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3 - Puglia

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con i
Gruppi di VOLONTARIATO VINCENZIANO A.I.C. ITALIA
ANNO
ANNO
XXIXV
- n.
- n.
3 1Dicembre
- Marzo 2007
2013
di Puglia - Onlus
Periodico di formazione e informazione - Autorizzazione Tribunale di Bari n. 1525 del 27/07/2001
Poste Italiane - Spedizione in A.P. - Art. 2 Comma 20/C legge 662/96 Aut. DCO/DCBA/101/2002
G.V.V. A.I.C. ITALIA / Giornata Regionale - Selva di Fasano, 12 ottobre 2013
Evangelizzare la carità,
servire i poveri
a cura di Luisa Spinelli
EDITORIALE
fine novembre abbiamo
avuto a Roma le elezioni
A
per il rinnovo del consiglio
nazionale, dopo otto anni e
mezzo abbiamo una nuova
presidente nazionale, Paola
Agnani, la regionale delle
Marche. È abbastanza giovane e speriamo che abbia anche voglia di cose nuove. La
vice presidente del nord è Gabriella Raschi della Liguria,
la vice del centro è Antonella
Fenu del Lazio e per il sud è
stata riconfermata Rosalba
Gargiulo. La nostra nuova
presidente nazionale nella sua
lettera per l’avvento ci dice “
Se vogliamo aprirci al futuro,
dobbiamo accettare tutte le
sfide che ci vengono dal nostro tempo e guardare alle
nostre radici, trovare in esse
la forza per un rinnovamento
costante che genera coesione
e fratellanza. Ripartire dalle
radici vuol dire ripartire dalla
nostra fede, unica spinta per
una vera azione di carità. “
Come vincenziani dobbiamo
essere alla ricerca della volontà di Dio nella nostra vita ed
interpretare i segni del mondo
per trovarla con l’aiuto dello
Spirito, essere strumenti del
Suo progetto di salvezza, con
l’amore verso il prossimo,
perché il piano di Dio per gli
esseri umani è un piano
d’amore, per cui non si può
pensare partendo da questo
progetto di avere nel mondo
dei rivali. Con il desiderio di
poter lavorare tutti insieme
per raggiungere questo scopo
auguro a tutti voi e alle vostre
famiglie, pace, serenità e buona salute.
Anna Maria Fedele
l 12 ottobre 2013 si è svolta a
ISilvana”
Fasano presso l’Hotel “Sierra
la Giornata Regionale
dei G.V.V. Puglia. Come succede
ogni volta le vincenziane,
partendo con i pullman da varie
località, arrivano con gioia ed
entusiasmo per partecipare a una
giornata di formazione ed anche
per incontrare le amiche.
I lavori sono iniziati con la
preghiera di suor Rita (suora
regionale). Subito dopo vi é stato
il saluto della presidente regionale
Annamaria Fedele che ci ha
comunicato che parteciperemo a
una grande festa: quella per i 50
anni di matrimonio di Lucia
Tedesco. Successivamente Padre
Biagio Falco ha detto che questa
giornata di formazione sarebbe
stata diversa dalle altre. Infatti ci
ha divise in gruppi per lavorare in
un modo differente e rendere
fruttuosi i momenti trascorsi
insieme. Il suo intervento è
consistito nel formulare tre schede
sulle cui risposte si deciderà e si
costruirà il futuro della nostra
associazione. Quindi ci ha
provocato un pò: sì alla vita, no
alla morte. Ci ha esortato a non
piangerci addosso, a non
lamentarci spesso dicendo che
siamo poche, non ci sono nuove
iscrizioni. Nessuno dovrebbe dire:
io non posso, largo ai giovani.
Ricordiamoci che il Signore ci ha
scelti, chiamandoci a una
vocazione, ci ha consacrati
all’amore, alla carità. Dobbiamo
perciò essere grati al Signore che
ci ha dato in dono i poveri.
Dobbiamo ringraziare il Signore
per la fiducia che ci ha dato: servire
i poveri è opera di Dio.
“EVANGE-LIZZARE LA
CARITÀ - SERVIRE I POVERI”.
CONTINUA DA PAG. 2
Aspettando il Natale
di Padre Giancarlo Passerini c.m.
n questi giorni leggevo alcuni
Irillac
pensieri di santa Luisa de Mae uno di questi era una sua
riflessione davanti al presepe. «La
culla è il trono del regno della
santa povertà. Ho desiderato tanto di esserci ammessa, perché
questa povertà è la virtù più amata dal Re dei poveri, e lo fa vedere
questo fatto, che, pur essendo in
tutta la terra, Egli è riconosciuto
solo da quelli che sono poveri in
verità e semplicità. Per questo
motivo manifesta la sua nascita
con voci celesti, per assicurare
che Dio stesso onora quello stato.
Per partecipare a questa grazia,
bisogna, come i pastori, corrispondere alle sante ispirazioni,
senza indugio» (S. Luisa De Marillac – Scritti Spirituali, Ed CLV,
pag. 835).
Tra poco inizierà il tempo di
Avvento in preparazione al Natale. Come Cristiani siamo chiamati
a vivere nella vigilanza e
nell’attesa. Oggi, questi due atteggiamenti sono quanto mai importanti: purtroppo viviamo un
tempo in cui si dà tanta importanza all’immagine, alla bramosia di
denaro, alla sete di potere, alla
bellezza a tutti i costi, alla ricerca
spasmodica di soddisfazioni, al
rincorrere illusioni. Desideri a cui
il Natale ha poco da dire.
È vero che il Natale è indicato
da grandi luminarie, accompagnato da doni abbondanti, ma rimane
vero che il Natale è «un bambino
avvolto in fasce, deposto in una
mangiatoia» (Lc 2, 12) e che, se
la memoria di questo bambino
viene meno, il Natale diventa insipido, ha poco da dire. Ci viene
dato in dono un bambino che non
promette successo a nessuno dal
momento che anche lui non ha
avuto un grande successo.
CONTINUA DA PAG. 2
2
PRIMO
PIANO
FILODIRETTO
Anno XXI n. 3
dicembre 2013
Evangelizzare
la carità,
servire i poveri
CONTINUA DA PAG. 1
Padre Biagio ci ha esortate a
non proporci traguardi da raggiungere, a non affannarci inutilmente; é necessario stare insieme
e partecipare alle adunanze, è
come se Dio muovesse carboni
accesi, e quando questi si spostano si ravviva la fiamma. Così le
vincenziane sono infiammate
dell’amore di Dio e dei poveri:
il fuoco diventa più bello.
Quindi ci ha parlato delle tre
schede di lavoro sul cosa significhi essere volontario:
1) a livello personale;
2) a livello comunitario;
3)a livello operativo.
Per quanto riguarda la prima
scheda bisogna riflettere che non
siamo sociologi o filantropi ma
nel servire i poveri è necessario
ispirarsi al Vangelo e al carisma
vincenziano. Il gruppo cresce se
mettiamo in comune il materiale
in comune.
Per quanto riguarda la seconda traccia riflettiamo su ciò che
filodiretto
con i G.V.V. A.I.C. Italia
sez. Puglia ONLUS
Periodico trimestrale
di formazione e informazione
Anno XXI - n. 3 Dicembre 2013
Responsabile Legale:
Anna Maria Fedele
Presidente Regionale G.V.V. Puglia
Direttore:
Nicola Simonetti
filodiretto iscritto al n. 1525 presso
il Tribunale di Bari in data 27/07/2001
Segretaria di Redazione:
Lucia Tedesco
Redazione:
Via G. Marconi, 41 - 76015 Trinitapoli (BT)
Tel./fax 0883.630735
[email protected]
Hanno collaborato a questo numero:
Anna Maria Fedele, Luisa Spinelli,
P. Giancarlo Passerini, Marisa Caputo,
Paola Ciriello, P. Javier Á Ivarez,
M. Michela Nicolais, Egidio Chiarella,
Mariella Muraglia, Marisa Carabellese,
Pasquale Fallacara, Annalisa Graziano,
Sandra Tanzarella, Anna Longo Massarelli,
Maria Rosaria Rammazzo, Nicla La Ghezza,
Carmela Mastrogiacomo, Mariatina Alò,
Carmela Cagnetta, Maria Losavio,
Anna Loliva, Teresa Cambione,
Paola Agnani Morici
Impaginazione grafica:
Mario di Bitonto
Stampa:
Grafiche Del Negro
Via Cairoli, 35 - Trinitapoli (BT)
Tel. 0883.631097 - [email protected]
È gradita la collaborazione di quanti sono
interessati alle tematiche del periodico.
La direzione si riserva il diritto insindacabile
di scelta e correzione.
Delle opinioni espresse in ciascun articolo
risponde l’autore stesso.
ha detto Papa Francesco: chiesa
povera, sobria, tenera, misericordiosa. I nostri gruppi e le nostre
riunioni diventano luoghi di relazioni positive, luoghi di ricerca
della volontà di Dio, luoghi di
maturazione umana, luoghi di
reciproca stima e di corresponsabilità rispettando il peso di un
ruolo o di un compito.
Per quanto riguarda la terza
traccia è necessario sapere dove
andiamo, trovare come andarci,
fare la “verifica”.
Ci siamo divisi in gruppi e
con le varie riflessioni sono stati
compilati dei cartelloni che sono
stati consegnati a padre Biagio e
alla presidente regionale Annamaria Fedele.
Successivamente saranno
compilate delle sintesi che la presidente regionale distribuirà alle
presidenti provinciali e così poi
arriveranno a tutte le volontarie
di base.
Ci siamo poi recate in chiesa
al “Trullo del Signore”. Qui vi é
stata una bellissima festa per i
cinquantanni di matrimonio di
Aspettando
il Natale
CONTINUA DA PAG. 1
Per chi dunque è il Natale?
Lo leggiamo al capitolo 2 di Luca:
per i poveri, per quelli che sono
e sanno della povertà della condizione umana.
Un uomo nasce piccolo e indigente; e quando invecchia ritorna debole e indigente.
In mezzo ci sono gli anni della
maturità nei quali uno può illudersi di essere forte e potente. In
realtà siamo e rimaniamo deboli,
che lo si voglia o no. E varrebbe
la pena confessarlo a noi stessi,
anzitutto; poi, forse, anche agli
altri.
La persona efficiente si sperimenta incapace di guidare il figlio
adolescente; di coltivare i suoi
rapporti affettivi, si scopre schiavo
Lucia Tedesco: la chiesa era addobbata con bellissime rose e sono stati distribuiti dei libricini
della Messa con i nomi di Nunzio
e Lucia. Dopo le letture fatte dalla
presidente regionale Annamaria
Fedele c’è stato il rinnovo delle
promesse nuziali e la benedizione
degli anelli. In questo momento
Lucia era particolarmente emo-
zionata. All’offertorio, i nipotini
di Lucia hanno portato i doni
all’altare. Dopo vi è stato il pranzo
e sui tavoli c’erano i confetti degli
sposi con un simpatico cuoricino.
Molte le manifestazioni di
affetto per Lucia che ha voluto
condivere questo momento di
gioia con la famiglia vicenziana.
di invidie e pulsioni e meschinità
che non riesce a dominare...
L’uomo fisicamente perfetto e
moralmente integro è un’idea
bellissima che, però, non si vede
incarnata da nessuno. La fragilità
della condizione umana ci sta
sopra la testa come una “spada di
Damocle”. Perché non lo confessiamo?
Perché dobbiamo dire a noi
stessi di essere forti; e dobbiamo
farlo credere agli altri. Eppure il
figlio di Dio, facendosi uomo, si
è fatto debole; non ha occupato
una reggia, non si è cinto le tempie
con una corona d’alloro, non ha
impaurito nessuno mostrando la
sua forza invincibile. Si è fatto
debole perché non avessimo paura
di riconoscerci deboli.
L’affermazione della nostra
forza tende inevitabilmente a dividerci, a metterci gli uni contro
gli altri. Dove, invece, la debolezza dell’uomo è riconosciuta e confessata, lì può nascere molto più
facilmente la solidarietà; ci si sente
più vicini, si condivide meglio, ci
si aiuta generosamente. In fondo,
se il Figlio di Dio si è fatto piccolo,
vuole dire che c’è “Redenzione”
anche per le nostre piccolezze, c’è
perdono per i nostri egoismi, c’è
speranza nelle nostre delusioni.
Per molti il Natale è un giorno di
sofferenza acuta. Sanno che il
Natale è festa, che la festa è gioia.
E siccome, a motivo delle loro
disgrazie, non riescono a gioire,
si sentono quasi in colpa; proprio
la festa degli altri rende ancora
più acuta la percezione del male
che ti opprime. E se, invece, riuscissero a capire che il Natale non
è il dovere di sorridere; è invece
Dio che si è fatto vicino alle nostre
ferite perché non ne avessimo
troppa paura; alla nostra debolezza, perché non ci sentissimo soli.
Ci lamentiamo del mondo
perché siamo lasciati soli e, nello
stesso tempo, facciamo di tutto
per allontanare gli altri. Perché il
successo, per logica sua, rende
solo; e così il potere e così la
ricchezza. È la debolezza che accoglie volentieri gli altri e diventa
per loro invito ad avvicinarsi. Solo
attraverso la debolezza l’uomo
può sentire la preziosità della tenerezza di Dio verso di lui. Come
sono quindi vere le parole di Santa
Luisa “…Egli è riconosciuto solo
da quelli che sono poveri in verità
e semplicità”.
Quindi: buon Natale a chi è
povero e sa di esserlo! Buon Natale anche a chi è ricco e s’illude
di esserlo.
PRIMO
PIANO
FILODIRETTO
Anno XXI n. 3
dicembre 2013
3
Una giornata speciale
di Marisa Caputo
ome sempre ho il compito di
organizzare e programmare
C
gli incontri regionali del GVV
Puglia, compito che assolvo ogni
volta con gioia ed entusiasmo,
grazie all’esperienza acquisita
prima con la nostra tanto amata
Silvia Viterbo e poi con Lucia
Tedesco che mi ha trasmesso
l’entusiasmo dell’appartenenza
vincenziana e la gioia di servire
l’associazione curando i particolari, ma organizzare l’incontro
regionale del 12 ottobre 2013 alla
Selva di Fasano è stato per me
motivo in più di piacevole complicità.
Quando Lucia, in occasione
del convegno regionale la cui data
coincideva con la data del suo
matrimonio, ha espresso il desiderio di festeggiare con tutte le
volontarie di Puglia il suo cinquantesimo anniversario di matrimonio, mi sono attivata con
entusiasmo a trovare la sede idonea che potesse abbracciare i due
eventi: il convegno e l’anniversario
di matrimonio.
Ho scelto come cornice dei
due eventi la bella Selva di Fasano
e come chiesa per la Celebrazione
Eucaristica la parrocchia della
Selva : il Trullo del Signore.
Lucia si è raccomandata che
tutto fosse fatto a sue spese e
preparato nel segreto, per fare una
piacevole sorpresa alle volontarie,
al marito e ai figli.
Grazie alla disponibilità della
volontaria di Fasano, Anita, che
ha messo in contatto Lucia con il
Parroco, con il fiorario e con il
fotografo, Lucia, anche se da
lontano, ha organizzato tutto in
maniera splendida.
La sorpresa è riuscita !
Quando le volontarie, dopo la
prima parte del convegno, si sono
recate in chiesa per la celebrazione
eucaristica, sono rimaste piacevolmente sorprese nel vedere la
chiesa addobbata a festa con
splendide composizioni di rose
dalle tonalità che andavano dal
rosa pallido al fuxia e i libretti per
seguire la celebrazione del 50^ di
Nunzio e Lucia disposti per
ognuno sui banchi che riprendevano gli stessi colori dell’addobbo.
Emozionante il momento del
rinnovo della promessa matrimoniale e dello scambio degli
anelli!
Nunzio e Lucia si sono commossi e hanno ripetuto la promessa
di amore con la voce rotta dal
pianto.
Indimenticabile l’offertorio
preparato con amore e presentato
all’altare dai figli presenti alla
cerimonia e dai piccoli nipoti.
Lucia ha coinvolto nella celebrazione anche le vincenziane
riservando alle responsabili dei
GVV di Puglia la lettura della
Parola e delle preghiere dei fedeli.
Tutte le volontarie, circa trecentocinquanta, hanno fatto da
cornice agli sposi e hanno condiviso con loro l’emozione del momento gioiosamente sorprese di
partecipare a questo evento, oggi
così raro.
Grande sorpresa poi al momento del pranzo, quando ogni
volontaria ha trovato al suo posto
un piccolo dono preparato dagli
sposi il cui ricavato andava a finanziare progetti in Eritrea: un
sacchetto di confetti dorati racchiuso in un magnete formato da due
cuori intrecciati con la scritta: “Il
magnetismo dell’Amore attrae i
cuori e li unisce per sempre”.
Dono dei GVV di Puglia agli
“sposi”, la splendida torta che
chiude il pranzo di ogni nostro
incontro regionale, questa volta
dedicata al cinquantesimo anniversario di matrimonio di Nunzio e
Lucia che ho avuto cura di far
preparare in maniera splendida
con la scritta “Insieme per
sempre”.
Un pensiero che è stato graditissimo sia da parte delle volontarie
che da parte degli “sposi”.
Il momento del taglio della
torta è stato fatto in un clima di
festosa allegria, con foto, filmino,
ecc., e non è mancato nemmeno
il lancio del piccolo bouquet, preso
al volo da una volontaria che fra
alcuni anni festeggerà anch’essa
il 50º anniversario di matrimonio.
È bello condividere questi momenti importanti della vita di noi
volontarie, ci fa sentire veramente
parte di una grande famiglia, ci
unisce e rafforza la nostra appartenenza.
Grazie Lucia per averci regalato questo momento indimenticabile!
Preghiera
Signore Gesù,
dinanzi ai percorsi difficili della vita, a quei percorsi che talora ci appaiono incomprensibili, pericolosi,
insensati, donaci la grazia di saperti riconoscere e l’audacia di scoprirvi una intelligenza più profonda,
capace di aprirci a una verità più piena.
Allarga gli spazi del nostro cuore e fa che la novità frizzante del tuo vangelo non sia mai allo stretto
nella nostra vita.
Possa la nostra testimonianza coraggiosa di Volontarie Vincenziane essere per i fratelli più poveri
la memoria di un amore grande, che rinnova la speranza e dà compimento e pienezza a ogni gioia umana.
Insegnaci non solo a sognare, ma a realizzare i nostri sogni trasformando i nostri limiti in punti di
forza!
Se tu, infatti, non sei con noi e non ti fai compagno della nostra sofferenza, rischiamo di cedere allo
sconforto, di sognare troppo o di non sognare più. Donaci la semplice audacia di presentarci davanti a
Te con tutte le nostre difficoltà e di ritrovare il coraggio di osare una speranza forte e vera per noi e per
i fratelli che serviamo.
Signore Gesù, risorto dai morti e Signore della vita, donaci la memoria del cuore perché nemmeno
le evidenze più schiaccianti delle tenebre ci convincano che tutto sia ormai perduto.
Donaci di uscire ogni giorno incontro alla vita, rischiando anche su cammini temerari per non
rinunciare mai alle speranze più belle.
Quanta vita possono aprire “i nostri sì”… e quanta morte “i nostri no”.
Nella precarietà generale dell’ora presente non disperi il nostro cuore, perché Tu sei con noi.
La paura del domani non ci induca a dubitare della tua mano paterna e provvidente, perché Tu sei
sempre con noi.
Aiutaci, Signore, ad eliminare con coraggio tutto ciò che rischia di assorbire energie senza riuscire
più a dare vita.
Per intercessione di Vincenzo e Luisa, donaci di guardare in faccia ciò che è già morto, per aprirci
a nuovi cammini di carità audace che sappia raggiungere il cuore e la vita dei nostri fratelli.
