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1974 |2014 - Editrice Rotas

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Anno XLI - APRILE 2014 - Una copia
se non diremo cose
che a qualcuno spiaceranno,
non diremo mai la verità
3,00
4/2014
w w w. i l f i e r a m o s c a . i t
Poste Italiane Spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003
(conv. in Legge n. 46 del 27/02/2004) Art. 1 Comma 1 - CNS BA
Mensile di cultura, informazione e attualità
1974 | 2014
Da quarant’anni uno sguardo sulla città
9
9
11
12
13
15
16
17
I 40 anni del Fieramosca: in tempi
sempre più informatici, ha ancora
senso fare un giornale cartaceo?
11
Buon compleanno
I 40 anni del Fieramosca
di Renato Russo
19
Provincia
Sull’abolizione delle Province: dichiarazioni di
Francesco Ventola e Dario Damiani
Raccolta rifiuti
Centro comunale di raccolta: lo scarso coinvolgimento dei cittadini
di Rosa Cascella
Società
Terzo piano sociale di zona: che non sia troppo tardi?
di Francesco Corcella
Puglia Imperiale
La grande bellezza. Dimenticata
Legalità
Via dei Muratori, il problema non è più fare la
strada ma il ristabilimento della legalità
Prefettura
In Prefettura riunione di coordinamento delle
forze di polizia
20
21
23
25
26
27
(FOTORUDY)
4/2014
1629
Via dei Muratori, non è questione
di strada, ma di mancato rispetto
delle regole
Turismo
Barletta: una città a dimensione europea
di Giuseppe Santaniello
31
Settimana Santa
I riti della Settimana Santa
di Michele Tupputi
Novità Rotas
Gioconda nel Regno del Sale
33
Briciole d’archivio
… e il campanile del S. Sepolcro venne giù…
di Michele Grimaldi
35
Ricordo
Ricordo di Mennea a un anno dalla morte. Presentazione di una biografia
Sull’abolizione delle Province: le dichiarazioni del Presidente Ventola e
dell’assessore Damiani
Anniversario
Nicola Monterisi e Barletta (1897-1913) la testimonianza pastorale, il magistero sociale
di Renato Russo
Unità d’Italia
La magia del tricolore
di Gaetano Nanula
Urbanistica
Intervento di riorganizzazione dell’assetto urbanistico delle aree comprese tra viale Alighieri, via D’Annunzio, viale Da Vinci e via Veneto
di Stefania Patella
Costituita “Future Center Barletta BAT”
Chiesa
Presentata a Trani la biografia di S. Nicola il
Pellegrino di Padre Cioffari
36
37
39
40
Presentazione
“Canosa di Puglia: tremila anni di storia”
Cultura
Tanti scrittori, molte librerie, ma pochi lettori!
di Renato Russo
Storia locale
Quei tragici fatti del 14 marzo 1956…
di Francesco Corcella
Scuola
Rimesso a nuovo il Liceo Scientifico “Cafiero”
di Barletta, impegno mantenuto
19
40
41
42
43
45
46
47
Intervento di riorganizzazione
dell’assetto urbanistico di una maglia urbana in stato di abbandono
46
7° Circolo “Giovanni Paolo II”: le Cartoniadi,
olimpiadi del riciclaggio
49
I.C.: “R. Musti - R. Dimiccoli”: XXIV edizione
“Premio Cartolina Fieramosca d’Oro”
di Fausta Di Fidio
1° premio Campionato Regionale FIDS
di Fausta Di Fidio
Progetto Vales: giudizi più che positivi per la
scuola secondaria di 1° grado “R. Moro”
Mattinata presso la “S. Domenico Savio” nel
segno dell’Inno, della Bandiera e dell’Unità
Nazionale
di Amalia Balducci
Recensioni
Il viaggio e il mal d’inchiostro, una metafora del
nostro tempo
di Renato Russo
Storia
Frate Antonio da Barletta autore della Mascalcia opera manoscritta del XV secolo
di Flora Dibenedetto
L’oscura storia del viaggio di una
famiglia barlettana emigrata in
Francia nel 1958
Musica
Presentazione stagione dei concorsi musicali “Città di Barletta” e “Premio Mauro Paolo
Monopoli”
50
Il nostro facebook
1962: l’anno d’oro del G.S. AVIS Barletta sezione mezzofondo e marciatori
51
Enigmistica
Cruciverba con riferimento a Barletta
di Franco Lamonaca
52
Brevi di sport
Atletica / Nuoto / Tennis / Canottaggio / Motociclismo / Tiro con l’arco
53
Sport
La Maratona di Roma ricorda Pietro Mennea
di Enzo Cascella
55
Poesie
U trabucch
Vorrei tanto
Tempo di Pasqua
Elì Elì, lemà Sabactàni
A scarcedd e l’uv d ciuculat
53
6
7
8
28
32
54
56
L’Asd “Barletta Sportiva” ricorda
Pietro Mennea alla Maratona di
Roma
RUBRICHE
Lettere al direttore
- Ricordo di Elio Messinese
- Quei lavori fermi da anni…
- Famiglia Esperti, la storia continua
- Mimmo Ricatti ringrazia
- Infrastrutture e vivibilità
- Ricordo di Mennea
- In una vera casa, non più soli
-Telegramma
- I giovani e il loro futuro
- A proposito di lettori e scrittori
- Quel busto di Giosuè Carducci
In città
Notizie in breve
Libri del mese
Nessuno mai potrà + udire la mia voce
La filosofia del gatto
a cura della Libreria Liverini
Vernacolo
Una dichiarazione di matrimonio di 50 anni fa
di Michele Vitobello
A “Grenda Bellezz” de Tony M’arress
Nu pesce d’abril! di Michele Sfregola
TEKNO FILATI Srl
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E ACCESSORI
PER CALZATURE
Barletta - BT
Via Callano 163 int. 56
t. 0883 347 831
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4 IL FIERAMOSCA
APRILE
2014
APRILE
2014
IL FIERAMOSCA
5
Lettere al direttore
Lettere al direttore
Famiglia Esperti,
la storia continua
www.ilfieramosca.it
e-mail
[email protected]
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Anno XLI - APRILE 2014 - Una copia
3,00
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se non diremo cose
che a qualcuno spiaceranno,
non diremo mai la verità
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(conv. in Legge n. 46 del 27/02/2004) Art. 1 Comma 1 - CNS BA
Mensile di cultura, informazione e attualità
1974 | 2014
Da quarant’anni uno sguardo sulla città
n° 4 - aprile 2014
anno XLI
Direttore responsabile
RENATO RUSSO
Spedizione
in abbonamento postale 45%
Registrazione presso Tribunale
di Trani n. 140 del 1-3-1975
Stampa in proprio
su carta ecologica riciclata
Symbol Freelife Satin
Direzione, Redazione
e Amministrazione
Editrice Rotas s.r.l.
Via Risorgimento, 8
Tel. 0883.536323
Fax 0883.535664
BARLETTA
e-mail: [email protected]
www.editricerotas.it
ISSN 1722-8972
ASSOCIATO
accedi a
Il Fieramosca
on line
Ricordo di Elio Messinese
Quei lavori fermi da anni…
Gentile direttore,
mi scuso con Lei per non
averle scritto prima.
Ho ricevuto con piacere
il secondo volume de I
protagonisti del ‘900, di cui
mia cognata gentilmente
mi ha fatto dono. In questo
libro sono ricordati Elio e
suo padre, mio suocero, che
purtroppo non ho conosciuto,
In una delle sue ulti- e Vanda Verde, cugina di
Elio.
me foto
Sinceramente, mi sono
commossa leggendo le parole con cui Lei ha voluto
ricordarli.
Mi complimento per l’interessante volume e
Le auguro il meglio per la Sua rivista alla quale
Elio era legatissimo e alla quale per vent’anni ha
offerto la sua collaborazione con articoli e foto che
ricordavano soprattutto il tempo fra le due guerre,
quando era un giovanotto.
Con stima e amicizia,
Caro direttore,
da tifoso del Barletta Calcio vedo che i
lavori allo stadio non iniziano mai e si perderanno anche gli stanziamenti per la loro
realizzazione (stanziamenti persi già in passato per il Certame della Disfida e per il sito
archeologico della nota battaglia di Annibale!!). Egualmente fermi sono i lavori per la
Capitaneria che tardano ad iniziare! E così
va per il dragaggio dei fondali, per il braccio
di “Ponente” meglio chiamato diga foranea!
Quanto a Canne mi pare una follia lasciare che il book-shop resti chiuso e che il più
grande sito archeologico del territorio e uno
dei più importanti della Puglia sia sempre più
dimenticato…
A queste carenze mi vien da aggiungere
che leggo che l’ospedale “Dimiccoli” per
radiologia ed altri servizi sarà subordinato
all’ospedale di una città vicina che non è stato neanche “costruito”! Ma non doveva essere Barletta la sede dell’Asl BAT? I nostri
politici a livello regionale, provinciale e comunale non hanno un po’ di orgoglio e senso
di appartenenza per la loro città?
Può signor direttore interpellare i nostri
politici (a tutti i livelli) per dare risposte a
questi quesiti? Dimenticavo: chieda loro anche quando ci sarà l’interramento degli elettrodotti, l’eliminazione dei passaggi a livello
e la risoluzione dei problemi che ci crea il
canalone Ciappetta Camaggi che da Andria
scarica a Barletta una fogna vera e propria.
Altro che sviluppo del turismo!
Carla Messinese
PS: Elio domani [20 marzo] avrebbe compiuto
90 anni.
Elio ci mandò la sua prima “lettera al direttore”
nel gennaio del 1995 dove ci parlava del maestro
Francesco Scommegna (padre del dott. Rino) del
quale era stato alunno. In seguito, quando mi accinsi
a scrivere il primo volume sui “Protagonisti”,
da Barcis venne a Barletta con un sacco di carte
e foto degli anni del fascismo per aiutarci nelle
nostre ricerche di quei tempi e i suoi ricordi furono
molto preziosi perché Elio era preciso nelle sue
ricostruzioni.
Lei fa riferimento a lavori complessi di
non facile soluzione ed estremamente costosi. Il che non toglie che bisogna perseverare
nel cercare soluzioni, specialmente quando
non costerebbe molto interessarsene, come
la riapertura del book-shop di Canne.
COME ABBONARSI
• c/c postale n. 13433701 intestato
a Editrice Rotas S.r.l.
via Risorgimento, 8
76121 Barletta
• Abbonamento annuale
30,00
per l’Italia per l’estero 85,00
per le Americhe 110,00
6 IL FIERAMOSCA
Ruggiero Rizzi
Elio Messinese al suo tavolo di lavoro, in una foto di
fine anni Sessanta nella fabbrica dolciaria “F.lli Messinese” accanto alla Cementeria di Barletta, su via Trani.
Alle spalle le foto del padre Luigi e dello zio Cosimo
Caro direttore,
ho letto con piacere su “Il Fieramosca” di febbraio l’articolo del sig. Michele Piccolo, “Quelle famiglie in via
d’estinzione” che termina affidando al
piccolo Gaetano, figlio del mio primogenito Camillo, la continuità del casato
Esperti.
Lei, elencando la discendenza,
erroneamente
o volutamente,
fa partire da
Giorgio (Regio Segreto, e
Mastro Portulano di Bari e
Capitanata, carica detenuta dal 1783 al
1806, data in cui poi fu abolito l’ufficio
da Giuseppe Napoleone; notizia da me
appresa dal suo “Calendario storico di
Barletta 2014”) l’albero genealogico
che invece parte dal XVI secolo con la
figura di Giovan Giacomo Esperti vissuto ai tempi dell’Imperatore Carlo V.
Ebbene, ora la famiglia si arricchisce di un altro rampollo, “Andrea
Giorgio”, nato il 9 marzo 2014, figlio
del mio terzogenito Giorgio.
Cordialmente
Antonietta Fioravante Esperti
L’Editrice Rotas è alla ricerca di un collaboratore, possibilmente una giovane o
un giovane pensionato, appassionato di
libri, che stanco di non far niente, voglia
svolgere - per noi - un ruolo di pubbliche
relazioni, soprattutto con le scuole e le
librerie. Modalità collaborative a convenirsi nel corso di un colloquio.
Per informazioni: tel. 0883.536323
La direzione
Infrastrutture e vivibilità
Ho letto con interesse, ma anche con
un po’ di rammarico, l’articolo che il
consigliere Mazzarisi ha scritto per la
Gazzetta qualche giorno fa (28 marzo)
sulla carenza delle infrastrutture in nuova
167, che la rendono in sostanza invivibile.
Franco Riefolo
In realtà le infrastrutture urbane per una
città rappresentano dei pilastri portanti ai
fini del rilancio della economia: sia quelle
legate alle opere di urbanizzazione nelle
aree di espansione che quelle industriali
(come i servizi carenti in zona industriale)
e infine quelle legate ad una più auspicabile
vivibilità urbana, come la realizzazione dei
sottopassi. Ma pensiamo soprattutto al porto,
il cui impiego deve essere rivalorizzato con
un più ampio ambito di fruizione, cioè esteso
alle altre città circostanti con l’auspicio che
vengano utilizzate anche le aree retrostanti
per l’organizzazione di una struttura si parla di retroporto - che valorizzi le
merci in transito sia all’importazione che
all’esportazione.
Mimmo Ricatti ringrazia
Caro direttore domenica 23 marzo ho partecipato alla Maratona di Roma giungendo
4° e primo bianco, stabilendo il mio nuovo primato personale sulla distanza (2h 15” 07)
che spero di abbassare ulteriormente. Venendo a Barletta a fine mese, sono stato fatto
oggetto di numerosi complimenti da parte di tifosi ai quali voglio rivolgere i miei ringraziamenti attraverso il vostro giornale. Vorrei che i nostri sportivi sapessero che i loro
auguri sono molto graditi e che sono motivo per me di incoraggiamento a continuare a
far sempre meglio.
Nell’area della globabilizzazione, vanno
valorizzate le infrastrutture immateriali o di
nuova generazione, cioè le reti informatiche
di connessione, per relazionarsi con l’esterno,
non solo con quello tradizionalmente a noi
più vicino, ma anche col mondo intero. Ma
questa è una prospettiva di tempi più lunghi
per la quale non siamo ancora mentalmente
attrezzati.
Ricordo di Mennea
Carissimo Direttore,
ho seguito la presentazione su
Telesveva del suo libro-romanzo su Pietro
Mennea, “Quella maledetta voglia di
vincere”. Da premettere, non ho avuto il
piacere di leggere il libro e posso garantire
che, quello che lei ha detto su Mennea alla
presentazione del libro è pura verità.
Ma fett r’curdè i timp passat quando
con P’trucc’, andavo ad allenarmi in quel
viottolo, chiuso da quel cancello vicino
all’ITC. Me sciout n’zim a scol.
Una bella targa, accanto a quel cancello,
a ricordo del nostro grande campione è da
proporre in quanto Pietro ha iniziato su
quel viottolo ad allenarsi e a correre sotto la
guida del professore di ginnastica (grande
uomo) prof. Alberto Autorino.
Quando passo davanti a quel cancello,
non posso fare a meno di fermarmi,
sbirciare, restare lì per qualche minuto,
e sentire ancora le grida del professore:
“Veloci, veloci !”
Quent volt u Professor Autorein a P’trucc’ d’ciav: “Pierè, addrizz chidd rein, fousc’
e, ca cod dell’occhiere veid ci ca te stè
v’cein!”. Cià iess, currav assoul assoul,
l’altr i lassav rat, v’cein a idd nan ce stav
n’scioun!
Queste sono le parole da riportare sulla
targa ricordo vicino a quel cancello!
Cordialmente
Antonio Falconetti
Mimmo Ricatti
Scuola Media “Manzoni” ai tempi di Mennea, allora ITC “Cassandro”. Il vialetto in
terra battuta dei suoi remoti allenamenti
quando, ancora ragazzo, aveva cominciato
di lì la sua lunga rincorsa (FOTORUDY)
L’antiquarium di Canne (FOTORUDY)
APRILE
2014
APRILE
2014
IL FIERAMOSCA
7
Lettere al direttore
In una vera casa, non più soli
“La casa di Irene” è un servizio di
micro residenzialità sociale. Si presenta come un normale appartamento
collocato nel centro abitato e gestito,
nelle 24 ore, da operatori esperti nel
rispondere alle esigenze di persone
non più giovani che hanno bisogno
di essere aiutate, accudite e sostenute
nella loro autonomia ma che non vogliono rinunciare alle proprie abitudini, alla propria città e a vivere in una
casa normale.
“La casa di Irene” è un servizio a costi contenuti - rivolto a persone
anziane disponibili a condividere con
altri un modello organizzativo di tipo
familiare protetto.
Buon compleanno
I giovani e il loro futuro
… ogni tanto penso ai nostri giovani
studenti, e di fronte alle allucinanti cifre
della disoccupazione, mi chiedo che futuro
li attenda. Possibile che il potere pubblico
sia del tutto assente? che non possa far nulla
per loro?
Michele Dibenedetto
Immediatamente no, se neppure lo Stato
riesce ad arginare un fenomeno che è diventato
europeo. Che fare? In realtà si può fare molto
poco, per loro. Ma se non gli si può dare un
posto di lavoro, indicarne almeno delle tracce
questo sì! Si può tentare. Bisognerebbe infatti
stimolare in essi, specie perché di nuova
generazione, nuovi ambiti territoriali, nuove
professionalità, nuove competenze. Il che
sottintende una più stretta collaborazione
tra il mondo del lavoro e la scuola, con
l’intermediazione dell’istituzione pubblica che
deve svolgere un ruolo di collegamento e di
coordinamento, che finora è mancato o non è
stato adeguatamente presente nelle dinamiche
di crescita professionale.
Ma queste carenze non sono imputabili a
questa o all’amministrazione precedente, ma
alla carenza di una cultura di base, che è sempre
mancata, perché questo è un male antico.
Ricordo che nel 1984, quando ancora
reggeva il comparto produttivo calzaturiero,
col preside dell’IPSIA “Archimede” Ruggiero
Bollino, organizzammo un convegno al
Teatro “Curci” sulla necessità di creare un
coordinamento tripolare fra Comune, scuola
e mondo del lavoro… ma anche allora, che
c’erano maggiori risorse e migliori prospettive,
non se ne fece nulla.
A proposito di lettori e scrittori
Via della Repubblica, 42 - Barletta
tel. 327 0092293 - 320 0592015
[email protected]
TELEGRAMMA
CARO RENATO,
TI PORGO SENTITI COMPLIMENTI E CONGRATULAZIONI.
UNA CITTà NON È CITTÀ SE
NON HA UN TEATRO, UN MUSEO
ED UNA CASA EDITRICE, SPECIALMENTE SE HA PUBBLICATO
UN MENSILE SULLA PROPRIA
CITTÀ PER QUARANT’ANNI.
TI ABBRACCIO
RUGGERO DIMICCOLI
8 IL FIERAMOSCA
Caro direttore,
qualche domanda: perché Barletta ed i
barlettani girerebbero le spalle ad un pullulare di scrittori e associazioni culturali e librerie varie? Perché leggono poco o niente
i libri degli stessi cittadini? A cosa pensano
gli scrittori mentre scrivono? Se un tempo
storico a Barletta a dipanare discordie e fare
giustizia ai mille soprusi anche tra gli intellettuali o tra cittadini soccorrevano autorità
clericale e famiglie patrizie, chi sarebbero
oggi i difensori della dignità personale? Lo
Stato o gli stessi vessatori, autoreferenziali di
un potere personale? In un’epoca tragica di
crisi di valori, quali certezze infonderebbero
i nostri bravi scrittori e pensatori? L’industria
culturale che omologa il gregge di pecoroni
al nefasto culto del materialismo di un potere
vessatorio? Oppure sarebbe meglio rintracciare nella memoria cittadina fili di luce e di
speranza certa nei depositi ammuffiti di una
storia edificante e non solo sdulcinevole
per gli allocchi di sempre? Piuttosto che
pensare agli ideali culturali come inutile
industriale, perché non ripensare al paziente lavoro verso una nuova e possibile
identità storica e civile di Barletta, come
città marinara? Se come il politico, anche
l’intellettuale ambisce al ruolo del moderno principe del potere di se stesso, da dove
verrebbe questa forza bruta? Dal consenso
di un popolo ricacciato nella selva oscura
delle soggettive ambizioni, oppure dalla
capacità del buon governo, unico sforzo di
distinguere il bene dal male? Perché quei
pochi veri scrittori locali, ora sempre più
si azzuffano sulle testate giornalistiche, per
motivi futili e banali? Perché non cercano
insieme di fare bene e meglio, ciò che credono di saper fare? Perché gli uni si credono degli scalfarini di turno per togliere
la prima scena al vero e al giusto? Oppure
perché dilaga in Barletta la peste della sindachite, ove tutti scimmiottano il ruolo e la
presunta autorità del Primo cittadino?
È questa l’identità della Grande bellezza,
come pensiero estetico di cui ci gloriamo?
Nicola Palmitessa
Mah! Francamente non so rispondere, il
suo pensiero è molto complesso.
Quel busto di Giosuè Carducci…
Caro direttore,
ricordo vagamente, da ragazzo, di
aver sentito dell’esistenza di un busto
di Carducci sulla piazzetta del Monte di
Pietà; poiché però non l’ho mai vista, le
chiedo se è possibile riprodurre una foto
(ammesso che esista). E se mai questo
busto è veramente esistito, che fine ha
fatto? e perché è stato rimosso?
Ruggiero Seccia
Abbiamo chiesto notizie a Michele
Grimaldi (Archivio di Stato di Barletta) il
quale cortesemente ci ha fatto pervenire
questa foto che pubblichiamo. Per il momento non so dirle altro, sperando che
qualche “maturo” lettore legga i suoi dubbi
e sappia rispondere.
APRILE
2014
I 40 ANNI DEL FIERAMOSCA
Per avere un’idea del tempo trascorso, pensare che il primo numero
costava 200 lire e l’abbonamento 2000! In tempi proiettati verso
sempre più sofisticati e avveniristici strumenti informativi, ha ancora senso
fare un giornale cartaceo cittadino? Il passato, il presente, le prospettive
di Renato Russo
E
così sono quarant’anni che siamo in edicola, stabilendo
in questo modo il primato che abbiamo in Puglia, di
essere la testata più longeva della regione (dopo l’uscita di scena
del mensile barese “Nel mese” a dicembre dell’anno scorso). Ma
anche per Barletta conserviamo un altro primato difficilmente
battibile, anche se - naturalmente - non ne abbiamo alcun merito.
“Il Fieramosca” è infatti la testata più antica della città, essendo
il primo periodico comparso in edicola nel lontano 11 settembre
1870, stampato da Valdemaro Vecchi, firmato da Benedetto Paolillo, prestigiosa firma della nostra storia cittadina e direttore
della Biblioteca Comunale.
Sia detto per inciso, quello era un quotidiano. Ma di due facciate soltanto, così durò poche settimane perché lo sforzo, per
quei tempi, era insostenibile, sia economico che organizzativo.
Così comparve, un anno dopo, “il Circondario di Barletta” firmato e stampato sempre dal Vecchi. Avrà la costanza di resistere per
sei anni; poi, sfiduciato dalla scarsa attenzione dei lettori e scoraggiato dal disinteresse degli amministratori (oggi la situazione
non è cambiata granché), si trasferì a Trani dove fondò la famosa
“Rassegna Pugliese”, contribuendo così alla crescita culturale e
civile di quella città e dell’intera regione.
Promosso dal sindaco Pietro Antonio Cafiero “Il Fieramosca”
riprenderà le pubblicazioni come settimanale a quattro facciate
dal 1877 al 1878 (edizione domenicale) poi ancora come quindicinale dal 1907 al 1911 e dal 1922 al 1932.
Il primo numero della quarta serie (quella attuale) cominciò
con venti pagine in bianconero e vide la luce il 7 aprile del 1974,
con l’apertura di un articolo intitolato Perché Fieramosca?. Dicevamo allora, a proposito della scelta del nome della testata:…
Siamo stati mossi, oggi come cent’anni fa i nostri progenitori, da
una sorte di tensione ideale; ma dal sublime al ridicolo non c’è
che un passo e quel guerriero tanto caro alla città, col tempo potrebbe anche svelare, sotto le sue mentite spoglie, le sembianze
di un più modesto don Chisciotte… Staremo a vedere.
E oggi, a distanza di tanti anni, che consuntivo possiamo tirare? Coltiviamo ancora l’ambizione di realizzare un giornale di
impegno non solo storico culturale, ma anche politico, al fine
di sostenere lealmente lo sforzo dell’Amministrazione Comunale
pro tempore, certo non per compiacerla, ma per informare i cittadini elettori sui problemi della città anche se non infrequentemente
siamo stati contraccambiati da indifferenza se non da aperta ostilità. Primo dubbio: imporre un nostro stile e certi contenuti ai lettori (un giornale diremmo oggi di élite), oppure un giornale che si
adeguasse alle aspettative del lettore medio? Col tempo abbiamo
trovato un compromesso.
APRILE
2014
Aprile 1994. Una scolaresca della “Girondi” in visita alla casa editrice. A destra il dirigente scolastico Luigi Terrone
22 amministrazioni in quarant’anni
E a proposito di amministrazioni comunali, quante ne sono
passate in questi ultimi quarant’anni? Ben ventidue, una comunista, la prima, e - alternandosi - sedici democristiane, quattro socialiste e nell’ultimo quindicennio tre di centro sinistra: le giunte
Salerno, Maffei, Cascella.
Siamo sempre stati leali nei confronti del sindaco in carica,
ritenendo che egli rappresentasse la città e i suoi problemi, e non
la sua parte politica. Su un punto, però siamo stati sempre intransigenti, sulla netta distinzione fra politica e libertà di stampa, non
facendoci mai condizionare dalle esigenze di una informazione
subordinata alle ragioni politico-amministrative, a beneficio del
mantenimento di una testata scevra da contingenti condizionamenti. E infatti, cominciando dal sottoscritto, resterebbe deluso
chi cercasse di trovare sul giornale un articolo favorevole al mio
sindacato, nell’ormai lontano 1984.
Quarant’anni durante i quali il giornale è cresciuto con la segreta speranza di fare buona informazione, insieme al tentativo
di fornire utili suggerimenti agli addetti ai lavori. Non sempre ci
siamo riusciti, ma in compenso qualche volta abbiamo ricevuto
attestazioni di apprezzamento per il nostro lavoro - raramente dai
locali - come quella del presidente dell’ANSA, Paolo de Palma,
che nell’88 ci mandò una lettera nella quale, fra l’altro, diceva: Mi
complimento per il vostro giornale, per il segno di professionalità che contraddistingue quanti vi dedicano tempo ed intelligenza,
per il coraggio di alcune iniziative, la libertà della critica e la
serenità dei giudizi. Soprattutto mi complimento per la costanza
che distingue ormai da quindici anni questo sforzo editoriale e che
ha reso “Il Fieramosca” un punto di riferimento prezioso per la
crescita civile della vostra comunità cittadina.
IL FIERAMOSCA
9
Buon compleanno
Tra le testimonianze, una di Aldo Moro
Tra le numerose attestazioni di simpatia e di incoraggiamento, ne conserviamo alcune firmate da autorevoli personaggi del
tempo, come Giulio Andreotti, Ciriaco De Mita, Amintore Fanfani, ma ce n’è particolarmente cara una di Aldo Moro del 21
gennaio 1977. Gratificante anche la lettera indirizzataci dall’on.
Gustavo de Meo, più volte uomo di governo, lui stesso giornalista. Il 27 marzo 1990 ci scriveva:
“Caro direttore, seguo da anni, e per essere precisi fin dalla
nascita, “Il Fieramosca”, e posso quindi affermare con cognizione di causa che, nella pur difficile continuità di vita, ha realizzato
ad oggi notevoli progressi sia nella impostazione grafica e tipografica che nei contenuti. Il supplemento economico-finanziario
al n. 2, che ho ricevuto ultimamente, mi è sembrato, così come è
stato programmato, un utile ed interessante riferimento per gli
operatori dei settori che in Barletta hanno notevole consistenza e notevoli riflessi economici e finanziari. “Il Fieramosca”, in
questa direzione, ha camminato fin dall’inizio e non penso che
si debbano studiare mutamenti; deve continuare ad essere una
voce, uno stimolo, un controllo. Congratulazione ed auguri”.
La struttura
Il giornale, da sempre, è strutturato in due parti (al centro inizialmente una rubrica economico-finanziaria, oggi un inserto del
Comune): nella prima vengono riportati articoli in prevalenza istituzionali: dopo le lettere al direttore, articoli di politica e di vita
amministrativa, della Provincia, e di economia, politica territoriale, problematiche sociali rilevanti, sulla Chiesa, sui personaggi
più importanti della nostra vita politica e sociale e sull’ambiente.
Nella seconda parte innanzitutto articoli di storia del nostro passato,
e su alcune sue personalità di rilievo, e poi rubriche culturali (una
particolare attenzione alla recensione di libri sul territorio) e sulle
scuole di Barletta, vita di club e di associazioni culturali, un cruciverba sulla città, e alcune pagine dedicate allo sport, alla poesia e
infine notizie utili sulla città.
Fra le rubriche che più di altre hanno lasciato un segno, quella
curata dal prof. Ruggiero Mascolo che da febbraio del 1981, per
cinque numeri, pubblicò una “Biblioteca storica su Barletta” che
ricostruiva, a beneficio dei lettori, una bibliografia tematica sulla
nostra città. Probabilmente fu lo spunto per la realizzazione, qualche anno dopo, di una imponente ricerca sui testi che si occupavano
della città (BARLETTA NEI LIBRI) per titoli, autori, case editrici
etc. con la consulenza telematica di Emanuele Romallo. Fra le rubriche più lette e più longeve quella curata da Marina Ruggiero,
“Una strada al mese”, durata per oltre vent’anni (ricordo la prima
strada dedicata a Niccolò Fraggianni).
