Magazine Arpa Campania Ambiente n. 14 del 31 luglio 2014

PRIMO PIANO
L'Unione Europea
supporta la ricerca
Morlando a pag.2
SOS FAUNA
I pettirossi perdono
la bussola
I pettirossi non sono in grado
di utilizzare la loro "bussola"
interna per orientarsi con il
campo magnetico terrestre,
come fanno normalmente
per migrare, se sono esposti
a un rumore di fondo di onde
d'intensità molto bassa, simile a quello prodotto dalle
stazioni radio AM.
Maisto a pag.7
SCIENZA & TECNOLOGIA
La buona birra
e i tappi ecologici
Eco-Sistemi Srl (la start-up
innovativa e spin-off accademico) di Rovereto (TN) ed
Hordeum Srl (il birrificio) di
Novara hanno ben deciso di
unire le proprie forze per
creare una nuova alleanza
che li vedrà schierati in
campo una accanto...
Le acque del Mediterraneo sono ancora fresche, ma ad agosto si riscalderanno
Temperature del mare
sotto la media stagionale
Capita spesso di assistere, tra
maggio e giugno, a precoci ondate di calore, portate dal temibile anticiclone africano. Le
temperature facilmente superano i 30°C e il mare rappresenta la meta ideale per
trovare un po’ di refrigerio. Se
si va al mare all’inizio dell’estate, tuffarsi in acqua può
diventare un’impresa ardua;
pure se la temperatura dell’aria è molto elevata, appena
si mette un piede a bagno, i risultati non sono certo quelli
sperati. In effetti, nei primi
mesi caldi, le temperature del
mare ricordano ancora le temperature basse dell’inverno e
non bastano certamente alcune giornate di caldo per
poter riscaldare l'enorme
massa d'acqua.
Loffredo a pag.5
Lo spreco di cibo vale
8,1 miliardi ogni anno
L’architettura sostenibile
di Mauricio Cárdenas
Non c’è crisi che regga: lo spreco alimentare
è una brutta abitudine che resiste ai tempi.
Lo conferma il rapporto sullo spreco alimentare domestico 2014 firmato dall’Osservatorio nazionale sugli sprechi Waste Watchers.
“Lo spreco complessivo di cibo, dai campi
alla filiera al bidone della spazzatura domestico, vale complessivamente 8,1 miliardi di
euro all’anno...
Nato a Bogotà (Colombia) nel 1969,
Mauricio Cárdenas è attivo da
sempre nel campo
della progettazione
consapevole, con
particolare attenzione al rispetto
dell’ambiente, alla
lotta ai gas serra,
all’uso di materiali
ecologici e allo sviluppo delle aree svantaggiate del pianeta. Nel
2004 apre a Milano lo Studio Cárdenas Conscious Design, nel quale si occupa di temi comprendenti progetti che vanno dagli spazi
pubblici a quelli polifunzionali...
Esposito a pag.11
Paparo a pag.9
AMBIENTE & TENDENZE
Sailsquare: la piattaforma
per gli amanti della vela
Abbrunzo a pag.15
I manuali di diritto del lavoro descrivono la figura del sindacato, quale organismo preposto alla
rappresentanza dei lavoratori appartenenti
alle diverse categorie produttive, affiancando alla concezione di un sindacato...
Tutti i pensatori e intellettuali sono debitori nei confronti di Illich di un’idea
fondamentale: la decrescita,
Serge Latouche, famoso professore francese di economia,
lo ha scritto chiaramente in:
La sfida della decrescita.
Ivan illich (1906-2002) prete
cattolico e filosofo austriaco,
partendo dalla considerazione che: “se vogliamo poter
dire qualcosa sul mondo futuro, disegnare i contorni di
una società a venire che non
sia iperindustriale, dobbiamo
riconoscere l’esistenza di
scale e limiti naturali. L’equilibrio della vita si dispiega in
varie dimensioni: fragile e
complesso, non oltrepassa
certi limiti.
Ferrara a pag.16
A.Tafuro-M.Tafuro a pag.17
Palumbo a pag.14
AMBIENTE & CULTURA
LAVORO & PREVIDENZA
Il castello
di Caivano
Una nuova dimensione
per la tutela dei lavoratori
Iacuzio a pag.13
NATUR@MENTE
I pensatori della
decrescita: Ivan Illich
“AriaSaNa”, un progetto su due ruote!
Pedalando in bicicletta … si monitora l’aria
Salvatore Patrizio
Ebbene si! Grazie al progetto
“AriaSaNa – Sistema integrato
aereo e terrestre di osservazione
e previsione della qualità dell’aria”, pedalando in città, su apposite biciclette dette “sensor
bike” e dotate di un sistema di
sensori su piattaforma Arduino,
sarà possibile, in molti centri
della Campania, effettuare un
monitoraggio ambientale urbano. Questo tipo di raccolta
dati è una delle tante tecniche
che verranno utilizzate all’interno del programma “AriaSaNa”, commissionato dalla
Regione Campania all’Istituto
per i Sistemi Agricoli e Forestali
del Mediterraneo (ISAFOM) del
CNR (Coordinatore Scientifico:
Dr. Vincenzo Magliulo) in collaborazione con il CNR/Istituto di
Biometeorologia
(IBIMET),
l’Università Parthenope e le società Evoluzione, Superelectric
e Valar, con un finanziamento
totale di euro 2.820.000 ed una
durata di poco superiore ai due
anni (scadenza 31 dicembre
2015). Scopo del progetto è
quello di ottenere dati continui
sulla qualità dell’aria diventando, tali informazioni, un importante punto di riferimento
per le Pubbliche Amministrazioni territoriali nelle loro scelte
in materia di risanamento ambientale, di tutela della qualità
e sicurezza delle produzioni ali-
mentari e per l‘applicazione di
opportune misure preventive e
di controllo dell’inquinamento
atmosferico. Si darà vita alla costituzione di una struttura permanente, denominata “Osservatorio regionale di Qualità
dell’Aria”, che sarà dotata di sistemi di previsione e di rappresentazione in tempo quasi reale
della qualità dell’aria, a partire
dai dati raccolti da apparati di
misura combinati con strumenti
numerici di calcolo, quali modelli di trasporto degli inquinanti e modelli meteorologici.
Saranno utilizzate stazioni fisse
e piattaforme mobili, come le
“sensor bike” o i velivoli leggeri
da ricerca Era del Cnr attrezzati
con strumentazione avanzata
per l’osservazione ambientale.
Rispetto ai sistemi tradizionali
di monitoraggio ambientale, basati esclusivamente su centraline
fisse,
quelli
usati
dall’Istituto del Cnr e dai suoi
partner hanno il vantaggio di
acquisire dati da diversi punti di
osservazione (fissi e mobili) facendo poi confluire, in tempo
reale, tutte le informazioni raccolte in un unico apparato informatico detto “centro di
controllo” per l’elaborazione e
restituzione grafica in tempo
reale. Il “centro di controllo”
sarà posizionato all’interno dell'ISAFOM. Attraverso modem
satellitari e terrestri i sensori
trasmetteranno le informazioni
relative alla qualità dell'aria ed
alle condizioni meteorologiche
ad una base dati e quindi ad un
web-server che permetterà la visualizzazione delle informazioni
raccolte in tempo reale su supporti informatici, anche attraverso l'utilizzo di apposite APP.
In questo modo il programma
“AriaSaNa” sarà in grado di
produrre un sistema di simulazione della qualità dell’aria, con
previsioni a 4-5 giorni, e una
stima della distribuzione degli
inquinanti in tempo quasi reale.
Una stazione di misura permanente del metabolismo urbano,
denominata “Supersito”, posta
nel centro di Napoli (esattamente nel Complesso di San
Marcellino), misurerà, ad intervalli orari, gli scambi di massa e
di energia dell’ecosistema urbano: distribuzione e trasporto
di gas serra, particolato, inquinanti gassosi e sostanze organiche
volatili.
Infine,
il
collegamento con una struttura
gemella all’interno del Bosco di
Capodimonte, utilizzata all’interno del progetto PON “IAmica”, potrà consentire la
costituzione di un’infrastruttura
in grado di quantificare anche
l’apporto benefico della vegetazione urbana. L’obiettivo finale
è contribuire alla creazione di
un servizio integrato capace di
coprire un ampio ventaglio di
esigenze ed in un prossimo fu-
turo l’Osservatorio Regionale
potrà evolversi in uno strumento di previsione di eventuali
episodi critici o situazioni di allerta. Tutte le informazioni relative allo stato di salute
dell’ambiente rilevate dai sistemi di misura e simulate dai
modelli saranno successivamente rese disponibili al pubblico tramite un portale web e
applicazioni per dispositivi mobili. Le attività di analisi e monitoraggio,
previste
dal
programma scientifico, si svilupperanno inizialmente a Napoli e Salerno ma si
estenderanno
rapidamente
anche a molte altre città della
Campania.
Un nuovo e utilissimo portale per le attività scientifiche
L'Unione Europea supporta la ricerca
Angelo Morlando
È disponibile un nuovo e utilissimo portale che si chiama
"EURAXESS - Researches in
motion", cioè "Ricercatori in
Movimento". È stato istituito
dalla Commissione Europea
che ha anche avviato una campagna d’informazione per aiutare i ricercatori ad ottenere
informazioni e a trovare un
posto di lavoro. Il portale è
molto intuitivo ed è costituito
da 4 macro-sezioni: opportunità
di lavoro, servizi offerti, normative e links utili. È stato organizzato anche un "megatour"
che, con un show itinerante, visiterà ventidue paesi europei e
ventinove tra le principali città
per offrire ai ricercatori una
giusta carriera scientifica con
consulenze adeguate alla professionalità. La campagna durerà due mesi e sarà
fortemente pubblicizzata con
l'obiettivo di coinvolgere almeno centomila studenti e giovani ricercatori. Il tour è stato
organizzato in stretta collaborazione con i centri EURA-
XESS nazionali dei paesi che lo
accoglieranno. Sono previste
sessioni interattive, tra cui seminari con esperti, dibattiti e
“sfide” scientifiche ad ogni
tappa. Saranno organizzati
anche eventi informativi sulle
carriere, in collaborazione con i
servizi delle risorse umane
delle università.
In Italia, inoltre, l’ISPRA ha
completato la prima raccolta di
dati relativi ai progetti di ricerca sull’acqua contribuendo
così all’attività di mappatura
della ricerca sull’acqua prevista
nell’ambito della "Water Joint
Programming Initiative". Fortunatamente ci sono tanti progetti "italiani" anche se quasi
sempre in compartecipazione
con i paesi confinanti come
Francia e Germania. Il motivo
è facile da individuare: l'acqua
non conosce confini amministrativi, ma solo confini geografici e idrogeologici, quindi, è
normale che i progetti siano
transfrontalieri. I dati raccolti
sono frutto della collaborazione
portata avanti dall’ISPRA direttamente con i soggetti coin-
volti nelle attività di ricerca
(CNR, ENEA, Università, Regioni ecc.) e sono stati pubblicati online sul sito della "Water
JPI", in un sistema di database
comprendente i progetti italiani
e degli altri paesi europei coinvolti. Tale iniziativa ha lo scopo
di migliorare la reciproca conoscenza delle attività scientifiche
a livello europeo e internazionale, contribuendo così al potenziale rafforzamento della
stessa iniziativa di ricerca, finalizzata, inoltre, al coordinamento delle politiche e
all’attuazione delle normative
europee e nazionali inerenti la
gestione dell’acqua.
(Per
saperne
di
più:
http://ec.europa.eu/euraxess/
e http://www.waterjpi.eu/)
Premio La Convivialità urbana. “#1778”, il progetto vincitore per il recupero e la valorizzazione del Lungomare di Napoli
Cinque giovani architetti per una città più sostenibile
Fabiana Liguori
Il premio “La Convivialità Urbana” è un’iniziativa ideata
dall'Associazione Napolicreativa e promossa dall'Ordine
degli Architetti di Napoli e
dall'ACEN, allo scopo di favorire un tipo di architettura definita “partecipata”, caratterizzata dalla ricerca e applicazione di un approccio mentale
e una metodologia di progetto
che valutino non solo gli
aspetti architettonici di un
luogo, ma anche quelli economici e sociali per un processo
di riqualificazione urbana sostenibile. Quest’anno, per la
quinta edizione del premio,
sono stati 19 i progetti in gara.
Tema: il recupero e la trasformazione urbana e architettonica del lungomare di Napoli.
Tra le diverse sensibilità e
professionalità a confronto, tre
i progetti sul podio e cinque gli
artefici del progetto vincitore:
Raffaella Napolano, Gianluca
Vosa, Viviana Del Naja, Giorgio Nugnes e Francesca Miceli. Con la loro proposta,
intitolata “#1778”, hanno rac-
colto, infatti, il maggior numero di consensi. Il nome del
loro progetto richiama con fierezza un pezzo di storia importante per la città: l’anno in cui
Ferdinando IV di Borbone incaricò Carlo Vanvitelli di realizzare il Real Passaggio di
Chiaia poi divenuto Villa Comunale.
