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20/03/2014
TESTO VIGENTE LEGGI REGIONALI
TESTO COORDINATO CON LE MODIFICHE APPORTATE
CAPO I
DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ORGANIZZAZIONE E SEMPLIFICAZIONE AMMINISTRATIVA
Art. 1
(Funzioni e compiti degli organi di controllo degli enti pubblici dipendenti)
Dlgs n. 123/2011
TITOLO III
I controlli dei collegi dei revisori dei conti e sindacali
presso gli enti e organismi pubblici
Art. 19
Costituzione dei collegi dei revisori dei conti e sindacali
In vigore dal 18 agosto 2011
1. I collegi dei revisori dei conti e sindacali degli enti ed
organismi pubblici, escluse le società, sono costituiti con
la nomina disposta da parte della amministrazione
vigilante ovvero mediante deliberazioni dei competenti
organi degli enti ed organismi, ai sensi delle vigenti
disposizioni di legge, statutarie e regolamentari.
2. Qualora entro quarantacinque giorni non si provveda
alla costituzione dei collegi ai sensi del comma 1,
l'amministrazione vigilante nomina in via straordinaria,
nei successivi trenta giorni, un collegio di tre componenti
in possesso dei requisiti prescritti. Decorso inutilmente il
predetto termine di trenta giorni, vi provvede il Ministero
dell'economia e delle finanze nominando propri
funzionari. Il collegio straordinario cessa le proprie
funzioni all'atto di nomina del nuovo collegio.
Art. 20
Compiti dei collegi dei revisori dei conti e sindacali
In vigore dal 18 agosto 2011
1. I collegi dei revisori dei conti e sindacali presso gli enti
ed organismi pubblici, di cui all'articolo 19, vigilano
sull'osservanza delle disposizioni di legge, regolamentari e
statutarie; provvedono agli altri compiti ad essi demandati
dalla normativa vigente, compreso il monitoraggio della
spesa pubblica.
2. I collegi dei revisori dei conti e sindacali, in
particolare, devono:
a) verificare la corrispondenza dei dati riportati nel conto
consuntivo o bilancio d'esercizio con quelli analitici
desunti dalla contabilità generale tenuta nel corso della
gestione;
b) verificare la loro corretta esposizione in bilancio,
l'esistenza delle attività e passività e l'attendibilità delle
valutazioni di bilancio, la correttezza dei risultati
finanziari, economici e patrimoniali della gestione e
l'esattezza e la chiarezza dei dati contabili presentati nei
prospetti di bilancio e nei relativi allegati;
c) effettuare le analisi necessarie e acquisire informazioni
in ordine alla stabilità dell'equilibrio di bilancio e, in caso
di disavanzo, acquisire informazioni circa la struttura
dello stesso e le prospettive di riassorbimento affinché
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venga, nel tempo, salvaguardato l'equilibrio;
d) vigilare sull'adeguatezza della struttura organizzativa
dell'ente e il rispetto dei principi di corretta
amministrazione;
e) verificare l'osservanza delle norme che presiedono la
formazione e l'impostazione del bilancio preventivo e del
conto consuntivo o bilancio d'esercizio;
f) esprimere il parere in ordine all'approvazione del
bilancio preventivo e del conto consuntivo o bilancio
d'esercizio da parte degli organi a ciò deputati sulla base
degli specifici ordinamenti dei singoli enti;
g) effettuare almeno ogni trimestre controlli e riscontri
sulla consistenza della cassa e sulla esistenza dei valori,
dei titoli di proprietà e sui depositi e i titoli a custodia;
h) effettuare il controllo sulla compatibilità dei costi della
contrattazione collettiva integrativa con i vincoli di
bilancio e quelli derivanti dall'applicazione delle norme di
legge, con particolare riferimento alle disposizioni
inderogabili che incidono sulla misura e sulla
corresponsione dei trattamenti accessori.
3. Gli schemi dei bilanci preventivi, delle variazioni ai
bilanci preventivi, delle delibere di accertamento dei
residui, del conto consuntivo o bilancio d'esercizio sono
sottoposti, corredati dalla relazione illustrativa o da
analogo documento, almeno quindici giorni prima della
data della relativa delibera, all'esame del collegio dei
revisori dei conti o sindacale. Il collegio redige apposita
relazione da allegare ai predetti schemi, nella quale sono
sintetizzati anche i risultati del controllo svolto durante
l'esercizio.
4. L'attività dei collegi dei revisori e sindacali si
conforma ai principi della continuità, del campionamento
e della programmazione dei controlli.
5. I collegi dei revisori dei conti e sindacali non
intervengono nella gestione e nell'amministrazione attiva
degli enti e organismi pubblici.
6. Alle sedute degli organi di amministrazione attiva
assiste almeno un componente del collegio dei revisori e
sindacale.
7. I componenti del collegio dei revisori e sindacale
possono procedere ad atti di ispezione e controllo, anche
individualmente.
8. Di ogni verifica, ispezione e controllo, anche
individuale, nonché delle risultanze dell'esame collegiale
dei bilanci preventivi e relative variazioni e dei conti
consuntivi o bilanci d'esercizio è redatto apposito verbale.
LEGGE n. 196/2009
Titolo VIII
CONTROLLI DI RAGIONERIA E VALUTAZIONE
DELLA SPESA
Art. 49
Delega al Governo per la riforma ed il potenziamento del
sistema dei controlli di ragioneria e del programma di
analisi e valutazione della spesa
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In vigore dal 13 aprile 2011
1. Il Governo è delegato ad adottare, entro diciotto mesi
dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o
più decreti legislativi per il potenziamento dell'attività di
analisi e valutazione della spesa e per la riforma del
controllo di regolarità amministrativa e contabile di cui
all'articolo 1, comma 1, lettera a), e all'articolo 2 del
decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 286, secondo i
seguenti princìpi e criteri direttivi:
a) potenziamento delle strutture e degli strumenti di
controllo e monitoraggio della Ragioneria generale dello
Stato ai fini della realizzazione periodica di un programma
di analisi e valutazione della spesa delle amministrazioni
centrali di cui all'articolo 3, comma 67, della legge 24
dicembre 2007, n. 244, come modificato dall'articolo 41,
comma 5, della presente legge, da svolgere anche in
collaborazione con le amministrazioni e istituzioni
interessate ai sensi del comma 69 del medesimo articolo 3
della legge n. 244 del 2007, nonché ai fini della
elaborazione del Rapporto di cui all'articolo 41;
b) condivisione tra il Ministero dell'economia e delle
finanze - Dipartimento della Ragioneria generale dello
Stato, gli organismi indipendenti di valutazione della
performance di cui all'articolo 14 del decreto legislativo
27 ottobre 2009, n. 150, e gli uffici di statistica dei diversi
Ministeri, delle relative banche dati, anche attraverso
l'acquisizione, per via telematica, di tutte le altre
informazioni necessarie alla realizzazione dell'attività di
analisi e valutazione della spesa;
c) previsione di sanzioni amministrative pecuniarie in
caso di mancata comunicazione dei dati di cui alla lettera
b) da parte dei dirigenti responsabili delle amministrazioni
interessate, commisurate ad una percentuale della loro
retribuzione di risultato compresa tra un minimo del 2 per
cento e un massimo del 7 per cento;
d) graduale estensione del programma di analisi e
valutazione della spesa alle altre amministrazioni
pubbliche;
e) riordino del sistema dei controlli preventivi e dei
controlli
successivi,
loro
semplificazione
e
razionalizzazione, nonché revisione dei termini
attualmente previsti per il controllo, con previsione di
programmi annuali basati sulla complessità degli atti, sulla
loro rilevanza ai fini della finanza pubblica e sull'efficacia
dell'esercizio del controllo.
2. Gli schemi dei decreti legislativi di cui al comma 1
sono trasmessi alla Camera dei deputati e al Senato della
Repubblica affinché su di essi sia espresso il parere delle
Commissioni parlamentari competenti. I decreti legislativi
che comportino riflessi di ordine finanziario devono
essere corredati della relazione tecnica di cui all'articolo
17, comma 3.
Codice civile
2387. Requisiti di onorabilità, professionalità e
indipendenza.
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Lo statuto può subordinare l'assunzione della carica di
amministratore al possesso di speciali requisiti di
onorabilità, professionalità ed indipendenza, anche con
riferimento ai requisiti al riguardo previsti da codici di
comportamento redatti da associazioni di categoria o da
società di gestione di mercati regolamentati. Si applica in
tal caso l'articolo 2382.
Resta salvo quanto previsto da leggi speciali in relazione
all'esercizio di particolari attività.
Art. 2
(Disposizioni in materia di organizzazione sanitaria)
L.R. n. 18/1994
L.R. n. 18/1994
Art. 10
(Nomina e funzionamento del collegio sindacale) (4d)
Art. 10
(Nomina e funzionamento del collegio sindacale) (4d)
1. Il collegio sindacale è composto da cinque membri
effettivi e due supplenti scelti tra gli iscritti nel registro dei
revisori contabili istituito presso il Ministero della
giustizia, ovvero tra i funzionari del Ministero
dell’economia e delle finanze che abbiano esercitato per
almeno tre anni le funzioni di revisori dei conti o di
componenti dei collegi sindacali di cui:
a) due membri effettivi e i due membri supplenti designati
dalla Regione;
b) un membro effettivo designato dal Ministro
dell’economia e delle finanze;
c) un membro effettivo designato dal Ministro della
salute;
d) uno membro effettivo designato dalla Conferenza
locale per la sanità di cui all’articolo 12, ovvero,
relativamente alle aziende ospedaliere, dal sindaco del
comune sul cui territorio insiste l’azienda ospedaliera. (4e)
1. Il collegio sindacale è composto da tre componenti
effettivi ed un componente supplente scelti tra gli
iscritti nel registro dei revisori legali, istituito presso il
Ministero dell’Economia e delle Finanze, ovvero tra i
funzionari del Ministero dell’economia e delle finanze
che abbiano esercitato per almeno tre anni le funzioni
di revisore dei conti o di componente del collegio
sindacale, di cui uno designato dalla Regione, uno dal
Ministro dell’Economia e delle Finanze, uno dalla
Conferenza locale per la sanità di cui all’articolo 12,
ovvero, per le aziende ospedaliere, dal sindaco del
Comune del territorio sul quale insiste l’azienda. Il
membro supplente è designato dalla Regione.
2. (soppr.)
3. (soppr).
4. Non possono far parte del collegio:
a) i parenti fino al quarto grado e gli affini fino al secondo
grado del direttore generale dell'azienda;
b) i dipendenti dell'azienda, gli operatori legati da
rapporto convenzionale con la stessa, nonchè coloro che
siano comunque legati da un rapporto continuativo di
prestazione d'opera retribuita con l'azienda medesima;
c) i fornitori dell'azienda, i titolari, i soci, gli
amministratori, i gestori di istituzioni sanitarie private
ubicate nel territorio dell'azienda;
d) coloro che abbiano lite pendente per questioni attinenti
l'attività dell'azienda, ovvero, avendo un debito liquido ed
esigibile verso di essa, siano stati regolarmente costituiti
in mora ai sensi dell'art. 1219 del codice civile, oppure si
trovino nelle condizioni di cui al secondo comma dello
stesso articolo.
4. Non possono far parte del collegio:
a) i parenti fino al quarto grado e gli affini fino al secondo
grado del direttore generale dell'azienda;
b) i dipendenti dell'azienda, gli operatori legati da
rapporto convenzionale con la stessa, nonchè coloro che
siano comunque legati da un rapporto continuativo di
prestazione d'opera retribuita con l'azienda medesima;
c) i fornitori dell'azienda, i titolari, i soci, gli
amministratori, i gestori di istituzioni sanitarie private
ubicate nel territorio dell'azienda;
d) coloro che abbiano lite pendente per questioni attinenti
l'attività dell'azienda, ovvero, avendo un debito liquido ed
esigibile verso di essa, siano stati regolarmente costituiti
in mora ai sensi dell'art. 1219 del codice civile, oppure si
trovino nelle condizioni di cui al secondo comma dello
stesso articolo.
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5. Il collegio sindacale è nominato da direttore generale, il
provvedimento di nomina è notificato entro tre giorni ai
componenti del collegio nonchè alle amministrazioni che
hanno provveduto alle designazioni di competenza.
5. Il collegio sindacale è nominato da direttore generale, il
provvedimento di nomina è notificato entro tre giorni ai
componenti del collegio nonchè alle amministrazioni che
hanno provveduto alle designazioni di competenza.
6. Il collegio sindacale, nella prima seduta, convocata dal
direttore generale entro cinque giorni dal provvedimento
di nomina, elegge il presidente tra i membri effettivi
designati dalla Regione. Nel caso di assenza o
impedimento del presidente le relative funzioni sono
esercitate dal componente più anziano di età.
6. Il collegio sindacale, nella prima seduta, convocata dal
direttore generale entro cinque giorni dal provvedimento
di nomina, elegge il presidente tra i membri effettivi
designati dalla Regione. Nel caso di assenza o
impedimento del presidente le relative funzioni sono
esercitate dal componente più anziano di età.
7. Il collegio sindacale dura in carica tre anni e i relativi 7. Il collegio sindacale dura in carica tre anni e i relativi
componenti possono essere confermati.
componenti possono essere confermati.
8. In caso del venir meno di uno o più componenti del
collegio sindacale per scadenza del mandato, decadenza,
dimissioni, o per altre cause, il direttore generale
provvede, entro i tre giorni successivi, ad inoltrare
richiesta alle amministrazioni competenti per la relativa
sostituzione. In caso del venir meno di più di due
componenti effettivi, il collegio deve essere interamente
ricostituito.
8. In caso del venir meno di uno o più componenti del
collegio sindacale per scadenza del mandato, decadenza,
dimissioni, o per altre cause, il direttore generale
provvede, entro i tre giorni successivi, ad inoltrare
richiesta alle amministrazioni competenti per la relativa
sostituzione. In caso del venir meno di più di due
componenti effettivi, il collegio deve essere interamente
ricostituito.
9. In caso di mancata designazione dei membri effettivi da
parte dei soggetti competenti entro trenta giorni dalla
relativa richiesta, il collegio può essere costituito, in via
provvisoria, con i due membri supplenti, che subentrano
in ordine di età, nonché, qualora il numero delle
designazioni mancanti sia superiore a due, ovvero in caso
di mancata designazione dei supplenti, con funzionari
regionali esperti in discipline giuridico-economiche,
designati dal Presidente della Regione su proposta
dell’assessore competente in materia di sanità.
9. In caso di mancata designazione dei componenti
effettivi entro trenta giorni dalla relativa richiesta, il
collegio dei revisori può essere costituito, in via
straordinaria, oltre da quello di nomina regionale, con
il componente supplente, ovvero in caso di mancata
designazione anche del componente effettivo regionale,
con funzionari regionali esperti in discipline giuridicoeconomiche designati dal Presidente della Regione su
proposta dell’Assessore competente in materia di
bilancio.
10. Il collegio sindacale si riunisce almeno una volta al
mese. Le sedute sono convocate dal presidente del
collegio, su propria iniziativa o su richiesta scritta e
motivata di almeno altri due componenti. Le convocazioni
sono effettuate, per iscritto almeno cinque giorni prima di
quello stabilito per la seduta, con indicazione del luogo,
del giorno e dell'ora della seduta stessa nonchè degli
argomenti iscritti all'ordine del giorno. In caso di urgenza,
il collegio può essere convocato anche telegraficamente
con un preavviso di almeno ventiquattro ore.
10. Il collegio sindacale si riunisce almeno una volta al
mese. Le sedute sono convocate dal presidente del
collegio, su propria iniziativa o su richiesta scritta e
motivata di almeno altri due componenti. Le convocazioni
sono effettuate, per iscritto almeno cinque giorni prima di
quello stabilito per la seduta, con indicazione del luogo,
del giorno e dell'ora della seduta stessa nonchè degli
argomenti iscritti all'ordine del giorno. In caso di urgenza,
il collegio può essere convocato anche telegraficamente
con un preavviso di almeno ventiquattro ore.
11. Il componente che, senza giustificato motivo, non
partecipi nel corso dell'esercizio a tre sedute, decade dalla
carica. Decade, altresì, il componente la cui assenza,
ancorchè giustificata, si protragga oltre sei mesi. La
decadenza è dichiarata dal direttore generale su richiesta
motivata degli altri componenti in carica.
11. Il componente che, senza giustificato motivo, non
partecipi nel corso dell'esercizio a tre sedute, decade dalla
carica. Decade, altresì, il componente la cui assenza,
ancorchè giustificata, si protragga oltre sei mesi. La
decadenza è dichiarata dal direttore generale su richiesta
motivata degli altri componenti in carica.
12. Le deliberazioni del collegio sono adottate a
maggioranza. In caso di parità, prevale il voto del
presidente. Di ogni riunione viene redatto processo
verbale, sottoscritto dagli intervenuti. Il componente
dissenziente deve far iscrivere a verbale i motivi del
12. Le deliberazioni del collegio sono adottate a
maggioranza. In caso di parità, prevale il voto del
presidente. Di ogni riunione viene redatto processo
verbale, sottoscritto dagli intervenuti. Il componente
dissenziente deve far iscrivere a verbale i motivi del
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proprio dissenso.
proprio dissenso.
13. Ai membri del collegio sindacale spetta una indennità
annua lorda pari al dieci per cento degli emolumenti del
direttore generale. Al presidente del collegio spetta una
maggiorazione pari al venti per cento di quella fissata per
gli altri componenti. Ai membri del collegio dei revisori
spetta, altresì, il rimborso delle spese di viaggio sostenute
per lo svolgimento dell'incarico, nella misura prevista per
i dirigenti regionali. Ai membri supplenti l’indennità e i
gettoni di presenza suddetti spettano in relazione al
periodo
di
subentro
nell’effettivo
svolgimento
dell’incarico.
13. Ai membri del collegio sindacale spetta una indennità
annua lorda pari al dieci per cento degli emolumenti del
direttore generale. Al presidente del collegio spetta una
maggiorazione pari al venti per cento di quella fissata per
gli altri componenti. Ai membri del collegio dei revisori
spetta, altresì, il rimborso delle spese di viaggio sostenute
per lo svolgimento dell'incarico, nella misura prevista per
i dirigenti regionali. Ai membri supplenti l’indennità e i
gettoni di presenza suddetti spettano in relazione al
periodo
di
subentro
nell’effettivo
svolgimento
dell’incarico.
Art. 15
(Direttore amministrativo e direttore sanitario)
Art. 15
(Direttore amministrativo e direttore sanitario)
1. I servizi amministrativi e i servizi sanitari delle aziende
unità sanitarie locali o ospedaliere sono diretti
rispettivamente, dal direttore amministrativo e dal
direttore sanitario.
1. I servizi amministrativi e i servizi sanitari delle aziende
unità sanitarie locali o ospedaliere sono diretti
rispettivamente, dal direttore amministrativo e dal
direttore sanitario.
2. Il direttore amministrativo e il direttore sanitario sono
nominati con provvedimento motivato del direttore
generale, con particolare riferimento alle capacità
professionali in relazione alle funzioni da svolgere.
2. Il direttore amministrativo e il direttore sanitario sono
nominati con provvedimento motivato del direttore
generale, con particolare riferimento alle capacità
professionali in relazione alle funzioni da svolgere,
attingendo obbligatoriamente fra i soggetti iscritti
negli elenchi degli idonei di cui al successivo comma 4ter.
3. Per la nomina a direttore amministrativo sono richiesti i
seguenti requisiti:
a) età non superiore a 65 anni;
b) laurea in discipline giuridiche o economiche;
c) direzione tecnica o amministrativa in posizione apicale
i enti o strutture sanitarie pubbliche ovvero in strutture
private di media o grande dimensione.
3. Per la nomina a direttore amministrativo sono richiesti i
seguenti requisiti:
a) età non superiore a 65 anni;
b) laurea in discipline giuridiche o economiche;
c) aver svolto, per almeno un quinquennio, qualificata
attività di direzione tecnica o amministrativa, in enti o
strutture sanitarie pubbliche o private di media o
grande dimensione.
4. Per la nomina a direttore sanitario sono richiesti i 4. Fatto salvo quanto previsto dal comma 4-bis, per la
seguenti requisiti:
nomina a direttore sanitario sono richiesti i seguenti
requisiti:
a) età non superiore a 65 anni;
a) età non superiore a 65 anni;
b) laurea in medicina e chirurgia;
b) laurea in medicina e chirurgia;
c) idoneità nazionale di cui all'art. 17 del decreto c) possesso della specializzazione, preferibilmente, in
legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive una delle discipline della sanità pubblica di cui
modificazioni ed integrazioni;
all’articolo 4, comma 2, lettera a), del decreto del
Presidente della Repubblica 10 dicembre 1997, n. 484,
e successive modifiche o un titolo equipollente ai sensi
di quanto previsto dalla tabella B del decreto del
Ministro della Sanità 30 gennaio 1998 e successive
modifiche, ovvero della specializzazione in medicina
legale;
d) direzione tecnico-sanitaria in posizione apicale in enti o d) aver svolto, per almeno un quinquennio, attività di
strutture sanitarie pubbliche ovvero in strutture sanitarie direzione tecnico-sanitaria in enti o strutture sanitarie
private di grande o media dimensione.
pubbliche o private di media o grande dimensione.
4-bis. Possono, altresì, essere nominati direttori
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sanitari, indipendentemente dal possesso del requisito
di cui al comma 4, lettera c), coloro i quali abbiano
maturato il requisito di cui al comma 4, lettera d), nei
sette anni precedenti la nuova nomina.
4-ter. Presso la competente struttura della Giunta
regionale sono istituiti gli elenchi regionali degli
aspiranti alla nomina di Direttore amministrativo e
Direttore sanitario delle Aziende e degli Enti del
Servizio Sanitario Regionale in possesso dei requisiti e
delle condizioni di cui ai commi 3, 4 e 4-bis. Gli elenchi
regionali di cui al presente comma sono pubblicati in
apposita sezione del sito istituzionale della Regione.
4-quater. La Giunta disciplina, con apposito atto, i
contenuti degli avvisi pubblici finalizzati alla
formazione degli elenchi degli idonei di cui al comma
4-ter che saranno aggiornati con cadenza biennale.
4-quinquies. I provvedimenti di nomina a Direttore
sanitario e a Direttore amministrativo sono pubblicati
sul BUR della Regione Lazio e, corredati dai relativi
curricula vitae et studiorum, anche in apposita sezione
del sito istituzionale della Regione.
5. Al rapporto di lavoro del direttore amministrativo e del
direttore sanitario si applica la disciplina prevista per il
direttore generale, fatto salvo quanto previsto all'ultimo
periodo del comma 9 dell'art. 3 del decreto legislativo 30
dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni ed
integrazioni.
5. Al rapporto di lavoro del direttore amministrativo e del
direttore sanitario si applica la disciplina prevista per il
direttore generale, fatto salvo quanto previsto all'ultimo
periodo del comma 9 dell'art. 3 del decreto legislativo 30
dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni ed
integrazioni.
6.[ Il direttore amministrativo e il direttore sanitario
cessano dall'incarico entro tre mesi dalla data di nomina
del nuovo direttore generale e possono essere
riconfermati.] (incostituzionale)
7. Il direttore generale, con provvedimento motivato,
dichiara la decadenza del direttore amministrativo o del
direttore sanitario nei casi di sopravvenienza di una delle
cause di incompatibilità o di natura penale previste dal
decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive
modificazioni ed integrazioni nonché in caso di assenza o
impedimento superiore a sei mesi. Il direttore generale,
sempre con provvedimento motivato e previa
contestazione degli addebiti, può sospendere, per la durata
massima di sei mesi il direttore amministrativo o sanitario
nei seguenti casi:
a) grave violazione di legge o dei principi di buon
andamento e di imparzialità dell'amministrazione
nell'ambito delle funzioni proprie e di quelle delegategli;
b) gravi violazioni delle direttive impartite;
c) comportamenti che abbiano determinato risultati
negativi nei servizi alla cui direzione sono preposti;
d) per altri gravi motivi.
7. Il direttore generale, con provvedimento motivato,
dichiara la decadenza del direttore amministrativo o del
direttore sanitario nei casi di sopravvenienza di una delle
cause di incompatibilità o di natura penale previste dal
decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive
modificazioni ed integrazioni nonché in caso di assenza o
impedimento superiore a sei mesi. Il direttore generale,
sempre con provvedimento motivato e previa
contestazione degli addebiti, può sospendere, per la durata
massima di sei mesi il direttore amministrativo o sanitario
nei seguenti casi:
a) grave violazione di legge o dei principi di buon
andamento e di imparzialità dell'amministrazione
nell'ambito delle funzioni proprie e di quelle delegategli;
b) gravi violazioni delle direttive impartite;
c) comportamenti che abbiano determinato risultati
negativi nei servizi alla cui direzione sono preposti;
d) per altri gravi motivi.
8. Nei casi di particolare gravità, ovvero qualora le 8. Nei casi di particolare gravità, ovvero qualora le
inadempienze che abbiano determinato la sospensione inadempienze che abbiano determinato la sospensione
siano reiterate, il direttore generale può disporre, sempre siano reiterate, il direttore generale può disporre, sempre
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con le predette modalità, la revoca del direttore con le predette modalità, la revoca del direttore
amministrativo e del direttore sanitario.
amministrativo e del direttore sanitario.
L.R. n. 9/2004
L.R. n. 9/2004
Art. 9
(Collegio sindacale)
Art. 9
(Collegio sindacale)
1. Il collegio sindacale è nominato dal direttore generale
ed è composto da cinque membri designati:
a)
due dalla Giunta regionale;
b)
uno dal Ministro dell’economia e finanza;
c)
uno dal Ministro della salute;
d)
uno dalla conferenza permanente per la
programmazione sanitaria e socio-sanitaria prevista
dall’articolo 2, comma 2 bis, del d.lgs. 502/1992, e
successive modifiche.
1. Il collegio sindacale è nominato dal direttore
generale ed è composto da tre componenti effettivi di
cui uno designato dalla Giunta, uno dal Ministro
dell’Economia e delle Finanze e uno dalla conferenza
permanente per la programmazione sanitaria e sociosanitaria di cui all’articolo 2-bis del decreto legislativo
30 dicembre 1992, n. 502 e successive modifiche. Si
applicano in quanto compatibili le disposizioni di cui
all’articolo 10 della legge regionale 16 giugno 1994, n.
18.
2. I componenti del collegio sindacale sono scelti tra gli
iscritti nel registro dei revisori contabili istituito presso il
Ministero di grazia e giustizia ai sensi del decreto
legislativo 27 gennaio 1992, n.88 (Attuazione della
direttiva n.84/253/CEE, relativa all’abilitazione delle
persone incaricate del controllo di legge dei documenti
contabili) e successive modifiche, ovvero tra i funzionari
del Ministero dell’ economia che abbiano esercitato per
almeno tre anni le funzioni di revisore dei conti o di
componenti dei collegi sindacali e non versino nelle
condizioni ostative previste dall’articolo 8 del citato
decreto legislativo. Non possono, altresì, fare parte del
collegio sindacale coloro che si trovino in situazioni di
incompatibilità per conflitto di interessi e, in particolare:
a)
il coniuge, i parenti fino al quarto grado e gli
affini sino al secondo grado del direttore generale;
b)
i dipendenti dell’ARES 118 e gli operatori legati
da contratto con la stessa;
c)
i titolari ed i gestori di istituzioni sanitarie ubicate
nel territorio regionale.
2. I componenti del collegio sindacale sono scelti tra gli
iscritti nel registro dei revisori contabili istituito presso il
Ministero di grazia e giustizia ai sensi del decreto
legislativo 27 gennaio 1992, n.88 (Attuazione della
direttiva n.84/253/CEE, relativa all’abilitazione delle
persone incaricate del controllo di legge dei documenti
contabili) e successive modifiche, ovvero tra i funzionari
del Ministero dell’ economia che abbiano esercitato per
almeno tre anni le funzioni di revisore dei conti o di
componenti dei collegi sindacali e non versino nelle
condizioni ostative previste dall’articolo 8 del citato
decreto legislativo. Non possono, altresì, fare parte del
collegio sindacale coloro che si trovino in situazioni di
incompatibilità per conflitto di interessi e, in particolare:
a)
il coniuge, i parenti fino al quarto grado e gli
affini sino al secondo grado del direttore generale;
b)
i dipendenti dell’ARES 118 e gli operatori legati
da contratto con la stessa;
c)
i titolari ed i gestori di istituzioni sanitarie ubicate
nel territorio regionale.
3. Il collegio sindacale, nel corso della prima seduta, 3. Il collegio sindacale, nel corso della prima seduta,
elegge nel proprio seno il presidente.
elegge nel proprio seno il presidente.
4. Il collegio sindacale vigila sull’attività dell’ARES 118 e
sull’osservanza delle leggi e dei regolamenti, controlla
l’amministrazione sotto il profilo economico, accerta la
regolare tenuta della contabilità e la conformità del
bilancio di esercizio alle risultanze dei libri e delle
scritture contabili, effettua periodicamente verifiche di
cassa, fornisce al direttore generale indicazioni utili alla
corretta gestione aziendale e provvede ad ogni altro
adempimento previsto dalla legislazione vigente e
dall’atto aziendale.
4. Il collegio sindacale vigila sull’attività dell’ARES 118 e
sull’osservanza delle leggi e dei regolamenti, controlla
l’amministrazione sotto il profilo economico, accerta la
regolare tenuta della contabilità e la conformità del
bilancio di esercizio alle risultanze dei libri e delle
scritture contabili, effettua periodicamente verifiche di
cassa, fornisce al direttore generale indicazioni utili alla
corretta gestione aziendale e provvede ad ogni altro
adempimento previsto dalla legislazione vigente e
dall’atto aziendale.
5. Il collegio sindacale riferisce almeno trimestralmente 5. Il collegio sindacale riferisce almeno trimestralmente
alla Giunta regionale sui risultati della propria attività e alla Giunta regionale sui risultati della propria attività e
denuncia immediatamente alla stessa gravi irregolarità denuncia immediatamente alla stessa gravi irregolarità
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nella gestione o situazioni di disavanzo.
nella gestione o situazioni di disavanzo.
6. I componenti del collegio sindacale possono procedere,
anche individualmente, ad atti di ispezione e controllo i
cui risultati devono essere comunque sottoposti all’organo
collegiale
per
l’assunzione
delle
conseguenti
determinazioni.
6. I componenti del collegio sindacale possono procedere,
anche individualmente, ad atti di ispezione e controllo i
cui risultati devono essere comunque sottoposti all’organo
collegiale
per
l’assunzione
delle
conseguenti
determinazioni.
7. Il collegio sindacale dura in carica tre anni e può essere 7. Il collegio sindacale dura in carica tre anni e può essere
rinnovato.
rinnovato.
8. I singoli componenti del collegio sindacale cessano
dall’incarico per decorrenza dei termini, per dimissioni e
per decadenza, dichiarata dal direttore generale, a causa
del sopravvenire di alcuna delle condizioni ostative o delle
situazioni di incompatibilità di cui al comma 2 ovvero
della mancata partecipazione, senza giustificato motivo,
ad almeno tre sedute del collegio o dell’assenza, ancorché
giustificata, protratta per oltre sei mesi.
8. I singoli componenti del collegio sindacale cessano
dall’incarico per decorrenza dei termini, per dimissioni e
per decadenza, dichiarata dal direttore generale, a causa
del sopravvenire di alcuna delle condizioni ostative o delle
situazioni di incompatibilità di cui al comma 2 ovvero
della mancata partecipazione, senza giustificato motivo,
ad almeno tre sedute del collegio o dell’assenza, ancorché
giustificata, protratta per oltre sei mesi.
9. Nei casi di cui al comma 8 il direttore generale procede
alla sostituzione del componente del collegio sindacale
cessato dall’incarico, previa acquisizione della
designazione da parte dell’organo competente. Qualora si
verifichi la mancanza di due o più componenti, il direttore
generale procede all’avvio delle procedure previste per la
ricostituzione dell’intero collegio.
9. Nei casi di cui al comma 8 il direttore generale procede
alla sostituzione del componente del collegio sindacale
cessato dall’incarico, previa acquisizione della
designazione da parte dell’organo competente. Qualora si
verifichi la mancanza di due o più componenti, il direttore
generale procede all’avvio delle procedure previste per la
ricostituzione dell’intero collegio.
10. Ai componenti del collegio sindacale spetta
un’indennità annua lorda pari al dieci per cento degli
emolumenti del direttore generale. Al presidente del
collegio spetta una maggiorazione pari al venti per cento
di quella fissata per gli altri componenti.
10. Ai componenti del collegio sindacale spetta
un’indennità annua lorda pari al dieci per cento degli
emolumenti del direttore generale. Al presidente del
collegio spetta una maggiorazione pari al venti per cento
di quella fissata per gli altri componenti.
Art. 10
(Direttore sanitario e direttore amministrativo)
Art. 10
(Direttore sanitario e direttore amministrativo)
1. Il direttore sanitario ed il direttore amministrativo sono
nominati dal direttore generale tra soggetti che non si
trovino nelle situazioni di incompatibilità e non versino
nelle condizioni ostative di cui all’articolo 3, commi 9 ed
11, del d.lgs. 502/1992 e successive modifiche, e che
siano in possesso, rispettivamente, dei requisiti indicati ai
commi 2 e 3.
1. Il direttore sanitario ed il direttore amministrativo sono
nominati dal direttore generale tra soggetti che non si
trovino nelle situazioni di incompatibilità e non versino
nelle condizioni ostative di cui all’articolo 3, commi 9 ed
11, del d.lgs. 502/1992 e successive modifiche,
attingendo obbligatoriamente fra i soggetti iscritti
negli elenchi degli idonei di cui all’articolo 15, comma
4-ter, della legge regionale 16 giugno 1994, n. 18.
2. Per la nomina a direttore sanitario sono richiesti i 2. Abrogato.
seguenti requisiti:
a)
laurea in medicina e chirurgia;
b)
età inferiore a sessantacinque anni;
c)
esperienza almeno quinquennale di direzione
tecnico – sanitaria in enti, aziende o strutture sanitarie
pubbliche o private di media o grande dimensione.
3. Per la nomina a direttore amministrativo sono richiesti i 3. Abrogato.
seguenti requisiti:
a)
laurea in discipline giuridiche o economiche;
b)
età inferiore a sessantacinque anni;
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c)
esperienza almeno quinquennale di direzione
tecnica o amministrativa in enti, aziende o strutture
sanitarie pubbliche o private di media o grande
dimensione.
4. Entro diciotto mesi dalla nomina, il direttore sanitario
deve produrre il certificato di frequenza del corso di
formazione in materia di sanità pubblica o di
organizzazione e gestione sanitaria, o del corso di
formazione manageriale di cui all’articolo 7 del decreto
del Presidente della Repubblica 10 dicembre 1997, n. 484
in materia di requisiti per l’accesso alla dirigenza del
ruolo sanitario del servizio sanitario nazionale o di altro
corso di formazione appositamente programmato,
organizzato ed attivato dalla Regione.
4. Entro diciotto mesi dalla nomina, il direttore sanitario
deve produrre il certificato di frequenza del corso di
formazione in materia di sanità pubblica o di
organizzazione e gestione sanitaria, o del corso di
formazione manageriale di cui all’articolo 7 del decreto
del Presidente della Repubblica 10 dicembre 1997, n. 484
in materia di requisiti per l’accesso alla dirigenza del
ruolo sanitario del servizio sanitario nazionale o di altro
corso di formazione appositamente programmato,
organizzato ed attivato dalla Regione.
5. Il rapporto di lavoro del direttore sanitario e del
direttore amministrativo è esclusivo ed è regolato da un
contratto di diritto privato di durata non inferiore a tre e
non superiore a cinque anni, rinnovabile, stipulato ai sensi
del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui
all’articolo 3, comma 8, del d.lgs. 502/1992 e successive
modifiche ed in osservanza delle norme del titolo III, libro
V, del codice civile.
5. Il rapporto di lavoro del direttore sanitario e del
direttore amministrativo è esclusivo ed è regolato da un
contratto di diritto privato di durata non inferiore a tre e
non superiore a cinque anni, rinnovabile, stipulato ai sensi
del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui
all’articolo 3, comma 8, del d.lgs. 502/1992 e successive
modifiche ed in osservanza delle norme del titolo III, libro
V, del codice civile.
6. Il direttore sanitario ed il direttore amministrativo
partecipano, unitamente al direttore generale, che ne ha la
responsabilità, alla direzione dell’azienda sanitaria. In
particolare, concorrono, mediante la formulazione di
proposte e pareri, alla formazione delle decisioni del
direttore generale. Essi, inoltre, assumono diretta
responsabilità delle funzioni che sono attribuite alla loro
competenza dalla legislazione vigente in materia e
dall’atto aziendale ai sensi dell’articolo 12, comma 2,
lettera i).
6. Il direttore sanitario ed il direttore amministrativo
partecipano, unitamente al direttore generale, che ne ha la
responsabilità, alla direzione dell’azienda sanitaria. In
particolare, concorrono, mediante la formulazione di
proposte e pareri, alla formazione delle decisioni del
direttore generale. Essi, inoltre, assumono diretta
responsabilità delle funzioni che sono attribuite alla loro
competenza dalla legislazione vigente in materia e
dall’atto aziendale ai sensi dell’articolo 12, comma 2,
lettera i).
7. Il direttore sanitario ed il direttore amministrativo
cessano dall’incarico, con conseguente risoluzione del
contratto, per decorrenza dei termini e comunque entro tre
mesi dalla data di nomina del nuovo direttore generale,
fatta salva la possibilità di conferma. Cessano, altresì,
dall’incarico per altre cause previste dal contratto o
dall’atto aziendale e quando il direttore generale ne
dichiari la decadenza per:
a)
sopravvenute incompatibilità o cause ostative alla
loro nomina ai sensi dell’articolo 3, commi 9 ed 11, del
d.lgs. 502/1992 e successive modifiche;
b)
in caso di assenza o impedimento protratti senza
interruzione per oltre sei mesi;
c)
accertamento di:
1) gravi violazioni di legge o di buon andamento e di
imparzialità dell’amministrazione nell’ambito delle
rispettive funzioni;
2) gravi violazioni delle direttive impartite dal
direttore generale;
3) comportamenti che hanno determinato risultati
negativi nei servizi alla cui direzione sono preposti.
7. Il direttore sanitario ed il direttore amministrativo
cessano dall’incarico, con conseguente risoluzione del
contratto, per decorrenza dei termini e comunque entro tre
mesi dalla data di nomina del nuovo direttore generale,
fatta salva la possibilità di conferma. Cessano, altresì,
dall’incarico per altre cause previste dal contratto o
dall’atto aziendale e quando il direttore generale ne
dichiari la decadenza per:
a)
sopravvenute incompatibilità o cause ostative alla
loro nomina ai sensi dell’articolo 3, commi 9 ed 11, del
d.lgs. 502/1992 e successive modifiche;
b)
in caso di assenza o impedimento protratti senza
interruzione per oltre sei mesi;
c)
accertamento di:
1) gravi violazioni di legge o di buon andamento e di
imparzialità dell’amministrazione nell’ambito delle
rispettive funzioni;
2) gravi violazioni delle direttive impartite dal
direttore generale;
3) comportamenti che hanno determinato risultati
negativi nei servizi alla cui direzione sono preposti.
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8. In caso di assenza o impedimento del direttore
amministrativo o del direttore sanitario le relative funzioni
sono esercitate dai dirigenti preventivamente designati dal
direttore generale, in possesso dei requisiti di legge. Nel
caso in cui l’assenza o l’impedimento del direttore
amministrativo o del direttore sanitario si protragga oltre il
termine di cui al comma 7, lett. b), il direttore generale
provvede tempestivamente alla nomina del nuovo
direttore.
8. In caso di assenza o impedimento del direttore
amministrativo o del direttore sanitario le relative funzioni
sono esercitate dai dirigenti preventivamente designati dal
direttore generale, in possesso dei requisiti di legge. Nel
caso in cui l’assenza o l’impedimento del direttore
amministrativo o del direttore sanitario si protragga oltre il
termine di cui al comma 7, lett. b), il direttore generale
provvede tempestivamente alla nomina del nuovo
direttore.
L.R. n. 2/2006
L.R. n. 2/2006
Art. 4
(Consiglio di indirizzo e verifica)
Art. 4
(Consiglio di indirizzo e verifica)
1. La funzione di indirizzo e controllo è svolta dal
consiglio di indirizzo e verifica, di seguito denominato
consiglio, composto da 5 membri, scelti tra soggetti di
comprovata competenza, di cui:
a)
uno con funzione di presidente nominato dal
Presidente della Regione, ai sensi dell’articolo 55, comma
3, primo periodo dello Statuto sentito il Ministro della
salute;
b)
uno nominato dal Ministro della salute;
c)
tre nominati dal Presidente della Regione, ai sensi
dell’articolo 55, comma 3, primo periodo dello Statuto.
1. La funzione di indirizzo e controllo è svolta dal
consiglio di indirizzo e verifica, di seguito denominato
consiglio, composto da 5 membri, scelti tra soggetti di
comprovata competenza, di cui:
a)
uno con funzione di presidente nominato dal
Presidente della Regione, ai sensi dell’articolo 55, comma
3, primo periodo dello Statuto sentito il Ministro della
salute;
b)
uno nominato dal Ministro della salute;
c)
tre nominati dal Presidente della Regione, ai sensi
dell’articolo 55, comma 3, primo periodo dello Statuto.
2. Il consiglio determina gli indirizzi e gli obiettivi
dell’attività dell’Istituto su base annuale e pluriennale e
verifica la corrispondenza agli stessi delle attività svolte e
dei risultati raggiunti. In caso di risultato negativo, il
consiglio riferisce al Presidente della Regione proponendo
le misure da adottare.
2. Il consiglio determina gli indirizzi e gli obiettivi
dell’attività dell’Istituto su base annuale e pluriennale e
verifica la corrispondenza agli stessi delle attività svolte e
dei risultati raggiunti. In caso di risultato negativo, il
consiglio riferisce al Presidente della Regione proponendo
le misure da adottare.
3. Il consiglio, inoltre, esprime parere obbligatorio in 3. Il consiglio, inoltre, esprime parere obbligatorio in
ordine agli atti del direttore generale di cui all’articolo 5, ordine agli atti del direttore generale di cui all’articolo 5,
comma 4, lettere c), d) ed e).
comma 4, lettere c), d) ed e).
4. II consiglio dura in carica per un periodo massimo di
cinque anni, fatto salvo quanto disposto dall’articolo 55,
comma 4, dello Statuto e alle relative sedute possono
partecipare, senza diritto di voto, il direttore generale, il
direttore scientifico nonché i componenti del collegio
sindacale.
4. II consiglio dura in carica per un periodo massimo di
cinque anni, fatto salvo quanto disposto dall’articolo 55,
comma 4, dello Statuto e alle relative sedute possono
partecipare, senza diritto di voto, il direttore generale, il
direttore scientifico nonché i componenti del collegio
sindacale.
5. Al presidente e agli altri componenti del consiglio
spetta un’indennità lorda annua determinata ai sensi della
legge regionale 26 ottobre 1998, n. 46 (Indennità dei
componenti degli organi degli enti dipendenti dalla
Regione Lazio).
5. Ai componenti del consiglio spetta un’indennità
annua lorda pari al 5 per cento degli emolumenti
percepiti dal direttore generale. Al presidente del
collegio spetta una maggiorazione pari al 10 per cento
di quella annua lorda fissata per gli altri componenti.
Ai membri del consiglio spetta, altresì, il rimborso
delle spese di viaggio sostenute per lo svolgimento
dell’incarico, nella misura prevista per i dirigenti
regionali. Ai componenti supplenti l’indennità e i
gettoni di presenza spettano in relazione al periodo di
effettivo svolgimento dell’incarico.
Omissis
Omissis
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Art. 6
(Collegio sindacale)
Art. 6
(Collegio sindacale)
1. Il collegio sindacale vigila sull’attività dell’Istituto e
sull’osservanza delle leggi e dei regolamenti, controlla
l’amministrazione sotto il profilo economico, accerta la
regolare tenuta della contabilità e la conformità del
bilancio di esercizio alle risultanze delle scritture
contabili, effettua periodicamente verifiche di cassa,
fornisce al direttore generale indicazioni utili alla corretta
gestione aziendale e provvede a ogni altro adempimento
previsto dalla legislazione vigente e dal regolamento di
organizzazione e funzionamento.
1. Il collegio sindacale vigila sull’attività dell’Istituto e
sull’osservanza delle leggi e dei regolamenti, controlla
l’amministrazione sotto il profilo economico, accerta la
regolare tenuta della contabilità e la conformità del
bilancio di esercizio alle risultanze delle scritture
contabili, effettua periodicamente verifiche di cassa,
fornisce al direttore generale indicazioni utili alla corretta
gestione aziendale e provvede a ogni altro adempimento
previsto dalla legislazione vigente e dal regolamento di
organizzazione e funzionamento.
2. Il collegio sindacale è nominato dal direttore generale
ed è composto da 5 membri, di cui 3 designati dal
Presidente della Regione, uno dal Ministro della salute e
uno dalla Conferenza permanente Regione-autonomie
locali, scelti tra gli iscritti nel registro dei revisori
contabili istituito ai sensi del decreto legislativo 27
gennaio 1992, n. 88 (Attuazione della direttiva n.
84/253/CEE, relativa all’abilitazione delle persone
incaricate del controllo di legge dei documenti contabili) e
successive modifiche, ovvero tra i funzionari del
Ministero dell’economia e delle finanze che abbiano
esercitato per almeno tre anni le funzioni di revisori dei
conti o di componenti di collegi sindacali.
2. Il collegio sindacale è nominato dal direttore
generale ed è composto da tre componenti effettivi
scelti tra gli iscritti nel registro dei revisori legali,
istituito presso il Ministero dell’Economia e delle
Finanze, ovvero tra i funzionari del Ministero
dell’Economia e delle Finanze che abbiano esercitato
per almeno tre anni le funzioni di revisore dei conti o
di componente del collegio sindacale, di cui uno
designato dalla Regione, uno dal Ministro
dell’Economia e delle Finanze e uno dalla Conferenza
permanente Regione-autonomie locali. Si applicano in
quanto compatibili le disposizioni di cui all’articolo 10
della legge regionale 16 giugno 1994, n. 18.
3. Il collegio sindacale dura in carica tre anni, può essere 3. Il collegio sindacale dura in carica tre anni, può essere
rinnovato ed elegge il presidente nel corso della prima rinnovato ed elegge il presidente nel corso della prima
seduta, tra i componenti designati dalla Regione.
seduta, tra i componenti designati dalla Regione.
4. Ai componenti del collegio sindacale spetta
un’indennità annua lorda pari al dieci per cento degli
emolumenti del direttore generale. Al presidente del
collegio sindacale spetta una maggiorazione pari al venti
per cento di quella fissata per gli altri componenti.
4. Ai componenti del collegio sindacale spetta
un’indennità annua lorda pari al dieci per cento degli
emolumenti del direttore generale. Al presidente del
collegio sindacale spetta una maggiorazione pari al venti
per cento di quella fissata per gli altri componenti.
Omissis
Omissis
Art. 8
(Direttore sanitario e direttore amministrativo)
Art. 8
(Direttore sanitario e direttore amministrativo)
1. Il direttore sanitario e il direttore amministrativo
partecipano unitamente al direttore generale, che ne ha la
responsabilità, alla direzione dell’Istituto, assumono
diretta responsabilità delle funzioni attribuite alla loro
competenza e concorrono, con la formulazione di proposte
e di pareri, alla formazione delle decisioni della direzione
generale.
2. Il direttore sanitario e il direttore amministrativo sono
nominati dal direttore generale tra soggetti in possesso dei
requisiti di cui all’articolo 11 del d.lgs. 288/2003. I relativi
incarichi hanno natura esclusiva e una durata non inferiore
a tre anni e non superiore a cinque, e cessano, comunque,
con conseguente risoluzione del contratto, il novantesimo
giorno successivo all’insediamento del nuovo direttore
generale salvo rinnovo, ovvero alla data di insediamento
dei nuovi direttori sanitario e amministrativo, nominati
1. Il direttore sanitario e il direttore amministrativo
partecipano unitamente al direttore generale, che ne ha la
responsabilità, alla direzione dell’Istituto, assumono
diretta responsabilità delle funzioni attribuite alla loro
competenza e concorrono, con la formulazione di proposte
e di pareri, alla formazione delle decisioni della direzione
generale.
2. Il direttore sanitario e il direttore amministrativo sono
nominati dal direttore generale tra soggetti in possesso dei
requisiti di cui all’articolo 11 del d.lgs. 288/2003,
attingendo obbligatoriamente fra i soggetti iscritti
negli elenchi degli idonei di cui al comma 4-ter
dell’articolo 15 della legge regionale 16 giugno 1994, n.
18. I relativi incarichi hanno natura esclusiva e una durata
non inferiore a tre anni e non superiore a cinque, e
cessano, comunque, con conseguente risoluzione del
12
20/03/2014
prima del suddetto termine.
contratto,
il
all’insediamento
rinnovo, ovvero
direttori sanitario
suddetto termine.
novantesimo
giorno
successivo
del nuovo direttore generale salvo
alla data di insediamento dei nuovi
e amministrativo, nominati prima del
[3. Il direttore sanitario e il direttore amministrativo [3. Il direttore sanitario e il direttore amministrativo
cessano, altresì, dall’incarico al compimento del cessano, altresì, dall’incarico al compimento del
settantesimo anno di età. ] (2)
settantesimo anno di età. ] (2)
4. Al direttore sanitario e al direttore amministrativo
dell’Istituto si applicano le disposizioni in materia di
ineleggibilità, di incompatibilità e di decadenza vigenti
per i direttori sanitari e amministrativi delle aziende
sanitarie, nonché in quanto compatibili le disposizioni di
cui all’articolo 3 bis, commi 8, 9, 11 e 12 del d.lgs.
502/1992 e successive modifiche.
4. Al direttore sanitario e al direttore amministrativo
dell’Istituto si applicano le disposizioni in materia di
ineleggibilità, di incompatibilità e di decadenza vigenti
per i direttori sanitari e amministrativi delle aziende
sanitarie, nonché in quanto compatibili le disposizioni di
cui all’articolo 3 bis, commi 8, 9, 11 e 12 del d.lgs.
502/1992 e successive modifiche.
L.R. n. 1/2011
L.R. n. 1/2011
Art. 14
(Organismo indipendente di valutazione)
Art. 14
(Organismo indipendente di valutazione)
1. Presso ogni amministrazione di cui all’articolo 2,
comma 1, è istituito l’Organismo indipendente di
valutazione, di seguito denominato OIV, il quale riferisce
direttamente agli organi di indirizzo politicoamministrativo. L’OIV sostituisce il nucleo di valutazione
e controllo strategico o altri analoghi organismi di
controllo interno previsti dal decreto legislativo 30 luglio
1999, n. 286 (Riordino e potenziamento dei meccanismi e
strumenti di monitoraggio e valutazione dei costi, dei
rendimenti e dei risultati dell’attività svolta dalle
amministrazioni pubbliche, a norma dell’articolo 11 della
legge 15 marzo 1997, n. 59) e successive modifiche,
comunque denominati.
1. Presso ogni amministrazione di cui all’articolo 2,
comma 1, è istituito l’Organismo indipendente di
valutazione, di seguito denominato OIV, il quale riferisce
direttamente agli organi di indirizzo politicoamministrativo. L’OIV sostituisce il nucleo di valutazione
e controllo strategico o altri analoghi organismi di
controllo interno previsti dal decreto legislativo 30 luglio
1999, n. 286 (Riordino e potenziamento dei meccanismi e
strumenti di monitoraggio e valutazione dei costi, dei
rendimenti e dei risultati dell’attività svolta dalle
amministrazioni pubbliche, a norma dell’articolo 11 della
legge 15 marzo 1997, n. 59) e successive modifiche,
comunque denominati.
2. L’OIV è costituito da tre componenti, nominati dagli
organi di indirizzo politico-amministrativo secondo le
modalità previste dai regolamenti di organizzazione di cui
all’articolo 7, comma 1, di cui uno con funzioni di
presidente, dotati di elevata professionalità ed esperienza,
maturata nel campo del management, della pianificazione
e controllo di gestione, della misurazione e valutazione
della prestazione e dei risultati. Nell’ambito del sistema
organizzativo della Giunta regionale l’OIV è nominato
con decreto del Presidente della Regione.
2. L’OIV è costituito da tre componenti, nominati dagli
organi di indirizzo politico-amministrativo secondo le
modalità previste dai regolamenti di organizzazione di cui
all’articolo 7, comma 1, di cui uno con funzioni di
presidente, dotati di elevata professionalità ed esperienza,
maturata nel campo del management, della pianificazione
e controllo di gestione, della misurazione e valutazione
della prestazione e dei risultati. Nell’ambito del sistema
organizzativo della Giunta regionale l’OIV è nominato
con decreto del Presidente della Regione.
3. I componenti dell’OIV durano in carica tre anni e 3. I componenti dell’OIV durano in carica tre anni e
possono essere rinnovati una sola volta.
possono essere rinnovati una sola volta.
4. Al fine di salvaguardare la caratteristica di
indipendenza dell’OIV, non possono essere nominati
componenti:
a)
coloro che esercitano funzioni amministrative e
gestionali all’interno dell’amministrazione che ha
costituito l’OIV;
b)
coloro che ricoprono ruoli o comunque incarichi
4. Al fine di salvaguardare la caratteristica di
indipendenza dell’OIV, non possono essere nominati
componenti:
a)
coloro che esercitano funzioni amministrative e
gestionali all’interno dell’amministrazione che ha
costituito l’OIV;
b)
coloro che ricoprono ruoli o comunque incarichi
13
20/03/2014
presso società o enti controllati dalla Regione;
c)
coloro che rivestono incarichi pubblici elettivi o
cariche in partiti politici o in organizzazioni sindacali
ovvero che abbiano rapporti continuativi di collaborazione
o di consulenza con le predette organizzazioni ovvero che
abbiano rivestito simili incarichi o cariche o che abbiano
avuto simili rapporti nei tre anni precedenti la nomina;
d)
coloro che hanno legami di parentela o affinità
entro il quarto grado con i dirigenti delle strutture
amministrative.
presso società o enti controllati dalla Regione;
c)
coloro che rivestono incarichi pubblici elettivi o
cariche in partiti politici o in organizzazioni sindacali
ovvero che abbiano rapporti continuativi di collaborazione
o di consulenza con le predette organizzazioni ovvero che
abbiano rivestito simili incarichi o cariche o che abbiano
avuto simili rapporti nei tre anni precedenti la nomina;
d)
coloro che hanno legami di parentela o affinità
entro il quarto grado con i dirigenti delle strutture
amministrative.
5. Gli organi di indirizzo politico-amministrativo, in caso 5. Gli organi di indirizzo politico-amministrativo, in caso
di gravi inadempienze da parte dell’OIV, possono, di gravi inadempienze da parte dell’OIV, possono,
motivando, deciderne lo scioglimento anticipato.
motivando, deciderne lo scioglimento anticipato.
5-bis. Al Presidente e agli altri componenti
dell’organismo indipendente di valutazione delle
Aziende e degli Enti del Servizio Sanitario Regionale
spetta un’indennità lorda annua lorda pari al cinque
per cento degli emolumenti del direttore generale
dell’azienda di riferimento, oltre al rimborso delle
spese di viaggio sostenute per lo svolgimento
dell’incarico, nella misura prevista per i dirigenti
regionali. Al presidente del collegio spetta, altresì, una
maggiorazione pari al dieci per cento di quella annua
lorda fissata per gli altri componenti.
D.L. n. 293/1994
1.
Àmbito di applicazione.
1. Il presente decreto si applica agli organi di
amministrazione attiva, consultiva e di controllo dello
Stato e degli enti pubblici, nonché delle persone
giuridiche a prevalente partecipazione pubblica, quando
alla nomina dei componenti di tali organi concorrono lo
Stato o gli enti pubblici.
2. Sono esclusi dall'applicazione del presente decreto gli
organi rappresentativi delle regioni, delle province, dei
comuni e delle comunità montane e gli organi che hanno
comunque rilevanza costituzionale.
3. Sono altresì esclusi gli organi per i quali la nomina dei
componenti è di competenza parlamentare.
(…)
3. Proroga degli organi - Regime degli atti.
1. Gli organi amministrativi non ricostituiti nel termine di
cui all'articolo 2 sono prorogati per non più di
quarantacinque giorni, decorrenti dal giorno della
scadenza del termine medesimo.
2. Nel periodo in cui sono prorogati, gli organi scaduti
possono adottare esclusivamente gli atti di ordinaria
amministrazione, nonché gli atti urgenti e indifferibili con
indicazione specifica dei motivi di urgenza e
indifferibilità.
3. Gli atti non rientranti fra quelli indicati nel comma 2,
adottati nel periodo di proroga, sono nulli.
14
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Art. 3
(Razionalizzazione e contenimento della spesa per enti finanziati dalla Regione)
L.R. n. 4/2013
Articolo 16
Partecipazione a organi collegiali.
1. La partecipazione agli organi collegiali, anche di
amministrazione, di enti che ricevono, in via ordinaria,
contributi o utilità comunque denominati da parte della
Regione, nonché la titolarità di organi dei predetti enti è
onorifica e può dar luogo esclusivamente ad un rimborso
delle spese effettivamente sostenute e documentate ove
previsto dalla normativa vigente.
2. Qualora sia prevista la corresponsione di gettoni di
presenza, tali gettoni non possono superare l'importo di
euro 30,00 per seduta giornaliera.
3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non si applicano
ai soggetti individuati dall'articolo 6, comma 2 del D.L.
78/2010 convertito dalla L. 122/2010 e successive
modifiche, nonché a quelli previsti dall'articolo 35,
comma 2-bis del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5
(Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di
sviluppo), convertito, con modificazioni, dalla legge 4
aprile 2012, n. 35, inclusi gli organismi indipendenti di
valutazione della performance (OIV) ovvero i nuclei di
valutazione.
(…)
Articolo 22
Ricognizione e riordino degli enti. Riduzione del numero
dei componenti degli organi.
1. La Giunta regionale predispone, in armonia con gli
articoli 117 e 123 della Costituzione, nonché con gli
articoli 54, 55 e 56 dello Statuto, anche in attuazione e per
le finalità di cui all'articolo 9, comma 1 del D.L. 95/2012
convertito, con modificazioni, dalla L. 135/2012, sulla
base di una dettagliata ricognizione degli enti, delle
aziende, delle agenzie e degli organismi, comunque
denominati e di qualsiasi natura giuridica da effettuarsi
entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, una o più proposte di legge dirette alla:
a) razionalizzazione, tenuto conto dell'autonomia della
Regione, anche attraverso il riordino, la soppressione e la
fusione, delle agenzie, delle aziende, degli enti
istituzionali e degli organismi strumentali operanti nei vari
settori di competenza regionale aventi finalità omologhe o
complementari che ricevono contributi a carico della
Regione o al cui patrimonio la Regione partecipa
mediante disponibilità liquide e beni in natura;
b) trasformazione di enti per i quali l'autonomia non sia
necessaria o funzionalmente utile in ufficio della Regione
ovvero a porre in liquidazione gli enti inutili
contestualmente proponendo un piano di utilizzo del
personale e procedure finalizzate alla riqualificazione del
personale ricollocato, nonché l'eventuale impiego di forme
di mobilità a vantaggio degli enti locali della Regione;
c) riduzione del numero complessivo dei componenti
degli organi di indirizzo, amministrazione e controllo,
15
20/03/2014
nonché di vigilanza delle agenzie, delle aziende, degli enti
e degli organismi strumentali;
d) adeguamento delle politiche assunzionali ai sensi
dell'articolo 4, comma 10 del D.L. 95/2012 convertito
dalla L. 135/2012 e successive modifiche;
e) attuazione di obiettivi di riequilibrio della finanza
pubblica, finalizzati al contenimento della spesa corrente.
2. Le disposizioni di cui al comma 1, lettera c) non si
applicano alle agenzie istituite ai sensi dell'articolo 54
dello Statuto.
3. Al fine di ridurre e razionalizzare l'organizzazione
delle partecipazioni societarie detenute, di perseguire
obiettivi tesi alla funzionalità, efficienza, alla trasparenza
ed efficacia dell'azione regionale, nonché di contenere i
costi istituzionali, di gestione e di funzionamento, entro
novanta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge la Giunta regionale presenta una proposta
di legge di riordino delle seguenti società partecipate:
Finanziaria Laziale di Sviluppo - Fi.la.s. S.p.A., B.I.C.
Lazio S.p.A, Unionfidi Lazio S.p.A., Asclepion S.C.p.A.,
Banca Impresa Lazio S.p.A. La proposta di legge contiene
inoltre un piano di rivisitazione organizzativa della stessa
Sviluppo Lazio S.p.A. Ai medesimi fini di contenimento
dei costi istituzionali, di gestione e funzionamento, la
Giunta regionale procede alla redazione di una proposta di
legge regionale tesa al riordino delle comunità montane,
entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge.
4. L'assessore regionale competente, entro trenta giorni
dalla data di entrata in vigore della presente legge, e
comunque prima dell'approvazione della proposta di legge
regionale in Giunta, trasmette apposita relazione in ordine
all'attuazione delle misure di cui ai commi 1 e 3 alla
commissione consiliare competente in materia di bilancio,
partecipazione, demanio e patrimonio, programmazione
economico-finanziaria e alla commissione consiliare
competente in materia di affari costituzionali e statutari,
affari istituzionali, enti locali e risorse umane, federalismo
fiscale, sicurezza, integrazione sociale e lotta alla
criminalità, per il parere di competenza.
5. Ai sensi dell'articolo 6, comma 5 del D.L. 78/2010,
convertito dalla L. 122/2010 e successive modifiche, a
decorrere dal primo rinnovo successivo alla data di entrata
in vigore della presente legge, gli organi di
amministrazione attiva, consultiva e di controllo di enti
pubblici dipendenti dalla Regione e degli organismi
pubblici, anche con personalità giuridica di diritto privato,
partecipati dalla Regione, ove non già costituiti in forma
monocratica, nonché il collegio dei revisori, sono
costituiti da un numero non superiore, rispettivamente, a
cinque e a tre componenti. La mancata adozione dei
provvedimenti di adeguamento statutario e di
organizzazione previsti dal presente comma nei termini
indicati determina responsabilità erariale e tutti gli atti
adottati dagli organi degli enti e degli organismi pubblici
interessati sono nulli.
6. Relativamente agli organismi pubblici di cui al comma
3 partecipati dalla Regione, l'adeguamento costituisce
16
20/03/2014
condizione per la prosecuzione della partecipazione della
Regione agli organismi stessi.
7. Nelle more del riordino degli organismi di cui alle
leggi di seguito richiamate, da adottare entro novanta
giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge,
le disposizioni di cui agli articoli 16, comma 2 e 17,
comma 1 si applicano anche ai soggetti di cui all'articolo
10 della legge regionale 28 febbraio 1980, n. 17
(Istituzione del difensore civico) e successive modifiche,
all'articolo 9 della legge regionale 3 agosto 2001, n. 19
(Istituzione del comitato regionale per le comunicazioni) e
successive modifiche, all'articolo 6 della legge regionale
28 ottobre 2002, n. 38 (Istituzione del garante
dell'infanzia e dell'adolescenza) e successive modifiche,
all'articolo 3 della legge regionale 6 ottobre 2003, n. 31
(Istituzione del garante delle persone sottoposte a misure
restrittive della libertà personale) e successive modifiche,
all'articolo 7 della legge regionale 23 ottobre 2006, n. 13
(Istituzione e disciplina del Consiglio regionale
dell'economia e del lavoro. Abrogazione dell'articolo 22
della legge regionale 6 agosto 1999, n. 14, e successive
modifiche) e successive modifiche e all'articolo 9 della
legge regionale 26 febbraio 2007, n. 1 (Disciplina del
Consiglio delle autonomie locali) e successive modifiche.
Le indennità, previste per i componenti degli organi di cui
al primo periodo, sono riferite all'indennità di carica di cui
all'articolo 1, comma 1, lettera a), e comunque non
possono superare l'importo in godimento alla data di
entrata in vigore della presente legge ridotto del 10 per
cento. Ai componenti del CAL, del CREL, del
CORECOM è riconosciuto il solo gettone di presenza di
cui all'articolo 16, comma 2 e gli eventuali rimborsi spese
per la sola partecipazione alle riunioni.
l.r. 21 gennaio 1984, n. 4
l.r. 21 gennaio 1984, n. 4
Art. 20
Organizzazione dei consorzi di bonifica.
Sono organi del consorzio:
a) l'assemblea del consorzio;
b) il consiglio di amministrazione;
c) il comitato esecutivo;
d) il presidente;
e) il collegio dei revisori dei conti.
Il consorzio di bonifica è retto da uno statuto deliberato
dal consiglio di amministrazione ed approvato con
deliberazione del Consiglio regionale su proposta della
Giunta regionale, sentite le Commissioni consiliari
competenti.
Art. 20
Organizzazione dei consorzi di bonifica.
Sono organi del consorzio:
a) l'assemblea del consorzio;
b) il consiglio di amministrazione;
c) il comitato esecutivo;
d) il presidente;
e) il revisori dei conti unico.
Il consorzio di bonifica è retto da uno statuto deliberato
dal consiglio di amministrazione ed approvato con
deliberazione del Consiglio regionale su proposta della
Giunta regionale, sentite le Commissioni consiliari
competenti.
(…)
(…)
Art. 26
Collegio dei revisori dei conti.
1. Il collegio dei revisori dei conti è nominato dal
consiglio di amministrazione ed è composto da tre membri
effettivi, di cui uno, con funzioni di presidente, designato
dalla Giunta regionale, e due supplenti.
2. I membri del collegio dei revisori dei conti sono scelti
tra i revisori contabili iscritti nell'apposito registro.
