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Break - n. 2: settembre/dicembre 2014

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N. 2 – SETTEMBRE/DICEMBRE 2014
■Mete da Scoprire
Parigi, shopping nella
capitale della moda
Trieste, a spasso
tra i castelli sul mare
Andar sulle tracce di Goethe
a Francoforte
■Ricette Locali
Mangiar bene con 10 euro,
ecco 5 menu low cost
■Arte & Dintorni
And the Oscar goes to Italy!
■Che Musica, Maestro!
Il mito del giovane
cavaliere licenzioso
■Mondo Tecnologico
Google Glass,
il futuro è appena iniziato
I MILLE TESORI
DELL’ANTICA
“NEAPOLIS”
BREAK RIVISTA DI BORDO
N. 2 – SETTEMBRE/DICEMBRE 2014
Direttore responsabile
NICOLA CATENARO
Proprietario ed editore
BALTOUR Srl
Contrada Piano Delfico – Teramo (TE)
Iscrizione Reg. Stampa Tribunale di Teramo
N. 4/03 dell’11 febbraio 2003
Redazione
Contrada Piano Delfico – Teramo (TE)
tel. 0861.554889 – fax 0861.554481
www.baltour.it – [email protected]
Progetto grafico
POMILIO BLUMM Srl
Stampa
Coptip – Industrie Grafiche
Via Gran Bretagna 50, Modena MO 41122
C.F. e P.IVA 00159910363
Sommario
Mete da Scoprire
I mille tesori dell’antica “Neapolis”
6
Parigi, shopping nella capitale della moda
8
Trieste, a spasso tra i castelli sul mare
10
Andar sulle tracce di Goethe a Francoforte
12
Il Personaggio
Intervista a Marco Gay:
Facciamo trionfare l’Italia del cambiamento
14
Intervista a Matteo Colaninno:
Priorità assoluta alla crescita
16
Intervista ad Alessandro Lunelli:
L’ingegnere delle bollicine
18
Ricette Locali
Mangiar bene con 10 euro, ecco 5 menu low cost
Per la pubblicità su “Break” è possibile contattarci
all’indirizzo e-mail [email protected]
Foto copertina: guney cuceloglu
flickr.com/photos/guneyc/10691517864
Foto Napoli sotterranea (pag. 7): Feline DaCat
flickr.com/photos/feline_dacat/4102489879
La riproduzione intera o parziale
di testi e o fotografie è vietata:
tutti i diritti sono riservati.
20
Moda & Tendenze
I colori scaldano l’inverno, la donna si veste con brio 22
Che Musica, Maestro!
Il mito del giovane cavaliere licenzioso
25
Intervista ad Andrea Castagna:
Avere un violino del ‘38 per amico
26
Arte & Dintorni
And the Oscar goes to Italy!
27
Camille Claudel, la scultrice che amò Rodin alla follia 29
Mondo Tecnologico
Google Glass, il futuro è appena iniziato 31
Il viaggio nel futuro (odierno) di Asimov
33
Bus che Passione
Il futuro della mobilità passa per l’autobus
34
3
L’importanza di
sviluppare il mercato
del trasporto pubblico
L’intervento
In Italia ogni giorno si effettuano teso come connubio inimitabile di
quasi 40 milioni di spostamenti ex- qualità, stile e innovazione, dall’alitra-urbani. Parte di questi avvengono mentare alla moda, dall’arredo alla
a bordo di pullman, e allora parlare meccanica. E qual è il prodotto più
ai lettori di questa rivista vuol dire “Made in Italy” di tutti se non l’Italia
parlare all’Italia che viaggia, produce, stessa, le nostre città, i nostri borghi,
studia, lavora. Se il futuro dell’Italia il ricchissimo patrimonio artistico e
dipende in gran parte dalla capa- culturale? Nel 2013 il nostro paese
cità di valorizzare il nostro capitale ha attratto oltre 47 milioni di visitaumano, la mobilità “fisica” di com- tori dall’estero. Eppure, a dispetto
petenze e talenti gioca un ruolo di
primissimo piano. Un patrimonio immenso di possibilità, obiettivi e aspirazioni personali che sempre meno
avverte i confini interni alla penisola
e pensa alle frontiere nazionali in
modo diverso rispetto al passato.
Nel 2013, gli italiani hanno compiuto
oltre 63 milioni di viaggi per vacanza
o lavoro in Italia e all’estero, con una
riduzione del 20% rispetto all’anno
precedente. La crisi ha colpito soprattutto il segmento dei viaggi d’affari, segno evidente del peso che
si è abbattuto su imprese e lavoratori e delle difficili scelte di contenimento dei costi che le aziende sono
costrette ad assumere. Per questo
è importante che il mercato del trasporto pubblico si sviluppi in maniera efficiente e su basi di sostenibilità industriale. Solo così potremo
rispondere alle esigenze attuali e saremo pronti a cogliere le opportunità
che si apriranno nei prossimi anni. E
le maggiori occasioni di crescita verranno dall’evolvere della domanda
mondiale, con paesi che sempre
più apprezzano il “Made in Italy”, in-
4
del potenziale enorme, siamo solo
la quinta destinazione mondiale del
turismo internazionale. Anche qui,
una rete di trasporto extra-urbano
integrata ed efficiente è una condizione ineludibile per attrarre più turismo, in quantità e qualità.
Carlo Calenda
Viceministro allo Sviluppo Economico
Erogare servizi
di qualità a tariffe
competitive
L’editoriale
Baltour ha ricevuto, nella suggestiva cornice di Giardini Naxos, il
premio nazionale “SMART MOVE”
promosso da ANAV, l’Associazione
nazionale autotrasporto viaggiatori
aderente a Confindustria.
Il premio ci è stato assegnato
«per la realizzazione di un progetto esemplare di mobilità collettiva accessibile e sostenibile».
«L’intelligente ed efficace allocazione delle risorse aziendali – si
legge ancora nella motivazione
– ha consentito all’impresa di cogliere una molteplicità di obiettivi:
il miglioramento della qualità del
servizio offerto all’utenza, bigliettazione elettronica, integrazione
modale, istituzione nuove linee,
oltre alla riduzione delle esternalità prodotte (impatto ambientale),
all’aumento della sicurezza e della
soddisfazione del personale (oggetto di specifici programmi di formazione). Per la molteplicità delle
iniziative avviate Baltour si rivela
una delle esperienze migliori di
mobilità collettiva nel settore del
trasporto con autobus sulle lunghe distanze».
Siamo felici del riconoscimento
che Baltour ha ricevuto e l’obiettivo
futuro della nostra azienda è quello
di continuare ad erogare servizi di
qualità sempre più elevata a tariffe
competitive (a partire da 1 euro)
e di continuare con il piano di investimenti fin qui portati avanti
ampliando le linee e rinnovando
c osta nte m e nte
il parco autobus.
Con piacere comunico che a
settembre 2014
quindici nuovi autobus Neoplan
Cityliner verranno
impiegati sulle
linee nazionali.
Tali nuovi autobus sono dotati
di ogni comfort:
prese elettriche
su ogni sedile,
wi-fi free, toilette,
climatizzazione
computerizzata,
sistemi di sicurezza lane guard
system (LGS) per il controllo della
corretta posizione del veicolo nella
corsia, maximum speed control
(MSC) per il controllo della velocità
di marcia e sedili ergonomici con
sedute ulteriormente distanziate
così da permettere all’utente un
viaggio ancora più comodo.
Anche i nostri ingegneri informatici lavorano ogni giorno per rendere i nostri sistemi tecnologici e
software sempre più all’avanguardia, ottenere la ricerca degli orari
e delle tariffe low cost più intuitiva
e le prenotazioni più veloci, consentire check in direttamente da
dispositivi mobile (smartphone o
tablet) senza bisogno di mostrare
il biglietto cartaceo.
Agostino Ballone
Presidente e CEO Gruppo Baltour
Per concludere, ringrazio vivamente il Viceministro Calenda per
il Suo significativo intervento su
questa edizione di “Break” e ringrazio oltremodo i passeggeri per
aver scelto di viaggiare con Baltour
e coloro i quali hanno partecipato
con entusiasmo al contest letterario “Diario di bordo”. Vi assicuro
che leggere i vostri racconti è stato
per noi molto importante e siamo
contenti di potervi accompagnare
nei vostri spostamenti e partecipare in qualche misura a momenti
importanti della vostra vita.
Buon Viaggio.
5
I mille tesori
dell’antica “Neapolis”
Mete da Scoprire
“Spaccanapoli”, la strada che taglia in due il centro storico di Napoli​
Napoli, «una tribù che vive nel
ventre di una grande città di
mare». La “napoletanità” vista
con gli occhi di Pasolini è questa:
un popolo dal carattere irripetibile, «che nei suoi vichi, nelle sue
piazzette nere o rosa, continua
come se nulla fosse successo a
fare i suoi gesti, a lanciare le sue
esclamazioni, a dare nelle sue
escandescenze, a compiere le
proprie guappesche prepotenze».
Ancora oggi visitare Napoli significa immergersi in quest’unicità
tutta particolare che vive tra i vicoli, le sue piazze e soprattutto
la sua gente.
Un viaggio che può iniziare proprio dal nucleo più storico e tipico:
“Spaccanapoli”, dalla strada o decumano che come una lama affilata taglia in due il centro antico. Storia e cultura, arte e tradizione si mescolano in quest’area che, vista dall’alto del Colle
San Martino, svela la singolare e
suggestiva perfezione quasi geometrica del “taglio”. Sette le vie
(Maddaloni, Capitelli, Croce, San
Biagio dei Librai, Vicaria Vecchia,
Giudecca e Tupputi) che la compongono e che racchiudono le
tante stratificazioni storiche e artistiche vissute dalla città (non a
caso “Spaccanapoli” è parte del
più vasto centro storico dichiarato “patrimonio mondiale dell’umanità” dall’Unesco nel 1997).
In via Maddaloni appare Palazzo
Carafa, tra i maggiori esempi del
6
Mete da Scoprire > I mille tesori dell’antica “Neapolis”
Napoli sotterranea
barocco napoletano, si passa in
via Croce ed ecco la chiesa di
Santa Maria con il suo splendido
chiostro maiolicato. Si arriva poi
nella piazzetta Nilo, il “Corpo di
Napoli”, dove la statua del dio
Nilo porta indietro il tempo di duemila anni. Il tratto più antico è in
via San Biagio dei Librai, uno dei
decumani principali dell’antica
città greco-romana. Nei dintorni
c’è anche la celebre strada dei
presepi, San Gregorio Armeno,
poi lo “Spaccanapoli” continua
fino ad arrivare alla via Duomo
gli assemblatori di quel tempo):
si va dalle statue lignee degli
abili intagliatori di scuola napoletana ai busti, dai tessuti pregiati
ai dipinti. Preziosissima la collezione di argenti (circa 70 pezzi
a partire dal ‘300) così come i
gioielli tra cui la collana donata
dai Borbone (1679), la mitra d’argento dorato del 1713 e il manto
di San Gennaro coperto di pietre
preziose e smalti.
