Magazine Arpa Campania Ambiente n.6 del 31 marzo 2014

Terra dei fuochi e siti agricoli da indagare
I dati di Arpac hanno contribuito a determinare le misure di salvaguardia presentate dal Governo
ISTITUZIONI
Il neo ministro
all’Ambiente Galletti
incontra Don Patriciello
Liguori a pag.4
DAL MONDO
Belo Monte, una discussa
diga in Amazzonia
Mentre in Europa i produttori di energia idroelettrica
puntano sui micro impianti
per approvvigionare i loro
clienti...
Allinoro a pag.5
NATURA & BIODIVERSITÀ
Google Earth:
occhio alle foreste!
Nasi elettronici per misurare
l’inquinamento atmosferico,
orecchi metallici per valutare
quello acustico e occhi bionici
per sorvegliare e tutelare
l’ambiente …
In applicazione dell’art. 1 della L.
n. 6 del 6 febbraio 2014, di conversione del D.L. 136/2013 e della
connessa Direttiva interministeriale del 23.12.2013, l’Agenzia
Regionale per la Protezione Ambientale in Campania (ARPAC)
ha collaborato, nell’ambito di uno
specifico Gruppo di Lavoro (GdL),
con altre importanti istituzioni
“per la mappatura dei terreni
agricoli della Regione Campania
eventualmente interessati da effetti contaminanti a causa di sversamenti e smaltimenti abusivi di
rifiuti anche mediante combustione”.
LAVORO & PREVIDENZA
A che gioco
giochiamo noi primati
Vito-Marro a pag.6
PRIMO PIANO
Speciale Legge Regionale sul servizio di gestione dei
rifiuti urbani e assimilati in Campania
La Legge Regionale n. 5 del 24 gennaio 2014, trasforma in maniera sostanziale tutto il ciclo dei rifiuti, pertanto, di seguito, si propone una
sintesi dei principali articoli indicando le principali modifiche rispetto
Morlando a pag. 3
al sistema precedente.
Un bilancio dell’inverno
2013/2014 a Napoli
I preziosi: coralli e gioielli
L’inverno 2013/14, che a livello meteorologico si è appena concluso, è stato tra i più
caldi degli ultimi 150 anni. Questo è stato
non a caso battezzato l’anno del “non inverno”, per le temperature record registrate sul 50% della penisola italiana nel
corso del trimestre.
Ancora una volta Plinio ricordava come
eccellente il corallo
pescato nelle acque
delle isole Eolie, di
Trapani e presso Napoli.
Ricchissimi
banchi corallini esistevano tra Sorrento
e Capri e gli Angioini dovettero limitare e
sorvegliare l’accesso di pescatori stranieri.
Quella della lavorazione fu un'attività diffusa soprattutto verso la fine dell'Ottocento
in conseguenza della sovrapproduzione degli
anni precedenti, del calo dei prezzi e della
chiusura dei fertilissimi banchi di coralli di
Sciacca in Sicilia.
Loffredo a pag.8
Martelli a pag.9
SCIENZA & TECNOLOGIA
SOS buco dell’ozono,
individuati altri
4 gas-killer
Continua il viaggio nella tradizione
delle Eccellenze Napoletane
Nell’antichità i restauratori
romani, quando dovevano risanare le statue rovinate,
mettevano nelle crepe della
cera, per mimetizzare le ferite
della statua. Le statue importanti, però, non venivano riparate, perché si riteneva
avessero un valore proprio,
crepe incluse. Erano statue
sine cera: sincere. A coloro che
ci amano e che amiamo chiediamo semplicemente di essere sinceri. Non sarà perchè
la sincerità vuole spingerci a
mostrare le nostre crepe? A
proposito! Vi siete mai chiesti
perché il bacio alla francese è
diventato un simbolo della
passione amorosa? È vero
siete immersi in una cultura
in cui non si può essere meno
che perfetti, invece sto assaporando sempre di più, nella mia
vita, che la particolarità sta
più in ciò che non abbiamo che
in ciò che abbiamo.
Tafuro a pag. 19
LAVORO & PREVIDENZA
Renzi e la “strana
coppia”
De Crescenzo-Lanza a pag.14
AMBIENTE & CULTURA
CURIOSITÀ
William Davies a Napoli
Da Portici il primo
kit-rilevatore di smog
Nel resoconto dei suoi viaggi Partenope ha un posto d’onore
È cosa oramai risaputa, lo impariamo anche a scuola, che lo
strato di ozono è uno schermo
fondamentale per l'intercettazione di radiazioni...
William Davies, vissuto il XVI e il
XVII secolo, esercitò la professione
di cerusico a Londra, come ricorda
Giovanni Capuano nel volume
Viaggiatori britannici a Napoli tra
’500 e ’600.
Paparo a pag.11
Terzi a pag.15
Funaro a pag.16
Senza alcun dubbio, la sicurezza
che traspare da ogni atteggiamento del premier, non lascia
alcuna incertezza in tutti noi nel
ritenere che si tratta di una persona decisa ad andare avanti
senza problemi, con la piena
consapevolezza di rischiare lo
scontro con le parti sociali.
Ferrara a pag. 18
Linee guida
per il controllo
e il monitoraggio
acustico ai fini
delle verifiche
di ottemperanza
delle prescrizioni VIA
Nuovo manuale dell’Ispra
Angelo Morlando
La pubblicazione dell'ISPRA n. 103 del
2013 è il risultato del lavoro congiunto
dell'ISPRA (autori: Salvatore Curcuruto, Delio Atzori e Giuseppe Marsico)
e delle ARPA Lombardia, Liguria,
Friuli Venezia Giulia, Toscana, Veneto,
Marche e Basilicata.
Il manuale è costituito da tre parti
più un appendice per complessive 410
pagine i cui contenuti possono riassumersi citando integralmente l'introduzione:
"Le linea guida hanno lo scopo di standardizzare le procedure operative atte
a verificare l’efficacia degli interventi di
mitigazione acustica, realizzati per le
infrastrutture di trasporto stradali sia
nell’ambito dei Piani di contenimento e
abbattimento del rumore, ai sensi del
D.M. 29/11/2000, sia nell’ambito di
quanto previsto dagli Studi di Impatto
Ambientale e in ottemperanza alle prescrizioni VIA contenute nei pareri di
compatibilità ambientale. La metodolo-
gia proposta riporta, in particolare, i
criteri da adottare per la verifica del rispetto dei valori limite vigenti, misurati
presso i ricettori, e può essere utilizzata
per le attività di verifica svolte dagli organismi di controllo e dagli Enti gestori
delle infrastrutture stradali".
La "Parte I - Protocollo per la verifica
dell'efficacia delle mitigazioni previste
nei pareri di compatibilità ambientale
delle infrastrutture stradali" comprende 9 capitoli che descrivono i seguenti argomenti: fase conoscitiva
preliminare (ricettori, infrastruttura
stradale principale, caratterizzazione
di altre sorgenti sonore, valori limite)
scelta dei ricettori soggetti a verifica
(misure settimanali e misure spot) condizioni di misura (traffico, condizioni
meteo e del manto stradale) procedure
di misura (posizio- namento delle strumentazioni, verifica degli interventi in
diversi scenari) elaborazione dei dati,
periodicità dei controlli e valutazione
dei risultati con report finale. Al termine della "Parte I" è proposto un "Test
del protocollo di monitoraggio per il
controllo dell’efficacia delle mitigazioni
acustiche delle infrastrutture stradali"
che costituisce un vero e proprio caso
studio completo di indagini strumentali
che hanno riguardato la verifica di efficacia di barriere acustiche installate
lungo il tratto della Diramazione Viareggio-Lucca dell'Autostrada A11 tra i
km 71 e 72 sulla carreggiata ovest (gestione SALT p.a.). La "Parte II - Protocollo per la verifica dell'efficacia delle
mitigazioni previste nei pareri di compatibilità ambientale delle infrastrutture ferroviarie" comprende gli stessi
capitoli della parte I, ma specializzati
per infrastrutture ferroviarie. Al termine della "Parte II" è proposto un Test
di verifica come caso-studio con le indagini strumentali che hanno riguardato
la verifica di efficacia della barriera
acustica installata in territorio del comune di San Zenone al Lambro (MI), al
confine con il comune di Vizzolo Predabissi (MI). La "Parte III - Protocollo per
la verifica dell'efficacia delle mitiga-
zioni previste nei pareri di compatibilità ambientale di grandi opere " è impostata allo stesso modo della altre due
parti e al termine è proposto un Test di
verifica come caso-studio con indagini
strumentali che hanno riguardato la
verifica dell’efficacia degli interventi di
mitigazione acustica realizzati presso
un importante sito industriale, a ciclo
continuo, ubicato in territorio lombardo. La Ditta è posta in adiacenza a
centri residenziali urbani e ciò ha rappresentato, in passato, un fattore di criticità sul territorio che ha dato luogo a
segnalazioni da parte dei cittadini e
conseguenti accertamenti fonometrici.
La "Appendice" comprende la raccolta,
classificazione ed analisi delle prescrizioni VIA.
Il manuale è un ulteriore supporto affinché gli studi di valutazione ambientale siano affrontati ed elaborati come
un percorso condiviso e capace di raccogliere le necessità dei territori e non un
inutile pila di faldoni pieni di documenti calati dall'alto...
Giornate di primavera FAI: un successo
Le giornate di primavera organizzate dal Fondo Ambiente Italia il 22 e il 23
marzo sono state un vero successo: hanno registrato circa
600.000 presenze nei siti culturali aperti per l'occasione.
In questa ventiduesima edizione sono stati circa 750 i
beni fruibili dal pubblico in
tutta Italia. Nonostante le avverse condizioni meteorologiche l'interesse degli italiani (e
non) per il patrimonio artistico culturale del Belpaese si
è dimostrato vivo, a differenza di quanto spesso si dica.
La realizzazione dell'iniziativa è stata possibile grazie al
contributo di 7.000 volontari
e al coinvolgimento di circa
22.000 “apprendisti Cicerone”, studenti degli istituti
superiori che hanno svolto il
ruolo di guide turistiche grazie alla preparazione fornita
da professori e delegati.
Un'occasione per educare lo
sguardo di grandi e piccoli
alla bellezza. Indispensabile
l'apporto delle 116 Delegazioni (più 48 gruppi FAI e 51
gruppi FAI Giovani). I siti che
hanno visto la partecipazione
del maggior numero di visitatori sono stati gli studi della
RAI di Milano, che hanno ac-
colto circa 11.000 persone, i
palazzi Martinelli e Palmieri
di Monopoli (BA) con 10.000
presenze; poi ci sono gli 8.000
del Carcere di San Sebastiano
a Sassari e il milanese Albergo Diurno Venezia, gioiello
liberty abbandonato da anni e
riscoperto tra le bellezze grazie all'opera del Fai. A La
Spezia l'ha fatta da padrone
l'Arsenale Militare Marittimo
e in provincia d'Ancona
l'Eremo dei Frati Bianchi, entrambi con 6.000 visitatori. A
Roma il più richiesto è stato
invece il Teatro Marcello, con
5.000 presenze. In Campania
grande affluenza per l’Archivio Storico, la residenza
estiva del Presidente della
Repubblica Villa Rosebery e
Palazzo Marigliano. Le giornate di primavera sono un occhio sul mondo che abbiamo
attorno e di cui spesso non ci
accorgiamo, un modo per scoprire le nostre città, una palestra per il rispetto dei beni
naturali e artistici che il nostro Paese ci offre e che vanno
tutelati da incuria e inciviltà.
L’occasione è stata utile per
raccogliere fondi per la salvaguardia ambientale e per promuovere nuove adesioni
all’associazione grazie alle
quali ottenere agevolazioni e
visite esclusive per scoprire
tutte le bellezze italiane 365
giorni all’anno.
A.E.
Speciale Legge Regionale sul servizio di gestione
dei rifiuti urbani e assimilati in Campania
(seconda parte)
La Legge Regionale n. 5 del 24
gennaio 2014, trasforma in maniera sostanziale tutto il ciclo dei
rifiuti, pertanto, di seguito, si
propone una sintesi dei principali articoli indicando le principali modifiche rispetto al
sistema precedente.
Nell'articolo 1 ci sono le definizioni più importanti:
"a) Gestione dei rifiuti urbani: la
gestione anche integrata, dei
servizi di spazzamento, raccolta,
trasporto, avvio, commercializzazione, gestione e realizzazione
degli impianti di trattamento,
recupero, riciclo e smaltimento..."
Ai Comuni, pertanto, competerà
anche la gestione e la realizzazione degli impianti, con una
serie di difficoltà operative previste nella fase di avvio, ma con
uno scenario a medio-lungo periodo più sostenibile. Agli Enti
sovraordinati spetta l'indispensabile compito della verifica e del
controllo, sperando che non sia
necessario affrontare nuovamente i calvari di commissariamenti e indagini giudiziarie...
"b) Ambiti Territoriali Ottimali
(ATO), la dimensione territo-
riale per lo svolgimento, da
parte dei Comuni in forma obbligatoriamente associata, delle
funzioni di organizzazione e gestione dei rifiuti urbani loro attribuite dalla legislazione
nazionale e regionale, secondo i
principi di efficienza, efficacia,
economicità, trasparenza e sostenibilità ambientale..."
Si riparla di ATO... Visto l'esito
nel settore del ciclo integrato
delle acque, le premesse non
sono incoraggianti. Le difficoltà
saranno di natura politica con
scelte che richiederanno sicuramente la necessità di superare
interessi campanilistici. Il ciclo
integrato dei rifiuti richiede, mediamente, oltre il 50% del bilancio comunale, pertanto, saranno
necessarie scelte politiche anche
impopolari. Si spera che, nel
prossimo futuro, sia modificato
il termine "sostenibilità ambientale" con "durabilità ambientale".
La
differenza
è
sostanziale: la durabilità è la sostenibilità nel medio-lungo periodo...
