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Corriere della sera

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SABATO 3 GENNAIO 2015
In Italia EURO 1,50
www.corriere.it
Milano, Via Solferino 28 - Tel. 02 62821
Roma, Via Campania 59/C - Tel. 06 688281
Servizio Clienti - Tel. 02 63797510
mail: [email protected]
FONDATO NEL 1876
Addio a Mario Cuomo
Caratteri
Domani
«L’italoamericano
più grande di tutti»
Oltre il Novecento
Il poeta Paul Valéry
cavia di se stesso
di Ennio Caretto e Viviana Mazza
a pagina 15
di Alessandro Piperno
nel supplemento
Il rischio di naufragio Il caso Dai vigili di Roma ai netturbini di Napoli in malattia. Il premier: non si ripeterà più
Linea dura sugli assenteisti
L’AUDACIA
CHE MANCA
ALL’EUROPA Il governo sottrarrà i controlli alle Asl. Sindacati divisi, minacce di sciopero
di Ernesto Galli della Loggia
Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano
continua a pagina 25
Esplode la polemica sull’assenteismo, dopo i casi degli 85 vigili romani su 100 e dei 200 netturbini napoletani malati a Capodanno. Renzi: cambiamo il
pubblico impiego. E il governo
toglie i controlli alle Asl.
● GIANNELLI
L’anticorruzione a parole
P
er due volte in tre giorni il capo dello Stato ha
lanciato un appello a lottare contro la corruzione. La svolta che la politica ha promesso è però ancora ai primi passi, e i contrasti interni alla
maggioranza potrebbero fermarla. a pagina 24
IL COMMENTO
Ultima chiamata
per una Capitale
PRIMO BILANCIO DELLA RIFORMA
di Goffredo Buccini
Le cose buone del Jobs act
D
di Maurizio Ferrera
obbiamo esser grati ai manipoli di vigili romani che
hanno marcato visita la notte di
Capodanno: come alla febbre
alta che ci costringe a prendere
coscienza della malattia.
L
a riforma del mercato del lavoro ha suscitato
incertezze e timori: ma il contratto a tutele
crescenti e la protezione universale contro la disoccupazione sono un passo avanti necessario
per poter superare la crisi.
a pagina 25
continua a pagina 24
osse per lui, forse comincerebbe la visita dell’autunno
2015 negli Stati Uniti passando
dal Messico, come tanti immigrati. Francesco non è mai stato negli Usa e non parla inglese,
il suo sguardo sulla superpotenza risente dell’esperienza latinoamericana. Anche per questo è un naturale demolitore
degli equilibri della Guerra
fredda, come dimostra il successo della mediazione con Cuba. Ma l’America potrebbe rivelarsi la sua frontiera più difficile. Alcuni cardinali esprimono
apertamente riserve sul Papato.
E si indovinano i contorni di
una sorta di «Internazionale
tradizionalista» che raggiunge
settori dell’episcopato spagnolo, italiano, francese.
a pagina 6
Draghi si tira fuori
dalla corsa per il Colle
Ebola, diario
del ritorno alla vita
di Margherita De Bac
I
l contagio. Il trasporto in rianimazione, con la febbre
oltre i 40. Le giornate tra la vita e la morte. La ripresa,
dura e costante. E poi la conferenza stampa, ieri, dopo
aver sconfitto il virus: il diario di Fabrizio Pulvirenti
(foto), il medico di Emergency che ha contratto l’Ebola
in Sierra Leone, da ieri fuori pericolo.
a pagina 18
Mario Draghi si chiama fuori
dalla corsa per il Quirinale:
«Non voglio essere un politico», ha risposto il presidente
della Banca centrale europea al
quotidiano tedesco Handelsblatt. Poi, un messaggio altrettanto chiaro a chi, soprattutto,
in Germania, spera di sostituirlo: «Il mio mandato alla Bce è
in vigore fino al 2019». Parole
apprezzate dai mercati: Piazza
Affari ha chiuso le contrattazioni con il segno più. Anche
perché Draghi conferma l’intenzione della Bce di procedere
al «quantitative easing», il
massiccio acquisto di titoli che
i mercati aspettano con ansia.
Però, avverte il banchiere centrale, i Paesi dell’eurozona devono accelerare le riforme
strutturali e ridurre la pressione fiscale: «È una delle più elevate al mondo, un pesante
svantaggio competitivo».
a pagina 8 Guerzoni
Finse di laurearsi. È riapparso a Capodanno: volevo entrare nella Legione straniera
di Claudio Del Frate
IL RAGAZZO AGGREDITO
9 771120 498008
F
IL DOPO NAPOLITANO «RESTO ALLA BCE FINO AL 2019»
Il medico di Emergency Dopo 38 giorni dimesso dall’ospedale
Tre anni in fuga dalle bugie ai genitori
50 1 0 3>
IL DIFFICILE
VIAGGIO
DEL PAPA
NEGLI USA
di Massimo Franco
di Giovanni Bianconi
da pagina 2 a pagina 5
LE DUE AMERICHE
GLI ANNUNCI E IL PERCORSO POSSIBILE
REUTERS/REMO CASILLI
È
tale l’estraneità
dell’Unione
Europea a
qualunque
dimensione
politico-statale che di
quanto avviene ai suoi
confini — per esempio di
chi e come e quando li vìola
— sembra che non gliene
importi sostanzialmente
nulla: nei fatti Bruxelles
preferisce sempre girare lo
sguardo dall’altra parte.
Si veda quanto è successo
negli ultimissimi giorni
lungo la frontiera marittima
meridionale dell’Unione,
quella più toccata dal
problema dell’immigrazione
clandestina. Problema per il
quale l’Ue ha cercato anche
di immaginare regole e
controlli, di stabilire
strategie di contenimento
comuni, attribuendone la
gestione almeno in teoria a
un’apposita agenzia
dell’Unione, Frontex.
Bene. Poi però c’è un
Paese, la Grecia, nei cui
porti, ormai è chiaro, le
autorità chiudono gli occhi,
non controllano nulla, e
grazie a varie complicità
fanno salire sulle navi in
partenza quanti clandestini
lo vogliano, allo scopo, è
molto probabile, di
liberarsene mandandoli da
qualche altra parte. Proprio
questo, infatti, è ciò che
verosimilmente è successo
al Norman Atlantic. Nelle
cui stive si addensavano
decine di passeggeri non
registrati destinati alla
misera fine che sappiamo, e
alcuni dei quali non sono
forse estranei alla causa
dell’incendio all’origine del
naufragio. Ancora: appena
dopo due giorni, le stesse
autorità greche hanno
lasciato tranquillamente
transitare davanti alle loro
coste il cargo Blue Sky M,
carico di un migliaio di
clandestini.
ANNO 140 - N. 2
A partire da oggi,
sabato 3 gennaio,
il Corriere della Sera
costa 10 centesimi
in più. Il servizio
clienti del Corriere
della Sera è a vostra
disposizione
per ogni eventuale
chiarimento all’indirizzo
di posta elettronica
[email protected]
e al numero di telefono
02 63 79 75 10.
D
a tre anni era scomparso
nel nulla. Poi, potenza di
Facebook, Francesco Rigoli, 27
anni, non ha resistito agli appelli della famiglia sul social
network e a Capodanno è riapparso nella casa di villeggiatura. Nel 2011 era sparito perché
non reggeva il peso delle bugie:
i genitori pensavano che stesse
per laurearsi, lui non aveva sostenuto neanche un esame.
L’anno dopo, il tentativo (fallito) di arruolarsi nella Legione
a pagina 20
straniera.
«PERCHÉ L’ACIDO?
LEI ERA UN’AMICA»
di Elisabetta Andreis
e Gianni Santucci
N
on ha voluto vedere gli
sfregi che Martina Levorato gli ha causato con l’acido.
Pietro Barbini, il 22enne milanese vittima domenica di un
agguato, continua solo a chiedersi perché: «Era un’amica,
come ha potuto?». a pagina 20
● SETTEGIORNI
di Francesco Verderami
«Il patto regge»
Berlusconi e Renzi
vogliono l’accordo
T
ra Renzi e Berlusconi l’accordo è di fare l’accordo,
e sul Quirinale per ora può
bastare. Non c’è quindi bisogno di vedersi subito, tantomeno prima che Napolitano
abbia formalizzato le dimissioni: è questione di galateo
istituzionale ma anche di opportunità politica. Il patto del
Nazareno regge e lo si vedrà
fra una settimana, quando
l’Italicum farà da stress test
alla corsa per il Colle.
continua a pagina 9
Sabato 3 Gennaio 2015 Corriere della Sera
2
Primo piano Il lavoro e le polemiche
Dai 767 vigili romani ai 200 netturbini partenopei a casa a fine anno
Renzi: ecco perché cambiamo regole. La replica: «Sciopereremo tutti»
Roma e Napoli, il caso assenteismo
La vicenda
● Il 1° gennaio
il Campidoglio
fa sapere che
per la notte di
Capodanno
l’83,5% dei
vigili che
dovevano
lavorare era
assente per
malattia,
donazione
sangue,
disabilità
● «Non
posso che
stigmatizzare
l’atteggiamento di quanti
hanno cercato
di sabotare,
con una
diserzione
ingiustificata, la
festa di
Capodanno,
cercando di
mettere a
repentaglio la
sicurezza dei
cittadini e il
buon nome
dell’intero
Corpo», ha
commentato il
comandante
generale della
polizia locale
Raffaele
Clemente
● Ma i vigili
non ci stanno e
dichiarano che
non c’è stata
nessuna
diserzione
● Al centro
dello scontro ci
sono il salario
accessorio, ma
soprattutto il
piano anticorruzione del
comandante
dei vigili
Clemente che
prevede, tra le
altre cose, la
rotazione
obbligatoria
degli agenti sul
territorio
● Altro punto
di scontro è la
bozza di
riforma del
Corpo che
contiene, tra le
varie misure,
l’abolizione
degli attuali
gruppi con la
nascita di sei
zone
ROMA Il vigile urbano in servizio in pieno centro storico racconta dell’immancabile ironia
dei romani: «Un automobilista
stamattina era fermo al semaforo, si rigirava un termometro
tra le dita, mi guardava e sorrideva...». Di certo il messaggio
più chiaro a quelle centinaia di
agenti della polizia municipale
che la notte del 31 dicembre
hanno marcato visita arriva dal
presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Un cinguettio alle otto del mattino: «83 vigili ogni
100 a Roma non lavorano “per
malattia” il 31 dicembre. Ecco
perché nel 2015 cambiamo regole pubblico impiego. Buon
2015».
Il caso dell’«epidemia» alla
polizia municipale di Roma finisce alla Procura della Repubblica: è il comandante del corpo, Raffaele Clemente, che —
oltre ad avviare un’indagine in-
La denuncia
Il comandante del
Corpo ha avviato
un’indagine interna e si
è rivolto alla Procura
terna — si presenta di buon
mattino a piazzale Clodio con il
dossier sulle 767 assenze «ingiustificate». Intanto, anche il
Codacons prepara «un esposto» e il Garante per gli scioperi
Roberto Alesse parla di sanzioni «fino a 50 mila euro». E i vigili urbani? Alcuni sindacati, a
livello locale, diffidano delle cifre diffuse e rilanciano: «Ci sarà un crescendo di proteste —
dice Francesco Croce della Uil
— che arriverà al primo sciopero di categoria della storia di
Roma».
Il tweet di Renzi, naturalmente, non è ad uso esclusivo
della Capitale: a Napoli fanno
discutere i duecento netturbini
L’intervista
di Alessandro Capponi
In centro
Alcuni
vigili
urbani
romani
al lavoro
ieri
in una
zona
centrale
della
Capitale
(foto
BenvegnùGuaitoliLeone)
assenti per malattia nella notte
di Capodanno. A Roma, oltre ai
767 vigili che hanno dato forfait, anche i macchinisti della
metro hanno creato problemi a
chi voleva festeggiare: si sono
presentati in sette (assente il
70%) e i convogli sono partiti,
sì, ma con una lentezza che ha
generato code e polemiche.
Quelle più feroci riguardano
però i vigili urbani: non proprio amatissimi dai cittadini di
Roma, adesso si ritrovano tutti
(o quasi) contro. Dal sindaco
Marino al ministro Marianna
Madia, dal centrosinistra al
centrodestra (che pure accusa
l’amministrazione della Capitale).
Il presidente Renzi, per commentare il caso, si affida anche
a Facebook: scrive che «il 2015
sarà l’anno della riforma costituzionale e della nuova legge
elettorale» e che il governo si
occuperà, tra le altre cose, anche «di pubblico impiego, di
modo che non accadano più vicende come quella di Roma».
Del resto anche il ministro della Funzione pubblica, Marianna Madia, dice chiaramente
che «andremo fino in fondo,
abbiamo attivato il nostro
ispettorato. Ci saranno azioni
disciplinari per colpire i responsabili. Dobbiamo normalizzare la nostra amministrazione pubblica, chi fa bene de-
ve essere premiato e chi fa male
deve essere sanzionato».
Il sindaco Ignazio Marino —
che con la municipale ha intrapreso una battaglia sia per aumentare la loro presenza in
strada sia per vedere attuata la
rotazione degli agenti nelle varie zone della città — oggi parla di «assenze ingiustificate e
ingiustificabili», e dice che «i
Il Garante
L’autorità garante per
gli scioperi parla di
possibili «sanzioni fino
a 50 mila euro»
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«La città va ricostruita moralmente
Il Pd sbagliava a opporsi a Marino»
Orfini, commissario dei democratici: con la Capitale si salva il Paese
«Abbiamo di fronte una
sfida altissima». Una sfida Capitale, per essere chiari: perché
Matteo Orfini — parlamentare,
classe ‘74, presidente dell’assemblea nazionale del Pd — è
arrivato a Roma dopo l’inchiesta della Procura sulla mafia,
ed è diventato «commissario»
del partito romano, per volontà
di Matteo Renzi, senza sapere
ciò che sarebbe accaduto dopo,
incluso lo scandalo dei vigili in
malattia nella notte del 31 dicembre. «Eh, la vita riserva
sempre sorprese», sbuffa.
Orfini, però: dal presidente
della Repubblica, Giorgio Napolitano, a papa Francesco,
Roma sembra essere diventata esempio negativo da citare
nei discorsi.
«Sì, ma nelle parole del presidente Napolitano e in quelle
ROMA
di papa Francesco io leggo uno
stimolo, leggo affetto per la città: e abbiamo bisogno delle loro parole perché la situazione,
onestamente, è difficilissima.
Per noi si tratta di una sfida altissima: fare in modo che Roma, a fine 2015, torni ad essere
un esempio e non più un problema».
In un anno? E come?
«Tenendo a mente un concetto: il Paese non riuscirà a
uscire dalla crisi se non si salva
Roma, e viceversa. Bisogna agire tutti assieme. Il governo nazionale e quello della Capitale,
il presidente Nicola Zingaretti,
i cittadini, la classe dirigente, la
politica».
Auguri, sarà un 2015 impegnativo: anche perché il 2014
si è chiuso con la defezione di
quasi mille vigili urbani...
«Quanto accaduto la notte
del 31 dicembre, sinceramente,
ha dell’incredibile. È, da parte
loro, un segno di incredibile
inconsapevolezza: l’idea che si
possa fare uno sciopero selvaggio contro una misura sacrosanta, quella voluta da Raffaele
Cantone che impone la rotazione nelle varie zone della città,
una misura a garanzia dei cittadini e dei lavoratori onesti perché limita il rischio della corruzione, ecco, l’idea che i vigili
protestino solo perché devono
fare qualche chilometro in più
per andare a lavorare ha, semplicemente, dell’incredibile».
Rappresenta il punto più
basso della storia recente della città?
«Il punto più basso è già alle
nostre spalle: quanto emerso
da Mafia Capitale ha mostrato
un degrado che, con l’amministrazione guidata da Gianni
Alemanno, ha toccato molti
settori. Ma quando il malaffare
viene a galla significa che è già
scattata la reazione dei cittadini, che la politica ha già interrotto la permeabilità del sistema».
Sì ma una certa mentalità,
a Roma, è dura a morire: i
certificati medici presentati
dai vigili urbani per disertare
i turni di San Silvestro...
«Bene hanno fatto il presidente Matteo Renzi, il ministro
Marianna Madia e il sindaco
Ignazio Marino ad annunciare
provvedimenti. Vadano fino in
fondo. Ma il punto è che, a Roma, serve un salto di qualità:
bisogna ricostruirla, portarla di
nuovo all’altezza del ruolo di
Capitale. Da molti punti di vi-
responsabili ne dovranno rendere conto». Su di lui, però, ecco il fuoco di parlamentari e
consiglieri comunali di centrodestra: il segretario della Lega,
Matteo Salvini, invita Renzi a
«licenziare il primo problema
di Roma, il sindaco». Attacca
anche l’ex ministro Renato Brunetta: «Le regole per combattere i fannulloni ci sono già». Il
presidente del Veneto, Luca Zaia: «Licenziare i dipendenti infedeli, dare posti ai giovani meritevoli». E Gianpiero D’Alia, ex
ministro per la Pa, chiede «denuncia per i medici che hanno
fatto certificati falsi».
Al. Cap.
❞
Inammissibile
la protesta
contro
la rotazione
delle zone
pensata per
limitare la
corruzione
sta, anche quello etico. Roma
deve tornare ad essere una città
sia proiettata verso la modernità sia inclusiva, e più equa. In
questo senso il Pd locale non
ha saputo essere una soluzione
ai problemi, ha tagliato i ponti
con la società: bisogna andare
in periferia, nei luoghi più
complicati del conflitto sociale. Da là si deve ripartire. Con
due certezze: la prima è che il
centrosinistra ha fatto eleggere
quelli che gli indagati di Mafia
Capitale consideravano “nemici”, Marino e Zingaretti, e la seconda è che il Pd ha già cambiato e migliorato Roma in passato, con Petroselli, con Argan,
con Rutelli, con Veltroni».
Ora c’è Ignazio Marino.
«Con lui il partito romano ha
sbagliato: siamo il più grande
partito della maggioranza e
sembravamo all’opposizione.
Adesso anche Marino, insieme
con noi, ha di fronte questa sfida da affrontare: è altissima,
difficile, ma è anche un’occasione...».
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Sabato 3 Gennaio 2015
PRIMO PIANO
La protesta di novembre
Le regole e le novità
Sciopero dei vigili urbani lo scorso
11 novembre contro la decisione
di far ruotare gli incarichi
per combattere possibili
fenomeni di corruzione
(Daniele Leone/LaPresse)
ll ruolo di Inps e Asl
sui certificati medici
Attualmente l’Inps controlla i
certificati medici di malattia nel
settore privato mentre le Asl
controllano quelli del pubblico.
Per consuetudine le visite
mediche di accertamento per
i dipendenti pubblici sono
organizzate ed effettuate
dal Servizio sanitario nazionale,
senza alcuna tariffazione a carico
dei datori di lavoro, se non in
maniera molto parziale ed
episodica
La riforma
prevista dal governo
Il sottosegretario per la Pubblica
amministrazione Angelo Rughetti,
nel corso di un’audizione
dell’aprile scorso davanti alla
commissione Affari sociali della
Camera, ha anticipato la riforma
a cui sta lavorando il governo:
ovvero attribuire «la titolarità della
funzione in modo esclusivo» del
controllo dei certificati di malattia
all’Inps, e «prevedere
un’organizzazione stabile in
questa materia»
Il nodo delle risorse
e le Regioni
Ma nel marzo scorso la
Conferenza delle Regioni e delle
Province autonome ha
puntualizzato in un documento
ufficiale che gli accertamenti sui
certificati di malattia non rientrano
nei Livelli essenziali di assistenza
e dunque non è loro compito
provvedervi e sostenerne le spese.
La Conferenza ha chiesto anche di
integrare il Fondo sanitario
nazionale con le risorse che sono
state sottratte per questi scopi
L’ipotesi per il pubblico impiego:
le certificazioni affidate all’Inps
La strada anticipata dal sottosegretario Rughetti. Il nodo delle risorse
Le ultime rilevazioni periodiche del ministero della
Funzione pubblica risalgono
allo scorso agosto e registrano
un calo del 9% delle assenze per
malattia nella Pubblica amministrazione rispetto a un anno
prima, ancora più accentuato
nei Comuni, dove il dato scen-
ROMA
de del 16,6%. Sarebbe ingeneroso non ammettere che le norme Brunetta sulla malattia che
nel 2008 hanno previsto la decurtazione del trattamento accessorio della retribuzione nei
primi dieci giorni di malattia,
non abbiano segnato una svolta nell’assenteismo della Pa.
Tuttavia i dati citati sono
molto parziali, affidati alla comunicazione volontaria delle
amministrazioni, in media solo 5 mila. Per questo il ministero di Marianna Madia ha da
tempo sotto gli occhi altri numeri, come quelli che attestano
che tra il 2011 e il 2013 il nume-
ro complessivo dei certificati di
malattia nel pubblico impiego
è aumentato del 27%, mentre è
rimasto quasi invariato nel privato.
È bastato il caso dei vigili di
Roma, che hanno disertato il
lavoro mettendosi in malattia,
per far esplodere una questio-
Le norme Brunetta
e i tagli agli stipendi
Con la legge del 2008 numero 133
(norme Brunetta sull’assenteismo
nella Pubblica amministrazione),
all’articolo 71 è stata prevista una
decurtazione della retribuzione
(«Nei primi dieci giorni di assenza
è corrisposto il trattamento
economico fondamentale con
esclusione di ogni indennità o
emolumento, comunque
denominati, aventi
carattere fisso e continuativo,
nonché di ogni altro trattamento
economico accessorio»)
3
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della Sera»
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Lavoro
Scorta al sottosegretario
impegnata sul Jobs act
Al governo
Teresa
Bellanova è
sottosegretario
al Lavoro
(foto Giuseppe
Lami / Ansa)
ROMA Sotto scorta il sottosegretario al Lavoro
con delega alle crisi aziendali. Da qualche
giorno Teresa Bellanova ha la protezione delle
forze dell’ordine, una decisione presa dal
Viminale dopo le minacce ricevute per il suo
impegno sul fronte del Jobs act. «Sono serena,
ho fiducia nello Stato e continuerò a fare il mio
lavoro come sempre», ha detto il
sottosegretario, protagonista anche del
confronto con i sindacati sulla vertenza
Meridiana. Bellanova, 56 anni, di Ceglie
Messapica (Brindisi), è al terzo mandato
parlamentare (gruppo Pd) ma alle spalle ha una
lunga militanza nella Cgil. Ieri ha ricevuto la
telefonata del premier Matteo Renzi che le ha
espresso vicinanza, mentre il sindacato ha
condannato «senza appello le gravi minacce».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
❞
Marianna
Madia
Normalizzare il
Pubblico,
chi fa bene
deve essere
premiato e
chi fa male
deve essere
sanzionato
❞
Renato
Brunetta
Adesso la
sinistra
scopre che
esistono
fannulloni e
assenteisti
Quando lo
dicevo io mi
insultavano
ne che per il governo potrebbe
avere un esito già scritto: l’affidamento esclusivo all’Inps della certificazione delle malattie
anche nel Pubblico impiego.
Lo ha anticipato in un’audizione dell’aprile scorso, presso
la commissione Affari sociali
della Camera, il sottosegretario
Angelo Rughetti: «Se ci deve
essere un intervento normativo, esso dovrebbe attribuire la
titolarità della funzione in modo esclusivo (all’Inps, ndr) e
prevedere un’organizzazione
stabile in questa materia».
Il problema, come accade
spesso sono le risorse: oggi
l’Inps controlla i certificati solo
nel privato per un costo di 25
milioni, mentre le Asl controllano quelli del pubblico, che
sono meno della metà, per un
costo di 70 milioni. In maniera
consuetudinaria, è stata accettato il principio che le visite
mediche di accertamento per i
dipendenti pubblici siano organizzate ed effettuate dal Servizio sanitario nazionale, senza
alcuna tariffazione a carico dei
datori di lavoro, se non in maniera molto parziale ed episodica, con la conseguenza che
negli ultimi anni sono stati utilizzati 70 milioni di euro provenienti dal Fondo sanitario nazionale. Ma nel marzo scorso la
Conferenza delle Regioni e del-
La tendenza
Nelle ultime rivelazioni
i numeri sui giorni
saltati per motivi
di salute sono in calo
le Province autonome ha ribadito in un documento ufficiale
che tali accertamenti non rientrano nei Livelli essenziali di
assistenza e dunque non è proprio compito provvedervi e sostenerne le spese. Anzi la Conferenza ritiene necessario integrare nuovamente il Fondo con
le risorse che sono state sottratte per queste finalità.
A propria volta l’Inps oggi ricorre a personale con contratti
libero-professionali, pagato sostanzialmente a prestazione e
in regime di incompatibilità
più o meno totale con altri incarichi. I tagli di spesa conseguenti alla spending review
hanno reso drammatica la situazione di molti medici che
hanno svolto per anni in modo
prevalente o addirittura esclusivo tale attività professionale.
Il nodo dunque sono le risorse: il costo del servizio reso
dall’Inps nel settore del pubblico impiego dovrebbe trovare
risposta nelle cifre già ora stanziate dallo Stato per il medesimo scopo. La commissione Affari sociali propone che si stanzi «un budget annuo complessivo tale da coprire una quota
predefinita di visite di controllo per la Pa, lasciando a ogni
amministrazione la possibilità
di integrare tale quota ove risultasse necessario procedere
ad un numero maggiore di
controlli». Tale ipotesi consentirebbe di evitare che ragioni di
risparmio immediato, con conseguente riduzione del numero dei controlli, «lasci, trasparire l’idea di un rallentamento
della lotta all’assenteismo».
Antonella Baccaro
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Sabato 3 Gennaio 2015 Corriere della Sera
4
Primo piano Il lavoro e le polemiche
L’agente a casa: nessuno poteva costringerci
Sergio Fabrizi, dell’Ugl, ha scelto di non lavorare oltre l’orario: «Il comandante lo sapeva da 15 giorni»
Ma in 44 si sono dati malati all’ultimo minuto. «Se qualcuno ha violato le regole deve pagare»
I dati
LA POLIZIA LOCALE NELLE GRANDI CITTÀ
(Personale dirigente e non dirigente – ultimi dati disponibili)
I CERTIFICATI MEDICI PRESENTATI
MEDIA DEI GIORNI DI MALATTIA IN UN ANNO
NUMERO MEDIO DEI GIORNI DI MALATTIA ALL’ANNO
(per regione – settore pubblico)
15
20
Milano
3.179
Venezia
393
Bologna
616
Torino
1.947
16,72
10
Settore privato
Settore pubblico
GLI EVENTI DI MALATTIA PER GIORNO DI INIZIO
(nel settore pubblico)
28,6%
30
25
Genova
917
18% 17,7% 17,6%
20
Roma
6.169
Napoli
2.236
13,1%
15
10
3,3%
5
1,8%
m
en
ica
Do
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to
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Ve
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Gi
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co
l
Palermo
1.419
M
Cagliari
247
ar
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Firenze
859
ne
d
ì
dì
0
M
La protesta
Noi sotto
organico,
il concorso
è bloccato
15
Lu
❞
Bari
570
18,11
Calabria
18,8
Sardegna
18,1
Abruzzo
17,5
Basilicata
17,4
Sicilia
17,4
Umbria
17,3
Molise
17,1
Lazio
Campania
17
Friuli Venezia Giulia
17
Liguria
16,6
Puglia
16,5
Lombardia
16,4
Emilia Romagna
16,2
Marche
16
Toscana
15,9
Valle d’Aosta
15,7
Piemonte
15,4
Veneto
15,2
Trentino Alto Adige 15,1
Fonti: elaborazione dati Corriere della Sera su dati delle amministrazioni comunali, Cgia di Mestre su dati Inps del 2012
La vicenda
● I vigili urbani
di Roma
spiegano che
c’è un concorso
per 300 nuovi
assunti alla
Polizia
municipale
della Capitale
● Ma i risultati
di quel
concorso,
bandito ormai
cinque anni fa,
non ci sono
ancora
● Un anno fa
un dossier della
Ragioneria
generale dello
Stato scriveva
che dal 2010 al
2013 sono
state erogate ai
vigili urbani di
Roma
indennità di
responsabilità
per quasi 23
milioni di euro
oltre i livelli
considerati
legittimi
● Il documento
segnalava
anche delle
anomalie
contrattuali
come alcune
maggiorazioni
notturne
ROMA «Il comandante lo sapeva
bene, almeno da 15 giorni, che
a Capodanno nessuno avrebbe
aderito per protesta allo straordinario. Come sa bene che ormai a Roma solo così si coprono i servizi per strada. Perché
adesso si stupisce tanto, dandoci dei disertori?». Sergio Fabrizi è uno degli agenti che ha
rinunciato a lavorare oltre i
normali turni. Motivazione diversa da chi — e sono 44 — finirà sotto indagine per essersi
dato malato all’ultimo minuto,
da chi ha donato il sangue proprio il 31 dicembre, da chi non
ha risposto alla chiamata — o
all’sms — nonostante fosse
iscritto fra i reperibili.
Fabrizi è un sindacalista —
«coordinatore Ugl nel I Gruppo
Trevi», ci tiene a sottolineare
— e solo per questo motivo
può aprire bocca. Con nome e
cognome. «Siamo in tanti ad
aver rinunciato allo straordinario. Ricordatevi che è un lavoro
volontario, nessuno può costringere i vigili ad aderirvi —
continua —. I romani devono
sapere perché lo facciamo: perché siamo pesantemente sotto
organico, dovremmo essere
8.350 e siamo 5.600. Perché il
sindaco blocca un concorso
per 300 agenti e ci sono grosse
difficoltà a tappare tutti i buchi». Ma non è solo per questo.
Da settimane — per non dire
dall’inizio del mandato di Ignazio Marino — lo scontro fra vigili e Campidoglio, e di riflesso
anche con il comandante del
Corpo Raffaele Clemente (poliziotto nominato nell’ottobre
2013 dopo la scelta, poi annullata per mancanza di titoli, del
colonnello dell’Arma Oreste Liporace), si è trasformato in una
guerra senza quartiere. Il decreto anticorruzione applicato
alla Municipale di Roma ha innescato la rotazione del personale fra i Gruppi territoriali e
scatenato nuovi contrasti.
«Qui è stata stravolta la norma nazionale che prevede anche rotazione di mansioni e
non solo di uffici — dice ancora Fabrizi —, una discriminazione nei confronti degli agenti. Non siamo ladri, siamo puliti. Se c’è stato chi ha sbagliato è
giusto che paghi, ma il Corpo è
sano. E poi spiegateci come
mai il presunto disservizio per
Capodanno denunciato dal comandante non è stato ravvisato
né dal prefetto, né dal questore
e tantomeno dal sindaco». Ma
●
La parola «pizzarda»
IL CAPPELLO A DUE PUNTE
Il pizzardone è il nome con cui si
identificano i vigili urbani in diverse zone
dell’Italia centrale. La parola deriva dal
cappello a doppia punta (detto «pizzarda»)
che indossavano i membri della polizia
municipale romana nell’Ottocento.
fra gli agenti — in agitazione
anche «per il contratto decentrato unilaterale del Comune,
approvato con delibera di giunta senza firma dei sindacati,
che ci taglia il salario accessorio» —, c’è scetticismo su numeri e percentuali, come
l’83,5% di defezioni fornito dal
Comando su chi ha marcato visita. «Hanno fatto un conto
unico anche con chi faceva gli
20,9
Corriere della Sera
straordinari — spiegano gli
agenti —. Il 27 dicembre, ultimo giorno per prenotarsi, non
c’era quasi nessuno. Lo sapevano tutti, è uscito anche sui
giornali. Il ricorso alla reperibilità d’emergenza non si è mai
visto per un concerto di Capodanno in programma da mesi.
E gli sms sono arrivati quasi a
mezzanotte: “Presentarsi al
Gruppo alle 19, c’era scritto”».
«L’indagine chiarirà tutto, se ci
sono state mele marce ma anche se sono stati commessi
abusi», sottolineano ancora i
pizzardoni che chiudono amari: «Siamo andati all’Aquila per
il terremoto, l’abbiamo fatto
senza prendere un euro più del
dovuto. Non meritiamo di essere trattati tutti così».
Rinaldo Frignani
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● L’analisi
I sindacati si ritrovano uniti
per paura di «blitz»
da parte del governo
di Antonella Baccaro
L
o dicono con toni diversi ma i tre
maggiori sindacati, Cgil, Cisl e Uil, sul
punto sono d’accordo: il governo non
faccia blitz unilaterali per cambiare le regole
del pubblico impiego. È la risposta al tweet
del premier che ieri mattina, sentita la
notizia della protesta dei vigili romani, aveva
annunciato un intervento. L’accelerazione
impressa dalla vicenda dei vigili ha messo in
allarme i sindacati, che hanno visto
nell’uscita di Renzi la volontà di
strumentalizzare un episodio che ha creato
scalpore presso l’opinione pubblica per
«sfondare» le regole del pubblico impiego.
Una discussione che si protrae ormai da
giorni, da quando sono stati approvati i due
decreti attuativi del Jobs act e da più parti se
ne è auspicata l’estensione al pubblico
impiego. Modalità esclusa quest’ultima da
Renzi, che ha indicato nella delega della
Pubblica amministrazione, ora all’esame in
commissione al Senato, il veicolo per
intervenire. Il punto è come. I sindacati su
questo ieri sono stati chiari, basta ascoltare
il segretario della Cisl, Anna Maria Furlan:
«Noi non copriamo gli assenteisti. Se ci
sono stati abusi, si facciano le dovute
verifiche e si applichino le sanzioni. E non si
dica che servono nuove leggi più stringenti
contro i fannulloni. Piuttosto bisogna
rinnovare il contratto, bloccato da sei anni.
Occorre un confronto continuo con le parti
sociali. Questi episodi di malcostume sono
il frutto anche di una chiusura del dialogo».
Insomma niente atti unilaterali da parte del
governo, niente decreti sullo «scarso
rendimento» per licenziare i fannulloni: si
proceda con lo strumento del contratto. «Il
nostro sostegno ai vigili che hanno lavorato
a #Roma il 31 notte. Lotte sbagliate
danneggiano tutti. Le regole ci sono, si
applichino» ha twittato la Cgil nazionale. La
Uil Funzione pubblica è d’accordo ma sulla
questione romana propende per scioperare.
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Corriere della Sera Sabato 3 Gennaio 2015
Il caso
di Sergio Rizzo
Scherzi del destino. Per aver
osato scrivere che dei vigili urbani a Roma si nota soprattutto
l’assenza, il giornalista del Corriere Maurizio Fortuna è stato
querelato da ventotto di loro.
Pochi giorni dopo il recapito
della citazione, ecco la notizia
che la sera di San Silvestro
l’83,5% degli agenti in servizio
era scomparso. Chi si dava malato, chi donava il sangue, chi
stava con la mamma inferma...
Questa «diserzione di massa», per dirla con il comandante Raffaele Clemente, è l’ennesimo episodio della guerra dichiarata a Ignazio Marino. Certo non per la bacchettata a un
agente troppo galante con una
bella automobilista senza patente, come quella appioppata
nel film «Il vigile» al pizzardone motociclista Otello Celletti,
alias Alberto Sordi, dal sindaco
Vittorio De Sica: prontamente
ricambiato con una multa per
eccesso di velocità. Qui il conflitto è di ben altre proporzioni.
E c’è da augurarsi che non vada
a finire allo stesso modo, con la
macchina del sindaco nella
scarpata e il vigile che lo scorta
all’ospedale.
Il culmine dello scontro, a
novembre: quando Marino e
Clemente hanno deciso la rotazione degli incarichi. L’iniziativa, senza precedenti, ha scatenato una rivolta. Capitolo chiuso con l’Autorità anticorruzione di Raffaele Cantone che ha
definito la rotazione non solo
«legittima», ma «un meccanismo a tutela delle persone per
bene». Però gli animi non si sono placati affatto.
Il rapporto fra i vigili e Marino è sempre stato turbolento.
Un mese dopo il suo insediamento il loro capo Carlo Buttarelli, messo lì da Gianni Alemanno, se n’è andato sbattendo la porta. Al suo posto è stato
chiamato un colonnello dei carabinieri selezionato con procedura pubblica. Nonostante
tre lauree, però, Oreste Liporace non aveva tutti i requisiti
previsti e ha dovuto gettare la
spugna. Allora è arrivato un poliziotto della squadra anticri-
PRIMO PIANO
5
Dalle gag di Sordi allo scontro con Marino
Così il pizzardone è diventato potere forte
I vigili romani sono il doppio dei milanesi e fanno un terzo delle multe. L’intervento di Cantone
I dati
● Nell’ultimo
trimestre del
2013 (ottobrenovembredicembre)
quasi un quarto
dei vigili urbani
di Roma
non risultava
essere a lavoro
● Tra ferie,
malattie,
assistenza ai
familiari malati,
corsi di studio
e «altri motivi»
il 23,86% degli
agenti è stato
assente. Negli
ultimi tre mesi
del 2013 sono
stati presenti a
lavoro 4.586
vigili sugli oltre
seimila in forza
alla Polizia
municipale
della Capitale
● La classifica
sui giorni di
assenza per
malattia vede
in testa il XIV
Gruppo (Monte
Mario)
con 7,4%
di malati, l’VIII
(Tintoretto) con
il 5,86% e il VII
(Tuscolano)
con 5,83%
mine della Questura di Roma:
Clemente, appunto. Senza provocare, anche in questo caso,
manifestazioni di giubilo da
parte di quanti hanno interpretato tale nomina, al pari di
quella tentata in precedenza,
come un gesto di aperta sfiducia verso la polizia municipale.
Il cui capo proveniva di regola
dai ranghi interni. Anche se poi
non sempre tutto filava liscio.
Dicono tutto le disavventure
del predecessore di Buttarelli,
il comandante dei vigili urbani
Angelo Giuliani incaricato di
sostituire quel Giovanni Catanzaro pizzicato dal Messaggero a
parcheggiare la sua Alfa Romeo in una zona off-limits vicino a piazza di Spagna: sul cruscotto un permesso per disabili. Rimosso da Walter Veltroni,
Catanzaro sfiora nel 2008 la
candidatura al consiglio comunale con l’Udc. Dieci mesi fa
Giuliani viene arrestato con
l’accusa di corruzione. Dicono i
giudici che prendeva tangenti
dalla società incaricata di ripulire l’asfalto dopo gli incidenti
stradali. Lui si proclama estraneo: «Sono sempre stato ligio
ai miei doveri». Mesi prima,
un’altra disavventura. Lo scenario, questa volta, un concorso per 300 aspiranti vigili. Giuliani presiede la commissione
d’esame quando parte un’inchiesta della Procura di Roma
nella quale si ipotizza il reato di
falso ideologico. Alemanno revoca tutti e comincia un autentico Calvario. Da allora si sono
alternate ben tre commissioni
ma i risultati del concorso,
bandito ormai cinque anni fa,
non ci sono ancora. Le indagini
che riguardano Giuliani, invece, si stanno per chiudere.
Nemmeno il rapporto degli
ispettori inviati dal Tesoro a verificare i conti della capitale è
tenero nei giudizi. Sostiene per
esempio che dal 2010 al 2013 siano state erogate ai vigili indennità di responsabilità per
quasi 23 milioni in eccesso ri-
Il film
Alberto Sordi,
protagonista
de «Il vigile»
(anno 1960)
il film diretto da
Luigi Zampa.
Nella pellicola
Sordi interpreta
il ruolo di Otello
Celletti (foto
a sinistra),
un uomo
che vince
un concorso
pubblico
e diventa vigile
urbano
spetto ai livelli considerati legittimi. Segnalando anche una
serie di anomalie come la maggiorazione notturna concessa
per le fasce orarie 16-23 e 17-24,
nonostante i contratti nazionali la prevedano solo dalle 22 alle 6 del mattino.
A Roma i vigili sono potentissimi: addirittura più del sindaco, si è sempre detto. Se ne
contano 6.077. Tuttavia ce ne
sono costantemente in giro per
la città che ha il più alto numero al mondo di auto (oltre 70
ogni cento abitanti) da un minimo di 105, la sera, a un massimo di 993, la mattina. Ovvero,
dall’1,7 al 16,3% della forza complessiva. Il tutto fra strade disseminate di vetture in seconda
fila e mai una contravvenzione
sotto il tergicristallo, neppure
davanti a un comando della polizia municipale. E la produttività? Spiega molte cose il confronto con Milano contenuto
nello studio Sose-Ifel sui costi
standard. Mentre Roma spendeva per gli stipendi dei vigili il
14,5% più del «fabbisogno standard», Milano risparmiava il
38,3%. Con 154 multe mediamente a testa fatte a Roma contro le 370 di Milano. E le 27.990
sanzioni di altro genere elevate
dai seimila vigili romani contro
le 79.870 dei poco più di tremila loro colleghi milanesi.
Talvolta, dobbiamo riconoscerlo, le condizioni non sono
facili. Come capita a chi deve
misurarsi con un infernale caos di lamiere: ricorrendo a gesti e movenze tanto eleganti da
affascinare perfino Woody Allen. Che nel suo film «To Rome
with love» ha immortalato la
scena del bravissimo vigile
Pierluigi Marchionne sulla pedana di piazza Venezia mentre
dirige il traffico, nemmeno fosse un direttore d’orchestra.
Proprio lì, dove una volta il
giorno della Befana si portavano regali ai pizzardoni in segno
di riconoscenza. Altri tempi...
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Lettera sul lavoro
Meglio non fratturarsi una gamba
(soprattutto alla vigilia di Natale)
C
aro Direttore, la vicenda natalizia del
signor Bianchi merita una riflessione
sulle falle che il nostro sistema
sanitario talvolta presenta anche nei
suoi punti di eccellenza. 24 dicembre 2014 —
una banale caduta in casa, un dolore all’anca
sempre più acuto. Il signor Bianchi si fa
portare al pronto soccorso del maggiore
ospedale ortopedico della città. Una solerte
infermiera lo invita a non lamentarsi troppo:
«Se fosse una frattura del femore, il piede
sarebbe storto»; e così dicendo storce il
piede, facendo impazzire dal dolore il
titolare. La radiografia smentisce
l’infermiera: frattura del collo del femore.
Occorre un intervento chirurgico: ricovero
immediato. «Ma — avverte subito il medico
di guardia rivolto all’infortunato — lei ha
scelto il giorno sbagliato per rompersi il
femore: domani è Natale, poi c’è Santo
Stefano, poi c’è il sabato e domenica,
insomma l’operazione si può fare solo lunedì
29. Però non si preoccupi: la sua non è di
quelle fratture per le quali occorra proprio
intervenire entro quarantott’ore, altrimenti
apriremmo la sala operatoria anche di Natale.
La sua non è un’urgenza e l’intervento può
senz’altro attendere cinque giorni». E il sig.
Bianchi viene sistemato nel suo letto, con la
prospettiva di restare lì in attesa per tutto il
lungo ponte. «Non sarà un’urgenza — dice il
paziente all’infermiera che lo assiste in
reparto, a notte inoltrata —, ma a me la
gamba fa molto, molto male. E questo
Toradol che mi avete iniettato mi sembra
acqua fresca». «Eh, il primo giorno le fratture
del femore fanno sempre molto male —
risponde lei, pur gentile e premurosa —
bisogna avere pazienza. A me è stata data
solo questa prescrizione per il dolore, non
posso proprio darle nient’altro». «Allora, per
favore, chiami il medico di guardia, che mi
prescriva qualche cosa di più efficace. Io così
non resisto». «Lo chiamo subito, vediamo se
può darle la morfina. Però guardi che non
potrà venire molto presto, perché è la notte
di Natale ed è solo». Passano le ore, viene
ripetuta la flebo di Toradol, il sig. Bianchi si
macera nel suo dolore insopportabile. E alle
prime luci dell’alba decide che altri quattro
giorni così non è il caso di passarli. Neppure
se il dolore dovesse ridursi un po’: aspettare
non ha senso. Cerca un amico medico e gli
chiede di aiutarlo a trovare altrove un’équipe
chirurgica disposta a operarlo e una sala
operatoria aperta nonostante il ponte. La
vicenda — integralmente vera, anche nei
dettagli — è molto significativa di come il
dolore fisico dei pazienti viene
comunemente considerato nei nostri
ospedali. Irrilevante lo considera l’infermiera
del pronto soccorso, compiendo senza
alcuna necessità la «manovra diagnostica»
che abbiamo visto. Irrilevante lo considera
l’organizzazione sanitaria del grande istituto
ortopedico, il cui protocollo non contempla,
nell’attesa dell’intervento chirurgico, una
terapia del dolore adeguata. Ma — e questo è
l’aspetto più sconcertante dell’intera vicenda
— irrilevante è considerato il dolore di una
persona anche dal collettivo dei dirigenti,
medici, paramedici e loro rappresentanti
quando stabiliscono che nel grande istituto
ortopedico tra Natale e Capodanno, se non è
proprio in gioco la vita del paziente, le sale
operatorie devono rimanere chiuse per
cinque giorni di fila. Nel grande istituto che
è teatro di questo racconto arrivano da ogni
parte d’Italia circa mille fratture di femore
all’anno: mediamente tre al giorno. Oltre al
signor Bianchi c’è dunque presumibilmente
un’altra decina di persone, femore più
femore meno, che hanno «sbagliato giorno»
per infortunarsi. Non sono considerate
«un’urgenza»: se non hanno la possibilità di
andare a farsi curare altrove, stiano pure lì a
macerarsi nella loro sofferenza per due o tre
giorni in più; non si muore per così poco.
Quest’ultimo è — a ben vedere — il risvolto
più grave della vicenda. Perché nei giorni tra
Natale e Capodanno i treni e gli aerei vanno
ininterrottamente, i ristoranti servono pasti,
sono aperti i cinema e le sale da concerto.
Dunque si ritiene che far godere le feste alla
generalità delle persone sia «un’urgenza»
sufficiente per giustificare il sacrificio delle
feste stesse per alcune di esse. Non è invece
considerata «un’urgenza» di pari rango
l’esigenza di togliere una persona
dall’alternativa tra un dolore lancinante e
continuo e la morfina che sospende la vita di
dodici ore in dodici ore. Per lo meno, non la
considerano tale gli estensori dei
regolamenti e contratti che regolano il lavoro
nell’istituto ortopedico metropolitano
d’eccellenza. Una cosa è certa: l’eccellenza
sanitaria dovrebbe misurarsi non solo sul
successo nel procurare la guarigione, ma
anche sui tempi e modi in cui ci si prende
cura del puro e semplice dolore del malato.
Pietro Ichino
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Sabato 3 Gennaio 2015 Corriere della Sera
6
Primo piano La Chiesa
I viaggi apostolici
LEGENDA:
Paesi visitati
Prossime tappe
Strasburgo
25 novembre 2014
Turchia
28-30 novembre 2014
Corea del Sud
13-18 agosto 2014
Il lungo e applauditissimo discorso
al Parlamento europeo sulla necessità
di mettere al centro la dignità dell’uomo.
Sullo sfondo, il premier Renzi
Francesco prega
con il mufti di Istanbul
nella Moschea Blu,
durante la visita
per rafforzare i legami
con i leader musulmani
Un selfie con
i fedeli a Dangjin.
Nel primo viaggio
in Asia il Papa
ha beatificato 124
martiri coreani
e ha celebrato
una messa
per la pace a Seul
USA
22-27 settembre 2015
Polonia
26-31 luglio 2015
Sri Lanka e Filippine
12-19 gennaio 2015
Paraguay
15 novembre 2015
Brasile
22-28 luglio 2013
Albania
21 settembre 2014
Terra Santa
24-26 maggio 2014
Migliaia di persone
a Copacabana
per la messa celebrata
dal Pontefice, a Rio
per la XXVIII Giornata
mondiale della Gioventù
L’accoglienza festosa
di Tirana al Papa
in piazza Madre Teresa:
«Mai usare la religione
per giustificare la
violenza»
Gerusalemme,
la preghiera al Muro
del Pianto. Altre tappe,
oltre a Israele,
Amman in Giordania
e Betlemme in Palestina
Corriere della Sera
VATICANO VERSO LA VISITA NEGLI USA
Sfida con i tradizionalisti
Il fronte americano del Papa
662
giorni
È la durata
del pontificato
di Jorge Mario
Bergoglio: dal
13 marzo 2013
Francesco
è Papa della
Chiesa
cattolica
e vescovo
di Roma
24
la percentuale
di cattolici negli
Usa nel 2013,
secondo i dati
del Pew Forum
on Religion &
Public Life di
Washington. In
cifre assolute,
sono 75 milioni
i cattolici
statunitensi
di Massimo Franco
F
osse per lui, c’è da scommettere che comincerebbe la visita prevista per
l’autunno del 2015 negli Stati
Uniti dal confine meridionale:
attraversando la frontiera tra
Messico e Usa, tra Terzo e Primo Mondo. Come tanti immigrati latinoamericani, spesso
clandestini. Non lo farà, perché
un Papa arriva da Roma a
Washington o a New York, come rappresentante di tutta la
Chiesa cattolica. La sua identità
argentina dice comunque molto sul suo approccio alle Americhe. E contribuisce a spiegare
anche perché la mediazione
del Vaticano su Cuba tra Barack
Obama e Raùl Castro abbia
avuto successo. I semi sono antichi. Tra l’altro, «il regime dell’Avana è stato l’unico, tra quelli
comunisti — ricorda un gesuita profondo conoscitore di
quest’area — a non cacciare
mai via il nunzio papale durante la Guerra fredda».
La chiesa cattolica si è legittimata come unica istituzione in
grado di evitare il passaggio
brusco dalla dittatura ad un capitalismo senza freni targato
Stati Uniti. Francesco ha raccolto i frutti di una lunga semina,
presentandosi come primo
«Papa neutrale» tra Washington e l’Avana: incarnazione di
quell’«Occidente alternativo»
che lo fa riconoscere come mediatore. Il fatto che non sia mai
andato negli Usa, che non parli
inglese, e che stia studiando
quel Paese in vista del viaggio a
Filadelfia per la Giornata mondiale della Famiglia, è significativo. Il suo sguardo nei confronti della prima potenza militare ed economica del mondo
risente dell’esperienza latinoamericana: dittature sostenute
da Washington in nome dell’anticomunismo; interventi
controversi del Fmi per raddrizzare economie sempre in
bilico, come quella argentina; e
l’impressione che l’America
australe sia stata trattata da
Terzo Mondo.
Che poi un simile approccio
fosse comprensibile, conta relativamente. Al fondo della cultura di Francesco, venata dall’esperienza del peronismo, il
movimento populista del generale Juàn Peron, salito al potere in Argentina dopo la Seconda guerra mondiale, rimane l’idea degli Usa come terra
degli yanquis, gli yankees. Anche per questo il Pontefice è un
naturale demolitore degli equilibri della Guerra fredda. Li associa a decenni oscuri di lacerazioni negli stessi episcopati
cattolici, ora complici dei regimi golpisti, ora affascinati dalla teologia della liberazione subalterna al marxismo. Juliàn
Domìnguez, presidente della
Camera dei deputati dell’Argentina, di passaggio a Roma
per incontrare il Papa a Casa
Santa Marta, ha trovato Francesco entusiasta per l’esito delle
trattative Usa-Cuba. «In America latina — ha spiegato Domìn-
Il Pontefice, che è stato arbitro
determinante nella partita di
Cuba, si prepara per la tappa
a Filadelfia in autunno
guez — diciamo che è caduto il
nostro muro di Berlino».
Che sia già crollato o stia cadendo, implica una revisione
delle coordinate della Chiesa
cattolica. Il Vaticano sa che per
anni sono stati i vescovi statunitensi i primi a criticare l’embargo di Washington contro il
regime dei Castro. Il problema
è come viene interpretato il
ruolo di Francesco su Cuba negli ambienti più conservatori
degli Stati Uniti: quelli che hanno accusato inopinatamente il
Papa di «vendere roba marxista», e criticato Obama per la
trattativa. Sono posizioni che
potrebbero saldarsi con le riserve dei tradizionalisti Usa per
le aperture dottrinali del Pontefice argentino. Colpisce che
America, il settimanale dei gesuiti Usa, abbia ripubblicato
un’intervista di inizio dicembre
di Francesco alla Naciòn di
Buenos Aires. Il testo contiene
diverse domande e risposte sui
«settori conservatori, specialmente negli Stati Uniti»: pezzi
di episcopato che temono «il
collasso della dottrina tradizionale» e chiedono perché il cardinale conservatore Raymond
Burke è stato rimosso dopo
l’ultimo Sinodo.
A New York
● Il cardinale
Timothy Dolan
(foto), 64 anni,
il 23 febbraio
2009 è stato
nominato da
Benedetto XVI
arcivescovo di
New York
● Nel 2010 è
stato eletto dai
vescovi
statunitensi
alla presidenza
della
Conferenza
episcopale
● Di recente ha
manifestato
perplessità
sul papato
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Napolitano e la lettera a Francesco sulla corruzione
La condivisione delle parole sulla lotta al crimine. Messaggio anche a Raúl Castro
Lotta al crimine, alla corruzione e alle nuove forme di
schiavitù. Il presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano
ha raccolto e fatto proprio il
messaggio di papa Francesco
in occasione della 48esima
Giornata mondiale della Pace,
il primo gennaio 2015, «Non
più schiavi ma fratelli». Lo scrive lo stesso presidente in una
lettera inviata al Pontefice, anche a nome del popolo italiano. Nella missiva Napolitano
condivide l’invito «a trasformare il fenomeno, per molti
ROMA
Le missive
● Giorgio
Napolitano ha
scritto due
lettere a papa
Francesco e
Raúl Castro
sulla lotta alla
corruzione, alla
criminalità e
alla schiavitù,
missioni di ogni
governo e
forma politica
aspetti controverso, della globalizzazione in una forza positiva e coinvolgente di solidarietà e di fratellanza, che possa avvicinare soggetti diversi e non
contribuire invece a rendere
ancor più difficili da colmare le
disparità economiche e le divaricazioni sociali oggi esistenti». Per questo Napolitano
chiede l’intervento del potere
politico e dei governi per combattere gli effetti perversi: «Se
alla base del fenomeno della riduzione in schiavitù vi è indubbiamente una concezione an-
tropologica distorta e distorsiva, spetta alle Istituzioni e ai
Governi agire sulle cause sociali ed economiche che portano
alcuni esseri umani ad abusare
di altri, attraverso forme di costrizione fisica e psicologica».
E quindi «deciso deve essere lo
sforzo nella lotta alla criminalità nelle sue svariate forme, dallo sfruttamento della prostituzione alla pratica del lavoro nero, dalla corruzione al traffico
di esseri umani».
Come è noto, papa Francesco, dal suo primo viaggio a
Lampedusa nel luglio 2013, e fino alla partecipazione in prima
persona alla Conferenza dei
leader religiosi, contro la tratta
degli esseri umani, riuniti il 2
dicembre 2014 alla Casina Pio
IV in Vaticano, ha fatto dell’immigrazione e della moderna
schiavitù un tema centrale del
suo pontificato.
«Il fenomeno drammatico
della schiavitù, come puntualmente richiamato da Vostra
Santità, è solo apparentemente
lontano da noi, nel tempo e
nello spazio», ha scritto il capo
Il Papa risponde, rassicura,
spiega. Ma si intuisce anche da
questo che gli Usa potrebbero
rivelarsi la «frontiera» più difficile. Il cattolicesimo statunitense è forte e vivo. Dopo avere
pagato risarcimenti alle vittime
della pedofilia per quasi tre miliardi di dollari (circa due miliardi e mezzo di euro), ha ripreso credibilità e vigore. I suoi
undici cardinali sono stati
«grandi elettori» di Bergoglio
in Conclave. Il problema è che
alcuni di loro ormai esprimono
apertamente riserve sul papato. Non si tratta solo di personaggi come Burke o Charles
Chaput, a capo della diocesi di
Filadelfia. Lo stesso arcivescovo di New York, Timothy Dolan, avrebbe manifestato perplessità. E Francis George, ex
arcivescovo di Chicago, il 17 novembre ha rilasciato un’intervista a Crux, il sito di informazione cattolica del quotidiano Boston Globe, contenente critiche
esplicite a Francesco.
George racconta, tra l’altro,
di avere votato Bergoglio perché glielo dissero i cardinali
brasiliani, «ai quali feci molte
domande»; e di non avere mai
parlato a tu per tu con lui, mentre vorrebbe chiedergli «se si
rende conto di quello che è accaduto con la frase: “Chi sono
io per giudicare?”», riferita agli
omosessuali. Vorrebbe fargli
presente «come è stata usata e
utilizzata in modo distorto».
Gli uomini vicino a Bergoglio
sostengono che George è irritato per la nomina del successore, l’arcivescovo Blase Cupich,
fatta senza consultarlo. Sembra
di capire che la scelta sia stata
suggerita da Sean O’Malley, arcivescovo di Boston, unico statunitense del «C9», il gruppo
di nove cardinali che consigliano Francesco; e caldeggiata dal
coordinatore del gruppo, il cardinale honduregno Oscar Rodrìguez Maradiaga, uomo forte
dell’ultimo Conclave.
Eppure, dietro le parole di
George si indovinano i contorni di una sorta di «Internazionale tradizionalista» che attraversa l’episcopato Usa, e parte
di quelli spagnolo, italiano,
francese. Il successo papale
nella questione cubana potrebbe aggiungere un’ulteriore incognita: anche perché avverrà
con la campagna per la Casa
Bianca del 2016 nel vivo, e i repubblicani già all’attacco per i
presunti «cedimenti ai Castro». I grandi media americani hanno fatto indossare da
tempo al Pontefice panni progressisti. Per paradosso, Francesco dovrà rassicurare il proprio episcopato, impegnato in
una «battaglia culturale» sui
valori contro i Democratici di
Obama, che non sono panni
nei quali si sente a proprio
agio. Ma gli sarà difficile non
scontentare nessuno.
❞
Troppo
diffuse,
ancora oggi,
forme di
privazione
della libertà
e dignità
degli esseri
umani
dello Stato. «Al contrario, e
malgrado la quotidiana condanna sul piano del diritto e le
reiterate dichiarazioni di principio, sono ancora oggi troppo
frequenti e diffuse molteplici
forme di privazione della libertà e dignità degli esseri umani». Poi il presidente aggiunge:
«Non è un caso, d’altra parte,
che alcune delle riflessioni
contenute nel messaggio di Vostra Santità siano al centro dell’agenda politica nazionale ed
europea, a partire dal tema dell’accoglienza per i migranti ed i
richiedenti asilo».
Napolitano ha anche scritto
un messaggio a Raúl Castro, in
cui afferma che nelle relazioni
con gli Usa, da Cuba è giunta
«una decisione storica».