Art. 26
Revisore dei conti unico
1. Il revisore dei conti unico esercita le funzioni e i
compiti individuati dalle disposizioni regionali vigenti
in materia.
2. Il revisore dei conti unico è scelto tra gli iscritti al
registro dei revisori legali di cui al decreto legislativo
27 gennaio 2010, n. 39 (Attuazione della direttiva
17
20/03/2014
Alla scadenza di ogni anno il collegio dei revisori dei
conti rimette alla Giunta regionale ed al presidente del
consorzio la relazione sull'andamento amministrativo e
finanziario dell'ente.
I componenti del collegio dei revisori dei conti restano in
carica quanto i componenti del consiglio di
amministrazione.
2006/43/CE, relativa alle revisioni legali dei conti
annuali e dei conti consolidati, che modifica le direttive
78/660/CEE e 83/349/CEE, e che abroga la direttiva
84/253/CEE).
3. La nomina del revisore dei conti unico è effettuata
dall’Assemblea del consorzio previa designazione del
Presidente della Regione da effettuarsi entro i trenta
giorni antecedenti la scadenza del precedente organo
di revisione.
4. Il provvedimento di nomina fissa il compenso
spettante al revisore dei conti unico, che in prima
attuazione non può essere superiore a quello del
presidente del precedente collegio.
5. Con le modalità di cui al comma 3 è nominato il
revisore dei conti supplente. L’incarico di revisore dei
conti supplente è a titolo gratuito. Il revisore dei conti
supplente subentra nell’esercizio delle funzioni in caso
di morte, di rinunzia o di decadenza del revisore dei
conti unico e da tale momento viene corrisposto il
relativo compenso.
6. Il revisore dei conti unico resta in carica per un
triennio e il relativo incarico può essere rinnovato una
sola volta.
7. Il revisore dei conti unico presenta annualmente alla
Giunta regionale ed al presidente del consorzio una
relazione sull’andamento amministrativo e finanziario
dell’ente. Il revisore dei conti unico, inoltre, qualora
riscontri gravi irregolarità nella gestione dell’ente,
riferisce immediatamente alla Giunta regionale ed è
tenuto a fornire, su istanza dei medesimi, ogni
informazione o notizia che abbia facoltà di ottenere ai
sensi delle disposizioni vigenti.
Art. 27
Statuto, bilancio di previsione, rendiconto generale e
regolamento interno
I consorzi di bonifica sono retti da uno statuto deliberato
dai rispettivi consigli di amministrazione ed approvato
dalla Giunta regionale entro sessanta giorni dal
ricevimento da parte della struttura regionale competente
in materia.
Art. 27
Statuto, bilancio di previsione, rendiconto generale e
regolamento interno
Gli statuti di cui al precedente comma, oltre a disciplinare
la materia, concernenti gli adempimenti espressamente
indicati nella legislazione statale vigente e nella presene
legge, individuano, tra l' altro, i compiti spettanti agli
organi che compongono ciascun consorzio.
I consorzi di bonifica sono retti da uno statuto deliberato
dai rispettivi consigli di amministrazione ed approvato
dalla Giunta regionale entro sessanta giorni dal
ricevimento da parte della struttura regionale competente
in materia.
2. Gli statuti di cui al comma 1 stabiliscono, oltre alla
sede legale, le modalità di funzionamento degli organi
e le relative competenze, in conformità con il principio
di distinzione tra attività di indirizzo e controllo degli
organi istituzionali e attività di gestione e attuazione
dei dirigenti e dettano i criteri generali, rinviandone la
disciplina puntuale al regolamento interno di cui al
comma 10, per l’elezione degli organi consortili, per
l’organizzazione,
l’ordinamento
finanziario
e
contabile, la trasparenza e pubblicità degli atti e
l’esercizio del diritto di accesso.
Entro sei mesi dall' entrata in vigore della presente legge,
la Regione elabora uno statuto tipo cui i consorzi si
atterranno nella redazione del proprio statuto.
Lo statuto tipo è approvato dal Consiglio regionale su
Entro sei mesi dall' entrata in vigore della presente legge,
la Regione elabora uno statuto tipo cui i consorzi si
atterranno nella redazione del proprio statuto.
Lo statuto tipo è approvato dal Consiglio regionale su
proposta
della
Giunta
regionale.
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20/03/2014
proposta
della
Giunta
regionale. proposta
della
Giunta
regionale.
L' esercizio finanziario del consorzio coincide con l' anno L' esercizio finanziario del consorzio coincide con l' anno
solare.
solare.
Il consorzio ha un proprio bilancio di previsione ed un Il consorzio ha un proprio bilancio di previsione ed un
rendiconto generale.
rendiconto generale.
Il bilancio di previsione è formulato in conformità a
quanto previsto dall' Art. 17 della legge regionale 12
aprile 1977, n.15; deve essere approvato dal consiglio di
amministrazione e trasmesso alla Regione entro il 31
ottobre dell' anno precedente l' esercizio finanziario cui si
riferisce.
Il bilancio di previsione è formulato in conformità a
quanto previsto dall' Art. 17 della legge regionale 12
aprile 1977, n.15; deve essere approvato dal consiglio di
amministrazione e trasmesso alla Regione entro il 31
ottobre dell' anno precedente l' esercizio finanziario cui si
riferisce.
Il rendiconto generale deve essere redatto in conformità a
quanto previsto dall' Art. 44 della legge regionale 12
aprile 1977, n. 15; deve essere approvato dal consiglio di
amministrazione e trasmesso alla Regione entro il 31
marzo dell' anno successivo all' esercizio finanziario cui si
riferisce.
Il rendiconto generale deve essere redatto in conformità a
quanto previsto dall' Art. 44 della legge regionale 12
aprile 1977, n. 15; deve essere approvato dal consiglio di
amministrazione e trasmesso alla Regione entro il 31
marzo dell' anno successivo all' esercizio finanziario cui si
riferisce.
Il bilancio di previsione, le variazioni,
l'assestamento ed il rendiconto generale sono approvati
dalla Giunta regionale previa trasmissione alla
commissione consiliare permanente per l'agricoltura entro
trenta giorni dal ricevimento e previo parere della stessa.
Trascorsi sessanta giorni dalla data di ricevimento si
intendono approvati.
Il bilancio di previsione, le variazioni,
Entro sessanta giorni dalla nomina degli organi del
consorzio, il consiglio di amministrazione approva il
regolamento interno del consorzio, il quale deve contenere
tra l'altro:
a) le norme procedurali disciplinanti l'esercizio
dell'attività del consorzio, nel rispetto dei principi di cui
alla normativa statale vigente e di quelli previsti dalla
presene legge;
b) l'organizzazione delle strutture operative del consorzio
e la determinazione delle relative competenze e dotazioni
organiche.
L.R. n. 40/1987
l'assestamento ed il rendiconto generale sono
approvati dalla Giunta regionale previa trasmissione
alla commissione consiliare permanente per
l'agricoltura entro trenta giorni dal ricevimento e
previo parere della stessa. Trascorsi sessanta giorni
dalla data di ricevimento si intendono approvati.
Entro sessanta giorni dalla nomina degli organi del
consorzio, il consiglio di amministrazione approva il
regolamento interno del consorzio, il quale deve contenere
tra l'altro:
a) le norme procedurali disciplinanti l'esercizio
dell'attività del consorzio, nel rispetto dei principi di cui
alla normativa statale vigente e di quelli previsti dalla
presene legge;
b) l'organizzazione delle strutture operative del consorzio
e la determinazione delle relative competenze e dotazioni
organiche.
L.R. n. 40/1987
Art. 5
Organi dell'istituto.
Sono organi dell'istituto:
a) il consiglio di amministrazione;
b) il presidente;
c) il collegio dei revisori dei conti;
d) il comitato scientifico - didattico.
(…)
Art. 5
Organi dell'istituto.
Sono organi dell'istituto:
a) il consiglio di amministrazione;
b) il presidente;
c) il revisori dei conti unico;
d) il comitato scientifico - didattico.
(…)
Art. 11
Collegio dei revisori dei conti.
Il collegio dei revisori dei conti è nominato con
deliberazione del Consiglio regionale e resta in carica per
la durata del consiglio di amministrazione.
Il collegio dei revisori dei conti è composto dal presidente,
Art. 11
Revisore dei conti unico.
1. Il revisore dei conti unico esercita le funzioni e i
compiti individuati dalle disposizioni regionali vigenti
in materia.
2. Il revisore dei conti unico è scelto tra gli iscritti al
19
20/03/2014
da due membri effettivi e due membri supplenti eletti dal
Consiglio regionale tra coloro che sono iscritti all'albo
ufficiale dei revisori dei conti.
Ogni consigliere esprime non più di tre preferenze su una
lista predisposta dalla Presidenza dei Consiglio regionale,
indicando il membro che dovrà ricoprire la carica di
presidente del collegio, di membro effettivo e di membro
supplente.
Al presidente ed ai componenti del collegio dei revisori
dei conti spetta un'indennità pari a quella spettante al
presidente ed ai componenti del comitato di controllo
sugli atti degli enti locali, oltre al rimborso delle spese di
viaggio.
registro dei revisori legali di cui al decreto legislativo
27 gennaio 2010, n. 39 (Attuazione della direttiva
2006/43/CE, relativa alle revisioni legali dei conti
annuali e dei conti consolidati, che modifica le direttive
78/660/CEE e 83/349/CEE, e che abroga la direttiva
84/253/CEE).
3. La nomina del revisore dei conti unico è effettuata
con decreto del Presidente della Regione entro i trenta
giorni antecedenti la scadenza del precedente organo
di revisione.
4. Il decreto di nomina di cui al comma 3 fissa
l’importo del compenso riconosciuto al revisore dei
conti unico, che in prima attuazione non può essere
superiore a quello del presidente del precedente
collegio.
5. Con le modalità di cui al comma 3 è nominato il
revisore dei conti supplente. L’incarico di revisore dei
conti supplente è a titolo gratuito. Il revisore dei conti
supplente subentra nell’esercizio delle funzioni in caso
di morte, di rinunzia o di decadenza del revisore dei
conti unico e da tale momento viene corrisposto il
relativo compenso.
6. Il revisore dei conti unico resta in carica per un
triennio e il relativo incarico può essere rinnovato una
sola volta.
7. Il revisore dei conti unico riferisce sui risultati
dell’attività di controllo al Presidente dell’istituto che,
in caso di rilievi, è tenuto ad adottare i provvedimenti
conseguenti o a fornire motivate controdeduzioni al
revisore stesso.
8. Il revisore dei conti unico trasmette, altresì, alla
Giunta regionale una dettagliata relazione semestrale
sulla gestione contabile e finanziaria dell’istituto.
Art. 12
Compiti e modalità di funzionamento del collegio dei
Abrogato
revisori dei conti.
Il collegio dei revisori dei conti vigila sulla regolarità
amministrativa e contabile dell'istituto, riferendo in merito
al consiglio di amministrazione, ed esprime il parere sulla
conformità del bilancio preventivo e del rendiconto
generale alle norme di legge.
Il presidente del collegio dei revisori dei conti assiste alle
riunioni del consiglio di amministrazione senza diritto di
voto e con voto consultivo quando si discutono i bilanci.
Art. 16
(Personale dell'istituto)
Art. 16
(Personale dell'istituto)
L'istituto si avvale di proprio personale nei limiti della
pianta organica allegata al regolamento interno
dell'istituto stesso.
Per l'espletamento dei suoi compiti istituzionali, si avvale
prioritariamente di personale messo a disposizione dalla
Regione e, eventualmente, tramite comando, dalle altre
pubbliche amministrazioni presenti negli organi collegiali
dell'istituto.
L'istituto si avvale di proprio personale nei limiti della
pianta organica allegata al regolamento interno
dell'istituto stesso.
Per l'espletamento dei suoi compiti istituzionali, si avvale
prioritariamente di personale di comparto e di qualifica
dirigenziale messo a disposizione dalla Regione in
posizione di distacco e, eventualmente, tramite comando,
dalle altre pubbliche amministrazioni presenti negli organi
collegiali dell'istituto.
20
20/03/2014
Il trattamento giuridico ed economico del personale è Il trattamento giuridico ed economico del personale
regolato dalla normativa dell'ente di provenienza del regionale distaccato è regolato dalle norme
personale medesimo.
regolamentari regionali, dalla contrattazione collettiva
nazionale e dal contratto collettivo decentrato del
comparto di riferimento. Il trattamento giuridico ed
economico del personale comandato è regolato dalla
normativa dell'ente di provenienza del personale
medesimo.
Per esigenze di personale non soddisfatte con le modalità Per esigenze di personale non soddisfatte con le modalità
di cui al precedente secondo comma o per particolari di cui al precedente secondo comma o per particolari
figure professionali altrimenti non reperibili, l'istituto figure professionali altrimenti non reperibili, l'istituto
provvede alla copertura dei posti disponibili mediante provvede alla copertura dei posti disponibili mediante
pubblici concorsi o con contratti per tempi determinati.
pubblici concorsi o con contratti per tempi determinati.
Al personale assunto mediante concorso si applica il Al personale assunto mediante concorso si applica il
trattamento economico e giuridico proprio dei dipendenti trattamento economico e giuridico proprio dei dipendenti
della Regione.
della Regione.
L.R. n. 43/1992
L.R. n. 43/1992
Art. 3
Organi.
1. Sono organi dell'istituto:
a) il consiglio di amministrazione;
b) il presidente;
c) il comitato tecnico - scientifico;
d) il collegio dei revisori.
Art. 3
Organi.
1. Sono organi dell'istituto:
a) il consiglio di amministrazione;
b) il presidente;
c) il comitato tecnico - scientifico;
d) il revisore dei conti unico.
Art. 6
Convocazione e modalità di funzionamento del consiglio
di amministrazione.
1. Il consiglio di amministrazione è convocato in via
ordinaria ogni tre mesi e ogni qualvolta il presidente lo
ritenga opportuno e, in via straordinaria, quando ne faccia
richiesta almeno 1/3 dei suoi membri o il presidente del
collegio dei revisori.
2. Le deliberazioni del consiglio di amministrazione sono
adottate a maggioranza relativa e con la partecipazione di
almeno la metà dei membri componenti, eccettuate quelle
di cui alle lettere a), c), d) del precedente articolo 5, che
sono adottate a maggioranza assoluta.
3. Alle riunioni del consiglio di amministrazione
partecipano con voto consultivo il presidente del comitato
tecnico-scientifico e il presidente del collegio dei revisori.
Art. 6
Convocazione e modalità di funzionamento del consiglio
di amministrazione.
1. Il consiglio di amministrazione è convocato in via
ordinaria ogni tre mesi e ogni qualvolta il presidente lo
ritenga opportuno e, in via straordinaria, quando ne faccia
richiesta almeno 1/3 dei suoi membri o il revisore dei
conti unico.
2. Le deliberazioni del consiglio di amministrazione sono
adottate a maggioranza relativa e con la partecipazione di
almeno la metà dei membri componenti, eccettuate quelle
di cui alle lettere a), c), d) del precedente articolo 5, che
sono adottate a maggioranza assoluta.
3. Alle riunioni del consiglio di amministrazione
assistono il presidente del comitato tecnico-scientifico e il
revisore dei conti unico.
Art. 11
Collegio dei revisori.
1. Il collegio dei revisori è nominato con deliberazione del
Consiglio regionale e resta in carica per la durata del
consiglio di amministrazione.
2. Il collegio dei revisori è composto da tre membri eletti,
rispettivamente, dal Consiglio regionale, dal consiglio
provinciale e dal consiglio comunale di Frascati,
scegliendoli tra coloro che sono iscritti o all'albo dei
revisori dei conti, o all'albo professionale dei dottori
commercialisti o all'albo dei ragionieri commercialisti.
3. Svolge le funzioni di presidente del collegio dei revisori
il membro eletto dal Consiglio regionale.
4. La funzione di membro del collegio dei revisori è
incompatibile con quella di membro del consiglio di
Art. 11
Revisore dei conti unico.
1. Il revisore dei conti unico esercita le funzioni e i
compiti individuati dalle disposizioni regionali vigenti
in materia.
2. Il revisore dei conti unico è scelto tra gli iscritti al
registro dei revisori legali di cui al decreto legislativo
27 gennaio 2010, n. 39 (Attuazione della direttiva
2006/43/CE, relativa alle revisioni legali dei conti
annuali e dei conti consolidati, che modifica le direttive
78/660/CEE e 83/349/CEE, e che abroga la direttiva
84/253/CEE).
3. La nomina del revisore dei conti unico è effettuata
con decreto del Presidente della Regione entro i trenta
giorni antecedenti la scadenza del precedente organo
21
20/03/2014
amministrazione e del comitato tecnico-scientifico
dell'istituto. Ai membri del collegio dei revisori si
applicano altresì le incompatibilità previste dal quinto
comma del precedente articolo 4.
5. Ai membri del collegio dei revisori spettano le
indennità e i rimborsi delle spese previsti dalla L.R. n.
46/1998
di revisione.
4. Il decreto di nomina di cui al comma 3 fissa
l’importo del compenso riconosciuto al revisore dei
conti unico, che in prima attuazione non può essere
superiore a quello del presidente del precedente
collegio.
5. Con le modalità di cui al comma 3 è nominato il
revisore dei conti supplente. L’incarico di revisore dei
conti supplente è a titolo gratuito. Il revisore dei conti
supplente subentra nell’esercizio delle funzioni in caso
di morte, di rinunzia o di decadenza del revisore dei
conti unico e da tale momento viene corrisposto il
relativo compenso.
6. Il revisore dei conti unico resta in carica per un
triennio e il relativo incarico può essere rinnovato una
sola volta.
7. La funzione di revisore dei conti unico è
incompatibile con quella di membro del consiglio di
amministrazione e del comitato tecnico scientifico
dell’istituto. Al revisore dei conti unico si applicano
altresì le incompatibilità previste dal comma 5
dell’articolo 4.
8. Il revisore dei conti unico riferisce sui risultati
dell’attività di controllo al Presidente dell’istituto che,
in caso di rilievi, è tenuto ad adottare i provvedimenti
conseguenti o a fornire motivate controdeduzioni al
revisore stesso.
9. Il revisore dei conti unico trasmette, altresì, alla
Giunta regionale una dettagliata relazione semestrale
sulla gestione contabile e finanziaria dell’istituto.
Art. 12
Funzioni del collegio dei revisori.
Abrogato
1. Il collegio dei revisori vigila sulla regolarità
amministrativa e contabile dell'istituto, riferendo in merito
al consiglio di amministrazione, esprime il parere sulla
conformità del bilancio preventivo e del rendiconto
generale alle norme di legge, trasmette ogni sei mesi al
Presidente della Giunta regionale una relazione
sull'andamento della gestione.
L.R. n. 2/1995
Art. 3
Organi.
L.R. n. 2/1995
Art. 3
Organi.
1. Sono organi dell’Ente:
a) il presidente;
b) il consiglio di amministrazione;
c) il collegio dei revisori contabili.
(…)
1. Sono organi dell’Ente:
a) il presidente;
b) il consiglio di amministrazione;
c) il revisore dei conti unico.
(…)
Art. 4-bis
Consiglio di amministrazione.
1. Il consiglio di amministrazione è composto dal
presidente e da altri sei membri, i quali ultimi sono
nominati con D.P.Reg., su designazione del Consiglio
regionale ai sensi dell’articolo 55, comma 3, dello Statuto,
al fine di garantire la rappresentanza delle opposizioni. Il
Presidente
della
Regione,
provvede,
altresì,
Art. 4-bis
Consiglio di amministrazione.
1. Il consiglio di amministrazione è composto dal
presidente e da altri sei membri, i quali ultimi sono
nominati con D.P.Reg., su designazione del Consiglio
regionale ai sensi dell’articolo 55, comma 3, dello Statuto,
al fine di garantire la rappresentanza delle opposizioni. Il
Presidente
della
Regione,
provvede,
altresì,
22
20/03/2014
all’insediamento del consiglio di amministrazione.
2. Il consiglio di amministrazione svolge le funzioni di
alta amministrazione e, in particolare:
a) adotta lo statuto e i regolamenti;
b) adotta la dotazione organica del personale
dell’Agenzia;
c) adotta i programmi di attività;
d) nomina il vicepresidente, che sostituisce il presidente in
caso di assenza o impedimento;
e) nomina il direttore generale dell’Agenzia;
f) adotta gli atti di indirizzo per l’attività gestionale ed
assegna al direttore generale gli obiettivi e le relative
risorse umane, finanziarie e strumentali;
g) adotta il bilancio di previsione e il rendiconto generale
annuale;
h) adotta ogni altro atto previsto dalla presente legge e
dallo statuto.
3. Alle sedute del consiglio di amministrazione
partecipano, con voto consultivo, il presidente del collegio
dei revisori contabili e, senza diritto di voto, il direttore
generale con funzioni di segretario verbalizzante.
4. Il consiglio di amministrazione si riunisce almeno una
volta al mese ovvero, in caso di particolari necessità, su
iniziativa del presidente o su richiesta di almeno un terzo
dei consiglieri. Le riunioni del consiglio di
amministrazione sono valide con la presenza di almeno
quattro componenti compreso il presidente. Le
deliberazioni sono valide qualora abbia votato la
maggioranza dei componenti presenti. In caso di parità
prevale il voto del presidente.
5. I membri del consiglio di amministrazione decadono
dalla carica secondo quanto previsto dall’articolo 55,
comma 4, dello Statuto.
all’insediamento del consiglio di amministrazione.
2. Il consiglio di amministrazione svolge le funzioni di
alta amministrazione e, in particolare:
a) adotta lo statuto e i regolamenti;
b) adotta la dotazione organica del personale
dell’Agenzia;
c) adotta i programmi di attività;
d) nomina il vicepresidente, che sostituisce il presidente in
caso di assenza o impedimento;
e) nomina il direttore generale dell’Agenzia;
f) adotta gli atti di indirizzo per l’attività gestionale ed
assegna al direttore generale gli obiettivi e le relative
risorse umane, finanziarie e strumentali;
g) adotta il bilancio di previsione e il rendiconto generale
annuale;
h) adotta ogni altro atto previsto dalla presente legge e
dallo statuto.
3. Alle sedute del consiglio di amministrazione
partecipano, con voto consultivo, il revisore dei conti
unico e, senza diritto di voto, il direttore generale con
funzioni di segretario verbalizzante.
4. Il consiglio di amministrazione si riunisce almeno una
volta al mese ovvero, in caso di particolari necessità, su
iniziativa del presidente o su richiesta di almeno un terzo
dei consiglieri. Le riunioni del consiglio di
amministrazione sono valide con la presenza di almeno
quattro componenti compreso il presidente. Le
deliberazioni sono valide qualora abbia votato la
maggioranza dei componenti presenti. In caso di parità
prevale il voto del presidente.
5. I membri del consiglio di amministrazione decadono
dalla carica secondo quanto previsto dall’articolo 55,
comma 4, dello Statuto.
Art. 5
Collegio dei revisori.
1. Il collegio dei revisori contabili è composto da tre
membri effettivi e due supplenti, nominati dal Presidente
della Regione, scegliendoli tra i revisori iscritti nel
registro previsto dall’articolo 2, del decreto legislativo 27
gennaio 2010, n. 39 (Attuazione della direttiva
2006/43/CE, relativa alle revisioni legali dei conti annuali
e dei conti consolidati, che modifica la direttiva
78/660/CEE e la direttiva 83/349/CEE, e che abroga la
direttiva 84/253/CEE). Il Presidente della Regione
provvede, altresì, all’insediamento del collegio. Il collegio
dei revisori contabili dura in carica tre anni. Ad essi spetta
un’indennità di carica determinata dalla Giunta regionale
ai sensi delle normativa vigente in materia.
2. Il collegio dei revisori elegge al suo interno il
presidente, che provvede alla convocazione ed
all’organizzazione dei lavori.
3. Il collegio dei revisori esercita il controllo sulla
gestione contabile e finanziaria dell’Agenzia. In
particolare:
a) esprime il parere sulla conformità del bilancio
preventivo e del rendiconto generale alle norme di legge;
b) esprime il parere circa la sussistenza della copertura
Art. 5
Revisore dei conti unico.
1. Il revisore dei conti unico esercita le funzioni e i
compiti individuati dalle disposizioni regionali vigenti
in materia.
2. Il revisore dei conti unico è scelto tra gli iscritti al
registro dei revisori legali di cui al decreto legislativo
27 gennaio 2010, n. 39 (Attuazione della direttiva
2006/43/CE, relativa alle revisioni legali dei conti
annuali e dei conti consolidati, che modifica le direttive
78/660/CEE e 83/349/CEE, e che abroga la direttiva
84/253/CEE).
3. La nomina del revisore dei conti unico è effettuata
con decreto del Presidente della Regione entro i trenta
giorni antecedenti la scadenza del precedente organo
di revisione.
4. Il decreto di nomina di cui al comma 3 fissa
l’importo del compenso riconosciuto al revisore dei
conti unico, che in prima attuazione non può essere
superiore a quello del presidente del precedente
collegio.
5. Con le modalità di cui al comma 3 è nominato il
revisore dei conti supplente. L’incarico di revisore dei
conti supplente è a titolo gratuito. Il revisore dei conti
23
20/03/2014
finanziaria in ordine ad atti o provvedimenti che importino
impegni di spesa pari o superiori a un decimo delle entrate
previste del bilancio di previsione del relativo esercizio
finanziario;
c) riferisce per singoli atti sui risultati dell’attività di
controllo al Presidente dell’Agenzia che, in caso di rilievi,
è tenuto ad adottare i provvedimenti conseguenti o a
fornire motivate controdeduzioni al collegio stesso.
4. Il collegio dei revisori trasmette, altresì, alla Giunta
regionale una dettagliata relazione semestrale sulla
gestione contabile e finanziaria dell’Agenzia.
supplente subentra nell’esercizio delle funzioni in caso
di morte, di rinunzia o di decadenza del revisore dei
conti unico e da tale momento viene corrisposto il
relativo compenso.
6. Il revisore dei conti unico resta in carica per un
triennio e il relativo incarico può essere rinnovato una
sola volta.
7. Il revisore dei conti unico riferisce sui risultati
dell’attività di controllo al Presidente dell’Agenzia che,
in caso di rilievi, è tenuto ad adottare i provvedimenti
conseguenti o a fornire motivate controdeduzioni al
revisore stesso.
8. Il revisore dei conti unico trasmette, altresì, alla
Giunta regionale una dettagliata relazione semestrale
sulla gestione contabile e finanziaria dell’Agenzia.
Art. 7
Incompatibilità.
1. Agli incarichi di presidente del collegio dei revisori e di
componenti del collegio stesso si applicano le disposizioni
sulla incompatibilità contenute nella vigente normativa
nazionale e regionale.
2. In particolare, non può essere nominato presidente e
non possono far parte del collegio dei revisori i membri
del Consiglio e della Giunta regionale, nonché i sindaci, i
presidenti e i membri del Consiglio e della Giunta
regionali, nonché, i sindaci, i presidenti e i membri degli
esecutivi degli enti locali, i direttori generali delle
Aziende sanitarie locali (A.S.L.) e delle aziende
ospedaliere, i componenti degli organi di altri enti
regionali, gli imprenditori o gli amministratori di società
che forniscono i beni o prestano servizi all’Agenzia, i
dipendenti dell’amministrazione regionale appartenenti
alla struttura preposta alla vigilanza dell’Agenzia ed i
membri degli organi delle organizzazioni professionali e
sindacali agricole.
Art. 7
Incompatibilità e inconferibilità.
1. Agli incarichi di cui all’articolo 3 si applicano le
disposizioni sulla incompatibilità e inconferibilità
contenute nella vigente normativa nazionale e regionale.
2. Peraltro, non possono essere nominati quali organi
dell’Agenzia e, se nominati, decadono i membri del
Consiglio e della Giunta regionale, nonché i sindaci, i
presidenti e i membri del Consiglio e della Giunta
regionali, nonché, i sindaci, i presidenti e i membri degli
esecutivi degli enti locali, i direttori generali delle
Aziende sanitarie locali (A.S.L.) e delle aziende
ospedaliere, i componenti degli organi di altri enti
regionali, gli imprenditori o gli amministratori di società
che forniscono i beni o prestano servizi all'Agenzia, i
dipendenti dell'amministrazione regionale appartenenti
alla struttura preposta alla vigilanza dell'Agenzia ed i
membri degli organi delle organizzazioni professionali e
sindacali agricole.
Art. 10
Bilancio di previsione e rendiconto generale.
1. Il bilancio di previsione, i relativi assestamenti e gli
eventuali provvedimenti di variazione, nonché il
rendiconto generale, adottati dal consiglio di
amministrazione dell’Agenzia e corredati del parere del
collegio dei revisori, sono approvati dal Consiglio
regionale con le modalità di cui al Titolo VII, Capo I,
della legge regionale 20 novembre 2001, n. 25 (Norme in
materia di programmazione, bilancio e contabilità della
Regione).
2. Al rendiconto generale è allegata la relazione del
consiglio di amministrazione dell’Agenzia sull’attività
svolta e sui risultati conseguiti, anche in termini finanziari,
nonché la valutazione espressa dalla Giunta regionale, ai
sensi dell’articolo 14, comma 2, lettera b).
Art. 10
Bilancio di previsione e rendiconto generale.
1. Il bilancio di previsione, i relativi assestamenti e gli
eventuali provvedimenti di variazione, nonché il
rendiconto generale, adottati dal consiglio di
amministrazione dell'Agenzia e corredati del parere del
revisore dei conti unico, sono approvati dal Consiglio
regionale con le modalità di cui al Titolo VII, Capo I,
della legge regionale 20 novembre 2001, n. 25 (Norme in
materia di programmazione, bilancio e contabilità della
Regione).
2. Al rendiconto generale è allegata la relazione del
consiglio di amministrazione dell'Agenzia sull'attività
svolta e sui risultati conseguiti, anche in termini finanziari,
nonché la valutazione espressa dalla Giunta regionale, ai
sensi dell'articolo 14, comma 2, lettera b).
Art. 14
Art. 14
Potere di direttiva, vigilanza e controllo della Giunta
Potere di direttiva, vigilanza e controllo della Giunta
regionale.
regionale.
1. La Giunta regionale esercita il potere di direttiva, 1. La Giunta regionale esercita il potere di direttiva,
24
20/03/2014
vigilanza e controllo sull’Agenzia.
2. La Giunta regionale, su proposta dell’assessore
competente in materia di agricoltura, in particolare:
a) impartisce, entro quindici giorni dall’adozione del
documento di programmazione economico-finanziaria
regionale di cui all’articolo 9 della L.R. n. 25/2001, le
direttive cui l’Agenzia deve uniformarsi nella
predisposizione dei programmi di attività e dei bilanci di
previsione, al fine di garantire la compatibilità con gli atti
di programmazione e di indirizzo della Regione;
b) valuta, sulla base della relazione annuale trasmessa dal
consiglio di amministrazione dell’Agenzia e delle
relazioni semestrali trasmesse dal collegio dei revisori,
l’utilizzazione delle risorse finanziarie e la corrispondenza
tra costi e benefìci e può richiedere a tale fine,
l’acquisizione di specifici atti e disporre ispezioni;
c) esercita il potere sostitutivo, tramite le proprie strutture
o la nomina di un commissario ad acta, in caso di inerzia
nell’adozione di atti obbligatori da parte degli organi
dell’Agenzia, previo invito a provvedere entro un congruo
termine;
d) esercita il controllo sugli organi:
1) disponendo la decadenza del consiglio di
amministrazione dell’Agenzia in caso di ripetute
violazioni di norme e direttive regionali o di accertare
gravi disfunzioni nella direzione dell’Agenzia e
provvedendo contestualmente alla nomina di un
commissario straordinario con pieni poteri, che dura in
carica fino alla data di insediamento del nuovo consiglio
di amministrazione dell’Agenzia;
2) disponendo la decadenza di uno o più componenti del
collegio dei revisori o del comitato in caso di gravi e
reiterati inadempienze, ivi compresa la mancata
partecipazione senza giustificato motivo, ad almeno tre
sedute di tali organi;
e) esercita il controllo di legittimità e di merito sui
seguenti atti:
1) i regolamenti previsti dallo statuto, adottati dal
consiglio di amministrazione dell’Agenzia ai sensi
dell’articolo 4, comma 3, lettera a);
2) gli atti del consiglio di amministrazione dell’Agenzia,
con i quali si adottano o si autorizzano provvedimenti
relativi all’attuazione dei programmi di attività di cui
all’articolo 2, comma 1, lettera b), ovvero si assegnano al
direttore generale obiettivi che comportano spese
vincolanti il bilancio per oltre un anno.
3. Le modalità del controllo di legittimità e di merito di
cui al comma 2, lettera e), sono le seguenti:
a) gli atti divengono esecutivi a seguito della
comunicazione della Giunta regionale che ne consente
l’ulteriore corso, ovvero per decorrenza del termine di
quarantacinque giorni dalla data di ricezione degli atti
senza che la Giunta stessa si sia pronunciata;
b) la richiesta di chiarimenti o la formulazione di proposte
di adeguamento da parte della Giunta regionale
interrompe la decorrenza del termine; in tale caso, in
nuovo termine, pari a quarantacinque giorni, decorre dalla
ricezione dei chiarimenti o della nuova formulazione
vigilanza e controllo sull'Agenzia.
2. La Giunta regionale, su proposta dell'assessore
competente in materia di agricoltura, in particolare:
a) impartisce, entro quindici giorni dall'adozione del
documento di programmazione economico-finanziaria
regionale di cui all'articolo 9 della L.R. n. 25/2001, le
direttive cui l'Agenzia deve uniformarsi nella
predisposizione dei programmi di attività e dei bilanci di
previsione, al fine di garantire la compatibilità con gli atti
di programmazione e di indirizzo della Regione;
b) valuta, sulla base della relazione annuale trasmessa dal
consiglio di amministrazione dell'Agenzia e delle
relazioni semestrali trasmesse dal revisore dei conti
unico, l'utilizzazione delle risorse finanziarie e la
corrispondenza tra costi e benefìci e può richiedere a tale
fine, l'acquisizione di specifici atti e disporre ispezioni;
c) esercita il potere sostitutivo, tramite le proprie strutture
o la nomina di un commissario ad acta, in caso di inerzia
nell'adozione di atti obbligatori da parte degli organi
dell'Agenzia, previo invito a provvedere entro un congruo
termine;
d) esercita il controllo sugli organi:
1) disponendo la decadenza del consiglio di
amministrazione dell'Agenzia in caso di ripetute
violazioni di norme e direttive regionali o di accertare
gravi disfunzioni nella direzione dell'Agenzia e
provvedendo contestualmente alla nomina di un
commissario straordinario con pieni poteri, che dura in
carica fino alla data di insediamento del nuovo consiglio
di amministrazione dell'Agenzia;
2) disponendo la decadenza di uno o più componenti del
collegio dei revisori o del comitato in caso di gravi e
reiterati inadempienze, ivi compresa la mancata
partecipazione senza giustificato motivo, ad almeno tre
sedute di tale organo, nonché la decadenza del revisore
dei conti unico in caso di gravi e reiterate
inadempienze;
e) esercita il controllo di legittimità e di merito sui
seguenti atti:
1) i regolamenti previsti dallo statuto, adottati dal
consiglio di amministrazione dell'Agenzia ai sensi
dell'articolo 4, comma 3, lettera a);
2) gli atti del consiglio di amministrazione dell'Agenzia,
con i quali si adottano o si autorizzano provvedimenti
relativi all'attuazione dei programmi di attività di cui
all'articolo 2, comma 1, lettera b), ovvero si assegnano al
direttore generale obiettivi che comportano spese
vincolanti il bilancio per oltre un anno.
3. Le modalità del controllo di legittimità e di merito di
cui al comma 2, lettera e), sono le seguenti:
a) gli atti divengono esecutivi a seguito della
comunicazione della Giunta regionale che ne consente
l'ulteriore corso, ovvero per decorrenza del termine di
quarantacinque giorni dalla data di ricezione degli atti
senza che la Giunta stessa si sia pronunciata;
b) la richiesta di chiarimenti o la formulazione di proposte
di adeguamento da parte della Giunta regionale
interrompe la decorrenza del termine; in tale caso, in
25
20/03/2014
dell’atto; il termine può essere interrotto una sola volta e
gli atti s’intendono decaduti qualora l’Agenzia non
fornisca i chiarimenti o non faccia propri gli adeguamenti
proposti entro il termine di trenta giorni;
c) l’atto annullato in sede di controllo non può essere
riproposto.
4. La Giunta regionale, con apposite direttive, impartisce
all’Agenzia ulteriori indicazioni sulle modalità del
controllo al fine di garantire la più ampia collaborazione
con l’assessorato regionale competente in materia di
agricoltura e di assicurare l’efficace ed efficiente
svolgimento del controllo stesso.
L.R. n. 29/1997
nuovo termine, pari a quarantacinque giorni, decorre dalla
ricezione dei chiarimenti o della nuova formulazione
dell'atto; il termine può essere interrotto una sola volta e
gli atti s'intendono decaduti qualora l'Agenzia non
fornisca i chiarimenti o non faccia propri gli adeguamenti
proposti entro il termine di trenta giorni;
c) l'atto annullato in sede di controllo non può essere
riproposto.
4. La Giunta regionale, con apposite direttive, impartisce
all'Agenzia ulteriori indicazioni sulle modalità del
controllo al fine di garantire la più ampia collaborazione
con l'assessorato regionale competente in materia di
agricoltura e di assicurare l'efficace ed efficiente
svolgimento del controllo stesso.
L.R. n. 29/1997
Art. 13
Art. 13
Organi dell'ente di gestione.
Organi dell’ente di gestione.
1. Sono organi dell'ente di gestione dell'area naturale 1. Sono organi dell’ente di gestione dell’area naturale
protetta, di seguito denominato ente di gestione:
protetta, di seguito denominato ente di gestione:
a) il Presidente;
a) il Presidente;
b) il Consiglio direttivo;
b) il Consiglio direttivo;
c) il Collegio dei revisori dei conti;
c) il revisore dei conti unico;
d) la Comunità.
d) la Comunità.
(…)
(…)
Art. 15
Collegio dei revisori dei conti.
1 Il Collegio dei revisori dei conti esercita il riscontro
contabile sugli atti dell'ente di gestione secondo le norme
di contabilità della Regione e sulla base dei regolamenti
dell'ente stesso.
2. Il Collegio dei revisori dei conti è composto da tre
membri di cui due designati dal Consiglio regionale,
scegliendoli fra gli iscritti nell'albo nazionale dei revisori
dei conti, ed un designato dal Ministero del tesoro.
3. Il collegio dei revisori dei conti è costituito con decreto
del Presidente della Giunta regionale, che provvede,
altresì, al suo insediamento. Il collegio dei revisori dei
conti dura in carica per la durata del mandato del
Presedente della Giunta regionale che lo ha costituito ed è
rinnovato entro quarantacinque giorni dalla data
dell'insediamento delle nuova Giunta regionale, in
conformità alle disposizioni della L.R. n. 12/1993.
4. Il Collegio dei revisori dei conti elegge il Presidente, al
suo interno, nella seduta di insediamento.
4-bis. La Giunta regionale definisce, con propria
deliberazione, i criteri per la determinazione dei compensi
da corrispondere al presidente ed agli altri componenti del
collegio dei revisori.
Art. 15
Revisore dei conti unico
1. Il revisore dei conti unico esercita le funzioni e i
compiti individuati dalle disposizioni regionali vigenti
in materia.
2. Il revisore dei conti unico è scelto tra gli iscritti al
registro dei revisori legali di cui al decreto legislativo
27 gennaio 2010, n. 39 (Attuazione della direttiva
2006/43/CE, relativa alle revisioni legali dei conti
annuali e dei conti consolidati, che modifica le direttive
78/660/CEE e 83/349/CEE, e che abroga la direttiva
84/253/CEE).
3. La nomina del revisore dei conti unico è effettuata
con decreto del Presidente della Regione entro i trenta
giorni antecedenti la scadenza del precedente organo
di revisione.
4. Il decreto di nomina di cui al comma 3 fissa
l’importo del compenso riconosciuto al revisore dei
conti unico, che in prima attuazione non può essere
superiore a quello del presidente del precedente
collegio.
5. Con le modalità di cui al comma 3 è nominato il
revisore dei conti supplente. L’incarico di revisore dei
conti supplente è a titolo gratuito. Il revisore dei conti
supplente subentra nell’esercizio delle funzioni in caso
di morte, di rinunzia o di decadenza del revisore dei
conti unico e da tale momento è corrisposto il relativo
compenso.
6. Il revisore dei conti unico resta in carica per un
triennio e il relativo incarico può essere rinnovato una
sola volta.
7. Il revisore dei conti unico presenta annualmente alla
26
20/03/2014
(…)
Art. 40
Aree naturali protette nel territorio del Comune di Roma.
Giunta regionale una relazione sull’andamento
amministrativo e finanziario dell’ente. Il revisore dei
conti unico, inoltre, qualora riscontri gravi irregolarità
nella gestione dell’ente, riferisce immediatamente alla
Giunta regionale ed è tenuto a fornire, su istanza della
medesima, ogni informazione o notizia che abbia
facoltà di ottenere ai sensi delle disposizioni vigenti.
(…)
Art. 40
Aree naturali protette nel territorio del Comune di Roma.
1. Le aree naturali protette gestite dal Comune di Roma 1. Le aree naturali protette gestite dal Comune di Roma
alla data di entrata in vigore della presente legge e le altre alla data di entrata in vigore della presente legge e le altre
istituite successivamente a tale data ed interamente istituite successivamente a tale data ed interamente
ricadenti nel territorio del comune stesso, costituiscono un ricadenti nel territorio del comune stesso, costituiscono un
sistema per la cui gestione è istituito l’Ente regionale per sistema per la cui gestione è istituito l'Ente regionale per
la cui gestione è istituito l’Ente regionale Roma Natura al la cui gestione è istituito l'Ente regionale Roma Natura al
quale si applicano le disposizioni del Capo II, sezione I, quale si applicano le disposizioni del Capo II, sezione I,
salvo il disposto del comma 2.
salvo il disposto del comma 2.
2. In deroga a quanto previsto dagli articoli 13, 14 e 16, 2. In deroga a quanto previsto dagli articoli 13, 14 e 16,
sono organi di gestione dell’ente di cui al comma 1:
sono organi di gestione dell'ente di cui al comma 1:
a) il presidente;
a) il presidente;
b) il consiglio direttivo;
b) il consiglio direttivo;
c) il collegio dei revisori dei conti.
c) il revisore dei conti unico.
2.1. Il consiglio direttivo è composto dal presidente e da 2.1. Il consiglio direttivo è composto dal presidente e da
altri sei membri, scelti tra persone che si siano distinte per altri sei membri, scelti tra persone che si siano distinte per
gli studi e per le attività in materia archeologico- gli studi e per le attività in materia archeologiconaturalistica e paesaggistico-ambientale, così designati:
naturalistica e paesaggistico-ambientale, così designati:
a) uno, con funzioni di presidente, dal Consiglio regionale a) uno, con funzioni di presidente, dal Consiglio regionale
su una terna di nominativi proposti dalla Giunta regionale; su una terna di nominativi proposti dalla Giunta regionale;
b) tre dal comune di Roma;
b) tre dal comune di Roma;
c) uno dalla provincia di Roma;
c) uno dalla provincia di Roma;
d) uno dalle associazioni ambientaliste a livello regionale d) uno dalle associazioni ambientaliste a livello regionale
riconosciute ai sensi dell’articolo 13 della L. n. 349/1986, riconosciute ai sensi dell'articolo 13 della L. n. 349/1986,
e successive modifiche, o iscritte nell’albo regionale del e successive modifiche, o iscritte nell'albo regionale del
volontariato;
volontariato;
e) uno dalle organizzazioni professionali agricole e) uno dalle organizzazioni professionali agricole
maggiormente rappresentative a livello regionale.
maggiormente rappresentative a livello regionale.
2-bis. In sede di prima applicazione della presente legge, 2-bis. In sede di prima applicazione della presente legge,
il personale in servizio, alla data di entrata in vigore della il personale in servizio, alla data di entrata in vigore della
legge stessa, presso gli uffici del Comune di Roma legge stessa, presso gli uffici del Comune di Roma
preposti alla gestione delle aree naturali protette di cui al preposti alla gestione delle aree naturali protette di cui al
comma 1, continuano ad operare presso l’Ente istituito ai comma 1, continuano ad operare presso l'Ente istituito ai
sensi del medesimo comma.
sensi del medesimo comma.
Art. 4
(Anticipazioni di tesoreria o di cassa degli enti pubblici dipendenti dalla Regione)
omissis
Art. 5
(Soppressione del consorzio di gestione delle grotte di Pastena e Collepardo)
L.R. n. 4/2013
Articolo 22
Ricognizione e riordino degli enti. Riduzione del numero
dei componenti degli organi.
1. La Giunta regionale predispone, in armonia con gli
articoli 117 e 123 della Costituzione, nonché con gli
27
20/03/2014
articoli 54, 55 e 56 dello Statuto, anche in attuazione e per
le finalità di cui all'articolo 9, comma 1 del D.L. 95/2012
convertito, con modificazioni, dalla L. 135/2012, sulla
base di una dettagliata ricognizione degli enti, delle
aziende, delle agenzie e degli organismi, comunque
denominati e di qualsiasi natura giuridica da effettuarsi
entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, una o più proposte di legge dirette alla:
a) razionalizzazione, tenuto conto dell'autonomia della
Regione, anche attraverso il riordino, la soppressione e la
fusione, delle agenzie, delle aziende, degli enti
istituzionali e degli organismi strumentali operanti nei vari
settori di competenza regionale aventi finalità omologhe o
complementari che ricevono contributi a carico della
Regione o al cui patrimonio la Regione partecipa
mediante disponibilità liquide e beni in natura;
b) trasformazione di enti per i quali l'autonomia non sia
necessaria o funzionalmente utile in ufficio della Regione
ovvero a porre in liquidazione gli enti inutili
contestualmente proponendo un piano di utilizzo del
personale e procedure finalizzate alla riqualificazione del
personale ricollocato, nonché l'eventuale impiego di forme
di mobilità a vantaggio degli enti locali della Regione;
c) riduzione del numero complessivo dei componenti
degli organi di indirizzo, amministrazione e controllo,
nonché di vigilanza delle agenzie, delle aziende, degli enti
e degli organismi strumentali;
d) adeguamento delle politiche assunzionali ai sensi
dell'articolo 4, comma 10 del D.L. 95/2012 convertito
dalla L. 135/2012 e successive modifiche;
e) attuazione di obiettivi di riequilibrio della finanza
pubblica, finalizzati al contenimento della spesa corrente.
2. Le disposizioni di cui al comma 1, lettera c) non si
applicano alle agenzie istituite ai sensi dell'articolo 54
dello Statuto.
3. Al fine di ridurre e razionalizzare l'organizzazione
delle partecipazioni societarie detenute, di perseguire
obiettivi tesi alla funzionalità, efficienza, alla trasparenza
ed efficacia dell'azione regionale, nonché di contenere i
costi istituzionali, di gestione e di funzionamento, entro
novanta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge la Giunta regionale presenta una proposta
di legge di riordino delle seguenti società partecipate:
Finanziaria Laziale di Sviluppo - Fi.la.s. S.p.A., B.I.C.
Lazio S.p.A, Unionfidi Lazio S.p.A., Asclepion S.C.p.A.,
Banca Impresa Lazio S.p.A. La proposta di legge contiene
inoltre un piano di rivisitazione organizzativa della stessa
Sviluppo Lazio S.p.A. Ai medesimi fini di contenimento
dei costi istituzionali, di gestione e funzionamento, la
Giunta regionale procede alla redazione di una proposta di
legge regionale tesa al riordino delle comunità montane,
entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge.
4. L'assessore regionale competente, entro trenta giorni
dalla data di entrata in vigore della presente legge, e
comunque prima dell'approvazione della proposta di legge
regionale in Giunta, trasmette apposita relazione in ordine
all'attuazione delle misure di cui ai commi 1 e 3 alla
28
20/03/2014
commissione consiliare competente in materia di bilancio,
partecipazione, demanio e patrimonio, programmazione
economico-finanziaria e alla commissione consiliare
competente in materia di affari costituzionali e statutari,
affari istituzionali, enti locali e risorse umane, federalismo
fiscale, sicurezza, integrazione sociale e lotta alla
criminalità, per il parere di competenza.
5. Ai sensi dell'articolo 6, comma 5 del D.L. 78/2010,
convertito dalla L. 122/2010 e successive modifiche, a
decorrere dal primo rinnovo successivo alla data di entrata
in vigore della presente legge, gli organi di
amministrazione attiva, consultiva e di controllo di enti
pubblici dipendenti dalla Regione e degli organismi
pubblici, anche con personalità giuridica di diritto privato,
partecipati dalla Regione, ove non già costituiti in forma
monocratica, nonché il collegio dei revisori, sono
costituiti da un numero non superiore, rispettivamente, a
cinque e a tre componenti. La mancata adozione dei
provvedimenti di adeguamento statutario e di
organizzazione previsti dal presente comma nei termini
indicati determina responsabilità erariale e tutti gli atti
adottati dagli organi degli enti e degli organismi pubblici
interessati sono nulli.
6. Relativamente agli organismi pubblici di cui al comma
3 partecipati dalla Regione, l'adeguamento costituisce
condizione per la prosecuzione della partecipazione della
Regione agli organismi stessi.
7. Nelle more del riordino degli organismi di cui alle
leggi di seguito richiamate, da adottare entro novanta
giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge,
le disposizioni di cui agli articoli 16, comma 2 e 17,
comma 1 si applicano anche ai soggetti di cui all'articolo
10 della legge regionale 28 febbraio 1980, n. 17
(Istituzione del difensore civico) e successive modifiche,
all'articolo 9 della legge regionale 3 agosto 2001, n. 19
(Istituzione del comitato regionale per le comunicazioni) e
successive modifiche, all'articolo 6 della legge regionale
28 ottobre 2002, n. 38 (Istituzione del garante
dell'infanzia e dell'adolescenza) e successive modifiche,
all'articolo 3 della legge regionale 6 ottobre 2003, n. 31
(Istituzione del garante delle persone sottoposte a misure
restrittive della libertà personale) e successive modifiche,
all'articolo 7 della legge regionale 23 ottobre 2006, n. 13
(Istituzione e disciplina del Consiglio regionale
dell'economia e del lavoro. Abrogazione dell'articolo 22
della legge regionale 6 agosto 1999, n. 14, e successive
modifiche) e successive modifiche e all'articolo 9 della
legge regionale 26 febbraio 2007, n. 1 (Disciplina del
Consiglio delle autonomie locali) e successive modifiche.
Le indennità, previste per i componenti degli organi di cui
al primo periodo, sono riferite all'indennità di carica di cui
all'articolo 1, comma 1, lettera a), e comunque non
possono superare l'importo in godimento alla data di
entrata in vigore della presente legge ridotto del 10 per
cento. Ai componenti del CAL, del CREL, del
CORECOM è riconosciuto il solo gettone di presenza di
cui all'articolo 16, comma 2 e gli eventuali rimborsi spese
per la sola partecipazione alle riunioni.
29
20/03/2014
L.R. n. 14/1989
(Conservazione, migliore utilizzazione e valorizzazione
delle grotte di Pastena e Collepardo)
Dlgs. n. 165/2001
ABROGATA
Articolo 24
Trattamento economico(Art. 24 del d.lgs n. 29 del 1993,
come sostituito prima dall'art. 13 del d.lgs n. 546 del 1993
e poi dall'art. 16 del d.lgs n. 80 del 1998 e
successivamente modificato prima dall'art. 9 del d.lgs n.
387 del 1998 e poi dall'art. 26, comma 6 della legge n.
448 del 1998) http://bd01.leggiditalia.it/cgibin/FulShow?NAVIPOS=1&DS_POS=0&KEY=01LX0000145
985ART28&FT_CID=503034&OPERA=01 - 108
In vigore dal 15 novembre 2009
1. La retribuzione del personale con qualifica di dirigente
è determinata dai contratti collettivi per le aree
dirigenziali, prevedendo che il trattamento economico
accessorio sia correlato alle funzioni attribuite, alle
connesse responsabilità e ai risultati conseguiti. La
graduazione delle funzioni e responsabilità ai fini del
trattamento accessorio è definita, ai sensi dell'articolo 4,
con decreto ministeriale per le amministrazioni dello Stato
e con provvedimenti dei rispettivi organi di governo per le
altre amministrazioni o enti, ferma restando comunque
l'osservanza dei criteri e dei limiti delle compatibilità
finanziarie fissate dal Presidente del Consiglio dei
ministri, di concerto con il Ministro del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica.
1-bis. Il trattamento accessorio collegato ai risultati deve
costituire almeno il 30 per cento della retribuzione
complessiva del dirigente considerata al netto della
retribuzione individuale di anzianità e degli incarichi
aggiuntivi soggetti al regime dell'onnicomprensività.
1-ter. I contratti collettivi nazionali incrementano
progressivamente la componente legata al risultato, in
modo da adeguarsi a quanto disposto dal comma 1-bis,
entro la tornata contrattuale successiva a quella decorrente
dal 1° gennaio 2010, destinando comunque a tale
componente tutti gli incrementi previsti per la parte
accessoria della retribuzione. La disposizione di cui al
comma 1-bis non si applica alla dirigenza del Servizio
sanitario nazionale e dall'attuazione del medesimo comma
non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza
pubblica.
1-quater. La parte della retribuzione collegata al
raggiungimento dei risultati della prestazione non può
essere corrisposta al dirigente responsabile qualora
l'amministrazione di appartenenza, decorso il periodo
transitorio di sei mesi dalla data di entrata in vigore del
decreto legislativo di attuazione della legge 4 marzo 2009,
n. 15, in materia di ottimizzazione della produttività del
lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle
pubbliche amministrazioni, non abbia predisposto il
sistema di valutazione di cui al Titolo II del citato decreto
legislativo.
30
20/03/2014
2. Per gli incarichi di uffici dirigenziali di livello generale
ai sensi dell'articolo 19, commi 3 e 4, con contratto
individuale è stabilito il trattamento economico
fondamentale, assumendo come parametri di base i valori
economici massimi contemplati dai contratti collettivi per
le aree dirigenziali, e sono determinati gli istituti del
trattamento economico accessorio, collegato al livello di
responsabilità attribuito con l'incarico di funzione ed ai
risultati conseguiti nell'attività amministrativa e di
gestione, ed i relativi importi. Con decreto del Presidente
del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro
dell'economia e delle finanze sono stabiliti i criteri per
l'individuazione dei trattamenti accessori massimi,
secondo principi di contenimento della spesa e di
uniformità e perequazione.
3. Il trattamento economico determinato ai sensi dei
commi 1 e 2 remunera tutte le funzioni ed i compiti
attribuiti ai dirigenti in base a quanto previsto dal presente
decreto, nonché qualsiasi incarico ad essi conferito in
ragione del loro ufficio o comunque conferito
dall'amministrazione presso cui prestano servizio o su
designazione della stessa; i compensi dovuti dai terzi sono
corrisposti direttamente alla medesima amministrazione e
confluiscono nelle risorse destinate al trattamento
economico accessorio della dirigenza.
4. Per il restante personale con qualifica dirigenziale
indicato dall'articolo 3, comma 1, la retribuzione è
determinata ai sensi dell'articolo 2, commi 5 e 7, della
legge 6 marzo 1992, n. 216 nonché dalle successive
modifiche ed integrazioni della relativa disciplina.
5. Il bilancio triennale e le relative leggi finanziarie,
nell'ambito delle risorse da destinare ai miglioramenti
economici delle categorie di personale di cui all'articolo 3,
indicano le somme da destinare, in caso di perequazione,
al riequilibrio del trattamento economico del restante
personale dirigente civile e militare non contrattualizzato
con il trattamento previsto dai contratti collettivi nazionali
per i dirigenti del comparto ministeri, tenendo conto dei
rispettivi trattamenti economici complessivi e degli
incrementi comunque determinatisi a partire dal febbraio
1993 e secondo i criteri indicati nell'articolo 1, comma 2,
della legge 2 ottobre 1997, n. 334.
6. I fondi per la perequazione di cui all'articolo 2 della
legge 2 ottobre 1997, n. 334, destinati al personale di cui
all'articolo 3, comma 2, sono assegnati alle università e da
queste utilizzati per l'incentivazione dell'impegno
didattico dei professori e ricercatori universitari, con
particolare riferimento al sostegno dell'innovazione
didattica, delle attività di orientamento e tutorato, della
diversificazione dell'offerta formativa. Le università
possono destinare allo stesso scopo propri fondi,
utilizzando anche le somme attualmente stanziate per il
pagamento delle supplenze e degli affidamenti. Le
università possono erogare, a valere sul proprio bilancio,
appositi compensi incentivanti ai professori e ricercatori
universitari che svolgono attività di ricerca nell'ambito dei
progetti e dei programmi dell'Unione europea e
internazionali. L'incentivazione, a valere sui fondi di cui
31
20/03/2014
all'articolo 2 della predetta legge n. 334 del 1997, è
erogata come assegno aggiuntivo pensionabile.
7. I compensi spettanti in base a norme speciali ai
dirigenti dei ruoli di cui all'articolo 23 o equiparati sono
assorbiti nel trattamento economico attribuito ai sensi dei
commi precedenti.
8. Ai fini della determinazione del trattamento economico
accessorio le risorse che si rendono disponibili ai sensi del
comma 7 confluiscono in appositi fondi istituiti presso
ciascuna amministrazione, unitamente agli altri compensi
previsti dal presente articolo.
[9. Una quota pari al 10 per cento delle risorse di ciascun
fondo confluisce in un apposito fondo costituito presso la
Presidenza del Consiglio dei ministri. Le predette quote
sono ridistribuite tra i fondi di cui al comma 8, secondo
criteri diretti ad armonizzare la quantità di risorse
disponibili. ]
Art. 6
(Soppressione del Comitato tecnico-scientifico per l’ambiente)
L.R. n. 74/1991
Art. 13
Comitato tecnico - scientifico per l'ambiente.
1. È istituito il Comitato tecnico - scientifico per
l'ambiente, quale organismo di assistenza e consulenza
degli organi regionali nell'esercizio delle funzioni di cui al
precedente articolo 3.
2. Alla costituzione del comitato provvede il Presidente
della Giunta regionale su conforme deliberazione della
Giunta stessa, sentita la competente commissione
consiliare, con la quale sono stabiliti:
a) il numero dei componenti e la relativa qualificazione
professionale negli specifici settori di attività compresi
nella materia della tutela ambientale;
b) la durata in carica, le competenze e le modalità di
raccordo con gli altri organismi consultivi regionali che
operano nell'ambito della materia della tutela ambientale;
c) l'eventuale articolazione in sezioni specializzate in
relazione alle singole funzioni di cui al precedente articolo
3.
3. Con successivo provvedimento legislativo si
provvederà all'abrogazione di specifiche norme regionali
istitutive di organismi collegiali aventi competenze
tecnico - consultive in materia di tutela ambientale.
L.R. n. 29/1997
Art. 4
Sezione aree naturali protette.
Abrogato
Abrogato
1. Nell'àmbito del comitato tecnico scientifico per
l'ambiente previsto dall'articolo 13 della L.R. 18
novembre 1991, n. 74, è istituita una sezione specializzata
in materia di aree naturali protette, denominata «sezione
aree naturali protette», di cui fanno parte, scelti tra i
componenti del comitato stesso:
a) l'esperto in botanica;
b) l'esperto in fauna;
32
20/03/2014
c) il geologo;
d) l'esperto in scienze forestali;
e) l'esperto in ecologia marina;
f) il giurista esperto in diritto amministrativo;
g) l'architetto esperto in pianificazione territoriale;
h) l'archeologo, designato dalla sovrintendenza
archeologica per il Lazio;
h-bis) l'architetto designato dalla sovrintendenza per i beni
architettonici e per il paesaggio del Lazio;
i) l'esperto in tutela e gestione di aree naturali protette;
j) il funzionario rappresentante del coordinamento
regionale del Corpo forestale dello Stato;
k) il dirigente della struttura regionale competente in
materia aree naturali protette.
2. La sezione aree naturali protette è altresì composta da:
a) un esperto paesaggista;
b) un esperto in economia urbana e territoriale;
c) un esperto dottore in scienze agrarie;
d) il dirigente della struttura regionale competente in
materia tutela ambientale;
e) il dirigente della struttura regionale competente in
materia servizi tecnici per la pianificazione comunale;
f) il dirigente della struttura regionale competente in
materia di foreste, caccia e pesca;
g) tre esperti particolarmente qualificati in tutela e
gestione di aree naturali protette;
h) un esperto in zootecnia.
3. I componenti di cui al comma 2 sono nominati con
decreto del Presidente della Giunta regionale, su proposta
dell'Assessore competente in materia di ambiente per i
componenti di cui alle lettere a), b) e g) e dell'Assessore
competente in materia di agricoltura per i componenti di
cui alle lettere c) e h), sentite le rispettive commissioni
consiliari
nonché
le
rappresentanze
regionali
dell'Associazione nazionale comuni d'Italia (A.N.C.I.),
dell'Unione province d'Italia (U.P.I.), dell'Unione
nazionale comuni, comunità ed enti montani
(U.N.C.E.M.), delle organizzazioni professionali agricole,
dell'Unione nazionale associazioni venatorie italiane
(U.N.A.V.I.) in rappresentanza delle associazioni
venatorie riconosciute, degli ordini professionali e delle
associazioni ambientaliste di cui all'articolo 13 della legge
8 luglio 1986, n. 349 (Istituzione del Ministero
dell'Ambiente e norme in materia di danno ambientale) e
successive modifiche
3-bis. Gli esperti di cui ai commi 1 e 2 devono essere in
possesso del diploma di laurea ed avere svolto per almeno
cinque anni attività professionale nelle materie di
rispettiva competenza .
4. La sezione aree naturali protette è convocata e
presieduta dall'Assessore regionale competente in materia
di ambiente o da un funzionario regionale suo delegato.
5. La sezione aree naturali protette esprime, entro il
termine perentorio di quarantacinque giorni dalla data di
ricezione della richiesta, pareri obbligatori:
a) sulla classificazione delle aree naturali protette di cui
all'articolo 5;
b) sulla redazione ed integrazione del piano regionale
33
20/03/2014
delle aree naturali protette di cui all'articolo 7;
c) sulle iniziative per l'istituzione di nuove aree naturali
protette;
d) sugli strumenti di pianificazione territoriale
naturalistica e forestale relativi alle aree naturali protette
istituite, nonché sui rispettivi regolamenti, di cui agli
articoli 26, 27 e 30;
e) sulle autorizzazioni relative alle misure di salvaguardia
previste dall'articolo 8 nonché sui prelievi ed abbattimenti
faunistici all'interno delle aree naturali protette, di cui
all'articolo 27, comma 3;
f) sui piani, sui programmi e sulle misure di disciplina
delle attività all'interno delle aree contigue di cui
all'articolo 10, comma 1;
g) sugli statuti degli enti di gestione di cui all'articolo 17;
h) sui criteri per l'utilizzazione del patrimonio forestale di
cui all'articolo 33 e sui criteri di protezione della fauna.
6. Tutti i pareri espressi dalla sezione aree naturali protette
vengono trasmessi dalla Giunta regionale alla competente
Commissione consiliare.
7. Decorso il termine di cui al comma 5, si procede
indipendentemente dall'acquisizione del parere.
8. La sezione aree naturali protette si esprime, altresì, ogni
qualvolta il Consiglio regionale, la Giunta regionale e gli
organismi di gestione delle aree naturali protette lo
ritengano opportuno nelle materie indicate al comma 5.
9. Fino all'insediamento della sezione aree naturali
protette, i pareri previsti nei commi 5 e 8 sono espressi dal
comitato tecnico scientifico per l'ambiente, sezione
specializzata per il settore conservazione e valorizzazione
del patrimonio naturale.
L.R. n. 20/1999
Art. 7
Integrazione del comitato tecnico - scientifico per
l'ambiente.
Abrogato
1. Il comitato tecnico - scientifico per l'ambiente, istituito
dall'articolo 13 della legge regionale 18 novembre 1991,
n. 74, è integrato, per il rilascio di pareri relativi alle
materie di cui alla presente legge, da:
a)due esperti designati dalla Giunta regionale, scelti sulla
base di documentate esperienze e titoli scientifici in
speleologia e carsismo relativi al territorio laziale. Tale
designazione è comunicata alla competente commissione
consiliare;
b) due esperti designati dalla federazione speleologica del
Lazio.
2. I componenti di cui al comma 1 sono nominati con
decreto del Presidente della Giunta regionale.
L.R. n. 39/2002
Art. 8
Sezione del Comitato tecnico-scientifico per l'ambiente.
Abrogato
1. Nell'àmbito del Comitato tecnico - scientifico per
l'ambiente di cui all'articolo 13 della legge regionale 18
34
20/03/2014
novembre 1991, n. 74, è istituita, ai sensi del comma 2,
lettera c) dello stesso articolo, una sezione specializzata
nella materia forestale.
2. Ai fini delle autorizzazioni di cui agli articoli 31, 37 e
38, l'organo tecnico di cui al comma 1 rilascia pareri
vincolanti.
Art. 7
Soppressione dell’Agenzia regionale per i beni confiscati alle organizzazioni criminali nel Lazio – ABECOL.
Razionalizzazione delle funzioni)
L.R. 20 ottobre 2009, n. 24.
Abrogata
Disposizioni per favorire l’uso sociale dei beni
immobili confiscati alla criminalità organizzata.