O intensa Luce del mio Dio, vieni in mio aiuto, insegnami a parlare, aiutami a tacere, dirigimi nel
camminare, arrestami per sostare presso di Te, affinchè ogni parola detta o taciuta, ogni passo fatto o
respinto, tutto sia nella perfettavolontà di Dio.
Tutti i tuoi caldi raggi, o Luce Divina, Spirito Santo, mi diano l’equilibrio dei Santi.
4
FORMA
ZIONE
FILODIRETTO
Anno XXI n. 3
dicembre 2013
Una giornata da non dimenticare
di Paola Ciriello
stata veramente una bella
È
giornata la giornata regionale vissuta alla Selva di Fasano
alla dimensione operativa.
Prima traccia:
livello personale
il 12 ottobre 2013.
L’incontro che ha visto radunati tutti i gruppi della regione in numero considerevole
è stato organizzato in modo
innovovativo sul tema della
giornata “Volontariato Vincenziano: proposte e prospettive,10 gruppi, composti a caso
da volontarie provenienti da
Icona evangelica: prendere
il largo e gettare le reti (luca
5,1-19).
In ascolto di San Vincenzo:
perseverare nel servizio ai poveri.
Considerazione: coltivarsi
nella vita spirituale
nata (mt 20,1-16).
In ascolto di San Vincenzo:
la bellezza e la forza di stare
insieme.
Considerazione: ai nostri
gruppi è richiesto di configurarsi come luoghi di relazioni positive,di confronto, di ricerca
della volontà di Dio, di maturazione, dove ci si educa gioiosamente e generosamente alla
corresponsabilità all’impegno
al servizio.
Esercizio: definire uno stile
adeguato per le nostre riunioni,
ricordando che i nostri gruppi
sono franmmenti nei quali si
riflette l’interezza della chiesa
chiamata a rivelare l’amore
trinitario nella dimensione della
comunione fraterna e nel farsi
prossimi per i poveri.
ultimi, la generosità del dono
di noi stessi, la passione di testimoni credibili perchè credenti.
Partendo da queste tracce
di riflessione i gruppi hanno
cercato di evidenziare le ombre
da correggere e le luci su cui
lavorare e programmare quello
che nel prossimo periodo sarà
il nostro impegno di volontari.
Nel pomeriggio 3 relatori
hanno fatto sintesi degli interventi delle riflessioni e delle
proposte che sono scaturite dal
confronto
La proposta innovativa,verifica e nel contempo proposta di cambiamento, è stata
gradita da tutti i gruppi che si
sono sentiti giustamente parte
attiva nel contesto del convegno.
La giornata è stata poi allietata in modo inaspettato dalla
ricorrenza dell’anniversario di
di matrimonio, 50 anni, di Lucia
Tedesco e Nunzio Troiano che
hanno voluto accomunarci ai
loro figli e nipoti, come in una
grande famiglia allargata nella
gioia del festeggiamento di questa importante data della loro
vita di sposi.
Penso di poter, a nome di
tutte noi, ringraziare Lucia e
Nunzio per l’opportunità che ci
hanno dato e per l’affetto per
l’Associazione di cui facciamo
parte, affetto che sento di poter
ricambiare a nome di tutti.
Auguriamo ancora loro tanti anni di vita coniugale serena
circondati dall’amore di figli
nipoti e sorelle e fratelli vincenziani.
Terza traccia:
i vignaioli infedeli
(Marco 12,1-12)
tutta la regione si sono confrontati sui punti di ombra e di
luce del nostro servizio nel
contesto delle diverse realtà
territoriali
Dopo un saluto della Presidente Annamaria Fedele e un
momento di preghiera carico di
spiritualità di suor Rita, Padre
Biagio ha prima spiegato poi
distribuito 3 tracce guida per
una riflessione che, partendo
dal livello personale di ciascuno
e passando dal l’esperienza del
gruppo di appartenenza, arriva
1. familiarizzare con il vangelo;
2. approfondire la conoscenza del carisma dei fondatori.
Esercizio: tracciare un percorso individuale (quotidiano,
settimanale, mensile) semplice
e praticabile e tale da facilitare
la nostra fedeltà.
Seconda traccia:
livello comunitario
Icona evangelica: gli operai
chiamati a varie ore della gior-
In ascolto di San Vincenzo:
sentimenti che deve nutrire chi
visita il povero.
Considerazione: nelle nostre mani il Signore ha consegnato un dono prezioso da donare a nostra volta:
evangelizzare i poveri, annunciare il regno, infondere la speranza, il rischio e dimenticare
le radici, perdere l’orizzonte,
ignorare le esigenze della sequela che abbiamo scelto.
Senza Cristo (Papa Francesco) la chiesa diventa
un’azienda preoccupata solo da
interessi tragicamente umani.
Esercizio: definire uno stile
adeguato perchè la nostra presenza esprima l’attenzione agli
Per una riflessione
di Andrea Panont
no dopo l’altro, alcuni
U
amici vengono a cercare
un perché, un valore, se mai
ci fosse, in tutte le amarezze
della vita.
Di fronte alle situazioni
quotidiane e inevitabili, e per
tante altre circostanze che più
o meno si assomigliano, trovo la risposta osservando ciò
che accade ad un acino d’uva
nel suo normale percorso dalla vigna alla cantina.
Sarebbe un guaio grosso
se nella vigna incontrassi un
grappolo dorato che amasse
farsi fotografare, accarezzare,
ammirare…rispettare. Basta
osservare come e quanto gli
“manchi di rispetto” il suo
agricoltore.
Quando finalmente lo vede bello, ingiallito, rigonfio
e maturo lo avvicina con la
forbice e lo getta nel cesto a
confondersi con gli altri. Dal
cesto lo fa passare nel torchio
buio che, prima ancora che
accenni a lamentarsi o a pretendere “rispetto”, lo stritola
senza “pietà”, liberandolo così da ogni tentazione di narcisismo che nasce
dall’egoismo.
In questo terribile momento della vita, il grappolo
ha perso la sua fisionomia,
la sua personalità, tutta la sua
bellezza; si è sentito calpesta-
to, torturato, dilaniato; in una
parola non ha avvertito
“nessun rispetto” da nessuno;
nel preciso momento in cui
ha perduto la dignità di grappolo, ha potuto diventare vino e rivelare a tutti che cosa
significa beneficare l’umanità.
Nel vangelo si parla di un
grappolo che non poteva farsi
“rispettare” dagli uomini: doveva inebriare l’umanità.
FORMA
ZIONE
FILODIRETTO
Anno XXI n. 3
dicembre 2013
5
Scuola delle presidenti e vicepresidenti Regionali G.V.V. - Roma, 23 novembre 2013
Alle radici dell’identità vincenziana
(“Senza di me non potete far nulla”, Gv. 15,5)
di P. Javier Álvarez, CM
ono contento di partecipare
S
con voi a questo incontro, che
auguro sia molto ricco. Desidero
dirvi anche che mi sento vostro
fratello, anche se non vi conosco
tutti personalmente. Mi sento
vostro fratello perché apparteniamo tutti all’unica Famiglia
Vincenziana.
Come tutti ben sappiamo, San
Vincenzo de’ Paoli diede inizio
nella Chiesa ad una forma originale di vivere il vangelo, comune a sacerdoti (CM), Figlie
della Carità e laici vincenziani
(nei suoi diversi rami e movimenti). Pertanto, si tratta di un
tema che ci riguarda tutti allo
stesso modo in quanto Famiglia
Vincenziana: consacrati e laici
vincenziani. Dobbiamo dire, a
onor del vero, che i laici furono
sempre molto presenti nel percorso di vita di San Vincenzo, sin
dall’inizio della sua ricerca. Infatti, la prima Confraternita della
Carità fu avviata l’8 dicembre
1617. Inoltre, man mano che andava scoprendo il suo cammino
e la sua spiritualità nella Chiesa,
si rendeva sempre più conto
dell’importanza dei laici nel suo
progetto di missione e di carità.
Oggi, nella Chiesa e nella società, la Famiglia Vincenziana è
una grande famiglia, forse la seconda dal punto di vista numerico.
In questa riflessione, intitolata
Alle radici dell’identità vincenziana, vorrei proporvi i quattro
nuclei centrali che articolano
l’identità vincenziana.
IL PRIMATO DI DIO
Cioè, a Dio va assegnato il
primo posto in assoluto, in modo
chiaro e indiscutibile, non strumentale. Dar a Dio il primato significa
lasciarsi interpellare da Lui, dargli
il primo posto. Sappiamo che Vincenzo, per molti anni, passò il
tempo ascoltando Dio, perché capì
che Dio lo stava interrogando.
Furono i primi 17 anni della sua
ordinazione sacerdotale, dal 1600
fino al 1617. Il 1617 ha una grande
importanza nella vita di San Vincenzo, perché segna il momento
della sua conversione. E non si
può dire che, prima della sua conversione, fosse un “sacerdote
senz’anima”, come dice il P. Roman nella sua biografia. No, per
niente. Aveva certamente interesse
per i poveri: per esempio, sappia-
mo che conobbe la Confraternita
dell’Ospedale della Carità durante
la sua seconda permanenza a Roma. Inoltre, visitò varie volte
l’Ospedale della Carità di Parigi,
al quale fece anche una donazione
di 15.000 libbre nel 1611, anche
se sembra che Vincenzo de’ Paoli
fosse solo un intermediario nella
donazione. Dobbiamo anche ricordare il suo lavoro di catechesi con
i piccoli della casa dei Gondi e tra
i contadini delle sue terre…, Era
senza dubbio un buon sacerdote,
tuttavia Dio non era il riferimento
assoluto della sua vita.
C’è un momento nel quale si
arrende, si apre e si lascia interpellare da Lui. È il 1617. Da questo momento, le cose appaiono
molto meglio riposizionate in
Vincenzo. Egli sa, con certezza,
che è arrivato dove è arrivato,
non grazie alle sue forze, ma per
opera di Dio. Vincenzo si sa perdonato, accolto, salvato, abitato
da Dio Padre. Si sa “tempio dello
Spirito santo”, “dimora di Dio”,
come dice San Paolo. Henry Bremond ratifica questo primato di
Dio in Vincenzo, quando dice che
“non furono i poveri a portare
Vincenzo a Dio, ma fu Dio che
portò Vincenzo ai poveri”.
Abbiamo bisogno di fare
esperienza di Dio, come ebbe bisogno Vincenzo. L’esperienza di
Dio ci porta a sentire Dio come
Qualcuno che è vivo, che agisce,
come Qualcuno che cammina al
nostro ritmo. Quando si fa questa
esperienza, automaticamente Dio
appare al vertice dei valori della
vita. L’esperienza di Dio ha molto
a che fare con la preghiera. In fin
dei conti, le due cose vanno insieme: senza la preghiera non è possibile fare l’esperienza di Dio
nella nostra vita, né renderci conto
che è Lui che dirige la storia. A
sua volta, l’esperienza di Dio trova nella preghiera un mezzo per
esprimersi. Perché, se non abbiamo questa esperienza di Dio, con
quale forza sosterremo le nostre
convinzioni più profonde, con
che forza ameremo gli altri…?
Più di 40 anni fa, il teologo
Karl Rahner affermò, con acuta
intuizione, che il cristiano del
futuro dovrà essere un mistico,
cioè “una persona capace di fare
l’esperienza di Dio nella propria
vita”. Altrimenti, gli sarà difficile
essere cristiano. Se
quest’affermazione, conosciuta e
approvata da tutti, si riferisce ad
ogni cristiano, a maggior ragione
va applicata ai noi vincenziani.
Non dimentichiamo una cosa
fondamentale dentro questo primato di Dio: l’immagine di Dio
che dobbiamo avere è l’immagine
che appare nei vangeli. Com’è
questa immagine? Dio familiare,
vicino, pieno di tenerezza, che ha
al centro del suo cuore i poveri.
Questo fu il Dio di Vincenzo, e
questo deve essere il nostro. Chiediamoci, pertanto, che immagine
abbiamo di Dio. Al termine del
suo pontificato, Giovanni Paolo
II ripeteva costantemente ”non
abbiate paura”. Molti si chiedevano il perché di tanta insistenza.
Egli stesso lo spiegò in questo
modo: perché i credenti stanno
nella mano di Dio e, in essa, devono trovare una grande sicurezza, capiti quel che capiti.
LA MEDIAZIONE
DI GESÙ CRISTO
Fu un altro dei pilastri della
spiritualità di Vincenza ed è, di
conseguenza, un altro elemento
centrale della nostra spiritualità
vincenziana. Ciò che Vincenzo
sottolinea maggiormente della
figura di Gesù Cristo è il mistero
dell’incarnazione. Per cominciare.
Possiamo dire che la grande differenza tra la fede cristiana ed
altre confessioni è che Dio si è
incarnato solo nella nostra confessione. Nessun altra religione
professa questo nostro mistero
dell’incarnazione.
È San Paolo che spiega meglio di tutti questo mistero che
tanto spesso Vincenzo contemplò
nella sua meditazione: “Gesù Cristo - dice - pur essendo di natura
divina, non considerò un tesoro
geloso la sua uguaglianza con
Dio, ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e
divenendo simile agli uomini;
apparso in forma umana” (Fil 2.
6-7). Da parte sua l’evangelista
Giovanni inizia il suo vangelo
presentandoci “il Verbo che si
fece carne e venne ad abitare in
mezzo a noi” (Gv 1, 14).
Tutti i cristiani hanno in comune la sequela di Gesù Cristo:
Di conseguenza, nessuno può dichiararsi cristiano fuori di Lui.
Ora, ogni famiglia ha la sua forma
peculiare di sequela del Signore.
Da qui nasce la diversità e la molteplicità di carismi e spiritualità,
che sono stati, sono e saranno
nella Chiesa. Quali sono i tratti
di Gesù Cristo che attirarono
maggiormente l’attenzione di
Vincenzo e attorno ai quali si
sono strutturati il suo carisma e
la sua spiritualità? I vincenziani
dovrebbero riconoscerli per riprodurli nella propria vita o, secondo
l’espressione dello stesso Vincenzo, per “rivestirsi di essi”. Sono
questi tre: “Adoratore del Padre,
Servitore del suo disegno di amore ed Evangelizzatore dei poveri”.
1. Cristo, “Adoratore del
Padre”
Vincenzo fu catturato da questo tratto di Gesù Cristo. Egli è
“Adoratore del Padre” perché Gesù coltivò verso Dio suo Padre
gli atteggiamenti di ammirazione,
lode, dipendenza e fiducia. “Gesù
aveva di suo Padre una così alta
stima che gli rendeva omaggio
in tutte le cose che aveva nella
sua sacra persona e in tutto ciò
che faceva…” . Da dove viene
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FORMA
ZIONE
FILODIRETTO
Anno XXI n. 3
dicembre 2013
questa disposizione interiore di Gesù? Evidentemente non si può spiegare questo tratto di Gesù,
“Adoratore del Padre”, né gli atteggiamenti a cui esso dà luogo, se non
comprendiamo la sua intensa vita di
preghiera. Questa era per Gesù Cristo
più che il respiro della propria anima.
In essa va scoprendo chi è Dio, chi
è Lui, che relazione esiste tra Lui e
suo Padre, qual è la missione che il
Padre gli ha affidato. In definitiva,
nella preghiera Gesù trova la grande
risorsa per mantenere consapevolmente l’unità tra Dio Padre e Lui.
Ed una intensa vita di preghiera dà
alla persona un senso di Dio ed una
profondità di sguardo che è impossibile acquisire con altre azioni, per
quanto valide esse siano. E ‘la saggezza dei semplici, dei quali ci parlano i Vangeli (cfr. Mt 11, 25) e che
ha a che fare con l’immagine di Dio
Padre.
Inoltre, Gesù era “Adoratore del
Padre”, perché durante tutta la sua
vita egli fu attento a compiere la Sua
volontà. Molto spesso, Vincenzo
enfatizza questa caratteristica. Basti,
per ora, questa citazione: “Il Figlio
di Dio non ha fatto nient’altro in
terra che la volontà del Padre suo,
per tutta la vita ha seguito le regole
del suo divino Padre, anche quando
non erano scritte, perché le conosceva prima di venire al mondo e
si offrì di venire al mondo proprio
per osservarle. E le osservò così
perfettamente in tutte le cose, che
non fece nulla più che ciò che sapeva
conforme ad esse e gradito a Dio”.
Quando Vincenzo parlava ai missionari e alle suore della necessità di
compiere in tutto la volontà di Dio,
pensava a Gesù Cristo, il cui cibo
era “fare la volontà del Padre”. Qui
un vincenziano può trovare
l’esempio, il percorso e la motivazione più profonda.
Imitare questo tratto di Gesù
come “Adoratore del Padre” significa
per un vincenziano due cose: primo,
essere alla continua ricerca della
volontà di Dio. “Signore, cosa vuoi
da me in questa tappa concreta della
mia vita, in questa particolare situazione? Cosa devo fare in questo momento, Signore, o come dovrei comportarmi?”. Queste sono le domande
che spesso devono affiorare sulla
labbra di ogni seguace di Vincenzo.
Per scoprire la volontà di Dio,
Vincenzo ci invita ad approfondire
le Scritture, a seguire gli orientamenti
della Chiesa e ad interpretare gli
avvenimenti che accadono nel nostro
mondo, che sono come segni di Dio.
È ciò che oggi è indicato con
l’espressione “segni dei tempi”. Vincenzo è stato un vero maestro
nell’interpretare e vedere in essi la
volontà di Dio. Ci propone anche il
seguente metodo pratico per conoscere la volontà di Dio: davanti ad
una domanda o ad una situazione
difficile, quando non si sa facilmente
quale dovrebbe essere il comportamento da mettere in atto, possiamo
chiederci come Gesù avrebbe agito.
Sicuramente, la risposta che diamo,
ci dirà in che direzione va la volontà
di Dio.
Ora, però, non basta sapere qual
è la volontà di Dio per essere
“Adoratori del Padre”. Abbiamo
bisogno, in seconda battuta, di approvare, accettare e compiere quanto
è stato scoperto come la volontà di
Dio. “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei
cieli, ma colui che fa la volontà del
Padre mio che è nei cieli” (Mt 7,
21). L’esempio di Gesù è chiaro e
stimolante: la volontà di Dio lo portò
persino a prendere su di sé la croce.
Non è sempre facile afferrare e compiere la volontà di Dio. Ci vuole
coraggio, “parresia”. Abbiamo biso-
bisogno di Dio per costruire la società
umana. L’uomo senza Dio diventa
un essere alienato e vuoto. Solo quando possiede Dio si completa e si
compie. Il disegno di Dio si completa
quando la Sacra Scrittura dice che,
all’interno dell’umanità, Dio ha una
predilezione particolare per i suoi
figli più bisognosi e per le situazioni
più difficili . Se nel nostro mondo
vediamo come i genitori naturali si
occupano, con molto più interesse e
intensità, dei loro bambini più bisognosi e meno dotati , come potrà non
fare la stessa cosa Dio nostro Padre?
Infatti, la Scrittura ci assicura che:
“Se voi che siete cattivi, sapete dare
cose buone ai vostri figli, quanto più
il Padre vostro nei cieli…” ( Mt 11,
13) .
San Vincenzo è affascinato
quando Gesù si dice inviato ai poveri
gno, insomma, dell’aiuto dello
Spirito Santo. Nel titolo di questa
conferenza ho citato Giovanni 15:5.
Qui ci viene ricordato che senza di
Lui non possiamo fare nulla, ma con
Lui potremo fare molto.
e agli oppressi. Certamente c’è in
Gesù una specialissima e innegabile
dedizione a coloro che vengono abitualmente emarginati dalla società:
i miserabili, i peccatori, le prostitute,
i bambini, i pubblicani disprezzati
… “Gesù si dedicò ai poveri, ai
ricchi solo di passaggio”, arrivò a
dire San Vincenzo. Mai un leader
così alto si dedicò a cose così basse
. Mai nessuno così concentrato sulle
cose spirituali ebbe tanta attenzione
pere i problemi materiali del popolo.
