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DDG n. 386/2014 - ULSS 1 Belluno

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REGIONE VENETO
AZIENDA UNITÀ LOCALE SOCIO-SANITARIA n. 1
BELLUNO
~~~~~~~~~~~~~~~~
Deliberazione n.
386
del
29/04/2014
DELIBERAZIONE DEL DIRETTORE GENERALE
Oggetto: Approvazione del Programma delle Attività Territoriali (PAT) e
Recepimento della Ri-pianificazione del Piano di Zona 2011-2015 per
l'anno 2014.
IL DIRETTORE GENERALE
Premesso che la Regione Veneto:
-
con DGR n.157 del 26 gennaio 2010 “Approvazione delle Linee Guida Regionali
sui Piani di Zona (L. n. 328/2000, L.L.R.R. n. 56/1994, n. 5/1996, n. 11/2001, DGR
n. 1764/2004, DGR n. 1560/2006, DGR n. 3702/2006, DGR n. 1809/2009)” ha
definito, con il documento di cui all’Allegato A, le “Linee Guida per la predisposizione
dei Piani di Zona“ prevedendo in anni cinque la durata del Piano di Zona con
monitoraggio e ri-pianificazione annuale degli interventi in esso previsti (punto
n. 5.2.1);
-
con nota protocollo n. 30142 del 23.1.2014 il Direttore del Dipartimento Regionale
Servizi Socio-sanitari e Sociali ha confermato per la Ri-pianificazione – anno 2014 –
del Piano di Zona 2011-2015 le indicazioni fornite con nota prot. n. 546095 del
23.11.2011 e ha fissato al 30 aprile 2014 il termine di approvazione del documento di
Ri-pianificazione da parte dell’Esecutivo o della Conferenza dei Sindaci e il
successivo invio dello stesso alla Regione Veneto;
Richiamata la deliberazione n.335 del 17 aprile 2014 con cui è stato approvato, in
via definitiva, l’Atto Aziendale dell’ULSS n. 1 Belluno, recependo le prescrizioni individuate
dal Decreto n. 25 del 6.4.2014 del Direttore Generale dell’Area Sanità e Sociale;
Ricordato che l’Atto Aziendale, in conformità alla normativa nazionale e regionale
vigente e alle linee guida impartite con DGR n.2271 del 10.12.2013, prevede
l’elaborazione e l’adozione di tre differenziati strumenti di programmazione aziendale:
-
Piano Attuativo Locale (PAL di durata triennale);
Programma delle Attività Territoriali (PAT di durata annuale);
Piano di Zona (PdZ di durata quinquennale con Ripianificazione annuale);
Atto n. 386 del 29/04/2014
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REGIONE VENETO
AZIENDA UNITÀ LOCALE SOCIO-SANITARIA n. 1
BELLUNO
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Sottolineato che il Programma delle Attività Territoriali è lo strumento operativo di
programmazione del Distretto Socio-Sanitario in cui trovano esplicitazione: i bisogni e gli
obiettivi di salute prioritari, gli interventi di natura sanitaria e socio-sanitaria necessari per
affrontarli, la localizzazione dei servizi e dei presidi distrettuali, la determinazione del
budget di Distretto, la copertura economica delle attività socio-sanitarie definita nel Piano
di Zona;
Sottolineato, altresì, che il Programma delle Attività Territoriali si inserisce nel
complesso sistema programmatorio socio-sanitario e si coordina e si integra con quanto
previsto dal Piano di Zona relativamente agli interventi sociali e socio-sanitari;
Atteso che il PAT:
-
è proposto dal Direttore del Distretto alla Direzione Aziendale, previo parere della
Conferenza dei Sindaci, ed è approvato dal Direttore Generale d'intesa - per le
attività di natura socio-sanitaria - con la Conferenza stessa;
-
viene elaborato a cadenza annuale in stretto raccordo con il budget di Distretto ed
è recepito dal Direttore Generale nel Piano Attuativo Locale;
Evidenziato che l’integrazione coerente tra il Programma delle Attività Territoriali
(PAT) e il Piano di Zona (PdZ) costituisce il “Piano di Comunità” e che, al fine di
conciliare il carattere operativo annuale del PAT con il respiro pluriennale del PdZ,
l’integrazione tra i due strumenti di programmazione locale si attua, mediante
provvedimento del Direttore Generale, entro il 30 aprile di ogni anno con l’approvazione
del PAT, previo parere della Conferenza dei Sindaci, e il contemporaneo recepimento
del documento di Ri-pianificazione annuale del PdZ approvato dalla Conferenza dei
Sindaci;
Atteso che, per l’elaborazione del Programma delle Attività Territoriali, è stato
costituito un Gruppo di Lavoro coordinato dal Direttore del Distretto Sanitario Unico con
la partecipazione dei Dirigenti Medici di Distretto, del Direttore del Servizio
Convenzioni/Prestazioni e del Direttore dell’U.O. Centrale dei Servizi Sociali;
Preso atto che il Programma delle Attività Territoriali, nel testo proposto dal
Direttore del Distretto Sanitario Unico e allegato al presente provvedimento, è integrato,
per le parti relative al Dipartimento di Salute Mentale, al Dipartimento per le Dipendenze,
all’U.O.S. Infanzia, Adolescenza e Famiglia e all’U.O. Disabilità, dal Documento di Ripianificazione - anno 2014 – Piano di Zona 2011-2015 – che ricomprende le suddette
aree a tutela della salute anche per gli aspetti collegati al sistema dei servizi territoriali
aziendali;
Atto n. 386 del 29/04/2014
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REGIONE VENETO
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Atteso che la procedura di elaborazione della Ri-pianificazione del Piano di Zona
2011-2015 per l’anno 2014 si è sviluppata sulla base di plurime sessioni di studio e di
ricerca e tramite l’attivazione di appositi gruppi di lavoro tematici, per area specifica di
intervento, collegati all’Ufficio di Piano e al Tavolo Tecnico;
Preso atto che la Conferenza dei Sindaci dell'ULSS n. 1, convocata in seduta
plenaria il giorno 29 aprile 2014, ha espresso parere positivo al Programma delle Attività
Territoriali e ha approvato il documento di Ri-pianificazione del Piano di Zona 2011-2015
per l’anno 2014, precedentemente presentati, nel Comitato Esecutivo del 16 aprile 2014;
Ritenuto, pertanto, di dover procedere all’approvazione del “Programma delle
Attività Territoriali”, nel testo allegato al presente provvedimento di cui costituisce parte
integrante, e al recepimento formale, per l’invio alla Regione del Veneto, del documento
di “Ri-pianificazione del Piano di Zona 2011/2015 – anno 2014” completo di tutti gli
allegati trasmessi anche per via telematica all’Osservatorio Regionale presso Il
Dipartimento Regionale dei Servizi Sociosanitari e Sociali;
Attestata dal Direttore del Distretto Socio-sanitario Unico l'avvenuta regolare
istruttoria del presente atto in ordine alla compatibilità con la vigente legislazione statale
e regionale;
Acquisito il parere favorevole del Direttore Amministrativo, del Direttore Sanitario
e del Direttore dei Servizi Sociali e della Funzione Territoriale;
Con i poteri conferitigli dall'art. 3, comma 6, del D.Lgs. 30.12.1992, n. 502, e
successive modificazioni ed integrazioni;
delibera
1.
Di approvare il “Programma delle Attività Territoriali”, nel testo allegato al
presente provvedimento di cui costituisce parte integrante, acquisito il parere
favorevole della Conferenza dei Sindaci espresso nella seduta del 29 aprile 2014;
2.
Di recepire il documento di “Ri-pianificazione del Piano di Zona 2011-2015 per
l’anno 2014”, per le motivazioni indicate in premessa, nel testo allegato al presente
atto di cui costituisce parte integrante;
3.
Di trasmettere, ai fini dell’acquisizione del visto di congruità, alla Regione
Veneto, il presente provvedimento completo degli allegati di cui al punto 2 del
dispositivo.
IL DIRETTORE GENERALE
Atto n. 386 del 29/04/2014
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- Dott. Pietro Paolo FARONATO -
Atto n. 386 del 29/04/2014
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CERTIFICATO DI PUBBLICAZIONE
La presente deliberazione è stata pubblicata in copia all’Albo di questa U.L.S.S. n. 1 per
15 giorni consecutivi dal 08/05/2014.
IL SEGRETARIO
dr.ssa Ornella Cicciarello
Copia composta di n.
Ufficio.
fogli, conforme all’originale depositata agli atti di questo
Belluno, lì
IL SEGRETARIO
Trasmessa per l’esecuzione a: Coordinamento dei Servizi Distrettuali
Trasmessa per le competenze relative a:
Direzione Servizi Sociali
UOC Servizi Sociali
Distretto Socio-sanitario Unico
Ufficio di Piano
Atto n. 386 del 29/04/2014
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- Piano di Comunità - Premessa
Pag. 1
- Piano di Comunità - Premessa
Pag. 2
Premessa
Piano di Comunità
1
PREMESSA
PAG. 5
2
IL PIANO DI COMUNITA' (PIANO DELLE ATTIVITA' TERRITORIALI E
RIPIANIFICAZIONE – ANNO 2014- DEL PIANO DI ZONA
PAG. 5
2.1.
IL DISTRETTO SOCIO SANITARIO UNICO
PAG. 6
2.2.
COOPERAZIONE INNOVAZIONE ISTUTUZIONALE
PAG. 7
2.3.
LA CRISI ECONOMICA E SOCIALE
Pag. 7
2.4.
LE RISORSE E I VINCOLI DI CONTESTO
Pag. 8
2.5.
IL BILANCIO DI PREVISION 2014 – LA SOSTENIBILITA'
Pag. 8
2.6.
SPESA SOCIALE E RISORSE AGGIUNTIVE
Pag.10
- Piano di Comunità - Premessa
Pag. 3
- Piano di Comunità - Premessa
Pag. 4
1. PREMESSA.
Il Programma delle Attività Territoriali, di cui all'art. 3-quater del D.Lgs. 502/92 e successive
modifiche e integrazioni, è lo strumento operativo di programmazione del Distretto Socio-Sanitario.
Nel Programma delle Attività Territoriali trovano esplicitazione: i bisogni e gli obiettivi di salute
prioritari, gli interventi di natura sanitaria e socio¬sanitaria necessari per affrontarli, la
localizzazione dei servizi e dei presidi distrettuali, la determinazione del budget di Distretto, la
copertura economica delle attività socio-sanitarie definita nel Piano di Zona. Il Programma delle
Attività Territoriali si inserisce nel complesso sistema programmatorio socio-sanitario e si coordina
e si integra con quanto previsto dal Piano di Zona relativamente agli interventi sociali e sociosanitari. E' proposto dal Direttore del Distretto alla Direzione Aziendale, previo parere della
Conferenza dei Sindaci, ed è approvato dal Direttore Generale d'intesa - per le attività di natura
socio-sanitaria - con la Conferenza stessa. Viene elaborato a cadenza annuale in stretto raccordo
con il budget di Distretto ed è recepito dal Direttore Generale nel Piano Attuativo Locale.
L’integrazione coerente tra il Programma delle Attività Territoriali (PAT) e il Piano di Zona (PdZ)
costituisce il “ Piano di Comunità ”. Al fine di conciliare il carattere operativo annuale del PAT con il
respiro pluriennale del PdZ, l’integrazione tra i due strumenti di programmazione locale si attua
entro il 30 aprile di ogni anno con l’adozione del PAT, previo parere della Conferenza dei Sindaci, e
la contemporanea adozione del documento di ri-pianificazione annuale del PdZ approvato dalla
Conferenza dei Sindaci. Il Piano di Comunità viene approvato con provvedimento del Direttore
Generale. Entro il 31 luglio di ogni anno, viene, altresì, elaborata una Relazione di monitoraggio e
valutazione del Piano di Comunità sottoposta alla Conferenza dei Sindaci e alla Direzione Strategica
Aziendale, per le determinazioni di loro competenza. La relazione di monitoraggio e valutazione del
Piano di Comunità è, successivamente, trasmessa dal Direttore Generale alla Regione Veneto.
2. IL PIANO DI COMUNITÀ' (PROGRAMMA DELLE ATTIVITA' TERRITORIALI E
RIPIANIFICAZIONE – ANNO 2014 – DEL PIANO DI ZONA 2011-2015)
Il 2014 si configura -come la prima annualità di un biennio (2014/2015)- estremamente
impegnativo e finalizzato, in primo luogo, alla realizzazione del nuovo assetto organizzativo
derivante (in conformità agli indirizzi delle DD.GG.RR. n.2122 del 19.11.2013 e n.2271 del
10.12.2013) dall’approvazione dell’Atto Aziendale formalizzata con Decreto del Direttore Generale –
Area Sanità e Sociale – n.25 del 6 marzo 2014.
La costruzione dell’organizzazione aziendale, particolarmente complessa ed innovativa
relativamente all’assetto dei servizi territoriali/distrettuali, è strettamente correlata all’elaborazione
e all’adozione degli strumenti di programmazione locale pluriennale (Piano Attuativo Locale – PAL)
ed annuale (Programma delle Attività Territoriali – PAT / Ri-pianificazione annuale del Piano di
Zona 2011-2015) cui spetta definire, in relazione al contesto demografico, socio economico,
epidemiologico ed ambientale:
linee di indirizzo, aree di intervento, obiettivi strategici;
sviluppo e riorganizzazione del sistema di offerta, governo dei processi e valorizzazione
delle risorse assegnate, disponibili ed attivabili;
obiettivi operativi e azioni attuative;
indicatori di performance e di risultato (monitoraggio/verifica).
Esigibilità dei LEA, equità di accesso, appropriatezza ed uniformità erogativa delle prestazioni,
continuità assistenziale (tra Ospedale e Territorio e nella filiera dei servizi territoriali/domiciliari),
integrazione sociosanitaria e sociale, efficienza e sostenibilità del sistema di offerta, sussidiarietà,
costituiscono, in quanto modalità operative di risposta ai bisogni/diritti di salute della persona e
della Comunità, punti essenziali di riferimento della programmazione locale e della riorganizzazione
aziendale.
- Piano di Comunità - Premessa
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In questo quadro PAT e PdZ, pur rimanendo strumenti di programmazione distinti (per titolarità
istituzionale, per procedure di adozione, per aree di intervento, per fonti di finanziamento, ecc..)
vanno pensati ed elaborati secondo una logica unitaria sotto il profilo dell’organizzazione (Distretto
Unico / rete dei servizi locali), dei processi di governance, dell’integrazione istituzionale e
gestionale (tra Comuni e tra Comuni e A.Ulss), dell’integrazione professionale e comunitaria,
dell’integrazione sociosanitaria e sociale (art. n.3 septies -comma 1–DLgs 229/99),
dell’interconnessione degli obiettivi del sistema integrato di interventi e servizi territoriali.
Si tratta di processi in atto e, in parte, già delineati e consolidati, ma è, nel contempo, indubbio
che gli indirizzi attuativi del PSSR 2012-2016, recepiti nell’Atto Aziendale, richiedano uno “scarto”
innovativo che deve trovare concreto riscontro operativo, nella dimensione annuale (e nella
proiezione almeno biennale), in PAT e PdZ per realizzare, nella sintesi coerente di entrambi, quello
che la DGR n.2271/2013 efficacemente definisce “Piano di Comunità” strumento particolarmente
utile in un contesto territoriale come quello di riferimento di questa Ulss n.1.
2.1. - Il Distretto Socio Sanitario Unico
La convergenza di PAT e PdZ nel Piano di Comunità si realizza, innanzitutto, nella declinazione
operativa del processo di costruzione/riorganizzazione del Distretto Socio Sanitario Unico e del
nuovo assetto dei servizi territoriali.
Si tratta di un percorso complesso che va attivato compiutamente nell’anno 2014 e ulteriormente
perfezionato nell’anno successivo.
I criteri e le linee guida, già esposti nell’Atto Aziendale, sono, a tal fine, sostanzialmente tre:
- uniformità di metodi, strumenti, modalità operative ed erogative su tutto il territorio
(verticalizzazione organizzativa);
- decentramento delle attività/servizi di ciascuna unità operativa, sviluppo ed utilizzo efficiente
delle risorse tecnologiche, impiego flessibile delle risorse umane al fine di garantire la
penetrazione territoriale (equità di accesso, pari opportunità, qualità ed uniformità delle
prestazioni);
- integrazione trasversale tra le Unità Operative distrettuali e della (nella) rete dei servizi
territoriali e tra Distretto ed Ospedale (continuità ed appropriatezza del percorso assistenziale,
presa in carico continuativa e globale).
Pur nella distinzione, temporale e procedurale, riferita all’attivazione di Unità Operative distrettuali
di nuova istituzione a fronte della riorganizzazione delle Unità Operative esistenti e/o delle strutture
dipartimentali (Dipendenze e Salute Mentale) appartenenti all’area dei servizi territoriali, la
realizzazione del Distretto Unico comporta uno stretto collegamento tra mandato istituzionale
(“mission”) e processo organizzativo (riorganizzativo) con la lettura aggiornata dei bisogni di salute
della Comunità, l’individuazione selettiva delle priorità di intervento, la definizione di obiettivi ed
azioni commisurate alle risorse disponili (attivabili) .
Nel Piano di Comunità, come sintesi integrata della programmazione operativa locale di PAT e PdZ,
tre linee di intervento, vere e proprie chiavi di volta della funzione distrettuale, assumono rilevanza
e centralità con riferimento alla continuità assistenziale, all’appropriatezza prescrittiva ed erogativa,
alla presa in carico, competente e continuativa, della persona fragile, allo sviluppo della rete di
offerta extra ospedaliera in funzione della domiciliarità, ai processi di integrazione trasversale tra le
diverse aree a tutela della salute:
o la riorganizzazione della Medicina di Assistenza primaria (in stretto collegamento con ADI,
Attività Specialistiche e Cure Palliative);
o l’attivazione della Centrale Operativa Territoriale;
o il piano biennale di sviluppo e completamento, secondo criteri di equità territoriale, delle
strutture intermedie (Delib. n.179 del 6 marzo 2014): Ospedale di Comunità (OdC) e Unità
Riabilitativa Territoriale (URT).
- Piano di Comunità - Premessa
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2.2 - Cooperazione e innovazione istituzionale.
La costruzione del Distretto Socio Sanitario Unico richiede, inoltre, un ulteriore salto di qualità e di
innovazione nei rapporti istituzionali tra Comuni e tra Comuni e Azienda Sociosanitaria.
L’impegno condiviso di Conferenza dei Sindaci e Ulss per ottenere una deroga normativa che
salvaguardi le Aziende Speciali che gestiscono servizi sociosanitari e sociali dai vincoli relativi al
rapporto tra personale e spesa corrente, ristabilendo l’indirizzo legislativo vigente al 31 dicembre
2013, rappresenta certamente un obiettivo, imprescindibile e dirimente, rispetto a modelli, di
governance e di gestione alternativi alla vischiosità della gestione diretta o alla esternalizzazione
forzata nonché all’inappropriatezza della gestione delegata all’Azienda, di funzioni e servizi, che
l’evoluzione del quadro programmatico e normativo regionale ricolloca necessariamente nella
disponibilità e nella responsabilità degli Enti Locali.
Ma non solo di questo si tratta.
La riqualificazione della rete dei servizi in capo ai Comuni, sotto il profilo dell’offerta, della
flessibilità in funzione della domiciliarità e della piena integrazione nella filiera dei servizi distrettuali
/territoriali; la prospettiva di una collaborazione stabile per la presa in carico globale e continuativa
della persona fragile tra Medici di Assistenza Primaria e Servizio Sociale Professionale dei Comuni
(Medicina di Gruppo Integrata), in stretto collegamento con le Unità Operative e le attività del
Distretto Sociosanitario; l’attivazione di azioni positive ed efficaci per l’inclusione sociale,
l’integrazione lavorativa e il contrasto alle disuguaglianze nelle condizioni di salute, pongono, con
forza ed evidenza, la necessità di superare la frammentazione istituzionale e la ridotta capacità
tecnico-operativa, ad alto consumo di risorse, degli Enti Locali del nostro territorio.
L’esercizio associato delle funzioni sociosanitarie e sociali, in ambito sub-distrettuale, va assunto, al
di là degli obblighi normativi vigenti, come reale opportunità per la gestione efficiente e solidale del
sistema integrato locale di interventi e servizi sociali, per l’accesso coordinato e la finalizzazione
concertata di risorse aggiuntive attivabili, per garantire equità, pari opportunità e comuni
responsabilità (sussidiarietà) a tutti i cittadini, per innovare le forme di cooperazione, anche in
contesti territoriali delimitati, tra Comuni ed Azienda Sociosanitaria.
Tale prospettiva va tenuta in debita considerazione nel momento in cui va, in tempi brevi, rivisto il
Regolamento della Conferenza dei Sindaci alla luce dell’istituzione del Distretto Unico con l’obiettivo
di salvaguardare, con nuove modalità, il rapporto di collaborazione/confronto, nelle aree subdistrettuali, tra Ulss e Comuni precedentemente assicurato dai Comitati dei Sindaci di Distretto.
2. 3. – La crisi economica e sociale
Sono gli stessi effetti, cumulativi ed in atto, di una crisi economica e sociale lunga e profonda, che
richiedono un riorientamento degli obiettivi e delle azioni programmatorie locali e un salto di
qualità nell’innovazione istituzionale e nei modelli di governance, di gestione e di cooperazione tra i
soggetti pubblici e i soggetti della Comunità.
Fenomeni estesi di disagio sociale che attraversano l’insieme delle generazioni (le giovani
generazioni in primo luogo), lo scivolamento verso la soglia di povertà di persone e di nuclei
familiari non riconducibili a situazioni di marginalità sociale tradizionale, il logoramento delle
capacità di cura, accoglienza e sostegno, anche economico, da parte delle famiglie, incidono in
modo rilevante sulle condizioni di salute delle persone e della Comunità acutizzando i bisogni ed
approfondendo le disuguaglianze.
Nello stesso tempo, come già rilevato negli anni precedenti, si modificano i comportamenti degli
utenti con particolare riferimento ai servizi soggetti a retta e/o a compartecipazione (Strutture
residenziali e semiresidenziali, Servizi di Assistenza Domiciliare, Servizi per l’infanzia, ecc…) con un
ripiegamento ulteriore dell’impegno di cura ed assistenza all’interno della famiglia che non sempre
può rispondere adeguatamente ai bisogni assistenziali dei propri componenti.
La società veneta e bellunese, meglio di altre realtà, hanno saputo e sono in grado di affrontare
questa difficile situazione grazie ad un livello consolidato, per diffusione e qualità, di servizi
sociosanitari e sociali ad una resistente coesione e solidarietà comunitaria e ad un apparato
produttivo, in molte sue componenti, dinamico e competitivo.
- Piano di Comunità - Premessa
Pag. 7
Questi punti di forza consentono di progettare risposte e percorsi anticiclici efficaci ma non devono
fare velo alla criticità della situazione, soprattutto riferita al territorio provinciale che registra, nel
contesto regionale, il più alto tasso di disoccupazione (7%) e la maggior perdita percentuale di PIL
(10,9 punti) .
2.4. – Le risorse e i vincoli di contesto
La crisi economica incide, per altro verso e non da oggi, sulla finanza pubblica e sulle risorse
destinate, a livello regionale e locale, al finanziamento della sanità e dei servizi sociali.
Si tratta di risorse finite, soggette ad un decremento in termini reali (nell’anno 2013 anche ad una
diminuzione in termini nominali), non soggette a previsioni di aumento di disponibilità se non a
fronte di processi di riequilibrio tra realtà territoriali e/o a processi di efficientamento e
riorganizzazione in ambito locale.
L’assunzione consapevole dei vincoli di contesto e la declinazione operativa del criterio/principio di
sostenibilità non costituiscono variabili indipendenti rispetto alla selezione delle priorità, alla
definizione di obiettivi ed azioni, al ri-orientamento organizzativo delle attività e dei servizi, ma
fattori costitutivi della qualità e dell’efficacia della programmazione operativa locale del PAT e del
PdZ.
I trasferimenti al Fondo di dotazione Aziendale dell’Ulss n.1 si mantengono costanti per tutto il
triennio 2013-2015, ai sensi della CR n.154 del 24.12.2012, con la previsione di una riduzione
progressiva del deficit (-13.440.000 nel 2013/ -11.847.000 nel 2014 / -9.956.000 nel 2015)
mediante un piano di rientro concordato tra Azienda e Regione ed accompagnato dalla
supervisione delle strutture regionali competenti.
Il raggiungimento dell’obiettivo del piano di rientro, conseguibile con riduzione di costi non
riconducibili alle specificità ambientali e con un aumento complessivo dell’efficienza organizzativa, è
collegato al riconoscimento del deficit, strutturale e non comprimibile derivante dal modello locale
di offerta, ospedaliero e territoriale, e finalizzato ad un riequilibrio dei trasferimenti adeguato ad
assicurare, in modo stabile, il pareggio del bilancio aziendale.
Nella stessa direzione agiscono, tra gli altri, i tetti di spesa per il personale e l’acquisto di beni e
servizi e la predeterminazione del fondo aziendale per investimenti.
Fermi restando i vincoli, complessivi e settoriali, delle risorse trasferite all’Azienda, le risorse
assegnate al PAT, comprese quelle derivanti dal fondo sanitario ad integrazione dei costi afferenti
alla singole aree a tutela della salute del PdZ (LEA sociosanitari), non devono riprodurre la
ripartizione storica della spesa ospedaliera e territoriale, di fatto contraddicendo gli indirizzi attuativi
della
programmazione
regionale,
quanto
piuttosto
derivare
dalla
contemporanea
riprogrammazione, in termini di efficienza e di appropriatezza, della funzione ospedaliera e
territoriale e da un rinnovato modello di integrazione Ospedale/Territorio .
2. 5. Il Bilancio di Previsione 2014 – La sostenibilità
La recente approvazione del Bilancio di Previsione 2014 della Regione Veneto non ha,
sostanzialmente, modificato il quadro delle risorse attese con l’eccezione del Fondo Regionale per
la Non Autosufficienza che è stato riconfermato nell’importo dell’anno 2013 (€ 721.450.000,00)
senza subire le riduzioni previste dall’applicazione della spending review.
E’ stato, altresì, riconfermato il Fondo indistinto per le attività sociali attribuito alle Ulss la cui
copertura viene garantita mediante la spesa accentrata del Fondo sanitario regionale (UO148
capitolo 102105 Spesa sanitaria corrente per i finanziamenti dei LEA – interventi in ambito
territoriale – finanziamento regionale autonomo).
Il suddetto Fondo indistinto concorre ad integrare i trasferimenti per le funzioni obbligatoriamente
gestite dall’Ulss per conto dei Comuni, con riferimento al nostro territorio, con una quota capitaria
corrispondente a € 7,3 pari ad un finanziamento complessivo di € 915.000,00.
Tale positivo risultato va perfezionato con l’adozione, in tempi ragionevolmente rapidi, dei
provvedimenti di riparto alle Ulss di entrambi i Fondi per consentire una corretta gestione e una
continuità sostenibile degli interventi attivati e programmati.
- Piano di Comunità - Premessa
Pag. 8
Con riferimento al Fondo per la Non Autosufficienza mantengono validità piena le considerazioni e
le proposte avanzate dalla Conferenza dei Sindaci dell’Ulss n.1 in sede di consultazione sul Bilancio
di Previsione 2014 della Regione Veneto e, successivamente, fatte proprie dalla Conferenza
regionale Permanente per la Programmazione sociosanitaria, che di seguito si richiamano:
Programmazione pluriennale (triennale) del Fondo.
Revisione/aggiornamento della L.R.30/2009 e dei provvedimenti attuativi ad oggi non
adottati.
Riconferma del vincolo di destinazione delle risorse assegnate al Fondo regionale per la
Non Autosufficienza e, a cascata, ai Fondi Non Autosufficienza Aziendali.
Garanzia della flessibilità di utilizzo per linee di intervento a livello locale
(programmazione/concertazione ULSS - Conferenza dei Sindaci) all'interno di parametri di
riferimento impartiti dalla Regione con potenziamento dei controlli regionali sulla
rendicontazione e sull’utilizzo delle risorse.
Assegnazione e riparto del Fondo adottati e rappresentati con evidenza distinta dal Fondo
di Dotazione Aziendale assegnato alle ULSS, definendo, con parametri differenziati, due
quote capitarie che concorrono, a posteriori, a determinare un’unica quota capitaria. Tale
procedura è coerente con il vincolo di destinazione del fondo e, soprattutto, permette che il
Fondo complessivo attribuito alle A.ULSS tenga conto delle procedure di riequilibrio tra
territori dell'attribuzione del FNA, non vanificando gli esiti dello stesso, come avvenuto
nell’anno 2013, con l'attribuzione delle risorse assegnate con CR n.154/2013 che non sono
state aggiornate sulla base dei trasferimenti decisi con DGR n.1338/2013 pur non
comportando, complessivamente, oneri aggiuntivi per la Regione Veneto.
Nella medesima occasione, in relazione alla specifica situazione dell’Ulss n.1 (c.fr. area anziani,
disabilità e domiciliarità del PdZ) veniva segnalata la necessità:
dell’aggiornamento del budget delle impegnative di residenzialità per anziani non
autosufficienti e del riequilibrio tra livelli di intensità assistenziale (ridotta/media intensità
assistenziale) in ragione dei posti letto accreditati;
del finanziamento delle linee di intervento residenzialità anziani in base all’utilizzo effettivo
(giornate di presenza equivalenti) del budget di impegnative assegnate per livello di
intensità assistenziale;
del finanziamento residenzialità disabili, in linea con l’attribuzione spettante sulla base dei
parametri regionali vigenti e delle strutture locali accreditate e, comunque, per importo non
inferiore al triennio 2011-2013;
di flessibilità, previa autorizzazione regionale, nell’utilizzo delle risorse tra le diverse linee di
intervento o nell’ambito della medesima linea di intervento (c.fr. domiciliarità anziani e
disabili) nel rispetto dell’importo complessivo trasferito e del vincolo di destinazione.
L’assunzione condivisa del principio di sostenibilità - declinata rispetto ai vincoli di contesto secondo
criteri di gradualità/priorità, efficacia/appropriatezza, efficienza, equità/adeguatezza – non va, in
ogni caso, interpretata come mera redistribuzione di risorse decrescenti, ma come ricollocazione,
razionale e differenziata, delle risorse disponibili coerente con gli obiettivi della programmazione
locale.
A fronte di un contenimento generale dei costi finalizzato alla riduzione del deficit aziendale, l’Ulss,
per l’anno 2014, in continuità con gli esercizi precedenti, mantiene e consolida le risorse assegnate
all’integrazione socio-sanitaria e sostiene lo sviluppo innovativo dei servizi distrettuali.
Il rigoroso controllo della spesa corrente, per personale ed acquisto di beni e servizi, consente,
anche per il 2014, il contenimento delle quote capitarie dei Comuni negli importi (nominali e di
cassa) del precedente triennio e la ulteriore stabilizzazione del sistema di offerta.
- Piano di Comunità - Premessa
Pag. 9
2.6. Spesa sociale e risorse aggiuntive
Ma è la spesa sociale, complessivamente intesa, che produce in prospettiva i maggiori fattori
criticità.
Nel precedente triennio la capacità di costruire reti di collaborazione istituzionale e di partnership
ha permesso di attivare significative risorse aggiuntive (Fondi Europei di Gal 1 e Gal 2 –
finanziamenti del Consorzio BIM e della Fondazione CARIVERONA) finalizzate agli interventi di
protezione e tutela dei minori e a supporto delle famiglie, abbattendo in modo consistente costi
diretti a carico dei Comuni e prevenendo ulteriori costi obbligati mediante azioni positive di
contrasto all’istituzionalizzazione (progetti educativi domiciliari, Comunità diurne, affidi familiari).
Nell’anno in corso i finanziamenti europei e del Consorzio BIM si esauriscono e il contributo della
Fondazione CARIVERONA si è ridotto del 40%.
Ai costi già sostenuti dai Comuni per l’accoglienza residenziale dei minori, delle persone con
disabilità grave e per l’integrazione delle rette per anziani non autosufficienti con ridotta e/o nulla
capacità contributiva si sommano, dall’anno in corso, le quote in capo agli EELL per le Comunità
Alloggio e i GAP (appartamenti protetti) gestiti dal Dipartimento di Salute Mentale.
Gli interventi di integrazione scolastica degli alunni con disabilità e di integrazione lavorativa gestiti
dall’Ulss per conto dei Comuni (Livelli Essenziali di Assistenza con 100% dei costi a carico della
spesa sociale) sono largamente sottofinanziati rispetto al bisogno espresso e alla domanda
certificata.
Le aree di intervento del PdZ di esclusiva competenza dei Comuni, (contrasto all’esclusione
sociale/immigrazione) pur con situazioni territorialmente differenziate, rappresentano meno del 2%
delle risorse annualmente mobilitate dal PdZ (oltre 75 milioni di euro).
Un Piano di Comunità non si regge senza la costruzione operativa di un welfare comunitario e la
necessità imprescindibile di attivare risorse aggiuntive non si realizza se non si assume la spesa
sociale come priorità, investimento produttivo, fattore di coesione sociale, di occupazione
qualificata e di sviluppo.
La Conferenza dei Sindaci ha piena e condivisa consapevolezza del ruolo fondamentale che
istituzionalmente le spetta ed ha assunto l’iniziativa di proporre e di promuovere un
coordinamento, stabile ed operativo, tra Comuni, GAL, BIM, Fondazione CARIVERONA e Ulss
finalizzato a:
1. selezionare gli obiettivi /promuovere e sostenere la progettazione per l’accesso ai
finanziamenti europei dell’Agenda 2020, assicurando il cofinanziamento locale;
2. istituire un fondo di solidarietà permanente per abbattere le spese sociali a diretto carico
dei Comuni a copertura delle rette nell’area minori, disabilità e salute mentale;
3. attivare, in modo integrato e coordinato, progetti di contrasto all’istituzionalizzazione e
azioni positive di inclusione sociale e di integrazione lavorativa con il pieno coinvolgimento
dei soggetti comunitari.
Si tratta di una sfida impegnativa il cui successo può significativamente contribuire alla
realizzazione degli obiettivi del PAT e del PdZ senza ridurre ma, al contrario, evidenziando
responsabilità e funzioni, non vicariabili, di Comuni e Azienda Sociosanitaria.
Una
declinazione
“estensiva”
della
sostenibilità
come
condizione
essenziale
di
corresponsabilizzazione attiva dei livelli di governo locale e di effettiva responsabilizzazione
dell’Azienda Sociosanitaria, nell’ambito delle funzioni gestionali proprie, nell’utilizzo efficiente delle
risorse attribuite e nei risultati di salute conseguiti.
- Piano di Comunità - Premessa
Pag. 10
- Piano di Comunità - Premessa
Pag. 11
Programma delle Attività Territoriali
Anno 2014
(biennio 2014 – 2015)
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.1
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.2
INDICE
1
1.1.
1.2.
IL CONTESTO DELL'AZIENDA ULSS N.1 DI BELLUNO
IL TERRITORIO
LA POPOLAZIONE
PAG. 5
Pag. 5
Pag. 5
2
2.1.
2.2.
PAG. 6
PAG. 6
PAG. 7
PAG. 8
4.1.
IL SISTEMA DI OFFERTA DEI SERVIZI SOCIO SANITARI
I SERVIZI TERRITORIALI – IL DISTRETTO SOCIO SANITARIO UNICO
L'ARTICOLAZIONE ORGANIZZATIVA DEL DISTRETTO SOCIO SANITARIO UNICO
IL DIPARTIMENTO FUNZIONALE DI RIABILITAZIONE OSPEDALE
TERRITORI
LA MEDICINA CONVENZIONATA E LA RIORGANIZZAZIONE
DELL'ASSISTENZA PRIMARIA
LA SITUAZIONE DELLA MEDICINA CONVENZIONATA
4.2.
4.3.
4.4.
4.5
LA SITUAZIONE ATTUALE DELL’ASSOCIAZIONISMO NELL’ASSISTENZA PRIMARIA
IL PROGETTO DI RIORGANIZZAZIONE DELL’ASSISTENZA PRIMARIA
LA PREVISIONE DI SVILUPPO PER L’ANNO 2014
LA PREVISIONE DI SVILUPPO PER L’ANNO 2015
PAG.
PAG.
PAG.
PAG.
4.6.
4.7.
5
IL PATTO ED IL CONTRATTO CON I MEDICI DI ASSISTENZA PRIMARIA
IL PATTO NELL’AZIENDA ULSS N. 1
L'ASSISTENZA DOMICILIARE INTEGRATA
PAG. 15
PAG. 15
PAG.16
5.1
DIMENSIONE ATTIVITÀ DEL SERVIZIO - TABELLE
PAG.16
5.2
DESCRIZIONE DEL SERVIZIO
PAG.22
5.3
IL MODELLO ORGANIZZATIVO
PAG.24
6
LA CENTRALE OPERATIVA TERRITORIALE
PAG.27
7
LE STRUTTURE INTERMEDIE
PAG.29
8
SANITA' PENITENZIARIA
PAG.34
9
L'UNITA' OPERATIVA ATTIVITA' SPECIALISTICHE
PAG.36
10
L'UNITA' CURE PALLIATIVE
PAG.38
11
L’ORGANIZZAZIONE AMMINISTRATIVA DEL DISTRETTO
PAG.44
3
4
PAG. 9
PAG. 9
ALL1 PROCEDURA OPERATIVA COT – PER ADI
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
9
10
11
12
PAG.46
Pag.3
PROGRAMMA DELLA ATTIVITA’ TERRITORIALI
a cura di :
Direttore dei Servizi Sociali e della Funzione Territoriale
Carlo Stecchini
Direttore del Distretto Socio Sanitario Unico
Sandro De Col
Direttore Servizio Convenzioni
Gianluca Romano
Direttore U.O.C. dei Servizi Sociali
Angelo Tanzarella
Dirigenti Medici del Distretto Socio Sanitario Unico
Marco Cristofoletti
Giusi Da Prà
Loretta Rossa
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.4
1. IL CONTESTO DELL’AZIENDA ULSS N. 1 DI BELLUNO.
1.1. - Il territorio
L'Azienda ULSS n.1 ha un ambito territoriale di 2.748 Kmq, costituito dai territori di n. 50 Comuni:
Agordo, Alleghe, Auronzo di Cadore, Belluno, Borca di Cadore, Calalzo di Cadore, Canale d’Agordo,
Cencenighe Agordino, Chies d’Alpago, Cibiana di Cadore, Colle Santa Lucia, Comelico Superiore,
Cortina d’Ampezzo, Danta di Cadore, Domegge di Cadore, Falcade, Farra d’Alpago, Forno di Zoldo,
Gosaldo, La Valle Agordina, Limana, Livinallongo del Col di Lana, Longarone, Lorenzago di Cadore,
Lozzo di Cadore, Ospitale di Cadore, Perarolo di Cadore, Pieve d’Alpago, Pieve di Cadore, Ponte
nelle Alpi, Puos d’Alpago, Rivamonte Agordino, Rocca Pietore, San Nicolò di Comelico, San Pietro di
Cadore, San Tomaso Agordino, San Vito di Cadore, Santo Stefano di Cadore, Sappada, Selva di
Cadore, Soverzene, Taibon Agordino, Tambre, Vallada Agordina, Valle di Cadore, Vigo di Cadore,
Vodo di Cadore, Voltago Agordino, Zoldo Alto, Zoppè di Cadore.
L’altitudine media è di 860 m. Dei n. 50 Comuni, il 78% è collocato sopra i 600 metri.
1.2. La popolazione
Al 31.12.2013, i residenti nel territorio dell’Azienda ULSS n.1 erano 125.778; la superficie totale
pari a 2.748 kmq.
La densità media è di 45,77 abitanti per kmq.
TOTALE
Area territoriale sub-distr.
Cadore
Area territoriale sub-distr.
Agordo
Area territoriale sub-distr.
Belluno
N. abitanti
(31/12/2013)
125.778
Densità (ab/Kmq)
45,77
36.474
27,03
19.871
30,06
69.433
94,08
Esenzioni per :
- diabete mellito n. 6.259
- ipertensione (con e senza danno d’organo) n. 21.865
- affezioni del sistema cardio circolatorio n. 9.508
- invalidità n. 6.350
- condizione economica (7R2-7R3-7R4-7R5) n. 30.993
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.5
2. IL SISTEMA DI OFFERTA DEI SERVIZI SOCIO SANITARI
Allegato A.1 – Organigramma U.L.S.S. n.1
Legenda::
Liv. 5 - ATF
Liv. 4 - SD
Liv. 3 - UOC
–3–
–3–
AREA SERVIZI
AREA SERVIZI
TERRITORIALE
TERRITORIALE
(Direttore Servizi Sociali e
(Direttore Servizi Sociali e
Funzione Territoriale)
Funzione Territoriale)
Liv. 3 - UOC a esaurim.
Liv. 2 - UOS
Liv. 1 - UO
Dipartimento
Salute Mentale
Livello 5
Distretto Socio
Sanitario
Dipartimento delle
Dipendenze
Livello 4
U.O. Centrale
Operativa
Territoriale
U.O.S. Sanità
Penitenziaria
U.O.S.
Coordinamen
to strut. resid.
intermedie
Livello 3
U.O.C.
Amministraz.
Distretto (Funzioni
sociali delegate )
U.O.C. Cure
Primarie
U.O.S. Area
Anziani e SSP
di base
(Agordo)
U.O. Hospice
U.O. Ospedale
di Comunità
Cadore
Unità di
Riabilitazione
Territoriale
U.O. Ospedale
di Comunità
Agordo
U.O.S.Attività
specialistiche
U.O.S
Disabilità
U.O.S. Cure
Palliative
Servizio Età
Evolutiva
U.O.S.
Infanzia,
Adolescenza
Famiglia
Servizio
Consultorio
Familiare
U.O.S.
Servizio
professioni
sanitarie
Livello 2
Servizio
Protezione
Tutela dei
Minori
Livello 1
2.1 I Servizi Territoriali
L’Area dei Servizi Territoriali comprende al suo interno la struttura denominata Distretto Socio
Sanitario che è finalizzata a realizzare la integrazione fra i diversi servizi sanitari, socio sanitari e
socio assistenziali, in modo da assicurare una risposta coordinata e continua ai bisogni della
popolazione.
L'assetto strutturale del Distretto è orientato verso un modello organizzativo basato su obiettivi di
salute afferenti alle diverse aree, integrato con le nuove indicazioni regionali che mettono al centro
la medicina convenzionata. Fondamentale per il perseguimento degli obiettivi distrettuali è una
maggior integrazione con il Dipartimento di prevenzione e con l'Ospedale.
Il Distretto assicura i servizi di assistenza primaria nonché il coordinamento delle proprie attività
con quelle dei Dipartimenti e Servizi aziendali, inserendoli organicamente nel programma delle
attività territoriali.
E' organizzato secondo le disposizioni dettate dall’art. 3-quater, quinques, e sexies del D.Lgs
502/92 e s.m.i., dal “Programma settoriale relativo all’assistenza territoriale – art. 13, L.R. n.5/96
(P.S.S.R. 1996/1998)”, approvato con D.G.R.V. n.3242 del 30 novembre 2001, come innovato dal
P.S.S.R. 2012-2016, approvato con LR n.23 del 29.06.2012 e dalla D.G.R.V. n.2271/2013 di
approvazione delle linee guida per la predisposizione del nuovo Atto aziendale, per l'organizzazione
del Dipartimento di Prevenzione e per l'organizzazione del Distretto Socio Sanitario.
Come già più sopra evidenziato, con il nuovo Atto Aziendale l'Azienda ULSS n.1 è presente sul
territorio attraverso il Distretto Socio Sanitario Unico, superando la precedente organizzazione in 3
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.6
Distretti Socio Sanitari (Distretti 1, 2 e 3). La scelta strategica, sotto il profilo organizzativo, del
Distretto Socio Sanitario Unico dell’ULSS n.1 impone di:
−
coniugare la verticalizzazione delle Unità Operative Distrettuali su base aziendale
(omogeneità/uso efficiente delle risorse) con l’integrazione trasversale tra le stesse (PDTA,
continuità assistenziale, percorsi e progetti di salute) e la filiera dei servizi extra ospedalieri
garantendo il decentramento e la penetrazione territoriale;
−
riorganizzare la Medicina Generale come snodo e leva fondamentale della nuova
organizzazione Distrettuale (Cure Primarie, Continuità Assistenziale, Medicina Specialistica,
Cure Palliative) adattando gli indirizzi nazionali e regionali alle specifiche realtà territoriali
(AFT, Associazioni, Reti, Medicine di gruppo, Medicine di gruppo integrate, UTAP) e
rendendola funzionale ai processi di integrazione sociosanitaria e sociale;
−
definire le modalità di attivazione delle strutture territoriali intermedie (Unità Riabilitative
Territoriali/Ospedali di Comunità) e della Centrale Operativa di Distretto (presa in carico e
continuità assistenziale) a completamento della filiera dei servizi extra ospedalieri e a
supporto di percorsi di salute della persona orientati a privilegiare le cure domiciliari.
La costituzione del Distretto Unico - a fronte della numerosità dei Comuni appartenenti al Territorio
aziendale (n. 50) e della variabilità delle deleghe attribuite all’ULSS nei diversi ambiti territoriali non deve interrompere lo stretto rapporto di confronto/cooperazione istituzionale attualmente
garantito dai Comitati dei Sindaci di Distretto anche alla luce dei processi in corso riferiti
all’esercizio associato delle funzioni sociali da parte dei Comuni. Il Regolamento della Conferenza
dei Sindaci, opportunamente modificato, può e deve, a tal fine, trasferire a Comitati di subDistretto le attuali funzioni esercitate dai Comitati dei Sindaci di Distretto, aggiornandole rispetto ai
processi di riorganizzazione dell’Azienda ULSS e alle innovazioni prodotte dall’esercizio associato
delle funzioni sociali a livello locale.
2. 2. L'articolazione organizzativa del Distretto Socio Sanitario
Il Distretto Socio Sanitario dell’Azienda ULSS si articola in strutture organizzative accentrate, non
più distinte per sede, in grado di garantire una unicità operativa, una risposta coordinata e
continuativa ai bisogni socio-sanitari della popolazione, equità di accesso ai servizi e pari
opportunità per i cittadini senza intaccare la capillare penetrazione dei servizi e degli interventi sul
territorio. Ciò richiede la riorganizzazione delle strutture esistenti, la dismissione di strutture non
più funzionali al nuovo modello e la costituzione di nuove strutture, mantenendo la continuità delle
attività svolte, ma con una regia centralizzata, che sia garanzia di equità e di trasparenza.
La creazione di strutture uniche a valenza distrettuale permetterà meccanismi di coordinamento
più evoluti basati sulla collaborazione multidisciplinare e multiprofessionale, sull’esistenza di
obiettivi chiari e condivisi e di una vision comune, sulla consapevolezza, da parte dei professionisti,
delle loro interdipendenze e dell’importanza di gestirle, che si traduce in senso di appartenenza,
conoscenza personale e professionale di ciascuno, in valori condivisi e fiducia reciproca. A tal fine è
necessaria pertanto la formalizzazione, ossia la definizione chiara di azioni, ruoli e responsabilità
attraverso un approccio sistemico, che utilizza diversi strumenti, quale lo sviluppo di accordi
interorganizzativi, protocolli, sistemi informativi, procedure concordate.
In questa visione, il Distretto esprime principalmente la funzione di integrazione tra servizi sanitari
e sociosanitari, tra diversi professionisti, organizzazioni e assistiti, facilitando, nel rispetto delle
autonomie dei diversi attori, la crescita del protagonismo degli stessi assistiti (processi di
empowerment), della responsabilizzazione degli operatori, delle capacità di programmazione e
valutazione delle attività rispetto agli obiettivi comuni di assistenza
Al Distretto Socio Sanitario è preposto un Direttore con funzione apicale e incarico dipartimentale,
in posizione gerarchicamente sovraordinata ai Dirigenti responsabili di singole unità organizzative.
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.7
Il Direttore del Distretto Socio Sanitario si avvale, in staff, dell'Ufficio di coordinamento delle
attività distrettuali, (composto dai Dirigenti delle Unità Organizzative Distrettuali, da un Medico di
Assistenza Primaria, da un Pediatra di Libera Scelta, da uno Specialista Ambulatoriale
Convenzionato e da un rappresentante del Servizio di Continuità Assistenziale operante nel
territorio di competenza del DSS, nominati dal Direttore di Distretto, sentito il Comitato Consultivo
aziendale per i componenti di diritto). L'Ufficio di coordinamento ha funzioni consultive e
propositive e si riunisce almeno trimestralmente.
Il Direttore del Distretto Socio Sanitario, per le attività di programmazione, gestione e controllo dei
risultati, si avvale della U.O.C. Amministrazione del Distretto. Gli obiettivi di attività sono indicati di
intesa tra il Dirigente Responsabile e il Direttore di Distretto.
I rapporti istituzionali con i Comuni vengono tenuti dal Direttore di Distretto per le funzioni
operative, a supporto della titolarità del rapporto con le Amministrazioni locali propria del Direttore
dei Servizi Sociali e della Funzione Territoriale attinente alle linee strategiche e alla
programmazione Socio-Sanitaria aziendale.
3. IL DIPARTIMENTO FUNZIONALE DI RIABILITAZIONE OSPEDALE TERRITORIO
Nel corso dell'anno 2014, come appena sopra rilevato, si pone la necessità di sviluppare la logica di
integrazione fra le strutture aziendali a garanzia della tutela e del benessere della popolazione
assistita nella sua globalità. In particolare andranno considerati aspetti fino a ora meno curati di
promozione della salute nella popolazione sana, con indispensabile collaborazione fra Distretto e
Dipartimento di Prevenzione, e di collaborazione fra Distretto e Ospedale per quanto attiene sia
alla dimissione che alla ammissione/ricovero nelle strutture ospedaliere e territoriali.
Punti salienti di questo sviluppo dell'integrazione sono:
-
il coordinamento unico della attività ambulatoriale che, invece che privilegiare la
organizzazione all'interno delle strutture fisiche tradizionali, miri a far interagire gli specialisti
con i medici di assistenza primaria all'interno delle forme evolute di aggregazione e le strutture
residenziali e semiresidenziali territoriali;
-
il definitivo riconoscimento della U.V.M.D. quale strumento di valutazione integrata dei bisogni
della persona e riconoscimento da parte di tutti gli attori in causa della necessità di valutazioni
multidimensionali e multiprofessionali quali unici strumenti per affrontare con appropriatezza la
cronicità e la multimorbidità;
-
il potenziamento del lavoro comune - a gruppi - fra medici ospedalieri e territoriali (medici di
assistenza primaria e specialisti ambulatoriali interni) nella gestione della appropriatezza
nell'ambito dell'accesso alla specialistica, nella prescrizione farmacologica e soprattutto nella
dimissione protetta, area in cui tuttora le visioni di Ospedale e Territorio sono sovente distanti;
-
l’avvio del Dipartimento funzionale di riabilitazione ospedale-territorio.
Questo nuovo modello di lavoro mette insieme tutta la 'filiera' assistenziale della cronicità,
particolarmente importante in una realtà demografica come quella della Provincia di Belluno.
Al predetto Dipartimento afferiranno le strutture lungodegenziali ospedaliere, l'Alcologia del
Cadore, la U.O. di Medicina fisica e riabilitazione nonché la U.O. 'Cure primarie' del Distretto Socio
Sanitario con tutte le strutture e i Servizi afferenti (Ospedali di Comunità, URT, Assistenza
domiciliare). Fondamentale come ovvio è anche il rapporto costante che questo Dipartimento deve
avere con la Medicina di base in quanto gestrice principale della cronicità e delle attività riabilitative
e terapeutiche sul territorio.
Pur esternamente alla rete aziendale, non possono essere avulsi dall'attività dipartimentale i
rapporti con la residenzialità extra ospedaliera che ha un bacino di posti letto doppio rispetto a
quello ospedaliero e una importanza strategica nella gestione della cronicità.
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.8
Altresì fondamentale, affinché un tale Dipartimento possa raggiungere gli obiettivi di salute della
popolazione attraverso l'appropriatezza delle azioni, è la conoscenza capillare del territorio che non
può prescindere dall'integrare le competenze della Assistenza sociale degli Enti Locali.
Come previsto dalla DGRV n.2634 del 30.12.2013 e dal Decreto del Direttore Generale Area Sanità
e Sociale n.25/2014, il direttore di tale Dipartimento va individuato tra i direttori di struttura
complessa di medicina fisica e riabilitazione eventualmente verificando con la Regione anche la
possibilità alternativa di affidare l'incarico al direttore di una U.O. che abbia chiara visione
dell'insieme dei Servizi e un controllo su tutta la citata filiera.
Azioni 2014
-
Atto di attivazione del Dipartimento
−
Nomina direttore del Dipartimento;
−
Definizione protocolli operativi.
4. LA MEDICINA CONVENZIONATA E LA RIORGANIZZAZIONE DELL'ASSISTENZA
PRIMARIA
4.1 La situazione attuale della medicina convenzionata
Medici di assistenza primaria: n. 88 di cui:
24 (di cui 1 con incarico provvisorio) nell'ex Distretto n.1;
15 (di cui 2 con incarico provvisorio) nell'ex Distretto n.2;
49 nell'ex Distretto n. 3.
Numero di assistiti in carico ai medici di assistenza primaria 111.923
Medici pediatri di libera scelta: 13 di cui:
3 nel territorio dell'ex Distretto n.1;
2 nel territorio dell'ex Distretto n.2;
8 nel territorio dell'ex Distretto n.3.
Numero di assistiti in carico ai pediatri di libera scelta: 9638
Specialisti ambulatoriali (medici, psicologi, biologi): n.31
Medici di continuità assistenziale: n.31
Medici dell'emergenza sanitaria territoriale: 9
4.2. La situazione attuale dell'associazionismo nell'assistenza primaria
Premesso che sono in fase di adozione i provvedimenti aziendali di presa d'atto dell'avvenuta
costituzione delle Medicine di rete da parte dei medici di assistenza primaria, ad oggi la situazione
ufficiale delle forme associative in questa Azienda ULSS è la seguente:
12 associazioni semplici (distribuite su tutto il territorio aziendale);
1 medicina in rete (a Cortina);
1 medicina di gruppo (a Belluno);
2 UTAP (a Longarone/Zoldo ed a Santo Stefano di Cadore) ;
La pediatria di libera scelta è invece così organizzata:
1 pediatria di gruppo (a Belluno);
10 pediatri che operano singolarmente.
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.9
4.3. Il progetto di riorganizzazione dell'assistenza primaria
La Regione Veneto ha da tempo avviato una profonda reingegnerizzazione del sistema sanitario e,
nell'ambito di questo, della medicina convenzionata, prevedendo un modello organizzativo
costituito dalle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) in cui operano i medici di assistenza
primaria organizzati nelle diverse forme associative con la finalità di garantire una migliore
accessibilità ed affrontare pazienti sempre più “consumatori di assistenza”. Il nuovo sistema mira a
creare forme di rete di assistenza che, grazie alla disponibilità di strumenti informatici e telematici,
possono favorire lo scambio di informazioni cliniche e di conseguenza la continuità assistenziale tra
i diversi livelli: preventivo, ospedaliero, territoriale, garantendo una visione integrata delle
problematiche e centrata sulla persona nel suo processo di cura.
Cardine del nuovo sistema sono le Aggregazioni Funzionali Territoriali che costituiscono:
-
momento di coordinamento dell’attività dei medici e delle forme associative, di analisi dei
bisogni della salute della comunità di riferimento, di confronto e audit;
-
luogo di integrazione multi-professionale, coinvolgendo non solo medici di assistenza primaria
(map) e pediatri di libera scelta (pls) ma anche specialisti, infermieri, assistenti sociali,
personale amministrativo;
-
garanzia di assistenza H24 con l’apporto dei medici di continuità assistenziale;
-
garanzia di operatività della rete orizzontale tra i medici di base e della rete verticale con le
altre strutture del sistema per garantire la continuità delle cure e dell’assistenza secondo
appropriatezza.
All'interno delle A.F.T. il modello associativo voluto dal PSSR è rappresentato dalle medicine di
gruppo integrate che costituiscono organizzazioni fondate su team multi professionali e multi
disciplinari in cui possono operare oltre ai medici di famiglia, gli specialisti ambulatoriali interni ed
ospedalieri, i medici di continuità assistenziale, infermieri, operatori socio sanitari, assistenti sociali
che gestiscono la presa in carico dei bisogni socio sanitari attraverso una risposta all’assistito
nell’intero arco delle 24 ore. La medicina di gruppo integrata, inoltre, realizza programmi di
prevenzione; eroga prestazioni per il paziente acuto, gestisce il paziente cronico; implementa
percorsi diagnostico terapeutici basati sull’evidenza scientifica e definiti su protocolli condivisi con
tutti gli operatori coinvolti.