Ma quali sono gli obiettivi sui
quali si sviluppa il concept? In
primis, rafforzare l’immagine
di Napoli, i suoi valori più autentici e profondi, all’origine
dell’identità storica e culturale
attraverso la rivalorizzazione
del waterfront ad oggi assimilabile ad una “cartolina sottovetro”, immagine di una città
incapace di farsi vivere appieno.
Altro tassello fondamentale è
quello di individuare un si-
Al via il censimento arboreo
nel Comune di Napoli
Giulia Martelli
Maltempo, alberi che crollano su
ignari passanti, vite che in un battito
d’ali si spezzano. La nostra città, ma
non solo, non è nuova a tragedie di
questo genere, purtroppo… Dopo l’ennesimo dramma sfiorato a causa della
caduta accidentale di
un ramo di eucalipto
secolare nella Villa
Comunale di Napoli
l’amministrazione di
Palazzo San Giacomo
ha deciso di correre ai
ripari affidando alla
società lombarda “Demetra” il censimento
del patrimonio arboreo del capoluogo partenopeo. Gli “alberi cittadini” secondo
gli esperti sono decisamente quelli
più a rischio a causa, principalmente,
di tre fattori: primo fra tutti l’ invecchiamento precoce dovuto a smog ed
inquinamento, secondo poi la scarsa
manutenzione dovuta ai tagli delle risorse ed infine, il danneggiamento
delle radici provocato dalle imprese
che lavorano sui sotto servizi. In città
le operazioni di verifica partiranno
subito dopo l’estate e dureranno sei
mesi, ogni pianta sarà esaminata con
il metodo VTA (Visual Tree Assessment), elaborato dal Professor Klaus
Mattheck dell’Università di Karlsruhe (Germania) che permette
l’identificazione di soggetti arborei a
rischio statico attraverso il riconoscimento di sintomi caratteristici che un
albero palesa in presenza di danno interno. Le piante a
rischio saranno poi
“radiografate” attraverso particolari strumenti per verificarne
lo stato interno e
quelle di dubbia tenuta saranno sottoposte a prove di resistenza. Verrà infine
elaborata una scheda tecnica identificativa per ogni albero contenente
dati sulle condizioni di staticità e
sulla presenza di eventuali patologie
o fattori di rischio. Di certo questo è
un primo passo che rischia però di rimanere isolato senza una successiva
ed efficace riorganizzazione del settore della manutenzione del verde cittadino.
stema di pianificazione non
convenzionale, che faccia del
lungomare attrattore e baricentro principale, che sia flessibile, aperto, strutturato per
livelli d’intervento ed in costante divenire, capace di plasmarsi sulla base di sollecitazioni esterne di carattere
storico, socio-culturale ed economico assorbendone contrasti, complessità e diversità.
Infine, il progetto mira a reinterpretare su scala adeguata il
rapporto tra città e il mare
promuovendo la scelta di un
progetto plurale e condiviso,
accordando gli interessi, individuando i temi, gli argomenti
e le criticità di maggior rilievo
incentivando la partecipazione
delle comunità nazionali ed internazionali attraverso il sistema dal Crowdfunding come
alternativa di crescita e forma
di finanziamento pubblico parteci- pativo dal basso.
“#1778” rappresenta un insieme di spazi aperti e spazi
mare della città diviso in tre
macro aree tematiche: “Mobilità Sostenibile”, “Ambiente ed
Energia”, “Società, Cultura e
Turismo”. Tutte delimitate e
collegate da un’efficiente sistema di mobilità sostenibile
(bike sharing, bus elettrico,
tram nel verde e così via). La
riqualificazione della zona di
Mergellina come polo e porto
turistico principale, la riconfigurazione della zona della Rotonda Diaz come spazio
urbano aperto ed estensione
verso mare della vicina Villa
Comunale ed infine la passeggiata nell'area di Castel dell'Ovo, in corrispondenza degli
alberghi, sono elementi fondanti dell’intervento.
Necessari sono anche la catalogazione, le operazioni e i processi di riqualificazione e
recupero funzionale di tutti gli
immobili esistenti in totale o
parziale disuso (es. Stazione di
Mergellina ed annessa area
parcheggio, i volumi esistenti
all'interno della Villa Comunale come la Stazione Zoologica riaperta e resa maggiormente autonoma) reinventati
e restituiti alla collettività
come centri operativi di associazioni, start up e volontari
operanti sul territorio.
Sacchetti biodegradabili:
l’Italia si allinea all’Europa
Rosa Funaro
Si prevedono sanzioni per chi commercia sacchetti per asporto merci
che non siano biodegradabili e compostabili secondo la normativa europea. Il Ddl di conversione del Dl
91/2014 approvato dal Senato il 25
luglio 2014 è da subito operativo. Il
18 marzo 2013 era
stato firmato il decreto con la pubblicazione in Gazzetta
ufficiale, ma non si
era ancora conclusa
la procedura di notifica alla Ue. È di
questi giorni invece
l’approvazione definitiva del Decreto
Legge che prevede al suo interno le
sanzioni per i trasgressori: i venditori di sacchetti monouso che non
siano biodegradabili e compostabili
o che non abbiano gli spessori previsti dalla legge sono punibili con
una sanzione amministrativa pecuniaria che può oscillare dai 2.500 ai
25.000 euro. Oltre alle sanzioni
sono anche altri i punti interessanti
all’interno del decreto: i sacchi
frutta e verdura, ad esempio, dovranno essere biodegradabili e compostabili entro 5 anni dall’entrata
in vigore della Direttiva. Inoltre
qualora uno Stato decida di intraprendere la strada della tassazione,
come avvenuto per esempio in Irlanda, i sacchi cosiddetti riutilizzabili non potranno in alcun modo
costare meno di quelli
monouso, a cui verrà
applicata la tassa.
L’Italia ad ogni modo
risulta Paese “virtuoso” al riguardo,
avendo raggiunto una
riduzione dell’ordine
del 50% in tre anni
del volume degli
shopper in circolazione, passando da circa 180.000
tonnellate nel 2010 a poco più di
90.000 nel 2013. Parole di soddisfazione da parte di Marco Versari,
Presidente dell'associazione Italiana delle Bioplastiche e dei Materiali Biodegradabili e Compostabili:
“E’ il completamento dell'iter normativo sugli shopper e serve a dare
finalmente quella chiarezza che
tutto il settore chiede”.
Quindici giorni di notizie ambientali
Arpat ha vigilato sul viaggio della Concordia. L'ambiente nel nuovo Titolo V
Riforma della Costituzione
Chi regola l'ambiente?
Luigi Mosca
Pochi giorni fa, come tutti
sanno, si è concluso il viaggio
del relitto più ingombrante
d'Italia. L'enorme carcassa
della Costa Concordia è approdata a Genova, come da programma, dopo essere stata
riportata in posizione di galleg-
giamento lo scorso 23 luglio.
Sin dai giorni immediatamente
successivi al tragico naufragio,
Arpa Toscana ha svolto attività
di monitoraggio ambientale nei
pressi dell'isola del Giglio. In
questo modo ha potuto controllare che non venissero contaminate le acque marine, per
l'impatto della presenza del
grande relitto adagiato sui fondali del Giglio. Il monitoraggio
condotto da Arpat è proseguito
anche mentre la Concordia veniva trainata verso il capoluogo
ligure, con prelievi di campioni
di acqua marina lungo tutto il
percorso. Ne dà conto, in questi
giorni, il sito web dell'agenzia
toscana, www.arpat.toscana.it.
Cinema verde, premio a Rosi
Francesco Rosi è un maestro
del cinema “verde”: lo riconosce Green Cross Italy, che, a
inizio luglio, ha premiato il
grande cineasta a oltre cinquant'anni dall'uscita di
“Mani sulla città”. L'acclamato film di impegno civile è
stato di recente presentato a
Roma, alla Casa del cinema,
in versione restaurata. Nel
ricevere il riconoscimento per
il suo lavoro che ha precorso i
temi dell'ambientalismo italiano, Rosi ha definito “Mani
sulla città” «un film dolorosamente attuale». Il regista, che
oggi ha oltre novanta anni,
ha ricordato come la genesi
del suo noto film-denuncia
sia maturata nel particolare
contesto offerto da Napoli e
dai suoi problemi, anche se il
suo lavoro ambisce ancora
oggi a parlare dei problemi
ambientali e urbanistici in
tutti grandi agglomerati urbani del mondo.
Chi scriverà le regole per la
tutela dell'ambiente, nell'Italia del futuro? C'è anche
questo all'interno della riforma costituzionale, in questi giorni all'esame del
Senato. Sul sito web del ministero per le Riforme costituzionali vengono di volta in
volta pubblicate le versioni
più aggiornate del disegno
di legge costituzionale in discussione in Parlamento. In
tema di ambiente, è ovviamente di particolare interesse la riforma del titolo
quinto della Costituzione.
Oggi, in linea generale,
spetta allo Stato dettare le
norme per la protezione
delle risorse naturali, ma le
Regioni hanno importanti
competenze, anche legisla-
tive, su ambiti come il governo del territorio e la valorizzazione
dei
beni
ambientali.
Nel progetto di riforma presentato dall'attuale governo, la linea prevalente è
di garantire allo Stato
l'esclusiva su alcune sfere,
ad esempio riguardo alle
grandi reti di trasporto e di
produzione d'energia, in
modo da evitare conflitti di
attribuzione e difformità
territoriali che rallentano
l'economia e il lavoro delle
istituzioni. Nel corso del
complesso iter per l'approvazione della riforma, tuttavia, il ddl sta accogliendo
modifiche e la discussione,
mentre scriviamo, è ancora
aperta.
Acqua potabile,
ammonizione dall'Ue
A inizio luglio la Commissione Ue ha aperto una procedura di infrazione contro
l’Italia per la contaminazione
dell’acqua da arsenico e
fluoro, in particolare nel
Lazio, ancora irrisolta, nonostante la concessione di tre
deroghe di tre anni ciascuna.
I valori limite previsti dalla
direttiva Ue sull’acqua potabile non sono ancora rispettati in 37 zone.
Raccontiamo il meteo. Le acque del Mediterraneo sono ancora fresche, ma ad agosto si riscalderanno
Temperature del mare sotto la media stagionale
Gennaro Loffredo
Capita spesso di assistere, tra
maggio e giugno, a precoci ondate di calore, portate dal temibile anticiclone africano. Le
temperature facilmente superano i 30°C e il mare rappresenta la meta ideale per
trovare un po’ di refrigerio. Se
si va al mare all’inizio dell’estate, tuffarsi in acqua può
diventare un’impresa ardua;
pure se la temperatura dell’aria è molto elevata, appena
si mette un piede a bagno, i risultati non sono certo quelli
sperati.
In effetti, nei primi mesi
caldi, le temperature del
mare ricordano ancora le temperature basse dell’inverno e
non bastano certamente alcune giornate di caldo per
poter riscaldare l'enorme
massa d'acqua. La media storica delle temperature superficiali del mar Mediterraneo,
tra maggio e giugno, è di circa
22-23°C.
Tra la fine di agosto e l’inizio
di settembre la superficie marina solitamente raggiunge la
temperatura più elevata
dell’anno. Infatti in questo
scorcio di stagione le temperature del mare possono raggiungere persino i 27-28°C.
Come mai succede ciò?
Per rispondere a questa domanda bisogna introdurre il
concetto di capacità termica.
Con questo termine si indica
il potere che ha una determinata superficie di immagazzinare calore. Se confrontiamo
un specchio di acqua con una
porzione di terraferma, notiamo che il mare senza dubbio ha una maggiore capacità
termica rispetto alla terra.
Viceversa, nel mese di settembre, le giornate più corte e
l’aria più frizzante non invogliano ad un tuffo in acqua,
ma nonostante ciò, la temperatura dello specchio di mare
risulta decisamente più elevata rispetto all’ambiente circostante, tanto che immergersi in queste calde acque
può dunque rivelarsi piacevole.
Il calore estivo viene dissipato
lentamente nei mesi autunnali e invernali, fino ad arrivare ad un minimo stagionale
che solitamente avviene all’inizio della primavera.
In conclusione, il massimo riscaldamento del mare avviene alla fine della stagione
calda, ovvero a settembre. Il
massimo raffreddamento lo si
avrà invece alla fine della stagione fredda, grossomodo tra
fine febbraio e l’ inizio marzo.
In questa strana e pazza
estate 2014, tuttavia, le temperature superficiali delle
acque del mediterraneo risultano più fresche del normale,
specie per quanto riguarda i
bacini settentrionali, tra il
golfo del Leone, mar Ligure e
mari ad ovest della Sardegna,
dove i valori termici sono di
1°C-2 °C più basse rispetto al
valore medio stagionale. Le
medesime zone, infatti, sono
state quelle che poi hanno su-
bito frequentemente l’ingresso delle perturbazioni
atlantiche, favorite da una
frequente ed intensa ventilazione di maestrale, la quale
ha determinato il rimescolamento delle tiepide acque superficiali con quelle più fredde
e dense provenienti dal fondo
marino.
