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Allegato B - Rapporto Ambientale - Gisnetwork

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PIANO FAUNISTICO VENATORIO PROVINCIALE
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA
E
STUDIO DI INCIDENZA
RAPPORTO AMBIENTALE
Il Commissario Straordinario della Provincia di Massa Carrara
Autorità Proponente:: Provincia di Massa Carrara – Settore B3
Pianificazione Rurale e Forestale-Protezione Civile –Programmazione Sviluppo economico e
territoriale- Trasporto pubblico locale
Autorità Competente:Nucleo tecnico di valutazione della Provincia di Massa Carrara
Autorità Procedente: Giunta Provinciale
Cartografia:
Dati cartografici forniti dalla Regione Toscana e dal Servizio Cartografico Provinciale
1
INDICE
1Premessa……………………………………………………………….3
2 INTRODUZIONE..........................................................................................................3
2.1. Inquadramento legislativo.........................................................................3
2.2. Scopo e finalita’ del documento................................................................4
2.3. Soggetti coinvolti nel procedimento..........................................................5
2.4 Recepimento osservazioni………………………………………………. 6
3 PIANO Faunistico Venatorio Provinciale 2012-2017………………………….. 9
3.1Iter di Pianificazione e Valutazione……………………………………….9
3.2. Obiettivi del Piano Faunistico Venatorio Provinciale 2012-2017…… .10
4 RAPPORTO AMBIENTALE………………………………………………….. 11
4.1 Rapporto con Altri Piani e Programmi ( Analisi di coerenza esterna)………12
4.1.1. Coerenza con il Piano Regionale di Sviluppo (PRS) 2011-2015…………….12
4.1.2 Coerenza Con Il Piano Regionale di Azione Ambientale 2007-2010………...12
4.1. 3 Coerenza con il V Programma Regionale per le Aree Protette 2009-2011…..16
4.1.4 Coerenza con il Piano Regionale Agricolo Forestale (PRAF) 2012-2015……16
4.1.5 Coerenza con il Piano Territoriale di Coordinamento (PTC)
della Provincia di Massa Carrara ……………………………………………...26
41.6 Coerenza con il Piano del Parco Nazionale dell’Apennino Tosco-Emiliano…..28
4.1.7 Coerenza con il Piano del Parco delle ALPI APUANE ……………………..28
4.1.8 Coerenza con i Piani di gestione dei Siti di Importanza Regionale …………...33
4.2. CARATTERIZZAZIONE DELLO STATO DELL’AMBIENTE E
SUA EVOLUZIONE PROBABILE SENZA IL PFVP 2012-2017……………….. .35
4.2.1CAMBIAMENTI CLIMATICI ………………………………………………. 36
4.2.2 -Analisi Sintetica del Contesto Provinciale …………………………………...36
4.3 I POSSIBILI SCENARI EVOLUTIVI………………………………………. .76
5. CARATTERISTICHE AMBIENTALI, CULTURALI E PAESAGGISTICHE DELLE AREE
CHE POTREBBERO ESSERE SIGNIFICATIVAMENTE INTERESSATE E
PROBLEMATICHE AMBIENTALI ESISTENTI …………………………………89
6.OBIETTIVI DI PROTEZIONE AMBIENTALE DI INTERESSE CHE SI
SONO TENUTI IN CONSIDERAZIONE NEL PROCEDIMENTO
DI PIANIFICAZIONE …………………………………………………………… .99
6.1.Quadro sintetico degli obiettivi di protezione ambientale …………………… 102
7.INDIVIDUAZIONE E VALUTAZIONE IMPATTI SIGNIFICATIVI ……… 106
8. POSSIBILI MISURE PER IMPEDIRE, RIDURRE E COMPENSARE GLI EFFETTI
NEGATIVI SULL’AMBIENTE A SEGUITO ALL’ATTUAZIONE DEL PIANO FAUNISTICO
VENATORIO PROVINCIALE 2012-2015 ………………………………………..112
9.LE RAGIONI DELLA SCELTA DELLE ALTERNATIVE INDIVIDUATE …..113
10. INDICAZIONI SU MISURE DI MONITORAGGIO AMBIENTALE ……….115
11.STUDIO DI INCIDENZA
119
2
1.PREMESSA
Il presente documento viene redatto nell’ambito della procedura di VAS relativa alla stesura del
nuovo PIANO FAUNISTICO VENATORIO della Provincia di Massa Carrara, avviata con DGP
n.47 del 17/05/2012.
Nel Rapporto Ambientale vengono pertanto indicate le informazioni ritenute utili per individuare,
descrivere e valutare i potenziali effetti significativi sull’ambiente derivanti dall’attuazione del PFV
provinciale.
Attraverso la VAS si attua un processo sistematico che ha come finalità l’analisi e la valutazione
degli effetti ambientali derivanti da Piani e Programmi e pertanto assume una valenza strategica in
quanto tende a riunire in maniera sintetica i diversi indirizzi derivanti dalla partecipazione dei
diversi soggetti che occupano uno stesso territorio.
Il suo obiettivo è quello della pianificazione sostenibile, termine che vuole significare un utilizzo
della risorsa ambientale soddisfacente per il presente ma che tenga conto e ne garantisca la
fruibilità , anche alle future generazioni.
2. INTRODUZIONE
2.1 INQUADRAMENTO LEGISLATIVO
Le norme di riferimento attengono:
-Il procedimento di Valutazione Ambientale Strategica in Regione Toscana è disciplinato dalla
legge regionale 12 febbraio 2010, n. 10 , di recepimento della disciplina in materia contenuta nel D.
Lgs. 152/06 e smi..La norma precisa che l’attività di valutazione è volutamente preordinata a
garantire che gli impatti significativi sull’ambiente derivanti dall’attuazione dei piani o programmi,
o loro integrazioni, siano prese in considerazione durante la loro elaborazione e prima della loro
approvazione.
Il Procedimento di VAS , in base all’art. 7 della l.r. 10/10 prevede che questo sia avviato dal
proponente contestualmente all’avvio del procedimento di formazione del Piano e deve concludersi
anteriormente alla sua approvazione.La Provincia di Massa Carrara lo ha attivato in data 21 giugno
2012.
-La L.R. 3 febbraio 2010, n. 2 , di modifica della l.r. 12 gennaio 1994, n. 3 “Recepimento della
legge 11 febbraio 1992, n. 157 «Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il
prelievo venatorio»”, ha determinato la sostituzione dell’art. 7 “Programmazione regionale” che
stabilisce che nel PRAF, di cui all’articolo 2 della L.R. n. 1/2006, siano definiti gli obiettivi generali
e le strategie di intervento per la gestione del territorio agricolo forestale destinato alla protezione
delle fauna e alla caccia programmata nonché i criteri generali di sostenibilità nelle aree vocate alla
presenza degli ungulati, i criteri e le modalità per il monitoraggio della fauna, per la prevenzione e
per il risarcimento in favore degli imprenditori agricoli per i danni arrecati dalla fauna selvatica alle
produzioni agricole e alle opere approntate su fondi.
-Il Piano Regionale Agricolo Forestale , documento di riferimento per le strategie settoriali di
intervento nonché unico Piano di erogazione finanziaria in agricoltura e nelle foreste, finanziato con
fondi regionali e nazionali. Tale piano, per rilanciare lo sviluppo economico della regione, si
articola in base a tre obiettivi generali principali :
1. Miglioramento della competitività del sistema agricolo, forestale, agroalimentare e del settore
ittico mediante l’ammodernamento, l’innovazione e le politiche per le filiere e le infrastrutture
2. Valorizzazione degli usi sostenibili del territorio rurale e conservazione della biodiversità Il
territorio, il paesaggio e la qualità delle produzioni sono ribaditi quali punti di forza della regione.
Per cui diventa necessaria un’attenzione costante verso l’ambiente l’uso sostenibile della risorsa
idrica ed il sostegno alle attività di conservazione delle sistemazioni agrarie tradizionali.
In tale obiettivo rientra anche la definizione di criteri, finalità generali e strategie di intervento di
gestione faunistica e faunistico venatoria del territorio regionale da realizzare a livello provinciale
3
anche mediante interventi di riqualificazione ambientale che favoriscano il rilancio dell’economia
agricola rurale.
3. Valorizzazione del patrimonio agricolo forestale regionale
La Pianificazione faunistico venatoria si inserisce nel secondo obiettivo.
2.2. SCOPO E FINALITA’ DEL DOCUMENTO
Il presente documento costituisce il Rapporto ambientale del Piano faunistico venatorio provinciale
2012-2017, elaborato dal Proponente, di cui all’art. 24 della LR 10/12, rappresentato dal Settore
Pianificazione Rurale e Forestale, Protezione civile, Trasporti e PTC della Provincia di Massa
Carrara .
Tale documento riporta le analisi e le valutazioni inerenti il Piano Faunistico Venatorio Provinciale,
relativamente ai possibili effetti ambientali significativi conseguenti alla sua attuazione.
Con la procedura di VAS, si evidenziano la congruità delle scelte pianificatorie e di gestione
rispetto agli obiettivi di sostenibilità definiti ai diversi livelli, internazionale e nazionale nonché
rispetto alla strategia ed agli obiettivi ambientali definiti dalla legge regionale 3/94 e dal Piano
Regionale Agricolo e Forestale che contiene criteri ed indicazioni per la pianificazione e gestione
della fauna selvatica e delle attività antropiche ad essa connesse.
Il processo di valutazione individua le alternative proposte nell’elaborazione del Piano, gli impatti
potenziali, nonché le misure di mitigazione e compensazione di cui si dovrà tener conto nelle
successive fasi di attuazione del piano.
La Direttiva VAS stabilisce infatti che i risultati del processo valutativo siano riportati nel Rapporto
Ambientale e che debbano essere individuati, descritti, e valutati gli effetti significativi che
l’attuazione del piano o del programma potrebbe avere sull’ambiente.
A questo scopo, l’allegato I di detta Direttiva comunitaria illustra i contenuti del Rapporto
ambientale di cui all’art. 5, indicando in particolare i seguenti:
a) illustrazione dei contenuti, degli obiettivi principali del piano con altri pertinenti piani o
programmi;
b) aspetti pertinenti dello stato attuale dell'ambiente e sua evoluzione probabile senza l'attuazione
del piano;
c) caratteristiche ambientali delle aree che potrebbero essere significativamente interessate;
d) qualsiasi problema ambientale esistente, pertinente al piano, in particolare quelli relativi ad
aree di particolare rilevanza ambientale, quali le zone designate ai sensi delle direttive
79/409/CEE e 92/43/CEE;
e) possibili effetti significativi sull'ambiente, compresi aspetti quali la biodiversità, la popolazione,
la salute umana, la flora e la fauna, il suolo, l'acqua, il patrimonio culturale, il paesaggio e
l'interrelazione tra i suddetti fattori;
f) misure previste per impedire, ridurre e compensare nel modo più completo
possibile gli eventuali effetti negativi significativi sull'ambiente
dell'attuazione del piano o del programma;
g) sintesi delle ragioni della scelta delle alternative individuate e una descrizione di come è stata
effettuata la valutazione, nonché le eventuali difficoltà incontrate;
h) descrizione delle misure previste in merito al monitoraggio di cui all'articolo 10;
i) sintesi non tecnica delle informazioni di cui alle lettere precedenti.
4
2.3. SOGGETTI COINVOLTI NEL PROCEDIMENTO
Proponente: Settore Pianificazione Rurale e Forestale
Autorità Competente: Nucleo Tecnico di Valutazione formato da tutti i dirigenti interessati dal
piano/programma, DCP n. 34/2011
Autorità Procedente: Consiglio Provinciale
I Soggetti Competenti in materia Ambientale (SCA) per la VAS del PFVP sono stati individuati nei
soggetti di cui al seguente elenco:
- Regione Toscana –Settore POLITICHE AGROAMBIENTALI, ATTIVITA' FAUNISTICAVENATORIA E PESCA DILETTANTISTICA
-Regione Toscana - Settore TUTELA E VALORIZZAZIONE DELLE RISORSE AMBIENTALI Comuni della Provincia di Massa Carrara
-Unione dei Comuni di lunigiana
-ANPIL
-ATC Ms13
-Sovraintendenza ai beni architettonici, paesaggistici e storici
-ASL
-ARPAT
-Provincia di Massa Carrara– Settori Ambiente, Sviluppo Rurale, Forestazione, Assetto del
Territorio
-ISPRA
-Corpo Forestale dello Stato - Comando Provinciale
Ai fini dell’espletamento di quanto previsto dall’articolo 25 “Consultazioni”, di seguito è riportato
l’elenco dei enti territoriali interessati.
-Comuni della Provincia di Massa Carrara
-Unione dei Comuni di Lunigiana
-Comuni di altre Province confinanti con al Provincia di Massa Carrara
-Province confinanti con la Provincia di Massa Carrara
-Regioni confinanti con la Provincia di Massa Carrara
Ai fini dell’espletamento di quanto previsto dall’articolo 25 “Consultazioni”, di seguito è riportato
l’elenco dei pubblico interessato.
-Associazioni venatorie maggiormente rappresentative
-Associazioni agricole maggiormente rappresentative
-Associazioni ambientaliste maggiormente rappresentative
-Organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative
-Organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative
-Organizzazioni economiche e sociali maggiormente rappresentative.
In relazione alle consultazioni del Rapporto Ambientale e del PFVP medesimo, verrà coinvolto
anche il pubblico attraverso la messa a disposizione del documento sul sito della Provincia, con
contestuale informativa sul BURT, in ottemperanza con quanto previsto all’art. 25 della L.R.
10/2010, e ai sensi della LRT n. 1/2005, fino alla conclusione del procedimento di VAS e di
successiva approvazione del Piano faunistico venatorio.
Il link al sito web della Provincia di Massa Carrara cui sarà reso disponibile tutto il materiale a
partire dal 30 aprile 2013 è:
http://www.provincia.ms.it
L’indirizzo di posta elettronica specifico cui inviare eventuali comunicazioni è:
provincia.@postacert.toscana.it
[email protected] (garante della comunicazione del PFVP)
[email protected] (responsabile del procedimento del PFVP)
5
2.4 RECEPIMENTO DELLE OSSERVAZIONI AL DOCUMENTO PRELIMINARE DI
VAS
Si riporta un quadro sintetico delle osservazioni pervenute all'autorità competente e al proponente in
merito all’informativa di piano ed al documento preliminare di VAS:
1) Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Toscana:
La Direzione suggerisce ulteriori approfondimenti rispetto al documento preliminare in termini di
articolazione e di contenuto riferibili alla normativa vigente in materia di beni culturali e
paesaggistici , come si seguito specificato:
NORMATIVA
a) L.78/2001( Tutela del patrimonio storico della prima guerra mondiale):
b) Convenzione Europea del Paesaggio adottata dal Comitato ministri Cultura ed Ambiente del
CE il 19 luglio 2000;
c) L.378/2003 ( Disposizioni per la tutela e la valorizzazione dell’architettura rurale);
d) DLgvo 3/2004: Riorganizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali;
e) DLgvo 42/2004: codice dei beni culturali e del paesaggio;
f) DPR 233/2007, regolamento di riorganizzazione del Ministero per i Beni e le attività
culturali come modificato dal DPR 91/2009;
g) L 14/2006: ratifica ed esecuzione della Convenzione Europea del paesaggio;
h) D.Lgvo 156 e 157 del 2006 : disposizioni correttive ed integrative al decreto Lgvo 42/2004
in relazione ai beni culturali ed al paesaggio;
i) Dlgvo 62 e 63 del 2008:ulteriori disposizioni integrative e correttive al DLgvo 42/2004 in
relazione ai beni culturali ed al paesaggio;
PROTOCOLLI DI INTESA/ACCORDI DI PROGRAMMA QUADRO
BENI CULTURALI
a) Intesa Istituzionale di Programma Stato-regione Toscana sottoscritta in data 3 marzo 1999;
Accordi di programma quadro sottoscritto in data 16 dicembre 1999;
I Atto integrativo APQ MiBAC-RT sottoscritto in data 22 dicembre 2003;
II Atto integrativo APQ MiBAC-RT sottoscritto in data 24 giugno 2004;
III Atto integrativo APQ MiBAC-RT sottoscritto in data 27 giugno 2005;
IV Atto integrativo APQ MiBAC-RT sottoscritto in data 30 novembre 2006;
V Atto integrativo APQ MiBAC-RT sottoscritto in data 28 maggio 2007.
b) Protocollo d’intesa MiBAC-RT_Consulta delle Fondazioni di origine bancaria della Toscana
per il coordinamneto degli interventi di valorizzazione del patrimonio culturale regionale
sottoscritto in data 22 gennaio 2010.
PAESAGGIO
a) Protocollo di Intesa Istituzionale MiBAC-RT sottoscritto in data 23 gennaio 2007 per la
redazione progressiva e congiunta dello statuto e del PIT.
- disciplinare di attuazione del MiBAC-RT sottoscritto 23 gennaio 2007 ;
- Atto Integrativo del disciplinare MiBAC-RT sottoscritto in data 24 luglio 2007;
b) Protocollo di intesa MiBAC-RT- Associazioni degli Enti territoriali della Toscana sottoscritto
in data 18 novembre 2008 per il coordinamento della pianificazione paesaggistica con gli altri
strumenti della pianificazione.
Relativamente ai DATI conoscitivi suggerisce la consultazione di :
SITAP; Carta dei vincoli storico artistici archeologici Paesaggistici della Toscana; Carta del
rischio ; PIT, PTCP, PS; Carta delle risorse Archeologiche;Indicatori Ambientali di cui alle
6
Linee guida per la valutazione ambientale strategica . Fondi Strutturali 2000-2006 di cui
esemplificati come indicatori di stato:
-Censimento del Patrimonio paesaggistico ( quadri visivi di pregio per bellezze naturali singole,
bellezze naturali d’insieme; zone omogenee ex L431/1985; Aree naturali corograficamente
definibili per singolarità geologica , i cui caratteri morfologici siano da tutelare; Strade e
percorsi panoramici)
- Censimento degli insiemi correlati di beni culturali ( caratteri paesistici delle aree
archeologiche e delle emergenze architettoniche; sistemi urbanistici architettonici;)
- Censimento della viabilità storica
- censimento degli insediamenti urbani, periurbani e rurali;
- Sistema del verde urbano e degli spazi aperti. Parchie giardini storici
- Sistemi del paesaggio agrario
-Analisi del Paesaggio forestale
-Sistemi di regimazione idrica;
-Morfologia
INDICATORI DI PRESSIONE
-Rischio di pressione antropica e naturale
-Censimento e catalogazione
- Censimento degli elementi del paesaggio agrario storico
-Delimitazioni ambiti paesistici e individuazione della evoluzione storica del paesaggio
forestale….
RECEPIMENTO:
Nel quadro conoscitivo sono assunti come componenti sostanziali la cartografia presente nel
quadro conoscitivo del PTC provinciale .
Vengono recepiti i contributi della soprintendenza dei Beni Archeologici della Toscana :
2) ISPRA
Esprime coerenza con quanto previsto dalla direttiva 42/2001/CE e suggerisce il completamento
e l’aggiornamento dell’inquadramento normativo di riferimento , sottolineando la necessaria
coerenza del PFVP con il PTC nonché con la normativa regionale e sovraordinata.
Raccomanda di menzionare e considerare,
in relazione alle
specie di interesse
conservazionistico , i piani di azione elaborati a livello europeo e quelli nazionali, nonché la
IUCN red list of Treatened Species e più in generale, ove opportuno, cita tra i documenti quelli
della collana “ Quaderni di conservazione della Natura” ( INFS, ISPRA, MATTM) e della
collana “ Biologia e conservazione della Fauna ( INFS) e l’Atlante della migrazione delgli
uccelli in Italia( IWSPRA –MATTM).
Suggerisce inoltre una integrazione dello schema di indice con:
Quadro conoscitivo completato per assetto territoriale con tutte le tipologie di Aree Protette, con
paragrafi inerenti la “ Vigilanza Venatoria e infrazioni”, la quantificazioni dello sforzo di
caccia , dei centri di recupero, con analisi critica del fenomeno degli incidenti stradali
associandola a mappa di rischio e descrizione dei dispositivi di prevenzione se applicati.
Per l’aspetto faunistico:
7
a) descrizione dello status locale delle specie di interesse conservazionistico;
b) avifauna migratrice ( abbondanza e distribuzione, direttrici di migrazione, valichi montani
interessati dalle rotte di migrazione, aree di sosta e svernamento, problematiche inerenti la
gestione ed il prelievo);
c) eventuali altre specie alloctone
Nell’ambito della pianificazione faunistica raccomanda:
a) l’individuazione dei comprensori omogenei;
b) menzione dei centri pubblici di riporduzine della fauna, se presenti;
c) densità obiettivo per specie e unità di gestione;
d) elementi della programmazione dell’approvigionamento di richiami vivi di cattura e di
allevamento.
A corredo cartografie tematiche ( di vocazione faunistica per specie, di distribuzione e di densità
delle specie di interesse venatorio, di distribuzione delle aree oggetto di censimento ( es fauna
migratrice,,), dei danni per specie o gruppi di specie. Del rischio di danno, di densità di prelievo
venatorio, dei siti Natura 2000, con evidenza degli istituti faunistici.
RECEPIMENTO:
Si sono recepite le osservazioni inerenti l’aggiornamento normativo di coerenza del PFVP con
il PTC e la normativa sovraordinata regionale , nonchè assunto il presupposto di menzionare e
considerare rispetto alle specie di interesse conservazionistico gli eventuali piani di azione
elaborati sia a livello europeo che nazionale. Nel quadro conoscitivo si è tenuto conto di tutte le
tipologie di Aree Protette anche se non si dispone per il periodo di riferimento di dati inerenti
la “ Vigilanza Venatoria e infrazioni” che direttamente sono trasmesse dalla Polizia
provinciale alla Regione Toscana.
E’ stata riportata la quantificazioni dello sforzo di caccia , mentre non sonon disponibili nel
territorio centri di recupero, e l’ analisi critica del fenomeno degli incidenti stradali
associandola a mappa di rischio e descrizione dei dispositivi di prevenzione se applicati, non è
stata fatta per mancanza di presupposto.Si è rilevato solo un incidente.
Bilancio delle Udienze:
Durante la fase preliminare, finalizzata alla redazione del Rapporto Ambientale, si sono attivate
consultazioni con il pubblico attraverso incontri mirati a definire sia le perimentrazioni degli
istituti faunistici privati che quelle di protezione ambientale e venatoria, con la contemporanea
pubblicazione, nel sito dedicato al nuovo PFVP, delle implementazioni ed aggionamenti
cartografici.
Dopo la data indicata come termine per la presentazione delle osservazioni al documento
preliminare, ed a seguito delle cartografie man mano pubblicate, sono pervenuti contributi ed
osservazioni inerenti la nuova pianificazione che si elencano:
COMUNE DI PONTREMOLI: 01/08/2012, proposta di modifica dei confini attuali della Zona di
Protezione PontremoliII ed istituzione di nuova zona di protezione per la lepre e pernici individuata
in cartografia; ( Accolta la istituzione di nuova ZP in loc. Lago verde e parzialmente la modifica
confini della ZP Pontremoli II perché questa viene sostituita con una ZRV i cui confini sono
coerenti in parte con quanto richiesto)
LIBERA CACCIA: 07/08/2013, limitare o destituire l’oasi esistente di PontremoliII ( Accolta la
eliminazione perché trasformata e ridelimitata in ZRV)
REFERENTI DISTRETTI 4B , SQUADRA 29 E 30: 9/09/2012, richiesta di modifica dei confini
del distretto ed inserimento dell’area denominata “Tufo” in area vocata al cinghiale, eliminazione
della zrv arlia/Bottignana; ( modifica dei confini del distretto e di ZRV non accolta perché di
competenza di ATC, Area Tufo , accolta)
8
COMMISSIONE CONSILIARE del 19/11/2012, richiede la ricollocazione della zrc esistente e la
sospensione del divieto della Mandriola per la inconsistenza degli effetti della protezione. Terreno
vocato alla beccaccia ed alla migratoria ; ( Accolta)
FEDERCACCIA LICCIANA NARDI: 26/11/2012, chiede allargamento della ZRV come da
cartografia che allega; ACCOLTA
INCONTRO DEL 28/03/2013 con Associazioni Venatorie , ATC MS13, ANPIL, valutazioni in
merito alla perimetrazione della ZRC Fiume Magra ed a seguire incontri settimanali con
Associazioni venatorie per la delimitazione degli altri istituti; ( ACCOLTA)
ARCICACCIA provinciale: 12/04/2013, propone la revoca della ZRV (Costamala)ubicata nel
Comune di Licciana Nardi, la istituzione nello stesso comune di una ZRV il località Amola, di cui
propone la delimitazione, la istituzione di altra ZRV denominata Piano di Licciana - Ponte bosioGabanasco) e l’inserimento della zona “Tufo” in area Vocata al cinghiale; (ACCOLTO)
ATCMS13: in data 13/04/2013, propone un riassetto delle ZRV elencando quelle da destituire(
Arlia-Bottigliana, Costa Praschione, Due Santi Aracci,Giucano, Loppiedo, Monti-Costamala,
Pomarino Gorasco; ( ACCOLTA)
INCONTRI pubblici destinati ai proprietari dei terreni pubblicizzati tramite stampa e tramite
avviso depositato all’albo dei comuni:
-in data 27/03/2013 c/o Comuni di Licciana Nardi, Comano, Bagnone per verifica AFV presenti
nel territorio;
- in data 9/04/2013 c/o Comune di Fivizzano per verifica AFV ed AAV presenti nel territorio ;
- in data 17/04/2013 c/o Comuni di Pontremoli e Mulazzo per verifica AFV ed AAV presenti nel
territorio;
COMUNE DI COMANO:in data 16/04/2013 autorizza ampliamento del perimetro dell’AFV Monte
Giogo sulle aree comunali di cui definisce i riferimenti catastali; ( ACCOLTA)
CPA provinciale in data 2/05/2013, propone la modifica delle ZRV Ponte Bosio-Gabanasco e
Molisana-Amola per migliorare la loro efficacia; (ACCOLTA)
COMUNE DI FIVIZZANO: in data 3/05/2013, chiede l’inserimento di clausula per l’AFV Valle
del Mommio per garantire il reinserimento dei loro territori, nel caso un cui il Ministero
procedesse alla nuova perimentrazione del Parco Appennino Tosco Emiliano, quale
compenzazione; ( Non accolto l’inserimento della clausula perché attinente una eventuale
successiva fase non dipendente dalla Provincia di Massa Carrara che comunque attiverà il
processo di variazione su sollecitazione dell’azienda)
FEDERCACCIA provinciale: in data 31/05/2013 esprime il proprio consenso alla proposta di
istituzione di una ZRV nel Comune di Pontremoli tra SIR Lago Verde e Monte Spiaggi e la
riduzione della Zona di protezione pontremoliII, ed il dissenso alla costituzione di ZRV il località
Casa Corvi; ( ACCOLTA)
AGRICOLTORI zona Caprigliola, Chiamici, Albiano Magra, in data 7/06/2013 esprimono il loro
dissenso alla istituzione del divieto venatorio il località Madonna degli Angeli e l’inserimento del
territorio coltivato in area non vocata al cinghiale; (Parzialmente accolta: la zona viene
ridimensionata e trasformata in zrv , l’area che libera se coltivata, inserita in base alla prevalenza,
in zona non vocata)
AGRICOLTORI di Stadano: in data 7/06/2013, richiesta di inserimento in area non vocata al
cinghiale del territorio di Stadano; ( Accolta parzialmente)
PETIZIONE per la rimozione del divieto della Colombera: in data 17/06/2013, 44 sottoscrittori
chiedono la rimozione del divieto per eccessiva presenza di cinghiali; (Parzialmente accolta: la
zona viene ridimensionata e trasformata in zrv , l’area che libera se coltivata, inserita in base alla
prevalenza, in zona non vocata)
COMUNE DI AULLA: in data 25/06/2013, chiede il mantenimento del divieto di caccia a
protezione del Santuario della Madonna delgi Angeli, la destinazione del territorio venatorio di
Stadano , di Chiamici, Caprigliola ed Isola di Caprigliola, e delle zone del loro piano strutturale
classificate come 5S, definito coma Parco Agricolo, venga definito come zona di caccia non
9
vocata al cinghiale; ( Accolto parzialmente : la vocazionalità viene determinata dalla prevalenza di
ambienti vocati o meno)
AZIENDA FV VALLE DEL MOMMIO: in data 25/06/2013, delega un socio per incontro
istituzionale teso a definire i confini; ( Accolto)
PROPRIETARI terreni nella ZP Madonna degli Angeli: in data 13/09/2013, dichiarano di rifiutare
l’istituzione del diveto nella loro proprietà; ( Accolto)
3 PIANO FAUNISTICO VENATORIO PROVINCIALE 2012-2015
3.1. ITER di pianificazione e valutazione Ambientale.
La tempistica del procedimento di Valutazione Ambientale Strategica e di Valutazione di Incidenza
del Piano faunistico è disciplinata dagli art. 23, 24, 25, 26 e 27 della LR 10/10 e sue modificazioni.
Per il PFVP della provincia di Massa Carrara la tempistica, in via preventiva, è la seguente:
PROPONENTE INVIA AL NTV IL DOCUMENTO PRELIMINARE DI VAS (ART. 23)
(avvenuto il 4 giugno 2012)
INVIO DOCUMENTI AI SOGGETTI COMPETENTI IN MATERIA AMBIENTALE CON LA
TEMPISTICA DI INVIO DEI CONTRIBUTI(inviati con nota del 21 giugno 2012 per A/R)
PRESA VISIONE DEI CONTRIBUTI PERVENUTI ;
INVIO DEL RAPPORTO AMBIENTALE, DELLA VALUTAZIONE DI INCIDENZA,
DELLA COERENZA INTERNA ED ESTERNA DEL PIANO, DELLA SINTESI NON
TECNICA, DEL CERTIFICATO DEL RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO E DEL
PIANO FAUNISTICO VENATORIO AL NTV provinciale per le osservazioni. (novembre
2013);
APPROVAZIONE DA PARTE DELCONSIGLIO PROVINCIALE delle Linee di Indirizzo per la
redazione del PFVP,(24Aprile 2013 seduta di Consiglio provinciale);
ADOZIONE DA PARTE DELLa GIUNTA PROVINCIALE DEGLI ELABORATI DELLA
Proposta di PIANO FAUNISTICO VENATORIO COSTITUITO DA : Proposta di PFVP ,
Rapporto Ambientale Valutazione di Incidenza, Sintesi non tecnica del rapporto Ambientale.
(novembre 2013);
PUBBLICAZIONE SUL BURT DELL’AVVENUTA ADOZIONE DELLA Proposta di PFVP.
TEMPO DI 60GG, DALLA PUBBLICAZIONE DELL’AVVISO, PER INVIARE
OSSERVAZIONI AL PIANO E AL RAPPORTO AMBIENTALE DI VAS E ALLA
VALUTAZIONE DI INCIDENZA. Le osservazioni andranno inviate sia al Settore pianificazione
rurale e forestale che all’autorità competente (NTV c/o Dirigente dell’Area Tecnica, settore B3, Via
Marina Vecchia 78, 54100 Massa) (scadenza ipotetica gennaio 2014);
VALUTAZIONE DELLE OSSERVAZIONI pervenute
EVENTUALE MODIFICA DEL PIANO E DEL RAPPORTO AMBIENTALE
INVIO DEL PIANO E RAPPORTO AMBIENTALE E DELLE OSSERVAZIONI AL NUPAV
PER L’ESPRESSIONE DEL PARERE MOTIVATO
INOLTRO AL COMMISSARIO STRAORDINARIO DI TUTTI GLI ELABORATI DI PIANO E
L’ESPRESSIONE DEL PARERE MOTIVATO DI VAS PER APPROVAZIONE. (entro
30/06/2014)
3.2 OBIETTIVI DEL PIANO Faunistico Venatorio Provinciale 2012-2017
a1) illustrazione dei contenuti, degli obiettivi principali del piano o programma
In sintonia con la programmazione regionale, l’obiettivo del PFVP è quello di contribuire alla
valorizzazione degli usi sostenibili del territorio rurale e della conservazione della biodiversità.
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Il territorio, il paesaggio insieme alla qualità delle produzioni continuano ad essere i punti
di forza anche del nostro territorio e diventa importante mantenere e stimolare un’attenzione
costante verso l’ambiente, considerato in senso più generale elemento di salvaguardia della salute
del consumatore che si attua anche attraverso la definizione di criteri, finalità generali e strategie di
intervento di gestione faunistica e faunistico venatoria del territorio provinciale con interventi di
riqualificazione ambientale che favoriscano il rilancio dell’economia agricola rurale.
Per questol’obiettivo specifico del piano non può che coincidere con quello indicato nella proposta
di piano regionale al punto 2.3. “Migliorare, gestire e conservare il patrimonio genetico e la
biodiversità vegetale e animale” .
In questa direzione l’aspetto importante per la tutela del territorio è rappresentato dalla corretta
gestione della fauna selvatica elemento questo che fa ritenere fondamentale che le attività
connesse all’ambito faunistico venatorio facciano parte di una programmazione a livello regionale,
e quindi provinciale, a garanzia dell’ambiente e del mondo produttivo agricolo.
La programmazione regionale è tesa a garantire a livello provinciale, una destinazione
differenziata del territorio agricolo forestale .
Per questo motivo è necessario verificare il rispetto delle percentuali di territorio previste dalla
legge per la protezione della fauna e per la gestione privata dell’attività venatoria.
Con il PRAF la Regione Toscana ha stabilito i criteri orientativi, da applicarsi a livello provinciale
per la gestione del territorio agricolo forestale destinato alla protezione della fauna e alla caccia
programmata, anche al fine di garantire l’individuazione, di comprensori omogenei in cui sono
presenti tutti gli istituti faunistici e faunistico venatori previsti dalla legge e individuati i criteri per
l’autorizzazione e la gestione degli istituti faunistici e faunistico venatori.
Nel documento di programmazione la Regione Toscana ha definito gli obiettivi gestionali
faunistici e faunistico venatori finalizzati a garantire la conservazione, l’incremento e la
coesistenza della fauna con le attività antropiche presenti sul territorio mediante la riqualificazione
ambientale e l’esercizio venatorio.
In questa direzione, i criteri e gli obiettivi uniformi per la gestione degli ungulati sul territorio
regionale hanno consentito di individuare le aree vocate alla presenza del cinghiale e degli altri
ungulati, la sostenibilità delle aree vocate alla presenza del cinghiale e degli altri ungulati, la
determinazione della saturazione dei distretti per la caccia al capriolo, finalizzati a garantire il
raggiungimento e il mantenimento delle densità di ungulati, anche interspecifiche, definite a livello
locale dalla Provincia.
Vengono inoltre definiti criteri e modalità per il monitoraggio della fauna, impostando l’attività di
monitoraggio e stima della fauna selvatica presente sul territorio regionale sulla base di metodologie
scientificamente testate e uniformi sul territorio regionale in modo da avere dati regionali sulle
consistenze faunistiche misurabili e confrontabili.
In base agli obiettivi specifici individuati sono state delineate le linee di indirizzo per gli Enti,
riportate nella specifica sezione del PRAF, e misure finanziarie.
Nella sezione faunistico venatoria, le misure finanziarie prevedono
a)Sostegno alle attività di prevenzione dei danni alle colture causate dalla fauna selvatica,
b)Contributo regionale per lo svolgimento di attività delegate ed istituzionale relative alla gestione
faunistico-venatoria ,
c)Sostegno alle attività di valorizzazione dell'ambiente e della fauna di interesse regionale,
d)Attuazione degli interventi di programmazione faunistico venatoria.
Le misure finanziarie rispondono agli obiettivi specifici individuati dal PRAF che diventano
obiettivi del PFVP in quanto strumento che attua la politica di indirizzo regionale a livello locale.
Nello specifico gli obiettivi generali sono identificabili in:
-Difendere le colture e gli allevamenti dalle avversità ;
- Migliorare, gestire e conservare il patrimonio genetico e la biodiversità vegetale e animale ;
- Tutelare l’ambiente.
All’interno degli obiettivi generali si rilevano nel PRAF gli obiettivi specifici:
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-Semplificazione amministrativa, informatizzazione e sostenibilità attraverso il Contributo
regionale per lo svolgimento di attività delegate ed istituzionale relative alla gestione faunisticovenatoria;
- Valorizzazione e tutela dei prodotti e delle attività produttive toscane attraverso il Sostegno alle
attività di prevenzione dei danni alle colture causate dalla fauna selvatica;
-l’Attuazione degli interventi di programmazione faunistico venatoria, funzionali anche alla
raggiungimento dell’obiettivo della tutela ambientale .
La provincia di Massa Carrara fa propria la cultura e la pratica della gestione conservativa degli
ambienti naturali e della fauna selvatica, in quanto unica scelta razionale possibile per continuare
nel tempo l’utilizzo di risorse rinnovabili ma non inesauribili, e la politica della collaborazione e
dell’intesa fra i protagonisti del territorio rurale.
In applicazione della nuova normativa regionale la Provincia di Massa Carrara integra la
programmazione e gestione faunistico-venatoria nelle politiche complessive di governo del
territorio, con una visione unitaria del territorio rurale, nella quale si attua il coordinamento degli
obbiettivi e dei programmi di gestione faunistica, il ruolo della gestione faunistica per il rilancio
dell’economia agricola, la finalizzazione della pianificazione al conseguimento della densità
ottimale delle specie selvatiche.
A questo proposito si rilevano , negli ultimi anni, nel territorio provinciale problematiche riferibili
a variazioni oggettive del quadro ambientale, faunistico e sociale che hanno determinato condizioni
che richiedono la massima attenzione nella pianificazione e nella gestione.
Nel nostro territorio si sta sempre più assistendo all’affermazione degli ungulati quale realtà
faunistica prevalente che attrae sempre più gli interessi del mondo venatorio, che sembra
determinata anche dalla generale diminuzione della presenza della piccola selvaggina stanziale e
dagli andamenti fluttuanti della migrazione.
Inoltre , anche se non si assiste, come nel contesto regionale ad una costante tendenza della
diminuzione dei cacciatori, nel quinquennio 2005-2010, in realtà questa si è realizzata, in termini
assoluti, con una diminuzione quantitativa degli stessi, accompagnata dal loro progressivo
invecchiamento.
Sulla base delle predette considerazioni generali e dei dati disponibili, si attuano pertanto con il
PFVP, gli obiettivi generali del PRAF in materia faunistico venatoria , declinandoli nella seguente
puntuale articolazione :
1)Garantire una destinazione differenziata del territorio agricolo forestale a fini faunisticovenatori nel rispetto della normativa e delle finalità di ciascuna tipologia gestionale, per il
raggiungimento degli equilibri di cui al punto 2 e di un utilizzo ottimale delle risorse
faunistiche .
Con il piano faunistico venatorio provinciale viene garantita la coesistenza di tutte le tipologie di
istituti previsti dalla legge, nel rispetto della normativa e dei criteri orientativi dettati dalla Regione,
a garanzia di una equilibrata ripartizione del territorio agro-silvo pastorale tra le diverse forme di
destinazione a fini faunistico-venatori, di aree destinate alla protezione della fauna (Aree protette,
Oasi e zone di protezione, Zone di ripopolamento e di rispetto venatorio…), di aree riservate ad una
gestione privata della risorsa faunistica (aziende faunistico ed agrituristico venatorie), nonché del
restante territorio a gestione programmata della caccia (costituente l’ Ambito territoriale di caccia o
ATC MS13).Si rimanda agli specifici punti della proposta di PFVP, per la dettagliata descrizione.
2) Garantire la conservazione ed incremento della fauna selvatica , anche al fine di per
garantirne la coesistenza con le attività antropiche presenti sul territorio nonché la
applicazione dei criteri uniformi individuati nel PRAF per la gestione degli ungulati sul
territorioprovinciale ;
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Con la pianificazione faunistico venatoria provinciale si attua la promozione e la salvaguardia gli
equilibri naturali delle specie di interesse presenti nei diversi habitat, nonché la possibilità di
garantire livelli di densità faunistica compatibili (ottimali) con le diverse forme di utilizzo del
territorio agro-silvopastorale e le attività agro-silvo-pastorali in esse presenti.
Il PRAF 2012-2015 pone infatti particolare attenzione ed individua criteri per la gestione della
piccola stanziale, per la fauna migratrice, per il mantenimento di un equilibrio tra popolazioni di
ungulati ed attività agricole e forestali .Si rimanda per l’approfondimneto al documento di proposta
di PFVP.
3)Applicare criteri e modalità uniformi per il monitoraggio della fauna ;
La pianificazione provinciale fa propri i criteri e le modalità di monitoraggio di ungulati, della
piccola selvaggina stanziale , migratoria e dei predatori così come indicati nel PRAF , che indica
come elementi di riferimento per i diversi censimenti sia in territorio di Ambito territoriale di caccia
che per gli istituti faunistici privati e che si descrivono più puntualmente nei rispettivi capitoli del
piano.
4) Applicazione di criteri e modalità per la prevenzione e risarcimento dei danni .
Vengono acquisite con la programmazione provinciale le modalità omogenee individuate nel PRAF
per la prevenzione dei danni e di eventuale risarcimento degli stessi a favore degli imprenditori
agricoli per i danni arrecati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole ed alle opere approntate
sui fondi.
4 RAPPORTO AMBIENTALE
L’articolazione ed i contenuti del Rapporto ambientale del PFVP, sono stati definiti
conformemente a quanto previsto dall’art.24 della L.R.T. n.10/2010 e s.m.i. “Norme in materia di
valutazione ambientale strategica (VAS), di valutazione di impatto ambientale (VIA) e di
valutazione di incidenza” (di recepimento del D.Lgs. 16 gennaio 2008, n. 4 “Ulteriori disposizioni
correttive e integrative del decreto legislativo 3 aprile 2006 n.152 recante norme in materia
ambientale” e della Direttiva Europea 2001/42/CE concernente la valutazione degli impatti di
determinati piani e programmi sull'ambiente e sulla base dei requisiti dell’Allegato 2 della L.R.T.
n.10/2010 che prevede tra le informazioni da fornire nell’ambito del Rapporto ambientale quelle
relative ai punti :
“a) illustrazione dei contenuti, degli obiettivi principali del piano o programma e del rapporto
con altri pertinenti piani e programmi”;
b) Aspetti pertinenti dello stato attuale dell’ambiente e sua evoluzione
probabile senza l’attuazione del piano o del programma;
c)Caratteristiche ambientali, culturali e paesaggistiche delle aree che potrebbero essere
significativamente interessat;,
d) Qualsiasi problema ambientale esistente pertinente al piano e programma ;
e)Obiettivi di protezione ambientale ai diversi livelli ;
f)possibili impatti significativi sull’ambiente( biodiversità, popolazione,salute umana, flora, fauna,
suolo, acqua, aria, fattori climatici, beni materiali, patrimonio culturale, architettonico,
archeologico, paesaggistico, loro interazioni);
g)misure previste per impedire, ridurre, compensare eventuali impatti negativi significativi per
l’ambiente;
h) sintesi delle motivazioni della scelta delle alternative individuate e descritte di come è stata fatta
la valutazione, eventuali difficoltà incontrate, (carenze tecniche, novità problematiche….), nella
raccolta delle informazioni richieste;
i)descrizione delle misure previste per il monitoraggio ed il controllo degli impatti ambientali
significativi derivanti dall’attuazione del piano, definendo modalità di raccolta ed elaborazione
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degli indicatori necessari alla Valutazione di Incidenza, periodicità di produzione del rapporto per
illustrare i risultati della valutazione degli impatti e misure correttive;
f) Sintesi non tecnica delle informazioni precedenti.