L’“altra faccia” di Napoli invece
è quella che vive a 40 metri di
profondità, ben nascosta dai
rumori del centro storico. È il
grembo da cui nacque l’antica
Neapolis, un articolato dedalo di
Il viaggio inizia da
cunicoli, cisterne e cavità che si
“Spaccanapoli”: storia e
estende per diversi chilometri e
che risale a oltre duemila anni
cultura, arte e tradizione
fa. Visitare la Napoli sotterranea
si mescolano in quest’area
significa ripercorrere da un’altra
angolazione la lunghissima stoche svela la perfezione quasi
ria della città. E di storia vivono
geometrica del “taglio”
anche le oltre 25 sezioni del
museo archeologico, tra i primi
in Europa costituiti, tra ‘700 e
e alla cattedrale di San Gennaro. ‘800, in un imponente palazzo
Qui, il 19 settembre, si ricorda seicentesco. Al suo interno
il martirio del Santo con l’attesa sono esposti oltre tremila redel miracolo della liquefazione perti, centinaia di migliaia quelli
del sangue. Un rito collettivo che conservati, databili dalla preistoogni anno si nutre di devozione ria alla tarda antichità, e provepopolare e folklore. Nel vicino nienti da vari siti del Meridione e
museo è in mostra il “Tesoro” di dall’acquisizione di raccolte antiSan Gennaro. Inestimabile il suo quarie a iniziare dalla collezione
valore frutto del lavoro di scultori, Farnese appartenuta alla dinacesellatori saldatori, “mettitori stia reale dei Borbone, fondatori
d’insieme” (come erano chiamati del Museo.
“L’altra faccia” della città è
quella che vive a 40 metri di
profondità, ben nascosta dai
rumori del centro storico
Collegamenti giornalieri
BALTOUR per NAPOLI:
• dall’Abruzzo
una partenza giornaliera
• dall’Emilia Romagna
2 partenze giornaliere
• dal Lazio 3 partenze
di cui 2 giornaliere
e una tre volte a settimana
• dalla Lombardia 4 partenze
di cui 3 giornaliere
e una tre volte a settimana
• dalle Marche
una partenza giornaliera
• dal Piemonte 4 partenze
di cui 3 giornaliere
e una tre volte a settimana
• dalla Toscana 3 partenze
di cui una giornaliera
e 2 tre volte a settimana
• dal Veneto
una partenza giornaliera
7
Parigi, shopping
nella capitale
della moda
Mete da Scoprire
Parigi è da sempre la capitale indiscussa della moda e in tutto
il mondo le sue griffe sono sinonimo di eleganza, creatività
e passione. Da Chanel a Louis
Vuitton, da Hèrmes a Yves Saint
Laurent, fino a Christian Dior o
Pierre Cardin, tutte le grandi firme
dell’alta moda “abitano” qui e qui
mettono in scena il loro genio in
indimenticabili sfilate da sogno.
Un rito di portata mondiale che si
ripete ogni anno sulle passerelle
delle fashion week. Non è un caso
quindi se l’alta moda sia nata proprio nella capitale francese: era
la seconda metà dell’Ottocento
quando Charles Worth, per la
prima volta, distinse la moda in
base alle stagioni dando dignità
alla figura dello stilista, crea-
8
tore dei modelli e non più “semplice” sarto. Poi la Belle Époque
e il lusso di quegli anni, il boom
degli anni Sessanta, le top degli
Ottanta e via fino ai giorni nostri,
con le sfilate dell’haute couture e
del prêt-à-porter che ancora oggi
annunciano gli stili che faranno
tendenza in tutto il pianeta.
Per vivere queste magiche atmosfere all’ombra della Tour Eiffel,
basta immergersi nelle vie dello
shopping della città e passeggiare tra le vetrine dei grandi
stilisti che popolano il Triangolo
d’oro (Champs-Élysées, avenue
Montaigne e avenue George-V) o
l’elegantissima rue du FaubourgSaint-Honoré con le gallerie
di Montpensier, Beaujolais e
Valois che circondano i giardini
del Palais Royal e le colonne di
Buren, a pochi passi dal Museo
del Louvre. Ci sono poi le piazze
Sèvres-Babylone e delle Victoires,
il quartiere Saint-Sulpice e le
emergenti boutiques del Marais
che, oltre ad avere una posizione
centrale, è anche il cuore delle
nuove tendenze in tema di moda
e di design.
Atmosfere indimenticabili
nel Triangolo d’oro,
tra le vetrine
dei grandi stilisti​
E che dire dei grandi magazzini,
veri e propri templi consacrati
allo shopping più sfrenato. Sulla
rive gauche c’è Bon Marché, il più
antico e tra i più lussuosi con le
prestigiose vetrine che espongono grandi marchi. L’Hôtel de
Ville, un tempo chiamato il Bazar
Napoléon, è oggi meta delle
fashion victim per il suo assortimento di tendenza. Il BHV ha anche un grande reparto dedicato
al bricolage e un intero piano per
l’arredamento. Altra “istituzione”
sono le Galeries Lafayette con i
tanti marchi e lo spazio offerto ai
Mete da Scoprire > Parigi, shopping nella capitale della moda
nuovi stilisti per farsi conoscere.
La struttura si trova dietro l’Opéra Per chi ama il “brocantage”
sul Boulevard Haussmann ed è
tappa obbligata è il mercato
un vero capolavoro dell’Art nouveau parigina. Al suo interno, fa delle pulci di Saint-Ouen,
scena una cupola neo-bizantina
il più grande al mondo
mentre dalla terrazza si gode una
meravigliosa vista panoramica.
Vicino, infine, c’è il Printemps,
grande magazzino aperto nel ai duemila commercianti che qui
1865 e diviso in cinque categorie espongono i loro mobili, tappezche vanno dalla cosmesi all’abbi- zerie, opere d’arte e oggettistica
gliamento, dall’arte di vivere agli di ogni sorta. Vivaci, colorati e
accessori fino alla moda uomo.
cosmopoliti sono anche i mercati
Non solo alta moda e vetrine però di Saint-Denis o di Versailles, di
a Parigi. Gli appassionati di “bro- Raspail, Monge e degli Enfants
cantage” ad esempio non pos- Rouges; mentre i “bouquinistes”
sono lasciarsi sfuggire il mercato – siamo sulla Senna nei pressi
delle pulci di Saint-Ouen, il più del quartiere Saint-Michel – accolgrande a livello mondiale grazie gono turisti e visitatori con le loro
UN CAPODANNO PER TUTTI I GUSTI
Parigi, si sa, è una meta ideale da visitare in ogni periodo dell’anno. Festeggiare
la notte di San Silvestro nella capitale francese ha però un “sapore” tutto speciale. Le scelte sono tante: un Capodanno romantico nella città degli innamorati,
un brindisi in piazza oppure una tranquilla vacanza in famiglia, magari con una
visita al Disneyland Paris per fare un regalo ai più piccoli. Tradizionale l’appuntamento in piazza agli Champs-Élysées. La festa inizia già a metà serata per
poi concludersi con i suggestivi giochi di luce alla Tour Eiffel, quando iniziano i
fatidici dodici rintocchi. In migliaia si recano qui per celebrare la notte più lunga
dell’anno tra brindisi – ovviamente con un bicchiere di champagne – musica, balli
e tanto divertimento. Lo spettacolo si fa ancora più emozionante se goduto sugli
Champs de Mars, proprio ai piedi della Torre, mentre un luogo più tranquillo per
festeggiare è la collina di Montmartre con la sua vista mozzafiato su tutta la città.
E, una volta fatto il brindisi, non resta che continuare a divertirsi tra i tanti locali
del quartiere e i cabaret della vicina Pigalle. Imperdibili anche gli spettacoli a La
Belle Époque e ai mitici Lido e Moulin Rouge. Il classico cenone nei ristoranti
parigini è invece la scelta per i più “tradizionalisti”, chi è in vacanza con la sua
dolce metà invece non ha proprio alternative: ultimo dell’anno con cena romantica su uno dei bateaux mouches che
risalgono la Senna sotto il cielo illuminato a festa dalle mille luci della città.
Capodanno all’insegna della fantasia
infine per le famiglie: la destinazione
ideale in questo caso non può che essere il Disneyland Paris, tra migliaia di
luci, giochi e spettacoli pirotecnici che
faranno la felicità di grandi e bambini.
occasioni di antichi libri, fumetti,
cartoline e tanto altro. Colori e
odori, invece, si mescolano tra
il famosissimo mercato dei fiori
sull’Île de la Cité e i tanti mercatini che popolano un po’ tutti
i quartieri. Da novembre e fino
all’Epifania, infine, anche Parigi
come tantissime altre città europee scopre il fascino e l’atmosfera dei mercatini natalizi.
Collegamenti giornalieri
BALTOUR per PARIGI:
• da Aosta 5 partenze a settimana
• da Torino 2 partenze
di cui una giornaliera
e una 5 volte a settimana
• da Milano 3 partenze
di cui una giornaliera
e due 5 volte a settimana
• da Venezia una partenza
4 volte a settimana
• da Padova una partenza
4 volte a settimana
• da Verona una partenza
4 volte a settimana
• da Bologna 2 partenze
di cui una giornaliera
e una 4 volte a settimana
• da Trieste una partenza
4 volte a settimana
• da Firenze una partenza
4 volte a settimana
• da Roma 2 partenze
di cui una giornaliera
e una 3 volte a settimana
• da Ancona 2 partenze
di cui una giornaliera
e una 4 volte a settimana
• da Pescara/Teramo/Foggia
2 partenze di cui una giornaliera
e una 4 volte a settimana
9
Trieste, a spasso
tra i castelli
sul mare
Mete da Scoprire
Trieste, la città dove si respira
aria di confine. Da sempre in bilico tra Mitteleuropa e Sud, tra
il blu dell’Adriatico e i toni aspri
del promontorio carsico, Trieste
stupisce con il suo racconto fatto
di culture che s’incontrano e si
confondono, luoghi storici e paesaggi avvolti dai colori della macchia mediterranea. La città che
fu fonte d’ispirazione per scrittori e poeti come Joyce, Svevo
e Saba, va vissuta nelle vie del
centro, tra una passeggiata sulla
riviera o alla scoperta dei suoi palazzi che parlano i linguaggi del
neoclassico, del liberty o del barocco. A fare da anfiteatro a questo spettacolo, la signorile piazza
dell’Unità, una delle più ampie al
mondo tra quelle che si affacciano sul mare.
Non meno suggestivo, però, è
il percorso alla scoperta dei castelli triestini. A iniziare da quello
di Miramare, a picco sul mare
sulla punta del promontorio di
Grignano. Le “bianche torri” spiccano sulla struttura, splendido
esempio di residenza principesca
del XIX secolo. Fu costruito tra il
1856 e il 1860 per volere dell’arciduca Massimiliano d’Austria e
fu abitato anche da Carlotta di
Sassonia: ancora oggi si scorgono negli interni alcuni quadri
10
Castello di Miramare
da lei dipinti. Il complesso si presenta come una costruzione rivisitata di una rocca medievale
e, all’interno, ci sono oltre venti
stanze tra cui le “Sale del Trono”
e le “Sale Massimiliano” con la
camera da letto arredata come
la cabina di una nave. Il castello
è circondato da un grande parco,
tra i più belli d’Italia, con pregiate
specie botaniche europee ed esotiche. Dal 1955 il castello è museo statale.
Il castello di Duino appare arroccato su uno sperone carsico a pochi chilometri da Trieste. Le sue
sale sono più di diciotto, tutte
ricche di testimonianze lasciate
dalla nobile famiglia dei Principi
della Torre e Tasso, proprietaria
del complesso. Nel grande parco
si possono ammirare distese
multicolori di fiori di ogni specie, mentre i suoi viali romantici
Un percorso nella città che
ispirò scrittori e poeti come
Joyce, Svevo e Saba
sono pieni di statue e reperti archeologici, terrazze e spalti aperti
sul mare. Da vedere la scala del
Palladio e il fortepiano del 1810
(suonato da Listz). La leggenda
narra che una dama bianca fu
gettata dal marito dalle mura
del castello.
