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Aprile - Cgil

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Anche su internet: www.marche.cgil.it/spi
Spirito di gruppo
aprile 2014
LiberEtà
Marc he
M
Suppl. a LiberEtà n. 4/2014 mensile del Sindacato pensionati italiani
della Cgil direttore responsabile Giorgio Nardinocchi / a cura dello Spi Cgil
regionale Marche Tariffa R.O.C. - Poste Italiane S.p.A. - Sped. in abb. postale - D.L. 353/2003 (convertito in Legge 27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 1, DCB Roma
in queste pagine
Intervista a Emidio Celani, segretario generale Spi Cgil Marche
Il congresso Cgil
e la vertenza sanità
D
ue sono i temi che
si intrecciano in
questo numero di
Spirito di Gruppo: il congresso della Cgil e i risultati
delle lunga vertenza con la
Regione Marche sulla sanità
e sull’integrazione sociosanitaria.
Il percorso congressuale
dello Spi regionale si è ormai concluso, dopo aver
esaurito le assemblee di
base, i congressi di Lega e
quelli provinciali. Di quanto
è accaduto in questa lunga
fase, ci racconta Emidio
Celani, segretario generale
della categoria, nell’intervista di prima pagina raccolta da Federica Buroni.
Diamo molto spazio ai
risultati della vertenza regionale con un articolo del
segretario generale della
Cgil, Roberto Ghiselli, che
illustra l’importanza politica
degli accordi. Pubblichiamo
poi delle schede riassuntive
degli accordi stessi che ne
spiegano sinteticamente i
contenuti. Sull’argomento
ospitiamo anche dei commenti che provengono dalle
articolazioni territoriali dello Spi.
Importante nella quarta
di copertina la denuncia di
quanto accaduto all’uliveto
della Fattoria della libertà
a Isola del Piano (Pu).
«Le priorità? Lavoro e pensioni»
■ di Federica Buroni
C
ongresso, crisi e prorità: il segretario generale Spi Cgil Marche,
Emidio Celani, tira le somme di
questa intensa fase del sindacato.
A congressi finiti, qual è il bilancio
dello Spi Marche?
<È sicuramente un bilancio soddisfacente, per lo sforzo organizzativo e quindi
segue a pag. 3
Nonno Nello
di Marco Pizzuti
Sul numero di aprile di
■ Primo piano
Il sindacato
che verrà.
Dal Piano
del lavoro
al nuovo welfare
■ 19° congresso
Spi Cgil
Una tribuna
per dire la propria
I temi più dibattuti
nelle assemblee
ORGANIZZAZIONE
Congressi / Grande partecipazione
alle assemblee del sindacato Spi Cgil
■ di Elio Cerri
congressi (assemblee di base)
si sono conclusi con l’ultima
assemblea che si è tenuta sabato 22 febbraio 2014.
Dai dati conclusivi possiamo fare
una prima valutazione del lavoro
svolto, dal quale risulta una elevata
partecipazione alle nostre assemblee,
un dibattito in cui si è evidenziato
un forte interessamento per i problemi politici-sindacali e quelli più
marcati di carattere personale.
Il dato più confortante che ci ha
indotto a scrivere queste poche
righe è quello relativo alla elevata
partecipazione al voto: infatti i votanti sono stati 16.255 e ciò ha per-
Tabella 1
Ancona
Ascoli Piceno
Fermo
Macerata
Pesaro
Totale
iscritti
coinvolti
assemb.
31.634
13.338
11.903
24.044
31.245
112.164
31.452
11.492
9.958
24.032
26.421
103.355
68
26
25
60
141
320
votanti
5.947
1.587
874
3.129
4.718
16.255
% vot.
su iscritti
18,799
11,898
7,343
13,014
15,100
14,492
% vot.
su coinvolti
18,908
13,810
8,777
13,020
17,857
15,727
Partecipazione al Congresso dello Spi delle Marche del 2010
Assemblee
di base
Ancona
Ascoli Piceno
Fermo
Macerata
Pesaro
Totale
2
base sono stati presentati e discussi
due documenti: uno che ha come
primo firmatario il segretario Susanna Camusso e il secondo documento che fa riferimento a Giorgio
Cremaschi. Nello Spi Cgil i pensionati che hanno partecipato al voto
hanno scelto il documento uno che
ha raccolto il 98,70% dei consensi
contro il documento due che si è attestato all’1,30%.
È un risultato che carica di responsabilità tutto il gruppo dirigente; dovremmo raccogliere tutte le
forze per realizzare gli obiettivi contenuti nel documento che fa riferimento alla Camusso e con quello
integrato, per le parti di stretta pertinenza dei pensionati, proposto
dallo Spi nazionale.
Partecipazione al Congresso dello Spi delle Marche del 2014
Assemblee
di base
Tabella 2
messo di superare di oltre 20% sul risultato conseguito nel congresso del
2010 (ved. Tabella).
Ciò è ancora maggiormente positivo se si considera che, sul risultato finale, ha inciso una platea di
iscritti più ridotta rispetto a quella
del precedente congresso in quanto
da 20 leghe presenti nel territorio
marchigiano siamo passati a 19 in
quanto la lega dell’Alta Valmarecchia è passata nel territorio di Rimini portandosi con sé circa 1.200
iscritti.
Il raggiungimento di questo risultato è stato determinato dal forte
impegno profuso da quanti operano
nelle leghe, che sono una risorsa
fondamentale per l’intera Cgil.
Nelle assemblee congressuali di
iscritti
coinvolti
32.685
13.141
11.673
23.063
32.298
112.860
32.685
11.807
10.322
23.061
31.241
109.116
assemb.
68
32
30
59
190
379
votanti
4.354
1.222
589
2.469
4.408
13.042
% vot.
su iscritti
13,321
9,299
5,046
10,705
13,648
11,556
% vot.
su coinvolti
13,321
10,350
5,706
10,706
14,110
11,952
DALLA PRIMA PAGINA
«Le priorità? lavoro e pensioni»
segue da pag. 1
per l’impegno che i nostri attivisti hanno saputo dare,
per la partecipazione abbastanza rilevante dei pensionati
alle assemblee predisposte, per il dibattito ricco, appassionato, schietto e vivace della nostra gente. In una fase
dove i populismi dilagano è stato un momento importante
di democrazia che purtroppo ha pochi raffronti. Arrivare,
di fatto, a questo appuntamento con un documento
della Cgil unitario e con il contributo al dibattito congressuale dello Spi “La forza del nostro viaggio” ha avuto
la funzione di presentare riflessioni su come si pone il
sindacato di fronte alla crisi, cosa deve continuare a
fare e in cosa deve cambiare, come può rappresentare
chi non ha voce, lavoro, diritti, welfare, in sintesi come
cambiare il modello di società>.
Le priorità da rilanciare in questo ennesimo anno
di crisi?
<Sicuramente il lavoro e le pensioni. In tutte le assemblee gli interventi hanno posto il problema drammatico
del lavoro, di chi lo ha perso e non sa come andare
avanti, di quanti, specialmente giovani, non lo trovano e
nella disperazione vedono sempre più nell’emigrazione
una via di uscita da una prospettiva di disagio e miseria.