4.1) RAPPORTO CON ALTRI PIANI E PROGRAMMI
a2) rapporto con altri pertinenti piani e programmi”
La valutazione della relazione con gli altri pertinenti piani e programmi, detta anche analisi di
coerenza esterna, consente di realizzare la verifica della compatibilità, integrazione e raccordo
degli obiettivi del PFVP rispetto alle linee generali della pianificazione di settore provinciale e
regionale.
In particolare, si verifica la coerenza del PFVP rispetto ai seguenti piani e programmi:
- PRS (2011-2015)
-PRAA ( 2007-2010);
-V Programma Regionale per le Aree Protette 2009-2011;
- PRAF 2010-2015;
- PTC della Provincia di Massa Carrara;
- Parco Nazionale Apennino Tosco Emiliano;
- Parco regionale delle Alpi Apuane.
4.1.1 Coerenza con il Piano Regionale di Sviluppo (PRS) 2011-2015
Obiettivo generale del PRS 2011-2015 assume come prioritario il rilancio dello sviluppo economico
della regione attraverso la crescita di tutti i comparti del sistema produttivo, ritenuto condizione
necessaria per aggiornare e ridefinire il modello di coesione sociale che caratterizza la Toscana.
Nello specifico l’indirizzo politico per il comparto faunistico venatorio, è rappresentato dalla
locuzione “ conservazione e miglioramento del patrimonio faunistico venatorio,..”, al fine di
preservare l’equilibrio fra presenza di fauna selvatica e attività agrosilvopastorali o turistiche ed
enogastronomiche. Il PFVP tiene conto delle realtà delle aziende agricole, sia attraverso la
individuazione delle aree non vocate agli ungulati che attraverso le azioni di prevenzione, di
risarcimento danni subiti dalla fauna selvatica, nonché l’inidicazione di possibilità di
coinvolgimento per i miglioramenti ambientali funzionali alla conservazione degli habitat. .
4.1.2 Coerenza con il Piano Regionale di Azione Ambientale 2007-2010
La coerenza con il Piano Regionale di Azione Ambientale 2007-2010 (prorogato con L.R.
66/2011) è garantita dalla individuazione di obiettivi di protezione ambientale di riferimento
per la VAS del PFVP 2012-2015, collocati all’interno delle aree prioritarie del VI Programma di
Azione Ambientale 2002-2012 dell’Unione Europea e dei macrobiettivi del Piano regionale
stesso.
All’interno del PRAA non si fa alcun cenno alla pianificazione agricoloforestale in generale (PRAF
2012-2015) e faunistico venatoria in particolare (PFV Provinciali), come piani e programmi che
abbiano delle ricadute ed effetti in campo ambientale.
Nel PFVP non sono stati individuati obiettivi specifici collegati all’area “Cambiamenti climatici”
ed alla riduzione delle emissioni di gas serra, anche se potrebbe essere di interesse un’analisi del
bilancio di gas serra legata al controllo delle popolazioni di ungulati selvatici,che in analogia agli
allevamenti di ungulati domestici, risultano responsabili di importanti emissioni di CO2 in
atmosfera. Il loro contenimento programmato può essere letto in una azione che contribuisce
comunque alla riduzione delle emissioni di gas serra in accordo col Protocollo di Kyoto , obiettivo
specifico dell’area dei cambiamenti climatici .
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Per quanti attiene l’area della Natura, biodiversità e difesa del suolo, il PFVP si pone l’obiettivo di
garantire una destinazione differenziata del territorio agricolo forestale a fini faunistico-venatori,
per il raggiungimento degli equilibri tra le diverse componenti della fauna selvatica omeoterma
(predatori e non predatori), e tra queste e gli habitat naturali, per un utilizzo ottimale delle risorse
faunistiche nonché garantire la coesistenza con le attività antropiche presenti sul territorio .
Si persegue pertanto la finalità della protezione e del ripristino del funzionamento dei sistemi
naturali proprio per contribuire ad arrestare la perdita di biodiversità .
Con la destinazione differenziata del territorio che contempla il rispetto delle zone di protezione e
l’individuazione di aree da destinare al ripopolamento e cattura, si opera di fatto un aumento della
percentuale delle “aree protette”, in senso lato, tesa a migliorare la gestione e conservazione della
biodiversità terrestre.
L’attuazione di una politica di coinvolgimento delle aziende agricole territoriali si colloca
all’interno degli obiettivi più vasti del mantenimento della biodiversità animale e vegetale, che
si attua attraverso la diffusione di coltivazione di colture, cosiddette “a perdere”, per
l’alimentazione della fauna selvatica o, tramite la ricostituzione di aree rifugio per la fauna
selvatica, e della conservazione delle risorse paesaggistiche e ambientali, che si realizza con la
diffusione di una cultura che tenga conto della frammentazione dell’uso del suolo , della
formazione di corridoi ecologici, di una corretta gestione del pascolo, del recupero di elementi del
territorio importanti per la tutela della biodiversità (siepi, muretti a secco, abbeveratoi, etc.), di
inerbimento di seminativi per ridurre l’erosione superficiale.
Relativamente all’area Ambiente salute , il PFVP pur non avendo specifica attività di riferimento
tematico, prevede la possibilità di collaborazione con le aziende agricole , azione questa con la
quale potranno essere previsti accordi per garantire una riduzione degli impatti dei prodotti
fitosanitari e delle sostanze chimiche pericolose sulla salute umana e sull’ambiente. Altro elemento
di difesa per l’ambiente la prescrizione del divieto di utilizzo di pallini di piombo per l’attività
venatoria in prossimità di zone umide e la diffusione di una buona prassi per l’esercizio
dell’attività venatoria .
Il PRAA individua nel territorio provinciale zone di criticità ambientale, identificate come H1
Alpi Apuane,inserito comunque in area protetta, H10 Massa Carrara, SIN da bonificare , H23
Pontremolese , per le quali sono stati determinati obiettivi specifici ed interventi territoriali riportati
di seguito, di cui il PFVP tiene conto.
H.1 Alpi Apuane
Le Alpi Apuane rappresentano il maggior sistema carsico d’Italia e, insieme al complesso amiatino,
il più importante acquifero della Toscana. I maggiori problemi per l’integrità ambientale della zona
provengono dall’attività estrattiva, che provoca impatti non soltanto per il rischio di inquinamento
delle acque superficiali e profonde o per la dispersione delle polveri nell’atmosfera, ma anche
perché, asportando materiale roccioso, modifica la morfologia dei luoghi e dei profili dei pendii e
ha talvolta cancellato o temporaneamente ricoperto elementi geomorfologici di rilievo. Fra le altre
criticità ambientali della zona si segnalano i fenomeni di dissesto idrogeologico nella parte alta dal
bacino del fiume Frigido.
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H.10 Massa Carrara
Oltre all’inquinamento atmosferico, legato al traffico e al riscaldamento domestico, il principale
problema ambientale dell’area è rappresentato dall’alta concentrazione di siti contaminati.
L’area industriale di Massa Carrara è stata un importante polo chimico. A seguito della progressiva
dismissione delle attività si è manifestato il problema della bonifica delle aree inquinate, che
comprendono diversi impianti industriali dismessi (farmaceutici, petrolchimici, siderurgici). Altre
emergenze riguardano la falda acquifera contaminata dalle attività industriali, l’area marina
antistante la zona industriale, l’area portuale e infine i ravaneti, ritenuti i maggiori responsabili dei
frequenti intorbidamenti delle sorgenti captate dal Comune di Carrara. A fronte di ciò l’area è stata
definita di “Sito da bonificare di interesse nazionale”. Anche il litorale presenta una serie di
criticità: oltre al fenomeno dell’erosione costiera, collegato alla mancanza di apporto di materiali da
parte dei fiumi, vi sono problemi legati all’anomalo approfondimento dei fondali, alla qualità del
materiale utilizzato per il ripascimento artificiale degli arenili, nonché alla manutenzione delle
opere di difesa costiera.
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H.23 Pontremolese
Il potenziamento della ferrovia pontremolese è finalizzato a dotare la linea di adeguate
caratteristiche funzionali per lo sviluppo del traffico merci; realizzare un collegamento trasversale
veloce delle Direttrici Dorsale e Tirrenica. Le criticità ambientali derivano dalle attività di
costruzione e di esercizio dell’opera. La fase di costruzione prevede la realizzazione e la gestione di
un numero elevato di cantieri, che determinano occupazione fisica del suolo, produzione di rumore,
vibrazioni, scarichi idrici, traffico indotto, terre di scavo e hanno bisogno di inerti per le attività
costruttive. La realizzazione degli interventi in progetto consentirebbe di soddisfare una domanda di
trasporto merci pari a 2,85 milioni t/anno.
L’intervento rientra nel primo programma nazionale delle infrastrutture strategiche di cui alla
Delibera CIPE n. 121 (G.U. n. 68 del 21.3.2002). Per la parte toscana del tracciato: – per la tratta
Santo Stefano Magra-Aulla sono già state realizzate le opere civili; – per la tratta Aulla- Chiesaccia
sono in corso i lavori di raddoppio. L’opera è stata sottoposta a procedura di V.I.A.di competenza
statale (art. 6 L. 349/86): la Regione Toscana ha espresso parere favorevole con Delibera della
Giunta Regionale n. 1182 del 29.10.2001. Il Ministero dell’Ambiente di concerto con il Ministero
per i Beni e le Attività Culturali ha espresso pronuncia positiva di compatibilità ambientale con
DEC/VIA/6922 del 28.1.2002. La Regione Toscana, con deliberazioni della Giunta Regionale nn.
931 e 940 del 22.9.2003, ha espresso parere favorevole alla localizzazione dell’opera (ai sensi del
D.Lgs. 190/02), individuando altresì le problematiche ambientali inerenti il progetto. La
Commissione Speciale di Valutazione di Impatto Ambientale del Ministero dell’Ambiente ha
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richiesto alla proponente Società Italferr alcune integrazioni sul progetto e la documentazione
ambientale.
Tale progetto risulta concluso ed è in atto la fase di recupero ambientale consistente nella
risistemazione della cassa di espansione con il materiale di escavazione.
Il PFVP esclude le prime due aree dalla attività venatoria in quanto aree inserite rispettivamente in
area Parco delle Alpi Apuane, nell’area industriale di bonifica come SIN ( Zona di Protezione
Area costiera), mentre l’area del cantiere “ La chiesaccia” , risulta oggi come cassa di espansione
del fiume Magra.
4.1.3 Coerenza con il V Programma Regionale per le Aree Protette 2009-2011
- La coerenza del PFVP 2012-2015 con il Piano V Programma Regionale per le Aree Protette
2009-2011 è garantita per legge in quanto nel sistema delle Aree Protette e delle ANPIL è
in vigore il divieto di caccia. Con il piano faunistico si prende atto di quanto disciplinato
con la LR 56/2000, della rete delle aree protette e delle ANPIL esistenti sul territorio, senza
alcuna competenza relativa a varianti di perimetrazione o nuove costituzioni e si indicano le
misure di mitigazione degli impatti riferibili ai SIR/ SIC , nell’apposita relazione di
STUDIO di Incidenza quando interessanti l’attività venatoria .
- Per l’individuzione dei SIR si è preso come riferimento la DGR 834/2011, XII
aggiornamento delle aree protette regionali – ultimo aggiornamento elenco SIR ( all.D della
LR56/2000)approvato con DCR 1/2014
4.1.4 Coerenza con il Piano Regionale Agricolo Forestale (PRAF) 2012-2015
L’articolo 7 della L.R. 3/94 “Programmazione regionale”, al comma 1 recita:
1. Nel piano agricolo regionale (PAR) di cui all’articolo 2 della legge regionale 24 gennaio
2006, n. 1 (Disciplina degli interventi regionali in materia di agricoltura e di sviluppo rurale),
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sono definiti gli obiettivi generali e le strategie di intervento per la gestione del territorio agricolo
forestale destinato alla protezione delle fauna e alla caccia programmata nonché i criteri
generali di sostenibilità nelle aree vocate alla presenza degli ungulati, i criteri e le modalità per il
monitoraggio della fauna, per la prevenzione e per il risarcimento danni in favore degli
imprenditori agricoli per i danni arrecati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole e alle
opere approntate su fondi.
L’articolo 8, comma 1 “Piani faunistico venatori provinciali” della stessa legge, prevede:
1. Le province, nel rispetto del PAR e degli atti di pianificazione territoriale ed ambientale,
nazionali, regionali e locali, sentiti i comuni, le comunità montane e gli ATC, entro centottanta
giorni dall’approvazione del PAR, approvano il piano faunistico venatorio provinciale e lo
trasmettono alla competente struttura della Giunta regionale che procede a verificarne la
rispondenza con gli obiettivi del PAR. Qualora venga riscontrata la mancata corrispondenza del
piano faunistico venatorio provinciale con gli obiettivi del PAR la provincia interessata deve
adeguarsi entro il termine di sessanta giorni.
Il PFVP 2012-2015 per la Provincia di Massa Carrara, ancorché in ritardo per quanto attiene la
tempistica indicata nel documento di indirizzo regionale, viene redatto in conformità agli “Indirizzi
per gli enti”, di cui al paragrafo 7.1 della Sezione C: Gestione faunistico venatoria del PRAF 20112015 della Regione Toscana, che detta le disposizioni per definire:
1) Destinazione differenziata del territorio agricolo forestale
2) conservazione e incremento della fauna selvatica, anche al fine di garantirne la coesistenza
con le attività antropiche presenti sul territorio e criteri uniformi per la gestione degli ungulati
sul territorio regionale;
3) criteri e modalità per il monitoraggio della fauna;
4) criteri e modalità per la prevenzione e per il risarcimento danni in favore degli imprenditori
agricoli per i danni arrecati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole e alle opere
approntate sui fondi.
Per gli specifici approfondimenti si rimanda al documento di bozza di PFVP 2012-2015 di cui si
elencano i contenuti obbligatori, ai sensi della normativa dello Stato, la L. 157/1992 articolo 10,
comma 7 e 8, ed ai sensi della L.R. 3/1994, e che risultano così riassumibili:
1) destinazione differenziata del territorio per comprensorio omogeneo all’interno del quale sono
individuati gli istituti e le strutture faunistico venatorie , per la massima valorizzazione del
territorio;
2) individuazione degli istituti e delle aree destinate alla protezione della fauna selvatica la cui
estensione complessiva non risulta inferiore al 20 % ne superiore al 30 % della superficie agrosilvo -pastorale e più precisamente:
a) localizzazione ed estensione delle Zone di Ripopolamento e Cattura (Z.R.C.) di cui all’art. 16
della L.R. 3/94: viene riproposta una nuova perimetrazione che solo in parte coincide con la
precedente , per garantirne il reale funzionamento eliminando la promiscuità di competenza per
azioni di intervento con le aree già inserite in zona ANPIL ;
b) localizzazione ed estensione delle Oasi di Protezione di cui all’art. 15 e delle Zone di Protezione
lungo le rotte di migrazione di cui all’art. 14 della L.R. 3/94: viene confermata l’oasi del Battello e
proposto la eliminazione delle seguenti Zone di protezione individuate nelle precedente
programmazione:
Pontremoli II, , collocata in territorio particolarmente vocato alla specie cinghiale, di difficile
gestione, che ha prodotto nella precedente gestione pesanti conseguenze sulle limitrofe coltivazioni
in termini di danni peraltro difficilmente risarcibili per la tipologia di conduzione;
Aulla : non inserita in rotte di migrazione segnalate da ISPRA , in territorio vocato alla specie
cinghiale; e confermate le ZP di Bagnone e di Filattiera, nella dorsale Apeninnica, Pontremoli I, in
SIR, e di Zeri ;
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Dette aree sono riportate nelle specifiche carte allegate alla proposta di Piano;
c) non sono previsti centri pubblici di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale di cui
all’art. 17 della L.R. 3/94;
d) localizzazione ed estensione delle zone di rispetto venatorio di superficie superiore a 150 ha di
cui all’art. 17 bis della L.R. 3/94: sono descritti nella proposta del piano e riportati nella cartografia
allegata allo stesso .
e) localizzazione ed estensione delle aree protette istituite ai sensi della L.394/91 e L.R. 49/95: si
prende atto della nuova perimetrazione del Parco dell’Apennino Tosco Emiliano che si Comuni di
Fivizzano e Bagnone con una superficie complessiva di ha 6224 e del Parco delle Apuane, con una
superficie a salvaguardia stretta di ettari 6878.
f) Foreste demaniali non ricomprese in aree a divieto di caccia di cui ai punti precedenti , quale
altre superfici poste in divieto di caccia e computate nella percentuale di SAF destinata alla
protezione della fauna : l’area della foresta demaniale del Bratello è ricompressa nell’Oasi
omonima;
g) Aree di rispetto intorno ai valichi montani individuati dalla Regione Toscana : sono stati
evidenziati nella cartografia allegata al piano e computati come specifica superficie;
h) Fondi chiusi, quale altre superfici poste in divieto di caccia e computate nella percentuale di SAF
destinata alla protezione della fauna : zone militari recintate non riportabili in cartografia , per un
asuperficie complessiva di ha 571;
i) Fondi esclusi dalla gestione programmata della caccia (art. 25 L.R. 3/94), quale altre superfici
poste in divieto di caccia e computate nella percentuale di SAF destinata alla protezione della fauna:
risultano istanze di esclusione di superficie superiore a 3 ettari in numero di 12 per una estensione
complessiva di ettari138 e 21 fondi chiusi da mettere a norma attraverso una comunicazione alla
proprietà che rivestono una superficie di 157 ettari circa.Nella proposta di piano faunistico vengono
esplicitati il comune, la località , lo stato di conservazione e la superficie.
3) Individuazione degli istituti destinati a gestione privata, la cui estensione non può risultare
superiore al 15 % della SAF, e più precisamente:
j) sono state riportate in cartografia le localizzazioni ed estensioni delle Aziende faunistico
venatorie di cui all’art. 20 della L.R. 3/94: risultano invariate rispetto alla precedente
programmazione nella localizzazione ma non nella estensione che ha subito arrotondamenti e
riperimetrazioni in base alle verifiche effettuate. Si rimanda al piano per laloro specifica
definizione.
k) localizzazione ed estensione delle aziende agri-turistico venatorie di cui all’art. 21 della L.R.
3/94: risultano invariate rispetto alla precedente programmazione nella localizzazione ma non nella
estensione che ha subito arrotondamenti e riperimetrazioni in base alle verifiche effettuate. Si
rimanda al piano per laloro specifica definizione.
l) non sono richiesti Centri privati di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale di cui
all’art. 18 della L.R. 3/94;
4) Individuazione della localizzazione ed estensione delle aree destinate all’addestramento,
all’allenamento ed alle gare cinofile, di cui all’articolo 24 della L.R. 3/94, suddivise in aree in cui
l’allenamento si svolge su fauna selvatica naturale senza abbattimento, e aree in cui l’allenamento è
effettuato su fauna selvatica di allevamento con possibilità di abbattimento. L’estensione di tali
superfici non può superare complessivamente il 2 % della SAF, mentre le aree di addestramento con
sparo non possono superare lo 0,5 % di detta superficie.
5) Anche se non espressamente indicato all’art. 8, il PFVP dovrà contenere l’indicazione
dell’estensione e possibilmente della localizzazione degli allevamenti con particolare riferimento a
20
quelli a fini alimentari di cui all’art. 41 della L.R. 3/94, e a fini di ripopolamento, di cui all’art. 39
stessa legge:
sono presenti 6 allevamenti di selvaggina ad uso alimentare, cui all’art.41 e 5 allevamenti di fauna
selvatica per fini di ripopolamento di cui all’art.39, per una estensione di 36 ettari;
6) sono stati riportati in cartografia le zone dove sono collocabili gli appostamenti fissi ai sensi
dell’articolo 75 del D.P.G.R. 26 luglio 2011, n. 33/R “Regolamento di attuazione della legge
regionale 12 gennaio 1994, n. 3 (Recepimento della legge 11 febbraio 1992, n. 157 “Norme per la
protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”) che coincidono con il
territorio a caccia programmata all’interno del comprensorio dell’ATC MS13 escudendo i comuni
della zona costiera per le nuove richieste e le aree limitrofe a SIR, SIC e ZPS.
7) Nel PFVP sono stati inseriti i Criteri per la prevenzione ed il risarcimento danni in favore dei
proprietari o conduttori dei fondi rustici per i danni arrecati dalla fauna selvatica alle produzioni
agricole su fondi ricompresi nelle oasi di protezione, zone di protezione e zone di ripopolamento e
cattura congruenti con i criteri definiti dalla Regione nel proprio PRAF.
8) Criteri per la corresponsione delle risorse previste nel PRAF destinate alla realizzazione di
pogetti di valorizzazione del territorio, per l’incremento della fauna e per il ripristino degli equilibri
naturali anche in applicazione dell’articolo 15, comma 1 della legge 11 febbraio 1992 n.157.
9) richieste di deroga ai termini di apertura e chiusura della caccia ai sensi dell’art. 18, comma 2)
della L. 157/92 e dell’art. 30 della L.R. 3/94, per la specie storno quando rientrante nei parametri
regionali e per quanto espressamente previsto dalla normativa .
In una visione organica della pianificazione faunistico venatoria il PFVP fornisce, oltre agli
elementi sopra descritti, anche gli altri contenuti richiamati dalla L.R. 3/94 e dai regolamenti
regionali importanti al fine del raggiungimento degli obiettivi individuai nel PRAF Regionale 20122015, che nello specifico si riassumono in :
10) individuazione dei territori vocati per la gestione faunistico venatoria dei cervidi, e del
cinghiale, , ai sensi dell’art. 87 del del D.P.G.R. 26 luglio 2011, n. 33/R. e smi, che per il cinghiale
è ricompresa entro la delimitazione individuata nel PRAF 2012- 2015 , sui quali predispone
annuolamente i programmi di gestione, ai sensi dell’art. 88 della stessa norma;
11) nel PFVP viene individuata la densità agricolo forestali sostenibili degli ungulati, ai sensi del
comma 2 dell’art. 28 bis “Gestione faunistico venatoria degli ungulati” della L.R. 3/94 e s.m.i. e
vengono definiti e degli obiettivi per la redazione del Piano di gestione e prelievo degli ungulati di
cui al comma 3 dello stesso articolo, in armonia con le indicazioni del PRAF 2012-2015.
12) vengono indicate le direttive tecniche per le operazioni di censimento e monitoraggio delle
principali specie di fauna stanziale per garantire l’omogeneità di rilevazione e censimento volta a
definire le consistenze faunistiche necessarie per definire i criteri di programmazione, come
richiamato all’art. 10, comma 11 della L. 157/92 e sono redatte in accordo con i criteri indicati nel
PRAF 2012-2015. Queste saranno utilizzate anche per le verifiche periodiche della consistenza
faunistica delle specie di indirizzo degli istituti faunistico-venatori (ZRC, AFV) previste dalla
normativa nonché per le attività di censimento nel territorio a gestione programmata effettuate
dagli ATC e finanziate dalla Provincia sulla base del Piano annuale di gestione provinciale di cui
all’art. 9, comma 1 della L.R. n. 3/94;
13) Viene realizzato il catasto degli appostamenti fissi di caccia su cartografia in scala 1: 25000, ai
sensi dell’art. 81 del T.U. n. 33/R.;
21
14)vengono seguite le linee d’attuazione dell’art. 37 della L.R.T. n. 3/94 sul Controllo della fauna
selvatica, comprensive dei Metodi ecologici per il controllo della fauna selvatica e dei documenti
specifici contenenti le indicazioni tecniche per il controllo delle specie cinghiale, gazza, cornacchia
grigia, volpe e nutria.
1) Nello specifico della applicazione della norma regionale in materia faunistico venatoria, l’ unità
di riferimento sulla quale operare le sue differenziazioni , nel nostro territorio è rappresentato
dall’ATCMS13.
Figura 1: I 19 Ambiti Territoriali di Caccia (ATC) presenti in Toscana.(tratto da PRAF, BURT2012)
Il comprensorio , così come definito dalla normativa regionale, è composto da aree omogenee.
L’articolo 6 bis della l.r. 3/1994 prevede che all’interno del comprensorio le Province individuino:
a) le zone e le oasi di protezione;
b) le zone di ripopolamento e cattura;
c) i centri pubblici di riproduzione di fauna selvatica allo stato naturale;
d) i centri privati di riproduzione di fauna selvatica alla stato naturale;
e) le aziende faunistico venatorie;
f) le aziende agrituristico venatorie;
22
g) le aree addestramento e allenamento dei cani;
h) le zone in cui sono collocabili gli appostamenti fissi;
i) le aree in cui la presenza del cinghiale e degli altri ungulati è compatibile con lo svolgimento
delle attività agricole;
j) tutte le ripartizioni del territorio necessarie per l'organizzazione del prelievo venatorio;
k) i parchi e le aree protette di cui alla legge regionale 11 aprile 1995, n. 49 (Norme sui
parchi, le riserve naturali e le aree naturali protette di interesse locale).
Il territorio agro-silvo-pastorale quindi viene solo in parte utilizzato per l’attività venatoria
programmata in quanto, una parte significativa, deve essere destinata come già riferito a :
- alla protezione della Fauna,( territori ove l'attività venatoria è vietata per effetto di varie leggi o
disposizioni, come i parchi nazionali o naturali, i fondi chiusi ecc.), quota compresa tra il 20% ed
il 30% ;
- alla gestione privata (aziende faunistico venatorie ed aziende agri turistico venatorie, centri privati
di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale),una quota massima del 15% ;
- ad aree per l’addestramento, l’allenamento e le gare per cani; quota massima del 2% .
Ciò che residua del territorio agro-silvo-pastorale è destinato all’attività venatoria programmata.
La Regione Toscana ha individuato nel PRAF 19 comprensori omogenei ai quali corrispondono
altrettanti Ambiti Territoriali di Caccia (ATC).
In ogni comprensorio, quindi la parte del territorio agro-silvo-pastorale che residua dalla presenza
sullo stesso degli istituti faunistici e faunistico-venatori e che non è soggetta ad altra destinazione, è
destinata alla caccia programmata ed è gestita dal rispettivo Ambito Territoriale di Caccia (ATC).
Il dato attuale , riportato nel PRAF indica per la Provincia di Massa Carrara una Superficie totale di
115.511 ettari , con una SAF di 102.950 ettari , che rappresenta l’89,13% della superficie totale ,
riaggiornato dalla Regione Toscana DGR n.262 del 02/04/2012, in ST di ettari 115.548 e SAF di
ettari 104.903.
PROVINCIA
Superficie totale
Provincia (ha)
SAF
Provincia (ha)
% SAF su
superficie totale
Massa Carrara
115.548
104.903.
91%
Tabella 1: Ettari di superficie totale e Superficie Agricola Forestale (SAF) per Provincia.( PRAF 2012-2015)
Nella provincia di Massa Carrara l’ambito territoriale di caccia è unico ed è rappresentato
dall’ATCMS13 , con una superficie destinata a caccia programmata di 70.011 ettari , che in
riferimento alla nuova SAF, e sulla base delle superfici da escludere per protezione, per divieto di
caccia e per utilizzazione privata, viene rettificato ad ettari 71.825.
PROVINCIA Comprensorio Superficie
totale
Comprensorio
(ha)
MASSA
Massa
115.548
CARRARA
23
SAF
ATC
Comprensorio
(ha)
SAF a caccia
programmata*
(ha)
104.903.
72.236
MS13
Tabella 2: Il comprensorio provinciale, sua superficie totale e relativa SAF (espressa in ettari).* La SAF destinata
alla caccia programmata, gestita dagli ATC di competenza, è stata ricavata a livello residuale e calcolata
complessivamente in ettari di superficie per Provincia.
Il comprensorio di Massa (MS13) , comprendente i comuni di :Aulla, Bagnone, Carrara, Casola in
Lunigiana, Comano, Filattiera, Fivizzano, Fosdinovo, Licciana Nardi, Massa, Montignoso,
Mulazzo, Podenzana, Pontremoli, Tresana, Villafranca in Lunigiana, Zeri.
All’interno del comprensorio provinciale risultano:
Parco nazionale
Parco regionale
Apennino Tosco Emiliano
Alpi Apuane
Area (ha) 4.654 (6224 da SIT)
Area (ha) 6.323 ( da Parco)
Tabella 3: Parchi regionali e nazionali presenti in Provincia
Provincia
MS
MS
Aree Naturali Protette
di Interesse Locale
(ANPIL)
Fiume Magra Filattiera
Fiume Magra In
Lunigiana
Lago Di Porta
Area a
Area
Area
divieto
cacciabile (ha)
totale (ha)
caccia (ha)
311
0
311
373
0
373
MS
82
totale
766
Tabella 4: Aree naturali protette di interesse locale presenti in Provincia.
Oasi di protezione
ha
MS Brattello
400
0
82
766
Tabella 5 : Oasi di protezione presenti in Provincia
Zone di Protezione
nome
MS Area Costiera
MS Aulla
MS Bagnone
ha
area
4.453
141
585
ha nuovo PFVP
4.453 (ZPS)
-
MS Filattiera
MS Pontremoli 1
MS Pontremoli II
MS Zeri
Totale
414
585
388
6.629
360
394
5.207
Tabella 6: Zone di Protezione presenti in Provincia
Demani non compresi in altri istituti a divieto di caccia
provincia superficie totale
ha
MS
571
Tabella 7: Superfici sottratte all’esercizio venatorio per effetto della sola presenza della proprietà demaniale
24
Zone di Rispetto Venatorio
ha > 150 ha
nuovoPFVP
idcart.
>150Ha
a divieto di caccia
nome
MS padula
MS Loppiedo
MS Uliveto di Caprio
MS Cissò-Bergugliara
MS Giucano
MS Pomarino Gorasco
MS Vallunga
MS La quercia malacosta dorbola
MS Arlia bottigliana
area
30
20
90
110
72
30
50
89
222
MS Monti Costamala
•
30
0
196
110
0
0
50
123
0
C13
non riproposto
C11
●
C10
non riproposto
non riproposto
C15
C12
non riproposto
222
•
0
non riproposto
MS Piano di Pallerone Sabbione
219 ++
•
219
C14
●
MS Varano Ripola
184
•
184
C16
●
Ms due santi aracci
110
MS Battilana
166
ZP
166
166
MS Capanne-Bregoscia
169
ZP
169
169
MS Grondola
184
0
non riproposto
MS Monte Cocchiello
155
0
non riproposto
MS Sabbione
Sabbione
154
incluso in Piano di Pallerone
MS San Cristoforo-Loghi
369
ZP
369
1941
847
912
Totale
++
0
non riproposto
369
Da Istituire
MSPontremoli 2
218
C5
●
MSLagoverde
215
C9
●
MSMadonna degli Angeli
54
MS Bagnone-Corlaga
82
MS Amola Molesana
99
C8
MS Pontebosio-Gabanasco
68
C7
Totale nuovo piano
C20
C6
1648
1032
Tabella 8: Zone di rispetto venatorio PRAF e proposta di PFVP 2012-2015.
In grassetto riproposti e da istituire.
Zone di Ripopolamento e Cattura
nome
MS Fiume Magra
ha
area
1.701
nuovoPFVP
MS FiumeMagra
ha
area
1.172
id.Cart.
C17-18-19
Tabella 9: Zone di Ripopolamento e Cattura presenti Provincia ( vecchio piano e proposta nuovoPFVP).
La revisione di questo istituto ha prodotto una nuova conformazione del confine di questa area che
vede una sua distribuzione parallela all’asse del Fiume Magra e contigua alle ANPIL Fiume Magra
in Lunigiana e Fiume Magra a Filattiera , che dal comune di Licciana Nardi arriva fino a quello di
Pontremoli, interessando i Comuni di Licciana Nardi, Villafranca Lunigiana, Filattiera,Bagnone,
Mulazzo, con il ribaltamento dell’area più accorpata , dalla piana di Arpiola a quella di di Filetto-
25
Villafranca , di una estensione di 294 ettari, più adatta per la conservazione e sviluppo di piccola
fauna selvatica stanziale di interesse venatorio, pernice rossa, fagiano e lepre, sia per quanto
riguarda il territorio aperto che in quanto maggiormente controllabile.
La ZRC essendo attigua alle aree ANPIL, consente attivando politiche di coordinamento, di
ottenere i benefici derivanti anche dalla protezione di queste aree che nei fatti , ampliano la sua
superifice protetta a 1805 ettari, implementandola di circa 100 ettari rispetto alla precedente
programmazione.
ZONA DI RIPOPOLAMENTO E CATTURA DEL FIUME MAGRA
ettari
Superficie di ZRC nei singoli comuni interessati
PONTREMOLI
176,02
FILATTIERA
103,51
MULAZZO
140,72
VILLAFRANCA IN LUNIGIANA
695,27
BAGNONE
26,97
LICCIANA NARDI
29,15
1.171,64
totale
Altri divieti di caccia
nome
ha
nuovo Piano
area
art25
ettari
MS art 25 fondi chiusi
ed altri divieti
2.079
altri divieti (valichi)
ettari
1.347
732
Tabella 10: Altre superfici sottoposte a divieto di caccia (art.25 fondi chiusi ed altri divieti ).
Nel 2008 è stata realizzata la rilevazione e georeferenziazione dei fondi chiusi che ha evidenziato la
presenza di fondi chiusi con superficie superiore a 3 ettari regolarmente dichiarati e cartellati che
assommano a 138,563 ettari, fondi sella stessa tipologia ma non dichiarati ne cartellati per una
superficie di 157 ettari, e tra i precedenti, fondi chiusi suscettibili di gestione a fini faunistici.
AREE A GESTIONE PRIVATA DELL'ATTIVITÀ VENATORIA
Aziende Faunistico Venatorie
provincia nome
MS Monte Giogo
MS Valle del Mommio
MS Sasso Bianco
MS Groppo del vescovo
ha
nuovo PFVP
area
1.573
1.209
866
1.623
1.923
803
828
1.520
Totale
5.271
Tabella 11: Aziende faunistico venatorie presenti in Provincia.
Aziende Agrituristico Venatorie ha
provincia nome
area
MS Madonna del Monte
MS Montagne Verdi
374
488
5.075
nuovo PFVP
216
485
26
MS Soliera Agnino
MS Valle del Deglio
Totale
1.306
482
2.650
1.307
494
2.503
Tabella 12: Aziende agrituristico venatorie presenti in Provincia.
Aree addestramento cani
provincia
S.T. con abbattimento (ha)
S.T.senza abbattimento(ha)
MS
757
Nuovo piano
Ms
184
totale
172
929
1095
1279
%SAF
0,9
1,22%
Tabella 13: Superficie aree addestramento cani presenti in Provincia e proposte nel nuovo PFVP .
Riassuntivo delle aree a divieto di caccia
Provinci
a di
Massa
Carrara
Regione
Toscana
pn
pp
pr
rn
rp
anpil
dem
oasi
zp
zrc
zrv
Art,25
, f.c. e
altri
divieti
Area
totale
Ha
%SAF
6224
0
6323
0
0
766
571
709
5.831
1.172
1.032
2.079
23.774
22,66
42.755
7.14
7
42.64
3
699
1
32.39
5
3.74
1
2434
6
2870
4
67.29
4
143.39
8
50.73
3
34.027
485.45
5
10,8
0
17,1
0
0
20.4
2,3
1,3
9,8
1,1
1,6
4
4.9
%
Tabella 14: Riassuntivo delle aree a divieto di caccia (pn=Parchi Nazionali, pp=Parchi Provinciali, pr=Parchi
Regionali, rn=Riserve Naturali, rp=Riserve Provinciali, ANPIL=Aree Naturali Protette di Interesse Locale,
dem=demanio, oasi=Oasi, zp=Zone di Protezione (art. 14), zrc=Zone di Ripopolamento e Cattura, zrv=Zone di
Rispetto Venatorio, art. 25=aree a divieto art. 25 L.R. 3/94, fc=Fondi Chiusi).( PRAF 2012-2015)
% Di territorio protetto rispetto alla SAF provinciale
Provincia
Superficie protetta (ha)
SAF Provincia (ha)
MS
23.774
104.903
% di territorio protetto
su SAF
22,66
AR
67.883
301.523
22,51
GR
89.013
433.690
20,52
FI
65.066
317.592
20,49
LI
35.302
106.499
33,15
LU
36.251
152.815
23,72
PI
55.967
224.144
24,97
PO
6.567
29.074
22,59
PT
17.069
84.270
20,26
SI
88.076
363.806
24,21
Tabella 15: Percentuale di territorio protetto, calcolato sulla SAF. ( PRAF 2012-2015, DGR 262/2012)
27
MS
22,66
Superficie protetta (ha
23.774)
SAF Provincia (ha
104.903)
Fig.2. Superficie protetta provinciale rapportata alla SAF
Percentuale di territorio occupato da istituti a gestione privata calcolata sulla SAF della provincia e delle altre
province Toscane.
Provincia
aac
aav
afv
cps priv
MS(PRAF)
929
2.650
5.271
0
Superficie
di
territorio a
gestione
privata
della
caccia (ha
8.678
SAF
Provincia
(ha)
102.950
%
territorio
a gestione
privata
della
caccia su
SAF
8,43%
Proposta PFVP
1279
2.503
5.075
36
8.893
104.904
8, 48%
AR
1.624
4.814
13.550
19.988
301.523
6,63
FI
3.686
9.464
28.469
557
42.176
317.592
13,28
GR
3.305
9.296
41.784
54.385
433.690
12,54
LI
736
2.414
4.921
8.071
106.499
7,58
LU
497
0
4.297
4.794
152.815
3,14
PI
1.914
7.297
19.388
28.599
224.144
12,76
PO
268
0
461
729
29.074
2,51
PT
448
977
673
2.098
84.270
2,49
SI
1.412
6.687
34.003
581
42.683
363.806
11,73
Tabella 16: Percentuale di territorio occupato da istituti a gestione privata calcolata sulla SAF (aac=Aree
Addestramento Cani, aav=Aziende Agrituristico Venatorie, afv=Aziende Faunistico Venatorie, cps priv.=Centri Privati
di Produzione Selvaggina).( PRAF 2012-2015)
In definitiva, la SAF provinciale risulta ripartita in territorio a divieto di caccia (22,66 %), territorio
a gestione privata dell’attività venatoria (8,48 %) e territorio a caccia programmata 68,86 %
coerente con quanto indicato nel PRAF.
28
Destinazione differenziata del territorio agricolo
forestale Provincia Massa Carrara
Superficie di territorio
a gestione privata
della caccia (ha
8.680)
Territorio a caccia
Porgrammata (ha 71.516)
8,48%
22,66%
Superficie protetta
(ha 24.707)
68,86%
Figura 3. Destinazione differenziata del territorio Agricolo-forestale della Provincia di Massa Carrara
Nella proposta di PFVP sono riportate le nuove perimetrazioni, che rispettano le % indicate dalla
Regione Toscana, alle quali si demanda per l’opportuno approfondimento.
4.1.5 Coerenza con il Piano Territoriale di Coordinamento (PTC) della Provincia di Massa
Carrara
Il Piano di coordinamento territoriale rappresenta lo strumento di attuazione delle politiche di
sinergia definite nel PRS che individua nella implementazione paesaggistica del Piano di
Indirizzo Territoriale (PIT) un elemento significativo delle politiche per l'agricoltura, quale
elemento fondamentale che contribuisce a creare e riprodurre la specificità del paesaggio toscano.
La costruzione delle politiche agricole e delle politiche di pianificazione del territorio e dei suoi
aspetti paesaggistici richiedono dunque una stretta interrelazione, in quanto le esigenze produttive e
gli effetti sul paesaggio sono da considerare come due facce della stessa medaglia.
Per questo, il PRAF, attraverso le proprie azioni, si è posto l’obiettivo di favorire l’inversione della
tendenza allo spopolamento di vaste aree della regione e all’abbandono delle attività agricole e
forestali. E’ infatti presente nel PRAF l’obiettivo della conservazione e del ripristino delle aree di
grande valore naturale perseguito attraverso l’ incentivazione delle attività silvo-pastorali con
finalità produttive e di difesa del suolo ed orientando gli strumenti di gestione economicofinanziaria delle politiche agricole e forestali verso il sostegno di tale strategia.
Il PTC che assume i contenuti e l’efficacia di piano urbanistico territoriale, con specifica
considerazione dei valori paesistici, di cui alla legge 431/85, in materia di protezione delle bellezze
naturali e di tutela delle zone di particolare interesse ambientale con l’elaborazione della “variante
di conformità”, conseguenti le
indicazioni del P.I.T., ha previsto l’integrazione e
l’implementazione di parte del quadro conoscitivo, con indagini e analisi di tipo settoriale
finalizzate a fornire un adeguato impianto di conoscenze a supporto delle scelte territoriali e
progettuali da individuare e definire. In particolare le nuove indagini sono riferite alle seguenti
tematiche generali:
- analisi delle risorse naturali, con l’allestimento della carta della natura (paesaggio vegetale,
emergenze faunistiche e floristiche, geotopi;
- analisi del sistema insediativo e storico culturali, con l’allestimento della carta degli insediamenti
(residenziali, produttivi, ecc.) e l’individuazione dei centri storici;
- analisi sull’assetto socio-economico, con l’allestimento della carta dell’offerta ricettiva della
provincia, e l’individuazione dei principali servizi di carattere socio-culturale di interesse
provinciale (musei, poli espositivi, attrezzature sportive e scolastiche);
29
- analisi sui caratteri del paesaggio, con l’allestimento, attraverso l’implementazione e
l’integrazione di precedenti materiali, della carta degli ambiti territoriali di paesaggio e delle
relative schede descrittive, nonché con l’individuazione degli elementi territoriali di particolare
interesse per la valorizzazione e tutela del territorio rurale;
- monitoraggio dello stato di attuazione della pianificazione urbanistica comunale, del P.T.C. e
della pianificazione e programmazione di carattere settoriale della provincia.
La variante al Piano Territoriale di Coordinamento di conformità al P.I.T. regionale risulta costituita
dagli elaborati del quadro conoscitivo (che sono parte integrante e sostanziale del P.T.C. stesso) e
da quelli di progetto.