Mete da Scoprire > Trieste, a spasso tra i castelli sul mare
Il cielo però ebbe pietà di lei e
le diede un corpo di roccia prima
che s’infrangesse sugli scogli. La
sua anima sarebbe ancora lì, in
una rupe a picco sulla baia vicino ai resti del maniero di Duino.
Pare poi che al castello antico si
fosse fermato Dante e infatti dal
“Sommo Poeta” prende il nome
uno scoglio. Tra gli artisti ospitati
dal complesso ci sono Strauss,
Liszt, Twain, D’Annunzio e Rilke:
al poeta praghese è intitolata la
passeggiata panoramica fino alla
baia di Sistiana.
Il castello di San Giusto si erge invece sul colle che domina Trieste.
La costruzione della fortezza, vo-
La leggenda narra che nel
maniero di Duino si sia
fermato anche il Sommo Poeta
UN TUFFO NELLA “GROTTA
GIGANTE” ALTA 98 METRI
Collegamenti giornalieri
BALTOUR per TRIESTE:
• da Abruzzo/Emilia Romagna/
Tra i poli di maggiore interesse scientiLombardia/Marche/Piemonte/
fico e naturalistico dell’intera regione,
Toscana/Veneto
la Grotta Gigante è la grotta turistica
3 volte a settimana
con la sala più grande al mondo (è entrata nel Guinness dei primati nel 1995). Situata nell’omonimo Borgo (Grotta
Gigante, appunto), a soli quindici chilometri dalla città, è costituita da un’enorme
cavità di 360mila metri cubi, larga 76 metri e lunga 167. La volta raggiunge i
98 metri. La visita guidata si svolge lungo un percorso di 850 metri che scende
fino a 100 metri di profondità. Ricca di stalattiti e stalagmiti, si distingue inoltre per le concentrazioni di calcite che coprono le pareti. La storia della Grotta
accompagna il visitatore dal lontano Neolitico, quando la cavità fu frequentata
nella sua parte più accessibile, fino all’Ottocento e alla nascita della speleologia
scientifica e alle prime ricerche sul misterioso fiume sotterraneo Timavo. Al suo
interno è installata una sensibilissima strumentazione scientifica, costituita da
sismografi e pendoli geodetici, che rendono l’ambiente un laboratorio davvero
unico. Nel sito si trovano infine un centro accoglienza visitatori, un centro didattico e il Museo scientifico speleologico.
Fotografia per gentile concessione di Promotion Grotta Gigante
luta dagli imperatori d’Austria per
proteggere la città, si protrasse
dal 1468 al 1636. Dal 1936 il
castello, trasformato in museo e
aperto al pubblico, è diventato uno
dei simboli di Trieste. Al suo interno ospita due importanti sezioni
dei Musei civici di Storia e Arte.
Ultima proposta il castello di
Muggia, più volte ampliato e ristrutturato nel Medioevo. Il nucleo originario era costruito con
blocchi di arenaria, ma oggi di
esso resta ben poco. Il castello rimase difesa militare fino al 1700,
poi fu abbandonato a se stesso
fino al 1900 quando fu comprato
da un privato che ne ampliò la
parte interna trasformandolo in
casa privata. Nel 1991 lo scultore
Villi Bossi acquistò il castello, ridando dignità al maniero che poi
ha ospitato la casa privata dello
scultore e il suo studio.
11
Andar sulle tracce di
Goethe a Francoforte
Mete da Scoprire
Una metropoli in bilico tra la sua eccellenza della cultura tedesca.
innata modernità e i segni indele- All’indirizzo Großer Hirschgraben
bili del proprio passato. Questa è si trova la casa in cui nacque il
Francoforte, cuore pulsante del grande poeta e scrittore nel 1749.
mondo degli affari e centro eu- Qui Goethe trascorse i primi anni
ropeo tra i più vitali in tanti set- della sua esistenza insieme alla
tori, dall’architettura e il design al sorella Cornelia, più piccola di appolo fieristico e
pena quindici
i servizi (suo il
mesi. Figlio di
secondo ae- Nella metropoli tedesca
un consigliere
roporto d’Euimperiale, fu
tanti i segni lasciati dal suo
ropa per trafeducato
in
fico). Ma la personaggio più noto,
casa prima del
quinta città
trasferimento a
una vera icona culturale
tedesca
Lipsia dove, nel
per popola1765, iniziò a
zione non
frequentare l’uè certo da meno quanto a niversità. L’edificio originale è anspunti culturali e artistici per dato distrutto durante la Seconda
chi la visita con gli occhi del Guerra Mondiale ma poi è stato riturista. Spunti che s’incon- costruito dopo il 1945 secondo l’atrano nella parte più storica, spetto che aveva. La casa rispeccon la piazza Römerberg nel chia il gusto estetico del padre e
cuore dell’Altstadt, e nel ricco la sua passione per l’Italia, evidenMuseumsufer (la “riva dei mu- temente trasmessa al figlio. Tanto
sei”) sul Meno o nel quartiere nell’arredamento e nei mobili della
Sachsenhausen con le sue tipi- cucina e del soggiorno, quanto in
che taverne di sidro. E, ancora, nel
giardino botanico e nei luoghi più
moderni come la via dello shopping Zeil e la Main Tower, il grattacielo aperto al pubblico da cui
ammirare tutta Francoforte a 200
metri d’altezza.
Uno dei percorsi più affascinanti
Collegamenti giornalieri
è sicuramente quello che riBALTOUR per FRANCOFORTE:
percorre le tracce lasciate in
città dal suo personaggio più
• da Milano/Torino
una partenza giornaliera
noto, Johann Wolfgang
von Goethe, icona per
12
Mete da Scoprire > Andar sulle tracce di Goethe a Francoforte
Vista del Duomo di San Bartolomeo e del ponte Eiserner Steg
quelli delle stanze, si respira la cultura borghese del tardo barocco.
Il luogo più suggestivo è lo studio
dello scrittore, al secondo piano,
ancora arredato come allora. Qui
Goethe compose i suoi capolavori: “I dolori del giovane Werther”,
“Götz von Berlichingen” e la prima
parte del “Faust”. Annessa alla
casa c’è il museo con quattordici
stanze in cui sono esposte ricche
collezioni di grafici, dipinti e busti
del Settecento e dell’Ottocento.
Tutte testimonianze che danno l’idea del profondo legame che unì
il poeta ad artisti della sua città,
quali Caspar, Johann Heinrich
Füssli, David Friedrich e i pittori
di Francoforte. Gli stili presenti
nel museo, vera e propria pinacoteca, vanno dal tardo barocco al
classicismo fino al romanticismo
e al Biedermeier.
Dal museo, l’itinerario sulle tracce
di Goethe prosegue in Goetheplatz.
La piazza fu rinominata così nel
1849 (prima era la Stadtallee)
e qui si erge il monumento dedicato allo scrittore realizzato
Arredato come allora
lo studio dove Goethe compose
“I dolori del giovane Werther”
e la prima parte del “Faust”
dallo scultore bavarese Ludwig
Schwanthaler. La statua in bronzo
poggia su un piedistallo e presenta rilievi allegorici e scene epiche tratte dalle opere di Goethe.
Sempre in Goetheplatz, si trova anche il monumento dedicato all’inventore della stampa Johannes
Guttenberg. Goethe amava molto
il centro storico e il suo labirinto
di vie e stradine. Un altro luogo
particolarmente frequentato soprattutto per scrivere e tradurre
era il verde della Sachsenhausen,
l’area oltre l’Eiserner Steg, ponte
DUE PASSI LUNGO LA “RIVA DEI MUSEI”
Con la Museumsufer, la “Riva dei Musei”, Francoforte è uno dei centri museali
più importanti d’Europa. Sono più di venti le strutture presenti sul lungofiume o
nelle vicinanze del Meno, ben nove solo sulla riva sud: il Giersch, la Liebieghaus,
l’Istituto d’arte Städel, il museo tedesco di architettura, quello delle comunicazioni, il museo tedesco del film, delle culture mondiali, di arti applicate e quello
delle icone. Sulla riva nord si trovano invece il museo ebraico e il museo storico.
Creata negli anni ‘80, la Museumsufer è una delle aree più frequentate della città.
Da non perdere la “Notte dei Musei” e il “Museumsuferfest” che, ad agosto, per
tre giorni ospita ogni anno oltre due milioni e mezzo di appassionati e visitatori.
di ferro realizzato nel 1869 e oggi
attraversato da circa diecimila persone al giorno. A Mühlberg c’è il
punto dove Goethe cadde da una
scala dopo una notte brava. Su
Hühnerweg, invece, un bel giardino
in stile rococò ospita la Willemer
Häuschen, abitazione estiva del
banchiere Johann Jakob Willemer
e posto frequentato dallo scrittore.
Un ultimo luogo importante, infine,
è la Peterskirche, dove sono sepolti i genitori del poeta.
Pass
È un unico ticket di viaggio che consente di girare l’Europa in libertà
con i bus di linea del Gruppo Baltour.
L’Eurolines Pass consente, infatti, di
viaggiare in tutta Europa, senza limiti
di chilometraggio e a prezzo fisso e
vantaggioso, indipendentemente dal
numero e dalla lunghezza delle tratte
percorse. Il Pass permette al titolare
di viaggiare per il tempo di validità
(15 giorni oppure 30) nell’ambito di
tutte le linee della rete Eurolines.
Il Pass comprende: il trasporto di
due valigie di 150 cm o un’unica
valigia di dimensioni maggiori oltre
al bagaglio a mano, le eventuali traversate in traghetto, i pedaggi autostradali e le tasse sui viaggi. Il Pass
non comprende: i diritti di prenotazione delle singole tratte (3/4 euro
a prenotazione, a persona). Previste
tariffe “giovani” per i passeggeri fino
a 26 anni.
13
Facciamo trionfare
l’Italia del
cambiamento
Il Personaggio > Intervista a Marco Gay
di Matteo Giudici, Vice Direttore “Quale Impresa” (rivista dei Giovani Imprenditori di Confindustria)
È Marco Gay, classe 1976, to- larsi di dosso l’etichetta dei “fi- Presidente del Consiglio di 39
rinese, il nuovo Presidente gli di papà” – tanto da averne anni e il Parlamento più giovane
Nazionale dei Giovani Imprenditori. fatto il titolo del libro che rac- della storia repubblicana. L’altra
Giovani, responsabilità, futuro, conta la propria storia – non è quella della disoccupazione giomerito, competenza, cambia- una contraddizione?
vanile al 42% e della inarrestamento: ecco le parole chiave in- «Amare la propria famiglia e ri- bile fuga dei cervelli. Come si
torno a cui la nuova Presidenza la- specchiarsi in essa non vuol dire può superare questo dualismo?
vorerà con l’obiettivo di contribu- essere “figli di papà”. Per me è «Facendo trionfare l’Italia del camire alla costruzione di una visione impossibile rinnegare le proprie biamento, che ha molti più espostrategica per il futuro del Paese, radici, ma credo sia giusto far nenti di quanto si possa immagiincentrata sull’innovazione come capire che ognuno è autonomo nare. Auspico che la prima condriver per lo sviluppo. Gay ha ini- e che compie il proprio percorso tribuisca a invertire la tendenza
ziato il proprio percorso nell’imdella seconda. Creare opportupresa di famiglia e oggi, guarnità di lavoro è la grande respondando alle nuove sfide, si defini- «Creare impresa e ricchezza
sabilità che ereditiamo. I Giovani
sce uno “startupper”.