Il grido lanciato, un misto di rabbia e delusione, vede la
stragrande maggioranza delle famiglie vivere in solitudine
il dramma della disoccupazione in un contesto di assordante silenzio della politica e delle istituzioni. L’altro
tema è quello delle pensioni, di chi la percepisce e vede
ogni mese ridursi la sua capacità di spesa, di chi pensa
di poterci andare e vede allontanarsi drasticamente
una tappa importante della propria vita già programmata,
e dei figli e nipoti che probabilmente potrebbero non
vederla più in un clima crescente di estrema sfiducia
nel sistema.
Rilanciare oggi il tema del lavoro partendo dalla
proposta della Cgil del Piano del Lavoro e mettere mano
alla riforma Sacconi-Fornero sono le priorità che vengono
chieste con forza al sindacato, pena la perdita di rappresentatività e di consenso. E al sindacato si chiede di
sviluppare una proposta concreta sorretta con una forte
azione di mobilitazione e di lotta nei confronti della
politica e delle istituzioni>.
Le distorsioni del sistema sanitario e l’insufficienza
delle prestazioni sociali e socio-sanitarie per effetto
delle politiche dei tagli lineari aprono forti e pesanti interrogativi.
Le liste d’attesa sempre più insuperabili se non si fa
ricorso a prestazioni a pagamento, un sistema che concentra l’attenzione sui temi dell’acuzie trascurando le
cronicità e quindi la qualità della vita quotidiana ne
mette fortemente in discussione il carattere solidale e
universalistico.
Un intervento radicale che affronti concretamente il
tema dell’invecchiamento attivo e della non autosufficienza
non è più rinviabile specialmente oggi che vede crescente
il fenomeno della povertà assoluta>.
E per le Marche?
<Questi temi sono presenti anche nella nostra regione
che, come tutti sappiamo, vanta un alto livello di
longevità, dove le pensioni sono mediamente più basse,
e la non autosufficienza è caricata principalmente sulle
spalle delle famiglie>.
Dal congresso, cosa è emerso in particolare per
migliorare la condizione di anziani e pensionati?
<Il tema della salute è stato un argomento ricorrente.
Nella consapevolezza che la meta di un’ aspettativa
di vita più longeva è alla portata di molti assume un
valore significativo se vissuta bene e in salute.
3
RAPPORTI CON LA REGIONE
L’intesa sulla sanità: i documenti
In questi ultimi mesi, il sindacato ha impegnato la Regione Marche in una serie di confronti sull’organizzazione
della sanità e del sociosanitario da cui sono scaturiti, di volta in volta, quattro importanti documenti che
proponiamo. Essi sono frutto di un serrato negoziato sorretto da momenti di mobilitazione e di lotte.
L’accordo del 13 dicembre 2013 tratta delle politiche di bilancio a sostegno del lavoro e della coesione
sociale. Riconferma l’invarianza di spesa sulle politiche sociali e impegna risorse per le Residenze
Protette per anziani.
Il verbale d’incontro del 20 gennaio 2014 è relativo al riallineamento delle rette delle Residenze
protette per anziani.
Il Protocollo programmatico del 17 febbraio 2014 detta le regole del processo di riorganizzazione in
campo sanitario e socio-sanitario. In esso sono indicate la realizzazione di circa 40 Case della salute,e
l’incremento di servizi e posti letto per Residenze Protette per anziani e per i disabili e per i malati
psichici. Vengono anche previsti interventi per ridurre le liste d’attesa e il potenziamento dell’Adi.
Il verbale d’incontro del 21 febbraio 2014 prescrive l’esenzione ai lavoratori colpiti dalla crisi e loro
familiari dalla compartecipazione alla spesa per le prestazioni specialistiche ambulatoriali.
Accordo del 13 dicembre 2013
Verbale d’incontro del 20 gennaio 2014
“Politiche di bilancio a sostegno del lavoro e della
coesione sociale”
“Applicazione dell’accordo del13.12.2013 relativamente al riallineamento delle rette delle Residenze
Protette per anziani”
T
ratta dell’introduzione di provvedimenti anticrisi nelle scelte di bilancio 2014/2016: viene
concordata l’invarianza della pressione fiscale sulle
persone fisiche, quella sulle risorse per le politiche
sociali e quella delle risorse per il Trasporto Pubblico
Locale.
Viene creato un fondo per 2014 di 7,2 milioni di
Euro per la ricollocazione dei lavoratori disoccupati,
per il sostegno ai lavoratori precari e agli studi per i
figli dei lavoratori in difficoltà e per l’esenzione dei
ticket sanitari per i lavoratori in cig, solidarietà, disoccupati. All’attivazione del progetto “Garanzia per
i giovani” vengono destinati 20 milioni, mentre a sostegno all’affitto per famiglie in difficoltà sono stanziati 2,0 milioni.
Infine l’accordo sancisce che per la compartecipazione sanitaria alle rette per accedere alle Residenze Protette saranno spesi 3 milioni per il 2013 e
4,5 milioni per l’anno successivo.
4
L
a Regione s’ impegna a quantificare gli eventuali
risparmi derivanti dalle gestioni degli anni 2010,
2011, 2012 e a procedere all’adozione di un atto regionale che preveda la ridefinizione dei tempi di riallineamento, da spostare nell’anno 2014.
Viene stabilito l’obbligo della restituzione ai cittadini della quota parte della retta pagata impropriamente. Si riconferma il diritto alla libera scelta
dell’utente nell’usufruire delle stesse, con costi distinti
dalla retta limitando al massimo la discrezionalità
dell’ente gestore nel definire le prestazioni aggiuntive.
È affidato all’Asur il compito di procedere ad uno
scrupoloso monitoraggio sugli enti gestori circa la
reale entità dell’assistenza infermieristica e OSS offerta nell’anno 2013 e di quella che si intende offrire
nell’anno 2014 e quello di di verificare il reale importo
complessivo necessario per incrementare il livello assistenziale articolato nelle due annualità.
RAPPORTI CON LA REGIONE
Il protocollo programmatico del 17 febbraio 2014
N
ella Casa della Salute (CdS) s’individua il luogo
principale del sistema di cure primarie all’interno del quale realizzare l’integrazione fra rete ospedaliera e territorio, quella fra politiche della salute e
politiche sociali e la “sanità d’iniziativa”
Residenzialità e semi-residenzialità, domiciliarità
Nella logica di riequilibrio territoriale le parti condividono di realizzare nel 2014 l’obiettivo di rafforzamento
delle attività attraverso l’adeguamento dei livelli di
assistenza ai livelli standard previsti per quanto
concerne i minuti medi di assistenza e le tariffe. In
particolare per quanto riguarda in particole le Residenze
protette, previa verifica degli impegni a carico degli
Enti gestori, si procederà alla copertura delle quote
economiche di pertinenza sanitaria. Allo scopo sono
previsti tre milioni di euro per il 2013 (termini e
modalità del verbale del 20-01-2014) mentre la
copertura a 33 euro giornalieri è in ogni caso garantita
a partire dall’1 gennaio 2014.
