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CESE - EESC European Economic and Social Committee

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ISSN 1830-6349
Comitato economico e sociale europeo
CESE info
Comitato economico e sociale europeo
un ponte tra l’ Europa e la società civile organizzata
Ottobre 2014 | IT
EDITORIALE
Cari lettori,
“
Con il suo Premio
per la società civile,
il Comitato economico
e sociale europeo (CESE)
intende richiamare
l’attenzione sulle
buone pratiche delle
ONG europee, in modo
che in tutta l’UE altre
organizzazioni possano
emularle.
con il suo Premio per la società
civile, il Comitato economico e sociale
europeo (CESE) intende richiamare
l’attenzione sulle buone pratiche
delle ONG europee, in modo che in
tutta l’UE altre organizzazioni possano emularle. Questa edizione del
Premio è dedicata all’integrazione dei
Rom: una scelta dettata dalla volontà
di mettere in luce il prezioso lavoro
svolto da persone e organizzazioni
per integrare e fare accettare i Rom
nella società europea.
Sono stata particolarmente lieta di
constatare che, benché quest’anno
il tema del Premio fosse più specifico
che in passato, le candidature non
sono mai state così numerose – ne
abbiamo ricevute più di 80! – e che
la qualità delle attività segnalate
è estremamente alta. I progetti di
integrazione presentati riguardano
soprattutto l’offerta di alloggio, istruzione e formazione, e hanno riscosso
particolare interesse quelli in cui gli
stessi Rom sono coinvolti in quanto parti attive.
”
Desidero ringraziare tutte le persone e le organizzazioni che si sono candidate,
i membri del CESE che ne hanno proposto la candidatura e ne sostengono le
attività, la sezione Occupazione, affari sociali e cittadinanza (SOC), il cui sostegno
è stato essenziale, e i quattro valutatori, che hanno dato un contributo prezioso
al processo di selezione.
Vorrei concludere rivolgendo un messaggio speciale ai tre vincitori: un proverbio
Rom dice che «qualche volta sei tu a catturare l’orso e qualche volta è l’orso ad
afferrare te», e questa volta voi avete catturato l’orso. Congratulazioni!
Jane Morrice
vicepresidente del CESE
DATE DA RICORDARE
IN QUESTO NUMERO
12 novembre 2014 /
CESE, Bruxelles:
2
3
4
27 e 28 novembre 2014 /
Milano:
Seminario sulla società civile
10 e 11 dicembre 2014 /
CESE, Bruxelles:
sessione plenaria del CESE
Nel corso della sessione plenaria del
10 settembre, il CESE ha adottato un parere sul
tema «Le politiche europee d’immigrazione»,
elaborato su richiesta della presidenza italiana
dell’Unione europea. «L’immigrazione è un
tema complesso, che include la sicurezza alle
frontiere e la politica di asilo. Il parere contiene
pertanto tutta una serie di proposte ad ampio
raggio», ha affermato Giuseppe Iuliano (Italia,
gruppo Lavoratori), relatore del parere.
Il dialogo sociale al centro
della governance dell’Europa
L’impresa sociale: un modello
diverso di attività?
La società civile deve guidare
gli sforzi volti a produrre
un’energia più verde
in Europa
comune di asilo (CEAS), ma esorta la Commissione a essere più ambiziosa nell’eliminare
finalmente l’ampio margine di discrezionalità
lasciato attualmente agli Stati membri. «È
necessario lavorare bene ed elaborare un
sistema di asilo inclusivo che garantisca una
ripartizione equilibrata delle responsabilità tra
gli Stati membri e sostituisca la Convenzione
di Dublino» ha dichiarato Iuliano. Il CESE è del
parere che bisognerebbe potenziare il ruolo
dell’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo
(UESA) nella valutazione, nell’analisi e a livello
consultivo, e metterlo in condizione di fornire
agli Stati membri un’assistenza tecnica e operativa permanente.
La necessità di partenariati
per la mobilità
Giuseppe Iuliano, relatore del parere sul
tema «Le politiche europee di immigrazione»
La mobilità va gestita a livello europeo
I candidati che hanno vinto questa edizione del Premio meritano senz’altro una
menzione particolare: si tratta delle organizzazioni ETP Slovakia e IQ Roma Servis e dell’archimandrita Rev. Athinagoras Loukataris, i cui rispettivi progetti di
integrazione saranno presentati in un video durante la cerimonia di consegna
del Premio, nel quadro della sessione plenaria di ottobre.
Una nuova politica industriale
per l’Europa
L’immigrazione richiede soluzioni
europee coraggiose e inclusive
Il flusso di richiedenti asilo e di immigrati
potenziali non può essere gestito soltanto
da alcuni Stati membri che agiscono a titolo
individuale, soprattutto se si considera che
i paesi del Mediterraneo stanno per raggiungere il limite delle loro capacità. Il CESE
giudica favorevolmente il Sistema europeo
Il CESE incoraggia ad adottare un approccio
globale in materia di migrazione e mobilità
(GAMM) e a concludere partenariati per la
mobilità che siano equilibrati e giuridicamente
vincolanti. Dato che il mercato del lavoro sta
invecchiando, è molto probabile che l’Europa
abbia ben presto bisogno di immigrati. Risulta
pertanto opportuno rivedere l’attuale quadro
giuridico, frammentato e dispersivo, nonché
eliminare gli ostacoli e le discriminazioni che
esistono sul mercato del lavoro. Il CESE chiede
di adottare un Codice comune europeo in
materia di immigrazione e di elaborare un
Manuale di orientamenti europei comuni.
Caldeggia altresì l’istituzione di una Piattaforma europea permanente sulle migrazioni
per motivi di lavoro, e si offre di studiare le
soluzioni migliori per la creazione di tale
organismo.
Una frontiera comune,
una responsabilità congiunta
Attualmente solo pochi Stati membri hanno la
responsabilità di tutelare le frontiere dell’UE.
