MIYAMOTO MUSASHI Il libro dei cinque anelli

MIYAMOTO MUSASHI
Il libro dei cinque anelli
GO RIN NO SHO
© 2012 Susaeta editore, Madrid
© 2012 CREABOOKS packagers snc
Ideazione e impaginazione: Donatella Bergamino
Testi: Giorgio Bergamino, Gianni Palitta
Consulenza redazionale: Laura Aceti, Donatella Bergamino
Ricerca iconografica: Giorgio Bergamino
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MIYAMOTO MUSASHI - IL LIBRO DEI CINQUE ANELLI
SOMMARIO
Amici e ospiti 168
Buddismo 170
Storie 172
Seppuku 174
Sommario
Introduzione 7
I samurai 8
 LA SHINSENGUMI 12
Miyamoto Musashi 18
 IL GIAPPONE AL TEMPO DI MUSASHI 22
Go Rin No Sho - Il libro dei cinque anelli 27
Prologo 29
Il libro della Terra 31
 IL BUSHIDO 38
 I NINJA 46
Il libro dell’Acqua 49
 IL CONFUCIANESIMO 56
 IL SEPPUKU 64
Il libro del Fuoco 67
 LO ZEN 74
 KOJIRO SASAKI 80
Il libro dell’Aria 83
 IL BUDDISMO 88
Il libro del Vuoto 95
 IL KENDO 98
Il testamento di Musashi:
il Dokkodo 100
Yamamoto Tsunetomo - Hagakure 103
Yamamoto Tsunetomo 104
Il libro 106
Convergenza leggera
nel buio della notte 108
4
La Via del samurai 110
 LA SCUOLA NITEN RYU 112
Tra la vita e la morte 114
Saggezza 116
Il comportamento degli antichi 118
 HAIKU E CHA NO YU 120
Il proprio signore 122
La forza 124
 IL JUDO 126
La giustizia 128
Grandi uomini 130
L’età 132
Lo stile di vita del samurai 134
 I RONIN 136
L’arte della scherma 138
I giovani samurai 140
Il combattimento 142
Maestro e discepoli 144
Fiori, calligrafia e poesia 146
 I DAIMYO 148
Meditazione e concentrazione 150
Il dolore 152
 CASTELLI E FORTIFICAZIONI 154
Samurai 156
Qualità interiori ed esteriori 158
Il vassallo 160
 TAKEDA SHINGEN 162
Monaci 164
La cerimonia del tè 166
Le armi dei samurai 177
Katana 178
I maestri spadai 180
Spade corte e lunghe 182
Tessen 184
 LA SCUOLA DAITO-RYU AIKIJUJUTSU 186
Bokken 188
Yari 190
 BENKEI 192
Naginata 194
Yoroi 196
Daikyu 198
Atakebune 200
 DONNE SAMURAI 202
Tanegashima-teppo 204
Armi “non nobili” 206
 YOSHITSUNE MINAMOTO 208
Sotto l’armatura 210
 IL KARATE 212
Le grandi battaglie del Giappone 215
Dan-no-ura 216
Baia di Hakata 218
Minatogawa 220
Le cinque battaglie
di Kawanakajima 222
 I VENTIQUATTRO GENERALI
DI TAKEDA SHINGEN 224
Nagashino 226
Noryang 228
Sekigahara 230
Shiroyama 232
 L’AMMIRAGLIO TOGO 234
Port Arthur 236
Tsushima 238
Nanchino 240
Midway 242
 I KAMIKAZE 244
Storia militare del Giappone 247
Dal mito al periodo Asuka 248
L’epoca Nara 250
Il periodo Heian 252
Dal periodo Kamakura
al periodo Muromachi 254
L’arrivo degli Europei 256
 ODA NOBUNAGA 258
Il periodo Azuchi-Momoyama 260
Il periodo Edo 262
La Restaurazione Meiji 264
L’imperialismo giapponese 266
 I QUATTRO HITOKIRI DEL BAKUMATSU 268
Il periodo Taisho 270
Il periodo Showa 272
 GLI EREDI DEI SAMURAI 274
La seconda guerra mondiale 276
 YUKO MISHIMA 278
Indice analitico 280
Bibliografia 287
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INTRODUZIONE
S
pesso paragonato all’Arte della guerra, Il libro dei cinque anelli di Miyamoto Musashi è
la risposta giapponese al grande stratega cinese Sun Tzu. Il libro è diviso in cinque capitoli e ogni capitolo prende il nome di un elemento: Terra, Acqua, Fuoco, Aria e Vuoto
ed è per questo che è conosciuto anche come Il libro degli elementi o Il libro dei cinque elementi. Musashi, che ha scritto questo trattato di strategia militare nel 1645, afferma che
solo il guerriero che sappia padroneggiare perfettamente i cinque elementi può essere invincibile. I suoi consigli sono relativi al combattimento e al conseguimento di una vittoria, ma possono anche essere applicati per la riuscita in qualsiasi impresa, per questo
forniscono suggerimenti preziosi a chiunque affronti un impegno gravoso e irto di difficoltà sia esso un militare o un uomo d’affari, un atleta o una persona comune, che ogni
giorno deve affrontare la sua “guerra” per cercare di realizzare i propri desideri.