Si prevede di convenzionare ulteriori 200 posti di
Residenze protette per anziani. Vengono destinati
1.800.000 euro per aumentare di 150 posti (tra residenzialità e semiresidenzialità) le varie aree di intervento
(anziani, disabilità, salute mentale, dipendenze, minori,
adulti, altri). Inoltre si conviene di aggiungere 100
posti letto alla disponibilità per disabili psichici per recuperare l’attuale mobilità passiva nel settore.
Entro il 31/03/2014 l’Asur fornirà un crono programma descrittivo del potenziamento del servizio
Adi, completo delle risorse umane/finanziarie e delle
dotazioni strumentali che saranno investite per tale
adeguamento.
Il protocollo contiene inoltre l’impegno della Regione
a valutare l’impatto sull’utente della nuova ripartizione
tra quota sanitaria e quota sociale degli oneri nelle
rette per le prestazioni socio-sanitarie diurne e residenziali. Laddove si verificassero variazioni a carico
dell’utente la Regione interverrà a favore delle famiglie
con reddito basso e medio, sulla base dell’indicatore
Isee.
Liste d’attesa e prevenzione
Per contribuire alla riduzione del fenomeno la Regione si impegna a verificare il rapporto fra l’attività
istituzionale e quella “intramoenia”. Per le prestazioni
specialistiche appropriatamente richieste e non soddisfatte nei tempi (U-Urgente, B-Breve, D-Differita, PProgrammata), verrà incrementata l’offerta attraverso
un aumento dei tempi di utilizzo delle strumentazioni
diagnostiche.
Per l’area della prevenzione collettiva c’è l’impegno
di raggiungere l’effettiva assegnazione ed utilizzo delle
risorse destinate anche con la definizione di un apposito
crono programma.
Case della salute: la mappa
D
imensionamento della rete
delle Case della salute
11 strutture esistenti adeguate
agli standard: Urbania – Urbino,
Mondolfo, Arcevia, Castelfidardo, Cupramontana, Filottrano, Jesi, Moie,
Monteurano, Montefiore – Ripatransone, Offida.
13 strutture derivanti dalla riconversione dei piccoli ospedali (Dgr
735/2013): Cagli, Fossombrone, Sassocorvaro, Chiaravalle, Loreto, Cingoli,
Sasso Ferrato, Treia, Recanati, Tolentino, Matelica, Montegiorgio, S.
Elpidio a Mare.
La rete delle CdS, deve coinvol-
gere tutto il territorio regionale e
quindi andranno realizzate ex novo,
anche nei centri urbani più grandi,
almeno12-15 strutture in modo da
assicurare la presenza in ogni Distretto, di CdS di vario tipo, in rapporto al fabbisogno individuato e nel
rispetto di un’armonica distribuzione
sul territorio.
Possibili (non definite dalla Regione ma probabili dal nostro punto
di vista): Pesaro, Fano, Ancona, Senigallia, Osimo, Fabriano, Falconara
M., Macerata, Civitanova Marche,
Fermo, Porto Sant’Elpidio, Ascoli Piceno, San Benedetto del Tronto.
5
RAPPORTI CON LA REGIONE
Intervista a Roberto Ghiselli, segretario Cgil Marche
«Sanità, siamo soddisfatti.
Ora tagliare gli sprechi»
■ di Federica Buroni
S
anità, sindacati e Regione
sottoscrivono il protocollo,
dopo mesi di trattative. Roberto Ghiselli, segretario generale
Cgil Marche, stila un bilancio positivo
e offre alcuni spunti di riflessione.
Soddisfati del protocollo firmato?
<Certamente. Siamo fra i pochi
in Italia che hanno fissato con la
Regione un preciso calendario d’impegni, anche finanziari, nella direzione di una vera attuazione della
riforma sanitaria. Partivamo da una
situazione nella quale si parlava solo
di tagli: al personale, ai piccoli ospedali, ai primariati, alle unità operative,
agli acquisti di beni e servizi. L’obiettivo era solo quello di rientrare nel
pareggio di bilancio imposto dal Governo ma senza mai parlare di cosa
fare di alternativo per dare risposte
al bisogno delle persone. Manteniamo
ancora giudizi critici nei confronti
di molte scelte fatte in questi mesi
dalla Regione ma con il Protocollo
si imbocca una strada diversa e si
inizia a parlare anche di investimenti
nei nuovi servizi>.
Qual è stato il punto più dibattuto?
<Quello dei servizi territoriali.
Se vogliamo ridurre i ricoveri ospedalieri, in molti casi impropri, e dare
servizi più adeguati alle necessità
della popolazione, dobbiamo creare
dei filtri che stanno sul territorio e
al domicilio delle persone. E poi abbiamo sollevato con forza il tema
delle liste d’attesa, con l’obiettivo di
6
superare questa scandalosa
situazione nella quale chi
necessita di una prestazione specialistica in
tempi ragionevoli
deve rivolgersi, a
pagamento, ad
un privato>.
Sul fronte
della
non autosufficienza e della residenzialità, siete
riusciti a portare a casa il risultato sperato?
<Abbiamo ottenuto un buon risultato, anche se sicuramente inferiore alle esigenze. Comunque nel
2014 verranno convenzionati 450
nuovi posti letto nelle residenze e
nei centri diurni, in prevalenza per
gli anziani ma anche per le persone
disabili. Un importante investimento,
di circa due milioni nel 2014, verrà
inoltre fatto per rafforzare l’assistenza
domiciliare per gli anziani. Negli
anni successivi questi numeri verranno aumentati sulla base di una
verifica che faremo periodicamente>.
La vera novità di questo riordino
è rappresentata dalle Case della
Salute: in cosa consistono?
<Sulle Case della salute dobbiamo
scommetterci. Ne prevediamo circa
40 nella regione, da realizzare in tre
anni. Sono strutture non ospedaliere
nelle quali il cittadino più trovare
una risposta alle sue esigenze più
semplici (si parla di cure primarie)
senza bisogno di recarsi in ospedale,
con un servizio che, in quasi tutte le
strutture, dovrà essere garantito 24
ore al giorno. In esse opereranno a
Roberto Ghiselli
turno i medici di base, le guardie
mediche, il pronto intervento. Nelle
Case della salute, inoltre, ci saranno
i servizi territoriali, come i poliambulatori, ed in alcune vi potranno
anche essere dei posti letto extraospedalieri. Una delle funzioni principali della Casa della Salute sarà
quella di decongestionate i pronto
soccorso, ai quali i codici bianchi e
verdi non avranno più bisogno di rivolgersi, ma anche quella di realizzare
l’integrazione con i servizi socio-assistenziali e di promuovere la prevenzione>.
C’è ancora qualcosa da migliorare?
<Altroché, siamo ancora all’inizio.
Ma alcune cose si possono fare solo
se cambia la politica nazionale. La
sanità in Italia non costa troppo. Si
spende troppo spesso male ma le risorse non bastano, soprattutto in
quelle regioni come le Marche nelle
quali in questi anni i sacrifici sono
stati fatti in abbondanza. Quindi
basta con i tagli lineari alla sanità,
tagliamo gli sprechi e i privilegi ma
investiamo sui servizi che interessano
la popolazione, in particolare quella
parte più fragile e maggiormente bisognosa di assistenza come gli anziani>.