Questa dedizione all’umanità più
umile e sporca, ha sconcertato i suoi
contemporanei e i potenti di tutti i
tempi . Questa predilezione, che
vediamo messa in pratica, la si trova
anche nella teoria . Quando Gesù
dice che è il prossimo, dice che è
colui che si trova nella sofferenza e
nella miseria (cfr. Lc 10 , 29 ). Quando nomina i preferiti del suo regno,
questi sono i poveri , gli afflitti, coloro
che hanno fame, i perseguitati per la
giustizia (cf. Lc 6 , 20 ). Questa
tenerezza di Gesù per i poveri è qualcosa di inaudito tra i grandi leader
della storia. A San Vincenzo non
sfuggì questo sguardo misericordioso
di Gesù Cristo.
2. Cristo come “Servitore del
progetto amoroso del Padre”
Il piano di Dio per l’umanità è
un disegno di amore: Dio ha creato
gli esseri umani per stabilire con loro
un rapporto di amicizia (cfr. Gn 2 ,
5-25) . Dopo il peccato, Dio stesso
propone l’Alleanza perché l’uomo
possa avere, ancora una volta,
l’accesso a Dio (cfr. Es 19 ss). Poi
viene la elezione del popolo di Israele, l’invio dei profeti, la venuta di
Gesù Cristo ... Tutte queste e molte
altre iniziative non hanno altro motivo di essere che la comunicazione
di Dio con l’umanità, della quale
non si può dimenticare. La S. Scrittura usa le immagini tanto vigorose
ed evocative come quelle di una
chioccia con i suoi pulcini o di un
pastore che si prende cura del suo
gregge (cfr. Sal 22). Così è Dio nei
confronti dell’uomo che ha creato.
A partire da questo “progetto
d’amore” non si potrà mai pensare
a Dio e all’essere umano come ad
avversari o rivali: Dio ha creato
l’uomo ed è determinato a renderlo
felice. L’ uomo, da parte sua, ha
3. Cristo, “Evangelizzatore dei
poveri”
Vincenzo viene catturato da questa terza distintiva di Gesù Cristo.
Quando Egli viene alla sinagoga di
Nazareth, la prima cosa che fa è
presentarsi in questo modo, applicando a sé il capitolo 61 di Isaia: “Lo
Spirito del Signore è su di me, perché
mi ha mandato a portare il lieto
annuncio ai poveri” (Lc 4, 18). In
tutti i Vangeli, questo breve discorso
può essere qualificato come un vero
“discorso programmatico”. L’intera
vita di Gesù Cristo non sarà che una
spiegazione di questo passo. San
Vincenzo si sentì così penetrato da
questa caratteristica di Gesù Cristo,
ne fu così segnato, che sentiva ogni
giorno di più il bisogno di fare ciò.
Quando Vincenzo scoprì la situazione dei poveri contadini (totalmente
abbandonati e ignoranti per quanto
riguarda la conoscenza del messaggio evangelico) non riuscì più a contenere l’indicazione che lo Spirito
Santo gli stava suggerendo. Da quel
momento la sua vita cambiò rotta e
si rivolse ad evangelizzare i poveri
, proprio come il Figlio di Dio. Gesù
Cristo, evangelizzatore dei poveri,
non solo ha ispirato e ha segnato la
sua spiritualità, ma ha anche orientato
tutte le istituzioni fondate nel corso
della sua vita.
Ma che cosa significa
“evangelizzare”? Vincenzo dice che
“evangelizzare i poveri non vuol dire
solo insegnare i misteri necessari
alla salvezza, ma fare tutte le cose
predette dai profeti per realizzare il
Vangelo”. E, secondo lo stesso Gesù
Cristo, evangelizzare è “predicare la
buona novella ai poveri, guarire gli
afflitti di cuore, proclamare la libertà
ai prigionieri, dare la vista ai
ciechi…” (Lc 4, 18-19 ). In altre
parole, evangelizzare significa presentare il Vangelo in parole e gesti
significativi, con opere concrete. È
dare speranza alla gente che manca
di essa, sia sul piano materiale che
sul piano spirituale. E questo perché
il Vangelo abbraccia tutta la persona.
Gesù non è venuto a stabilire strane
dicotomie tra corpo e spirito, ma a
salvare in forma temporale ed eterna.
Pertanto, il Vangelo e
l’evangelizzazione riguardano il servizio corporale e spirituale ai poveri.
Alcuni documenti della Chiesa, ad
esempio l’esortazione apostolica Vita
consecrata,
parla
dell’evangelizzazione in termini identici: “Servire i poveri, dice, è un atto
di evangelizzazione e, allo stesso
tempo, segno di autenticità
evangelica” . Da quanto detto possiamo facilmente giungere a questa conclusione: qualsiasi servizio materiale,
per quanto umile possa essere, non
va visto solo come una testimonianza
positiva in vista dell’evangelizzazione, ma come opera evangelizzatrice di prim’ordine, che rende attuale
la salvezza di Gesù Cristo.
Diventare evangelizzatori dei
poveri, come lo furono Gesù Cristo
e San Vincenzo, presuppone di lasciarsi raggiungere dall’amore di Dio,
FORMA
ZIONE
lasciarsi bruciare dentro come se si
trattasse di un fuoco. Usiamo questa
immagine perché è San Vincenzo
stesso che la usa spesso. Pertanto, se
si vuole trasmettere con un minimo
di coerenza la Buona Novella, dobbiamo prenderci cura del nostro viso,
perché non si può dare una buona
notizia (e un servizio ai poveri è una
buona notizia in azione) con una
faccia triste e amareggiata. Spesso i
credenti sono stati accusati di vivere
troppo ancorati nel “Venerdì Santo”.
Non dimentichiamo che il Venerdì
Santo porta alla Domenica di Pasqua.
Questo è ciò che è definitivo, non
quello. La tristezza prolungata rifiuta,
in pratica, la risurrezione di Gesù
Cristo; invece la gioia spontanea del
mistero della Redenzione aggiunge
colore e brillantezza alla vita. Quando
diciamo che, come vincenziani, dobbiamo curare il nostro viso, in realtà
diciamo che dobbiamo curare la fede.
Questo è il volto dello spirito, il segno
distintivo dell’evangelista.
L’esortazione apostolica Evangelii
nuntiandi ha detto chiaramente che
l’uomo contemporaneo ascolta più i
testimoni che i maestri o, se ascolta
i maestri, lo fa perché sono dei testimoni di ciò che vivono all’interno.
LA PASSIONE PER
IL MONDO E PER I POVERI
A partire dal primato di Dio e
della sequela di Gesù Cristo Vincenzo
de Paoli incorpora nella sua spiritualità ciò che vi è di più originale in
essa, rispetto ad altre spiritualità del
suo tempo: i poveri.
Penso che il film su Monsieur
Vincent di Jean Arnouilh ci avvicina
alla possibile esperienza dei poveri
che fece San Vincenzo e che lo portò
a ripetere, con tanta forza e convinzione, che Dio si identifica con i
poveri e che questo porta a Dio. A
un certo punto del film, la telecamera
indugia per alcuni secondi sugli occhi
di Vincenzo. È un primo piano. Il
suo sguardo è fisso, perso, senza
concentrarsi su un punto particolare.
Le sue mani sono raccolte. Tutto
indica che è molto concentrato su un
certo pensiero o una certa esperienza
interiore. All’improvviso le sue labbra
si aprono delicatamente e a malapena
si coglie questa frase: “Perdono,
Signore, perdono, non lo sapevo”
San Vincenzo ha appena fatto la
grande scoperta che ha trasformato
la sua vita. Ora comprendeva molto
profondamente e molto chiaramente
il capitolo 25 di Matteo: “Ogni volta
che avete fatto queste cose a uno dei
miei più piccoli , l’avete fatto a me”.
Naturalmente Vincenzo conosceva
questo passo e lo aveva meditato
molte volte, ma è in quel momento
che gli diventa particolarmente chiaro, con una profondità e un senso
completamente nuovi. Fu una folgorazione che lo colpì personalmente
e a partire da essa cominciò a vedere
la vita in modo diverso. Se Gesù
FILODIRETTO
Anno XX n. 3
dicembre 2012
Cristo si identifica con i poveri ,
significa che nel servire loro e lavorare con loro, si può incontrare Dio.
Così pensò San Vicenzo. E questa
semplice conclusione lo ha portato
a iniziare nella Chiesa una spiritualità
che integri azione e contemplazione.
Niente di meglio, per capire il
cuore della spiritualità vincenziana,
che quella famosa leggenda che ha
lasciato Albert Camus: San Demetrio
“aveva un appuntamento con Dio
stesso in persona e si affrettava per
arrivare all’appuntamento quando
incontrò un agricoltore che aveva il
carro incastrato. Allora San Demetrio lo aiutò. Il fango era denso e la
buca profonda. Dovette lottare per
un’ora. E quando finì, San Demetrio
corse all’appuntamento. Ma Dio non
c’era più”. E Camus concluse: “Ci
sarà sempre chi arriva in ritardo agli
appuntamenti con Dio, perché ci
sono troppi carri nel pantano e troppi
fratelli da aiutare”.
Vincenzo, come se avesse saputo
in anticipo la lamentela del famoso
premio Nobel, disse alle Figlie della
Carità: “Se fosse volontà di Dio che
doveste assistere ad un malato in
giorno di domenica, invece di andare
all’Eucaristia, anche se d’obbligo,
dovreste farlo. Questo si chiama
lasciare Dio per Dio” (IX, 725).
“Lasciare Dio per Dio”. Con
questa frase immortale Vincenzo
risponde a Camus. Per Vincenzo non
arriverà mai in ritardo
all’appuntamento con Dio, che si
ferma a tirar fuori un carro da un
solco. “Lasciare Dio per Dio non
significa lasciare Dio” (IX, 297).
Che cosa significa questo per un
seguace di Vincenzo? Che si incontra
con Dio quando si va in cappella,
quando partecipa all’Eucaristia, quando prega. Ma si incontra con Dio
anche quando fa qualche servizio
alle persone bisognose. Per Vincenzo
e per noi, la preghiera e l’azione non
sono azioni completamente diverse.
Entrambe hanno il denominatore
comune della presenza di Dio. Abbiamo bisogno, però, di agire e vivere
con la convinzione e la freschezza
che ci dà Matteo 25: “Ogni volta che
avete fatto queste cose a uno dei miei
più piccoli, l’avete fatto a me”.
LA ORGANIZZAZIONE
DELLA CARITÀ
Non si può essere con i poveri
senza, allo stesso tempo, lottare contro la povertà e le cause che la provocano. Purtroppo, questa verità lapalissiana è stata ed è troppo spesso
dimenticata dai cristiani. Questa negligenza equivale per Vicenzo a smettere di essere cristiani: “Vedere qualcuno che soffre - ha scritto Vincenzo
- e non partecipare con lui alla sua
miseria, è come essere cristiani dipinti, non avere umanità, essere peggio delle bestie”. Così chiaro e forte.
E lui, che è uno dei pochi santi che
hanno avuto il senso della realtà eco-
nomiche e dell’efficacia organizzativa, mette in moto tutto un sistema
completo di azione sociale, che ancora oggi a molti sembra rivoluzionario. Questo piano di carità comprende tre aree:
• Cominciò con l’azione assistenziale. Sollecitato dalla malattia,
la fame, la disoccupazione, la guerra,
l’abbandono persistente. Un’azione
che non sparirà più dalla sua vita, dal
suo messaggio, né delle istituzioni
da lui fondate. Organizza, durante la
Guerra dei Trent’anni e quella delle
due fronde, una vasta rete di raccolta,
conservazione e distribuzione degli
aiuti che arrivano alla maggior parte
della Francia.
• Non si ferma a questo primo
livello. Come è naturale ed inevitabile, lo completa con il secondo,
l’azione promozionale. Con essa
cerca di fornire i mezzi perché i poveri, personalmente e collettivamente,
siano protagonisti della propria crescita umana e cristiana. “Non appena
uno abbia un po’ di forza per lavorare, sarà necessario acquistare alcuni strumenti conformi alla sua
professione, ma senza dargli di più.
Le elemosine non sono per coloro
che possono lavorare”. Così pensa
e si esprime Vincenzo. Questa azione
promozionale agisce sulle cause della
povertà diffusa in diversi settori della
società. E dura fino a quando essi
saranno in grado di tirarsi fuori dalla
loro situazione.
In termini generali, questo è ciò
a cui si tende oggi, quando si vuol
lavorare per i poveri con la metodologia del “cambiamento sistemico”.
• Ma la realizzazione del suo
vasto piano sociale comprende un
terzo livello: la denuncia profetica
dell’ingiustizia. Comprende che il
cristiano, spinto dall’amore di Cristo
e dei suoi fratelli, non solo deve essere
giusto. È anche necessario impegnarsi
nella lotta per la giustizia, come
espressione di carità.
Chiunque si avvicina, senza pregiudizi, alla vita di Vincenzo troverà
una quantità enorme di parole, atteggiamenti e scelte, con le quali cerca
di impedire alla società di continuare
ad essere una macchina che produce
poveri. Per questo si compiace nel
presentare come modello Suor Gio-
7
vanna Dalmagne che “rendendosi
conto che alcune persone ricche sono
state esentate dalle tasse, per sovraccaricarne i poveri, disse loro
liberamente che era contro la giustizia e che Dio li avrebbe giudicati
di questi abusi”.
Vincenzo stesso non esita a
lanciarsi in politica in una situazione
nella quale il primo ministro, Mazzarino, è la causa della sofferenza
del popolo. Per questo va a SaintGermain-en-Laye, dove si trova, per
dirgli, come aveva detto anche alla
regina, di sospendere il blocco degli
alimenti cui era sottoposto il popolo
di Parigi. E due anni e mezzo dopo,
scrive allo stesso Mazzarino per
dirgli, senza mezzi termini, di allontanarsi dal regno. E questo perché
ritiene che egli sia la causa principale
della sofferenza del popolo. Questa
azione politica gli costò un esilio di
sei mesi fuori da Parigi, come pure
la rinuncia al Consiglio di Coscienza.
Egli sa che il servizio dei poveri ha
sempre i suoi rischi.
CONCLUSIONE
Per concludere, torno nuovamente al titolo di questa conferenza:
“Alle radici dell’identità
vincenziana”. “Senza di me non
potete far nulla” (Gv 15, 5). Quando
ci si avvicina alle radici della nostra
spiritualità, come abbiamo fatto oggi,
ci si rende immediatamente conto
che si sta avvicinando al cuore stesso
del Vangelo e che, inoltre, questa
spiritualità non ci chiude in un mondo
a se stante o in un mondo strano, ma
ci getta dentro la vita, in mezzo alle
persone. I due punti di vista sono
certi.
Noi vincenziani siamo persone
e cristiani che ascoltano il Vangelo,
sappiamo chi ci sta dietro a sostenerci
e poi ci apriamo alla gente. Ci lasciamo facilmente coinvolgere dalla compassione, quando vediamo la gente
soffre. Questa è la nostra spiritualità
e il nostro modo di vivere il Vangelo
nella Chiesa. Allo stesso tempo, siamo consapevoli della nostra debolezza. Per questo sottoscriviamo in pieno
la frase evangelica “senza di me non
potete far nulla”. Ora, con Lui siamo
sicuri che possiamo fare qualcosa.
Questo è il nostro segreto.
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FORMA
ZIONE
FILODIRETTO
Anno XXI n. 3
dicembre 2013
Cinque pilastri per
una teologia della donna
a cura di M. Michela Nicolais
Cinque parole, per cinque donne
che “rileggono” le frasi pronunciate
dal Papa a Rio sulla questione femminile, definita una priorità da affrontare all’interno della più generale
riforma della Chiesa.
ertilità, partecipazione, sinodalità, reciprocità e condiFvisione.
Cinque parole, per
cinque donne che “rileggono” le
parole pronunciate dal Papa, nel
viaggio di ritorno da Rio, sulla
questione femminile, definita
una priorità da affrontare
all’interno della più generale
riforma della Chiesa. “Una
Chiesa senza le donne è come
il collegio senza Maria. E la
Madonna è più importante degli
apostoli”, ha detto Papa Francesco conversando in aereo con
i giornalisti: “Credo non ab-
raffia alle parole del Papa sulle
donne. A Rio, secondo la storica,
Papa Francesco ha insistito soprattutto sul concetto di
“fertilità”, declinato ad amplissimo raggio. “Anche in altri momenti - ricorda Scaraffia - il Papa
ha detto che una Chiesa senza
le donne non è fertile, ma la chiarezza degli accenti usati a Rio
rimanda all’idea che in base a
questa fertilità la donna, nella
Chiesa, possa produrre idee, proposte. Può essere la fonte di quel
rinnovamento che Papa Francesco invoca sempre e che è così
biamo ancora fatto una profonda
teologia della donna nella Chiesa. Non dev’essere solo lavoratrice, mamma. Così è limitata,
né fare solo la chierichetta, c’è
di più! Sull’ordinazione delle
donne, la Chiesa ha detto no,
Giovanni Paolo II si è pronunciato con una formulazione definitiva. Ma ricordiamo che la
donna nella Chiesa è più importante di vescovi e preti”.
Fertilità. “Sono entusiasta”:
è il commento di Lucetta Sca-
difficile da suscitare”. In questo
senso, c’è continuità con il suo
predecessore: “Anche Benedetto
XVI - precisa Scaraffia - era
molto attento alla questione femminile all’interno della Chiesa.
Con Papa Francesco, si è fatto
un passo concreto verso la partecipazione delle donne alle scelte fondamentali per il futuro,
anche come presenza capace di
guidare la Chiesa a livello di
leadership”.
Partecipazione. “È la prima
volta che un Papa pone il problema della necessità di un ripensamento della presenza femminile
all’interno della Chiesa”. A sottolinearlo è la sociologa Giulia
Paola Di Nicola, che mette
l’accento sulla parola
“partecipazione” e ringrazia Papa Francesco “per aver aperto
questo spiraglio”. “Quando il
Papa dice che la donna non è
solo lavoratrice e non è solo madre - spiega - mette l’accento sul
fatto che la questione femminile
non si può impostare solo ‘ad
extra’, ma prima di tutto va impostata ‘ad intra’, e pone con
forza la necessità di rifare una
teologia della donna”. Papa
Francesco, in altre parole, “vede
che questa assenza della donna
nella Chiesa è un segnale di non
evangelicità. Maria c’era nella
storia della Chiesa: come mai è
scomparsa? Dov’è oggi Maria
nella Chiesa?”, si chiede il Papa.
Sulla linea della “Lettera alle
donne” di Giovanni Paolo II, e
delle intuizioni di
Benedetto XVI,
che “aveva già
detto che Maria è
‘più’
degli
apostoli”, il Papa
pone “la questione
dell’esclusione, di
fatto, delle donne
dalla vita della
Chiesa, pur senza
dare risposte - ma
incaricando una
Commissione di
farlo - sui modi
concreti dell’esercizio di questa
partecipazione”.
Sinodalità.
Inquadrare anche
la questione femminile all’interno
della più generale,
e urgente, riforma
della Chiesa: è il suggerimento
della teologa Cettina Militello,
secondo la quale “c’è molta attesa che Papa Francesco metta
in atto la riforma della Chiesa:
il modo in cui si affronterà la
questione femminile, verrà di
conseguenza”. Per l’esperta, anche la questione del ruolo della
donna va inquadrata all’interno
della “sinodalità”: “Nella Chiesa
- osserva - va realizzata la sinodalità effettiva, che riguarda
l’episcopato, le Chiese locali, la
riattivazione dei meccanismi
dell’organizzazione ecclesiale,
tutte questioni ferme ormai da
circa 25 anni”.
