergamena 210 x 284, I, 60, A2, del
4-1-1223, XII Ind., in Piazza Annerirla, Bibl. Coni, di Catania, Fondo Benedettini). La
notizia trasmessaci da VITO AMICO (Sicilia Sacra, cit, II, 1178) deve integrarsi e modificarsi con questo diploma, dove Matteo « De Garreys », ossia Barresi, signore di Pietraperzia (Convicino non gli appartiene), conferma il debito del padre Abbo verso la Chiesa
ed il Convento della Chiesa di S. Maria della Valle di Giosafat di tari 4 mila, mutuatigli
dai frati per redimerlo dalla schiavitù in cui era caduto per mano dei saraceni, e riconosce il possesso della terra della Cava (non quello dell'Albana quindi che perviene ai
frati con la falsificazione di alcuni documenti, fra cui le donazioni del 1124 e del 1132)
che Abbo aveva dato ai frati a garanzia della somma mutuata e fino alla restituzione
di essa.
(6) Procuratori o Sindaci, nominati da Federico II di Svevia nelle Terre e Città
demaniali, erano due, per ogni Università. Le Terre feudali non avevano procuratori
(R. GHEGOHIO, Opere Scelte, Palermo 1853, p. 252), perché erano naturalmente rappresentate dai loro baroni. Federico nel Parlamento di Foggia, del 1240, tramite i giustizieri
di Palermo, Nicosìa, Trapani, Castrogiovanni, Piazza, Caltagirone, Lentini, Augusta, Siracusa, Catania, Messina, chiamò per ogni città e terra demaniale alle dipendenze di
questi giustizieri, due Sindaci o procuratori, ed uno per ogni piccola terra, « ad nostram
praesentiam . . . qui prò parte vestrum omnium serenitatem vultus Nostri prospiciant et
nostram vobis referant voluntatem ». Nelle terre e città demaniali, nonché nei villaggi
non feudali, la giustizia era amministrata da questi procuratori eletti dai mercanti e
borghesi (assieme al Barulo e ai Giurati), uno per le cause civili ed uno per quelle penali.
Dopo la morte di Federico d'Aragona che li tenne ancora di più in considerazione radunandoli nei momenti più difficili del suo regno, come il predecessore suo Pietro d'Aragona
che affidò loro la custodia della Regina Costanza e dei figli quando partiva per il famoso
duello con l'angioino, e come il fratello Giacomo che li riunì quando si trattò di raggiungere il Regno di Aragona per cingervi quella corona, lasciando in Sicilia quale
vicario Federico, vediamo con l'anarchìa sorta e di più divampata ai tempi di Federico
il Semplice, sorgere nelle città demaniali prima e poi anche nelle terre feudali i Capitani
di Giustizia, che assistiti da due giudici, con loro annualmente eletti si sostituiscono ai
sindaci e procuratori per le cause civili e criminali, nei luoghi demaniali, mentre nelle
terre feudali sono in un primo tempo giudici regi che saranno poi dipendenti dai baroni,
quando loro verrà concesso il Mero e Misto Impero, ossia il diritto di potere pronunziare
condanne di morte, mutìlazioni di membra e deportazione. 11 primo barone che ebbe
concesso il Mero e Misto Impero fu il Conte di Ceraci Giovanni Ventimiglia nel 1430.
Alla morte di Re Alfonso, Giovanni accordò altre giurisdizioni criminali a diversi baroni,
fra cui quello di Pietraperzia e quello di Mazzarino, O 3 gennaio 1460. Il primo ad
avere il Mero e Misto Imperio su Convicino fu Matteo Barresi nel 1510 (PADRE DIONISIO,
op. cit., p. 26). Convicino che in questo documento appare giudiziariamente amministrata da due Sindaci (uno per le cause civili ed uno per quelle criminali), divenuta successivamente Terra feudale è amministrata da due giudici regi alle dipendenze del
298
Regii ut eosdem pdorem et ecclesiam in possessione ipsa per se et quascumque personas alias de celerò non molestent per dictum sacrum mandatum
Regium fìdeliter et totaliter exeguendo ad futuram memoriam et dictorum
prioris ecclesie cautelam nec non et ut de praemissis omnibus costat ad plenum factum est exinde presens pubblicum instrumentum per manus mei
predicti notarli, qui supra Bajuli (7) et judicum Notarli et subscriptorum tecapitano di giustizia locale di Piazza, che con la concessione del Mero e Misto Imperio
a Matteo vengono sostituiti dal capitano e dai giudici, annualmente eletti col beneplacito
del Barone.
Cosi il vecchio Castrttm di Conviciiio di reggio patronato, rimasto ancora tale dopo
il passaggio della Terra da demaniale a feudale e che sotto la signoria di Giovanni Antonio Barrese, alla fine del XV sec. erasi ridotto con tutto l'abitato ad un cumulo di
rovine (PADRE DIONJSIO, Ibidem), solo nel 1510, (ormai sgombro di personale e carcerati
lo vediamo per la prima volta nominato nella investitura a favore di Matteo Barresi del
15 ottobre 1510, da me riprodotta, Note, Ecc. Doc. VI) diventa di proprietà baronale,
quando avviene il passaggio dei poteri tra il Capitano di Piazza e quello feudale di
Convicino, che ricopre pure la carica di Castellano, che ormai si limita alla mansione di
Carceriere, perché il vero castello baronale, retto già in questi tempi da un Secreto
che amministra i beni del signore della Terra, rimane quello salvatosi alla distruzione ed
all'abbandono generale, la « celeberrima Turris », di cui si parla in tutte le investiture,
circondata dalle camere e dai cortili baronali, con stalle, fondaco magazzini, ecc., nell'area del grande isolato oggi occupato da diecine di proprietari, tra la vìa Torre, la
Piazza Fratelli Messina e la via Conte Lanza.
(7) Federico d'Aragona, l'ultimo grande monarca siciliano, ridusse a quattro le
giurisdizioni giudiziarie, che furono istituite in Noto, Castrogiovanni, Girgenti e Mazzara,
dove risiedeva un giustiziere per ciascuna di queste città. Alle dipendenze di questi pose
dei vice giustizieri nelle città più importanti, che in alcune, come vediamo in questo
documento per Piazza, erano sostituiti per gli affari civili ancora dal Bajulo, (mentre conservavano la funzione giudiziaria), che nelle Terre minori demaniali si estendeva ai sindaci, o meglio ad uno dei sindaci, perché l'altro per gli affari penali dipendeva dal primo
magistrato, cioè dal vice giustiziere vero e proprio. In questo periodo nelle Terre feudali
la giustizia è ancora in mano dei baroni, rappresentanti dell'autorità reggia, e solo più
tardi e fino a quando questi non avranno avuto concesso il Mero e Misto Imperio, che
qualche barone, come quello di Aidone, non ebbe mai, sarà anche qui in mano di
Capitani e vicecapitani regi, causa l'anarchia ai tempi di Federico il Semplice, come
vediamo in molti suoi diplomi (Codice Diplomatico di Federico III d'Aragona Re di
Sicilia, a cura di G. Cosentino, pubblicato dalla Società di Storia Patria, Palermo, Voi. I,
1885, p. 320, Doc. CCCCXVIII, del 24-1-1357), dove il Be da ordini anche al Capitano
e vice capitano di Pietraperzia, che in questo periodo è feudo della famiglia Barresi, per
attaccare i ribelli di Piazza, ecc.
Il Bajulo alla fine del XII sec. sostituisce i Vicecomes (in Convicino lo troviamo
nel 1172, cfr. Dbc. 6) delle università Latine e gli stratigoti delle Università dove abbonda l'elemento Greco. Tutti questi magistrati hanno funzioni civili e criminali sia nelle
città, dove dipendono dai giustizieri provinciali, sia nelle terre, dove sono alle dipendenze
dei baroni. (L. GENUAHDI, L'Ordinamento giudiziario in Sicilia sotto la monarchia Normanna dal 1072 al 1231, Estratto dal Circolo Giuridico, Voi. XXXVI, Palermo 1905, p. 8).
I Giustizieri Provinciali in questo periodo si chiamano Maestri Giustizieri o Camerari. I
Baiuli inoltre esigono i diritti regi nelle città demaniali, mentre in quelle baronali esigono
i proventi baronali col compito anche di definire i confini delle Terre e dei Casali ed
anche delle città quando se ne presenta la necessità. Inizialmente nominati dal sovrano
nei luoghi demaniali, vengono eletti dai baroni in quelli feudali e solo più tardi verso
la fine del XII sec. vengono scelti dai borghesi e dai mercanti sia nelle città sia nei feudi
299
stium subscriptionibus et testìmonis roboratum supra in decimanona linea
ubi legìtur executionerrn abrasum et emendatimi videtur per me predictum
notarium pubblicum ... non vitio sed errore scriptoris Platiae anno mense
die et Inditione premissis.
+
+
+
4+
+
H+
+
+
+
+
Ego Petrus de Genua qui supra Bajulus subscripsi et feci.
Ego Rogerius Carolus Miles qui supra subscripsi
Ego Laurentius de Bisaccia qui supra jjudex me subscripsi
Ego presbiter Jacobus de Alemanna Tester
Ego presbiter Jacobus Drago Tester
Ego Leonardus Notarli Nicolai testor
Ego Jordanus de Bisacìa Testor
Ego Joannes de Peregrino Testor
Jacobus de Tabernario Testor
Ego Amodeus de Cirnigeria
Ego Franciscus de Calcubrina Testor
Ego Gerardus Malaspina qui supra pubblicus notarus Platiae
praemissis rogatus interfui et presens instrumentum et me
subscripsi.
Unde ad cautelam ipsius Reverendi Domni Bartholomei et prefatorum
monasteriorum et quorum interest et interesse poterit in futurum et ad futuram rei memoriam factum est exinde per me notarium praedictum presens
pubblicum rransumptum subscritionibus judìcis et testium roboratum suis
loco et tempore valiturum.
Datum Cathanie anno mense die et indictione praemissis, emendatum in
ipso redentibus lineis videlicet ir. linea tertia ubi legitur data contrictione seu
defensione, in quarta ubi legitus vidimus non vitio sed errore datum etc.
+
+
+
+
+
+
Ego Petrus de Politio qui supra premissa Testor
Ego Notarus Mattiotta Gallevis premissa Testor
Ego Notarus Antoninus Murochiu testor
Ego Notarus Antonius Chachici
Ego Notarus Antonius Suppa
Ego Notarus Petrus de Lucia pubblicus clarissime cìvitatis
Cathanie suaeque diocesis Notarus ut supra praemissis omnibus interfui formam mami propri et suscriptioni et testtminis
abrasum tamen in quinta linea ubi legitur domnus Barthololomeus de Sancta Lucia nec non in trentesima nona linea ubi
legitur Domni Bartholomei non vitio sed errore inscrivendo
meoque solito signo signato.
col beneplacito rispettivo del Re e del feudatario. La giustizia nei luoghi dove manca
il pretorio, viene amministrata nella sacrestia della Chiesa Madre. Sotto gli aragonesi
però il Bajulo perde le funzioni iniziali giudiziarie ed amministrative, che vediamo accentrate nei sindaci e nei giudici, che diventano gli amministratori della giustizia ed in
un altro magistrato recente costituito dai giurati, che amministra i beni delle università.
Al Bajulo che amministrava in ciascun luogo la rendita pubblica si sostituiscono anche
i secreti, regi e baronali, per cui la sua giurisdizione è limitata alle sole cause civili,
dove è assistito da un giudice che assieme a lui viene annualmente eletto, scelto tra competenti, il quale è il vero magistrato civile. Più tardi i bajuli cominciano a scomparire e
nell'epoca di Alfonso l'autorità per le cose civili la vediamo tutta nelle mani dei giudici.
Conservano il nome solo nei così detti diritti di Baglìa, una volta amministrati dal Bajulo
e che ora vengono riscossi dal Secreto (gabelle, dazi, proventi di giustizia ecc.).
300
Doc. 9 (inedito)
Polizzi 7 marzo 1331.
Permuta di Convicino con Motta di Pettineo, contenuta in una conferma del 7 marzo 1339 in Catania, da parte del Regio Cancelliere di Sicilia
Pietro d'Antiochia, MS 2Qq H 144, della Biblioteca Comunale di Palermo
pp, 4-146, copiato da un atto del 17 marzo 1452, dato in Palermo dal Viceré
Durrea, Registri della Regia Cancelleria di quest'anno.
Anno Dominice Incarnationis 1331, mense marti] septimo die mensis,
Ind. XV, Regnantibus Serenissimis Dominis Nostrìs Dei Gratia Regibus Sicilie Illustrissimo Domino Rege Friderico Regni eius anno Domino Rege
Petro Secundo Regni eius anno vigesimo, Feliciter Amen.
Nos Robertus de Gasano judex terre Politi], Nicolaus de Caminarata Regius Pubblieus eiusdem terre Notarus et testes subscripti ad hoc vocali
specialiter atque rogati, presenti scripto pubblico notum facimus et testamur
quod Magnificus et Egregius Dominus Come Franciscus de Vigmtimiìiis (1)
Hyeracis et Insulae rrtajoris Comes ex una et nobilis Dominus Alanfrancus
de Santo Basilio de Leontino parte ex altera, consentientes ecc. ad infrascriptam permutationem concorditer devenunt quod curii dominus comes
habeat teneat possideat quoddam casalem vocatum lo CONVICINO, situm
et positum in Insula Siciliae in Valle Castri Joannis subscriptis finibus limitalum cum Homimbus, Juribus, omnibus proprietatibus, introtibus et exisjentibus arboribus domesticis et silvestribus, aquis, aquarum decursis et
deviationibus aquarum et aque ductibus (2), Judicis (3), jurisditionibus, evictum per eumdem dominum comitem a nobile domino Belvisarìo de Alberi!
(sic), milite et sibi et heredibus suis per majestatem nostram confirmatum
juxta tenorem privilegii regii et confirmationìs vcnditionis ipsa bulla pendente, rega nota et consulta bullarum in quo inserta est forma instrumenti
pubblici venditionis dicti casalis cum suis juribus et pertinentiis in eodern
instrumento latius declaratis cum quibus quidem dictus comes ex eius vendi(1) Una prova ancora che il famoso Elenco dei Feudatari sotto Federico d'Aragona,
comunemente inteso del 1296, deve portarsi e riferirsi a tutto il regno di questo sovrano
morto nel 1336. Convicino infatti in questo ruolo spunta già feudo di Alanfranco di
S. Basilio, che l'ottiene invece in permuta solo ne] 1331, quando viene stipulato il contratto dì cui ci occupiamo.
(2) Cfr. il mio lavoro, BARRAFRANCA, Rinvenimenti ecc., p. 193, dove queste condutture si fanno risalire all'epoca araba .
(3) Causa l'anarchia feudale di questo periodo il potere giudiziario in mano dei baroni
nelle terre feudali e dei sindaci eletti nelle demaniali, passa rispettivamente come abbiamo
visto a due giudici regi, e nelle città ad un capitano di giustizia, che quasi sempre associa
alla competenza per le cause criminali la castellania della terra e la capitania di guerra,
mentre la giurisdizione per le cause civili rimane ai Baiuli. Ma anche nelle terre feudali
baronali, con il disordine che sempre più si aggrava, vengono nominati i capitani di
guerra (per la difesa anche dei piccoli abitati), con la giurisdizione per le cause criminali
e con la castellania sui castelli, che diventano regi. In questo modo si spiegano le lettere
di Federico il Semplice indirizzate a Capitani e vicecapitani di Terre feudali. Così
nel Dipi. CCCCXVIIII del 24-1-1357 (Codice Diplomatico di Federico d'Aragona ecc.,
p. 320). Convicino in questo periodo è amministrata giudiziariamente da due giudici, e
più tardi da un capitano che avrà anche la castellania sul suo « Castrum » demaniale.