Imprenditori possono e devono
è l’unica medicina per
dare il loro contributo. Creare imMarco, come ci si sente ad avere fronteggiare la crisi»
presa e creare ricchezza è l’unica
ricevuto un incarico così impormedicina sicura per fronteggiare
tante e strategico e con una canquesta crisi».
didatura unica?
«È un privilegio e un onore. Il sen- forte delle sue idee e anche dei Impresa e politica: guardando
timento che provo è di grande re- suoi sbagli. I valori rappresentati agli ultimi anni viene da dire “odi
sponsabilità ed emozione nel po- dalla famiglia sono centrali nella et amo”. Come imprenditori cosa
ter rappresentare quella che, per mia visione della vita; rivestire un chiedete alla politica e cosa vome, è una delle classi dirigenti più ruolo sociale come imprenditore lete o potete dare?
dinamiche del Paese. Condividerò significa lavorare con la consape- «Chiediamo di creare le conditutte le scelte strategiche con il volezza di dover creare le condi- zioni per farci lavorare! Penso ad
Movimento, certo che l’obiettivo è zioni perché i nostri figli abbiano un piano strategico di politiche incomune: contribuire al futuro del almeno le nostre stesse opportu- dustriali per i prossimi dieci anni.
nostro Paese».
nità. Il futuro è soprattutto loro ed Perché visione e strategia non
abbiamo il dovere di restituirgli un possono rimanere solo parole da
Nel tuo profilo si legge che mondo di cui essere orgogliosi».
campagna elettorale, ma sono
trovi nella famiglia “larga parte
una necessità economica. La podelle tue motivazioni”. Per un Ci sono due Italie che convi- litica ha il compito di segnare la
Movimento che vuole scrol- vono. Una è quella che ha un rotta e di mantenerla. Il nostro
14
Il Personaggio > Intervista a Marco Gay
compito come imprenditori è essere a disposizione, dando contributi mai scontati e portando alla
ribalta le eccellenze del nostro
Paese e la nostra grande voglia
di fare. Siamo consapevoli del nostro ruolo e determinati nel portarlo avanti».
è cambiato e sono convinto che
l’eccellenza italiana e il Made
in Italy ci faranno tornare a crescere così come i tanti progetti
finché finalmente potremo smettere di parlarne perché i gap saranno superati. L’Europa non
è solo il nostro mercato domestico ma anche un orizzonte politico: dobbiamo pretendere che
si vada oltre all’unione monetaria per realizzare gli Stati Uniti
d’Europa, che potrebbero diventare una delle principali potenze
mondiali anche se ancora non ce
ne rendiamo conto. Il fallimento
è un tema sensibile: oggi in Italia
rimangono dei pregiudizi che trasformano in colpa personale
quello che invece è magari un
momento congiunturale di grave
difficoltà e che potrebbe tornare
ad essere una eccellenza domani. Bisogna concentrare i nostri sforzi perché, laddove non ci
sia dolo, non si vada a distruggere l’industria che oggi resiste
nel nostro Paese ma anzi ad aiutarla a risollevarsi».
Rifacciamo questa intervista fra
tre mesi. E poi fra tre anni. Quali
risultati concreti pensi o speri di
«Le nostre eccellenze ci
potermi raccontare?
faranno tornare a crescere
«Questa è una bella domanda! Fra
Le start up sono molto di moda così come le tante start up»
tre mesi sono certo che avremo
nel dibattito pubblico e tu stesso
dato il via ai progetti principali e
ti definisci uno “startupper”. Ma
che il nostro Movimento sarà decome possono delle microimterminato a lavorare unito dentro
prese rappresentare una solu- e prodotti realizzati dagli startup- e fuori Confindustria. Fra tre anni
zione alla gravissima emorragia per, basti pensare al fenomeno spero che avremmo raggiunto gli
industriale dell’Italia?
fab lab».
obiettivi che ci siamo posti, ma è
«Sono un imprenditore ed anche
certo che avremo contribuito con
uno startupper. Non è una con- Nella tua squadra ci sono dele- il massimo sforzo e passione alla
traddizione, anzi: anche le grandi ghe nuove: politiche di genere, crescita di tante nuove imprese e
aziende di oggi all’inizio erano restart e rapporti comunitari. del nostro Paese».
start up. Senza industria non c’è Donne, Europa e strategie post
futuro ma senza innovazione non fallimento sono temi strategici? Dietro il Presidente dei Giovani
c’è industria, perché le start up «Sono alcuni dei temi strategici, Imprenditori, Marco Gay chi è?
e gli spin off sono poli di innova- sicuramente di grande attualità. «Un ragazzo, marito e padre, che
zione e di ricerca e possiedono L’imprenditoria femminile è un è un imprenditore come molti,
quella flessibilità e quelle oppor- motore di crescita straordina- che crede in quello che fa ed è
tunità che spesso le aziende più rio. Bisogna sottolineare l’impor- orgoglioso di far parte dei Giovani
strutturate non hanno. Il mondo tanza delle politiche di genere Imprenditori di Confindustria».
15
Priorità assoluta
alla crescita
Il Personaggio > Intervista a Matteo Colaninno
I due volti di Matteo Colaninno,
imprenditore e politico. Nel 1999
ha iniziato l’attività imprenditoriale
dedicandosi allo sviluppo delle attività industriali e finanziarie che
fanno capo alla holding di famiglia,
Omniaholding. È vicepresidente del
Gruppo Piaggio, il più importante
costruttore europeo di scooter e
moto. Dal 2005 al 2008 è stato
presidente nazionale dei Giovani
Imprenditori di Confindustria. È
stato invece eletto per la prima
volta alla Camera nel 2008 e sui
banchi di Montecitorio siede tuttora con il PD.
bile impiegare dieci anni per tornare ai livelli di PIL pre-crisi. Serve
un passo decisamente più svelto,
se vogliamo fare nascere nuove
aziende, creare lavoro e rendere
il nostro alto debito pubblico sostenibile nel tempo».
alcune corde e non altre. In ogni
caso, sia pure molto differenti,
sono due “mestieri” bellissimi».
Quale messaggio vorrebbe consegnare alle nuove generazioni,
lei che giovane lo è ancora?
«Vorrei accuratamente evitare slogan superficiali e vuota retorica.
La disoccupazione giovanile ben
«È impensabile impiegare
oltre il 40% e la fuga di tantisdieci anni per tornare
simi laureati verso altri Paesi alla
ricerca di lavoro e futuro non inai livelli di PIL pre-crisi
ducono certo all’ottimismo. La reServe un passo più svelto»
altà è durissima, tuttavia da quarantenne voglio incitare con forza
i ventenni e i trentenni a credere
Lo slogan che campeggia Politico, ma anche imprenditore. che le cose in Italia possono camnella homepage del suo sito è: Quale ruolo sente più suo?
biare, soprattutto con il loro con“Coraggio, responsabilità, cre- «Ho avuto l’opportunità e il pri- tributo. È essenziale pretendere
scita”. Quale di questi tre termini vilegio di potermi impegnare in un Paese migliore e più innovativo
ritiene sia prioritario per il futuro Parlamento, un’esperienza vis- nei prossimi anni e per questo c’è
del nostro Paese?
suta intensamente, che ti tra- un bisogno estremo dell’energia
«La priorità assoluta va data alla smette il senso del bene co- e della “fame” di futuro che solo
crescita, e non solo perché ve- mune e ti fa avvertire un carico i più giovani possono mettere
niamo da cinque anni orribili che di responsabilità particolare per in campo».
hanno segnato in profondità il no- quello che fai e per come lo fai.
stro Paese. Abbiamo perduto de- L’impresa rimane, in prospet- Qual è secondo lei l’effetto più
cine di migliaia di aziende e più tiva, il mio punto di riferimento, il importante che il Governo Renzi
di un milione di posti di lavoro, ci mondo da cui provengo e a cui sta avendo sul Paese?
siamo riscoperti più poveri e con tornerò quando terminerà la mia «Il governo Renzi sta compiendo
una grande paura del domani, che vita politica. Non posso dire di ogni sforzo per intercettare la diftende a paralizzarci. Ecco perché sentirmi più a mio agio nei panni fusa domanda di cambiamento
crescere in maniera sostenuta è del politico, piuttosto che in quelli che esprimono gli italiani. Per vindiventato un imperativo catego- dell’imprenditore, semplicemente cere la sfiducia e restituire sperico. È semplicemente impensa- perché ciascun ruolo va a toccare ranza, l’unica strada possibile
16
Il Personaggio > Intervista a Matteo Colaninno
è quella delle riforme, perché l’Italia per troppo
tempo è rimasta prigioniera di logiche ed equilibri
non più sostenibili. Fisco, burocrazia, lavoro, giustizia, scuola, istituzioni: sono tutti grandi capitoli da
affrontare per rendere l’Italia un Paese più moderno
«Da quarantenne voglio incitare i ventenni
e i trentenni a credere che le cose in Italia
possono cambiare con il loro contributo»
ed efficiente. Gli italiani, soprattutto nell’ultima tornata elettorale, hanno chiesto cambiamenti tangibili e misurabili non solo alla politica italiana, ma
anche all’Europa. Superato il momento più drammatico della crisi dei debiti sovrani, è tempo di dire
basta a politiche di austerity inadatte a ricostruire
un orizzonte di ripresa. La battaglia in Europa è appena cominciata ed è immaginabile sarà lunga e
difficile, ma certamente non può sfuggire ai falchi
del rigore uno scenario con 25 milioni di disoccupati e un tasso di crescita 2014 stimato dalla BCE
per l’eurozona ad un misero 1,1 per cento».
Come vede il futuro del nostro Paese tra cinque
anni? Su cosa sarebbe pronto a scommettere?
«Spero in un’Italia capace di capitalizzare i risultati
del vasto processo di riforme avviato dal governo
Renzi. Al di là di complicazioni e incidenti di percorso inevitabili, sono pronto a scommettere che
questo è il giro giusto per conseguire finalmente
obiettivi concreti, mettendosi alle spalle gli annunci
che tanto male hanno fatto alla credibilità della
classe politica in passato. Se così fosse, con l’aiuto di una congiuntura economica più favorevole,
credo potremo ragionare di un altro Paese: anzitutto rinvigorito psicologicamente, perché capace di
dimostrare a se stesso e agli altri che è possibile
cambiare la propria immagine di Paese inaffidabile
e inesorabilmente destinato allo sfascio. E poi, perché dovrebbe essere così assurdo immaginare un’Italia in cui i servizi pubblici sono efficienti e il fisco
equo perché tutti pagano le tasse? Troppo spesso
noi italiani dimentichiamo l’unicità e la bellezza del
nostro Paese, apprezzato in tutto il mondo: ecco, è
arrivato il momento di dimostrare che siamo anche
capaci di farlo funzionare bene».
17
L’ingegnere
delle bollicine
Il Personaggio > Intervista ad Alessandro Lunelli
Alessandro Lunelli, 36 anni, è un ingegnere sui generis. La sua professionalità e la sua esperienza sono
al servizio di vino e bollicine, quelle ispirate da sempre ai migliori champagne d’Oltralpe. Alessandro,
infatti, rappresenta la terza generazione della famiglia Lunelli alla guida delle Cantine Ferrari. Da pochi mesi è anche alla guida dei Giovani Imprenditori
di Confindustria del Trentino Alto-Adige. Con lui abbiamo avuto un confronto a tutto campo. Eccovi il
risultato, davvero interessante.