"c) Sistemi Territoriali Operativi
(STO), le ripartizioni territoriali,
interne agli ATO, delimitate
dalla Regione per consentire l’or-
ganizzazione puntuale dei servizi in base alle diversità territoriali finalizzata all’efficienza
gestionale, nel rispetto dei criteri previsti nell’articolo 15,
comma 3..."
"d) Conferenza d'ambito, la
struttura che riunisce i Sindaci
dei Comuni ricadenti in ciascun
ATO per l’esercizio in forma obbligatoriamente associata delle
funzioni amministrative, anche
fondamentali, degli enti locali ricompresi nell’ATO. In caso di decisioni
riguardanti
esclusivamente i singoli STO, la
Conferenza d’ambito si riunisce
in seduta ristretta alla quale
partecipano unicamente i Sindaci dei Comuni ricadenti nel rispettivo territorio.”
I commi c) e d) pongono alla base
della nuova legge regionale, la
collaborazione e la solidarietà
tra i diversi Comuni. La speranza è l'ultima a morire...
A.M.
Comune di Napoli, varato il piano antismog
Il comune di Napoli ha adottato nuove misure antismog
per far fronte all’allarme inquinamento che attanaglia la città
partenopea, a tutela della salute dei cittadini e della viabilità cittadina. Come ha
dichiarato il vicesindaco Tommaso Sodano, questa volta il
blocco delle auto a Napoli non
è occasionale ma è parte di un
progetto integrato ed articolato che partirà non appena
sarà pronta l’ordinanza e durerà fino a fine anno.
Ma veniamo ai provvedimenti.
Divieto di accesso e circolazione dei veicoli privati destinati al trasporto di persone e
merci sull’intero territorio cittadino per le giornate di lunedì, mercoledì e venerdì nella
fascia oraria 7.30-11.30 e per
le giornate di giovedì nella fascia oraria 15-18.30. il dispositivo non riguarda la rete
autostradale cittadina e non
sarà valido nei giorni: 18
aprile, 21 aprile, 25 aprile, 1
maggio, 2 giugno,15 agosto, 19
settembre,8 dicembre, 24 dicembre, 25 dicembre, 26 dicembre, 31 dicembre. È stato
inoltre deciso dalla Giunta di
istituire una domenica ecologica al mese nel corso della
quale sarà vietato circolare su
tutto il territorio cittadino
dalle 9.30 alle 13.00, si partirà
l’11 maggio e poi via via l’1 giugno, il 6 luglio e il 3 agosto, per
ora…non mancano le deroghe,
potranno infatti circolare, sia
durante la settimana che di
domenica i mezzi a 2 ruote
euro 2, le auto euro 4, i veicoli
che trasportano almeno 3 persone a bordo, i veicoli a gpl o
metano, quelli che trasportano
disabili, quelli intestati e con a
bordo cittadini non residenti in
Campania. Ad affiancare il
provvedimento tutta un’altra
serie di misure collaterali, dal
potenziamento del trasporto
pubblico alla piantumazione in
città di essenze arboree “mangia-smog”.
I volontari del Comitato "Porchiano bene comune"
puliscono le strade del loro quartiere
Da parecchi anni nel nostro
Paese, una certa cultura e una
certa classe dirigente, accusa
gratuitamente i napoletani di
mancanza di senso civico e di
cattiva collaborazione con le
“istituzioni”.
Dopo millenni di civiltà, all’improvviso i napoletani per
alcune persone avevano perso
la loro cultura e dopo aver inventato la matematica, la filosofia, la letteratura, la
medicina, l’arte, l’archeologia,
il diritto, non riuscivano a separare, la plastica dal vetro e
la carta dall’umido e si erano
abituati a vivere nella spazzatura. Quando poi la raccolta
differenziata è stata inventata
dalle nostre parti due secoli
fa. Da uno dei quartieri più disagiati delle nostre periferie,
che viene ricordato solo per
episodi di cronaca, arriva una
risposta netta e precisa dalla
gente comune e poi… come si
dice: “Se la montagna non
viene a Maometto, Maometto
va alla montagna”. Il 28
marzo scorso, un centinaio di
giovanissimi studenti di due
scuole napoletane, il 77° e 88°
Circolo Didattico e i volontari
del Comitato “Porchiano bene
comune”, hanno organizzato
la prima “Giornata ecologica”
in collaborazione con il presidente dell’Asia, Raffaele Del
Giudice, il presidente della
Uisp (Unione Italiana Sport
per tutti) Antonio Mastroianni. Il tutto si è svolto nella
cosiddetta area orientale della
città, la Sesta Municipalità
(Ponticelli, Barra, S. Giovanni
a Teduccio).
I volontari, insieme ai bambini delle scuole, hanno pulito
alcune strade: via Pasquariello, Via Fratelli Grimm, via
Esopo, viale Hemingway, e le
aree adiacenti i plessi scolastici dei due circoli didattici
promotori
dell’iniziativa.
“Armati” di scope e palette
messe a disposizione dall’associazione Let’s Do Italy,
hanno ripulito simbolicamente la loro “terra”. Il Comune di Napoli ha fornito il
materiale pubblicitario necessario, l’Asia, invece, ha allestito un punto informazioni e
assicurato la presenza di operatori ecologici, con tutto il
materiale necessario (buste,
gazebo). “Il degrado che invade le nostre strade non può
che destare scalpore ai numerosi attivisti che hanno aderito al comitato. Il nostro
impegno deve essere inteso soprattutto nel suo senso simbolico: sappiamo bene che per
ripulire tutta la zona non basterebbero intere giornate e
non sarebbe sufficiente la sola
buona volontà dei cittadini.
Ma cavalcata l’onda dell’esasperazione, abbiamo deciso di
coinvolgere quanti più cittadini possibili per far capire
che il loro contributo è essenziale per ripristinare condizioni di vivibilità, a partire
dalle strade che maggiormente si frequentano”, commentano i portavoce del
comitato.
Il neo ministro all’Ambiente Galletti
incontra Don Patriciello
Pochi giorni fa, a Caivano (NA),
nella chiesa di San Paolo Apostolo, il neo ministro dell’ambiente, Gian Luca Galletti, ha
incontrato don Maurizio Patriciello, il sacerdote che da tempo
si batte per sanare le ferite di un
popolo e di un territorio: la cosiddetta “Terra dei Fuochi”. Presenti giornalisti, fotografi,
alcuni rappresentanti di comitati e associazioni locali, lavoratori precari e disoccupati. Tante
le storie raccontate. Tante
quelle da raccontare. E se da un
lato, il parroco, simbolo della
mobilitazione e i cittadini presenti in Parrocchia, hanno riba-
dito il concetto-chiave della loro
azione: pronti a riscendere subito in piazza nel caso non dovessero sopraggiungere azioni
convincenti da parte del Governo, dall’altro, il ministro Galletti ha ribadito tutto l’impegno
da parte delle Istituzioni per sostenere e combattere questa
profonda piaga che attanaglia il
territorio campano: “Questa
terra stuprata è un problema
nazionale, il Governo darà il
massimo impegno per la salute
e l'ambiente. Sono qui perché
voglio risolvere un problema a
cui ha concorso il nord come il
sud Italia e che nuoce a tanti
campani onesti. Il mio compito
sarà sovrintendere alla tempistica della soluzione”. Quindi,
una soluzione c’è. Bene. Questo
“rassicura”. Per il momento,
però, nonostante il recente decreto relativo a questa tormentata odissea (che contempla
risorse per le bonifiche, lo screening sanitario, la mappatura dei
suoli, la repressione delle opere
di devastazione e tante altre
cose belle) sia ormai legge, imperversano in piazze, sul web e
sui giornali, interventi e commenti di disaccordo su alcuni
punti del documento, considerati deboli o incompleti. La si-
tuazione continua a
preoccupare tutti, soprattutto le famiglie
residenti sull’area.
Anche lo stesso Patriciello, “approfittando”
della gradita visita del
ministro, sposta l’attenzione sul
provvedimento: “Quando si arresta chi appicca il fuoco – dichiara durante l’incontro - si
becca il poveraccio con il cerino
e non il mandante. Non i killer
di questa terra. Certo il decreto
è importante, ma a noi interessa
sapere chi ha ordinato di interrare i rifiuti tossici”.
E mentre diversi studi e ricer-
che continuano ad asserire che,
in questa porzione d’Italia, si
muore troppo, soprattutto per
cause tumorali, la speranza è
che tutti, finalmente, si assumano le proprie responsabilità.
Le strette di mano e le “dichiarazioni di pace” adesso non bastano più. affinché anni e anni
di silenzio, indifferenza e negligenza, non siano dimenticati.
F.L.
Belo Monte, una discussa diga in Amazzonia
Salvatore Allinoro
Mentre in Europa i produttori
di energia idroelettrica puntano sui micro impianti per approvvigionare i loro clienti
rendendo accettabili gli impatti
in termini di V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale),
nel resto del mondo le cose non
vanno altrettanto bene.
In Brasile il governo sta lavorando a una grande opera che
avrà il potere di sbarrare il
cammino del fiume Xingu, un
affluente del Rio delle Amazzoni. Il progetto è in fase avanzata di realizzazione ma il suo
completamento è duramente
osteggiato dalle comunità locali.
La diga sarà la terza più
grande del mondo e inonderà a
monte una vasta porzione di
terra, prosciugherà a valle alcune parti del fiume Xingu, devasterà la foresta pluviale e
ridurrà la popolazione ittica da
cui gli indiani dell’area, tra cui
i Kayapò, gli Arara, gli Jurma,
gli Arawetè, gli xikrin, gli asurini e i parakanà, dipendono
per sopravvivere.
I pescatori indigeni hanno inscenato una forma di protesta
sui generis. Sicuri di andare incontro a una fortissima diminuzione del pescato a seguito
della terminazione dei lavori,
hanno preventivamente iniziato a issare nelle reti tutte le
specie ittiche del fiume, comprese le più rare che di solito
«
La diga devasterà la foresta pluviale
e ridurrà la popolazione ittica
venivano restituite all’acqua.
Lo fanno per mostrare i livelli
di abbondanza e di biodiversità che il fiume offre e che diventeranno solo un ricordo
dopo il sollevamento dell’argine. Nelle assemblee tra tribù
non si parla di altro, è necessario trovare unione tra le
varie etnie per far fronte co-
mune contro le speculazioni
tecnocratiche che distruggeranno l’importantissimo ecosistema Amazzonia.
I messaggi di solidarietà arrivano da tutto il mondo. Il capo
di questi popoli, riconoscibile
per un grosso anello al labbro
inferiore che rende le mucose
simili ad un grosso disco, ha in-
»
contrato delegazioni di leader
europei a Parigi cercando sostegno da parte di organizzazioni internazionali. Prevede le
sorti dei suoi conterranei e non
ha alternative: dovrà condurre
i suoi guerrieri in battaglia contro le forze di occupazione.
In segno di vicinanza anche Arnold Shwarznegger, governa-
tore di una California attenta
in materia di tematiche ambientali, insieme con l’amico regista James Cameron si sono
recati in visita a Belo Monte
per proiettare tra i nativi il film
“Avatar” in cui gli indigeni si
oppongono al potere di una
multinazionale interessata solo
alle sfruttamento delle risorse
naturali senza considerare i
danni ecologici sul lungo periodo, come nella foresta tropicale sta succedendo nella
realtà. I mezzi di sussistenza di
migliaia di indigeni che dipendono dalla foresta e dal fiume
per bere e mangiare andranno
distrutti, mentre l’afflusso di
uomini e operai porterà violenze e malattie agli indiani
mettendo a rischio le loro vite.
Un cantiere enorme infatti sta
già richiamando migliaia di
persone in cerca di lavoro in un
territorio non adatto ad ospitarli. Chi volesse saperne di più
può cercare il documentario
“Belo Monte: annuncio di una
guerra”. Nell’arco di due anni il
collettivo Cinedelia ha realizzato tre spedizioni sul fiume
Xingu, 120 ore di girato, 87 interviste a persone coinvolte
nelle decisioni politiche, a studiosi, indigeni e comunità colpite dalla costruzione della
diga di Belo Monte.
Dalle immagini si capisce che i
popoli hanno bisogno di essere
rappresentati perché tutto il
mondo conosca gli assurdi retroscena di questa vicenda.
Buenos Aires vince il premio della nona
edizione Sustainable Transport Award
Tempi d’oro per la città di
Buenos Aires grazie ai suoi
trasporti sostenibili, che le
hanno permesso di vincere la
nona edizione del Sustainable
Transport Award. Sono stati,
infatti, attuati grandi miglioramenti negli ultimi mesi alla
mobilità urbana che hanno
portato a una netta riduzione
delle emissioni di diossido di
carbonio e al miglioramento
della sicurezza per le strade
di pedoni e ciclisti. Bisogna
dire che Buenos Aires, con i
suoi tre milioni e più di abitanti, nel 2013 ha attuato un
vero e proprio piano di total
restyling del suo Viale IX di
Luglio, il più largo del mondo,
che conta più di venti corsie,
la maggior parte delle quali
sono state destinate esclusi-
vamente al transito del trasporto pubblico. Una fitta rete
di mezzi di trasporto, a cui
può fare riferimento la cittadinanza, che consta di diciassette stazioni, dove transitano
ben undici linee di autobus,
che trasportano al giorno
circa duecento mila passeggeri.
Per questo, il Comune ha deciso di costruire anche un tunnel lungo ventitré chilometri,
il Metrobus Sur, ed ha trasformato decine di strade in
aree pedonali e dedicate ai ciclisti, promuovendo, così, una
coscienza critica rispetto alla
mobilità urbana only green,
nel totale rispetto dell’ambiente. E se fino a qualche
tempo fa per attraversare la
città servivano 40 minuti, ora
ne bastano in media soltanto
14. Una gran bella vittoria in
termini di rispetto dell’ambiente e di vivibilità della
città.