Reciprocità. “I cattolici non
devono lasciare gli studi di genere in mano ai fautori di
un’antropologia costruttivista per cui il dato biologico non conta, e il ‘genere’ è frutto solo della
cultura - ma al contrario riappropriarsene per rivalutare la categoria della reciprocità tra uomo
e donna come modello per la
relazione di genere”. Chiara
Giaccardi, docente di sociologia
della comunicazione
all’Università Cattolica, definisce “quanto mai opportune” le
affermazioni di Papa Francesco
sulla donna, che da Rio possono
contribuire a “rilanciare gli studi
di genere a partire da una prospettiva cattolica”. Per l’esperta,
si può partire proprio “dalla pluralità e dalla bellezza delle figure
femminile presenti nel Vangelo,
del quale il Papa ha richiamato
l’importanza e che possono costituire la base per elaborare una
teologia che rivisiti il ruolo femminile nella comunità
ecclesiale”.
Condivisione. “Serve una
profonda teologia della donna
nella Chiesa”. Così Paola Ricci
Sindoni, docente di filosofia morale all’Università di Messina,
sintetizza il pensiero del Papa,
con il quale “non si può che concordare, visto che la complessa
tematica della questione femminile in ambito ecclesiale è stata
affrontata, con rarissime eccezioni, solo dalle teologhe donne. Che
hanno offerto dei contributi interessanti, ma che non hanno avuto
ancora l’opportunità storica di
confrontarsi sul tema con i colleghi maschi, per dare vita a una
profonda teologia, che sia espressione di tutti, uomini e donne”.
È questo, per la filosofa, “uno dei
motivi della scarsa incidenza, ancora, di una riflessione approfondita e condivisa nella Chiesa sulla
questione femminile”.
I suggerimenti di Lucetta
Scaraffia (fertilità), Giulia Paola
Di Nicola (partecipazione), Cettina Militello (sinodalità), Chiara
Giaccardi (reciprocità), Paola
Ricci Sindoni (condivisione).
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Anno XXI n. 3
dicembre 2013
9
La Madonna, nel disegno divino,
è l'opera nella quale non si riscontra
alcuna imperfezione
di Egidio Chiarella
iamo innamorati di Maria?
Oggi, mentre ricordiamo
S
l’immacolato concepimento della
Madre di Dio, come si pone la
società dinnanzi a questo grande
mistero? È consapevole che donarsi e affidarsi alla Madonna
rappresenta lo scudo necessario
per non essere inghiottiti nelle
sabbie mobili del relativismo
accattivante e imbevuto da una
falsa centralità dell’uomo? In
questo nostro tempo purtroppo
si è persa la dimensione soprannaturale, scivolando in un buonismo di facciata che salva le
apparenze, ma lascia intatto
l’inquinamento interiore. La catechesi avviata in questi giorni
dal teologo e pastore, Mons.
Costantino Di Bruno, che spesso
mi pregio di citare nelle mie riflessioni e di cui oggi ne riporto,
in toto, il pensiero su Maria, ci
sta guidando su un percorso che
porta a non vergognarsi dal
vangelo, per non cadere
nell’ipocrisia del credente a
gettoni! Eppure della Madonna
si parla poco o ci si vergogna di
farlo! La citiamo di certo e di
solito nelle ricorrenze, in alcuni
momenti sacri o incontri ad hoc
e poi? Si preferisce il linguaggio
corrente, magari figlio
dell’immoralità, della superficialità, dell’esteriorità e
dell’ipocrisia, di cui nessuno però
si vergogna! Papa Francesco dal
primo suo saluto al mondo si è
affidato alle Sue cure e ha alzato
gli occhi al cielo, per chiedere
protezione lungo il suo nuovo e
difficile cammino di Vicario di
Cristo. L’ha poi invocata per la
pace in ogni angolo del mondo,
al di là del censo, della razza,
della religione, della posizione
sociale. Questo Papa è di Maria!
Ogni fedele e devoto figlio
della Vergine Maria, con una antica invocazione, così si rivolge
alla Madre celeste: “Dignare me
laudare te, Virgo sacrata. Da mihi
virtutem contra hostes tuos”.
“Rendimi degno di lodare te, Vergine santa. Dammi la forza contro
i tuoi nemici”. Mons. Di Bruno
scrive che nessun uomo sulla terra
è capace di celebrare degnamente
le lodi della Vergine Maria. Tutte
le parole umane, le frasi più nobili, i concetti più elevati e profondi sono sempre inadeguati. La
Vergine Maria è infinitamente
oltre ogni nostro pensiero, ogni
nostra formulazione di lode, ogni
nostra concettualizzazione
dell’altissimo mistero che il Padre
nostro celeste ha voluto e vuole
realizzare attraverso di lei, la Donna grandissima per la sua umiltà.
Solo lo Spirito Santo può cantare
in pienezza di verità le lodi della
sua Mistica Sposa, della vera Figlia del Padre, della Madre del
Verbo della vita. Lui però ha nascosto tutto nel suo cuore, ha sigillato il mistero della Madre di
Dio. Solo di volta in volta dona
qualche goccia di conoscenza e
di sapienza, perché mai ci abituiamo alla grandezza della Madre celeste. La Vergine Maria,
sottolinea ancora il sacerdote,
dovrà essere sempre più nuova
ai nostri occhi, sempre più vera,
sempre più immersa nel mistero,
sempre più eccelsa ed elevata,
sempre più facente parte in modo
unico della mistero della redenzione. Così agendo ci dona la
gioia di scoprire sempre cose
nuove sulla Madre di Dio, cose
inimmaginabili, impensabili anche per la fantasia più fantasiosa.
Questa grazia dobbiamo
chiederla sempre ugualmente alla
Vergine Maria. Lodare degnamente la Vergine Santa è pura
grazia di Dio. Lui ha pensato e
fatto così la Madre del suo Divin
Figlio. Lui deve concederci la
sapienza, la saggezza,
l‘intelligenza per comprendere la
bellezza del suo Capolavoro. Il
teologo, assistente centrale del
Movimento Apostolico, afferma
che la Vergine Maria è il vero
Capolavoro di Dio. È lo splendore
della sua creazione. È l’ideale
perfettissimo di ogni opera del
Padre. È opera così unica, così
originale, così speciale, così
particolare che anche se volesse,
non ne potrebbe creare una simile.
Maria è l’unicità di Dio. La sua
immagina esatta. In Lei può rispecchiarsi quasi per intero. Può
vedere se stesso più che
nell’intera sua creazione. Possiamo affermare che la Vergine
Maria è l’immacolata concezione
di Dio. Questa affermazione significa una cosa sola: Maria, nel
disegno eterno di Dio, è l’opera
nella quale non si riscontra alcuna
imperfezione. In tutte le altre creature, uomini e angeli, Dio può
trovare dei difetti, avrebbe potuto
crearli in un altro modo. Maria
poteva essere creata solo in questo
modo e in nessun altro. Se un
altro modo fosse stato possibile,
Dio l’avrebbe fatto. Nessuna bellezza deve essere negata a Maria.
Nessuna santità. Nessuna perfezione. Nessuna virtù. È questo il
motivo per cui Dio si può rispecchiare tutto in Maria. Monsignore
chiude evidenziando che di Maria
la nostra lode può proclamare
tutto il bene, il bene pensato e da
pensare, immaginato e da immaginare, la bellezza vista e quella
da vedere. Alla Vergine Maria
manca solo la divinità, l’eternità.
Ogni altra cosa le è stata conferita
da Dio. Lei non è stata privata di
nessuna bellezza fisica, spirituale,
morale. Dio l’ha voluta senza
alcuna macchia. L’ha voluta tutta
bella. Mi auguro che l’uomo capisca veramente che la Vergine
Maria sia il vero capolavoro di
Dio e affidandosi a Lei porti il
mondo a ritrovare il suo reale
splendore sociale, morale, politico
ed economico. Oltre, lo verifichiamo ogni giorno, c’è il vuoto
dell’apparenza, manca la visione
soprannaturale capace di capire
il capolavoro di Dio.
10
AREA
PROGETTI
FILODIRETTO
Anno XXI n. 3
dicembre 2013
Progetto di Servizio Civile - G.V.V. Palo del Colle
“Senza età 2011”
a cura di Mariella Moraglia
l Servizio Civile Nazionale,
istituito con la legge 6 marzo
I2001
nr. 64, che dal 1° gennaio
2005 si svolge su base prevalentemente volontaria, in parte
anche retribuita, è
l’opportunità messa a disposizione dei giovani, dai 18 ai
28 anni, di dedicare un anno
della propria vita a favore di
un impegno solidaristico inteso
come impegno per il bene di
tutti e di ciascuno e quindi
come valore di coesione sociale.
Per il terzo anno, i volontari del Servizio Civile
hanno affiancato, e affiancheranno anche nel 2014, le
operatrici socio sanitarie, le
riella Moraglia, segretaria regionale dei GVV A.I.C. Italia
Puglia Onlus, ha dato il via a
questa nuova esperienza per i
giovani di Palo e dei paesi limitrofi.
Ha lavorato in rete con
l’Amministrazione Comunale,
con l’Amministrazione della
Casa di Riposo, con le Figlie
della Carità, per salvaguardare
gli anziani che rappresentano
il bene comune della cittadinanza palese.
Senza un’intesa di fondo
sugli obiettivi e sulle risorse
umane e non della Casa, non
sarebbe stato possibile portare
avanti un Progetto di Servizio
Civile Nazionale.
Alcuni ospiti durante l’attività motoria, nel cortile della
assistenti sociali, le Figlie
della Carità, le cuoche, la
segreteria, il servizio di
Economato della Casa di Riposo S. Vincenzo de Paoli di
Palo del Colle, con lo scopo
comune di vivere e far vivere,
in uno scambio osmotico,
momenti di vita quanto più
possibile consoni alla dignità
della persona, indipendentemente dall’età, sesso e condizione sociale.
Il Gruppo di Volontariato
Vincenziano di Palo del Colle,
sotto la guida vigile e attenta
della Responsabile Regionale
del Servizio Civile, Lucia
Tedesco, e la tenacia della
volontaria vincenziana Ma-
Un sentito ringraziamento
va alle persone preposte per
aver creduto in un progetto
comune.
Nel 2009, con il Progetto
“Old Time”, ha lavorato la volontaria Monica Vero; nel
2012, con il Progetto “Senza
età 2011”, hanno lavorato altri
3 volontari: Annalisa Fontana,
Annarita Masiello, Michele Perillo; nel 2014, con il Progetto
“Senza età 2012” lavoreranno
altri 3 volontari, di cui uno con
bassa scolarizzazione.
Il Progetto “Senza età
2011” è terminato il 31 agosto
2012; i tre giovani volontari,
con l’impegno giornaliero di
6 ore per 5 gg. alla settimana,
per un intero anno, si sono resi
utili alla Casa ma anche alla
comunità palese; a volte sono
stati insostituibili per alcune
iniziative e, soprattutto, hanno
affinato la loro sensibilità verso le persone più disagiate e
più indifese.
Ogni mese ci si incontrava
per la verifica e si scopriva
nelle loro parole, nei loro
sguardi, nelle loro espressioni
l’affetto che nutrivano per i
nonnini, le complicità che si
creavano con loro, le confidenze che ricevevano, la gioia di
rendersi utili, il desiderio di
andare oltre il 31 agosto, data
di scadenza del servizio.
Di volta in volta i volontari
dell’uguaglianza, il sostegno
delle persone più disagiate, la
possibilità di rendere inviolabili i diritti di tutti, così come
sancito dalla Costituzione!
Il volontario, dunque, diventa cittadino attivo nel momento in cui avverte il senso
dell’appartenenza non solo alla
stretta cerchia familiare, ma
alla comunità locale, in una
prospettiva più ampia che gli
consente di arricchirsi come
persona e come cittadino.
Nel nostro paese il Servizio
Civile è stato accreditato ad
una ben nota Associazione di
Volontariato, che opera da tanti
anni nel settore del Sociale in
tutto il mondo: il Gruppo di
Volontariato Vincenziano A.I.C.
(Associazione Internazionale della
Carità) Italia Puglia Onlus, fondata
da S. Vincenzo de
Paoli nel 1617.
Missione del
GVV è quella di
educare alla gratuità, alla relazionalità che rende
autonomo (e mai
dipendente) il
s i n g o l o ,
all’impegno sociopolitico e alla
sussidiarietà. In
linea con le indicazione del progetto “senza età
2011” per il Servizio Civile, vinto
a livello nazionale
Casa di Riposo “S. Vincenzo de Paoli”.
dal GVV di Palo
del Colle, noi voannotavano e fotografavano lontari abbiamo ipotizzato dicon entusiasmo, ma anche con verse attività da svolgere dutanta serietà, responsabilità e rante l’anno di volontariato
professionalità.
2012-2013. Le attività sono le
Qui di seguito si riportano seguenti:
i loro pensieri, i loro appunti,
• Old diary (novemla loro esperienza:
bre/dicembre);
“il servizio civile, così co• Il canto giovane
me noi volontari lo intendiamo,
(vari periodi);
è un servizio alla comunità che
• Laboratori (manuarende coloro che ne fanno parlità, disegno, scrittura);
te, cittadini attivi. Si pone
• Cura di sé
l’obiettivo primario di rispet(all’occorrenza);
tare la legge italiana, principal• Proiezione video;
mente l’art. 3 della Costituzio• Collaborazione con
ne che focalizza l’attenzione
animatrici del Servizio
degli italiani sull’uguaglianza
Sociale e uscite;
sostanziale. Ma cosa intendia• Organizzazione femo per uguaglianza sostanziaste di compleanno a sorle? La realizzazione concreta
presa (tutto l’anno).
AREA
PROGETTI
FILODIRETTO
Anno XXI n. 3
dicembre 2013
La “reginetta” della giornata, con la superiore suor Mariella De Vanna.
Old Diary - Nasce dal
cuore dei volontari del Servizio Civile, dopo due mesi
di attività presso la Casa di
Riposo “San Vincenzo de
Paoli”, si tratta di una iniziativa spontanea , con
l’intento di portar fuori da
quella porta, la bellissima e
importante realtà della persona anziana. Vivere con gli
anziani la quotidianità, le
gioie e le sofferenze di tutti
i giorni, è per noi un grande
momento di crescita, arricchimento e conoscenza; vogliamo parlare dei nostri anziani, degli adulti di ieri, e i
bambini di un tempo, delle
loro esperienze e di quello che
hanno da darci ancora oggi.
Vogliamo renderli protagonisti della comunità locale,
semplicemente dando voce
alla loro esistenza, e alle
emozioni che ci regalano silenziosamente ogni giorno. Il
giornalino contiene i racconti
fiabeschi di Rosina, le ricette
di nonna Pasqua, i racconti di
una vita spensierata e gioiosa
di ciascuno. Inoltre, è stato
arricchito da giochi divertenti
e impreziosito dalle immagini
delle nostre attività quotidiane!
Tutti in movimento Abbiamo proposto agli ospiti
della Casa di Riposo un piccolo programma di attività
motoria che ha ottenuto un
discreto successo grazie alla
disponibilità e all’entusiasmo
di tutti. Riteniamo che la
pratica regolare dell’attività
fisica sia fondamentale per la
persona anziana. Spesso
l’atteggiamento della persona
di una certa età è di sfiducia
e rassegnazione, frasi tipiche
come “ormai sono vecchio” o
“non ho mai fatto ginnastica
in vita mia” diventano caratteristiche di molti. Ecco perché è necessario dare agli anziani stimoli e indicazioni
precise, che servono a comunicare fiducia e maggior sicurezza in se stessi. È fondamentale far sentire loro di essere
ancora validi e convincerli
dell’importanza di fare esercizi fisici, necessari per mantenere un certo grado di
autonomia e sicurezza motoria. L’anziano deve esser motivato alla finalità del movimento , sollecitando
l’attenzione del proprio corpo,
la prontezza dei riflessi e la
memoria, e soprattutto deve
migliorare l’equilibrio, per
evitare rovinose cadute.
Il canto e i laboratori Per canto giovane si intende
il ripristino del genere musicale di un tempo, mediante un
laboratorio musicale. Il canto
è un tuffo nel passato, un viaggio nelle origini e nelle tradizioni in cui ci si sente giovani
, forti e belli. Il canto è accompagnato dalla mimica facciale,
dalla gestualità, dai sorrisi, da
quegli occhi soddisfatti che
riempiono il cuore di gioia.
Sebbene il fluire del tempo
scavi le rughe, spenga le tonalità e le vitalità, le care nonnine riescono, attraverso il canto, a portare alla luce queste
qualità ringiovanendosi
all’improvviso.
La giovinezza, infatti, non
è un periodo della vita ma uno
stato d’animo. L’attività è stata condotta a periodi alterni
ai laboratori artistici aventi i
medesimi obiettivi.
Tra questi: la realizzazione
di lavoretti durante i periodi
festivi, attività di pre-grafismo
per gli ospiti analfabeti, con
un ospite è stato possibile attuare un laboratorio di inglese.
Infine sono state attuate occasionalmente delle video proiezioni di festival della musica
anni 70/80, sketch di film comici, fotografie di eventi condivisi insieme durante l’anno.
Cura di sé - Il laboratorio
della cura di sé nasce con
l’intento di aiutare le ospiti
della casa a recuperare il piacere di sentirsi belle e curate,
dato l’annullamento e
l’estraniamento dal proprio
aspetto estetico constatato da
noi ragazzi nei primi mesi di
servizio civile. Pochi cosmetici sono stati utili a far risplender in loro la bellezza
di sentirsi vive e apprezzate,
sfoggiando il loro sorriso migliore, questa attività è stata
condotta inizialmente su iniziativa di noi volontari e successivamente su richiesta delle
nostre signore. Questo risultato è stato sufficiente a dimostrare che l’obiettivo è stato
pienamente raggiunto.
All’interno di questa iniziativa
ci siamo presi l’impegno di
curare anche l’aspetto
dell’interiorità, ritagliando
ogni giorno dei piccoli momenti di condivisione con ciascun ospite, finalizzati a
scoprire il mondo interiore di
11
ogni anziano e
dando a tutti la
possibilità di sentirsi ancora unici
proprietari di ricordi ed esperienze
importanti.
Organizzazione di feste di
compleanni - La
festa a sorpresa
piace davvero a
tutti, bambini e
a n z i a n i !
L’abbiamo potuto
c o n s t a t a r e
quest’anno che le
feste di compleanno sono diventate un momento di
condivisione e di
allegria inaspettato
e tanto gradito da
ogni anziano!
Palloncini, festoni,
dolci e regalini,
hanno fatto da
cornice ad ogni
singolo evento,
rendendo davvero indimenticabile “per un giorno un ospite
si è sentito protagonista!”.
L’originalità di questa iniziativa ha fatto sì che, accanto
alle feste tradizionali, importanti per tutti, ci fosse occasione per ciascuno di sentirsi
parte di una vera famiglia,
uscendo dall’anonimato e colorando di nuove occasioni il
calendario della Casa!
CONCLUSIONI
Al termine di quest’anno
di Servizio Civile, possiamo
concludere che è stato possibile creare un legame speciale
con gli anziani, fatto di parole
e di silenzi complici e pieni
di affetto. Abbiamo interpretato l’anzianità come un ritorno all’età infantile dove lo
stupore e la voglia di imparare, nonostante l’età, sono stati
i protagonisti assoluti che hanno reso possibile la realizzazione di ogni attività e il progresso di ogni anziano ma
anche di noi ragazzi, che accanto
alle
nostre
“competenze” abbiamo imparato a farci piccoli e semplici
come loro, adeguandoci alle
loro esigenze e mettendole in
atto con umiltà. Per noi questa
non è stata una semplice attività retribuita ma l’inizio di
un volontariato fatto di passione e continuità.
I volontari: Annarita MASIELLO, Annalisa FONTANA, Michele PERILLO.
La referente dei Progetti
di Servizio Civile: Mariella
MORAGLIA.