Istituzione dell’Agenzia regionale
Art. 8
(Modifiche alla legge regionale 6 ottobre 1998, n. 45 - “Istituzione dell'Agenzia Regionale per la Protezione
Ambientale del Lazio «ARPA»” e successive modifiche)
L.R. 6 ottobre 1998, n. 45
L.R. 6 ottobre 1998, n. 45
Art. 3
(Attività dell'ARPA)
Art. 3
(Attività dell'ARPA)
1. Le attività svolte dall'ARPA consistono, in particolare,
in:
a) attività di vigilanza, di controllo ed accertamento
tecnico attraverso sopralluoghi, ispezioni, campionamenti,
misure, analisi di laboratorio, acquisizione di
documentazioni ed altre forme, anche su segnalazione di
altri enti ed istituzioni, cittadini singoli ed associati, con
specifico riguardo a:
1) le condizioni ambientali, le fonti e le cause di
inquinamento acustico, dell'aria, delle acque, del suolo e
del sottosuolo, i rischi biologici, chimici e fisici per
l'ambiente;
2) l'uso pacifico dell'energia nucleare e la protezione
dell'ambiente
dalle
radiazioni
e
dai
campi
elettromagnetici;
3) gli interventi per la tutela, il risanamento, il recupero
dell'ambiente;
4) il rispetto delle norme vigenti in materia di tutela
ambientale;
b) attività di consulenza, ricerca ed assistenza tecnicoscientifica a favore della Regione, degli enti locali e degli
enti gestori delle aree naturali protette relativamente
all'esercizio delle rispettive competenze istituzionali in
materia ambientale, tra le quali:
1) verifica della congruità e dell'efficacia tecnica della
normativa in materia ambientale;
2) formulazione di pareri e proposte relativi ai criteri per
la definizione degli standard di qualità dell'aria, delle
risorse idriche e del suolo e dei limiti di accettabilità delle
sostanze inquinanti;
3) supporto tecnico-progettuale per la pianificazione degli
interventi ambientali di area vasta di competenza
regionale e per la predisposizione dei piani e progetti
ambientali di competenza degli enti locali;
1. Le attività svolte dall'ARPA consistono, in particolare,
in:
a) attività di vigilanza, di controllo ed accertamento
tecnico attraverso sopralluoghi, ispezioni, campionamenti,
misure, analisi di laboratorio, acquisizione di
documentazioni ed altre forme, anche su segnalazione di
altri enti ed istituzioni, cittadini singoli ed associati, con
specifico riguardo a:
1) le condizioni ambientali, le fonti e le cause di
inquinamento acustico, dell'aria, delle acque, del suolo e
del sottosuolo, i rischi biologici, chimici e fisici per
l'ambiente;
2) l'uso pacifico dell'energia nucleare e la protezione
dell'ambiente
dalle
radiazioni
e
dai
campi
elettromagnetici;
3) gli interventi per la tutela, il risanamento, il recupero
dell'ambiente;
4) il rispetto delle norme vigenti in materia di tutela
ambientale;
b) attività di consulenza, ricerca ed assistenza tecnicoscientifica a favore della Regione, degli enti locali e degli
enti gestori delle aree naturali protette relativamente
all'esercizio delle rispettive competenze istituzionali in
materia ambientale, tra le quali:
1) verifica della congruità e dell'efficacia tecnica della
normativa in materia ambientale;
2) formulazione di pareri e proposte relativi ai criteri per
la definizione degli standard di qualità dell'aria, delle
risorse idriche e del suolo e dei limiti di accettabilità delle
sostanze inquinanti;
3) supporto tecnico-progettuale per la pianificazione degli
interventi ambientali di area vasta di competenza
regionale e per la predisposizione dei piani e progetti
ambientali di competenza degli enti locali;
3bis)
supporto
tecnico-progettuale
per
la
pianificazione degli interventi e per la predisposizione
35
20/03/2014
4) supporto tecnico-scientifico per la valutazione di
impatto ambientale e per le istruttorie relative
all'approvazione di progetti ed al rilascio di autorizzazioni
in materia di smaltimento e recupero dei rifiuti,
trattamento delle acque reflue, scarichi nelle acque
superficiali e sotterranee e sul suolo, emissioni in
atmosfera, risparmio energetico ed uso razionale
dell'energia, inquinamento acustico, rischio da amianto,
radiazioni ionizzanti e campi elettromagnetici;
5) supporto tecnico-scientifico per la valutazione e la
prevenzione del rischio di incidenti rilevanti connessi ad
attività produttive di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 17 maggio 1988, n. 175, e successive
modificazioni;
6) supporto tecnico-scientifico per l'adozione delle azioni
di risarcimento del danno ambientale;
c) attività di supporto tecnico-analitico per i dipartimenti
di prevenzione delle aziende USL, ad eccezione delle
specifiche attività demandate ad altri enti ed istituti da
leggi regionali o nazionali;
c bis) verifiche, controlli e collaudi impiantistici, anche su
richiesta dei soggetti pubblici e privati interessati, già di
competenza dei dipartimenti di prevenzione delle aziende
USL;(2)
d) attività informativa sullo stato dell'ambiente mediante
comunicazione di dati al sistema informativo regionale
per l'ambiente (SIRA);
e) promozione di iniziative di ricerca di base ed applicata
sulle forme di tutela degli ecosistemi, sui fenomeni, cause
e rischi dell'inquinamento, sulle applicazioni del marchio
CE di qualità ecologica e del sistema di ecogestione e
audit, nonché promozione di iniziative di ricerca,
assistenza tecnico-scientifica, consulenza e verifica per la
diffusione nelle industrie di tecnologie ecologicamente
compatibili, di prodotti e sistemi di produzione a ridotto
impatto ambientale;(3)
f) cooperazione a livello tecnico e scientifico con l'agenzia
nazionale per la protezione dell'ambiente ed altri enti ed
istituzioni di ricerca del settore;
g) collaborazione con l'osservatorio epidemiologico
regionale del Lazio di cui alla legge regionale 13 febbraio
1991, n. 8 e con l'istituto zooprofilattico sperimentale del
Lazio e della Toscana di cui alla legge regionale 22
settembre 1978, n. 64 e successive modificazioni, sulla
base delle rispettive specifiche attività e degli indirizzi
generali di programmazione in materia della Regione;
h) collaborazione, nei casi di emergenza, con gli organi
competenti per gli interventi di protezione civile ivi
comprese le attività antincendio;
i) cooperazione in programmi di ricerca nazionali e
ed aggiornamento dei piani e programmi ambientali di
competenza regionale previsti dalla normativa vigente;
4) supporto tecnico-scientifico per la valutazione di
impatto ambientale e per le istruttorie relative
all'approvazione di progetti ed al rilascio di autorizzazioni
in materia di smaltimento e recupero dei rifiuti,
trattamento delle acque reflue, scarichi nelle acque
superficiali e sotterranee e sul suolo, emissioni in
atmosfera, risparmio energetico ed uso razionale
dell'energia, inquinamento acustico, rischio da amianto,
radiazioni ionizzanti e campi elettromagnetici;
5) supporto tecnico-scientifico per la valutazione e la
prevenzione del rischio di incidenti rilevanti connessi ad
attività produttive di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 17 maggio 1988, n. 175, e successive
modificazioni;
6) supporto tecnico-scientifico per l'adozione delle azioni
di risarcimento del danno ambientale;
6bis) partecipazione e collaborazione alle commissioni
e conferenze di servizi regionali, provinciali e comunali
indette per la trattazione delle
specifiche
problematiche ambientali;
c) attività di supporto tecnico-analitico per i dipartimenti
di prevenzione delle aziende USL, ad eccezione delle
specifiche attività demandate ad altri enti ed istituti da
leggi regionali o nazionali;
c bis) verifiche, controlli e collaudi impiantistici, anche su
richiesta dei soggetti pubblici e privati interessati, già di
competenza dei dipartimenti di prevenzione delle aziende
USL;(2)
d) attività informativa sullo stato dell'ambiente mediante
comunicazione di dati al sistema informativo regionale
per l'ambiente (SIRA), tramite sistemi informatici,
secondo le disposizioni impartite dalla struttura
regionale competente in materia ambientale;
e) promozione di iniziative di ricerca di base ed applicata
sulle forme di tutela degli ecosistemi, sui fenomeni, cause
e rischi dell'inquinamento, sulle applicazioni del marchio
CE di qualità ecologica e del sistema di ecogestione e
audit, nonché promozione di iniziative di ricerca,
assistenza tecnico-scientifica, consulenza e verifica per la
diffusione nelle industrie di tecnologie ecologicamente
compatibili, di prodotti e sistemi di produzione a ridotto
impatto ambientale;(3)
f) cooperazione a livello tecnico e scientifico con l'agenzia
nazionale per la protezione dell'ambiente ed altri enti ed
istituzioni di ricerca del settore;
g) collaborazione con l'osservatorio epidemiologico
regionale del Lazio di cui alla legge regionale 13 febbraio
1991, n. 8 e con l'istituto zooprofilattico sperimentale del
Lazio e della Toscana di cui alla legge regionale 22
settembre 1978, n. 64 e successive modificazioni, sulla
base delle rispettive specifiche attività e degli indirizzi
generali di programmazione in materia della Regione;
h) collaborazione, nei casi di emergenza, con gli organi
competenti per gli interventi di protezione civile ivi
comprese le attività antincendio;
i) cooperazione in programmi di ricerca nazionali e
36
20/03/2014
comunitari nelle materie di competenza;
l) gestione della sezione regionale del catasto dei rifiuti di
cui all'articolo 11 del decreto legislativo 5 febbraio 1997,
n. 22 e successive modifiche, in collegamento con la
sezione nazionale del catasto stesso;
m) promozione delle attività di educazione e di
informazione ambientale dei cittadini; (4)
n) promozione delle attività di formazione, informazione
ed aggiornamento professionale degli operatori nel settore
ambientale.
comunitari nelle materie di competenza;
l) gestione della sezione regionale del catasto dei rifiuti di
cui all'articolo 11 del decreto legislativo 5 febbraio 1997,
n. 22 e successive modifiche, in collegamento con la
sezione nazionale del catasto stesso;
m) promozione delle attività di educazione e di
informazione ambientale dei cittadini; (4)
n) promozione delle attività di formazione, informazione
ed aggiornamento professionale degli operatori nel settore
ambientale.
(…)
(…)
Art. 8
(Bilancio di previsione, rendiconto generale e programmi
di intervento dell'ARPA.)
Art. 8
(Bilancio di previsione, rendiconto generale e programmi
di intervento dell’ARPA.)
1. Il bilancio di previsione, i relativi assestamenti e gli
eventuali provvedimenti di variazione, nonché il
rendiconto generale, adottati dal direttore generale e
corredati dai pareri del collegio dei revisori, sono
approvati dal Consiglio regionale con le modalità di cui
alla legge regionale 30 aprile 1991, n. 19 e successive
modificazioni.
1. Il bilancio di previsione, i relativi assestamenti e gli
eventuali provvedimenti di variazione, nonché il
rendiconto generale, adottati dal direttore generale e
corredati dai pareri del collegio dei revisori, sono
approvati dal Consiglio regionale con le modalità di cui
alla legge regionale 30 aprile 1991, n. 19 e successive
modificazioni.
2. Il Consiglio regionale approva, altresì, i programmi di
intervento annuali e pluriennali, adottati dal direttore
generale tenendo conto delle direttive emanate dalla
Giunta regionale.
2. Il Consiglio regionale approva, altresì, i programmi di
intervento annuali e pluriennali, adottati dal direttore
generale tenendo conto delle direttive emanate dalla
Giunta regionale. I programmi di intervento annuali e
pluriennali, da adottarsi entro trenta giorni dalla data
di entrata in vigore della legge regionale di bilancio o
di autorizzazione all’esercizio provvisorio, sono
comunicati alla Giunta regionale, entro i quindici
giorni successivi alla loro adozione, ai fini
dell’esercizio dei poteri di vigilanza e controllo di cui
all’articolo 9.
Art. 9
(Modifiche alla legge regionale 11 agosto 2008, n. 14 – “Assestamento del bilancio annuale e pluriennale 2008-2010
della Regione Lazio”)
L.R. 11 agosto 2008, n. 14
L.R. 11 agosto 2008, n. 14
Art. 1
(Disposizioni varie)
Art. 1
(Disposizioni varie)
(…)
66. Ai fini del riassetto della rete ospedaliera e
dell’attuazione degli interventi per la dismissione e la
riconversione dei presidi:
a) sino all’avvenuta adozione, entro novanta giorni dalla
data di entrata in vigore della presente legge, del piano di
riassetto della rete ospedaliera e di assistenza specialistica
ambulatoriale sono sospese le iniziative in corso per la
realizzazione o l’apertura di nuove strutture sanitarie
pubbliche ovvero per l’autorizzazione o l’accreditamento
di nuove strutture sanitarie private, nonché gli atti
aziendali adottati da aziende ed enti del servizio sanitario
regionale non in conformità con il suddetto piano di
riassetto;
b) nell’ambito della più ampia riorganizzazione e
(…)
66. Ai fini del riassetto della rete ospedaliera e
dell’attuazione degli interventi per la dismissione e la
riconversione dei presidi:
a) sino all’avvenuta adozione, entro novanta giorni dalla
data di entrata in vigore della presente legge, del piano di
riassetto della rete ospedaliera e di assistenza specialistica
ambulatoriale sono sospese le iniziative in corso per la
realizzazione o l’apertura di nuove strutture sanitarie
pubbliche ovvero per l’autorizzazione o l’accreditamento
di nuove strutture sanitarie private, nonché gli atti
aziendali adottati da aziende ed enti del servizio sanitario
regionale non in conformità con il suddetto piano di
riassetto;
b) nell’ambito della più ampia riorganizzazione e
37
20/03/2014
razionalizzazione della rete ospedaliera pubblica e privata
della città di Roma, il Commissario ad acta per il piano di
rientro dal disavanzo sanitario adotta gli atti necessari alla
cessazione, entro il 31 ottobre 2008, dell’attività sanitaria
del presidio ospedaliero San Giacomo, nonché dell’attività
ospedaliera del Nuovo Regina Margherita, destinando le
relative risorse umane, strumentali e finanziarie al
potenziamento delle strutture e dei servizi sanitari carenti;
il personale in servizio presso i suddetti presidi, ad
eccezione del personale impiegato in attività non
ospedaliere presso il Nuovo Regina Margherita, è
prioritariamente destinato a coprire il turnover del
personale nell’azienda unità sanitaria locale di
appartenenza, nelle altre aziende unità sanitarie locali ed
ospedaliere e negli altri enti ed istituti operanti nel
Comune di Roma a cui si applica il CCNL del comparto
sanità;
c) a seguito del trasferimento presso l’ospedale San
Camillo delle strutture sanitarie operanti nell’ospedale
Forlanini, il complesso immobiliare dell’ex ospedale
Forlanini non si intende più destinato ad attività sanitaria e
l’azienda ospedaliera San Camillo provvede entro il 31
dicembre 2008 a rendere disponibili gli immobili.
razionalizzazione della rete ospedaliera pubblica e privata
della città di Roma, il Commissario ad acta per il piano di
rientro dal disavanzo sanitario adotta gli atti necessari alla
cessazione, entro il 31 ottobre 2008, dell’attività sanitaria
del presidio ospedaliero San Giacomo, nonché dell’attività
ospedaliera del Nuovo Regina Margherita, destinando le
relative risorse umane, strumentali e finanziarie al
potenziamento delle strutture e dei servizi sanitari carenti;
il personale in servizio presso i suddetti presidi, ad
eccezione del personale impiegato in attività non
ospedaliere presso il Nuovo Regina Margherita, è
prioritariamente destinato a coprire il turnover del
personale nell’azienda unità sanitaria locale di
appartenenza, nelle altre aziende unità sanitarie locali ed
ospedaliere e negli altri enti ed istituti operanti nel
Comune di Roma a cui si applica il CCNL del comparto
sanità;
c) a seguito del trasferimento presso l’ospedale San
Camillo delle strutture sanitarie operanti nell’ospedale
Forlanini, il complesso immobiliare dell’ex ospedale
Forlanini non si intende più destinato ad attività sanitaria e
l’azienda ospedaliera San Camillo provvede entro il 31
dicembre 2014 a immettere la Regione nel possesso dei
beni immobili in applicazione e per gli effetti del
comma 5, mediante consegna degli stessi da effettuarsi
con apposito verbale.
5. Al fine di contribuire all’azzeramento del disavanzo
sanitario regionale, di cui al piano di rientro approvato con
Delib.G.R. 6 marzo 2007, n. 149 (Presa d’atto
dell’accordo Stato-Regione Lazio ai sensi dell’art. 1,
comma 180, della legge n. 311/2004, sottoscritto il 28
febbraio 2007. Approvazione del “Piano di Rientro”), tutti
i beni mobili ed immobili destinati a fornire rendite
patrimoniali nonché i beni culturali ed artisticomonumentali già trasferiti al patrimonio delle aziende
unità sanitarie locali e delle aziende ospedaliere, di
seguito denominate aziende sanitarie, ai sensi degli
articoli 23 e 24 della legge regionale 16 giugno 1994, n.
18 (Disposizioni per il riordino del servizio sanitario
regionale ai sensi del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502 e
successive modificazioni e integrazioni. Istituzione delle
aziende unità sanitarie locali e delle aziende ospedaliere) e
successive modifiche, sono trasferiti, per la successiva
valorizzazione, salvaguardando le situazioni di disagio
sociale, in proprietà alla Regione. Contestualmente alla
proprietà delle aziende agricole, si intendono parimenti
trasferiti in proprietà alla Regione i diritti all’aiuto
maturati ed assegnati alle aziende agricole gestite
direttamente dai comuni, necessari al percepimento dei
pagamenti diretti nell’ambito dei regimi di sostegno del
reddito della politica agricola comune ai sensi del
regolamento (CE) n. 795/2004 della Commissione, del 21
aprile 2004 e successive modifiche, recante modalità di
applicazione del regime di pagamento unico di cui al
regolamento (CE) n. 1782/2003 del Consiglio che
stabilisce norme comuni relative ai regimi di sostegno
38
20/03/2014
diretto nell’ambito della politica agricola comune e
istituisce taluni regimi di sostegno a favore degli
agricoltori. Il trasferimento dei beni mobili ed immobili
appartenuti alle aziende sanitarie in comunione proindiviso ai sensi dell’articolo 24 L.R. n. 18/1994 e
successive modifiche è deliberato all’unanimità
dall’assemblea della comunione delle aziende sanitarie,
entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, previa deliberazione da parte di ogni
singola azienda sanitaria. A seguito della deliberazione di
trasferimento al patrimonio regionale, la comunione delle
aziende sanitarie è sciolta di diritto.
Art. 10
(Modifiche alla legge regionale 4 aprile 2007, n. 5 – “Disposizioni relative alla Società Lazio Service S.p.A.”)
L.R. n. 5/2007
L.R. n. 5/2007
Art. 1
(Ridefinizione del ruolo della Società Lazio Service S.p.A)
Art. 1
(Ridefinizione del ruolo della Società Lazio Service S.p.A)
1. La Società Lazio Service S.p.A., a capitale interamente
regionale ai sensi dell’articolo 1, comma 78, della legge
regionale 18 settembre 2006, n. 10 (Assestamento del
bilancio di previsione della Regione Lazio per l’anno
finanziario 2006), assume il ruolo di società per la
produzione di servizi strumentali all’attività della
Regione.
1. La Società Lazio Service S.p.A., a capitale interamente
regionale ai sensi dell’articolo 1, comma 78, della legge
regionale 18 settembre 2006, n. 10 (Assestamento del
bilancio di previsione della Regione Lazio per l’anno
finanziario 2006), svolge, per conto della Regione,
attività
connesse
all’esercizio
di
funzioni
amministrative di cui all’articolo 118 della
Costituzione, nonché attività e servizi a supporto delle
stesse, nel rispetto dell’art. 4, comma 7, del decreto
legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni,
dalla legge 7 agosto 2012, n. 135. Sono fatti salvi gli
affidamenti in essere tra la Regione Lazio e Lazio
Service fino alla naturale scadenza degli stessi.
2. L’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale e la
Giunta regionale, nell’ambito delle rispettive competenze,
individuano, con apposite deliberazioni, i servizi
strumentali all’attività della Regione esternalizzabili.
2. L’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale e la
Giunta regionale, nell’ambito delle rispettive competenze,
individuano, con apposite deliberazioni, le funzioni
amministrative di cui all’articolo 118 della
Costituzione.
3. La Società Lazio Service S.p.A opera nel rispetto della 3. La Società Lazio Service S.p.A opera nel rispetto della
normativa vigente in materia di tutela della concorrenza e, normativa vigente in materia di tutela della concorrenza e,
in particolare, di quanto disposto dall’articolo 13 del in particolare, di quanto disposto dall’articolo 13 del
decreto legge 4 luglio 2006, n. 223 (Disposizioni urgenti decreto legge 4 luglio 2006, n. 223 (Disposizioni urgenti
per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e
la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché
interventi in materia di entrate e di contrasto all’evasione interventi in materia di entrate e di contrasto all’evasione
fiscale), come sostituito dall’articolo 1 della legge 4 fiscale),e successive modificazioni.
agosto 2006, n. 248 (Conversione in legge, con
modificazioni, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, 3-bis. Le disposizioni di cui all’articolo 24, comma 1,
recante disposizioni urgenti per il rilancio economico e della legge regionale 28 giugno 2013, n. 4, non si
sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della applicano alla società Lazio Service S.p.A.
spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di
contrasto all’evasione fiscale
Art. 11
(Disposizioni in materia di organizzazione e di personale)
L.R. n. 6/2002
L.R. n. 6/2002
39
20/03/2014
(omissis)
Art. 15
(Ruolo della dirigenza)
(omissis)
Art. 15
(Ruolo della dirigenza)
1. E’ istituito, presso la struttura organizzativa competente
in materia di gestione del personale, il ruolo del personale
dirigente della giunta nel quale sono iscritti tutti i
dipendenti regionali con qualifica dirigenziale in servizio
presso le strutture organizzative della giunta con rapporto
di lavoro a tempo indeterminato secondo le fasce di
appartenenza previste dalle disposizioni previgenti.
1. E’ istituito, presso la struttura organizzativa competente
in materia di gestione del personale, il ruolo del personale
dirigente della giunta nel quale sono iscritti tutti i
dipendenti regionali della qualifica dirigenziale unica in
servizio presso le strutture organizzative della giunta con
rapporto di lavoro a tempo indeterminato secondo le fasce
di appartenenza previste dalle disposizioni previgenti.
2. Il ruolo è articolato in due fasce, ai fini del trattamento Abrogato.
economico e del conferimento degli incarichi di direzione
delle strutture organizzative. Nella seconda fascia sono
inseriti i dipendenti regionali che abbiano acquisito la
qualifica di dirigente a seguito di concorso per esami o
dell’applicazione di specifiche disposizioni legislative e i
dirigenti reclutati attraverso i meccanismi di accesso di cui
all’articolo 16. Nella prima fascia sono inseriti i dirigenti
della seconda fascia che abbiano ricoperto, per un periodo
pari almeno a cinque anni, incarichi di direzione di
dipartimento o di direzioni regionali, senza essere incorsi
nelle misure applicabili, ai sensi della vigente normativa
in materia di responsabilità dei dirigenti, nelle ipotesi di
valutazione negativa con i sistemi e le garanzie
determinati in conformità ai principi dettati dal d.lgs.
150/2009. Le modalità di accesso alla prima e seconda
fascia della dirigenza sono improntate alla valorizzazione
del merito e delle capacità dimostrate, tenendo in
considerazione le risultanze della valutazione delle
prestazioni e dei risultati degli ultimi cinque anni, con
particolare riferimento alle capacità gestionali dimostrate.
3. Non sono inseriti nel ruolo i dirigenti esterni
all’amministrazione regionale assunti con contratto a
tempo determinato, ovvero i soggetti in posizione di
comando o fuori ruolo.
3. Non sono inseriti nel ruolo i dirigenti esterni
all’amministrazione regionale assunti con contratto a
tempo determinato, ovvero i soggetti in posizione di
comando o fuori ruolo.
4. Le modalità di costituzione e di tenuta del ruolo sono
definite dal regolamento di organizzazione, in modo da
garantire l’articolazione dello stesso sulla base delle
specificità tecnico-professionali dei dirigenti iscritti e un
ordine di iscrizione dei dirigenti nelle singole articolazioni
correlato ai punteggi conseguiti annualmente a seguito
della valutazione dei risultati raggiunti.
4. Le modalità di costituzione e di tenuta del ruolo sono
definite dal regolamento di organizzazione, in modo da
garantire l’articolazione dello stesso sulla base delle
specificità tecnico-professionali dei dirigenti iscritti e un
ordine di iscrizione dei dirigenti nelle singole articolazioni
correlato ai punteggi conseguiti annualmente a seguito
della valutazione dei risultati raggiunti.
5. La struttura organizzativa competente in materia di
gestione del personale cura una banca dati informatica
contenente i dati dei curricula, compresi quelli
professionali, dei singoli dirigenti regionali, al fine di
promuovere la mobilità e l’interscambio degli stessi tra le
amministrazioni pubbliche. Il ruolo della dirigenza, i
curricula vitae, le retribuzioni e le valutazioni di risultato
dei dirigenti sono pubblicati sul sito web della Regione,
nel rispetto della normativa vigente in materia di
protezione dei dati personali.
5. La struttura organizzativa competente in materia di
gestione del personale cura una banca dati informatica
contenente i dati dei curricula, compresi quelli
professionali, dei singoli dirigenti regionali, al fine di
promuovere la mobilità e l’interscambio degli stessi tra le
amministrazioni pubbliche. Il ruolo della dirigenza, i
curricula vitae, le retribuzioni e le valutazioni di risultato
dei dirigenti sono pubblicati sul sito web della Regione,
nel rispetto della normativa vigente in materia di
protezione dei dati personali.
40
20/03/2014
6. Il dirigente preposto alla struttura organizzativa di
livello più elevato è, limitatamente alla durata
dell’incarico, sovraordinato al dirigente preposto alla
struttura
organizzativa
di
livello
inferiore.
6. Il dirigente preposto alla struttura organizzativa di
livello più elevato è, limitatamente alla durata
dell’incarico, sovraordinato al dirigente preposto alla
struttura
organizzativa
di
livello
inferiore.
7. I dirigenti appartenenti al ruolo, ai quali non sia
conferito un incarico di direzione di strutture
organizzative ovvero che non ricoprano posizioni
individuali, sono posti a disposizione della struttura
organizzativa competente in materia di personale ai fini
dello svolgimento di attività di studio, ispettive, di
consulenza e ricerca o di altri incarichi specifici su
richiesta delle strutture regionali che vi abbiano interesse,
fatte salve le disposizioni della normativa vigente in caso
di eccedenza del personale con qualifica dirigenziale.
7. I dirigenti appartenenti al ruolo, ai quali non sia
conferito un incarico di direzione di strutture
organizzative ovvero che non ricoprano posizioni
individuali, sono posti a disposizione della struttura
organizzativa competente in materia di personale ai fini
dello svolgimento di attività di studio, ispettive, di
consulenza e ricerca o di altri incarichi specifici su
richiesta delle strutture regionali che vi abbiano interesse,
fatte salve le disposizioni della normativa vigente in caso
di eccedenza del personale con qualifica dirigenziale.
Art. 16
(Accesso alla seconda fascia del ruolo della dirigenza)
Art. 16
(Accesso alla qualifica dirigenziale unica)
1. L’accesso alla seconda fascia del ruolo della dirigenza
avviene sulla base della programmazione del fabbisogno
di cui all’articolo 11, e nel rispetto dei principi indicati
all’articolo 2, a seguito di concorso per esami.
1. L’accesso alla qualifica dirigenziale unica del ruolo
della dirigenza avviene sulla base della programmazione
del fabbisogno di cui all’articolo 11, e nel rispetto dei
principi indicati all’articolo 2, a seguito di concorso per
esami.
2. Per l’ammissione è richiesto in ogni caso il possesso dei
seguenti requisiti:
a) diploma di laurea, attinente al posto messo a concorso;
b) cinque anni di servizio effettivo, maturato in posizioni
funzionali per il cui accesso sia richiesto il diploma di
laurea, nell’amministrazione regionale o in altre
amministrazioni pubbliche ovvero l’aver ricoperto
incarichi dirigenziali o equiparati in altre strutture,
pubbliche o private, per almeno cinque anni, ovvero un
diploma di specializzazione universitaria attinente al posto
messo a concorso od altri titoli universitari indicati nel
regolamento di organizzazione.
2. Per l’ammissione è richiesto in ogni caso il possesso dei
seguenti requisiti:
a) diploma di laurea, attinente al posto messo a concorso;
b) cinque anni di servizio effettivo, maturato in posizioni
funzionali per il cui accesso sia richiesto il diploma di
laurea, nell’amministrazione regionale o in altre
amministrazioni pubbliche ovvero l’aver ricoperto
incarichi dirigenziali o equiparati in altre strutture,
pubbliche o private, per almeno cinque anni, ovvero un
diploma di specializzazione universitaria attinente al posto
messo a concorso od altri titoli universitari indicati nel
regolamento di organizzazione.
3. Nel rispetto delle disposizioni di cui al presente articolo
e della normativa vigente, la disciplina per l’accesso alla
seconda fascia del ruolo della dirigenza, ivi comprese le
procedure concorsuali, è dettata con il regolamento di
organizzazione.
3. Nel rispetto delle disposizioni di cui al presente articolo
e della normativa vigente, la disciplina per l’accesso alla
qualifica dirigenziale unica del ruolo della dirigenza, ivi
comprese le procedure concorsuali, è dettata con il
regolamento di organizzazione.
Art. 17
(Direzione dei dipartimenti)
Art. 17
(Direzione dei dipartimenti)
1. Il direttore dipartimentale di cui all’articolo 11, comma
2, sulla base degli indirizzi e delle direttive impartite dagli
organi di governo, svolge tutte le funzioni finalizzate a
garantire la gestione organica ed integrata di direzioni
regionali relative a materie omogenee, ed esercita, altresì,
la gestione finanziaria, tecnica ed amministrativa,
compresa l’adozione di tutti gli atti che impegnano
l’amministrazione verso l’esterno. In particolare:
a) formula proposte ed esprime pareri agli organi di
governo,
nelle
materie
di
sua
competenza;
b) si raccorda con gli assessorati di riferimento per quanto
Abrogato
41
20/03/2014
concerne le materie oggetto di specifica delega politica in
relazione agli indirizzi ed alle direttive emanate dagli
organi di governo;
bbis) propone le risorse e i profili professionali necessari
allo svolgimento dei compiti della struttura cui è preposto,
anche al fine dell’elaborazione dei provvedimenti di
programmazione triennale del fabbisogno di personale e
di individuazione dei profili professionali di cui
all’articolo 13;
c) cura la pianificazione strategica, l’attuazione dei piani,
dei programmi e delle direttive generali definite
dall’organo politico;
d) attribuisce ai dirigenti sottordinati gli incarichi e le
relative responsabilità di specifici progetti e gestioni;
e) definisce gli obiettivi che i dirigenti devono perseguire
attribuendo le relative risorse umane finanziarie e
materiali;
f) cura la gestione del cambiamento organizzativo,
l’auditing interno ed il controllo di qualità;
g) adotta gli atti e i provvedimenti amministrativi,
secondo la tipologia definita nel regolamento di
organizzazione, ed esercita i poteri di spesa e quelli di
acquisizione delle entrate rientranti nella propria
competenza, salvo quelli delegati agli altri dirigenti;
h) dirige, coordina e controlla l’attività dei dirigenti
preposti alle direzioni regionali anche con potere
sostitutivo in caso di inerzia e propone l’adozione, nei
confronti degli stessi delle misure di cui all’articolo 24;
i) conferisce gli incarichi di direzione a livello dirigenziale
delle strutture organizzative di base e delle loro eventuali
articolazioni, nonché quelli inerenti alle posizioni
individuali o di staff;
l) promuove e resiste alle liti ed ha il potere di conciliare e
transigere, salvo delega ai dirigenti sottordinati;
m) richiede direttamente pareri agli organi esterni
all’amministrazione, salvo quanto disposto dall’articolo 4,
comma 1, lettera f);
n) svolge le attività di organizzazione e gestione del
personale e di gestione dei rapporti sindacali e di lavoro;
o) decide sui ricorsi gerarchici contro gli atti ed i
provvedimenti amministrativi non definitivi dei dirigenti
sottordinati;
p) cura i rapporti con gli uffici dell’Unione europea ed
organismi internazionali nelle materie di competenza
secondo le specifiche direttive dell’organo politico sempre
che tali rapporti non siano espressamente affidati ad
apposito ufficio od organo.
2. Gli atti ed i provvedimenti adottati dai direttori
dipartimentali di cui al presente articolo, non sono
suscettibili di ricorso gerarchico.
3. Il regolamento di organizzazione, in attuazione dei
principi indicati dal presente articolo, individua le
specifiche competenze dei singoli dipartimenti.
Art. 18
Art. 18
42
20/03/2014
(Direzioni regionali ed altre strutture a responsabilità
dirigenziale)
(Direzioni regionali ed altre strutture a responsabilità
dirigenziale)
1. I direttori delle direzioni regionali, nell’ambito delle
proprie competenze individuate dal regolamento di
organizzazione, dagli atti di organizzazione, dai
provvedimenti di conferimento degli incarichi e dal
contratto individuale di lavoro, esercitano tra l’altro, i
seguenti compiti:
a) si raccordano con l’assessorato di riferimento per
quanto concerne le materie oggetto di specifica delega
politica in relazione agli indirizzi ed alle direttive emanate
dagli organi di governo;
b) formulano proposte ed esprimono pareri al competente
direttore di dipartimento per la definizione degli atti di
competenza dello stesso;
bbis) concorrono all’individuazione delle risorse e dei
profili professionali necessari allo svolgimento dei
compiti della struttura cui sono preposti, anche al fine
dell’elaborazione dei provvedimenti di programmazione
triennale del fabbisogno di personale e di individuazione
dei profili professionali di cui all’articolo 13;
c) curano le attività di competenza delle rispettive
direzioni regionali, adottando i relativi atti ed esercitando i
poteri di spesa e di acquisizione delle entrate;
d) adottano gli atti relativi all’organizzazione degli uffici
di livello dirigenziale interni alle rispettive direzioni
regionali;
e) svolgono tutti gli altri compiti ad essi assegnati o
delegati dal direttore dipartimentale ;
f) dirigono, controllano e coordinano l’attività delle
strutture che da essi dipendono e dei responsabili dei
procedimenti amministrativi anche con poteri sostitutivi in
caso di inerzia;
g) provvedono alla gestione del personale e delle risorse
finanziarie e strumentali assegnate.
1. I direttori delle direzioni regionali, sulla base degli
indirizzi e delle direttive impartite dagli organi di
governo, esercitano i compiti individuati dal
regolamento di organizzazione, dai provvedimenti di
conferimento degli incarichi e dal contratto
individuale di lavoro.
2. I compiti dei dirigenti preposti alle strutture
organizzative di base ed alle loro eventuali articolazioni
sono disciplinati dal regolamento di organizzazione, dai
provvedimenti di conferimento degli incarichi e dai
contratti individuali, ovvero, sono attribuiti dai direttori
delle direzioni regionali.
2. I compiti dei dirigenti preposti alle strutture
organizzative di base ed alle loro eventuali articolazioni
sono disciplinati dal regolamento di organizzazione, dai
provvedimenti di conferimento degli incarichi e dai
contratti individuali, ovvero, sono attribuiti dai direttori
delle direzioni regionali.
3. I dirigenti che ricoprono posizioni individuali svolgono
funzioni di staff od assolvono i compiti di direzione di
programmi e progetti finalizzati al perseguimento degli
obiettivi attribuiti nonché gli altri compiti ad essi delegati.
3. I dirigenti che ricoprono posizioni individuali svolgono
funzioni di staff od assolvono i compiti di direzione di
programmi e progetti finalizzati al perseguimento degli
obiettivi attribuiti nonché gli altri compiti ad essi delegati.
4. Il regolamento di organizzazione, in attuazione dei 4. Il regolamento di organizzazione, in attuazione dei
principi indicati dal presente articolo, individua le principi indicati dal presente articolo, individua le
specifiche competenze delle singole direzioni regionali. specifiche competenze delle singole direzioni regionali.
4 bis. Nel caso in cui siano individuate con il
Regolamento di organizzazione, in attuazione dell’articolo
11, comma 8, strutture organizzative con unicità di
direzione a livello provinciale per i rapporti con il sistema
delle autonomie, ai dirigenti responsabili delle suddette
4 bis. Nel caso in cui siano individuate con il
Regolamento di organizzazione, in attuazione dell’articolo
11, comma 8, strutture organizzative con unicità di
direzione a livello provinciale per i rapporti con il sistema
delle autonomie, ai dirigenti responsabili delle suddette
43
20/03/2014
strutture possono essere attribuite anche funzioni di
rappresentanza della Regione sul territorio provinciale.
Nell’esercizio delle funzioni di rappresentanza della
Regione i dirigenti curano, in particolare:(4a)
a) le attività dirette ad assicurare il rispetto del principio di
leale collaborazione tra Regione ed enti locali presenti sul
territorio provinciale, al fine di garantire la rispondenza
dell’azione amministrativa all’interesse generale, il
miglioramento della qualità dei servizi resi al cittadino e
di favorire e rendere più agevole il rapporto con le
istituzioni locali;
b) la verifica dell’interscambio di dati ed informazioni
rilevanti sull’attività regionale e degli enti locali di cui
all’articolo 6 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.
112;
c) la raccolta delle notizie utili allo svolgimento delle
funzioni regionali, costituendo il tramite per la reciproca
informazione nei rapporti con le amministrazioni locali;
d) la raccolta e lo scambio dei dati di rilevanza statistica,
da effettuarsi secondo gli standard e le metodologie
definiti dall’istituto nazionale di statistica e dalle strutture
regionali competenti in materia;
e) ogni altra attività di rapporto, collaborazione, assistenza
e consulenza agli enti locali prevista dalle leggi regionali
od
attribuita
agli
organi
di
governo. (5)
strutture possono essere attribuite anche funzioni di
rappresentanza della Regione sul territorio provinciale.
Nell’esercizio delle funzioni di rappresentanza della
Regione i dirigenti curano, in particolare:(4a)
a) le attività dirette ad assicurare il rispetto del principio di
leale collaborazione tra Regione ed enti locali presenti sul
territorio provinciale, al fine di garantire la rispondenza
dell’azione amministrativa all’interesse generale, il
miglioramento della qualità dei servizi resi al cittadino e
di favorire e rendere più agevole il rapporto con le
istituzioni locali;
b) la verifica dell’interscambio di dati ed informazioni
rilevanti sull’attività regionale e degli enti locali di cui
all’articolo 6 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.
112;
c) la raccolta delle notizie utili allo svolgimento delle
funzioni regionali, costituendo il tramite per la reciproca
informazione nei rapporti con le amministrazioni locali;
d) la raccolta e lo scambio dei dati di rilevanza statistica,
da effettuarsi secondo gli standard e le metodologie
definiti dall’istituto nazionale di statistica e dalle strutture
regionali competenti in materia;
e) ogni altra attività di rapporto, collaborazione, assistenza
e consulenza agli enti locali prevista dalle leggi regionali
od
attribuita
agli
organi
di
governo. (5)
Art. 19
(Delega di attribuzioni dei dirigenti)
Art. 19
(Funzioni vicarie ed incarichi ad interim)
1. Il direttore dipartimentale può, con apposito
1. L’assegnazione delle funzioni vicarie e degli
provvedimento, delegare ai direttori delle direzioni
incarichi ad interim in caso di assenza o impedimento
regionali comprese nel dipartimento l’emanazione di atti
temporanei dei direttori delle direzioni regionali e dei
di propria competenza.
dirigenti preposti alle strutture organizzative di base
sono disciplinati dal regolamento di organizzazione.
2. L’atto di conferimento della delega contiene l’esatta
specificazione delle attribuzioni delegate e le eventuali
direttive, stabilisce i limiti e la durata della delega stessa e
viene pubblicato sul bollettino ufficiale della Regione.
3. Il delegante non può esercitare in costanza di delega le
attribuzioni delegate.
4. Il delegato non può subdelegare le attribuzioni oggetto
della delega ed è responsabile degli atti adottati e dei
compiti assolti in attuazione della delega e dei loro effetti.
5. Gli atti adottati dal delegato non sono impugnabili con
ricorso al delegante e sono soggetti allo stesso regime dei
controlli previsto per gli atti adottati dal titolare.
6. Il delegante può, in qualsiasi momento, revocare la
delega con le stesse modalità di forma previste per l’atto
di conferimento della delega stessa. Il rapporto di delega
cessa, inoltre, quando muta il delegante o il delegato.
7. Il regolamento di organizzazione può prevedere altri
ambiti di delega tra dirigenti nel rispetto dei principi
44
20/03/2014
definiti nel presente articolo.
7 bis. I dirigenti, per specifiche e comprovate ragioni di
servizio, possono delegare per un periodo di tempo
determinato, con atto scritto e motivato, alcune delle
competenze definite dal regolamento di organizzazione a
dipendenti che ricoprono le posizioni funzionali più
elevate nell’ambito delle strutture ad essi affidate. Non si
applica in ogni caso l’articolo 2103 del codice civile.
Art. 20
(Conferimento degli incarichi dirigenziali e trattamento
economico)
Art. 20
(Conferimento degli incarichi dirigenziali e trattamento
economico)
1. L’incarico di direttore di dipartimento è conferito dalla 1. Abrogato
giunta, con contratto a tempo determinato per la durata
massima di cinque anni la cui scadenza non può
oltrepassare quella della legislatura, a soggetti
appartenenti al ruolo della dirigenza, nel rispetto dei
vincoli di cui al comma 5, dotati di professionalità,
capacità ed attitudini adeguate ai compiti da assolvere,
secondo quanto stabilito dal regolamento di
organizzazione.
2. Il conferimento od il rinnovo dell’incarico di cui al 2. Abrogato
comma 1 è effettuato entro novanta giorni dalla data
d’insediamento del Presidente della giunta regionale. Fino
a tale conferimento o rinnovo s’intendono prorogati gli
incarichi precedentemente conferiti.
3. L’incarico di direttore della direzione regionale è
conferito dalla giunta a soggetti appartenenti al ruolo della
dirigenza, nel rispetto dei vincoli di cui al comma 5, dotati
di professionalità, capacità ed attitudini adeguate ai
compiti da assolvere, secondo quanto stabilito dal
regolamento di organizzazione.
3. L’incarico di direttore della direzione regionale è
conferito dalla giunta a soggetti appartenenti al ruolo della
dirigenza, nel rispetto dei vincoli di cui al comma 5, dotati
di professionalità, capacità ed attitudini adeguate ai
compiti da assolvere, secondo quanto stabilito dal
regolamento di organizzazione.
4. Gli altri incarichi dirigenziali sono conferiti dai direttori
dipartimentali a soggetti appartenenti alla seconda fascia
del ruolo della dirigenza, tenendo in considerazione le
competenze tecniche specifiche possedute dal dirigente in
relazione ai compiti da svolgere, i risultati del sistema di
valutazione delle prestazioni con particolare riferimento
alle attitudini e capacità gestionali e ai risultati conseguiti,
le esperienze precedenti.
4. Gli altri incarichi dirigenziali sono conferiti dal
direttore della direzione regionale competente in
materia di personale su proposta del direttore della
direzione interessato o d’ufficio a soggetti appartenenti
alla qualifica dirigenziale unica del ruolo della
dirigenza, tenendo in considerazione le competenze
tecniche specifiche possedute dal dirigente in relazione ai
compiti da svolgere, i risultati del sistema di valutazione
delle prestazioni con particolare riferimento alle attitudini
e capacità gestionali e ai risultati conseguiti, le esperienze
precedenti.
4bis. Al conferimento degli incarichi ed al passaggio ad
incarichi diversi non si applica il primo comma
dell’articolo 2103 del codice civile concernente
l’equivalenza
delle
mansioni. (8a)
4bis. Al conferimento degli incarichi ed al passaggio ad
incarichi diversi non si applica il primo comma
dell’articolo 2103 del codice civile concernente
l’equivalenza
delle
mansioni. (8a)
5. Gli incarichi di cui ai commi 1 e 3 sono conferiti a
dirigenti della prima fascia del ruolo di cui all’articolo 15
ovvero, in misura non inferiore al cinquanta per cento
della relativa dotazione, a dirigenti della seconda fascia
5. Gli incarichi di cui al comma 3 sono conferiti a
soggetti appartenenti alla qualifica unica dirigenziale
del ruolo di cui all’articolo 15, che abbiano ricoperto
incarichi dirigenziali per almeno cinque anni senza
45
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del medesimo ruolo, che abbiano ricoperto incarichi
dirigenziali per almeno cinque anni senza essere incorsi
nelle misure applicabili nelle ipotesi di valutazione
negativa ai sensi dell’articolo 24 e siano dotati di
professionalità, capacità e attitudini adeguate ai compiti da
assolvere, secondo quanto stabilito nel regolamento di
organizzazione ovvero, con contratto a tempo
determinato, a persone in possesso delle specifiche qualità
professionali e nel rispetto dei limiti previsti dai commi 7
e 8.
essere incorsi nelle misure applicabili nelle ipotesi di
valutazione negativa ai sensi dell’articolo 24 e siano
dotati di professionalità, capacità ed attitudini
adeguate ai compiti da assolvere, secondo quanto
stabilito nel regolamento di organizzazione, ovvero con
contratto a tempo determinato a persona in possesso
delle specifiche qualità professionali e nel rispetto dei
limiti previsti dai commi 7 e 8.
6. Gli incarichi di cui ai commi 3 e 4 sono conferiti con
contratto a tempo determinato per un periodo non
inferiore a due anni e non superiore a sette ed è
rinnovabile. Con il contratto individuale sono definite le
specifiche competenze ai sensi dell’articolo 18, la durata
dell’incarico ed il relativo trattamento economico.
6. Gli incarichi di cui ai commi 3 e 4 sono conferiti con
contratto a tempo determinato per un periodo non
inferiore a tre anni e non superiore a cinque ed è
rinnovabile. Con il contratto individuale sono definite le
specifiche competenze ai sensi dell’articolo 18, la durata
dell’incarico ed il relativo trattamento economico.
7. Gli incarichi dirigenziali di cui ai commi 1, 3 e 4
possono essere conferiti con contratto a tempo
determinato, e con le medesime procedure, entro il limite
del dieci per cento della dotazione organica dei dirigenti
appartenenti alla prima fascia del ruolo e dell’otto per
cento della dotazione organica di quelli appartenenti alla
seconda fascia, ai soggetti indicati dal presente comma.
Gli incarichi sono conferiti, fornendone esplicita
motivazione, a persone di particolare e comprovata
qualificazione professionale, non rinvenibile nei ruoli
dell’amministrazione, che abbiano svolto attività in
organismi ed enti pubblici o privati ovvero aziende
pubbliche o private con esperienza acquisita per almeno
un quinquennio in funzioni dirigenziali, o che abbiano
conseguito una particolare specializzazione professionale,
culturale e scientifica desumibile dalla formazione
universitaria e postuniversitaria, da pubblicazioni
scientifiche e da concrete esperienze di lavoro maturate,
per almeno un quinquennio, anche presso pubbliche
amministrazioni,
ivi
compresa
l’amministrazione
regionale, nella posizione funzionale prevista per
l’accesso alla dirigenza e siano in possesso degli ulteriori
requisiti previsti dall’articolo 16, comma 2. Per la durata
dell’incarico i dipendenti appartenenti ai ruoli
dell’amministrazione regionale sono collocati in
aspettativa
senza
assegni,
con
riconoscimento
dell’anzianità di servizio.
7. Gli incarichi dirigenziali di cui ai commi 3 e 4
possono essere conferiti con contratto a tempo
determinato, e con le medesime procedure entro il
limite dell’otto per cento dotazione organica della
qualifica unica dirigenziale, ai sensi di quanto previsto
dall’articolo 19, comma 6, del decreto legislativo 30
marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni. Gli
incarichi sono conferiti, fornendone esplicita motivazione,
a persone di particolare e comprovata qualificazione
professionale,
non
rinvenibile
nei
ruoli
dell’amministrazione, che abbiano svolto attività in
organismi ed enti pubblici o privati ovvero aziende
pubbliche o private con esperienza acquisita per almeno
un quinquennio in funzioni dirigenziali, o che abbiano
conseguito una particolare specializzazione professionale,
culturale e scientifica desumibile dalla formazione
universitaria e postuniversitaria, da pubblicazioni
scientifiche e da concrete esperienze di lavoro maturate,
per almeno un quinquennio, anche presso pubbliche
amministrazioni,
ivi
compresa
l’amministrazione
regionale, nella posizione funzionale prevista per
l’accesso alla dirigenza e siano in possesso degli ulteriori
requisiti previsti dall’articolo 16, comma 2. Per la durata
dell’incarico i dipendenti appartenenti ai ruoli
dell’amministrazione regionale sono collocati in
aspettativa
senza
assegni,
con
riconoscimento
dell’anzianità di servizio.
8. Per gli incarichi di cui ai commi 1 e 3 è stabilito con
contratto individuale il trattamento economico
fondamentale, che assume come parametro di base i valori
economici massimi contemplati dai contratti collettivi per
le aree dirigenziali, e il trattamento economico accessorio
collegato al livello di responsabilità attribuito con
l’incarico di funzione ed ai risultati conseguiti nell’attività
amministrativa e di gestione. Per gli incarichi di cui al
comma 4 il trattamento economico è stabilito dai contratti
collettivi di lavoro. Per gli incarichi a persone esterne di
cui al comma 7 il trattamento economico è stabilito nei
contratti individuali in analogia a quello definito dal
8. Per gli incarichi di cui al comma 3 è stabilito con
contratto individuale il trattamento economico
fondamentale, che assume come parametro di base i valori
economici massimi contemplati dai contratti collettivi per
le aree dirigenziali, e il trattamento economico accessorio
collegato al livello di responsabilità attribuito con
l’incarico di funzione ed ai risultati conseguiti nell’attività
amministrativa e di gestione. Per gli incarichi di cui al
comma 4 il trattamento economico è stabilito dai contratti
collettivi di lavoro. Per gli incarichi a persone esterne di
cui al comma 7 il trattamento economico è stabilito nei
contratti individuali in analogia a quello definito dal
46
20/03/2014
contratto collettivo di lavoro per i dirigenti interni,
integrato, ove ritenuto necessario per la temporaneità del
rapporto e per le condizioni di mercato relative a
specifiche competenze professionali, da una indennità
commisurata alla specifica qualificazione professionale,
definita in sede di contrattazione collettiva integrativa se
riferita ad incarichi di staff, di direzione di strutture
organizzative di base o loro eventuali articolazioni.
contratto collettivo di lavoro per i dirigenti interni,
integrato, ove ritenuto necessario per la temporaneità del
rapporto e per le condizioni di mercato relative a
specifiche competenze professionali, da una indennità
commisurata alla specifica qualificazione professionale,
definita in sede di contrattazione collettiva integrativa se
riferita ad incarichi di staff, di direzione di strutture
organizzative di base o loro eventuali articolazioni.
9. Gli incarichi di cui al presente articolo possono essere
conferiti a dirigenti di pubbliche amministrazioni previo
collocamento in aspettativa, fuori ruolo, in posizione di
comando
o
analogo
provvedimento
secondo
l’ordinamento dell’amministrazione di appartenenza,
entro il limite percentuale previsto dal comma 5 bis
dell’articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.
165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle
dipendenze delle amministrazioni pubbliche) e successive
modifiche.
9. Gli incarichi di cui al presente articolo possono essere
conferiti a dirigenti di pubbliche amministrazioni previo
collocamento in aspettativa, fuori ruolo, in posizione di
comando
o
analogo
provvedimento
secondo
l’ordinamento dell’amministrazione di appartenenza,
entro il limite percentuale previsto dal comma 5 bis
dell’articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.
165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle
dipendenze delle amministrazioni pubbliche) e successive
modifiche.
10. Ai sensi dell’articolo 24, comma 3, del decreto
legislativo, il trattamento economico remunera tutte le
funzioni e i compiti attribuiti ai dirigenti in base alla
presente legge, nonché qualsiasi incarico ad essi
comunque conferito dall’amministrazione regionale o su
designazione della stessa. I compensi dovuti dai terzi sono
corrisposti direttamente all’amministrazione regionale e
confluiscono nelle risorse destinate al trattamento
economico accessorio della dirigenza così come i
compensi spettanti in base a norme speciali.
10. Ai sensi dell’articolo 24, comma 3, del decreto
legislativo, il trattamento economico remunera tutte le
funzioni e i compiti attribuiti ai dirigenti in base alla
presente legge, nonché qualsiasi incarico ad essi
comunque conferito dall’amministrazione regionale o su
designazione della stessa. I compensi dovuti dai terzi sono
corrisposti direttamente all’amministrazione regionale e
confluiscono nelle risorse destinate al trattamento
economico accessorio della dirigenza così come i
compensi spettanti in base a norme speciali.
11. Gli incarichi dirigenziali possono essere revocati:
a)
nei
casi
previsti
dall’articolo
24;
b) in caso di riorganizzazione delle strutture che preveda
una modifica o la soppressione della struttura cui è
preposto il dirigente interessato.
11. Gli incarichi dirigenziali possono essere revocati:
a)
nei
casi
previsti
dall’articolo
24;
b) in caso di riorganizzazione delle strutture che preveda
una modifica o la soppressione della struttura cui è
preposto il dirigente interessato.
12. I provvedimenti di conferimento e di revoca degli 12. I provvedimenti di conferimento e di revoca degli
incarichi di cui al presente articolo sono pubblicati sul incarichi di cui al presente articolo sono pubblicati sul
bollettino ufficiale della Regione.
bollettino ufficiale della Regione.
Art. 21
(Funzioni vicarie)
Art. 21
(Funzioni vicarie)
Abrogato
1. Con il conferimento degli incarichi di cui all’articolo
20, sono individuati, fra i direttori delle direzioni
regionali, quelli designati ad esercitare le funzioni vicarie
in caso di assenza o di impedimento dei direttori di
dipartimento, e, fra i dirigenti delle strutture organizzative
di base, quelli designati ad esercitare le funzioni vicarie in
caso di assenza o impedimento del direttore della
direzione regionale.
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2. In caso di assenza o impedimento degli altri dirigenti, le
funzioni sostitutive sono esercitate dal direttore della
direzione regionale competente.
Art. 22
(Definitività degli atti e responsabilità dei dirigenti )
Art. 22
(Definitività degli atti e responsabilità dei dirigenti )
1. Gli atti emanati dai direttori delle direzioni regionali
sono definitivi.
2. Gli atti emanati dai dirigenti delle strutture a
1. Gli atti emanati dai direttori di dipartimento (*) sono responsabilità dirigenziale non sono definitivi, salvo che
la legge non disponga diversamente o siano adottati su
definitivi.
delega del direttore della direzione regionale ai sensi
2. Gli atti emanati dai dirigenti di cui all’articolo 18 non dell’articolo 19.
sono definitivi, salvo che la legge non disponga
diversamente o siano adottati su delega del direttore di 3. I dirigenti sono responsabili dei risultati della attività
amministrativa e gestionale e della realizzazione degli
dipartimento (*) ai sensi dell’articolo 19.
obiettivi e dei progetti assegnati, incluse le decisioni
organizzative e di gestione del personale, secondo le
3. I dirigenti sono responsabili dei risultati della attività direttive degli organi di governo, ferma restando la
amministrativa e gestionale e della realizzazione degli responsabilità sotto il profilo penale, civile,
obiettivi e dei progetti assegnati, incluse le decisioni amministrativo, contabile e disciplinare prevista dalla
organizzative e di gestione del personale, secondo le normativa vigente.
direttive degli organi di governo, ferma restando la
responsabilità sotto il profilo penale, civile,
amministrativo, contabile e disciplinare prevista dalla
normativa vigente.
(*) ai sensi dell’art. 14, comma 1, della l.r. n. 4/2013, a
decorrere dal 1° ottobre 2013, sono soppresse le parole
“dipartimento” e “direttore del dipartimento”
L.R. n. 4/2013
Art. 21
(Razionalizzazione del patrimonio. Modifica alla legge
regionale 6 agosto 1999, n. 12 “Disciplina delle funzioni
amministrative regionali e locali in materia di edilizia
residenziale pubblica” e successive modifiche”)
L.R. n. 4/2013
Art. 21
(Razionalizzazione del patrimonio. Modifica alla legge
regionale 6 agosto 1999, n. 12 “Disciplina delle funzioni
amministrative regionali e locali in materia di edilizia
residenziale pubblica” e successive modifiche”)
1.
La Regione persegue l'ottimizzazione degli spazi
ad uso ufficio rapportando gli stessi alle effettive esigenze
funzionali degli uffici e alle risorse umane impiegate
avuto riguardo ad un parametro di riferimento compreso
1.
La Regione persegue l'ottimizzazione degli spazi tra 20 e 25 metri quadrati per addetto.
ad uso ufficio rapportando gli stessi alle effettive esigenze
funzionali degli uffici e alle risorse umane impiegate 2.
Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore
avuto riguardo ad un parametro di riferimento compreso della presente legge, gli uffici competenti predispongono
tra 20 e 25 metri quadrati per addetto.
piani di razionalizzazione degli spazi nel rispetto dei
parametri indicati al comma 1 senza nuovi o maggiori
2.
Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore oneri a carico della finanza regionale. Detti piani devono
della presente legge, gli uffici competenti predispongono essere comunicati all'Agenzia del Demanio. Gli uffici
piani di razionalizzazione degli spazi nel rispetto dei competenti comunicano al Dipartimento della Ragioneria
parametri indicati al comma 1 senza nuovi o maggiori generale dello Stato il rapporto mq/addetto scaturente
oneri a carico della finanza regionale. Detti piani devono dagli indicati piani di razionalizzazione dagli stessi
essere comunicati all'Agenzia del Demanio. Gli uffici predisposti. Una quota parte pari al 15 per cento dei
competenti comunicano al Dipartimento della Ragioneria risparmi di spesa conseguiti ad esito della
generale dello Stato il rapporto mq/addetto scaturente razionalizzazione degli spazi è utilizzata, in sede di
dagli indicati piani di razionalizzazione dagli stessi predisposizione del bilancio di previsione per l'anno
predisposti. Una quota parte pari al 15 per cento dei successivo a quello in cui è stata verificata e accertata con
risparmi di spesa conseguiti ad esito della decreto del Ministero dell'economia e delle finanze la
razionalizzazione degli spazi è utilizzata, in sede di sussistenza dei risparmi di spesa conseguiti, è destinata
predisposizione del bilancio di previsione per l'anno alla realizzazione di progetti di miglioramento della
successivo a quello in cui è stata verificata e accertata con qualità dell'ambiente di lavoro e di miglioramento del
decreto del Ministero dell'economia e delle finanze la benessere organizzativo nonché per le finalità di cui
48
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sussistenza dei risparmi di spesa conseguiti, è destinata
alla realizzazione di progetti di miglioramento della
qualità dell'ambiente di lavoro e di miglioramento del
benessere organizzativo purché inseriti nell'ambito dei
piani di razionalizzazione. Nella predisposizione dei piani
di ottimizzazione e razionalizzazione degli spazi dovranno
in ogni caso essere tenute in considerazione le vigenti
disposizioni sulla riduzione degli assetti organizzativi, ivi
comprese quelle recate dal decreto legge 6 luglio 2012, n.
95 (Disposizioni urgenti per la revisione della spesa
pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché
misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del
settore bancario), convertito con modificazioni, dalla
legge 7 agosto 2012, n. 135 e successive modifiche.
all’articolo 16, commi 4 e 5, del decreto legge 6 luglio
2011, n. 98. convertito con modificazioni, dalla legge 15
luglio 2011, n. 111, purché inseriti nell'ambito dei piani di
razionalizzazione. Nella predisposizione dei piani di
ottimizzazione e razionalizzazione degli spazi dovranno in
ogni caso essere tenute in considerazione le vigenti
disposizioni sulla riduzione degli assetti organizzativi, ivi
comprese quelle recate dal decreto legge 6 luglio 2012, n.
95 (Disposizioni urgenti per la revisione della spesa
pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché
misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del
settore bancario), convertito con modificazioni, dalla
legge 7 agosto 2012, n. 135 e successive modifiche.
3.
Ai fini del contenimento della spesa pubblica, con
riferimento ai contratti di locazione passiva aventi ad
oggetto immobili a uso istituzionale stipulati
dall’amministrazione regionale, i canoni di locazione sono
ridotti a decorrere dal 1º gennaio 2015 della misura del 15
per cento di quanto attualmente corrisposto. A decorrere
dalla data di entrata in vigore della presente legge la
riduzione di cui al periodo precedente si applica
comunque ai contratti di locazione scaduti o rinnovati alla
predetta data. La riduzione del canone di locazione si
inserisce automaticamente nei contratti in corso ai sensi
dell'articolo 1339 del codice civile, anche in deroga alle
eventuali clausole difformi apposte dalle parti, salvo il
diritto di recesso del locatore. Analoga riduzione si
applica anche agli utilizzi in essere in assenza di titolo alla
data di entrata in vigore della presente legge. Il rinnovo
del rapporto di locazione è consentito solo in presenza e
coesistenza delle seguenti condizioni:
a)
disponibilità delle risorse finanziarie necessarie
per il pagamento dei canoni, degli oneri e dei costi d'uso,
per il periodo di durata del contratto di locazione;
b)
permanenza per l’amministrazione regionale delle
esigenze allocative in relazione ai fabbisogni espressi agli
esiti dei piani di razionalizzazione di cui al comma 2, ove
già definiti, nonché di quelli di riorganizzazione ed
accorpamento delle strutture.
3.
Ai fini del contenimento della spesa pubblica, con
riferimento ai contratti di locazione passiva aventi ad
oggetto immobili a uso istituzionale stipulati
dall’amministrazione regionale, i canoni di locazione sono
ridotti a decorrere dal 1º gennaio 2015 della misura del 15
per cento di quanto attualmente corrisposto. A decorrere
dalla data di entrata in vigore della presente legge la
riduzione di cui al periodo precedente si applica
comunque ai contratti di locazione scaduti o rinnovati alla
predetta data. La riduzione del canone di locazione si
inserisce automaticamente nei contratti in corso ai sensi
dell'articolo 1339 del codice civile, anche in deroga alle
eventuali clausole difformi apposte dalle parti, salvo il
diritto di recesso del locatore. Analoga riduzione si
applica anche agli utilizzi in essere in assenza di titolo alla
data di entrata in vigore della presente legge. Il rinnovo
del rapporto di locazione è consentito solo in presenza e
coesistenza delle seguenti condizioni:
a)
disponibilità delle risorse finanziarie necessarie
per il pagamento dei canoni, degli oneri e dei costi d'uso,
per il periodo di durata del contratto di locazione;
b)
permanenza per l’amministrazione regionale delle
esigenze allocative in relazione ai fabbisogni espressi agli
In mancanza delle condizioni di cui al comma 3,
esiti dei piani di razionalizzazione di cui al comma 2, ove 4.
già definiti, nonché di quelli di riorganizzazione ed lettere a) e b), i relativi contratti di locazione sono risolti
accorpamento delle strutture.
di diritto alla scadenza dall’amministrazione regionale nei
tempi e nei modi ivi pattuiti; l’amministrazione regionale
4.
In mancanza delle condizioni di cui al comma 3, individua in tempo utile soluzioni allocative alternative
lettere a) e b), i relativi contratti di locazione sono risolti economicamente più vantaggiose per l'erario e nel rispetto
di diritto alla scadenza dall’amministrazione regionale nei delle predette condizioni. Pur in presenza delle risorse
tempi e nei modi ivi pattuiti; l’amministrazione regionale finanziarie necessarie per il pagamento dei canoni, degli
individua in tempo utile soluzioni allocative alternative oneri e dei costi d'uso, l'eventuale prosecuzione
dopo
la
scadenza
da
parte
economicamente più vantaggiose per l'erario e nel rispetto nell'utilizzo
delle predette condizioni. Pur in presenza delle risorse dell’amministrazione regionale degli immobili già
finanziarie necessarie per il pagamento dei canoni, degli condotti in locazione, per i quali la proprietà ha esercitato
oneri e dei costi d'uso, l'eventuale prosecuzione il diritto di recesso alla scadenza come previsto dal terzo
nell'utilizzo
dopo
la
scadenza
da
parte periodo del comma 3, deve essere autorizzata dall'organo
dell’amministrazione regionale degli immobili già di vertice dell’amministrazione e l'autorizzazione è
condotti in locazione, per i quali la proprietà ha esercitato trasmessa all'Agenzia del Demanio per la verifica della
il diritto di recesso alla scadenza come previsto dal terzo convenienza tecnica ed economica. Ove la verifica abbia
49
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periodo del comma 3, deve essere autorizzata dall'organo
di vertice dell’amministrazione e l'autorizzazione è
trasmessa all'Agenzia del Demanio per la verifica della
convenienza tecnica ed economica. Ove la verifica abbia
esito negativo, l'autorizzazione e gli atti relativi sono
trasmessi alla competente Procura regionale della Corte
dei conti.
esito negativo, l'autorizzazione e gli atti relativi sono
trasmessi alla competente Procura regionale della Corte
dei conti.
5.
Per i contratti di locazione passiva, aventi ad
oggetto immobili ad uso istituzionale di proprietà di terzi,
di nuova stipulazione a cura dell’amministrazione
regionale, si applica la riduzione del 15 per cento sul
canone congruito dall'Agenzia del Demanio, ferma
restando la permanenza dei fabbisogni espressi
nell'ambito dei piani di razionalizzazione ove già definiti,
nonché in quelli di riorganizzazione ed accorpamento
delle strutture.
5.
Per i contratti di locazione passiva, aventi ad
oggetto immobili ad uso istituzionale di proprietà di terzi,
di nuova stipulazione a cura dell’amministrazione
regionale, si applica la riduzione del 15 per cento sul
canone congruito dall'Agenzia del Demanio, ferma
restando la permanenza dei fabbisogni espressi
nell'ambito dei piani di razionalizzazione ove già definiti, 6.