Per trovare le temperature
più alte bisogna comunque
spostarsi sul mediterraneo
orientale, grazie al contributo
caldo offerto dall’anticiclone
africano, più presente e stabile su tali zone.
Siamo oramai nella seconda
parte della stagione estiva, e
nonostante le giornate lentamente ma inesorabilmente
tenderanno ad accorciarsi, il
mare avrà ancora tutto il
tempo necessario per accumulare calore nel corso dei
prossimi due mesi.
La cornea creata con le cellule staminali
Sono state impiantate sui topi. Gli ottimi risultati rassicurano tutti
Fabiana Clemente
Ancora una volta buone notizie ci giungono da chi crede e
investe nella ricerca scientifica sulle staminali.
Le cellule staminali – che ricordiamo essere cellule primitive non specializzate capaci
di trasformarsi in diversi tipi
di cellule del corpo attraverso
il processo di differenziamento cellulare – hanno dimostrato in più di un’occasione di
essere una risorsa straordinaria per il trattamento di alcune malattie. Impiegate
quindi in diverse applicazioni
cliniche. Un recente lavoro infatti – rigorosamente made in
Usa – è stato pubblicato su
Nature e lascia intravedere
importanti traguardi raggiunti dalla medicina. Un
team di scienziati, provenienti
da diversi istituti - Massachusetts Eye and Ear / Schepens
Eye Research Institute, il Boston Children’s Hospital, il
Brigham and Women’s Hospital e il VA Boston Healthcare
System – è riuscito a generare
un tessuto corneale utilizzando cellule staminali umani
adulte. Nello specifico è stata
rilevata una molecola ABCB5
– definita spia - che permette
alle cellule staminali limbari
di sopravvivere. La molecola
in questione agisce come marcatore per individuare cellule
staminali limbari, altrimenti
difficili da localizzare. Questo
particolare tipo di cellula è localizzata nell’epitelio basale
limbare dell’occhio e favorisce
la conservazione e la rigenerazione del tessuto corneale. E’
stato utilizzato materiale biologico di cornee estratto dai
cadaveri. Da questo materiale, i ricercatori sono riusciti
a riprodurre cornee complete.
Le cornee rigenerate e funzionanti, sono state impiantate
sui topi. Gli ottimi risultati
rassicurano tutti quei pazienti
che sperano e aspettano che
arrivi anche il loro turno. La
causa primaria della degenerazione della cornea è per l’appunto la morte delle cellule
limbari.
La società californiana di biotecnologie Advanced Cell Technology ha annunciato che
ben presto divulgherà dati che
riguardano l’iniezione di cellule della retina – di derivazione staminale – negli occhi
di un gruppo di 30 pazienti af-
fetti da una forma di cecità
non curabile. Da più fonti provengono notizie confortanti,
che dovrebbero far riflettere
sull’importanza di finanziare
questo tipo di ricerca – definita da alcuni come non convenzionale e di conseguenza
non eticamente accettata. Eppure i risultati parlano chiaro.
Passi in avanti sono stati fatti
nel corso degli anni. Non
molto tempo fa, infatti, la rivista Nature ha pubblicato uno
studio effettuato dai ricercatori dell’Indiana University.
Cellule staminali embrionali
di topo sono state trasformate
in cellule specifiche dell’orecchio interno. Non solo. Anche
il sud Italia infonde la giusta
dose di ottimismo. Dall’Università di Catanzaro, in collaborazione con professori
partenopei, sono state individuate cellule staminali in
grado di rigenerare il cuore
danneggiato da infarti. La ricerca scientifica, con gli ottimi
risultati registrati, sottolinea
l’importanza di non trascurare questa nuova strada.
Le mandorle: un portento contro le malattie cardiovascolari
Quante rinunce facciamo a tavola per mantenere il pesoforma. Quante volte abbiamo
associato un alimento saporito
ad un alimento nemico del nostro girovita, o peggio della
nostra salute. Per fortuna ci
sono casi – o per meglio dire
alimenti - che sfatano il mito.
Buone notizie, infatti, per gli
amanti delle mandorle. Oltre
ad essere una delizia per il palato, questo particolare frutto
secco apporta notevoli benefici
al nostro organismo. Risulta
infatti che un costante consumo renderebbe i vasi sanguigni più sani, riducendo il
rischio di malattie cardiache.
A rivelarlo è uno studio effettuato da un team di scienziati
inglesi. La ricerca messa a
punto da Helen Griffiths –
professore della Scienze Biomediche e Preside della Facoltà di Scienze della Vita e
della Salute presso la Aston
University di Birmingham –
insieme ai suoi collaboratori,
ha dimostrato che una dieta
che prevede un consumo quotidiano di 50 grammi di mandorle aumenta i livelli di
alfa-tocoferolo nel sangue.
Ergo un incremento notevole
di antiossidanti. Migliorando
di conseguenza la circolazione
sanguigna. Normalizza i livelli della pressione arteriosa
e riduce il rischio di malattie
cardiovascolari. Un cocktail di
grassi polinsaturi e flavonoidi.
A prima colazione, prediligere
cereali e mandorle, assicura la
giusta dose per ritrovare un
equilibrio intestinale e per assicurare benefits all’intero organismo. Ma i prodigi delle
mandorle non finiscono qui.
Basti pensare a quante straordinarie sostanze sono presenti
nelle
mandorle.
Magnesio, ferro, calcio, fosforo, vitamina E, vitamina D,
vitamina B1, vitamina B2. Il
latte di mandorle interviene
sul nostro apparato scheletrico, grazie ad un’azione mineralizzante Particolarmente
indicato per combattere
l’osteoporosi. Stabilizza inoltre i livelli di glicemia, nei casi
di diabete. Anche in cosmesi,
le mandorle hanno conquistato una certa fama. Molto
apprezzati i prodotti – a base
di olio di mandorle - per la
cura e la bellezza della pelle.
Le sue note proprietà hanno
apportato notevoli risultati.
Protegge la pelle dalla secchezza, la rende elastica, rinvigorita e più tonica.
I prodotti fitoterapici – ricavati da questa sostanza naturale – sono i più utilizzati
durante il periodo della gravidanza nella prevenzione delle
odiate smagliature. Ancora
una volta la dieta mediterranea dimostra serietà e ci regala alimenti buonissimi non
solo per il palato,ma soprattutto per la nostra salute. Accanto alle noci, al cioccolato
fondente e al caffè verde, rivalutiamo anche le mandorle.
Amiche per il nostro wellness.
Una bontà senza grassi saturi. Cosa si può chiedere di
più? Mandorle: pancia fatti
capanna!
Prima dimostrazione del disturbo causato agli uccelli migratori
I pettirossi perdono la bussola
con il rumore di fondo radio
Rosario Maisto
I pettirossi non sono in grado
di utilizzare la loro "bussola"
interna per orientarsi con il
campo magnetico terrestre,
come fanno normalmente per
migrare, se sono esposti a un
rumore di fondo di onde d'intensità molto bassa, simile a
quello prodotto dalle stazioni
radio AM. Questi perdono
l'orientamento quando sono
esposti a frequenze radio d'intensità estremamente ridotta:
lo ha dimostrato uno studio
dell'Università di Oldenburg,
in Germania, in collaborazione
con colleghi dell'Università di
Oxford, nel Regno Unito.
Si tratta della prima dimostrazione rigorosa del disturbo
causato agli uccelli migratori
da un fondo di onde radio prodotto dalle attività umane, che
potrebbe essere utile per implementare interventi a tutela
degli uccelli. Alcuni studi condotti negli anni sessanta e settanta hanno chiarito che molti
uccelli migratori notturni si
basano sul campo magnetico
terrestre per orientarsi e mantenere la rotta durante i lunghi trasferimenti. Questa
capacità era stata dimostrata
in particolare con uccelli posti
di notte in apposite gabbie di
orientamento in primavera e
in autunno. Negli anni successivi fino ad oggi, molti ricercatori in varie parti del mondo
sono riusciti a replicare questa
semplice esperienza.
I ricercatori hanno notato che
all'interno del campus dell'Università di Oldenburg alcuni esemplari di pettirosso
(Erithacus rubecula), ospitati
in casette di legno, non riuscivano a usare la loro bussola
magnetica. In seguito alla
pubblicazione di uno studio
sul disturbo causato dalle radiazioni elettromagnetiche all'orientamento dei passeri.
Per verificare in modo rigoroso
l'ipotesi, gli studiosi hanno
esposto le casette dei pettirossi
a un rumore elettromagnetico
costituito da onde con frequenze tra 20 chilohertz e 5
megahertz, e un'intensità paragonabile a quella tipica del
rumore di fondo presente nell'ambiente e dovuto alle attività umane. Risultato: in
queste condizioni, ancora una
volta, i pettirossi perdevano la
Panda Rosso,
un calcio all’estinzione
loro capacità di orientarsi con
la propria bussola magnetica,
quindi hanno provato a schermare le casette di legno del
campus di Oldenburg con
delle lastre di alluminio, verificando che dopo l'intervento i
pettirossi riacquistavano le
normali capacità di orientamento. L'alluminio, secondo le
ipotesi degli autori, lasciava
invariato il campo geomagnetico ma schermava il rumore
di fondo delle radiazioni elettromagnetiche ambientali.
Per avere un idea, il campo
elettromagnetico a cui sono
stati esposti gli uccelli dagli
sperimentatori è simile a
quello delle trasmissioni radio
in modulazione di ampiezza
AM, molto diverse quindi da
quelle delle trasmissioni dei
telefoni cellulari, e con un'intensità grosso modo pari a
quella che un uccello potrebbe
percepire a cinque chilometri
di distanza da una stazione
AM da 50 chilowatt. In ogni
caso, le indicazioni raccolte
forniscono nuove informazioni
sui possibili effetti ambientali
di una forma di inquinamento
elettromagnetico finora poco
studiato quale il rumore di
fondo delle emissioni radio, facendo in modo che anche le
leggi a tutela dell'ambiente e
degli uccelli possono implementare e dare più sicurezza e
significato ai limiti di inquinamento elettromagnetico, figlio
del progresso tecnologico e
causa di danni.
Poche settimane fa è nato un piccolo panda rosso nel Parco
Natura Viva di Verona, un’importante istituzione per la
conservazione di questo animale, specie in via d’estinzione.
Il Parco da oltre 20 anni ospita, alleva e permette la riproduzione di questa specie in modo appropriato. I piccoli, raggiunta la maturità sessuale, vengono collocati presso altre
strutture zoologiche e danno vita a nuovi esemplari. La
prima coppia di individui adulti arrivò nel 1992 e da quel
momento,sono nati ben 18 piccoli. Una volta raggiunta la
maturità sessuale, sono stati collocati presso altre strutture.
Ora è nato un nuovo cucciolo da mamma LIN, una femmina
nata al Parco nel 2010, e da papà Maluk, nato a Parigi e arrivato al Parco nel 2012. Il panda minore o panda rosso è
una specie definita vulnerabile, nella Lista Rossa delle specie minacciate stilata dalla International Union for Conservation of Nature, e la specie, in natura, è in continuo
declino. Il panda rosso può pesare da 3 a 6 kg ed è lungo
oltre 60 cm. Il panda si nutre di bamboo e vive nelle foreste
del Nepal. La deforestazione rappresenta la principale minaccia per la sopravvivenza a lungo termine di questa specie.La distruzione delle foreste determina la
frammentazione dell’ecosistema e la formazione di tante
piccole “isole” che non consentono gli spostamenti delle specie animali arboricole, quali il panda rosso. Ciò provoca un
aumento del rischio di erosione del patrimonio genetico, a
causa del fenomeno dell’inbreeding. La pelliccia del panda
minore è utilizzata dalle popolazioni locali per la realizzazione di cappelli e vestiti mentre la coda è considerata un
portafortuna. Nonostante la caccia, pur essendo a sua volta
una minaccia per questa specie, non sembra essere un problema quanto la degradazione dell’habitat naturale.
F.S.