M.Antonietta Calabrò
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Sabato 3 Gennaio 2015
7
Sabato 3 Gennaio 2015 Corriere della Sera
8
Primo piano Il Quirinale
Draghi: non voglio essere un politico
Il presidente della Bce si chiama fuori dalla corsa per il Colle: il mio mandato durerà fino al 2019
Il premier punta a un’intesa ampia. Ma c’è il timore su 140 potenziali franchi tiratori, tra cui 80 pd
L’iter
● Il presidente
della
Repubblica
Giorgio
Napolitano si
dovrebbe
dimettere il 14
gennaio, al
termine del
semestre di
presidenza
italiana
dell’Unione
Europea
● Dal
momento della
firma delle
dimissioni
devono
passare 15
giorni per la
convocazione
delle Camere
in seduta
comune. A
deputati e
senatori si
aggiungeranno
i delegati
regionali
(1.009 membri
in tutto)
● Durante il
periodo di
vacanza della
presidenza i
poteri passano
al presidente
del Senato
Pietro Grasso
ROMA Alcuni autorevoli quotidiani internazionali lo ritenevano predestinato a uscire papa dal conclave che eleggerà il
successore di Napolitano. E in
Germania erano in molti a sperare nel trasloco di Mario Draghi da Francoforte a Roma. Ma
ieri l’inquilino dell’Eurotower
si è chiamato fuori dalla corsa
per il Colle. «Non voglio essere
un politico» ha scandito al
quotidiano economico tedesco
Handelsblatt, che lo ha intervistato sulle imminenti dimissioni del presidente della Repubblica italiano. E poi, con
buona pace di quanti, in Germania, sognano di sostituirlo:
«Il mio mandato alla Banca
centrale europea è in vigore fino al 2019».
Parole inequivocabili, che
spediscono in archivio indiscrezioni e speculazioni che
hanno accompagnato per settimane il nome dell’ex governatore della Banca d’Italia, sollevando interrogativi sul futuro
dell’area euro nel caso in cui la
scelta del successore di Napolitano fosse caduta su di lui. Draghi si è tirato fuori dalla rosa
dei nomi, liberando una casella
prestigiosa del toto-presidente
e tranquillizzando i mercati.
Piazza Affari ha chiuso le contrattazioni con il segno più,
manifestando apprezzamento
per la notizia che il banchiere
resterà al suo posto per riportare la crescita nell’eurozona.
Draghi esorta i Paesi della
zona euro a fare la loro parte,
accelerando il varo di riforme
strutturali e lavorando per ridurre la pressione fiscale: «Rilevo troppa burocrazia e tasse.
L’intervista
di Marco Galluzzo
Alla guida dell’economia europea
Mario Draghi ha raccolto il testimone di presidente della Banca centrale europea dal
francese Jean-Claude Trichet a novembre 2011
(Afp)
In Europa abbiamo uno dei più
elevati carichi fiscali al mondo,
un pesante svantaggio competitivo».
L’uscita di un tecnico di
grosso calibro dalla scena del
Quirinale rafforza le quotazioni
di una personalità politica, già
tratteggiata da Renzi e poi da
Napolitano nel discorso di fine
mandato. Di primato della politica ha ragionato sul Corriere
di ieri Laura Boldrini, spezzando una lancia a favore di una
donna: «Se andiamo a dirigere
il Cern, possiamo anche salire
al Quirinale». Ma non è un’autocandidatura, ha chiarito la
presidente della Camera.
Debora Serracchiani spiega
che il Pd vuole una scelta largamente condivisa «a partire da
Berlusconi». Ma sul nome che
possa mettere d’accordo tutti
nel Pd c’è grande agitazione, se
è vero che i renziani hanno
contato 140 potenziali franchi
tiratori, un’ottantina dei quali
democratici. Eppure Lorenzo
Guerini è convinto che non sarà una resa dei conti interna e si
dice certo che la figuraccia dei
101 franchi tiratori del 2013 non
si ripeterà. Matteo Renzi gioca
a carte copertissime e Guerini
conferma la strategia ufficiale
di questa prima fase: «Costruire un accordo ampio, che coinvolga Forza Italia e non si fermi
lì». Un incontro ad hoc tra il
premier e Berlusconi ci sarà ma
non a breve, visto che Napolitano non si è ancora dimesso.
Tra i nomi «dem» che il leader
di Forza Italia starebbe vagliando ci sono Anna Finocchiaro,
Pierluigi Castagnetti e Sergio
Mattarella. Il Pd è intenzionato
«Paese in ginocchio, cure sbagliate
Questo governo è un fallimento»
Passera: siamo la sola alternativa al Partito unico renziano
Vedo voglia di populismo e programmi minimali senza effetti
«Se anche Renzi riuscisse a realizzare tutte le riforme
che ha messo in cantiere queste avrebbero un effetto più o
meno pari a zero sulla crescita,
cosa che peraltro ha messo nero su bianco il governo stesso.
Stiamo vivendo un’illusione
collettiva, che va avanti ormai
da troppo tempo, l’ultimo anno l’abbiamo completamente
sprecato, non si sono mai viste
dieci milioni di persone che vivono una situazione di estremo disagio lavorativo: una situazione che può scappare di
mano».
Difficile trovare in giro
un’analisi più corrosiva, impietosa, priva persino di attenuanti generiche. Corrado
Passera la sottoscrive, anche
per mestiere, visto che a maggio la sua Italia unica farà
l’esordio alle elezioni amministrative e visto che lui si candida a essere alternativa politica
«all’unica offerta attualmente
esistente, quella che ci racconta la bugia dell’ultima spiaggia,
che dopo questo governo c’è il
fallimento del Paese, io la penso al contrario. Questo esecutivo rappresenta un fallimento,
in termini di competenze, clas-
ROMA
Il partito
● Il 23 febbraio
Corrado
Passera ha
lanciato il
progetto
politico
Italia unica,
presentandolo
ufficialmente il
14 giugno
● Lo scorso
novembre
Passera ha
annunciato
l’apertura dei
primi 150
circoli del
partito, che
conta già più
di 3.000 iscritti
● Italia unica
avrà la sua lista
alle prossime
Comunali nella
primavera
2015
se dirigente, capacità reale di
riforme e coraggio politico, pari a zero».
Riforma del Senato, della
legge elettorale, del mercato
del lavoro sono nulla per lei?
All’estero, a Bruxelles, sembrano condizionare il giudizio sul governo anche su questi punti.
«A dire la verità all’estero
della riforma del Senato importa ben poco, se poi gli venisse spiegato che una Camera
viene messa in mano ai Consigli regionali, inorridirebbero.
È una riforma pessima anche
quella delle Province che sono
ancora lì e magari dovrebbero
restarci, ma al posto delle regioni. Renzi sta sbagliando
priorità e adottando risposte
❞
Lo scenario
Il premier è un politico di
professione. E per il Colle
c’è il sogno di una figura
che non faccia ombra
al manovratore
sbagliate».
Il governo Monti, di cui lei
faceva parte, non è che l’abbia trasformato.
«Quel governo ha dovuto
gestire una drammatica emergenza finanziaria e l’ha fatto
evitando il commissariamento , o g g i s e r ve i m p o s t a re
un’agenda di riforme per affrontare l’emergenza della recessione infinita, cosa che non
sta accadendo. L’unica cosa realmente efficace è una sorta di
ricatto politico, la storia della
mancanza di alternativa. Dopo
di me c’è il diluvio, tende ad accreditare Renzi: io credo che
stia diluviando oggi».
A che punto è il suo partito?
«Il 31 gennaio è la prossima
❞
L’obiettivo
Italia unica ha già 150
circoli e ci presenteremo
alle Comunali
L’obiettivo principale
restano le Politiche
tappa, la più importante con la
nascita ufficiale del partito,
con la scelta dello statuto e dei
valori di riferimento. Fra settembre e dicembre abbiamo
girato l’Italia e ottenuto più di
quanto speravamo, oltre 3 mila
iscritti e circa 150 sedi territoriali aperte, avrei firmato per la
metà. In primavera, in modo
selettivo, ci presenteremo alle
Comunali, dando una casa alle
tante liste civiche che oggi faticano a trovare uno spazio.
L’obiettivo principale restano
le Politiche, siamo l’unica alternativa al Partito unico renziano
e a coloro che non credono più
né a Berlusconi né alla demagogia dei Grillo e dei Salvini».
A Renzi non concede nulla?
«Ha grande capacità comunicativa, ma purtroppo non è
diverso dai governi tristi del
passato, in quattro anni sono
previsti 50 miliardi di spesa
pubblica aggiuntivi e 70 di tasse e investimenti in calo. Parliamo di un politico di professione che ha sempre vissuto di
politica, cui manca l’ambizione: tutti i programmi sono minimali, a cominciare dalle piccole modifiche del Jobs act.
Non lesina invece quando c’è
Chi è
● Corrado
Passera, 60
anni, è stato un
manager
(Olivetti) e un
banchiere di
lungo corso
(Banca Intesa)
prima di
dedicarsi alla
politica. Nel
governo Monti
(novembre
2011-aprile
2013) è stato
ministro allo
Sviluppo
economico.
A febbraio ha
presentato il
movimento
Italia unica
a coinvolgere il M5S, però Guerini spiega che dipende da loro: «Se vogliono sedersi seriamente al tavolo bene, se invece
si impuntano su un nome diventa complicato».
Tra i democratici, le quotazioni di Romano Prodi sarebbero in discesa. Ma i giochi sono apertissimi. Il totale dei
grandi elettori ammonta a
1.009, meno i due presidenti
delle Camere (che per prassi
non votano), si arriva a 1.007 incluso lo stesso Napolitano, che
da futuro senatore a vita potrebbe concorrere alla scelta
del suo successore. Forza Italia
cerca un nome che porti a ter-
L’asse
Per i renziani l’accordo
dovrebbe partire
dall’asse con FI
Ottimismo dai centristi
mine il processo di pacificazione, con la grazia a Berlusconi.
«Nessun tecnico può essere garante di una fase di riforma delle istituzioni» è la tesi di Gianfranco Rotondi. E Ignazio Abrignani chiede che il prossimo
capo dello Stato ponga «fine alla vicenda incresciosa che ha
coinvolto Berlusconi per colpa
di una parte della magistratura
politicizzata». I centristi di
Area popolare (Ncd-Udc) vogliono essere della partita e la
capogruppo Dorina Bianchi vede «i presupposti per una scelta condivisa».
Monica Guerzoni
© RIPRODUZIONE RISERVATA
da “comprare” voti: dalle 150
mila assunzioni ope legis nel
mondo della scuola agli 80 euro a pioggia. Ma è sabbia negli
occhi degli italiani».
Che a Renzi manchi ambizione sembra un ossimoro.
«Programmatica intendo e
manca il coraggio di un vero
cambiamento. Ormai in Europa è opinione diffusa che siamo di fronte a un caso di dilettantismo ben mascherato, applaudiamo persino il piano
Juncker, che è inconsistente e
abbiamo buttato alle ortiche il
semestre di presidenza italiana. Per fortuna abbiamo Draghi, che però è stato lasciato
solo. Senza l’aiuto di una politica economica e di bilancio
europea la politica monetaria
non può fare più di così».
Draghi ieri si è tirato fuori
dalla corsa al Colle.
«Vedo una fortissima tentazione di sostituire Napolitano
con un taglianastri, una sorta
di presidente onorario. Gran
parte dei nomi che circolano
sono inadeguati, c’è il sogno di
una figura che non faccia ombra, invece proprio per le difficoltà che viviamo abbiamo bisogno di una personalità molto forte, con credibilità interna
ed estera e con grandi capacità
istituzionali, di raccordo fra i
vari poteri dello Stato».
In realtà è proprio questo
l’obiettivo dichiarato.
«Io riscontro finora solo un
gran fastidio per tutti i corpi
intermedi, dai partiti ai sindacati, una grande voglia di populismo e una grande capacità
di occupare tutti i posti di potere e sottopotere».
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Corriere della Sera Sabato 3 Gennaio 2015
9
Primo piano I partiti
● La Nota
di Massimo Franco
NEL PRIMO NO
LA CONFERMA
DI UNA CORSA
ANCORA AGLI INIZI
SetteGiorni
L
a perentorietà con la quale Mario
Draghi si è sfilato dalla corsa al
Quirinale rappresenta un elemento di
chiarezza. Il presidente della Banca
centrale europea sapeva di essere
considerato un candidato per la successione a
Giorgio Napolitano. Ma sapeva anche quanto il
suo nome rischiasse di essere strumentalizzato
in una vicenda molto italiana; e dunque di
indebolire il suo ruolo e la stessa Bce. Non è
casuale che abbia scelto il quotidiano tedesco
Handelsblatt, in un’intervista di ben otto
pagine, per troncare qualunque illazione e
confermare che rimarrà al timone della banca
fino al 2019. «Non voglio essere un politico»,
ha detto con parole definitive.
D’altronde, soltanto una tensione al limite
della rottura con la Germania poteva
giustificare un ritorno anticipato di Draghi da
Francoforte. E certamente, il suo profilo forte
non era quello che Matteo Renzi e Silvio
Berlusconi, probabili registi dell’elezione del
prossimo capo dello Stato, vogliono fino in
fondo. Non a caso nei giorni scorsi è emersa
l’ipotesi di una candidatura di Pier Carlo
Padoan, ministro dell’Economia, ugualmente
rispettato e accreditato a livello europeo ma
con un peso politico diverso. La realtà è che i
giochi veri non sono nemmeno cominciati. I
messaggi contraddittori confermano uno
scenario tutto da costruire.
L’oscillazione tra identikit inconciliabili, tra
«un tecnico» o «un politico» lasciano capire
che non esiste ancora un’intesa. E l’insistenza
di FI sulla necessità di eleggere prima il
presidente della Repubblica e poi approvare la
riforma elettorale, collide con la strategia di
Renzi. Eppure, in teoria sarà da un
compromesso tra di loro che emergerà il
prossimo capo dello Stato. La divergenza tra Pd
e Berlusconi si riflette anche sul giudizio su
Napolitano: entusiasta nelle parole dei
renziani, liquidatorio in quelle di FI.
Secondo Il Mattinale, bollettino del gruppo
alla Camera, la linea del presidente uscente
Il bivio
Le indicazioni contraddittorie su un
candidato tecnico o politico dicono
che l’intesa sulla successione
a Napolitano è ancora lontana
sarebbe stata soltanto quella di «escludere
Berlusconi e il suo popolo, in ogni modo».
Anche se il Nuovo centrodestra ricorda che fu
proprio il leader di FI, nel 2013, precedendo
l’allora segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, a
pregare Napolitano di accettare la rielezione.
Attaccare l’inquilino del Colle adesso serve a
negoziare una candidatura il più possibile
accomodante nei confronti dell’ex Cavaliere; e a
rivendicare un ruolo da protagonista che
Berlusconi oggi non sembra in grado di avere
né di vedersi riconosciuto.
La parola chiave di FI è «pacificazione»,
come corollario del patto del Nazareno
stipulato circa un anno fa tra premier ed ex
premier. Renzi, però, sa che nel Pd le resistenze
sono forti, in qualche caso irriducibili; e che
potrebbero manifestarsi proprio al momento
di eleggere il presidente della Repubblica. Il
timore di una resa dei conti nel Pd nel segreto
delle urne parlamentari rimane alto. La cautela
che Palazzo Chigi sta mostrando nelle ultime
settimane conferma l’esigenza di rassicurare gli
avversari interni. Più il Pd si mostrerà
compatto, più potrà trattare da posizioni di
forza. Ma chissà se la lezione del 2013 è bastata.
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Le tattiche dei due leader
che non possono evitare l’intesa
Tra Renzi e Berlusconi uno scambio sull’Italicum in vista del Colle
L’accordo
● Lo scorso
18 gennaio
Renzi,
segretario del
Pd non ancora
premier, e il
leader azzurro
Berlusconi
siglano nella
sede romana
dei dem il patto
del Nazareno
sulla legge
elettorale e le
riforme
costituzionali
● Negli ultimi
tempi,
Berlusconi
ha sostenuto
che il patto del
Nazareno
comprende
anche l’intesa
per il prossimo
capo dello
Stato. Ma il
governo ha
precisato che
l’accordo
riguarda solo le
riforme e non il
voto per il Colle
● Subito dopo
l’Epifania Renzi
incontrerà
Berlusconi per
un ultimo
punto sul patto.
Il Cavaliere ha
intenzione di
farsi garante
con i suoi per
l’introduzione
nell’Italicum di
una clausola
di salvaguardia
che scongiuri
il voto fino
al 2017
SEGUE DALLA PRIMA
Il vero appuntamento tra il
premier e il Cavaliere è fissato
l’otto gennaio al «check point
Charlie» del Senato sulla legge
elettorale: l’accordo prevede
che il leader del Pd ottenga l’approvazione della riforma prima
del voto sul presidente della
Repubblica, e che in cambio al
capo di Forza Italia vengano garantite la norma sui capilista
bloccati (con cui impedirebbe
un’opa ostile nel suo partito) e
la clausola di salvaguardia sull’entrata in vigore dell’Italicum
(con cui si allungherebbe formalmente la legislatura almeno per altri due anni).
Qualsiasi modifica metterebbe a rischio il patto, ed è evidente che quanti si oppongono
all’intesa di sistema tra Renzi e
Berlusconi useranno Palazzo
Madama come luogo per tendere l’agguato, consapevoli che
gli effetti si ripercuoterebbero
sulla partita per il Colle. Fino
ad allora le sorti dei quirinabili
saranno appese alle manovre
dei leader di partito e dei loro
avversari interni. Perché questo
è il punto: lo stesso Parlamento
che due anni fa bruciò ogni intesa prima di affidarsi ancora a
Napolitano, oggi si ripresenta
all’appuntamento maggiormente frammentato. E dunque, chi più riuscirà a tenere
uniti i propri gruppi avrà la golden share all’atto decisivo.
È questa al momento la priorità del premier e del Cavaliere,
sebbene i due già studino la
tattica dell’altro. Berlusconi,
per esempio, è convinto che
«bisognerà lasciar fare Renzi»,
che «il nome vero uscirà all’ultimo momento». È un’opzione,
che però si porta appresso dei
rischi. Tuttavia le prime schermaglie consentono al presidente del Consiglio di capire su
chi verrà posto il veto. Dicendo
che non accetterà di votare «un
candidato con la tessera del
Pd», il Cavaliere sembra volersi
realmente muovere d’intesa
con i centristi.
«Dobbiamo fare asse insieme», ha spiegato l’altra sera l’ex
premier a un dirigente di Ncd,
ripetendo ciò che aveva detto
alcune settimane fa ad Alfano.
Sarebbe un’operazione «di
blocco preventivo» rispetto ai
quirinabili di stretto giro renziano, a quei ministri cioè che
il leader democratico fa mostra
di voler proporre: da Delrio alla
Pinotti. Al tempo stesso sembrerebbe un segnale di apertura verso chi — come Veltroni e
Mattarella — non è (più) dirigente del partito.
Ma siccome nessuno conosce meglio Berlusconi degli
stessi berlusconiani (per quanto ex), sono pochi a volersi già
ora esporre. Anzi, ieri il coordinatore di Ncd Quagliariello ha
La sponda con Ncd
La possibile sponda tra
FI e Ncd per fermare
i nomi troppo
vicini al premier
lanciato un messaggio pubblico double face: ha parlato a
nuora Renzi, «sul Colle niente
giochi», perché ascoltasse suocera Berlusconi. È stato un modo per accreditare le voci da
tempo circolanti su un possibile accordo tra il Cavaliere e Prodi grazie agli uffici di Putin:
l’intesa garantirebbe quella
«pacificazione» a cui i dirigenti
di Forza Italia mirano e che cela
la richiesta della «riabilitazione» politica del loro leader.
Dal Pd sono arrivate autorevoli rassicurazioni, «non ci facciamo scegliere il presidente
della Repubblica dal Cremlino», che sanno tanto di allergia
verso il fondatore dell’Ulivo.
Peraltro lo stesso capo di Forza
Italia aveva pubblicamente
smentito, dopo aver spiegato a
un vecchio amico come Cicchitto che «a Prodi non ci pen-
La polemica
Grillo attacca il Corriere
sull’«audience» del suo video
Beppe Grillo torna sugli «ascolti» del suo
messaggio di fine anno e attacca il Corriere che
aveva segnalato un drastico calo dell’interesse
in Rete per il discorso del leader del Movimento
5 Stelle rispetto al 2013 . Secondo il M5S, invece,
il video e i contenuti del discorso di fine 2014
«hanno raggiunto milioni di persone». Il blog
cinquestelle calcola i risultati dei vari estratti in
cui è stato suddiviso il messaggio e li somma:
«Solo sulla pagina Facebook di Beppe Grillo
sono stati pubblicati 6 video, 5 estratti e
l’integrale. Questi 6 video hanno generato,
cumulati, più di un milione di visualizzazioni».
Il Corriere ieri aveva messo a confronto i
risultati sul blog e su Youtube del 2013 e del
2014.
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Cameron e le Politiche di maggio
L’economia al centro
della campagna tory
Ieri ad Halifax, nell’Inghilterra centrale, David Cameron ha presentato il
poster della campagna elettorale dei conservatori in vista del voto alle
Politiche di maggio. Lo slogan dei Tories: «Restiamo sulla strada per
un’economia più forte». «Sarà l’elezione più importante in una
generazione», ha detto il premier britannico rivendicando come risultati
acquisiti dal suo governo (e stampati sul poster) 1,75 milioni di posti di
lavoro in più, 760 mila nuove aziende, deficit statale dimezzato.
(Afp)
so proprio, figurarsi». Semmai, nei colloqui di queste ore,
Berlusconi ribadisce in privato
ciò che si era lasciato «sfuggire» in pubblico: «Io continuo a
stare su Amato e aspetto che sia
Renzi a propormi il suo nome». E se Renzi quel nome non
lo proponesse, e se fosse anche
questa una manovra diversiva?
Ma soprattutto, chi avrà davvero la forza di opporre un veto al
premier tra l’alleato di governo
Alfano, che siede al suo fianco
in Consiglio dei ministri, e l’alleato di opposizione Berlusconi, che ambisce ad essere kingmaker nella corsa per il Colle?
Di certo c’è che il premier intende chiudere un’era. Dagli albori della Seconda Repubblica,
infatti, gli inquilini del Quirinale hanno giocato un ruolo
diretto nelle vicende politiche:
Scalfaro arrivò a porre il veto
I tempi
Il rischio di tenere
coperto il nome
del candidato fino
all’ultimo minuto
sulla squadra dei sottosegretari
del governo Amato; Napolitano
spaziò dalla lettera all’allora
presidente della commissione
Affari costituzionali del Senato
Vizzini, su alcuni emendamenti del lodo Alfano, fino alla telefonata con cui invitò Cuperlo
ad accettare l’incarico di presidente del Pd. Che Renzi voglia
cambiar verso è indubbio. Ma
deve tenere in considerazione
lo scrutinio segreto.
L’idea di tener coperto fino
all’ultimo il nome del suo quirinabile può risultare pericolosa: tutti lo attendono al varco
della quinta «chiama», quella
decisiva. Se si andasse troppo
oltre, il voto sulla presidenza
della Repubblica si trasformerebbe in una lotteria, e quanti
oggi si tirano ufficialmente
fuori dalla corsa per il Colle potrebbero rientrarci sulle macerie del disegno renziano. Siccome il leader del Pd lo sa, allora
può darsi che anche la sua tattica dilatoria sia solo tattica.
Francesco Verderami
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10
Sabato 3 Gennaio 2015 Corriere della Sera
Corriere della Sera Sabato 3 Gennaio 2015
11
Primo piano Il governo
Il voto in Grecia
Brigata Kalimera,
ecco la sinistra
che vola ad Atene
per Tsipras
MILANO Si parte giovedì e si
Il percorso
● Sarà un
mese di
gennaio
impegnativo
per il
presidente del
Consiglio
Matteo Renzi.
Il primo
appuntamento
di governo è in
programma
il 7 gennaio
quando al
Senato inizia
la discussione
in Aula
sull’Italicum
● Il 13 gennaio,
invece, il
premier sarà a
Strasburgo per
la chiusura
ufficiale del
semestre di
presidenza
italiana
dell’Unione
Europea
● Già il giorno
successivo,
secondo
quanto è
trapelato
finora, il
presidente
della
Repubblica
dovrebbe
dimettersi. A
quel punto
inizierebbe la
partita della
successione
Su Facebook gli impegni per il 2015
Renzi convoca ministri
e parlamentari
Il primo test è l’Italicum
ROMA Tornerà oggi a Palazzo
Chigi e il primo nodo che dovrà
affrontare sarà quello dei tempi e del metodo, sia delle riforme in cantiere sia dell’elezione
del successore del capo dello
Stato. Matteo Renzi continua a
dirsi convinto che a fine mese
sia la legge elettorale sia la riforma costituzionale faranno
un passo avanti in Parlamento,
ieri il partito del Cavaliere gli
ha lanciato l’ennesimo avvertimento: prima si decida sul Quirinale, solo dopo si «scongelano» le riforme.
Fra le prime mosse del presidente del Consiglio, dopo alcuni giorni di vacanza sulle piste
di sci di Courmayeur (il suo
staff ha precisato, in risposta a
Fratelli d’Italia, che i costi dell’alloggio dagli alpini e dello
skipass sono stati sostenuti di
tasca propria), ci sarà un’agenda di incontri con tutti i suoi
ministri per mettere a punto i
dettagli del programma del
2015, che ieri ha avuto un aggiornamento con l’inserimento
negli obiettivi di una sorta di
green act, in apparenza la modifica di alcune norme chiave
in materia di ambiente ed
energia, e di una riforma che
dovrebbe toccare la Rai. Mercoledì il premier incontrerà i
gruppi parlamentari del pd in
vista dell’arrivo al Senato, il
giorno successivo, dell’Italicum, primo banco di prova della tenuta del patto del Nazare-
no e della maggioranza. Ieri FI
ha esortato Renzi ad avviare
consultazioni con i capigruppo
delle forze politiche, per definire un metodo che porti in
primo luogo alla scelta del
prossimo capo dello Stato.
Renzi sembra invece orientato
a trovare un accordo di massima con il suo partito, riducendo al minimo eventuali defezioni, per discutere solo dopo
La vacanza
Lo staff a Fratelli d’Italia:
a Courmayeur ha pagato
di tasca sua alloggio
dagli alpini e skipass
con Berlusconi, eventualmente
incontrando anche l’ex premier. Al momento non è previsto né fissato un faccia a faccia.
Gennaio sarà un mese di
fuoco: oltre agli obiettivi parlamentari, il capo del governo sarà il 13 a Strasburgo, dove si
concluderà il semestre di presidenza italiana della Ue, la settimana dopo parteciperà a Davos
al World Economic Forum e subito dopo, a Firenze, avrà un bilaterale con Angela Merkel, appuntamento che servirà a capire quanto realisticamente l’Italia può sperare in termini di
flessibilità di bilancio rispetto
agli attuali parametri europei.
Nei prossimi giorni è previsto
anche un blitz negli Emirati
arabi, un incontro che sarà emblematico della nuova partecipazione di Etihad in Alitalia.
Il 2015 sarà «l’anno della riforma costituzionale e della
nuova legge elettorale» ha
scritto Renzi su Facebook. «Ci
occuperemo di fisco, giustizia,
pubblica amministrazione,
cultura, scuola, Rai, green act,
lavoro. E di pubblico impiego,
di modo che non accadano più
vicende come quella di Roma
dove la notte del 31 l’83% dei vigili urbani è rimasto a casa per
malattia o donazione sangue».
M. Gal.
Valle d’Aosta
Matteo Renzi,
39 anni, sulle
piste di
Courmayeur
con la moglie
Agnese
Landini.
Il presidente
del Consiglio
rientrerà oggi a
palazzo Chigi,
dopo la breve
vacanza
trascorsa sulla
neve della Valle
d’Aosta con la
famiglia (Ansa)
Il logo dell’iniziativa «Cambia la
Grecia, cambia l’Europa»
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Romani: al Colle niente tecnici né iscritti al Pd
Il capogruppo forzista al Senato: serve imparzialità per bilanciare i poteri dell’esecutivo
❞
La tenuta?
Non
ripeteremo
il canovaccio
dell’elezione
di Consulta
e Csm
La clausola
per la legge
elettorale va
inserita
subito. Non
c’è altra
strada
ROMA Non
deve essere «un tecnico, perché avrà il compito di
difendere l’Italia dai tecnici
dell’Ue». E nemmeno «uno che
ha in tasca la tessera del Pd». E
non dev’essere «uno che diventa il protagonista del gioco della politica com’è stato Napolitano».
Paolo Romani, capogruppo
al Senato di Forza Italia, con tre
tasselli indica l’identikit del
prossimo capo dello Stato per
cui FI garantirebbe i voti per
l’elezione alla quarta votazione.
Questo identikit uscirà
fuori da un faccia a faccia
Renzi-Berlusconi?
«L’incontro tra i due può essere molto importante. L’accordo tra Pd e FI porterà a una legge elettorale ipermaggioritaria
e a una riforma della Costituzione che renderà più forte ed
efficiente l’esecutivo. Di conseguenza è scontato che il Colle
debba per forza garantire imparzialità e fare da contrappeso
ai poteri, più rafforzati, del governo».
È questo il motivo per cui FI
frena su un nome che venga
dalla sinistra?
«Più che l’appartenenza a
questo o quel mondo, per noi il
successore di Napolitano non
può essere espressione del partito di maggioranza relativa.
Non può essere iscritto al Pd».
E se fosse un tecnico?
«Personalmente non sono
mai stato amante dei tecnici.
Preferisco, a dirla tutta, quei
politici che hanno grandi com-
❞
Il ruolo
Il nuovo capo dello Stato
non deve diventare il
protagonista del gioco
come è stato Napolitano
torna lunedì. «I biglietti
dell’aereo procurateveli,
all’albergo pensiamo noi». In
Italia un certo numero di
militanti della sinistra, «alla
fine saremo alcune centinaia»,
si sta organizzando per
passare ad Atene il fine
settimana delle elezioni, dal 22
al 25 gennaio, fiduciosi nella
vittoria di Syriza, il partito
guidato da Alexis Tsipras.
I partecipanti al viaggio della
speranza (politica) si sono
autodefiniti Brigata Kalimera
(buongiorno in greco), «ma va
bene anche Calimero» sorride
il segretario Rifondazione
Paolo Ferrero pensando al
personaggio dei fumetti
piccolo e sfortunato ma che
alla fine aveva sempre un suo
riscatto. Per i sostenitori
italiani della sinistra greca
l’occasione è a fine mese e il
programma prevede: l’ultimo
comizio di Tsipras ad Atene,
due giorni di incontri e poi
l’attesa del risultato «insieme
ai compagni di Syriza».
Raffaella Bolini, responsabile
delle relazioni internazionali
dell’Arci, tiene le file del
viaggio come firmataria
dell’appello «Cambia la Grecia,
cambia l’Europa»: «In tre
giorni ho ricevuto circa 150
richieste, altre arriveranno».
In rete l’appello pro Tsipras
raccoglie adesioni, da Stefano
Rodotà all’attore Toni Servillo,
da Andrea Camilleri a Nichi
Vendola. «Partecipare a una
vittoria di altri non è frustrante
— dice Ferrero — i nostri
errori sono serviti». L’errore,
per il segretario del Prc già
ministro con Prodi, fu quello
di «andare al governo in
posizione di minoranza,
petenze da renderli preparati
come i tecnici. Questa è un’opinione personale, sia chiaro. La
realtà, però, mi dà ragione. I
tecnici recentemente prestati
alla politica non mi sembra che
abbiano brillato per successi.
Anzi…».
Senatore, ha messo insieme il «no» a un iscritto al Pd e
il «no» a un tecnico…
«Aggiungo anche che il
prossimo capo dello Stato, che
avrà una durata superiore a
quella di questa legislatura,
non potrà diventare “il” protagonista del gioco come lo è stato Napolitano. Rimettiamoci al
volere dei padri costituenti, visto che la parte della Costituzione sul capo dello Stato non è
oggetto di riforma».
Se il Pd rispettasse questi
paletti, come fareste a garantire la tenuta parlamentare di
Forza Italia?
«Non ripeteremo il canovaccio dell’elezione dei giudici di
Chi è
● Paolo
Romani, 67
anni, già
editore
televisivo, è
stato ministro
allo Sviluppo
economico da
ottobre 2010 a
novembre
2011. È
capogruppo di
FI al Senato
Consulta e Csm. Ai nostri parlamentari non arriverà l’indicazione di un nome su un foglietto. Io e il mio collega Brunetta
garantiremo a ciascuno dei nostri che sarà partecipe e protagonista della scelta del nuovo
capo dello Stato. E mi assumo
la responsabilità di quello che
le ho appena detto».
Prima ci saranno le prove
generali, con il voto sulll’Italicum. Otterrete da Renzi la
clausola di salvaguardia?
«Renzi può anche far finta
che l’inserimento successivo di
quella clausola sia un modo
per spaventare i suoi dissidenti. La verità, però, è che la clausola per una legge elettorale
che varrà per la sola Camera va
inserita subito. L’entrata in vigore dell’Italicum sarà subordinata o a una data certa o all’abolizione del Senato. Non c’è
altra strada».
Tommaso Labate
© RIPRODUZIONE RISERVATA
pensando di cambiare le cose».
Secondo i sondaggi, invece,
Syriza in Grecia è il primo
partito: «E a quelle condizioni
al governo ci andrei pure io».
Nel viaggio ci sono aspetti
politici — « l’Europa della
Merkel può cambiare» — e
simbolici — «Se vince Tsipras
significa che una sinistra
antiliberista può farcela
davvero». E così un mondo che
ha conosciuto cocenti sconfitte
è percorso da un fremito di
vita, anche se la scintilla arriva
da fuori: «Andiamo a vedere
vincere gli altri, è vero, ma io
sono felice — dice Bolini —. I
greci una volta studiavano la
sinistra italiana, erano un
gruppo periferico di un Paese
periferico. Ma sono stati
intelligenti e ora andiamo noi a
imparare come si ricostruisce
una sinistra popolare». Nel
programma del viaggio si
sottolinea che i biglietti per
Atene, in questa stagione,
costano poco (da 50 a 100 euro
con i voli low cost). «Ma —
conclude Bolini — non faremo
il gruppo vacanze con il
cappellino in testa. Quello che
succederà lì ci riguarda».
Massimo Rebotti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Sabato 3 Gennaio 2015 Corriere della Sera
12
Esteri
Precedenti
● Yemen, 6
dicembre
2014: in un
blitz delle forze
speciali Usa
vengono uccisi
l’americano
Luke Somers
(foto) e il
sudafricano
Pierre Korkie
(la cui
liberazione era
imminente)
● Siria, luglio
2014: i
commando
Usa tentano la
liberazione del
giornalista
James Foley
(foto) e del
collega Steven
Sotloff,
arrivando tardi
alla prigione
dell’Isis. I due
saranno poi
decapitati
● Afghanistan,
settembre
2010: la
cooperante
scozzese Linda
Norgrove,
prigioniera dei
talebani, viene
uccisa da fuoco
amico durante
il fallito raid
delle forze Usa
nella provincia
di Kunar
Un’altra missione delle forze
speciali americane in Siria pare
essersi conclusa in un fallimento e nella morte dell’ostaggio che avrebbero dovuto liberare. Secondo le informazioni
raccolte ieri dall’Ansa e da alcuni social media siriani, sembrerebbe che durante il blitz
dell’aviazione Usa, nella notte
tra giovedì e venerdì, sia rimasto ucciso Muadh al-Kassasbe,
il pilota giordano 26enne il cui
aereo era caduto il 24 dicembre
nelle vicinanze della cittadina
di Raqqa, la roccaforte dello
Stato Islamico (Isis) in Siria.
La notizia ieri sera non era
confermata dall’Isis e nessuna
immagine del pilota è stata diffusa nelle ultime ore. Al contrario, sui siti jihadisti è annunciata la sua esecuzione per decapitazione entro la giornata di
Due velivoli
Gli elicotteri avrebbero
tentato di atterrare:
costretti a ripartire
sotto il fuoco nemico
oggi. Sino a due giorni fa le autorità di Amman lasciavano
trapelare la possibilità di una
trattativa in atto per la sua liberazione in cambio di alcuni pericolosi jihadisti rinchiusi nelle
carceri giordane. Eppure, le informazioni delle fonti a Raqqa
dell’Ansa sono corroborate
dalla conferma di massici
bombardamenti della coalizione internazionale guidata dal
Pentagono.
Alcune fonti parlano di «23
raid in poche ore». Parrebbe
che proprio approfittando del
caos provocato dai bombardamenti, cinque caccia americani
abbiano sorvolato a bassa quota tirando razzi contro almeno
due possibili luoghi ove potrebbe essere rinchiuso il pilota assieme forse ad altri ostaggi
occidentali: il primo sarebbe
una ventina di chilometri a est
di Raqqa, l’altro nel carcere nell’area di Alekershi, in direzione
della cittadina di Deyr Az Zor.
Due elicotteri carichi di teste di
cuoio avrebbero cercato di atterrare presso i covi di Isis, ma
sarebbero stati costretti a riprendere quota a causa della
forte reazione di armi pesanti
da terra. Anche l’edizione araba
di Al Jazeera conferma l’operazione.
Alcuni attivisti di Isis twittano che il pilota sarebbe stato
decapitato mentre l’attacco
americano era in corso e che
«L’Isis ha ucciso il pilota giordano
Fallito il blitz Usa per liberarlo»
Ma Washington e i terroristi non confermano. Su Raqqa 23 raid aerei
76.000
Le vittime del 2014 secondo
l’Osservatorio siriano per i diritti
umani: l’anno più sanguinoso dallo
scoppio della guerra nel 2011
17.790
Le vittime civili , di cui 3.501
bambini. Il rafforzamento dell’Isis
in Iraq ha fatto passare in secondo
piano la crisi umanitaria in Siria
3,2
milioni di rifugiati nei Paesi vicini.
Un mese fa 28 Paesi hanno
promesso all’Onu di accogliere
almeno 100 mila profughi siriani
un video sarà «diffuso molto
presto».
Se tutto ciò fosse confermato, sarebbe questa l’ennesima
riprova dell’alto grado di rischio corso dagli ostaggi nelle
mani di jihadisti armati nel caso si cerchi di liberarli con la
forza militare. È un copione
che si ripete con conseguenze
spesso tragiche, dalla Somalia
dei primi anni Novanta all’Afghanistan, l’Iraq e la Siria. Qui,
lo scorso due luglio, le teste di
cuoio Usa assieme a unità giordane attaccarono una base di
Isis non lontano da Raqqa, nota
come «Campo Osama Bin Laden», dove si riteneva fossero
tenuti prigionieri due dozzine
di occidentali. Il blitz fu accompagnato anche allora da importanti bombardamenti diversivi.
Ma i commando trovarono gli
edifici vuoti. Ne seguì una furiosa battaglia durata quattro
ore, che causò la morte di al-
meno cinque jihadisti. Poco
più di un mese dopo, Isis iniziò
le decapitazioni degli ostaggi. I
primi furono in sequenza temporale i giornalisti americani
James Foley, seguito un paio di
settimane dopo dal connazionale Steven Sotloff, quindi dai
cooperanti britannici Peter
Kassig e David Haines. Uno scenario simile si è ripresentato
nello Yemen agli inizi di dicembre, dove il raid lanciato da
tre dozzine di Navy Seals (il fior
fiore dei commando Usa) per
cercare di liberare il fotogiornalista americano Luke Somers
e il sudafricano Pierre Korkie si
L’altra versione
Il Califfato ha previsto
oggi la decapitazione
del giovane catturato
il 24 dicembre
concluse in tragedia. La banda
di qaedisti, che li aveva rapiti
un anno prima nel centro di Sana, sparò loro a bruciapelo.
In Siria l’esistenza degli
ostaggi è particolarmente penalizzata dalla violenza brutale
che dal 2011 non fa che peggiorare. Due giorni fa l’Osservatorio per i diritti umani in Siria,
che da Londra monitora il Paese, riportava che il 2014 è stato
l’anno peggiore dallo scoppio
della guerra civile nella primavera-estate 2011: in dodici mesi
i morti sarebbero stati oltre
76.000, di cui 17.790 civili (inclusi 3.501 bambini). La situazione si sarebbe deteriorata
con l’espansione di Isis, la dinamica belligerante innescata
dai bombardamenti della coalizione a guida Usa e la ripresa
delle azioni da parte dell’esercito fedele a Bashar Assad.
Lorenzo Cremonesi
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La cattura
Una foto
diffusa dall’Isis
il 24 dicembre
scorso mostra
il gruppo di
miliziani che
avrebbe
catturato il
pilota giordano
Muadh alKassasbe (al
centro vestito
di bianco)
abbattuto con il
suo caccia nel
nord della Siria.
Nei giorni
successivi i
terroristi hanno
chiesto ai
simpatizzanti
su Internet
consigli su
come ucciderlo
(AP)
Corriere della Sera Sabato 3 Gennaio 2015
di Maria Serena Natale
Paradossi greci
Torna Papandreu
Guai per Tsipras
Le ragazze potrebbero essere in mano ai «filoccidentali»
Possibile cogestione tra qaedisti e miliziani anti Assad
6
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Le due italiane rapite
forse sorvegliate
da carceriere islamiche
Diplomazie
«George, hai il dovere
morale di restare, mi
rivolgo a te come amico di
tuo padre. Il tuo posto è con
noi». Così parlò Evangelos
Venizelos in un colloquio
riservato e molto ascoltato
con George Papandreu
( foto). Il leader di Pasok
non è riuscito a convincere
l’erede dei Papandreu, la
dinastia che regge le fila del
socialismo greco dal 1974,
anno del crollo della
dittatura dei colonnelli e
del ritorno alla democrazia.
Quell’anno, Andreas
Papandreu fondò il
Movimento socialista
panellenico che dal 1981
avrebbe governato quasi
ininterrottamente per
vent’anni. Ieri suo figlio
George ha compiuto il
parricidio politico temuto
dagli ex compagni e ha
annunciato la nascita di un
nuovo partito di
centrosinistra che potrebbe
giocare un ruolo decisivo
nelle elezioni anticipate del
25 gennaio, il «Movimento
per il cambiamento». «È
tempo che le forze
progressiste compiano il
loro prossimo grande
passo» dichiara Papandreu.
Nel logo della nuova
formazione, che non ha
ancora presentato il
programma ma ha lasciato
trapelare nette posizioni
anti austerità, comparirà la
rosa socialista. È ai delusi di
Pasok, oltre che agli elettori
diffidenti verso la sinistra
radicale di Alexis Tsipras,
che si rivolge l’ex premier
62enne costretto alle
dimissioni nel 2011. Fu nel
2010 che la Grecia accettò il
primo piano di salvataggio
internazionale. Pur
denunciando le
responsabilità del
precedente esecutivo di
centrodestra nel collasso
delle finanze elleniche,
Papandreu lasciò dopo aver
proposto invano un
referendum sul futuro della
Grecia nella Ue e optò per
un basso profilo. In questi
anni ha mantenuto il seggio
in Parlamento ma si è
dedicato a conferenze sulla
gestione della crisi
stringendo alleanze e
preparando il grande salto.
Secondo i sondaggi Pasok,
che alle Europee dello
scorso maggio arrivò
quarto dopo i neonazisti di
Alba Dorata, oggi
otterrebbe meno del 5%.
Un’ulteriore erosione
potrebbe portarlo sotto la
soglia del 3%. Rubando voti
alla stessa Syriza di Tsipras,
il nuovo Movimento
aiuterebbe i conservatori di
Nuova Democrazia del
premier uscente Antonis
Samaras. Paradosso
Papandreu. Un ritorno che
stravolge assetti 40ennali
ma rassicura l’Europa.
ESTERI
milioni di
dollari, oltre
alla liberazione
di una miliziana
pachistana, è
il prezzo fissato
dall’Isis per
la liberazione di
una prigioniera
americana
di 26 anni,
in mano al
Califfato
dall’agosto
2013
Da sempre in Medio Oriente agiscono gruppi a denominazione variabile. Se serve
usano la loro sigla, perché —
come nel caso dell’Isis — aumenta il potere contrattuale e
incute timore negli avversari.
Ma a volte le formazioni preferiscono nascondersi per
evitare situazioni imbarazzanti o inconfessabili. E i sequestri di persona rientrano
in questa categoria.
Il guerrigliero si comporta
da predone, batte cassa, mira
al riscatto, però non vuol passare per un bandito. Anche se
lo è.
Nel dramma di Greta e Va-
nessa, le cooperanti italiane
rapite in estate a Aleppo, si è
creato una sorta di binario. I
qaedisti di al Nusra hanno rivendicato l’azione presentandola come una risposta all’appoggio italiano all’intervento militare. Una scusa. Loro, come altri, puntano al
denaro.
Un coinvolgimento al quale però i nostri servizi di sicurezza paiono credere poco.
Forse, ipotizzano, i qaedisti
cercano di intromettersi nell’affare, chiedono una «fetta
della torta», usando magari
la loro forza militare nella zona. O magari vogliono con-
vincere i veri carcerieri a cedere gli ostaggi.
Tutto è possibile, compresa una cogestione. E arriviamo all’altro filone di inchiesta, più battuto dall’intelligence: l’Esercito siriano libero ( E S L ) , l a fo r m a z i o n e
«moderata» della resistenza
al regime di Assad.
E’ possibile che le due italiane siano rimaste vittime di
un inganno concepito da alcuni militanti di questa fazione. Diciamolo pure: non è
una sorpresa che dei ribelli
«buoni», in teoria amici dell’Occidente, possano avere le
chiavi della cella.
Le cooperanti
Greta Ramelli e
Vanessa
Marzullo, 20 e
21 anni, le
italiane rapite
in Siria il 31
luglio scorso,
tre giorni dopo
il loro ingresso
nel Paese
sconvolto dalla
guerra civile
Non è la prima volta che
brigate dell’Esercito siriano
libero sono accusate di rapimenti. Pochi mesi fa, l’americano Theo Padnos ha scritto
un lungo articolo sul New
York Times per raccontare come i ribelli a lungo sostenuti
da europei e Usa lo abbiano
venduto per due volte ad al
Nusra. Una testimonianza devastante, con un grande impatto emotivo ma anche politico. Difficile non comprendere la grande prudenza della
Casa Bianca nel fiancheggiare
gli insorti, visti da sempre
con molta diffidenza.
Gli aiuti arrivati in modo
«Ospiti» preziose
Le due italiane tenute
d’occhio da mogli e
sorelle di combattenti o
da volontarie straniere
discontinuo, le rivalità croniche all’interno dell’ELS, una
leadership poco autorevole e
una disciplina non proprio
ferrea hanno lasciato spazio a
iniziative personali. Se poi si
aggiungono le opportunità di
fare buoni «colpi» grazie agli
ostaggi, è evidente che il sequestro diventa un’opzione
da perseguire.
Interesse che cresce quando vengono diffuse le cifre
dei riscatti: da pochi milioni
di euro a bottini a due cifre.
Così il combattente della libertà si infila un cappuccio
nero in testa trasformandosi
in una figura sfuggente, pratica e sadica. Come ha svelato
Padnos uno dei suoi carcerieri laici voleva essere chiamato
«signore» mentre quelli di al
Nusra preferivano titoli religiosi. Piccole manie che accompagnavano le violenze
durante la lunga detenzione.
Sembra che le giovani italiane siano state rinchiuse in
un’abitazione, sorvegliate, almeno all’interno, da alcune
donne. Una misura usata da
molte formazioni in ossequio
alle regole islamiche. Magari
saranno mogli e sorelle di
combattenti che preparano il
cibo e tengono d’occhio le
preziose «ospiti». Oppure
qualche volontaria arrivata
anche da fuori: non partecipa
ai combattimenti ma svolge il
ruolo di «secondina», vivandiera e infermiera.
Un movimento ben organizzato come l’Isis ha creato
la sua unità femminile a Raqqa proprio per gestire queste
situazioni o condurre perquisizioni su altre donne. Sentinelle che sono anche custodi
dell’ortodossia dei costumi.
Badano alla lunghezza del
velo, al volto troppo scoperto,
agli atteggiamenti in pubblico. Interpretazione rigorosa
che avrebbero impedito all’Isis di mostrare nei video
una prigioniera americana di
26 anni. E’ in mano al Califfo
dall’agosto 2013 e il prezzo
per il suo rilascio è stato fissato in 6 milioni di dollari, oltre
alla liberazione della pachistana Aafia Siddiqui.
Guido Olimpio
© RIPRODUZIONE RISERVATA
14
Sabato 3 Gennaio 2015 Corriere della Sera
ESTERI
Il caso «The Interview»
Sanzioni a Pyongyang
Ritorsione di Obama
per gli attacchi hacker
al film su Kim Jong-un
Complotto
DALLA NOSTRA INVIATA
Dieci alti funzionari
del regime nordcoreano e tre
agenzie governative sono i bersagli delle nuove sanzioni annunciate ieri dalla Casa Bianca
in risposta all’attacco hacker
contro Sony.
La scorsa settimana, alcune
ditte private di cyber security
avevano sollevato seri dubbi
sull’origine dell’attacco che il
24 novembre scorso ha distrutto tre quarti dei computer e dei
server del quartier generale
della Sony e che ha portato
(inizialmente) a cancellare
l’uscita del film «The InterNEW YORK
● The
Interview è una
commedia su
un complotto
della Cia contro
il dittatore della
Nord Corea.
Dopo minacce
e attacchi
hacker, la Sony
in un primo
tempo aveva
ritirato il film
view», poco rispettoso del dittatore Kim Jong-un: gli scettici
(anche in America) affermano
che dietro gli attacchi potrebbero esserci degli ex dipendenti, a parte il fatto che Pyongyang nega ogni coinvolgimento. Ma l’Amministrazione Obama e l’Fbi insistono che la fonte
è proprio il regime di Pyongyang. Le sanzioni di ieri sono
«il primo passo» — spiegano i
portavoce dell’Amministrazione Obama — di una «risposta
proporzionale» promessa dal
presidente prima di Natale
contro un Paese che «minaccia
la sicurezza nazionale, la politica estera e l’economia degli
Stati Uniti». Le nuove misure
sono state approvate con un ordine esecutivo firmato da Obama durante la sua vacanza con
la famiglia alle Hawaii. Colpiscono sia il governo di Pyongyang che il Partito dei Lavoratori, che ha completo controllo
della politica del Paese. Ma in
fin dei conti il loro effetto potrebbe rivelarsi più simbolico
che sostanziale: sono le prime
misure punitive imposte in risposta a cyberattachi, ma la Corea del Nord è già sotto pesanti
sanzioni volute sia da George
W. Bush che da Obama per il
suo programma nucleare.
Una delle agenzie individuate adesso come responsabile,
per esempio il Dipartimento
Generale di Ricognizione, ovvero la principale agenzia di intelligence nordcoreana che gestisce anche le operazioni cyberguerra, è già oggetto di una
iniziativa lanciata da Bush per
intercettare la vendita di missili
e di altre armi. Anche la «Corporazione commerciale per lo
sviluppo minerario» (Komid),
coinvolta nella vendita di armi
attraverso una rete di uffici
presso diverse ambasciate nordcoreane all’estero, è già sotto
sanzioni dell’America e delle
Leader
Kim Jong-un,
al potere dal
2011, compirà
32 anni l’8
gennaio (Ap)
Nazioni Unite sin dal 2009. Otto dei dieci individui colpiti
adesso (che non potranno entrare negli Stati Uniti né accedere a proprietà e beni e fare
affari con cittadini Usa) sono
affiliati all’agenzia Komid e alcuni sono anche funzionari del
governo di Pyongyang: tre di
loro operano in Russia, in Siria
e in Iran (quest’ultimo un importante acquirente di armi
nordcoreane), altri in Namibia
e in altri Paesi africani. La terza
organizzazione nella lista, la
«Korea Tangun», che si occupa
di ricerca militare, infine, è già
stata inclusa nella lista nera nel
2009 proprio da Obama, dopo
un test nucleare di Pyongyang.
L’Fbi insiste che la Corea del
Nord è responsabile degli attacchi hacker contro Sony ma
rifiuta di rendere note le prove
affermando che comprometterebbero le fonti e i metodi dell’intelligence. La stessa Amministrazione riconosce in effetti
che non ci sono elementi per
dire che i 10 funzionari presi di
mira siano stati direttamente
coinvolti nell’ordinare o pianificare una missione contro la
Sony, ma la Casa Bianca afferma che sono «al centro di azioni provocatorie contro gli Stati
Uniti». L’obiettivo dichiarato è
di punire i responsabili —
spiega il Dipartimento del Tesoro — ma anche di far capire
che «nuove azioni simili non
verranno tollerate».
Viviana Mazza
@viviana_mazza
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La storia
di Luigi Offeddu
Chi è
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
Agente Kovacs, dalla
Russia con amore. Anzi, con 4
amori: la moglie russa Svetlana
e gli altri 3 presunti mariti di
lei, un altro russo, uno scienziato atomico giapponese, e un
ladruncolo austriaco. Tutti legittimi, pare. E tutti, pare, con
qualche frequentazione dalle
parti della Lubianka. Se sono
vere le voci insistenti di qui, e
un’inchiesta giornalistica, e le
accuse di spionaggio che gli rivolgono i magistrati e il governo del suo Paese, l’onorevole
Bela Kovacs può stare tranquillamente in un romanzo di John
Le Carré: eurodeputato ungherese, 55 anni e in patria numero 3 del movimento di estrema
destra Jobbik , con una consorte sospettata di essere da oltre
30 anni un agente segreto di
Mosca, si è visto bollare da
qualche titolo come «l’uomo
del Kgb a Bruxelles». Lo accusano di lavorare per la Lubianka da quando aveva poco
più di vent’anni. Ma soprattutto, la procura generale di Budapest ha chiesto al Parlamento
Europeo di revocargli l’immunità da eurodeputato, che lo
protegge dal processo e da
un’eventuale condanna fino a 8
anni di reclusione: dossier numero «2014/2044 (IMM)-JURI/8/00713», aperto dalla
scorsa estate davanti alla Commissione affari giuridici dello
stesso Parlamento Europeo, e
fino a ieri mai chiuso, anzi «in
attesa di responso».
Questi 6 mesi e passa di meditazione hanno destato qualche perplessità, fra gli stessi
eurodeputati. Anche perché
Kovacs è sospettato, fra l’altro,
di usare fondi del Cremlino per
sostenere Jobbik e per influenzare la politica europea, sulle
orme di Marine Le Pen. Nel
frattempo, e agendo fino a prova contraria con pieno diritto,
ha continuato la sua attività
parlamentare e di lobbying, da
sempre in favore del Cremlino:
per esempio, auspica che l’Ungheria esca dall’Ue per aderire
all’Unione eurasiatica voluta da
BRUXELLES
● Bela Kovacs,
nato il 25
febbraio 1960
a Budapest, è il
numero 3 del
partito
ungherese di
estrema destra
Jobbik. E’
accusato di
lavorare per i
servizi segreti
russi. La
Procura
generale di
Budapest ha
chiesto al
Parlamento
Europeo di
revocargli
l’immunità da
eurodeputato.
Anche sua
moglie,
Svetlana
Izstosina, è
sospettata di
essere una spia
di Mosca
● Nella sua
attività
parlamentare
Kovacs si è
distinto per
posizioni
sempre in
favore del
Cremlino:
auspica per
esempio che
l’Ungheria esca
dall’Unione
Europea per
entrare in
quella
Eurasiatica
A Budapest Esponenti del partito di estrema destra Jobbik alla cerimonia del 2007 per l’inaugurazione della Guardia Magiara, dissolta nel 2009 (Reuters)
L’Europa non sa decidere su Bela Kovacs,
l’estremista ungherese che spia per Putin
La Procura ha chiesto la revoca dell’immunità per l’europarlamentare del partito Jobbik
23
I deputati
di Jobbik che siedono
al Parlamento di Budapest
(su un totale di 199)
3
I parlamentari
che rappresentano il partito
di estrema destra ungherese
al Parlamento Europeo
14,6
Per cento
Le preferenze ottenute da Jobbik
alle elezioni europee
del 25 maggio 2014
Vladimir Putin, e giustifica
l’annessione della Crimea (su
invito di Mosca un suo assistente personale, un italiano
vicino al movimento Fiamma
Tricolore, è stato inviato come
osservatore al discusso referendum tenuto dopo l’occupazione della penisola).
Kovacs ha sempre negato recisamente ogni accusa, smentisce di aver mai avuto contatti
con i servizi segreti di qualsiasi
Paese. I suoi camerati di Jobbik, fra i quali è conosciuto anche come «KgBela», parlano di
un «complotto giudaico» ai
suoi danni. E’ stata l’inchiesta
di un giornalista investigativo
ungherese, Andras Deszo, a far
esplodere il caso. E a proporre
una ricostruzione della vita di
«KgBela» degna di Le Carré.
Fin dai primi vagiti, letteralmente: l’eurodeputato sarebbe
infatti il figlio segreto di un soldato sovietico di stanza in Ungheria, poi adottato da un cittadino ungherese di nome Bela
Kovacs, e da sua moglie.
Il padre adottivo avrebbe
avuto un lavoro come tecnico
manutentore presso l’amba-
sciata ungherese di Tokyo e
qui, nel 1979, avrebbe trasferito
anche la famiglia. Proprio a Tokyo, all’università Sophia, il figlio Bela non ancora ventenne
avrebbe incontrato la compatriota Svetlana Izstosina, o così
almeno si faceva chiamare lei,
coetanea attraente ma dal passato un po’ nebuloso. Seguirono un grande amore, e un matrimonio legittimo: anche se,
secondo la ricostruzione fatta
ora, la bella Svetlana era già
sposata da 4 anni, ed altrettanto legittimamente, con lo
scienziato nucleare giapponese Masanori Omiya. Che «KgBela» abbia scoperto o no l’inghippo, qualche anno dopo lui
e Svetlana si trasferirono a
Vienna: dove però, nel 1986, sarebbe saltato fuori un altro presunto marito, un pregiudicato
di nome Mario Schon. Ancora
una volta, non si sa che ruolo
avesse «KgBela»: ma sposando
Mario, Svetlana avrebbe ottenuto un passaporto austriaco,
oltre a quelli russo e giapponese. E proprio questo, sempre
secondo l’inchiesta giornalistica, era il ruolo affidatole dal
A destra
● «JobbikMovimento
per
un’Ungheria
migliore»,
è un partito
politico di
estrema destra
nato nel 2003
e noto per le
sue posizioni
xenofobe,
nazionaliste e
antieuropee.
Dal 2006 il
leader del
movimento
è Gabor Vona,
36 anni.
Jobbik
è la terza
forza del
Parlamento
ungherese
Kgb: agente volante, cacciatrice
di varie personalità e nazionalità con funzioni mimetiche. Lei
e Bela, e forse Mario, avrebbero
viaggiato continuamente fra
Vienna e Mosca, in tempi in cui
non era facile ottenere un visto.
Infine, nel 2003, salutato il
compagno austriaco, si sarebbero trasferiti a Budapest: in
quello stesso anno veniva fondato Jobbik, il «Movimento per
un’Ungheria migliore», presto
famoso per le sue parate in uniforme, le scorrerie nei campi
Rom, e certe strane croci o frecce di vecchio gusto germanico
ricamate sui suoi vessilli. Kovacs non aveva mai avuto contatti con movimenti di estrema
destra: ma l’incontro con Jobbik fu un amore a prima vista.
La sua ascesa politica personale fu molto rapida, e rapidamente si rafforzarono anche le
finanze del nuovo partito. Poi
«KgBela» fu eletto all’Europarlamento, con tanto di immunità: e qui, da sei mesi e passa, la
verità che lo riguarda è «in attesa di decisione».