Tutto ciò non poteva passare
inosservato e proprio per questo il premio del Sustainable
Transport Award, giunto alla
sua nona edizione, non poteva
non aggiudicarselo la capitale
argentina, che ha sviluppato
nel modo migliore possibile la
rete dei trasporti urbani, facilitando la mobilità e la qualità di vita dei residenti,
avendo la meglio su Indore
(India), Suwon (Corea del
Sud) e Lanzhou (Cina). Un
chiaro esempio quello argentino da tenere ben presente e
dal quale le amministrazioni
delle più grandi metropoli del
mondo devono prendere
spunto, rendendo migliore e
vivibile le nostre città, alzando la qualità della vita e,
contemporaneamente, abbassando l’impatto sull’ambiente. Insomma, diamoci
una mossa! Mica si deve rimanere sempre indietro?
A.P.
Terra dei fuochi e siti agricoli da indagare
I dati di Arpac hanno contribuito a determinare le misure di salvaguardia presentate dal Governo
In applicazione dell’art. 1 della L. n. 6 del
6 febbraio 2014, di conversione del D.L.
136/2013 e della connessa Direttiva interministeriale del 23.12.2013, l’Agenzia
Regionale per la Protezione Ambientale
in Campania (ARPAC) ha collaborato,
nell’ambito di uno specifico Gruppo di
Lavoro (GdL), con
altre
importanti
istituzioni quali il
Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione
in
Agricoltura (CRA),
l’Istituto Superiore
per la Protezione e
la Ricerca Ambientale (ISPRA), l’Istituto Superiore di
Sanità (ISS), la Regione Campania,
l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale (IZS Abruzzo e
Molise, IZS del
Mezzogiorno), Università degli Studi
di Napoli Federico II
e l’Agenzia per le
Erogazioni in Agricoltura (AGEA) “per
la mappatura dei
terreni agricoli della
Regione Campania
eventualmente interessati da effetti
contaminanti
a
causa di sversamenti e smaltimenti
abusivi di rifiuti anche mediante combustione”. Tale mappatura ha finora interessato il territorio di 57 comuni della
cosiddetta Terra dei Fuochi, individuati
dalla Direttiva interministeriale, ed ha
portato all’individuazione, in prima
istanza, di 1.562 siti agricoli, per un totale di 1.146 ettari, da indagare ulteriormente, come descritto nella tabella
1(pubblicata a pag. 7) e nel Documento
di Sintesi in corso di approvazione con
Decreto Interministeriale. Sulla base
delle previsioni normative, la mappatura
dovrà essere estesa ad altre aree individuate da un’ulteriore Direttiva. In mancanza del Regolamento concernente gli
interventi di bonifica, ripristino ambientale e di messa in sicurezza, d'emergenza, operativa e permanente, delle
aree destinate alla produzione agricola e
all'allevamento, già previsto a suo tempo
dall’art. 241 del D.Lgs. n.152/06 e sinora
mai emanato, e che, ai sensi della Legge
6/2014, dovrebbe essere predisposto
entro 90 giorni, il GdL ha elaborato un
modello scientifico di riferimento con
l’obiettivo di pervenire alla individuazione di criteri per la valutazione dei terreni agricoli, finalizzati ad assicurare la
salubrità e la qualità delle produzioni
agroalimentari a tutela della salute
umana.
Nella valutazione dello stato di contaminazione di un suolo agricolo, infatti, oltre
che sulla concentrazione assoluta di inquinanti nel suolo, l’attenzione dovrebbe
essere incentrata principalmente sulla
possibilità del passaggio degli inquinanti
dal suolo alla pianta e sul loro conseguente
ingresso
nella catena alimentare. Occorre,
quindi, effettuare
valutazioni molto
più complesse, relative alla biodisponibilità dei diversi
inquinanti,
alla
qualità dei suoli, ai
meccanismi di assorbimento e traslocazione.
Mettendo a sistema
le informazioni ambientali già disponibili, il GdL ha
individuato i terreni agricoli da indagare al fine di
ottenere tutte le informazioni necessarie all’applicazione
del modello scientifico. In particolare
si è tenuto conto sia
dei dati analitici
pregressi di suoli
agricoli nella disponibilità di ARPAC e
dell’Università di
Napoli Federico II,
sia delle segnalazioni ottenute dalla foto
interpretazione multi-temporale di immagini a partire da una serie storica
messa a disposizione da AGEA relativa
al periodo 1997-2011 (con alcune aree del
2012). Con quest’ultima metodologia è
stato possibile effettuare, nel territorio
individuato dalla Direttiva, una mappatura di 1622 siti sospetti in quanto interessati nel tempo da scavi, movimenti di
terra, ricoprimenti con rifiuti. Sono stati,
inoltre, forniti dati utili allo scopo da Enti
non partecipanti al GdL quali C.F.S, Carabinieri, Procure, G.d.F, Ministero dell’
Ambiente, Commissario di Governo Delegato Ex L.N. 11/2013. Tutti i dati raccolti, unitamente a quelli riguardanti
l’ubicazione di discariche, abbandoni incontrollati di rifiuti, depositi di ecoballe,
siti di stoccaggio, incendi di rifiuti, aree
industriali etc., sono stati inseriti in un
Geoportale appositamente realizzato
dall’ IZS Abruzzo e Molise. Dalla sovrapposizione dei diversi layer cartografici ottenuti si è addivenuti alla suddivisione
dei siti in 5 diverse classi di rischio presunto, come riportato nella tabella 1. Su
tutti i terreni rientranti nelle 5 classi di
rischio presunto saranno effettuate, con
I terreni sono
stati suddivisi
in cinque classi
di rischio
presunto
Grafico 1. Numero di siti con superamenti delle CSC per Comune
N. di siti con superamenti delle CSC
N. SITI
C
Comuni
Marinella Vito
Claudio Marro
0
50
tempistiche diverse, ulteriori indagini
analitiche finalizzate da una parte a confermare o meno i livelli di contaminazione già evidenziati da analisi
precedenti e dall’altra ad acquisire tutte
le ulteriori informazioni necessarie per
100
150
200
l’applicazione del modello scientifico, al
fine di pervenire alla classificazione dei
terreni agricoli in funzione della idoneità
o meno alla coltivazione per la produzione di beni alimentari.
(continua a pag. 7)
segue da pagina 6
Sui terreni di rischio presunto 5, 3 e 2b,
oltre alle indagini analitiche, saranno effettuate anche indagini indirette (con
magnetometro, georadar, etc.) e dirette
(scavi, carotaggi, trincee, etc.) utili per individuare la presenza o meno di rifiuti
interrati. Per i terreni delle classi di rischio 5, 4 e 3, considerati maggiormente
a rischio in base ai risultati della mappatura, nelle more della esecuzione delle
ulteriori indagini, il GdL ha comunque
proposto l’adozione di misure di salvaguardia, quali, ad esempio, il divieto di
commercializzazione dei prodotti agricoli. Il grafico 1 (pubblicato a pag. 6)
mette in evidenza che il 35,1% dei terreni
agricoli sospetti individuati si trovano
nei comuni di Acerra, Giugliano in Campania e Villa Literno, mentre il grafico 2
mostra sia che il 44% dei siti individuati
presenta superamenti delle CSC per più
parametri sia che ben 136 sono i superamenti delle CSC imputabili al rame, che
come è noto è molto utilizzato in agricoltura come anticrittogamico. Non trascurabile è anche il numero di superamenti
attribuiti ai fitofarmaci. Consistenti, infine, appaiono i superamenti dovuti ad
inquinanti organici quali diossine, PCB
ed IPA, che, pur non essendo generalmente assorbiti dalle colture agrarie,
possono finire nella catena alimentare
attraverso i prodotti della zootecnia. A
proposito della tabella 1, non si può, però,
non sottolineare, che i terreni agricoli “da
attenzionare” sono ben più numerosi dei
1.562 sopra citati atteso che esistono 2
categorie di terreni, citati nel Documento
di Sintesi e rientranti nelle classi di rischio presunto 2c e 2d, il cui numero
ARPA CAMPANIA AMBIENTE
del 31 marzo 2014 - Anno X, N.6
Edizione chiusa dalla redazione il 31 marzo 2014
DIRETTORE EDITORIALE
Pietro Vasaturo
DIRETTORE RESPONSABILE
Pietro Funaro
CAPOREDATTORI
Salvatore Lanza, Fabiana Liguori, Giulia
Martelli
IN REDAZIONE
Cristina Abbrunzo, Anna Gaudioso, Luigi
Mosca, Andrea Tafuro
GRAFICA E IMPAGINAZIONE
Savino Cuomo
HANNO COLLABORATO
S. Allinoro, F. Clemente, P. D’Auria, G. De Crescenzo, A. Esposito, E. Ferrara, R.Funaro,
L..Iacuzio,G. Loffredo, C. Marro, B. Mercadante,
A. Morlando, A. Palumbo, A. Paparo, F. Schiattarella,L. Terzi, E. Tortoriello, M. Vito
SEGRETARIA AMMINISTRATIVA
Carla Gavini
DIRETTORE AMMINISTRATIVO
Pietro Vasaturo
EDITORE
Arpa Campania Via Vicinale Santa Maria del
Pianto Centro Polifunzionale Torre 1 80143
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REDAZIONE
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Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Napoli n.07 del 2 febbraio 2005 distribuzione gratuita. L’editore garantisce la massima riservatezza
dei dati forniti e la possibilità di richiederne la rettifica o la cancellazione scrivendo a: ArpaCampania Ambiente,Via Vicinale Santa Maria del Pianto,
Centro Polifunzionale, Torre 7-80143 Napoli. Informativa Legge 675/96 tutela dei dati personali.
Tabella 1. Classificazione dei terreni agricoli in funzione del livello di rischio presunto
LIVELLO DI
RISCHIO
PRESUNTO
CARATTERISTICHE DEL SITO
5
Valore Inquinanti > 10 x CSC (o VF)
e corrispondenza (entro 10 m) con siti
a rischio da analisi foto aeree
4
Valore Inquinanti > 10 x CSC (o VF)
3
2a
2b
Valore inquinanti = 2-10 x CSC (o
VF) e corrispondenza (entro 10 m)
con siti a rischio da analisi foto aeree
Valore inquinanti = 2-10 x CSC (o
VF)
Siti a rischio da analisi foto aeree
(classi 2, 3, 4, 5 e 6)
INDAGINI
analitiche e conoscitive
(carotaggi, trincee,
ecc..)
entro 90 gg
analitiche
entro 90 gg
analitiche e conoscitive
(carotaggi, trincee,
ecc..) entro 90 gg
analitiche
entro 180 gg
conoscitive (carotaggi,
trincee, ecc..) ed
eventualmente
analitiche
entro 180 gg
Aree agricole delle aree vaste Lo
analitiche
Uttaro, Bortolotto-Sogeri e Masseria
2c
del Pozzo con valore inquinanti*, aree
entro 360 gg
agricole del PRB
Aree agricole circostanti impianti di
smaltimento
di
rifiuti,
aree
analitiche
industriali, grandi arterie di traffico
2d
veicolare e aste del sistema dei Regi
entro 360 gg
Lagni, aree degli incendi di grande
rilevanza, siti a rischio da analisi foto
aeree (classe 1)
analitiche
1
Valore inquinanti = 1-2 x CSC (o VF)
* tutte le aree agricole ad eccezione di quelle già comprese nei livelli di rischio 3 e 4.
esatto verrà determinato a valle di indagini analitiche e di approfondimento. In
particolare i siti “2c” sono terreni agricoli
compresi nelle cosiddette “Aree vaste”
ovvero comprensori relativamente ristretti dove risultano concentrati numerosi siti contaminati o potenzialmente
contaminati e dove, quindi, esiste il rischio concreto che anche i terreni contigui possano presentare concentrazioni di
contaminanti al di sopra di quelle di riferimento. Per i siti “2d”, invece, il GdL
ha ritenuto opportuno proporre ai Ministeri competenti, l’applicazione di “fasce
di rispetto” ovvero porzioni di terreni
agricoli da sottoporre a specifiche indagini prima di consentirne la coltivazione.
Questi terreni si trovano nelle immediate vicinanze degli impianti di smaltimento di rifiuti, delle aree industriali,
delle grandi arterie di traffico veicolare,
delle aste del sistema dei Regi Lagni,
delle aree degli incendi di grande rilevanza, ecc.. Come si vede dunque, a dispetto di quanto riportato nei giorni
scorsi in numerosi articoli di stampa, il
numero di siti sospetti individuati è di
oltre 1500, che, tradotto in particelle catastali, dovrebbe, in base ai primi calcoli,
arrivare ad oltre 12.000 particelle. A questi siti dovranno essere aggiunti, come
detto a chiare lettere nella relazione di
sintesi, anche tutti quelli ricadenti nel
perimetro delle aree vaste e quelli nell’intorno delle discariche, dei siti di stoccaggio, degli impianti di trattamento rifiuti,
delle aree industriali, dei grandi assi
viari, dei Regi Lagni . Occorre, inoltre,
evidenziare che nessuno, neanche il legislatore, abbia mai pensato che i risultati
di questa prima mappatura possano essere considerati conclusivi, sia perché la
stessa Legge 6/2014, come dianzi detto,
ne prevede l’estensione ad altre parti del
territorio, sia perché, come chiaramente
riportato nella relazione, i dati raccolti
sono stati quelli nella disponibilità degli
Enti del GdL, che sicuramente non possono essere considerati esaustivi, e che
volentieri, tra l’altro, potrebbero essere
implementati anche con le segnalazioni
di coloro che, nell’affermare che il fenomeno sia stato minimizzato, si debba ritenere dispongano di informazioni
diverse, che potrebbero essere messe
utilmente a disposizione di chi sta cercando di dare il proprio modestissimo
contributo per fare chiarezza. Nelle pros-
NUMERO
DI SITI
SUPERFICIE
AGRICOLA
(ETTARI)
7
16,5
40
40
4
8,1
86
86
1.249
820
da
determinare
entro 90 gg
da
determinare
entro 90 gg
da
determinare
entro 90 gg
da
determinare
entro 90 gg
176
176
sime settimane, non appena il documento del GdL sarà approvato con apposito Decreto Ministeriale, dovrà essere
messo in campo una vera e propria macchina da guerra sia per campionare ed
analizzare diverse centinaia di campioni
di suolo, vegetali, acque e per effettuare
scavi alla ricerca di rifiuti interrati, sia
per completare il lavoro di individuazione delle particelle catastali delle aree
vaste e delle aree circostanti le possibili
fonti di inquinamento, sia per avviare la
ricognizione sulle ulteriori aree del territorio che dovranno essere studiate. Il
tentativo di confutare il lavoro sin qui
svolto, oltre ad offendere i tecnici che
hanno profuso tutto il proprio impegno
per realizzarlo, cosa che potrebbe essere
relativamente ininfluente, sembra purtroppo orientato ad alimentare nei cittadini, già così tristemente provati da lutti
e sofferenze, la totale sfiducia nel lavoro
delle istituzioni scientifiche, ed a spingerli conseguentemente all’ascolto di sirene e falsi profeti, che, senza mostrare i
dati a supporto, tendono a preconizzare
disastri oppure a chiudere gli occhi di
fronte alla triste realtà di questi territori
martoriati.