12
LETTO
PER VOI
FILODIRETTO
Anno XXI n. 3
dicembre 2013
Dal diario di una vincenziana
Preti da galera
di MARISA CARABELLESE
n prete da galera”, era
scritto a grandi caratteri
“U
sulla copertina di uno degli ultimi
numeri di Famiglia Cristiana. Chi
si fosse limitato a queste parole
non si sarebbe reso conto che il
“prete da galera” era il benemerito
ex cappellano del carcere di Rebibbia, del quale si parlava in un
articolo all’interno della rivista.
Questo mi ha riportato in mente l’analogo titolo apparso anni fa
sulla Gazzetta del Mezzogiorno:
“Un prete dietro le sbarre”. Nelle
edicole la locandina del giornale
con questo titolo in grande evidenza e la foto di Don Gennaro e
immediatamente si sparge la voce
che don Gennaro è stato arrestato,
ipotesi subito smentita da chi si
affretta a leggere l’articolo che è
un bellissimo elogio del Parroco
della Chiesa di Santa Teresa a
Molfetta.
Don Gennaro aveva iniziato
da alcuni anni a prendersi cura
delle detenute del carcere femmi-
nile di Trani che ospitava anche
delle ergastolane e poi ha coinvolto alcune volontarie vincenziane
ed è stata una esperienza indimenticabile. Si andava in un piccolo
gruppo, a volte con qualcuno che
faceva da animatore con semplici
scenette che divertivano molto le
recluse, a volte si instauravano
rapporti personali e si diventava
punti di riferimento per loro. Per
me la conoscenza con Marta (ovviamente non è il suo vero nome)
è iniziata quando don Gennaro mi
ha chiesto se avessi voluto scrivere
ad una detenuta completamente
sola, la sua famiglia era in Sicilia
e i figli non avevano la possibilità
di venire a trovarla e non le scrivevano mai, il marito era stato una
delle cause della sua sciagura ed
era ormai fuori dalla sua vita. Abbiamo cominciato a scriverci e
dopo alcune lettere Marta ha cominciato a confidarsi raccontandomi cose che, mi ha detto poi,
non aveva raccontato neanche alla
Educatrice o all’Assistente sociale.
Queste lettere l’hanno poi aiutata
ad ottenere la riduzione della pena
e la libertà vigilata, poiché io ne
ho parlato con l’Assistente sociale
che mi ha proposto di farle leggere
al Giudice. Rivelavano i suoi sentimenti autentici, il suo vero, pro-
fondo pentimento per l’errore
commesso in un momento di annebbiamento della ragione, come
diceva lei, era convinta che era
giusto espiare e aveva avuto durante la detenzione un comportamento esemplare. Riuscii poi, con
l’aiuto del Sacerdote responsabile
della Caritas di Molfetta a farle
avere un lavoro a Roma, condizione indispensabile per poter uscire.
Durante i suoi ultimi anni di detenzione ho avuto il permesso per
potermi recare a trovarla anche al
di fuori delle visite del gruppo ed
è stata una esperienza intensa. Ma
torniamo a don Gennaro che era
veramente un animatore, gli incontri con le detenute, nel grande
salone dove vi era anche un malandato palcoscenico, iniziavano
con una sua breve preghiera e un
pensiero spirituale, sobrio e semplice. Poi si rideva, si scherzava,
si tentavano colloqui personali
soffocati dalla musica ad altissimo
volume di una tastiera – a loro
piaceva così – portata da ragazzi
anche loro volontari e si faceva
“il trenino”, sempre con a capo
un sorridente don Gennaro, ma
tutto questo portava al suo interessamento per i singoli casi, a colloqui e confessioni personali, alle
tante lettere che gli giungevano a
Scatterà l’ora dei laici?
di PASQUALE FALLACARA
a quando avremo batF ino
tezzati invisibili e ‘marginali’?
La Chiesa pensata da Gesù tutto
era eccetto una casta sacerdotale
chiusa nei suoi privilegi; ciò che per
il Maestro era evidente: ogni suo
seguace – maschio e femmina che
fosse – era soggetto di evangelizzazione e non oggetto, era parte
costitutiva della comunità e non un
‘invitato’. Nessuno era marginale
per Lui. Di ciascuno conosceva la
voce ed il cuore. Lui aveva perfino
contato i capelli sul capo di ciascuno.
La Chiesa è il frutto
dell’eucarestia, nella quale Cristo
vivo è presente con la potenza della
sua croce, la Chiesa è corpus Christi:
Cristo ne è il Fondatore, il Capo, il
Sostenitore, il Conservatore, egli la
sostiene sia attraverso il suo Spirito,
‘anima della Chiesa’ sia con la
missione dei successori degli Apostoli e soprattutto del successore di
Pietro: “si trovano quindi in peri-
coloso errore quelli che ritengono di
poter aderire a Cristo, Capo della
Chiesa, pur non aderendo formalmente al suo Vicario in terra”.
La Chiesa, nel rispetto dei differenti ministeri,, assicura che ognuno
dei suoi membri sia oggetto e soggetto attivo di formazione, e in particolare che i laici non siano solo
‘consumatori di senso’ ma
‘produttori di senso’ in forza del loro
battesimo e del dono dello Spirito
Santo di cui sono destinatari.
Bisogna incentivare il laico a
pensare il suo lavoro come missione
nel mondo per contribuire alla costruzione del Regno, incoraggiarlo
a collaborare con ogni uomo “di
buona volontà”, educarlo ad ascoltare
la voce dello Spirito e a contestare
le soverchierie del ‘sistema’ sui poveri,,Far comprendere al Laico che
quando egli opera nel mondo del
lavoro, nella sua professione, con
atteggiamenti di vero cristiano, capace anche di pagare di persona il
conto, è fatto non solo come scelta
personale ma anche in nome di
quella Chiesa nel cui seno vive e
della cui comunione si alimenta.
I laici, chiamati ad essere «luce
nel mondo», si trovano ad essere
soltanto un riflesso significativo del
Vangelo sull’economia, la politica,
il lavoro, la cultura, l’educazione,
la pace e la guerra, la fame,
l’opulenza. Quanti ministri cattolici
nei governi e quanto poco Vangelo
nell’attenzione alla povera gente non
privilegiata!
Viene spontaneo chiedersi allora
dove sta il difetto. Abbiamo laici
poco coraggiosi, poco formati, scarsamente convinti? O forse una gerarchia ecclesiale poco incline a
‘lasciare’ ambiti prettamente laicali
dove l’iniziativa e la libertà sono più
evangeliche dell’obbedienza?
Gli effetti contemporanei
del paradigma clericale
tridentino.
La società europea dell’età moderna era una società di ceti o di
casa – me lo diceva sua sorella –
ad aiutarle in tanti modi. Quando
sul palcoscenico si improvvisavano scenette che coinvolgevano
spesso le detenute, per poco più
di un’ora le mura tristi del “salone”
sembrava non esistessero più.
Don Gennaro è scomparso
da qualche anno, ancora un piccolo gruppo va al carcere, ma tante
cose sono cambiate, resta indelebile il ricordo del nostro Parroco,
“il prete dietro le sbarre”.
Signore Gesù, dona
santi battezzati, sante
famiglie, santi pretiberi alla tua chiesa:
tutti figli dell’unico Padre, fratelli Tuoi e
perciò fratelli fra loro.
(Fulvio De Giorni).
ordini, strutturati e rigidamente divisa
in ‘stati’: Nobiltà, clero; terzo stato.
In questa società viveva un regime
di ‘cristanità, sia pure ormai diviso
e confessionalmente definito: Paesi
Cattolici e Paesi protestanti cuius
regio eius religio.
Conseguentemente e coerentemente la Chiesa cattolica, con il
Concilio di Trento puntava su una
profonda riforma spirituale e organizzativa, che faceva fulcro sul clero
diocesano. Si toglievano precedenti
abusi e scandali. Si istituivano i seminari per formare in profondità
coloro che dovevano costituire
l’ossatura fondamentale della Chiesa
e, insieme, della cristianità; essendo
riconosciuti come un ordine a se.
LETTO
PER VOI
La Chiesa cioè si strutturava in
modo speculare allo Stato moderno.
E se lo Stato presentava Monarchia
assoluta a sua volta, la Chiesa Cattolica si organizzava con Monarchia
papale assoluta (con una curia e un
centralismo romano), clero diocesano
(uniformemente educato nei seminari) che formava l’ossatura fondamentale della Chiesa e insieme della
cristianità.
Il paradigma tridentino, a trazione clericale, ha efficacemente
operato per tutta l’età moderna, ripensandoci poi, con difficoltà, ma
comunque permanendo anche
nell’ottocento e novecento
Il Concilio Vaticano ha, a sua
volta, promosso una altrettanto profonda riforma cattolica: se il concilio
di Trento ha fatto centro sul clero il
Vaticano II ha fatto centro sul laicato.
Perciò se non si promuove veramente
il laicato, non si promuove veramente
la riforma cattolica e perciò la nuova
evangelizzazione, indicata e ispirata
dal Vaticano II.
Ma perché ciò si realizzi è pur
necessario una fase storica di progressiva evoluzione e di superamento
del paradigma tridentino poiché non
siamo più in una società di antico
regime ma viviamo in una società
democratica, laica pluralistica, con
crescenti presenze multireligiose nel
mondo contemporaneo.
Questo anacronismo spiega la
‘coscienza infelice’ ma anche la sostanziale impotenza di tanti presbiteri,
che vorrebbero superare ogni clericalismo. A parole, poi, sono ormai
pochi coloro che difendono il clericalismo: molto di più sono quelli che
di fatto lo perpetuano con i loro
pensieri, opere ed omissioni.
Non vogliamo chiudere spazi
alla speranza vi sono tanti piccoli
germi di un cammino dove il cristiano laico può vivere in maniera sanamente partecipe la sua appartenenza
cristiana, compagno di viaggio dei
preti anch’essi adulti nella fede e
consapevoli degli spazi e dei limiti
della propria specifica identità e missione.
Chiesa come popolo di Dio
Y Congar affermava: «chi è il
sacramento della salvezza? Il popolo
di Dio. Dove e in che modo? In tutta
la sua vita in tutta la sua storia, vissuta
nella storia del mondo».
Giovanni Paolo II afferma in
Christifideles Laici: “in forza della
comune dignità battesimale il fedele
laico è corresponsabile, insieme con
i ministri ordinati e con i religiosi e
le religiose, della missione della
Chiesa (n.15); la corresponsabilità
dei fedeli laici nella Chiesa
“missione” . Il Papa afferma inoltre:
nel contesto della missione della
Chiesa il Signore affida ai fedeli
laici, in comunione con tutti gli altri
membri del popolo di Dio, una grande parte di responsabilità.
FILODIRETTO
Anno XXI n. 3
dicembre 2013
Ci si deve rendere conto che il
Regno di Dio non è questione di
cibo, di bevanda (e neppure di novene e di devozione), ma di pace, giustizia e “gioia nello Spirito” (Rm
14,17-19). Comprendere che il Regno di Dio si avvicina quando un
uomo con gli occhi fissi al Vangelo,
appassionato della vita come lo fu
Cristo, costruisce pace, ha il coraggio
di amare, difende la giustizia, affratella i popoli, critica una finanziaria
assassina, soccorre un barbone, denuncia l’ingordigia di ricchi cattolici
fa spazio agli sventurati, aborre
dall’idea stessa di respingimento dei
disgraziati che approdano tra noi; se
comprendessimo tutto questo capiremmo che la sequela al Cristo non
si consuma solo tra le quattro mura
del tempio, ma sulle strade del mondo dove l’uomo vive, si dispera e, a
volte, ha solo bisogno di qualcuno
che lo aiuti concretamente a sperare.
Certo il compito specifico dei
laici riguarda - come ha ripetutamente evidenziato il Vaticano II nel IV
“Chi non è contro di me è con
me” disse Gesù. A quanto pare al
figlio dell’uomo importava più la
promozione della vita che la sottomissione al suo essere capogruppo.
Quante volte Gesù ha detto;
“non abbiate paura!”. La paura è la
più grande alleata dei potenti che
vogliono possedere prestazioni e
menti dei sudditi. Solo che nella
Chiesa non esistono sudditi ma fratelli aiutati e guidati da altri fratelli.
Perché l’unico nostro Pastore è il
Signore.
Realisticamente il clericalismo
non sarà superato velocemente (e
del resto, forse, non sarebbe neppure
auspicabile, nel senso che una smobilitazione rapida avrebbe effetti
disorientanti imprevedibili).
I più veri e forti antidoti per
combattere il clericalismo sono: la
parola di Dio e l’Eucarestia. Quanto
più la Chiesa cerca di conformarsi
al Vangelo, quanto più è realmente
comunità eucaristica, tanto più si
declarizza.
cap. della LG: “l’animazione delle
realtà temporali. Ma proprio per il
fatto che per il Concilio, Chiesa e
mondo non sono due realtà parallele
ma si intrecciano – sono realtà distinte inadeguatamente, cioè inserita
l’una nell’altra impedisce che si
possa appaltare la Chiesa al clero
e il mondo ai laici. Si parla di uno
‘specifico’ non di una ‘esclusiva”.
Quindi il laico che ha tempo, talenti
ed energie non solo può ma è invitato
a dare disponibilità anche ai servizi
direttamente ecclesiali, secondo lo
stile della corresponsabilità.
La ‘comunione’ ecclesiale non
è uniformità e appiattimento, bensì
convergenza delle diversità, circolazione di doni differenti per
l’edificazione comune.
Nessun carisma può essere trattenuto per se o esercitato nel disordine
perché soffocherebbe in poco tempo;
infatti i dono spirituali si alimentano
e crescono nel momento stesso in cui
vengono comunicati ai fratelli, attraverso la testimonianza di vita,
l’annuncio esplicito e l’azione concreta. L’esercizio di ogni carisma trova
il criterio fondamentale nella carità la
‘via migliore di tutte’ (1 Cor 12,31).
Bisogna riprendere il magistero
del Concilio Vaticano II e mirare a
rapporti fraterni tra clero e laici
Mons. Luigi Serenthà affermava: “soltanto un prete che vive intensamente la fraternità, fa comunione
con gli altri fratelli del presbiterio,
e con tutti i fratelli di fede veramente
impegnati nei ministeri, entra ed
axtra parrocchiali, è un prete che
interpreta le esigenze di ritorno al
Vangelo, di obbedienza allo Spirito
e di fedeltà alla croce”.
Dalla Chiesa ‘corpo’
alla Chiesa ‘corporazione’.
La comunione ecclesiale quindi
non è una semplice convergenza di
intenti, né una granitica uniformità.
Questa concezione evidenzia il radicamento della Chiesa nella storia: e
tutto ciò perchè mantiene la continuità tra la Chiesa e il verbo incarnato,
sottolineando la presenza viva di
Cristo nella Chiesa,.
La partecipazione corale e organica di tutti i membri del popolo di
Dio non è solo un obbiettivo, ma la
via per raggiungere la meta di una
presenza evangelicamente trasparente e incisiva.
13
Don Tonino Bello scrive: “Laici,
cresimati del mondo. Prendete atto
della dignità a cui il Signore vi ha
chiamati assimilandovi alla sua missione sacerdotale questo significa
anzitutto che dovete sforzarvi di essere santi come lui è santo. …Assumetevi le vostre responsabilità Rifuggite dalle deleghe
facili…Riappropriatevi dei compiti
che vi spettano. La vostra dignità
sacerdotale non contempla necessariamente spazi all’interno del presbiterio ma spazi nel vortice delle
piazze dove per secoli si è sperimentata la vostra colpevole latitanza.
Aiutate i vostri presbiteri… amateli, perché, dopo che si sono stancati
di lavare i piedi a tutti, non trovano
nessuno che li ricambi, quando ne
hanno bisogno, con la stessa
tenerezza”.
Anticipazione fantastica
di una Chiesa conciliare e oltre.
Nella Chiesa del XXII secolo
Con un esercizio di ‘fantasia
pastorale! Spostiamo decisamente
in avanti l’orologio, anzi il calendario
della storia. Quale sarà la Chiesa nel
2113? Forse ci sarà già stato il Concilio Vaticano III o forse no. La
Chiesa si articolerà in tante piccole
comunità ecclesiali viventi, sparse
sul territorio, rifulgeranno le due
‘vocazioni’ fondamentali: alla verginità consacrata e al matrimonio. E
dalla prima verranno, prevalentemente, i vescovi a reggere la diocesi,
indicati – se non proprio eletti – da
tutti i cristiani di quelle chiese locali.
Prevalentemente dai coniugati,
invece, dopo una lunga e provata
testimonianza di vita, le piccole comunità eleggeranno gli ‘anziani’
(maschi o femmine) chiamati a presiedere l’eucarestia e a guidare spiritualmente quelle ‘chiese tra le case’:
il vescovo vaglierà gli eletti e li ordinerà per quel ministero. Non si
chiameranno ‘sacerdoti’ perché ovviamente tutti i battezzati adulti, cioè
i ‘santi’ o ‘cristiani’ sapranno di
essere sacerdoti in forza del battesimo
Lo sforzo maggiore della diocesi
sarà la cura dei giovani, per formare
buoni coniugi e buoni celibi consacrati.
“In un mondo che va in frantumi
per l’usura del tempo e la malvagità
dilagante tu ci chiedi, Signore; di
rimanere ancorati a te… metti sul
nostro labbro la parola sapiente,
nella nostra mente la luce del discernimento, nel nostro cuore il coraggio
di testimoniare la forza disarmante
dell’amore”.
(Dall’editoriale, relazioni di:
Fulvio De Giorni Professore ordinario di storia dell’educazione Università di Modena e Reggio Emilia, don
Elio Castellucci docente di teologia
e parroco di Forlì, don Pio Zuppa
docente di teologia pastorale Istituto
‘Regina Apulia’ Molfetta).
14
LETTO
PER VOI
FILODIRETTO
Anno XXI n. 3
dicembre 2013
Joseph Ratzinger - BENEDETTO XVI
L’infanzia di Gesù
Casa editrice Rizzoli - pagg. 173 - Euro 17,00
di MARISA CARABELLESE
sorprendente constatare che
È
quanto ritenevamo parte delle
nostre certezze, conosciuto forse
fin dall’infanzia, si possa rivelare
ai nostri occhi, alla nostra comprensione, completamente da
riacquisire. È quanto può avvenire
a chi si accosta al libro di Benedetto XVI, il teologo Joseph
Ratzinger, “L’infanzia di Gesù”.
Dopo le prime pagine ci si accorge che non si può dare niente
per scontato, che tutto è da riscoprire.
Il complesso e profondo
pensiero del grande teologo è
espresso in questo libro in modo
limpido e accessibile, Papa Benedetto va all’essenziale. L’opera
teologica di Ratzinger è una pietra
miliare nel pensiero della Chiesa.
Sulla spinta del Concilio Vaticano II il Teologo rilegge il
contenuto della fede di sempre
indicando nuove strade. Tutta
la sua opera tocca l’intero contenuto della fede, infatti da Papa,
Benedetto XVI ha indetto l’Anno
della Fede, il cui compito è quello
di indicare la via della speranza,
perché credere non vuol dire
aderire ad una teoria ma incontrare una persona: Gesù Cristo.
Joseph Ratzinger è nato in
Germania il 1927, ordinato sacerdote è divenuto poi arcivescovo di Monaco e Frisinga e
creato Cardinale nel 1977; nel
1981 è stato nominato da Giovanni Paolo II Prefetto della
Congregazione per la Dottrina
della Fede. Il 19 aprile 2005 è
stato eletto Papa, assumendo il
nome di Benedetto XVI. Dopo
essere succeduto al “ciclone”
Wojtyla, è storia dei nostri giorni
la sua profetica rinuncia che ha
portato alla elezione al papato di
Papa Francesco, colui che sta
dando un volto nuovo alla Chiesa
e al nostro essere cristiani.