Nella fase di rivolgimenti che attraversa il
Mediterraneo, l’onere che grava su paesi quali
Italia, Grecia e Malta sta diventando quasi
insopportabile. Il sottosegretario italiano
Domenico Manzione, che ha preso parte alla
501a sessione plenaria su invito del Presidente
del CESE Henri Malosse, ha valutato positivamente l’«approccio globale» del parere. «Su
questa base», ha affermato, «è possibile elaborare soluzioni migliori e intelligenti, nell’interesse non solo dei paesi mediterranei ma di
tutta l’UE e, soprattutto, per dare una mano
agli immigrati che si trovano in una condizione di estrema indigenza». Con il suo programma «Mare nostrum», l’Italia ha già salvato
più di 120 000 rifugiati mentre attraversavano
il Mediterraneo. Purtroppo, però, altre 1 900
persone hanno perso la vita in mare. Il CESE
invita a rafforzare il ruolo dell’Agenzia per il
controllo delle frontiere esterne (FRONTEX) sia
in termini di poteri che di capacità. FRONTEX
deve diventare un vero e proprio organismo di
controllo delle frontiere a sostegno degli Stati
membri dell’UE. Il parere è stato adottato con
161 voti favorevoli, 6 voti contrari e 6 astensioni. (sma)
●
L’istruzione è la chiave dell’integrazione
Intervista a Helena Dalli, ministro maltese per il Dialogo sociale, i consumatori e le libertà civili
“
CESE info: Qual è il motivo della
Sua visita al CESE?
Helena Dalli: Sono qui per esprimere il mio
apprezzamento per il Comitato e discutere
delle sfide che interessano la regione mediterranea. L’idea che è alla base del CESE
è straordinaria. Qui si incontrano persone che
effettuano ricerche sul campo, conoscono
i «veri» problemi e mettono in atto il necessario dialogo sociale in quest’istituzione che
comprende tutti i gruppi della nostra società.
È per questo i loro pareri sono così preziosi:
anche io, che mi occupo di politica a Malta,
sto studiando diversi pareri del CESE per
trovare ispirazione per le mie riflessioni sulle
politiche e sulla loro attuazione.
Mi aspetto che l’UE agisca
nello spirito dell’Unione: aiutarsi
l’un l’altro senza lasciare che
l’onere ricada soltanto su alcuni
Stati. L’UE deve trovare una
strategia che coinvolga tutti
i paesi: è necessario condividere
le responsabilità e trovare insieme
le soluzioni migliori.
Helena Dalli, ministro maltese per il Dialogo
sociale, i consumatori e le libertà civili
Che cosa si aspetta dall’UE
per quanto riguarda la politica
dell’immigrazione?
l’onere ricada soltanto su alcuni Stati. L’UE
deve trovare una strategia che coinvolga
tutti i paesi: è necessario condividere le
responsabilità e trovare insieme le soluzioni
migliori.
Mi aspetto che l’UE agisca nello spirito dell’Unione: aiutarsi l’un l’altro senza lasciare che
Che cosa sta facendo Malta
per l’integrazione dei migranti?
ww
www.eesc.europa.eu
”
L’occupazione e l’istruzione sono la strada
maestra per un’integrazione riuscita. Malta
offre anche un’assistenza concreta in relazione al quadro giuridico del nostro paese,
poiché è fondamentale che le persone
conoscano i propri diritti e i propri doveri.
Ripeto: l’istruzione è la chiave dell’integrazione. (sma/hb)
●
Il futuro della produzione
biologica in Europa
Il dialogo sociale al centro
della governance dell’Europa
In un parere adottato in sessione plenaria, Georgios
Dassis getta le basi di quella che potrebbe essere una
vera e propria ripresa economica dell’Europa fondata
sulla partecipazione delle parti sociali. A suo avviso,
questa svolta potrebbe prendere il via nei prossimi
cinque anni: è una questione di volontà politica.
prima. A quel tempo, i greci lavoravano molto di
più delle 48 ore ufficiali la settimana», sottolinea.
«Quel periodo per fortuna è passato e l’Europa
sociale ha fatto enormi progressi, ad esempio gli
accordi quadro sulle questioni del lavoro part-time
o i contratti a tempo determinato.»
Europeista convinto, il presidente del gruppo Lavoratori è stato testimone diretto dei primi grandi progressi
sociali e politici del progetto comunitario e ha assistito
alla loro evoluzione fino al periodo buio della crisi del
2008. La sua esperienza figura, insieme alle riflessioni
e al lavoro condotto dai membri della sezione specializzata Occupazione, affari sociali, cittadinanza, in
un parere dal titolo Struttura e organizzazione
del dialogo sociale nel quadro di un’autentica
Unione economica e monetaria (UEM). Il messaggio del parere è chiaro: per uscire dalla crisi è opportuna
una più profonda integrazione economica e politica che
deve assolutamente poggiare su una nuova governance dell’Europa basata tra l’altro sul dialogo sociale.
Ma il meccanismo si è inceppato. «Gli accordi
autonomi, che dipendono dalla buona volontà
delle autorità nazionali, hanno preso il posto degli
accordi quadro e ora gli Stati membri segnano il
passo. L’ultimo accordo in ordine di tempo, quello
sul telelavoro, è stato siglato quasi 15 anni fa e in
numerosi paesi non è ancora in vigore. E c’è di
peggio: invece di un miglioramento si assiste ad
una riduzione generale del numero di convenzioni
collettive, come si afferma nel parere. Chiediamo
quindi alla Commissione europea di proporre l’attuazione di uno strumento vincolante per l’applicazione degli accordi a livello nazionale», dichiara
il leader del Gruppo Lavoratori.