Grafico 2. Numero di siti con specifici superamenti delle CSC
UN BILANCIO DELL’INVERNO 2013/2014 A NAPOLI
Confronto con l’anno precedente: temperature troppo miti in entrambi i casi
Gennaro Loffredo
L’inverno 2013/14, che a livello meteorologico si è appena concluso, è stato
tra i più caldi degli ultimi 150 anni.
Questo è stato non a caso battezzato
l’anno del “non inverno”, per le temperature record registrate sul 50% della
penisola italiana nel corso del trimestre. A caratterizzare l’inverno, il numero eccezionale di giornate piovose,
favorite dal continuo flusso atlantico,
e l’assenza di ondate di freddo intenso,
un evento unico negli ultimi 15 anni.
È stato un inverno davvero insolito,
più simile ad un interminabile au-
tunno piovoso che a un vero inverno,
specie a dicembre e gennaio.Un mese
di febbraio quasi primaverile è culminato in un’ondata di caldo eccezionale
nella parte centrale del mese. Le temperature più basse sulla nostra regione
si sono registrate prevalentemente nei
primi quindici giorni del mese di dicembre, con la presenza di un robusto
anticiclone che ha determinato cieli sereni, temperature basse di notte ed
elevate di giorno, scarsa ventilazione e
una stabilità atmosferica tale da costringere l’amministrazione locale ad
adottare il sistema delle targhe alterne
per diminuire l’inquinamento da traffico veicolare.
Il mese di gennaio, invece, è stato il più piovoso
della triade. La nostra penisola è stata raggiunta
da una serie infinita di
perturbazioni atlantiche,
in particolare nella seconda parte.
La presenza di una profonda circolazione depressionaria sul Mediterraneo
ha favorito una sostenuta
ventilazione di libeccio e
di scirocco, con molte interruzioni del traffico marittimo da e per le isole
minori del Golfo di Napoli. Infine è stato il
mese di febbraio a vestire
i panni della primavera,
merito dell’espansione sulle nostre regioni di un promontorio di alta pressione di origine africana che ha
praticamente determinato una ondata
di caldo fuori stagione su tutta la nostra penisola con molti record di temperature stracciati, in particolare sulle
zone montuose.
Nella tabella sono riportate le temperature medie registrate nei mesi di dicembre 2013, gennaio 2014, febbraio
2014 confrontati con i valori dell‘inverno precedente.
Gli ultimi due inverni sono stati prevalentemente miti.
Le anomalie si aggirano intorno ai 34°C rispetto alla media, con picchi positivi maggiori soprattutto durante il
mese di febbraio 2014, anomalie che si
sono riversate anche sulle temperature superficiali del mar Mediterraneo.
Le correnti fredde fanno abbassare le temperature percepite
IL “RAFFREDDAMENTO DA VENTO”:
COS’È L’EFFETTO WIND CHILL
Mamma mia che vento gelido!
Chissà a quanti gradi saremo!
Ma non è possibile: siamo a
10°C e fa così freddo? Questa
è una frase che si sente molto
spesso in Italia, quando il
vento la fa da padrone. Il nostro corpo sente freddo ma il
termometro subito ci smentisce all’istante. In meteorologia, il wind chill è l’effetto che
il vento ha sul nostro corpo, e
che ci fa percepire una sensazione di freddo maggiore rispetto alla temperature reale
osservata. L'espressione deriva dall’abbinamento di wind
(vento) e chill (gelata, raffreddamento) e quindi può essere
tradotto come “raffreddamento da vento”.
Il nostro corpo ha una temperatura interna di circa 36°C e
ciò è dovuto al fatto che tutti i
processi energetici del nostro
metabolismo necessitano di
questa temperatura per avere
la massima resa.
Il vento si comporta come un
agente di disturbo, infilando
letteralmente il freddo in ogni
punto del nostro corpo.
In questo modo noi percepiamo una temperatura nettamente inferiore a quella
reale.
Esperimenti in Antartide
hanno permesso di stimare il
rischio di assideramento: al di
sotto di un indice di raffreddamento pari a -30°C il rischio di congelamento è reale,
mentre sotto i -50°C il congelamento avviene in un minuto
circa. In zone miti questo indice può essere male interpretato, specie con temperature
reali positive. Una tempera-
Fonte: www.perugiameteo.it
tura reale di 4°C associata ad
un vento di 50km/h fornisce
una temperatura apparente
di -11°C. Ovviamente non c è
pericolo di congelamento, ma
l’individuo dovrà coprirsi a
dovere.
Per la stessa
ragione, se abbiamo lasciato
delle bottiglie
di acqua sul
balcone con
una temperatura di +4°C, ma tira un forte
vento e quindi la temperatura
percepita è al di sotto dello zero,
le bottiglie non si congeleranno
e non si romperanno, perché il
congelamento dipende dalla
temperatura reale e non da
quella wind-chill.
La comprensione dell’indice
wind chill e del relativo effetto
ci aiuta a capire meglio i bollettini meteorologici e i fenomeni
fisici, in particolare quando
pianifichiamo le nostre uscite
in montagna durante la stagione invernale o in giornate
particolarmente ventose, adeguando opportunamente il vestiario.
G.L.
Google Earth:
occhio alle foreste!
On-line una mappa della deforestazione grazie ai satelliti in orbita
Giulia Martelli
Nasi elettronici per misurare
l’inquinamento atmosferico,
orecchi metallici per valutare
quello acustico e occhi bionici
per sorvegliare e tutelare l’ambiente … I cinque sensi accorrono in aiuto degli scienziati
che da anni provano a replicare
in laboratorio la perfezione del
corpo umano. L’ultima novità è
rappresentata dal sistema Global Forest Watch, una spia supertecnologica che sorveglia
l’andamento del verde del pianeta fornendocene una mappa
costantemente aggiornata. Il
detentore del progetto è Google,
in particolare Google Heart, (i
cui “occhi elettronici” ci permettono da tempo di girare il
mondo stando comodamente
seduti in poltrona) che grazie
alle immagini rimandate da
milioni di satelliti in orbita consentirà di osservare dall’alto gli
incendi e finanche scovare le
aree di deforestazione clandestina per poi risalire ai responsabili. Tra il 2000 e il 2012 sono
scomparsi 230 milioni di ettari
di alberi dal nostro pianeta. È
l’equivalente di 50 campi da
calcio tagliati ogni minuto per
ogni giorno degli ultimi 12
anni. Se fino a poco tempo fa
cifre come queste erano destinate a restare note solo agli addetti ai lavori, ora grazie a
Global Forest Watch, chiunque
può visualizzare qual è il loro
impatto sul nostro pianeta. Per
la prima volta sono state messe
a disposizione gratuitamente
più di mezzo miliardo di immagini ad alta risoluzione raccolte
dal satellite della Nasa Landset, a cui vanno ad aggiungersi i dati elaborati da enti di
ricerca, governi e Ong che monitorano sul terreno lo stato
della deforestazione. Promossa
dal World Resource Institute
insieme a 40 partner la mappa
realizzata da Google permette
di attivare una timeline che,
con l’alternarsi di pixel rosa (albero abbattuto) e celesti (pian-
tato), fa capire quali sono le
aree più colpite, come il Brasile,
l’Indonesia, la Repubblica Democratica del Congo. Uno strumento di zoom consente poi di
analizzare da vicino qualsiasi
area del pianeta, anche quella
in cui viviamo. I governi e le autorità locali potranno utilizzare
la mappa per avere informazioni sulle attività di disboscamento di cui spesso non
riescono a tenere traccia, il sistema è, infatti, in grado di in-
viare un alert automatico
quando viene rilevata la perdita di area verde, permettendo
così di individuare i responsabili in tempo utile. Allo stesso
tempo una versione più dettagliata del database sarà messa
a disposizione - a pagamento delle grandi compagnie che vo-
gliono certificare la provenienza del legno dei propri
fornitori e così evitare di utilizzare fornitori associati con la
deforestazione. Lo stesso vale
anche per i prodotti alimentari
responsabili del disboscamento
di molte aree del globo: le società interessate potranno visualizzare le aree messe a
disposizione dai governi per
l’olio di palma o la soia in Camerun, Repubblica Democratica del Congo e Indonesia.
I fenicotteri rosa tornano
nella laguna veneta
Fabio Schiattarella
I lavori per la salvaguardia della città dall’acqua alta e dall’inquinamento fluviale hanno portato, oltre alla già nota ripopolazione in laguna e Adriatico di numerose specie di pesci,
anche il ritorno degli uccelli. Tornano così i fenicotteri rosa
nella laguna di Venezia, un fenomeno che è aumentato progressivamente nel tempo portando intere colonie di questi meravigliosi uccelli o dei più classici “ tuffettini ”, uccelli della
famiglia dei Pedicipedidi, caratterizzati da corpo tondo e becco
corto, a vivere in laguna.Oltre al sistema Mose, le discusse
barriere mobili volte ad arginare le acque alte eccezionali, si
sta così raggiungendo uno degli obbiettivi del “ Piano generale
di interventi realizzato dal Magistrato alle Acque di Venezia”
attraverso il Consorzio Venezia Nuova (concessionario dei lavori di difesa e salvaguardia) ovvero quello di rivitalizzare la
laguna. La protezione e la ricostruzione di habitat naturali
come quelle aree spugnose che affiorano o scompaiono sottacqua a seconda della marea note come barene, hanno svolto
funzioni ecologiche e idrodinamiche che assicurano la biodiversità dell’ecosistema e quindi anche della fauna avicola.
Negli anni sono state ricostruite oltre 100 barene artificiali
per un’estensione di circa 1.600 ettari. Barene che grazie allo
spontaneo sviluppo della vegetazione e alla formazione di canali e piccoli stagni acquistano le stesse funzioni ecologiche di
quelle naturali. Proprio le barene artificiali sono quindi divenute un sito di alimentazione complementare rispetto a quello
tradizionale. I numeri si sono rivelati di interesse ambientale:
circa 120 le specie di uccelli osservate sinora almeno una volta;
stormi di quasi 6.000 limicoli, piccoli invertebrati tra cui piovanelli pancianera, pivieresse, chiurli maggiori, fratini, corrieri grossi, utilizzano regolarmente alcune barene artificiali
come sito di sosta durante le fasi di alta marea, molte migliaia
di limicoli le utilizzano invece per la ricerca del cibo.
La bioluminescenza: pesci fluo in fondo al mare
I ricercatori dell’American
Museum of Natural History
hanno catalogato decine e
decine di pesci fluorescenti.
La bioluminescenza è uno
dei fenomeni più interessanti della vita animale:
sono molti gli organismi che
riescono a catturare l’energia delle radiazioni elettromagnetiche ad onde corte
come i raggi X o i raggi ultravioletti convertendola poi in
un nanosecondo in luce con
maggiore lunghezza d’onda.
La notizia è stata riportata
dall’Huffington Post.
Il mare è pieno di creature
bioluminescenti ed i ricercatori hanno catalogato più di
180 specie di pesci fluore-
scenti durante una spedizione che ha toccato i Caraibi e l’Oceano Pacifico.
Sorprendentemente non si
tratta di specie sconosciute
ma di squali, razze, anguille
e ghiozzi che hanno svilup-
pato questo modo di comunicare nelle profondità marine.
Tutto ciò è possibile in
quanto molti pesci fluo
hanno filtri gialli negli occhi
che permettono loro di ve-
dere i disegni fluo degli altri.
Gli studiosi, che hanno pubblicato la loro scoperta sulla
rivista Plos one, sono fiduciosi del fatto che il loro lavoro potrà essere utile per
costituire le basi della ricerca in questo ambito. Sono
infatti convinti che sintetizzare le proteine che permettono agli animali di brillare
in quel modo possa essere
utile per la scienza e la medicina, come quando negli
anni ’60 la scoperta della
proteina verde fluorescente
di una specie di medusa fu
fondamentale per la ricerca
riguardante molte malattie
umane.
G.M.
EnergyMed 2014: il mondo è pieno di energia!
Alla Mostra d’Oltremare di Napoli la VII edizione della rassegna
Fabiana Liguori
Lo scorso 27 marzo è stata inaugurata
alla Mostra d’Oltremare la settima
edizione di EnergyMed, la Mostra
Convegno sulle Fonti Rinnovabili e
l’Efficienza Energetica nel Mediterraneo. Noi, naturalmente, eravamo lì.
L’atmosfera era quella di sempre:
energia, esuberanza, vigore, danzavano tra gli stand in un groviglio di
buono propositi e grandi progetti presentati dai relatori e gli illustratori
del settore. Tre le aree espositive:
EnerEfficiency (Efficienza Energetica), Mobility Med (Mobilità sostenibile) e Recycle (Riciclo). Quest’anno,
tante le novità: la presenza in sede di
un nuovo distretto, quello della Cogeneration, una tecnologia che prevede
la combustione del biogas per la produzione combinata di energia elettrica e termica, e poi ancora: il Salone
della Responsabilità Sociale Condivisa e il Primo Salone del Packaging
Sostenibile. Altra importante new
entry lo spazio dedicato alla “Smart
City MED” un’area nata dall’accordo
tra il Comune di Napoli, il Forum PA
e ANEA, e dedicata alla presentazione di esperienze territoriali d’avanguardia sul tema delle Smart City,
per rendere più vivibili le città con il
sussidio delle tecnologie innovative
delle telecomunicazioni.