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Corriere della Sera Sabato 3 Gennaio 2015
ESTERI
15
Cuomo, icona liberal degli italiani d’America
Tre volte eletto governatore di New York, non si decise mai a correre per la Casa Bianca
Fra i pochi politici contrari alla pena di morte, era favorevole da cattolico al diritto all’aborto
Chi era
● Mario
Cuomo era
esponente
di spicco dei
Democratici
e fu il primo
governatore
italiano dello
Stato di New
York, che guidò
dal 1983 al ‘94.
● Progressista
e cattolico,
rinunciò a
correre per la
Casa Bianca
DALLA NOSTRA INVIATA
NEW YORK «l liberal perdono il
loro poeta», titola il sito web
Politico. Su ordine del sindaco
Bill de Blasio, tutte le bandiere
degli uffici di New York rimarranno a mezz’asta per un mese
in memoria di Mario Cuomo,
primo governatore italoamericano di New York dal 1983 al
‘94, grande icona della sinistra,
ma anche l’uomo che spezzò i
cuori di molti democratici rifiutando di candidarsi alla presidenza.
Mario Cuomo è morto all’età
di 82 anni per insufficienza
cardiaca poche ore dopo che il
figlio Andrew, l’attuale governatore di New York, aveva pronunciato il suo discorso di insediamento al secondo mandato senza dimenticare di citarlo:
«Mio padre è nel cuore e nella
mente di ogni persona presente». Più tardi, un altro dei figli,
il giornalista della Cnn Chris
Cuomo, ha commentato: «Ha
aspettato il giorno di Andrew e
poi ha mollato. È stato un padre fino alla fine».
I siti web e le prime pagine
dei giornali sono stati inondati
di tributi. «Un ragazzo cattolico
del Queens che credeva in Dio e
nell’America – lo ha definito
Obama - Una voce risoluta per
la tolleranza, l’inclusività,
l’equità, la dignità». «Un faro
dei valori liberal, in un’era in
cui erano screditati, capace di
sfidare Reagan al culmine della
sua presidenza», ricorda il New
York Times.
«La sua vita incarna il sogno
americano», scrivono in un
messaggio congiunto Bill Clinton (suo iniziale rivale e poi alleato) e Hillary (che Cuomo in-
Il ricordo del presidente
Napolitano: «Fu penalizzato
dalla discriminazione etnica»
«Apprendo con forte commozione la notizia
della scomparsa di Mario Cuomo, personalità
che nei decenni scorsi ha costituito una
presenza importante nella storia politica degli
Stati Uniti e che ha impersonato il meglio degli
italiani d’America». È quanto ha affermato ieri il
presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano. «Uomo di grande sensibilità e
senso della misura - ha aggiunto il Capo dello
Stato - dovette, come ho potuto constatare negli
incontri personali con lui, nello sviluppo della
sua carriera politica pagare un pesante prezzo
per le prevenzioni e i pregiudizi nei confronti
degli italiani. Egli in effetti ne fu colpito nella
massima aspirazione a cui avrebbe potuto
aspirare. Partecipo al dolore della signora
Matilda e di tutta la sua famiglia».
coraggiava a «fare qualcosa di
veramente grande»). I reverendi Al Sharpton e Jesse Jackson
elogiano il suo impegno per i
diritti civili e qualcuno lamenta
che non ci siano più politici
davvero di sinistra come lui
Ma il rispetto supera gli
schieramenti. L’ex sindaco
Bloomberg lo ammira perché
«non si fece mai piegare dai
venti politici, né sulla pena di
morte né su altre questioni».
Cuomo fu infatti uno dei pochi
politici americani a opporsi alla pena di morte e, da cattolico,
sostenne il diritto all’aborto.Molti repubblicani lo definiscono «un gigante della politica»: dal governatore George
Pataki che lo sconfisse nel ‘94 a
quello attuale del New Jersey
Chris Christie.
Anche il New York Post, pur
sottolineando le divergenze
ideologiche, lo esalta per le
abilità oratorie e lo ringrazia
per aver salvato il quotidiano
dalla bancarotta nel ’93.
Non manca chi, sia a destra
che a sinistra, nota che i risultati ottenuti da Cuomo non
sempre furono all’altezza della
sua retorica. «Si fa campagna
elettorale con la poesia, si governa con la prosa», ripeteva
lui stesso. Ma molti reporter
che con questo governatore
«brillante e frustrante« hanno
condiviso 12 anni di lavoro e di
vita sembrano preferire oggi
gli aneddoti piuttosto che i bilanci. «Per i reporter degli anni
80, Cuomo era una rock star e i
suoi discorsi venivano raccontati come si fa con i concerti»,
scrive David Colton su UsaToday.
Viviana Mazza
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L’INTERVISTA GAY TALESE
«Seppe vincere i pregiudizi
Un personaggio più grande
di Joe DiMaggio e Sinatra»
Col figlio Andrew, a sua volta governatore di New York
Chi è
● Gay Talese,
82 anni, è uno
scrittore
statunitense di
origini italiane
● Nel mondo
letterario è
considerato,
con Tom Wolfe
e Norman
Mailer, tra
i fondatori del
«New
Journalism».
Dopo essere
stato reporter
del New York
Times dal 1956
al 1965,
ha collaborato
con le principali
testate
americane
● Tra le sue
opere più
famose, La
donna d’altri
e Onora il
padre,
entrambi editi
da Rizzoli
di Ennio Caretto
«La comunità italo-americana ha perso il più grande dei
suoi figli e l’America ha perso
uno dei suoi migliori leader.
Mario Cuomo non era solo il
simbolo del riscatto e del successo della nostra etnia dopo
decessi di fatiche e incomprensioni. Impersonava anche
la giustizia, l’eguaglianza e la
tolleranza a cui si dovrebbe
ispirare la nostra nazione, la
faceva sognare come la fece sognare Kennedy. Figurerà nella
storia di New York come uno
dei suoi governatori più amati».
Così, al telefono dal suo appartamento a Manhattan, lo
scrittore Gay Talese, l’autore di
«Onora il padre» e di «Ai figli
dei figli», ricorda il più eloquente e carismatico dei politici italo americani, un uomo
che per la maggioranza del
pubblico avrebbe meritato la
Casa bianca.
Come giornalista del «New
York Times», lei ne seguì
l’ascesa negli anni Settanta.
Lo conosceva bene?
«Sì, come quasi tutti gli italo
americani di New York, e lo
ammiravo, innanzitutto come
uomo. Eravamo nati nello stesso anno, venivamo da famiglie
modeste del Meridione, avevamo ricevuto la stessa educazione, nutrivamo gli stessi principi, ci eravamo fatti strada da
soli nella Grande Mela studiando e lavorando, spronati
dai nostri genitori. Nella comunità italo-americana mi
sentivo un pioniere come lui.
Ma nella maturità mi resi conto che stava facendo per essa
molto più di me. Era la sua
bandiera, il suo modello».
In che senso?
«Essere italo americani oggi
può essere un vantaggio, ma
ancora quaranta, cinquanta
anni fa era uno svantaggio,
molte porte erano loro chiuse.
Guardia, il sindaco di New
York, un repubblicano, aveva
attratto forti consensi. Ma era
stata una parentesi, nessun italo-americano aveva raccolto la
sua eredità. Con Cuomo, si aprì
un nuovo capitolo».
Vuole dire che nemmeno
in politica c’è più limite a
quanto gli italo-americani
possono raggiungere?
«Esattamente. Alla Corte Suprema siedono più italo-americani che esponenti delle altre
etnie. Negli ultimi decenni abbiamo retto Ministeri e Forze
armate. Prima o poi arriveremo anche alla Casa Bianca. Sono convinto che ci saremmo
già arrivati negli anni Ottanta o
Novanta con Mario Cuomo se
si fosse candidato».
E’ vero che rifiutò di candidarsi alla presidenza degli
Stati Uniti perché un membro
della famiglia era sospettato
di legami mafiosi?
«Penso di no, anche se Bill
Clinton, suo compagno di partito, che temeva di essere eclissato da lui, vi accennò nel corso della vittoriosa campagna
elettorale del 1992. Cuomo era
un uomo molto riservato, molto protettivo della famiglia e
molto lontano dai pettegolezzi
Il meglio di due mondi
Andò oltre le proprie
origini. Raccoglieva
il meglio dell’Italia
e degli Usa
In campagna elettorale Prima della rielezione a governatore dello Stato di New York negli anni Novanta (Foto New York Times)
Sì, tra gli idoli del nostro paese
c’erano anche italo-americani,
il campione di baseball Joe DiMaggio che sposò l’attrice Marilyn Monroe a esempio, o il
grande cantante e attore Frank
Sinatra. Ma era in parte folclore, e infatti per la maggioranza
della popolazione lo stereotipo
dello italo-americano rimaneva quello del mafioso. Mario
Cuomo dimostrò che era falso».
Come fece?
«Io credo che ci riuscì oltre
che per i suoi straordinari intelletto, cultura e comunicativa
anche per la sua onestà e per il
Dal Meridione
Eravamo nati nello
stesso anno, venivamo
da famiglie modeste
del Meridione
suo impegno sociale. Era l’ultimo dei leoni liberal, come ha
scritto un giornale, un democratico genuino, ma era soprattutto un uomo decente, un
buon padre di famiglia, caritatevole, persino idealista. Quando parlava, la gente avvertiva
che era sincero, che i suoi programmi di riforme erano davvero intesi per il bene comune,
che si atteneva a un codice etico. Non a caso faceva paura ai
repubblicani».
Il suo governatorato pose
quindi fine ai pregiudizi nutriti dall’America sugli italo
americani?
«Secondo me sì. Mario Cuomo seppe trascendere le proprie origini. Raccoglieva in sé il
meglio dell’Italia e degli Stati
uniti. Era un patriota americano, ma era anche il custode dei
valori italiani. Su queste basi,
prima di lui un altro politico
della nostra etnia, Fiorello La
Con Bill Clinton Allora presidente Usa, nel 1994 (Ap)
Con Mandela Durante la sua visita a New York nel ‘90 (Ap)
e dagli scandali. A mio parere,
non si sentì di pagare il prezzo
familiare e personale che le
nostre elezioni comportano.
Non gli fu facile, tenne l’America in sospeso per mesi e mesi, tanto che lo definirono un
Amleto».
Sarebbe stato un grande
presidente?
«Immagino di sì. Alla convention democratica di San
Francisco del 1984, da cui
emerse anche Geraldine Ferraro, la prima italo-americana
candidata alla vicepresidenza,
Cuomo tenne un discorso trascinante come non se ne sentivano dai tempi di Kennedy. Per
quanto concerne la politica
non aveva nulla di amletico.
Era dalla parte dei deboli, praticava la politica dell’inclusione. Non sapremo mai come sarebbe l’America oggi se fosse
stato presidente per otto anni».
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16
Sabato 3 Gennaio 2015 Corriere della Sera
Corriere della Sera Sabato 3 Gennaio 2015
ESTERI
Il principe Andrea
accusato di rapporti
con una minorenne
aveva costruito un mirabile articolo per raccontare i guai del
principe. Adesso la faccenda
ritorna con i virgolettati di due
donne, indicate negli atti come
«Jane Doe 3» e «Jane Doe 4», le
quali puntano l’indice contro il
banchiere Jeffrey Epstein.
Ma è il capitolo di «Jane Doe
3» che, stando a quei documenti, si rovescia sui Windsor.
La donna, oggi trentenne, riferisce che quando aveva 15 anni
fu costretta da Epstein a diventare «una schiava del sesso»,
che pur avendo tentato più volte di fuggire non vi riuscì mai,
che Epstein la costringeva a
«rendersi sessualmente disponibile con persone potenti del
mondo finanziario e politico»
in modo da ricattarle, che una
di tali persone era il duca di
Kent e con lui fu obbligata a incontri di letto «in tre luoghi:
un appartamento di Londra,
uno di New York, e in un’isola
privata delle Virgin Islands
americane (in un’orgia con numerose minorenni)».
Che si tratti di verità incontestabile è davvero arduo sostenerlo. Anzi. Che sotto o a
Buckingham Palace nega: «Tutto falso»
Banchiere
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
Andrea, la pecora nera
dei Windsor, sta mandando di
traverso alla famiglia reale gli
ultimi scampoli di feste natalizie. Anche se la storia che lo
coinvolge ha tutta l’aria di una
solenne trama di ricatti nonché di bufale rilanciate da una
parte all’altra dell’oceano, il
fatto che una donna negli Stati
Uniti lo accusi di avere ripetutamente abusato sessualmente
di lei a Londra, ai Caraibi e a
LONDRA
● Negli atti di
un processo in
corso in Florida
c’è la
testimonianza
di due donne
che accusano il
banchiere
Jeffrey Epstein
(foto) di averle
«costrette a
prostituirsi con
persone molto
potenti del
mondo
finanziario e
politico» in
modo da
poterle
ricattare. Tra
questi ci
sarebbe anche
il principe
Andrea
La donna
La trentenne sostiene
che a 17 anni fu
costretta a stare con
il duca in tre occasioni
New York quando era diciassettenne e, tanto per mettere il
dito nella piaga, che il principe
sia stato partecipe di orge con
prostitute, ha mandato in tilt le
linee telefoniche di Buckingham Palace. E ha costretto i
sempre discreti portavoce della Regina a uscirsene con un
dichiarazione (cosa rarissima,
visto che in genere preferiscono rispondere con un lapidario «non commentiamo») per
giurare ai sudditi che ogni «indiscrezione di indecenza con
minori è categoricamente falsa».
L’ex marito di Sarah Ferguson, quinto nella linea ereditaria della corona, non ha un
curriculum immacolato. Scandali e scandaletti sono ricorrenti, gli sono pure costati la
carica di rappresentante speciale nel mondo per il commercio e gli investimenti britannici: ad esempio la vendita
gonfiata della villa di Ascot con
12 stanze da letto a un tycoon
del Kazakistan, 15 milioni di
sterline anziché 12 (tre milioni
intascati in nero?).
Ci sono poi i capitoli delle
piccanti relazioni con porno
star (invitate persino a Palazzo,
ultima la «modella» croata
Monika Jakasic). Per non parlare dei vizietti e delle stravaganze, tipo giocare a golf nei
giardini di Buckingham Palace
e ordinare alle guardie di raccogliergli le palline. Per finire:
le amicizie con trafficanti d’armi di mezzo mondo. Tutte faccende che hanno indotto la
mamma Elisabetta a tenerlo il
più lontano possibile dai riflettori.
Il caso che ora plana dagli
Stati Uniti sui Windsor (da
prendere con un milione di
Carriera
Il principe
Andrea,
secondogenito
della regina
Elisabetta, ha
54 anni. Dal
1986 al 1996 è
stato sposato
con Sarah
Ferguson (due
figlie: Beatrice
nata nel 1988
ed Eugenie due
anni più tardi).
Da giovane era
chiamato
«Andy the
Randy» (il
mandrillo).
Quinto in linea
di successione
al trono, il duca
di York ha
partecipato alla
guerra delle
Falklands e ha
fatto il pilota
dell’Aviazione
prima di fare
il mediatore
d’affari
(foto Ansa)
17
Incontri
Sarebbero avvenuti
in un appartamento di
Londra, a New York
e alle Isole Virgin
punti interrogativi ma pur
sempre imbarazzante) è la coda di una vicenda che si trascina da almeno cinque o sei anni. Il duca di York, secondo figlio maschio di Elisabetta, è
molto amico (o lo era, «un mio
errore del passato» ha più volte
ripetuto Andrea) di un ricchissimo banchiere d’investimenti
americano, Jeffrey Epstein, che
fra le tante sue attività si segnalava per «regalare» incontri
con prostitute alla sue rete di
contatti esclusivi. Attività che
gli è già costata 18 mesi di carcere e una serie infinita di processi.
Dagli atti di un procedimento che si celebra in Florida e
che la rivista Politico Magazine
ha pubblicato, saltano fuori i
particolari che riguarderebbero Andrea. Nel 2011 qualcosa
era stato spifferato a Vanity Fair (edizione americana) che ne
fianco o sopra ci sia un gioco di
vendette è probabile. Che a
Buckingham Palace la notizia
abbia creato non poco imbarazzo lo rivela l’inusuale prontezza delle repliche affidate ai
maghi della comunicazione
reale. E che Andrea, la pecora
nera, rovini la Befana dei Windsor è fuori di dubbio.
Fabio Cavalera
@fcavalera
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Sabato 3 Gennaio 2015 Corriere della Sera
18
Cronache
Le fasi
Da sinistra:
Fabrizio
Pulvirenti in
Sierra Leone il 17
novembre;
l’arrivo a Roma
il 25 novembre,
dopo il contagio;
ieri, guarito (foto
Emergency,
Reuters)
«Ebola e le mie due settimane senza ricordi»
Il diario del medico di Emergency che ha sconfitto il virus. Dal ricovero il 25 novembre alle dimissioni ieri
La vicenda
● Il 25
novembre
Fabrizio
Pulvirenti viene
portato in
isolamento allo
Spallanzani:
ha contratto
in Africa il virus
Ebola
● Ieri il dottore
è stato
dimesso (sopra
il ministro della
Salute Beatrice
Lorenzin)
ROMA È un uomo molto diverso
da quello che in una foto scattata il 17 novembre appare sorridente e in carne, sullo sfondo
i paesaggi della Sierra Leone,
poco prima di scoprire che era
stato contagiato dal virus combattuto in Africa, come volontario di Emergency. Dimagrito
di almeno 10 chili, i segni del
decubito su nuca e ginocchio, i
muscoli come risucchiati dalla
disidratazione patita: «Devo recuperare la massa, poi se potrò
tornerò in Africa. Paura? Certo,
altrimenti sarei un folle».
Fabrizio Pulvirenti racconta
commosso la sua esperienza di
sopravvissuto. Irriconoscibile
rispetto a 37 giorni fa quando
arrivò allo Spallanzani di Roma
chiuso in una barella bioprotetta, trasportato da Lakka a
Roma. Ieri è stato dimesso.
Guarito. Per salvarlo è stato fatto il massimo anche a livello di
costo. Un milione, tutto compreso, è la stima.
Prima settimana
Allo Spallanzani, centro di
eccellenza per la cura delle malattie infettive, era tutto pronto.
Da mesi si addestravano per affrontare l’emergenza. Ad attenderlo il 25 novembre c’era una
task force speciale, 15 infermieri e altrettanti medici. Fino ad
allora tante simulazioni, il personale selezionato, esercitato
nel proteggersi e lavorare in un
reparto di alto isolamento. Si è
subito capito che la faccenda
era seria. Il secondo giorno il
primo momento critico. La trasfusione di una sacca di plasma
di un’infermiera convalescente, curata in Spagna, portata
con procedura speciale da Madrid, scatena una reazione abnorme. Pulvirenti interrompe
gli essenziali contatti telefonici
e via mail con parenti e colleghi
dell’ospedale Umberto I di Enna, la città dove lavora. Un segnale negativo. E infatti peggiora, i bollettini medici si fanno più scarni. La situazione
precipita, il virus guadagna terreno, cominciano a manifestarsi gravi emorragie, l’attacco
più travolgente di Ebola.
Seconda settimana
Sei dicembre, tarda serata.
Due medici dell’unità di crisi
abbandonano la cena di lavoro
organizzata con un gruppo di
infettivologi e corrono in ospedale per l’emergenza che temevano. Le condizioni del «paziente zero» italiano sono in
declino rapido. È incosciente, il
suo organismo ha ceduto. Lo
trasferiscono in rianimazione,
sgomberata in poche ore dei
malati «ordinari» che vengono
accolti da altri centri romani.
La città si mobilita. Fabrizio è
debilitato dalla perdita di diversi litri di liquidi, 5 litri al
giorno, la febbre oltre 40: «Ho
cercato di far prevalere la razionalità dell’infettivologo. Poi il
paziente ha avuto il sopravvento». Per la squadra che lo assiste il rischio di contagio aumenta. Serve una seconda trasfusione di plasma, ricco di anticorpi che potrebbero
contrastare l’infezione. Stavolta la sacca viene dalla Germania. È del suo stesso gruppo
sanguigno. Una fortuna.
Il ministero della Salute coordina le operazioni con decreti, autorizzazioni speciali, sostegni economici. «L’Italia che
funziona e tutto il mondo am-
La crisi
Il 6 dicembre le sue
condizioni sono
precipitate. «Se potrò
tornerò in Africa»
mira», dice il ministro Lorenzin che ha ricevuto le congratulazioni di Napolitano (estese al
direttore scientifico dello Spallanzani, Giuseppe Ippolito).
Terza settimana
Dopo cinque giorni di estrema preoccupazioni e lotta tra
vita e morte, il medico di Emergency si riprende, i valori evidenziati dalle analisi migliorano, i laboratori di virologia lavorano in modo frenetico. Viene dato il via libera a un altro
farmaco sperimentale. In tutto
saranno quattro, in accordo
con le organizzazioni internazionali. Ed ecco il ritorno nella
stanza non intensiva, ma sempre col massimo di precauzioni: «Ho un vuoto di due settimane, non ricordo nulla». Gli
infermieri, finita la paura, non
nascondono di averne provata
parecchia: «Ci misuravamo in
continuazione la febbre, il primo sintomo a comparire.
Ognuno di noi temeva di aver
eseguito manovre potenzialmente pericolose».
38
Giorni Quanto
è durato
il ricovero del
medico malato
1
Milione
La somma
spesa
per le cure
Quarta settimana
Siamo sotto le Feste. Non si
sa quale formula terapeutica
abbia funzionato. Fatto sta che
il dottor Fabrizio comincia a alzarsi dal letto, mangia da solo,
riacquista autonomia, riprende
i contatti con l’esterno: «Appena potrò tornerò in Sierra Leone, Paese di bellezza straordinaria e donerò il mio sangue
perché sia utile ad altri», confidava in un’intervista al Corriere. Non può ricevere visite. Intorno a Natale, il dono sotto
l’albero. Negative le analisi sull’ultimo liquido ancora infetto,
le urine. Il virus non c’è più. Il
convalescente è molto debole,
ma intravedere il lieto fine.
Quinta settimana
Anche la seconda analisi di
conferma è negativa. Ebola è
stata sconfitta. La task force coordinata da Nicola Petrosillo e
Emanuele Nicastri, gioisce. Ieri
la conferenza stampa, le lacrime, gli applausi.
Della malattia del dottor Fabrizio resta il virus che lo stava
uccidendo, il Makona INMI-1,
dal nome del fiume dove l’epidemia ha avuto origine e dall’acronimo Istituto nazionale
malattie infettive. Ora è al sicuro in un centro americano
Margherita De Bac
[email protected]
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● Le immagini
Il viaggio dei profughi
in fuga dalla Siria
nella pancia del cargo
E
ccolo il carico della Blue Sky M,
condotta in salvo dagli italiani a
Gallipoli: 797 donne, uomini e
bambini stivati come merce nella pancia
arrugginita di un cargo. Le immagini
riemergono dal telefono di Borhan,
rifugiato siriano approdato come gli altri
il 31 dicembre, ora ospite di un centro di
accoglienza a Milano. Sono state scattate
durante i primi giorni di navigazione,
«quando i cellulari funzionavano
ancora». Il ragazzo le mostra come prove
della storia che racconta Feras, delegato
dai profughi a parlare. Il cargo aspettava
al largo di Mersin, Turchia, i passeggeri
erano stati imbarcati poco alla volta, con
scafi piccoli: 7.000 dollari gli adulti, la
metà i bambini. Tutti in stiva, le coperte
stese sul ferro, i vestiti uno sull’altro,
avvocati, pescatori, insegnanti, donne
incinte, neonati. «Da mangiare ci davano
scatolette e biscotti». Un capitano «turco,
che non abbiamo mai visto», tre uomini
di equipaggio «che parlavano arabo»,
scomparsi. Il ragazzo fermato in Italia
come presunto scafista, Rani Sarkas,
«non c’entra nulla, è uno di noi». Otto
giorni in mare, una tempesta in mezzo a
due isole greche, la rotta deviata verso
l’Albania, la deriva, il panico.
«Piangevano anche gli uomini, acqua e
cibo erano finiti». Poi i soccorsi.
Alessandra Coppola
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Corriere della Sera Sabato 3 Gennaio 2015
CRONACHE
Traghetto in porto, c’è la scatola nera
«Già in passato non rispettati gli ordini»
Il comandante ai pm: «In altri viaggi avevo bloccato il responsabile del carico». Che ora è indagato
DALLE NOSTRE INVIATE
BARI Il comandante Argilio Gia-
comazzi l’ha raccontato al pubblico ministero Ettore Cardinali: «In precedenti viaggi ero dovuto intervenire per bloccare
Pavlos Fantakis nelle operazioni di carico. A volte le avevo
perfino sospese poiché non
erano stati rispettati gli ordini
sulla distribuzione dei pesi. In
alcuni casi avevo anche informato l’armatore di tutto questo».
Un’accusa precisa dalla quale
è scaturito uno dei quattro
nuovi avvisi di garanzia notificati ieri dalla procura di Bari
per il naufragio del Norman Atlantic: Fantakis, appunto. È lui
che ha il ruolo del cosiddetto
«supercargo», cioè persona di
fiducia del noleggiatore della
nave (la greca Anek Lines) che
fa parte dell’equipaggio e che
affianca il primo ufficiale nelle
operazioni «di caricazione»,
passaggio delicato da cui di-
La storia
di Paolo Conti
DAL NOSTRO INVIATO
BRINDISI «Bravi, bravi!». La Nor-
man Atlantic spande il suo fumo e l’acre odore di bruciato
nel vento gelido di Brindisi, è
da poco attraccata al molo di
Costa Morena Nord. Un applauso parte dalla piccola folla
di Vigili del Fuoco. Alle 15.20
un furgone rosso apre e chiude
rapidamente il portellone per
portarsi via Marcello Licchello,
Antonio Falcone, Claudio Zippo, Danilo Cafarella, Lucio Lopez, Alessandro Morello, Fabio
Lazzari e Fernando Lanzillotti, i
loro otto colleghi imbarcati il
28 dicembre a bordo dei tre rimorchiatori della flotta dei Fratelli Barretta — Tenax, Asmara
e Marietta Barretta — e rimasti
ininterrottamente in mare, Capodanno compreso, e senza ricambio.Si deve a loro, insieme
11
Le vittime
accertate
dell’incendio
a bordo
del traghetto
Norman
Atlantic:
tra queste due
sono italiane
499
I passeggeri
che
viaggiavano
a bordo
del traghetto
domenica
tra ufficiali,
in overbooking
e clandestini
pende la stabilità del traghetto.
Al di là dell’accusa formale
contenuta nell’avviso di garanzia e che Fantakis condivide
con gli altri inquisiti (omicidio
colposo plurimo e naufragio
colposo), il pubblico ministero
è quindi convinto che l’uomo
chiave del noleggiatore non abbia osservato le regole legate al
suo incarico. E il comandante
con il suo racconto ora avvalora
l’ipotesi.
Ed è sempre Giacomazzi a tirare in ballo con il suo interrogatorio altri due degli indagati
di ieri: il napoletano Luigi Iovine, 45 anni, primo ufficiale di
coperta, e il siciliano Francesco
Romano, 56 anni, secondo ufficiale di macchina. Il comandante ha spiegato ai magistrati
che è il primo ufficiale a «ricevere i mezzi e imbarcarli» e a
«ritirare la lista di imbarco in
cui sono indicati i pesi», mentre «il noleggiatore non ha mai
messo a disposizione del comandante le polizze di carico».
Tutt’altra questione è invece
quella che riguarda il secondo
ufficiale, di guardia in plancia.
Francesco Romano era «capo
lancia», cioè il responsabile
delle scialuppe di salvataggio.
Dice il comandante: «Ha lasciato scendere in mare l’unica lancia disponibile, con solo 50
passeggeri, senza aspettare il
via libera».
Ultimo iscritto nel registro
degli indagati in ordine di tempo è il legale rappresentante
della Anek, ancora da identificare. E con i due inquisiti della
prima ora (il comandante Giacomazzi e l’armatore Carlo Visentini) il numero sale a sei.
Ma è lo stesso procuratore capo
Le indagini
Quattro i nuovi avvisi di
garanzia. Un marinaio:
nulla è andato come
doveva, tutti nel panico
Giuseppe Volpe ad anticipare
nuove possibili iscrizioni di altri membri dell’equipaggio:
«per l’inosservanza degli obblighi» durante l’emergenza e
quindi per le omissioni e gli errori nell’assistenza ai passeggeri.
Che le operazioni di salvataggio siano sfuggite al controllo del personale di bordo lo
conferma in qualche modo anche Angelo Tommaso Paniscotti, 58 anni, marinaio. Al citofono di casa sua, a Molfetta,
risponde con la voce rotta dall’emozione: «Nulla è andato come doveva... C’è stato il panico
e non soltanto fra i passeggeri».
Il caos che è costato la vita ad
almeno 22 persone, 11 recuperate e altrettante ancora disperse. Sull’unica lancia di salvataggio ammainata sono saliti alcuni membri dell’equipaggio,
forse 6-7 e comunque oltre il
numero consentito (cioè 3)
dalle regole della navigazione.
I giorni trascorsi con il relitto
di pompieri e rimorchiatori
«È stato il Capodanno più bello»
ai diciotto uomini dei tre rimorchiatori, se l’incendio a
bordo della Norman Atlantic è
stato domato. Arrivati a Brindisi, sono stati affidati ai controlli medici e restituiti alle famiglie. Qualcuno è stato malissimo, l’abitudine all’alto mare
non è un obbligo. È arrivato
l’elogio del ministro dell’Interno, Angelino Alfano: «Il loro
contributo è una ulteriore dimostrazione del presidio di sicurezza che il corpo dei Vigili
del Fuoco rappresenta, un punto di riferimento sicuro».
Diversa l’atmosfera tra chi è
abituato a vivere in mare. «È
stato il più bel Capodanno della mia vita. Sono orgoglioso di
quello che abbiamo fatto tutti
insieme». Luigi Manesi ha appena lasciato il comando della
Tenax e ha l’aria stravolta di chi
ha dormito poche ore in un
Esperto
● Luigi Manesi,
il comandante
del Tenax,
uno dei
rimorchiatori
della società
Barretta
intervenuti
sul Norman
Atlantic
mare in burrasca con un solo
obiettivo: «Volevamo portarli a
casa tutti, tutti... Nella notte si
vedevano tante lucette e a ogni
lucetta corrispondeva un passeggero. E io pensavo: “Non ne
dobbiamo perdere nessuno”.
Abbiamo salvato molte vite,
tutti noi». Il momento più difficile? «Quando il comandante
della Norman Atlantic, Argilio
Giacomazzi, ci ha urlato:
“Adesso dovete dare tutto quello che potete, abbiamo le fiamme a quattro metri da noi”. E
abbiamo fatto tutto, anzi più di
tutto il possibile». Il giudizio di
Manesi sul comportamento di
Giacomazzi è ottimo: «È stato
un comandante stupendo. Ha
mantenuto la calma e la tranquillità per evitare il panico, lo
posso testimoniare». Luigi Manesi ha pagato un prezzo affettivo non indifferente: «Il 30 di-
cembre dovevo festeggiare i
miei 25 anni di matrimonio.
Avevamo già prenotato tutto,
un piccolo viaggio... Il piano è
saltato ma io, lo ripeto, sono felice di quello che abbiamo fatto. Cioè salvare la vita alle persone e riportare la nave qui in
porto». Accanto a lui c’è Nicolò
Marinangeli, alla guida del Marietta Barretta (Luigi Zizzi era
sull’Asmara): «Il momento più
difficile è stato al nostro arrivo,
quando il traghetto era in fiamme sentivamo via radio la disperazione del comandante del
traghetto che ci chiedeva di
buttare acqua a tutto spiano».
Un uomo in tuta bianca — la
barba lunga e l’aria distrutta —
racconta sulla banchina la sua
fatica e le sue angosce in quelle
ore. È il direttore di macchina
Roberto Fedele, anche lui dipendente Barretta. È uno dei
La vicenda
● Poco dopo
l’una di notte di
domenica 28
dicembre
scoppia un
incendio a
bordo del
traghetto
Norman
Atlantic, diretto
dal porto
ellenico di
Igoumenitsa ad
Ancona, al
largo delle
coste albanesi
● I soccorsi si
attivano, però
sono resi
difficoltosi
dalla
mareggiata
e dal maltempo
nell’area
19
In pratica una fuga che potrebbe diventare un titolo di reato:
abbandono della nave.
Davanti al relitto del Norman
Atlantic, attraccata ieri al porto
di Brindisi, è immediato il pensiero alle ore più drammatiche.
L’assedio del fuoco, delle onde,
del fumo... Alcuni dei sopravvissuti raccontano: «Abbiamo
visto morire persone asfissiate.
Quando una porta tagliafuoco
si è chiusa molti sono rimasti
bloccati dietro di noi, non
l’hanno superata. Battevano
con le mani perché riaprissimo
ma non ce l’abbiamo fatta. Due
li abbiamo visti chiaramente
dagli oblò cadere e morire soffocati».
Sulla nave, dunque, dovrebbero esserci dei cadaveri ma un
primo sopralluogo degli inquirenti, ieri, si è limitato alle parti
superiori e non alla stiva, per
motivi di sicurezza. Recuperata
la scatola nera che può registrare per una durata massima
di 15 ore, dopodiché azzera i
dati e sovrascrive il nuovo periodo.
A salvare la cronaca dell’emergenza è stato il comandante Giacomazzi: «Senza che
nessuno me l’avesse chiesto,
dopo aver azionato l’allarme
generale, ho premuto il pulsante rosso che blocca la registrazione per evitare la sovrascrittura e la perdita dei dati».
Giusi Fasano
Ilaria Sacchettoni
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● Alle prime
luci dell’alba il
comandante
dice di non
poter più
manovrare la
nave che viene
spinta sempre
più vicina
all’Albania
● Per giorni il
bilancio su
superstiti,
vittime e
dispersi
diventa un
caso
● Tra lunedì e
martedì c’è
anche un
braccio di ferro
su dove
portare il relitto
se in Italia o in
Albania. Ieri la
nave — sotto
sequestro —
arriva a Brindisi
(nella foto
Reuters sopra)
cinque uomini della compagnia — con Giovanni Diana,
Francesco Scaraffile, Antonio
Mondelli e Stefano Scevola—
che sono stati calati sul Norman Atlantic dagli elicotteri
della Marina Militare per spegnere le fiamme e permettere
l’aggancio del traghetto ai rimorchiatori. Fedele ha in mente un’immagine: «Vedevo tutti
quei passeggeri sul ponte ammucchiati e rannicchiati, sembravano tante formiche. Noi ci
siamo occupati di spegnere le
fiamme e raffreddare le lamiere, altrimenti non avremmo
potuto agganciare la nave e
portarla via. Cosa mi ha colpito
a bordo? Il vetro fuso, non lo
avevo mai visto. Le lamiere
contorte. Farmi calare dall’elicottero? Non ho avuto paura,
anche se era la prima volta. Lo
dovevo fare, e l’ho fatto». E anche lui, all’inevitabile domanda su Giacomazzi, risponde:
«Un grande uomo, un grande
uomo».
L’armatore Giuseppe Berretta non nasconde l’orgoglio:
«Un lavoro straordinario». Sua
cugina Rosy Berretta va a bordo
della Tenax per abbracciarli
tutti: «Sono bravissimi. Sono i
nostri pirati buoni». E se li bacia ridendo.
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20
Sabato 3 Gennaio 2015 Corriere della Sera
CRONACHE
La verità del ragazzo ferito dall’acido
«Martina era mia amica, non ci credo»
I familiari: la sua unica colpa è aver cercato di proteggerla da un amante squilibrato
Il giovane milanese è ancora grave in ospedale. Così lei usava gli sms per creare gelosie
Chi sono
Lei
Martina Levato
(in alto), 23
anni,
studentessa
della Bocconi,
ha scagliato a
Milano un
contenitore di
acido muriatico
sul volto di
Pietro Barbini,
22 anni, ex
fidanzato,
deturpandolo
gravemente. È
attualmente
detenuta nel
carcere di San
Vittore
Lui
Alexander
Boettcher (foto
in basso), 30
anni,
compagno di
Martina, avrebbe cercato di
colpire il
ragazzo con un
martello
MILANO Era un’amica, niente
più, una compagna del liceo
«Parini» con cui aveva avuto un
piccolo flirt, di quelli che si ricordano appena, nel tempo
che passa, quando si resta in
contatto con affetto. Quella ragazza, Pietro Barbini, 22 anni,
se l’è ritrovata di fronte in una
strada scura della periferia di
Milano, mentre scorreva un citofono, nel luogo che lei e il suo
compagno avevano scelto per
l’agguato. Martina Levato, 23
anni, studentessa della Bocconi, a metà pomeriggio di domenica scorsa era incappucciata. E ha scagliato addosso a Pietro un contenitore di acido muriatico. Ora, in ospedale, Pietro
è «vigile, cosciente, collaborativo» (dicono i medici). Sta lottando. I chirurghi cercano di
salvargli l’occhio destro. Non
ha voluto vedere gli sfregi che
ha sul volto ed è giusto che sia
così, non deve. Però, con i suoi
familiari, ha parlato di Martina
e tanto gli sembra assurda
quell’aggressione, che più volte
ha ripetuto, incredulo: «Non
riesco ancora a crederci, era
una mia amica, ma come è riuscita a farmi una cosa del genere?».
Ecco, questa è la domanda a
cui cercano di dare una risposta anche gli investigatori dell’Ufficio prevenzione generale
della questura. Perché, questo
è certo, il movente di quell’agguato sta dentro il vortice torbido del rapporto in cui s’erano
calati Martina e Alexander Boettcher, 30 anni, l’uomo (sposato) che in casa teneva un bisturi e una bottiglia di cloroformio per incidere le sue iniziali
sul corpo delle compagne
(«quelle che me lo chiedevano»). Il lavoro di analisi ruota
intorno ai messaggi via what-
La storia
di Claudio Del Frate
DAL NOSTRO INVIATO
MERCALLO (VARESE) Quale risorsa ha a disposizione un uomo
in fuga da se stesso e dal suo
passato? Arruolarsi nella Legione straniera. Come nel più
classico dei feuilleton Francesco Rigoli ha bussato a quella
porta ma è stato respinto. Ma
anche un aspirante mercenario
ha un cuore e così Francesco,
che da tre anni era scomparso
nel nulla, ha letto su Facebook
l’accorato appello della famiglia perché si facesse vivo e ha
deciso di fare ai genitori un regalo di Natale: è tornato a casa
e ha passato qualche giorno
con loro. Ora dicono sia già ripartito per la Francia, dopo
aver dato un bacio alla madre
ricoverata in ospedale ma non
si capisce se è la realtà o solo
una mossa per sviare curiosi e
rompiscatole.
Un fatto però è certo: Francesco Rigoli, 27 anni, due giorni
prima di Capodanno è risbucato dal suo nulla bussando a casa del padre Silvano a Mercallo,
il paese del Varesotto dove la famiglia ha una casa di vacanza e
dove si rifugia appena può dal
paese di residenza che è Sordio, in provincia di Lodi. Pro-
sapp che Pietro e Martina si sono scambiati l’estate scorsa.
Scorrendo quelle frasi si ha
l’impressione di una ragazza
che ha cercato di manipolare le
sue relazioni per attirare su di
sé l’attenzione del suo amante:
prendeva i messaggi di Alexander (molto morbosi) e li girava
a Pietro, che stava frequentando un master in economia a
Boston; in qualche modo si
presentava come la vittima. E
Pietro, raccontano persone
molto vicine alla famiglia, «faceva semplicemente quel che
un ragazzo perbene fa con una
sua amica, le consigliava di al-
Il reato
Per le «lesioni gravissime»
condanna fino a 12 anni
Una recente sentenza della Cassazione sarà la
chiave per il futuro processo ai responsabili
dell’aggressione con l’acido allo studente di
Milano: lo sfregio al volto, per la giustizia, si
qualifica permanente, anche se si potrà poi
intervenire con la chirurgia. E gli attuali danni al
ragazzo modificheranno l’attuale accusa per la
coppia Boettcher-Levato almeno in «lesioni
gravissime» (pena massima, 12 anni).
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lontanarsi da un fuori di testa
del genere». Poco dopo, però,
lei mostrava quei «consigli» al
suo amante e probabilmente
non è un caso che avesse contattato Pietro, «un ragazzo di
successo, il più bello della
scuola». Giocava sulla gelosia;
per poi mostrarsi pronta a cacciare il suo amico dalle dinamiche alterate della coppia.
È in questa assurda rete che è
stato tirato dentro «un ragazzo
innocente — come spiegano
ancora le persone vicine alla famiglia — ed è inaccettabile che
oggi Martina stia tentando di
scaricare la colpa su presunte
Catania L’eruzione
Le ceneri dell’Etna
bloccano gli aerei
L’Etna continua la sua attività e per tutta la giornata di ieri il nuovo cratere
di sudest ha dato vita a una emissione di cenere, che è diventata costante
intorno alle 7.30. La cenere lavica è adagiata sui fianchi del vulcano.
L’aeroporto di Catania è stato chiuso alle 18.30: voli dirottati su Comiso e
Palermo. Oggi, dopo una riunione dell’unità di crisi, le attività dello scalo
dovrebbero riprendere normalmente . © RIPRODUZIONE RISERVATA
intromissioni di Pietro nella
sua vita, che non ci sono mai
state, perché s’è sempre e soltanto trattato di un tentativo di
proteggerla. Era lei a chiedergli
consigli».
Ecco, l’ultimo elemento utile
a cercare di capire l’origine assurda di questo male è la sensazione che hanno avuto alcuni
inquirenti: «Quella ragazza ricorda gli appartenenti a una
setta, che vivono un rapporto
completamente scollegato dalla realtà, in un mondo che è
tutto nella loro testa».
Il primo progetto architettato dalla coppia era di aggredire
Pietro sotto casa, con la scusa
di dovergli recapitare un pacco
regalo (lo studente era appena
rientrato per le vacanze; aveva
soltanto mandato un banale
messaggio di auguri a Martina). Pietro, insospettito, si era
rifiutato, ma dopo 3 o 4 telefonate al giorno aveva accettato
di recarsi alla consegna. Stava
andando in motorino, ma suo
padre ha avuto un sesto senso e
gli ha detto: «È meglio che ti
accompagni io». Se non fosse
andato, Pietro sarebbe rimasto
solo, colpito dall’acido, vittima
di Boettcher che lo inseguiva
con un martello. E se l’uomo
non fosse stato arrestato subito, l’inchiesta sarebbe stata più
complicata. Oggi invece gli investigatori stanno esaminando
possibili collegamenti con altre due aggressioni con l’acido,
per capire se Boettcher o Martina siano coinvolti.
Il dramma nei genitori di
Pietro è nelle frasi del medico
che lo sta curando, Vincenzo
Rapisarda: «L’acido ormai ha
fatto il grosso dei danni, ma
purtroppo continua a corrodere. Alcune cicatrici resteranno
permanenti, altre contiamo di
eliminarle». I genitori di Pietro
hanno accettato di parlare con i
genitori di Martina, perché lei
ha lanciato l’acido, ma quei due
professori di matematica di
Bollate sono mortificati.
Il padre di Pietro ricorda la
voce del figlio in quel buio pomeriggio, appena l’acido lo
aveva investito, e lui ha pensato
solo a proteggere il genitore,
urlando: «Scappa, scappa, sono dei pazzi».
Elisabetta Andreis
Gianni Santucci
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Il ritorno di Francesco, che sognava la Legione
Scappato da Mercallo tre anni fa dopo aver mentito sugli esami universitari mai sostenuti
Il giallo
Francesco
Rigoli, il 31
ottobre 2011,
all’età di 24
anni, scompare
da casa a
Sordio (Lodi)
La ricerca
Partono subito
le indagini che
si concludono
un paio di mesi
dopo quando
gli inquirenti
appurano che
si è trattato di
un allontanamento
volontario
La laurea
Francesco si
sarebbe
allontanato a
causa del
ritardo negli
studi, che
aveva nascosto
ai genitori
Il ritorno
Francesco
Rigoli è tornato
a casa per tre
giorni dopo lo
scorso Natale
prio da Sordio il 31 ottobre del
2011 il giovane era sparito scegliendo per la sua uscita di scena un fondale gotico: la notte di
Halloween aveva fatto credere
di essere diretto a una festa a
Milano ma due giorni dopo la
sua Fiat Punto era stata trovata
incendiata a Gaggiano, appena
fuori Milano. Unica traccia:
l’improvviso prelievo di 7 mila
euro dal conto in banca e un biglietto ritrovato all’interno di
un libro: «Il paese mi sta stretto, voglio girare l’Europa». Era-
no seguiti la denuncia ai carabinieri e le prime indagini che
avevano però ben presto raggiunto una ragionevole certezza: quella di Francesco era stata
una fuga volontaria, dettata da
un motivo concreto. Papà e
mamma erano convinti che lui
fosse a un passo dalla laurea in
giurisprudenza e invece non
aveva mai sostenuto nemmeno
un esame.
Gli appelli per un suo ritorno
erano stati incessanti ma a fare
breccia è stato quello postato
Sulla Rete
Francesco
Rigoli in una
foto sulla
pagina
Facebook
creata dai suoi
amici: Aiutateci
a trovare
Francesco
Rigoli
su Facebook da una zia il 28 novembre scorso: «La mamma ha
bisogno di te...». Sembrava una
bottiglia gettata nello sterminato oceano di Internet e invece il messaggio deve essere arrivato se il figliol prodigo è ritornato. «Francesco sta bene,
ma è già ripartito» sono le uniche parole di papà Silvano che
taglia corto ogni conversazione, quasi a decretare che ormai
la strada sua e quella del figlio
si sono irrimediabilmente separate.
Ma come ha vissuto in questi
anni l’aspirante avventuriero?
Si sa — lo dicono le tracce bancarie — che le prime tappe del
suo girovagare sono state Spagna e Portogallo. Ma ben presto
i soldi devono essere finiti. Tornare a casa? Non se ne parla,
troppa la vergogna per le bugie
raccontate alla famiglia. Francesco allora gioca la più improbabile delle carte: il 16 febbraio
del 2012 si presenta al centro di
arruolamento della Legione
straniera ad Aubagne, in Francia. Lo scartano per mancanza
di requisiti fisici (è alto appena
un metro e 68). La vita di Rigoli
a quel punto prende una piega
precaria e randagia: la polizia
lo controlla due volte alla Gare
di Lyon di Parigi, pochi mesi
dopo è a Monaco di Baviera ma
l’avvocato nonché legionario
mancato non cede mai alla nostalgia di casa, nemmeno per
una telefonata.
«Credo che la famiglia considerasse ormai chiusa questa
storia, era rassegnata» racconta don Francesco Balzarini, il
parroco di Mercallo che pochi
giorni prima di Natale era andato a trovare i Rigoli per la benedizione tradizionale. E invece qualcosa si compie: pochi
Gli appelli
Convinto dagli appelli
su Facebook si
presenta dalla madre
malata. Poi nuova fuga
giorni fa la madre, che porta da
anni i segni di un grave incidente stradale, viene ricoverata
in ospedale. Sul social network
viene rilanciato l’appello a farsi
vivo. Che stavolta non cade nel
vuoto. È la prova di un legame
che non si è mai spezzato e che
forse adesso in qualche modo
riprenderà forma.
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Corriere della Sera Sabato 3 Gennaio 2015
CRONACHE
Il giallo del 17enne morto in casa
dopo una festa di compleanno
21
Firenze
Un amico è in coma. Le prime analisi escludono violenza, droghe e intossicazioni
MILANO I due corpi stesi sul divano letto. Intorno il prevedibile caos del dopo festa, ma nessun segno di violenza, nessun
oggetto fuori posto. «Sembrava che dormissero» ha raccontato la colf ai carabinieri. Invece
in quell’appartamento di via
Luigi Ponti a Vimercate —
Brianza ricca di soldi e lavoro
— c’era il corpo senza vita di
Michael Mimunno, 17 anni, di
Concorezzo, studente di un instituto professionale di Monza.
Accanto l’amico e figlio dei
proprietari di casa, Nicola F., di
un anno più grande. Ora lotta
tra la vita e la morte nel reparto
di terapia intensiva dell’ospedale San Gerardo di Monza.
Quando sono arrivati i soccorsi
il suo cuore batteva ancora ma
non ha mai ripreso conoscenza. I medici non sanno ancora
cosa possa aver provocato il
doppio, misterioso, malore.
La sola certezza degli inquirenti, coordinati dal pubblico
ministero di Monza Salvatore
Bellomo, è che non si sia trattato di un delitto. I sospetti si
concentrano su due piste precise: quella di «un evento accidentale», ossia il malfunzionamento dell’impianto di riscaldamento e quella di «un mix di
sostanze» assunte dai due giovani nel corso della nottata precedente. Perché lì i due, insieme a una ventina di amici, avevano festeggiato la notte di Capodanno e il compleanno del
18enne.
L’ultimo «segno di vita» alle
2 di giovedì notte quando i ragazzi hanno inviato alcuni
messaggi con i telefonini. Poi,
ieri mattina, il padre di Nicola
F., in vacanza con la moglie,
non era riuscito a contattare il
figlio e aveva chiesto alla colf di
controllare che non fosse accaduto nulla. I carabinieri del Nucleo investigativo di Monza,
guidati dal tenente colonnello
Giuliano Gerbo, hanno sequestrato nell’appartamento alcuni «cristalli» simili a droghe
sintetiche che però a una prima
analisi non sarebbero risultati
composti da sostanza stupefacente. Verifiche anche su alcune confezioni di farmaci trova-
nate al centro antiveleni di Pavia, attendiamo i risultati».
I rilievi dei vigili del fuoco e
dei tecnici del gas hanno escluso l’ipotesi di un esalazione da
monossido di carbonio, anche
se dopo la scoperta dei corpi la
porta dell’appartamento è rimasta aperta a lungo e certamente c’è stato un «ricambio
d’aria»: «Hanno effettuato analisi durate ore. Da questi primi
dati — ha però chiarito il padre
— ci hanno detto che non ci
sono a prima vista malfunzionamenti nell’impianto della
caldaia, solo una piccola anomalia in un tubo della cappa».
Ma è su quest’ultima pista che
si stanno concentrando le indagini: «La vittima aveva macchie rosse sul viso, compatibili
con un’intossicazione da monossido» dicono gli inquirenti.
La certezza arriverà solo nei
prossimi giorni, quando sarà
eseguita l’autopsia disposta dal
pm Bellomo. «Ci rendiamo
conto che se si parla di festa tra
amici fa più clamore pensare a
La vittima
Michael
Mimunno,
17 anni
di Concorezzo,
studente
di un istituto
professionale
di Monza: è
stato trovato
morto dopo
una festa
te in casa. Durante la festa i ragazzi avevano bevuto, ma per
gli inquirenti quello di via Ponti non è stato un «festino» a base di alcol e droghe, quanto
piuttosto una «normale» festa
di San Silvestro tra ragazzi e ragazze. Così hanno confermato
anche gli altri giovani e i vicini
di casa, ascoltati dai carabinieri.
I due ragazzi sono stati trovati regolarmente a letto, segno
che sono stati colti dal malore
nel sonno, ma le analisi eseguite sul giovane in coma non
hanno riscontrato presenza di
sostanze particolari. Lo ha confermato anche il papà del ragazzo: «Le analisi del sangue
— ha raccontato sconvolto —
non hanno riscontrato assolutamente la presenza di stupefacenti e neppure di veleni. Altre
analisi sono state commissio-
A letto
Sono stati trovati da
una colf nei loro letti:
«Sembrava che
dormissero sereni»
un festino con droga. Ma non è
questo il caso — ha ribadito
una familiare delle vittime —.
E certe voci rischiano solo di fare del male, crudelmente, inutilmente. L’unica cosa certa è
che, a oggi, non c’è un perché
per spiegare questa morte terribile di un ragazzino di diciassette anni e per capire cosa ha
ridotto in fin di vita un altro ragazzo che sta festeggiando così
il suo diciottesimo compleanno».
Leila Codecasa
Cesare Giuzzi
I party
I due ragazzi
avevano
festeggiato
assieme ad
alcuni amici il
Capodanno
nella casa
(foto) e anche il
compleanno
del 18enne
adesso in coma
L’allarme
Alle 2 di giovedì
gli ultimi
messaggi con i
telefonini. Ieri
mattina il padre
di uno dei due,
in vacanza con
la moglie, ha
chiesto alla colf
di andare a
vedere se fosse
successo
qualcosa
I corpi
La donna ha
trovato i due
stesi nei
rispettivi letti: il
17enne (foto
grande) era
morto
Gli esami
Le prime analisi
hanno escluso
intossicazione
da monossido
e abuso di
droga e alcol
Daniela, la neonata
lasciata nella culla
degli indesiderati
Un’ombra nella notte. Il pianto
di una neonata. Poi le
telecamere hi-tech che si
accendono e inquadrano il
volto di una bambina, partorita
da poco, forse ore, e
abbandonata nella «culla
termica degli indesiderati», la
nuova e tecnologica «ruota
degli esposti», che esisteva
secoli fa, allestita da due anni
all’ospedale fiorentino di
Careggi. Un gesto disperato,
ma di amore di una mamma
segreta, che le ha salvato la
vita. L’hanno chiamata
Daniela, la piccola, ha la
carnagione chiara, è nata
prematura e pesa 1 chilo e 700
grammi, ma i medici sono
ottimisti. «Ce la farà, è sana e
forte» dicono al reparto di
terapia intensiva. È la prima
volta dall’installazione, che la
culla termica accoglie un
neonato. La madre biologica
l’ha deposta nella culla poco
prima dell’alba di una giornata
ancora fredda. Daniela
potrebbe essere nata il primo
giorno del 2015. La «nuova
ruota» a Firenze ha sostituito
idealmente quella
dell’Ospedale degli Innocenti
che fin dal Medioevo ha
salvato bambini non
desiderati. È stata installata
grazie al progetto «Ninna Ho»
della Fondazione Francesca
Rava — la prima iniziativa
italiana — ed è stata
accompagnata da una
campagna di informazione e
sensibilizzazione multilingue
per la prevenzione
dell’abbandono dei neonati in
collaborazione con la
Fondazione Ente Cassa di
Risparmio di Firenze.
Marco Gasperetti
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Il sacerdote dei Parioli arrestato per abusi su minori
Le violenze sarebbero avvenute in Argentina. I residenti: uno choc. Una madre: c’era un viavai di giovani
ROMA Nella parrocchia dei vip a
884
Preti
allontanati dal
Vaticano tra il
2004 e il 2013
per pedofilia
3.420
Denunce
ricevute dalla
Congregazione
per la dottrina
dal 2005
2.572
Sacerdoti
obbligati
a vivere il resto
della vita
in penitenza
e preghiera
due passi da piazzale delle Muse in tanti erano convinti che
don Alessandro era fuggito
dall’Argentina perché minacciato. E ieri, quando la notizia
del suo arresto ha fatto il giro di
Roma, gli stessi parrocchiani
non sapevano più cosa dire.
«Un prete modello, un bravissimo ragazzo. Non ci credo» lo
difende una signora impellicciata all’ingresso della piccola
chiesa di San Luigi Gonzaga di
via di Villa Emiliani, nella parte
più nobile dei Parioli. Mura
bianche, panche di legno scuro. Accanto all’edificio un campo di calcio pieno di ragazzini
che ha fatto la storia della zona.
Don Alessandro De Rossi, 45
anni, era arrivato a San Luigi
nel 2013, ordinato parroco dopo aver trascorso più di due lustri in Argentina da sacerdote
fidei donum. Ma da Salta, cittadina di indios nel nord del Paese, quasi al confine con il Cile,
Religioso
Don Alessandro
De Rossi, 45
anni, ha
lavorato in
America Latina
non era fuggito perché minacciato. Sul religioso romano pesavano, e pesano tuttora, accuse pesantissime: violenze sessuali su minorenni fra il 2009 e
il 2010, anche con abusi di
gruppo. Il 31 dicembre gli
agenti della Squadra mobile,
diretti da Renato Cortese, sono
andati a prenderlo nel suo al-
loggio a San Luigi e l’hanno
portato in carcere: don Alessandro era ricercato da Natale
dalle autorità argentine che
avevano spiccato nei suoi confronti un ordine di cattura internazionale.
La Procura generale si pronuncerà sulla convalida dell’arresto e l’eventuale estradizione
in Argentina dove si terrà il
processo, ma la Mobile non
esclude accertamenti fra i ragazzi che frequentano la parrocchia dei Parioli, soprattutto
nel caso che qualcuno si faccia
vivo dopo la notizia dell’arresto
del presunto pedofilo. Tanto
più che alcuni parrocchiani —
e fra loro anche una giovane
madre — si sono ricordati ieri
«di un sospetto viavai di ragazzini». Una bomba vera e propria perché sui banchi di San
Luigi non è raro vedere assorti
in preghiera politici (Antonio
Tajani, vice presidente del Parlamento europeo) e attori (Ser-
gio Castellitto e la moglie scrittrice Margaret Mazzantini).
A Salta, nella chiesa Maria
Medianera de Todas Las Gracias, nel quartiere Islas Malvinas, tutti invece sapevano che
don Alessandro era ricercato.
Secondo il giudice di garanzia
Diego González Pipino, che ha
firmato l’ordine di cattura, il sacerdote è imputato di «abusi
sessuali aggravati su un numero imprecisato di vittime». A
casa del prete — che nel 2011 finì sui giornali per aver difeso
l’attrice Luciana Littizzetto in
una querelle con la Chiesa sull’impegno a favore degli immigrati — sarebbero stati seque-
La parrocchia
Fra i fedeli ci sono vari
professionisti oltre
a Sergio Castellitto
e Margaret Mazzantini
strati computer e cd con foto e
video dei suoi incontri con i
minori che, per gli investigatori argentini, sarebbero avvenuti
in alcune case di Salta.
Violenze seriali, quindi, tutte
commesse nella cittadina soprannominata da abitanti e turisti «la linda», per la sua bellezza. Ma lì il parroco dei Parioli non ha lasciato un bel ricordo. E ora nemmeno fra alcuni
fedeli romani. A chi non ha mai
avuto sospetti («Le sue omelie
erano di scuola, ma fatte bene», dice un 50enne) e si fidava
di lui, al punto da lasciargli i figli piccoli per il catechismo, si
contrappone da ieri sera chi invece si chiede: «Possibile che la
Chiesa non sapesse dei suoi
trascorsi con la legge?». Ma il
Vicariato rivela: «Era tornato a
Roma per motivi di salute, con
un giudizio positivo del vescovo locale».