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tione traditione et confirmatione pretium habuit, tenuit et possidet cum onere
serviti! regie curie debito, iuxta casalis Convicini fructus, redditum, gravamina
qui dictus comes recolligere percipere et habere non potest absque magno
labore et expensis et quia casale ipsum distat ab aliis feudis et specialiter a
terris et locis comitatus sui, et dictus dominus Alanfrancus simili modo habeat, et tenet et possidet quoddam casale et quamdam Mottam in territorio
eiusdem Casalis edifìcatam et constructam per habitationem hominum casalis
predicti vocali PECTINEUM situm in Insula Sicilie in Valle Demonum in
territorio Mistrette cum suis hominibus, juribus, rationibus diversis, proprietatibus, judicis; jurisditionibus, villarìis, angariis, vineis, molendinis, olivetis,
nemoribus, terris, cultis et incultis, rationibus, arboribus domesticis et silvestribus, domibus, tabernis, et aliis juribus et titillo, cum equibus ecc.
vigore et auctoritate concessionis regie sibi et heredibus suis collatae gratiose
j'uxta tenorem privilegi! regi! cum servitio Regie Curie prestando prò se et
heredibus suis, uno y aureis viginti proservitio unius militis secundum annuos redditus et proventuus dicti casalis jurium et pertinentiarum suarum et
cum cunctis aliis condìctionibus in eodem privilegio contis. Cuius Casalis
et Motte fructus redditos, proventus idem dominus Alanfrancus percipere,
habere, et recolligere non potest absque magno labore et quia motta ipsa
longi distat ab aliis feudis et possessionibus suis, volentes igitur dictus magnificus comes et dominus Alanfrancus eorum utilitatibus providere de eorum
dictis casalibus atque motta et juribus eorumdem ad infrascriptam permutationem unanimiter, speciale, sollemniler, et concorditer devenerunt, videlicet
quod predictus Dominus Comes ex eadem causa permutationis ipse et cambii
supradicti speciale ex suo motu proprio ex certa eius scentia ac eius grata
bona et spontanea voluntate non vi coactis nec dolo ductis nec metu oppressis nec timore territis sed cum animo suo dedit tradidit etc. totum et
integrum casale predictum VOCATUM LO CONVICINO cum suis juribus,
diversis proprietatibus, redditis, proventibus, arboribus domesticis et silvestribus, viridariis, cannetis, introitibus et exitibus et pertinentiis ad eumdem
comitem de fure spectantibus ex eo venditionis, traditionis, et confirmationis
pretìo, predicto servitio Regio solvendo ecc. Idem Dominus Comes ex causa
ipsa dicto Domino Alanfranco omnia jura realia personatta utilia et directa
sibi competentia et de cetero competitura in casali Convicinij, et juribus suis
predictis; faciens et costituens ad habendum possidendum vel quasi dictum
casale Convicini cum omnibus juribus et pertinentiis supradictis ad eumdem dominum comitem ante permutationem predictam ex causis predictis
spettantibus et pertinentibus ac aquisitis ad agendum petendum defendendum
uti fovendum tenendum habendum possidendum qua jura omnia supradicta
prò se et prò nomine et idem dominus comes hactenus fecit et facere potuisset
costituens se ipse dominus comes dictum casale Convicinij cum suis omnibus
juribus predictis ex nunc innantea ad omnimodo volimtatem et beneplacitum
dicti domini Alanfranci sibi successit jure predicto Regi]' Serviti] prestando
R.C. per eumdem dominum Alanfrancum heredesque suos prò casali predicto Convicinij semper salvo. Et Dominus Alanfrancus sponte suo molu
proprio ex eius certa scentia bona grata et spontanea voluntate non vi
coactus non dolo tenitus nec metu oppressus nec timore perterritus seu errore
suasionis reductus, dedit tradidit consignavit eidem domino comiti presenti
et recipienti pro se suique heredibus totum et integrum casale Pictinei et
Mottam predictam in territorio dicti casalis constructam et habitatam cum
suis hominibus, hiuribus et omnibus proprietatibus, justitiis, jurisditionibus,
villariis angariis vineis molendinis olivetis erbagiis carnageis gabellis terris
cultis et incultis censualibus arboribus domesticis et silvestribus, diversis in-
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troitibus et exitibus ac omnibus aliis iuribus et omnibus ad dictum casale et
mottam spettantibus, ecc.
Fines vero dicti casalis Convicini sunt hec videlicet: ab occidente dividitur cum terra Petrepertie et incipit a quadam portella quae vocatur Portella
Rubea (4), quae est prope quamdam viam quae itur Petrapertiam versus
levantem et deide versus septentrionem, descendit versus quamdam vallonem, qui vocatur D'ardario (5) ubi est quoddam marcatum vocatum la GIARRETTA (6) et deide ascendit per vallonem predictum vocatum D'ardana (sic)
venit ad quoddam predium usque ad quandam roccam parvam, prope quam
roccam est quoddam marcatum situm in territorio dictae terrae Petrepertiae
vocatum la Rametta et a dieta rocca parva vadit per terram usque ad aliam
Tocchettam ubi est arbor ficus; propre quam rocchettam est quoddam marcatum vocatum Clavistelli (7), et deide ascendit ad quamdam Portellam prope
quam est quaedam rocchetta ubi est quidam arbor ficus et preinserta purtella
vadit per serram, descendit ad quamdam vallonem ubi est lapis magnus, qui
vocatur Petra Grossa et deinde ascendit ad quoddam predium et vadit usque
ad quemdam lapidem qui est subtus quemdam magnum montem; &. septentrione dividitur cum dictis terris Petrepertie et vadit de dicto ad alium montem et deide vadit per certam cristam versus meridiem et deinde vadit per
cristam violami versus septentrionem et deinde ascendit ad quamdam portellam ubi est quaedam via quae itur versus Fontem vocatum Sinita (sic) (8);
ab oriente dividitur cum terris Petrepertie et descendit ad portellam et per
viam viam usque ad magnum arborem et deinde ascendit per quemdam vallonem et vadit per vallonem ad viam quamdam quae itur ad Platiam per viam
viam vadit usque ad portellam deide ascendit usque quemdam montem magnum vocatum la Montagna di Besimu (9) usque ad quamdam, gruttam quae
(4) E' la portella detta oggi della Zubbia. Così in tutte le carte topografìche deli'Istituto Geografico Militare di Firenze, come comunemente è da tutti chiamata.
(5) Si tratta del Vallone Tardara, che significherebbe il vallone dei morti (C.
ALESSIO, L'Elemento Greco nella Toponomastica della Sicilia, in « Bollettino di Studi
Filologici e Linguistici Siciliani », Palermo 1955, fase. 3, p. 257).
(6) Oggi Gurretta, degenerazione di Guadetta {Hayndictayn), Giarretta (Edisi, in
« Biblioteca Arabo-Sicula, di M. AMARI, Torino 1880, voi. I, pp. 107, 108, 111, 386;
G. MALATERBA, De Rebus Gestis, in RR.II.SS-, Bologna, Zanichelli, p. 34).
(7) Località Rastello, Grastello, degenerazione probabile secondo PADBE DIONISIO
(op. cit., p. 19), di Castello.
(8) Località Sitica. Cosi in molti atti notarili ed in tutte le carte topografìche dell'Esercito. Pianura particolamente ferace. Il nome d'origine greca (G. ALESSIO, op. cit.,
p. 255) potrebbe ricordare questa feracità riferita al grano, denotando nella zona la persistenza dell'elemento greco-bizantino.
(9) Montagna di Bessime, ex feudo inizialmente nel territorio di Convicino, che ne
fu staccato come abbiamo visto assieme a quello dell'Albana, usurpati dai Monaci di
S. Maria della valle di Giosafat, dell'ordine di S. Benedetto. Il nome potrebbe derivare
dalla sua vicinanza al fiume Bajemi (Bahamè = Fiume della Palude o del fango), dalla
voce araba Basa = ammasso di acqua, fiume, e significare perciò Monte del Fiume. Il
monte poi che con la Montagna della Torre costituisce un unico sollevamento a guardia
della vasta conca scavata dal fiume, che così si chiama da una probabile fortificazione
che vi sorgeva (la divisione tra Montagna di Bessime e Montagna della Torre è solo
fittizia e poggia su un vallone che origina dal suo fianco orientale dalla quota comune
di m. 642, — che però nemmeno da questo lato divide il massiccio calcareo che appare
maestoso ed unico da tutti i punti cardinali — e su ima trazzera che attraversa il suo
fianco nord orientale) ricorre col fiume e con altre località vicine, ripetutamente, in
episodi della guerra arabo-bizantina ed arabo-normanna, come abbiamo visto altrove.
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est in predicto Monte (10) et deinde vadit ad quamdam portellam usque ad
portellam que est prope dictam gruttam per spatium jacti unius baliste parte
plus vel minus et descendit ad quemdam vallonem per vallonem vallonem
usque ad quamdam roccam vocatam la Salinella, et deìnde descendit secundum aquam quae descendit a dieta Salinella vadìt usque ad quemdam lapidem vocatam Lapis Sancti Joannis et deinde vadit viam viam, quae itur
Platìam versus ad passum fluminis de Brajemi; a meridie dividitur cum territorio Mazzarini et vadit per fìuminem usque ad dictam portellam rubeam
et sic concludunt fines. Unde ad huius rei futuram memoriam et dictorum
dominorum contrahentium et permutantium heredumque successorum cautela facta sunt; exinde pubblica instrumenta ecc. Ad cautelam Domini Alanfranci et heredis suis valitura per manus mei notarii signo meo solito cum
subscriptione judicis et testium ecc, ecc. Actum Politi! anno mense die indictione premissìs.
4- Ego Robertus de Gasano qui supra judex Politii Testor
+ Ego Cyrus de Messana Judex Civilìs Prefectus et Regius Justitiarius Testor
+ Ego Simon de Melita Testor
+ Ego Nicolaus de Bonifacij de Messana Testor
4- Ego Andreas de Cyrasa Miles Testor
+ Ego Rinaldus de Notarlo matheo Testor
+ Ego Marinus de Prothomedico Testor
+ Ego magister Corradus Molius de Marchia Testor
4- Ego Rinaldus de magistro Matheo Testor
4- Ego Rinaldus de Oddo Testor
4- Ego Nicolaus de Cammarata qui supra Regius Pubblicus Terre
Politi] Notarus premissa scripsi et signo meo solito signavi.
Et Majestati nostre humiliter supplicavit et predictam permutationem
et cambium ut supra factum per eumdein Alanfrancum de ditto casali et
Motta Pictinei cum predicto comite per casale predictum Convicinij ecc.
acceptarnus, rathifìcamus, ecc. et per nostram celsitudinein eidem comiti et
suis heredibus confìrmamus ecc. Ad hanc autem rei memoriam et robur pubblico valiturum presenti privilegio sibi exinde fieri et sigillo Majestatis Nostre
communiri.
Datum Cathine per nobilem Pètrum de Antìochia militem Regni Sicilie Cancellarium Anno Domini Incarnationis 1339 mense marti] 7° eiusdem,
Indìctiones, prima, Registratura in Cancelleria penes Protonotarium (11).
(10) Una delle tante grotte, per cui, questa località è detta anche Fortezza delle
Grotte, in epoca Araba.
(11) II documento si chiude con queste parole: « Dominus Vicerex mandavi! mihi
Geranio Agliata Protonothario ex Regia Cancellarla Regni Siciliae extructa per Franciscum Grassum Magistnim Notarium ».
Doc. 10 (inedito)
Abbo Barresi compra Convicino con atto del notaio Bartolomeo Adamo
da Messina del 28-12-1357, contenuto nell'investitura dello stesso Abbo delP8-12-1338, che a sua volta è contenuta in un'altra del 9-&-1453 a favore di
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Giovanni Antonio I Barresi, padre di Giovanni Antonio II, padre di Matteo
Barresi il restautore di Convicino.
Petrus secundus Dei Gratia Rex Siciliae presentis privileggi serie notum
fieri volumus universis tam presentibus quam fTTturis quod Abbus de Barresio miles cìvis Panormi consiliarius familiaris et fidelis noster ostendit et
presentavi! nuper noste celsitudini qoddam instrumentum pubblicnm factum
per manus notarii et judicis ordinarii ubique et reginalis in tota Sicilia pubblici tabellionis familiaris fidelis nostri debitis solemnitatibus communiter
et omni suspicione carens continentiae subsequentis videlicet. In nomine
Domini Amen. Anno eiusdem incarnationis millesimo trecentesimo tricesimo
septimo mense decembris vicesimo ottavo eiusdem VI Indictionis. Regante
Serenissimo Domino nostro Rege Petro secu do Regni eius anno XVII feliciter Amen. Nos infrascripti judices civitatis Cathanie, Bartholomeus de Adam
de Messana Imperialis pubblicus notarius et judex ordinarius ubique et
regalis in tota Sicilia pubblicus tabellìo et testes subscripti ad hoc vocali
specialiter et rogati presenti scripto pubblico notum facimus et testamur
quod accedens ad Nostram presenciam nobilis Dominus Abbus de Barresio
miles nos actente rogavit nostram super hoc judicum et notarii officium
implorando ut quamdam cedulam subscripti tenoris scriptam ecc. Nos vero
annTTentes rogatui ipsius utpote ÌTTsto actendentes quod sua intererat dictam
cedulam penes se pubblicatali! habere quia detensis nobis actis diete curie
vidimus in eis videlicet in uno quaterne actorum ipsorum dicto de cedulis
anni presentis sexte Inditionis dictam cedulam fore scriptam quam legimus
et ispeximus diligenter ac vidimus eam omni prorsus vicio et suspicione
carere cedulam ipsam de verbo ad verbum prout jacet in actis predictis nihii
per nos in ea addito mutato vel diminuto judiciali auctoritate nostra interposita in presentem formam pubblicami per manus mei predicti notarii
Bartholomei ex predictis originalibus actibus redigi fecimus et transcribi cuius
tenor per omnia talis est: vicesimo tertio decembris VII Indicionis apud
Cathaniam. Dum olim condam dominus Alanfrancus de Sancto Basilio miles
in ultimis constitutus suos sollemnes testamentum et codicillos in quìbus
instituto sibi herede in eodem testamento Alaymucio de Alaymo consobrino
suo super Casali Sancti Basilii de quo voluit esse eum contentum de tota
hereditate testatoris eiusdem ac dixerit se habere certa bona pheudalia el
allodia et inter alia duo feuda sua, unum vocatum Sictasa et alterum Comicìnum sita et posita in Sicilia in valle Castri Joannis suis fìnibus limitata et
in ipsius testamento et codicillis plura legata et fìdeicommissa reliquerit
certis et diversis personis legatariis nominatis in testamento eisdem quarum
aliquibus in partem in totum de suis legatis extitit per unum ex commissariis
satisfactum qui legata dictus testator voluit et mandavit solvi et assignari
debere eisdem legatariis per manus nobilis comitis Manfridi de Claramonte
nobilis domini Abbi de Barresio militis et fratis Henrici de Licata ordinis
fratruum minorum quos dictus testator suos elemosinarios et fideicommissarios in dicto instrumento ordinavit et fecit et eis dedit pìenam licentiam et
liberam potestatem et auctoritatem intrandi capiendi et vendenti dieta duo
feuda et alia allodia dicti testatoris et de precio ipsorum bonorum solvere,
traddere, et assignare dictis legatariis legata predicta juxta voluntatem testatoris sui ipsius prout hec et alia in dictis testamento et codicillis Magne
Regie presentatis plenius continetur, dictoque Domino Alafranco defuncto et
dieta hereditate adhibita per eumdem Alaymum heredem dictus frater Henricus tam per se in solidum propter longam absenciam dicti nobilis Comitis
Manfridi quam nomine et prò parte ipsius domini comitis prò eidem frati
Henrico fìdeicommissario nomine predicto vicem suam concessit in execu305
tione testamenti predicti qiiod posset percìpere et tendere bona dicti testatoris et cum cautelis distribuere omnia et singula in dicto testatoris et cum
cautelis distribuere omnìa et singula in dicto testamento contenta prout in
quibusdam patentibus licteris sub sigillo dicti domìni comitis manfridi de
cera rubea sigillatìs et diete Magne Curie presentatis per dictum fratrem
Henrìcum plenius continetur. Quibus litteris eadem Curia fidem adhibuit
volentes exequi dictos testamentum et codicillos acceptante omnia et singula
infrascripta dieta feuda Comicini et Sittasam que fuerunt dicti condam
domini Alanfranci ut eidem curie constitit fecit per diversas civitates terras
et loca Sicilie a tempore mortis dicti condam testatoris usque nunc per
plures vias et legitima temporum intervalla prout iura volent et edam
ultra ex abundanti circa sollemnitates huismodi voce preconia publice restari
ut si quis vellet emere dieta feuda vel eorum, alterum ad dictos fidei commissarios accederet ad quorum edictorum et bannorum emissionem comparuit empturus dictum feudum Comicini excepto dicto domino Abbo, uno ex
fideicommissariis predictis qui comparuit pubblice in Magna Regia Curia
supradicta corani eodem frate Henrico ibidem presente et eidem fratri Henrico prò se in solidum ut supra et tamquam vicemgerenti dicti domini comitis
Manfridi in diete commissarie fìdej commissario nomine predicto in eadem
curia obtulìt se daturum predicto feudo Comicini cum omnibus jurìbus et
pertinenciis suis, uncias aurei mille et centum ei nihilominus assignando et
deinde iterum et iterum dicto feudo Comicini per preconem publice ac certi1;
aliis iuris sollemnitatibus que in talibus requiruntur adhibitis ut si quis vellet
de eo ultra quantìtatem unciarum mille offere et dare in dieta magna curia
corani dicto frate Henrico prò se in solidum ut supra et ut vicemgerenti dicti
domini comitis supradicto comparere deberet et nullo alio comparent expretato per tempus et tempore et servatis sollemnitatibus omnibus que in vendicionibus feudorum et specialiter in vendicione bonorum defunctorum de
jure necessario requiruntur, dictus frater Henricus prò se ìnsolidum ut supra
et tamquam, vicegerens in dieta commissaria dicti domini comitis Manfridi
fidej commissario nomine predicto presens in dieta magna regia curia prò
tribunale sedente de conscentia voluntate et auctoritate serenissimi Domini
Nostri Regis cum piena et justa cognitione et deliberatone ipsius magne
curie ut vendidit tradidìt et assignavit dicto Domino Abbo ibidem presenti
et ementi prò se suisque heredibus in perpetuum tamquam ultimo emptori
et melius pretium offerenti dictum Comicinum cum hominibus, jurìbus, vossallorum terris (1), nemorìbus aquis, molendinis, venacionibus, cannetis, magistratibus, hedificiis rustitis sive hurbanis, bajulacionibus et jurisditionibus
et quibuscumque aliis juribus corporaltbus et incorporalibus ad predictum
feudum venditum ad eius dominios qui prò tempori fuerint de jure spettantibus ©t pertinentibus vacuum, liberum et expeditum cum, quibus dictus
Alanfrancus et antecessores sui dictum feudum cum predictis juribus et pertinenciis jure proprio et ut veri domini et patroni tenuerunt et possiderunt
sina aliqua servìtute et exceptìone exceptis iis que domini prò tempore
fuerunt dicti feudi facere tenebantnr Regie Curie prò eodem pheudo que
dictus dominus Abbo emptor prò se et suis heredibus in presenti empcione
subire promisit et ipsa prestare et esibire prò eodem feudo diete Regìe Curie
(1) EJ ancora una volta e sempre evidente, che Convicino, detto genericamente feudo,
uel 1337 è abitato, così come nei secoli precedenti, e fino al 1453, ed oltre è in ogni
tempo vitale, fino al 1529, ininterrottamente, come dimostreranno i restanti documenti,
quando troviamo solamente il suo nome cambiato in Barrafranca ed il suo barone Matteo
Barresi, non è più chiamato «Baro Terrarum Petreperciae Convicmi », ma bensì «Baro
Terrarum Petreperciae, Barrafrancae ».