I vigenti atti di programmazione regionale prevedono per la nostra Azienda ULSS n. 5 A.F.T. la cui
articolazione territoriale è di seguito esposta:
−
AFT comprendente i Comuni di Sappada, Santo Stefano, S. Pietro, S. Nicolò, Danta,
Comelico Superiore, Auronzo, Lozzo, Lorenzago, Vigo (popolazione 15.867; medici di
assistenza primaria 11);
−
AFT compredente i Comuni di Pieve di Cadore, Perarolo, Domegge, Calalzo, Valle, Cibiana,
Cortina, Borca, Vodo, S. Vito (popolazione 20.970; medici di assistenza primaria 13);
−
AFT comprendente i Comuni di Agordo, Gosaldo, La Valle, Taibon Agordino, Voltago
Agordino, Rivamonte, Falcade, Canale d'Agordo, Cencenighe, San Tomaso, Vallada,
Livinallongo, Selva di Cadore, Alleghe, Rocca Pietore, Colle Santa Lucia (popolazione
20.092; medici di assistenza primaria 15)
−
AFT comprendente i Comuni di Ponte nelle Alpi, Soverzene, Longarone, Ospitale di Cadore,
Forno di Zoldo, Zoldo Alto, Zoppè di Cadore, Puos d’Alpago, Pieve d’Alpago, Farra d’Alpago,
Chies d’Alpago e Tambre d’Alpago (popolazione 28.551; map 20);
−
AFT comprendente i Comuni di Belluno e Limana (popolazione 41.503; map 28).
Va precisato come nel perseguire gli obiettivi riorganizzativi previsti dalla Regione debba tenersi
conto della specificità del territorio dell’Azienda ULSS n. 1; in altri termini il progetto regionale in
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.10
questa ULSS risulta concretamente condizionato dal territorio interamente montano, dalle distanze
che separano i centri abitati e dai relativi tempi di percorrenza sopratutto durante il periodo
invernale. Tenendo conto delle risorse economiche concretamente destinabili all’attuazione del
progetto regionale, ciò significa attivare la forma associativa della medicina di gruppo integrata nel
capoluogo e nei comuni limitrofi vista la favorevole conformazione territoriale degli stessi che
rendono non difficoltosi i trasferimenti. Nelle zone periferiche del territorio aziendale la medicina di
gruppo integrata va localizzata, preferibilmente, nelle località centrali dei fondovalle a minor
dispersione territoriale e previo accordo con le amministrazioni locali interessate, ferma restando
l’esistenza degli studi individuali nei Comuni e nelle frazioni più decentrate per non sguarnire, di
fatto, le stesse, dall’assistenza medica di base. Laddove, invece, per le sopra esposte ragioni,
la medicina di gruppo integrata non fosse concretamente implementabile, il grado di
associazionismo va mantenuto a livello di medicina di rete che garantisce comunque
standard di apertura degli studi e continuità di assistenza maggiori rispetto a quelli del
medico singolarmente operante.
E’ proprio nell’ottica di questa “deroga ragionata” ai parametri previsti dalla normativa nazionale e
regionale, in considerazione delle caratteristiche del territorio e delle esigenze di salute della
relativa popolazione, che questa Azienda ULSS ha riorganizzato dal mese di ottobre 2013 il servizio
di continuità assistenziale, ridefinendo il numero e l’ubicazione delle sedi del servizio, allo scopo di
ricondurre, per quanto concretamente possibile, il rapporto medici assistiti (che prima della
riorganizzazione era pari ad 1 medico ogni 2.351 assistiti ed attualmente è pari a 1 medico ogni
4.057 assistiti) al riferimento regionale costituito da 1 medico ogni 6500 assistiti. Con la
riorganizzazione le sedi di continuità assistenziale sono passate da 11 a 6 (Ponte nelle Alpi, Forno
di Zoldo, S.Stefano di Cadore, Cortina, Canale d’Agordo e Caprile/Alleghe) con un numero di
medici in servizio pari a 7 (2 medici c/o la sede di Ponte nelle Alpi).
*** *** ***
Con deliberazione del Direttore Generale n. 1273 del 30.12.2013 l’Azienda ULSS n.1 ha approvato
il Piano di Potenziamento dell’assistenza primaria che prevede lo sviluppo delle forme associative
per gli anni 2014 e 2015, sviluppo subordinato alla disponibilità di specifiche risorse regionali da
destinare all’associazionismo, di risorse derivanti dalla riorganizzazione dei modelli assistenziali
nonché alla capacità delle forme associative stesse di raggiungere gli obiettivi di performance,
attribuiti attraverso il contratto di esercizio, necessari per il loro autofinanziamento.
4.4. La previsione di sviluppo per l'anno 2014
Nel corso del 2014 si prevede di:
far transitare i medici di assistenza primaria dalla forma associativa della Medicina
in associazione, o dal medico operante singolarmente, alla Medicina in rete e, a
seguire, ad avvenuta definizione del contratto di esercizio, alla Nuova Rete. Si prevede in
particolare di attivare –indicativamente entro il primo quadrimestre del 2014- 11 Medicine
in Rete (che si aggiungono a quella già esistente a Cortina). Le 12 Medicine in Rete/Nuove
Reti saranno così distribuite sul territorio aziendale:
- 6 nel territorio dell’ex Distretto Socio Sanitario n.3;
- 3 nel territorio dell’ex Distretto Socio Sanitario n.2;
- 3 nel territorio dell’ex Distretto Socio Sanitario n.1.
Attivare 4 Medicine di Gruppo Integrate. In particolare attivazione di:
-
2 Medicine di Gruppo Integrate a Limana e a Belluno (rispettivamente come evoluzione
di una Medicina in Rete e della Medicina di Gruppo) presumibilmente dal 3° quadrimestre
2014;
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.11
-
2 Medicine di Gruppo Integrate derivanti dalla riconduzione delle 2 UTAP (ad
avvenuta approvazione da parte della Regione dello schema di contratto di esercizio e
comunque alla scadenza del relativo contratto fissata al 31.8.2014).
4. 5. La previsione di sviluppo per l'anno 2015
Per l'anno 2015 verrà favorita la più ampia diffusione delle Medicine di Gruppo Integrate secondo
le vigenti disposizioni regionali, attraverso l'attivazione di:
3 Medicine di Gruppo Integrate nel territorio dell’ex Distretto Socio Sanitario n.1 (a
Pieve di Cadore, ad Auronzo di Cadore ed a Cortina d'Ampezzo), indicativamente nel corso
del 2° semestre 2015 (da luglio 2015).
3 Medicine di Gruppo Integrate nel territorio dell’ex Distretto Socio Sanitario n.2 (ad
Agordo, a Canale d’Agordo ed a Caprile), previste per il 3° quadrimestre 2015 (da
settembre 2015).
4 Medicine di Gruppo Integrate in Alpago, a Ponte nelle Alpi ed a Belluno. Per
quest’ultima si prevede la decorrenza da maggio 2015; le restanti verranno attivate entro il
31.12.2015.
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.12
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.13
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.14
4.6. Il Patto ed il Contratto con i medici di assistenza primaria
Premesso che le prestazioni individuate con i Livelli Essenziali di Assistenza per la Medicina
Convenzionata rientrano fra i compiti e le attività definite con gli AA.CC.NN. di categoria, il Patto
aziendale costituisce lo strumento per la gestione delle modalità organizzative e di erogazione delle
prestazioni e degli standard dei medici di assistenza primaria, volte al perseguimento degli obiettivi
di salute individuati dalla programmazione sanitaria nazionale e regionale. Lo strumento del Patto
costituisce, quindi, parte integrante dei sistemi di pianificazione e di programmazione aziendali, in
relazione agli obiettivi di salute individuati e concorre al raggiungimento degli stessi.
Coerentemente a tale logica, il Patto esplicita: la funzione (compiti ed attività) della medicina di
assistenza primaria come uno dei principali soggetti coinvolti nell’attività di governo della domanda
(ricoveri, prestazioni specialistiche, farmaci, protesica, inserimenti in struttura residenziale e/o
semiresidenziale, ecc.); le azioni volte alla promozione di obiettivi di salute attuati attraverso la
messa a punto di processi di “presa in carico dei problemi di salute” e di “stili di vita” che
qualificano il rapporto medico-paziente. In questo ambito il ruolo centrale del medico si esplica
nella realizzazione di azioni di prevenzione e/o nel supporto alla progettazione/attivazione di servizi
rispondenti ai bisogni, in virtù del ruolo di “osservatore privilegiato” dello stato epidemiologico e
sociale della popolazione assistita, di primo contatto con il SSN e di gestore della prima risposta ai
bisogni di salute delle persone; le prestazioni offerte dal medico di assistenza primaria e delle loro
modalità di erogazione, nonché delle attività implementate per un percorso volto alla formazione e
alla crescita professionale.
Per le finalità sopra indicate vengono, più precisamente, redatti due documenti distinti: un Patto,
solitamente di durata triennale, che esplicita gli obiettivi aziendali perseguiti e contestualizza il
ruolo del medico di assistenza primaria all’interno di questi ed un Contratto, di durata annuale, che
traduce gli obiettivi in specifici indicatori quali-quantitativi verificabili e fissa i pesi e gli incentivi di
ciascuno di essi.
4.7. Il Patto nell'Azienda ULSS n.1
Attualmente è vigente il Patto 2009/2012 prorogato -come previsto dalle disposizioni regionali- in
attesa dell'approvazione del contratto di esercizio che regolerà il rapporto tra Azienda ULSS e le
forme associative.
Gli obiettivi del Patto, all'interno dei quali si innesta, dettagliandoli, il Contratto annuale, sono i
seguenti:
utilizzo appropriato dell’Ospedale – sviluppo dei processi di deospedalizzazione;
utilizzo appropriato della specialistica;
utilizzo appropriato del farmaco;
prevenzione;
processi di integrazione.
Nell'ambito delle linee programmatiche indicate dal Patto, attraverso il Contratto anno 2014 –allo
stato in fase di definizione- l'Azienda ULSS n.1 intende coinvolgere i medici di assistenza primaria
nella realizzazione di numerosi obiettivi, sia regionali che aziendali, i principali dei quali vengono di
seguito indicati (l’efficacia di tali strumenti resta, comunque, subordinata all’eventuale stipula di
accordi assunti in sede regionale):
a) Utilizzo appropriato dell'Ospedale – Sviluppo dei processi di deospedalizzazione, così declinato:
•
ottimizzazione del tasso di ospedalizzazione
•
riduzione fughe per ricoveri di chirurgia generale
< a 129‰;
del 5%
b) Utilizzo appropriato del farmaco, così declinato:
•
spesa netta annua per la farmaceutica convenzionata pro capite < € 115;
•
spesa per farmaci a brevetto scaduto sul tot. spesa farmaceutica ≥ 48%;
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.15
c) Governo delle liste di attesa - appropriatezza prescrittiva per l'accesso alla specialistica amb.
secondo i protocolli RAO (Raggruppamenti Omogenei di Attesa) per le seguenti prestazioni:
ecografia addominale (escluso ostetrico-ginecologica) - risonanza Magnetica Nucleare Colonna Ecodoppler Tronchi Sovra Aortici, così declinato:
•
prescrizioni appropriate secondo quanto previsto dai RAO
≥ al 90 %
d) Gestione della cronicità 1. Progetto diabete, così declinato:
•
presa in carico dell'80% dei pazienti diabetici di tipo II non insulinotrattati identificati dal
Centro Anti Diabete per ciascun medico di assistenza primaria;
•
target di HbA1c :
< al 7,5% per almeno l'80% dei pazienti diabetici non insulino trattati di età inferiore a 80 anni;
< al 8% per almeno il 70% dei pazienti diabetici non insulino trattati di età superiore a 80 anni.
•
target dei valori di pressione arteriosa:
< a 140/80 mmHG nel 80% dei pazienti diabetici non insulino trattati.
2. Percorso assistenziale integrato Bronco Pneumopatia Ostruttiva (BPCO).
e) Formazione;
f) Partnership e collaborazione con il Distretto Socio Sanitario, così declinato:
•
partecipazione dei medici, a gruppi di lavoro, relativi a progettualità aziendali;
•
partecipazione dei medici agli incontri per la redazione dei PEI;
•
cure palliative;
•
ospedale di comunità e unità riabilitativa territoriale.
5. L'ASSISTENZA DOMICILIARE INTEGRATA (ADI)
5.1. Dimensione attività del servizio - tabelle
Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) – Utenti – Anno 2012
Utenti
ADI
(con sociale)
Utenti
ADI
(solo sanitaria)
Utenti
TOTALI
ADI
Distretto n.1
285
1.211
1.496
Distretto n.2
210
841
1.051
Distretto n.3
332
1.985
2.317
Totale ULSS n. 1
827
4.037
4.864
Dist retto
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.16
Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) – Utenti per fasce d’età – Anno 2012
Tipologia utenza
Minori (<19 anni)
Utenti
TOTALI
ADI
% utenti per
tipologia sul tot.
degli utenti
4
0,08%
Disabili (19-64 anni)
365
7,50%
Anziani (65-74 anni)
596
12,25%
Anziani (>75 anni)
3.899
80,16%
Totale ULSS n. 1
4.864
100,00%
Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) con assistenza SOCIALE – Utenti per fasce d’età – Anno 2012
Utenti
ADI
(con sociale)
% utenti per
tipologia sul tot.
degli utenti
Minori (<19 anni)
0
0,00%
Disabili (19-64 anni)
60
7,26%
Anziani (65-74 anni)
95
11,49%
Anziani (>75 anni)
672
81,26%
Totale ULSS n. 1
827
100,00%
Tipologia utenza
Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) solo assistenza SANITARIA – Utenti per fasce d’età – Anno 2012
Tipologia utenza
Minori (<19 anni)
Utenti
ADI
(solo sanitaria)
% utenti per
tipologia sul tot.
degli utenti
4
0,10%
Disabili (19-64 anni)
305
7,56%
Anziani (65-74 anni)
501
12,41%
Anziani (>75 anni)
3.227
79,94%
Totale ULSS n. 1
4.037
100,00%
Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) – Incidenza utenti su popolazione di riferimento – Anno 2012
Tipologia utenza
Minori (<19 anni)
Utenti
TOTALI
ADI
% utenti ADI sulla
pop di
riferimento
4
0,02%
Disabili (19-64 anni)
365
0,48%
Anziani (65-74 anni)
596
3,75%
Anziani (>75 anni)
3.899
26,19%
Totale ULSS n. 1
4.864
3,83%
Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) – sub Distretto n. 1 Cadore – Anno 2012
Utenti
ADI
(con sociale)
Utenti
ADI
(solo sanitaria)
Utenti
TOTALI
ADI
0
2
2
Disabili (19-64 anni)
28
105
133
Anziani (65-74 anni)
40
160
200
Anziani (>75 anni)
217
944
1.161
Totale Distretto 1
285
1.211
1.496
Distretto n. 1
Minori (<19 anni)
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.17
Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) – sub Distretto n. 2 Agordo – Anno 2012
Distretto n. 2
Minori (<19 anni)
Utenti
ADI
(con sociale)
Utenti
ADI
(solo sanitaria)
Utenti
TOTALI
ADI
0
1
1
Disabili (19-64 anni)
19
59
78
Anziani (65-74 anni)
21
108
129
Anziani (>75 anni)
170
673
843
Totale Distretto 2
210
841
1.051
Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) – sub Distretto n. 3 Belluno – Anno 2012
Distretto n. 3
Minori (<19 anni)
Disabili (19-64 anni)
Anziani (65-74 anni)
Utenti
ADI
(con sociale)
Utenti
ADI
(solo sanitaria)
Utenti
TOTALI
ADI
0
1
1
13
141
154
34
233
267
Anziani (>75 anni)
285
1.610
1.895
Totale Distretto 3
332
1.985
2.317
Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) – Profili di assistenza – Anno 2012
Tipologia
assistenza
Utenti
TOTALI
ADI
%tipologia su
profilo su tot
utenti
ADI - A
92
1,89%
ADI - B
1.699
34,93%
ADI - C
2.210
45,44%
ADI - D
862
17,72%
ADI - H
Totale ULSS n. 1
1
0,02%
4.864
100,00%
Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) – Tipologia accessi sub Distretto n. 1 Cadore – Anno 2012
Distretto n. 1 del Cadore
Tipologia servizio ADI
01. assistenza medica primaria
02. assistenza infermieristica
03. assistenza terapisti della riabilitazione
20. fornitura materiali di consumo
Totale
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Classe Età
Tot.
accessi
integrata
0-18 anni
19-64 anni
>=65 anni
0-18 anni
19-64 anni
>=65 anni
19-64 anni
>=65 anni
19-64 anni
>=65 anni
0
210
1.711
0
1.256
5.552
221
175
10
8
9.143
Tot. accessi
sanitaria
0
454
8.564
159
2.063
17.223
236
292
0
0
28.991
Tot. accessi
0
664
10.275
159
3.319
22.775
457
467
10
8
38.134
Pag.18
Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) – Tipologia accessi sub Distretto n. 2 Agordo - Anno 2012
Distretto n. 2 di Agordo
Tipologia servizio ADI
01. assistenza medica primaria
02. assistenza infermieristica
03. assistenza terapisti della riabilitazione
18. assistenza farmaceutica ad erogazione diretta
Classe Età
0-18 anni
19-64 anni
>=65 anni
0-18 anni
19-64 anni
>=65 anni
19-64 anni
>=65 anni
19-64 anni
>=65 anni
Tot.
accessi
integrata
0
62
2.714
0
559
2.525
87
309
254
53
6.563
Totale
Tot. accessi
sanitaria
Tot. accessi
51
899
12.025
0
1.591
10.523
411
650
0
0
51
961
14.739
0
2.150
13.048
498
959
254
53
26.099
32.713
Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) – Tipologia accessi sub Distretto n. 3 Belluno - Anno 2012
Distretto n. 3 di Belluno
Tipologia servizio ADI
Classe Età
0-18 anni
01. assistenza medica primaria
02. assistenza infermieristica
03. assistenza terapisti della riabilitazione
Tot.
accessi
integrata
0
Tot. accessi
sanitaria
Tot. accessi
0
0
19-64 anni
108
835
943
>=65 anni
2.555
12.137
14.692
0-18 anni
19-64 anni
0
460
20
4.202
20
4.662
>=65 anni
0-18 anni
5.769
0
34.075
0
39.844
0
19-64 anni
102
190
292
>=65 anni
117
411
528
9.111
Totale
51.870
60.981
Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) – Tipologia accessi – Anni 2011/2012
Tipologia servizio ADI
Tot. accessi Tot. accessi
2011
2012
Variazione
% 11-12
01. assistenza medica primaria
4 5.3 07
42.325
-6,58%
02. assistenza infermieristica
8 6.4 63
85.977
-0,56%
3.3 83
3.201
-5,38%
18. assistenza farmac eutica ad erogazione diretta
2 93
307
4,78%
20. fornitura materiali di consumo
1 23
18
-85,37%
135.569
131.828
-2,76%
03. assistenza ter apisti della riabilitazione
Totale
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.19
Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) – Numero accessi – Anni 2011/2012
Tot. accessi Tot. accessi
2011
2012
Distretto
Variazione
% 11-12
Distretto n. 1
38.747
38.134
-1,58%
Distretto n. 2
34.831
32.713
-6,08%
Distretto n. 3
61.991
60.981
-1,63%
135.569
131.828
-2,76%
Totale
Attività 2013
Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) – sub Distretto n. 1 Cadore – Anno 2013
Tipo Assistenza
In Carico a
Inizio
Periodo
Presi in
In Carico a
Dimessi nel
Carico nel
Fine
Periodo
Periodo
Periodo
A accessi occasionali (con sociale)
0
1
1
0
A accessi occasionali (solo sanitaria)
0
0
1
0
AD (con o solo sanitaria)
0
1
0
1
40
20
29
31
AD (sociale)
ADI-A (con sociale)
2
3
4
1
ADI-A (solo sanitaria)
5
22
15
12
ADI-B (con sociale)
ADI-B (solo sanitaria)
ADI-C (con sociale)
ADI-C (solo sanitaria)
ADI-D (con sociale)
49
41
39
51
278
273
279
272
98
34
53
80
322
153
156
319
5
19
17
7
ADI-D (solo sanitaria)
27
91
89
29
TOTALE GENERALE:
826
658
683
803
Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) – sub Distretto n. 2 Agordo – Anno 2013
Tipo Assistenza
In Carico a
Inizio
Periodo
In Carico a
Presi in
Dimessi nel
Carico nel
Fine
Periodo
Periodo
Periodo
A accessi occasionali (solo sanitaria)
0
1
1
AD (con o solo sanitaria)
4
1
0
5
82
40
25
97
AD (sociale)
ADI-A (con sociale)
ADI-A (solo sanitaria)
ADI-B (con sociale)
ADI-B (solo sanitaria)
ADI-C (con sociale)
ADI-C (solo sanitaria)
ADI-D (con sociale)
0
6
2
0
8
12
2
2
12
26
13
8
31
162
82
60
184
64
17
8
73
260
75
49
286
50
21
11
60
ADI-D (solo sanitaria)
162
68
52
178
TOTALE GENERALE:
828
322
216
934
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.20
Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) – sub Distretto n. 3 Belluno – Anno 2013
Tipo Assistenza
In Carico a
Inizio
Periodo
A accessi occasionali (solo sanitaria)
AD (sociale)
In Carico a
Presi in
Dimessi nel
Carico nel
Fine
Periodo
Periodo
Periodo
1
0
0
1
36
24
40
20
ADI-A (con sociale)
1
0
1
0
ADI-A (solo sanitaria)
2
30
19
13
ADI-B (con sociale)
ADI-B (solo sanitaria)
40
43
33
50
420
320
261
479
ADI-C (con sociale)
ADI-C (solo sanitaria)
90
71
62
99
576
282
277
581
ADI-D (con sociale)
12
46
42
16
ADI-D (solo sanitaria)
72
269
255
86
0
1
1
0
1.250
1.086
991
1.345
ADI-H (con sociale)
TOTALE GENERALE:
Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) – Anno 2013
Distretto
Tipo Assistenza
In Carico a
Inizio
Periodo
Presi in
In Carico a
Dimessi nel
Carico nel
Fine
Periodo
Periodo
Periodo
Cadore
A accessi occasionali (con sociale)
0
1
1
0
Cadore
A accessi occasionali (solo sanitaria)
0
0
1
0
Cadore
AD (con o solo sanitaria)
0
1
0
1
Cadore
AD (sociale)
40
20
29
31
Cadore
ADI-A (con sociale)
2
3
4
1
Cadore
ADI-A (solo sanitaria)
12
Cadore
ADI-B (con sociale)
Cadore
ADI-B (solo sanitaria)
Cadore
ADI-C (con sociale)
Cadore
ADI-C (solo sanitaria)
Cadore
ADI-D (con sociale)
5
22
15
49
41
39
51
278
273
279
272
98
34
53
80
322
153
156
319
5
19
17
7
Cadore
ADI-D (solo sanitaria)
27
91
89
29
Agordo
A accessi occasionali (solo sanitaria)
0
1
1
0
Agordo
AD (con o solo sanitaria)
4
1
0
5
Agordo
AD (sociale)
82
40
25
97
Agordo
ADI-A (con sociale)
Agordo
ADI-A (solo sanitaria)
Agordo
ADI-B (con sociale)
Agordo
ADI-B (solo sanitaria)
Agordo
ADI-C (con sociale)
Agordo
ADI-C (solo sanitaria)
Agordo
ADI-D (con sociale)
Agordo
ADI-D (solo sanitaria)
Belluno
A accessi occasionali (solo sanitaria)
Belluno
AD (sociale)
Belluno
ADI-A (con sociale)
1
0
1
0
Belluno
ADI-A (solo sanitaria)
2
30
19
13
Belluno
ADI-B (con sociale)
Belluno
ADI-B (solo sanitaria)
Belluno
ADI-C (con sociale)
Belluno
ADI-C (solo sanitaria)
Belluno
ADI-D (con sociale)
12
Belluno
ADI-D (solo sanitaria)
72
Belluno
ADI-H (con sociale)
0
1
1
0
2.904
2.066
1.890
3.082
TOTALE GENERALE:
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
6
2
0
8
12
2
2
12
26
13
8
31
162
82
60
184
64
17
8
73
260
75
49
286
50
21
11
60
162
68
52
178
1
0
0
1
36
24
40
20
40
43
33
50
420
320
261
479
90
71
62
99
576
282
277
581
46
42
16
269
255
86
Pag.21
5.2 Descrizione del servizio
L’ADI è un servizio attivo su tutto il territorio dell’Ulss n.1 che prevede l’erogazione coordinata di
prestazioni di carattere sanitario (senza oneri a carico dell’utente), integrate con interventi socio
assistenziali (con compartecipazione economica dell’utente), al domicilio di anziani disabili e di
persone di ogni età affette da malattie cronico-degenerative che si trovino in una situazione di
parziale/totale, temporanea/permanente non-autosufficienza con bisogno di assistenza.
Gli obiettivi dell’ADI sono:
−
favorire il recupero o il mantenimento del massimo grado possibile di autonomia personale
e sociale al fine di consentire alla persona a rischio di disabilità di continuare a vivere nella
propria abitazione;
−
rispondere alle richieste dei malati e dei familiari che scelgono e chiedono di ricevere
assistenza socio-sanitaria al proprio domicilio;
−
contenere il numero dei ricoveri ospedalieri impropri;
−
favorire il rientro al domicilio dei pazienti ricoverati in Ospedale che al momento della
dimissione presentino necessità di assistenza (dimissioni protette).
In questo tipo di assistenza confluiscono gli interventi di più figure professionali sanitarie e sociali
(fisioterapisti, infermieri, medici, assistenti sociali, operatori socio-assistenziali) per attuare al
domicilio dell’utente un progetto assistenziale unitario e personalizzato.
Il medico di assistenza primaria/pediatra di libera scelta è il responsabile clinico del paziente, è la
figura centrale di riferimento per tutti gli operatori coinvolti nel percorso di diagnosi e cura del
paziente e a lui competono le decisioni in ordine agli interventi terapeutici al domicilio.
Nella realtà dell’Ulss n.1, il personale (infermieri, tecnici della riabilitazione e medici in servizio di
reperibilità) in parte è costituito da personale dipendente e in parte è assicurato da una società
titolare di una specifica convenzione con l’azienda.
L’Unità di Valutazione Multidimensionale (UVMD) e la Scheda di Valutazione Multidimensionale
delle persone adulte ed Anziane (SVaMA) rappresentano gli strumenti di lavoro a disposizione di
tutte le figure che ruotano intorno all’utente per la valutazione multidimensionale finalizzata alla
definizione del programma specifico di assistenza.
Nell’ambito distrettuale il servizio ADI si colloca all’interno della rete integrata di attività della Unità
Operativa di Cure Primarie, insieme all’assistenza dei Medici di Assistenza Primaria/Pediatri di
Libera Scelta, la Continuità Assistenziale, l’assistenza Farmaceutica Territoriale, l’assistenza nelle
strutture di ricovero intermedie, nelle strutture residenziali e semiresidenziali extraospedaliere.
La presa in carico degli utenti in Assistenza Domiciliare, sia che la segnalazione provenga dal
personale del territorio (MAP/PLS, medici di continuità assistenziale, personale delle strutture di
ricovero intermedie, personale dei Centri di Servizio comunali) sia che provenga dal personale
ospedaliero oppure dai familiari degli stessi utenti in stato di bisogno, viene attivata e coordinata
dalla Centrale Operativa Territoriale aziendale.
Le tipologie di assistenza sono:
L'assistenza domiciliare riabilitativa – ADI profilo A
Complesso di prestazioni di riabilitazione estensiva rivolte a pazienti richiedenti un moderato
impegno terapeutico a fronte di un forte supporto di tipo assistenziale.
Va inteso che non può richiedere carattere d’urgenza nell’accezione comune del termine.
E’ destinata a persone affette da disabilità stabilizzate più o meno gravi che richiedono un semplice
programma terapeutico, e a persone con disabilità importanti transitorie e\o evolutive, con possibili
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.22
esiti permanenti, spesso multiple, che richiedono un progetto riabilitativo complessivo anche nel
lungo periodo.
Viene attivata con prescrizione del medico specialista Fisiatra di struttura pubblica sia in riferimento
a pazienti ambulatoriali sia in dimissione ospedaliera e con richiesta del medico curante.
L'assistenza domiciliare infermieristica – ADI Profilo B
Assistenza infermieristica rivolta a pazienti, in genere anziani, temporaneamente o stabilmente non
autosufficienti, che necessitano di prestazioni infermieristiche occasionali o periodiche e che non
richiedono, necessariamente, la presenza programmata del Medico di Assistenza Primaria o
Pediatra di Libera Scelta.
Destinatari sono: persone non autosufficienti o impossibilitate a raggiungere autonomamente lo
studio del medico curante o l’ospedale per motivi di carattere sanitario (persone non ambulabili).
La richiesta di attivazione viene inoltrata alla COT dal medico curante (convenzionato o ospedaliero
in caso di dimissione protetta).
L'assistenza domiciliare programmata - ADI profilo C
E’ l’assistenza domiciliare programmata ai non ambulabili da parte dei MAP e PLS caratterizzata
dalla periodicità degli accessi a frequenze predefinite: accesso mensile, quindicinale o settimanale,
previa autorizzazione del Distretto.
E’ rivolta a pazienti, per lo più anziani, non in grado di accedere allo studio medico del curante per:
impossibilità permanente a deambulare (grandi anziani con deficit della deambulazione,
portatori di protesi agli arti inferiori con grave difficoltà)
impossibilità al trasporto con mezzi comuni, presenza di barriere architettoniche rilevanti,
età avanzata.
patologia cronica stabilizzata con necessità di controlli ravvicinati (insufficienza cardiaca e\o
respiratoria in stadio avanzato, arteriopatie, artropatie, cerebropatia e para-tetraplegia).
L’obbiettivo è quello di un monitoraggio complessivo delle condizioni cliniche, igieniche, ambientali
e relazionali del paziente con indicazioni specifiche ai familiari, al personale infermieristico e di
assistenza domiciliare per gli interventi da attivare.
Si avvale di un’apposita scheda per gli accessi, fornita dall’Azienda, sulla quale vengono annotate,
ad ogni accesso, le considerazioni cliniche con l’aggiornamento diagnostico-terapeutico, la richiesta
di accertamenti e visite specialistiche, le prestazioni aggiuntive, le indicazioni del consulente
specialista e quant’altro ritenuto opportuno.
Ha quindi un significato, oltre che di supporto psicologico per il paziente, prettamente preventivo e
di grande rilevanza in quanto in grado di cogliere, in modo tempestivo, quelle situazioni di
riacutizzazione o di scompenso clinico tali da richiedere, qualora siano soddisfatti i criteri
d’inclusione (vedi paragrafo successivo), l’attivazione del profilo superiore D (ADIMED) o
l’eventuale ricovero in ospedale.
L'ADIMED – ADI Profilo D
Si realizza nel più alto livello d’intensità sanitaria destinato ai pazienti più gravi per i quali, in
relazione alle condizioni di grave dipendenza sanitaria, viene richiesto un elevato impegno medico
con più accessi settimanali programmati e la disponibilità di più figure professionali capaci di
realizzare insieme, garantendo una propria pronta disponibilità, il criterio dell’integrazione
multitprofessionale e multidisciplinare.
Gli aspetti qualificanti:
− la gravità del caso trattato e la complessità del trattamento previsto a domicilio devono
rappresentare una reale alternativa al ricovero ospedaliero;
− la preventiva valutazione in UVMD (Unità di Valutazione Multidimensionale Distrettuale) con
l’utilizzo della scheda SVaMA per l’attivazione dell’ADIMED, la stesura di un piano operativo
e la presa in carico del paziente.
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.23
I destinatari sono i pazienti affetti dalle gravi patologie (cronico degenerative, acute
temporaneamente invalidanti, condizioni che richiedano nutrizione artificiale, patologie oncologiche
in fase avanzata con necessità di cure palliative) per i quali appaia comunque appropriato un
trattamento domiciliare sia nel caso di pazienti già seguiti a domicilio, sia nel caso di pazienti in
dimissione ospedaliera per i quali l’ADIMED rappresenti la necessaria continuità, a livello
domiciliare, delle cure effettuate in regime di ricovero (Dimissione protetta).
La condizione necessaria è la verifica della congruità del domicilio e l’idoneità della famiglia e del
contesto socio-relazionale.
5.3 Il modello organizzativo
La Centrale Operativa Territoriale (COT): accoglie la Richiesta presentata dal Medico di Assistenza
Primaria (MAP) o Pediatra di Libera Scelta (PLS) o dal Medico Ospedaliero e decide se deve essere:
1. archiviata perché non congrua;
2. accettata ed orientata verso altre tipologie assistenziali senza valutazione in UVMD;
3. accettata e passata alla valutazione multidimensionale in UVMD con procedura ordinaria;
4. accettata con procedura d’urgenza (con successiva valutazione multidimensionale in UVMD).
SEGNALAZIONE PER PERSONE A DOMICILIO
Procedura Ordinaria
MAP-PLS:
1.
2.
3.
fornisce alla COT i dati anagrafici del pz.;
concorda con la COT chi convocare in UVMD;
compila SCHEDA SANITARIA della SVaMA per
ADIMED (che consegnerà in UVMD);
Procedura Urgente
MAP-PLS:
1. concorda con il Medico di Dist. il Piano Operativo (PO)
Urgente e l’Erogatore scelto;
2. fornisce alla COT i dati anagrafici del pz.;
3. concorda con la COT chi convocare in UVMD;
4. compila SCHEDA SANITARIA della SVaMA per ADIMED
che consegnerà in UVMD;
COT
invia PO Urgente all’Erogatore individuato per il caso;
EROGATORE
contatta il MAP-PLS per concordare il 1°
accesso.
COT
1. effettua valutazione domiciliare e compila la SCHEDA COGNITIVO-FUNZIONALE della
SVAMA;
2. convoca i partecipanti all’UVMD;
3. invia al SAD del Comune di residenza la comunicazione del caso o la convocazione in
UVMD.
ASSISTENTE SOCIALE del Comune di residenza
effettua, ove necessario, valutazione sociale a domicilio e compila la SCHEDA SOCIALE della
SVAMA
UNITÀ di VALUTAZIONE MULTIDIMENSIONALE DISTRETTUALE (UVMD)
Sedi sub distrettuali Cadore, Agordo, Belluno
1. decide l’orientamento della richiesta (ADIMED, o altri profili);
2. se ADIMED, elabora il Piano Operativo, individuando l’Erogatore;
3. decide l’eventuale data di rivalutazione;
4. compila e sottoscrive il Verbale della SCHEDA SVAMA;
5. firma il “foglio presenze”.
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.24
COT
invia PO all’Erogatore individuato per il caso;
EROGATORE
1. contatta il MAP-PLS per concordare il 1° accesso;
2. al primo accesso porta a domicilio del pz. la CARTELLA DOMICILIARE e la scheda
INFORMATIVA PER L’UTENTE.
SEGNALAZIONE PER PERSONE OSPEDALIZZATE
Procedura Ordinaria
MEDICO OSPEDALIERO:
1. contatta telefonicamente il MAP-PLS del pz. per concordare possibilità di attivazione assist.
a domicilio;
2. compila la scheda di DIMISSIONE PROTETTA (vedi allegato 1);
CAPOSALA dell’U.O.:
1. completa la scheda di DIMISSIONE PROTETTA;
2. invia alla COT via fax la scheda del pz. 5 giorni prima della dimissione;
MAP-PLS
compila SCHEDA SANITARIA della SVAMA per ADIMED (che consegnerà in UVMD);
COT
1. effettua valutazione domiciliare e compila la SCHEDA COGNITIVO-FUNZIONALE della
SVAMA;
2. convoca i partecipanti all’UVMD;
3. invia al SAD del Comune di residenza la comunicazione del caso o la convocazione in
UVMD;
ASSISTENTE SOCIALE del Comune di residenza
effettua, ove necessario, la valutazione sociale a domicilio e compila la SCHEDA SOCIALE della
SVAMA
UNITÀ DI VALUTAZIONE MULTIDIMENSIONALE DISTRETTUALE (UVMD)
Sede: Ospedale (se possibile) oppure sede sub distrettuale di Belluno, Agordo e Pieve di
Cadore.
Si riunisce periodicamente esamina i casi:
1. decide l’orientamento della richiesta (ADIMED, o altri profili);
2. se ADIMED, elabora il Piano Operativo, individuando l’Erogatore;
3. decide l’eventuale data di rivalutazione;
4. compila e sottoscrive il Verbale della SCHEDA SVAMA;
5. firma il Foglio Presenze.
COT
invia PO all’Erogatore individuato per il caso;
EROGATORE
1. contatta il MAP-PLS per concordare il 1° accesso;
2. al primo accesso porta a domicilio del pz. la CARTELLA DOMICILIARE e la scheda
INFORMATIVA PER L’UTENTE.
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.25
IL MODELLO ORGANIZZATIVO
(Servizi, figure professionali coinvolte, funzioni assegnate)
Lo schema che segue rappresenta l’organizzazione che supporta il Progetto in termini di
collegamenti tra i diversi elementi e di gestione delle pratiche, dalla richiesta all’erogazione e
all’archiviazione.
Interessato
Familiare/Tutore
Operatore della rete
Assistente Sociale
Contatto telefonico
TERRITORIO
OSPEDALE
Medico di Assistenza Primaria
Pediatra di Libera Scelta
Medico Specialista e
Caposala dell’U.O.
Segnalazione telefonica
(nel caso di persona a domicilio)
DISTRETTO
scheda di segnalazione
(inviata via fax
nel caso di persona ricoverata)
CENTRALE
OPERATIVA
TERRITORIALE
VALUTAZIONE
PRELIMINARE
Prima verifica del
bisogno
VALUTAZIONE
COMPLETA
UVMD
Bisogni sociali (Comune)
Assistenza fisioterapica
Assistenza infermieristica
Assistenza medica programmata
ADIMED
Piano Operativo
Programma di lavoro
OPERATORI
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
UTENTE
Pag.26
Azioni/Obiettivi
− verifica offerta (attualmente in corso) e sottoscrizione contratto di servizio (giugno-luglio
2014)
− definizione delle specifiche degli accessi semplici e degli accessi complessi;
− adeguamento del sistema informativo Atlante ed implementazione dello stesso da parte
dell'ente gestore;
− assolvimento debito informativo (flussi);
− ottimizzazione dell’organizzazione territoriale dell'equipe del servizio (azzonamento punti
decentrati di erogazione);
− messa a punto procedura COT – Distretto – MAP – Ente gestore;
− attivazione graduale delle offerte migliorative del servizio ADI (telemedicina / radiologia
domiciliare);
− protocollo operativo Distretto/Ente gestore/MAP e U.O. Cure Palliative.
Indicatori:
− sottoscrizione contratto di servizio (giugno/luglio 2014);
− adeguamento del sistema informativo;
− definizione protocolli previsti nell'anno;
− indicatori ex DGRV n.2732/2011 riferiti alle cure domiciliari
• tasso annuo di assistenza in ADI con almeno 8 accessi/mese per 10.000 ab. (livello
intensità ≥ 2);
• % di accesi domiciliari effettuati il sabato e la domenica;
• % di ultra 75enni dimessi dall’ospedale a domicilio, con almeno un accesso
domiciliare entro 2gg;
• % deceduti ultra 75enni con ≥ 8 accessi/mese nell’ultimo mese di vita;
• tasso di ricovero ospedaliero negli ultra 75enni;
• % di deceduti al di fuori dell’ospedale tra gli anziani ultra 75enni.
6. LA CENTRALE OPERATIVA TERRITORIALE
La Centrale Operativa Territoriale (COT) è una struttura operativa in carico direttamente al
Direttore del Distretto Unico, è il cardine dell’organizzazione territoriale in quanto svolge una
funzione di coordinamento della presa in carico del paziente fragile che richiede una risposta
globale ai suoi problemi attraverso modalità concrete che garantiscano la sua centralità nel suo
contesto familiare e sociale e l’unitarietà della risposta.
Costituisce lo strumento di raccolta e classificazione del problema/bisogno espresso, di attivazione
delle risorse più appropriate, di programmazione e pianificazione degli interventi attivando i
soggetti della rete assistenziale, tutelando le transizioni da un luogo di cura all’altro o da un livello
clinico/assistenziale all’altro.
Sotto il profilo organizzativo la Centrale Operativa viene suddivisa in 6 aree di attività e presa in
carico con le seguenti finalità:
1. Ammissioni/Dimissioni protette: per garantire ai pazienti anziani e/o fragili ed ai pazienti
con bisogni assistenziali complessi l’ammissione in ospedale attraverso un percorso
guidato, agli utenti fragili già in carico all’assistenza domiciliare la dimissione protetta
attraverso l’UVMD per la formulazione del Piano Assistenziale Individuale (PAI) e la
continuità dell’intervento assistenziale; favorendo la collaborazione e la comunicazione
tra Unità Operative Ospedaliere, Medici di Assistenza Primaria/Pediatri di Libera Scelta,
tutti i servizi della rete territoriale e Assistenti Sociali dei Comuni.
2. Residenzialità: per essere unico riferimento per gli Assistenti Sociali dei Comuni che
inoltrano alla Centrale Operativa la richiesta di Valutazione Multiprofessionale, a seguito
di una richiesta di residenzialità inoltrata dall’utente/familiare, MAP, Servizi Sociali,
Comune, creare nel territorio dell’Azienda ULSS una modalità omogenea di valutazione
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.27
e di presa in carico della richiesta per dare all’utente una risposta che sia adeguata ed
uniforme.
3. Disabilità: per organizzare e programmare i Servizi in favore delle persone con
disabilità; per organizzare le UVMD e fornire attività di supporto amministrativo ed
organizzativo per i servizi di riferimento.
4. Cure domiciliari e cure palliative: per prendere in carico l’utente con particolare
attenzione agli utenti che necessitano di cure palliative, definendo il PAI e fornendo un
costante monitoraggio dell’evoluzione dei bisogni clinico-socio-assistenziali per rendere
più efficienti e più efficaci le cure domiciliari attraverso l’integrazione multi professionale
e attraverso la continuità delle cure e creare nel territorio dell’Azienda ULSS una
modalità omogenea di valutazione e di presa in carico della richiesta e per dare
all’utente una risposta che sia adeguata ed uniforme.
5. Domiciliarità sociale: per rendere le famiglie più consapevoli delle risorse socioassistenziali che possono essere attivate a domicilio, garantendo maggior accesso ai
servizi sociali comunali, guidandole all’interno della rete dei servizi.
6. Ospedale di Comunità, URT e Hospice: per essere unico punto di raccolta della
domanda di inserimento, facendo una prima valutazione riguardo la sua congruità.
Tutte le attività della Centrale Operativa distrettuale si svolgono nelle 24 ore e 7 giorni la
settimana.
La COT sviluppa progressivamente la sua attività per aree: la prima a partire è stata l’Assistenza
Domiciliare (ADIMED).
Supporto Informatico
E’ previsto l’utilizzo di un modulo informatico nel Sistema Informativo Atlante per tracciare la
chiamata e per la gestione del problema che può:
-
essere risolto direttamente dalla COT
-
essere demandato ad altro servizio/referente per la risoluzione
Il servizio/referente è responsabile della chiusura del problema previa comunicazione alla COT.
Il personale 118 sarà formato ed abilitato ad entrare nel modulo informatico [email protected]
La COT è dotata di numero unico: negli orari in cui la COT non sarà attiva, allo stesso numero
risponderà il 118.
Tutte le chiamate che arriveranno alla COT attraverso il numero unico verranno registrate.
Formazione del personale
Il progetto di Formazione sul Campo prevede i seguenti punti:
-
attività didattica/formativa: lezione frontale: cos’è la COT, modalità di funzionamento e
obiettivi;
-
attività didattica/formativa: inquadramento dell’ADI nelle varie tipologie di assistenza;
-
attività didattica/formativa : Il sistema Atlante: 10 ore di impegno dedicato per apprendimento
teorico del programma Atlante e 40 ore di apprendimento "pratico" per il
caricamento/aggiornamento dei dati e informazione sanitarie nei vari progetti del programma
stesso. La formazione è eseguita dal personale del CED;
-
attività didattica/formativa: formazione di ciascun operatore COT da parte del personale
SUEM/118 relativamente alle modalità di risposta all’utenza quantificabile in una giornata
lavorativa;
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.28
-
attività di formazione tenuta dalla psicologa del Nucleo Cure Palliative oppure dell’Hospice per
sensibilizzare gli operatori sul concetto di malattia, ascolto, morte, rielaborazione del lutto,
empatia dello stato emotivo del cargiver;
-
incontri formativi tenuti da professionisti in servizio in Gastroenterologia dell'ospedale per
uniformare le conoscenze riguardo la NAD;
-
incontri formativi tenuti da professionisti dell’ADI per uniformare le conoscenze riguardo le
Lesioni da Decubito;
-
incontri formativi tenuti da professionisti dell’ADI per uniformare le conoscenze riguardo la
gestione della terapia e vie di somministrazione;
-
riunioni periodiche del personale COT, istituite a scopo di stabilire obiettivi e intenti, confronto
e loro condivisione e debreathing successivo.
Informazione
I MAP/PLS, Servizio SAD e Servizio Sociale Professionale devono essere informati dell’attivazione
del nuovo servizio:
deve essere previsto un incontro con le sopracitate figure professionali in cui vengano date tutte le
informazioni necessarie, tale incontro verrà presieduto dalla Direzione Generale, Direttore del
Distretto, Responsabile COT e Coordinatrice COT.
Le informazioni verranno pubblicate inoltre sul sito Aziendale e sulla Carta dei Servizi.
Azioni/obiettivi:
-
sviluppo graduale dell’attività della COT (secondo il progetto approvato con Deliberazione
n.114/2014);
-
assegnazione risorse umane e individuazione della sede;
-
sviluppo supporto informatico;
-
completamento C.O. ed attivazione numero unico tramite il 118;
-
attività di formazione del personale e di informazione verso MAP/PLS – Ass. Sociali del SPP,
Operatori SAD;
Indicatori:
-
messa a regime della procedura COT/ADI con copertura H24 (attraverso numero unico
118);
-
livello di adeguamento del supporto informatico e del sistema informativo;
-
nr. richieste di intervento e nr. prese in carico effettuate sul totale delle richieste;
-
nr. di corsi di formazione effettuati e di attività informative
7. LE STRUTTURE INTERMEDIE
Le strutture intermedie, Hospice, Ospedale di Comunità (OdC) e Unità Riabilitativa Territoriale
(URT) dipendono dall’UOC Cure Primarie e dalla U.O. semplice “Coordinamento strutture
residenziali intermedie”: sono strutture in grado di accogliere i pazienti residenti nel territorio
dell’ULSS n.1 per i quali non sia prefigurabile un percorso di assistenza domiciliare o risulti
improprio il ricorso all’ospedalizzazione o all’istituzionalizzazione, offrendo una risposta
polifunzionale a carattere temporaneo rispettivamente di palliazione, stabilizzazione e riabilitazione
estensiva.
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.29
Sulla base delle schede di programmazione territoriale è prevista entro la data del 31/12/2015
l’attivazione di 27 posti letto di cui 17 classificati come OdC e 10 come URT. I criteri per la
allocazione di queste strutture (OdC ed URT) devono garantire equità territoriale, devono essere
collegati in modo efficace e funzionale alle strutture sia ospedaliere che territoriali e devono tenere
conto delle caratteristiche epidemiologiche e dei bisogni sanitari della popolazione.
AZIONI ORGANIZZATIVE:
ATTIVAZIONE UNITA’ OPERATIVA COORDINAMENTO STRUTTURE INTERMEDIE
DIRIGENTE MEDICO RESPONSABILE: nomina entro fine anno di un Dirigente responsabile della
U.O. con i seguenti compiti:
Essere garante del rispetto della Mission
Monitorare le attività e gli esiti
Rapportarsi con il responsabile di ogni singola struttura
Essere garante del rispetto della procedura di Dimissione protetta
Responsabile delle UVMD di ingresso
Gestione lista d’attesa
Raccordo con la Centrale Operativa Territoriale
Rapporto diretto con i MAP per un ricorso appropriato alle strutture intermedie e per favorire la
dimissione a domicilio.
Partecipazione alle trattative di budget insieme al Direttore di Distretto e ai responsabili delle
singole strutture.
Strutture intermedie già presenti nell’ULSS sono:
L'Hospice
Ubicato all’interno del perimetro ospedaliero dell’O.C. di Belluno, è dotato di 8 posti letto Gli
standard strutturali ed organizzativi sono garantiti da 1 medico palliativista, con funzione di
coordinamento, 6 infermieri professionali, 4,5 O.T.A./O.A.A. Tali figure professionali sono garantite
da una ditta esterna, mentre la presenza di uno psicologo, di un assistente sociale e degli
specialisti ospedalieri per le consulenze sono garantiti dall’ULSS.
L’hospice è una struttura di ricovero specifica per le cure palliative organizzata secondo gli
standard strutturali, di funzionamento e di dotazione del personale previsti dalla normativa vigente.
Le finalità dell’hospice sono:
Realizzare un programma di Cure Palliative personalizzato ed orientato a migliorare la
qualità della vita residua, attraverso una risposta globale ai bisogni (fisici, psico-emozionali,
sociali e spirituali) del paziente affetto da una malattia inguaribile, in condizioni di
terminalità, e della sua famiglia.
Realizzare una valida alternativa al domicilio del malato quando questo non è,
temporaneamente o definitivamente, idoneo ad accoglierlo. Costituire una pronta offerta
assistenziale che permetta di evitare il ricorso a ricoveri “impropri”, in ospedale.
Offrire un luogo di degenza come supporto alle famiglie per alleviarle (formula “sollievo”)
dalla cura del proprio congiunto.
Valutazione e monitoraggio delle Cure Palliative inefficaci in regime domiciliare.
Accompagnare alla morte, preparare e sostenere i familiari nel lutto.
Offrire occasioni di formazione e preparazione pratica del personale (medici, infermieri,
psicologi, assistenti sociali, assistenti spirituali, volontari, ecc.).
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.30
Promuovere il rinnovamento della pratica medica in termini umanistici e “patient-centered”.
INDICATORI:
Durata di DEGENZA: vanno disincentivate sia degenze troppo protratte sia degenze di pochi giorni,
indice di un ricorso in fase di terminalità molto avanzata e quindi di scarsa appropriatezza delle
ammissioni.
Somministrazione questionari di soddisfazione utenti/familiari e confronto dei risultati rispetto al
periodo precedente.
Somministrazione di questionari di valutazione degli operatori sulla qualità del servizio
Numero di incontri con i familiari degli ospiti: verbali family-meeting.
Indicatori di invasività assistenziale: ad es. % ospiti a cui è stata richiesta una TAC oppure
un’emotrasfusione, al fine di privilegiare gli aspetti di contenuto umanitario assistenziale rispetto
agli elementi diagnostico-terapeutici.
L'Ospedale di Comunità di Auronzo di Cadore
L’Ospedale di Comunità è collocato al primo piano del Centro Sanitario Polifunzionale di Auronzo di
Cadore e comprende venti posti letto in camere da due o tre letti dotate di servizi igienici e doccia,
più una camera singola per i pazienti terminali o per situazioni particolari. Il modello “di comunità”
prevede la degenza come nei normali ospedali, la responsabilità clinica diretta da un medico
responsabile della struttura, l’erogazione dei farmaci e delle prestazioni con le medesime modalità
e tempistiche ospedaliere. L’equipe clinica, assistenziale e riabilitativa comprende un dirigente
medico responsabile, un’infermiera coordinatrice, infermieri, oss e terapisti della riabilitazione.
E’ destinato a pazienti:
- affetti da patologie croniche che necessitano di terapie difficilmente erogabili a domicilio,
- dimessi dopo un periodo di ricovero in strutture per malati in fase acuta,
- con necessità di controllo sanitario protratto e/o a terapie mediche e riabilitative estensive,
- con aggravamento dello stato generale di salute senza adeguato supporto familiare o ambientale.
E’ una struttura intermedia distrettuale di residenzialità extra-ospedaliera a carattere temporaneo
(indicativamente 4-6 settimane) con compartecipazione alla spesa dopo il 30° giorno di degenza (€
25 pro die). Deve garantire risposte assistenziali a tutti i residenti nel territorio dell’ULSS n.1
garantendo quindi sia equità territoriale sia equità nella modalità di ingresso da parte delle U.O.
ospedaliere che da parte dei MAP/PLS.
INDICATORI:
durata media di degenza
tasso occupazione posti letto
modalità di dimissione: % decessi, % di dimessi a domicilio, % di trasferiti a reparto per acuti, %
trasferiti in RSA o casa di riposo sul totale dei dimessi.
provenienza dei pazienti: % dei pazienti provenienti da reparto per acuti sul totale dei pazienti
accolti, % dei pazienti provenienti dal domicilio.
età media dei pazienti
tempo di attesa prima dell’ingresso
numero di schede di dimissione protetta inviate al servizio ADI
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.31
somministrazione questionari di soddisfazione utenti/familiari e confronto dei risultati rispetto al
periodo precedente.
STRUTTURE DA ATTIVARE:
L'Ospedale di Comunità di Agordo e di Belluno
Tenendo conto l’alto indice di invecchiamento dell’Agordino e non avendo nel suo territorio
nessuna struttura intermedia risulta il luogo idoneo per l’attivazione dei 10 pl di OdC. Si inserisce in
modo coerente ed efficiente andando a completare l’offerta assistenziale da un lato con la
Medicina e la LDG, dall’altro con l’RSA già dotata di nucleo di media intensità assistenziale.
L’attivazione dei posti letto avverrà gradualmente partendo da un numero di 4 iniziali, con
localizzazione presso la lungodegenza dell’Ospedale, con il ruolo di Responsabile Medico assegnato
a un MAP. Un ulteriore nucleo di n.7 pl di Ospedale di Comunità va attivato nell’anno 2015
nell’area territoriale sub distrettuale di Belluno.
L'Unità Riabilitativa di Belluno
L’URT ha l’obiettivo di prendere in carico persone con disabilità, dovuta a malattie di diversa
origine, che hanno difficoltà ad accedere ai servizi riabilitativi ambulatoriali o che necessitano di
acquisire abilità specifiche all'interno del proprio ambiente di vita attraverso la pianificazione,
effettuazione e verifica di interventi sanitari di riabilitazione. E’ una struttura di residenzialità extraospedaliera a carattere temporaneo (massimo 8 settimane di degenza) con compartecipazione alla
spesa.
Deve operare in collegamento con il Servizio di Recupero e Rieducazione Funzionale, con
l’Ortopedia e la Neurologia, con la rete dei servizi riabilitativi del territorio, in un'ottica di continuità
territorio-ospedale. Definisce, tramite Unità di Valutazione Multidimensionale (UVMD), i percorsi
riabilitativi assistenziali in collaborazione con le U.O. ospedaliere interessate da attivare alla
dimissione e con il Distretto e i MAP.
Tipologia di pazienti e criteri di esclusione
Pazienti post-acuti o cronici riacutizzati con basso margine di imprevedibilità e/o instabilità clinica.
Solitamente pazienti adulti/anziani con profilo SVAMA superiore a 2 e necessità variabili di cure
sanitarie. I profili SVAMA 16 e 17 (pazienti con decadimento cognitivo e gravi disturbi del
comportamento) non possono essere adeguatamente protetti in queste strutture ma dovrebbero
essere assistiti in nuclei SAPA idealmente contigui o in collegamento funzionale con l‘URT.
-
Paziente le cui funzioni/abilità temporaneamente perse sono parzialmente o totalmente
recuperabili ed è necessario intervenire per ridurre la disabilità conseguente alla malattia
(fratturati polipatologici e traumatologici) con interventi di riabilitazione estensiva.
-
Pazienti a lento recupero funzionale che hanno già effettuato riabilitazione intensiva ma
necessitano di proseguire il trattamento (ictus a lenta risoluzione).
-
Paziente cronico evolutivo (es. Sclerosi multipla stabilizzata, Parkinson, SLA) con grave
disabilità residua che necessita di periodo di riabilitazione e/o adattamento a nuovi ausili o
a un nuovo livello di disabilità.
AZIONI:
-
attivazione in compensazione alla riduzione di posti per acuti. (attivazione graduale per
nuclei)
-
scelta localizzazione, rispetto degli standard previsti dalla normativa, di seguito elencati
(investimenti di adeguamento).
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.32
I 10 pl dell’URT trovano collocazione ideale a Belluno soprattutto per la sua centralità e vicinanza a
strutture specialistiche come l’ortopedia, neurologia e servizio di riabilitazione funzionale e con il
nucleo SAPA.
Aspetti strutturali
Stanze doppie con bagno per disabili. Presenza di spazio dedicato e di poltrona comfort per
mobilizzazione precoce del paziente. Presenza di zona soggiorno/consumo pasti per non
polarizzare la vita del paziente solo intorno al posto letto. Tutte le stanze hanno una presa di rete
per accesso a Internet o esiste una copertura wireless della struttura.
Zona per attività riabilitative specifiche (palestra, spazi per logopedia, educazione funzionale e
terapia occupazionale).
Per alcuni pazienti con patologie neuromuscolari o respiratorie è necessario adeguare gli standard
strutturali con disponibilità di alcune stanze con ossigenoterapia/aspirazione a parete per pazienti
tracheostomizzati e/o ventilati.
-Attivazione procedure per il personale (concorsi- mobilità…)
L’assistenza viene garantita da 1 coordinatore infermieristico part-time, 3,5 infermieri, 5 OSS più 1
FKT, con accessi dell’assistente sociale e logopedista secondo necessità.
L’organizzazione assistenziale non deve essere attuata solo per compiti ma anche per gestione del
caso con almeno 1 infermiere/FKT care manager che coordina il percorso del paziente durante
l’accoglimento e verso la destinazione definitiva e è responsabile dell’attuazione del progetto di
recupero/riabilitazione e deospedalizzazione del paziente con la collaborazione del personale OSS.
La mobilizzazione del paziente è garantita 7 giorni su 7.