E mentre fuori, in un “primaverile”
giorno, la pioggia continuava a “rallegrare” gli animi dei visitatori in corsa
verso l’entrata, decidiamo di fare,
dopo aver assistito al taglio del nastro
del sindaco De Magistris, un giro nei
padiglioni dove sono state proposte
originalissime idee e soluzioni per la
green economy. Un gruppo industriale italiano, ad esempio, ha realizzato un nuovo impianto di
trigenerazione, un macchinario già
istallato in un famoso pastificio campano, che consente di “autoconsumare” tutta l’energia elettrica dello
stabilimento come anche l’energia termica: surriscaldando o refrigerando
l’acqua coinvolta nel processo di produzione della pasta, oltre a quella utilizzata per il riscaldamento dei locali
nei mesi invernali. Nuovi dispositivi,
inoltre, entrano a far parte dell’arredo
urbano: arrivano i contenitori stradali
per la raccolta dell’olio usato domestico che, oltre a recuperare l’olio vegetale domestico esaurito, sono in
grado di derattizzare l’area circostante e fungere da totem pubblicitario.
Per i rifiuti e la raccolta
differenziata, invece, è stato concepito
un congegno per sanificare cassonetti
e pattumiere casalinghe con prodotto
biologico azionato dal rilascio del coperchio. Il dispositivo consente un risparmio del 65% sullo svuotamento
dei contenitori dell’umido ed impedisce la diffusione di batteri nocivi e di
cattivo odore. È un’azienda campana,
infine, tra le prime in Italia, a lanciare
il sacchetto intelligente: il sistema del
codice a barre per la raccolta differenziata, un utile strumento per la tracciabilità dei rifiuti da parte delle
amministrazioni. Queste sono solo alcune delle belle occasioni di sviluppo
e risparmio energetico proposte ad
EnergyMed. Non ci resta che darvi
appuntamento alla prossima edizione,
con l’augurio che possiate sempre più
diventare consapevolmente fautori
dell’ambiente e del vostro territorio.
Il progetto “Moss Power” dell’Università di Cambridge
LA NUOVA FRONTIERA DELLE ENERGIE ALTERNATIVE:
LE CELLULE FOTOVOLTAICHE BIOLOGICHE
Elvira Tortoriello
Una equipe di ricercatori è impegnata
nella messa a punto di una nuova tipologia di energia alternativa. Il progetto
“Moss Power” cerca di integrare le proteine derivanti dalla fotosintesi dei vegetali con la tecnologia dei pannelli
fotovoltaici per la produzione di energia
elettrica da sostituire alle biomasse. Il
risultato, unico al mondo, è una radio
alimentata da muschi che formano un
impianto solare biologico.
Il primo modello che mostra il potenziale della BPV (bio-photo-voltaic) risale al 2011 Il “MOSS table”, un tavolo
che genera energia e alimenta una lampada posizionata sopra di esso. Successive ricerche hanno condotto alla
progettazione della MOSS FM, il primo
impianto radio alimentato dalle piante.
Il progetto è notevole perché è la prima
volta che la tecnologia emergente è utilizzata per alimentare un oggetto che
richieda più potenza di un
display LCD.
Il progetto consiste in dieci
contenitori di muschio disposti sistematicamente ,
in grado di formare un impianto solare biologico utilizzando gli elettroni
generati durante la fotosintesi e trasformandoli in
elettricità, anche quando
non c’è luce. Le celle solari
biologiche usate nella
MOSS FM sono formate
da un mix di materiali che assorbono
acqua, materiali conduttori e un composto biologico sul quale cresce il muschio. I vasi che alimentano la radio
sono connessi ad anodi (poli positivi)
che accumulano gli elettroni generati
dalla fotosintesi e catodi (poli negativi)
dove gli elettroni vengono utilizzati. Un
circuito esterno collega gli anodi ai catodi. Teoricamente potrebbe essere
usata ogni pianta fotosintetizzante per
catturarne e sfruttarne la potenza elettrica, ma il team ha prototipato la radio
scegliendo il muschio perché il suo processo fotosintetico è particolarmente efficiente nel generare elettricità. Questa
applicazione è veramente rivoluzionaria, infatti è stato calcolato che qualora
il 25% dei londinesi caricasse il proprio
cellulare, tutti i giorni per due ore, con
il muschio, si potrebbe risparmiare una quantità
di elettricità da poter alimentare una piccola
città, circa 42.5 milioni di
KWH secondo la ricerca.
A questo risultato si aggiungerebbero il ritorno
economico e la riduzione
di 39.632 tonnellate di
CO2 all’anno. Ovviamente il lavoro è solo all’inizio
perché
si
dovranno determinare i
materiali conduttori ottimali, le piante
giuste e sistemi di irrigazione e manutenzione che garantiscano il flusso costante dell’elettricità. Ma il risultato
finale sarà sicuramente eccezionale: sui
tetti ci saranno piante in grado di produrre l’energia necessaria al fabbisogno
umano, come al solito la natura aiuta
l’uomo meglio di tante tecnologie.
SOS buco dell’ozono,
individuati altri 4 gas-killer
Sono tutte sostanze prodotte da attività umane
Anna Paparo
È cosa oramai risaputa, lo impariamo anche a scuola, che
lo strato di ozono è uno
schermo fondamentale per
l'intercettazione di radiazioni
letali per la vita sulla Terra e
la sua formazione avviene
principalmente nella stratosfera alle più irradiate latitudini tropicali, mentre la
circolazione globale tende poi
ad accumularlo maggiormente alle alte latitudini e ai
poli. Ma si sa anche che que-
vista “Nature Geoscience”.
Secondo gli esperti, le quattro
sostanze sono tutte prodotte
da attività umane.
C’è un altro particolare da tenere ben presente: questi gas
non erano presenti in campioni precedenti agli anni
Sessanta.
Ma vediamoli da vicino, tracciandone un identikit.
Tre appartengono alla famiglia dei clorofluorocarburi
(Cfc) - denominati CFC-112,
CFC112a, CFC-113a -, e uno
a quella degli idroclorofluoro-
Gli studiosi hanno, inoltre, riferito che non sono in grado
di stabilire l’area di provenienza di questi nuovi gas riscontrati e che saranno
necessarie ulteriori ed attente indagini, affinché si
possa trovare la sorgente del
problema e, di conseguenza,
una corretta soluzione.
Insomma, si prospettano
tempi alquanto duri per
l’ozono, lo scudo della Terra.
Purtroppo, si è sottovalutata
la funzione importantissima
di questo strato atmosferico:
sta barriera protettiva è in
serio pericolo. E ora più che
mai. Sono stati, infatti, scoperti altri quattro gas-killer,
che rappresentano una vera e
propria minaccia, una mina
vagante, insomma, che potrebbe scoppiare da un momento all’altro mettendo a
repentaglio la vita degli esseri
viventi di tutto il mondo.
Si tratta di composti chimici
individuati in campioni atmosferici raccolti tra il 1978 e il
2012 in Tasmania e nelle carote di neve compatta in Groenlandia.
Questo è quanto è stato scoperto dal gruppo di studio coordinato
dal
Professor
Johannes Laube, dell’Università di East Anglia, e tutti i risultati e i dati raccolti sono
stati, poi, pubblicati sulla ri-
carburi (Hcfc), chiamato
HCFC-133a. Secondo i calcoli
di questi studiosi, l’emissione
totale di questi quattro gas
nell’atmosfera prima del duemila dodici era di circa settantaquattro mila tonnellate,
una quantità alquanto irrisoria se viene confrontata con i
dati registrati negli anni Ottanta, periodo in cui le emissioni di Cfc erano di circa un
milione di tonnellate all’anno.
Ad ogni modo, anche se si
tratta di quantità modiche,
queste emissioni sono in contrasto con il “Protocollo di
Montreal”, il trattato internazionale che mette al bando le
sostanze nocive per l’ozono.
Per questo su di loro pende
una taglia, un vero e proprio
“most wanted” per la salvaguardia dell’ambiente.
la fascia d’ozono si trova nella
stratosfera tra i venti e i
trenta chilometri di altitudine e assorbe quasi il novantanove per cento delle
radiazioni ultraviolette prodotte dal Sole, che altrimenti
renderebbero impossibile la
vita sulla Terra.
Ed è stato stimato che la sua
concentrazione non tornerà
ai livelli precedenti agli anni
ottanta prima della metà di
questo secolo.
Una prospettiva non tanto
rosea, soprattutto se non si
cercherà di porvi rimedio nel
più breve tempo possibile. Si
sa, non basta uno schiocco di
dita, ma se si iniziasse dalle
piccole cose, si potrebbe gradualmente ritornare a una
situazione ottimale e migliore
per tutti.
Sperimentato a Bagnoli il
batterio “mangia-ruggine”
Risparmiare denaro e dare una mano all’ambiente.
Il progetto europeo Biocorin prova a mettere in atto
questa “best practice” nel settore delle infrastrutture
metalliche. L’obiettivo è quello di sviluppare una tecnologia biomimetica innovativa ed ecosostenibile per
l’inibizione della corrosione microbiotica e l’idea, è
quella di raggiungerlo attraverso la creazione di un
“gel anticorrosione”. Biocorin è un progetto europeo,
finanziato nell’ambito del settimo programma quadro, al quale partecipa il Distretto ad alta tecnologia
per le costruzioni sostenibili “Stress”, in collaborazione con un partenariato internazionale coordinato
da Acciona Infraestructuras. Protagoniste della ricerca sono soprattutto strutture come viadotti, gasdotti e impianti portuali
in acciaio site in prossimità degli ambienti marini
e
dunque,
maggiormente soggette
al fenomeno corrosivo,
che potrebbe essere ridotto di molto, grazie a
questa soluzione hi-tech,
incrementando la vita
utile delle infrastrutture
del 30 per cento, con un
grosso risparmio economico. Le attività dimostrative di Biocorin sono attualmente in corso in diversi luoghi: a Napoli presso
il pontile di Bagnoli, in Spagna presso il porto della
Galizia e in Olanda presso il porto di Rotterdam. «È
una soluzione unica nata da una esigenza del settore, dal momento che questo tipo di vernici hanno
un forte impatto ambientale, tanto che l'Europa nel
2008 ha bandito un prodotto anticorrosione basato
su una sostanza, il tributilstagno, molto tossica per
l'ambiente e per l'uomo», ha osservato Carmine Pascale, direttore tecnico del Distretto ad alta tecnologia per le costruzioni sostenibili (Stress), che
partecipa al progetto con centri di ricerca ed aziende,
sia italiani che europei.
Il sistema, ha poi spiegato Valentina James responsabile del progetto per Stress, si basa su microrganismi posti in un gel che può essere spalmato come
una vernice o spruzzato sulle superfici metalliche. I
batteri, aggiunge James, in pratica mangiano i batteri 'cattivi' che provocano la ruggine oppure sottraggono loro il nutrimento. «Biocorin - secondo Ennio
Rubino, amministratore unico di Stress - ha un valore anche simbolico per la sperimentazione a Bagnoli, area di Napoli che ha più volte manifestato il
desiderio di bonifica e la voglia di rinascere». Per
Francesco Tuccillo, presidente dell'Acen, la collaborazione con Stress e con enti di ricerca e università
mira ad importare i più innovativi processi e testare
i prodotti più avanzati, e a diffondere le novità a
tutte le piccole e medie imprese del territorio.
G.M.
Architettura modulare in materiali riciclati
Antonio Palumbo
L’idea di realizzare costruzioni
modulari - qualunque tipo di
funzione esse abbiano - utilizzando materiali riciclati è in
piena espansione in ogni parte
del mondo e costituisce attualmente un segmento decisamente in crescita nel mercato
della bioedilizia.
L’edilizia modulare interessa
praticamente qualsiasi tipo di
costruzione: case di abitazione, negozi e stazioni di servizio, scuole e asili nido,
ospedali, ampliamenti di edifici tradizionali, uffici stabili,
uffici di informazioni a carattere temporaneo, concessionarie d’auto, moduli di controllo,
fermate per autobus, ecc.
L’obiettivo principale di questo
tipo di architettura resta
quello di minimizzare i rifiuti
e gli scarti per massimizzare,
di contro, l’efficienza energetica e favorire la diffusione
dell’ecodesign: in tal senso, la
questione non riguarda solo la
ecocompatibilità dei materiali
(grado di tossicità, legno proveniente da taglio controllato
delle foreste e certificato come
sostenibile, ecc.) ma la nuova
sfida, per professionisti ed imprese impegnati nella realizzazione
di
architetture
modulari, consiste nel raggiungimento di un bilancio ottimale tra un design minimale
ed ecosostenibile (e, dunque,
anche serialmente ripetibile) e
l’economicità legata all’utilizzo
pressoché esclusivo di materiali di scarto.
Associate per anni alla standardizzazione di massa, le
strutture progettate e realizzate in forma seriale - specialmente le residenze abitative sembrano oggi essere ritornate sul mercato da vere protagoniste, grazie al lavoro
sperimentale, appassionato e
continuo, di un gran numero
di architetti e designer, i quali,
soprattutto negli ultimi anni,
ne hanno riscoperto le grandi
potenzialità, investendo in soluzioni raffinate ed innovative,
finalizzate al raggiungimento
del miglior comfort abitativo,
ponendo grande attenzione
nella scelta, nel riutilizzo e
nell’accoppiamento dei materiali riciclati impiegati.
Un vero e proprio fenomeno di
“riscoperta” che, specialmente
negli Stati Uniti, in Giappone
e nel Nord Europa, sta progressivamente occupando le
prime pagine delle più note riviste di bioedilizia ed ecodesign.
Tra gli architetti che, recentemente, in questo particolare
segmento della bioedilizia,
hanno inaugurato nuove linee
di produzione e creato nuovi
marchi di kit-houses in varie
parti del mondo si annoverano
nomi eccellenti, tra cui spiccano quelli di James Cutler
(architetto di Bill Gates) e
Frank O. Gehry.