306
prò ut dictus dominus Alafrancus tenebatur predictis unciis mille et centum
prò predicto integro pagamento et convento pretio pheudi supradicti quos
dictus frater Henricus prò se in solidum ut supra et tamquam. vicenmgerens
dicti domini comitis Manfridi in prediate comminarle fideicomminario nomine predicto in dieta Magna Curia auctorizantibus consensientibus acceptantibus et confirmantibus omnia et singula supradicta et infrascripta ut
constitit recepii et habuit in pecunia numerata et tunc ponderata ad eodem
domino Abbo emptore prò causa predicta in quem emptorem dictus frater
Henricus prò se in solidum ut supra et tamquam vicemgerens dicti domini
comiti;; Manfridi ut supra dedit et cessit et transtulit dicto domino Abbo
suisque heredibus in perpetuimi omne jus omnesque actiones realem personalem utilem directam seu mixtam possessionem et potestatem quod et quam
dictus dominus Alafrancus et eius antecessores seu habentes ius et causam
ab eis Kabebant iure proprio in pheudo supradicto cum juribus et pertinenciis suis predictis adeo quod ipso jure traslationis possessionis domimi et
furium predictorum liceat dicto domino Abbo et suis heredibus de cetero
habere tenere et possidere uti fruì et possidere vendere obligare alienare et
de eo et in eo tamquam de re propria juxta titulo aquisito ipse et heredes
sui facere velie qui suum constituens dictus frater Henricus prò se in solidum
ut supra et tamquam vicemgerens ut supra nomine supradictum feudum
venditum prò parte dicti emptoris precario possidere quo usque dictus
emptor possessionem dicti feudi adeptus fuerit corporalem quam iurandi et
capiendi ipsum propria auctoritate dictus frater Henricus prò se in solidum
ut supra et tamquam vicemgerens ut supra nomine quo supra et dieta magna
curia eidem, emptori tribuerunt omnimodum potestatem: conveniens et pròmittens nomine quo supra idem frater Henricus dictum feudum venditum
defendere dicto emptori sub obligacione omnium bonorum que fuerunt dicti
defuncti obligatorum expresse per eum prò eviccione pheudi supradicti:
quam pecunie quantitatem: sicul predicitur receptam per dictum fratrem
Henricum prò se in solidum ut supra et tamquam vicemgerens ut supra
nomine quo supra a dicto emptore prò causa predicta idem frater Henricus
prò se in solidum et tamquam vicemgerens et nomine quo supra in instanti
edoctus per regiam curiam et comparens de expresso mandatu dicti domini
regis qui dieta pecunia indigebat ut constitit prò expensis servitiis inminentis
guerre tradidit et assignavit Regie Camere et mandavit et fecit eidem fratri
Henrico fieri Regias Patentes licteras sub sigillo ipsius domini Regis ad restìtutionem ipsius pecunie faciende eidem fratri Henrico prò satisfactione dictorum legatorum in certis membris et juribus ipsius Curie deducto Jure eidem
Curie debito prò jure decime relevii et legati unciarum quinquaginta legatarum per dictum testatorem diete Regie Curie salva deducione defalcacione
et diminucione dictis legatariis vel eorum aliquibus faciendo per dictum
fratrem Henricum iuxta facultatem dicti testatoris facta collacione de relictis et legatis per dictum testatorem in dictis testamento et codicillis cum
pecunia percepta et percipienda ex vendicione bonorum dicti testatoris. Et
propterea dieta Magna Regia Curia se expresse coscientie dicti domini nostri
regis mandatis ut constitit lege vel costi tucione aliqua non obstante providit
perpetuum silencium imponi, et perpetuimi silencium imposuit dictis legatariis et ereditoribus et eorum cuilibet licet absentibtis tamquam presentibus
quod ulterius dieta legata et debita non possint nec debeant petere a dicto
domino Abbo seu aliquo alio jus et causam habent ab eo nec aliquem accionem
habeant in dicto feudo et contra dictum pheudum quam. accionem dieta
Magna Curia de expressa coscientia dicti domini nostri Regis substulit et
abidicavit in totum a legatariis ereditoribus dicti quondam domini Alafranci
307
lege aliqua in contrarium dictant et huic adnusante aliquatenus non obstante
et salvo quod legatarii et creditores ipsi possint debita et legata eorum
petere a dìcto fratre Henrico vel aliquo alio prò eo tempore quo receperit
pecuniam supradictam auctoritate dictorum regiarum patencium litterarum
statuente nihilominus eadem Magna Curia de conscientia dicti domini nostri
Regis dicto emptori in ipsa empicione plurissimam securitatem pheudi predicti que omnia et singuìa acta sunt in dieta magna curia de espressa coscientia dicti domini nostri regis ut constit ecceptantis auctorizantis et confirmantis omnia et singula supra dieta et salvo semper servicio regie curie
debito et salvis pecuniarum quantitatibus ipse curie debitis prò dicto jure
dicimo relevii et legati si eidem curie de eis nondum extitit satisfactum quas
sibi reservat et retinere vult videlicet ipseas pecuniarum quantitates tantum
de pecunia supradicta ut de hiis omnibus constitìt eidem magne curie satis
piene cuis rei causa presens cedula facta est penes acta diete magne curie
in scrìptis redapta dicto domino Abbo et quorum aliorum interest suo loco
et tempore valitura. Recepta Cathanie in piena curia vicesimo tercio dicembris sexti indicionis. Unde ad futurain memoriam et dicti domini Abbi et
heredem suorum cauthelam factam est exinde presens pubblicum instrumentum per manus mei predicti notarii BARBOLOMEJ ex predictis originalibus
actis transumptum nostris subscripcionibus et testimonio roboratum. Actum
Cathanie ecc. seguono le firme e l'omaggio che Abbo presta al Re, allo
stesso modo del precedente omaggio del suo precedessore Alafranco prestato
al padre, Re Federico d'Aragona. Segue ancora nello stesso documento la
conferma di Convicino a Giovanni Antonio Barresi I, successore nella baronia
del cugino Arcimbao, successore di Ughetto Barresì, successore del fratello
Aitale Barrese, successore dell'altro fratello Abbo, il compratore di Convicino (Palermo 9 agosto 1453). Alle firme segue l'ultima investitura a Giovanni Antonio Barresi II, figlio del precedente Giovanni Antonio (Palermo
26 agosto 1471) con le stesse condizioni applicate ai precedenti baroni di
Convicino: « retentis tamen et reservatis que a presenti confirmacione oronino
escludimus, iuribus lignaminum si qua sint, in pertinenciis diete terre Convicini que curie debentur nec non minerìis, salinis, solacis, forestis et defensis
antiquis que sunt de regio demanio et ea velut ex antiquo eisdem demanio
et domìnio spettantia volumus servari et si in pertinenciis sint aliqui barone,?
et pheudatari qui prò baroniis et pheudis eorum in capite regie curie teneantur eidem curie serviant et tenentur. Quodque lili quibus in pertinenciis
dicti feudi habent aliqua possessiones jura et bona per retroreges aut per
dominum regem concessa, ea teneantur prò ut ipsa ipsis per ipsos aut dominum regem concessa fuerunt. Si vero pertinencia dicti Pheudi protecederunt
usque ad mare jus, dominium et proprietas totius litoris et maritime pertinenciarum ipsarum in quantum a mare infra terram per iactum baliste ipse
pertinencie protenduntur tamquam ex antiquo ad regiam dignitatem spectancia eisdem demanio et dominio reservantur. Et quod animalia et equitature
araciarum et massariarum regiarum sumere valeant pascua in tenimentis
dicti pheudi et quod dictus Joannes Antlionius et heredes sui sint incole
Regni Sicilie et sub regia fidelitate et dominio habitent ecc. ». Seguono le
firma, l'omaggio richiesto, le riserve della curia regia che vengono ancora
elencate come sopra e la firma del Viceré e del Protonotaro del regno.
Il documento è tratto dai Registri del Protonotaro del Regno, presso
l'Archivio di Stato di Palermo, anno 1470-1471, f. 88 e segg, A margine del
foglio 88 si legge: « Pro Magnifico Joanne Anthonio Barresio Barone Petrepercie. Investitura ».
308
Doc. 11 (inedito)
Anno 1436. Aitale Barrasi, figlio di Abbo, il compratore di Convitino,
barone delle Tèrre di Pietraperzia e di Convicino (1) lascia i suoi beni ai
(1) Qui come nei seguenti contratti di Giovanni Antonio e di Matteo Barresi, che
presso U notaio Gregorio Catalano solamente oltreoassano il centinaio, Artale è chiamato Barone delle Terre di Pietraperzia e Convicino. In tutti i documenti ufficiali della
Regia Curia si fa accenno, come nel Doc. 10, al Feudum Convicini, mentre mai si parla
del suo casale o meglio ancora della sua Terra. Il motivo secondo me deve ricercarsi nel
fatto che solo in un secondo tempo avviene la concessione dell'abitato (col suo vassallaggio), prima di pertinenza Regia. Allo stesso modo mai si accenna al castello di
Convicino, di cui se ne conosce l'esistenza già fin dal 1172 (cfr. il mio Lavoro Note
della Chiesa ecc. cit., Doc. 2), perché nelle varie infeudazioni susseguitesi al dominio
Aleramico rimane di proprietà regia e perciò in tutti i diplomi di investitura, come abbiamo detto, si accenna solo al feudo, ossia al territorio della Terra, che è il solo a
venire infeudato. L'infeudazìone del « Costrutti Convicini » avviene pure molto tardi (Doc.
VII delle mie Note, ecc.), quando con l'investitura di Matteo Barresi del 15-10-1510,
dopo la morte del padre Giovanni Antonio 2°, gli viene concesso col castello il Mero e
Misto Imperio, ossia la giurisdizione criminale, che prima era di pertinenza regia, colla
facoltà di potere applicare la pena di morte, la mutilatone di membra e la deportazione
(capitanìa giudiziaria con castellanìa e con la capitaria di guerra alle dipendenze del
barone di Convicino).
In documenti successivi vedremo il retaggio di questo regio patronato sulla Terra e
sul castello estrinsecarsi ancora in due chiese: la chiesa principale o Vecchia Matrice e
la chiesa di S. Maria del Soccorso, che oggi non esiste più nemmeno. Con questa distinzione che appare chiara solo dallo studio diretto dei documenti d'archivio, su cui
non esiste una letteratura concorde, iì feudo nella sua totale integrità comprende,
oltreché il centro abitato o terra, il vassallaggio o abitanti, il « Castrimi », complemento
indispensabile di nobiltà ed il territorio, che nelle investiture viene chiamato genericamente «Pheudum». Ma dobbiamo ancora chiarire un altro concetto. I feudi vengono
distinti in nobili ed ignobili o rustici, chiamandosi nobili quelli popolati ed ignobili
quelli senza abitanti. Questa distinzione deve invece modificarsi secondo Io scrivente,
nel senso solo quantitativo e cioè che i feudi rustici cosidetti ignobili sono molto più
piccoli e costituiti da un solo feudo con una sua propria giurisdizione territoriale indipendente da altri feudi sia ignobili che nobili, mentre i feudi nobili, altrimenti chiamati
col nome generico di « Terre » popolate, sono invece composti da diversi feudi, detti
altrimente marcati, i quali non hanno ciascuno una propria giurisdizione individuale ma
tutti assieme ne costituiscono una sola. Inizialmente anche i feudi cosidetti rustici sono
popolati ed il loro centro abitato è chiamato più propriamente « Casale », avente la sua
giurisdizione su di un solo feudo.
Con lo studio comparato dell'archeologia e della diplomatica con la storia stessa
dei feudi (anteriormente al lungo periodo prima della riforma catastale definitiva del
1811), posso affermare senza tema di sbagliare che questa distinzione quantitativa, che
determina la vera differenza tra i due tipi anzidetti, risale ad epoca molto antica che
può riportarsi fino all'eposa imperiale romana, solo che per il Casale, a mio modesto
parere, sarà avvenuta, in epoca araba, una divisione permanente che persiste tuttora,
parziale e limitata a quelli che non si ricostruirono tra loro in epoca normanna, per
riportarsi alla estensione, o quasi, del periodo imperiale.
Non c'è feudo rustico che presso la sua fattoria non abbia avanzi di quest'epoca,
che si manifestano con piccole necropoli e piccoli abitati nelle immediate vicinanze,
come non c'è abitato attuale in Sicilia (evidentemente i nostri studi sono limitati e si
riferiscono solo a questa regione) che non risalga pure a quest'epoca (B. PACE, Arte e Ci-
309
figli Bernardo, Abbo, Juliano, Niccolo, Tommaso e Laura. Testamento di cui
parla Padre Dionisio da Pietraperzia, nel MS. QqHl55, presso la Biblioteca
Comunale di Palermo (2).
viltà della Sicilia Antica, Città di Castello 1949, IV, 141), salvo le dovute eccezioni di
divisione e frantumazione in epoca araba, seguite però dalla nuova ricostruzione della
proprietà terriera in epoca normanna. Ma la divisione originale risale sempre all'epoca più
antica, alla romana e per molti centri addirittura ai primi periodi della civiltà sicnla,
come per il centro abitato sul Monte Dissueti presso Mazzarino, frazionato in tanti
villaggi e come tanti altri ancora di quest'epoca, così come può dirsi anche per Barrafranca il cui territorio è pieno di ceramica dell'ultimo periodo siculo (B. PACE, 1,
200), mentre poche sono le Terre attuali che nella conformazione territoriale risalgano all'epoca Normanna, quando in esse vediamo tracce della vita più antica singolarmente in ogni suo feudo, che si arresta proprio a quest'ultima epoca. Ma la concentrazione terriera anche per queste eccezioni potè avverarsi fin dall'inizio, e fin dall'inizio per queste unità territoriali potè aversi la distinzione che poi ci fu tra la Terra
ed il Casale. Le attuali fattorie sparse nelle assolate campagne siciliane, vere oasi di
ristoro in vaste zone del tutto deserte, spesso non sono che le eredi delle fattorie romane
e dei Rahal o Casali arabi e normanni, allo stesso modo degli attuali centri abitati che
rappresentano l'evoluzione in senso unitario di più feudi, fin dall'epoca romana. Il nome
di Pheudum che viene dato a Convicino deve intendersi, per concludere, riferito al suo
territorio, composto da diversi feudi costituenti un'unica Terra. In genere erano due strade
che dividevano il territorio di una terra o città quando i romani impiantarono qui come
altrove le loro colonie, servendosi di agrimensori che le divisero col sistema della * Centuriatio > prima in quattro parti col «Cardo Maximus » e il « Decumanus Maximus »,
ed ogni quadrato poi in tante « Insulae » o « Centuriae » (compresi gli « Agri Intraclansi »), che a loro volta si suddividevano in lotti per coloni o « sortes » dì 8-10 ettari
ciascuna. Il significato agricolo della « Centuria » equivaleva a quello militare, cioè
della squadra di cento soldati con le famiglie. Tale divisione si trova, come in tantissimi
altri, nel territorio dell'attuale Barrafranca, erede Iella Calloniana romana, diviso sostanzialmente in quattro grandi quadrati o feudi o meglio Marcati (in ognuno dei quali si
trovano sparsi avanzi di abitati e cimiteri romani sempre nei pressi delle fattorie), dall'incrocio di due vecchie strade, la Catania-Agrigento e la Siracusa-Palermo, incrocio
che coincide con l'abitato principale sede della vita amministrativa, politica e giudiziaria della colonia, composta dagli ex feudi Torre, Sfornino, Calati (che si espande verso
il centro e a scapito dei restanti) e Tardara.