Straordinaria la ininterrotta presenza del prof. Carmine Cristallo, i suoi quarant’anni di attività didattica corrispondenti con i
nostri: cominciò a collaborare con noi quando era appena entrato
nell’organico della scuola, con un articolo sui decreti delegati, alla
fine ci ha lasciati con il suo addio alla scuola, quando un anno fa, è
andato in pensione.
Un rimpianto? L’indice tematico
Un rimpianto? Quello di non aver ancora realizzato un indice tematico di questi quarant’anni, a beneficio di quei lettori, ma soprattutto di quelle biblioteche, che hanno rilegato le riviste; ne verrebbe
fuori uno strumento di utile consultazione.
Il giornale ha subìto anche numerosi processi per diffamazione,
in realtà si trattava di valutazioni velatamente critiche, su personaggi suscettibili, tant’è vero che, di solito, l’organo decidente ha
convinto le parti a comporre il contrasto con una stretta di mano.
Ma per arrivarci, quante lungaggini, quanta farraginosità sul pro-
10 IL FIERAMOSCA
Provincia
cedimento istruttorio,
quanta enfasi (cogliamo l’occasione per
ringraziare i nostri
avvocati
difensori,
Ivan De Vito e Ugo
Operamolla del foro
di Trani, Raffaele Fiore e Carmine Di Paola
del foro di Barletta).
All’inizio fummo difesi, per problemi di
prerogative giornalistiche da Arcangelo
Cafiero, e da Peppino
Palmitessa per un articolo contro il Contenzioso del Comune
circa un giudizio sulla
demolizione di Palazzo Cuomo: fummo assolti in entrambi i casi.
Fra i tanti inserzionisti che inizialmente hanno sostenuto il giornale, la CEMENTERIA DI BARLETTA che ha sempre tenuto l’ultima pagina, la ditta CARDONE, nella persona di Pasquale Carulli
col quale realizzammo una raccolta di litografie dell’artista Antonio
Bernardini, direttore del Museo-Pinacoteca “De Nittis”. Fu la nostra
prima realizzazione editoriale.
La collaborazione di Iorio
Nel corso di questi quarant’anni abbiamo tenuto a battesimo
numerosi apprendisti giornalisti, a parte le innumerevoli collaborazioni di autorevoli firme come quella di Raffaele Iorio che invitai già nell’aprile del 1961 a scrivere per NUOVA ECO (organo di
stampa della FUCI), e poi su SANGUE E VITA, il bollettino sociale
dell’Associazione AVIS. Quindi sul BUONSENSO (esemplare un
suo ricordo di mons. Salvatore Santeramo nel numero di novembre
del 1969), per non dire - da ultimo - dell’annuario storico BARULI
RES.
Numerosi i direttori che si sono avvicendati alla guida del periodico, a iniziare da Vittorio Grimaldi, al quale seguirono Lello Parise, Nino Vinella, Gennaro Dibenedetto, Franco Di Pinto. Sempre lo
stesso, invece, il nostro amministratore, Pino Schirone, con noi fin
dalla fondazione del giornale.
Un’edizione indimenticabile fu quella del dicembre del 1974
quando, per fare uscire il giornale, lavorammo anche la notte di
Natale, grazie al rag. Peppino Del Re e ai suoi impagabili operai,
un’impresa oggi inimmaginabile.
Un bell’augurio per il nostro compleanno? quello del dott. Ruggero Dimiccoli in un telegramma.
Fieramosca o don Chisciotte?
Quarant’anni. Una vita. Quante vicende, quant’acqua sotto i
ponti. Noi e le nostre battaglie ideali, per accorgerci che, chissà,
forse non ne valeva la pena e al posto del rosso pennacchio del
Fieramosca, avremmo dovuto titolare il giornale don Chisciotte.
Ma finché avremo dei lettori affezionati, lettori ai quali rivolgiamo il nostro ringraziamento per averci seguito e incoraggiato in
tutto questo lungo percorso, non demorderemo. Non solo a loro,
ma anche agli inserzionisti e agli abbonati che col loro sostegno
aiutano a tenere in vita questa testata, e infine ai collaboratori. Ce
ne sono alcuni, come Raffaella, la nostra caporedattrice, che al
tempo del primo numero andava all’asilo.
A tutti va il nostro sincero ringraziamento.
APRILE
2014
Sull’abolizione delle Province
le dichiarazioni del Presidente della Provincia Francesco Ventola
e dell’assessore provinciale al bilancio Dario Damiani
«S
i vuol far
passare per
taglio alla spesa pubblica
un’operazione che porterà a tutto meno che ad
un risparmio. Questo è
un pasticcio che avrà una
sola conseguenza: creare
ulteriore confusioni agli
occhi dei cittadini».
Non usa giri di parole il Presidente della
Provincia di Barletta
Il presidente della ProvinAndria Trani, Francesco
cia Francesco Ventola
Ventola, nel commentare l’approvazione del Ddl Del Rio sul riordino delle
Province, che oggi ha ottenuto l’ok anche dalla Camera dei Deputati.
«Nei suoi tweet Renzi dimentica di dire una cosa
fondamentale: con questo Ddl le Province non solo non
vengono abolite ma potranno addirittura esercitare nuove funzioni - afferma il Presidente Ventola -. L’unica
cosa che cambia realmente, con questo riordino, è il venir meno della democrazia: non ci saranno più elezioni,
ed i cittadini non potranno scegliere chi li dovrà amministrare. Le Province, infatti, rimarranno in vita, ma i
Consiglieri provinciali saranno eletti dai Consiglieri comunali, mentre il Presidente sarà individuato dai Sindaci del territorio. Dunque, dal momento che le Province
continueranno ad avere un proprio bilancio autonomo, a
gestire i soldi pubblici non saranno più amministratori
eletti democraticamente dai cittadini. Ed i cittadini non
potranno più premiare, col loro voto, gli amministratori
che riterranno capaci o mandare a casa chi avrà fallito».
Anche sull’ipotetico risparmio legato al riordino
delle Province, il Presidente Ventola nutre parecchie
perplessità. «Come si fa a parlare di risparmio se, con
questo riordino, si istituiscono 15 Città Metropolitane
(record europeo), che avranno dei propri Consiglieri e
non sappiamo di cosa si occuperanno? Dove sarebbe il
risparmio se con questo disegno di legge si incentiva la
nascita di Unioni dei Comuni, anche in questo caso con
i relativi Consiglieri? Quando Renzi, twittando, parla di tagli di 3mila indennità, ignora che i Consiglieri
provinciali non percepiscono alcuna indennità, se non
un gettone di presenza di circa 30 euro, che non è cumulativo con altri incarichi».
Conclusione: «Per quanto mi riguarda, tagliare significa ben altro. Se davvero il Governo avesse voluto
abolire le Province, avrebbe dovuto più semplicemente
chiuderle attraverso un percorso costituzionale, trasferendo competenze e personale a Comuni e Regioni. Invece, si è voluto creare l’ennesimo pasticcio, che oltre
a non arrecare alcun risparmio causerà solo confusione
nei cittadini».
APRILE
2014
M
eno democrazia, più burocrazia.
Uno slogan perfetto per il ddl Del
Rio sull’“abolizione” delle Province approvato alla Camera dei Deputati, tra gli applausi di chi o non ha ben compreso la reale
portata della riforma o non ha il coraggio
di affrontare la verità. Comprendo che sia
facile pensare che la mia sia una difesa “interessata”, in quanto direttamente coinvolto, come amministratore e come cittadino
di una delle 52 province destinatarie della
riforma; tuttavia, mi sia concesso il beneL’assessore provinciale al bilanficio della buona fede, alla luce della quale
cio Dario Damiani
proverò a tracciare un quadro attraverso una
disamina, soprattutto finanziaria, della situazione che la nuova disciplina delle
Province introduce, per argomentare le ragioni del mio dissenso. Partiamo dal
taglio dei costi della politica, argomento di facile presa sulla pancia del Paese,
considerati i tempi di drammatica crisi economica: le Province, così come organizzate fino a questo momento, incidevano complessivamente sul bilancio
statale per una spesa pari all’1,5%. Importo minimo dunque, a fronte del quale
tuttavia erogavano direttamente servizi fondamentali al cittadino, quali la manutenzione di strade, scuole, la formazione professionale. Di questa cifra poi,
in media il 98% della spesa corrente consta di voci quali il personale, le sedi,
la locazione degli edifici scolastici, i mutui contratti, mentre i cosiddetti costi
della politica (indennità per il Presidente, la Giunta e il Consiglio) incidono in
media appena per il restante 2%: in cifre, nel caso specifico della nostra provincia di Barletta Andria Trani, su 31 milioni annui di spesa corrente (dato tratto
dal Bilancio consuntivo 2013), il costo della rappresentanza politica è stato di
658.850 euro, cioè in percentuale pari a poco più del 2%. In dettaglio, ecco i
costi: Giunta (compreso il Presidente) 349.600 euro, Presidenza del Consiglio
Provinciale 39.000, Consiglio Provinciale 187.250; a ciò si aggiungano 83.000
euro per oneri derivanti dai rapporti di lavoro. Bene, cosa cambia con la tanto
attesa e applaudita “abolizione” delle Province? Poco o molto, a seconda dei
punti di vista: poco in termini di burocrazia, molto in termini di democrazia. Da
oggi, infatti, gli organi amministrativi non saranno più liberamente eletti dai
cittadini ma continueranno ad esistere in veste di organi di secondo livello, derivati dagli enti comunali: il Presidente della Provincia sarà il sindaco del Comune capoluogo; la Giunta sarà formata da tutti i sindaci del territorio, mentre
il Consiglio avrà un numero di membri compreso tra 10 e 16 (per la BAT 12)
scelti tra tutti i consiglieri comunali e i consiglieri provinciali uscenti. Tutti gli
incarichi saranno svolti a titolo gratuito. L’apparato burocratico-amministrativo
resta dunque intatto, anzi direi che si complica a causa della nuova modalità di
reclutamento dei componenti i vari organi: pensiamo infatti alle Province con
decine di comuni e all’ingovernabilità che ne deriverà. Quale reale risparmio
comporterà questa riforma per le tasche dei cittadini? Pari a niente. Restano in
vigore tutte le tasse come la RC auto, la IPT, la Cosap, i mutui contratti dall’ente. Ne valeva la pena? A livello propagandistico sicuramente. Una riforma che
definire demagogica e populista sarebbe un complimento, se si intendono tali
termini nell’accezione positiva di guidare i ceti più deboli verso un miglioramento delle proprie condizioni. Al contrario, questa riforma avrà ricadute solo
negative sulla vita quotidiana dei cittadini, che vedranno delegati alla Regione
tanti servizi finora gestiti da un ente intermedio più vicino alle loro necessità. Il
Governo Renzi va avanti “come un rullo compressore”, secondo il premier: ha
ragione, travolge proprio tutto, democrazia e diritti compresi.
IL FIERAMOSCA
11
Raccolta rifiuti
Società
Terzo piano sociale di zona:
che non sia troppo tardi?
CENTRO COMUNALE DI RACCOLTA
lo scarso coinvolgimento dei cittadini
di Francesco Corcella*
di Rosa Cascella*
H
I
n data 24 marzo 2014, presso la chiesa S. Giovanni Apostolo, si è tenuta un’assemblea pubblica con i residenti del
quartiere Parco degli Ulivi, avente ad oggetto la realizzazione del
nuovo Centro Comunale di raccolta delle frazioni valorizzabili, la
cui ubicazione venne individuata con Deliberazione di Giunta Comunale n.188 del 20/10/2010, alla Via degli Ulivi angolo Via dei
Salici. Durante l’incontro, i residenti hanno lamentato di non essere stati mai coinvolti circa la collocazione del Centro e di essere
venuti a conoscenza dello stesso solo da poche settimane. Furono
evidentemente disattese le indicazioni, contenute nella già richiamata Deliberazione della Giunta, in ossequio alle quali il settore
Ambiente avrebbe dovuto attivare apposite procedure partecipate
di coinvolgimento degli abitanti del quartiere per un’opportuna
condivisione dell’intervento. Anche per questo motivo non si diede il giusto rilievo all’opportunità di ubicare il Centro di raccolta
su un’area comunale adiacente ad una scuola, in un quartiere popoloso e senza spazi verdi.
Durante l’incontro del 24 marzo, è emersa la volontà da parte degli abitanti del quartiere di verificare se per la realizzazione
dello stesso progetto non ci siano altre aree comunali immediatamente disponibili, possibilmente in zone della città meno popolose e che non abbiano scuole nelle strette vicinanze. Pertanto, la
VII Commissione Ambiente, Verde Pubblico e Servizi pubblici,
accogliendo la proposta degli abitanti del quartiere di Parco degli
Ulivi, giovedì 27 marzo ha protocollato un’istanza attraverso la
quale si chiedeva al Settore Demanio e Patrimonio, di concerto
con il Settore Piani e Programmi, di verificare la disponibilità di
aree comunali diverse da quella individuata nel progetto originario, compatibili dal punto di vista ambientale e conformi alle Linee guida regionali per la realizzazione del Centro Comunale di
Raccolta (Deliberazione della Giunta regionale 23 aprile, 2009,
n. 645), nella parte in cui affermano: “Preferibilmente il centro
dovrà essere localizzato all’interno del perimetro urbano e, in ogni
caso, il centro di raccolta dovrà essere localizzato in aree adeguatamente servite dalla rete viaria per facilitare l’accesso degli
utenti e altresì consentire l’accesso sia alle autovetture o piccoli
mezzi degli utenti, sia a mezzi pesanti per il conferimento agli
impianti di recupero e/o smaltimento”. Il sindaco, con nota di venerdì 28 marzo, ha comunicato alla Presidente della Commissione
Ambiente quanto segue: “In relazione alla richiesta formulata dalla Presidente della VII Commissione Consiliare Ambiente, Verde
Pubblico e Servizi Pubblici, di verificare la disponibilità di altre
aree comunali presenti in altre zone della città per l’ubicazione
del Centro Comunale di Raccolta, già approvato con deliberazione della Giunta Comunale n.188 del 20/10/2010, e il cui progetto è
attualmente affidato al Consorzio ATO rifiuti per la realizzazione,
si pone l’esigenza di raccogliere le istanze di approfondimento del
processo di partecipazione che, pur prefigurato nella delibera di
12 IL FIERAMOSCA
Il progetto del nuovo Centro Comunale di raccolta
giunta del 20 ottobre 2010, è stato avviato solo nei giorni scorsi da
questa Amministrazione. Si deve tener conto che un chiarimento
sul carattere dell’opera e sulla sua natura di servizio per il quartiere e la città si pone rispetto alla stessa esigenza che i lavori
possano svolgersi in condizioni di sicurezza per tutti. A tal fine
sono a chiedere di procrastinare l’inizio dei lavori per consentire
all’Amministrazione di completare il processo di partecipazione
degli abitanti dell’area alla definizione del progetto, di valutare
tutte le questioni emerse in sede di commissione consiliare e, così,
acquisire tutti gli elementi per garantire l’appropriato avvio di
un’opera che - è il caso di tener sempre presente - nulla ha a che
fare con le paventate discariche ma molto con l’essenziale tutela
dell’ambiente e della qualità urbana”.
È evidente come lo scarso coinvolgimento dei cittadini abbia
causato un’informazione distorta e non corretta sulle finalità di
questa struttura, progettata per migliorare i livelli della raccolta
differenziata locale nonché aumentare la sensibilità dei cittadini
verso la qualità ambientale della propria città. È arrivato il momento di cambiare rotta. Bisogna cominciare a coinvolgere in
modo assiduo i cittadini che per lungo tempo hanno dovuto subire le scelte di amministratori distanti. Pertanto, la Commissione
Ambiente comincerà una serie di incontri che andranno in questa
direzione. Proporremo ai residenti del quartiere di visitare i Centri di Raccolta di altre città, impareremo insieme come vengono
gestiti e incontreremo esperti in materia che ci aiuteranno a capire
come possono essere coinvolte associazioni, scuole, cittadini nella
gestione dei Centri. Perché il buon amministratore ha il dovere
morale, in ogni momento, di fornire informazioni corrette e vere,
senza alcun tipo di strumentalizzazione.
o recentemente partecipato alla presentazione
del Terzo Piano Sociale di Zona 2014-2016 che
si è tenuto presso la Sala Rossa del nostro Castello ed ho
ascoltato con attenzione quanto illustrato dai relatori: il
Sindaco, la vice-sindaco, la dirigente ai servizi sociali ed
altri, nonché un consulente esterno.
Una trattazione dettagliata di quel che sarà lo sforzo
finanziario del nostro comune per il prossimo triennio ad
integrazione delle risorse messe a disposizione dalla nostra Regione in materia “sociale”.
Una illustrazione che a tratti mi è apparsa asettica,
formale e burocratica, presentata da funzionari pubblici, senza calore né passione, e che - al termine delle relazioni succedutesi - mi ha lasciato, comunque, una profonda sensazione di insoddisfazione e di inadeguatezza
complessiva di quella rappresentazione al mio modo di
pensare e di vedere le cose, così come a me si presentano
nella vita quotidiana!
Ho ritenuto, perciò, di esporre il mio modesto pensiero, senza alcun proposito disfattista, più o meno in questi
termini:…
“Sig. Sindaco,
Lei - quale massimo rappresentante istituzionale della comunità locale - ed io - quale rappresentante della Cgil di Barletta -, siamo già stati aggrediti anche fisicamente da cittadini
e lavoratori che, al lordo delle incontrollabili infiltrazioni di
gente poco raccomandabile, esasperati per l’insostenibilità delle
perduranti situazioni di disagio di qualsivoglia genere e origi-
* Presidente Commissione Ambiente,
Verde Pubblico e Servizi Pubblici
APRILE
2014
APRILE
2014
Presentazione del Terzo Piano Sociale di Zona. Da sinistra la dirigente ai Servizi Sociali Santa Scommegna, il vice sindaco Anna Rizzi
Francabandiera, il sindaco di Barletta Pasquale Cascella, il consulente tecnico dell’Ufficio di Piano Carmine Spagnuolo
ne, chiedevano - e chiedono ancora - al pari di tantissimi altri,
risposte elementari ma urgenti a talune condizioni di disagio
personale e familiare non oltre differibili!
La crisi che stiamo conoscendo da anni ha inciso profondamente sullo stato sociale di larghe fasce della nostra popolazione, cosicché ai poveri di un tempo se ne stanno aggiungendo di
nuovi, che mai avremmo immaginato potessero essere ugualmente colpiti dalla povertà!
Senza voler minimamente contestare l’impostazione generale della proposta del prossimo PSZ, che di certo risulterà ossequiosa delle regole imposte dalle procedure e dalla burocrazia
proprie della Pubblica Amministrazione, mi permetto però di
porre alla Sua attenzione - e a quella degli astanti - una mia
personale riflessione, che pone questo interrogativo: lo stanziamento di maggiori risorse in favore dello Stato Sociale, tese a garantire a tutti i cittadini la fruizione dei
servizi sociali sempre più diffusi, strutturati e ritenuti
indispensabili per una comunità sempre più malmessa,
siamo certi faccia stare tutti un po' più tranquilli e che
esaurisca l’intervento e la funzione di un’amministrazione comunale nei confronti dei suoi cittadini amministrati e in perdurante difficoltà!? Non è questo, piuttosto, il segno di un sistema sociale degenerato e sempre
più agonizzante, che rincorre affannosamente e dimentica l’eziologia, il motivo per cui alcuni eventi o processi
IL FIERAMOSCA
13
Società
si verificano, e persino sulle ragioni che si nascondono
dietro questo impoverimento progressivo e devastante di
tutta la comunità!? … che è la mancanza di LAVORO!?
Se è vero com’è vero che la travolgente disoccupazione,
l’impossibilità di ricollocamento e/o di mancanza di nuove
opportunità di lavoro per i giovani, l'esaurirsi delle risorse
destinate a rifinanziare i cd “ammortizzatori sociali” e la conseguente compressione del reddito da lavoro, sono l’origine di
una catena infernale di mancanza di liquidità e dei consumi,
e pone sempre più famiglie nelle condizioni di non poter assolvere al pagamento di imposte di ogni tipo, tasse scolastiche,
fitti di casa, bollette della corrente elettrica e del gas, rinunciando a studiare e addirittura a curarsi e ad alimentarsi decentemente…
…ebbene
io ritengo che Lei, Sig. Sindaco, abbia la funzione istituzionale e soprattutto le capacità per guidare, condurre la comunità cittadina verso lidi migliori per alleviare le sofferenze
causate dalla degenerazione di un sistema sociale ed economico più generale, che viene da lontano!
Lo deve fare, perciò, dando un senso alla propria elezione
e “inoltrando” tale drammatica rappresentazione ad altre e
più alte istanze istituzionali dello Stato, obbligate - in ogni
caso - a dar risposte ai bisogni della popolazione, non solo barlettana!
Ritengo che Lei, Sig. Sindaco, debba in sostanza attivarsi con la massima urgenza possibile, coinvolgendo Provincia
BAT, Regione Puglia, rappresentanti periferici del Governo
centrale e tutte le Parti Sociali presenti sul territorio, onde
evitare di “violentare” oltre modo i cittadini con vessazioni
burocratiche e tributi di ogni sorta, poiché non più nelle condizioni di adempiere tempestivamente e civilmente ai doveri
di puntuali e bravi cittadini, come un tempo; trovando, perciò,
soluzioni che per lo meno “congelino” le procedure di sfratti,
tagli nell'erogazione di corrente elettrica e gas come pure l’attivazione delle sanzioni amministrative conseguenti di detti
incolpevoli inadempimenti civici, a partire da quelle attivabili
dall'amministrazione comunale per i tributi di sua competenza non pagati da fasce sempre più estese di famiglie, costrette
RISTORANTE
RICEVIMENTI
CONGRESSI
14 IL FIERAMOSCA
Puglia Imperiale
LA GRANDE BELLEZZA. DIMENTICATA
a far scelte esistenziali: pagare le tasse oppure mangiare e curarsi per continuare a vivere e/o spesso a sopravvivere!?”.
Il MiBACT ha assegnato 31.8 milioni per il restauro dei “grandi attrattori culturali” della Puglia. Dimenticando il nostro territorio.
Non disattendere le legittime istanze dei cittadini
Questo è stato, quindi, il mio ragionamento in quella
circostanza, avendo sempre la consapevolezza dei limiti e
delle potenzialità del ruolo di un sindaco così come delle
attribuzioni di un ente locale in materia di occupazione e
di sviluppo economico del proprio territorio; proprio per
questo mi rifiuto di pensare che la locale amministrazione
possa rimanere inerte di fronte a questa situazione di profonda crisi e dichiarare la propria impotenza a modificare
questo stato di cose, giustificandosi con la insufficienza
delle risorse a disposizione e dello smisurato dissesto finanziario ereditato dalle precedenti amministrazioni.
E non è possibile che la “Proposta di Piano anti-crisi
per Barletta” della Camera Comunale del Lavoro CGIL di
Barletta, quasi incondizionatamente accettata e sottoscritta
durante la scorsa campagna elettorale, sia stata successivamente del tutto ignorata e disattesa, proprio nel momento
in cui va assumendo una incredibile attualità propositiva!
Non si può aspettare oltre; bisogna darsi una mossa e
fare concretamente avvertire la presenza autorevole e continua del Sindaco, della Giunta, di tutti i consiglieri comunali e di quelli regionali. Fare squadra, in politica, è cosa
importante e premessa di sicuro “ascolto” da parte di altri
interlocutori politico-istituzionali, e di buoni risultati per la
gente che si ritiene di rappresentare!
Non sono tempi buoni per la politica e per i politici di
ogni tipo - sia al governo che all’opposizione! -, e l’esasperazione popolare sembra non concedere più tempo neanche alla parte buona della politica e dei politici; cosicché è
urgente oltreché prioritario dare risposte serie e concrete
alle legittime istanze dei cittadini, altrimenti il discredito
verso le istituzioni e chi le rappresenta rischia di essere
risucchiato nel vortice del qualunquismo populistico e liquidatorio che non distingue chi “vale” da chi non vale
niente!
* Coordinatore della Camera del Lavoro CGIL di Barletta
Viale R. Elena
(Lit. di Levante)
tel. 0883 347741
APRILE
2014
U
na somma di 31,8 milioni di euro in arrivo per la Puglia,
per lavori immediatamente cantierabili. Dove? A Novoli,
Galatone, Porto Badisco, Taranto, Manduria, Lecce, Otranto, Tricase. E dintorni.
Lo annuncia il Ministro di Beni Culturali e Turismo Dario Franceschini, che ha firmato il decreto che autorizza 46 nuovi interventi
di restauro in Campania, Calabria, Puglia e Sicilia: “Si tratta della
più importante azione realizzata negli ultimi anni sul patrimonio
culturale del Mezzogiorno d’Italia” dichiara il ministro Franceschini, il quale sottolinea che “questa operazione si inserisce nell’ambito
del programma comunitario denominato ‘Grandi attrattori culturali’
coordinato dal MiBACT in stretta collaborazione con la Presidenza
del Consiglio-Uffici per la coesione territoriale - ed è il frutto di
un’intensa azione congiunta e condivisa con le Regioni.”
Il Comunicato dell’Ufficio stampa del Ministero spiega che
“per la Puglia sono in programma interventi per un valore complessivo di 31,8 milioni di euro”, la cui distribuzione, ripetiamo noi “è
il frutto di un’intensa azione congiunta e condivisa con le Regioni”.
Dunque anche con la Regione Puglia. O una parte di essa, intesa a
livello “fisico” e “politico”, non solo nel senso usato sulle carte geografiche appese nelle aule delle scuole elementari degli anni ’60.
Gli interventi programmati nel territorio pugliese interessano
infatti: il Museo contemporaneo dell’Audiovisivo di Bari - Apulia Film Commission per 1milione852mila euro; il recupero delle
Mura Urbiche di Lecce per 5 milioni e 200mila euro; ristrutturazione della Torre Matta di Otranto per 880mila euro; recupero,
restauro e valorizzazione delle storiche grotte di Tricase 1milione
150mila euro; 913mila euro per l’area destinata a Focara di Novoli;
interventi per l’ipogeo di San Sebastiano di Galatone per 124mila
euro; per il Castello di Gallipoli per 503mila euro; valorizzazione
del Polo di Taranto per 5 milioni, e di quello di Taranto-Manduria
per 3 milioni e 800mila euro; il Complesso dello Spirito Santo di
Lecce per 6 milioni di euro, il recupero dell’ex Convento di Santa Maria a Vieste per 753mila euro, recupero del Teatro di Apollo
a Lecce per 2 milioni e 500mila euro; recupero e valorizzazione
dello scavo archeologico di Porto Badisco a Otranto 400mila euro;
NUOVO CENTRO PRELIEVI
APRILE
2014
BARLETTA
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Veduta di Canne (FOTORUDY)
e del Palazzo baronale di Novoli 774 mila euro, e non meglio precisati servizi di valorizzazione integrata a Lecce per 2 milioni di
euro. L’immenso patrimonio monumentale, quello che è davvero
il “grande attrattore” culturale dei Comuni dell’area di Puglia Imperiale, del nord barese, della Provincia Barletta Andria Trani, da
Spinazzola a Barletta, comprese Corato e Ruvo, e Trani o Canosa,
Andria o Trinitapoli, con castelli e cattedrali che il mondo ci invidia
(per non parlare di Canne della Battaglia), non sono stati nemmeno
sfiorati dall’“azione congiunta e condivisa” di cui si parla.
E i nostri consiglieri regionali che fanno?
Eppure in via Capruzzi ci sono fior di rappresentanti di questo
territorio della provincia BAT, a destra, a sinistra, e anche al centro.
Di certo occupati in questioni più importanti.
Eppure dall’Università del Salento vengono in Puglia Imperiale a
studiare “il caso”, le buone pratiche, a immergersi nelle bellezze del
territorio, a chiedere: “Ma come avete fatto?”. E non se lo domandano
solo loro. Se lo è chiesto, per esempio, anche il prof. Youcheng Wang
del Rosen College of Hospitality Management (University of Central
Florida - Orlando - USA), il cui intervento sarà presto in rete, il quale
nella sua visita di studio presso l’Agenzia Puglia Imperiale Turismo
ha espresso riflessioni e considerazioni sul valore del Brand “Puglia
Imperiale” che non possono sfuggire a chi crede di potersi occupare di Turismo e di Sistema Turistico Locale. Ma dei 31.8 milioni di
euro, neanche un centesimo è stato destinato al nostro patrimonio.
Eppure questo territorio è una miniera, che non si riesce a mettere a frutto. Un territorio di Grande Bellezza. Dimenticata.
Dice l’amministratore unico dell’Agenzia Puglia Imperiale Turismo, Michele Marcovecchio: “Tutto questo è frutto della mancata visione unitaria sulle politiche del turismo, che va ad indebolire
questa realtà e il lavoro di promozione e valorizzazione dell’immenso patrimonio monumentale storico e culturale che faticosamente portiamo avanti. Questa parte della Puglia viene isolata a
causa di queste scelte, che hanno poi una ricaduta anche a livello
economico e occupazionale”.