Rinaldo Frignani
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22
Sabato 3 Gennaio 2015 Corriere della Sera
CRONACHE
il 70%
4 su 10
dei tumori
può essere
prevenuto
da stili di vita
corretti
o diagnosticato
in tempo con
i protocolli
di screening
e diagnosi
precoce
sono
i tumori
provocati
in Europa
da stili
di vita
scorretti
e da fattori
ambientali
I numeri dei diversi tumori in Italia
TUMORE
AL COLON
TUMORE
AL SENO
TUMORE
PROSTATA
TUMORE
PANCREAS
TUMORE
POLMONE
55.000
48.000
36.000
12.200
38.000
persone
colpite all’anno
persone
colpite all’anno
persone
colpite all’anno
persone
colpite all’anno
persone
colpite all’anno
Per diffusione:
Per diffusione:
3°
2°
posto
posto
Colpita
Colpito
1 donna su 8
1 uomo su 16
3%
di tutti i tumori
2°
3°
posto
posto
I 12 passi per battere il cancro
Lo studio
● Dallo studio
della Johns
Hopkins
University di
Baltimora è
emerso che nel
65% dei 31 tipi
di tumore
esaminati sono
le mutazioni
casuali la
principale
causa
● La ricerca è
partita dalle
replicazioni del
Dna delle
staminali dei
tessuti, che in
alcuni casi
possono
contenere degli
errori di
trascrizione
● Per 31 tipi di
tessuto
soggetto al
cancro è stato
analizzato il
tasso di
mutazioni delle
staminali,
mettendolo poi
in relazione con
l’incidenza
nella
popolazione
statunitense
della
corrispondente
patologia
tumorale
● In 22 casi,
che vanno dal
cancro del
duodeno a
diversi tumori
del distretto
testa-collo a
quello alle
ovaie e ai
testicoli,
l’incidenza è
proporzionale
al rischio di
mutazioni
casuali
1
2
3
4
5
6
Non
fumare
Evita
l’obesità
Attività
fisica
Mangia ogni
giorno frutta
e verdura:
5 porzioni
Modera
il consumo
di alcolici
Attenzione
all’esposizione
al sole
7
8
Evita
Vai da un
esposizione
medico se noti
ad agenti
anomalie
cancerogeni noti nel tuo fisico
9
10
11
12
Strisci cervicali
per le donne
sopra i 25 anni
Mammografia
per le donne
sopra i 50 anni
Screening per
il cancro
colorettale
sopra ai 50 anni
Vaccinazione
contro
l’epatite B
d’Arco
«Due tumori su tre colpa del caso»
Ma gli oncologi: stili di vita decisivi
Lo studio su «Science»: mutazioni del Dna casuali. Pelicci (Ieo): l’ambiente ha un ruolo
Il cancro? Colpa della sfortuna. Ma non sono persone che
predicano il potere taumaturgico della scaramanzia a dire
questo, bensì ricercatori che
svolgono le loro mansioni in
uno dei santuari americani della scienza: la Johns Hopkins
University di Baltimora. Hanno
stilato i risultati del loro studio
e li hanno così sintetizzati:
«Circa due terzi dei tumori degli adulti sono scatenati principalmente da mutazioni spontanee del Dna, con un apporto
minimo o nullo al rischio da
parte di stili di vita o cause ereditarie». Così tradotto da Bert
Volgenstein, uno degli autori
dello studio: «Tutti i tumori sono causati da una combinazione di sfortuna, ambiente e ereditarietà. E noi abbiamo creato
un modello matematico che
può quantificare ogni contributo».
Fatto sta che il loro dogma
anti-dogma è finito pubblicato
sull’autorevole rivista Science.
Il modello matematico ha individuato 22 tipi di cancro in cui
la «sfortuna» — intesa come
una replicazione casuale del
Dna delle cellule staminali di
alcuni tessuti tale da scatenare
la malattia — avrebbe un ruolo
primario e nove in cui invece
prevalgono gli altri fattori. Gli
scienziati hanno contato le
mutazioni casuali che possono
avvenire durante una divisione
cellulare, lasciando da parte altre cause (geni difettosi ereditati o effetti ambientali come il
fumo o la presenza di radiazio-
ni). Ed evidenziato che all’aumentare del numero di divisioni cellulari aumenta il rischio
che si sviluppi un tumore. Con
una conclusione choc: in molti
casi non è possibile prevenire i
tumori.
Hanno studiato 31 diversi
tessuti. In 22 casi che vanno dal
cancro del duodeno a diversi
tumori del distretto testa-collo,
le mutazioni casuali hanno un
peso preponderante, mentre
negli altri nove, fra cui polmoni, fegato e tiroide, sono i fattori ambientali e familiari a deci-
dere, anche se sempre combinati con la «sfortuna». Pier
Giuseppe Pelicci, condirettore
scientifico dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo), contesta le conclusioni americane:
«È fondamentale scoprire come avvengono le mutazioni
spontanee, ma da qui a sostenere che l’ambiente non c’entra
c’è un abisso».
Insiste Cristian Tomasetti,
coautore dello studio: «I rari
casi di fumatori che non sviluppano tumori sono spesso
attribuiti a “buoni geni”, ma la
verità è che sono invece solo
fortunati. I cambiamenti di stili
di vita possono avere un grandissimo impatto su alcuni tipi
di cancro, ma secondo i nostri
risultati su altri non hanno influenza. In questo caso il modo
migliore per combatterli è la
diagnosi precoce, quando ancora si può intervenire con la
chirurgia».
Tra le neoplasie collegate alla «cattiva sorte», Volgenstein
inserisce quelle che colpiscono
cervello, testa-collo, tiroide,
esofago, polmone, osso, fega-
22
Le tipologie
di cancro
individuate dal
modello
matematico
utilizzato nello
studio in cui la
«sfortuna»
avrebbe un
ruolo primario.
In nove tipi di
tumore invece
prevalgono
altri fattori
70%
La percentuale
di tumori che
secondo la
scienza si può
evitare con
corretti stili di
vita o curare,
grazie ad una
diagnosi
precoce, se si
seguono i
protocolli di
screening e di
controllo
to, pancreas, melanoma, ovario
e testicolo.
Comunque sia la scienza
non può avvalorare la sfortuna
come causa. Mentre numerosi
studi confermano che quattro
tumori su 10 nel mondo sono
provocati da stili di vita scorretti e da fattori ambientali. E che
il 70 per cento delle neoplasie
si può evitare o curare grazie
alla prevenzione e alla diagnosi
precoce. E’ il caso di seno, colon e prostata. Solo per fare alcuni esempi. In Italia ogni anno sono 52.000 le diagnosi di
tumore al colon, 48.000 al seno, 36.000 alla prostata. Maria
Ines Colnaghi, direttore scientifico dell’Associazione per la
ricerca sul cancro (Airc), commenta: «I modelli matematici
non sono vangelo, è accettabile
ma non può negare che la
scienza ha individuato le cause
e i meccanismi che scatenano i
vari tipi di cancro e che da questi fatti si è arrivati a diagnosi
sempre più precoci e a cure
vincenti». Per colon, seno e
prostata oggi si parla di guarigione e gli studi su corretti stili
di vita e «scudi» preventivi, come le arance dell’Airc (il 31 gennaio è il giorno della loro distribuzione), stanno realmente
contrastando il cancro.
E i fattori infiammatori? Sono stati calcolati dallo studio
americano? Filippo de Braud,
oncologo medico dell’Istituto
nazionale dei tumori di Milano, se lo chiede: «Chi prende
l’aspirina può non avere la mutazione cancerogena al colon
anche se ha uno stile di vita alimentare scorretto, perchè abbiamo scoperto che “smorzando” l’infiammazione si proteggono le cellule dalle mutazioni.
Questa è fortuna?».
L’aspirina come il corno rosso. E se stili di vita sani, non
avere difetti genetici e vivere in
un ambiente sano, portassero
sì «sfortuna». Ma al cancro.
Mario Pappagallo
@Mariopaps
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Avellino
La scommessa con i genitori
Morti per colpa dell’amianto
altri due operai dell’Isochimica
Stop alle bevande zuccherate,
dopo un anno vince 500 dollari
Avevano lavorato alla Isochimica di Avellino,
dove negli anni 80 venivano scoibentate
carrozze ferroviarie e dove ancora si trovano
stoccate tonnellate di amianto. Antonio
Solomita, 58 anni, e Antonio Graziano, 64 anni,
sono le ultime due vittime per patologie legate
all’esposizione a fibre di amianto. Il primo è
scomparso il 30 dicembre. Il collega, anche lui
operaio, è morto ieri mattina. Entrambi erano
inseriti nell’elenco delle parti offese nell’ambito
dell’inchiesta avviata dalla procura di Avellino
sulla mancata bonifica del sito industriale
dismesso dal 1994. Solomita e Graziano,
entrambi di Avellino, sposati e con figli, erano
malati da anni di mesotelioma pleurico.
Ventinove persone sono indagate per disastro
ambientale e omicidio colposo plurimo, oltre
che per una serie di reati ambientali. Le vittime
dell’Isochimica censite dalla procura sono 9,
mentre le parti civili parlano di 17 in tutta l’area.
Un anno fa i genitori gli diedero la possibilità si
scegliere: 100 dollari subito oppure 500 dopo un
anno, se avesse evitato le bevande zuccherate.
Jonathan Sarisky, undicenne del Montana, ha
preferito la seconda opzione e per 12 mesi ha
evitato milkshake, cioccolate calde e bevande
dolci. E alla fine è stato premiato: i genitori, come
promesso, gli hanno staccato un assegno da 500
dollari per aver vinto la sua personale «No Pop
Challenge». In base all’accordo con i genitori,
Jonathan può adesso spendere la cifra in qualsiasi
modo (anche in bevande zuccherate...). La stessa
opzione era stata proposta al fratello maggiore,
Andrew, che invece aveva preso i 100 dollari
subito. Jonathan ha raccontato che non è stato poi
così difficile, a parte il dovere di ricordarsi di non
accettare bevande zuccherate a casa di amici. La
sua vicenda è diventata negli Stati Uniti una storia
simbolo nella campagna per un’alimentazione
equilibrata.
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Corriere della Sera Sabato 3 Gennaio 2015
CRONACHE
23
Ti tengo in braccio come facevi tu
Giancarlo, la foto
con la nonna Antonia
e il passaggio pietoso
tra generazioni
di Paolo Di Stefano
È appena cominciato il 2015
e Facebook ha già sfornato la
fotografia dell’anno nuovo. Anzi, l’immagine-simbolo del
passaggio dal vecchio al nuovo. Un giovane di 28 anni,
Giancarlo Murisciano, che tiene sulle gambe la sua nonna
materna, la abbraccia e sembra
persino volerla cullare, aggiungendo parole estremamente forti: «Una volta mi tenevi tu sulle gambe adesso lo
faccio io nonnina, senza vergogna e senza timore... per ricordare a tutti che la vita va vissuta
e va combattuta... nella vita si
deve essere presenti sempre e
comunque... questo è il mio
augurio per il 2015 la presenza
di qualcuno accanto che ti possa proteggere e confortare ma
anche essere felice e sorridente con noi...».
Giancarlo, viso serio, asciutto, un filo di barba nera, sostiene tra le braccia nonna Antonia, 87 anni, malata di Alzheimer, come fosse la sua bambina, una camicia da notte bianca
e leggera sotto un maglioncino
di lana, le gambe ossute, nude,
le calzette ai polpacci secchi, la
testa posata sulla spalla del nipote, nel profilo un’espressione come di pianto infantile.
Una sorta di pietà domestica
alle cui spalle c’è una stufa accesa, quasi a voler ribadire
l’idea di calore in quella grande
La ricerca
di Massimo Piattelli
Palmarini
Ecco una battuta che da anni
circola negli Stati Uniti: come
si chiama uno che parla tre lingue? Un trilingue. Come si
chiama uno che parla due lingue? Un bilingue. E uno che
parla una sola lingua? Un americano! Ma le cose stanno cambiando rapidamente.
In un classico studio, il linguista svizzero François Grosjean riportava che nel 1980
l’undici per cento degli americani era bilingue. La percentuale saliva al 14 per cento nel
1990, al 20 per cento nel 2012 e
attualmente sfiora il 30 per
cento. Si tratta di un’enorme
varietà di lingue che si accompagnano all’inglese.
Ovviamente domina lo spagnolo, in circa la metà di tutti i
bilingui, ma vanno tenuti presenti anche i linguaggi dei nativi americani e sempre più il
cinese, seguito da francese, filippino (tagalog), vietnamita,
tedesco e coreano.
Se, quanto e perché essere
bilingui sia un bene o un male,
dal punto di vista dello sviluppo cognitivo generale, è oggetto di ogni sorta di intuizioni
popolari e di dicerie. Le ricer-
famiglia di Gioia Tauro, con
cinque figli e quindici nipoti.
È finito da poco il cenone
tradizionale di San Silvestro a
base di pesce, i figli e i nipoti
hanno voluto brindare con la
nonna che alterna attimi di lucidità a momenti di assenza,
passata da poco la mezzanotte,
nonna Antonia, che cammina a
fatica per una recente frattura
al bacino, deve essere presa dal
divano per essere adagiata sul
suo letto. Giancarlo la solleva e,
in attesa che il letto venga preparato, si siede su una sedia,
quando la cuginetta dodicenne
afferra la macchina fotografica
e scatta un flash, nell’attimo in
cui il braccio di Giancarlo avvolge con cautela la spalla della
vecchietta.
«Sono cresciuto in casa dei
nonni, per stare con loro, avevo
una stanza nella loro casa per
assisterli di notte se ne avevano
bisogno, ma sono stati i nonni
per tanti anni a darmi molto di
più di quel che potevo offrire
io».
Giancarlo sa come trattare le
persone fragili, ha studiato
Scienze motorie e ora lavora
come fisioterapista in una palestra di Messina. Ogni tanto
nonna Antonia lo confonde
con suo fratello, ormai morto
da anni; altre volte confonde
sua figlia Serafina con sua madre, mescolando i nomi, i ricordi e le fisionomie.
Adesso la grande famiglia vive spesso in casa della vecchia
contadina Antonia: «Di giorno
non è mai sola, e di notte mia
madre dorme con lei».
Giancarlo dice che non era
in pianto, la nonnina, nell’attim o d e l l a foto g r a f i a , e r a
un’espressione di pudore e insieme di dispiacere per la propria debolezza, forse di riconoscenza per non essere stata lasciata sola: eccola lì la presenza, la protezione di cui parla
Giancarlo. Era sempre stata lei
a tirare avanti la famiglia con
tre figli maschi e due femmine,
e adesso, nonostante la malattia, ha capito con dolore e con
gioia che sono gli altri a doversi
preoccupare di lei.
Nella fotografia scattata a cavallo tra un anno e l’altro c’è il
passaggio pietoso delle generazioni, quel momento (purtroppo sempre più raro) in cui
tutto si capovolge e i nipoti, un
tempo accuditi maternamente
dai nonni, diventano i tutori
Su Facebook
Lui 28 anni, lei 87: la
loro storia su Facebook
ha conquistato decine
di migliaia di persone
della vecchiaia, padri o madri
dei loro padri e delle loro madri, e magari dei loro stessi
nonni quando non si vuole
consegnare l’anziano a una casa di riposo pur di salvaguardarne l’intimità domestica fino all’ultimo. In religiosa ottemperanza a quella frase ricorrente sulla bocca dei vecchi:
«Preferirei morire nel mio letto».
Non è un caso se la fotografia
postata all’alba su Facebook ha
avuto, in poche ore, decine di
migliaia di condivisioni, applausi, adesioni che parlano di
amore, di felicità e di tenerezza. Probabilmente anche con
un po’ di ipocrisia, forse con
qualche confortante dose di
sincerità.
Su Facebook Lo scatto pubblicato sul social network da Giancarlo Murisciano ha ricevuto migliaia di «mi piace»
Vantaggi (collaterali) dei bilingui:
si ammalano meno di Alzheimer
che sul bilinguismo non cessano di proliferare, in linguistica,
in psicologia e nelle neuroscienze cognitive.
Non sempre, però, studiosi
diversi e ugualmente qualificati concordano nei loro risultati
e nelle lezioni pratiche che cercano di estrarne.
Per esempio, la psicologa Ellen Bialystok, della York University di Toronto, e i suoi collaboratori, dopo aver esaminato centinaia di soggetti mono-
lingui e bilingui in Canada e in
India, hanno recentemente affermato che essere attivamente e continuativamente bilingui protegge dalla demenza senile e dal morbo di Alzheimer.
L’insorgenza è in media differita, nei bilingui, per quasi cinque anni.
Ma i neurochirurghi
Howard Chertkow, dell’Università McGill a Montreal e
Tom Schweizer, del St. Michael’s Hospital di Toronto, hanno
Il lutto di Giampiero e Carlo Pesenti
Vita riservata di una figlia di premio Nobel
Si è spenta a Bergamo Franca Natta
Il volto Franca
Natta, scomparsa
ieri a 77 anni
È scomparsa ieri mattina a Bergamo a 77 anni, per una malattia
legata all’età, Franca Natta, figlia di Giulio, premio Nobel 1963
per la Chimica, moglie di Giampiero Pesenti, che ha sposato 53
anni fa, e madre di Carlo, rispettivamente presidente e
consigliere delegato di Italmobiliare e Italcementi. Laureata in
biologia, ha insegnato scienze a Bergamo nei primi anni
Sessanta: ha lasciato poi la scuola per dedicarsi ai tre figli e alla
famiglia. Ha sempre condotto una vita riservata, con rare uscite
pubbliche legate alla memoria del padre, del quale, con il fratello
Giuseppe, ha promosso nel 2007 la ricostruzione dell’archivio.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
espresso dubbi sulla solidità di
questo risultato. Un elemento
di perplessità è che i monolingui del campione esaminato
erano in media circa due anni
più giovani dei bilingui.
Inoltre non è chiaro se esiste
una differenza statisticamente
significativa nel primo insorgere della malattia, oppure
nella manifestazione dei sintomi evidenti, oppure nella diversa velocità del decorso progressivo. Ulteriori studi sono
necessari.
Altri studiosi, come ad
esempio Judith Kroll del centro di studi linguistici dell’Università della Pennsylvania, e
Michael Ullman della Georgetown University, non lesinano
lodi sperticate dei benefici apportati dal bilinguismo.
Più presto inizia e meglio è.
Si allargano aree cerebrali fondamentali per il linguaggio,
come l’area di Broca, l’ippocampo — fondamentale per il
consolidamento della memoria — e il lobulo parietale inferiore (essenziale anche per la
matematica e la percezione del
proprio corpo).
I bambini che crescono bi-
30%
La quota
degli americani
che parla in
modo fluente
due lingue
5
anni Il ritardo
dell’insorgenza
dell’Alzheimer
nei bilingui (sui
monolingua)
20%
La quota
degli italiani
che parla
sia la lingua
nazionale
sia un dialetto
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lingui hanno un certo ritardo
iniziale nell’acquisizione del
lessico, in ciascuna delle due
lingue, e fanno alcuni, tipici,
errori di sintassi, ma crescendo, queste differenze poi spariscono.
Restano invece, vita natural
durante, i vantaggi di un «miglior» cervello conferiti dal bilinguismo o dal multi-linguismo. Va bene anche se la seconda (o terza) lingua la si impara più tardi, in età scolare, e
anche se non la si padroneggia
del tutto.
Molto facilitato, a detta di
questi studiosi, è il multitasking, cioè si può più facilmente telefonare mentre si cucina, si legge o si guida.
Nessuno — che io sappia —
ha, però, studiato il bilinguismo legato ai dialetti. Il bimbo
che cresce, poniamo, a Bergamo o in Sardegna, o in una
qualche altra regione d’Italia
che gode di un dialetto per gli
altri incomprensibile, è anche
lui o lei bilingue. Mi auguro
che anche loro godano di tutti
questi vantaggi cerebrali e cognitivi.
Io, essendo cresciuto a Firenze, dove, per motivi storici,
il dialetto è molto simile alla
lingua ufficiale, non credo di
poterne godere.
A meno che l’inglese, iniziato quando avevo dodici anni, e
poi molto sviluppato, non mi
protegga almeno un po’ dalla
demenza senile e dall’Alzheimer.
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24
Sabato 3 Gennaio 2015 Corriere della Sera
●
Spinta perduta Nonostante gli appelli e i recenti scandali
a più di vent’anni da Mani pulite la svolta annunciata
è ancora ai primi passi. Ma la politica non può rinunciare
a promuovere leggi per far emergere i traffici illeciti
ANALISI
& COMMENTI
di Beppe Severgnini
La Bocconi e la cronaca nera
Il gusto amaro della fama
non toglie importanza
ai «marchi» che contano
C
ercate «bocconiana» su Google: escono
pagine di notizie su «la bocconiana, il
broker e l’attacco con l’acido».
Bocconiana, oggi, non è più una laurea.
Bocconiana è Martina Levato, 23 anni, rea
confessa d’aver sfregiato un ragazzo che «la
infastidiva sul web». Ci s’è messo pure un
magistrato, che ha parlato di «una bambina
bocconiana [...] una ragazza reticente, falsa
e spocchiosa». E il senatore Maurizio
Gasparri (su Twitter, dov’è incontinente):
«Saccenza bocconiana, serra dove si
coltivano i distruttori d’Italia stile #Monti».
Studenti ed ex studenti della Bocconi non ci
stanno. Mi scrive Matteo Costa: «Non so
cosa possa aggiungere alla notizia il fatto che
questa disgraziata frequentasse la mia
università (...) Come se tutte le mie colleghe
fossero solo ragazzine viziate, finite alla
Bocconi per cercare un rampollo che le possa
mantenere».
Chi ha ragione? I titolisti, i semplificatori,
gli invidiosi? O i tanti ragazzi — molti dal
Sud — che hanno scelto una delle migliori
università europee? La risposta è facile:
hanno ragione gli studenti della Bocconi. Ma
devono capire una cosa. Il successo si paga
anche così: con i titoli, le semplificazioni, le
invidie. Non è strano che si dica
«bocconiano». Si dice normalista (della
Normale di Pisa), si dice ghislieriano e
borromaico (da Ghislieri e Borromeo, storici
collegi universitari di Pavia). Nessuno dice,
con tutto il rispetto, «castellanzano»
(dall’Università di Castellanza, per ora meno
nota).
Le buone università hanno lottato —
giustamente — per diventare un marchio. Il
marchio aiuta, durante i colloqui di lavoro. Il
marchio pesa, quando accadono queste cose.
Omicidi a Oxford, stupri a Harvard e suicidi
al MIT: è successo, era statisticamente
inevitabile. E quand’è successo queste grandi
università hanno scoperto che la fama può
avere un gusto amaro. Ma l’amaro passa. La
reputazione resta. Questo conta, anche se
Gasparri non lo sa.
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e nell’ultimo «messaggio augurale» agli italiani Giorgio
Napolitano ha voluto annoverare tra «le più gravi patologie»
del Paese «una corruzione capace di insinuarsi in ogni piega
della realtà sociale e istituzionale», è per indicare un cammino da compiere. Una strada
che sarebbe finalmente ora di
imboccare, a più di vent’anni
dalle inchieste di Mani pulite
sull’onda delle quali nacque la
cosiddetta Seconda Repubblica. Che gran parte del percorso
sia ancora da compiere non è
certo un buon bilancio, ma
questo non può diventare l’alibi per non guardare avanti e
procedere con quel che c’è da
fare.
Negli stessi giorni in cui gli
inquirenti romani citati dal
presidente della Repubblica
(che ancora ieri ha invocato un
«deciso sforzo nella lotta alla
criminalità nelle sue svariate
forme», compresa quella che
passa per tangenti e mazzette,
nel suo messaggio a papa
Francesco) svelavano un malaffare a cui hanno attribuito i
connotati del «metodo mafioso», l’associazione Transparency International rendeva
noto l’ultimo rapporto sull’indice di percezione della corruzione che vede l’Italia al 69°
posto della classifica mondiale, ultimo Paese in Europa insieme a Romania, Grecia e Bulgaria. Un dato poco rassicurante, che si aggiunge all’allarme
lanciato dall’Unione Europea
nel febbraio scorso, ricordato
ieri da Il Sole 24 Ore.
Matteo Renzi ha appena promesso una svolta e annunciato
un nuovo disegno di legge per
introdurre aggiustamenti che,
oltre a soddisfare gli slogan
lanciati dal premier, possono
contribuire a meglio reprimere
BEPPE GIACOBBE
S
● Il corsivo del giorno
L’ANTICORRUZIONE
SOLO A PAROLE
di Giovanni Bianconi
il fenomeno e in certa misura
— si spera, attraverso qualche
forma di deterrenza — a prevenirlo. Ma siamo ai primi passi.
E resta l’incognita del dibattito
parlamentare, che non si annuncia agevole per una maggioranza di centro-destra-sinistra che in tema di giustizia s’è
sempre mostrata tutt’altro che
compatta. Tuttavia sarebbe il
caso di arrivare a un’approvazione rapida della riforma annunciata, se possibile migliorandola, attraverso l’impegno
concreto dei partiti e magari
una corsia preferenziale.
I magistrati hanno manifestato le loro perplessità, e suggerito soluzioni alternative o
aggiunte per meglio poter svolgere il proprio lavoro di indagine e di giudizio. Archiviarle
con l’invito alle toghe di fare
meno interviste e più sentenze
serve a poco; spesso anche le
interviste (soprattutto degli addetti ai lavori) aiutano a comprendere la sostanza dei problemi e affrontarli nel merito,
oltre che nei titoli dei giornali.
La proposta di prevedere
sconti di pena per i «pentiti»
della corruzione, ad esempio,
non viene solo da pubblici ministeri e giudici, ma anche da
esponenti del Pd (e della stessa
corrente di Renzi): spezzare il
legame di omertà tra chi indebitamente paga e chi viene indebitamente pagato è un modo
per raggiungere più facilmente
la prova del patto occulto, e per
rendere più conveniente la denuncia. Ed è un appello costantemente ripetuto dal presidente dell’Autorità anticorruzione
Raffele Cantone, magistrato
della cui nomina il capo del governo fa continuo sfoggio per
dimostrare la determinazione
dell’esecutivo su questo terreno. Ma allora perché non dare
seguito ai suoi consigli?
Il meccanismo «premiale»
era contenuto nei disegni di
legge entrati al Consiglio dei
ministri di metà dicembre, ma
poi è scomparso. Evidentemente per contrasti tra i partiti
della maggioranza, che sarebbe bene superare durante la di-
scussione per trasformare la
proposta in legge. Vedremo se,
almeno stavolta, alle parole seguiranno i fatti.
Lo Stato, attraverso il potere
giudiziario, ha il compito di
scovare e punire la criminalità
economica; la società civile dovrebbe trovare lo stimolo e
l’energia per considerare la
corruzione un disvalore, anziché un’occasione per rimuovere gli ostacoli; alle forze politiche spetta di facilitare questo
percorso promuovendo leggi
che aiutino a far emergere i
traffici illeciti consumati sottotraccia. Sono le tre componenti chiamate in causa da Napolitano, affinché lavorino «insieme, senza eccezione alcuna»
per sradicare la malapianta e
risalire la china. La speranza è
che almeno ci provino seriamente, caricandosi ciascuno
delle proprie responsabilità.
Altrimenti saremmo di fronte
ai soliti richiami caduti nel
vuoto e all’ennesima occasione
persa.
un po’ ovunque nei servizi essenziali: sulla linea A della metro solo sette autisti su 24 erano
al loro posto.
E dunque il vero morbo, forse, è quello dell’irresponsabilità, che tanti contagia come l’allegria dei naufraghi. Che Roma
stia naufragando è purtroppo
davanti ai nostri occhi. Papa
Francesco e il presidente Napolitano hanno avuto in proposito
parole accorate nelle ultime ore
dell’anno, entrambi ricordando
Mafia Capitale, il sottosuolo
«marcio» della nostra società,
la corruzione, il bisogno di un
nuovo inizio. L’epidemia tra i
vigili capitolini, in passato al
centro di scandali devastanti, ci
dice paradossalmente che, forse, non si tratta di bonificare
soltanto il sottosuolo.
La Roma che il 2014 ci consegna è una città che quando piove finisce sott’acqua per man-
canza di manutenzione; che per
pansindacalismo fa fuggire dal
suo teatro lirico uno dei direttori d’orchestra più prestigiosi
del mondo; che abbandona le
periferie alla guerriglia tra ultimi e penultimi; è una città che
ha un sindaco spesso in bilico
tra accuse d’inadeguatezza e
scherno (la pochade della Panda rossa è stata fermata solo
dall’avvento di Carminati); ha il
predecessore di quel sindaco
indagato per associazione mafiosa; ha la metropolitana più
costosa e lenta da costruire del
globo; piena di buche, spazzatura e rabbia, Roma ha municipalizzate che la dissanguano e,
ogni anno, chiede al resto d’Italia di mettere una pezza ai suoi
debiti, perché è la Capitale.
Fin troppo facile notare come a una simile Capitale corrisponda una nazione non meno
malata e di certo infetta: a testi-
moniarlo bastano il Mose e
l’Expo. In fondo l’Italia ha la Roma che si merita.
Ciò che di peggio ci viene dal
mistero buffo dei malatini di
Capodanno è un sentore di furbizia e soperchieria diffuse, di
quella capillare e minuscola
corruzione quotidiana che può
star dietro a un certificato compiacente, a un collega che diventa complice, a un capo che
si gira dall’altra parte.
Non di Carminati e Buzzi devono avere davvero paura Roma
e l’Italia, ma del piccolo boss
che cresce in ciascuno di noi e
in questo reticolo di sconforto e
assuefazione che tutti ci avviluppa. È l’ultima chiamata. Se
Roma si lascia andare, e l’Italia
la lascia andare, tutto sarà perduto. Due grandi vecchi ce lo ricordano, è ora di ascoltarli.
@GoffredoB
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IL MORBO DELL’IRRESPONSABILITÀ
L’ULTIMA CHIAMATA
PER UNA CAPITALE
di Goffredo Buccini
SEGUE DALLA PRIMA
U
n’astensione dal lavoro così clamorosa
(l’85 per cento) ha
avuto l’effetto di
sbattere di nuovo la
Capitale sulle prime pagine,
epilogo grottesco di un anno
orribile. Se volevamo il suggello di uno dei periodi più difficili nella storia recente della città, questi pizzardoni tanto cagionevoli di salute quanto
pronti alle rivendicazioni cor-
porative ce ne hanno fornito
uno poderoso, proprio l’ultima
notte del 2014.
I distinguo in premessa. Ovvio che una parte, tra quelli rimasti a casa con certificato medico, sia effettivamente malata;
che un’altra parte abbia davvero
donato il sangue quel giorno (è
previsto il riposo) e che le ferie
siano sacre perché tutti teniamo famiglia. È fuori discussione che molti vigili sgobbino
duro per noi, garantendo quel
minimo di convivenza che preserva la Città eterna dal trasformarsi in giungla.
Detto questo, ci sono forti
elementi perturbanti in un’epidemia di malanni che coincide
con momenti di grande tensione sindacale su questioni come
il salario accessorio e la rotazione dei vigili (una sacrosanta,
benché assai avversata, misura
di trasparenza, con 822 trasferimenti finora). Il sospetto di uno
sciopero selvaggio e mascherato, all’indomani del monito del
prefetto di Roma alla categoria,
è ampiamente plausibile. Ed è
perfino rafforzato dalla reazione scomposta di taluni sindacalisti di fronte al comprensibile
sdegno dei cittadini. Del resto il
virus di Capodanno ha colpito
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Corriere della Sera Sabato 3 Gennaio 2015
PRIMO BILANCIO
NUOVI CONTRATTI
E PROTEZIONE UNIVERSALE
I LATI BUONI DEL JOBS ACT
di Maurizio Ferrera
Le norme La riforma del
mercato del lavoro lascia
aperte alcune domande
e ha suscitato
timori e critiche.
Ma è un passaggio
necessario perché la
disoccupazione allenti
la sua morsa già
a partire dal 2015
e si possa superare la crisi
I
n meno di un anno, il Jobs act è passato dal
libro dei desideri alla Gazzetta Ufficiale. Lo
scarno sommario di punti «formulato insieme ai ragazzi della segreteria» (eNews di
Matteo Renzi, 8 gennaio 2014) ha dato luogo ad un’ampia riforma, approvata con la legge
delega dello scorso 10 dicembre. Il cammino è
stato difficile e turbolento: aver tagliato il traguardo è un indubbio segnale positivo. Verso
l’Europa, i mercati finanziari e gli investitori
stranieri. Ma soprattutto verso l’interno. Il nostro mercato del lavoro può ora diventare più efficiente e più equo.
Come tutti i grandi cambiamenti, il Jobs act ha
suscitato incertezza e qualche timore nell’opinione pubblica e dure critiche da parte sindacale. È perciò utile richiamare alcuni elementi di
fatto di questa riforma e interrogarsi sui suoi
probabili effetti.
Iniziamo col ripetere che per chi oggi ha un
posto a tempo indeterminato non cambierà nulla. Il cosiddetto contratto a tutele crescenti (uno
dei piatti forti della riforma) si applicherà solo ai
nuovi rapporti di lavoro e offrirà a moltissimi
precari, soprattutto giovani, la possibilità di assunzione in forma stabile. Non un posto fisso
garantito, a prova di licenziamento. Ma un impiego senza scadenza pre-fissata, questo sì.
Rispetto alla situazione attuale, sarà un grande miglioramento. Con una prospettiva temporale lunga i giovani possono impostare piani di
carriera e di vita che non sono neppure immaginabili quando si è costretti a ragionare di mese
in mese.
La revisione degli ammortizzatori sociali (altro pilastro fondamentale della riforma) offrirà
dal canto suo quella protezione universale con-
tro la disoccupazione che l’Italia non ha mai avuto. È davvero strano che le dispute sul Jobs act in
seno al Pd e ai sindacati abbiano trascurato questo aspetto, che dagli inizi del Novecento è stato
al centro dei programmi e delle lotte politiche di
tutte le sinistre europee. La Naspi (Nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego)
corrisponderà a chi perde il lavoro una indennità pari a circa il 75 per cento dello stipendio per
un massimo di 24 mesi. Verranno inoltre sperimentati due sussidi aggiuntivi: l’assegno di disoccupazione (Asdi) per quei lavoratori con carichi di famiglia e senza altre fonti di reddito che
non sono ancora riusciti a ricollocarsi alla scadenza della Naspi; e un assegno (chiamato DisColl) per i collaboratori a progetto che restano
senza lavoro.
Quando saranno a regime, gli ammortizzatori
sociali italiani diventeranno i più inclusivi e per
molti aspetti i più avanzati d’Europa. Certo, serviranno risorse adeguate. Ma nel bilancio pubblico i margini ci sono, soprattutto se si riuscirà
a riportare la Cassa integrazione alle sue funzioni «fisiologiche».
Per una valutazione completa del Jobs act bisogna ovviamente aspettare i decreti delegati
mancanti. Occorre varare un codice semplificato
del lavoro, che sfrondi l’attuale pletora di forme
contrattuali (in particolare le «co-co-pro» fasulle). E serve al più presto un’Agenzia nazionale
che coordini i servizi per l’impiego e la formazione professionale.
Ma veniamo ai possibili effetti del Jobs act.
Crescerà l’occupazione? Questo è ciò che importa agli italiani. Il ministro dell’Economia Pier
Carlo Padoan ha azzardato una stima: 800 mila
posti di lavoro in tre anni. Se così accadesse, sarebbe un bel successo. Tutto dipenderà però dal
comportamento delle imprese e, più in generale, dall’andamento dell’economia.
Superato l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, le piccole aziende salteranno il fatidico «fossato» dei 15 dipendenti e ne assumeranno altri
utilizzando il contratto a tutele crescenti? Con
maggiore flessibilità e forti incentivi fiscali, le
imprese medie e grandi smetteranno di delocalizzare e torneranno a creare posti di lavoro stabili in Italia? Arriveranno gli investitori stranieri? E,
soprattutto, ripartiranno gli ordini e i consumi?
Le risposte a queste cruciali domande non dipendono solo dall’azione di governo: si tratta in
ultima analisi di scelte e comportamenti dei vari
soggetti economici. Il Jobs act va perciò visto come una condizione necessaria, ma non sufficiente per superare la crisi e far crescere il lavoro.
Agli inizi di un nuovo anno, è giusto mostrare
un po’ di ottimismo. Grazie al Jobs act, possiamo
dire che il bicchiere delle riforme ha cominciato
a riempirsi. Non aspettiamoci miracoli; piuttosto, come ha giustamente detto il presidente
della Repubblica Giorgio Napolitano, «ciascuno
faccia la sua parte al meglio». Se la legge delega
verrà attuata in tutti i suoi tasselli, è lecito però
sperare che nel 2015 l’assillo della disoccupazione allenti la sua morsa, soprattutto sui giovani e
le fasce più fragili della nostra società. Con l’aria
che tira, sarebbe una realizzazione non da poco.
●I
25
LE RETATE DEL REGIME CUBANO
APERTURA ANCORA LONTANA
COMMENTI
DAL MONDO
Australia, la terra
che dà spazio
ai writer creativi
graffitari? Andrebbero
●
❞ Iincoraggiati:
le loro
opere non sono segno di
degrado urbano ma di
fioritura creativa. A dirlo è
Julia Baird sul Sydney
Morning Herald. L’Australia è
terra di writer. Ne ha così
tanti che li esporta,
soprattutto negli Stati Uniti.
«I graffiti — scrive la Baird
— dovrebbero essere
provocatori. Ma anche far
ridere, essere simboli di
stravaganza. Per questo i
bimbi li amano». L’impulso
di dipingere con lo spray è
incontenibile: «le comunità
devono allestire spazi
pubblici adeguati. Avremmo
città più belle».
Madrid, le riforme
che non possono
più aspettare
riforme, anche il
●
❞ «Senza
2015 sarà un anno da
buttare via»: la pessimistica
previsione è siglata da
Miguel Ángel Fernández
Ordóñez su El País. «La
situazione economica in
Spagna è cambiata ma gli
squilibri sociali non sono
stati superati. Il nostro
modello di austerità ha
prodotto milioni di
disoccupati». Sei, per la
precisione. Per questo,
sostiene l’ex governatore
della Banca di Spagna,
bisognerebbe agganciare i
segnali di ripresa dal mondo
(calo del prezzo del petrolio,
svalutazione dell’euro) per
tradurlo in politiche più
coraggiose.
a cura di Carlo Baroni
© RIPRODUZIONE RISERVATA
l caso dell’artista Tania
Bruguera, il più recente, è
surreale quanto alcune
delle sue performance: in
una settimana è stata arrestata tre volte. Il governo cubano inventa retate di suoi cittadini — che nemmeno si possono definire oppositori o dissidenti — e poi fa finta di
niente. Poco prima del Capodanno è stata «arrestata» a casa sua la blogger e giornalista
Yoani Sánchez e il marito portato per qualche ora in un
commissariato: è bastato per
scatenare una catena planetaria sui social network, amplificata dal fatto che erano passati
pochi giorni dallo storico accordo tra Barack Obama e Raul
Castro.
A cosa serve dunque questa
repressione costante a bassa
intensità? Appare chiaro: a
mandare un messaggio esplicito all’interno dell’isola e verso il mondo. Tutto quello che
sta avvenendo a Cuba, in termini di apertura economica, o
allargando qui e là le maglie
della dittatura, viene dall’alto e
così dovrà continuare ad essere. Al massimo può essere discusso nelle riunioni del parti-
to (unico) o sui giornali di regime. Deve seguire il corso, lentissimo, stabilito dalle linee
direttive dei congressi. Niente
riunioni non autorizzate, nemmeno performance simboliche, come quelle organizzate
negli ultimi tempi. La polizia
impedisce ai partecipanti di
arrivare al luogo dell’evento, o
semplicemente uscire di casa.
L’idea è cercare di stancare
la dissidenza, rendere impossibile che le iniziative superino
l’adesione di poche decine di
persone. A Cuba è così da molti
anni, ormai. Il regime si fa forte del fatto che sull’isola predomina la rassegnazione, che il
desiderio di cambiar vita si
concentra appena sugli sforzi
per scappare via, mentre ribellarsi in altro modo porta solo
guai. Tenta di dimostrare che i
numeri assai ridotti della dissidenza ufficiale equivalgano ad
un consenso ancora molto alto
per il regime. Invece — e sono
gli oppositori più intelligenti
ad ammetterlo — l’apatia è il
peggior segnale di una società
inchiodata a tirare a campare,
senza sogni.
Rocco Cotroneo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’ITALIA, L’OPERAZIONE CONDOR
E LE VELLEITÀ DELLA GIUSTIZIA
L
a giustizia italiana, attraverso la Procura di
Roma e con l’avallo del
ministro della Giustizia Orlando, ambisce a
mettere la propria firma sulla
Storia recente del Sudamerica.
Il 12 febbraio è fissata la prima
udienza nell’aula bunker di Rebibbia di un maxiprocesso a
carico dei militari sudamericani responsabili della «Operación Cóndor» (Piano Condor):
un’organizzazione nata negli
Anni 70 tra golpisti al potere
per eliminare oppositori esuli
in Cile, Argentina, Bolivia, Uruguay, Paraguay e Brasile.
I loro crimini sono una delle
pagine politicamente più buie
della Storia recente del Continente (e degli Usa, per le ingerenze). Ma se da un lato si può
ammirare la tenacia di chi crede di poter dare, ora, un risarcimento alle famiglie delle vittime di allora, dall’altro colpisce
il protagonismo della giustizia
italiana: ha palesi problemi di
risorse e risultati nella gestione
ordinaria nazionale (come nel
caso Eternit) e si mette a fare gli
straordinari a livello storico-internazionale; campo dove, per
altro, i governi passati e presenti incontrano spesso difficoltà di natura politico-giudi-
ziaria: l’ultimo esecutivo guidato da Berlusconi non ottenne
dal Brasile la consegna di Cesare Battisti, giudicato terrorista
in patria ma considerato un rifugiato politico dal Brasile; oggi il governo Renzi ha ereditato
il caso dei marò accusati in India di aver ucciso due pescatori: per il ministro della Difesa
Pinotti è «inaccettabile» che
un altro Paese processi militari
in servizio per lo Stato italiano.
Quello ai golpisti sudamericani sarà un processo di forte
impatto mediatico e, forse, dallo spirito velleitario. Ci sono alcuni dubbi, logistici e non solo:
son passati circa 40 anni, prove
e testimoni, se ci sono, devono
attraversare l’oceano, gli imputati sono morti, vecchi (troppo
magari per il carcere) e in alcuni casi già condannati nei loro
Paesi — il nostro codice non
prevede di bissare processi,
l’approvazione del Guardasigilli serviva per questo motivo.
E anche nel caso di eventuali
condanne, una vittoria della
Grande Giustizia Italiana Mondiale difficilmente bilancerà le
piccole e grandi sconfitte, quotidiane, sul piano nazionale.
Luca Mastrantonio
@criticalmastra
nimo soccorso.
Sta qui il vero nodo della
mancata crescita politica dell’Unione. In questo inesistente
o debolissimo senso di appartenenza a cui è pressoché impossibile porre rimedio fintanto che resteranno in piedi le attuali regole che presiedono al
funzionamento dell’Unione, in
specie dei suoi organi di vertice, fondate sulla lottizzazione e
sull’assenza di responsabilità
politica collettiva. Questa è la
questione realmente cruciale,
quella che viene prima di ogni
altra e da cui ogni altra dipende: la riforma in senso forte
della governance della costruzione europea. Facendola designare direttamente dal Parlamento, attribuendole poteri di
governo diretti ed esclusivi in
un certo numero di materie,
per esempio nell’immigrazione e in certi ambiti della fisca-
lità generale: magari con la garanzia del diritto di veto attribuito a certe condizioni ai governi nazionali.
Se vuole sopravvivere, se
vuole cercare di diventare un
vero corpo politico, cioè
un’entità coesa, tenuta insieme da un legame autentico, e
perciò capace di un’azione efficace, l’Europa ha una sola
strada davanti: quella di una
stagione costituente radicale,
audace. In mancanza di ciò, su
troppe cose che contano continueremo ad andare in ordine
sparso, magari a raccontarci la
favola che tanto a «fare l’Europa» ci pensa il programma
Erasmus, aspettando che inevitabilmente qualcuno prima
o poi però,con le buone o con
le cattive, decida di uscire dall’Unione e di chiederne il fallimento.
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IL RISCHIO DI NAUFRAGIO
GLI EGOISMI NAZIONALI
E L’AUDACIA CHE SERVE ALL’UE
di Ernesto Galli della Loggia
SEGUE DALLA PRIMA
T
utto ciò nonostante
le medesime autorità avessero ricevuto
un Sos ma si fossero
poi dette rassicurate
da una sedicente ispezione a
bordo che non aveva trovato
nulla di anomalo. Sì, proprio
nulla: tanto è vero che trascorse poche ore il cargo si dirigeva senza guida, con il timone e
il motore bloccati, diritto filato a fracassarsi sulle coste pu-
gliesi se non fosse intervenuta
la Guardia costiera italiana.
Così come solo il massiccio
intervento della medesima
Guardia costiera nonché della
nostra Marina e della nostra
Aviazione sono state necessarie per evitare che il disastro
del Norman Atlantic assumesse dimensioni ancora maggiori.
La domanda che questo insieme di fatti suscita è fin
troppo ovvia: è ammissibile
che un Paese dell’Unione Europea si comporti così nei
confronti di un altro? Con una
simile disinvoltura che rasen-
ta la menefregaggine? Scaricando sulle sue spalle gli scomodi problemi che si trova a
dover affrontare? Ma d’altra
parte proprio in questo campo
l’Italia non ha certo le carte in
regola per protestare. L’Italia
per prima, infatti, spesso evita
di registrare gli immigrati
clandestini che arrivano sul
suo territorio, e che a norma
degli accordi europei dovrebbe trattenere presso di sé, ma
cerca invece di favorirne il
passaggio verso altri Paesi: i
quali, figurando così come
prima destinazione, sono tenuti loro all’obbligo a cui noi
fraudolentemente ci sottraiamo.
Quando insomma si arriva
al dunque degli interessi e/o
degli egoismi nazionali — e li
si può far valere senza pagare
pegno — la realtà dell’Europa
è questa. Non certo quella rappresentata dalla solidarietà,
dal sentirsi realmente uniti,
parte di una stessa comunità.
Altrimenti, del resto, non si
spiegherebbe come sia possibile, tanto per fare un esempio, che da anni un terzo della
popolazione proprio della
Grecia sia costretta a vivere in
una condizione di vera e propria indigenza, priva in molti
casi di assistenza sanitaria,
con migliaia e migliaia di
bambini sottonutriti, senza
che l’opulenta Europa lussemburghese, renana o scandinava abbia mai pensato di muovere un dito per prestarle il mi-
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Sabato 3 Gennaio 2015 Corriere della Sera
Corriere della Sera Sabato 3 Gennaio 2015
27
Tempiliberi
Benessere
Viaggi
Food
Moda
A tavola per sapere
Il cibo innesca convivialità e relazioni con il territorio e questo
porta a frequentare sempre più spesso nuovi format di vendita
Fonte: Censis
Locali in cui si pranza, si compra,
si balla, si ascoltano musica e conferenze
Frequentazione
Regolare
7,4 milioni
Saltuaria
24 milioni
Design
Negozi alimentari dove si
mangia e si fanno corsi di cucina
Frequentazione
Regolare
7,2 milioni
Saltuaria
22,3 milioni
Tecnologia
Famiglia
Astronauti e scienziati sono gli ultimi stregoni in un’epoca in cui la tecnologia è alla portata di tutti
Dal cinema alle dirette tv dallo spazio, ecco perché abbiamo ricominciato a guardare il cielo
La magia delle stelle
di Matteo Persivale
Natale hanno potuto «gustare» la visione (basta
un binocolo potente, non necessariamente un
telescopio) di due sciami di meteore, le Ursidi e
le Quadrantidi (questa notte, saranno visibili
cento meteore l’ora per circa quattro ore).
Ma perché, proprio in questi ultimi mesi, in
un anno così difficile come è stato il 2014, ci siamo appassionati tanto alle stelle? Guardando Interstellar — un film diretto al grande pubblico
globale, come tutti i costosissimi prodotti dell’industria hollywoodiana — è impossibile non
notare come il regista Christopher Nolan, uno
che gira sempre con un libro nella tasca della
giacca, presenti il lavoro degli astrofisici — le
formule incomprensibili sulle lavagne come se
fossero scritte nella lingua d’una civiltà sconosciuta, la riflessione sui buchi neri, dove la forza
di gravità è tanto potente da piegare la luce, e
con essa anche spazio e tempo — come la moderna forma di magia, l’unica davvero proponibile in un mondo saturo di gadget tecnologici
(anche per questo il mondo di Interstellar è così
risolutamente low tech — per separare, almeno
un po’, gli spettatori dalla onnipresente tecnologia del nostro 2015).
Interstellar — finora ha incassato 541 milioni
di euro nel mondo — è nato grazie a un consulente speciale: il professor Kip Thorne, amico di
«A
● L’appuntamento per tutti
gli appassionati
di astronomia
(che durante
queste feste di
Natale hanno
potuto
«gustare» la
visione di due
sciami di
meteore) è per
questa notte:
saranno visibili
cento meteore
l’ora per circa
quattro ore
● E mercoledì
prossimo,
la cometa
«C/2014 Q2
Lovejoy»
raggiungerà
il punto di
massima
vicinanza
alla Terra
(per vederla
basta utilizzare
un binocolo
potente,
non
necessariamente un
telescopio)
Single
Sulla cometa
Il direttore di volo della missione
che è riuscita a compiere il primo
«accometaggio» è un italiano, per
Nature fra i dieci scienziati dell’anno
ILLUSTRAZIONE DI VINCENZO PROGIDA
Le date
quanti uomini, presi nel gorgo
d’una passione, oppure oppressi,
schiacciati dalla tristezza, dalla
miseria, farebbe bene pensare
che c’è sopra il soffitto il cielo, e che nel cielo ci
sono le stelle. Anche se l’esserci delle stelle non
ispirasse a loro un conforto religioso, contemplandole, s’inabissa la nostra inferma piccolezza, sparisce nella vacuità degli spazi, e non può
non sembrarci misera e vana ogni ragione di tormento».
Le parole di Pirandello (da I Quaderni di Serafino Gubbio operatore, 1916) ci aiutano quando
cerchiamo di capire perché in questo periodo
non semplice le stelle — l’astronomia — interessano tanto. Dal cinema, con il grande e non
scontato successo di Interstellar — un kolossal
hollywoodiano, certo, ma un film molto lungo,
molto complesso, non girato in 3-D come si fa di
solito con i kolossal fantascientifici tipo Avatar
o Gravity, che inizia molto lentamente in un futuro poco fotogenico e poco tecnologico prima
di arrivare, lentamente, all’esplorazione di uno
spazio molto più interiore di quello della classica cinematografia di fantascienza.
Dalle notizie quotidiane, con il seguito popolare per l’impresa di Samantha Cristoforetti
(@AstroSamantha su Twitter, con un quarto di
milione di follower: «posta» fotografie della terra ripresa da lassù ascoltando Ligabue), prima
donna italiana nello spazio alla quale in collegamento dalla Stazione spaziale internazionale il
Presidente della Repubblica ha detto, emozionandosi, «non la chiamerò capitano Cristoforetti perchè Lei oramai è Samantha, per tutte le italiane e gli italiani».
Anche il cibo della Stazione spaziale internazionale è italiano: studiato ad hoc da Stefano Polato, trentatré anni, padovano, che dallo slow food è passato direttamente allo space food, ovviamente liofilizzato o termostabilizzato.
Proprio la fine del 2014 ci ha mostrato progressi nell’esplorazione di Marte — la conferma
della presenza di metano sul pianeta, un altro
indizio che potrebbe indicare che c’è, o c’è stata,
vita sul pianeta rosso. L’Agenzia Spaziale Europea è riuscita a depositare un Lander sulla superficie di una cometa a mezzo miliardo di chilometri dalla terra, impresa spettacolare che aiuterà nello studio del sistema solare e della nascita della vita sul nostro pianeta: il direttore di volo
della missione che è riuscita a compiere il primo
«accometaggio» è un italiano, Andrea Accomazzo, che la rivista Nature ha messo in cima alla
classifica dei dieci scienziati dell’anno.
L‘Assemblea generale delle Nazioni Unite ha
dichiarato il 2015 «Anno internazionale della Luce». L’inaugurazione ufficiale dell’iniziativa è in
programma il 19 gennaio a Parigi presso la sede
dell’Unesco. Un altro dato: il successo della nuova sezione dedicata allo spazio del Museo nazio-
2015
dedicato alla Luce
L’Assemblea generale delle
Nazioni Unite ha dichiarato
quello appena cominciato «Anno
internazionale della luce»
nale della Scienza e della Tecnologia di Milano,
le lunghe file per osservare l’unico campione di
roccia lunare presente in Italia (e all’inaugurazione c’era Gene Cernan, l’ultimo astronauta ad
aver messo piede sulla Luna).
Mercoledì prossimo, la cometa «C/2014 Q2
Lovejoy» raggiungerà il punto di massima vicinanza alla Terra: appuntamento per tutti gli appassionati di astronomia, che durante le feste di
Stephen Hawking, fino al 2009 titolare della cattedra Feynman di Fisica Teoretica al California
Institute of Technology, che ha studiato per il
film una possibile rappresentazione — attraverso gli effetti speciali — di un buco nero.
Nolan ha capito che per sorprenderci, in una
civiltà così attraversata dai media, l’unica sorpresa autentica non è quella di un pianeta lontano
ma di una stella morente così diversa dalle altre
da proiettarci in un’altra dimensione. L’anno
scorso, un altro film di successo, Gravity, di Alfonso Cuaron, raccontava la solitudine di
un’astronauta: e la scena più commovente, pur tra
quelle immagini di assoluta bellezza della Terra
vista dallo spazio, era quella di Sandra Bullock
che ascolta, via radio, un cane che abbaia e un
bambino che piange. Allo stesso modo Nolan, il
regista di kolossal innamorato dei libri, ha ingaggiato il professor Thorne per raccontare quella
che, alla fine, si rivela essere la storia dell’amore
di un padre per sua figlia, e del passaggio del tempo: così affida ai versi di Dylan Thomas — «Non
andartene docile in quella buona notte / Infuriati, infuriati contro il morire della luce» — il senso
della sua storia d’amore e di (magica) astronomia.
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di Antonella Baccaro
MA L’AMORE
VA CERCATO
(CAPARBIAMENTE)
O SOLO DESIDERATO?
P
rima ancora che Mark
Zuckerberg, fondatore di
Facebook, chiedesse agli
iscritti di pubblicare sui propri
profili i propositi per il 2015, in
modo da conservarli a futura
memoria, la mia amica G. imponeva a noi «ragazze» di fare
altrettanto: scrivere tre intenti
su bigliettini e consegnarli a
lei, per poi aprirli il 31 dicembre. E sbertucciarci: «Avevi detto che imparavi il cinese!».
Macché. «Avevi scritto che dimagrivi 5 chili!». Figurati.
Tra le righe vergate dalle
amiche single non figurava mai
l’unica frase che molte di loro
custodivano in fondo al cuore:
«Trovare l’anima gemella». Sono questi auspici che si fanno
in silenzio quando si vede cadere una stella.
Del resto c’è una differenza
tra proposito e desiderio. Il primo presuppone un atteggiamento attivo, il secondo no.
Molte di noi ritenevano che un
uomo andasse desiderato, non
cercato. Ma è giusto affidare
tutto al caso? O sarebbe meglio
mettersi caparbiamente in cerca dell’amore? È una delle domande più difficili: l’aneddotica delle persone che conosciamo è piena di incontri casuali,
almeno quanto lo è di unioni
propiziate da una ricerca capillare e ossessiva. Non abbiamo
una risposta, ma proponiamo,
come sempre, un ragionamento pratico.
Nessuno conosce la formula
dell’amore: l’alchimia che fa fibrillare due persone all’unisono per un attimo o per una vita.
Su questo punto non c’è niente
da fare. Esiste però in ognuno
di noi una maggiore o minore
propensione a avere una relazione. E di fatti non c’è unione
che nasca se, alchimia a parte,
non esiste questa predisposizione dentro. Vedo molte per-
❞
Quello
che non
scriviamo
mai fra
i «buoni
propositi»
dell’anno
sone affannarsi dietro storie
complicate, alcune vanno oltre
e si accaniscono su quelle impossibili: quelle in cui, oltre a
mancare di alchimia, dall’altra
parte non trovano predisposizione. Perché, diciamocelo,
molte storie si reggono solo
sull’attitudine di entrambi a
avere una storia, che a volte
può anche durare una vita. Più
che cercare qualcuno bisogna
assicurarsi di essere predisposti alla relazione e verificare
che l’altro lo sia. È una ricerca
più semplice di quella dell’Amore. A volte può bastare.
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Sabato 3 Gennaio 2015 Corriere della Sera
TEMPI LIBERI
Moda
I protagonisti
Canale Moda
Chi va e chi viene:
le «porte girevoli»
delle griffe
www.corriere.it/moda
Sempre più cambi nelle maison di moda:
negli ultimi due anni abbiamo assistito ad un
va-e-vieni continuo di talenti creativi, quasi
che le porte delle griffe del lusso fossero
diventate girevoli. E il 2015 cosa ci riserva?
Sul Canale Moda del Corriere, il pezzo di
Paola Pollo fa il punto di tutte le novità, a
partire dal quesito numero uno: chi prenderà
il posto di Frida Giannini al comando di una
corazzata della potenza di Gucci?
1
1 Claudia
Cardinale
con lo splendido
abito bianco
realizzato
dall’Atelier
Tirelli (anche in
basso a destra)
e Burt Lancaster
nel film
«Il Gattopardo»,
capolavoro di
Luchino Visconti
del 1963
2 Anna
Magnani con
la piccola Tina
Apicella in
«Bellissima» del
1951, sempre
di Visconti
3 Massimo
Girotti in maglia
bianca e bretelle
in «Ossessione»
del 1943,
Luchino Visconti
4 «La terra
trema»,
Visconti, 1948
5 Annie
Girardot in
«Rocco e i suoi
fratelli»,
Visconti, 1960
6 Isabella
Rossellini, stile
neorealista ,
Anni Quaranta,
fotografata da
Steven Meisel
per la
campagna
pubblicitaria
di Dolce e
Gabbana
1989/90
Fra le teste coronate d’Europa è quella che
crea più curiosità, tanto che ben due film ne
raccontano ora la storia: Mary di Danimarca
(foto), ragazzona australiana molto lontana
dalla sensibilità (estetica) delle dinastie del
vecchio continente. A scrivere il suo ritratto è
Luisa Pronzato. E c’è chi dice che ora ha più
fascino di Kate. Sul Canale Moda anche i
dieci pezzi più cliccati del 2014: la «bambina
più bella del mondo» ha battuto tutti.
2
L’intervista L’installazione «Nero Sicilia» al Momi di New York
e la nostalgia dei due stilisti per il cinema. «All’Italia
del Dopoguerra ha dato un’immagine fortissima. Adesso invece
c’è chi pensa che “troppo italiano” sia volgare. Che errore»
Il neorealismo
di Dolce e Gabbana
«S
borare a questa iniziativa, per noi è stato come
andare a nozze». Tirelli, cioè il Gattopardo:
«Erano i primissimi anni e ci ispiravamo a
quelle immagini. Ma eravamo giovani non sapevamo chi aveva fatto quegli abiti. Quando lo
scoprimmo decidemmo di commissionare a
Tirelli l’abito bianco della Cardinale. Volevamo
capire se eravamo sulla strada giusta. E quando
arrivò ci piaceva certo, ma era così rigido e pesante! Ecco la differenza fra lo stilista e il costumista, ci siamo detti».