L’assessore regionale competente trasmette
nonché in quelli di riorganizzazione ed accorpamento apposita relazione sullo stato di attuazione delle misure di
delle strutture.
cui al presente articolo alla commissione consiliare
competente in materia di bilancio, partecipazione,
6.
L’assessore regionale competente trasmette demanio e patrimonio, programmazione economicoapposita relazione sullo stato di attuazione delle misure di finanziaria.
cui al presente articolo alla commissione consiliare
competente in materia di bilancio, partecipazione, 7.
Alla lettera d-bis), del comma 2, dell’articolo 10
demanio e patrimonio, programmazione economico- della legge regionale 6 agosto 1999, n. 12 (Disciplina
finanziaria.
delle funzioni amministrative regionali e locali in materia
di edilizia residenziale pubblica) e successive modifiche,
7.
Alla lettera d-bis), del comma 2, dell’articolo 10 dopo le parole: “legge 23 dicembre 2000, n. 388” sono
della legge regionale 6 agosto 1999, n. 12 (Disciplina aggiunte le seguenti: “purché non realizzati od acquistati o
delle funzioni amministrative regionali e locali in materia recuperati a totale carico o con il contributo o con il
di edilizia residenziale pubblica) e successive modifiche, concorso dello Stato, della Regione e degli enti locali”.
dopo le parole: “legge 23 dicembre 2000, n. 388” sono
aggiunte le seguenti: “purché non realizzati od acquistati o
recuperati a totale carico o con il contributo o con il
concorso dello Stato, della Regione e degli enti locali”.
DL 101/2013
Art. 4
Disposizioni urgenti in tema di immissione in servizio di
idonei e vincitori di concorsi, nonché di limitazioni a
proroghe di contratti e all'uso del lavoro flessibile nel
pubblico impiego
In vigore dal 1 gennaio 2014
(…)
3. Per le amministrazioni dello Stato, anche ad
ordinamento autonomo, le agenzie, gli enti pubblici non
economici e gli enti di ricerca, l'autorizzazione all'avvio di
nuove procedure concorsuali, ai sensi dell'articolo 35,
comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e
successive modificazioni, è subordinata alla verifica:
a) dell'avvenuta immissione in servizio, nella stessa
amministrazione, di tutti i vincitori collocati nelle proprie
graduatorie vigenti di concorsi pubblici per assunzioni a
tempo indeterminato per qualsiasi qualifica, salve
comprovate non temporanee necessità organizzative
adeguatamente motivate;
b) dell'assenza, nella stessa amministrazione, di idonei
collocati nelle proprie graduatorie vigenti e approvate a
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partire dal 1° gennaio 2007, relative alle professionalità
necessarie anche secondo un criterio di equivalenza.
http://bd01.leggiditalia.it/cgibin/FulShow?NAVIPOS=1&DS_POS=0&KEY=01LX0000789
140ART16&FT_CID=12454&OPERA=01 - 17
3-bis. Per la copertura dei posti in organico, è comunque
necessaria la previa attivazione della procedura prevista
dall'articolo 33 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.
165, e successive modificazioni, in materia di
trasferimento unilaterale del personale eccedentario.
3-ter. Resta ferma per i vincitori e gli idonei delle
graduatorie di cui al comma 3 del presente articolo
l'applicabilità dell'articolo 3, comma 61, terzo periodo,
della legge 24 dicembre 2003, n. 350.
3-quater. L'assunzione dei vincitori e degli idonei, nelle
procedure concorsuali già avviate dai soggetti di cui al
comma 3 e non ancora concluse alla data di entrata in
vigore della legge di conversione del presente decreto, è
subordinata alla verifica del rispetto della condizione di
cui alla lettera a) del medesimo comma.
3-quinquies. A decorrere dal 1° gennaio 2014, il
reclutamento dei dirigenti e delle figure professionali
comuni a tutte le amministrazioni pubbliche di cui
all'articolo 35, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165, e successive modificazioni, si svolge
mediante concorsi pubblici unici, nel rispetto dei principi
di imparzialità, trasparenza e buon andamento. I concorsi
unici sono organizzati dal Dipartimento della funzione
pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, senza
nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, anche
avvalendosi della Commissione per l'attuazione del
progetto
di
riqualificazione
delle
pubbliche
amministrazioni, di cui al decreto interministeriale 25
luglio 1994, previa ricognizione del fabbisogno presso le
amministrazioni interessate, nel rispetto dei vincoli
finanziari in materia di assunzioni a tempo indeterminato.
Il Dipartimento della funzione pubblica, nella
ricognizione del fabbisogno, verifica le vacanze
riguardanti le sedi delle amministrazioni ricadenti nella
medesima regione. Ove tali vacanze risultino riferite ad
una singola regione, il concorso unico si svolge in ambito
regionale, ferme restando le norme generali di
partecipazione ai concorsi pubblici. Le amministrazioni
pubbliche di cui all'articolo 35, comma 4, del citato
decreto legislativo n. 165 del 2001, e successive
modificazioni, nel rispetto del regime delle assunzioni a
tempo indeterminato previsto dalla normativa vigente,
possono assumere personale solo attingendo alle nuove
graduatorie di concorso predisposte presso il Dipartimento
della funzione pubblica, fino al loro esaurimento,
provvedendo a programmare le quote annuali di
assunzioni. Restano ferme le disposizioni di cui ai commi
3 e 6 del presente articolo e quelle in materia di corsoconcorso
bandito
dalla
Scuola
nazionale
dell'amministrazione ai sensi del regolamento di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 16 aprile 2013, n.
70.
51
20/03/2014
3-sexies. Con le modalità di cui all'articolo 35, comma 4,
del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive
modificazioni, o previste dalla normativa vigente, le
amministrazioni e gli enti ivi indicati possono essere
autorizzati a svolgere direttamente i concorsi pubblici per
specifiche professionalità. Le regioni e gli enti locali
possono aderire alla ricognizione di cui al comma 3quinquies e, in caso di adesione, si obbligano ad attingere
alle relative graduatorie in caso di fabbisogno, nel rispetto
dei vincoli finanziari in materia di assunzioni. Al fine di
assicurare la massima trasparenza delle procedure, il
Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del
Consiglio dei Ministri garantisce, mediante pubblicazione
nel proprio sito internet istituzionale, la diffusione di ogni
informazione utile sullo stato della procedura di
reclutamento e selezione.
3-septies. Per lo svolgimento delle procedure di cui al
comma 3-quinquies, il bando di concorso può fissare un
contributo di ammissione ai concorsi per ciascun
candidato in misura non superiore a 10 euro.
Art. 12
(Modifiche alla legge regionale 6 agosto 2007, n.13 - “Organizzazione del sistema turistico laziale. Modifiche alla
legge regionale 6 agosto 1999, n. 14 e successive modifiche”)
L.R. n. 13/2007
L.R. n. 13/2007
Art. 5
(Funzioni dei comuni e di Roma capitale)
Art. 5
(Funzioni dei comuni e di Roma capitale)
1. I comuni, singoli o associati, nel rispetto dei principi di
cui all'articolo 2, degli obiettivi, degli indirizzi e dei criteri
contenuti nella programmazione regionale svolgono le
seguenti funzioni concernenti:
a) l'individuazione e la realizzazione degli interventi
promozionali di livello comunale, ivi compresi quelli
riguardanti il turismo sociale;
b) le segnalazioni certificate di inizio attività (SCIA)
presentate dalle strutture ricettive e la relativa vigilanza;
b-bis) la fornitura, ai titolari o ai gestori delle strutture
ricettive, delle tabelle riepilogative dei prezzi e del
relativo cartellino, nonché la verifica dell'avvenuta
esposizione dei prezzi e l'applicazione della relativa
sanzione, ai sensi dell'articolo 31, commi 7 e 8;
c) la formulazione di proposte alla provincia competente
per territorio per l'attivazione di uffici di informazione e
accoglienza turistica e per la realizzazione di iniziative o
la fornitura di servizi di interesse turistico.
2. I comuni svolgono, altresì, funzioni e compiti
amministrativi delegati concernenti il rilascio, il rinnovo,
la revoca delle concessioni relative alle aree del demanio
marittimo, comprese quelle immediatamente prospicienti,
per finalità turistiche e ricreative nonché la relativa
vigilanza.
3. I comuni, inoltre:
a) collaborano con la provincia per la raccolta dei dati sul
movimento turistico delle strutture ricettive;
b) assicurano all'Osservatorio regionale del turismo e al
sistema statistico regionale la necessaria collaborazione.
1. I comuni, singoli o associati, nel rispetto dei principi di
cui all'articolo 2, degli obiettivi, degli indirizzi e dei criteri
contenuti nella programmazione regionale svolgono le
seguenti funzioni concernenti:
a) l'individuazione e la realizzazione degli interventi
promozionali di livello comunale, ivi compresi quelli
riguardanti il turismo sociale;
b) le segnalazioni certificate di inizio attività (SCIA)
presentate dalle strutture ricettive e la relativa vigilanza;
b-bis) la fornitura, ai titolari o ai gestori delle strutture
ricettive, delle tabelle riepilogative dei prezzi e del
relativo cartellino, nonché la verifica dell'avvenuta
esposizione dei prezzi e l'applicazione della relativa
sanzione, ai sensi dell'articolo 31, commi 7 e 8;
c) la formulazione di proposte alla provincia competente
per territorio per l'attivazione di uffici di informazione e
accoglienza turistica e per la realizzazione di iniziative o
la fornitura di servizi di interesse turistico.
2. I comuni svolgono, altresì, funzioni e compiti
amministrativi delegati concernenti la classificazione
delle aree demaniali e degli specchi acquei in relazione
alla valenza turistica, sulla base dei criteri previsti
dall’articolo 46-bis, il rilascio, il rinnovo, la revoca delle
concessioni relative alle aree del demanio marittimo,
comprese quelle immediatamente prospicienti, per finalità
turistiche e ricreative nonché la relativa vigilanza.
3. I comuni, inoltre:
a) collaborano con la provincia per la raccolta dei dati sul
movimento turistico delle strutture ricettive;
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3-bis. In attesa del completamento dell’attuazione di
quanto previsto dall’articolo 24 della legge 5 maggio
2009, n. 42 (Delega al Governo in materia d federalismo
fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione),
Roma Capitale svolge le funzioni ed i compiti in materia
di turismo di cui al presente articolo.
(…)
b) assicurano all'Osservatorio regionale del turismo e al
sistema statistico regionale la necessaria collaborazione.
3-bis. In attesa del completamento dell’attuazione di
quanto previsto dall’articolo 24 della legge 5 maggio
2009, n. 42 (Delega al Governo in materia d federalismo
fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione),
Roma Capitale svolge le funzioni ed i compiti in materia
di turismo di cui al presente articolo.
Art. 7
Atti di direttiva e poteri sostitutivi.
1. Al fine di garantire l'effettivo e corretto svolgimento
delle funzioni e dei compiti delegati alle province, la
Giunta regionale, entro centottanta giorni dalla data di
entrata in vigore della presente legge, adotta atti di
direttiva ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della L.R. n.
14/1999.
2. Nel caso di inerzia o inadempimento nell'esercizio delle
funzioni conferite la Regione esercita i poteri sostitutivi ai
sensi dell'articolo 49 dello Statuto.
(…)
Art. 27
(Sospensione e divieto di prosecuzione dell'attività)
Art. 27
(Sospensione e divieto di prosecuzione dell'attività)
1. Nel caso di carenze di alcuni requisiti oggettivi previsti
e quando l'attività svolta abbia dato luogo ad irregolarità
tecnico-amministrative, ad evasione fiscale o contributiva
o ad inosservanza dell'applicazione delle norme
contrattuali e di legge relative ai rapporti di lavoro e alla
sicurezza dei luoghi di lavoro, accertate dalle autorità
competenti, il comune provvede a diffidare il titolare della
struttura ricettiva, assegnando un termine non superiore a
trenta giorni per la regolarizzazione, decorso inutilmente il
quale, può disporre la sospensione dell'attività per un
periodo non superiore a sei mesi.
2. Il comune dispone il divieto di prosecuzione
dell'attività:
a) qualora il titolare o il gestore della struttura ricettiva
non abbia consentito agli enti competenti gli accertamenti
ai fini della verifica della sussistenza dei requisiti indicati
nella SCIA di cui all'articolo 26;
b) qualora vengano meno i requisiti soggettivi previsti per
l'esercizio delle relative attività;
c) nelle ipotesi previste dall'articolo 100 del regio decreto
18 giugno 1931, n. 773 (Approvazione del testo unico
delle leggi di pubblica sicurezza);
d) in caso di reiterata violazione dell'obbligo, ove
previsto, di esposizione e pubblicizzazione dei prezzi
praticati, nonché dell'obbligo di applicazione di prezzi
conformi a quelli esposti.
3. Il comune può disporre la sospensione dell'esercizio
dell'attività ricettiva, per un periodo non superiore a sei
mesi, e nei casi più gravi la chiusura dell'attività, in
presenza di rifiuto di accoglienza illegittimamente
discriminante da parte del gestore.
4. Il comune comunica contestualmente alla provincia e
1. Nel caso di carenze di alcuni requisiti oggettivi previsti
e quando l'attività svolta abbia dato luogo ad irregolarità
tecnico-amministrative, ad evasione fiscale o contributiva
o ad inosservanza dell'applicazione delle norme
contrattuali e di legge relative ai rapporti di lavoro e alla
sicurezza dei luoghi di lavoro, accertate dalle autorità
competenti, il comune provvede a diffidare il titolare della
struttura ricettiva, assegnando un termine non superiore a
trenta giorni per la regolarizzazione, decorso inutilmente il
quale, può disporre la sospensione dell'attività per un
periodo non superiore a sei mesi.
2. Il comune dispone il divieto di prosecuzione
dell'attività:
a) qualora il titolare o il gestore della struttura ricettiva
non abbia consentito agli enti competenti gli accertamenti
ai fini della verifica della sussistenza dei requisiti indicati
nella SCIA di cui all'articolo 26;
b) qualora vengano meno i requisiti soggettivi previsti per
l'esercizio delle relative attività;
c) nelle ipotesi previste dall'articolo 100 del regio decreto
18 giugno 1931, n. 773 (Approvazione del testo unico
delle leggi di pubblica sicurezza);
d) in caso di reiterata violazione dell'obbligo, ove
previsto, di esposizione e pubblicizzazione dei prezzi
praticati, nonché dell'obbligo di applicazione di prezzi
conformi a quelli esposti.
3. Il comune può disporre la sospensione dell'esercizio
dell'attività ricettiva, per un periodo non superiore a sei
mesi, e nei casi più gravi la chiusura dell'attività, in
presenza di rifiuto di accoglienza illegittimamente
discriminante da parte del gestore.
4. Il comune comunica contestualmente alla provincia e
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alla Regione ogni provvedimento adottato ai sensi del alla Regione ogni provvedimento adottato ai sensi del
presente articolo.
presente articolo.
Art. 46
(Piano di utilizzazione delle aree del demanio marittimo)
Art. 46
(Piano di utilizzazione delle aree del demanio marittimo)
1. Per garantire l'utilizzazione programmata e razionale
delle aree del demanio marittimo per finalità turistiche e
ricreative, la Regione adotta, sulla base della cartografia
catastale nonché dei dati forniti dal Sistema informativo
del demanio marittimo (SID), ai sensi dall'articolo 6,
comma 3, del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400
(Disposizioni per la determinazione dei canoni relativi a
concessioni demaniali marittime) convertito, con
modificazioni, della legge 4 dicembre 1993, n. 494, un
piano di utilizzazione delle aree del demanio marittimo.
Detto piano, in particolare:
a) individua le aree destinate all'utilizzazione turisticoricreativa, tenuto conto anche dei piani di utilizzazione
degli arenili (PUA) adottati dai comuni;
b) stabilisce i criteri per l'utilizzazione delle aree
demaniali per finalità turistiche e ricreative, nel rispetto
delle norme urbanistiche, di tutela ambientale e di quanto
previsto dal presente capo;
c) stabilisce la classificazione delle aree demaniali e degli
specchi acquei in relazione alla valenza turistica.
2. Il piano di cui al comma 1 è adottato dal Consiglio
regionale, su proposta della Giunta regionale, sentiti i
sindaci dei comuni interessati nonché, limitatamente al
piano di cui al comma 1, lettera a), la competente autorità
marittima statale e le associazioni regionali di categoria,
appartenenti
alle
organizzazioni
sindacali
più
rappresentative del settore.
3. I PUA dei comuni devono essere conformi alle
disposizioni contenute nei piani di cui al presente articolo.
1. Per garantire l'utilizzazione programmata e razionale
delle aree del demanio marittimo per finalità turistiche e
ricreative, la Regione adotta, sulla base della cartografia
catastale nonché dei dati forniti dal Sistema informativo
del demanio marittimo (SID), ai sensi dall'articolo 6,
comma 3, del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400
(Disposizioni per la determinazione dei canoni relativi a
concessioni demaniali marittime) convertito, con
modificazioni, della legge 4 dicembre 1993, n. 494, un
piano di utilizzazione delle aree del demanio marittimo.
Detto piano, in particolare:
a) individua le aree destinate all'utilizzazione turisticoricreativa, tenuto conto anche dei piani di utilizzazione
degli arenili (PUA) adottati dai comuni;
b) stabilisce i criteri per l'utilizzazione delle aree
demaniali per finalità turistiche e ricreative, nel rispetto
delle norme urbanistiche, di tutela ambientale e di quanto
previsto dal presente capo;
c) stabilisce la classificazione delle aree demaniali e degli
specchi acquei in relazione alla valenza turistica.
2. Il piano di cui al comma 1 è adottato dal Consiglio
regionale, su proposta della Giunta regionale, sentiti i
sindaci dei comuni interessati nonché, limitatamente al
piano di cui al comma 1, lettera a), la competente autorità
marittima statale e le associazioni regionali di categoria,
appartenenti
alle
organizzazioni
sindacali
più
rappresentative del settore.
3. I PUA dei comuni devono essere conformi alle
disposizioni contenute nei piani di cui al presente articolo.
(…)
Art. 46-bis
(Valenza turistica delle aree del demanio marittimo)
1. I Comuni provvedono a classificare le aree
demaniali marittime, i manufatti, le pertinenze e gli
specchi acquei destinati ad un utilizzo per finalità
turistico-ricreative in conformità a quanto previsto
dall’articolo 1, comma 251, della legge 27 dicembre
2006, n. 296 Disposizioni per la formazione del bilancio
annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria
2007). La classificazione è effettuata, anche per aree
omogenee, sulla base dei seguenti criteri:
a) caratteristiche fisiche, ambientali e paesaggistiche;
b) grado di sviluppo turistico esistente;
c) stato delle acque con riferimento alla balneabilità;
d) ubicazione ed accessibilità agli esercizi.
2. L’applicazione dei criteri di cui al comma 1 avviene
sulla base dei dati medi relativi all’ultimo triennio,
tenendo conto delle fonti e degli indicatori individuati
con deliberazione della Giunta regionale.
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3. La classificazione delle aree demaniali marittime,
manufatti, pertinenze e specchi d’acqua è soggetta, di
norma, a revisione quinquennale. I Comuni, qualora
riscontrino variazioni di uno o più dei dati di cui al
comma 2, tali da influire sulla classificazione
effettuata, possono procedere ad una nuova
classificazione nel corso del quinquennio.
(…)
Art. 52
Art. 52
Tipologie di utilizzazione delle aree demaniali per finalità Tipologie di utilizzazione delle aree demaniali per finalità
turistiche e ricreative.
turistiche e ricreative.
1. Rientrano tra le tipologie di utilizzazione delle aree 1. Rientrano tra le tipologie di utilizzazione delle aree
demaniali marittime per finalità turistiche e ricreative, in demaniali marittime per finalità turistiche e ricreative, in
particolare:
particolare:
a) gli stabilimenti balneari;
a) gli stabilimenti balneari;
b) le spiagge attrezzate;
b) le spiagge attrezzate;
c) le spiagge libere attrezzate;
c) le spiagge libere attrezzate;
d) i punti di ormeggio;
d) i punti di ormeggio;
e) gli esercizi di ristorazione e somministrazione di e) gli esercizi di ristorazione e somministrazione di
bevande, cibi precotti e generi di monopolio;
bevande, cibi precotti e generi di monopolio;
f) l'esercizio del noleggio di imbarcazioni e natanti in f) l'esercizio del noleggio di imbarcazioni e natanti in
genere;
genere;
g) la gestione di strutture ricettive ed attività ricreative e g) la gestione di strutture ricettive ed attività ricreative e
sportive.
sportive;
2. La Regione, concordemente con le altre Regioni e le g-bis) servizi di altra natura e conduzione di strutture
Province autonome di Trento e Bolzano, individua le a uso abitativo, compatibilmente con le esigenze di
ulteriori tipologie a valenza generale relativamente alle utilizzazione di cui alle precedenti categorie.
attività correlate con la balneazione, la fruizione turistica 2. La Regione, concordemente con le altre Regioni e le
di arenili e di aree demaniali diverse ed il turismo nautico. Province autonome di Trento e Bolzano, individua le
3. Con i regolamenti regionali di cui all'articolo 56 sono ulteriori tipologie a valenza generale relativamente alle
stabiliti i requisiti e le caratteristiche delle diverse attività correlate con la balneazione, la fruizione turistica
tipologie di utilizzazione delle aree demaniali di cui al di arenili e di aree demaniali diverse ed il turismo nautico.
comma 1.
3. Con i regolamenti regionali di cui all'articolo 56 sono
4. La provincia competente per territorio provvede alla stabiliti i requisiti e le caratteristiche delle diverse
classificazione degli stabilimenti balneari in relazione alle tipologie di utilizzazione delle aree demaniali di cui al
specifiche caratteristiche ed ai requisiti posseduti. A tal comma 1.
fine, con i regolamenti regionali di cui al comma 3 sono 4. La provincia competente per territorio provvede alla
stabiliti, in particolare, i criteri ed i requisiti minimi classificazione degli stabilimenti balneari in relazione alle
funzionali e strutturali per l'attribuzione dei diversi livelli specifiche caratteristiche ed ai requisiti posseduti. A tal
di classificazione ed i relativi segni distintivi.
fine, con i regolamenti regionali di cui al comma 3 sono
stabiliti, in particolare, i criteri ed i requisiti minimi
funzionali e strutturali per l'attribuzione dei diversi livelli
di classificazione ed i relativi segni distintivi.
Art. 13
(Sportello regionale per le attività produttive)
L.R. Stat. n. 1/2004
Art. 47
Funzione regolamentare.
1. La Giunta regionale esercita la funzione regolamentare
nelle materie di competenza legislativa, concorrente ed
esclusiva della Regione, nei limiti previsti dalle specifiche
leggi regionali che rinviano espressamente alle norme
regolamentari, ferma restando la funzione regolamentare
del Consiglio regionale prevista all'articolo 23, comma 2,
lettera o).
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2. I regolamenti adottati dalla Giunta possono assumere la
forma di:
a) regolamenti esecutivi di leggi regionali;
b) regolamenti di attuazione e integrazione di leggi
regionali;
c) regolamenti autorizzati da apposita legge regionale, che
determina le norme generali regolatrici della materia e
dispone, ove necessario, l'abrogazione delle norme
vigenti, con effetto dalla data di entrata in vigore delle
norme regolamentari, purché relativi a disciplina non
coperta da riserva assoluta di legge prevista dalla
Costituzione né riservata alla legge regionale ai sensi dello
Statuto;
d) regolamenti per l'organizzazione ed il funzionamento
delle strutture della Giunta, secondo le disposizioni dettate
dalla legge regionale.
3. I regolamenti di cui al comma 2, lettera c), sono adottati
sentito il parere del Comitato di garanzia statutaria.
Eventuali modifiche agli stessi regolamenti possono
essere apportate purché compatibili con le norme generali
regolatrici della materia determinate dalla legge regionale
di autorizzazione.
4. La Giunta può altresì adottare regolamenti per
l'attuazione della normativa comunitaria, ai sensi
dell'articolo 11, comma 4.
Art. 14
(Modifiche alla legge regionale 6 dicembre 2004, n. 17 - “Disciplina organica in materia di cave e torbiere e
modifiche alla legge regionale 6 agosto 1999, n. 14 “Organizzazione delle funzioni a livello regionale e locale per la
realizzazione del decentramento amministrativo” e successive modifiche)
L.R. 6 dicembre 2004, n.17
L.R. 6 dicembre 2004, n.17
Art. 5
(Definizioni)
Art. 5
(Definizioni)
1. Ai fini della presente legge si intende per:
a) “attività di ricerca di materiali di cava e torbiera” il
complesso dei lavori necessari per l’individuazione del
giacimento e delle sue caratteristiche fisicomerceologiche, in particolare, attraverso:
1) campionature superficiali;
2) piccole trincee;
3) rilievi geofisici;
4) sondaggi geognostici;
5) prove industriali su campioni di minerale;
b) “attività di coltivazione di cava e torbiera” l’attività di
escavazione dei materiali di cava e torbiera finalizzata alla
commercializzazione del materiale estratto o trasformato;
c) “attività estrattive” le attività di cui alle lettere a) e b);
d) “ampliamento” l’estensione dell’attività di cui alla
lettera b) a profondità maggiore rispetto a quella
autorizzata ovvero su aree adiacenti o finitime non
rientranti nel piano di coltivazione autorizzato, che non
implichi una soluzione di continuità giacimentologica, pur
in presenza di soluzione di continuità topografica, dei
lavori di escavazione;
e) “piano di ricerca” il piano per l’individuazione di un
1. Ai fini della presente legge si intende per:
a) “attività di ricerca di materiali di cava e torbiera” il
complesso dei lavori necessari per l’individuazione del
giacimento e delle sue caratteristiche fisicomerceologiche, in particolare, attraverso:
1) campionature superficiali;
2) piccole trincee;
3) rilievi geofisici;
4) sondaggi geognostici;
5) prove industriali su campioni di minerale;
b) “attività di coltivazione di cava e torbiera” l’attività di
escavazione dei materiali di cava e torbiera finalizzata alla
commercializzazione del materiale estratto o trasformato;
c) “attività estrattive” le attività di cui alle lettere a) e b);
d) “ampliamento” l’estensione dell’attività di cui alla
lettera b) a profondità maggiore rispetto a quella
autorizzata ovvero su aree adiacenti o finitime non
rientranti nel piano di coltivazione autorizzato, che non
implichi una soluzione di continuità giacimentologica, pur
in presenza di soluzione di continuità topografica, dei
lavori di escavazione;
e) “piano di ricerca” il piano per l’individuazione di un
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giacimento su un’area che prevede, in particolare:
1) il complesso estrattivo;
2) il tipo e la quantità di materiali estraibili;
3) le discariche dei materiali di risulta;
4) le eventuali strade di servizio;
5) gli interventi di recupero ambientale;
f) “piano di coltivazione e di recupero ambientale” il
piano di sfruttamento estrattivo di un’area che prevede, in
particolare, oltre a quanto indicato alla lettera e):
1) gli impianti di prima lavorazione, le opere connesse e le
volumetrie di servizio, in quanto precari e temporanei,
ubicati nel perimetro della cava o torbiera;
2) gli impianti di seconda lavorazione o trasformazione,
limitatamente alla durata dell'autorizzazione e in quanto
compatibili con gli strumenti urbanistici comunali vigenti,
ubicati nel perimetro della cava o torbiera.
giacimento su un’area che prevede, in particolare:
1) il complesso estrattivo;
2) il tipo e la quantità di materiali estraibili;
3) le discariche dei materiali di risulta;
4) le eventuali strade di servizio;
5) gli interventi di recupero ambientale;
f) “piano di coltivazione e di recupero ambientale” il
piano di sfruttamento estrattivo di un’area che prevede, in
particolare, oltre a quanto indicato alla lettera e):
1) gli impianti di prima lavorazione, le opere connesse e le
volumetrie di servizio, in quanto precari e temporanei,
ubicati nel perimetro della cava o torbiera o esterni allo
stesso, purché asserviti, quali pertinenze minerarie,
solo alle esigenze della cava o torbiera stessa;
2) gli impianti di seconda lavorazione o trasformazione,
limitatamente alla durata dell'autorizzazione e in quanto
compatibili con gli strumenti urbanistici comunali vigenti,
ubicati nel perimetro della cava o torbiera.
(…)
Art. 8
(Commissione regionale consultiva per le attività
estrattive. Conferenza di servizi)
Art. 8
(Commissione regionale consultiva per le attività
estrattive. Conferenza di servizi)
1. E’ istituita presso l’assessorato regionale competente in
materia di attività produttive la commissione regionale
consultiva per le attività estrattive, di seguito denominata
CRC, quale organismo tecnico-amministrativo di supporto
alla Regione ed agli enti locali per l’esercizio delle
rispettive funzioni.
2. In particolare la CRC:
a) rappresenta, sotto il profilo tecnico-amministrativo, gli
interessi regionali nelle conferenze di servizi convocate ai
sensi del comma 10;
b) presta assistenza tecnica ai comuni per gli adempimenti
di loro competenza, ai sensi dell’articolo 30 della l.r.
14/1999 e successive modifiche;
c) esprime parere sul piano regionale delle attività
estrattive e sui relativi aggiornamenti previsti dall’articolo
9, nonché sull’autorizzazione per la coltivazione nei corsi
d’acqua di cui all’articolo 17.
1. E’ istituita presso l’assessorato regionale competente in
materia di attività produttive la commissione regionale
consultiva per le attività estrattive, di seguito denominata
CRC, quale organismo tecnico-amministrativo di supporto
alla Regione ed agli enti locali per l’esercizio delle
rispettive funzioni.
2. In particolare la CRC:
a) rappresenta, sotto il profilo tecnico-amministrativo, gli
interessi regionali nelle conferenze di servizi convocate ai
sensi del comma 10;
b) presta assistenza tecnica ai comuni per gli adempimenti
di loro competenza, ai sensi dell’articolo 30 della l.r.
14/1999 e successive modifiche;
c) esprime parere sul piano regionale delle attività
estrattive e sui relativi aggiornamenti previsti dall’articolo
9, nonché sull’autorizzazione per la coltivazione nei corsi
d’acqua di cui all’articolo 17.
3. La CRC è composta da:
a) il direttore regionale competente in materia di attività
produttive, che la presiede, o altro dirigente delegato ad
esprimerne definitivamente la volontà;
b) il dirigente regionale della struttura competente in
materia di attività estrattive o altro dirigente delegato ad
esprimerne definitivamente la volontà;
c) un dirigente regionale appartenente alla struttura
competente in materia di territorio ed urbanistica o altro
dirigente delegato ad esprimerne definitivamente la
volontà;
d) un dirigente regionale appartenente alla struttura
competente in materia di ambiente o altro dirigente
delegato ad esprimerne definitivamente la volontà;
e) il dirigente regionale dell’Avvocatura o altro avvocato
3. La CRC è composta da:
a) il direttore regionale competente in materia di attività
produttive, che la presiede, o altro dirigente delegato ad
esprimerne definitivamente la volontà;
b) il dirigente regionale della struttura competente in
materia di attività estrattive o altro dirigente delegato ad
esprimerne definitivamente la volontà;
c) un dirigente regionale appartenente alla struttura
competente in materia di territorio ed urbanistica o altro
dirigente delegato ad esprimerne definitivamente la
volontà;
d) un dirigente regionale appartenente alla struttura
competente in materia di ambiente o altro dirigente
delegato ad esprimerne definitivamente la volontà;
e) il dirigente regionale dell’Avvocatura o altro avvocato
57
20/03/2014
appartenente alla stessa struttura delegato ad esprimerne
definitivamente la volontà;
f) tre esperti, esterni all’amministrazione regionale, in
possesso dei necessari requisiti di professionalità e
competenza, rispettivamente, in ingegneria mineraria, in
geologia ed in scienze agronomiche e forestali;
g) un rappresentante di ogni provincia.
appartenente alla stessa struttura delegato ad esprimerne
definitivamente la volontà;
f) tre esperti, esterni all’amministrazione regionale, in
possesso dei necessari requisiti di professionalità e
competenza, rispettivamente, in ingegneria mineraria, in
geologia ed in scienze agronomiche e forestali;
g) un rappresentante di ogni provincia.
4. I dirigenti di cui al comma 3, lettere c) e d) sono
designati dai rispettivi assessori di riferimento; gli esperti
di cui al comma 3, lettera f) sono designati dal Consiglio
regionale, con voto limitato a due; il rappresentante di cui
al comma 3, lettera g) è designato dall’organo provinciale
competente.
4. I dirigenti di cui al comma 3, lettere c) e d) sono
designati dai rispettivi assessori di riferimento; gli esperti
di cui al comma 3, lettera f) sono designati dal Consiglio
regionale, con voto limitato a due; il rappresentante di cui
al comma 3, lettera g) è designato dall’organo provinciale
competente.
5. Il Presidente della Regione costituisce la CRC e
determina per gli esperti di cui al comma 3, lettera f) il
compenso onnicomprensivo previsto all’articolo 387,
comma 2, del regolamento regionale 6 settembre 2002, n.
1 (Regolamento di organizzazione degli uffici e dei servizi
della Giunta regionale) e successive modifiche .
5. Il Presidente della Regione costituisce la CRC e
determina per gli esperti di cui al comma 3, lettera f) il
compenso onnicomprensivo previsto all’articolo 387,
comma 2, del regolamento regionale 6 settembre 2002, n.
1 (Regolamento di organizzazione degli uffici e dei servizi
della Giunta regionale) e successive modifiche .
6. La CRC dura in carica per la durata della legislatura
regionale ed è rinnovata entro quarantacinque giorni dalla
data di insediamento della nuova Giunta regionale ai sensi
della legge regionale 3 febbraio 1993, n. 12 (Disciplina
transitoria del rinnovo degli organi amministrativi di
competenza della Regione Lazio).
6. La CRC dura in carica per la durata della legislatura
regionale ed è rinnovata entro quarantacinque giorni dalla
data di insediamento della nuova Giunta regionale ai sensi
della legge regionale 3 febbraio 1993, n. 12 (Disciplina
transitoria del rinnovo degli organi amministrativi di
competenza della Regione Lazio).
7. Le funzioni di segretario della CRC sono svolte da un
dipendente regionale, appartenente alla categoria D, in
servizio presso la struttura competente in materia di
attività estrattive, designato dal direttore regionale
competente in materia di attività produttive.
7. Le funzioni di segretario della CRC sono svolte da un
dipendente regionale, appartenente alla categoria D, in
servizio presso la struttura competente in materia di
attività estrattive, designato dal direttore regionale
competente in materia di attività produttive.
8. Le sedute della CRC sono valide quando sono presenti 8. Le sedute della CRC sono valide quando sono presenti
almeno quattro componenti e le deliberazioni sono almeno quattro componenti e le deliberazioni sono
adottate a maggioranza dei presenti.
adottate a maggioranza dei presenti.
9. Le procedure di funzionamento della CRC ed i termini 9. Le procedure di funzionamento della CRC ed i termini
per il rilascio dei relativi pareri e osservazioni sono per il rilascio dei relativi pareri e osservazioni sono
disciplinati dal regolamento regionale di cui all’articolo 7. disciplinati dal regolamento regionale di cui all’articolo 7.
Decorsi inutilmente i termini stabiliti dal regolamento,
il parere si intende favorevole. I suddetti termini
possono essere sospesi una volta sola qualora la CRC
rappresenti specifiche esigenze istruttorie
10. I comuni competenti al rilascio delle autorizzazioni di
cui agli articoli 11 e 12 convocano apposite conferenze di
servizi, anche presso la sede della CRC. Qualora i comuni
competenti abbiano una popolazione inferiore a
quindicimila abitanti ovvero la cava o torbiera insista nel
territorio di più comuni, la conferenza di servizi può
essere convocata dalle province, previa intesa con i
comuni interessati. Alle conferenze di servizi sono invitati
a partecipare i soggetti comunque coinvolti ad esprimere
pareri, nulla osta o atti di assenso comunque denominati
previsti dalla normativa vigente .
10. I comuni competenti al rilascio delle autorizzazioni di
cui agli articoli 11 e 12 convocano apposite conferenze di
servizi, anche presso la sede della CRC. Qualora i comuni
competenti abbiano una popolazione inferiore a
quindicimila abitanti ovvero la cava o torbiera insista nel
territorio di più comuni, la conferenza di servizi può
essere convocata dalle province, previa intesa con i
comuni interessati. Alle conferenze di servizi sono invitati
a partecipare i soggetti comunque coinvolti ad esprimere
pareri, nulla osta o atti di assenso comunque denominati
previsti dalla normativa vigente .
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(…)
Art. 30
(Apertura di nuove cave e torbiere ed ampliamenti)
Art. 30
(Apertura di nuove cave e torbiere ed ampliamenti)
1. Non si possono, di norma, rilasciare autorizzazioni per
l’apertura di nuove cave e torbiere fino all’adeguamento
del PTPG al PRAE, ai sensi dell’articolo 10, salvo quanto
stabilito
al
presente
articolo.
2. A decorrere dalla data di entrata in vigore del
regolamento regionale di cui all'articolo 7, l’apertura di
nuove cave e torbiere, in assenza dei PTPG, adeguati ai
sensi dell’articolo 10, può essere autorizzata dalla Giunta
regionale solo in caso di preminente interesse socioeconomico sovracomunale, previo parere vincolante delle
commissioni consiliari competenti in materia di attività
produttive ed ambiente, sulla base delle risultanze della
conferenza di servizi di cui all’articolo 8, comma 10. Ove
sia ritenuto sussistente l’interesse sovracomunale,
l’attività estrattiva può essere esercitata in zona
compatibile in base agli strumenti urbanistici generali
vigenti o in zona agricola non vincolata.
3. Le modalità ed i termini per la presentazione della
domanda e della relativa documentazione ai fini del
rilascio dell’autorizzazione di cui al presente articolo sono
appositamente disciplinati dal regolamento regionale di
cui all’articolo 7.
1. Non si possono, di norma, rilasciare autorizzazioni per
l’apertura di nuove cave e torbiere fino all’adeguamento
del PTPG al PRAE, ai sensi dell’articolo 10, salvo quanto
stabilito
al
presente
articolo.
2. A decorrere dalla data di entrata in vigore del
regolamento regionale di cui all'articolo 7, l’apertura di
nuove cave e torbiere, in assenza dei PTPG, adeguati ai
sensi dell’articolo 10, può essere autorizzata dal direttore
della direzione regionale competente, solo in caso di
preminente interesse socio-economico sovracomunale,
previo parere della CRC e sulla base delle risultanze di
apposita conferenza di servizi indetta ai sensi della
normativa vigente ove sia ritenuto sussistente l’interesse
sovracomunale, l’attività estrattiva può essere esercitata in
zona compatibile in base agli strumenti urbanistici
generali vigenti o in zona agricola non vincolata.
3. Le modalità ed i termini per la presentazione della
domanda e della relativa documentazione ai fini del
rilascio dell’autorizzazione di cui al presente articolo sono
appositamente disciplinati dal regolamento regionale di
cui
all’articolo
7.
4. L’autorizzazione di cui al presente articolo ha durata 4. L’autorizzazione di cui al presente articolo ha durata
non superiore a dieci anni.
non superiore a dieci anni salvo rinnovo, per motivate
esigenze produttive, per un periodo commisurato al
giacimento residuo. La procedura per il rinnovo e le
modalità per la determinazione della cubatura residua
del giacimento sono stabilite dal regolamento regionale
di cui all’articolo 7.
5. In caso di esaurimento di cave e torbiere autorizzate nel
periodo compreso tra la data di entrata in vigore della
presente legge e quella di approvazione dei PTPG,
adeguati ai sensi dell’articolo 10, l’ampliamento
dell’attività di coltivazione è autorizzato secondo quanto
previsto dall’articolo 31, comma 3.
5. In caso di esaurimento di cave e torbiere autorizzate nel
periodo antecedente l’approvazione dei PTPG, adeguati
ai sensi dell’articolo 10, l’ampliamento dell’attività di
coltivazione è autorizzato dai comuni competenti per
territorio, previo parere della CRC, per un massimo di
cinque anni
5 bis. Il Comune può autorizzare un secondo
ampliamento delle attività estrattive in corso per un
massimo di 5 anni, previa indizione della conferenza di
servizi di cui all’articolo 8, comma 10, dopo aver
acquisito il parere della CRC, nel caso in cui sussistano
esigenze di salvaguardia dei livelli occupazionali,
nonché il preminente interesse socio-economico sovra
comunale
6. Ai fini dell'applicazione del presente articolo si 6. Ai fini dell'applicazione del presente articolo si
osservano le disposizioni dei precedenti capi, in quanto osservano le disposizioni dei precedenti capi, in quanto
compatibili.
compatibili.
Art. 31
Art. 31
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(Procedimenti istruttori avviati per l’apertura di nuove
cave e torbiere e per il relativo ampliamento)
(Procedimenti istruttori avviati per l’apertura di nuove
cave e torbiere e per il relativo ampliamento)
1. L’apertura di nuove cave e torbiere, per le quali, alla
data di entrata in vigore del regolamento regionale di cui
all'articolo 7, è già stata presentata la relativa domanda e
non si è ancora concluso il procedimento istruttorio, è
autorizzata dalla Giunta regionale, nel rispetto delle
procedure di cui all’articolo 30, comma 2.
1. L’apertura di nuove cave e torbiere, per le quali, alla
data di entrata in vigore del regolamento regionale di cui
all'articolo 7, è già stata presentata la relativa domanda e
non si è ancora concluso il procedimento istruttorio, è
autorizzata dal direttore della direzione regionale
competente, nel rispetto delle procedure di cui all’articolo
30, comma 2.
2. L’autorizzazione di cui al comma 1 ha durata non 2. L’autorizzazione di cui al comma 1 ha durata non
superiore a dieci anni.
superiore a dieci anni.
3. L’ampliamento delle attività estrattive in corso, per le
quali, alla data di entrata in vigore del regolamento
regionale di cui all'articolo 7, è già stata presentata la
relativa domanda e non si è ancora concluso il
procedimento istruttorio, è autorizzata dai comuni
competenti per territorio, previo parere della CRC per un
massimo di cinque anni.
3. L’ampliamento delle attività estrattive in corso, per le
quali, alla data di entrata in vigore del regolamento
regionale di cui all'articolo 7, è già stata presentata la
relativa domanda e non si è ancora concluso il
procedimento istruttorio, è autorizzata dai comuni
competenti per territorio, previo parere della CRC per un
massimo di cinque anni.
4. Le modalità ed i termini per la presentazione della
eventuale documentazione integrativa ai fini del rilascio
delle autorizzazioni di cui al presente articolo sono
appositamente disciplinati dal regolamento regionale di
cui all’articolo 7.
4. Le modalità ed i termini per la presentazione della
eventuale documentazione integrativa ai fini del rilascio
delle autorizzazioni di cui al presente articolo sono
appositamente disciplinati dal regolamento regionale di
cui all’articolo 7.
5. Ai fini dell'applicazione del presente articolo si 5. Ai fini dell'applicazione del presente articolo si
osservano le disposizioni dei precedenti capi, in quanto osservano le disposizioni dei precedenti capi, in quanto
compatibili.
compatibili.
(…)
(…)
Art. 34
(Proroga delle autorizzazioni in scadenza)
Art. 34
(Proroga delle autorizzazioni in scadenza)
1. Al solo fine di completare il piano di coltivazione e di
recupero ambientale, il comune competente, previo parere
della CRC, proroga, per un periodo di cinque anni,
prorogabile, nel rispetto delle medesime procedure
previste dal presente articolo, di ulteriori cinque anni,
l’autorizzazione per l’attività di coltivazione in scadenza
in data antecedente alla data di approvazione dei PTPG
adeguati ai sensi dell’articolo 10.
1. Al solo fine di completare il piano di coltivazione e di
recupero ambientale, il comune competente, previo parere
della CRC, proroga, per un periodo di cinque anni,
prorogabile, nel rispetto delle medesime procedure
previste dal presente articolo, di ulteriori cinque anni,
l’autorizzazione per l’attività di coltivazione in scadenza
in data antecedente alla data di approvazione dei PTPG
adeguati ai sensi dell’articolo 10.
2. Al solo fine di completare il piano di coltivazione e di
recupero ambientale, il comune competente, previo parere
della CRC, proroga, per un periodo non superiore a cinque
anni, l’autorizzazione per l’ampliamento dell’attività di
coltivazione di cava e torbiera in scadenza in data
antecedente alla data di approvazione dei PTPG adeguati
ai sensi dell’articolo 10.
2. Al solo fine di completare il piano di coltivazione e di
recupero ambientale, il comune competente, previo parere
della CRC, proroga, per un periodo di cinque anni,
prorogabile, nel rispetto delle medesime procedure
previste dal presente articolo, di ulteriori cinque anni,
l’autorizzazione per l’ampliamento dell’attività di
coltivazione di cava e torbiera in scadenza in data
antecedente alla data di approvazione dei PTPG adeguati
ai sensi dell’articolo 10.
3. Le proroghe di cui ai commi 1 e 2 sono richieste dal 3. Le proroghe di cui ai commi 1 e 2 sono richieste dal
titolare dell’autorizzazione almeno tre mesi prima della titolare dell’autorizzazione almeno tre mesi prima della
scadenza dell’autorizzazione stessa, presentando la scadenza dell’autorizzazione stessa, presentando la
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documentazione
appositamente
disciplinata
regolamento regionale di cui all’articolo 7.
dal documentazione
appositamente
disciplinata
regolamento regionale di cui all’articolo 7.
dal
4. Ai fini dell'applicazione del presente articolo si 4. Ai fini dell'applicazione del presente articolo si
osservano le disposizioni dei precedenti capi, in quanto osservano le disposizioni dei precedenti capi, in quanto
compatibili.
compatibili.
5. L’ulteriore proroga di cui al comma 1 dopo il primo 5. L’ulteriore proroga di cui al comma 1 dopo il primo
quinquennio e la proroga di cui al comma 2 non devono quinquennio e la proroga di cui al comma 2 non devono
comportare variazioni ed aggravamenti delle condizioni comportare variazioni ed aggravamenti delle condizioni
idrogeologiche delle aree circostanti il sito estrattivo idrogeologiche delle aree circostanti il sito estrattivo
ricadenti, in ogni caso, nell’ambito comunale. A tal fine ricadenti, in ogni caso, nell’ambito comunale. A tal fine
l’amministrazione comunale deve commissionare ad l’amministrazione comunale deve commissionare ad
università o ad altri enti abilitati alla valutazione del università o ad altri enti abilitati alla valutazione del
rischio idrogeologico uno studio per la determinazione rischio idrogeologico uno studio per la determinazione
degli effetti e dei pericoli connessi a tali variazioni o degli effetti e dei pericoli connessi a tali variazioni o
aggravamenti di cui tenere conto in sede di autorizzazione aggravamenti di cui tenere conto in sede di autorizzazione
alle suddette proroghe.
alle suddette proroghe.
Art. 15
(Riduzione dei costi di partecipazione agli organismi pubblici)
omissis
CAPO II
DISPOSIZIONI IN MATERIA DI SANITÀ E SERVIZI SOCIO-ASSISTENZIALI
Art. 16
(Modifiche alla legge regionale 3 marzo 2003, n. 4 - “Norme in materia di autorizzazione alla realizzazione di
strutture e all'esercizio di attività sanitarie e socio-sanitarie , di accreditamento istituzionale e di accordi contrattuali)
L.R. 3 marzo 2003, n.4
L.R. 3 marzo 2003, n.4
Art. 2
(Compiti della Regione)
Art. 2
(Compiti della Regione)
1. La Regione:
1. La Regione:
a) definisce con apposito atto programmatorio, adottato a) definisce, con deliberazione della Giunta regionale,
dalla Giunta regionale, sentita la competente commissione il fabbisogno di assistenza in ambito regionale, alla
consiliare, in coerenza con il piano sanitario regionale:
luce della localizzazione territoriale delle strutture
1) il fabbisogno complessivo di assistenza in ambito presenti, nonché delle funzioni sanitarie e socioregionale, nonché in rapporto alla localizzazione sanitarie individuate dal piano sanitario regionale, allo
territoriale delle strutture sanitarie e socio-sanitarie, scopo di garantire i livelli essenziali ed uniformi di
pubbliche e private, anche al fine di meglio garantire assistenza, gli eventuali livelli integrativi locali e le
l’accessibilità ai servizi e valorizzare le aree di esigenze connesse all’assistenza integrativa e la
insediamento prioritario di nuove strutture;
quantità di prestazioni erogabili dai soggetti
2) il fabbisogno di assistenza secondo le funzioni sanitarie accreditati in eccesso rispetto al suddetto fabbisogno,
e socio-sanitarie individuate dal piano sanitario regionale in modo da assicurare un’efficace competizione tra le
per garantire i livelli essenziali ed uniformi di assistenza, strutture accreditate;
gli eventuali livelli integrativi locali e le esigenze b) stabilisce, sulla base della normativa vigente, i requisiti
connesse all’assistenza integrativa, nonché la quantità di minimi per la realizzazione di strutture e l’esercizio di
prestazioni accreditabili in eccesso rispetto al suddetto attività sanitarie e socio-sanitarie;
fabbisogno, in modo da assicurare un’efficace c) effettua la verifica di compatibilità ai fini del rilascio
competizione tra le strutture accreditate;
dell’autorizzazione alla realizzazione di strutture sanitarie
b) stabilisce, sulla base della normativa vigente, i requisiti e socio-sanitarie, di seguito denominata "autorizzazione
minimi per la realizzazione di strutture e l’esercizio di alla realizzazione";
attività sanitarie e socio-sanitarie;
d) rilascia l’autorizzazione all’esercizio di attività
c) effettua la verifica di compatibilità ai fini del rilascio sanitarie e socio-sanitarie, di seguito denominata
dell’autorizzazione alla realizzazione di strutture sanitarie “autorizzazione all’esercizio”;
e socio-sanitarie, di seguito denominata "autorizzazione e) stabilisce, ai fini dell’accreditamento istituzionale, i
alla realizzazione";
requisiti ulteriori di qualificazione di cui all’articolo 8d) rilascia l’autorizzazione all’esercizio di attività sanitarie quater, comma 1, del decreto legislativo, nonché gli
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e socio-sanitarie, di seguito denominata “autorizzazione
all’esercizio”;
e) stabilisce, ai fini dell’accreditamento istituzionale, i
requisiti ulteriori di qualificazione di cui all’articolo 8quater, comma 1, del decreto legislativo, nonché gli
indicatori ed i livelli di accettabilità dei relativi valori per
la verifica dell’attività svolta e dei risultati raggiunti ;
f) rilascia l’accreditamento istituzionale, di seguito
denominato "accreditamento";
g) determina la disciplina degli accordi contrattuali di cui
al capo IV.
indicatori ed i livelli di accettabilità dei relativi valori per
la verifica dell’attività svolta e dei risultati raggiunti ;
f) rilascia l’accreditamento istituzionale, di seguito
denominato "accreditamento";
g) determina la disciplina degli accordi contrattuali di cui
al capo IV.
(…)
(…)
Art. 6
(Autorizzazione alla realizzazione)
Art. 6
(Autorizzazione alla realizzazione)
1. I soggetti, pubblici e privati, che intendono realizzare,
ampliare, trasformare o trasferire una struttura di cui
all'articolo 4, comma 1, inoltrano al Comune competente
per territorio la relativa richiesta di autorizzazione. La
richiesta è corredata del progetto, nel quale sono illustrate,
in particolare, le misure previste per il rispetto dei requisiti
minimi strutturali e impiantistici stabiliti con il
provvedimento di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a), e,
per le strutture pubbliche ed equiparate, di quelli necessari
per l’accreditamento stabiliti con il provvedimento di cui
all’articolo 13, comma 1.
1. I soggetti, pubblici e privati, che intendono realizzare,
ampliare, trasformare o trasferire una struttura di cui
all'articolo 4, comma 1, inoltrano al Comune competente
per territorio la relativa richiesta di autorizzazione. La
richiesta è corredata del progetto, nel quale sono illustrate,
in particolare, le misure previste per il rispetto dei requisiti
minimi strutturali e impiantistici stabiliti con il
provvedimento di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a), e,
per le strutture pubbliche ed equiparate, di quelli necessari
per l’accreditamento stabiliti con il provvedimento di cui
all’articolo 13, comma 1.
2. Il Comune invia la documentazione contenuta nella
richiesta di autorizzazione alla realizzazione alla Regione,
che provvede, con le modalità e nei termini previsti dal
regolamento di cui all’articolo 5,comma 1,lettera b) ad
effettuare la verifica di compatibilità rispetto al
fabbisogno
di
assistenza
risultante
dall’atto
programmatorio di cui all’articolo 2, comma 1, lettera
a),numero 1.
2. Il Comune, limitatamente alle strutture di cui alle
lettere b) e c) dell’articolo 4, comma 1, invia la
documentazione contenuta nella richiesta di
autorizzazione alla realizzazione alla Regione, la quale,
con le modalità e nei termini previsti dal regolamento
di cui all’articolo 5, comma 1, lettera b), effettua la
verifica di cui all’articolo 8-ter, comma 3, del decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della
disciplina in materia sanitaria, a norma dell'articolo 1
della legge 23 ottobre 1992, n. 421) e successive
modificazioni. La verifica attesta la non contrarietà
della richiesta alle esigenze di programmazione
regionale.
3. Il Comune, rilascia l’autorizzazione tenuto conto della 3. Il Comune, rilascia l’autorizzazione tenuto conto della
verifica di compatibilità da parte della Regione.
verifica di compatibilità da parte della Regione.
4. Il Comune comunica alla Regione il provvedimento con 4. Il Comune comunica alla Regione il provvedimento con
il quale rilascia l’autorizzazione alla realizzazione.
il quale rilascia l’autorizzazione alla realizzazione.
5. Al fine di semplificare il procedimento può essere
convocata la conferenza di servizi di cui all’articolo 14
della legge 7 agosto 1990, n. 241, (Nuove norme in
materia di procedimento amministrativo e di diritto di
accesso ai documenti amministrativi) e successive
modifiche.
5. Al fine di semplificare il procedimento può essere
convocata la conferenza di servizi di cui all’articolo 14
della legge 7 agosto 1990, n. 241, (Nuove norme in
materia di procedimento amministrativo e di diritto di
accesso ai documenti amministrativi) e successive
modifiche.
(…)
(…)
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Art. 14
(Accreditamento)
Art. 14
(Accreditamento)
1. I soggetti autorizzati all'esercizio ai sensi dell'articolo 7
che intendono ottenere l’accreditamento inoltrano la
relativa richiesta alla Regione con le modalità previste dal
regolamento di cui all'articolo 13, comma 3.
1. I soggetti autorizzati all'esercizio ai sensi dell'articolo 7
che intendono ottenere l’accreditamento inoltrano la
relativa richiesta alla Regione con le modalità previste dal
regolamento di cui all'articolo 13, comma 3.
2. La Regione provvede ad effettuare la verifica della
funzionalità rispetto al fabbisogno di assistenza ed alla
quantità di prestazioni accreditabili in eccesso risultanti
dall’atto programmatorio di cui all’articolo 2,comma
1,lettera a),numero 2).
2. La Regione provvede ad effettuare la verifica della
funzionalità rispetto al fabbisogno di assistenza ed alla
quantità di prestazioni accreditabili in eccesso, in
conformità a quanto previsto dall’articolo 2, comma 1,
lettera a).
3. In caso di verifica positiva, la Regione espleta l’attività
istruttoria con le procedure previste dal regolamento di cui
all’articolo 13, comma 3, ed esprime un parere di
accreditabilità.
3. In caso di verifica positiva, la Regione espleta l’attività
istruttoria con le procedure previste dal regolamento di cui
all’articolo 13, comma 3, ed esprime un parere di
accreditabilità.
4. L'accreditamento è rilasciato, negato o rilasciato sotto 4. L'accreditamento è rilasciato, negato o rilasciato sotto
condizione con deliberazione della Giunta regionale entro condizione con deliberazione della Giunta regionale entro
venti giorni dal ricevimento del parere di accreditabilità.
venti giorni dal ricevimento del parere di accreditabilità.
5. L'accreditamento ha validità per il periodo di vigenza 5. L'accreditamento ha validità per il periodo di vigenza
del piano sanitario regionale e, comunque, per non oltre del piano sanitario regionale e, comunque, per non oltre
cinque anni.
cinque anni.
6. La richiesta di rinnovo dell'accreditamento è inoltrata
alla Regione, con le modalità previste dal regolamento di
cui all’articolo 13, comma 3, almeno sei mesi prima della
data di scadenza del precedente accreditamento. Il rinnovo
dell’accreditamento è concesso previa verifica della
permanenza dei requisiti ai sensi dell’articolo 10.
6. La richiesta di rinnovo dell'accreditamento è inoltrata
alla Regione, con le modalità previste dal regolamento di
cui all’articolo 13, comma 3, almeno sei mesi prima della
data di scadenza del precedente accreditamento. Il rinnovo
dell’accreditamento è concesso previa verifica della
permanenza dei requisiti ai sensi dell’articolo 10.
7. La Giunta regionale, nel caso di richiesta di
accreditamento da parte dei soggetti autorizzati alla
realizzazione di nuove strutture o all’esercizio di nuove
attività in strutture preesistenti, può, secondo le procedure
definite dal regolamento di cui all’articolo 13, comma 4,
rilasciare l’accreditamento temporaneo ai soli fini e per il
tempo necessario alla verifica del volume di attività svolto
e della qualità dei risultati raggiunti. In caso di verifica
positiva, la durata dell’accreditamento decorre dalla data
di rilascio dell’accreditamento temporaneo.
Legge n. 296/2006
7. La Giunta regionale, nel caso di richiesta di
accreditamento da parte dei soggetti autorizzati alla
realizzazione di nuove strutture o all’esercizio di nuove
attività in strutture preesistenti, può, secondo le procedure
definite dal regolamento di cui all’articolo 13, comma 4,
rilasciare l’accreditamento temporaneo ai soli fini e per il
tempo necessario alla verifica del volume di attività
svolto e della qualità dei risultati raggiunti. In caso di
verifica positiva, la durata dell’accreditamento decorre
dalla data di rilascio dell’accreditamento temporaneo.
1. 796. Per garantire il rispetto degli obblighi comunitari e
la realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica per il
triennio 2007-2009, in attuazione del protocollo di intesa
tra il Governo, le regioni e le province autonome di Trento
e di Bolzano per un patto nazionale per la salute sul quale
la Conferenza delle regioni e delle province autonome,
nella riunione del 28 settembre 2006, ha espresso la
propria condivisione:
a) il finanziamento del Servizio sanitario nazionale, cui
concorre ordinariamente lo Stato, è determinato in 96.040
milioni di euro per l'anno 2007, in 99.082 milioni di euro
per l'anno 2008 e in 102.285 milioni di euro per l'anno
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2009, comprensivi dell'importo di 50 milioni di euro, per
ciascuno degli anni indicati, a titolo di ulteriore
finanziamento a carico dello Stato per l'ospedale
«Bambino Gesù», preventivamente accantonati ed erogati
direttamente allo stesso ospedale dallo Stato. All' articolo
1, comma 278, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, le
parole: «a decorrere dall'anno 2006» sono sostituite dalle
seguenti: «limitatamente all'anno 2006»;
b) è istituito per il triennio 2007-2009, un Fondo
transitorio di 1.000 milioni di euro per l'anno 2007, di 850
milioni di euro per l'anno 2008 e di 700 milioni di euro
per l'anno 2009, la cui ripartizione tra le regioni
interessate da elevati disavanzi è disposta con decreto del
Ministro della salute, di concerto con il Ministro
dell'economia e delle finanze, d'intesa con la Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano. L'accesso alle
risorse del Fondo di cui alla presente lettera è subordinato
alla sottoscrizione di apposito accordo ai sensi dell'
articolo 1, comma 180, della legge 30 dicembre 2004, n.
311, e successive modificazioni, comprensivo di un piano
di rientro dai disavanzi. Il piano di rientro deve contenere
sia le misure di riequilibrio del profilo erogativo dei livelli
essenziali di assistenza, per renderlo conforme a quello
desumibile dal vigente Piano sanitario nazionale e dal
vigente decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
di fissazione dei medesimi livelli essenziali di assistenza,
sia le misure necessarie all'azzeramento del disavanzo
entro il 2010, sia gli obblighi e le procedure previsti
dall'articolo 8 dell'intesa 23 marzo 2005 sancita dalla
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano,
pubblicata nel supplemento ordinario n. 83 alla Gazzetta
Ufficiale n. 105 del 7 maggio 2005. Tale accesso
presuppone che sia scattata formalmente in modo
automatico o che sia stato attivato l'innalzamento ai livelli
massimi dell'addizionale regionale all'imposta sul reddito
delle persone fisiche e dell'aliquota dell'imposta regionale
sulle attività produttive, fatte salve le aliquote ridotte
disposte con leggi regionali a favore degli esercenti
un’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o
comunque economica, ovvero una libera arte o
professione, che abbiano denunciato richieste estorsive e
per i quali ricorrano le condizioni di cui all’articolo 4
della legge 23 febbraio 1999, n. 44. Qualora nel
procedimento di verifica annuale del piano si prefiguri il
mancato rispetto di parte degli obiettivi intermedi di
riduzione del disavanzo contenuti nel piano di rientro, la
regione interessata può proporre misure equivalenti che
devono essere approvate dai Ministeri della salute e
dell'economia e delle finanze. In ogni caso l'accertato
verificarsi del mancato raggiungimento degli obiettivi
intermedi comporta che, con riferimento all'anno
d'imposta
dell'esercizio
successivo,
l'addizionale
all'imposta sul reddito delle persone fisiche e l'aliquota
dell'imposta regionale sulle attività produttive si applicano
oltre i livelli massimi previsti dalla legislazione vigente
fino all'integrale copertura dei mancati obiettivi. La
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20/03/2014
maggiorazione ha carattere generalizzato e non settoriale e
non è suscettibile di differenziazioni per settori di attività
e per categorie di soggetti passivi. Qualora invece sia
verificato che il rispetto degli obiettivi intermedi è stato
conseguito con risultati ottenuti quantitativamente
migliori, la regione interessata può ridurre, con
riferimento all'anno d'imposta dell'esercizio successivo,
l'addizionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche e
l'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive
per la quota corrispondente al miglior risultato ottenuto.
Gli interventi individuati dai programmi operativi di
riorganizzazione, qualificazione o potenziamento del
servizio sanitario regionale, necessari per il perseguimento
dell'equilibrio economico, nel rispetto dei livelli essenziali
di assistenza, oggetto degli accordi di cui all' articolo 1,
comma 180, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e
successive modificazioni, come integrati dagli accordi di
cui all' articolo 1, commi 278 e 281, della legge 23
dicembre 2005, n. 266, sono vincolanti per la regione che
ha sottoscritto l'accordo e le determinazioni in esso
previste possono comportare effetti di variazione dei
provvedimenti normativi ed amministrativi già adottati
dalla medesima regione in materia di programmazione
sanitaria. Il Ministero della salute, di concerto con il
Ministero dell'economia e delle finanze, assicura l'attività
di affiancamento delle regioni che hanno sottoscritto
l'accordo di cui all' articolo 1, comma 180, della legge 30
dicembre 2004, n. 311, comprensivo di un Piano di rientro
dai disavanzi, sia ai fini del monitoraggio dello stesso, sia
per i provvedimenti regionali da sottoporre a preventiva
approvazione da parte del Ministero della salute e del
Ministero dell'economia e delle finanze, sia per i Nuclei
da realizzarsi nelle singole regioni con funzioni consultive
di supporto tecnico, nell'ambito del Sistema nazionale di
verifica e controllo sull'assistenza sanitaria di cui all'
articolo 1, comma 288, della legge 23 dicembre 2005, n.
266.
(…)
Legge n. 191/2009
Art. 2. (Disposizioni diverse)
In vigore dal 1 gennaio 2014
(…)
88. Per le regioni già sottoposte ai piani di rientro e già
commissariate alla data di entrata in vigore della presente
legge restano fermi l’assetto della gestione commissariale
previgente per la prosecuzione del piano di rientro,
secondo programmi operativi, coerenti con gli obiettivi
finanziari programmati, predisposti dal commissario ad
acta, nonché le relative azioni di supporto contabile e
gestionale. È fatta salva la possibilità per la regione di
presentare un nuovo piano di rientro ai sensi della
disciplina recata dal presente articolo. A seguito
dell’approvazione del nuovo piano cessano i
commissariamenti, secondo i tempi e le procedure definiti
nel medesimo piano per il passaggio dalla gestione
65
20/03/2014
straordinaria commissariale alla gestione ordinaria
regionale. In ogni caso si applicano le disposizioni di cui
all’ articolo 1, comma 174, della legge 30 dicembre 2004,
n. 311, come da ultimo modificato dal comma 76 del
presente articolo, e ai commi da 80 a 86 del presente
articolo .
88-bis. Il primo periodo del comma 88 si interpreta nel
senso che i programmi operativi costituiscono
prosecuzione e necessario aggiornamento degli interventi
di riorganizzazione, riqualificazione e potenziamento del
piano di rientro, al fine di tenere conto del finanziamento
del servizio sanitario programmato per il periodo di
riferimento, dell'effettivo stato di avanzamento
dell'attuazione del piano di rientro, nonché di ulteriori
obblighi regionali derivanti da Intese fra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano o
da innovazioni della legislazione statale vigente.
Regolamento reg.le n. 2/2007
Art. 13
Cessione dell'autorizzazione all'esercizio.