Sono presenti 2 fisioterapisti o terapisti occupazionali TPE ogni 24 posti letto che collaborano con il
personale medico ed infermieristico nella stesura del progetto assistenziale e nel lavoro di
riabilitazione. L’articolazione oraria di questo personale (anche attraverso l’istituto del part-time)
garantisce l’attività di riabilitazione anche nel pomeriggio e il sabato. In collaborazione con il
fisiatra, il FKT è inoltre responsabile dell’appropriatezza e dell’adattamento di protesi ed ausili al
paziente oltre che della loro consegna al domicilio prima della dimissione.
(Sono possibili accordi con il privato accreditato per le figure del FKT).
Presenza medica
La gestione dell’URT è in capo al medico responsabile della struttura che coordinerà l’assistenza in
stretto coordinamento con i MAP per favorire il riavvicinamento del proprio paziente al territorio
garantendo la continuità della cura e l’unitarietà della presa in carico.
Sono assicurate le principali consulenze specialistiche anche con la collaborazione degli specialisti
SAI.
• In caso di URT da riconversione ospedaliera va organizzata l’assistenza medica con medici e
personale proveniente dall’area riconvertita.
• In caso di URT gestito dalla medicina di famiglia, è compito della Medicina convenzionata
garantire la presenza del medico di assistenza primaria o l’assistenza medica può essere affidata a
medici con specifiche capacità professionali della struttura o del Centro Servizi prevedendo un
adeguamento della tariffa giornaliera
• La presenza fisiatrica sarà assicurata dal Dipartimento/UOC di Riabilitazione.
Prestazioni diagnostiche e specialistiche
Devono essere assicurate le principali consulenze specialistiche anche con la collaborazione dello
specialista SAI, in loco tra cui l’ortopedico, il neurologo etc.
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.33
Va garantito l’accesso regolare di un logopedista e di un assistente sociale a seconda
necessità dei pazienti.
delle
Va inoltre garantita l’attività l’attività di punto prelievo e la possibilità di eseguire esami radiologici
tradizionali in loco (anche tramite accordi con il privato accreditato)
L’Azienda ULSS resta responsabile della fornitura di farmaci, dispositivi, presidi e ausili
personalizzati.
Dotazione: tutte le stanze hanno una presa di rete per accesso a Internet o esiste una copertura
tecnologica wireless della struttura.
La struttura è responsabile di fornire l’ossigeno, letti e superfici anti decubito per pazienti a medio
e basso rischio, alcuni ausili standard per la mobilità (sollevatori, sedie a rotelle e deambulatori) un
ECGrafo per trasmissione a distanza del tracciato e di una postazione mobile (PC con webcam) per
teleconsulto via web.
ALTRI STRUMENTI:
-
sistema informatico con i programmi già utilizzati sul territorio ([email protected])
-
carta dei servizi
-
protocolli
Tariffazione
Costo intermedio tra riabilitazione ospedaliera (cod.56) e quello delle strutture residenziali.
Il costo può essere suddiviso in una quota di rilievo sanitario (96 euro) ed una alberghiera (25
euro) che è a carico dell’utente a partire dal primo fino al 60.mo giorno.
Dopo tale soglia, la quota alberghiera sarà di 45 euro.
Al paziente ed alla famiglia vanno fornite adeguate informazioni preventive tramite la carta dei
servizi della struttura, con la sottoscrizione preventiva di un accordo che impegna entrambe le
parti.
8. SANITA' PENITENZIARIA
E’ preposta alla gestione unitaria di tutte le attività socio-sanitarie, di base e specialistiche, a favore
dei detenuti secondo le Linee di indirizzo sull’organizzazione della Sanità Penitenziaria approvate
con DGR n. 2337/2011.
Si configura come una U.O. Semplice, collocata all’interno dell’U.O. Complessa cure Primarie.
Dotazione del Personale:
Dirigente U.O.S. Sanità Penitenziaria: Dirigente Medico dell’Azienda Ulss da nominare entro
l’anno 2014, che:
-
si fa garante dell’assistenza sanitaria nei confronti dei detenuti in termini di: prestazioni di
medicina generale individuate dai LEA, assistenza specialistica, gestione delle emergenzeurgenze, assistenza infermieristica, fornitura di farmaci e presidi;
-
raccorda le attività dell’UOSP con quelle assicurate dal Dipartimento per le Dipendenze a
favore dei detenuti tossicodipendenti;e dal Dipartimento di Salute Mentale a favore dei
detenuti;
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.34
-
raccorda le attività dell’UOSP con quelle assicurate dal Dipartimento di Salute Mentale a
favore dei detenuti;
-
garantisce i rapporti fra l’Azienda ULSS e la Direzione della Casa Circondariale.
Medico Incaricato di Sanità Penitenziaria:
-
coordina le cure primarie, la medicina specialistica e strumentale in favore dei detenuti sia
all’interno del carcere che presso le strutture sanitarie esterne, anche in osservanza alle
leggi, alle disposizioni e al Regolamento interno degli istituti;
-
è responsabile della farmacia, delle richieste di approvvigionamento dei farmaci, del
materiale sanitario e della tenuta dell'armadio farmaceutico, comprese le sostanze
psicotrope e stupefacenti;
-
è responsabile della tenuta dei diari clinici;
-
partecipa alla commissione per la redazione del regolamento interno dell’istituto;
-
promuove incontri periodici con il personale sanitario per ottimizzare le attività e collabora
con il responsabile del SerD per gli interventi integrati;
-
effettua le visite di primo ingresso in Istituto dei detenuti e segnala alla Direzione i casi che
possano dar luogo al rinvio della pena ai sensi degli artt. 146-147 cp, nonché i detenuti
dichiaratisi tossicodipendenti ai fini della comunicazione al SerD.
-
concorda con il coordinatore infermieristico la programmazione dell’attività degli infermieri.
-
eroga le Cure Primarie, l’attività prescrittiva e certificativa presso il presidio sanitario degli
Istituti di Pena, in analogia con la figura del Medico di Assistenza Primaria del territorio;
relaziona all’A.G. e/o al Direttore del carcere per la protezione della salute del detenuto,
anche in relazione alla compatibilità con la detenzione, partecipa con possibilità di delega
ad altro medico al consiglio di disciplina.
La sua attività è svolta dalle 8,00 alle 11,00 tutti i giorni dal lunedì al sabato. In aggiunta ogni
giorno è garantita un’ora dalle 11,00 alle 12,00 per le attività specifiche del Dipartimento delle
Dipendenze.
Medico di Continuità Assistenziale all’interno della casa Circondariale:
-
effettua gli interventi di emergenza-urgenza nelle fasce orarie garantite.
-
integra e sostituisce secondo le indicazioni del Responsabile di Unità Operativa l’attività del
Medico Incaricato di Sanità Penitenziaria nell’erogare le Cure Primarie, nell’attività
certificativa e prescrittiva.
-
effettua le visite di primo ingresso in Istituto dei detenuti e segnala alla Direzione i casi che
possano dar luogo al rinvio della pena ai sensi degli artt. 146-147 cp, nonché i detenuti
dichiaratisi tossicodipendenti ai fini della comunicazione al SerD.
-
dispone l’isolamento sanitario in caso di malattie contagiose e la particolare sorveglianza
nei casi di sospetta propensione all’autolesionismo.
-
certifica sull’idoneità dei detenuti alla traduzione e partecipa al Consiglio di Disciplina ove
delegato dal Medico Incaricato di Sanità Penitenziaria.
-
esegue le visite periodiche ai detenuti in isolamento per motivi giudiziari, disciplinari o
sanitari e in particolari condizioni di rischio quali, a titolo esemplificativo, gli scioperi della
fame e delle terapie e altri atti auto aggressivi, ecc..
-
riferisce al Medico Incaricato di Sanità Penitenziaria l’indicazione ad ulteriori interventi
diagnostici e/o terapeutici di cui avesse bisogno il detenuto.
La sua attività è svolta dalle 14,00 alle 05,00 del mattino successivo tutti i giorni 365 giorni l’anno.
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.35
Medici Specialisti:
Erogano le prestazioni specialistiche in regime ambulatoriale all’interno della Casa circondariale.
Attualmente sono garantite le seguenti visite specialistiche:
-
Visita Specialistica SERD
-
Visita Psichiatrica
-
Visita Infettivologica
-
Visita Odontoiatrica
Visto il numero esiguo delle visite che coinvolgono altre specialità la visita è garantita direttamente
dalle strutture sanitarie dell’Azienda Ulss al di fuori della Casa Circondariale.
Coordinatore Infermieristico:
-
programma e coordina l’attività infermieristica all’interno della Casa Circondariale.
-
si relaziona con il Medico Incaricato di Sanità Penitenziaria e con il responsabile UOSP.
Infermieri:
-
valutano i bisogni del detenuto e identificano le risorse necessarie e disponibili per
soddisfare tali bisogni.
-
provvedono alla preparazione ed alla distribuzione delle terapie o in sede ambulatoriale
all’interno della casa Circondariale o direttamente nelle aree detentive.
L’attività infermieristica all’interno della Casa Circondariale è garantita ogni giorno 365 giorni l’anno
dalle 8,30 alle 12,00 e dalle 16,00 alle 20,30.
L’equipe dell’Unità Operativa è integrata da uno Psicologo libero professionista (30h. mensili) con il
compito di discriminare, mediate colloquio, i detenuti tossicodipendenti da quelli non affetti da
tossicodipendenza. L’attività è svolta in stretto rapporto con l’attività del medico del SerD e del
medico Coordinatore.
Azioni/obiettivi:
−
adozione piano/programma dell'attività penitenziaria con definizione della dotazione di
risorse impiegate e procedure conseguenti;
−
protocollo di collaborazione con Dipartimento di Salute Mentale, Dipartimento delle
Dipendenze e UU.OO. Ospedaliere.
−
protocollo di collaborazione tra A.Ulss e Casa Circondariale.
9. L'UNITA' OPERATIVA ATTIVITA' SPECIALISTICHE
L'Unità Operativa Attività Specialistiche – si configura come una Unità Operativa Semplice a
valenza dipartimentale e svolge le seguenti funzioni:
- riorientamento della funzione specialistica a supporto dei medici di assistenza primaria
associati;
- coordinamento degli specialisti ambulatoriali presso le sedi distrettuali, a domicilio, presso
le strutture di ricovero intermedie, presso le strutture semiresidenziali e residenziali
extraospedaliere;
- coordinamento funzionale dell’attività ambulatoriale erogata presso le sedi distrettuali,
ospedaliere e le strutture private accreditate nell’ambito del territorio dell’Azienda ULSS,
concorrendo anche alla definizione del rapporto con le strutture private accreditate e del
relativo budget, secondo criteri di accessibilità per l’assistito e qualità delle prestazioni;
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.36
programmazione e coordinamento dell’attività del Centro Unico di Prenotazione (CUP)
aziendale, quale strumento gestionale e punto di sincronizzazione dell’attività delle strutture
aziendali e del privato accreditato;
definizione ed implementazione dei percorsi assistenziali nello specifico ambito,
provvedendo a garantire il coinvolgimento di tutte le competenze e delle strutture anche
sviluppando un sistema di monitoraggio dei processi e degli esiti in ogni contesto di cure e
di vita dell’assistito (ambulatoriale, domiciliare o residenziale);
monitoraggio dell’appropriatezza prescrittiva e governo delle liste d’attesa, coinvolgendo i
medici/pediatri di famiglia, gli specialisti ambulatoriali interni e gli specialisti ospedalieri
nella condivisione ed applicazione estesa delle classi di priorità, implementando un
monitoraggio sistematico dell’aderenza dei profili prescrittivi ai criteri concordati;
monitoraggio delle attività svolte dalle strutture e dai soggetti convenzionati in termini di
quantità e qualità delle prestazioni erogate rispetto a quanto programmato.
-
-
-
-
Attualmente l’offerta della Medicina Specialistica è la seguente:
Presso il sub Distretto del Cadore:
1 Specialista ORL: 4 ore settimanali a Pieve di Cadore e 8 ore settimanali ad Auronzo di
Cadore;
1 Specialista Cardiologo 12 ore settimanali;
1 Specialista Dermatologo 3 ore settimanali a Pieve di Cadore;
1 Specialista Dermatologo 6 ore settimanali ad Auronzo di Cadore;
1 Specialista Dermatologo 5 ore settimanali a Cortina;
1 Specialista Oculista 7 ore settimanali a Cortina;
1 Specialista Urologo 6 ore settimanali ad Auronzo di Cadore;
1 Specialista Psicoterapeuta 11 ore settimanali a Pieve di Cadore
Presso
il sub Distretto di Agordo:
1 Specialista ORL 9 ore settimanali ad Agordo;
1 Specialista Cardiologo 9 ore settimanali;
1 Specialista Dermatologo 8 ore settimanali ad Agordo;
1 Specialista Oculista 16 ore settimanali ad Agordo;
1 Specialista Odontoiatra 7 ore settimanali a Caprile;
2 Specialisti Odontoiatri 27 ore settimanali ad Agordo;
1 Specialista Odontoiatra 9 ore settimanali a Canale d’Agordo;
1 Specialista in Ostetricia e Ginecologia 8 ore settimanali ad Agordo
1 Specialista Urologo 9 ore settimanali ad Agordo;
1 Specialista Psicoterapeuta 11 ore settimanali ad Agordo;
Presso
il sub Distretto di Belluno (poliambulatorio 2 piano Ospedale San Martino):
1 Specialista Ortopedico 5 ore settimanali;
2 Specialisti Reumatologo 27 ore settimanali;
1 Specialista ORL 6 ore settimanali;
1 Specialista Psicologa 30 ore settimanali;
1 Specialista in Fisiocinesiterapia 34 ore settimanali;
1 Specialista Cardiologo 13 ore settimanali;
1 Specialista Dermatologo 20 ore settimanali;
5 Specialisti Oculisti 96 ore settimanali;
1 Specialista Odontoiatra 15 ore settimanali;
1 Specialista in Ostetricia e Ginecologia 8 ore settimanali a Cusighe;
1 Specialista Urologo 5 ore settimanali;
3 Specialisti Psicoterapeuti 37 ore settimanali;
1 Specialista Biologo 13 ore settimanali.
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.37
La situazione attuale della specialistica ambulatoriale presenta le seguenti caratteristiche:
mancanza di alcune specialità come geriatria, neurologia e pneumologia ed offerta
insufficiente per altre quali cardiologia e dermatologia;
disomogenea distribuzione dell’offerta: offerta odontoiatrica assente in Cadore; offerta
fisiatrica e reumatologica presente solo a Belluno, dove peraltro l'offerta ginecologica è
presente solo nel Consultorio di Belluno.
Alla luce di ciò si ritiene necessario:
1. individuare le aree di riequilibrio dell’offerta;
2. integrare le specialità mancanti con nuovi specialisti;
3. ampliare l’offerta nelle specialità già presenti.
La realizzazione degli obiettivi di cui ai punti 2 e 3 risulta condizionata, però, dalle limitazioni poste
dalla Regione all'acquisizione di medici e professionisti specialisti ambulatoriali; in base alle vigenti
disposizioni infatti il numero complessivo di ore e la relativa spesa non possono superare il dato
dell'anno 2010 fatte salve specifiche e motivate deroghe autorizzate dalla Regione stessa.
Risulta pertanto più opportuno -anche in relazione alle indicazioni in tal senso contenute nei vigenti
provvedimenti regionali di programmazione- puntare sull'integrazione tra specialisti ospedalieri e
specialisti ambulatoriali attraverso protocolli condivisi e PDTA.
Altrettanto importante appare stabilire un filtro tra le visite specialistiche di primo e secondo livello
soprattutto in quanto ad oggi solo nella branca specialistica di oculistica gli specialisti ambulatoriali
eseguono visite di primo livello e quelli ospedalieri prestazioni di secondo livello.
Inoltre, fermo restando l’obiettivo dell’abbattimento delle liste d’attesa, è necessario anche
verificare d’intesa con le Unità Operative ospedaliere l’utilità e l’efficacia di organizzare l’attività
delle varie specialità secondo tipologia di prestazione erogata (primo e secondo livello).
Azioni/obiettivi
−
−
−
-
verificare l'opportunità di stabilire un rapporto tra 1° e 2° livello tra specialisti ambulatoriali
interni e specialisti ospedalieri in coerenza con l'obiettivo del rispetto dei tempi di attesa e
di appropriatezza prescrittiva – indicatore: verifica opportunità/necessità di prevedere il
predetto rapporto tra 1° e 2° livello;
riequilibrio dell'offerta nelle aree territoriali sub distrettuali – indicatori: modifica offerta
territoriale;
progressiva integrazione, compatibilmente ai vincoli di contesto, delle specialità mancanti
mediante l'incremento delle ore SAI e/o cooperazione di questi con gli specialisti
ospedalieri - indicatori: livello di completamento dell'offerta territoriale;
attività presso le Medicine di Gruppo Integrate, le strutture intermedie e la rete di offerta
extra ospedaliera – indicatore: inserimento specialisti nelle Medicine di Gruppo Integrate e
nelle altre strutture sopra indicate e numero dei relativi accordi sottoscritti.
10. UNITA' CURE PALLIATIVE
L’Azienda ULSS n.1 garantisce l’offerta di cure palliative attraverso l’attivazione di una U.O.
semplice di nuova costituzione (atto di costituzione entro il 30 giugno 2014), con attività di
gestione e programmazione del percorso del malato in stato di inguaribilità, garantendo la
continuità clinico-assistenziale tra l’Ospedale, le cure domiciliari e le strutture residenziali idonee
(nella fattispecie Hospice e Ospedale di Comunità). Questa U.O. si sviluppa all’interno del processo
generale di riorganizzazione aziendale che assegna priorità a progetti di riduzione dei ricoveri
ospedalieri inappropriati negli ultimi tre mesi di vita dei malati con riconversione delle risorse
ospedaliere verso la domiciliarità delle cure. L’U.O. nasce contemporaneamente alla
riorganizzazione della medicina generale, che vedrà lo sviluppo dell’associazionismo, con possibilità
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.38
di sviluppo delle cure palliative sulle 24 ore in stretta collaborazione con i gruppi di medicina
integrata in fase di costituzione.
Il personale dell’U.O. Cure Palliative, specificatamente dedicato, opera in accordo con il medico di
assistenza primaria o del pediatra di libera scelta, con il concorso delle associazioni di volontariato
impegnate nello stesso ambito.
Attualmente è presente nell’ULSS n.1 un nucleo di cure palliative costituito da un medico e una
psicologa con esperienza in cure palliative. Vista la recente dimissione della figura dell’infermiere
coordinatore è indispensabile individuare in tempi brevi un sostituto e rafforzare il nucleo cure
palliative esistente con nuove figure professionali e con la stabilizzazione contrattuale delle figure
già avviate.
Funzioni dell’Unità Operativa:
a) individuare il bisogno del malato e della sua famiglia;
b) provvedere alle modalità di intervento e di assistenza adeguate all’evoluzione della patologia,
secondo efficacia e nel rispetto della dignità della persona, con confronto diretto e costante
con il medico curante;
c) gestire la rete per le cure palliative nel rispetto dei desideri del malato e della continuità delle
cure, in particolare curando i rapporti tra il servizio domiciliare e l’Hospice, integrandosi con il
servizio ADIMED, con il servizio ospedaliero di Terapia Antalgica, con le associazioni di
volontariato;
d) fornire consulenza a tutte le strutture intermedie e residenziali extraospedaliere che
ospitano, temporaneamente o stabilmente, malati in stato di inguaribilità avanzata o a fine
vita;
e) collaborare attivamente ai corsi di formazione sul tema delle cure palliative;
f) collaborare nella definizione ed implementazione dei percorsi assistenziali nello specifico
ambito, provvedendo a garantire il coinvolgimento di tutte le competenze e delle strutture,
sviluppando un sistema di monitoraggio dei processi e degli esiti in ogni contesto di cura e di
vita dell’assistito (ambulatoriale, domiciliare o residenziale);
g) garantire una coerenza prescrittiva verso i farmaci a maggiore efficacia antalgica con
particolare attenzione all’uso di oppioidi in ogni condizione di dolore;
h) favorire la “dimissione protetta” del paziente dai reparti ospedalieri;
Azioni organizzative:
Priorità va data all’individuazione di un Dirigente Medico Responsabile dell’U.O.
In quanto responsabile coordina le attività in collaborazione con tutti i professionisti presenti nel
territorio dell’ULSS n.1, a vario titolo coinvolti nel servizio, cioè i MAP, Medici Ospedalieri, l'Hospice,
gli Ospedali di Comunità, le Strutture Residenziali, nonché le varie figure professionali afferenti alle
Associazioni di Volontariato.
Egli inoltre si interfaccia con i Responsabili Ospedalieri delle varie UOA della ULSS onde favorire
consulenze specialistiche e/o accessi ambulatoriali dei pazienti seguiti a domicilio, e con il compito
di favorire i flussi informativi tra i Medici ospedalieri ed i MAP.
Stante la vastità del territorio e la impossibilità di garantire da parte della ULSS la presenza di un
medico palliativista domiciliare, è suo preciso compito organizzare percorsi formativi del personale
Medico di assistenza primaria e degli Infermieri territoriali al fine di garantire la adeguata
assistenza domiciliare.
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.39
Tali percorsi prevedono una iniziale formazione di base e successivi incontri programmati per una
formazione continua.
2) Individuazione coordinatore infermieristico: coordina i rapporti con i colleghi infermieri sia
dipendenti del Distretto, sia con esso convenzionati, e offre consulenza assistenziale agli infermieri
case-manager. Cura i rapporti con il personale dell'Hospice per favorire flussi informativi sia sui
pazienti che da una assistenza domiciliare passano ad un regime di ricovero nella struttura, sia per
coloro che seguano il percorso inverso, in modo da garantire una più sicura continuità di cura. Egli
si fa altresì carico di favorire "dimissioni protette" dai vari Reparti Ospedalieri dei pazienti candidati
alle C.P. sì da attivare, previo accordo con il MAP, una tempestiva assistenza domiciliare.
3) Psicologo: garantisce la supervisione clinica, la formazione e la consulenza alle equipe multi
professionali coinvolte nella presa in carico di malati in stato di inguaribilità avanzata o fine vita
che operano in ambito ospedaliero, nelle strutture intermedie e residenziali extraospedaliere e nel
servizio domiciliare. E' il responsabile della gestione e del coordinamento della presa in carico
psicologica del malato e della sua famiglia, agendo in sinergia con le equipe multi professionali
coinvolte nella rete delle cure palliative, al fine di garantire la continuità assistenziale e
l’implementazione di un percorso di cura personalizzato. A tale scopo lo Psicologo del N.C.P. si
rapporta anche con le Associazioni di Volontariato presenti sul territorio, al fine di attivare ulteriori
risorse che vadano ad integrare la presa in carico soprattutto a domicilio, supportando il paziente e
la sua rete familiare. Collabora all’individuazione dei bisogni del malato e della sua famiglia e
garantisce, laddove necessario, la presa in carico psicologica dei pazienti e dei familiari. Tale presa
in carico sarà diretta laddove possibile, altrimenti avverrà tramite delega ai colleghi con
comprovata “expertise” in cure palliative dislocati sul territorio sia afferenti all’ULSS n.1 sia alle
Associazioni di Volontariato che operano nell’ambito delle cure palliative.
Organizzazione del servizio
I destinatari delle cure palliative sono i pazienti affetti da malattie progressive ed in fase avanzata,
ad inarrestabile evoluzione ed a prognosi infausta, per le quali ogni terapia finalizzata alla
guarigione o alla stabilizzazione non è possibile né appropriata. Particolare priorità viene data ai
casi in cui la malattia è associata a dolore cronico o severo o ad altri sintomi gravi. Di norma lo
stadio della malattia ha raggiunto un punto in cui assumono importanza fondamentale gli
interventi rivolti al mantenimento della qualità della vita.
La proposta di attivazione del sistema di CP può essere fatta dal MAP, dai Medici delle Strutture di
ricovero, dagli Operatori socio-sanitari operanti sul territorio, nonché direttamente da parte del
paziente e/o dei suoi familiari.
La proposta va inoltrata al Distretto di residenza dell’assistito; il Responsabile del Distretto indice la
U V M D (unita’ valutativa multi dimensionale) quale fase operativa indispensabile al fine di
valutare i bisogni del paziente e dalla sua famiglia, di effettuarne la presa in carico, di formulare il
piano assistenziale individualizzato e definire le figure professionali coinvolte nell’assistenza
(costituzione Equipe di C.P).
Nel corso dell’UVMD viene inoltre individuata la sede più opportuna dove seguire il paziente: si
privilegerà sempre il domicilio del paziente, valutando il contesto famigliare e le caratteristiche
igieniche e architettoniche dell'abitazione, avvalendosi ove necessario dell'intervento attivo
dell'assistente sociale. Ove ritenuto necessario si opterà per il ricovero presso una delle strutture di
degenza presenti nella Rete di C.P.
Organizzazione nel territorio
Obiettivo prioritario è quello di garantire il più possibile gli standard minimi assistenziali di cure
palliative e di fine vita a domicilio, mediante un’organizzazione erogata da una molteplicità di
soggetti (equipe cure palliative).
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.40
Tale equipe è composta da: l'Infermiere case manager rappresenta la figura professionale
centrale nell’assistenza domiciliare. E' il referente del paziente affidatogli. Effettua l'assistenza a
domicilio secondo il progetto definito in UVMD e secondo i bisogni del paziente. Aiuta il paziente e
la famiglia ad identificare e ad accedere a tutte le opzioni di cura e di assistenza fornite dalla Rete.
Istruisce e segue il care-giver domiciliare. Rileva problemi emergenti da segnalare al MAP e al
Nucleo C.P. Contribuisce alla compilazione della cartella clinica domiciliare. Partecipa agli incontri
programmati di approfondimento clinico dei casi seguiti, nonché ad un programma di formazione
continua organizzato dal Responsabile Cure Palliative.
Il MAP è il primo referente del malato. Ha la responsabilità clinico-terapeutica e garantisce la
continuità della cura. Può effettuare la segnalazione del caso e sempre partecipa al momento
valutativo in sede di U V M D. Effettua le visite domiciliari individuali o di équipe e contribuisce alle
valutazioni in itinere previste dal programma assistenziale (ad esempio valutazione e gestione del
dolore, compilazione cartella domiciliare, individuazione dei bisogni, …). In un ambito di copertura
assistenziale medico-infermieristica H 24, assicura l'assistenza medica dalle 8.00 alle 20.00 dei
giorni feriali sia sotto forma di assistenza telefonica sia tramite accessi domiciliari, mentre un
Servizio Medico dedicato copre le rimanenti fasce orarie, nonchè i giorni prefestivi e festivi. Riceve
una formazione di base e partecipa ad una formazione continua di C.P. secondo il programma
organizzato dal Responsabile Cure Palliative.
Il referente dell’U.O. C.P. contribuisce in sede di U V M D alla rilevazione dei bisogni del pz. e alla
progettazione del piano terapeutico. Su richiesta MAP partecipa a visite domiciliari in equipe per la
palliazione di sintomi di rilevante complessità. Collabora con il Medico di Assistenza Primaria nel
coinvolgere, ove se ne ravveda la necessità, altre figure professionali per la gestione del caso, o
nel decidere eventuale il trasferimento del paziente in strutture residenziali territoriali quali
Hospice, Ospedale di Comunità, RSA, Case di Riposo. Si fa promotore del programma di
formazione in C.P. dei MAP, degli infermieri, degli psicologi e delle altre figure presenti nella rete di
assistenza, nonchè degli incontri programmati di approfondimento clinico con tutti gli operatori
coinvolti nel servizio. Cura l’integrazione del modello territoriale con gli altri punti della rete delle
cure palliative, definendo percorsi facilitati per ricoveri o consulenze. Ridefinisce ed estende in tutti
gli ospedali modalità di individuazione precoce dei pazienti eleggibili, favorendone nel contempo
dimissioni protette (similtaneous care).
Trasversalità su tutte le strutture della rete:
-
medicine di gruppo integrate: progetti di collaborazione, protocolli condivisi;
-
hospice: struttura di ricovero specifica per le cure palliative organizzata secondo gli standard
strutturali, di funzionamento e di dotazione del personale previsti dalla normativa vigente;
-
ospedale di Comunità di Auronzo di Cadore: viene adibita una stanza di degenza ad hoc per
pazienti in c.p. con l'assistenza medico-infermieristica garantita dal personale della struttura
formato e supervisionato dal NCP. Questo personale ha già ricevuto una formazione di base in
C.P. e seguirà il processo di formazione continua predisposto dall'Azienda.
-
UOA Lungo Degenza Ospedale di Agordo: viene garantita una corsia preferenziale per
agevolare il ricovero di pazienti in c.p. con l'assistenza medico-infermieristica garantita dal
personale della struttura formato e supervisionato dal NCP. Questo personale ha già ricevuto
una formazione di base in C.P. e seguirà il processo di formazione continua predisposto
dall'Azienda.
-
UU.OO. AA. Ospedaliere.
Il Nucleo C.P. concorda modalità di individuazione precoce dei pazienti eleggibili (simultaneous
care), e collabora a favorire e organizzare le "dimissioni protette" dei pazienti candidati alle C.P. Il
NCP favorisce corsie preferenziali per consulenze e accessi ambulatoriali o eventuali ricoveri.
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.41
-
UO di Terapia Antalgica e Cure Palliative (prossima definizione = UO Terapia Antalgica). L’UO a
valenza Dipartimentale “Terapia Antalgica e Cure Palliative” è dotata di 1 DM a tempo pieno e
1 DM a 18 ore settimanali; ha sinora svolto un’attività di Terapia Antalgica (TA) di 1° livello,
con liste di attesa gravate dalla consistente afferenza di pazienti con dolore cronico benigno e
limiti operativi nell’attuazione di trattamenti di 2° livello. Tale UO a valenza Dipartimentale ha
svolto anche sinora l’impegnativo ruolo di Coordinamento della rete di CP del distretto di
Belluno, anche se CP e TA possono e devono essere considerate discipline non “gemelle” bensì
complementari. Infatti la legge regionale 38/10 distingue nettamente le 2 reti di TA e CP con
articolazioni organizzative molto differenziate.
L’ avvio dell’attuazione di una rete di CP nella ns. ULSS deve prevedere una sua autonomizzazione
sia concettuale che gestionale dalla TA, la quale svolge nei confronti delle CP un ruolo non
dissimile dalle altre specialità.
L’istituzione della UO semplice autonoma di CP dovrà diventare il perno dell’intero sistema;
assegnata ad un DM a tempo pieno esclusivamente dedicato, con compiti di coordinamento ed
integrazione di tutte le componenti del sistema.
Questo DM dovrà avere competenze tecniche, organizzative e relazionali di alto livello nonché
esperienza nel settore.
Associazioni di Volontariato: si fa riferimento alle Convenzioni già stipulate fra L'Azienda e le
stesse, al fine di attivare ulteriori risorse che vadano ad integrare la presa in carico soprattutto a
domicilio, supportando il paziente e la sua rete familiare.
Indicatori previsti dalla DGRV n.1608/2008
Indicatori di struttura:
-
personale dipendente ULSS full time: infermiere professionale, psicologo, medico palliativista;
-
personale convenzionato o libero professionista: n°38 ore settimanali di infermiere
professionale e di psicologo e Medici di Assistenza Primaria;
-
protocolli di collaborazione con le associazioni di volontariato.
Indicatori di processo: vedasi tabella che segue.
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.42
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.43
11. L'ORGANIZZAZIONE AMMINISTRATIVA DEL DISTRETTO SOCIO SANITARIO UNICO
Nell'ambito del Distretto Socio Sanitario Unico è collocata l'Unità Operativa Complessa
Amministrazione del Distretto (Funzioni sociali delegate) con ruolo strategico in relazione alla
nuova e rilevante dimensione assunta dal Distretto Socio Sanitario Unico.
La UOC svolge funzioni tipiche non rinvenibili negli altri Servizi amministrativi ad oggi esistenti,
occupandosi dei compiti di programmazione, gestione, amministrazione a supporto del Direttore
del Distretto e del Comitato di Coordinamento delle Attività Distrettuali con particolare riferimento
all’area delle funzioni, degli interventi e dei servizi sociosanitari e sociali di titolarità dei Comuni.
In particolare l'Unità Operativa svolge le seguenti attività: supporto all’Ufficio di Coordinamento
Attività Distrettuali (UCAD); supporto e definizione degli strumenti della programmazione
territoriale (PAT/ Piano di Zona/ Piano di Comunità): ripianificazione annuale e relazione di
monitoraggio e valutazione; sistema informativo territoriale e monitoraggio flussi informativi;
coordinamento operativo del Tavolo Tecnico e dell’Ufficio di Piano; gestione Budget Distretto e
Gestione Budget Sociale su Bilancio Sociale e su Bilancio Istituzionale; predisposizione per la
Conferenza dei Sindaci del BEP e CE - colonna Sociale e Sociale su Istituzionale – per centri di
costo e definizione quota capitaria per funzioni, ex obbligatorie e delegate, a carico dei Comuni;
gestione e monitoraggio del Fondo per la non Autosufficienza (FNA) aziendale e coordinamento
tecnico dei Centri di servizio; compartecipazione utenti; ufficio delibere/ Segreteria Conferenza dei
Sindaci.
Secondo il crono programma previsto dall'Atto Aziendale, tale UOC verrà disattivata entro il
31.12.2015 e riclassificata in Unità Operativa Semplice a Valenza Distrettuale per dare applicazione
alle disposizioni delle DD.GG.RR.V. nnr. 953 e 2271 del 2013 – Linee guida per la predisposizione
del nuovo atto aziendale- che prevedono 18 U.O.C. extra ospedaliere per l'Azienda ULSS n.1,
fissando il criterio di 1,31 U.O.S per ciascuna U.O.C.
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
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Nell'ambito del Distretto Socio Sanitario Unico opera, inoltre, la UOC Servizio Convenzioni e
Prestazioni che è, però, collocata nell'Area Tecnico Amministrativa all'interno del Dipartimento
Risorse Umane.
Missione del Servizio è di assicurare la programmazione, sotto il profilo del fabbisogno, e la
gestione giuridico economica dei soggetti privati legati all’ULSS da rapporti contrattuali di
convenzione (personale convenzionato, strutture private accreditate, ecc.) nonché la gestione
dell'anagrafe assistiti e delle procedure amministrative relative alle modalità di erogazione delle
prestazioni assistenziali previste dalla normativa vigente.
In particolare, sono attività della UOC: la gestione giuridico-economica-previdenziale dei rapporti
con i medici convenzionati; la gestione giuridico-economica dei rapporti con i privati accreditati; la
gestione anagrafe regionale degli assistiti; la gestione procedure relative all’assistenza sanitaria
all’estero estero e degli stranieri in Italia; la gestione procedure amministrative per l’assistenza
protesica ed altre prestazioni assistenziali; la gestione amministrativa esenzioni; il supporto e la
consulenza sulla normativa relativa a LEA, al Nomenclatore Tariffario Regionale ed alle esenzioni
dalla compartecipazione alla spesa.
Sull'esposto assetto organizzativo sono destinate ad incidere le previsioni della DGRV C.R.
n.68/2013 relativa alla riorganizzazione a livello di dipartimento provinciale delle attività legate al
governo delle risorse umane comprese quelle relative alla medicina convenzionata con particolare
riferimento al trattamento giuridico ed economico. Il predetto provvedimento regionale –che
conferma il numero delle UOC aziendali ad oggi operanti nell'ambito delle Risorse Umane- fornisce
l'occasione per ripensare all'attuale modello organizzativo allo scopo di comporre, in modo
coerente, un sistema sempre più complesso di funzioni di programmazione, di gestione e di
amministrazione attiva tipica dei Servizi afferenti al Distretto Socio Sanitario Unico. Nella
prospettiva della riorganizzazione provinciale prevista dalla DGRV n. 68/2013 C.R. le funzioni delle
UOC Amministrazione del Distretto Socio Sanitario Unico e del Servizio Convenzioni e Prestazioni
andranno concentrate in una unica UOC. La temporizzazione del nuovo assetto organizzativo si
colloca nel biennio 2014/2015 in stretto rapporto con i provvedimenti conseguenti alla DGRV C.R.
n.68/2013 ed in applicazione dell'Atto aziendale.
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
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Allegato 1 –
PROCEDURA OPERATIVA COT – PER ADI
La COT inizierà la sua attività per aree: la prima a partire sarà quella dell’Assistenza Domiciliare
(ADIMED).
Di seguito sono elencati i percorsi al momento previsti:
Soggetti abilitati ad accedere alla COT per l’ADI: MAP/PLS - Assistente Sociale SAD -Ente Gestore
ADI - Utente/famiglia in ADI/ADIMED - Specialisti ospedalieri.
Il MAP/PLS accede alla COT per attivare un progetto ADI/ADIMED tramite chiamata telefonica al
numero unico COT, per fax o per via telematica tramite il sistema informativo territoriale
[email protected]
La richiesta viene valutata dall’infermiera della COT che può:
o
o
rifiutare l’attivazione motivandola al MAP/PLS; se la motivazione non è accettata dal
MAP/PLS viene passata al medico del Distretto che si interfaccerà direttamente con il
MAP/PLS:
accettare l’attivazione dell’ADIMED: consegna la scheda di raccolta segnalazione compilata
in tutte le sue parti al medico del Distretto (Zona Belluno dott.ssa Rossa, zona Cadore
dott.ssa Da Prà, zona Agordino dott. De Col) il quale valuta la richiesta ed organizza l’UVMD
a cui dovranno partecipare il MAP/PLS, l’Assistente Sociale SAD, il rappresentante dell’Ente
Gestore/infermiere ULSS, il medico del distretto e gli specialisti interessati.
Il Piano Operativo (P.O.) viene trasmesso alla COT mediante ATLANTE che lo trasmette all’Ente
Gestore ed al MAP/PLS sempre per via telematica.
L’Ente Gestore alimenta il sistema ATLANTE.
L’aggiornamento/modifica del P.O. può essere richiesto dal MAP/PLS o dall’Ente Gestore, viene
trasmesso alla COT che valuta e autorizza la modifica.
La chiusura del progetto è fatta dalla COT e segue il seguente percorso:
-
se decesso: il MAP, l’Ente Gestore, il familiare comunica alla COT il decesso;
-
se ricovero in ospedale: il MAP, l’Ente Gestore, il familiare comunica alla COT il ricovero;
-
se guarigione: il MAP, l’Ente Gestore, il familiare comunica alla COT la chiusura del progetto.
L’Assistente Sociale SAD si rivolge alla COT per la segnalazione del caso, la COT registra la
segnalazione su apposito modulo informatico ed invita l’Assistente Sociale SAD a rivolgersi
direttamente al MAP/PLS del caso segnalato dando tutte le informazioni richieste (nome e
cognome del MAP/PLS, numero di telefono/fax/email orari di ambulatorio).
L’Ente Gestore ADI:
- riceve, tramite [email protected], tutti i P.O. concordati in sede di UVMD;
- riceve giornalmente il programma delle assistenze;
- trasmette, sempre mediante ATLANTE, tutti gli accessi effettuati programmati dalla COT;
- si relaziona con la COT relativamente alle problematiche dell’assistenza e della programmazione.
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
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L’Utente/famiglia che può accedere alla COT è solo quello in ADIMED e può, mediante telefonata
oppure mail, segnalare alla COT un disservizio da parte dell’Ente Gestore/servizio infermieristico
ULSS oppure dei bisogni assistenziali insorti successivamente. Se il problema è legato all’Ente
Gestore/servizio infermieristico la COT chiama l’Ente Gestore/servizio infermieristico per la verifica
del caso e si relaziona con l’Utente/famiglia per la risposta; se l’Utente /famiglia segnala un nuovo
bisogno, la COT valuta il livello di appropriatezza del bisogno e lo trasmette al MAP/PLS per la
verifica.
La COT deve essere avvisata del ricovero ospedaliero di un Utente in ADIMED nei seguenti modi:
-
il MAP/PLS segnala alla COT il ricovero ospedaliero da lui stesso predisposto;
-
l’Ente Gestore segnala alla COT il ricovero ospedaliero;
-
la famiglia avvisa la COT del ricovero ospedaliero.
Il reparto ospedaliero per la dimissione protetta attiva la COT che:
-
per L’Ospedale di Belluno si rivolge all’Assistente Sociale ospedaliera che verifica le condizioni
sociali del degente anche con la collaborazione dell’Assistente Sociale comunale;
-
per l’Ospedale di Agordo la COT attiva l’Assistente Sociale del servizio di Assistenza Domiciliare
che verifica le condizioni sociali del degente anche con la collaborazione dell’Assistente Sociale
dell’Ulss;
-
per gli Ospedali del Cadore la COT attiverà direttamente l’Assistente Sociale del comune di
residenza.
La valutazione dell’Assistente Sociale è preliminare alla valutazione dell’UVMD e deve essere fatta
in tempi molto ristretti dalla data di segnalazione da parte della COT.
Se la valutazione dell’Assistente Sociale è positiva per un rientro al domicilio del paziente, avvisa la
COT che:
-
se ADIMED programma l’UVMD con le modalità stabilite nel punto 1;
-
se ADI-B invia l’infermiere in ospedale per la valutazione del caso e la presa in carico del
paziente.
Percorso prelievi domiciliari: la presa in carico, e la gestione del percorso è il medesimo per quanto
riguarda la COT, risente invece delle specificità del territorio e della distanza dei servizi a
disposizione per quanto riguarda l’organizzazione del servizio infermieristico e le modalità di
erogazione della prestazione.
Per i nuovi pazienti da prendere in carico:
-
il MAP/PLS compila la ricetta rossa apponendo la scritta “Prelievo a domicilio” e comunica alla
COT le generalità del nuovo utente;
-
la COT comunica agli infermieri del distretto di riferimento/Ente Gestore il nuovo utente
mediante il programma Atlante per la programmazione quotidiana degli accessi.
Per i pazienti già in carico al servizio ADI: la COT quotidianamente comunicherà al distretto di
riferimento i prelievi che seguiranno il seguente percorso:
Per la zona di Cortina: l’orario prelievi è dalle ore 7,15 alle ore 9,30.
I prelievi vengono consegnati al Codivilla (attesa per inserimento impegnativa e attacco
dell’etichetta sulla provetta e consegna al 1° piano Codivilla)
Per le risposte:
ritiro del referto tramite internet (al momento del prelievo viene rilasciato all’utente il modulo di
ritiro con il codice internet)
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.47
ritiro del referto presso la portineria del Codivilla,
invio del referto tramite posta il cui costo è a carico dell’utente.
Le impegnative per i prelievi di routine si trovano già a domicilio al momento del prelievo.
Per la zona di Pieve di Cadore (Comuni di San Vito di Cadore, Borca di Cadore, Vodo di Cadore
(frazioni Vinigo –Peaio), Cibiana di Cadore, Valle di Cadore (frazione Venas –Vallesina), Pieve di
Cadore ( frazioni Sottocastello-Nebbiù-Pozzale –Tai), Perarolo di Cadore (frazione Caralte) Calalzo
di Cadore (frazione Rizziò), Domegge di Cadore (frazioni Grea- Vallesella), Lozzo di Cadore, Vigo di
Cadore (frazioni Laggio- Piniè - Pelos), Lorenzago di Cadore, Auronzo di Cadore, l’orario prelievi è
dalle ore 7,30 alle ore 11.00 per tutta la zona che conferisce a Pieve di Cadore che vengono svolti
nei seguenti giorni:
Lunedì: Comuni di: Lozzo, Domegge ,Vigo ,Pieve, Cibiana ,Valle ,Calalzo, Perarolo.
Mercoledì: Comuni di: Vodo,Valle,Lozzo,Auronzo,Pieve.
Giovedì: Comune di Borca.
Venerdì: Comuni di: San Vito, Valle, Pieve, Calalzo, Lorenzago, Domegge.
Martedì e giovedì vengono eseguiti i prelievi di routine e i controlli per paz. neoplastici.
Per i comuni di Auronzo, Lorenzago e Vigo c’è il vincolo dell’orario dell’ufficio cassa
dell’ospedale di Auronzo che apre alle ore 9,30, quindi stampate le etichette vengono consegnate
ai punti prelievi.
Per i prelievi programmati l’infermiera riporta il programma sul registro settimanale dei prelievi e
avvisa i pazienti della data dell’effettuazione del prelievo domiciliare. Per i nuovi pazienti o controlli
le richieste vengono raccolte dalla COT che le trasmette al personale che è in sede distrettuale:
viene concordata con l’utente la data del prelievo e scritto in parte al registro settimanale dei
prelievi l’indirizzo (se il paziente ha già avuto il servizio in Atlante nello spazio dedicato al domicilio
ci sono dei riferimenti per raggiungere il paz. e il n.° di tel.)
Le risposte si ritirano all’ufficio cassa dell’Ospedale di Auronzo, oppure in laboratorio a Pieve negli
orari indicati (orario di ufficio, scritto sul modulo che viene lasciato a domicilio con il codice
internet) oppure spediti tramite posta con spese a carico dell’utente, oppure il ritiro del referto
tramite internet (al momento del prelievo viene lasciato il modulo di ritiro con il codice internet).
Le impegnative per routine si trovano a domicilio e quindi non si possono preparare prima, quelle
ripetibili le porta con sé l’infermiera che esegue la prestazione e poi le deposita nella cartellina al
distretto registrando il n.° di prestazione.
Per la zona del Comelico: Comuni di Santo Stefano di Cadore ( frazione Campolongo,
Costalissoio, Casata) Comune: San Pietro di Cadore (Frazione Valle, Presenaio, Mare, Costalta)
Comune: San Nicolò di Cadore (Costa, Gera, Campitello) Comune: Comelico Superiore
(Dosoledo,Casamazzagno, Candide, Padola, Sega Digon) Comune: Danta di Cadore Comune:
Sappada (frazione Cima Sappada), i giorni di prelievo sono lunedì, martedì, mercoledì e giovedì
con un orario che va dalle ore 07.00 alle ore 09,45.
Le impegnative dei prelievi pianificati vengono inseriti il giorno prima della prestazione dal
personale amministrativo del distretto e, in mancanza di tale personale, dall’infermiera ADI
aziendale.
Per i prelievi di routine le impegnative vengono inserite nell’apposito programma informatico al
rientro in distretto e successivamente vengono attaccate le etichette sulle provette.
I referti si possono ritirare all’ufficio cassa del sub distretto di S.Stefano in orario d’ufficio oppure
spediti tramite posta con spese a carico dell’utente, oppure il ritiro del referto tramite internet (al
momento del prelievo viene lasciato il modulo di ritiro con il codice internet).
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.48
E’ stata data la possibilità all’utenza di parlare direttamente con l’infermiera dalle ore 12,30 alle ore
14.00. Tutti gli infermieri sono dotati di cellulare aziendale.
Per la zona dell’Agordino l’attività infermieristica è divisa in 3 Zone: Agordo; Caprile; Canale
d’Agordo.
L’impegnativa viene compilata dal MAP/PLS con la dicitura “prelievo a domicilio” e viene lasciata al
domicilio del paziente se, previa verifica, è in grado di gestire la programmazione dei prelievi. Se il
paziente non è in grado, l’infermiere gestirà le impegnative direttamente presso il Distretto.
Nel caso di richiesta di comunicazione di referto a Unità Operative o Servizi, p. es. Cardiologia,
Oncologia, si apporrà la dicitura sull' impegnativa .
Una volta eseguiti i prelievi vengono consegnati alla Segreteria del Laboratorio Analisi dell’O.C. di
Agordo.
Le risposte si ritirano all’ufficio cassa o in portineria dell’Ospedale di Agordo, oppure tramite
internet (al momento del prelievo viene lasciato il modulo di ritiro con il codice internet).
Nel Sub Distretto di Agordo operano 2 infermiere:
Lunedì : un’infermiera nel comune di La Valle e Taibon e l’altra nel comune di Agordo
Martedì: 1 infermiera nel comune di Agordo
Mercoledì: 1 infermiera per il comune di Gosaldo ogni 15 giorni
Giovedì:1 infermiera per il comune di Voltago e la frazione di Frassenè
Venerdì: 1 infermiera per il comune di Gosaldo frazione Tiser ogni 15 dì e per il comune di
Rivamonte ogni 15 dì.
Nel caso di aumento del numero di prelievi nel comune di Gosaldo e di Rivamonte, si provvederà a
farli ogni settimana.
Nel Sub Distretto di Caprile opera 1 infermiera:
Lunedì: l’attività viene svolta nel comune di Rocca Pietore (Centro, frazione Sottoguda, fraz.
Saviner) e per il comune di Alleghe.
Martedì: Comune di Rocca Pietore (frazione Laste, frazione Digonera)
Mercoledì: Comune di Livinallongo con frazione Arabba e frazione Ornella
Giovedì: Comune di Selva di Cadore e il comune di Colle Santa Lucia
Venerdì: i prelievi vengono organizzati a seconda del bisogno dell’utenza.
Dal mercoledì al venerdì il Servizio Volontari Ambulanza di Colle.S.Lucia, Rocca Pietore ed Alleghe
trasporta i prelievi dalle ore 8.30 al Laboratorio Analisi dell’O.C. di Agordo.
Nel Sub Distretto di Canale d’Agordo opera 1 infermiere.
Martedì: l’attività viene svolta nel comune di Falcade, Canale d’Agordo, Cencenighe e Vallada
Agordina
Giovedì: Comune di San Tomaso con frazione di Avoscan e Cencenighe
Nel caso di aumento del numero di prelievi o di diverse località i prelievi saranno distribuiti nelle
giornate di lunedì, mercoledì e venerdì.
Per il sub Distretto di Belluno l’attività infermieristica è divisa in 4 zone: Belluno, Alpago,
Longaronese, Zoldo.
Per la zona di Belluno le impegnative si trovano al domicilio dell'utente; il Mercoledì vengono
preparati gli elenchi dei prelievi che si effettueranno il Lunedì e Martedì della settimana successiva
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.49
da inviare in Laboratorio Analisi e il Venerdì si ritirano sempre in Laboratorio Analisi le etichette e i
codici internet, mentre il Venerdì si preparano gli elenchi dei prelievi che si effettueranno il
Mercoledì e Giovedì della settimana successiva da inviare in Laboratorio Analisi e da ritirare
(etichette e codici internet) il Lunedì mattina in Laboratorio Analisi.
Lunedì: il servizio prelievi è garantito da 1/2 infermieri e si concentra nella zona di Ponte nelle Alpi
Martedì: il servizio prelievi è garantito da 6/7 infermieri e si concentra nelle zone di Tisoi, Visome,
Castion, via Feltre (Belluno), Mier e Sois.
Mercoledì: il servizio prelievi è garantito da 2/3 infermieri e si concentra nelle zone di Ponte nelle
Alpi e Cavarzano
Giovedì: il servizio prelievi è garantito da 5/6 infermieri e si concentra nelle zone di Limana,
Mussoi, Belluno Centro e Cavarzano.
Venerdì: il servizio prelievi è garantito da 1/2 infermieri e si concentra nelle zone di Belluno Centro
soprattutto per prelievi occasionali.
Per la Zona dell’Alpago le impegnative vengono recapitate nelle sede distrettuale di Puos
d’Alpago dove, dopo registrazione in agenda, vengono mandate mediante apposito programma
informatico al Laboratorio Analisi dell’Ospedale di Belluno e successivamente vengono stampate
direttamente le etichette.
I prelievi vengono eseguiti da 2 infermieri nelle giornate di martedì e giovedì.
Per il Longaronese le impegnative vengono recapitate nella sede distrettuale di Longarone dove,
dopo registrazione in agenda, vengono mandate mediante apposito programma informatico al
Laboratorio Analisi dell’Ospedale di Belluno e successivamente vengono stampate direttamente le
etichette.
I prelievi vengono eseguiti da 1 infermiere nelle giornate di lunedì e venerdì.
Per Zoldo le impegnative vengono recapitate nella sede distrettuale di Forno di Zoldo dove, dopo
registrazione in agenda, vengono mandate mediante apposito programma informatico al
Laboratorio Analisi dell’Ospedale di Belluno e successivamente vengono stampate direttamente le
etichette.
I prelievi vengono eseguiti da 1 infermiere nella giornata di mercoledì.
- Piano di Comunità - Programma Attività Territoriali
Pag.50
Conferenza dei
Sindaci Ulss 1
Famiglia, Infanzia, Adolescenza,
Minori e Giovani
Persone anziane
Disabilità
Dipendenze
Salute mentale
Marginalità sociale
Immigrazione
Servizio integrazione
lavorativa
Acquisito parere della Conferenza dei Sindaci
Ulss 1 il 29 aprile 2014 delibera n. ...
Indice
1.
Ri-pianificazione 2014 - Relazioni per Area di Intervento
1.1
Famiglia, infanzia, adolescenza, minori in condizione di disagio
e giovani
pag. 3
1.2.1 Persone anziane - residenzialità
pag. 13
1.2.2 Persone anziane - domiciliarità
pag. 25
1.3.1 Disabilità
pag. 29
1.3.2 Disabilità - Servizio Integrazione Lavorativa
pag. 41
1.4
Dipendenze
pag. 45
1.5
Salute mentale
pag. 49
1.6
Marginalità Sociale
pag. 55
1.7
Immigrazione
pag. 57
1.8.1 Area Trasversale – Progetto Psicologi nel territorio
pag. 67
1.8.2 Area Trasversale – Contrasto alle Disuguaglianze in Salute
pag. 69
1.9
Allegati
pag. 75
Ri-pianificazione 2014 Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
“Ri-pianificazione 2014 Piano di Zona 2011-2015”
a cura di:
Direttore dei Servizi Sociali e della Funzione Territoriale:
Carlo Stecchini
Direttore U.O.C. dei Servizi Sociali:
Angelo Tanzarella
Ufficio di Piano Azienda Ulss n. 1 - Conferenza dei Sindaci:
Claudia Faneo
Referenti del Gruppo di Coordinamento Tecnico:
− Area Anziani:
Arrigo Boito - Responsabile dei Servizi Sociali dei Comuni di Forno di Zoldo e Longarone;
− Domiciliarità Anziani:
Adriana Campo Bagatin - Referente servizi domiciliari Ser.S.A. S.p.A.
Tiziana Chinellato – Responsabile Funzione delegate e Anziani Distretto n. 2 di Agordo;
− Area Disabili:
Rossella di Marzo - Coordinatrice U.O. Disabilità A. Ulss n. 1;
− Area Famiglia, infanzia, adolescenza, minori in condizioni di disagio e giovani:
Maria Arrigoni - Coordinatrice U.O. IAF A. Ulss n. 1;
− Area Dipendenze:
Alfio De Sandre - Direttore Dipartimento per le Dipendenze A. Ulss n. 1;
− Area Salute Mentale:
Bruno Forti - Direttore Dipartimento Salute Mentale A. Ulss n. 1;
− Area Marginalità Sociale:
Anna Viviani - Responsabile dei Servizi Sociali del Comune di Belluno;
− Area Immigrazione:
Milena Maia – Psicologa/Psicoterapeuta responsabile della rete di coordinamento immigrazione;
− Supporto Integrazione Lavorativa:
Enrico Verdozzi - Responsabile del Servizio Integrazione Lavorativa dei Servizi Sociali
dell’A. Ulss n. 1.
2
Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
Famiglia, infanzia, adolescenza, minori in condizioni di disagio e giovani.
Premessa
Durante l’anno 2013 si è avvertita in tutti i contesti di aiuto la difficoltà di riuscire a rispondere a una
maggiore complessità dei bisogni dei minori e delle loro famiglie, acuita dal perdurare della crisi economica e dalla condizione di “stress” vissuta dal mondo adulto. Dati i limiti di acquisizione di ulteriori risorse, imposti dalla congiuntura economica, si è ricorsi ad azioni di revisione e/o razionalizzazione delle procedure di intervento (revisione di regolamenti, stesura di protocolli e procedure), di
riorganizzazione interna dei servizi dell’Azienda ULSS che hanno anticipato quanto previsto dall’ Atto
Aziendale (riorganizzazione del Consultorio Familiare di Belluno e delle UO di Neuropsichiatria infantili in un unico servizio), di partecipazione a bandi per intercettare risorse e di avviare nuove collaborazione con soggetti del territorio (es. Club Rotary, ecc.).
L’anno 2014 si presenta come molto impegnativo per i servizi socio-sanitari e sociali dell’Area famiglia infanzia adolescenza minori in condizione di disagio e giovani perché, con risorse economiche e
di personale sempre più contenute, dovranno essere individuate risposte efficaci e sostenibili per far
fronte al crescente disagio avvertito dalle famiglie e dai ragazzi, rilevato dall’istituzione scolastica,
dai medici di base, dai servizi sociali dei Comuni e dagli stessi servizi ULSS.
Per affrontare questa difficile sfida si intende procedere attraverso:
-
l’individuazione delle priorità di intervento di ciascun servizio a cui dedicare i maggiori investimenti;
-
la revisione dell’attuale assetto organizzativo per renderlo più flessibile e adeguato ai nuovi bisogni emergenti;
-
un maggiore utilizzo del progetto di intervento, con tempi e responsabilità definite, concordato
con gli interessati che ne sono i primi protagonisti;
-
un importante investimento sul lavoro di rete tra tutti gli attori coinvolgibili per realizzare prese
in carico globali e continuative, ed evitare il più possibile sovrapposizioni o mancati interventi;
-
una maggiore strutturazione e regolamentazione delle procedure di gestione dell’utenza interne
ai servizi e la definizione di indicatori di verifica e di esito per una puntuale valutazione dei risultati ottenuti;
-
la presentazione di progetti a bandi per intercettare finanziamenti che consentano di mantenere i servizi esistenti e, se possibile, di potenziarli.