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MIYAMOTO MUSASHI - IL LIBRO DEI CINQUE ANELLI
I samurai
L
a figura del samurai è certamente tra quelle che
evoca, nell’immaginario collettivo, maggiore
curiosità per l’alone di leggenda che spesso l’accompagna. La storia del Giappone li vide protagonisti a partire dal III e IV secolo d.C. quando
cominciarono ad apparire élite armate divise in
gruppi tribali che controllavano un territorio estremamente frastagliato. In un primo tempo erano
conosciuti come bushi (soldati) e soltanto qualche
tempo dopo vennero identificati con il termine samurai che significava “servo” o “accompagnatore”
perché il guerriero era al servizio di un signore. Le
origini del samurai si perdono pertanto nella
prima fase della storia del Giappone, in cui erano
presenti clan formati da un gruppo elitario che era
al tempo stesso guerriero e aristocratico, ma queste figure, per l’evolversi della situazione politicosociale del paese, scomparvero per circa
quattrocento anni a favore del soldato semplice
proveniente dall’ambiente contadino. Solo verso il
VIII secolo d.C. durante l’epoca Heian (dal nome
della capitale, l’attuale Kyoto) l’inadeguatezza di
un esercito formato da contadini male addestrati,
costrinse il governo a richiedere alle famiglie nobili di fornire truppe valide, formate dai ranghi inferiori dell’aristocrazia, anche perché bisognava
fronteggiare delle ribellioni che si erano sviluppate
nell’est del paese, la zona a nord e a oriente dei
laghi del Fuju dove operavano gli azumabito (uomini dell’est) i quali, benché rozzi, erano abilissimi nell’uso della spada. Intanto il debole potere
centrale, nel tentativo di conservare l’appoggio
8
dell’aristocrazia, favorì gli shoen, territori affidati
alle famiglie nobili delle province che avendo bisogno di uomini per difenderli alimentarono la
prima classe di guerrieri. Questa nuova aristocrazia era caratterizzata da patti d’armi personali tra
signore (tono) e il vassallo (kenin) e si formarono
dei clan sempre più potenti che agivano autonomamente senza più ascoltare il volere del potere
centrale. In questo periodo il legame che univa il
signore e il guerriero era basato su due concetti:
quello di hoko (servizio) e quello di goon (favore);
in cambio del favore il signore che si manifestava
con la distribuzione del bottino o l’assegnazione
di terre, il guerriero forniva la sua prestazione militare e si occupava dell’esazione delle imposte.
Non solo guerrieri
Alla fine del periodo Heian (794-1185) il potere
centrale aveva perso il controllo politico del Giappone che era in mano ai potenti clan militari e tra
questi emersero quelli dei Taira e dei Minamoto;
nel frattempo la figura del samurai si stava sempre più delineando non solo come un abile guerriero ma anche come un letterato e un fine artista.
sempre più condizionato dalle correnti spirituali
e culturali dell’epoca. Verso il 1000 era ancora lo
Gusoku, armatura del periodo Edo, XVII secolo;
marcatura a nome Yukinoshita Sadaiye. È realizzata
con maglie di ferro, seta e rame con doratura.
INTRODUZIONE  I SAMURAI
MIYAMOTO MUSASHI - IL LIBRO DEI CINQUE ANELLI
L’epopea dei samurai ha ispirato molti film, fra questi quello
che narra la loro ultima tragica battaglia contro le moderne
mitragliatrici durante la rivolta di Satsuma nel 1877.
esautorando del tutto l’imperatore e stabilendo la
supremazia della casta dei samurai che per quattro
secoli avrebbe giocato un ruolo decisivo sia nella
difesa del paese, respingendo l’attacco dei Mongoli (1274 e 1281), sia nelle lotte feudali che caratterizzarono quella fase di storia giapponese.
tevano in versi il proprio epitaffio. Grazie a queste
scuole i rozzi guerrieri divennero dei raffinati
poeti, mecenati, pittori, cultori delle arti, collezionisti di porcellane sempre seguendo le regole del
Bushido (la via del guerriero), un codice etico a cui
non si ci poteva sottrarre se non si voleva cadere
nella più grave colpa: il disonore. Ispirato alle dottrine del buddismo e del confucianesimo adattate
alla casta dei guerrieri, il Bushido esigeva il rispetto
dei valori di onestà, lealtà, giustizia, pietà, dovere
e onore, i quali dovevano essere perseguiti fino alla
morte. Il venir meno a questi princìpi causava il
disonore del guerriero, che espiava la propria colpa
commettendo il seppuku, il suicidio rituale. Nella
società giapponese del XVI secolo i samurai formavano una casta famigliare al servizio dell’alta no Un dipinto del 1293, di autore anonimo, mostra i samurai
a cavallo che affrontano i Mongoli sbarcati in Giappone.