IL FIERAMOSCA
15
Legalità
Prefettura
VIA DEI MURATORI
IN PREFETTURA RIUNIONE
DI COORDINAMENTO
DELLE FORZE DI POLIZIA
di Aldo Musti
C
ome è noto, a Barletta, nel 2010, alla via dei Muratori, è
accaduto un grave sopruso. Un cittadino si arma di una
pala meccanica, invade un’area comunale, la danneggia gravemente, e crea una barriera di terreno per impedire, agli altri cittadini il passaggio e al sottoscritto la realizzazione provvisoria di un
percorso viabile regolarmente autorizzato dallo stesso Ente. Successivamente, ne nasce un articolato contenzioso giurisdizionale che
vede il sottoscritto e il Comune di Barletta, “litisconsorti”, contrapporsi al temerario cittadino. I giudizi in questione pendono innanzi
il Tribunale amministrativo di Bari, il Consiglio Di Stato, ovvero
innanzi il Tribunale civile di Trani. Tratto comune ai cennati giudizi
è, in particolare, la contestata destinazione stradale delle aree ubicate nella zona merceologica di Barletta, oggi in parte già sistemata a
strada pubblica con urbanizzazioni primaria al 90%, a servizio della
maglia “D2-06”. Le posizioni processuali delle parti sono, in sintesi, le seguenti. Il temerario cittadino, confortato da una perizia di
parte di un ingegnere locale, si dice persuaso che sull’area in parola
il P.R.G. vigente non preveda strada alcuna, laddove invece vi è una
strada pubblica con tanto di nome e numeri civici, precisamente via
dei Muratori dal n. 16 al n. 14, ecco perché tale tratto si è meritato il
nome “via dei Muratori, la strada che non c’è”.
Il sottoscritto, invece, è sicuro che sull’area in parola il P.R.G.
vigente preveda tuttora una strada pubblica, perché nella realtà, in
“via dei Muratori, la strada c’è”, realizzata con soldi pubblici
e aperta a tutti.
La contrapposizione processuale è fisiologica e non desta stupore. Di converso, ciò che appare singolare è la posizione assunta
dall’Amministrazione comunale dopo il suddetto contenzioso giurisdizionale. Infatti, mai sino al 2010, cioè, sino a quel contenzioso
giurisdizionale, l’Amministrazione comunale aveva avuto dubbio
alcuno sulla previsione stradale in argomento, tanto da ritenerla
esistente, in ogni pratica edilizia relativa a quella zona, nell'attività
di assegnazione onomastica, nella sottoscrizione delle indicazioni
urbanistiche per la realizzazione del tratto esistente.
Dopo l’azione del “temerario cittadino”, l’Amministrazione
contraddice se stessa! Trattasi, questa, di una circostanza per certi
versi sconcertante, perché, i dirigenti competenti, rilasciavano in
favore di una controparte processuale dell’Ente atti pregiudizievoli alla difesa in giudizio degli interessi dello stesso Comune di
Barletta (confermando, in linea con la controparte processuale:
via dei Muratori dal civico 16 al 14 non è stata realizzata, non è
più prevista dal 2000, quindi si potrebbe costruirci sopra).
Vi è di più, non tiravano fuori le delibere di Consiglio e Giunta
comunale, utili a confermare la previsione stradale della stessa.
Ancora loro, non concedevano l’accesso a quei documenti importantissimi ai fini di causa, al sottoscritto, ripeto, “consorte” con
il Comune di Barletta. Ma non finisce qui, quando, finalmente,
grazie alle sentenze TAR, il sottoscritto veniva in possesso di quei
documenti che confermavano la proprietà e la previsione stradale,
e quindi utili a corroborare gli interessi comuni del sottoscritto e
16 IL FIERAMOSCA
(FOTORUDY)
IL PROBLEMA NON È PIÙ FARE LA STRADA
MA IL RISTABILIMENTO DELLA LEGALITÀ
del Comune di Barletta, ci pensava l’Avvocatura comunale a lasciarci “senza parole”: “…si oppone alla produzione documentale, in quanto tardiva…”, non considerando che il ritardo era
dovuto al diniego all’accesso da parte dello stesso Ente e che il
deposito avveniva da parte del “consorte”, quindi, utile a corroborare anche gli interessi dello stesso Comune di Barletta!
L’attuale Amministrazione
Il candidato Sindaco, si presenta in campagna elettorale ben
informato di tutto ciò che a Barletta non va, in particolar modo di
ciò che è accaduto in via dei Muratori, tanto da impegnarsi a fare
chiarezza nei primi cento giorni di governo e/o nei tempi previsti
per legge”.
Ma a tutt’oggi, anche Lui resta in silenzio, sulla scomparsa
della maglia D2-06 e sulla scomparsa di parte della previsione
stradale di via dei Muratori, nonostante siano decorsi circa 240
giorni dalla richiesta di tali chiarimenti, utili a corroborare gli interessi comuni dell’Ente e del sottoscritto, nel contenzioso giurisdizionale in corso, che va sempre avanti. Alla luce del silenzio
e dell’indifferenza - di tutti -, al mancato rispetto delle regole da
parte di alcuni collaboratori comunali, per il sottoscritto non resta
che continuare a ripercorrere la strada del Tribunale Amministrativo, che, negli ultimi tre anni ho percorso per ben dieci volte,
prima a fianco del Comune di Barletta per difendere la previsione
stradale di una strada già realizzata, poi, contro lo stesso Ente per
vincere i dinieghi agli accessi agli atti e il silenzio della stessa
Amministrazione.
Un primo bilancio “provvisorio” del danno erariale a carico del
Comune di Barletta, e quindi dei cittadini, ad oggi, è di circa dodicimila euro, per le condanne subite dal Comune di Barletta al pagamento delle spese di giudizio, compresi accessori di legge e IVA,
per i dinieghi agli accessi agli atti! Ma in futuro, la cifra potrebbe
essere di gran lunga superiore, se gli imprenditori di via Foggia,
stanchi e danneggiati, decidessero di intraprendere una “class action” nei confronti del Comune di Barletta, per i danni subiti.
Perché l’Amministrazione non comprende le esigenze di noi
operatori commerciali della zona merceologica di via Foggia?
Dov’è l’Assessore alle attività produttive? Non si vive di solo
sport, anzi si vive anche di sport! Perché il signor Sindaco resta
in silenzio?
Infatti, il silenzio sulla scomparsa della maglia D2-06, dalle tavole grafiche inviate in Regione, di fatto, non ostacola il tentativo
in corso di una variante al vigente Piano regolatore generale fuori
delle procedure legali (trasformando la previsione stradale di una
strada già realizzata, in previsione merceologica, cioè edificabile).
Alla bisogna di chi? Incredibile ma vero, alla bisogna di chi, oggi,
nei suddetti procedimenti rivendica la proprietà di un’area sistemata, già dal 2008, a strada pubblica con soldi pubblici.
Non vi sembra assurdo?
APRILE
2014
N
el corso di una riunione
tecnica di coordinamento delle Forze, presieduta dal Prefetto Clara Minerva, alla presenza
dei vertici provinciali delle Forze
dell’Ordine di Bari e del Procuratore della Repubblica di Trani Carlo
Capristo, sono state esaminate alcune problematiche relative ai profili
della sicurezza nelle campagne con
specifico riferimento alla fenomenologia dei furti di rame e dei dan- Il Prefetto Clara Minerva
neggiamenti alle proprietà ed insediamenti agricoli.
Con la partecipazione dei rappresentanti della locale Azienda
sanitaria e degli Uffici e Reparti che si occupano della repressione
delle sofisticazioni e delle frodi alimentari sono state approfondite successivamente le normative che regolano i controlli sanitari,
la produzione e commercializzazione nel settore olivicolo.
Al riguardo, il Procuratore della Repubblica di Trani ha annunciato l’istituzione a breve di una squadra specifica di intervento dedicata ai controlli e composta dai referenti di tutti gli enti
interessati.
Infine, alla presenza del Comandante della Capitaneria di
Porto di Barletta, del Presidente dell’Autorità del Levante, della
Zona di Polizia di Frontiera, dei Vigili del Fuoco e degli altri Enti
competenti si è passati alla disamina di alcuni profili attinenti alla
sicurezza dell’area portuale di Barletta. Al fine di verificare congiuntamente alcuni aspetti di criticità emersi è stato predisposto
un sopralluogo utile anche all’implementazione del sistema di security all’interno del sedime portuale.
Giornata dell’Unità Nazionale,
della Costituzione,
dell’Inno e della Bandiera
“Sii Benedetta! Benedetta nell’immacolata origine, benedetta nelle vie di prova e di sventure per cui
immacolata ancora procedesti, benedetta nella battaglia e nella vittoria, ora e sempre, nei secoli!…”.
Ha affidato agli storici versi di Giosuè Carducci, il messaggio augurale per celebrare la “Giornata dell’Unità Nazionale, della Costituzione,
dell’Inno e della Bandiera”, nella suggestiva
cornice della Sala Rossa del Castello di Barletta,
il Prefetto di Barletta Andria Trani Clara Minerva, nell’auspicio che le nuove generazioni possano attingere all’eredità positiva del passato,
coltivando il rispetto verso i valori della responsabilità, dell’etica e della legalità per riappropriarsi della speranza nel proprio futuro.
Alla presenza del Sindaco di Barletta, del
Presidente della Provincia, di rappresentanti
elettivi e istituzionali, del Comandante Regionale e Provinciale dei Carabinieri, delle altre
Forze di Polizia, di Autorità civili e militari, il
Prefetto, insieme al Presidente dell’Associazione Nazionale Carabinieri di Barletta, ha consegnato il tricolore al Comandante della Compagnia Carabinieri di Barletta.
Gli alunni del Liceo Classico “A. Casardi”
hanno poi eseguito l’Inno di Mameli nella sua
versione integrale. Il Prefetto e il Sindaco di
Barletta si sono successivamente recati presso
la Sala Auditorium della Scuola Elementare 4°
Circolo “San Domenico Savio” per la consegna
di una copia della Costituzione ai neo cittadini
italiani residenti nel Comune di Barletta.
Il Prefetto Clara Minerva
insedia il Gruppo Interforze
Presieduta dal Prefetto Clara Minerva, si è tenuta la seduta di
insediamento del Gruppo Interforze, alla quale erano presenti esponenti delle Forze di Polizia, della Direzione Investigativa Antimafia,
del Provveditorato interregionale per le Opere Pubbliche e della Direzione Territoriale del Lavoro. In particolare il Gruppo Interforze,
nell’ambito delle attività di monitoraggio di tutte le opere pubbliche
che insistono nell’ambito territoriale della Provincia Barletta Andria
Trani, effettuerà l’accesso ispettivo ai cantieri per la prevenzione e
repressione dei tentativi di infiltrazione mafiosa. All’incontro erano
presenti esponenti della Provincia BAT, del Compartimento ANAS
e della Rete Ferroviaria Italia i quali hanno fornito i primi dati in
ordine ai cantieri già avviati o in fase di attivazione.
APRILE
2014
Il Prefetto Clara Minerva consegna il tricolore al Comandante della Compagnia Carabinieri di Barletta, ten. Andrea
Iannucci
IL FIERAMOSCA
17
Turismo
VINO
A REGOLA
D’ARTE
BARLETTA: UNA CITTÀ A DIMENSIONE EUROPEA
FATTI E NON PAROLE DEVONO ANIMARE LA NOSTRA VITA QUOTIDIANA PERCHÉ
DOBBIAMO VALORIZZARE E NON DISTRUGGERE I GIOIELLI DEL NOSTRO PATRIMONIO
di Giuseppe Santaniello
D
a una analisi di Emmanuele Daluiso dei dati ISTAT sui
flussi turistici nel 2012, pubblicata recentemente in questo periodico, si rileva il calo complessivo delle presenze nel nostro territorio di intensità maggiore rispetto al fenomeno nazionale, con l’inversione di tendenza del tasso di turisticità positivo
registrato negli anni precedenti. Anche nel 2013 non vi sono elementi per far ritenere che questa tendenza possa capovolgersi. A
questi dati negativi fa riscontro un aumento della dotazione dei
posti letto che resta comunque sottodimensionata, rispetto ai valori medi nazionali, con un processo in corso di riorganizzazione
dell’offerta turistica, per la concentrazione dei flussi nei mesi estivi, quindi la ricerca di una possibile soluzione del problema con la
destagionalizzazione
Un altro articolo è stato pubblicato contemporaneamente anche
dall’Agenzia Puglia Imperiale che - come è noto - è il soggetto di
riferimento del turismo territoriale della BAT e che nel corso degli
ultimi anni ha organizzato la presenza nei più importanti appuntamenti fieristici nazionali ed internazionali di settore. Nell’articolo si
rileva che all’Agenzia giungono numerose richieste di tour-opera-
18 IL FIERAMOSCA
Via Foggia, 118 - Barletta
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Dal “Corriere della Sera”, 6 gennaio 2014
APRILE
2014
APRILE
2014
tors che intendono organizzare soggiorni settimanali per gruppi da
30/60 persone in bassa stagione nella nostra zona. Questo conferma
l’ottimo lavoro che l’Agenzia svolge per la promozione turistica del
territorio degli undici Comuni che ne fanno parte. Ma, dove e come
sono utilizzate queste numerose richieste che sono pervenute visto
che si è registrato un calo delle presenze?
Evidentemente non vi è una perfetta sincronia fra domanda ed
offerta turistica che necessita di qualche perfezionamento per non
vanificare il lavoro svolto. Manca una maggiore cura dei rapporti
con i tour-operators, come si rileva nel testo delle lettere ricevute
“… specific requests that hopefully could get a future co-operation started…”, anche con una più specifica offerta di pacchetti
di servizi nei work-shop e nei simposi che si organizzano nei vari
eventi fieristici e nei contatti diretti che si susseguono. Questi pacchetti, con la indicazione dei costi, dovrebbero essere predisposti
e concordati preventivamente a livello locale fra i vari soggetti
titolari degli esercizi turistici.
Nel contempo, però, è anche necessario perfezionare nel territorio “la cultura dell’accoglienza” ed eliminare quelle barriere
che si frappongono al
miglioramento
della
ricettività della città,
e che da diverso tempo
hanno formato oggetto
di attenzione e segnalazione da parte dei
cittadini. Alle giuste e
documentate lamentele
per le “discariche a cielo aperto” dei sacchetti
di rifiuti lungo le rampe di accesso alla città
dalle strade nazionali,
naturale biglietto da
visita, è stato risposto
che questa raccolta è
un “lavoro straordinario” non contemplato
e quindi non retribuito
dal Comune. E, le immondizie sono ancora lì. Ma chi le spiega
queste cose al turista
che entra in città? Certo è anche necessario
una sensibilizzazione
della popolazione per
sollecitare il “senso di
IL FIERAMOSCA
19
Turismo
appartenenza” ad una società civile, ma chi ha il compito di questa
“educazione civica”?
Ma chi spiega al turista che da diversi anni si svolgono interminabili e farraginose riunioni nelle quali i diversi Enti - Regione,
Provincia, Comuni, ACQP, Arif, Consorzi di bonifica - non riescono a mettersi d’accordo per la soluzione del problema dello smaltimento dei reflui, del controllo dell’abusivismo e degli sversamenti
in mare (canale Ciappetta Camaggi, canale H, impianto di affinamento, fiume Ofanto) anche con l’utilizzo dei fondi comunitari che
sono a disposizione? Se non risolviamo questi problemi il feed-back
dei flussi turistici che noi dobbiamo valutare sarebbe ancora più
negativo ed allora la tendenza verso il default sarà irreversibile.
Nelle “Linee Programmatiche di Mandato 2013-2018”, approvate dal Consiglio Comunale di Barletta nell’ultima seduta del 10
febbraio us., fra alcune critiche della minoranza ed un assordante
silenzio della maggioranza dei Consiglieri, è specificata la realizzazione di alcuni interessanti Progetti riguardanti il Sistema museale,
culturale e turistico cittadino fra cui il sostegno ad una iniziativa
di prestigio nell’ambito dell’Expo 2015 per Giuseppe De Nittis.
Speriamo che questa iniziativa non si limiti alla sola e semplice
esposizione di un quadro del nostro illustre concittadino nell’ambito espositivo della Manifestazione Internazionale di Milano, perpetuando l’errore per quelle discutibili scelte verticistiche del recente
passato delle esposizioni itineranti.
Non dobbiamo ridurci all’ultimo momento per raffazzonare ed
improvvisare una preparazione per l’evento mondiale. Molte città
italiane stanno cercando di entrare nel circuito del richiamo turistico per i 20 milioni di arrivi previsti da tutto il mondo durante il
semestre dell’Expo ed hanno già attivato l’organizzazione: a Roma
“l’Agorà di De Lucchi” dal Castello di Milano ai Fori Imperiali, a
Torino una “grande ruota panoramica” all’interno del Parco Valentino, a Venezia un master-plan per un percorso “Coltura e culture”
nel territorio dalle Ville Venete al Parco del Sile, a Verona il Teatro
Romano, il Museo Archeologico ed un percorso dedicato al “food
nell’antichità”.
L’on.le Maurizio Martina, attuale Ministro dell’Agricoltura, nel
corso di un ultimo incontro nella Sala Rossa del Castello a conclusione di una sua visita nella nostra zona, e, nei giorni scorsi, la prof.
ssa Diana Bracco - Presidente dell’Expo - in coerenza con il tema
principale dell’Evento, hanno invitato alcuni Comuni italiani con tipicità autoctone a rappresentare nel Padiglione Italia della Manifestazione le proprie città e campagne, biodiversità e green economy,
eccellenze agricole all’avanguardia, passato e futuro, cultura e tradizioni millenarie. Ma nel nostro territorio non abbiamo già tutte
queste “bellezze”? Per l’evento fieristico internazionale, potrebbero
essere coordinate in un proponibile percorso da intitolare “Saperi e
sapori nella terra di De Nittis”.
Noi, ammalati di barlettanità, riteniamo che per l’amministrazione della cosa pubblica bisogna accantonare la “malapolitica” ed
adottare SUBITO una “politica del fare tanto e dire poco”, proposte
concrete e non solo parole, per rendere Barletta una città più bella
ed accogliente. Potremmo così aprire con fierezza lo scrigno e fare
brillare in modo più splendente i gioielli della nostra storia, arte e
cultura, magari coniugandoli con le “eccellenze” della nostra agricoltura, con i prodotti tipici locali che molti ci invidiano ma che noi
trascuriamo.
Investire e coltivare le “bellezze e le eccellenze” è il solo modo
migliore per agganciare la ripresa ed uscire dalla crisi. Potremmo
essere ancora in tempo se sapremo utilizzare sapientemente tutte
le occasioni. Buon lavoro sig. Sindaco Cascella! Stia pur certo che
con la buona politica del “FARE” Lei avrà sempre dalla Sua parte i
cittadini che sognano Barletta una città a dimensione europea.
20 IL FIERAMOSCA
Anniversario
Nicola Monterisi e Barletta (1897-1913)
Novità Rotas
Gioconda nel
Regno del Sale
la testimonianza pastorale, il magistero sociale
di Renato Russo
I
l libro Gioconda nel Regno
del Sale di Francesca Bellafronte e Vita
Piazzolla
(Editrice
Rotas, Barletta, 2014,
e 5,00), illustrato da
Sofiya Mikhaylovskaya, ben si presta ad una
lettura non solo scolastica ma anche privata.
La delicata storia di
Gioconda, l’onda più
piccina e giocherellona che papà Adriatico
abbia mai generato,
conquista i piccoli lettori avvicinandoli alla
conoscenza del territorio, utilizzando il linguaggio poetico della
natura nelle sue manifestazioni meno conosciute, ma più
sublimi, dei paesaggi della Salina di Margherita di Savoia.
Il libro è formato da 36 pagine e 20 illustrazioni, prevalentemente nelle sfumature pastello dei colori freddi, dall’azzurro, all’indaco, al violetto, quasi a voler riprodurre sulla carta
gli ambienti acquatici di questo magico angolo di mondo, in
cui l’acqua (dal mare al fiume Ofanto, dalle valli da pesca
agli stagni, dai canali alle vasche salanti ed evaporanti che
circondano il paese) la fa da padrone, creando magiche ed
irripetibili atmosfere, capaci di sorprendere anche il turista
più preparato.
La storia. Amabile compagna di giochi dei bambini al
mare, in estate, Gioconda non sa come ammazzare la noia
d’inverno. Curiosa per natura, sarà proprio disubbidendo ai
divieti del padre che finirà nell’aldilà, il temutissimo Regno
del Sale dal quale nessuna delle onde, risucchiate da Idrovora, è mai ritornata. Ma quello che, nelle raccomandazioni
paterne appariva come il peggiore dei mali, uno spaventoso
destino o, la fine di tutto, si rivela, in realtà un affascinante
viaggio in un’altra vita. Nel Regno del Sale Gioconda è introdotta da Feny, che le presenta i principali uccelli, quelli
che si incontrano più facilmente nella zona umida: l’avocetta, il cavaliere d’Italia, gli aironi, il cormorano, fino agli
anatidi come la volpoca e il germano reale. Ciascun uccello,
reso nelle caratterizzazioni principali, assume la veste di un
personaggio ma, tutti insieme, fanno da cornice allo stupore
della protagonista, che si lascia catturare da tanta bellezza.
Gioconda si compiace di quell’insolito inverno, così elettrizzante e pieno di nuove amicizie, ma, in realtà, l’attende una
sorprendente, inimmaginabile novità…
APRILE
2014
R
icorre in questi giorni il 70° della scomparsa di S. E.
mons. Nicola Monterisi. Egli chiudeva infatti la sua esistenza terrena il 30 marzo 1944 a Salerno, la città che ancora una
volta, in questa circostanza, gli ha tributato solenni celebrazioni
concluse da un intervento di S.E. il Card. Francesco Monterisi.
Sorprende invece il persistente silenzio della nostra città su questo
gigante della storia del nostro Novecento, uno dei grandi protagonisti della stagione cattolico-sociale della prima metà del secolo
scorso, tanto che non sono pochi gli studiosi - Gabriele De Rosa su
tutti - che hanno avvicinato la figura a quella di don Luigi Sturzo,
e saranno infatti solo i suoi incarichi vescovili che lo impegneranno per trent’anni (1914-1944) ad allontanarlo dalla ulteriore
maturazione di quel percorso di approfondimento del magistero
socio-religioso che lo stava elevando a figura emblematica fra le
più rappresentative del nostro movimento cattolico nazionale in
campo socio-politico.
A beneficio di quanti sanno poco di questo grande personaggio della nostra più recente storia, ricostruiamo le tappe principali
della sua vita a Barletta.
Nacque a Barletta, in una famiglia benestante, il 21 maggio
1867 da Angelo Monterisi e Maria Decorato. In un ambiente profondamente religioso, preceduto dal fratello Ignazio, maturò in lui
la vocazione sacerdotale.
Gli studi
Compì gli studi ginnasiali presso il Seminario interdiocesano di
Bisceglie (1881-1886) alla scuola del rettore don Donato Dell’Olio,
e quelli liceali a Roma, nel Seminario Vaticano (1886-1889). Frequentò i corsi universitari prima nell’Almo Collegio Capranica
(dove conobbe Romolo Murri) e poi presso la Gregoriana dove studiò filosofia e teologia.
Ordinato sacerdote il 15 agosto 1893, celebrò la sua prima messa nella chiesa S. Giovanni di Dio, a Barletta, così come nove anni
prima aveva fatto suo fratello Ignazio.
Si laureò in teologia e diritto canonico alla Gregoriana nel
1895 e in Lettere presso la Regia Università di Roma nel 1897.
Durante la permanenza romana, insieme a Murri partecipava alle
riunioni del Circolo Universitario Cattolico.
Tornato in Diocesi nell’autunno del 1897, dopo il lungo soggiorno romano, fu chiamato a insegnare teologia nei Seminari di
Bari, Trani e Bisceglie. In questi primi anni don Nicola esplicò,
accanto ad un impegno didattico, anche uno sociale sotto l’impulso del barone napoletano Luigi De Matteis che promuoveva nelle
città pugliesi la nascita di comitati civici parrocchiali e diocesani.
Si avvicinava infatti ai problemi della gente e della società,
vivendo da vicino i fermenti sociali che animavano un dibattito
politico nazionale incentrato sulla possibile partecipazione dei
cattolici alla vita politica.
Monterisi, formatosi nella Roma leonina fucina di movimenti
associazionistici sociali, coi quali aveva intrattenuto fecondi conAPRILE
2014
tatti collaborativi, trasferì a
Barletta quel moto dello spirito, l’esigenza di impegnarsi
nel sociale per una maggiore
presenza della Chiesa nella società civile.
Non era un progetto da
poco e a Barletta Nicola lo
illustrò ai suoi amici che come lui - seguivano quel
movimento: oltre al fratello
Ignazio, i fratelli Luigi e don
Francesco Scuro e l’avv. Carlo Romanelli.
Mons. Nicola Monterisi
La nascita del circolo culturale Leone XIII
E così, nel 1898, fu tra i propugnatori della nascita di un circolo cattolico cittadino costituito da una schiera di giovani animosi
e pugnaci, in contrapposizione ai gruppi anticlericali sempre più
aggressivi e intolleranti, nato dall’esigenza di impegnarsi nel sociale. Agli inizi del secolo si contrapponevano, a Barletta come nel
resto del Paese, le forze politiche socialiste e i movimenti cattolici
e anche da noi si delinearono ben presto due movimenti, quello socialista, rappresentato in Parlamento dal deputato andriese Orazio
Spagnoletti, e quello popolare, composto da un gruppo di cattolici.
I quali, il 19 marzo del 1900, presso casa Scuro, in via Baccarini,
fondarono il Circolo culturale “Leone XIII”. Il Circolo, nato sotto la
spinta del Congresso Regionale di Taranto, era dominato dalla forte
personalità di don Nicola Monterisi, la figura più rappresentativa
del movimento cattolico pugliese. La sua statura morale e culturale
era talmente alta che, a parere dello storico Gabriele De Rosa, la
sua azione politica e sociale non era molto lontana da quella di don
Luigi Sturzo, al quale più volte la sua figura è stata associata.
La nascita de “Il Buon Senso”
Ma le idee, le proposte innovative non sarebbero andate lontano, se fossero rimaste chiuse all’interno di un dibattito elitario,
così don Nicola si fece promotore, insieme a Luigi Scuro, Carlo
Romanelli e Domenico Riglietti del periodico “Il Buon Senso”,
che vide la luce il 10 agosto 1902, organo democratico cristiano,
uno dei più longevi giornali cattolici del ‘900 pugliese, che don
Nicola diresse per undici anni. Con “Il Buon Senso” il Monterisi
volle dare uno strumento di lettura della situazione barlettana e un
mezzo di comunicazione tra i laici cattolici di tipo nuovo. Ne “Il
Buon Senso”, come ha osservato Vincenzo Robles, sembra maggiore l’attenzione alle questioni amministrative della città piuttosto che ai problemi religiosi della Diocesi.
Era un quindicinale battagliero, di cui gli articoli più robusti
per dottrina, più solidamente organici per forza di ragionamento,
nelle polemiche politiche e sociali, erano suoi. Non si limitava
all’approfondimento di tematiche culturali, ma affrontava anche
IL FIERAMOSCA
21
Anniversario
problemi attuali e concreti, puntando, per esempio, sulla formazione di società di previdenza e di mutuo soccorso fra contadini,
artigiani e commercianti, e inoltre affrontava con cognizione di
causa alcuni dei principali problemi strutturali cittadini, come il
raccordo ferroviario e portuale con la città o le problematiche relative alla commercializzazione dei prodotti della sua agricoltura
o la giusta mercede agli operai contestualizzata con gli orari di
lavoro e le condizioni igienico-sanitarie in cui lavoravano. Insomma, più che sulle opinioni, la linea del giornale si caratterizzava
per le proposte e più che sulle discussioni, sulla organizzazione
operativa delle partecipazioni.
Nel primo congresso dei democristiani pugliesi, svoltosi a
Castel del Monte il 18 settembre 1902, Monterisi fu acclamato
da circa 200 giovani partecipanti come vicepresidente. Va altresì
sottolineata la rilevante parte da lui avuta nell’ultimo congresso
dell’Opera dei Congressi cattolici a Bologna nel novembre del
1903, quando i contrasti tra Grosoli e Murri apparvero insanabili e
determinarono lo scioglimento dei congressi cattolici.
L’intervento nella politica cittadina
Il circolo barlettano Leone XIII e “Il Buon Senso” si mossero verso un più incisivo impegno sociale, illuminato e intelligente,
coraggioso e prudente, fondato sulla conoscenza dei fatti e delle
situazioni; per questo Monterisi e i suoi amici decisero l’intervento
nella politica della città, secondo l’indicazione di Luigi Sturzo, e il
giornale del Monterisi rimane la testimonianza di quell’esperienza.
Punto di riferimento per il Partito Popolare cittadino, instancabile animatore del movimento cattolico, don Nicola entrò nelle
sue liste elettorali del 1904 venendo eletto consigliere comunale
con 438 preferenze, con altri sei consiglieri, sette su quaranta.
Nel 1905, per i tipi Laghezza di Trani, Monterisi pubblicò una
biografia su S. Ruggero, la sua tesi di laurea, Leggenda e realtà intorno a S. Ruggero vescovo di Canne e patrono di Barletta
(estratto da “Il Buon Senso”, annate 1904-1905).
A proposito della storia locale ebbe a scrivere: La base essenziale per la nostra formazione intellettuale e culturale, è la conoscenza della storia locale per inserirla nella storia generale...
Parroco del Santo Sepolcro
S.E. Francesco Paolo Carrano, arcivescovo di Trani, nell’autunno del 1908, realizzando un progetto riorganizzativo risalente
a un secolo prima, elevò la chiesa del Santo Sepolcro a parrocchia
e chiamò a guidarla mons. Nicola Monterisi impegnatissimo, fino
ad allora, nelle lotte politiche per l’affermazione della dottrina
cristiano-sociale della Chiesa.