(2) A p. 5 di questo ms. il Dionisio ribatte la tesi dell'antichità, oltre l'epoca araba,
di Barrafranca ed aggiunge che erra il Fazzello quando ne chiama suo edificatore Matteo
Barresi, « che per dir meglio deve dirsi il riedificatole di Barrafranca, per l'addietro chiamata Convicino ».
Doc. 12 (inedito)
Contratto di compra vendita tra Giacinto Attanasìo ed il padre Antonino
della Terra di Convicino e Luigi Cascino da Piazza, Archivio di Stato Caltanissetta, Registri del Notaio Gregorio Catalano da Piazza, Stanza 2*, Scaffale 47, Volumi segnati Sez. C 2 n. 79, voi. 1, p. 4 (1).
(1) I registri del Catalano sono sette, formati da fogli in gran parte scuciti, che
misurano cm. 31 x 21 racchiusi in rilegature grossolane dì cartone bianco su cui sono
le indicazioni. La carta spessa è contrassegnata da cinque marche (forbice, un candelabro con una croce, una mano aperta, una stella dentro un cercio ed un'ancora dentro
310
Die V mensis Januarij Vili Ind. 1489. Apud Terram Convicinij.
Antonius et Jacintus de Atanasi pater et filius HABITATORES TERRE
CONVICINIJ Presentes coram nobis sponte ex restanti unciarum duarum
promiserunt et se solleniter obligaverunt dare tradere et assignare Aloisio de
Caxino de Terra Platie presenti etc. florenos octo prò singulo in fine mensis
augusti proximi venientis ex assignatione et venditione duorum combineriorum, unius pili bruni et alterius pili morglini habitorum et receptorum ut
dixerunt. Retinentes etc. Obligantes simul et in solidum et separaliter eorum
personas etc. ut bancum et loco banci, curie potestate, retinentes privilegio
fori etc. privilegio Heraclìe, cum pacto de .ion opponendo nec judicis ofKcium
implorando etc. prò quibus juraverunt.
Testes
Petrus de Atanisio
Mr Joannes de Jambertono
Nicolaus de Milano
iin cerchio). Il primo volume è formato di 644 carte in 322 quaderni. Gli altri volumi
hanno presso a poco lo stesso spessore, il voi. 7 invece è più ridotto di spessore.
Doc. 13 (inedito)
Giacinto de Vara da Mazzarino, compra in Convìcino del frumento dal
nobile Marino Crescimanno procuratore del nobile Pietro Monrugno, mercante Catalano. Archivio di Stato di Caltanissetta, c.s. voi. 2 (1470-1512),
contratto del 3-12-1489.
Ili Decembris Vili Ind. 1489. Aptid Terram Convtcinij.
Quod presens coram nobis in Terra Convicinij Jacintus de Vara de
Terra Mazarenf cum expresso mandatu alias consensu Petri de Vara eius
patris presentis etc. sponte dixit et confessus fuit habuisse et recepisse a
nobili Marino de Criximanno veluti procuratore nobilis Peri] Monrugno eius
soceri mercatoris Catalanj unciam unam et tarenos XXIII prò saldo. Retinens etc. Et promisit et se solìeniter obligavit dare tradere et assignare eidern
Marino tantam quantitatem frumenti et ordei boni utilis mercantibillis non
puncti nec balneati nec malitiati delati in Terra Platie de massio ad mercatorem iure solutionis proxime venientis que ascendat ad dittam summam
pecuniarum. In pace etc. Obligans etc. ut bancum ecc. Pro quibus juraverunt etc.
Egregius Notarus Andreas de Calaxibetta
Nobilis Joannes Li Gambi
Leonardus de Mancusio
Doc. 14 (inedito)
Giovanni e Federico Li Gambi da Mazzarino creano loro procuratore il
nobile Luigi de Magdalono, perché si rechi in Pietraperzia per stabilire con
Giovanni Antonio Barresi il prezzo degli erbaggi del feudo di Rajalfara, in
territorio di onvicino. Notaio C. Catalano, ecc., voi. 1, p. 8.
Die XIII mensis Sptembris Vili Ind. 1490. Apud Platiam.
Quod honorabilis Joannes et Fridericus de li gambi, fratres de Terra
Mazarini exposuerunt dicentes quod cum inter eosdem esponentes uti arren311
datarios feudi di Rajalfara in territorio Convicinij et spettabilem dominum
Jannem Antonium de Barresio barone Terre Petrepercie Convicinij etc. et
domini dicti feudi debeat fieri calculus de pretio et juribus dicti feudi traditis
et consignatis per eosdem exponentes ipsi remaneant debitores et uti debitores
possint pecunias debitas solvere prò eonfectione probitate et legalitate nobilis
Aloìsii de Magdalono, eum Aloisium Creaverunt procuratorem attorem fattorem ad se ipsum particulariter conferendum in dictam Terram Petrepercie...
Cum dicto spettabili domino nomine eorum de pretìo et herbagiis predicti
feudi di Rajalfara et aliorum feudorum ecc.
Testes Egregius Notarus Andreas de Calaxibetta
Julianius de Tridera
Doc. 15 (inedito)
Protesta di Giovanni Antonio Barresi per la carcerazione di due suoi
vassalli ad opera di un regio algozzino e del barone della Terra di MazzaTino e Grassuliato. Notaio Catalano ecc., voi. I, p. 33.
Die XXI febraj XI Ind. 1492 Apud Terram Petrepercie.
Et testamurquod in mei notarij presentia particulariter constitutus in
Terra Petrepercie magnifìcus et spettabilis dominus Dominus Joannes Antonius de barresio dominus et baro diete Terre, Convichinij etc. esponit dicens
quod cum magnifìcus ipse intendat se pubblice et in scriptis protestar! adversus spettabilem dominum Terre Mazareni Graxuliatì etc. supra captione et
indebita retentione unius eius vassalli et civis casalis Convichini nomine Masi
Diamanti et centra nobilem Fridericum boben regium algozinum supra captione et carceratione indebita unius sui nomine Pantalej. Ideo constituit
nobilem Nicolaum de Molle de Terra Mussomelli legitimum et indubitatum
procuratorem ad se conferendum ad eamdem terram Mazarini et Platie et
se ipsum nomine ipsius spettabili domìni constitueri personaliter et in scriptis
protestandi centra dictos spettabilem dominum et algozinum Ecc. Eodem.
Et testamur quod in mei notarij particulariter presentia constitus magnifìcus spettabilis dominus Dominus Joannes Antonius de barresio dominus
terrarum Petrepercie Convicinij sponte asserii dicens quod cum in ultro die
carnisprurij nobilis Fridericus boben regius algozinìus se ipsum, particulariter
contulerit ad dictum terram Convicinij et cepit quemdam vassallum ipsius
spettabilis domini a dicto casali nomine Pantalej, quem carceratum adduxerit
ad tcnam Mazzarini (1) et quia idem magnificus per eo intercedere intondit
ideo me predictum notarium requisivit ut infrascriptam fideiussionem recipisset et stipulasset et eam recepì et nomine Regie Curie stipulans modo
infrascripto videlicet. Pro Marco Panlalej de Casale Convichinij cive et habitatore capto et carcerato per nobilem Fridericum boben regium algozinum
deexernendo et presentando ad nomen Regie Curie requisitione cum omnibus
obligationibus remunerationibus debitis et opportunis in forma diete Magne
Curie sponte et solleniter fìdeiussit predictus spettabilis dominus, presente
me predicto notare etc. In fondo è scritto: « Non fuit pubblicatus nec effettuai
habuit ».
Doc. 16 (inedito)
Restituzione di due buoi che tengono Giovanni di Lavoro e Vituchio
Bonanno, Bajuli della Terra di Convicino. Notaio Catalano, ecc., voi. 2.
312
Die V martii XI Ind. 1492 Apud Platiam.
Et testamur quod in nostrum particulariter presentia constituti magnificus et spettabilis dominus Petrus de Nasello, dominus et baro Terre Chomisi
et feudi Mastre (1) ex una parte et joannes de Bancherio de Terra Platie
presente ex altera sponte assuerunt dicentes quod cum magnifìcus in Terra
Platie predicta et in eius castro civiliter impedivisse salva actione criminali
supra restitutionem duorum bovuum, Joannetn de Lavoro et Vituchium de
Bonanno bajulos Terre Convicinij permisit excarcerare quin prius haberet
boves predictos seu eorum pretium. Ideo ditte partes sponte devenerunt ad
infrasciptam concordiam et pactum videlitet quod dictus Joannes promisit
et se solleniter obligavit ipsi magnifico presenti etc. Quod magnifìcus Dominus Terre Convicinij summarie sìmpliciter et de plano infra dies quindecim
ab hodie innantea continuando de justitia expediat dittam conventionem
bovuum et si ellapsis dittis diebus quindecim eam non epedierit, idem Joannes teneatur et sic se nomine prò pretio obligavit et debitorem principaliter
constituit ipsi magnifico presenti etc. Dare tradere solvere resarcire et assignare uncias duas et tarenos vigintiquattuor prò pretio dittorum bovuum
una cum omnibus dannis. Preterea idem Magnificus eos expedivit et cause
usus est quod prò se ulterius carcerati non essent. Obligans idem Joannes etc.
Testes Magnificus Ferdinandus de Zunica capitaneus
Terre Platie
Nobilis Antonius de Maleta
Vincentius de Bueto
Doc. 17 (inedito)
Antonio Gentile e Pietro Neglia della Terra di Ceraci vendono a Giovanni Piazza tutto il formaggio che nel mese di aprile prossimo verrà prodotto
« in feudo Rtvjalfara in Territorio* Terre Convicinij », nell'anno 1492. Notaio
Catalano ecc., voi. VI, Sez. C 2 n. 72 (1491-1495), volume con 180 quaderni
e 360 fogli, numerati.
Die XI martij XI Ind. 1492 Apud Platiam.
Antonius Gintilj et Petrus de Negla presentes coram nobis de Terra Girachij ut dixerunt et consentientes sponte vendiderunt Joannj de Plaza de
Terra Platie presenti etc. omnes caseos eorum mandre facìendos per totuni
mensem aprilis proximi venientis in feudo rajalfara in Territorio Terre Convicìnj hoc anno presenti ad rationem de tarenis quindecim prò quolibet cantaro cum pacto quod dictus Joannes teneatur solvere jus doane videlicet granos quinque prò quolibet cantaro et quod singulis diebus debeat capere
concaseos predictos. Cum pacto quod concasei sint boni etc.
Testes
Vincentius de bueto
Joannes de Anna
Joannes de palminterio.
Doc. 18 (inedito)
Diciotto abitanti della Terra di Convicìno si impegnano di pagare il loro
debito al magnifico Giovanni Antonio Barresi per l'acquisto di giovenchi, e
313
cioè sette abitanti si impegnano di pagare ciascuno onze 4 e tari 20 per la
vendita di 4 giovenchi a ciascuno di loro, e gli altri undici abitanti di
pagare sempre allo stesso signore onze 2 e tari 10 in 4 rate in seguito alla
vendita di 2 giovenchi a ciascuno di loro.
Die XXII augusti X Ind. 1492, Apud Terram Petrepicie.
D. C. Magnifico Domino. Et testamur quod in nostrum presentia personaliter constituti Philippus de Meli, Philippus de Ulglara, Antoninus de
Maria, Simon de Sanctoro, Angelus de Perrono, Joannes de Neapoli, et joannes de Golino, omnes abitatores Terre Convicinij, sponte dixerunt et se
solleniter obligarunt dare tradere et assignare: videlicet quilibet eorum prò
rata uncias quatuor et tarenos viginti ponderis generalis magnifico et spettabili domino johanni Antonio Barresio domino terrarum Petrepicie Convichinij etc. presenti etc. ex venditione et assignatione quatuor gencorum prò
quolibet ipsorum; quos quilibet ipsorum dixit et confessus fuit habuisse et
recepisse ad ratìonem de uncia una et tarenis quinque prò quolibet gencone;
nec non et magister Antonius de Calafatto, Antonius Carbonaro, Marcus Diamanti, Nucius de Raja, aimundus de Saladino, Johannes de Archudachi, Tholomeus de Campanella, Antoninus de Garofalo, Johannes de Tissa, Felix de
Riggio, Antonius de Giglo, similiter habitatores Terre Convichinj, sponte dixerunt et se sollemniter obligarunt dare tradere et assignare ipsi magnifico
domino presenti etc. videlicet quilibet eorum prò rata uncias duas et tarenos
decem ponderis generalis ex venditione et assignatione duorum gencorum
prò quolibet ipsorum quos quilibet eorum dixit et confessus fuit habuisse. et
recepisse ad dictam rationem uncie unius et tarenorum quinque prò quolibet
gencone. Renuntiantes etc. quasquidem pecunias prò rata modo predicto
et quolibet prò sua parte assignare promiserunt ipsi magnifico presenti etc,
hoc modo videlicet in quatuor solutionibus hoc est in recolut ioni bus anni
undecime inditionìs proxime venientis innantea numerando. In pace etc.
Cum pacto tamen expresso quod si ipsi intra dictum terminum annorum
quatuor recessissent a dieta Terra Con-càchini} et in ea non habitassent quod
ille qui recesserit et non habitaverit debeat dictas pecunias videlicet totam
ratam suam non expectato fine dicti temporis, normaliter solvere et assignare
ipsi magnifico domino: attento maxime quod ut dixerunt dicti gencones tanti
valent normaliter quanti venditi fuerunt ipsis debitoribus credentialiter et
dictum tempus fuit eis concessum respectu diete habitationis, obligantes
omnes prò rata sua ut supra etc. et specialiter eorum personas ut bancum et
loco banci cum potestate variandi etc. cum refectione omnium damnorum etc.
et maxime viaticarum ad tarenos tres die quolibet. Renuntiantes omni actioni
et exceptioni doli, mali etc. privilegio fori, tempori feriale, consuetudinibus
omnium locorum, ritui Magne Curie, beneficio moratorie, cessionis bonorum,
quinquennali dilatìoni, privilegio Heraclie, etc. ac omnibus aliis legibus statutis privilegiis juribus et auxiliis quibus centra premissa possint se ipsos
adiuvare; modo aìiquo vel tueri quibus expresse et cum juramento renunciarunt cum: reservatione manus iniectionis super dictis genconibiis sine
discussione bonorum etiam si per plures manus ambulaverunt cum pacto
quod possint ubicumque locorum et coram quibuscumque officialibus conveniri cum pacto etiam quod non possint se opponere nec aliquid alligare
nec pervenire nec se deifendere nec judicis officium implorare nec quicquam
dicere quin prius saldaret debitum et expensas: et si obtinerent privilegium
terre Heraclie aut quasqumque dilationes moratorias, privilegia aut cessiones
bonorum quod eo casu habeantur loco oppositionum et non possint eas pre314
sentare nec illis gaudere quin prius solvant ut supra obstante dicto facto de
non opponendo prò quibus etc. Juraverunt omnes etc. iuxta formarci etc.
Nobilis Marinus de Cagno
Nobilis Salvatorius de Butiglerio Mota Racasemi
Magister Antonius de Piicelo (1).
(1) Cognomi questi che si conservano tuttora, con la differenza che i Buttiglieli ed i
Cagno non sono più nobili mentre lo sono i Pucci.
Doc. 19 (inedito)
Giovanni Antonio Barresi, barone delle Terre di Pietraperzia e Convicino ingabella a persone di Mazzarino le terre del feudo di Bucciarria, in
Territorio di Convicino « ad USUITI massariarum » secondo le consuetudini
della Corte Baronale di Convicino.
Die quinto mensis juannarij XIII Ind. 1494 Apud Terroni Convichinij.
Et testamur quod nobis aceersitis et exentibus in presentia magnifici et
spettabilis domini Don Johannis Antoni] de Barresio domini terranim Petrepercie, Convichinij etc. dictus magnifìcus dominus ingabellavi! concessit
et arrendavit Johanni de Marino, Perio de Birnunzo, Nicolao de Galglano,
Joanni Mannijurati, Nicolao de Trigona, Paulo de Terranova, Puchio de Sudato, Petro de Gueli, Antonio de Gueli, Antonio de Sancto, et Jacobo de
Terranova de Terra Maczarenj, presentibus etc. simul et in solidum omnes
terras laborativas exceptis mandris et massariis necessariis feudi Bucharrie
de l'aqua di la fontana di la portello, di Buccharria chi è la via vecchia chi si
va da Pietrapercia a lo Maczarino a pindino comu va> l'aqua, ad usum massariarum prò annis quatuor continuis et completis incìpiendo ab anno proximo venturo innantea continuando, videlicet prò annis XIIII, XV Indìcionis proxime quod per anno presenti possint rumpere et solvere jus
rumpture ad radionem de tarenis sptem et granis decem prò quolibet anno
dìttorum annorum quatuor jure solutionis cuisquolibet anni juxta consuetudinem et observantiam\ Tene Convichinj que ut dixerunt talis est,
videlicet chi per orrmi aratatu si paga frumento salmi ching et tumuna dechi,
ex orsù salma una et tumuna dui et tari unu per raxuni di racha cum hoc
chi si pluj si seminasse, li ditti salmi ching et tumuna dechi di frumento et
salma una et tumuna dui di orsù prò aratalo, tanto pluj divino pagari a raxuni; et accussì ancora si seminasse frumento divi eodem modo pagari in
frumento, et si minu si seminassi di salmi ching di frumento et di salma una
et tumuna dui di orsù per omni aratatu in modu chi non si hàgia m\ay a
corrìxputari l'orsu cum, lu frumento né lu frumento cum l'orsù: ma sempri si
hàgia a pagati per aratatu salmi ching, et tumuna dechi di frumento et salma
una et tumuna dui d'orsu non seminando plui ut videlicet. Item si ultra frumentum et ordeum seminàssiro favi, chichiri, lintichi, Uno et cannavèa et
omni altra cosa si paga di quelli lu terràju, tummìnu pi tumminu excepto dì
la cannavèa, di lu Unu, chi si paga la decima, zo è di ogni dechi mazi uno (1).