1. In caso di cessione dell'autorizzazione ai sensi
dell'articolo 9 della L.R. n. 4/2003, il soggetto che
subentra, a qualsiasi titolo, nella gestione di una struttura
già autorizzata inoltra alla direzione regionale competente
specifica richiesta di voltura dell'autorizzazione
medesima, in triplice copia, indicando:
a) le generalità del titolare, se il richiedente è persona
fisica, ovvero la denominazione o ragione sociale, la
forma giuridica, la sede, gli estremi dell'atto costitutivo, le
generalità del rappresentante legale, se il richiedente è
persona giuridica, associazione, organizzazione o ente
comunque denominato;
b) la tipologia della struttura o dell'attività, tra quelle
indicate nell'articolo 4 della L.R. n. 4/2003;
c) le generalità del Direttore/Responsabile sanitario della
struttura, l'attestazione della sua iscrizione all'albo
professionale ed i titoli professionali posseduti;
d) le generalità dei responsabili delle attività e
l'attestazione del possesso della specializzazione nella
relativa disciplina o titolo equipollente, riconosciuto ai
sensi della normativa vigente.
2. Alla richiesta deve essere allegata, in triplice copia, la
seguente documentazione:
a) una dichiarazione a firma del cedente di consenso al
trasferimento della gestione della struttura in capo al
richiedente;
b) una copia del titolo attestante il possesso qualificato
della struttura da parte del soggetto richiedente;
c) una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà del
titolare o del legale rappresentante della struttura o
dell'attività circa la rispondenza delle stesse ai requisiti
minimi stabiliti con il provvedimento di cui all'articolo 5,
comma 1, lettera a), della L.R. n. 4/2003;
d) la dotazione organica del personale in servizio;
e) il regolamento interno;
f) il certificato di iscrizione al registro delle imprese
66
20/03/2014
presso la Camera di Commercio, Industria, Artigianato e
Agricoltura, per i soggetti che vi sono tenuti ai sensi della
normativa vigente;
g) la certificazione ai fini delle leggi antimafia del titolare
o dei rappresentanti legali del soggetto richiedente;
h) altri atti e documenti che la Regione si riserva di
richiedere in relazione a specifiche tipologie di strutture
sanitarie.
3. Entro sessanta giorni dal ricevimento della richiesta, la
direzione regionale competente provvede alla voltura
dell'autorizzazione all'esercizio, previa verifica della
permanenza dei requisiti strutturali, tecnologici ed
organizzativi da effettuarsi a cura dell'azienda USL
territorialmente competente.
4. La cessione dell'autorizzazione all'esercizio è consentita
relativamente all'intera struttura ovvero complesso di
attività già oggetto del precedente provvedimento
autorizzatorio. In ogni caso è vietata la gestione di una
struttura o di suddivisioni della stessa da parte di soggetti
distinti.
5. Tutte le posizioni giuridicamente qualificate
conseguenti alla titolarità dell'autorizzazione all'esercizio
decorrono in favore del soggetto subentrante a far data dal
rilascio del provvedimento regionale di voltura
dell'autorizzazione.
6. In caso di decesso della persona fisica autorizzata, gli
eredi hanno facoltà di continuare l'esercizio dell'attività
per un periodo non superiore ad un anno dal decesso,
entro il quale gli eredi stessi possono, nel rispetto di
quanto previsto nel presente articolo, cedere a soggetti
terzi l'autorizzazione all'esercizio ovvero provvedere alla
voltura dell'autorizzazione in proprio favore.
7. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche
nelle ipotesi di trasformazione della titolarità
dell'autorizzazione all'esercizio da autorizzazione in
favore di persona fisica ad autorizzazione in favore di
persona giuridica, associazione, organizzazione o ente
comunque denominato.
8. Il trasferimento della totalità delle quote o delle azioni
ad altro soggetto giuridico, qualora sia propedeutico ad un
atto di fusione, costituisce cessione ai sensi del presente
articolo ed è soggetto alle disposizioni ivi contenute.
Art. 17
(Modifiche all’articolo 51 della legge regionale 9 settembre 1996, n. 38, concernente “Riordino, programmazione e
gestione degli interventi e dei servizi socio-assistenziali nel Lazio”, e successive modifiche”. Modifiche alla legge
regionale 29 aprile 2004 n. 6 - “Disposizioni in favore dei piccoli comuni del Lazio per le emergenze socioassistenziali”. Disposizioni transitorie)
L.R. 38/1996
L.R. 38/1996
Art. 51
Piani di zona
Art. 51
Piani di zona
1. Il piano di zona, di norma adottato attraverso accordo di
programma, ai sensi dell'articolo 27 della legge 8 giugno
1990, n. 142 e successive modifiche, è lo strumento di
programmazione locale degli interventi e dei servizi
socio-assistenziali degli ambiti territoriali individuati ai
1. Il piano di zona, di norma adottato attraverso accordo di
programma, ai sensi dell'articolo 27 della legge 8 giugno
1990, n. 142 e successive modifiche, è lo strumento di
programmazione locale degli interventi e dei servizi
socio-assistenziali degli ambiti territoriali individuati ai
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20/03/2014
sensi dell'articolo 47, comma 1, lettera c).
2. Le forme di rilevazione dei dati e i comuni associati
negli ambiti territoriali di cui al comma 1 ed il Comune di
Roma provvedono a definire, secondo le indicazioni e le
modalità contenute nel piano socio - assistenziale
regionale di cui all'articolo 46, i piani di zona, che devono
contenere:
a) un'analisi della domanda ed offerta di servizi e di
prestazioni nell'àmbito territoriale di riferimento;
b) gli obiettivi strategici e le priorità di intervento,
garantendo i livelli essenziali dei servizi e delle
prestazioni di assistenza sociale previsti dal piano socio assistenziale regionale di cui all'articolo 46;
c) gli strumenti ed i mezzi per la realizzazione degli
interventi;
d) la definizione dei criteri di ripartizione della spesa a
carico di ciascun Comune, delle A.S.L. e degli altri
soggetti firmatari dell'accordo, prevedendo risorse
vincolate per il raggiungimento di obiettivi particolari;
e) le modalità organizzative per l'attuazione degli
interventi previsti e per l'accesso dei cittadini al sistema
locale dei servizi sociali a rete, anche al fine di
promuovere modelli organizzativi innovativi;
f) le modalità di integrazione dei servizi socio assistenziali con quelli sanitari ed educativo - scolastici;
g) le modalità per garantire il coordinamento con gli
organi periferici delle amministrazioni statali con
particolare riferimento all'amministrazione penitenziaria e
della giustizia, nonché con le istituzioni scolastiche;
h) le modalità per garantire l'integrazione tra servizi e
prestazioni;
i) le modalità per garantire la collaborazione dei servizi
territoriali con i soggetti privati operanti a livello locale
nell'àmbito della solidarietà sociale;
l) le forme di concertazione con l'azienda sanitaria locale
competente, in relazione alla programmazione degli
interventi socio-sanitari;
m) un sistema di controllo, monitoraggio e verifica dei
risultati;
n) le forme e le modalità di partecipazione dei cittadini e
degli utenti al controllo, della qualità dei servizi;
o) i fabbisogni di formazione professionale degli
operatori.
3. Il piano di zona è volto a favorire la formazione di
sistemi locali di intervento fondati su servizi e prestazioni
complementari e flessibili, stimolando in particolare le
risorse
locali
di
solidarietà,
nonché
la
responsabilizzazione dei cittadini nella programmazione e
nella verifica dei servizi.
4. Le province partecipano alla programmazione locale
assicurando il necessario supporto informativo e tecnico,
secondo le modalità individuate nel piano socio assistenziale regionale di cui all'articolo 46.
sensi dell'articolo 47, comma 1, lettera c).
2. Le forme di rilevazione dei dati e i comuni associati
negli ambiti territoriali di cui al comma 1 ed il Comune di
Roma provvedono a definire, secondo le indicazioni e le
modalità contenute nel piano socio - assistenziale
regionale di cui all'articolo 46, i piani di zona, che devono
contenere:
a) un'analisi della domanda ed offerta di servizi e di
prestazioni nell'àmbito territoriale di riferimento;
b) gli obiettivi strategici e le priorità di intervento,
garantendo i livelli essenziali dei servizi e delle
prestazioni di assistenza sociale previsti dal piano socio assistenziale regionale di cui all'articolo 46;
c) gli strumenti ed i mezzi per la realizzazione degli
interventi;
d) la definizione dei criteri di ripartizione della spesa a
carico di ciascun Comune, delle A.S.L. e degli altri
soggetti firmatari dell'accordo, prevedendo risorse
vincolate per il raggiungimento di obiettivi particolari;
e) le modalità organizzative per l'attuazione degli
interventi previsti e per l'accesso dei cittadini al sistema
locale dei servizi sociali a rete, anche al fine di
promuovere modelli organizzativi innovativi;
f) le modalità di integrazione dei servizi socio assistenziali con quelli sanitari ed educativo - scolastici;
g) le modalità per garantire il coordinamento con gli
organi periferici delle amministrazioni statali con
particolare riferimento all'amministrazione penitenziaria e
della giustizia, nonché con le istituzioni scolastiche;
h) le modalità per garantire l'integrazione tra servizi e
prestazioni;
i) le modalità per garantire la collaborazione dei servizi
territoriali con i soggetti privati operanti a livello locale
nell'àmbito della solidarietà sociale;
l) le forme di concertazione con l'azienda sanitaria locale
competente, in relazione alla programmazione degli
interventi socio-sanitari;
m) un sistema di controllo, monitoraggio e verifica dei
risultati;
n) le forme e le modalità di partecipazione dei cittadini e
degli utenti al controllo, della qualità dei servizi;
o) i fabbisogni di formazione professionale degli
operatori.
3. Il piano di zona è volto a favorire la formazione di
sistemi locali di intervento fondati su servizi e prestazioni
complementari e flessibili, stimolando in particolare le
risorse
locali
di
solidarietà,
nonché
la
responsabilizzazione dei cittadini nella programmazione e
nella verifica dei servizi.
4. Le province partecipano alla programmazione locale
assicurando il necessario supporto informativo e tecnico,
secondo le modalità individuate nel piano socio assistenziale regionale di cui all'articolo 46.
4-bis I comuni appartenenti ai distretti socio-sanitari
possono destinare una quota del budget ad essi
assegnato dalla Regione per l’attuazione dei Piani di
zona al fine di assicurare la funzionalità dell’Ufficio di
Piano. Tale quota, determinata annualmente dalla
68
20/03/2014
(…)
Art. 62
Rendicontazione dei comuni.
1. Gli enti locali forniscono il riscontro della
rendicontazione dei fondi loro assegnati dalla Regione,
che verifica la rispondenza della spesa sostenuta rispetto
alla destinazione prevista, eventualmente anche con visite
ispettive.
2. La mancata presentazione del rendiconto nonché
l'irregolare destinazione totale o parziale delle somme
erogate comportano la revoca dell'intero finanziamento o
di parte di esso e precludono l'assegnazione dei fondi per
l'anno successivo.
L.R. 29 Aprile 2004, n. 6
Giunta regionale unitamente all’ammontare minimo
della compartecipazione obbligatoria da parte dei
Comuni del distretto, può essere impiegata:
a) per l’incentivazione di prestazioni o di risultati
del
personale
che
svolge
attività
amministrative, contabili e di gestione proprie
dell’Ufficio di Piano, nel rispetto delle
disposizioni dei contratti collettivi nazionali di
lavoro
vigenti
e
del
principio
dell’onnicomprensività
del
trattamento
economico dei pubblici dipendenti;
b) per affidare a soggetti esterni, nel rispetto delle
norme vigenti in materia, lo svolgimento delle
attività dell’Ufficio di Piano.
4-ter. La destinazione delle quote del budget alle
finalità di cui al comma 4-bis è autorizzata dalla
Regione a seguito di specifica indicazione nel progetto
operativo dell’Ufficio di Piano e previa verifica della
regolarità e completezza nell’uso della piattaforma
informatica regionale per il monitoraggio e la
rendicontazione dei Piani di Zona.
L.R. 29 Aprile 2004, n. 6
Art. 3
(Concessione dei contributi)
Art. 3
(Concessione dei contributi)
1. La tipologia delle emergenze socio-assistenziali, i
criteri e le modalità per la concessione dei contributi di cui
all’articolo 1, sono definiti dalla Giunta regionale con
propria deliberazione, tenuto conto delle previsioni del
bilancio regionale, nel rispetto delle seguenti disposizioni:
a)
le emergenze devono attenere esclusivamente a
servizi o interventi rientranti nei livelli essenziali
concernenti le prestazioni socio-assistenziali in ambito
comunale;
b)
i contributi non possono essere concessi per
interventi previsti nei piani di zona di cui all’articolo 51
della legge regionale 9 settembre 1996, n. 38 e successive
modifiche;
c)
nel caso in cui, a seguito dell’emergenza, si renda
necessario un intervento destinato a proseguire per più
anni, il contributo può essere concesso soltanto in
relazione all’anno in cui si è verificata l’emergenza; per
gli anni successivi l’intervento deve essere inserito nei
piani di zona di cui all’articolo 51 della l.r. 38/1996 e
successive modifiche.
1. La tipologia delle emergenze socio-assistenziali, i
criteri e le modalità per la concessione dei contributi di cui
all’articolo 1, nonché le modalità di rendicontazione
dell’utilizzo degli stessi, sono definiti dalla Giunta
regionale con propria deliberazione, tenuto conto delle
previsioni del bilancio regionale, nel rispetto delle
seguenti disposizioni:
a)
le emergenze devono attenere esclusivamente a
servizi o interventi rientranti nei livelli essenziali
concernenti le prestazioni socio-assistenziali in ambito
comunale;
b)
i contributi non possono essere concessi per
interventi previsti nei piani di zona di cui all’articolo 51
della legge regionale 9 settembre 1996, n. 38 e successive
modifiche;
c)
nel caso in cui, a seguito dell’emergenza, si renda
necessario un intervento destinato a proseguire per più
anni, il contributo può essere concesso soltanto in
relazione all’anno in cui si è verificata l’emergenza; per
gli anni successivi l’intervento deve essere inserito nei
piani di zona di cui all’articolo 51 della l.r. 38/1996 e
successive modifiche.
2. La deliberazione di cui al comma 1 è adottata dalla
Giunta regionale entro trenta giorni dalla data di entrata in
vigore della presente legge.
2. La deliberazione di cui al comma 1 è adottata dalla
Giunta regionale entro trenta giorni dalla data di entrata in
vigore della presente legge.
2 bis. In sede di esame della rendicontazione, la
Regione verifica la rispondenza della spesa sostenuta
dai comuni rispetto alla destinazione prevista,
disponendo, ove necessario, apposite visite ispettive.
69
20/03/2014
Art. 18
(Modifiche all’articolo 2 della legge regionale 24 dicembre 2010, n. 9 - “Disposizioni collegate alla legge finanziaria
regionale per l’esercizio finanziario 2011 – articolo 12, comma 1, legge regionale 20 novembre 2001, n. 25”)
L.R. n. 9/2010
L.R. n. 9/2010
Art. 2
(Disposizioni varie)
Art. 2
(Disposizioni varie)
(omissis)
46. La Regione, al fine di sostenere e promuovere la
pratica sportiva, approva un programma straordinario per
l’impiantistica sportiva, sulla base delle proposte
presentate dagli enti locali, singoli o associati o da loro
articolazioni amministrative.
(omissis)
46. La Regione, al fine di sostenere e promuovere la
pratica sportiva, approva un programma straordinario per
l’impiantistica sportiva, sulla base delle proposte
presentate dagli enti locali, singoli o associati o da loro
articolazioni amministrative, nonché da altri enti e
organismi pubblici o privati senza scopo di lucro.
47. Ai fini della predisposizione del programma di cui al
comma 46, la Giunta regionale pubblica un apposito
avviso, indicando i settori di intervento ed i limiti massimi
di finanziamento ammissibile in relazione ai singoli
settori, conformemente a quanto previsto dai commi 48 e
49 nonché le modalità ed i termini per la presentazione
delle proposte.
47. Ai fini della predisposizione del programma di cui al
comma 46, la Giunta regionale pubblica un apposito
avviso, indicando i settori di intervento ed i limiti massimi
di finanziamento ammissibile in relazione ai singoli
settori, nonché i criteri per la concessione dei
finanziamenti, stabiliti con apposita deliberazione di
Giunta regionale, le modalità ed i termini per la
presentazione delle proposte.
48.
L’assessorato competente per materia provvede 48.
La struttura regionale competente in materia
alla selezione delle proposte per l’inserimento nel di sport provvede alla selezione delle proposte per
programma straordinario tenendo conto:
l’inserimento nel programma straordinario, sulla base
a)
del rapporto tra contributo richiesto e i benefici, in dei criteri di cui al comma 47.
termini di accresciuta fruibilità dell’impianto sportivo
oggetto dell’intervento, privilegiando pertanto gli
interventi di ripristino, messa in sicurezza e
completamento;
b)
del rapporto tra contributo richiesto e altre somme
rese disponibili dall’amministrazione proponente;
c)
dell’ampiezza del bacino di utenza e della
sostenibilità economica della gestione.
Art. 19
(Disposizioni concernenti la compartecipazione alla spesa per le R.S.A. e per le attività riabilitative erogate in
modalità di mantenimento-regime residenziale e semiresidenziale)
L.R. n. 9/2010
L.R. n. 9/2010
Art. 2
Disposizioni varie.
Art. 2
Disposizioni varie.
(…)
92. La Regione concorre agli oneri a carico dei comuni 92. Abrogato
derivanti dall'applicazione del Decr.reg. n. U0095/2009 e
del Decr.reg. n. U0051/2010 del commissario ad acta per
il piano di rientro sanitario concernenti la
compartecipazione alla spesa per le attività riabilitative
erogate in modalità di mantenimento, regime residenziale
e semiresidenziale.
93. Con deliberazione della Giunta regionale sono definiti 93. Abrogato
criteri e modalità di attuazione del comma 92, in
particolare:
a) hanno diritto alla compartecipazione alla spesa da parte
70
20/03/2014
del comune le persone maggiorenni con un reddito ISEE
individuale non superiore a euro 13.000,00 annui nonché
le persone minorenni il cui nucleo familiare abbia un
reddito ISEE non superiore a euro 26.000,00 annui;
b) la partecipazione della Regione è pari all'80 per cento
degli oneri netti sostenuti dai comuni.
94. Agli oneri di cui al comma 93, stimati per l'anno 2011 94. Abrogato
in euro 16.000.000,00, si provvede con quanto previsto
sullo stanziamento del capitolo H41584 del bilancio
dell'anno 2012 a seguito di rendicontazione da parte dei
comuni.
DPCM n. 159/2013
Art. 11.
Rafforzamento dei controlli e sistema informativo
dell'ISEE
1. I soggetti incaricati della ricezione della DSU, ai sensi
dell'articolo 10, comma 6, trasmettono per via telematica
entro i successivi quattro giorni lavorativi i dati in essa
contenuti al sistema informativo dell'ISEE gestito
dall'INPS e rilasciano al dichiarante esclusivamente la
ricevuta attestante l'avvenuta presentazione della DSU. La
DSU è conservata dai soggetti medesimi ai soli fini di
eventuali controlli o contestazioni, nel rispetto delle
disposizioni e dei limiti temporali di cui all'articolo 12,
commi 3 e 5. L'INPS per l'alimentazione del sistema
informativo dell'ISEE può stipulare apposite convenzioni
con i soggetti di cui all'articolo 3, comma 3, lettera d), del
regolamento di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, ai soli fini della
trasmissione delle DSU e per l'eventuale assistenza nella
compilazione.
2. Le informazioni analitiche necessarie al calcolo
dell'ISEE, di cui agli articoli 4 e 5, non ricomprese
nell'elenco dei dati autodichiarati di cui all'articolo 10,
commi 7 e 8, e già presenti nel sistema informativo
dell'anagrafe tributaria, sono trasmesse dall'Agenzia delle
entrate all'INPS. Sono altresì trasmesse, seppure
autodichiarate ai sensi dell'articolo 10, comma 8, le
informazioni relative all'esistenza di rapporti di cui
all'articolo 7, sesto comma, del decreto del Presidente
della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, nonché il
valore sintetico delle componenti il patrimonio mobiliare,
di cui all'articolo 5, comma 4, laddove disponibili
nell'apposita sezione dell'anagrafe tributaria prevista
dall'articolo 7, sesto comma, del decreto del Presidente
della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605. A tal fine
l'INPS, nel rispetto delle misure di sicurezza contenute nel
disciplinare tecnico di cui all'articolo 12, comma 2, attiva
le procedure di scambio telematico delle informazioni con
l'Agenzia delle entrate al momento della completa e valida
ricezione dei dati autodichiarati. L'acquisizione dei dati
dell'anagrafe tributaria da parte del sistema informativo
dell'ISEE avviene entro il quarto giorno lavorativo
successivo a quello della ricezione dei dati autodichiarati e
dell'inoltro della richiesta da parte dell'INPS.
3. In relazione ai dati autodichiarati dal dichiarante,
l'Agenzia delle entrate, sulla base di appositi controlli
71
20/03/2014
automatici, individua e rende disponibile all'INPS, negli
stessi tempi e con le stesse modalità di cui al comma
precedente, l'esistenza di omissioni, ovvero difformità
degli stessi rispetto ai dati presenti nel Sistema
informativo dell'anagrafe tributaria, inclusa l'esistenza non
dichiarata di rapporti di cui all'articolo 7, sesto comma,
del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre
1973, n. 605, laddove non sia ancora disponibile per i
medesimi rapporti il valore sintetico di cui al secondo
periodo del comma precedente. L'INPS procede altresì al
controllo dei dati di cui all'articolo 10, comma 8, di
concerto con l'Agenzia delle entrate, con riguardo alla
concreta disponibilità degli stessi. Per i dati autodichiarati
di cui all'articolo 10, commi 7 e 8, per i quali l'Agenzia
delle entrate non dispone di informazioni utili, l'INPS
stabilisce procedure per il controllo automatico al fine di
individuare l'esistenza di omissioni ovvero difformità,
mediante la consultazione in base alle disposizioni vigenti
degli archivi amministrativi delle altre amministrazioni
pubbliche che trattano dati a tal fine rilevanti.
4. L'INPS determina l'ISEE sulla base delle componenti
autodichiarate dal dichiarante, degli elementi acquisiti
dall'Agenzia delle entrate e di quelli presenti nei propri
archivi amministrativi. Il valore sintetico di componenti il
patrimonio mobiliare, eventualmente acquisito ai sensi del
comma 2, è utilizzato ai fini della determinazione
dell'ISEE, seppure autodichiarato dal dichiarante.
L'attestazione riportante l'ISEE, il contenuto della DSU,
nonché gli elementi informativi necessari al calcolo
acquisiti dagli archivi amministrativi, è resa disponibile
dall'INPS al dichiarante mediante accesso all'area servizi
del portale web, ovvero mediante posta elettronica
certificata o tramite le sedi territoriali competenti entro il
secondo giorno lavorativo successivo a quello
dell'acquisizione dei dati dell'anagrafe tributaria. Sulla
base di specifico mandato conferito dal dichiarante con
manifestazione di consenso, l'attestazione e le
informazioni di cui al periodo precedente possono essere
resi disponibili al dichiarante, con modalità definite dal
provvedimento di cui all'articolo 10 comma 3, per il
tramite dei soggetti incaricati della ricezione della DSU, ai
sensi dell'articolo 10, comma 6. A tale riguardo il
disciplinare tecnico di cui all'articolo 12, comma 2,
individua le misure e gli accorgimenti atti a garantire che
l'accesso alla attestazione e alle informazioni digitali da
parte degli operatori dei soggetti incaricati della ricezione
sia effettuato solo ai fini della consegna al dichiarante,
nonché ad impedire la creazione di banche dati delle DSU
presso i soggetti medesimi. Nel caso di richiesta di
prestazioni di cui agli articoli 6, 7 e 8, l'attestazione
riporta anche il valore dell'ISEE relativo alle medesime
prestazioni. L'attestazione può, in ogni caso, essere
richiesta da qualunque componente il nucleo familiare, nel
periodo di validità della DSU, all'INPS, mediante accesso
all'area servizi del portale web o tramite le sedi territoriali
competenti.
5. L'attestazione, di cui al comma 4, riporta
analiticamente anche le eventuali omissioni ovvero
72
20/03/2014
difformità, di cui al comma 3, inclusa l'esistenza non
dichiarata di rapporti di cui all'articolo 7, sesto comma,
del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre
1973, n. 605, rilevate dall'INPS per il tramite dell'Agenzia
delle entrate o delle altre amministrazioni pubbliche in
possesso dei dati rilevanti per la DSU. Alla luce delle
omissioni ovvero difformità rilevate, il soggetto
richiedente la prestazione può presentare una nuova DSU,
ovvero può comunque richiedere la prestazione mediante
l'attestazione relativa alla dichiarazione presentata recante
le omissioni o le difformità rilevate. Tale dichiarazione è
valida ai fini dell'erogazione della prestazione, fatto salvo
il diritto degli enti erogatori di richiedere idonea
documentazione atta a dimostrare la completezza e
veridicità dei dati indicati nella dichiarazione.
6. Gli enti erogatori eseguono, singolarmente o mediante
un apposito servizio comune, tutti i controlli necessari,
diversi da quelli già effettuati ai sensi dei commi
precedenti, sulle informazioni autodichiarate dal
dichiarante, ai sensi dell'articolo 10, commi 7 e 8,
avvalendosi degli archivi in proprio possesso, nonché i
controlli di cui all'articolo 71 del decreto del Presidente
della Repubblica, 28 dicembre 2000, n. 445, e provvedono
ad ogni adempimento conseguente alla non veridicità dei
dati dichiarati, inclusa la comunicazione all'INPS di
eventuali dichiarazioni mendaci. Anche in esito a tali
controlli, possono inviare all'Agenzia delle entrate una
lista di beneficiari ai fini della programmazione secondo
criteri selettivi dell'attività di accertamento di cui al
comma 13.
7. Il dichiarante, nel caso in cui rilevi inesattezze negli
elementi acquisiti dagli archivi amministrativi dell'INPS e
dell'Agenzia delle entrate relativamente agli elementi non
autodichiarati, nonché relativamente al valore sintetico,
laddove disponibile, delle componenti il patrimonio
mobiliare, acquisito ai sensi del comma 2, può produrre
per iscritto osservazioni eventualmente corredate da
documenti, in particolare copia della dichiarazione dei
redditi o certificazione sostitutiva, estratti conto o altra
documentazione riferita alla situazione reddituale e
patrimoniale, entro il termine di dieci giorni dal
ricevimento della comunicazione dell'INPS. Il dichiarante
può altresì compilare il modulo integrativo, di cui
all'articolo 10, comma 4, lettera e), autocertificando le
componenti per cui rilevi inesattezze. In tal caso,
analogamente a quanto previsto al comma 5, l'attestazione
dovrà riportare anche i dati acquisiti dall'anagrafe
tributaria e dall'INPS per cui il dichiarante rilevi
inesattezze. Con il medesimo provvedimento di cui
all'articolo 10, comma 3, sono definite, ai fini della
eventuale rideterminazione dell'ISEE, le modalità di
acquisizione dei dati in caso di difformità delle
componenti reddituali e patrimoniali documentate dal
dichiarante rispetto alle informazioni in possesso del
sistema informativo, nonché i tempi per la comunicazione
al dichiarante dell'attestazione definitiva.
8. Il dichiarante che trascorsi quindici giorni lavorativi
dalla data di presentazione della DSU, non avesse ricevuto
73
20/03/2014
da parte dell'INPS l'attestazione di cui al medesimo
comma, può autodichiarare tutte le componenti necessarie
al calcolo dell'ISEE mediante la compilazione del modulo
integrativo, di cui all'articolo 10, comma 4, lettera e). In
tal caso è rilasciata al dichiarante una attestazione
provvisoria dell'ISEE, valida fino al momento di invio
della attestazione di cui al comma 4.
9. In caso di imminente scadenza dei termini per l'accesso
ad una prestazione sociale agevolata, i componenti il
nucleo familiare possono comunque presentare la richiesta
accompagnata dalla ricevuta di presentazione della DSU,
di cui al comma 1. L'ente erogatore potrà acquisire
successivamente
l'attestazione
relativa
all'ISEE
interrogando il sistema informativo ovvero, laddove vi
siano impedimenti, richiedendola al dichiarante
nell'interesse del medesimo.
10. L'ente erogatore, qualora il richiedente la prestazione
sociale agevolata o altro componente il suo nucleo
familiare abbia già presentato la DSU, richiede l'ISEE
all'INPS accedendo al sistema informativo. Ai fini
dell'accertamento dei requisiti, l'INPS rende disponibile
agli enti erogatori utilizzatori della DSU presso i quali il
richiedente ha presentato specifica domanda di prestazioni
sociali agevolate l'ISEE e la composizione del nucleo
familiare, nonché, ove necessario, le informazioni
analitiche pertinenti e non eccedenti per le medesime
finalità. L'ente erogatore richiede, in particolare, all'INPS
anche le informazioni analitiche necessarie contenute
nella DSU quando procede ai controlli, ai sensi del
comma 6, ovvero all'accertamento dei requisiti, ai sensi
dell'articolo 4, comma 5, per il mantenimento dei
trattamenti, di cui all'articolo 4, comma 2, lettera f), da
esso erogati, nonché richiede le informazioni analitiche
necessarie ai fini di programmazione dei singoli
interventi.
11. Laddove non sia già stato acquisito il valore sintetico
di componenti il patrimonio mobiliare ai sensi del comma
2, ai fini dei successivi controlli relativi alla consistenza
del patrimonio mobiliare gestito dagli operatori di cui
all'articolo 7, sesto comma, del decreto del Presidente
della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, l'Agenzia
delle entrate effettua, nei modi e nei termini stabiliti con
provvedimento del direttore, sulla base di criteri selettivi
tra i quali la presenza di specifiche omissioni o difformità
rilevate ai sensi del comma 3 sull'esistenza non dichiarata
di rapporti con i medesimi operatori ovvero la presenza di
incongruenze tra la componente reddituale e quella
patrimoniale, apposite richieste ai suddetti operatori di
informazioni pertinenti ai fini del controllo, avvalendosi
delle relative procedure automatizzate di colloquio. I
nominativi dei richiedenti nei cui confronti emergono
divergenze nella consistenza del patrimonio mobiliare
sono comunicati alla Guardia di finanza al fine di
assicurare il coordinamento e l'efficacia dei controlli
previsti dal comma 13.
12. Ai soli fini della programmazione secondo criteri
selettivi dell'attività di accertamento di cui al comma 13,
sono autodichiarati dal dichiarante gli autoveicoli, ovvero
74
20/03/2014
i motoveicoli di cilindrata di 500 cc e superiore, nonché le
navi e imbarcazioni da diporto, intestati a componenti il
nucleo familiare alla data di presentazione della DSU.
13. Nell'ambito della programmazione dell'attività di
accertamento della Guardia di finanza, una quota delle
verifiche è riservata al controllo sostanziale della
posizione reddituale e patrimoniale dei nuclei familiari dei
soggetti beneficiari di prestazioni, secondo criteri selettivi.
14. Con apposita convenzione stipulata tra l'INPS e
l'Agenzia delle entrate, nel rispetto delle disposizioni del
codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al
decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, sentito il
Garante per la protezione dei dati personali, sono
disciplinate le modalità attuative e le specifiche tecniche
per lo scambio delle informazioni, nonché le informazioni
medesime, necessarie all'attuazione delle disposizioni del
presente articolo.
15. Al fine di consentire la semplificazione e il
miglioramento degli adempimenti dei richiedenti, a
seguito dell'evoluzione dei sistemi informativi dell'INES e
dell'Agenzia delle entrate possono essere altresì previste
specifiche attività di sperimentazione finalizzate a
sviluppare l'assetto dei relativi flussi di informazione, con
modalità da sottoporre al Garante per la protezione dei
dati personali, laddove queste comportino il trattamento di
dati personali.
16. Ai maggiori compiti previsti dal presente articolo per
l'INPS e per l'Agenzia delle entrate si provvede con le
risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a
legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori
oneri per la finanza pubblica.
CAPO III
DISPOSIZIONI PER LO SVILUPPO E LA COMPETITIVITÀ
Art. 20
(Disposizioni per favorire la dismissione dei terreni agricoli ed a vocazione agricola di proprietà regionale)
L.R. n. 1/2012
Art. 66
Dismissione di terreni demaniali agricoli e a vocazione
agricola
In vigore dal 30 gennaio 2014
1. Entro il 30 giugno di ogni anno, il Ministro delle
politiche agricole alimentari e forestali, con decreto di
natura non regolamentare da adottare di concerto con il
Ministro dell'economia e delle finanze, anche sulla base
dei dati forniti dall'Agenzia del demanio nonché su
segnalazione dei soggetti interessati, individua i terreni
agricoli e a vocazione agricola, non utilizzabili per altre
finalità istituzionali, di proprietà dello Stato non
ricompresi negli elenchi predisposti ai sensi del decreto
legislativo 28 maggio 2010, n. 85, nonché di proprietà
degli enti pubblici nazionali, da locare o alienare a cura
dell'Agenzia del demanio mediante procedura negoziata
senza pubblicazione del bando per gli immobili di valore
inferiore a 100.000 euro e mediante asta pubblica per
quelli di valore pari o superiore a 100.000 euro.
75
20/03/2014
L'individuazione del bene ne determina il trasferimento al
patrimonio disponibile dello Stato. Ai citati decreti di
individuazione si applicano le disposizioni di cui
all'articolo 1, commi 3, 4 e 5, del decreto-legge 25
settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni,
dalla legge 23 novembre 2001, n. 410. Il prezzo dei terreni
da porre a base delle procedure di vendita di cui al
presente comma è determinato sulla base di valori agricoli
medi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8
giugno 2001, n. 327. Una quota minima del 20 per cento
dei terreni di cui al primo periodo è riservata alla
locazione, con preferenza per l'imprenditoria giovanile
agricola come definita dalla legislazione vigente. Con il
decreto di cui al primo periodo sono altresì stabilite le
modalità di attuazione del presente articolo.
1-bis. In sede di prima applicazione, il decreto di cui al
primo periodo del comma 1 è adottato entro e non oltre il
30 aprile 2014.
2. Al fine di agevolare lo sviluppo dell'imprenditoria
giovanile in agricoltura, i beni agricoli e a vocazione
agricola di cui al comma 1 e quelli di cui al comma 7
possono formare oggetto delle operazioni di riordino
fondiario di cui all'articolo 4 della legge 15 dicembre
1998, n. 441.
3. Nelle procedure di alienazione e locazione dei terreni
di cui al comma 1, al fine di favorire lo sviluppo
dell'imprenditorialità agricola giovanile è riconosciuto il
diritto di prelazione ai giovani imprenditori agricoli, così
come definiti ai sensi del decreto legislativo 21 aprile
2000, n. 185.
4. Ai contratti di alienazione del presente articolo si
applicano le agevolazioni previste dall'articolo 5-bis,
commi 2 e 3, del decreto legislativo 18 maggio 2001, n.
228.
4-bis. Ai contratti di affitto di cui al presente articolo si
applicano le agevolazioni previste dall'articolo 14, comma
3, della legge 15 dicembre 1998, n. 441, come sostituito
dal comma 4-ter del presente articolo, e dall'articolo 5-bis,
commi 2 e 3, del decreto legislativo 18 maggio 2001, n.
228.
4-ter. Il comma 3 dell'articolo 14 della legge 15 dicembre
1998,
n.
441,
è
sostituito
dal
seguente:
«3. Ai soli fini delle imposte sui redditi, le rivalutazioni
dei redditi dominicali ed agrari previste dall'articolo 31,
comma 1, della legge 23 dicembre 1994, n. 724, e
dall'articolo 3, comma 50, della legge 23 dicembre 1996,
n. 662, a decorrere dalla data di entrata in vigore della
presente disposizione non si applicano per i periodi di
imposta durante i quali i terreni assoggettati alle
medesime rivalutazioni sono concessi in affitto per usi
agricoli per un periodo non inferiore a cinque anni, con
diritto di precedenza alla scadenza, a giovani che non
hanno compiuto i 40 anni, aventi la qualifica di coltivatore
diretto o di imprenditore agricolo professionale, anche in
forma societaria purché, in quest'ultimo caso, la
maggioranza delle quote o del capitale sociale sia detenuto
da giovani in possesso delle suddette qualifiche di
coltivatore diretto o imprenditore agricolo professionale.
76
20/03/2014
Le qualifiche di coltivatore diretto o di imprenditore
agricolo professionale, di cui al presente comma, si
possono acquisire entro due anni dalla stipula del contratto
di affitto».
5. I giovani imprenditori agricoli che acquistano la
proprietà dei terreni alienati ai sensi del presente articolo
possono accedere ai benefici di cui al capo III del titolo I
del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 185, e successive
modificazioni.
6. Per i terreni ricadenti all'interno di aree protette di cui
alla legge 6 dicembre 1991, n. 394, l'Agenzia del demanio
acquisisce preventivamente l'assenso alla vendita o alla
cessione in affitto da parte degli enti gestori delle
medesime aree.
7. Le regioni, le province, i comuni, anche su richiesta dei
soggetti interessati possono vendere o cedere in locazione,
per le finalità e con le modalità di cui al comma 1, i beni
di loro proprietà agricoli e a vocazione agricola e
compresi quelli attribuiti ai sensi del decreto legislativo 28
maggio 2010, n. 85; a tal fine possono conferire
all'Agenzia del demanio mandato irrevocabile a vendere e
a cedere in locazione. In ogni caso, le regioni, le province,
i comuni sono tenuti a destinare, nel rispetto della loro
autonomia organizzativa e secondo i rispettivi strumenti,
una quota superiore alla metà dei beni medesimi a giovani
che non abbiano compiuto il quarantesimo anno di età.
L'Agenzia provvede al versamento agli enti territoriali già
proprietari dei proventi derivanti dalla vendita al netto dei
costi sostenuti e documentati.
8. Ai terreni alienati o locati ai sensi del presente articolo
non può essere attribuita una destinazione urbanistica
diversa da quella agricola prima del decorso di venti anni
dalla trascrizione dei relativi contratti nei pubblici registri
immobiliari.
9. Le risorse derivanti dalle operazioni di dismissione di
cui ai commi precedenti al netto dei costi sostenuti
dall'Agenzia del demanio per le attività svolte, sono
destinate alla riduzione del debito pubblico. Gli enti
territoriali destinano le predette risorse alla riduzione del
proprio debito e, in assenza del debito o per la parte
eventualmente eccedente al Fondo per l'ammortamento
dei titoli di Stato.
10. L'articolo 7 della legge 12 novembre 2011, n. 183 e
l'articolo 4-quinquies del decreto-legge 1° luglio 2009, n.
78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto
2009, n. 102, sono abrogati.
L.R. n. 29/2003
Art. 17
Vendita dei fondi rustici facenti parte del patrimonio
proindiviso delle aziende unità sanitarie locali. Modalità
di rinnovo dei relativi contratti di affitto scaduti.
1. Gli affittuari o loro aventi causa dei fondi rustici
trasferiti o da trasferire, in base all'articolo 24 della legge
regionale 16 giugno 1994, n. 18, concernente il riordino
del servizio sanitario regionale e successive modifiche, al
patrimonio proindiviso delle aziende unità sanitarie locali,
77
20/03/2014
i cui contratti di affitto siano scaduti alla data di entrata in
vigore della presente legge, possono richiedere il rinnovo
del contratto, per una durata di venticinque anni, con
decorrenza dall'11 novembre 1997, purché regolarizzino il
pagamento degli oneri accessori e dei canoni di affitto
secondo quanto previsto dai commi 2 e 3 e rinuncino a
qualunque contenzioso in atto nei confronti della
proprietà, a qualsiasi livello e grado di giudizio
http://bd20.leggiditalia.it/cgibin/FulShow?NAVIPOS=1&DS_POS=0&KEY=18LX0000253
838ART17&FT_CID=402743&OPERA=20 - 21.
2. Per il periodo intercorrente tra l'11 novembre 1997 ed il
10 novembre 2002, il canone di affitto previsto dal comma
1 è determinato secondo le disposizioni di cui al punto 2
della Delib.G.R. 30 ottobre 1997, n. 6796.
3. Dall'11 novembre 2002 il canone di affitto previsto dal
comma 1 è determinato secondo i seguenti scaglioni,
quantificati in percentuale ai Valori agricoli medi
(V.A.M.), stabiliti annualmente dalle competenti
commissioni provinciali ed applicati ai terreni in base alla
loro effettiva utilizzazione ordinaria e presi in
considerazione ai soli fini della determinazione del
canone:
a) dall'11 novembre 2002 al 10 novembre 2007, il canone
è pari allo 0,10 per cento dei V.A.M.;
b) dall'11 novembre 2007 al 10 novembre 2012, il canone
è pari allo 0,20 per cento dei V.A.M.;
c) dall'11 novembre 2012 al 10 novembre 2017, il canone
è pari allo 0,30 per cento dei V.A.M.;
c-bis) dall'11 novembre 2017 al 10 novembre 2022, il
canone è pari allo 0,40 per cento dei V.A.M..
4. Possono rinnovare il contratto di affitto alle condizioni
di cui ai commi 1, 2 e 3 coloro che occupano o conducono
il fondo da almeno dieci anni, purché all'atto del subentro
al legittimo affittuario ne abbiano dato comunicazione al
proprietario del fondo.
5. Coloro che, alla data di entrata in vigore della presente
legge, abbiano rinnovato il contratto di affitto ai sensi
della Delib.G.R. n. 6796/1997, possono rinnovarlo, per il
periodo intercorrente tra l'11 novembre 2002 ed il 10
novembre 2022, adeguandolo a quanto previsto dal
comma 3. Il termine ultimo per la definizione e il rinnovo 6. Abrogato
dei contratti di affitto regolati dal presente articolo è
fissato al 30 aprile 2008.
6. Ai fini della alienazione dei fondi rustici trasferiti o da
trasferire, in base all'articolo 24 della L.R. n. 18/1994, e
successive modifiche, al patrimonio proindiviso delle
aziende unità sanitarie locali, la comunione delle aziende
unità sanitarie locali del Lazio sottoscrive apposita
convenzione con l'Istituto di servizi per il mercato
agricolo alimentare (ISMEA). L'ISMEA procede
all'acquisto dei fondi rustici sulla base della valutazione
degli stessi al netto dei miglioramenti fondiari ed agrari
realizzati dagli affittuari, per la successiva assegnazione in
base alle procedure di intervento, ai livelli di aiuto ed ai
massimali di investimento stabiliti dal regime di aiuto di
Stato n. 110/2001 approvato dalla Commissione CE con
decisione comunitaria n. SG (2991) D/288934 del 6
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20/03/2014
decisione comunitaria n. SG (2991) D/288934 del 6
giugno 2001. La vendita è effettuata secondo le procedure
previste dall'articolo 13 della legge 23 aprile 1949, n. 165
concernente interventi finanziari statali a favore dello
sviluppo agricolo e dall'articolo 5 del decreto legislativo
24 febbraio 1948, n. 114 concernente provvidenze a
favore della piccola proprietà contadina. A tali interventi
agevolati si applicano le norme stabilite dall'articolo 11
del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228 7. Abrogato
concernente orientamento e modernizzazione del settore
agricolo, in particolare in materia di obbligo quinquennale
di conduzione e quindicinale di indivisibilità.
7. Al fine di garantire l'acquisto dei fondi rustici da parte
di quei conduttori che non rientrano tra i soggetti
beneficiari degli interventi fondiari di cui al comma 6, agli
stessi è riconosciuto il diritto di opzione all'acquisto
nonché la possibilità di acquisire i terreni alle condizioni
previste dal comma 6, anche attraverso pagamento diretto,
e di usufruire di un contributo regionale a fondo perduto, 8. Abrogato
le cui modalità di erogazione sono definite nell'àmbito di
un'apposita convenzione tra la Regione e l'Agenzia
Sviluppo Lazio S.p.A.
8. Il contributo regionale di cui al comma 7 è concesso a
condizione che venga autorizzato dalla Commissione
europea ai sensi del regolamento (CE) n. 659/1999 del
Consiglio, del 22 marzo 1999, recante modalità di
applicazione dell'articolo 88 del trattato CE e nei limiti 9. Abrogato
previsti dalla stessa Commissione europea, a decorrere
dalla data di pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della
Regione dell'avviso relativo all'autorizzazione suddetta.
9. Le risorse necessarie per far fronte alla concessione del
contributo di cui al comma 7 sono individuate nella
riserva del fondo di rotazione di cui all'articolo 24 della
legge regionale 7 giugno 1999, n. 6 (Istituzione
dell'Agenzia regionale per gli investimenti e lo sviluppo).
L.R. n. 14/2013
Art. 9
Ulteriori allegati al bilancio.
1. Ai sensi del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112
(Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la
semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della
finanza pubblica e la perequazione tributaria) e successive
modifiche, convertito con modificazioni dalla legge 6
agosto 2008, n. 133, sono allegati alla presente legge:
a) ai sensi dell'articolo 58, comma 1, del d.l. 112/2008,
convertito con modificazioni dalla L. 133/2008, ed ai sensi
dell'articolo 1, commi da 31 a 35, della legge regionale
11 agosto 2009, n. 22, relativi al piano delle
valorizzazioni e alienazioni immobiliari, l'elenco dei beni
immobili soggetti a valorizzazione e/o alienazione;
b) ai sensi dell'articolo 62, comma 8, del d.l. 112/2008,
convertito con modificazioni dalla L. 133/2008, relativo al
contenimento dell'uso degli strumenti derivati e
dell'indebitamento delle regioni e degli enti locali, la nota
informativa nella quale sono evidenziati gli oneri e gli
impegni finanziari, rispettivamente stimati e sostenuti,
79
20/03/2014
derivanti da contratti relativi a strumenti finanziari
derivati o da contratti di finanziamento che includono una
componente derivata.
Art. 21
(Modifiche alla legge regionale 3 gennaio 1986, n. 1 - “Regime urbanistico dei terreni di uso civico e relative norme
transitorie” e successive modificazioni)
L.R. n. 1/1986
L.R. n. 1/1986
Art. 2
(Criteri da osservare nella formazione dello strumento
urbanistico generale)
Art. 2
(Criteri da osservare nella formazione dello strumento
urbanistico generale)
1. I comuni in sede di formazione degli strumenti
urbanistici generali e loro varianti sono tenuti ad osservare
i seguenti criteri:
a)
il piano urbanistico comunale generale deve
essere elaborato tenendo conto della finalità di
salvaguardare la destinazione delle zone di proprietà
collettiva di uso civico in conformità alla loro
classificazione con lo scopo di garantire la conservazione
dei diritti civici;
b)
la destinazione a scopo edificatorio di natura
residenziale, turistica, commerciale, artigianale od
industriale delle zone di proprietà collettiva di uso civico
deve essere normalmente esclusa, salvo che la necessità di
un ordinato sviluppo urbanistico del comune non richieda
la devoluzione ad uso edificatorio di talune delle zone
medesime e sempre che sussista la possibilità della
conservazione dell'uso civico in altri ambiti territoriali del
comune;
c)
ogni modificazione della destinazione delle zone
di proprietà collettiva di uso civico deve essere
specificamente motivata e documentata;
d)
le norme di attuazione dei piani urbanistici
comunali generali devono contenere specifiche
disposizioni che disciplinino le zone di proprietà collettiva
di uso civico, con la finalità di preservare i diritti civici in
conformità alla loro natura.
1. I comuni in sede di formazione degli strumenti
urbanistici generali e loro varianti sono tenuti ad osservare
i seguenti criteri:
a)
il piano urbanistico comunale generale deve
essere elaborato tenendo conto della finalità di
salvaguardare la destinazione delle zone di proprietà
collettiva di uso civico in conformità alla loro
classificazione con lo scopo di garantire la conservazione
dei diritti civici;
b)
la destinazione a scopo edificatorio di natura
residenziale, turistica, commerciale, artigianale od
industriale delle zone di proprietà collettiva di uso civico
deve essere normalmente esclusa, salvo che la necessità di
un ordinato sviluppo urbanistico del comune non richieda
la devoluzione ad uso edificatorio di talune delle zone
medesime e sempre che sussista la possibilità della
conservazione dell'uso civico in altri ambiti territoriali del
comune;
c)
ogni modificazione della destinazione delle zone
di proprietà collettiva di uso civico deve essere
specificamente motivata e documentata;
d)
le norme di attuazione dei piani urbanistici
comunali generali devono contenere specifiche
disposizioni che disciplinino le zone di proprietà collettiva
di uso civico, con la finalità di preservare i diritti civici in
conformità alla loro natura.
2. La Regione deve essere obbligatoriamente sentita prima
dell' adozione del piano urbanistico comunale generale o
di varianti che interessino zone di proprietà collettiva di
uso civico o sulle quali siano pendenti controversie o
esistano pretese di uso civico.
2. I comuni, prima dell’adozione degli strumenti
urbanistici generali o loro varianti, richiedono alla
struttura regionale competente in materia di usi civici
il rilascio del parere obbligatorio e vincolante in
merito al rispetto dei criteri di cui al comma 1,
trasmettendo la documentazione di cui al successivo
articolo 3. Dal parere si prescinde qualora i Comuni
stessi, per effetto di sentenze passate in giudicato
ovvero sulla base dell’analisi del territorio di cui
all’articolo 3, attestino l’inesistenza di usi civici sulle
terre oggetto di pianificazione urbanistica.
3. Nel caso in cui venga prevista in sede di formazione
degli strumenti urbanistici generali e loro varianti la
destinazione ad uso edificatorio o per servizi di terreni di
proprietà collettiva di uso civico gestiti da comuni,
frazioni di comuni, università od altre associazioni agrarie
3. Nel caso in cui venga prevista in sede di formazione
degli strumenti urbanistici generali e loro varianti la
destinazione ad uso edificatorio o per servizi di terreni di
proprietà collettiva di uso civico gestiti da comuni,
frazioni di comuni, università od altre associazioni agrarie
comunque denominate, deve essere, contestualmente
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20/03/2014
comunque denominate, deve essere, contestualmente
all’adozione degli strumenti stessi, richiesta da parte degli
enti interessati l' autorizzazione di cui all' articolo 12 della
legge 16 giugno 1927, n. 1766 concernente il riordino
degli usi civici.
4. La Regione si determina sulle richieste di
autorizzazione di cui al comma 3. Gli enti interessati non
possono, comunque, procedere al mutamento di
destinazione o all’alienazione di terreni di proprietà
collettiva di uso civico prima della definizione del
procedimento di verifica degli strumenti urbanistici
generali ai sensi della vigente normativa in materia
urbanistica.
all’adozione degli strumenti stessi, richiesta da parte degli
enti interessati l' autorizzazione di cui all' articolo 12 della
legge 16 giugno 1927, n. 1766 concernente il riordino
degli usi civici.
4. La Regione si determina sulle richieste di
autorizzazione di cui al comma 3. Gli enti interessati non
possono, comunque, procedere al mutamento di
destinazione o all’alienazione di terreni di proprietà
collettiva di uso civico prima della definizione del
procedimento di verifica degli strumenti urbanistici
generali ai sensi della vigente normativa in materia
urbanistica.
Art. 3
Documentazione del piano.
1. I comuni redigono gli strumenti urbanistici sulla base di
una accurata analisi del territorio dalla quale risultino le
aree e gli immobili di proprietà comunale e demaniale,
degli enti pubblici e quelli di proprietà collettiva
appartenenti ai comuni, frazioni di comuni, università ed
altre associazioni agrarie comunque denominate.
2. Per l'elaborazione dell'analisi territoriale i comuni si
avvalgono del proprio ufficio tecnico o possono nominare
tecnici iscritti all'albo regionale costituito ai sensi della
L.R. 8 gennaio 1986, n. 8.
3. I comuni approvano l'analisi del territorio di cui al
comma 1 in sede di adozione dello strumento urbanistico,
la cui documentazione è integrata da apposita attestazione
comunale sulla eventuale esistenza di gravami di usi civici
Art. 22
(Modifiche alla legge regionale 18 settembre 2006 n. 10 - “Assestamento del bilancio di previsione della Regione
Lazio per l’anno finanziario 2006” e successive modifiche)
L.R. 18 settembre 2006 n.10
L.R. 18 settembre 2006 n.10
Art. 1
(Disposizioni varie)
Art. 1
(Disposizioni varie)
(…)
(…)
24 La Regione, in attuazione dei principi della finanza
etica, promuove programmi di microcredito, come
strumento di lotta alla povertà e all’esclusione sociale e al
fine di sviluppare la partecipazione e la solidarietà a
favore di categorie svantaggiate.
24 La Regione, in attuazione dei principi della finanza
etica, promuove programmi di microfinanza, ivi inclusi
quelli relativi al microcredito, come strumento di lotta
alla povertà e all’esclusione sociale e al fine di sviluppare
la partecipazione e la solidarietà a favore di categorie
svantaggiate.
25. In attuazione delle disposizioni di cui ai commi 20, 21, 25. In attuazione delle disposizioni di cui ai commi 20, 21,
22, 23 e 24 viene istituito un fondo per il microcredito, 22, 23 e 24 viene istituito un fondo per il microcredito, e
articolato su tre assi di intervento:
la microfinanza. Il fondo, relativamente al
microcredito, è articolato, in particolare, sui seguenti
assi di intervento:
a) sostegno a microimprese in forma giuridica di a) sostegno a microimprese in forma giuridica di
81
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cooperative, società di persone e ditte individuali,
costituite e già operanti, ovvero in fase di avvio
d’impresa, volti sia a contrastare l’economia sommersa sia
a sostenere la nuova occupabilità, l’autoimpiego e
l’inclusione di lavoratrici e lavoratori con contratti atipici;
b) crediti di emergenza, finalizzati ad affrontare bisogni
primari dell’individuo, quali la casa, la salute e i beni
durevoli essenziali;
c) sostegno a persone sottoposte ad esecuzione penale,
intra o extra muraria, ex detenuti, da non più di
ventiquattro mesi, nonché conviventi, familiari e non, di
detenuti;
cooperative, società di persone e ditte individuali,
costituite e già operanti, ovvero in fase di avvio
d’impresa, volti sia a contrastare l’economia sommersa sia
a sostenere la nuova occupabilità, l’autoimpiego e
l’inclusione di lavoratrici e lavoratori con contratti atipici;
b) crediti di emergenza, finalizzati ad affrontare bisogni
primari dell’individuo, quali la casa, la salute e i beni
durevoli essenziali;
c) sostegno a persone sottoposte ad esecuzione penale,
intra o extra muraria, ex detenuti, da non più di
ventiquattro mesi, nonché conviventi, familiari e non, di
detenuti;
26. Il coordinamento degli interventi relativi al 26. Il coordinamento degli interventi relativi al
microcredito previsti al comma 25, lettere a), b) e c) è microcredito e alla microfinanza è effettuato dalla
effettuato dall’assessorato competente in materia di direzione regionale competente in materia di
bilancio, programmazione e partecipazione. L’assessore microfinanza e microcredito. L’assessore competente in
competente in materia di bilancio, programmazione e materia di bilancio, programmazione e partecipazione
partecipazione riferisce annualmente, con apposita riferisce annualmente, con apposita relazione, alla Giunta
relazione, alla Giunta regionale e alla commissione regionale e alla commissione consiliare competente. Nel
consiliare competente. Nel caso di cui al comma 25, caso di cui al comma 25, lettera c) il coordinamento
lettera d) il coordinamento spetta al Garante regionale spetta al Garante regionale delle persone sottoposte a
delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà misure restrittive della libertà personale. Per gli interventi
personale. Per gli interventi di cui al comma 25, il fondo di cui al comma 25, il fondo per il microcredito può essere
per il microcredito può essere incrementato da risorse incrementato da risorse finanziarie conferite anche da altri
finanziarie conferite anche da altri enti pubblici e privati. enti pubblici e privati. La gestione operativa è affidata,
La gestione operativa è affidata, mediante apposita mediante apposita convenzione, all’Agenzia Sviluppo
convenzione, all’Agenzia Sviluppo Lazio S.p.a.. L’attività Lazio S.p.a.. L’attività del fondo di cui al comma 25 è
del fondo di cui al comma 25 è diretta da un responsabile diretta da un responsabile nominato dal consiglio di
nominato dal consiglio di amministrazione dell’Agenzia amministrazione dell’Agenzia Sviluppo Lazio S.p.a.
Sviluppo Lazio S.p.a.
Art. 23
(Modifiche alla legge regionale 31 dicembre 2002, n. 46 - “Interventi per il sostegno allo sviluppo ed
all’occupazione nelle aree interessate dalla crisi dello stabilimento FIAT di Piedimonte S. Germano (FR) e
successive modifiche)
L.R. n. 46/2002
L.R. n. 46/2002
Art. 2
(Programma operativo)
Art. 2
(Programma operativo)
1. La Giunta regionale, previo parere delle competenti
commissioni consiliari permanenti e degli organismi di
cui agli articoli 7 ed 8 della legge regionale 7 agosto 1998,
n. 38 e successive modifiche, approva, entro sessanta
giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge,
con deliberazione da pubblicare sul Bollettino Ufficiale
della Regione (BUR), un programma operativo di
interventi diretti al conseguimento delle finalità di cui
all’articolo 1.
1. La Giunta regionale, previo parere delle competenti
commissioni consiliari permanenti approva, con
deliberazione da pubblicare sul Bollettino Ufficiale della
Regione (BUR), un programma operativo di interventi
diretti al conseguimento delle finalità di cui all’articolo 1.
2. La predisposizione del programma di cui al comma 1 è
curata da uno specifico gruppo di lavoro composto da
dirigenti delle strutture organizzative competenti in
materia, che si avvalgono dell’Agenzia regionale per gli
investimenti per lo sviluppo del Lazio – Sviluppo Lazio
S.p.A., istituita dall’articolo 24 della legge regionale 7
2. La predisposizione del programma di cui al comma
1 è curata da un apposito gruppo di lavoro coordinato
dal direttore regionale competente in materia di
sviluppo economico e attività produttive, o suo
delegato. La composizione del gruppo di lavoro e le
relative modalità operative sono stabilite con
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giugno 1996, n. 6, della “Progetti territoriali per deliberazione della Giunta regionale.
l’occupazione – Proteo S.p.A.” istituita ai sensi della
legge regionale 7 giugno 1990, n. 75, dell’Università degli
studi di Cassino e del Business Innovation Center (B.I.C.)
del Lazio costituita ai sensi della legge regionale 3 aprile
1990, n. 35.
3. Il programma di cui al comma 1 definisce:
3. Il programma di cui al comma 1 definisce:
gli interventi da realizzare e le modalità di
a)
gli interventi da realizzare e le modalità di a)
attuazione degli stessi, anche per il tramite dell’Agenzia
attuazione degli stessi;
regionale per gli investimenti e lo sviluppo del Lazio –
Sviluppo Lazio S.p.A.;
le aree su cui attuare gli interventi di cui alla
b)
le aree su cui attuare gli interventi di cui alla b)
lettera a).
lettera a).
4. Gli interventi di cui al comma 3, lettera a) riguardano in
particolare:
a)
il sostegno al sistema delle piccole e medie
imprese;
b)
la promozione di nuove iniziative imprenditoriali;
c)
il marketing territoriale e l’internazionalizzazione;
d)
l’aumento della dotazione infrastrutturale e delle
strutture di servizio al sistema produttivo locale;
e)
lo sviluppo delle imprese esistenti, anche
attraverso la promozione di processi di riorganizzazione
interna, la diversificazione e la riconversione in
specializzazioni produttive mature;
f)
l’aumento del livello tecnologico, della ricerca e
dello sviluppo dell’innovazione;
g)
la valorizzazione delle risorse umane attraverso
specifici programmi di formazione, orientamento ed
accompagnamento.
4. Gli interventi di cui al comma 3, lettera a) riguardano in
particolare:
a)
il sostegno al sistema delle piccole e medie
imprese;
b)
la promozione di nuove iniziative imprenditoriali;
c)
il marketing territoriale e l’internazionalizzazione;
d)
l’aumento della dotazione infrastrutturale e delle
strutture di servizio al sistema produttivo locale;
e)
lo sviluppo delle imprese esistenti, anche
attraverso la promozione di processi di riorganizzazione
interna, la diversificazione e la riconversione in
specializzazioni produttive mature;
f)
l’aumento del livello tecnologico, della ricerca e
dello sviluppo dell’innovazione;
g)
la valorizzazione delle risorse umane attraverso
specifici programmi di formazione, orientamento ed
accompagnamento.
Art. 3
(Tavolo permanente per l’unità di crisi e per la
concertazione)
Art. 3
(Tavolo permanente per l’unità di crisi e per la
concertazione)
1. E’ istituito, per le finalità di cui all’articolo 1 e, più in
generale, per far fronte alle problematiche occupazionali
che si registrano sul territorio regionale, il Tavolo
permanente per l’unità di crisi e per la concertazione, di
seguito denominato Tavolo permanente.
1. E’ istituito, per le finalità di cui all’articolo 1 e, più in
generale, per far fronte alle problematiche occupazionali
che si registrano sul territorio regionale, il Tavolo
permanente per l’unità di crisi e per la concertazione, di
seguito denominato Tavolo permanente.
2. Il Tavolo permanente attraverso il coinvolgimento degli
enti locali e delle istituzioni universitarie territorialmente
interessati, e avvalendosi dell’Agenzia Lazio Lavoro e
della Sviluppo Lazio S.p.A., in particolare:
a)
effettua il monitoraggio e lo studio dei fenomeni
legati al mercato del lavoro ed al sistema produttivo;
b)
formula proposte e, su richiesta, esprime parere
agli organi competenti in ordine ad iniziative e progetti di
politica attiva del lavoro e di formazione professionale,
con particolare riguardo ai processi di assorbimento e
stabilizzazione lavorativa dei lavoratori collocati in
mobilità ed in cassa integrazione guadagni;
c)
promuove intese ed accordi tra le parti interessate
con riferimento alle problematiche occupazionali di
specifici territori, al fine di prevenire ed eventualmente
2. Il Tavolo permanente attraverso il coinvolgimento degli
enti locali e delle istituzioni universitarie territorialmente
interessati, e avvalendosi dell’Agenzia Lazio Lavoro e
della Sviluppo Lazio S.p.A., in particolare:
a)
effettua il monitoraggio e lo studio dei fenomeni
legati al mercato del lavoro ed al sistema produttivo;
b)
formula proposte e, su richiesta, esprime parere
agli organi competenti in ordine ad iniziative e progetti di
politica attiva del lavoro e di formazione professionale,
con particolare riguardo ai processi di assorbimento e
stabilizzazione lavorativa dei lavoratori collocati in
mobilità ed in cassa integrazione guadagni;
c)
promuove intese ed accordi tra le parti interessate
con riferimento alle problematiche occupazionali di
specifici territori, al fine di prevenire ed eventualmente
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comporre i conflitti nei casi di crisi aziendali;
d)
promuove iniziative finalizzate alla diffusione
della cultura d’impresa tra giovani, in collaborazione con
le istituzioni scolastiche ed universitarie della regione.
comporre i conflitti nei casi di crisi aziendali;
d)
promuove iniziative finalizzate alla diffusione
della cultura d’impresa tra giovani, in collaborazione con
le istituzioni scolastiche ed universitarie della regione.
3. Il Tavolo permanente, i cui membri sono nominati con
decreto del Presidente della giunta regionale, è composto
da:
a)
l’assessore regionale competente in materia di
lavoro o un suo delegato, che lo presiede;
b)
l’assessore regionale competente in materia di
attività produttive o un suo delegato;
c)
l’assessore regionale competente in materia di
bilancio e programmazione o un suo delegato;
d)
tre rappresentanti designati dal consiglio
regionale, di cui uno espressione della minoranza;
e)
quattro
rappresentanti
designati
dalle
organizzazioni sindacali più rappresentative a livello
regionale;
f)
tre rappresentanti designati dalle organizzazioni
datoriali più rappresentative a livello regionale;
g)
il direttore della Sviluppo Lazio S.p.A.;
3. Il Tavolo permanente, i cui membri sono nominati con
decreto del Presidente della giunta regionale, è composto
da:
a)
l’assessore regionale competente in materia di
lavoro o un suo delegato, che lo presiede;
b)
l’assessore regionale competente in materia di
attività produttive o un suo delegato;
c)
l’assessore regionale competente in materia di
bilancio e programmazione o un suo delegato;
d)
tre rappresentanti designati dal consiglio
regionale, di cui uno espressione della minoranza;
e)
quattro
rappresentanti
designati
dalle
organizzazioni sindacali più rappresentative a livello
regionale;
f)
tre rappresentanti designati dalle organizzazioni
datoriali più rappresentative a livello regionale;
g)
il direttore della Sviluppo Lazio S.p.A. o suo
delegato;
h)
il segretario generale della Camera di
Commercio industria, artigianato, agricoltura di
Frosinone, o suo delegato.
h)
il direttore dell’Agenzia Lazio Lavoro.
3bis. Ai componenti del Tavolo permanente non spetta
alcun compenso.
Art. 24
(Modifiche alla legge regionale 28 aprile 2006, n. 4 - “Legge finanziaria regionale per l’esercizio 2006 «art. 11, legge
regionale 20 novembre 2001, n. 25»”)
L.R. n. 4/2006
L.R. n. 4/2006
Art. 113
(Interventi regionali per la valorizzazione ed il
potenziamento dei centri commerciali naturali)
Art. 113
(Reti di imprese tra attività economiche su strada)
1. Al fine di qualificare il territorio ed adeguare l’offerta
del commercio diffuso alla competizione attuale, la
Regione finanzia programmi per la valorizzazione ed il
potenziamento di centri commerciali naturali, presentati,
previa concertazione con le parti sociali interessate, dai
comuni con le modalità previste dal regolamento di cui al
comma 4.
2. Sono definiti centri commerciali naturali i luoghi
complessi e non omogenei, sviluppatisi nel tempo anche
senza programmazione unitaria, concepiti come spazi
unici ove opera un insieme organizzato, anche in forme
societarie, di esercizi commerciali, esercizi di
somministrazione, strutture ricettive, attività artigianali e
di servizio, aree mercatali, eventualmente integrati da aree
di sosta e di accoglienza e da sistemi di accessibilità
comuni.