Cambiamenti climatici, orsi polari a rischio
Fabio Schiattarella
Il ghiaccio artico, che resiste all’
aumento delle temperature
estive senza fondersi, costituisce l’unica ancora di salvezza
per l’’orso polare, il più grande
carnivoro terrestre che da giugno a settembre ha bisogno di
alimentarsi intensamente per
accumulare calorie, far fronte
alla stagione invernale, riprodursi e dare alla luce cuccioli
sani. Mariagrazia Midulla, responsabile Energia e Clima del
WWF sostiene che l’orso polare
è il simbolo per eccellenza del
cambiamento climatico in atto,
mutamento che costituisce una
grave minaccia per tutti, non
solo per gli orsi e i loro habitat
e che secondo il 97% dei clima-
tologi in larga parte è causato
dall’azione umana. Gli effetti
del cambiamento climatico si
accaniscono proprio sul suo
unico territorio di caccia. I
ghiacci estivi dell’Artico riducono la loro estensione ogni
anno minando le speranze di
sopravvivenza di questa specie
simbolo. La risoluzione del Parlamento Europeo a sostegno
dell’istituzione di un Santuario
nell’Artico è una buona notizia
per l’orso, ma a ciò devono seguire azioni concrete per fermare
l’estrazione
di
combustibili fossili, che non
solo sarebbero molto rischiose,
ma aumenterebbero ancora la
CO2 in atmosfera con ulteriori
catastrofici effetti. Gli scienziati concordano sul fatto che
per fermare il cambiamento climatico, almeno due terzi delle
riserve non sfruttate di combustibili fossili devono rimanere
sotto terra. Il WWF ha lanciato un allarme dando il via,
sul web, alla Campagna per la
salvaguardia della specie e del
suo habitat,dato che le ultime
estati dell’ Artico sono state le
più calde degli ultimi cento
anni. La superficie dei ghiacci
estivi marini ha toccato il minimo storico nel 2012, creando
problemi di sopravvivenza a
gran parte delle popolazioni di
orso polare. L’Organizzazione
Meteorologica Mondiale ha segnalato una concentrazione di
eventi estremi, alluvioni e picchi di calore, nella prima parte
di quest’ anno.
Materiali biologici sostenibili dagli scarti di pomodoro
C’è chi vorrebbe utilizzarli per accessori auto
Domenico Matania
Quanto si parla di sostenibilità e di sviluppo sostenibile?
Sono temi che frequentemente
sono di moda durante i più importanti dibattiti mondiali in
cui spesso sono più le parole
sprecate rispetto alle reali soluzioni che vengono portate
avanti. C’è chi però lavora a
tal riguardo per giungere a risultati tecnologicamente avanzati senza intaccare l’ambiente e talvolta le notizie più
curiose e bizzarre possono risultare le più innovative e rivoluzionarie: cosa si può
ricavare dagli scarti dei pomodori, in particolare dalle bucce
o dagli scarti del ketchup?
All’apparenza nulla, eppure
c’è chi è convinto che è possibile estrapolarne materiali
biologici sostenibili utili per la
fabbricazione di parti accessorie delle automobili.
Ma facciamo un passo indietro: comprendere a pieno il
concetto di sviluppo sostenibile risulta fondamentale. Riprendendo una delle definizioni classiche di sostenibilità,
si intende una condizione di
sviluppo in grado di assicurare
il soddisfacimento dei bisogni
della generazione presente
senza compromettere la possibilità delle generazioni future
di realizzare i propri. Nel 1992
con la Conferenza ONU su
ambiente e sviluppo, la sostenibilità è diventata il paradigma dello sviluppo stesso:
insomma non si tratta di vero
“progredire” se non nei termini di una reale sostenibilità
in vista delle generazioni che
verranno.
Concetti nobilissimi che meriterebbero una certa forma di
rispetto e di maturità. Ford
Motor Company e HJ Heinz
Company (il colosso del food,
che è presente sul mercato
mondiale con ketchup, salse,
pietanze, zuppe, snack e cibi
per l'infanzia) provano a dare
il loro contributo al riguardo
con la curiosa notizia delle
bucce di pomodoro che lavorate possono diventare plastica per automobili. La
ricerca è stata portata avanti
inizialmente solo dalla Heinz,
che si è impegnata ad indivi-
duare nuove modalità per riciclare bucce, gambi e semi delle
2 milioni di tonnellate di pomodori processate ogni anno
per la produzione del ketchup.
In seguito alla proposta della
Heinz alla Ford, c’è stato il
Network tra le due multinazionali: si lavora insieme per
cercare di produrre materiali
plastici 'sostenibili' da usare
nella fabbricazione delle automobili. Una volta affinato il
metodo per produrre e ricavare bioplastiche dalle fibre
del pomodoro, l’obiettivo sarà
quello di dare vita a elementi
costruttivi “minori” all’interno
dei veicoli Ford: le staffe di
supporto per i cavi dell’im-
pianto elettrico o piccoli vani
portaoggetti, ad esempio. Ovviamente in questa prima fase
sono d’obbligo le dovute verifiche del caso per testare la qualità e la resistenza dei
materiali sostenibili. Le idee
all’apparenza più bizzarre
sono quelle che sono destinate
a lasciare il segno ...
Plastica e cemento prodotti dai funghi
Ilaria Buonfanti
Sostituire la plastica e il cemento con i funghi. L’idea, che
sembra appartenere più al
mondo delle favole che a quello
reale, sta però inaspettatamente prendendo sempre più
piede nei laboratori di ricerca.
Dai funghi possiamo ricavare
non soltanto sostanze nutritive
preziose per la salute, ma
anche materiali da costruzione
che potranno sostituire il cemento e la plastica. Nel mondo
sono in corso vari esperimenti
in proposito. Ad esempio, Philip Ross, un esperto in materia,
sta studiando e sperimentando
la resistenza del micelio dei
funghi. Il micelio è l’apparato
vegetativo dei funghi e vive e si
ramifica a circa 50 cm sotto
terra o sotto la corteccia. Si
tratta delle loro fibre, una
parte dei funghi che non risulta particolarmente appetibile ma che può essere
utilizzata per dare vita a mattoni e altri materiali super-resistenti all’acqua e al fuoco e
anche molto adattabili. Il micelio dei funghi, secondo
l’esperto, sarebbe più forte del
cemento. Il micelio può essere
coltivato e adattato a qualsiasi
forma. Si tratta di un materiale organico e compostabile al
100% che ha attirato l’attenzione del MoMa di New York,
dove ora si trova in mostra una
speciale torre e è stata costruita proprio con i funghi e
che porta il nome di Hy-Fi Mushroom Tower. Questa torre
unica al mondo è stata progettata da David Benjamin ed è
risultata vincitrice del YAP
(Young Architects Program),
una competizione, istituita nel
1998 dal museo di arte moderna di New York, che premia
l’architettura e le capacità giovanili. Terminata l’esposizione,
la Hy-Fi Mushroom Towerverrà utilizzata come fertilizzante organico nelle aree verdi
e nei giardini della città. Ross
sta realizzando uno speciale laboratorio a San Francisco, dove
si occupa della coltivazione dei
funghi che verranno utilizzati
per dare vita ad una serie di
sedie e sgabelli. Vuole così dimostrare che è possibile creare
pezzi d’arredamento e materiali da costruzione a partire
dagli scarti dell’agricoltura locale. Il nuovo biomateriale,
che l’inventore ha brevettato, è
stato battezzato Evocative ed è
stato premiato per la procedura di produzione. Ross utilizza i funghi non soltanto per
arredamento e edilizia, ma
anche a scopo artistico e decorativo. I suoi lavori sono stati
protagonisti di numerose mostre in musei di tutto il mondo,
dove le sue opere sono particolarmente apprezzate soprattutto dal punto di vista
dell’innovazione e della sostenibilità. Presto i funghi potranno sostituire il cemento e
la plastica? La speranza è che i
nuovi progressi possano rendere l’edilizia e l’arredamento
davvero più sostenibili.
La buona birra e i tappi ecologici
Sinergie industriali ecosostenibili
Anna Paparo
tivi impiegati per la stabilizzazione del film di batteri responsabili della depurazione,
ovvero di quegli organismi che
si nutrono “mangiando” lo
sporco, ovvero gli inquinanti
organici biodegradabili composti da carbonio, azoto e fosforo.
La macchina, protagonista di
questo progetto, è formata da
un cestello rotante rinforzato
in acciaio inox, che ruota lentamente all’interno di una
vasca (sempre in acciaio) dove
vengono fatte confluire le
acque da depurare. Il cestello
è completamente pieno di
tappi riciclati, che ruotando
nell’acqua sporca sviluppano
naturalmente una pellicola
batterica. Se il cestello ruota
parzialmente immerso nell’acqua si formano comunità di
batteri che rimuovono il carbonio organico dalle acque sporche e ossidano l’ammoniaca a
nitrati. Se il cestello ruota
completamente immerso nelle
acque sporche si toglie ossigeno al sistema che riduce i nitrati ad azoto molecolare.
Quindi, combinando due macchine RCBR, una che ruota
parzialmente immersa nelle
acque sporche e una totalmente immersa, si ottiene un
impianto di depurazione completo che riesce a rimuovere
sia la componente organica a
base di carbonio delle acque
sporche sia quella azotata. È
proprio vero: in natura niente
si crea niente si distrugge, ma
tutto si trasforma!
Eco-Sistemi Srl (la start-up innovativa e spin-off accademico) di Rovereto (TN) ed
Hordeum Srl (il birrificio) di
Novara hanno ben deciso di
unire le proprie forze per
creare una nuova alleanza che
li vedrà schierati in campo
una accanto all’altro in termini di riciclo e birra. Il progetto prevede una macchina
dalla lunghezza di 3,30 metri
e dalla larghezza di 1,30 chiamata RCBR (Rotating Cell
Biofilm Reactor), che ha la capacità di rimuovere la sostanza organica degli scarti
contenente sia carbonio sia
azoto (inquinante delle falde
acquifere). L’utilizzo di questo
particolare macchinario per la
depurazione dell’acqua rappresenta un beneficio soprattutto ecologico (oltre che
economico), in quanto prevede
l’impiego di tappi di plastica
riciclati in sostituzione dei
complessi sistemi tecnologici
attualmente disponibili sul
mercato. Ma andiamo più
nello specifico. L’innovativo sistema è stato installato nel
birrificio Hordeum di Novara
e per la RCBR applicata nel
birrificio sono stati utilizzati
430 chili di tappi riciclati, raccolti e recuperati da alcune
onlus che, in cambio, ricevono
donazioni per scopi sociali. In
questo modo, i tappi di plastica sostituiscono i consueti e
molto meno economici disposi-
Che sapore ha un pannello solare? Da oggi, frutti di bosco!
Non è pazzia, ma la pura realtà. I frutti rossi da oggi saranno i nostri nuovi alleati
nella sfida energetica. Infatti,
da un po’ di tempo a questa
parte nei laboratori di ricerca
sul fotovoltaico si lavora ad un
progetto ambizioso, ancora in
via di sviluppo e molto promettente, che unisce genio e tecnologia in simbiosi con la natura.
Si tratta di particolari pannelli
fotovoltaici il cui strato funzionale è costituito da una pasta a
base di biossido di titanio e antocianine, pigmenti particolarmente abbondanti nei frutti
rossi, come nel vino. Questo
particolarissimo strato di pigmento fotosensibile viene,
quindi, confinato da due strati
di vetro o plastica trasparente
e flessibile. Il pigmento viene,
poi, collegato ad un elettrodo
composto da nano particelle di
ossido di titanio, che aumentano la superficie di contatto
atte a raccogliere la carica elettrica. L’esposizione all’aria deteriora il pigmento e di
conseguenza la sigillatura
della cella è fondamentale. In
pratica viene simulato il processo della fotosintesi clorofilliana, che è poi la tecnica usata
dalle piante per trasformare
l'energia solare. Inoltre, si deve
sottolineare che il sottile strato
frutta-titanio, secondo una possibile stima, potrebbe arrivare
a costare un quinto in meno rispetto uno strato funzionale
tradizionale. Per non parlare
della riduzione delle emissioni
di CO2derivanti dal processo
per ottenere silicio utile. Infine,
la nuova tecnologia è in grado
di sfruttare anche la luce diffusa, non solo quella diretta. E
ciò significa che, mentre i normali pannelli hanno bisogno
della giusta inclinazione ed
esposizione e le favorevoli condizioni atmosferiche per raggiungere la massima resa, le
antocianine si accontentano
anche di pareti verticali e un
cielo nuvoloso. E ancora, la durata dello strato attivo è nettamente inferiore per il composto
organico, piuttosto che per consueti pannelli solari. Si parla di
10-15 anni per l’organico, contro i 25-30 anni del pesante
materiale conduttore. In termini di efficienza energetica, i
pannelli al silicio arrivano al
15% dell’energia assorbita,
mentre la tecnologia sperimentale solo al 6%. In definitiva
vincono i frutti di bosco per efficienze ed efficacia. Seppure
inconsueti e ancora con tanta
strada da percorrere, le premesse per una tecnologia affidabile e sostenibile ci sono
tutte. C’è solo da aspettare i
tempi maturi e vedere gli sviluppi di quest’affascinante soluzione energetica, che mette
al primo posto la salute nostra
e della natura.
A.P.
Un materiale di scarto facile da riutilizzare
Grande riciclo per gli
imballaggi in acciaio
Brunella Mercadante
L'acciaio è il materiale più riciclato in Europa: è facile da
differenziare e può essere riutilizzato al 100% un numero illimitato di volte senza dare
origine a scarti e mantenendo
intatte le proprie qualità.