In particolare compongono il quadro conoscitivo:
a) la relazione descrittiva degli elaborati grafici e cartografie tematiche, degli studi e degli atti che
costituiscono il quadro delle conoscenze di riferimento utilizzati per la formazione del primo di
P.T.C. Esso è stato definito sulla base degli obiettivi assunti per il perseguimento dello sviluppo
sostenibile;
b) Le cartografie tematiche relative a specifiche indagini di cui quelle di interesse specifico
risultano seguito elencate:
. Aree protette Scala 1: 50.000
. Paesaggio vegetale, aree di interesse faunistico e floristico Scala 1: 50.000
. Uso del Suolo Scala 1: 50.000
. Sistema insediativo ed infrastrutturale Scala 1: 50.000
. Beni storici e culturali Scala 1: 50.000
Il PFVP 2012-2015, assume nel quadro conoscitivo i contenuti presenti nel quadro conoscitivo del
PTC ed in tema di aree protette, di uso del suolo, di paesaggio vegetale di interesse faunistico ,si
evidenziano nello specifico: il “Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano”; il “Parco
Regionale delle Alpi Apuane”; i siti del progetto Bioitaly (S.I.C., S.I.N., S.I.R., Z.P.S.); le zone
classificate b), c), d) ai sensi della D.C.R. 296/88, integrate con D.C.R. n° 489/93; le aree protette
di interesse locale del “Lago di Porta”, del “Fiume Magra”1 e 2, nonché le aree di “particolare
interesse naturalistico ed ambientale” del sistema funzionale per l’ambiente quali contesti a
prevalente e diffusa naturalità” al fine di garantire le connessioni ecologiche (elementi della rete
ambientale) e dei collegamenti paesistici (elementi della rete culturale) del territorio rurale. Più in
particolare le aree di particolare interesse naturalistica di cui alla “Carta del rispetto della natura,
della flora spontanea e della fauna”, parte essenziale del quadro conoscitivo del PTC, sono state
inserite tra le aree di particolare rilevanza ambientale, accanto al sistema delle aree protette, alla rete
Natura 2000, alla IBA ( Important Bird Areas) ed alle aree di divieto di caccia di cui alla L. 157/92,
al fine della valutazione degli impatti potenzialmente significativi del PFVP. Si è inoltre fatto
riferimento alla relazione naturalistica allegata al PTC e agli allegati “Emergenze naturalistiche
della Provincia di Massa Carrara ( Note alla Carta della natura”) .
Si ritiene pertanto inclusa all’interno del quadro conoscitivo del PTC la componente relativa al
Censimento del Patrimonio paesaggistico ( quadri visivi di pregio per bellezze naturali singole,
bellezze naturali d’insieme; zone omogenee ex L431/1985; Aree naturali corograficamente
definibili per singolarità geologica , i cui caratteri morfologici siano da tutelare; Strade e percorsi
panoramici), il Censimento degli insiemi correlati di beni culturali ( caratteri paesistici delle aree
archeologiche e delle emergenze architettoniche; sistemi urbanistici architettonici), il Censimento
della viabilità storica , il censimento degli insediamenti urbani, periurbani e rurali, il Sistema del
verde urbano e degli spazi aperti, i Parchi e giardini storici, il Sistemi del paesaggio agrario,
l’Analisi del Paesaggio forestale , il Sistemi di regimazione idrica, nonché la Morfologia del
territorio.
Il PFVP prevede la determinazione della densità sostenibile per gli ungulati nonché misure di tutela
per la salvaguardia dei diversi habitat, in relazione alle diverse misure previste dalla normativa per
30
la salvaguardia delle diverse tipologie di target . Si rimanda alla specifica trattazione nella
Valutazione di Incidenza inerente la rete Natura 2000 .
4.1.6Coerenza con il Piano del Parco Nazionale dell’Apennino Tosco-Emiliano
Gli obiettivi del PFVP risultano coerenti con quelli del Piano del Parco nazionale in quanto come
questo persegue finalità di conservazione e valorizzazione del patrimonio naturale, di specie
animali o vegetali, associazioni vegetali o forestali, per la salvaguardia dei valori delle attività
agro-silvo-pastorali, di promozione sociale ed economica, delle attività di educazione, formazione e
ricerca scientifica.
Il Piano del Parco Nazionale suddivide il territorio del Parco in zone:
Zone A: riserve integrali;
Zona B: riserve generali orientate;
Zona C: aree di protezione;
Zone D: aree di promozione economica e sociale.
Di queste nel territorio provinciale sono presenti:
A1 zona 1.1 Monte Matto - Monte Malpasso Licciana Nardi
A2 zona 1.2 Monte Acuto - Alpe di Succiso Ramiseto / Comano
D6 centro abitato di Sassalbo (Fivizzano)
D8 impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili (Comano)
D9 aree infrastrutturate di Lagastrello (Comano)
D10 aree infrastrutturate del Passo del Cerreto (Collagna e Fivizzano)
D12 centro abitato di Camporaghena (Comano)
D13 centro abitato di Torsana (Comano)
In queste zone vengono disciplinate le attività per la conservazione dell’ambiente naturale e della
biodiversità.
Al suo interno si articola la RETE NATURA 2000, rete di aree diffusa su tutto il territorio
dell’Unione Europea istituita ai sensi della Direttiva 92/43/CEE “Habitat” e che comprende anche
le Zone di Protezione Speciale individuate ai sensi della Direttiva 79/409/CEE “Uccelli”, i cui siti
ricadenti nel territorio provinciale sono rappresentati da :
SIC Monte Orsaro cod. IT5110002;
SIC M. Matto – M. Malpasso cod. IT5110003;
SIC M. Acuto – Groppi di Camporaghena cod. IT5110004;
SIC M. La Nuda – M. Tondo cod. IT5110005;
Queste aree sono state individuate per garantire il mantenimento, a lungo termine, dello stato di
conservazione degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello
comunitario (Allegati I-IV Direttiva 92/43/CEE).
Il PFVP assume in toto le perimentrazioni di queste aree quando inserite all’interno di un’area
parco e pertanto di fatto risultano aree sottratte all’esercizio venatorio , e valutando l’impatto
dello stesso esercizio qualora esterne, riportando apposita Valutazione di incidenza , a cui si
rimanda, contribuendo al raggiungimento dell’ obiettivo di “Contribuire al mantenimento di
uno stato di conservazione soddisfacente gli habitat naturali e le specie di flora e fauna
selvatica di cui alle Direttive CE 1992/42 “Habitat” e 1979/409 “Uccelli” e alla L.R. 56/2000,
nonchè mitigare il declino di alcune specie legate agli ambienti agrari e promuovere buone
pratiche di gestione delle altre specie oggetto di caccia .
4.1.7 Coerenza con il Piano del Parco delle ALPI APUANE
31
Gli obiettivi del PFVP 2012-2015 risultano del tutto coerenti e compatibili con gli obiettivi del
piano del Parco delle Alpi Apuane in quanto orientati alla tutela dei valori naturalistici,
paesaggistici ed ambientali ed alla realizzazione di un equilibrato rapporto tra attività economiche
ed ecosistema.
Il Piano del Parco prevede, in particolare, la formazione di programmi di valorizzazione in rete,
volti a promuovere e coordinare iniziative ed interventi per realizzare, potenziare o qualificare le
reti di risorse, servizi ed infrastrutture da cui dipendono la funzionalità e la fruibilità del Piano,
coinvolgendo la pluralità dei soggetti istituzionali e, eventualmente, degli operatori ed attori locali
interessati. In questa affermazione si legge la volontà di attuare programmazioni concertate con i
diversi attori , tesa a realizzare sinergie programmatorie istituzionali.
Tali Programmi riguardano, tra l’altro:
a1) reti ecologiche e la riqualificazione ambientale del Parco nel più ampio contesto regionale; in
questa direzione assumono importanza le aree di protezione di cui alla direttiva Habitat che
risultano inserite nel parco delle Alpi Apuane:
pSIC Monte Sagro (IT5110006 ,
pSIC Monte Castagnolo IT5110007 ,
pSIC Monte Borla – Rocca di Tenerano IT5110008,
pSIC Valli glaciali di Orto di Donna e Solco di Equi IT5120008,
pSICValle del Serra - Monte Altissimo IT5120010,
pSIC M. Tambura - M. Sella IT5120013,
ZPS Praterie primarie e secondarie delle Apuane IT5120015
b) “programmi di valorizzazione territoriale”, volti a promuovere e coordinare iniziative ed
interventi utili a favorire forme di conservazione attiva e di sviluppo endogeno sostenibile in parti
rilevanti del territorio apuano, stimolando la cooperazione e l’interazione degli Enti locali e degli
operatori ed attori locali interessati.
Nello specifico si ritiene utile riportare gli obiettivi di gestione delle unità territoriali sotto
identificate:
- U.T. 8 - ALTA VALLE DEL F. FRIGIDO riguardante il Comune di Massa, identificata come
Unità di paesaggio: UP9 Alta valle del Frigido: 9A Focolaccia, 9B Resceto, 9C Filanda di Forno,
9D Contrario, 9E Valle delle Rose; UPP Media valle del Frigido: P3 Antona; UPZ: 20, ha come
OBIETTIVI DI GESTIONE Primari, quelli della conservazione della biodiversità e degli habitat
naturali e seminaturali della tutela dei siti geologici, archeologici e storico-culturali, e delle forme
naturali del territorio; ricostituzione della continuità delle matrici ambientali; tutela di entità vegetali
di particolare significato geobotanico, a principiare dalle stazioni di Hymenophyllum tumbrigense
presso Redicesi e Gronda, nonché la stazione di Horminum pyrenaicum presso La Vettolina e M.
Castagnolo; gli ambienti rupicoli dei versanti caldi (esposizioni sud ed ovest) presso Renara e
Secco; i nuclei esistenti di tasso (Taxus baccata) nella valle degli Alberghi nonché la
riqualificazione e valorizzazione del patrimonio storico-culturale, insediativo ed infrastrutturale,
con particolare riferimento al centro storico ed alla Filanda di Forno, all’area di Pian della Fioba
(rifugio città di Massa e Orto Botanico), al nucleo di Resceto, alla Via Vandelli, alle vie di lizza
storiche ed a quella meccanica di cava Cruze e Secondari, definibili nella manutenzione paesistica,
preservazione della diversità paesistica e dei caratteri culturali tradizionali, salvaguardia dei valori
panoramici e della leggibilità del paesaggio con particolare riferimento al centro storico di Resceto
e relativo contesto (Via Vandelli, vie di lizza storiche, lizza meccanica cava Cruze; valle degli
Alberghi, lo sviluppo del turismo sostenibile e delle attività ricreative diffuse a basso impatto
ambientale, con particolare riferimento al centro storico ed alla Filanda di Forno, all’area di Pian
della Fioba (rifugio città di Massa e Orto Botanico) ed ai nuclei di Redicesi, Gronda e Guadine; lo
sviluppo delle attività di ricerca scientifica, di comunicazione sociale e di interpretazione del Parco,
32
di conoscenza ed educazione ambientale, con particolare riferimento alla Filanda di Forno e all’area
di Pian della Fioba (Orto Botanico, ecc.).
- U.T. 9 - M. SAGRO-VINCA, riguardante i Comuni di Casola in Lunigiana, Carrara, Fivizzano,
con Unità di paesaggio:UP10 Sagro; UP11 Vinca; UP12 Solco d’Equi: 12A Tecchia d’Equi, 12B
Solco d’Equi; UPM Equi-Monzone: M1 Alta valle del Lucido, M3 Monzone; UPN TeneranoGragnana: N1 Tenerano, N2 Gragnana, N3 Puntone; UPO Bacino di Carrara: O1 Aree esterne al
Bacino marmifero industriale.OBIETTIVI DI GESTIONE Primari sono anche in questo caso la ,
conservazione della biodiversità e degli habitat naturali e seminaturali, la tutela dei siti
geologici,archeologici e storico-culturali, e delle forme naturali del territorio; ricostituzione della
continuità delle matrici ambientali, con particolare riferimento alla popolazione di Centaurea
montis-borlae dell’omonimo rilievo, alle faggete mista a tasso (Taxus baccata) del Solco d’Equi e
Cantonaccio ed agli ambienti rupicoli media quota tra Equi Terme e il gruppo del Pizzo d’Uccello,
quale ambiente elettivo di nidificazione dell’aquila reale (Aquila crysaetos); la riqualificazione del
patrimonio forestale, la tutela della vegetazione caratterizzante con particolare riferimento ai boschi
di conifere e ai castagneti da frutto della valle di Vinca. Gli obiettivi Secondari riguardano la ,
valorizzazione delle tradizionali attività agro-silvo-pastorali, con innovazioni nelle tecniche e nelle
pratiche, tali da ridurne gli impatti negativi sugli ecosistemi, da consolidarne e migliorarne i servizi
ambientali e da tutelare o ricostituire le matrici ambientali con particolare riferimento ai
terrazzamenti coltivati di Vinca; la riqualificazione e valorizzazione del patrimonio storicoculturale, insediativo ed infrastrutturale, con particolare riferimento al centro storico di Vinca ed
all’alpeggio del Vergheto; lo sviluppo del turismo sostenibile e delle attività ricreative diffuse a
basso impatto ambientale con particolare riferimento al sistema della Buca di Equi Terme (da
collegare all’Antro del Corchia), all’area di Campocecina e di Foce di Pianza; lo sviluppo delle
attività di ricerca scientifica, di comunicazione sociale e di interpretazione del Parco, di conoscenza
ed educazione ambientale, con particolare riferimento al nucleo di Vinca.
Tra le Relazioni critiche dei fattori antropici e naturali da eliminare o ridurre vengono riportate :
- la discontinuità ecologiche: da Foce di Navola al fondovalle del Lucido;
- le interferenze tra viabilità e risorse naturali: sentiero da Equi Terme a Punta Nattapiana, con gli
ambienti naturali del Solco d’Equi;
- le interferenze tra sentieri e risorse naturali: sentiero da M. Borla a M. Sagro e ambienti naturali
del Balzone.
Il PFVP fa propria la problematica del superamento di tali criticità, escludendo tali aree dalla
attività venatoria quando ricadenti nel perimetro del Parco ed adottando la disciplina prevista dal
parco per la gestione venatoria nella aree contigue non intercluse, che comunque includono le
altre porzioni.
La programmazione venatoria provinciale attua infatti quanto previsto agli art. 3 e 5 del Piano del
Parco , nello specifico :
Art. 3 - Caccia
1. Nell’area contigua, non interclusa nell’area protetta, il numero complessivo delle giornate di caccia alla
fauna migratoria, sono stabilite in 40 giornate complessive a stagione, rispetto agli altri territori a
disciplina ordinaria, secondo modalità da stabilirsi annualmente nel calendario venatorio, a cura di ogni
singola Amministrazione provinciale.
2. Il carniere giornaliero della beccaccia (Scolopax rusticola L.) è ridotto numericamente del50% rispetto
agli altri territori provinciali, con eventuale arrotondamento all’unità superiore.Riguardo alle altre specie
della fauna migratoria, il carniere giornaliero è ridotto a 15 capi, con la sola eccezione del colombaccio
(Columba palumbus L.).
3. I limiti numerici di cui ai precedenti commi possono essere variati dai calendari venatori provinciali, con
atto motivato dei rispettivi enti, nella misura massima di un 30% rispetto ai valori indicati, nel caso in cui la
sperimentazione e l’andamento numerico delle popolazioni suggeriscano opportune variazioni.
4. È vietata l’introduzione e, comunque, l’immissione, anche a scopo venatorio, di specie estranee
all’avifauna e alla mammalofauna italiana, nonché la transfaunazione, ovverosia l’introduzione di entità
33
che pur facendo parte dell’elenco faunistico nazionale, non comprendono l’area apuana entro i limiti del
loro areale specifico.
5. La reintroduzione di specie animali d’interesse venatorio è soggetta a specifica intesa tra Ente Parco ed
Amministrazione provinciale competente.
Art. 5 - Aree di collegamento ecologico-funzionale
1. Le aree di collegamento ecologico-funzionale, ricadenti all’interno dell’area contigua, sono indicate
nell’elaborato a) di cui al precedente art. 2, al fine di conservare e di aumentare la stabilità, la ricchezza e
la varietà degli ecosistemi e, in particolare, le possibilità di migrazione e di dispersione delle specie vegetali
e animali, evitando la formazione di barriere o di soluzioni di continuità tra gli habitat interessati. I
perimetri di tali aree sono sottoposti a specifica definizione nella fase di individuazione degli stessi nei
P.T.C. della Provincia di Lucca e di Massa Carrara.
2. Nelle aree di collegamento ecologico-funzionale, ricadenti in area contigua, la regolamentazione
dell’attività venatoria e della pesca sportiva segue, di norma, quanto previsto dai precedenti artt. 3 e 4.
3. Nelle aree di collegamento, le opere e gli interventi devono tendere al superamento o, quanto meno, alla
mitigazione delle barriere o delle soluzioni di continuità tra gli habitat interessati.
In esse trovano piena applicazione le norme previste e derivate dalla L.R. n. 56/00 e succ. mod. ed integr.
4. I miglioramenti e le riqualificazioni ambientali nelle aree di collegamento hanno priorità nei piani
d’intervento e nei bandi approvati dalle Amministrazioni provinciali.
5. Le Amministrazioni provinciali favoriscono i progetti che prevedono forme di gestione,anche
sperimentale, di miglioramento e reintroduzione faunistica nelle aree di collegamento. In questi casi, l’autorità
competente può disporre limitazioni o interdizioni dell’attività venatoria.
4.1.8 Coerenza con i Piani di gestione dei Siti di Importanza Regionale
Gli obiettivi del PFVP 2012-2015 risultano del tutto coerenti e compatibili con gli obiettivi
individuati nei Piano di gestione del SIR-SIC-ZPS , laddove presenti.
La legge regionale 56/2000, individua i Siti di Importanza Regionale (SIR), alcuni dei quali
riconosciuti anche come Siti classificabili di Importanza Comunitaria (pSIC) e Zone di Protezione
Speciale (ZPS), di cui alla deliberazione del Consiglio regionale 10 novembre 1998, n. 342
(Approvazione siti individuati nel progetto Bioitaly e determinazioni relative all’attuazione della
direttiva comunitaria «Habitat»)”.
Secondo quanto stabilito nell’art. 12 della 56/2000, la Regione definisce le norme tecniche relative,
fra l’altro, “alle modalità di tutela e di conservazione dei Siti di Importanza Regionale” che
dovranno essere attuate dagli Enti competenti. ( Aggiornamento DCR 1/2014 e con la proposta di
PAER di cui alla scheda B1 strategie regionali per la biodiversità))
Per i siti classificati anche come pSIC o come ZPS, oltre alle indicazioni contenute nella LR
56/2000 , valgono anche le norme contenute nel DPR 8 settembre 1997, n. 357 e successive
modifiche (DPR 120/2003), nella Direttiva 92/43/CEE e nella Direttiva 79/409/CEE. Il fine della
redazione di norme per l’individuazione delle principali misure di conservazione per ciascun SIR, è
stato quello di costituire un quadro di riferimento organico per l’intera rete ecologica.Per ciascun
sito, sono stati evidenziati i principali beni d’interesse naturalistico presenti, i principali obiettivi di
conservazione da perseguire e delle principali misure di conservazione da adottare, che
costituiscono oltre che un riferimento certo per gli atti che devono essere adottati dagli enti
competenti, un riferimento anche per le valutazioni di incidenza e prefigura, ove possibile e
necessario, le eventuali misure di compensazione adottabili.
Alle misure di conservazione indicate in ciascun sito, così come agli obiettivi di conservazione, è
stato attribuito un livello di importanza relativo a quel sito (EE = molto elevata; E = elevata; M =
media; B = bassa). In questo caso il valore, anch’esso attribuito come “giudizio di esperti”, tiene
conto sia dell’importanza (a scala regionale) degli elementi alla cui conservazione la misura è
rivolta, sia della necessità e dell’urgenza dell’adozione di detta misura ai fini della tutela degli
elementi stessi. Le misure di conservazione possono limitarsi a misure di carattere normativo o
regolamentare, contrattuale (di incentivazione) e gestionale, possono comprendere un’integrazione
34
degli strumenti di pianificazione vigenti (in particolare piani urbanistici, forestali, venatori, itticopiscatori, sul rischio idraulico, ecc.), oppure possono richiedere l’elaborazione di appositi piani di
gestione. Si rimanda per la loro trattazione alla Valutazione di incidenza.
Coerenza con Important Bird Areas (IBA)
Si ritiene utile precisare che le Important Bird Areas o IBA, sono delle aree che rappresentano un
ruolo chiave per la salvaguardia degli uccelli e della biodiversità, è un progetto a carattere
mondiale, curato da BirdLife International. Questo progetto è una conseguenza della esigenza di
individuare dei criteri omogenei e standardizzati per la designazione delle ZPS. Le IBA sono state
utilizzate proprio per valutare l'adeguatezza delle reti nazionali di ZPS designate negli Stati membri,
infatti il 71% della superficie delle IBA è anche ZPS. Un sito, per essere riconosciuto come IBA,
deve possedere almeno una di queste caratteristiche: ospitare un numero significativo di individui
di una o più specie minacciate a livello globale; fare parte di una tipologia di aree importante per la
conservazione di particolari specie (es. zone umide); essere una zona in cui si concentra un numero
particolarmente alto di uccelli in migrazione.
L’inventario delle IBA realizzato da “BirdLife International” , basato su criteri ornitologici
quantitativi, è stato riconosciuto dalla Corte di Giustizia Europea (sentenza C-3/96 del 19 maggio
1998) come strumento scientifico di riferimento per l’individuazione dei siti da tutelare come ZPS e
rappresenta quindi il sistema di riferimento nella valutazione del grado di adempimento alla
Direttiva Uccelli, in materia di designazione di ZPS.
L’individuazione delle IBA per lo stato italiano è stata effettuata da LIPU ed in Provincia di Massa
Carrara è stata individuata una parte di area di 1 IBA, e precisamente parte di quella identificata
con numero 039- “Alpi Apuane”, contenuta all’interno del perimetro del Parco .
039 - ALPI APUANE
Nome e codice IBA 1998-2000: Alpi Apuane - 039
Regione: Toscana
Superficie: 21.849 ha ( provincia di Massa Carrara e Lucca) di cui
6.840 ettari in Provincia di Massa
Carrara ( fonte scheda B1 proposta PAER in vi adi approvazione)
Descrizione e motivazione del perimetro: l’IBA comprende le praterie montane e le pareti delle
Alpi Apuane. L’IBA include, ricalcandone i confini, la ZPS IT5120015- Praterie primarie e
secondarie delle Apuane ed i seguenti SIC di rilevante valore ornitologico per le specie montane:
IT5110008- Monte Borla – Rocca di Tenerano di ha 1081,3;
IT5110006- Monte Sagro di ha 1223,28;
IT5120008- Valli Glaciali di Orto di Donna e Solco d’Equi di ha 2832,62 ;
IT5120013- Monte Tambura – Monte Sella di ha 2009,88 ;
IT5110007- Monte Castagnolo di ha 116,1 ;
IT5120009- Monte Sumbra di ha 1862,57;
IT5120010- Valle del Serra – Monte Altissimo di ha 1857,08;
IT5120014- Monte Corchia - Le Panie di ha 3962,87;
IT5120011- Valle del Giardino di ha 783,17;
IT5120012- Monte Croce – Monte Matanna , di ha 1246,48.
Categorie e criteri IBA
Criteri relativi a singole specie
Specie Nome scientifico Status Criterio
Aquila reale Aquila chrysaetos W C6
Gracchio corallino Pyrrhocorax pyrrhocorax B C6
Specie (non qualificanti) prioritarie per la gestione
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Biancone (Circaetus gallicus), Albanella minore (Circus pygargus), Falco pellegrino (Falco
peregrinus), Codirossone (Monticola saxatilis), Magnanina (Sylvia undata), Averla piccola (Lanius
collurio).
Queste aree, per quanto riguarda la provincia di Massa Carrara, risultano inserite all’interno del
parco delle Alpi Apuane, o nella sua zona contigua e pertanto sono inserite in territorio vietato alla
attività venatoria nel primo caso, o in territorio disciplinato dallo specifico regolamento quando in
zona contigua.
4.2 CARATTERIZZAZIONE DELLO STATO DELL’AMBIENTE E
SUA EVOLUZIONE PROBABILE SENZA IL PFVP 2012-2017
All. 2 della l.r. 10/10, b) Aspetti pertinenti dello stato attuale dell’ambiente e sua evoluzione
probabile senza l’attuazione del piano o del programma]
La procedura di VAS, finalizzata a valutare gli effetti sull’ambiente di particolari piani e
programmi, necessita di un quadro di riferimento sulla situazione ambientale di partenza.
Pertanto sembra opportuno focalizzare l’attenzione sulle componenti e temi ambientali coerenti con
il PFVP , semplificandone la descrizione per maggiore facilità di lettura e di comunicazione , per
procedere nel processo concertato di pianificazione di priorità, criticità ed opportunità.
Di seguito si riportano in forma sintetica i dati di riferimento inerenti l’oggetto del piano.
Dalla bibliografia inerente la stesura del PRAF, si è ricostruita la conoscenza del contesto
ambientale in ambito provinciale, che tiene conto dei contenuti riportati nel rapporto ambientale del
PRAF redatto in base alla Relazione sullo Stato dell’Ambiente, (ARPAT- Relazione 2011), dei dati
riscontrabili nel portale del SIRA – Sistema Informativo Regionale Ambientale di ARPAT, della
Regione Toscana e degli Enti locali toscani e del servizio web del Settore Sistema Statistico
regionale della Regione Toscana.
In base all’analisi effettuata relativamente alla disponibilità di dati in ambito provinciale , tenendo
conto dei documenti di monitoraggio di piani e programmi prodotti dalle strutture regionali e
provinciali (ad esempio, documenti di monitoraggio del PIT, del PRAA, -Piano regionale Rifiuti (
DCRT 88/98, DCP 36/2004, , Piano straordinario ATO toscana Costa, dGR 476/2009, DCRT
106/2013) e del PIER) e degli indicatori individuati per il monitoraggio e la valutazione del PRS
2011-2015), si riporta una caratterizzazione di alcune componenti socio-economiche ed ambientali
ritenute maggiormente pertinenti ai fini della valutazione del PFVP.
In particolare, tale sintesi è stata espressa in termini di:
- analisi sintetica di contesto provinciale per gli elementi ritenuti maggiormente pertinenti al piano
in oggetto ;
- caratterizzazione del possibile scenario evolutivo ambientale provinciale.
4.2.1CAMBIAMENTI CLIMATICI ( fonte PRAF, ARPAT)
Emissioni gas climalteranti
Come riportato nel Rapporto ambientale regionale relativo al PRAF, le emissioni in atmosfera
hanno fatto registrare negli ultimi anni, un andamento in linea di massima incoraggiante in quanto
le emissioni di gas clima alteranti dal 2000 in poi e le emissioni di polveri sottili, si sono ridotte. Il
dato riferibile al 2007 per le emissioni regionali di CO2 equivalente , riportano oltre 35,3 milioni
di tonnellate, determinato in buona parte dai settori della produzione di energia, da quello dei
trasporti e da quello delle combustioni industriali e che rispetto al 1990 porta un incremento del
7,3%, ridotto rispetto al 2000 che riportava un incremento del 15,9%.
Nel documento di PRAA , relativamente ai cambiamenti climatici si sancisce l’impegno a ridurre,
nel periodo 2008-2012, le emissioni di gas serra del 6,5% rispetto ai valori del 1990. Le proiezioni
ipotizzate per il futuro, anche nella condizione di perseguimento di un miglioramento tecnico in
36
grado di abbassare le emissioni per unità di produzione, sono comunque di un leggero incremento
delle emissioni al 2030 rispetto a oggi , situazione che viene ritenuta non in grado di comportare a
livello aggregato situazioni di insostenibilità. Viene ritenuto necessario tuttavia porre attenzione,
fin da subito, alla distribuzione sul territorio: alcune zone della provincia potrebbero cominciare a
mostrare elementi di difficoltà anche dal punto di vista della qualità dell’aria, ed i dati mostrano
una dicotomia tra le zone a più alta densità di abitazioni, infrastrutture e imprese.
Consumi energetici
Dai dati riportati nel Rapporto ambientale regionale si evince un contesto di sostanziale staticità
riferibile a quello dei primi anni 2000, ed i dati provinciale riferiscono di una crescita della
domanda complessiva di energia.
In tredici anni il consumo di energia, nel nostro territorio, è aumentato del 21%, cioè un quinto in
più: la maggior parte in trasporti (41%), segue il consumo residenziale (25%), le attività produttive
(23%) ed infine il terziario (11%). Le emissioni di gas serra nello stesso periodo sono aumentate del
15% e di queste ben oltre la metà (55%) sono dirette.
Anche per la realtà provinciale, il consumo energetico è ancora molto legato alle fonti non
rinnovabili, in gran parte importate; questo è un aspetto che pone delle criticità per quanto riguarda
la sicurezza degli approvvigionamenti, il costo dell’energia che non è in nessun modo controllabile,
gli impatti e le ricadute di carattere più strettamente ambientale.
Diventa quindi importante adottare politiche di risparmio energetico che tradotte nel Piano
energetico provinciale, PEP, consistono in azioni pilota sugli edifici pubblici con linee guida per il
servizio calore, piani di intervento per ridurre la domanda di energia, divulgazione delle iniziative a
scopo dimostrativo.
Per le utenze diffuse, sul versante termico, il PEP prevede che la Provincia indirizzi i comuni verso
l’introduzione negli strumenti urbanistici di profili di qualità edilizia, con valori di riferimento per i
consumi specifici, individuando un livello minimo obbligatorio e dei livelli più restrittivi, volontari,
ma incentivati.
Sempre sul versante termico viene previsto un piano di riqualificazione degli impianti termici
(introduzione di moderni sistemi di riscaldamento ad altissima efficienza, sostituzione degli
impianti singoli a favore degli impianti centralizzati con contabilizzazione individuale, incremento
dei controlli sugli impianti con età superiore a 15 anni).
Un ambito importante per il risparmio energetico e l’impiego di fonti rinnovabili è quello del
turismo: sono ipotizzati accordi tra le associazioni di categoria ed i comuni interessati per avviare
una collaborazione in questo senso.
Energia elettrica prodotta con fonti rinnovabili
Il documento regionale riferisce che la produzione di energia elettrica mediante l’utilizzo di fonti
rinnovabili si è lentamente avvicinata nel corso degli ultimi anni alla quota del 41,5% del totale di
energia elettrica prodotta in regione, soprattutto per effetto della tenuta della fonte geotermica, di
quella idrica e malgrado l’attenuazione dell’incidenza delle biomasse. Nonostante i notevoli
incrementi in termini percentuali, la produzione di energia elettrica da fonte eolica e fotovoltaica
continua a costituire una quota residuale dell’energia elettrica prodotta in regione (1,30%).
Relativamente alle fonti rinnovabili , per abbattere le emissioni e incrementare l’autosufficienza del
territorio (dall’attuale 6,8% al 20%), il PEP prevede quattro tipologie rappresentate da biomasse,
eolico, idroelettrico e solare.
Dal PEP risulta un potenziale disponibile inutilizzato di biomassa legnosa derivante dalla gestione
dei boschi pari a 207.000 quintali annui che rappresentano un potenziale energetico di 192
TJ/annuo(TJ, unità di misura del potenziale energetico espressa in tera joule), che tradotto in
energia elettrica producibile significa oltre 13.000 MWhe (megawatt elettrici): a questo deve
37
aggiungersi la disponibilità teorica di residui da coltivazioni agricole (6.000 tonnellate annue, pari
ad un potenziale energetico di 103 TJ/annuo).
Il programma energetico, a questo proposito, prevede la promozione di una adeguata gestione del
soprasuolo agricolo e forestale, lo sviluppo di filiere bioenergetiche, la realizzazione di progetti
dimostrativi ed il supporto ai comuni a vocazione forestale per la promozione di impianti a
biomasse di media e piccola taglia.
Il Pep individua sul territorio provinciale 9 siti come possibili sedi di campi eolici, per un potenziale
eolico dell’ordine di circa 100 megawatt, per un valore netto di produzione elettrica di oltre 200
GWh, corrispondente ad oltre il 20% del consumo di energia elettrica rilevato nel 2003, sufficiente
a coprire l’intero fabbisogno attuale di energia elettrica di tutto il settore residenziale della
provincia. Nell’ambito idroelettrico, il programma prevede la valutazione del potenziale energetico
dell’utilizzo a scopo idroelettrico delle acque destinate ad usi diversi e del ripotenziamento degli
impianti idroelettrici esistenti.
Per il Solare, un progetto di solare termico di grande dimensione in luogo pubblico che contribuisca
alla promozione della tecnologia anche presso l’utenza residenziale, commerciale e industriale;
infine sarà avviato uno specifico programma di sostegno alla tecnologia fotovoltaica attraverso
interventi pilota sul patrimonio edilizio pubblico.
Sono comunque iniziative orientate sia al risparmio energetico, che alla incentivazione della
produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili nel tentativo di ridurre la criticità in termini di
sicurezza degli approvvigionamenti ed al contenimento delle emissioni in atmosfera.
NATURA E BIODIVERSITA
Specie animali e vegetali terrestri minacciate inserite in liste di attenzione
In questo ambito risulta utile considerare il dato regionale relativo alle Specie animali e vegetali
terrestri minacciate inserite lista di attenzione ( fonte PRAF), che comprende in totale 938
specie, di cui 547 sono animali. Di questi gli insetti costituiscono il gruppo tassonomico con il
maggior numero di specie in lista di attenzione (316), seguite dagli uccelli (81), dai molluschi (65),
e dai mammiferi (42). Le specie vegetali rare ed endemiche incluse nella lista di attenzione sono
invece 391. Valutando nel complesso lo status in Toscana di tali specie secondo le categorie di
minaccia predisposte all’IUCN, si può notare come le entità minacciate (451) rappresentino quasi il
50 % delle specie in lista di attenzione e tra queste siano ben 137 (il 15% del totale della lista)
quelle a più alto rischio di conservazione.Uno studio condotto da BirdLife International, European
Bird Censis Council e Royal Society for the Protection of Birds, che analizza l’andamento delle
popolazioni negli ultimi 40 anni, evidenzia un calo numerico per 54 specie di uccelli, rispetto alle
124 più diffuse in Europa.
Nello specifico delle specie animali minacciate o bisognose di una conservazione più rigorosa ,
si riportano le schede relative nelle aree di Natura 2000 della Provincia di Massa Carrara, così
come inserite nel documento del Parco Apennino Tosco Emiliano ed identificate con codice
IT511002,003,004,005, ed a seguire quelle inserite nel parco delle Alpi Apuane con codice
(IT5110006, IT5110007 , IT5110008, IT5120008, IT5120010, IT5120013, IT5120015 e quelle
non inserite in parchi, con codice IT5110001, IT5110022 .
Nel Parco Appennino Tosco Emiliano,che si sviluppa nei Comuni di Bagnone, Comano, Filattiera,
Fivizzano, Licciana Nardi, risultano:
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1)IT5110004- SIC Monte Acuto – Groppi di Camporaghena:
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2) IT 5110005 -SIC Monte La nuda Monte Tondo
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3)IT5110003_ Monte Matto Monte Malpasso
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4) IT5110002- SIC Monte Orsaro
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49
Compresi nell’area del Parco Alpi Apuane :
5) Monte Sagro (IT5110006), classificato anche pSIC, con una estensione 1223,28 ettari, in gran
parte compreso nel Parco Regionale "Alpi Apuane". La tipologia ambientale prevalente è costituita
da zona montana con versanti rocciosi acclivi, con pareti verticali e cenge erbose, praterie
secondarie e boschi di latifoglie (faggete e castagneti).Altre tipologie ambientali rilevanti sono
determinate da Brughiere, uliceti e calluneti, aree estrattive abbandonate.
Principali emergenze
HABITAT : Brughiere xeriche. Praterie dei pascoli abbandonati su substrato neutro-basofilo
(Festuco-Brometea).
Praterie acidofitiche del piano subalpino e montano a dominanza di Nardus stricta (Nardion
strictae; Violo-Nardion). Pavimenti calcarei .Formazioni di suffrutici, arbusti striscianti e erbe
perenni del piano subalpino e alpino su substrato calcareo (Seslerietea albicantis).Presenza di creste
e versanti calcarei con formazioni discontinue del piano alpino e subalpino e di ghiaioni rocciosi su
substrato calcareo con clasti a varia granulometria del piano alpino, subalpino e montano con
formazioni di erbe perenni e/o felci (Thlaspietea rotundifolii). Pareti rocciose verticali su substrato
calcareo con vegetazione casmofitica (Saxifragion lingulatae).Vegetazione casmofitica delle rupi
calcaree delle Alpi Apuane .Pareti rocciose verticali su substrato siliceo dal piano alpino a quello
basale, della Regione Eurosiberiana e Mediterranea con vegetazione casmofitica (Androsacion
vandellii; Asplenio billotii-Umbilicion rupestris; Asplenion cuneifolii).
Sottotipologia di habitat non presente nella L.R. 56/2000, con nome di cui al Progetto RENATO.
FITOCENOSI:Faggeta del Catino (Alpi Apuane).
SPECIE VEGETALI: Athamanta cortiana - Specie endemica delle Alpi Apuane.
Aquilegia bertolonii - Specie endemica delle Alpi Apuane.
Popolamenti floristici endemici (delle Alpi Apuane o apuano-appenninici) per lo più costituiti da
specie dei versanti rocciosi o detritici calcarei.
SPECIE ANIMALI: Speleomantes ambrosii (geotritone di Ambrosi, Anfibi). Bombina pachypus
(ululone, Anfibi). Euplagia [=Callimorpha] quadripunctaria (Insetti, Lepidotteri). Parnassius
apollo (L.) (Insetti, Lepidotteri).Coenonympha dorus aquilonia (Higgins) (Insetti, Lepidotteri).
50
Myotis nattereri (vespertilio di Natterer, Chirotteri, Mammiferi). Pyrrhocorax pyrrhocorax
(gracchio corallino, Uccelli) – Nidificante.Popolamenti di uccelli con specie minacciate legate alle
praterie montane.Grotte di rilevante importanza faunistica (presenza di endemismi).
Altre emergenze: Area della Valle delle Rose e del bacino del Torrente Regolo, di elevato valore
naturalistico. Vaste estensioni di castagneti da frutto.
Principali elementi di criticità interni al sito
- Riduzione delle attività di pascolo nel settore occidentale del M.te Sagro.
- Denso sviluppo di arbusteti a Ulex europaeus nella Valle delle Rose, con riduzione delle praterie
secondarie.
- Progressiva riduzione e degradazione dei castagneti da frutto per abbandono delle attività colturali
e per invasione spontanea di ontano napoletano Alnus cordata proveniente da rimboschimenti
adiacenti ai castagneti.
- Parziale realizzazione della strada di collegamento Vinca–Sagro.
- Ridotta superficie del sito interna ad una “area contigua speciale” del Parco delle Alpi Apuane
potenzialmente destinata ad attività estrattive.
- Gestione selvicolturale della faggeta del Catino non finalizzata a obiettivi di tipo naturalistico.
- Frequenti incendi estivi.
- Notevole carico turistico legato a escursionismo, alpinismo e speleologia.
Principali elementi di criticità esterni al sito
- Presenza di attività estrattive marmifere nel settore occidentale del Monte Sagro, al Monte
Maggiore e in Loc. Vallini del Sagro. Presenza di cave di inerti alla confluenza dei torrenti Regolo e
Secco.
- Riduzione del pascolo nell’intero comprensorio apuano.
- Elevato carico turistico.
PRINCIPALI MISURE DI CONSERVAZIONE DA ADOTTARE
Principali obiettivi di conservazione
a) Mantenimento delle praterie di versante, con particolare riferimento agli habitat prativi prioritari
(EE).
b) Mantenimento degli elevati valori di naturalità del sistema di pareti rocciose verticali e cenge
erbose, con popolamenti floristici e faunistici di interesse conservazionistico (E).
c) Conservazione dei nuclei forestali di pregio, con particolare riferimento ai castagneti da frutto di
Vinca e del Vergheto e alla faggeta del Catino (E).
d) Conservazione dei popolamenti floristici endemici (M).
e) Riduzione/eliminazione degli impatti sulla fauna troglobia e sugli uccelli degli ambienti rupestri
causata da attività speleologiche e alpinistiche (M).
f) Gestione degli arbusteti a Ulex per impedirne l'evoluzione verso formazioni boschive (B).
Indicazioni per le misure di conservazione
- Esame della situazione attuale del pascolo, verifica rispetto agli obiettivi di conservazione e
adozione delle opportune misure contrattuali per il raggiungimento di modalità ottimali di gestione
(E).
- Mantenimento/recupero dei castagneti da frutto e delle faggete del Catino (aumento della maturità,
migliore caratterizzazione ecologica) mediante piani particolareggiati di gestione selvicolturale con
finalità naturalistiche (E).
- Poiché alcune delle principali cause di degrado/disturbo dipendono da pressioni ambientali
originate nel contesto esterno al sito, per queste dovrà essere opportunamente applicato lo strumento
della valutazione di incidenza (E).
- Risistemazione dei siti estrattivi abbandonati e della viabilità re lativa, contenimento degli impatti
dovuti alle attività estrattive in atto in aree limitrofe (E).
- Controllo/gestione periodica degli arbusteti a Ulex europaeus ed Erica arborea (M).
- Elaborazione di un Piano di gestione delle attività speleologiche e alpinistiche (M).
51
- Conservazione delle raccolte di acqua (in particolare le pozze di abbeverata) utilizzate dagli anfibi
(M).
6) Monte Castagnolo (IT5110007), classificato anche pSIC, con una estensione di 116,10 ettari,
sito in gran parte compreso nel Parco Regionale "Alpi Apuane".
Tipologia ambientale prevalente è costituita da versanti rocciosi acclivi con pareti verticali e
cenge erbose, praterie secondarie e arbusteti (uliceti, ericeti), prati pascoli in corso di abbandono.
Altre tipologie ambientali rilevanti, rappresentata da boschi radi di latifoglie eliofile,
imboschimenti di conifere.
Principali emergenze
HABITAT :Pavimenti calcarei ,Brughiere xeriche. Praterie dei pascoli abbandonati su substrato
neutro-basofilo (Festuco- Brometea).Ghiaioni rocciosi su substrato calcareo con clasti a varia
granulometria del piano alpino, subalpino e montano con formazioni di erbe perenni e/o felci
(Thlaspietea rotundifolii). Pareti rocciose verticali su substrato calcareo con vegetazione
casmofitica (Saxifragion lingulatae).Vegetazione casmofitica delle rupi calcaree delle Alpi Apuane
SPECIE VEGETALI:Horminum pyrenaicum (orminio) - Specie presente sulle montagne calcaree
dell’Europa sud-occidentale, prevalentemente nei Pirenei e nelle Alpi. La stazione toscana delle
Alpi Apuane rappresenta l’unica area appenninica relitta ove vegeta la specie. Nelle Alpi Apuane la
specie è molto rara, localizzandosi in un’area ristretta del territorio massese.
Popolamenti floristici endemici apuani o apuano-appenninici.
SPECIE ANIMALI:
Bombina pachypus (ululone, Anfibi).
Euplagia [=Callimorpha]
quadripunctaria (Insetti, Lepidotteri).
Principali elementi di criticità interni al sito
- Scarsa disponibilità di informazioni sullo stato di conservazione delle rare stazioni di Horminum
pyrenaicum.
- Riduzione delle attività di pascolo con processi di ricolonizzazione arbustiva.
- Presenza di “aree contigue speciali” del Parco delle Alpi Apuane potenzialmente destinate ad
attività estrattive.
- Evoluzione dei densi arbusteti (uliceti ed ericeti) verso formazioni boschive.
- Frequenti incendi estivi, che banalizzano le praterie ma mantengono gli arbusteti.
Principali elementi di criticità esterni al sito
- Presenza di attività estrattive marmifere nel settore occidentale del Monte Castagnolo con strada di
arroccamento e ravaneto.
- Riduzione del pascolo nell’intero comprensorio apuano.
PRINCIPALI MISURE DI CONSERVAZIONE DA ADOTTARE
Principali obiettivi di conservazione
a) Tutela delle stazioni di Horminum pyrenaicum (EE).
b) Conservazione dell’integrità dei versanti rocciosi del M.te Castagnolo (EE).
c) Mantenimento delle aree prative (ex pascoli) (E).
d) Gestione degli arbusteti a Ulex per impedirne la trasformazione in formazioni boschive (M).
e) Conservazione dei popolamenti floristici endemici (M).