Il libro “L’infanzia di Gesù”
completa la trilogia su Gesù di
Nazaret. Nei primi due volumi
“Gesù di Nazaret- dal battesimo
alla trasfigurazione” e “Gesù di
Nazareth – dall’ingresso in Gerusalemme fino alla
resurrezione”, Benedetto XVI
incontra il mistero del figlio di
Dio con precisione da storico,
unendo alla dottrina del grande
teologo il carisma di Pastore.
“Ho voluto fare il tentativo
di presentare il Gesù dei Vangeli
come il Gesù reale, come il Gesù
storico in senso
vero e proprio.
[…] Io sono convinto che questa
figura è molto più
logica e comprensibile delle
ricostruzioni con
le quali ci siamo
dovuti confrontare
negli ultimi decenni. Io ritengo
che proprio questo
Gesù – quello dei
Vangeli – sia una
figura straordinariamente sensata e
convincente”, sono parole dello
stesso Benedetto
XVI. Ancora Papa
Benedetto nella
premessa al volume “L’infanzia di Gesù” uscito
dopo gli altri due – prima edizione
novembre 2012 - scrive: “non si
tratta di un terzo volume, ma di
una specie di piccola sala
d’ingresso ai primi due precedenti
volumi sulla figura e sul messaggio di Gesù di Nazaret. Qui ora
ho cercato di interpretare, in dialogo con esegeti del passato e del
presente, ciò che Matteo e Luca
raccontano, all’inizio dei loro
Vangeli, sull’infanzia di Gesù”.
Con umiltà e semplicità Papa
Benedetto conclude la sua premessa scrivendo “Spero che il
piccolo libro, nonostante i suoi
limiti, possa aiutare molte persone
nel loro cammino verso e con
Gesù”. Il testo si divide in quattro
grandi capitoli: 1) Di dove sei
tu?, 2) L’annuncio della nascita
di Giovanni Battista e della nascita di Gesù, 3) la nascita di Gesù
a Betlemme, 4) i Magi d’Oriente
e la fuga in Egitto, e l’epilogo,
Gesù dodicenne nel tempio. Chi
è Gesù? Di dove viene? È
l’interrogativo iniziale. Lo scopo
dei quattro Vangeli è rispondere
a queste domande.
Tante volte abbiamo letto
l’inizio del vangelo di Matteo:
“Libro delle origini di Gesù Cristo, figlio di David, figlio di Abramo – e una lunghissima sfilza di
nomi – Abramo generò Isacco,
Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi
fratelli…” e così fino a
“Giacobbe generò Giuseppe, lo
sposo di Maria, dalla quale nac-
que Gesù, detto il Cristo”. Ci
saremo spesso chiesti il perché
di questa lunga lista di nomi, alcuni noti altri completamente sconosciuti, Benedetto XVI ci illumina subito: iniziando il suo
Vangelo con la genealogia di Gesù, Matteo vuol subito mettere in
luce la domanda circa la sua origine. Due nomi sono determinanti
per capire il “di dove viene” Gesù:
Abramo e Davide. Dall’inizio
della genealogia lo sguardo si
rivolge già verso la conclusione
del Vangelo con l’esortazione del
Risorto ai discepoli: “Fate discepoli tutti i popoli”. Nella storia
particolare, presentata dalla genealogia, è comunque presente fin
dall’inizio la tensione verso la
totalità: “ In Lui saranno benedette tutte le nazioni”. Nel vangelo
di Luca la genealogia introduce
la vita pubblica di Gesù.
Nel capitolo sulla nascita del
Battista e di Gesù i due avvenimenti sono collegati molto strettamente, anche se in modo diverso, all’Antico Testamento. Matteo
e Luca volevano non tanto raccontare, ciascuno a suo modo,
“storie”, ma scrivere storia reale,
avvenuta, e una delle fonti era
certamente Maria, che conservava
nel suo cuore tutte queste cose.
Affascinante quanto Ratzinger ci
dice della differenza tra
l’annuncio della nascita del Battista a Zaccaria e l’annuncio della
nascita di Gesù a Maria. Zaccaria
è sacerdote e riceve il messaggio
nel Tempio, durante la liturgia, a
Maria l’angelo Gabriele viene
mandato da Dio. Non potrebbe
essere più grande il contrasto : da
una parte il sacerdote, il Tempio,
dall’altra “una giovane donna
ignota – una piccola città ignota
– un’ignota casa privata. Il segno
della Nuova Alleanza è l’umiltà,
il nascondimento: il granello di
senape. Il figlio di Dio viene
dall’umiltà”. Bellissime le pagine
sul sì di Maria e sulla figura di
San Giuseppe “uomo giusto”. Circa il parto virginale di Maria,
come la resurrezione dal sepolcro,
l’ Autore scrive che sono pietre
di paragone per la fede. “Se Dio
non ha anche potere sulla materia,
allora egli non è Dio”.
La nascita, i Magi, sono capitoli altrettanto densi di dottrina,
di indagine sulle fonti, di confronto con altre culture, e tutto è
espresso con un linguaggio accessibile e chiaro. Nell’epilogo, il
ritrovamento di Gesù fra i dottori,
Luca ci ha conservato un prezioso
dettaglio in cui traspare in modo
singolare il mistero di Gesù. Come dice il Papa, ci mostra che
nella Santa Famiglia libertà e obbedienza erano conciliate l’una
con l’altra.
Il Papa Benedetto nella premessa ci pone la domanda: “È
vero ciò che è stato detto? Riguarda me? E se mi riguarda in che
modo?”. Alla prima domanda risponde egli stesso in modo esauriente, alla seconda non può che
rispondere ciascuno di noi.
LA LEGGE
INFORMA
FILODIRETTO
Anno XXI n. 3
dicembre 2013
15
Associazioni e studenti del
Mezzogiorno protagonisti, grazie
alla Fondazione con il Sud
Dott.ssa Annalisa Graziano / [email protected]
l 2014 porta con sé interessanti
novità per il mondo del Terzo
ISettore
meridionale, grazie a due
importanti avvisi della Fondazione con il Sud.
Ente non profit privato nato
nel 2006 dall’alleanza tra le fondazioni di origine bancaria e il
mondo del terzo settore e del
volontariato, la Fondazione con
il Sud ha come obiettivo la promozione dell’infrastrutturazione
sociale del Mezzogiorno, attraverso la realizzazione di percorsi
di coesione sociale per lo sviluppo.
Tra gli interventi
“esemplari” promossi, ci sono
quelli per l’educazione dei ragazzi alla legalità e per il contrasto alla dispersione scolastica.
In questo ambito, la Fondazione
con il Sud promuove la terza
edizione del “Bando Educazione dei Giovani”, al fine di sostenere interventi concreti per
contrastare la dispersione e
l’abbandono scolastici nelle
regioni meridionali.
Il Bando mette a disposizione complessivamente € 4,5 milioni ed è rivolto alle organizzazioni del volontariato e del
Terzo Settore delle aree meridionali in cui si registrano sia un
elevato tasso di studenti a rischio
abbandono scolastico sia
un’elevata percentuale di dispersione scolastica: Crotone in Calabria; Caserta, Napoli e Salerno
in Campania; Brindisi, Foggia,
Taranto in Puglia; Cagliari,
Nuoro, Oristano, Sassari in Sardegna; Catania, Caltanissetta,
Enna, Palermo, Ragusa, Siracusa, Trapani in Sicilia. L’iniziativa
prevede due specifiche linee di
intervento: una contro
l’abbandono scolastico e l’altra
contro la dispersione scolastica.
La prima è rivolta a percorsi
formativi individualizzati,
complementari a quello tradizionale, per contrastare
l’abbandono. Si sosterranno, con
un massimo di € 2,5 milioni progetti che prevedano azioni congiunte “dentro e fuori la scuola”
puntando, ad esempio, a creare
occasioni di sperimentazione
del lavoro nel periodo di formazione scolastica secondaria di
secondo grado, attraverso percorsi di alternanza scuola-lavoro.
La seconda linea mette a disposizione fino a € 2 milioni per
interventi contro la dispersione
scolastica che prevedano attività
di potenziamento delle competenze in ambito scientifico, tecnologico e economico.
Le partnership dovranno essere costituite da almeno tre
soggetti,
di
cui
un’organizzazione non profit
e un istituto scolastico pubblico.
Tutte le attività previste dovranno svolgersi con la partecipazione concreta e il pieno coinvolgimento, fin dalla fase di
progettazione, delle scuole pubbliche con forti criticità educative e con la partecipazione di
insegnanti e genitori.
I progetti potranno coinvolgere, inoltre, il volontariato, le
università, il mondo della ricerca
scientifica, delle imprese, le istituzioni locali e altri operatori
interessati nella sperimentazione
di soluzioni innovative per prevenire e contrastare la dispersione e l’abbandono scolastico.
Il Bando prevede la presentazione delle proposte esclusivamente online.
La scadenza è diversificata
in base alla regione di intervento:
in PUGLIA ORE 17.00 il 6
FEBBRAIO 2014.
Per rafforzare le principali
attività di volontariato, amplificarne l'impatto sociale sul territorio, favorendo la sperimentazione di nuove modalità di
lavoro e cooperazione è stata
invece pubblicata dalla Fondazione con il Sud la III edizione
del Bando Volontariato, rivolto
alle organizzazioni e reti di
volontariato del Mezzogiorno
(Basilicata, Calabria, Campania,
Puglia, Sardegna, Sicilia). Il
Bando mette a disposizione € 10
milioni per sostenere programmi
che prevedano una durata compresa tra i 18 e i 24 mesi con
contributi tra gli € 80.000 e
120.000 euro le Reti nazionali
(fino a un massimo di € 2,5 milioni) e tra € 40.000 e i 60.000
per le Reti locali (fino a un massimo di € 7,5 milioni di euro).
L’obiettivo è, da un lato, accrescere l’impatto sociale sulla
comunità delle Reti nazionali
con attività finalizzate al coordinamento, rafforzamento e sviluppo nel territorio di riferimento
e, dall’altro, migliorare e ampliare l’offerta dei servizi ai cittadini,
rafforzando il ruolo e l’impatto
dell’azione svolta dalle Reti locali di volontariato nel Mezzogiorno.
Il Bando prevede la presentazione delle proposte esclusivamente on-line.
La scadenza è diversificata:
per le Reti locali di Puglia è il
27 FEBBRAIO 2014; per tutte
le Reti nazionali il 20 MARZO
2014.
Per maggiori informazioni sui
bandi, è possibile consultare il
sito internet della Fondazione:
www.fondazioneconilsud.it
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e formazione per ogni volontario vincenziano.
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16
PERnon
DIMENTICARE
FILODIRETTO
Anno XXI n. 3
dicembre 2013
In ricordo di…
Ricordo di tre indimenticabili socie
di Sandra Tanzarella
iesce difficile trovare le paR
role per delineare l’iter di
vita di tre socie vincenziane che
da pochi mesi sono ascese nel
Regno dei Cieli.
Seppure avanti negli anni, le
nostre “Api della carità” hanno,
fino all’ultimo, profuso interesse
e condivisione per tutte le iniziative che la nostra Associazione
ha proposto.
Con semplicità e umiltà, le
tre consorelle Rosa Melpignano
Tanzarella, Nennella Ungaro,
Maria Amalia Loparco sono state
vicine alle necessità dei meno
fortunati, apportando loro sostegno materiale e spirituale.
Rosa, Nennella e Pupetta
erano entrate a far parte
dell’associazione quando, sul
nostro territorio, gli enti assistenziali erano davvero pochi e
le vincenziane supportavano con
silenziosa carità le varie situazioni di disagio e di bisogno.
Le “Dame”, così come venivano un tempo denominate, operano in Ostuni dal 1894.
In quegli anni giunse nel nostro paese suor Maria Fuentes
che subito rilevò la necessità di
istituire in loco un’assoaciazione
che si prendesse cura delle persone bisognose.
Suor Fuentes riunì le signore
benestanti di Ostuni che subito
offrirono la propria disponibilità
e generosità, adoperandosi con
ogni mezzo per arginare la miseria economica morale e culturale
così diffusa.
Pupetta Ayroldi, socia dal
1953, ha sostenuto l’Associazione fino a pochi giorni prima
della sua dipartita;quando, nonostante fosse degente in ospedale,
fece giungere all’associazione
una sua offerta.
La disponibilità e la bontà di
Nennella Ungaro si respira ancora nel racconto di chi l’ha conosciuta e goduto della sua amicizia. Ogni mattina prima di
iniziare il suo lavoro in ospedale
era solita recarsi nelle corsie dei
vari reparti e confortare i degenti
e i loro parenti.
Rosa Melpignano Tanzarella,
socia dal 1930, è stata sempre
disponibile e, negli ultimi tempi,
presagendo la sua fine, alle socie
“anziane” che andavano a visitarla ricordava che, al suo funerale, avrebbe gradito la partecipazione di tutte le iscritte, per
manifestare l’appartenenza
all’Associazione per la quale
aveva profuso, per tanti anni, le
sue energie.
Per tutte e tre le indimenticabili socie, il gruppo di volontariato costituiva il completa-
In memoria di
Rita Ventrella Martucci Zecca
di Anna Longo Massarelli
l Gruppo di Volontariato di Modugno si assottiglia con triIstezza
per la perdita della cara
consorella Rita Ventrella Martucci Zecca, la più anziana di appartenenza all’Associazione (anno
1966).
La sua presenza era un vanto
ed una gioia per noi, perché Rita
rappresentava nel Gruppo una
continuità che risaliva a sua suocera Rosa Martucci Zecca.
Da fedele e convinta volonta-
ria, aveva saputo trasmettere a
sua figlia Rosa e a sua nipote
Annarita
il
senso
dell’appartenenza agli ideali vincenziani, sì che anch’esse entrarono a far parte della nostra famiglia.
Rita nella sua vita colpita precocemente dalla perdita del suo
amato marito, aveva mostrato coraggio, abnegazione, fede, forza
di volontà, statura morale non
comune.
La presenza di quattro figli,
di cui l’ultimo di soli otto mesi,
fu per lei conforto ma anche grande impegno e responsabilità.
Mai venne meno in lei la dignità del suo stato, ragione per
cui i suoi sacrifici silenziosi furono immani.
Il Signore l’ha premiata con
una bella famiglia, che l’ha gratificata di tutte le sue sofferenze
circondandola di cure e affetto.
Noi amiche non la dimenticheremo e, nel contempo,
l’affidiamo alle preghiere di tutta
la nostra famiglia vincenziana.
INVIATE I VOSTRI ARTICOLI E LE VOSTRO FOTO PRESSO LA
REDAZIONE ALL’INDIRIZZO DI POSTA ELETTRONICA:
[email protected]
GLI ARTICOLI DEVONO PERVENIRE IN FORMATO WORD
mento della loro famiglia e si
prodigavano con la stessa dedizione e lo stesso amore che si
riserva agli affetti più cari.
Con grande tristezza noi tutte
le ricordiamo, affinchè il loro
impegno sia di esempio ai giovani che si accingono a far parte
della nostra Associazione, la cui
finalità è quella di sostenere, incoraggiare e tutelare i meno fortunati, mantenendo sempre quel
legame profondo allo spirito di
S. Luisa e San Vincenzo.
Ricordando…
di Maria Rosaria
Rammazzo
l Gruppo di Volontariato
Vincenziano di Mesagne
Ivuole
ricordare le tre consorelle Ester Polito Semeraro,
Vittoria Natoli De Guida,
Vittoria Perrucci Ribrezzi le
quali, nel corso dell’ultimo
anno, sono tornate alla casa
del Padre.
Madri di famiglia ed
educatrici esemplari nelle
scuole pubbliche, per vari
decenni, sono state vincenziane attive, esprimendo costantemente una forte sensibilità ed una istintiva e
fervida Carità nei confronti
dei fratelli bisognosi.
Indelebile resterà, nelle
memoria collettiva del Gruppo, il ricordo delle loro figure
ed in particolare
dell’interesse e della costante
e generosa opera di sostegno,
morale e materiale, alle varie
attività delle consorelle, manifestati anche negli ultimi
anni della loro vita, allorché
problemi legati all’età le hanno tenute lontane fisicamente, ma sempre spiritualmente
presenti e coinvolte nella vita
dell’Associazione.
PERnon
DIMENTICARE
FILODIRETTO
Anno XXI n. 3
dicembre 2013
17
Lettera alla cara Eleonora Sansonetti
dai volontari di Fasano
ara Eleonora,
C
il giorno 20 novembre non abbiamo celebrato il tuo funerale
perché la fede ci dice che sei
entrata in un’altra dimensione
di vita.
In questa terra sei stata per
noi come un albero rigoglioso
che ha dato frutti di carità, che
Dio ha piantato nel cielo nella
nuova Gerusalemme.
E sì, le tue lunghe fatiche
apostoliche, le tue catechesi,
l’impegno profuso per la nuova
chiesa di S. Francesco d’Assisi,
hanno fatto di te la donna forte,
la donna evangelica che non si
è risparmiata per donarsi agli
altri.
Ma le tue doti, cara Eleonora, di fede autentica, i tuoi talenti li hai fatti fruttificare soprattutto nel volontariato
vincenziano.
Da sei anni circa il Signore
ti aveva affidato il servizio di
animatrice di quello che tu chiamavi il “nostro sodalizio”, sotto
la protezione di S. Vincenzo
de’ Paoli, in
qualità di presidente cittadina di
cinque gruppi
parrocchiali,
compreso quello
di Pezze di Greco.
Hai portato
avanti il lavoro
dei gruppi con
impegno e fedeltà al carisma
vincenziano, incoraggiando,
stimolando, utilizzando la tua
delicata creatività e il tuo entusiasmo, progettando tante
iniziative a favore dei poveri.
La tua anima era
limpida, scevra
da compromessi
che potessero
oscurare l’immagine
dell’associazione.
Chi non ha apprezzato la
tua umanità? La tua rettitudine,
il tuo amore per i poveri?
Ricordiamo
Carmela
dai volontari di Martina Franca
Eleonora, la tua morte ci ha
reso tristi, abbiamo perduto una
grande donna, il nostro punto
di riferimento, colei che ha fatto
della propria vita un dono per
Ricordando
un angelo
di Carmela
Mastrogiacomo
e Volontarie Vincenziane di Martina Franca il giorno 16
passato quasi un anno dalluglio, festa della Madonna del Carmine, si uniranno in
Lpreghiera
È
la sua morte e tutte noi
per la Liturgia Eucaristica, officiata da Mons.
vincenziane pensiamo ancora
Luigi Angelini, in ricordo di Carmela Bruno, che le ha
lasciate il 18 giugno scorso.
Carmela, professoressa di Matematica attenta e precisa,
è stata uno dei pilastri del Gruppo Vincenziano di Martina,
per aver ricoperto il ruolo di cassiera scrupolosa e puntuale
per molti anni. Ella ha assolto con competenza e grande
responsabilità il servizio che le era stato assegnato. Pur
essendo molto schiva e riservata, aveva sempre la battuta
pronta ed uno spirito ironico ed intelligente che emergeva
durante le riunioni del Gruppo. Anche quando non ha avuto
più un compito specifico in seno all’Associazione, ha partecipato con interesse agli incontri di formazione spirituale
e non ha fatto mai mancare la sua generosità e solidarietà
verso le famiglie indigenti. Ci mancherà una cara amica e
tutte noi Vincenziane sentiamo il dovere di ringraziarla per
il bene che ha elargito a quanti si sono rivolti a lei. In questo
triste momento siamo molto vicine al marito, anche lui
nostro valido collaboratore, che l’ha curata con tanto amore
in questi giorni di grande sofferenza e tanta speranza.
Siamo sicure che Carmela è stata accolta nelle braccia
misericordiose del Padre, perché, come dice il Salmo: “Le
anime dei Giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento
le toccherà”.
la sua bella famiglia, che il Signore le aveva dato e per i suoi
poveri, fino alla fine, un dono
per il creato.
La testimonianza che hai
reso con la tua vita è un faro
per l’associazione, un esempio
luminoso per continuare il cammino di carità che tu hai tracciato con il tuo luminoso esempio e la tua fervida costanza.