La via del guerriero
Shintoismo la principale fonte d’ispirazione per i
samurai, credo religioso che imponeva la fedeltà
all’imperatore, ma in seguito i concetti taoisti,
buddisti e confuciani iniziarono a diffondersi e a
sovrapporsi allo Shintoismo. In particolare ebbero
grande fortuna, dopo il buddismo cinese, il buddismo zen e il buddismo esoterico (quest’ultimo
soprattutto nelle casate nobili più ricche e potenti). Alla fine del XII secolo il clan Minamoto
prese il potere e il capo del clan Minamoto no Yoritomo assunse il titolo di shogun (capo militare)
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In questi anni nacquero molte scuole in cui ai doveri del samurai era associato l’obbligo di svolgere
fedelmente i propri compiti al massimo delle proprie capacità, unendo la grazia ed l’eleganza, per
dimostrare con il gesto la propria superiorità. Questo precetto venne contestato nel XVI secolo
(quando venne rivalutata l’efficacia e non la forma
del gesto), tuttavia è rimasto in molte scuole di
pensiero samurai. La prima grande codificazione
di questa svolta avvenne nel Heike Monogatari,
opera letteraria più famosa del periodo Kamakura
(1185-1249), che attribuiva alla via del guerriero
l’obbligo dell’equilibrio tra la forza militare e la potenza culturale. Gli eroi di quest’epopea (la storia
di una lotta tra i due clan dei Taira e dei Minamoto) e di altre che si ispirarono a questa negli
anni immediatamente successivi, sono gentili, ben
vestiti, molto attenti all’igiene, cortesi con il nemico nei momenti di tregua, abili musicisti, competenti poeti, letterati talvolta particolarmente
versati nella calligrafia o nella disposizione dei
fiori, appassionati cultori del giardinaggio, spesso
interessati alla letteratura cinese. Inoltre morendo,
se ne avevano il tempo e la possibilità, spesso met-
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APPROFONDIMENTI  LA SHINSENGUMI
MIYAMOTO MUSASHI - IL LIBRO DEI CINQUE ANELLI
I samurai
La Shinsengumi
opo la forzata apertura al commercio occidentale
imposta con la potenza dei propri cannoni dal
commodoro americano Matthew Perry, nel
1853, in Giappone nacquero diversi partiti, alcuni dei
quali sostenevano la necessità di instaurare dei buoni
rapporti con gli Occidentali, mentre altri erano
fermamente contrari a ogni contaminazione
con il mondo esterno. È nell’ambito di questi
ultimi che sorsero dei movimenti radicali
che propugnavano un ritorno al potere dell’imperatore e di conseguenza si opponevano a tutte le iniziative dello shogunato.
Uno di questi fu quello di Sonno Joi che
con il motto «Onore all’Imperatore,
espellere i Barbari» iniziò una serie
di azioni violente nell’area di Kyoto,
l’allora capitale imperiale, che richiesero l’intervento dello shogunato Tokugawa. Nel 1863 lo
shogun formò un corpo speciale di polizia per contra-
D
Statua di Hijikata Toshizo,
nel famoso tempio buddista
di Takahata Fudo, a Hino,
località oggi inserita
nella cerchia urbana
di Tokyo, allora
città natale di Toshizo.
12
stare e contenere i sostenitori radicali dell’imperatore, il Roshigumi. Il gruppo, in un primo
tempo formato da 234 guerrieri,
era costituito principalmente da
ronin e aveva anche l’incarico di
scortare e proteggere il XIV shogun, Tokugawa Iemochi, che si
preparava ad entrare a Kyoto. Tra
questi 234 ronin, ne furono
scelti 30 per formare il “nuovo
corpo scelto”, chiamato appunto
Shinsengumi. I trenta guerrieri
furono prima chiamati con il nomignolo di Miburo cioè Ronin di
Mibu (Mibu era il nome del sobborgo centrale di Kyoto in cui la
Shinsengumi prestava servizio).
Con il passare del tempo però la
reputazione del corpo divenne
sempre più scadente tanto da cambiare il nomignolo da
Ronin di Mibu a Lupi di Mibu pronunciato allo stesso
modo del precedente. I principali comandanti del corpo
Hijikata Toshizo fotografato
in abiti occidentali, ma con
la fedele spada al fianco.
Fu un grande spadaccino
e animò la resistenza dello
shogunato contro la
restaurazione imperiale.
furono Kamo Serigawa,
Isami Kondo e Nishiki Niimi,
ed era composto da tre squadre principali, di Serigawa,
Kondo e Tonouchi, malgrado
quest’ultimo, Yoshio Tonouchi, fosse stato assassinato
poco dopo la sua fondazione
assieme a Tsuguo Iesato.
Molte sono le storie, legate a
questo gruppo, che sono
state riprese da scrittori e registi moderni, oltre ai creatori di manga che hanno fatto di questi guerrieri degli eroi
dei fumetti e dei cartoni animati giapponesi.
 CURIOSITÀ
✑ Bakumatsu
✑ Manga
Sono così chiamati gli ultimi anni (1853-1867)
del periodo Edo in cui sorse la Shinsengumi
per fronteggiare i continui disordini che caratterizzarono quel periodo in cui il Giapponne
concluse la sua politica isolazionista conosciuta come sakoku.
In Giappone questo termine, che significa
letteralmente “immagini libere”o “immagini
stravaganti”, indica gerericamente ogni tipo
di fumetto, mentre nel resto del mondo con
“manga” si identificano le storie a fumetti
giapponesi.