Indicazioni per le misure di conservazione
- Indagine sull’attuale distribuzione e stato di conservazione di Horminum pyrenaicum (EE).
- Progressiva cessazione delle attività estrattive nel versante occidentale del Monte Castagnolo e
recupero delle aree dismesse (EE).
- Verifica dei rapporti tra sito e area contigua speciale per le attività estrattive del Parco delle Alpi
Apuane (E).
- Poiché alcune delle principali cause di degrado/disturbo dipendono da pressioni ambientali
originate nel contesto esterno al sito, per queste dovrà essere opportunamente applicato lo strumento
della valutazione di incidenza (E).
52
- Esame della situazione attuale del pascolo, verifica rispetto agli obiettivi di conservazione e
adozione delle opportune misure contrattuali per il raggiungimento di modalità ottimali di gestione
(E).
- Conservazione delle raccolte di acqua per la tutela degli anfibi (M).
7)
Monte Borla – Rocca di Tenerano (IT5110008), classificato anche pSIC, con una estensione
1081,30 ettari , sito in gran parte compreso nel Parco Regionale "Alpi Apuane".
La Tipologia ambientale prevalente risulta costituita da Area alto montana, con rilievi
prevalentemente calcarei interessati da boschi di latifoglie (faggete, ostrieti, castagneti), versanti
rocciosi e aree prative.Altre tipologie ambientali rilevanti sono rappresentate da Doline con
calluneti, vaccinieti montani, modesti nuclei di rimboschimenti di conifere, aree estrattive
abbandonate.
Principali emergenze
HABITAT:Pavimenti calcarei ,brughiere xeriche. Praterie dei pascoli abbandonati su substrato
neutro-basofilo (Festuco- Brometea).Ghiaioni rocciosi su substrato calcareo con clasti a varia
granulometria del piano alpino, subalpino e montano con formazioni di erbe perenni e/o felci
(Thlaspietea rotundifolii). Pareti rocciose verticali su substrato calcareo con vegetazione
casmofitica (Saxifragion lingulatae).Vegetazione casmofitica delle rupi calcaree delle Alpi Apuane.
Pareti rocciose verticali su substrato siliceo dal piano alpino a quello basale, della Regione
Eurosiberiana e Mediterranea con vegetazione casmofitica (Androsacion vandellii; Asplenio
billotii-Umbilicionrupestris; Asplenion cuneifolii).
FITOCENOSI
Calluneti di Campocecina (Alpi Apuane).
SPECIE VEGETALI
Aquilegia bertolonii - Specie endemica delle Alpi Apuane.
Centaurea montis-borlae (centaurea del monte Borla) - Specie endemica delle Alpi Apuane, con
l’unica stazione situata nel versante sud-orientale del Monte Borla. Da verificare la sua presenza sul
vicino M.te Spallone.
Popolamenti floristici endemici (delle Alpi Apuane, apuano appenninici), per lo più costituiti da
specie delle pareti e delle aree detritiche calcaree.
Stazioni u mide relittuali con rara flora igrofila.
SPECIE ANIMALI
Parnassius apollo (L.) (Insetti, Lepidotteri).
Coenonympha dorus aquilonia (Higgins) (Insetti, Lepidotteri).
Euplagia [=Callimorpha] quadripunctaria (Insetti, Lepidotteri).
Speleomantes ambrosii (geotritone di Ambrosi, Anfibi).
Pyrrhocorax pyrrhocorax (gracchio corallino, Uccelli) - Area di rilevante importanza per
l’alimentazione, frequentata da cospicui contingenti della specie.
Varie specie rare di Passeriformi legati a praterie discontinue.
Principali elementi di criticità interni al sito
- Intrinseca fragilità della popolazione di Centaurea montis-borlae, presente in una stazione ristretta
con esiguo numero di esemplari, situata in vicinanza e nell’ambito di un bacino estrattivo
marmifero e attraversata da un sentiero escursionistico (la specie è anche potenzialmente soggetta a
raccolta).
- Pressione del carico turistico (parte del sito è facilmente accessibile attraverso la rete stradale) ed
escursionistico.
- Chiusura dei prati e delle altre cenosi “aperte” per l’evoluzione della vegetazione causata dalla
cessazione/riduzione del pascolo.
Principali elementi di criticità esterni al sito
- Estesi bacini estrattivi marmiferi ai limiti del sito.
- Riduzione del pascolo nell’intero comprensorio apuano.
53
PRINCIPALI MISURE DI CONSERVAZIONE DA ADOTTARE
Principali obiettivi di conservazione
a) Conservazione della stazione di Centaurea montis-borlae e dell’integrità del versante sudorientale del Monte Borla (EE).
b) Conservazioni delle stazioni umide (prati torbosi) relittuali (E).
c) Conservazione dei prati secondari di Campo Cecina e dei calluneti in loc. Pozzi (M).
Indicazioni per le misure di conservazione
- Razionalizzazione delle attività estrattive nel bacino del Monte Sagro, con limitazione dello
sviluppo di attività di escavazione nel versante orientale del Monte Borla (EE).
- Esame della situazione attuale del pascolo, verifica rispetto agli obiettivi di conservazione e
adozione delle opportune misure contrattuali per il raggiungimento di modalità ottimali di gestione
(E).
- Realizzazione di un programma di conservazione ex situ per la tutela di Centaurea montis-borlae
(E).
- Poiché alcune delle principali cause di degrado/disturbo dipendono da pressioni ambientali
originate nel contesto esterno al sito, per queste dovrà essere opportunamente applicato lo strumento
della valutazione di incidenza (E).
- Verifica dell’impatto della sentieristica ed eventuale spostamento del sentiero CAI nel tratto in
attraversamento della stazione di Centaurea montis-borlae (B).
- Controllo del carico turistico con particolare riferimento all’area Acqua Sparta–Campo Cecina e
Morlungo- M.te Borla (B).
Non necessario il Piano di Gestione specifico del sito.In tutto il territorio apuano la necessità di
piani di gestione delle aree aperte (pascoli, praterie secondarie, arbusteti, ex coltivi terrazzati), è
molto alta e strategica per la conservazione degli elevati valori naturalistici.
8) Valli glaciali di Orto di Donna e Solco di Equi (IT5120008), sito classificato anche pSIC,
distribuito tra due province, quella di Lucca e di Massa Carrara, con una estensione di 2.832,62
ettari, in gran parte compreso nel Parco Regionale "Alpi Apuane".
La Tipologia ambientale prevalente è costuituita da Valli montane di origine glaciale, con boschi di
latifoglie (faggete, ostrieti, castagneti), versanti rocciosi silicei e calcarei con pareti verticali e cenge
erbose, praterie primarie e secondarie.Altre tipologie ambientali rilevanti sono rappresentate da
Brughiere montane e subalpine, arbusteti, bacini estrattivi attivi e abbandonati, ecosistemi fluviali di
alto corso.
Principali emergenze
HABITAT:brughiere xeriche. Praterie dei pascoli abbandonati su substrato neutro-basofilo
(Festuco-Brometea).Praterie acidofitiche del piano subalpino e montano a dominanza di
Nardus stricta (Nardion strictae; Violo-Nardion).Pavimenti calcarei ,boschi a dominanza di faggio
e/o querce degli Appennini con Ilex e Taxus.
Boschi a dominanza di faggio con Abies alba degli Appennini. Formazioni di suffrutici, arbusti
striscianti e erbe perenni del piano subalpino e alpino su substrato calcareo (Seslerietea albicantis).
Creste e versanti calcarei con formazioni discontinue del piano alpino e subalpino .Ghiaioni rocciosi
su substrato calcareo con clasti a varia granulometria del piano alpino, subalpino e montano con
formazioni di erbe perenni e/o felci (Thlaspietea rotundifolii).Pareti rocciose verticali su substrato
calcareo con vegetazione casmofitica (Saxifragion lingulatae). Vegetazione casmofitica delle rupi
calcaree delle Alpi Apuane .Pareti rocciose verticali su substrato siliceo dal piano alpino a quello
basale, della Regione Eurosiberiana e Mediterranea con vegetazione casmofitica (Androsacion
vandellii; Asplenio billotii-Umbilicion rupestris; Asplenion cuneifolii) .
FITOCENOSI
Popolazioni naturali di Abies alba delle Alpi Apuane.
Fitocenosi casmofile di Cresta Garnerone (Alpi Apuane).
Bosco di Taxus baccata del Solco d'Equi (Alpi Apuane).
54
SPECIE VEGETALI
Athamanta cortiana - Specie endemica delle Alpi Apuane.
Aquilegia bertolonii - Specie endemica delle Alpi Apuane.
Melampyrum pratense - Specie rara sporadica in Toscana.
Euphorbia hyberna ssp. insularis - Specie tirrenica nord-occidentale, in Toscana è presente solo in
una stazione delle Alpi Apuane (100-150 mq sul versante settentrionale del M. Contrario).
Presenza di specie rare e di popolamenti floristici endemici, per lo più costituiti da specie litofile e
rupicole calcicole.
SPECIE ANIMALI
Maculinea rebeli (Insetti, Lepidotteri) – Unica stazione (puntiforme) apuana.
Coenonympha dorus aquilonia (Insetti, Lepidotteri).
Parnassius mnemosyne (Insetti, Lepidotteri).
Parnassius apollo (Insetti, Lepidotteri).
Euplagia [=Callimorpha] quadripunctaria (Insetti, Lepidotteri).
Plecotus auritus (orecchione, Chirotteri, Mammiferi).
Pyrrhocorax pyrrhocorax (gracchio corallino, Uccelli) – Il sito comprende probabilmente le
principali colonie apuane della specie.
Aquila chrysaetos (aquila reale, Uccelli) – Sono presenti siti di nidificazione noti sin dall’800,
ancora utilizzati.
Varie specie ornitiche rare degli ambienti rupicoli: in particolare il sito ospita le maggiori colonie
nidificanti di gracchio alpino Pyrrhocorax graculus, e vi si concentrano spesso, nel periodo post
riproduttivo, gran parte dei gracchi (di entrambe le specie) delle Apuane.
Varie specie ornitiche rare delle praterie montane, presenti sia nelle praterie del fondovalle, sia
in quelle dei crinali.
Presenza di grotte con rilevanti popolamenti faunistici.
Altre emergenze
Sistema di valli di origine glaciale di alto interesse naturalistico e geomorfologico (con importanti
comp lessi carsici). Vaccinieti alpini relitti degli Zucchi del Cardeto.
Principali elementi di criticità interni al sito
pratiche agricole e la riduzione o cessazione del pascolo comporta la chiusura delle aree aperte.
Locali fenomeni di sovrapascolo sono causa di processi di erosione del cotico erboso e del suolo.
per
deposizione di fanghi derivanti da limitrofi siti estrattivi.
lare riferimento alle strutture presenti nelle valli
più interne.
Euphorbia hyberna ssp. insularis,
prossima a un frequentato sentiero escursionistico.
attività estrattive.
Abies alba.
Liliaceae, Amaryllidaceae,
Orchidaceae, Paeoniaceae).
ti
utilizzando materiale vegetale non autoctono.
Maculinea rebeli.
-Valli glaciali di Orto di Donna e Solco di Equi
55
Taxus baccata del solco d’Equi, in gran parte
alterata dal taglio degli esemplari maggiori e dalla vicina presenza di un sito estrattivo.
Principali elementi di criticità esterni al sito
occupazione del suolo, inquinamento dei corsi d’acqua, disturbo sonoro. Pur non inclusi nel SIR,
alcuni bacini estrattivi costituiscono “isole” interne al sito, aumentandone gli effetti di disturbo.
penninico.
PRINCIPALI MISURE DI CONSERVAZIONE DA ADOTTARE
Principali obiettivi di conservazione
a) Conservazione degli elevati livelli di naturalità delle zone a maggiore altitudine (sistema di cime,
pareti rocciose e cenge erbose) (EE).
b) Mantenimento dell’integrità dei popolamenti floristici e faunistici di interesse conservazionistico
(EE).
c) Mantenimento delle praterie secondarie e dei relativi popolamenti faunistici (EE).
d) Conservazione delle specie ornitiche nidificanti negli ambienti rupicoli, anche mediante la
limitazione del disturbo diretto (E).
e) Conservazione della stazione puntiforme di Maculinea rebeli (E).
f) Conservazione delle cenosi ad Abies alba (E) e a Taxus baccata (M) e dei vaccinieti subalpini
(M).
g) Conservazione di complessi carsici importanti per la fauna troglobia (M).
h) Conservazione della stazione di Euphorbia hyberna ssp. insularis (M).
i) Tutela e riqualificazione degli ecosistemi fluviali (B).
Indicazioni per le misure di conservazione
adozione di opportune misure contrattuali per il raggiungimento delle modalità ottimali di gestione
(EE).
il
mantenimento di stazioni di specie arboree di interesse conservazionistico (E).
discariche di cava (ravaneti) e dei tratti fluviali soggetti a
fenomeni di inquinamento (E).
originate nel contesto esterno al sito, per queste dovrà essere opportunamente applicato lo strumento
della valutazione di incidenza (E).
ex situ per la tutela delle specie vegetali rare e
minacciate di scomparsa (Euphorbia hyberna ssp insularis, ecotipi di Abies alba) (E).
- Elaborazione di un piano per la conservazione della stazione puntiforme di Maculinea rebeli, la
cui tutela richiede presumibilmente opportune azioni di gestione dell’habitat (è legata a praterie
secondarie, la cui permanenza è garantita da sfalcio o pascolo, ma è minacciata da
taglio/raccolta/calpestio delle specie nutrici) (E).
attività di raccolta di entomofauna e di specie vegetali con vistosa fioritura primaverile (M).
Non necessario il Piano di Gestione specifico del sito. Sono auspicati piani di gestione delle aree
aperte (pascoli, praterie secondarie, arbusteti, ex coltivi terrazzati), proprio per la conservazione
degli elevati valori naturalistici.
56
9) Valle
del Serra - Monte Altissimo (IT5120010), classificato anche pSIC, inserito anche questo
parte nel territorio della provincia di Massa Carrara e parte in quella di Lucca, con una etensione
1.857,08 ettari, in gran parte compreso nel Parco Regionale "Alpi Apuane".
La Tipologia ambientale prevalente è determinata da Area in gran parte compresa nell’alto bacino
del Torrente Serra, caratterizzato da boschi di latifoglie (castagneti, faggete, ostrieti), stadi di
degradazione arbustiva (ericeti, uliceti), crinali e versanti rocciosi, con praterie per lo più
secondarie.
Altre tipologie ambientali rilevanti sono rappresentate da bacini estrattivi abbandonati; ecosistemi
fluviali.
Principali emergenze
HABITAT:Brughiere xeriche. Praterie dei pascoli abbandonati su substrato neutro-basofilo
(Festuco- Brometea). Pavimenti calcarei , ghiaioni rocciosi su substrato calcareo con clasti a varia
granulometria del piano alpino, subalpino e montano con formazioni di erbe perenni e/o felci
(Thlaspietea rotundifolii). Pareti rocciose verticali su substrato calcareo con vegetazione
casmofitica (Saxifragion lingulatae). Vegetazione casmofitica delle rupi calcaree delle Alpi Apuane
Pareti rocciose verticali su substrato siliceo dal piano alpino a quello basale, della Regione
Eurosiberiana e Mediterranea con vegetazione casmofitica (Androsacion vandellii; Asplenio
billotii-Umbilicion rupestris; Asplenion cuneifolii)
SPECIE VEGETALI
Aquilegia bertolonii - Specie endemica delle Alpi Apuane.
Vandenboschia speciosa - Specie atlantica presente in modo relittuale in Italia nelle uniche stazioni
delle Alpi Apuane.
Campanula spicata (campanula spigata) - Presente in Toscana solo nella stazione del M.te Carchio
e in una stazione nell’Appennino Tosco-Emiliano.
Popolamenti floristici endemici delle Alpi Apuane e popolamenti di pteridofite (ad esempio Pteris
cretica, Hymenophyllum tunbrigense).
SPECIE ANIMALI
Euplagia [=Callimorpha] quadripunctaria (Insetti, Lepidotteri).
Supplemento al Bollettino Ufficiale della Regione Toscana n. 32 del 11.8.2004 53
Parnassius apollo (Insetti, Lepidotteri).
Bombina pachypus (ululone, Anfibi).
Pyrrhocorax pyrrhocorax (gracchio corallino, Uccelli) - Aree di alimentazione.
Varie specie ornitiche rare degli ambienti rupicoli e consistenti popolazioni di specie legate agli
arbusteti a Ulex ed Erica e alle praterie pascolate (nella dorsale M. Focoraccia – M. Carchio).
Altre emergenze
Castagneti umidi con sottobosco ricco di pteridofite rare e di interesse conservazionistico.
Principali elementi di criticità interni al sito
− Riduzione delle attività di pascolo (effetto rilevante in aree limitate), con rapidi processi di
ricolonizzazione arbustiva.
− Inquinamento delle acque.
− Piccole porzioni del sito interne ad “aree contigue speciali” del Parco delle Alpi Apuane
potenzialmente destinate ad attività estrattive.
− Frequenti incendi, con forte degradazione del soprassuolo arboreo nei versanti in destra
idrografica del Torrente Serra. Il frequente passaggio del fuoco permette però la conservazione
degli arbusteti a Ulex ed Erica.
− Possibile danneggiamento delle stazioni di rare pteridofite per gli eventi alluvionali del 1996.
− Ridotte dimensioni della stazione di Campanula spicata, da verificarne l’attuale stato di
conservazione.
− Possibile riduzione della superficie occupata dagli arbusteti a Ulex ed Erica per l’evoluzione della
vegetazione (in eventuale prolungata assenza di incendi).
− Elevata pressione turistica nelle aree sommitali.
57
Principali elementi di criticità esterni al sito
− Vasti bacini estrattivi circostanti il sito, con cave, discariche e strade di arroccamento. Pur non
compresi nel SIR, alcuni bacini estrattivi costituiscono “isole” interne al sito, aumentandone gli
effetti di disturbo.
− Vicina presenza di centri abitati e strade.
− Riduzione del pascolo nell’intero comprensorio apuano e appenninico.
PRINCIPALI MISURE DI CONSERVAZIONE DA ADOTTARE
Principali obiettivi di conservazione
a) Conservazione delle stazioni di Hymenophyllum tunbrigense e di Campanula spicata (da
accertarne l’attuale presenza) (EE).
b) Mantenimento delle praterie secondarie (e dei relativi popolamenti faunistici) e ostacolo
aiclasiificato anche processi di chiusura, particolarmente importante nella dorsale M. Focoraccia –
M. Carchio (EE).
c) Miglior inserimento ambientale dei siti estrattivi e salvaguardia del sistema di cime e pareti
rocciose (E).
d) Tutela e riqualificazione degli ecosistemi fluviali (M).
e) Gestione selvicolturale e controllo degli incendi per il mantenimento dei castagneti con
sottobosco ricco di pteridofite (M).
f) Conservazione di estensioni significative di arbusteti a Ulex ed Erica (M).
Indicazioni per le misure di conservazione
- Esame della situazione attuale del pascolo, verifica rispetto agli obiettivi di conservazione e
adozione di opportune misure contrattuali per il raggiungimento delle modalità ottimali di gestione;
in quest’ambito, favorire la diffusione di raccolte di acqua accessibili agli anfibi (EE).
- Gestione selvicolturale di tipo naturalistico (E).
- Verifica della distribuzione e dello stato di conservazione di Campanula spicata e Vandenboschia
speciosa (E).
- Poiché alcune delle principali cause di degrado/disturbo dipendono da pressioni ambientali
originate nel contesto esterno al sito, per queste dovrà essere valorizzato lo strumento della
valutazione di incidenza (E).
- Misure gestionali per assicurare la conservazione degli arbusteti, in particolare di quelli con forte
presenza di Erica scoparia (ad es., attraverso il taglio periodico delle eriche, possibilmente a fini
produttivi) (M).
- Realizzazione di un programma di conservazione ex situ per la tutela delle specie vegetali rare e
minacciate di scomparsa (M).
- Messa a norma degli scarichi civili ed eliminazione delle discariche abusive negli impluvi presso i
centri abitati (M).
- Interventi di risanamento delle discariche di cava (ravaneti) e dei tratti fluviali soggetti a fenomeni
di inquinamento (M).
- Controllo degli incendi (M).
- Regolamentazione delle attività alpinistiche e speleologiche (B).
Necessità di piani di settore In tutto il territorio apuano la necessità di piani di gestione delle aree
aperte (pascoli, praterie secondarie, arbusteti, ex coltivi terrazzati), appare molto alta e strategica
per la conservazione degli elevati valori naturalistici.
Bassa, infine, la necessità di un piano di gestione della fruizione turistica, in particolare per le
attività alpinistiche (soprattutto) e speleologiche.
10) M. Tambura - M. Sella (IT5120013), classificato anche pSIC, insiste sul territorio delle
Province di Massa Carrara e Lucca, con una estensione di 2.009,88 ettari, in gran parte compreso
nel Parco Regionale "Alpi Apuane".La Tipologia ambientale prevalente è determinata da rilievi
montuosi con carattere alpino, caratterizzati da pareti rocciose calcaree, ampi circhi glaciali con
detriti di falda, praterie primarie e secondarie, crinali principali dello spartiacque apuano.
58
Altre tipologie ambientali rilevanti sono rappresentate da boschi di latifoglie (prevalentemente
faggete e ostrieti), arbusteti di degradazione (uliceti, calluneti), bacini estrattivi abbandonati.
Principali emergenze
HABITAT:Praterie dei pascoli abbandonati su substrato neutro-basofilo (Festuco- Brometea).
Pavimenti calcarei , boschi a dominanza di faggio e/o querce degli Appennini con Ilex e Taxus.
Formazioni di suffrutici, arbusti striscianti e erbe perenni del piano subalpino e alpino su substrato
calcareo (Seslerietea albicantis).Creste e versanti calcarei con formazioni discontinue del piano
alpino e subalpino. Ghiaioni rocciosi su substrato calcareo con clasti a varia granulometria del piano
alpino, subalpino e montano con formazioni di erbe perenni e/o felci (Thlaspietea rotundifolii).
Pareti rocciose verticali su substrato calcareo con vegetazione casmofitica (Saxifragion lingulatae).
Vegetazione casmofitica delle rupi calcaree delle Alpi Apuane .
FITOCENOSI
Fitocenosi casmofile e calcicole del Monte Tambura (Alpi Apuane).
SPECIE VEGETALI
Athamanta cortiana - Specie endemica delle Alpi Apuane.
Aquilegia bertolonii - Specie endemica delle Alpi Apuane.
Menyanthes trifoliata (trifoglio fibrino) – Specie rara legata agli ambienti umidi e palustri.
Presenza di specie rare e di popolamenti floristici endemici per lo più costituiti da specie litofile e
rupicole calcicole.
SPECIE ANIMALI
Coenonympha dorus aquilonia (Insetti, Lepidotteri).
Euplagia [=Callimorpha] quadripunctaria (Insetti, Lepidotteri).
Parnassius apollo (Insetti, Lepidotteri).
Bombina pachypus (ululone, Anfibi).
Speleomantes ambrosii (geotritone di Ambrosi, Anfibi).
Aquila chrysaetos (aquila reale, Uccelli) – Nidificante con alcune coppie nelle Apuane, il sito è
utilizzato come area di caccia.
Pyrrhocorax pyrrhocorax (gracchio corallino, Uccelli) – Importanti aree di alimentazione, scarsi
siti di nidificazione.
Varie specie ornitiche rare delle praterie montane e degli ambienti rupestri.Fauna troglobia di
interesse conservazionistico.
Altre emergenze
Circo glaciale della Carcaraia, con vasti complessi carsici e con importanti popolamenti di specie di
flora e fauna rare e/o endemiche.
Numerose emergenze geomofologiche.
Castagneto da frutto su morena glaciale tra Vagli di Sopra e Campocatino.
Principali elementi di criticità interni al sito
attività di pascolo con processi di ricolonizzazione arbustiva.
attività estrattive.
Taxus baccata nella Valle di Renara.
Campocatino).
Principali elementi di criticità esterni al sito
occupazione di suolo, inquinamento delle acque e modifica degli elementi fisiografici. Pur non
compresi nel SIR, alcuni bacini estrattivi costituiscono “isole” interne al sito, aumentandone gli
effetti di disturbo.
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PRINCIPALI MISURE DI CONSERVAZIONE DA ADOTTARE
Principali obiettivi di conservazione
a) Conservazione degli elevati livelli di naturalità delle zone a maggiore altitudine (sistema di cime,
crinali, pareti rocciose e cenge erbose) (EE).
b) Mantenimento dell’integrità dei popolamenti floristici e faunistici di interesse conservazionistico
(E).
c) Mantenimento dei castagneti da frutto presso Campocatino (E).
d) Mantenimento delle praterie secondarie (e dei relativi popolamenti faunistici) e ostacolo ai
processi di chiusura e/o degrado (M).
e) Conservazione delle pozze per la riproduzione di anfibi e degli habitat utili per specie minacciate
di insetti (M).
f) Tutela dei nuclei di Taxus baccata in Val di Renara (M).
g) Conservazione di complessi carsici importanti per la fauna troglobia (M).
h) Conservazione delle specie ornitiche nidificanti negli ambienti rupicoli, anche mediante la
limitazione del disturbo diretto (B).
Indicazioni per le misure di conservazione
(attraverso misure contrattuali) e delle stazioni di specie arboree di interesse conservazionistico
(misure normative o gestionali) (E).
- Poiché alcune delle principali cause di degrado/disturbo dipendono da pressioni ambientali che si
originano nel contesto esterno al sito, per queste dovrà essere opportunamente applicato lo
strumento della valutazione di incidenza (E).
- Esame della situazione attuale del pascolo, verifica rispetto agli obiettivi di conservazione e
adozione di opportune misure contrattuali per il raggiungimento delle modalità ottimali di gestione
(M).
raccolta di entomofauna e di specie vegetali con vistosa fioritura primaverile (M).
Non necessario il Piano di Gestione specifico del sito in quanto è prossima l’adozione dello
strumento di Piano del Parco, nel cui ambito sono previste indicazioni di massima inerenti gli
obiettivi di cui sopra.
Utile l’elaborazione di alcuni piani di settore (che dovrebbero riguardare tutti i siti delle Apuane),
relativi alla riqualificazione dei siti degradati (necessità elevata), alla gestione forestale (media),
all’organizzazione della fruizione turistica (media), alla regolamentazione delle attività
speleologiche (media) e alla gestione del pascolo (media).
11) Praterie primarie e secondarie delle Apuane (IT5120015), sito classificato anche come ZPS,
con una estensione di 17.320,84 ettari, in gran parte compreso nel Parco Regionale "Alpi Apuane"
che interessa sia la Provincia di Massa Carrara che quella di Lucca. La tipologia ambientale
prevalente è costituita da porzioni montane dei rilievi apuani, con pareti e affioramenti rocciosi
calcarei e silicei, praterie primarie e
secondarie.Le altre tipologie ambientali rilevanti sono rappresentate da brughiere, arbusteti, boschi
di latifoglie, castagneti da frutto, bacini estrattivi attivi ed abbandonati.
Principali emergenze
SPECIE ANIMALI (UCCELLI)
Aquila chrysaetos (aquila reale) – Area di notevole importanza per la specie a livello regionale.
Falco biarmicus (lanario) – Varie osservazioni recenti in periodo primaverile -estivo, nidificazione
possibile (sarebbe l’unico sito della Toscana settentrionale).
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Pyrrhocorax pyrrhocorax (gracchio corallino) – Unica popolazione della Toscana di una specie in
declino su gran parte dell’areale, presumibilmente del tutto isolata, interamente compresa nel sito.
Emberiza hortulana (ortolano) – Popolazione nidificante ormai ridottissima, fra le ultime ancora
presenti in Toscana.
Varie specie ornitiche rare degli ambienti rupestri presenti con l’unica (gracchio alpino
Pyrrhocorax graculus) o con la principale popolazione della Toscana (ad es., sordone Prunella
collaris, picchio muraiolo Tichodroma muraria), o comunque con popolazioni di consistenza
molto rilevante (ad es., pellegrino Falco peregrinus, codirossone Monticola saxatilis).
Varie specie ornitiche rare delle praterie montane, presenti con popolazioni di notevole importanza
a scala regionale.
Popolazioni rilevanti di specie ornitiche rare legate agli arbusteti e in particolare alle formazioni
a Ulex europaeus ed Erica scoparia.
Altre emergenze sono rappresentate da un sistema montano caratterizzato da notevole eterogeneità
ambientale, che comprende vaste estensioni di ambienti rupestri alternati a praterie primarie e
secondarie, a costituire un’area di assoluto valore avifaunistico.
Principali elementi di criticità interni al sito
erie
montane.
Locali fenomeni di sovrapascolo.
attività estrattive.
n
perdita degli habitat preferenziali per l’ortolano).
assai minore, speleologiche (queste ultime minacciano soprattutto i Chirotteri ma, localmente,
anche Pyrrhocorax pyrrhocorax).
Ulex europaeus ed Erica
scoparia, in assenza di incendi o di interventi di gestione attiva.
Principali elementi di criticità esterni al sito
del pascolo nei rilievi appenninici circostanti e conseguente aumento dell’isolamento
per le specie di prateria.
occupazione di suolo, e modifica degli elementi fisiografici. Pur non compresi nel SIR, alcuni
bacini estrattivi costituiscono “isole”interne al sito, aumentandone gli effetti di disturbo.
PRINCIPALI MISURE DI CONSERVAZIONE DA ADOTTARE
Principali obiettivi di conservazione
a) Mantenimento delle praterie secondarie (e dei relativi popolamenti faunistici) e ostacolo ai
processi di chiusura e/o degrado (EE).
b) Mantenimento dell’integrità del sistema di cime, pareti rocciose e cenge erbose (EE).
c) Mantenimento/recupero dell’eterogeneità ambientale legata alle attività agricole tradizionali sui
rilievi minori (E).
d) Mantenimento di superfici adeguate di arbusteti a Ulex europaeus ed Erica scoparia. (M).
e) Riduzione del disturbo alle specie rupicole, durante la nidificazione, causato da attività
alpinistiche e, in misura minore, speleologiche (M).
Indicazioni per le misure di conservazione
- Esame della situazione attuale del pascolo, verifica rispetto agli obiettivi di conservazione e
adozione di opportune misure contrattuali per il raggiungimento delle modalità ottimali di gestione
(EE).
risistemazione dei bacini estrattivi abbandonati (E).
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à agricole tradizionali
nei rilievi secondari (M).
originate nel contesto esterno al sito, per queste dovrà essere opportunamente applicato lo strumento
della valutazione di incidenza (E).
Ulex europaeus ed Erica scoparia, favorendo la diffusione di quest’ultima specie (M).
scala regionale, sono concentrate esclusivamente o in
gran parte nelle Alpi Apuane (M).
attività possono minacciare la nidificazione di specie rare e regolamentandole opportunamente (M).
Non compresi in aree parco :
12) Valle del Torrente Gordana (IT5110001), classificato anche pSIC , ha una estensione di
522,27 ettari . Sito non compreso nel sistema delle aree protette.
La tipologia ambientale prevalente , identificabile nell’alto corso del Torrente Gordana, è
determinata da pareti rocciose e forre, da versanti boscati con castagneti, ostrieti e altri boschi di
latifoglie mesofile, vegetazione ripariale arborea e arbustiva lungo le sponde.Contiene altre
tipologie ambientali rilevanti determinate da formazioni prative secondarie, praterie arbustate.
Principali emergenze
HABITAT costituito da boschi ripari a dominanza di Salix alba e/o Populus alba e/o P.nigra.
SPECIE ANIMALI
Speleomantes strinatii (geotritone di Strinati, Anfibi) - Unica stazione conosciuta in Toscana, specie
endemica dell'Europa sud-occidentale.
Canis lupus (lupo, Mammiferi) - Buona presenza, possibile area nucleo (core area) estesa anche
attorno
al SIR.
Altre emergenze
Ecosistema fluviale di alto-medio corso e versanti circostanti con elevati livelli di naturalità (con
particolare
riferimento al tratto caratterizzato da forre).
Principali elementi di criticità interni al sito
- Stress idrico dovuto a derivazione verso il Torrente Teglia.
- Abbandono dei castagneti da frutto.
- Scomparsa/riduzione dei pascoli e delle altre cenosi erbacee secondarie.
- Possibili immissioni di trote.
- Conoscenze insufficienti delle emergenze naturalistiche, delle tendenze in atto e delle cause di
minaccia.
Principali elementi di criticità esterni al sito
- Possibile alterazione della qualità delle acque per eventuali scarichi a monte del sito, ove si
localizzano centri
abitati montani con turismo estivo.
- Previsione di nuovi siti estrattivi lungo il Torrente Gordana a monte del sito.
PRINCIPALI MISURE DI CONSERVAZIONE DA ADOTTARE
Principali obiettivi di conservazione
a) Conservazione della popolazione di Speleomantes strinatii (E).
b) Mantenimento/miglioramento qualità complessiva del corso d’acqua (E).
c) Mantenimento dell’elevata naturalità e della continuità della matrice boschiva (requisito per la
conservazione
62
di Canis lupus), nel sito e nel bacino idrografico a monte (M).
d) Miglioramento delle conoscenze su specie e habitat (M).
e) Mantenimento dei castagneti da frutto (B).
f) Mantenimento/recupero dell’uso a pascolo delle residue praterie arbustate (B).
Indicazioni per le misure di conservazione
- Applicazione dello strumento della valutazione di incidenza per opere da realizzare a monte del
sito in
oggetto, con particolare riferimento a eventuali impatti sull’integrità dell’ecosistema fluviale (E).
- Verifica della qualità del corso d’acqua, anche in rapporto alla presenza della derivazione, e
adozione di
eventuali misure normative necessarie (M).
- Verifica delle indicazioni della pianificazione forestale rispetto agli obiettivi b), e), f) e adozione
delle
eventuali misure normative necessarie (M).
- Misure contrattuali per assicurare/favorire il raggiungimento degli obiettivi b), e), f) (M). Per
quanto riguarda
i boschi cedui, non ostacolare la diffusione di specie arboree autoctone diverse dal castagno, al fine
di far
raggiungere alle formazioni forestali un maggior grado di naturalità.
- Mantenimento del reticolo idrico superficiale e delle opere di terrazzamento, anche come habitat
di
Speleomantes strinatii (M).
- Attuazione di indagini sugli aspetti naturalistici (M).
Necessità di piani di settore
Non necessari. E’ sufficiente la verifica, e l’eventuale adeguamento, degli strumenti urbanistici e
della
pianificazione di settore rispetto agli obiettivi di conservazione.
13) Lago di Porta (IT5110022) - Precedentemente classificato come: B02 Lago di Porta
(IT5110103), classificato anche ZPS, con una estensione 155,8 ha, interamente compreso nelle
Aree Naturali Protette di Interesse Locale (ANPIL) “Lago di Porta” (MS) e “Lago e Rupi di Porta”
(LU).
La Tipologia ambientale prevalente è costituita da una Palude di acqua dolce con canneti e cariceti,
boschi igrofili e planiziali.Altre tipologie ambientali rilevanti sono riferibili a macchia mediterranea
discontinua su rupi calcaree, terreni agricoli, altre aree antropizzate.
Principali emergenze
HABITAT:boschi ripari a dominanza di Salix alba e/o Populus alba e/o P. nigra
SPECIE VEGETALI
Importanti stazioni di rare specie igrofile quali Potamogeton berchtoldii, Hottonia palustris,
Nymphaea alba,Nymphoides peltata, Spiranthes aestivalis, ecc.
Di elevato interesse la presenza della relitta Periploca graeca.
SPECIE ANIMALI
Emys orbicularis (testuggine d’acqua, Rettili).
Botaurus stellaris (tarabuso, Uccelli) - Nidificante con una coppia.
Circus aeruginosus (falco di palude, Uccelli) - Nidificante con una coppia.
Presenza di piccole popolazioni nidificanti di Passeriformi e Ardeidi di canneto di interesse
conservazionistico.
Il sito ospita eccezionali concentrazioni di rondini durante la migrazione autunnale.
Altre emergenze
Area umida relitta di elevato interesse naturalistico, soprattutto in considerazione degli elevati
livelli di antropizzazione del territorio circostante.
63
Principali elementi di criticità interni al sito
- Natura relittuale e isolamento della zona umida in un contesto fortemente antropizzato.
- Interrimento del corpo d’acqua, accelerato dall’abbandono delle attività tradizionali di taglio della
vegetazione elofitica.
- Interventi di gestione idraulica (in particolare sul Fiume Versilia) che riducono i livelli di
naturalità.
- Proprietà privata di gran parte del sito, che ne condiziona la gestione.
- Presenza di abitazioni sparse e di altri insediamenti.
- Vie di comunicazione (strade e ferrovie) ai confini del sito.
- Disturbo diretto causato da escursionismo, passeggiate, pesca dilettantistica.
- Diffusione di specie alloctone invasive (particolarmente rilevante Procambarus clarkii).
- Presenza di elettrodotti a bassa e media tensione.
- Abbandono incontrollato di rifiuti solidi.
- Attività agricole intensive (colture in serra).
- Deterioramento del suolo in aree utilizzate come discariche di marmettola.
- Possibili atti di bracconaggio.
- Transito abusivo di mezzi motorizzati
Principali elementi di criticità esterni al sito
- Il sito è inserito in un contesto territoriale fortemente urbanizzato, interessato dalla presenza di
insediamenti abitati e industriali, importanti vie di comunicazione, aree estrattive.
- Inquinamento delle acque.
- Siti estrattivi in aree limitrofe.
PRINCIPALI MISURE DI CONSERVAZIONE DA ADOTTARE
Principali obiettivi di conservazione
a) Completamento del recupero della qualità ambientale, soprattutto relativamente al rischio di
interrimento (E).
b) Tutela e gestione delle diverse formazioni elofitiche e delle specie collegate (E).
c) Tutela delle stazione di specie igrofile rare (E).
d) Tutela dello specchio d’acqua libera e dei boschi igrofili (M).
e) Riduzione degli impatti diretti e indiretti delle attività antropiche e dell’isolamento del sito (M).
f) Controllo/eradicazione delle specie alloctone (M).
Indicazioni per le misure di conservazione
- Prosecuzione degli interventi per il miglioramento della qualità delle acque e per il rallentamento
dei fenomeni di interrimento (E).
- Esecuzione di interventi di gestione della vegetazione elofitica, da definire in dettaglio in base ai
risultati degli studi naturalistici in corso (E).
- Avviamento di azioni per il controllo della fauna alloctona (M).
- Ampliamento delle superfici palustri o di bosco igrofilo (possibilmente in aree attualmente
occupate da accumuli di marmettola) (M).
- Azioni di informazione/sensibilizzazione (installazione di pannelli informativi e tabellazione
perimetrale dell’area) (M).
- Definizione ed esecuzione di interventi per la rinaturalizzazione e l’incremento della maturità dei
boschi (B).
Necessità di Piano di Gestione specifico del sito
Media. Le scelte di gestione sono affidate al “Coordinamento Lago di Porta”, supportato da un
comitato di gestione con funzioni di indirizzo e consulenza tecnica, l’ANPIL “Lago di Porta”
dispone di un regolamento di gestione.
14) B01 Lago Verde di Passo del Brattello (IT5110101), SIR non incluso nella rete ecologica
europea Natura 2000. Ha una estensione di 229,97 ettari, e non è compreso nel sistema regionale
delle aree protette.
64
La tipologia ambientale prevalente è riferibile all’Alto bacino montano del Torrente Verde con lago
naturale e corso d’acqua, versanti con boschi di latifoglie mesofile (prevalentemente faggete).
Le altre tipologie ambientali rilevanti sono riferibili a formazioni elofitiche, arbusteti su coltivi e
pascoli abbandonati, rari insediamenti rurali sparsi.
Principali emergenze
HABITAT: boschi misti di latifoglie mesofile dei macereti e dei valloni su substrato
calcareo (Tilio-Acerion).
SPECIE ANIMALI
Presenza di popolamenti di varie specie di Anfibi di interesse conservazionistico.
Altre emergenze
L’alto corso del Torrente Verde, che scorre in un ambito prevalentemente boscato, è di notevole
qualità complessiva.
Principali elementi di criticità interni al sito
- Insediamenti rurali sparsi che potrebbero minacciare la stabilità dell’ecosistema lacustre.
- Gestione privata a fini di pesca sportiva del Lago Verde (area di pesca a regolamento specifico).
- Possibili rischi di progressivo disseccamento del lago.
- La riduzione/cessazione del pascolo rappresenta una possibile minaccia per le rare praterie
secondarie.
- Insufficiente livello di conoscenza su presenza e stato di conservazione delle emergenze
naturalistiche, così come sull’assetto complessivo e le tendenze in atto dell’ambiente lacustre.
Principali elementi di criticità esterni al sito
frammentazione dell’habitat per numerose specie minacciate.
PRINCIPALI MISURE DI CONSERVAZIONE DA ADOTTARE
Principali obiettivi di conservazione
a) Conservazione dell’ecosistema lacustre in buone condizioni di qualità e naturalità, favorendo la
presenza di habitat diversificati, la ricchezza delle cenosi animali e vegetali e la salvaguardia delle
specie di maggiore rilevanza (E).
b) Incremento dei livelli di conoscenza sulle emergenze naturalistiche e sulle problematiche del sito
con particolare riferimento alla gestione idraulica e piscatoria del lago (E).
c) Mantenimento di livelli elevati di naturalità degli ambienti forestali e del corso d’acqua e
salvaguardia delle formazioni di maggior valore naturalistico e degli habitat prioritari (M).
d) Analisi dei livelli di criticità in relazione alla presenza di insediamenti e alle attività turisticoricreative ed eventuale individuazione delle eventuali misure di conservazione necessarie (M).
Indicazioni per le misure di conservazione
- Esame dell’assetto complessivo e monitoraggio della qualità delle acque e delle comunità vegetali
e animali del lago; successiva definizione/attuazione delle misure di conservazione eventualmente
necessarie (E).
Da definire il Piano di Gestione specifico del sito successivamente ad un miglioramento del livello
di conoscenza delle emergenze naturalistiche e delle tendenze in atto nell’area. La zona del lago è
attualmente gestita da una società polisportiva come area di pesca a regolamento specifico di cui
all’art.15 della L.R. 25/84.
Come ben evidenziato nelle relative schede, in queste aree sono al momento segnalate come
presenti o nidificanti 9 specie di uccelli elencate all’ ALL. I della Direttiva 2009/147/CE “Specie
che necessitano di misure speciali di conservazione”, e II. Tra i mammiferi , nella altre specie
importanti di fauna , si segnalano la lepre del Capo , e la Arvicola delle nevi.