RAPPORTI CON LA REGIONE
Macerata: ok all’accordo ma occorre
garantire subito tutte le prestazioni
■ di Antonio Marcucci
L
o Spi di Macerata valuta positivamente nel suo complesso lo sforzo che è stato
compiuto nella contrattazione con
la Regione Marche per ciò che attiene
il Protocollo relativo al processo di
riorganizzazione in campo sanitario
e socio-sanitario, ma intende evidenziare alcuni nodi critici che andranno approfonditi o, addirittura,
riconsiderati. In particolare si vuol
far rilevare come ad una chiusura
dei piccoli centri ospedalieri (Cingoli,
Treia, Recanati, Tolentino, Matelica
e, negli anni passati Sarnano e San
Ginesio) non sia corrisposto un intervento che, in pari tempo, desse
comunque al cittadino-utente le prestazioni necessarie che precedentemente venivano assicurate dalle
strutture chiuse. Non possono esserci
disparità di diritti fra chi abita a
Sarnano e chi a Civitanova...
La seconda critica riguarda il
“come” applicare le innovazioni individuate dal Protocollo sul territorio,
specie nelle Residenze gestite da
privati che, essendo tali, non hanno
alcun obbligo relativamente agli accordi stipulati da Regione e sindacati
(a meno che, nelle Convenzioni con
queste realtà, la Regione non preveda
specificatamente l’obbligo di adeguarsi anche agli accordi intercorsi con le parti sociali).
Un piccolo passo avanti è
stato compiuto sicuramente con la ridefinizione
del ruolo delle Case della
Salute, mentre lascia
qualche dubbio l’opera
di “dimensionamento” delle singole CdS. Presa nota
che fra quelle che non
hanno bisogno di alcun
intervento di ristruttu-
razione perché già adeguate agli
standard, non ce n’è alcuna della
nostra provincia, salta subito agli
occhi che fra le 13 strutture derivanti
dalla riconversione dei piccoli ospedali ben 5 sono nel territorio di Macerata (Cingoli, Treia, Recanati, Tolentino e Matelica) ed a queste andrebbero aggiunte anche quelle di
Loreto e Porto S. Elpidio che, benché
fuori dalla nostra Provincia, sicuramente rappresentavano un punto di
accesso privilegiato anche per noi.
Perplessità sorgono anche dalla
dichiarazione che prevede per il 30
giugno prossimo l’individuazione di
altre due CdS da localizzare nei
“territori meno coperti”; non possiamo
non avanzare qui l’ipotesi che una
di queste sia da assegnare a Sarnano
o San Ginesio che possono essere
considerati centri di prossimità per
la zona che racchiude anche i Comuni
di Gualdo, Penna San Giovanni,
Monte San Martino, Sant’Angelo in
Pontano, Bolognola, Acquacanina e
Fiastra. Tutti centri di montagna e
con una viabilità antelucana ed impervia e sicuramente penalizzati,
non solo per la medicina d’urgenza.
Per ciò che attiene il capitolo della
residenzialità, semi-residenzialità e
domiciliarità, tenendo presenti le
difficoltà che nascono dalla carenza
di fondi, merita attenzione la volontà
espressa di “ristrutturare” la spesa a
carico degli utenti (o loro familiari)
e la determinazione di un minimo
garantito di prestazioni/assistenza.
Positiva anche l’idea di assicurare
altri posti nelle Residenze Protette,
anche se i numeri indicati sembrano
essere molto al di sotto della richiesta
effettiva che, nei prossimi anni, tenderà anche a crescere, stante l’aumento progressivo della fascia degli
anziani.
Sembrano aleatorie, invece, le
soluzioni indicate per ridurre le liste
di attesa specie quando si dice che
verrà incrementata l’offerta dei servizi
attraverso un aumento dei tempi di
utilizzo delle strumentazioni diagnostiche. Se si poteva sfruttare meglio
la strumentazione esistente perché
fino ad oggi non lo si è fatto? E se si
farà, chi pagherà gli straordinari ai
dipendenti?
7
RAPPORTI CON LA REGIONE
Liste di attesa, è allarme
■ di Catia Rossetti
Pesaro - Tra le cartelle dei segretari
Spi che mi hanno preceduto a Pesaro
ne ho trovata una del 2000 piena di
fogli con le firme raccolte per una
petizione contro le liste d’attesa. Da
allora l’unico cambiamento consiste
solo nel fatto che i tempi di attesa
si sono allungati.
I pensionati e le pensionate che
abbiamo incontrato durante le assemblee congressuali, quasi 5000
persone, a proposito di sanità, si
sono lamentati soprattutto delle liste
d’attesa, del fatto che se si paga c’è
il posto per la visita specialistica o
per la prestazione a brevissimo tempo,
altrimenti bisogna aspettare molti
mesi, anche quando c’è un’urgenza
sicura.
Nel protocollo programmatico
sottoscritto fra organizzazioni sindacali confederali e dei pensionati
il 17 febbraio 2014, la Regione si impegna, sul problema delle liste d’attesa, a verificare il rapporto fra l’attività istituzionale e quella intramoenia, e interverrà per contrastare
l’inappropriatezza nelle prescrizioni,
i medici di base dovranno sempre
prevedere la specifica distinguendo
se la visita o l’esame è urgente, breve,
differita o programmata. Per soddisfare le richieste verrà incrementata
l’offerta attraverso un aumento dei
tempi di utilizzo delle strumentazioni
diagnostiche.
I pensionati sostengono che i
medici di base si rifiutano di specificare il grado di urgenza della prestazione, dovremo verificare se anche
dopo l’impegno della Regione continua questo atteggiamento dei medici
di base, se così fosse dovremmo insistere con la Regione affinché intervenga, chiedendo con forza ai medici di agire in questo senso. Credo
sia anche loro dovere professionale
vigilare affinché visite ed esami urgenti abbiano la precedenza e non
si costringano le persone a chiederle
privatamente con costi non per tutti
sopportabili.
Dov’è finito il volontariato?
■ di Laura Stopponi
È
stato siglato a metà febbraio
un protocollo che ha il sapore di una vera e propria
miniriforma (o quantomeno una
struttura complessa di linee guida)
per la riorganizzazione della sanità
marchigiana.
Nelle fitte pagine sono evidenziati
alcuni aspetti fondamentali delle politiche sanitarie soprattutto per quanto
riguarda la salute della popolazione
anziana: questi sono prima di tutto
il grande risalto che viene dato alle
Case della Salute ed alla loro indi-
8
spensabile operatività per garantire
la messa in rete dei servizi territoriali,
la prevenzione, e la sinergia tra Medici
di Medicina Generale e rete dei Servizi
Ospedalieri e specialistici.
Le cinque parole d’oro, infatti
sono già tutte contenute in questo
paragrafo: rete, territorio, medici di
medicina generale, ospedale e specialistica.