Dopo la laurea in ingegneria elettronica, la scelta
di farsi le ossa all’estero prima ancora di approdare nell’azienda di famiglia: perché questo tipo
di percorso?
«Da vari anni abbiamo firmato dei patti di famiglia,
un insiemi di accordi e regole che vincolano i percorsi di carriera dei familiari che vogliono entrare in
azienda. Sia per questo motivo sia per la volontà di
crescere professionalmente tramite un’importante
esperienza in Italia e all’estero, ho deciso di lavorare per due grandi realtà: McKinsey & Company e
Unilever. Dopo anni di esperienza in Italia ho voluto
inoltre allargare i miei orizzonti trasferendomi all’estero per imparare a conoscere nuovi mercati. Ho
scelto l’Asia come mia destinazione poiché lì risiedono i mercati del futuro: nel triangolo compreso tra
Tokyo, Mumbai e Giacarta si trova più della metà
della popolazione mondiale e le economie crescono
a doppia cifra. Dopo sei anni di esperienza internazionale, ho deciso, in accordo con la mia famiglia,
di rientrare per affiancare mia sorella e i miei cugini
nella gestione delle varie aziende del Gruppo Lunelli».
«Da alcuni anni il mercato domestico
ha rallentato la crescita, mentre
il mercato mondiale è in forte espansione»
18
Il Personaggio > Intervista ad Alessandro Lunelli
Cosa dobbiamo ancora imparare giovani imprenditori ad investire esteri e contemporaneamente
dal mondo asiatico, dove lei ha tempo per la formazione perso- continuiamo ad investire per mimosso i primi passi, per affron- nale. Considero inoltre di prima- gliorare la qualità dei nostri vini,
tare con il giusto approccio il ria importanza il lavoro di promo- promuovendo nelle nostre campamercato globale?
zione della cultura d’impresa».
gne un’agricoltura biologica e ap«L’esperienza asiatica, da brand
plicando uno stringente protocollo
manager di una grande multina- Lei rappresenta con sua so- di agricoltura sostenibile di monzionale, mi ha consentito di cono- rella e i suoi cugini la terza ge- tagna nei vigneti che non controlscere molte realtà e cogliere un nerazione della famiglia Lunelli liamo direttamente. Credo inoltre
valore comune a tutte le persone alla guida delle Cantine Ferrari. che il mercato vitivinicolo italiano,
che ho incontrato: una grande vo- Come affrontate il passag- particolarmente frammentato, suglia di emergere, lavorando con gio generazionale?
birà degli accorpamenti inevitapassione, energia e con spirito di «Il passaggio generazionale intra- bili, perché l’unione fa la forza. In
sacrificio ogni giorno. Per tutti i preso dalla mia famiglia mi ha questa ottica abbiamo da poco
miei ex colleghi asiatici era nor- permesso di capire quelli che, a acquisito il 50% di una storica
male, anzi necessario, lasciare mio parere, sono i tre punti chiave cantina del Prosecco Superiore di
la propria città di origine per tro- per il successo. Innanzitutto è ne- Valdobbiadene, la Bisol, per realizvare un buon lavoro, costruire una cessario che i figli maturino delle zare sinergie in Italia e all’estero
carriera di successo e dare così importanti esperienze fuori dalla
un futuro migliore ai propri figli. propria azienda, sia in Italia che
Solo con questo approccio si può all’estero, per apprendere nuove «Il settore vitivinicolo
pensare di affrontare un mercato competenze, allargare i propri
è frammentato ma subirà
globale sempre più competitivo. orizzonti e imparare a lavorare
Viste le grandi differenze culturali sotto la guida di altri. In secondo inevitabili accorpamenti
tra gli stati asiatici, ho inoltre im- luogo è fondamentale che i paperché l’unione fa la forza»
parato che, benché il mercato sia dri siano profondamente convinti
globale, i consumatori sono locali della necessità di effettuare il
e vi è quindi la necessità di avere passaggio e, passo dopo passo,
un’approfondita conoscenza dei lascino spazio sia dal punto di vi- e per creare un polo d’eccellenza
singoli paesi in cui si opera per sta formale che sostanziale alle del vino italiano che sappia propoter aver successo».
nuove generazioni. Infine, il pas- porre al consumatore più attento
saggio generazionale deve essere la miglior espressione del territoÈ da pochi mesi alla guida programmato per tempo quando rio di appartenenza: dal Ferrari
dei Giovani Imprenditori di l’azienda è sana, il timoniere ha la Trentodoc in Trentino Alto-Adige,
Confindustria del Trentino Alto- barra ben dritta e il mare è calmo, che rappresenta l’eccellenza del
Adige. Quali sono i suoi princi- e si può quindi passare il timone Metodo Classico, a Bisol, da sempali obiettivi?
senza ansie contingenti».
pre un marchio di riferimento del
«La nostra mission per il prossimo
Prosecco Superiore, ai vini delle
triennio si esprime su vari livelli: Ritiene che il settore enologico Tenute Lunelli, dall’elegante sain primo luogo è importante, so- possa esprimere di più in Italia grantino della zona di Montefalco
prattutto in questo momento di rispetto a quanto sta facendo?
fino ai grandi rossi della Toscana».
crisi in cui le aziende chiudono «Assolutamente sì. Da alcuni anni
e gli imprenditori sono disorien- il mercato domestico ha rallen- Cosa consiglierebbe a un giovane
tati, cercare di fare squadra co- tato la crescita, mentre il mer- che volesse fare impresa oggi?
struendo un sano spirito associa- cato mondiale è in forte espan- «Aprire gli occhi al mondo per capire
tivo che promuova lo scambio di sione e il consumatore, sempre come funziona il mercato globale,
idee, la condivisione di progetti e più esperto ed attento, richiede accumulare esperienze, conoscere
la creazione sia di rapporti perso- una qualità maggiore. Proprio per persone e affrontare con il masnali che professionali. In secondo questo motivo con Ferrari stiamo simo entusiasmo qualsiasi sfida,
luogo è fondamentale stimolare i spingendo sempre più sui mercati per tradurla in opportunità».
19
Mangiar bene con
10 euro, ecco 5 menu
low cost
Ricette Locali
Chi l’ha detto che per mangiare giasche e verdure a
bene bisogna spendere tanto? piacimento. Un piatto
La crisi ci chiede sacrifici, è vero, non complicato e sicurama risparmiare non sempre signi- mente economico rispetto ad alfica rinunciare a una dieta sana e tri a base di carne. E a chiudere
a prodotti di qualità. E il “made in il pasto, dei gustosi biscottini al
Italy” ne ha davvero molti anche cocco pronti in pochi minuti: baa prezzi accessibili per tutte le ta- stano un paio di uova e un po’ di
sche. Allora proviamo noi a fare il farina al cocco e il gioco è fatto.
nostro menu, anzi i nostri menu, Ancor più rapido e semplice il sesenza però metter da parte la condo menu: piadina romagnola
qualità in cucina.
e insalatona. Ideale per un pranzo
Antipasto, secondo e dolce per la “di corsa”, può esser preparato
nostra prima proposta “low cost”. da chiunque. Gli ingredienti sono
Si parte con i crostini di polenta semplicissimi: farina, lardo, aca base di funghi e pomodori, fa- qua tiepida o latte se si vogliono
cilissimi da preparare, e si prose- le piadine più compatte e un cucgue con un pollo alla cacciatora chiaino di sale. S’impasta il tutto
alla toscana accompagnato
velocemente, si lascia riposare e
con olive tagsi cuoce sulla piastra caldissima.
Per completare, si possono far-
20
cire le
piadine
a piacimento
con salumi, formaggi nostrani o
verdure. E se proprio non basta,
si può accompagnare la piadina
farcita con un’insalatona a base
di funghi e carne di pollo.
Ed ecco il terzo menu, s’inizia
ancora con un antipasto “light”:
la bruschetta (usate il pane casereccio avanzato) farcita con
olive nere, finocchietto o aneto
e un filo d’olio extravergine. Più
corposo e dal sapore invernale
il primo piatto. Se avete in frigo
un broccolo romano e un ultimo
pezzo di gorgonzola, preparate un
buon risotto caldo e delicato e,
anche in questo caso, avrete risolto un pasto completo, genuino,
spendendo pochissimo.
Incontro tra Sud e Nord nel
quarto menu con le barchette
napoletane e la frittata alla
savoiarda. Le barchette
non sono altro che zucchine cotte a vapore, divise a metà e svuotate della
polpa, e poi riempite con un
composto a base di besciamella,
pesce, noce moscata, tuorli
e parmigiano.
Ricette Locali > Mangiar bene con 10 euro, ecco 5 menu low cost
La frittata alla savoiarda si cucina invece sbucciando le patate
a dadini e facendole cuocere con
il burro. Nel frattempo si taglia anche del lardo a dadini e lo si unisce alle patate. A parte si sbattono le uova, le erbe aromatiche,
si aggiunge il formaggio a dadini che
andrà versa to
sulle
patate
e quindi
il
composto andrà cotto
in padella.
Per l’ultima
proposta
gastrono mica
“low
cost” abbiamo
infine un primo
e un secondo,
quest’ultimo a
base di pesce.
S’inizia con gli
spaghetti al
profumo. Oltre
alla
pasta,
servono soltanto alici
sot tolio,
una manciata di
capperi, qualche pomodoro secco,
prezzemolo, un po’ di buccia grattugiata di limone, aglio e peperoncino. Gli ingredienti vanno fatti
cuocere in padella, sfumati con un
bicchiere di vino bianco e poi aggiunti agli spaghetti. Semplice no?
Per secondo preparate invece dei
tranci di verdesca al cartoccio. I
tranci, scongelati e macerati con
del vino bianco, andranno messi
in casseruola e cotti al cartoccio
in forno con l’aggiunta di pomodorini e una cipolla di Tropea tagliati
a fette sottilissime, olio extravergine, sale, pepe e origano.
MA C’È ANCHE LA PROPOSTA
“VEGANA”
E infine un menu alternativo per
gli amanti, e sono sempre di più,
della cucina vegana. Fare una
spesa “vegetale” non è difficile ed
è molto economico se si sceglie
di acquistare ad esempio direttamente dal produttore. Con meno
di 10 euro si
pos-
sono portare ingredienti sani e
preparare un menu completo.
Prima però alcune regole di base
per chi ama la cucina vegana: rispettare il fabbisogno giornaliero
di calorie (circa duemila al giorno),
garantire sempre al corpo un giusto apporto di fibre e vitamine e
rispettare un’adeguata distribuzione delle sostanze nutritive. Per
i prodotti, ecco una possibile lista della spesa vegana a basso
costo: latte di soia, riso integrale,
pasta, broccoli e patate bollite,
olio extravergine, semi di girasole e tanta frutta di stagione.
Con meno di 10 euro al giorno, si
possono quindi acquistare questi
prodotti e, ruotando le pietanze e
cambiando frutta, garantire i piatti
della giornata senza rinunciare ad
un giusto apporto di calorie e di
tutti gli elementi nutritivi.