«I giovani della mia generazione hanno cominciato
a lavorare a 12 anni, dopo le scuole elementari, se non
Nel parere, anch’esso frutto di un «vero e proprio dialogo sociale» europeo, il CESE invoca un
Georgios Dassis, presidente del gruppo Lavoratori
rilancio economico fondato su una maggiore partecipazione e autonomia delle parti sociali, insiste
sull’importanza della consultazione tripartita e stabilisce un legame tra il rafforzamento del dialogo
sociale e l’unione economica e monetaria. Quanto
basta per ispirare i lavori della Commissione nei
prossimi cinque anni.
«Abbiamo già ricevuto segnali positivi dalla Commissione. Ho molta fiducia nel Presidente Juncker
e sono pronto a credergli quando promette che si
occuperà in prima persona del dialogo sociale», sottolinea ancora Dassis. «Quello che ora m’interessa
è l’applicazione pratica. Noi sosterremo qualsiasi
iniziativa in grado di rendere l’Europa più giusta, più
rispettosa dei diritti dei lavoratori, più orientata al
sociale e capace di ridare ai cittadini la speranza nel
processo d’integrazione europea».
●
Gli Stati membri dell’UE devono unire le forze per combattere
il lavoro non dichiarato, che mette a rischio lavoratori e imprese
Nel suo nuovo parere il CESE sottolinea la necessità
di realizzare una piattaforma ambiziosa che abbia il
potere di raccomandare l’adozione di norme europee
e nazionali nuove o semplificate. Il parere è stato adottato nella sessione plenaria di settembre con 172 voti
favorevoli, 88 voti contrari e 22 astensioni. La crisi in
Europa ha fatto crescere il lavoro sommerso, che,
secondo alcune stime, varrebbe 2 100 mila miliardi
di euro (fonte: The Shadow Economy in Europe 2013).
Teresa Bellanova, sottosegretario di Stato italiano
al Lavoro e alle Politiche sociali, con Henry Malosse,
Presidente del CESE, durante la sessione plenaria
Intervenendo alla sessione plenaria in cui il parere
è stato adottato, il sottosegretario italiano al Lavoro
e alle politiche sociali, Teresa Bellanova, ha posto
l’accento sui molteplici effetti che il lavoro sommerso
potrebbe avere sull’economia di un paese, ostacolando
la creazione di posti di lavoro, impedendo la crescita
e colpendo i lavoratori più vulnerabili e le piccole
«Dobbiamo creare un contesto positivo per i lavoratori e per le imprese, in modo da ridurre la tentazione di ricorrere al lavoro nero», ha spiegato il
relatore del CESE, Stefano Palmieri. «Il lavoro sommerso è in netto contrasto con gli ideali europei di
giustizia e solidarietà e distorce la libera concorrenza dei mercati: dobbiamo quindi impegnarci
per porre fine a tale fenomeno. La creazione della
piattaforma europea giunge al momento opportuno, ma bisogna che questo nuovo strumento sia
dotato dei mezzi necessari per agire».
Per combattere il lavoro non dichiarato nell’UE,
infatti, si potrebbe mettere in atto tutta una
serie di strumenti: ad esempio, incentivi fiscali,
ispezioni e multe contro le pratiche commerciali
sleali, nonché regolamentazioni intelligenti
che creino un quadro giuridico stabile. Al fine
di prevenire e scoraggiare il lavoro sommerso,
inoltre, può essere molto utile condividere informazioni: proprio la nuova piattaforma potrebbe
“
Il lavoro sommerso è in netto
contrasto con gli ideali europei di
giustizia e solidarietà e distorce la libera
concorrenza dei mercati: dobbiamo quindi
impegnarci per porre fine a tale fenomeno.
La creazione della piattaforma europea
giunge al momento opportuno, ma bisogna
che questo nuovo strumento sia dotato dei
mezzi necessari per agire.
”
fungere da intermediario per agevolare lo scambio
informativo.
«Se vogliamo che i lavori della piattaforma vadano
nella giusta direzione, sarà necessario un dialogo
costante tra tutti i soggetti coinvolti: dalle parti
sociali a livello UE ai settori con alti livelli di lavoro
sommerso, dalle organizzazioni delle PMI all’economia sociale», ha sottolineato Ana Bontea (Romania, gruppo Datori di lavoro), correlatrice del parere.
Il CESE ha invitato la nuova Commissione ad associare alla piattaforma le parti sociali e le organizzazioni della società civile che vantano un’esperienza in
questo campo: oltre al necessario valore aggiunto in
termini di know how, esse vi apporterebbero anche
un prezioso contributo di trasparenza. (sg)
●
L’agricoltura biologica è un toccasana per l’ambiente...
● L’agricoltura biologica è un sistema produttivo basato sulle
risorse naturali che limita rigorosamente l’impiego di fattori
produttivi chimici e sintetici e vieta l’utilizzo di organismi geneticamente modificati (OGM). Numerosi studi dimostrano che:
● la biodiversità è molto superiore nelle aziende agricole biologiche (30 % di specie in più rispetto alle aziende non biologiche);
● il terreno è molto più ricco grazie a un’aerazione e a un drenaggio
migliori;
● la qualità delle acque nelle zone circostanti è superiore (niente
uso, infatti, di pesticidi o fertilizzanti minerali sintetici);
● la lisciviazione dei nitrati per ettaro è inferiore del 57 % e, fattore
tutt’altro che trascurabile,
● l’agricoltura biologica favorisce la creazione di posti di lavoro
«verdi».
... ma la transizione richiede tempo e sostegno
L’Europa è ricca di diversità, e gli Stati membri dell’UE presentano una
grande varietà in termini di clima, terreni, tradizioni, storia e via dicendo.
Questo aspetto va considerato prima di introdurre un nuovo regolamento, ed è una delle preoccupazioni che hanno tenuto a sottolineare
soprattutto gli esperti provenienti dai paesi dell’Europa orientale.