Dalle scatolette per alimenti
alle bombolette aerosol, dai
grandi fusti industriali ai
tappi a corona, gli imballaggi
in acciaio si confermano tra i
materiali più riciclati. In Italia nel 2013 è stato riciclato il
73,6% dell'immenso consumo
per un totale di 320.231 tonnellate, pari al peso di 23 portaerei come la "Giuseppe
Garibaldi" della Marina Militare Italiana. Su 100 tra scatolette, barattoli, bombolette,
secchielli o coperchi prodotti e
utilizzati dunque ben 74 sono
stati assicurati al riciclo con rinascita sotto forma di biciclette, cancelli o scafi di navi.
Nel 2013 è aumentata anche
la copertura territoriale relativamente al riciclo degli imballaggi in acciaio e la
popolazione servita ha raggiunto 80% con un incremento
di oltre il 2%; sono aumentati, inoltre, anche i Comuni
coperti da Convenzioni Anci-
Conai per la raccolta differenziata di questi imballaggi. Si è
avuto, peraltro, un miglioramento anche della qualità
degli imballaggi raccolti, che
in alcuni casi ha consentito
l'invio direttamente alle acciaierie per il riciclo senza che si
rendesse necessario un intervento intermedio da parte
degli operatori. In Italia nell'anno considerato sono state
immesse al consumo 435.139
tonnellate di imballaggi in acciaio. pari al peso di cinquantaquattro Tour Eiffel, con un
lievissimo calo dell'1,1% rispetto all'anno precedente.
Questa lieve contrazione, pur
avendo avuto dirette ripercussioni sui flussi di raccolta e riciclo, tuttavia ha determinato
riduzioni estremamente contenute. La raccolta differenziata
da superficie pubblica fatta
nelle case e quella da superficie privata fatta ad hoc da
aziende, negozi e varie attività
produttive hanno raggiunto
complessivamente 368.575
tonnellate di rifiuti di imballaggi raccolti, pari al peso di
4.600 locomotive ferroviarie.
per quanto riguarda il flusso
da superfici pubbliche, si è registrato un aumento del 4,8%
rispetto all'anno precedente. A
livello territoriale è da segnalare una forte crescita nel Centro Italia di circa il 21,7% e nel
Sud dove si è raggiunto il 17,5
%, grazie anche all'aumento
del numero di convenzioni e
accordi stipulati.
La quota pro-capite di imballaggi in acciaio raccolti nel
corso dell'anno è stata in
media di 3,32 Kg per abitante
grazie alla collaborazione dei
consorzi con le aziende e in
particolare al rafforzamento
del legame con le acciaierie in
cui gli imballaggi, i contenitori e gli altri oggetti in acciaio
rinascono a nuova vita attraverso la fusione. Al riguardo
c'é da segnalare che al fine di
garantire la massima trasparenza nell'assegnazione agli
operatori dei quantitativi oggetto della raccolta differenziata e ottenere una migliore
valorizzazione della cessione
degli imballaggi raccolti è
stato introdotto un sistema
d'aste. Grazie, quindi, alle
320.231 tonnellate di acciaio
recuperato si è ottenuto nello
scorso anno solo in Italia un risparmio diretto di 608.439
tonnellate di minerali di ferro
e di 192.138 tonnellate di carbone, oltre che di 573.213 tonnellate di CO2.
Lampadine: occhio
alla raccolta
Dal 1 settembre 2009, come è ormai noto, le lampadine ad incandescenza sono state messe al bando in tutta l'Unione Europea e dal 2016 dovranno scomparire insieme alle alogene da
tutti i negozi e in teoria da tutte le case, sostituite da quelle a
risparmio energetico. Invero le lampadine a basso consumo
hanno indiscussi vantaggi: costano dieci volte di meno, durano
otto/ dieci volte di più, consumano molto meno. Grandissimo risparmio dunque, anche se bisogna riconoscere che danno meno
luce, meno calore, , non sono sempre l'ideale per tutti gli usi, né
sono adatte a tutti gli ambienti, inoltre contengono mercurio ed
emanano radiazioni elettromagnetiche. Proprio per queste ultime caratteristiche non sono mancate perplessità per eventuali danni che il loro utilizzo potrebbe provocare alla salute e
allo stesso ambiente. In effetti la quantità di mercurio contenuta in una lampadina a risparmio energetico è davvero piccola,
circa 5 milligrammi ( i vecchi termometri ne contenevano 500
milligrammi), e per quanto riguarda le radiazioni elettromagnetiche basta osservare delle opportune cautele come, ad
esempio, tenerle lontano dalla testa. Per quanto, però, ecologiche e sostenibili quando si consumano bisogna buttarle e a
questo punto è necessario
trattarle con accortezza e
smaltirle adeguatamente,
anche per quella piccola
quantità di mercurio,
forse non pericolosa per la
salute , ma potenzialmente inquinante.
Le
lampadine a risparmio
energetico non più funzionanti sono rifiuti speciali,
e insieme ai tubi al neon
e ai LED devono essere
separate dai normali rifiuti urbani (le lampadine ad incandescenza e quelle ad alogeni
vanno, invece, gettate nell'indifferenziata - sacco nero-) e smaltite conferendole presso i centri di raccolta comunali , le cosiddette isole ecologiche, collection point o riciclerie; possono,
altresì, essere consegnate al negoziante al momento dell'acquisto di un prodotto equivalente , il cosiddetto uno contro uno, od
anche essere consegnate a punti vendita di grandi dimensioni,
che, secondo il nuovo decreto sui RAEE, sono tenuti al ritiro dei
rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, comprese
le lampadine, senza l'obbligo di acquisto di nuovi prodotti, il cosiddetto uno contro zero. E,' però, oltremodo importante al momento di disfarsene operare una attenta raccolta differenziata
delle lampadine a risparmio energetico, poiché consentono di
recuperare oltre il 95% dei materiali di cui sono composte, e grazie ad un corretto trattamento da queste sorgenti luminose vengono estratti e recuperati vetro, plastica, metalli e polveri
fluorescenti (contenenti mercurio) che reimmessi nel ciclo produttivo si trasformano da rifiuti a risorse per l'ambiente; il
vetro, ad esempio, può essere riutilizzato in edilizia per la vetrificazione delle piastrelle o per la composizione di materiali
isolanti, come la lana di vetro.
B.M.
LO SPRECO DI CIBO VALE 8,1 MILIARDI OGNI ANNO
Last Minute Market ed Expo 2015: riflessione sugli sprechi alimentari
Alessia Esposito
Non c’è crisi che regga: lo spreco alimentare è una brutta abitudine che
resiste ai tempi. Lo conferma il rapporto sullo spreco alimentare domestico 2014 firmato dall’Osservatorio
nazionale sugli sprechi Waste Watchers. “Lo spreco complessivo di cibo,
dai campi alla filiera al bidone della
spazzatura domestico, vale complessivamente 8,1 miliardi di euro all’anno,
ovvero 6,5 euro settimanali a famiglia”
ha spiegato il Presidente di Last Minute Market Andrea Segrè, alla presentazione dello studio che rientra
nell’ambito Knowledge for Expo dedicato ai temi dell’alimentazione, dell’agricoltura, dell’ambiente e della
sostenibilità.
L’atteggiamento riguardo allo spreco alimentare – si legge nel
comunicato - varia in
base all’età, alla sensibilità per l’ambiente, al tempo
disponibile, ai figli,
alla responsabilità sociale dell’intervistato.
Gli italiani si dividono, secondo l’indagine, in sei categorie:
virtuosi (22%) per cui
lo spreco è immorale e
lo riducono al minimo,
attenti (27%) che sono
sensibili ai temi am-
bientali ma si concedono qualche licenza, indifferenti (10%) che sprecano
poco per una questione economica più
che morale, incoerenti (26%) che condividono i principi di sostenibilità ambientale ma nella pratica sprecano
parecchio, spreconi (4%) con scarso interesse per l’ambiente e una situazione economica che gli consente di
sprecare senza troppe remore, incuranti (11%) a cui non interessa il tema
dello spreco alimentare.
Le azioni prioritarie che il PINPAS
(Piano Nazionale di Prevenzione degli
Sprechi Alimentari) ritiene necessario
mettere in campo sono dieci.
1) Educazione e formazione per sensibilizzare i bambini delle scuole grazie
all’inserimento negli studi dell’educazione alimentare;
2)
Comunicazione,
sensibilizzazione e
condivisione per favorire la partecipazione
dei cittadini, oltre all’introduzione di una
“settimana
dello
spreco alimentare” e
un premio che venga
conferito alle migliori
pratiche, pubbliche o
private, nazionali;
3) Documentazione e
dati da ottenere in
collaborazione
con
l’ISTAT per la valutazione degli sprechi
lungo l’intera filiera
alimentare;
4) Ricerca e interventi normativi per
migliorare le tecnologie di conservazione e la trasparenza dell’informazione anei confronti dei consumatori;
5) Donazioni e devoluzioni a fondazioni e associazioni benefiche per le
quali dovrà essere semplificata la normativa;
6) Acquisti (Green Public Procurement), ovvero l’introduzione nei bandi
di gara relativi al settore alimentare
di criteri premianti per chi provvede
alla ridistribuzione delle eccedenze;
7) Accordi volontari, cioè il favorire i
patti tra privati che mirano alla riduzione degli sprechi;
8) Trasformazione, ovvero la definizione univoca a livello legislativo delle
condizioni alle quali i prodotti alimentari ad alta deperibilità ritirati dal
mercato possono essere ulteriormente
trasformati per essere destinati all'alimentazione umana;
9) Responsabilità sociale delle imprese;
10) Innovazione sociale, che favorisca
iniziative dal basso (comunità, comitati…) volte alla riduzione degli sprechi alimentari.
Tracciabilità, trasparenza e sicurezza alimentare
GREENPEACE PRESENTA
IL DOSSIER SUL TONNO IN SCATOLA
“Indovina che c’è in scatola” è la
nuova indagine sul tonno di
Greenpeace. Il dossier, che
vuole tutelare i consumatori,
prende in analisi l’etichetta
delle scatolette di tonno comparandone i risultati del 2011 con
quelli del 2014. I criteri su cui si
basano le valutazioni sono tre:
nome comune della specie di
tonno, nome scientifico, area di
pesca (oceano di origine e specifica area FAO) e metodo di
pesca. Le confezioni analizzate
dai volontari Greenpeace sono
4.095 confezioni e riguardano i
prodotti di 14 aziende (20 marchi) nei negozi di 21 città italiane. La tracciabilità e la
trasparenza sono importanti sia
per la sicurezza alimentare dei
consumatori, sia per garantire
la legalità dei metodi di pesca e
conseguentemente la salvaguardia della biodiversità.
Ben cinque delle otto specie di
tonno commercializzate (compreso il tonno pinna gialla, il più
consumato in Italia) sono infatti
a rischio a causa di metodi di
cattura distruttivi e per pesca
eccessiva. “Palamiti e reti a circuizione con “sistemi di aggregazione per pesci” (FAD)
causano ogni anno la morte di
migliaia di esemplari giovani di
tonno, squali, mante e tartarughe marine” avverte Greenpeace.Nel 2011 solo il 7% delle
etichette indicava l’area di pesca
e appena il 3% il metodo. Oggi i
risultati sono migliorati, grazie
alle continue indagini che
hanno reso il consumatore più
consapevole e grazie alle normative che stanno spingendo alla
chiarezza delle case di produzione, ma non basta. Miglioramenti per Calvo/Nostromo e
Mareblu, Generale Conserve/As
do Mar e Conad, mentre la situazione resta di stallo per Mare
Aperto/STAR e Carrefour. A
dare le maggiori informazioni ai
consumatori Coop e Esselunga
che tuttavia non fanno grandi
passi in avanti rispetto al passato. Scarsi risultati per il
gruppo Bolton, leader del mercato che detiene Rio Mare e Palmera: quasi del tutto assenti le
informazioni su aree e metodi di
pesca. Anche per Callipo nessun
indicazione su area e metodi di
pesca, nonostante l’azienda si
fosse impegnata a utilizzare metodi di pesca sostenibili almeno
per il 75% della produzione. Ad
oggi sono in totale “undici i marchi che hanno aumentato le informazioni
sull’area
di
provenienza del pescato, ma i
dati sul metodo di pesca restano
un punto critico.” L’obiettivo di
Greenpeace è chiedere al settore
conserviero di “garantire piena
tracciabilità e trasparenza, di
non usare specie a rischio e di
impegnarsi a vendere solo tonno
pescato in maniera sostenibile”.
Tutto ciò sarà possibile solo con
il sostegno dei consumatori nel
premiare chi si avvale di buone
pratiche.
A.E.