Il PFVP non può chiaramente prevedere misure di protezione dirette o istituire zone speciali di
conservazione aggiuntive, rispetto agli atti di pianificazione di settore (Piani nazionali e regionali sulle
aree protette, Rete natura 2000) già esistenti, ma concorre ad implementare e potenziare lo stato di
65
conservazione di queste emergenze naturali attraverso l’attuazione delle specifiche misure ed
azioni in esso previste, come la istituzione delle zone e oasi di protezione e del zone di rispetto
venatorio non compresi entro la rete natura 2000 e nel sistema delle aree protette , attraverso
interventi di miglioramento ambientale, con il controllo di predatori opportunisti (corvidi), del
cinghiale, del capriolo e di altre specie ritenute comunque impattanti per quegli habitat. Prevede
altresì di attuare in queste aree le misure di conservazione applicando i criteri definiti con DM 17
Ottobre 2007 , e relativi ai “Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di
conservazione relative a Zone speciali di conservazione (ZSC) e a Zone di protezione speciale
(ZPS)”, che sono stati recepiti a livello regionale.
I criteri minimi suddetti, validi per ogni SIC, sono i seguenti:
a) divieto di bruciatura delle stoppie e delle paglie, nonchè della vegetazione presente al termine dei
cicli produttivi di prati naturali o seminati, sulle superfici specificate ai punti seguenti:
1) superfici a seminativo ai sensi dell'art. 2, punto 1 del regolamento (CE) n. 796/2004, comprese
quelle investite a colture consentite dai paragrafi a) e b) dell'art. 55 del regolamento (CE) n.
1782/2003 ed escluse le superfici di cui al successivo punto 2);
2) superfici a seminativo soggette all'obbligo del ritiro dalla produzione (set-aside) e non coltivate
durante tutto l'anno e altre superfici ritirate dalla produzione ammissibili all'aiuto diretto, mantenute
in buone condizioni agronomiche e ambientali a norma dell'art. 5 del regolamento (CE) n.
1782/2003. Sono fatti salvi interventi di bruciatura connessi ad emergenze di carattere fitosanitario
prescritti dall'autorità competente o a superfici investite a riso e salvo diversa prescrizione
della competente autorità di gestione;
b) sulle superfici a seminativo soggette all'obbligo del ritiro dalla produzione (set-aside) e non
coltivate durante tutto l'anno e altre superfici ritirate dalla produzione ammissibili all'aiuto diretto,
mantenute in buone condizioni agronomiche e ambientali a norma dell'art. 5 del regolamento (CE)
n. 1782/2003, obbligo di garantire la presenza di una copertura vegetale, naturale o artificiale,
durante tutto l'anno, e di attuare pratiche agronomiche consistenti esclusivamente in operazioni di
sfalcio, trinciatura della vegetazione erbacea, o pascolamento sui terreni ritirati dalla produzione sui
quali non vengono fatti valere titoli di ritiro, ai sensi del regolamento (CE) n. 1782/2003. Dette
operazioni devono essere effettuate almeno una volta all'anno, fatto salvo il periodo di divieto
annuale di intervento compreso fra il 1° marzo e il 31 luglio di ogni anno, ove non diversamente
disposto dalle regioni e dalle province autonome. Il periodo di divieto annuale di sfalcio o
trinciatura non può comunque essere inferiore a 150 giorni consecutivi compresi fra il 15 febbraio e
il 30 settembre di ogni anno. È fatto comunque obbligo di sfalci e/o lavorazioni del terreno per la
realizzazione di fasce antincendio, conformemente a quanto previsto dalle normative in vigore. In
deroga all'obbligo della presenza di una copertura vegetale, naturale o artificiale, durante tutto
l'anno sono ammesse lavorazioni meccaniche sui terreni ritirati dalla produzione nei seguenti casi:
1) pratica del sovescio, in presenza di specie da sovescio o piante biocide;
2) terreni interessati da interventi di ripristino di habitat e biotopi;
3) colture a perdere per la fauna, ai sensi dell'art. 1, lettera c), del decreto del Ministero delle
politiche agricole e forestali del 7 marzo 2002;
4) nel caso in cui le lavorazioni siano funzionali all'esecuzione di interventi di miglioramento
fondiario;
5) sui terreni a seminativo ritirati dalla produzione per un solo anno o, limitatamente all'annata
agraria precedente all'entrata in produzione, nel caso di terreni a seminativo ritirati per due o più
anni, lavorazioni del terreno allo scopo di ottenere una produzione agricola nella successiva annata
agraria, comunque da effettuarsi non prima del 15 luglio dell'annata agraria precedente all'entrata in
produzione. Sono fatte salve diverse prescrizioni della competente autorità di gestione;
c) divieto di conversione della superficie a pascolo permanente ai sensi dell'art. 2, punto
2, del regolamento (CE) n. 796/2004 ad altri usi;
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d) divieto di eliminazione degli elementi naturali e seminaturali caratteristici del paesaggio agrario
con alta valenza ecologica individuati dalle regioni e dalle province autonome con appositi
provvedimenti;
e) divieto di eliminazione dei terrazzamenti esistenti, delimitati a valle da muretto a secco oppure da
una scarpata inerbita; sono fatti salvi i casi regolarmente autorizzati di rimodellamento dei
terrazzamenti eseguiti allo scopo di assicurare una gestione economicamente sostenibile;
f) divieto di esecuzione di livellamenti non autorizzati dall'ente gestore; sono fatti salvi i
livellamenti ordinari per la preparazione del letto di semina e per la sistemazione dei terreni a risaia;
g) divieto di esercizio della pesca con reti da traino, draghe, ciancioli, sciabiche da natante,
sciabiche da spiaggia e reti analoghe sulle praterie sottomarine, in particolare sulle praterie di
posidonie (Posidonia oceanica) o di altre fanerogame marine, di cui all'art. 4 del regolamento (CE)
n. 1967/06;
h) divieto di esercizio della pesca con reti da traino, draghe, sciabiche da spiaggia e reti analoghe su
habitat coralligeni e letti di maerl, di cui all'art. 4 del regolamento (CE) n. 1967/06;
i) divieto di utilizzo di munizionamento a pallini di piombo all'interno delle zone umide, quali laghi,
stagni, paludi, acquitrini, lanche e lagune d'acqua dolce, salata, salmastra, nonchè nel raggio di 150
metri dalle rive più esterne a partire dalla stagione venatoria 2008/09.
Relazione tra agricoltura, selvicoltura e biodiversità (Farmland Bird Index,
Woodland Bird Index)
Farmland Bird Index
Questo indicatore (FBI o “avifauna nelle zone agricole”) risulta di notevole interesse in quanto
rappresenta un indice aggregato, calcolato in base ad indici di popolazione relativi ad un gruppo
selezionato di 28 specie di uccelli nidificanti , che dipendono per la riproduzione dagli ambienti
rurali. L’andamento dell’avifauna infatti si è rilevato un indicatore direttamente legato allo stato
della biodiversità in quanto ha dimostrato forti relazioni con i cambiamenti in atto nella catena
alimentare o negli habitat, fornendo chiari segnali dei mutamenti in corso. Dalla bibliografia di
riferimento si ritrova che in Europa, di 195 specie di uccelli con status di conservazione
sfavorevole, 116 sono specie associate agli habitat agricoli, il cui declino viene imputato ai
cambiamenti nell'uso e nella gestione del territorio conseguenti alla specializzazione,
all'intensificazione e all'abbandono dell'attività agricola.
Di queste specie , 33 sono tipiche degli ambienti agricoli ed in 25 anni hanno subito quasi un
completo dimezzamento. In Italia la diminuzione delle specie agricole è ancora più marcata: a farne
le spese sono la Rondine, il Balestruccio, il Beccamoschino, il Saltimpalo, l’Allodola, l’Averla
piccola, la Ballerina bianca, la Passera d’Italia e la Passera mattugia.
Dal rapporto ambientale regionale, si rileva però che le specie di ambiente agricolo, in Toscana,
mostrano complessivamente un lieve aumento, tra il 2000 e il 2005, pari al 4,0%, non si dispone
purtroppo del dato provinciale che dovrà comunque essere costruito promuovendo collaborazioni
con cacciatori, aziende agricole, per realizzare censimenti mirati.
I risultati pubblicati da rete Rurale Nazionale e Lipu a scala nazionale e disponibili presso il sito:
http://www.reterurale.it/farmlandbirdindex , relativi ad una recente analisi realizzata in Italia da
Lipu con il patrocinio di Rete Rurale Nazionale, fanno emergere che la biodiversità ornitica del
macroecosistema delle aree boscate mostra un indice (di abbondanza e quindi di stato di
conservazione) stabile o in lieve miglioramento, senza differenze tra aree di pianura e di collina, e
senza differenze tra aree protette (natura 2000) e aree non protette, mentre le specie legate agli agro
ecosistemi delle aree coltivate, mostra invece un indice in flessione.
Tale andamento, è stato analizzato separatamente tra aree di pianura e di collina, ed ha rilevato che
il peggioramento è quasi esclusivamente legato alle aree di pianura, mentre in quelle collinari
l’andamento è stabile o lievemente positivo come per le aree boscate.
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Relativamente agli agro ecosistemi tale indice si è rivelato migliore nelle aree rete natura 2000 che
nelle restanti aree (anche se ciò potrebbe essere dovuto al fatto che le aree natura 2000 hanno una
maggiore diffusione nelle aree collinari).
Queste considerazioni , ancorché di carattere più generale, inerenti la differenza di abbondanza
dell’avifauna tra le aree boscate in generale , le aree protette e le aree coltivate, sono comunque da
tener presente nella pianificazione delle attività faunistiche del nostro territorio , quale elemento di
valutazione per la adozione delle misure di miglioramento ambientale da includere nel PFVP e
per gli approfondimenti inerenti lo stato delle specie oggetto di caccia.
AMBIENTE E SALUTE
Qualità dell’aria
L’analisi conoscitiva regionale è stata effettuata per gli inquinanti NO2, SO2, O3, CO, Pb,PM10,
PM2,5 e Benzene basandosi sulle misurazioni ottenute dalle reti di rilevamento, in riferimento ai
valori limite fissati per le varie sostanze inquinanti. Verificando i dati relativi alla rete di
rilevamento provinciale, ( fonte: ARPAT – rapporto qualità dell’aria provincia id Massa Carrara), si
conferma quanto indicato nel PRAF come tendenza più generale.
Il biossido di azoto (NO2), con l’esclusione di alcune stazioni orientate al traffico, negli ultimi anni
il mostra il superamento della media oraria molto raramente; un po’ più critico risulta il rispetto
delle medie annuali, per le quali non si riscontrano variazioni significative negli anni.
Relativamente agli altri inquinanti presi quali biossido di zolfo (SO2), monossido di carbonio (CO),
piombo (Pb), e negli ultimi anni anche benzene, i livelli di concentrazione anche in tutto il territorio
provinciale sono al di sotto dei valori limite.
Si confermano, invece, criticità riguardo al materiale particolato fine (PM10) e all’ozono (O3). I
dati del monitoraggio per il PM10 nel periodo 2006-2010, pur confermando che purtroppo, in
alcune realtà non sono ancora rispettati pienamente i limiti normativi, indicano chiaramente una
netta e costante diminuzione del numero di giorni di superamento dei valore limite. La media annua
è in netto miglioramento e presenta criticità legate soltanto ad alcune e localizzate situazioni urbane.
Il 2010 rappresenta il primo anno di operatività per la rilevazione delle PM2.5. I dati su scala
regionale, sebbene non completi, indicano che il valore limite viene generalmente rispettato .
La principale criticità che si rileva dai dati della qualità dell'aria della rete di monitoraggio della
provincia di Massa Carrara nel 2010 e dal confronto dei dati degli anni precedenti è proprio quella
dei PM10; il numero dei superamenti della media giornaliera risulta piuttosto alto anche se in
leggera diminuzione, il valore medio tende invece ad assestarsi sui valori degli ultimi anni.
Dall'andamento settimanale del PM10 risulta evidente che la concentrazione delle polveri dipende
dal traffico pesante durante i giorni lavorativi.
Uso fertilizzanti e fitofitosanitari
Il dato di livello nazionale in materia di fertilizzanti riporta che nel 2009 sono stati immessi in
commercio oltre 4,4 milioni di tonnellate di fertilizzanti.Di questi il 47,4% è costituito dai concimi
minerali, il con il 36% dagli ammendanti. Il dato mostra una flessione rispetto al 2008, dei
fertilizzanti di oltre 472 mila tonnellate, pari al 9,6%. La flessione interessa esclusivamente i
concimi che, nel complesso, registrano un calo di 826 mila tonnellate
Un’elaborazione dell’ISPRA su dati forniti dalle Agenzie Regionali e delle Province Autonome per
la Protezione dell'Ambiente, sulla contaminazione delle acque superficiali e sotterranee da residui di
prodotti fitosanitari attesta che, nel corso del 2008, nelle acque superficiali sono stati rilevati
residui di pesticidi nel 47,9% del totale dei punti di monitoraggio, in concentrazioni che nel 30,9%
dei casi superavano i limiti di legge per le acque potabili. Nelle acque sotterranee è risultato
contaminato il 28,8% del totale dei punti di monitoraggio, che nel 15,6% dei casi avevano
concentrazioni superiori ai limiti. Residui di ogni tipologia di fitosanitari sono stati rinvenuti nelle
acque superficiali e sotterranee, gli erbicidi e i relativi metaboliti sono le sostanze più largamente
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rinvenute (inclusa la famigerata atrazina, sostanza fuori commercio da circa due decenni, ma ancora
presente quale residuo di una contaminazione storica).
Si reputa in questo ambito di riportare il dato riferito alla regione Toscana, nel quale nel corso degli
ultimi anni circa il 20-30% delle stazioni di monitoraggio delle acque superficiali e il 7-10% dei
punti di monitoraggio delle acque sotterranee presentano residui di fitofarmaci.
I dati di aggiornamento 2008-2009 sulle vendite dei prodotti fitosanitari confermano una riduzione
delle quantità totali di vendita di sostanze attive, contemporaneamente a un aumento delle quantità
vendute di sostanze attive registrate per l’agricoltura biologica, particolarmente rilevante negli
ultimi due anni . La tendenza è senza dubbio presente anche nel territorio provinciale, ma non si
dispone del dato strutturato.
TERRITORIO
Aree Artificializzate
I dati riferiti alla Regione Toscana indicano che le aree urbanizzate al 2007 coprono, rispetto alla
superficie totale del territorio regionale il 7,4%; tale quantità comprende la superficie occupata dagli
insediamenti e dalle infrastrutture (reti stradali, porti, aeroporti, reti ferroviarie, ecc), le aree
estrattive, le discariche, i cantieri e le aree verdi (sia quelle urbane che quelle ricreative e sportive
che quelle in abbandono). Se calcoliamo l’incidenza delle aree urbanizzate al netto delle aree verdi,
il valore si attesta sul 6,8 %.
Nella Provincia di Massa Carrara le aree urbanizzate coprono , rispetto alla superifice totale del
territorio provinciale, l’8,5%.L’incidenza delle aree urbanizzate calcolate rispetto al territorio stimato
come “disponibile” continua ad essere più alta e con valori superiore alla media regionale.
L’incidenza, invece, delle aree urbanizzate rispetto alla superficie disponibile, ovvero al netto dei
territori poco appetibili per l’edificazione, le aree destinate agli insediamenti e alle infrastrutture
coprono l’8,7% del territorio regionale ed a livello provinciale l’11%.Inoltre, la composizione
percentuale delle aree urbanizzate indica una maggioranza di quelle prevalentemente residenziali
(51,8%) che a livello provinciale risulta del 75,5% ; tra queste spiccano le aree a tessuto discontinuo
(27,5%) e gli insediamenti sparsi (21,7%).
Alle funzioni industriali e commerciali è destinato il 14% delle aree urbanizzate, che a livello
provinciale è del 20.5%, mentre la rete infrastrutturale (la quasi totalità della superficie è destinata
alla rete viaria) copre il 21,7% di tali superfici.
Dal 1996 al 2007, la crescita delle aree urbanizzate a livello regionale è stata di 16.472 ettari,
ovvero del 10,7%, con un tasso di incremento annuo dell’1%, il livello provinciale ha contribuito
con una % , del 4,7%, la più bassa rispetto al contributo delle altre province, corrispondente ad
ettari 774 . In termini assoluti, a livello regionale la crescita annuale è stata di poco inferiore ai
1.500 ettari (4 ettari al giorno).
Tabella
LE AREE “URBANIZZATE” NELLE PROVINCE TOSCANE. 1996-2007
Valori %
1996
2007
Incidenza lorda Incidenza netta
Incidenza lorda
Arezzo
5,7
7,7
6,4
Firenze
8,7
10,0
9,7
Grosseto
3,1
3,6
3,6
Livorno
11,8
12,0
13,2
Lucca
10,7
14,1
11,3
Massa Carrara
8,2
10,5
8,5
Pisa
6,5
6,9
7,4
Pistoia
10,5
13,9
11,1
Prato
17,1
19,4
19,0
Siena
4,1
4,7
4,6
TOSCANA
6,7
7,9
7,4
Incidenza netta
8,6
11,2
4,1
13,5
14,8
11,0
7,8
14,7
21,6
5,3
8,7
Variazioni %
11,9
11,5
15,2
12,1
5,1
4,7
13,5
5,3
11,2
13,3
10,7
Variazioni
Rispetto alla sup. territoriale
0,7
1,0
0,5
1,4
0,5
0,4
0,9
0,6
1,9
0,5
0,7
Fonte:IRPET- elaborazioni su dati Servizio geografico regionale
Il commento fatto da IRPET evidenzia che tra la variabili che condizionano lo sviluppo insediativo un certo
peso è da attribuire al profilo territoriale delle province ovvero alla reale disponibilità di territori appetibili
per l’edificazione. Tenendo quindi conto di questo parametro il peso delle aree urbanizzate può variare anche
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sensibilmente in particolare in quegli ambiti dove maggiore è la quota dei territori montani e/o con pendenze
accentuate. L’incidenza delle aree urbanizzate calcolate rispetto al territorio stimato come “disponibile”
continua ad essere più alta anche in quella di Massa Carrara che registra valori superiore alla media
regionale.
L’analisi provinciale consente di individuare quegli ambiti ove i processi insediativi hanno investito il
territorio con maggiore evidenza. In questo caso è stato valutato il peso delle aree urbanizzate sia rispetto alla
superficie totale sia rispetto alla superficie teoricamente disponibile ovvero più appetibili per l’edificazione.
Aree ad alta criticità idrogeologica
Ben 280 comuni della Toscana presentano aree con alta criticità idrogeologica, per un totale
complessivo di 2.542 chilometri quadrati. A livello regionale si registrano valori percentuali di
superficie franabile pari a 5,6% ed aree alluvionabili pari al 5,4%, per un totale di territorio ad alta
criticità dell’11,1%. Nel territorio provinciale riscontriamo una situazione differenziata tra la zona
costiera e quella del retroterra lunigianese
Assetto idrogeologico del territorio
Dal punto di vista idrogeologico, la Provincia di Massa Carrara si puo’ dividere in due sistemi
sostanzialmente diversi: l’Area costiera e l’entroterra della Lunigiana.
Il Sistema Costiero (Fonte dei dati: Piano di Bacino Toscana Nord)
Si estende per una superficie di circa 180 Kmq nei quali i Comuni territorialmente compresi sono, da nord a sud,
Carrara, Massa, Montignoso.
I maggiori bacini fluviali sono riportati nella tabella seguente:
Area bacino
(Kmq)
T. Carrione
46.6
Lunghezza corso
d'acqua (Km)
Affluenti principali
15.4
Canale di Torano
Carrione di Colonnata
T. Ricortola
6.9
8.0
Canale della Foce
Fosso Castagnara
Fosso Cocombola
Fosso Pernice
Fosso Codupino
F. Frigido
63.2
17.5
Canale di Regolo
Canale Secco
24.0
T. Serra
T. Vezza
Rio Strettoia
T. Montignoso
T. Canalmagro
F. Versilia
91.0
E’ evidente come parte del Bacino del F. Versilia sia ricompreso nel territorio della Provincia di
Lucca.
Si tratta di corsi d’acqua a carattere tipicamente torrentizio caratterizzati da un percorso piuttosto
breve, con andamento generalizzato est-ovest e forti dislivelli determinati da una catena montuosa
(le Alpi Apuane) che distano solo pochi chilometri (in media una quindicina) dal mare, conferendo
alle acque una elevata energia.
Oltre a questi corsi d’acqua si deve aggiungere una rete di canali di acque basse con sbocco diretto
in mare quali il fosso Lavello ed il fosso Poveromo.
La caratteristica morfologica della zona Apuana è causa altresi’ di forti precipitazioni a causa
dell’intercettazione delle correnti umide provenienti dal mare che determinano condizioni di elevata
piovosità media annua con valori che talora raggiungono e superano i 3.500 mm all’anno.
La forte acclività dei bacini montani, unito alla presenza di coperture detritiche ed alle intense ed
elevate precipitazioni determinano condizioni di generale e diffuso dissesto idrogeologico.
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In particolare nella fascia costiera, un tempo caratterizzata da territori paludosi, si rilevano
problemi di ristagno (buona parte del territorio è soggetta a bonifica con scolo meccanico), di
intrusione salina accelerata dalla bonifica, dall’antropizzazione e dai pompaggi di acqua dal
sottosuolo, di potenziale subsidenza. Questi fenomeni appaiono più rilevanti nella parte centro
meridionale.
Per quanto riguarda la fascia montana, il problema principale è legato alla stabilità dei
versanti. Si rilevano spesso situazioni di crisi dovute alle caratteristiche idrologiche, morfologiche
e geologiche, sulle quali sovente ha inciso negativamente la viabilità realizzata, mentre altri
problemi vengono determinati dalle attività estrattive presenti in quota, che hanno determinato
l'invasione di pendici e compluvi con gli scarti di lavorazione.
Tale situazione di instabilità è altresi’ influenzata da fenomeni di erosione spondale che
determinano cedimenti strutturali delle aree adiacenti ai corsi d’acqua.
Inoltre, i fenomeni di trasporto solido, unitamente a situazioni strutturali di riduzione degli alvei
fluviali operati nel tempo da interventi antropici, determina fenomeni alluvionali che negli ultimi
anni hanno creato allagamenti in aree fortemente abitate.
Il Sistema Lunigiana (Fonte dei dati: Piano di Bacino Fiume Magra)
A differenza del sistema costiero, l’entroterra Lunigianese è caratterizzato dalla presenza di un
unico bacino di raccolta, il Fiume Magra, che attraversa tutto il territorio per poi sfociare in
Provincia di La Spezia
L’asta principale riceve un numero elevato d’affluenti caratterizzati da superfici drenate
oggettivamente significative a scala di bacino (Aulella, 317,6 kmq; Taverone, 87,2 kmq ; Verde, 68
kmq; Bagnone, 59 kmq; Gordana 50 kmq); o in ogni caso rilevanti (Caprio, Civiglia Teglia,
Magriola, Mangiola, Osca, ed altri con bacini tra i 40 e i 20 kmq).
Questo territorio, a differenza dell’area costiera fortemente antropizzata è caratterizzato una
percentuale di superficie comunque boscata pari al 76% della superfici drenate.
Gli studi condotti per la realizzazione del Piano di Bacino hanno permesso di individuare e
perimetrare diverse aree in dissesto a diverso stato d’attività, le piu’ importanti delle quali si
rinvengono a: Patigno(1 Kmq), Gravagna San Rocco (2,17 Kmq). Si tratta per lo più di fenomeni
classificabili fra gli scivolamenti rotazionali, anche con superfici di scorrimento plurime e profonde,
che evolvono in fenomeni di colamento nelle porzioni di piede.
Un altro tipo litologico che presenta scadenti caratteristiche geomeccaniche e che quindi può essere
fra le cause predisponenti di fenomeni franosi è la Scaglia rossa toscana: in tale tipo litologico,
infatti, si impostano fenomeni franosi marcatamente attivi come quello di Camporaghena, nella
valle del Taverone di Comano. Anche in questo caso si tratta di uno scivolamento rotazionale –
colamento.
Riguardo agli altri elementi geomorfologici, le coperture deritiche riconosciute e perimetrate
superano di gran lunga il migliaio. Quello delle coperture detritiche è un aspetto di particolare
importanza nella stima dell’assetto idrogeologico delle aree montane e collinari.
Si puo’ indicativamente stimare che le aree a diversa pericolosità geomorfologica si possono
stimare nel 20% della superficie della Lunigiana, dei quali il 6% della superficie totale a maggiore
pericolosità.
Per quanto riguarda la pericolosità idraulica si possono stimare nel 8% di cui il 2% a rischio
idraulico molto elevato ed il 6% negli altri casi. A fronte di percentuali che possono sembrare basse,
c’è da evidenziare che la maggior concentrazione di abitazioni è proprio nelle aree di fondovalle
ovvero quelle soggette a maggior pericolosità di allagamenti.
In conclusione:
 il bacino, nel suo complesso, è oggettivamente e statisticamente molto piovoso;
 i periodi di massima intensità sono ben definiti e abbastanza temporalmente concentrati;
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 al di là di possibili fasi particolari attuali, sono decisamente frequenti gli eventi
meteorologici caratterizzati da piogge intense e molto intense, concentrate in breve spazio di
tempo;
 Il tratto terminale del Magra riceve a brevissima distanza dalla confluenza, oltre ad un
affluente decisamente rilevante rispetto al bacino principale qual è il Vara, affluenti
particolarmente significativi come il T. Taverone, ma soprattutto come il T. Aulella. I
medesimi affluenti scendono con tragitti medio - brevi da quote tra le più elevate del bacino;
 Il Magra montano ha un corso relativamente breve: 53,8 km;
 la copertura del suolo mostra un bacino molto boscato o comunque vegetato e le aree di
denudamento e di diffusa erosione, seppure in vistoso aumento, rimangono ancora oggi in
percentuali contenute;

i versanti segnalano fenomeni di instabilità in atto o appena latenti, vuoi di prima
generazione vuoi più spesso di riattivazione a carico di unità geomorfologiche più ampie e
antiche, in misura, secondo una distribuzione areale e con caratteristiche proprie di un
bacino ad alta energia di rilievo e a significativa suscettività al dissesto di versante;
 il fondovalle, fortemente antropizzato, è soggetto ad elevata, diffusa e varia fenomenologia
esondativa, con livelli di pericolosità assai elevati.
Erosione Costiera
La Toscana ha 207 chilometri di litorale sabbioso e di questi circa 16 sono caratterizzati da erosione
con un tasso superiore a 2 m/anno. Da questo calcolo sono esclusi circa 8 Km di costa costituiti da
spiagge protette da scogliere aderenti a ridosso di centri abitati e vie di comunicazione o che
ospitano strutture portuali.
I tratti di costa interessati da fenomeni erosivi sono circa il 41% dell’intero litorale, contro il 42% in
avanzamento e il 17% stabile.
Rispetto al periodo precedente (1973-1984) si è riscontrato comunque un modesto trend positivo
(aumentano i km di spiaggia in avanzamento e diminuiscono quelli in erosione).
La realtà provinciale, inserita all’interno dell'unità fisiografica, lunga circa 65 km, che si estende
dalle propaggini settentrionali dei Monti Livornesi fino a Punta Bianca , pur avendo un apporto
sedimentario da parte dei fiumi sufficiente a compensare la perdita di materiale dalla spiaggia, non
ha una distribuzione uniforme di tali sedimenti su tutto il litorale, a causa della presenza di
numerose opere che intercettando il flusso dei sedimenti lungo riva provocano un surplus
sedimentario nel tratto di costa sopraflutto ed un deficit nel tratto sottoflutto.
L'erosione delle spiagge poste a sud di Bocca di Magra si è estesa via via sempre più a sud, fino a
che non è stato costruito il porto di Marina di Carrara; da questo momento la spiaggia posta
sopraflutto ha avuto una notevole espansione, mentre su quella sottoflutto il processo erosivo si è
notevolmente aggravato.
USO SOSTENIBILE DELLE RISORSE NATURALI E GESTIONE DEI RIFIUTI
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Produzione di rifiuti
Dal rapporto ambientale regionale si evidenzia che una delle principali pressioni ambientali risulta
l’elevata produzione di rifiuti urbani e speciali, anche se nell’anno 2009 si conferma a livello
regionale l’inversione di tendenza sull’andamento di produzione dei rifiuti urbani totali, con una
diminuzione effettiva dei rifiuti prodotti, a partire dal 2007. Anche la percentuale di raccolta
differenziata, dopo anni di stabilità, dal 2008 ha avuto un incremento rilevante, raggiungendo valori
superiori al 38%, ancora inferiori, però, agli obiettivi nazionali e regionali.
Per confrontare un dato , nell’anno 2002, la provincia di Massa Carrara aveva raggiunto una
efficienza delle Raccolte Differenziate pari al 27,17%.
In attuazione della LR 25/98, prima versione, La Provincia di Massa Carrara è stata poi definita
come Ambito territoriale Ottimale n°1, ambito che conta 17 Comuni, per un totale di 200.000
abitanti circa e 142.000 tonnellate di rifiuti annui prodotti.
Di interesse gli insediamenti presenti sul territorio di Massa-Carrara che presenta 200 centri abitati
e 253 nuclei abitati.: complessivamente le quattro province dell’ATO Toscana Costa sono
caratterizzate da 749 centri abitati e 913 nuclei abitati.
A livello comunale, la maggior parte dei comuni è costituita da meno di 10 centri abitati e
solamente per 2 comuni Fivizzano e Pontremoli, il numero è superiore a 20.
Complessivamente la produzione dei rifiuti nell’Ato Toscana Costa nel corso del 2007 è stata pari a
956.958 t, con un incremento del 26% nel decennio 1998-2007e Massa-Carrara ha contribuito con
circa 141.000 t (15%).
Per quanto riguarda la tendenza nel tempo, sebbene nel periodo considerato si evidenzi un
incremento considerevole, che raggiunge addirittura il 36% nella provincia di Massa–Carrara,
analizzando i dati nel dettaglio si osserva che l’aumento della produzione dei rifiuti è avvenuto
prevalentemente fino al 2004 (tra il 1998 e il 2004 si registrano incrementi tra il 16% e il 32%),
mentre successivamente si registra una stabilizzazione, con crescite contenute tra l’1% e il 3%.
Con riferimento al 2007, i SEL che incidono maggiormente sulla produzione dei rifiuti sono la
Versilia (ben il 15% dei rifiuti complessivi dell’ambito), l’Area Pisana (14%), l’Area Lucchese
(12%) e l’Area Livornese e di Massa-Carrara (11%), mentre tutti gli altri ambiti incidono per
percentuali inferiori al 7% Anche a livello sub provinciale si osserva la stessa evoluzione
evidenziata a livello provinciale, con un incremento consistente fino al 2004 e successivamente una
progressiva stabilizzazione.
Associando alcuni indicatori economici, come l’andamento del valore aggiunto nel tempo, alla
produzione dei rifiuti si evidenzia una proporzionalità solo fino al 2004, successivamente a fronte di
un continuo aumento del valore aggiunto si rileva invece una stabilizzazione della produzione dei
rifiuti.Analizzando la produzione di rifiuti per unità di valore aggiunto, si rileva che la provincia
che produce più rifiuti è Massa-Carrara (37 t/milione di €) mentre, a scala sub provinciale,
spiccano i SEL della Lunigiana e della Val di Cornia.
Analizzando la tendenza nel tempo, si osserva che sebbene il livello di raccolta differenziata nel
decennio 1998-2007 sia aumentato in media del 168%, considerando la percentuale netta di raccolta
differenziata (RD/RUtot) nessuna provincia raggiunge gli obiettivi previsti dalla normativa, mentre
usando il metodo standard della Regione Toscana, solo la provincia di Lucca supera il 35% per il
2006 e 2007.
Anche a scala inferiore si nota un deciso aumento della raccolta differenziata negli ultimi dieci
anni.Tuttavia, se fino al 2004 tale incremento è importante in tutti i SEL, negli anni successivi si
rileva un aumento più limitato e spesso una decrescita, particolarmente marcata nella Media Valle
del Serchio (-22%) e nell’Area di Massa Carrara (-23%).
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Fonte: Piano Interprovinciale Ato Costa-elaborazione su dati ARRR
Nel periodo 1998–2007, a livello di ambito l’incremento del rifiuto residuo è stato limitato, pari a
circa il 2%, tuttavia, analizzando le realtà provinciali si osservano comportamenti differenti. Se per
Lucca e Pisa il rifiuto residuo è rimasto pressoché costante (incremento del 4%), nella provincia di
Livorno ha registrato una netta diminuzione (-10%), mentre la provincia di Massa-Carrara segna un
aumento del 20%. Da notare che a tale incremento, concentrato soprattutto nel
periodo 2004 – 2007, corrisponde nello stesso periodo una diminuzione della raccolta differenziata.
L’analisi della ripartizione merceologica della raccolta differenziata a livello provinciale mostra in
linea di massima, nel 2007, la stessa composizione osservata a livello di ambito. In particolare in
tutte le province il peso maggiore è dato dalla raccolta di carta e cartone, seguito dagli ingombranti
(provincia di Livorno e Massa Carrara), dagli sfalci, potature e legname o dall’organico. Da notare
invece la bassa percentuale di incidenza dell’organico nella provincia di Livorno e di MassaCarrara, dove in particolare tale raccolta è praticamente assente.
Analizzando la tendenza nel tempo si rileva che negli ultimi dieci anni la raccolta è incrementata in
generale per tutte le province e per tutte le merceologie (con la significativa eccezione della raccolta
della frazione organica in provincia di Massa-Carrara). Restringendo l’analisi agli ultimi due anni
tuttavia si rileva una diminuzione della raccolta in alcuni settori. In particolare nel 2007 in provincia
di Massa-Carrara si registra la diminuzione della carta (-5%), del multi materiale (-6%) e degli
ingombranti (-7).
Analizzando i quantitativi pro capite si rileva che la provincia di Massa – Carrara, ha raggiunto
valori più bassi per la carta e l’organico (rispettivamente 48 kg/ab e 0 kg/ab) .
Nella Provincia di Massa-Carrara esiste un’unica stazione ecologica di proprietà del Comune di
Montignoso, direttamente gestita dagli operatori del Comune. Il Piano d’Ambito prevedeva la
realizzazione di sei stazioni ecologiche: due nell’area della costa di Massa, due nell’area della costa
di Carrara, due nell’area della Lunigiana.
ACQUA
Acque balneazione
Il dato regionale riporta che dai campionamenti effettuati nella stagione 2009 sono risultati idonei
alla balneazione 363 punti su 370 (98,1%) , tra i quali si riscontra la completa balneabilità del
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litorale apuano.Di 13 Km di costa , risultano infatto controllati 10,3 Km che , dal rapporto sulle
acque di balneazione del Ministero della salute, risultano tutte balenabili.
In merito alla qualità delle acque marine, i nuovi indicatori previsti dal DM 260/2010 sono stati
applicati per la prima volta in Toscana nel corso della campagna di monitoraggio 2010:
-lo stato ecologico si ottiene dagli Elementi di qualità biologica, dalla valutazione degli elementi
chimico fisici e idromorfologici e dalla valutazione delle concentrazioni medie rilevate di inquinanti
chimici specifici nelle acque e nei sedimenti. (La sua definizione prevede 5 classi: elevato, buono,
sufficiente, scarso e cattivo);
-lo stato chimico ( la sua definizione prevede due sole classi: buono e non buono)
Gli elementi di qualità biologica risultano in tutta la costa toscana in stato elevato/buono.
Lo stato ecologico è nella generalità dei casi sufficiente, nella maggior parte dei casi per la presenza
di arsenico e cromo sopra soglia.
Lo stato chimico risulta non buono su tutti i corpi idrici indagati, anche se è da considerare che in
molti casi la norma prevede che sia utilizzato il valore peggiore calcolato per ciascun anno del
triennio di monitoraggio.
Stato ecologico dei corsi d’acqua (SECA)
I valori assunti dall’indice SECA nel 2009 per la Toscana rileva che il 53%- 56% dei punti
monitorati è di classe elevata o buona, in linea con gli obiettivi di qualità della Direttiva Europea al
2015. Con la pubblicazione della DGRT n.100 del 2010 è stata comunque approvata la nuova rete
di monitoraggio dei corpi idrici della Regione e il nuovo programma di attività coerente con
l’applicazione della norma. Si è individuata una rete costituita da 316 stazioni, con tre categorie di
rischio relative alla probabilità di non raggiungere o mantenere lo stato ecologico e lo stato chimico
di tipo “buono” al 2015.
Nel nostro territorio risultano analisi relative al bacino idrografico afferente il Magra interregionale
del quale ARPAT fornisce i dati relativi solo alla parte compresa nel territorio regionale toscano;
E’ un fiume nel quale lo sviluppo dell’asta fluviale risulta di 62 km, e la Superficie totale del
bacino, per la parte toscana è di 990 km².
Il Regime idrico dipendente dalle piogge, abbondanti e distribuite specialmente in autunno e in
primavera, periodi nei quali si registrano le massime piene (generalmente 3 -5 in un anno). La
minor portata si registra in estate.
Relativamente alla Caratterizzazione geologica ed alla indicazione sulla tipologia dei substrati
si evidenzia che nel tratto della Bassa Val di Magra , il fiume scorre tra due dorsali: l’occidentale,
che corrisponde al promontorio che delimita il golfo di La Spezia, e l’orientale, che culmina al
monte Cornoviglio e continua al di là della Media Val di Magra con le Alpi Apuane. Lungo il fiume
Magra sono presenti boschi di aghifoglie e castagneti nella parte più in alto, mentre nelle aree a
quota più bassa ci sono vigneti e uliveti; la pianura è intensamente coltivata.
Le Condizioni climatiche dell’area sono sintetizzate dalle mappe di piovosità climatologiche
della Toscana (periodo 1951 - 1994) che riportano regimi pluviometrici con stagionalità molto
marcata: due massimi in primavera e in autunno e un minimo in estate, tipico della classe dei climi
mediterranei. Valutazioni in termini percentuali riferite al quinquennio 1995 - 2000 rispetto al
valore medio climatologico, indicano un decremento delle precipitazioni estive, più marcato lungo
la zona costiera. A questo fa fronte un rilevante incremento della pioggia autunnale che ha
determinato nel 2010 e nel 2012 gravi esondazioni.
Per quanto riguarda la temperatura, è evidente l’effetto mitigante del mare, che tende a ridurre i
valori in estate e a incrementarli in inverno. È confermato il riscaldamento generale invernale.
La classificazione e le considerazioni riportate effettuate sono state realizzate sulla base del LIM
(livello inquinamento da macrodescrittori - D.Lgs. 152/99) o dell’IBE. Quando i dati sono stati
disponibili è stato determinato il SECA (stato ecologico dei corsi d’acqua) che per il Magra, nel
tratto toscano, a monte della foce che è in Liguria, che dimostra una qualità sostanzialmente buona
(SECA 2).
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Per gli altri bacini non si dispone dell’indice SECA.
Approvvigionamento idrico
Questo dato è riferibile al settore l’agricolo che per il nostro territorio, non può confermare il dato
indicato dalla Regione Toscana che evidenzia che, in relazione alle caratteristiche morfologiche ed
idrologiche del territorio toscano e alla mancanza di corpi idrici superficiali naturali di un certo rilievo,
oltre il 55% delle aziende irrigue toscane utilizza esclusivamente acque sotterranee, in quanto trattasi per
la maggior parte , nel nostro caso, di agricoltura di tipo estensivo e collinare, nella quale la pratica
irrigua viene praticata solo come soccorso utilizzando comunque quella disponibile superficiale
canalizzata attraverso impianti di irrigazione gestiti pubblicamente.
4.3 I POSSIBILI SCENARI EVOLUTIVI
Nella Provincia di Massa Carrara, come abbiamo visto più nel dettaglio. l’incidenza delle aree
urbanizzate calcolate rispetto al territorio stimato come “disponibile” continua ad essere più alta e
con valori superiore alla media regionale.
Si concentra sostanzialmente nella zona costiera e nel retroterra Lunigianese nel fondovalle con
densità abitativa molto elevata , con un l livello di urbanizzazione alto poiché è elevata la
commistione tra funzioni residenziali e produttive. Allo stesso tempo esiste, come in tutta la
Toscana , una bassissima densità abitativa nella quale ha operato un processo di redistribuzione
interna nelle aree più periferiche sempre più marginali.
In entrambi i casi la situazione è tale da configurare la presenza di rischi: di congestione nel primo
caso, di rarefazione ulteriore della residenza nel secondo.
Gli effetti sono in entrambi i casi di perdita di benessere, a causa della accresciuta inefficienza del
sistema, del maggiore disagio ambientale, della compromissione del paesaggio. Se infatti
l’inquinamento ambientale da traffico e da cemento è facilmente percepibile, insieme alla perdita di
identità dei luoghi, nel secondo caso il minor presidio del territorio provoca degrado ambientale,
effetti negativi sulla regimazione delle acque, riduzione della coesione sociale e del livello dei
servizi di prossimità per la popolazione residua. Congestione da un lato ed abbandono dall’altro
sono quindi i pericoli che si presenteranno anche nel territorio provinciale del futuro.
Gli abbandoni rappresentano potenziali ambienti di rinaturalizzazione funzionale soprattutto alla
colonizzazione di cinghiali con le conseguenze derivanti dalla presenza di questa specie in termini
di contributo al dissesto idrogeologico.
Si ripropone la stessa sintesi contenuta nel Piano Regionale Agricolo Forestale 2012-2015
Rapporto ambientale VAS, delle evidenze derivanti dalla ricerca (a cui si rimanda per ulteriori e
specifici approfondimenti) relative ai fattori ambientali presi in considerazione.
CAMBIAMENTO CLIMATCO
Emissioni gas climalteranti . Con riferimento alle emissioni di gas climalteranti , per i quali il
tasso di riduzione delle emissioni, attribuito all’Italia risulta del 6,5% per il decennio 1990-2012,
l’obiettivo non è stato centrato , anzi le emissioni nazionali sono cresciute del 6%.
Pur non essendo stato attribuito alcun obiettivo a livello regionale,e pertanto neppure provinciale,
la dinamica delle singole regioni avrebbe dovuto essere stata tale da permettere di raggiungere
l’obiettivo a livello aggregato. In realtà, in Toscana le emissioni complessive di gas climalteranti
sono lievemente cresciute. Nonostante vi sia stato un contributo alla riduzione da parte del
comparto della produzione di energia e di quello agricolo, mentre il comparto manifatturiero, quello
dei servizi e il sistema dei trasporti da soli avrebbero fatto crescere le emissioni regionali di gas
serra di circa 12 punti percentuali.
Con riferimento invece alle emissioni di polveri sottili, la riduzione appare generalizzabile a
tutti i processi di produzione e di consumo.
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Nel territorio provinciale, riportando i dati ricavati dal sito ARPAT news, la rete di controllo di
qualità dell’aria , nel 2010, in riferimento alla zona costiera, maggiomente sottoposta a stress
ambientali, era costituita da una centralina fissa sull’Aurelia in via Frassina (periferica da traffico),
da un mezzo mobile alla Lugnola (Via Carriona, Carrara) per la rilevazione della situazione locale,
una centralina in via Galvani a Massa (urbana di fondo) una cabina a Carrara al Colombarotto
(urbana di fondo), una cabina a Massa in piazza S. Francesco (Cappuccini, sub urbana di fondo), si
riscontra che per i PM10 è stato superato il valore limite annuale (40 μg/m³) per la protezione della
salute umana, nella stazione di Via Frassina.