La decisione, presa nel maggio del 1907 dall’arcivescovo, di
creare nuove vicarie, col consenso del Capitolo cattedrale, fu determinato dalla necessità di alleggerire la gravosità dell’impegno
di Santa Maria, specialmente quando - nel 1860 - era salita a rango di Cattedrale. Prima però di procedere a questa decisione, nel
1908 l’arcivescovo elevò la chiesa del Santo Sepolcro a terza parrocchia della città, dividendo solo l’anno dopo (1909) il distretto
parrocchiale della Cattedrale in quattro vicarie: Santo Sepolcro,
Santa Maria della Vittoria, Sacra Famiglia e la stessa Santa Maria
che restava primaria.
Oltre a nominarlo parroco della nuova parrocchia, l’arcivescovo, apprezzandone le elevate qualità intellettuali e la notevole
preparazione culturale e religiosa, lo elevò all’ufficio di canonico
teologo della Cattedrale metropolitana di Barletta.
Negli anni di parrocato (1908-1913) don Nicola si distinse
per lo zelo nell’organizzazione catechistica, nella predicazione,
22 IL FIERAMOSCA
Unità d’Italia
nel promuovere le vocazioni sacerdotali, nell’incrementare opere sociali, nella cura verso le famiglie povere e particolarmente
verso gli ammalati. Infatti, nel 1910, mentre nella città infieriva il
colera, don Nicola Monterisi si offrì come cappellano del Lazzaretto, condividendo la scelta del medico condotto Vito Lattanzio,
di restare in quel luogo giorno e notte, dando un grande esempio
di carità evangelica.
Ma il suo impegno maggiore in quegli anni don Nicola lo riversò nell’azione socio-politica indirizzata a un’opera di formazione, attraverso il circolo “Leone XIII” e il periodico “Il Buon
Senso”, contribuendo in maniera decisiva, con l’aiuto di alcuni
amici, specialmente Luigi Scuro e Carlo Romanelli, alla formazione di una classe politica cittadina attorno al PPI, facendole acquisire una originale fisionomia di gruppo.
Il 22 agosto 1913, lo stesso anno della scomparsa del fratello
Ignazio, con bolla di papa Pio X, Nicola Monterisi fu elevato alla
cattedra vescovile di Monopoli. Il 15 dicembre 1919, con bolla di
papa Benedetto XV, fu nominato arcivescovo di Chieti e Vasto. Il
5 ottobre 1929 con bolla di papa Pio XI, fu nominato arcivescovo
primaziale di Salerno.
La sua mancanza, in città, in seguito alla sua partenza, rallenterà il processo di organizzazione partecipativa dell’elettorato cattolico alla conduzione della cosa pubblica cittadina. I primi effetti si
percepiranno già in occasione delle votazioni amministrative del
12 luglio 1914, quando Monterisi si era allontanato dalla città per
il suo nuovo ufficio vescovile.
E tuttavia, nonostante la sua assenza, il movimento cattolico
barlettano continuerà, specialmente sotto la guida di don Francesco Scuro e dell’avv. Carlo Romanelli, a impegnarsi sul terreno
socio-politico, continuando la pubblicazione de “Il Buon Senso”.
Così la data del 18 gennaio 1919, cioè del fatidico appello sturziano rivolto “a tutti gli uomini liberi e forti” non trovò impreparati i
cattolici barlettani che furono i primi - il 26 gennaio - a costituire la
sezione barlettana del PPI presso la sede del Circolo “Leone XIII”,
a Palazzo Scuro, in via Baccarini. Il numero successivo de “Il Buon
Senso” portava come sottotitolo “Organo di stampa del PPI sezione
di Barletta”.
Era ancora il forte magistero di mons. Nicola a ispirare e a sostenere l’impegno del Movimento cattolico cittadino, così, anche
se lontano, egli continuò a interessarsi della sua città alla quale
non farà mancare degli utili suggerimenti come quelli mandati al
“Buon Senso” che pur pubblicati schermati dall’anonimato, sono
facilmente riconoscibili dall’inconfondibile stile e dai forti contenuti sociali.
Grande protagonista del ‘900
Mons. Nicola Monterisi fu un grande protagonista della storia
del Novecento non solo barlettana ma anche pugliese e nazionale.
Egli univa ad una vasta cultura, un innato senso della moderazione
nella interpretazione del magistero della Chiesa.
Prima il suo decennale impegno politico a Barletta, in ambito
comprensoriale e regionale, poi la sua trentennale attività episcopale, lo avrebbero esposto all’attenzione del mondo cattolico italiano come uno dei più grandi vescovi del suo tempo, mostrandosi
pastore di grandi vedute e notevoli capacità organizzative, oltre
che uomo di Dio. Per avere un’idea di quanto la figura di Nicola
Monterisi sia considerata nel novero delle grandi figure storiche
del nostro cattolicesimo, basterà consultare il Dizionario storico
del movimento cattolico in Italia dove la sua biografia è affiancata
a quella di papa Montini e di Aldo Moro.
APRILE
2014
LA MAGIA DEL TRICOLORE
di Gaetano Nanula
N
ell’anniversario della proclamazione dell’Unità d’Italia 17 marzo 1861 - numerose e gradevolmente partecipate
sono state le cerimonie celebrative imperniate sul valore evocativo
dei nostri simboli più cari - l’Inno nazionale, la Costituzione e soprattutto il Tricolore - intorno ai quali è stato veramente consolatorio vedere radunato - oltre alle autorità ed alle varie rappresentanze
istituzionali - tanto popolo, dai ragazzi delle scuole - le speranze del
nostro futuro - a uomini e donne di tutti i giorni, con i lori problemi
ma anche con la loro dignità e la loro consapevolezza di appartenenza ad una solida tradizione, con comuni radici, ben consolidate.
Ascoltare ragazzi e adulti che - con la mano destra sul cuore cantavano all’unisono l’Inno di Mameli - la versione poetica del patriottismo - o percepire l’efficacia espressiva dei suoi versi, in rapporto al momento storico in cui ne fu colta l’ispirazione, o ascoltare
la dotta lezione sul respiro internazionale della nostra Costituzione,
come tappa evolutiva della civiltà giuridico-sociale di un grande
popolo proteso verso valori di irreversibile libertà, desta ancora un
sentimento di profonda commozione e sincero orgoglio.
Ma è soprattutto il Tricolore che affascina, che trascina, che
guida; il simbolo dell’Unità d’Italia, l’emblema del comune sentimento di partecipazione di tutti gli italiani ad un unico Stato, custode del prestigio e dell’onore della Nazione italiana in ambito
internazionale.
La Bandiera tricolore che, sventolando per la prima volta a Reggio Emilia, il 7 gennaio 1797, simbolo di una sia pur fugace libertà
della Repubblica Cispadana, ha poi ispirato tutti i moti rivoluzionari del nostro Risorgimento, accompagnando il persistente sogno
di indipendenza dei nostri patrioti - spesso il loro sacrificio - in
un’epopea di riscatto nazionale che doveva finalmente portare, il 17
marzo 1861, alla proclamazione dello Stato Unitario.
Certo, rileggendo la Storia in un’Italia ancora troppo giovane,
non mancarono anche gli sbandamenti del Tricolore; il vessillo nazionale fu talora usato per guidare le truppe nella repressione degli
scioperi; fu talora abusato per affermare soltanto l’autorità e non
anche la solidale fratellanza dei cittadini.
Ma il Tricolore rimase pur sempre il simbolo capace di raduTra la Cattedrale e il Castello, in pieno centro storico,
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APRILE
2014
nare nei momenti più difficili le forze vitali della Nazione e seppe
così compiere il miracolo di ricompattare l’esercito in rotta dopo
la sconfitta di Caporetto, per guidarlo alla rivincita e alla vittoria,
accompagnando il feretro del Milite Ignoto dal Carso al Vittoriano,
per confermare - in un patto di dolore attraverso la penisola - l’Unità
del paese. E seppe ancora - all’indomani di una sciagurata Seconda
Guerra Mondiale, che vide alla fine la tragica realtà di italiani che
combattevano contro altri italiani - rimettere in moto la macchina
dello Stato e - nel segno della collaborazione e della solidarietà
seppe salvare la Nazione dalla fame, proteggere la rinascita dell’attività economica; seppe chiamare i partiti a collaborare in un clima
di solidarietà nazionale, per l’instaurazione di una nuova e moderna
società democratica nella quale tuttora viviamo.
Possiamo ora serenamente ricordare quei tragici momenti attraversati dal Paese e superati dalla forza aggregante del Tricolore;
superati dal senso della coesione che ancora suscitava nell’animo
degli italiani il richiamo dell’emblema nazionale; e nessuno si illuda: non possiamo minimamente pensare, soprattutto nel momento
attuale, di grave crisi economica e morale, che del Tricolore si possa fare a meno.
Come ha, qualche tempo addietro, scritto Mario Luzi, un grande
poeta moderno, con la particolare sensibilità dei poeti, “senza il Tricolore - più o meno coscientemente tutti lo sappiamo - la nostra comunità non tiene, la nostra antica Nazione si disgrega, la sua immagine si decompone, il suo popolo torna ad essere un volgo disperso”.
Dobbiamo dunque ancora amare la nostra Bandiera, come simbolo di fratellanza fra gli italiani, come fattore di progresso sociale,
come speranza verso un’Italia sempre più giusta e sempre più unita,
soprattutto nel momento attuale in cui, una crisi venuta da lontano,
sta scaricando i suoi drammatici effetti su un intero popolo incolpevole, che sempre più abbisogna di concrete ed efficaci misure di
solidarietà.
Stringiamoci dunque, ancora una volta, sotto l’egida del Tricolore per una rinascita della nostra Nazione, per una ritrovata rivitalizzazione economico-industriale delle nostre capacità produttive,
per combattere definitivamente i furbi della corruzione, i signori
dell’evasione fiscale - soprattutto internazionale, attraverso l’ignobile parassitismo dei paradisi fiscali -, i manovratori incontrastati
del credito - che dei capitali dispongono irresponsabilmente a proprio arbitrio -, i collusi con la criminalità organizzata - tutori spregiudicati dell’occultamento dei proventi illeciti -, i politici servi dei
potentati economici.
Tutto questo ancora nel nome del Tricolore, in un clima di vera
fratellanza fra gli italiani.
In alto, la bandiera di Bezzecca, il tricolore cucito e ricamato dalle
orfanelle del Monte di Pietà nell’estate del 1866 e consegnato dal
sindaco del tempo, Niccolò Parrilli, al colonello Menotti Garibaldi.
Crivellata di proiettili durante quella battaglia, la gloriosa bandiera
ci sarebbe stata restituita, dallo stesso Menotti, qualche mese dopo
con espressioni di apprezzamento per il valore dei nostri combattenti
che su quel campo si erano distinti.
IL FIERAMOSCA
23
Urbanistica
INTERVENTO DI RIORGANIZZAZIONE DELL’ASSETTO URBANISTICO
DELLE AREE COMPRESE TRA VIALE ALIGHIERI, VIA D’ANNUNZIO, VIALE DA VINCI E VIA VITTORIO VENETO
di Stefania Patella
S
24 IL FIERAMOSCA
APRILE
2014
i è tenuto lo scorso 18 marzo un incontro presso il Liceo
Scientifico Cafiero di Barletta per illustrare il PIRU (Programma Integrato di Rigenerazione Urbana) di iniziativa privata,
riguardante l’area compresa tra la maglia delimitata da Via V. Veneto a nord, da Viale D. Alighieri ad est, da Via G. Leopardi a sud
e dal Viale L. da Vinci ad ovest.
All’incontro hanno preso parte il sindaco Pasquale Cascella,
l’ing. Bernardini, che ha avuto il compito di introdurre l’argomento spiegando l’iter approvativo del PIRU in oggetto (già deliberato nel 2011 dall’amministrazione comunale con delibera n. 5),
lo studio Vitobello Associati, progettista dell’opera, rappresentato
in sala dall’arch. Nicola Salvemini e l’arch. Fabio Vitobello, che
hanno spiegato l’intervento proposto, e l’assessore Azzurra Pelle
che ha voluto sottolineare come grazie a questi strumenti urbanistici si possa pensare ad una visione diversa, ma comunque organica, rispetto agli equilibri di un piano urbanistico, come il PUG,
ancora nella fase di avvio.
Di fatti - ha proseguito lo stesso assessore - l’area dismessa
di notevole interesse visivo, ambientale e sociale, rappresenta
un’occasione per gli abitanti della zona di riqualificare uno spazio, partecipando attivamente attraverso osservazioni e proposte
che saranno raccolte attraverso il sito del comune.
Ma vediamo di spiegare meglio di cosa si tratta: l’intervento
interessa una maglia urbana, in stato di abbandono avente una superficie di 6.456 metri quadrati, ubicata tra via Dante Alighieri,
viale D’Annunzio, via Leopardi e via Vittorio Veneto, sulla quale
attualmente insistono opifici; è una maglia a cavallo tra due destinazioni urbanistiche, quella delle urbanizzazioni secondarie e
quella sottoposta al piano urbanistico esecutivo - indicata come
“comparto A” del piano particolareggiato esecutivo Vitobello ancora vigente -, rientrante più in generale nella maglia della cittadella dello sport, vista la sua posizione quasi di cerniera tra il
vecchio ed il nuovo palazzetto dello sport.
Le azioni di rigenerazione proposte per riqualificare questo
ambiente costruito, oltre la demolizione degli opifici esistenti di
circa 10.936 mc, sono le seguenti:
1. Realizzazione e successiva cessione gratuita in favore del
Comune di Barletta della viabilità di servizio per 1.579 mq per il
collegamento viario tra Viale D. Alighieri e Via Da Vinci, oltre che
di un parcheggio pubblico di 687 mq;
2. La realizzazione e successiva cessione gratuita in favore del
Comune di Barletta di un’area destinata a verde pubblico attrezzato di circa 1.590 mq all’interno dell’Unità Minima Intervento “A”,
con annessa struttura pubblica destinata a ludoteca ed occupazione varia (destinazione d’uso attualmente mancante, sottolineata
nel “terzo piano sociale di zona”), di circa 214 mq da annettere
all’asilo nido presente;
3. Riqualificazione urbana attraverso la sostituzione edilizia e
delocalizzazione su parti limitate all’interno delle stesse aree dei
diritti volumetrici esistenti ed in contrasto ambientale-urbanistico
con l’attuale destinazione;
4. La ritipizzazione perequativa della superficie residua riveniente dal Sub Comparto “A” del previgente P.P.E. da destinare
alla residenza e servizi annessi,
5. Lo sfruttamento della premialità del 35% di cui agli artt. 7 e
7bis della L.R. n. 21/2008, così come modificata ed integrata dalla
L.R. n.14/2009, al fine di incentivare gli interventi di sostituzione
edilizia e delocalizzazione.
Il progetto a realizzarsi del PIRU (Programma Integrato di Rigenerazione Urbana)
Lo stato attuale dell’area interessata dal PIRU vista dall’alto
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2014
IL FIERAMOSCA
25
Urbanistica
Chiesa
Tradotto in termini comuni, significherebbe avere il risanamento dell’ambiente urbano attraverso percorsi della mobilità ciclabile, aree pedonali e spazi aperti ad alto grado di permeabilità
(obbligo previsto dalla legge regionale n. 21/08), il miglioramento
della viabilità della zona e dei parcheggi, un’area per interesse
pubblico con una ludoteca, che potrebbe andare ad ampliare il già
esistente asilo comunale, e la realizzazione di due edifici residenziali privati di circa 14.768 mc.
Un intervento interessante che mette d’accordo il pubblico,
che si riappropria di uno spazio attrezzato al servizio della collettività, e il privato, che in questo modo ha la possibilità di esprimere
le potenzialità edificatorie dell’area; ma anche un’operazione di
ricucitura del tessuto urbano, resa possibile da questo strumento
(il PIRU) di nuova concezione, sicuramente più snello rispetto ai
piani più generali (come il PUG) e più adatto al continuo variare
delle esigenze degli abitanti.
Cos’è un Programma Integrato
di Rigenerazione Urbana?
La Regione Puglia, promulgando la Legge n. 21 “Norme
sulla rigenerazione Urbana” del 29 luglio 2008 ha inteso promuovere “… la rigenerazione di parti di città e sistemi urbani
in coerenza con strategie comunali e intercomunali finalizzate
al miglioramento delle condizioni urbanistiche, abitative, socioeconomiche, ambientali e culturali degli insediamenti umani e
mediante strumenti di intervento elaborati con il coinvolgimento degli abitanti e di soggetti pubblici e privati interessati.”
Nello specifico, i Programmi Integrati di Rigenerazione
Urbana, così come affermato all’art. 2, “sono strumenti volti a
promuovere la riqualificazione di parti significative di città e sistemi urbani mediante interventi organici di interesse pubblico”.
Essi devono mirare alla:
- riqualificazione dell’ambiente costruito, attraverso il risanamento del patrimonio edilizio e degli spazi pubblici, garantendo la tutela, valorizzazione e fruizione del patrimonio storico
culturale, paesaggistico e ambientale;
- riorganizzazione dell’assetto urbanistico attraverso il recupero o la realizzazione di urbanizzazioni, spazi verdi e servizi e
la previsione delle relative modalità di gestione;
- contrasto dell’esclusione sociale degli abitanti attraverso la
previsione di una molteplicità di funzioni e tipi di utenti e interventi materiali e immateriali nel campo abitativo, socio-sanitario, dell’educazione, della formazione, del lavoro e dello
sviluppo;
- risanamento dell’ambiente urbano mediante la previsione
di infrastrutture ecologiche quali reti verdi e blu finalizzate
all’incremento della biodiversità nell’ambiente urbano, sentieri didattici e museali, percorsi per la mobilità ciclabile e
aree pedonali, spazi aperti a elevato grado di permeabilità,
l’uso di fonti energetiche rinnovabili e l’adozione di criteri di
sostenibilità ambientale e risparmio energetico nella realizzazione delle opere edilizie.
Tutto questo, come sottolinea la legge, deve essere attuato
attraverso: l’interazione tra attori pubblici e privati nella progettazione e attuazione del programma; la partecipazione degli abitanti alla elaborazione delle proposte al fine di garantire risposte
ai bisogni, desideri e aspettative; promuovere la riqualificazione
dell’ambiente costruito ai fini di promuovere l’occupazione e
contrastare l’esclusione sociale.
S. P.
26 IL FIERAMOSCA
PRESENTATA A TRANI LA BIOGRAFIA DI
S. NICOLA IL PELLEGRINO DI PADRE CIOFFARI
Costituita “Future
Center Barletta BAT”
La Cisl territoriale socio fondatore
I
n data 12 marzo è stata costituita l’associazione
“FUTURE CENTER BARLETTA BAT”, composta
dalle associazioni sindacali e datoriali aderenti al PESCNEL.
L’associazione ha sede in Barletta ed ha come finalità
principale la creazione di un “Hub Creativo per lo sviluppo
sostenibile ed integrato del territorio di Barletta” e di un
“Centro di Competenza per la Salute, la Sicurezza e la
Sostenibilità”.
L’associazione opererà all’interno del complesso di
archeologia industriale dell’ex distilleria del Comune di
Barletta.
La finalità è stata oggetto di condivisione tra le parti
sociali sottoscrittrici del protocollo per la istituzione del
tavolo di concertazione con l’Amministrazione del Comune
di Barletta in qualità di comune capofila del Piano Strategico
d’Area Vasta Vision 2020.
L’associazione non ha scopo di lucro, ed ha lo scopo
di realizzare attività innovative finalizzate a promuovere
lo sviluppo sostenibile ed integrato al territorio, attivando
processi di animazione economica dei sistemi produttivi
locali e di costruzione sociale dell’innovazione e della
creatività.
Le suddette attività avranno lo scopo di favorire la
realizzazione di progetti di sviluppo territoriale su tutti i
settori di attività economiche (agroalimentare, industria,
artigianato, energia-ambiente, trasporti-logistica, turismo,
beni culturali, commercio e servizi sociali), il tutto in
relazione alle specifiche normative e programmi “Europei,
Nazionali, Regionali e Provinciali”.
Le attività dell’Associazione possono essere realizzate
anche nell’ambito di progetti di cooperazione territoriale,
regionale, nazionale ed europea, in associazione con altri
soggetti aventi finalità similari. La Cisl territoriale di Foggia
ha aderito all’associazione in qualità di socio fondatore,
rimarcando in tal senso l’attenzione dell’organizzazione ai
temi dello sviluppo, dell’occupazione, della ricerca, della
formazione e del ruolo che il partenariato può esercitare in
ambito territoriale in collegamento alla programmazione
europea 2014-2020.
N
el corso di una partecipata assemblea, presso Palazzo San Giorgio, a Trani, è stata presentata la
biografia di S. Nicola il Pellegrino, patrono di Trani e dell’Arcidiocesi. Vita, critica e messaggio spirituale, di padre Gerardo
Cioffari. Presenti alla importante serata, oltre all’autore,
padre Rosario Scognamiglio docente di Teologia Patristica,
S.E. mons. Giovan Battista Pichierri e mons. Savino Giannotti, animatore e moderatore dell’incontro, gratificato dalla
presenza del sindaco avv. Luigi Riserbato che ha portato il
saluto della città, non senza prima avere avuto parole di apprezzamento per l’importante opera e di plauso per la casa
editrice che l’ha realizzata.
Una chiesa S. Nicola il Pellegrino, un santo venuto da
lontano, proprio come S. Nicola di Bari.
NICOLA IL PELLEGRINO (1075-1094), il giovane
pellegrino di Stiro (Focide, Grecia), viveva al tempo in cui
Roberto il Guiscardo e il figlio Boemondo realizzavano
la loro spedizione in Grecia mirando a Costantinopoli.
Era anche il tempo in cui i baresi riuscivano nell’impresa
di portare nella loro città le reliquie di S. Nicola di Mira
(Turchia). La sua è una figura affascinante, sul tipo dei pazzi
per Cristo greci e russi. Armato di una croce ed al grido del
Kyrie eleison tentava di risvegliare le coscienze, richiamando
alla radicalità del Vangelo, e ricorrendo con frequenza alla
provocazione. La mistica bizantina dell’XI secolo è vissuta
da lui con coerenza, non come un sistema di concetti, bensì
come reale esperienza.
Il patrono di Trani è uno dei santi più solidi dal punto
di vista della critica storica. Sono pochi, infatti, i patroni
«pugliesi» che godono di un corpus documentario così
ricco ed interessante. L’Anonimo di Bartolomeo, Adelferio
di Trani e Amando di Trani, tutti coevi agli avvenimenti
narrati, offrono una documentazione agiografica che solo
pochi grandi santi possono vantare.
E ora due parole sull’autore
dell’importante
saggio,
Padre Gerardo Cioffari. Nato
a Calitri (AV) l’1 dicembre
1943, è entrato nell’Ordine
Domenicano ed ha studiato
filosofia e teologia a Napoli,
Roma, Friburgo (Svizzera)
e New York (Seminario
Ortodosso di St. Vladimir). Nel
1977 a Roma ha conseguito
il
Dottorato
in
Scienze
Ecclesiastiche Orientali.
Membro della comunità
di S. Nicola di Bari, insegna
«Storia della teologia orientale
ed occidentale», nonché «Storia
della teologia russa» nella Facoltà Teologica Pugliese. Dal
1980 è direttore del Centro Studi Nicolaiani e dal 1990 dirige
la rivista Nicolaus. Studi Storici.
Le sue opere principali sono: La leggenda di Kiev, Bari 1980;
Storia della Basilica di S. Nicola. L’epoca normanno-sveva, Bari
1984; Storia dei Domenicani in Puglia (1221-1350), Bari 1986; S.
Nicola nella critica storica, Bari 1987; Breve storia della teologia
russa, Bari 1988; San Nicola di Bari, Ed. Paoline, Alba (Cuneo)
1988; Gli zar di Serbia, la Puglia e S. Nicola, Bari 1989; Viaggiatori
russi in Puglia (con G. Dotoli), Schena, Fasano 1991; Agiografia
in Puglia. I Santi tra critica storica e devozione popolare (con A.M.
Tripputi e M.L. Scippa), Ed. P. Malagrinò, Bari 1991; Storia della
Chiesa di Bari. Dalle origini alla fine del dominio bizantino (1071),
Bari 1992; Storia dei Domenicani nell’Italia Meridionale (con M.
Miele), in 3 voll., Editrice Domenicana Italiana, Napoli-Bari
1993; Domenicani nella storia, I-II, Bari 2005/2010. M
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IL FIERAMOSCA
27
In città
In città
NOTIZIE IN BREVE
SALVARE IL PAESAGGIO, DIFENDERE IL TERRITORIO
INCONTRO A CURA DEL COMITATO DI BARLETTA…
Organizzato dal Comitato di Barletta Aderente al Forum Italiano
dei Movimenti per la Terra ed il Paesaggio un incontro presso la
Sala rossa del Castello sul tema “Salviamo il paesaggio, difendiamo il territorio” in occasione della presentazione del libro “Salviamo il paesaggio” di Luca Martinelli, giornalista della rivista
“L’altraeconomia”. Oltre all’autore presenti all’evento Raffaele
Lopez (portavoce del Comitato di Barletta), Michela Diviccaro
come lettrice e Pino Curci come moderatore.
(FOTORUDY)
ESTHER LAROSA PRESIDENTE REGIONALE CTG
Esther Larosa, dopo una lunga militanza nel CTG cittadino (Centro Turistico Giovanile) e poi come delegata provinciale, è stata
eletta all’unanimità presidente regionale per il quadriennio 20142018. L’elezione è avvenuta nel corso dell’assemblea regionale
svoltasi nella chiesa di S. Antonio, in previsione del Congresso
Nazionale che si terrà a Verona dal 31 maggio al 2 giugno. Il CTG,
costituitosi a Barletta vent’anni fa per la promozione del turismo
e della cultura locale, negli obiettivi programmatici della nuova
presidente, c’è quello di dare maggiore visibilità all’associazione,
per avvicinare maggiormente i giovani agli intenti sociali del CTG
nel settore turistico e socio-culturale, nonché realizzare progetti di
interscambio tra i gruppi presenti in tutte le province.
CONCERTO DI BENEFICENZA
“MUSICA PER IL CUORE”
Presso il Circolo Unione, il Lions Club Barletta “Lèontine De Nittis” presidente Giovanna Cristiani Mazzola , in collaborazione con
il Circolo Unione, presidente Francesco Morella, ha organizzato
un concerto di beneficenza. È stato un omaggio ad Ennio Morricone ed alla sua musica evergreen.
Hanno suonato i maestri Piccialli, Ciliberti, Palmitessa, Nanula,
con la splendida voce del soprano Marilena Gaudio.
La raccolta fondi è stata destinata all’associazione Bat Cuore, responsabile il dott. Antonio Carpagnano, per l’acquisto di un defibrillatore di cui verrà dotata una scuola media della nostra città.
Il dott. Carpagnano, nel ringraziare gli organizzatori ed il folto ed
attento pubblico, ha illustrato ai presenti quanto la Bat Cuore sta
realizzando per la prevenzione delle patologie cardiologiche.
28 IL FIERAMOSCA
LUIGI LANOTTE CONSIGLIERE NAZIONALE AC
Luigi Lanotte, di Barletta, è stato eletto Delegato Regionale, dal
Consiglio regionale elettivo di Azione Cattolica, (composto dalle
Presidenze diocesane delle 19 diocesi di Puglia), riunitosi a Corato, 29 e 30 marzo per eleggere la Delegazione regionale, per
il triennio 2014-2017. Il Delegato Regionale diventa membro di
diritto del Consiglio nazionale di AC.
L’AC diocesana di Trani-Barletta-Bisceglie, che quest’anno 2014
festeggia i 25 anni dall’unificazione delle tre diocesi, per la prima volta ha un proprio rappresentante nel Consiglio nazionale
di Azione Cattolica, pur considerando le tante collaborazioni da
sempre presenti in Centro nazionale di AC da parte della nostra
diocesi.
Luigi (per tutti Gino) è Presidente parrocchiale dell’Associazione
in S. Paolo Apostolo a Barletta, riconoscendo la sua formazione personale e associativa presso la Parrocchia Sacra Famiglia di
Barletta.
UTILE CONFRONTO SUI FONDI EUROPEI
Utile confronto, nella sala consiliare, fra esponenti del mondo politico locale e regionale sui fondi europei per il periodo 2014-2020.
A beneficio dei cittadini, ma soprattutto degli operatori economici.
Il problema della utilizzazione (ma nel nostro caso sarebbe meglio
dire “della mancata utilizzazione”) di questi fondi, ha costituito il
tema di dibattito nel corso di un convegno al quale hanno partecipato, oltre ad esponenti politici ed amministratori locali, anche
espressioni istituzionali di livello provinciale e regionale. In realtà
Barletta è una delle città che meno hanno utilizzato questi fondi in
passato, con grave pregiudizio delle nostre possibilità di rilancio
della nostra economia cittadina e comprensoriale.
IL CONSIGLIO PASTORALE INCONTRA
LA GIUNTA COMUNALE
Il consiglio Pastorale di Barletta costituito dai rappresentanti delle
21 parrocchie cittadine e delle associazioni ecclesiali, ha incontrato la Giunta Comunale di Barletta nella sala dell’ex Convento
S. Domenico per dibattere su varie questioni attuali soprattutto in
ordine alla famiglia, al lavoro, all’ambiente.