Il CESE accoglie con favore la proposta legislativa della Commissione
di promuovere l’agricoltura biologica e appoggia il suo obiettivo di
riconvertire le aziende miste in aziende interamente biologiche, ma
chiede di adottare a tal fine il necessario pragmatismo e di mantenere
il senso della misura. I piccoli agricoltori, particolarmente incoraggiati a passare all’agricoltura biologica, potrebbero essere del tutto
tagliati fuori per il semplice fatto di non poter sostenere i costi di una
transizione così rapida. La principale preoccupazione è che il settore
potrebbe trovarsi sotto pressione, afflitto da gravi problemi agronomici e privo, alla fine, di soluzioni propriamente «biologiche».
Occorre fissare obiettivi realistici
I partecipanti all’audizione hanno espresso preoccupazione anche di
fronte all’obiettivo di utilizzare unicamente sementi biologiche entro la
scadenza del 2021, che potrebbe ridurre la varietà dei prodotti in quanto
non per tutte le piante, e in particolare le verdure, queste sementi sono
disponibili. Il conseguimento dell’obiettivo fissato per il 2017 di riconvertire le aziende miste in aziende biologiche risulta ostacolato da
Il CESE riunito in plenaria condivide
le preoccupazioni dell’agricoltura europea
La lunga attesa è quasi terminata, dopo un’attenta valutazione,
la giuria ha selezionato i tre vincitori del concorso Premio della società civile 2014
Il 10 settembre 2014, nella sessione
plenaria del CESE, il consigliere Frank van
Oorschot (Paesi Bassi, gruppo Datori di
lavoro) ha richiamato l’attenzione sulla
situazione critica in cui versa attualmente
il settore agricolo europeo, in conseguenza della crisi finanziaria e delle sanzioni imposte dalla Russia. A risentirne
di più sono i lavoratori, gli agricoltori
e il settore logistico, ha sottolineato van
Oorschot, presentando al Presidente del
CESE Henri Malosse un assortimento di
prodotti freschi dell’agricoltura europea.
I vincitori, provenienti da Slovacchia, Repubblica ceca e Grecia,
si recheranno a Bruxelles il 16 ottobre, quando, nel gran finale del
concorso, verrà resa nota la classifica e il Presidente del CESE, Henri
Malosse, consegnerà i premi.
Per il Presidente del CESE, «il futuro
dell’Europa passa anche per il rilancio
della produzione – rilancio in cui avranno
un ruolo cruciale anche gli agricoltori
europei. Sostenere il settore agricolo
europeo significa non limitarsi ad esprimere solidarietà a parole e a formulare
proposte di aiuto, ma capire realmente
2
imprese. Bellanova ha dichiarato che eliminare
l’economia sommersa è una condizione indispensabile per fare uscire l’Europa dalla crisi, dunque
una priorità assoluta della presidenza italiana
dell’UE. Nel corso del dibattito in sessione plenaria,
i membri del CESE hanno sottolineato l’importanza
di contrastare in tutta l’UE il lavoro non dichiarato
e il lavoro autonomo fittizio.
Il 15 settembre scorso il CESE ha organizzato a Bruxelles, presso la
sua sede, un’audizione sul futuro della produzione biologica in Europa,
cui hanno partecipato esperti della Commissione europea, delle associazioni di agricoltori, degli organismi di certificazione, delle ONG e delle
organizzazioni nazionali d’Europa per comprendere più a fondo questo
tema importante sul piano sia economico sia ecologico.
Franck van Oorschot, membro
del CESE, con Henry Malosse,
Presidente del CESE
i problemi che si trova a dover affrontare
e prendere provvedimenti concreti per
aiutarlo a risolverli». (mm)
●
La giuria del Premio della società civile, composta dal Presidente
del CESE, dai due vicepresidenti, dai presidenti dei tre gruppi e dal
Segretario generale, aveva il difficile compito di scegliere i tre vincitori tra i numerosi ottimi progetti presentati. Il Centro per lo sviluppo
sostenibile (Slovacchia), il reverendo archimandrita Athinagoras
Loukataris (Grecia) e IQ Roma servis (Repubblica ceca) condivideranno il premio totale di 30 000 euro. La classifica dei vincitori sarà
resa nota nel corso della sessione plenaria del CESE che si terrà il
16 ottobre a Bruxelles.
Il CESE ha ricevuto 81 candidature provenienti da tutta l’Unione
europea, e quattro esperti esterni ne hanno selezionate otto. Oltre
alle tre vincenti, la selezione includeva la Fundación Secretariado
Gitano (FSG, Spagna), il Comitato bulgaro di Helsinki, il Movimento
antirazzista European Grassroots (Francia), il Centro autonomo (ACT,
Croazia) e il Drop-In Centre Hirundo del Deaconess Institute di Helsinki (Finlandia). (clj)
●
>>> pagina 3
L’impresa sociale: un modello diverso di attività?
«L’impresa sociale è un modello aziendale e uno strumento per creare crescita aumentando il numero di
imprenditori e introducendo un diverso tipo di attività
nell’economia», ha dichiarato Jonathan Bland, amministratore delegato di Social Business International
Ltd, uno dei partecipanti intervenuti.
Ariane Rodert, membro del CESE
Nel quadro del suo progetto per l’imprenditoria
sociale, il 3 settembre 2014 il CESE ha organizzato
un’audizione pubblica sul tema L’agenda politica
dell’UE per le imprese sociali: quale futuro?.
Durante l’audizione soggetti interessati provenienti
dalle istituzioni europee e dalla società civile hanno
preso parte ai dibattiti sull’argomento, al fine di concordare raccomandazioni politiche da presentare alla
Commissione e al Parlamento da poco entrati in carica.
A otto mesi dall’evento di Strasburgo, il CESE sta
facendo il punto della situazione per quanto riguarda
la crescita e lo sviluppo dell’imprenditoria sociale in
Europa, in termini di quadro giuridico, condizioni economiche, programmi di sostegno pubblici e privati
e consapevolezza, al fine di individuare nuove priorità
per la prossima agenda politica dell’UE. L’imprenditoria sociale è un elemento chiave del modello sociale
europeo ed è fondamentale per il successo della strategia Europa 2020. Sostenendo e promuovendo l’impresa sociale, l’Europa stimola la crescita, incrementa
il potenziale competitivo e rafforza la propria capacità
di creare valore sociale.