La “Villa Reale” di Napoli
La sua spiaggia nonostante qualche divieto è ritornata meta dei bagnanti
Gennaro De Crescenzo
Salvatore Lanza
Quella che oggi chiamiamo la
Villa Comunale di Napoli si
estende da Piazza Vittoria fino
al monumento dello scugnizzo
e separa, probabilmente, le
due strade più belle di Napoli:
la Riviera di Chiaia e Via Caracciolo, donando verde e
ombra ad una delle più belle
passeggiate del mondo.
Fu realizzata tra il 1778 e il
1780 dal re Ferdinando IV di
Borbone che volle creare davanti alla Riviera di Chiaia un
luogo di ritrovo e di divertimento, di passeggio e di tranquillità per la capitale del
Regno di Napoli: fu chiamata
allora Villa Reale.
Il primo tratto fu inaugurato
nel 1781 e fu in seguito ampliata più volte. I nobili partenopei
furono
talmente
entusiasti della Villa che la
chiamarono la “Tugliera”, versione napoletana dei celebri
giardini “Tuilieres” di Parigi,
fatti realizzare anni prima dal
Re di Fancia, Luigi XIV.
Il primo giardino della Villa fu
progettato da uno dei più
grandi architetti del suo
tempo, Carlo Vanvitelli e realizzato dal giardiniere reale
Abate.
Fu poi completata, dopo le
varie invasioni francesi (1799
e 1806-1815), negli anni successivi al 1815.
Con l'entrata nello stato unitario italiano, il suo nome fu
cambiato in Villa Comunale.
All'interno della Villa si trovano vari monumenti di importanti scultori meridionali di
fine Ottocento e alcune fontane, la più famosa delle quali
è costituita da una tazza monolitica di porfido rinvenuta a
Paestum e fino ad allora conservata nella Cattedrale di Salerno.
Quasi tutti i bambini napoletani almeno una volta nella
vita hanno provato ad inseguire qualche oca rischiando di
finire nell’acqua di questa particolare architettura.
Nella splendida cornice della
Villa Comunale si trova anche
la prestigiosa Stazione Zoologica, fondata nel 1872 dallo
studioso naturalista tedesco
Anton Dohrn, che ne fece
anche un punto d'incontro di
intellettuali ed artisti. Essa
ospita il più antico Aquarium
d'Europa, destinato allo studio
esclusivo delle specie ittiche
presenti nel Golfo di Napoli.
Al centro della Villa si trova
anche la grande Cassa Armonica tutta in ghisa e vetro, costruita nel 1877 in base al
progetto dell’architetto Alvino.
Tra la fine dell’Ottocento e gli
inizi del Novecento, per molti
anni, questa struttura è stata
centro di ritrovo e di divertimento delle serate mondane
estive della borghesia napole-
tana: all’interno della struttura architettonica si sistemava l'orchestra e tutto
attorno si disponevano delle
poltrone dove prendevano
posto gli spettatori per godersi
la musica e ad intrattenersi in
società.
Una sorta di “Teatro San
Carlo” sotto le stelle, con il
mare scenario di mille notti incantate. Siamo nel pieno dell’epoca d’oro della canzone
classica napoletana famosa in
tutto il mondo.
Non è difficile immaginare
Salvatore Di Giacomo, Ferdinando Russo, Libero Bovio,
Rocco Galdieri o magari Puccini o D’annunzio che intrattenevano i presenti magari
commentando una loro ultima
creazione poetica o una nuova
canzone.
Alcuni anni fa la villa, con parecchie critiche e contestazioni,
è stata in parte recuperata,
dopo l'abbandono e il degrado
degli anni ‘70 e ‘80: con importanti lavori di recupero si è rinnovata la pavimentazione, si
sono costruiti chioschetti, sono
state restaurate le statue e alcuni arredi, è stato creato un
impianto di illuminazione, ed è
ripristinata la cancellata (pur
tra roventi polemiche per il suo
aspetto moderno(diciamo pure
bruttina), al fine di preservare
i giardini dal degrado e renderne più sicura la frequentazione.
Il castello di Caivano
Nel 1860 fu adibito a Pretura e a carcere mandamentale
Linda Iacuzio
costui successe Bartolomeo Siginulfo.
Tra i feudatari del XV secolo si annovera il conte di Sarno Marino Santangelo, che partecipò alla lotta tra
Alfonso d’Aragona e Renato d’Angiò.
Più tardi il feudo di Caivano pervenne
direttamente ad Alfonso d’Aragona;
questi lo cedette alla famiglia Gaetani. Dopo alterne vicende passò agli
Spinelli Barrile, i quali lo mantennero
sino all’abolizione della feudalità. Il
castello venne infine venduto, nel
1860, da Eleonora Caracciolo a un
ricco possidente del luogo, Paolo
Lanna. Adibito, quindi, a Pretura e a
carcere mandamentale, oggi esso
ospita gli uffici del Comune.
I danni patiti dall’edificio nel corso
dell’ultima guerra mondiale, e i successivi restauri, hanno portato a vistose
modifiche
dell’impianto
primitivo, “tra cui il rifacimento del
coronamento della torre maggiore e
l’aggiunta di alcune superfetazioni
lungo il perimetro”.
Probabilmente in origine il castello
sorse come una fortezza costituita da
quattro torri congiunte da muri di rilevante spessore.
Lo attesta il distacco della fabbrica del
primo piano da quella del piano superiore, il quale dovette essere edificato
in un’epoca successiva, allorché il castello non ebbe più lo scopo della difesa, ma servì esclusivamente a usi
residenziali.
In un saggio pubblicato nella rivista
«Rassegna Storica dei Comuni» (II, 1,
febbraio-marzo 1970), Origini di Caivano e del suo Castello, Giuseppe Castaldi - rimontando assai indietro nel
tempo grazie alle testimonianze documentarie - ricorda che il borgo caivanese, all’inizio del primo millennio,
era incluso in un vasto dominio feudale che comprese, per qualche secolo,
anche i villaggi di Cardito e Nolito. Si
trattava della terra di Sant’Arcangelo,
la quale, come si rileva dal testo di
una donazione che il duca di Napoli
Sergio VII fece al Monastero dei SS.
Severino e Sossio, “aveva a settentrione il principato di Capua, a mezzogiorno il ducato napolitano, che
giungeva propriamente nel sito detto
Liciniano, e ad occidente la via pubblica aversana”.
La nascita dell’abitato di Caivano risalirebbe, pertanto, all’alto Medioevo
e sarebbe derivata dallo spostamento
di una parte della popolazione della
città di Atella. Fu solo all’inizio dell’epoca angioina, però, che Caivano
sancì la propria indipendenza da Sant’Arcangelo; tale avvenimento coincise
con la costruzione del suo castello,
eretto appunto allo scopo di proteggere l’abitato. Un certo Mustarolo Antiquini, citato in un documento del
1269, diede inizio alla serie feudale. A
“Nella nobile città traboccante d’ogni letizia, cortesia e ricchezza”
JAMES HOWELL A NAPOLI
Lorenzo Terzi
Come scrive Giovanni Capuano in
Viaggiatori britannici a Napoli tra
’500 e ’600, i due volumi delle Epistolae Hoelianae di James Howell,
pubblicati a Londra nel 1645, pur
non possedendo un valore eminentemente storico, “sono, in complesso, interessanti dal punto di
vista autobiografico e hanno contribuito a fare della corrispondenza immaginaria un’arte alla
moda”.
L’autore delle Epistolae nacque intorno al 1594 da un curato anglicano. Conseguì il “baccellierato in
arti” nel 1613, presso il Jesus College di Oxford, dopodiché cominciò
a lavorare come amministratore in
una fabbrica di vetro londinese.
Nel 1616, ricorda ancora Capuano,
Howell fu mandato dai suoi datori
di lavoro sul continente per procurarsi materiali e operai. Viaggiò
tre anni, attraversando l’Olanda,
la Francia, la Spagna e l’Italia.
Tornato in patria, rinunciò al suo
lavoro nella vetreria e svolse diverse attività: fu precettore, segretario d’ambasciata in Danimarca e
infine, a partire dal 1640, letterato.
In una delle Hoelianae, datata
“Napoli, 7 ottobre 1621”, lo scrittore si rivolge a tale “Sir T.H., cavaliere”. Il mittente annuncia al
destinatario di trovarsi, per l’appunto, “nella nobile città di Napoli,
traboccante d’ogni letizia, cortesia
e ricchezza”. “Invero” precisa Howell “ritengo che la grandezza del
re di Spagna colpisca l’occhio più
qui che nella Spagna stessa. Si
tratta di una città incantevole e rigogliosa, dove i cavalieri abbondano più che altrove. Il clima è
caldo, ma ancora più caldo è il temperamento degli abitanti”, tant’è
che i Napoletani “hanno fama d’essere i migliori corteggiatori di
dame e di ricercare il piacere più
di ogni altro popolo”.
Sebbene il Viceregno di Napoli sia
ricco di generi di prima necessità quali seta, cotone e vino - e le rendite della Corona siano ingenti,
pure “il re di Spagna, nel fare il
rendiconto annuale delle entrate,
ne ricava ben poco perché governatori, guarnigioni e ufficiali fanno la
parte del leone nel divorarle”. A
tale proposito - riferisce il viaggiatore britannico - è nato il detto secondo il quale “il viceré di Sicilia
rosicchia, il governatore di Milano
mangia, mentre il viceré di Napoli
divora”.
In compenso, qui i mercanti inglesi
trattano un grande volume di affari e gli agenti al loro servizio conducono una vita più lussuosa dei
padroni e direttori londinesi: “Si
pavoneggiano nei loro abiti di seta
e di raso e portano fini scarpe spagnole di pelle, mentre, alla Borsa
di Londra, le scarpe dei padroni
luccicano di lucido nero”.
L’architettura sostenibile di Mauricio Cárdenas
Un colombiano al servizio dell’ambiente
Antonio Palumbo
Nato a Bogotà (Colombia) nel 1969,
Mauricio Cárdenas è attivo da sempre
nel campo della progettazione consapevole, con particolare attenzione al
rispetto dell’ambiente, alla lotta ai gas
serra, all’uso di materiali ecologici e
allo sviluppo delle aree svantaggiate
del pianeta.
Nel 2004 apre a Milano lo Studio Cárdenas Conscious Design, nel quale si
occupa di temi comprendenti progetti
che vanno dagli spazi pubblici a quelli
polifunzionali, dalle aree commerciali
a quelle per il tempo libero, dagli showroom ai complessi abitativi, fino ai
progetti di ecodesign. All’attività progettuale si affianca quella di ricerca,
legata principalmente all’impiego di
materiali e tecnologie sostenibili e allo
sviluppo di tecniche costruttive innovative, anche con l’ausilio di software
di simulazione della luce naturale e
del comportamento termico degli edifici. Dal 2006 Cárdenas è anche consulente della società di ingegneria
Arup Italia.
Il suo lavoro si incentra principalmente sulla ricerca costante nell’uso di
materiali naturali, insieme a un approfondimento sulla loro possibile innovazione
tecnologica
nella
ARPA CAMPANIA AMBIENTE
del 31 luglio 2014 - Anno X, N.14
Edizione chiusa dalla redazione il 31 luglio 2014
DIRETTORE EDITORIALE
Pietro Vasaturo
DIRETTORE RESPONSABILE
Pietro Funaro
CAPOREDATTORI
Salvatore Lanza, Fabiana Liguori, Giulia
Martelli
IN REDAZIONE
Cristina Abbrunzo, Anna Gaudioso, Luigi
Mosca, Andrea Tafuro
GRAFICA E IMPAGINAZIONE
Savino Cuomo
HANNO COLLABORATO
I. Buonfanti, F. Clemente, G. De Crescenzo, A.
Esposito, E. Ferrara, R. Funaro, L. Iacuzio, G.
Loffredo, R. Maisto, D. Matania, B. Mercadante, A. Morlando, A. Palumbo, A. Paparo,
S. Patrizio, F. Schiattarella, M. Tafuro, L. Terzi
SEGRETARIA AMMINISTRATIVA
Carla Gavini
DIRETTORE AMMINISTRATIVO
Pietro Vasaturo
EDITORE
Arpa Campania Via Vicinale Santa Maria del
Pianto Centro Polifunzionale Torre 1 80143
Napoli
REDAZIONE
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Centro Polifunzionale, Torre 7-80143 Napoli. Informativa Legge 675/96 tutela dei dati personali.
realizzazione dell’architettura. Le sue
origini colombiane sono alle base di
questa particolare sensibilità per il costruire ecofriendly e la sua capacità
nella progettazione orientata agli
aspetti ecologici e nell’innovare l’utilizzo dei materiali naturali è il frutto
di un’esperienza maturata prima in
America, poi in Giappone e, infine, in
Europa.