Eri solita pronunciare le parole
di San Paolo:”Per Gesù Cristo
vale la fede, se si rende operosa,
per mezzo della carità”.
Eleonora, noi ti avremo
sempre nei nostri cuori. Dopo
aver sofferto con dignità e nel
silenzio, ora godi la tua pace,
senza dolori, senza paure, senza
tristezza, ora che sei nella gloria
del Signore, prega per noi, per
la tua famiglia, per il volontariato vincenziano.
Sei andata incontro alla tua
piccola Claudia dicendo a Dio:
“Eccomi, vengo a Te, Gesù,
come la creatura che tu resusciti
a vita nuova. Ti ho incontrato
nel Tuo splendore, ora donami
l’amore del Padre. Amen”.
con tristezza alla nostra cara
amica Geppina.
È stata sempre presente
nel gruppo diventando il nostro punto di riferimento per
la sua veneranda età e soprattutto conoscendo il suo operato come Presidente delle
Dame di Carità degli anni passati.
Una delle prime persone
a Bisceglie che avesse dedicato le sue ore libere ai poveri.
Io personalmente la ricordo con tanta nostalgia.
Ricordo come fosse ieri la
sua spontaneità e la sua voglia
di vivere dimenticando gli anni che inesorabilmente passavano.
Ricordo la sua voce al telefono che mi chiedeva il re-
soconto della precedente riunione nei minimi particolari,
perché pur essendo presente,
aveva difficoltà di udito.
Ricordo le sue visite in
compagnia della badante e la
sua gioia nel vedermi.
Il giorno in cui abbiamo
saputo della sua orribile morte, siamo sprofondate incredule nel dolore.
Una vera assurdità pensare
che una mano criminale abbia
potuto colpire un “angelo”
indifeso, una persona così
speciale
Cara amica,
come mi sarebbe piaciuto
sentire ancora la tua voce al
telefono e la conferma di un
tuo piacevole incontro!
Sarai sempre nei nostri
cuori e nelle preghiere che
rivolgiamo al Signore con la
certezza che, quale angelo come quale tu sei stata, ti è stato
certamente riservato un posto
privilegiato accanto a Lui.
18
NOTIZIE
daiGRUPPI
FILODIRETTO
Anno XXI n. 3
dicembre 2013
BRINDISI
Mercatino del dolce e del salato
dai VOLONTARI
a giornata non si presentava
Lmattina,
certo luminosa, domenica
10 novembre, a causa di
qualche minaccioso nuvolone che
non lasciava ben sperare. In Piazza Duomo, intorno alle 8.30, già
fervevano i preparativi del
“Mercatino del dolce e del salato”
organizzato dal Gruppo di Volontariato Vincenziano di Brindisi.
Sin da subito si è venuto a
determinare un clima di gioia e
di festa. Il Mercatino costituisce
un importante appuntamento e
un’occasione per raccogliere fondi da destinare alle opere di carità.
All’evento era presente tutta
la Famiglia vincenziana: volontari
e volontarie, amici, simpatizzanti
e, in prima linea, le Figlie della
Carità.
Il Mercatino è stato portato a
buon fine grazie alla preziosa e
generosa adesione di tanti volontari e non che, con grande entusiasmo ed apprezzabile fantasia,
si sono impegnati a preparare dolci di ogni genere e tante specialità
di buona e rustica gastronomia.
Quanto realizzato è stato donato
a coloro che hanno espresso concretamente con una libera offerta
il loro senso di solidarietà a favore
dei fratelli in difficoltà.
A partire dalle ore 9.00, sui
due grandi tavoli collocati nei
pressi dell’ingresso della Cattedrale si potevano vedere in buon
ordine le moltissime squisitezze.
Le varie confezioni, adeguatamente decorate, apparivano graziose e appetibili. Uno spettacolo
unico!
Alle 9.30 si è avuta la graditissima visita di S. E. Domenico
Caliandro, Arcivescovo di Brindisi e Ostuni. Il “padre” Arcivescovo, ha invitato i presenti a
recitare il “Padrenostro”, si è complimentato con l’Associazione e,
infine, ha benedetto persone e
cose.
Tutto si è svolto nel migliore
dei modi. Nel corso della mattinata e in particolare al termine
delle Sante Messe, molte persone,
informate e sensibilizzate anche
da don Adriano Miglietta, Parroco
della Cattedrale, si sono fermate
lì vicino per ammirare la speciale
“mostra” ricca di tantissimi prodotti: dolci d’ogni tipo, torte, crostate, dolcetti vari, cotognate, vasetti di marmellata, ed inoltre
pane cotto nel forno a legna, pasta
fresca fatta in casa, focacce, sottolio, ecc.. Il quadro d’insieme
risultava molto gradevole per la
Brindisi. Cattedrale
particolarità e l’originalità di ciascun pezzo.
Nella splendida cornice di
Piazza Duomo il Mercatino si è
rivelato fonte di aggregazione e
di sensibilizzazione. Visibile e
sentito il coinvolgimento di molte
persone e di tanti stranieri. Così
l’ampio consenso rilevato è stato
la miglior prova della validità
della proposta.
Al di là dei risultati pienamente soddisfacenti per i fondi
raccolti e per la ragguardevole
partecipazione, va detto che questa piacevole manifestazione, ol-
tre a far “sentire” genuini sapori
e buoni profumi, è stata per il
Gruppo e per tutti i partecipanti
un’opportunità di dialogo e di
condivisione, un invito per mettere in atto comunanza di buoni
propositi e sentimenti di fratellanza.
Insomma, si può ben affermare che l’iniziativa ha voluto essere
soprattutto un’apertura alla bontà,
all’incontro, all’amicizia per un
comune cammino di conversione
e di comunione e, nello stesso
tempo di reciproco progresso.
MOLFETTA - S. MARIA ASSUNTA IN CATTEDRALE
Comunità e partecipazione
di NICLA LA GREZZA
divenuto, già da qualche anÈ
no, consuetudine far festa insieme agli assistiti dal G.V.V.
Cattedrale e dalla Caritas del
Duomo San Corrado.
Le due comunità infatti, operano in territori contigui, dove
vivono sacche di povertà ben note
alle Assistenti Sociali del nostro
Comune che lavorano insieme al
nostro Gruppo per far fronte ai
bisogni più urgenti degli assistiti.
Si è concordato di scegliere
proprio il 15 giugno perché ricorre l’onomastico dell’Assistente
spirituale del GVV don Vito Bufi
che è anche responsabile della
comunità Duomo da quando il
nostro Vescovo, don Luigi Martella, ha voluto che le due comunità siano insieme operatrici di
condivisione, di iniziative e
quant’altro finalizzate alla crescita spirituale ed umana del quartiere.
Le volontarie tutte, dopo aver
partecipato insieme agli assistiti
alla Santa Messa celebrata in
Cattedrale, hanno servito
nell’atrio del Seminario Vescovile, una ricca cena, mentre volontari – animatori mandavano in
onda ritmi musicali che hanno
consentito ai partecipanti, tra cui
c’erano tantissimi bambini e ragazzi, di ballare, di festeggiare e
di tenere per qualche ora lontani
i pensieri di precarietà che quoti-
dianamente li assillano.
Si è scritta in tal modo una
bella pagina di comunità partecipativa perché si è potuto constatare come l’impegno nel sociale
del volontariato vincenziano e
delle altre associazioni che operano nelle due comunità, sia rivolto a dar voce a chi non ce l’ha.
Si è potuto toccare con mano,
pertanto, il messaggio evangelico
trasmessoci e raccomandatoci da
San Vincenzo che ci prospetta
come nella vita del buon cristiano
sia essenziale la condivisione,
l’attenzione partecipativa nei confronti dei bisognosi che si traducono nell’aver l’occhio attento a
discernere la presenza e le necessità di chi deve quotidianamente
affrontare disagi e difficoltà.
Solo in questo modo il Vincenziano si fa “prossimo” e diventa il “buon samaritano” come
ci hanno raccomandato san Vincenzo e Santa Luisa.
NOTIZIE
daiGRUPPI
FILODIRETTO
Anno XXI n. 3
dicembre 2013
19
TRINITAPOLI
Un gesto di solidarietà
I G.V.V. della provincia di Foggia incontrano
il Reparto di Psichiatria infantile, presso gli Ospedali Riuniti
di MARIATINA ALÒ
gruppi di Volontariato Vincenziano della provincia di
IFoggia,
grazie all’impegno della
presidente provinciale Lina Loconte, si sono fatti portatori di
una nuova speranza presso il
reparto di Psichiatria infantile
degli Ospedali Riuniti d Foggia.
Nel pieno del carisma vincenziano, ogni gruppo ha fatto la
propria offerta e sono stati acquistati sei televisori da donare
ai piccoli degenti del reparto.
Lunedi 30 settembre c’è stata
una ricca rappresentanza di tutti
i gruppi della provincia a testimoniare l’unione di intese e la
coordinazione delle azioni ai vari
livelli dell’associazione.
L’accoglienza nel reparto è stata
fatta dall’assistente sociale, la
quale ha ringraziato le volontarie
per il gesto generoso ed ha parlato delle gravi problematiche
che i ricoverati vivono nel contesto di provenienza e delle difficoltà che le famiglie, spesso
disfunzionali, hanno nello gestire
il disagio del minore. Si tratta di
un disagio che non può essere
circoscritto al solo paziente ma
che necessariamente chiama in
causa il sistema famiglia e il sistema società. “In questo lavoro
tutti si sentono responsabili per
le persone che incontriamo e ci
facciamo carico anche delle ca-
renze che il sistema sanitario presenta. Abbiamo bisogno di tutto
ciò che possa rendere la degenza
dei bambini, degli adolescenti e
delle loro famiglie meno pesante
e li faccia sentire a proprio agio.
Bisogna creare spazi di umanizzazione in cui le famiglie e i pazienti si sentano accolti”. Le volontarie entrano nella stanza dei
giochi, una piccola stanza con
piccole sedie e tanti disegni attaccati ai muri che richiamano le
esperienze di vita che hanno attraversato quel luogo e gli incroci
di affetti che si sono generati. Gli
operatori del reparto osservano
questo gruppo di donne con
sguardi curiosi e benevoli, hanno
preparato anche una torta per
farle sentire a casa. Don Gerardo
Rauseo scalda il clima con parole
di ringraziamento, “Il nostro è
solo un piccolo segno nello spirito vincenziano” dice “ma potrebbe aprirsi anche ad altre prospettive. In questa esperienza di
dono siamo noi a ringraziare voi
per averci accolto e siamo pronti
a rispondere alle vostre esigenze
per quello che possiamo, le vincenziane sono un gruppo ben distribuito e molto collaborativo”
.
Il primario, dott. Mazzocco,
circondato dai suoi collaboratori,
prende la parola, e racconta del
lavoro in reparto e della tipologia
di minori che vengono ricoverati,
dell’età e delle problematiche che
si incontrano. “Grazie per questo
dono” ribadisce “è importante
perché avere la televisione qui
consente ai piccoli di poter avere
un momento di svago, questo
perché al centro della cura sia
sempre considerata la persona.
Vorrei che ci tenessimo in contatto e attivassimo collaborazioni
future”. Le volontarie intervengono dichiarandosi disponibili a
dare il proprio aiuto e ad organizzare l’intervento secondo una
progettazione programmata che
tenga conto dei bisogni reali del
reparto e delle risorse che
l’associazione può mettere in circolo, anche in termini di coinvolgimento attivo del territorio in
una politica di solidarietà.
L’incontro si chiude, tra le parole
e lo scambio di saluti, i ringraziamenti e le promesse, una voce si
fa strada e chiede di poter avere
un po’ di attenzione. “Voglio
cantare una canzone” dice a tutti,
le tirocinanti gli stanno vicino e
lo sollecitano per alleviare il suo
imbarazzo, ma la voglia di essere
ascoltato supera quella prima difficoltà. Così, questo ragazzino
dai capelli alla moda e gli occhi
neri si prende il suo spazio, le
volontarie applaudono e gli sorridono, scappa una carezza sulla
testa di una bimba, qualcuno si
commuove e presto la vita di
dentro riprende senza tanto rumore.
PUTIGNANO
Riflessioni sul dono della fede
di CARMELA CAGNETTA
pagina che rimarrà nella
Èuna
storia del pontificato.
L’11 ottobre 2012 Papa Benedetto XVI proclamava l’anno
della Fede che si concluderà il
24 novembre 2013.
È l’invito a tutti a riflettere
sul dono incomparabile della Fede. E ognuno si pone la domanda: cos’è per me la fede? È un
dono di grazia, di riflessione, di
pensiero, di convinzione.
Io ho fede in Te perché ti ho
creduto, incontrato.
Ti ho conosciuto, mi hai parlato, ho ascoltato la Tua parola,
l’ho meditata, l’ho creduta. E
una grazia infinita mi ha inondata
e con la preghiera che ne è scaturita ti ho parlato, ho contemplato le tue meraviglie,
l’immensità del Tuo creato, la
Tua luce e i tramonti e in questo
fulgore mi sono abbandonata,
sicura che con Te vicino di non
smarrire mai la strada. Questa è
la forza della mia fede. Incrollabile.
Ti ho creduto e anche se la
strada della vita sarà stretta e
faticoso il cammino, con Te nel
cuore non avrò mai paura e fiduciosa Ti dirò sempre grazie.
Putignano. Chiesa di San Pietro
20
NOTIZIE
daiGRUPPI
FILODIRETTO
Anno XXI n. 3
dicembre 2013
BRINDISI
Festa di
San Vincenzo de’ Paoli
dai VOLONTARI
l 27 settembre, come registrato
nel calendario, ricorre il “dies
Inatalis”,
l’anniversario della
morte-rinascita, di San Vincenzo
de’ Paoli, patrono di tutte le opere
sociali. In preparazione alla festa
del Santo nei giorni 24, 25, 26
settembre, alle ore 18.00, è stata
celebrata nella Cattedrale la Santa
Messa, preceduta dalla Liturgia
del Vespro e sempre in onore del
Santo, venerdì 27 settembre, è
stata celebrata, alle ore 10.00,
nella stessa Cattedrale la Santa
Messa solenne.
La famiglia vincenziana in
festa, insieme agli amici simpatizzanti e alle famiglie
“accompagnate”, si è ritrovata,
alle 9.30 del suddetto giorno in
Piazza Duomo. Lì Suor Giovanna
Fanuli, superiora dell’Istituto S.
Vincenzo, e le altre Figlie della
Carità hanno accolto tutti con
affetto e gioia. Volontari vincenziani e amici si sono scambiati
un fraterno abbraccio di saluto e
di augurio.
Gli intervenuti sono poi entrati in Chiesa per assistere alla
Santa Messa, celebrata da don
Pierluigi Ruggiero, che aveva già
animato il triduo dei giorni precedenti con le sue omelie, rafforzando, senza dubbio, le mo-
tivazioni che stanno alla base della carità vincenziana e del buon
cristiano.
Durante la cerimonia religiosa
hanno destato emozione le letture
relative alla virtù della Carità:
passi del libro dei Proverbi, un
Salmo e l’ineguagliabile passo
sulla Carità di San Paolo nella
Prima Lettera ai Corinzi (1 Cor.
13, 1-13).
Altro momento di intensa
emozione è stato quello in cui
don Pierluigi, poco dopo, si è
soffermato nella sua omelia, diretta e chiara, sulla figura e
sull’azione di S. Vincenzo de’
Paoli, modello tanto della vita
attiva che della vita contemplativa
in quanto ha svolto
un’eccezionale opera di rinnovamento nella chiesa e nella società
e di cui ancor oggi si sentono i
frutti. Don Pierluigi, con molta
incisività e carica emotiva, ha
ribadito, con S. Vincenzo, che
Dio è presente nei poveri e che
nei loro volti dobbiamo vedere il
volto di Gesù. I poveri sono
“nostri signori e nostri padroni”.
Alla luce di ciò la carità va
organizzata con azioni dirette al
sollievo delle povertà e alla promozione umana dei poveri e tutto
con profonda umiltà, con spirito
di tenerezza e di delicatezza nei
loro confronti.
L’omelia di don Pierluigi, così straordinariamente addentro al carisma
vincenziano, ha creato forti
momenti di ascolto e di riflessione sul cammino che
deve fare chi si dedica alle
opere caritative.
Un altro momento di
viva commozione è stato
vissuto da tutti quando Suor
Giovanna ha presentato
sull’altare Valentina, una giovane
ragazza siciliana, che proprio nel
giorno celebrativo di S. Vincenzo
ha iniziato il suo postulato in vista
di un suo futuro ingresso tra le
Figlie della Carità. Valentina, a
sua volta, ha indicato i motivi
della sua chiamata, primo tra i
tanti quello di essersi
“pazzamente” innamorata di San
Vincenzo.
La famiglia vincenziana e tutti i presenti, visibilmente commossi, si sono sentiti indubbiamente più vicini nella
condivisione di quei momenti.
Particolarmente toccanti le
musiche e i canti che hanno accompagnato tutta la celebrazione
eucaristica.
Al termine della Santa Messa,
buona parte dei presenti si è recata
nei locali dell’Istituto. Suor Giovanna, accompagnata da altre
consorelle, ha ricevuto i familiari
dei ragazzi del Centro socioeducativo ai quali è stato offerto
un piccolo rinfresco seguito dal
dono di alcuni generi alimentari.
I volontari vincenziani e Suor
Chiara, invece, hanno accolto nel
Centro Sociale le famiglie che,
nel tempo, vengono accompagnate nella loro situazione di difficoltà.
L’incontro è stato occasione
di conversazione, di scambio di
fraternità e di degustazione di
dolci e di bevande offerti dalle
volontarie. Anche in questa sede
si è proceduto alla donazione di
utili generi alimentari.
Tutti hanno manifestato la
loro piena soddisfazione per la
giornata trascorsa e per lo svolgimento dell’evento che ha unito e
coinvolto tante e tante persone
nel nome di S. Vincenzo de’ Paoli.
PUTIGNANO
Festività di Ognissanti
e commemorazione dei defunti
di CARMELA CAGNETTA
n rito per ricordare e visitare
U
i nostri cari defunti, per deporre un fiore sulla loro tomba.
Mesta la gente va con i suoi ricordi e il suo dolore.
All’ingresso del cimitero troviamo le Vinceziane … perché?
Fu una iniziativa maturata
diversi anni fa all’interno del
nostro gruppo. Libera scelta di
ognuna di noi di farsi in quei
giorni povera tra i poveri, stare
lì ore e ore a tendere la mano, a
chiedere la carità per raccogliere
risorse per aiutare altri poveri,
per chi vive ogni giorno difficol-
tà economiche che non può fronteggiare.
E quando a sera torniamo a
casa stanche, infreddolite e con
i piedi che fanno male, ci sentiamo soddisfatte perché sappiamo
che quelle monete raccolte, quei
fiori di carità, hanno il colore e
il profumo dell’amore fraterno
che unisce e rende tutti uguali
agli occhi di Dio, hanno il profumo acuto e delicato della solidarietà cui tutti ci sentiamo chiamati.
È che quanto abbiamo fatto
è stato gradito ai nostri defunti
come il fiore più bello.
NOTIZIE
daiGRUPPI
FILODIRETTO
Anno XXI n. 3
dicembre 2013
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MASSAFRA
Nuove volontarie nel GVV
di MARIA LOSAVIO
ella splendida cornice
N
dell’Antica Chiesa Madre in
Massafra, giovedì 17 ottobre
2013, il gruppo di volontariato
vincenziano ha accolto con gioia
quattro nuovi vincenziano:
Marianna Marangi, Rosa Ramunno, Luigi Cafuoti e Mimmo
Spada, che dopo aver seguito da
diverso tempo l’associazione
dall’esterno, hanno scelto con
grande generosità di dedicare la
loro competenza e il loro tempo
alla nostra associazione pur
collaborando già in altri ambiti:
sociali, culturali ed ecclesiastici.