È SCOMPARSO IL GIUDICE LOVECCHIO
Si è spento, a 65 anni, vinto da una
malattia incurabile il giudice Antonio
Lovecchio. Tranese, iniziò la sua carriera quale pretore di Vittorio Veneto,
passato poi alla giurisdizione penale. A
Trani assunse infatti le funzioni di giudice per le indagini preliminari fin dalla costituzione di quell’ufficio, dopo la
riforma del codice penale del 1989. Nel
contempo fu anche coordinatore dell’ufficio GIP-GUP, funzione che mantenne
fino al maggio del 2005 quando passò a presiedere la sezione civile
del Tribunale di Trani; quindi il trasferimento a Bari, ultima sua
sede. Fu anche vicepresidente di sezione della Commissione Tributaria di primo grado e componente del Consiglio giudiziario della
Corte d’Appello. Noi lo abbiamo conosciuto come un magistrato
preparato ed equilibrato e abbiamo avuto il privilegio, qualche anno
fa, di partecipare ad un confronto - nel Circolo Unione di Bari sulla figura del monarca staufico Federico II di Svevia Statista e
legislatore.
IL 6 APRILE IL CLUB UNESCO DI BARLETTA
HA CELEBRATO LA GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO
Presso la sala della Comunità S. Antonio di Barletta, il Club
UNESCO di Barletta, in collaborazione con l’Università della Terza
Età e la Società Italiana di Sociologia, ha celebrato la Giornata
mondiale del libro e del diritto d’autore proclamata dall’Unesco
nel 1995 in omaggio a tre grandi autori: William Shakespeare,
Miguel de Cervantes e Garcilaso de la Vega, scomparsi il 23
aprile. Al centro dell’iniziativa la promozione della lettura come
motore di sviluppo culturale e sociale che amplia la visuale e la
allarga fino ad intravedere “nuovi orizzonti di pace”, secondo lo
slogan della serata. Infatti il “Lessico interculturale” ha coinvolto
55 studiosi di varie aree disciplinari per favorire lo scambio di
idee su temi di sempre maggiore attualità.
Una delegazione diocesana a Tricase
per i 90 anni di Mons. Cassati
Arcivescovo emerito di Trani-Barletta-Bisceglie
Una delegazione diocesana, di circa 50 persone tra
sacerdoti, diaconi e laici, guidata dall’Arcivescovo Giovan
Battista Pichierri, lunedì 7 aprile, si è recata a Tricase per il
90° compleanno di S.E. Mons. Carmelo Cassati, Arcivescovo
emerito di Trani-Barletta-Bisceglie. È stata l’occasione per
confermare la stima e l’affetto verso l’Arcivescovo che è
stato pastore dell’Arcidiocesi dal 1990 al 1999.
Egli vive a Tricase (Lecce), dove è nato il 6 aprile 1924,
presso l’Oasi Santa Marcellina-Ospedale “Card. G. Panico”
e in tutti questi anni i contatti con lui da parte di diocesani
(arcivescovo, sacerdoti, diaconi e laici) sono stati frequenti e
costanti nel tempo.
La delegazione diocesana è partita nella mattinata e, dopo
una sosta ad Alessano (circa 5 chilometri da Tricase) per una
preghiera sulla tomba del Servo di Dio don Tonino Bello, nel
pomeriggio ha incontrato Mons. Cassati.
Momento culminante della giornata è stata la solenne
celebrazione nella Chiesa Madre di Tricase, con la
partecipazione del clero ugentino e i Cardinali, Arcivescovi
e Vescovi pugliesi, e di Mons. Michele Seccia, nativo di
Barletta, Vescovo di Teramo-Atri.
A Mons. Carmelo Cassati gli auguri della redazione de
“Il Fieramosca” e dell’Editrice Rotas.
“LA PIZZA AL FUNGO DIVENTA MONDIALE!!!”
Questo è l’importante traguardo raggiunto ed ascrivibile interamente alla qualità delle attività formative, svolte a Barletta sinergicamente dall’Associazione Pizzaioli Pugliesi e Lucani nel Mondo e
dalla Confcommercio cittadina. Il 17-18-19 marzo nella città della
Disfida e da ogni parte del Mondo sono giunti oltre duecento partecipanti che si sono contesi i 39 trofei in palio e che sono stati
assegnati ai vincitori delle varie discipline al termine delle 13 gare
programmate.
IL MAESTRO IANNONE IN TOURNÉE
Il maestro Pasquale Iannone ancora una
volta in tournée, questa volta in Belgio
presso il Castello di Ursel, in Italia a
Catania e quindi a Taranto, Milano e
Pescara, sia come musicista che come
docente di pianoforte. In estate, a metà
giugno, sarà giurato nel Concorso internazionale a Salt Lake City. Virtuoso del
pianoforte, il maestro Iannone continua
a raccogliere unanimi consensi per le
sue eccezionali qualità artistiche, sia
come solita che come docente di giovani talenti.
APRILE
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APRILE
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29
Settimana Santa
I RITI DELLA SETTIMANA SANTA
Quell’ora di meridiana tristezza…
PEDICO
I riti della Settimana Santa raccontati da Michele Tupputi
È
ritornata la Settimana Santa, a Barletta, con i suoi
riti. L’aria, di questi tempi, pare più tranquilla e più mite, c’è come un’attesa nel cielo ora terso, ora
ricoperto di nuvole esili e sparpagliate che fermano anche l’azzurro del cielo. S’è insinuata nell’aria anche una
nebbia, una nebbiolina leggera, fumosa, attorno all’alone
rossastro della risorta luna e sotto le coppe semisferiche
dell’illuminazione cittadina.
Qualcosa di umido impregna gli uomini che, a sera, indugiano pigramente sul gran corso cittadino ricreando un
senso di benessere, di modesta felicità che pur li accompagna alle case ricche o misere ma chiuse sul solito mondo
dalla pace domestica.
C’è come un senso di festa, ma sobriamente compresso
dalla sensazione inconscia di attesa che un dolore tramandato da secoli di religiosità insinua negli animi. Al credente ripropone la Settimana Santa la grande meditazione
dell’Uomo paziente ed umiliato che, potendo gli uomini
dominare dall’alto dell’Onnipotente giustizia, preferì accomunarsi a loro nel dolore e nella sofferenza assumendo
in sè la fragilità della carne.
Lo scettico per convinzione, pur rifiutando un rito che
può offrirgli allitterazioni blasfeme, tuttavia non può trattenere un senso di smarrito stupore di fronte alla tristezza
che ha invaso le cose e gli uomini, al tono dimesso delle
chiese che coprono immagini e quadri col violaceo panno
della penitenza.
Via F. d’Aragona, 46 - angolo Via S. Antonio
Barletta
Una processione del Venerdì Santo del 1992 (FOTORUDY)
APRILE
2014
Vive Barletta la sua ora di
meridiana tristezza in Piazza Plebiscito. Tra radi alberi,
alti tronchi persi tra fogliame sparso, celebra il dramma della vita e della morte.
Di fronte al mare, che
una chiesa o un palazzo nasconde, al grande mare che
fu palpito di commerci e di
scambi, e che diede alla città
la misura della sua fruibilità, s’erge un palco di umili
travi delimitato da pali che,
a guisa di funebre baldacchino, sono ornati da nero panno
di dolore e di sconforto.
Nereggia la piena di uomini che scendono dalle vie e
viuzze che tutte confluiscono nell’antico cuore della città;
sono venuti in fretta dalla campagna ariosa per consumare un sobrio pasto ad ora insolita per i contadini che solo
il crepuscolo riassorbe di solito nella città da cui non si
sono mai staccati, portatori di un’ancestrale plurisecolare
diffidenza per la piana che il favonio brucia d’estate e la
tramontana gela d’inverno.
Hanno portato con sè le donne ed i figlioletti alle tre del
pomeriggio, stupiti di ritrovarsi tutti nelle vie, nelle piazze, sopra i balconi, sulle terrazze, dietro le finestre affollate di sguardi di occhi amici. Barletta vive solo in
Piazza Plebiscito alle tre del pomeriggio del Venerdì Santo: c’è un sommesso silenzio in tutti gli altri
rioni e quartieri. Se qualcuno è nella strada è solo
per dirigere, frettolosi, i suoi passi verso la Piazza
centro di un rito, di una passione, di una comune
fede. Premono da ogni parte per scorgere, tra un
cappello ed un’acconciatura alta di capelli femminili le varie bandiere che, tra alberi radi con sparso fogliame, sventolano debolmente come insegne
tramontanti di guerrieri sconfitti.
Avanza e lenta si snoda la processione: viene
dalle vecchie strade malsane, umili e scure che,
immutate dal tempo, offrono ancora l’immagine
e la misura di un piccolo quartiere rurale, in cui le
relazioni umane sono note poiché si intessono per
la strada e nella strada.
Vecchie, malsane vie del quartiere S. Giacomo,
IL FIERAMOSCA
31
Briciole d’archivio
Settimana Santa
Corso Garibaldi, 180 - Tel. 0883.534389 - Barletta
NESSUNO MAI POTRÀ
+ UDIRE LA MIA VOCE
di Deborah Riccelli
Palomar
pp. 128 - i 14,50
Si può morire per amore? Una domanda
che probabilmente si pone chi nutre
un sentimento non corrisposto o chi è
stato lasciato dalla persona che amava.
Risposta che l’autrice rifiuta possa rappresentare una qualsiasi
giustificazione, se non farneticante, a coloro che “uccidono” non
per amore ma solo per possesso e brama dell’avere.
La nostra autrice cancella senza esitazioni, tutte le convenzioni di
una narrativa di “routine”, lasciando la parola a Francesca, trovata
nuda in un fienile. L’autrice dona la parola alla vittima, che grazie
ad una vita “post mortem” fa da cronista al suo omicidio e nel
contempo a tutte quelle vittime rimaste silenziose a cui bisogna
dare una storia di verità: da Veronica, Antonella, Luciana e
Santa.
Fatto assolutamente insolito è che la macchina da presa punta il
suo obiettivo non sull’io narrato, protagonista della storia passata
ma sull’io che narra, sulla sua attuale, straordinaria esperienza
memoriale “post mortem”.
Riemergono nella sua coscienza come se non avessero mai
abbandonato il flusso della sua vita, i momenti felici della
breve esistenza, la consapevolezza acquisita, l’incredulità per la
violenza subìta, la volontà di giustizia per le tante altre vittime: la
riflessione e l’esame di coscienza sono demandati al lettore.
LA FILOSOFIA DEL GATTO
Conosci il tuo gatto per conoscere
meglio te stesso
Cosa significa avere un gatto? Perché lo si sceglie come compagno nel
viaggio della vita?
di Salvatore Patriarca
Newton Compton Editori
pp. 256 - i 5,00
L’amore per i gatti è un sentimento del tutto particolare, che di volta
in volta si colora degli aspetti e delle sfumature più disparate. Perché una filosofia del gatto? Perché la filosofia, nel senso platonico, è
sorpresa, meraviglia, e niente più del gatto è meraviglia quotidiana.
Ragione per cui queste pagine si interrogano su tutto ciò che riguarda il felino: dalla sua interazione con il padrone al modo in cui vive
e rielabora concetti umani. Qual è il fine di un’indagine approfondita delle dinamiche che regolano la sua vita? Nel provare a far luce
sul mistero felino c’è forse l’esigenza di comprendere se stessi e ciò
che il gatto, silenziosamente, rappresenta.
32 IL FIERAMOSCA
avete atteso un anno, dodici lunghi mesi per riavere, sul
selciato sconnesso e pulito solo qualche ora fa, gli uomini
delle congregazioni e delle Pie Associazioni che sfoggiano
lunghi camici bianchi con nastri, sciarpe e mantelline di
colori diversi ed a volte sgargianti. Qualcuno, più spesso
l’alfiere del gonfalone e del labaro di ciascuna congregazione, procede a piedi scalzi con un cappuccio che nasconde il
volto e fa luccicare da due strette feritoie gli occhi. Rumori
sordi e rauchi, nel silenzio sospeso, emettono le “trozzole”
primordiali strumenti della “Passione”.
Scandisce il passo esitante, lento, inframmezzato da
lunghe pause dovute ai raccordi fra i vari tronchi della
processione una banda che suona musiche funebri ora
ispirate, inespressive ma sempre accorate, tristi, dolenti.
Chi canta al centro della piazza gremita, sotto il palco
su cui quattro ministri di Dio, scalzi pur essi, hanno posato l’urna contenente Gesù vivo? Sono i coristi che pervasi
dal volume robusto della voce piuttosto che dall’armonia
polifonica, ebbri esaltano il Cristo “pro nobis oboediens”
convinti che il dolore va gridato, va urlato alla gente che è
ferma per ascoltarli.
Il pianto urlato per il morto è antico retaggio della mia
terra: la sofferenza contenuta, ma non per questo meno
lacerante, verrà dopo ai credenti più colti. L’urlo di dolore
ereditammo sin dalla nera tragica disfatta di Paolo e Varrone sull’Ofanto sotto la fatale collina di Canne di fronte
al mare che il Cartaginese aveva domato; esso precorse la
pianura breve sino a Barletta, riempì le case e gli spiriti e
gli uomini distruggendo la quiete trepida ed ansiosa.
Dolore non v’è se non c’è grido, urlo struggente, lacrime maceranti, annullamento di se stessi. D’istinto, quindi,
all’aria immobile, al cielo cupo, alle finestre affollate lanciano l’”usque ad mortem” i coristi che musica non sanno, armonia non amano e, gonfie le vene della gola, l’inno
sacro che fu del Curci tramutano nell’ancestrale lamento
di disperazione per il “morto”. Ciò che avviene dopo non
conta; cantato l’inno, la processione defluisce per strade
vetuste di storia verso la Cattedrale, sul mare. Il grande
spettacolo è finito col lamento antico: ritornano tutti per
vie diverse con passo lento, discutendo ed intessendo di
nuovo i piccoli rapporti, cominciando di nuovo a sperare,
a soffrire ognuno per proprio conto.
Ritorno anch’io per vecchie strade, di fronte al mare
che è verde e bruno, immobile anch’esso or che il vento
non lo accarezza: l’orizzonte è silenzioso: appena libra il
suo volo una rondine peregrina. Oltre la curva del litorale
ofantino, avvicinandomi con lo sguardo alle mie case, una
massa di cipressi neri proietta violentemente il cimitero.
Ma sotto il piccolo poggio, negli arenili che la natura
ed umane opere hanno strappato all’Adriatico, è tutto un
nuovo verde: l’insalata, regina degli ortaggi è là: piccola
nella piantina che ieri misero a dimora tondeggiante e
fruttuosa nei poderi pronti per il raccolto. Farà lunga strada sui treni refrigerati in Italia ed all’Estero. La vita, non
potendo vincere la morte, la ignora e la supera coll’operosità volta a traguardi sempre futuri perché nell’attesa del
futuro, che pur porterà la morte, essa più intensamente
vivifica uomini e cose.
Per davvero l’aria è più mite, il Venerdì Santo, a Barletta.
20 aprile - 5 maggio 1962
APRILE
2014
… e il campanile del S. Sepolcro venne giù
all’ordine del sindaco “Mo scòffl”
di Michele Grimaldi
N
el secolo scorso più di ogni altro tempo o stagione, nella
nostra Città, nel silenzio generale o quasi, si sono succeduti
avvenimenti, relativamente all’edilizia, che hanno lasciato senza
parole e più vengono approfonditi, meno si è in grado di ragionarci su
per raccontarli e soprattutto per capirli.
Quanto accadeva era gravissimo e imperdonabile innanzitutto​
perché ci si trovava dinanzi ad una Istituzione (l’Amministrazione
comunale) che utilizzava il proprio potere peggio di qualsiasi
monarchia assoluta dell’ancien régime, che non dava facoltà di
parola tantomeno di replica alle istanze dei cittadini, assecondando
logiche in contrasto con le proprie funzioni. Insomma, se lo scempio
fosse accaduto oggi, ci sarebbero stati tutti i presupposti per avviare
un’indagine sulle capacità professionali dei firmatari dell’istruttoria,
andando a verificare l’operato nel medio e lungo periodo. In secondo
luogo, si darebbe dovuto analizzare l’effettiva utilità e presenza sul
territorio dell’allora Soprintendenza ai monumenti pugliesi di Bari e
la Direzione delle Belle Arti di Roma.
Credevamo, a questo punto sbagliando, che paragonare il
passato con l’incompetenza, la superficialità e le fin troppo evidenti
intenzioni (detto con chiarezza: un uso arbitrario e speculativo del
luogo finalmente liberato di un “vecchio” e “cadente” edificio) di chi
opera oggi nel campo amministrativo di ogni genere, grado e località,
sarebbe stato un inutile esercizio dialettico. Purtroppo non è così e per
questo chiediamo venia.
A farmi formulare questa amara e triste considerazione è lo studio
degli atti, facenti parte dell’archivio storico del Comune di Barletta,
che riguardano l’abbattimento del campanile della Chiesa del Santo
Sepolcro.
L’originale campanile gotico, collocato sul transetto, venne
una prima volta danneggiato dall’evento sismico del 1456 e
successivamente riparato ma nulla si poté a seguito dei danni
gravissimi subiti a causa dei terremoti del 1727 e del marzo 1731 in
seguito ai quali venne demolito.
Si pensò, subito dopo la demolizione, di sostituire l’abbattuto
con un nuovo campanile. Non si attese più di tanto infatti iniziarono
alacremente i lavori di costruzione del nuovo campanile barocco
realizzati su impostazione dell’architetto Vito Valentino da Bitonto
APRILE
2014
e portati a termine tra il 1736 e
il 1737. La struttura aveva sulla
sua sommità un lanternone su
cui era sistemata una palla di
rame contenente delle reliquie
e su cui svettava la croce di
Malta con la banderuola in
traforo rappresentante la croce
Patriarcale.
La “pace” durò quasi 270 anni
sino a quando, cioè, la scomparsa
definitiva del campanile ebbe il
suo compimento.
La triste “storia” ebbe il suo
prologo già alla fine del XIX
secolo allorquando all’Ufficio
d’Arte (l’attuale Ufficio Tecnico)
giunsero le prime segnalazioni
sulla precaria stabilità del
campanile del S. Sepolcro in
quanto erano state constatate, su
uno dei quattro pilastri, lesioni
esterne ben visibili.
Naturalmente le voci di
qualcosa che non andava
arrivarono al Genio Civile
che immediatamente, tramite
ordinanza prefettizia, impose di Fig. 1 - Il campanile del Santo
Sepolcro
provvedere d’urgenza a stilare
un progetto di restauro. Come spesso accade ancor oggi, la somma
stanziata dal Comune (£. 3.335,05) per dare attuazione a quanto
previsto dall’ordinanza, stentava e non di poco, a coprire le sole
spese per i lavori propedeutici come la costruzione dell’impalcatura.
Comunque la macchina fu messa in moto e il gruppo formato da
ingegneri e capi-tecnici svolse i rilievi dai quali risultarono pareri
a dir poco discordanti dovuti, anche, alla difficoltà oggettiva a
raggiungere i posti da esaminare (all’epoca non esistevano moto
scale!). Per eliminare questo non insignificante problema, il Comune
dovette costruire una passerella esterna che circondava e fasciava,
come la famosa “poupe ‘mbassate”, il campanile (fig.1) e dava modo
ai tecnici di salire fino in cima. Ovviamente furono adottate misure in
grado di evitare danni alle persone e cioè furono puntellate le parti più
a rischio, chiuse le vie adiacenti e sgomberati gli edifici più prossimi
alla Chiesa (ricordate questo ultimo passaggio).
Tutto il “bailamme” che ne conseguì (dal vocabolario Treccani
“bailamme: Confusione e grida di gente che va e viene, baraonda”)
unito a molteplici e discordanti pareri, più o meno tecnici, forniti da
figure per l’epoca non certamente di secondo piano tipo gli ingegneri
Spadavecchia, Milano e Passaretti e i mastro-muratori Scuro, Binetti
e Buonvino, portarono alla ferale ed anche contrastata duplice (?)
IL FIERAMOSCA
33
Briciole d’archivio
Ricordo
opzione che il campanile andava o abbattuto oppure riparato anche prospettiva da un “mambrone” (in slang barese il termine è utilizzato
se, quest’ultima, non dava soverchie garanzie sulla tenuta, nel tempo, per identificare qualcosa di grosso e/o voluminoso, generalmente
della struttura (al confronto Jacques de Chabannes de La Palice con le fastidioso) e per giunta pericolante.
sue affermazioni si sarebbe potuto paragonare a Salomone).
La tragedia (o la commedia ?) comunque non era terminata perché,
Tra i “no pasaran” della demolizione c’era il conservatore nel solco del celeberrimo Giulio Cesare di William Shakespeare,
ingegner Passaretti strenue difensore delle ragioni storiche e di mancava l’orazione funebre di Marcantonio (alias Milano) sulla
estetica cittadina che supportavano la sua contrarietà all’abbattimento salma trafitta di Cesare (alias Campanile).
del monumento. Dopo lavate di mani alla Ponzio Pilato (leggi ing.
Giunse puntuale a conclusione del Consiglio Comunale del 26
Spadavecchia capo dell’Ufficio Tecnico) o ironiche sfide lanciate gennaio 1903 (fig. 3) durante il quale il consigliere d’opposizione,
al Passaretti (quantificava in sole £. 8.000 le spese di riparazione) Luigi Filograsso, stigmatizzava e deplorava in maniera pesante il
da parte dell’ing. Milano, le risultanze di questo variegato e a volte comportamento della Giunta che aveva “nascosto” al Parlamento
incomprensibile dibattito, furono presentate il giorno 8 settembre cittadino e alla popolazione l’ordinanza prefettizia di demolizione per
1897 all’esame del Sindaco Mario Scelza.
più di una settimana. La risposta il Sindaco Milano la fornì pubblicando
Come era prevedibile della cosa se ne fece partecipe il Consiglio (naturalmente a spese della collettività), il 28 gennaio, un manifesto
Comunale, che nel frattempo era guidato dal Regio Commissario ricco, in maniera inverosimile e spudorata, di corbellerie e frasi fatte
Lavazzeri, nel quale si deliberò che il campanile andava restaurato nel quale spiegava che “… Scongiurato il pericolo di un’imminente
impegnando la somma di £. 35.000. Ah i corsi e ricorsi storici! La catastrofe con l’abbattimento del campanile della chiesa del S.
somma, ma guarda un po’, non bastò assolutamente e in attesa dei “… Sepolcro … dichiaro aperta una sottoscrizione per accogliere le
provvedimenti finanziari del Comune”, il campanile rimase “chiuso” somme occorrenti alla costruzione di una torre che dovrà sostituire
nelle impalcature sino al 1900.
quella che si abbatte … così Barletta proverà che ha culto per le
Il colpo di scena o se volete il colpo mortale, giunse con l’elezione sue memorie, per i suoi monumenti … Per me sarà il più bel giorno
a Sindaco di Barletta dell’ing. Giovanni Milano, originario di S. della mia vita quando potrò vedere un nuovo campanile sulla Chiesa
Michele di Bari (paesino famoso solo per la “sagra della zampina” del Santo Sepolcro (su questa frase ci sarebbe stata l’apoteosi se al
(salsiccia) e chiamato con nomignoli perlomeno strani, uno di questi, Sindaco fosse stato consegnato, qualora ci fosse stato, l’oscar come
il più benevolo, “Mo scòffl” voce di chiara etimologia locale da “mo” miglior attore protagonista e faccia … tosta dell’anno!).
(latino mox quanto prima, a momenti, subito) e “scòffl” (origine
Il costo finale della demolizione fu di £. 50.000 ma, la cosa che
incerta verbo schoffljé cadere, rovinare).
fece rumore, fu il fatto che i muratori impegnati nella demolizione
Il nuovo Sindaco era sempre stato nella fazione dei “distruggi!” fecero una fatica fuori dal normale per abbattere un campanile
relativamente (e non solo) alla disputa sul campanile, ma da persona che sembrava potesse venire giù, a detta di Milano e vicini di casa
scaltra, qual era, accomodatosi sulla poltrona di Primo Cittadino, (assessore Mottola e avvocato Caputo), con un refolo di vento. Da
pensò bene di non dare subito sfogo alla sua indole da terminator segnalare, inoltre, che le abitazioni dei su nominati Milano, Mottola
ante litteram.
e Caputo erano situate intorno al campanile “pericolante” e i loro
L’ora X scattò l’8 gennaio 1903 (un mese prima dei solenni proprietari non avevano ottemperato (unici!) all’ordinanza sindacale
festeggiamenti del 400° anniversario della Disfida) allorquando la di sgombero (ricordate qualche paragrafo su?) di tutte le abitazioni
Giunta comunale presieduta dal Milano e composta dagli assessori site nei pressi del campanile. C’è chi può e chi no!
Mottola, Gorgoglione, Larovere, Piazzolla e il Segretario Capo Rossi,
Per pura informazione di chi legge, dobbiamo ricordare che le
con delibera n. 66 (fig. 2), dopo ampia e accesa discussione (ma stesse modalità (struttura pericolante) furono adottate per abbattere
quando mai!) “Visto che in seguito a relazione del 18 dicembre 1902 nel 1925 Porta San Leonardo e il 1965 buona parte dell’ex convento
di questo Ufficio Tecnico Municipale circa le pericolose condizioni dei Celestini.
statiche del Campanile della Chiesa Sepolcro (cade, cade ma dopo
Vorrei concludere ponendomi una domanda che girerei anche ai
otto anni era ancora lì bello stabile) per scongiurare danni gravissimi lettori: ma siamo sicuri che nello stemma di famiglia Milano non ci
all’incolumità pubblica… All’unanimità (!!!) Delibera promuoversi fosse il motto, mutuato da Catone il Censore, “Cartagho delenda
dal Prefetto della Provincia l’autorizzazione per la immediata est”?
demolizione del Campanile del Sepolcro.
Così deliberato e sottoscritto.”
La tempestiva esecutività della delibera fu
resa ancora più immediata da un “dispaccio
telegrafico” giunto dalla Prefettura datato 13
gennaio 1903 la quale “… in presenza di un
pericolo grave ed urgente… Ordina che sia
immediatamente provveduto alla demolizione
del campanile addossato alla chiesa del S.
Sepolcro di Barletta”.
Come dice qualcuno “manco la bocca devi
aprire”, infatti il 17 gennaio, sempre la Giunta
e anche questa volta all’unanimità, decideva
che era necessario concedere a trattativa
privata i lavori di demolizione per una somma
di £. 5.600.
E così per il Campanile venne recitato il
“De Profundis ” con buona pace di chi abitava
nella zona e che finalmente poteva godersi Fig. 2 - Delibera per immediata de- Fig. 3 - Interpellazione per l’abbattimento del Campail panorama senza vedersi ostacolata la molizione del Campanile
nile
34 IL FIERAMOSCA
APRILE
2014
Ricordo di Mennea a un anno dalla morte
Presentazione di una biografia
P
resso l’Auditorium intitolato a Mennea dall’ITES, l’Istituto Tecnico Economico Statale “M. Cassandro” di Barletta, il preside Nicola Occhionorelli, nonché dirigente della Scuola
Media “A. Manzoni”, e il preside del Liceo Classico “A. Casardi”, Giuseppe Lagrasta nel quadro delle iniziative organizzate dai
“Dialoghi prima dei Dialoghi”, promossi dall’assessore regionale
allo studio della Regione Puglia Alba Sasso, hanno organizzato
una manifestazione rievocativa del ricordo di Pietro Mennea a
un anno dalla scomparsa. L’iniziativa è stata allestita nell’ambito delle iniziative delle scuole aderenti alla rete “Le scuole (del)
leggere” tenute a battesimo dall’Ufficio Regionale Scolastico per
la Puglia.
Tema dell’incontro, L’infanzia e l’adolescenza di un grande
campione: Pietro Mennea fra scuola e sport. La formazione del
carattere, la tempra agonistica, dalla biografia di Renato Russo
Quella maledetta voglia di vincere: il romanzo del giovane Pietro
Mennea (Ed. Rotas-Barletta 2013).
Presenti all’intensa mattinata dedicata al nostro indimenticabile campione la dott.ssa Giulia Cazzella viceprefetto, Dario Damiani assessore della Provincia BAT, il prof. Antonio Divincenzo
assessore allo sport del Comune di Barletta e il dott. Isidoro Alvisi
delegato provinciale CONI.
A introdurre i lavori della mattinata, coordinati dal giornalista Giuseppe Dimiccoli, i presidi Nicola Occhionorelli (ITES “M.
Cassandro”), Giuseppe Lagrasta (Liceo Classico “A. Casardi”) e
Franco Caldarola, già dirigente dell’ITES “M. Cassandro”.
A sviluppare il tema della mattinata, Renato Russo (dalla sua
recente biografia su Pietro Mennea), al quale Dimiccoli ha rivolto
numerose domande inerenti la vita del campione soprattutto nei
primi anni della sua attività, a Barletta, nonché episodi particolari
poco conosciuti.
Sabato 22 marzo 2014, Auditorium Mennea ITES “M. Cassandro”.
Da sinistra il prof. Francesco Caldarola, il prof. Giuseppe Lagrasta,
il prof. Nicola Occhionorelli, il viceprefetto Giulia Cazzella, il giornalista Giuseppe Dimiccoli, l’autore della biografia Renato Russo, il
delegato provinciale CONI BAT Isidoro Alvisi, l’assessore provinciale al Bilancio Dario Damiani (FOTORUDY)
Fra gli ospiti in sala il dott. Matteo Bonadies, la presidente
AVIS Rosaria Cuccorese, il prof. Luigi Di Cuonzo, mons. Savino
Giannotti, il generale Gaetano Nanula nonché numerosi capi di
istituto, docenti e vecchi amici di Pietro Mennea che hanno recato
una testimonianza come quell del prof. Franco Mascolo, di Luigi
Di Cuonzo e Nino Vinella. A riprendere scene della manifestazione e interviste, le emittenti televisive Teleregione e Telesveva.