Però è anche vero che il neorealismo ce lo
avete nel sangue!
«Di più è il nostro mondo. La prima musa fu
la Magnani, poi la Loren: mediterranee e formose, sempre le stesse donne».
Possibile che non siete mai stati tentati
dagli abiti di scena?
«Ce l’hanno chiesto ma il lavoro del
costumista è conoscere, veramente,
la storia. Noi ne siamo solo incuriositi. Comunque anche quando lavoriamo con Tornatore e Scorsese
per i nostri film chiariamo subito
che agli abiti ci devono pensare
loro perché la moda in quelle immagini non la vogliamo vedere».
iamo stilisti, non costumisti». Domenico Dolce
e Stefano Gabbana mettono subito le cose in
chiaro. Non sia mai che qualcuno fraintenda:
fra loro e il cinema, anzi il cinema neorealista, è «solo» amore, passione, attrazione.
Nonché fonte inesauribile di ispirazione.
Così se a New York sono i supporter di
«Costumes for Cinema from Tirelli Atelier», esposizione dei capi della sartoria romana creata per i più famosi
film, al MoMi (Museum of Moving
Arts) è solo perché, nella vita, ad un
certo punto tutto torna. Ecco cosa.
Inaugurazione, serata, premio
(agli stilisti per il «Fashion Award»;
a B a z L u h r m a n p e r i l « M ov i e
Award») e installazione «Nero Sicilia» (24 look uomo e donna dall’archivio). «È che quando ci è stato chiesto di colla-
3
Quindi in un film la moda non dovrebbe
mai prendere il sopravvento sul resto?
«Assolutamente no».
Ma ci sono grandi film imprescindibili
dalla moda...
«Come colazione da Tiffany, certo. Ma adesso non può essere più così».
Al successo di «Sex in the city» hanno contribuito anche abiti e scarpe.
«E hanno usato anche molti nostri capi, certo. Ma in quei filoni gli abiti durano cinque minuti, poi via un altro…».
Facile raccontare ora di voi e il neorealismo, ma quando avete cominciato era a dir
poco bizzarro che due poco più che ventenni
guardassero a quel mondo.
«Le nostre prime due collezioni parlavano di
super modernismo e trasformismo: un vestito
poteva diventare tre abiti diversi. Ma fu un insuccesso commerciale: arrivavano i capi e non
sapevano neppure come appenderli alle grucce e ci volevano le istruzioni per indossarli.
Detto questo: il nero e la femminilità c’erano.
Poi a Palermo vedemmo quella locandina con
una donna nuda avvolta in uno scialle nero al
balcone di un palazzo barocco! “Questo dobbiamo fare noi”, ci siamo detti. Era il 1986. Silvana Torregrossa, un’amica, ci disse che il fotografo era Ferdinando Scianna. E lì nacque tutto. Lo cercammo come pazzi, all’ultimo tentativo lui rispose, salvo scoprire che quella foto
non era sua ma lui era l’uomo giusto».
Stefano Gabbana: «Io poi ero attratto da quel
mondo che non conoscevo. Domenico invece
mi diceva che ero pazzo a parlare di uncinetto e
che lui era scappato da quelle cose e che aveva
buttato via tutti i portaombrelli di ceramiche!
Io adoravo. Milanese con genitori veneti, ero
sempre stato infatuato dal Sud. Poi comunque
mia nonna vestiva di nero e con il fazzoletto in
testa. Quindi era un immagine che conoscevo».
Domenico Dolce: «Al liceo mi ero iscritto ai
cineforum e andavo a vedermi tutti i film dedicati a Visconti. Ricordo che mi era innamorato
di Morte a Venezia. Ma a quell’età non è che sei
attratto dall’estetica, non sapevo neanche che
avrei fatto questo lavoro».
I film cult e gli abiti di conseguenza?
«“La terra trema”, con gli abiti sdruciti di
Tony; “Rocco e i suoi fratelli” e le maglie di Delon, “Bellissima” con i tailleur e le sottovesti
«Quella carrozza dell’emiro fatta con il materiale delle nostre borse»
A Varese nel quartier generale di Bertoni: «terzista» per grandi marchi, ora vince con una linea propria
V
edere sul grande tavolo
del laboratorio una
piccola montagna di
borse — o meglio, di
«It-Bag» molto desiderate dalle clienti — di un grande marchio americano del lusso, e curiosare nella camera fianco tra
le pelli pregiate richieste da
un’altra grande maison — italiana, ma di proprietà francese
— rasserena almeno un po’
sulle sorti del made in Italy.
Perché ci troviamo tra gli artigiani e le artigiane che in una
palazzina di Varese, un complesso di edifici giallo pallido
— un vecchio mulino a acqua
restaurato — realizzano borse
destinate a finire nelle boutique dello shopping globale, da
Bertoni
A sinistra,
cappelliere
in pergamena;
qui sotto
la «Carolina
Voyager
soft calf
calf»
Beverly Hills a Shanghai via
Mosca: è il quartier generale di
Bertoni, il marchio di valigeria
e di accessori che si sta affermando con successo sempre
maggiore, e che ha scelto di affiancare al lavoro per conto terzi anc
anche delle collezioni in proprio ccon il marchio «Bertoni».
Pri
Prima quelle da uomo, poi a
settem
settembre dell’anno scorso è
arriva
arrivata la donna: materiali com
me la pergamena, il cuoio
fra
francese e l’alligatore, in tona
nalità come arancione,
bi
bianco, testa di moro, blu. E
ccon la donna, anche uno
showroom milanese, in
previsione delle aperture
di negozi monomarca:
perché Bertoni, al netto
della bravura degli artigiani
che realizzano borse e valigie
altrui, ha anche un’identità
precisa: la struttura è quella
classicissima italiana dell’azienda familiare: Doriana Vanetti è amministratore delegato e suo marito Alberto, e i figli
Pietro e Gaia da poco entrati in
azienda.
Il know-how storico, della
valigeria, fa sì che Bertoni pro-
Clienti esigenti
Il presidente, Alberto
Vanetti, ne cura di
persona, nel sultanato,
la manutenzione
duca bauli e cappelliere personalizzabili per viaggiatori (Elton John, spendaccione modaiolo, è cliente affezionato della
casa).
Ecco così che specialmente
in Medio Oriente Bertoni ha
trovato una lunga lista di clienti
dai desideri molto precisi. Al
punto che in Oman c’è una carrozza — proprietà di un cliente
davvero abbiente e davvero appassionato di cavalli — realizzata nella stessa pelle delle valigie a Varese, da Bertoni. Con Alberto Vanetti presidente dell’azienda che periodicamente
si dirige nel sultanato per la
manutenzione.
Matteo Persivale
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Sabato 3 Gennaio 2015
TEMPI LIBERI
17 rubini
Sogno di bianche distese innevate, certo, ma
non solo. Il Ck Bold è un delizioso orologio
appartenente alla collezione lanciata nel
2007 e qui rivisto in una versione molto
attuale. Si apprezza innanzitutto il processo
creativo che ha portato alla sua
realizzazione, processo molto simile
(idealmente) a quello di Yves Saint Laurent:
prendi un oggetto maschile e lo reinventi in
chiave femminile fino a rendere seducenti
Il «maschile»
reinventato per lei
grazie ai dettagli
di Augusto Veroni
sia l’oggetto (sahariana o smoking che sia)
che la donna con l’oggetto in questione.
L’origine maschile del Ck Bold è evidente
nella struttura classica della cassa, ma tutto
il resto, dal quadrante in madreperla agli
indici placcati d’oro rosa, tutto è donna che di
più non si può. E ci sono dettagli tecnici da
apprezzare con grande convinzione: da
notare, in particolare, il sistema a scomparsa
di fissaggio del cinturino e la forte
29
impermeabilità (10 atmosfere) che consente
di indossare il Ck Bold anche al mare,
ovviamente dopo aver sostituito il cinturino
di pelle con uno in silicone: dal bianco neve al
bruno abbronzatura. Semplice e sofisticato
al tempo stesso, forte e dolce come un
giorno felice. Il prezzo: 235 euro che salgono
a 295 per l’altrettanto convincente versione
con movimento cronografico.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«I segreti di un bel tacco
li trasmetto (a turno)
a tutti i miei ragazzi»
Zanotti: è il «capitale umano» a farci crescere sempre
5
4
della Magnani, “Ossessione” e le canotte
bianche di Massimo Girotti».
Il neorealismo oggi?
«Giuseppe Tornatore. Ma viviamo in
un’epoca dove tutto è troppo ritoccato e
dove ognuno vuole dire la sua. La presa
diretta è impossibile. Il neorealismo
rappresentava un Paese, che era l’Italia
nel Dopoguerra, un’immagine fortissima. Adesso addirittura la gente pensa
che il troppo italiano è volgare. Peccato
perché non è così».
La «Grande bellezza»?
«Meraviglioso ma tristemente vero. E
fa pure un po’ male: tutte quelle donne rifatte e ansiolitiche. E anche lui che perde il
suo tempo in feste quando potrebbe scrivere. Lo specchio dei tempi: cioè la ciafferia.
Ma non ci piace perché noi siamo romantici
e sognatori e vogliamo che le donne siano
belle e reali».
Paola Pollo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«Nero Sicilia», l’installazione
6
Stefano
Gabbana e
Domenico
Dolce, a sinistra,
vincitori del
«Fashion
Award». Sopra,
l’installazione
«Nero Sicilia» al
MoMi, Museum
of Moving Art
AltaRoma
Sfilate, le date ci sono. E i soldi?
L’alta moda, a Roma, ri-sale in
passerella. Dopo le polemiche,
gli appelli e la «solidarietà» ad
AltaRoma da parte di Pitti e
Camera nazionale della moda
per scongiurarne la chiusura,
sembra che a fine gennaio la
kermesse capitolina andrà
ancora in scena. Ma non ci
sono conferme ufficiali e la
sorte della fashion week nella
città eterna si trasforma in un
giallo d’inizio anno. «Il Comune
ha assicurato che continuerà a
sostenerci» ha dichiarato il
direttore di AltaRoma Adriano
Franchi, ma al momento non ci
sono documenti a provare
questa fiducia anche se si parla
di 300 mila euro (oltre ai 480
mila della Regione Lazio e
un’altra tranche promessa dalla
Camera di Commercio). Dopo
l’annuncio, poco prima di
Passerelle La sfilata di Renato
Balestra ad AltaRoma
nell’edizione del gennaio 2013
Natale, che la società
(composta da enti pubblici)
non aveva più un euro per
organizzare le sfilate di gennaio,
creando sconcerto non solo tra
stilisti e creativi ma creando un
danno a tutto «l’indotto» (dalle
sarte ai parrucchieri, truccatori,
allestitori), la sera del 31
dicembre, senza una riga di
spiegazione o commento, sono
arrivate le richieste di accredito
per stampa e buyer: «Abbiamo
il piacere di comunicarvi che le
date di AltaRomAltaModa sono
30 Gennaio – 2 Febbraio
2015». Né più né meno. I soldi
dunque, anche se avvolti da un
velo di mistero sembra siano
stati trovati. Non si sa ancora se
sotto l’albero o arriveranno
nella calza della Befana.
Flavia Fiorentino
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«C
’è un brano dei
Detroit Emeralds, un gruppo
soul americano,
che è stato la colonna portante
dei miei sogni giovanili. Adesso ve lo faccio sentire: è come il
rumore della “manovia”, le fasi
di lavorazione alla base della
nostra produzione». Giuseppe
Zanotti non rinuncia alla goliardia. Trasforma il viaggio
nella sua fabbrica di San Mauro
Pascoli in una commedia con
operai e collaboratori che gli
fanno da spalla. Nato 57 anni fa
proprio qui, non lontano dalla
Rimini di Fellini, nella sua terra
ha creato la griffe di calzature
che in 20 anni è arrivata a fatturare 155 milioni di euro, di cui il
95% realizzati tra Stati Uniti, Cina, Emirati, Russia. Ma a renderlo orgoglioso non sono tanto i numeri, quanto le sue scarpe dal tocco decisamente forte,
realizzate interamente nei cinque stabilimenti produttivi dislocati nella sua «Nazione Romagna» con 470 dipendenti.
«Non facciamo niente fuori:
questa è un’azienda creativa. I
disegni diventano modelli e
poi scarpe. Se vogliamo una
pelle stampata cocco, la realizziamo. Nelle aziende di creazione industriale il capitale
umano è importantissimo. Abbiamo tutto all’interno: anche
l’avvocato».
Il viaggio comincia dalla piccola manovia, la fabbrica in misura ridotta. Qui i neofiti ruotano continuamente e imparano
a fare una scarpa dall’inizio alla
fine, così, quando alla produzione principale manca qualcuno, sono subito in grado di
sostituirlo. Nel reparto vengono realizzati i prototipi urgenti
per le sfilate come quelle di
Thierry Mugler e La Perla.
Zanotti passa tra i ragazzi e li
presenta alla sua maniera:
«Marco Matteoni, 53 anni, è il
nostro Briatore… Mirco Montalti da 26 anni lavora in azienda, ne ha 40, è il campione della nostra squadra di calcio. Raies da dove vieni tu? Ah, Tunisia». Molti arrivano dal Nord
Africa, «sono bravissimi». Poi
indica le «indigene»: la 25enne
Ilaria di San Mauro Pascoli e
Katiuscia di Santarcangelo.
«Il montaggio a mano della
scarpa è un lavoro duro, di precisione. Ci vuole forza fisica ma
anche molto occhio e memoria», dice indicando i ragazzi
dalla pelle scura al lavoro. Gyube Harry della Nigeria, poi altri
arrivano da Marocco, Arabia,
Tunisia. La parte della raspatura e levigatura serve a preparare i fondi, e a rendere le suole
perfette. Gabrio, 53 anni, di
Bellaria, sta montando un tacco a un sandalo. «È uno dei primi che hanno cominciato a lavorare da noi. Il tacco ha un segreto, devi posizionarlo a destra e a sinistra e poi ruotarlo
leggermente verso l’interno
per correggere il vizio della postura. Non c’è misura, c’è l’oc-
Segreti «Il tacco ha un segreto, devi posizionarlo a destra e a sinistra e poi
ruotarlo leggermente verso l’interno per correggere il vizio della postura»
chio: perché la nostra è una lavorazione assolutamente artigianale». Lo ribadisce il designer: «Fare una scarpa è una
questione di matematica, la
parte creativa è riservata all’ufficio stile». Giuseppe Esposito,
37 anni, è direttore di produzione. Lo chiamiamo «il pescatore» perché quello era il suo
lavoro a Lampedusa. «In 14 anni, da ultima ruota del carro è
diventato capo assoluto».
Nel reparto giunteria e orlatura le ragazze cuciono la tomaia. A dirigere c’è Nadia Grilli. Si conoscono da 37 anni.
«Lavoravamo insieme in una
fabbrica di scarpe per i morti
come la chiamavo io, perché
erano bruttissime, facevo il tagliatore. Ero matto da legare,
portavo il fornelletto e alle 10
mi facevo l’uovo alla coque».
Zanotti dirige l’ufficio stile alla
sua maniera. Negli anni 80, do-
Rock Giuseppe Zanotti con Rihanna
Tra i fan del designer anche Two
chains, Keny West, Fedez e G Dragon
po aver lavorato nella gelateria
di famiglia, comincia a collaborare con artigiani locali come
free lance. Erano gli anni in cui
andava a Parigi e dormiva in
stazione «perché non avevo
una lira». In quelle incursioni
conosce Mugler e comincia a
disegnare le sue scarpe. Negli
anni 90 decide di diventare imprenditore e rileva un piccolo
calzaturificio. Oggi le sue fan
raccontano di conquiste fatte
dopo sguardi assassini ai piedi
decorati dai sandali sexy. «Con
un paio di scarpe giuste trasmetti emozione, sensualità,
eleganza ma anche provocazione», continua Zanotti.
Prima una donna con una
sneaker o un biker diventava lesbo, oggi è il massimo dello stile. E proprio le sneaker sono la
sfida di Zanotti. «Facevamo
quelle da donna con gli strass e
ce le compravamo anche gli
uomini nell’ultimo numero, il
42. Da lì la decisione di creare
una fabbrica dedicata alle sneaker da uomo, che dopo due
anni e mezzo vale il 38% del fatturato». «Abbiamo speso soldi
e fatto qualche vacanza in meno ma i risultati arrivano».
Quante ore lavora Zanotti?
«Dodici», suggeriscono. «Faccio anche un mese e mezzo
senza fermarmi, ma poi stacco
per una settimana sennò penso
che morirei. La prima sera posso bere anche due bottiglie di
vino, poi dormo un paio di
giorni. Quindi comincio a scrivere. Voglio fare una scarpa, un
giubbotto di pelle, un gioiello
di metallo. Il grande segreto è
scrivere i progetti: I wanna be».
Maria Teresa Veneziani
© RIPRODUZIONE RISERVATA
30
Sabato 3 Gennaio 2015 Corriere della Sera
TEMPI LIBERI
Le regole
Moda
I saldi invernali sono convenienti, ma l’ultima cosa che ognuno di noi
vuole è stipare ulteriormente il guardaroba. Sul Canale Moda del
Corriere le trappole in agguato. 1) Non entrare mai in boutique senza
sapere quello che stai cercando. È un po’ come andare a fare la spesa
affamati; 2) Non scendete a compromessi su taglie e numeri delle
scarpe (concesso mezzo o un numero in più); 3) Attenzione ai colori e
ai capi troppo fashion. Chiedetevi, sono disposto/a a indossarlo da
domattina? 4) Non cedete all’affare se non vi convince; 5) Evitate di
comprare borse troppo grandi. Per gli esperti sono superate.
Come al «super»:
mai andarci
quando si ha fame
Cabina armadio
www.corriere.it/moda
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Saldi: cosa comprare e cosa no
3
Il blazer alternativo
Il saldo consigliato per lui è il blazer in lana cotta. Questo in pile
di cashmere per la primavera 2015 è di Lanificio Colombo
1
4
2
Antifreddo e chic
Il polacchino antifreddo Fratelli Rossetti da 550 euro
scende a 385 (fratellirossetti.com)
Dettagli
da copiare
Andrew
GarflieldSpider Man con
la fidanzata
Emma Stone a
passeggio nel
West Village,
a Manhattan,
dimostrano
come si può
essere chic e
casual. Dettagli
da copiare
(e comprare
scontati)
1 Il caban
doppiopetto
color militare,
in lana cotta:
con il
montgomery,
è l’acquisto
consigliato nei
saldi
2 Gli stivaletti
di lei
3 Il pull
girocollo per lui
(da portare
sulla
t-shirt)
4 I pantaloni
sportivi
(foto Olycom)
Il capo estremo
Il saldo è anche l’occasione per concedersi un capo
d’uso particolare per stile e prestazioni. Passa da
1.110 euro a 777 (sconto del 30 per cento) la giacca
Stone Island progettata per resistere a condizioni
climatiche estreme. Realizzata in un tessuto tecnico
giapponese, è stata cucita, quindi tinta in capo,
trattata con un agente antipioggia. Perfetta con i
jeans e gli stivaletti (mrporter.com)
Blazer e camicia scozzese
I pezzi migliori per lui
Sì alla giacca in lana cotta, meno costosa della classica
M
La camicia scozzese
La camicia country (in tutti i toni e anche con pannelli
di tessuti diversi) è stata tra le più gettonate nelle
vendite a prezzo pieno. I ragazzi la portano anche
legata in vita. Questa di Aspesi in cotone felpato da
95 euro con lo sconto del 50% scende a 47,50
(mrporter.com)
ai il prezzo era stato fondamentale per
determinare l’acquisto. Lo sottolinea
Rosy Biffi, signora della moda in vendita (5 boutique). Anche i professionisti sono più attenti... Con i saldi, anticipati, che
cominciano oggi in tutta Italia (ieri in Campania
e Basilicata) si spera di recuperare una stagione
critica. Ma l’imperativo è non sbagliare l’acquisto. Come? Privilegiando i pezzi che i consumatori hanno fatto diventare must dell’inverno. Al
primo posto c’è il blazer di lana chiné (cotta). Più
stretto e corto della giacca classica e anche meno
costoso: «Ha conquistato anche il manager. Lo
hanno fatto tutti gli stilisti, da Lanvin a Thom
Browne», dice l’esperta. Il risparmio (dal 30 al
50% e oltre) è tanto maggiore per i capi pregiati.
La bravura è saperli scovare. «Il cappotto su cui
tutti avevano scommesso continua a essere un
capo complicato, quelli sciancrati e al ginocchio di stagione sono difficilissimi da indossare bene». Sul podio montgomery e caban, dall’allure più libera e sciolta, mentre tramontano i
piumini. Seguono nella classifica dello shopping
scontato pantaloni, camicia scozzese — che i più
giovani portano annodata in vita, a mo’ di gonna
— e pull girocollo, ma d’avanguardia. «Il pantalone è diventato un acquisto di necessità ora che
a casa non c’è più chi ha il tempo di stirarli».
Maria Teresa Veneziani
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il girocollo, ma d’avanguardia
Costa 62,50 euro al posto di 125 (scontato del 50%)
il girocollo jacquard J.Crew in lana sostenibile
(mrporter.com). Perfetto con pantaloni chino e le
sneakers. Il suggerimento? Acquistate la maglia
scontata solo se è facilmente abbinabile con i capi già
presenti nel guardaroba e se ha un elemento di novità
che vi attrae, materiale o pattern. La prima regola per
non sbagliare i saldi è partire con una lista dei desiderata
La ragazza che distorce le griffe è diventata grande
Emeli Martensson e le magliette cult di 5Preview: «Ho preso in giro Chanel, studio lo sbarco a Milano»
M
inimalista prima del
normcore, neologismo sinonimo di
quel ritorno alla normalità che nel 2014 è stato tra le
parole più cliccate su Google. E
pensare che il marchio scandinavo da 5 milioni di fatturato
(in Italia la metà delle vendite),
distribuito in 20 Paesi, nasceva
a Roma 6 anni fa nell’ex Suburra. È nel rione Monti, fulcro di
locali e botteghe artigiane, che
la designer svedese Emeli Martensson inizia a stampare le
sue prime t-shirt oversize. L’incunabolo di 5Preview è una serie di cinque magliette bianche
dalla grafica casalinga diffusa
su Myspace: in un anno, era il
2008, la giovane illustratrice
fuggita da Kalmar, città sul Mar
Baltico a 400 chilometri da
Stoccolma, ne vende mille. La
più richiesta? «Quella con la
scritta Cavour numero 221, l’indirizzo del mio appartamento,
al contrario — ricorda Martensson —. Un’allusione ironica a Chanel, mi divertivo a distorcere le griffe».
Al toponimo, manifesto di
una moda che fonde globalizzazione e genius loci, si affiancano altri cortocircuiti visivi
come la Tour Eiffel o il Colosseo capovolti. «Volevo ridicolizzare le magliette per turisti»,
spiega la designer. Non solo. Le
taglie voluminose, unisex sono
l’opposto del look mediterraneo aderente e scollato: motivo
5Preview Due look della collezione
della prossima primavera/estate
per cui, all’inizio, l’idea piace
più in Italia che nel Nord Europa. Provocazione a parte, la linea ultra basic serve a finanziare il vero progetto, un «five piece wardrobe». «Mi ispiravo alle
donne francesi che, invece di
riempire l’armadio, scelgono
con cura cinque nuovi capi a
stagione». Risultato: la prima
collezione che, dell’anteprima,
conserva solo il nome. Nel 2010
il quintetto (abitino, jeans, felpa, borsa, maglia over) si arricchisce di nuovi pezzi: «I buyer
chiedevano di ampliare la produzione — racconta Martensson — così siamo passati subito a una ventina di capi, oggi
siamo a più di 200». Dopo una
breve parentesi newyorchese, il
brand mette radici a Stoccolma. Dove si consolida anche
grazie alla collaborazione con
Gennaro Sorvillo, socio di minoranza ed ex collega di Martensson nel gruppo Sixty. Mix
di rigore nordico, influenze
giapponesi e punk rock, in Svezia 5Preview deve competere
con colossi globali del fast
fashion. «A Stoccolma sono
tutti ben vestiti, ma omologati.
Lo stile
«Ho iniziato con una
collezione di 5 capi,
oggi sono 200
L’oversize è il mio stile»
Noi puntiamo all’unicità: per le
grafiche della prossima linea
invernale mi sono chiusa in
studio per due settimane con le
mani sporche di vernice».
I must have del 2015? «Una
college jacket o un bomber,
pantaloni a vita alta o larghi genere arti marziali, felpe, kimono, borse messenger o zaini artigianali». Dopo il primo monomarca a Hong Kong, Martensson pensa a un’apertura a
Milano entro il 2016. Incoraggiata dai dati del retail, affidato
in Italia a Baco distribution:
325 vetrine nel 2015, con uno
sviluppo del 25 per cento rispetto all’ultima stagione.
Maria Egizia Fiaschetti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Sabato 3 Gennaio 2015
Previsioni
La spesa per lo
shopping scontato:
da 150 a 336 euro
TEMPI LIBERI
È iniziata in sordina la stagione dei saldi
invernali, quest’anno anticipata a ridosso del
Capodanno. Ad aprire la tornata degli sconti
ieri Basilicata e Campania, oggi le altre
regioni. Dalle associazioni dei consumatori
e dei commercianti arrivano cifre diverse
sull’impatto e sulle stime di spesa. Secondo
Confesercenti la spesa media per i saldi
dovrebbe attestarsi sui 150 euro, anche
grazie ai consumi dei turisti, che negli ultimi
anni hanno rivestito un ruolo sempre più
importante nei bilanci del commercio di fine
stagione. «Le vendite di Natale — spiega
l’associazione — sono state sottotono: il
volume è rimasto invariato rispetto al 2013,
ma lo scontrino medio ha registrato
un’ulteriore flessione. Per questo i saldi
invernali sono molto attesi: i commercianti
partiranno subito con sconti importanti».
Anche perché le vendite di fine stagione
1
2
Lo sfizio griffato
valgono circa il 20% dei fatturati annui dei
negozi. Scettico è però il Codacons, secondo
cui l’anticipazione al 3 gennaio è una misura
inutile: la spesa non supererà i 184 euro a
famiglia e solo una su tre farà compere. Per
Adusbef e Federconsumatori il giro di affari
dei saldi si attesterà a 1,61 miliardi di euro.
Per Confcommercio arriverà invece a 5,3
miliardi, con una spesa media di 336 euro a
famiglia.
Casual Chic
Taylor Swift, 25
anni, a passeggio
a New York con la
famiglia, dimostra
di saperci fare con
lo stile
1 Il montgomery
è uno dei capi
d’elezione
dell’inverno
2014/15. Ha
sostituito il
piumino che,
nella versione
tradizionale, pare
avere esaurito
un’epoca. I più
nuovi sono
mascherati da
giacche di lana
2 Altri dettagli
da copiare: la
gonna kilt con le
calze pesanti,
berretto e
girocollo
3 Il bootie,
lo stivaletto
comodo per l’uso
quotidiano
4 Per lui
il caban
doppiopetto
in lana
(foto Olycom)
4
Lo sfizio dei saldi è aggiudicarsi la scarpa a lungo
desiderata a prezzo dimezzato. Da Prada si trovano
scontati del 50 per cento tutti gli accessori della
sfilata. Come il polacchino-scarpa con catena nella
foto, ma solo quello nella versione tweed e vernice
(375 il prezzo scontato). Per chi ama le griffe e la
qualità, da non perdere il biker antifreddo con suola
carrarmato e il pelo interno: passa da 650 a 325 euro
3
31
Per lei la mini borsa
e il cappotto al ginocchio
La scarpa maschile
Lo stile maschile per lei è di tendenza. La francesina con
frangia di Tod’s è scontata del 40% (234 euro il prezzo finale)
Attenzione alle dimensioni
Il bauletto medio in nappa nera borchiata di Ermanno
Scervino è scontato del 50% (da 2.250 a 1.125 euro)
Tracollina: attenzione ai colori
La tracollina di Marc by Marc Jacobs passa da 255 euro a 178
(30%) sul sito Luisaviaroma.com. Rossa è bella per gli ottimisti
No alle maglie troppo slim o over: sono superate
O
Il cappottino, cercate l’affare
È caldo il cappotto in lana tecnica di Woolrich con
tasche a patta applicate, doppia chiusura a zip e
bottoni. Costo 579 euro, scontato del 30%. Il
capospalla è uno dei capi più vantaggiosi da
aggiudicarsi in saldo (visto il prezzo iniziale). Come
sceglierlo? Morbido, caldo, leggero. Le esperte
suggeriscono quello classico al ginocchio, capace di
sorvolare le mode
gni donna sa che i saldi rappresentano
una sorta di festa. II problema è limitare
gli errori visto che, a differenza degli
uomini, ci sentiamo irrimediabilmente
attratte dalle novità. I pezzi più convenienti in
saldo sono gli accessori, passati al primo posto
nel definire un look. L’affare è aggiudicarsi la
borsa dei sogni a metà prezzo (Tod’s, Hogan, o
Ralph Lauren...). Giampiero Tassabit, della boutique omonima di Como, suggerisce di optare
per una minibag con la catena che una volta nascosta diventa una clutch. «Le borse grandi sono
superate». Di ritorno, per le amanti del genere,
anche zainetti e secchielli. Il cappotto è il capo
d’elezione dei saldi femminili. Come sceglierlo?
Morbido, leggero, al ginocchio, la versione più
donante e capace di sorvolare le mode. Attenzione alle gonne. «Le uniche vendute quest’inverno
sono quelle a godet corte, indossate con maglioni grandi e stivaletti — continua Rosy Biffi —,
ma regalatevele solo se siete sicure di sfoggiarle
da domani». I tempi duri (e non solo quelli meteorologici) consigliano di privilegiate i capi
pratici, come i pantaloni. Il modello a sigaretta è
quello che offre più certezze. Lo sfizio? Una maglia morbida (quelle slim sono superate così come quelle troppo over) con un piccolo tocco di
oro o argento.
M.T.V.
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La felpa ironica
Costa 3 euro la felpa con il bambi scontata da H&H. Il
prezzo, durante i saldi, scende da un giorno all’altro.
Fioriscono le catene del fast fashion dove la moda si
compra a prezzi piccoli piccoli tutto l’anno e poi,
durante i saldi, la percentuale di sconto aumenta mano
a mano che si riduce la merce
Il signor Chopard: se il petrolio cala, si vendono meno gioielli e orologi
Davide Traxler e la «correlazione» di Harry Winston. «Gli Usa sono il traino, Houston la città più sorprendente»
E
leanor Florence Rathbone, sua bisavola, osò allattare in parlamento.
Non senza scalpore, erano i primi del ‘900: «Aveva ereditato il seggio dal marito,
morto in guerra». Davide Traxler, alla guida di Chopard Italia
e da alcuni mesi anche di Chopard Usa, discende da una potente famiglia dell’establishment d’Oltremanica: il premier
britannico David Cameron è figlioccio di suo zio, Tim Rathbone. «Ma è lei, Eleanor, la
grande “mente politica” di famiglia — precisa lui —. È stata
infatti la prima donna eletta al
Liverpool City Council nel 1909
e una delle prime al parlamento di Londra nel 1929. Soprat-
tutto, ha combattuto tutta la vita per la tutela delle madri sul
posto di lavoro». È stata lei a
perorare il Family Allowances
Act del 1945, dopo che nel 1909
aveva fondato la Women’s Suffrage Society di Liverpool, le
Suffragette di Liverpool.
Quanto a lui, Mr Traxler,
niente politica («anche se a Firenze mi sono divertito a spiegare a Renzi come funziona il
Politica eco
«Quest’anno
compenseremo le
emissioni di CO2 della
Mille Miglia»
nostro orologio LUC Tourbillon») e invece un solido percorso manageriale: nato a New
York nel 1968 ha tripla nazionalità (americana, italiana ed elvetica). «Diciamo che questo
imprinting cosmopolita mi è
d’aiuto oggi anche per capire le
dinamiche del business del
lusso». Già, un business sempre più globale: quali rotte
prenderanno gli affari della
gioielleria in questo 2015? «Il
mercato russo è in affanno per
le difficoltà del rublo mentre il
calo del prezzo del petrolio non
aiuta le economie mediorientali — risponde —. Risultato:
due mercati-traino degli affari
della gioielleria degli ultimi anni rallentano. Poi c’è l’Asia, Ci-
A Firenze Davide Traxler mostra a
Matteo Renzi l’orologio LUC Tourbillon
na in testa dove gli affari sono
stati ridimensionati dalla lotta
alla corruzione del presidente
cinese Xi Jinping. Conclusione:
il traino del settore saranno gli
Usa. Il consumatore americano, quando gli affari vanno bene ama gratificarsi con un acquisto importante». West o
East Coast? «New York e San
Francisco certo, ma anche in
Texas: una città come Houston
sta esplodendo in termini
commerciali. Mai come ora è
stata un crocevia di businessmen asiatici e mediorientali».
In tempi difficili, che cosa si
vende meglio? «La mia esperienza — risponde ancora Traxler — dice che quando il contesto economico si fa impegna-
tivo si continuano a vendere
pezzi di pregio, ma se ne vendono meno e soprattutto si
vendono più gioielli che orologeria. Harry Winston sosteneva
che c’è una correlazione tra
prezzo del petrolio al barile e
andamento delle vendite in
gioielleria: quando il greggio
cala sotto i cento euro, gli affari
segnano il passo».
Parliamo di Chopard. Quali
piani per il 2015? «Raddoppieremo gli sforzi in direzione della sostenibilità. L’idea 2015 è
compensare le emissioni di
CO2 delle corse che sponsorizziamo, a partire dalla Mille Miglia».
Enrica Roddolo
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Sabato 3 Gennaio 2015 Corriere della Sera
Corriere della Sera Sabato 3 Gennaio 2015
Il video
Guida
Idratare il viso?
A lezione dal
nuotatore sexy
al benessere
●Curiosando
Le «Repliche»
di Martin Margiela
Profumi
fuori dal tempo
TEMPI LIBERI
Guida, per lui, alla beauty routine quotidiana.
Come detergere il viso? E quando applicare la
crema occhi? Risposte che ClarinsMen, in
occasione dei dieci anni della linea maschile, ha
affidato ad un coach particolare, Camille Lacourt,
30 anni, campione di nuoto francese definito lo
sportivo «più sexy» delle Olimpiadi di Londra. In un
video, Lacourt spiega i prodotti e la gestualità per
applicarli. Per detergere ed esfoliare il viso bastano
venti secondi: versare il prodotto sul palmo,
emulsionarlo e con movimenti circolari distribuirlo
su viso e collo, sciacquare e asciugare. Quindici
secondi sono necessari per stendere il trattamento
giorno, indispensabile a idratare e proteggere la
pelle: il campione illustra le pressioni utili a far
penetrare i principi attivi. E sono sempre quindici i
secondi da dedicare agli occhi per far apparire lo
sguardo disteso e meno stanco.
(http://www.clarins.it/why-clarins-esperienzaconsigli/metodi-di-applicazione.html)
Freddo, così la pelle si rinforza
Sulla neve ma anche in città: i trucchi per evitare danni a volto, mani e labbra
di Giancarla Ghisi
S
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OS, a lanciarlo è la pelle
quando il termometro
tocca lo zero. «Non solo
in montagna — spiega
Antonino Di Pietro, dermatologo e direttore Istituto Dermoclinico di Milano (istitutodermoclinico.com) — ma anche in
città. L’epidermide in questo
periodo richiede maggior nutrimento per rinforzare e mantenere integro il film idrolipidico che ha la funzione di barriera». «In montagna — aggiunge
Magda Belmontesi, dermatologo, docente Scuola Superiore
Medicina Estetica Agorà di Milano (pelleedintorni.it) — c’è il
vantaggio di avere un freddo
secco, ma i raggi solari sono
più aggressivi quindi si va incontro a un foto-danneggiamento. Mentre in città pesa lo
In montagna
Un siero antiossidante,
applicato prima della
protezione, contrasta
Uva e infrarossi
smog e bisogna contrastare il
foto-inquinamento. È indispensabile una protezione specifica sempre, anche nelle giornata nuvolose. Chi vive in grandi metropoli deve affidarsi almeno ad un spf 15. Di solito è
incorporato nella crema giorno, meglio se si trova pure nel
fondotinta, cosmetico utile in
questa stagione perché oltre a
uniformare aiuta a schermare.
In montagna invece protezione
totale. Non solo: oltre a un spf
50, è preferibile un prodotto
con una texture corposa per un
effetto nutriente». Altri consigli? «Chi trascorre tempo sulla
neve, prima della protezione,
deve applicare un siero antiossidante per contrastare l’azioni
di Uva e infrarossi che arrivano
in profondità, causando l’invecchiamento precoce — risponde Magda Belmontesi —.
Non dimenticare labbra e occhi, zone molto delicate, che
necessitano di uno stick ricco
ILLUSTRAZIONE DI NATALIA RESMINI
E
nigmatiche con un
tocco vintage. Non
potevano essere
altrimenti la linea di
fragranze «Replica» di
Maison Martin Margela.
Lanciata nel 2012 si è
ampliata con un nuovo
femminile Tea Escape
Tokyo 2008 e un maschile
At the Barber’s Madrid 1992
(nella foto). «Nella moda
e negli accessori —
raccontano alla maison —
l’etichetta “Replica” è nata
nel ’94 e ha voluto
imprimere l’idea di
atemporalità. Concetto
ripreso per il percorso
olfattivo: si vogliono
imprigionare emozioni,
momenti importanti e
ricordi». Le eau de toilette
racchiuse in un flacone che
si ispira alle fiale dei
farmacisti di un tempo
hanno un’etichetta in
cotone dove sono elencate
il dove, come e quando di
ciascun bouquet. Si ritrova
la storica Flower Market
Parigi 2011 che il maestro
profumiere Jacques
Cavallier definisce «come
una passeggiata in un
mercato di fiori.
Un’armonia nella quale
nessun fiore prende il
sopravvento sugli altri e
dietro la quale si palesa un
tocco di cedro e di
muschio». O Lazy Sunday
Morning Florence 2003,
un floreale intenso e
avvolgente, con note di
mughetto e patchouli rese
particolari dal muschio
bianco, il tutto alleggerito
da una nota di aldeide che
aumenta la sensazione di
bucato lavato di fresco,
asciugato sotto il sole. E
soprattutto l’ultimo lancio
Tea Escape Tokyo 2008
armonia olfattiva ricreata
attorno alla nota del tè
caratterizzata da un tocco di
fiore di osmanto. Per lui c’è
il classico Jazz Club
Brooklyn 2013 con il suo
cocktail di rum, vetiver e
foglie di tabacco e la novità
At The Barber’s Madrid
1992. Il «naso» Louise
Turner racconta: «Mi sono
ispirata al ricordo di mio
padre che si preparava al
mattino. Le note
aromatiche della lavanda
mescolate all’odore della
schiuma da barba, con in
più le note mandorlate
della fava tonka e l’intensità
del muschio bianco».
G. Gh.
33
di vitamine oltre al filtro solare
totale. Evitare alla pelle, soprattutto se si soffre di fragilità capillare, stress da vasocostrizione e vasodilatazione con passaggi repentini dal freddo al
caldo. Cercare un graduale acclimatamento: se serve, scaldare il viso con le mani. Dopo l’attività sportiva è consigliabile
utilizzare un prodotto lenitivo,
che non sostituisce la crema da
notte, per chi ha problemi di
couperose e arrossamenti sono
utili maschere con estratti termali, ma anche acido ialuroni-
co o boswelico. Mai fare a meno dei guanti. Le mani, che già
subiscono aggressioni quotidiane per i ripetuti lavaggi, in
questi mesi hanno bisogno di
essere nutrite costantemente
con prodotti a base di bisabololo, acquaporine, lanolina, vitamina E».
Comfort e isolamento termico per viso, mani, corpo. Meglio giocare d’anticipo. «La
ginnastica vasale forzata —
spiega Mariabruna Zorzi (mariabrunabeauty.it) — è un vero
stress per la pelle. Affidarsi a
A casa
Il bagno secca troppo
la pelle, eliminando
il filtro idrolipidico
Meglio la doccia
ingredienti anticianositi, come
mirtillo, vitamina A e P4 che riparano i vasi. E al fai da te con
impacchi tiepidi, almeno una
volta al giorno, a base di camomilla con l’aggiunta di scorze
d’arancia, oppure malva o fiordaliso. Si preme il decotto su
viso e occhi. Completare il trattamento con una maschera,
sempre con sostanze calmanti
come tiglio, rosa nera, alghe
marine. Un consiglio: alleggerire l’acqua, spesso troppo ricca
di cloro che tende a seccare la
pelle, con un cucchiaio di bicarbonato».
«Bisogna prendere l’abitudine — aggiunge Belmontesi —
così come si mette e toglie il
piumino, di ripetere durante la
giornata l’applicazione di crema e anche fondotinta». Attenzione particolare merita la detersione.
«Due sono i punti fondamentali — spiega Di Pietro —:
durante i periodi freddi preferire la doccia al bagno e non restare più di due minuti sotto
l’acqua che non deve avere una
temperatura superiore ai 27-28
gradi. Questo per non eliminare il naturale film idrolipidico
necessario per l’elasticità della
cute e ritrovarsi con la pelle
secca. Affidarsi a detergenti delicati: acqua calda e sapone è
un mix aggressivo. Se proprio
non si può fare a meno del bagno, prima di immergersi,
spalmare dell’olio su tutto il
corpo: anche semplice olio di
oliva, ricco di ceramidi, certo
l’acido oleico non è molto profumato ma è estremamente
nutriente e va a ricompattare le
cellule cornee. In alternativa si
può scegliere l’olio di lino».
«Per il viso — prosegue —
sono indicati latte e oli detergenti, oppure soluzioni micellari. Ci sono creme di ultima
generazione a base di un attivo
brevettato, il fospidin, complesso formato da fosfolipidi
estratti dalla soia e glucosamina, con efficace azione rigenerante sui tessuti cutanei perché
favoriscono l’idratazione e aiutano a mantenere integro il
film idrolipidico e di conseguenza rinforzare la pelle».
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La maschera con gli elettrodi da collegare all’iPhone
Si scarica l’app che attiva un trattamento di dieci minuti. Il nuovo «gadget» dal Giappone
A
ncora una volta lo smartphone arriva in aiuto.
Adesso nel campo dell’estetica. L’idea è di
Shiseido, che, in Oriente, è un
impero non solo nel settore della
bellezza ma anche nella ristorazione e nel food e che sicuramente porterà a cambiare abitudini e gesti. Infatti, l’azienda
giapponese, primo gruppo in
Asia nello skincare e che vanta
ben otto centri di ricerca, ha unito la sua esperienza centenaria
nella formulazione cosmetica alla tecnologia lanciando una particolare soluzione di bellezza:
Haku i-Device, maschera per il
viso che funziona collegando i
due elettrodi al proprio iPhone e
scaricando un’apposita app per
attivare un trattamento di dieci
minuti che agisce sugli inestetismi.
È tutto molto semplice. Per intensificare il risultato si può applicare una base di crema abituale, quindi si procede fissando sul
viso la maschera di cotone completa di una coppia di elettrodi e
di un jack che devono essere fissati all’iPhone, e non resta che
mettersi comode e scaricare
Come agisce
L’idea è di Shiseido, fa
tutto da sola: purifica,
contrasta le macchie,
stimola l’idratazione
Sul viso
La maschera
in cotone di
Shiseido con i due
elettrodi da
collegare
all’iPhone. Per ora
è in vendita in
Giappone (o sul
sito giapponese di
Shiseido). Presto
in Italia
l’app che fa tutto da sola: purifica
l’epidermide, contrasta macchie
e stimola l’idratazione. Ogni confezione è già completa di maschera ed elettrodi e facili spiegazioni per collegarsi all’app.
Addio a cetrioli e maschere di
vecchia generazione. Tecnologia
e esperienza cosmetica permettono di ottimizzare i tempi e poter usufruire di un trattamento
da istituto anche a casa. Unico
problema: la maschera dal nome
futuristico è, al momento, in
vendita solo in Giappone, ed è
diventato l’oggetto più richiesto
per chiunque si appresta a volare
nel paese del Sol Levante. In Italia nei prossimi mesi.
G. Gh.
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Sabato 3 Gennaio 2015 Corriere della Sera
TEMPI LIBERI
La mostra
Abitare
Questa è la mia casa
Volti
Fino al 31 gennaio, la mostra «Paris Match: Henri Samuel and the
Artists he commissioned, 1968-1977» alla Galleria Demisch Danant
di New York, propone le idee innovative di Henri Samuel (1904–
1996, nella foto), uno dei maggiori artisti dell’arredo. Di origini
francesi, negli anni 60 e 70, riuscì a «inventare» uno stile per alcune
delle famiglie più in vista, come i Rothschild e i Vanderbilt, portando
nelle case le opere degli artisti contemporanei. L’esposizione si basa
su accostamenti di pezzi di varia natura, per raccontare l’eclettismo
di Samuel, che amava mescolare gli stili: dalla console «Elice»
di François Arnal (1968) alle sedie firmate da Sanejouand (1971).
Così Henri Samuel
arredava con l’arte
contemporanea
Nordica e liberty: la villa sul lago
ha ritrovato la bellezza vissuta
Paolo Schmidlin e l’affascinante recupero di una dimora lombarda
Dall’alto: in
camera, un
manichino con
un abito di
inizio ‘900: era
della contessa
belga Nelly
Pierreard,
prima
proprietaria
della villa; uno
dei putti posti
all’ingresso.
A destra, Paolo
Schmidlin
accanto
a un busto
femminile
della fabbrica
viennese
Goldscheider
S
ette minuti di funicolare e siamo a Brunate, settecento metri
sopra il lago di Como,
località di agiate vacanze e oziose solitudini dai
tempi della Belle Époque. Famosa per i boschi, le sorgenti e
le superbe ville in stile eclettico
e liberty, quasi tutte costruite
in luoghi appartati e con vista
mozzafiato, tant’è che ancora
oggi Brunate è chiamata il
«Balcone delle Alpi». Tira aria
di neve, e i pini e le statue solitarie del giardino di Villa Pierreard Marinoni Schmidlin rabbrividiscono sotto la galaverna.
Tre piani slanciati in verticale lungo la strada che dalla parrocchiale di sant’Andrea porta
alla passeggiata del Pissarottino, la zona più chic di Brunate.
Esterni affrescati e preziosamente rifiniti in ogni smusso
di spigolo, cancelli in ferro battuto (presumibilmente di Alessandro Mazzucotelli, il più bravo dei ferrobattutisti liberty),
terrazzi aggettanti sul vuoto, a
«nido d’aquila», la casa — una
versione europea e lacustre
della solitaria villa americana
Uomini&oggetti
E Breuer
mise «la bici»
in poltrona
Ma che fatica
trovare
il tubolare
di Edward Hopper? — fu costruita alla fine degli anni Dieci
per una contessa di origine belga, Nelly Pierreard. Lo stile infatti è quasi nordico, floreale
solo a metà, più che ai nostri
D’Aronco e Sommaruga fa pensare alle linee moderniste di un
Van de Velde o addirittura di un
Horta. «Una casa splendidamente complicata. Causa di
fortissimo amore da vent’anni
— confessa Paolo Schmidlin
—. Quando la vidi era in stato
disastroso, abbandonata al suo
destino, come tante bellissime
ville e alberghi del passato, e
non solo a Brunate. Penso all’Hotel Des Bains, al Lido di Venezia, memorie viscontiane
abbandonate alla desolazione.
O al Bellevue di Andermatt, nel
cantone di Uri, lo visitai qualche anno prima che fosse abbattuto nel 1986 con una carica
di esplosivo. Ne restai affascinato, l’albergo sembrava riposare, come una vecchia nobildonna stanca di vivere. Riuscii
a recuperare qualche cimelio».
Poi, l’artista-proprietario
continua: «Alcuni accessori da
bagno, in vetro e metallo cromato, sono ora a Brunate. Con
qualche piatto con il fregio dell’Hotel in blu e oro, qualche
cornice e due appliques che ho
collocato all’ingresso della villa. E così, quando acquistai casa Pierreard, decisi che avrei
cercato di recuperare la perfezione di tanta bellezza ma senza infierire, lasciandole tutte le
sue belle rughe. Ha in mente
Anna Magnani? “Ci ho messo
una vita a farmele venire” diceva». Bellezze vissute, nella camera padronale, accanto al letto appoggiato a un tendaggio
di succhi d’erba, speculare a un
busto femminile di Goldscheider, i ritratti delle nonne, quella materna (Erna Biser, svizzera
tedesca), bionda con gli occhi
azzurri, e quella paterna, bruna
con lo sguardo imperioso (Anna Reinhardt, celebre designer
di mobili, negli anni 20) «è
morta nel 2006 a 102 anni, ma
non è mai stata vecchia».
Paolo Schmidlin è un artista
sensibile. Sempre alla ricerca
del tempo perduto. Ama i luoghi in ombra, la polvere, le rose
fané, le bellezze sfiorite. È un
autore molto apprezzato da
Vittorio Sgarbi, con cui sta allestendo una mostra a Ravello.
Tra i progetti del 2015 c’è una
rassegna dedicata a Marilyn
Monroe, splendida ancorché
priva di vita e scolpita nel suo
momento terminale, in preparazione in Lichtenstein. E le
Atmosfera
La villa di
Brunate sul lago
di Como: nella
foto grande, la
zona lettura in
stile liberty;
dall’alto, la
cucina; il salotto
«orientale»;
l’esterno della
villa; la scala a
chiocciola con
gli affreschi
Fotoservizio di
Marco Scarpa/
Skorpionpress
Scelte
«Ho voluto far
rinascere la perfezione
di casa Pierreard
rispettando le “rughe”»
sue «Lana Turner» e «Joan
Crawford», in versione agé, saranno parte di un progetto dalla tematica intrigante dedicato
alle vecchie star hollywoodiane. A Brunate Schmidlin non
lavora, ma pensa i progetti che
poi realizzerà nello studio milanese. Pensatoio è però un termine riduttivo. Il liberty riportato a nuova vita nella casa di
Brunate si articola sulla personalità del suo proprietario come una seconda pelle. Ogni locale è un catalizzatore di memorie. Un percorso dal pubblico al privato a cui si accede
salendo la scalinata in marmo
che s’inerpica dall’appartamento cinese al piano terra, un
salotto orientale che è luogo di
relax, di conversazione e lettura, all’area più intima, che Schmidlin definisce «mistica e spirituale» al secondo piano.
«La casa è un’allegoria del
percorso della mia vita. Quello
che succederà al terzo piano
non lo sappiamo. È un contenitore vuoto, se capita l’affitto.
Ma solo per brevi periodi».
Melisa Garzonio
© RIPRODUZIONE RISERVATA
di Marco Vinelli
N
el 1925, neanche venticinquenne, Marcel
Breuer era già direttore
del laboratorio di falegnameria
del Bauhaus a Dessau. Ma il suo
interesse era attirato dal tubolare metallico quale materiale
innovativo per realizzare mobili moderni prodotti in serie.
L’ispirazione gli era venuta
osservando il manubrio della
sua bicicletta (di cui si trova
«memoria» nella parte superiore dello schienale di sedie e
poltroncine), così chiamò Adler, azienda produttrice di biciclette, per farsi mandare una
fornitura di tubi al laboratorio
di Dessau. Questa trovò assurda la domanda e non rispose
nemmeno. Le acciaierie Mannesmann, invece, inviarono
prontamente la fornitura richiesta. Così, grazie all’aiuto di
un meccanico dell’azienda aeronautica Junker, Breuer poté
realizzare la prima poltroncina
in tubolare metallico al mondo. La prima versione poggiava
su quattro gambe, richiedeva
numerose saldature ed era difficile da produrre, così seguirono altri prototipi fino alla versione definitiva, la terza nel
1927, che prese il nome di B3.
La B3 risentiva dell’influen-
Visionario Marcel Breuer (19021981) sulla sua «B3» nata nel ‘27
za della Red&Blue di Gerrit
Rietveld nel 1917, in cui la tradizionale poltrona era stata
«spogliata» e scomposta secondo piani elementari e pochi
elementi strutturali. La B3 occupava uno spazio pressoché
cubico ma grazie al telaio tubolare risultava leggera, una presenza discreta per qualsiasi
ambiente. La B3 nella versione
finale aveva eliminato le saldature ed era dotata di pattini,
schienale tubolare in acciaio
chiuso e accessori che richiedevano solo di essere avvitati.
Sedile e seduta erano in Eisengarn, un tessuto trattato in
modo da renderlo lucido e resistente. Nel 1962 Dino Gavina
chiese a Breuer (ed ottenne) di
poter produrre i suoi mobili in
metallo e per l’occasione la B3
prese il nome di Wassily, quale
omaggio a Kandinskij, anch’egli docente a Dessau, a cui
Breuer aveva mostrato la B3 in
anteprima, ricevendone lodi.
La Wassily entrò in produzione con lievi modifiche, approvate dall’autore rispetto alla
versione del ‘27, tra cui la sostituzione dell’Eisengarn con la
pelle. Oggi la Wassily è un classico ed è prodotta da Knoll.
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Corriere della Sera Sabato 3 Gennaio 2015
TEMPI LIBERI
Aperture
Abitare
Si è inaugurato nel dicembre scorso il nuovo showroom milanese di
Driade in via Borgogna 8 (nella foto: «Glacette Porta Nuova» di Fabio
Novembre, uno degli ultimi prodotti). Il progetto è stato interamente
realizzato dallo studio David Chipperfield Architects ed è la prima
espressione del lavoro congiunto tra l’azienda e il nuovo art director,
Chipperfield, appunto. Lo spazio si sviluppa su una superficie di circa
500 metri quadrati disposti su tre livelli e con un dehors esterno. Il
nuovo punto vendita vuole essere non solo un negozio ma anche
una vera galleria espositiva. Qui verrà proposta una selezione di
oggetti e arredi, da quelli «iconici» alle ultime novità prodotte.
Driade, a Milano
il nuovo showroom
firmato Chipperfield
Le idee
35
●Dietro il giardino
di Carlo Contesso
Così da una foglia
«incidentata»
nasce una pianta
da regalare
S
Quei detective del valore artigiano
Una nuova piattaforma per creare una mappa del saper fare italiano nelle botteghe
«Non ci interessa l’e-commerce, quello che importa è trasmettere l’esperienza»
U
na fonderia all’opera
come una fucina di
Vulcano, vecchi telai
su cui prendono corpo trame moderne, il
fumo che nasce dalla stagnatura di un’elegante casseruola in
rame, lane colorate trasformate in feltro da mani operose.
Botteghe, nelle quali la presenza dell’uomo è tangibile. E una
serie di immagini che le raccontano, assieme ai loro «padroni di casa»: gli artigiani.
Nello spazio in coworking
alla Centrale Fies, non lontano
da Trento, Eleonora Odorizzi e
Andrea Miserocchi sono alle
prese con gli ultimi ritocchi su
alcuni screenshot. Schermate
di volti, luoghi, testi narrativi: a
colpo d’occhio sembrerebbe
un portale simile ad altri, nati
per promuovere le eccellenze
artigianali italiane. Ma, navigando tra le pagine web, nes-
1
4
2
5
3
6
A breve online
«Italian Stories» da
metà gennaio: un’idea
di Eleonora Odorizzi
e Andrea Miserocchi
suna traccia di oggetti da acquistare. Eppure qualcosa da
comprare c’è. «Un’esperienza.
Il racconto di una bravura. Antiche competenze svelate. Da
provare di persona, sul posto»,
spiegano Eleonora e Andrea,
architetti, coppia nella vita e
sul lavoro, ideatori della piattaforma (a breve online, grazie a
un finanziamento della Comunità europea) «Italian Stories»
(www.italianstories.it).
C’è il ceramista, un’orafa, chi
fa mobili decorati o i cappelli, il
tornitore, il panettiere, chi realizza passamanerie: «Artigiani
diversi ma con un elemento in
comune: la voglia di entrare in
relazione con chi li andrà a trovare, e di condividere un momento del proprio lavoro».
Un’idea semplice — offrire una
visita e un’attività in una botte-
La rete, usata come piattaforma di scambio a 360 gradi:
«Facebook e Instagram, per
creare una community di appassionati, viaggiatori ma anche di artigiani: molti ormai
usano i social ma senza sfruttarli al meglio, invece noi li
spingiamo a farlo per condividere informazioni, incrociare
contatti. E avere una finestra
verso l’esterno: aiuta a trovare
stimoli per innovare», dice Eleonora, la più nerd del gruppo:
«Noi stessi lavoriamo col web;
siamo in otto tra il Trentino e
l’Abruzzo, più altri in giro alla
scoperta di nuove botteghe:
“ambasciatori” che stiamo incrementando attraverso la rete,
per averne in tutt’Italia».
In questi giorni l’avvio della
piattaforma («Solo per gli artigiani, perché imparino a gestire la propria pagina e le prenotazioni delle visite») e poi via li-
La consapevolezza
«La vendita? Arriva se
si sa comunicare:
i creatori sottovalutano
ancora questo aspetto»
7
Al lavoro
In alto Eleonora Odorizzi e Andrea
Miserocchi nel loro ufficio in
coworking alla Centrale Fies di Dro
(Trento, foto Matteo Rensi). Qui
sopra: 1 Il rame della famiglia
Navarini; 2 La fonderia Dorigatti;
3 Il mastro liutaio e violoncellista
Gianmaria Stelzer; 4 L’orafa
Federica Pallaver; 5 Macmamau,
specializzati in arredi e
decorazioni; 6 La ceramista
Giorgia Brunelli; 7 Su Marmuri,
cooperativa tessile; 8 Lucia
D’Amato che lavora il feltro;
9 La ceramica tradizionale di
Bontempo (foto Claudia Corrent)
8
ga italiana — che per la prima
volta mette in luce la persona, e
non l’oggetto: «È stato lo scoglio contro cui ci siamo scontrati: gli artigiani fanno fatica a
staccarsi dal concetto del prodotto da vendere e a vedere un
valore nel trasmettere il proprio sapere», raccontano loro,
che hanno selezionato da soli il
nucleo di avvio (una trentina di
botteghe) per un test in prima
persona. Tipologie varie, con
alcuni punti fermi comuni: «La
storicità, l’unicità del manufatto, la presenza di un piccolo
museo, la rilettura in chiave
moderna di competenze classiche, il legame con il territorio».
E proprio quest’ultimo
9
aspetto apre un ulteriore scenario: «Molte botteghe si trovano in località sperdute, in un
bosco, tra le valli ma persino
dentro cortili di vecchi edifici
nelle città. Andare a scoprirle
diventa l’occasione di un grand
tour in luoghi inaspettati.
Spesso accompagnati dagli
stessi artigiani». Il panettiere
produce con grani antichi coltivati e macinati da lui, il liutaio
sceglie di persona il legno giusto nei boschi vicini, il ceramista dipinge motivi storici con
pigmenti di derivazione locale:
«Realtà uniche, perché basate
su tipicità geografiche e culturali: anche questo diventa ingrediente dell’esperienza».
bera a tutti: «Su Facebook già
da mesi ci chiedono le esperienze in bottega, si propongono. Un videomaker francese ci
ha scritto per realizzare un film
tv di 5 minuti con 5 storie come
esempio di saper fare italiano». Come dire, dal reale al virtuale, andata e ritorno.