Sono innumerevoli i sistemi e
gli elementi costruttivi - anche
i più impensabili ed insoliti che consentono di realizzare
strutture modulari in materiali riciclati e/o totally natural. Solo per economicità di
trattazione, ci limitiamo a ci-
tarne alcuni tra i più recenti
ed importanti e di uso più frequente.
L’impiego del micelio (radici)
dei funghi, ad esempio, può costituire un’alternativa efficace
all’utilizzo delle schiume plastiche: grazie a questa soluzione, lo strato di micelio
inserito nelle pareti modulari
in legno delle abitazioni in
meno di un mese si asciuga
trasformandosi in un diaframma perfettamente ermetico, termicamente resistente,
ecologico al 100%, privo di
VOC ed ignifugo.
La lana di pecora costituisce
un eccellente materiale edile
ecosostenibile per isolamento:
richiede pochissima energia
per essere prodotta ed è sicura
per l’ambiente e per le persone; presenta inoltre il van-
taggio di assorbire le sostanze
inquinanti indoor, è ignifuga
e, soprattutto, facilmente recuperabile e riutilizzabile
post-demolizione.
Le soluzioni con cui si realizzano elementi modulari che
adottano scarti di pietra e
legno, bottiglie di plastica e
confezioni, lattine e sacchetti
alimentari, componenti in
gomma, ecc. danno spesso vita
a materiali edili ecosostenibili
di eccellente qualità, i quali
possono essere interamente riciclati al termine della loro
vita media.
Negli ultimi anni, infine - ne
abbiamo già parlato altrove si è diffusamente sviluppato
l’utilizzo dei container da trasporto per realizzare sorprendenti architetture modulari,
completamente riciclabili.
CANCRO: MALATTIA DEL MILLENNIO?
Nei prossimi 10 anni, la percentuale dei malati potrebbe aumentare del 25%
Fabiana Clemente
Previsioni negative sulla diffusione del
cancro su scala mondiale provengono
dall’OMS. Nei prossimi 10 anni, la percentuale dei malati di cancro potrebbe
aumentare del 25% , e tale aumento interesserà soprattutto i paesi in via di
sviluppo. Lo studio realizzato – reso
noto nel rapporto annuale dell’Iarc,
agenzia dell’Organizzazione mondiale
della sanità - diffonde cifre scioccanti.
Dai 14, 1 milioni di persone a cui, ad
oggi, è stato diagnosticato una forma
tumorale si passerà a 19,3 milioni di
persone. Nei paesi più sviluppati l’incremento che si registrerà sarà relativamente lieve. Per contro sono le
malattie cardiovascolari a posizionarsi
in vetta alla classifica, come prima
causa di morte. L’incidenza della malattia, e della conseguente mortalità,
vedrà un incremento del 70% delle vittime in Africa, Asia e America del Sud.
In questo bollettino è stata diramata
anche una classifica dei tumori più diffusi – una sorta di top ten. Al primo
posto c’è il male ai polmoni con circa 1,8
milioni di diagnosi. Segue, con il 12% di
diagnosi, il tumore al seno, e al colon
con il 10%. L’incidenza della mortalità
riguarderà soprattutto i malati di cancro ai polmoni, al fegato e allo stomaco.
Divulgata anche una fotografia del fenomeno sul territorio nazionale. Nel report, realizzato dall’Aiom e Airtum,
sono stati registrati nell’anno 2012
circa 364 mila nuovi casi. All’incirca
mille nuovi casi al giorno. Una ten-
denza in aumento da inquadrare, tuttavia, in un’ottica positiva. Basti pensare che nel nostro paese la mortalità
per cancro è in lieve diminuzione. Si registrerà un incremento dei tumori del
colon-retto, dei melanomi e alla prostata, alla mammella. Per contro diminuiscono le diagnosi di tumore ai
polmoni, pur confermandosi al primo
posto per mortalità. La sfera nutrizionale – contestualizzata in una situazione di preoccupante emergenza
ambientale – sembra incidere notevolmente sulla comparsa di tale malattie.
È, infatti, uno tra i primi fattori di rischio. Oramai è chiaro a tutti…stiamo
pagando lo scotto di una incoscienza sostenibile. La pubblicazione di questi
dati, lungi dal creare allarmismi, è finalizzata a promuovere una sensibilizzazione diffusa circa tale questione.
Prevenzione e informazione. Sono questi i punti cardine sui quali insistere. In
particolar modo le regioni del Sud – ove
prevale ancora una scarsa propensione
a sottoporsi ad indagini preventive –
tale messaggio è quanto mai urgente.
Inoltre, i numerosi passi avanti nella ricerca scientifica devono infonderci fiducia sulle possibilità di guarigione e sulle
buone prospettive di vita. Last but not
least, sostenere le associazioni no profit
– che da tempo immemore si impegnano su tale emergenza, attraverso
campagne ad hoc – è un gesto di responsabilità sociale.
LA CIPOLLA : ANTIBIOTICO NATURALE
Ormai è informazione risaputa.
La dieta mediterranea offre
una vasta gamma di prodotti
dai mille prodigi. Frutta e verdure regnano sovrane nel ritrovamento della nostra silhouette in vista dell’estate. Ma,
oltre a raggiungere il peso
forma, aiutano il nostro organismo a riequilibrare alcune funzioni fisiologiche. Un ortaggio
dalle notevoli proprietà nutrizionali e benefiche, da non sottovalutare, è la cipolla.
Proprietà antisettiche che favoriscono l’eliminazione di parassiti dall’organismo. Azione
diuretica e depurativa che conferiscono alla cipolla l’etichetta
di antibiotico naturale. Un vero
portento insomma! Fonte di vitamine – tra cui vitamina A,
B1, B2, C, E - sali minerali, fra
cui calcio, magnesio, fosforo,
ferro e manganese. L’elevata
presenza di flavonoidi, tra cui
la quercetina, sembra conferire
alla cipolla effetti anticancerogeni. Contiene, inoltre, la glucochimina, ormone vegetale
dall’azione antidiabetica ed anticolesterolemia. Ergo, contribuisce ad abbassare i livelli di
glucosio nel sangue. Dai suoi
valori nutrizionali è facile privilegiarla rispetto ad altri ortaggi. Basti sapere che 100
grammi di cipolla possiede 92%
di acqua, 5,7% di carboidrati,
circa l’1% di proteine e fibre e
0,1% di grassi. Un pieno di
idratazione che, per contrastare la ritenzione dei liquidi, è
un vero toccasana. Inoltre favorisce la crescita della flora batterica intestinale e grazie alla
sua azione stimolante, facilita
il transito e l’eliminazione di
tossine. Migliora la dilatazione
dei vasi e favorisce pertanto la
circolazione sanguigna. Salute
e bellezza a tutto tondo. Un ortaggio versatile in cucina e in
omeopatia. Può essere preparato in svariati modi. Da una
preparazione light, esaltandone la crudità, ad una un po’
più ricercata, attraverso gustose omelette. Ottima anche
come condimento, per esaltare
piatti raffinati, o come ingrediente per arricchire sughi e
brodi. È un prodotto omeopatico ampiamente utilizzato in
caso di raffreddore e per contrastare la caduta dei capelli,
stimolandone la ricrescita. Alle
donne, invece, farà piacere sapere che la cipolla è dotata di
un principio attivo in grado di
ridurre lo spessore delle cicatrici provocate dalle smagliature. Un alleato per la bellezza
e la salute c’è! E’ proprio lì…nel
nostro frigo.
F.C.
I preziosi: coralli e gioielli
Continua il viaggio nella tradizione delle Eccellenze Napoletane
Gennaro De Crescenzo
Salvatore Lanza
Ancora una volta Plinio ricordava come eccellente il corallo
pescato nelle acque delle isole
Eolie, di Trapani e presso Napoli. Ricchissimi banchi corallini esistevano tra Sorrento e
Capri e gli Angioini dovettero
limitare e sorvegliare l’accesso
di pescatori stranieri. Quella
della lavorazione fu un'attività diffusa soprattutto verso
la fine dell'Ottocento in conseguenza della sovrapproduzione degli anni precedenti,
del calo dei prezzi e della
chiusura dei fertilissimi banchi di coralli di Sciacca in Sicilia. La pesca del corallo
risultava quanto mai faticosa
e pericolosa: si praticava con
un macchinario forse di origine araba chiamato “ingegno” con due sbarre pesanti
legate in croce e borse di reti
sospese tirate dalle barche in
movimento. Alla pesca del corallo era legata la compilazione, da parte del giurista
Michele Di Jorio, di un vero e
proprio monumento di legislazione marittima definito “Codice Corallino”.
Circa 40, comunque, le fabbriche per la lavorazione dei
preziosi "cammei" per circa
3200 operai; la più importante
restava quella guidata dal
Martin a Torre: duecento le
famiglie impegnate e molto
spesso, nonostante la privativa di lavorazione e vendita,
gli operai continuarono a lavorare per conto loro a casa.
Oltre 300 le barche attrezzate
per la pesca del corallo, continuando una tradizione che
si cercò di difendere anche con
provvedimenti singolari: nel
1835 il governo decise di esonerare i torresi dal servizio
militare perché i giovani,
abilissimi pescatori di corallo,
"emigravano spesso per sottrarsi alla leva, portando la
loro industria nei paesi stranieri e cagionando grave scapito alla popolazione di quel
Comune". A proposito della
grande tradizione dei coralli a
Torre del Greco sono significativi alcuni versi di un canto
popolare torrese composto nel
Settecento e musicato da Francesco Florimo nel 1836: "Sò
quatt'anne ca partiste,/sò quatt'anne ca t'aspetto [...] Me diciste chillu juorno:/vaco a
ppesca a lu ccurallo,/quanno
tornno, t'aggio tutta,/t'aggio
tutta
cummiglià[...]Ma si
tuorne e io sò morta/fa na
croce de curallo/e a la fossa
de la morta,/chella croce aie
da pusà". Restando nello
stesso settore, venivano lavo-
rate anche le pietre vulcaniche
del Vesuvio e dell’Etna e “dei
camei incisi in quelle pietre
vulcaniche si adornavano le
più gentili donne d’Italia, di
Francia, d’Inghilterra e di
tutto il Settentrione”. Anche i
lavori di tartaruga e di osso
vinsero la concorrenza francese e tedesca soprattutto “per
gli smisurati pettini di unghie
di bue che debbono oggi troneggiare sul capo di ogni
donna gentile”. L’argento era
lavorato in forme che ricordavano “il gusto, l’eleganza, la
precisione di disegno onde i
nostri orafi si celebravano nell’età in cui il Cellini era maraviglia d’Italia e di Francia”;
gioiellieri come il Sarno a Napoli, seguendo un’antica tradizione che trovò il sostegno
anche di Carlo di Borbone
realizzavano lavori in oro che
“per vaghezza di disegno e solidità, vinsero negli animi
gentili delle nostre donne l’antica e matta avversione per
ornamenti non comprati a
caro prezzo sulla Senna e sul
Tamigi”.
Il castello di Matinale
Eretto dai D’Aquino ha una pianta perfettamente regolare
Linda Iacuzio
Il castello di Matinale è stato
oggetto di un saggio del ricercatore Pierfrancesco Rescio
pubblicato dall’Istituto di
Studi Atellani. Nel suo scritto
Rescio narra che la fortificazione venne eretta dai
d’Aquino nel quinto decennio
del XIII secolo sul mons Cancelli, “toponimo che individua
l’estrema propaggine occidentale dei cosiddetti Monti
d’Avella”. Le prime testimonianze certe sull’esistenza del
maniero rimontano all’epoca
angioina. La documentazione superstite, infatti, dimostra che fino al 1298 il
castello - chiamato allora
Matinale - era appartenuto a
Margherita, figlia naturale
di Federico II, andata sposa
cinquant’anni prima a Tommaso II d’Aquino, in quanto
il casale di Cancello era rientrato tra i donativi maritali.
Rescio ricorda, inoltre, che le
conoscenze riguardanti la storia del monumento si fanno
sempre più rade dopo la
prima metà del XIII secolo.
Sembra, tuttavia, che la vita
all’interno del complesso non
dovette oltrepassare di molto
il 1437, quando il fortilizio fu
occupato dalle milizie pontificie durante la guerra di successione angioino-aragonese.
Venuta meno la funzione di
fortezza e di punto strategico
- soprattutto a causa dell’avvento dell’artiglieria - il castello cadde in disuso.
Solo nel corso del XVIII secolo
i corpi edilizi che rimanevano
in piedi, ovvero l’ala nordoccidentale e le cinque torri di
cinta, vennero ripristinati per
essere adibiti a dimora di
campagna. Ciò nonostante,
sostiene Rescio, la “lettura”
architettonica della rocca voluta da Tommaso II è ancora
William Davies a Napoli
Nel resoconto dei suoi viaggi Partenope ha un posto d’onore
Lorenzo Terzi
William Davies, vissuto il XVI e il XVII
secolo, esercitò la professione di cerusico a Londra, come ricorda Giovanni
Capuano nel volume Viaggiatori britannici a Napoli tra ’500 e ’600. Nonostante ciò, ebbe una vita piuttosto
avventurosa. Imbarcatosi all’inizio del
1597 o del 1598 su una nave mercantile
in Cornovaglia, raggiunse Civitavecchia, quindi Algeri e Tunisi.
Salpata da Tunisi, l’imbarcazione di
Davies fu attaccata da sei galee del
duca di Firenze. L’intraprendente cerusico, così, si ritrovò a Livorno a lavorare
da schiavo per quasi nove anni, fino a
quando un capitano inglese non ottenne
dal duca il permesso di portarselo dietro in qualità di medico. Al rientro in
Italia, la nave fu presa di mira da pirati
inglesi, e un membro dell’equipaggio rimase ucciso. Davies, sbarcato a Livorno
con la salma, provvide autonomamente
alla sepoltura, essendo stato rifiutato il
funerale cattolico. Per questo gesto pietoso venne arrestato dall’Inquisizione e
messo a pane e acqua per 16 giorni. Fu
quindi trasferito in una prigione all’aperto, da dove un armatore inglese
riuscì a farlo fuggire. Tornato finalmente a Londra nel 1614, pubblicò il resoconto dei suoi viaggi: A True Relation
of the Trauailes and most miserable
Captivitie of William Davies, BarberSurgion of London, under the Duke of
Florence.