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MIYAMOTO MUSASHI - IL LIBRO DEI CINQUE ANELLI
biltà, i daimyo (signori), a loro erano legati da un
rapporto di fedeltà assoluta. Erano tenuti a rispondere alla chiamata in guerra quando il proprio signore era in conflitto con qualche daimyo
rivale, muniti del proprio equipaggiamento di cui
la corazza e la spada erano gli elementi più importanti. Nel 1191 Minamoto no Yoritomo, il fondatore dello shogunato di Kamakura in una lettera
la padre dettò le regole che rimarranno per sempre
nell’etica dei samurai: «I samurai devono prestare
la stessa cura nel servire il loro signore che i sacerdoti mettono nel servire il Budda. Essendo ora
il paese governato dal potere politico e civile dello
shogun, tutti i suoi sottoposti e i loro familiari dovranno servire i superiori con spirito di devozione
ed essere pronti a sacrificare la propria vita in ogni
momento in cambio dei favori ricevuti. Essi quindi
dovranno ritenere la vita come qualcosa che non
appartiene più a loro; dovranno essere sempre
pronti in ogni circostanza, in modo da sconfiggere
qualunque attacco nemico. Il samurai deve prendere tutte le precauzioni per non perdere la propria vita inutilmente, ma deve sacrificarla soltanto
per l’onore e la salvezza del proprio signore». Il
rapporto tra signore e samurai legava entrambe le
parti: in cambio del servizio e della cieca fedeltà il
samurai veniva ricompensato con un possedimento terriero (chigyochi), e come per i cavalieri
europei veniva sottoposto ad una cerimonia di investitura, incentrata su un giuramento scritto con
un pennello intinto nel sangue del samurai, mentre la “firma” era rappresentata dall’impronta insanguinata (keppan) di un dito del samurai. Il
documento (kishomon) veniva poi bruciato davanti
all’altare delle divinità tutelari del clan e le sue ceneri sciolte in un liquido che veniva bevuto dal samurai. Il legame era così forte che, quando un
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daimyo moriva, alcuni suoi samurai si suicidavano
per accompagnarlo anche nel mondo ultraterreno;
questa usanza (junshi) era talmente radicata e
causò così tante vittime che venne vietata per
legge, anche se non sparì completamente.
Samurai al potere
La figura del samurai subì profondi cambiamenti
dall’epoca della sua affermazione in poi, già nel
periodo Muromachi (1338-1573) acquisì nuove
caratteristiche, ma le trasformazioni maggiori avvenne con l’istituzione della figura del daimyo.
All’inizio erano semplici comandanti di truppe
che col tempo acquisirono anche un potere civile, oltre a quello militare che già avevano; diventarono così veri e propri signori che, secondo
il codice dei samurai, esigevano fedeltà assoluta
da tutte le famiglie a loro sottoposte. Furono i
daimyo a cambiare i rapporti interpersonali per
cui i signori minori, le cui terre erano entrate
nella loro giurisdizione furono legati più a questi
che allo shogun. Fu a questo punto che il samurai perse parte della sua importanza come uomo
d’armi in quanto molte delle forze militari furono
integrate dai soldati a piedi, gli ashigaru, reclutati fra i contadini. D’altra parte verso la fine del
periodo Muromachi i samurai più potenti si
erano già trasformati in daimyo, mentre i samurai
minori avevano formato una piccola aristocrazia
di militari e funzionari al loro servizio. Inoltre
fino al XV-XVI secolo non esisteva una distinzione
Un comandante samurai, l’hatamoto Sakai Tadatsugu,
al servizio del clan Tokugawa, lancia le sue truppe all’assalto
del castello di Nagashino durante la guerra del 1575.
INTRODUZIONE  I SAMURAI
MIYAMOTO MUSASHI - IL LIBRO DEI CINQUE ANELLI
netta tra samurai e contadini, tanto che molti di
questi ultimi si trasformarono in samurai; fino a
raggiungere alti gradi nell’aristocrazia militare
come per Toyotomi Hideyoshi, fino a diventare
daimyo. D’altra parte molti, piccoli samurai diventano spesso contadini, tanto che a un certo
punto Nobunaga (1534-1582) prima e poi Hideyoshi (1536-1598) furono costretti a decretare la
netta separazione tra guerrieri e contadini, rafforzando la classe dei samurai e legando indissolubilmente i contadini alla terra. Con l’Editto
delle Tre Clausole (1588) poi Hideyoshi proibì
ogni mobilitazione tra le varie classi e i contadini
furono iscritti nei registri dei loro villaggi. I samurai invece furono registrati dai daimyo e fu
loro vietato di cambiare signore. Con i Tokugawa
infine i samurai vennero divisi in ranghi: i più
importanti erano i samurai legati allo shògun da
vincoli di parentela, poi venivano i samurai di
rango medio e infine quelli di basso rango. Il
Buke-Sho-hatto (1615) codificò rigidamente comportamento, cerimoniale, vita della classe dei samurai di ogni rango. Erano tenuti a seguire gli
studi, dovevano prestare servizio di guardia al-
l’imperatore, dovevano astenersi dal frequentare
i samurai di rango inferiore. La natura guerriera
dei samurai a questo punto si trasformò completamente; il samurai diventò un burocrate. Questa società in cui ognuno venne inserito in un
proprio spazio adottò i principi neoconfuciani di
Zhu Xi che sottolineavano l’importanza della fedeltà e sottomissione al superiore e servirono
quindi a cementare l’intera società. Il lungo periodo di pace indusse ulteriori cambiamenti nella
natura del samurai: non potendo esercitare la
propria professione nei conflitti con altri clan,
avevano un solo modo per mostrare la loro abilità
nelle arti marziali: il duello. In questo periodo
Miyamoto Musashi, uno dei più celebri samurai
della storia e autore del Libro dei cinque anelli incrociò la spada per più di 60 volte contro singoli
avversari e il suo primo duello mortale lo sostenne a soli 13 anni contro il ben più esperto
Arima Kihei. Questo lungo periodo senza conflitti
permise ai samurai di dedicarsi ad ampliare la
propria cultura e ciò gli permise di occupare ruoli
importanti sia nell’amministrazione che nelle
varie scuole di formazione che erano sorte. Questo cambiamento di ruolo avvicinò la classe dei
guerrieri alla borghesia, precedentemente tanto
disprezzata, che consentì ai borghesi di conoscere
e fare propri quei valori che caratterizzeranno la
società giapponese fino alla fine del secondo conflitto mondiale. Altri samurai invece a causa della
soppressione di feudi o la morte di un daimyo rimasero senza padroni e divennero guerrieri erranti, disposti a mettersi al servizio di qualcuno
Una raccolta di oggetti di antiquariato giapponese
fra i quali armature e armi diverse (archi lunghi,
picche e alabarde, spade del tipo katana e tachi).