21
I colori scaldano
l’inverno, la donna
si veste con brio
Moda & Tendenze
Spazio ai colori e alle linee mor- verno sarà la pelliccia, proposta
bide per gettarsi alle spalle il gri- sulle passerelle di tutto il mondo
giore dell’inverno. Il primo must nelle versioni più originali, fandella moda donna per la stagione tasiose e sorprendenti. Pollice
fredda è presto detto: no ai toni in alto per quelle eco e in pelo
“cupi”, divertitevi con la fantasia lungo, così come per gli inserti di
e giocate con tutti i colori. A fare pelliccia a rendere ancora più imtendenza sono le tonalità più ac- portanti i look da sera. E se procese e brillanti come il turchese prio volete osare, arricchite con
e il rosso carminio ma non man- piume di struzzo i vostri cappotti,
cano i cromatismi tenui e un po’ i top o le gonne.
acquerellati con tutta la delica- Altro mood della stagione?
tezza dei water-colors.
L’ispirazione al passato, agli anni
C’è insomma molto brio nell’in- ‘60 e ‘70 con i tagli geometrici e
verno quest’anno. Vale per i co- un po’ astratti. C’è il ritorno ai
lori ma anche per la scelta degli mini dress patchwork indossati
outfit. Le sfilate di Milano, Parigi con stivali alti, così come gli abiti
e New York hanno dettato i trend svasati che fanno così “Sixties”.
da seguire, vediamone alcuni. Il tartan sarà tra i motivi per ecTrionfano le linee morbide dice- cellenza anche quest’anno e stavamo, quelle soffici che regalano volta il “quadrettato” si presenun “comfort look” con cappotti in terà ancora nel classico rosso,
versione extralarge, superavvol- senza escludere però varianti più
genti e morbidissimi, chiusi alla fantasiose. Insomma la stagione
vita da maxi cinture. Anche la fredda sarà tutt’altro che noiosa
maglieria cambia forma e diventa negli armadi femminili.
avvolgente, specie nella variante Basta sperimentare e usare un
“abito lungo” oppure nell’ensem- pizzico di creatività, senza però
ble maglione più pantalone. Non strafare, e il gioco è fatto. Ultimo
sembra passar mai di moda ne- consiglio per essere sempre alla
anche lo stile militare che per moda: tra i “must have” dell’aul’autunno-inverno sarà declinato tunno-inverno non mancherà il
attraverso diverse interpretazioni tailleur-pantalone in stile anni
della field-jacket o i soprabiti a ‘70, meno rigoroso e più sentrapezio con bottoni dorati.
suale se impreziosito con inserti
Ma il pezzo davvero glam dell’in- trasparenti.
22
Moda & Tendenze > I colori scaldano l’inverno, la donna si veste con brio
E L’UOMO DIVENTA CHIC
CON UN PIZZICO DI FANTASIA
E come vestirà invece l’uomo? Niente esagerazioni
ma tanta eleganza e sobrietà. Segno dei tempi forse,
fatto sta che sulle passerelle sono scese fantasie
rassicuranti e classiche, vagamente minimaliste. Sarà out il look grunge, vincono invece
raffinatezza e virilità, senza mai ostentarle. Bene lo stile urban e contemporaneo, con qualche accenno allo sporty
style purché ricercato e non banale.
A dominare saranno i colori blu e grigio,
i più originali potranno scegliere però
di osare scegliendo effetti cromatici di
maggior impatto come il verde oliva e
militare o nuance arancio ruggine e
marrone che richiamano i colori caldi
della terra. Passando agli outfit, il cappotto si sa non passa mai di moda,
quest’anno anzi avrà un mood assai
retrò e da grandi stelle del passato.
Declinato in diversi modelli, dal militaresco al britannico, sarà in lana
e chiuso in vita da grandi cinture
di tessuto. Eppure negli armadi faranno la loro comparsa anche scelte
più fantasiose come maxi pashmine
o addirittura caldissimi poncho in colori bruciati.
Il capo “must” dell’anno sarà però il
panciotto doppiopetto: ebbene sì, proprio il panciotto smette di essere demodè e
sbuca prepotente sopra a maglie e camicie o sotto
blazer sartoriali. Per la sera, bene completi in velluto e le classicissime giacche smoking, mentre per
i look più informali e il tempo libero ottima la scelta di
maglioni avvolgenti e supermorbidi, con texture calde
e corpose. Andranno abbinati a pantaloni svasati leggermente sul fondo, a vita alta e indossati con cinture
morbide. Il tocco chic sarà il foulard, passato attorno
al collo e legato a nodo, in ogni caso usato al posto
della cravatta.
Capitolo accessori, spazio ai cappellini beanie in lana,
alle stole in tessuti importanti e da coordinare a sia a
look pensati per il giorno sia a completi eleganti. Anche
ai piedi l’uomo punterà su scarpe molto classiche e
stringate o su stivaletti monk in pelle, impreziositi da
borchie per chi proprio non può rinunciare a un tocco
d’originalità in più. Irrinunciabili le maxi bag da weekend,
anche se è sempre più cool la pochette da uomo. Un accessorio originalissimo e molto pratico per portar con sé
tablet, cellulare e necessaire.
23
Prenotare è facilissimo!
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seleziona le tue preferenze di viaggio.
Verifica la disponibilità e acquista il
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Il mito del giovane
cavaliere licenzioso
Che Musica, Maestro!
Luciano Paesani, regista e titolare
della cattedra di storia del teatro
e dello spettacolo all’Università
di Chieti-Pescara, ritiene che le
giovani generazioni debbano conoscere di più e meglio la musica e il teatro. «Contrariamente
a quanto avviene in altri Paesi,
come ad esempio Germania e
Inghilterra – afferma durante l’intervista al nostro giornale – in
Italia manca un’educazione musicale degna di questo nome». E allora perché non partire o ripartire
dall’“opera delle opere”, il “Don
Giovanni” che Mozart scrisse con
Lorenzo Da Ponte, da sempre oggetto di studi appassionati da
parte di Paesani? «C’è una tale
simbiosi tra il libretto di Da Ponte
e le musiche di Mozart – sottolinea il docente – tale da poterlo
ritenere un capolavoro assoluto.
Nel momento in cui subentra la
fusione con la musica, ciò che si
raggiunge con il libretto scritto
per il “Don Giovanni” si raggiunge
solo in parte o in minima parte
nell’opera precedente, “Le nozze
di Figaro”, o in quella successiva,
“Così fan tutte”».
Cos’ha di straordinario il Don
Giovanni di Mozart? «Il Don
Giovanni è un personaggio straordinario e incredibile in quanto,
con l’affermazione dell’erotismo e dell’ateismo, scardina nel
Seicento le categorie della morale e propone una sua morale
che non ha nulla a che vedere
con la Chiesa o con lo Stato. La
donna e il vino diventano per lui
Va là, che sei il grand’uom!
Sappi ch’io sono innamorato
d’una bella dama,
e son certo che m’ama.
La vidi, le parlai;
meco al casino
questa notte verrà...
Zitto, mi pare
sentire odor di femmina.
Leporello (il servo di Don Giovanni):
(Cospetto!
che odorato perfetto!)
Don Giovanni:
All’aria mi par bella.
Leporello:
(E che occhio, dico!)
Don Giovanni:
Ritiriamoci un poco,
e scopriamo terren.
Leporello:
Già prese foco!
Dal testo del libretto di Lorenzo Da Ponte
“Don Giovanni”, dramma giocoso in due atti,
atto primo scena quarta
Nella foto: Ruggero Raimondi nel ruolo
di Don Giovanni nell’omonimo film
di Joseph Losey (1979)
e per il suo straordinario senso
della vita una sorta di rivelazione
bacchica». Mozart, ci racconta
Paesani, attendeva da tempo un
librettista che fosse al suo livello.
E in Da Ponte intravide «una capacità diversa». «Tra i due nacque una collaborazione che, da
quanto risulta, si esprimeva attraverso uno stretto e costante
controllo di Mozart sul lavoro
dell’altro.
Il “Don Giovanni” fu commissionato dal teatro di Praga, l’unico
teatro municipale in Europa e
come tale non sottoposto al controllo della corte e dell’imperatore. Il teatro di Praga sceglieva
con i musicisti dell’orchestra il
repertorio da eseguire. Di conseguenza, spiega Paesani, «il livello culturale era molto più elevato e il pubblico era molto più
esigente e colto di qualsiasi altro pubblico fosse presente nei
Paesi in cui il melodramma era
all’apice. E il Don Giovanni nacque proprio perché Praga aveva riconosciuto la grandezza di Mozart
con “Le nozze di Figaro”, opera
che invece era stata boicottata a
Vienna dove era più forte il peso
della censura». A Praga, invece,
«il successo fu straordinario. La
gente fischiava per strada le arie
di Mozart il quale, dopo tante repliche, fu invitato lui stesso a dirigere una sua rappresentazione
de “Le nozze di Figaro”. E lui, commosso, compose una sinfonia, la
numero 38, per sdebitarsi e ringraziare Praga». 25
Avere un violino
del ‘38 per amico
Che Musica, Maestro!
«La vita, amico, è l’arte dell’incontro». Andrea Castagna, giovane
violinista affermato in campo internazionale, ama citare il titolo
di un vecchio disco di Vinícius de
Andrea Castagna
Moraes, Giuseppe Ungaretti e
Sergio Endrigo, pubblicato dalla
Fonit Cetra nel 1969, per illustrare il suo pensiero su come
certe occasioni possano cambiare la vita di una persona. E
lui, che viene da un piccolo capoluogo di provincia come Teramo,
ne sa qualcosa. Figlio d’arte, ha
iniziato giovanissimo, con il padre Antonio, pianista, un’intensa
attività artistica in duo e poi ha
proseguito come solista. «Faccio
parte di una famiglia di musicisti
– spiega – ma i miei avi contano
più giuristi e filosofi che musicisti. Ero così piccolo quando ho
26
iniziato a suonare che neanche in repertori più moderni. Oggi inlo ricordo. Forse fu mia madre, segna Musica d’insieme per strualla disperata ricerca di qualcosa menti ad arco al Conservatorio
con cui tenermi occupato, ad ini- “Luca Marenzio” di Darfo Boario,
ziarmi allo studio della musica». sede staccata di Brescia, e
ringrazia i suoi maestri Marco
Renzi, Alessandro Milani, Luigi
Piovano e Antonio Anselmi. A
loro una speciale dedica per le
prime vetrine importanti e le avventure concertistiche. Un grazie anche a chi, come Domenico
Di Gregorio dell’etichetta abruzzese “Wide Classique”, gli offre carta bianca per i suoi progetti discografici.
Nella memoria e nel curriculum
di Andrea iniziano ad accumularsi anche i bei ricordi: l’esordio con la Sinfonica di Bari nel
2005; la tournee in Giappone
con l’Accademia di Santa Cecilia;
l’uscita del primo disco da soliIl violino ha ammaliato sin da sta, con riscontri immediati a lisubito Andrea, che si è dedicato vello nazionale e internazionale e
con grande passione allo studio il successo decretato dalle tante
dello strumento (lui oggi suona richieste su iTunes e dalle quatun Marino Capicchioni del 1938) tro stelle assegnate dalla rivista
fino ad ottenere i primi successi. “Musica”. L’anno scorso la soddiAma suonare il violino perché, sfazione di suonare con il quarspiega, «ha una sensualità di- tetto Petite Opera Ensemble e il
versa dagli altri strumenti ed un tenore José Carreras a Belfast e
suono penetrante e profondo. E a Dublino. I progetti per il futuro
la ricerca della limpidezza del sono tanti ma c’è n’è uno, in parsuono, nella mia attività, è una ticolare, a cui Andrea tiene molto
delle cose che mi affascinano e riguarda la sua città: «Vorrei ridi più». La sua esperienza musi- portare qui i tanti musicisti che
cale non si è limitata peraltro ad si fanno conoscere fuori e coesplorare gli ambiti della musica struire un’orchestra stabile. Mi
classica ma ha spaziato anche piacerebbe davvero molto».