Hem et plus chi per quanti arati irgiràno a lu seminarj tanti jumati divino
dari a quella raxuntj di tari uno et grana ching prò aratatu ad electioni di la
ditta Curii ài Convochino. Et licei de consuetudine diete terre Convichinj
sit chi li ditti terragi si assignanu a Plaza oy punì a petrapicia oij xurte a
(1) Consuetudine molto antica che risale all'epoca romana. Le consuetudini suddette e le seguenti, in volgare, sono proprie di Convicino.
315
lu Convichinu, et pagàrisi la portatura assegnandosi a lu convichino ad
electioni di la Curii. Tamen ex quadam speciali gratta ditti Magnifici chi li
ditti frumenti et terfagi si hàgiano assignari e portari a Petrapircia oy puru
a lu Convochimi et pagàri la portatura chi chi vurrìa da lu dittu fègu a
Petrapircia ad electioni di la ditta Cuti. Item et tucti li ristuchi su et divino
esseri di la ditta Curii declorando chi ponnu et divino esseri di la ditta Curii
declamando chi ponnu et divino in dicto .boy et genchi tinnìrisi di sei per
aratatu et si plui in ditto tenìssiro divino pagàri tari uno per boy; promittentes ditti ingabellatores simul et in solidum juxta formami diete observantie
superius expressate dieta frumento ordea et terragia solvere et attsignare modo
quo supra eidem] magnifico presenti eie. sub ypoìeca et oblìgatione omnium
bonorum suorum etc. Obligantes separaliter eorum personas ut bancum et
loco banci cum potestate variandi etc. cum refectione etc. et maxime viaticarum ad tarenos tres die quolibet. Retinentes privilegio fori, tempori feriarum
benefiico moratorie et cessìonis bonorum Regie Curie, privilegio Heraclie etc.
cum pacto de non opponendo nec prevenendo, nec judicis officium implorando, nec defendendo quin prius solvant. Et licet Nicolaus de Trigona sit
in solidum obligatus cum aliis predictis personis tamen prediate alie persone
promiserunt et promittunt eum servare indemnem et quod non solvet nisi
tantum jus duorum aratorurn ad dittarti rationem et dictus Magnifìcus sibi
reservavit et reservat herbagia dicti feudi que remaserunt et remanent prò
eodem. Magnifico, Pro quibus Juraverunt etc.
Testes
Nobilis Petrus de Balsamo de Cornicino
Nobilis Antonius de Grìxo de Cornicino
Mr Parisius Grataplaga de Platia
Aloysius de Caxino de Platia
Mr Johannes Jambertono »
Doc. 20 (inedito)
I notabili di Convicino eleggono dei sindaci perché si rechino da Giovanni Antonio Barresi loro barone come parlamentari esponenti i loro bisogni,
e perché possano agire contro di lui anche citandolo davanti ai magistrati
civili e penali. Notaio Catalano ecc,. voi. 1 (1489-1537), doc. n. 4, presso
FArch. di Stato di Caltanissetta ecc.
Die XIIH Marci] XXIII Ind. 1494 Apud Terram Convichinij.
Et testamur quod in mei notarij presentia particulariter constitutus
Joannes de Crimona, habitator Terre Convichinij, sponte exponìt dicens quod
cives et habitatores et UNIVERSITAS TERRE CONVICHINJ, volentes tam
civiliter quani criminaliter agere centra magnificum et spettabilem domìnum
Joannem Antonium de Barresio, dominum terre predicte Convichinj, per
universale parlam\entum ipsius Universitatis, creaverunt syndicos ipsius,
eumdem et spettabilem Joannem Ricubeni alias lumorello (sic), scalorium
de marota, paulum perdicario, gregorium de romana, et johannem calafacto
quibus dederunt amplam potestatem tam agendi et acusandi quam et remittendi accomodandi et liti cedendi, itaque quod major presens eorum fatetur
contra dictionem minoris presentis non obstante validum et perfectum esset
prò ut per acta ad que se reffert apparere dixit. Deinde fuerunt predicti syndici et ambasiatores per majorem partem et quasi per omnes illos qui eos
creaverunt et in eorum creatione convenerunt in parlamento predicto, revocati
prò ut apparere dixit tenore pubblicorum actorum celebratomi^ tam in attis
meis quam et in actis nobilis notar] johannis Thome Barbarino. Quod viden316
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tes predicti gregorius, scalorius, paulus, johannes de romana cessunt liti
omnibus quistionibus tam civilibus quam criminalibus predictis, tam temptatis quam temptandis centra ipsum magnificum dominum et eidem magnifico
domino remiserunt prò ut apparere dixit tenore duorum pubblicorum actorum
celebratorum in actis dicti nobili notarij johannis Thome die Vili0 januarij
XIII Ind. Instantis et die XVII eiusdem mensis. Et attendens dictus exponens tam ad revocationem ipsorum syndicorum factam per dictos cives, quod
et ad remissionem et litis cessionem factam per dictos syndicos eis collegas
volens quilibet eorum voluntati se conforme reddere; sponte dictus exponens
tam prò proprio nomine quam et nomine diete universitatis et unus ex syndicis predictis eodem modo et forma quibus dicti syndici cessunt liti questionibus predictis et remisunt ipso Magnifico domino cessit et cedit liti questionibus predictis civilibus et criminalibus et eidem magnifico domino remisit
et remittit cum omnibus obligationibus remunerationibus et clausulis in
dictis attis pubblicis contentis et expressatis prò quolibet juravit etc. presentibus omnibus premissis predictis johanne ricubeni, alias lumorello, scalorio de marota, paulo de perdicario, gregorio de romana et johanne de romana et dictam remissionem et litis cessionem per eos tamque syndicos fattas
rappacificantibus et confirmantibus ac iterimi et denuo omnibus simul et in
solidum uno eodemqumque consensui eademqumque spontanea voluntate
remittentibus dicto spettabili domino pariter et perdonantibus et predictis
questionibus tam civilibus quam et criminalibus temptatis et temptandis liti
cedentibus cum omnibus obligationibus et dictis et predictis cunctibus contentis et sic juraverunt, presente in omnibus dicto spettabili domino et omnia
premissa legitime stipulante ac dictam remissionem et litis cessionem aceptante.
+ Ego presbiter ninus de cutrona testor
+ Ego frater Pascalis de Aversa testor
+ Ego Joannes Petrus de Callary Testor
Doc. 21 (inedito)
Giovanni Chirco abitante in Convicino crea procuratrice dei suoi interessi la moglie Flora per rappresentarlo nella Terra di Jaci.
Die quarto mensis decembris XIII Ind. 1494, Apud Terram Convicini.
Johannes lu chircu alias catanìsi habitator Terre Convicinj presens corani
nobis sponte confisus de fide industria et sufficientia floris eius uxoris eamdern
floram presentem constituit fecìt creavit et solleniter ordinavit in eius veram
legitimam et indubitatam procuratricem atricem et negotiorum gestricem cum
auctoritate et potestate substituendi procuratorem vel procuratores umim vel
plures ad consequendum, in quaquunque parte huius Regni et corani quovis
magistratu et ad petendum exigendum recipiendum et habendum ab omnibus
et quibuscumque debitoribus ipsius costituentis omnia bona pecunias et res
debitas ipsi constituenti et specialiter certas terras vacuas existentes in territorio Terre Yachj a terra relicta quondam Leni] de la Spina et a Jacopo
Pannj et de recepto scripturas quavis faciendum etc. et si opus erit in judiciis
litem contestandum; sacrum calunnie et cuislibet sacramenti generalis in
alia dieti constituentis, producendum compensandum replicandum et exicipiendum concludendum senlentiam sive sententias fieri petendi et si opus
erit appellandum et appellationem prosequendum etc. et generaliter omnia
317
et singula faciendum qua exigunt eorum merita et qua ipse idem constituens
facere posset donec bona predicta recupet et habeat ecc. Juravit etc.
Testes
Egregius Notarus Archita de Cagno
Mr Raymundus de Arangio
Mr JTacintus de Pecuro
Doc. 22 (inedito)
Alfonso Sanso vende a Parisio Riva uno schiavo di nome Cristoforo per
onze 14. Notaro Catalano, voi. 2.
Die XIIII Julij XV Ind. 1497 Apur Terram Convicinj.
Honorabilis Alfonsus de Sanso civis siracusanus ut dixit et consentiens
sponte ad usum magasenorum vendidit et venditionis nimine assignavit Parisio
de la riva de Terra Platie, habitatorem Terre Convichìnij, presenti etc. quemdam servum nigrum Silvestrum nomine Cristoforum etatis annorum XVI vel
circa de compra nobilis Joannis barba quem ipse emptor dixit habuisse et
recepisse prò placito etc. Retinens etc. Et hoc prò pretio et nomine preti!
unciarum quatuordecim prò saldo quas ad dictum etc. Promittens dictus
emptor dictum servum legitime defendere et se de qualibet enunctione tener]
in se assumere trattare et finir suis propriis sumptibus et expensis omni umanitate laudandi regredendi defendendi appellane!! et proseguendi ex pacto
pecus remittere sub ypoteca etc. die quolibet. Retinens cum juramento privilegio fori etc.
Testes
Filippus de acavellis
Andreas de Matia
Andreas de Malandrino.
Doc. 23 (inedito)
Bernardo Boncori da Convicino vende salme 14 di frumento al nobile
Giovanni Arco. Notaro Catalano ecc., voi. 2, annata 1499.
Die XXIII marcii III Ind. 1499 Apud Platiam.
Bernardus de Boncori habitator Terre Chonvichinìj ut dixit primo. In
nostra etc sponte publice et se solleniter obligavit dare tradere et assignare
nobili Johanni de PArcon presenti etc. frumenti salrnas quatuordecim bonj
utilis mercantibilis et receptibilis non puncti nec balneati delatas in feudo
Macaluffe ad mensuram grossam aut in magasenis Terre Leccate ad mensuram subtile ad electionem ipsius Bernardi buie ad metatem mensis augusti
proxìme venientis. In pace etc. Et hoc ex restante frumentorum etc et pretii
duarum unciarum etc. Retinens etc. Declarantes quod infra debita recipinda
ab infrascriptis personis remanserunt et remanent prò ipso nobili joanne videlicet a nicolao de bojoanne frumenti salma XI, a petro de rosa frumenti salma
lili, a Masio li Donzelli frumenti salma XIII, a banti de Millitello salma II,
a philippo la monaca salma II, a totò hi sgroi salme XII, a Theo campanella
salma XI, ad andrea calafato salma XIIII. Declarantes et presentes quod ipse
bernardus et laurencius de marno tamquam fidejussores antonì lo monaco, ecc.
Testes
Honorabilis Franciscus de messana
Honorabilis Andreas de messana
Jacintus de Ganzaroto.
318
Doc. 24 (inedito)
Diciassette persone da Mazzarino tengono a terraggio il feudo di Sfornino (1) in territorio di Convicino. Non avendo pagato a Giovanni Antonio
Barresi, signore della Terra il loro terraggio, vengono privati da questo di
60 buoi che verranno restituiti a pagamento ultimato.
Die XVI augusti V Ind. 1502 Apud Terram Petrepircie.
Cum Johannes Capichi alias pixi, Antonius Racasemi, Vincentiu lo
nobili, Johannes Terranova, lo russo, gregorius bernunzo, nardus de làbisso,
pinus de culachi, Johannes li monisteri, jacintus lo nobili, nicolaus lo nobili,
nicolaus de xandro, nardus straza. ierrandus Xandrono, nicolaus de calatavulturo, antonius de bernuntio, petrus de janricio, et nicolaus la chinnirella
de Terra mazarenj, presentes coram nobis habuerunt et habent de presenti
ut dixerunt eorum massias in feudo Sfornini et prò iuribus et terragiis frumentorum, ordeorum et aliorum leguminum et rerum debitorum spettabili
domino, domino Johanni Antonio Barresi domino Petrepercìe Convichinj jetc.
ipse spettabilis dominus eos espignorari fecit a quibus capi fecit sexaginta
boves quos adduci fecit carceratos in ditta Terra Petrepircie ubi huis usque
steterunt et stant depenti. Et rogatus ipse spetlabilis dominus a personis et
inguilinis predictis quod eis restituat boves predictos cani fidejussione obligandi et cautela restituendi eos ipsi spettabili ad omnem eius pubblicani
et simplicem requisitionem et carceratos prò ut stant depententi in ditta
Terra Petrepircie. Spettabilis Ipse presens etc. non animo vocandi nec recedendi a primo contrattai ad presentiam eorum fuit contentus. Et per ea
omnes inglini predicti presentes etc. sponte simul et in solidum promiserunt
et se solleniter obligaverunt dicto spettabili domino presenti etc. presentare
omnes boves predictos carceratos prò ut sunt in dieta Tèrra Petrepercie quos
ipsi inguilini capiunt et restituere promittunt loco fundaci Convichini ad
omnem primam et simplecem requisitionem predicti spettabs Donmi. Et
in defectu eorum vel aliquorum promiserunt in solidum ut supra presentare ipsi spettabi prius ad rationem de uncia unapro quolibet bove. In
pace etc. Promiserent ecc. ecc.
Testes
Ego antonius de petrepercie
Ego archita de cagno
Ego andreas de canchenj.
(1) Di questa località si parla nel doc. del 1125 (Note sulla Chiesa ecc., Doc. 1).
Doc. 25 (inedito)
II nobile Giovanni Trigona abitante di Piazza ed al presente in Mazzarino, ratifica un contratto di gabella del feudo Torre del territorio di Convicino ingabellato da Giovanni Antonio Barresi. Notaro Catalano c.s.
Die Vili mensis januarij Vili Ind. 1504 apud Terram Maczarinj.
Nobilis Johannes de Trigona de Terra Platie existens in presentiarum
in Terra Maczarinj presens coram, nobis sponte exponit dicens quod cum
nobilis Johannes de Bonafigla in felice urbe Panormi ingabellaverit et arrendaverit a spettabile domino Johanne Anthonio Barresi domino et barone
Terrarum Petrepercie, Convichinj, etc. MARCATUM VOCATUM LA TURRI
319
— in Territorio Convichinj — prò unciis LXXX nomine et prò parte dicti
exponentis prò quo de rato promiserit interini decem dies dictam, ingabellationem et contractum illius rattifìcarj facere per ipsum nobilem Johannem
exponentem prò ut hoc et alia exponens ipse dixit latius continerj tenore cuiusdam pubblici contractus celebrati in dieta urbe Panhormi manu egregii
Notarii Petrj de Russo die secundo presentis mensis de quo ipse exponens
dixit habuisse copiam scriptam eamque vidisse et legisse dictum contractum
cum omnibus in eo contentis; acceptavit confìrmavit et rattificavit ac acceptat
et rattifficat (sic) et omnia in eo contanta prò ut observatur et ad implere
et in nullo confacere vel venire sub omnibus obligationibus pactis etc. in
eodem contractu contentis et exspressatis. Et sic juravit etc. presente in omnibus me predicto Notario et tamquam persona pubblica prò dicto spettabili
domino absente omnia premissa legitime stipulante uti etc. Testes
magister Matheus de campoclaro
jannes batista de ristagno
joannes de ripullino alias scanzola,
Omnes de Terra Maczarini
Doc. 26 (inedito)
Giovanni Antonio Barresi arrenda il feudo di Sfornino o Fornino A
quattro nobili di Mazzarino, riserbando dei diritti tanto per lui e per la sua
corte, quanto per gli abitanti di Convicino e di Pietraperzia, nel caso che
volessero fabbricarvi case per abitazione. Inoltre i suddetti cittadini di
Convicino potranno esercitarvi gli usi civici (di questo solo feudo ne vengono staccati all'uopo 20 salme da unire alle rimanenti terre formanti il feudo
dei Comuni che era attorno all'abitato, e molto esteso) e il diritto di caccia.
Notaro Catalano, voi. 2, c.s.
Die XXVII janarij Vili Ind. 1504 Apud Terram Petrepercie .