«Questa audizione è l’ultimo passo prima della nostra
relazione finale», ha dichiarato Ariane Rodert (Svezia, gruppo Attività diverse), che coordina il progetto
dell’impresa sociale. «Per otto mesi il CESE ha raccolto
i contributi degli attori dell’imprenditoria sociale
a livello locale, regionale, nazionale ed europeo.
Questi contributi sono fondamentali per garantire
che la politica europea consenta al potenziale delle
imprese dell’economia sociale di esprimersi pienamente in tutta l’UE».
Il CESE apprezza il fatto che la Commissione abbia
lanciato un quadro politico e un piano d’azione per
promuovere l’impresa sociale in Europa. Il CESE ha
elaborato diversi pareri sulla politica per l’imprenditoria sociale, sottolineando l’importanza del pieno
appoggio alla creazione di imprese sociali a livello
sia dell’UE che degli Stati membri.
L’eurodeputato Heinz Becker ha spiegato l’importanza della comunicazione a livello locale: «Il nostro
obiettivo principale non è il livello nazionale ma il
livello regionale e locale, perché l’economia sociale
vive nelle regioni. Allo stesso tempo però abbiamo
bisogno della collaborazione attiva degli Stati membri
dell’UE».
Il Comitato ha istituito un gruppo di lavoro Progetto
impresa sociale, composto di nove membri interessati all’Agenda per l’imprenditoria sociale. La loro
attività si basa sulla «Dichiarazione di Strasburgo»,
documento conclusivo dell’evento tenutosi a Strasburgo in gennaio, e ha l’obiettivo di individuare
misure specifiche e concrete per la prossima agenda
istituzionale dell’UE per l’imprenditoria sociale in
Europa. (hb)
●
PRESTO AL CESE
Seminario della società civile sui media 2014
Una nuova politica industriale per l’Europa
Per l’ottava volta consecutiva, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) organizzerà un seminario della società civile sui media, che sarà ospitato dalla città di
Milano e si terrà il 27 e 28 novembre presso la Sala congressi della provincia di
Milano. Il seminario è organizzato in collaborazione con l’Unione europea di radiodiffusione, ed è destinato ai membri del CESE, alla stampa e ai responsabili della
comunicazione delle organizzazioni della società civile degli Stati membri e delle
istituzioni dell’UE.
Convegno organizzato congiuntamente dal Centro di politica europea e dal
Comitato economico e sociale europeo
© nanD_Phanuwat
Il seminario di quest’anno avrà per tema I media europei e la cittadinanza informata – UE e ME(dia): quanto sono informati gli europei?, ossia, in termini più
concreti, sarà dedicato a promuovere il dibattito sulla copertura mediatica dell’Unione
europea e a trarre insegnamenti per il futuro.
Il seminario servirà ad esplorare le possibilità di migliorare la cooperazione dell’UE con
i media, contribuendo a dare alle notizie una più ampia prospettiva europea, tenendo
conto degli aspetti connessi alla propaganda e coinvolgendo maggiormente i cittadini nel dibattito
europeo. Il seminario valuterà inoltre se i media
sociali siano un mezzo appropriato per avvicinare
l’UE ai cittadini, e l’ultima sessione esaminerà le
elezioni europee del 2014 per individuare possibili
miglioramenti in prospettiva futura. (sma) ●
Una nuova Commissione europea sta per assumere le sue funzioni con un programma
politico ambizioso per i prossimi cinque anni. È giunto il momento che l’UE realizzi
concretamente quella rinascita industriale di cui parla, attraverso una strategia coerente e coraggiosa in grado di ristabilire la competitività dell’Europa e di rilanciare
la sua economia.
Al convegno, che si terrà il 12 novembre 2014 presso la sede del CESE, prenderanno
parte rappresentanti ad alto livello dell’UE, ministri di diversi Stati membri ed esponenti dell’industria e della politica. È prevista una serie di tavole rotonde incentrate
sulle principali sfide e opportunità per le industrie europee e sulle opzioni strategiche
che l’UE dovrebbe prendere in considerazione. Interverranno oratori di diversi organi
fra cui il CESE, l’OCSE, l’Iniziativa Vanguard e il Centre National de la Recherche
Scientifique di Francia.
Per ulteriori informazioni consultare:
http://www.eesc.europa.eu/?i=portal.en.events-and-activities-new-indpolicy (at)
●
LA SESSIONE PLENARIA IN SINTESI
Libro verde sulle applicazioni
sanitarie mobili
Il CESE valuta favorevolmente il Libro verde considerando
il contributo che la sanità mobile può apportare ai sistemi
sanitari europei, i quali devono affrontare un numero
maggiore di sfide a causa dell’evoluzione demografica
e della necessità di gestire il trattamento di malattie croniche. In questo parere (TEN/551) il Comitato sostiene
che la priorità vada attribuita al miglioramento dell’assistenza sanitaria e non alla riduzione dei costi. Il successo della sanità mobile richiederà la partecipazione
degli operatori professionali sanitari, il dialogo con le
organizzazioni dei pazienti, la promozione della fiducia
reciproca fra pazienti e operatori professionali, nonché
la creazione di incentivi e l’elaborazione di programmi
di formazione a favore di questi ultimi. Occorre infine
avviare un dialogo con l’industria del settore.
●
Voti: 180 favorevoli, 1 contrario e 1 astensione.
Strategia di sicurezza marittima dell’UE
In questo parere (REX/402) il CESE esprime apprezzamento per la volontà politica di cui l’UE ha dato dimostrazione nel porre la sicurezza marittima in cima alla
propria agenda politica. Il Comitato condivide appieno
l’approccio globale, intersettoriale e integrato alla sicurezza marittima che si fonda sulle risorse esistenti, combinando il duplice uso (militare/civile) delle infrastrutture.