A presiedere l’Eucarestia e la
cerimonia dell’Atto di impegno
dei nuovi volontari è stato mons.
Cosimo Damiano Fonseca, accademico dei Lincei e dal Padre
spirituale del gruppo massafrese
don Gregorio Szczepaniak.
La presidente del gruppo
Maria Losavio dopo aver salutato i
concelebranti,
l’amministrazione comunale
nella persona del vicesindaco
dott. Viesti e gli assessori Cerbino e Fuggiano, ha ricordato che
il gruppo di volontariato vincenziano è presente in ogni parte del
mondo ed ha la responsabilità
dei poveri, la responsabilità di
un’opera, del lavoro che essa
compie e di quello che potrebbe
compiere.
Siamo anche responsabili
dell’immagine che diamo della
Chiesa testimoniando la carità.
La presidente conclude dicendo che siamo certi e grati a
Dio che ci ha dato questa responsabilità e noi accettandola abbiamo la sensazione di fare la sua
volontà.
L’austera cerimonia e la toccante riflessione tenuta da mons.
Fonseca dopo il vangelo, ha suscitato una forte emozione nei
MOLFETTA - S. MARIA ASSUNTA IN CATTEDRALE
Un amore di cena
di NICLA LA GREZZA
È
stato questo il logo della serata di beneficenza organizzata dalle volontarie del GVV
Santa Maria Assunta in Cattedrale
che hanno potuto condividere un
valore che deve accompagnare
ogni cristiano: la Carità.
All’inizio della serata la
Presidente, Pina Sallustio, ha
informato gli amici-sostenitori
circa il lavoro che nella prima
metà dell’anno è stato svolto attraverso i vari servizi cui il Gruppo attende.
Quello dell’ascolto è stato il
più oneroso perché ha comportato
l’esborso di una importante cifra
in danaro per tener testa ai bisogni
di una larga fascia sociale, nella
quale vivono bambini in tenerissima età, oberata dalla impossibilità di tenere testa ai bisogni es-
senziali per mancanza di lavoro
dei capofamiglia.
Al nuovo Sindaco della città
che è intervenuto per portare i
saluti di tutta l’Amministrazione,
sono stati comunicati i nostri “
desiderata” tra i quali c’è quello
di avere più spazi per poter portare avanti un servizio che sta a
cuore a noi tutte e che ha visto
l’avvicinarsi di insegnanti – volontari esterni che hanno seguito
in maniera eccellente i bambini
accolti i quali sarebbero potuti
essere di più se gli spazi della
nostra sede fossero stati più ampi.
La serata, arricchita da un
menù essenziale ma raffinato e
da buona musica, ha contribuito
senz’altro a rendere compartecipi
gli amici del nostro gruppo ai
quali è giunto il messaggio relativo al nostro servizio: il servizio del GVV non è semplice
solidarietà o altruismo, ma è
immagine di Amore-Carità, virtù
che trasforma, costruisce, anche
se, come una montagna faticosa
da scalare, è difficile da conseguire.
presenti, emozione palpabile nei
quattro nuovi volontari consapevoli dell’impegno che assumevano di fronte al Signore.
L’ingresso di questi nuovi
soci ci ha rassicurati del sostegno
del Signore tramite
l’intercessione di San Vincenzo
e Santa Luisa, nell’opera che Lui
stesso ha suscitato a condizione
che tutti noi perseveriamo
nell’impegno sincero al servizio
dei fratelli nel bisogno, non distratti dal desiderio di protagonismo.
La cerimonia si è conclusa
con un semplice momento di
convivialità fraterna alla presenza del presidente provinciale
GVV Taranto , del Gruppo GVV
di Massafra e delle famiglie dei
nuovi soci.
GIOIA DEL COLLE
Solidarietà
Coopvincenziane
da una volontaria
l GVV di Gioia del Colle
Iè stato
lo scorso 7 settembre 21013
coinvolto e ha partecipato ad una iniziativa solidale,
voluta dalla Coop Estense in
collaborazione col CSV di
Bari, a sostegno delle famiglie bisognose: “UNA MANO PER LA SCUOLA”.
All'ingresso del punto
vendita di Gioia del Colle i
consumatori hanno trovato le
volonarie del centro, guidate
dalla presidente sig.ra Anna
Fortunato, che hanno consegnato loro un sportina da riconsegnare all’uscita per la
raccolta di qualsiasi materiale
di cancelleria. Il materiale
raccolto è stato distribuito alle
famiglie assistite e a quelle
segnalate dai Servizi Sociali
e dai Dirigenti Scolastici del
territorio.
L'iniziativa ha avuto un
buon riscontro grazie alla sensibilità dei cittadini e il GVV,
punto di riferimento per chi
è in difficoltà, si è ritenuto
soddisfatto e orgoglioso per
aver offerto speranza, solidarietà e conforto.
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NOTIZIE
daiGRUPPI
FILODIRETTO
Anno XXI n. 3
dicembre 2013
MOLFETTA - S. MARIA ASSUNTA IN CATTEDRALE
Umbria: sacra, dolce, verde
di NICLA LA GREZZA
ono questi i tre aggettivi che
hanno caratterizzato il viagS
gio organizzato dal GVV
S.Maria Assunta in Cattedrale.
Si sono scoperte tre qualità
di questa regione italiana che,
situata nel cuore dell’Italia, è
senz’altro il polmone verde della parte peninsulare del nostro
territorio.
Ma la Vera Gioia, come recita un famoso canto, tratto da
un testo biblico, nasce dalla
pace che comunica la figura del
Santo di Assisi che, con purezza
disinteressata e amore incondizionato accoglieva semplicemente, diventava prossimo di
ogni uomo, al di là di ogni estraneità culturale, politica, religiosa. In tal modo non solo abbiamo potuto ripassare gli
insegnamenti del nostro
San Vincenzo, ma abbiamo avuto anche la
possibilità di stimolare
le nostre forze interiori,
di fare il pieno di tutte le
energie necessarie per
continuare ad impegnarci
in modo concreto e capace di dare la Speranza
necessaria ai nostri assistiti che chiedono di
vedere
la
luce
nell’oscurità della loro
disperazione.
Alla preghiera personale presso la tomba
del Santo, ha fatto seguito, concelebrata dal
nostro assistente spirituale, don Vito Bufi, la
santa Messa, estremamente suggestiva.
Circondati, infatti, dagli affreschi e dai colori di Giotto, e
pochi metri sopra la tomba del
Santo, la partecipazione Eucaristica ha permesso ad ognuno
di godere della “Vera gioia…dono di Cristo …che tutti
unisce come in un abbraccio e
tutti ama nella carità”.
Non è mancata la recita comunitaria del Santo Rosario,
aiuto spirituale dell’anima, cui
ha fatto seguito, nella cornice
della piazza antistante la Basilica Papale di Santa Maria degli
Angeli, la processione aux
flambeaux con la statua della
Madonna, seguita da migliaia
di fedeli.
Il viaggio, poi, non ha tralasciato di godere sia dell’arte
pittorica ed architettonica presente nella città di Perugina, sia
quella del gusto che lo stabilimento della Perugina, dagli inizi del secolo scorso, rende la
città famosa nel mondo.
La storia della società, in
termini di evoluzione tecnica,
commerciale e di comunicazione, ha affascinato tutti noi che
abbiamo potuto, presso la Casa
del Cioccolato, situata
all’interno dello stabilimento
di San Sisto, non solo assaporare i profumi e il gusto immersi
tra incarti, confezioni e filmati,
ma anche ammirare l’operosità
delle macchine e degli operai,
che, ininterrottamente, durante
tutte le 24 ore della giornata,
confezionano cioccolata così
come noi la vediamo negli scaffali delle pasticcerie.
BARLETTA
Quattro nuove volontarie fra noi
dai VOLONTARI
settembre 2013, festa di
ImolS.27avuto
Vincenzo de Paoli, abbiala gioia di accogliere
nella nostra famiglia quattro
nuove consorelle.
Rispettosi della regola ma
altrettanto aperti alle novità,
abbiamo fatto un cammino di
formazione con loro durato più
di due anni, nella volontà che
fossero davvero convinte
dell’impegno che si andavano
ad assumere. Di dame, a riposo,
ne abbiamo fin troppe, invece
abbiamo bisogno di vere volontarie sul campo pronte
sempre a sporcarsi le mani, e
non con scadenze quindicinali
come gli incontri.
L’assistente spirituale,
Mons. Leonardo Doronzo, dopo
l’omelia sulla vita di S. Vincenzo, ha proseguito con il rito
per l’atto d’impegno delle
quattro nuove consorelle ac-
compagnate dalla presidente
Sig. Grazia Varvara e dal provinciale Michele Giannella.
L’assistente ha esortato le
nuove consorelle ad assumersi
le responsabilità dell’atto davanti a Dio e alla società, nello
svolgere il loro impegno con
umiltà, sincerità e amore per i
poveri.
Dopo la benedizione dei
crocifissi, dei distintivi, lo statuto e le norme interne, tutti
insieme abbiamo rinnovato
l’atto d’impegno augurando alle
nuove consorelle un lungo cammino con noi. Nella giornata
del 29 settembre invece abbiamo nuovamente riproposto su
Corso Vittorio Emanuele
l’“Autunno Vincenziano” giunto alla 24° edizione.
Nell’occasione ci siamo fatti
promotori con un’opera di volantinaggio di alcuni progetti di
sostegno all’azione del Gruppo,
proponendo piccoli progetti, da
un buono pasto alla scuola al
corredo scolastico alle spese di
primaria necessità. Avendo
essendo poi deducibile dal
proprio reddito. Essere al passo
coi tempi aiuta la Carità!
Barletta. Concattedrale di Santa Maria Maggiore.
adottato le direttive regionali in
merito all’apertura di un conto
corrente questo ha consentito a
molti di donare la loro offerta
Anche questa è inventiva
come diceva il nostro Santo.
Buon lavoro a tutti.
NOTIZIE
daiGRUPPI
FILODIRETTO
Anno XXI n. 3
dicembre 2013
23
ANDRIA
Il 7 settembre a Castel del Monte
di ANNA LOLIVA
ome ormai molti sanno,il
Gruppo Volontariato VincenC
ziano di Andria è alle prese con
un progetto di promozione, sostenuto dal centro servizi al volontariato San Nicola di Bari, che
tiene impegnate tutte le socie sino
alla fine del mese di ottobre 2013.
Fra le varie tappe del progetto il
7 settembre abbiamo avuto un
incontro fra villeggianti e nostri
assistiti proprio a Castel del Monte presso la parrocchia di Santa
Maria al Monte di cui è parroco
don Giuseppe Lapenna.
Erano le 15,30 del 7, bella
giornata di sole, radunate presso
la stazione di Andria socie vincenziane e famiglie da noi assistite erano in attesa del pullman per
Castel del Monte, 23 bambini dai
3 ai 10 anni, 12 mamme. Avevamo avvertito i responsabili della
mobilità di mettere un bus da 50
posti, avevamo preso i biglietti
per tutti. Flora vice-presidente del
Gruppo di Andria era stata incaricata dalla presidente, impossibilitata quel giorno ad essere presente, di seguire il gruppo,
eravamo un po’ preoccupate perché ci avevano informato dei pochi posti a sedere che hanno questi
mezzi urbani. Alle 15,45 partenza
e dopo mezz’ora finalmente arri-
vo nel piazzale antistante la chiesa. Erano lì ad attendere Anna e
Franca , vincenziane villeggianti
in quella zona, grande emozione,
sorrisi di bimbi strette di mano
di mamme, l’incontro con il parroco, la presentazione del nostro
pagliaccio e 50 palloncini azzurri
e bianchi con la scritta “si può
sorridere anche con poco”, titolo
del nostro progetto. Le vincenziane avevano portato merendine,
aranciate , acqua,bicchieri, bustoni raccolta rifiuti e apparecchiato
provinciale Michele Giannella
che ci ha raggiunto da Barletta,
del nostro padre spirituale don
Leo Pinnelli giunto da Andria; si
sono aperti i cancelli del cortile
alberato di proprietà della parrocchia, guarnito di panchine di pietra, affiancato da un localino provvisto di servizi igienici; sono
arrivate le signorine vestite da
un tavolo imbandito per la merenda.
Le signorine hanno attivato
giochi, distribuito palloncini artistici, cantato, messo musica , tutto
con grande calore e affetto, tutto
con costante attenzione. Alle
18,45 sono stati distribuiti i palloni azzurri e bianchi, al via sono
volati nel cielo portando le spe-
ranze di un futuro migliore ed i
sogni innocenti dei bambini che
seguiamo con tanta dedizione.
Poi tutti in chiesa, don Leo ha
parlato ai bambini e alle mamme,abbiamo pregato insieme e la
gioia per la giornata trascorsa
piacevolmente traspariva dai visi
colmi di meraviglia, abituati forse
ad altro. Quando è giunto l’orario
del rientro abbiamo percorso un
breve tratto della statale badando
ai bambini e speranzose che tutto
andasse per il meglio.
Giunto il pullman alla stazione di Andria , scesi tutti, un applauso inaspettato ha ricolmo il
nostro cuore di mamme e nonne.
È stato per noi più di un grazie,
renderci conto di avere donato
più di quanto si aspettavano ci ha
portato a riflettere: è vero si può
sorridere anche con poco! le
mamme chiedevano con ansia
quanto dobbiamo pagare, per loro
il timore che non fosse tutto gratuito era rimasto sino al termine
della gita! Pensiamoci bene, la
gratuità non è dare quanto loro è
dovuto, è dare con affetto un po’
di serenità a chi dalla mattina alla
sera è in continuo affanno per
riuscire a risolvere problemi su
problemi e ancora problemi. Questo è volontariato puro, una ricchezza invisibile !
MOLFETTA - S. MARIA ASSUNTA IN CATTEDRALE
Il Melodramma di Verdi in scena
per il GVV “Santa Luisa”
di TERESA CAMBIONE
ulle note del Melodramma di
S
Giuseppe Verdi, il G.V.V. di
Molfetta “S. Luisa” si è cimentato
nell’organizzazione di un concerto per raccogliere fondi e per far
fronte alle esigenze delle famiglie
che, dato il momento di crisi,
ancora di più vengono a bussare
alle nostre porte per chiedere un
sostegno morale ed economico.
Il coro ha esordito con il
Nabucco e successivamente sono
andati in scena alcuni brani del
Don Carlos, Rigoletto, Trovatore
ed hanno concluso con il Brindisi
de la Traviata. Classici pezzi da
antologia musicale per una serata
che ha fatto il tutto esaurito e che
ha coinvolto il pubblico di Molfetta che ha apprezzato e applaudito in maniera scrosciante
le interpretazioni magistrali del
soprano Marilena Gaudio, del
mezzosoprano Lucrezia Messa,
del baritono Antonio Stragapede,
del tenore Nicola Cuocci accompagnati al piano da Massimo
Sciannamea e dal coro “Alter
Chorus”. Il tutto diretto impeccabilmente dal maestro Antonio
Allegretta.
Il teatro che ha ospitato
l’evento non è di quelli tradizionali ma che hanno una buona acustica e che fanno assaporare le
note, la musica, il bel canto e le
parole per un pubblico attento
alla cultura e all’intrattenimento:
la parrocchia San Pio X, amabilmente messa a disposizione dal
parroco don Giuseppe Pischetti
per la serata piovosa e fredda del
1° dicembre scorso.
La serata si è conclusa con
un rinfresco nei locali parrocchiali. Anche qui il tutto all’insegna
della creatività, questa volta culinaria delle volontarie del gruppo
che hanno invitato i cantanti a
degustare dolci molfettesi esclusivamente fatti in casa.
24
NOTIZIEper
iVOLONTARI
FILODIRETTO
Anno XXI n. 3
dicembre 2013
Il saluto e l’augurio della neo-eletta
Presidente Nazionale
arissime,
C
“L’avvicinarsi della fine di
un anno, inevitabilmente, porta
con sé delle considerazioni su
ciò che abbiamo raggiunto e su
ciò che intendiamo realizzare.
Ancor più quest’ anno dopo
che la mia nomina a Presidente
nazionale mi ha chiamata ad un
impegno e ad una responsabilità
che riuscirò a sostenere solo se
sostenuto dall’aiuto di tutti.
I gruppi di Volontariato
Vincenziano sono una realtà
operativa che, seppure con
mezzi e forze limitate, riescono
ad intervenire socialmente
nell’aiuto e nella promozione
dei poveri.
I nostri fondatori, con uno
sguardo profetico, hanno voluto
organizzare la “Carità” perché
fossero ottimizzati gli aiuti e
perché il bene comune e la
giustizia potessero essere raggiunti attraverso un percorso in
cui ognuno di noi è chiamato a
partecipare dalla responsabilità.
Viviamo un tempo di crisi,
economica, politica, di valori in
cui c’è chiesto un “di più”: una
maggiore coerenza cristiana, un
maggiore coinvolgimento, un
maggiore impegno,
la testimonianza di
quei valori che ci
costituiscono personalmente e
nell’associazione.
Se vogliamo
aprirci al futuro,
dobbiamo accettare
tutte le sfide che ci
vengono dal nostro
tempo e guardare
alle nostre radici,
trovare in esse la
forza per un rinnovamento costante
che genera coesione
e fratellanza. Ripartire dalle radici
vuol dire ripartire
dalla nostra fede,
unica spinta per una
vera azione di caPaola Agnani Morici - Presidente
rità.
Nazionale G.V.V. A.I.C. Italia
Chi crede in Dio
sa che ha un compito da svolgere nella società, dono della Sua forza.
sa che deve rendere migliore
La carità autentica è un caml’angolo di mondo che occupa mino, un esodo che ci aiuta ad
anche a costo di sacrifici perso- uscire da noi stessi per andare
nali, sa che la speranza non re- verso gli altri, compromettendolega in un miracolo l’intervento ci a favore e a fianco dei poveri,
di Dio, ma è consapevolezza del per incarnarci nelle situazioni e
rendere attuale la salvezza portata da Cristo.
Contempliamo in questo
tempo la fede di Maria,
l’umiltà e la debolezza di un
Dio che si fa bambino, contempliamoli con la volontà di compiere nel nostro oggi e nella
nostra storia gesti di amore autentici che non si accontentano
di dare risposte incomplete alla
povertà, ma sono segni di speranza concreta.
Non ci raggiunga la tentazione dello sconforto di fronte
alla pochezza della nostra realtà,
ma anzi facciamo che essa sia
la testimone della “possibile impossibilità di Dio” che agisce
nella storia di ogni uomo.
Vorrei raggiungere ognuna
di voi, i volti, i cuori che costituiscono la nostra realtà, e sussurrarvi in un abbraccio: "Buon
Avvento!" che il Signore ci doni
uno sguardo di fede capace di
vedere, oltre gli affanni del tempo, la gioia di un autentico abbraccio d’amore che riscalderà
ogni uomo”.
La Presidente Nazionale
Paola Agnani Morici
La redazione di Filo Diretto si congratula con gli eletti e augura
buon lavoro alla nostra Presidente Nazionale PAOLA AGNANI MORICI
e a tutti i componenti il nuovo direttivo nazionale:
Gabriella Raschi - Vicepresidente Nazionale per il Nord,
Antonella Fenu - Vicepresidente Nazionale per il Centro,
Rosalba Gargiulo - Vicepresidente Nazionale per il Sud,
alla segretaria Rosanna Rufini e al nuovo tesoriere Giorgio Desiderati
UN APPUNTAMENTO DA NON PERDERE
XIII CONGRESSO NAZIONALE
7-8-9-10 MAGGIO 2014
HOTEL “PUNTA NORD” – TORRE PEDRERA – RIMINI
“Da Gerusalemme a Gerico: il Volontariato
Vincenziano per una comunità solidale”
P A RTEC IPIAM O NU M ER OSE
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