And the Oscar
goes to Italy!
Arte & Dintorni
di Sergio Di Sabatino
L’86ª edizione degli Academy il trionfo di Roberto Benigni per La
Awards è stata davvero speciale vita è bella.
per l’Italia: Paolo Sorrentino ha Di qualche anno prima è la quasi
vinto l’Oscar per La grande bel- doppietta di Giuseppe Tornatore
lezza nella categoria «Miglior Film con Nuovo Cinema Paradiso del
Straniero», riportando nel Bel 1990 e Gabriele Salvatores con
Paese la statuetta che mancava Mediterraneo del 1992.
da quindici anni.
Negli anni ‘70
Durante la notte
il nostro paese
degli
Oscar “La grande bellezza” di
colleziona an2014, la pellicora più staSorrentino ha riportato
cola “made in
tuette con i
Italy”, oltre ad nel Bel Paese la statuetta che
grandissimi
aver vinto i preFederico Fellini,
mancava da quindici anni
cedenti
ricoVittorio De Sica
noscimenti cied Elio Petri, rinematografici,
spettivamente
quali un Golden Globe e un BAFTA con Amarcord del 1975, Il giardino
Awards, ha battuto la concorrenza dei Finzi Contini del 1972 e l’attuarappresentata dai film Alabama lissimo Indagine su un cittadino al
Monroe – Una storia d’amore di di sopra di ogni sospetto del 1971.
Felix Van Groeningen (Belgio), Il Tra gli anni ‘50 e ‘60 una vera e
sospetto di Thomas Vinterberg propria supremazia artistica di regi(Danimarca), The Missing Picture sti quali Vittorio De Sica e Federico
di Rithy Panh (Cambogia) e Omar Fellini domina la sezione degli
di Hany Abu-Assad (Palestina).
awards dedicata ai film stranieri, riDi fatto, i film italiani mancavano spettivamente con Ieri, oggi e donella gara degli Academy Awards mani del 1965, 8½ del 1964, Le
da qualche anno: l’ultima nomina- notti di Cabiria del 1958 e La strada
tion per il «Miglior Film Straniero» del 1957 eleggendo l’onirico cinearisale infatti a La bestia nel cuore sta riminese il terzo regista più predi Cristina Comencini nel 2006. Ma miato della storia degli Oscar con 5
una mancanza ancora più lunga statuette soltanto dopo Billy Wilder
era proprio quella tra i vincitori: e Francis Ford Coppola, segue a
era il lontano 1999 quando un’e- ruota l’istrionico Vittorio De Sica
mozionata Sophia Loren annunciò con 4 ...e scusate se è poco!
Ancora oggi registi quali Gabriele
Muccino (Sette anime, La ricerca della felicità), Giuseppe
Tornatore (Una pura formalità, La
leggenda del pianista sull’oceano,
La migliore offerta) e lo stesso
Sorrentino (This must be the
place) sono ricercatissimi dalle
grandi star d’oltreoceano quali
Will Smith, Geoffrey Rush e Tim
Roth, Sean Penn, ben felici di essere nei loro cast.
Non bisogna dimenticare che due
colonne portanti del cinema quali
Francis Ford Coppola e Martin
Scorsese non nascondono affatto
le loro orgogliose origini italiane
27
Arte & Dintorni > And the Oscar goes to Italy!
Dall’alto: Federico Fellini riceve l’Oscar;
Philippe Noiret e il piccolo Salvatore Cascio
in “Nuovo cinema Paradiso” (1988); Clint
Eastwood ne “Il buono, il brutto, il cattivo”
(1966); cast di “Mediterraneo” (1991).
Pagina precedente: (in alto) Toni Servillo ne
“La grande bellezza” (2013); (in basso) Una
scena de “La vita è bella” (1997).
C’è da sperare che la
tradizione cinematografica
italiana, fatta di grande
cultura e raffinatezza,
prosegua ancora
ed anche Brian De Palma, Michael
Cimino, Robert De Niro e Sofia
Coppola non sono da meno.
Un discorso a parte nei rapporti
tra Italia e cinema d’oltremare lo
merita Quentin Tarantino, il cui
nome tradisce chiare origini.
Regista e grande cultore della materia, molto apprezzato da pubblico e critica, pesca a piene mani
nella grande tradizione del cinema
di genere “poliziottesco” anni ‘70
italiano, nello “spaghetti western”
di Sergio Leone e nelle colonne
sonore pluripremiate del maestro
Ennio Morricone.
Restando nel vecchio West, Clint
Eastwood, attore e regista più
volte onorato delle attenzioni
dell’Academy Awards, deve molta
della sua fortuna al regista romano
Leone che, realizzando i suoi film
tra Spagna e Appennini centrali
(non proprio il West degli USA!), codificò una nuova maniera di fare
film di western regalando al giovane e praticamente sconosciuto
attore americano fama mondiale.
C’è soltanto da sperare che questa lunga tradizione cinematografica, fatta di grande cultura,
raffinatezza e rispetto da parte
di tutto il mondo della celluloide
internazionale prosegua ancora,
magari con maggiore costanza
negli anni futuri.
Auspicando di sentire sempre più
spesso la fatidica frase …and the
Oscar goes to Italy!
28
Camille Claudel,
la scultrice che amò
Rodin alla follia
Arte & Dintorni
Di storie così tormentate il mondo
dell’arte non ne ha raccontate poi
molte. Celebre l’amore che per
decenni unì Frida Kahlo a Diego
Rivera, forse meno conosciuto ma
altrettanto intenso e passionale
fu il legame tra il grande
scultore Auguste Rodin
e la sua musa Camille
Claudel. Siamo sul finire dell’Ottocento: lei
poco più che ventenne
ma già artista di talento
(a soli diciotto anni la
prima esposizione al
Salon), lui sposato e di
lì a poco il più grande
scultore francese dell’epoca. Carattere ribelle
e deciso, Camille arrivò
a Parigi con la famiglia
nel 1883 e iniziò a prendere lezioni dal maestro.
L’anno seguente entrò
nel suo studio privato
come modella e sbozzatrice. Il passo dalla
collaborazione artistica
alla passione amorosa è
breve: la giovane diventa amante
e musa, compagna e fonte d’ispirazione per lo scultore che proprio
in quegli anni dà vita a capolavori
come il gruppo “Les Bourgeois de
Calais”. Per due anni condividono
la stessa villa che aveva visto nascere l’amore tra George Sand e
Alfred de Mausset. Lei migliora la
sua arte, realizza parti delle opere
di Rodin (sue le mani e i piedi nelle
figure della “Porta dell’Inferno”) ritrae il suo amante e racconta la
sua passione attraverso l’arte. In
questi anni realizza la sua scultura più famosa, il bronzo “La
Valse” che ritrae una coppia men-
tre danza un valzer. Celebre invece
la serie di disegni erotici di Rodin
dedicati all’amante.
L’idillio però si rompe, la relazione
con Auguste si fa problematica,
tormentata. Eppure il legame va
avanti nonostante la frequentazione per due anni con il pianista Debussy: troppo forte il sentimento della donna per il suo
mentore, troppo grande il desi-
derio di vivere quell’amore alla
luce del sole. Rodin, al contrario,
decide di restare con la moglie
Rose Beuret che le ha dato un figlio. «C’è sempre qualcosa di assente che mi tormenta», scriveva
Camille e quest’assenza
diventa vuoto quando
lui, a metà degli anni
Novanta, rompe definitivamente la storia. Sono
anni prolifici per la scultrice – “Clotho” è del
1893, le varie versioni
de “La Petite Châtelaine”
(La piccola castellana)
sono state realizzate tra
il 1893 e il ‘98, il capolavoro “L’Âge mûr” (L’età
matura) è del 1899 – ma
la fine della relazione lascia un segno indelebile
nel suo animo. L’amore
si trasforma in ossessione, delirio e mania di
persecuzione. Camille
si ritira nel suo atelier
di Quai de Bourbon e
distrugge molte delle
sue opere. Dopo la morte del padre, nel 1913, viene fatta rinchiudere in un manicomio vicino Parigi
dalla madre e dal fratello Paul.
Poi, il trasferimento nell’istituto di
Montdevergues a Montfavet dove
morirà in solitudine nel 1943. Oggi,
parte delle sue creazioni si trova in
una sala a lei dedicata al Musée
Rodin di Parigi, vicino a quelle del
suo grande amore.
29
Arte & Dintorni > Camille Claudel, la scultrice che amò Rodin alla follia
L’opera del grande scultore parigino Auguste Rodin è stata celebrata quest’anno in Italia con
la mostra “Rodin. Il marmo la
vita”: oltre 60 le sculture esposte
prima a Palazzo Reale a Milano
e poi alle Terme di Diocleziano
a Roma. Quanto alla storia con
Camille, è stato il cinema negli
ultimi a raccontare la profondità
di questo legame così tormentato
A settant’anni dalla morte, il regi-
sta Bruno Dumont ha portato sul
grande schermo gli ultimi anni di
Claudel, quelli dell’internamento,
ispirandosi alla corrispondenza
con il fratello, lo scrittore Paul.
Nel film “Camille Claudel 1915”,
è Juliette Binoche a interpretare
una Camille ormai consumata
dalla follia. Nel 1988, il personaggio della scultrice e il suo amore
per Rodin erano stati narrati nel
film “Camille Claudel” di Bruno
Nuytten. Per la sua interpretazione, Isabelle Adjani vinse un
César e l’Orso d’argento a Berlino
come migliore attrice (cinque in
tutto i premi del cinema francese
assegnati alla pellicola).
In alto: Isabelle Adjani nel film
“Camille Claudel” di Bruno Nuytten, 1988;
“Clotho” (scagliola), 1893;
Accanto: “LÂge mûr” (bronzo), 1902.
30
Google Glass,
il futuro è
appena iniziato
Mondo Tecnologico
Si dice che per fare di
un prodotto un successo
va prima creata la giusta attesa. Regola del marketing, fatto
sta che anche nel Bel Paese l’aspettativa cresce di mese in mese
aspettando l’arrivo dell’ultimo feticcio tecnologico. Parliamo ovviamente dei Google Glass, i futuristici occhiali del colosso di
Mountain View che consentono a
chi li indossa di proiettarsi nella
“realtà aumentata” e accedere a
informazioni aggiuntive su tutto
ciò che ci circonda. La grande
G lì svelò per la prima volta nel
2012, poi l’edizione Explorer dedicata agli sviluppatori e, solo a
metà di quest’anno, la vendita
aperta sul mercato degli Stati
Uniti al prezzo di 1.500 dollari. A
giugno i Glass hanno fatto il loro
sbarco in Europa, per ora però
solo nel Regno Unito. Gli occhiali
hanno un display ad alta definizione montato su una lente per
proiettare immagini direttamente
sugli occhi dell’utente. I contenuti
vengono
così visualizzati come se si
avesse davanti uno
schermo da 25 pollici a una distanza di due metri. Disponibili
in cinque colori e compatibili con
ogni smartphone, gli occhiali sono
dotati della tecnologia Bluetooth.