L’approccio proposto, oltre a essere efficiente in termini di costi, consentirà di creare nuovi posti di lavoro,
in linea con la strategia Europa 2020 per la crescita,
e nuove sinergie tra le istituzioni dell’UE e altri soggetti
interessati (guardie costiere e marine militari), rendendo
al contempo la professione marittima più attraente per
i lavoratori del settore.
●
Voti: 142 favorevoli, 1 contrario e 3 astensioni.
Strategia dell’UE per la regione
adriatica e ionica
La strategia dell’Unione europea per la regione adriatica
e ionica (EUSAIR) contribuirà a promuovere e a sostenere
la competitività economica e la coesione sociale della
regione.
Il CESE ritiene che un forte supporto politico all’EUSAIR sia
fondamentale per favorire un’efficace integrazione tra la
strategia Europa 2020, la politica europea volta all’allargamento e le strategie di sviluppo regionale. Secondo il
Comitato, l’integrazione e il rafforzamento della dimensione sociale nell’EUSAIR deve realizzarsi attraverso la
promozione degli investimenti sociali e la opportuna
modernizzazione dei sistemi di protezione sociale. ●
Voti: 163 favorevoli, 5 contrari e 4 astensioni.
Continua da pag. 2
Il futuro della produzione biologica in Europa
problemi come la mancanza di bestiame biologico (e di
una banca di dati ad esso collegata) e di mangimi proteici
biologici, nonché i costi e gli oneri amministrativi.
I prodotti importati devono sottostare alle
medesime norme applicate ai prodotti nazionali
Società a responsabilità limitata
con un unico socio
GOING LOCAL
La vicepresidente del CESE discute l’importanza dell’Artico e della
popolazione Sami nel corso della sua visita in Svezia e Finlandia
e l’esigenza di rispettare lo stile di vita tradizionale della
popolazione Sami. Per contribuire alla sensibilizzazione
dell’opinione pubblica, il CESE organizzerà a Bruxelles,
nel febbraio 2015, un’esposizione dedicata alle tradizioni culturali dei Sami.
Norme di qualità elevate giustificano
i prezzi più alti
Dal 21 al 25 settembre scorsi la vicepresidente del
CESE Jane Morrice ha visitato la Svezia e la Finlandia nel
quadro della nuova iniziativa Going local del CESE. La
prima tappa della visita è stata la città svedese di Umeå,
capitale europea della cultura 2014. Accompagnata dai
membri svedesi del CESE Paul Lidehäll, Inger Persson
e Staffan Nilsson, la vicepresidente ha incontrato il
sindaco di Umeå, Marie-Louise Rönnmark. In seguito
la delegazione ha visitato la locale università, partecipando a una discussione con gli studenti sull’importanza di rafforzare gli sforzi dell’UE nell’Artico e sul ruolo
della società civile in tale processo. Tutti i partecipanti
hanno riconosciuto l’importanza dell’Artico in quanto
patria dei Sami, la sola popolazione indigena presente
nel territorio dell’UE.
L’introduzione di norme di qualità più elevate per la produzione biologica e di regole più severe per la produzione
agricola basata sul lavoro manuale contribuirà ad accrescere la fiducia dei consumatori, ma anche a giustificare
la differenza di prezzo tra i prodotti biologici e quelli
tradizionali. Per sostenere la domanda, la Commissione
dovrà adottare una strategia di commercializzazione
intelligente che metta in evidenza le elevate norme di
qualità dell’agricoltura biologica europea. (sma) ●
La seconda tappa della visita è stata la Finlandia,
dove Morrice è stata accompagnata dai membri del
CESE Filip Hamro-Drotz, Pirkko Raunemaa e Thomas
Palmgren. Tra gli enti visitati, il Centro artico e l’Università della Lapponia a Rovaniemi, nonché il Museo Sami,
il Centro naturale Siida, l’Istituto di istruzione Sami e il
Parlamento Sami a Inari. Negli incontri la delegazione
ha sottolineato l’importanza di informare meglio l’opinione pubblica sulle questioni riguardanti l’Artico,
Nella capitale finlandese, Morrice, accompagnata dai
membri finlandesi del CESE Timo Vuori e Ulla Sirkeinen,
ha incontrato vari membri della Camera di commercio
finlandese e della confederazione dell’industria della
Finlandia. Jane Morrice ha ricordato l’impegno del
CESE per la promozione della partecipazione femminile
all’attività d’impresa e per la riduzione dell’eccesso di
regolamentazione a livello europeo. (sg)
●
In linea con la posizione espressa dal CESE, alcuni
esperti e rappresentanti di associazioni agricole hanno
chiesto controlli più rigorosi sui prodotti provenienti da
paesi extra-UE, in modo da garantirne la conformità
con i requisiti dell’UE. I controlli sui prodotti importati
possono essere rafforzati abbandonando il criterio
dell’equivalenza a favore di quello della conformità
per quanto riguarda il riconoscimento degli organismi
di controllo nei paesi extra-UE.
«L’obiettivo della visita era ascoltare gli interessati,
prendere nota delle questioni che riguardano l’Artico
e la popolazione Sami, e fare sapere a queste comunità quello che l’UE può fare per loro», ha detto Jane
Morrice. «Per troppe persone Bruxelles è qualcosa di
estraneo, anonimo e distante, e noi vogliamo cambiare
questa percezione. L’UE è vicina ai suoi cittadini, e noi
del CESE vogliamo contribuire a renderla utile ai cittadini, nell’interesse di tutti».
Il CESE, pur dando atto alla Commissione degli sforzi da
essa profusi per modellare un diritto societario più favorevole alle PMI, ravvisa la necessità di apportare una serie
di modifiche al documento prima di poter approvare la
proposta.