Per quanto attiene il Monossido di carbonio , non si sono avuti superamenti dei valori limite.; la
tendenza è alla stabilità dei dati degli ultimi anni. Per il Biossido di azoto, la tendenza nel periodo
preso in considerazione è alla stabilità dei dati con un leggero aumento per la stazione del
Colombarotto. Ugualmente per l’Ozono per il quale dopo il picco dei valori del 2008 la tendenza è
quella di un assestamento sui valori degli ultimi anni; in prospettiva occorre tenere presente che la
soglia (presa come valore obiettivo) per la protezione della salute umana di 120 μg/m³ , media su 8
ore, è stata superata per più di 25 volte (57 al Colombarotto, 27 in piazza S. Francesco).
La principale criticità , riportata da ARPAT News, che si rileva dai dati della qualità dell'aria della
rete di monitoraggio della provincia di Massa Carrara nel 2010 e dal confronto dei dati degli anni
precedenti è quella dei PM10; il numero dei superamenti della media giornaliera risulta piuttosto
alto nelle stazioni di via Frassina e della Lugnola anche se in leggera diminuzione, il valore medio
tende invece ad assestarsi sui valori degli ultimi anni.
Dall'andamento settimanale del PM10 risulta evidente che alla Lugnola la concentrazione delle
polveri dipende dal traffico pesante durante i giorni lavorativi. In prospettiva viene indicata come
opportuno tenere sotto controllo la concentrazione degli ossidi di azoto e dell'ozono.
Pertanto il quadro delineato e la recente evoluzione delle emissioni non sembrano far emergere
situazioni di particolare criticità per il prossimo futuro.
Dal RA Regionale si evince che gli anni recenti sono stati oggetto di una crescente attenzione alle
condizioni ambientali e in particolare agli effetti negativi potenziali derivanti dal cambiamento
climatico causato dall’aumento della concentrazione di gas clima alteranti in atmosfera e la
considerazione che l’assorbimento di emissioni di gas clima alteranti da parte del patrimonio
ambientale naturale è fondamentale nel contributo alla riduzione delle pressioni.
Tali considerazioni , anche nel nostro territorio, lasciano aperti diversi scenari emissivi possibili per
i prossimi anni, a seconda della tipologia tendenziale di sviluppo, del terziario ripetto al
manifatturiero o se, introducendo tecnologie ecocompatibili, puntare alla conservazione
del
patrimonio naturale e all’attuazione delle politiche volte alla riduzione degli impatti in atmosfera.
Anche nella nostra area, se si ipotizza una dinamica economica e demografica contenuta per il
prossimo ventennio, accompagnata da uno spostamento dell’attività delle imprese verso il settore
terziario, allora anche le emissioni atmosferiche dovrebbero essere più contenute. Auspicabile ,
come fattore strategico , la maggiore diffusione di tecniche produttive caratterizzate da un minore
impatto in ambiente .
Pertanto, gli elementi considerati nell’ipotizzare uno scenario evolutivo delle emissioni per gli anni
fino al 2030 si possono sintezzare in un presunta crescita bassa, che riprende il suo lento percorso
dopo le forti riduzioni registrate nel 2009 e che dovrebbe seguire , una lenta transizione verso il
terziario; un graduale raggiungimento degli obiettivi di efficienza energetica, risparmio energetico,
adozione di tecniche in grado di abbattere le emissioni. A queste condizioni le emissioni di gas
clima alteranti in Toscana, e quindi nel territorio provinciale, dovrebbero mantenersi sotto il livello
registrato nel 2005 per quasi tutto il periodo considerato. Le emissioni di polveri sottili, che
concorrono alla definizione della qualità dell’aria che respiriamo, dovrebbero mantenersi in
riduzione anche nel breve-medio periodo. Il contributo più rilevante potrà essere fornito dalle
imprese, che se miglioreranno il percorso di efficienza intrapreso dovrebbero ridurre le proprie
emissioni; mentre l’andamento atteso delle emissioni generate attraverso le attività delle famiglie
per la mobilità ed il riscaldamento, mostrano una dinamica in continua, seppur lieve, crescita.
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In questa cornice la pinificazione faunistico venatoria può rappresentare un contributo per
mantenere e rafforzare strategie di preservazione e valorizzazione del patrimonio naturale
esistente, perché l’ambiente forestale e boschivo potrebbe continuare a offrire quel servizio
ambientale di assorbimento che contribuisce in maniera rilevante al contenimento delle
emissioni di gas serra.
Politiche di rilancio dell’economia che passano attraverso strategie ambientalmente sostenibili
anche a livello provinciale potrebbero infatti , se non ridurre, almeno stabilizzare, o rallentare le
pressioni determinate delle emissioni di gas clima alteranti in atmosfera.
Consumi Energetici
In tredici anni il consumo di energia, nel nostro territorio, è aumentato del 21%, cioè un quinto in
più: la maggior parte in trasporti (41%), segue il consumo residenziale (25%), le attività produttive
(23%) ed infine il terziario (11%). Le emissioni di gas serra nello stesso periodo sono aumentate del
15% e di queste ben oltre la metà (55%) sono dirette.
Anche per la realtà provinciale, il consumo energetico è ancora molto legato alle fonti non
rinnovabili, in gran parte importate; questo è un aspetto che pone delle criticità per quanto riguarda
la sicurezza degli approvvigionamenti, il costo dell’energia che non è in nessun modo controllabile,
gli impatti e le ricadute di carattere più strettamente ambientale.
Diventa quindi importante adottare politiche di risparmio energetico che tradotte nel Piano
energetico provinciale, PEP, consistono in azioni pilota sugli edifici pubblici con linee guida per il
servizio calore, piani di intervento per ridurre la domanda di energia, divulgazione delle iniziative a
scopo dimostrativo.
Per le utenze diffuse, sul versante termico, il PEP prevede che la Provincia indirizzi i comuni verso
l’introduzione negli strumenti urbanistici di profili di qualità edilizia, con valori di riferimento per i
consumi specifici, individuando un livello minimo obbligatorio e dei livelli più restrittivi, volontari,
ma incentivati.
Sempre sul versante termico viene previsto un piano di riqualificazione degli impianti termici
(introduzione di moderni sistemi di riscaldamento ad altissima efficienza, sostituzione degli
impianti singoli a favore degli impianti centralizzati con contabilizzazione individuale, incremento
dei controlli sugli impianti con età superiore a 15 anni).
Sul versante elettrico il PEP prevede lo sviluppo di un programma finalizzato ad incentivare
l’acquisto di prodotti ad alta efficienza energetica, monitorando, possibilmente a cadenza annuale,
le tipologie energetiche degli apparecchi venduti.
Un ambito importante per il risparmio energetico e l’impiego di fonti rinnovabili è quello del
turismo: sarà promosso un accordo che coinvolga le associazioni di categoria ed i comuni interessati
per avviare una collaborazione in questo senso.
Relativamente alle fonti rinnovabili , biomasse, eolico, idroelettrico e solare rappresentano i quattro
punti previsti dal PEP per produrre energia abbattendo le emissioni e incrementando
l’autosufficienza del territorio (dall’attuale 6,8% al 20%).
Dal PEP risulta un potenziale disponibile inutilizzato di biomassa legnosa derivante dalla gestione
dei boschi pari a 207.000 quintali annui che rappresentano un potenziale energetico di 192
TJ/annuo(TJ, unità di misura del potenziale energetico espressa in tera joule), che tradotto in
energia elettrica producibile significa oltre 13.000 MWhe (megawatt elettrici): a questo deve
aggiungersi la disponibilità teorica di residui da coltivazioni agricole (6.000 tonnellate annue, pari
ad un potenziale energetico di 103 TJ/annuo).
Il programma energetico, a questo proposito, prevede la promozione di una adeguata gestione del
soprasuolo agricolo e forestale, lo sviluppo di filiere bioenergetiche, la realizzazione di progetti
dimostrativi ed il supporto ai comuni a vocazione forestale per la promozione di impianti a
biomasse di media e piccola taglia.
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Il Pep individua inoltre sul territorio provinciale 9 siti come possibili sedi di campi eolici, per un
potenziale eolico dell’ordine di circa 100 megawatt, per un valore netto di produzione elettrica di
oltre 200 GWh, corrispondente ad oltre il 20% del consumo di energia elettrica rilevato nel 2003,
sufficiente a coprire l’intero fabbisogno attuale di energia elettrica di tutto il settore residenziale
della provincia. Nell’ambito idroelettrico, il programma prevede la valutazione del potenziale
energetico dell’utilizzo a scopo idroelettrico delle acque destinate ad usi diversi e del
ripotenziamento degli impianti idroelettrici esistenti.
Per il Solare, verrà promosso un progetto di solare termico di grande dimensione in luogo pubblico
che contribuisca alla promozione della tecnologia anche presso l’utenza residenziale, commerciale e
industriale; infine sarà avviato uno specifico programma di sostegno alla tecnologia fotovoltaica
attraverso interventi pilota sul patrimonio edilizio pubblico.
Sono comunque iniziative orientate sia al risparmio energetico, che alla incentivazione della
produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili nel tentativo di ridurre la criticità in termini di
sicurezza degli approvvigionamenti ed al contenimento delle emissioni in atmosfera.
NATURA E BIODIVERSITA’
Come riferito nel RA regionale, il mutamento del clima ha già avuto una profonda influenza su
molti sistemi fisici e biologici a livello planetario a partire dalla metà del secolo scorso.
Nello specifico dei sistemi naturali, la problematica della alterazione climatica, come condiviso e
descritto da esperti del settore, potrebbe anche aumentare il rischio di estinzione di specie animali e
vegetali, nonché un aumento del rischio di carestie e dell’incidenza di malattie.
Segnali di alterazione climatica si stanno verificando anche nel nostro territorio nel quale è palese
il rischio di precipitazioni estreme e di ondate di calore con gravi danni e conseguenze per le
stabilità degli ambienti , antropizzati e non, basta riferirsi alle diverse calamità naturali che si sono
realizzate che, per citare solo quelle interventute negli ultimi due anni , sono riferibile a due
nubifragi ed uno stato di siccità.
Il fattore natura e biodiversità è quello che maggiormente è influenzato dalla pianificazione
venatoria in quanto gli obiettivi di protezione previsti con il PFVP attengono le strategie inerenti
la Conservazione ,il miglioramento dello stato di conservazione di specie in declino, con
particolare riferimento a quelle legate agli ambiente agricoli (FBI), il mantenimento di uno stato di
conservazione soddisfacente delle specie di cui all’allegato I della direttiva CE 43/92 Habitat , a
migliorare gli habitat, con particolare riferimento al ripristino dell’agricoltura tradizionale nelle
aree marginali ove questa è stata abbandonata nonché a contribuire a mantenere la funzionalità
degli ecosistemi forestali mediante il controllo degli Ungulati ed il monitoraggio delle specie, con
particolare attenzione a quelle prioritarie.
Da studi reperiti in altre realtà, nello specifico del cinghiale, questa specie sembra rappresentare un
fattore di significativo disturbo per molte altre , perché ad livelli alti di densità, svolge un ruolo di
predazione di piccoli mammiferi, di nidi, di uova, di rettili ed anfibi.
Gli effetti consistenti riscontrati per i cervidi, invece , ed in particolare il cervo, sono riferibili alla
composizione specifica degli starti erbacei ed arbustivi del bosco, e sul condizionamento della
capacità di rinnovazione sia per via gamica (fustaie) che agamica (cedui).
Dal punto di vista conservazionistico la crescita delle popolazioni di ungulati determina pertanto
nuove problematiche, anche se, altri studi rilevano un loro ruolo centrale per il miglioramento
della presenza del lupo, mammifero che nella nostra realtà assume una notevole importanza
conservazionistica.
Le indagini effettuate nel nostro territorio ( Bongi 2010, 2011) riferibili a questa specie,
confermano la presenza del canide sull’intero crinale appenninico, che dalle vette del Monte Tondo
e di Cima Belfiore nel Comune di Casola in L. ad est arriva fino al passo dei Tre Confini nel
Comune di Zeri ad ovest. La presenza della specie sembra accertata senza soluzione di continuità e
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ciò rispecchia la biologia e l’ecologia del lupo che, essendo una specie territoriale, tende a formare
branchi e ad occupare aree limitrofe all’ultimo branco affermatosi.
Normalmente è proprio l’elevata disponibilità di prede selvatiche ed una forte riduzione della
presenza dell’uomo su vaste porzioni di territorio, che determinano l’ incremento della presenza di
questa specie anche se il lungo dibattito tra ricercatori e gestori della fauna non ha chiarito se il
lupo sia in grado, da solo, di mantenere le popolazioni di ungulati entro livelli di densità e
consistenza sostenibili e compatibili con le attività agroforestali.
In altre realtà è stato affermato con ragionevole sicurezza, che quando il livello di produttività dei
ecosistemi forestali è molto elevato, il lupo da solo (in assenza cioè di lince ed orso) non è in grado
di regolare le popolazioni di ungulati, in particolar modo di cervo (preda di medio grosse
dimensioni, da noi poco diffusa) e di cinghiale (specie ad elevato tasso di incremento). Pertanto,
nonostante che le catene trofiche degli ecosistemi forestali in molti territori siano più complesse e
stabili rispetto a 30-50 anni fa, appare ancora oggi necessaria ed inevitabile una attenta
pianificazione della gestione delle popolazioni di ungulati per mantenere i loro numeri entro livelli
compatibili con lo svolgimento delle attività agricole e con il mantenimento degli ecosistemi
forestali.
Nel nostro territorio è stata riscontrata la presenza certa di 5 branchi di lupo , che si dispongono in
aree molto spesso confinanti con altre Province e/o Regioni. Così, ad est troviamo il branco di
Casola, che sicuramente espande il proprio territorio nella vicina Garfagnana e potrebbe arrivare
fino alla Riserva Naturale dell’Orecchiella, un’altra aggregazione che dispone il suo territorio
proprio tra l’Ospedalaccio, il passo del Lagastrello e le prime cime dell’Appennino Apuo-Parmense.
Chiaramente questi territori si spingono anche verso valle e raggiungono le colline fino ad una
altitudine di circa 650 metri s.l.m. Un altro branco potrebbe aver instaurato il proprio territorio tra il
Monte Sillara ed il passo del Cirone; in quest’area rientrano anche i Prati di Logarghena e, nel
versante parmense, la Riserva Integrale Guadine-Pradaccio che costituiscono due aree protette
fondamentali per la realizzazione di rendez-vous sites nei momenti più critici del ciclo biologico
della specie. Altri due nuclei avrebbero occupato le zone tra il passo del Cirone ed il passo del
Bratello l’uno e le alture dello zerasco tra Fontana Gilente ed il passo del Rastrello.
Servono comunque altri approfondimenti per avere un quadro completo e la conoscenza della
specie nel nostro territorio.E’ comunque possibile tracciare un primo profilo dell’ecologia
alimentare condotta su due branchi, i cui territori sono stati individuati nel Comune di Zeri e nei
pressi di Logarghena nel Comune di Filattiera.
Dallo studio effettuato ( Bongi 2011), come in altri condotti in zone appenniniche (Mattioli et al.,
2011;Rappucci, 2007; Gazzola et al., 2005; Capitani et al., 2004), la preda principale è risultata
essere il cinghiale e l’elevata preferenza per questo suide è da ricercarsi in diversi fattori, che sono
approfonditi nelle specifiche ricerche commissionate in questi anni dal servizio caccia ed a cui si
rimanda. Analizzando le componenti delle diete in relazione all’età delle prede consumate
è emerso un elevato utilizzo dei cinghiali sub adulti, in particolare quelli compresi tra i 20 ed i 30
kg, e dei caprioli giovani, ovvero al di sotto dei due anni di età. Ciò si allinea con quanto rinvenuto
anche in altri studi, in cui la preponderanza nella dieta è risultata essere quella di giovani cinghiali .
In definitiva la classe maggiormente selezionata è risultata essere quella dei cinghiali sub
adulti, in quanto non godono più del controllo e della difesa delle scrofe e non sono ancora
abbastanza esperti da sfuggire, e tantomeno controbattere, l’attacco di un lupo.
Un cenno particolare merita la predazione sulla componente domestica, in quanto nella dieta del
branco di Zeri sono emerse percentuali di domestico che meritano attenzione. In questo territorio la
preda che maggiormente concorre a creare una percentuale di allarme è la pecora,nello specifico la
zerasca, per la sua maggior disponibilità sul territorio. Le pratiche di pastorizia sono rimaste
immutate dai tempi in cui il lupo non era presente in questi monti, con pascolo brado nelle praterie
appenniniche o comunque in radure di altitudine, con due o pochi di più cani da guardiania e
soprattutto senza la sistematica applicazione di strumenti difensivi da eventi predatori. Queste
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condizioni connesse con il ritorno del lupo e la presenza di un habitat ottimale per il canide (boschi
alternati a prati-pascoli) hanno determinato un aumento nel tempo del conflitto lupo-zootecnia.
Per fortuna però i dati della dieta del branco di Zeri consentono di affermare che non ci troviamo di
fronte ad una situazione allarmante per la pastorizia, ma che alcune norme di sicurezza,
permetterebbero una miglior convivenza tra la specie allevata ed il loro naturale predatore.
La dimensione della popolazione lupina riscontrata in Provincia è sicuramente in linea con i livelli
medi del nostro Paese, in quanto i branchi risultano essere costituiti mediamente da 4 individui,
valore che si inserisce bene nel panorama europeo in cui sono state riscontrate popolazioni da 2 a 7
individui.
Oltre agli ungulati, specie come la gazza, cornacchia grigia, nutria, piccione (Columba livia, forma
domestica) e volpe hanno implicazioni e ripercussioni sullo stato di conservazione della
biodiversità ed , in alcuni casi, possono influenzare anche quello della salute pubblica.
I dati disponibili , raccolti su scala provinciale, indicano tendenze in crescita per i corvidi, mentre
per la nutria, si sta rilevando la necessita di controllo, in particolare nel Lago di Porta, area
ANPIL, per problemi collegati alla sicurezza e lo stato di manutenzione delle opere idrauliche da
questo interessate.
Per il piccione riteniamo necessaria una attività di monitoraggio ed eventuale controllo delle
popolazioni per contenere i suoi effetti , anche collegati a rischi sanitari.
Pertanto l’adozione di un Piani faunistico, con i piani di prelievo venatorio commisurati alle
densità obiettivo, con azioni di controllo attivabili in casi straordinari, e misure di gestione
dell’ambiente si realizzano gli strumenti indispensabili, anche per una conservazione globale degli
ecosistemi.
ASPETTI SOCIO-ECONOMICI E TERRITORIO
Impatto della fauna su agricoltura e foreste
Come la specie uomo, attraverso le attività agro-forestali incide sul paesaggio e sugli ecosistemi in
generale , influendo con ciò sulla biodiversità, anche le specie animali provocano degli impatti sui
diversi ecosistemi , compreso quelli agro-forestali. In questo ambito il sistema si allarga alle attività
socio-economiche, nelle quali gli impatti maggiori sono determinati dagli ungulati.
Il loro forte incremento produce anche a scala provinciale forti problematiche proprio per i danni di
natura economica e non solo, provocati sia alle coltivazioni che alle sistemazioni a queste
funzionali ed a quelle forestali, causando talvolta anche incidenti stradali..
Per la Provincia di Massa Carrara l’indicatore degli importi economici corrisposti agli agricoltori
per i danni causati dalla fauna selvatica e le stime di consistenza elaborate annualmente dalla
Provincia e dall’ ATC, riferibili al cinghiale, ancorché importanti, non esprimono però il reale
impatto di questa specie sulle produzioni agricole in quanto la tipologia di queste attività è molto
frammentata, generalmente marginale e comunque di tipo estensivo , su morfologie territoriali con
forti e medie pendenze per le quali al danno alle produzioni si aggiunge soprattutto nella zona
costiera, un danno maggiore determinato dalla distruzione dei terrazzamenti con conseguente
rischio di dissesto anche idorogeologico.L’indicatore diventa ancora più parziale in quanto prende
come riferimento unicamente gli agricoltori iscritti alla CCIAA, con partita IVA , che nella realtà
provinciale sono una minima parte degli Imprenditori agricoli ai sensi del codice civile. Risultano
frammentari i dati relativi all’impatto degli ungulati sul bosco e sulle attività forestali, per i quali
manca ancora un quadro di sintesi di tutte le informazioni. Nonostante il grande sforzo gestionale
negli ultimi 5-10 anni, non siamo ancora giunti a stabilizzare le popolazioni di questa specie su
livelli sostenibili, per quanto ancora elevati, in particolare dal punto di vista economico, sociale ed
ambientale.
La pianificazione faunistico venatoria in generale e l’attività di caccia e controllo svolta su queste
specie è indispensabile per mantenere entro limiti tollerabili, anche dal punto di vista
socioeconomico, il loro impatto sugli ecosistemi agro-forestali.
81
AMBIENTE E SALUTE
Inquinamento da metalli pesanti
E’ chiaramente condiviso ed accertato che le attività antropiche siano fonte continua di immissione
nell’ambiente di sostanze chimiche, con un diverso grado di degradazione nel tempo, variabile a
seconda delle sostanze, da giorni a decenni.
Ricerche specifiche hanno determinato negli anni metodi e valutazioni per la determinazione del
rischio ambientale fino ad arrivare anche ad individuare delle specie, animali e vegetali, definiti
animali o piante “sentinella” o “ spia”, utili per la sua determinazione.
Da queste indagini, nel caso delgli animali, emerge che i mammiferi selvatici possono essere
considerati dei validi indicatori dell’inquinamento da metalli pesanti (Chyla, 1998; Chyla et al.,
2000), proprio per la loro longevità che determina un’esposizione a stress ambientali relativamente
duratura nel tempo. La loro vicinanza filogenetica con l’uomo li rende anche interessanti per
comprendere i meccanismi attraverso i quali l’inquinamento può influenzare la salute dell’uomo
(Furness, 1993).
Nell bibliografia esistono molti studi e ricerche dalle quali emerge che normalmente il ruolo
primario nell’assunzione di metalli dal suolo è rappresentato dalle piante e che pertanto gli erbivori
sono gli animali nei quali si rileva la maggiore concentrazione di questi elementi. Questa
osservazione ha portato a considerare che anche gli ungulati selvatici possano essere utilizzati
come indicatori del grado di salute dell'ambiente in cui vivono, in quanto bioaccumulatori di
eventuali contaminati assunti nelle diverse zone di foraggiamento, in ipotesi di assenza di
“pasturazione”.
A questo proposito si ritiene utile nella nostra realtà, procedere nella sistematizzazione di
controlli per comprendere se esiste e quale sia l’eventuale grado di diffusione del foraggiamento
abusivo , noto come pasturazione, e con quale tipologia di alimento questa viene eventualmente
praticata, per consentire di acquisire eventuali dati funzionali alla determinazione di rischi
ambientali, non “inquinati” da apporti esterni.
Una altra fonte di inquinamento è determinata dal piombo delle munizioni da caccia che viene
diffuso sul territorio nel corso dell'attività venatoria: come è noto, questo metallo può entrare nella
catena alimentare e può causare gravi intossicazioni (saturnismo) sulle popolazioni selvatiche, in
particolare le specie ornitiche (acquatici e rapaci) , in grandi predatori come il lupo ed avere effetti
dannosi
anche
per
la
salute
umana.
(http://www.peregrinefund.org/Lead_conference/2008PbConf_Proceedings.htm).
Diventa pertanto importante prevedere con la pianificazione faunistico venatoria 2012-2015 , in
collaborazione con gli Enti di ricerca, anche attività di monitoraggio e/o di coordinamento per la
determinazione dell’accumulo di metalli pesanti in organi e tessuti degli ungulati selvatici cacciati
nella Provincia di Massa Carrara ( cinghiale e capriolo) , e determinare, attraverso apposite ricerche
su soggetti rinvenuti morti nel nostro territorio ( in particolare lupo e rapaci), l'eventuale impatto su
predatori, per acquisire dati inerenti ipotetici rischi per la salute pubblica e per la biodiversità
derivanti dall'interazione diretta o indiretta tra fauna e sostanze tossiche presenti nell'ambiente.
Zoonosi
Con questo termine, si indicano le malattie che si trasmettono dagli animali all’uomo e pertanto
sono strettamente correlate alla salute umana .
Dalla bibliografia si ritrova che solo raramente gli animali sono direttamente fonte di infezione:
solitamente i germi sono trasmessi all’uomo da acqua e cibi contaminati, ma le zoonosi possono
rappresentare un rischio più serio soprattutto per persone con sistema immunitario compromesso o
che si trovino in particolari condizioni, come ad esempio la gravidanza.
Nel caso di animali domestici , è possibile attivare una prevenzione, attuando una serie di pratiche,
che vanno dal mantenerli puliti alla sistematica vaccinazione, mentre per gli animali selvatici , il
82
rapporto è più complesso , non consente di attuare alcune prevenzione e per questo questi animali
non dovrebbero mai essere portati a vivere a contatto con gli ambienti domestici umani.
Un esempio di zoonosi in fase attuale di controllo da parte delle strutture sanitarie, è la trichinellosi
(detta anche trichinosi) , causata da vermi cilindrici (nematodi) appartenenti al genere Trichinella,
parassita che inizialmente si localizza a livello intestinale per poi dare origine a una nuova
generazione di larve che migrano nei muscoli, dove poi si incistano. Questo parassita è in grado di
infettare i mammiferi, gli uccelli e i rettili, soprattutto quelli carnivori e onnivori (maiale, volpe,
cinghiale, cane, gatto, uomo).
La trasmissione all'uomo avviene esclusivamente per via alimentare, attraverso il consumo di carne
cruda o poco cotta contenente le larve del parassita. In Italia, il veicolo di trasmissione è la carne
suina (maiale o cinghiale), equina e più raramente di carnivori selvatici (volpe). La trichinosi non si
trasmette da persona a persona ed ha un periodo di incubazione generalmente di circa 8-15 giorni,
ma può variare da 5 a 45 giorni a seconda del numero di parassiti ingeriti. Nell'uomo il quadro
clinico varia dalle infezioni asintomatiche a casi particolarmente gravi, con alcuni decessi. La
sintomatologia classica è caratterizzata da diarrea (che è presente in circa il 40% degli individui
infetti), dolori muscolari, debolezza, sudorazione, edemi alle palpebre superiori, fotofobia e febbre.
Esistono chiaramente misure igienico-sanitarie per prevenirla, come quella di consumare la carne
ben cotta, in modo che le eventuali larve presenti vengano inattivate o distrutte dal calore (è
sufficiente 1 minuto a 65°C), la selvaggina e i maiali macellati a domicilio devono essere esaminati
da un veterinario per determinare l'eventuale presenza delle larve del parassita nelle carni, oppure
congelarla per almeno 1 mese a -15°C: un congelamento prolungato, infatti, uccide le larve.
(http://www.epicentro.iss.it/focus/suis/schedastrepto.asp).
La OMS ha lanciato una campagna con la quale cambia il metodo di approccio alla malattia
considerata non più come entità assoluta, ma correlata ad altri parametri interdipendenti e legati al
contesto ambientale di origine ( eco-patologia della fauna). E’ un approccio multidisciplinare che
focalizza l’attenzione sulle connessioni tra ambiente, specie ospiti umane e non, agenti patogeni.
(sito:www.onehealthinitiative.com).
La protezione della salute umana dalle malattie e le infezioni direttamente o indirettamente
trasmissibili tra gli animali e l’uomo è diventata così una azione prioritaria nella politica sanitaria
della Unione Europea e la sorveglianza epidemiologica e sanitaria della fauna selvatica viene
considerata un valido strumento per la conoscenza dell’ecosistema, lo studio delle interazioni tra
animali selvatici e domestici ed i possibili rischi per l’uomo.
In questa logica, la conoscenza ed il controllo delle malattie degli animali diventa un mezzo per la
tutela della salute pubblica in quanto questi possono essere vettore o semplicemente ospite
occasionale di agenti eziologici responsabili sia di patologie comuni , favorendo la diffusione , che
di patologie emergenti. In questo ultimo caso si riscontra che più del 70% delle patologie
emergenti (o ri-emergenti) nell’uomo sono dovuti all’azione di diffusione operata dagli animali
selvatici.
Il PFVP anche se non contiene misure dirette di Igiene e Sanità pubblica, sostiene una politica di
coordinamento e condivisione delle informazioni attraverso appositi protocolli d'intesa con le
Autorità Sanitarie competenti ( Istituto Zooprofilattico, Usl1-Massa-Carrara), per affrontare
sinergicamente eventuali emergenze zoonotiche che possano coinvolgere la fauna selvatica ed
azioni dirette organizzando attività di divulgazione ed aggiornamento specifico .
TERRITORIO
L’urbanizzazione è relativamente bassa anche nel territorio provinciale, se confrontata con altre
realtà sviluppate, e si concentra sostanzialmente in un territorio molto ristretto:
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le maggiori concentrazioni di popolazione si trovano nella fascia costiera. Infatti, nel tratto
compreso tra Carrara e Montignoso, di 13 Km, su 601 km regionali, si hanno densità medie di
791,85 abitanti/ km²( dato IRPET) sul 16% della superficie provinciale.Il 72% della popolazione è
addensata nella fascia costiera che rappresenta il 16% della superficie territoriale : Massa, 733,20
ab/kmq ( 93,84 Kmq), Montignoso, 610,91 ab./Kmq,( 16,74 Kmq), Carrara 909 ab/Kmq
(71,01Kmq).
La Popolazione provinciale ammonta a 199.437 abitanti (01/01/2012 - ISTAT), con una Densità
172,72 ab./km², su una Superficie complessiva di 1.154,68 km².
La popolazione per comune risulta così distribuita:
Aulla11.279, Bagnone1.914, Carrara 64.606, 1.007Casola in Lunigiana, 750Comano, 2.360
Filattiera, 8.249Fivizzano, 4.977Fosdinovo, 4.938Licciana Nardi, 68.802Massa, 10.226Montignoso,
2.550Mulazzo, 2.150Podenzana, 7.605Pontremoli, 2.095Tresana, 4.735Villafranca in L., 1.194Zeri.
Andamento demografico della popolazione residente in prov. di Massa-Carrara nel decennio
intercensuario 2001-2011. Popolazione residente al 31 dicembre di ogni anno fino al 2010 e al 8
ottobre 2011, giorno precedente il Censimento. Dati ISTAT.
Per riallineare la serie dei dati 2001-2011 risultante dai conteggi delle Anagrafi comunali con i dati
rilevati al 15° Censimento della Popolazione è necessario effettuare delle operazioni di
ricostruzione intercensuaria della popolazione per ogni singolo Comune.In particolare, la
popolazione residente in prov. di Massa-Carrara al Censimento 2011, rilevata il 9 ottobre 2011,
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era di 199.650 individui, mentre alle Anagrafi comunali, sempre alla stessa data, ne risultavano
203.658, calcolati registrando le variazioni anagrafiche annuali della popolazione a partire dal
Censimento 2001. si è registrata una differenza negativa fra popolazione censita e popolazione
anagrafica pari a 4.008 unità (-1,97%).
Si assiste anche qui alla coesistenza di aree a bassissima densità abitativa ed aree altamente
urbanizzate, nelle quali gli effetti sono per entrambe la perdita di benessere, a causa della
accresciuta inefficienza del sistema, del maggiore disagio ambientale, della compromissione del
paesaggio.
Infatti nelle aree altamente urbanizzate risulta facilmente percepibile l’inquinamento ambientale da
traffico e da cemento, la perdita di identità dei luoghi, ed in quelle meno urbanizzate, con il
conseguente minor presidio del territorio si realizza un degrado ambientale,che culmina nella
riduzione della coesione sociale e del livello dei servizi di prossimità per la popolazione residua.
Congestione ed abbandono sono quindi i pericoli che continueranno a coesistere anche nella
Provincia di Massa Carrara del futuro.
Nel nostro territorio si assiste ad un continuo abbandono di alcune aree che già oggi sono
caratterizzate da elevati livelli di spopolamento che sommato all’innalzamento dell’età della
popolazione e una base produttiva molto ridotta, rischia di innescare maggiori processi involutivi.
La conseguenza di territori sempre meno presidiati, con popolazione anziana,con poche attività
produttive e redditi bassi non possono che favorire un ulteriore allontanamento dei residenti, con
l’effetto probabile di indurre crisi fiscali anche nelle amministrazioni locali che si trovano
comunque a dover fronteggiare spese immutate con una base contributiva sempre minore.
Per capire in quale misura cambierà l’urbanizzazione è necessario capire in quale misura
l’urbanizzazione sia spiegabile con l’evoluzione generale del sistema provinciale. L’ipotesi più
semplice che viene esplicitata nel RA Regionale per l’intera regione, è che le tre componenti
dell’urbanizzazione (residenza, aree produttive e infrastrutture sociali ed economiche) dipendano
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rispettivamente, la prima dalla dinamica demografica, la seconda dalla dinamica economica e la
terza da un effetto combinato delle due, oltre che dalla discrezionalità del potere pubblico.
Considerata la difficoltà di valutare quest’ultimo elemento, nel RA viene operata una valutazione
relativa a come questi elementi si siano modificati nel più recente periodo per stimarne la
covariazione, se non il rapporto causa effetto, senza peraltro riuscire ad effettuare un modello di
previsione sulle dinamiche dell’urbanizzazione basate sui parametri sopra indicati, a causa della
presenza di estesi territori oggettivamente inedificabili.
Le previsioni sull’evoluzione socioeconomica ed ambientale del sistema provinciale non possono
peraltro che essere quelle già indicate nel RA regionale che costituiscono una sintesi di un progetto
di ricerca sul futuro della Toscana elaborato da IRPET e denominato “Toscana 2030”. Lo studio
propone un inquadramento della realtà toscana di oggi evidenziando i suoi punti di forza e di
debolezza e disegna alcuni probabili scenari al 2030 che incorporano le tendenze demografiche,
sociali, economiche e di pressione ambientale registrate negli ultimi decenni.
Pertanto si ribadisce in questa fase l’auspicio dell’applicazione del concetto di sostenibilità del
modello di sviluppo; sostenibilità da intendersi come sostenibilità ambientale, economica, politica e
sociale.
Il dato riferito dal modello regionale in ipotesi di relazione causale tra le grandezze sopra riferite,
porta alla conclusione che i processi di urbanizzazione mostrano una elasticità superiore all’unità
rispetto alle dinamiche economiche e demografiche e potendo compiere una valutazione prospettica
di lungo periodo, in ipotesi di una elasticità costante, stima che al 2030 i livelli di crescita
dell’urbanizzazione rispetto all’ultimo dato disponibile (il 2007) sarebbero di circa l’11% per le
aree residenziali e di quasi il 25% per quelle produttive equivalenti che in estensione assoluta si
riferirebbero a quasi 10mila ettari in più per le prime e a quasi 6mila per le seconde.
Sulla base del modello che si è realizzato negli ultimi anni l’ipotesi è che le nuove edificazioni
dovrebbero concentrarsi nelle aree contigue a quelle urbane, con minori prezzi dei terreni e una
buona dotazione infrastrutturale che per la nostra realtà si configura nelle aree pianeggianti costiera
e di fondovalle , stante la particolare presenza di territori oggettivamente in edificabili per
morfologia e per protezione.
La Pianificazione faunistico venatoria 2012-2015, con le attività inerenti il miglioramento degli
habitat , il mantenimento delle densità obiettivo per gli ungulati, il pagamento dei danni alle
imprese agricole, procede nella logica di evitare gli abbandoni dei territori ed implementare le
occasioni di fruibilità degli stessi.
USO SOSTENIBILE DELLE RISORSE NATURALI E GESTIONE DEI RIFIUTI
In termini di rifiuti, abbiamo visto che la produzione di rifiuti urbani pro capite risulta alta , così
come a livello regionale, per effetto della alta incidenza di alcune tra le principali determinanti del
rifiuto urbano: i pubblici servizi, le strutture ricettive, le piccole imprese.
Se si aggiunge un sistema di gestione che è ancora molto orientato alla discarica e non molto
sviluppato nel riuso/ recupero/ riciclo fino alla valorizzazione energetica finale, si comprende come
l’evoluzione tendenziale ipotizzabile in termini di produzione e capacità di gestione dipenda dall’
evoluzione demografica,dall’ evoluzione dell’attività economica,dai settori economici, da quali
risorse saranno a disposizione per gli investimenti nelle strutture di gestione e da quali indirizzi di
politica influiranno sul sistema di gestione e sulla sua capacità di farsi carico dell’evoluzione delle
produzioni. Pertanto in ipotesi di costanza di quantitativo complessivo dei rifiuti prodotti in un
contesto di bassa crescita demografica e economica, potrebbero comunque essere necessari
modalità di gestione adeguate ad una crescente quota di raccolta differenziata, alla necessità di
aumentare la quota di recupero di materia e di energia, alla esigenza di eco compatibilità
nell’individuare strutture e mercati per incentivare al massimo il riuso, riciclo e recupero (di materia
o di energia) di queste tipologie di rifiuti.
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Si reputa con la pianificazione faunistico venatoria, di sviluppare e promuovere pratiche di buona
gestione della risorsa faunistica con la riduzione, raccolta e quando possibile , riciclo dei rifiuti
prodotti nell’esercizio dell’ attività venatoria, con riferimento ai bossoli di plastica e agli scarti di
macellazione degli ungulati.
Il raccordo in questa direzione sarà effettuato tenendo conto del Piano regionale rifiuti di cui alla
DCRT 88/98, al Piano regionale di gestione dei rifiuti di cui alla dCP 36/2004 che approva il Piano
di gestione rifiuti provinciale pubblicato con DGRT 1211 del 29/11/2004 sul BURT 51, parte II
Suppl.227 del 22.12.2004 e al Piano Straordinario relativo all’ATO Toscana Costa di cui alla
DGRT 476 dell’8.6.2009.
Non esistono dati di base,dai quali determinare l’effettivo impatto del fenomeno dell’ abbandono di
rifiuti sul campo da parte dell’attività venatoria per la difficoltà intrinseca a distinguere la sorgente
da parte delle tante altre attività che vengono svolte nell’ambiente (trekking, mountain-byking,
enduro, raccolta funghi…). E’ ritenuto importante anche attivare momenti di incontro e soprattutto
di collaborazione tra cacciatori, agricoltori, cittadini ed utilizzare la potenzialità di “volontariato”
del sistema caccia come strumento per realizzare misure di prevenzione e di formazione nell’ambito
della salvaguardia dell’ambiente nel senso più ampio per rilevare attraverso segnalazioni, anche
eventuali siti utilizzati come discariche abusive, esercitare azione dissuasiva indiretta nei confronti
di eventuali piromani.
Acqua
I consumi idrici sono stimati in lieve crescita, tale da riportarsi solo nel 2030 ai livelli del
2005. Anche in questo caso, però, elementi di criticità della struttura attuale sono riscontrabili
nell’alta percentuale di perdite idriche, nonché nella futura minore disponibilità idrica derivante
anche dal cambiamento climatico in atto. Il nostro territorio risente in misura minore delle criticità
evidenziate a livello regionale sia per le diverse condizioni climatiche conseguenti la diversa
conformazione orografica che per il diverso posizionamento geografico.Le piogge si stanno
concentrando però in determinatio periodi dell’anno, spesso in forma eccessiva abbondanti, e le
nevi presenti nella parte montana consentono spesso di formare buone riserve .
Solo i prolungati periodi di siccità potrebbero compromettere le coltivazioni in atto in quanto
normalmente la tipologia di agricoltura praticata , di tipo estensivo, anche quando specializzata,
con colture di pregio, difficilmente adotta la pratica della irrigazione e pertanto no entra in
competizione la possibilità di sosta o di nidificazione di specie migratorie o provocare spostamenti
di popolazioni di animali verso il fondovalle
TIPOLOGIA ED ENTITÀ DELLE FONTI DI IMMISSIONE
Turismo
Una caratteristica saliente riferita dal documento regionale è l’aumento che si osserva tra 1992 e
2000 per tutta la costa regionale : questo fenomeno, come si è già messo in evidenza per la
popolazione, è una tendenza diffusa a livello di bacino mediterraneo, vuoi proprio per il sempre
maggior sfruttamento delle risorse turistiche balneari e marine, vuoi per un aumentata competitività
del trasporto marittimo e della navigazione di tipo crocieristico. In particolare, in alcune località,
anche già ben conosciute, assistiamo ad un vero e proprio raddoppio nel numero di turisti tra il 1992
ed il 2000, tra queste Massa.
Industria e portualità
Le concentrazioni industriali e portuali di Massa e Carrara, costituiscono senza dubbio “aree
critiche” per quanto concerne la qualità delle acque marine costiere; anche se in riferimento agli
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scarichi industriali, questi non hanno rilevanza per Massa e Carrara perché non presentano
industrie fortemente impattanti.
In virtù della Legge 9 dicembre 1998, n. 426 “Nuovi interventi in campo ambientale”, è stata
individuata una serie di siti di interesse nazionale nei quali sono necessari primi interventi di
bonifica. Come riporta la legge essi sono “quelli compresi nelle seguenti aree industriali e siti ad
alto rischio ambientale i cui ambiti sono perimetrati, sentiti i comuni interessati, dal Ministero
dell’Ambiente…”. Tra gli interventi di bonifica di interesse nazionale è presente anche l’area
industriale di Massa Carrara.
Agricoltura
Il territorio provinciale non presenta grandi estensioni coltivate, prevalgono, talvolta, sistemi di
coltura intensiva in serra, tipologia intensamente sviluppata più a sud, nel tratto versiliese - pisano e,
l’impatto che queste coltivazioni possono avere sulle risorse idriche, sia come prelievo ed uso delle
acque che come immissioni inquinanti, non è così notevole come per le altre realtà toscane.
Un fenomeno che desta una certa preoccupazione nella zona costiera è l’intrusione salina, cioè la
penetrazione di acqua salata in falde idriche costiere comunicanti con il mare, a causa
dell’eccessivo prelievo.
Tutta la fascia collinare è invece intensamente coltivata a vigneti ed oliveti che, rispetto alle
immissioni possono impattare , soprattutto nella zona costiera, con l’uso di diserbanti e di prodotti
per la difesa delle piante.
Pressioni esercitate sui bacini afferenti
Magra. Carico organico potenziale: AbEq 163.762; carico trofico teorico: N tonnellate1.644; P
tonnellate 645. (carico organico potenziale riferito al 2000 espresso in AbEq; carico trofico teorico
riferito al 2000 espresso, in tonnellate/anno di N e P, come totale delle frazioni demografica,
industriale, agricola e zootecnica)
3.4.2.4 Monitoraggio acque marino costiere-ARPAT anno 2010
Il risultato dei dati è stato valutato anche in base alla qualità ambientale data dall’indice TRIX
nel periodo 2001-2007 ed è risultata BUONA lungo la costa settentrionale della Toscana, fino al
porto di Livorno.
I risultati sopra soglia degli elementi chimici a sostegno (altri inquinanti), identificano per tutti i
corpi idrici indagati una classificazione di stato ecologico “sufficiente”.
In questa situazione diventa sempre più emergente intensificare gli sforzi per realizzare le indagini
che, tradotto negli obiettivi del piano si concretizza con indispensabili approfondimenti delle
conoscenze legate alla presenza delle diverse specie sul territorio ed in generale, dell’analisi
dell’ambiente naturale in cui esse vivono.
Le azioni ascrivibili ai monitoraggi, al miglioramento della raccolta dei dati e l’implementazione
degli studi, finalizzati ad una maggiore conoscenza del territorio, rappresentano pertanto una
modalità di implementazione degli effetti positivi per il raggiungimento dell’equilibrio tra le
diverse componenti ambientali.