Dalle prime 30 botteghe
l’obiettivo è averne entro l’anno
online un centinaio («Le abbiamo già scelte») ma il vero traguardo è un altro: «Contribuire
a creare la consapevolezza del
valore di essere artigiano, come succede in molti paesi del
mondo, attraverso la possibilità di far circolare idee e competenze. In rete e sul territorio».
Chissà che la rivincita dei
maker italiani non passi da qui.
Silvia Nani
© RIPRODUZIONE RISERVATA
eppur con certe
restrizioni i mercati
di fiori talvolta
aprono la vendita
al dettaglio. Se ve n’è uno
dalle vostre parti val la pena
farci un salto, non si sa mai
cosa si può trovare. Per
capriccio vi ho preso due
violette africane dai fiori
bianchi col margine verde e
finemente increspato.
Avevo già un certo
bagaglio, viaggiavo
in treno e la vegetazione
succulenta delle
Santpaulia è piuttosto
fragile, ma me n’ero
incapricciato e le ho
aggiunte al resto.
Mi hanno seguito per
mezza Italia finché non
sono arrivato a casa dove,
guarda guarda, mi sono
accorto che due foglie
s’erano staccate con appena
pochi millimetri di
picciolo. Mannaggia. Ma le
Santpaulia, come gli
Streptocarpus, possono
esser riprodotte da talea
fogliare, in teoria
servirebbe un po’ più di
picciolo ma non avevo nulla
da perdere a provarci.
Bilanciate su una tazzina di
caffè colma d’acqua che le
lambiva appena, alla luce
presso una finestra a est, in
meno di un mese hanno
prodotto entrambe un
ciuffetto di radichette
nuove. Le ho invasate con
compost senza torba,
mischiato con altrettanta
fibra di cocco che drena
bene pur mantenendo un
po’ di umidità, e a breve se
tutto continua per il verso
giusto spunteranno le
prime minute foglioline
delle nuove piante. Saranno
esattamente uguali alla
madre, e ben coltivate
potrebbero fiorire in meno
di un anno. Ecco, alle volte
anche un piccolo incidente
può trasformarsi in
un’occasione per fare del
giardinaggio comodamente
in casa, e finire con un
pianta in più da regalare.
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36
Sabato 3 Gennaio 2015 Corriere della Sera
Corriere della Sera Sabato 3 Gennaio 2015
TEMPI LIBERI
Controcopertina
27esimaora.corriere.it
Famiglie
Secondo la prima biografa delle Femen, Galia Ackerman, l’età
dell’oro del movimento è passata. Per tenere viva l’attenzione
hanno dovuto combinarle sempre più grosse, prendendo di
mira sempre più spesso la religione cattolica. «L’estremismo
però erode i consensi», scrive Anna Meldolesi. Ed è così che
Inna e le altre si sono viste scaricare dal partito socialista e
dagli opinionisti più influenti di Francia. «Non perché le
37
Le Femen? Modello superato. L’estremismo erode i consensi
Femen siano delle barbie isteriche ed esibizioniste, come
vorrebbe qualcuno. Ma perché sono delle performer e non
delle teoriche: la loro esistenza dipende dalla presenza delle
telecamere». Le basi finanziarie del gruppo intanto
traballano: quante magliette dovrebbero vendere se ogni
manifestante fosse costretta dai tribunali a pagare qualche
migliaio di euro dopo ogni performance?
●Identikit
di Luisa Pronzato
Figli dell’hip hop
o Tony Manero
Quello che la danza
racconta (di noi)
E
40enni che non crescono
È la sindrome di Hugh Grant
Il libro
«La sindrome
di Hugh Grant»,
romanzo di
Daniele
Cobianchi
(Mondadori).
L’attore inglese
(nella foto
a destra
con Drew
Barrymore),
un lungo
curriculum di
successi e di
conquiste
femminili, è il
«campione»
di questa
nuova tipologia
di 40enni,
entusiasti della
tecnologia ma
allergici alle
responsabilità
A
lzi la mano il 40enne
«non adulto». Quello
che passa le giornate
sui gruppi di Whatsapp, chatta su Facebook, si entusiasma per l’ultimo gadget
tecnologico e organizza le serate tra eventi e aperitivi. Al matrimonio ci ha pensato, ma
quando è arrivato il momento,
si è tirato indietro. Si sente giovane dentro, anche se è più vicino all’età della pensione che a
quella dell’università. Vuole divertirsi, circondandosi di amici
nella stessa situazione. Di simili over 40 ne conosco tanti.
Francesco, 48 anni e un buon
lavoro in un’azienda del food.
Oppure Dario, 42 anni, ingegnere informatico. E ahimè,
nel target ci sono anch’io. Lo
confesso: ho la sindrome di
Hugh Grant. Sono sfuggita alla
responsabilità di una famiglia
(ho lasciato il fidanzato 20
giorni prima delle nozze) e, come l’attore inglese, pretendo di
continuare la mia vita senza
troppi cambiamenti, perché
tanto c’è tempo. Alla tenera età
di 44 anni. Insomma, non sono
cresciuta. Preferisco comprare
abiti nei negozi per bimbi, dove trovo le minigonne cortissime, e disegno ancora i cuoricini sull’agenda, accanto agli appuntamenti di lavoro.
A descrivere il prototipo del
baby-adulto alla Hugh è Daniele Cobianchi (scrittore e vicepresidente dell’azienda McCann) nel divertente romanzo
«La sindrome di Hugh Grant».
Qui, il personaggio principale
si chiama Thomas Rimini, ha
un po’ l’animo dell’autore (autobiografico?) e rappresenta
un’intera generazione di nonmaturi-con-le-rughe, poco inclini al compromesso. «No» al
sabato pomeriggio al supermercato. «Sì» al weekend fuori
città.
Cercano l’amore
ma rinviano impegni
e responsabilità
E la metà sono donne
La differenza tra un Peter
Pan e uno Hugh Grant? «Il primo vuole rimanere un eterno
bambino — spiega Cobianchi
— mentre il secondo non ha la
capacità di crescere, pur volendo. Thomas è alla disperata ricerca della normalità, che non
trova, perché punta alla perfezione». Secondo lo psicologo il
fenomeno dipende dall’abitudine a procrastinare. «È legato
alla performance umana di riuscire nella vita e nel lavoro —
sottolinea Marco Depolo, psicologo dell’università di Bologna —. C’è la paura di fallire, di
conseguenza gli impegni si
●Tendenze
di Costanza Rizzacasa d’Orsogna
Mordiamoci la lingua e torniamo al telefono
È l’era del mordersi la lingua, e basta farsi un giro su Twitter per capirlo.
Ruffianerie ai potenti, banalità, gattini: un campionario di frustrati autocensori. Ci siamo (finalmente?) resi
conto che tutto ciò che postiamo ha
conseguenze, ingiuste o sacrosante
poco importa. Che una manciata di caratteri può rovinarti l’esistenza. Bersaglio di un nugolo di troll, presi di mira
dal politico che abbiamo osato criticare. Vittime dei nostri stessi gadget. Ma
chi te lo fa fare?
«Riscopriremo le gioie del telefono
analogico», ironizzava il New York Times all’indomani del cyberattacco
contro Sony. Mentre Slate pubblica a
monito il doloroso racconto di un reporter licenziato per un tweet («Come
ho potuto, padre di due figli, essere
così miope ed egoista da rischiare uno
stipendio per il mio narcisismo?»). Finita l’età dell’innocenza. Condividere
il flusso dei nostri pensierini è stato
divertente, chiosa Medium, ma se una
battuta può costarci la carriera, una foto la reputazione, allora viva il «non lo
posterò». Perché Internet è come il
cortile della scuola, ma con miliardi di
studenti.
L’hacker delle foto «nature» di Scarlett Johansson sconterà dieci anni, ma
quegli scatti sono ovunque. È la comunicazione digitale, e non la puoi fermare — e siamo stati noi a renderla
così. Nessun luogo è sicuro. Le foto di
Snapchat non si autodistruggono del
tutto, app dell’anonimato come Whisper registrano tutti i nostri movimenti. Così i social diventano una spirale del silenzio. Postiamo ciò che è
innocuo, non retwittiamo neanche
più. Non solo conformismo: è salvare
la pelle. Pazienza se si uccide quella libertà di cui Twitter & C. s’erano fatti
una bandiera, che tanto non lo erano
davvero. Ma questo tienitelo per te.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
spostano in avanti». L’atteggiamento ha pro e contro. «Il rimandare può essere un meccanismo di difesa — precisa Depolo —, in attesa del momento
giusto, oppure può diventare
controproducente, perché
“raccontarsela” vuol dire prendersi in giro da soli».
Quando ho comprato il titolo di Cobianchi, pensavo di leggere qualcosa sul mio ex. Luca:
44 anni, dirigente in una grande multinazionale. Manager
perfetto, senza una vita privata.
Nessuna relazione lunga alle
spalle, tanto meno una convivenza. Le informazioni sul romanzo mi hanno dato questa
impressione: «Quarantenni disperati, adulti bambini, felici
depressi, sognatori disillusi,
innamorati alla ricerca dell’amore. E quando l’opaca lucidità di non tradire se stessi li
sbatte per terra, è la fragilità a
prendere il sopravvento, e a dar
loro la forza di rimettersi in
piedi». Ecco Luca. Invece, fin
dalle prime pagine, ho capito
che il romanzo parlava di me.
Thomas sono io, come molti
miei coetanei a Milano. Uomini
e donne.
«Ho dovuto calcare un po’ la
mano per caratterizzare il protagonista principale — sottolinea Cobianchi — mettendogli
uno spritz in mano e mandandolo a una festa Anni Settanta.
Dargli una superficialità che
non ha. Perché Thomas si rende subito conto di non avere le
phisique du role, né la testa. Ha
la libertà e non se la gode. Si
sente vuoto. Lì, inizia il suo
dramma». Ho letto il romanzo
d’un fiato, cercando il lieto fine. Nelle ultime pagine il personaggio riflette sui suoi errori
e finalmente matura. Ok, c’è
speranza.
Paola Caruso
© RIPRODUZIONE RISERVATA
stroversi, gli
appassionati di ritmi
caraibici, timidi, i
ballerini di trenini,
macarene o meneito,
impegnati e puntigliosi,
quelli di danza moderna.
Nel ballo si esprimono
emozioni, personalità e
caratteri. Li raccontano i
movimenti del corpo che
definiscono forme e
messaggi dei passi e della
cultura che si crea intorno a
ogni tipo di danza dando
vita a gruppi che si
riconoscono
dall’abbigliamento agli stili
di vita. Vere e proprie tribù
che si posso identificare
sia tra chi balla per
competizione sia tra chi lo
fa per divertimento. Uno
studio condotto da Just
Dance 2015, il videogioco
di ballo creato dagli
sviluppatori di Ubisoft, ha
coinvolto un centinaio di
maestri di danza per
definirne caratteristiche e
profili. Ribelli i
rock’n’rollers e i figli
dell’hip hop anche se con
sfumature diverse:
conoscenza del panorama e
della storia musicale
approfondita, i primi
considerano la musica
sfogo e strumento di
contrapposizione sociale.
Protagonisti di una
«ribellione positiva» e
determinati nel
raggiungere i loro obiettivi,
i secondi sono soprattutto
bastian contrari che
pensano di cambiare il
mondo attraverso parole e
passi. I ballerini di danza
moderna possiedono
spesso personalità precise e
schematiche che mettono
in campo con una grande
capacità di concentrazione
nel lavoro e
nell’allenamento. Potrebbe
infastidire quel controllo in
ogni occasione ai piedi (per
assicurarsi che siano
disposti sulle 10.10), ma è
parte di una tendenza alla
precisione sia per quanto
riguarda le coreografie si
per la forma estetica. Quasi
quanto i Tony Manero,
danzatori del sabato sera
che sfoggiano elaborate
acconciature e look alla
moda. Discotecari frenetici
e spudorati al buio del
locale. In realtà timidi e
insicuri, individualisti che
finiscono per ballare da soli
accanto alle casse. I
Latinisti, ovvero gli
eccentrici dei passi latinoamericano, mostrano il
temperamento gioioso con
abiti fasciati e pieni di
strass delle donne e
camicie sbottonate degli
uomini. Il loro carisma sta
soprattutto nella tendenza a
contagiare chiunque li
avvicini nella visione
colorata del mondo e nella
danza.
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38
Sabato 3 Gennaio 2015 Corriere della Sera
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Corriere della Sera Sabato 3 Gennaio 2015
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La Lente
di Massimo Sideri
Amazon nel 2014
perde il 22%?
Una teoria
«salva» Bezos
N
on guardate
all’andamento delle
azioni in Borsa
perché se quando saliranno
del 10% riuscirete magari a
sentirvi più intelligenti del
10% quando scenderanno vi
sentirete più stupidi del
10%. Mao Tse-tung? No, Jeff
Bezos. Il fondatore e
azionista di Amazon
racconta spesso la sua
teoria sull’indice azionario
ai propri dipendenti: Wall
Street, insomma, sarebbe
come un pericoloso
termometro che misura le
capacità psicoattitudinali di
chi possiede la titolarità
delle azioni facendogli
credere di poter controllare
il proprio conto in banca e,
dunque, il proprio destino.
Come ricetta psicoazionaria non solo è
originale ma nasconde
anche un innegabile fondo
di verità. Però il 2014 deve
avere messo a dura prova lo
stesso Bezos e la sua
formula: per Amazon è
stato un anno nero, anzi da
potenziali «Stupidi al
quadrato» a dare credito
alla sua teoria.
L’amministratore delegato
di Amazon ha perso 7,4
miliardi di dollari con il
calo delle azioni della
società, che nel 2014 hanno
perso il 22%. Per Amazon è
l’anno peggiore dal 2008,
quando i titoli avevano
perso il 44%. A fare i conti è
stato il Wall Street Journal:
Bezos ha 84 milioni di
azioni, il 18,3% della società,
con un valore attuale di 26,1
miliardi di dollari. Fortuna
che Bezos lo aveva detto in
tempi non sospetti.
@massimosideri
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Effetto Bce, euro e spread ai minimi
Draghi ai tedeschi: deflazione pericolosa quanto un’alta inflazione. Interventi straordinari
Il cambio scende a 1,20. Differenziale con i Bund a 125 punti. Milano in rialzo dello 0,46%
Parla direttamente ai tedeschi il presidente della Bce,
Mario Draghi: è l’opinione publica di Berlino che va convinta
che «i prezzi in calo sono pericolosi tanto quanto un’alta inflazione» e che dunque rientra
tra i poteri della Bce comprare
anche titoli di Stato. «Il rischio
di non rispettare il nostro mandato sulla stabilità dei prezzi è
più alto di sei mesi fa», ha spiegato Draghi in un’intervista al
quotidiano Handesblatt, ricordando che da mesi l’inflazione
in Eurozona è a 0,3% contro un
livello del 2% stabilito dai trattati: il rischio di deflazione
«non è escluso ma è limitato».
Per i mercati è stato un indizio ulteriore che la Bce si prepara al quantitative easing
(Qe), cioè all’immissione massiccia di liquidità sul mercato
attraverso l’acquisto di titoli
pubblici, sia pure non direttamente dagli Stati. La riunione
del consiglio della Bce del 22
gennaio potrebbe essere decisiva, anche se resta l’incertezza
visto che tre giorni dopo si terranno le elezioni in Grecia.
«Siamo nella fase tecnica di
preparazione per modificare le
dimensioni, la velocità e la
composizione delle nostre misure all’inizio del 2015, se queste dovessero essere necessarie, per reagire a un periodo
troppo lungo di bassa inflazione», ha spiegato Draghi in riferimento al Qe. E in questo«esiste unanimità in seno al Consiglio direttivo della Bce».
Tre mesi a Piazza Affari
FTSE MIB
LO SPREAD BTP/BUND
19.918
CAMBIO EURO-DOLLARO
Ieri
125 punti base
Ieri
+0,62%
175
Ieri
1,20052 (-0,80%)
1,30
19.529
1,28
1,26
18.751
1,24
125
18.362
di Federico De Rosa
1,22
17.973
100
13 27 10 24 8 22
ott
nov
dic
1,20
13 27 10 24 8 22
ott
nov
dic
13 27 10 24 8 22
ott
nov
dic
d’Arco
La parola
● Il
quantitative
easing è
l’immissione di
liquidità nel
sistema
finanziario
attraverso
l’acquisto di
titoli, compresi i
bond di Stato.
La Bce
potrebbe
varare il Qe
accanto alle
misure già in
atto come i
prestiti alle
banche Tltro e
gli acquisti di
titoli Abs e
covered bond
La conseguenza delle parole
di Draghi è stata comunque
che l’euro si è ulteriormente indebolito sul dollaro scendendo
ai minimi da 4 anni e mezzo a
1,20; lo spread btp/bund è sceso a quota 125 e il Bonos spagnolo è sceso sotto quota cento. Anche le Borse, nella prima
seduta dell’anno, hanno reagito bene, almeno quelle dei Paesi potenzialmente più interessati dal Qe: Milano +0,62%, Madrid +0,80%, Atene +1,2%, mentre hanno chiuso in lieve calo
Francoforte e Parigi.
Circa l’economia europea,
Draghi preferisce parlare di
«un esteso periodo di debolezza più che di una crisi». Il dato
dell’indice manifatturiero Pmi
di dicembre lo conferma: in
Eurozona è salito a 50,6, sotto
le attese di 50,8 dal precedente
50,1 di novembre, e in Italia è
sceso a 48,4 da 49,0 di novembre (sotto 50 è contrazione).
Ma non serve solo la politica
monetaria, avvisa Draghi: «La
triade di debolezza di riforme,
la burocrazia e la pressione fiscale ostacolano il recupero in
Europa. Se non risolviamo questo, la nostra crescita resta debole». L’Europa ha il più alto
carico fiscale al mondo, che è
un «grave svantaggio competitivo». Per questo «tutti» i paesi
dell’eurozona dovrebbero fare
di più, compresa la Germania.
Ieri l’Italia ha presentato conti
in miglioramento: il fabbisogno nel 2014 si è ridotto di 3,5
miliardi a 76,8 miliardi, con un
avanzo a dicembre di 5,1 miliardi (da 15,5 miliardi del 2013), a
causa tra l’altro dello sconto fiscale degli 80 euro.
Fabrizio Massaro
76,8
miliardi
Il fabbisogno
dello Stato per
il 2014 valutato
in euro. Dato in
miglioramento
di 3,5 miliardi
sul 2013.
Per dicembre
il fabbisogno
è stimato
in 5,1 miliardi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
In Italia Fca sale al 27,7% del mercato. La leadership in Brasile con la Palio
● Il ceo di Fca,
Sergio
Marchionne, ha
definito la
nascita della
500X «l’inizio di
una nuova fase
di sviluppo»
per il gruppo.
La vettura è la
prima nata
dalla
collaborazione
tra Fiat e
Chrysler. Con la
500X
Marchionne
punta alla
leadership
europea dei
crossover
compatti
Autostrade, assegno
da 403 milioni
per stop a Ecomouv
150
19.140
Fiat, l’avventura americana della 500X
Strategia
● Il caso
Partirà l’8 gennaio dal porto
di Salerno il primo carico di
Fiat 500x destinato agli Stati
Uniti. La nave arriverà l’11 gennaio a San Diego, in California,
passando dall’Inghilterra per
Southampton. E’ la conferma
del messaggio che lo spot
«L’anno che verrà», in onda in
questi giorni, sta cercando di
trasmettere: Ferrari, Maserati,
Fiat come un tassello chiave del
made in Italy. Come l’arte, la
cultura, la moda, il cibo. In Australia, nella serata conclusiva
di «MasterChef» al vincitore è
stata consegnata «una bellissima macchina italiana», tout
court, senza neppure menzionare il marchio (Fiat è main
sponsor). «The Economist» ha
titolato «Esporta o muori»,
constatando che molti produttori italiani, anche piccoli, sono ancora troppo concentrati
sul mercato domestico, a differenza di tedeschi o spagnoli.
Fiat Chrysler Automobiles
punta ormai su una rete distributiva globale. Facendo leva
sul momento magico che vivono gli Usa, invia auto in Nord
America, Canada e America Latina (solo la Renegade verrà costruita in loco), pronta a estendere la diffusione in 100 paesi,
tenendo in vita le fabbriche italiane. I primi segni di questo
impulso sono già visibili a Melfi, dove vengono costruite la
Jeep Renegade e la 500X: è stato effettuato il terzo sabato lavorativo straordinario, su due
turni, per complessive 600 vetture. E il 29 dicembre a Fiumicino è atterrato il primo Airbus
A320 Alitalia con l’immagine
della Jeep Renegade estesa su
tutta la fusoliera. La prima Jeep
fabbricata fuori dagli Usa.
Per il tredicesimo anno consecutivo, Fca è risultata leader
nelle vendite in Brasile con Fiat
che ha conquistato una quota
di mercato del 21%, distanziando il concorrente Volkswagen
di oltre 119mila unità. Per Cledorvino Belini, ceo di Fca per
l’America Latina, «la leadership è conseguenza di una efficiente gestione della produzione e del costante monitoraggio
del mercato per anticipare le
mutazioni». Bilancio positivo
anche in Italia dove nel 2014
Fca ha venduto 377 mila vetture, con un incremento dello
0,75%, arrivando al 27,7% di
quote di mercato. A dicembre
le immatricolazioni complessive sono salite del 2,35% facendo chiudere l’anno con un aumento del 4,21% a 1.359.616
unità.
Bianca Caretto
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La 500X
● La Fiat 500X
è il terzo
modello della
gamma «500»
realizzato dalla
Fiat pensando
soprattutto al
mercato Usa. Si
tratta di un suv
di medie
dimensioni
prodotto nello
stabilimento di
Melfi dove
viene realizzata
anche la Jeep
Renegade e
dove veniva
prodotta la
Grande Punto,
la cui
evoluzione del
pianale (Fga
Small) nato nel
2005 ha fornito
la base per la
500X e la
Renegade.
La partenza
L’8 gennaio dal porto di
Salerno partirà la prima
nave con le 500X
destinate agli Usa
Autostrade ha iniziato il
2015 con il piede giusto.
Non solo per il rincaro dei
pedaggi. Il nuovo anno del
gruppo controllato da
Atlantia si è aperto con
l’annuncio dell’arrivo di un
maxirisarcimento dalla
Francia per la fine di
Ecomouv, il consorzio che
avrebbe dovuto riscuotere
l’ecotassa sui mezzi pesanti
in transito sulle strade
francesi. Atlantia aveva il
70% del consorzio che però
non è mai partito a causa
della sospensione della
tassa, poi revocata dal
governo di Manuel Valls. A
giugno era stato firmato un
accordo in cui il governo
francese aveva riconosciuto
la propria responsabilità
nonché accettato di
rimborsare il consorzio per
la revoca anticipata del
contratto, per la quale era
già prevista una penale di
circa 800 milioni di euro. E
ieri Atlantia ha dato notizia
che il 2 marzo verrà versato
a Ecomouv un assegno di
403 milioni come indennità
netta. La cifra copre i costi,
anche sociali, di
liquidazione del consorzio,
oltre al ristoro degli
investimenti e la
remunerazione del capitale.
A cui vanno aggiunti il
riacquisto degli apparati e
l’accollo da parte dello Stato
dell’intero debito del
progetto. Una buona notizia
che Atlantia ha festeggiato
anche in Borsa chiudendo
la prima seduta dell’anno
con un rialzo di oltre il 3%.
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Sabato 3 Gennaio 2015 Corriere della Sera
ECONOMIA
#
Dichiarazioni infedeli
e fraudolente
Quando scatta il reato
Fisco, cosa prevedono le nuove regole sull’abuso di diritto
La vicenda
● Pugno di
ferro con chi
froda
volontariamente il Fisco.
È questa la
ratio ispiratrice
del decreto
attuativo della
delega fiscale
sulla certezza
del diritto,
approvato nel
Consiglio dei
ministri del 24
dicembre. Il
decreto si
divide in tre
capitoli:
definizione
dell’abuso del
diritto o
elusione,
revisione del
sistema
sanzionatorio
contro
l’evasione e
dialogo Fisco
contribuenti
È una rivoluzione fiscale
quella appena varata dal governo con il consiglio dei ministri
della vigilia di Natale. E che traduce in regole operative la delega fiscale ereditata dal precedente governo. Il premier Matteo Renzi l’ha chiamato un
nuovo «patto» fiscale. Un patto
che ambisce a cambiare i rapporti con i contribuenti ma che
aumenta anche le pene per i
furbetti nullatenenti che dichiarano al fisco zero euro.
I mancati versamenti
La soglia penale
per il mancato
versamento dell’Iva a
150 mila euro
Il decreto si divide in tre capitoli: definizione dell’abuso
del diritto o elusione, revisione
del sistema sanzionatorio contro l’evasione e istituzione dell’adempimento collaborativo. Il
primo punto, quello sull’abuso
di diritto, fa chiarezza su un
vuoto normativo che, come
spiega Tommaso Di Tanno,
professore di diritto tributario
all’Università di Siena, «ognuno riempiva a modo suo. Ora la
legge stabilisce che abuso ed
elusione sono la stessa cosa».
Ossia operazioni destinate a
produrre un vantaggio fiscale
indebito, con un uso distorto di
norme legali per aggirare il fisco. L’elusione scatterà quando
determinate scelte sono state
fatte al di fuori di una logica
economica ma con l’unica motivazione di ridurre il carico fiscale e pagare meno tasse. «È
stato abrogato il 37 bis - spiega
Carlo Garbarino, docente di diritto tributario all’Università
Bocconi - facendo tabula rasa
di 17 anni di applicazione».
Ma non solo perché d’ora in
avanti cambieranno anche i
procedimenti sanzionatori,
con i giudici che non potranno
più stabilire responsabilità penali facendo leva sull’abuso di
diritto. Il caso più eclatante
dell’ambiguità della norma è
quello di Dolce e Gabbana, con
i due stilisti condannati in prima istanza ma poi definitivamente assolti perché «il fatto
non sussiste».
L’elusione invece, ha ora stabilito il decreto, sarà sottoposta
a sanzione amministrativa e
questo cambierà anche il destino di molte inchieste tuttora in
corso, soprattutto in ambito
bancario, che riguardano nella
stragrande maggioranza dei
casi operazioni di una certa
La guida
1
Nessuna rilevanza penale
L’elusione scatterà quando verrà accertato
che determinate scelte sono state fatte al di
fuori di una logica economica e, nello stesso
tempo, con l’unica motivazione di ridurre il
carico fiscale. L’elusione, inoltre, ha stabilito il
decreto, d’ora in avanti non potrà più avere
rilevanza penale. Con ogni probabilità questo
aspetto cambierà il destino di molte
inchieste tuttora in corso, soprattutto in
ambito bancario.
2
Le soglie di evasione
Tra le novità più importanti del decreto c’è il
pugno duro sulle dichiarazioni fraudolente.
Si allungano i tempi di reclusione e in questo
modo si abbassa il rischio di prescrizione dei
reati per frodi e omesse dichiarazioni. In
quest’ultimo caso la pena sarà compresa tra
un anno e sei mesi e quattro anni, contro i
precedenti da uno e tre anni. Introdotto per
la prima volta una soglia per il mancato
versamento dell’Iva
3
Cooperazione con le imprese
Uno degli obiettivi della delega era
migliorare la cooperazione tra Fisco e
imprese. Quella che con un inglesismo i
tecnici chiamano «cooperative
compliance». In sintesi si tratta di rendere
operativo un programma di dialogo diretto
e costante tra i contribuenti e
l’amministrazione finanziaria. Il risultato
finale dovrebbe essere la riduzione dei
possibili contenziosi.
complessità, come quelle sui
derivati.
Il secondo punto del decreto
è tra le novità più importanti
del testo e riguarda il pugno
duro sulle false dichiarazioni.
Si allungano i tempi di reclusione e diminuisce in questo
modo il rischio di prescrizione
dei reati. E così per l’omessa dichiarazione la pena sarà compresa tra un anno e sei mesi e
quattro anni (contro i precedenti da uno a tre anni) anche
se la soglia salirà da 30 mila a
50 mila euro.
In caso di dichiarazione
«fraudolenta», la pena resta
compresa tra un anno e sei mesi e sei anni così come la soglia
dopo la quale scatta il reato che
resta a 30 mila euro. Gli importi salgono invece nel caso di dichiarazione infedele: da 1 a tre
anni di reclusione in caso di
evasione di imposta superiore
a 150 mila euro (contro i precedenti 50 mila) e di imponibile
di 3 milioni (da 2 milioni). Ma
per la prima volta anche per il
mancato versamento dell’Iva
viene introdotta una soglia, di
150 mila euro, con la pena da
sei mesi a due anni di reclusione.
Uno degli obiettivi della delega era migliorare la cooperazione Fisco-imprese e qui si arriva al terzo punto del decreto,
la cosiddetta «cooperative
compliance»: un programma
di dialogo diretto e costante tra
contribuenti e amministrazione finanziaria che dovrebbe ridurre i possibili contenziosi.
Anche se, ha fatto notare il presidente della Commissione Finanze della Camera, Daniele
Capezzone, la novità è riservata, per ora, solo alle imprese oltre i 10 miliardi di euro di fatturato. Escludendo di fatto tutte
le piccole e medie imprese.
Corinna De Cesare
corinnadecesare
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Confindustria
Meno giovani
al lavoro:
gli over 55
saliti di 1,1 milioni
Durante la crisi gli over 55 con
un lavoro sono aumentati: più
1,1 milioni. L’altra faccia della
medaglia è il calo degli
occupati tra i 25 e i 34 anni:
meno 1,6 milioni. Lo rileva il
centro studi di Confindustria.
Per gli over 55 il tasso di
occupazione è salito
al 46,9% nel terzo trimestre
2014 dal 34,2% dello stesso
periodo del 2007. Per i giovani,
invece, il tasso di occupazione
è sceso di 11,2 punti a 59,1%.
Il divaricarsi della forbice è
comune a quasi tutte le
economie europee. Più
accentuato, però, nei Paesi con
la maggiore contrazione della
domanda di produzione. Nella
Ue l’Italia è quarta per
incremento nel 2007-2013 del
tasso di occupazione tra i
lavoratori «anziani», dietro a
Germania, Polonia e Paesi
Bassi. Ed è quarta anche per
dimensione della caduta del
tasso di occupazione tra i
«giovani», preceduta da
Grecia, Spagna e Irlanda. Il
centro studi di Confindustria
precisa che non sono i senior a
«rubare» posti ai giovani.
Anzi, dove maggiori sono gli
incrementi dell’occupazione di
persone più avanti negli anni,
più elevata è anche
l’occupazione giovanile. In
Italia, a favorire il fenomeno,
anche la riforma Fornero delle
pensioni e il rapido
invecchiamento del Paese.
Ri. Que.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Sabato 3 Gennaio 2015
ECONOMIA
Petrolio
In pochi lo ricordano,
ma neanche sei anni fa il petrolio costava molto meno di oggi.
Erano 34 dollari al barile nella
primavera del 2009, oggi sono
poco più di 50, con le quotazioni ora tornate su valori che non
si vedevano — appunto — da
quasi sei anni. Nel 2009 il crollo dei prezzi del greggio era
una risposta del mercato all’improvvisa crisi scoppiata dopo il crac di Lehman Brothers
nel settembre 2008. Oggi, rovesciando un po’ le carte, la «depressione dell’oro nero» viene
vista come una sorta di volano
per la ripresa, soprattutto per
chi ne ha più bisogno: l’Eurozona, il Mediterraneo e, stringendo il cerchio, l’Italia.
In effetti, il 2009 segnò anche l’inizio dei primi segnali di
ripresa, tanto per l’economia
mondiale quanto per l’Italia.
Ma il rimbalzo, sulle rive del
Mediterraneo, durò poco. E
non solo perché i prezzi del
greggio tornarono a salire, fin
sopra i 120 dollari già nel 2011.
Ma anche perché, in quello
il crollo del 50% circa dei prezzi
(in puri dollari) deve fare in
conti con la conversione in euro. Che certo non annulla, ma
comunque annacqua la spinta
ribassista della materia prima.
Sono però i Paesi produttori
di greggio, naturalmente, i primi a essere colpiti dal dimezza-
MILANO
Le capitali
● Riad Il
ministro del
petrolio
saudita, Ali alNaimi. L’Arabia
Saudita ha
deciso di non
tagliare la
produzione di
greggio, non
fermando il
calo dei prezzi
● Washington
Il ministro
statunitense
per l’Energia,
Ernest Moniz.
Gli Stati Uniti
sono allo
stesso tempo
grandi
produttori e
consumatori di
petrolio
● Mosca Il
presidente
russo Vladimir
Putin. Il crollo
del greggio è
uno dei fattori
dietro la crisi
dell’economia
russa. Nel 2014
la Borsa di
Mosca ha
perso il 45%
Il crollo del greggio
Gli effetti? Costi più
bassi in Occidente, ma
anche meno export
verso i Paesi produttori
stesso anno, la tempesta sul
debito dell’Europa meridionale
contribuì non poco a portare la
regione in una nuova lunga recessione.
E oggi? L’impatto positivo
del petrolio meno caro è prevedibile, come sei anni fa. Ma, come allora, bisogna vedere
quanto durerà. Anche perché a
tutti i vantaggi del calo del
greggio — meno costi, più
consumi, più occupazione —
si accompagnano degli inevitabili rischi. Che non sono pochi.
Innanzitutto c’è l’effetto di
un altro calo auspicato da più
parti, quello dell’euro sul dollaro: il cambio è sceso fino a 1,20.
Due movimenti «positivi» per
l’economia — petrolio meno
caro ed euro meno forte — rischiano in parte di annullarsi:
le quotazioni del greggio scendono ma sono in dollari, moneta che invece si rafforza. Così
La discesa
verso 50 dollari
è un vantaggio
o prevalgono
i rischi?
I mercati e l’oro nero
Un calo del 50% in un anno
Le quotazioni del petrolio (Brent), in dollari al barile
55,48 dollari,
il minimo di ieri
120
100
80
60
(52,03 dollari al barile, il minimo toccato
ieri dalle quotazioni del greggio Wti)
40
2010
2011
2012
BRENT:
È il riferimento internazionale per le quotazioni
del greggio, in dollari al barile
(un barile contiene 159 litri di petrolio)
I principali produttori di greggio
Quota % sul totale mondiale.
Dati 2013
2013
2014
ARABIA SAUDITA
13,1
2015
WTI:
Le quotazioni «West Texas Intermediate», anch’esse
in dollari al barile, sono un benchmark
per il mercato statunitense
RUSSIA
IRAQ
12,8
3,7
CANADA
4,7
VENEZUELA
STATI UNITI
3,8
10,7
EMIRATI ARABI
UNITI
RESTO DEL MONDO
3,7
34,7
KUWAIT
4,0
IRAN
CINA
3,7
5,1
La produzione di petrolio del Medio Oriente sul totale mondiale
36,7%
1973
Fonte: Agenzia internazionale dell’energia
31,8%
2013
Corriere della Sera
41
mento delle quotazioni. La
Borsa di Mosca, per esempio,
nel 2014 ha lasciato sul terreno
il 45%. Ieri, con il listino russo
chiuso, il petrolio è sceso fino a
52,03 dollari (l’indice americano Wti) e a 55,48 dollari al barile (il riferimento internazionale Brent) durante le contrattazioni. E nel Golfo Persico?
L’Arabia Saudita, secondo le
stime del Fondo monetario internazionale, ha bisogno quest’anno di un prezzo del petrolio a 106 dollari per garantire il
pareggio del bilancio statale.
Tuttavia Riad non ha voluto tagliare la produzione per spingere le quotazioni. Evidentemente, il regno saudita ha fatto
i suoi calcoli. Dopotutto, il Paese ha le spalle più forti di altri
concorrenti della regione per
reggere alla tempesta. E prezzi
bassi aiutano a rilanciare una
domanda di oro nero che è la
più bassa degli ultimi sei anni.
Tornando in Italia, minori ricavi oggi per i Paesi produttori
significano anche una domanda più contenuta di prodotti
Il confronto
Oggi le quotazioni sono
scese fino a 52 dollari,
ma nel 2009 erano
arrivate a 34 dollari
occidentali, quindi meno
export per noi, che sulle esportazioni facciamo un discreto
affidamento. E le ripercussioni
dirette coinvolgono anche gli
Stati Uniti, grande produttore e
consumatore allo stesso tempo. Nelle praterie americane le
estrazioni di «petrolio non
convenzionale» (per esempio
con il contestato metodo del
fracking) hanno garantito una
forte spinta occupazionale, ma
sono ora meno redditizie. E
l’ambiente? Fracking a parte,
un greggio meno caro potrebbe distogliere l’attenzione dalle
cosiddette fonti alternative,
che non costano come il petrolio la metà di un anno fa, ma restano meno inquinanti. Un petrolio decisamente meno caro,
insomma, può aiutare. Ma la
medaglia ha diversi rovesci.
Giovanni Stringa
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Nel «decreto casa» 446 milioni per evitare gli sfratti esecutivi
Destinati alle famiglie disagiate e ai morosi «incolpevoli» che però devono fare domanda. Il caso di Roma
La vicenda
● Nel decreto
Milleproroghe
è stata
stralciata la
tradizionale
proroga degli
sfratti
esecutivi, che
possono quindi
essere eseguiti.
Il governo ha
spiegato di
aver stanziato
446 milioni di
fondi per
aiutare le
famiglie con
difficoltà
abitative
ROMA Arriva dal «decreto Casa»
un aiuto concreto ai cittadini
che rischiano lo sfratto. Il provvedimento, varato dal governo
Renzi a maggio 2014, ha proprio lo scopo di affrontare
l’emergenza abitativa «con uno
stanziamento di 446 milioni
per quest’anno», ricordano al
ministero delle Infrastrutture
(più di quanto previsto in passato): 200 milioni sono destinati agli affitti e 226 per la morosità incolpevole. E altri 400
milioni verranno spesi per la ristrutturazione degli alloggi
nelle case popolari.
Proprio per questo l’esecutivo ha deciso di escludere l’ormai tradizionale blocco degli
sfratti dal decreto «Milleproroghe», stoppando la norma entro il 31 dicembre scorso. Al suo
posto il governo ha preferito
concedere, tramite Regioni e
Comuni, a chi vive in condizioni disagiate un bonus per paga-
re l’affitto e non finire sul marciapiede. Tutto risolto? Sembra
di no. Infatti le associazioni degli inquilini, a cavallo di Capodanno, hanno lanciato un grido d’allarme: «Nei prossimi
giorni ci sono 30 mila famiglie
che rischiano lo sfratto per finita locazione», avverte Aldo
Rossi, segretario nazionale del
Sunia, tra i sindacati più rappresentativi. Replicano dal ministero: «Gli aiuti alle famiglie
disagiate sono contenuti nel
“decreto Casa” e sono già stati
ripartiti nei mesi scorsi e trasferiti agli enti locali: ora tocca
a Regioni e Comuni il compito
di esaminare le richieste dei
cittadini e stanziare i fondi a
chi è più bisognoso e rientra
nei parametri previsti dalla legge».
Visto che i soldi una volta
tanto ci sono, l’emergenza abitativa sembra sotto controllo.
Almeno in teoria: perché allora
Aziende Cambio al vertice
Seat Pagine Gialle:
de Vivo
lascia la presidenza
Dimissioni per Guido de Vivo, presidente del
consiglio di amministrazione di Seat Pagine
gialle. Secondo un comunicato dell’azienda,
«le dimissioni sono motivate da divergenze
relative alla gestione della fase di transizione
che condurrà alla scadenza naturale del Cda».
da Napoli a Bologna, passando
per la Capitale, ci sono centinaia di appelli, lettere e richieste
di aiuto per un immediato intervento delle istituzioni volto a
scongiurare che migliaia di anziani malati, invalidi, disabili e
famiglie con disoccupati e figli
piccoli rischino di ritrovarsi
con l’ufficiale giudiziario alla
porta per sfratto esecutivo? Occorre che i Comuni informino
questi malcapitati (che spesso
non usano Internet), del fatto
che, senza fare domanda, non
possono beneficiare del contributo statale per l’affitto. «Solo
nella Capitale ci sono 3 mila
anziani come me: aiutateci!», è
il disperato grido di una settantenne che ha scritto al Comune
di Roma: è invalida al 100% con
600 euro di pensione. La giunta
Marino si è subito attivata. Sperando non sia un caso isolato.
Francesco Di Frischia
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Sabato 3 Gennaio 2015 Corriere della Sera
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Invictus Global Bond Fd
Invictus Macro Fd
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17,182
12,795
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11,687
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18,559
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8,944
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3,918
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5,379
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4,741
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17,173
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13,308
11,726
12,247
18,602
19,228
8,942
8,943
6,276
6,496
3,918
4,064
5,239
5,373
6,080
6,239
21,305
21,695
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72,452
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106,932
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27,093
7,367
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7,085
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14,824
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31,084
5,223
5,221
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5,343
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3,827
4,725
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24,440
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9,890
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8,375
12,204
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12,978
11,045
5,962
5,617
59,240
14,750
11,729
44,540
10,848
13,161
11,899
46,410
10,174
38,300
3524,000
17,720
15,990
11,970
19,200
13,750
15,220
14,480
10,795
10,764
15,120
11,596
10,194
33,520
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Biotech A
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139,140
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139,350
139,380
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47,600
47,460
EUR
31/12
76,070
76,560
EUR
31/12
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106,050
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EUR
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EUR
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99,480
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EUR
23/12
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EUR
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EUR
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106,690
EUR
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NM Augustum Extra Euro High Qual Bd
NM Augustum High Qual Bd A
NM Balanced World Cons A
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NM Global Equities EUR hdg A
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NM Italian Diversified Bond A
NM Italian Diversified Bond I
NM Large Europe Corp A
NM Market Timing A
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NM Q7 Globalflex A
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NM VolActive I
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PS - Quintessenza A
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Data
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87,260
85,680
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108,020
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163,550
122,220
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121,080
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104,640
100,100
97,720
106,170
106,380
104,420
104,700
100,160
97,780
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Strategic Bond Inst. C
Strategic Bond Inst. C hdg
Strategic Bond Retail C
Strategic Bond Retail C hdg
Strategic Trend Inst. C
Strategic Trend Retail C
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EUR
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EUR
EUR
EUR
109,070
116,270
155,120
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108,760 Fondo Donatello-David
116,640 Fondo Tiziano Comparto Venere
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30/06
30/06
30/06
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EUR 47090,100 46691,916
EUR 28147,209 27926,454
EUR 59168,415 58259,864
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EUR
Tel: 02 77718.1
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31/12
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31/12
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30/12
30/12
29/12
29/12
29/12
30/12
30/12
30/12
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1615,342
1548,684
1450,035
1385,054
1373,860
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1238,740
1194,827
120,785
120,814
68,593
71,733
106,642
1062,560
1194,576
1030,210
Tel: 848 58 58 20
Sito web: www.ingdirect.it
Dividendo Arancio
Convertibile Arancio
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AUGUSTUM G.A.M.E.S. A
AUGUSTUM G.A.M.E.S. I
Active Dollar Bond A
Active Emerging Credit A
Active Emerging Credit B
Active European Credit A
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Active Liquid Bond B
Multiman. Bal. A
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Multiman. Eq. Afr. & Mid. East A
Multiman. Eq. Afr. & Mid. East M
Multiman.Target Alpha A
5,237 SB Bond B
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5,090 SB Flexible B
5,418
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vendesi.
339.77.99.427 - [email protected]
54,250
64,490
Kairos Multi-Str. A
Kairos Multi-Str. B
Kairos Multi-Str. I
Kairos Multi-Str. P
Kairos Income
Kairos Selection
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KIS - America P
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KIS - Bond A-USD
KIS - Bond D
KIS - Bond P
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KIS - Bond Plus D
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KIS - Italia X
KIS - Key
KIS - Key X
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KIS - Multi-Str. UCITS D
KIS - Multi-Str. UCITS P
KIS - Multi-Str. UCITS X
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KIS - Selection P
KIS - Selection X
KIS - Sm. Cap D
KIS - Sm. Cap P
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29/12
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EUR 591889,167 593983,763
EUR 536770,822 539139,454
6,798
6,800
EUR
10,554
10,568
EUR
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29/12
29/12
29/12
29/12
29/12
29/12
29/12
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29/12
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30/12
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EUR
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EUR
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EUR
EUR
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294,870
207,390
209,260
174,970
124,760
129,430
124,590
132,320
135,000
176,600
122,930
125,390
125,210
122,950
125,260
128,310
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135,080
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106,910
154,740
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123,760
124,180
94,340
99,360
97,860
292,960
206,070
207,910
174,850
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176,310
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122,560
125,560
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128,960
100,930
135,690
134,960
138,200
143,440
103,270
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154,520
113,470
116,660
117,760
121,260
123,730
124,150
94,460
99,490
97,870
Numero verde 800 124811
[email protected]
29/12
7,067
7,072
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7,788
Nextam Obblig. Misto
EUR
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6,082
BInver International A
EUR
31/12
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6,017
Cap. Int. Abs. Inc. Grower D
EUR
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6,434
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EUR
31/12
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5,522
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EUR
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5,725
Income A
EUR
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7,927
International Equity A
EUR
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6,161
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EUR
31/12
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5,323
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EUR
31/12
5,635
5,634
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EUR
31/12
4,889
4,864
Multimanager Asia Pacific Eq.A
EUR
31/12
4,401
4,389
Multimanager Emerg.Mkts Eq.A
EUR
31/12
4,551
4,552
Multimanager European Eq.A
EUR
31/12
5,183
5,181
Strategic A
EUR
31/12
6,646
6,660
Usa Value Fund A
EUR
31/12
5,537
5,538
Ver Capital Credit Fd A
EUR
A causa di un ritardo nella divulgazione non imputabile
alla Sicav i valori quota dei comparti di
Nextam Partners Sicav relativi al 23/12/2014, seppur disponibili,
non sono stati pubblicati sul quotidiano del giorno 30/12/2014.
www.vitruviussicav.com
Asian Equity B
Asian Equity B
Emerg Mkts Equity
Emerg Mkts Equity Hdg
European Equity
Greater China Equity B
Greater China Equity B
Growth Opportunities
Growth Opportunities Hdg
Japanese Equity
Japanese Equity Hdg
Swiss Equity
Swiss Equity Hdg
US Equity
US Equity Hdg
31/12
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30/12
30/12
31/12
31/12
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USD
USD
EUR
EUR
EUR
USD
USD
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JPY
EUR
CHF
EUR
USD
EUR
98,440
138,140
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293,130
115,470
164,360
79,980
87,650
145,890
188,820
136,730
103,890
179,860
198,150
98,540
138,300
436,490
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291,460
114,090
162,410
80,750
88,500
147,490
190,910
137,350
104,340
180,360
198,690
Tel 0332 251411
www.ottoapiu.it
Tel: 0041916403780
www.pharusfunds.com [email protected]
31/12
115,480
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EUR
31/12
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EUR
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8a+ Gran Paradiso
8a+ Latemar
8a+ Matterhorn
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122,250
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30/12
30/12
19/12
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6,115
6,191
EUR
5,217
5,207
EUR
5,773
5,787
EUR
EUR 720991,749 704054,798
Quota/od. = Quota odierna
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Corriere della Sera Sabato 3 Gennaio 2015
ECONOMIA/MERCATI FINANZIARI
● Piazza Affari
43
Sussurri & Grida
Passo indietro di Bonomi, Club Med ai cinesi di Fosun
di Giacomo Ferrari
Il recupero di Monte Paschi
Yoox va ancora giù
L
a Bce ha condizionato la prima seduta
dell’anno nelle Borse europee: in
positivo per quanto riguarda Italia,
Spagna e Portogallo, leggermente in
negativo per le altre. L’intervista di Mario
Draghi a un quotidiano tedesco ha infatti
riacceso l’attesa di interventi straordinari, di
cui beneficerebbero soprattutto i cosiddetti
Paesi periferici. Il Ftse-Mib ha così registrato
un rialzo dello 0,62%, grazie al comparto
bancario (con lo spread a 125,9) e al balzo di
Atlantia (+3,16%) che otterrà un robusto
indennizzo dallo scioglimento della
partnership in Francia. Forti rialzi per
Popolare Milano (+5,07%), Monte Paschi
(+2,43%) e Banco Popolare (+2,39%); in calo
invece Campari (-2,23%) e Yoox (-2,07%).
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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( )55"
(
%2)"&
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(f.d.r.) La cordata guidata dai cinesi di Fosun e
dal fondo francese Ardian vince la gara per la
conquista di Club Med. Global Resort, il veicolo
creato da Andrea Bonomi (foto) e Kkr per lanciare una controscalata al gruppo turistico francese ieri ha gettato la spugna decidendo di non
rilanciare. Lo scorso 19 dicembre Fosun e Ardian avevano messo sul tavolo il sesto rilancio,
in una battaglia che andava avanti da oltre un
anno e mezzo, offrendo 24,6 euro ad azione e
portando così a quasi 1 miliardo di euro il valore
del 100% di Club Med. Una valutazione che, ha
spiegato Global resort in una nota, ha indotto il
consiglio a chiudere il dossier lasciando la strada libera alla cordata Fosun-Ardian. Global Resort aveva tempo fino al 7 gennaio per rilanciare e ora invece venderà i titoli accumulati nel
corso della scalata che rappresentano il 19% del
capitale del gruppo turistico francese. Potrebbe
consegnarli direttamente all’Opa oppure venderli sul mercato. Scelta che dovrà fare anche
Strategic Holding, la cassaforte controllata dalla Bi-Invest di Bonomi che si è associata alla
cordata, e che ieri ha dichiarato di non voler restare nell’azionariato di Club Med, sebbene
«continuerà a monitorare la
situazione». In ogni caso, anche se i numeri non sono stati
resi noti, l’avventura francese
dovrebbe portare una buona
plusvalenza a Bonomi. La battaglia con Fosun era partita
quando alla Borsa di Parigi le azioni Club Med
quotavano 17 euro. Da allora c’è stata una corsa
incessante al rialzo scandita dai diversi rilanci
dei contendenti, e dalle attese speculative sull’esito della battaglia. Battaglia in cui Club Med
non è stata certo ferma a guardare. Il consiglio
del gruppo aveva ritenuto da subito ostile la
mossa di Bonomi aprendo invece a Fosun-Ardian. Che alla fine hanno avuto la meglio.
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La fuga di capitali costa 100 miliardi all’economia reale
(f.d.r.) La fuga di capitali dall’Italia verso l’estero
ha raggiunto quest’anno i 100 miliardi di euro.
Capitali sfuggiti al fisco ma soprattutto sottratti
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all’economia reale. Il conto lo ha fatto «Milano
Finanza» elaborando i numeri delle banche dati ufficiali. L’analisi dimostra come nel 2014
l’emorragia di risorse che ha colpito l’economia
italiana sia stata ancora più grave rispetto al
2013. Per il sistema industriale e più in generale
per l’economia reale, che da oltre 30 anni sconta il costo di un debito pubblico straordinariamente elevato, ed è ormai priva anche del sostegno bancario, si tratta di un dato allarmante. I
capitali, tuttavia, non sono stati trasferiti all’estero solo per sfuggire al Fisco. Lo spostamento è dovuto alla finanziarizzazione del risparmio, che viene portato tutto all’estero aggravando così il già pesante esborso di interessi
del debito a portafogli internazionali. Se si
sommano ai 100 miliardi di capitali finiti all’estero gli interessi sul debito pubblico e i mancati finanziamenti delle banche (costrette a
comprare titoli di Stato per colmare il gap determinato dalle vendite dall’estero) alle imprese, si arriva a ben 205 miliardi di euro che non
sono stati reimpiegati nell’economia reale. E’
l’equivalente del 12,6% del pil.
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Sabato 3 Gennaio 2015 Corriere della Sera
44
Cultura
& Spettacoli
Addii
L’annuncio è stato dato dalla
famiglia a funerali avvenuti.
Prolifica e popolare autrice di
romanzi rosa, ha esordito nel
1950; ha scritto 70 opere (tra cui
anche libri per bambini)
vendendo oltre 25 milioni di
copie. La maggior parte dei suoi
romanzi è stata pubblicata nella
collana «Harmony» della
Roberta Leigh
signora del «rosa»
La scrittrice inglese Roberta
Leigh (accanto nella foto),
signora del romanzo rosa, è
scomparsa a Londra a 88 anni.
Harlequin Mondadori. Nata il 22
dicembre 1926 come Rita
Shulman Lewin, e scomparsa il
19 dicembre, ha pubblicato con
vari pseudonimi: oltre a Roberta
Leigh si è firmata Rachel
Lindsay, Janey Scott, Rozella
Lake e Roumelia Lane. Leigh è
stata produttrice e
sceneggiatrice televisiva.
Classici Un Millennio Einaudi affronta il pensatore rinascimentale: l’erudizione,
la ricchezza, l’esibizionismo. E una fuga d’amore che costò la vita a molti soldati
di Giorgio Montefoschi
«E
ccentrico già agli occhi dei
contemporanei. Troppo ricco
ed esibizionista, un dilettante
di genio difficile da collocare».
Così Giulio Busi — uno dei maggiori esperti
di ebraismo medievale e rinascimentale —
abbozza un primo ritratto di Giovanni Pico
della Mirandola all’inizio della splendida introduzione del Millennio Einaudi (curato poi
da lui stesso e Raphael Ebgi) intitolato, appunto, Giovanni Pico della Mirandola. Mito,
magia, qabbalah.
Non è un ritratto semplice. Perché se c’è un
personaggio enigmatico, un «camaleonte»
spavaldo e sfuggente, un «ospite illustre e
scomodo della cultura italiana», quello è
proprio il Conte della Mirandola. Protetto da
Lorenzo de Medici — uno «tra i pochissimi
che riuscì a confrontarsi con lui (quasi) alla
pari» — e amico del Poliziano e del Savonarola (severo, costui, nei suoi confronti, per
non essersi voluto fare frate domenicano,
dunque convinto che la sua anima si sarebbe
fermata in Purgatorio); sodale e rivale di
Marsilio Ficino, il filosofo che a Firenze stava
introducendo gli studi platonici; dotato di
una memoria fuori del comune; conoscitore
di tutto quello che si poteva conoscere della
cultura classica e insieme «scopritore» della
qabbalah; attratto dalla magia e dai maghi
(poiché «come il contadino marita gli olmi
alle viti, così il mago la terra al Cielo»); frequentatore precoce delle più importanti aule
universitarie italiane e francesi, nonostante
uscisse da un ambiente provinciale e da una
famiglia feudale «più dedita alle armi che
agli ozi letterari»; autore di opere — come
l’Orazione sulla dignità dell’uomo e le 900
Conclusiones — che per l’intreccio dei saperi
provocano una vera «vertigine intellettuale»,
Pico è nel medesimo tempo uomo di mondo
e mistico, asceta e rubacuori, ma la sua scala
va dritta verso il cielo: alla ricerca delle perle
smarrite.
Il 1486 — racconta Giulio Busi, che nei
confronti di Pico nutre ogni indulgenza — è
un anno cruciale e frenetico per il Conte della
Mirandola. Appena ventitreenne, ha già un
posto di rilievo nell’ambiente culturale fiorentino.
È anche molto bello. Così lo descrive il nipote Gianfrancesco: «Fu di aspetto insigne e
nobile, di statura alta e retta, di carnagione
delicata, di viso bello sotto ogni aspetto, cosperso di un colorito che tendeva al pallido e
di un rosso che bene gli si addiceva, di occhi
grigio azzurri e svegli, di capigliatura bionda
e di un biondo naturale, di denti bianchi ed
eguali». Come non innamorarsi di un giovane di tal fatta: bello, colto, ricco?
Nella sua rete è caduta Margherita — pure
lei bellissima —, vedova di uno speziale, sposata in seconde nozze con un rappresentante
di un ramo minore dei Medici: gabelliere
che, per sbarcare il lunario (o forse per por fine alla subodorata tresca che va avanti già da
qualche tempo), si trasferisce ad Arezzo. Giovanni non demorde. Si presenta ad Arezzo
con una scorta non indifferente e rapisce
Margherita che sta andando a messa. Il marito si infuria, convince il capitano della città
all’inseguimento, con ben duecento uomini
armati; diciotto accompagnatori del Conte rimangono sul campo; Pico e il suo segretario
riescono a riparare nella rocca di Marciano;
la «sposa salvata» ritorna mestamente ad
Arezzo. Scoppia uno scandalo, di cui è naturalmente informato il Magnifico. Ma Lorenzo
ama il Conte della Mirandola: quel ragazzo
scapestrato che sa milioni di cose, con il quale può conversare di Platone e San Tommaso,
di Ovidio e Omero, della bellezza che è nel
mondo, di quella che è invisibile, e di Dio. Fa
capire che a lui di quel suo «parente povero»
non importa più di tanto e che Giovanni va
lasciato in pace.
Quindi, Giovanni, liberato da ogni preoccupazione, si ritira in campagna e si butta a
capofitto nel lavoro. È il mese di luglio: conclude l’epistola sul Canzoniere di Lorenzo,
Asceta, cabalista e anche rubacuori
Pico inseguito da un marito tradito
Il genio nato a Mirandola era un passionale che fece conoscere la mistica ebraica
L’autore
● Giovanni
Pico della
Mirandola.
Mito, magia,
qabbalah,
Millennio
Einaudi, a cura
di Giulio Busi e
Raphael Ebgi,
pp. CVI - 454,
€ 80
● Giovanni
Pico nacque il
24 febbraio
1463 a
Mirandola e
morì il 17
novembre
1494 a Firenze.
È sepolto in
San Marco a
Firenze
● In alto è
ritratto (al
centro)
nell’affresco
di Cosimo
Rosselli nella
chiesa di
Sant’Ambrogio
a Firenze
prepara a tappe forzate le Conclusiones, inizia lo studio dell’arabo, e soprattutto dell’ebraico e della mistica giudaica.
Gli fa da guida, in questa impresa assolutamente nuova per la cultura del tempo, che di
mistica ebraica non sapeva nulla, una figura
altrettanto originale e controversa — alla
quale, non a caso, Giulio Busi ha dedicato, in
più opere, notevole attenzione. Costui è figlio
di una colta famiglia ebraica siciliana di Caltabellotta. Col nome del suo padrino di battesimo prima, Guglielmo Raimondo Moncada,
poi con quello di Flavio Mitridate, si è convertito al cristianesimo. Ordinato prete, dopo
gli studi di teologia a Napoli, insegna all’università e fa velocemente carriera nella corte
papale, finché il coinvolgimento in un delitto
lo costringe (come Caravaggio) ad abbandonare Roma e a ritirarsi oltralpe.
Rientrato a Firenze, frequenta Ficino e conosce Pico. L’incontro fa scoccare una scintilla. Mitridate ha bisogno di aiuto: Pico gli
mette a disposizione le sue ricchezze perché
traduca dall’ebraico in latino tutto quello che
può della mistica ebraica. È un lavoro forsennato quello al quale si sottopone il sofisticato
ebreo siciliano convertito. Ma, in tal modo,
l’imponente corpus della mistica ebraica, la
qabbalah, fa il suo ingresso nel mondo umanistico europeo. Rischiarandolo con una
sbalorditiva luce. Perché — secondo Pico —
questa millenaria sapienza ebraica, sconosciuta e sospetta, sebbene nascostamente, ha
un cuore antico di verità cristiana.