Il CESE raccomanda ad esempio:
● di imporre per le SUP un capitale sociale minimo
sostanzioso e adeguato alle finalità societarie sotto
forma di «soglia di credibilità», per tener conto
anche degli interessi di creditori, consumatori
e lavoratori, nonché della società nel suo insieme,
ed evitare pregiudizi alle attività commerciali;
● di far sì che una SUP (Societas Unius Personæ –
società con un unico socio) non possa essere registrata in un luogo in cui essa non esercita di fatto
alcuna attività economica (non si presti, cioè, ad
essere una «società di comodo»);
● di lasciare agli Stati membri la libertà di decidere se
prevedere la possibilità di registrarsi online, nel qual
caso, però, la registrazione online dovrebbe essere
vincolata a un controllo preliminare dell’identità del
fondatore.
Il parere è stato adottato a seguito di discussioni intense
e, in alcuni casi, controverse.
●
Voti: 127 favorevoli, 50 contrari e 15 astensioni.
3
Energie rinnovabili – creare posti
di lavoro e nuove fonti di reddito
Lutz Ribbe (Germania, gruppo Attività
diverse) ha raccontato la storia di un piccolo
paese tedesco nel quale è stata costituita una
cooperativa per finanziare la nuova copertura dello stadio locale. La cooperativa ha
deciso di realizzare l’opera con pannelli solari
e di pagarne il costo grazie all’energia da essi
prodotta.’’Le energie rinnovabili richiedono
sì creatività, ma anche la loro accettazione da
parte dell’opinione pubblica. È quindi necessario dare il giusto risalto a buone pratiche
come quella appena citata, così da incoraggiare altre comunità, famiglie e agricoltori
a realizzare dei progetti analoghi. Prima,
a condizioni favorevoli, oppure mettendo
a loro disposizione le infrastrutture necessarie e agevolando l’accesso alle reti.
● Condizioni diverse richiedono soluzioni
diverse
© Kajano
Il CESE sta elaborando uno studio sul
tema «Cambiare il futuro dell’energia: la
società civile come protagonista nella produzione di energia», che è già stato oggetto
di un articolo nella newsletter del Comitato.
Il 17 settembre scorso il CESE ha organizzato
un convegno a Bruxelles in cui i risultati dello
studio sono stati esaminati dalle organizzazioni della società civile dell’UE e dai rappresentanti dei sei Stati membri (Bulgaria,
Francia, Germania, Lituania, Polonia e Regno
Unito) in cui lo studio stesso è stato condotto.
La relazione finale, che riprenderà i risultati
del dibattito, sarà presentata all’Assemblea
plenaria entro la fine dell’anno.
però, è indispensabile creare alcuni presupposti essenziali:
● gli Stati membri devono creare le giuste
condizioni per le energie rinnovabili
Con la diversificazione e la diffusione delle
fonti energetiche rinnovabili, la produzione
non avviene più nelle grandi centrali elettriche bensì in piccole unità decentrate. Le
unità più piccole, tuttavia, hanno maggiori
difficoltà a effettuare investimenti, per cui gli
Stati membri devono fornire il quadro politico necessario ad incoraggiare tali impianti,
permettendo ad esempio ai piccoli imprenditori di accedere a modelli di finanziamento
Se i partecipanti al seminario hanno senz’altro convenuto sul fatto che la Germania o i
paesi scandinavi rappresentano dei modelli
da cui trarre utili insegnamenti nel campo
delle energie rinnovabili, Stephane Buffetaut
(Francia, gruppo Datori di lavoro), presidente
della sezione TEN, ha però sottolineato che
non è possibile riprodurre integralmente la
loro esperienza, dato che «condizioni geografiche diverse richiedono anche approcci
differenti, fermo restando che è importante
offrire un quadro legislativo stabile su cui gli
investitori possano fare affidamento».
● Le sfide politiche e climatiche richiedono
un cambiamento di mentalità
I conflitti in corso in Medio Oriente e in
Ucraina, come anche i cambiamenti climatici che, in Europa e nel resto del mondo,
provocano alluvioni e siccità, finiranno per
costringerci a lavorare insieme a livello globale per promuovere lo sviluppo delle fonti
di energia rinnovabili, anche e soprattutto
per salvare il pianeta che lasciamo in eredità
ai nostri figli e ai nostri nipoti. (sma) ●
R EU Ready?
QE-AA-14-008-IT-N
La società civile deve guidare gli sforzi volti
a produrre un’energia più verde in Europa
IN BREVE
La politica commerciale dell’UE –
La prospettiva di Cipro e le sfide future
Il 4 settembre 2014, il membro del
gruppo Datori di lavoro Manthos Mavrommatis (Cipro, gruppo Datori di lavoro) ha
partecipato a un dibattito sulla politica commerciale dell’UE con il commissario europeo
per il Commercio Karel De Gucht e il ministro
cipriota responsabile di Energia, commercio,
industria e turismo Yiorgos Lakkotrypis. La
riunione era dedicata alla politica commerciale dell’UE in generale, alla prospettiva di
Cipro e alle sfide future.
L’Unione europea è riuscita ad aumentare il
commercio fra i suoi Stati membri e svolge
un ruolo attivo nel promuovere l’espansione
del commercio mondiale in seno all’OMC.
L’approccio più recente in materia di libero
scambio non si concentra più soltanto sulla
riduzione dei dazi doganali: gli accordi in
materia di commercio vanno ormai molto
oltre, e riguardano la concorrenza, le politiche di investimento, la protezione dei consumatori e molti altri temi.