Per dare continuità alla politica di deistituzionalizzare dei minori, che ha caratterizzato negli ultimi
anni quest’area di salute del Piano di Zona, è necessario rilanciare il confronto con il privato sociale
al fine di aprire una comunità educativa residenziale per minori, preadolescenti e adolescenti con
pronta accoglienza, colmando una grave carenza del territorio.
Una comunità in loco consente di non sradicare completamente i minori dal proprio contesto di vita
e favorisce quel rapporto con i servizi del territorio che, in molti casi, può ridurre il periodo di allontanamento dalla famiglia.
Obiettivi Ri-pianificazione del Piano di Zona – Anno 2014
-
Riorganizzare i servizi del territorio secondo l’assetto organizzativo previsto dal nuovo Atto Aziendale con l’istituzione del Distretto Socio Sanitario Unico e l’attivazione di Unità Operative Distrettuali trasversali a tutto il territorio.
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
-
-
Garantire uniformità ed omogeneità di accesso alle prestazioni, di strumenti e procedure in tutto il territorio aziendale mantenendo l’attuale decentramento e contenere le fughe verso altri
territori.
Favorire l’integrazione operativa tra tutti i soggetti interessati, la globalità della presa in carico e
la continuità assistenziale (anche nel passaggio all’età adulta).
Garantire la sostenibilità degli interventi attraverso un forte coordinamento che consenta di razionalizzare le risorse, di accedere a finanziamenti e co-finanziamenti esterni.
Azioni Ri-pianificazione del Piano di Zona – Anno 2014
-
Organizzare, come previsto dal nuovo Atto Aziendale, nell’ambito di un unico Distretto Socio
Sanitario un’Unità Operativa Semplice Infanzia Adolescenza Famiglia a valenza dipartimentale
con all’interno:
-
-
-
4
un Sevizio Territoriale Età Evolutiva (STEE - ex Neuropsichiatria Infantile) con tre equipe
territoriali, una in ciascuno dei tre Sub-Distretti (riorganizzazione già avviata da agosto
2013);
un Consultorio Familiare (CF) organizzato in più equipe per favorire l’accesso nei SubDistretti e per garantire, nel contempo, un’offerta specializzata (Equipe Adozioni, Spazio
Adolescenti-Giovani, Spazio Incontro per il sostegno alla genitorialità 0-6 anni, mediazione familiare);
un servizio Tutela Minori con tre equipe territoriali, una in ciascuno dei tre Sub-Distretti;
un Centro per l’Affido e la Solidarietà Familiare (CASF)
il Nido Aziendale.
-
Individuare, in modo trasparente per le famiglie e per la rete, le priorità di intervento e gli obiettivi perseguibili da parte di ciascun servizio in base ai LEA, alle Linee Guida e alle risorse disponibili. In questo periodo di crisi economica e sociale il servizio pubblico non può essere
l’unico e il solo soggetto in grado di rispondere in modo adeguato alla complessità dei bisogni
per cui diventa indispensabile stringere accordi con i soggetti della comunità che possono integrare l’offerta pubblica.
-
Proseguire la definizione/revisione delle procedure di intervento: esistono già protocolli aziendali nelle aree della tutela minori, delle separazioni/divorzi, dell’affido familiare e, nel 2014, verrà elaborato un protocollo tra i servizi per la gestione delle famiglie multiproblematiche, per rispondere ai bisogni di salute degli adolescenti, per le urgenze e i ricoveri di minori con diagnosi
neuropsichiatrica e per la gestione delle interruzioni volontarie di gravidanza, in stretta connessione con l’adeguamento della dotazione, in tutte le equipe consultoriali, del personale sanitario
previsto.
-
Acquisire risorse di personale, nei limiti consentiti dagli attuali vincoli normativi, per realizzare
progressivamente le indicazioni delle Linee guida regionali di ciascuna tipologia di servizio. In
particolare per il Consultorio Familiare si dovrà sopperire alla carenza della figura del ginecologo e dell’ostetrica, per il Servizio Territoriale Età Evolutiva alla carenza di psicologi, neuropsichiatri infantili e logopediste. A tale scopo, oltre a chiedere l’autorizzazione di assumere alla
Regione, si ricorrerà a personale SAI, ad accordi con l’UO di Ostetricia e Ginecologia e a progetti con finanziamenti vincolati (Progetto per DSA, Progetto di Riorganizzazione dei Consultori).
-
Partecipare a bandi per accedere a finanziamenti regionali ed europei al fine di poter sostenere
l’attuale operatività dei servizi e abbattere la spesa per i minori sostenuta dai Comuni. Nell’anno
2014 si attendono i bandi dei GAL n. 1 e n. 2 relativi a progetti che possano prevedere di sostenere le spese dei Comuni per l’affido familiare, le comunità educative e l’educativa domiciliare.
Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
-
Rafforzare l’informazione sui servizi rivolta ai cittadini anche tramite il nuovo sito aziendale perché la nuova organizzazione non diventi fonte di disorientamento o mancato accesso.
-
Rafforzare la collaborazione con i Pediatri di Libera Scelta, i Medici di Medicina Generale e i Servizi Sociali dei Comuni anche realizzando percorsi formativi comuni con gli operatori dei servizi
dell’area. Particolarmente stretto dovrà essere il rapporto tra i medici curanti e il Sevizio Territoriale Età Evolutiva le cui prestazioni, pur prevedendo anche l’accesso diretto dell’utenza, saranno soggette a ticket.
-
Rafforzare la collaborazione con l’equipe interprovinciale di contrasto all’abuso e al maltrattamento realizzando anche azioni preventive.
-
Promuovere e sostenere reti di famiglie solidali che possano aiutare le famiglie in difficoltà del
territorio e implementare la banca dati delle famiglie disponibili per l’affido familiare per poter
garantire una presenza/disponibilità più capillare ed una sempre maggiore risposta ai minori. E’
prevista, a tale scopo, la realizzazione del “Progetto straordinario di promozione della solidarietà e dell’affido” da parte degli operatori del Consultorio Familiare (iniziato nell’autunno 2012) e,
nel contempo, il Centro per l’Affido e la Solidarietà Familiare (CASF) proseguirà la collaborazione con la Cooperativa PortAperta a cui è stata affidata la realizzazione del progetto “Apri le porte all’affido” finanziato mediante risorse messe a disposizione dal GAL n. 1. Ad Agordo verrà
promossa l’organizzazione di un centro si scambio solidale tra le famiglie come quelli già presenti nel bellunese .
-
Favorire i processi di deistituzionalizzazione rafforzando tutte le azioni, di competenza dei Comuni come spesa sociale, che consentano la permanenza dei minori in famiglia come: l’affido
diurno, la comunità educativa diurna, l’intervento educativo domiciliare e i progetti educativi nei
doposcuola. Nell’anno 2014, i finanziamenti derivanti da progetti GAL sono molto ridotti rispetto
al biennio precedente e la Fondazione Cariverona ha concesso un finanziamento di € 65.000 a
fronte di una richiesta di € 150.000, per questo motivo è stato chiesto al BIM un finanziamento
doppio rispetto alla prima richiesta di € 24.000. Nel mese di giugno verrà valutata, con la collaborazione della cooperativa Società Nuova, la sostenibilità dei progetti di sostegno educativo
domiciliare e verranno informati gli Enti locali delle eventuali riduzioni di attività perché possano
valutare se farsene carico direttamente. Si intende inoltre favorire l’ampliamento dell’offerta di
comunità diurna in modo che ne possano usufruire anche minori più giovani della fascia d’età
attualmente accolta (dagli11 anni).
-
Aprire nel territorio aziendale una comunità educativa residenziale per minori preadolescenti e
adolescenti con pronta accoglienza tramite un bando che consenta di selezionare il soggetto
più accreditato. Chi risulterà vincitore dovrà assumersi in toto il rischio d’impresa perchè
l’attuale congiuntura economica non consente ai Comuni o all’A. ULSS di sostenere la struttura,
pur di riferimento territoriale, se non con il pagamento delle rette dei minori inseriti. I minori
potranno provenire anche da territori extra ULSS.
-
Avviare una collaborazione con il Dipartimento di prevenzione, in particolare per la realizzazione
del progetto “Genitori più”.
-
Promuovere la cultura della conciliazione famiglia–lavoro tramite la partecipazione al tavolo gestito dal Comune di Belluno ed avviare un’esperienza di Audit con il coinvolgimento degli operatori del Consultorio Familiare e del Nido aziendale per la realizzazione di azioni di conciliazione
individuate dall’Audit in base ai finanziamenti regionali assegnati al progetto.
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
Per l’anno 2014 il Tavolo tecnico territoriale DGRV n. 2416/08, incaricato di elaborare e monitorare
l’Area famiglia infanzia adolescenza minori in condizione di disagio e giovani del Piano di Zona, ha
sottolineato la necessità di riavviare lo specifico tavolo di lavoro sulle tematiche della tutela dei minori per promuovere soprattutto azioni di prevenzione ed ha concordato di proseguire i lavori degli
altri tavoli tematici attivati.
Nell’anno 2014 i lavori proseguiranno come di seguito illustrato:
Area “Tutela minori”:
Obiettivi anno 2014:
- riattivare il Tavolo
Area “Strutture accoglienti, diurne”:
Coordinatrice: dott.ssa Maria Arrigoni
Obiettivi anno 2014:
- proseguire i lavori del Tavolo Doposcuola del territorio dell’ULSS n. 1 per favorire la conoscenza reciproca e organizzare momenti formativi comuni (coinvolgimento nel Progetto Disturbi Specifici dell’Apprendimento);
- proseguire i lavori del Tavolo Centri Prima Infanzia del territorio dell’ULSS n. 1 per rinnovare la Guida dei nidi del territorio e favorire la formazione e lo scambio di esperienze.
Area “Contrasto ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento”
Coordinatore: dott. Walter Marcer
Obiettivi anno 2014:
- realizzare del Progetto “Così imparo anch’io”
- favorire il lavoro di rete e coordinare il più possibile gli interventi sui DSA;
Area “Mediazione familiare”
Coordinatrice: dott.ssa Marcella De Pra
Obiettivi anno 2014:
- proseguire i lavori del Tavolo con la partecipazione dell’Ordine degli Avvocati, della Magistratura e dell’ULSS n. 2 di Feltre per favorire il lavoro di rete e coordinare il più possibile
l’informazione e formazione sugli interventi di mediazione familiare.
1. Mantenimento, Rinvio/sospensione e Riorganizzazione azioni PdZ 2011-2015
Le azioni e i progetti previsti per l’anno 2014 di seguito elencati, sono riferiti, in modo schematico,
alle politiche e alle azioni previste nel quinquennio di vigenza del Piano per evidenziare, nello specifico, la continuità o l’innovazione introdotta e le motivazioni delle scelte.
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
A. Politiche di sistema dell’Area famiglia.
Azioni innovative previste nel PdZ 2011-2015:
Formazione degli operatori dell’area consultoriale per l’utilizzo del nuovo sistema informativo
predisposto dalla Ditta Vega (anno 2011).
Sviluppo dell’applicativo [email protected] da parte della
ditta Vega.
Implementazione del sistema informativo
[email protected] con strumenti di valutazione.
L’avvio effettivo del Sistema Informativo
[email protected] nell’Area consultoriale è avvenuto nel
corso del 2010 ed è stato portato a regime nel
corso del 2011 e 2012.
Nell’anno 2014 è prevista la migrazione del sistema alla versione web con conseguenti formazione ed aggiornamento degli operatori.
B. Le politiche d’intervento di promozione famiglia e dei servizi dedicati.
C. Le politiche d’intervento di promozione e sostegno alla genitorialità.
Azioni di mantenimento previste nel PdZ 2011-2015:
Consolidamento e implementazione dell’offerta
di sostegno alla genitorialità e neogenitorialità
da parte dei servizi consultoriali (4 CF, 2 equipe
adozioni, CASF, Serv. Spazio Incontro, Serv.
Spazio Adolescenti) (anni 2011-2015).
Prosecuzione del progetto di riorganizzazione dei
Consultori Familiari, se sarà rifinanziato dalla
Regione.
Consolidamento della collaborazione con Associazioni/Cooperative per la promozione della solidarietà tra le famiglie, dell’affido familiare e del
sostegno delle famiglie affidatarie, anni 20112015.
Azione ri-proposta per l’anno 2014:
Il progetto è stato prorogato fino a giugno del
2014.
Azione ri-proposta per l’anno 2014 con la seguente modifica:
proseguirà la realizzazione del progetto denominato “Azione straordinaria” da parte degli operatori consultoriali e proseguirà la collaborazione
con la Cooperativa PortAperta per dare continuità al progetto “Apri le porte all’Affido”.
Mantenimento di iniziative per l’erogazione di Progetto “Buono nuovi nati” del Comune di Acontributi economici alle famiglie da parte dei gordo
Comuni
Mantenimento di iniziative di supporto estivo alla Progetto “Centro estivo” del Comune di Agordo,
genitorialità.
“Centro estivo” del Comune di Belluno, “Centro
Estivo” Ass. Verde Verticale di Longarone.
Incontri per genitori dei bambini della scuola Azione riproposta per l’anno 2014
dell’infanzia “Famiglia in crescita, crescita della
famiglia”
Incontri per genitori di adolescenti “Dall’ansia di Azione riproposta per l’anno 2014
crescere degli adolescenti all’ansia di crescerli
dei genitori”
Realizzazione del progetto “Educazione affettiva Azione riproposta per l’anno 2014
e sessuale, un aiuto alla crescita”
Azioni di potenziamento o riconversione previste nel PdZ 2011-2015:
Revisione dell’organizzazione dei servizi consulto- L’azione prosegue nel 2014 realizzando
riali, in base alle Linee guida 2010 e alle esigenze l’accorpamento in un’unica Unità Operativa, come
dell’utenza del territorio, anni 2011-2015.
previsto dall’organizzazione del Distretto Socio
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
Adeguamento delle figure sanitarie dei Consultori
Familiari agli standard previsti dalle nuove Linee
guida, anni 2011-2015.
Potenziamento
delle
iniziative
divulgative
sull’affido familiare e delle azioni formative, anni
2011-15.
Mantenimento e implementazione del progetto
“Qui ci siamo, mi a ti, ti a mi” per la creazione di
reti di famiglie e lo scambio solidale.
Pubblicizzazione della Mediazione familiare quale
strumento specifico per un accordo sulla gestione
dei figli, come previsto dalle Linee guida regionali.
Sanitario Unico.
L’azione prosegue nel 2014 tramite un accordo
con l’UO di Ostetricia e Ginecologia per sopperire
alla carenza di ginecologi
L’azione prosegue nel 2014 da parte del Serv.
Spazio Incontro, dei Comuni di Limana, Ponte
nelle Alpi e Belluno e dell’Associazione FA.
Azione prosegue anche nel 2014 attraverso le iniziative del tavolo con l’ordine degli avvocati,
l’ULSS n. 2 di Feltre e i giudici del TO di Belluno.
Azioni innovative previste nel PdZ 2011-2015:
Progetto “Sportello Donna” dei Comuni di Ponte
nelle Alpi e Longarone.
Organizzazione di tavoli permanenti comunali o
sovracomunali per il coordinamento delle politiche familiari come il “Tavolo di coordinamento
delle politiche familiari” del Comune di Belluno
Promozione di iniziative e regolamenti per
l’erogazione di contributi economici alle famiglie
da parte dei Comuni
Stesura e approvazione formale del protocollo tra
i Consultori familiari e le UU.OO. di ostetricia e
ginecologia rispetto all’Interruzione Volontaria di
Gravidanza(IVG).
Formazione degli operatori di servizi “relazionali”
come i Consultori, alla metodologia del lavoro per
progetti centrati sulla presa in carico della famiglia, anni 2011-12.
La Cooperativa Portaperta sta valutando la fattibilità di attivazione del Progetto “Un mondo di reti” per creare reti solidali tra famiglie.
Sostegno ad insegnanti e genitori nel percorso
educativo, nell’educazione alla genitorialità, alla
socialità e alla cittadinanza attraverso progettazioni specifiche.
Prosecuzione del progetto
L’azione prosegue nel 2014 e l’ULSS intende
condividere con il tavolo la propria esperienza di
Audit per la Conciliazione Famiglia-Lavoro realizzata in base a un progetto, se verrà finanziato
dalla Regione Veneto.
Quest’azione è condizionata dalla carenza di personale sanitario nei Consultori del Sub-Distretto
di Belluno e, forse, sarà realizzabile nel 2014.
Azione che prosegue nell’anno 2014 anche con
una specifica formazione.
Progetto “Coaching educativo” FISM
Progetto “I desideri dei bambini danno ordini al
futuro” del Comune di Agordo, Progetto ”Grandiosamente” del Comune di Limana.
D. Le politiche di intervento per la promozione del benessere dell’infanzia.
Azioni di mantenimento previste nel PdZ 2011-2015:
Mantenimento di n. 21 Centri di Prima Infanzia
(nidi, baby parking, nidi integrati, centro infanzia)
Consolidamento e ampliamento di servizi pome- Azione che prosegue e si implementa nel 2014
ridiani per un sostegno nello svolgimento dei attraverso il coinvolgimento dei Doposcuola del
compiti scolastici e la gestione del tempo libero: territorio in un tavolo di coordinamento e tramite
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
il progetto “Così imparo anch’io” per affrontare i
DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento).
I progetti presentati in questo ambito sono:
“Servizio Integrato Extrascolastico” Pro loco Longarone, “Doposcuola elementari” del Comune di
Agordo, “Doposcuola medie“ dell’Ass. Scarabocchio di Agordo, “Doposcuola elementari” del Comune di Belluno, “Doposcuola La formica Blu” del
Comitato dei genitori di Chiesurazza, “Nonsolocompiti” del Ass. Filò Sant’Andrea di Ponte nelle
Alpi.
Realizzazione del progetto “Comunità Comelico” Azione che prosegue nell’anno scolastico
del Comune di Santo Stefano di Cadore 2014/2015
nell’ambito della promozione della peer education
finalizzata al contenimento della dispersione scolastica.
Azioni di potenziamento previste nel PdZ 2011-2015:
Potenziamento dei servizi educativi per l’infanzia
attraverso un tavolo permanente di coordinamento che promuova informazione, formazione e
sostegno agli operatori dei nidi.
Potenziamento dei progetti: “Promozione alla lettura” e “Fantalibrando” del Comune di Limana.
Azione che prosegue anche nell’anno 2014.
Verrà aggiornata la guida di tali servizi e promossa qualche azione formativa.
Progetti che proseguono anche nell’anno 2014.
Azioni innovative previste nel PdZ 2011-2015:
Realizzazione dei progetti di educazione alla cittadinanza, socialità e tutela dei diritti:
E. Le politiche di intervento per i minori in condizione di disagio.
Azioni di mantenimento previste nel PdZ 2011-2015:
Mantenimento delle UO di NPI e delle Equipe di E’ prevista la riorganizzazione delle equipe di TuTutela Minori aziendali.
tela Minori in un unico servizio e le tre UO di NPI
sono diventate un unico Servizio Territoriale Età
Evolutiva con tre equipe.
Mantenimento del Servizio di psicologia scolastica Presentato, anche per l’anno 2014, il Progetto
del CTI (Centro Territoriale per l’integrazione) di “Servizio di psicologia scolastica”.
Belluno
Azioni di raccordo con i tutori volontari e con il Azione che prosegue anche nell’anno 2014.
pubblico tutore dei minori.
Azioni di sostegno all’adozione e del bambino a- Azione che prosegue anche nell’anno 2014 con
dottato con fragilità, tramite il progetto “Assieme finanziamento dedicato.
per l’adozione” del PIAF, che coinvolge anche le
scuole del territorio, se rifinanziato dalla Regione.
Azioni di potenziamento o riconversione previste nel PdZ 2011-2015:
Sviluppo della collaborazione con le scuole, pre- Azione che prosegue anche nell’anno 2014 con
vista dagli Orientamenti regionali, tramite la revi- l’utilizzo di una scheda specifica per la segnala9
Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
sione dell’apposita scheda di segnalazione delle
situazioni di disagio e sviluppo dell’attività del
progetto “Contrasto al disagio scolastico”
dell’UST (Ufficio Scolastico Territoriale)
Consolidamento della Comunità educativa diurna
di Belluno della Cooperativa Portaperta, con
l’ampliamento da 3 a 5 pomeriggi alla settimana
(anno 2011).
Implementazione, in accordo con la Regione, della presenza nel territorio degli operatori del Centro di 2° livello “Tetto Azzurro” di contrasto
all’abuso e al maltrattamento.
Ampliamento degli spazi per le visite protette.
zione dei sospetti DSA e delle altre già in uso. il
Progetto “Sportello ascolto per il contrasto al disagio” e un approfondimento dell’ operatività e la
revisione della scheda.
Azione che prosegue anche nell’anno 2014 con il
trasferimento in un altro appartamento.
Azione realizzata nell’anno 2013, dopo una interruzione, che prosegue nel 2014 con la presenza
degli operatori dell’equipe interprovinciale di Treviso, un giorno alla settimana.
Azione da realizzare nel 2014 con una stanza appositamente attrezzata.
Azione che prosegue nell’anno 2014 sostenuta
con finanziamenti della Fondazione Cariverona,
del BIM per la conclusione dei progetti finanziati
dai GAL.
Consolidamento e ri-orientamento del progetto
“Sostegno educativo domiciliare” perché si rivolga maggiormente all’intera famiglia e sia gestito
in sinergia con il Comune di residenza (anni
2011-12).
Riorganizzazione delle U.O. di Neuropsichiatria Azione avviata nell’anno 2013, che prosegue nel
Infantile, anche tenendo conto del Progetto O- 2014
biettivo per la tutela della salute mentale (DGR
n.105/09), per garantire un’adeguata presenza
del Neuropsichiatra Infantile nei Distretti di Pieve
di Cadore e di Agordo; ridurre i tempi di attesa
per l’accesso (ora di alcuni mesi per la UO di NPI
di BL) e portare i servizi ad una % di soggetti in
carico, tra il 6% e il 10% rispetto alla popolazione minorile residente, come previsto dal P.O.
Potenziamento del Progetto “Sostegno alle fami- Progetto che prosegue nel 2014.
glie – del Comune di Ponte nelle Alpi”
Azioni innovative previste nel PdZ 2011-2015:
Apertura di una comunità educativa residenziale Azione che verrà realizzata presumibilmente enper minori con pronta accoglienza, da parte del tro il 2014. Il tal senso la Cooperativa Società
privato sociale, nel territorio dell’ULSS 1.
Nuova ha proposto il progetto “Dolomiti for children” e Sereni Orizzonti SpA il progetto “Jung
Haus – Belluno”.
Apertura di due comunità educative diurne per Azione sospesa. Per un supporto pomeridiano
minori, da parte del privato sociale, nel territorio verranno coinvolti e sostenuti i doposcuola del
dei Distretti socio-sanitari n. 1 e n. 2.
territorio organizzando un apposito coordinamento
Realizzazione di progetti di screening dei DSA e Proseguono, anche nell’anno 2014 le progettualidi supporto ai bambini con difficoltà di apprendi- tà: “Comincio bene la scuola”e “Pronti, infanzia,
mento.
via!” realizzati da CTI, Centro Studi e ricerca
FormArte e FISM. Viene inoltre presentato dalla
Cooperativa CSSA per l’anno 2014 il Progetto di
supporto ai bambini con difficoltà di apprendimento “Dimensione apprendimento”
Realizzazione spazio di condivisione dei vissuti in
età adolescenziale in Centro Cadore
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
F. Le politiche di intervento a sostegno di adolescenti e giovani e per la promozione del
loro benessere
Azioni di mantenimento previste nel PdZ 2011-2015:
Mantenimento del Servizio Spazio Adolescenti Azioni ri-proposte per l’anno 2014
Giovani dell’ULSS n. 1 e dello sportello Informa
giovani del Comune di Belluno.
Mantenimento e aggiornamento sito internet e Prosecuzione, mantenimento e aggiornamento
gestione mail www.consultoriogiovani.net.
sito
internet
e
gestione
mail
www.consultoriogiovani.net.
Mantenimento progetto “Spazio Giovani Cortina- Prosegue nel 2014 il progetto “Spazio Giovani
Cabina di regia per le politiche giovanili” del Co- Cortina” e la “Consulta Giovani” di Limana.
mune di Cortina d’Ampezzo.
Realizzazione dei Progetti di responsabilizzazione Proseguono nel 2014 i Progetti di responsabilizdei giovani: “A.A.A offresi” (Comune di Ponte nel- zazione dei giovani: “A.A.A offresi” (Comune di
le Alpi), “Giocati l’estate”, “Leva civica” e “Squa- Ponte nelle Alpi), “Giocati l’estate”, “Leva civica”
dre ecologiche” (Comune di Limana) “Estate par- e “Squadre ecologiche” (Comune di Limana),
tecipando” (Comune Belluno) “CSV…volontario “CSV…volontario anche tu” (CSV). Cessa il Progetto “Estate partecipando” (Comune Belluno)
anche tu” (CSV).
Progetto “Educativa di comunità” del Comune di Cessa il Progetto “Educativa di Comunità” (CoBelluno
mune Belluno)
Azioni innovative previste nel PdZ 2011-2015:
Realizzazione di attività per la promozione della
socializzazione e dell’autonomia dei giovani con
finalità di informazione, educazione, promozione
alla cittadinanza e alla responsabilità sociale.
Nell’anno 2014 il Centro Studi e Ricerche FormArte con il progetto “L’industria della creatività” attiverà dei laboratori musicali per giovani, anche
in difficoltà. Il Comune di Agordo con il Progetto
“Dialogando con i film”, intende avvicinare i giovani alle problematiche sociali ed accompagnarli
nell'analisi e nella presa di coscienza. Il Comune
di Ponte nelle Alpi con il progetto “Zoom” offre
uno sportello nel quale volontari esperti supportano gli adolescente nello studio.
L’Associazione Dafne con i Progetti “Lo psicologo
a scuola”, “Una mostra in piazza”, “Amico dei
bambini” e “Ti racconto la mia storia” intende interventi con finalità di informazione, educazione,
promozione alla responsabilità sociale sul tema
della violenza a donno dei minori.
G. Politiche di sistema trasversali alle aree di salute
Azioni di potenziamento previste nel PdZ 2011-2015:
Riconversione del Servizio Sociale Professionale Azione sospesa.
dell’area anziani, dei Comuni o delegato, in Servizio Sociale Professionale trasversale a tutte le
aree di salute.
Implementazione dell’attività dello Spazio Adole- Azione realizzata e ri-proposta per l’anno 2014
scenti organizzando incontri periodici con il Dipartimento delle Dipendenze e il DSM per moni11
Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
torare situazioni di interesse comune, in particolare quelle che necessitano di intervento precoce
come le psicosi schizofreniche o gli abusi alcolici
precoci, sia per valutare l’andamento delle richieste e i bisogni emergenti.
Consolidare il rapporto con l’UST (Ufficio Scola- Azione realizzata e ri-proposta per l’anno 2014.
stico Territoriale) per il coordinamento delle iniziative dei servizi ULSS a favore delle scuole.
Azioni innovative previste nel PdZ 2011-2015:
Comunicazione reciproca, tra Dipartimento delle
tossicodipendenze e UO IAF, all’inizio dell’anno
scolastico, delle iniziative che verranno realizzate
con le scuole del territorio.
Partecipazione agli incontri del tavolo di area vasta per approfondire i bisogni riabilitativi nel territorio e le criticità, con particolare riferimento
all’intervento in acuzie e all’ipotesi di realizzazione, in area vasta, di una CTRP per adolescenti.
Organizzazione di un tavolo locale tra UO di NPI,
UO IAF, UO di Pediatria, DSM, Dipartimento delle
Dipendenze, per concordare i percorsi necessari
in caso di emergenza e/o ricovero.
12
Azione realizzata e ri-proposta per l’anno 2014.
Azione realizzata e ri-proposta per l’anno 2014
Azione da realizzare nell’anno 2014 per elaborare
dei protocolli.
Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
1.2.1 Persone Anziane - Residenzialità
Premessa
Il sistema residenziale anziani dell’Ulss n. 1 ha visto nel corso del 2013 l’evoluzione del fenomeno
apparso nell’anno precedente per il quale si era instaurata una discrasia fra le impegnative a disposizione degli utenti e posti letto autorizzati/accreditati sul territorio. Premesso che questa dinamica
risponde ad un preciso indirizzo regionale ribadito anche nella DGRV n. 2243 del 3 dicembre 2013, e
tesa a garantire la possibilità di scelta dell’utenza, rimane la peculiarità di una dotazione di risorse
attuale sottoparametro, quindi inferiore al bisogno stabilito dalla stessa programmazione regionale a
fronte di una offerta di posti letto in costante aumento.
Questo comporta degli effetti immediati quali:
-
l’impiego delle impegnative in misura superiore al massimale stabilito dalla Regione Veneto per
questa linea di intervento del fondo aziendale per la non autosufficienza e, conseguentemente,
la necessità di monitoraggio del loro utilizzo da parte dell’Ulss n. 1 al fine di non superare i limiti
di budget assegnati;
-
la possibile compromissione dell’equilibrio economico in alcune strutture (in particolare quelle
periferiche e con bacino di riferimento limitato rispetto all’offerta di posti letto) dovuto alla presenza di costi costanti ed ineludibili ed entrate variabili e forzatamente in diminuzione; dato che
le stesse risorse vengono distribuite fra più posti letto, al netto di una mobilità passiva stabilizzata di 40-50 persone per n. 35 impegnative/utenti equivalenti nel 2013.
-
una possibile contrazione della qualità dei servizi prestati agli utenti, conseguente all’incertezza
delle risorse in entrata, per cui le strutture, reagendo a tutela degli equilibri di bilancio, possono
rinunciare alle dimensioni sovra standard delle prestazioni assistenziali, con ricadute anche sulla
sfera occupazionale del sistema;
un progressivo aumento delle risorse private degli utenti che per trovare risposte ai propri bisogni occupano i posti letto liberi nelle strutture utilizzando i propri risparmi per pagare anche la
quota sanitaria. Ovviamente questo fenomeno comporta anche una differenziazione nel diritto di
accesso al sistema residenziale, condizionato a questo punto dalle capacità economiche oltre che
dallo stato di bisogno.
-
Questi fenomeni sono destinati ad ampliare la loro portata, dato che alcune strutture, in ottemperanza ad una programmazione prevista ancora nel precedente Piano di Zona, per l’anno in corso
porteranno a compimento i lavori per ampliamenti o riconversioni di posti da auto a non autosufficienti, frutto di investimenti molto impegnativi da parte degli Enti titolari delle strutture residenziali.
Inoltre, la richiamata DGRV n. 2243/13 che prevede la possibilità di ampliare l’offerta sino al 25% in
più del fabbisogno rilevato per il territorio, stimola l’attenzione di imprenditori privati su questo settore.
La mancanza di risorse adeguate si palesa, nella sua maggiore gravità, in riferimento alla unità di
offerta per la media intensità assistenziale dove, a fronte di 116 posti letto accreditati per accogliere
utenza con questo tipo di bisogno, la dotazione di impegnative dedicate è pari a 48, comportando
come primo effetto che, nell’anno 2013, 287 utenti di media intensità siano stati ricoverati in strutture autorizzate per la gestione della ridotta intensità, con tutte le possibili conseguenze del caso.
A seguito dell’emanazione della Legge di Stabilità 2014, rimane inoltre irrisolta la questione relativa
alla governance e alla gestione delle strutture residenziali. Nel corso del 2013, in particolare per alcune strutture, si era attivato un proficuo confronto fra Enti locali che mirava a risolvere la questione
sfruttando gli elementi di deroga al sistema di gestione del servizi pubblici locali, previsto dalla nor-
13
Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
mativa sino al dicembre scorso, per le Aziende Speciali che gestiscono servizi socio assistenziali, educativi e culturali. La L. 143/13 da un lato consente la nascita di nuovi enti ed istituzioni, ma
dall’altro sottopone tutte le società partecipate alle stesse regole e limiti di gestione del personale
previsti per gli enti locali di cui sono emanazione, senza alcune eccezione e quindi in antitesi alle necessità gestionali delle strutture residenziali. Questa previsione normativa complica anche la soluzione della gestione futura della RSA di Agordo che l’Ulss ha scelto di dismettere dalla gestione diretta,
ma in realtà complica anche quella attuale, in quanto, il sistema di delega all’Ulss non sottrae gli Enti
dell’Agordino dal calcolare nel bilancio consolidato degli stessi, l’incidenza del personale assistenziale
impiegato nella RSA e nei servizi domiciliari.
Data la situazione generale descritta, le azioni proposte per il 2014 confermano la volontà di governo del sistema residenziale e la necessità di intervenire presso la Regione al fine di ottenere un aumento delle risorse o una maggiore autonomia nella gestione del Fondo Non Autosufficienza.
In particolare le azioni si articolano in ambiti distinti di intervento:
1. internamente al sistema - mediante il monitoraggio costante del FNA ed utilizzo dello strumento del convenzionamento fra Ulss e le varie unità d’offerta per stabilire quanti posti letto accreditati o in fase di accreditamento possano essere utilizzati nella singola struttura per ospitare
utenti dotati di impegnativa, al fine di ristabilire un equilibrio fra le stesse impegnative ed i posti letto ove si potranno utilizzare, fornendo quindi anche alle strutture degli elementi di maggiore stabilità di programmazione economica.
2. a livello regionale - nei confronti della Regione Veneto la Conferenza dei Sindaci ha espressamente avviato le seguenti azioni:
- verificare il rispetto, anche mediante l’individuazione delle manovre correttive adottate nei
singoli territori, dell’effettivo utilizzo del budget complessivo assegnato e del vincolo di destinazione dello stesso;
- valutare, sulla base dei costi consolidati per ogni linea di intervento, le eventuali rimodulazioni in sede locale, assentite o meno dagli organi tecnici regionali, dei massimali di intervento certificandone la congruità con i bisogni del territorio e la conformità ai parametri della
programmazione regionale;
- definire, per l’anno 2014, massimali per linea di intervento in linea con i dati reali di costo
certificati ed individuare, nel quadro di una solidarietà sostenibile, le misure necessarie, seppur limitate, di riequilibrio dei trasferimenti ai singoli territori;
- garantire le risorse atte a risolvere la cronica mancanza di impegnative di media intensità rispetto al bisogno registrato sul territorio;
- dotare l’Ulss n. 1 di una maggiore autonomia nella gestione del Fondo Non Autosufficienza al
fine di poter rispondere con maggior puntualità ai bisogni espressi dal territorio.
3. a livello nazionale - la Conferenza dei Sindaci si è impegnata in un percorso di confronto
con gli esponenti locali del Parlamento e rappresentanti del Governo per ristabilire i sistemi di
deroga per le Aziende Speciali che si occupano di servizi socio assistenziali culturali ed educativi al fine di poter utilizzare le Aziende Speciali già presenti o costituirne di nuove al fine di
mantenere governance e gestione pubblica dei servizi, finalizzate alla stabilizzazione qualitativa
dei servizi e al contenimento delle rette.
1. Mantenimento azioni PdZ 2011-2015
Si confermano alcuni degli obiettivi definiti nel Piano di Zona 2011-2015, quelli raggiunti nel corso
del 2013 non vengono riproposti, mentre altri vengono adattati alle nuove esigenze espresse
dall’area.
14
Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
1. Continuità dell’analisi delle variazioni del comportamento dell’utenza con riferimento all’accesso
alle strutture e alle altre linee di intervento del FNA (domiciliarità, contributi economici, ecc.)
con particolare attenzione agli utenti privi di impegnativa di residenzialità (paganti) sia in termini di aumento della fruizione del servizio da parte di questi, sia alle dinamiche successive
all’ingresso nelle strutture, sia in riferimento alla effettiva sostenibilità nel medio periodo di costi così elevati da parte delle famiglie, sia in merito alle soluzioni adottate nel lungo periodo.
2. Garanzia di omogeneità di valutazione, di equità nell’accesso e di puntuale allocazione di risorse mediante ulteriore aggiornamento del regolamento di gestione della graduatoria unica per
l’accesso ai servizi residenziali Ulss n. 1, finalizzata a normare maggiormente l’accesso degli
utenti privi di impegnativa, a gestire adeguatamente lo strumento dell’urgenza sociale
nell’attribuzione del punteggio ed organizzando l’ingresso alla Sezione Alta Protezione Alzheimer (SAPA) in modo più rispondente alle esigenze espresse dalle famiglie (tempi di valutazione/accesso).
3. Sviluppo del coordinamento del Servizio Sociale Professionale il cui apporto nella gestione globale del servizio residenziale risulta sempre più determinante.
4. Definizione di ambiti ottimali sub aziendali di programmazione dell’offerta che tenga conto comunque di una visione d’insieme del territorio.
5. Ampliamento delle modalità di integrazione gestionale di rete fra i Centri Servizio, al fine di ridurre l’impatto delle misure di contenimento della spesa pubblica e, soprattutto, con l’obiettivo
di eliminare ripetizioni inutili di costi nelle varie unità di offerta e conseguente ricaduta economica a vantaggio degli utenti, soprattutto nella situazione attuale che presenta risorse stabili
e/o decrescenti a fronte dell’aumento dell’offerta.
6. Condivisione delle migliori pratiche e del Know how con trasferimento di informazioni fra le varie strutture residenziali, finalizzato in particolare alla distribuzione di conoscenze in merito a
processi organizzativi e qualitativi minimi.
7. Mantenimento o ri-definizione del sistema dei servizi residenziali per le persone anziane autosufficienti, soprattutto in un’ottica di puntuale verifica di appropriatezza delle prestazioni rispetto all’effettiva esigenza assistenziale;
8. Mantenimento della programmazione relativa alla semiresidenzialità adeguando le modalità di
offerta dei Centri Diurni alle risorse effettivamente assegnate dal FNA per la specifica linea di
intervento (apertura annuale finanziata per max 220 giornate) o, in alternativa, attuando la
modifica del massimale assegnato da parte della Regione.
9. Completamento del programma di accreditamento dei Centri Servizi. A seguito della emanazione delle DGRV n. 1145 del 05 luglio 2013 attuativa della L.R. 23 novembre 2012, n.43 che
sopprimeva l’Arss trasferendo i compiti di verifica dei requisiti utili all’accreditamento istituzionale alle Ulss, si è proceduto ad approvazione di apposita convenzione fra gli Enti Locali appartenenti alla Conferenza dei Sindaci Ulss n. 1 e la stessa Azienda. Mediante questo accordo i
primi mettevano a disposizione per le visite di verifica i proprio tecnici, ed in questo modo si è
ottenuta una forte accelerazione nei processi di accreditamento delle strutture nel territorio. Al
momento rimangono escluse solo quelle che sono rimaste attardate nel processo di autorizzazione per mancanza di requisiti strutturali cui si sta cercando di ovviare. Si punta per la fine del
2014 ad avere tutte le strutture del territorio accreditate e convenzionate.
2. Rinvio/sospensione azioni Piano di Zona 2011-2015
Le seguenti azioni hanno invece subito dei rallentamenti rispetto ai tempi di attuazione previsti dalla
programmazione 2011-2015 e necessitano, quindi, di riprogrammazione. Viene riportata una breve
analisi di commento ai motivi legati al rinvio.
1. Sviluppo dell’offerta residenziale di media intensità
A fronte del continuo incremento dei posti di media intensità autorizzati e accreditati sul territorio e
stimabili a fine 2014 in numero pari a 140, la mancanza di attribuzione di maggiori risorse impedi-
15
Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
sce, al momento, l’attualizzazione di questa azione e porta a supporre che tale situazione rimarrà sino al termine della vigenza dell’attuale PdZ. La sotto riportata tabella esprime la dotazione potenziale espressa dai Centri Servizi per questa unità di offerta e la verosimile utilizzazione della stessa.
Sviluppo offerta 2014-2015 Non Autosufficienti 2°l ivello – media intensità assistenziale
Programmazione 2014-2015
Posti
autorizzati
Dist n. 3
Dist n. 2 Dist n. 1
Struttura
Posti
utilizzati
Posti
autorizzati
Posti
utilizzati
situazione attuale
sviluppo
2014
2014
Aumento
Posti
autorizzati
AUTORIZZA
TI
P osti
autorizza ti
Posti
utilizzati
sviluppo
2015
Aumento
Posti
autorizzati
AUTORIZZA
TI
Pieve di Cadore
26
0
26
0
0
26
0
0
Tot. Distretto n. 1
26
0
26
0
0
26
0
0
Agordo
48
24
48
24
0
48
24
0
Tot. Distretto n. 2
48
24
48
24
0
48
24
0
Belluno
42
24
42
24
0
42
24
0
Limana
0
0
0
0
0
24
0
24
42
24
42
24
0
66
24
24
116
48
116
48
0
140
48
24
Tot. Distretto n. 3
TOTALE
Al fine di porre rimedio almeno parziale a questo fenomeno, che impedisce in molti casi ad utenti
con profilo assistenziale di media intensità (n. 42 nel 2013) l’ingresso nelle strutture, si vuole sensibilizzare la Regione ad un finanziamento specifico ulteriore per questa unità d’offerta. I dati dimostrano che la dotazione di impegnative di media intensità, sul totale del monte impegnative, appare
proporzionalmente decisamente inferiore a quella di altre realtà territoriali e chiaramente distante da
quella percentuale del 25% stabilita dalla DGRV n. 394/07.
Al fine di sopperire in qualche modo al bisogno assistenziale espresso, l’Ulss n. 1 intende avviare con
la Regione un confronto al fine di recuperare le risorse necessarie a finanziare almeno altre 48 impegnative di media intensità mediante proporzionale aumento del Fondo Non Autosufficienza destinato interamente a questa unità d’offerta.
Se limiti di bilancio della Regione non permettessero un simile incremento, la stessa Ulss si renderebbe disponibile a trasformare, previo apposito provvedimento deliberativo della Conferenza dei
Sindaci dell’ULSS n. 1, 48 impegnative di ridotta intensità in impegnative di media intensità, chiedendo alla Regione esclusivamente il finanziamento di € 122.000,00 per il differenziale del valore
economico fra le prime e le seconde.
Va chiarito che si tratterebbe comunque di una situazione tampone perché non risolverebbe il problema della allocazione di tutti gli utenti di media intensità, e non sarebbe indolore per il sistema,
perché priverebbe le strutture autorizzate solo per la ridotta intensità di altre 48 impegnative, essendo le impegnative di media intensità utilizzabili solo sulle strutture appositamente autorizzate
quindi, al momento, Belluno, Agordo e Pieve di Cadore.
Si presume quindi che, anche per il 2014, la criticità relativa alle risposte assistenziali da fornire agli
utenti con profilo assistenziale di media intensità sarà di difficile soluzione, con conseguente gestione di profili assistenziali impegnativi in strutture autorizzate per la ridotta intensità, garantita dai sovra standard di personale utilizzati nei Centri Servizi, ma senza riconoscimento economico, anche se
in condizioni di appropriatezza non formalmente legittimata. Tra l’altro questo atteggiamento responsabile e di effettivo supporto alle famiglie non riguarda tutti i Centri Servizi in modo omogeneo,
in quanto alcuni rifiutano pregiudizialmente l’ingresso di utenti di media intensità mentre altri accettano questo tipo di utenza solo se residente nel Comune in cui è insediata la struttura, contraddi-
16
Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
cendo la mission contenuta nella Carta dei Servizi che non può prevedere una differenziazione dei
bisogni cui dare risposta a seconda della registrazione all’anagrafe degli utenti.
2. Confronto con la Regione al fine di innalzare il limite delle impegnative utilizzabili contemporaneamente per i moduli sollievo
Rimanendo in tema di flessibilità nella gestione del Fondo Non Autosufficienza si ritiene che il mancato innalzamento della percentuale delle impegnative di residenzialità spendibili contemporaneamente per i moduli temporanei, limiti la capacità di risposta del sistema a dei bisogni manifestati
dall’utenza. Inoltre questo modulo di offerta, se adeguatamente organizzato e gestito, potrebbe
rappresentare un prezioso strumento di equilibrio economico per quelle strutture periferiche maggiormente esposte al disavanzo di sistema. Appare quindi quanto mai opportuno riproporre l’azione
di interessamento della Regione al fine di prevedere l’innalzamento del limite massimo di impegnative spendibili contemporaneamente per ricoveri a tempo determinato che, tra l’altro, potrebbe essere
agevolato dalla possibilità della normativa istitutiva della ICD (Impegnativa di Cura Domiciliare) che
permette di trasformare le risorse per il Sollievo in impegnative per moduli temporanei.
3. Predisposizione del modulo residenziale per disabili anziani
La struttura di Forno di Zoldo entro metà del 2014 disporrà del progetto definitivo relativo alla realizzazione di una nuova ala della struttura destinata ad ospitare il modulo riservato all’utenza della
disabilità in età anziana, per la quale si è candidata. Aumenta comunque la consapevolezza che
questa nuova unità di offerta non potrà essere accreditata entro la scadenza attuale del vigente Piano di Zona.
4.
Predisposizione del modulo residenziale per utenti psichiatrici e anziani/adulti
Nel corso del 2013 non si è interrotto l’ingresso di utenti psichiatrici, adeguatamente compensati,
nei Centri Servizi per anziani e, nel contempo, si è elaborata la bozza di protocollo definitiva di gestione di questa utenza mediante la collaborazione fra il Dipartimento di Salute Mentale e i Centri
Servizi per Anziani che deve essere ora sottoscritta dalla parti.
5.
Creare modalità comunicative che favoriscano la partecipazione consapevole
Apertura, con sessioni dedicate del tavolo tecnico dell’area anziani, a soggetti aderenti alle procedure di consultazione sui temi più rilevanti di programmazione ed evoluzione dei servizi.
3. Riorganizzazione azioni Piano di Zona 2011-2015
1.
Riprogrammazione offerta residenziale ridotta intensità
La costante riduzione della spesa pubblica sanitaria nel corso del 2013 ha aumentato la consapevolezza per cui un aumento delle risorse sul FNA che pareggi la maggiore offerta di posti letto creatasi
sul territorio non sarà di facile acquisizione. D’altronde già dalla DGRV n. 502/2011 la stessa Regione aveva chiarito come anche il rilascio di parere vincolante degli stessi organi regionali alla realizzazione di nuove strutture o all’ampliamento di quelle esistenti non rappresenta vincolo di finanziamento della maggiore offerta, lasciando quindi alla scelta della programmazione locale la sola valutazione sulla correlazione fra servizi presenti e bisogni espressi dal territorio.
Cionondimeno rimane evidente che la programmazione attuale risulta coerente con il fabbisogno
stabilito dai criteri fissati dalla DGR n. 190/11 e per questo appare lesivo della parità del diritto di
accesso ai servizi degli utenti dell’Ulss n. 1 condizionare l’espansione dell’offerta alla effettiva possibilità di veder riconosciute le risorse utili al sostentamento.
D’altra parte una effettiva governance del sistema residenziale non può sottrarre i Sindaci dalla responsabilità di garantirne l’equilibrio economico, finalizzato, innanzi tutto, al mantenimento della
compenetrazione su tutto il territorio delle unità d’offerta presenti che da molti anni garantiscono il
servizio non senza sforzi particolari dal punto di vista economico da parte degli Enti titolari.
17
Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
La morfologia del territorio richiede e giustifica ancor più della rete ospedaliera una rete policentrica
dei Centri Servizi, perché ipotizzare vallate non presidiate da strutture per anziani contribuirebbe in
modo decisivo all’abbandono dei territori determinando una profonda crisi della stabilità e coesione
sociale delle comunità locali.
Data la situazione di risorse stabili e/o decrescenti appare obbligatorio rivedere la programmazione
locale, soprattutto nel Sub-Distretto n. 2 di Agordo, in modo da contenere la possibile eccedenza di
offerta non supportata da adeguati finanziamenti regionali.
Di seguito viene illustrata la programmazione proposta dai vari Centri Servizio ed il disavanzo ipotetico indotto al sistema dall’applicazione della programmazione proposta, così come la sua possibile
distribuzione.
Sviluppo offerta 2014-2015 Non Autosufficienti 1°l ivello - ridotta intensità assistenziale
Programmazione 2014-2015
Posti
autorizzati
Distretto n. 3
Distretto n. 2
Distretto n. 1
Struttura
Posti
autorizzati
Posti
utilizzati
situazione attuale
sviluppo
2014
2014
Aumento
Posti
autorizzati
AUTORIZZA
TI
P osti
autorizza ti
Posti
utilizzati
sviluppo
2015
Aumento
Posti
autorizzati
AUTORIZZA
TI
Auronzo di Cadore
55
55
55
55
0
55
55
0
Cortina d'Ampezzo
60
60
60
60
0
60
60
0
Pieve di Cadore
87
113
87
113
0
87
113
0
S. Stefano di Cadore
49
49
49
49
0
49
49
0
Totale
251
277
251
277
0
251
277
0
Agordo
74
98
74
98
0
74
98
0
Livinallongo
24
24
34
34
10
60
60
26
Taibon Agordino
0
0
40
40
40
60
60
20
Totale
98
122
148
172
50
194
218
46
Belluno
100
116
92
110
-8
92
110
0
Farra d'Alpago
40
40
40
40
0
40
40
0
Forno di Zoldo
42
42
42
42
0
42
42
0
Limana
72
72
84
84
12
60
84
-24
Longarone
70
70
70
70
0
70
70
0
Ponte nelle Alpi
60
60
60
60
0
60
60
0
Puos d'Alpago
82
82
82
82
0
82
82
0
466
482
470
488
4
446
488
-24
815
881
869
937
54
891
983
22
Totale
TOTALE
18
Posti
utilizzati
Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
Sviluppo offerta 2014-2015 Non Autosufficienti - SAPA e SVP
Programmazione 2014-2015
Posti
autorizzati
Distr. n. 3
Struttura
Posti
utilizzati
Posti
autorizzati
Posti
utilizzati
Posti
autorizzati
P osti
utilizzati
situazione attuale
sviluppo
sviluppo
2014
2014
2015
Belluno SAPA
10
10
10
10
10
10
Belluno SVP
6
0
6
6
6
6
16
10
16
16
16
16
Totale
Si evidenzia dalle tabelle sopra riportate, e come riassunto nella seguente tabella, come l’incremento
di posti letto riguardi fondamentalmente il Sub-Distretto 2.
Programmazione
2014-2015
Struttura
Aum ento
Posti autorizzati
Aumento nel
biennio
2014
2015
Livinallongo 1°liv
10
26
36
Taibon Agordino 1°liv
40
20
60
Belluno 1° liv
-8
0
-8
Limana 1°liv
12
-24
-12
Limana 2°liv
0
24
24
54
46
100
TOTALE
Viene infatti proposto dalle strutture di Livinallongo e Taibon Agordino un aumento di 96 posti letto.
Questa programmazione, seppure legittima e all’interno dei parametri di fabbisogno del territorio
dell’Ulss 1 stimati dalla normativa regionale, stride con i numeri del bacino di riferimento delle strutture, in quanto Livinallongo ha un bacino potenziale di riferimento comunque molto limitato, anche
tenuto conto della popolazione anziana di tutti i Comuni della parte alta del territorio agordino, mentre il bacino di Taibon Agordino coincide sostanzialmente con quello della RSA di Agordo. Prova ne
sia il fatto che solo 24 utenti presenti in graduatoria sono residenti dell’Agordino, mentre dei 43 inseriti in strutture esterne al Sub-Distretto 2 va segnalato che il loro rientro presso le strutture del
territorio di origine non è per nulla scontato, dato che, in quanto utenti in mobilità, avrebbero già
avuto la possibilità di rientrare nei posti letto vuoti della RSA di Agordo. Appare palese, quindi, che i
dati di utenza non testimoniano il bisogno di un’espansione dell’offerta così ampia.
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
In particolare, però, il dato da tenere in considerazione riguarda le risorse economiche effettivamente disponibili per utilizzare l’offerta di posti letto una volta realizzata.
2014
Proiezione risorse mancanti
P.l. non coperti
calcolando una
m obilità passiva
del 4% delle
impegnative di 1°
liv
Valore
im peg nativa
Valor e retta
alberghiera
media
Proiezione risor se m ancanti
di cui 1°livello (ridotta)
119
€ 49,00
€ 46,57
€ 4.15 3.873,59
di cui 2°livello (media)
0
€ 56,00
€ 46,57
€ 0,00
€ 4.153.873,59
2015
Proiezione risorse mancanti
P.l. non coperti
calcolando una
m obilità passiva
del 4% delle
impegnative di 1°
liv
Valore
im peg nativa
Valor e retta
alberghiera
media
Proiezione risor se m ancanti
di cui 1°livello (ridotta)
165
€ 49,00
€ 46,57
€ 5.758. 493,89
di cui 2°livello (media)
0
€ 59,00
€ 46,57
€ 0,00
€ 5.758.493,89
Le tabelle sopra riportate testimoniano quali siano le risorse mancanti al sistema residenziale in caso
di realizzazione dell’offerta programmata. I dati appaiono in tutta la loro gravità, e risultano ineluttabili, fatto salvo un intervento della Regione che finanzi il fabbisogno effettivo del territorio, ma che
appare quantomeno improbabile. Né si può pensare che le risorse private degli utenti possano compensare interamente una tale mancanza di impegnative, ed ad ogni modo, se ciò avvenisse, si assisterebbe ad una privatizzazione del servizio con tutte le considerazioni già espresse.
Si evidenzia inoltre, una volta di più, che tale disavanzo non si distribuirebbe in modo omogeneo fra
le strutture ma colpirebbe, inesorabilmente, quelle periferiche e con capacità ricettiva sopradimensionata rispetto al bacino d’utenza.
È difficile quantificare in modo puntuale la perdita di gestione per singoli Centri di servizio per la variabilità del comportamento dell’utenza e le difficoltà di previsione del monte di ricavi e costi certi ed
obbligatori.
Il rischio di perdite significative di gestione riguarderebbe, in ogni caso, i Centri di servizio del SubDistretto di Agordo che, a fronte di un aumento rilevante dell’offerta, dovrebbe confrontarsi con una
domanda limitata. Questa prospettiva coinvolge anche il Centro di Servizi di Livinallongo in quanto
produrrebbe un’alternazione degli attuali equilibri che consentono alla suddetta unità di offerta realizzare un tasso di occupazione del 100%.
20
Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
Al fine di evitare quello che appare con un vero e proprio collasso economico di parte del sistema,
vige la necessità di assumere decisioni programmatiche importanti.
Oltre all’introduzione dello strumento del convenzionamento fra Centri Servizi ed Ulss, già accennato
e che più avanti verrà approfondito, viene proposto nuovamente il congelamento di alcune programmazioni di espansione, in particolare nel Sub-Distretto n. 2 di Agordo, dove maggiormente critico appare lo squilibrio fra posti programmati e domanda di accesso al servizio.
Si stabilisce quindi per il 2014 l’aumento dei soli posti letto i cui lavori di realizzazione siano già terminati e le procedure di autorizzazione possano essere concluse nel corso dell’anno, e si considera
non superabile questa soglia fino alla dotazione del territorio di nuove impegnative da parte della
Regione, con particolare riferimento alla struttura di Taibon agordino.
La Conferenza dei Sindaci dell'ULSS n. 1, a fronte della richiesta dell'Associazione Nevegal per la
realizzazione in località Nevegal in Comune di Belluno di un Centro di Servizio per Anziani non auto
per 90 posti letto comprensivi di un nucleo di media intensità assistenziale, ha deliberato:
“…di AUTORIZZARE la realizzazione di un nuovo Centro Servizi per anziani non autosufficienti di
90 posti letto comprensivo di nucleo di media intensità assistenziale in località Nevegal in Comune
di Belluno, come da richiesta della Olivier S.p.A. espressa con le note del 12 dicembre 2013, del 29
gennaio e del 18 febbraio 2014 con destinatari il Presidente della Conferenza e la Direzione strategica dell’Ulss 1;
di SANCIRE che tale autorizzazione alla realizzazione, in conformità ad analoga dichiarazione dei
proponenti, non prevede, a seguito della acquisizione dell’autorizzazione all’esercizio e
dell’accreditamento istituzionale, la procedura di convenzionamento con l’Ulss 1, che, pertanto, i
posti letto del suddetto servizio saranno esclusi dall’offerta disponibile per gli utenti presenti nella
graduatoria unica dell’ Azienda Socio Sanitaria al fine di ricovero in struttura residenziale con attribuzione di impegnative e che tale condizione costituisce il presupposto stesso del rilascio
dell’autorizzazione alla realizzazione…”
Nel momento in cui saranno approvati variante urbanistica, progetto e verrà dato inizio ai lavori, l'unità di offerta sarà inserita nella programmazione locale a partire dall'anno 2015.
A fronte di questa decisione della Conferenza dei Sindaci, 90 posti letto rispetto ai 246 che possono
essere realizzati vengono congelati in attesa del perfezionamento delle procedure conseguenti alla
deliberazione della Conferenza dei Sindaci.
4. Nuove azioni Piano di Zona 2011-2015
1.