L’obiettivo del raggiungimento delle densità ottimali delle popolazioni di ungulati rappresenta in
questa logica, un’azione di mitigazione degli impatti che la fauna selvatica ha su alcune
componenti del territorio , come le aree agricole , i boschi, sia per quanto attiene la perdita di
produzioni , che , soprattutto per il rischio di destabilizzazione dei versanti che nella nostra realtà
rappresentano oltre che una caratterizzazione di tipo paesaggistico, un serio rischio per l’ambiente
antropico in generale, in quanto può causare decisioni di ulteriore abbandono delle aree non vocate
alle specie in esame.
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Lo stesso piano di prelievo , sulle specie oggetto di attività venatoria, anche di selezione, basato
sul presupposto che gli abbattimenti sono tesi al raggiungimento di densità obiettivo e al
mantenimento dell’equilibrio nel rapporto tra le classi di età e sesso della popolazione, rientra nella
strategia delineata del raggiungimento dell’equilibrio tra le diverse componemti ambientali,
includendo in questo la prevenzione dei danni alle persone determinata dal rischio di collisioni
con autoveicoli lungo le vie di comunicazione.
Anche il miglioramento dello status di alcune popolazioni ,come l’incremento della lepre, pernice
ed altri galliformi e le relative azioni di tutela rappresentano un’altra categoria di obiettivi tesi a
mantenere e rafforzare strategie di preservazione e valorizzazione del patrimonio naturale esistente.
5. CARATTERISTICHE AMBIENTALI, CULTURALI E PAESAGGISTICHE DELLE AREE
CHE POTREBBERO ESSERE SIGNIFICATIVAMENTE INTERESSATE E
PROBLEMATICHE AMBIENTALI ESISTENTI
[Ai sensi dell’All. 2 della L.r. 10/10, tra le informazioni da fornire nell’ambito del Rapporto
ambientale è inclusa: c) Caratteristiche ambientali, culturali e paesaggistiche delle aree che
potrebbero essere significativamente interessate, d) Qualsiasi problema ambientale esistente
pertinente al piano e programma (…)]
Nel presente capitolo sono descritti i principali elementi specifici relativi alle aree di rilevanza
ambientale su scala provinciale definite all’interno del quadro della pianificazione e
programmazione provinciale e regionale , quali:
- Aree Protette e Aree Natura 2000;
- Zone di criticità ambientale secondo il Piano Regionale di Azione Ambientale;
- Aree a Vincolo Storico-Artistico, Archeologico e Paesaggistico della Toscana;
- Ambiti di paesaggio contenuti nel Piano di Indirizzo Territoriale.
In Europa le direttive Habitat (1992/42/CEE) e Uccelli (1979/409/CEE) hanno introdotto il
concetto di rete ecologica europea “Natura 2000”.Per garantire la conservazione dei siti
della rete ecologica, l’art. 6 della direttiva habitat, l’art. 5 del D.P.R. n.357/1997 di recepimento di
tale direttiva, prevedono una procedura di Valutazione di incidenza per i piani o programmi che
possano avere effetti significativi sullo stato di conservazione degli habitat e delle specie in essi
ospitati. Devono essere quindi sottoposti a Valutazione di incidenza tutti i Piani o Progetti non
direttamente connessi e necessari alla gestione dei siti della rete Natura 2000 e che possono avere
ripercussioni negativi sui siti stessi.
La regione Toscana con la L.R. 56/2000 “Norme per la conservazione e la tutela degli habitat
naturali e seminaturali, della flora e della fauna selvatiche ha recepito la Direttiva 1992/42/CEE
“habitat” e la Direttiva 1979/409/CEE “Uccelli”. Con la Deliberazione del C.R. n. 6/2004 è stata
definita la rete ecologica regionale.
Di seguito è riportato soltanto l’elenco del le aree di rilevanza ambientale presenti in Provincia
di Massa Carrara con la relativa classificazione ai sensi della legislazione sulle Aree protette L.R.
n.49/2005, della Direttiva 1992/42/CEE “habitat” e la Direttiva 1979/409/CEE “Uccelli”:
- Aree Protette
- Aree Natura 2000
- IBA (Important Bird Areas)
- Aree di particolare interesse naturalistico di cui alla “Carta della natura” del PTC
Aree Protette e Aree Natura 2000:
Aree Protette
Il sistema delle aree protette della Provincia di Massa Carrara comprende:
Parco Nazionale dell’Apennino Tosco-Emiliano per una superifice di circa ha 6224,00;
Parco delle ALPI APUANE per una superficie di circa ha 6878 ;
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La superficie complessiva delle Aree protette di cui alla L. 394/91 e L.R. 49/20 di ha 13102,56.
Le aree naturali protette di interesse locale – ANPIL Lago di Porta, ANPIL Fiume Magra in
Lunigiana–ANPIL Fiume Magra Filattiera, con una superficie di ha 82, ha 363 ed ha 310.
Rete Natura 2000
Alle aree protette propriamente dette è affiancata la rete ecologica Natura 2000 che è una rete di
zone naturali protette dall’UE e istituite in attuazione della Direttiva Habitat 43/92/CEE, il cui
scopo è quello di garantire il mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente di tipi di
habitat naturali e di specie vegetali o animali bisognose di uno stato di protezione particolare e
indicate negli allegati della direttiva stessa. La rete, oltre a comprendere una serie di habitat
importanti e in pericolo, include anche i siti già designati ai sensi della Direttiva sugli uccelli
selvatici 79/409/CEE.
Il recepimento a livello regionale della Direttiva Habitat e del D.P.R. 357/97 (di attuazione
nazionale) è stato effettuato con la L.R. 56/00 “Norme per la conservazione e la tutela degli habitat
naturali e seminaturali, della flora e della fauna selvatiche (…)”. Con questa legge si amplia la rete
ecologica europea affiancando alle “proposte di Siti di Importanza Comunitaria” (pSIC) e alle Zone
di Protezione Speciale, (ZPS) i Siti i Interesse Regionale (SIR) e i Siti di Interesse Nazionale (SIN).
I SIC in Toscana sono 127, individuati tra le regioni biogeografiche mediterranea e continentale per
un totale di 305.378,96 ha. 13 SIC, ricadono parzialmente od interamente nel territorio della
Provincia di Massa Carrara, per una superficie esterna alle aree protette circa 2350 ettari. Più
precisamente:
Valle del Torrente Gordana (IT5110001), classificato anche pSIC , ha una estensione di 522,27
ettari e non è compreso nel sistema delle aree protette.
Monte Orsaro (IT5110002), anche questo è classificato pSIC, con una estensione 1983,15 ettari,
ed è in gran parte compreso nel Parco Nazionale "Appennino Tosco-Emiliano".
Monte Matto – Monte Malpasso (IT5110003), classificato anche come pSIC, con una
estensione di 754,09 ettari, è in parte compreso nel Parco Nazionale "Appennino Tosco-Emiliano".
Monte Acuto – Groppi di Camporaghera (IT5110004), classificato anche come pSIC, con
estensione di 464,60 ettari, sito in gran parte compreso nel Parco Nazionale "Appennino ToscoEmiliano".
Monte La Nuda – Monte Tondo (IT5110005), classificato anche pSIC, con estensione di 520,72
ettari, sito in gran parte compreso nel Parco Nazionale "Appennino Tosco-Emiliano".
Sagro (IT5110006), classificato anche pSIC, con una estensione 1223,28 ettari, in gran parte
compreso nel Parco Regionale "Alpi Apuane".
Monte Castagnolo (IT5110007), classificato anche pSIC, con una estensione di 116,10 ettari, sito
in gran parte compreso nel Parco Regionale "Alpi Apuane".
Monte Borla – Rocca di Tenerano (IT5110008), classificato anche pSIC, con una estensione
1081,30 ettari ,
Valle del Serra - Monte Altissimo (IT5120010), classificato anche pSIC, inserito anche questo
parte nel territorio della provincia di Massa Carrara e parte in quella di Lucca, con una etensione
1.857,08 ettari, in gran parte compreso nel Parco Regionale "Alpi Apuane".
M. Tambura - M. Sella (IT5120013), classificato anche pSIC, insiste sul territorio delle
Province di Massa Carrara e Lucca, con una estensione di 2.009,88 ettari, in gran parte compreso
nel Parco Regionale "Alpi Apuane".
Praterie primarie e secondarie delle Apuane (IT5120015), sito classificato anche come ZPS, con
una estensione di 17.320,84 ettari, in gran parte compreso nel Parco Regionale "Alpi Apuane" che
interessa sia la Provincia di Massa Carrara che quella di Lucca.
Lago di Porta (IT5110022) - Precedentemente classificato come: B02 Lago di Porta
(IT5110103), classificato anche ZPS, con una estensione 155,8 ha, interamente compreso nelle
90
Aree Naturali Protette di Interesse Locale (ANPIL) “Lago di Porta” (MS) e “Lago e Rupi di Porta”
(LU).
B01 Lago Verde di Passo del Brattello (IT5110101), SIR non incluso nella rete ecologica
europea Natura 2000.Ha una estensione di 229,97 ettari, e non è compreso nel sistema regionale
delle aree protette.
Nel parco Apennino Tosco Emiliano risultano :
SIC/ZPS Monte Acuto, Alpe di Succiso cod. IT4030001;
SIC/ZPS Monte La Nuda, Cima Belfiore, Passo del Cerreto cod. IT4030003;
SIC/ZPS Monte Prado cod. IT4030006;
SIC Monte Orsaro cod. IT5110002;
SIC M. Matto – M. Malpasso cod. IT5110003;
SIC M. Acuto – Groppi di Camporaghena cod. IT5110004;
SIC M. La Nuda – M. Tondo cod. IT5110005;
Le ZPS sono previste e regolamentate dalla Direttiva comunitaria 79/409 "Uccelli" (abrogata e
sostituita dalla Dir. 2009/147/CE). L'obiettivo delle ZPS è la "conservazione di tutte le specie di
uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico" che viene raggiunto non solo attraverso la tutela
dell’avifauna ma anche attraverso la protezione dei loro habitat naturali. Le ZPS entrano
automaticamente a far parte quindi della rete Natura 2000.
I SIR della L.R. 56/00 vengono definiti come siti che contribuiscono in modo significativo a
mantenere o a ripristinare un tipo di habitat naturale, sono quei luoghi che presentano gli elementi
fisici o biologici essenziali alla vita e alla riproduzione delle specie animali e vegetali (art. 2 comma
1 lettera m), le ZPS sono invece un territorio idoneo per estensione e/o per localizzazione
geografica alla conservazione delle specie di uccelli elencati nell’allegato I della direttiva
79/409/CEE.
Ad oggi la rete di Sir comprende 161 siti di importanza regionale per una superficie complessiva di
oltre 317.000 ettari, quasi il 14 per cento dell’intero territorio regionale.
Vincoli Storico-Artistici, Archeologici, Paesaggistici e patrimonio culturale
della Provincia di Massa Carrara
Nel territorio regionale sono presenti 6 siti iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale
dell’UNESCO . Per il territorio provinciale risulta proposto il bacino del marmo di Carrara.
Aree tutelate ai sensi dell’art.142 Dlgs 42/2004 ( atlante delle risorse archeologiche) di cui alle carte
sotto riportate.
Ambiti di paesaggio del PIT
La disciplina paesaggistica del PIT, attualmente adottata, oltre alle direttive, prescrizioni e
salvaguardie contenuti nella disciplina generale del PIT, fa riferimento ad obiettivi di qualità ed
azioni orientate al loro perseguimento. Gli obiettivi di qualità sono contenuti in apposite “schede dei
paesaggi e individuazione degli obiettivi di qualità” allegate al piano e sono relativi ai valori
naturalistici, storico-culturali ed estetico - percettivi degli elementi costitutivi di ciascun ambito di
paesaggio. Detti obiettivi di qualità e dette azioni costituiscono, con riferimento ai beni
paesaggistici, prescrizioni d’uso per gli strumenti della pianificazione dei comuni e per gli atti di
governo del territorio. Costituiscono altresì indicazioni per le politiche di sviluppo con esse
compatibili da attuarsi con gli strumenti programmatori di settore e con il concorso delle forze
economiche e sociali.
Di seguito si riportano le carte dei vincoli riferibili alle zone di interesse ambientale:
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Nella provincia di Massa Carrara sono stati individuati 2 Ambiti di Paesaggio:
1 LUNIGIANA : Il crinale appenninico, nel versante di ponente, prevalentemente costituito da
rilievi arrotondati, si qualifica per la fitta macchia boscata caratterizzata dalle faggete in alta quota e
dal castagneto nel medio versante, nonché dalle colture di abetine e da boschi conifere posti, questi
ultimi, su limitate ma significative porzioni di crinale, dalla cui massa emergono – distinguendosi
paesisticamente – i pascoli e le aree agricole dei terrazzi.
Ovunque il mosaico agrario è misto e le monocolture industrializzate sono assenti. I livelli di
integrità del paesaggio rurale sono stati garantiti fino ad oggi dalla sostanziale tenuta delle relazioni
funzionali, socio- economiche e ambientali che legano la rete diffusa degli insediamenti rurali al
complesso delle risorse agro- ambientali rappresentate principalmente dai castagneti, dai pascoli e
dalle aree agricole terrazzate. La diversificazione dell’assetto agrario è in molti casi minacciata
dalle dinamiche di spopolamento e scivolamento a valle della popolazione con conseguente
abbandono delle pratiche agricole di versante e rinaturalizzazione degli spazi aperti.
Alle quote più alte le aree interessate da emergenze naturalistiche fanno riscontrare alcuni elementi
di criticità tra i quali:
- la riduzione delle attività di pascolo che ha come conseguenza il progressivo sviluppo di arbusteti
responsabili della riduzione delle praterie secondarie;
- la degradazione dei castagneti da frutto per effetto dell’abbandono;
- il rischio di incendi.
I settori per lo sviluppo più rilevanti sono quello agricolo e zootecnico.
2 MASSA CARRARA : L’ambito è suddivisibile in due zone, quella montana e quella della pianura
costiera . L’area montana è caratterizzata da versanti piuttosto ripidi, con ampie aree boscate
(carpino, cerro, faggio), i castagneti, le aree agricole di pertinenza degli insediamenti permanenti e
stagionali (alpeggi), frequentemente sistemate a terrazze e ciglioni e le praterie di crinale,
costituiscono la matrice dell’ecosistema naturale disposto a corona della catena montuosa La
pianura costiera risente di una fortissima pressione insediativa: le poche aree extraurbane di pianura
sono oggetto di nuove edificazioni a carattere prevalentemente residenziale, a cui si alternano aree
incolte e zone umide. La forte pressione insediativa esercitata sulla pianura costiera ha messo in
crisi la qualità ambientale del territorio rurale e gli equilibri idrogeologici anche a seguito di
occupazione di suolo e dell’impermeabilizzazione delle aree di pertinenza fluviale (argini, aree di
naturale esondazione, casse di laminazione, ...).
Le cave e i bacini marmiferi (Carrara e Massa) con le relative strutture ed infrastrutture segnano
profondamente il paesaggio apuano caratterizzandone l’ambiente locale.
98
6.OBIETTIVI DI PROTEZIONE AMBIENTALE DI INTERESSE CHE SI SONO TENUTI IN
CONSIDERAZIONE NEL PROCEDIMENTO DI PIANIFICAZIONE
[Ai sensi dell’All. 2 della L.r. 10/10, tra le informazioni da fornire nell’ambito del Rapporto
ambientale sono incluse: “ […] e) obiettivi di protezione ambientale stabiliti a livello
internazionale, comunitario o degli Stati membri, pertinenti al piano o al programma, e il modo
in cui, durante la sua preparazione, si è tenuto conto di detti obiettivi e di ogni considerazione
ambientale]
Contesto internazionale:
VI Programma di Azione Ambientale 2002-2012 dell’Unione Europea approvato dalla
Commissione Europea quasi contestualmente al vertice di Johannesburg del 2002 e che recepisce
un lungo cammino della Comunità inteso a rendere effettivo l’art. 6 del Trattato istitutivo per
realizzare le condizioni di sostenibilità dello sviluppo, a livello comunitario come a livello
regionale.
A Johannesburg la comunità mondiale ha affermato che “l’eliminazione della povertà, il
cambiamento degli stili di produzione e consumo, e la protezione e la gestione delle risorse naturali
fondamentali per lo sviluppo sociale ed economico sono gli obiettivi ed i presupposti essenziali per
lo sviluppo sostenibile” ed ha individuato proprio le comunità locali come fulcro di questo processo
favorendo un approccio “locale” ad un problema “globale” e ribadendo che gli organismi
subnazionali devono svolgere la funzione fondamentale di inserire nel processo decisionale,
attraverso le loro politiche, le necessarie prassi per introdurre dal basso i principi e le forme della
sostenibilità.
Il VI Programma ha individuato i principali obiettivi ed azioni in relazione a quattro aree prioritarie:
- Cambiamenti climatici: ridurre le emissioni inquinanti in linea con gli andamenti concordati in
sede europea in un quadro di misure che tenga conto delle specificità nazionali e della complessiva
competitività del sistema economico;
- Natura e biodiversità: tutelare, conservare, ripristinare e sviluppare il funzionamento dei
sistemi naturali, degli habitat naturali e della flora e fauna selvatiche;
- Ambiente, salute e qualità della vita: migliorare il livello di qualità della vita e di benessere sociale
riducendo i livelli d'inquinamento, garantire la sicurezza alimentare e rendere sicure le attività
produttive con particolare riguardo alla produzione e l'utilizzo delle sostanze chimiche;
- Gestione delle risorse naturali e rifiuti: garantire una migliore efficienza delle risorse e una
migliore gestione dei rifiuti e determinare il passaggio a modelli di produzione e di consumo più
sostenibili.
L’ottica è quella di un ambiente sistema complesso e articolato, privo di confini, in cui ogni
componente ambientale interagisce con l’altra senza soluzione di continuità e nel quale le politiche
economiche, sociali ed ambientali sono affrontate in modo sinergico” secondo una strategia che
“introduca nuove modalità di interazione con il mercato e coinvolga i cittadini, le imprese ed altri
ambienti interessati, per indurre i necessari cambiamenti dei modelli di produzione e di consumo
pubblico e privato che incidono negativamente sullo stato dell’ambiente e sulle tendenze in atto”.
Nel VI programma sono state definite sette Strategie Tematiche riguardanti l’ inquinamento
atmosferico,l’ uso sostenibile delle risorse naturali, la prevenzione e riciclaggio dei rifiuti, le
politiche sull’ambiente marino, sull’ambiente urbano,l’ uso sostenibile dei pesticidi, la protezione
del suolo (sono state tutte approvate tra il 2005 e il 2006, tranne la strategia sulla protezione del
suolo in fase di approvazione), alle quali è chiesto di rispondere con un obiettivo di
razionalizzazione e di modernizzazione secondo il quale invece di tanti singoli atti legislativi si
auspicano quadri giuridici e strategici più flessibili ritenendo che, in particolari aree , soltanto un
pacchetto di misure coordinate possa dare i suoi frutti.
I nuovi impegni della Carta di Aalborg, i cosiddetti Aalborg Commitments +10, segnano un
importante passo in avanti, da una fase programmatica ad una pragmatica e strategica per tutte
quelle amministrazioni locali che intendano volontariamente assumere impegni precisi per un
orientamento sostenibile dello sviluppo.
99
Nel 2004 sono stati così approvati tali impegni, che suddividono l’azione di sostenibilità in 10 aree
di azione (governance, gestione locale della sostenibilità, risorse naturali comuni, consumo
responsabile e stili di vita, pianificazione e progettazione urbana, migliore mobilità e meno traffico,
azione locale per la salute, economia locale sostenibile, equità e giustizia sociale, da locale a
globale).
La costruzione della attuale pianificazione venatoria ha seguito il principo della gestione locale
della sostenibilità, del rispetto delle risorse naturali comuni, la divulgazione di una cultura di un
consumo responsabile dell’ambiente in senso lato, previsto azioni sinergiche per la salute , rimborsi
per danni agli agricoltori e pertanto suppota la sostenibilità dell’economia locale, si è sviluppata in
concertazione con le diverse forze sociali per consentire con la partecipazione e condivisione delle
scelte il mantenimento dell’equilibrio sociale, il tutto nella cornice delle indicazioni regionali .
Il contesto nazionale
Delibera CIPE del 30 Ottobre 2002,che recepisce molti dei principi e degli obiettivi del VI
Programma richiamando sia le 4 aree di azione prioritaria sia il principio di integrazione,
sottolineando come la protezione ambientale non vada considerata come una politica settoriale, ma
come un denominatore comune per tutte le politiche.
I principi ispiratori della Strategia di Azione Ambientale per lo Sviluppo Sostenibile in Italia
sono fondamentalmente:
1. l’integrazione dell’ambiente nelle altre politiche;
2. la preferenza per stili di vita consapevoli e parsimoniosi;
3. l’aumento nell’efficienza globale dell’uso delle risorse;
4. il rigetto della logica d’intervento “a fine ciclo” e l’orientamento verso politiche di
prevenzione;
5. la riduzione degli sprechi;
6. l’allungamento della vita utile dei beni;
7. la chiusura dei cicli materiali di produzione-consumo;
8. lo sviluppo dei mercati locali e delle produzioni in loco;
9. la valorizzazione dei prodotti tipici e delle culture della tradizione;
10. la partecipazione di tutti gli attori sociali alla determinazione degli obiettivi e degli
impegni e alla corrispondente condivisione delle responsabilità.
Il contesto regionale
La decisione della Giunta Regionale n. 2 del 6 novembre 2006 di “Approvazione del modello
analitico per l’elaborazione e la valutazione dei piani e programmi regionali previsto dall’articolo
10 della L.R. 49/99 e s.m.i., delle linee guida per la valutazione degli effetti attesi e delle forme di
partecipazione per la valutazione integrata di piani e programmi regionali”, nella quale si esplicita
l’attenzione verso la conservazione, valutazione e governo delle risorse ambientali e territoriali
delle Toscana, promuovendo, al contempo, la valorizzazione delle potenzialità locali dello sviluppo
e la massima integrazione fra i diversi territori della regione, nell’ambito di un sistema delle città
equilibrato e policentrico, di uno sviluppo delle potenzialità della montagna, della fascia costiera e
delle aree rurali, nel rispetto delle esigenze di tutela ambientale e territoriale ad esse peculiari.
Programma Regionale di Sviluppo 2011-2015 contiene l’indicazione delle linee strategiche per la
programmazione settoriale pluriennale, tra cui quelle relative alle politiche ambientali,
configurandosi come un atto di vera e propria programmazione di legislatura, e non più un mero
atto di indirizzo.
Tali indirizzi ambientali possono essere riassunti nei seguenti punti:
- razionalizzare e ridurre i consumi energetici, migliorare l’efficienza energetica degli edifici, a
partire dagli edifici pubblici, e dei processi produttivi, sviluppare le energie rinnovabili per
100
raggiungere gli obiettivi comunitari al 2020, compreso l’obiettivo di riduzione delle emissioni di
gas climalteranti;
- produrre un corretto equilibrio fra tutela e sviluppo, consolidando e arricchendo il Sistema
Regionale dei Parchi e delle Aree Protette, anche marine, valorizzandone, insieme alle aree rurali,
le potenzialità di sviluppo (con particolare riferimento al settore turismo), conservando la
biodiversità terrestre e marina, promuovendo una specifica strategia d’azione regionale per la
biodiversità che sarà trasversale alle altre politiche di settore;
- mettere in sicurezza il territorio e ridurre il rischio idrogeologico e sismico, puntando sulla
prevenzione quale approccio prioritario nei confronti di eventi alluvionali e calamità naturali.
Particolare attenzione sarà data agli interventi di difesa del suolo dal dissesto idrogeologico,
fondamentali per garantire la sicurezza della popolazione, un adeguato sviluppo territoriale, nonché
importante elemento in grado di attivare risorse e produrre occupazione e sviluppo in un’ottica di
green economy;
- favorire l’integrazione tra ambiente e salute attraverso politiche di prevenzione del rischio
ambientale e di riduzione degli inquinamenti, con particolare attenzione all’inquinamento
atmosferico, anche attraverso un approccio integrato con le politiche per la mobilità;
- tutelare la qualità delle acque interne e costiere, promuovere un uso sostenibile della risorsa idrica
e perseguire una visione integrata della fascia costiera e del mare che ne valorizzi, anche mediante
la ricerca, le risorse ambientali, naturalistiche e, allo stesso tempo, le potenzialità economiche e
sociali;
-raggiungere una gestione sostenibile dei rifiuti, sia urbani che speciali, attraverso un approccio
integrato nella definizione di obiettivi ed interventi, che da una parte tuteli l’ambiente e dall’altra
produca effetti positivi di sviluppo economico.
Con la Convenzione europea del paesaggio, firmata a Firenze il 20 ottobre 2000 e ratificata dal
Governo italiano con Legge 9 gennaio 2006, n. 14, è stata affermata la unitarietà del rapporto fra
paesaggio e territorio superando in tal modo ogni ambiguità in merito al tema paesaggio inteso
esclusivamente come bellezza da tutelare o come vista e panorama da mantenere. La Convenzione
Europea ha fornito una più chiara definizione del concetto di paesaggio: “Il paesaggio designa una
parte di territorio, per come è percepito dalle popolazioni, le cui caratteristiche sono il risultato delle
azioni e delle interazioni dei fattori naturali e/o umani”, ovvero ogni lembo di territorio è definibile
attraverso il suo particolare e specifico paesaggio .La pianificazione urbanistica e paesistica non
possono essere disgiunte in quanto le politiche del paesaggio si identificano con la formulazione,
da parte delle autorità politiche competenti, di principi generali, di strategie e di orientamenti che
consentono di adottare misure particolari mirate alla protezione, alla gestione e alla pianificazione
del paesaggio, relativamente al perseguimento dei cosiddetti obiettivi di qualità ovvero alla
definizione di ambienti in grado di rispondere alle aspirazioni delle popolazioni che risiedono in
quei territori. In questi ambiti vanno perseguite azioni che tendano sia alla conservazione dei luoghi
di pregio come alla modifica dei paesaggi degradati e quindi rivolte alla valorizzazione di ogni
luogo in relazione alla sua storia ed alle sue caratteristiche peculiari. Paesaggio e popolazione,
paesaggio e trasformazioni, paesaggio e storia, ma soprattutto paesaggio e patrimonio culturale
come è stato sancito dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.Lgs. 42/2004 e successive
modificazioni) in cui si dichiara che il patrimonio culturale è costituito dai beni culturali e da quelli
paesaggistici.
Nella III Parte del Codice, inoltre, interamente dedicata ai beni paesaggistici, si evidenzia un chiaro
allineamento ai principi della Convenzione Europea:contenuto e contenitore diventano un concetto
unitario che esprime l’identità dei luoghi e si esplicitano in quei caratteri che derivano loro “dalla
natura, dalla storia umana o dalle reciproche interazioni”.
101
6.1.Quadro sintetico degli obiettivi di protezione ambientale
Il quadro sintetico di riferimento ambientale strategico per la VAS è stato sviluppato a partire dal
modello analitico regionale in corso di aggiornamento e frutto dell’analisi comparata degli
obiettivi ambientali stabiliti in ambito europeo, nazionale e regionale:
Quadro di sintesi degli obietti di protezione ambientale di riferimento per la VAS
Riduzione , lotta ai processi di cambiamento climatico: riduzione di emissioni di CO2. Con il piano
si indicano le densita obiettivo per le specie ungulate funzionali alla determinazione dei piani di
abbattimento, che riportano le specie in esame alla densità sostenibile a fine piano , con
eliminazione dei capi stimati e conseguente implicita diminuzione di CO2 , ancorché non
quantificabile.
Tutela dell'ambiente e della salute: Riduzione emissioni atmosferiche inquinanti, con divieto di
utilizzo di pallini di piombo in aree umide, sensibilizzazione nella prevenzione di zoonosi.
Uso sostenibile delle risorse naturali e gestione dei rifiuti : Destinazione differenziata del territorio,
Ottimizzazione gestione dei rifiuti,sviluppo di buone prassi inerenti l’attività venatoria,
determinazione delle densità obiettivo per gli ungulati e altre specie non carnivore, determinazioni
delle vocazionlaità dei territori.
Salvaguardia della natura e della biodiversità:Rispetto delle vocazionalità degli ambienti e
salvaguardia degli habitat , controllo delle specie predatrici, controllo degli ungulati, riduzione del
rischio idrogeologico
Salvaguardia dei beni Storico Artistici, Archeologici Paesaggistici e del patrimonio culturale:
Tutela e riqualificazione dei beni Storico-Artistici, Archeologici e Paesaggistici e del patrimonio
Culturale
Nell’ambito della pianificazione venatoria tali obiettivi si possono meglio esplicitare in:
Riduzione Lotta ai processi di cambiamento climatico:
-Il raggiungimento della densità obiettivo attraverso i piani di abbattimento degli ungulati,
comporta comunque una riduzione di CO2 prodotta da questa fauna, ancorché non definita,
analogamente agli allevamenti zootecnici;
Tutela dell'ambiente e della salute attraverso
-Divieto di utilizzo di pallini di piombo in appostamenti fissi di caccia a palmipedi e trampolieri;
-Incentivazione dell’uso di palle atossiche nella caccia agli ungulati;
-Divulgazione di una cultura della buona prassi venatoria tesa anche a contribuire a ridurre il rischio
per la salute pubblica e per le attività zoo-economiche legato alla fauna selvatica ed al consumo
delle loro carni;
-Programma di sorveglianza sanitaria della fauna selvatica e valutazione del rischio connesso con la
salute pubblica e le attività zoo-economiche (in collaborazione con USL e IZS).
Uso sostenibile delle risorse naturali e gestione dei rifiuti :
-Destinazione di una quota compresa tra 20 e 30 % della SAF ad aree con finalità di protezione e
tutela della fauna;
- Per le specie carnivore di interesse prioritario : azioni di tutela e mantenimento delle capacità
riproduttive;
102
- per specie non carnivore: individuare, raggiungere e mantenere, densità compatibili con attività
Agrico le e forestali,
-Individuazione delle vocazioni faunistiche del territorio per la fauna stanziale oggetto di caccia,
con particolare riguardo per gli ungulati;
-Sviluppo e promozione di pratiche di buona gestione della risorsa faunistica tesa a consentire una
riduzione, raccolta e riciclo dei rifiuti prodotti nell’esercizio dell’ attività venatoria, con riferimento
ai bossoli di plastica e agli scarti di macellazione degli ungulati.
Salvaguardia della natura e della biodiversità
-Conservare e se possibile migliorare lo stato di conservazione di specie in declino, con particolare
riferimento a quelle legate agli ambiente agricoli (FBI);
-Contribuire a mantenere in uno stato di conservazione soddisfacente le specie di cui
all’allegato I della direttiva CE 43/92 Habitat ;
-Contribuire a migliorare gli habitat, con particolare riferimento al ripristino dell’agricoltura
tradizionale nelle aree marginali ove questa è stata abbandonata;
-Contribuire a mantenere la funzionalità degli ecosistemi forestali mediante il controllo degli
ungulati;
-Contribuire a sviluppare il monitoraggio delle specie, con particolare attenzione a quelle
Prioritarie.
Nello specifico :
Controllo delle specie aliene (nutria), o diffuse dall’uomo (piccione), o invasive (cinghiale)
Individuazione delle Oasi di protezione e delle zone di protezione in aree di elevato pregio
ambientale, con particolare riferimento alle aree demaniali;
Controllo localizzato di predatori opportunisti che possono avere effetti negativi sulla biodiversità
(corvidi,volpe….);
Istituzione di Zone di ripopolamento e cattura e delle Zone di rispetto venatorio in aree con
prevalente vocazione agricola e non vocate alla presenza del cinghiale;
Indirizzi per la costituzione di nuove Aziende faunistico venatorie in aree a prevalente vocazione
agricola e di elevato pregio;
Indirizzi per la costituzione di nuove Aziende agrituristico venatorie in aree ad agricoltura
marginale;
Promozione di misure di miglioramento ambientale favorevoli al mantenimento di habitat e specie
tutelate dalla direttiva habitat;
Promozione di ripristino dell’agricoltura tradizionale in aree marginali ove è stata abbandonata
(colture a perdere, siepi, mantenimento di pascoli,..)
Contribuire a mitigare il declino di alcune specie (es: allodola, beccaccia, beccaccino, codone,
combattente, frullino, marzaiola, starna) anche attraverso l’adozione di misure da prevedere nel
calendario venatorio;
Mantenimento di zone di protezione o di divieto di caccia in aree sensibili ;
Miglioramento delle operazioni di ripopolamento mediante l’adozione di misure di prevenzione del
rischio sanitario e di inquinamento genetico;
Contributo al monitoraggio della avifauna migratoria da parte dei titolari degli appostamenti fissi
di caccia.
Definizione dei criteri e modalità per il risarcimento dei danni causati da animali selvatici alle
attività agricole.
Salvaguardia dei beni Storico Artistici, Archeologici Paesaggistici e del patrimonio culturale:
Tale obiettivo viene raggiunto attraverso le azioni riferibili alla salvaguardia degli habitat , alle
azioni tese a reintegrare l’agricoltura tradizionale nelle aree marginali ove questa è stata
abbandonata , al mantenimento delle densità obiettivo degli ungulati, alle azioni inerenti le
103
politiche di risarcimento dei danni alle coltivazioni agricole, e comunque riferibili alle attività di
migliormento ambientale o di sostegno per il ripristino di elementi caratterizzanri la specifica
ruralità .
Quadro di sintesi degli obiettivi di protezione ambientale di riferimento per la VAS
Lotta ai
processi di
cambiamento
climatico
Tutela
dell’ambiente e
della salute
Ridusione
emissioni di
CO2
Raggiungimento della densità obiettivo attraverso i piani di
abbattimento degli ungulati: ridurzione di CO2 prodotta da
questa fauna, ancorché in quantità non definita;
-Riduzione
emissioni
atmosferiche
inquinanti;
-prevenzione
zoonosi
-Divieto di utilizzo di pallini di piombo in appostamenti fissi
di caccia a palmipedi e trampolieri
-Incentivazione dell’uso di palle atossiche nella caccia agli
ungulati attraverso adeguata formazione di tipo
ambientale/sanitaria ;
-Divulgazione di una cultura della buona prassi venatoria
tesa anche a contribuire a ridurre il rischio per la salute
pubblica e per le attività zoo-economiche legato alla fauna
selvatica ed al consumo delle loro carni;
-Programma di sorveglianza sanitaria della fauna selvatica e
valutazione del rischio connesso con la salute pubblica e le
attività zoo-economiche (in collaborazione con USL e IZS)
Uso sostenibile
delle risorse
naturali e
gestione dei
rifiuti
-Destinazione
differenziata
del territorio;
-eterminazione
DAF ungulati;
-censimenti
uccelli.
-ottimizzazione
gestione dei
rifiuti.
- Destinazione di una quota compresa tra 20 e 30 % della
SAF ad aree con finalità di protezione e tutela della fauna;
- Per le specie carnivore di interesse prioritario : azioni di
tutela e mantenimento delle capacità riproduttive;
- per specie non carnivore: individuare, raggiungere e
mantenere, densità compatibili con attività Agrico le e
forestali,
-Individuazione delle vocazioni faunistiche del territorio per
la fauna stanziale oggetto di caccia, con particolare riguardo
per gli ungulati;
-Sviluppo e promozione di pratiche di buona gestione della
risorsa faunistica tesa a consentire una riduzione, raccolta e
riciclo dei rifiuti prodotti nell’esercizio dell’ attività
venatoria, con riferimento ai bossoli di plastica e agli scarti
di macellazione degli ungulati;
-Proposta di Attività educative alle AAVV
per
sensibilizzazione cacciatori per raccolta bossoli durante i
corsi di preparazione alla abilitazione ( giorni di
volontariato per bonificare boschi/ realizzazione opuscoli
informativi specifici)
-definizione dei criteri per il pagamento dei danni causati da
animali selvatici alle attività agricole.
Salvaguardia
-Rispetto delle
-Conservare e se possibile migliorare lo stato di
104
della natura e
della
biodiversità
vocazionalità
degli ambienti
e salvaguardia
degli habitat;
-controllo delle
specie
predatrici e
degli ungulati;
-Riduzione del
rischio
idrogeologico
Salvaguardia
dei beni
Storico
Artistici,
Archeologici
Paesaggistici e
del patrimonio
culturale
Tutela e
riqualificazione
dei beni
StoricoArtistici,
Archeologici e
Paesaggistici e
del patrimonio
culturale
conservazione di specie in declino, con particolare
riferimento a quelle legate agli ambiente agricoli (FBI);
-Contribuire a mantenere in uno stato di conservazione
soddisfacente le specie di cui all’allegato I della direttiva CE
43/92 Habitat ;
-Individuazione delle vocazioni faunistiche del territorio per
la fauna stanziale oggetto di caccia, con particolare riguardo
per gli ungulati;
-azioni riferibili alla salvaguardia degli habitat ,( Istituzione
oasi di protezione, ZRV, ZRC, indirizzi per le AVF ed
AAV, mitigazione declino di alcune specie con prescrizioni
in calendario venatorio, miglioramenti ambientali, sostegno
all’agricoltura marginale)
-Contribuire a migliorare gli habitat, con particolare
riferimento al ripristino dell’agricoltura tradizionale nelle
aree marginali ove questa è stata abbandonata;
-Contribuire a mantenere la funzionalità degli ecosistemi
forestali mediante il controllo degli ungulati;
-Contribuire a sviluppare il monitoraggio delle specie, con
particolare attenzione a quelle Prioritarie.
azioni tese a reintegrare l’agricoltura tradizionale nelle
aree marginali ove questa è stata abbandonata ,
- mantenimento delle densità obiettivo degli ungulati, per
ridurre danni alle coltivazioni e quindi al paesaggio;
- azioni inerenti le politiche di risarcimento dei danni alle
coltivazioni agricole, e comunque riferibili alle attività di
migliormento ambientale o di sostegno per il ripristino di
elementi caratterizzanri la specifica ruralità per evitare
ulteriori abbandoni.
- definizione dei criteri e modalità per il risarcimento dei
danni causati da animali selvatici alle attività agricole
- acquisizione dati inerenti la presenza nella sentieristica
RET e via Francigena
-
105
7.INDIVIDUAZIONE E VALUTAZIONE IMPATTI SIGNIFICATIVI
[Ai sensi dell’All. 2 della L.r. 10/10, tra le informazioni da fornire nell’ambito del Rapporto
ambientale sono incluse: “ […] f) possibili impatti significativi sull’ambiente, compresi aspetti
quali la (…) devono essere considerati tutti gli impatti significativi, compresi quelli secondari,
cumulativi, sinergici, a breve, medio e lungo termine, permanenti e temporanei, positivi e
negativi]
Come riferito nel PRAF , la valutazione degli effetti ambientali del PFVP rappresenta il passaggio
più significativo del Rapporto Ambientale. Gli effetti ritenuti pertinenti ed importanti, devono
essere generalmente valutati su una scala territoriale e confrontati con opportune soglie di rilevanza
definite da un preciso set di criteri basati su standard di tolleranza dei sistemi ambientali (capacità di
carico, impatti su specie minacciate, ecc.) o standard di capacità dei servizi (in termini di
disponibilità idriche, capacità di smaltimento dei rifiuti, ecc.)
L’Allegato 1 della L.R.T. 10/2010 definisce alcuni criteri di valutazione della significatività degli
effetti, tenendo conto, in particolare, dei seguenti elementi:
- probabilità, durata, frequenza e reversibilità degli effetti,
- carattere cumulativo degli effetti,
- rischi per la salute umana o per l'ambiente (ad es. in caso di incidenti),
- entità ed estensione nello spazio degli effetti (area geografica e popolazione potenzialmente
interessate),
- valore e vulnerabilità dell'area che potrebbe essere interessata a causa: delle speciali caratteristiche
naturali o del patrimonio culturale, del superamento dei livelli di qualità ambientale o dei valori
limite, dell'utilizzo intensivo del suolo, effetti su aree o paesaggi riconosciuti come protetti a livello
nazionale, comunitario o internazionale.
Riconfermando l’approccio del modello analitico regionale, la definizione degli effetti ambientali
del PFVP può essere efficacemente espressa da una rappresentazione a matrice, per consentuire
una visione sintetica dei risultati e dei processi di analisi.
Nella prima colonna della matrice verranno riportati tutti gli interventi che rappresentano
l’articolazione operativa degli obiettivi del Programma: ogni singolo intervento individuato su tale
colonna è oggetto di valutazione degli effetti.
Nella prima riga sono invece considerati gli effetti attesi derivanti dalla considerazione degli
obiettivi di protezione ambientale prioritari per la valutazione ambientale strategica .
Pertanto per ogni obiettivo generale del PFVP definito nella matrice, i singoli interventi previsti
sono oggetto di valutazione relativamente ai loro potenziali effetti ambientali, ovvero degli effetti
attesi in riferimento agli obiettivi ambientali presi in considerazione nel RA.
Nelle celle della matrice, corrispondenti a ciascuna coppia intervento di piano/obiettivo ambientale,
la direzione dell’ effetto atteso è descritta seguendo i seguenti 4 livelli di valutazione:
- effetto atteso con effetti ambientali potenzialmente positivi, rilevanti o significativi, o comunque
compatibili con il contesto ambientale di riferimento;
- effetto atteso dall’intervento con effetti ambientali potenzialmente negativi, rilevanti o
significativi, per cui si rendono necessarie opportune misure di mitigazione o compensazione
perché possa diventare coerente con gli obiettivi strategici di carattere ambientale;
- effetto atteso dall’intervento con effetti ambientali incerti; l’intervento può contribuire in modo
sinergico al perseguimento degli obiettivi strategici di carattere ambientale grazie all’introduzione
di specifici indirizzi ambientali;
- non è individuabile un effetto significativo atteso dall’intervento sugli aspetti ambientali
considerati
106
Matrice di valutazione degli effetti ambientali del PFVP della Provincia di Massa Carrara
OBIETTIVI SPECIFICI / EFFETTI ATTESI
Lotta al cambiamento Tutela amb.e salute Uso sostenibile Salvaguardia natura
Climatico
risorse naturali
e biodiversità
Obiettivo Generale / Obiettivo specifico Riduz. Emissioni
Rid. Emissi inquinanti Ottimizz. Gestione Salv biodivers.
CO2
rifiuti
1) Garantire una destinazione differenziata del territorio
paesagg.
Effetti rilev.i positiv
Effetti rilev.i positivi
Effetti rilev.i positiv
3) Criteri e monitoraggio della fauna
Effetti rilev.i positiv
Nessun effetto Nessun effetto
Effetti sign. positivi
Tutela beni
terrestre
2)Conservazione e incremento della fauna
Selvatica al fine di garantire la coesistenza con
Attività antropiche presenti sul territorio ed
adeguamento criteri per la gestione degli ungulati
sul territorio provinciale
Effetti signif. Positivi Effetti signif. Positivi
4) Criteri e modalità per la prevenzione
E per il risarcimento danni in favore
Degli imprenditori agricoli per danni
Arrecati dalla fauna selvatica alle
produzioni agricole e alle opere approntate
sui fondi
Salv Beni
st.arch.paesag
Effetti rilev.i positiv
Effetti sign. Positivi
Effetti sign. positivi
Nello specifico gli elementi contenuti nel PFVP ritenuti significativi in base all’allegato I della
L.R.T. 10/2010 , possono essere esplicitati come segue:
Tutela dell'ambiente e della salute:
-Riduzione degli inquinanti prodotti durante l’esercizio dell’ attività venatoria, con particolare
attenzione alle aree umide per le quali si vieta l’uso di pallini di piombo;
-Contribuire a ridurre il rischio per la salute pubblica e per le attività zoo-economiche legato alla
fauna selvatica ed al consumo delle loro carni attraverso apposita formazione e
sensibilizzazionenonchè attraverso azioni di coordinamento con gli istituti di ricerca ed ASL.