Nell’Asur Area Vasta 4 di Fermo,
la Casa della Salute, è stato fino ad
oggi “il convitato di pietra”: sempre
auspicata perché riconosciuta di fondamentale importanza – soprattutto
per i territori a ridosso della costa
dai quali è più difficile raggiungere
i presidi ospedalieri di Fermo ed
Amandola – la sanità fermana ne è
ancora priva e quindi utilizzeremo
immediatamente questo protocollo
programmatico per riaprire la contrattazione con l’Azienda Sanitaria,
rivolta appunto alla realizzazione
della Casa della Salute.
Riguardo al grande assente, invece,
osservo la totale mancanza di riferimento – perfino nel paragrafo relativo
alla partecipazione – al mondo del
volontariato sanitario che un po’ in
tutta la regione è impegnato concretamente nella sanità pubblica.
RAPPORTI CON LA REGIONE
L’importanza della prevenzione
■ di Marco Straccia
I
l territorio dell’area vasta 5 di
Ascoli Piceno presenta un indice
di invecchiamento della popolazione, rapporto tra popolazione anziana e popolazione giovane, pari ad
1,8, più alto del valore medio della regione Marche che è di 1,7; l’età media
dei nostri pensionati è elevata, il 70%
ha più di 70 anni e gli ultraottantenni
sono quasi il 30%; la loro pensione
media nel 2011 era di € 630,50.
L’aumento della pressione fiscale,
il blocco della rivalutazione delle
pensioni, l’aumento dei prezzi e delle
tariffe, i tagli ai bilanci pubblici e di
conseguenza ai servizi sociali e sanitari stanno imponendo un prezzo
altissimo e non più sopportabile.
Aumenta il numero degli anziani
costretti a rinunciare anche alle
spese per la salute. Aumentano i
nuovi poveri e un numero crescente
di persone, tra questi moltissimi anziani, rischia la condizione di non
autosufficienza.
È importante ed urgente spostare
l’attenzione sulle fragilità (basso
reddito, solitudine, insicurezza, anzianità) e scommettere sulla prevenzione. Non aspettare che i bisogni
diventino impellenti. Questo comporta
la necessità di creare un nuovo modello sociale, assistenziale e sanitario,
più flessibile e più rispondente ai
bisogni di salute di una cittadinanza
più anziana, più vulnerabile e portatrice di problematiche più varie.
Occorre procedere rapidamente
all’integrazione dei servizi sociali e
dei servizi sanitari puntando al
livello di Ats/Distretto sanitario quale
snodo territoriale della programmazione socio sanitaria e della gestione
dei servizi al fine di rendere appropriato l’intervento e ridurre la dispersione delle risorse economiche
disponibili.
In particolare l’integrazione deve
riguardare l’intera rete di strutture
e servizi presenti sul territorio e
deve essere promossa fin dalla presa
in carico della persona bisognosa di
assistenza. In un punto unico di accesso alla rete si valutano i bisogni
e si definisce il progetto personalizzato di assistenza e di cura, con continuità in tutti i necessari progetti
da un punto all’altro della rete: degenza ospedaliera, cure intermedie,
riabilitazione, residenze di vario livello, centri diurni, assistenza domiciliare.
Il recente protocollo programmatico relativo al processo di riorganizzazione in campo sanitario e
sociosanitario sottoscritto da Regione
Marche ed organizzazioni sindacali
è senz’altro condivisibile nelle scelte
verso un rafforzamento dei servizi
territoriali e nel recupero del metodo
del confronto a tutti i livelli in particolare di aria vasta e distretto.
Questi due livelli di confronto
saranno essenziali per affrontare alcuni nodi non ancora risolti: raccordo
tra Ats e Distretti, diversamente articolati e non coincidenti, localizzazione delle nuove case della salute,
distribuzione e dimensionamento
delle strutture residenziali e semi
residenziali, potenziamento e garanzia
di accesso ai servizi domiciliare. sia
assistenziali che sanitari.
9
CONGRESSO SPI
La rappresentatività di genere
■ di Aurora Ferraro
n questa tornata congressuale
per le responsabili del Coordinamento Donne Spi, a qualunque livello, affrontare il confronto
per la definizione delle platee congressuali e/o degli organismi direttivi
all’interno delle commissioni elettorali
è stato un impegno facile. Decidere
le proposte da sottoporre al voto
dei delegati non ha avuto niente a
che vedere con gli scontri durissimi,
spesso dei veri corpo a corpo, necessari nel passato per inserire un
numero adeguato di donne, per far
sì che quelle platee e quegli organismi
avessero almeno la parvenza (a
volte la decenza) della rappresentatività dei due generi.
Abbiamo inserito all’interno dello
statuto la norma anti discriminatoria,
ma soprattutto abbiamo fortemente
voluto, a partire dalla segretaria generale Carla Cantone, che quella
norma che prevede la presenza almeno del 50% delle donne, avesse
una sua inderogabile applicazione.
Ciò ha fatto sì che nessun dirigente
(o quasi) e nessun militante (o
quasi) si sottraesse all’impegno di
proporre e di votare platee di delegati
e organismi direttivi con presenze
di genere paritetiche.
Il problema della rappresentatività
di una organizzazione di uomini e
10
donne, quale si dichiara essere lo
Spi, è quindi risolto? Se ci si dovesse
accontentare del dato numerico, si
potrebbe rispondere tranquillamente
di sì.
Ma la questione della rappresentanza va ben oltre il dato numerico
o quantitativo: perché si possa definire lo Spi sindacato di uomini e di
donne è necessario che la presenza
delle donne negli organismi elettivi
ed esecutivi esprima a tutto campo
la sua potenzialità e qualità.
Si può prendere a paradigma la
contrattazione sociale e territoriale,
un ambito che è uno degli argomenti
centrali del documento congressuale
di maggioranza “Il lavoro decide il
futuro” e del documento di contributo
alla discussione messo a punto dalla
segreteria dello Spi nazionale “La
forza del nostro viaggio”. Questa è
la pratica attraverso la quale il sindacato confederale, la Cgil, insieme
allo Spi, affronta con le amministrazioni centrali e locali, questioni
che attengono alle condizioni materiali delle persone e alla sfera dei
diritti di cittadinanza: si può affermare, senza timore di essere smentiti,
che protagonisti di questa importantissima attività negoziale, sono
essenzialmente dirigenti uomini.
Al di là delle capacità e delle
competenze individuali, non c’è dubbio
che l’esito di quella contrattazione
sarà sempre carente del punto di
vista delle donne. Esse, per altro,
sono le più penalizzate in questa
lunga e profonda fase di crisi dal
taglio delle risorse destinate ai servizi
che sono essenziali per sostenere le
lavoratrici madri, o per le donne che
devono affrontare il dramma della
non auto sufficienza di un familiare.
Questa fase congressuale ha rappresentato un’importante prima occasione di incontro con tante donne,
anche neo-pensionate, motivate e
impegnate. Ritengo necessario ed
urgente che, ritornati al lavoro sindacale, si renda accessibile a tante
più donne la pratica della contrattazione sociale, partendo dal farle
partecipare, numerose, ai percorsi
di formazione che vengono predisposti
sulla materia.