Nuove forme di gestione per i Centri Servizi
Richiamando quanto espresso nell’allegato alla relazione programmatica annualità 2013 in riferimento alla peculiarità dei sistemi gestionali dei Centri Servizi attuati nel territorio dell’Ulss n. 1, si rileva
che l’emanazione della Legge di Stabilità 2014 rappresenta un ulteriore tassello della continua e contraddittoria evoluzione della normativa sui servizi pubblici locali, che probabilmente verrà nuovamente variata con la annunciata Spending Review stilata dal Commissario Cottarelli. La nuova regolamentazione della materia, se da un lato consente una maggiore libertà di azione da parte degli Enti
sulla determinazione degli organi strumentali atti ad assicurare una governance pubblica dei servizi,
dall’altra riconduce anche i servizi socio assistenziali gestiti da aziende o società pubbliche nei limiti
di gestione del personale proprio dei Comuni, in lapalissiana antitesi con le esigenze di una corretta
gestione di servizi assistenziali residenziali che per loro stessa natura hanno una spesa di personale
pari al 70/75% delle spese complessive di gestione.
Una delle azioni più importanti dell’anno in corso sarà allora quella di aprire un confronto con
l’Organo Statale competente al fine di far riconsiderare la norma precedente che escludeva le Aziende Speciali che gestiscono servizi socio assistenziali dalle norme di contenimento delle spese di per-
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
sonale, intensificando, nel contempo, il controllo da parte degli Enti deleganti sui bilanci delle controllate.
Il confronto cercherà di evidenziare come l’esternalizzazione dei servizi comporti, anche, un incremento dei costi rispetto alla gestione diretta degli stessi, con ricadute dirette sulle rette applicate agli utenti.
Su tutti questi processi, inoltre, si incardina anche quello della gestione delle funzioni associate che
riguarda obbligatoriamente molti Enti locali titolari di Centri Servizi, producendo quindi un ulteriore
elemento di complessità.
La questione appare tanto più delicata per la RSA di Agordo che l’Ulss n. 1 ha deciso di dismettere
dalla gestione diretta, assumendo il più appropriato ruolo programmatorio e di controllo. Il termine
di questo tipo di gestione appare definito al più tardi con la scadenza del Piano di Zona a fine 2015,
e già alla data odierna la mancata individuazione di uno strumento alternativo di gestione appare
complicare la restituzione delle deleghe agli Enti locali riferite al servizio residenziale e domiciliare,
tanto più che di 16 Comuni del Sub-Distretto, 15 sono costretti alla gestione associata delle funzioni.
Le funzioni delegate all’ULSS, comunque, già oggi non sottraggono gli Enti deleganti dal conteggio
della quota parte del personale impiegato nella gestione di questi servizi, con ricadute sulla quota di
spesa di personale rispetto alla spesa corrente dei bilanci consolidati degli stessi.
Al termine del 2013 si è risolta la partecipazione dell’Ulss n. 1 in Ser.S.A. S.p.A. con il Comune di
Belluno che, con la Legge di Stabilità 2014, riacquista potere decisionale in merito a numero e tipologia delle società partecipate, ma anche per il Centro Servizi del capoluogo rimangono i limiti riferiti
alla spesa per personale che ne complica la gestione e costringe a scelte spesso antieconomiche e
complesse.
Per quanto attiene l’ulteriore peculiarità del territorio che vede un numero consistente di Centri Servizio gestiti direttamente dagli Enti locali, si evidenzia nuovamente come questa forma di gestione
comporta ulteriori vincoli reciproci fra le strutture residenziali e i bilanci complessivi degli enti innalzando in modo spropositato i limiti di spesa relativi al patto di stabilità e complicando non poco i
processi di investimento sugli edifici dedicati ai servizi assistenziali.
Nel frattempo si espande la sensibilizzazione al tema della gestione di rete di questi servizi che oltre
ad essere finalizzata alla riduzione di alcuni costi che si riflettono direttamente sulle rette sostenute
dagli utenti, persegue anche l’obiettivo della condivisione di modelli organizzativi utili all’aumento
della qualità dei servizi erogati e dei protocolli di gestione.
2.
Adozione dello strumento convenzionale e confronto con la Regione per il riconoscimento di un
numero adeguato di impegnative.
Come già espresso, lo squilibrio fra posti letto creati in ottemperanza ad una programmazione coerente con i criteri fissati dalla normativa di indirizzo, e per questo approvata dalla Regione, e la dotazione di impegnative che non segue l’andamento dell’offerta, sta creando notevoli preoccupazioni
ai soggetti gestori.
Sebbene questo faciliti la possibilità di scelta dell’utenza che è uno degli obiettivi delle linee programmatiche regionali, il primo risultato di questo fenomeno è la negazione alla stessa utenza della
possibilità di accesso ai servizi, anche a fronte di una disponibilità di posti letto adeguata.
Data l’eterogeneità della distribuzione delle impegnative di residenzialità, che vede alcune A. Ulss
con una dotazione superiore al fabbisogno, questa anomalia costituisce anche disparità di trattamento a discapito di quanti risiedono nel nostro e in altri territori.
La Conferenza dei Sindaci in questo contesto è chiamata a due linee di intervento.
La prima riguarda l’assoluta necessità di governare il fenomeno con l’obiettivo di salvaguardare
l’intera rete di offerta. In questo senso per l’anno 2014 si prevede l’utilizzo dello strumento del con-
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
venzionamento fra strutture e Ulss n. 1 per un numero totale di posti pari alle impegnative presenti
sul territorio.
Le fasi previste dalla normativa per l’utilizzo delle impegnative sono l’autorizzazione all’esercizio,
l’accreditamento istituzionale e il convenzionamento (accordo contrattuale). Con quest’ultimo atto il
singolo Centro Servizi stipula un accordo scritto con l’Ulss che rilascia le impegnative per concordare, fra le altre cose, quanti posti letto sono messi a disposizione per il ricovero di utenti dotati del
contributo regionale. Produrre un sistema di convenzionamenti che nel suo complesso territoriale
nuovamente produca un pareggio fra posti letto ed impegnative avrebbe un duplice benefico risultato. Innanzi tutto permetterebbe una distribuzione solidale del disavanzo fra posti letto ed impegnative, ovviamente a tutto vantaggio delle strutture potenzialmente più esposte a subire questo fenomeno e quindi mantenendo la penetrazione territoriale attuale delle unità d’offerta.
Secondariamente permetterebbe una più facile gestione programmatica di bilancio dei Centri Servizi
avendo potenzialmente la garanzia che i posti convenzionati siano effettivamente coperti da ingressi
costanti, mentre quelli non convenzionati rimarrebbero nella disponibilità delle strutture per ingressi
di utenti privi di impegnativa, ma anche per risposte più immediate ad utenti locali.
Parimenti si impegna ad istituire un tavolo di confronto con la Regione che possa produrre maggiore
autonomia aziendale nella gestione dell’Fondo Non Autosufficienza ottemperando maggiormente alle
esigenze espresse dal territorio, e soprattutto al riconoscimento di una dotazione di risorse in linea
con le proposte più volte formalizzate, fra le quali almeno il riconoscimento il valore economico del
tasso di utilizzazione delle impegnative effettivamente registrato nel territorio aziendale, ma che non
può più eludere il riequilibrio delle risorse su scala regionale mirando ad un obiettivo di soddisfacimento del fabbisogno minimo previsto per le singole Ulss.
3.
Attivazione del servizio di manutenzione programmata presso le strutture residenziali e semiresidenziali del territorio dell’ULSS n. 1 da parte del servizio UICAA.
Il servizio UICAA, allo scopo di garantire una manutenzione programmata e il prolungamento della
vita media degli ausili, propone, anche attraverso l’allestimento di un furgone attrezzato, di dare il
via ad una serie di accessi programmati in tutte le Strutture del territorio nelle quali vi siano assistiti
che utilizzano ausili forniti dall’ULSS n. 1. Gli accessi alle Strutture, oltre a consentire in loco le attività di manutenzione programmata degli ausili, saranno anche l’occasione per il ritiro di quelli inutilizzati. Si ritiene che la manutenzione programmata possa prolungare i tempi del turn-over degli ausili e ridurre il numero di nuove prescrizioni.
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
1.2.2 Persone Anziane - Domiciliarità
1. Mantenimento/Riorganizzazione azioni PdZ 2011-2015
Le azioni del Piano di Zona – Area Domiciliarità vengono per gran parte riconfermate ed ulteriormente
perfezionate.
Sulla Domiciliarità, come sul complesso della rete dei servizi territoriali, influiscono in modo significativo gli effetti della crisi economica e sociale: fenomeni estesi di disagio sociale che attraversano
l’insieme delle generazioni, lo scivolamento verso la soglia di povertà di persone e di nuclei familiari
non riconducibili a situazioni di marginalità sociale tradizionale, il logoramento delle capacità di cura,
accoglienza e sostegno, anche economico, da parte delle famiglie, incidono in modo rilevante sulle
condizioni di salute delle persone e della Comunità acutizzando i bisogni ed approfondendo le disuguaglianze.
Nello stesso tempo, come già rilevato negli anni precedenti, si modificano i comportamenti degli utenti
con particolare riferimento ai servizi soggetti a compartecipazione (Servizi di Assistenza Domiciliare,
Servizio di consegna Pasti a domicilio, ecc.) con un ripiegamento ulteriore dell’impegno di cura ed assistenza all’interno della famiglia che non sempre può rispondere adeguatamente ai bisogni assistenziali dei propri componenti. Questo dato influenza inoltre l'andamento dei servizi.
Nello stesso tempo questa situazione di difficoltà delle persone e delle famiglie sottolinea ancor più
che nel passato il ruolo e la funzione strategica del Servizio Sociale Professionale:
- nell’intercettare e leggere i bisogni delle famiglie e di organizzare le risorse, l'accesso ai servizi (in
primo luogo domiciliari) e le opportunità di sostegno al fine di rafforzare la capacità di cura e assistenza del nucleo familiare mediante un supporto professionalmente competente;
- nel contrastare il rischio di esclusione all'accesso ai servizi e di aumento delle disuguaglianze nelle
condizioni di salute per le famiglie in stato di fragilità;
- nell’accompagnare persone e famiglie, in modo efficace, nell'utilizzo appropriato della filiera dei servizi territoriali in funzione della domiciliarità (Impegnative di Cura Domiciliare, Centri Diurni, Ricoveri
temporanei di emergenza/sollievo).
Ne consegue la necessità di rafforzare gli sportelli integrati esistenti. Il tal senso è prevista una riorganizzazione delle attività legate al progetto “Formazione assistenti sociali” prevedendo il riconoscimento
e la formalizzazione del Coordinamento degli Assistenti Sociali finalizzato all'individuazione di buone
prassi operative ed organizzative.
Nel ri-orientamento dei servizi, in funzione della domiciliairtà, assumono un ruolo importante i Centri
Diurni e i Ricoveri temporanei. In questo ambito appare fondamentale richiedere alla Regione Veneto
la possibilità di superare, nel massimale Residenzialità/Semi-residenzialità Anziani, il limite di 220 giornate di apertura, consentendo il finanziamento delle effettive giornate di presenza nei Centri Diurni
non scoraggiando, quindi, l'ampliamento dei servizi all'intera settimana e/o l'ampliamento dell’orario.
Allo stesso modo si richiede l’opportunità di aumentare la percentuale di impegnative disponibili per
ricoveri temporanei (attualmente pari al 2,5% del monte delle impegnative assegnabili).
In considerazione delle variegate e complesse domande che pervengono ai Servizi e della necessità di
supporto richiesto dalle famiglie nei casi di complessità assistenziale, si ripropone l’attivazione di un
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
progetto di collaborazione fra Servizi Sociali, PASS, Sportelli integrati e Patronati (soggetti che sempre
più stanno assumendo competenze anche sotto il profilo giuridico e informativo es. Legge 104/92,
CUD, ISEE, ecc.), al fine di definire un protocollo d’intesa in grado di orientare ed accompagnare in
modo appropriato gli utenti rispetto ai bisogni e alle richieste di accesso al sistema di interventi/benefici/certificazioni e di ridurre anche per questa via le disuguaglianze delle condizioni di salute.
La progettualità a favore del territorio dell'ULSS n. 1, con Ser.S.A. SpA ente capofila, denominata “Progetto Alzheimer” prosegue fino al mese di settembre 2014 con consulenze telefoniche, a domicilio e
presso le residenze per anziani. Continuano inoltre l’erogazione di buoni sollievo e l’attività dei gruppi
di Auto Mutuo Aiuto per familiari di anziani affetti da demenza.
Vengono mantenuti e proseguono, nei diversi territori, gli interventi di integrazione sociale/aggregazione per anziani e le attività di sostegno relazionale e trasporto, sensibilizzazione dedicati
alla terza età.
2. Reinvio/sospensione azioni PdZ 2011-2015
Alcune azioni previste dal Piano di Zona 2011-2015 legate al “Portale a supporto dello Sportello integrato per la Non Autosufficienza” e alla “Carta di servizi” vengono sospese alla luce delle innovazioni
introdotte dalla Regione Veneto e programmate attraverso il Programma delle Attività Territoriali
(PAT) e del previsto sviluppo del sistema informativo territoriale [email protected] (trasferimento del sistema
[email protected] su web, integrazione con la Centrale Operativa Territoriale, raccolta delle prestazioni direttamente tramite smartphone a domicilio della persona assistita, introduzione dell’applicazione Charta
in sostituzione della carta dei Servizi, ecc.).
2. Potenziamento ed innovazione azioni PdZ 2011-2015
Il Programma delle Attività Territoriali innova profondamente assetti organizzativi, mission, obiettivi
strumenti ed azioni del Distretto Socio Sanitario recependo gli indirizzi programmatori ed attuativi impartiti rispettivamente dal Piano Socio Sanitario 2012 2016 e dalla DGRV n. 2271/2013 con particolare
riferimento ai processi di integrazione della rete dei Servizi Socio Sanitari e Sociali territoriali.
Tra le altre, alcune linee di intervento paiono, ai fini dell'integrazione Socio Sanitaria, della continuità
assistenziale e della presa in carico competente e continuativa della persona fragile, particolarmente
rilevanti:
-
riorganizzazione della Medicina di Assistenza Primaria (in stretto collegamento con ADI, Attività
Specialistiche e Cure Palliative);
attivazione della Centrale Operativa Territoriale;
attivazione del Dipartimento Ospedale-Territorio;
sviluppo e completamento della rete territoriale delle strutture intermedie (unità di riabilitazione territoriale e ospedale di comunità);
rinnovo del contratto di servizio di Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) e ri-definizione delle
modalità organizzative ed erogative delle cure domiciliari.
Di fronte a queste novità il primo obiettivo è avviare, su ciascuna di queste linee di intervento, un'iniziativa informativa/formativa, concordata con il Distretto Socio Sanitario Unico, al fine di individuare
con precisione il ruolo e le modalità di integrazione tra Servizio Sociale Professionale e Servizio di Assistenza Domiciliare, con riferimento ai processi di riorganizzazione in atto e all'integrazione operativa
con il nuovo assetto dei servizi e degli strumenti di cui si prevede l'attivazione.
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
Il secondo obiettivo riguarda invece la definizione di modalità condivise/formalizzate dei rapporti fra
Servizio Sociale Professionale e Centrale Operativa Territoriale e ruolo e funzione del Servizio Sociale
Professionale nella continuità assistenziale e nelle procedure di dimissione protetta.
Il terzo obiettivo fa riferimento alla verifica/riorganizzazione delle procedure ADI-SAD e relativa integrazione tra Servizio di Assistenza Domiciliare e Assistenza Domiciliare Integrata.
Di grande rilevanza, nel quadro della riorganizzazione della medicina primaria (medicine di gruppo integrate), è la possibilità di un progetto di integrazione professionale/istituzionale (Medicina di Assistenza Primaria – Distretto - Comuni) tra Medicina di Assistenza Primaria e Servizio Sociale Professionale. A tal fine va previsto un confronto diretto, anche territorialmente decentrato, tra Distretto Socio
Sanitario, Centri di Servizio e Medici di Assistenza Primaria con particolare priorità per le Aree Sub Distrettuali più facilmente organizzate nelle Medicine di gruppo, semplici e/o integrate (Comelico, Longaronese - Zoldano, Comune di Belluno, Comunità Montana dell’Alpago, Comune di Ponte nelle Alpi).
L’introduzione, con DGRV n. 1338/2013, delle Impegnative di Cura Domiciliare (ICD), ha comportato il coinvolgimento dei Servizi Sociali Professionali in un inteso lavoro di studio ed individuazione
delle modalità di accesso e gestione delle ICD. La gestione dinamica delle graduatorie sarà possibile
da maggio/giugno 2014, mesi nei quali sarà messo a disposizione l’apposito applicativo regionale. Sono ancora presenti alcune criticità per le quali è necessaria la continuità del processo informativo/formativo gestito d'intesa tra Distretto Socio Sanitario e Centri di Servizio con particolare riferimento ai Servizi Sociali Professionali Area Anziani e Area Disabilità.
Dall'altra è necessario riuscire ad elaborare localmente proposte condivise verso la Regione che facilitino la transizione e l'assestamento definitivo della procedura di accesso, erogazione e controllo e
dell’efficacia sotto il profilo assistenziale.
3. Nuove azioni Piano di Zona 2011-2015
Tra le azioni innovative, nell’anno 2014, viene riproposto il Progetto “Home Care Premium – Inps
Gestione Dipendenti Pubblici”. Il progetto di Assistenza domiciliare, avviato nell’anno 2013 con
Ente capofila l’ULSS n. 1 di Belluno ed enti partner la Conferenza dei Sindaci e gli Enti locali del territorio, ha permesso la presa in carico di 157 utenti non autosufficienti attraverso l’erogazioni di prestazioni prevalenti (contributi in denaro) e/o prestazioni integrative (intervento di operatori a domicilio,
frequenza ai Centri Diurni, consegna pasti a domicilio, servizio di trasporto, fornitura di ausili, ecc.).
L’adesione al Progetto, che prevede anche momenti formativi per Assistenti familiari e famiglie, ha
permesso un introito di risorse dall’INPS, calcolato sulla base dei progetti autorizzati/avviati proiettati
su base annua, per un ammontare di circa 1 milione di euro.
L’Azienda ULSS n. 1, visti i risultati ottenuti nel primo anno di sperimentazione del progetto (2° posto
a livello regionale e 15° a livello nazionale per numero di prese in carico) aderirà, nel corso del 2014,
al bando 2014/2015 dello spesso progetto. Le novità introdotte da INPS – gestione dipendenti pubblici
nella seconda annualità riguardano l’ampliamento delle tipologie di prestazioni integrative erogabili,
l’estensione delle tipologie di utenza non autosufficiente beneficiaria del progetto (es. giovani studenti
con disagi psichici cognitivi, alunni e studenti con disturbi specifici di apprendimento, anziani in strutture per non auto per i quali non è possibile il rientro a domicilio, ecc.), il rinnovo delle modalità di definizione del programma socio assistenziale familiare nonché la tempistica e le modalità gestionali della
presa in carico.
Nell’anno 2014, a seguito dell’adesione al Bando regionale DGRV n. 1873/2013, è previsto l’avvio del
Progetto “Sollievo”: il progetto, con destinatari persone affette da forme di demenza a livello iniziale e loro familiari, ha l’obiettivo di fornire sollievo e sostegno ai familiari di persone affette da demen-
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
za, offrire alle persone dementi momenti di stimolo delle abilità residue e di socializzazione ed implementare la rete territoriale delle Associazioni di volontariato e delle Cooperative Sociali, attualmente
operanti nell’assistenza a livello locale, in un progetto comune di aiuto.
Il progetto prevede, nel corso del biennio 2014/2015, l’apertura di cinque Centri Sollievo nel territorio
dell’ULSS n. 1 suddivisi nei tre ambiti Sub Distrettuali (Ponte nelle Alpi, Limana, Agordo, Santo Stefano
e Calalzo di Cadore) gestiti da volontari adeguatamente formati e coordinati da operatori professionali.
Le novità introdotte dal D.P.C.M. n. 159 - 3 dicembre 2013 in materia di ISEE vedranno, nel
2014, i Comuni impegnati sul fronte della stesura di nuovi Regolamenti e di definizione di quote e fasce di compartecipazione dell’utenza, con riferimento sia ai Servizi Socio Sanitari che Sociali.
La proposta dell’ULSS n. 1 va nel senso della definizione di un Regolamento comune rispetto ai servizi
domiciliari, che dia un uniformità di trattamento all’interno del territorio.
La sostanziale modifica dei parametri presi come riferimento ai fini del calcolo dell’ISEE e la definizioni
rimandate ai Decreti Attuativi rendono incerta una previsione sui tempi di applicabilità del Decreto,
che richiede una riorganizzazione anche da parte dei CAAF e dell’Inps.
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
1.3.1 Disabilità
1. Mantenimento azioni PdZ 2011-2015
Premessa
I principali riferimenti per lo sviluppo ed aggiornamento della programmazione locale vanno
rintracciati negli orientamenti normativi ed organizzativi che caratterizzano il sistema dei servizi per
la persona con disabilità.
La considerazione della disabilità va inquadrata ripercorrendo i Principi Generali (art. 3) della
Convenzione ONU, che, in linea con l’evoluzione dei modelli interpretativi della disabilità (dal
modello medico al modello sociale e all’approccio bio psico sociale), non fanno riferimento alla
condizione di salute, ma “sottolineano valori che non sono mai stai applicati prima alle persone
con disabilità:
a) il rispetto per la dignità intrinseca, l’autonomia individuale, compresa la libertà di compiere
le proprie scelte e l’indipendenza delle persone;
b) la non discriminazione;
c) la piena ed effettiva partecipazione e inclusione nella società;
d) il rispetto per la differenza e l’accettazione delle persone con disabilità come parte della
diversità umana e dell’umanità stessa;
e) la parità di opportunità;
f) l’accessibilità;
g) la parità tra uomini e donne;
h) il rispetto dello sviluppo delle capacità dei minori con disabilità e il rispetto del diritto dei minori
con disabilità a preservare la propria identità.
Il Programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l'integrazione delle persone con
disabilità - in attuazione della legislazione nazionale e internazionale ai sensi dell'art. 5, co. 3, della
legge 3 marzo 2009, n. 181 -, individua le aree prioritarie verso cui indirizzare azioni ed interventi
per la promozione e la tutela dei diritti delle persone con disabilità, evidenziando la necessità di
organizzare politiche riferite a tutti gli ambiti di vita in cui “le persone incontrano ostacoli e barriere
che si cristallizzano in uno stigma sociale che spesso preclude l’accesso al mondo del lavoro, alla
piena mobilità, alla possibilità di contribuire allo sviluppo della comunità in cui vivono e di
beneficiare di beni e servizi come gli altri cittadini.”
Le azioni prioritarie riguardano :
1.
2.
3.
Revisione del sistema di accesso, riconoscimento/certificazione della condizione
di disabilità e modello di intervento del sistema socio-sanitario, ove si sottolinea
che l’approccio alla valutazione, basato sul modello medico e medico legale non consente
una visione delle capacità/potenzialità, e risulta poco orientato alla progettazione
personalizzata assistenziale e ancor meno per progetti di inclusione sociale.
Lavoro e occupazione, che rappresentano i principali fattori di inclusione sociale a fronte
di un importante divario tra iscrizioni al collocamento mirato e numero di avviamenti al
lavoro; vanno approfonditi la conoscenza e l’individuazione di interventi mirati, rispetto alla
discriminazione di genere (solo 4 donne con disabilità su 10 risultano occupate) e
relativamente alla disabilità intellettiva e relazionale;
Politiche, servizi e modelli organizzativi per la vita indipendente e l’inclusione
nella società, che richiedono un rafforzamento, riconoscendo che la vita indipendente e la
libertà di scelta sono strettamente connesse all’inclusione della società. Sono, quindi,
superati requisiti connessi alla condizione sanitaria o ad altri criteri non riconducibili al
diritto. Vi è, semmai, una aggiuntiva attenzione rivolta alle persone con necessità di
sostegno intensivo;
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
4.
5.
6.
Promozione e attuazione dei principi di accessibilità e mobilità, intese come
condizioni preliminari per l’inclusione sociale, l’autonomia e la vita indipendente;
Processi formativi ed inclusione scolastica, potenziando ed affinando le strategie
attivate già dalla Legge 104/92 aumentando, nel contempo, l’attenzione verso nuovi
bisogni (BES, ADHD) e potenziando le reti interistituzionali e comunitarie per l’inclusione
sociale degli alunni con disabilità. È necessario considerare comunque l’educazione (come
definita dalla Convenzione ONU) “con un significato più ampio dell’istruzione scolastica,
comprendendo anche la formazione professionale e il life long learning, cioè un processo di
apprendimento lungo l'intero arco della vita, non solo per conseguire un titolo di studio ma
anche per far fronte ai continui cambiamenti della società”;
Salute, diritto alla vita, abilitazione e riabilitazione stabilendo una particolare
attenzione al momento della nascita di un bambino con disabilità e del necessario sostegno
alla madre, alla salute nel percorso di vita e alle condizioni di long term care, nel capitolo
della non autosufficienza. Si precisa inoltre che:
a. gli interventi per la persona con disabilità rientrano nelle prestazioni socio-sanitarie
ad elevata integrazione (Decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229);
b. l’art 14 della L. 328/00 definisce le condizioni e l’esigibilità di un progetto
personalizzato integrato tra le risorse sociali e le risorse sanitarie;
c. la continuità delle cure ed integrazione ospedale territorio va intesa come una
modalità organizzativa atta a facilitare un accesso unificato alle prestazioni sanitarie,
sociosanitarie e sociali, anche attraverso la attiva collaborazione con i Medici di
Assistenza Primaria, l’istituzione di un PUA (Punto unico di accesso), individuabile
anche nella Centrale operativa territoriale per l’informazione sulla rete dei servizi,
l’accesso e la presa in carico, e di un disability case manager, come esponente della
rete e regista di un progetto unitario ed integrato;
d. vanno recuperati i linguaggi (ICF) in grado di sostenere il processo di partecipazione
attiva della persona con disabilità.
Sul piano organizzativo e della risposta ai bisogni, il Piano Socio Sanitario Regionale identifica il
Distretto come il luogo nel quale vanno a concretizzarsi le competenze, le integrazioni necessarie e
le strategie per lo sviluppo dei progetti e dei piani personalizzati, in una originale e peculiare, per
ciascuna persona, combinazione di risorse presenti nei diversi assetti territoriali.
Il Piano Socio Sanitario indirizza verso forme e prevede strategie di lavoro interprofessionali (team
multiprofessionali) contestualmente rafforzando la figura del case manager come snodo delle
responsabilità e regia della presa in carico integrata.
L’Atto Aziendale di recepimento delle direttive regionali struttura l’organizzazione dei servizi
nell’ambito di un unico Distretto corrispondete all’A.Ulss n. 1, all’interno del quale si definiscono le
diverse unità operative per area di salute.
Il sistema dei servizi della Disabilità si trova quindi, nell’anno, ad affrontare una significativa
riorganizzazione passando da tre ad un unico Distretto, ponendo attenzione ad alcune dimensioni
che richiederanno uno specifico contributo, ed in particolare:
1. il rispetto dell’informazione e dell’accesso alle prestazioni e servizi, nell’intera area di
riferimento, in considerazione delle differenti realtà che la compongono, attraverso servizi
vicini ai cittadini;
2. la definizione dell’architettura organizzativa, composizione dei servizi e delle strategie
organizzative (Integrazione scolastica, Integrazione lavorativa); delle linee di responsabilità
e di governo per area territoriale e trasversali su contenuti omogenei;
3. l’omogeneizzazione delle strategie e metodologie di lavoro per servizio;
4. la definizione delle azioni di supporto ai servizi (Back office) in modo uniforme e
trasversale.
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
Nell’ambito del previsto lavoro vanno mantenuti alcuni dei riferimenti e delle solidità che negli anni
hanno caratterizzato il sistema, in particolare:
•
•
•
•
un’organizzazione che cerca di operare in un quadro di coerenza tra le indicazioni
normative (informazione, accesso, valutazione multidimensionale, presa in carico, progetto
personalizzato) limando ove possibile percorsi complessi per i cittadini e promuovendo
processi trasparenti e coerenti;
il modello bio psico sociale e l’approccio alle Capability, come basi etiche e metodologiche,
che considera la Persona con Disabilità come il soggetto che stabilisce, sulla base del
proprio set di potenzialità (PCapability), nel rapporto con le risorse ed opportunità
ambientali, relazionali, personali, i tipi di funzionamento ritenuti adeguati ed importanti per
la propria vita;
il rapporto con i soggetti del terzo e quarto settore, come elementi essenziali per lo
sviluppo di progetti effettivamente integrati nella rete territoriale;
l’attenzione alle modificazioni dei bisogni, alla famiglia come risorsa primaria e alle
necessarie relazioni che concretizzano l’inclusione a partire dalle micro formazioni sociali e
territoriali.
Il lavoro di integrazione con le associazioni dei portatori d’interesse merita un accenno specifico in
quanto rappresenta un elemento di forte qualificazione, sia tradotto in un modello di relazione
strutturato, con una regia dell’A. ULSS e la valutazione condivisa delle progettualità che si
integrano in modo significativo nell’offerta dei servizi ed alimentano la rete di nuove (innovative ed
alternative) opportunità, sia come elemento che stimola azioni di carattere culturale riconoscendo
la dimensione sociale della disabilità.
Nello scenario presentato, il Piano di Zona intende perseguire, anche nell’anno 2014, le finalità
dichiarate per il quinquennio e rafforzare in particolare alcune strategie, attraverso specifiche
azioni sotto riportate, utili a confermare i processi di continuo miglioramento del sistema dei servizi
e del sistema nel suo complesso per:
1. garantire l’applicazione dei LEA in modo omogeneo sul territorio dell’A.ULSS 1 Belluno;
2. mantenere/aumentare il livello di qualità nei processi/servizi (valutazione, presa in carico,
monitoraggio, verifica) attraverso l’applicazione di linguaggi e metodologie di lavoro
scientificamente validate e/o frutto di rielaborazione di esperienze significative;
3. dare continuità al lavoro di sinergia e forte integrazione con le espressioni associative locali
ed i portatori d’interesse per un costante e sistematico confronto sulle scelte delle politiche
locali ed aziendali.
2. Rinvio/sospensione e riorganizzazione azioni Piano di Zona 2011-2015
A. Nascita e prime fasi di vita
L’obiettivo di “rendere più efficaci le comunicazioni tra i diversi Servizi Sanitari e Socio Sanitari,
Ospedalieri e Territoriali, per essere riferimento per la famiglia all’interno di una rete accogliente,
già nelle prime fasi del percorso di vita, sviluppando un programma di azioni che intensifichi i
rapporti tra servizi, associazioni e famiglie” resta uno degli obiettivi di lavoro tra Servizi Ospedalieri,
territoriali e in modo specifico di alcune delle associazioni (AIPD) che già da anni sono impegnate
nel lavoro di accoglienza. L’obiettivo, che si coniuga con il percorso sostenuto dall’Osservatorio
Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, è condizionato dallo sviluppo organizzativo
che si avrà sul territorio dei reparti di Ostetricia-Ginecologia e Pediatria, sia in funzione della
riorganizzazione del Servizio Territoriale dell’Età evolutiva.
31
Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
B. Età scolare e integrazione scolastica
L’integrazione scolastica delle persone con disabilità rappresenta un’importante conquista di civiltà
che ha contribuito a far considerare la disabilità come “fatto umano”, aprendo la strada alla
tolleranza, all’umanità, all’accoglienza. Ha promosso per qualsiasi persona con disabilità
un’esistenza scandita da ritmi, impegni, confini, limiti e risorse di cui far tesoro come crescita
personale e sociale, e per le famiglie rappresenta, forse, la prova esemplare della partecipazione
sociale e della solidarietà attesa.
L’attuale fase di revisione dell’Accordo di Programma per l’integrazione degli alunni con disabilità
della Provincia di Belluno, detterà le nuove strategie e le regole per la definizione dell’integrazione
istituzionale ed operativa.
Si confermano per l’anno 2014 le seguenti politiche ed obiettivi:
Politiche
1) Promuovere l’utilizzo di un comune linguaggio tra le
istituzioni scolastiche, i servizi e le famiglie (ICF) che
consenta di considerare le diverse componenti
(personali,
ambientali)
che
caratterizzano
il
funzionamento dell’alunno per la costruzione di una
valutazione ed una progettualità efficace.
Azioni previste
Revisione degli strumenti per la
certificazione dell’alunno con disabilità
(valutazione impatto ICF estensibile
alla Provincia) e degli strumenti per la
progettazione personalizzata.
2) Rendere più omogenei i livelli di intervento Revisione delle modalità operative di
dell'integrazione scolastica fra i tre distretti, sia nei assegnazione degli Operatori socio
processi che nelle risorse assegnate.
sanitari e della progettazione di
iniziative volte all’integrazione sociale
degli alunni con disabilità.
Richiesta ai Comuni di aumento delle
risorse destinate a fronte del quadro
di analisi della domanda e delle
prestazioni erogate nell’anno.
C. Domiciliarità
La Domiciliarità costituisce uno specifico capitolo del Piano di Zona, in quanto rappresenta oltre
che una finalità perseguita a più livelli, anche una risposta ai bisogni di appartenenza familiare e
comunitaria. La scelta della domiciliarità condivisa, oltre che contrarre notevolmente costi che
ricadrebbero nell’assistenza istituzionalizzata, fa comunque i conti con le condizioni di
“affaticamento” delle reti informali, con la complessità dei bisogni (dimensione del tempo, long
term care) con un’integrazione sociale difficile per la condizioni ambientali, caratteristiche della
montagna, oltre che per i modelli specifici di relazionalità.
Ne deriva, perché si confermi, la necessità di politiche dirette a costruire reti efficaci che integrino
differenti interventi: di supporto diretto da parte dei servizi, di riconoscimento dell’impegno di
famiglie e care giver, di integrazione comunitaria con forme di supporto alle autonomie, di
sostegno alla mobilità, di iniziative dirette ad aumentare la partecipazione delle persone con
disabilità.
L’introduzione delle DGR 1338/2013 con l’assegnazione delle Impegnative di Cura Domiciliare ha
introdotto alcune modificazioni significative nel sistema, i cui esiti potranno essere valutati nel
tempo, in particolare:
1. traduzione in voucher – assegnati direttamente alla persona - dei contributi alle Aziende
ULSS per la gestione dei Progetti personalizzati ai sensi della Legge 162/98, che venivano
gestiti in parte in contributi (Vita Indipendente) e in parte in servizi diretti o indiretti (Aiuto
Personale);
32
Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
2. una definizione di criteri, di tipo generale, (una condizione di non autosufficienza sotto i
profili sanitario e sociale ed una condizione di disabilità che necessita di particolare
supporto; presenza di una adeguata condizione di supporto della rete familiare o sociale
tale da consentire la permanenza a domicilio; condizione economica nei limiti indicati da
ciascuna ICD) con attribuzione di valori (pesi) fortemente condizionati dall’aspetto
economico per l’inserimento nella graduatoria aziendale, trascurando la condizione di
gravità e la complessità assistenziale;
3. il mancato riconoscimento delle condizioni di cronicità che caratterizzano, spesso, le
persone con disabilità gravi e, di conseguenza, dell’investimento e del carico familiare come
nodo essenziale per l’assegnazione del voucher.
L’A. ULSS n. 1 ha dato sviluppo operativo alla DGR 1338/2013 elaborando ed approvando un
Regolamento aziendale di assegnazione dell’ICDp e dell’ICDf, stabilendo criteri aggiuntivi ai criteri
regionali, coerenti con gli stessi, in grado di orientare l’operatività (Allegato A). Tale strumento è
stato anche oggetto di confronto nelle relazioni tra i servizi dell’area disabilità delle Aziende ULSS
di area vasta (Treviso e Belluno), individuando alcuni elementi comuni per la gestione in ottica
unitaria ed omogenee.
Il regolamento recupera il concetto del progetto personalizzato come nucleo centrale,
riconoscendo la capacità del soggetto e/o del care giver di definire il livello di qualità di vita
considerato adeguato al proprio funzionamento possibile; introduce le opzioni servizi o voucher da
certificare a rendicontazione; elabora modelli di valutazione, utilizzando ICF e SVaMDi per la
costruzione di profili di gravità e di funzionamento, quali elementi da considerare per l’accesso alla
tipologia di intervento.
Sul piano della partecipazione della persona disabile al contesto di vita, si considera utile
mantenere lo strumento della convenzione per la realizzazione di progetti di Integrazione di
comunità, in allegato, allo scopo di promuovere occasioni di partecipazione sociale ed esperienze di
crescita personale, in cui sperimentare e potenziare le capacità di relazione.
I progetti di integrazione di comunità sono stati avviati a partire dal 2012, con approvazione di
un’attività sperimentale che mirava a coinvolgere le associazioni locali (Volontariato e non profit)
per la realizzazione di esperienze di partecipazione delle persone con disabilità all’attività delle
stesse, in particolare per quei soggetti di ritorno dalle esperienze di inserimento lavorativo e per le
persone che necessitano di sostegno all’identità sociale. La collaborazione tra A.Ulss e Associazioni
è stata regolata con lo strumento delle convenzione, per definire i reciproci impegni e le relative
condizioni; per l’anno 2014 si considera utile mantenere le modalità attuative previste per
promuovere maggiori occasioni di partecipazione sociale per le persone con disabilità.
Politiche
Confermare gli interventi a sostegno della
domiciliarità per le persone con disabilità gravi,
attraverso l’applicazione delle procedure e delle
metodologie previste (incluso l’utilizzo del sistema
informativo [email protected] disabilità per i progetti della
domiciliarità) mantenendo/potenziando le risposte
domiciliari di aiuto personale e di sostegno alla
vita indipendente.
Azioni previste
Applicazione del regolamento, strutturazione
delle graduatoria, erogazione dei servizi e dei
contributi, valutazione impatto ICD con
riferimento ai diretti interessati, ai servizi –
(processi, tempi, risultati), alle Associazioni dei
portatori d’interesse.
Revisione del regolamento e delle procedure
previste, in applicazione del DPCM 3 dicembre
2013 “Regolamento concernente la revisione
delle modalità di determinazione e i campi di
applicazione dell’indicatore della situazione
economica equivalente (ISEE)”
Potenziare i livelli di collaborazione e confronto Mantenimento e conferma delle attività
con le associazioni dei portatori d'interesse perché progettate e realizzate dai portatori d’interesse,
33
Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
ci sia un loro diretto coinvolgimento/arricchimento concordate nel Piano di zona a sostegno della
dell'attuale offerta dei servizi, in particolare sul domiciliarità (progetto ASSI, progetto Prove di
piano delle risorse relazionali.
volo)
Diversificare l’offerta in ambito lavorativo per
allargare le opportunità occupazionali anche e
soprattutto con riferimento alle Cooperative di
tipo B, per ridurre il ricorso ai Centri Diurni da
parte di persone che, già inserite in percorsi
d’inserimento lavorativo, in questa esperienza non
trovano più, per motivi soggettivi o ambientali,
una risposta possibile e adeguata (integrazione
con SIL).
Progetto “Interventi alternativi ai Centri Diurni” Promuovere lo sviluppo di progetti alternativi ed
innovativi per sostenere i percorsi di autonomia e
sviluppo di soggetti con disabilità medio lieve e
moderata che non trovano adeguata risposta nei
servizi tradizionali (Centri Diurni) o che non
accedono ai percorsi di inclusione lavorativa sia
per carenza di opportunità che per condizione
soggettiva; (applicazione Linea di Intervento del
Fondo Non Autosufficienza dedicata agli
“Interventi alternativi ai Centri Diurni”).
Mantenimento e prosecuzione dei Progetti di
Integrazione di Comunità” in convenzione tra A.
Ulss e Associazioni di volontariato e Associazioni
locali (allegato strumento convenzione)
Politica che si riconferma anche in funzione
della necessità di programmare un lavoro
comune e di confronto tra SIL e Servizi della
Disabilità per stabilire nuove modalità di
confronto ed attivazione soprattutto con
rifermento al limitato ricorso da parte dei
servizi per la disabilità al SIL e al ridotto
numero di progetti d’inserimento in atto in area
disabilità.
Analizzare le diverse esperienze territoriali che
hanno introdotto modalità innovative di
occupazione delle persone con disabilità.
Proporre una condivisione progettuale anche tra
diverse aree territoriali (ex distretti) definendo
obiettivi comuni ed integrazione comunitaria.
Definire
un
progetto
Comune
come
concertazione riferita alle risorse degli attori
disponibili – azioni – strategie d’integrazione
con i servizi – tempi di realizzazione –
rendicontazione - valutazione e verifica
d’impatto.
Azioni: le azioni di mantenimento si confermano attraverso la presenza:
-
dei Servizi (UDO e ICP);
dei processi e degli interventi a supporto della domiciliarità;
di azioni di potenziamento per la costruzione di percorsi operativi tra servizi diversi;
di attività di confronto e rimodulazione degli interventi d’integrazione lavorativa e di
integrazione comunitaria.
Le azioni innovative vengono ritradotte in:
1. attivazione e monitoraggio del tavolo disabilità (minimo tre incontri annui);
2. valutazione impatto ICD attraverso strumenti di analisi della qualità di vita delle persona con
disabilità;
3. percorso condiviso con le espressioni associative territoriali, le cooperative di tipo B, i servizi
e il privato, per la costruzione di esperienze di occupabilità delle persone con disabilità
alternative ed innovative rispetto ai servizi tradizionali (CD e SIL);
4. sviluppo di un’area di lavoro nell’Unità operativa Unica dedicato alla domiciliarità con
riconoscimento di funzione di coordinamento e operatività trasversale nella tre aree
territoriali di riferimento (uniformare i processi).
34
Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
D. Semiresidenzialità
I Centri Diurni rappresentano un anello essenziale a sostegno della Domiciliarità, in modo
particolare nell’assistenza a lungo termine, nella cura e nell’accudimento, sostenuti dalle famiglie,
oltre che come contesto adeguato per proseguire il cammino di crescita e mantenimento delle
capacità ed abilità personali e sociali.
Da tempo i centri, a gestione diretta e a gestione indiretta, si sono allineati nella logica del
sistema, verso la personalizzazione degli interventi e la progettazione personalizzata condivisa con
la famiglia, così come a rendere visibili gli esiti del lavoro svolto attraverso l’utilizzo del sistema
informativo Aziendale [email protected]
Sul piano delle politiche di sviluppo vanno menzionati:
-
la costante ricerca di appropriatezza di risposta e di coerenza anche con la condivisione
sistematica con i Servizi Sociali Professionali per l’accesso ai Servizi (gestione liste d’attesa,
riserva dei posti alle condizioni di gravità, ecc.);
l’importante lavoro con i Comitati ed Associazioni di familiari, anche per la gestione delle
attività considerate Extra LEA;
applicazione di ICF Attività e Partecipazione per la valutazione della condizione della
persona e come base per lo sviluppo delle progettualità personalizzate;
il superamento delle “convenzioni” mediante l’applicazione dell’Accordo contrattuale.
Anche i Centri Diurni pongono in evidenza l’opportunità di strutturare progetti alternativi ed
innovativi, in risposta alla domanda che riguarda in modo specifico i giovani adulti con disabilità
alla conclusione del percorso scolastico e comunque gli utenti che presentano condizioni di
disabilità lieve medio o moderata.
Tali progettualità potrebbero inoltre utilmente contribuire alla gestione delle liste di attesa che per
l’ULSS 1 si attesta sulla decina di richieste.
La programmazione futura degli interventi semiresidenziali appare condizionata dalla normativa
scolastica in merito alla permanenza degli alunni con disabilità, che potrebbe tradursi in una uscita
dal sistema scolastico non sostenuta da una progetto concordato di nuovi potenziali utenti dei
Centri diurni.
Altro elemento di criticità e/o di cambiamento potrà essere dato dall’introduzione della “retta
unica” e della “retta media” che potrà comportare nuove organizzazioni interne ai servizi in termini
di utenti e di risorse umane, sebbene il quadro generale degli utenti dei Centri Diurni di Belluno si
attesta su un 12% circa degli attuali frequentanti con disabilità lieve.
Si considera necessario porre attenzione al sistema dei trasporti, come livello essenziale di
assistenza per consentire la frequenza dei centri, in modo particolare nelle aree più periferiche,
ove la condizione ambientale e climatica incide in modo significativo sulla possibilità di accesso ai
Servizi. Su questo tema i comitati dei familiari sono pronti ad intervenire a difesa del diritto di
accesso al servizi e di contrasto delle disuguaglianze di accesso.
Politiche
Mantenimento e qualificazione dell'offerta attuale.
Sostenere
i
processi
di
rinnovamento
organizzativo dei Centri Diurni, in funzione della
necessaria personalizzazione degli interventi.
Azioni previste
Viene mantenuto il lavoro di interconnessione di
risorse con i Comitati di familiari o con le
associazioni allo scopo istituite. La continuità di
risorse private consente di mantenere alcune
esperienze qualificanti per i servizi (Soggiorni
marini, Attività di acquaticità, ecc.)
Dare sostegno alla Organizzazione in Moduli come Dare continuità alle esperienze di apertura dei
risposte differenziate per tipologie di disabilità.
centri diurni alle nuove tipologie di utenza
(Cerebrolesioni, disabilità acquisita, ecc.)
strutturando percorsi ed attività specifiche
(riabilitazione cognitiva, psico sensoriale).
Viene attivato un lavoro di monitoraggio
35
Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
Contribuire alla creazione di progetti alternativi e
innovativi rispetto ai centri diurni per le persone
disabili
non ancora/non più riconosciute
“collocabili”, per evitare un ricorso improprio ai
Centri Diurni, e aumentare le possibilità del
territorio d'integrazione sociale ed occupazionale.
dell’organizzazione per moduli in risposta a
diverse tipologie di disabilità.
Studio di fattibilità di un nucleo diurno rivolto a
soggetti affetti da disturbi pervasivi dello
sviluppo (Belluno).
Definire un progetto alternativo ed integrativo
dell’attività dei centri diurni, in grado di
garantire nuove opportunità per le persone con
disabilità che per condizione soggettiva (gravità
medio lieve o buon funzionamento) possono
dare sviluppo ad attività di carattere
occupazione e di integrazione comunitaria.
Azioni:
1) dare sviluppo al sistema informativo [email protected] con la specifica rendicontazione della attività
riferite ai gruppi di utenza, secondo una codifica condivisa.
2) Mantenere il confronto con i Comitati e Associazioni dei portatori d’interesse per la gestione
dei Servizi secondo una logica di partecipazione a più livelli.
3) Dare continuità alle opportunità già sperimentate d’integrazione sociale e comunitaria per
gruppi di utenti (progetto “Officina Creativa” – Progetto “Orto Didattico”).
4) Introdurre occasioni formative per la riqualificazione/rimodulazione dell’offerta dei CD.
5) Dare continuità ai Progetti di Integrazione comunitaria di cui alla Delibera del DG 300/2012
Progetti attivati
1. Progetto “Laboratorio di rete per l'occupabilità delle persone disabili ”- Sub Distretto n. 1
2. Progetto di Area Vasta Autismo – programma di sviluppo del Progetto ALI come percorso
educativo nei disturbi pervasivi dello sviluppo” Sub Distretto n. 3;
3. Progetto “ORTO” Comune di Calzalo Sub Distretto n. 1
4. Progetto sperimentale “Lavoro” del CD Sub Distretto n. 3
Riprogrammazione dell’Offerta
PROGRAMMAZIONE AL 1/01/2014
stato attuale
CENTRO DIURNO PER DISABILI GRAVI E
GRAVISSIMI
VIA SALA n. 35 - 32100 Belluno (BL)
CEOD – SUB-DISTRETTO N.1 CADORE 1
VIA CARDUCCI n. 30 - 32044 Pieve di
Cadore (BL)
CEOD PER DISABILI ADULTI DI AGORDO
VIA DOZZA n. 2 - 32021 Agordo (BL)
CEOD – SUB-DISTRETTO N.1 CADORE 2
VIA CARDUCCI n. 30 - 32044 Pieve di
Cadore (BL)
ASSEMBLAGGIO
CERAMICA
CENTRO EDUCATIVO DIDATTICO
VIA DEGLI AGRICOLTORI n. 5/7 - 32100
Belluno (BL)
VIA F.M. COLLE n. 14/16 - 32100 Belluno
(BL)
PIAZZALE RESISTENZA n. 60/62 - 32100
Belluno (BL)
SEGNALIBRO
VIA CAFFI n. 87 - 32100 Belluno (BL)
LIMANA (CSR Via Colle 8)
VIA LA CAL n. 1 - 32020 Limana (BL)
STILE LIBERO
VIA CAFFI n. 97 - 32100 Belluno (BL)
CENTRO DIURNO FRANCO RUI
VIA LUNGARDO n. 7 - 32100 Belluno (BL)
TOTALE POSTI
36
n° posti
20
30
30
attivato
11
dismesso
12
14
dismesso
non attivo
10
30
157
Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
E. Residenzialità
L’area delle residenzialità disabili, anche attraverso la sperimentazione del Regolamento per
l’attribuzione delle impegnative di residenzialità, mette in evidenza:
1. l’espressione della domanda si concretizza solo a fronte di un particolare cedimento della
rete familiare con alcune inevitabili conseguenze legate alle difficoltà per la persona con
disabilità nel nuovo e improvviso adattamento;
2. la permanenza degli utenti presso i servizi residenziali come le comunità alloggio è
condizionata dalla possibilità di avere una integrazione sanitaria dal Distretto e attraverso i
MMG. L’assenza di alcune figure sanitarie, già nella definizione della Legge 22/02 e della
DGR 84, a fronte di problematiche sanitarie degli ospiti rende difficile la gestione e
comporta la ricerca di altre soluzioni residenziali che si configurando spesso con le strutture
per anziani;
3. i servizi pongono in rilievo la difficoltà di gestione delle situazioni di soggetti che presentato
disturbi comportamentali tali da richiedere un costante rapporto 1:1 onde evitare episodi di
danni ad altri utenti, agli operatori e agli ambienti;
4. il numero tetto delle impegnative ammissibili, pari a 88 posti (parametro 0,7‰) non è
coerente con la domanda, condizionato anche dal calo costante demografico e dall’annosa
questione di Feltre corrispondente a 10 impegnative conteggiate nel tetto massimo dell’A.
ULSS n. 1, assegnate a n. 10 utenti provenienti dall’A. ULSS n. 2 di Feltre e inseriti in una
struttura a carattere provinciale (RSA).
Rispetto alla programmazione definita nel Piano e riportata nella tabella si segnalano le seguenti
variazioni:
1. per la nuova comunità alloggio presso la Casa del Sole di Ponte nella Alpi si è in attesa dei
risultati dei lavori del primo stralcio per definire gli sviluppi ed i tempi previsti;
2. per il Nucleo di RSA presso la Casa di riposo di Forno di Zoldo è previsto l’avvio nell’anno
dei lavori di ristrutturazione per la creazione di un modulo specifico dedicato alle persone
con disabilità.
TABELLA DI SVILUPPO DEI SERVIZI RESIDENZIALI PIANO DI ZONA 2011/2015
E ATTRIBUZIONE IMPEGNATIVE
2010
2011
2012
2013
2014
Sub-Distretto 1
- Cadore
Comunità Alloggio
di Venas
Sub-Distretto 2
- Agordo
Comunità Alloggio
(ex appartamento
"Durante noi")
Agordo
Sub-Distretto 3
- Belluno
2015
Posti Impegnative Posti Impegnative Posti Impegnative Posti Impegnative Posti Impegnative Posti
16
0
16
11
16
16
16
16
16
16
16
Posti Impegnative Posti Impegnative Posti Impegnative Posti Impegnative Posti Impegnative Posti
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
4
Posti Impegnative Posti Impegnative Posti Impegnative Posti Impegnative Posti Impegnative Posti
Impegnative
16
Impegnative
4
Impegnative
Comunità Alloggio
"Villa Anna"
20
16
20
16
20
20
20
20
20
20
20
20
Comunità Alloggio
"Casa Polit"
10
8
10
8
10
10
10
10
10
10
10
10
RSA Cusighe*
46
46
46
44
46
44
46
44
46
44
46
44
0
0
0
0
0
0
0
0
8
8
8
8
12*
12
12
12
12
12
92
90
100
98
104
102
Nuova Comunità
Casa del Sole
Ponte nelle Alpi
Nucleo RSA x
disabili anziani c/o
CdR Forno
Totale
92
70
92
79
92
90
* a valere sulle impegnative Area Anziani
37
Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
Restano validi gli obiettivi ed i riferimenti già espressi nel 2014:
-
aumentare i posti destinati alle persone in condizione di gravità;
avviare un lavoro con i servizi dell’Area Anziani per lo sviluppo di nuove forme di
accoglienza – previsto per i prossimi tre anni;
mantenere la disponibilità all’accoglienza temporanea e realizzare nuove esperienze anche
in partenariato con i soggetti del Terzo Settore.
Azioni:
1. Realizzazione delle accoglienze temporanee ad Agordo nell’ambito del “Progetto Esperienze
di Autonomia” in Comunità Alloggio.
2. prosecuzione del progetto “Autonomie Possibili” a cura della sezione ANFFAS di Belluno.
D. Sistema Informativo
Il sistema informativo [email protected] nell’area della Disabilità, frutto del lavoro di alcuni anni e
dell’impegno della rete dei Servizi, del Servizio Informatico Aziendale e del Provider “Studio Vega”,
è stato fortemente voluto dalla direzione dell’A. ULSS per sostenere i processi di lavoro dei servizi e
poter dare visibilità al sistema dei Servizi aziendali ed integrati (Enti gestori esterni).
L’esperienza si è tradotta in un lavoro di definizione dei processi dei Servizi (accesso, valutazione,
presa in carico, progetti, monitoraggio, verifica) e del ruolo esercitato da ciascun soggetto. Ha
sostanzialmente ricalcato l’architettura organizzativa precisando i ruoli interni. Questo ha significato
un importante contributo a fare rete, ad essere chiari con i cittadini, ad essere trasparenti
nell’erogazione di diritti, agevolazioni, contributi.
Ha inoltre assunto come filosofia di riferimento il linguaggio di ICF - che molto si adatta all’Area
Disabilità – informatizzando i 1600 domini, con la possibilità di sperimentare lo strumento entro
una logica di selezione dei domini considerati utili per la tipologia d’intervento prevista. Questa
condizione è stata nel corso del 2012 valorizzata dalla Regione del Veneto come esperienza utile
per dare un nuovo impulso alla scheda SVaMDi e all’applicazione sul piano Regionale dello
strumento, prevedendo la valutazione di tutte le persone con disabilità inserite nel Centri Diurni e
nei servizi residenziali sulla cui base assumere alcuni orientamenti e decisioni delle politiche sociali
regionali.
Sul piano organizzativo è stata prevista la possibilità di accesso al sistema da parte dei diversi
interlocutori per le responsabilità assegnate nell’organizzazione dell’azienda.
Ad oggi il sistema ha sviluppato:
-
-
38
Informatizzazione delle UVMD – con la valutazione completa come riportata nella SVaMDi –
sintesi del profilo di gravità e di funzionamento e assegnazione della tipologia di progetto.
Informatizzazione delle presenze nei Centri Diurni.
Definizione dei progetti personalizzati e registrazione delle prestazioni ed interventi riferiti ai
singoli utenti secondo la distinzione tra attività individuali o attività di gruppo - prestazioni
assistenziali – interventi educativi.
Informatizzazione del percorso di accesso alla Vita Indipendente e generazione della
graduatoria e delle comunicazioni agli utenti.
Informatizzazione della valutazione ai fini della residenzialità, generazione graduatoria e
gestione Registro.
Informatizzazione del percorso di richiesta della certificazione per l’integrazione scolastica.
Strutturazione dei moduli riferiti alla residenzialità
Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
Per l’anno 2014 sono previste le seguenti azioni:
-
sperimentazione del modulo per la residenzialità con il coinvolgimento dei soggetti gestori
(Cooperative sociali) e servizi pubblici per la rendicontazione sistematica del consumo di
impegnative e gestione del Registro unico delle impegnative di residenzialità;
strutturazione del percorso di informatizzazione delle attività di gruppo dei centri diurni
secondo codifica condivisa.
3. Nuove azioni Piano di Zona 2011-2015
Per le Associazioni
-
Partecipazione al lavoro di aggiornamento del Piano di zona, sia attraverso adesione formale al
tavolo disabilità che attraverso la presentazione di progettualità specifiche.
Attivazione modalità di valutazione dei progetti secondo specifiche di cui al documento
approvato dall’Esecutivo della Conferenza dei Sindaci e attribuzione di benefit alle singole
progettualità.
Raccordo e costruzione di modalità di lavoro integrato con la rete dei servizi.
Progetti dei Servizi:
Soggetto proponente
A. ULSS n. 1
Titolo
“Interventi alternativi
ai Centri Diurni”
Disabilità Cadore
Disabilità Agordo
“Laboratorio di rete
per l'occupabilità delle
persone disabili – SubDistretto 1”
“Per un occupazione”
NPI Belluno
Progetto ALI
Contenuti
Proporre, dopo aver analizzato le diverse esperienze
territoriali progetti alternativi ed innovativi per sostenere i
percorsi di autonomia e sviluppo di soggetti con disabilità
medio lieve e moderata che non trovano adeguata risposta
nei servizi tradizionali (Centri Diurni) o che non accedono
ai percorsi di inclusione lavorativa sia per carenza di
opportunità che per condizione soggettiva.