16
per denaro oppure dedicandosi al brigantaggio.
Erano i ronin (uomini onda), molti dei quali si
macchiarono di orrendi delitti, ma altri divennero
degli eroi popolari come i quarantesette ronin che
dopo aver vendicato il loro padrone, ingiustamente costretto al suicidio, preferirono la morte
mediante hara-kiri (letteralmente “aprire il ventre”) piuttosto che subire il processo dello shogun.
La fine di un’epoca
Quando il 13 febbraio del 1854 lo shogun Ieyoshi fu costretto a firmare un trattato di commercio con gli Stati Uniti le porte del Giappone si
aprirono all’Occidente e ovviamente oltre alle
merci arrivarono anche nuove idee e nuovi modelli sociali. In pochi anni avvenne un profondo
rivolgimento: il potere feudo-militare passò a sostenere di nuovo la figura imperiale, la classe militare che aveva dominato per secoli il Giappone
decretò da sola la sua fine. Furono i daimyo di
Satsuma Choshii, Hizen e Tosa con il loro memoriale a chiedere all’imperatore di riassumere
il comando del Paese, come era sempre stato stabilito dalla tradizione giapponese. L’ultimo shogun, Tokugawa Yoshinobu, presentò le
dimissioni al sovrano, ma i suoi samurai si ribellarono (1867) e mossero verso Kyoto per cercare
di restaurare il potere del loro shogun. Sconfitti
dalle truppe imperiali a Kyoto, a Toba e a Fushimi continuarono a combattere anche se ridotti
in pochi nel Nord del paese. Queste opposizioni
locali non arrestarono comunque gli eventi,
tanto che nel 1868 i principi feudali rassegnavano nelle mani imperiali le loro cariche e veniva
proclamata la Restaurazione Meiji (il “governo illuminato”). La classe dei samurai fu abolita e lasciò il posto a un esercito nazionale in stile
occidentale.
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INTRODUZIONE  MIYAMOTO MUSASHI
MIYAMOTO MUSASHI - IL LIBRO DEI CINQUE ANELLI
Miyamoto Musashi
N
acque nel 1584 a Miyamoto-Sanoma nella
provincia di Mimasaka, che oggi fa parte
della prefettura di Okayama, in una famiglia appartenente al clan Arima di Kyushu. All’età di
sette anni morì la madre e il padre Munisai, un
guerriero di professione, lo affidò alle cure di uno
zio materno e se ne andò; già da piccolo mostrò
un carattere forte e lo zio per temperare la sua
violenza innata gli insegnò i principi base delle
arti marziali e l’uso della spada. Nel 1596 un samurai di nome Arima Kihei, molto abile con la
spada e con lo yari (una lancia), arrivò in città e
mise un annuncio in cui cercava coraggiosi disposti a combattere contro di lui; Musashi, che
aveva solo tredici anni, ma per la sua già grande
stazza ne dimostrava di più, si fece avanti per accettare la sfida. Subito lo scontro si trasfromò in
un corpo a corpo e quando Kidei cadde Musashi
lo colpì con la sua spada di legno, inferendogli
un colpo mortale alla testa. All’età di quindici
anni lasciò il villaggio in cerca di avventure e di
un’affermazione personale come uno dei tanti
ronin che percorrevano il paese in cerca di gloria
o di un ingaggio da parte di un signore. Il 21 ottobre 1600 parecipò alla battaglia di Sekigahara
combattendo per gli Ashikaga, che vennero sconfitti e Musashi si sottrasse a stento al massacro di
migliaia di guerrieri e all’inseguimento da parte
dei nemici; dopo quella terribile esperienza visse
per diverso tempo quasi in isolamento nelle foreste più impervie, dedicandosi solamente all’af-
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finamento delle tecniche marziali. A venti anni si
trovava a Kyoto, l’allora capitale del Giappone e
qui sfidò il miglior spadaccino dell’epoca, Yoshioka Seijuro, forse per vendicare suo padre che
era stato battuto e forse ucciso da Seijuro. Miyamoto Musashi non vinceva i suoi duelli solo grazie alla sua grande forza e sulle sue evidenti doti
tecniche, ma era un maestro nell’uso di diversivi
che operavano sulla psicologia dell’avversario in
modo da minarne la forza. Un tipico esempio fu