Serve anche condividere temi ed
obiettivi che solo apparentemente
rispondono ai bisogni delle donne,
ma che hanno invece valenza generale: a questo proposito ritengo utile
che i materiali elaborati nel corso
del 2013 dal Coordinamento nazionale
delle donne Spi vengano diffusi a
tutti i livelli. Non solo alle donne,
come è prassi, ma anche agli uomini
perché possano apprendere l’alto livello di elaborazione raggiunto e la
determinazione a rendere quei contenuti obiettivi praticabili da tutta
l’organizzazione.
CONGRESSO SPI
Intervista a Ivana Rosati, segretaria della Lega Spi Macerata
«Donne ed emancipazione? Oggi
è tutta una questione di cultura»
È un po’ quello che capita in
India, dove le leggi a tutele delle
donne ci sono, ma poi...
“Capita anche in Italia: è sufficiente fare l’inventario dei casi di
cronaca che hanno come oggetto le
violenze alle donne”.
■ di Romolo Sardellini
el corso del recente congresso della Lega dei pensionati Cgil di Macerata,
la segretaria uscente (poi riconfermata) Ivana Rosati ha iniziato la
sua relazione con un “abbraccio ideale” a Laura Boldrini ed a tutte le
parlamentari donne insultate dai
colleghi M5S solo per essere tali:
donne. L’applauso che ha sottolineato
l’intervento di Ivana Rosati è stato
corale, non solo delle delegate (tutte
presenti) al congresso di Lega. È da
notare che lo Spi di Macerata ha voluto caratterizzare con determinazione la scelta di una partecipazione
effettiva delle donne alla vita del
sindacato, scegliendo una presenza
pienamente paritaria per i delegati
al congresso della Cgil: 50% donne,
50% uomini. Questa premessa era
doverosa per introdurre l’intervista
ad Ivana Rosati sul significato della
Festa della Donna vissuta nei giorni
scorsi.
Ivana Rosati
femminile, ma se il substrato culturale
sul quale si fondano non è fatto proprio dalle singole persone, inevitabilmente, quelle leggi vengono svilite,
non hanno un valore pieno, effettivo”.
Nonostante le tante battaglie
che l’hanno vista dare il suo contributo a lei non piace essere definita una “femminista”. Perché?
“Perché non lo sono mai stata e
non voglio esserlo. C’è una differenza
che può apparire sottile, ma è, invece,
sostanziale: le “femministe” portano
avanti le loro battaglie da sole, mentre
io credo che la questione dell’emancipazione femminile sia una questione, come dicevo sopra, di natura
culturale. Se donne ed uomini questo
concetto, questo sentire non lo “incarnano” insieme, non lo fanno proprio insieme, non potrà esserci un’evoluzione autentica verso la parità effettiva”.
Dopo tanti anni di lotte che l’hanno vista da sempre in campo,
cosa si augurerebbe per una parità
effettiva delle donne?
“Premesso che sono abbastanza
soddisfatta dei risultati che le nostre
battaglie hanno conseguito (l’ultimo
la legge contro lo stalking, ma pochi
anni fa anche quella contro il mobbing
e contro la firma del modulo in
bianco per le dimissioni in caso di
eventuale maternità), credo che si
debba completare l’opera per una
più efficace penetrazione culturale
della società: noi possiamo avere
delle buone leggi a tutela della parità
11
STORIE DI VITA
Un uomo qualunque
■ di Giuseppe Fillich
R
mente i militari italiani. Amaolo finisce, insieme ad altri 24 militari,
su un aereo diretto ad Atene.
Poi in un campo di concentramento tedesco. Altri, sfortunati, finiranno in mare. “Caput”!, così fu riferito ai sopravvissuti. Ma ai sopravvissuti, circa 400, venne riservato
un futuro di duro lavoro sulle strade
e nelle miniere. “Mangiavamo solo
una volta al giorno, così Amaolo; solo
pane, brodaglia e poca acqua… la
fame era tanta, così tanta che ci obbligava addirittura a mettere in vendita ai contadini anche le nostre
scarpe in cambio di una manciata di
farina …”. Insomma stenti su stenti,
in condizioni ambientali pessime.
In conclusione, quasi tutti finirono per ammalarsi di malaria. Una
lunga prigionia, durata 18 mesi, finita
con lo sbarco degli Alleati e i tedeschi
in fuga.
Per Amaolo finalmente la triste
odi, un’ isola del Dodecaneso così lontana dalla memoria storica e dagli accadimenti più noti della storia italiana!
Eppure così vicina nei ricordi, talora
sbiaditi, di Ugo Amaolo , classe 1924,
un novantenne casettà doc (Casette
D’Ete); ricordi e tasselli di una storia
personale che sono spesso un tutt’uno
con la storia della patria e che non
vanno dispersi nello scorrere inesorabile della quotidianità e del tempo.
Per Amaolo tutto inizia nel 1943.
Il diciannovenne, in divisa, è in
piazza, a S.Elpidio a Mare, a partecipare alle parate cittadine nelle fila
della Marina, poi nel reparto dell’Arma
dei Carabinieri. Presto segue l’addestramento, di gran lunga più impegnativo, nelle Caserme dei Carabinieri
di Torino e di Ancona. Poi l’invio
nella lontana isola di
Rodi (Maggio 1943?
Amaolo non ricorda esattamente) dove reparti
dell’esercito, dell’aeronautica e della marina
italiani (comandante,
Inigo Campioni) convivevano con i militari di
una divisione tedesca
(comandante, Ulrich
Kleemann).
Una convivenza non
facile che bruscamente
si interrompe dopo l’8
settembre, con la firma
dell’ Armistizio. Con un
interrogativo senza una
risposta dalla madrepatria italiana: i tedeschi
sono ancora alleati o
sono diventati nemici?
Un dilemma inestricabile che permette ai tedeschi di armarsi e diUgo Amaolo, primo a destra
sarmare contemporanea-
12
Ugo Amaolo
avventura sembra finita. Una licenza
di trenta giorni, infatti, gli permette
di tornare a casa per curarsi. Prima
lo sbarco a Taranto, poi il viaggio
verso Bari e, infine, con mezzi di
fortuna a Porto Sant’Elpidio e Casette.
Qui con una carrozza,tirata da
un cavallo, di proprietà di un certo
Pitisse, l’ultimo tratto che lo separa
da casa. È fatta. Ma non è finita perché, terminata la licenza, Amaolo
decide di non tornare ad Ancona e
di disertare… mentre la
guerra non era finita e al
Nord continuava lo scontro
con il nemico tedesco. Dopo
qualche mese Amaolo decide di presentarsi al Comando dei Carabinieri di
Ancona. Buona l’accoglienza; dopo un mese, segue
l’invio, come militare, a Bellisio Solfare, località nota
per la lavorazione dello zolfo. Una permanenza solo di
qualche mese perché ormai
è arrivato il congedo definitivo, rilasciato dalle autorità della Caserma di Ascoli Piceno. “Si chiude così,
conclude Amaolo, la storia
di un uomo qualunque che,
pur con i tanti limiti, ha
cercato di essere indispensabile per la vita e la storia
di tanti altri uomini nel
presente e , forse, anche nel
futuro…” .