«Ridotto all’essenziale — scrive Busi — il
ragionamento di Pico suona così. Se si met-
caduta o la sifilide, che le sarebbe stata
trasmessa dal marito. Invece dalle lettere
emerge che Constance lamentava dolori
diffusi, difficoltà a camminare, mal di
testa e stanchezza. I sintomi, allora male
interpretati da due medici (tra cui l’italiano Luigi Maria Bossi), che oggi permettono di associarvi la sclerosi multipla. Lo
stato di salute di Constance è studiato da
Asley H. Robins, specialista della Cape
Town Medical School (Sudafrica), che
con lo stesso Holland ha scritto un articolo per la rivista scientifica «Lancet» in cui
svela la malattia di Constance. (c. br.)
lo fra magia e qabbalah e i miracoli di Cristo)
non potevano non allarmare la Chiesa, e il Papa, Innocenzo VIII, istituì una commissione
di prelati e di esperti per giudicare la verità
delle Conclusiones. La prima seduta si tenne
nell’appartamento del vescovo Jean de Monissart il 2 marzo 1487, quando il fastoso carnevale romano era da poco finito. I giudici
ponevano domande su domande. Il Conte
della Mirandola rispondeva stizzito. I reverendi padri si irritavano sempre di più. Il culmine della irritazione reciproca fu raggiunto
alla fine della giornata quando venne presa
in esame la seguente dichiarazione: «Non v’è
scienza che ci dia maggiore certezza della divinità di Cristo della magia e della Cabala».
Che mai voleva dire quel ragazzo impudente?
Pico, altezzoso com’era, si beffò dei padri e
dette una risposta elusiva (lui — disse — intendeva quella parte della «Cabala» che non
è scienza né teologia rivelata) che sconcertò
ulteriormente il severo consesso. La condanna era inevitabile.
Il libro di Busi e Ebgi «nasce dalla frustrazione», come scrive nella sua introduzione
Giulio Busi. Vale a dire, dal senso di sgomento che si coglie di fronte alla foresta di luoghi
simbolici, citazioni mitologiche, corrispondenze, intrecci, allusioni, parole segrete o indecifrabili poiché provenienti da lingue del
tutto sconosciute, che costituisce l’opera di
Pico della Mirandola. L’unica strada da percorrere — ed è stata quella che hanno imboccato i due autori — era quella di organizzarlo
per argomenti, come una specie di dizionario, facendo seguire ai testi pichiani un loro
commento. Detto questo, il lettore non deve
scoraggiarsi. Tutt’altro. Sappia che leggerà
pagine bellissime. Conoscerà l’ambrosia: il
nettare divino che concede a chi lo assume la
vita eterna. Saprà che non si può incontrare
impunemente un dio, e che per questo motivo (per aver visto Pallade nuda) Tiresia divenne cieco (ma ebbe il dono della profezia). Saprà che anche Omero divenne cieco per aver
chiesto, sul tumulo di Achille, che gli apparisse come era da vivo. Saprà che l’isola di
Ogigia battuta dai flutti è l’isola delle fantasie
e dei desideri terreni, mentre Penelope è l’approdo alla patria celeste. Saprà che Dio è avvolto nella caligine. Saprà che il bacio è la più
perfetta copula fra gli amanti. Ma che esistono anche baci che superano il corpo, come i
baci del Cantico dei Cantici. E che si può morire di baci. Purché si faccia molta attenzione
nel non baciare chiunque: estranei che possano impedire la salita al Cielo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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tono in controluce il Libro di Esdra, il Vangelo, le allusioni di Paolo nella Lettera ai Romani, e le affermazioni più esplicite di grandi
Padri della Chiesa, si scopre che gli ebrei possiedono una sapienza segreta, consegnata da
Dio a Mosè sul Sinai e poi passata di generazione in generazione.
Questa è la qabbalah propriamente detta,
ora custodita con gelosia dalla gente di Israele, che si rifiuta di schiuderla agli altri. Ed è
un danno, perché colui che se ne impadronisce, com’è riuscito al giovane mirandolano, ottiene una chiave formidabile per leggere la Scrittura con occhi nuovi e per capirla più profondamente». Pico vi legge i segreti della storia, le origini di ogni mito, e,
soprattutto, l’avvento del vero Messia. E vede
— usando la chiave del simbolo — che tutto
è contenuto in tutto; ogni grano di realtà è
abbastanza capiente per accogliere il mondo
intero; e l’uomo, che è al centro della creazione, ritraendosi in se stesso — esattamente come Dio si è ritirato in se stesso, contraendosi, per far posto alla creazione — può
arrivare a Dio.
La visione rivoluzionaria di Pico e i suoi
talvolta spericolati accostamenti (come quel-
Aspetto
Di statura alta, carnagione
delicata, di viso bello di un
colorito pallido, gli occhi grigio
azzurri e di capigliatura bionda
Constance, moglie di Oscar, morì a 40 anni di sclerosi multipla
Svelato il mistero della signora Wilde
Dopo essere rimasta per 117 anni avvolta
nel mistero, la scomparsa di C0nstance
Wilde (a fianco nella foto), moglie dello
scrittore irlandese Oscar Wilde (18541900) che sposò nel 1884 dandogli due
figli, pare oggi avere trovato una spiegazione scientifica. Merlin Holland, pronipote di Wilde, ha ritrovato tra le carte di
famiglia lettere che descrivono la malattia della bisnonna: 130 missive scritte da
Constance al fratello dal 1874 fino alla
morte, avvenuta nel 1898 a Genova. La
donna aveva solo 40 anni, per la sua
scomparsa le ipotesi furono un danno
alla spina dorsale conseguenza di una
Corriere della Sera Sabato 3 Gennaio 2015
Nacque 200 anni fa
Cesare Correnti
dalle barricate
al Parlamento
di Arturo Colombo
TERZA PAGINA
Chi conosce la storia delle Cinque giornate di
Milano del 1848 sa che Cesare Correnti (nel
ritratto), divenuto segretario generale del
governo provvisorio di Lombardia, svolse un
ruolo centrale. Allora aveva 33 anni, essendo
nato nella città ambrosiana il 3 gennaio del 1815,
esattamente due secoli fa. Dopo il 1848 proseguì
la carriera politica, anche se è difficile fissare il
posto da lui tenuto in un preciso schieramento.
Eletto deputato nel 1861, mostrò subito spiccato
Elzeviro / I tedeschi e la Shoah
UNA FICTION
RISVEGLIÒ
LE COSCIENZE
Segna
libro
«E
P
✽ ✽ ✽
Il turbamento giunge da Hollywood, dalla
miniserie televisiva Holocaust, che viene trasmessa nel gennaio 1979. Anders difende il
film. Prende posizione contro coloro che irridono Holocaust, che gettano discredito sull’opera
richiamandosi a criteri estetici, che parlano di
«merce» prodotta solo per «profitto». Questi
«critici ipocriti», banalizzando il film, non ne
colgono gli effetti. Com’è possibile che le vicende della famiglia ebraica Weiss e di quella tedesca Dorf, i cui protagonisti hanno le sembianze
di Meryl Streep e James Woods, possano far
entrare la Germania «nell’era posthitleriana»?
In che modo un popolo, che per decenni si è
sentito «spudoratamente innocente», viene
messo di fronte alla realtà da una fiction?
Anders esamina questo fenomeno sulla base
di quel che altrove chiama la «regola infernale»,
sapientemente sfruttata dai nazisti. Ciò che è
smisurato ci lascia freddi. Perché il nostro sentire si inceppa. Sei milioni sono una cifra oltre la
quale non riusciamo a immaginare le sofferenze e il dolore di ciascuno. Diventiamo analfabeti
emotivi. Se si parla di dieci assassinati cominciamo a provare compassione, mentre una sola
vittima ci riempie di orrore. D’un tratto ci sentiamo responsabili. Ecco perché l’etica è connessa con l’immaginazione. Holocaust rende di
nuovo «persone» le non persone, restituisce un
volto a coloro che erano stati trattati come «materia ultima» nelle officine hitleriane. Quel che
per i critici è il limite, per Anders è il merito del
film. Lo smisurato viene «miniaturizzato» dalla
fiction, diventando così accessibile. Straordinario è che la finzione fornisca i fatti, l’immagine
cinematografica riesca a trasmettere la realtà
nel suo orrore. Non solo le vittime, anche i carnefici assumono tratti personali. Non tutti sono
stati assassini burocratici e non tutti possono
trovare rifugio nella banalità del male — un
concetto di cui Anders vede con chiarezza i
rischi. C’è stata anche una «malvagità del vero
male», di cui i criminali devono rispondere.
Sconcerto, vergogna, nausea, indignazione:
finalmente i tedeschi si disperano. Era necessaria una serie televisiva per provocare un tale
shock? Ebbene, sì! Questa è la novità di Holocaust. Ma non c’è traccia di ottimismo nelle
riflessioni di Anders. Conosceva troppo bene la
Germania e sapeva che non era possibile neppure lontanamente un confronto con altri Paesi
europei. Qualche anno dopo sarebbe stato tra i
primi a denunciare il negazionismo tedesco.
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Cappuccetto
rosso,
Biancaneve,
La sirenetta,
Il gatto con gli
stivali. Favole
arcinote che
non passano
mai di moda.
Anzi ritornano,
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dal tratto di
quattro bravi
illustratori: Silvia
Provantini,
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Giorgio
e Fabian Negrin,
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(sopra la
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Faccia a faccia con i surrealisti
Duchamp? Grande scacchista
di Sebastiano Grasso
Nessuna
avventura per
Percy Jackson,
stavolta il più
popolare tra i
semidei si fa i
fatti suoi (e della
sua famiglia). Lo
sgamato «eroe
dell’Olimpo»,
figlio di
Poseidone,
creato da Rick
Riordan, si toglie
qualche
sassolino: svela
alcuni «segreti»
di casa, mostra
il caratteraccio
dei parenti, a
partire dal
lunatico
capofamiglia, il
lanciatore di
fulmini Zeus.
Percy Jackson
racconta
gli dei greci
(Mondadori,
traduzione di
Letizia Grassi,
pp. 450, 18,
da 11 anni)
Non potendo esser fiori contentiamoci di essere
radici (Biblion, pp. 402, 20). Aiuta a capire come
mai nel marzo 1876 Correnti appoggiò la
«rivoluzione parlamentare» che doveva portare
al potere la sinistra di Depretis. Naturalmente
non era mancato chi l’aveva accusato di aver
cambiato partito, ma lui ripeteva che non aveva
mai rinunciato a cospirare «contro i sinistri
inorganici e i destri declinanti ad oligarchia».
L’intervista A 90 anni Arturo Schwarz fa il punto su un secolo di frequentazioni
di Donatella Di Cesare
brei crepate». Lo slogan antisemita si staglia minaccioso su un
muro di Vienna e Günther Anders
(1902-1992) lo trascrive il 7 aprile
1979, nelle ultime pagine del suo taccuino filosofico Dopo Holocaust, 1979 (Bollati Boringhieri, pp. 97, 13). Tra i pochi filosofi ad aver scritto sui campi di sterminio, non stupisce che
Anders, rientrato in Europa nel 1950, scruti
attentamente quel che avviene nel vecchio continente, soprattutto in Germania. Si può dire
che i tedeschi siano stati capaci di portare il
lutto dopo Auschwitz? Che abbiano elaborato il
passato, riconosciuto il crimine, fino a provare
rimorso e pentimento per una indubitabile
colpa? E che ne è delle nuove generazioni? Già
nel 1964 Anders aveva indirizzato una lettera
aperta a Klaus Eichmann per invitarlo a prendere le distanze dal padre e dai suoi crimini. Invano. Nello stesso caparbio rifiuto si era imbattuto due anni dopo, durante un viaggio di ritorno
alla città d’origine Breslavia, un viaggio che
aveva chiamato Discesa all’Ade.
Osservatore acuto e implacabile, Anders punta il dito contro la ferrea indifferenza dietro cui
si sono trincerati i tedeschi — prima, durante e
dopo Auschwitz. Il 1945 non ha segnato un risveglio della coscienza. Non si è prodotto alcun
trauma. E dove non ci sono traumi, non possono esserci ricordi. Ecco perché non ha senso la
parola «rimozione». Piuttosto la Germania ha
vissuto un periodo di oscura latenza, senza
riflettere sul crimine «incommensurabile».
interesse per la questione meridionale. Nel 1867
Ricasoli gli affidò l’Istruzione pubblica, che
mantenne anche nei successivi governi
presieduti da Menabrea e da Lanza; era un
convinto sostenitore della scuola elementare
obbligatoria e gratuita per tutti, contro la feroce
opposizione delle forze clericali. Oltre ai noti studi
di Morandi e di Ambrosoli, una documentata
biografia di Correnti è stata pubblicata di recente
da Marco Soresina, docente alla Statale di Milano,
45
er festeggiare i suoi 90
anni, Arturo Schwarz ha
pubblicato da Skira Il
Surrealismo ieri e oggi
( 59). Sottotitolo: «Storia, filosofia, politica». Dieci anni di lavoro, è detto. E c’è da credergli.
Le 546 pagine di testo sono
composte da tre libri: il primo
(pp. 150) di pugno di Schwarz;
il secondo (pp. 396), antologia
dei vari gruppi surrealisti nel
mondo (Europa, America del
Nord, America Latina e Caraibi,
Asia, Africa e Paesi arabi); il terzo (pp. 856, ma su cd) elenca i
principali periodici surrealisti
dal 1919 al 2000 e le mostre, vivente Breton (1924-1965) e dopo (1966-2010). Date che confermano l’immortalità del Surrealismo, perché, come diceva
Apollinaire, esso «è uno stato
d’animo». Un esempio? La nascita nel 1970 dell’ultimo gruppo surrealista («arabo in esilio»), costituito da siriani, iracheni, libanesi e algerini. Sede?
Parigi, naturalmente.
Parliamo del Surrealismo?
Intervistiamo Schwarz. Anche
se da Milano è volato, con Linda, a Santa Margherita Ligure,
non ha scampo.
Il manifesto del Surrealismo bretoniano esce nel
1924. Lei è nato lo stesso anno. Chi era Breton?
«Mio padre adottivo».
I primi contatti?
«Nel 1943. Lui era negli Usa;
io ad Alessandria dove sono
nato da padre tedesco e madre
italiana. Nel 1935 avevo pubblicato delle “poesie automatiche” e gliele mandai con una
lettera. Cominciò un rapporto
epistolare».
Quando l’ha incontrato?
«Nel 1951, a Parigi, a Montmartre, due anni dopo essere
venuto in Italia. Prima, non potevo viaggiare: sul passaporto
italiano le autorità egiziane
avevano stampigliato: “sovversivo, pericoloso, ha attentato
alla sicurezza dello Stato”».
Breton-uomo?
«Straordinaria sensibilità.
Chi parla di lui come un dittatore è un imbecille o non lo conosceva affatto».
Amava molto le donne?
«Solo tre: Simone, Jacqueline ed Elisa».
Dove lo incontrava?
«Nei caffè, col gruppo surre-
Sopra: Arturo
Schwarz
(1924, Archivio
Corsera).
A sinistra:
i surrealisti
ritratti da Max
Ernst (18911976) nel
suo dipinto
A friend’s
reunion (1922)
conservato
al Museum
Ludwig, Colonia,
Germania
alista».
Quanti eravate?
«Dodici-quindici, mai più di
venti».
Legami?
«Fortissimi, anche con chi
veniva per la prima volta».
Futurismo e Surrealismo:
due movimenti rivoluzionari...
«Ma con posizioni diametralmente opposte».
Mi riferivo all’incidenza che
hanno avuto nel mondo...
«In Italia, per un verso o per
l’altro, i futuristi costeggiavano
il fascismo; in Russia, invece
(vedi Majakovskij), erano
marxisti».
In Italia, il Surrealismo non
ha attecchito...
«Impossibile col fascismo.
Come le rondini che andavano
in Africa, il Surrealismo ha sorvolato il nostro Paese senza fermarsi. Bisognerà attendere decenni, prima che ce ne sia qualcuno».
Per esempio?
«Sergio Dangelo e Renzo
Margonari».
A quanti anni ha cominciato a fare l’editore?
Il caso
«Volevo donare
un’opera a Milano, ma
un sindaco chiese la
“mancia”. Saltò tutto»
«A 24, In Egitto».
E il gallerista?
«Poco tempo dopo, con gli
artisti del gruppo».
Litigi?
«Rari».
Fra chi?
«Fra Max Ernst e Breton, per
esempio».
Definizioni lapidarie. René
Char?
«Discreto, “segreto”, ermetico nei versi e nella persona».
Péret?
«Grande poeta. Di assoluta
“moralità” politica».
Soupault?
«Nessuna stima. Era falso».
Tzara?
«S’è venduto allo stalinismo».
Éluard?
«Eccezionale poeta, ma la
lebbra staliniana lo ha trasformato in un morto vivente».
Siqueiros?
«Ricordo di avergli dato un
poderoso calcio in culo perché
proteggeva l’assassino di
Trotskij».
Duchamp?
«Quando giocava a scacchi,
il mondo non esisteva più».
A proposito di Duchamp,
una leggenda racconta che lei
ha fatto più copie dell’orinatoio, che la Cesame...
«Beh, come ha detto lei, è
una leggenda. Su un certo numero di copie, otto sono numerate e firmate; altre due ad
personam (a me e a se stesso);
due per le mostre itineranti
(che poi ho donato alla Gam di
Roma e al Museo di Gerusalemme) e due di scorta, fuori
commercio, in seguito regalate
a Gino Di Maggio (per la grande mostra alla Mudima di Milano) e a Jacqueline Monier Matisse, figlia della prima moglie
di Duchamp. Quattordici, in
tutto».
Si dice che ne erano state
fatte una cinquantina, ma che
le restanti non sono mai state
distrutte...
«Leggenda metropolitana».
Parliamo delle sue donazioni di opere surrealiste a
Gerusalemme, Tel Aviv, Roma. Come mai non ha pensato anche a Milano, dove lei a
Palazzo Reale ha fatto la
grande mostra sul movimento di Breton?
«Mi è stato impedito».
Da chi?
«Dal sindaco di allora».
Si era opposto?
«No».
E allora?
«Aveva chiesto una “mancia”».
Opere?
«Denaro».
Chi era il sindaco?
«Non posso dirlo».
In quale anno?
«Stessa domanda, posta in
maniera diversa. E stessa risposta».
sgrasso@corriere.it
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«Imago Mundi»
Oltre duemila artisti africani a Roma
E a Venezia novemila da tutto il mondo
La proroga (fino al 25 gennaio al Museo Carlo Bilotti di Roma)
della mostra L’Arte dell’Umanità nata nell’ambito di «Imago
Mundi», il progetto promosso da Luciano Benetton e dalla
Fondazione Benetton Studi Ricerche, allunga il tempo utile per
scoprire oltre duemila opere (tutte formato postcard) di
altrettanti artisti provenienti da 16 Paesi dell’Africa (nella foto).
Ma anticipa anche alcune delle iniziative del 2015: la mostra
Vienna for Art’s Sake! (curata da Peter Noever) al Winter Palace
di Vienna (27 febbraio - 31 maggio); quella in primavera al
Castello Visconteo di Pavia (ancora sull’Africa); la presentazione
a fine marzo della collezione italiana (400 artisti). E la
partecipazione di «Imago Mundi» alla Biennale di Venezia (9
maggio - 22 novembre) con 45 collezioni e novemila artisti.
46
Sabato 3 Gennaio 2015 Corriere della Sera
SPETTACOLI
Il film di Siani
Oltre 2,4 milioni nel primo giorno di
programmazione per Si accettano miracoli di
Alessandro Siani (nella foto con Ana Caterina
Morariu). «Le aspettative sul nuovo film di Siani
erano altissime — dichiara Luigi Lonigro,
direttore di 01 Distribution — e da sempre
abbiamo creduto nei risultati più ottimistici, ma
credo siano state superate tutte le stime.
Sommando al dato ancora parziale di Cinetel gli
incassi delle sale non monitorate, ha superato
«Si accettano miracoli»
incassa 2,4 milioni di euro
nel giorno del debutto
2,4 milioni di euro, con punte straordinarie in
Campania, ma è andato benissimo in tutte le
altre regioni». «Per me è una gioia infinita —
commenta il regista —. Sono contento
all’ennesima potenza dell’amore che il film sta
ricevendo e felice anche per la fabbrica dei sogni
chiamata Cinema che ieri ha raccolto il 9% in più
rispetto al Capodanno precedente. E poi... Si
accettano ancora miracoli!».
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«Forse non suonerò più la chitarra»
Bono gioca con il suo orgoglio rock
● Il commento
La star in bici
Una caduta
molto borghese
Recupero lungo per il braccio rotto. Solidarietà ma tante ironie sul web: «Strimpellava»
N
ell’alfabeto di Bono, il
2014 dalla «A» alla
«Z», la sorpresa arriva
alla lettera «I». Titolo:
«Irish pride», ovvero orgoglio
irlandese. Quell’orgoglio che,
scrive la rockstar in un post sul
sito della band, è stato colpito
duramente dall’incidente in bicicletta a New York dello scorso novembre. Non tanto perché
«mi sono rotto mano, gomito e
faccia» ma perché dalle foto
scattate si è visto che indossava
dei pantaloncini in Lycra.
«Esatto, Lycra. Non è molto
rock‘n’ roll», scrive. Per compensare, però, c’è la scena del
ricovero: «Non ricordo come
sia finito al New York Presbiterian (l’ospedale ndr) con l’omero che usciva dal mio giaccone
di pelle: molto punk rock».
L’annuncio
Il leader degli U2 si
confessa sul sito. Nello
scorso novembre
l’incidente a New York
Nel post Bono racconta delle
conseguenze della caduta: «La
convalescenza è stata molto
più difficile di quanto pensassi... non è ancora chiaro se potrò mai tornare a suonare la
chitarra. La band mi ha comunque fatto presente che né loro
né la civiltà occidentale dipendono da questo. Personalmente mi mancherebbe molto sfiorare i tasti della mia Irish Falcon verde o della mia (RED)
Gretsch. Anche solo per il piacere, al di là dello scrivere i pezzi». Gli U2 non sono quello che
sono per come Bono suona la
chitarra, è compito di The Edge, ma se le sei corde servono a
comporre...
Sui social network la reazione va dal sarcasmo del «Perché,
suonava la chitarra?», alle disquisizioni tecniche fra fan se
sia meglio perdere la chitarra
di Bono o le seconde voci di
The Edge, agli auguri sinceri
per il pieno recupero in vista
del tour che partirà, lo confer-
ma la stessa lettera, in maggio.
«Mi dovrò concentrare molto
per essere pronto, in termini fisici, al tour. Di conseguenza ho
cancellato ogni apparizione
pubblica e ho deciso che questa missiva è tutto quanto co-
municherò in questi primi mesi dell’anno». L’incidente, oltre
a prendersi anche la lettera «X»
del Bono-alfabeto, i raggi X con
tanto di radiografia con le viti
in titanio, è stato anche il motore delle riflessioni: l’immobi-
Sul palco
Bono (54 anni),
con la sua
Gretsch. Nella
foto piccola,
dopo la caduta
dalla bicicletta
lità fisica cui è costretto, racconta, gli ha fatto venire voglia
di viaggiare con la mente. Ed
ecco i suoi pensieri. La «A» è
dedicata alla moglie Ali «perché tutto parte da lei». E anche
il resto della famiglia trova posto nell’elenco, come i tre compagni di band.
Affetti personali e professionali sistemati, Bono si dedica ai
suoi temi preferiti. Le sue campagne benefico-umanitarie
con (RED) e One, i sui pensieri
sui macro-temi cui dedica la
«D» spiegando che la sua partecipazione al World Economic
Forum di Davos e i contatti coi
big del pianeta siano un modo
per capire dove vanno «le forze
che danno forma al mondo
della politica», per capire cosa
accade «al di fuori della vita
sotto aria condizionata degli U2».
La religione arriva alla «J» di
Jesus con le considerazioni sul
Natale: «Per me
non è una fiaba, ma
una sfida». Ma anche alla
«U» di «Unholy Trinity», la trinità profana che Bono, parlando della linea geografica che
congiunge Isis, Boko Haram,
Mali e Afghanistan, disegna così: «Clima estremo, povertà
estrema e ideologia estrema».
Conclusione: il futuro del mondo dipende da come verrà trattata.
La lettera «M» è divisa fra
Nelson Mandela e Malala, la
studentessa pakistana premio
Nobel per la pace. Ci sono altre
persone che Bono vuole ricordare e che riunisce alla «Y»,
che in inglese si pronuncia allo
stesso modo di perché: «Peaches Geldof. Robin Williams.
Philip Seymour Hoffman.
RIP».
L’alfabeto si chiude con una
ventata di ottimismo grazie alla
«generazione zeta», i teenager
di oggi che «magari non ascolteranno la musica degli U2»,
ma che Bono spera «cambierà
il mondo in meglio».
Andrea Laffranchi
di Matteo Persivale
❞ P
La civiltà
occidentale
non
dipende
dal fatto che
io suoni o
meno la mia
sei corde
Però mi
mancherà
Non ricordo
quei
momenti
né come
sono finito
in ospedale
con le ossa
rotte sotto
la giacca
di pelle
Cancello
ogni
apparizione
pubblica,
dovrò
essere
pronto
per l’inizio
del tour
a maggio
ete Townshend,
almeno, quando si
perforò la mano
destra con il sangue
che schizzava copioso sulla
Stratocaster, poté dare la
colpa alla «whammy bar»
della chitarra (la leva
metallica usata per il
vibrato) che lo ferì mentre
sul palcoscenico stava
facendo un «mulinello» dei
suoi, roteando il braccio: si
trattò indubbiamente d’un
infortunio sul lavoro del
rock.
Stava suonando «Won’t
Get Fooled Again»,
capolavoro che val bene un
viaggio in ambulanza al
Tacoma Hospital di Seattle
e qualche punto di sutura.
Molto rock anche Tom
Petty, che in un momento
di frustrazione sferrò un
pugno violentissimo contro
il muro mentre stava
mixando «Rebels»,
frantumandosi vari
metacarpi.
Jack White, ex White
Stripes, si ferì alla mano in
una rissa da bar e fratturò
gravemente l’indice della
sinistra in un incidente
d’auto. E Rick Allen
batterista dei Def Leppard
finì contro un muro con la
sua auto perdendo il
braccio sinistro, tranciato
di netto nell’impatto (da
allora deve suonare una
batteria speciale).
Ma Bono, che si fa
malissimo a spalla e mano
andando in bici a Central
Park, è davvero molto poco
rock e molto borghese
(peggio di lui fece Keith
Richards, cadendo da una
palma alle isole Fiji
procurandosi una
commozione cerebrale).
Più fantozziano di quello
del leader degli U2, però,
c’è solo l’infortunio di Paul
Westerberg dei
Replacements: scrostando
della cera da un candelabro
si trafisse la mano,
danneggiandone i tendini.
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Dopo la crisi dei reality
I talent Usa crollano negli ascolti, gli sponsor fuggono
Il caso
● «American
Idol» ha
debuttato nel
2002. Dal 2004
è stato lo show
più visto della
tv Usa. Nel
2014 ha perso
quasi il 30 per
cento di
pubblico
rispetto
all’anno
precedente già
in calo di ascolti
D
opo i reality, negli Usa la
crisi (degli ascolti) tocca
anche i talent show. Che
vedono la loro stella
appannarsi. Il 2014 è stato
l’Annus Horribilis di un genere
che sembrava inaffondabile.
Un esempio? «American Idol»
è passato dall’essere uno degli
show di maggiore successo
nella storia della tv americana
(per otto stagioni consecutive,
dal 2003/04 al 2010/11, è stato
il programma più visto in
assoluto) all’emorragia di
ascolti dell’ultima edizione, la
13esima. Che nonostante la
prestigiosa giuria (composta
da Jennifer Lopez, Keith Urban
e Harry Connick) ha perso
quasi il 30% di ascolti rispetto
al 2013 e, per il secondo anno
consecutivo, non è riuscito a
entrare nella Top Ten stilata da
Nielsen in cui stazionava dal
2003. Risultato: dopo 13 anni
di sponsorizzazione, la Coca
Cola ha sciolto il contratto di
partnership che la legava al
talent. Se «Idol» piange, «The
Voice» non ride: nel mese di
dicembre 2014, il programma
ha sfiorato quasi il 10% in
meno di telespettatori rispetto
allo stesso mese del 2013. In
affanno anche per la versione
Usa di «Ballando con le stelle»,
che Robert Thompson, uno
dei massimi esperti mondiali
di cultura popolare, ha
definito «l’ultimo grande re
dei talent». Lanciato a metà
2005, dopo 19 stagioni e 345
episodi, anche «Ballando»
mostra segni di stanchezza:
dai 13.73 milioni di ascoltatori
del 2013 è passato ai 13.03
milioni dell’anno appena
concluso. Sui motivi del
precario stato di salute del
genere ragionano critici e
osservatori tv. Pronti di volta in
volta a dare la colpa ai troppi
«programmi fotocopia», alla
inesistenza di nuovi concept
originali, all’incapacità di
Giudici Urban,
Connick e
Jennifer Lopez
in «American
Idol»
adattare il genere alle nuove
domande del pubblico,
soprattutto più giovane: gare
che si disputano sullo
schermo per proseguire poi su
Internet, pagine interattive sui
social, formati più «stringati»
per gli under 18, abituati più a
fare zapping su smartphone e
tablet che non sulla tv. Per i
produttori si tratta invece della
normale crisi fisiologica di un
business che per anni ha fatto
incassare soldi a palate a
fronte di mini budget. E c’è
infine chi, come Thompson,
assicura: «Chi aspetta la fine
dei talent, dovrà aspettare
ancora a lungo».
Laura Zangarini
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Corriere della Sera Sabato 3 Gennaio 2015
SPETTACOLI
A sorpresa
Concerto a sorpresa di Jovanotti in carcere. Il cantante si è
esibito nell’ultima notte dell’anno davanti ai 700 detenuti
del carcere di Sollicciano, a Firenze. Uno show di un’ora in
cui ha cantato pezzi storici del suo repertorio,
accompagnato dagli strumenti di alcuni reclusi. Per
brindare al nuovo anno, insieme a Jovanotti
(accompagnato nel penitenziario dal consigliere regionale
pd Enzo Brogi) sono arrivati anche il leader radicale Marco
Pannella, la segretaria dei Radicali Rita Bernardini e il
vicepresidente della Camera Roberto Giachetti (Pd).
Concerto di Jovanotti
per 700 detenuti
nel carcere di Sollicciano
Premi
«The Imitation Game» miglior film a Capri
È The Imitation Game il miglior film a «Capri, Hollywood The
International Film Fest» che si è concluso ieri sull'isola
azzurra: con Benedict Cumberbatch nel ruolo del genio gay
Alan Turing, l’opera porta a casa anche il premio per il
miglior regista, Morten Tyldum. L’Istituto Capri nel mondo,
coordinato dal produttore Pascal Vicedomini, ha premiato
come miglior attore l’inglese Timothy Spall che ha ritirato il
premio per l’interpretazione di Mr Turner di Mike Leigh.
Il senso di Violetta:
alle ragazzine
i miei valori positivi
corsi di canto e musica, imparo
a suonare la chitarra e l’hip
hop: ho una giornata intensa.
Per il resto mi piacciono le cose
semplici: stare a tavola con la
mia famiglia, con mio fratello.
La mia famiglia è la mia salvezza, non è facile fare una vita come quella che faccio io, loro
viaggiano con me e gli amici mi
stanno vicini».
Anche Martina, mito a sua
volta, ha i suoi miti: «Come
cantanti ammiro moltissimo
Beyoncé e Michael Jackson. E
poi mi piacciono tanti attori,
Martina, diva in 240 episodi: difendo la famiglia
U
scite dalla caserma di
zio Walt Disney, queste ragazze spontaneamente programmate
per il successo hanno spesso
imboccato la via dell’Inferno
dove il clima non è gran che,
ma la compagnia è migliore
che in Paradiso (Mark Twain).
È successo a Lindsay Lohan (alcol e droga), Britney Spears
(droga e alcol), Miley Cyrus
(che si esibisce più svestita che
vestita). Martina Stoessel all’anagrafe — Violetta come icona globale per under 12 — è ancora nel suo guscio d’ovatta.
Vietato parlare di ragazze
che diventano bad girl. Simpatica come un rottweiler di cattivo umore, l’addetta stampa
stoppa la domanda. Si può —
gentile concessione — parlare
del tour che porta il cast della
serie Disney (Violetta, appunto) in Europa nel 2015 con una
La trama
● La serie è
ambientata a
Buenos Aires.
Dopo aver
girato il mondo
con il padre,
Violetta torna
nella sua città
natale
● Qui scopre la
sua passione
per la musica e
grazie alla zia
inizia la sua
avventura
artistica
serie di concerti, 62 spettacoli
in tutto: Violetta Live. Quanto
all’Italia, si parte il 28 gennaio
da Torino, per toccare poi Milano, Bologna, Firenze, Roma e
Verona.
Perché piace così tanto Violetta? «Per la musica, per i testi
delle canzoni, per le melodie
facili da riconoscere e imparare, per il messaggio pulito —
spiega Martina Stoessel, argentina di Buenos Aires —. È una
storia familiare di amore e amicizia, valori in cui è facile identificarsi».
Da tre anni, 240 episodi, interpreta il ruolo della brava ragazza tutta dedita al ballo e al
canto, tra primi amori e prime
disillusioni (molto soft). Non è
stufa, ci mancherebbe: «Sono
successe talmente tante cose
che non me ne sono resa conto.
Mi sono sempre divertita, ogni
giorno è stato un regalo e una
47
Lo show
Tour italiano della
diciassettenne
argentina, protagonista
della serie Disney
sorpresa. Sto attraversando
una fase della mia vita piena di
felicità, è un periodo che non
dimenticherò mai. In futuro
spero che possa succedermi
qualcosa di ancora migliore.
Vorrei sempre dedicarmi alla
musica e al cinema».
Ha appena 17 anni e un sacco
di sogni già realizzati. Ne è rimasto qualcuno? Ride (chissà
se autorizzata) e risponde:
«Vorrei sposarmi in bianco e
avere una famiglia. Il massimo
successo per ognuno è essere
felici di quello che si ha, vorrei
continuare a lavorare nella musica e trasmettere messaggi positivi ai miei fan, essere una
cantante, incidere dischi e girare il mondo». La sua vita di tutti
i giorni è un concentrato di impegni: «Sto girando la serie tv e
faccio le prove per il live, seguo
Coppia
Martina Stoessel
e Diego
Dominguez
nello show
ispirato dalla
serie tv
ma non ne ho uno preferito».
I mini fan di Violetta vengono chiamati V-Lovers e alimentano un giro d’affari non indifferente: perché oltre alla serie
televisiva, Violetta genera un
indotto di merchandising che
comprende la moda, la casa, gli
accessori, la cancelleria, i prodotti di bellezza, i giocattoli,
l’elettronica, libri, riviste e diari. È il V-Business, Disney ne ha
fatto un impero. Fino alla prossima regina, perché ogni prodotto arriva alla sua data di scadenza.
Renato Franco
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48
Sabato 3 Gennaio 2015 Corriere della Sera
Corriere della Sera Sabato 3 Gennaio 2015
49
●
Risponde Sergio Romano
● Il dubbio
PROTESTE ALGERINE
NELLE VIE DI PARIGI
di Piero Ostellino
Burocrazia anti-corrotti
Un’amara illusione
LETTERE
AL CORRIERE
CORSI DELLA RAI
Come usare i computer
Caro Romano, solo una piccola
parte degli italiani sa usare i
computer. Perché la Rai non
pensa di istituire corsi (come
fece, col fantastico maestro
Manzi, oltre 50 anni fa per
insegnare l’italiano) di
apprendimento? La Rai
potrebbe anche offrire la
possibilità di acquistare a
prezzi ridotti i computer per
seguire le lezioni.
Marco Righetti, Garda (Vr)
Il corso potrebbe divenire
contemporaneamente un servizio d’informazioni per tutti
coloro che, pur servendosi del
computer, hanno dubbi e quesiti. L’ignoranza del linguaggio
informatico e dei suoi strumenti è l’analfabetismo dei nostri giorni.
RAGAZZE RAPITE
Appello agli italiani
Ci sono momenti in cui un
Paese deve dire come la pensa
e se lo fa in modo corale, il
messaggio arriva chiaro.
Dobbiamo fare qualcosa per
Greta e Vanessa, le giovani
rapite in Siria. Esponiamo una
bandiera o accendiamo una
candela, oppure fermiamoci
per un minuto per far sapere
che l’Italia non aspetta che la
loro liberazione!
Enzo Bubbo Petronà
Catanzaro
Recentemente sono venuto a conoscenza
dei fatti avvenuti a Parigi il 17 ottobre 1961,
in piena guerra d’Algeria. Mi sto riferendo a
una pacifica manifestazione di protesta degli
algerini che fu brutalmente repressa, con
decine di morti. Potrebbe darmi maggiori
informazioni e anche una spiegazione di
quella repressione così violenta? Perché è
stata cosi a lungo ignorata in Francia? Da
quel che ho appreso, soltanto dagli Anni 80
si è aperto un ( timido) dibattito su questi
fatti.
Davide Lorenzini
davidelorenzini97@virgilio.it
Le lettere firmate con
nome, cognome e
città, vanno inviate a
«Lettere al Corriere»
Corriere della Sera
via Solferino, 28
20121 Milano
Fax: 02-62827579
@
lettere@corriere.it
www.corriere.it
sromano@rcs.it
La tua
opinione su
sonar.corriere.it
L
Partirà presto il
modello 730
precompilato
per la
dichiarazione dei
redditi: è
davvero una
semplificazione?
SUL WEB
Risposte
alle 19 di ieri
Sì
23%
La scoperta di un pericoloso
coleottero di origine esotica in
diversi alveari nel Meridione
ha indotto il ministero della
Salute a emanare una
ordinanza per imporre agli
allevatori di api di incendiare
le arnie allo scopo di eliminare
il parassita. La procedura ha
avuto il seguente risultato,
perfettamente prevedibile:
© RIPRODUZIONE RISERVATA
77%
No
La domanda
di oggi
ALVEARI BRUCIATI
Coleottero pericoloso
Caro Lorenzini,
a manifestazione fu brutalmente repressa
e vi furono sanguinose «cacce all’algerino» nei viali della capitale e sui ponti della Senna. Ma vi è un antefatto che spiega
meglio di qualsiasi analisi quale fosse il clima
politico della Francia in quei mesi. Un anno prima il generale De Gaulle aveva parlato di una
«Algeria algerina» che avrebbe avuto «il suo governo, le sue istituzioni e le sue leggi». Queste
parole non avevano ancora convinto la direzione
politica della resistenza algerina, ma avevano suscitato malumore in alcuni ambienti militari
francesi e molta inquietudine nel mondo dei
«pieds-noirs», come erano chiamati gli abitanti
europei (prevalentemente francesi, ma anche
italiani e spagnoli) della vecchia colonia. Quando De Gaulle passò quattro giorni ad Algeri dal 9
al 13 dicembre del 1960 vi furono scontri che provocarono la morte di 100 persone.
Tornato in patria, il generale non esitò ad annunciare che avrebbe consultato la nazione con
un referendum sull’autodeterminazione algeri-
na e avrebbe chiesto contemporaneamente ai
francesi un nuovo voto di fiducia. Quando si votò, l’8 gennaio 1961, i sì furono più di 15 milioni, i
no quasi 5 milioni. Ma gli astenuti furono il 40%
e la grande maggioranza degli europei residenti
in Algeria votò contro la proposta del generale.
Sul piano formale De Gaulle aveva vinto, sul piano sostanziale la battaglia non era ancora finita.
In aprile il generale sfidò i suoi avversari dichiarando pubblicamente, nel corso di una conferenza stampa, che era giunta l’ora di accettare
una situazione in cui l’Algeria avrebbe smesso di
appartenere alla Francia. Furono queste le parole che provocarono il colpo di Stato militare del
22 aprile, stroncato in un paio di giorni, la nascita di una organizzazione segreta (l’Oas), gli attentati contro il generale e le manifestazioni degli opposti schieramenti, tutte destinate a provocare i duri interventi della polizia. Quella dell’ottobre 1961 rientra, per l’appunto, in questa
categoria.
Erano cominciate nel frattempo le trattative,
dapprima ufficiose poi ufficiali, tra i rappresentanti delle autorità francesi e quelle del Fronte
algerino di liberazione nazionale. Dopo la conclusione degli accordi di Evian nel marzo 1962, vi
fu un nuovo referendum l’8 aprile, che li approvò
con una maggioranza del 64,86%. Nelle sue memorie il generale dette l’impressione di essere
stato convinto, sin dall’inizio, che la sola soluzione possibile fosse l’indipendenza dell’Algeria. È
probabile invece che abbia progressivamente
modificato la sua linea sino ad accettare ciò che
era diventato ormai inevitabile. Ma non vi è dubbio che soltanto De Gaulle aveva l’autorità morale necessaria per pilotare il Paese attraverso una
delle più difficili prove della sua storia.
Roma: l’83,5%
dei vigili
previsti nel
turno del 31
dicembre si dà
malato. Il
governo:
cambieremo le
regole del
pubblico
impiego.
Giusto?
decine di migliaia di api sono
arse vive nel tentativo di
proteggere l’ape regina,
mentre il coleottero è volato
via prima di essere divorato
dalle fiamme!
Sibylle Abstoss, Milano
ROMA E NAPOLI
Lavoratori assenteisti
Al 31 dicembre a Roma l’80%
dei vigili urbani si è messa in
malattia; il giorno dopo a
Napoli la percentuale dei
netturbini assenti è stata
persino maggiore! Eppure si
discute sulla «non
licenziabilità» nel pubblico
impiego. Che cosa possiamo
aspettarci da questa Italia?
Ezio Allois
Sesto S. Giovanni (Mi)
SALDI
Scelta delle date
Per quale motivo il 2 gennaio
sono iniziati i saldi in
Campania e Basilicata e il 3
nelle altre regioni? E ancora:
non capisco perché qualcuno,
al di fuori degli interessati,
debba decidere quando dare il
via ai saldi.
Maria Pia Torretta, Palermo
AUTOSTRADE
Cartello misterioso
Come dovrebbe comportarsi
un automobilista, rispettoso
delle regole, che percorre ad
esempio l’autostrada GenovaVentimiglia, alla vista di un
cartello luminoso che avverte:
«Attenzione: operai al lavoro Men at work». Dovrebbe
ridurre la velocità? Di quanto?
Non ci sono cartelli che lo
indicano. Che sia magari un
invito a controllare se gli
operai stanno veramente
lavorando?
Giorgio Volonteri, Imperia
N
on si può neppure dire che giornali e
tg di fine d’anno siano stati renziani,
cioè servile propaganda del
volontarismo parolaio del premier che
continua ad annunciare riforme che non fa.
Sono stati mussoliniani, manifestazione
dell’irresponsabile ottimismo dell’Italia
fascista che sbandierava una forza che non
aveva. Questo nostro Paese non cambierà
mai, gli vanno bene le cose come stanno: la
doppia morale cattolica controriformista e
quella comunista togliattiana filosovietica
che chiama la tirannide libertà e
l’arretratezza economica e sociale progresso.
Questa è l’Italia che si fa coraggio,
rifugiandosi nella retorica ogni volta che la
machiavelliana «realtà effettuale» smentisce
l’ottimismo consolatorio di chi non ha il
coraggio di affrontare le molte ferite inferte
al processo unitario, liberal-cavouriano,
tradito, prima, dal fascismo, poi, dal
pressapochismo progressista del secondo
Dopoguerra. Ce la raccontiamo e ce la
cantiamo, ingannandoci a vicenda; siamo
machiavellici non avendo né ben letto né
ben capito Machiavelli e restando fermi allo
stereotipo del «fine che giustifica i mezzi»,
frase che Machiavelli non ha mai scritto né
pronunciato, ma che serve, di volta in volta, a
legittimare le false promesse di chi ci
governa.
Il 2015 non si apre con buoni auspici.
Paghiamo il prezzo di una scuola e di un
sistema informativo che non producono né
conoscenza né spirito critico. Il lettore
medio di quotidiani protesta se un
giornalista critica il potere costituito. Lo
scandalo romano ha mostrato che la
(presunta) solidarietà della sinistra nei
confronti dell’immigrazione era un affare
per chi importava manodopera a basso costo
per le cooperative: un caso per il quale è
stata persino immaginata la presenza della
mafia in luogo di ammettere che esso è stato
il prodotto dell’occupazione delle istituzioni
da parte dei partiti.
È, allora, inutile e controproducente creare
altri marchingegni burocratici per
combattere la corruzione dilagante. Sarebbe
sufficiente separare i soldi dai partiti. A
produrre corruzione è l’eccessiva
intermediazione politica. Se, invece di creare
legislativamente nuovi carrozzoni
burocratici contro la corruzione, destinati
probabilmente ad accrescerla, rileggessimo
ciò che è stato scritto sul pericolo di affidarsi
(solo) alla Ragione; pericoli per altro
amaramente sperimentati, nel Novecento
(con il fascismo, il nazismo e lo stalinismo)?
© RIPRODUZIONE RISERVATA
INTERVENTI E REPLICHE
Eutanasia e problemi etici
Scriviamo in merito all’articolo di Pierluigi
Battista «L’empatia degli scrittori e il chiasso dei
militanti» (Corriere, 29 dicembre 2014).
Sui temi della vita e della morte, meglio la
letteratura della «superficialità militante della
politica»: questa la tesi nuovamente ribadita da
Pierluigi Battista nel descrivere «attenzione
rispettosa» del protagonista del romanzo di lan
McEwan di fronte a scelte drammatiche. Che la
politica inoculi nella società dosi smodate di
semplificazioni e faziosità è fuor di dubbio.
Contrapporre arte e politica è però un modo di
eludere il loro diverso ruolo, e in particolare la
responsabilità che è propria della politica:
stabilire regole valide per tutti. Considerare
aprioristicamente, come fa Battista, «chiassosi e
molesti pregiudizi» le argomentazioni di chi è a
favore o contro la legalizzazione dell’eutanasia
sembra essere, questo sì, un pregiudizio figlio
dell’antipolitica e dell’illusione che la sensibilità
per tutte le argomentazioni possa esimere la
politica dal prendere delle decisioni.
In tale pregiudizio non cade lan McEwan. Ironia
della sorte, nelle stesse ore in cui Battista ne
contrappone l’empatia al «chiasso dei militanti»,
McEwan firma insieme a 8O personalità
britanniche l’appello per la legalizzazione del
suicidio assistito in Gran Bretagna. La militanza
non oscena a favore di proposte ragionevoli è
dunque possibile! (La notizia apre la prima
pagina del Daily Telegraph del 29 dicembre).
Marco Cappato
Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni
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FONDATO NEL 1876
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Staino
Ho solo scritto che il romanzo di Ian McEwan
La ballata di Adam Henry affronta i problemi etici
senza le brutali semplificazioni di cui questa
lettera è eloquente testimonianza.
Pierluigi Battista
Interventi chirurgici riprese dalle telecamere
Un’eventuale ripresa con telecamere degli
interventi chirurgici (Corriere, 31 dicembre),
naturalmente rispettando la privacy, sarebbe
una garanzia di maggior attenzione e
professionalità, di tutela del personale chirurgico
e degli anestesisti, nonché di una più facile,
eventuale, indagine giudiziaria. È quindi
auspicabile che questa proposta diventi presto
legge.
Sebastiano Caronni Orsenigo, Pavia
EDIZIONI TELETRASMESSE: RCS Produzioni Milano S.p.A. 20060 Pessano con Bornago - Via R. Luxemburg - Tel. 02-95.74.35.85 • RCS Produzioni S.p.A. 00169 Roma Via Ciamarra 351/353 - Tel. 06-68.82.8917 • RCS Produzioni Padova S.p.A. 35100 Padova - Corso Stati Uniti 23 - Tel. 049-87.00.073 • Tipografia SEDIT Servizi Editoriali S.r.l.
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prov., non acquistabili separati: lun. Corsera + CorrierEconomia del CorMez. € 1,03 + €
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La tiratura di venerdì 2 gennaio è stata di 425.979 copie
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Sabato 3 Gennaio 2015 Corriere della Sera
50
#
Sport
L’ex presidente del Bayern
Hoeness ottiene dopo 7 mesi la semilibertà
Una buona notizia per l’ex presidente del Bayern Monaco, Uli
Hoeness. Dopo sette mesi trascorsi in carcere, in seguito alla
condanna a tre anni e mezzo per evasione fiscale, potrà vivere in
regime di semilibertà. Hoeness, 62 anni, continuerà a dormire in
prigione, ma nel corso della giornata potrà uscire e riprendere a
lavorare secondo quanto riferisce il sito della Bild, che riporta anche
la conferma del ministero della Giustizia. Hoeness, condannato nel
marzo scorso, non aveva fatto appello contro la sentenza.
Mercato Ufficializzato ieri l’arrivo del tedesco dall’Arsenal, l’Inter continua a insistere per il trequartista
del Bayern: la Juve avrebbe l’accordo con il giocatore, il club preferisce i nerazzurri. Il Liverpool alla finestra
Podolski c’è, Shaqiri forse
Nomi caldi
● Shaqiri
Lo svizzero, 23
anni, inseguito
da Inter, Juve
e Liverpool
● Sneijder
L’olandese, 30
anni, ex Inter,
piace
alla Juventus
● Diamanti
Ha 31 anni,
è l’alternativa
a Sneijder
per la Juventus
● Icardi
L’argentino
dell’Inter,
21 anni, piace
alla Juventus
● Neto
Il portiere della
Fiorentina, 25
anni, discute
il rinnovo
Scatta l’Inter. I nerazzurri rispondono al Milan, che ieri ha
abbracciato Cerci, e centrano il
primo colpo del loro mercato:
Lukas Podolski, 30 anni da
compiere il 4 giugno. L’attaccante tedesco ex Arsenal va di
corsa: è già arrivato ieri sera a
Milano, oggi sosterrà le visite
mediche e punta a essere a disposizione per il big match
contro la Juventus martedì a
Torino. Dipenderà dal successo
o meno della corsa contro il
tempo che verrà effettuata per
completare il tesseramento in
tempo utile per essere in campo allo Stadium.
L’affare era stato imbastito
da giorni ma bisognava vincere
la resistenza dei Gunners, un
po’ vera e un po’ strategica. La
svolta è arrivata ieri mattina. E
dopo la prima offerta definita
«non seria» dal tecnico dei
londinesi, Arsène Wenger, i
nuovi argomenti proposti dal
direttore sportivo interista, Piero Ausilio, devono essere stati
convincenti.
L’operazione si è così sbloccata su queste basi: Podolski
arriva in prestito fino a giugno
e l’Inter corrisponderà 600 mila
euro all’Arsenal. La cifra potrà
crescere a 850 mila euro in caso
di qualificazione dei nerazzurri
all’Europa League e a un milione con la conquista di un posto
in Champions League. Oggi
Poldi, dopo le visite mediche,
sarà ad Appiano Gentile per il
primo contatto con la nuova realtà e il primo allenamento.
L’Inter però non si ferma e fa
sul serio anche per Xherdan
Shaqiri. Ieri Ausilio ha incontrato il fratello, Erdin e l’agente
Fifa, Ulisse Savini, che assiste
genti bianconeri), ma mentre
l’accordo con il giocatore ci sarebbe già, la distanza con il
Bayern è ancora notevole: per
questo la prima scelta dei campioni d’Italia resta Wesley
Sneijder. I contatti sono costanti, la Juve ha già ottenuto la
disponibilità del giocatore, ma
deve trovare la quadra con il
Galatasaray, che intende fare
cassa non trovandosi in buonissime acque dal punto di vista finanziario. C’è una clausola
rescissoria di 20 milioni, fissata dal club di Istanbul al momento dell’acquisto dell’olandese, naturalmente troppo elevata per la Juve, che ora dovrà
ragionare con i turchi per la
formula dell’operazione (il prestito non sembra gradito) e con
il giocatore per modulare l’ingaggio sui parametri bianconeri. Fuori dai canoni, infatti, sono i 6 milioni garantiti dal Gala.
L’ipotesi a basso costo sarebbe
invece Alessandro Diamanti,
ora in Cina al Guangzhou.
Prima che sul campo (appuntamento il 6 gennaio), Juve
e Inter si affrontano quindi sul
mercato. E rispunta il nome di
Icardi nell’orbita bianconera.
L’argentino non ha ancora rinnovato il contratto che scade
nel 2018 e si parla di contatti e
manovre juventine per giugno.
Giornata decisiva oggi in casa Fiorentina (cui si è offerto
per un ritorno Adrian Mutu)
per risolvere la questione Neto.
Oggi il portiere incontrerà la
società per discutere dell’offerta di rinnovo. In caso di rottura,
sempre la Juve è pronta a inserirsi.
Filippo Bonsignore
Alternative
Il club bianconero
tratta col Galatasaray
per Sneijder ma pensa
anche a Diamanti
condo nodo da sciogliere: la
concorrenza. Su Shaqiri è forte
l’interesse anche di Juventus e
Liverpool con dei distinguo: i
bianconeri offrono 3 milioni
per il prestito e 12 per il riscatto
legato però al raggiungimento
di obiettivi; i Reds sembrano
intenzionati ad acquistare il
giocatore a titolo definitivo. E
proprio questo li fa avvicinare
alle richieste dei bavaresi.
La partita è tutta da giocare.
E in ottica interista potrebbe
giocare un ruolo determinante
un intervento proprio del presidente Thohir, come per l’acquisto di Hernanes un anno fa.
Sul fronte juventino, invece, la
pista resta viva (ieri l’incontro
degli i ntermediari con i diri-
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il personaggio
Lui e Klose i primi
giocatori simbolo
della nuova Germania
multietnica e vincente
MILANO È stato Roberto Mancini
● Mutu
A 35 anni
si è offerto
per un ritorno
alla Fiorentina
in questa fase lo svizzero del
Bayern Monaco. Un altro passo
avanti, dunque, per il 23enne
che è sempre stato in cima alle
preferenze di Mancini, visto
che può giocare da esterno
d’attacco e da trequartista.
L’affare non è semplice per
diverse ragioni. La prima è economica: l’investimento necessario è di 15 milioni, cifra non
stanziabile a cuor leggero dal
club di Thohir. L’offerta fatta al
Bayern, più propenso a una
cessione definitiva del giocatore, è di un prestito con obbligo
di riscatto fissato proprio a 15
milioni. E qui si inserisce il se-
a spiegare l’acquisto di Lukas
Josef Podolski, parlando a Inter
Channel: «Se andiamo indietro
nella storia, i tedeschi nell’Inter
sono sempre stati importanti e
hanno fatto benissimo. Come
giocatore lo conosco abbastanza bene; sa coprire diversi ruoli; è mancino; calcia benissimo;
è fresco di titolo mondiale. Ha
giocato nel Bayern e nell’Arsenal; ha grande esperienza e
qualità». Era dai tempi di Matthias Sammer, per un’avventura durata soltanto sei mesi (12
presenze e 4 gol), da luglio a dicembre 1992 (nostalgia di casa,
pur essendo titolare), che il
club nerazzurro non ingaggiava un giocatore tedesco. Prima
di quello che sarebbe diventato
Pallone d’oro, nel 1996, dopo il
titolo europeo vinto dalla Germania, erano arrivati Horst
Szymaniak (1963-1964, una
Coppa dei Campioni), Hansi
Müller (1982-1984), Karl-Heinz
Rummenigge (1984-1987),
Lothar Matthäus e Andreas
Brehme (1988-1992, uno scudetto, una Coppa Uefa e una
Supercoppa italiana a testa) e
Jurgen Klinsmann (1989-1992,
Supercoppa e Coppa Uefa).
È stato proprio Klinsmann,
divenuto c.t. della Germania
Tradizione
Mancini: «I tedeschi
all’Inter hanno sempre
fatto bene». Lukas:
«Felice di essere qui»
Campione del mondo Lukas Podolski, 29 anni, 121 partite con la Germania (Olycom)
(agosto 2004), a lanciare in Nazionale Podolski, allora attaccante del Colonia, dopo le prime due partite con Voeller e
l’esordio contro l’Ungheria (a 19
anni e due giorni, 6 giugno
2004) e la partita con la Repubblica Ceca all’Europeo in Portogallo (23 giugno 2004) e a trasformarlo in uno dei protagonisti del sorprendente terzo
posto tedesco al Mondiale
2006 (tre gol e titolo di «miglior giovane»). Il principe
« Po l d i » , n a to n e l 1 9 8 5 a
Gliwice, cento chilometri a
ovest di Cracovia, figlio d’arte
(il padre, Waldemar, è stato calciatore professionista di buona
fama; la madre, Christina, ha
giocato nella nazionale polacca
di pallamano) e cresciuto a
Bergheim, vicino a Colonia, do-
Lukas Podolski
è nato a
Gliwice
(Polonia) il 4
giugno 1985.
Attaccante
mancino, ha
esordito con il
Colonia (20032006), prima di
andare al
Bayern (20062009), tornare
a Colonia e
passare
all’Arsenal nel
2012. Con la
Nazionale ha
giocato tre
Mondiali (un
titolo) e tre
Europei
ve la famiglia era emigrata nel
1987, ha bruciato le tappe in
tutte le nazionali, dall’Under 17
in poi, nelle quali ha giocato.
Insieme con Klose (anche lui
nato in Polonia, a Opole, ma
nel 1978) e con Neuville (nato a
Locarno), ha rappresentato
uno dei primi simboli della Nationalmannschaft aperta ai figli degli immigrati prima che
scoccasse l’ora di Ozil, Khedira
e Boateng. In Nazionale (121
partite e 48 gol), è terzo dopo
Matthaeus e Klose come numero di presenze. Podolski,
grande amico di Dirk Nowitzki,
è il giocatore che ha segnato il
gol più veloce nella storia della
nazionale tedesca: gli sono bastati 9” per segnare all’Ecuador
nell’amichevole del 30 maggio
2013 (4-2).
Finito il Mondiale 2006, la
prima delle tre Coppe del Mondo alle quali è stato presente
(terzo posto anche 2010, vittoria in Brasile sei mesi fa), Podolski, per il quale continua a
stravedere il c.t. Loew, aveva lasciato il Colonia, acquistato dal
Bayern (7,8 milioni di euro) e
con il Bayern aveva segnato
proprio all’Inter il suo primo
gol in Champions League (27
settembre 2006, 0-2 a San Siro). Al Bayern, Podolski è rimasto fino al 2009 (ha vinto campionato, Coppa e Supercoppa
di Germania), prima di tornare
a Colonia e, dopo un triennio,
ecco tentare l’avventura in Premier League, acquistato per 11
milioni di euro dall’Arsenal,
dove ha conquistato la Coppa
d’Inghilterra e il Community
Shield 2014. Poi le scelte di
Wenger lo hanno spinto verso
l’Inter, dove si gioca molto.