(FOTORUDY)
APRILE
2014
IL FIERAMOSCA
35
Presentazione
Cultura
“Canosa di Puglia: tremila anni di storia”
Tanti scrittori, molte librerie, ma pochi lettori!
IL TESTO DI RENATO RUSSO PRESENTATO IN AULA CONSILIARE E DONATO
DAL COMUNE A TUTTI I RAGAZZI DI QUINTA ELEMENTARE E TERZA MEDIA
di Renato Russo
N
S
arà donato dal Comune di Canosa a tutti i ragazzi del quinto
anno di scuola primaria e del terzo anno di scuola secondaria di primo grado, il libro “Canosa di Puglia: tremila anni di storia”, l’agile volumetto di Renato Russo, autore ed editore (editrice
Rotas), che racconta, in sole 39 pagine, la storia di Canosa “la più
antica città della provincia di Barletta-Andria-Trani”.
Il testo è stato presentato lunedì 7 aprile dallo stesso autore
nell’aula consiliare. “La città nella quale viviamo - ha dichiarato il
sindaco Ernesto La Salvia - ha una caratteristica che la fa unica
nel panorama delle città a noi prossime: la presenza dell’uomo è
documentata ininterrottamente da oltre 2500 anni. In altri termini,
centinaia di generazioni si sono passate il testimone con caparbietà, trovando nell’intelligenza e nel lavoro gli strumenti per vincere
le difficoltà della vita, realizzando certezze su cui costruire il futuro
dei figli. E contadini e commercianti hanno costituito il “tessuto
connettivo sociale” sul quale si inserivano figure di primissimo
piano: Principi soldati, Vescovi ambasciatori con il vicino Oriente, intellettuali distintisi in vari campi, ininterrottamente. Da oltre
2500 anni. A questo libro affidiamo non solo il compito di fare sintesi della storia locale, ma l’augurio che diventi strumento attorno
al quale irrobustire le comuni radici di questo tronco secolare”.
“Non c’è modo migliore di celebrare quasi tre millenni di storia
della nostra città se non raccontandoli - ha aggiunto l’assessore
alla Cultura e Pubblica istruzione, Sabino Facciolongo -. E, per
giunta, in maniera così piacevole e completa: dalle origini alle
soglie del nostro millennio. Di un volume del genere sulla storia
di Canosa si sentiva, probabilmente, la mancanza. Infatti, questo
centro dell’antica Apulia da ormai più di un secolo è oggetto dei
più svariati studi, che hanno approfondito aspetti più o meno noti
della sua straordinaria vicenda: molti a livello specialistico, altri
in forma più divulgativa. Fra queste due diverse tipologie si colloca
il lavoro di Renato Russo, che riesce a contemplare il necessario
rigore storico alla semplicità dell’esposizione; in grado, perciò, di
veicolare informazioni storicamente rilevanti con un linguaggio
comprensibile anche ai non addetti ai lavori. È questo, soprattutto,
ad averci convinti a promuovere la pubblicazione e la diffusione,
sicuri del fatto che possano servire da substrato non già allo sterile
culto di un pur grande passato, ma alla matura consapevolezza di
un presente che può esserlo altrettanto. Basta volerlo”.
Il testo è ricco di particolari e di materiale fotografico: dalla
descrizione dell’emblema araldico, al racconto della nascita della
città, passando per la mitologia, all’era ellenica di Canusion, fino a
quella romana di Canusium, e al periodo repubblicano. È descritta anche la battaglia di Canosa (202 avanti Cristo) tra le legioni
di Claudio Marcello e le milizie di Annibale, ricordata da Tito Livio nel XXVII capitolo del suo “Ab urbe condita”; è ampiamente descritto il periodo romano imperiale, quando la città divenne
“un grande centro urbano e commerciale, uno dei più importanti
dell’Italia meridionale, snodo stradale importantissimo, come è testimoniato da numerosi storici, geografi e letterati, tra cui Strabo-
36 IL FIERAMOSCA
Al tavolo, da sinistra: l’assessore all’agricoltura Leonardo Piscitelli,
l’autore Renato Russo, il sindaco di Canosa Ernesto La Salvia, l’assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione Sabino Facciolongo e il
dirigente alla cultura Samuele Pontino
ne, Cesare, Cicerone ed Orazio”, solo per citarne alcuni. Russo poi
passa alla descrizione del periodo Cristiano (a partire dal 306 d.C.)
in cui Canosa fu sede amministrativa ed episcopale: tra i vescovi
sono ricordati Stercorio (343 d.C.), Lorenzo, Probo, Rufino, Memore e Sabino, che visse 105 anni e sotto il quale la città raggiunse l’apice della prosperità. Alla caduta dell’Impero romano (476
d.C) Canosa, capoluogo della Puglia e sede della più prestigiosa
diocesi della regione, entrò in crisi in seguito alle prime invasioni, che determinarono una lenta decadenza della città. È descritto
poi il periodo Medioevale, il tempo dell’arrivo dei Normanni (anno
Mille) con un excursus su Boemondo d’Altavilla, e un focus sul
passaggio degli Svevi di Federico II, degli Angioini (1266 -1442),
degli Aragonesi (1442-1500), degli Spagnoli (1504-1707); si analizza inoltre l’intermezzo austriaco (1707-1734), fino ai Borbone di
Spagna, senza dimenticare “i Francesi”, i “Borbone di Napoli” e i
giorni dell’Unità d’Italia.
Il testo si conclude con il racconto di come la città abbia vissuto
il Novecento e di come è Canosa oggi, non tralasciando di descrivere i luoghi da visitare, suddividendoli in: “periodo dauno”, “epoca
romana”, “percorso paleocristiano”, “età medievale”, “palazzi”, e
“ingrottamenti”. Non manca una pagina dedicata ai numeri utili: da
quello dell’Ufficio Cultura e quello del museo Civico e del museo dei
Vescovi, della Pro Loco e della Fondazione Archeologica Canosina,
a quello delle visite guidate, fino ai numeri di emergenza. “Ringrazio il sindaco Ernesto La Salvia, l’assessore Facciolongo e l’intera
Amministrazione comunale - ha concluso Renato Russo - per la sensibilità dimostrata nel voler divulgare la storia della propria città,
attraverso questo libricino che andrà gratuitamente nelle case di
tutti i ragazzi delle ultime classi della scuola primaria e secondaria
di primo grado. Un atto amministrativo davvero importante perché
toccherà proprio a loro, ai giovani di oggi, preservare domani il ricco patrimonio storico ed archeologico della città”.
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2014
on so quanti siano al corrente che la Puglia - fra le
regioni italiane - è quella dove si legge meno, e che
l’Italia occupa l’ultimo posto come percentuale di lettori in
Europa. Desolante! Me lo fece notare con rammarico Andrea
Messinese diversi anni fa quand’era dirigente scolastico della “Fraggianni”, un giorno che andai a trovarlo. E perché
non sfuggisse ai suoi ospiti la sgradita segnalazione, aveva
fissato con il nastro adesivo la pagina del “Corriere” che la
riportava, su un’anta della porta d’accesso al suo ufficio. Scoprii in seguito che la stessa graduatoria era stata segnalata
da altre testate giornalistiche come “La Stampa” e “Il Sole
24Ore”. Ne ebbi infine conferma in una trasmissione televisiva un paio d’anni dopo, sulla terza rete nazionale, che non
solo la ribadiva, ma l’aggiornava arricchendola di deprimenti particolari. Ma l’amarezza fu più grande quando, parlando
qualche giorno dopo con un funzionario delle Messaggerie
baresi, mi precisò che, nell’ambito delle province pugliesi,
Barletta era quella che vantava (si fa per dire) il minor numero di lettori…
Questo dato di primo acchito mi parve improbabile per
una città che sviluppa - da sola - un numero di iniziative culturali pari a quelle delle altre città della nostra provincia. Praticamente non esiste, d’estate o d’inverno, settimana senza
che ci sia almeno una rilevante iniziativa culturale. Una conseguenza del considerevole numero di associazioni che vanta la città: fra club e circoli vari, artistici o musicali, letterari o
teatrali, turistici o culturali, non meno di novanta. Non parliamo poi degli autori: fra saggisti e letterati, storici e poeti,
non meno di centoventi registrati negli ultimi dieci anni. Di
libri di autori barlettani ne abbiamo inventariati mediamente
una quarantina all’anno, con netta prevalenza dei poeti, i più
prolifici, anche se non tutti sono autori di sillogi poetiche. Di
librerie non difettiamo, anche se sono dislocate prevalentemente al centro: Liverini, Einaudi, Di Candia su corso Garibaldi; La Penna Blu su corso Vittorio Emanuele dove, da
poco, ha aperto - ma solo in via sperimentale - una libreria
Mondadori. E su via Nazareth Cialuna, da poco inaugurata
dagli stessi promotori di Liberincipit. Dunque sei librerie nel
solo centro urbano, un bel numero.
E tuttavia si continua a leggere poco.
Il ruolo del Comune
Attesa la consapevolezza di questa sconfortante graduatoria, colpisce l’atavica mancanza di una strategia dell’Amministrazione Comunale verso la promozione della lettura
nelle scuole (non mi riferisco a “questa” Amministrazione
Comunale, ma a tutte indistintamente le Giunte Comunali
che l’hanno preceduta fin dai remoti anni Settanta).
Ci provò qualche anno fa (primavera del 2003) il sindaco
Salerno, ma gli addetti ai lavori commisero l’imperdonabile errore di non coinvolgere le scuole e l’iniziativa naufragò.
Non solo l’iniziativa non ebbe seguito, ma l’ultima Amministrazione si sarebbe resa inspiegabilmente responsabile del
mancato riaffidamento della gestione della “Biblioteca dei
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ragazzi” (ospitata dalla Scuola Elementare “Giovanni Paolo II”) con grave pregiudizio della possibilità di accesso alla
più frequentata biblioteca periferica per bambini della città
(attualmente l’annosa controversia è in via di soluzione attraverso la trasformazione della vecchia biblioteca in sezione
ragazzi decentrata della Biblioteca Comunale).
Oggi, a rilanciare il piacere della lettura nelle nostre scuole, ci sta provando la Biblioteca Comunale e i risultati sembrano incoraggianti se piccoli lettori affollano quotidianamente la sezione a loro dedicata, specialmente se sappiamo
che questi risultati si stanno conseguendo con scarsi mezzi
ma tanta buona volontà. È recentissimo l’ultimo gratificatorio
esperimento, nel mese di febbraio, dedicato alla riscoperta di
Giuseppe De Nittis, iniziativa destinata agli alunni di quinta
elementare (ma già non mancano numerose richieste di ribadire la prova a beneficio degli alunni di scuola media): alle
56 iscrizioni presso la Biblioteca Comunale di giovanissimi
di età inferiore ai 14 anni del 2010, siamo passati alle 1486
registrate a fine 2013, alle attuali 1580.
Investire nella lettura è lo stesso che investire in cultura
È stato detto più volte che Barletta, al contrario di altre città pugliesi, è quella che presenta un unicum di vicende storiche ininterrotte nel tempo, dai tempi più remoti fino ai nostri
giorni, ed è soprattutto questo elemento di continuità di importanti eventi che l’hanno legittimata a presentarsi per due
secoli come autorevole aspirante a capoluogo di provincia. È
riprovevole allora contrastare, da alcuni settori politici, l’assegnazione di una modesta quota di bilancio per i nostri beni
culturali e la loro valorizzazione, a cominciare da un rilancio
di un progetto di “invito alla lettura” destinato innanzi tutto
alle nostre scuole. È infatti ampiamente dimostrato che lo sviluppo civile ed economico di un Paese è strettamente collegato al livello di istruzione dei suoi cittadini. La cultura è perciò
un elemento decisivo per dare alla società quel nutrimento
di cui ha bisogno per la sua crescita, anche in momenti congiunturali come quelli che stiamo vivendo, anzi, soprattutto
in questi momenti di stagnazione e di recessione economica.
Specialmente quando - come nel nostro caso - a fronte
dell’investimento di un euro, c’è la possibilità di un ritorno
quintuplicato. Per questo è essenziale che la nostra Amministrazione non perda mai di vista, nell’economia della gestione della cosa pubblica, il ruolo della cultura e non la sacrifichi
sull’altare della crisi. Non è sacrificando questo comparto che investe peraltro cifre già tanto esigue - che si potranno
ottenere soddisfacenti risultati al fine di una ripresa economica. Anzi. Tutti gli esperti, ad ogni livello, non fanno che
sottolineare come il turismo culturale può trasformarsi in una
indiscutibile fonte di ritorno economico ed occupazionale. A
patto che però i nostri amministratori ne abbiano piena consapevolezza e che gli operatori preposti abbiano non solo le
risorse intellettive di un’ampia visione, ma anche le capacità
realizzative per attuarla.
IL FIERAMOSCA
37
13
ª Giornata Nazionale
domenica 30 marzo 2014
Via Nazareth - BARLETTA
Sottosezione
di Barletta
Storia locale
Quei tragici fatti
del 14 marzo 1956
oblio o ricordo?
di Francesco Corcella*
“Q
uesto nostro lavoro è l’unico modo possibile per ricordare avvenimenti per troppo tempo dimenticati.
Microstorie raccolte e rintracciate ed infine intrecciate non per
ragioni di odio sociale o per additare particolari responsabilità,
ma per conoscenza e comprensione dell’accaduto.
Riteniamo che in questo nostro tempo si possa guardare a
quella cultura che ha elementi e valori etici, morali e politici
che unificano le coscienze e le individualità: essi sono sintesi di
riferimenti storici che, a distanza di oltre cinquant’anni, rimangono ben vivi e possono ancora ricordarsi, in primo luogo, nella
memoria della comunità barlettana per stimolare la conoscenza
della sua storia e dell’asprezza dello scontro sociale verificatosi
anche a Barletta in quegli anni difficili.
Il 1956 fu anno di grandi tensioni in tutto il Paese.
Nel mezzogiorno d’Italia, in quegli anni del secondo dopoguerra, la situazione era diventata insopportabile e ingiusta, anche a causa della politica repressiva praticata da classi dirigenti
incapaci di dare risposte democratiche alle esigenze espresse
dalle classi lavoratrici.
Un clima particolarmente rigido si scaricò su una economia
già debole e povera, determinando diffuse e gravi situazioni di
indigenza estrema.
La gravità delle condizioni di miseria di tante famiglie di lavoratori e l’inadeguatezza della risposta governativa portarono
la CGIL a mobilitarsi.
Sono trascorsi oltre cinquant’anni dai tristi e tragici giorni
del 1956 ma nella nostra città nulla ricorda quei nostri tre mor-
www.unitalsibarletta.it
38 IL FIERAMOSCA
Da oltre
110 anni
prendiamo
per mano
chi ha bisogno
APRILE
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ti; come se nulla fosse accaduto, come se Giuseppe Dicorato,
Giuseppe Loiodice e Giuseppe Spadaro non fossero mai scesi in
piazza, insieme a tanti altri loro compagni e concittadini e non
fossero, purtroppo, morti per rivendicare in quel 14 marzo 1956
il diritto alla vera libertà: la libertà dal bisogno.
Ci auguriamo che questo sangue barlettano versato non venga seppellito nell’oblio completo ma possa essere in qualche
modo ricordato.
Abbiamo ritenuto doverosa questa ricerca per rispondere alle
accorate sollecitazioni di Francesco Loiodice, mai rassegnatosi
al triste destino di suo fratello Giuseppe, che “manifestava per
pane e lavoro ed è morto a causa di piombo legale”.
Queste brevi note furono scritte, per conto della CGIL,
dall’amico Magistrato di Cassazione, Giandonato Napoletano,
deceduto il 19.11.2011.
Con me e con la moglie Titina Balestrucci aveva concorso
nella ricerca della verità.
Dopo 58 anni, lo stesso 14 marzo, la classe politica barlettana - in Consiglio Comunale - si chiama a discutere di altre
miserie, che nulla hanno a che vedere con la storia di Barletta e
con quella dei suoi uomini migliori.
Nell’augurarvi buon lavoro, confido che il ricordo di queste
tre innocenti vittime possa essere di sprone per occuparvi con
impegno, con priorità e con umile spirito di servizio, delle condizioni di difficoltà che il popolo sta rivivendo.
* Coordinatore della Camera Comunale
del Lavoro CGIL di Barletta
IL FIERAMOSCA
39
Scuola
Rimesso a nuovo il Liceo
Scientifico “Cafiero” di Barletta,
impegno mantenuto
Scuola
7° CIRCOLO “GIOVANNI PAOLO II“
Le Cartoniadi
ISTITUTO COMPRENSIVO “R. MUSTI - R. DIMICCOLI”
XXIV EDIZIONE “PREMIO CARTOLINA FIERAMOSCA D’ORO”
“Olimpiadi del Riciclaggio”
di Fausta Di Fidio
S
i sono inaugurate presso il Liceo Scientifico “Cafiero”
di Barletta le prime cinque aule in seguito ai lavori
commissionati a settembre del 2013 dalla Provincia di Barletta
Andria Trani. Ad essere interessati dai lavori di adeguamento e
consolidamento tutta l’area dell’auditorium anch’esso pronto per
l’utilizzo.
Alla presenza del Presidente della Provincia, dell’Assessore
al Patrimonio Dario Damiani e del Sindaco Pasquale Cascella si è
tenuta la cerimonia di consegna lavori.
Come ha ricordato l’assessore Damiani con delega al Bilancio
si è trattato del primo lavoro provinciale fatto con contrazione di
mutuo in quanto, va ricordato, la Provincia per i primi tre anni non
ha potuto contrarre finanziamenti, cosicché una volta approvati
i tre bilanci consolidati dell’Ente il primo mutuo contratto con
Cassa Depositi e Prestiti è stato proprio a Barletta e proprio al
Liceo Scientifico che in questi anni ha subito un forte incremento
delle iscrizioni e anche degli indirizzi che la stessa Provincia ha
attribuito alla scuola, non ultimo l’indirizzo sportivo fortemente
sostenuto dallo stesso Assessore Dario Damiani.
Soddisfatto dei risultati raggiunti anche il Presidente della
Provincia Ventola che non ha mancato di evidenziare gli sforzi
che si sono fatti in questi anni sul territorio e le tante opere di
ristrutturazione in cantiere nelle nostre Scuole. Infatti ricorda
come nelle prossime settimane anche altre opere importanti
saranno consegnate alla collettività.
Hanno partecipato all’iniziativa anche il Preside del Liceo
prof. Gigante nonché gli Assessori e consiglieri provinciali della
città di Barletta, gli studenti e i professori della scuola che saranno
i reali fruitori di questa importante opera.
In conclusione l’Assessore Damiani ha ricordato come questo
è un esempio tangibile della presenza sul territorio dell’Ente
provincia che sin dal suo giorno di insediamento ha seguito la
vicenda del Liceo arrivando oggi a concludere una delle opere più
importanti del territorio.
I
l giorno 21 marzo noi alunni, rappresentanti del 7° Circolo
“Giovanni Paolo II” di Barletta, ci siamo recati presso il
Comando di Polizia Municipale per ritirare il primo premio vinto
dal nostro Circolo, a conclusione de “Le Cartoniadi”, una gara sul
riciclaggio della carta indetto da Comieco, Consorzio Nazionale
Recupero e Riciclo degli imballaggi a base cellulosica e alla quale
ha aderito il Comune di Barletta, (con la collaborazione della Barsa, Società di Servizi Ambientali) e altri 5 Comuni quali Bisceglie,
Corato, Mola di Bari, Trani e Triggiano.
Quando siamo arrivati abbiamo incontrato altre scuole di Barletta che come noi hanno partecipato a questa singolare “olimpiade” ma, soprattutto, abbiamo trovato ad accoglierci, il Sindaco
della nostra città, il sindaco Pasquale Cascella, l’assessore alle
Politiche Ambientali, dott.ssa Pisicchio, il Presidente della Barsa, dott. Pannarale, e i dipendenti comunali, dott.ssa Montanaro e
dott. Porcelli.
Ognuno di loro ci ha spiegato l’importanza della raccolta differenziata e dei vantaggi che ne potrebbero derivare se tutti fossimo più attenti nel realizzarla.
Un primo vantaggio sarebbe quello di abbattere meno alberi, il
secondo di avere meno costi e quindi meno tasse da pagare.
Ci hanno anche spiegato che a breve partirà, nella nostra città,
un nuovo metodo di raccolta dei rifiuti, sia per i cittadini privati,
che per gli esercizi pubblici, che è quello della raccolta “porta a
porta”; metodo già in atto in molti comuni, soprattutto del Nord,
e che porterebbe a risultati sicuramente più vantaggiosi per tutti
noi.
Tutte le scuole presenti, ma anche quelle assenti che hanno
partecipato al progetto, sono state premiate con un attestato di partecipazione.
Per noi la gioia è stata maggiore in quanto, come Scuola vincitrice, siamo stati premiati personalmente dal nostro Sindaco che
ci ha consegnato il premio di e 1000,00 e ci ha invitato ad essere,
anche in futuro, “Piccoli Campioni del Riciclaggio”.
Gli alunni del 7° Circolo “Giovanni Paolo II”
S
i è concluso con
grande successo il
Concorso “Ettore Fieramosca - Cartolina d’Oro”,
indetto dalla F.I.D.A.P.A.
e svoltosi presso la Sala
Consiliare del Comune di
Barletta. Tra le varie scuole coinvolte, un ruolo di
sicuro rilievo è da attribuire all’Istituto Comprensivo
“R. Musti - R. Dimiccoli”
della città, che ha riportato
ben due vittorie importanti.
La cerimonia di premiazione si è tenuta giovedì 13 febbraio 2014 nella Il piccolo Gianluca Cristallo
splendida cornice della
Sala Rossa del Castello Svevo di Barletta, presieduta dalla dott.
ssa Marilena Colucci, presidente F.I.D.A.P.A., alla presenza del
sindaco Pasquale Cascella, del vicesindaco Anna Rizzi Francabandiera e dell’assessore Antonio Divincenzo. Un meritevole
plauso va per la medaglia d’oro della 1a classificata, Raffaella
Nasca alunna della 3a B della Scuola Secondaria di I Grado “R.
Dimiccoli”, guidata dalla prof.ssa Teresa Trentadue. Da non sottovalutare, Gianluca Cristallo meritevole del 2° premio, appartenente alla classe 5a G della Scuola Primaria “R. Musti”, accompagnato dalla docente Francesca Piccolo.
L’argomento della prova grafica era incentrato sulla figura della “donna” oggi e sul confronto della stessa con i tempi dell’eroe
della Disfida. Si è cercato di rappresentare una donna non più
completamente dipendente dalla autorità di un uomo, come avveniva nel passato, non più analfabeta e tutta dedita al “fuso e
alla conocchia”, non più in religiosa attesa del ritorno dell’amato,
ma una donna “nuova”, diversa, emancipata, consapevole delle
sue potenzialità e prerogative, ben integrata in ambito familiare
2° classificato Gianluca Cristallo, 5a G Scuola Primaria “R. Musti”
e sociale, una mamma e moglie felice, ma anche una donna in
carriera, intraprendente, sognatrice e vincente. “È stato per tutti
noi motivo di grande gioia e soddisfazione!” ha commentato il
Dirigente Scolastico Maria Angela Petroni. “Questo concorso che
ha visto i nostri studenti vincitori di un primo e di un secondo
premio, ha messo in gioco tra i ragazzi partecipanti un pizzico
di sana competizione, focalizzando la loro attenzione, in modo
leggiadro, sulla evoluzione che il ruolo della donna ha subito
nell’arco dei secoli.
Ben vengano, quindi, iniziative come questa che sapientemente sappiano coniugare l’impegno, l’entusiasmo, la riflessione,
l’amore per le arti grafiche e per la ricerca storica degli studenti”.
Possiamo pertanto concludere dicendo che, attraverso la rappresentazione dell’immenso mondo femminile, nelle sue molteplici
sfaccettature, l’I.C. “R. Musti - R. Dimiccoli” di Barletta ha dato
prova del suo impegno e della bravura e talento artistico degli allievi, contribuendo ancora una volta a scrivere “una bella pagina
di Scuola”.
1° classificata Raffaella Nasca, 3a B Istituto Comprensivo Statale
“Musti-Dimiccoli”
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Scuola
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PROGETTO VALES: GIUDIZI PIÙ CHE POSITIVI PER
LA SCUOLA SECONDARIA DI 1° GRADO “R. MORO”
ISTITUTO COMPRENSIVO “R. MUSTI - R. DIMICCOLI”
1° premio Campionato Regionale FIDS
di Fausta Di Fidio*
A
ncora un momento di grande intensità e gioia per
l’I.C. “R. Musti - R. Dimiccoli” di Barletta, che
il giorno 9 marzo 2014, presso il Palasport di Bisceglie
durante il Campionato Regionale Puglia “Danze di Coppia”
ha visto un proprio alunno, Antonio Roscigno, vincere il
Primo Premio, nella categoria 14-15 anni delle “danze
latine”. Grazie a questa cerimonia, la FIDS ha potuto
vivere la grande festa della Danza Sportiva e consegnare
svariati riconoscimenti agli atleti ballerini più meritevoli.
L’occasione è stata davvero propizia per evidenziare il
giovane e neo talento, già menzionato Antonio Roscigno,
che insieme alla ballerina Francesca Ricatti ha tenuto
alto il nome del proprio insegnante Nicola Spadaro e
della Scuola di danza barlettana “Non solo Latino”.
Obiettivo fondamentale della disciplina è approfondire la
percezione e la comunicazione del corpo, che soprattutto
nei più piccoli vuol dire arricchimento emotivo, creativo
e un grosso beneficio a livello relazionale.
Spesso diventa la preziosa opportunità per i docenti Francesca Ricatti e Antonio Roscigno in un momento dell’esibizione e durante la
di poter osservare i loro allievi mentre si esprimono premiazione
attraverso una modalità così diretta e coinvolgente come
il movimento, che mette in luce potezialità ed anche
e vincere le eventuali paure o timidezze. La danza diventa così
problematiche a volte latenti. Attraverso la danza entriamo in contatto una occasione vincente per investire sul futuro dei bambini e dei
con le emozioni e con il fascino che può trasmettere un corpo, mentre ragazzi, avvicinandoli ad un’arte che è allo stesso tempo disciplina e
si muove in sintonia con la musica. Per questo motivo, conoscerla divertimento, eleganza e ricerca di equilibrio, espressione del mondo
e praticarla rappresenta in modo particolare per i più giovani, interiore, capacità di “far parlare” il corpo attraverso il movimento.
un’importante occasione di crescita corporea ed emotiva. Inoltre, Organizzata secondo regole che diano ampio respiro alla creatività
non dobbiamo dimenticare che essa da sempre appartiene alla cultura del maestro e dell’allievo, la danza può trasformarsi in espressione
di ogni popolo e spesso si accosta alla storia e alla trasformazione dell’anima e non solo in mero apprendimento di codici precostituiti.
evolutiva e sociale dell’uomo. È linguaggio universale che non “Ritengo che”:- ha affermato il Dirigente Scolastico Maria Angela
conosce confini e che nasce istintivamente per poi “educarsi” ed Petroni “imparare a danzare non sia esclusivamente un problema di
assumere significati e connotazioni diverse a seconda di chi la esegue. passi ed abilità fisica, ma un prezioso strumento per la crescita fisica
Non solo dunque spettacolarità o fenomeno di moda, ma capacità di e la formazione integrale della persona. Attraverso la danza, l’alunno
“tirar fuori” dai suoi protagonisti la grande e complessa potenzialità impara a conoscere il proprio corpo, a controllarlo e a comunicare con
che in essa è implicita.
l’altro, scoprendo che la qualità del suo movimento varia in base alle
Da qui nasce la necessità che un importante lavoro di decodificazione emozioni e alle sensazioni provate e che è strettamente in armonia
avvenga all’interno della Scuola, luogo principe per l’apprendimento, con la musica, il ritmo, lo spazio usato e non per ultimo con le persone
portando gli alunni anche a Teatro, aiutandoli a capire e a leggere uno che lo circondano. Pertanto, potrei definire la danza come l’arte di
spettacolo e facendo entrare la danza nella palestra scolastica, come usare ed organizzare il movimento per esprimersi, comunicare, saper
“mezzo eccellente”, strategia ottimale per promuovere la motivazione creare e saper osservare.
Ecco perché credo che tale approccio si riveli particolarmente
applicabile al contesto scolastico, ponendosi in una prospettiva
esperienziale e non solo esecutiva della materia. Ringrazio le sorelle
Anna e Alba Rizzitelli, maestre di danza, che, ormai da tempo,
collaborando con il nostro Istituto Comprensivo non insegnano
semplicemente a fare passi in un dato modo, ma a vederli e
riconoscerli secondo parametri comuni, promuovendo negli alunni
l’immaginazione, la creatività e un pizzico di sana competizione che,
se correttamente usata, regala sempre grandi emozioni!”. Concludendo
con l’indimenticabile ballerino e coreografo russo, Rudolf Nureyev,
possiamo affermare a gran voce, condividendo il suo pensiero, che la
danza è la “magica espressione della profondità dell’anima”.
* referente ufficio stampa “Musti-Dimiccoli”
42 IL FIERAMOSCA
APRILE
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G
rande soddisfazione per il Dirigente Scolastico,
prof.ssa Grazia Di Nunno, per i docenti e per il
personale Ata della Scuola Secondaria di 1° grado “R.
Moro” nell’ambito del progetto VALES (Valutazione e
Sviluppo scuole) relativo alla qualità e al miglioramento
dell'offerta didattica proposta agli alunni, a seguito della
visita presso l’istituzione scolastica di osservatori e valutatori inviati dal Miur nei giorni 27 e 28 gennaio.