Ascoltiamo, in proposito, quanto Cárdenas afferma riguardo all’utilizzo del
bambù in architettura, uno dei materiali che maggiormente ne caratterizzano
l’attività
di
progettista
ecofriendly: «Il bambù è parte della
mia cultura, della mia terra, la Colombia, dove i culmi, cioè le canne, crescono spontaneamente fino a 30 metri
di altezza e hanno un diametro da 10
a 24 cm.
Nella “Zona cafetera”, dove si trovano
le maggiori piantagioni di caffè, che si
estendono per centinaia di chilometri
tra boschi di bambù, puoi trovare
esempi di architetture locali molto
belle interamente realizzate con questo materiale naturale, soprattutto
sulla Cordigliera centrale Ovest, tra
Armenia e Pereira. A Bogotà, quando
ho dovuto completare la mia tesi di
laurea, ho scoperto interessantissime
architetture anonime e l’opera di
Simon Velez, considerato uno dei massimi esponenti dell’architettura contemporanea in bambù. (…) Nel
contesto europeo e italiano il bambù è
guardato con diffidenza, come un materiale del tutto estraneo agli usi edilizi locali. E lo è. In ordine agli aspetti
del costruire sostenibile, però, mi
chiedo perché non usarlo più spesso.
Questa pianta ha caratteristiche tali
da renderla oggi un elemento strategico per risolvere concretamente problemi di grande attualità, come il
disboscamento della foresta equatoriale (o siberiana).
Per poter essere utilizzato come mate-
riale da costruzione un abete deve crescere dai 12 ai 15 anni, una quercia almeno 120. Al bambù ne bastano solo 3
ed è già pronto. La sua forma è eccel-
lente. In termini di prestazioni, leggerezza e resistenza è paragonabile alla
fibra di carbonio. Non solo. È una delle
piante che assorbono la maggior quantità di CO2. Sembra quindi incredibile
che non sia ancora diventato un elemento costruttivo comunemente impiegato nel processo edilizio anche in
Europa, dove è sempre vivo il dibattito
sulla sostenibilità». Tra i progetti più
importanti di Cárdenas - alcuni dei
quali hanno ottenuto riconoscimenti e
menzioni a carattere internazionale
per le loro valenze innovative - si annoverano: gli interventi all’interno dell’edificio del Gruppo Il Sole 24 Ore a
Milano, tra i quali l’Auditorium e la
sala riunioni “Agorà”; le microarchitetture sperimentali realizzate nell’ambito di eventi e installazioni
architettoniche con l’utilizzo del
bambù; il progetto “S.E.E.D.” per case
ecologiche monofamiliari con struttura a telaio ligneo, leggere e adatte
per la riqualificazione di quartieri urbani degradati mediante la collocazione sulle coperture piane esistenti.
Sailsquare: piattaforma on line per gli amanti della vela
Se condividi, la vacanza ti costa meno
Cristina Abbrunzo
Le vacanze in barca a vela sono
un lusso per ricchi? Non più,
proprio grazie alla sharing economy. Da quando sono arrivati
il web, i social network, la possibilità di condividere la casa in
vacanza, la crisi che fa stringere
la cinghia, la voglia di vivere
esperienze inedite…anche questo tipo di vacanza , da sempre
definita, privilegio di pochi, diventa una meta molto più accessibile. Nasce la piattaforma
Sailsquare che ha portato la
barca a vela al centro delle
nuove possibilità di viaggio in
condivisione. Grazie a Sailsquare, gruppi di persone accomunate dalla passione per la
vela possono entrare in contatto
online per organizzare una vacanza all'insegna del risparmio
e dell'avventura. Possono, ad
esempio, suddividere tra loro
l'affitto della barca a vela, decidere la meta da raggiungere insieme e condividere un'intera
vacanza o un semplice weekend
in mare. Il risparmio è garantito e non sarà necessario rivolgersi a un tour operator. A fare
l'elenco dei benefici di organizzare una vacanza con Sailsquare è Simone Marini,
l'appassionato velista che insieme con Riccardo Boatti ha
sentito il vento e deciso di trasformare una passione in un lavoro. In Sailsquare non si
trovano pacchetti turistici. Si
creano idee di viaggio che raccolgono persone accomunate da
un medesimo desiderio di vivere la natura, il mare, il relax.
Se a tutti piace lo stesso modo
di stare in vacanza allora sarà
simpatico… ed è da qui che
nasce il patto di fiducia che
tiene insieme i potenziali coabitanti della barca. Generalmente sconosciuti tra loro. Il
sistema di user generated holiday applicato da Sailsquare
consente di proporre e trovare
vacanze a prezzi più bassi rispetto all'offerta del mercato
(circa -30%) e un panorama di
destinazioni decisamente più
variegate rispetto ai classici itinerari. Come già verificato per
Couchsurfing o Airbnb, Sailsquare racchiude in sé la consapevolezza che ciò che garantisce
la riuscita di una vacanza in
vela è il gruppo di persone con
le quali viaggi.
Soprattutto in barca, le parole
d’ordine sono collaborare e condividere: dagli spazi ristretti
alla cambusa, dalle manovre, ai
paesaggi. Per garantire che le
persone, oltre che disponibili,
siano anche affidabili, Sailsquare ha implementato il servizio con una serie di
accorgimenti che consentono di
avere certezza dei dati forniti
dagli iscritti e quindi garanzia
della loro rintracciabilità (verifica della mail, registrazione via
facebook, trasparenza dei pagamenti…). Sailsquare mette a
disposizione 3000 imbarcazioni
e trattiene una quota sull'affitto. L'utente si registra e crea
la propria vacanza su misura:
sceglie destinazione, stile
(relax, comfort, bambini a
bordo…), budget previsto e persone necessarie per salpare. In
alternativa si può entrare a far
parte di un equipaggio in via di
formazione. Non è necessario
essere uno skipper per far parte
di Sailsquare. È importante che
ci sia qualcuno di esperto tra i
componenti della barca ma si
può esplicitare la richiesta di
uno skipper qualora non se ne
conoscesse.
Si gonfino le vele, dunque, grazie a Sailsquare, la piattaforma
di social travel che porta in
mare l'economia della condivisione.
Ponza: progetto “un volontario per amico”
Vacanze gratis in cambio di pulizia delle spiagge
Una vacanza gratis in cambio
d’impegno ambientale. Succede
a Ponza, grazie a una singolare
iniziativa della Pro loco, denominata Un volontario per
amico, che sta riscuotendo un
grande successo. I gestori del
turismo locale hanno deciso di
offrire un soggiorno gratuito ai
volontari ambientali che ripuliranno l’isola dai rifiuti, restituendo a sentieri, siti
archeologici e spiagge un
aspetto incontaminato.
"Aiutaci a pulire l’ambiente e ti
ospiteremo per 5 notti, 6 giorni,
sulla nostra isola" è questo l’invito proposto dal bando "un volontario per amico",
un
progetto che consente di ospitare gratuitamente sull’isola 4
volontari a settimana (dalla domenica al venerdì) in cambio di
attività di volontariato.
Per partecipare è sufficiente
inoltrare la propria candidatura nell’area dedicata al progetto sul portale della Pro loco
di Ponza. Un soggiorno gratis
che consentirà di godere del
grande patrimonio paesaggistico di un’isola incantevole
grazie unicamente al contributo a preservarne la bellezza,
il tutto coperti da un’assicurazione per gli eventuali danni
subiti. I volontari selezionati,
quattro ogni settimana, entreranno in servizio alle 7 e 30 del
mattino per 6 ore e 40 minuti di
lavoro al giorno, lo stesso orario
lavorativo dei dipendenti della
Pro loco. Ognuno avrà a disposizione un kit ecologico per la
buona riuscita dell’operazione
di raccolta dei rifiuti e alla fine
si vedrà riconosciuta l’esperienza con la consegna di un diploma di partecipazione. Gli
interessati dovranno provvedere al pagamento del viaggio
per raggiungere l’isola (sono
previste anche convenzioni con
alcune società di navigazione
che propongono sconti del 50%)
e al vitto, ma durante il soggiorno potranno utilizzare le
cucine in dotazione negli immobili messi a disposizione.
Un volontario per amico si rivolge esclusivamente ai cittadini maggiorenni e andrà
avanti fino a ottobre, con delle
pause soltanto nella seconda
metà di luglio e nel mese di
agosto, periodo di alta affluenza turistica.
C.A.
L AVORO E PREVIDENZA
Una nuova dimensione per la tutela dei lavoratori
Eleonora Ferrara
I manuali di diritto del lavoro
descrivono la figura del sindacato, quale organismo preposto
alla rappresentanza dei lavoratori appartenenti alle diverse
categorie produttive, affiancando alla concezione di un sindacato, per antonomasia,
considerato difensore degli interessi dei lavoratori, quella di un
sindacato, parimenti, a tutela
degli interessi del datore di lavoro, pervenendo in tal modo,
nell’ambito della contrattazione
collettiva nazionale, al concetto
di “ parti sociali “.
Se si considera che l’esigenza
della tutela dei diritti dei lavoratori fu avvertita in Inghilterra
già nel lontano 1824 durante la
rivoluzione industriale, ci si
rende conto di come, ovunque, il
ruolo svolto dal sindacato, pur
se fortemente avversato, sia
stato sempre fondamentale e di
grande rilievo.
Attualmente si assiste alla formazione di nuovi organismi che
operano a livello europeo come
la Confederazione europea dei
sindacati (CES) -in Inghilterra
ha assunto il nome di European
Trade Union Confederation
(ETUC) - che dal 1973 tende ad
uniformare le problematiche afferenti ai lavoratori della UE.
Il ruolo svolto da questo organismo, diventa sempre più rilevante parallelamente allo
sviluppo del processo d’integrazione europea tra gli Stati membri dal punto di vista
occupazionale, sociale ed economico.
Sono ottantacinque le confederazioni sindacali che fanno
parte della CES, provenienti da
trentasei Paesi europei e dieci le
Federazioni industriali europee,
per un totale di circa sessanta
milioni di tesserati.
Scopo di questo organismo, che
rappresenta il movimento sindacale europeo, è proprio quello
di sviluppare, unitamente alle
altre parti sociali nonché alle
istituzioni europee, l’occupazione e le politiche sociali e macroeconomiche inerenti agli
interessi dei lavoratori, attraverso la promozione di un modello sociale europeo, finalizzato
al miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori, con
la previsione della loro totale
partecipazione alle decisioni che
li riguardano.
A livello nazionale, però, si assiste, negli ultimi tempi, ad un diverso modo operativo del
sindacato dovuto essenzial-
mente al cambiamento delle
condizioni politiche ed economiche succedutesi nel tempo.
Quello che prima era considerato il metodo consueto, mediante il quale pervenire ad una
composizione degli interessi tra
governo e sindacato, la concertazione, attualmente ha perso
completamente terreno, in
quanto sono cambiate, bruscamente, le cose e non è previsto
più alcun tavolo di trattative.
Come precisato innanzi, i tempi
sono, quanto mai stringati ed in
tanti si vorrebbe un sindacato
più aderente alle esigenze di
tutti i lavoratori, anche in considerazione del cambiamento
quasi repentino del mondo del
lavoro, con uno scenario che va
sempre più modificandosi verso
il raggiungimento di obiettivi legati alla produzione e con non
altrettanta attenzione rivolta
alla tutela del futuro dei lavoratori. Sarebbe, quindi, necessario
attingere dal modello sindacale
europeo, linfa vitale per alimentare un contesto interno i cui criteri
informatori
fossero
ugualmente garantisti e forieri
di certezze relativamente ad un
futuro, per molti lavoratori ancora nebuloso.
Si tratterebbe, semplicemente,
di attuare quei diritti e quelle
condizioni previste già dalla nostra Costituzione.
Viaggio nelle leggi ambientali
RIFIUTI
Il deposito dei rifiuti quando è privo delle
caratteristiche per essere considerato
come temporaneo e non è realizzato né un
deposito preliminare, né una messa in riserva si ha un deposito incontrollato o abbandono di rifiuti. Infatti per deposito
incontrollato si intende un accumulo di rifiuti, diverso dall’abbandono per la mancanza
dell’occasionalità,
poiché
l’abbandono è sistematico e permanente.
In relazione a ciò, la Cassazione ha sancito che il deposito incontrollato di rifiuti
è un reato di pericolo. L'offesa al bene giuridico protetto, quindi, consiste in un nocumento potenziale dello stesso, che viene
soltanto minacciato, e può parlarsi di “pericolo” quando, secondo un giudizio ex
ante e secondo la migliore scienza ed
esperienza, appare probabile che dalla
condotta consegua l'evento lesivo. I reati
di pericolo, infatti, configurano una estensione e rafforzamento della tutela penale.
La minaccia della pena è connessa all’esposizione a pericolo di un bene al fine
di creare un deterrente maggiore. Cass.
Sez. III, 23 maggio 2012, n. 19435. Ma già
Cassazione, 23 aprile 2010, n. 15680.