Come osserva Manthos Mavrommatis, «Cipro
ha tutto da guadagnare dagli sforzi compiuti
dall’UE per aprire, negoziare e concludere
accordi di libero scambio di vasta portata,
e questi ultimi si possono considerare la sfida
più importante per la politica commerciale
dell’UE nel prossimo futuro. Il nostro è un
piccolo paese che dipende dagli scambi, la
maggior parte dei quali si svolge con gli altri
paesi dell’UE o è generata da partner commerciali europei che sfruttano l’esperienza
Manthos Mavrommatis,
membro del CESE
di Cipro in quanto punto di transito per le
esportazioni. L’economia dell’isola è dominata da PMI caratterizzate da una taglia e da
un’esperienza internazionale che supera di
gran lunga quella dei soggetti omologhi
insediati in altre economie europee di piccole
dimensioni. La posizione geografica di Cipro,
il suo clima e il suo ambiente imprenditoriale
si prestano alla circolazione non soltanto
delle merci, ma anche delle persone, delle
transazioni finanziarie e degli investimenti,
tutti elementi che possono trarre vantaggio
da un contesto privo di ostacoli ed esente dai
dazi». (lj)
●
Il CESE vi propone un divertente gioco interattivo
Come funziona il Comitato economico
e sociale europeo (CESE)?
Sapete come vengono elaborate le politiche
che interessano la vostra vita?
E se qualcuna delle complesse procedure
dell’UE diventasse un gioco, divertente ma
al tempo stesso impegnativo?
È proprio ciò che ha fatto il CESE, creando un
nuovissimo gioco che consente di calarsi nel
ruolo di un membro del Comitato impegnato
a Bruxelles. I giocatori possono promuovere
le proprie politiche, influenzare altri colleghi,
rispondere alle domande e approfondire la
loro conoscenza dell’UE in generale e del
ruolo del CESE in particolare.
La decisione del Comitato di realizzare per
la prima volta un gioco didattico risponde
a due obiettivi: farsi conoscere dai giovani
e aiutarli a comprendere il ruolo della società
civile nel processo decisionale dell’UE.
Il gioco, basato sul
principio di «imparare
giocando», consente ai
giovani di comprendere
l’iter dei pareri del CESE
(dalla fase di elaborazione fino all’adozione
e alla trasmissione alle
altre istituzioni) e, al
tempo stesso, di conoscere meglio la struttura
e il funzionamento del
Comitato.
I giocatori devono riuscire a ottenere il sostegno di almeno il 75 % dei membri del Comitato in modo che il tema che hanno scelto
possa essere inserito tra le politiche del CESE
e poi essere utilizzato per influenzare le altre
istituzioni. Per prima cosa si sceglie a quale
dei tre gruppi del Comitato si desidera aderire, quindi il tema che si intende promuovere, dopodiché è possibile influenzare altri
membri del Comitato rispondendo correttamente a domande riguardanti l’UE e il CESE.
Il CESE a fianco dell’OIL per la promozione
dell’economia sociale
Tra un livello e l’altro si apre una schermata
informativa che fornisce informazioni interessanti riguardo al tema prescelto.
Un gioco divertente che è possibile scaricare
sul proprio smartphone (iOS o Android), laptop o tablet.
Buon divertimento! (fgr)
●
Miguel Angel Cabra de Luna,
membro del CESE
L’Organizzazione internazionale del
lavoro (OIL) ha organizzato la 4a edizione
dell’Accademia di economia sociale e solidale, che si è svolta a Campinas (Brasile) dal
28 luglio al 1° agosto ed ha visto la partecipazione di operatori e responsabili politici
provenienti da tutto il mondo. Il CESE è stato
uno dei partner dell’iniziativa ed è stato rappresentato da Miguel Ángel Cabra de Luna
(Spagna, gruppo Attività diverse), portavoce
della categoria Economia sociale. Il convegno
era incentrato sulle possibilità delle imprese
dell’economia sociale di contribuire a uno
sviluppo inclusivo e sostenibile nel contesto dell’agenda post-2015 sugli obiettivi di
sviluppo sostenibile. Cabra de Luna ha partecipato alle tavole rotonde delle giornate
di apertura e di chiusura, durante le quali
ha presentato nei dettagli il lavoro del CESE
sull’economia sociale e sullo sviluppo sostenibile, e in particolare i recenti pareri sull’economia sociale in America Latina (REX/325)
e sulla partecipazione del settore privato al
quadro di sviluppo per il periodo post-2015
(REX/386). (ism)
●
Il CESE info è inoltre disponibile in 23 lingue, in formato PDF, sul sito Internet del CESE:
ESE: http
http://www.eesc.europa.eu/?i=portal.en.eesc-info
Béatrice Ouin – rappresentante dei membri
CESE nel comitato editoriale (Francia, gruppo
Lavoratori)
Peter Lindvald-Nielsen (caporedattore)
Henry Borzi
Henry Borzi (hb)
Inmaculada Sandoval Mora (ism)
Leszek Jarosz (lj)
Milen Minchev (mm)
Siana Glouharova (sg)
Silvia M. Aumair (sma)
Redattrice:
Indirizzo:
Agata Berdys (ab)
Comitato economico e sociale europeo
Jacques Delors Building, 99 Rue Belliard,
B-1040 Bruxelles, Belgio
Tel.: +32 25469476
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Sito web: http://www.eesc.europa.eu/
Comitato editoriale:
Hanno collaborato a questo numero:
Alice Tétu (at)
Caroline Alibert Deprez (cad)
Chloé Lahousse-Juarez (clh)
Fabiola Giraldo Restrepo (fgr)
CESE info viene pubblicato nove volte l’anno in occasione delle sessioni plenarie del CESE.
Le versioni a stampa di CESE info in tedesco, inglese e francese possono essere ottenute
gratuitamente presso il servizio Stampa del Comitato economico e sociale europeo.
CESE info è inoltre disponibile in 23 lingue, in formato PDF, sul sito Internet del CESE:
URL: http://www.eesc.europa.eu/?i=portal.en.eesc-info.
CESE info non può essere considerato un resoconto ufficiale dei lavori del CESE. A tal fine si rimanda
alla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea o ad altre pubblicazioni del CESE.
La riproduzione – con citazione della fonte – è autorizzata (a condizione di inviare una copia
alla redazione).
Tiratura: 12 310 copie
Prossimo numero: dicembre 2014
Ottobre 2014/8
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