Prosecuzione ed ampliamento del progetto realizzato nel
2012 con l’attivazione di un laboratorio occupazionale a
sostegno di iniziative territoriali delle pro Loco e
associazioni (fornitura stoviglie per manifestazioni)
realizzazione dell’Orto didattico c/o Comune di Calalzo
Progetto sperimentale rivolto a giovani adulti disabili
psicofisici, e finalizzato a:
1. sperimentare abilità di tipo lavorativo in ambiente
protetto;
2. favorire l’acquisizione di prerequisiti per l’inserimento
lavorativo.
Rivolto a bambini e ragazzi con disturbi pervasivo dello
sviluppo (prosecuzione progetto 2013)
Azioni di parent training a favore delle famiglie
Progetti delle Associazioni:
Soggetto proponente
Titolo
“Io e il mio cavallo, la
nostra strada assieme
Contenuti
Raggruppamento Giacche
Verdi
ASSI - Associazione Sociale
Sportiva Invalidi
“Verso l’autonomia
partecipata”
AIPD – Associazione Italiana
Persone Down
“Casa mia”
ANFASS - Associazione
Famiglie di Persone con
Disabilità Intellettiva e/o
Relazionale
“Autonomie possibili”
Sostenere l'autonomia delle persone con disabilità
attraverso attività di gruppo finalizzate alla
socializzazione, integrazione sociale, attività fisico
motoria. Attività di sensibilizzazione.
Organizzazione di week-end e settimane residenziali da
trascorrere al di fuori delle mura domestiche per
sostenere l’autonomia e la responsabilità che
caratterizzerà le fasi successive alla crescita.
Condivisione di esperienze comunitarie al fine di
proseguire il percorso di indipendenza nel rispetto della
propria dignità.
Progetto di riabilitazione equestre per disabili fisici psichici
e soggetti con problematiche di inserimento.
39
Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
AISM - Associazione Italiana
Sclerosi Multipla
“Accoglienza
temporanea per persone
con disabilità fisica”
PROGETTO SOSPESO presso la struttura Casa del Sole a
Ponte nelle Alpi; l'A.I.S.M. offre la possibilità di 3 posti
letto adibiti a persone con disabilità fisica, con lo scopo di
creare accoglienze programmate/moduli respiro
Progetti delle Cooperative Sociali:
Società Nuova
“Esperienze di
autonomia”
Il progetto prevede la realizzazione di n° 11 moduli
residenziali, organizzati nel fine settimana, presso i locali
della Residenza Agordina. Il progetto coinvolgerà, a
rotazione, n° 10 utenti inseriti nel Centro Diurno per
Disabili di Agordo.
Altre Istituzioni
CTI Belluno
“Centro Territoriale di
supporto per le nuove
Tecnologie a sostegno
della disabilità (CTS)”
CTI Belluno
“Centro Territoriale per
l'integrazione (Area
Disabilità) (CTI/D)”
Comune di Limana
“Amici d'estate”
Comune di Calalzo
“Orto didattico”
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Il CTS è un servizio sviluppato nel quadro del Progetto della
Pubblica Istruzione "Nuove Tecnologie e Disabilità", con la
collaborazione dell'Ufficio Scolastico Provinciale e dei Centri
Territoriali per l'integrazione della Provincia di Belluno. Il
CTS coordina tutte le scuole di ogni ordine e grado della
provincia opera con un responsabile e dei coordinatori.
Il C.T.I. è un centro di servizio che coordina la
programmazione degli interventi e la definizione degli
impegni, di un piano territoriale integrato per favorire
l'integrazione scolastica degli alunni e delle alunne disabili
e in situazione di disagio scolastico e per la diffusione nella
scuola e nel territorio di una cultura e di buone prassi per
l'integrazione. Al C.T.I. Aderisce una trentina di soggetti, di
cui una venti istituzioni scolastiche sottoscrittori di uno
apposito accordo di rete opera con un responsabile e dei
coordinatori.
Il progetto consiste in un soggiorno marino a favore di
alcuni ragazzi disabili, accompagnati al Villaggio San Paolo
– Loc. Cavallino da coetanei
Progetto con l’obiettivo di creare opportunità d’integrazione
sociale e comunitaria per gruppi di utenti disabili.
Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
1.3.2 – Disabilità - Area Integrazione lavorativa
Premessa.
La crisi economica e finanziaria che ha investito il sistema produttivo negli ultimi cinque anni ha inciso
sul mercato del lavoro bellunese in maniera più marcata che in tutti gli altri territori del Veneto. Nonostante ciò anche nel 2013 la capacità di risposta del Servizio Integrazione Lavorativa (SIL) ai bisogni
d’inclusione delle persone disabili e svantaggiate si è mantenuto sui livelli degli anni precedenti facendo registrare, anzi, un leggero incremento nel numero di persone che hanno potuto effettuare esperienze in ambito lavorativo. Ciò testimonia del forte radicamento del servizio nella comunità, della qualità professionale degli operatori e del perdurare di una buona sensibilità sociale delle aziende ed enti
del territorio.
Il perdurare della crisi che, nonostante timidi segnali di ripresa, interesserà prevedibilmente anche tutto il 2014, ed il vincolo costituito dalla finitezza delle risorse disponibili, non lasciano alternativa al concentrare lo sforzo innovativo su aspetti di sistema come già in fase di prima stesura del Piano di Zona
2011 – 2015 era stato delineato. Nel corso dell’anno andranno considerati, al fine di adottare misure
di adeguamento dei rapporti di collaborazione con soggetti esterni alla rete aziendale, gli effetti delle
riforme istituzionali (es: abolizioni delle Province) da tempo annunciate ed ora in fase attuativa e delle
nuove politiche attive del lavoro (job act e Legge delega). Alla luce di ciò si ritiene di dar continuità
alla maggior parte delle azioni previste mentre altre, vanno meglio definite e riviste.
1. Mantenimento - potenziamento azioni PdZ 2011-2015
Pertanto si confermano gli obiettivi e le azioni definite nel Piano di Zona 2011-2015, assegnando, in
qualche caso un diverso ordine di priorità:
Mantenimento dei rapporti di collaborazione in area vasta
Il confronto sugli aspetti operativi con i SIL delle aziende sociosanitarie di Feltre e della provincia di
Treviso continua ad essere motivo di nuovi stimoli. La condivisione di modelli operativi sviluppata in
questi anni, inoltre, rappresenta un punto di forza nella partecipazione alle attività del Coordinamento
regionale dei SIL che, su iniziativa della Direzione regionale dei Servizi Sociali, è ripresa a partire dalla
fine dello scorso anno. Tali ragioni suggeriscono, nell’ambito delle azioni volte al consolidamento del
servizio, di dare rilievo e continuità a questo tipo di esperienze di lavoro comune.
Il consolidamento e lo sviluppo della rete dentro cui opera il SIL, sia con riferimento al sistema dei
servizi socio – sanitari aziendali che con soggetti istituzionali esterni, costituiscono, per altro verso, un
terreno di confronto/collaborazione tra i più significativi.
Revisione o definizione di protocolli
In questa prospettiva ha particolare rilevanza l’emanazione, da parte della Regione Veneto, delle linee
guida regionali per l’inserimento lavorativo delle persone con disturbi psichici che, nell’ambito di questa azione di sistema, offre una preziosa occasione di rinnovamento ed una traccia su cui sviluppare il
confronto e la relazione fra i servizi del Dipartimento di Salute Mentale (DSM) ed il SIL.
Il percorso intrapreso nel Sub-Distretto di Belluno, con la sperimentazione concreta di momenti comuni di lavoro e produzione di strumenti che facilitino la comunicazione ha portato, al termine del 2013,
alla produzione di una bozza di protocollo fra i servizi. Sulla base di tale documento proseguirà anche
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
nel 2014 il confronto, estendendolo anche agli altri due distretti, per giungere, entro la metà del 2014
ad un documento conclusivo.
Tale iniziativa, che ha come riferimento le citate linee guida regionali, si basa sul principio di rendere
le persone protagoniste delle proprie scelte di vita ed ha, proprio per il senso riabilitativo e di restituzione ai contesti comunitari di vita delle persone stesse, una particolare ricaduta nel contribuire a rimuovere le cause di disuguaglianza nell’accesso a percorsi di salute e nel promuovere integrazione sociale .
Lo stesso documento è la base del confronto, già avviato, che dovrà portare in tempi analoghi ad
un‘intesa possibilmente simile anche con i servizi afferenti al Dipartimento per le Dipendenze.
Il tema delle collaborazioni fra il SIL e gli altri servizi della rete aziendale assume, rispetto all’area della
Disabilità, una diversa connotazione in seguito all’adozione del nuovo Atto Aziendale. Esso, infatti, oltre a riunificare i tre Distretti preesistenti in uno solo, ricomprende il SIL nell’U.O. Disabilità. Le modalità di collaborazione fra il SIL e gli altri servizi ricompresi in quest’area andrà dunque inquadrato in una
prospettiva organica di ridefinizione delle funzioni e dell’organizzazione di tale Unità Operativa.
Rapporti di collaborazione fra SIL e Centri per l’Impiego
Negli anni scorsi sono state ridefinite nuove modalità di lavoro comune fra i SIL ed i CPI del territorio
motivate dalla necessità di un utilizzo razionale ed appropriato delle risorse disponibili. Particolare attenzione andrà posta alle eventuali modificazioni che si annunciano prossime sul piano delle competenze istituzionali al fine di mantenere efficiente un sistema di relazioni che negli anni ha dimostrato
efficacia nella gestione del collocamento mirato delle persone disabili.
Revisione dell’Accordo di programma per l’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate
È un’azione che deve essere confermata anche se, rappresentando la sintesi di una serie di azioni in
corso, temporalmente si realizzerà al termine dei diversi processi di riorganizzazione della rete. Anche
rispetto a quest’azione vale la considerazione sopra riportata sulle variazioni delle responsabilità istituzionali.
Consolidare i rapporti con la scuola
Permane la necessità di una costante manutenzione delle prassi individuate. Nell’ambito del processo
di riorganizzazione dell’U.O. Disabilità andrà inquadrata anche la necessità di migliorare e rendere più
chiari ed efficaci i rapporti fra i diversi servizi aziendali coinvolti, in una logica di accoglienza delle famiglie e dei giovani allievi disabili e di continuità della presa in carico. Nel corso del 2014 potranno riprendere i momenti di confronto con le istituzioni scolastiche allo scopo di definire nuovi percorsi di
passaggio dal mondo della scuola al lavoro in favore di studenti disabili, secondo il modello europeo
dei PIT (Piani Individuali di Transizione).
Le azioni previste nell’ambito delle politiche di diversificazione dell’offerta vanno confermate pur essendo la loro realizzazione resa problematica dalla limitatezza delle risorse economiche disponibili.
2. Rinvio/sospensione azioni Piano di Zona 2011-2015
In riferimento a quanto disposto dalla DGR 2944 del 28/12/2012, nel corso dell’anno 2014, al termine
dei processi di ridefinizione in corso, potranno essere ideati e realizzati nuovi strumenti di comunicazione e di informazione destinati agli utenti del SIL, in particolare, e a tutta la cittadinanza, in genere.
In accordo con l’Azienda ULSS n. 2 di Feltre e l’Amministrazione Provinciale, il SIL dell’ULSS n. 1 si farà promotore di iniziative di sensibilizzazione alle diseguaglianze in salute all’interno della “rete provinciale” per l’integrazione lavorativa delle persone svantaggiate.
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
3. Riorganizzazione azioni Piano di Zona 2011-2015
L’azione “Diffusione di ICF e formazione” va confermata e reinquadrata nell’ambito della riorganizzazione dell’U.O. Disabilità, nella prospettiva di sperimentare diverse modalità di collaborazione e condivisione, attraverso valutazione in UVMD, per la presa in carico integrata con i servizi appartenenti a
tale area.
4. Nuove azioni Piano di Zona 2011-2015
Rispetto alla programmazione Piano di Zona 2011-2015 nella Ri-pianificazione 2014 si introduce una
nuova Azione di sistema relativa al sistema Informativo [email protected]
In previsione delle modificazioni riferite al debito informativo nei confronti dell’Osservatorio regionale,
recentemente annunciate nell’ambito degli incontri di coordinamento tecnico regionale dei SIL, si rende necessario un aggiornamento delle modalità di rilevazione delle informazioni riferite all’utenza ed ai
progetti attivati.
In particolare sarà necessario introdurre:
•
una diversa classificazione della tipologia di utenti;
•
un modo che consenta di distinguere utenti per i quali, nel passato, siano stati attivati servizi rispetto a quelli per i quali vi è una prima presa in carico.
Inoltre, in accordo con i servizi delle aree della disabilità, della salute mentale e delle dipendenze, andranno studiate modalità di utilizzo del sistema informativo che supportino in modo efficace i processi
di collaborazione in via di definizione con i nuovi protocolli.
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
1.4 Dipendenze
1. Mantenimento e implementazione azioni PdZ 2011-2015
Nel complesso il Dipartimento delle Dipendenze dell’ULSS n. 1 conferma le politiche e gli obiettivi
definiti nel documento di programmazione Piano di Zona 2011-2015 perseguendo i seguenti
obiettivi:
-
applicazione delle direttive nazionali e regionali in materia di dipendenze patologiche;
-
coordinamento della rete dei servizi pubblici e privati convenzionati che operano in
materia di dipendenze patologiche nel territorio dell’ULSS n. 1;
-
coordinamento della rete informale costituita dalle Associazioni di volontariato;
-
gestione della quota del budget aziendale destinato alle dipendenze patologiche e
perseguimento degli obiettivi assegnati.
Per garantire il mantenimento di elevati standard di qualità che hanno fino ad oggi caratterizzato
l’Area delle Dipendenze, è necessario che siano garantire risorse adeguate in termini di
professionalità. A tale riguardo si ricordano le seguenti criticità, alcune delle quali in corso di
soluzione e che, comunque, non hanno inciso sul numero di utenti presi in carico nell’anno 2013
e/o creato liste d’attesa:
- mancata sostituzione del Dirigente medico in servizio presso il Ser.D. e DH Alcologia di
Auronzo in servizio fino al mese di ottobre 2013, trasferitosi presso altra ULSS del Veneto;
- storica non copertura del posto di Assistente Sociale presso il Ser.D. di Belluno che obbliga
l'unica figura professionalmente competente in ambito sociale a farsi carico delle numerose
richieste provenienti da un bacino territoriale assai vasto, quale quello del capoluogo;
È presumibile che l’anno 2014, come rilevato nel 2013, non sia caratterizzato per l’aumento in
termini di utenza ma per l’aumento della complessità e della problematicità della stessa:
45
-
l’innalzamento del numero di giovani e giovanissimi multiproblematici, ha comportato un
carico di lavoro non indifferente anche nell'incrementare una più stretta collaborazione
con gli altri Servizi ed Agenzie del territorio;
-
l'utenza rappresentata dalle persone inviate dalla CMLP per “guida in stato di ebbrezza”
ha necessitato un impegno notevole nella presa in carico, nella valutazione delle
problematiche, nel monitoraggio e nella stesura di relazioni dei programmi in tutti e tre i
distretti territoriali;
-
la crescente richiesta di assistenza sociale da parte degli utenti cronici, anche in termini di
necessità di abitazione protetta, è stata verificata in tutte e tre le realtà territoriali;
-
l'emergenza dei problemi legati al gioco d'azzardo, in tutta la loro complessità,
caratterizza le richieste di aiuto che hanno riguardato una quindicina di famiglie in
gravissime difficoltà economiche, sociali e relazionali. È evidente che l'accesso ai Servizi
per questi problemi avviene allorquando la situazione è molto pesante. Per tale ragione la
collaborazione avviata nel 2013 con colleghi di altre Aziende ha permesso di costruire
all'oggi, una risposta di qualità, attualmente attivata a Belluno, con un Gruppo psicoeducativo all'interno del Servizio ed un Gruppo di Auto Aiuto, guidato da operatori del
Dipartimento.
45
Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
-
la crisi economica e lavorativa rende sempre più difficile il percorso riabilitativo degli
utenti, sia di quelli che accedono ambulatorialmente ai servizi sia di quelli che vi accedono
in regime di ricovero e/o come inserimento comunitario. Ciò comporta tempi più lunghi,
maggiore impiego di risorse e rischio maggiore di cronicizzazione.
-
l'attività preventiva non dispone più di risorse aggiuntive, nazionali o regionali, e deve
essere portata avanti unicamente con le risorse interne ai servizi, tutto questo a fronte di
una necessità sempre più pressante soprattutto per quanto riguarda giovani e
giovanissimi.
In relazione all'aumento della complessità e della multiproblematicità dell'utenza (comorbilità
psichiatrica, varie combinazioni tra sostanze, alcol e gioco d'azzardo) si stanno rivedendo i
protocolli di collaborazione con altre aree in particolare con il Dipartimenti Salute Mentale, il
Servizio Integrazione Lavorativa e l'Area consultoriale.
In aggiunta l'aumento dell'utenza giovanile comporta la necessità di una formazione degli
operatori specifica e mirata: il piano formativo 2014 prevede, tra l'altro, attività di formazione sul
campo e con l'utilizzo di risorse esterne sia per quanto riguarda i giovani che per le persone con
problemi di gioco d'azzardo.
2. Riorganizzazione azioni PdZ 2011-2015
Riorganizzazione dipartimento delle dipendenze
L’anno 2014 vede l’adozione da parte dell’ULSS n. 1 del nuovo Atto Aziendale il quale, pur
riconoscendo e mantenendo l'assetto iniziale per quanto riguarda organizzazione, modelli
proposti, obiettivi di salute e mission del Dipartimento delle Dipendenze, introduce alcune
modifiche:
il Dipartimento misto strutturale-funzionale si caratterizza per l'articolazione dei servizi aziendali
(sanitari) che garantiscono uguale possibilità di accesso e di equità di trattamento pur nelle
diverse realtà territoriali dell’ULSS n. 1; a ciò si connette l'aspetto funzionale rappresentato dalla
rete del privato sociale e del volontariato, rete che persegue comuni finalità pur mantenendo la
propria autonomia e responsabilità tecnico-funzionale e gestionale.
Nello specifico il Dipartimento promuove il coinvolgimento delle comunità e degli Enti Locali in
una logica di rete per la programmazione e la realizzazione di attività quali le Scuole Alcologiche
Territoriali, gli interventi nelle scuole di ogni ordine e grado, l'attività dell'Unità Mobile.
Nell'Atto Aziendale il Dipartimento delle Dipendenze è collocato funzionalmente nel Distretto e
risponde gerarchicamente alla Direzione dei Servizi Sociali e della Funzione Territoriale. Risulta di
fondamentale importanza l'aver collocato gerarchicamente il reparto di Alcologia all'interno del
Dipartimento delle Dipendenze in virtù del rapporto storico ma, soprattutto, del modello
organizzativo e di mission: la risultante è che il Dipartimento viene rafforzato nella sua interezza
e nella logica del lavoro di rete. La novità sostanziale, per quanto riguarda il Reparto, è il
recepimento della direttiva regionale che, con riferimento alle schede ospedaliere, ha trasformato
il D.H. Alcologia in ricovero ordinario di tipo riabilitativo (cod. 56 con 15 posti letto).
Conseguentemente è previsto l'inserimento di tale Reparto nel neo costituito Dipartimento
Funzionale Riabilitativo Ospedale Territorio (DROT) che costituisce un’innovazione organizzativa
anche se la modalità culturale è stata perseguita già da tempo in termini di dimissioni che
prevedono un programma territoriale coinvolgente la persona, le famiglie, le comunità locali, i
MMG e le associazioni di volontariato.
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
Nel corso dell’anno 2014 viene dato seguito all’operativa riorganizzazione del Dipartimento delle
Dipendenze prevista dall’Atto Aziendale, anche al fine di un uso flessibile delle risorse
professionali in grado di garantire metodologie di intervento, equità di accesso, uniformità e
qualità delle prestazioni nelle tre aree sub-distrettuali.
Allo stesso tempo vanno attivate le nuove Unità Operative Semplici afferenti al Dipartimento e
rivisti gli incarichi dirigenziali, da parte della Direzione Aziendale su proposta del Direttore di
Dipartimento.
Nel quadro di riorganizzazione del Dipartimento vanno previste e regolate le procedure di
integrazione tra struttura territoriale e Riabilitazione Alcologica (area ospedaliera), al fine di
mantenere e di sviluppare i processi di integrazione già consolidati negli anni e di contribuire
all’efficacia ed efficienza operativa del Dipartimento Funzionale Ospedale e Territorio.
Obiettivi Piano di Zona - Anno 2014
- Prosecuzione del progetto “Indipendente” in collaborazione con i Rotary Club provinciali, gli
Istituti Comprensivi, gli Istituti di Istruzione Superiore e alcune Associazioni sportive.
- Prosecuzione dell’attività di prevenzione ed educazione alla salute mediante la messa a
disposizione del unità mobile “Fuori Posto” in collaborazione con Aziende ULSS (intra ed extra
Regione), Comuni e soggetti della comunità.
- Rafforzamento dell’intervento preventivo/formativo attraverso le “scuole alcologiche
territoriali” in collaborazione e sinergia con gli Enti Locali e le Associazioni di
volontariato/culturali.
- Incremento e perfezionamento degli interventi terapeutici su giovani e giovanissimi, in
collaborazione con il servizio consultoriale Spazio Giovani e gli altri servizi aziendali, e le azioni
di protezione dei minori in accordo con l’Unità Tutela Minori dell’Unità Operativa Infanzia
Adolescenza e Famiglia (organizzazione seminario in collaborazione con altre Aziende ULSS a
livello di Area Vasta).
- Consolidamento delle iniziative terapeutiche e riabilitative riferite a persone dipendenti da
Gioco di Azzardo Patologico (GAP), continuità del gruppo psico-educativo dipartimentale e
supporto professionale al Gruppo di Auto Aiuto.
- Ridefinizione degli interventi sul fumo in collaborazione con il Dipartimento di prevenzione e il
reparto di Pneumologia di Belluno (Progetto regionale “Guadagnare Salute”).
- Rafforzare le reti territoriali soprattutto in collaborazione con le Associazioni provinciali dei
Club alcologici territoriali, anche in collaborazione con l’ULSS n. 2.
- Revisione protocollo di collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale e adozione del
protocollo di collaborazione con il Servizio Integrazione Lavorativa.
- Apertura di un confronto tra privato sociale, Comuni, ULSS e Regione per l’attivazione di
offerta residenziale protetta (a bassa soglia) destinata a utenti cronici con elevati bisogni
socio-assistenziali.
- Prosecuzione del progetto “Reli - progetto di inserimento socio-lavorativo nella Provincia di
Belluno” a cura del Ce.i.S. di Belluno.
- Progettazione di una collaborazione integrata con il Dipartimento delle Dipendenze dell’ULSS
n. 2 di Feltre e approfondimento delle condizioni per la possibile creazione di un Dipartimento
unico interaziendale la cui costituzione va verificata anche in termini di compatibilità con il
PSSR, le linee guida riferite ai servizi territoriali e gli atti aziendali.
- Definire ed adottare un protocollo tra ULSS 1 e ULSS 2 riferito agli interventi con le persone
sottoposte a provvedimento restrittivo dell’attività di guida (art. 186 e art. 187 del codice della
strada).
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
1.5 Salute mentale
Premessa
Rispetto ai bisogni consolidati, le priorità di intervento per l’anno 2014 riguardano, come per gli
anni precedenti, soprattutto i percorsi di inserimento lavorativo e la residenzialità.
L’inserimento lavorativo delle persone con diagnosi psichiatrica è condizionato negativamente dalla
scarsità dell’offerta lavorativa e di cooperative di tipo B nel territorio bellunese, acuita in questo
periodo di crisi economica, e dalla difficoltà di coordinamento tra i soggetti (Centri di Salute
Mentale, Servizio Integrazione Lavorativa, Centri per l’impiego, Provincia, privato sociale, agenzie
di valutazione e riconoscimento dell’idoneità lavorativa) che a vario titolo concorrono alla
realizzazione dei progetti di inserimento lavorativo.
Le difficoltà nell’area della residenzialità consistono nel degrado delle strutture psichiatriche di
Belluno e nella carenza di offerta di almeno 40 posti letto (CA, GAP, CA di tipo estensivo), con un
turnover delle strutture terapeutiche residenziali, da anni, quasi azzerato.
Rispetto ai bisogni emergenti le priorità di intervento riguardano i disturbi del comportamento
alimentare, la comorbilità con disturbi di personalità e con disturbi da uso di sostanze, gli interventi
precoci nell’area delle psicosi e l’integrazione con le aree vicine. In questo ambito le problematiche
vanno dalle necessarie sinergie con la Neuro Psichiatria Infantile nell’area dell’adolescenza e negli
interventi di urgenza, al consolidamento dei rapporti di collaborazione con i Medici di Medicina
Generale, soprattutto nell’ambito di richieste di salute mentale che interessano problematiche che
si collocano nell’ambito dei disturbi dell’adattamento, anche in relazione alle negative contingenze
socio-economiche attuali, e problematiche psicogeriatriche, spesso concomitanti a disturbi somatici
e della sfera cognitiva.
Le politiche di intervento possono essere così riassunte:
-
promuovere politiche di inclusione sociale, favorendo inserimento lavorativo, domiciliarietà,
socializzazione e incrementando il ruolo delle reti sociali istituzionali e non istituzionali;
promuovere azioni contro lo stigma;
promuovere la collaborazione con aree di intervento vicine;
ripristinare l’idoneità o trovare collocazione idonea alle strutture psichiatriche esistenti a
Belluno.
La dotazione complessiva del personale nel Dipartimento di Salute Mentale di Belluno è
sostanzialmente in linea con gli standard regionali, che si traducono tuttavia in una carenza
relativa se si considerano la densità abitativa e la conformazione geografica del territorio, che
comportano l’apertura di tre Centri di Salute Mentale e di due Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura
su un bacino di utenza di circa 130.000 abitanti. La situazione del personale, rispetto a quella degli
anni precedenti, evidenzia difficoltà legate, per l'UO di Agordo, al pensionamento del medico
psichiatria responsabile, per l'UO del Cadore, alle difficoltà quasi continuative di garantire
numericamente il personale medico, soprattutto in riferimento alla necessaria turnazione sul SPDC,
e, per l'UO di Belluno, a malattie protratte e gravidanze del personale sia medico che
infermieristico.
In generale, permangono gravi difficoltà nell’area della residenzialità. Il degrado delle strutture
psichiatriche di Belluno non riguarda solo la Comunità Terapeutica Residenziale Protetta (CTRP) di
San Gervasio. Nel corso degli ultimi mesi si è evidenziata la non idoneità sia dei locali che
ospitavano la Comunità Terapeutica "Casa Carbone", sia dei locali adibiti a Centro di Salute
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
Mentale in via Carducci a Belluno, con conseguente necessità di abbandonare in tempi brevi
entrambi gli edifici.
Il territorio dell’agordino è tuttora del tutto privo di un’offerta riabilitativa a livello residenziale, che,
proporzionalmente al bacino di utenza, ammonterebbe a 6-8 posti letto. Una carenza
numericamente simile, 8–10 posti letto, è presente nell’UO di Psichiatria di Belluno. Nel Piano
Aziendale del 2008 tali carenze erano state recepite e, al fine di ottimizzare il rapporto costi –
benefici, era stata programmata l’attivazione di una Comunità Alloggio di 16 posti letto rivolta
all’utenza di Belluno e di Agordo. In considerazione dei vincoli posti dalla Legge Regionale
22/2002, DGR 1616 del 2008, la soluzione più razionale sarebbe, allo stato attuale, l’attivazione di
due Comunità Alloggio da circa 10 posti letto ciascuna, in cui potrebbe confluire la Comunità
Terapeutica “Casa Carbone”, la cui sede necessita di importanti interventi di ristrutturazione.
Un’altra carenza riguarda la mancata disponibilità di circa 12 posti letto in Gruppo Appartamento
Protetto, previsto dalla legislazione regionale e rivolto alle persone con minori necessità
assistenziali. La situazione è ulteriormente peggiorata rispetto al passato per quanto riguarda l’UO
di Belluno per il venir meno dell’alloggio con 4 posti letto del cosiddetto “Appartamento
Autogestito”, sito presso l’edificio del Centro di Salute Mentale di via Carducci 8.
Inoltre, il Progetto Obiettivo per la Salute Mentale del 2010 della Regione Veneto prevede
l’apertura di una Comunità Alloggio di tipo Estensivo con 12-20 posti letto a valenza
dipartimentale. La tipologia di questa unità si avvicina molto a quella individuata nel precedente
Piano di Zona, in riferimento ad una possibile RSA psichiatrica ad Auronzo, in seguito a
riconversione dell’ex Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura (SPDC). Una struttura di questo tipo
potrebbe consentire di far rientrare una parte degli inserimenti extra-ulss, estremamente onerosi
sul piano economico e spesso inappropriati rispetto ad una possibile reintegrazione sociale
dell’utente.
Nonostante il miglioramento della collaborazione tra Dipartimento Salute Mentale e Servizio
Integrazione Lavorativa, permane una criticità nelle politiche per l’inserimento lavorativo delle
persone con diagnosi psichiatrica, sia per la difficoltà di coordinamento tra i soggetti che a vario
titolo concorrono alla realizzazione dei progetti di inserimento lavorativo, sia, soprattutto, per la
scarsità dell’offerta lavorativa e di cooperative di tipo B nel territorio bellunese, acuita in questo
periodo dalla crisi economica.
L’attività dell’equipe del Centro per i Disturbi del Comportamento Alimentare, a fronte di una
domanda crescente di presa in carico ambulatoriale di casi complessi che necessitano anche di
percorsi residenziali a carattere terapeutico e riabilitativo, è attualmente condizionata
negativamente dalla riduzione del monte ore dell’incarico annuale a tempo determinato della
psicologa professionista da 38 a 30 ore settimanali.
1. Rinvio/sospensione azioni Piano di Zona 2011-2015
È slittata al 2014 l’apertura dell’Appartamento Protetto in località Reane ad Auronzo di Cadore,
prevista per l’anno 2013, soprattutto per le difficoltà legate alla ripartizione della spesa sanitaria e
sociale, dovute anche alle difficoltà economiche dei Comuni di piccole dimensioni.
Conseguentemente, è rimasto in sospeso anche il progetto dell’Appartamento Protetto maschile di
Belluno, anche per la difficoltà nel trovare sedi idonee.
Le trattative per l’immobile sito nel Comune di Belluno, proposto dalla Cooperativa Società Nuova
S.C.S., da condurre in locazione per adibirlo a nuova sede della Comunità Terapeutica Riabilitativa
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
Protetta sono state sospese, e successivamente abbandonate, in seguito a diverse difficoltà
subentrate, nei primi mesi del 2013.
2. Riorganizzazione azioni Piano di Zona 2011-2015
Azioni correttive interne ai Servizi
Va sottolineata la necessità di mantenere e rafforzare un elevato livello di integrazione sia
internamente al servizio sia con i servizi vicini, con particolare riguardo alle patologie emergenti.
Vanno inoltre promosse forme di collaborazione in area vasta (Treviso, Belluno) nelle seguenti
tematiche:
- disturbi del comportamento alimentare per favorire risposte efficaci, e in continuità
con l’intervento in sede locale, a problematiche complesse, in particolar modo per quanto
riguarda il ricovero per emergenze internistiche e la residenzialità;
- nelle problematiche dell’adolescenza per consentire una miglior integrazione tra presa in carico
del minore e presa in carico dell’adulto e per favorire risposte efficaci e in continuità con
l’intervento in sede locale a situazioni complesse, in particolar modo per quanto riguarda il ricovero
per emergenze psicopatologiche e comportamentali e la residenzialità.
Esperienze positive tra Centro per i Disturbi del Comportamento Alimentare, Neuropsichiatria
Infantile e Dipartimento di Salute Mentale con il “Centro diurno e residenzialità per giovani e
adolescenti con disturbi del comportamento alimentare e crisi adolescenziali, Futuro Insieme” di
Susegana (TV), potranno trovar sbocco in una convenzione specifica di area Vasta, già adottata
dalle ULSS della Provincia di Treviso, previa attenta valutazione costi/benefici e nel limite del
budget assegnato. Il centro, per le sue caratteristiche prettamente riabilitative e polivalenti,
risulterebbe idoneo ad affrontare le situazioni della realtà clinica, in cui spesso, assieme al disturbo
del Comportamento Alimentare, concomitano altre problematiche. Questa prerogativa, assieme
alla relativa vicinanza all’area di Belluno, renderebbe più agevole l’attuazione di progetti integrati
con i servizi locali.
Per quanto riguarda l’Unità Operativa di Agordo, un aspetto positivo è relativo al rinnovo
convenzione con Società Nuova, dall’inizio del 2014 fino a tutto il 2016, per il Centro Diurno. Il
rinnovo del contratto prevede anche un aumento della recettività del centro diurno da 12 a 15
posti. L’autorizzazione da parte della Regione alla copertura del posto vacante di medico psichiatra
e l’effettuazione del concorso per medico psichiatra prevista per i primi di aprile dovrebbe
consentire di compensare la carenza di offerta perdurante da metà del 2013.
Allo scopo di migliorare l’efficacia degli interventi d’integrazione lavorativa di persone in carico al
Centro di Salute Mentale, considerata l’alta valenza ai fini riabilitativi e dell’integrazione sociale che
tali interventi assumono, proseguirà il confronto fra i servizi afferenti al CSM ed il SIL finalizzati alla
definizione di un protocollo di collaborazione CSM e SIL. Il percorso intrapreso, che prevede il
coinvolgimento dei servizi degli altri due distretti, si integra con quelli riguardanti il Servizio
Handicap Adulti e il Ser.D. Tale iniziativa, che ha come riferimento le citate linee guida regionali, si
basa sul principio di rendere le persone protagoniste delle proprie scelte di vita ed ha, proprio per
il senso riabilitativo e di restituzione ai contesti comunitari di vita delle persone stesse, una
particolare ricaduta nel contribuire a rimuovere le cause di disuguaglianza nell’accesso a percorsi di
salute e nel promuovere l’integrazione sociale.
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
Azioni correttive a livello locale (ULSS, Comuni, CM)
Nel corso del 2014 verranno programmati degli incontri a cui parteciperanno il privato sociale con i
rappresentanti delle Cooperative di tipo B, il Distretto di Salute Mentale, il Servizio Integrazione
Lavorativa, una rappresentanza della Direzione ULSS ed una rappresentanza della Conferenza dei
Sindaci. Gli incontri sono finalizzati a porre in evidenza e sviluppare le iniziative in atto, anche
identificando possibili forme di sinergia, ad individuare forme di collaborazione tese a facilitare lo
sviluppo in sede locale delle cooperative di tipo B (ad esempio finanziamenti starter, operatori
dedicati o tutor, percorsi agevolati nella assegnazione di appalti), a verificare la disponibilità del
settore pubblico nei confronti di appalti e inserimenti sociali che possano consentire la collocazione
di soggetti svantaggiati ed a formulare un protocollo comune di collaborazione.
Rispetto alla questione della compartecipazione alla spesa per le strutture residenziali ad elevato
livello di integrazione socio-sanitaria, prevista dai livelli essenziali di assistenza (LEA) Area Salute
Mentale, di cui all’All. 5 della DGRV n. 2227 del 9 agosto 2002 e all’All. 1 della DGRV n. 3972 del 30
dicembre 2002, il 17 dicembre 2013 la Conferenza dei Sindaci ha approvato la delibera di presa
d'atto della DGRV n. 1749 del 3 ottobre 2013 "Linee di indirizzo per la compartecipazione alla
spesa sociale degli inserimenti in strutture e percorsi riabilitativi del dipartimento di salute
mentale". Tale delibera, che prevede anche la stesura di un regolamento che faciliti la gestione
economica da parte dei Comuni rispetto ai soggetti indigenti e la creazione di un fondo economico
comune, completa gli strumenti per la necessaria applicazione della compartecipazione alla spesa
per le Comunità Alloggio e per i Gruppi Appartamento Protetto.
La concomitante approvazione, il 30 dicembre 2013, della delibera ULSS n. 1149 “Approvazione
progetto triennale – 1 gennaio 2014/31 dicembre 2016 - “Appartamenti Protetti – Domiciliarità
Protetta” - Attivazione Gruppo Appartamento Protetto afferente all’Unità Operativa di Psichiatria
del Sub-Distretto n. 3 di Belluno e avvio del Gruppo Appartamento Protetto afferente all’Unità
Operativa di Psichiatria del Sub-Distretto n. 1 del Cadore di cui alla deliberazione n. 511 del
19.05.2011.”, prevede anche, per i prossimi due anni, la prosecuzione domiciliarità protetta e
rende operativo, nel primo semestre del 2014, l’avvio del GAP del Cadore e del GAP maschile di
Belluno.
Nel corso del 2014 si valuterà l’idoneità di strutture dell’ULSS da poter adibire a GAP, al fine di
poter attivare un gruppo appartamento per l’utenza femminile nel corso del 2015.
La difficile contingenza economica e di bilancio dell’ULSS rende sicuramente difficile l’attuazione in
tempi brevi di progetti che agiscano in maniera sistematica sul degrado delle strutture psichiatriche
nel bellunese e sulla carenza di offerta residenziale nel bellunese e nell’agordino.
Nel contempo, si rende necessaria una reale politica di programmazione a medio – lungo termine
non basata, come è avvenuto in passato, sul mero utilizzo di edifici dismessi da altri servizi, la cui
conseguenza inevitabile è la scarsa adeguatezza e lo stato di degrado delle strutture esistenti.
Sarebbe auspicabile che tale programmazione tenga conto delle carenze esistenti e si basi sulle
specifiche esigenze logistiche e strutturali delle strutture residenziali, con una speciale attenzione
al reinserimento sociale e al superamento dello stigma per le persone con problemi psichiatrici.
In conseguenza delle problematiche emerse nei locali che ospitavano la Comunità Terapeutica
"Casa Carbone", già in concessione da parte del Comune di Belluno, il Comune stesso si è reso
disponibile a trovare una soluzione temporanea presso quattro alloggi dell’immobile denominato
“Ex Case Sperti”. Il trasferimento effettivo della Comunità si è realizzato all’inizio di gennaio. La ricollocazione definitiva della CA di Cavarzano “Casa Carbone” va comunque rivista nel corso del
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
2014, anche alla luce della prossima scadenza dell’appalto e del possibile rinnovo integrato della
gestione convenzionata come Comunità Alloggio da 10 posti letto.
In considerazione della necessaria ri-collocazione degli appartamenti di via Levego – Belluno, poco
sostenibili economicamente e non in linea con gli standard regionali, è stato reperito da parte del
Comune di Belluno un sito da adibire a Gruppo Appartamento Protetti da 4 posti letto nell'immobile
di proprietà comunale denominato “Kraller A” – via Lungardo 38 - Belluno.
Un’altra emergenza strutturale riguarda il Centro di Salute Mentale di via Carducci, 8 – Belluno, di
cui nel mese di gennaio è stata evidenziata la non idoneità dal punto di vista strutturale, per
quanto riguarda gli ambulatori collocati al primo piano dell’immobile. È stata individuata una
collocazione di emergenza, per i prossimi mesi, al piano terra del padiglione “F” dell’Ospedale San
Martino. In questo periodo l’attività del Centro Diurno continuerà ad essere erogata al piano
terreno dello stabile di via Carducci. La separazione tra attività strettamente ambulatoriale ed
attività riabilitativa e a carattere di accoglienza potrà creare delle disfunzioni nell’erogazione dei
servizi.
Una volta ultimati i lavori sul blocco “F”, con il trasferimento conseguente della Pediatria e della
Ostetricia-Ginecologia troveranno sistemazione provvisoria presso il padiglione sia il Centro di
Salute Mentale con il Centro Diurno, sia la CTRP. Questo consentirà la messa in sicurezza delle due
struttura, ma rappresenta una soluzione tutt'altro che ideale. Gli aspetti negativi si possono
riassumere nella collocazione della CTRP all’interno dell’area ospedaliera, nei lavori di
ristrutturazione minima previsti e nella “concentrazione” nella medesima struttura di tre servizi
psichiatrici, SPDC, CTRP e CSM con Centro Diurno annesso.
Il progetto definitivo, più a lungo termine, dovrebbe prevedere una ristrutturazione complessiva
dell’intera area, con collocazione idonea del CSM e della CTRP. Per quanto riguarda il SPDC è
possibile prevedere nei prossimi anni un suo progressivo trasferimento presso il V piano dell’ala
chirurgica dell’Ospedale S. Martino. In alternativa la CTRP potrà essere collocata in una sede
extraospedaliera nell’ambito di una progettazione concordata con il Comune di Belluno. Anche la
Comunità Terapeutica di Cavarzano può trovare una collocazione definitiva nella collaborazione con
il Comune di Belluno.
Per quanto riguarda le iniziative per contrastare lo stigma l'Associazione AITSaM per l’anno 2014
prevede di dare continuità ai seguenti progetti, già consolidati:
-
-
attività ricreativa/teatrale gruppo Il Gabbiano, con appuntamento settimanale il venerdì
dalle 15.00 alle 17.00, prevalentemente presso la sede del gruppo che si trova in via
Travazzoi 8A a Belluno;
gruppo di AMA per familiari di Belluno, ogni primo martedì del mese ore 20.30 presso il CSV
in via del Piave 5;
uscite mensili il primo fine settimana di ogni mese (gite, visite guidate, escursioni, ecc.), con
partenza dalla sede del gruppo Il Gabbiano;
rassegna culturale Qualche passo verso la felicità, in collaborazione con il Comune di Belluno
e la Biblioteca Civica;
incontri di elaborazione delle emozioni per familiari, Sono previsti due corsi da otto serate;
laboratori di musica e cucina (circa un ogni tre mesi, fissati di volta in volta).
O
$,76D0Srogetta inoltre di realizzare le seguenti attività innovative:
-
apertura di un nuovo gruppo di AMA per familiari a Belluno, uno a Longarone e uno in
Cadore;
coltivazione dell'orto sociale assegnato tramite bando comunale, nel quartiere di Cavarzano;
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
-
attivazione di una web-radio, con trasmissioni settimanali;
concorso letterario per gli studenti delle scuole superiori della città di Belluno “Qualche frase
verso la felicità”;
pubblicazione di una ricerca storica sull'esperienza di Basaglia a Belluno (1974);
progetto d'inserimento in una attività di volontariato di tipo impiegatizio in ambito lavorativo
a favore di un utente del Centro Diurno.
Azioni correttive a livello regionale
A livello locale, le maggiori difficoltà e le azioni correttive conseguenti sulle quali la Regione Veneto
potrebbe intervenire, pur tenendo conto della contingenza economica attuale, vanno individuate
nei seguenti punti:
-
-
-
-
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Difficile individuazione di finanziamenti per investimenti o finanziamenti in conto capitale,
che rende, in questo periodo, ulteriormente difficile l’attuazione delle politiche relative alla
residenzialità e ai percorsi lavorativi, che necessiterebbero finanziamenti ad hoc.
Basso rapporto tra spesa per la salute mentale e spesa sanitaria: la spesa per la salute
mentalesi assesta sul 3,3% della spesa sanitaria totale, a fronte del 5% previsto nei Progetti
Obiettivo Nazionali e del 7,5% che rappresenta la media UE.
difficile rispetto della normativa regionale per i servizi per la salute mentale (DGRV n.
1616/2008 “Approvazione dei requisiti e degli standard per le unità di offerta nell'ambito
della salute Mentale”), che va ottemperata non solo per i servizi esistenti, ma anche per
quelli non attivati.
mancato riconoscimento della specificità relativa alla dispersione abitativa e alla
conformazione geografica della Provincia di Belluno, ancor più evidente in servizi, come
quelli per la salute mentale, tipicamente orientati al territorio e alla rete comunitaria.
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1.6 Marginalità sociale
1. Mantenimento azioni.
Nel corso del 2013 si è assistito ad una sostanziale invariabilità della situazione di difficoltà che si
protrae anche per il nuovo anno: aumento dei bisogni, a causa della crisi economica che non
accenna a diminuire, a fronte di una riduzione delle risorse a disposizione. Si conferma quindi una
cronicizzazione della condizione di marginalità della popolazione dovuta essenzialmente alla
mancanza di lavoro e all'impossibilità di coprire le situazioni di difficoltà con le risorse messe in
campo che risultano ancora molto frammentate. Restano pertanto valide, anche per l'annualità
2014, le osservazioni fatte in fase di stesura del Piano di Zona 2011-2015; in particolare: la necessità
di rivisitazione del sistema del welfare per una maggiore razionalizzazione delle risorse, il sostegno
alle famiglie che si confermano i soggetti più vulnerabili, l'affiancamento di un percorso educativo
alle azioni di integrazione (soprattutto quelle legate al reddito), la necessità di maggior integrazione
della rete. Servirebbe una seria politica sul lavoro per smuovere molte condizioni personali le quali,
sommate tra loro, nel corso di questi ultimi anni hanno gravato in maniera significativa rispetto
all'effettiva capacità di risposta ai bisogni che sono stati rappresentati.
Si confermano di conseguenza le seguenti politiche:
1. Sostegno a singoli e famiglie in situazione di disagio socio-economico o esclusione sociale.
2. Sostegno a donne vittime di violenza e/o in situazione di disagio socio-economico.
3. Sostegno a persone sottoposte ai provvedimenti dell'autorità giudiziaria e in uscita dai circuiti
penali.
4. Integrazione della rete dei servizi.
Verranno mantenute anche per il 2014 le seguenti azioni: “Distribuzione Ticket service e buoni
spesa”, “Trasferimenti in denaro per il pagamento d'interventi e servizi” , “Inserimenti lavorativi”,
Attività di Servizio Sociale Professionale erogate dal Comune di Belluno, “Alloggi d’emergenza
abitativa”, “Casa Emmaus”.
A Giugno 2014 terminerà il progetto “Cantiere della Provvidenza - Seconda opportunità” con capofila
il Comune di Belluno mentre continuano i Progetti “Esodo verso l'integrazione” e il Microcredito
gestiti dal Ceis e il “Progetto lavoro” da parte del Consorzio BIM, co-finanziato da Cariverona.
2. Rinvio azioni Piano di Zona 2011-2015.
Nella precedente relazione di previsione era stata prevista un'azione di monitoraggio dei soggetti che
operano nell'area marginalità sociale, al fine di evidenziare le risorse esistenti ed evitare la
frammentazione delle stesse. Non è stato possibile realizzare questa iniziativa a causa delle limitate
risorse umane da impiegare nell'attività, che pertanto viene rinviata nell'anno 2014.
3. Riorganizzazione azioni Piano di Zona 2011-2015.
Nell'ambito del Tavolo tecnico di quest'area è emerso con grande forza il problema della mancanza
di lavoro. Questa grande difficoltà, oltre ad aumentare il target di utenza, ha sensibilmente ridotto
le naturali capacità di fronteggiamento insite all'interno dei nuclei famigliari, soprattutto nelle
casistiche che fanno riferimento alla perdita del lavoro di più soggetti all'interno dello stesso nucleo
e conseguentemente ciò ha comportato un anticipo nell'effettuare una richiesta di intervento esterno
da parte di enti pubblici o associazioni.
Si può rilevare un considerevole numero di iniziative di natura assistenziale con le medesime finalità,
proposte e condotte da soggetti diversi con la conseguenza di depotenziare l'effettiva risposta al
bisogno che le persone potrebbero altrimenti ricevere.
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
4. Nuove azioni Piano di Zona 2011-2015.
Per il 2014 verranno attivati:
- Il Progetto Reddito di ultima istanza (R.U.I.) finanziato dalla Regione del Veneto che prevede lo
stanziamento di € 50.000 per il primo anno di sperimentazione, a favore del Comune di Belluno per
la realizzazione di azioni di sostegno al reddito e di inserimento lavorativo per fasce in disagio
economico. Per gli anni successivi si prevede il coinvolgimento dei Comuni limitrofi.
− Il Progetto Inclusione Sociale e contrasto al rischio di marginalità finanziato dalla Fondazione
Cariverona del quale è capofila il Comune di Belluno e prevede il coinvolgimento dei Comuni
del Sub-Distretto n. 3 per un totale di € 210.000. Il progetto consiste nell' erogazione di
contributi economici personalizzati: integrazioni reddito, ticket buoni pasto, integrazione rette
per anziani in condizioni di indigenza; Sostegno abitativo; Convenzioni con associazioni;
Voucher per beni/servizi/attività; Integrazione lavorativa: convenzione con Cooperative,
borse lavoro.
− Il Progetto Lavoro e Comunità, finanziato da fondi FSE, per la realizzazione di azioni
integrate di coesione territoriale, ente capofila è Metalogos con il coinvolgimento attivo della
Provincia di Belluno e il BIM.
− il Progetto Fondo di solidarietà condotto dal CEIS, finanziato dalla Regione del Veneto che
prevede l'erogazione di aiuti a persone in difficoltà che non possono accedere al
microcredito.
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1.7 Area Immigrazione
Premessa
L’Area Immigrazione ha svolto un positivo lavoro nell’anno 2013. Quasi la totalità dei progetti sono
stati portati a termine ed è stata fortemente potenziata la collaborazione tra i soggetti della rete
che, nonostante la complessità, hanno operato in sinergia ed in modo propositivo.
Molti degli obiettivi sono stati raggiunti e alcune criticità risolte.
Nell’anno 2014 è prevista la presentazione di 13 progetti, suddivisi in modo equilibrato tra: inserimento scolastico, integrazione sociale, studio della lingua italiana, aiuto alle famiglie bisognose e intercultura.
Le azioni di mantenimento sono sviluppate prevalentemente nel mondo della scuola indirizzate a favorire l’integrazione, lo studio e la conoscenza della lingua italiana.
Le azioni di potenziamento e innovative sono in prevalenza indirizzate al potenziamento del coordinamento della rete delle associazioni,promozione delle persone e delle culture e supporto ai bisogni
delle persone in difficoltà.
I progetti sono stati finanziati dai fondi: Regionale per l’immigrazione, Fei, Miur, associazioni di immigrati, cooperative e caritàs.
Sono entrati a fare parte della Rete altre due associazioni di immigrati in rappresentanza dell’Africa e
della Macedonia e un gruppo informale di cultura Cinese.
Inoltre sono state operate alcune modifiche significative nel metodo di lavoro dell’Area che hanno
portato maggiore qualità e funzionalità allo svolgimento delle attività operative e di coordinamento.
Sono stati attivati dei gruppi di lavoro così organizzati:
Gruppo n. 1 “Prima Accoglienza”
Componenti: CTP, CTI Belluno, UST, Prefettura, Coordinamento Rete Immigrazione, Centro Hakim,
Caritas, Informa Immigrati (Belluno, Alpago e Agordo).
Gruppo n. 2 “Studio e ricerca fondi Area Immigrazione per la progettazione in rete”
Coordinamento Rete Immigrazione e soggetti del pubblico e del privato facente parte dell’Area.
(in via di definizione).
L’analisi relativa alla situazione dell’immigrazione nel territorio provinciale nell’anno 2013, riportata in
questa relazione, è stata eseguita dal gruppo “Prima accoglienza”,osservatorio privilegiato che ha
eseguito una lettura della situazione dell’immigrazione definendone bisogni e priorità.
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
Alla data del 31.12.2013 risultano presenti nel territorio 11.646 immigrati extracomunitari di cui
6.525 di genere femminile e 5.121 di genere maschile.
Quindi in rapporto con l’anno scorso notiamo una significativa diminuzione della popolazione immigrata extracomunitaria nell’anno 2013 sopratutto di genere maschile.
Riportiamo nella relazione le 8 nazionalità maggiormente presenti:
CITTADINANZA
totale
MASCHI
FEMMINE
MAROCCO
1.480
797
693
UCRAINA
1.401
221
1180
ALBANIA
1.057
534
523
CINA POP.
897
441
456
MACEDONIA
782
426
356
KOSOVO
466
248
218
MOLDAVIA
464
_
464
BOSNIA
200
108
92
L’analisi del contesto:
I tre Informaimmigrati (Belluno, Agordo e Alpago) propongono azioni nei seguenti ambiti di intervento:
1.
2.
3.
Informazione e gestione di problematiche di carattere burocratico-amministrativo e
legislativo in materia di ingresso e soggiorno;
Orientamento scolastico/formativo, lavorativo e supporto alla ricerca di alloggio;
Informazione e accompagnamento a contribuzioni in ambito territoriale e regionale.
Gli Informaimmigrati hanno come destinatari principalmente immigrati, italiani naturalizzati,
emigranti di ritorno ed, in generale, tutti coloro che necessitano di approfondire ed essere assistiti
nei vari aspetti legislativi e amministrativi legati al soggiorno e all'ingresso nel territorio
promuovendo il principio di informazione, di non discriminazione e di promozione della legalità per lo
sviluppo di una reale integrazione sociale delle persone immigrate nel tessuto locale e nella
promozione dei diritti riconosciuti dall'ordinamento secondo il principio di parità di accesso.
Alcune osservazioni e riflessioni:
Nel tempo si sta delineando, sempre più, una tipologia di immigrazione che può essere
definita come “naturalizzata” o meglio definita come nuovi italiani, quindi singoli o famiglie
straniere che accedono allo status di cittadinanza italiana avendo maturato i requisiti di legge, ma
che conservano tuttavia ancora bassi tassi di alfabetizzazione, di scolarizzazione e di
qualificazione professionale, risentendo maggiormente dei problemi legati alla crisi
occupazionale, con ricadute sia in ambito abitativo che di mantenimento familiare.
Viene confermata, da parte degli stranieri, la necessità di:
-
58
avere supporto e assistenza per la valutazione e implementazione delle principali pratiche
amministrative di ingresso e soggiorno;
di disporre di informazioni e di accompagnamento nella presentazione di richieste di contributi
sia a livello territoriale che regionale;
di avere puntuali informazioni riguardanti i requisiti di accesso alle opportunità di lavoro e
di formazione messe a disposizione dagli enti di formazione accreditati per il ricollocamento
dei disoccupati.
Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
Un altro elemento significativo è l’aumento del numero di immigrati stabilizzati da tempo sul
territorio nazionale che richiedono il ricongiungimento familiare dei genitori ultra sessantacinquenni
per potersene occupare in prima persona e permettere loro di accedere al Sistema Sanitario
Italiano.
La situazione migratoria del territorio sta, infatti, evolvendo verso una fase di stabilizzazione:
numerosi cittadini stranieri, in particolare quelli appartenenti ai gruppi migranti dall'Albania degli
anni '90 ed ai successivi dal Kosovo, sono riusciti ad ottenere il riconoscimento della cittadinanza
italiana per naturalizzazione; nel contempo altri stranieri, di migrazione più recente (sanatorie e
flussi degli anni 2000), hanno raggiunto lo status di soggiornanti di lungo periodo.
Si nota inoltre che una parte significativa delle presenze straniere, sia cittadini comunitari che
extracomunitari soggiornanti di lungo periodo, si orienta verso altre paesi comunitari in grado di
offrire maggiori opportunità in ambito lavorativo.
È stato evidenziato un incremento delle richieste di informazioni riguardanti i corsi di italiano,
funzionali al raggiungimento del livello A2 per l'ottenimento del documento di soggiorno
permanente.
Il mondo della Scuola e delle Associazioni percepisce un aumento, dovuto ai ricongiungimenti
familiari, dell’entrata di minori ed adolescenti nella comunità con poca o nessuna conoscenza della
lingua italiana: gli adolescenti spesso si vedono, da un giorno all’altro, calati in un’altra realtà
culturale con la conseguente perdita di importanti punti di riferimento.
Sul fronte dell'accoglienza e dell'inclusione nei gruppi di pari e coetanei i problemi di comunicazione
linguistica si risolvono facilmente: i punti di riferimento riguardanti amici e coetanei si trovano dopo
alcuni giorni di convivenza a scuola, in alcune realtà vengono invece segnalati casi di esclusione e
razzismo.
Più difficile sembra invece l'accettazione da parte di alcuni insegnanti, che vedono nell'alunno
immigrato un “intoppo” al loro programma di lavoro.
I ricongiungimenti familiari portano, inoltre, all’ingresso nel territorio delle donne, le quali,
soprattutto in alcune culture, restano spesso chiuse in casa e sono poco partecipi alla vita
comunitaria.
Le mogli-madri, soprattutto se non occupate in ambito lavorativo, si trovano spesso poco inserite
nel tessuto sociale per diversi motivi: la difficoltà linguistica, il retaggio culturale, la
discriminazione di genere, il fatto di occupare un ruolo subalterno nella gerarchia familiare e
quindi di avere poca indipendenza, l’isolamento fisico dovuto alla particolare geografia del
territorio e, a volte, anche per uno scarso interesse all’inserimento nella nuova realtà. Limiti che
spesso si riflettono, con conseguenze più o meno pesanti, anche nell’inserimento dei figli nella
scuola visto che è alla donna che quasi sempre vengono lasciati i compiti di cura ed educazione
della prole.
Le modifiche strategiche intraprese per risolvere le criticità sono:
- L’attivazione dei gruppi di lavoro paralleli (come descritto sopra).
- L’attivazione del sito internet per contrastare le difficoltà di comunicazione dovute alla conformazione e complessità dell’Area.
- La progettazione mirata. Si sta lavorando per prevenire i fattori di rischio e perché la popolazione immigrata diventi pienamente risorsa e partecipi attivamente alle progettualità di promozione
della salute nella comunità. Inoltre si è data continuità a strategie, politiche ed interventi definiti
nella programmazione del Piano di Zona 2011-2015 e alla progettazione mirata in base ai bisogni emersi.
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
- L’inserimento di cittadini Cinesi al tavolo immigrazione. E’ stata individuata una rappresentanza
della nazionalità Cinese che farà parte del tavolo delle Associazioni di immigrati.