ELETTROSMOG
A norma del Regolamento Edilizio Comunale la distanza minima da osservare tra
il manufatto shelter ed i confini interni
del lotto e dalle strade non può essere inferiore a mt. 5, nonché, a norma dell'art.
4.1, deve essere realizzato a mt. 10 dalle
facciate dei fabbricati limitrofi. L’applicazione della regole sulla distanza delle costruzioni dal confine e da altri fabbricati,
previste dal regolamento edilizio del Co-
mune, non può essere intesa come un indebito limite all’espansione della rete di
telecomunicazione, che necessariamente
deve estendersi al servizio di tutto il territorio comunale. Il d.lgs. n. 259 del 2003
reca una disciplina unitaria del procedimento autorizzatorio delle infrastrutture
di comunicazione elettronica per impianti radioelettrici, abbinando all’interno di un unico procedimento - a fini di
semplificazione ed accelerazione del rilascio dell’atto conclusivo - la verifica dell’osservanza dei limiti di esposizione alle
emissioni radio-elettriche e di ogni altro
interesse di rilievo pubblico che si colleghi alla porzione di territorio su cui interviene l’installazione dell’impianto, ma
non reca alcuna prescrizione volta a derogare alla disciplina urbanistico/edilizia
del sito interessato. La sottrazione al regime autorizzatorio non trova, inoltre, sostegno nell’assimilazione, ai sensi
dell’art. 86, terzo comma, del d.lgs. n. 259
del 2003, delle infrastrutture di comunicazione elettronica alle “opere di urbanizzazione primaria”. Consiglio di Stato,
Sez. III, n.2521, del 19 maggio 2014.
A.T.
I PENSATORI DELLA DECRESCITA: IVAN ILLICH
A tutto c’è un limite...Ripensare ai modelli di sviluppo
Andrea Tafuro
Martina Tafuro
Tutti i pensatori e intellettuali sono debitori nei confronti di Illich di un’idea
fondamentale: la decrescita,
Serge Latouche, famoso professore francese di economia,
lo ha scritto chiaramente in:
La sfida della decrescita. Ivan
illich (1906-2002) prete cattolico e filosofo austriaco, partendo dalla considerazione
che: “se vogliamo poter dire
qualcosa sul mondo futuro, disegnare i contorni di una società a venire che non sia
iperindustriale, dobbiamo riconoscere l’esistenza di scale e
limiti naturali. L’equilibrio
della vita si dispiega in varie
dimensioni: fragile e complesso, non oltrepassa certi limiti. Esistono delle soglie che
non si possono superare”, ritiene che oltre una certa soglia, qualunque invenzione
sociale diventa controprodut-
"Nel mondo
c'è abbastanza per
i bisogni di tutti,
ma non per
l'ingordigia di alcuni"
Gandhi
tiva, si rivolge cioè contro i fini
originariamente prefissi e si
rivela dannosa per l’uomo, anziché d’aiuto. È il caso ad
esempio dell’automobile, inizialmente utile ad andare più
veloci ma poi, una volta
giunta alla portata di tutti,
creatrice di ingorghi e di problemi: perché a quel punto
l’uomo non solo non è più in
grado di andare veloce come
vorrebbe, ma si trova in una
situazione che glielo impone,
ad esempio, l’esigenza di spostarsi verso un luogo di lavoro
distante da casa, problema
che prima non aveva. Illich osserva anche che la produzione
industriale di massa, oltre a
essere intrinsecamente controproduttiva perché votata
alla crescita infinita, genera
ingiustizia sociale, perché dall’ingorgo può venir fuori solo
chi può permettersi l’elicottero: ed è chiaro che non possono permetterselo tutti,
contrariamente alle promesse
vane della tecnologia, che propaganda un illusorio mondo
pieno di soluzioni e privo di
problemi: ciò corrisponde a
uno stato di cose innaturale, il
cui costo di mantenimento è
l’infelicità dell’uomo.
Illich immagina un tipo di società diversa, più giusta, nella
quale le risorse siano più
equamente distribuite tra gli
uomini, e dove ognuno abbia
alla propria portata gli strumenti di cui ha bisogno nel
suo quotidiano operare e realizzare se stesso: “chiamo società conviviale una società in
cui lo strumento moderno sia
utilizzabile dalla persona integrata con la collettività, e
non riservato a un corpo di
specialisti che lo tiene sotto il
proprio controllo. Conviviale è
la società in cui prevale la possibilità per ciascuno di usare
lo strumento per realizzare le
proprie intenzioni” . Stabilito
che il sogno della tecnologia di
liberare l’uomo dalla schiavitù
del lavoro è stato infranto da
un pezzo, Illich spiega che
l’uomo ha bisogno di uno strumento con il quale lavorare,
non di un’attrezzatura che lavori al suo posto, e che la convivialità si trova agli antipodi
della produttività industriale.
È una questione morale, non
organizzativa, perché non si
tratta di una mera riorganizzazione delle strutture economiche, ma di preparare un
mondo in cui ognuno possa essere ascoltato, nel quale nessuno sia obbligato a limitare
la creatività altrui, dove ciascuno abbia uguale potere di
modellare l’ambiente che a
sua volta poi determina i desideri e le necessità.
Per Illich la vita va vissuta
nella gioia della reciprocità
fraterna, l’uomo non è il
mezzo che l’economia industriale usa per il fine dell’accumulazione della ricchezza.
La giustizia è più importante
della prosperità materiale, e
l’amicizia tra gli uomini va
sempre preferita a quella
“guerra di tutti contro tutti
chiamata concorrenza”…come
diceva Marx.
L’uomo-macchina figlio della
società del consumo di massa
non può aspirare a questa libertà, egli ignora la sobria ebbrezza
della
vita
che
appartiene invece a un altro
tipo d’uomo, quello austero, il
quale trova la propria gioia
nell’impiego dello strumento
conviviale. Non è una questione di scelta fra ricchezza e
povertà, o fra spreco e risparmio o ancora tra efficienza e
inefficienza.
La scelta è piuttosto fra
guerra infinita e pace perpetua, dove è chiaro per Illich
che il primo tipo d’uomo è condannato a rimanere confinato
nella disparità, nel conflitto e
nell’inimicizia. Solo l’uomo austero può aspirare invece alla
gioia. Austerità non significa
infatti isolamento o chiusura
in se stesso, è il fondamento
dell’amicizia. Ivan Illich intende per convivialità il contrario della produttività
industriale. Nel suo saggio
scrive: “Ognuno di noi si definisce nel rapporto con gli altri
e con l'ambiente e per la struttura di fondo degli strumenti
che utilizza.
Questi strumenti si possono
ordinare in una serie continua
avente a un estremo lo strumento dominante e all'estremo
opposto lo strumento conviviale: il passaggio dalla produttività alla convivialità è il
passaggio dalla ripetizione
della carenza alla spontaneità
del dono. [...] Il rapporto industriale è riflesso condizionato,
risposta stereotipa dell'individuo ai messaggi emessi da un
altro utente, che egli non conoscerà mai, o da un ambiente
artificiale, che mai comprenderà; il rapporto conviviale,
sempre nuovo, è opera di persone che partecipano alla creazione della vita sociale”.
Dunque il passaggio dalla produttività alla convivialità significa sostituire a un valore
tecnico un valore etico, cioè
rimpiazzare un valore materializzato con un valore realizzato. La convivialità è la
libertà individuale realizzata
nel rapporto di produzione in
seno a una società dotata di
strumenti efficaci.
Quando una società, qualunque essa sia, reprime la convivialità al di sotto di un certo
livello, diventa preda della carenza, infatti nessuna ipertrofia della produttività riuscirà
mai a soddisfare i bisogni
creati e moltiplicati a gara.
Secondo Ivan Illich la crisi
planetaria ha le sue radici nel
fallimento dell’impresa moderna, cioè la sostituzione
della macchina all’uomo. In
La convivialità egli prova a individuare il limite critico all’interno della millenaria
triade uomo, strumento, società oltre il quale non è più
possibile mantenere un equilibrio globale, l’uomo diventa
schiavo della macchina e la
società iper-industriale diviene irrispettosa di scale e limiti naturali.
Illich scrive che c’è un uso
della scoperta che conduce
alla specializzazione dei compiti, alla istituzionalizzazione
dei valori, alla centralizzazione del potere, l’uomo diviene
l’accessorio
della
megamacchina, un ingranaggio della burocrazia. Ma c’è un
secondo modo di mettere a
frutto l’invenzione, che accresce il sapere e il potere di
ognuno,
consentendo
a
ognuno di esercitare la propria creatività senza per questo negare lo stesso spazio
d’iniziativa e di produttività
agli altri. "Se vogliamo poter
dire qualcosa sul mondo futuro, disegnare i contorni di
una società a venire che non
sia iper-industriale, dobbiamo
riconoscere l’esistenza di scale
e limiti naturali. Esistono
delle soglie che non si possono
superare. Infatti, superato il
limite, lo strumento da servitore diviene despota. Oltrepassata la soglia, la società
diventa scuola, ospedale, prigione”.
Perché la tradizione marinaresca, il dialetto, l’identità storica, l’autenti‐
cità del popolo partenopeo, non vadano dimenticati. Perché il legame vi‐
scerale tra la terra, gli uomini e il mare resista nel tempo e si rafforzi come
un tempo, nonostante tutto. Perché Napoli, torni a “vivere”.
Nell’ambito dell’iniziativa “Estate a Napoli” del Comune di Napoli, il Cen‐
tro Studi interdisciplinare Gaiola Onlus propone un fitto calendario di ini‐
ziative ed appuntamenti da non perdere:
"Pausilypon"
La visita guidata "nel tempo". Si parte dall’ingresso della Grotta di Seiano
in Discesa Coroglio e si giunge al Parco Archeologico del Pausilypon dove
si potrà ammirare ciò che resta della suggestiva villa di Publio Vedio Pol‐
lione e la splendida Baia di Trentaremi cullata dalle forti braccia di Posei‐
done. (Foto di lato)
"Aquavision"
Un appassionante attraversata a bordo dell'Aquavision, la barca a visione
subacquea, grazie al fondo trasparente. Dalla gaiola alla suggestiva Baia
di Trentaremi, passando per la casa degli Spiriti e l'antico borgo di Mare‐
chiaro, si potrà godere del meraviglioso paesaggio costiero ma anche dei
fondali sottostanti, dove si ammirano le tracce archeologiche di epoca
romana sommerse a causa del bradisismo.
Si parte dal Centro Ricerca e Divulgazione del Parco, situato a pochi passi
dal mare sulla scogliera che si affaccia sulle isole della Gaiola.
"Snorkeling"
Per chi volesse carpire i segreti sommersi del mare partenopeo, è possi‐
bile aderire a diversi itinerari snorkeling, adatti a tutti, all'interno del‐
l’Area Marina Protetta Parco Sommerso di Gaiola. Durante
l'appassionante avventura in acqua, le guide illustreranno le particolarità
biologiche e storico‐archeologiche dei fondali dove a pochi metri di pro‐
fondità si svela un mondo unico nel suo genere. Si parte dal Centro Ri‐
cerca e Divulgazione del Parco.
"Diving"
Le immersioni scientifiche proposte dal CSI Gaiola onlus, vogliono essere
un nuovo modo di vivere l'immersione subacquea. Accanto alle guide,
l'immersione sarà un momento per imparare ad osservare i nostri fon‐
dali, a riconoscere gli organismi caratterizzanti, tra le strutture archeo‐
logiche romane sommerse. Immergersi nel Parco Sommerso di Gaiola
sarà prima di tutto immergersi per scrutare, imparare, conoscere e ri‐
spettare il mondo marino in ogni sua forma.
Foto di Fabiana Liguori
"Kayak"
Il kayak rappresenta il mezzo ideale per scoprire da vicino la costa di Po‐
sillipo e del Parco Sommerso di Gaiola accompagnati solo dal rumore del
mare e dal volo dei gabbiani... Il percorso proposto parte dal Centro Ri‐
cerca e Divulgazione del Parco, dove, dopo una breve introduzione sulle
peculiarità dell'Area Marina Protetta e sul percorso che si andrà a svol‐
gere, verrà consegnata la dotazione di sicurezza per intraprendere nel
migliore dei modi l'emozionante escursione.
Per info e prenotazioni consultare il sito www.gaiola.org
Parco Archeologico del Pausilypon
Altri appuntamenti…
Cusano Talk Festival
1 e 2 agosto 2014 - Cusano Mutri (BN)
Sentieri Mediterranei - Festival Internazionale di Musica Etnica
Dall'1 al 3 agosto 2014 - Summonte (Av)
Accordi@Disaccordi – XV Festival del cinema all’aperto
Fino al 7 settembre – Napoli, Parco del Poggio
Comicron
4 -5 Agosto 2014 - Pontelandolfo (Bn)
Ravello Festival 2014
Fino ad ottobre 2014 - Ravello (Sa)
Percorsi di Luce nella Reggia
Fino al 4 ottobre - Caserta, Palazzo reale