CONOSCERE LE ERBE
Urtica dioica: trattiamola con delicatezza
perché non se ne può fare a meno
■ di Laura Stopponi
L’
Ortica è la regina indiscussa dell’umidità, degli
ammassi di detriti soprattutto ferrosi, dell’ammucchiata disordinata di piante grandi e piccole
ai bordi di rigagnoli, scoli e ruscelletti:
perciò il suo habitat è ostile non soltanto al già conosciuto Crispingno
(Sonchus olearaceus) ma anche alla
cicala che come è noto, canta nei
pomeriggi assolati, per chiamare la
pioggia, proprio come le rane.
Chiarita la diversa natura delle
due erbe poeticamente citate da Trilussa, concentriamoci sull’ortica delle
cui virtù si sono occupati tutti: dagli
Egizi ai Babilonesi e naturalmente
Hildegarda Von Bingen.
La sua identificazione è semplicissima: lo stelo è traslucido, qua-
drato, alto fin oltre un metro, le
foglie a margine seghettato, sono ricoperte di peluria urticante, così
come le piccole spighe di fiori e
frutti che nascono all’ascella della
foglia, l’ambiente nel quale cresce
è sempre umido, in ombra e “disordinato”: non troverete l’ortica in una
piana radura.
In cucina si può utilizzare praticamente in ogni primo piatto, dal risotto alla sfoglia verde, dalla torta
salata al ripieno di tortelli e cappellacci.
Le sue qualità sono variegate:
depurativa, antinfiammatoria, mineralizzante, antiasmatica, ipoglicemica, emostatica, astringente, diuretica, E per finite…come la trattiamo? Esattamente come un dignitoso avversario: cogliamola con la
punta delle dita usate per rompere
Un mondo diverso
Eppure tutti abbiamo un cuore
che sa amare, vibrare, emozionare.
Tu che sei normale
immagina
vedere il mondo con le dita
e pensa
come può cambiare la vita.
■ di Augusta Tomassini*
Prova!
Immagina un mondo diverso
dove nulla puoi vedere
ma solo immaginare.
Questo mondo che per capire
solo con le dita lo devi toccare.
Dietro gli occhiali neri
sembra tu voglia apparire
ma nascondi rabbia e dolore
perché tu sei diverso
e te lo fanno notare
e quel rancore è una freccia nel cuore.
Immagini sempre
ma non saprai mai
come sono i veri colori
dell’arcobaleno.
Non puoi toccare le stelle, il cielo, la luna
… Troppo lontani.
I profumi dei fiori
il fragile gambo, evitando accuratamente di entrare in contatto con la
parte superiore delle foglie e ricordando che l’eventuale irritazione
provocata dal maldestro contatto
con essa, passa spontaneamente dopo
alcuni minuti di prurito, perciò…
tutti a caccia di ortiche e buon appetito!
È buio questo mondo per i tuoi occhi
ma non certo per il tuo cuore,
lo vedi con gli occhi dell’amore.
le onde del mare
una carezza del vento, invece
sono reali, non serve vedere
… Solo ascoltare.
Non puoi vedere tramonti colorati
la luce del sole
il sorriso di un bambino
il colore del mare
il volo di un gabbiano ...
Puoi solo immaginare
e a sensazioni
capire.
Il mondo del diverso è migliore
se a tutto dai un senso.
Allora tu, cerca di accettare
chi per vedere
tutto deve
toccare.
* Augusta Tomassini, scrittrice, coordinatrice Uici (Unione italiana ciechi e ipovedenti), Regione Marche del dipartimento
pari opportunità, ha partecipato come delegata al congresso della Lega dello Spi di
Fossombrone. Questa poesia, tolta dal suo
secondo libro, è stata letta in quella sede .
13
SALUTE: I CONSIGLI DELL’ESPERTO
Colesterolo e dintorni
■ di Marcello Baiocco
specialista in medicina
preventiva e dello sport
N
ell’ultimo numero avevo
scritto che il colesterolo è
uno dei tre principali fattori
di rischio per l’infarto (insieme al
fumo di tabacco ed all’ipertensione
arteriosa). Recentemente però si è
visto che il colesterolo presente nel
sangue non dipende tanto dal colesterolo che introduciamo con gli alimenti (o, meglio, dipende in misura
molto limitata), ma soprattutto dipende da quanto colesterolo produce
il nostro organismo, secondo un complesso gioco di geni che non è stato
ancora del tutto chiarito. Inoltre
quasi tutti sanno che esistono due
tipi di colesterolo, un tipo cosiddetto
“cattivo” ed uno cosiddetto “buono”
(HDL - colesterolo). Quest’ultimo
svolge un’azione protettiva: infatti
contribuisce a spostare il “colesterolo
cattivo” (LDL-VDL) dalla parete delle
arterie (dove è responsabile della
14
loro ostruzione) al fegato. Qui il colesterolo viene poi trasformato e successivamente eliminato attraverso
la bile. Come dicevamo sopra, il colesterolo del sangue aumenta non
tanto a causa del colesterolo che
mangiamo, quanto soprattutto a causa
di altri tipi di grassi che introduciamo
con il cibo e che possiamo individuare
nell’etichetta nutrizionale oppure
nell’elenco degli ingredienti. Sono
due i grassi responsabili dell’aumento
del colesterolo nel sangue: i grassi
saturi ed i grassi “trans”. Nella tabella
sono riportati gli alimenti più comuni
con le percentuali di grassi saturi
che contengono.
Come si vede, a differenza del
colesterolo, i grassi saturi non si trovano soltanto nel regno animale, ma
anche in quello vegetale: ne sono
ricchi i grassi tropicali (cocco, palma,
schisto, cacao), i quali, purtroppo,
sono però anche i più usati nell’industria alimentare. Quindi attenzione!
Se trovate scritto nell’elenco degli
ingredienti : “grassi vegetali” potete
stare sicuri che si tratti proprio di
oli tropicali. Infatti se si trattasse di
olio di oliva, o di girasole o di mais il
produttore avrebbe tutto l’interesse
a specificarne il nome, per esaltare
la qualità dell’olio utilizzato invece
di indicarli genericamente senza
dare loro un nome. Confrontando
questo prodotto con quello analogo,
la cui etichetta è stata mostrata nel
numero scorso, è possibile così scegliere il tipo di cracker con il tasso
più basso di grassi saturi. Per evitare
invece i grassi “trans” bisogna guardare nell’etichetta normale, scartando
i prodotti con la dicitura, nella lista
degli ingredienti, di “grassi vegetali
idrogenati”.