Giudizi più che positivi sono stati elaborati nell’ambito della progettazione della didattica, della valutazione
degli studenti, della relazione educativa tra allievi e insegnanti, dell'integrazione e differenziazione dei percorsi, della continuità e dell'orientamento, della gestione e
dello sviluppo delle risorse, e dei rapporti con le famiglie.
Dalla lettura del rapporto di valutazione, pubblicato sul sito della scuola, si evince come la scuola punti a
sviluppare competenze informatiche e tecnologiche, grazie alla presenza nelle aule e nei laboratori di lavagne
interattive multimediali per una didattica coinvolgente,
stimolante e al passo coi tempi.
In tal modo la scuola si prefigge di fornire agli studenti modalità di apprendimento indispensabili per potersi orientare nella società complessa con la capacità
di utilizzare una molteplicità di strumenti e metodologie
innovative.
Punti di forza si legge nel rapporto: le strategie di gestione delle diverse forme di diversità e l'adeguamento
dei processi di insegnamento ed apprendimento ai bisogni formativi di ciascun allievo, risultano ben strutturate
nella declinazione degli obiettivi, delle metodologie, dei
contenuti e delle modalità di verifica. La Scuola, infatti, coinvolge frequentemente, attraverso diverse modalità
comunicative, le famiglie degli studenti con disabilità, per
strutturare momenti di confronto ed azioni di supporto.
APRILE
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La “R. Moro” prepara gli studenti alla partecipazione di gare o competizioni come le olimpiadi del Problem
Solving, inoltre attua strumenti compensativi e forme di
supporto per gli studenti che necessitano di recupero mediante il Pon F3 in rete con la scuola “G. Modugno” e
l’IISS “F. Nervi” e percorsi di potenziamento nei moduli
del Pon C1.
Ancora nel rapporto si sottolinea come il Dirigente Scolastico, prof.ssa Grazia Di Nunno, dedica tempo superiore
alla media alle questioni educative e di coordinamento
dei compiti organizzativi ed amministrativi.
Si evidenzia una leadership diffusa e partecipata nel
gestire la scuola da parte del Dirigente e dei suoi collaboratori, capace di promuovere una comunità professionale
che interagisce e cerca il coinvolgimento e l'impegno pro
attivo di tutto il personale in una scuola che non sarà
dimensionata.
IL FIERAMOSCA
43
Scuola
Mattinata presso la “S. Domenico Savio” nel segno
dell’Inno, della Bandiera e dell’Unità Nazionale
di Amalia Balducci*
R
icorrenza molto apprezzata, nella città di Barletta, quella
della celebrazione della “Giornata dell’Unità Nazionale,
della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera”, il 17 marzo 2014,
in memoria della nascita del Regno d’Italia, nel lontano 1861: la
mattinata barlettana è stata più volte allietata dalle famose e celebri
note dell’Inno d’Italia, che ha risuonato piacevolmente nelle diverse sedi dei “festeggiamenti”.
Dopo l’autorevole manifestazione presso la Sala Rossa del
Castello, il sindaco Pasquale Cascella, ha accompagnato gli ospiti
presso la scuola “Gianni Rodari” in via Donizetti, per dare luogo ad
un significativo “gesto” di accoglienza rivolto ai neo cittadini italiani e barlettani, di origine straniera. Immersi nelle note musicali dei
“flautisti” della scuola secondaria di 1° grado “7° Gruppo” e nelle
voci armoniose del “coro stabile” della scuola “San Domenico Savio”, i neo cittadini, integrati ufficialmente nella comunità nazionale, hanno ricevuto una copia della Costituzione Italiana, quale simbolo prestigioso dei valori a cui tutti i cittadini italiani, di qualunque
origine e provenienza, devono ispirare azioni, comportamenti, stili
di vita. A tali importanti valori ha fatto riferimento il Prefetto, dott.
ssa Clara Minerva, che ha precisato la funzione di orientamento che
la Costituzione svolge anche in quanto frutto di conquiste e di tappe
storico-culturali molto importanti che, nel passato, hanno segnato
le tracce dell’attuale democrazia.
Alla Costituzione sono state anche dedicate le parole di saluto
che il sindaco Cascella ha rivolto a tutti i cittadini, grandi e piccoli,
intervenuti per la circostanza, invitandoli ad atteggiamenti positivi e
costruttivi rispetto al superamento dell’attuale periodo di crisi, che
richiede impegno e volontà da parte delle giovani generazioni. Tali
inviti sono stati ribaditi dal vice questore della Polizia di Stato, dott.
ssa Santa Mennea, che ha sottolineato l’importanza del raccordo tra
le Istituzioni, la Scuola ed il Territorio, per un rinnovato e più efficace
significato di “cittadinanza” in una società dai più ampi confini.
Tra gli ospiti presenti, il capitano Salvatore Mascolo (82°
Reggimento Fanteria “Torino” di stanza a Barletta); Carmela Peschechera, presidente del consiglio comunale di Barletta, Dario
Damiani, assessore provinciale al bilancio; Anna Rizzi Francabandiera, vicesindaco di Barletta; Antonio Rizzi, assessore agli affari istituzionali; Renato Russo, editore, storico. Un ringraziamento
particolare è stato rivolto al signor Michele Borraccino ed ai rappresentanti del condominio di via Mascagni 1, che da ben quattro
anni accompagnano la comunità scolastica nel percorso educativo
di sostegno agli “insegnamenti” della “Bandiera”, con riferimento
particolare alla storica bandiera dei successi di Bezzecca conseguiti dalla garibaldina “Brigata Barletta”, fattasi onore durante la 3a
Guerra di Indipendenza del 1866. Per la costanza dell’impegno, la
Comunità scolastica ha chiesto al sindaco Cascella di consegnare al
Condominio di via Mascagni 1 l’affettuosa attestazione di custode
della “Giornata dell’Unità Nazionale, della Costituzione, dell’Inno
e della Bandiera”, condividendo l’idea di proseguire insieme il cammino scuola-quartiere. Alla manifestazione hanno partecipato anche
rappresentanze delle scuole secondarie “Baldacchini”, “Garrone” e
“Archimede”, arricchendo con significativi messaggi il clima gioioso
che si auspica possa lasciare tracce durature nei sentimenti e negli
animi dei nostri giovani barlettani, dai più piccoli ai più grandi, in cui
riponiamo le speranze di un futuro più sereno.
* dirigente Scolastica dell’Istituto Comprensivo
“San Domenico Savio - 7° Gruppo”, Barletta
17 marzo 2014, celebrazione della Giornata dell’Unità Nazionale, Scuola “Gianni Rodari”. Il sindaco Pasquale Cascella con la dirigente
Amalia Balducci. A destra il Coro Stabile della scuola “San Domenico Savio
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Recensioni
Storia
Il viaggio e il mal d’inchiostro
una metafora del nostro tempo
Frate Antonio da Barletta autore della
Mascalcia opera manoscritta del XV secolo
di Renato Russo
di Flora Dibenedetto
I
l viaggio e il mal d’inchiostro, un’elegante plaquette che
Giuseppe Lagrasta - preside del Liceo Classico “Casardi”
e presidente della sezione barlettana della Dante Alighieri - ha
presentato presso la libreria Cialuna con introduzione di Rino
Daloiso. Con l’autore, a illustrare l’elegante libretto, introdotto
e concluso dalla penetrante interpretazione di Mariella Parlato, il
sindaco Pasquale Cascella; moderatrice della serata - allietata dal
duo musicale Visaggi-Volpe - Emilia Cosentino.
Plaquette, cioè un opuscolo di poche pagine, stampato in un
numero limitato di esemplari e una raffinata copertina in cartoncino “Tintoretto-panna” marcato a feltro, avvolto in una sovracopertina impreziosita da un disegno di Rosa Acito.
Edite dalla Rotas in corpo 13 Garamond, graficamente sobrie,
le pagine interne sono stampate su carta vergata Fedrigoni di pura
cellulosa con trama bifacciale. Un lavoro di antico conio artigianale con cucitura a filo refe, brossura e perforazione delle segnature senza rifilo, come s’usava un tempo per la pregiata collezione
dei “Classici Laterza”, per consumare il rito della sfogliatura del
libro intonso, sedicesimo per sedicesimo, col vecchio logoro tagliacarte di famiglia.
Un racconto, quello di Lagrasta, pubblicato dalla Gazzetta del
Mezzogiorno nel settembre scorso in 9.900 battute, distribuite su
32 pagine tipografiche 14x20, custodito in una bustina trasparente
con bollino removibile, al modico prezzo di sette euro, irrisorio
per un’edizione ricercata, a tiratura limitata e numerata.
*
*
*
È l’oscura storia del viaggio di una famiglia barlettana - i Longo Antonaci - emigrata in Francia nel 1958, padre, madre e tre
figli dei quali l’ultimo, il piccolo Papin, soffre di nostalgia per la
lontananza da casa. E il genitore, temendo che il figliolo deperisca, si allarma e lo ammonisce a non essere fiaccato dal “mal d’inchiostro”, quella malattia che colpisce i vegetali come il castagno,
sfinendolo fino alla spossatezza e poi alla morte.
L’autore, già misuratosi l’anno scorso su un’impegnativa prosa (Italo Calvino, la città e la rivoluzione dello spazio interiore,
con introduzione di Alberto Asor Rosa, per gli stessi tipi editoriali), persevera quest’anno nella narrativa, dopo una lunga stagione letteraria dedicata alla poesia, attraverso una serie di racconti
brevi in uno stile elegante e un linguaggio metaforico che proprio
attraverso il riferimento a un ragazzo, non può non evocare, in
diafana dissolvenza, l’ombra degli adolescenti protagonisti delle
storie del romanziere ligure, al quale l’ispirazione dell’autore è
assimilabile innanzitutto per il tratto conversevole e lo stile elegante, ma anche per una schermata ricercatezza, all’apparenza un
46 IL FIERAMOSCA
po’ trasandata nella scelta
dell’aggettivazione, come
un raffinato pullover di cachemire indossato con malcelata noncuranza.
Il racconto, che evoca un’atmosfera d’altri tempi, si snoda
come un affresco dai tenui colori, la tempera policroma usata con
parsimonia, un linguaggio introspettivo dello stato d’animo dei
personaggi, soprattutto del padre, che somatizzando il malessere
del figlio - lui stesso a rischio di esserne colpito - troverà la forza
interiore di riscattare la pavidità della fuga in terra straniera col
coraggio di un sia pur tardivo ripensamento.
E allora non è più questione di stili letterari ma di sostanza
narrativa, alla ricerca della chiave di una lettura introspettiva della vita degli attori di scena appena sfiorati nella cornice di una
intristita quotidianità riconducibile ad un tempo eroico, il tempo
dell’emigrazione per necessità, per un’esigenza di autentica sopravvivenza.
Pagine intense e incisive che partendo dalla rappresentazione di un episodio, finiscono con l’assumere il valore emblematico
di una intera generazione che l’autore traduce in suggestioni narrative attraverso l’evocazione di una similitudine, quella del mal
d’inchiostro che in realtà simula la metafora del mal di vivere,
dal quale egli stesso finisce coll’esserne coinvolto e soffrirne per
interposta persona, cioè quella del figlio. E tuttavia un racconto
non drammatizzato, ma sospeso sul filo di una memoria rischiarata
dalla speranza di un ritorno in patria, nella natìa Barletta, per le
strade e fra le case logore eppure familiari di un tempo.
Per l’autore, ancora una tappa del suo itinerario alla ricerca di
un approdo per dar forma alla propria smagata interiorità; e per noi
lettori l’appagamento di una conferma.
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APRILE
2014
F
rate Antonio da Barletta, nato a
Barletta alla fine del 1300 e morto a Ferrara? nel XV secolo, è l’autore del
Libro de la generatione et guida, infermità
et cura de li cavalli, volgarizzamento del
Liber marescalcie equorum di Lorenzo
Rusio di Roma.
Il trattato in latino di veterinaria e ippiatria di Lorenzo Rusio (1301/1307). è
stato tradotto in volgare da frate Antonio
da Barletta nel primo ventennio del 1400.
L’opera inedita denominata la Mascalcia
di frate Antonio da Barletta è stata segnalata e studiata per la prima volta da Pietro
Delprato nel 1867, ed è l’unica opera che
si conosca del frate barlettano. Il suo nome
Parma, Biblioteca Palatina,
codice Parmense 315
Incipit: Comenza il libro di signi de la bontà
et malicia di cavalli et de loro infirmità casoni et cure fatto da magistro Laurentio de
la cità de Roma ditto Rosso in latino et converso in vulgare da frate Antonio de Barulo.
Proemio del libro.
APRILE
2014
ci è stato trasmesso unicamente da quattro
diverse copie manoscritte, ad oggi note,
del suo volgarizzamento quattrocentesco,
conservate nelle Biblioteche di Londra,
Bologna, Parma e Pavia.
Studi recenti condotti dall’Università
del Salento hanno riportato in luce l’opera inedita dell’autore barlettano, del tutto
sconosciuto alla storiografia locale, attraverso la pubblicazione in rete delle schede di censimento dei quattro manoscritti a
cura di Carlo Marzano.
Il più antico dei quattro esemplari è il
codice 22824 conservato nella British Library di Londra, del 1422. La copia in
pergamena di 61 carte è stata redatta nella
corte estense e trasmette la redazione più
antica e autorevole del Libro de la generatione et guida, infermità et cura de li
cavalli di Antonio da Barletta, volgarizzamento della Mascalcia di Lorenzo Rusio.
Nell’Explicit si legge: …liber manescalcie
equorum compositus a Laurentio … traslatus in laycam lingua per fratrem Antonium
de Barulo seu Barlecta….
Il codice A1586 conservato nella Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna,
già di proprietà del conte bolognese Gian
Battista Ercolani (1819-1883), fu acquistato dalla Biblioteca dell’Archiginnasio nel
1885. Il manoscritto quattrocentesco di 78
carte in pergamena è testimone pregiato
del volgarizzamento del monaco pugliese
Antonio da Barletta della Mascalcia di Lorenzo Rusio.
Il codice Parmense 315 conservato
nella Biblioteca Palatina di Parma è stato redatto nel 1470 dal copista Carlo di San
Giorgio per Borso D’Este duca di Modena
e marchese di Ferrara. Il manoscritto in pergamena di 108 carte presenta fregi e iniziali
miniate ed è copia di pregevole fattura del
volgarizzamento della Mascalcia di Lorenzo Rusio di Antonio da Barletta. Entrò a far
parte dei fondi librari della Biblioteca Palatina di Parma nel XVIII secolo.
Il codice Aldini 532 conservato nella
Biblioteca Universitaria di Pavia del XV
secolo è una copia cartacea secondaria del-
la Mascalcia in volgare di frate Antonio da
Barletta.
Le schede dettagliate di censimento
corredate di alcune immagini delle quattro
copie manoscritte possono essere consultate in rete nella banca dati CASVI/SALVIt
(Studio, Archivio e Lessico dei Volgarizzamenti Italiani PRIN 2007) http://www.
salvit.org e nel portale ADAMaP (Archivio Digitale degli Antichi Manoscritti della
Puglia. Censimento e ricostituzione virtuale della biblioteca) nata nel 2009 sotto la
direzione scientifica di Rosario Coluccia
http://www.adamap.it.
BIBLIOGRAFIA
- PIETRO DELPRATO, La mascalcia
di Lorenzo Rusio. Volgarizzamento del
secolo XIV messo per la prima volta in
luce da Pietro Delprato (con il testo latino per cura di Luigi Barbieri), 2 voll.,
Bologna, Romagnoli, 1867.
- MARCELLO APRILE, La mascalcia di
Antonio da Barletta. Volgarizzamento
quattrocentesco da Lorenzo Rusio. Introduzione, edizione del testo e glossario
(capp. 123-234), tesi di laurea, relatore
prof. Rosario Coluccia, Università degli
Studi di Lecce (ora Università del Salento), a.a. 1988-89.
- TONIA BRUNO, La mascalcia di Antonio da Barletta. Volgarizzamento
quattrocentesco da Lorenzo Rusio. Introduzione, edizione del testo e glossario (capp. 1-123), tesi di laurea, relatore
prof. Rosario Coluccia, Università degli
Studi di Lecce (ora Università del Salento), a.a. 1988-89.
- VITALIANA CURIGLIANO, La mascalcia di Antonio da Barletta. Introduzione, edizione del testo (capp. 1-100) e
analisi linguistica, tesi di laurea, relatore
prof. Rosario Coluccia, Università degli
Studi di Lecce (ora Università del Salento), a.a. 1997-98.
- FRATE ANTONIO DA BARLETTA,
Mascalcia, scheda a cura di Carlo Marzano, in CASVI/SALVIt (10.10.2011).
IL FIERAMOSCA
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Musica
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Presentazione stagione dei concorsi musicali
“Città di Barletta” e “Premio Mauro Paolo Monopoli”
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del Teatro Comunale Curci, la Conferenza Stampa di
presentazione del 24° Concorso Internazionale per Giovani
Musicisti “Città di Barletta”, del 17° Concorso Internazionale di Esecuzione Pianistica “Premio Mauro Paolo Monopoli” e del 10° Concorso Musicale Nazionale “Premio Musica
Italia”.
Nella passata Edizione si è avuta la partecipazione di
oltre 450 musicisti provenienti, oltre che da tutte le Regioni d'Italia, anche da ben 54 differenti Nazioni: Finlandia,
Australia, Russia, Argentina, Svezia, Belgio, Montenegro,
Turchia, Regno Unito, Danimarca, Armenia, Filippine,
Kirghizistan, Malesia, Messico, Svizzera, Azerbajan, Malta, Germania, Georgia, Lettonia, Polonia, Bosnia e Erzegovina, Corea del Sud, Francia, Kosovo, Macedonia, Taiwan,
USA, Albania, Spagna, Hong Kong, Cina, Bielorussia,
Serbia, Repubblica Ceca, Portogallo, Estonia, Kazakistan,
Bulgaria, Croazia, Canada, Uzbekistan, Romania, Irlanda, Ucraina, Brasile, Austria, Olanda, Lituania, Grecia,
Ungheria, Andorra e Giappone, a conferma del prestigio e
della risonanza internazionale della manifestazione che costituisce anche una straordinaria occasione di promozione
turistica e culturale del territorio.
Durante la Conferenza Stampa, preceduta dalle immagini dei concorsi realizzati nell’anno 2013 e dalle note del
Soundiff Ensemble, Lucia Somma, violino, Pietro Doronzo,
flauto, Pasquale Somma, pianoforte, alla presenza del Sindaco Pasquale Cascella, del dott. Vincenzo Di Domenico,
direttore della Buzzi Unicem di Barletta, del dottor Michele
Sardone in rappresentanza della Fondazione Nicolaus, di
varie Autorità e Sponsor sostenitori dell’iniziativa e del Direttore Artistico, m° Francesco Monopoli, verranno illustra-
te le novità dell’Edizione di quest’anno organizzata dall’Associazione Cultura e Musica “G. Curci” e dal Comune di
Barletta, come già avvenuto negli anni precedenti, con il
patrocinio e la collaborazione del Ministero dei Beni e delle
Attività Culturali, della Regione Puglia e della Provincia di
Barletta Andria Trani
Sono stati presentati la prestigiosa Giuria del Concorso,
i vari Premi Speciali previsti, il Calendario dettagliato delle
Audizioni e le varie iniziative collaterali insieme a tutte le
novità previste per l’Edizione 2014.
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APRILE
2014
APRILE
2014
ITC “Cassandro”, 22
marzo 2014. Renato
Russo con Veronica
Inglese e Vito Incantalupo al termine
della conferenza su
Pietro Mennea
IL FIERAMOSCA
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Il nostro facebook
Enigmistica
Cruciverba simmetrico con riferimento a Barletta
1962: l’anno d’oro del G.S. AVIS Barletta
sezione mezzofondo e marciatori
di Franco Lamonaca
A schema risolto, nelle righe del 22 e del 53 orizzontali (non definite) si leggeranno
due denominazioni del centro storico. La foto centrale fa logico riferimento al 52 orizzontale.
C
ostituitosi nell’estate nel 1961, sotto la dinamica guida del prof. Ruggero Lattanzio, il G.S. Avis Barletta sezione mezzofondo e marciatori, esplose l’anno dopo,
attraverso una serie di successi prima in campo provinciale (Bari) poi regionale (Brindisi)
con qualche estemporaneo successo in campo nazionale (Carate Brianza, Lanciano, Giro
di Roma). Col prof. Lattanzio, a sostenere il faticoso impegno, il prof. Camillo De Luca e
il primo allenatore storico del gruppo, il col. Lino Poggi al quale si affiancherà presto il già
due volte campione di marcia Cosimo Puttilli. Il primo atleta di rilievo ad iscriversi, Angelo
Marchisella, non più giovanissimo, ma ancora in forma: dall’impegno atletico attivo, passerà
presto lui pure al settore allenatori e sarà lui, qualche anno dopo, a scoprire Pietro Mennea.
Nella foto di gruppo dell’estate del 1962, sulla pista del vecchio stadio comunale “Lello
Simeone” alcuni dei protagonisti di quella straordinaria estate agonistica che ebbe il suo
momento più esaltante nella partecipazione al XVI Trofeo Pavesi, al XVII Gran Premio di
mezzofondo (categoria allievi) gare selettive per reperire le nuove leve di atleti nel mezzofondo e nella marcia.
Mario Albanese, Savino Albanese, Salvatore Albanese, Giovanni Braccioforte, Francesco Barile, Nicola Barile, Francesco Cafagna, Giuseppe Cafagna, Umberto Casale, Pasquale Cascella, Pietro Corvasce, Tanino Corvasce, Gioacchino Dagnello, Giuseppe Dimiccoli,
Bradamante Dimonte, Vincenzo Distaso, Carlo Gissi, Grillo, Francesco Musciagna.
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Da sinistra, in piedi: Di Monte, Ostuni,
Distaso; in basso: Gissi, Albanese, Torre
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Le definizioni riguardanti Barletta, sono precedute da un asterisco (*) (Soluzione a pag. 52)
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Stadio Comunale “Lello Simeone”, 5 luglio 1962, fase di selezione per la partecipazione al XVI Trofeo Pavesi e XVII Gran Premio di mezzofondo e di marcia. 1. Savino Dibello; 2. Vito Lattanzio; 3. Raffaele Doronzo; 4. Pierluigi Lattanzio; 5. dott. Ruggero Lattanzio; 6. Giosuè Poli
(presidente FIDAL nazionale); 7. cav. Paolo Danese (presidente FIDAL regionale); 8. dott. Francesco Rana; 9. Angelo Marchisella; 10. Vito
Romano; 11. Pietro Corvasce; 12. Francesco Cafagna; 13. Mimmo Ostuni; 14. Carlo Gissi; 15. Vincenzo Di Staso (COLL. MIMMO OSTUNI)
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Orizzontali
Verticali
1. Mammifero di corsi d’acqua, dalla pregiata pelliccia. - 6. Adoperata, destinata a quell’uso. - 12. Si consegue all’Università. 17.* La prima maglieria barlettana. - 18.* Don Peppuccio della
Disfida. - 20. Intere, integre. - 22.* (non definito). - 26. Rimini.
- 27.* Mons. Giuseppe, ultimo vescovo di Canne. - 28. Lo zoo
degli uccelli. - 29. Quella della Monaca è una borgata romana.
- 30. Un verbo della chioccia. - 31. È una parente. - 32. Si cerca
nell’uovo per pignoleria. - 33. Nascosti, occulti. - 34. La fine di
marzo. - 35.* La tosatura del barlettano. - 36. Può cogliere all’improvviso. - 38. Sagoma di cornice o membratura. - 39. Il peso
della responsabilità. - 40. Un’espressione dubitativa. - 41. Frutteti
tipici del Trentino. - 42. Saltano nello stagno. - 43. Piccolo sommergibile per mine. - 44. Attrezzi simili alle pale. - 46. Lo intima
la sentinella. - 47. Luoghi di detenzione. - 51. Il killer ripetitivo.
- 52.* Barletta in sigla. - 53.* (non definito). - 57. Normalmente
si passano dormendo. - 58. Infiammazione nasale. - 59. L’insegna
luminosa. - 60. Forte calo di voce. - 61. Un santo sulla costa del
fermano. - 62. Non ancora maturo.
1. Sono fonti di sapere. - 2. Lo stato asiatico con capitale Masqat.
- 3. Controllano le frodi alimentari. - 4. La bandiera italiana. - 5.
Abbastanza sdegnate. - 6. Volute bene. - 7. La corrente d’arte con
doppia sillaba. - 8. Andati. - 9. Antica cittadina a sud di Alghero. 10. Recipienti per mosti. - 11. Criticabile usanza, stantìo modo di
procedere. - 12. La coperta della stanza. - 13. Non credente. - 14.
Sono pari nel fustino. - 15. Ripetuti, replicati. - 16. L’innamorato
della commedia. - 19. Son portatori di scabbia. - 21. Elemento
chimico radioattivo. - 23. Pulire sciacquando. - 24. Avellino. - 25.
Abitano e lavorano in campagna. - 30. Il “molleggiato” della canzone. - 32. Giuste per piccole fritture. - 33. I numerati della televisione. - 35.* L’aggiunto cognome della pittrice Picardi. - 36. Lo
scrittore de “La noia”. - 37. Son famose quelle del Niagara. - 38.
La dinastia di Lorenzo il Magnifico. - 40. I “della” Pinacoteca “De
Nittis”. - 41. Fu assassinato dalla girondina Corday d’Armont. 43.* La Santa delle Sette Rue. - 44. Luciano: compositore e fonologo, esperto di musica elettronica. - 45. Privo di accento. - 47.
Classi sociali. - 48. L’ente della luce. - 49. Radio Telegrafista. - 50.
Prima di oggi. - 51. Non malati. - 52. Breve programma serale di
Rai Tre. - 54. Asciuga i capelli. - 55. Eroe spagnolo. - 56. Una
sigla d’ambulanza.
APRILE
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IL FIERAMOSCA
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Brevi di sport
Atletica
Veronica Inglese ritocca il suo limite
Benché sia arrivata solo 22a ai recenti campionati mondiali di mezza maratona, a Copenaghen, Veronica Inglese ha
tuttavia ritoccato il suo personale sulla distanza col tempo
di 1h10’56”, undicesima prestazione italiana di sempre.
La migliore delle italiane la veterana Valeria Straneo che
ha chiuso la sua prestazione all’ottavo posto col tempo di
1h08’54”, non lontana dalla keniana Gladys Cherono col
tempo di 1h07’25”. E ancora keniane sono le ulteriori quattro atlete che si sono piazzate dopo la vincitrice. Quarta la
squadra italiana, dopo il Kenia, l’Etiopia e il Giappone.
Nuoto
Un oro e un argento
per l’Asd Barletta
Nuoto
Un oro e un argento
a livello individuale
nonché un buon piazzamento del collettivo
del “Team Le Orche”,
la squadra agonistica
dell’Asd Barletta Nuoto categoria esordienti
al campionato regionale primaverile che si è svolto nella
piscina della Marina Militare di Brindisi. A titolo individuale Andrea Filannino ha vinto due medaglie: il titolo
regionale dei 50 metri con trasporto del manichino e un
secondo posto nei 50 metri con ostacoli.
La Barletta Nuoto si è piazzata al primo posto nella staffetta 4x50 metri ostacoli in virtù delle brillanti prestazioni di
Francesco Doronzo, Vincenzo Riondino, Damiano De Fazio
e Andrea Filannino.
Tennis
Il Circolo Tennis Barletta torna in A1
Il Circolo Tennis Barletta “Hugo Simmen” è tornato in
A1 così parteciperà per il secondo anno consecutivo al
campionato nazionale maschile a squadre di A1. La retrocessione è stata infatti annullata col ripescaggio che ha
riportato il Club nella massima serie. Anche se mancano
ancora sei mesi prima dell’inizio del campionato, il Circolo Tennis ha già completato l’organico per la prossima
stagione. Ai quattro atleti barlettani - Francesco Faggella,
Sport
Savino Lapalombella, Domenico Scelzi e Giuseppe Tresca
- è stato aggiunto il ceco Jan Satral che fu grande protagonista dell’annata agonistica del 2012 nei play off di A2.
Compiacimento per questo recupero in A, è stato espresso dal consigliere nazionale della FIT Isidoro Alvisi, dai
vertici del Circolo Tennis e dagli sportivi barlettani.
Canottaggio
L’Asd “Barletta Sportiva” con 263.833 punti si è classificata al sesto posto assoluto
nella classifica di società. Prima società pugliese, prima società non-romana
Un bronzo e un oro
per Paola Piazzolla
di Enzo Cascella*
Sembra che la nostra amata
città continua ad essere
il crogiolo di importanti
vocazioni sportive.
Tra le tante spicca il nome
della canottiera Paola Piazzolla
(a sinistra) che animata da
forte passione e dedizione
per il canottaggio, tiene alto
il nome e i colori di Barletta e
della Lega Navale, società alla
quale appartiene.
Domenica 6 aprile nel campo
di regata nazionale di Piediluco (Terni), nell’ambito del
primo meeting nazionale, Paola Piazzolla è salita per
ben due volte sul podio portando a casa un bronzo, nella
specialità singolo femminile e un oro nel doppio femminile
juniores in coppia con la sua coetanea, la genovese Laura
Bianca Pelloni.
Motociclismo
Cosimo Diviccaro si allena
all’autodromo Ferrari
In attesa che riprendano le gare della nuova stagione agonistica, il nostro centauro-motociclista Cosimo Diviccaro
si è allenato al Mugello in occasione dei test organizzati
dalla Pirelli e poi sul circuito dell’autodromo “Enzo e Dino
Ferrari” di Imola in attesa del debutto del Campionato nazionale di Velocità.