Sbarcato alle 21.35 di ieri a
Linate, con volo da Londra, Podolski ha rischiato di essere
travolto dall’affetto dei tifosi
nerazzurri, che gli hanno regalato un’accoglienza degna di un
campione del mondo: «Sono
felice di essere qui. Forza Inter.
Spero in una grande stagione».
Da oggi si lavora, pensando alla
Juve. E non solo.
Fabio Monti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Sabato 3 Gennaio 2015
SPORT
51
Serie B
Tennis
Il Catania cambia per la terza volta: Marcolin Nadal torna e fa solo 2 game con Murray
Volley
Superlega, Modena rischia a Perugia
È Dario Marcolin il nuovo allenatore del Catania. Dopo il divorzio da
Sannino e l’esperienza del Pellegrino-bis durata appena tre giornate,
tocca al tecnico bresciano assumere la guida della squadra
rossoazzurra, protagonista di un pessimo girone d’andata in serie
B, con il quartultimo posto, frutto di 21 punti in 21 giornate.
L’allenatore ex Modena e Padova, ha raggiunto ieri l’accordo con il
club del presidente Pulvirenti, reduce dalla retrocessione dalla serie A
dello scorso campionato non ancora metabolizzata.
Torna la Superlega di volley con la prima giornata di ritorno. Le
partite (ore 20.30): Cmc Ravenna-Copra Piacenza, Calzedonia
Verona-Lube Marche Treia, Exprivia Molfetta-Revivre Milano,
Tonazzo Padova-Energy Diatec Trentino, Sir Safety Perugia-Modena
Volley (ore 17.30, tv diretta RaiSport 1), Vero Volley Monza-Top
Volley Latina. Classifica: Trentino e Modena 30 punti; Lube Marche
Treia 28; Perugia 27; Verona 22; Latina 21; Ravenna 19; Piacenza 18;
Molfetta 13; Padova e Città di Castello 7; Milano e Monza 6.
Un’esibizione non è un torneo, ma lo spagnolo Rafa Nadal,
al rientro dopo due mesi di stop per l’operazione di appendicite
di inizio novembre, si aspettava sicuramente qualcosa di meglio.
Ad Abu Dhabi invece è andata malissimo allo spagnolo che è stato
spazzato via dallo scozzese Andy Murray: 6-2, 6-0 il punteggio.
Murray affronterà oggi nella finale il numero 1 del mondo, il serbo
Novak Djokovic, che ha travolto lo svizzero Stanislas Wawrinka
per 6-2, 6-1.
La curiosità
A Milanello
Niente Sassuolo
per Cerci
Oggi la visita
di Berlusconi
MILANO Pomeriggio a Milanello
È come se Pippo Inzaghi, una volta tolta la maglietta
numero 9, in quel 13 maggio
2012, Milan-Novara 2-1, trecentesima partita in rossonero e
addio al calcio giocato ovviamente con gol, avesse lanciato
una maledizione. Come dicono
i francesi: «Après moi le déluge», «dopo di me il diluvio».
Visto che ha familiarità con la
lingua, e visto come gli sta andando la stagione (8 gol, mai
così tanti e non è ancora finito
il girone d’andata), Jérémy Ménez si tenga stretta la sua maglia numero 7 (numero comunque evocativo per un milanista, da Donadoni a Shevchenko) e in società lascino
correre se il popolo e i giornalisti pallonari continuano a chiamarlo «falso nueve». Può essere il dribbling giusto all’incantesimo.
Non aprite quella maglia.
Dopo Mr Gol, Inzaghi Pippo
(316 reti in 694 partite ufficiali)
il numero 9 pare ribellarsi a
chiunque provi a metterselo
sulle spalle. Altro che «maglia
pesante», come anche recentemente Honda ha definito la sua
che ha cucito sopra il 10 («Con
quella maglia si aspettano tutti
almeno un gol o un assist, è
difficile»), qua siamo di fronte
a tre fallimenti di fila. Con ordine: corre l’anno sociale 20122013 e Alexandre Pato decide di
diventare il punto di riferimento dell’attacco del Milan orfano
di Ibrahimovic. Decide di osare. Addio alla «7», ecco la «9»:
il risultato è un infortunio più
grave del solito, solo sette presenze e due gol (in Champions
contro Malaga e Anderlecht) e
il ritorno in Brasile nel gennaio
2013.
Il secondo coraggioso è stato
Alessandro Matri. Arriva dalla
Juve nell’estate del 2013 (e Antonio Conte si infuria): Allegri
lo vuole per sostituire il Pazzo
(che, a dispetto del nome, saggiamente aveva sempre optato
MILANO
Esempio
A sinistra Pippo
Inzaghi: con
il Milan ha
segnato 126
gol. Sopra,
Alessio Cerci
(Reuters)
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La maledizione del numero 9
Dopo Inzaghi, al Milan solo flop
Con quella maglia hanno fallito Pato, Matri e Torres. Ora resta libera
Punte
infelici
4
Centravanti
infelici.
Da sinistra Pato,
che ha indossato
il 9 nel 2012-13;
Alessandro
Matri, rossonero
nel 2013;
Fernando Torres,
al Milan dal 31
agosto al 27
dicembre 2014
(Photoviews,
Forte, Andreoli)
i gol
segnati
dagli ultimi tre
rossoneri
che hanno
vestito
la maglia n. 9:
Pato (due reti),
Matri (una rete)
e Torres (una)
per un totale
di 35 presenze
per la «11»), la società spende
12 milioni (pagamento triennale), il bell’Ale è galvanizzato dal
ritorno nella squadra per cui tifava da ragazzino e con cui aveva esordito in serie A, proprio
dieci anni prima. Non è uno
scarso: con il Cagliari 131 presenze e 38 gol, con la Juve 84
presenze e 31. E invece al Milan
qualcosa non funziona: gli almanacchi raccontano di 18 presenze e una sola rete nella trasferta di Parma, pure persa per
3-2. Il ragazzo non è più tranquillo, a gennaio se ne va in
prestito alla Fiorentina, da quest’anno è al Genoa dove ha ricominciato a segnare (14 presenze in A, sei gol).
L’ultima vittima del nove
La Palestina cerca la riscossa con il pallone
Grande euforia per il debutto in Coppa d’Asia: «La nostra arma è la motivazione»
Così al via
● La Coppa
d’Asia 2015 è
in programma
dal 9 al 31
gennaio
in Australia
● Sedici
le partecipanti:
Australia,
Giappone, Sud
Corea, Nord
Corea, Oman,
Arabia Saudita,
Qatar, Bahrein,
Emirati Arabi,
Uzbekistan,
Iran, Kuwait,
Giordania, Iraq,
Cina, Palestina
per salutare Inzaghi e i
compagni, in attesa dei test
atletici di oggi. Alessio Cerci va
veloce («C’erano società
interessate a me, tra cui l’Inter,
ma volevo il Milan»), ma dovrà
aspettare per il debutto. Il
mercato apre il 5 e il Milan
entro le 15 dovrebbe acquistare
Torres, cederlo all’Atletico e
ufficializzare il prestito di
Cerci. Impossibile. La prima
sarà contro il Toro, sua ex
squadra. Oggi però Cerci
capirà subito il mondo Milan:
è probabile infatti la visita di
Silvio Berlusconi.
DAL NOSTRO INVIATO
RAMALLAH Chi non salta israeliano è. «Sarà dura, ma ci siamo abituati...». Dietro la piazza
dei Leoni, scoppiasse una
guerra o gli riconoscessero lo
Stato, Jamal Mahmud e i suoi
amici del caffè Azahara chissà
se ci penserebbero: loro saltano già come canguri, in testa
solo la partita. «I miei ragazzi
sono buoni giocatori, faranno
la loro figura...». Li ha selezionati Jamal, gli undici Leoni della Cananea. E li ha allenati lui,
fino a settembre. E lui li ha portati allo storico risultato, mai
prima d’ora in Palestina: la fase
finale della Coppa d’Asia. «Ho
lasciato la panchina per ragioni
mie, ma quel lunedì il mio cuore sarà là con loro». Là, è l’Au-
stralia: il gruppo D coi campioni uscenti dell’Iraq, gli ex campioni del Giappone, i forti giordani. Lunedì è il 12 gennaio, lo
storico esordio contro i più impossibili degli avversari: il milanista Honda, l’interista Nagatomo. «Parlo ogni sera coi miei
ragazzi — dice Jamal —, qualche consiglio lo posso ancora
dare...». E quale? «Chiudersi
bene e ripartire. Col Giappone,
è l’unica tattica possibile».
Spezzate le catene, fate catenaccio. Su la barriera difensiva.
E poi avanti coi bomber. In fuorigioco da sempre, fuori dalla
storia per chissà quanto, la nazione che non c’è ha una Nazionale che finalmente c’è: eccome, se c’è. Lo Stato palestinese
ha appena scoperto che non
verrà mai riconosciuto dal club
dell’Onu? E ha cambiato schema, cercando udienza alla Corte internazionale dell’Aja? Il Palestine Football Club è già al
113° posto delle nazionali di
tutto il mondo (solo 6 anni fa,
stava al 191°). E alla corte internazionale della Fifa entra per la
porta principale: fra le 16 più
forti d’Asia, a giocarsi la coppa
contro Corea, Australia, Iran...
«O mia Patria, ho conquistato
l’impossibile...», dice l’inno palestinese, e qualcuno un po’ ci
spera: lo 0- 0 contro la Cina, in
novembre, è stato un bel segnale. Qualche chance: una rosa annaffiata da calciatori del
campionato svedese, egiziano,
polacco, sloveno; un portierone-bandiera di 34 anni, Ramzi
Saleh, che è il Buffon di Gaza e
una volta non finì allo Sheffield
Risultato Il presidente Mahmoud Abbas stringe la mano
al capitano della Nazionale palestrinese Ramzi Saleh (Afp)
rossonero è stato Fernando
Torres. D’accordo: forse rilanciare il Niño era una scommessa difficile, forse la parabola
era già stata disegnata ed è inevitabilmente discendente, però
l’anno scorso al Chelsea ha segnato comunque 11 gol (in 41
partite, solo 5 in Premier League, però), e la stagione precedente era andata ancora meglio: 23 reti su 64 partite. Ci si
poteva aspettare qualcosa di
più dall’unico gol (di testa, a
Empoli, per il 2-2- finale) realizzato con il Milan. Il ritorno
all’Atletico Madrid dirà. (Divagazione dall’altra parte del Naviglio: il 9 portò malissimo anche a Ronaldo. Nella stagione
1999-2000 ascoltò gli sponsor e
cambiò casacca, si ruppe il 21
novembre con il Lecce e si rifece male l’11 aprile 2000 per stare fermo oltre un anno).
E ora? Per ora la numero 9 resta libera, in attesa di capire se
Adriano Galliani deciderà (magari dopo l’uscita di Niang) di
rimpolpare la rosa con un centravanti di ruolo. Le intenzioni,
a ora, non sono queste: Ménéz
e Pazzini sembrano bastare. Altrimenti spetterà a Inzaghi disinnescare la maledizione: solo
lui può riuscirci.
Arianna Ravelli
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solo perché gli israeliani non
gli diedero il visto. E poi la
spinta politica: quando la Nazionale scende in campo a Ramallah, in tribuna c’è Abu Mazen o qualche suo ministro; gli
infortuni talvolta sono ferite
d’arma da fuoco e gli allenamenti, chi li salta, è perché lo
bloccano a un check-point.
Perfino il simpatizzante Maradona, ogni tanto, mette in giro
la voce che gli piacerebbe allenare la squadra dei senzaterra.
«La nostra arma è la motivazione d’un momento storico», incoraggia Ashraf Numan, 28 anni, l’uomo gol: «Dobbiamo dare gloria a un popolo sotto occupazione e lo sappiamo:
possiamo fare l’impresa anche
col Brasile». Quest’estate, i Leoni giocavano durante la guerra:
«Ognuno di noi a Gaza aveva
un parente. Il pallone ha un altro significato, se pensi a loro».
Perché la Fifa, lo impari anche
se non giochi, in Palestina si
scrive con la minuscola.
Francesco Battistini
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Sabato 3 Gennaio 2015 Corriere della Sera
52
Il giorno 2 gennaio è andata in cielo
Franca Pesenti Natta
Lo annunciano con tanto amore e gratitudine il marito Giampiero, i figli Giulia con Giorgio, Carlo con
Federica e Laura.- I funerali avranno luogo oggi
alle ore 15 nella chiesa di Sant’Agata nel Carmine
in Città Alta (Bergamo).
- Bergamo, 3 gennaio 2015.
Partecipano al lutto:
– Nicoletta e Luciano Bertolini con affetto.
Annacarla, Francesca, Giampiero, Giampaolo,
Giulio, Roberto, Giovanni, Nina, Cesare, Margherita e Giorgio ricorderanno sempre la loro adorata
nonna Franca
ed il grande amore per la vita che ha loro insegnato. - Bergamo, 3 gennaio 2015.
Il Consiglio di Amministrazione ed il Collegio
Sindacale della società Italcementi S.p.A. partecipano al lutto del Presidente Ingegner Giampiero
Pesenti, del Consigliere Delegato Ingegner Carlo
Pesenti e di tutti i familiari per la scomparsa della
loro cara
sig.ra Franca Pesenti Natta
- Bergamo, 2 gennaio 2015.
Partecipano al lutto:
– Il Vice Presidente Operativo Pierfranco Barabani.
– Il Vice Presidente Lorenzo Renato Guerini.
– Giulio Antonello.
– Giorgio Bonomi.
– Fritz Burkard.
– Victoire de Margerie.
– Federico Falck.
– Italo Lucchini.
– Emma Marcegaglia.
– Sebastiano Mazzoleni.
– Jean Paul Méric.
– Carlo Secchi.
– Elena Zambon.
– Il Collegio Sindacale.
– Maria Martellini, Presidente.
– Mario Comana.
– Luciana Gattinoni.
– Fabio Bombardieri.
– Luciana Ravicini.
– Carlo Luigi Rossi.
– Il Segretario del Consiglio Paolo Santinoli.
– Il Direttore Generale Giovanni Ferrario.
Il Consiglio di Amministrazione ed il Collegio
Sindacale della società Italmobiliare S.p.A. partecipano al lutto del Presidente Ingegner Giampiero
Pesenti, del Consigliere Delegato Ingegner Carlo
Pesenti e dei loro familiari per la perdita della loro
cara
sig.ra Franca Pesenti Natta
- Milano, 2 gennaio 2015.
Andrea Asti è vicino a Laura, Giampiero Giulia
e Carlo per la perdita della cara
Franca
- Milano, 2 gennaio 2015.
ll Presidente Angelo Provasoli, l’Amministratore
Delegato Pietro Scott Jovane, il Consiglio di Amministrazione, il Collegio Sindacale e il Management
di RCS MediaGroup esprimono partecipazione e
profondo cordoglio al lutto che ha colpito l’Ingegnere Giampiero Pesenti, l’Ingegnere Carlo Pesenti e tutti i loro familiari per la scomparsa della signora
Franca Natta Pesenti
- Milano, 2 gennaio 2015.
Piergaetano Marchetti partecipa commosso al
lutto dell’Ingegnere Giampiero Pesenti, dell’Ingegnere Carlo Pesenti e di tutta la loro famiglia nel
momento della scomparsa della signora
Franca Natta Pesenti
- Milano, 2 gennaio 2015.
Marco Tronchetti Provera è vicino con amicizia e
affetto a Giampiero, ai figli Carlo, Giulia, Laura e
ai loro famigliari e partecipa al loro dolore per la
scomparsa della signora
Franca Natta Pesenti
- Milano, 2 gennaio 2015.
Il Presidente, l’Amministratore Delegato e il Consiglio di Amministrazione di Mediobanca partecipano al dolore dell’Ingegnere Giampiero Pesenti,
dell’Ingegnere Carlo Pesenti e dei famigliari tutti
per la scomparsa della cara
Franca Natta Pesenti
- Milano, 2 gennaio 2015.
Carlo e Noris Orsi sono vicini a Carlo e a tutta
la sua famiglia nel dolore per la scomparsa della
madre
Franca Pesenti Natta
- Milano, 2 gennaio 2015.
Federico e Loredana Vitaletti condividono con
commozione il dolore per la scomparsa di
Franca Pesenti Natta
- Milano, 2 gennaio 2015.
Paolo Sfameni con profondo affetto e tristezza è
vicino all’ingegner Giampiero e a Carlo nel dolore
e nell’incolmabile solitudine per la scomparsa della
sig.ra Franca Natta
- Milano, 2 gennaio 2015.
Partecipano al lutto:
– Il Vice Presidente, Italo Lucchini.
– I Consiglieri:
– Anna Maria Artoni.
– Giorgio Bonomi.
– Carolyn Dittmeier.
– Sebastiano Mazzoleni.
– Luca Minoli.
– Gianemilio Osculati.
– Clemente Rebecchini.
– Paolo Domenico Sfameni.
– Livio Strazzera.
– Massimo Tononi.
– Laura Zanetti.
– Il Collegio Sindacale.
– Francesco Di Carlo, Presidente.
– Angelo Casò.
– Luciana Ravicini.
– Maria Barbara Berlanda.
– Paolo Ludovici.
– Maria Rachele Vigani.
– Il Segretario del Consiglio Graziano Molinari.
– Il Condirettore Generale Giorgio Moroni.
Il personale dipendente della società Italmobiliare S.p.A. partecipa al lutto del Presidente e del
Consigliere Delegato per la perdita della loro cara
sig.ra Franca Pesenti Natta
- Milano, 2 gennaio 2015.
Guido e Giulio Antonello con Francesca partecipano al dolore di Carlo per la perdita della mamma
Franca Natta Pesenti
- Lugano, 2 gennaio 2015.
Giancarla e Virginio Rognoni nel rimpianto
dell’amica carissima
Franca Pesenti
partecipano commossi alla tristezza di Giampiero
e figli. - Pavia, 2 gennaio 2015.
Giorgio, Adriana, Veronica e Marco Squinzi partecipano sentitamente al lutto di Carlo, Giampiero
e di tutta la famiglia Pesenti per la scomparsa della
signora
Franca Natta Pesenti
- Milano, 2 gennaio 2015.
Dirigenti e maestranze del gruppo Mapei partecipano al lutto della famiglia Pesenti per la dipartita della signora
Franca Natta Pesenti
- Milano, 2 gennaio 2015.
Giovanni Ferrario partecipa con profondo cordoglio al dolore della famiglia Pesenti per la perdita
della cara signora
Franca
- Bergamo, 3 gennaio 2015.
L’assistente e il personale di segreteria del Consigliere Delegato di Italcementi SpA partecipano
con profonda commozione al lutto e al dolore della
famiglia per la scomparsa della signora
Franca Pesenti Natta
- Bergamo, 3 gennaio 2015.
Tato con Ghita, piange la scomparsa di
Franca
sorella amatissima e presenza costante e solidale
nelle nostre vite. - Giussago, 2 gennaio 2015.
Il Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi con
il Comitato di Presidenza, il Consiglio Direttivo, la
Giunta e il Direttore Generale Marcella Panucci,
partecipa al dolore dell’amico e collega di Presidenza Ingegner Carlo Pesenti e del suo papà
Giampiero Pesenti per la scomparsa della signora
Franca Natta Pesenti
- Roma, 2 gennaio 2015.
Carlina Vismara con Antonina Francesco Isabella Monica Rosita piange
Franca
amica carissima dalla giovinezza con la quale ha
condiviso tempi felici e indimenticabili e si unisce
con la preghiera a Giampiero Giulia Carlo Laura e
al fratello Tato. - Milano, 2 gennaio 2015.
Rosita, con Alberto e Barbara, ricorda
Cara
zia Franca
con immenso dolore e con enorme vuoto dentro ti
chiediamo di starci vicino d’ora in poi così come
hai fatto sino ad oggi.- Ciao, ti vogliamo bene, Rosita e Checco, con Piero e Justine.
- Giussago, 2 gennaio 2015.
Nicoletta con Vittorio, Lorenza, Piero, Marco e le
loro famiglie abbraccia con affetto Giampiero, Giulia, Carlo, Laura e Tato nel dolce ricordo dell’indimenticabile cugina
Franca
- Celerina, 2 gennaio 2015.
Adriana Natta Loup con Padre Paolo Andrea,
Pierfrancesco, Rosanna, Chiara Maria, Pierfilippo
sono vicini nella preghiera alle famiglie Natta e Pesenti per la scomparsa della cara cugina
Franca
- Milano, 2 gennaio 2015.
Pierfranco e Ludovica sono vicini a Giampiero,
Giulia e Giorgio, Carlo e Federica, Laura nel dolore e nel rimpianto per la scomparsa di
Franca
carissima indimenticabile amica di tanti anni.
- Bergamo, 3 gennaio 2015.
Anna con Michele, Carlo con Daniela, Lisa ricordano la carissima
zia Franca
che da sempre li ha accompagnati e guidati con
amore. - Bergamo, 3 gennaio 2015.
Marco, Alba, Carlo e Angelica abbracciano forte
Laura e Nina per la perdita dell’amata
Franca
- Madonna di Campiglio, 2 gennaio 2015.
Franca
Marco e Ahlem Piccinini ricordano con rimpianto
la carissima
Franca Pesenti
la sua spontanea simpatia e l’innata classe, e sono
vicini nel dolore e nella preghiera a Giampiero,
Carlo, Giulia, Laura ed ai familiari tutti.
- Monaco, 3 gennaio 2015.
Luca Minoli partecipa al dolore di Giampiero e
dei figli Giulia, Carlo e Laura per la perdita della
amata moglie e madre signora
Franca Natta Pesenti
- Milano, 2 gennaio 2015.
Antonio e Monica con i figli ricordano con molto
affetto la dolcissima
Franca
e sono vicini a Giampiero e a tutta la sua grande
famiglia. - Milano, 2 gennaio 2015.
Franco e Anna Rocco con Maria Luisa Bartorelli
partecipano con sincero affetto al grande dolore
dei familiari per la perdita della carissima, indimenticabile
Franca
donna di grande bontà, intelligenza e sensibilità.
- Milano, 2 gennaio 2015.
Vittorio Di Paola è vicino con grande affetto al
collega e amico Carlo Pesenti nel momento della
scomparsa della cara mamma
Franca Pesenti Natta
- Roma, 2 gennaio 2015.
Stefano Dolcetta partecipa vivamente al dolore
dell’Ingegner Carlo Pesenti per la scomparsa della
mamma
Franca Pesenti Natta
- Vicenza, 2 gennaio 2015.
Beatrice e Giuseppe Bana con Antonella e Giacomo, Marcello e Laura abbracciano Giampiero e
tutti i suoi cari nel ricordo di
Franca
sig.ra Franca Pesenti Natta
- Palermo, 2 gennaio 2015.
La Scuola Master F.lli Pesenti del Politecnico di
Milano esprime sentite condoglianze all’ingegner
Carlo e all’ingegner Giampiero Pesenti per la perdita della mamma e moglie
sig.ra Franca Natta Pesenti
- Milano, 2 gennaio 2015.
Partecipano al lutto:
– Gianni e Maria Pia Bana.
Maurizio ed Isabella Traglio sono vicini a Giampiero, Carlo, Giulia e Laura per la perdita di
Franca
amica di cui conserveranno sempre un affettuoso
grande ricordo. - Milano, 2 gennaio 2015.
Giorgio e Laura Fossa partecipano commossi al
dolore dell’Ingegnere Giampiero e di Carlo Pesenti
per la perdita della signora
Franca Pesenti Natta
Pino
Il presidente Fedele Confalonieri, il vicepresidente Pier Silvio Berlusconi, l’amministratore delegato
Giuliano Adreani, i consiglieri d’amministrazione,
il collegio sindacale, i dirigenti e tutti i dipendenti
del gruppo Mediaset partecipano al lutto di Massimo Porta e della famiglia per la scomparsa del padre
Silvia e Alberto sono vicini a Massimo e Francesca nel doloroso momento della perdita dell’amata
Giuseppe Porta
- Cologno Monzese, 2 gennaio 2015.
Pier Silvio Berlusconi si stringe forte all’amico
Massimo e a tutta la sua famiglia in questo momento di dolore per la triste perdita del papà
- Milano, 3 gennaio 2015.
La Presidente, i docenti e i collaboratori dell’Università della Terza Età Milano Duomo partecipano
commossi al lutto del Vicepresidente Elio Manzoni
per la scomparsa dell’amata moglie
Dott.ssa Cristina Turci
- Milano, 2 gennaio 2015.
Cristina Turci
Partecipa al lutto:
– Camilla Mangiarotti.
Dott. Siro Brondoni
Niccolò Querci è vicino a Massimo e alla famiglia
per la dolorosa perdita del caro papà
Partecipano al lutto:
– Antonio e Laura Premoli.
Giuseppe Porta
Dottor
- Cologno Monzese, 2 gennaio 2015.
Gina Nieri è vicina a Massimo nel dolore per la
perdita del padre
Siro Brondoni
- Cologno Monzese, 2 gennaio 2015.
Silvio, con la moglie Daniela, piange l’improvvisa
scomparsa del fratello Siro.- Con profondo rimpianto ne ricorda la grande umanità e le alte doti
morali dell’uomo pubblico.
- Milano, 2 gennaio 2015.
Alessandro Salem è sinceramente vicino a Massimo e famiglia per la perdita del caro papà
Partecipa al lutto:
– Carla Salvioni con Niccolò.
Giuseppe Porta
Giuseppe Porta
moglie e madre da tutti tanto amata.
- Milano, 2 gennaio 2015.
Mauro Crippa, Andrea Delogu, Luca Tiraboschi
e tutti i colleghi della Direzione Generale Informazione di Mediaset partecipano al lutto di Massimo
Porta per la scomparsa del papà
si uniscono a Wanda condividendone il dolore per
la scomparsa del compagno di tutta una vita.
- Stradella, 1 gennaio 2015.
Angelo Casò si unisce al dolore per la perdita
della signora
- Cologno Monzese, 2 gennaio 2015.
Franca Pesenti
Franca Natta Pesenti
ed è particolarmente vicino a Giampiero, Carlo e
familiari tutti. - Milano, 2 gennaio 2015.
Le famiglie dei fratelli Colaiacovo si stringono al
dolore che ha colpito il Dottor Carlo Pesenti per la
perdita della cara
Franca Natta Pesenti
Giuseppe
Marco Paolini si stringe con affetto a Massimo e
alla famiglia per la perdita del caro papà
Giuseppe Porta
- Cologno Monzese, 2 gennaio 2015.
Tutta la Direzione Intrattenimento di Mediaset si
stringe a Massimo Porta per la perdita del caro papà
Giuseppe
- Gubbio, 2 gennaio 2015.
Colacem SpA in tutte le sue componenti partecipa al lutto che ha colpito la famiglia Pesenti per
la scomparsa della signora
Franca Natta Pesenti
- Gubbio, 2 gennaio 2015.
Gianemilio Osculati è vicino all’Ingegner Giampiero Pesenti e all’Ingegner Carlo Pesenti nel momento della scomparsa della loro cara
Franca Natta Pesenti
- Milano, 2 gennaio 2015.
Mariangela Gramola si unisce al dolore della famiglia e ricorda con affetto il
Prof. Avv. Tito Ballarino
- Milano, 2 gennaio 2015.
Caro
Tito
- Milano, 3 gennaio 2015.
che il tuo riposo sia dolce come il tuo cuore fu buono.- Mauro.
- Monticello Brianza, 3 gennaio 2015.
Paolo e Meme, con Francesco, Eugenio e Cecilia
abbracciano forte Carlo e famiglia e si uniscono al
loro dolore per la perdita della cara mamma
Carolina, Francesca, Maddalena, Gianmarco e
Matteo si stringono al dolore dei familiari per la
perdita del caro
Franca Pesenti Natta
Tito
- Fabriano, 2 gennaio 2015.
Gaetano e Barbara Maccaferri sono affettuosamente vicini all’amico Carlo Pesenti e a tutti i famigliari nel doloroso momento della perdita della
madre
Franca Pesenti Natta
Franca
e piangono la scomparsa del loro maestro.
- Milano, 3 gennaio 2015.
Addio
Tito
Franca Pesenti Natta
e sono vicini, in questo triste momento di grande
dolore, alle famiglie Pesenti e Natta.
- Milano, 2 gennaio 2015.
Gino e Simona con i ragazzi si stringono con
grande affetto a Carlo, Chicca e ai suoi figlioli per
la perdita della loro adorata mamma e nonna
Cesare Puccioni è particolarmente vicino a Carlo
per la scomparsa dell’amata mamma
Franca Pesenti Natta
con profonda amicizia ed affetto.
- Fiesole, 2 gennaio 2015.
Il Presidente ed i soci del Network KPMG esprimono sentite condoglianze all’Ingegner Giampiero
Pesenti, all’Ingegner Carlo Pesenti e familiari per
la scomparsa della cara
sig.ra Franca Natta
- Milano, 2 gennaio 2015.
il tuo meraviglioso esempio sarà sempre nei nostri
cuori.- Valerio, Stefano, Andrea, Martina, Pietro,
Monica e Sara. - Stradella, 1 gennaio 2015.
Prof. Tito Ballarino
- Milano, 2 gennaio 2015.
Una lezione del Professore e Maestro di Diritto
Tito Ballarino
rimane con te per sempre.- Grazie imperituro.- Domenico Bosco, grato studente.
- Milano, 2 gennaio 2015.
È mancato all’affetto dei suoi cari l’
Ing. Domenico Segala
Ne danno il triste annuncio i figli Daniele e Elisabetta con Marisa, Francesca, Luca e Arianna.- Il
funerale si svolgerà sabato 3 gennaio alle ore
14.30 presso la chiesa parrocchiale San Giovanni
Battista in Cesano Boscone.
- Cesano Boscone, 2 gennaio 2015.
Partecipano al lutto:
– Bice, Laura, Mario.
– Alessio e famiglia.
Carla e famiglia sono vicini ad Angelo e ragazzi
nel ricordo dell’indimenticabile
zia Sandra Tronconi
- Monza, 2 gennaio 2015.
Gianni Prandina
- Milano, 2 gennaio 2015.
Aldo con Armida, Mario e Silvia, piange l’amato
fratello
Gianni
- Milano, 2 gennaio 2015.
I condomini e l’amministratore di via Pier Lombardo 19 Milano partecipano al lutto per la perdita
del signor
Gianni Prandina
- Milano, 2 gennaio 2015.
ll Presidente, l’Amministratore Delegato, il Consiglio di Amministrazione, il Collegio Sindacale e il
Management di RCS MediaGroup partecipano con
commozione al lutto che ha colpito il dottor Andrea
Abodi per la scomparsa della madre
Giuliana Emiliozzi Abodi
- Milano, 2 gennaio 2015.
La Direzione, le Redazioni de La Gazzetta dello
Sport, sono vicine al Presidente della Lega di Serie
B Andrea Abodi per la dolorosa perdita della mamma
Giuliana
Il Presidente Maurizio Beretta, anche a nome del
Vice Presidente, del Consiglio di Lega, del Direttore
Generale, delle Società di Serie A e di tutta la Lega
Serie A, partecipa con intensa commozione al dolore della famiglia del Presidente Andrea Abodi per
la scomparsa della cara mamma
Giuliana Emiliozzi Abodi
- Milano, 2 gennaio 2015.
Alessandro Banfi e tutta la redazione del TgCom
sono vicini al caro collega Vittorio per la scomparsa
della mamma
Fortunata Sacchi
- Milano, 2 gennaio 2015.
Rosanna Ragusa e tutta la redazione dell’Agenzia News Mediaset si stringono con affetto al caro
collega Vittorio per la scomparsa della mamma
Fortunata Sacchi
- Milano, 2 gennaio 2015.
Mauro Crippa, Andrea Delogu, Giuliana Bianchini, Fabio Del Corno, Roberto Voltolini, Silvana
Cherici, Carlo Gorla, Luca Tiraboschi e tutti i colleghi della Direzione Generale Informazione di
Mediaset partecipano al dolore dell’amico e collega Vittorio Sacchi per la scomparsa della mamma
Fortunata Sacchi
- Milano, 2 gennaio 2015.
Il 31 dicembre 2014 è venuta a mancare
Sandra Torlonia Lequio
di Assaba
Ne danno il triste annuncio i figli Alessandro con
la moglie Maria ed i figli Clemente ed Alessandro,
Desirée con i figli Giovanni e Giorgio, la sorella
Olimpia Torlonia Weiller con le figlie Beatriz, Sibilla, Cosima e Domitilla, la cognata Blagenna Torlonia, i nipoti Giovanni, Vittoria e Caterina Torlonia. - Roma, 3 gennaio 2015.
Carlo Alberto Lequio di Assaba ed il figlio Tomaso si stringono con infinito dolore ad Alessandro e
Desirée per la perdita della amatissima madre
Sandra Torlonia
- Roma, 3 gennaio 2015.
Sandra Torlonia Lequio
di Assaba
Una vita trascorsa insieme Olimpia, siamo vicine a
te, Dado e Desirée.- Francesca e Giovanna.
- Milano, 3 gennaio 2015.
Partecipa al lutto:
– Giovanna Sacchetti.
I colleghi tutti del Gruppo Mediobanca sono vicini a Massimo per la scomparsa del caro papà
Ferrante Bertolini
- Milano, 3 gennaio 2015.
Alberto Nagel partecipa con affetto al dolore di
Massimo per la scomparsa dell’amato padre
Ferrante Bertolini
- Milano, 3 gennaio 2015.
Renato Ongaro è vicino al fraterno amico Achille
ed alla sua famiglia e ricorda con affetto la cara
signora
Olga Spallone
- Bergamo, 2 gennaio 2015.
2010 - 2015
Afra Porzio Fossa
Ogni giorno con noi.- Gianpaolo e Cecilia ricordano con grande nostalgia e tenerezza la loro meravigliosa mamma. - Milano, 3 gennaio 2015.
La Direzione del Personale, Organizzazioni e Sistemi e Servizi del gruppo Mediaset è vicina a Fabio
per la scomparsa dell’amato padre
Ezio Biraghi
Niccolò Querci si unisce al dolore di Fabio e famiglia per la grave perdita del caro papà
sono vicini a Giampiero e Carlo in questo triste momento. - Milano, 2 gennaio 2015.
e prendono parte commossi al lutto di tutta la famiglia. - Roma, 2 gennaio 2015.
zio Siro
Giuseppe Portale partecipa al dolore della famiglia per la scomparsa del
Domenico, Laura e Leonardo sono vicini ad Eleonora ed a tutta la famiglia per la perdita del
Il Presidente Cesare Puccioni, i Vice Presidenti, il
Comitato di Presidenza, il Consiglio Direttivo, la
Giunta, le imprese e il Direttore Generale Claudio
Benedetti di Federchimica partecipano con profondo cordoglio alla scomparsa della signora
Ciao
- Cologno Monzese, 2 gennaio 2015.
Benito e Wilma Benedini commossi per la scomparsa della signora
Franca Natta Pesenti
Siro
grande indimenticabile amico.- Sarai sempre nei
nostri cuori.- Giovanni Cristina Luca.
- Milano, 2 gennaio 2015.
Prof. Avv. Tito Ballarino
La famiglia Rodriguez partecipa commossa al ricordo di
- Milano, 3 gennaio 2015.
È mancato il
Lo annunciano la moglie Wanda ed i parenti tutti.Il funerale avrà luogo oggi stesso alle ore 10 nella
chiesa parrocchiale di Stradella indi al locale cimitero. - Stradella, 3 gennaio 2015.
Giuseppe Porta
Franca
Franca
Cristina
- Milano, 2 gennaio 2015.
Fisicamente lontani, ma mai così vicini spiritualmente ai cari Giampiero, Giulia Carlo e Laura e ai
famigliari tutti piangono con loro la carissima
e abbracciano nella preghiera Giampiero, i figli,
Tato e tutti i loro cari.
- Celerina, 3 gennaio 2015.
- Milano, 3 gennaio 2015.
Giuseppe Porta
Il presidente di Publitalia Giuliano Adreani, il vicepresidente Niccolò Querci, gli amministratori delegati Fulvio Pravadelli e Stefano Sala, i consiglieri
di amministrazione, i dirigenti, i funzionari e tutti i
collaboratori della società partecipano al lutto di
Massimo Porta per la perdita dell’amato papà
studioso insigne e amico di lunga data.
- Milano, 2 gennaio 2015.
Toni e Antonina piangono la cara
Cristina
- Cologno Monzese, 2 gennaio 2015.
- Milano, 2 gennaio 2015.
Franca
Lella e Luigi. - Parigi, 2 gennaio 2015.
Laura, Francesco, Rossella, Roberto, Teresita,
Gemma, Clara, Gabriele, Carla, Vico, Fiorenza,
Carlo, Antonietta, Bruno partecipano al dolore di
Francesca e Massimo nel tristissimo momento della
scomparsa di
Un forte abbraccio. - Milano, 2 gennaio 2015.
e sono vicini alla famiglia in questo triste momento.
- Milano, 2 gennaio 2015.
Non siamo presenti ma siamo vicini con tanto
affetto e amicizia a Massimo e Francesca per la
perdita di
Enrico e Maria Baiardo profondamente commossi per la scomparsa del carissimo
Marco e Giulia con Paola, Alberto e Giovanni sono vicini a Carlo e partecipano al dolore della sua
famiglia per la perdita di mamma
Franca Pesenti
Gianni Prandina
Ne danno il triste annuncio i figli Daniela e Lorenzo
unitamente ai nipoti Elisa e Giorgio, con Paola e
Riccardo.- L’ufficio funebre si svolgerà sabato 3
gennaio alle ore 11 presso la parrocchia di San
Silvestro in viale Lazio 19 Milano.
- Milano, 2 gennaio 2015.
- Cologno Monzese, 2 gennaio 2015.
Alberto Franchella è vicino a Carlo e a tutta la
sua famiglia per la perdita della cara mamma
Gianni e Maddalena Letta, affettuosamente vicini a Giampiero e ai figli, piangono con loro la
scomparsa della carissima
È mancato all’affetto dei suoi cari
Cristina Turci
meraviglioso suegro e grande uomo pieno di dolcezza e amore.- Tina ti sta aspettando per toglierti
ogni dolore e ridarti il tuo bellissimo sorriso e la
serenità che cercavi.- Grazie, sarai sempre nel mio
cuore.- Laura Mantelli con Edoardo, Gabriella,
Stella, Rocco e Brando abbraccia Elisabetta con Elena e Gabriele, Francesco, Massimo e Sandro con
grande affetto. - Milano, 1 gennaio 2015.
- Milano, 2 gennaio 2015.
Maria Martellini si unisce al cordoglio della famiglia per la scomparsa della signora
- Bologna, 2 gennaio 2015.
persona di grandi doti e amica di tutta una vita.Emilio, Ester con Matteo, Laura e Paolo e rispettive
famiglie. - Bergamo, 2 gennaio 2015.
È mancata
maestra di vita per generosità, modestia, impegno
e passione nel lavoro e nello studio.- Lo annunciano con grande dolore il marito Elio, il fratello Massimo, la cognata Francesca, i nipoti Alessandra e
Stefano con Paola, Elsa e Viola.- I funerali avranno
luogo sabato 3 gennaio alle 14.45 nella chiesa di
Santa Cecilia alla Colombara, via Giovanni della
Casa 15. - Milano, 2 gennaio 2015.
Cristina
Caro
persona sublime, con cui abbiamo vissuto tante fasi della nostra vita. - Milano, 2 gennaio 2015.
sua maestra sulle nevi e nella vita e abbraccia con
tanto affetto Giampiero Giulia Carlo Laura.
- Milano, 2 gennaio 2015.
Franca Pesenti Natta
Antonello Montante, Presidente di Confindustria
Sicilia, partecipa con profondo cordoglio al dolore
dell’amico Carlo Pesenti per la perdita della cara
madre
Ezio Biraghi
- Cologno Monzese, 2 gennaio 2015.
Carlo, Giovanna, Marco e Andrea Cicogna Mozzoni si stringono a Claudio e Tomaso nel ricordo
della mamma
Marchesa
Beatrice di Seyssel d’Aix
Castelbarco Albani
- Milano, 1 gennaio 2015.
Stefano, Chicco e Paola sono vicini con grande
affetto ed amicizia a Claudio e Tomaso per la perdita della loro cara mamma
Beatrice di Seyssel d’Aix
RCS MediaGroup S.p.A. - Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
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Corriere della Sera
PER PAROLA:
A MODULO:
- Milano, 2 gennaio 2015.
Marco Rapini e tutto lo studio Rapini & Seyssel si
stringono a Tomaso per la scomparsa della mamma
- Milano, 2 gennaio 2015.
È serenamente mancato all’affetto dei suoi cari
Armando Marzi
Ne danno il triste annuncio: il fratello, le cognate,
i nipoti e i pronipoti.- I funerali si svolgeranno lunedì 5 gennaio alle ore 14.45 nella chiesa Sacro
Volto (Milano). - Milano, 2 gennaio 2015.
Solo anniversari, trigesimi
e ringraziamenti: € 300,00
Gazzetta dello Sport
PER PAROLA:
Necrologie: € 1,90
Adesioni al lutto: € 3,70
A MODULO:
Solo anniversari, trigesimi
e ringraziamenti: € 185,00
Marchesa
Beatrice di Seyssel d’Aix
Castelbarco Albani
Necrologie: € 5,00
Adesioni al lutto: € 10,00
Diritto di trasmissione: pagamento anticipato € 1,67
pagamento differito € 5,00
L’accettazione delle adesioni
è subordinata al pagamento
con carta di credito
Servizio fatturazione necrologie:
tel. 02 25846632 mercoledì 9/12.30 - giovedì/venerdì 14/17.30
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Corriere della Sera Sabato 3 Gennaio 2015
SPORT
Disavventura
«Finisci la benzina in autostrada e il principe
azzurro viene a salvarti... grazie @FiloMagnini. Ma
non è colpa mia». Firmato @mafaldina88, alias
Federica Pellegrini. Così, poche ore dopo
Capodanno, la campionessa azzurra ha raccontato
su Twitter la sua piccola disavventura di inizio
2015. Mentre era in autostrada la nuotatrice, oro
olimpico a Pechino 2008 e detentrice del record
del mondo sui 200 stile libero, è rimasta senza
benzina. A soccorrerla è stato il fidanzato Filippo
Pellegrini a secco
in autostrada
Il «principe» Magnini
le porta la benzina
In Italia ci si infortuna di meno
ma non ditelo a Juve e Roma
La media: 120 calciatori k.o. in Germania, 100 in Inghilterra, 70 in A
La serie A è più lenta, più tattica, più attempata degli altri
grandi campionati? Tutto vero,
ma c’è anche un lato positivo
della faccenda: nel campionato
italiano gli infortunati sono decisamente meno che in Germania e Inghilterra, tornei giocati
a ritmi più elevati e per questo
anche più usuranti. La statistica sui giocatori fermi ai box è
elastica per sua stessa natura,
perché raggruppa gli infortuni
cronici e quelli di pochi giorni.
Ma alla ripresa del nostro campionato mancheranno grossomodo una settantina di giocatori. Un dato perfettamente in
linea con le statistiche Uefa sugli ultimi 10 anni del calcio di
tutta Europa, che su rose di 2528 elementi prevede un 12% di
calciatori costantemente fuori
uso. Va molto peggio in Bundesliga, dove forse qualcuno ha
tirato la corda in vista della sosta di quaranta giorni: fatto sta
che i giocatori fermi con acciacchi più o meno lunghi da
risolvere sono circa centoventi,
con una media di sei a squadra
che è quasi il doppio di quella
italiana.
In Premier League gli azzoppati sono quasi un centinaio.
Su questo dato incide sicuramente il fatto che in Inghilterra
il football non conosce sosta
neanche tra Natale e Capodanno, ma allo stesso tempo nel
campionato degli infortuni salta all’occhio il primato del
Chelsea di Mourinho: nessun
infortunato in questo momento e ultimo posto anche nella
classifica che tiene conto di
tutti i giocatori indisponibili
dall’inizio della stagione. Perché stare bene aiuta a vincere e
Mou non ha mai smesso di
considerare inscindibili i due
aspetti, basti pensare all’Inter
di ferro che centrò il Triplete.
Ma anche alla Juventus del triennio di Antonio Conte. Perché, come ha sancito il vice-capo della commissione medica
della Uefa Jan Ekstrand nella
sua dettagliatissima analisi dei
traumi muscolari o ossei dal
2001 al 2014 «la fortuna non
esiste e sugli infortuni incidono molto anche gli allenatori».
Con i loro staff ovviamente, ma
29
per cento
degli infortuni
si registrano
in Champions
League,
il torneo più
usurante. Al
secondo posto
le nazionali con
il 27% degli
infortunati
anche con le loro scelte. La sorte può incidere in parte, così
come l’usura o lo stress psicofisico. Ma se in un decennio sono crollati (del 31%) gli infortuni ai legamenti mentre è rimasta invariata l’incidenza dei
problemi muscolari, vuol dire
che ci sono club che ne hanno
pochi e altri che ne hanno troppi: un gruppo di lavoro all’altezza e strettamente legato all’allenatore fa la differenza.
La serie A gode di discreta
salute, ma i mesi più duri stan-
Allenamento Festa al San Paolo
Napoli, in 25 mila per la Supercoppa
In 25 mila al San Paolo per festeggiare il Napoli. Seduta d’allenamento
superaffollata: i tifosi si sono riversati già alle 9 nel settore Distinti e in Curva B,
aperta in un secondo momento per permettere l’ingresso al pubblico. Alle 11, il
tecnico Rafa Benitez ha aperto la seduta alzando la Supercoppa vinta a Doha
contro la Juventus e portandola dinanzi ai tifosi: acclamato Higuain ( foto).
no per arrivare e il responsabile
medico dell’Inter, Piero Volpi,
lancia l’idea delle cinque sostituzioni a partita. Champions
League (col 29%) e Nazionale
(col 27%) sono i terreni dove i
giocatori si fanno più male e
forse la Juve di Allegri ha di che
preoccuparsi, anche se le statistiche dimostrano che giocare
ogni tre giorni non incide più
di tanto sugli infortuni. Ma i
tricampioni d’Italia con le assenze prolungate di Barzagli
(da inizio stagione), Asamoah,
Romulo e Marrone, hanno la
coperta corta soprattutto in difesa, dove solo il recupero di
Caceres attenua l’emergenza.
La Roma di Garcia ha trascorso un autunno travagliato
(fino a 9-10 indisponibili) ma
riparte senza due casi limite come Castan (operato per un cavernoma) e Balzaretti. Il ginocchio di Maicon non dà grosse
certezze, ma anche quello di
Vidal ha tolto ad Allegri il contributo migliore del cileno, atteso a un inizio 2015 ben diverso. Inzaghi perde Mexès (per
una decina di giorni) e Bonera
ma ritrova in gruppo De Sciglio, Abate e Rami. Mancini rivede Jonathan ed è sempre in
attesa di un Palacio rimesso a
nuovo. Dopo i lunghi stop di
Montolivo e Strootman, attesi
anche loro al top della forma in
qualche settimana, assieme a
quello di Barzagli (senza una
data per ora), il rientro più importante dei prossimi mesi sarà senz’altro quello di Giuseppe
Rossi, previsto per marzo. Seguito da quello del suo compagno nella Fiorentina, Federico
Bernardeschi, e da quello di
Lorenzo Insigne, operato al
crociato il 10 novembre. Conte,
che alla Juve non ha mai avuto
lungodegenti (a parte Pepe)
adesso deve aspettare alcuni
uomini importanti. La serie A a
basso impatto potrebbe tornare utile in prospettiva anche alla sua Nazionale. A meno che
— tra stage saltati e allenamenti giudicati troppo blandi —
non si riveli un’arma a doppio
taglio.
Paolo Tomaselli
Magnini che ha rimediato andando a procurarsi
una provvidenziale tanica di benzina. La vicenda,
con il suo lieto fine, è stata raccontata da Fede con
fotografie in cui si vede Filippo sul ciglio della
strada con tanto di giubbotto catarifrangente, la
divisa del principe azzurro moderno. La Pellegrini e
Magnini erano appena rientrati da un Capodanno
con amici a Parigi dove avevano trascorso una
serata al Moulin Rouge, anch’essa raccontata con
foto e video su Instagram.
Basket
Ai box
● Giuseppe
Rossi, zero
minuti pure per
lui in questa
stagione
● Lorenzo
Insigne
si è «rotto»
lo scorso
9 novembre
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Dopo anni di sconfitte, gli azzurri del bob e del biathlon ritrovano il sorriso
Simone
Bertazzo (in
alto), 32 anni,
bobbista, ha
vinto un bronzo
ai Mondiali
2007 e uno
agli Europei
2008. Karin
Oberhofer, 29
anni, un bronzo
a Sochi nel
biathlon
Qualcosa di simile sta succedendo nel biathlon: la staffetta
mista è stata di bronzo ai Giochi 2014, quella femminile aveva fatto lo stesso ai Mondiali
2013. Segnali e sussulti, una linea ben tracciata che Dorothea
Wierer e Karin Oberhofer hanno imparato a seguire: la prima
aveva chiuso l’ultima Coppa del
Mondo con un 3° posto e con
lo stesso piazzamento ha lanciato la nuova stagione; poi è
salita anche al 2°, trascinando
la compagna in una sorta di
processo di imitazione. Prossimo obiettivo: la vittoria in Coppa: «Stiamo crescendo e siamo
una bella famiglia» racconta la
Wierer. Il contorno è una marginalità da sport «che si fanno
solo per passione, mica per i
soldi» — sempre parole di Dorothea — e che tuttavia ha un
suo perché: «Stiamo dimostrando che per emergere non
è necessario essere una Norvegia o una Russia, nazionali seguite da un centinaio di addetti: se si è piccoli, si è flessibili. Il
segreto è l’organizzazione».
Poi, certo, bisogna arrangiarsi: «In trasferta cuciniamo
noi, così si risparmia sui ristoranti» spiega la Wierer, mentre
Bertazzo non fa mistero che la
Coppa Europa è stata un ripiego «perché non c’erano soldi
per andare a gareggiare negli
Usa». I risultati sono la chiave
Biathleta Dorothea Wierer, 24 anni (Ap)
per cambiare l’andazzo, senza
la pretesa che discipline povere
diventino ricche: «La medaglia
di Sochi ci ha fatto pubblicità,
però le potenze del biathlon resteranno altre», dice Dorothea,
mentre Simone non s’illude
che tornino quegli anni 60 nei
quali la Rai dava le gare di bob
in diretta: «Vediamo come progredisce un gruppo interessante, a me basta non incassare distacchi nella spinta superiori a
un decimo di secondo, a quel
punto tocca a me». Bertazzo la
butta sulla battuta («Io guido
bene»), però sa di dire una verità. La differenza dovrà farla
anche il mezzo «e penso che la
collaborazione con la Ferrari ci
darà un bob in grado di volare.
In un anno appena, a Maranello ne hanno prodotto uno già
molto buono, i tedeschi hanno
impiegato dieci stagioni a costruirne uno vincente». Almeno sul ghiaccio non c’è chi inneggia alla Mercedes.
Flavio Vanetti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Milano travolta
in Eurolega
dal Nizhny
Top 16 già in salita
MILANO E poi dicono del
● Andrea
Barzagli non ha
ancora giocato
in questo
campionato
Bertazzo e Dorothea, il bello sta arrivando
Erano abituati a tenere gli
occhi bassi per le sconfitte, ma
quegli stessi occhi, nel finale
del 2014, li hanno rialzati per
leggere i propri nomi nella parte alta dei tabelloni. Sono gli
azzurri del bob e del biathlon.
«In effetti è un momento bello
delle gare e ho appena cominciato a scoprirlo», dice Simone
Bertazzo, pilota delle «F1 del
ghiaccio». Peraltro gli occhi li
riabbassa subito «perché qua
c’è solo da lavorare, fregandosene proprio dei risultati». Ma
intanto si è messo a vincere, sia
nel bob a due sia nel bob a
quattro, anche se la ribalta è la
Coppa Europa (della quale è
leader) e non ancora la Coppa
del Mondo (riprenderà il 9
gennaio): «Competere insegna
di più che allenarsi: quindi,
ben venga la Coppa Europa. E
ben venga arrivare primo». Una
gloria minore, d’accordo, perché l’ultimo trionfo «vero» è
l’oro di Huber e Tartaglia a Nagano 1998; però la soddisfazione c’è e si sente.
53
Fondo
● Da oggi
all’11 gennaio
appuntamento
con il Tour de
ski, 13 gare in
tre Paesi
diversi
● Si parte da
Oberstdorf, in
Germania, con
la 3 km tl
donne (ore
10.30) e la 4
km tl uomini
(ore 12.45).
Gran finale in
Val di Fiemme
il 10 e l’11
gennaio con le
prove di
inseguimento
● Eurosport
trasmetterà
tutte le gare
in diretta
panettone: appesantita dai
troppi (affrettati?)
complimenti rimediati
durante le feste, l’EA7 vive una
serata da incubo nel debutto
nella Top 16 di Eurolega, una
sconfitta di quella che
rischiano di lasciare segni
sulla pelle di una squadra che
ancora non ha capito di che
pasta è fatta. Una batosta
casalinga, 59-79 contro
l’onesta formazione del Nizhny
Novgorod, i russi che
dovevano essere l’anello
debole del girone e che si
ritrovano per le mani la loro
quarta vittoria consecutiva in
Eurolega, dato che avrebbe
dovuto almeno insospettire
Milano. Una vergogna,
nell’atteggiamento prima
ancora che nella disposizione
in campo. Verrebbe da
chiedersi dove avevano la testa
i giocatori (giocatori?)
biancorossi, perché di
concentrazione se n’è vista
proprio poca. Due inspiegabili
black-out all’ingresso in
campo dagli spogliatoi: lo
0-8 nel primo quarto, poi
rimediato dai canestri di
MarShon Brooks (18 punti per
lui, nella foto) ispirato almeno
all’inizio in attacco, è stato
soltanto la prova generale per
un terzo quarto sciagurato,
28-9 di parziale con una difesa
imbarazzante e un attacco con
polveri bagnatissime (Hackett
ha chiuso a 0 punti, Melli è
stato un fuoco di paglia, Kleiza
il solito punto interrogativo,
Gentile un capitano ben poco
trascinante, Samuels indolente
oltre ogni immaginazione). Se
si pensa che Milano, pur senza
fare nulla di trascendentale, si
era trovata avanti di 9 punti nel
secondo quarto, dopo aver
chiuso a +2 il primo, è chiaro
che razza di disastro abbia
combinato la squadra di
Banchi nel secondo tempo.
I russi hanno trovato braccia
forti in Thompkins e Rochestie
(19), Parakhouski (18) e Kinsey
(15), mentre vedere
praticamente un’intera
formazione in valutazione
negativa (in saldo attivo solo
Shawn James, 2, con 4 punti
segnati) la dice lunga sulla
scarsissima attitudine
milanese. Per capirci: solo
Brooks in doppia cifra, 9 assist
contro i 22 dei russi, un
osceno 7 per cento nel tiro da
3 punti con un 2 su 26. Una
mattanza, davanti a 9 mila
spettatori allibiti, che mette
subito in salita la strada in
Eurolega di Milano: giovedì
prossimo si va al Pireo contro
l’Olympiacos. Ma giocando
così non si va lontano.
Werther Pedrazzi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Sabato 3 Gennaio 2015 Corriere della Sera
54
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U
n’intera serata dedicata
a Saetta McQueen
(foto) e al suo inseparabile
amico Cricchetto. Si parte
col primo film ambientato
nella sonnacchiosa
cittadina di Radiator
Springs . Nel secondo, alle
22.15, i nostri eroi
partecipano al World Grand
Prix e restano coinvolti in
un caso di spionaggio
internazionale.
Cars 1 e 2
Rai3, ore 20.15 e 22.15
Pietro Citati
si racconta
È
Pietro Citati l’ospite
della puntata odierna.
Intervistato da Monica
Mondo, il raffinato
intellettuale si racconta
parlando delle sue passioni
e dei suoi «libri-amici»; e
poi, ancora, di Pasolini, del
Pci di quand’era giovane e
del Cristo de I Vangeli.
Soul
Tv2000, 10.50 (replica 20.30)
Il processo
per la strage di Erba
I
l processo per la strage di
Erba: si ripercorrono le
fasi di un delitto che ha
sconvolto un intero paese.
Mai tanta ferocia si era
accompagnata alla banalità
del movente: liti di
condominio. Un viaggio nel
desiderio di giustizia e nel
cordoglio dei sopravvissuti.
Un’esplorazione del legame
morboso e di totale
complicità che lega i due
imputati, Rosa e Olindo.
Un Giorno in Pretura
Rai3, ore 0.15
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Corriere della Sera Sabato 3 Gennaio 2015
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Sul web
Forum «Televisioni»: www.corriere.it/grasso
Videorubrica «Televisioni»: www.corriere.tv
A FIL DI RETE di Aldo Grasso
I tempi cambiano e «Downton Abbey» accentua il lato soap
Vincitori e vinti
I
tempi cambiano a «Downton Abbey»: il processo di democratizzazione avanza, la crisi
economica erode il patrimonio ereditato da
Lord Grantham, il vento del socialismo lambisce la tenuta. I tempi cambiano anche per la
collocazione nel palinsesto: stretto su Rete4 tra
«Centovetrine» e «Vento di passioni», la celebre serie inglese sembra accentuare il lato soap, che già è
robusto di suo (giovedì, ore 21.20).
Eppure è sempre un piacere seguirla: sarà per il
capovolgimento attraverso cui la servitù sembra
ancora più restia ai cambiamenti del padronato, sarà per quel perfezionismo che manca alla nostra
fiction (la serie è un affresco d’epoca maniacalmen-
PINOCCHIO
Roberto Benigni
Su Rai3 torna Benigni
con il suo «Pinocchio»:
per 1.514.000 spettatori,
6% di share
SERVIZIO PUBBLICO PIÙ
Sandro Ruotolo
La «Terra dei fuochi»
in uno speciale di La7:
800.000 spettatori,
3,2% di share
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coli dettagli della vita quotidiana (ogni volta, tocca
a Lady Violet esprimere il disgusto per il nuovo) ai
grandi ideali, tutto è intriso di nostalgia per un
tempo che si percepisce come irrimediabilmente
finito, per uno stile di vita che è stato sacrificato
sull’altare del «progresso» sociale.
Come ogni soap che si rispetti (in questo caso ci
troviamo di fronte a una soap «culturale»), «Downton Abbey» procede per colpi di scena emotivi, in
un terreno dove soldi e sesso (molto mascherato),
intesi come dinamiche di potere, rappresentano
motori importanti per innescare gli snodi del racconto.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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attori devono mantenere in scena), sarà per le dinamiche sociali fra «servo» e «padrone», secondo
una consolidata tradizione drammaturgica inglese,
sarà perché il mondo, come sostiene il maggiordomo Charles Carson, «gira attorno a una tavola ben
apparecchiata», sta di fatto che la creatura di Julian
Fellowes (il cui titolo nobiliare completo è Barone
Fellowes di West Stafford), conservatore, di dichiarate simpatie monarchiche, è il racconto di un lento
naufragio, che ha preso le mosse da quello vero del
Titanic.
A «Downton» il cambiamento fa paura: dai pic-
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Sabato 3 Gennaio 2015 Corriere della Sera
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