3. I comuni, nell’adottare i programmi di cui al comma 1,
tengono conto dei seguenti obiettivi:
a) realizzazione di infrastrutture e servizi adeguati alle
1. Al fine di favorire la riqualificazione e la
valorizzazione dei centri storici e la rigenerazione
urbana, salvaguardando, in particolare, i locali e i
mercati d’interesse storico, la Regione promuove la
costituzione delle reti di imprese tra attività
economiche su strada nonché il finanziamento dei
programmi presentati dal comune competente con le
modalità stabilite dalla deliberazione della Giunta
regionale di cui al comma 6.
2. Sono definite «reti di imprese tra attività
economiche su strada» i luoghi complessi e non
omogenei, sviluppatisi nel tempo anche senza
programmazione unitaria, concepiti come spazi unici
ove opera un insieme organizzato, in forma societaria
o consortile, di attività economiche su strada, quali
imprese commerciali, di somministrazione, artigianali,
turistiche, di intrattenimento, culturali, di servizi,
compresi i mercati rionali giornalieri, quelli periodici,
nonché le attività commerciali su aree pubbliche in
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funzioni distributive ed alle esigenze dei consumatori,
considerando l’impatto ed il ruolo delle attività
commerciali rispetto al contesto socio-economico e
territoriale interessato;
b) integrazione dell’attività commerciale, anche con
eventi di interesse culturale e di spettacolo;
c) promozione della distribuzione commerciale delle
produzioni tipiche locali;
d) crescita delle funzioni informative svolte dal sistema
distributivo per la promozione turistica e culturale del
territorio.
4. Per l’attuazione del presente articolo, entro novanta
giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge,
la Giunta regionale, sentita la competente commissione
consiliare permanente, adotta un regolamento, che in
particolare prevede:
a) le modalità per la presentazione dei programmi di cui al
comma 1;
b) i criteri e le modalità per la selezione dei programmi di
cui al comma 1 e per la formazione della relativa
graduatoria;
c) l’individuazione delle spese ammissibili, l’indicazione
dei criteri di determinazione dei finanziamenti nonché le
modalità per la loro concessione.
5. Agli oneri derivanti dal presente articolo si provvede
mediante l’istituzione di un apposito capitolo denominato
“Investimenti a sostegno della valorizzazione e del
potenziamento dei centri commerciali naturali”
nell’ambito della UPB B32, con lo stanziamento di 1
milione di euro per ciascuno degli esercizi finanziari
2006, 2007 e 2008.
generale.
3. Oltre alle imprese di cui al comma 2 possono
aderire alla rete di imprese:
a) le associazioni di categoria maggiormente
rappresentative e società collegate;
b) le Camere di Commercio, Industria,
Artigianato e Agricolture e società collegate;
c) il Comune competente.
4. I programmi di cui al comma 1 sono
previamente concordati dai Comuni con i soggetti
aderenti alla rete di imprese e riguardano, in
particolare, le seguenti azioni:
a) organizzazione di un sistema locale di offerta
produttiva integrata e articolata tra attività
commerciali, turistiche e di servizi;
b) realizzazione di iniziative promozionali e di
marketing territoriale;
c) offerta di servizi alle imprese aderenti.
5. Il Comune competente può stabilire, attraverso
appositi atti convenzionali da stipulare con le reti
d’imprese, lo scorporo di quota parte degli introiti
derivanti dal corrispettivo delle concessioni di suolo
pubblico dal pagamento delle imposte relative a
pubblicità e pubbliche affissioni, ovvero di introiti di
altra natura da destinare, quali somme vincolate:
alla gestione e attuazione dei programmi delle reti
di imprese;
all’attuazione dei programmi di promozione e di
sviluppo;
alla manutenzione urbana.
6. Ai fini dell’attuazione del presente articolo, con
apposita deliberazione della Giunta regionale sono
stabiliti, in particolare:
a) le modalità per la costituzione delle reti di
imprese;
b) le modalità per la presentazione da parte dei
Comuni competenti dei programmi di cui al comma 1;
c) i criteri e le modalità per la selezione dei
programmi di cui al comma 1 e per la concessione dei
relativi finanziamenti;
d) la misura massima del finanziamento.
7. Agli oneri derivanti dall’attuazione del presente
articolo si provvede, per la parte in conto corrente,
mediante le risorse finanziarie stanziate nell’ambito
del Programma 02 “Commercio - Reti distributive Tutela dei consumatori” della missione 14 “Sviluppo
economico e Competitività” e, per la parte in conto
capitale, mediante l’istituzione di un apposito fondo
denominato “Investimenti per reti di imprese tra
attività economiche su strada” la cui copertura è
assicurata con le risorse di cui al programma e
missione suddetti.
Art. 25
(Modifica alla legge regionale 26 giugno 1980, n. 88 - “Norme in materia di opere e lavori pubblici” e successive
modificazioni)
L.R. 26 giugno 1980, n. 88
L.R. 26 giugno 1980, n. 88
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Art. 6
(Erogazione dei contributi)
Art. 6
(Erogazione dei contributi)
1. Per le opere ammesse a contributo in conto capitale, le
somme relative al finanziamento regionale sono messe a
disposizione dell’ente interessato secondo le seguenti
modalità:
a) per il 10 per cento all’atto della determinazione di
concessione formale del finanziamento ed impegno di
spesa, da utilizzare per le spese di progettazione e di
espletamento delle procedure di gara;
b) per il 40 per cento alla presentazione del verbale di
consegna dei lavori e del contratto di appalto;
c) per il 30 per cento alla presentazione della
dichiarazione del direttore dei lavori attestante il
raggiungimento del 50 per cento dello stato di
avanzamento dei lavori;
d) per il 20 per cento, o per il minore importo necessario,
a seguito dell’inoltro dell’atto di definizione ed
approvazione della spesa complessiva effettivamente
occorsa per la realizzazione dell’opera.
1. Per le opere ammesse a contributo in conto capitale, le
somme relative al finanziamento regionale sono messe a
disposizione dell’ente interessato secondo le seguenti
modalità:
a) per il 30 per cento all’atto della determinazione di
concessione formale del finanziamento e impegno di
spesa, da utilizzare per le spese di progettazione e di
espletamento delle procedure di gara;
b) per il 30 per cento alla presentazione del verbale di
consegna dei lavori e del contratto di appalto;
c) per il 30 per cento alla presentazione della
dichiarazione del direttore dei lavori attestante il
raggiungimento del 50 per cento dello stato di
avanzamento dei lavori;
d) per il 10 per cento, o per il minore importo necessario,
a seguito dell’inoltro dell’atto di definizione ed
approvazione della spesa complessiva effettivamente
occorsa per la realizzazione dell’opera.
2. I contributi in conto mutuo sono erogati con decorrenza 2. I contributi in conto mutuo sono erogati con decorrenza
dalla data di inizio dell’ammortamento del mutuo. dalla data di inizio dell’ammortamento del mutuo.
3. Le percentuali di cui al comma 1 ed i contributi di cui al 3. Le percentuali di cui al comma 1 ed i contributi di cui al
comma 2 sono calcolati sull’intero ammontare comma 2 sono calcolati sull’intero ammontare
dell’importo finanziato detratto il ribasso d’asta, ed IVA dell’importo finanziato detratto il ribasso d’asta, ed IVA
corrispondente, praticato dalla ditta aggiudicataria dei corrispondente, praticato dalla ditta aggiudicataria dei
lavori.
lavori.
Art. 26
(Disposizioni varie in materia di interventi a sostegno delle attività produttive e agricole e della cooperazione)
L.R. n. 60/1978
Art. 11
La Regione si riserva la facoltà di esercitare controlli tesi
ad accertare le conformità della realizzazione delle aree
con i progetti presentati ed approvati, nonché il sollecito
completamento del progetto stesso.
Qualora le aree o parte di esse al cui servizio sono state
apprestate le opere di urbanizzazione assistite
dall'intervento finanziario della Regione, non siano
destinate ad insediamenti produttivi, le somme erogate
devono essere restituite, gravate dagli interessi legali,
all'amministrazione regionale concedente.
Le somme, così restituite, saranno reimpiegate per le
finalità del la presente legge.
L.R. n. 88/1980
Art. 8
Approvazione del progetto ed appalto dei lavori.
Il progetto dell'opera, assistito da contributo regionale, è
approvato dal competente organo dell'ente interessato.
Il provvedimento di approvazione del progetto equivale a
dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza
ai sensi e per gli effetti dell'articolo 1 della legge regionale
86
20/03/2014
28 dicembre 1978, n. 79.
Detto provvedimento di approvazione deve essere assunto
entro centottanta giorni dalla data di comunicazione da
parte dell'amministrazione provinciale dell'inclusione
dell'opera nel programma, ove l'opera stessa sia compresa
tra quelle da finanziare nel primo anno di esercizio. Per le
opere finanziabili negli anni successivi, l'approvazione
deve intervenire entro il primo trimestre dell'anno di
competenza, sempre che tale termine non venga interrotto
da atto motivato dell'amministrazione provinciale o della
Regione.
Sui progetti non è richiesto alcun parere né ulteriore
approvazione della Regione.
Gli enti interessati sono tenuti ad informare la Regione
dell'avvenuta
adozione
del
provvedimento
di
approvazione non appena lo stesso diviene esecutivo ai
sensi dell'articolo 27 della legge regionale 20 dicembre
1978, n. 74.
Per le opere finanziate in conto capitale i lavori dovranno
essere appaltati entro il termine di sei mesi a decorrere
dalla data di esecutività del provvedimento di
approvazione del progetto. Per le opere da realizzare con
contributi in annualità, tale termine decorre dalla data di
comunicazione della concessione del mutuo.
Qualora gli enti di cui al precedente articolo 1 ricorrano
all'appalto concorso, i lavori debbono essere aggiudicati
ed i relativi progetti approvati entro dieci mesi dalla data
di comunicazione dell'amministrazione provinciale di cui
al terzo comma del presente articolo.
Art. 9
Inosservanza dei termini.
La Regione assicura, agli enti interessati, assistenza
tecnico - amministrativa anche al fine di garantire il
regolare e sollecito svolgimento dei programmi di cui
all'articolo 3 della presente legge.
In caso di inosservanza da parte degli enti interessati dei
termini di cui ai commi terzo, sesto e settimo del
precedente articolo 8, il Presidente della Giunta regionale,
con proprio provvedimento, può dichiarare la decadenza
dal beneficio del finanziamento, con conseguente
disimpegno della spesa e recupero dei fondi attribuiti e di
quelli eventualmente accreditati ai sensi del precedente
art. 6.
Le opere per le quali è stata dichiarata la decadenza, ai
sensi del precedente comma, possono essere incluse nei
successivi programmi ove ne siano verificate le condizioni
di fattibilità.
L.R. n. 6/1999
Art. 93
Disciplina delle modalità e dei termini di scadenza per
l'ottenimento dei benefìci e provvidenze di legge.
Abrogazione della legge regionale 2 marzo 1987, n. 23
1. Le domande per l'ammissione ai benefìci ed alle
provvidenze previsti dalla vigente legislazione regionale
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devono essere presentate entro il 30 giugno e valgono per
l'esercizio finanziario successivo.
2. La Giunta regionale, con propria deliberazione, da
adottarsi entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore
della legge di bilancio, in relazione ai tempi di effettiva
entrata in vigore della legge stessa, può posticipare la
data, su proposta dell'assessore competente in materia di
economia e finanze. La deliberazione è pubblicata nel
primo Bollettino Ufficiale della Regione successivo alla
data della sua adozione.
2-bis. Le disposizioni previste dai commi 1 e 2 non si
applicano al settore del trasporto pubblico locale, al fine di
garantire la continuità dei flussi finanziari in favore degli
enti locali, delle aziende pubbliche o private di gestione
del servizio di trasporto.
3. Per le opere ed i lavori pubblici, le domande devono
essere corredate da una dichiarazione del legale
rappresentante dell'ente che attesta l'immediata attuabilità
dell'intervento che deve essere inserito nel pianto triennale
dei lavori pubblici ed indica l'eventuale partecipazione,
espressa in percentuale, dell'ente stesso alla spesa di
realizzazione, nonché da un quadro economico di
previsione stilato come prescritto dall'articolo 17 del
decreto del Presidente della Repubblica 21 dicembre
1999, n. 554 (Regolamento di attuazione della L. 11
febbraio 1994, n. 109, legge-quadro in materia di lavori
pubblici e successive modificazioni) e da una dettagliata
relazione sui lavori da effettuare, con la relativa stima dei
costi, fino alla concorrenza dell'importo a base d'asta
nonché di tutta la documentazione attestante il possesso
dei requisiti richiesti dalle leggi di settore. Le direzioni
regionali competenti per materia possono considerare
irrilevanti le carenze di documentazione che non
impediscono l'accertamento del possesso dei requisiti
previsti dalle legge di settore, ovvero chiedere
l'integrazione di documentazione prima dell'adozione dei
provvedimenti
di
finanziamento
http://bd20.leggiditalia.it/cgibin/FulShow?NAVIPOS=1&DS_POS=0&KEY=18LX0000253
253ART93&FT_CID=415820&OPERA=20 - 101. Nel caso di
mancato inserimento dell’intervento nel piano triennale
dei lavori pubblici, il suddetto inserimento deve avvenire
ed essere comunicato entro e non oltre trenta giorni dalla
data di richiesta di integrazione di documentazione da
parte della Regione, pena la decadenza dal finanziamento.
La partecipazione dell'ente alla spesa costituisce titolo di
priorità secondo l'ordine di percentuale. La presente
disposizione non si applica agli enti dichiarati dissestati, i
quali sono collocati in graduatoria immediatamente dopo
quelli con partecipazione inferiore.
3-bis. La partecipazione dell'ente alla spesa non
costituisce altresì, titolo di priorità per i comuni di cui
all'articolo 156, comma 1, lettere a), b), c), d) ed e), del
decreto legislativo n. 267/2000 la cui popolazione è
calcolata ai sensi del comma 2 del medesimo articolo. La
valutazione delle domande presentate dai suddetti comuni
è effettuata separatamente e dà luogo alla predisposizione
88
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di un'apposita graduatoria. Al finanziamento delle
domande ammesse si provvede mediante una percentuale
delle risorse finanziarie stanziate in bilancio per ogni
programma di intervento, determinata annualmente con
deliberazione della Giunta regionale.
3-ter. Gli enti interessati possono presentare un massimo
di due ovvero quattro, nel caso di comuni con popolazione
superiore a cinquantamila abitanti, domande di
finanziamento di opere e lavori pubblici per ogni legge
regionale che ne dispone il relativo finanziamento,
indicando l’ordine di priorità delle domande stesse.
3-quater. Le economie derivanti da revoche di
finanziamenti effettuate entro il secondo esercizio
finanziario successivo a quello della concessione vengono
assegnate al capitolo di competenza e concorrono, in
aggiunta allo stanziamento già previsto nel capitolo, alla
programmazione di nuovi finanziamenti.
4. Le spese di esecuzione delle opere e dei lavori pubblici
non possono superare, per la parte a carico del
finanziamento regionale, l'importo del quadro economico
preventivato o quello minore eventualmente riconosciuto
dalla Regione. Per l'esecuzione di varianti in corso d'opera
ovvero di lavori complementari, nei limiti previsti
rispettivamente dagli articoli 132 e 57, comma 5, del
decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei
contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in
attuazione della direttiva 2004/17/CE e della direttiva
2004/18/CE) e successive modifiche, possono essere
utilizzate le risorse derivanti da eventuali ribassi d'asta,
previa autorizzazione regionale.
5. Al fine di definire i finanziamenti concessi a carico
dell'esercizio finanziario 1995 e precedenti, la Giunta
regionale è autorizzata a consentirne la liquidazione entro
i limiti dell'importo originariamente concesso, tenendo
conto anche delle spese relative a varianti in corso d'opera
rientranti nei limiti posti dall'articolo 25 della legge n.
109/1994 regolarmente approvate a norma di legge prima
dell'entrata in vigore della legge 18 novembre 1998, n.
415.
6. Le domande per accedere agli stanziamenti del bilancio
per l'esercizio finanziario 1999, devono essere presentate,
distintamente da quelle previste nel comma 1, entro
quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge.
7. È abrogata la legge regionale 2 marzo 1987, n. 23 e
successive modificazioni.
L.R. 28 dicembre 2006, n. 27
L.R. 28 dicembre 2006, n. 27
Art. 68
(Fondo regionale per le piccole e medie imprese)
Art. 68
(Fondo regionale per le piccole e medie imprese)
1. Al fine di finanziare gli interventi tesi a favorire
l’accesso al credito e a promuovere l’innovazione e lo
sviluppo dell’attività imprenditoriale nel Lazio, è istituito
un apposito fondo denominato “Fondo regionale per le
piccole e medie imprese.
1. Al fine di finanziare gli interventi tesi a favorire
l’accesso al credito e a promuovere l’innovazione e lo
sviluppo dell’attività imprenditoriale nel Lazio, è istituito
un apposito fondo denominato “Fondo regionale per le
piccole e medie imprese”. Una quota della dotazione
annuale del Fondo è destinata al sostegno al credito
agli operatori del settore dell’agricoltura.
89
20/03/2014
2. Per il perseguimento delle finalità di cui al comma 1,
nel rispetto dei principi di efficienza ed efficacia
dell’attività amministrativa nonché degli obblighi di
pubblicità e trasparenza previsti dalla normativa vigente, il
Consiglio regionale, con propria deliberazione, su
proposta della Giunta regionale, approva, in coerenza con
la programmazione europea in materia di politica di
coesione, un piano contenente gli obiettivi prioritari degli
interventi, i criteri e le modalità operative per l’utilizzo del
Fondo regionale per le piccole e medie imprese, nonché la
relativa ripartizione delle risorse.
2. Per il perseguimento delle finalità di cui al comma 1,
nel rispetto dei principi di efficienza ed efficacia
dell’attività amministrativa nonché degli obblighi di
pubblicità e trasparenza previsti dalla normativa vigente, il
Consiglio regionale, con propria deliberazione, su
proposta della Giunta regionale, approva, in coerenza con
la programmazione europea in materia di politica di
coesione, un piano contenente gli obiettivi prioritari degli
interventi, i criteri e le modalità operative per l’utilizzo del
Fondo regionale per le piccole e medie imprese, nonché la
relativa ripartizione delle risorse.
3. Alla dotazione finanziaria del fondo di cui al comma 1
concorrono le residue disponibilità del Fondo rotativo per
le PMI di cui all’articolo 67, nonché le residue
disponibilità destinate:
a) al finanziamento degli incentivi per la riqualificazione e
il potenziamento degli apparati di sicurezza nelle piccole e
medie imprese commerciali ai sensi dell’articolo 74 della
legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la
formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato
“legge finanziaria 2003”);
b) al finanziamento del concorso finanziario per
l’adeguamento alle norme antifumo di cui all’articolo 7
della legge regionale 17 febbraio 2005, n. 9 (Legge
finanziaria regionale per l'esercizio 2005) e successive
modifiche;
c) al finanziamento dei progetti di cui alla legge regionale
19 dicembre 2001, n. 36 (Norme per l’incremento dello
sviluppo economico, della coesione sociale e
dell’occupazione
nel
Lazio.
Individuazione
e
organizzazione dei sistemi produttivi locali, dei distretti
industriali e delle aree laziali di investimento) e successive
modifiche;
d) al sostegno al credito alle imprese del Lazio di cui
d) al sostegno al credito alle imprese del Lazio di cui all’articolo 20 della l.r. 9/2005 e successive modifiche.
all’articolo 20 della l.r. 9/2005 e successive modifiche. d bis) ai contributi alle imprese artigiane e al piccolo
commercio di cui all’articolo 84 della legge regionale
27 febbraio 2004, n. 2 (Legge finanziaria regionale per
l’esercizio finanziario 2004).
3. Alla dotazione finanziaria del fondo di cui al comma 1
concorrono le residue disponibilità del Fondo rotativo per
le PMI di cui all’articolo 67, nonché le residue
disponibilità destinate:
a) al finanziamento degli incentivi per la riqualificazione e
il potenziamento degli apparati di sicurezza nelle piccole e
medie imprese commerciali ai sensi dell’articolo 74 della
legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la
formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato
“legge finanziaria 2003”);
b) al finanziamento del concorso finanziario per
l’adeguamento alle norme antifumo di cui all’articolo 7
della legge regionale 17 febbraio 2005, n. 9 (Legge
finanziaria regionale per l'esercizio 2005) e successive
modifiche;
c) al finanziamento dei progetti di cui alla legge regionale
19 dicembre 2001, n. 36 (Norme per l’incremento dello
sviluppo economico, della coesione sociale e
dell’occupazione
nel
Lazio.
Individuazione
e
organizzazione dei sistemi produttivi locali, dei distretti
industriali e delle aree laziali di investimento) e successive
modifiche;
4. A decorrere dall’anno 2015 al rifinanziamento del
Fondo di cui al comma 1 si provvede ai sensi dell’articolo
11, comma 3, lettera c), della legge regionale 20
novembre 2001, n. 25 (Norme in materia di
programmazione, bilancio e contabilità della Regione) e
successive modifiche.
4. A decorrere dall’anno 2015 al rifinanziamento del
Fondo di cui al comma 1 si provvede ai sensi dell’articolo
11, comma 3, lettera c), della legge regionale 20
novembre 2001, n. 25 (Norme in materia di
programmazione, bilancio e contabilità della Regione) e
successive modifiche.
L.R. 20 luglio 2003, n. 20
l.r. 20 luglio 2003, n. 20
Omissis
Omissis
Art. 5
(Piani annuali di attuazione)
Art. 5
(Piani annuali di attuazione)
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20/03/2014
1. Il piano triennale per la cooperazione è attuato mediante
piani annuali, adottati dalla Giunta regionale, entro il mese
di settembre dell’anno precedente a quello di riferimento,
sentita la consulta regionale per la cooperazione di cui
all’articolo 6, ove costituita. Trascorsi trenta giorni dalla
richiesta del parere senza che lo stesso sia reso, si
prescinde dal parere.
1. Il piano triennale per la cooperazione è attuato mediante
piani annuali, adottati dalla Giunta regionale, a seguito
dell’approvazione del bilancio di previsione annuale,
nell’ambito delle risorse effettivamente disponibili
sentita la consulta regionale per la cooperazione di cui
all’articolo 6, ove costituita. Trascorsi trenta giorni dalla
richiesta del parere senza che lo stesso sia reso, si
prescinde dal parere.
2. Il piano annuale determina gli interventi previsti
dall'articolo 2 da attuare nell'anno e le relative risorse e
specifica tra l'altro:
a) gli interventi che la Regione intende attuare
direttamente;
b) gli interventi di cui all'articolo 2, comma 1, lettera a),
che la Regione intende attuare tramite le organizzazioni
regionali del movimento cooperativo indicate nella stessa
lettera, nonché i criteri e le modalità per il relativo
finanziamento;
c) le risorse destinate ai contributi, inclusi quelli relativi
all’accesso al credito, nonché i criteri e le modalità per:
1)
la
presentazione
delle
relative
domande;
2) l’istruttoria amministrativa, tecnica, economica e
finanziaria dei progetti;
3) la valutazione dei progetti da parte del nucleo di
valutazione di cui all’articolo 8, prevedendo distinte
graduatorie per i soggetti di cui all’articolo 3, comma 1;
4) la concessione ed erogazione dei contributi, previa
individuazione delle diverse tipologie, delle spese
ammissibili e di eventuali importi massimi;
d) le condizioni per l’eventuale cumulabilità dei benefici
con
altre
agevolazioni
pubbliche;
e) i tempi e i modi di attuazione degli interventi;
f) le modalità per la verifica dello stato di attuazione degli
interventi, nonché le cause di revoca della concessione dei
benefici e le procedure per il recupero delle somme
erogate;
g) gli indirizzi nei confronti dell’Agenzia Sviluppo Lazio
per la gestione del fondo speciale di cui all’articolo 10,
ove non stabiliti nel piano triennale.
2. Il piano annuale determina gli interventi previsti
dall'articolo 2 da attuare nell'anno e le relative risorse e
specifica tra l'altro:
a) gli interventi che la Regione intende attuare
direttamente;
b) gli interventi di cui all'articolo 2, comma 1, lettera a),
che la Regione intende attuare tramite le organizzazioni
regionali del movimento cooperativo indicate nella stessa
lettera, nonché i criteri e le modalità per il relativo
finanziamento;
c) le risorse destinate ai contributi, inclusi quelli relativi
all’accesso al credito, nonché i criteri e le modalità per:
1)
la
presentazione
delle
relative
domande;
2) l’istruttoria amministrativa, tecnica, economica e
finanziaria dei progetti;
3) la valutazione dei progetti da parte del nucleo di
valutazione di cui all’articolo 8, prevedendo distinte
graduatorie per i soggetti di cui all’articolo 3, comma 1;
4) la concessione ed erogazione dei contributi, previa
individuazione delle diverse tipologie, delle spese
ammissibili e di eventuali importi massimi;
d) le condizioni per l’eventuale cumulabilità dei benefici
con
altre
agevolazioni
pubbliche;
e) i tempi e i modi di attuazione degli interventi;
f) le modalità per la verifica dello stato di attuazione degli
interventi, nonché le cause di revoca della concessione dei
benefici e le procedure per il recupero delle somme
erogate;
g) gli indirizzi nei confronti dell’Agenzia Sviluppo Lazio
per la gestione del fondo speciale di cui all’articolo 10,
ove non stabiliti nel piano triennale.
Art. 6
(Consulta regionale per la cooperazione)
Art. 6
(Consulta regionale per la cooperazione)
1. Presso l'assessorato regionale competente in materia di
attività produttive è istituita la consulta regionale per la
cooperazione, di seguito denominata consulta, con il
compito di proposta, valutazione e verifica delle politiche
regionali per la cooperazione.
1. Presso l'assessorato regionale competente in materia di
attività produttive è istituita la consulta regionale per la
cooperazione, di seguito denominata consulta, con il
compito di proposta, valutazione e verifica delle politiche
regionali per la cooperazione.
2. In particolare la consulta, anche sulla base dei dati e 2. In particolare la consulta, anche sulla base dei dati e
delle informazioni raccolte ed elaborate dall’osservatorio delle
informazioni
raccolte
ed
elaborate
di cui all’articolo 9, svolge le seguenti attività:
dall’osservatorio di cui all’articolo 9, svolge le seguenti
attività:
a) formula osservazioni sul fenomeno regionale della a) formula osservazioni sul fenomeno regionale della
cooperazione, per gli aspetti sia economici che cooperazione, per gli aspetti sia economici che
istituzionali;
istituzionali;
b) esprime parere obbligatorio sulle proposte dei piani b) esprime parere obbligatorio sulle proposte dei piani
91
20/03/2014
regionali per la cooperazione;
c) avanza proposte per la ripartizione del fondo unico
regionale per lo sviluppo economico e per le attività
produttive istituito dall’articolo 86 della l.r. 14/1999.
regionali per la cooperazione;
c) avanza proposte per la ripartizione del fondo unico
regionale per lo sviluppo economico e per le attività
produttive istituito dall’articolo 86 della l.r. 14/1999.
3. La consulta è composta da:
a) l’assessore regionale competente in materia di attività
produttive che la presiede, o un suo delegato;
b) il presidente e i vicepresidenti della commissione
consiliare competente in materia attività produttive;
c) un esperto in materia di attività produttive indicato dal
Presidente della Giunta regionale;
d) un rappresentante per ciascuna delle organizzazioni
regionali del movimento cooperativo indicate nell’articolo
2, comma 1, lettera a);
e) tre dirigenti o dipendenti regionali di categoria non
inferiore a D, designati dall'assessore regionale
competente in materia di attività produttive.
3. La consulta è composta da:
a) l’assessore regionale competente in materia di attività
produttive che la presiede, o un suo delegato;
b) il presidente e i vicepresidenti della commissione
consiliare competente in materia attività produttive;
c) un esperto in materia di attività produttive indicato dal
Presidente della Giunta regionale;
d) un rappresentante per ciascuna delle organizzazioni
regionali del movimento cooperativo indicate nell’articolo
2, comma 1, lettera a);
e) tre dirigenti o dipendenti regionali di categoria non
inferiore a D, designati dall'assessore regionale
competente in materia di attività produttive.
4. La consulta è di volta in volta integrata con gli
assessori, nonché con i presidenti ed i vicepresidenti delle
commissioni consiliari competenti nelle materie oggetto di
esame.
4. La consulta è di volta in volta integrata con gli
assessori, nonché con i presidenti ed i vicepresidenti delle
commissioni consiliari competenti nelle materie oggetto di
esame.
5. Il presidente della consulta può fare intervenire alle
sedute, senza diritto di voto, i dirigenti o i dipendenti
regionali o i rappresentanti di amministrazioni o enti
interessati
alle
materie
oggetto
di
esame.
5. Il presidente della consulta può fare intervenire alle
sedute, senza diritto di voto, i dirigenti o i dipendenti
regionali o i rappresentanti di amministrazioni o enti
interessati
alle
materie
oggetto
di
esame.
6. Le funzioni di segretario della consulta sono svolte da
un dipendente della struttura competente in materia di
attività produttive designato dal direttore della struttura
stessa.
6. Le funzioni di segretario della consulta sono svolte da
un dipendente della struttura competente in materia di
attività produttive designato dal direttore della struttura
stessa.
Art. 9
(Osservatorio regionale per la cooperazione)
Art. 9
(Osservatorio regionale per la cooperazione)
1. Presso l'assessorato regionale competente in materia di
attività produttive è istituito l’osservatorio regionale per la
cooperazione, di seguito denominato osservatorio, quale
servizio tecnico di supporto alla Regione in relazione alle
funzioni concernenti la programmazione e di
informazione per la comunità regionale.
Abrogato
2. In particolare l’osservatorio, anche raccordandosi con la
consulta, svolge le seguenti attività:
a) acquisisce, raccoglie ed elabora dati sulla cooperazione
secondo gli standard ed i formati previsti dal sistema
statistico regionale (SISTAR);
b) effettua una valutazione sistematica dei dati di cui alla
lettera a) ai fini della programmazione regionale;
c) cura il monitoraggio degli effetti delle politiche per la
cooperazione,
anche
in
termini
occupazionali;
d) predispone e gestisce progetti di ricerca su specifici
aspetti della cooperazione.
3. L’osservatorio opera attraverso apposita struttura
regionale costituita ai sensi della vigente normativa
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20/03/2014
sull’apparato organizzativo della Giunta e può avvalersi,
limitatamente ad alcuni compiti, della collaborazione di
esperti, anche su indicazione delle organizzazioni
regionali del movimento cooperativo di cui all’articolo 2,
comma 1, lettera a).
Art. 27
(Modifiche alla legge regionale 10 Novembre 1992, n. 44 - "Norme per la tutela dell'utente e del consumatore")
L.R. 10 novembre 1992, n. 44
L.R. 10 novembre 1992, n.44
Art. 8
(Finanziamenti)
Art. 8
(Finanziamenti)
1. La Giunta regionale, nell'ambito del programma di cui
alla presente legge, assume interventi finanziari di
sostegno all'attività delle associazioni di cui al precedente
articolo 3 ed in relazione alle richieste avanzate dalle
stesse.
2. La concessione dei finanziamenti per le attività incluse
nel programma annuale di intervento è condizionata alla
stipula di apposite convenzioni che disciplinano le
modalità di esecuzione delle attività stesse ed i relativi
controlli della Giunta regionale.
3. Il finanziamento concesso è vincolato alla destinazione
indicata nella proposta inclusa nel programma e viene
erogato, per il 30 per cento, al momento in cui diviene
esecutivo il programma annuale d'intervento e, per il
residuo 70 per cento, a seguito della presentazione di
apposito rendiconto delle spese effettivamente sostenute.
1. La Giunta regionale, nell'ambito del programma di cui
alla presente legge, assume interventi finanziari di
sostegno all'attività delle associazioni di cui al precedente
articolo 3 ed in relazione alle richieste avanzate dalle
stesse.
2. La concessione dei finanziamenti per le attività incluse
nel programma annuale di intervento è condizionata alla
stipula di apposite convenzioni che disciplinano le
modalità di esecuzione delle attività stesse ed i relativi
controlli della Giunta regionale.
3. Il finanziamento concesso è vincolato alla destinazione
indicata nella proposta inclusa nel programma e viene
erogato, per il 60 per cento, al momento in cui diviene
esecutivo il programma d’intervento e, per il residuo 40
per cento, a seguito della realizzazione del progetto e
della presentazione di apposito rendiconto delle spese
effettivamente sostenute.
Art. 28
(Istituzione del Catalogo regionale dei Sinkhole del Lazio)
L.R. Stat. n. 1/2004
Art. 47
Funzione regolamentare.
1. La Giunta regionale esercita la funzione regolamentare
nelle materie di competenza legislativa, concorrente ed
esclusiva della Regione, nei limiti previsti dalle specifiche
leggi regionali che rinviano espressamente alle norme
regolamentari, ferma restando la funzione regolamentare
del Consiglio regionale prevista all'articolo 23, comma 2,
lettera o).
2. I regolamenti adottati dalla Giunta possono assumere la
forma di:
a) regolamenti esecutivi di leggi regionali;
b) regolamenti di attuazione e integrazione di leggi
regionali;
c) regolamenti autorizzati da apposita legge regionale, che
determina le norme generali regolatrici della materia e
dispone, ove necessario, l'abrogazione delle norme
vigenti, con effetto dalla data di entrata in vigore delle
norme regolamentari, purché relativi a disciplina non
coperta da riserva assoluta di legge prevista dalla
Costituzione né riservata alla legge regionale ai sensi dello
Statuto;
d) regolamenti per l'organizzazione ed il funzionamento
93
20/03/2014
delle strutture della Giunta, secondo le disposizioni dettate
dalla legge regionale.
3. I regolamenti di cui al comma 2, lettera c), sono adottati
sentito il parere del Comitato di garanzia statutaria.
Eventuali modifiche agli stessi regolamenti possono
essere apportate purché compatibili con le norme generali
regolatrici della materia determinate dalla legge regionale
di autorizzazione.
4. La Giunta può altresì adottare regolamenti per
l'attuazione della normativa comunitaria, ai sensi
dell'articolo 11, comma 4.
Art. 29
(Consulte regionali dei centri per l’impiego del Lazio e dei lavoratori atipici e dei libero professionisti appartenenti
alle professioni)
L.R. Stat. n. 1/2004
Art. 75
Istituzione di consulte.
1. Con legge regionale possono essere istituite altre
consulte nell'ambito di materie di competenza della
Regione e, in particolare, in relazione ai temi
dell'immigrazione, del volontariato e della tutela dei
minori, nonché ai temi socio-sanitari, con specifico
riguardo alla salute mentale.
2. Le consulte dispongono di risorse strumentali e
finanziarie necessarie per lo svolgimento delle relative
attività.
Art. 30
(Disciplina dell’apprendistato)
Dlgs. n. 167/2011
Art. 3
Apprendistato per la qualifica e per il diploma
professionale
In vigore dal 28 giugno 2013
1. Possono essere assunti con contratto di apprendistato
per la qualifica e per il diploma professionale, in tutti i
settori di attività, anche per l'assolvimento dell'obbligo di
istruzione, i soggetti che abbiano compiuto quindici anni e
fino al compimento del venticinquesimo anno di età. La
durata del contratto è determinata in considerazione della
qualifica o del diploma da conseguire e non può in ogni
caso essere superiore, per la sua componente formativa, a
tre anni ovvero quattro nel caso di diploma quadriennale
regionale.
2.
La regolamentazione dei profili formativi
dell'apprendistato per la qualifica e per il diploma
professionale è rimessa alle regioni e alle province
autonome di Trento e Bolzano, previo accordo in
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
Regioni e le Province Autonome di Trento e di Bolzano, e
sentite le associazioni dei datori di lavoro e dei prestatori
di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano
nazionale, nel rispetto dei seguenti criteri e principi
direttivi:
94
20/03/2014
a) definizione della qualifica o diploma professionale ai
sensi del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226;
b) previsione di un monte ore di formazione, esterna od
interna alla azienda, congruo al conseguimento della
qualifica o del diploma professionale in funzione di
quanto stabilito al comma 1 e secondo standard minimi
formativi definiti ai sensi del decreto legislativo 17 ottobre
2005, n. 226;
c) rinvio ai contratti collettivi di lavoro stipulati a livello
nazionale, territoriale o aziendale da associazioni dei
datori e prestatori di lavoro comparativamente più
rappresentative per la determinazione, anche all'interno
degli enti bilaterali, delle modalità di erogazione della
formazione aziendale nel rispetto degli standard generali
fissati dalle regioni.
2-bis. Successivamente al conseguimento della qualifica
o diploma professionale ai sensi del decreto legislativo 17
ottobre 2005, n. 226, allo scopo di conseguire la qualifica
professionale ai fini contrattuali, è possibile la
trasformazione
del
contratto
in
apprendistato
professionalizzante o contratto di mestiere; in tal caso la
durata massima complessiva dei due periodi di
apprendistato non può eccedere quella individuata dalla
contrattazione collettiva di cui al presente decreto
legislativo.
Art. 4
Apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere
In vigore dal 18 luglio 2012
1. Possono essere assunti in tutti i settori di attività,
pubblici o privati, con contratto di apprendistato
professionalizzante o di mestiere per il conseguimento di
una qualifica professionale a fini contrattuali i soggetti di
età compresa tra i diciotto anni e i ventinove anni. Per i
soggetti in possesso di una qualifica professionale,
conseguita ai sensi del decreto legislativo 17 ottobre 2005,
n. 226, il contratto di apprendistato professionalizzante o
di mestiere può essere stipulato a partire dal
diciassettesimo anno di età.
2. Gli accordi interconfederali e i contratti collettivi
stabiliscono, in ragione dell'età dell'apprendista e del tipo
di qualificazione contrattuale da conseguire, la durata e le
modalità di erogazione della formazione per l'acquisizione
delle competenze tecnico-professionali e specialistiche in
funzione dei profili professionali stabiliti nei sistemi di
classificazione e inquadramento del personale, nonché la
durata, anche minima, del contratto che, per la sua
componente formativa, non può comunque essere
superiore a tre anni ovvero cinque per i profili
professionali caratterizzanti la figura dell'artigiano
individuati dalla contrattazione collettiva di riferimento.
3. La formazione di tipo professionalizzante e di
mestiere, svolta sotto la responsabilità della azienda, è
integrata, nei limiti delle risorse annualmente disponibili,
dalla offerta formativa pubblica, interna o esterna alla
azienda, finalizzata alla acquisizione di competenze di
base e trasversali per un monte complessivo non superiore
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20/03/2014
a centoventi ore per la durata del triennio e disciplinata
dalle Regioni sentite le parti sociali e tenuto conto dell'età,
del titolo di studio e delle competenze dell'apprendista.
4. Le Regioni e le associazioni di categoria dei datori di
lavoro possono definire, anche nell'ambito della
bilateralità, le modalità per il riconoscimento della
qualifica di maestro artigiano o di mestiere.
5. Per i datori di lavoro che svolgono la propria attività in
cicli stagionali i contratti collettivi di lavoro stipulati a
livello nazionale da associazioni dei datori e prestatori di
lavoro comparativamente più rappresentative sul piano
nazionale possono prevedere specifiche modalità di
svolgimento del contratto di apprendistato, anche a tempo
determinato.
Art. 5
Apprendistato di alta formazione e di ricerca
In vigore dal 25 ottobre 2011
1. Possono essere assunti in tutti i settori di attività,
pubblici o privati, con contratto di apprendistato per
attività di ricerca, per il conseguimento di un diploma di
istruzione secondaria superiore, di titoli di studio
universitari e della alta formazione, compresi i dottorati di
ricerca, per la specializzazione tecnica superiore di cui
all'articolo 69 della legge 17 maggio 1999, n. 144, con
particolare riferimento ai diplomi relativi ai percorsi di
specializzazione tecnologica degli istituti tecnici superiori
di cui all'articolo 7 del decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri 25 gennaio 2008, nonché per il
praticantato per l'accesso alle professioni ordinistiche o
per esperienze professionali i soggetti di età compresa tra i
diciotto anni e i ventinove anni. Per soggetti in possesso di
una qualifica professionale conseguita ai sensi del decreto
legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, il contratto di
apprendistato di alta formazione può essere stipulato a
partire dal diciassettesimo anno di età.
2. La regolamentazione e la durata del periodo di
apprendistato per attività di ricerca, per l'acquisizione di
un diploma o per percorsi di alta formazione è rimessa alle
Regioni, per i soli profili che attengono alla formazione,
in accordo con le associazioni territoriali dei datori di
lavoro e dei prestatori di lavoro comparativamente più
rappresentative sul piano nazionale, le università, gli
istituti tecnici e professionali e altre istituzioni formative o
di ricerca comprese quelle in possesso di riconoscimento
istituzionale di rilevanza nazionale o regionale e aventi
come oggetto la promozione delle attività imprenditoriali,
del lavoro, della formazione, della innovazione e del
trasferimento tecnologico.
3. In assenza di regolamentazioni regionali l'attivazione
dell'apprendistato di alta formazione o ricerca è rimessa
ad apposite convenzioni stipulate dai singoli datori di
lavoro o dalle loro associazioni con le Università, gli
istituti tecnici e professionali e le istituzioni formative o di
ricerca di cui al comma che precede, senza nuovi o
maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
L.R. Stat. n. 1/2004
96
20/03/2014
Art. 47
Funzione regolamentare.
1. La Giunta regionale esercita la funzione regolamentare
nelle materie di competenza legislativa, concorrente ed
esclusiva della Regione, nei limiti previsti dalle specifiche
leggi regionali che rinviano espressamente alle norme
regolamentari, ferma restando la funzione regolamentare
del Consiglio regionale prevista all'articolo 23, comma 2,
lettera o).
2. I regolamenti adottati dalla Giunta possono assumere la
forma di:
a) regolamenti esecutivi di leggi regionali;
b) regolamenti di attuazione e integrazione di leggi
regionali;
c) regolamenti autorizzati da apposita legge regionale, che
determina le norme generali regolatrici della materia e
dispone, ove necessario, l'abrogazione delle norme
vigenti, con effetto dalla data di entrata in vigore delle
norme regolamentari, purché relativi a disciplina non
coperta da riserva assoluta di legge prevista dalla
Costituzione né riservata alla legge regionale ai sensi dello
Statuto;
d) regolamenti per l'organizzazione ed il funzionamento
delle strutture della Giunta, secondo le disposizioni dettate
dalla legge regionale.
3. I regolamenti di cui al comma 2, lettera c), sono adottati
sentito il parere del Comitato di garanzia statutaria.
Eventuali modifiche agli stessi regolamenti possono
essere apportate purché compatibili con le norme generali
regolatrici della materia determinate dalla legge regionale
di autorizzazione.
4. La Giunta può altresì adottare regolamenti per
l'attuazione della normativa comunitaria, ai sensi
dell'articolo 11, comma 4.
D.L. n. 76/2013
Art. 2
Interventi straordinari per favorire l'occupazione, in
particolare giovanile
In vigore dal 23 agosto 2013
1. Le disposizioni di cui al presente articolo contengono
misure volte a fronteggiare la grave situazione
occupazionale che coinvolge in particolare i soggetti
giovani.
2. In considerazione della situazione occupazionale
richiamata al comma 1, che richiede l'adozione di misure
volte a restituire all'apprendistato il ruolo di modalità
tipica di entrata dei giovani nel mercato del lavoro, entro
il 30 settembre 2013 la Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di
Trento e Bolzano adotta linee guida volte a disciplinare il
contratto di apprendistato professionalizzante o contratto
di mestiere, anche in vista di una disciplina maggiormente
uniforme sull'intero territorio nazionale dell'offerta
formativa pubblica di cui all'articolo 4 del decreto
97
20/03/2014
legislativo 14 settembre 2011, n. 167. Nell'ambito delle
linee guida di cui al precedente periodo, possono in
particolare essere adottate le seguenti disposizioni
derogatorie dello stesso decreto legislativo 14 settembre
2011, n. 167:
a) il piano formativo individuale di cui all'articolo 2,
comma 1, lettera a) è obbligatorio esclusivamente in
relazione alla formazione per l'acquisizione delle
competenze tecnico-professionali e specialistiche;
b) la registrazione della formazione e della qualifica
professionale a fini contrattuali eventualmente acquisita è
effettuata in un documento avente i contenuti minimi del
modello di libretto formativo del cittadino di cui al
decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali del
10 ottobre 2005, recante «Approvazione del modello di
libretto formativo del cittadino»;
c) in caso di imprese multi localizzate, la formazione
avviene nel rispetto della disciplina della regione ove
l'impresa ha la propria sede legale.
3. Decorso inutilmente il termine per l'adozione delle
linee guida di cui al comma 2, in relazione alle assunzioni
con contratto di apprendistato professionalizzante o
contratto di mestiere, trovano diretta applicazione le
previsioni di cui alle lettere a), b) e c) del medesimo
comma 2. Nelle ipotesi di cui al precedente periodo, resta
comunque salva la possibilità di una diversa disciplina in
seguito all'adozione delle richiamate linee guida ovvero in
seguito all'adozione di disposizioni di specie da parte delle
singole regioni.
[4. Fino al 31 dicembre 2015 il ricorso ai tirocini
formativi e di orientamento nelle Regioni e Province
autonome di Trento e Bolzano dove non è stata adottata la
relativa disciplina, è ammesso secondo le disposizioni
contenute nell'articolo 18 della legge 24 giugno 1997, n.
196 e nel decreto interministeriale 25 marzo 1998, n. 142
e la durata massima dei tirocini prevista dall'articolo 7 del
predetto decreto interministeriale è prorogabile di un
mese. ]
[5. Il comma 4 trova applicazione anche per i tirocini
instaurati nell'ambito delle pubbliche amministrazioni le
quali, in attuazione dei principi e criteri contenuti
nell'accordo del 24 gennaio 2013 tra Governo, Regioni e
Province autonome di Trento e Bolzano, recante «Linee
guida in materia di tirocini», provvedono alla
corresponsione dei rimborsi spese ivi previsti. A tal fine le
amministrazioni provvedono mediante riduzione degli
stanziamenti di bilancio destinati alle spese per incarichi e
consulenze come determinati ai sensi delle vigenti
disposizioni in materia di contenimento della spesa. ]
5-bis. Al fine di sostenere la tutela del settore dei beni
culturali è istituito, per l'anno 2014, presso il Ministero dei
beni e delle attività culturali e del turismo un Fondo
straordinario con stanziamento pari a 1 milione di euro,
denominato "Fondo mille giovani per la cultura",
destinato alla promozione di tirocini formativi e di
orientamento nei settori delle attività e dei servizi per
cultura rivolti a giovani fino a ventinove anni di età. Con
decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del
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turismo, di concerto con il Ministro del lavoro e delle
politiche sociali e con il Ministro per la pubblica
amministrazione e la semplificazione, da adottare entro
sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di
conversione del presente decreto, sono definiti i criteri e le
modalità di accesso al Fondo di cui al presente comma.
5-ter. Per i tirocini formativi e di orientamento di cui alle
linee guida di cui all'Accordo sancito il 24 gennaio 2013
in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano i datori di lavoro pubblici e privati con sedi in più
regioni possono fare riferimento alla sola normativa della
regione dove è ubicata la sede legale e possono altresì
accentrare le comunicazioni di cui all'articolo 1, commi
1180 e seguenti, della legge 27 dicembre 2006, n. 296,
presso il Servizio informatico nel cui ambito territoriale è
ubicata la sede legale.
6. In via sperimentale per gli anni 2013, 2014 e 2015 è
istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche
sociali un fondo con dotazione di 2 milioni di euro annui
per ciascuno degli anni 2013, 2014, 2015, volto a
consentire alle amministrazioni dello Stato, anche ad
ordinamento autonomo, di corrispondere le indennità per
la partecipazione ai tirocini formativi e di orientamento di
cui all'articolo 1, comma 34, lettera d) della legge 28
giugno 2012, n. 92, per le ipotesi in cui il soggetto
ospitante del tirocinio sia un'amministrazione dello Stato
anche ad ordinamento autonomo e non sia possibile, per
comprovate ragioni, far fronte al relativo onere attingendo
ai fondi già destinati alle esigenze formative di tale
amministrazione.
7. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri,
su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche
sociali e del Ministro per la pubblica amministrazione e la
semplificazione, di concerto con il Ministro dell'economia
e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dalla data
di entrata in vigore della presente disposizione, sono
adottate le modalità attuative del comma 6.
8. Gli interventi straordinari di cui ai commi da 1 a 7 del
presente articolo costituiscono oggetto di monitoraggio ai
sensi dell'articolo 1, comma 2, della legge 28 giugno
2012, n. 92. A tal fine, entro il 31 dicembre 2015, si
provvede ad effettuare una specifica valutazione ai sensi
di cui al comma 3, terzo periodo del medesimo articolo 1.
9. All'articolo 2, comma 6, del decreto-legge 13 maggio
2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12
luglio 2011, n. 106, le parole: «entro due anni dalla data di
assunzione» sono sostituite dalle seguenti: «entro il 15
maggio 2015».
10. Al fine di promuovere l'alternanza tra studio e lavoro
è autorizzata la spesa di 3 milioni per l'anno 2013 e di 7,6
milioni di euro per l'anno 2014 da destinare al sostegno
delle attività di tirocinio curriculare da parte degli studenti
iscritti ai corsi di laurea nell'anno accademico 2013-2014.
11. Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della
ricerca, con proprio decreto da adottare entro 30 giorni
dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sentita
la CRUI, fissa i criteri e le modalità per la ripartizione, su
99
20/03/2014
base premiale, delle risorse di cui al comma 10 tra le
università statali che attivano tirocini della durata minima
di 3 mesi con enti pubblici o privati.
12. Le università provvedono all'attribuzione agli studenti
delle risorse assegnate ai sensi del comma 11, sulla base
di graduatorie formate secondo i seguenti criteri di
premialità:
a) regolarità del percorso di studi;
b) votazione media degli esami;
c) condizioni economiche dello studente individuate sulla
base dell'Indicatore della situazione economica
equivalente, di cui al decreto legislativo 31 marzo 1998, n.
109, e successive modificazioni.
13. Ciascuna università assegna le risorse agli studenti
utilmente collocati in graduatoria fino all'esaurimento
delle stesse, dando priorità agli studenti che hanno
concluso gli esami del corso di laurea, nella misura
massima di 200 euro mensili a studente. Tale importo è
assegnato allo studente quale cofinanziamento, nella
misura del 50 per cento, del rimborso spese corrisposto da
altro soggetto pubblico o privato. Per i soli tirocini
all'estero presso soggetti pubblici l'importo può essere
corrisposto anche in forma di benefici o facilitazioni non
monetari.
14. Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della
ricerca di concerto con il Ministro dell'economia e delle
finanze, con decreto da adottare entro 60 giorni dalla data
di entrata in vigore del presente decreto-legge fissa i
criteri e le modalità per definire piani di intervento, di
durata triennale, per la realizzazione di tirocini formativi
in orario extracurricolare presso imprese, altre strutture
produttive di beni e servizi o enti pubblici, destinati agli
studenti della quarta classe delle scuole secondarie di
secondo grado, con priorità per quelli degli istituti tecnici
e degli istituti professionali, sulla base di criteri che ne
premino l'impegno e il merito. Con il medesimo decreto
sono fissati anche i criteri per l'attribuzione di crediti
formativi agli studenti che svolgono i suddetti tirocini.
Dall'attuazione delle misure di cui al presente comma non
devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della
finanza pubblica.
L.R. n. 12/2011
L.R. n. 12/2011
Art. 1
(Disposizioni varie)
Art. 1
(Disposizioni varie)
(…)
(…)
128. La legge regionale 10 agosto 2006, n. 9 (Disposizioni 128. Abrogato.
in materia di formazione nell’apprendistato) e il
regolamento regionale 21 giugno 2007, n. 7, di attuazione
della medesima l.r. 9/2006, sono abrogati a decorrere dalla
data di entrata in vigore delle nuove disposizioni regionali
in materia di apprendistato, da emanare in attuazione del
decreto legislativo approvato il 28 luglio 2011, recante
testo unico dell’apprendistato, ai sensi dell’articolo 1,
comma 30, lettera c) della legge 24 dicembre 2007, n. 247
(Norme di attuazione del Protocollo del 23 luglio 2007 su
previdenza, lavoro e competitività per favorire l'equità e la
crescita sostenibili, nonchè ulteriori norme in materia di
100
20/03/2014
lavoro e previdenza sociale), come modificato
dall’articolo 46, comma 1, lettera b) della legge 4
novembre 2010, n. 183, relativo al differimento di termini
per l’esercizio di deleghe in materia di apprendistato.
Art. 31
(Fondo per il riequilibrio territoriale dei Comuni del Lazio)
Costituzione
119. I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le
Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa,
nel rispetto dell'equilibrio dei relativi bilanci, e
concorrono ad assicurare l'osservanza dei vincoli
economici e finanziari derivanti dall'ordinamento
dell'Unione europea.
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni
hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi
ed entrate propri, in armonia con la Costituzione e
secondo i princìpi di coordinamento della finanza
pubblica e del sistema tributario. Dispongono di
compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al
loro territorio.
La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo, senza
vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità
fiscale per abitante.
Le risorse derivanti dalle fonti di cui ai commi precedenti
consentono ai Comuni, alle Province, alle Città
metropolitane e alle Regioni di finanziare integralmente le
funzioni pubbliche loro attribuite.
Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la
solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e
sociali, per favorire l'effettivo esercizio dei diritti della
persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale
esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse
aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di
determinati Comuni, Province, Città metropolitane e
Regioni.
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni
hanno un proprio patrimonio, attribuito secondo i princìpi
generali determinati dalla legge dello Stato. Possono
ricorrere all'indebitamento solo per finanziare spese di
investimento, con la contestuale definizione di piani di
ammortamento e a condizione che per il complesso degli
enti di ciascuna Regione sia rispettato l'equilibrio di
bilancio. È esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti
dagli stessi contratti.
Legge n. 196/2009
Art. 1
Princìpi di coordinamento e ambito di riferimento
In vigore dal 29 aprile 2012
1. Le amministrazioni pubbliche concorrono al
perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica definiti
in ambito nazionale in coerenza con le procedure e i criteri
stabiliti dall'Unione europea e ne condividono le
conseguenti responsabilità. Il concorso al perseguimento
di tali obiettivi si realizza secondo i principi fondamentali
101
20/03/2014
dell'armonizzazione dei bilanci pubblici e del
coordinamento della finanza pubblica.
2. Ai fini della applicazione delle disposizioni in materia
di finanza pubblica, per amministrazioni pubbliche si
intendono, per l'anno 2011, gli enti e i soggetti indicati a
fini statistici nell'elenco oggetto del comunicato
dell'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) in data 24
luglio 2010, pubblicato in pari data nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica italiana n. 171, nonché a
decorrere dall'anno 2012 gli enti e i soggetti indicati a fini
statistici dal predetto Istituto nell'elenco oggetto del
comunicato del medesimo Istituto in data 30 settembre
2011, pubblicato in pari data nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana n. 228, e successivi aggiornamenti ai
sensi del comma 3 del presente articolo, effettuati sulla
base delle definizioni di cui agli specifici regolamenti
dell'Unione europea, le Autorità indipendenti e,
comunque, le amministrazioni di cui all'articolo 1, comma
2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e
successive modificazioni.
3. La ricognizione delle amministrazioni pubbliche di cui
al comma 2 è operata annualmente dall'ISTAT con
proprio provvedimento e pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale entro il 30 settembre.
4. Le disposizioni recate dalla presente legge e dai relativi
decreti legislativi costituiscono princìpi fondamentali del
coordinamento della finanza pubblica ai sensi dell'articolo
117 della Costituzione e sono finalizzate alla tutela
dell'unità economica della Repubblica italiana, ai sensi
dell'articolo 120, secondo comma, della Costituzione.
5. Le disposizioni della presente legge si applicano alle
regioni a statuto speciale e alle province autonome di
Trento e di Bolzano nel rispetto di quanto previsto dai
relativi statuti.
Art. 32
(Valorizzazione e promozione economica del litorale laziale)
L.R. 5 gennaio 2001, n. 1.
Norme per la valorizzazione e lo sviluppo del litorale del
Lazio.
Art. 33
(Modifiche alla legge regionale 13 aprile 2012, n. 2 – “Interventi regionali per lo sviluppo del cinema e
dell’audiovisivo”)
L.R. n. 2/2012
L.R. n. 2/2012
Articolo 28
Disposizione finanziaria.
Articolo 28
Disposizione finanziaria.
1. Agli oneri di cui alla presente legge si provvede, per le
spese di parte corrente, ivi comprese le spese di
funzionamento del Centro regionale per il cinema e
l'audiovisivo nell'ambito dello stanziamento del capitolo
G11900, esercizio finanziario 2012 e per le spese in conto
capitale, tramite il capitolo G12515, con uno
stanziamento, per ciascuna delle annualità 2012, 2013 e
2014, pari ad euro 15.000.000,00.
1–bis. Agli oneri derivanti dall'attuazione dell'articolo 24bis si provvede, per l'esercizio finanziario 2013, mediante
1. Agli oneri di cui alla presente legge si provvede, per le
spese di parte corrente, ivi comprese le spese di
funzionamento del Centro regionale per il cinema e
l'audiovisivo nell'ambito dello stanziamento del capitolo
G11900, esercizio finanziario 2012 e per le spese in conto
capitale, tramite il capitolo G12515, con uno
stanziamento, per ciascuna delle annualità 2012, 2013 e
2014, pari ad euro 15.000.000,00.
1–bis. Agli oneri derivanti dall'attuazione dell'articolo 24bis si provvede, per l'esercizio finanziario 2013, mediante
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20/03/2014
le risorse del programma 02 "Attività culturali e interventi
diversi nel settore culturale" della missione 05 "Tutela e
valorizzazione dei beni e attività culturali" per euro 100
mila e, per ciascuno degli anni 2014 e 2015, per euro 300
mila nell'ambito dello stanziamento dello stesso
programma della medesima missione, preordinato ai sensi
dell'articolo 11, comma 3, lettera c) della legge regionale
20 novembre 2001, n. 25 (Norme in materia di
programmazione, bilancio e contabilità della Regione) e
relativa legge di bilancio 2014 e pluriennale 2015-2016.
le risorse del programma 02 "Attività culturali e interventi
diversi nel settore culturale" della missione 05 "Tutela e
valorizzazione dei beni e attività culturali" per euro 100
mila e, per ciascuno degli anni 2014 e 2015, per euro 300
mila nell'ambito dello stanziamento dello stesso
programma della medesima missione, preordinato ai sensi
dell'articolo 11, comma 3, lettera c) della legge regionale
20 novembre 2001, n. 25 (Norme in materia di
programmazione, bilancio e contabilità della Regione) e
relativa legge di bilancio 2014 e pluriennale 2015-2016.
1-ter. A decorrere dal 2015 una quota pari al 5 per
cento delle risorse di cui al comma 1, previste dalla
legislazione vigente, confluisce in un fondo di rotazione
per la concessione di prestiti a tasso agevolato per
sostenere le industrie cinematografiche e audiovisive
del territorio del Lazio, alla cui istituzione si provvede
nell’ambito del programma 02 “Attività culturali e
interventi diversi nel settore culturale” della missione
05 “Tutela e valorizzazione dei beni e attività culturali.
Art. 34
(Misure a sostegno delle imprese operanti nel settore dell’edilizia abitativa)
L.R. n. 9/2010
Art. 2
Disposizioni varie.
(…)
165. La Regione promuove la realizzazione di interventi a
sostegno delle politiche abitative attraverso l'adozione di
un programma di investimenti a sostegno della casa.
166. Il programma di cui al comma 165 opera per
garantire strumenti idonei e concretamente realizzabili,
anche a seguito della rimodulazione di parte degli
stanziamenti riferiti ai singoli interventi, ovvero in
sostituzione degli strumenti finanziari precedentemente
previsti, con particolare riferimento al fondo rotativo per
l'edilizia agevolata di cui all'articolo 82 della legge
regionale 16 aprile 2002, n. 8 (Legge finanziaria regionale
per l'esercizio 2002) e successive modifiche.
167. La Giunta regionale, con propria deliberazione da
adottarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in
vigore della presente legge, su proposta dell'assessore
competente in materia di politiche della casa e di concerto
con l'assessore competente in materia di bilancio, sentita
la competente commissione consiliare, adotta il
programma di cui al comma 165, in conformità alle linee
della programmazione generale socioeconomica e
territoriale regionale. Il programma prevede in particolare,
nel rispetto di quanto disposto dai commi 168, 169 e 170:
a) la possibilità di ricorrere a specifici fondi di
investimento, come l'attivazione del Fondo regionale per
il social housing, con la partecipazione anche del Fondo
Investimenti per l'abitare di Cassa depositi e prestiti
Investimenti SGR S.p.a., società di investimenti costituita
da Cassa depositi e prestiti, Acri ed ABI con il fine di
promuovere un fondo nazionale di housing sociale;
b) la possibilità di ricorrere ad altre forme di partnership
103
20/03/2014
tra Regione ed altri enti pubblici nonché soggetti privati;
c) l'individuazione degli interventi finanziabili nonché
delle modalità e delle condizioni di accesso ai contributi;
d) la definizione dei requisiti per l'individuazione dei
soggetti beneficiari degli interventi di cui alla lettera c).
168. Al fine di garantire l'attuazione di quanto previsto al
comma 167, lettera a), la Regione può ricorrere a forme di
intervento quali la costituzione di garanzie o di contributo
sui canoni di affitto nel periodo di locazione e/o di
contributo alle famiglie al momento del riscatto.
169. Gli interventi di cui al comma 168 sono rivolti in via
prioritaria nei confronti di soggetti che versano in
condizioni di disagio, individuati secondo i criteri e le
modalità previsti dalla deliberazione della Giunta
regionale di cui al comma 167. Tali soggetti, a garanzia
del pagamento del canone, impegnano una quota pari ad
un quinto del reddito percepito mensilmente; qualora il
reddito mensile venisse temporaneamente meno, la
Regione interviene attraverso apposito strumento a
garanzia, individuato con la medesima deliberazione di
cui al comma 167.
170. Qualora i contributi previsti nel programma di cui al
comma 167 siano in conto interessi, l'agevolazione non
può superare la percentuale massima di 2,5.
171. L'articolo 82 della legge regionale 16 aprile 2002, n.
8, relativo al Fondo di rotazione per la realizzazione di
programmi pluriennali di edilizia residenziale agevolata e
successive modifiche, è abrogato ed i capitoli C22102 e
C22103 rimangono iscritti in bilancio per la sola gestione
dei residui ed al fine di garantire la prosecuzione degli
impegni assunti fino alla data di entrata in vigore della
presente legge. Per la definizione degli interventi ancora
in itinere previsti nei bandi di cui al medesimo articolo, si
provvede con il programma di cui al comma 167.
171–bis. Agli oneri di cui ai commi dal 165 al 171 si
provvede:
a) per i contributi della Regione in conto interessi,
mediante il capitolo E61405 denominato: “Contributi in
conto interessi per l'edilizia agevolata (spesa
obbligatoria)” con uno stanziamento pari ad euro
3.000.000,00 per l'annualità 2011, ed euro 13.000.000,00
per ciascuna delle annualità 2012 e 2013;
b) per la spesa relativa alla costituzione del fondo di
investimento di cui al comma 167, lettera a), mediante il
capitolo di spesa E61900 per un importo pari ad euro
1.000.000,00, esercizio finanziario 2012;
c) per la partecipazione al fondo di investimento di cui al
comma 167, lettera a), per un valore complessivo non
superiore ad euro 50 milioni, mediante:
1) il conferimento di aree suscettibili di valorizzazione
appartenenti al patrimonio disponibile regionale;
2) il capitolo di spesa E62524 che assume la seguente
nuova denominazione: “Partecipazione della Regione
Lazio al Fondo regionale per il social housing, con la
partecipazione anche del Fondo per l'abitare (FIA) di
Cassa Depositi e Prestiti” con uno stanziamento, per
ciascuna delle annualità 2012 e 2013, pari ad euro
5.000.000,00.
104
20/03/2014
L.R. n. 25/2001
Art. 11
Legge finanziaria regionale.
1. Contestualmente alla proposta di legge regionale
concernente il bilancio annuale e pluriennale, la Giunta
presenta al Consiglio, per l'approvazione, la proposta di
legge finanziaria regionale.
2. La legge finanziaria, in coerenza con gli indirizzi del
D.P.E.F.R., espone annualmente il quadro di riferimento
finanziario per il periodo compreso nel bilancio
pluriennale regionale e provvede, per il medesimo
periodo, alla regolazione annuale delle grandezze previste
dalla normativa vigente al fine di adeguarne gli effetti
finanziari ai suddetti indirizzi.
3. La legge finanziaria stabilisce:
a) il limite massimo delle assunzioni di mutui e di altre
forme di indebitamento per ciascuno degli anni
considerati dal bilancio pluriennale;
b) le variazioni delle aliquote e delle altre misure che
incidono sul gettito delle imposte proprie della Regione, o
di addizionali ad imposte erariali di competenza della
Regione, nonché di imposte indirette, canoni e tariffe
regionali in vigore, con effetto dal 1° gennaio dell'anno
cui essa si riferisce;
c) il rifinanziamento di leggi regionali di spesa, per un
periodo contenuto in quello compreso nel bilancio
pluriennale;
d) la riduzione di autorizzazioni legislative di spesa, per
ciascuno degli anni considerati dal bilancio pluriennale;
e) la determinazione, in apposite tabelle, delle quote di
spesa a carattere permanente o pluriennale, derivanti da
leggi regionali, che incidono sugli anni considerati dal
bilancio pluriennale;
f) altre disposizioni quantitative rinviate da precedenti
leggi regionali alla legge finanziaria.
L.R. n. 21/2009
Art. 3-ter
Interventi finalizzati al reperimento di alloggi a canone
calmierato attraverso il cambiamento di destinazione
d’uso da non residenziale a residenziale.
