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UNIVERSITA’ DEGLI STUDI L’AQUILA
CORSO DI LAUREA IN INGEGNERIA EDILE-ARCHITETTURA
CORSO DI LAUREA IN INGEGNERIA CIVILE-AMBIENTALE
Corso di Tecnica Urbanistica
Corso di Pianificazione Territoriale
Prof. Bernardino ROMANO
LEZIONE 9
PROGRAMMAZIONE NEGOZIATA E PEREQUAZIONE
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Università degli Studi dell’Aquila - L’AQUILA - Tel. 0862 434113 - Fax 0862 434143 – [email protected]
http://www.planeco.org/staff/pag_person.htm
La programmazione negoziata è stata definita dalla
legge n.662/1996 che contiene “Misure di
razionalizzazione della finanza pubblica".
L’articolo 2, comma 203, lettera a, la indica come
“regolamentazione concordata tra soggetti
pubblici o tra il soggetto pubblico competente e la
parte o le parti pubbliche o private per
l'attuazione di interventi diversi, riferiti ad
un'unica finalità di sviluppo, che richiedono una
valutazione complessiva delle attività di
competenza, nell'ambito degli regioni e degli altri
enti locali”.
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1
Gli strumenti della programmazione negoziata, definiti dallo
stesso testo, sono:
- l'Intesa Istituzionale di Programma, ovvero un accordo di collaborazione tra
diversi livelli dell'amministrazione (Stato, Regione e Provincia autonoma);
- l'Accordo di Programma Quadro, un accordo tra gli enti locali e i soggetti
interessati (i cosiddetti stakeholders) allo sviluppo locale, promosso in base
all'Intesa istituzionale di programma;
- il Patto territoriale, un accordo stilato, nell'ambito dell'Accordo di programma
quadro, tra enti locali, parti sociali e soggetti interessati (sia pubblici che privati);
- il Contratto di Programma, ovvero il contratto che lega l'amministrazione
statale, le grandi imprese, i consorzi di PMI, nonché i rappresentanti dei distretti
industriali, stipulato per il perseguimento degli scopi della programmazione
negoziata;
- il Contratto di area, cioè un accordo attraverso il quale parti sociali,
amministrazioni e altri soggetti interessati, in aree giudicate di crisi dal Presidente
del Consiglio dei ministri, su indicazione del Ministro dell'Economia, perseguono
l'obiettivo di aumentare l'occupazione.
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Gli Accordi di Programma Quadro (APQ) sono uno strumento
di programmazione operativa che consente di dare immediato
avvio agli investimenti previsti in specifici settori di intervento.
Gli APQ sono accompagnati da allegati tecnici che descrivono
le finalità degli interventi e danno conto della coerenza delle
scelte con i principali strumenti di programmazione in atto sul
territorio. Gli interventi inseriti nell'APQ sono finanziati con
diverse risorse: ordinarie, aggiuntive nazionali per le aree
sottoutilizzate, comunitarie e private.
In particolare l’Accordo di Programma Quadro (APQ) è
sottoscritto da enti locali ed altri soggetti pubblici e privati,
promosso da Governo e Giunta Regionale (o delle province
autonome) in attuazione di una Intesa istituzionale di
programma, per la definizione esecutiva di interventi di interesse
comune o funzionalmente collegati.
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Esso deve contenere:
- le attività e gli interventi da realizzare, con i relativi tempi e
modalità di attuazione e con i termini ridotti per gli adempimenti
procedimentali;
- i soggetti responsabili dell’attuazione delle singole attività ed
interventi;
- gli eventuali accordi di programma che coinvolgano i comuni
interessati (articolo 27, legge 142/90);
- le eventuali conferenze di servizi o convenzioni necessarie per
l’attuazione dell’accordo;
- gli impegni di ciascun soggetto, nonché del soggetto cui
competono poteri sostitutivi in caso di inerzie, ritardi o
inadempienze;
- i procedimenti di conciliazione o definizione di conflitti tra i
soggetti partecipanti all’accordo;
- le risorse finanziarie occorrenti per le diverse tipologie di
intervento, a valere sugli stanziamenti pubblici o anche reperite
tramite finanziamenti privati;
- le procedure ed i soggetti responsabili per il monitoraggio dei
risultati.
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L’APQ è vincolante per tutti i soggetti che vi partecipano, ma l’aspetto
che più interessa le questioni affrontate nel presente capitolo è quello
legato alle due dichiarazioni seguenti:
- gli atti di esecuzione dell’accordo di programma quadro possono
derogare alle norme ordinarie di amministrazione e contabilità
(salvo alcune limitazioni).
- le determinazioni congiunte adottate dai soggetti pubblici interessati
possono comportare alcuni effetti di variazione degli strumenti
urbanistici.
Questi ultimi punti contraddistinguono quelle che sono state
individuate quali “procedure derogatorie della pianificazione
negoziata” e alle quali si deve una parte consistente degli interventi di
maggior calibro e ricaduta economico-sociale-territoriale-ambientale
realizzati in Italia negli ultimi dieci anni.