il duello con Yoshioka che, oltretutto, era a capo
di una famosissima scuola di arti marziali. Musashi arrivò tardi al duello facendo così infuriare
l’avversario che non si attendeva una mancanza
di rispetto, soprattutto da chi aveva gettato il
guanto della sfida. Il duello iniziò, ma la mente di
Yoshioka, essendo ancora turbata dall’affronto
subito, non aveva la lucidità che la situazione richiedeva. Venne deciso che lo scontro non fosse
all’ultimo sangue e che fosse combattuto con
spade di legno. Il duello si concluse nel giro di
pochi minuti con un grande colpo che Musashi
assestò alla spalla sinistra di Yoshioka; il colpo fu
così violento che Yoshioka dovette essere rianimato e portato via a braccia. Non aveva ancora
compiuto vent’anni e Miyamoto Musashi era già
diventato lo spadaccino più famoso del Giappone. L’affronto subito da Seijuro recò vergogna
sull’intera famiglia e il fratello minore, Denshichiro, sfidò immediatamente Miyamoto cercando
così di risollevare le fortune della famiglia. Anche
in questo duello Miyamoto ripeté lo scherzetto
fatto a Yoshioka: arrivò in
ritardo innervosendo così
l’avversario. Lo scontro fu
senza storia e Denshichiro, che era un samurai
piuttosto dotato, vi trovò
la morte. Per la famiglia
Yoshioka l’affronto subito
era intollerabile: doveva
essere vendicato a tutti i
costi. Solo la morte di
Miyamoto
Musashi
avrebbe potuto rendere ai
Yoshioka l’onore perduto.
L’adolescente
Hanshichiro, non era ancora un
samurai, ma sfidò ugualmente Musashi e fidando
del fatto che l’avversario
si presentava sempre in
ritardo sul luogo del
duello gli preparò un agguato insieme a molti uomini armati. Ma questa
volta Musashi anticipò le
mosse dell’avversario e si
recò sul luogo molte ore
prima, nascondendosi fra
i cespugli: quando il gio Un indovino osserva Miyamoto
Musashi riflesso in uno specchio.
Dipinto del famoso artista
giapponese Utagawa Kuniyoshi
realizzato verso il 1850.
19
INTRODUZIONE  MIYAMOTO MUSASHI
MIYAMOTO MUSASHI - IL LIBRO DEI CINQUE ANELLI
Il più famoso avversaio di Musashi, Sasaki Kojiro,
mentre impugna la sua spada usando la tecnica da lui
stesso creata detta Tsubame Gaeshi (volo di rondine).
vane Hanshichiro si presentò sbucò fuori all’improvviso, prendendo alla sprovvista il folto
gruppo di samurai avversari; individuò il giovane
e lo uccise prima ancora che potesse impugnare
la spada, poi, approfittando del caos, si aprì un
varco attraverso i nemici e riuscì a fuggire. Negli
anni successivi Miyamoto Musashi continuò a
duellare per tutto il Paese; attraverso questi duelli
all’ultimo sangue, cercava di raggiungere l’Illuminazione, lo stadio finale, il perfezionamento
dell’arte del combattimento. Nel 1605 visitò il
20
tempio di Hozoin e volle sfidare, non in un
duello mortale, Oku Hozoin, un monaco maestro
delle arti marziali, e lo batté due volte. Ma il
duello che lo rese più celebre fu quello con Sasaki Kojiro (Ganryu), uno dei più famosi samurai dell’epoca, benché avesse solo diciotto anni.
Lo scontro si svolse sull’isola Funa-jima, che oggi
è soprannominata Ganryu-jima. Anche questa
volta Musashi arrivò in ritardo facendo così innervosire l’avversario. Prima di sbarcare sull’isola,
Musashi si costruì una spada di legno ricavandola da un remo della barca. Ganryu appena vide
il suo rivale sbarcare, gettò il fodero della spada
e si lanciò all’attacco, ma il suo colpo sfiorò solamante la testa di Miyamoto che rispose con un
terribile colpo sulla testa di Sasaki che crollò a
terra. Anche da terra Sasaki mostrò la sua abilità
con un colpo che, però, non andò a segno: bucò
solo il kimono di Musashi, il quale con un colpo
in pieno petto pose fine al duello e alla vita dell’avversario. Miyamoto combatteva spesso con un
bokken, una spada di legno usata in allenamento.
Si diceva, inoltre, che fosse di carattere difficile,
scortese e poco amante dell’igiene personale.