1. In deroga alle previsioni degli strumenti urbanistici ed
edilizi comunali vigenti o adottati nonché nei comuni
sprovvisti di tali strumenti, sono consentiti cambi di
destinazione d’uso a residenziale attraverso interventi di
ristrutturazione edilizia, di sostituzione edilizia con
demolizione e ricostruzione, e di completamento, con
ampliamento entro il limite del 30 per cento della
superficie utile esistente nei limiti previsti dalla lettera c),
previa acquisizione del titolo abilitativo di cui all’articolo
6, degli edifici o di parti degli edifici di cui all’articolo 2
aventi destinazione non residenziale, che siano dismessi o
mai utilizzati alla data del 30 settembre 2010, ovvero che
alla stessa data siano in corso di realizzazione e non siano
ultimati e/o per i quali sia scaduto il titolo abilitativo
105
20/03/2014
edilizio ovvero, limitatamente agli edifici con
destinazione d’uso direzionale, che siano anche in via di
dismissione. Gli interventi di cui al presente comma sono
consentiti nel rispetto delle seguenti condizioni:
a) gli interventi non possono riguardare edifici ricompresi
all’interno delle zone D di cui al D.M. 2 aprile 1968, n.
1444 del Ministro per il lavori pubblici, ovvero
nell’ambito di consorzi industriali o di piani degli
insediamenti produttivi, fatti salvi gli interventi nelle zone
omogenee D inferiori a 10 ha, che riguardino edifici
dismessi o mai utilizzati alla data del 31 dicembre 2005;
b) gli interventi non possono riguardare gli edifici
ricompresi all’interno delle zone omogenee E, di cui al
D.M. 2 aprile 1968, n. 1444 del Ministro per il lavori
pubblici, fatti salvi gli edifici esistenti dismessi o mai
utilizzati alla data del 30 settembre 2010 destinati ad
attività turistico-ricettiva, con una superficie utile lorda
non superiore a 3 mila metri quadrati;
c) gli interventi sono finalizzati al cambio di destinazione
d’uso in residenziale fino ad un massimo di 15.000 metri
quadrati di superficie utile lorda esistente, da incrementare
con l’ampliamento di cui all’alinea del presente comma;
tali interventi sono subordinati a riservare ad edilizia
sociale a canone calmierato una quota della superficie
complessiva oggetto di trasformazione, secondo quanto
definito dalla Giunta regionale con il regolamento di cui al
comma 1-bis; detta quota è stabilita nella misura minima
del 30 per cento per cambi di destinazione d’uso con una
superficie esistente inferiore a 10.000 metri quadrati e
nella misura minima del 35 per cento per cambi di
destinazione d’uso con una superficie esistente superiore a
10.000 metri quadrati e inferiore a 15.000 metri quadrati;
nelle percentuali riservate alla locazione può essere
destinata una quota alla locazione per studenti universitari
e alle categorie protette e svantaggiate come definite dalle
norme nazionali e comunitarie nonché ai componenti del
comparto sicurezza, dei vigili del fuoco e delle forze
armate;
d) gli interventi sono realizzati nel rispetto delle altezze e
delle distanze previste dagli articoli 8 e 9 del D.M. 2
aprile 1968, n. 1444 del Ministro per il lavori pubblici.
1-bis. La Giunta regionale, ai sensi dell'articolo 47,
comma 2, lettera b), dello Statuto e del comma 1, lettera
c), adotta un regolamento di attuazione e integrazione con
il quale disciplina:
a) i requisiti per l'accesso agli alloggi di edilizia sociale a
canone calmierato e le procedure per l'individuazione dei
locatari;
b) la durata del vincolo di locazione a canone calmierato,
che non può essere comunque inferiore a quindici anni,
prevedendo che sia oggetto di specifico atto d'obbligo da
registrarsi presso la conservatoria dei registri immobiliari;
c) eventuali quote riservate alla locazione a canone
calmierato a favore delle categorie individuate dal comma
1, lettera c);
d) i criteri per la determinazione del canone calmierato;
e) eventuale ulteriore documentazione a corredo della
richiesta del titolo abilitativo edilizio per la realizzazione
106
20/03/2014
degli interventi di cui al comma 1, lettera c), necessaria ai
fini della individuazione certa delle superfici e degli
alloggi da destinare a locazione a canone calmierato;
f) le condizioni e le modalità dell'eventuale alienazione
degli alloggi alla scadenza del vincolo di cui alla lettera b)
ed i criteri per la determinazione del prezzo di vendita,
che non può essere superiore al 60 per cento del valore di
mercato.
2. Gli interventi di modifica di destinazione d’uso di cui al
comma 1 determinano automaticamente la modifica della
destinazione di zona dell’area di sedime e delle aree
pertinenziali dell’edificio.
3. È consentita, nelle aree edificabili libere con
destinazione non residenziale nell'ambito dei piani e
programmi attuativi di iniziativa pubblica o privata
nonché di ogni atto deliberativo comunale avente efficacia
di atto attuativo del PRG, ancorché decaduti, con
esclusione dei piani degli insediamenti produttivi e dei
piani industriali particolareggiati, la realizzazione di
immobili ad uso residenziale entro il limite di 10 mila
metri quadrati di superficie utile lorda e comunque non
oltre la superficie non residenziale prevista dal piano,
incrementata del 10 per cento dell'intera volumetria
prevista dal piano stesso, proporzionalmente distribuita in
relazione alle volumetrie ammesse per ogni area libera
destinata a non residenziale. La realizzazione di tali
interventi rimane subordinata alla riserva di una quota di
superficie, stabilita nella misura minima del 30 per cento,
destinata alla locazione con canone calmierato per
l'edilizia sociale secondo quanto definito dalla Giunta
regionale con il regolamento di attuazione di cui al
comma 1-bis. La realizzazione degli interventi previsti nel
presente comma è subordinata all'esistenza delle opere di
urbanizzazione primaria e secondaria, ovvero al loro
adeguamento o realizzazione in relazione al maggior
carico urbanistico connesso al previsto aumento di volume
o di superficie utile degli edifici esistenti nonché alla
realizzazione di parcheggi di cui all'articolo 41-sexies
della L. 1150/1942 e successive modifiche.
4. Fermo restando quanto stabilito dal comma 1 sono
consentiti cambi di destinazione d’uso a residenziale degli
edifici adibiti a strutture sanitarie private che cessano
l’attività sanitaria in conseguenza di quanto previsto nei
piani regionali di rientro della rete ospedaliera o nel piano
di rientro dal disavanzo sanitario, nonché di tutti i
provvedimenti ad essi connessi.
5. Gli interventi di cui al comma 1 devono essere
realizzati nel rispetto di quanto previsto dalla normativa
statale e regionale in materia di sostenibilità energeticoambientale e di bioedilizia e, in particolare, dal D.Lgs.
192/2005 nonché dalla L.R. n. 6/2008 e successive
modifiche, dal D.P.R. 59/2009 e dal D.M. 26 giugno 2009
del Ministero dello Sviluppo economico.
6. Fatto salvo quanto previsto dal comma 4, la
realizzazione degli interventi di cui al comma 1 è
subordinata all’esistenza delle opere di urbanizzazione
primaria e degli standard urbanistici di cui agli articoli 3 e
5 del decreto del Ministro per i lavori pubblici D.M. 2
107
20/03/2014
aprile 1968, n. 1444 ovvero, al loro adeguamento o
realizzazione, in relazione al maggior carico urbanistico
connesso al previsto aumento di volume o di superficie
utile degli edifici esistenti, nonché alla realizzazione dei
parcheggi di cui all’articolo 41-sexies della L. 1150/1942.
7. Nel caso in cui gli interventi previsti al comma 1
riguardino un edificio con una superficie utile inferiore a
500 metri quadrati o riguardino un immobile edificato in
un comune con popolazione inferiore a 15.000 abitanti o
un immobile ricompreso all’interno di un piano di
recupero approvato ai sensi della L.R. 2 maggio 1980, n.
28 (Norme concernenti l'abusivismo edilizio ed il
recupero dei nuclei edilizi sorti spontaneamente) e
successive modifiche, può non applicarsi la condizione di
cui al comma 1, lettera c), purché l’interessato
corrisponda, prima dell’ultimazione dei lavori, il
pagamento di un importo pari al 20 per cento del
corrispondente valore catastale determinato ai fini
dell’imponibile ICI o si impegni alla realizzazione di
opere pubbliche di interesse dell’amministrazione
comunale di pari importo.
8. Le disposizioni previste dal presente articolo possono
riguardare anche interventi di ristrutturazione edilizia
finalizzati al cambio di destinazione d’uso in residenziale
di edifici, o parti di essi, aventi destinazione non
residenziale anche non dismessi ricadenti all’interno dei
piani di zona di cui alla legge 18 aprile 1962, n. 167
(Disposizioni per favorire l'acquisizione di aree
fabbricabili per l'edilizia economica e popolare) e
successive modifiche o all’interno dei piani di recupero di
cui alla L.R. n. 28/1980 e successive modifiche.
9. I comuni istituiscono il registro degli interventi di cui al
presente articolo al fine di monitorare l’incremento dei
pesi insediativi nell’ambito del territorio comunale. I
comuni provvedono annualmente a trasmettere i dati
riepilogativi alla Regione.
9-bis. Per i comuni ad alta tensione abitativa, nel caso di
procedure di evidenza pubblica, anche in corso, finalizzate
al reperimento di alloggi ed aree da destinare all’edilizia
sociale e all’edilizia residenziale pubblica, le procedure di
adozione e di eventuali controdeduzioni alle varianti allo
strumento urbanistico dei progetti e dei programmi
urbanistici di cui al presente articolo, sono approvate dal
consiglio comunale con propria deliberazione, previe
conferenze dei servizi convocate dal responsabile del
procedimento, ai sensi dell’articolo 14 e seguenti della
legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di
procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai
documenti amministrativi) e successive modifiche con la
partecipazione
delle
amministrazioni
interessate
dall’intervento, ivi compresa la Regione e le
amministrazioni preposte alla tutela del vincolo, qualora
l’intervento sia ricompreso all’interno di aree di interesse
culturale, ambientale o comunque vincolate. Le varianti
urbanistiche contenute nei progetti e programmi sono
approvate con deliberazione della Giunta regionale. Le
procedure previste dal presente comma devono in ogni
caso concludersi entro il 31 gennaio 2015.
108
20/03/2014
Capo IV
DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ENTRATE
Art. 35
(Modifiche alle legge regionale 30 dicembre 2013, n. 13 – “Legge di stabilità regionale 2014”)
L.R. n. 13/2013
L.R. n. 13/2013
Art. 8
Disposizioni varie.
Art. 8
Disposizioni varie.
(…)
(…)
7. La maggiorazione dell'aliquota dell'addizionale
regionale all'IRPEF, prevista dall'articolo 2, comma 1,
della legge regionale 29 aprile 2013, n. 2, relativo al
pagamento dei debiti della Regione, nella misura dello 0,6
per cento con riferimento all'anno di imposta 2014 per gli
scaglioni di reddito superiori a 15.000,00 euro, come
definiti ai sensi dell'articolo 6, comma 4, del decreto
legislativo 6 maggio 2011, n. 68 (Disposizioni in materia
di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario e
delle province, nonché di determinazione dei costi e dei
fabbisogni standard nel settore sanitario) e successive
modifiche, non trova applicazione, per il medesimo anno,
per i soggetti con un reddito imponibile ai fini
dell'addizionale regionale all'IRPEF non superiore a
50.000,00 euro aventi fiscalmente a carico, ai sensi
dell'articolo 12, comma 2, del decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (Approvazione del
testo unico delle imposte sui redditi) e successive
modifiche, tre figli. Qualora i figli siano a carico di più
soggetti, la maggiorazione non si applica solo nel caso in
cui la somma dei redditi imponibili ai fini dell'addizionale
regionale all'IRPEF di tali soggetti sia inferiore a
50.000,00 euro. La soglia di reddito imponibile di cui al
presente comma è innalzata di 5.000,00 euro per ogni
figlio a carico oltre il terzo.
8. Alla copertura delle minori entrate derivanti
dall'applicazione del comma 7, valutate in 2.000.000,00 di
euro per l'anno 2014, si provvede mediante corrispondente
riduzione del programma 01 "Organi istituzionali", della
missione 01 "Servizi istituzionali, generali e di gestione".
9. Nel bilancio della Regione è istituito un fondo per la
riduzione strutturale della pressione fiscale. A tale fondo
sono attribuite le nuove e maggiori entrate di carattere
permanente di competenza regionale rispetto alla
legislazione vigente nonché i maggiori risparmi di spesa
derivanti
dall'applicazione
delle
misure
di
razionalizzazione e revisione della spesa del bilancio
regionale ulteriori rispetto a quelle già considerate ai fini
del conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica e di
equilibrio di bilancio regionale di cui alla presente legge.
In sede di prima applicazione, al predetto fondo
confluiscono le risorse pari a 6.000.000,00 di euro iscritte,
per l'anno 2014, nel "Fondo accantonamento derivante
dall'imposta regionale sulle emissioni sonore degli
aeromobili (IRESA)" di cui al programma 03 "Altri
fondi", della missione 20 "Fondi e accantonamenti"
nonché le risorse, pari a 6.000.000,00 di euro, derivanti
7. La maggiorazione dell’aliquota dell’addizionale
regionale all’IRPEF, prevista dall’articolo 2, comma 1,
della legge regionale 29 aprile 2013, n. 2, relativo al
pagamento dei debiti della Regione, nella misura dello 0,6
per cento con riferimento all’anno di imposta 2014 per gli
scaglioni di reddito superiori a 15.000,00 euro, come
definiti ai sensi dell’articolo 6, comma 4, del decreto
legislativo 6 maggio 2011, n. 68 (Disposizioni in materia
di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario e
delle province, nonché di determinazione dei costi e dei
fabbisogni standard nel settore sanitario) e successive
modifiche, non trova applicazione, per il medesimo anno,
per i soggetti con un reddito imponibile ai fini
dell’addizionale regionale all’IRPEF non superiore a
50.000,00 euro aventi fiscalmente a carico, ai sensi
dell’articolo 12, comma 2, del decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (Approvazione del
testo unico delle imposte sui redditi) e successive
modifiche, tre figli. Qualora i figli siano a carico di più
soggetti, la maggiorazione non si applica solo nel caso in
cui la somma dei redditi imponibili ai fini dell’addizionale
regionale all’IRPEF di tali soggetti sia inferiore a
50.000,00 euro. La soglia di reddito imponibile di cui al
presente comma è innalzata di 5.000,00 euro per ogni
figlio a carico oltre il terzo. La medesima maggiorazione
dell’aliquota dell’addizionale regionale all’IRPEF non
trova altresì applicazione con riferimento all’anno
d’imposta 2014 per i soggetti con un reddito
imponibile ai fini dell’addizionale regionale all’IRPEF
non superiore a 28.000,00 euro.
8. Alla copertura delle minori entrate derivanti
dall'applicazione del comma 7, valutate in 2.000.000,00 di
euro per l'anno 2014, si provvede mediante corrispondente
riduzione del programma 01 "Organi istituzionali", della
missione 01 "Servizi istituzionali, generali e di gestione".
9. Nel bilancio della Regione è istituito un fondo per la
riduzione strutturale della pressione fiscale. A tale fondo
sono attribuite le nuove e maggiori entrate di carattere
permanente di competenza regionale rispetto alla
legislazione vigente nonché i maggiori risparmi di spesa
derivanti
dall’applicazione
delle
misure
di
razionalizzazione e revisione della spesa del bilancio
regionale, accertati a consuntivo ed ulteriori rispetto a
quelle già considerate ai fini del conseguimento degli
obiettivi di finanza pubblica e di equilibrio di bilancio
regionale di cui alla presente legge, ivi comprese la quota
destinata all’autofinanziamento degli investimenti
109
20/03/2014
dalla corrispondente riduzione, per l'anno 2014, del regionali e la quota per il pagamento dei debiti
programma 01 "Organi istituzionali", della missione 01 pregressi, fatte salve le disposizioni di cui all’articolo
"Servizi istituzionali, generali e di gestione".
16, commi 4 e 5, del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98,
convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio
2011, n. 111. La quantificazione delle risorse attribuite
al fondo per la riduzione strutturale della pressione
fiscale è effettuata dalla legge di stabilità regionale
annua. In sede di prima applicazione, al predetto fondo
confluiscono le risorse pari a 6.000.000,00 di euro iscritte,
per l’anno 2014, nel “Fondo accantonamento derivante
dall’imposta regionale sulle emissioni sonore degli
aeromobili (IRESA)” di cui al programma 03 “Altri
fondi”, della missione 20 “Fondi e accantonamenti” , le
risorse, pari a 6.000.000,00 di euro, derivanti dalla
corrispondente riduzione, per l’anno 2014, del programma
01 “Organi istituzionali”, della missione 01 “Servizi
istituzionali, generali e di gestione”, nonché le risorse,
pari a 27.560.977,83 di euro, derivanti dai risparmi di
spesa delle dotazioni finanziarie di parte corrente
iscritte a legislazione vigente nell’ambito delle missioni
di cui all’allegato 1 alla presente legge.
Conseguentemente, per le spese di parte corrente
iscritte nel bilancio della Regione sono disapplicate le
disposizioni di cui all’articolo 6, comma 2, della legge
regionale 30 dicembre 2013, n. 14.
Art. 36
(Modifiche alla legge regionale 29 aprile 2013, n. 2 – “Legge finanziaria regionale per l'esercizio 2013 - art. 11,
legge regionale 20 novembre 2001, n. 25”)
L.R. n. 2/2013
L.R. n. 2/2013
Art. 7
(Disposizioni in materia di tasse sulle concessioni
regionali. Abrogazione della legge regionale 2 maggio
1980, n. 30 "Disciplina delle tasse sulle concessioni
regionali" e successive modifiche)
Art. 7
(Disposizioni in materia di tasse sulle concessioni
regionali. Abrogazione della legge regionale 2 maggio
1980, n. 30 "Disciplina delle tasse sulle concessioni
regionali" e successive modifiche)
1. Ai sensi dell'articolo 8 del decreto legislativo 6 maggio
2011, n. 68 (Disposizioni in materia di autonomia di
entrata delle regioni a statuto ordinario e delle province,
nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni
standard nel settore sanitario) e successive modifiche, a
decorrere dal 1° gennaio 2014 le tasse sulle concessioni
regionali (TCR), di cui all'articolo 3 della legge 16
maggio 1970, n. 281 (Provvedimenti finanziari per
l'attuazione delle regioni a statuto ordinario), sono istituite
quale tributo proprio regionale.
2. Le TCR si applicano agli atti e ai provvedimenti
indicati nella tabella A allegata alla presente legge, alla
cui adozione provvede la Regione nell'esercizio delle
proprie funzioni o gli enti da essa delegati ai sensi degli
articoli 117 e 118 della Costituzione. Nella medesima
tabella sono riportate, per ciascuno degli atti e
provvedimenti, le misure delle TCR.
3. La tassa di rilascio è dovuta al momento
dell'emanazione degli atti e dei provvedimenti di cui al
comma 2 e il versamento costituisce presupposto
essenziale per la concessione e l'efficacia degli stessi.
1. Ai sensi dell'articolo 8 del decreto legislativo 6 maggio
2011, n. 68 (Disposizioni in materia di autonomia di
entrata delle regioni a statuto ordinario e delle province,
nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni
standard nel settore sanitario) e successive modifiche, a
decorrere dal 1° gennaio 2014 le tasse sulle concessioni
regionali (TCR), di cui all'articolo 3 della legge 16
maggio 1970, n. 281 (Provvedimenti finanziari per
l'attuazione delle regioni a statuto ordinario), sono istituite
quale tributo proprio regionale.
2. Le TCR si applicano agli atti e ai provvedimenti
indicati nella tabella A allegata alla presente legge, alla
cui adozione provvede la Regione nell'esercizio delle
proprie funzioni o gli enti da essa delegati ai sensi degli
articoli 117 e 118 della Costituzione. Nella medesima
tabella sono riportate, per ciascuno degli atti e
provvedimenti, le misure delle TCR.
3. La tassa di rilascio è dovuta al momento
dell'emanazione degli atti e dei provvedimenti di cui al
comma 2 e il versamento costituisce presupposto
essenziale per la concessione e l'efficacia degli stessi.
110
20/03/2014
4. La tassa di rinnovo è corrisposta ogni qual volta un atto
o un provvedimento venuto a scadenza venga nuovamente
posto in essere.
5. Nei casi indicati nella tabella A, gli atti la cui validità
sia pluriennale sono soggetti ad una tassa annuale da
corrispondersi, nei termini previsti nella tabella A
medesima, per ciascun anno successivo a quello nel quale
l'atto è stato emesso.
6. Per le TCR la cui misura è determinata in relazione alla
dimensione demografica dei comuni, si fa riferimento alla
popolazione residente al 31 dicembre del penultimo anno
precedente a quello per il quale la tassa è dovuta, desunta
dai dati ISTAT.
7. I soggetti passivi sono tenuti al pagamento delle TCR
tramite versamento su apposito conto corrente postale
intestato alla Regione ovvero mediante bonifico bancario
a favore della tesoreria regionale. In caso di omesso,
insufficiente o tardivo versamento delle TCR entro il
termine indicato dalla tabella A, si applica la sanzione
amministrativa pari al 30 per cento del tributo non versato,
oltre agli interessi moratori.
8. La Regione provvede all'accertamento e alla
riscossione delle TCR, alla constatazione ed accertamento
delle violazioni tributarie, nonché al contenzioso tributario
e all'eventuale rappresentanza in giudizio. La Regione,
altresì, al fine di garantire il corretto adempimento fiscale,
può accedere ai dati detenuti dai soggetti passivi e dagli
enti preposti al rilascio delle concessioni per le quali sono
dovute le TCR.
9. Qualora un'attività soggetta a TCR venga esercitata
senza il relativo atto di concessione o senza aver
provveduto al versamento della tassa, si applica una
sanzione amministrativa compresa tra il 100 e il 200 per
cento della tassa medesima e, in ogni caso, non inferiore
all'importo di 100,00 euro. Il pubblico ufficiale che emette
atti soggetti a TCR prima dell'avvenuto versamento è
punito con una sanzione amministrativa compresa tra
100,00 euro e 500,00 euro ed è tenuto al pagamento delle
tasse dovute salvo, per queste, il regresso verso il debitore.
10. L'accertamento delle violazioni alle norme del
presente articolo può essere eseguito, a pena di decadenza,
entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello
in cui è avvenuta la violazione, decorso il quale l'atto
privo della necessaria corresponsione non è efficace sino
al relativo avvenimento. In tal caso, non sono dovute
sanzioni per il mancato o ritardato pagamento. Il
contribuente può chiedere alla struttura regionale
competente la restituzione delle TCR erroneamente pagate
entro il 31 dicembre del quinto anno successivo alla data
del pagamento o, in caso di diniego dell'atto sottoposto a
tassa, dalla data di comunicazione del diniego stesso.
11. È ammesso il ravvedimento operoso di cui all'articolo
13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472
(Disposizioni generali in materia di sanzioni
amministrative per le violazioni di norme tributarie, a
norma dell'articolo 3, comma 133, della legge 23
dicembre 1996, n. 662) e successive modifiche.
12. Le TCR di cui al Titolo II "Caccia e Pesca" e al Titolo
4. La tassa di rinnovo è corrisposta ogni qual volta un atto
o un provvedimento venuto a scadenza venga nuovamente
posto in essere.
5. Nei casi indicati nella tabella A, gli atti la cui validità
sia pluriennale sono soggetti ad una tassa annuale da
corrispondersi, nei termini previsti nella tabella A
medesima, per ciascun anno successivo a quello nel quale
l'atto è stato emesso.
6. Per le TCR la cui misura è determinata in relazione alla
dimensione demografica dei comuni, si fa riferimento alla
popolazione residente al 31 dicembre del penultimo anno
precedente a quello per il quale la tassa è dovuta, desunta
dai dati ISTAT.
7. I soggetti passivi sono tenuti al pagamento delle TCR
tramite versamento su apposito conto corrente postale
intestato alla Regione ovvero mediante bonifico bancario
a favore della tesoreria regionale. In caso di omesso,
insufficiente o tardivo versamento delle TCR entro il
termine indicato dalla tabella A, si applica la sanzione
amministrativa pari al 30 per cento del tributo non versato,
oltre agli interessi moratori.
8. La Regione provvede all'accertamento e alla
riscossione delle TCR, alla constatazione ed accertamento
delle violazioni tributarie, nonché al contenzioso tributario
e all'eventuale rappresentanza in giudizio. La Regione,
altresì, al fine di garantire il corretto adempimento fiscale,
può accedere ai dati detenuti dai soggetti passivi e dagli
enti preposti al rilascio delle concessioni per le quali sono
dovute le TCR.
9. Qualora un'attività soggetta a TCR venga esercitata
senza il relativo atto di concessione o senza aver
provveduto al versamento della tassa di rilascio, si
applica una sanzione amministrativa compresa tra il 100 e
il 200 per cento della tassa medesima e, in ogni caso, non
inferiore all'importo di 100,00 euro. Il pubblico ufficiale
che emette atti soggetti a TCR prima dell'avvenuto
versamento è punito con una sanzione amministrativa
compresa tra 100,00 euro e 500,00 euro ed è tenuto al
pagamento delle tasse dovute salvo, per queste, il regresso
verso il debitore.
9-bis. Gli enti cui compete, ai sensi della normativa
vigente, il rilascio di autorizzazioni o concessioni o altri
provvedimenti amministrativi, elencati nella tabella A
allegata alla presente legge, soggetti a TCR, sono
tenuti, entro trenta giorni dalla data di adozione dei
provvedimenti stessi o della relativa variazione, a
trasmetterne copia alla struttura amministrativa
regionale competente in materia di tributi. Tali
provvedimenti devono contenere, espressamente, tra
l'altro, la documentazione comprovante l’avvenuto
pagamento della tassa di rilascio.
9-ter. Nel caso di violazione dell’obbligo di
trasmissione di cui al comma 9-bis, gli enti competenti
sono soggetti ad una sanzione amministrativa
compresa tra 100,00 euro e 500,00 euro per ogni atto
non trasmesso.
10. L'accertamento delle violazioni alle norme del
presente articolo può essere eseguito, a pena di decadenza,
111
20/03/2014
entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello
in cui è avvenuta la violazione, decorso il quale l'atto
privo della necessaria corresponsione non è efficace sino
al relativo avvenimento. In tal caso, non sono dovute
sanzioni per il mancato o ritardato pagamento. Il
contribuente può chiedere alla struttura regionale
competente la restituzione delle TCR erroneamente pagate
entro il 31 dicembre del quinto anno successivo alla data
del pagamento o, in caso di diniego dell'atto sottoposto a
tassa, dalla data di comunicazione del diniego stesso.
11. È ammesso il ravvedimento operoso di cui all'articolo
13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472
(Disposizioni generali in materia di sanzioni
amministrative per le violazioni di norme tributarie, a
norma dell'articolo 3, comma 133, della legge 23
dicembre 1996, n. 662) e successive modifiche.
12. Le TCR di cui al Titolo II "Caccia e Pesca" e al Titolo
III "Turismo e industria alberghiera" della tabella A
allegata alla presente legge sono devolute alle province ai
sensi dell'articolo 15, comma 4 della legge regionale 6
agosto 1999, n. 14 (Organizzazione delle funzioni a
livello regionale e locale per la realizzazione del
decentramento amministrativo), sino all'abolizione delle
stesse.
13. Le TCR di cui all'articolo 3 della L. 281/1970 non
espressamente indicate nella tabella A allegata alla
presente legge sono soppresse.
14. Sono o restano abrogati:
a) la legge regionale 2 maggio 1980, n. 30 (Disciplina
delle tasse sulle concessioni regionali);
b) la legge regionale 23 dicembre 1983, n. 76
(Modificazioni ed integrazioni alla L.R. 2 maggio 1980, n.
30);
c) la legge regionale 4 luglio 1994, n. 29 (Ulteriori
modifiche ed integrazioni alla L.R. 2 maggio 1980, n. 30,
recante: "Disciplina delle tasse sulle concessioni
regionali");
d) l'articolo 9 della legge regionale 7 giugno 1999, n. 7.
Art. 37
(Modifiche alla legge regionale 20 ottobre 1997, n. 32 “Interventi a favore delle attività di autoveicoli in servizio da
piazza-taxi e di noleggio con conducente” e successive modifiche)
L.R. n. 32/1997
L.R. n. 32/1997
III "Turismo e industria alberghiera" della tabella A
allegata alla presente legge sono devolute alle province ai
sensi dell'articolo 15, comma 4 della legge regionale 6
agosto 1999, n. 14 (Organizzazione delle funzioni a
livello regionale e locale per la realizzazione del
decentramento amministrativo), sino all'abolizione delle
stesse.
13. Le TCR di cui all'articolo 3 della L. 281/1970 non
espressamente indicate nella tabella A allegata alla
presente legge sono soppresse.
14. Sono o restano abrogati:
a) la legge regionale 2 maggio 1980, n. 30 (Disciplina
delle tasse sulle concessioni regionali);
b) la legge regionale 23 dicembre 1983, n. 76
(Modificazioni ed integrazioni alla L.R. 2 maggio 1980, n.
30);
c) la legge regionale 4 luglio 1994, n. 29 (Ulteriori
modifiche ed integrazioni alla L.R. 2 maggio 1980, n. 30,
recante: "Disciplina delle tasse sulle concessioni
regionali");
d) l'articolo 9 della legge regionale 7 giugno 1999, n. 7.
Art. 1
(Oggetto)
Art. 1
(Oggetto)
1. La Regione per favorire gli autoservizi pubblici non di
linea di taxi con autovettura e di noleggio con conducente
di autovettura concede contributi in conto capitale ai
titolari delle relative licenze come definiti dall'articolo 6,
della legge regionale 26 ottobre 1993, n. 58, iscritti nel
ruolo provinciale di cui all'articolo 16 della stessa legge.
1. La Regione per favorire gli autoservizi pubblici non di
linea di taxi con autovettura e di noleggio con conducente
di autovettura concede agevolazioni ai titolari delle
relative licenze come definiti dall'articolo 6, della legge
regionale 26 ottobre 1993, n. 58, iscritti nel ruolo
provinciale di cui all'articolo 16 della stessa legge.
Art. 2
(Contributi)
Art. 2
(Agevolazioni)
112
20/03/2014
1. I contributi di cui all'articolo 1 sono concessi:
a) per l'acquisto o il rinnovo dell'autoveicolo destinato al
servizio, anche predisposto per il trasporto di soggetti
portatori di handicap di particolare entità;
b) per l'installazione sul veicolo di uno o più dispositivi
atti a garantire la sicurezza del conducente, quali radio di
servizio e apparecchiature ad essa collegate, dispositivi
per il pagamento con carte di credito, divisori protettivi;
b-bis) per la trasformazione del veicolo da alimentazione a
benzina a alimentazione a gas metano o metano liquido
(GPL)
Art. 3
(Misura dei contributi)
1. Il contributo di cui all'articolo 2, comma 1, lettera a) è
corrisposto in via prioritaria per l'acquisto o il rinnovo di
veicoli ibridi nella misura del 30 per cento del costo di
fatturazione al netto dell'imposta del valore aggiunto e per
un massimo di 3.500,00 euro, in via residuale per
l'acquisto o il rinnovo di altri veicoli nella misura del 15
per cento del costo di fatturazione al netto dell'imposta del
valore aggiunto e per un massimo di 3.500,00 euro. Il
limite massimo del contributo è elevabile a 7.000,00 euro
in caso di veicolo idoneo al trasporto dei soggetti
diversamente abili.
2. Il contributo di cui all'articolo 2, comma 1, lettera b) e
lettera b-bis), è determinato nella misura del 50 per cento
della spesa ammissibile.
3. I contributi per gli interventi di cui all'articolo 2 sono
cumulabili entro il limite complessivo di 5.164,57 euro
per ciascuna autovettura, elevabili a 5.681,03 euro in caso
di trasformazione dell'autoveicolo da alimentazione a
benzina ad alimentazione a gas metano o metano liquido
(GPL).
3-bis. I contributi di cui all'articolo 2, comma 1, lettera b)
possono essere richiesti anche quando l'acquisto dei
dispositivi avviene mediante contratti di leasing o
noleggio con impegno di riscatto.
4. I contributi di cui all'articolo 2, comma 1, lettere a) e b),
non possono essere richiesti da chi ne abbia già goduto, se
non decorsi tre anni dalla data della fattura già ammessa in
precedenza al contributo stesso, mentre il contributo di cui
all'articolo 2, comma 1, lettera b-bis) può essere richiesto
una sola volta.
5. I contributi di cui alla presente legge non sono
cumulabili con alcun tipo di contributo previsto da norme
statali, regionali e comunitarie.
Art. 4
(Modalità per l'accesso ai contributi)
1. Le agevolazioni di cui all’articolo 1 sono concesse:
a) per l'acquisto di autoveicolo nuovo di prima
immatricolazione destinato al servizio, anche predisposto
per il trasporto di soggetti portatori di handicap di
particolare entità;
b) per l’acquisto e l'installazione sul veicolo di uno o più
dispositivi atti a garantire la sicurezza del conducente,
quali radio di servizio e apparecchiature ad essa collegate,
dispositivi per il pagamento con carte di credito, divisori
protettivi nonché dispositivi ICT ad uso dell’utenza;
b-bis) per la trasformazione del veicolo da alimentazione a
benzina a alimentazione a gas metano o metano liquido
(GPL)
Art. 3
(Accesso alle agevolazioni)
1. La Regione, nei limiti previsti dallo stanziamento di
bilancio, concede le agevolazioni di cui all’articolo 2
secondo criteri e modalità stabiliti con deliberazione
della Giunta regionale e a seguito dell’emanazione di
appositi avvisi pubblici.
Abrogato
1. Le domande per la concessione dei contributi devono
essere inoltrate a mezzo lettera raccomandata o
direttamente alla struttura regionale competente in materia
di artigianato e attività produttive entro novanta giorni
113
20/03/2014
dalla data della fattura di acquisto o trasformazione
dell'autoveicolo ed dell'installazione delle apparecchiature
per cui si richiede il contributo, nel periodo compreso tra
il 1° gennaio ed il 31 dicembre dell'anno di riferimento.
1-bis. La Regione concede i contributi di cui all'articolo 1,
nei limiti previsti dallo stanziamento di bilancio.
2. Al fine della concessione dei contributi i richiedenti
devono corredare la domanda della seguente
documentazione:
a) copia autenticata della fattura relativa all'acquisto
dell'autoveicolo, alla trasformazione dell'autoveicolo da
alimentazione a benzina ad alimentazione a gas metano o
a gas metano liquido (GPL) ed all'installazione delle
apparecchiature per cui si richiede il contributo;
b) copia autenticata del libretto di circolazione o
documento equipollente;
c) copia autenticata della licenza o dell'autorizzazione per
l'esercizio del servizio;
d) copia di iscrizione all'albo delle imprese artigiane per il
settore taxi.
2-bis. Per le attività svolte in forma associata, in
sostituzione di quanto previsto alla precedente lettera d), i
richiedenti devono produrre:
a) certificato di iscrizione a ruolo;
b) dichiarazione di appartenenza alla forma associativa
resa dal presidente della stessa;
c) certificato di vigenza rilasciato dal Registro Imprese
(solo per le cooperative).
La presente disposizione trova attuazione anche nei
confronti delle domande già presentate ma non definite
alla data di entrata in vigore della norma stessa.
2-ter. I contributi di cui all'articolo 2, comma 1 lettera b),
possono essere richiesti dalle cooperative qualora i
dispositivi siano stati acquistati dalla cooperativa stessa,
anche in leasing o in noleggio con impegno di riscatto, ed
installati sulle autovetture dei soci. A tal fine, la
cooperativa allega, in aggiunta alla documentazione di cui
al presente articolo, apposite dichiarazioni sottoscritte, ai
sensi della legge 4 gennaio 1968, n. 15, dai soci
interessati.
Art. 5
(Domande ammesse al contributo)
Abrogato
1. Per ciascun esercizio finanziario e nei limiti previsti dal
relativo stanziamento sono ammesse a contributo le
domande inoltrate alla Regione dal 1° gennaio al 31
dicembre dell'anno cui l'esercizio si riferisce. A tal fine fa
fede il timbro postale di partenza o quello di ricezione
apposto dagli uffici regionali.
2. La concessione dei contributi è subordinata alla
predeterminazione, con delibera della Giunta regionale,
sentita la competente Commissione consiliare permanente,
da pubblicarsi sul Bollettino Ufficiale della Regione, dei
criteri e delle modalità cui l'Amministrazione deve
attenersi.
Art. 38
114
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(Sanzioni amministrative di competenza del Servizio fitosanitario regionale)
Dlgs. n. 214/2015
Art. 54.
Sanzioni amministrative.
1. Salvo che il fatto costituisca reato, per le violazioni
delle disposizioni di cui al presente decreto, si applicano
le sanzioni amministrative di cui al presente articolo.
2. Chiunque introduce nel territorio italiano organismi
nocivi, dei vegetali, dei prodotti vegetali od altre voci in
violazione dei divieti di cui agli articoli 5, 6, 7 e 7-bis è
punito con la sanzione amministrativa del pagamento di
una somma da 5.000,00 euro a 30.000,00 euro.
3. Chiunque non rispetta i divieti di diffusione,
commercio e detenzione di organismi nocivi, dei vegetali,
dei prodotti vegetali od altre voci di cui agli articoli 5, 6, 7
e 7-bis è punito con la sanzione amministrativa del
pagamento di una somma da 1.000,00 euro a 6.000,00
euro.
3-bis. Chiunque non consente agli incaricati del Servizio
fitosanitario l'effettuazione dei controlli in attuazione del
presente decreto è punito con la sanzione amministrativa
del pagamento di una somma da 1.000,00 euro a 6.000,00
euro.
4. Chiunque esercita attività di produzione e commercio
dei vegetali, prodotti vegetali ed altre voci disciplinati dal
presente decreto in assenza o sospensione delle
autorizzazioni prescritte dagli articoli 19, 20 e 26 nonché
dalle normative nazionali emanate in applicazione del
presente decreto, è punito con la sanzione amministrativa
del pagamento di una somma da 2.500,00 euro a
15.000,00 euro.
5. Chiunque non ottempera agli obblighi di cui all'articolo
8, comma 1 e non rispetti i divieti di cui all'articolo 9,
commi 1 e 2, è punito con la sanzione amministrativa del
pagamento di una somma da euro 250,00 ad euro
1.500,00.
6. Chiunque, in possesso dell'autorizzazione di cui
all'articolo 19, dichiara di propria produzione vegetali
prodotti da terzi, è punito con la sanzione amministrativa
del pagamento di una somma da euro 500,00 ad euro
3.000,00.
7. Chiunque acquista, al fine di porre in commercio al
pubblico o per finalità diverse dall'uso personale, vegetali,
prodotti vegetali od altre voci ed omette di conservare per
almeno un anno, i passaporti delle piante e di iscriverne
gli estremi nei propri registri, è punito con la sanzione
amministrativa del pagamento di una somma da 1.000,00
euro a 6.000,00 euro.
8. Chiunque acquista vegetali, prodotti vegetali od altre
voci, al fine di commercializzarli all'ingrosso ed omette di
iscrivere gli estremi dei loro passaporti nei propri registri
è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di
una somma da euro 2.000,00 ad euro 12.000,00.
9. Chiunque, in possesso dell'autorizzazione di cui
all'articolo 19, non consente l'accesso nell'azienda da parte
dei soggetti incaricati dei controlli ai fini dell'articolo 21,
115
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comma 1, lettera g), ovvero ne ostacola l'attività, è punito
con la sanzione amministrativa del pagamento di una
somma da 2.500,00 euro a 15.000,00 euro.
10. Chiunque in possesso dell'autorizzazione di cui
all'articolo 19, non ottempera agli obblighi di cui
all'articolo 21, comma 1, lettere i) ed l), è punito con la
sanzione amministrativa del pagamento di una somma da
100,00 euro a 600,00 euro.
11. Chiunque emette il passaporto delle piante previsto
dall'articolo 25 senza l'autorizzazione prescritta
dall'articolo 26, oppure apponga il marchio IPPC/FAO
senza la specifica autorizzazione, è punito con la sanzione
amministrativa del pagamento di una somma da 1.500,00
euro a 9.000,00 euro.
12. Chiunque, avendone l'obbligo giuridico, non emette o
non compila correttamente il passaporto delle piante in
ogni sua parte è punito con la sanzione amministrativa del
pagamento di una somma da 2.500,00 euro a 15.000,00
euro.
13. Chiunque in possesso dell'autorizzazione di cui
all'articolo 26, non ottempera agli obblighi di cui
all'articolo 27, commi 2 e 3, all'articolo 28, comma 2,
all'articolo 29, commi 1, 2 e 5, e all'articolo 30, commi 1,
2 e 3, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria
da 500,00 euro a 3.000,00 euro.
14. Chiunque non osservi gli obblighi ed i divieti fissati
dagli articoli 31, comma 2, 32, commi 1 e 2, e 33, comma
1, in relazione all'introduzione, alla circolazione ed al
transito di vegetali, prodotti vegetali ed altre voci nelle
zone protette è punito con la sanzione amministrativa del
pagamento di una somma da euro 2.500,00 ad euro
15.000,00.
15. Chiunque modifica la destinazione d'uso di un
vegetale, di un prodotto vegetale o di altre voci, in modo
tale da non rispettare quella riportata sulla
documentazione che accompagna originariamente tale
merce, è punito con la sanzione amministrativa del
pagamento di una somma da euro 1.500,00 ad euro
9.000,00.
16. L'importatore od il suo rappresentante in dogana che
omette di notificare, preventivamente e con congruo
anticipo, al Servizio fitosanitario regionale competente per
punto di entrata, l'arrivo di spedizioni di vegetali, prodotti
vegetali o altre voci, soggetti a controllo fitosanitario è
punito con la sanzione amministrativa del pagamento di
una somma da euro 1.000,00 ad euro 6.000,00.
16-bis. L'importatore o il suo rappresentante in dogana
che omette di notificare, preventivamente e con congruo
anticipo, al Servizio fitosanitario regionale competente per
punto di entrata, l'arrivo di spedizioni di vegetali, prodotti
vegetali o altre voci, ai sensi dell'articolo 39, comma 3, è
punito con la sanzione amministrativa del pagamento di
una somma da 250,00 euro a 1.500,00 euro.
17. L'importatore od il suo rappresentante in dogana che
omette di osservare le disposizioni di cui all'articolo 39,
comma 2, è punito con la sanzione amministrativa del
pagamento di una somma da euro 500,00 ad euro
3.000,00.
116
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18. Chiunque introduce nel territorio italiano vegetali,
prodotti vegetali o altre voci, soggetti a controllo
fitosanitario, senza la documentazione prescritta, o con
documentazione non conforme, è punito con la sanzione
amministrativa del pagamento di una somma da euro
1.000,00 ad euro 6.000,00.
19. Chiunque introduce nel territorio italiano vegetali,
prodotti vegetali o altre voci, privi della prescritta
autorizzazione del Servizio fitosanitario, è punito con la
sanzione amministrativa del pagamento di una somma da
euro 1.500,00 ad euro 9.000,00.
20. Chiunque, in violazione delle misure ufficiali adottate
ai sensi degli articoli 15 e 40, introduce, detiene o pone in
commercio vegetali, prodotti vegetali o altre voci, per i
quali i controlli fitosanitari hanno avuto esito non
favorevole, è punito con la sanzione amministrativa del
pagamento di una somma da 5.000,00 euro a 30.000,00
euro.
21. Chiunque sostituisce i vegetali, i prodotti vegetali o
altre voci, oggetto delle ispezioni eseguite conformemente
all'articolo 43, è punito con la sanzione amministrativa del
pagamento di una somma da euro 3.000,00 ad euro
18.000,00.
22. Il responsabile delle attività di cui all'articolo 45 che
cede a qualunque titolo materiali prima dello svincolo
ufficiale di cui all'articolo 47, comma 3, o che non si
attiene agli obblighi di cui all'articolo 47, commi 1, 5 e 7,
è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di
una somma da euro 1.000,00 ad euro 6.000,00.
23. Chiunque non ottemperi alle prescrizioni impartite dai
Servizi fitosanitari regionali ai sensi dell'articolo 50,
comma 1, lettera g), è punito con la sanzione
amministrativa del pagamento di una somma da 500,00
euro a 3.000,00 euro.
24. Chiunque non osserva il divieto di messa a dimora di
piante ai sensi dell'articolo 50, comma 1, lettera i), ha
l'obbligo di provvedere alla loro estirpazione e distruzione
entro quindici giorni dalla notifica dell'atto di intimazione
ad adempiere. La mancata ottemperanza a tale obbligo è
punita con la sanzione amministrativa del pagamento di
una somma da 200,00 euro a 1.200,00 euro; gli organi di
vigilanza dispongono altresì l'estirpazione delle piante
ponendo a carico dei trasgressori le relative spese.
L'importo della sanzione è raddoppiato nel caso si tratti di
soggetti autorizzati ai sensi dell'articolo 19 e di soggetti
che, in base ai dati conservati nelle Camere di commercio,
industria, artigianato e agricoltura, si occupano
professionalmente della progettazione, della realizzazione
e della manutenzione di parchi e giardini.
25. Chiunque esegua trattamenti di quarantena disposti dai
Servizi fitosanitari regionali, oppure disciplinati dai
decreti ministeriali emanati conformemente al presente
decreto, in impianti non in possesso del previsto
riconoscimento o con modalità non conformi alle norme
vigenti, è punito con la sanzione amministrativa del
pagamento di una somma da euro 1.000,00 ad euro
6.000,00.
26. Chiunque, dopo essere stato riconosciuto responsabile
117
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della trasgressione di una delle prescrizioni contenute nei
commi precedenti, nei tre anni successivi ne trasgredisce
un'altra, con la nuova sanzione da infliggere è sottoposto
anche alla sospensione delle autorizzazioni regionali di
cui agli articoli 19 e 26 per un periodo non superiore a
centoventi giorni.
26-bis. Per le violazioni alle disposizioni del presente
decreto, non espressamente sanzionate dal presente
articolo, si applica la sanzione amministrativa del
pagamento di una somma da 200,00 euro a 1.200,00 euro.
26-ter. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque
elimini o manometta contrassegni o sigilli apposti dagli
ispettori fitosanitari, è punito con una sanzione
amministrativa pecuniaria da 250,00 euro a 1.500,00 euro.
26-quater. I fornitori accreditati ai sensi di legge per la
commercializzazione dei materiali di moltiplicazione delle
specie vegetali, previste dalla normativa comunitaria, che
non adempiono agli obblighi relativi alle analisi di
laboratorio presso laboratori accreditati nonché presso i
laboratori della rete nazionale di cui all'articolo 53 del
presente decreto, o che sono inadempienti riguardo alla
messa a diposizione dei risultati delle medesime analisi,
sono puniti con una sanzione amministrativa pecuniaria da
500,00
euro
a
3.000,00
euro
http://bd01.leggiditalia.it/cgibin/FulShow?NAVIPOS=1&DS_POS=0&KEY=01LX0000169
634ART55&FT_CID=344041&OPERA=01 - 112.
27. Per quanto non espressamente previsto dal presente
decreto si applicano le disposizioni della legge 24
novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni. I
Servizi fitosanitari regionali sono competenti ad irrogare
le sanzioni. I relativi proventi affluiscono nei bilanci dei
suddetti enti e devono essere destinati esclusivamente al
potenziamento delle attività dei Servizi fitosanitari.
Art. 39
(Modifiche alla legge regionale 3 dicembre 1982, n. 52 - “Disposizioni concernenti le tariffe dei pubblici servizi di
trasporto di interesse regionale”)
L.R. n. 52/1982
L.R. n. 52/1982
Art. 10
Art. 10
1. Gli utenti dei servizi di trasporto pubblico regionale e
locale sono tenuti a munirsi di idoneo titolo di viaggio e a
conservarlo per la durata del percorso sino alla fermata di
discesa, nonché ad esibirlo a richiesta del personale di
vigilanza.
2. Chiunque contravvenga all'obbligo di cui al comma 1 è
soggetto, oltre al pagamento del titolo di viaggio per il
percorso effettuato e da effettuare, anche ad una sanzione
amministrativa pecuniaria da euro 100,00 a euro 500,00.
3. In caso di pagamento contestuale all'accertamento si
applica la sanzione minima ridotta della metà.
4. I proventi delle sanzioni applicate ai sensi del presente
articolo sono introitati dai soggetti esercenti i servizi di
trasporto pubblico e vengono iscritti nei bilanci di
esercizio come proventi del traffico.
5. Le violazioni amministrative previste a carico degli
1. Gli utenti dei servizi di trasporto pubblico regionale e
locale sono tenuti a munirsi di idoneo titolo di viaggio e a
conservarlo per la durata del percorso sino alla fermata di
discesa, nonché ad esibirlo a richiesta del personale di
vigilanza.
2. Chiunque contravvenga all'obbligo di cui al comma 1 è
soggetto, oltre al pagamento del titolo di viaggio per il
percorso effettuato e da effettuare, anche ad una sanzione
amministrativa pecuniaria da euro 100,00 a euro 500,00.
3. Si applica la sanzione minima ridotta della metà nel
caso in cui il contravventore corrisponda la somma
dovuta entro il termine di giorni cinque dalla
contestazione a mezzo di versamento in conto corrente
postale, oppure, se previsto, a mezzo di conto corrente
bancario ovvero mediante strumenti di pagamento
elettronico. Le modalità di pagamento nonché le
118
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utenti dei servizi pubblici di trasporto sono accertate e
contestate, ai sensi della legge 24 novembre 1981, n. 689
(Modifiche al sistema penale), dal personale a ciò
espressamente incaricato dai soggetti gestori del servizio.
6. Al personale di cui al comma 5 è attribuita la qualifica
di agente di polizia amministrativa con decreto del
Presidente della Regione, su richiesta dei soggetti gestori
dei servizi pubblici di trasporto, purché sia in possesso dei
seguenti requisiti:
a) godimento dei diritti civili e politici;
b) assenza di condanne penali o di applicazioni della pena
a richiesta ai sensi dell'articolo 444 del codice di
procedura penale per delitti non colposi a pene detentive
superiori a tre mesi ovvero per delitti contro la persona, la
pubblica amministrazione, l'amministrazione della
giustizia e la fede pubblica, salvo che sia intervenuta
riabilitazione;
c) assenza di misure di prevenzione o di sicurezza.
7. L'ordinanza di ingiunzione di cui all'articolo 18 della L.
n. 689/1981 è emessa dal direttore o dal responsabile
dell'esercizio, ovvero dal legale rappresentante
dell'impresa
esercente,
qualora
in
possesso
dell'abilitazione professionale di cui al decreto
ministeriale 20 dicembre 1991, n. 448 (Regolamento di
attuazione della direttiva del Consiglio delle comunità
europee n. 438 del 21 giugno 1989 che modifica la
direttiva del Consiglio n. 562 del 12 novembre 1974
riguardante l'accesso alla professione di trasportatore di
viaggiatori su strada nel settore dei trasporti nazionali ed
internazionali).
8. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano
anche ai servizi di trasporto pubblico locale per ferrovia e
di metropolitana.
relative disposizioni vigenti in materia sono indicate
nel verbale di accertamento. E’ escluso il pagamento
contestuale alla contestazione.
4. I proventi delle sanzioni applicate ai sensi del presente
articolo sono introitati dai soggetti esercenti i servizi di
trasporto pubblico e vengono iscritti nei bilanci di
esercizio come proventi del traffico.
5. Le violazioni amministrative previste a carico degli
utenti dei servizi pubblici di trasporto sono accertate e
contestate, ai sensi della legge 24 novembre 1981, n. 689
(Modifiche al sistema penale), dal personale a ciò
espressamente incaricato dai soggetti gestori del servizio.
6. Al personale di cui al comma 5 è attribuita la qualifica
di agente di polizia amministrativa con decreto del
Presidente della Regione, su richiesta dei soggetti gestori
dei servizi pubblici di trasporto, purché sia in possesso dei
seguenti requisiti:
a) godimento dei diritti civili e politici;
b) assenza di condanne penali o di applicazioni della pena
a richiesta ai sensi dell'articolo 444 del codice di
procedura penale per delitti non colposi a pene detentive
superiori a tre mesi ovvero per delitti contro la persona, la
pubblica amministrazione, l'amministrazione della
giustizia e la fede pubblica, salvo che sia intervenuta
riabilitazione;
c) assenza di misure di prevenzione o di sicurezza.
7. L'ordinanza di ingiunzione di cui all'articolo 18 della L.
n. 689/1981 è emessa dal direttore o dal responsabile
dell'esercizio, ovvero dal legale rappresentante
dell'impresa
esercente,
qualora
in
possesso
dell'abilitazione professionale di cui al decreto
ministeriale 20 dicembre 1991, n. 448 (Regolamento di
attuazione della direttiva del Consiglio delle comunità
europee n. 438 del 21 giugno 1989 che modifica la
direttiva del Consiglio n. 562 del 12 novembre 1974
riguardante l'accesso alla professione di trasportatore di
viaggiatori su strada nel settore dei trasporti nazionali ed
internazionali).
8. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano
anche ai servizi di trasporto pubblico locale per ferrovia e
di metropolitana.
Capo V
DISPOSIZIONI FINALI
Art. 40
(Interpretazione autentica dell’articolo 7 della legge regionale 5 agosto 2013, n. 5 - “Disposizioni per la prevenzione e
il trattamento del gioco d'azzardo patologico (GAP)”)
L.R. n. 5/2013
L.R. n. 5/2013
Art. 7
(Divieto di pubblicità)
Art. 7
(Divieto di pubblicità)
1. È vietata qualsiasi attività pubblicitaria relativa
all'apertura o all'esercizio di sale da gioco che prevedono
vincite in denaro. È, altresì, vietata la concessione di spazi
pubblicitari istituzionali e l'attività di comunicazione
istituzionale, per pubblicizzare i giochi che prevedono
vincite di denaro.
1. È vietata qualsiasi attività pubblicitaria relativa
all'apertura o all'esercizio di sale da gioco che prevedono
vincite in denaro. È, altresì, vietata la concessione di spazi
pubblicitari all’interno dei locali e sui siti web delle
istituzioni pubbliche della Regione nonché l’attività di
comunicazione istituzionale pubblica, per pubblicizzare
119
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i giochi che prevedono vincite di denaro.
(interpretazione autentica)
Art. 41
(Abrogazioni e modifiche)
L.R. n. 11/1994
Provvidenze finanziarie regionali per l'urbanizzazione dei
piani di zona per edilizia economica e popolare.
(omissis)
L.R. n. 24/2001
L.R. n. 24/2001
Art. 80
(Partecipazione della Regione a Tecnoborsa S.p.A.)
Art. 80
(Partecipazione della Regione a Tecnoborsa S.p.A.)
Abrogata
1. Ai fini della partecipazione della Regione al capitale 1. Abrogato
della Tecnoborsa S.p.A. è istituito il capitolo numero
22337 denominato "Partecipazione azionaria della
Regione alla Tecnoborsa S.p.A.", con lo stanziamento di
lire 50 milioni.
L.R. n. 4/2006
L.R. n. 4/2006
Art. 15
Comitato tecnico per il monitoraggio degli enti pubblici
dipendenti.
Art. 15
Comitato tecnico per il monitoraggio degli enti pubblici
dipendenti.
1. Al fine di consentire il migliore esercizio delle funzioni
attribuite al Consiglio regionale è istituito, presso la
presidenza della Regione, il comitato tecnico per il
monitoraggio degli enti pubblici dipendenti.
2. Entro il mese di giugno di ogni anno il comitato
predispone e trasmette alla Giunta ed al Consiglio
regionale il rapporto di monitoraggio sull'attività degli enti
pubblici dipendenti.
3. Il rapporto esamina le attività e la gestione di bilancio,
riferite all'anno solare precedente, degli enti pubblici
dipendenti sotto i profili dell'efficienza, dell'efficacia,
dell'economicità, del buon andamento e in ordine alla loro
coerenza con gli indirizzi definiti dalla Regione.
4. Il comitato verifica altresì la corretta applicazione
dell'articolo 13, comma 3, della legge regionale 27
giugno 1996, n. 24 (Disciplina delle cooperative sociali) e
successive modifiche.
5. Il comitato è composto da quattro esperti in materie
giuridiche ed economiche, dei quali tre designati dal
Consiglio regionale con voto limitato, per garantire la
rappresentanza delle opposizioni, ed uno, con funzioni di
presidente, designato dal Presidente della Regione. Il
comitato si avvale per il suo funzionamento delle strutture
della direzione regionale per le attività della presidenza,
che svolge anche attività di segretariato del comitato.
6. Per l'espletamento delle attività di cui al comma 2, il
comitato può richiedere documentazione, ma non può
interferire direttamente con l'attività degli enti pubblici
dipendenti né con i relativi collegi dei revisori contabili.
7. La Giunta regionale, acquisito il parere della
commissione consiliare permanente competente in materia
Abrogato
120
20/03/2014
di programmazione, disciplina con apposita deliberazione
le modalità di funzionamento del comitato, prevedendo, in
particolare:
a) le competenze, i limiti e l'ambito di azione del
comitato;
b) le modalità di ricorso a consulenze e prestazioni
professionali;
c) i compensi per i componenti del comitato.
8. Al finanziamento delle attività del comitato si provvede
mediante istituzione di apposito capitolo di bilancio,
nell'ambito dell'UPB R21, denominato "Spese per il
funzionamento del comitato tecnico per il monitoraggio
degli enti pubblici dipendenti".
9. Per l'anno 2006 è stabilito uno stanziamento di
742.980,00 euro, mediante corrispondente riduzione delle
somme dei capitoli seguenti:
a) B15507 per 144 mila 500 (contributi spese di
funzionamento ARSIAL);
b) D41520 per 19 mila euro (risorse destinate al
finanziamento dell'AREMOL);
c) E21502 per 67 mila 500 euro (spese funzionamento
Parchi e Riserve);
d) E21503 per 10 mila euro (spese istituzione Agenzia
Regionale Parchi);
e) E33550 per 244 mila 500 euro (trasferimento
all'ARPA);
f) E41502 per 67 mila 500 euro (finanziamento ARDIS);
g) F13504 per 137 mila 880 euro (spese funzionamento
Laziodisu);
h) F31509 per 29 mila 700 euro (finanziamento Agenzia
Lazio Lavoro);
i) G31512 per 22 mila 400 euro (finanziamento Agenzia
dello Sport).
L.R. 20 ottobre 2009, n. 24.
Disposizioni per favorire l’uso sociale dei beni immobili
confiscati alla criminalità organizzata. Istituzione
dell’Agenzia regionale
(omissis)
L.R. n. 12/2011
Art. 1
(Disposizioni varie)
(…)
(…)
Abrogata
L.R. n. 12/2011
Art. 1
(Disposizioni varie)
82. In attuazione del riordino delle partecipazioni 82. Abrogato
societarie previsto all'articolo 8 della legge regionale 10
agosto 2010, n. 3 (Assestamento del bilancio annuale e
pluriennale 2010-2012 della Regione Lazio) il Presidente
della Regione, ovvero l'Assessore regionale competente in
materia da lui delegato, sono autorizzati, in conformità
alle previsioni del codice civile e dei rispettivi statuti
societari, a porre in essere le iniziative necessarie per:
a) la cessione della partecipazione societaria alla Centrale
del latte S.p.A., acquisita in attuazione dell'articolo 32
della legge regionale 16 febbraio 2000, n. 12, relativo
all'acquisto di azioni nell'ambito della privatizzazione
della Centrale del latte di Roma S.p.A.;
b) lo scioglimento e la liquidazione della società ARCEA
121
20/03/2014
Lazio S.p.A. di cui alla legge regionale 28 ottobre 2002, n.
37 (Disposizioni per la progettazione, l'esecuzione, la
manutenzione e la gestione a tariffa o a pedaggio della
rete autostradale e delle infrastrutture di viabilità a
pedaggio. Promozione della costituzione di una società
per azioni a partecipazione regionale) e successive
modifiche;
c) la cessione della partecipazione societaria Camera
della Moda, oggi denominata Alta Roma SCpA, acquisita
in attuazione dell'articolo 81 della legge regionale 6
settembre 2001, n. 24, relativo alla partecipazione della
Regione all'Agenzia per la moda.
Reg. reg. 13 giugno 2013, n. 10.
Regolamento di organizzazione dell'Agenzia regionale per
i beni confiscati alle organizzazioni criminali nel Lazio
(ABECOL), ai sensi dell'articolo 5 della L.R. n. 1/2008 e
dell'art. 4 della L.R. n. 24/2009, recante disposizioni per
favorire l'uso sociale dei beni immobili confiscati alla
criminalità organizzata.
(omissis)
L.R. n. 19/1980
L.R. n. 19/1980
Art. 7
Art. 7
Presso il tribunale del capoluogo di provincia nella cui
circoscrizione si trovano il comune o i comuni interessati
al referendum consultivo è costituito, entro il ventesimo
giorno antecedente a quello fissato per la votazione,
l'ufficio centrale circoscrizionale per il referendum,
composto nei modi previsti dall'art. 8 della L. 17 febbraio
1968, n. 108.
L'ufficio di cui al comma precedente, appena pervenuti i
verbali di scrutinio e i relativi allegati dagli uffici
elettorali di sezione del comune o dei comuni interessati al
referendum,
procede,
in
pubblica
adunanza,
all'accertamento della partecipazione alla votazione della
maggioranza degli aventi diritto, alla somma dei voti
validi favorevoli e dei voti contrari al quesito sottoposto a
votazione ed alla conseguente proclamazione dei risultati
del referendum, dopo aver provveduto al riesame dei voti
contestati e provvisoriamente non assegnati.
Il quesito sottoposto a referendum è dichiarato accolto se
ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi
diritto e qualora la maggioranza dei voti validamente
espressi sia adesso.
Delle operazioni dell'ufficio centrale circoscrizionale per
il referendum è redatto verbale in quattro esemplari, uno
dei quali è depositato presso la cancelleria del tribunale,
unitamente ai verbali e agli altri atti relativi trasmessi
dagli uffici di sezione. Gli altri esemplari sono trasmessi,
rispettivamente, al Presidente del Consiglio regionale, al
Presidente della Giunta regionale ed al Commissario del
Governo.
Sulle proteste e sui reclami relativi alle operazioni di
votazione e di scrutinio, eventualmente presentati agli
uffici di sezione o all'ufficio centrale circoscrizionale per i
referendum, decide quest'ultimo, prima di procedere alle
Presso il tribunale del capoluogo di provincia nella cui
circoscrizione si trovano il comune o i comuni interessati
al referendum consultivo è costituito, entro il ventesimo
giorno antecedente a quello fissato per la votazione,
l'ufficio centrale circoscrizionale per il referendum,
composto nei modi previsti dall'art. 8 della L. 17 febbraio
1968, n. 108.
L'ufficio di cui al comma precedente, appena pervenuti i
verbali di scrutinio e i relativi allegati dagli uffici
elettorali di sezione del comune o dei comuni interessati al
referendum,
procede,
in
pubblica
adunanza,
all'accertamento della partecipazione alla votazione della
maggioranza degli aventi diritto, alla somma dei voti
validi favorevoli e dei voti contrari al quesito sottoposto a
votazione ed alla conseguente proclamazione dei risultati
del referendum, dopo aver provveduto al riesame dei voti
contestati e provvisoriamente non assegnati.
Il quesito sottoposto a referendum è dichiarato accolto se
ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi
diritto e qualora la maggioranza dei voti validamente
espressi sia adesso.
Delle operazioni dell'ufficio centrale circoscrizionale per
il referendum è redatto verbale in quattro esemplari, uno
dei quali è depositato presso la cancelleria del tribunale,
unitamente ai verbali e agli altri atti relativi trasmessi
dagli uffici di sezione. Gli altri esemplari sono trasmessi,
rispettivamente, al Presidente del Consiglio regionale, al
Presidente della Giunta regionale ed al Commissario del
Governo.
Sulle proteste e sui reclami relativi alle operazioni di
votazione e di scrutinio, eventualmente presentati agli
uffici di sezione o all'ufficio centrale circoscrizionale per i
referendum, decide quest'ultimo, prima di procedere alle
Abrogato
122
20/03/2014
operazioni previste nei commi precedenti.
operazioni previste nei commi precedenti.
L.R. n. 29/1996
L.R. n. 29/1996
Art. 7
(Concessione di agevolazioni)
Art. 7
(Concessione di agevolazioni)
1. Le modalità e i criteri per la concessione delle
agevolazioni di cui al presente capo, nonché l'entità delle
stesse, entro i limiti fissati dall'Unione Europea, sono
stabiliti con deliberazione del Consiglio regionale su
proposta della Giunta. Con tale deliberazione sono
definiti, altresì, le spese ammissibili, i tempi di erogazione
dei contributi, i limiti della cumulabilità con altre
agevolazioni pubbliche e le modalità del controllo sulla
realizzazione dei progetti. In particolare, devono essere
individuati sia i motivi di decadenza dalle agevolazioni
concesse con le relative sanzioni, sia i criteri di
valutazione dell'utilizzo dei fondi e dei risultati raggiunti
dalle imprese agevolate, nonché le modalità di
applicazione di quanto previsto nel comma 5. Con
deliberazione del Consiglio regionale, su proposta della
Giunta, sono altresì individuate le categorie di attività
commerciali destinatarie delle agevolazioni di cui al
presente capo.