Sul lato destro della montatura
c’è un touchpad per scorrere tra
i menù e i contenuti. La fotocamera ha un sensore da 5 megapixel, disponibile poi un comparto
audio e la connettività wi-fi.
I Google Glass cambieranno la
nostra vita? Secondo chi li ha testati non potrà essere altrimenti
viste tutte le funzionalità degli
occhiali del futuro. Basterà usare
la voce per dare un comando (o
usare il touchpad), fare ricerche
su Google, consultare notizie su
Internet o dare un’occhiata ai
social network. Non solo, con i
Glass si potrà parlare in videoconferenza, telefonare, girare video, scattare immagini o trovare
le giuste indicazioni stradali tramite il Google Maps. E queste
sono solo le funzioni base, perché le applicazioni già sviluppate
e quelle future promettono di aumentare e di molto il raggio d’azione degli occhiali. C’è ad esempio l’app per dettare un messaggio di posta elettronica o quella
per identificare una persona conosciuta in mezzo alla folla tramite il riconoscimento facciale.
Il nuovo modello explorer annunciato a giugno prevede tra l’altro
l’aggiunta di un mirino alla fotocamera (oltre ad una memoria
da 2 Gigabyte e una batteria migliore) ma soprattutto due schede
Google Now per avere traccia dei
pacchi spediti tramite i servizi postali e trovare l’auto nel parcheggio senza impazzire.
Le funzionalità insomma sono
moltissime e nei campi più disparati. Basti pensare alla medicina: gli sviluppatori hanno
studiato un’applicazione come
Drchrono for Glass che dà ai me-
31
Mondo Tecnologico > Google Glass, il futuro è appena iniziato
dici la possibilità di controllare le cate. Ma sono solo alcuni esempi, verno britannico avrebbe già decartelle cliniche dei pazienti sem- perché il futuro dei Glass sembra ciso di adottare misure preventive
plicemente indossando i Glass. appena iniziato.
per impedirne l’uso in auto.
In pratica tutti i dati sulla salute
della persona assistita sono a PRIVACY E NON SOLO
OCCHIALI ALLA MODA
portata d’occhio, così come le
immagini, i video o le note scritte Non è tutto oro quel che luccica Da oggetto di culto “tecnologico”
dai dottori salvate in un apposito come si suol dire. Sin dal loro lan- ad accessorio di tendenza. La
sistema elettronico e condivisibili cio, i Glass hanno infatti creato “rivoluzione” lanciata dai Glass
con gli altri medici di una strut- dubbi su diversi fronti. Primo fra ha toccato anche il mondo della
tura ospedaliera. Un chirurgo del tutti quello sulla tutela della riser- moda. Google si è infatti affidata
Royal London Hospital è andato vatezza. Basti pensare cosa suc- all’Italian style per rendere più
addirittura oltre trasmettendo in cede quando qualcuno “scatta” “cool” i nuovi occhiali e ha siglato
streaming un’intera operazione una foto ad uno sconosciuto un accordo con la Luxottica per
che è stata seguita in tempo re- senza che quest’ultimo ne sia lavorare insieme ad una nuova
ale da più di 13mila allievi in ol- a conoscenza. È insomma il di- generazione di smart eyewear
tre 110 nazioni tramite tablet, PC lemma della privacy uno dei prin- supertecnologici, coinvolgendo
o smartphone. Altri impieghi “so- cipali nodi da sciogliere, ma di anche i due marchi più famosi
cialmente utili” sono stati già spe- “dubbi” sull’uso corretto degli oc- del gruppo: Ray-Ban e gli Oakley.
rimentati dai vigili del fuoco, in chiali tecnologici ce ne sono altri: Un’altra partnership è quella con
North Carolina, per conoscere la diversi cinema USA (quelli inglesi la stilista americana Diane von
posizione degli idranti o le mappe potrebbero seguire a ruota) hanno Fürstenberg per la realizzazione
di un edificio in casi di emergenza. bandito gli eyewear per paura che di 5 nuove montature “griffate”
Sarebbero infine già pronti due fossero utilizzati per produrre co- con 8 diverse sfumature. Per la
software che consentiranno di pie pirata dei film in proiezione. nuova collezione, la testimonial
salvare foto delle violazioni stra- I Glass potrebbero poi distrarre scelta è proprio una delle ideadali o di identificare le auto ricer- mentre si guida e per questo il go- trici dei mitici Glass.
32
Il viaggio nel futuro
(odierno) di Asimov
Mondo Tecnologico
New York 1964. La Grande Mela al fine di creare un ambiente che
ospita l’Esposizione Universale si adatti meglio a loro», scriveva
sui progressi della scienza ma il Asimov prevedendo la diffusione
New York Times vuole andare oltre di massa di “pannelli elettrolumila Fiera Mondiale, vuole entrare nescenti”. «Soffitti e pareti splennel futuro, provare a immaginare deranno in modo soffuso – concome sarà il mondo cinquant’anni tinuava – e in una varietà di codopo. E a chi chiederlo se non a lori che cambierà con la semplice
lui, il gran maestro della fanta- pressione di un pulsante». E cosa
scienza Isaac Asimov. L’articolo si nascondeva dietro quei pannelli
“Visit to the World’s Fair of 2014” elettroluminescenti se non la “nouscì nell’agosto del ‘64, da al- stra” tecnologia a cristalli liquidi?
lora tanto è cambiato: la Guerra Impressionanti poi le intuizioni sul
Fredda è finita, c’è il colosso ci- modo di comunicare tra gli esseri
nese a inseguire l’America, tec- umani del Terzo Millennio: «Si ponologia e globalizzazione hanno trà sia vedere che sentire la perrivoluzionato ogni aspetto dell’in- sona con la quale si sta parlando
teragire umano. Difficile preve- al telefono» (siamo o non siamo la
dere tutto questo cinquant’anni generazione dei videofonini?) e anfa, eppure diverse profezie di cora «lo schermo potrà essere utiquell’articolo sembrano essersi lizzato non solo per vedere la peravverate esattamente come le sona che si chiama, ma per consulaveva descritte lo scrittore nato tare documenti e fotografie e legin Russia. «Gli uomini continue- gere brani di libri». Sembra quasi
ranno ad allontanarsi dalla natura un prototipo dello smartphone o
Isaac Asimov
del tablet. Poi la televisione, che
nel 2014 avrà “schermi a muro”
mentre «faranno la loro comparsa
dei cubi trasparenti che, ruotando
lentamente, permetteranno una
visione tridimensionale». Lo
schermo in 3D insomma. Asimov
immaginava poi un 2014 dove gli
aerei avrebbero sostituito gli altri
mezzi di trasporto mentre l’agricoltura tradizionale avrebbe tenuto
il passo “con grande difficoltà”,
quasi sostituita da «fattorie che
si concentreranno su microorganismi più efficienti», come gli OGM
aggiungiamo noi. Un futuro “straordinario” quindi, se non fosse
per la scomparsa di molti lavori
sostituti “dall’automazione” e per
quella malattia che Asimov attribuisce a tutta l’umanità del 2014:
la noia, «un male che si diffonderà
crescendo d’intensità ogni anno
con conseguenze mentali, emotive e sociologiche».
33
BUS CHE PASSIONE
Il futuro della
mobilità passa
per l’autobus
di Alessandro Smania (*)
L’alternarsi del sole e della luna, delle stagioni, dell’alta e della bassa
marea, la rotazione dei pianeti intorno al sole: il movimento caratterizza tuto il nostro universo. La mobilità appartiene al passato, al presente e al futuro dell’uomo. Solo chi si muove, assapora la libertà. La
mobilità ci fa scoprire mondi nuovi e ci schiude orizzonti. Ci consente
di andare in vacanza, a scuola o al posto di lavoro, a teatro o allo stadio oppure di fare shopping.
I moderni mezzi di trasporto sono ormai irrinunciabili nella nostra
vita. I veicoli consumano però energia, utilizzano in prevalenza materie prime fossili, emettono anidride carbonica (CO2) e altre sostanze
tossiche che inquinano l’aria. Di fronte a questo scenario un costruttore ha l’obbligo morale di assumersi l’impegno di rendere la mobilità
quanto più possibile ecocompatibile.
Chi si muove in autobus contribuisce già a contenere sensibilmente le
emissioni di CO2. Un autobus di linea emette meno di un terzo di gas
serra rispetto ad un’autovettura. Nella classifica dei mezzi di trasporto,
l’emissione di CO2 per passeggero di un tradizionale autobus urbano
corrisponde solamente al 5% circa dell’emissione se comparata a quella
di un’autovettura. Ciò significa che si raggiungono valori di circa 10
grammi di CO2 per persona e chilometro. Questi valori sono ulteriormente abbattibili tramite studi e ricerche che sono volti a scoprire
tutto quanto possa contribuire allo sviluppo di mezzi e modalità di
trasporto ad impatto zero: nuovi materiali, nuove forme di propulsione, nuovi modelli di mobilità integrata.
In collaborazione con l’Accademia delle Arti di Berlino, MAN
Truck & Bus ha lavorato su vari concetti di design come contributo creativo allo sviluppo avanzato del trasporto in autobus.
I risultati dello studio possono essere ammirati in progetti di
design innovativi per i veicoli del trasporto pubblico, che coniugano sapientemente l’idea di massima mobilità con uno
sviluppo ed una progettazione del prodotto non convenzionale. Nelle discussioni congiunte con gli esperti del settore
autobus di MAN, sono stati elaborati nove concetti futuribili,
che vanno dalle soluzioni “Convoy” per le flotte di autobus
ad un nuovo posto di lavoro per l’autista, da un progetto di
interior design modulare ad un flusso di salita e discesa più
sicuro e veloce fino ai supporti per le biciclette e le carrozzine nel vano passeggeri. L’intenso dibattito sul tema dimostra chiaramente quanto potenziale ci sia nella progettazione
del bus come mezzo di trasporto moderno ed ecocompatibile.
In “Quello che vogliono le città”, uno studio realizzato per MAN
34
(*) Direttore Marketing & Comunicazione MAN Truck & Bus Italia
BUS CHE PASSIONE
da parte dell’università di Monaco di Baviera,
15 metropoli di tutto il mondo hanno dichiarato, ognuna a suo modo, come vogliono
sviluppare la mobilità urbana nel futuro.
Utilizzando gli esempi provenienti da diverse
città, lo studio evidenzia le opportunità e le
sfide che comporta la sempre maggiore urbanizzazione. Già oggi queste città stanno creando i presupposti per una mobilità efficiente,
accessibile ed ecologica. L’obiettivo primario
è comunque comune a tutti: l’espansione ed
il miglioramento di tutti gli aspetti del trasporto pubblico locale. Questo significa soprattutto più percorsi, frequenze più elevate ed una
maggiore affidabilità del servizio. Il modo in
cui le grandi città stanno reagendo alle richieste dei loro cittadini tiene conto di diversi
fattori: oltre all’ottimizzazione dei tempi di
percorrenza, la qualità di ciò che offre il trasporto pubblico locale è decisiva nella scelta
delle modalità di erogazione. Piani di mobilità integrati, modalità di trasporto combinato,
rispetto dell’ambiente e carburanti alternativi:
lo studio mette a confronto diverse soluzioni
innovative e fornisce una panoramica delle
varie strategie per la mobilità sostenibile.
Nelle immagini, alcuni progetti di design
innovativo sviluppati da Man per i futuri
veicoli del trasporto pubblico.
35
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