Non si sposò mai, ma ebbe tre figli adottivi. Nel
1614-1615 partecipò all’episodio finale della
guerra tra i clan Tokugawa, che governava il
Paese, e Toyotomi. Musashi era ancora al servizio di Toyotomi Hideyori quando il suo quartier
generale, il castello di Osaka, venne circondato
dalle truppe dello shogun Tokugawa. Dopo lo
scontro con Kojiro, Musashi diradò i duelli a favore di altre attività. Certamente non si sottrasse
ai duelli, quando sfidato, ma non li cercò di proposito, come prima. Si dedicò, invece, alla sua
scuola e ai suoi discepoli che affluirono sempre
più numerosi. Partecipò alla costruzione del castello di Akashi e alla riorganizzazione della città
di Himeji dove si stabilì nel 1621. L’anno successivo era di nuovo in viaggio e raggiunse Edo
dove cercò, invano, di diventare Maestro di
Spada dello shogun Tokugawa. Insieme al figlio
adottivo Miyamoto Iori, continuò il suo pellegrinare per il Paese per arrivare infine ad Osaka. Nel
1634 si spostarono nella città di Kokura ed en-
trarono al servizio del daimyo Ogasawara Tadazane. Padre e figlio parteciparono alla rivolta di
Shimabara dove militarono tra le file delle forze
shogunali impegnate a schiacciare la rivolta. Iori,
durante questo conflitto, si distinse ottenendo il
grado di Karō, il grado più elevato tra i samurai,
e venne ferito da pietre lanciate dagli assediati.
Successivamente, dopo essersi legato al daimyo
Hosokawa Tadatoshi, si trasferì a Kunamoto, nel
Menpo, un tipo di maschera da guerra che, unita all’elmo,
proteggeva il volto e voleva incutere timore nell’avversario.
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APPROFONDIMENTI  IL GIAPPONE AL TEMPO DI MUSASHI
MIYAMOTO MUSASHI - IL LIBRO DEI CINQUE ANELLI
La società giapponese
Il Giappone al
tempo di Musashi
urante il periodo Edo, in cui governava la potente
famiglia dei Tokugawa, la società giapponese era
organizzata in una struttura sociale ben definita,
in cui ciascun individuo aveva una posizione nella scala
gerarchica. Al vertice era l’imperatore con la sua corte anche
se il suo potere era puramente simbolico in quanto chi reggeva le sorti dello stato era lo shogun della famiglia Tokugawa, dopo la vittoria nella battaglia di Sekigahara del 1600.
Alle sue dirette dipendenze erano i daimyo, signori feudali
il cui rango era indicato dalla loro vicinanza ai Tokugawa:
erano circa 250 e governavano i loro feudi (han) che avevano una produzione annuale di circa 10 000 o più koku di
riso (1800 t). Immediatamente sotto nella scala sociale
D
c’erano i 400 000 samurai divisi in numerosi ranghi. Alcuni
di grado superiore erano eleggibili ad alti uffici, la maggior
parte erano fanti (ashigaru) con doveri minori. I samurai
erano affiliati ai loro signori in una ben stabilita catena di
comando. Lo shogun disponeva di 17 000 samurai, ogni
daimyo ne aveva qualche migliaio. La maggior parte viveva
in case modeste vicino al quartier generale del loro signore
e si manteneva con rendite e stipendi ereditari. Insieme con
i gruppi superiori della scala sociale costituivano circa il
6% del totale della popolazione.
Ordini sociali inferiori
Il resto della popolazione era diviso in due segmenti principali: i contadini che costituivano circa l’80% della popolazione e gli artigiani e commercianti. Il maggior
prestigio dei contadini era dovuto al fatto che a loro spettava il compito di produrre i beni di cui tutta la società si
Carta geografica del Giappone dell’epoca Tokugawa datata
1630, che mostra le isole Oki e i limiti occidentali dell’Impero
unitamente con la mappa e i confini delle prefetture.
serviva, ma tra loro serpeggiava molto malcontento per
l’eccessivo peso delle tasse. Erano illetterati e vivevano in
villaggi controllati da un ufficiale incaricato di mantenere
la pace e raccogliere le tasse. Molto più ricchi, ma a un livello inferiore nella scala sociale erano i mercanti e gli artigiani. Non possedevano potere politico e anche i più
ricchi mercanti trovavano difficile sollevarsi in una società
in cui il posto e il valore sociale era fissato dalla nascita.
Un artigiano dell’epoca Tokugawa nel suo laboratorio. Fra
le categorie più famose quella degli spadai, veri e propri artisti.
Infine c’erano gli intrattenitori, le prostitute, i lavoratori e i
servi, i ladri, i mendicanti e i fuoricasta. Questi erano strettamente controllati dagli ufficiali locali e non era permesso
loro di mischiarsi a persone di ceto sociale superiore.
 CURIOSITÀ
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✑ Buke Sho Hatto
✑ A ognuno la sua missione
Nel 1615 vennero imposti i codici di vita
per la classe militare, che prevedevano, tra
gli altri, l’obbligo a risiedere, in alternanza,
a Edo e nelle provincie e delineavano la
condotta di vita austera e sobria dei bushi,
basata sulla dottrina del buddismo zen.
Fu durante la lunga dominazione dei Tokugawa che si gettarono le basi per la
struttura sociale orientale moderna, nella
quale ogni persona assume un preciso
ruolo sociale e deve adempiere alla sua
missione attraverso il lavoro.