L’opera di Davies contiene dei capitoli
riguardanti Civitavecchia, Livorno, la
Sicilia e Napoli, questi ultimi tradotti
da Capuano nel citato volume.
La capitale del Viceregno spagnolo
viene descritta dal cerusico londinese
come “città famosa e insigne, di grande
estensione e situata vicino al mare, possentemente fortificata e munita di artiglieria sistemata in numerosi e vari
castelli, bastioni, forti”.
Napoli, aggiunge Davies, possedeva
anche molte galee e un eccellente naviglio, e davanti a essa vi era incessantemente un gran numero di navi
all’ancora. Secondo l’autore della Relation, i napoletani si mostravano “orgogliosi e altezzosi, essendo nella maggior
parte molto ricchi e sfarzosamente abbigliati”, mentre le donne erano assai
impudenti, specie per quanto concerneva “i peccati del corpo”, perché - a suo
dire - ricevevano puntualmente da
Roma il perdono e la dispensa.
possibile, tant’è che lo stesso
studioso ne ha fornito una
convincente e documentata
versione. Il castello di Matinale fu concepito con una
pianta perfettamente regolare costruita sul doppio quadrato disegnato dal cortile
interno, il cui lato misura
14,40 m, e dalla cinta (34,50
m di lato), alla quale corrispondono in posizione intermedia le quattro torri
angolari orientate sui punti
cardinali. Una quinta torre è
sistemata in posizione decentrata sul fianco nordoccidentale. Secondo Rescio “la veste
geometrica dell’impianto quadrilatero ad ali quadrangolari
ricorda molti castelli dell’epoca sveva più vicini anche
cronologicamente, come le
fortezze di Bari e Trani, in
Puglia”.
Vino biologico: da nicchia a
tendenza sempre più in crescita
Prima tra le ragioni della scelta bio il rispetto dell’ambiente
Alessia Esposito
Si abbassa il consumo totale
di vino, si innalza la curva dei
consumatori di vino biologico.
È il risultato del sondaggio
condotto da Vinitaly e Winenews sul mercato vinicolo italiano. La ricerca è stata
effettuata via web ed hanno
partecipato circa 1.300 per-
sone. L’82% ha aumentato i
consumi di vino biologico negli
ultimi tre anni, solo dell’8,8%
nel 2013, per un giro d’affari
di circa 3 miliardi di euro. Del
resto l’Italia ha il secondo
posto al mondo per superficie
biologica vitata secondo i dati
FederBio & Sinab. Come e
perché si sceglie bio? Il consumo medio è di una bottiglia
a settimana a cui si aggiunge
una platea del 12% che ne fa
un consumo maggiore. Il
prezzo medio speso è di circa
15 euro, mentre il luogo d’acquisto è spesso il produttore a
cui si rivolgono il 72% dei consumatori di vini, seguito dall’enoteca (22%) e dalla grande
distribuzione (anche qui comunque si registra un aumento degli acquisti di vini
bio del 4% con 1 milione di
litri venduti per un valore di 5
milioni di euro). Qualità a
prezzo contenuto sembra essere il segreto del successo.
Tra le motivazioni che spingono a scegliere i vini biologici
troviamo al primo posto il rispetto dell’ambiente (84%
delle preferenze), al secondo
la maggior fiducia nei controlli e nella sicurezza del biologico (12,5%) e infine perché
ritenuto più salutare (3,5%).
Proprio a proposito della sicurezza alimentare molti dei
consumatori del vino biologico
hanno dimostrato un grande
apprezzamento della normativa europea introdotta nel
2012 sull’obbligo di apporre il
siona ormai da dieci anni –afferma Giovanni Mantovani,
Direttore generale di Veronafiere - conferma una tendenza
che si può riassumere in una
maggiore
consapevolezza
della qualità e soprattutto del
giusto rapporto qualità/prezzo
da parte del consumatore
medio quando deve scegliere.
Questo richiede alla grande
logo con una foglia verde sull’etichetta per distinguere così
i vini bio dagli altri prodotti.
“L’indagine sugli acquisti di
vino nella grande distribuzione che Vinitaly commis-
distribuzione una maggiore
attenzione nella proposta, che
deve essere anche in grado di
assecondare le nuove richieste, come quella dei vini biologici”.
Da Portici il primo
kit-rilevatore di smog
Rosa Funaro
È un apparecchietto che si collega allo smartphone e permette
di monitorare “personalmente” la qualità dell’aria e i livelli di
inquinamento ambientale e addirittura individua percorsi alternativi da fare a piedi per ridurre al minimo l’esposizione a
condizioni atmosferiche non ottimali.
Il progetto è stato realizzato nel centro ricerche dell’Enea di
Portici e si chiama “Monica”, l’acronimo di: Monitoraggio Cooperativo della Qualità dell’Aria. Si chiamano in gergo “nasi
elettronici” e saranno un importante supporto per il monitoraggio della qualità dell’aria delle nostre città.
“Presto, (come ha riferito il direttore dell’Enea, Ezio Terzini),
se riusciremo a chiudere alcuni accordi di collaborazione, sarà
possibile vedere in commercio questo avveniristico sistema di
rilevamento portatile”. “Ogni cittadino potrà diventare una
sorta di centralina mobile”, dice Terzini, infatti, l’apparecchiatura sarà in grado di rilevare e acquisire dati in tempo reale,
di trasmetterli e metterli in rete, in modo che tutti potranno
usufruire delle informazioni prodotte. Costerà solo qualche
decina di euro ma sarà commercializzato solo tra qualche
anno. In tempo reale le Arpa regionali e tutti i comuni riceveranno informazioni precise ed utili così da emanare provvedimenti che potranno permettere l’abbassamento del livello dei
valori degli inquinanti, qualora fossero alti e dannosi per la
comunità. Quando le novità tecnologiche arrivano dalle nostre
parti si riempie il cuore di gioia, nonostante tutto e tutti il Sud
e la provincia Napoletana, almeno ogni tanto, mette in evidenza, anche altre cose oltre la cronaca: preparazione, Know
how, cultura tecnologica, intelligenza e soprattutto capacità
imprenditoriale e commerciale, utili alla salute di tutti i cittadini. Gli altri protagonisti del progetto sono gli ingegneri Girolamo di Francia e Saverio de Vito del prestigioso centro
porticese.
Ecorimedi fai da te: deodorante al bicarbonato
I prodotti per il corpo inquinano. Fanno male all’ambiente sia i componenti usati
nelle industrie sia i contenitori
usa e getta trasportati da litanie di enormi convogli alimentati a petrolio. Ma le
alternative esistono. Ognuno
a casa può preparare un ottimo deodorante completamente biodegradabile usando
un unico prodotto economico e
semplicissimo da trovare: il bicarbonato di sodio.
Il processo di preparazione è
estremamente facile da seguire. Innanzitutto si scioglie
il bicarbonato in acqua fino a
far saturare la soluzione, si
continua a girare, cioè, fin
quando sciogliere ulteriore bi-
carbonato in acqua è impossibile per le leggi della fisica.
Per essere sicuri di aver portato la soluzione a saturazione
teniamo una quantità sovrabbondante di bicarbonato in
acqua per alcune ore o facciamo bollire e poi aspettiamo
che il tutto torni a temperatura ambiente. A questo
punto dobbiamo filtrare per
allontanare l’eccesso di soluto
e il gioco è fatto, abbiamo preparato il nostro deodorante
ecocompatibile tra le mura di
casa sia a costo che a chilometro zero.
È un prodotto particolarmente
adatto per chi soffre di irritazioni e cisti a causa del conte-
nuto elevato di etanolo dei
deodoranti tradizionali. Il pH
leggermente basico rispetta e
protegge la pelle. È una buona
occasione per riusare gli
spruzzini dei vecchi deodoranti invece di buttarli.
Per modificare l’aroma possiamo aggiungere ogni tipo di
olio essenziale seguendo i dettami dei nostri gusti personali. Un’avvertenza: essendo a
base di acqua il nostro deodorante fai da te tende ad imputridire in un mesetto, è quindi
importante averne a disposizione sempre fresco rinnovando il composto con una
certa frequenza o scegliendo
di conservarlo in frigorifero.
S.A.
Oggi basta prendere un caffè per aggiustare le cose
Nascono i Repair Cafè contro l’obsolescenza programmata
Cristina Abbrunzo
Se vi siete mai trovati al telefono con un rappresentante
del servizio clienti che vi dice
che costerebbe di più riparare
il vostro elettrodomestico invece di acquistarne uno
nuovo, allora conoscete bene il
concetto di «obsolescenza programmata».
Da parecchi anni ormai dilaga un consumismo sfrenato
e stiamo perdendo l’abitudine
a riparare quello che si rompe
preferendo sostituire gli oggetti non più funzionanti con
altri nuovi, sia perché non abbiamo più molto tempo a disposizione, sia perché i
produttori fanno in modo che
un articolo duri un periodo
prestabilito e sia più conveniente sostituirlo che ripararlo. Si fa in modo che i pezzi
di ricambio siano introvabili o
troppo costosi e che lo stesso
intervento tecnico si riveli diseconomico.
Ma oggi siamo in tempo di
crisi e questa tendenza ha
l’obbligo di essere messa in discussione.
Non possiamo più permetterci l'obsolescenza programmata, per esigenze di
sostenibilità economica nonché ambientale.
Gli ultimi dati raccolti dell'Agenzie per l'ambiente rivelano che gli acquisti di
apparecchi elettronici sono
aumentati di sei volte tra il
1990 e il 2007, mentre nello
stesso periodo la spesa per le
riparazioni è scesa del 40%. Il
44% degli oggetti elettronici
finisce in discarica senza neanche un tentativo di riparazione.
Un aspetto positivo è che, il
delicato momento storico economico fa sì che le persone
tendano ad essere più solidali
fra loro, cercando anche di
escogitare dei metodi alternativi per venirsi incontro, reciprocamente. Una delle ultime
iniziative è il Repair Cafè di
Amsterdam, in Olanda, un
vero e proprio Caffè, dove le
persone portano a riparare
elettrodomestici o altri oggetti
di casa gratuitamente, ricevendo anche un tè o un caffè
con dei biscotti. L’iniziativa
parte dalla volontà di eliminare i rifiuti e dal piacere di
aiutare il prossimo.
Tutto ha inizio dall’intuizione
di una ex giornalista olandese, Martine Postma che
dopo la nascita del suo secondo figlio, prende coscienza
di quante cose oggi vadano
buttate, nonostante potrebbero ancora essere utili a
qualcuno. Due anni e mezzo
fa nasce così la Repair Cafe
Foundation, finanziata dal
governo olandese con 400.000
euro che sono serviti per fare
pubblicità e acquistare un autobus con cui andare in giro a
riparare oggetti rotti. Attualmente i Repair Café sono diventati numerosissimi in
territorio olandese e non solo;
oggi è possibile trovarne
anche in Francia, nel Regno
Unito, in Belgio, Canada,
Stati Uniti e, anche se lentamente, sembrano fare capolino anche in Italia.
I Repair Café sono dei luoghi
di incontro tutti dotati di vere
e proprie postazioni di lavoro,
di un’officina munita di attrezzi come saldatrici, cacciaviti, compressori, chiavi
inglesi, macchine da cucire e
strumenti di precisione e di
una libreria specializzata con
volumi e riviste scientifiche
sul bricolage. Si tratta di coffee shop, associazioni culturali o sedi di fondazioni aperti
a tutti, dove gratuitamente o
dietro donazioni volontarie
personale qualificato e appassionati del do it yourself (fallo
da solo) aiutano a riparare oggetti rotti di vario tipo, davanti a un dolce o a una tazza
di tè.
Il progetto favorisce inoltre lo
scambio dei saperi. Infatti, chi
porta un oggetto da riparare
in questi Caffè, diversamente
da come succede quando si va
in un negozio, non lascia lì
l’oggetto e va via. Anzi, assiste, impara, scambia due
chiacchiere, aiuta con le proprie mani e va via soddisfatto
per aver trascorso il tempo
coltivando la propria cultura
del “fai da-te”.
L'intenzione non è quella di
sostituirsi ai professionisti del
settore o di entrare in concorrenza con i centri di riparazione ma, al contrario, di
sostenerli diffondendo il più
possibile la cultura del recupero.
L’esperienza italiana dei repair cafè
Consigli per aumentarne la diffusione
E in Italia? Come spesso, ahimé, capita il nostro Paese fa un po’ fatica ad adeguarsi ai
cambiamenti e alle innovazioni. Il fenomeno
dei Repair Cafè non ha ancora trovato ampia
diffusione nel nostro territorio. Qui da noi
l'esempio che più si avvicina a questi utili
luoghi d’incontro è la ciclofficina, dove gratuitamente si può portare la bici da aggiustare, o magari portare pezzi di ricambio di
biciclette in buono stato che potrebbero essere utili per altre biciclette. Ad oggi, di veri
e propri Repair Café ce ne sono a Pisa e Vignola (Modena). A Bari, invece, per iniziativa del Comune, è stato avviato con successo
il progetto Brand:Gnu, cioè vecchi computer
altrimenti destinati al macero rivitalizzati
con software open source e venduti ai cittadini a cinquanta euro.
La Repair Cafè Foundation non aspetta altro
che qualcuno si faccia avanti anche nella nostra zona per realizzare queste iniziative e
fornisce assistenza a chi infatti è interessato
a creare propri punti d’incontro mettendo a
disposizione delle istruzioni di base e se necessario una consulenza.
I vantaggi di aderire al progetto sono molteplici: non solo si possono aggiustare beni
rotti, ma si ha l’occasione di imparare un mestiere sorseggiando una tazza di caffè.