2. Sviluppo Lazio SpA provvede a predisporre, entro
trenta giorni dalla data di ricevimento delle domande, una
relazione istruttoria contenente la valutazione economicofinanziaria dei progetti pervenuti e delle imprese
richiedenti. Il Presidente della Regione nomina il nucleo
di valutazione composto dal dirigente della struttura
competente in materia di attività produttive, con funzioni
di presidente, da un funzionario indicato dal direttore
regionale competente in materia di politiche per il lavoro e
da un funzionario indicato dal direttore regionale
competente in materia di programmazione economica. Il
nucleo di valutazione, che dura in carica tre anni, verifica,
tenuto conto della relazione istruttoria di Sviluppo Lazio
SpA, la rispondenza delle domande ai requisiti previsti
dalla presente legge e la rispondenza dei progetti alle
finalità di cui all’articolo 1, comma 1, lettera a) ed
esprime la valutazione finale sulla finanziabilità dei
progetti presentati. Il direttore regionale competente in
materia di attività produttive, sulla base della valutazione
finale del nucleo di valutazione, con propria
determinazione, provvede alla concessione delle
agevolazioni.
3. Al fine della concessione delle agevolazioni sono
considerati titoli di preferenza le seguenti caratteristiche
dei progetti:
a) resa occupazionale in rapporto al finanziamento
richiesto;
b) finalizzazione alla parità tra uomini e donne e
all'inserimento lavorativo delle categorie deboli sul
mercato del lavoro individuate con delibera della
commissione regionale per l'impiego di cui all'articolo 3,
comma 1.
4. Sviluppo Lazio SpA eroga le agevolazioni previste dal
1. Le modalità e i criteri per la concessione delle
agevolazioni di cui al presente capo, nonché l'entità delle
stesse, entro i limiti fissati dall'Unione Europea, sono
stabiliti con deliberazione del Consiglio regionale su
proposta della Giunta. Con tale deliberazione sono
definiti, altresì, le spese ammissibili, i tempi di erogazione
dei contributi, i limiti della cumulabilità con altre
agevolazioni pubbliche e le modalità del controllo sulla
realizzazione dei progetti. In particolare, devono essere
individuati sia i motivi di decadenza dalle agevolazioni
concesse con le relative sanzioni, sia i criteri di
valutazione dell'utilizzo dei fondi e dei risultati raggiunti
dalle imprese agevolate, nonché le modalità di
applicazione di quanto previsto nel comma 5. Con
deliberazione del Consiglio regionale, su proposta della
Giunta, sono altresì individuate le categorie di attività
commerciali destinatarie delle agevolazioni di cui al
presente capo.
2. Sviluppo Lazio SpA provvede a predisporre, entro
trenta giorni dalla data di ricevimento delle domande, una
relazione istruttoria contenente la valutazione economicofinanziaria dei progetti pervenuti e delle imprese
richiedenti. Il Presidente della Regione nomina il nucleo
di valutazione composto dal direttore regionale
competente in materia di attività produttive, o suo
delegato, con funzioni di presidente, da un funzionario
indicato dal direttore regionale competente in materia di
politiche per il lavoro e da un funzionario indicato dal
direttore regionale competente in materia di
programmazione economica. Il nucleo di valutazione, che
dura in carica tre anni, verifica, tenuto conto della
relazione istruttoria di Sviluppo Lazio SpA, la
rispondenza delle domande ai requisiti previsti dalla
presente legge e la rispondenza dei progetti alle finalità di
cui all’articolo 1, comma 1, lettera a) ed esprime la
valutazione finale sulla finanziabilità dei progetti
presentati. Il direttore regionale competente in materia di
attività produttive, sulla base della valutazione finale del
nucleo di valutazione, con propria determinazione,
provvede alla concessione delle agevolazioni.
3. Al fine della concessione delle agevolazioni sono
considerati titoli di preferenza le seguenti caratteristiche
dei progetti:
a) resa occupazionale in rapporto al finanziamento
richiesto;
b) finalizzazione alla parità tra uomini e donne e
all'inserimento lavorativo delle categorie deboli sul
mercato del lavoro individuate con delibera della
commissione regionale per l'impiego di cui all'articolo 3,
comma 1.
4. Sviluppo Lazio SpA eroga le agevolazioni previste dal
123
20/03/2014
presente capo, indicando le quote dei finanziamenti poste
a carico dei fondi speciali di cui all’articolo 8 e dandone
comunicazione alla direzione regionale competente in
materia di attività produttive.
5. Nel caso in cui si verifichi la violazione di quanto
previsto dall'articolo 3, comma 6, ovvero vengano
riscontrate irregolarità nell'attuazione del progetto,
l'Agenzia Sviluppo Lazio S.p.A. provvede al recupero
coattivo dei finanziamenti concessi nelle forme e nei modi
previsti dalla apposita convenzione sottoscritta dalla
Regione e dal soggetto attuatore della legge.
L.R. n. 39/1996
presente capo, indicando le quote dei finanziamenti poste
a carico dei fondi speciali di cui all’articolo 8 e dandone
comunicazione alla direzione regionale competente in
materia di attività produttive.
5. Nel caso in cui si verifichi la violazione di quanto
previsto dall'articolo 3, comma 6, ovvero vengano
riscontrate irregolarità nell'attuazione del progetto,
l'Agenzia Sviluppo Lazio S.p.A. provvede al recupero
coattivo dei finanziamenti concessi nelle forme e nei modi
previsti dalla apposita convenzione sottoscritta dalla
Regione e dal soggetto attuatore della legge.
L.R. n. 39/1996
Art. 7
Segretario generale.
1. [Il Segretario generale è nominato dal Comitato
istituzionale, su proposta del Presidente del Comitato
stesso, tra i membri del Comitato tecnico].
2. Il Segretario generale:
a) adempie alle funzioni attribuitegli dalle leggi e dalle
competenze delegate dal Comitato istituzionale;
b) presiede il Comitato tecnico;
c) dirige la Segreteria tecnico-operativa;
d) partecipa, con voto consultivo, alle riunioni del
Comitato istituzionale;
e) partecipa, con diritto di voto, alle riunioni delle sezioni
del Comitato tecnico consultivo regionale per
l'urbanistica, l'assetto del territorio, i lavori pubblici e le
infrastrutture di cui alla legge regionale 8 novembre 1977,
n. 43, e successive modificazioni;
f) cura i rapporti con enti pubblici e di diritto pubblico;
g) può indire conferenze di servizi ai sensi dell'articolo 17
della legge regionale 22 ottobre 1993, n. 57;
h) dispone, in qualità di funzionario delegato ai sensi
dell'articolo 30 della legge regionale 12 aprile 1977, n.
15, i pagamenti relativi alle obbligazioni di cui all'articolo
5, comma 3, nonché alle borse di studio e di ricerca di cui
all'art. 10.
3. Il Segretario generale resta in carica cinque anni, salvo
rinnovo e presta la propria attività a tempo pieno.
4. Il compenso del Segretario generale è determinato dalla
Giunta regionale ragguagliandolo a quello stabilito per i
Segretari generali delle Autorità di Bacino nazionali.
4-bis. Qualora l'incarico di segretario generale sia
conferito ad un dirigente regionale lo stesso è posto in
aspettativa ed al medesimo compete il trattamento
economico di cui al comma 4.
5. Il Segretario generale affida, in caso di assenza o di
impedimento, le funzioni vicarie ad uno dei componenti
della
Segreteria
tecnico-operativa
di
adeguata
professionalità.
Art. 7
Segretario generale.
L.R. n. 29/1997
2. Il Segretario generale:
a) adempie alle funzioni attribuitegli dalle leggi e dalle
competenze delegate dal Comitato istituzionale;
b) presiede il Comitato tecnico;
c) dirige la Segreteria tecnico-operativa;
d) partecipa, con voto consultivo, alle riunioni del
Comitato istituzionale;
e) partecipa, con diritto di voto, alle riunioni delle sezioni
del Comitato tecnico consultivo regionale per
l'urbanistica, l'assetto del territorio, i lavori pubblici e le
infrastrutture di cui alla legge regionale 8 novembre 1977,
n. 43, e successive modificazioni;
f) cura i rapporti con enti pubblici e di diritto pubblico;
g) può indire conferenze di servizi ai sensi dell'articolo 17
della legge regionale 22 ottobre 1993, n. 57;
h) dispone, in qualità di funzionario delegato ai sensi
dell'articolo 30 della legge regionale 12 aprile 1977, n.
15, i pagamenti relativi alle obbligazioni di cui all'articolo
5, comma 3, nonché alle borse di studio e di ricerca di cui
all'art. 10.
3. Il Segretario generale resta in carica cinque anni, salvo
rinnovo e presta la propria attività a tempo pieno.
4. Il compenso del Segretario generale è determinato dalla
Giunta regionale ragguagliandolo a quello stabilito per i
Segretari generali delle Autorità di Bacino nazionali.
4-bis. Qualora l'incarico di segretario generale sia
conferito ad un dirigente regionale lo stesso è posto in
aspettativa ed al medesimo compete il trattamento
economico di cui al comma 4.
5. Il Segretario generale affida, in caso di assenza o di
impedimento, le funzioni vicarie ad uno dei componenti
della
Segreteria
tecnico-operativa
di
adeguata
professionalità.
5-bis. In caso di cessazione dall’incarico di Segretario
generale, le funzioni di cui al comma 2 sono svolte, sino
al conferimento del nuovo incarico e senza alcun onere
aggiuntivo, dal direttore regionale competente in
materia di ambiente.
L.R. n. 29/1997
124
20/03/2014
Art. 8
(Misure di salvaguardia)
Art. 8
(Misure di salvaguardia)
1. Il Presidente della Giunta regionale, qualora vengano
ravvisate o accertate situazioni di grave pericolo o di
danno ambientale relativamente ad aree naturali da
proteggere inserite nello schema di piano adottato dalla
Giunta regionale, può sottoporre le aree interessate a
misure di salvaguardia ai sensi dell'articolo 6, comma 1,
della l. 394/1991 e dell'articolo 10 della l.r. 74/1991.
1. Il Presidente della Giunta regionale, qualora vengano
ravvisate o accertate situazioni di grave pericolo o di
danno ambientale relativamente ad aree naturali da
proteggere inserite nello schema di piano adottato dalla
Giunta regionale, può sottoporre le aree interessate a
misure di salvaguardia ai sensi dell'articolo 6, comma 1,
della l. 394/1991 e dell'articolo 10 della l.r. 74/1991.
2. Dalla data di pubblicazione del piano regionale
approvato dal Consiglio regionale in conformità a quanto
stabilito dall'articolo 7 e fino alla data di entrata in vigore
delle leggi regionali istitutive delle singole aree naturali
protette, e comunque per non più di cinque anni, entro i
confini delle aree di cui all'articolo 7, comma 4, lettera a),
si applicano le disposizioni dei successivi commi e le
eventuali misure transitorie di salvaguardia previste
dall'articolo
7,
comma
4,
lettera
b).
2. Dalla data di pubblicazione del piano regionale
approvato dal Consiglio regionale in conformità a quanto
stabilito dall'articolo 7 e fino alla data di entrata in vigore
delle leggi regionali istitutive delle singole aree naturali
protette, e comunque per non più di cinque anni, entro i
confini delle aree di cui all'articolo 7, comma 4, lettera a),
si applicano le disposizioni dei successivi commi e le
eventuali misure transitorie di salvaguardia previste
dall'articolo
7,
comma
4,
lettera
b).
3. All'interno delle zone A previste dall'articolo 7, comma
4, lettera a), numero 1), delle aree naturali protette
individuate dal piano regionale, sono vietati:
a) la raccolta ed il danneggiamento della flora spontanea,
ad eccezione di quanto connesso con le attività di
produzione agricola, di cui all'articolo 2135 c.c., o agroturistica e di quanto eseguito per fini di ricerca e di studio
da parte di istituti pubblici, fatti salvi il pascolo e la
raccolta di funghi, tartufi ed altri prodotti del bosco,
purché effettuati nel rispetto della vigente normativa, degli
usi
civici
e
delle
consuetudini
locali;
b) l'introduzione in ambiente naturale di specie, razze e
popolazioni estranee alla flora spontanea ed alla fauna
autoctona;
c) il prelievo di materiali di interesse geologico e
paleontologico, ad eccezione di quello eseguito, per fini di
ricerca
e
studio,
da
istituti
pubblici;
d) l'apertura di nuove cave e torbiere e la riattivazione di
quelle dismesse. Le attività legittimamente in esercizio
alla data di pubblicazione del piano regionale di cui
all'articolo 7, proseguono ai sensi e per gli effetti della
legge regionale 5 maggio 1993, n. 27 (Norme per la
coltivazione delle cave e torbiere della Regione) e
successive modifiche. La Regione, entro un anno dalla
predetta data, procede ad un monitoraggio delle cave
ricadenti all'interno delle aree indicate dal piano regionale
e può disporre motivate variazioni o prescrizioni ai fini di
un adeguato recupero e sistemazione ambientale per la
compatibilità con gli interessi di tutela del territorio;
e) l'uso di qualsiasi mezzo diretto all'abbattimento ed alla
cattura della fauna selvatica fatto salvo l'esercizio
dell'attività venatoria e della pesca in acque interne,
secondo quanto previsto dalla normativa vigente;
f) il campeggio al di fuori delle aree destinate a tale scopo
ed
appositamente
attrezzate;
g) il transito di mezzi motorizzati fuori dalle strade statali,
3. All'interno delle zone A previste dall'articolo 7, comma
4, lettera a), numero 1), delle aree naturali protette
individuate dal piano regionale, sono vietati:
a) la raccolta ed il danneggiamento della flora spontanea,
ad eccezione di quanto connesso con le attività di
produzione agricola, di cui all'articolo 2135 c.c., o agroturistica e di quanto eseguito per fini di ricerca e di studio
da parte di istituti pubblici, fatti salvi il pascolo e la
raccolta di funghi, tartufi ed altri prodotti del bosco,
purché effettuati nel rispetto della vigente normativa, degli
usi
civici
e
delle
consuetudini
locali;
b) l'introduzione in ambiente naturale di specie, razze e
popolazioni estranee alla flora spontanea ed alla fauna
autoctona;
c) il prelievo di materiali di interesse geologico e
paleontologico, ad eccezione di quello eseguito, per fini di
ricerca
e
studio,
da
istituti
pubblici;
d) l'apertura di nuove cave e torbiere e la riattivazione di
quelle dismesse. Le attività legittimamente in esercizio
alla data di pubblicazione del piano regionale di cui
all'articolo 7, proseguono ai sensi e per gli effetti della
legge regionale 5 maggio 1993, n. 27 (Norme per la
coltivazione delle cave e torbiere della Regione) e
successive modifiche. La Regione, entro un anno dalla
predetta data, procede ad un monitoraggio delle cave
ricadenti all'interno delle aree indicate dal piano regionale
e può disporre motivate variazioni o prescrizioni ai fini di
un adeguato recupero e sistemazione ambientale per la
compatibilità con gli interessi di tutela del territorio;
e) l'uso di qualsiasi mezzo diretto all'abbattimento ed alla
cattura della fauna selvatica fatto salvo l'esercizio
dell'attività venatoria e della pesca in acque interne,
secondo quanto previsto dalla normativa vigente;
f) il campeggio al di fuori delle aree destinate a tale scopo
ed
appositamente
attrezzate;
125
20/03/2014
provinciali, comunali, vicinali gravate dai servizi di
pubblico passaggio e private, fatta eccezione per i mezzi
di servizio, di soccorso e per le attività agro-silvopastorali e agrituristiche, nonché per gli autoveicoli e le
autovetture dei proprietari residenti regolarmente
autorizzati e muniti di apposito contrassegno;
h) la costruzione nelle zone agricole di qualsiasi tipo di
recinzione, ad eccezione di quelle necessarie alla
sicurezza degli impianti tecnologici e di quelle accessorie
alle attività presenti e compatibili, purché realizzate
secondo
tipologie
e
materiali
tradizionali;
i) lo svolgimento di attività sportive a motore;
l) la circolazione dei natanti a motore a combustione
interna lungo le aste fluviali ed i bacini lacustri, fatta
eccezione per le attività di sorveglianza, di soccorso e di
esercizio
della
pesca
autorizzata;
m) la realizzazione di opere che comportino
modificazione permanente del regime delle acque;
n) l'apertura di nuove discariche per rifiuti solidi urbani;
o) l'apposizione di cartelli e manufatti pubblicitari di
qualunque natura e per qualsiasi scopo, fatta eccezione per
la segnaletica stradale di cui alla normativa vigente e per
la
segnaletica
informativa
del
parco;
p) la realizzazione di nuove opere di mobilità, quali:
ferrovie, filovie, impianti a fune, aviosuperfici, nuovi
tracciati
stradali;
q) la realizzazione di nuovi edifici all'interno delle zone
territoriali omogenee E) previste dall'articolo 2 del decreto
del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968, pubblicato
sulla Gazzetta Ufficiale 16 aprile 1968, n. 97, in cui sono
comunque consentiti:
1) interventi già autorizzati e regolarmente iniziati alla
data di entrata in vigore della presente legge;
2) interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria,
di restauro conservativo e di risanamento igienicoedilizio che non comportino modifiche di carattere
strutturale;
3) ampliamenti ed adeguamenti a fini agrituristici;
4) interventi di adeguamento tecnologico e funzionale;
r) qualsiasi attività edilizia nelle zone territoriali
omogenee C), D) ed F) di cui all'articolo 2 del decreto
del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968.
4. All'interno delle zone A, previste dall'articolo 7, comma
4, lettera a), numero 1), sono consentite:
a) la realizzazione di quanto previsto dagli strumenti
urbanistici vigenti generali ed attuativi nelle zone
territoriali omogenee A) e B) di cui all'articolo 2 del
decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968;
b) la realizzazione di opere pubbliche e di interventi
pubblici di recupero ambientale ed in particolare di tutela
idrogeologica volti a prevenire rischi documentati per
l'integrità dell'ambiente e per la pubblica incolumità, con
particolare riguardo agli impianti di adduzione idrica,
g) il transito di mezzi motorizzati fuori dalle strade statali,
provinciali, comunali, vicinali gravate dai servizi di
pubblico passaggio e private, fatta eccezione per i mezzi
di servizio, di soccorso e per le attività agro-silvopastorali e agrituristiche, nonché per gli autoveicoli e le
autovetture dei proprietari residenti regolarmente
autorizzati e muniti di apposito contrassegno;
h) la costruzione nelle zone agricole di qualsiasi tipo di
recinzione, ad eccezione di quelle necessarie alla
sicurezza degli impianti tecnologici e di quelle accessorie
alle attività presenti e compatibili, purché realizzate
secondo
tipologie
e
materiali
tradizionali;
i) lo svolgimento di attività sportive a motore;
l) la circolazione dei natanti a motore a combustione
interna lungo le aste fluviali ed i bacini lacustri, fatta
eccezione per le attività di sorveglianza, di soccorso e di
esercizio
della
pesca
autorizzata;
m) la realizzazione di opere che comportino
modificazione permanente del regime delle acque;
n) l'apertura di nuove discariche per rifiuti solidi urbani;
o) l'apposizione di cartelli e manufatti pubblicitari di
qualunque natura e per qualsiasi scopo, fatta eccezione per
la segnaletica stradale di cui alla normativa vigente e per
la
segnaletica
informativa
del
parco;
p) la realizzazione di nuove opere di mobilità, quali:
ferrovie, filovie, impianti a fune, aviosuperfici, nuovi
tracciati
stradali;
q) la realizzazione di nuovi edifici all'interno delle zone
territoriali omogenee E) previste dall'articolo 2 del decreto
del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968, pubblicato
sulla Gazzetta Ufficiale 16 aprile 1968, n. 97, in cui sono
comunque consentiti:
1) interventi già autorizzati e regolarmente iniziati alla
data di entrata in vigore della presente legge;
2) interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria,
di restauro conservativo e di risanamento igienicoedilizio che non comportino modifiche di carattere
strutturale;
3) ampliamenti ed adeguamenti a fini agrituristici;
4) interventi di adeguamento tecnologico e funzionale;
r) qualsiasi attività edilizia nelle zone territoriali
omogenee C), D) ed F) di cui all'articolo 2 del decreto del
Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968, ad eccezione
degli interventi di manutenzione ordinaria e
straordinaria, di restauro conservativo e di
risanamento igienico-sanitario che non comportino
modifiche di carattere strutturale.
4. All'interno delle zone A, previste dall'articolo 7, comma
4, lettera a), numero 1), sono consentite:
a) la realizzazione di quanto previsto dagli strumenti
urbanistici vigenti generali ed attuativi nelle zone
territoriali omogenee A) e B) di cui all'articolo 2 del
decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968;
b) la realizzazione di opere pubbliche e di interventi
pubblici di recupero ambientale ed in particolare di tutela
idrogeologica volti a prevenire rischi documentati per
l'integrità dell'ambiente e per la pubblica incolumità, con
126
20/03/2014
all'illuminazione pubblica, alle reti di telecomunicazione,
alle opere igienico-sanitarie, alla soppressione ed
interramento di linee elettriche. Tali opere ed interventi
devono essere accompagnati da uno studio di
compatibilità ambientale redatto secondo direttive da
approvare da parte della Giunta regionale e da pubblicare
sul Bollettino Ufficiale della Regione e che tengano conto
delle direttive già contenute nella deliberazione della
Giunta regionale 28 maggio 1996, n. 4340;
c) la realizzazione di interventi per le infrastrutture
ferroviarie e viarie nell'ambito dei tracciati esistenti o di
limitate
modifiche
di
questi;
d) le attività agricole e gli interventi strutturali previsti dai
piani di utilizzazione aziendale (PUA) disciplinati
dall’articolo 57 della legge regionale 22 dicembre 1999, n.
38 (Norme sul governo del territorio) e successive
modifiche e dall’articolo 18 della legge regionale 6 luglio
1998, n. 24 (Pianificazione paesistica e tutela dei beni e
delle aree sottoposti a vincolo paesistico); gli interventi di
imboschimento, di utilizzazione dei boschi e dei beni
silvo-pastorali possono essere realizzati purché non siano
in contrasto con le finalità di cui all'articolo 2. (2a)
d bis) (3)
5. All'interno delle zone B previste dall'articolo 7, comma
4, lettera a), numero 2), si applicano le prescrizioni di cui
ai commi 3 e 4 in quanto compatibili con l'attuazione delle
previsioni degli strumenti urbanistici vigenti generali ed
attuativi e delle norme di ricostruzione delle zone
terremotate.
6. Nelle zone territoriali omogenee C), D), E) ed F) di cui
al decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968
all'interno delle zone B, previste dall'articolo 7, comma 4,
lettera a), numero 2), gli interventi per i quali, pur in
presenza dell'approvazione definitiva alla data di entrata
in vigore della presente legge, non si sia ancora proceduto
all'avvio dei lavori per la realizzazione di opere di
urbanizzazione primaria o di singoli insediamenti, sono
sottoposti a nulla osta preventivo degli assessorati
regionali competenti che lo rilasciano entro sessanta
giorni
dal
ricevimento
dell'istanza.
Trascorso
infruttuosamente tale termine il comune interessato
promuove, nei quindici giorni successivi, una conferenza
di servizi ai sensi degli articoli 14, 14bis, 14ter, 14quater
della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in
materia di procedimento amministrativo e di diritto di
accesso ai documenti amministrativi) e successive
modifiche.
particolare riguardo agli impianti di adduzione idrica,
all'illuminazione pubblica, alle reti di telecomunicazione,
alle opere igienico-sanitarie, alla soppressione ed
interramento di linee elettriche. Tali opere ed interventi
devono essere accompagnati da uno studio di
compatibilità ambientale redatto secondo direttive da
approvare da parte della Giunta regionale e da pubblicare
sul Bollettino Ufficiale della Regione e che tengano conto
delle direttive già contenute nella deliberazione della
Giunta regionale 28 maggio 1996, n. 4340;
c) la realizzazione di interventi per le infrastrutture
ferroviarie e viarie nell'ambito dei tracciati esistenti o di
limitate
modifiche
di
questi;
d) le attività agricole e gli interventi strutturali previsti dai
piani di utilizzazione aziendale (PUA) disciplinati
dall’articolo 57 della legge regionale 22 dicembre 1999, n.
38 (Norme sul governo del territorio) e successive
modifiche e dall’articolo 18 della legge regionale 6 luglio
1998, n. 24 (Pianificazione paesistica e tutela dei beni e
delle aree sottoposti a vincolo paesistico); gli interventi di
imboschimento, di utilizzazione dei boschi e dei beni
silvo-pastorali possono essere realizzati purché non siano
in contrasto con le finalità di cui all'articolo 2. (2a)
d bis) (3)
5. All'interno delle zone B previste dall'articolo 7, comma
4, lettera a), numero 2), si applicano le prescrizioni di cui
ai commi 3 e 4 in quanto compatibili con l'attuazione delle
previsioni degli strumenti urbanistici vigenti generali ed
attuativi e delle norme di ricostruzione delle zone
terremotate.
6. Nelle zone territoriali omogenee C), D), E) ed F) di cui
al decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968
all'interno delle zone B, previste dall'articolo 7, comma 4,
lettera a), numero 2), gli interventi per i quali, pur in
presenza dell'approvazione definitiva alla data di entrata
in vigore della presente legge, non si sia ancora proceduto
all'avvio dei lavori per la realizzazione di opere di
urbanizzazione primaria o di singoli insediamenti, sono
sottoposti a nulla osta preventivo degli assessorati
regionali competenti che lo rilasciano entro sessanta
giorni
dal
ricevimento
dell'istanza.
Trascorso
infruttuosamente tale termine il comune interessato
promuove, nei quindici giorni successivi, una conferenza
di servizi ai sensi degli articoli 14, 14bis, 14ter, 14quater
della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in
materia di procedimento amministrativo e di diritto di
accesso ai documenti amministrativi) e successive
modifiche.
7. Gli interventi e le opere previsti al comma 3, lettera q),
al comma 4 e al comma 5 sono sottoposti al nulla osta 7. Gli interventi e le opere previsti al comma 3, lettera q),
preventivo di cui al comma 6.
al comma 4 e al comma 5 sono sottoposti al nulla osta
preventivo di cui al comma 6.
8. Gli strumenti urbanistici generali dei comuni inclusi
nell'area naturale protetta, non ancora approvati alla data 8. Gli strumenti urbanistici generali dei comuni inclusi
di entrata in vigore della presente legge, sono sottoposti al nell'area naturale protetta, non ancora approvati alla data
nulla osta reso, in sede di comitato regionale per il di entrata in vigore della presente legge, sono sottoposti al
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20/03/2014
territorio, istituito con la legge regionale 22 dicembre
1999, n. 38 (Norme sul governo del territorio) e
successive modifiche, dall'Assessorato competente in
materia di aree naturali protette, che ne verifica la
compatibilità con le finalità di cui all'articolo 2. Il
comitato regionale per il territorio è integrato dal dirigente
regionale competente in materia di aree naturali protette.
9. In caso di necessità ed urgenza o per ragioni di
sicurezza pubblica, il Presidente della Giunta regionale,
con provvedimento motivato, può autorizzare deroghe alle
misure di salvaguardia di cui al presente articolo,
prescrivendo le modalità di attuazione di lavori ed opere
idonei a tutelare l'integrità dei luoghi e dell'ambiente
naturale.
nulla osta reso, in sede di comitato regionale per il
territorio, istituito con la legge regionale 22 dicembre
1999, n. 38 (Norme sul governo del territorio) e
successive modifiche, dall'Assessorato competente in
materia di aree naturali protette, che ne verifica la
compatibilità con le finalità di cui all'articolo 2. Il
comitato regionale per il territorio è integrato dal dirigente
regionale competente in materia di aree naturali protette.
L.R. n. 14/1999
9. In caso di necessità ed urgenza o per ragioni di
sicurezza pubblica, il Presidente della Giunta regionale,
con provvedimento motivato, può autorizzare deroghe alle
misure di salvaguardia di cui al presente articolo,
prescrivendo le modalità di attuazione di lavori ed opere
idonei a tutelare l'integrità dei luoghi e dell'ambiente
naturale.
L.R. n. 14/1999
Art. 124
(Funzioni e compiti della Regione)
Art. 124
(Funzioni e compiti della Regione)
1. Fermo restando quanto stabilito nell'articolo 3, commi 1
e 4, sono riservati alla Regione, in conformità a quanto
previsto nel comma 2 dello stesso articolo, le funzioni ed i
compiti amministrativi concernenti:
a) la programmazione, la pianificazione ed il
coordinamento della rete viaria regionale, in coerenza con
gli obiettivi della pianificazione nazionale, della
programmazione economico sociale e della pianificazione
territoriale regionale, ed in particolare:
1) la programmazione pluriennale degli interventi di
nuova realizzazione sulla rete viaria regionale, da
effettuarsi secondo un ordine di priorità, sulla base delle
risorse finanziarie disponibili;
2) la programmazione annuale degli interventi di
manutenzione straordinaria sulla rete viaria secondo un
ordine di priorità, sulla base delle risorse finanziarie
disponibili;
3) il coordinamento degli interventi relativi alla
realizzazione, alla manutenzione ed alla gestione della rete
viaria regionale;
4) la definizione di criteri, di direttive e di prescrizioni
tecniche per la progettazione, la manutenzione, la gestione
e la sicurezza della rete viaria regionale;
5) la determinazione dei criteri relativi alla fissazione dei
canoni, per le licenze e le concessioni nonché per
l'esposizione di pubblicità lungo o in vista delle strade ed
autostrade della rete viaria regionale;
6) l'indicazione dei criteri per la determinazione dei piani
finanziari delle società concessionarie autostradali;
b) l'individuazione della rete viaria regionale, che è
costituita dalle strade ed autostrade di proprietà della
Regione, nonché la classificazione e la declassificazione
delle strade regionali e provinciali ed i pareri di cui
all'articolo 2 del D.Lgs. n. 285/1992, relativamente alla
classificazione ed alla declassificazione delle strade
statali;
c) la progettazione, la costruzione, la gestione e la
1. Fermo restando quanto stabilito nell'articolo 3, commi 1
e 4, sono riservati alla Regione, in conformità a quanto
previsto nel comma 2 dello stesso articolo, le funzioni ed i
compiti amministrativi concernenti:
a) la programmazione, la pianificazione ed il
coordinamento della rete viaria regionale, in coerenza con
gli obiettivi della pianificazione nazionale, della
programmazione economico sociale e della pianificazione
territoriale regionale, ed in particolare:
1) la programmazione pluriennale degli interventi di
nuova realizzazione sulla rete viaria regionale, da
effettuarsi secondo un ordine di priorità, sulla base delle
risorse finanziarie disponibili;
2) la programmazione annuale degli interventi di
manutenzione straordinaria sulla rete viaria secondo un
ordine di priorità, sulla base delle risorse finanziarie
disponibili;
3) il coordinamento degli interventi relativi alla
realizzazione, alla manutenzione ed alla gestione della rete
viaria regionale;
4) la definizione di criteri, di direttive e di prescrizioni
tecniche per la progettazione, la manutenzione, la gestione
e la sicurezza della rete viaria regionale;
5) la determinazione dei criteri relativi alla fissazione dei
canoni, per le licenze e le concessioni nonché per
l'esposizione di pubblicità lungo o in vista delle strade ed
autostrade della rete viaria regionale;
6) l'indicazione dei criteri per la determinazione dei piani
finanziari delle società concessionarie autostradali;
b) l'individuazione della rete viaria regionale, che è
costituita dalle strade ed autostrade di proprietà della
Regione, nonché la classificazione e la declassificazione
delle strade regionali e provinciali ed i pareri di cui
all'articolo 2 del D.Lgs. n. 285/1992, relativamente alla
classificazione ed alla declassificazione delle strade
statali;
c) la progettazione, la costruzione, la gestione e la
128
20/03/2014
vigilanza della rete viaria regionale, ivi comprese le
funzioni previste dal D.Lgs. n. 285/1992 nonché la
progettazione, la costruzione, la manutenzione e la
gestione delle autostrade regionali, cui si provvede
mediante concessione;
d) la determinazione delle tariffe di pedaggio autostradale
e l'adeguamento delle stesse;
e) l'approvazione delle concessioni di costruzione e di
gestione di autostrade;
f) il controllo delle concessionarie autostradali
relativamente all'esecuzione dei lavori di costruzione, al
rispetto dei piani finanziari e dell'applicazione delle tariffe
ed alla stipula delle relative convenzioni.
2. Le disposizioni di cui al comma 1, lettere da c), ad f)
possono essere applicate anche per specifiche tratte di rete
viaria regionale non autostradale.
L.R. n. 18/2001
vigilanza della rete viaria regionale, ivi comprese le
funzioni previste dal D.Lgs. n. 285/1992 nonché la
progettazione, la costruzione, la manutenzione e la
gestione delle autostrade regionali, cui si provvede
mediante concessione;
c-bis) il controllo sulle infrastrutture stradali di
competenza regionale, in qualità di organo competente
ai sensi del decreto legislativo 15 marzo 2011, n. 35
(Attuazione della direttiva 2008/96/CE sulla gestione
della sicurezza delle infrastrutture stradali), nonché le
altre funzioni relative alla gestione della sicurezza delle
infrastrutture stradali di cui al d. lgs 35/2011 come
disciplinate con apposito regolamento regionale di
attuazione ed integrazione ai sensi dell’articolo 47,
comma 2, lettera c), dello Statuto;
d) la determinazione delle tariffe di pedaggio autostradale
e l'adeguamento delle stesse;
e) l'approvazione delle concessioni di costruzione e di
gestione di autostrade;
f) il controllo delle concessionarie autostradali
relativamente all'esecuzione dei lavori di costruzione, al
rispetto dei piani finanziari e dell'applicazione delle tariffe
ed alla stipula delle relative convenzioni.
2. Le disposizioni di cui al comma 1, lettere da c), ad f)
possono essere applicate anche per specifiche tratte di rete
viaria regionale non autostradale.
L.R. n. 18/2001
Art. 27
(Disposizioni transitorie per la classificazione in zone
acustiche del territorio comunale)
Art. 27
(Disposizioni transitorie per la classificazione in zone
acustiche del territorio comunale)
1. In sede di prima applicazione, i comuni adottano la
classificazione in zone acustiche del territorio comunale
secondo le procedure di cui all'articolo 12, entro la data
del 31 dicembre 2009http://bd20.leggiditalia.it/cgibin/FulShow?NAVIPOS=1&DS_POS=0&KEY=18LX0000253
478ART28&FT_CID=408961&OPERA=20 - 8.
2. Le classificazioni in zone acustiche del territorio
comunale, adottate alla data di entrata in vigore della
presente legge, hanno valore di proposta preliminare ai
sensi dell'articolo 12. I comuni trasmettono i relativi
provvedimenti, entro trenta giorni dalla data di entrata in
vigore della presente legge, ai soggetti previsti
dall'articolo 12, comma 2. A tali provvedimenti si
applicano le disposizioni di cui ai commi 2, 3, 4 e 5 del
citato articolo 12, ma con i termini ridotti della metà.
3. Entro un anno dalla data di pubblicazione della
classificazione in zone acustiche di cui ai commi 1 e 2, i
comuni coordinano gli strumenti urbanistici comunali,
anche solo adottati, con la classificazione stessa. Tale
coordinamento è verificato dalla Provincia o dalla
Regione in sede, rispettivamente, di verifica di conformità
ovvero di approvazione degli strumenti urbanistici ai sensi
degli articoli 33, 42 e 66 della L.R. n. 38/1999 e
successive modifiche. Qualora gli strumenti urbanistici
comunali siano stati adottati prima della data di entrata in
1. In sede di prima applicazione, i comuni adottano la
classificazione in zone acustiche del territorio comunale
secondo le procedure di cui all'articolo 12, entro la data
del 31 dicembre 2014http://bd20.leggiditalia.it/cgibin/FulShow?NAVIPOS=1&DS_POS=0&KEY=18LX0000253
478ART28&FT_CID=408961&OPERA=20 - 8.
2. Le classificazioni in zone acustiche del territorio
comunale, adottate alla data di entrata in vigore della
presente legge, hanno valore di proposta preliminare ai
sensi dell'articolo 12. I comuni trasmettono i relativi
provvedimenti, entro trenta giorni dalla data di entrata in
vigore della presente legge, ai soggetti previsti
dall'articolo 12, comma 2. A tali provvedimenti si
applicano le disposizioni di cui ai commi 2, 3, 4 e 5 del
citato articolo 12, ma con i termini ridotti della metà.
3. Entro un anno dalla data di pubblicazione della
classificazione in zone acustiche di cui ai commi 1 e 2, i
comuni coordinano gli strumenti urbanistici comunali,
anche solo adottati, con la classificazione stessa. Tale
coordinamento è verificato dalla Provincia o dalla
Regione in sede, rispettivamente, di verifica di conformità
ovvero di approvazione degli strumenti urbanistici ai sensi
degli articoli 33, 42 e 66 della L.R. n. 38/1999 e
successive modifiche. Qualora gli strumenti urbanistici
comunali siano stati adottati prima della data di entrata in
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20/03/2014
vigore della presente legge, gli stessi possono essere
verificati o approvati ai sensi della normativa citata, anche
in assenza della classificazione in zone acustiche del
territorio comunale, purché non sia decorso il termine di
cui al comma 1.
4. In attesa che i comuni provvedano alla classificazione
in zone acustiche ai sensi dei commi 1 e 2, si applicano i
limiti di cui all'articolo 6, comma 1 del decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 1° marzo 1991.
L.R. n. 27/2006
vigore della presente legge, gli stessi possono essere
verificati o approvati ai sensi della normativa citata, anche
in assenza della classificazione in zone acustiche del
territorio comunale, purché non sia decorso il termine di
cui al comma 1.
4. In attesa che i comuni provvedano alla classificazione
in zone acustiche ai sensi dei commi 1 e 2, si applicano i
limiti di cui all'articolo 6, comma 1 del decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 1° marzo 1991.
L.R. n. 27/2006
Art. 49
(Gestione e reimpiego dei proventi)
Art. 49
(Gestione e reimpiego dei proventi)
1. I proventi derivanti dall'alienazione degli immobili
rimangono nella disponibilità degli enti alienanti e sono da
destinare al reinvestimento in edifici ed aree edificabili,
per la riqualificazione e l'incremento del patrimonio
abitativo pubblico, mediante nuove costruzioni, recupero e
manutenzione straordinaria di quelle esistenti e
programmi integrati, in opere di urbanizzazione
socialmente rilevanti e interventi di edilizia agevolata o
autofinanziata con l'obbligo dell'assegnazione con patto di
futura vendita di almeno il 25 per cento degli alloggi,
nonché nei limiti del 15 per cento dei proventi stessi per la
gestione di contratti di servizio e spese correnti necessarie
ad affrontare l'emergenza abitativa, alla manutenzione
degli alloggi in attesa di assegnazione, secondo i criteri
stabiliti dalla Giunta regionale, e ad iniziative dirette a
reprimere le occupazioni illegali diffuse e ad agevolare le
assegnazioni,
ivi
comprese
le
spese
legali
http://bd20.leggiditalia.it/cgibin/FulShow?NAVIPOS=1&DS_POS=0&KEY=18LX0000489
902ART50&FT_CID=394775&OPERA=20 - 38.
2. I proventi derivanti dall'alienazione degli alloggi e delle
unità immobiliari delle ATER, ai fini del risanamento di
cui all'articolo 17, comma 5 della legge regionale 3
settembre 2002, n. 30 (Ordinamento degli enti regionali
operanti in materia di edilizia residenziale pubblica), sono
impiegati secondo quanto previsto dall'articolo 10, comma
3, della legge regionale 17 febbraio 2005, n. 9 (Legge
finanziaria regionale per l'esercizio 2005). A tal fine le
ATER unitamente al piano di cessione trasmettono alla
Regione, per l'approvazione, anche il previsto piano per il
risanamento economico-finanziario.
3. Nella fase di approvazione dei piani di cessione
formulati dalle singole ATER, la Regione può determinare
la percentuale dei proventi da destinare al risanamento
economico finanziario delle ATER medesime.
4. Gli enti di cui al comma 1 trasmettono alla Giunta
regionale i programmi di destinazione ed utilizzazione dei
proventi derivanti dalle alienazioni.
5. La Regione, nelle more dell'approvazione di
un'organica disciplina in materia di bioedilizia e
architettura sostenibile:
a) promuove da parte delle ATER l'installazione di
impianti fotovoltaici sui lastrici solari e l'adozione di
1. I proventi derivanti dall'alienazione degli immobili
rimangono nella disponibilità degli enti alienanti e sono da
destinare al reinvestimento in edifici ed aree edificabili,
per la riqualificazione e l'incremento del patrimonio
abitativo pubblico, mediante nuove costruzioni, recupero e
manutenzione straordinaria di quelle esistenti e
programmi integrati, in opere di urbanizzazione
socialmente rilevanti e interventi di edilizia agevolata o
autofinanziata con l'obbligo dell'assegnazione con patto di
futura vendita di almeno il 25 per cento degli alloggi,
nonché nei limiti del 15 per cento dei proventi stessi per la
gestione di contratti di servizio e spese correnti necessarie
ad affrontare l'emergenza abitativa, alla manutenzione
degli alloggi in attesa di assegnazione, secondo i criteri
stabiliti dalla Giunta regionale, e ad iniziative dirette a
reprimere le occupazioni illegali diffuse e ad agevolare le
assegnazioni,
ivi
comprese
le
spese
legali
http://bd20.leggiditalia.it/cgibin/FulShow?NAVIPOS=1&DS_POS=0&KEY=18LX0000489
902ART50&FT_CID=394775&OPERA=20 - 38.
2. I proventi derivanti dall'alienazione degli alloggi e delle
unità immobiliari delle ATER, ai fini del risanamento di
cui all'articolo 17, comma 5 della legge regionale 3
settembre 2002, n. 30 (Ordinamento degli enti regionali
operanti in materia di edilizia residenziale pubblica), sono
impiegati secondo quanto previsto dall'articolo 10, comma
3, della legge regionale 17 febbraio 2005, n. 9 (Legge
finanziaria regionale per l'esercizio 2005). A tal fine le
ATER unitamente al piano di cessione trasmettono alla
Regione, per l'approvazione, anche il previsto piano per il
risanamento economico-finanziario.
3. Nella fase di approvazione dei piani di cessione
formulati dalle singole ATER, la Regione può determinare
la percentuale dei proventi da destinare al risanamento
economico finanziario delle ATER medesime.
4. Gli enti di cui al comma 1 trasmettono alla Giunta
regionale, per l’approvazione, i programmi di
destinazione ed utilizzazione dei proventi derivanti dalle
alienazioni.
5. La Regione, nelle more dell'approvazione di
un'organica disciplina in materia di bioedilizia e
architettura sostenibile:
a) promuove da parte delle ATER l'installazione di
130
20/03/2014
L.R. n. 9/2010
impianti fotovoltaici sui lastrici solari e l'adozione di
misure di efficienza energetica degli edifici residenziali al
fine di incentivare interventi di sostenibilità ambientale
nell'edilizia residenziale pubblica e favorire la produzione
di energia elettrica da fonti rinnovabili. I proventi
derivanti dalla vendita al gestore nazionale dell'energia
prodotta sono destinati alla manutenzione straordinaria e
al recupero del patrimonio edilizio esistente;
b) promuove, nell'ambito delle proprie linee di
finanziamento, studi di fattibilità tecnico-amministrativa,
anche in convenzione con le università, gli ordini
professionali, le agenzie pubbliche per il risparmio
energetico, gli enti pubblici di ricerca, al fine di
incentivare le ATER a predisporre programmi di
intervento sul patrimonio edilizio esistente per la
produzione di energia da fonti rinnovabili;
c) incentiva la formazione e l'aggiornamento dei tecnici
degli ATER per l'attività di progettazione e direzione dei
lavori per la realizzazione di interventi nel settore delle
energie rinnovabili e delle tecnologie impiantistiche volte
al risparmio e all'efficienza energetica.
L.R. n. 9/2010
Art. 2
(Disposizioni varie)
Art. 2
(Disposizioni varie)
misure di efficienza energetica degli edifici residenziali al
fine di incentivare interventi di sostenibilità ambientale
nell'edilizia residenziale pubblica e favorire la produzione
di energia elettrica da fonti rinnovabili. I proventi
derivanti dalla vendita al gestore nazionale dell'energia
prodotta sono destinati alla manutenzione straordinaria e
al recupero del patrimonio edilizio esistente;
b) promuove, nell'ambito delle proprie linee di
finanziamento, studi di fattibilità tecnico-amministrativa,
anche in convenzione con le università, gli ordini
professionali, le agenzie pubbliche per il risparmio
energetico, gli enti pubblici di ricerca, al fine di
incentivare le ATER a predisporre programmi di
intervento sul patrimonio edilizio esistente per la
produzione di energia da fonti rinnovabili;
c) incentiva la formazione e l'aggiornamento dei tecnici
degli ATER per l'attività di progettazione e direzione dei
lavori per la realizzazione di interventi nel settore delle
energie rinnovabili e delle tecnologie impiantistiche volte
al risparmio e all'efficienza energetica.
(…)
(…)
41. Il termine previsto dall'articolo 5, comma 5, della
sezione I, delle norme di attuazione del piano per il
risanamento della qualità dell'aria di cui alla Delib.C.R. 10
dicembre 2009, n. 66, per l'adeguamento degli impianti di
combustione a uso civile nei Comuni di Roma e
Frosinone, è prorogato al 31 dicembre 2015.
L.R. n. 4/2013
41. Il termine previsto dall'articolo 5, comma 5, della
sezione I, delle norme di attuazione del piano per il
risanamento della qualità dell'aria di cui alla Delib.C.R. 10
dicembre 2009, n. 66, per l'adeguamento degli impianti di
combustione a uso civile nei Comuni dell’intero
territorio regionale è prorogato al 1° settembre 2017.
L.R. n. 4/2013
Articolo 35
Razionalizzazione delle funzioni di supporto tecnico ed
epidemiologico della programmazione sanitaria e
razionalizzazione delle attività dell'Agenzia di sanità
pubblica della Regione. Abrogazioni.
Articolo 35
Razionalizzazione delle funzioni di supporto tecnico ed
epidemiologico della programmazione sanitaria e
razionalizzazione delle attività dell'Agenzia di sanità
pubblica della Regione. Abrogazioni.
1. Al fine di assicurare il contenimento della spesa e la
piena integrazione delle funzioni di supporto tecnico ed
epidemiologico, nonché di perseguire obiettivi di
efficienza, economicità, trasparenza ed efficacia
nell'utilizzazione delle competenze tecnico-scientifiche
disponibili da parte della Regione nelle diverse fasi
dell'attività propria di programmazione sanitaria e di
ottimizzare le risorse, evitando duplicazioni di attività, le
competenze istituzionali attribuite a Laziosanità - Agenzia
di sanità pubblica della Regione Lazio (ASP), ai sensi
della legge regionale 1° settembre 1999, n. 16 (Istituzione
di Laziosanità - Agenzia di sanità pubblica della Regione
Lazio (ASP)) e successive modifiche, sono trasferite, a
partire dal 1° dicembre 2013, alla Giunta regionale ed al
dipartimento di epidemiologia della ASL RM/E.
2. Alla direzione regionale competente in materia di
1. Al fine di assicurare il contenimento della spesa e la
piena integrazione delle funzioni di supporto tecnico ed
epidemiologico, nonché di perseguire obiettivi di
efficienza, economicità, trasparenza ed efficacia
nell'utilizzazione delle competenze tecnico-scientifiche
disponibili da parte della Regione nelle diverse fasi
dell'attività propria di programmazione sanitaria e di
ottimizzare le risorse, evitando duplicazioni di attività, le
competenze istituzionali attribuite a Laziosanità - Agenzia
di sanità pubblica della Regione Lazio (ASP), ai sensi
della legge regionale 1° settembre 1999, n. 16 (Istituzione
di Laziosanità - Agenzia di sanità pubblica della Regione
Lazio (ASP)) e successive modifiche, sono trasferite, a
partire dal 1° dicembre 2013, alla Giunta regionale ed al
dipartimento di epidemiologia della ASL RM/E.
2. Alla direzione regionale competente in materia di
131
20/03/2014
politiche sanitarie sono attribuite le seguenti funzioni:
sistema
informativo
sanitario
della
Regione,
collaborazione con l'Agenzia regionale per la protezione
ambientale del Lazio (ARPA), valutazione soggetti
erogatori e controlli esterni, health technology assessment
(valutazione delle tecnologie biomediche), formazione del
personale del servizio sanitario regionale (SSR), funzioni
di sanità pubblica, programmi e progetti di studio e ricerca
del SSR sulle materie di competenza. Tale struttura
provvede, altresì, con riferimento alla legge regionale 12
giugno 2012, n. 6 (Piano regionale in favore di soggetti
affetti da malattia di Alzheimer-Perusini ed altre forme di
demenza), a definire le linee guida per l'accesso dei
pazienti alle diverse forme di assistenza, a censire
annualmente i servizi presenti sul territorio, a proporre
alla Giunta regionale le azioni e gli interventi necessari
per renderne più adeguati ed omogenei i requisiti
strutturali ed organizzativi, a sostenere la realizzazione di
progetti di prevenzione e di sperimentazione di nuovi
modelli di diagnosi e cura, a organizzare, in
collaborazione con i servizi territoriali, eventi informativi
e formativi sulla malattia di Alzheimer-Perusini e sulle
altre forme di demenza.
3. Al fine di assicurare l'accessibilità ai dati sanitari, la
direzione regionale salute e integrazione, quale centro di
riferimento regionale per la gestione dei dati statistici
sanitari, è collegata funzionalmente al dipartimento di
epidemiologia della ASL RM/E. L'accesso ai dati verrà
disciplinato sulla base di protocolli operativi concordati,
estensibili anche alle aziende e agli enti del SSR.
4. Al dipartimento di epidemiologia della ASL RM/E
sono attribuite le seguenti funzioni: valutazione
epidemiologica sullo stato di salute della popolazione,
valutazione di esito, prestazione, qualità e rischio clinico,
epidemiologia ambientale, occupazionale e sociale,
programmi di ricerca del SSR sulle materie di
competenza. Tale struttura provvede altresì, con
riferimento alla L.R. n. 6/2012, a coordinare il
monitoraggio epidemiologico.
5. Al fine di assicurare l'accessibilità ai dati dei sistemi
informativi sanitari, il dipartimento di epidemiologia della
ASL RM/E, quale centro di riferimento regionale per la
gestione, l'utilizzo e l'integrazione di tali dati, è collegato
funzionalmente alla struttura regionale competente in
materia di sanità. L'accesso ai dati verrà disciplinato sulla
base di protocolli operativi concordati, estensibili anche
alle aziende e agli enti del SSR.
6. Al fine di assicurare la trasparenza nell'esercizio delle
funzioni di cui ai commi 2, 4 e 5, sulle attività intraprese,
rispettivamente, dalla competente direzione regionale e
dal dipartimento di epidemiologia della ASL RM/E, il
Presidente della Regione trasmette una dettagliata
informativa bimestrale alla commissione consiliare
competente in materia di sanità che è pubblicata sui siti
istituzionali della Regione e del Consiglio regionale.
7. Per le finalità di cui al comma 1, il Presidente della
Regione nomina, entro dieci giorni a decorrere dalla data
di entrata in vigore della presente legge, con proprio
politiche sanitarie sono attribuite le seguenti funzioni:
sistema
informativo
sanitario
della
Regione,
collaborazione con l'Agenzia regionale per la protezione
ambientale del Lazio (ARPA), valutazione soggetti
erogatori e controlli esterni, health technology assessment
(valutazione delle tecnologie biomediche), formazione del
personale del servizio sanitario regionale (SSR), funzioni
di sanità pubblica, programmi e progetti di studio e ricerca
del SSR sulle materie di competenza. Tale struttura
provvede, altresì, con riferimento alla legge regionale 12
giugno 2012, n. 6 (Piano regionale in favore di soggetti
affetti da malattia di Alzheimer-Perusini ed altre forme di
demenza), a definire le linee guida per l'accesso dei
pazienti alle diverse forme di assistenza, a censire
annualmente i servizi presenti sul territorio, a proporre
alla Giunta regionale le azioni e gli interventi necessari
per renderne più adeguati ed omogenei i requisiti
strutturali ed organizzativi, a sostenere la realizzazione di
progetti di prevenzione e di sperimentazione di nuovi
modelli di diagnosi e cura, a organizzare, in
collaborazione con i servizi territoriali, eventi informativi
e formativi sulla malattia di Alzheimer-Perusini e sulle
altre forme di demenza.
3. Al fine di assicurare l'accessibilità ai dati sanitari, la
direzione regionale salute e integrazione, quale centro di
riferimento regionale per la gestione dei dati statistici
sanitari, è collegata funzionalmente al dipartimento di
epidemiologia della ASL RM/E. L'accesso ai dati verrà
disciplinato sulla base di protocolli operativi concordati,
estensibili anche alle aziende e agli enti del SSR.
4. Al dipartimento di epidemiologia della ASL RM/E
sono attribuite le seguenti funzioni: valutazione
epidemiologica sullo stato di salute della popolazione,
valutazione di esito, prestazione, qualità e rischio clinico,
epidemiologia ambientale, occupazionale e sociale,
programmi di ricerca del SSR sulle materie di
competenza. Tale struttura provvede altresì, con
riferimento alla L.R. n. 6/2012, a coordinare il
monitoraggio epidemiologico.
5. Al fine di assicurare l'accessibilità ai dati dei sistemi
informativi sanitari, il dipartimento di epidemiologia della
ASL RM/E, quale centro di riferimento regionale per la
gestione, l'utilizzo e l'integrazione di tali dati, è collegato
funzionalmente alla struttura regionale competente in
materia di sanità. L'accesso ai dati verrà disciplinato sulla
base di protocolli operativi concordati, estensibili anche
alle aziende e agli enti del SSR.
6. Al fine di assicurare la trasparenza nell'esercizio delle
funzioni di cui ai commi 2, 4 e 5, sulle attività intraprese,
rispettivamente, dalla competente direzione regionale e
dal dipartimento di epidemiologia della ASL RM/E, il
Presidente della Regione trasmette una dettagliata
informativa bimestrale alla commissione consiliare
competente in materia di sanità che è pubblicata sui siti
istituzionali della Regione e del Consiglio regionale.
7. Per le finalità di cui al comma 1, il Presidente della
Regione nomina, entro dieci giorni a decorrere dalla data
di entrata in vigore della presente legge, con proprio
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decreto, un Commissario liquidatore per un periodo
massimo di sei mesi. L'indennità spettante al Commissario
liquidatore è determinata con deliberazione della Giunta
regionale con oneri a carico dell'ASP e non può superare
il 25 per cento dell'ammontare complessivo del
trattamento economico percepito, se il Commissario
liquidatore è scelto tra il personale dirigente della Regione
o delle aziende e degli enti del SSR o un sub Commissario
per l'attuazione del piano di rientro.
8. Il Commissario liquidatore provvede, entro
settantacinque giorni dalla nomina:
a) all'inventario dei beni mobili e immobili di proprietà
dell'ASP, che dal momento della soppressione sono
trasferiti alla Regione;
b) alla ricognizione dei rapporti giuridici attivi e passivi e
dei procedimenti di contenzioso pendenti;
c) alla formazione del conto consuntivo e del piano di
liquidazione;
d) allo svolgimento di ogni altra attività necessaria per
l'adempimento dei compiti connessi con la soppressione.
9. Entro settantacinque giorni dalla nomina, il
Commissario liquidatore trasmette alla Regione il bilancio
di liquidazione, che è approvato con propria deliberazione
dalla Giunta regionale, previa informativa alle
commissioni consiliari competenti in materia di bilancio e
sanità e pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione
(BUR).
10. Sulla base delle attività svolte dal Commissario
liquidatore ai sensi del comma 8 e del bilancio di
liquidazione, previo parere delle commissioni consiliari
competenti e previa concertazione con le organizzazioni
sindacali rappresentative del CCNL Autonomie locali, con
deliberazione della Giunta regionale sono individuate le
risorse umane, logistiche, strumentali e finanziarie
dell'ASP che sono trasferite alla data del 1° dicembre
2013, rispettivamente, alla Giunta regionale e al
dipartimento di epidemiologia della ASL RM/E.
11. A seguito del trasferimento di cui al comma 10, gli
importi iscritti nel bilancio di liquidazione a copertura
delle spese per le esigenze di funzionamento dell'ASP
confluiscono nello stato di previsione della spesa o nel
bilancio delle amministrazioni alle quali sono trasferite le
relative funzioni.
12. Il personale a tempo indeterminato in servizio presso
l'ASP è trasferito alla Giunta regionale e al dipartimento
di epidemiologia della ASL RM/E ed è inquadrato nei
rispettivi ruoli sulla base di un'apposita tabella di
corrispondenza approvata dalla Giunta regionale. La
Regione e il dipartimento di epidemiologia della ASL
RM/E adeguano le proprie dotazioni organiche in misura
corrispondente alle unità di personale effettivamente
trasferite. I dipendenti trasferiti mantengono il trattamento
economico fondamentale e accessorio, limitatamente alle
voci fisse e continuative, corrisposto al momento
dell'inquadramento. Nel caso in cui lo stesso risulti più
elevato rispetto a quello previsto per il personale
dell'amministrazione di destinazione, sarà corrisposto, per
la differenza, un assegno ad personam riassorbibile con i
decreto, un Commissario liquidatore per un periodo
massimo di dodici mesi. L'indennità spettante al
Commissario liquidatore è determinata con deliberazione
della Giunta regionale con oneri a carico dell'ASP e non
può superare il 25 per cento dell'ammontare complessivo
del trattamento economico percepito, se il Commissario
liquidatore è scelto tra il personale dirigente della Regione
o delle aziende e degli enti del SSR o un sub Commissario
per l'attuazione del piano di rientro.
8. Il Commissario liquidatore provvede, entro
settantacinque giorni dalla nomina:
a) all'inventario dei beni mobili e immobili di proprietà
dell'ASP, che dal momento della soppressione sono
trasferiti alla Regione;
b) alla ricognizione dei rapporti giuridici attivi e passivi e
dei procedimenti di contenzioso pendenti;
c) alla formazione del conto consuntivo e del piano di
liquidazione;
d) allo svolgimento di ogni altra attività necessaria per
l'adempimento dei compiti connessi con la soppressione.
9. Entro settantacinque giorni dalla nomina, il
Commissario liquidatore trasmette alla Regione il bilancio
di liquidazione, che è approvato con propria deliberazione
dalla Giunta regionale, previa informativa alle
commissioni consiliari competenti in materia di bilancio e
sanità e pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione
(BUR).
10. Sulla base delle attività svolte dal Commissario
liquidatore ai sensi del comma 8 e del bilancio di
liquidazione, previo parere delle commissioni consiliari
competenti e previa concertazione con le organizzazioni
sindacali rappresentative del CCNL Autonomie locali, con
deliberazione della Giunta regionale sono individuate le
risorse umane, logistiche, strumentali e finanziarie
dell'ASP che sono trasferite alla data del 1° dicembre
2013, rispettivamente, alla Giunta regionale e al
dipartimento di epidemiologia della ASL RM/E.
11. A seguito del trasferimento di cui al comma 10, gli
importi iscritti nel bilancio di liquidazione a copertura
delle spese per le esigenze di funzionamento dell'ASP
confluiscono nello stato di previsione della spesa o nel
bilancio delle amministrazioni alle quali sono trasferite le
relative funzioni.
12. Il personale a tempo indeterminato in servizio presso
l'ASP è trasferito alla Giunta regionale e al dipartimento
di epidemiologia della ASL RM/E ed è inquadrato nei
rispettivi ruoli sulla base di un'apposita tabella di
corrispondenza approvata dalla Giunta regionale. La
Regione e il dipartimento di epidemiologia della ASL
RM/E adeguano le proprie dotazioni organiche in misura
corrispondente alle unità di personale effettivamente
trasferite. I dipendenti trasferiti mantengono il trattamento
economico fondamentale e accessorio, limitatamente alle
voci fisse e continuative, corrisposto al momento
dell'inquadramento. Nel caso in cui lo stesso risulti più
elevato rispetto a quello previsto per il personale
dell'amministrazione di destinazione, sarà corrisposto, per
la differenza, un assegno ad personam riassorbibile con i
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successivi miglioramenti economici a qualsiasi titolo
conseguiti. In ogni caso, dall'attuazione delle predette
disposizioni non devono derivare nuovi o maggiori oneri a
carico della finanza regionale. Per i rapporti di lavoro a
tempo determinato, attivi alla data del 28 febbraio 2013, la
Regione e l'ASL RM/E subentrano nella titolarità dei
rapporti stessi, impegnandosi a valorizzare le relative
professionalità nei limiti delle disposizioni normative
statali finalizzate alla riduzione del precariato nelle
pubbliche amministrazioni. Ai fini di cui al periodo
precedente, la Regione utilizzerà le risorse finanziarie
disponibili per bandire concorsi relativi a profili
compatibili con quelli del personale precario proveniente
dall'ASP, applicando il massimo della riserva di posti
garantita dalla legge ed equiparando come punteggio
l'anzianità di servizio svolto presso l'ASP a quello svolto
presso la Regione. In ogni caso, dall'attuazione delle
predette disposizioni non devono derivare nuovi o
maggiori oneri a carico della finanza regionale. Nelle
more della liquidazione dell'ASP, i contratti a tempo
determinato, in scadenza nel corso del 2013, sono
prorogati al 31 dicembre 2013, ai sensi dell'articolo 4,
comma 4, del decreto legge 21 maggio 2013, n. 54
(Interventi urgenti in tema di sospensione dell'imposta
municipale propria, di rifinanziamento di ammortizzatori
sociali in deroga, di proroga in materia di lavoro a tempo
determinato presso le pubbliche amministrazioni e di
eliminazione degli stipendi dei parlamentari membri del
Governo), con oneri a carico della medesima Agenzia. Gli
incarichi di collaborazione comunque denominati, attivi
alla stessa data, proseguono fino alla naturale scadenza.
13. A decorrere dal 1° dicembre 2013 sono abrogate:
a) legge regionale 1° settembre 1999, n. 16 (Istituzione di
Laziosanità - Agenzia di sanità pubblica della Regione
Lazio (ASP);
b) articolo 135 della legge regionale 28 aprile 2006, n. 4,
relativo a modifiche alla legge regionale 1° settembre
1999, n. 16 "Istituzione dell'Agenzia di sanità pubblica
della Regione Lazio - ASP";
c) comma 54 dell'articolo 1 della legge regionale 11
agosto 2008, n. 14 (Assestamento del bilancio annuale e
pluriennale 2008-2010 della Regione Lazio);
d) comma 18, dell'articolo 2, della legge regionale 24
dicembre 2010, n. 9. (Disposizioni collegate alla legge
finanziaria regionale per l'esercizio 2011).
14. Gli organi dell'ASP cessano alla data di assunzione
delle funzioni da parte del Commissario liquidatore, ad
eccezione del Collegio dei revisori, che permane in carica
e continua ad esercitare le sue funzioni per tutta la durata
della gestione liquidatoria con il trattamento economico
previsto all'articolo 33, ridotto del 20 per cento. Espletati
gli adempimenti di competenza, il Commissario
liquidatore cessa dall'incarico ed il Collegio dei revisori
decade.
successivi miglioramenti economici a qualsiasi titolo
conseguiti. In ogni caso, dall'attuazione delle predette
disposizioni non devono derivare nuovi o maggiori oneri a
carico della finanza regionale. Per i rapporti di lavoro a
tempo determinato, attivi alla data del 28 febbraio 2013, la
Regione e l'ASL RM/E subentrano nella titolarità dei
rapporti stessi, impegnandosi a valorizzare le relative
professionalità nei limiti delle disposizioni normative
statali finalizzate alla riduzione del precariato nelle
pubbliche amministrazioni. Ai fini di cui al periodo
precedente, la Regione utilizzerà le risorse finanziarie
disponibili per bandire concorsi relativi a profili
compatibili con quelli del personale precario proveniente
dall'ASP, applicando il massimo della riserva di posti
garantita dalla legge ed equiparando come punteggio
l'anzianità di servizio svolto presso l'ASP a quello svolto
presso la Regione. In ogni caso, dall'attuazione delle
predette disposizioni non devono derivare nuovi o
maggiori oneri a carico della finanza regionale. Nelle
more della liquidazione dell'ASP, i contratti a tempo
determinato, in scadenza nel corso del 2013, sono
prorogati al 31 dicembre 2013, ai sensi dell'articolo 4,
comma 4, del decreto legge 21 maggio 2013, n. 54
(Interventi urgenti in tema di sospensione dell'imposta
municipale propria, di rifinanziamento di ammortizzatori
sociali in deroga, di proroga in materia di lavoro a tempo
determinato presso le pubbliche amministrazioni e di
eliminazione degli stipendi dei parlamentari membri del
Governo), con oneri a carico della medesima Agenzia. Gli
incarichi di collaborazione comunque denominati, attivi
alla stessa data, proseguono fino alla naturale scadenza.
13. A decorrere dal 1° dicembre 2013 sono abrogate:
a) legge regionale 1° settembre 1999, n. 16 (Istituzione di
Laziosanità - Agenzia di sanità pubblica della Regione
Lazio (ASP);
b) articolo 135 della legge regionale 28 aprile 2006, n. 4,
relativo a modifiche alla legge regionale 1° settembre
1999, n. 16 "Istituzione dell'Agenzia di sanità pubblica
della Regione Lazio - ASP";
c) comma 54 dell'articolo 1 della legge regionale 11
agosto 2008, n. 14 (Assestamento del bilancio annuale e
pluriennale 2008-2010 della Regione Lazio);
d) comma 18, dell'articolo 2, della legge regionale 24
dicembre 2010, n. 9. (Disposizioni collegate alla legge
finanziaria regionale per l'esercizio 2011).
14. Gli organi dell'ASP cessano alla data di assunzione
delle funzioni da parte del Commissario liquidatore, ad
eccezione del Collegio dei revisori, che permane in carica
e continua ad esercitare le sue funzioni per tutta la durata
della gestione liquidatoria con il trattamento economico
previsto all'articolo 33, ridotto del 20 per cento. Espletati
gli adempimenti di competenza, il Commissario
liquidatore cessa dall'incarico ed il Collegio dei revisori
decade.
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