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INTRODUZIONE  MIYAMOTO MUSASHI
MIYAMOTO MUSASHI - IL LIBRO DEI CINQUE ANELLI
Kyushu, dove si dedicò, principalmente, alla
scrittura e all’insegnamento della sua materia preferita: la strategia del combattimento. Per Tadayoshi scrisse un documento che riassumeva la
sua esperienza, intitolato Heiho Sanjugo Kaiho (I
trentacinque precetti dell’heiho), ma quando il
daimyo morì all’improvviso, Musashi ne soffrì
così tanto che il suo fisico cominciò a decadere,
a tal punto che doveva essere aiutato anche a salire un semplice gradino. Nel 1643 si ritirò in una
caverna dove cominciò a scrivere il suo Libro dei
Cinque Anelli. Poco dopo aver terminato il libro,
morì: era il 13 giugno del 1645. Si pensa che sia
stato stroncato da un cancro ai polmoni. L’ultima
opera letteraria fu il Dokkodo, composto una settimana prima di morire; una raccolta di diciannove precetti, un testamento spirituale per i suoi
allievi. Il suo corpo è sepolto nel villaggio di
Yuge. La figura di Miyamoto Musashi è leggendaria e si è stabilita con grande autorità nell’immaginario popolare; ha ispirato decine fra film e
prodotti per la televisioni, videogame, libri,
Isoai Juroemon Masahisa che impugna la sua arma
preferita, la lunga lancia detta naginata. I ronin erano
un esempio di dedizione e lealtà verso il proprio signore.
anime e manga, libri. Non è possibile sopravvivere a sessanta duelli senza avere delle qualità e
senza poi entrare nella Storia. Musashi combatteva spesso con una spada di legno contro nemici
armati di spade d’affilato acciaio, a volte affrontava anche più avversari contemporaneamente,
ma uscì sempre vittorioso. La sua grande forza fisica e la maestria nel saper padroneggiare la tecnica, da sole, non bastano a spiegare il suo
successo; era anche un profondo conoscitore
della strategia militare e della psiche umana che
spesso gli permise di ottenere quel vantaggio necessario a vincere i duelli. Fondò una scuola di
scherma, la Niten Ichi-ryū, attiva ancora oggi, in
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Il leggendario duello sulla spiaggia fra Musashi
e Kojiro rappresentato in una statua posta a ricordo
nel luogo in cui avvenne, l’isola di Ganryujima.
cui veniva insegnato il combattimento con due
spade, una lunga e una corta. Ai suoi numerosi
discepoli, insegnò il coraggio, il disprezzo per il
pericolo e per la morte; volle che, come lui, vivessero una vita austera e piena di sacrifici nella
ricerca dell’Illuminazione, meta finale di ogni
guerriero.
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GO RIN NO SHO
Il libro dei cinque anelli
PROLOGO
M
i chiamo Shinmen Takezo Musashi no Kami Fujiwara no Genshin, nato come bushi
nella provincia di Arima e ora che sono arrivato a sessant’anni voglio rendere una testimonianza scritta della mia esperienza nella Via. Già da quando ero giovane ho intrapreso il sentiero dell’heido e a soli tredici anni ho combattuto il mio primo duello e ucciso
un samurai, Arima Kihei, molto abile nell’uso della spada. Da allora ho combattuto contro i migliori spadaccini del Giappone e in più di sessanta scontri ho sempre sconfitto i miei
avversari. Arrivato all’età di trent’anni ho cominciato a riflettere sul valore della mia vita e
ho concluso che tutti questi successi non erano dovuti alla mia particolare padronanza nei
segreti dell’arte della spada, ma molto più probabilmente dalla volontà degli dèi o dalla
scarsa abilità dei miei avversari. A quel punto ho dedicato tutto me stesso alla ricerca di una
conoscenza più profonda e dopo una meditazione durata anni ho realizzato in me stesso
l’essenza dell’heiho all’età di cinquant’anni. Raggiunta l’illuminazione ho applicato questo
metodo alle varie arti senza dover rivolgermi a un maestro o a un istruttore. Anche per
scrivere questo libro non trovo ispirazione in Budda o Confucio e non voglio confrontarmi
con gli antichi libri sulla guerra o sull’uso delle armi: oggi, alla luce del sentiero del Cielo
e di Kwannon, prendo semplicemente il pennello in mano e comincio a scrivere.
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I
IL LIBRO DELLA TERRA
Chi no macki
O
gnuno di noi ha sempre più possibilità tra cui scegliere per trovare la Via giusta in
cui realizzare se stesso: c’è chi sceglie la Via della saggezza e della conoscenza, chi
quella della fede religiosa, chi si dedica all’arte del fare il tè o del del tiro con l’arco e
molte altre ancora. La cosa principale è farsi guidare delle proprie inclinazioni ed è così
che alcuni scelgono la via della guerra, il cammino del guerriero, la cui prima dote è quella
di essere pronti a morire in qualsiasi istante; ma non solo i guerrieri: tutti gli uomini comuni dovrebbero possedere questa inclinazione al dovere e questo vantaggio non riguarda
pertanto solo lo spadaccino, che combatte escludendo dalla sua mente ogni pensiero. Per
Musashi quattro sono le vie da seguire: quella del guerriero, del contadino, dell’artigiano
e del mercante e, per ognuna di queste, conoscenza, pratica e strategia sono indispensabili per la migliore realizzazione di se stessi nella vita quotidiana, nella propria attività, ma
anche nel proprio io interiore.
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