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3
L’attuazione di APQ ha riguardato e riguarda in gran
parte le localizzazioni del commercio di grande
distribuzione e delle sedi direzionali, oltre anche
al residenziale e a servizi privati, cioè di grandi
polarizzatori urbani con importanti ricadute
attrattive per i flussi sociali e i servizi minori di
mercato. Una tale caratteristica degli oggetti degli
APQ comporta come conseguenze delle radicali
distrofie degli assetti urbani e delle gravitazioni, con
effetti rilevanti sulla funzionalità e sul carico delle
infrastrutture e sugli equilibri dell’armatura urbana.
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Proposta di riforma urbanistica dell’On. Fiorentino SULLO
Basata sull’esproprio preventivo delle aree fabbricabili, è stata presentata quando
Sullo era Ministro dei Lavori pubblici nel quarto governo Fanfani (1962-1963) e
nel successivo governo Leone (1963). Sconfessato dal suo partito, fu ancora
ministro per la Pubblica istruzione (1968-1969), per la Ricerca scientifica (1972) e
per l’Attuazione delle regioni (1972-1973), ma lentamente e progressivamente
emarginato dalla vita politica che abbandonò definitivamente nel 1987.
«… penso di poter motivatamente sostenere che nel 1963 fu compromessa per
sempre la possibilità di dotare il nostro paese di una legislazione moderna in
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materia di urbanistica» (Edoardo Salzano).
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Il sito enciclopedico di Wikipedia definisce la Perequazione come una categoria di
meccanismi di re-distribuzione dei diritti edificatori tra i proprietari, ideati per
superare i limiti diseguaglianti dello zoning razionalista. È definita come
“l'attribuzione di un valore edificatorio uniforme a tutte le proprietà che possono
concorrere alla trasformazione urbanistica di uno o più ambiti del territorio,
prescindendo dall’effettiva localizzazione della capacità edificatoria sulle singole
proprietà e dalla imposizione di vincoli di inedificabilità ai fini di dotazione di spazi
da riservare alle opere collettive.
L'istituto manca attualmente di una disciplina legislativa unitaria su base nazionale.
È però previsto da quasi tutte le leggi urbanistiche regionali ed è applicato da
numerosi piani regolatori generali.
A seconda dell'area del territorio comunale interessata dal meccanismo perequativo
si può dunque avere:
Perequazione urbanistica di comparto, che avendo come finalità la realizzazione di
quanto previsto nel piano urbanistico, permette ai proprietari di territori di
accordarsi tra di loro riguardo alla concentrazione di volumetrie all'interno di una
determinata area, in modo tale da non creare svantaggi per alcuno;
Perequazione urbanistica estesa, che nell'ambito della realizzazione di quanto
previsto nel piano urbanistico, dà la possibilità ai proprietari di determinate aree,
di realizzare su alcuni lotti una concentrazione delle volumetrie e nel contempo,
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negli altri, la realizzazione di opere di interesse collettivo.”
In un comparto territoriale di pianificazione di estensione complessiva
Sf viene individuato un settore destinato alla edificazione di iniziativa
privata S*:
Sia Sf formata da un numero n di proprietà tali che:
Dove:
Sf = ∑∈ I=1,2, … , Si = Superficie fondiaria di cui è titolare l’ i-esimo proprietario
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Sia I*⫅ un sottoinsieme di I che indica le proprietà
edificabili.
Quindi
S*= ∑∈ ∗ Sulla superficie S* è possibile costruire realmente dei volumi
edilizi pari a:
Ved = S*
Dove:
ρ = Indice di edificabilità fondiaria reale
Ved = Volume edificabile effettivo
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Il dispositivo perequativo prevede che a tutte le parti Si venga
attribuito un indice di edificabilità virtuale ∗ inferiore a e tale
che:
∗
=
∗
Pertanto ogni i-esimo proprietario risulta titolare di un diritto
volumetrico virtuale pari a:
V = S ∗
tale che:
i
i
= =1
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Questo volume Vi è pertanto assegnato a ciascun i-esimo
proprietario fondiario insistente sull’area complessiva Sf, sia
ricadente all’interno della zona effettivamente edificabile, sia al
di fuori di essa. I proprietari ricadenti nella superficie S*, pur
avendo diritto di edificare il volume complessivo Ved, al
momento di start del piano sono titolari di diritti volumetrici
inferiori espressi dall’indice di edificabilità ∗ . Di conseguenza,
per poter raggiungere il volume che il piano consente alla
superficie S* dovranno acquistare la cubatura mancante dai
proprietari delle aree non edificabili, ma titolari di diritti
volumetrici virtuali Vi, redistribuendo sul territorio (cioè
perequando) i vantaggi economici della rendita fondiaria
derivati dalla attribuzione di diritti edificatori concentrati su
alcune aree definite.
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Su un comparto di perequazione insistono 5 proprietà di estensione
pari a 50, 40, 30 e 20 ha (Sf = 140 ha).
Solamente la proprietà di 50 ha è destinata alla trasformazione edilizia
e si vuole ottenere una superficie utile lorda pari a 600.000 m².
Ciò corrisponde ad un indice effettivo Uf = 1,20 m²/m²
Se Uf* è l’indice virtuale attribuibile alle aree non edificabili del
comparto di perequazione avremo che:
600.000 = Uf* x Sf = Uf* x 1.400.000 m² da cui:
Uf* = 600.000/1.400.000 = 0,43 e infatti:
(50 + 40 + 30 + 20) x 104 x 0,43 = 600.000 m²
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