Et testamur quod nobis accersitis et exentibus in presentia spettabilis et
excellentis domini domini Johannis Antoni] de barresio dominj terrarum
Petrepercie, Convicinj, etc. spettabilis ipse presens coram nobis sponte ingabellavit et arrendavit, concessit et locavit nobiìibus Nicolao de li gambi,
Leonardo de mancusio, Vincentio de barbulia et bartolo de strazantij de
Terra Mazarenj presentibus etc. eorum prò rata et prò una quarta parte
videlicet ditto nicolao prouna quarta parte prò se et johanne lo nobili eius
curatolo, antonino de lì gambi eius filio, vincentio et pascali lo nobilj fratribus
in solidum prò quibus de rato etc. ditto leonardo prò alia quarta parte prò se
et antonino eius filio et johanne de calafatto similiter in solidum prò quibus
de rato pariter etc. dicto vincentio prò alia quarta parte prò se et petro de
gueli et fìliis et manfredo de santo et antonutio de mazono et johanne la
rosa, in solidum prò quibus de rato pariter etc. et dicto bartolo de strazanti
prò reliqua quarta parte prò se et johanne mucio de strazantj eius fìliis,
jacobo lo nobilj et nicolao ficarra, in solidum prò quibus etiam de rato
pariter etc. feudum vocatum sfornino, in territorio Convicinj ad usum aratuum et massariarum prò annis tribus continuis completis incipiendo a primo
die mensis septembris anni none Inditionis proxime venientis innantea continuando et hoc prò pretio et nomine preti] unciarum centum prò singulo,
solvendarum et assignandarum eidem spettabili, anno quolibet in moneta
generai]" cerckiata huius regni Sicilie prò eo pretio quo valebit integro in
fine mensis julij cuiuslibet anni cum solutione ultra dittas uncias centum ta320
reni] unius et granos decem prò jure venationis et prò quolibet aratro ut
vulgo dicitur chi esirgiràno A li sementi assignandorum et solvendorum in
tempore semine cuiuslibet anni et prò jure rumpture anni presentis predicti
inguilini promiserunt solvere ditto spettabili domino uncias sexdecim et
tarenos sex in festivitate Pasche Resurretionis Domini Proxime venientis In
pace etc. Herbagia ipsius feudi prò anno presenti remanent prò dicto spettabili domino et dìcti inghilinij prò eodem anno presenti promiserunt dimittere manara libera et expedita et tracerias necessarias prò dicto spettabili
domino ad opus standi et pascua sumendi et portandi per aratra que erunt in
dicto feudo. Cu mpacto quod predicti inghilini possirit et valeant venare et
cuniculos et vulpes tantum in foto territorio Convicinij cum canibus et
balistris tantum et non cum alio instrumento nec genere venationis; cuni
pacto quod quicumque infra dietimi tempus predicti inghilini dictum feuclum
aliis locarent seu concederent prefatta prius per eos notitia ditto spettabili
domino si ipse spettabilis voluerit preferatur omnibus aliis prò dictis unciis
centum et juribus aratorum predictorum ad rationem tarenj unius et grana X
prò quolibetaratro chi ipsi esirgiràno a li sementi ut supra, non obstanti quod
mjorj pretio illud concedent quia sit ex pacto processit et dictus spettabilis
voluit eis non aliis prò dicto pretio gratificari cum patto etiam quod si ditti
inglini in feudo predicto concederent massias pvrsonis Convicinj seu Petreptie, contra jura ipsarum massariarum concessarum dittìs personis sint et
esse debeant dittj spettabilis domini ultra predictum pretium unciarum centum cum pacto etiam quod ditti iuglini in toto territorio predicto Convicinj
possint facere infra Ugna mortua, videlicet ferii, cardimi, busi (1), finocchi,
vruchi (2), chiarrubelli (3), prò usu eorum massariarum et salmas viginti
qualibet gedomoda prò usu suarum massariarum aut domorum. Cum pacto
etiam quod ditti inglini habeant et habere possint lignamina prò quocumquis
tuguriis faciendis in dicto feudo sforninij cum licentia dicti spettabilis Domini. Promittentes diete partes omnia premissa et infra habere rata et
forma etc. ecc. Prvilegio Heraclie, Auguste et Siculiane ecc. et geueraliter
omnibus aliis legibus et privilegiis cogitatis et non cogitatis expresse tantis
et obmissis cum pacto de non opponendo nec defendendo nec judicis officium
implorando nec preveniendo nec quascumque defensiones obtinendo etiam
legitima et concretas quin prìus ad impleandum formam et continentia presentis contractus. Cum poeto* etiam quod terre existentes in ditto feudo Sfornini alias reservate in contractu concessionis ditti feudi fatte personis mazarenj celebrata in attis egregi notarij Petrj de Triolo ohm die etc. semper
remaneant et reservate intelligantur prò dicto spettabili quas reservavit et
reservat juxta formam dicti contractus: quequidem terre partim sunt prope
viridarium Convicinij et partim sunt prope fluminem Brjemj, quas in presentis tenet nobiles vìncentius de milana, petrus de bonoamico, et consortes
mandantes et volentes predicti contrahentes quocl contractus cessionis aratorum concessorum in dicto feudo per nobilem bartholomeum de romana
predictis nicolao leonardo et bartolo nec non et nobili Johann] de trigona
qui portionem suam relaxavit ditto nicolao ut asserventur celebratus in attìs
egregi notar] johannis de cernella sit et esse debeat cassus irretus et nullus
ac si nihil factus fuisset. Cum potestate etc. Cum pacti etiam quod contra
partem contravenientem possit etc. Cum pacto quod dicti inglini possint in
(1) Gambi di ampelodesmi con i quali si fanno in casa certi maccheroni col buco.
(2) Albero boschivo col cui legno ordinario ma forte vengono costruiti aratri ed
altri attrezzi di lavoro.
(3) Pianta che da un legno forte che serve per gli stessi usi agricoli; selloni, gioghi, ecc.
321
anno presenti retinere in ditto feudo sine solutione boves centum sexaginta
duos et si plus retinerent du momodo non excedant numeros XII teneantur
et solvere prò jure herbagij larenum unum et granos decem prò quolibet.
Retinentes etc.
Testes
4- Ego Barlholomeus romauus sum testis
+ Ego Notarus Franciscus Agrigentinus Testis
4- Ego Bartholomeus de Michichenj Testis
+ Ego Antonius de Magistro Licio.
Retro a destra: Contractus ingabellationis feudi Sfornini prò spettabili
domino Petrepercie Convicini centra nobilem Nicolaum de ligambi eiusque
soci os.
Doc. 27 (inedito)
Giovanni Antonio Barresi ingabella il feudo di Rajalfara in territorio di
Convicino, secondo gli usi di questa Terra. Notare Catalano c.s.
Die XXII januarij Vili INO. 1504. Apud Terram Tetrepercie (1).
Et testamur quod nobis accersitis et exentibus in presentia spettabilis
et excellentis domini dmni Johannis Antoni} de barresio domini et baronis
terrarum Petrepircie, Convicini] etc. Spettabilis ipse ingabellavi sponte et
arrendavit et concessit nobili Jacobo de Ristagno de Terra Platie (2) presenti etc. feudum vocatum, Rajalfara ad usu maratuum massariariarum prò
annis quinque continuis et completis incipiendo a primo die mensis septembris
anni none inditionis proxime venture inriantea continuando et hoc prò pretio
et nomine pretii unciarum ottuaginta cum juribus solitis et consuetis etiam
cum tarenis settem et granis decem prò jure sic dicto di procuri solvendorum
et assignandarum in moneta generali cerciata huius solitis et consuetis etiam
cum tarenis sette met granis decem prò jure sic dicto di procuri solvendorum
et assignandarum in moneta generali cerciata huius Sicilie regni pio pretio
quo valebit in Regno ex provisione illius Domini Proregis quolibet anno in
duabus solutionibus videlicet in una medietate in festivitatibus Paasqualbus
Resurretionis Domini Nostri et in alia medietate in festivitate Sancte Johannis
Batiste cuiuslibet anni durante tempore dittorum annorum quinque cum
pattis ingredi et egredi affidare accomunare et dittum feudum vendere veruni
quod in ultimo anno et mense martii innantea non possit in ditto feudo affidare aratra aliorum, et si affidaret centra jus affidamenti sit dicti spettabilis
et quemcumque infradicturn ipsius predictus jacobus feudum predictum aliis
venderet seu concederet centra facta propriis noticia dicto spettabili domino
per dicturn jacobum si dictus dominus illud voluerit preferatur omnibus
aliis prò singolo dicto pretio unciarum ottuaginta et juribus predictis non
obstante majori pretio illud concederet quia sit ex pacto processit et dittus
spettabilis voluerit prò dicto pretio gratificar} dicto jjacobo et non aliis.
Item quibuscumque disctus jacobus in dicto feudo concederet massias per(1) Tutti i contratti vengono redatti a Pietraperzia, perché i Barresi colà stabilirono
la loro residenza. I successori li faranno redigere a Palermo, dove si stabiliranno alla
fine del XVI sec.
(2) Anche Piazza, che era una città regia viene qui chiamata Terra. Ecco perché
proporzionatamente Convicmo qualche volta viene chiamato anche casale, cosa che
non avviene per Pietraperzia perché vi abitava il signore, che fa redigere i contratti, e
perciò il rispetto del Notare per questa terra.
322
sows Petreptie seu Convitimi centra jura ipsarum massariarum concessa
riarum dictis personis sint et esse debeant liber immunis a jure dohane.
Ita quod ipse tenearur solvere ditta jura dohane prò parte illarum personarum
quibus jacobus ipse aliquid vendidisset in ditto feudo et tales persone essent
privilegiate in talia juria dohane tenehatur et debeat solvere ditto speciali et
nobili Bajulo ita quod in ultimo anno dittus jacobus de terris vulga dittis
maniatj ad usum massariarum dittis annis quinque teneatur et debeat dimittere duas partes liberas vacuas et expeditas videlicet unam tertiam partem
rustuciarum, aliam tertiam partem vocata li jumati et reliquam tertiam parte mpossit seminaare tantum et non ultra ditto ultimo anno. Item quod in
ditto ultimo anno dictus jacobus non possit ponere porcos in ditto feudo.
Item quod dittus jacobus possit facere et fieri facere lignamina prò usu
tuguriorum et passi di mandra cuin licentia ditti spettabilis domini etc. sub
ypoteca et obligatione omnium bonorum etc. et omnibus et singulis privilegiis scriptis et non scriptis civilibus et canonicis cogitatis et non cogitatis
expressis tacitis et omissis cum pacto de non opponendo nec judicis ecc. nec
quascumque defensiones obtinendo etiam prontuarias legitimas et congretas
quin prius possit facere ligna mortua videlicet ferlj, carduni, busj, fìnochj,
bruchj, chiarrubelli in ditto feudo rajalfarj prò quibus omnibus etc. Juraverunt etc. Unde etc. Testes
;
+ Ego Bartholomeus de romano
+ Ego Petrus de monamico
+ Ego Petrus Forcelle.
Doc. 28 (inedito)
Certo Vincenzo Piazza da Convicino si obbliga di consegnare a Matteo
Barresi onze 5 e tari VII per la vendita dì due buoi ed un aratro a certo
Luca. Manganare già abitatore di Convicino. Notaio Francesco Agrigenti,
Archivio di Stato Caltanissetta, voi. 8136, anni 1499-1523, voi. 1.
Die primo Aprilis Vili Ind. 1504 Apud Terram Convicinij.
Et testamur quod in nostnim presentia particulariter constitutus Vincentius de Platia ut dixit presens habitator Terre Convicinij sponte etc. ad petitionem spettabilis domini domini Mathei de barresio domini terrarum Petrepertie etc. presentis et stipulatibus promisit et se solleniter obligavit et
obligat eidem spettabili presenti et stipulanti dare addere solvere et consignare uncias quinque tarenos VII, granos Vili, nomine et prò parte ipsius
quondam Luce de Manganano olim habitatoris ditte Terre Convicinij causa
venditionis et assignationis duorum bobuum cum aratro et certorum magesiarum quos et quas prefatus quondam Lucas habuit ab eodem spettabilj de
quibus ipse spettabilis personaliter et manualiter habuit et cepit a prefato
Vincentio tarenos XXV et grana III tam per eius manus quam per manus
Marci Pocuraba. Qùos reliquos tarenos vero ad complimentimi ipse Vincentius promittit spettabili solvere in duabus solutionibus videlicet unam medietatem in mense augustj none inditionis proxime etc. Obligatis se in persona
et bonis etc. Ut bancus etc. cum potestate etc. Sud refectione etc.
Honarabilis Petrus de Chaula
Nobilis Carolus de Zarpa
Marcus de Pocuroba.
323
Doc. 29 (medito)
Giovanni Antonio Barresi, signore delle Terre di Pietraperzia e di Convicino da in gabella ad Antonio Craparussa per 4 anni e per onze LXXU
annue, una casa in Convicino, gli erbaggi dei feudi Runzi e Marcato Bianco
in territorio di Pietraperzia, gli erbaggi del feudo Carusa e Vigna d'Ascari,
pure in territorio di Pietraperzia e gli erbaggi del feudo Rajajlfara in territorio
di Convicino e del feudo Dardana, ecc. Petraperzia 7 maggio 1504. Notare
Catalano, voi. 2, c.s.
Doc. 30 (inedito)
Contratto di gabella del feudo Bucciarria in Territorio di Convicino e
del sagato della Terra di Pietraperzia ai nobili genovesi Battista Italiano e
David Murgio, da parte del signore di queste Terre, Giovanni Antonio Barresi. Notaro Catalano, c.s.
Die ultimo mensis ottobris Vili Ind. 1504 Apud Platiam.
Lectis et declaratis de verbo ad verbum in lingua materna nobilj benedicto de murgio januensi presenti et audientj duobus contractibus celebrati?
in urbe Panormi in attis egregij notarijj Petrj Taglantis die XXV0 presentis
inter specialem dominum johannem antonium barrasi dominum et baronem
terrarum Petrepertie, Convichinj etc. ex una parte et nobiles batistam de
Italiano et David de murgio januenses, quorum quìdem contractuum unus
est de ingabellatone feudi Bucharrie, in territorio Convichinj, et alter de
ingabellatione Sagati (!) diete Terre Petrepercie. Predictus nobilis Benedictus (2) sponte acceptavit, laudavit confirmavit et ratificavi contractiis
predìctos cum omnibus in eis contentis ac simul et in solidum cum dittis
nobilibus batista et David se obligavit dicto spettabili domino absenti ante
me predictum notarum etc. Fuerunt et sunt obligati ditti nobiles batista et
david predicto spettabili domino in contrattibus predictis omnibus obligationibus pattis juramentis et clausulis in eitisdem contractibus contentis et expressatìs. Et sic juraverunt (3).
Venerabilis Presbiter Blasius de Tamburello
Venerabilis Presbiter Laurentius de Alaymo
Nobilìs Hieronimus de Zebodeo.
(1) Gabella sulle merci che si producevano nel territorio e fuori di esso, che corrisponde all'odierno Dazio sui consumi.
(2) Questi nobili imprenditori genovesi che vengono ad investire il loro danaro fino
a Barrafraiaca, nel suo periodo di maggiorre squallore ed abbandono, hanno nomi e
cognomi ebraici.
A Piazza abbiamo anche una sinagoga, come appare da molti contratti presso il
notaio Catalano ed altri notai da Piazza.
(3) II 22 settembre del 1505 i nobili piazzesi Bartolomeo Pirri e Pietro Lavoro costituiscono una società per impiantare una comune « Massaria » nel feudo Bncciaria.
Contratto presso il notaro Catalano Gregorio da Piazza, ecc. Voi. 2, ecc. c.s.
Doc. 31 (inedito)
Piazza 27-11-1505.
Il nobile Geronimo Planes mercante catalano baratta con Bartolomeo
Miccichè della Terra di Convicino della stoffa per abiti e biancheria con
324
_
frumento che il Miccichè da tempo ha dato. Nel computo che viene fatto,
quest'ultimo si protesta debitore ancora di onze 30, che si impegna pagare
in tre soluzioni entro tre anni ed alla fine di ciascun anno.
Doc, 32 (inedito)
Giovanni Xacabrina da Convicino si dichiara debitore di Federico Ristagno da Pietraperzia per onze III e grana XVIII per la vendita di un
cavallo. Catalano, voi. 2, ecc.
.'
Die XXVIII Decembris X Ind. 1506 Apud Terram Convicinij.
Johannes Xacabrina habitator Terre Convicinij presens coram, nobis
tamque debitor ut dixit Frìderici de Ristagno habitatoris Terre Petrepercie,
unciarum III et granarum Vili ex precio cuisdam equi pili morelli sibi venditi
et assignati per dictum Fridericum. Sponte et solleniter et de espresso mandato ditti Friderici presentis, petit et se solleniter obligavit dare tradere et
assignare Bernardino de Gregorio presenti etc. Uncias UT et gran. XVIII in
fine mensis augusti proximi venturi. In pace etc.
Testes
Julianus de Bocacio
PaoluS de Marota
Doc. 33 (inedito)
Antonio Calvino da Convicino si obbliga di dare onze II a Vincenzo
Ansaldo della stessa Terra per la vendita di un bue. Notare Catalano, c.s.