Di seguito un breve vademecum per chi fosse
intenzionato ad aprire un Repair Cafè:
1. Ottenere la Starter Kit
Per mantenere un legame con la Repair Café
Foundation’s e costruire insieme una rete di
caffè delle riparazioni attivi con tutte le informazioni facilmente accessibili in un unico
luogo, il primo passo è leggere il pacchetto di
notizie raccolte nel sito di repaircafe.org.
2. Trovare uno spazio
Una volta che vi siete introdotti nella casa
madre del Caffé e avete familiarizzato con le
loro linee guida di base, è il momento di testare le acque nel vostro giardino e di mettersi alla ricerca di uno spazio adatto da
dedicare all’iniziativa.
Un buon modo per cominciare è chiedere alle
organizzazioni non-profit, all’amministrazione locale, alle scuole o alle chiese del luogo
se hanno uno spazio che possono mettere a
disposizione anche solo per un pomeriggio a
settimana o nei weekend.
3. Individuazione dei riparatori e delle attrezzature
È impossibile riparare giocattoli, stampanti
o phon senza le persone che sanno come
farlo. E soprattutto senza alcuni pezzi vitali,
come i tavoli da lavoro e strumenti. Se riuscite a coinvolgere i riparatori nella vostra
comunità, è probabile che avranno alcuni
degli strumenti necessari e/o sapranno indicarvi la giusta direzione per individuarli. Invitare tutti a un primo brainstorming non
solo aiuta a capire la logistica, ma costruisce
lo spirito di condivisione che definisce i Caffé
delle riparazioni.
C.A.
L AVORO E PREVIDENZA
Renzi e la “strana coppia”
Eleonora Ferrara
Senza alcun dubbio, la sicurezza
che traspare da ogni atteggiamento del premier, non lascia
alcuna incertezza in tutti noi nel
ritenere che si tratta di una persona decisa ad andare avanti
senza problemi, con la piena
consapevolezza di rischiare lo
scontro con le parti sociali.
In effetti, la politica di Renzi è
del tutto improntata a quell’europeismo merkelliano fatto di
mini jobs e di drastiche riforme.
Frasi ad effetto come: “Da mercoledì tagliamo le tasse Sindacati contro? Noi andremo
avanti”, oppure “Tra un mese
prenderemo in mano la riforma
della Pubblica amministrazione, per scardinarla completamente. Lì vedremo il derby
palude contro torrente, conservazione contro innovazione.
Sarà durissima, la vera battaglia. Al confronto la “strana coppia” Camusso-Squinzi contro il
governo sarà solo un leggero antipasto” , lasciano, al contempo
ammirati e timorosi di non potercela fare. È innegabile che,
da buon toscano, Renzi non si
privi di arricchire i suoi discorsi
con argute, pungenti frecciatine
lanciate all’indirizzo di chi ha
orecchie per sentire. Le ultime
sono indirizzate ai leader di Cgil
e Confindustria, nel momento in
cui spiega, che la vera scommessa sia quella di “togliere per
la prima volta alla politica e restituire ai cittadini e alle imprese”, e a Camusso e Squinzi
che si oppongono, risponde, in
modo deciso “ lo ritengo un ottimo segnale che siamo sulla
strada giusta”. Quindi aggiunge, ancora con lo stesso sarcasmo, che culturalmente lo
colpisce questa strana assonanza tra il capo dei sindacati e
il capo degli industriali.
Al riguardo, la metafora adottata da Renzi è, quanto mai, incisiva, “uno scontro tra palude
contro torrente impetuoso” e
spiega che “chi in questi anni ha
fatto parte dell’establishment,
vive con preoccupazione i cambiamenti di merito e di metodo.
Soffrono il fatto che si facciano
le riforme senza concordarle con
loro. Ma se queste riforme aiutano imprese e famiglie e colpiscono i politici, io vado avanti”.
A questo punto è evidente che
proprio in questo si sostanzi la
politica del fare e ogni dubbio, in
merito, è fugato allorquando si
intuisce che il premier intenda
scardinare l’impianto della P.A.,
partendo dalla riforma delle
Province,che darebbe l’avvio ad
una serie di esemplificazioni burocratiche. In effetti, questo programma è molto ambizioso, non
riscontrando il favore dei poteri
forti, ma si ammira, in ogni
caso, la determinazione di Matteo Renzi, specialmente quando
afferma che “Ecco perché abbiamo voluto cominciare proprio
dalla politica: perché solo riformando se stessa, la politica avrà
le carte in regola per chiedere a
tutti gli altri di cambiare”.
Guglielmo Epifani, già segretario generale della CGIL, nonché
già segretario del PD, intervistato dalla giornalista Lucia Annunziata ha sottolineato,
rispondendo alla considerazione
“Renzi se ne frega del sindacato”
che “Per una forza di centrosinistra il dialogo con le parti sociali
è una condizione fondamentale,
bisogna mantenere un filo di
dialogo”e ancora “Il governo non
deve fare quello che dicono le
parti sociali ma ascoltare quello
che dicono sì”.
L’auspicio, quindi, da parte di
tutti e quello di trovare la giusta
convergenza sui problemi reali
della nostra società, in questo
particolare momento di crisi generale.
Viaggio nelle leggi ambientali
INQUINAMENTO ACUSTICO
Nella sentenza del 14 marzo
2014, n. 12274 la Cassazione
ricorda la distinzione tra rumore molesto da attività lavorativa che supera i limiti di
legge, oggetto di sanzione
amministrativa - articolo 10,
L.447/1995, legge quadro sull'inquinamento acustico - e
rumore scaturente da attività di impresa realizzata
con abuso di strumenti lavorativi. Nel caso di specie l'imprenditore condannato aveva
esercitato attività notturna
all'aperto, quindi non nello
stabile industriale, vicina
alle abitazioni senza prendere alcuna precauzione per
limitare il rumore. In conclusione una volta accertato che
il rumore molesto che deriva
da attività di impresa sia
realizzato con abuso di strumenti lavorativi, siamo nel
campo del reato di disturbo
alla quiete delle persone (articolo 659, comma 1, C.p.) e
non nella fattispecie depenalizzata dalla legge quadro
sull'inquinamento acustico.
Trattasi in altre parole di rumore derivante da attività
lavorativa esercitata con modalità improprie per il quale
scatta il reato penale.
INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO
Nasce il Catasto nazionale
delle sorgenti dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici
e
delle
zone
territoriali interessate al fine
di rilevare i livelli di campo
presenti nell'ambiente.
Lo prevede il Decreto del Ministero dell’Ambiente 13 febbraio 2014. Il provvedimento,
in vigore dall'11 marzo 2014,
è emanato ai sensi della
Legge 36/2001 (Legge quadro
sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici).
Il Catasto nazionale permette la produzione di informazioni per le attività di
monitoraggio e controllo am-
bientale necessarie, tra l'altro a: consentire di costruire
indicatori ed indici di esposizione che forniscano la rappresentazione più efficace
dello stato ambientale; essere di supporto per pianificare l'installazione di nuove
sorgenti; fornire supporto
alle pubbliche Amministra-
zioni in sede di autorizzazioni edilizie in relazione alle
fasce di rispetto ex articolo 6,
comma 1 Dpcm 8 luglio 2003
(50 Hz). Gestione e realizzazione del Catasto nazionale
spettano al Ministero dell’
Ambiente che si avvale dell'Ispra.
A.T.
A CHE GIOCO GIOCHIAMO NOI PRIMATI
C'È UNA CREPA IN OGNI COSA. ED È DA LÌ CHE ENTRA LA LUCE. Leonard Cohen
Andrea Tafuro
Nell’antichità i restauratori
romani, quando dovevano risanare le statue rovinate,
mettevano nelle crepe della
cera, per mimetizzare le ferite
della statua. Le statue importanti, però, non venivano riparate, perché si riteneva
avessero un valore proprio,
crepe incluse. Erano statue
sine cera: sincere.
A coloro che ci amano e che
amiamo chiediamo semplicemente di essere sinceri. Non
sarà perchè la sincerità vuole
spingerci a mostrare le nostre
crepe?
A proposito! Vi siete mai chiesti perché il bacio alla francese è diventato un simbolo
della passione amorosa?
E’ vero siete immersi in una
cultura in cui non si può essere meno che perfetti, invece
sto assaporando sempre di
più, nella mia vita, che la particolarità sta più in ciò che
non abbiamo che in ciò che abbiamo.
Quanto impegno nel riempirci
di cera davanti a chi amiamo,
abbiamo paura che, sfregiati,
non ci amino più! Tendiamo a
stroncare sul nascere quella
domanda intima: “C’è qualcuno
relazioni sociali umane, mi invoglia a prendere spunto
dalla vita quotidiana delle
scimmie.
Questi primati testano la fedeltà del partner, sono deferenti nei confronti dei soggetti
più forti. I maschi fanno gli
sbruffoni e le femmine si comportano da smorfiose… ecco
siamo parenti...
Friedrich Nietzsche diceva:
“In passato foste scimmie, ma
ancor oggi l'uomo è più scimmia di qualsiasi scimmia”.
Maestripieri fa ben capire che
gli studi biologici fatti sulle
scimmie accorciano di molto
la distanza tra noi e i vostri
cugini che stanno ancora sugli
alberi. Lo scienziato... è biologo evolutivo dell'Università
di Chicago... ci fa vedere con
dovizia di esempi, come la
gran parte dei nostri comportamenti non si discosti poi
molto da quelli visibili in un
branco di babbuini. Ecco,
tanto per dire, prendiamo i
pendolari stipati in treno, a
nessuno piace essere rinchiuso, costretto a breve distanza da un estraneo, allora
scattano piccoli gesti inconsci:
non ci si guarda negli occhi, si
sta in un angolino, si parla,
nella migliore delle ipotesi,
disposto ad accogliermi pacchetto completo, sine cera?”.
Riconoscetelo, il vostro desiderio più intimo è di trovare
un tu davanti a cui, con pudico tremore, scoprire le vostre crepe.
Per imparare come si fa,
Dario Maestripieri in: A che
gioco giochiamo noi primati.
Evoluzione ed economia delle
del più e del meno. Se si osservano due scimmie messe in
una gabbia stretta fanno esattamente lo stesso, anche se la
chiacchieratina assume la
forma del grooming, ossia lo
spidocchiamento reciproco.
Un combattimento tra Macachi Rhesus, ad esempio, può
facilmente avere esiti mortali,
allora, fin che resistono, le
scimmie non si guardano, poi,
se proprio non si può evitare,
si spulciano a vicenda per dimostrarsi non aggressive, infatti se le scimmie un po' si
conoscono con la spulciatura
dipende dai rapporti di forza.
Se voi salite in ascensore col
vostro direttore sarete voi a
sentirvi in dovere di dare
una… spulciata al capo. Beh
direte, ma questa è la base.
Esistono situazioni molto più
complesse, ad esempio, quando
qualcuno cerca di farsi strada
in un'agenzia ambientale, le tre
principali strategie di carriera
sono: lenta prudente ascesa,
attacco alla baionetta al potere o machiavellico studio
degli equilibri, sono gli stessi
percorsi che sono alla base
della vita di un qualunque
gruppo di scimmie.
I babbuini creano alleanze e
bande per prendere il potere
nei loro grandi branchi, vince
chi conquista la fiducia degli
altri, chi si crea un claque di
sostenitori devoti, disposti a
rischiare la vita in combattimento per lui. Ah!, nel caso
dei babbuini, i maschi come
fanno a dimostrare la loro fiducia nel leader? Accettano
uno strano rituale in cui i vari
alleati si palpeggiano reciprocamente i testicoli in segno di
fiducia. Insomma anche
l'espressione “lo tiene per le
p...” può essere retrodatata di
qualche milione di anni.
Anche cose moderne come il
nepotismo e la raccomanda-
zione non sono proprio roba
nuova. In molti branchi poter
contare su un fratello ai piani
alti del potere aiuta, tra i macachi chi ha una madre potente impara di più e mangia
meglio… alla faccia della meritocrazia. A questo punto vi
potrebbe venir voglia di rifugiarvi nei sentimenti dolci
come l'amore, ma Maestripieri non vi rende facile nemmeno questa via di fuga.
Molte scimmie, come l'orango,
sono meno sentimentali di
noi, il maschio fa la sua cosa e
poi molla il pargoletto alla
femmina, che per lui è solo
una sporadica compagna. Ma
tutte le scimmie che hanno
cuccioli con lo sviluppo lento e
quindi da allevare in due, optano per la coppia e allora è
tutto un fiorire di regali, sondaggi demoscopici per vedere
se il partner è fedele, spidocchiamenti reciproci per rinsaldare il legame e sbruffonate.
Sì sbruffonate! I maschi iniziano a fare cose senza senso
compreso stuzzicare i predatori, l'equivalente di comprarsi un possente suv da
granturismo, per far vedere
alle femmine che sono i tipi
giusti. E le femmine cosa
fanno? Quello che fanno le
femmine umane, flirtano col
palestrato di turno e poi
vanno a cercarsi uno capace di
tenere al sicuro i cuccioli.
Tutto ciò mi rassicura, perchè
siamo furbi come scimmie…
non proprio. In un piccolo
branco di primati, come le
chiese, tutti osservano e tutti
giudicano, quindi conviene essere onesti, provate a mettere
i libretti dei canti sui banchi e
poi ditemi quanti non li portano via… il grande fratello è
la scimmia dentro di noi.
Vi prego! Fate saltare quella
benedetta cera per sopportare
le ferite di guerra che la vita
ci dona sempre in abbondanza, scoprirete che sono le
aste con cui sollevare il
mondo, diventeranno le feritoie da cui passa la nostra Libertà.
Non voglio ricoprire di cera ciò
che la Grazia ha demolito,
perchè quando sarò davanti a
Lui voglio essere giudicato
perchè ho giocato sine cera nel
torneo dell’esistenza.
Partecipa al dibattito inviando
un commento all’indirizzo:
[email protected]
Foto di Fabiana Liguori
27.03.2014 – Settima edizione di “EnergyMed” alla Mostra d’Oltremare di Napoli
Mostra Convegno sulle Fonti Rinnovabili e l’Efficienza Energetica nel Mediterraneo