CULTURA
Cent’anni dopo...
funzioni essenziali di tutela, evolvendosi per stare al passo dei cambiamenti. In particolare, quando il
mondo agricolo lasciò il passo alla
n tempo di congressi, quindi produzione industriale, seppe adedi bilanci, può essere utile ri- guarsi e svolgere il proprio ruolo
pensare al cammino compiuto nelle fabbriche.
per meglio attrezzarsi al nuovo da
È con il post fordismo, con un lacompiere. Con il volumetto” Cent’anni voro che si trasferisce prevalentedopo”, il sindacato dopo il sindacato, mente nel settore dei servizi e dell’
edito da Einaudi, ci troviamo a fare informazione, che il Sindacato fatica
un viaggio in buona compagnia, nella a stare al passo coi tempi. Le preocstoria del sindacato e, allo stesso cupazioni dei due interlocutori ritempo, nella storia del paese. Si sultano oggi di drammatica attualità:
tratta della trascrizione fedele degli nelle industrie transnazionali, spesso
incontri tra Guglielmo Epifani e Vit- SpA, con proprietà e gestioni separate
torio Foa, tenuti nel giugno del 2005 che vanno delocalizzandosi, è difficile
a casa di quest’ ultimo.
trovare interlocutori con cui trattare.
Quel che si afferma, con sensibilità
La proprietà se ne va dove i fattori
etica e civile, è la dignità del lavoro della produzione costano meno. Tra
quale fondamento di ogni identità e incertezze del mercato, economia
nel contempo di ogni comunità. I sommersa e contratti a breve, il lavoro
due ne fanno l’elemento fondante di diventa discontinuo ed aleatorio.
ogni costruzione sociale. È il lavoro Scricchiola nel suo complesso la orinfatti che rende possibile le relazioni ganizzazione sociale: gli esclusi dal
tra individui che, attraverso di esso, progresso tecnologico e dalla concostruiscono una identità culturale correnza sono spinti fuori dalle” mura”
e politica e che sanno individuare i e trasformati in assedianti ostili. Nopropri interessi e quelli altrui senza
volontà di prevaricazione. Il lavoro
diventa dunque fattore di inclusione
sociale, di solidarietà: punto di partenza di ogni organizzazione umana.
È un libretto da leggere in tempi
di competizione feroce, di crisi, di
critica ideologica del Sindacato: il
leader della Cgil e il vecchio ”organizzatore sindacale”, come amava definirsi Foa, partono dalla storia passata: dal costituirsi della Cgdl, il 1
ottobre 1906, risultato dell’ impegno
e delle lotte delle prime federazioni
di categoria e delle Camere del lavoro
già attive negli ultimi decenni dell’Ottocento. La Confederazione Generale Del Lavoro nasce quindi sotto
il segno della solidarietà, tra lavoratori
di diversi luoghi e categorie, e della
libertà: la libertà di associarsi per
tutelare i propri diritti e avere più
forza nel sostenerli. Nel corso degli
anni ha sempre saputo svolgere queste
■ di Elisabetta Gabrielli
nostante tutto, Foa guarda con ottimismo al futuro, riproponendo il principio cardine del Sindacato: la lotta
per la libertà.
Oggi significa lavorare per togliere
tutti gli ostacoli—burocrazia, privilegi,
illegalità- sulla strada di chi vuole
migliorare onestamente le proprie
condizioni di vita. In definitiva il dialogo tra i due diventa una piccola
“summa” di conoscenze economiche
e sociologiche che ci danno gli elementi per guardare con ottica diversa
al mondo del lavoro e delle relazioni
industriali. Ad una società possibile,
come vorremmo che fosse. Andrebbe
letto e commentato nelle scuole.
15
Rubate nei mesi scorsi quaranta piante di olivo
Fattoria della legalità,
condanna dell’atto vandalico
Isola del Piano (Pu) - A
metà gennaio presso la Fattoria della
Legalità di Isola del Piano, bene confiscato alla criminalità organizzata,
ignoti hanno rubato quaranta piante
di olivo che erano state impiantate
il 17 e 24 novembre 2013. Il progetto
di piantare gli ulivi, là dove la sciocca
precedente gestione del terreno aveva
permesso di vendere quelli esistenti,
è nato l’estate scorsa durante il
campo organizzato e gestito da Spi,
Arci, Libera, Rsm e Udu.
In quell’occasione nacque l’idea
che ha messo al lavoro i pensionati
dello Spi della Lega di Fossombrone
con gli scout di diversa estrazione
(per la prima volta insieme) e un
nutrito gruppo di detenuti in permesso premio. A nessuno sfugge l’alto
valore simbolico dell’iniziativa a cui
corrisponde, in negativo, la volontà
di colpire con efferatezza un luogo
di condivisione, di aggregazione,
segno di una presenza forte della
società civile e delle istituzioni a favore della legalità e della giustizia
sociale. È evidente il messaggio intimidatorio.
Libera Marche manifesta la sua
vicinanza al sindaco di Isola del
Piano e a tutta la comunità sempre
partecipe e attiva sul bene stesso,“insieme continueremo –si legge in una
nota diffusa dall’associazione- a portare avanti il lavoro alla Fattoria
della Legalità per rispondere con
impegno, continuità e corresponsabilità ad aggressioni di ogni tipo.
Come dice Don Ciotti è sempre il
noi che vince. La comunità intera
saprà reagire e continuare ad essere
testimone credibile di un percorso
di verità e giustizia”.
Filiberto Gargamelli, segretario
della Lega Spi di Fossombrone ricorda
come il lavoro fatto per impiantare
l’uliveto abbia rappresentato “un
grande contributo di stupendo lavoro
e di cultura della legalità: giornate
intense che hanno fatto definire
quella esperienza come “magica aria
libera”.
“Quando, di prima mattina, il sindaco mi ha telefonato -continua Gargamelli- per dirmi del furto mi sono
sentito come depredato, svuotato
della ricchezza che quella esperienza
mi (ci) aveva dato”.
Tanta gente da tutta Italia ha
espresso grande solidarietà offrendo
anche nuovi ulivi che certamente
verranno ripiantati, ma nessuno potrà
mai risarcire quei ragazzi, quei de-
tenuti, quei pensionati della grande
magica aria libera che avevano respirato.
Lo Spi Cgil, l’Arci, l’associazione
Libera insieme ai ragazzi di Udu e
Rsm, promettono che faranno tutto
il possibile per ripetere la bella esperienza del campo. “Arricchendolo di
maggiori opportunità formative per
avere sul territorio un gruppo di giovani che hanno la legalità nel cuore,
nella mente e nei fatti quotidiani”.
Segreteria regionale
Spi Cgil Marche:
Emidio Celani,
Elio Cerri,
Aurora Ferraro
Comitato di redazione:
Federica Buroni,
Emanuela Cingolani,
Marina Druda, Giuseppe Fillich,
Elisabetta Gabrielli,
Gherardo Giglioni,
Carlo Mestichelli,
Franca Ranzuglia
Francesco Vagnoni
Grafica:
M.G. di Paolo Guercio
Collaborazione fotografica:
Daniele Cimino, Giusy Marinelli
Stampa: Puntoweb srl
Sede: Via Primo Maggio, 142/a Ancona
Tel. 071/285741 Fax 071/2857400
e-mail
[email protected]
La Fattoria della legalità: il lavoro dei pensionati e degli scout e l’allegria del detenuto Atenas che recentemente è stato rimesso in libertà per buona condotta
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