- L’attivazione di una sede per il Coordinamento. Nel “progetto sede” sono previste le seguenti azioni:
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
Riferimento e collaborazione con gli Enti (Prefettura, Servizi ULSS, CTI, Scuole, Associazioni
ecc.) nell’ambito della mediazione culturale e linguistica e sostegno alle attività e progetti
previsti nel piano.
Attivazione di un percorso formativo per i mediatori culturali.
Coordinamento e potenziamento della rete.
Ricerca di fondi per l’Area Immigrazione.
Gestione sito di Coordinamento.
Promozione di azioni di sensibilizzazione, in collaborazione con “Spazio incontro” (Servizio
Consultoriale a Sostegno della Genitorialità dell’ULSS n. 1), rivolte ad amministratori ed operatori rispetto alle nuove realtà migratorie e alla trasformazione sociale in atto che necessita di nuove capacità operative nella gestione di situazioni complesse che riguardano
gli stranieri.
Promozione e organizzazione di interventi di sensibilizzazione al “Contrasto alle Disuguaglianza in salute”.
Le criticità più importante rimangono:
- il mancato coinvolgimento del “Coordinamento”da parte di alcuni Enti nella programmazione e
nella condivisione delle attività rivolte agli immigrati.
- la mancata partecipazione di alcuni Comuni ai programmi dell’Area.
Attualmente il Coordinamento Immigrazione è composto da:
Associazioni e Gruppi di Immigrati:
Associazione
Associazione
Associazione
Associazione
Associazione
Associazione
Associazione
Associazione
Associazione
Al Noor
Popolinsieme
Assalan Pace
Amicizia Italo Marocchina
Alba Azione di Gioia
Anteas Reka Radika
Diaspora
Jannate
del Ghana.
Associazione Un passo verso la speranza
Machado Ughia - Macedonia
Renu Africa
Gruppo della Cina
Gruppo della Nigeria e Congo.
Gruppo della Romania
Gruppo dell’Etiopia
Gruppo Preghiera Africa
Gruppo della Comunità Santo Domingo
Altri soggetti che partecipano alle attività dell’area:
Comuni dell’ULSS n. 1
Provincia di Belluno
Prefettura di Belluno
Servizio Integrazione Lavorativa ULSS n. 1
Ufficio Scolastico Territoriale
Rete Scuole per un mondo di solidarietà e pace
Centro Territoriale per l'Integrazione C.T.I.
Direzione Didattica Pierina Boranga 1° Circolo BL;
Comitato d'Intesa tra le Ass. Volontaristiche;
Scuola Media “S. Ricci” di Belluno
Associazioni Gruppi "Insieme si Può..."
Ass. Culturale Linguistica “Le Lingue Nel Mondo”
Centro Studi e Ricerche “FormArte”
Croceblu S.C.S
60
Informa immigrati (Belluno, Agordo
d’Alpago)
ABM - Associazione Bellunesi nel Mondo
Associazione Insieme si Può
Associazione Libera Belluno
Caritas Diocesana di Belluno e Feltre
La Via S.C.S
Integra S.C.S
Energia Sociale S.C.S.
Lavoro Associato S.C.S.
Società Nuova S.C.S.
e
Puos
Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
I Progetti:
1. Mantenimento azioni Piano di Zona 2011-2015
Nel complesso si confermano gli obiettivi e le azioni definite nel Piano di Zona 2011-2015. Le azioni
di mantenimento saranno sviluppate, attraverso i seguenti progetti e azioni:
1.1
Progetto “Supporto studenti stranieri Scuola Secondaria di secondo grado - CTP
€ 4.800
Soggetto promotore: CTP di Belluno - Istituto Comprensivo 2° Circolo - Belluno.
Descrizione: permettere una completa e positiva scolarizzazione ai ragazzi stranieri presenti
nella Provincia di Belluno e iscritti nella Scuola Secondaria di secondo grado per garantire
pari opportunità di inserimento sociale e di lavoro. Offrire agli stranieri già in possesso di titoli di studio superiori e Diploma di Laurea non riconosciuti la possibilità di accedere ad un
percorso mirato alla preparazione degli esami di Maturità.
Finalità: integrazione e successo scolastico degli alunni stranieri, a sostegno delle loro progettualità di vita e di lavoro nella società d'accoglienza.
1.2
Progetto ”Piano di Integrazione Sociale e Scolastica CdS - Ulss n. 1”
Soggetto promotore: Comune di Belluno (Servizi Sociali e Ufficio stranieri “Punto amico”)
Partner (CTP Belluno) € 10.992,60
Descrizione: il Piano di Integrazione Sociale e Scolastica ha come obbiettivo il consolidamento del sistema territoriale di attività e servizi per il governo dei flussi migratori legali per
favorire l'integrazione degli immigrati regolarmente soggiornanti nel territorio come componente e risorsa da valorizzare.
Finalità: azioni di integrazione sociale e scolastica nel territorio della Conferenza dei Sindaci
dell’ULSS 1 e nelle aree prioritarie dell'insegnamento della lingua italiana e dell'informazione, in particolare aggiornamento sulla normativa nazionale e regionale:
A. Inserimento scolastico, insegnamento della lingua italiana e promozione di interventi educativi rivolti ai minori, anche finalizzati al contrasto del fenomeno della dispersione scolastica (CTP Belluno);
B. Informazione: sportelli e strumenti informativi (Punto Amico).
1.3
Progetto: “ Doposcuola elementari” - Fondo Fei per l’Immigrazione
(Progetto citato anche nell’area Infanzia Adolescenza Famiglia) € 20.436,11
Soggetto promotore: Comune di Belluno.
Descrizione: I destinatari del progetto (bambini di età compresa tra i 6 e gli 11 anni, fre-
quentanti le scuole primarie del 1° e 2° Circolo del Comune di Belluno) vengono coinvolti in
due tipi di attività:
- svolgimento dei compiti assegnati per casa o di schede e attività didattiche, per consolidare le strategie di apprendimento
- laboratori ludico-espressivi e giochi cooperativi di gruppo. Uno spazio privilegiato viene
dato a temi e tecniche di stampo interculturale.
Finalità:
- offrire accoglienza e sostegno a minori in difficoltà e alle loro famiglie;
- offrire occasioni per sperimentare relazioni e nuove modalità di socializzazione;
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
- offrire un sostegno mediato alla funzione genitoriale delle famiglie coinvolte, che rappresentano il destinatario diretto dell'intervento.
2. Potenziamento azioni PdZ 2011-2015
2.1
Progetto “Coordinamento rete immigrazione”
Soggetto promotore: Associazioni e gruppi facenti parte del “Tavolo delle Associazioni di
immigrati” in collaborazione con Provincia di Belluno Comitato d’Intesa e CSV Belluno.
Descrizione: il Coordinamento Rete Immigrazione coordina la rete del pubblico e del privato
in ambito immigrazione. Il Tavolo definisce i bisogni, attività e progetti nell’ambito dell'immigrazione e lavora in sinergia con la rete per dare una risposta concreta ai bisogni emersi.
Il Tavolo si riunisce una volta al mese, ha un Coordinatore ed è costituito da Associazioni e
gruppi di immigrati della Provincia di Belluno.
Finalità: sviluppo del “Coordinamento rete Immigrazione” con al centro il “Tavolo delle As-
sociazioni e gruppi di immigrati” rappresentativo delle etnie presenti nel nostro territorio.
Inoltre il progetto persegue le seguenti finalità:
- favorire la crescita dei Gruppi e Associazioni di immigrati;
- coordinare, dare supporto e monitorare le attività delle Associazioni di immigrati;
- dare una risposta concreta ai bisogni espressi dalla rete e favorire le relazioni tra le Associazioni di immigrati e gli Enti (Prefettura, Ulss, UST, CTI, Associazioni e Cooperative).
2.2
Progetto “Sportello di scambio” € 5.200,00
Soggetto promotore: Comune Limana. Partner: Associazione F.A.
Descrizione: è un'iniziativa, in collaborazione con l'associazione FA - Famiglie Aperte, G.
Conz e il CSV, che sostiene lo scambio di solidarietà e la partecipazione tra le famiglie e le
persone della comunità. E' un luogo dove si può dare e ricevere gratuitamente indumenti,
arredi, giochi, materiali didattici usati ma in buono stato, per bambini da 0 a 12 anni. Nel
corso dell'anno 2013 sono stati scambiati ben oltre 30.000 pezzi. E' un centro di scambio
non solo di cose ma anche e soprattutto di relazioni umane, un luogo di incontro, conoscenza e reciproco aiuto di culture diverse per le diverse iniziative che si sono sviluppate nel
corso dell'anno: dei laboratori, come quello del lunedì, quello delle maschere per la creazione di vestiti di Carnevale, dei corsi di formazione per genitori. E' in previsione per il 2014 la
realizzazione del corso di italiano per stranieri, iniziativa partita grazie al finanziamento del
Fondo Europeo per l'integrazione di cittadini di paesi terzi. Tale corso, attivo nelle giornate
di martedì e giovedì, prepara al test finale valido per il rilascio del permesso di soggiorno di
lungo periodo.
Finalità: La finalità è quella di sostenere le famiglie con bambini piccoli attraverso lo scambio gratuito di indumenti, arredi, giochi e materiale didattico usati e ancora in buono stato.
Tra gli obiettivi principali, c'è l'educazione al contraccambio del dono.
2.3
Progetto
“Interventi
a
sostegno
dell'integrazione
e
dell'alfabetizzazione
in italiano L2 degli alunni stranieri di redente immigrazione” € 90.000,00
Soggetto promotore: UST(fondi MIUR), ULSS e Conferenza dei Sindaci.
Descrizione: Laboratori di insegnamento della lingua italiana come L2 nei vari ordini di
scuola e ai diversi livelli:1. A1-A2 prima comunicazione; 2. B1 livello soglia; 3.lingua dello
studio. Azioni di orientamento scolastico: attività di supporto agli alunni e alle loro famiglie
al fine di favorire l'inserimento nella scuola secondaria di secondo grado o comunque in
percorsi personali individuali. Attività di aggiornamento in forma di ricerca-azione relativi alla didattica dell'italiano L2, alla valutazione, alla didattica interculturale, alla programmazione di percorsi plurilingui e alla produzione di materiali didattici.
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
Finalità: Sostenere l'integrazione, l'alfabetizzazione in italiano L2 e il successo formativo degli alunni stranieri immigrati e dei giovani a rischio di dispersione e abbandono scolastico.
2.4
Progetto “La festa dei Popoli” - € 2.500
Soggetto promotore: Associazione Popolinsieme e Caritas
Descrizione: Manifestazione di tipo aggregativi
Finalità: promozione delle varie culture e l’integrazione fra i popoli
2.5
Progetto “La povertà a casa nostra”- € 60.000,00
Soggetto promotore: “Associazione Insieme si può”
Descrizione: "Insieme si può..." con questo progetto si prefigge di aiutare le persone/famiglie
che l'Associazione accoglie, a diventare i primi protagonisti della loro ripresa economica e sociale. A questo scopo, fin dove possibile, i contributi vengono erogati in termini di prestito o
di microcredito; contemporaneamente si cerca di predisporre, insieme alla persona/famiglia
bisognosa, un piano di uscita dalla situazione d’indigenza e di porre le basi per garantire un
futuro auto-sostentamento. Qualora le condizioni economiche non permettano un percorso di
questo tipo – situazione assai frequente - l'intervento avviene attraverso il sostegno, temporaneo e nella misura ritenuta di volta in volta necessaria, per il pagamento di bollette luce e
gas, arretrati locatizi, spese mediche, spese alimentari, rinnovo documenti al fine della ricerca lavoro, spese scolastiche, corsi professionali, contributo per l’avvio di attività lavorativa,
ricongiungimento famigliare, beni materiali (cibo, vestiti, scolastico) e altro.
Finalità: supporto alle famiglie bisognose.
2.6
Progetto “Liberi Noi! - Per una comunità solidale e sana” . € 5.200
Soggetto promotore: Associazioni “Jannate, Popolinsieme, Assalan Pace, Al Noor, Libera sezione Belluno“ e “Belluno senza frontiere”. In collaborazione con il “Coordinamento rete immigrazione”.
Descrizione: Il progetto ha l'intento di promuovere la legalità e giustizia attraverso alcune azioni trasversali e mirate che con sinergie politico - culturali possano diffondere la cultura
della legalità, giustizia, benessere e pace comunitaria.
Abbiamo riunito le varie realtà locali al fine di promuovere la solidarietà, la fratellanza sociale
e la cittadinanza attiva.
Finalità:
- Promuovere la cultura della legalità e della cittadinanza attiva.
- Rafforzare la rete di collaborazione e coordinamento fra le istituzioni pubbliche, il volontariato e organizzazioni della comunità nei programmi di promozione della salute.
- Sensibilizzare ai temi del benessere comunitario, della solidarietà e responsabilità sociale.
- Promozione della salute attraverso l’approfondimento di temi che riguardano la comunità
locale: pregiudizi e discriminazione, atteggiamento mafioso, illegalità, bullismo, alcol, droghe
ecc.
- Sensibilizzare ai temi dell’immigrazioni e emigrazioni.
2.7
Progetto “Promozione delle persone”
Progetto erogato in regime di volontariato
Soggetto promotore: Associazione Alba Azione di gioia.
Descrizione: il progetto intende focalizzarsi sulla promozione delle persone e delle loro potenzialità, al fine di sostenere una cultura di solidarietà e di scambio reciproco soprattutto in
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
un momento difficile come quello attuale, dove sempre più a rischio di emarginazione sono
le fasce più deboli della popolazione. Nell'anno 2014 si intende continuare la promozione di
iniziative di varia natura (mostre, incontri, laboratori, ecc.) in continuità con le attività dell'ultimo triennio.
Finalità: sostenere la cultura della solidarietà e dello scambio e ridurre il peso del pregiudizio
con la promozione del potenziale delle persone.
2.8
Progetto ”Alpago Accogliente” (finanziamento progetto Informa Immigrati Alpago)
€ 5.640,00
Descrizione: In continuità con le annualità precedenti viene riproposto il progetto “Alpago
accogliente”, dedicato all’inserimento nel tessuto sociale locale delle donne e dei minori
stranieri, con una particolare attenzione alla prevenzione di gravi problematiche igienicosanitarie infantili (mediante la collaborazione con l’azienda ULSS e l’impiego di mediatori
per una efficace comunicazione e formazione in merito alla puericultura e gestione domestica) e all’inserimento scolastico dei minori (in collaborazione con l’Istituto Comprensivo di
Puos d’Alpago).
Soggetto promotore: Cinque Comuni dell’Alpago. Partner: Associazione Alba Azioni di Gioia
Finalità: educazione socio-sanitaria de inclusione sociale rivolta alle famiglie e alle donne.
3. Nuove azioni PdZ 2011-2015
3.1
Progetto “La prima accoglienza nella comunità locale: la casa.” € 13.500
Soggetto promotore: Cooperativa Società Nuova SCS.
Descrizione: Società Nuova SCS dispone di 2 appartamenti in un immobile nel centro di Limana che intende mettere a disposizione per la prima accoglienza di immigrati che necessitano di un alloggio per poter soddisfare i bisogni primari ed essere in grado di cercare attivamente lavoro.
Finalità: Attraverso lo strumento di un affitto a canone crescente di mese in mese (dalla
semplice copertura delle utenze fino a livelli di mercato nell'arco ad esempio di 1 anno) e
con l'affiancamento di un Assistente Sociale di supporto nell'accesso ai Servizi Sociali e nella
ricerca di un alloggio e/o di un lavoro, il progetto ambisce a rispondere a un elevato numero di emergenze in un'ottica di reale prima accoglienza che non si consolidi o trasformi in
assistenzialismo sociale.
3.2
Progetto “Tavolo provinciale intercultura”
Soggetto promotore: Spazio incontro Ulss n.1 e “Coordinamento Rete immigrazione”.
Descrizione:
a) Informazione e sensibilizzazione previsto dalla delibera regionale MGF per sviluppare ulteriormente quanto realizzato con il precedente programma di formazione sul campo che
aveva coinvolto per due anni oltre 60 professionisti delle due Ulss;
b) in collaborazione con "Coordinamento rete immigrazione": sensibilizzazione rivolta ad
amministratori e operatori rispetto le nuove realtà migratorie e la trasformazione sociale in
atto che necessita di nuove capacità operative nella gestione di situazioni complesse che riguardano gli stranieri;
c) approfondimenti tra mediatori culturali ed operatori per comprendere maggiormente come sviluppare il loro compito nei colloqui con gli utenti sia per approfondire alcune culture
in accordo con la rete immigrazione;
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
d) promozione di momenti di scambio tra professionisti e componenti delle associazioni di
rete Immigrazione per creare una conoscenza interculturale (non la storia delle culture) che
approfondisca le criticità nelle culture (ruoli di genere, funzioni educative, relazioni di coppia).
Finalità: Accompagnare le famiglie straniere e integrazione culturale.
*Le attività sono collegate alla disponibilità economica legata sia al Piano di Zona che ai finanziamenti indicati nella DGR. n. 2171 del 25 novembre 2013
3.3
Progetto: "Conoscenza e Confronto" € 11.000
Soggetto promotore: Associazione “Un Passo verso la Speranza”.
Descrizione: il progetto prevede una serie di seminari a decorrenza mensile in cui vengono
invitati gli immigrati per intraprendere un confronto tematizzato in lingua araba / Italiana.
Finalità: Migliorare la conoscenza della lingua italiana tra i cittadini stranieri residenti con
incontri di sensibilizzazione della cittadinanza per favorire la conoscenza reciproca e ridurre
il peso del pregiudizio nelle relazioni. Promuovere l'associazionismo ed occasioni di relazione. Assicurare agli immigrati una prima accoglienza al fine di guidarli in modo corretto entro la comunità nella quale intendono risiedere e sottrarli all'isolamento etnico.
4. Lavoro con le Aree Trasversali
Sulla base delle Linee Guida della Regione Veneto sul contrasto alle disuguaglianze in salute, verrà
data continuità agli incontri di informazione all’accesso ai Servizi Socio Sanitari, coordinati dal Coordinamento Rete Immigrazione in collaborazione con le Atre di Intervento del Piano di Zona:
Gli incontri rientrano nelle azioni dei progetti in atto delle associazioni di immigrati.
5. Rinvio/Sospensione Azioni PDZ 2011-2015
1- Progetto “Aisa”(accesso all’alloggio per persone immigrate) e progetto”Supporto di mediazione
culturale” della Cooperativa integra non verranno ripresentati.
2- Istituzione, a livello regionale, di un Coordinamento più funzionale tra le Aree Immigrazioni dei
Piani di Zona.
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1.8.A Area Trasversale – Progetto di Sistema “Psicologi del Territorio”
Nuove Azioni Piano di Zona 2011-2015
Nell’anno 2014 viene presentato dalla Cooperativa Sociale KCS Caregiver il progetto “Psicologi del
Territorio”, progetto sperimentale di interazione multidisciplinare per la riduzione del disagio
psichico e sociale e per il benessere della comunità.
Tale progetto mira a creare collaborazione, integrazione e collegamento tra professionalità diverse
in ambito socio sanitario (psicologi, medici di famiglia e assistenti sociali) con l’obiettivo di
rispondere in modo più completo sia ai bisogni dei cittadini e ai casi complessi da loro sperimentati
sia a ridurre tempi e costi per le famiglie e per il sevizio socio sanitario.
Il progetto, considerata la situazione geomorfologica dell’ULSS n.1, si propone di offrire un servizio
finalizzato a raggiungere alcuni comuni svantaggiati contribuendo a “portare”, così, un servizio
direttamente al cittadino.
L’iniziativa si svolge all’interno di cinque punti di accoglienza (Borca di Cadore, Forno di Zoldo,
Agordo, Santo Stefano di Cadore e Longarone) e prevede, da parte degli psicologi psicoterapeuti,
una presa in carico di soggetti a rischio di disagio psichico e sociale in stretto collegamento con i
medici di famiglia e con gli assistenti sociali (da 2 a 7 colloqui individuali). L’intervento è finalizzato
allo sviluppo di un contesto di ascolto e di indirizzo della domanda dell’assistito, alla valorizzazione
delle sue risorse personali e alla promozione di un percorso di crescita, supporto e cura, basato
sulla corresponsabilità dell’assistito e della sua famiglia.
Lo psicologo del territorio fornisce supporto e/o consulenza psicologica agli assistiti dei medici di
famiglia e degli assistenti sociali; in un certo senso rappresenta un sensore capace di accogliere il
disagio psichico e fare una prima valutazione utile per individuare il processo clinico più idoneo per
affrontarlo.
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
1.8.B Area Trasversale – Contrasto alle Disuguaglianze in Salute
Premessa.
Con riferimento alle “Linee di indirizzo regionali relative alle disuguaglianze in salute ad integrazione
del documento regionale di indirizzo per la trasversalità tra le aree” (DGRV n. 2944/12) il Coordinamento Tecnico del Piano di Zona 2011-2015 dell’ULSS n. 1 di Belluno ha lavorato per la programmazione dell’Area Contrasto alle Disuguaglianze in Salute, in collaborazione ed integrazione trasversalmente alle Aree di intervento.
Data l’assenza di risorse finalizzate in modo specifico a quest’Area di intervento il Coordinamento ha
previsto il mantenimento delle azioni e dei progetti esistenti (es. Sportelli Integrati, Porte di Accesso ai
Servizi Sociali, Trasporto a Chiamata, Amministratore di Sostegno, ecc.) e la realizzazione, a risorse
costanti, di azioni innovative di promozione dell’accesso ai Servizi Socio-assistenziali e Sanitari, pianificate e realizzate in integrazione tra i Servizi dell’ULSS, gli Enti locali del territorio e il volontariato sociale.
Le azioni più rilevanti finalizzate a garantire l’accesso all’informazione ai Servizi Socio Sanitari e Sociali,
attive nel territorio dell’ULSS n. 1 di Belluno e già presenti nella programmazione del Piano di Zona
2011-2015, sono:
PASS – Porta Unitaria di Accesso ai Servizi Sociali e Socio Sanitari e Sportelli Integrati
La Porta Unitaria Accesso ai Servizi Sociali e socio sanitari (PASS) e gli Sportelli Integrati sono il riferimento, dislocato nel territorio, dove i cittadini, con bisogni o necessità di natura sociale e sociosanitaria, si rivolgono per ottenere informazioni in merito a diritti ed opportunità. Questi servizi, ormai
consolidati nel territorio, hanno lo scopo di facilitare e rendere più accessibili per i cittadini i percorsi
verso i servizi e svolgono le seguenti funzioni:
1. Funzione di informazione, lettura della domanda, consulenza, orientamento della persona e
della famiglia al fine di trovare una risposta ai bisogni riscontrati.
2. Funzione di promozione sociale attraverso l’individuazione e lo sviluppo di risorse formali e
informali comunitarie;
3. Funzione di “osservatorio dei bisogni del territorio” attraverso rilevazione, elaborazione e
monitoraggio dei bisogni espressi dalla collettività e delle risposte offerte.
Progetto - Trasporto e accompagnamento a chiamata “Stacco”
Il servizio di trasporto e accompagnamento a chiamata è gestito dal Comitato d'Intesa di Belluno e da
altre 22 organizzazioni di volontariato sul territorio provinciale. Il servizio negli anni è cresciuto quantitativamente e qualitativamente, coprendo buona parte del territorio della provincia di Belluno (42 i
mezzi impiegati, 388 i volontari che si avvicendano annualmente per garantire i trasporti per 15.327
ore di volontariato. Ogni anno i pulmini del trasporto a chiamata percorrono oltre 400.000 chilometri,
per circa di 9000 trasporti garantiti a più di 1800 persone, anziani, disabili o con difficoltà deambulatorie).
Il servizio di trasporto, indispensabile in un territorio vasto e difficile come quello bellunese, negli anni
è diventato oltre un’importante garanzia per l’accesso ai servizi socio-sanitari e sociali anche una garanzia all’accesso all’informazione: i volontari del trasporto a chiamata e le loro associazioni, sono di-
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
ventati vere “sentinelle” dei bisogni della popolazione. Grazie ai contatti con le persone aiutate nei trasporti, emergono infatti molteplici problematiche alle quali il volontariato ha cercato di dare risposta
con azioni mirate ed interventi puntuali o ad indirizzare l’utenza ai servizi istituzionali.
Progetto - Amministratore di Sostegno
Il "Progetto Amministratore di Sostegno" è un intervento coordinato sul territorio della Provincia di
Belluno per sostenere e consolidare la diffusione di questa figura di protezione giuridica introdotta dalla legge di riforma del Codice Civile n. 6 del gennaio 2004 promosso dal CSV di Belluno in collaborazione con Conferenza Sindaci Ulss 1 Belluno, Conferenza Sindaci Ulss 2 Feltre, Osservatorio Regionale
sulla condizione della persona anziana e disabile, Tribunale di Belluno, Ulss 1 Belluno e Ulss 2 Feltre.
A seguito dell’introduzione della figura dell’Amministratore di Sostegno si è resa necessaria una maggiore conoscenza di questa figura sia da parte dei servizi sociosanitari sia da parte dei singoli cittadini
e delle organizzazioni di volontariato. Il progetto ha previsto l’istituzione di uno Sportello allo scopo di:
1. Realizzare lo spirito della norma di riferimento che introduce la figura dell’amministratore di sostegno. Questa figura ha il compito di assistere nel modo migliore la persona, prendendosi cura e non
sostituendosi ad essa.
2. Promuovere l’attivazione delle risorse disponibili nel territorio provinciale per affiancare la figura
dell’amministratore di sostegno alle persone che ne manifestano necessità.
3. Sviluppare una buona qualità comunicazione tra i vari operatori della rete, quali Servizi Sociali, volontari, utenti, Giudice Tutelare, per favorire la qualità del servizio erogato.
4. Favorire la realizzazione di risposte omogenee nella pratica assistenziale, mediante attivazione di
percorsi formativi e sensibilizzazione, creando un elenco di Amministratori di Sostegno adeguatamente
preparati, cui l’Autorità Giudiziaria può attingere con la garanzia che abbiano effettuato un percorso
formativo ben definito e strutturato.
Sistema Informativo [email protected]
Il Sistema [email protected] è stato introdotto nel territorio della Azienda ULSS 1 nel 2003, come progetto di
sistema e rete integrata. Nel corso degli anni, attraverso interventi di estensione del sistema e di aggiornamento per effetto delle normative regionali, il sistema si è esteso dall’area anziani (residenzialità
e cure domiciliari), all’area della disabilità (attivazione ICF e S.Va.M.Di) per giungere ora al coinvolgimento dell’area dei servizi Consultoriali e per Minori. [email protected] risulta essere per i servizi socio-sanitari e
sociali dell’ULSS n. 1 un importante sistema di rilevazione dei dati quantitativi e qualitativi sull’utenza
in grado di mappare le vulnerabilità e i punti di fragilità del sistema.
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
Di seguito vengono riportati, per Area di Intervento, gli interventi innovativi di sensibilizzazione e contrasto alle disuguaglianze in salute programmati per l’anno 2014.
Famiglia, infanzia, adolescenza, minori in condizione di disagio e giovani
Per contrastare le disuguaglianze in salute l’area Famiglia, infanzia, adolescenza, minori in condizioni
di disaggio e giovani intende realizzare quanto segue:
-
Favorire l’accesso ed il consenso informato di famiglie immigrate finalizzato all’erogazione dei
LEA di competenza attraverso l’intervento di mediatori culturali. Su richiesta dell’ UO IAF
l’Azienda ULSS n. 1 di Belluno ha costituito un Albo di mediatori linguistico-culturali a disposizione di tutti i servizi aziendali, da attivare a chiamata come prestazione occasionale;
-
Favorire l’informazione e la sensibilizzazione alle problematiche di salute della donna, dei minori e delle famiglie, in base a interessi espressi dalle associazioni di immigrati,
gestendo incontri, su richiesta, nell’ambito delle iniziative attivate a tale scopo dall’Area Immigrazione del Piano di Zona;
-
Gestire e partecipare ad un tavolo interdisciplinare per l’interculturalità delle Ulss n. 1 e
n. 2, esito del corso di formazione sul campo 2011 - 2012 “Gli stranieri nella mente delle istituzioni e della comunità” di contrasto alle pratiche di mutilazione genitali femminili e la progettazione di azioni condivise con e nella nostra comunità per promuovere pratiche di inclusione e
integrazione tra e con le famiglie della nostra comunità e le famiglie straniere, in collaborazione con i tavoli dell’area immigrazione del Piano di Zona 2010- 2015;
Pubblicizzare nel sito aziendale, sui media e tramite i volantini le attività svolte dai
servizi dell’Area sia ordinarie che straordinarie.
Dare continuità al progetto “Qui ci siamo, per uno scambio mi a ti, ti a mi” che aggrega, in alcuni Comuni (Limana, Belluno, Ponte nelle Alpi), famiglie, soprattutto immigrate,
per lo scambio di indumenti e giochi e per favorire il dialogo, le relazioni e l’accesso ai servizi
sulla base dei bisogni di salute.
-
Persone anziane residenzialità e domiciliarità
Per contrastare le disuguaglianze in salute l’area Persone Anziane intende:
-
Istaurare una collaborazione tra Servizi Sociali, PASS, Sportelli Integrati e Patronati: in considerazione delle variegate e complesse domande che pervengono ai Servizi e alla necessità di supporto richiesto dalle famiglie nei casi di complessità assistenziale, nel 2013 verrà
attivato un progetto di collaborazione fra Servizi Sociali, PASS, Sportelli integrati e Patronati al
fine di definire un protocollo d’intesa in grado di orientare ed accompagnare in modo appropriato gli utenti rispetto ai bisogni e alle richieste di accesso al sistema di interventi/benefici/certificazioni e di ridurre anche per questa via le disuguaglianze delle condizioni di
salute.
-
Organizzare un’iniziativa informativa/formativa su PAT e Distretto Socio Sanitario
Unico: il Piano delle Attività Territoriali innova profondamente assetti organizzativi, mission,
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
-
-
obiettivi, strumenti ed azioni del Distretto Socio Sanitario con particolare riferimento ai processi
di integrazione alla rete dei Servizi Socio Sanitari e Sociali territoriali. Si rende necessaria
un’iniziativa formativa/informativa relativamente ai seguenti temi: - riorganizzazione della Medicina di Assistenza Primaria; - attivazione della Centrale Operativa Territoriale; - attivazione
del Dipartimento Ospedale-Territorio; - sviluppo e completamento della rete territoriale delle
strutture intermedie; - rinnovo del contratto di servizio di Assistenza Domiciliare Integrata.
Ideare un progetto di integrazione tra Medicina di Assistenza Primaria e SSP: di
grande rilevanza, nel quadro della riorganizzazione della medicina primaria (medicine di gruppo
integrate), è la possibilità di un progetto di integrazione professionale/istituzionale tra Medicina
di Assistenza Primaria e Servizio Sociale Professionale.
Continuare il processo informativo/formativo delle Impegnative di Cura Domiciliare
(ICD): sono ancora presenti alcune criticità per le quali è necessaria la continuità del processo
informativo/formativo gestito d'intesa tra Distretto Socio Sanitario e Centri di Servizio con particolare riferimento ai Servizi Sociali Professionali Area Anziani e Area Disabilità. E’ necessario
riuscire ad elaborare localmente proposte condivise verso la regione che facilitino la transizione
e l'assestamento definitivo della procedura di accesso, erogazione e di controllo ed efficacia
sotto il profilo assistenziale.
Disabilità
Per contrastare le disuguaglianze in salute l’area Disabilità intende sostenere le numerosi azioni progettuali di formazione, informazione e integrazione del sistema organizzate dal Terzo Settore.
es. Progetto “Io e il mio cavallo, la nostra strada assieme” - Raggruppamento Giacche Verdi;
Progetto “Verso l’autonomia partecipata” - ASSI - Associazione Sociale Sportiva Invalidi;
Progetto “Casa mia” - AIPD – Associazione Italiana Persone Down
Progetto “Autonomie possibili”- ANFASS – Ass. Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva Relazionale
Dipendenze
Il Dipartimento delle Dipendenze istituzionalmente da sempre si occupa dei problemi legati a stili di
vita a rischio caratterizzati da un uso di sostanze legali o illegali e le conseguenze ad essi correlati. In
questi ultimi anni è, sempre più, evidente la complessità e la molteplicità delle problematiche che si
presentano ai Servizi delle Dipendenze. In particolare sono sempre più diffusi i problemi legati al gioco
d'azzardo patologico (GAP) e le inevitabili difficoltà economiche che esso comporta.
Nell'anno in corso si intende perseguire una migliore collaborazione con il CSV di Belluno per sostenere le famiglie utenti dei SerD, nella individuazione e nomina dell' Amministratore di sostegno per una
tutela economica e della salute dell'individuo e del suo nucleo familiare.
La collaborazione con La Porta Unitaria di Accesso ai Servizi Sociali e socio sanitari è ormai da anni costante e collaudata. Gli operatori della PASS, costantemente, intercettano, indirizzano e supportano le
persone con PAC e/o con problemi di sostanze illegali e/o GAP e i loro familiari segnalandole alle unità
operative afferenti il Dipartimento delle Dipendenze.
I Club Alcologici Territoriali presenti sul territorio dell'ULSS 1, con cui il Dipartimento collabora funzionalmente tramite il Centro Alcologico Funzionale Territoriale, lavorano costantemente da anni, sul nostro territorio, per una migliore qualità della vita, favorendo il contrasto alle disuguaglianze in salute
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con trasparenza e “accessibilità senza filtri” a chiunque desideri intraprendere un cammino familiare di
sobrietà.
Salute mentale
Nell’Area della Salute mentale, nel corso dell’anno 2014, si intende promuovere, d’intesa con l'Associazione AITSaM, una serie di azioni per il contrasto dello stigma e, di conseguenza, alle disuguaglianze nei confronti di persone affette da malattia mentale, così riassunte per quanto riguarda i progetti già consolidati:
-
-
attività ricreativa/teatrale gruppo Il Gabbiano, con appuntamento settimanale il venerdì
15.00-17.00, prevalentemente presso la sede del gruppo che si trova in via Travazzoi 8A a
Belluno;
gruppo di AMA per familiari di Belluno, ogni primo martedì del mese ore 20.30 presso il CSV
in via del Piave 5;
uscite mensili il primo fine settimana di ogni mese (gite, visite guidate, escursioni, ecc.), con
partenza dalla sede del Gabbiano;
rassegna culturale Qualche passo verso la felicità, in collaborazione con il Comune di Belluno
e la Biblioteca Civica;
incontri di elaborazione delle emozioni per familiari, in serie di 8 serate a blocco.
Sono previsti 2 corsi laboratori di musica e cucina (circa 1 ogni 3 mesi, fissati di volta in volta)
L'AITSaM progetta inoltre di realizzare le seguenti attività innovative:
-
apertura di 1 nuovo gruppo di AMA per familiari a Belluno, 1 a Longarone e 1 in Cadore;
coltivazione dell'orto sociale assegnato tramite bando comunale, nel quartiere di Cavarzano;
attivazione di una web-radio, con trasmissioni settimanali;
concorso letterario per gli studenti delle scuole superiori della città di Belluno, collegato al festival e nominato “Qualche frase verso la felicità”, premio i materiali presentati;
pubblicazione di una ricerca storica sull'esperienza di Basaglia a Belluno (1974);
progetto d'inserimento in una attività di volontariato di tipo impiegatizio in ambito lavorativo a
favore di un utente del Centro Diurno.
Nell’ambito del Contrasto alle Disuguaglianze si sottolinea inoltre l’importanza dell’attivazione di
Gruppi Appartamenti Protetti, uno nel subdistretto del Cadore e uno nel subdistretto di Belluno,
prevista nel corso del 2014 quale iniziativa innovativa a favore dell'autonomia e dell'inclusione sociale
dell’utenza psichiatrica nella comunità.
Marginalità Sociale
Allo scopo di garantire l’accesso all’informazione l’Area Marginalità Sociale, con il supporto della Porta
di Accesso Servizi Sociali (PASS) del Cadore, intende realizzare:
-
una brochure con riportate le agevolazioni regionali e nazionali e le informazioni relative ai servizi attivi nel territorio. Il Progetto informativo “+ SAI + PUOI” ha come obiettivo principale
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Ri-pianificazione 2014 - Piano di Zona 2011-2015 ULSS 1 Belluno
quello di diffondere correttamente le informazioni sui diritti dei cittadini, in particolare delle fasce deboli e a rischio emarginazione, dando maggiore visibilità agli sportelli di Segretariato Sociale presenti sul territorio e realizzando un opuscolo informativo da divulgare in via cartacea e
telematica.
Immigrazione
Per contrastare le disuguaglianze in salute l’Area Immigrazione intende realizzare quanto segue:
dare continuità agli incontri di informazione all’accesso ai Servizi Socio Sanitari, coordinati dal
Coordinamento Rete Immigrazione in collaborazione con le Aree di Intervento del Piano di Zona;
gli incontri rientrano nelle azioni dei progetti in atto delle associazioni di immigrati.
attivare una sede, presso il Centro per l’Impiego di Belluno, e un sito internet per il Coordinamento Rete Immigrazione allo scopo di:
-
-
- potenziare la collaborazione con gli Enti (Prefettura, ULSS, CTI, CTP, Scuole, Associazioni, ecc.);
- attivare un percorso formativo per mediatori culturali;
- potenziare la rete di coordinamento;
- ricercare fondi per l’area immigrazione;
- promuovere azioni di sensibilizzazione rivolte ad operatori e amministratori rispetto alle
nuove realtà migratorie e alla trasformazione sociale in atto;
- promuovere e potenziare la collaborazione con il Tavolo Provinciale intercultura che lavora in
collaborazione con il “Coordinamento Rete immigrazione”;
- promuovere la guida multilingue “Guida ai servizi Soci sanitari per le famiglie” realizzata dal Tavolo Provinciale intercultura in collaborazione con il “Coordinamento Rete immigrazione.
Servizio Integrazione Lavorativa
Il Servizio Integrazione Lavorativa dell’ULSS n. 1 di Belluno, nell’ambito delle iniziative per il contrasto
alle disuguaglianze in salute, intende promuovere, in accordo con il Servizio politiche del lavoro della
Provincia ed al SIL dell’Azienda ULSS n. 2 di Feltre:
-
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iniziative di sensibilizzazione rivolte agli aderenti delle Rete provinciale (alla quale aderiscono Agenzie formative (ENAC, ENAIP, CFP Maestranze edili, Metalogos, Centro Consorzi),
Cooperative Sociali (Confcooperative, COSOMI, Dumia, Energia Sociale e altre), e numerosi
Comuni della Provincia) finalizzate a rimuovere le cause di disuguaglianza nell’accesso a percorsi di salute; in particolare potranno essere definiti percorsi e modalità di comunicazione che,
nel rispetto della riservatezza, siano in grado di orientare le persone intercettate verso risposte
efficaci ai bisogni espressi e non.
A.Ulss 1 Belluno
REGOLAMENTO
PER LA GESTIONE DELLE IMPEGNATIVE DI CURA DOMICILIARE PER
PERSONE CON DISABILITA’ PSICHICA ED INTELLETTIVA (ICDp)
E PER PERSONE CON DISABILITA’ FISICA (ICDf)
(Fondo per la non autosufficienza – Istituzione delle IMPEGNATIVE DI
CURA DOMICILIARE – DGR n°1338/2013 e Decreto Regio n ale n°
173/2013 )
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REGOLAMENTO
Impegnativa di Cura Domiciliare area disabilità
La Regione del Veneto con DGRV n.1338 del 30.07.2013 “Istituzione dell’impegnativa di Cura
Domiciliare”, ha introdotto l’impegnativa di cura domiciliare distinguendo tra diverse tipologie e
definendole in relazione all’intensità del bisogno considerato e alla specifica tipologia di utenza.
La DGR 1338 introduce una nuova concezione del supporto alla domiciliarità, riconoscendo:
- un ruolo attivo al soggetto nella scelta del tipo di supporto considerato più appropriato al
bisogno espresso, che presuppone, per quanto attiene le competenze dei servizi, la
predisposizione di una informazione precisa e puntuale;
- una funzione specifica alla valutazione e selezione del bisogno nell’ambito del “paniere” di
offerta, a seguito dell’analisi requisiti di accesso previsti per ciascuna ICD;
- un processo di valutazione secondo l’approccio multidimensionale, che può esitare
nell’ammissione alla graduatoria aziendale, nell’attribuzione dell’impegnativa a fronte di un
progetto di miglioramento della qualità vita e del livello di assistenza, e prevede il
monitoraggio in itinere dell’efficacia dell’intervento attribuito.
L’impegnativa di domiciliarità rappresenta, in particolare, un nuovo strumento, a sostegno della
permanenza a domicilio di persone che presentano:
- una condizione di non autosufficienza sotto i profili sanitario e sociale ed una condizione di
disabilità che necessitano di sostegno ed assistenza continui;
- una adeguata presenza della rete di supporto familiare o sociale tale da consentire la
permanenza a domicilio;
- una condizione economica nei limiti indicati da ciascuna ICD e certificati mediante l’ISEE.
Il presente regolamento, sulla base della DGRV 1338 del 30.07.2013 “Istituzione dell’impegnativa
di Cura Domiciliare” e del Decreto del Segretario Regionale per la Sanità e il Sociale n.173 del 31
dicembre 2013, disciplina le modalità di accesso alle ICD specifiche dell’area disabilità che vanno
sotto la denominazione di ICDp per le persone con grave disabilità psichica ed intellettiva, in
sostituzione dei progetti di aiuto personale (L.162/98) e dei progetti di promozione delle Autonomie
(L. 284/97) e sotto la denominazione di ICDf, per le persone con disabilità fisico motorie in
sostituzione degli interventi di Vita Indipendente.
SEZIONE I
Percorso di accesso, criteri e strumenti di valutazione per l’ammissibilità all’ICDp
ART. 1 - Oggetto e finalità della sezione I del regolamento
La sezione I del presente regolamento disciplina, nell’ambito territoriale dell’A.Ulss n.1 Belluno, le
modalità di erogazione delle ICDp, in sostituzione degli interventi precedentemente erogati per la
promozione dell’autonomia personale e degli interventi di aiuto personale definiti dalla DGRV
n.1859/2006, esplicitandone gli obiettivi, i destinatari, le modalità e i requisiti di accesso e di
erogazione, la tipologia delle prestazioni nonché gli strumenti di valutazione delle domande.
Tale regolamento può subire eventuali integrazioni e modifiche a seguito di ulteriori indicazioni
operative da parte della Regione Veneto.
ART. 2 - Obiettivi
Gli obiettivi dell’ICDp sono:
- il conseguimento del massimo grado di autonomia delle persone con disabilità mediante
l’attuazione di interventi socio educativi ed assistenziali che devono integrarsi in un
progetto unitario, con gli interventi riabilitativi;
- la permanenza nel proprio nucleo abitativo familiare.
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ART. 3 - Destinatari
Sono destinatarie le persone con disabilità psichica ed intellettiva cui sia stato riconosciuto lo stato
di handicap grave (art.3 comma 3 L.104/92), di età compresa tra i 3 e i 64 anni di età, residenti nel
territorio dell’A.Ulss 1 Belluno.
ART. 4 - Criteri di ammissibilità
- diagnosi compatibile e rilevabile da documentazione sanitaria;
- età compresa tra i 3 e i 64 anni;
- certificazione di Invalidità civile;
- certificazione di handicap grave di cui all’art.3 comma 3 della L.104/92.
ART. 5 - Incompatibilità
L’assegnazione di una ICDp è incompatibile con:
- l’inserimento definitivo in strutture residenziali;
- la fruizione di altre tipologie di ICD.
E’ consentito, ai sensi del Decreto Regionale n°17 3/2013, l’erogazione dell’ICDp ai soggetti, il cui
Piano assistenziale Individuale prevede la contestuale fruizione dei servizi diurni per persone con
disabilità.
ART. 6 - Modalità di erogazione
L’attribuzione dell’ICDp può essere effettuata con le seguenti modalità:
- erogazione di un contributo economico da parte dell'A. Ulss n.1, calcolato su base
mensile, e assegnato con periodicità non superiore al trimestre mediante bonifico su
C/C bancario o postale, secondo le modalità previste dal presente regolamento. Tale
contributo viene corrisposto a fronte di spese documentate sostenute per l’assistenza o
per interventi di carattere educativo, secondo le modalità di cui ai successivi artt. 7 e 10;
- erogazione di un monte ore per attivazione di progetti di aiuto alla persona attraverso
l’acquisizione di servizi per prestazioni assistenziali e/o educative erogate dall’Unità
Operativa Disabilità dell'A.Ulss n.1 e/o attraverso Enti convenzionati con l’Azienda;
- erogazione di un mix delle due tipologie descritte entro il limite di budget assegnato alla
singola progettualità/impegnativa;
- l’A.Ulss n.1 predispone un tariffario delle prestazioni assistenziali ed educative, in
allegato al presente Regolamento, erogate direttamente o attraverso Enti convenzionati.
ART. 7 - Progetto e tipologia delle prestazioni
Il nucleo centrale dell’impegnativa di cura domiciliare è costituito dal Progetto Personalizzato, ai
sensi dell’art 14 della Legge 328/2000, che il soggetto interessato alla fruizione dell’ICDp presenta,
a corredo della domanda con l’individuazione delle azioni e delle prestazioni educative ed
assistenziali considerate più appropriate al bisogno rilevato e alla condizione di contesto. Le
prestazioni da individuare nel progetto vanno ricondotte all’elenco sotto indicato, allo scopo di
circoscrivere l’ambito di applicazione dello specifico intervento.
Le prestazioni dell’ICDp sono le seguenti:
A - assistenza nelle attività strumentali della vita quotidiana (iADL):
- assumere i farmaci in sequenza e dosi corrette;
- fare la spesa;
- preparare i pasti;
- fare il bucato;
- gestire piccole somme di denaro;
- usare il telefono per comunicare;
- utilizzare i mezzi di trasporto;
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B - assistenza nelle attività della vita quotidiana (ADL):
fare il bagno o la doccia/lavarsi;
- usare il wc/toilette;
- camminare in una stanza;
- spostarsi dal letto alla poltrona/sedia;
- vestirsi e svestirsi;
- mangiare.
C - interventi educativi e di integrazione sociale, finalizzati a sviluppare al massimo la
potenzialità della persona con disabilità nel campo dell’autonomia personale e sociale.
Nel progetto, l’interessato deve esplicitare la modalità richiesta di assegnazione dell’ICDp: se in
forma di contributo economico per l’acquisto di prestazioni educative e/o di assistenza; se in forma
di servizio organizzato, reso dall’Ente pubblico in forma diretta e/o attraverso Enti con lo stesso
convenzionato; se in una forma integrata delle due fattispecie indicate (contributo economico e
servizio) nel limite massimo delle risorse economiche assegnate al progetto.
I beneficiari di ICDp che scelgono l’erogazione di un contributo economico a copertura delle spese
sostenute per il proprio progetto assistenziale, devono avvalersi di operatori socio sanitari,
educatori professionali o assistenti personali assunti nell’ambito del contratto collettivo nazionale
badanti o attraverso altre forme di retribuzione comunque tracciabili (es. voucher).
I progetti possono essere:
- a carattere annuale
- a carattere temporaneo per particolari esigenze documentate
ART. 8 - iter di accesso all’ICDp
a) Informazione ai cittadini
L’A.Ulss n.1 garantisce l’informazione pubblica tramite la pubblicazione delle informazioni
aggiornate nel sito aziendale. Viene inoltre garantita l'informazione ai Medici di Assistenza Primaria,
ai Pediatri di Libera scelta, ai Comuni e alle associazioni dei Portatori d'interesse anche attraverso i
Tavoli Tecnici, disabilità e domiciliarità, del Piano di Zona.
Il Servizio territoriale per la disabilità (area età evolutiva o adulta) garantisce l’informazione agli
utenti in carico e a coloro che si rivolgono al servizio e nel caso di sussistenza dei requisiti attiva
l’Iter per la richiesta di impegnativa.
b) Presentazione della domanda
L’accesso all’ICDp è subordinato a domanda scritta, che può essere presentata con riferimento
all’anno solare, in qualsiasi momento, sull’apposito modulo, presso la sede del Distretto di
residenza o presso le sedi delle Unità Operative Disabilità.
Sono soggetti titolati a presentare la domanda:
- la persona interessata o legale rappresentante (genitore, tutore, curatore,
amministratore di sostegno);
- un familiare, anche non convivente, della persona interessata;
- una persona, preferibilmente convivente, di cui il Servizio Sociale accerti che provveda
effettivamente a garantire adeguata assistenza alla persona non autosufficiente.
La domanda deve essere corredata dai seguenti documenti:
- certificazione invalidità civile
- certificazione dello stato di handicap (Legge 104/92 art 3 comma 3)
- certificazione ISEE, ai sensi del DPCM 3 dicembre 2013 e come da direttive del Decreto
Regionale n°173 del 31/12/2013. Nelle more dell’app licazione dei provvedimenti attuativi
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-
-
del richiamato DPCM che ne consentano la piena ed efficace operatività certificativa e al
fine di evitare soluzioni di continuità, gli utenti presentano domanda corredata di
certificato ISEE individuale ai sensi della precedente normativa. La certificazione ISEE
familiare, ai sensi, del DPCM 3 dicembre 2013, qualora non già presentata nel corso
dell’anno 2014, deve essere comunque prodotta entro il 31/12/2014, al fine di consentire
la rimodulazione della graduatoria per l’anno 2015;
scheda Svamdi sanitaria compilata dal Medico di Assistenza Primaria e/o nel caso di
soggetti in età evolutiva dal Pediatra di Libera Scelta con data non antecedente a sei
mesi;
modulo del progetto personalizzato (allegato C)
La data della domanda è quella del protocollo dell’AUlss, che viene apposto quando la domanda è
completa dei documenti richiesti.
La persona può accedere ad una unica ICD e nel caso sia già titolare di una tipologia di ICD e/o ne
richieda l'accesso ad una diversa, in virtù di un cambiamento della condizione di salute, è tenuto a
rinunciare a quella precedentemente assegnata.
c) Valutazione e inserimento nella graduatoria
La richiesta di ICDp viene automaticamente inoltrata all’Unità di Valutazione Multidimensionale
Distrettuale (UVMD) per la verifica dei requisiti d’accesso e la valutazione attraverso SVaMDi, ai fini
della definizione del punteggio per l’accesso alla graduatoria aziendale.
Il Punteggio di Valutazione si definisce secondo la seguente formula stabilità dalla richiamata DGR
n.1338/2013.
Punteggio ICDp = PVal (Punteggio della valutazione) + ISEE max (30.000) * 10
ISEE (richiedente)
Concorrono a definire il Ponteggio di valutazione (PVal.)
- il profilo di gravità desunto da Svamdi (Funzioni Corporee e A&P con applicazione
dell'algoritmo ed esito di punteggio di gravità da 5 a 8 e superiore ad 8) per le persone
in età adulta e con un profilo di gravità desunto da Funzioni Corporee e alcuni domini di
Attività e Partecipazione selezionati da ICF CY per i soggetti in età evolutiva. (Peso 45)
- la condizione familiare: fattore ambientale Famiglia (ristretta e/o allargata, sia dal punto
di vista della composizione che di eventuali difficoltà legate alla presenza di particolari
condizioni di vulnerabilità) (Peso 8)
- la condizione abitativa: ambientale fattore ambientale riferito all’abitazione e alla
collocazione della stessa(peso 5)
- la fruizione di altri Servizi (Centri Diurni e Servizio di assistenza scolastica) come
elementi pesati da sottrarre al Punteggio determinato dai fattori di cui sopra evidenziati.
- la continuità dei progetti con un valore pari a due.
Il Punteggio complessivo così determinato viene rapportato all'ISEE secondo la formula di cui
sopra e consente la determinazione della posizione in graduatoria.
Nel caso di ISEEi pari a 0 il valore minimo del divisore corrisponde a 5.000,00 come da Decreto
Regionale n.173/2013.
d) attribuzione impegnativa
La quantificazione economica ed il licenziamento dei progetti viene effettuata a livello sovradistrettuale, attraverso la convocazione del Gruppo di Lavoro distrettuale composto da :
- Dirigente dell’U.O. Disabilità
- un assistente sociale per area sub-distrettuale disabilità dell’età adulta
- un assistente sociale per area sub-distrettuale dell’’età evolutiva
- un assistente amministrativo dell’UOC dei Servizi Sociali.
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La quantificazione dell'impegnativa è legata al progetto della persona e al fondo assegnato salvo la
verifica di disponibilità residua a fine anno; pertanto ciascun progetto, pur in considerazione di
quanto indicato in UVMD, potrà subire variazioni a fronte delle risorse disponibili da suddividere tra
le ICDp assegnabili e l’ammontare delle ore di assistenza richieste e, quindi, non trovare completa
copertura al momento dell’assegnazione. L’utente potenziale fruitore viene comunque informato e
dà conferma dell’accettazione attraverso un modulo allo scopo predisposto.
L’importo massimo erogabile è, di norma, pari a € 706,00, salvo situazioni particolarmente
complesse per le quali l’UVMD ritiene che il progetto individuale necessiti di un incremento di
risorse in presenza di gravi disabilità (disturbi comportamentali e/o pluridisabilità) che condizionano
la possibilità di usufruire di servizi extradomiciliari e comportano la necessità di assistenza
continuativa nelle attività della vita quotidiana. Eventuali progetti a superamento dell'importo
massimo assegnabile devono rientrare nelle risorse disponibili e nel numero di impegnative
assegnato a ciascuna Ulss dalla Regione.
Gli interessati ricevono comunicazione dall’Azienda ULSS n.1, con l’indicazione dell’ammontare
dell’impegnativa e degli adempimenti conseguenti alla liquidazione del contributo e/o all’erogazione
di servizi.
Il responsabile del caso avrà il compito di condividere con l’interessato e/o con la sua famiglia
l’esito delle decisioni prese in sede di coordinamento, definendo con precisione i contenuti del
progetto relativamente ad obiettivi, tempi, tipologia di prestazioni e verifiche periodiche.
L’assegnazione dell’ICDp si realizza all’interno di una presa in carico globale dell’utente da parte
del servizio.
Le domande che pur ammesse in graduatoria non trovano copertura economica, vengono inserite
nella sezione relativa alla lista di attesa per l’attribuzione della prima impegnativa resasi disponibile.
Le nuove domande presentate nel corso dell’anno sono oggetto di valutazione e immissione nella
graduatoria e finanziate fino ad esaurimento del fondo assegnato.
e) Graduatoria
La pubblicazione della graduatoria: la graduatoria viene aggiornata allo scadere del trimestre a
cura del Servizio Disabilità, nella fase di transizione e dal Gestore unico con l’avvio della procedura
gestionale informatizzata regionale.
Vengono raccolte in una sezione della graduatoria, nel corso del trimestre le nuove domande con
relativa valutazione e assegnazione di punteggio.
Entrano nelle graduatoria definitiva alla prima scadenza di trimestre disponibile acquisendo, se vi
sono impegnative disponibili, il diritto alla erogazione dell’ICD dalla data di valutazione in UVMD.
f) Gestione transitoria budget 2014
Considerata la necessità di garantire la possibilità di accesso ai cittadini non vincolata ai tempi di
presentazione della domanda ma accogliendo il bisogno nel momento in cui si manifesta, si
definisce un utilizzo del Fondo assegnato secondo la seguente ripartizione per l’anno 2014
considerato di transizione: 70% entro il primo trimestre dell’anno e il 30% per nuove progettualità,
secondo tre scaglioni destinati ai trimestri successivi.
ART. 9 - Validità della valutazione e dell’ICDp assegnata
La valutazione ha validità annuale. La ri-valutazione, qualora riscontri il mantenimento dei requisiti
minimi di accesso all’ICDp comporta la conferma dell’ICDp stessa per pari periodo, senza la reimmissione in graduatoria.
L’ICDp, qualora attribuita, resta valida sino a quando:
- la persona che l’ha presentata o la persona nel cui interesse è stata presentata
chiede di ritirare la domanda;
- la persona non autosufficiente si trasferisce in altra Regione, è deceduta o è
divenuta titolare di impegnativa di residenzialità;
80
la persona non mantiene i requisiti minimi di accesso;
il progetto definito in UVMD giunge a scadenza, prevedendo un tempo inferiore
all’anno, senza essere rinnovato.
Eventuali modifiche del progetto, conseguenti al variare della situazione sociale e/o sanitaria
possono essere apportate, su valutazione del Servizio disabilità, nel rispetto, comunque, della
quantificazione economica dell’ICDp assegnata.
Tali situazioni possono essere oggetto di analisi e valutazione nelle UVMD sovradistrettuali di
coordinamento con cadenza trimestrale.
-
ART. 10 - Rendicontazione
Nel caso in cui l’UVMD approvi l’erogazione dell’ICDp in forma di contributo economico, il
richiedente è responsabile della rendicontazione delle spese sostenute per la realizzazione del
progetto presentato, che si realizza attraverso l’assunzione diretta di personale (educativo o di
assistenza), o attraverso l’acquisto di prestazioni da enti o agenzie autorizzate.
Il richiedente è tenuto a presentare con periodicità non superiore al trimestre, ed entro i 30 gg. dallo
scadere del trimestre pena la decadenza dalla graduatoria e quindi dal diritto di erogazione
dell’ICDp, la documentazione attestante la spesa sostenuta; eventuali deroghe al trimestre possono
essere considerate solo a fronte di particolari e motivate situazioni; l’interessato è comunque tenuto
a conservare tutta la documentazione attestante la spesa.