Ottimi i risultati ottenuti da Diviccaro sia al Mugello che a
Imola con la sua BMW Hp 4, anche perché il suo team si
avvale oggi del telemetrista Valerio Vitobello e del meccanico Domenico Lopedota. Ricordiamo che Diviccaro è
stato recentemente premiato al Motoday di Roma da Toni
Elìas per il successo ottenuto nel 2013 al “Trofeo del Centauro”.
Soluzione di pag. 51
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a Maratona di Roma è più bella se il traguardo lo si taglia con il
Colosseo alla spalle, come negli anni passati, o se lo si ha di fronte,
come avvenuto in questa ventesima edizione? Dettaglio insignificante! Domanda pleonastica, quando si è circondati dalla grande bellezza! Via dei Fori
Imperiali è così unica e irripetibile che, da qualunque lato la si osservi, presenta solo l’imbarazzo della scelta. I lavori in corso sulla storica via, oltre alla
revisione della zona partenza-arrivo, hanno determinato una rivisitazione di
tutto il percorso, con il risultato dell’essere, il suo fascino, rimasto immutato,
nonostante il mancato passaggio al cospetto della Fontana di Trevi. Va detto, però, che la celebre fontana barocca, immortalata in film e cartoline, è un
gioiello così prezioso che bisogna far di tutto per includerla nel tracciato.
Qualcuno s’è preso la briga di contare in 77 i cambiamenti di direzione, mentre le vie tappezzate con sampietrini, particolarmente insidiosi in
Via del Babbuino, sarebbero state 7,6 km.
L’augurio è che i lavori in questa importante arteria non durino decenni e che, quanto prima, venga restituita alla collettività. Nell’insieme,
il nuovo percorso m’è sembrato più duro per via delle salite del 4° km,
28° km e 36° km, solo in parte attutite dalle rispettive discese, particolarmente gradita quella di Via Nazionale, che permetteva di tagliare il
traguardo a tutto gas. Personalmente, vorrei che fosse ancor più duro
e che ci riportassero sulla salita di Villa Borghese e ci facessero scorribandare tra le Mura Latine, come avveniva nelle prime edizioni, le più
belle in assoluto. Qualche sacrificio bisogna pur farlo, se si vuole godere
pienamente una città!
La pioggia va ringraziata! È stata paziente, comprensiva, generosa.
S’è fatta vedere dopo vent’anni. Troppa grazia! Ci sta tutta. Ora che è
arrivata, ci siamo tolti il pensiero, possiamo correre per altri due decenni
con il sole primaverile che ha illuminato tutte le edizioni. Grazie pioggia!
La Maratona di Roma ha festeggiato i suoi vent’anni a suon di record.
Un fiume di gente, quasi 20.000, si è assiepato alla partenza, impavido
sotto la pioggia scrosciante. È stato duro per chi non era adeguatamente
equipaggiato. Anche lungo i 42 km ha piovuto, ma quando si è in movimento, tutto è più sopportabile. L’essere fermi, fissi, immobili, appiccicati
uno all’altro ha messo a dura prova il senso di sacrificio dei maratoneti.
Mai il segnale di partenza è stato atteso con tanta impazienza.
Dato il via, la truppa ha rotto le righe e ha invaso le strade della
capitale. Ben 14.875 si sono ripresentati sul traguardo, confermandosi la
più amata dagli italiani e dagli stranieri. Come al solito, i primi a tagliare il
traguardo sono stati gli atleti africani. I nostri si sono dovuti accontentare
delle posizioni di rincalzo. La genovese Emma Quaglia è giunta terza, il
barlettano Mimmo Ricatti quarto.
Tante le iniziative che hanno fatto da corollario alla gara: chi ha raccolto offerte per opere caritatevoli, chi si è sposato appena terminata la
corsa, chi ha gareggiato armato da centurione, ecc. Terminata la mia
maratona, sono rimasto nella zona per vedere l’arrivo di una che mi riguardava da vicino. Ho atteso lungo tempo sotto la pioggia implacabile in
maglietta e pantaloncino, giungendo alla conclusione che la broncopol-
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52 IL FIERAMOSCA
La Maratona di Roma ricorda Pietro Mennea
2014
La “Uniwork ViviBarletta” si svolgerà a Barletta domenica 11 maggio
2014, il raduno è fissato alle ore 8:00 presso il Porto di Barletta/
Lungomare Pietro Paolo Mennea. Partenza ore 9:30.
APRILE
2014
monite non esiste: se fosse esistita me la sarei presa io.
Dopo un’ora, hanno tagliato trionfalmente il traguardo 12 ragazze, dei
100 atleti della Barletta Sportiva che hanno portato a termine la Maratona
di Roma. Sono giunte frontalmente, occupando l’intera corsia. Avevano
un pantaloncino nero e una maglietta bianca con sul davanti e sul retro
incisa una grande lettera, in modo che fosse visibile dai due versi. Hanno
viaggiato a 7:30 al chilometro, un’andatura che permetteva loro di trovare
la strada libera dalla massa dei maratoneti per occuparla interamente,
procedere compatte, e il nome formato dalle lettere fosse chiaramente
leggibile. Qualche giorno prima, nella loro città, era stato commemorato
il primo anniversario della sua scomparsa e avevano scelto questo modo
per ricordarlo nella Città Eterna. Sui loro petti e sulle loro spalle, quelle
lettere formavano il suo nome: PIETRO MENNEA.
* Presidente Asd Barletta Sportiva
Tiro con l’arco
Oro per Pia Lionetti all’Arizona Cup di Phoenix
Davvero un capolavoro
nella gara a squadre, e
davvero soddisfacente la
prova anche nell’individuale. Così la barlettana
Pia Lionetti non fallisce
il primo importante appuntamento della stagione
all’aperto. Lionetti ha portato a casa da Phoenix negli Stati Uniti d’America una splendida
medaglia d’oro con le sue compagne di nazionale ed un’eccellente
dose di ottimismo in vista dei prossimi impegni agonistici (il 2014
è l’anno degli Europei). Il terzetto ha superato gli Stati Uniti in
semifinale alle frecce di spareggio (27-26) dimostrando eccellenti capacità soprattutto sotto il profilo mentale e caratteriale. Molto
buona la prestazione di Pia Lionetti anche nella prova individuale. Dopo aver sconfitto la statunitense Victoria Bennet (6-2) e la
canadese Virginie Chenier (7-3), la tiratrice barlettana si è arresa
soltanto allo shoot off (9-8) nella sfida degli ottavi di finale contro
la messicana Gonzales.
IL FIERAMOSCA
53
Vernacolo
Poesie
Una dichiarazione di
matrimonio di 50 anni fa
di Michele Vitobello*
Quenn t canuscibb, m pari na loun
sciv ch Rusein, a figgh d Frtoun.
Fu sop o cors esattament nenz Arè
mezzor preim ca taviva sci a rtrè.
“Signorina permetti?” t dcibb ch crienz,
tu t frmist ma rumanist a distenz
po m guardist e m facist u sorreis
iè, m scrutibb nu picch! m sntav o Paraveis
prdibb a parol, m mancav u curegg
pnzib soltend, fors iè nu mregg.
“L’accompagno a casa?” dcibb gentilment
dicist “Sì grazie”, molto elegantemente
D’acchssì pgghiem a vei d for a port
e ind o frattimb crchemm d stablì
nu bun rapport.
Camnem camnem arruemm nenz o berr
Venezuel,
stav tutt addobbat, ier u period d Natl.
Trasemm ind, e senza fè ammuein
c mangemm 19 pasticcein
poi iurdnib pour trè cafè
dcist “Man ca c ma sci a rtrè”.
Acchssì pigghiemm a vei da strat nov
e c frmemm n’enz a nu prton,
diss Rusein “Ne voggh fè a bacchett”
chssì c salutemm e s n scett.
“Siamo arrivati”, dcist in perfett italiano
allor ci frmemm, e tu m dist a man
c salutemm tre o quett volt
chi men ind e men, strind fort fort,
m ringrazist d’averti accompagnata
rspunnib “Prego” da persona educata
poi m guardist ch tenta devozion
m dist nu bacett e achiudist u prton.
U Sebt appirs, passib da satt o balcon
faciav fridd e chiuvav a gocciolon
ma tu chiù furb, stiv ind o prton
assist for e tutt intremoleit
dcist ca t chiamiv Marghereit
ma cheda dei a cap ier mulein
s’affulmnern tutt i lampadein,
i cunt i facemm ind o prton.
Stemm do ior nzim trmlenn trmlenn
passet u timp e nen c’avvrtemm.
Dop tre dei c demm appuntament
e c’incontremm nenz o monument
dcist “vin” e po m dist a man
dcist pour ca m vuliv ben,
parav ca a scol nzim scemm all’aseil
c mancav soltent u panierein
pess pess nenz a vill avemm arruet
e da Nicolein c pigghiemm nu bell gelet,
a dei appirs stemm stemm tutt e do arraffrddet.
Ind a sttmen c vdemm solament tre dè
A Dumench, u Mrculdè e u Vnardè
l’ultma volt meng a fell appost
truemm a memt e a frett nenz a post
dcist ca m vuliv prsnté
ma iè contnuib ancor a camnè
“Madonn a ma, e mo c’e iess ditt!
ialt ca ne m dicn, mnè camein dritt”.
T rspunnib “Iè proprio ched, ca stoch affè
dritt dritt iè stoch a camnè”.
Ma dopo tre dè ca c vdemm arret
parav ca a pagour t’avav passet
perà dcist, c verament tu m vu spusè
ch memm o c’attenm tu a scì a parlè
ca chid iann ditt ca c ng vetn arret
scurament i gehmm l’aveit aiess spzzet.
Ma, u fett fnett a tarallucc e vein
quenn c truemm ch memt e attent a dei da
Senta Spein
po c spusemm e nascern tre figgh
tutt sommat seim na bella famiggh.
Mo, che e passet u timp c vuleim ancor ben
e iei e Marghereit scem ancor a men a
men.
* detto Lillino
A “GRENDA BELLEZZ” DE TONY M’ARRESS
M’arress, dop ca u film è vist ind a televsion
tutt a nott, v’avout incubi e u cor in fibrilazion.
Sugnav de iess l’attor princ’pal du film,
se gerav e regerav ind o litt, nan avav r’ggitt.
Ca sigarett macch, faciav u s’margess,
se ne sciav in geir chi strad de Barlett, M’arress.
Rat a idd, feil e feil de m’nenn scev’n appriss
ballen e canten i canzon de G’gein Pastor sop o Vial di Privt.
Atturn atturn a funtan da stazion che M’arress, facev’n u trenein
ballev’n e cantev’n “Stell a zopp, a zeit, mezza par e meddeich!”
Ci ca zumbav da dò, ci ca zumbav da dè
tutt m’briach e allanout me sciout a f’nesc’ satt Arè!
U r’gist ca ier assè brav, tutti i bellezz de Barlett f’lmav
M’arress, sempr ca segarett macch, n’zim a id se ne sciav
da v’cein o Castidd, a strad da Cantein da D’sfeid
u palezz da Merr, che tutt i quedr de Peppein.
Preim pian du paraticchie, de ponent, u purt e da cattedral
a nu cert punt M’arress na bella femm’n n’enz s’è truat.
Mò ce fezz, ve deich ce cos è fett ind o secand timpi, M’arress!?
Cud ca puteit immag’nè immag’netl, ier bell assè,
nan vu poss raccuntè, soltent ca, sop o chiù bell, o p’ccion d’Arè me s’ntout chiamè:
“M’arrè te sint mal, u dottor mà chiamè!?”
M’arress
54 IL FIERAMOSCA
Ù Trabucch
Tempo di Pasqua
Luccichio di sardelle:
al tirar della rete,
quadrata, rattoppata,
stridon erose rotelle;
pali prolungati,
trampolini, estensioni,
tengon le tensioni.
Il coppo possente,
al fin della… giostra,
raccoglie, splendente
brulicar intenso,
a riempir reticente
la bocca ridente.
Il passo anch’oggi c’è stato,
ricordo sfumato…
d’una avventura
tipicamente… nostra.
È tempo,
con gli uomini, arrisi,
giovati dalla fede,
la natura e il cielo,
nel segno e nell’assonanza
di una liturgia;
e rifioritura nei campi
e dal cielo,
cadente, rallegrante
plenilunio,
e fervore di Resurrezione,
mistico lieto fine
di nostro Signore
e saggezza di pace alle genti
nel soffuso recitato di Pasqua,
dal familiare, metaforico dire:
“Stiamo, ci avvertiamo brillare,
come una Pasqua”.
E sia abbracciante l’augurio.
Bradamante Dimonte
Emanuele Dicuonzo
(FOTORUDY)
Elì Elì, lemà Sabactàni?
(Dio mio, Dio mio, perché mi hai
abbandonato? (Mt 27,45-46
Vorrei tanto
Vorrei tanto regalarti il sole
per vederti sorridere.
Vorrei tanto la tua mano
e camminare insieme.
Vorrei tanto farti posare
la testa sulla mia spalla
per alleviare il tuo dolore.
Vorrei tanto trasformare
la tua rabbia in allegria.
Vorrei tanto riuscire a farti piangere
per liberarti del tuo immenso dolore.
Vorrei aiutarti più che posso,
ma non riesco a entrare nel tuo mondo.
Vorrei sollevarti da terra e farti
camminare sulle nuvole per raggiungere
il tuo amore.
Vorrei riportarti indietro, farti rivivere
intensamente i momenti belli.
Vorrei tanto dirti è stato un brutto sogno.
Vorrei abbracciarmi a te e piangere
insieme per questo grande dolore.
Si è alzato un muro, il muro del dolore
e del pianto e della rabbia.
Invece sono sola mentre piango
scrivo di te e di me
di me sorella tua, non riesco a colmare
il tuo dolore
per aver perso il tuo amore.
Ada Roggio
APRILE
2014
APRILE
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Antonella Palmitessa, olio, cm. 20x25
Antonella Palmitessa esprime nelle sue
opere variegati sentimenti ed emozioni
collegando le esperienze esistenziali a
un’intensa spiritualità. Predilige la rappresentazione di visioni paesaggistiche,
temi sacri, figure, rendendole vitali con
accordi cromatici armoniosi e vibranti,
in una sapiente alternanza di tinte forti e
delicate, conferendo ai soggetti raffinate
volumetrie ed un’espressività capace di
comunicare significativi messaggi (V.
Cracas)
A scarcedd e l’uv d ciuculat
Pasque vin currenn
i m’ninn vann chiangenn
vann chiangenn pù cor
a scarcedd voln lor.
Tenda timb ndrat
i uagnoun pì strat
dcevn acchssì a matein
ce a Pasque ier v’cein.
M’arr’cord iei tenn
ca tnav quett’enn
alla S’tt’mana Send
memm iouna soltend
a faciav na scarcedd
p nou i criaturedd.
E jedd jind a cucein
pì u zuccr a farein
quett iov veit mett
nu picc pour d lett
uppan d’ l’angil na bustein
l’ov sode e i cumbttein.
E p nou i figghie ovar
la guarnisce a pr’par.
A Pasque nou criaturedd
ci mangemm a scarcedd.
Stav l’uv d ciuculat
ma ier na cos prelibbat
u putevn accatté s’cour
solamend i signour.
I vdemm jind e v’trein
nfiocchettat a matein
pì t’rneis ca non stevn mé
non s putav accatté.
Ma mò ca jind e paieis
s paliscescin i t’rneis
s’ l’acchettn tutt quend
preim da S’tt’mana Send.
E o Vinardei ca mor Gesù
quas non s n trovn chiù.
A memm l’acchett i pigghie
pì npout e pì figghie.
Nou mò non ce cheddeir
ca ci m fett la leir
memm a Pasque b’n’dett
l’ov di ciuculat acchett.
E p sta fest bell d Gesù
a scarcedd na face chiù.
Memm na cos t deic sé
e timb anteic a turné.
A scarcedd fell ancor
quenn abbuvesce u Signor
ca ié u prisce d s’cour
di grenn e di criatour.
Resta sta bella tradizion
e dopo a dei da passion
a Pasque ci mangiam biat
scarcidd e iov d ciuculat.
Angelo R. Nanula
IL FIERAMOSCA
55
Vernacolo
INFORMAZIONI TURISTICHE E CULTURALI
Archeoclub di Barletta
348 3739839
Archivio di Stato (Via F. d’Aragona, 132)
0883 331002
Nu pesce d’abril!
[email protected]
Archivio della Memoria e della Resistenza
(c/o Castello)
0883 578644
Ass. Cultura e Turismo (Via d’Aragona, 95) 0883 578612 - 578614 - 578620
Aufidus - Ass. inform. turistica
339 3218439
Biblioteca Comunale (c/o Castello)
0883 578607
di Michele Sfregola
Biblioteca e Archivio Diocesani “Pio IX” (Via Nazareth, 68)
U prim d’abril cudd mbatus d’ Riggier
s’ facett vnì ngape nu checchie d’ pinzier:
“A migghierm è fè nu schirzett
ca l’av a fè grattè nu picch u cuzzett!
“Vularì sapè ciccos l’è pigghiet
ca ind a na ghiaccir m’ sembr scittet.
Me scriv na lettr senza firm satt,
ca l’ev a fè sintì assè d’ fatt!
I femmine, s’ sap, sà tutt gilos
e a sintì nziccht cert cos,
almen nu picch s’ iev a riscbigghiè
e allor s’ và dè nu picch da fè!”.
Pigghiett penn, bust e fogliett
e ca man a mancin chien chien scrivett:
“Cara signor, maritt iè nu traditor
e ca cummar fece spiss l’amor.
Tu t’n’ stè bon, pacifiche e cuntent,
mentr cudd galiott fece u fitent!
D’ sta cos tè vlut avvisè,
mò sè tu ciccos a sumbnè”.
Allor ind a bust u foglie mittett
u franchibull v’appizzichett,
e quenn ind a post a menett,
na risata satt e beff’ s’ facett.
A die appirs mentr a cas turnav,
ind a cap cuntent pinzav:
“Mò ca vat a migghier a mai,
m’ va fè passè nu secch d’uai…
“Ma quenn le fett bona bon sfuchè,
allor u scherz l’egghia spieghè:
“Iosce iè nu prim d’abril,
t’è fett nu scherz, ne t’ pigghienn a bil!”.
Allor Chiarin a rit s’ va mett
e a pace fra nue all’istent ste fett”.
Acchssì pinzenn i scal salett
e ret a port tuzzlett.
Ma pircè Chiarin a port ne iaprav
e d’ ne sintì fint faciav?
Allor a chiav da ind a secch pigghiett
e subt subt a port iaprett.
Trasett ind a cas e a migghier chiamett
e nisciun rispunnett…
Ma ciccos ierr cudd bigliett
ca stav lasset sop a colonnett?
Ca man ca nu picch i trumlav,
u bigliett pigghiett: ciccos diciav?
Allor a legge accuminzett
e biench nfecce s’ facett.
Stav scritt: “Tu tien a cummar?
E brav! Pur ie tengh u cumpar!
Ne t’ lassav sol ch’ cumpassion,
ma mò m’ n’ voch ch’ nu bell uagnon!”.
A legg sti parol u provr marit,
s’ sintett subt pintit:
“Mannegghie abril e quenn è trasut,
è sciut ch’ fatt… è stat fittut!!!”.
56 IL FIERAMOSCA
FOTORUDY
SERVIZI SOCIALI
A.I.A.S. - Assistenza Spastici (Via della Repubblica, 1)
0883 527859
ANT - Delegazione di Barletta (Via A. Bruni, 28) 0883 310230
A.V.I.S. - Donatori Sangue (c/o ospedale vecchio)
0883 521686
Casa di riposo “R. Margherita”
0883 522446
Centro Antiviolenza per le donne (P.zza Aldo Moro n. 16) 0883 310293
Centro Aperto Polivalente (via R. Margherita, 126) 0883.510181
Centro Accog. Immig. Caritas (Via Manfredi, 45)
0883 572557
Centro Intercult. per le migrazioni (via. A. Bruni, 13) 0883.310387
Consultorio familiare “Insieme…” 0883 520395
Curia Arcivescovile 0883 531274
Fratres - Donatori Sangue (P.za Principe Umberto, I)
0883 518002
GOS Laboratorio urbano
tel. 0883 310214 - fax 0883 576156
ODO-ANT (Via Fusco, n. 157 - Trani) 0883 584128
Sert
0883 577302
Settore Servizi sociali Comune di Barletta, piazza Moro, 16 0883.516460
TAXI - AUTOAMBULANZE
E TRASPORTO INFERMI
A.S.L. BT - centralino
0883 577111
AVSER (Via Magenta, 24)
368 3511354 - 0883 528443
Croce Rossa - Gruppo Pionieri e Volontari del Soccorso
0883 526924
Misericordia Barletta - Servizio ambulanza
347 0951836
O.E.R. - Operatori emergenza radio (Via M. del Carmine)
0883 535000
NO. di SS. Nuovi Orizzonti di Sostegno Sociale
329 0536112
U.N.I.T.A.L.S.I. (Via M. del Carmine)
0883 536788
Taxi (P.zza Conteduca)
0883 521469
APRILE
2014
APRILE
2014
0883 531274
Cantina della Sfida
0883 532204
Castello 0883 578620
Centro Culturale Zerouno
0883 333807
C. T. G. Gruppo “Leontine” 333 2453170
IAT (c/o Palazzo San Domenico) 0883 331331
Lega Navale
0883 533354
Pinacoteca (c/o Palazzo della Marra)0883 538313 - 0883 538312 - 0883 538374
Parco Archeologico di Canne
0883 510993
Pro Loco Barletta e Canne della Battaglia (Via Venezia, 42)
339 3869860
URP (Ufficio relazioni con il Pubblico)
0883 578488
Numero Verde 800761414
POSTI TELEFONICI PUBBLICI
Bar Haiti (Via Leontina De Nittis, 49) Orario: 7-22
0883 534305
SERVIZI DI INTERESSE PUBBLICO
Acquedotto (Servizio Guasti)
800 735735
Scoppio (Servizio Trasporto Urbano)
0883 518554
Capitaneria - Soccorso in mare
0883 531020 - 1530
Carabinieri - Pronto Intervento
112
- comando compagnia
0883 537400
Cimitero
0883 510675
Comune - centralino
0883 578111
Corpo Forestale dello Stato1515
Elettricità (Enel, Guasti, Contratti e info)
800 900800
Ferrovia (informazioni) numero verde (ore 7-21)
89 20 21
Gas (Servizio Guasti)
800 900999
Guardia di Finanza117
- Comando compagnia
0883 531081
Guardia Medica - notturno e festivo
0883 575130
Polizia di Stato - soccorso pubblico
113
Polizia Commissariato
0883 341611
Polizia Locale - Pronto intervento
0883 332370
Polizia Stradale
0883 341711
Polfer
0883 521502
Poste Italiane
0883 536097
Prefettura - centralino
0883 539111
Pronto Intervento
118
Pronto Soccorso A.S.L. BT
0883 577781
Protezione Civile
0883 578320
URP - A.S.L.
0883 577610 - 0883 577971 - 0883 577050
Soccorso ACI
116
Soccorso Pubblico
113
Vigili del Fuoco - Pronto Intervento
115
- locale stazione
0883 531222
IL FIERAMOSCA
57
ORARIO FERROVIARIO fino a dicembre 2014
BARLETTA - BARI CENTRALE BARLETTA - FOGGIA
Da Barletta a Bari: 4.42 4.43 5.27* 5.48 5.54* 6.20* 6.40 6.43 6.48 7.00 7.12 7.30 7.52 8.30
8.50 10.42 10.59 11.36* 12.44 12.56 13.37* 13.48* 14.02 14.10* 14.22 14.43* 15.02* 15.22
15.57 16.10* 16.46* 17.04* 17.16 17.43* 17.46 18.13* 18.20* 18.39 18.46* 19.00 19.18
19.43* 19.55 20.04 20.16* 20.44* 21.03* 21.36* 21.44* 22.16* 22.39 22.52 23.03*
Da Bari a Barletta: 0.01 0.15 4.00 4.23 5.32* 6.00* 6.05 6.29 6.45 7.15* 7.38* 7.45
8.00 8.07* 8.15 8.38* 9.38* 10.04* 10.10 11.38* 11.48 11.53 12.04* 12.30 12.38*
13.05 13.17* 13.27 13.38* 13.45 14.04* 14.10* 14.27 14.38* 15.15 15.38* 16.05*
16.35 16.42 17.05 17.15 17.35 17.45 18.07 18.10 18.17* 18.34 19.00 19.34 19.40
20.15 20.30 21.19 21.33* 21.40 22.06 22.13 23.09*
Legenda: Espresso, Regionale, IC, ICN, F.Argento, F.Bianca, Festivo
*
= il servizio si effettua anche la domenica
Da Barletta a Foggia: 0.34* 4.47 5.11 6.02* 6.43* 6.53 6.54 7.15 7.45* 8.08* 8.31
8.50* 8.56 9.03 9.08* 10.08* 10.48* 10.58 12.08* 12.31 12.39 12.48 13.08 13.20
13.45* 14.08* 14.21 14.48* 14.54 14.57 15.08* 15.21 16.02 16.08* 16.48* 17.30
17.37 18.02 18.22 18.45* 18.57* 19.50 20.26 21.02 21.13 21.21 22.06 22.21* 22.28
22.53 22.58 23.57*
Da Foggia a Barletta: 4.00* 4.10 4.48* 5.05 5.19* 5.39* 6.00 6.06 6.15 6.37 6.46 7.10
7.57 10.00 10.15 11.05* 12.00 12.13 13.05* 13.12 13.19* 13.38* 14.14* 14.20* 15.18
15.38* 16.17* 16.22* 16.33 17.14* 17.38* 17.50* 17.55 18.17* 18.35 19.14* 19.25
19.46* 20.14* 20.19* 21.05* 21.14* 21.45* 22.10 22.32*
Per informazioni sugli orari dei treni e per prenotazioni e
acquisto biglietti telefonare al numero verde FS INFORMA 89 20 21
(Raggiungibile solo da telefoni di rete fissa).
CHIESE: orari Ss. Messe
STAZIONI DI SERVIZIO
TURNI FESTIVI MESI APRILE 2014 e MAGGIO 2014
Antimeridiano dalle ore 7.00 alle ore 12,30
Pomeridiano dalle ore 15,30 alle ore 20,00
5-6Aprile
TURNO A 25Aprile
10-11 Maggio
IP
ESSO
ESSO
TAMOIL
ESSO
via L. Da Vinci
via R. Margherita
p.za 13 febbr. 1503
via S. Samuele
via Trani
19-20 Aprile
1Maggio
24-25 Maggio
TURNO B
12-13 Aprile
26-27 Aprile
17-18 Maggio
AGIP
IP
ERG
TOTALERG
TOTALERG
via Canosa
via Trani
via Parrilli
lit. di Ponente
via Barberini
21Aprile
TURNO C TURNO D 3-4Maggio
ERG
AGIP
IP
IP
Q8
ERG
ERG
TOTAL
AGIP
Q8
via Canosa, 84
via Foggia
via Andria
lit. di Ponente
via Trani
58 IL FIERAMOSCA
via R. Margherita
via Violante
via Andria
via Trani
via Foggia SS 16
sabato sera domenica
BUON PASTORE 19.00 8.00 10.00 11.30 19.00
via Medaglie d’Oro, 29
CARMINE 17.00
via Mura del Carmine
CHIESA CIMITERO 9.00 CUORE IMM. DI MARIA 19.00
8.00 10.00 11.30 19.00
via Barberini
IMMACOLATA 19.00 8.00 10.00 11.30 19.00
via Firenze, 52
MARIA SS. STERPETO 18.30 20.00 8.30 10.00 11.30 18.30 20.00
viale del Santuario, 13 12.30
OSPEDALE CIVILE 9.00
PURGATORIO 19.309.00 19.30
corso Garibaldi
S. AGOSTINO 19.00 8.30 10.00 11.30 19.00
via Pozzo S. Agostino, 28
S. ANDREA 18.30
9.00 10.30 11.30 18.30
via M. Bruno
S. BENEDETTO 19.00
8.00 10.00 11.30 19.00
via R. Margherita
S. CATALDO 10.00
20.00
via Mura S. Cataldo
S. DOMENICO 19.30 19.30
corso Garibaldi, 198
S. FILIPPO NERI 1110 7.30 9.30 11.30 19.00
via Mons. Dimiccoli, 116
S. GIACOMO 19.00 8.30 10.00 11.00 19.00
c.so Vitt. Emanuele, 147
S. GIOVANNI APOSTOLO 19.00 8.30 11.00 19.00
via delle Querce, 2
S. LUCIA 19.00 8.30 10.00 11.15 19.00
vicoletto Santa Lucia
S. MARIA DEGLI ANGELI 8.00 10.00 11.30 19.00
viale Marconi, 22
S. M. DELLA VITTORIA 18.00 20.00 18.00
via Cialdini, 70
S. MARIA DI NAZARETH via Nazareth
S. NICOLA
19.00 8.15 11.00 19.30
via Canne, 195 12.15
S. PAOLO 19.00 8.30 10.00 12.00 19.00
via Donizetti
S. RUGGERO 7.30
via Cialdini
SACRA FAMIGLIA 19.00 8.00 10.00 19.00
via Canosa, 143
SANTA M. MAGGIORE
11.00
via Duomo
SANTO SEPOLCRO
19.00 8.30 10.00 12.00 19.00
corso Vitt. Emanuele
SPIRITO SANTO 19.00 9.00 11.00 19.00
via Boggiano, 43
SS. CROCIFISSO 19.00
8.30 10.00 11.30 19.00
via Petrarca
SS. TRINITÀ 19.00
10.00 11.30 19.00
via Palmitessa, 38
APRILE
2014
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