Eodem Apud Terram Convicinj.
Antonius de Calvino habitator Terre Convicinj presens coram nobis
sponte se solleniter obligavit dare tradere et assignare Vincentio de Ansaldo
de eadem Terra presenti etc. uncias duas in fine mensis augusti venientis
Inpace etc. venditione et assignatione cuisdam bovis etc.
Testes
Nicolaus de Terramagra
Paolus de Marota
Nobilis Archita de Cagno
Johannes de romana
,
Doc. 34 (inedito)
1
t
Contratto di compravendita di uno schiavo negro di nome Benedetto
per liberare dalle triremi un certo Niccolo Paraci.
Die XXVIII januarij XI Ind. 1507 Apud Terram Convicinj.
Honorabilis Nicolaus de Ristagno fìlius quondam Cortìsi Ristagno habitator Terre Maczarinj presens coram nobis sponte dixit et confessus fuit dedisse tradidisse et assignasse honorabili hiuliano de Bocacio presenti confitenti et acceptanti quemdam suum nigrum domesticum cum nomine benedictum ad opus liberandi cum eodem servo Nicolao de Faracho, filium
Doardi, a triremibus in quibus in presentiarum stat, que mliberare habeat
ipse julianus et petit a dictis triremibus jam tam duorum mensium ab hodie
innantea continuando. Et si intra dictum tempus illum non liberaret petit et
325
se obligavit eidem Nicolao Ristagno restituere fiulium predictum ex quo
cum soli pacto illum dedit et assignavit dicto juliano et ad predictum opus
et effectum. Obligans omnia eìus bona etc. ut bancurn etc.
Testes
Nobilis Bartolomeus de Michikenj
Honorabilis Petrus de Michickenj
Magister Lucas Ricubenj
Doc. 35 (inedito)
Dichiarazione di debito per i diritti di erbaggio da parte di Archita de
Cagno e Giacomo Ristagno verso Giovanni Antonio Barresi, del feudo Rafalfara di Convicino.
Die XVIII Julij XI Ind. 1508 Apud Terram Convicinj.
Et testamur quod in Nostrum presentia particulariter constitutus nobilis
Archita de Cagno de Terra Platie sponte exponit dicens quod cum nobilis
Jacobus de Ristagno fuerit et sit debitor spettabilis et excellentis domini Don
johannis Antoni]" de Barresio domini et baronis Terrarum Petrepercie, Convicinj etc. in certa pecuniarum summa, prò juribus erbagiorum feudi nuncupatj Rajalfara et exponens ipse fuerit et sit debitor ipsius nobilis Jacopi in
uncias XXVIII prò jure gabelle annorum pretentorum et presentis tenute
M^asarie in eodem feudo existentis; Et prò ex notatione dicti Jacopi exponens
ipse decreverit se constituere et obligare ditto spettaboli domino solvere predictas uncias XXVIII. Esponens ipse presens coram nobis sponte premisit
solleniter se obligavit dare solvere et assignare eidem Spettabili Domino predictas uncias XXVIII in festivitatibus Pasqualìbus Resurretionis Domini Nostri
proxime venture. In Pace etc. Retinens cum juramenti; privilegio Heraclie,
Auguste, Juliane etc. Pro quo debitore desolvendo per dictas uncias XXVIII
predicto Spettabili Domino in Terra Petrepercie modo et forma quibus supra, nobilis Andreas Calaxibeta presens sponte coram nobis fidejussit et se
principalem constituit debitorem et solutorem ut bancns ecc.
Testes
Magister Antonius de Lagnusio
Magister Hyeronimus de Randacio.
Doc. 36 (inedito)
Giovanni Antonio Barresi, avendo il diritto di patronato sulle chiese:
Matrice e Santa Maria del Soccorso della Terra di Convicino, nomina beneficiale e cappellano di esse il Reverendo Maestro Cristofaro Escobar, canonico
agrigentino « in sacra pagina baccalarium ». Notare Gregorio Catalano,
voi. VI, Fondo Prefettura, da inviare ad Enna (1).
(1) II fac-simile di questo documento è stato pubblicato recentemente anche dal
prof. Francesco Giunta {Documenti inediti su Cristoforo Scobar e Nicolo Valla, in Bollettino, Centro di Studi filologici e linguistici siciliani, Palermo 1957, pp. 343-345). Lo
Scobar fu maestro di Claudio Mario Arezio ed abitò in Convicino dal 1509 al 1514, da
dove scriveva al suo protettore Matteo Marresi, succeduto a Giovanni Antonio « ex
aedicula Reginae Angelorum », cioè da un altare collocato nella chiesa madre di Convicino, dove c'era una « Tabula » antichissima del 1224 (v. AMICO, Lexicon, ecc., voce
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Die lili mensis septembris XIII Ind. 1509. Apud Terram Convicinij.
Spettabilis et excellens dominus Johannes Antonina Barresi, dominus
baro terrarum Petrepercie., Convicinij etc, presens corani nobis sponte exporiet dicens quod cum spettabilis ipse fuisset et sit patronus et jus patronatus
habuisset et habeat majoris Ecclesie et Sancte Marie di Iu succursu diete
Terre Convicinij et semper ipse et sui antecessores eligerunt et presentaverint tamque patroni dictarum ecclesiarum cappellanos et beneficiales et
in presentiarum expediatur ipsi spettabili eligere et presentare benefìcialem
dictarum ecclesiarum aptum et ydoneum; et appellatimi constituit fecit creavit et solleniter ordinavit in eius verum et indubitatumi procuratorem et
nuncium specialem egregium nobilem Antonium de Anna presenterai etc. ad
eligendum et presentandum si ipsì procuratori videbatur et placuerit in cappellanum et benefìcialem dictarum Ecclesiarum Reverendum Magistrum Cristofalum Gobar in sacra pagina baccalarium et canonicum agrigentinum
Dans et concedens etc, fidejubens etc. promittens etc. sub ypoteca etc. cum
reffectione etc. Retinens etc. prò quolibet Ipse juravit.
Testes
Fridericus de Ristagno
Nicolaus de Crivello
Vincentius de Amorello
Barrafranca), che il vicario cedette verso il 1524 ai frati Conventuali, quando questi si
trasferirono in Convicino (Cfr. F. CAGLIOLA, op. cit.). Per lo Scobar cfr. F. TBAPANI, Gli
Antichi vocaboli Siciliani, Palermo 1941 (Estr. da Arch. Storico Siciliano, VII-Vili),
pp. 42-68.
Il soggiorno dello Scobar in Convicino, durato qui sei anni circa, così come sì
rivela da altri documenti che ancora qui lo dimostrano fino al 1514, era completamente
sconosciuto agli studiosi prima che io Io scoprissi, mentre contemporaneamente, come
vedremo nel doc. 38, troviamo presente nella vicina Pietraperzia un altro umanista
Niccolo Valla, amico dello Scobar, tutti e due discepoli di Costantino Lascaris.
Il Valla è ricordato anche da fra Dionisio da Pietraperzia (op. cit., MS Qq H121),
il quale lo dice Vicario di Pietraperzia (cui nel testamento di Giovanni Antonio Barresi
viene assegnata « Gramaliam unam cum caputeo de visivo) e che verso il 1525 viene
nominato Vescovo di Mediino in Africa.
Doc. 37 (inedito)
Ingabellazione della Bajulia di Pietraperzia e Convicino. Notaio Catalano, ecc., voi. 2.
Die XIII Septembris XHII Ind. 1510 Apud Terram Petrepercie.
Dionisius de Chilestro et Petrus de Chaula habitatores Terre Convicinij
presentes corani nobis sponte exposuerunt dicentes quod cum dictum Dionisius una insirnul prò rata cum Antonio de Terramagra et Jeanne de Ansaldo
ingabellaverunt et arrendaverunt a quomdam spettabili Domino Terrarum
Petrepercie, Convicinij etc. prò anno presenti et prò certo pretio inter eos
convenuto et arrendalo Gabellam Bajulte diete Terre et etiam Terre Convicini'j prò anno presenti prò ut apparere dixerunt tenor cuisdam contractus
celebratus in Attis Egregi] Notarij Bartholomej de Romano die etc. ad quem
in omnibus et per omnia se reefferunt. Et predictus Dionisius, volens se
esimere a tertia parte ipsius Bajulìe illam remuntiavit et renuntiat eidem
Petro Presenti etc.; ponendo eum in locum suum cum omnibus introitibus
327
perceptis a primo die presentis septembris et juxta formam dicti contractus et
sub omnibus et singulis obligationibus et pactis. Juraverunt in dicto contrattu contentis et acceptatis et sic ecc.
Testes
Nobilis Batholomeus michìckenj
Honorabilis Andreas de Ricubenj
Salvatorius de Humana
Doc. 38 (inedito) (1)
II Reverendo Maestro Niccolo Valle, professore di Sacra Teologia si
dichiara soddisfatto dello stipendio che gli liquida Matteo Barresi quale
compenso al suo lavoro educativo di sacerdote e di professore dei suoi fratelli. Notaro Catalano, voi. 2, ecc.
Die XXVI octobris XIIII Ind. 1510 Apud Terram Petrepercie.
Reverendus Magister Nicolaus de Valle Sacre theologie professor ordinis
Minorum presens coram nobis sponte dixit et cum jtiramento, more sacerdotali, affirmavit fuisse et esse sibi integre solutum et satisfactum tamquam a
quondam Domino Johann] Antonio Barresj olim barone Petrepercie, Convicinj, quam et a spettabili domino Don matheo Barresi eius filio in presentiarum domino Terrerarum predictarum, presente etc. de suis salariis prò
quibus servivit a temporibus preteritis usque ad hodiernum diem dictìs spettabilibus dominibus tam in docendo Alfonsum, et Ferdinandum de Barresio
quam et in predicando et alia faciendo etc.
Testes
Magister Dominus Vincentius de Jacio
Nobilis Vincentius de Odo
Nobilis Petrus de Odato.
(1) Anche questo documento, come gli altri che sono oggetto dello studio citato dal
prof. Francesco Giunta, sono stati trovati dallo scrivente, fotografati, copiati e diffusi.
Da questo documento e dagli altri si vede come la famiglia Barresi fosse mecenate
degli umanisti anche i più noti.
Doc. 39 (inedito)
Prandino Giangrosso da Piazza nomina quale suo procuratore Giovanni
Farchica, perché sì rechi nella Terra di Convicino e da quei giudici si faccia
rendere giustizia per quanto deve avere da certo Antonio Jaci.
Notaro Pietro Triolo da Piazza. Archivio di Stato di Caltanissetta, Stanza
la, Scaffale n. 14/44, voi. 2. Piazza 19/luglio 1514.
Die XVIIII Julij II Ind. 1514 Nos etc.
Et testamur quod presens corani nobis Honorabilis Magister Prandinus
de Jangrosso sponte omni jure et fatti sollempnitate juxta juris formam fecit
et in eius verum certum et indubitatum ac legitimum et generalem procuratorem et ad infrascripta specialem Joannem de Farchica de eadem Terra
habsentem, tamque procuratorem etc. ad accedendum in Terram Convitimi
328
et quo opus esset emere et prò parte eiusdem constituentis ad petendum et
habendum ab Antonio de Jacio et Certìs fìdejussoribus videlicet unciam unam
et tarenos' decem quam et quas idem Prandinus tamque fidejussor ipsius
Antoni] solvit nobili joanni de Gaforo ecc., et si opus fuerit in quoquumque
judicio stand! comparendi agendi petendi et carcerationem faciendi et excarcerandi et deinde relaxandi etc.
Testes
Vincentius de Calcatera
Vincentius de Fayano
Doc. 40 (inedito)
Francesco Padella tiene in affitto gli erbaggi dei feudi di San Giacomo,
feudo Albana e de « lo feudo di Comichino ». Piazza V aprile XV Ind. 1527,
Notaro Giacomo La Bella da Piazza, Stanza 2, scaffale 16, anni 1526-1527,
voi. 2, Arch. di Stato dì Caltanissetta.
E' questo l'ultimo anno o il penultimo in cui si incontra ancora Convicino ormai spopolato e malconcio. Nel documento seguente del 2 aprile
1529 troviamo, contrariamente a quanto affermano tutti gli storici che fanno
risalire l'avvenimento della fondazione al 1530, il nome di Barrafranca per
la prima volta.
Doc. 41 (inedito)
Andrea Alagona giurato di Palazzolo riceve da Matteo Barresi, signore
di Pietraperzia e Barrafranca (come si vede succede un solo cambiamento
di nome), salme 50 di frumento al prezzo di Oncia una e tari due per salma.
Die secundi aprilis II Ind. 1529 Apud Terram Petrepercie.
Quod presens corani nobis Don Andreas d'alagona iuratus ut dixit terre
parazoli sponte nomine emptoris dixit et confessus fuit imbuisse et recepisse
ab Ili/mo domino don Matheo de barresio marcione terrarum petrepcie et
barrafrance presenti etc. frumenti salmas quinquaginta ad precium uncie
unius tarenorum duorum et granorum decem prò qualibet salma. Retinens etc.
Et dictus Ill/mus dominus marchio sponte dixit et confessus fuit fuisse et
esse integraliter solutus, de precio predicto a dicto don andrea emptore presente ec. Retinens etc. Et preparet alter alteri se convitavit et liberavit.
Testes
Nobilis Aritoninus de Ligìstro de Terra Parazoli
Antoninus de Camiolo de Petrapcia
Venerabilis frater Joannes de Refiso Ordinis Minorum
de observantia.
Doc. 42 (inedito)
Controversia tra il delegato apostolico della Curia di Catania ed il barone
di Pietraperzia per il diritto di patronato sulle chiese Madre e Santa Maria
del Soccorso di Cònvicino. Notare Gregorio Catalano, come sopra, voi. VI.
La grafia del documento è però di un altro notare.
329
Apud Terram Petrepercie, Die XXIII novembri*; X Ind. 1506.
Quod in nostrum presentia personaliter constitus nobilis loysius de carbone de mandatu regi] ut dixit comparens ad infrascripta, nomine et prò
parte spettabilis et execellentis domini Joannis antonii barresij domini et
baronis terrarum petrepcie Convicini] etc. et a quo dixit habuisse speciale
mandatum et prò eo de rato promisit et animo ìntencione et proposito admonendi protestando et jus dictì spectabilìs dominj illesum in futurum confermandi ac penam infrascriptam suo tam denuntiandi adversus et gerit vos
presbterum thomasium de benenato subdelegatum apostolicum exponit dicens
quod cum vos hodie contuleritis in terram Cbnvicinij prò expoliando dictum
spettabìlem dominum habentem jus patronatus in majorij ecclesia diete terre
et in ecclesia sancte marie de lu succurso a portione juris patronatus dittarum ecclesiarum et per illarum portionem assignando domino batholomeo
de savoca et pervenens hoc ad aures dicti spettabis domini miserit ad vos
prò copia ornnium scipturarum ad effectum ut illis potuisset sibi prendere de
juris remedio et vos copiam dittarum scripturarum tradere recusastis et de
facto dictum specialem dominum presentare et esprovocare suo jure patronatus quo de jure facere non potestis qua prò parte volens protestans ipse
quo supra nomine jus ditti spettabilis domini brachio regio tueri ex parte
regia reconsuit et regrit vos predictum presbiterum thomasium ad penam regalium aurej mille regio fisco et aliorum regalium mille quo nullo modo
debeatis dittum spettabilem dominum preservare nec espoliare sua pacifica
et quieta possessione juris patronatus quod habuit et habet et jus teneri
debeatis dicto spettabili domino traddere copiam omnium scripturarum ad
effectum ut possit sibi previderi de juris remedio et non debeatis jus de
facto provedere alias quod ipso facto incurratis in penis predictis et hanc
potestatem predictus nobilis loysius fecit et facit quo supra nomine juris
loco et tempore valitura revocando.
Doc. 43 (inedito)
Controversia come sopra, subito dopo la precedente, nel voi. VI del
notare CatalanoLa mano di questo documento, che non è quella del Catalano, è identica
a quella del documento precedente.
Die XXHIInovembris X Ind. 1506 apud Terrarii Petrepcie.