L’A.Ulss si riserva facoltà di avviare rilevazioni a campione.
Nel caso di scelta di erogazione di servizi, l’utente è tenuto a confermare il prospetto riassuntivo
trimestrale dell’avvenuta fruizione del servizio controfirmando il report delle prestazioni desunto dal
sistema informativo [email protected] o da specifica modulistica predisposta dal servizio disabilità.
ART. 11 - Valutazione del processo e controlli
Trimestralmente va verificato l’impatto che l’introduzione delle impegnativa ha sul sistema della
domiciliarità.
Si considera utile identificare alcuni indicatori, tra gli altri, che possono rappresentare l’efficacia
dell’intervento e l’efficienza del processo. In particolare vanno considerati :
- coerenza /adeguatezza della risposta rispetto al bisogno espresso;
- coerenza e/o scostamenti nell’attribuzione economica rispetto alla richiesta e alla
valutazione;
- gestione dei tempi di attesa sia nell’accesso (domanda-valutazione) che
nell’attribuzione.
La valutazione di efficacia e della qualità dell’intervento avviene nell’ambito del rapporto diretto che
l’utente ha con il servizio disabilità.
A tal fine per ciascun progetto ammesso al finanziamento viene identificato un responsabile del
caso (case manager) con il compito di verificare in itinere il progetto concordato.
Il responsabile del caso, nell’ambito delle sue funzioni, controlla l’attuazione del progetto
personalizzato di assistenza, verifica l’espletamento degli impegni assunti dalla famiglia con i tempi
e le modalità previste dal programma assistenziale.
Le modalità di verifica devono prevedere la partecipazione della persona con disabilità e/o dei suoi
familiari.
Il Gruppo di Lavoro Distrettuale, inoltre si riunisce con cadenza semestrale per la verifica dei
bisogni, dei processi messi in atto e dello sviluppo che l’impianto dell’ICD ha rispetto alla qualità di
vita delle persone coinvolte.
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SEZIONE II
Percorso di accesso, criteri e strumenti di valutazione per l’ammissibilità all’ICDf
ART. 1 – Oggetto e finalità della sezione II
La sezione II del presente regolamento disciplina le modalità di erogazione degli interventi a
supporto della Vita Indipendente in ottemperanza a quanto disposto dalla DGR 1338/2013 e dal
Decreto Regionale n.173/2013
I Progetti di Vita Indipendente costituiscono il nucleo dell'ICDf, come modalità di intervento che si
differenzia in modo significativo dalle altre azioni a supporto della domiciliarità, riconoscendo e
valorizzando la soggettività e l'autodeterminazione individuale nell'organizzazione dell'assistenza
personale.
L'assistenza personale autogestita consente di rimanere nella proprio contesto domiciliare e
sociale, scegliendo il proprio assistente personale e definendo gli impegni, le mansioni, la
formazione attraverso uno specifico contratto di lavoro, gestito direttamente o avvalendosi della
collaborazione dei Centri di Servizio, dei Comuni o dei Soggetti del Terzo Settore (art. 5 L
328/2000)
Il titolare del progetto può, inoltre con il finanziamento assegnato acquistare attrezzature specifiche
per l'autonomia personale (compresa la domotica) non erogabili tramite Nomenclatore Tariffario di
cui al DM. 27 agosto 1999 n. 332.
ART. 2 - Obiettivi
Obiettivi dell'ICDf sono :
- sviluppare l'autodeterminazione e il miglioramento della qualità di vita delle persone con
disabilità fisico motoria;
- promuovere la personalizzazione degli interventi
- garantire la permanenza nella propria casa e nell'ambiente sociale di riferimento con
attenzione alle relazione sociali significative per la persona;
- supportare la famiglia con persone con disabilità nella gestione delle attività quotidiane;
- evitare la sovrapposizione di interventi economici con le medesime finalità;
- favorire la vita autonoma della persona con disabilità nella propria abitazione.
ART. 3 - Destinatari
Sono destinatari di detti interventi le persone adulte di età compresa tra i 18 e i 64 anni, per i quali
sia:
- certificata una disabilità fisico motoria, non correlata a deficit sensoriali o cognitivi;
- rilevata la capacità di autodeterminare la propria volontà;
- riconosciuto lo stato di handicap grave (art.3 comma 3 L.104/92) l’invalidità civile al
100% e l’attribuzione dell’indennità di accompagnamento.
Il limite dei 65 anni può essere superato, nei casi per i quali è già in atto un progetto al compimento
del 65 anni e verificato il sussistere delle condizioni descritte al paragrafo successivo.
Ai fini della valutazione di accesso sono da considerare:
- una condizione di non autosufficienza, intesa come limitazione nello svolgere,
autonomamente, le normali attività relativa alla cura, al mantenimento del proprio corpo e
alla mobilità. Tali limitazioni possono essere, in alcuni casi affrontati con l'impegno di
facilitatori relativi a Fattori tecnologici, (ausili e domotica) anche non erogabili tramite
Nomenclatore tariffario; in altri casi è solo l'intervento diretto dell'aiuto di altre persone che
può determinare l'assolvimento della attività richiesta come copertura del bisogno.
- una condizione di autonomia legata alla capacità di autodeterminazione della propria
esistenza, attraverso la rappresentazione e costruzione di un progetto di vita, con una
chiara identità personale percepita. Tale condizione è il presupposto per la gestione
autonoma del progetto di vita indipendente.
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ART. 4 - Criteri di ammissibilità
- diagnosi compatibile rilevabile da documentazione sanitaria;
- età compresa tra i 18 e i 64 anni;
- certificazione di Invalidità civile con attribuzione del 100% e riconoscimento
dell'Indennità di accompagnamento;
- certificazione di handicap grave di cui alla L.104 art.3 comma 3.
ART. 5 - Incompatibilità
L’assegnazione di una ICDf è incompatibile con:
- l’inserimento definitivo in strutture residenziali;
- accoglimento temporaneo (per il periodo di utilizzo di tali prestazioni) presso servizi
residenziali;
- fruizione di altri contributi che abbiano la medesima finalità (es. contributi del Ministero del
Lavoro e delle Politiche sociali)
- assegnazione di altra tipologia di ICD.
ART. 6 - Modalità di erogazione
L’attribuzione dell’ICDf si sostanzia di un contributo economico per l'assunzione di un assistente
personale, nell'ambito del proprio progetto di vita e/o acquisizione di ausili e strumentazione
domotica non previste nell’ambito del nomenclatore tariffario come evidenziato negli articoli
precedenti.
ART. 7 - Progetto e Tipologia delle prestazioni
Il nucleo centrale dell’impegnativa di cura domiciliare è costituito dal Progetto Personalizzato, ai
sensi dell’art 14 della Legge 328/2000, che il soggetto interessato alla fruizione dell’ICDf presenta a
corredo della domanda, utilizzando il modello di progetto allegato al presente regolamento (modello
Af) con l’indicazione di:
dati anagrafici
- composizione del nucleo familiare e risorse della rete
- condizione abitativa (titolo di uso, collocazione ambientale, presenza barriere);
- assistenza necessaria per un buon livello di qualità di vita;
- obiettivi che si intendono perseguire con la realizzazione del progetto ;
- prestazioni necessarie e modalità di gestione (utilizzo personale dei Centri di Servizio per
non autosufficienti dei Comuni o degli Enti del terzo settore, di cui all”art 5 della L.328
/2000 o di altri soggetto autorizzati scelti dalla persona o attraverso personale privato);
- quantificazione delle ore di assistenza e relativo preventivo di spesa espresso in ore
settimanali, mensili, annuali;
- eventuale preventivo di spesa per acquisto tecnologia per l'autonomia personale (non
erogabile tramite Nomenclatore Tariffario);
- durata del progetto;
- entità del contributo mensile proposto/richiesto.
L'assunzione dell’assistente personale può avvenire in forma diretta o attraverso il ricorso a Centri
di servizio per persone non autosufficienti, dei Comuni o degli Enti del Terzo settore.
La relativa spesa deve essere dichiarata direttamente nel progetto o attraverso un preventivo di
spesa da parte dell'Ente fornitore. Nel caso in cui la persona intenda avvalersi della collaborazione
di Soggetti del terzo settore deve essere acquisita una dichiarazione di disponibilità da parte degli
stessi che va allegata alla Domanda di ICDf.
Tenuto conto della nota regionale prot. n. 334757 del 19 giugno 2009, e considerata la finalità del
contributo, che è quella di attivare obiettivi di “Vita Indipendente”, di norma l’assistente personale
non deve essere legato alla persona con disabilità da vincoli di parentela o affinità. L’UVMD può
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prevedere l’assunzione di un familiare in via eccezionale solo nei casi in cui sia oggettivamente
documentata, da parte della persona, la motivazione per cui ritiene necessario ricorrere ad un
familiare e non a personale esterno. In questo caso il familiare dovrà essere in età lavorativa e
senza alcun tipo di rapporto di lavoro a tempo pieno. La proposta di assunzione di familiari,
esplicitata nel progetto e alle condizioni richiamate è a discrezione dell' UVMD che attribuisce
l'impegnativa.
ART.8 - ITER di ACCESSO all’ICDf
a) Presentazione della domanda
La domanda di ICDf può essere presentata con riferimento all’anno solare, in qualsiasi momento,
su apposito modulo, presso la sede del sub-distretto di residenza o presso le sedi delle Unità
Operative Disabilità.
Soggetto titolato a presentare la domanda è la persona interessata che richiede l’assegnazione
dell’Impegnativa di cura domiciliare
La domanda deve essere corredata dai seguenti documenti:
- certificazione Invalidità civile con percentuale del 100% ed indennità di
accompagnamento;
- certificazione dello stato di Handicap L.104/92 art. 3 comma 3;
- certificazione ISEE, ai sensi del DPCM 3 dicembre 2013 e come da direttive del decreto
Regionale n°173 del 31/12/2013. Nelle more dell’ap plicazione dei provvedimenti
operativi del richiamato DPCM che ne consentano la piene ed efficace operatività
certificativa e al fine di evitare soluzioni di continuità, gli utenti presentano domanda
corredata ISEE individuale ai sensi della precedente normativa. La certificazione ISEE
familiare, ai sensi, del DPCM, qualora non già presentata nel corso dell’anno 2014, deve
essere comunque prodotta entro il 31/12/2014, al fine di consentire la rimodulazione
della graduatoria per l’anno 2015;
- scheda SVaMDi sanitaria compilata dal Medico di Medicina Generale, possibilmente
non antecedente ai sei mesi;
- modulo del progetto assistenziale (allegato B).
b) Valutazione e inserimento nella graduatoria
La richiesta di ICDf viene inoltrata all’Unità di Valutazione Multidimensionale Distrettuale (UVMD)
per la verifica dei requisiti d’accesso e la valutazione attraverso SVaMDi ai fini della definizione del
punteggio per l’accesso alla graduatoria aziendale.
Criteri di attribuzione del punteggio :
Punteggio sanitario si genera nella somma dei domini delle Funzioni Corporee- (punteggio max 180
= 45domini*4)
- Punteggio di sintesi A&P con riferimento alle capacità ( punteggio max =13 domini*4= 52)
- Punteggio composizione familiare e condizione abitativa (punteggio max 15)
Il punteggio di sintesi che si genera dalle tre componenti Punteggio Sanitario, Punteggio di Sintesi
A&P e Punteggio Situazione Sociale (allegato B), viene rapportato ai 60esimi come previsto dalla
DGR1338/2013
Il punteggio di valutazione finale si definisce:
Punteggio ICDf = PVal + ISEE max (30.000)* 10
ISEE (richiedente)
Il PVal è costituito da:
- Valutazione della condizione soggettiva desunta da Funzioni Corporee (ICF) e set
domini di Attività e Partecipazione di ICF (peso 45)
- Condizione familiare / fattore ambientale Famiglia (ristretta e allargata, sia dal punto di
vista della composizione che di eventuali difficoltà legate alla presenza di particolari
84
-
condizioni di vulnerabilità) (Peso 8)
Condizione abitativa ambientale fattore ambientale riferito all’abitazione e alla
collocazione della stessa.(peso 5)
Continuità dei progetti con un valore pari a due.
Nel caso di ISEE pari a 0 il valore minimo del divisore corrisponde a 5.000,00 come da decreto
regionale n. 173/2013.
Inoltre viene anche pesata la necessità di continuità dei progetti individuali (allegato B).
La generazione e l’aggiornamento della graduatoria viene stabilita a livello aziendale con cadenza
trimestrale.
c) Attribuzione impegnativa
Il Direttore di Distretto o suo delegato convoca entro le scadenze previste dall’applicazione
transitoria (ogni 3 mesi) la UVMD per la valutazione e l'attribuzione dei pesi utili all'inserimento in
graduatoria. All'UVMD prendono parte oltre al coordinatore, il MMG della persona, l'Assistente
Sociale del Servizio sociale Disabilità Adulta e, ove previsto, dal servizio sociale del Comune di
riferimento della Persona e/o da altri professionisti di servizi che agiscono in modo integrato per il
progetto della persona.
L'UVMD provvede alla valutazione del progetto considerando prioritariamente la capacità di
autogestire autonomamente il progetto di vita indipendente e la possibilità concreta di raggiungere
gli obiettivi determinati attraverso l'attivazione di un programma di aiuto diretto. L'UVMD definisce
inoltre il responsabile del caso con il compito di monitorare e verificare con la persona interessata,
in itinere lo sviluppo, l'attuazione e l'uso delle risorse assegnata coerentemente con gli obiettivi
esplicitati nel progetto .
L’importo massimo mensile dell’impegnativa è di € 1.000,00. In linea generale, va considerato un
range di assegnazione dai 300,00 ai 1.000,00 € mensili fermo restando il finanziamento
complessivamente assegnato corrispondente all’importo annuo massimo dell’ICDf per n.26 utenti
equivalenti. Sulla base del bisogno rilevato con riferimento al numero di domande presentate e
ammesse, l’importo può essere rimodulato a partire da un valore minimo di 300,00 euro mensili.
L’immissione in graduatoria e l’attribuzione dell’impegnativa vengono comunicate all’utente da parte
del coordinamento aziendale della disabilità con l’indicazione dell’ammontare dell’impegnativa, dei
tempi per la presentazione del contratto di assunzione del proprio assistente personale e dei
compiti conseguenti per la liquidazione e/o erogazione di servizi.
Ogni tre mesi viene redatta una nuova sezione della graduatoria fino al completamento del budget
assegnato per le ICDf.
d) Graduatoria
La pubblicazione della graduatoria: la graduatoria viene aggiornata allo scadere del trimestre a
cura del Servizio Disabilità Età Adulta.
Vengono raccolte in una graduatoria transitoria nel corso del trimestre le nuove domande con
relativa valutazione e assegnazione di punteggio.
Tali domande entrano nelle graduatoria definitiva alla prima scadenza di trimestre disponibile
acquisendo, se vi sono impegnative disponibili, il diritto alla erogazione dell’ICD dalla data di
valutazione in UVMD.
La disponibilità dell’impegnativa e l’attribuzione all’utente vengono comunicate dal case manager,
avuta l’informazione dal gestore graduatoria della disponibilità e dell’entità del contributo.
Può verificarsi che l’entità della impegnativa non corrisponda a quanto richiesto dalla persona con
la presentazione della domanda del progetto.
L’utente potenziale fruitore viene comunque informato e dà formale conferma dell’accettazione o
della rinuncia .
85
f) Gestione budget
Considerata la necessità di garantire la possibilità di accesso ai cittadini non vincolato ai tempi di
presentazione della domanda ma accogliendo il bisogno nel momento in cui si manifesta, si
definisce un utilizzo del Fondo assegnato secondo la seguente ripartizione:
70% entro il primo semestre dell’anno 2014 e il 30% per nuove progettualità secondo scadenze
trimestrali. Eventuali residui non utilizzati vengono ripartiti proporzionalmente tra i beneficiari o
trasferiti ad altra linea d’intervento nell’ambito della disabilità.
ART. 9 - Validità della valutazione e dell’ICDf assegnata
La valutazione ha validità annuale. La ri-valutazione, qualora riscontri il mantenimento dei requisiti
minimi di accesso all’ICDf, comporta la conferma dell’ICDf stessa per pari periodo, senza la reimmissione in graduatoria.
L’ICDf, qualora attribuita, resta valida sino a quando:
- la persona che l’ha presentata o la persona nel cui interesse è stata presentata
chiede la sospensione del progetto;
- la persona si trasferisce in altra Regione, è deceduta o è divenuta titolare di
impegnativa di residenzialità;
- la persona non mantiene i requisiti minimi di accesso;
- il progetto definito in UVMD giunge a scadenza, prevedendo un tempo inferiore
all’anno, senza richiesta di rinnovo.
ART. 10 - Rendicontazione
La rendicontazione delle spese sostenute per l’assunzione di un assistente personale o per
l’acquisto di ausili esclusi dal Nomenclatore tariffario sono oggetto di autocertificazione da parte
dell’interessato e, su richiesta, integrata con la documentazione attestante la spesa sostenuta.
La persona interessata è, pertanto, tenuta a conservare tutta la documentazione ad esibirla in caso
di controlli da parte del personale incaricato.
ART. 11 - Valutazione del Processo e Controlli
Trimestralmente va verificato l’impatto che l’introduzione delle impegnativa ha sul sistema della
domiciliarità.
In particolare si considerano indicatori da monitorare:
- la coerenza /adeguatezza della risposta rispetto al bisogno espresso,
- La coerenza o gli scostamenti nell’attribuzione economica rispetto alla richiesta e alla
valutazione;
- La gestione dei tempi di attesa sia nell’accesso (domanda-valutazione) che
nell’attribuzione.
- La gestione delle nuove domande.
Sul piano operativo e di rapporto diretto con l’utente viene identificato un responsabile del caso
(case manager) con il compito di verificare in itinere il progetto concordato. Il responsabile del caso,
nell’ambito delle sue funzioni, controlla l’attuazione del progetto personalizzato.
Le modalità di verifica devono prevedere la partecipazione della persona con disabilità.
86
SEZIONE III
Norme generali
La sezione III disciplina del procedimento e definisce la responsabilità dei Servizi e degli uffici
coinvolti nel processo di attribuzione, assegnazione e gestione dell’impegnativa di cura domicliare
in area disabilità.
I Servizi/ Uffici chiamati alla collaborazione, secondo le rispettive aree di competenze sono :
- l’Unità Operativa disabilità e le articolazioni territoriali;
- il Gestore Unico;
- l’Unità operativa Complessa Centrale dei Servizi Sociali.
Quadro delle responsabilità
L’Unità Operativa Disabilità, mediante le unità territoriali afferenti:
- predispone il Regolamento, gli allegati e gli strumenti per l’applicazione della richiamata
normativa e ne aggiorna il quadro di riferimento a seguito di integrazioni e variazioni
normative regionali e nazionali;
- definisce le modalità di informazione ai cittadini, attraverso i servizi, e avvalendosi della
strumentazione aziendale;
- raccoglie le domande di ICDp e ICDf, le istruisce e organizza le UVMD per la
valutazione
- valuta le domande, determina il punteggio e ordina la graduatoria nella fase transitoria;
- alimenta il portale regionale utilizzandone il dispositivo gestionale nella fase a regime;
- organizza a scadenze definite i gruppi di lavoro sovra distrettuali per l’assegnazione
economica delle impegnative di domiciliarità;
- trasmette i dati relativi alla graduatoria – nella fase di transizione al Gestore Unico per la
liquidazione dei contributi;
- produce, trimestralmente, i report delle prestazioni assicurate direttamente e/o mediante
personale degli Enti Convenzionati e le trasmette, vidimate dall’utente, all’U.O.C. dei
Servizi Sociali al fine del rimborso dei costi sostenuti dalla gestione Servizi Sociali del
Bilancio Aziendale;
- monitora la qualità dell’impatto dell’ICD nella vita degli utenti a sostegno della
domicliarità
Il Gestore Unico
- provvede alla liquidazione dei contributi
- si raccorda con il Servizio economico finanziario per la corretta contabilizzazione dei
contributi e ne cura la rendicontazione;
- acquisisce e controlla la documentazione e le autocertificazioni delle spese sostenute
da parte degli utenti e provvede alle comunicazioni relative ai tempi stabiliti per la
presentazione delle stesse.
L’U.O.C.
-
collabora alla definizione delle graduatorie e costituisce il punto di riferimento per gli
aspetti relativi alla valorizzazione economica dei progetti ;
trasmette al Gestore Unico il quadro aggiornato unitario della valorizzazione economica
dei progetti per la liquidazione dei contributi;
si raccorda con il Gestore Unico e il Servizio Economico Finanziario per il rimborso dei
costi sostenuti dalla Gestione Servizi Sociali per prestazioni agli utenti.
Il Presente Regolamento è oggetto di revisione periodica anche a seguito di integrazione, e
modificazioni introdotte dalla normativa regionale e nazionale di riferimento.
87
Allegati
ALLEGATO A
SCHEMA CALCOLO PUNTEGGIO ICDp
adulti
PROFILO DI
GRAVITA'
Profilo 4 (algoritmo
Svamdi ) punteggio da
5a8
peso 45
Profilo 5(algoritmo
Svamdi) punteggio sup.
a 8 fino a 9,6
modalità di
calcolo
punteggio 9,6 = 45
punteggi inferiori in
proporzione
soggetti in età
evolutiva
funzioni Corporee 46
domini punteggio max
184
- nucleo familiare anagrafico composto da genitori anziani
(ultrasessantacinquenni) e dalla persona disabile
CONDIZIONE Abitazione servita
ABITATIVA
ED
AMBIENTALE
Peso 5
Poco servita
Isolata
Abitazione priva di barriere
Abitazione con barriere esterne o interne
tipologia frequenza
Frequenza piena
88
8
1
3
0
1
2
CONTINUITA' valutazione di efficacia di continuità del progetto in essere
del
PROGETTO
% abbattimento
6
0
Abitazione con barriere sia interne che esterne
Centro Diunro
punteggio assegnabile
6
- grave situazione di salute o disabilità documentata di uno o più
componenti del nucleo familiare anagrafico che incide sulla capacità di
cura del nucleo medesimo
2
Frequenza parziale
1 GIORNO
15
10
2 GIORNI
30
20
3 GIORNI
45
40
4 GIORNI
60
50
5 GIORNI
75
50
Assistenza scolastica
punteggio di 284 = 45
punteggi inferiori in
proporzione
Domini di A&P 20
domini punteggio max
100
tipologie
FATTORE
AMBIENTALE - nucleo familiare anagrafico composto da un unico familiare adulto e
dalla persona disabile
FAMIGLIA
Peso 8
FRUIZIONE
DI ALTRI
SERVIZI
modalità di calcolo
Fino a 8 ore assistenza
settimanali
Fino a 16 ore
assistenza settimanali
Fino a 24 ore
assistenza settimanali
20%
40%
80%
89
Allegato B
SCHEMA CALCOLO PUNTEGGIO ICDf
adulti
modalità di calcolo
CONDIZIONE
SOGGETTIVA punteggio di gravità
Funzioni corporee
(45 domini di cui Funzioni mentali punteggio max 29 e altre
funzioni punteggio max 94)
Attività e Partecipazione 13 domini di A&P *4 punteggio max 52
tipologie
FATTORE
AMBIENTALE
FAMIGLIA
Peso 8
CONDIZIONE
ABITATIVA ED
AMBIENTALE
Peso 5
CONTINUITA'
del
PROGETTO
8
vive in famiglia con compiti di responsabilità genitoriali nei confronti
di figli minori o di genitori anziani.
6
grave situazione di salute o disabilità documentata di uno o più
componenti del nucleo familiare anagrafico che incide sulla capacità di
cura del nucleo medesimo
7
Abitazione servita
0
Poco servita
1
Isolata
3
Abitazione priva di barriere
0
Abitazione con barriere esterne o interne
1
Abitazione con barriere sia interne che esterne
valutazione di efficacia di continuità del progetto in essere
2
2
abbattimento % sul Pval
90
punteggio assegnabile
vive solo (ad esclusione personale di assistenza)
15% per un intervento di assistenza domiciliare superiore a 6 ore sett.
30% per un intervento di assistenza domiciliare superiore a 12 ore
sett.
ALLEGATO C (moduli progetti)
Allegato ICDf Descrizione del progetto proposto
IMPEGNATIVA DI CURA DOMICILIARE ICDf
PROGETTO
DA ALLEGARE ALLA DOMANDA
Il sottoscritto ____________________________________________________________________
nato a _______________________il______________residente a ______________
_____________________________in via __________________
tel.____________________________
allegato alla domanda per ottenere l’assegnazione di una impegnativa di Cura domiciliare
presenta il seguente progetto:
FINALITA’
(barrare una o più delle opzioni sotto riportate assegnando un ordine di priorità 1,2,3 ,4).
garantire le necessarie azioni di supporto per una vita personale e familiare, anche in
funzione dell’esercizio delle responsabilità genitoriali e familiari nei confronti dei figli a
carico e del coniuge;
avere a disposizione il sostegno per:
-
la prosecuzione dell’esperienza lavorativa e/o occupazionale in atto
l’avvio dell’esperienza lavorativa nell’anno in corso
promuovere le condizioni per il diritto allo studio e il supporto necessario alla frequenza di
corsi di istruzione e di formazione finalizzati a configurazioni lavorative;
sostenere le esperienze di integrazione sociale, di partecipazione ad attività sportive,
ricreative e culturali e di mantenimento (miglioramento della vita di relazione)
Altro (specificare)
_____________________________________________________________________________
_______________________________________________________
91
OBIETTIVI
(assegnando un ordine di priorità con l’indicazione di 1 , 2 o 3 ) :
Assistenza domiciliare (cura della persona e cura della casa), per favorire il
la propria;
permanere presso
Integrazione sociale ( sostegno al lavoro in essere o al lavoro in prospettiva, supporto
all’integrazione scolastica e formativa, attività ricreative, sportive di socializzazione)
Accessibilità e mobilità (trasporto, accompagnamento, assistenza).
altro
________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________
________________________________
Intende avvalersi dell’ IMPEGNATIVA DI CURA DOMICILIARE per far fronte ai seguenti
bisogni:
alzarsi dal letto
coricarsi
lavarsi le mani e il viso
assistenza notturna
lavarsi i capelli e pettinarsi
pulire la casa
uso dei servizi igienici
fare la spesa
igiene intima
preparazione pasti
fare il bagno o la doccia
mangiare
vestirsi e spogliarsi
bere
gestire la presenza di ospiti
Utilizzo strumenti informatici
riordinare
disbrigo pratiche burocratiche
accompagnamento fuori casa
assistenza personale in ambiti di studio
guida dei mezzi a disposizione
assistenza personale in ambito universitario
utilizzo di mezzi pubblici accessibili
accompagnamento al lavoro
attività sportive
aiuto sul posto di lavoro
spostarsi in carrozzina
attività di tempo libero
aiuto nel cammino
viaggi
92
attività culturali
semplici interventi socio-sanitari della vita
Altro _________________
quotidiana
gestione degli ausili
Altro _________________
Modalità di gestione
□ Assunzione Diretta con personale privato
□ Assunzione Indiretta (es. tramite cooperativa)
□ Acquisto o noleggio ausili non erogabili tramite Nomenclatore Tariffario
delle Protesi (DM 27.08.1999, n. 332) per un costo di
__________________________________
La durata dell’intervento di assistenza è di:
un anno (52 settimane), per la copertura del quale si prevede una spesa
complessiva di € ______________________
sei mesi o superiori a sei mesi (n°
settimane) per la copertura del quale si
prevede una spesa complessiva di € ______________________
meno di sei mesi ( n°
settimane ) per la copertura del quale si prevede
una spesa complessiva di € ______________________
Fruisce al momento dei seguenti
servizi, interventi e contributi:
Ass. Domiciliare per ore __________/sett.
contributo Home care Premium
Altro (specificare)_______________________
Dichiarazione di responsabilità
Il sottoscritto, ai sensi degli artt. 46 e 47 del D.P.R. 20 dicembre 2000, n. 445, consapevole
della responsabilità penale, derivante da falsità e da dichiarazioni mendaci, prevista dall’art. 76
del medesimo decreto, dichiara che i dati sopra riportati sono completi e veritieri.
93
Data __________________
Firma ___________________
Il sottoscritto si dichiara consapevole che l’impegnativa di Cura domiciliare ICDf (ex contributo
Vita Indipendente) per il 2014 esclude qualsiasi altro tipo di contributo regionale (ad es. ex
assegno di cura ICDb).
Data __________________
94
Firma ___________________
IMPEGNATIVA DI CURA DOMICLIARE
ICDp
DESCRIZIONE DEL PROGETTO PROPOSTO
Il sottoscritto_______________________________________________________________
nato a ______________________________ il ____________________________________
residente a __________________________ in via _________________________________
tel. ________________________________
nel presentare domanda di Impegnativa di Cura Domiciliare P a favore di:
__________________________________________________________________________
nato a ______________________________ il ____________________________________
residente a __________________________ in via _________________________________
intende avvalersi dell’Impegnativa di cura domiciliare P per i seguenti bisogni socio-assistenziali:
a) assistenza nelle attività strumentali della vita quotidiana (iADL):
ჱ assumere i farmaci in sequenza e dosi corrette;
ჱ fare la spesa;
ჱ preparare i pasti;
ჱ fare il bucato;
ჱ gestire piccole somme di denaro;
ჱ usare il telefono per comunicare;
ჱ utilizzare i mezzi di trasporto
b) assistenza nelle attività della vita quotidiana (ADL):
ჱ fare il bagno o la doccia/lavarsi;
ჱ usare il wc/toilette;
ჱ camminare in una stanza;
ჱ spostarsi dal letto alla poltrona/sedia;
ჱ vestirsi e svestirsi;
ჱ mangiare.
c) interventi educativi e di integrazione sociale, finalizzati a sviluppare al massimo la
potenzialità della persona con disabilità nel campo dell’autonomia personale e sociale.
ჱDWWLYLW¢VYROWDGDHGXFDWRULჱ DWWLYLW¢VYROWDGDRSHUDWRULVRFLRVDQLWDUL
$WDOILQHVL&KLHGH
ჱ la prestazione diretta con operatori socio-sanitari dell’Ulss e/o in convenzione:
95
per un totale complessivo di ____ ore settimanali di intervento dell’operatore socio – sanitario (max
9 ore settimanali)
ჱ un contributo economico a copertura delle spese sostenute:
per una spesa mensile complessiva di € ____________che verrà rendicontata certificando le spese
sostenute;
OHVSHVHDPPHVVHULJXDUGDQR
ჱassunzione diretta per assistenza a persona non autosufficiente (non familiare entro il terzo grado);
ჱacquisto di servizi/prestazioni tramite cooperativa sociale (es. SAD);
ჱcontratto con agenzia per la fornitura di personale di assistenza.
Nel caso di progetto che prevede la contemporanea attivazione delle due modalità si è pregati di
barrare entrambe le tipologie, determinando la quantificazione richiesta per ciascuna tipologia
d’intervento.
Nella seconda fattispecie di cui sopra, in caso di accoglimento della presente istanza e successiva
assegnazione di contributo, il soggetto si impegna a rendicontare le spese sostenute e a rendere
disponibile la documentazione attestante l’utilizzo del contributo, in qualsiasi momento, al
personale incaricato dall’Azienda Ulss 1.
Ai fini dell’assegnazione dell’Impegnativa il sottoscritto dichiara:
1. SITUAZIONE SOCIO FAMILIARE
Nella descrizione della composizione del nucleo familiare si fa riferimento al nucleo anagrafico di residenza e alle
persone della famiglia allargata con cui sono in essere stabili relazioni di reciprocità
Problemati
Rapporto di
Nome e Cognome
Data di nascita
Professione
parentela
Indicare nella colonna 6 problematiche rilevanti con:
A la presenza persone anziani non autosufficienti e/o con malattie degenerative o croniche;
B la presenza di adulti disabili o con patologie degenerative e croniche
C la presenza di minori con necessità di cure particolari
96
Comune di residenza
che
rilevanti
2. informazioni in merito alla CONDIZIONE ABITATIVA
TITOLO DI GODIMENTO (una sola risposta)
In affitto da:
privato
pubblico
E’ in atto lo sfratto esecutivo?
si no
Altro ____________________________________________
proprietà
usufrutto
titolo gratuito
altro
______________________________________________
DISLOCAZIONE NEL TERRITORIO (una sola risposta)
Rispetto ai servizi pubblici (es. negozi di alimentari, farmacia, trasporti)
servita
poco servita
isolata
Note: ___________________________________________________________________________________________
BARRIERE ARCHITETTONICHE
assenti
esterne
interne
Note: ______________________________________________________
______________________________________________________
Piano
_______________
Ascensore
si no
3. Fruizione , in atto, dei seguenti servizi
frequenza centro diurno per ore _____/sett.
Assistenza scolastica per ore _____/sett.
contributo Home care Premium
Ass. Domiciliare per ore __________/sett.
Altro (specificare)_______________________
Dichiarazione di responsabilità
Il sottoscritto, ai sensi degli artt. 46 e 47 del D.P.R. 20 dicembre 2000, n. 445, consapevole
della responsabilità penale, derivante da falsità e da dichiarazioni mendaci, prevista dall’art. 76
del medesimo decreto, dichiara che i dati sopra riportati sono completi e veritieri.
Data __________________
Firma ___________________
Il sottoscritto si dichiara consapevole che l’impegnativa di Cura domiciliare ICDp (ex Aiuto
Personale o progetto autonomia) per il 2014 esclude qualsiasi altro tipo di contributo regionale
(ad es. ex assegno di cura ICDb).
Data __________________
Firma ___________________
97
98
99
Allegato alla deliberazione n°300 del 21/03/2012
Convenzione
Progetto personalizzato di integrazione sociale
nell’ambito di attività di volontariato
TRA
L’associazione ______, rappresentata da _________ (indicare il ruolo rappresentativo del
sottoscrittore: Presidente, Rappresentante legale, …), nato a ___ il ______ e residente a
___ in via ______
E
L’Azienda Ulss 1 nella figura del Direttore del distretto , dott. …………… nato a ………..il
……………. Residente a …………………………., incarico alla sottoscrizione della
presente convenzione con atto deliberativo n.300/2012
PREMESSO
che l’Azienda ULSS n. 1 di Belluno, nello svolgimento della propria funzione di favorire
l’integrazione sociale delle persone disabili così come previsto dalla normativa nazionale e
regionale e secondo le strategie di sviluppo dell’offerta dei servizi per l’area della disabilità
indicate nel Piano di Zona 2011 - 2015, ha predisposto il progetto dal titolo “Progetti di
integrazione nella Comunità ” ;
che
nell’attuazione
del
progetto
specifico
in
favore
del
sig.re/ra…………………………………..l’Azienda ULSS n. 1 ha chiesto la collaborazione
dell’associazione ………………………………………………………al fine di favorire
l’inserimento delle persone disabili nella compagine dell’associazione, per lo svolgimento
delle normali attività organizzate per il perseguimento degli scopi sociali della stessa ed
incrementare la partecipazione della persona con disabilità alla vita della comunità;
che l’attività proposta rientra nel progetto globale del sig./ra (indicare il nominativo
dell’utente) definito in sede di Unità Valutativa Multidimensionale, allo scopo di mantenere,
consolidare e se possibile incrementare le abilità, nonché le proprie caratteristiche
relazionali e sociali;
che l’attività, allo scopo concordata, ha esclusivamente finalità educative /formative mirate
alla crescita della persona con disabilità e al potenziamento delle sue abilità, favorendo e
migliorando l’inclusione sociale della persona stessa nel proprio contesto di vita,
promuovendo la partecipazione attiva ed il protagonismo attraverso forme di volontariato
sia all’interno di associazioni che di altri contesti non profit;
che l’attività svolta non si configura in nessun caso come attività lavorativa né come
inserimento sociale in contesto lavoratvo, di cui alle norme previste dalla legislazione
vigente,
SI CONVIENE
La collaborazione fra il Distretto socio Sanitario dell’A.Ulss 1 – Unità Operativa Disabilità
e l’Associazione ………………………………………….. nei termini e per le finalità descritti
in premessa;
L’Associazione ……………………………………………………..si impegna a:
- partecipare, in collaborazione con gli operatori indicati dall’Azienda ULSS n. 1, alla
definizione del progetto personalizzato del/la sig./ra ________
-
accogliere presso le proprie strutture il/la sig./ra _________ coinvolgendola nelle
attività sociali secondo quanto previsto dal progetto personalizzato;
-
individuare fra i propri associati una persona di riferimento per il destinatario del
progetto che collaborerà con gli operatori dei servizi per il buon esito dello stesso.
L’Azienda ULSS s’impegna a rispettare i seguenti obblighi:
- Individuare l’operatore che svolgerà, secondo i modi ed i tempi previsti dal progetto
personalizzato, una funzione di facilitazione nella fase di primo inserimento e, per
tutta la durata del progetto, ed una funzione di supporto all’associazione nella
funzione di integrazione del/la sig./ra ______ nella propria compagine sociale;
-
predispone, fino all’acquisizione di ruolo di “socio” del/la sig.ra ______, le
necessarie coperture assicurative per la responsabilità civile contro terzi e per il
rischio d’infortuni posti in forma di auto assicurazione
La presente convenzione ha decorrenza dal ………………………………al
………………….. , prorogabile all’occorrenza.
Data e luogo
Per l’associazione
___________________________
Per il Distretto Socio sanitario
A.Ulss 1
____________________________
Conferenza dei
Sindaci Ulss 1
- Piano di Comunità - Sviluppo del Sistema Informativo Territoriale
Pag. 1
- Piano di Comunità - Sviluppo del Sistema Informativo Territoriale
Pag. 2
PREMESSA
AREE DI SVILUPPO 2014-2015
PAG. 5
PAG. 5
1.
CENTRALE OPERATIVA TERRITORIALE
PAG. 5
2.
RESIDENZIALITÀ PER ANZIANI
PAG. 6
3.
HOSPICE
PAG. 7
4.
CURE DOMICILIARI INTEGRATE
PAG. 7
5.
DISABILITÀ
PAG. 8
6.
CONSULTORI FAMILIARI
PAG. 9
SINTESI RISORSE INVESTITE
PAG. 9
IPOTESI DI SVILUPPO 2014 -2016
1.
RESIDENZIALITÀ PER ANZIANI
PAG.10
PAG.10
2.
CURE DOMICILIARI INTEGRATE
PAG.10
3.
DISABILITÀ
PAG.10
4.
CONSULTORI FAMILIARI
PAG.11
5.
MANUTENZIONE ED ASSISTENZA SOFTWARE E DI CONTENUTO
PAG.11
- Piano di Comunità - Sviluppo del Sistema Informativo Territoriale
Pag. 3
- Piano di Comunità - Sviluppo del Sistema Informativo Territoriale
Pag. 4
Sviluppo del Sistema Informativo Territoriale – Progetto di sistema
Sistema [email protected]: procedura informatica per la gestione del registro delle impegnative di
residenzialità e della graduatoria unica di accesso alle strutture residenziali; componente ADI;
Componente ICF-S.Va.M.Di e componente gestione Minori.
Premessa
Sistema [email protected] è stato introdotto nel territorio della Azienda ULSS 1 a partire dal 2003 come
progetto di sistema e rete integrata. Nel corso degli anni, attraverso interventi di sviluppo e di
aggiornamento per effetto delle normative regionali, il sistema si è esteso dall’area anziani
(residenzialità e cure domiciliari), all’area della disabilità (attivazione ICF e S.Va.M.Di) e UOIAF. Il
sistema ha subito gli aggiornamenti in virtù dalle recenti normative di modifica della SVAMA (DGR
2961 del 28/12/2012) e della SVAMDI (DGR 2960 del 28/12/2012).
Tutte le attività di sviluppo sono state precedute e accompagnate da attività formative per il
personale coinvolto che hanno consentito a tutti di conoscere i meccanismi di funzionamento
del sistema.
Aree di Sviluppo 2014-2015
1. Centrale Operativa Territoriale
a. Obiettivi – A partire dal modello Nazionale di Porta Unitaria di Accesso alla rete dei
servizi la Regione del Veneto ha assegnato ai Direttori generali delle A. ULSS Venete
il compito di attivare le Centrali Operative Territoriali (COT).
L’introduzione di un modulo per la gestione della Centrale Operativa Territoriale,
tenuto conto dei nuovi operatori che la dovranno gestire e considerando che la
stessa, in futuro, possa essere “aperta” ad un accesso diretto del cittadino,
comporta la necessità di procedere ad una sere di “adeguamenti” dei sistemi A.
ULSS che permettano un salto evolutivo importante dell’intera piattaforma di
territorio della A. ULSS.
Gli ambiti di intervento sono e saranno almeno tre.
1. UN ADEGUAMENTO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI SISTEMI ESISTENTI:
L’infrastruttura di software di sistema. Occorrerà infatti intervenire sul
piano delle licenze del software database e dei sistemi operativi di base per
sostenere il passaggio al web e accrescere i livelli di sicurezza e di
performace.
La
piattaforma
Sistema
[email protected]
deve
essere
portata
completamente su web. Occorre quindi prevedere quell’insieme di attività
che consentano la migrazione su web del sistema A. ULSS, le attività
connesse di installazione, riparametrizzazione di alcune parti del sistema,
testing di pre-produzione e, infine, la gestione di alcune attività di
formazione collegate ad alcune nuove componenti. La migrazione al WEB è
precondizione per poter operare l’installazione della infrastruttura per gestire
la Centrale Operativa Territoriale che opera appunto per sua natura su WEB.
2. UN AMPLIAMENTO DEI SUPPORTI INFORMATIVI/INFORMATICI CON SPECIFICHE
IMPLEMENTAZIONI:
Occorre prevedere l’acquisizione delle licenze software per la gestione
della Centrale Operativa Territoriale (licenze illimitate per un uso
sull’intero territorio A. ULSS).
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Occorre poi provvedere alla piena integrazione tra COT e Sistema
[email protected] per garantire un percorso di presa in carico integrata nelle
situazioni più complesse. Questo implica un’attività di analisi, sviluppo e
adeguamento dei sistemi per rendere ancora più efficaci le funzionalità della
COT e quelle di [email protected] Questo processo di integrazione favorirà oltremodo
il processo di abbandono della carta per passare ad una tracciabilità dei
processi e ad una gestione degli stessi praticamente quasi solo
informatizzata.
b. Azioni svolte - è stata installata la versione web di Atlante per il testing ed è stata
attivata la COT per le componenti essenziali e capaci di rispondere agli obiettivi
fissati per il 2014. Verranno attivate gradualmente tutte le funzionalità previste.
c. Risultati – i risultai di questa “rivoluzione” nei sistemi si potranno vedere a partire da
maggio/giugno 2014 con l’apertura del sistema web per competenza a tutti gli attori
del territorio già coinvolti nelle procedure di Sistema [email protected]
d. Criticità – le criticità sono legate al fatto che la continua estensione del sistema
comporta anche coerenti adeguamenti di infrastruttura che non sempre sono
possibili. Su questo gli uffici competenti della A. ULSS stanno facendo le opportune
verifiche.
e. Risorse impiegate – l’aggiornamento della procedura con il modulo COT a licenze
illimitate, formazione e servizi comporta per la A. ULSS un impegno di € 45.770,00.
2. Residenzialità per Anziani
a. Obiettivi – Per l’area della residenzialità dopo la messa a regime nel corso del 2008
si è presentata la necessità di adeguare il sistema alle nuove disposizioni, DGR 2961
del 28/12/2012, che prevedeva un aggiornamento della scheda di valutazione e
l’adeguamento del flusso per la residenzialità e semiresidenzialità.
b. Azioni svolte - oltre all’adeguamento del sistema si è proceduto ad analizzare le
procedure di interoperabilità con le Unità Di Offerta Residenziale e Semiresidenziale
per garantire alle UDO di mantenere gli investimenti effettuati in procedure ICT
interne evitando il doppio lavoro. Inoltre è stato avviato il passaggio alla versione
web di sistema [email protected] con l’aggiunta di alcune funzionalità di particolare interesse.
c. Risultati – L’adeguamento della procedura di gestione della S.Va.M.A., con
l’inserimento delle variazioni previste dalla normativa e dai nuovi flussi, sono state
gestite in modo molto integrato ed efficace. La disponibilità alla gestione di
interscambio dati tra A. ULSS e UDO renderà ancora più agevole tutto il sistema.
d. Criticità – sul piano della interoperabilità è stata individuata una prima struttura per
mettere a punto la soluzione e garantire correttezza di funzionamento. Completata
questa fase si potrà proporre metodologia e tracciato anche alle altre UDO che
desiderino seguire questa prassi. Per quanto concerne i tracciati 5 e 6 a carico delle
Unità Di Offerta del territorio (relativi a ore, costi e ore di formazione per il
personale dipendente e non; giornate per assenze di lunga durata – malattia e
maternità; costi per ausili; ore personale volontario per assistenza diretta; giornate
di apertura dei centri diurni; costi di periodo per MMG, farmaci e altro) la A. ULSS
ha adottato una soluzione temporanea proposta dal fornitore in attesa di avviare il
sistema Charta (sistema che consentirà di raccogliere una serie di informazioni
ulteriori finalizzate alla mappatura dei fenomeni nel nostro territorio) che consentirà
alle UDO di mantenere aggiornati e storicizzati i dati relativi.
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e. Risorse impiegate – l’aggiornamento della procedura sistema [email protected] ha
comportato una spesa sostenuta dalla Azienda ULSS di € 5.000,00 per la parte
interoperabilità ossia di dialogo tra soluzione informatica A. ULSS e soluzioni
adottate dalle UDO al fine di evitare i doppi caricamenti di dati, ove possibile, e €
8.800,00 per la parte del sistema Charta per la gestione dei dati delle UDO di cui al
flusso 5 e 6 e per la mappatura delle stesse. Il modulo rappresenta la base per un
sistema di Datawarehousing e di georeferenziazione dei dati raccolti con il Sistema
[email protected] che sarà reso disponibile alla direzione generale e poi agli attori del
territorio per agevolare la programmazione territoriale integrata.
3. Hospice
a. Obiettivi – rendere disponibile anche nell’Hospice la possibilità di assolvere al debito
informativo verso la Regione e il Ministero.
b. Azioni svolte - Adeguamento del sistema Atlante al fine di garantire l’accesso diretto
da parte dell’hospice per la gestione del flusso.
c. Risultati – acquisizione modulo e adeguamento del sistema.
d. Criticità – nessuna.
e. Risorse impiegate – l’aggiornamento della procedura comporta una spesa a carico
dell’Azienda ULSS di € 5.000,00.
4. Cure Domiciliari Integrate
a. Obiettivi – Le Cure Domiciliari sono state messe a regime come componente
sanitaria (ADI) nel corso della prima fase di avvio del sistema. Successivamente
sono stati collegati tutti i Centri di Servizio Professionale per consentire la
progettazione integrata ADI/SAD delle attività e la consuntivazione nel sistema
unico aziendale. Recentemente il sistema è stato adeguato per consentire
l’adeguamento degli strumenti così come previsto dalla Regione.
b. Azioni svolte e previste – nel corso del 2013 è stata adeguata la procedura alle
nuove indicazioni normative. Entro maggio 2014 è previsto il passaggio alla versione
WEB con relativa attività formativa. È previsto inoltre la possibilità di un intervento
di interoperabilità con la nuova soluzione in adozione dall’erogatore del SAD del
nostro territorio che consentirà l’aggiornamento in tempo reale dell’erogato. La
soluzione, attraverso un modulo che ricadrà come costo a carico dell’Erogatore,
consentirà la raccolta delle prestazioni direttamente tramite smartphone a domicilio
della persona assistita con gestione integrata della compartecipazione.
c. Criticità – le criticità del passato legate al ritardo e completezza delle informazioni
relative alle attività SAD dovrebbe venire meno con la soluzione impostata per il
2014.
d. Risultati – Ad oggi tuttavia tutte le persone prese in carico dei servizi Cure
Domiciliari ADI/SAD sono censite nel sistema e sono gestite, anche se con qualche
criticità, tutte le attività di programmazione. Siamo in grado di gestire una
reportistica raffinata e molto ricca sulle persone in carico. In assenza di Valutazione
di ingresso e di follow up non è sempre possibile valutare gli esiti prodotti.
e. Risorse previste per il 2014 per l’attività di supporto e formativa per le cure
domiciliari €10.000,00 .
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5. Disabilità
a. Obiettivi – a seguito della estensione del sistema informativo aziendale a tutta l’area
della disabilità la Regione del Veneto ha adottato e diffuso nel corso del 2013 a
tutta la il modello della A. ULSS. Nel corso del 2013, per effetto della DGR 2960 del
28/12/2012, è stata adeguata la S.Va.M.Di. e attualmente è prevista la migrazione
alla versione web della procedura [email protected]
b. Azioni svolte - Anticipando quanto previsto dalla Regione si è attivato di fatto
l’impiego dell’intero sistema di classificazione ICF, nella consapevolezza che uno
strumento diverso sarebbe stato riduttivo rispetto alla complessa condizione di vita
da descrivere per questa tipologia di utenza. Questo è stato un ottimo lavoro in
quanto poi la Regione ha adottato ed esteso a tutte le A. ULSS il sistema che usa la
A. ULSS di Belluno.
c. Risultati – Il sistema è stato messo a regime nel corso del 2008 e completato nel
corso del 2009. Viene utilizzato ai diversi livelli anche se la complessità delle
condizioni delle persone utenti da seguire e la numerosità dei soggetti coinvolti
rendono complessa la gestione dell’intero sistema. Il sistema è stato aggiornato nel
corso del 2013 ed entro maggio sarà adottata la soluzione web. Per l’area della
disabilità, nell’anno 2014 sono previste in particolare le seguenti azioni:
-
sperimentazione del modulo per la residenzialità con il coinvolgimento dei
soggetti gestori (Cooperative sociali) e servizi pubblici per la
rendicontazione sistematica del consumo di impegnative e gestione del
Registro unico delle impegnative di residenzialità;
- strutturazione del percorso di informatizzazione delle attività di gruppo dei
centri diurni secondo codifica condivisa.
d. Criticità – non si evidenziano criticità particolari se non per il fatto che per il SIL la
procedura è stata utilizzata in modo non ottimale. Ma il rinato interesse regionale
pone la necessità di concentrare la nostra attenzione su questo aspetto.
In previsione delle modificazioni riferite al debito informativo nei confronti
dell’Osservatorio regionale, recentemente annunciate nell’ambito degli incontri di
coordinamento tecnico regionale dei SIL, si rende necessario un aggiornamento
delle modalità di rilevazione delle informazioni riferite all’utenza ed ai progetti
attivati.
In particolare sarà necessario introdurre:
•
•
una diversa classificazione della tipologia di utenti;
un modo che consenta di distinguere utenti per i quali, nel passato,
siano stati attivati servizi rispetto a quelli per i quali vi è una prima
presa in carico.
Inoltre, in accordo con i servizi delle aree della disabilità, della salute mentale
e delle dipendenze, andranno studiate modalità di utilizzo del sistema
informativo che supportino in modo efficace i processi di collaborazione in via
di definizione con i nuovi protocolli.
e. Risorse impiegate – sono state previste nell’ambito della migrazione web già
indicata sia la migrazione web della parte disabilità che la parte di interoperabilità
con S.Va.M.Di. della Regione del Veneto. Sono inoltre state introdotte anche per la
disabilità la gestione graduatorie e delle liste di attesa per la residenzialità.
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6. Consultori Familiari
a. Obiettivi – nel piano ci siamo dati l’obiettivo di estendere nel corso del 2009 anche
all’area Minori il sistema informativo aziendale. L’avvio effettivo tuttavia è avvenuto
sono nel corso del 2010 e il sistema è stato portato a regime nel corso del 2011 e
2012.
b. Azioni svolte – nel corso del primo semestre 2010 è stata svolta una accurata analisi
dei percorsi gestiti all’interno dei servizi della UOIAF. Sulla scorta di tali analisi è
stato implementato il sistema informatico che oggi è pienamente in uso.
c. Risultati – la A. ULSS ha messo a regime con una soluzione informatica integrata
l’intera operatività dei Consultori.
d. Criticità – il lavoro di omogeneizzazione del comportamento ha raggiunto elevati
livelli di concretezza anche se non potrà riguardare tutti gli ambiti di intervento
anche per salvaguardare le esperienze positive di alcuni territori che non possono
trovare applicazione in altri contesti.
e. Risorse da impiegare: sono previsti i costi di migrazione alla versione web previsti in
€10.000,00 per la migrazione più altri € 5000,00 per attività formative.
Sintesi risorse investite
Area
2014
2015
2016
5.000,00
Anziani - Residenzialità
5.000,00
Hospice
Anziani - Cure Domiciliari WEB 10.000,00
Disabili
15.000,00
IAF
8.800,00 14.595,00
DWH territoriale
45.770,00*
COT
20.500,00 41.115,00 42.500,00
Manutenzione ed assistenza
Totale € 97.084,00 70.710,00 42.500,00
* Progetto presentato al finanziamento della Fondazione Cariverona. Il Progetto e la spesa prevista possono
essere soggetti a rimodulazione qualora il contributo assegnato non corrisponda all’importo richiesto.
- Piano di Comunità - Sviluppo del Sistema Informativo Territoriale
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Ipotesi di sviluppo 2014 -2016
1. Residenzialità per Anziani
Rispetto alla residenzialità l’intervento proponibile per il biennio 2014-2016 è far si
che il sistema possa essere utilizzato per tutte le sue potenzialità:
a. Utilizzo a regime della S.Va.M.A. da parte di tutte le strutture con aggiornamento
periodico delle informazioni attraverso la messa a regime del sistema di
interoperabilità.
b. Favorire l’uso diretto di Sistema [email protected] per chi non ha propri sistemi così come
avverrà, già nel corso del 2014, da parte del Centro di Servizio Residenziale di Puos
che a proprie spese ha adottato moduli aggiuntivi per la gestione dei diari
infermieristici, fisioterapici e degli operatori.
c. Costruzione, attraverso Charta, di uno strumento di benchmark ove le strutture
possano essere messe in evidenza per i loro risultati e capacità di cura.
Per fare questo saranno necessarie:
• Interventi formativi = stima € 25.000,00 nel biennio
•
Interventi di adeguamento software = stima già indicata nella tabella
alla voce DWH territoriale
2. Cure Domiciliari Integrate
Come già evidenziato anche in passato le linee di sviluppo per il futuro riguardano.
In particolare:
a. Introdurre sistemi per la consuntivazione delle attività che possano ridurre i tempi di
raccolta e favoriscano la automazione dei flussi dati da parte degli erogatori:
i. Per la parte ADI la A. ULSS ha inserito nella procedura di gara la necessità
che la ditta erogatrice adotti dei tablet e le APP di Atlante mobile che
consentono la rendicontazione in tempo reale su Atlante delle attività
erogate. Il costo per la A. ULSS sarà di € 19.620,00, oltre a prevedere un
investimento da parte dell’erogatore.
ii. Per la parte SAD la Coop. erogatrice dei servizi per la maggior parte delle
Comunità e Comuni del nostro territorio ha scelto di adottare la soluzione
Mobile di Sistema Atlante su Smartphone con costi a proprio carico,
consentendo in questo modo la rendicontazione in tempo reale e la gestione
della fatturazione della compartecipazione. Questo aspetto non ha costi per
la Azienda.
b. Occorre verificare quali siano le condizioni per garantire che tutti i soggetti presi in
carico lo siano in relazione ad un percorso di valutazione iniziale che, ripetuto nel
tempo, possa portare ad una migliorata verifica degli esiti del nostro lavoro. Anche
in questo caso il passaggio dalla S.Va.M.A. semplificata alla S.Va.M.A. completa
almeno per i profili più gravi diventa fondamentale per la valutazione degli esiti.
Per fare questo saranno necessarie:
• Interventi formativi = stima € 15.000,00 nel biennio
3. Disabilità
L’area della disabilità necessita solo di alcuni adeguamenti per avere nella versione web
con evoluzione:
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•
L’adeguamento della parte per la gestione nel SIL = stima € 8.000,00
nel biennio
•
Adeguamento scheda S.Va.M.Di. per la gestione integrata con il sistema
delle ICD per garantire un corretto uso dello strumento attraverso la
validazione del quadro sinottico. Interventi di adeguamento software =
stima € 8-10.000,00
4. Consultori Familiari
La parte consultoriale attraverso l’applicazione completa ha richiesto diversi aggiustamenti
e nel corso del 2014 si punta a verificare che il sistema sia sufficientemente consolidato.
Nel 2015 e 2016 è prevista la migrazione al web completando così il passaggio di tutta la
procedura.
Si possono stimare le seguenti risorse
• Interventi formativi/di accompagnamento = stima € 5.000,00 nel 2015
•
Interventi di adeguamento software = stima € 10.000,00 nel 2015
5. Manutenzione ed assistenza software e di contenuto
a. Canoni di manutenzione ed assistenza (stato attuale e adeguamenti per sviluppi)
Tipologia
Canoni di manutenzione ed assistenza software
(stato attuale e adeguamenti per sviluppi)
Assistenza contenuti e consulenza (a canone)
2014
2015
2016
€ 20.500,00
€ 41.115,00
€ 42.500,00
€12.000,00
€14.500,00
€18.000,00
- Piano di Comunità - Sviluppo del Sistema Informativo Territoriale
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