Et testamur quod in nostrum particulariter presentia constituti spettabilis et excellens dominus Johannes antonius barresi dominus et baro terrarum petrepcie Convicinj jetc. et venerabilis presbiter belingarius de affragaro
sponte esposuerunt dicentes quod cum de mense aprilis annj Vili Ind. proxime decurse ad eorum petitionem fuìsse facta et pubblicata in clarissima
civitate cathanie quamdam possessio contra dominum pasqualinum de anzano
vicarium generalem catanensis diocesis et opus esse habere dittam possessionem in forma pubblica et autentica, idcirco dictus spettabilis dominus et
venerabilis presbiter non volentes separaliter conferre in dittam civitatem
suis varìis et diversis negotiis impliciti., sponte et juxta juris formam eonstituerunt fecerunt creaverunt et solleniter ordinaverunt in eorum legitirnum et
ìndubitatum procuratorem attorem fattorem et nuncium specialem egregium
notarum franciscum de agrigento absentem tamque presenterei etc. conferendum in dictam civitatem Catanie et quo erit in regno ed petendum habendum
et recipiendum dittam potestatem in forma pubblica et autentica ab ilio
330
notare quo ille confecit seu a quocumque seu a quocumque alio detemptatore
et conservator attorum predicti notari nec non et ad petitionem dicti spettabilis domini petendum habendum et capiendum a prebisbero thomasio de
beni nato asserto subdelegato apostolico et a quocumque alio magistro notario seu depositatore attorum copiam omnium et singulorum attorum omniumque scriptararum, tam pubblicarum quam et privatarum factanim per
dictum presbiterum tbomasium ad petitionem dopni bathomei de Savoca a
die XII septembris X ind. instantis jura ecclesiarum convicinj videlicet majoris
ecclesie et sancte marie delusuccursu. Et si opus esset prò executione premissorum centra omnes predictos separaliter protestandum. Et in quacumque
magistraturam comparendum et prenarratos congedum et compelli faciendum quod ipsimet constituentes facere possent si in omnibus particulariter
incessent. Dantes et concedentes eidem procuratori eorum liberam et generalem administrationem omnia premissa agendi, complendi etc. Fidejubentes ecc. ecc.
Testes
nobilìs Vincntius de odo
nobilis loysius de carbone
Doc. 44 (inedito)
Protesta di Giovanni Antonio Barresi per l'interdetto senza scomunica
comunicatogli dal vice delegato apostolico Tommaso Benenati, che viene affissa « in valvis majoris Ecclesie » della Terra di Pietraperzia. Il Benenati ha
proceduto ingiustamente per certe sue lettere scritte a Catania, mentre ora
il Barresi col presente atto pubblico dichiara nullo l'operato del vicedelegato
apostolico, perché incompetente a procedere e per non avere alcuna giurisdizione davanti a don Bernardino Bologna, giudice apostolico delegato. Notaio Catalano ecc., voi. 2.
Die XXIIII marti! X Ind. 1506 apud terram Petrepcie.
Et testamur quod nobis accersitis et exentibus in presentia spettabilis et
excellentis domini don johannis antonij barresi domini et baronis terrarum
petrepcie, Convicinj etc. spettabilis ipse esponit dicens quod cum presbiter
thomaisus de beninato assumptus subdelegatus apotsolicus indebite et iniuste
processerit contra eumdem spettabilem dominum ad certum interdictum
sine escomunicatione per certas eius assumptas litteras datas Cathine die
XVIII mensis marti] X Ind. 1506. Et ea virtute presentis attus pubblici fatti
per manus mei infrascrpti notarij recensiti per ipsum spectabilem dominum
dictus spettabilis dominus dixit et dicit dictum interdictum sine excomunicatione ac literas predictas et omnia alia acta facta et facienda per ipsum
presbiterum thomasium nulla et nulliter facta tamque facta per incompetentem et non habentem iurisditionem aliquam maxime petere apponere corani
domino Bernardino di Bulogna iudice apostolico delegato et ab eidem interdicto sine excomunicatione ac litteris predictis et ab omnibus et singulis aliis
actis factis et faciendis et ab omni verbo ipsius presbiter thomasij appellavit et
appellat ad supionem ad quem spectat petendo et asserendo solvere jus debitum ipsarum scripturarum et in defectu quod ipse thomasius non est presens
in Terra Petrapercie fuit copia presentis attus affisa ad petitionem et requisi331
tionem ipsius spectabilis domini in valvis majoris ecclesie diete terre petrepeie
suis loco et ipse valitur presentibus infrascriptis testibus.
+ Ego Bartholomeus Mikikenj testor
+ Ego andria ricubenj testor
-f Ego hieronimus jugulinus testor.
Eodem ad petitionem et requisitionem dicti spettabilis domini presentis etc. tradita copia presentis attus nobili nicolao de Savoca presenti eto.
Doc. 45 (inedito)
Giovanni Antonio Barresi, volendo agire contro il presbitero Giovanni
Benenati crea suo procuratore Giuliano Boccaccio per recarsi a Catania
davanti Bernardino Bologna onde procedere contro lo stesso Tommaso. Notaio Catalano, voi. 2.
Die XXIIII martii X Ind. 1506 apud Terram Petrepeie.
Et testamur quod nobis accersitis et exentibus in presentia spettabilis et
excellentìs domini don johannis antonij barresi domini et baronis terrarum
petrepcie, convicinj etc. spettabilis ipse exponit dicens quod cum presbiter
thomasius de bulinato subdelegatus apostolicus processerà ad certas litteras
interdicti et excomunicatioms datas cathine die XVIII presentis mensis martii
X Ind. 1506 ob quod intendit ipse spettabilis dominus se presentar! centra
dictum presbiterum thomasium et a dictis literis interdicto sine excormmicatione ac ab omnibus aliis attis fattis et faciendis et ab omni verbo ipsius
presbiteri thomasii appellare ad sumptinem nullam et nulliter factam dicere
prò ut illa nulla dixit et ab eisdem appellavi t et appellai ad superiorem et
opus esse mittere procuratorem. Idcirco spettabilis ipse confìsus ad plenum
de fide sufficientia et virtute honorabilis Juliani de bocacio (1), presentis etc.
eumdem Julianum procuratorem constituit fecit creavit et solleniter ordinavit
in eius verum legitimum et indubitatum procuratorem attorem fattorem et
negotiatorem gestorem specialem ad infrascripta; ita quod generalitas specialitati non deroget nec eius videlicet ad se conferendum in clarissimam civitatem cathine et nomine et prò parte ipsius spettabilis constituentis comparendum corani dicto presbitero thomasio et dictas literas, interdictum excomunicationem ac omnia et singula alia acta facta et facienda nulla dicendum
(1) Tra gli altri cognomi toscani che numerosi si rinvengono specialmente a Piazza
troviamo in un altro contratto pure presso il notaio Catalano, del 3 febbraio 1503, un
Giovanni Boccaccio, mercante di panni. In un altro dello stesso notato del 4 giugno 1501
assieme a questo Giovanni Boccaccio spunta un « Nobilis Antoninus de Petrarca » che
firma un contratto assieme ad un nobile Matteo de Garresio (il cognome originale dei
Barresi). Accanto ai Garresio sono ancora a Piazza i de Bubio (* magnifìcus Matheus
de Bubio », che firma in un atto del 16 marzo 1522), — cognome che col precedente
appare tra i primi in Convicino — oltre ad altri nobili Barresi, da Mazzarino, che
non hanno nulla da vedere con i signori di Pietraperzia e Convicino. Di Barresi
ne troviamo contemporaneamente in questi due centri anche non nobili, coll'appellatìvo di « Magistro », spettante a chi apparteneva ad una maestranza. In un contratto
di compra vendita del 3 febbraio del 1499 presso Catalano, compare a Piazza un « Nobilis
Bernardus de Bubio » che vende 250 giovenchi ad un tale Francesco Similia da Palermo
« existentes in feudo Fididini et Bessime » presso Barrafranca. Giuliano Boccaccio, poi,
del presente documento, appare in numerosi contratti dei Barresi come persona di loro
fiducia.
"
332
et ab eisdem appellandum et centra eumdem presbiterum thomasium se pubblice et in scriptis ac et solo verbo cum penis et sine pena procedendum
eumque regredendum et predio tas literas interdictum sive excomunicationem
suspendere, irritare, annullare et revocare maxime pendente appellatione
coram domino Bernardino de Bulogna et generaliter omnia et singula faciendum centra ipsemet dominus constituens facere posset.
Testes
+ Ego thomas de lumbardo interfui et testor
+ Ego Barthomeus de Mikykenj testor
+ Ego Andria riccubeni testor.
Doc. 46 (inedito)
Revisione dei confini del feudo Pulluni (Polino o Santa Barbara, nei
pressi di Convicino), per una lite intercorsa tra Giovanni Pasquale de Furiana, barone del feudo Ramusuli e Antonino Colomba barone del Polino (1).
Notar Gregorio Catalano ecc., voi. II.
(1) Del feudo Polino abbiamo notizia in un privilegio di Re Ruggiero, del 20 marzo
1146 al Monastero di San Filippo di Fragalà « Sanctam Mariam Frigam (friddani, altro
feudo confinante) et Sanctam Barbaram », riprodotto da G. SILVESTRI, Tabulano di
Santa Maria di Fragalà, Palermo 1887, p. 153, nei « Documenti da servire per la Storia
di Sicilia », pubblicati dalla Società di Storia Patria Siciliana. E* tratto dai Capibrevi
di GIOVANNI LUCA BARBEBI, Prelazie, Tom. 2, f. 495, MS. presso l'Archivio di Stato di
Palermo, n. 56, copia del 1770 di una precedente del 1556 compilata per disposizione
del Viceré de Vega, dono alla Real Casa. Cfr. ancora: Capibrevi di GIOVANNI LUCA
BARBERI, a cura di G. Silvestri, pubblicati dalla Società di Storia Patria Siciliana, Val
di Noto, Voi. I, Palermo 1879, p. 180; FRANCESCO SAN MARTINO DE SPUCHES, La Storia
dei Feudi e dei Titoli Nobiliari », Palermo 1929, voi. VI, p. 44 .
Trascriviamo per sommi capi un documento del 14 luglio 1367, contenuto nel MS.
QqG12, Biblioteca Comunale di Palermo, pp. 459-463 : « Scriptum est Capitaneo et
universis officialibus Terre Platiae » (gli ordini vengono indirizzati alle autorità piazzesi
perché il feudo Polino in questo momento è demaniale), perché avendo presentato Giacomo Lamia de Leontino, un privilegio col quale il Re Federico d'Aragona prima ed
il Re Ludovico dopo, avevano concesso a Margherita de Palìcio « Comitisse Nucarie quoddam tenimentum terrarum Curiae Nostrae ad manus Nostrae Curiae revocatum propter
mortem Adamutii Speciali], fratris Petri de Calatagirono de ordine Fratrum Minorum,
quod tenimentum dictus Adamucìus a Nostra Curia tenebat sub certa forma, quod vocatur de SANTA BARBARA DE PAL1TIO, situm et positum in territorio Terre Piade
subscriptis finibus limitatimi », venga conferito il suddetto feudo agli eredi di Margherita, salvo i diritti della Corte. I confini sono: «Ab oriente est feudum seu territorium
terrarum Montis Martij et Rahalsisi (Rahal Fididi cioè o Friddani) iuxta terras heredum
quondam judicis Boulterij (Terre oggi dette « Oriti ») et Attisundio, ab occidente pheudum
sive terre Xhillendini (storpiatura evidente di Convicino, le cui terre di Bessime, che
in questo momento gli appartengono, confinano col Polino)3, a merìdie sunt terre
Perroni Cannate, Nuntii et Cristofari de Damiata juxta viam qua itur Calatanissettarn
(è la strada regia Caltanissetta Catania di cui si parla nella nota 4 del mio lavoro « Note
sulla Chiesa ecc.). ab aquilone pheudum Rahaimisuni (Ramusuli) ». Nonostante la concessione sovrana l'Università di Piazza ingiustamente voleva però impossessarsi del
feudo e perciò viene ordinato agli ufficiali di questa che esso venga restituito agli eredi
legittimi.
Nello stesso ms. pp. 683-688 si parla della vendita del Feudo Ramusuli (che è
chiamato « Rahalmussuni ») da parte del proprietario Raimondo Manganello e Pasquale
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Die XXI augusti III Ind. 1500, apud Territorium Pullinì.
Et testamur quod in nostrum presentia particulariter constituti magnifìcus Johannes Paschalis de Furlana baro feudi Pamusuli habitator Terre
Castrijoannis ex una parte et nobilis Antoninus de Columba de Terra Placie etc. predictus baro pretendebat quod limites dicti feudi Ramusuli intermedi inter dictum feudum et territorium. Pollini, territorium dicti nobili Antonini dividentes dictum feudum et dictum territrium fuerent et erant incipiendo da la buca di lu valluni di lu cozzu di li fossati versu punenti e va
a lu lavinaru et nexi a la via chi va a petrapircia et va dritto ad una troffa
di varraccu seu lassassi e nexi per drittu a tri petti grossi supta la portella
et nexi in menzo la portella et cala jusu per dritto a lu lavinaro chi veni di
Ramusuli attraversa un altro lavinaro e va a lu lavinaro lavinaro per dritto
a li due lavanchelli e nexi dritto a li ballati (feudi di Balatella e Balatelluzza in territorio di Enna) a lu conzu di stupaglia undi su tri finaiti. Et
dittus nobilis Antoninus pretendebat quod termini et limites dividentes dictum e fudum et predictum territorium erat incipiendo da la ditta buca di lu
valluni a pindini et nexiano a lu dittu cònzu di stupaglo ecc. Nunc dicti
presentes cognoscentes veros limites et terminos dividentes dictum feudum
et dictum territorium ecc. ecc. procedono alla revisione con comuni esperti
che firmano il contratto.
Soriano, confermata da Re Martino nel 1401. Per Eamusuli o Ramorsura cfr. anche
Doc. I, nota 3. Il feudo Pelino non spunta poi nel Ruolo di Federifco perché demaniale o
perché usurpato in quel momento dall'Università di Piazza.
Doc. 47 (inedito)
II nobile Bernardo Cucchiara da Piazza, ingabella le sue terre di Monte
Navone al nobile Bernardo Pecuro ed al maestro Giovanni Russo, per cinque
anni continui secondo i confini che vengono descritti. N. Catalano c.s.
Die XXII octobris Vili Ind. 1504 Apud Platiam (1).
Nobilis Bemardus de Cucchiara habitator Terre Platie praesens corani
nobis sponte de omnibus eius terris existentibus in territorio MUNTINAUNI
ingabellavi! et concessit nobili Bernardo de Pecuro et magistro Johanne de
Russo sociis presentibus infrascriptis terras in suis finibus designatis videlicet
incomenzando da l'aqua di Donna Joanna et nexi a lu limitu di li carduni
de ipso Remando et duna a l'ayra et passa a lu cozarello di li ginestri et va
sindi a la valli valli susu susu la muntagna remanendo la zota di li varranj
per ipso Bernrdo et ci juncino ditti terrj perfini a la tracera et di poi confinano
cum li ferri di Santa Maria di la tenuta di lalb'ara et va sindi a la via di lo
Mazarino et tornano a lu limito limitu perfini a lo valluni di Donna Joanna.
Et hoc per annis quinque continuis et completis incipiendo ab anno VIIII inditionis proxime venientis innantea continuando prò gabella et jure gabelle
salmarum quidecim ordei et frumenti quolibet anno videlicet per chillo chi
siminano divi haviri lo terragio hoc è di lo frumento divj havirj lo terragio
in frumento ad horgio divi haviri terragio in horgio. Et si plui seminassiro
di salmi XX plui divino pagari di terragio et si minu seminassiru divisi pagari
li ditti salmi XX chi in anno presenti divino maysarj senza pagari cosa alcuna
et per l'anno da vinìri divino pagar] in terragio per quanto seminiranno et
non ultra. Curri patto chi tutti ristuchj et affidamenti siano de ipso nobili
presenti. Et si siminassiro favi, lino, chichiri, et altri cosi non siano tenuti
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pagarichi lerragio alcuno et in ultimo anno digìarm lassar] la vìchenda more
solito. Cum patto quod non possint aliquid amovere ab aeris quin prius solvant ditta terragia etc. Cum potestate etc.
Testes
Honorabilis Bartholomeus Pixij
Mr Antonius Cirnella
Rayinundum de Pirri.
(1) In un atto successivo del 20-12-1505 le stesse terre vengono date in gabella per
sei anni al maestro Giovanni Russo Pellitterio, e firmano come testimoni « Ciericus
Jiilianus de Barno », Matteus de Barresio, Phìlippus du Pranza, Nicolaus de Renda».
Doc. 48 (inedito)
Contratto di Procura cHe Simone Settimo fa ad Alessandro Pecuro per
riscuotere una somma in Convicino. Notaio Catalano, come sopra, voi. 3.
Die Xiiii marci] II Ind. 1514 Apud Terram Petrepercie.
Quod presens coram nobis honorabilis Magister Simon de Septimo habitator Terre Petrepercie, sponte domini jure et fasti sollemnitate juxta juris
formam fecit in eius verum certum et indubitatum procuratorem ad infrascript:a specialem etc. Antonium de Ansaldo absentem etc. ad accedendum
ad Terram Convicini] et quo opus fuerit et nomine et prò parte eiusdem
constituentis ad petendum exigendum etc. ab magistro Alexandro de Pecuro
de Terra Convicinij id quod recipere et habere debuit, debet et debebit ex
venditione cuisdam equi vfgore pubblici contractus in ditta Terra celebrati
manu notarij Archila de Cagno olim die etc. et ad confitendum se habuise
et recepisse et de recepto appocam firmare ecc.
Testes
Magister Cristofalus Scobar (1)
Vincentius de Calcaterra
Batholomeus de Banco
Julianus de Chilestro.
(1) Cristofaro Escobar in questo periodo trovasi ancora in Convicino.
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