-promozione di una cultura rispettosa dell’ambiente tesa ad eliminare le munizioni di Pb anche
nelle altre zone attraverso attività educative da proporre ad Associazioni venatorie che dovranno
sensibilizzare i propri iscritti sulla tematica per far bandire spontaneamente l’uso del Pb.
- Per la sicurezza acquisizione di dati inerenti la presenza di persone impegnate in attività
ricreative od economiche all’aperto ed in particolare sulla sentieristica RET e sugli itinerari di
lunga percorrenza ( via Francigena), per valutare la interferenza derivante dalle arrività venatorie
con le stesse.
Uso sostenibile delle risorse naturali e gestione dei rifiuti:
- Destinazione di una quota compresa tra 20 e 30 % della SAF ad aree con finalità di protezione e
tutela della fauna;
- azioni di tutela e mantenimento delle capacità riproduttive per le specie carnivore di interesse
prioritario ;
- individuazione, e mantenimento delle densità compatibili con attività Agrico le e forestali, per le
specie non carnivore;
-Individuazione delle vocazioni faunistiche del territorio per la fauna stanziale oggetto di caccia,
con particolare riguardo per gli ungulati;
107
-Sviluppo e promozione di pratiche di buona gestione della risorsa faunistica tesa a consentire una
riduzione, raccolta e riciclo dei rifiuti prodotti nell’esercizio dell’ attività venatoria, con riferimento
ai bossoli di plastica e agli scarti di macellazione degli ungulati;
- definizione dei criteri e modalità per il risarcimento dei danni causati da animali selvatici alle
attività agricole.
Salvaguardia della natura e della biodiversità :
- Previste azioni per la conservazione e dove possibile il miglioramento dello stato di conservazione
di specie in declino, con particolare riferimento a quelle legate agli ambiente agricoli (FBI), nonché
contribuire a mantenere in uno stato di conservazione soddisfacente le specie di cui all’allegato I
della direttiva CE 43/92 Habitat ,per migliorare gli habitat, con particolare riferimento al ripristino
dell’agricoltura tradizionale nelle aree marginali ove questa è stata abbandonata.
Tra le attività Contribuire a mantenere la funzionalità degli ecosistemi forestali mediante il
controllo degli ungulati nonché contribuire a sviluppare il monitoraggio delle specie, con particolare
attenzione a quelle prioritarie.
Il raggiungimento di alcuni obiettivi specifici del PFVP può avere ricadute diverse sugli obiettivi
ambientali del RA, proprio per la complessità e numerosità delle interrelazioni tra le diverse
componenti di un ecosistema, e per le diverse modalità di attuazione delle azioni previste inoltre
una stessa azione può essere considerata ad impatto positivo o negativo sulla base della specie
target che si vuole favorire o inibire.
Qui di seguito è riportanta la matrice relativa agli obiettivi del PFVP 2012-2015, così come
integrate rispetto alla documento preliminare al rapporto ambientale.
Nelle celle della matrice, corrispondenti a ciascuna coppia intervento di piano/obiettivo ambientale,
la direzione dell’ effetto atteso è descritta seguendo i seguenti 4 livelli di valutazione:
- effetto atteso con effetti ambientali potenzialmente positivi, rilevanti o significativi, o comunque
compatibili con il contesto ambientale di riferimento;
- effetto atteso dall’intervento con effetti ambientali potenzialmente negativi, rilevanti o
significativi, per cui si rendono necessarie opportune misure di mitigazione o compensazione
perché possa diventare coerente con gli obiettivi strategici di carattere
- effetto atteso dall’intervento con effetti ambientali incerti; l’intervento può contribuire in
modo sinergico al perseguimento degli obiettivi strategici di carattere ambientale grazie
all’introduzione di specifici indirizzi ambientali;
- non è individuabile un effetto significativo atteso dall’intervento sugli aspetti ambientali
considerati.
LEGENDA
Effetti di direzione incerta: ? Nessun effetto: 0
Effetti rilevanti o significativi negativi:
Obiettivi/
Effetti
Tutela dell’ambiente
e
della salute
Riduzio
ne degli
inquinan
ti
prodotti
durante
l’eserciz
io
Riduzio
ne dei
rischi
per la
salute
pubblica
e per le
attività
- Effetti rilevanti o significativi positivi: +
Uso sostenibile
delle risorse
naturali e gestione
dei rifiuti
Promuo Promuovere
vere
la riduzione,
buone
la raccolta ed
pratiche il riciclo dei
di
rifiuti
gestion
prodotti
e
dall’esercizio
faunisti
venatorio
Salvaguardia della natura e della biodiversità
Migliorar
e lo stato
delle
specie in
declino
(FBI)
108
Conservazione specie
All. I
Direttiva Habitat
Migliorare
habitat e
promuover
e
agricoltura
in
aree
marginali
Mantenere
funzionalit
à
del bosco
mediante
controllo
ungulati
Mo
nito
rag
gio
di
spe
cie,
in
dell’
attività
venatori
a
zooeconomi
che
legati
alla
fauna
ca
part
icol
are
prio
ritar
ie
1.1. Destinazione
di una quota
compresa tra 20 e
30
% della SAF ad
aree con finalità
di protezione e
tutela
della fauna
+
?
0
0
+
+
0
?
0
1.2. Destinazione
di una quota non
superiore al 5 %
della SAF ad aree
destinate
all’allenamento,al
l’addestramento
ed alle gare dei
cani
0
?
0
0
0
-/0
-/0
0
0
1.3
Individuazione
delle Oasi di
protezione e delle
zone di
protezione in aree
di elevato pregio
ambientale, con
particolare
riferimento alle
aree demaniali
+
0
+
0
+
+
+
-/0
+
1.2 Destinazione
0
?
0
0
0+-
0+-
+
?
0
0
?
-+
0
+
+
0
0
0
0
+
0
0-
0
+
0
0
0
+
0
+
0
0
0
0
1.Destinazione
differenziata del
territorio
di una quota non
superiore al 15 %
della SAF ad aree
destinate alla
gestione privata
(Aziende
Faunistiche e
agrituristico
venatorie
1.4Individuazione
delle Aziende
faunistico
venatorie in aree a
prevalente
vocazione
agricola e di
elevato pregio
1.5
Individuazione
delle Aziende
agrituristico
venatorie in aree
ad agricoltura
marginale
1.6
Individuazione
delle Zone di
ripopolamento e
cattura e delle
Zone di rispetto
venatorio in aree
0
0
109
con prevalente
vocazione
agricola e non
vocate alla
presenza del
cinghiale
1.8.Individuazio
ne delle aree
dove sono
collocabili gli
appostamenti
fissi di caccia
0
0
0
0
?
?-
0
0
+
2. Conservazione e
incremento della
fauna selvatica, anche
al fine di garantire la
coesistenza con le
attività antropiche
presenti sul territorio
e criteri uniformi per
la gestione degli
ungulati
2.1.Criteri gestione
piccola stanziale -
0
0
0
0
+
+
+
0
+
2.2 Criteri gestione
fauna migratrice
2.3 criteri gestione
ungulati
2.4Criteri gestione
predatori e specie
dannose
2.5Sicurezza
nell’esercizio
venatorio e
operazioni controllo
3- Criteri e
modalità
monitoraggio fauna
3.1 Monitoraggio
ungulati
3.2 monitoraggio
piccola stanziale
4. Criteri e
modalità per
prevenzione e
risarcimento danni
in favore degli
Imprend.Agric. per
danni arrecati da
fauna selvatica alle
produzioni e opere
sui fondi
4.1 Competenze
0
0
0
0
+
+
+
0
+
+
+
+
0
0
0
0
+
0
0
0
0
0
+
0
+
0
+
+
+
0
0
0
0
0
+
0
+
+
+
+
+
0
0
+
+
0
0
0
0
+
+
+
0
0
+
0
0
0
+
0
0
4.2 soggetti
0
0
0
0
0
0
0
0
0
4.3 Prevenzioni
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
+
+
0
4.4 risarcimenti
+
+
0
0
110
+
A seguire gli effetti con i cambiamenti climatici e con la salvaguardia del patrimonio
architettonico e paesaggistico,
Obiettivi/
Effetti
Cambiamenti climatici
Riduzione di CO2
Salvaguardia beni
storici-architettonici
paesaggistici
Tutela beni paesaggistici
1.Destinazione differenziata del territorio
1.1. Destinazione di una quota
compresa tra 20 e 30
% della SAF ad aree con finalità di
protezione e tutela
della fauna
1.2. Destinazione di una quota non
superiore al 5 %
della SAF ad aree destinate
all’allenamento,all’addestramento ed
alle gare
1.3 Individuazione delle Oasi di
protezione e delle
zone di protezione in aree di elevato
pregio
ambientale, con particolare
riferimento…
1.4Individuazione delle Aziende
faunistico venatorie in aree a prevalente
vocazione agricola e di elevato pregio
+
+
0
0
+
+
+
+
1.5 Individuazione delle Aziende
agrituristico
venatorie in aree ad agricoltura
marginale
0
0
1.6 Individuazione delle Zone di
ripopolamento e
cattura e delle Zone di rispetto
venatorio in aree con prevalente
vocazione agricola e non vocate alla
presenza del cinghiale
+
+
1.8.Individuazione delle aree dove
sono collocabili gli
appostamenti fissi di caccia
0
+
0
+
0
0
2. Conservazione e incremento della
fauna selvatica, anche al fine di
garantire la coesistenza con le attività
antropiche presenti sul territorio e
criteri uniformi per la gestione degli
habitat
2.1.Criteri gestione piccola
stanziale
2.2 Criteri gestione fauna
111
migratrice
2.3 criteri gestione ungulati
2.4Criteri gestione predatori e
specie
2.5Sicurezza nell’esercizio
venatorio e
3- Criteri e modalità
monitoraggio fauna
3.1 Monitoraggio ungulati
3.2 monitoraggio piccola stanziale
4. Criteri e modalità per
prevenzione e risarcimento
danni in favore degli
Imprend.Agric. per danni
arrecati da fauna selvatica alle
produzioni e opere sui fondi
4.1 Competenze
4.2 soggetti
4.3 Prevenzioni
4.4 risarcimenti
+
0
+
0
0
0
0
0
0
0
0
0
+
0
0
0
+
0
A seguire gli effetti con i cambiamenti climatici e con la salvaguardia del patrimonio
architettonico e paesaggistico,
Obiettivi/
Effetti
Cambiamenti climatici
Riduzione di CO2
Salvaguardia beni
storici-architettonici
paesaggistici
Tutela beni paesaggistici
1.Destinazione differenziata del territorio
1.1. Destinazione di una quota
compresa tra 20 e 30
% della SAF ad aree con finalità di
protezione e tutela
della fauna
1.2. Destinazione di una quota non
superiore al 5 %
della SAF ad aree destinate
all’allenamento,all’addestramento ed
alle gare
1.3 Individuazione delle Oasi di
protezione e delle
zone di protezione in aree di elevato
pregio
ambientale, con particolare
riferimento…
1.4Individuazione delle Aziende
faunistico venatorie in aree a prevalente
vocazione agricola e di elevato pregio
+
+
0
0
+
+
+
+
1.5 Individuazione delle Aziende
agrituristico
venatorie in aree ad agricoltura
marginale
0
0
1.6 Individuazione delle Zone di
ripopolamento e
cattura e delle Zone di rispetto
venatorio in aree con prevalente
vocazione agricola e non vocate alla
presenza del cinghiale
+
+
112
1.8.Individuazione delle aree dove
sono collocabili gli
appostamenti fissi di caccia
0
+
0
+
0
0
+
0
+
0
0
0
0
0
0
0
0
0
+
0
0
0
+
0
2. Conservazione e incremento della
fauna selvatica, anche al fine di
garantire la coesistenza con le attività
antropiche presenti sul territorio e
criteri uniformi per la gestione degli
habitat
2.1.Criteri gestione piccola
stanziale
2.2 Criteri gestione fauna
migratrice
2.3 criteri gestione ungulati
2.4Criteri gestione predatori e
specie
2.5Sicurezza nell’esercizio
venatorio e
3- Criteri e modalità
monitoraggio fauna
3.1 Monitoraggio ungulati
3.2 monitoraggio piccola stanziale
4. Criteri e modalità per
prevenzione e risarcimento
danni in favore degli
Imprend.Agric. per danni
arrecati da fauna selvatica alle
produzioni e opere sui fondi
4.1 Competenze
4.2 soggetti
4.3 Prevenzioni
4.4 risarcimenti
8. POSSIBILI MISURE PER IMPEDIRE, RIDURRE E COMPENSARE GLI EFFETTI
NEGATIVI SULL’AMBIENTE A SEGUITO ALL’ATTUAZIONE DEL PIANO
FAUNISTICO VENATORIO PROVINCIALE 2012-2015
[Ai sensi dell’All. 2 della L.r. 10/10, tra le informazioni da fornire nell’ambito del Rapporto
ambientale sono incluse: “ […] g) misure previste per impedire, ridurre e compensare nel
modo più completo possibile gli eventuali effetti negativi significativi sull’ambiente
dell’attuazione del piano o del programma”]
Per maggiore chiarezza si ritiene di indicare le misure soltanto per gli interventi per i quali sono
previsti effetti negativi sull’ambiente per i quali si definiscono i requisiti di compatibilità
ambientale, rappresentati da prescrizioni inerenti le modalità di attuazione degli interventi previsti
dal PFVP, al fine di minimizzarne le pressioni ambientali potenzialmente prodotte. Tali requisiti
rappresentano quindi veri e propri elementi di mitigazione degli effetti ambientali negativi causati
dall’intervento e possono riguardare aspetti gestionali, tecnologici e immateriali. Altra misura è
rappresentata dagli indirizzi ambientali, indicazioni inerenti le modalità di attuazione degli
interventi previsti dal PFVP al fine di minimizzarne le pressioni ambientali potenzialmente
prodotte. Questi hanno la caratteristica della prescrizione vera e propria ma possono comunque
113
determinare un miglioramento significativo del livello di sostenibilità dell’intervento. Gli indirizzi
ambientali possono riguardare aspetti gestionali, tecnologici e immateriali e possono essere tradotti
anche in criteri premiali per l’assegnazione di finanziamenti.
Quadro di sintesi dei possibili elementi per l’integrazione della componente ambientale nel
PFVP 2012-2015 della Provincia di Massa Carrara
Obiettivi che producono effetti
ambientali significativi negativi e/o
incerti
Effetti significativi attesi negativi e/o
incerti
Requisiti ammissibilità e Possibili
indirizzi di compatibilità o
compensazione ambientale
Destinazione di una quota non
superiore al 5 % della SAF ad aree
destinate all’allenamento,
all’addestramento ed alle gare dei cani
Disturbo o distruzione di specie
in periodi sensibili (nidificazione)
- Immissioni di fauna selvatica di
allevamento che possono favorire
specie opportuniste, come la
volpe
Destinazione di una quota non
superiore al 15 % della SAF ad aree
destinate alla gestione privata
(Aziende Faunistiche e agrituristico
venatorie e centri privati di
produzione della fauna)
Intensificazione del disturbo di
specie da parte dei cani
durante l’esercizio venatorio
nelle aziende agrituristico
venatorie
- Immissioni di fauna selvatica di
allevamento nelle aziende
agrituristico venatorie che possono
favorire specie opportuniste,
come la volpe,
- Incremento eccessivo delle
specie ungulate in aziende
agrituristico venatorie con
conseguenti danni al bosco
Incremento eccessivo delle
specie ungulate con
conseguenti danni al bosco
Non vengono autorizzate AAC in aree
sensibili (ZPS);
- Le AAC con sparo devono essere
ubicate soltanto in aree di scarso valore
ambientale, e comunque esterne alle
aree di cui alla rete natura 2000, IBA,
carta della natura
Non autorizzare eventuali nuove
Aziende agrituristico venatorie
in aree natura 2000, IBA, Carta
della Natura;
- Limitare le immissioni di fauna
selvatica di allevamento nelle
Aziende agrituristico venatorie
e faunistico venatorie se ubicate nelle
aree natura 2000, IBA, carta della natura
o limitrofe.
- Controllo degli ungulati nelle
AAV
Individuazione delle Aziende
agrituristico venatorie in aree ad
agricoltura marginale
Individuazione delle Oasi di
protezione e delle zone di protezione
in aree di elevato pregio ambientale,
con particolare riferimento alle aree
demaniali
Individuazione delle aree dove
sono collocabili gli appostamenti fissi
Promuovere il ripristino
dell’agricoltura tradizionale in aree
marginali ove è stata abbandonata
(colture a perdere, siepi,
mantenimento di pascoli,..)
Uccisione accidentale di specie
protette simili a specie cacciabili
Trasformazione di aree a
pascolo permanente in
seminativo
- Danneggiamento di nidi di
specie nidificanti a terra
Monitoraggio dell’impatto degli
ungulati sul bosco ed eventuali
interventi di controllo numerico
delle specie ungulate
Non autorizzare ulteriori
appostamenti fissi di caccia all’interno di
ZPS /SIR e nei comuni della zona di
costa.
Loro graduale
riduzione
con
eliminazione entro il 2020
Divieto di finanziare interventi
che prevedano la trasformazione di aree a
pascolo permanente o a prato
in seminativo entro le ZPS
- Divieto di finanziare interventi
che prevedano lo sfalcio, la
trinciatura, l’aratura nel peridoo
1° marzo-31 luglio entro le ZPS
9.LE RAGIONI DELLA SCELTA DELLE ALTERNATIVE INDIVIDUATE
[Ai sensi dell’All. 2 della L.r. 10/10, tra le informazioni da fornire nell’ambito del Rapporto
ambientale sono incluse: “h) sintesi delle ragioni della scelta delle alternative individuate e una
descrizione di come è stata effettuata la valutazione […]”
Per definire i motivi delle scelte è opportuno definire quali sono le problematiche in atto e gli obiettivi
generali a cui si vuole tendere.
114
Sulla base del contesto generale di riferimento e del quadro degli obiettivi legati alla programmazione
ambientale, si sono considerate tre ipotesi di scenario:
- Alternativa A0: situazione in cui lo stato dei parametri ambientali che descrivono il sistema provinciale
non subisce modificazioni dall’attuale assetto pianificatorio (alternativa zero);
- Alternativa A1max: situazione in cui l’andamento dei parametri ambientali che descrivono il sistema
provinciale è modificato con l’attuazione del nuovo PFVP, mediante l’adozione di criteri di massima
tutela ed efficienza ambientale;
- Alternativa A1min: situazione in cui l’andamento dei parametri ambientali che descrivono il sistema
provinciale è modificato con l’attuazione del nuovo PFVP, senza l’adozione di specifici indirizzi di
tutela ambientale per ogni specifico intervento.
In particolare, ipotesi senza l’intervento del PRAF rappresenta l’Alternativa zero (). La considerazione
delle alternative A1max ed A1 min, deriva invece dall’attuazione più o meno intensiva delle misure per
ridurre, compensare, mitigare gli effetti ambientali negativi.
Valutazione comparativa tra scenari alternativi
Obiettivi di protezione
ambientale di
riferimento
per la VAS del PFVP
Alternativa
A0
Alternativa
A1min
Alternativa
A1max
Evoluzione
senza PFVP
Evoluzione
con PFVP
senza
misure di
tutela
Evoluzione
con PFVP
con
misure di
tutela
Riduzione degli inquinanti
prodotti durante
l’esercizio dell’attività
venatoria, con particolare
attenzione alle aree umide
+
+
++
Contribuire a ridurre il
rischio per la salute
pubblica e per le
attività zoo-economiche
legato alla fauna selvatica
ed al
consumo delle loro carni
O
O
++
Sviluppare e promuovere
pratiche di buona gestione
della
risorsa faunistica
O
+
++
Riduzione, raccolta e
riciclo dei rifiuti prodotti
nell’esercizio
dell’ attività venatoria, con
riferimento ai bossoli di
plastica e
agli scarti di macellazione
degli ungulati
-
+
++
Conservare e se possibile
migliorare lo stato di
conservazione di specie in
declino, con particolare
-
+
++
115
riferimento
a quelle legate agli
ambiente agricoli (FBI)
Contribuire a mantenere in
uno stato di conservazione
soddisfacente le specie di
cui all’allegato I della
direttiva CE
43/92 Habitat
O
O
++
Contribuire a migliorare
gli habitat, con particolare
riferimento
al ripristino
dell’agricoltura
tradizionale nelle aree
marginali
ove questa è stata
abbandonata
--
O
++
Contribuire a mantenere la
funzionalità degli
ecosistemi
forestali mediante il
controllo degli ungulati
--
+
++
Contribuire a sviluppare il
monitoraggio delle specie,
con
particolare attenzione a
quelle prioritarie
O
+
+
Legenda :+
+ miglioramento rilevante ; + miglioramento lieve; O tendenza non evidente ;- peggioramento lieve;- - peggioramento
rilevante
10. INDICAZIONI SU MISURE DI MONITORAGGIO AMBIENTALE
[Ai sensi dell’All. 2 della L.r. 10/10, tra le informazioni da fornire nell’ambito del Rapporto
ambientale sono incluse: “ […] i) descrizione delle misure previste in merito al monitoraggio”]
Il sistema di indicatori ambientali di monitoraggio viene indicato in analogia a quanto effettuato dalla
Regione Toscana nel PRAF 2012-2015, utilizzando tre categorie principali di riferimento: indicatori di
realizzazione, indicatori di risultato ed indicatori di impatto.
- Gli indicatori di realizzazione sono direttamente legati all’attuazione delle varie linee di attività;
- gli indicatori di risultato sono direttamente legati agli effetti prodotti dall’attuazione delle varie linee
di attività;
- gli indicatori di impatto sono finalizzati a monitorare gli effetti del piano/programma rispetto agli
obiettivi di sostenibilità ambientale ed alle aree di rilevanza ambientale assunti come parametri di
valutazione.
116
Di seguito si riportano alcune batterie di indicatori per ciascuna delle tre aree obiettivo del PFVP 20122015 il cui valore base relativo all’ob 1 è riportato nel documento di sintesi non tecnica.
Indicatori di monitoraggio del Piano Faunistico Venatorio Provinciale
OBIETTIVO GENERALE 1. Garantire una destinazione differenziata del territorio a fini faunisticovenatori nel
rispetto della normativa e delle finalità di ciascuna tipologia gestionale, al fine del raggiungimento degli equilibri
di cui al punto 1 e di un utilizzo ottimale delle risorse faunistiche
Definizione
Unità di Misura
Indicatori di realizzazione (o di prodotto)
Numero di istituti di protezione
Numero
Numero di istituti a gestione
privata
Numero
Numero di aree addestramento
cani
Numero
Numero di varianti istituti PFVP
Numero
Indicatori di risultato
Superficie per protezione e
rispetto fauna
% SAF
Superficie per gestione privata
% SAF
Superficie per addestramento cani
% SAF
Superficie per gestione programmata
% SAF
caccia
Indicatori di impatto
Saturazione territorio a protezione
(%SAF protetta/ 30)
Range (0,67 – 1)
Saturazione territorio a gestione
privata (% aree private/ 15)
Range (0 – 1)
Densità venatoria (TCP/n°
cacciatori)
Ettari
117
Valore base 2012
Saturazione TCP (n° cacciatori
iscritti/n° posti disponibili)
%
Saturazione AAC (% AAC/ 5)
(0 – 1)
Qualità aree di protezione (% aree
di protezione in aree di pregio:
demanio, rete natura 2000,
sistema aree protette)
%
%
Qualità aree a gestione privata (%
aree private in area vocata piccola
selvaggina)
%
%
OBIETTIVO GENERALE 2 e3. Conservazione e incremento della fauna selvatica, anche al fine di garantire la
coesistenza con le attività antropiche sul territorio e criteri uniformi per la gestione degli ungulati sul territorio
provinciale / Criteri modalità monitoraggio fauna
Definizione
Unità di Misura
Indicatori di realizzazione (o di prodotto)
Interventi di controllo su ungulati
Numero giornate operatore
Interventi di controllo su predatori
opportunisti
Numero giornate operatore
Numero giornate operatore
Interventi di controllo su specie
aliene o domestiche
Giornate di caccia per ungulati
Numero giornate operatore
Interventi di miglioramento
ambientale
Numero/dimensioni
Interventi di colture a perdere in
aree marginali
Numero/dimensioni
N° controlli sanitari effettuati su
fauna selvatica
Iniziative di recupero rifiuti
Numero soggetti campionati
Numero giornate/uomo
Indicatori di risultato
Controllo predatori opportunisti
(corvidi, volpe)
Numero capi prelevati
Controllo specie aliene o
domestiche (nutria, colombo)
Numero capi prelevati
118
Valore base 2012
Prelievo/controllo ungulati
Numero capi prelevati
Densità di prelievo/controllo
ungulati
Capi prelevati/100 ha
Tasso prelievo/controllo ungulati
Capi prelevati/capi presenti (%)
Gruppi di lupo presenti nel
territorio provinciale
Numero gruppi, numero lupi
% soggetti positivi/infetti
%
Quantità di rifiuti conferiti
Kg
Segnalazioni di nidificazioni in
appostamenti fissi a palmipedi e
trampolieri di specie in Direttiva
Habitat
Numero
Indicatori di impatto
Impatto economico ungulati
Danni/capo prelevato (€)
Danni da fauna selvatica
€/ ha di SAF
Collisioni con fauna selvatica
N° collisioni/Km
Misure di polizia veterinaria per
focolai infettivi da fauna selvatica
Numero
specie cacciabili con trend + / specie
cacciabili con trend -/specie
%
%
Lepri prelevate/lepri immesse
Numero
Fagiani prelevati/fagiani immessi
Numero
OBIETTIVO GENERALE 4. Criteri e modalità per la prevenzione e per il risarcimento danni in favore degli IA
per danni arrecati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole e alle opere approntate sui fondi.
Definizione
Indicatori di realizzazione
Unità di Misura
Richieste di prevenzione danni
Numero
Richieste di risarcimento danni alle
produzioni
Richieste di risarcimento danni alle
opere funzionali all’attività agricola
Indicatori di risultato
Numero
Realizzazione opere di prevenzione
Lunghezze/ interventi
€ / ha coltura
Numero
Importo liquidazioni
Indicatori di impatto
119
Valore base 2012
Incidenza dei danni da fauna Aziende
colpite
%
Entità dei danni/azienda
Danno medio/azienda (€)
STUDIO DI INCIDENZA
ALLEGATO AL RAPPORTO AMBIENTALE inerente la proposta di PIANO
FAUNISTICO VENATORIO 2012-2015 DELLA PROVINCIA DI MASSA CARRARA
11. VALUTAZIONE DI INCIDENZA ai sensi dell’articolo 34 della L.R.T. n.10/2010.
Come evidenziato nel Rapporto ambientale regionale,sulla base di quanto contenuto nel PRAF
sono state considerate quali aree di rilevanza ambientale anche le aree facenti parte della Rete
Natura 2000 (SIC e ZPS) provinciali.
Con il PFVP vengono individuate e localizzate precise tipologie di intervento da realizzarsi
nell’ambito della sua attuazione, per le quali è possibile, prevedere o escludere influenze sulle aree
protette.
Il PRAF rappresenta lo strumento di finanziamento di una serie di attività , escluse a priori dalle
aree protette, come ad esempio quella dell’attività venatoria, o soggette a particolari norme e
restrizioni, qualora esercitate all’interno di aree protette o nelle zone contigue, come indicato negli
strumenti di gestione, con l’area protetta stessa.
In realtà però , pur se non direttamente attuate all’interno di aree protette,alcune delle azioni
previste dal PRAF e quindi riportate nel PFVP, possono concorrere, per analogia di obiettivi, alle
stesse finalità di tutela e conservazione della fauna e della flora.
Per i piani di settore, ed i Piani Faunistico Venatori Provinciali sono considerati tali, , la L.R.
56/2000 prevede la procedura di valutazione di incidenza degli effetti del piano sulle aree della rete
natura 2000, che deve essere svolta contestualmente all’approvazione del piano stesso sulla base di
uno studio di incidenza.
Ai sensi dell’articolo 34 della L.R.T. n.10/2010, per i piani sottoposti a valutazione di incidenza,
tale valutazione deve essere effettuata nell’ambito della VAS, allegando al Rapporto Ambientale lo
studio di incidenza contenente gli elementi di conoscenza e valutazione degli effetti del piano sui
siti.
In particolare lo studio di incidenza del PFVP 2012-2015, contiene le valutazioni relative ai
possibili effetti significativi che le misure e gli interventi previsti nel PFVP potranno avere sullo
stato di conservazione dei siti natura 2000, mediante gli interventi previsti sia al loro interno, sia ,
eventualmente , nelle aree immediatamente contermini.
Lo studio di incidenza è allegato al Rapporto Ambientale di VAS del PFVP 2012-2015 della
Provincia di Massa Carrara e ne cosituisce parte integrante e sostanziale. La ricognizione fatta sugli
istituti presenti nel territorio provinciale, vede interessate da Valutazione di incidenza una azienda
faunistico venatoria , l’incidenza dell’attività venatoria rappresentata dagli appostamenti fissi e
dalla caccia alla selvaggina vagante ed al cinghiale, in aree SIR e la Valutazione di impatto delle
attività cinofile all’interno dellarea di addestramento cani “Il Campaccio”. .
Si riporta a seguire :
11.1 la Valutazione di Incidenza realizzata dal tecnico faunistico incaricato dall’AFV Sasso Bianco
11.2 Aree di interesse conservazionistico del territorio provinciale
11.3.La Valutazione di incidenza per le aree SIR presenti sul territorio provinciale, non inserite
nelle perimentrazioni dei parchi .
120
11.1 STUDIO DI INCIDENZA DEL PROGRAMMA DI CONSERVAZIONE E DI
RIPRISTINO AMBIENTALE (Art. 30 DPGR 33/R.2011) DELL’AZIENDA FAUNISTICO
VENATORIA “SASSO BIANCO” SUL SITO MONTE LA NUDA – MONTE TONDO
(IT5110005)
1. IL QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO RELATIVO AI SITI NATURA 2000
1.1. Le Convenzioni internazionali
Le prime politiche ed i primi strumenti normativi in materia di tutela della biodiversità hanno avuto
origine a livello internazionale. Le numerose convenzioni fra gli stati da recepire nelle legislazioni
nazionali costituiscono elementi fondamentali per le politiche comuni in tema di conservazione
della natura e della biodiversità e rappresentano i presupposti delle politiche comunitarie e
nazionali. I trattati internazionali più importanti in materia sono i seguenti:
1. Convenzione relativa alla conservazione della fauna e della flora allo stato naturale, Londra
08/11/1933
2. Convenzione internazionale per la protezione degli uccelli , Parigi 18/10/1950
3. Convenzione relativa alle zone umide di importanza internazionale, Ramsar, 02/02/1971
4. Convenzione sulla protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale, Parigi,
16/11/1972
5. Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e di fauna selvatiche
minacciate di estinzione, Washington, 03/03/1973
6. Convenzione per la protezione del Mediterraneo Barcellona, 16/02/1976 7. Convenzione
sulla conservazione delle specie migratrici appartenenti alla fauna selvatica, Bonn 23/06/79
8. Convenzione relativa alla conservazione della vita selvatica e dell’ambiente naturale in
Europa, Berna 19/09/79
9. Convenzione per la protezione delle Alpi, Salisburgo 07/11/91
10.Conferenza di Rio de Janeiro e Convenzione sulla diversità biologica, Rio de Janeiro
05/06/92
11.Convenzione europea sul paesaggio, Firenze 20/10/2000
La Convenzione sulla diversità biologica approvata nella Conferenza di Rio del 1992 (3-14
giugno 1992) nella Conferenza delle Nazioni Unite sull’Ambiente e lo Sviluppo, costituisce il
caposaldo di gran parte delle politiche dell’Unione Europea, dell’Italia e della stessa Regione
Toscana. Gli obiettivi della Convenzione sono la conservazione della diversità biologica a livello
genetico, di specie, di comunità e di paesaggio e la utilizzazione durevole dei suoi elementi. I 187
paesi firmatari si sono quindi impegnati a cooperare per la conservazione e l’utilizzazione durevole
della diversità biologica. La stessa convenzione evidenzia come la conservazione della biodiversità
sia un problema scientifico, biologico ed ecologico, ma anche economico, politico e sociale e che
riguarda tutti i paesi del mondo. In particolare ogni paese firmatario è tenuto a:
Elaborare strategie, piani e programmi per la diversità biologica.
Integrare la conservazione della diversità biologica nei piani, programmi e politiche di
settore.
Realizzare studi, ricerche ed attività di monitoraggio.
Analizzare e monitorare le attività che possono condizionare negativamente la
conservazione della diversità biologica.
Gestire i dati derivanti dalle attività di cui sopra.
121
La Convenzione è stata quindi ratificata dall’Italia con L. 14.2.1994, n.124. Una volta ratificata la
Convenzione è stato predisposto il documento “Linee strategiche per l’attuazione della
Convenzione di Rio de Janeiro e per la redazione del piano nazionale sulla Biodiversità ” (Del.CIPE
16 marzo 1994, n26). Per quest’ultimo è prevista l’organizzazione secondo i seguenti contenuti:
Conoscenza e monitoraggio; Educazione e sensibilizzazione; Conservazione in situ; Promozione
delle attività sostenibili; Contenimento dei fattori di rischio; Conservazione ex situ; Biotecnologie e
sicurezza; Cooperazione internazionale ed ecodiplomazia.
1.2. La strategia europea e le direttive Habitat e Uccelli
Tra gli obiettivi della direttiva l’adozione di “misure necessarie per preservare, mantenere o
ristabilire, per tutte le specie di uccelli ..., una varietà e una superficie sufficienti di habitat”. La
preservazione, il mantenimento e il ripristino dei biotopi e degli habitat comportano anzitutto le
seguenti misure:
istituzione di zone di protezione;
mantenimento e sistemazione conforme alle esigenze ecologiche degli habitat
situati all'interno e all'esterno delle zone di protezione;
ripristino dei biotopi distrutti;
creazione di biotopi.
Per le specie elencate nell’Allegato I sono previste misure speciali di conservazione per quanto
riguarda l’habitat, per garantire la sopravvivenza e la riproduzione di dette specie nella loro area di
distribuzione. A tal fine si tiene conto:
delle specie minacciate di sparizione;
delle specie che possono essere danneggiate da talune modifiche del loro habitat;
delle specie considerate rare in quanto la loro popolazione è scarsa o la loro ripartizione locale è
limitata;
di altre specie che richiedono una particolare attenzione per la specificità del loro habitat.
Gli Stati membri classificano come Zone di Protezione Speciale (ZPS) i territori più idonei “... alla
conservazione di tali specie … “ (art.4, direttiva 79/409/CEE, abrogata e sostituita dalla Direttiva
2009/147/CE). Nel 1992 con la Direttiva 92/43/CEE, definita “Direttiva Habitat”, l’Unione
Europea ha ribadito l’importanza del mantenimento della biodiversità nel territorio comunitario in
quanto “nel territorio europeo degli Stati membri gli habitat naturali non cessano di degradarsi e un
numero crescente di specie selvatiche è gravemente minacciato”; per tale motivo “è necessario
adottare misure a livello comunitario per la loro conservazione” (considerazioni espresse nella
Direttiva Habitat).
La Direttiva inserisce il concetto di specie di flora e di fauna di interesse comunitario (allegato II,
IV e V), di habitat di interesse comunitario (allegato I) e di Sito di Importanza Comunitaria,
quest’ultimo definito come “un sito che, nella o nelle regioni biogeografiche cui appartiene,
contribuisce in modo significativo a mantenere o a ripristinare un tipo di habitat naturale di cui
all'allegato I o una specie di cui all'allegato II in uno stato di conservazione soddisfacente e che può
inoltre contribuire in modo significativo alla coerenza di Natura 2000 … , e/o che contribuisce in
modo significativo al mantenimento della diversità biologica nella regione biogeografica o nelle
regioni biogeografiche in questione. Per le specie animali che occupano ampi territori, i siti di
importanza comunitaria corrispondono ai luoghi ... che presentano gli elementi fisici o biologici
essenziali alla loro vita e riproduzione”. In base ai criteri di cui all'allegato III della Direttiva habitat
e alle informazioni scientifiche pertinenti, ogni Stato membro propone un elenco di siti, indicante
quali tipi di habitat naturali di cui all'allegato I e quali specie locali di cui all'allegato II si
riscontrano in detti siti. La stessa Direttiva Habitat individua inoltre strumenti per la tutela delle
specie e dei Siti di Importanza comunitaria, nelle Misure di conservazione, nei Piani di gestione
dei Siti e nelle procedure di valutazione di incidenza (art. 6 della direttiva): “Qualsiasi piano o
progetto non direttamente connesso e necessario alla gestione del sito ma che possa avere incidenze
significative su tale sito, singolarmente o congiuntamente ad altri piani e progetti, forma oggetto di
122
una opportuna valutazione dell'incidenza che ha sul sito, tenendo conto degli obiettivi di
conservazione del medesimo. Alla luce delle conclusioni della valutazione dell'incidenza sul sito ...
le autorità nazionali competenti danno il loro accordo su tale piano o progetto soltanto dopo aver
avuto la certezza che esso non pregiudicherà l'integrità del sito in causa …”
I siti della rete Natura 2000 costituiscono oggi delle aree di grande interesse ambientale ove sono
presenti habitat e specie, di flora e di fauna, di interesse comunitario o prioritari, la cui
conservazione, da realizzarsi attraverso la designazione di aree speciali di conservazione, è ritenuta
prioritaria dall’Unione Europea.
Con la Direttiva 97/62/CEE è stata modificata la Direttiva 92/43/CEE in seguito all’adeguamento
tecnico e scientifico. Tale nuova direttiva è stata recepita con Decreto Ministeriale 20 gennaio
1999. Nel 2002, con DM 3 settembre 2002, sono state approvate le linee guida per la gestione dei
Siti Natura 2000. Tra il 2004 e il 2006 sono quindi stati approvati con diversi atti normativi a
livello nazionale e di Commissione europea i Siti della Regione biogeografica alpina,
mediterranea e continentale. Con DM 17 Ottobre 2007 sono infine stati approvati i “Criteri
minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone speciali di
conservazione (ZSC) e a Zone di protezione speciale (ZPS)”, poi recepiti a livello regionale.
I criteri minimi suddetti, validi per ogni SIC, sono i seguenti:
a) divieto di bruciatura delle stoppie e delle paglie, nonchè della vegetazione presente al termine dei
cicli produttivi di prati naturali o seminati, sulle superfici specificate ai punti seguenti:
1) superfici a seminativo ai sensi dell'art. 2, punto 1 del regolamento (CE) n. 796/2004, comprese
quelle investite a colture consentite dai paragrafi a) e b) dell'art. 55 del regolamento (CE) n.
1782/2003 ed escluse le superfici di cui al successivo punto 2);
2) superfici a seminativo soggette all'obbligo del ritiro dalla produzione (set-aside) e non coltivate
durante tutto l'anno e altre superfici ritirate dalla produzione ammissibili all'aiuto diretto, mantenute
in buone condizioni agronomiche e ambientali a norma dell'art. 5 del regolamento (CE) n.
1782/2003. Sono fatti salvi interventi di bruciatura connessi ad emergenze di carattere fitosanitario
prescritti dall'autorità competente o a superfici investite a riso e salvo diversa prescrizione della
competente autorità di gestione;
b) sulle superfici a seminativo soggette all'obbligo del ritiro dalla produzione (set-aside) e non
coltivate durante tutto l'anno e altre superfici ritirate dalla produzione ammissibili all'aiuto diretto,
mantenute in buone condizioni agronomiche e ambientali a norma dell'art. 5 del regolamento (CE)
n. 1782/2003, obbligo di garantire la presenza di una copertura vegetale, naturale o artificiale,
durante tutto l'anno, e di attuare pratiche agronomiche consistenti esclusivamente in operazioni di
sfalcio, trinciatura della vegetazione erbacea, o pascolamento sui terreni ritirati dalla produzione sui
quali non vengono fatti valere titoli di ritiro, ai sensi del regolamento (CE) n. 1782/2003. Dette
operazioni devono essere effettuate almeno una volta all'anno, fatto salvo il periodo di divieto
annuale di intervento compreso fra il 1° marzo e il 31 luglio di ogni anno, ove non diversamente
disposto dalle regioni e dalle province autonome. Il periodo di divieto annuale di sfalcio o
trinciatura non può comunque essere inferiore a 150 giorni consecutivi compresi fra il 15 febbraio e
il 30 settembre di ogni anno. È fatto comunque obbligo di sfalci e/o lavorazioni del terreno per la
realizzazione di fasce antincendio, conformemente a quanto previsto dalle normative in vigore. In
deroga all'obbligo della presenza di una copertura vegetale, naturale o artificiale, durante tutto
l'anno sono ammesse lavorazioni meccaniche sui terreni ritirati dalla produzione nei seguenti casi:
1) pratica del sovescio, in presenza di specie da sovescio o piante biocide;
2) terreni interessati da interventi di ripristino di habitat e biotopi;
3) colture a perdere per la fauna, ai sensi dell'art. 1, lettera c), del decreto del Ministero delle
politiche agricole e forestali del 7 marzo 2002;
4) nel caso in cui le lavorazioni siano funzionali all'esecuzione di interventi di miglioramento
fondiario;
5) sui terreni a seminativo ritirati dalla produzione per un solo anno o, limitatamente all'annata
agraria precedente all'entrata in produzione, nel caso di terreni a seminativo ritirati per due o più
123
anni, lavorazioni del terreno allo scopo di ottenere una produzione agricola nella successiva annata
agraria, comunque da effettuarsi non prima del 15 luglio dell'annata agraria precedente all'entrata in
produzione. Sono fatte salve diverse prescrizioni della competente autorità di gestione;
c) divieto di conversione della superficie a pascolo permanente ai sensi dell'art. 2, punto 2, del
regolamento (CE) n. 796/2004 ad altri usi;
d) divieto di eliminazione degli elementi naturali e seminaturali caratteristici del paesaggio agrario
con alta valenza ecologica individuati dalle regioni e dalle province autonome con appositi
provvedimenti;
e) divieto di eliminazione dei terrazzamenti esistenti, delimitati a valle da muretto a secco oppure da
una scarpata inerbita; sono fatti salvi i casi regolarmente autorizzati di rimodellamento dei
terrazzamenti eseguiti allo scopo di assicurare una gestione economicamente sostenibile;
f) divieto di esecuzione di livellamenti non autorizzati dall'ente gestore; sono fatti salvi i
livellamenti ordinari per la preparazione del letto di semina e per la sistemazione dei
terreni a risaia;
g) divieto di esercizio della pesca con reti da traino, draghe, ciancioli, sciabiche da natante,
sciabiche da spiaggia e reti analoghe sulle praterie sottomarine, in particolare sulle praterie di
posidonie (Posidonia oceanica) o di altre fanerogame marine, di cui all'art. 4 del regolamento (CE)
n. 1967/06;
h) divieto di esercizio della pesca con reti da traino, draghe, sciabiche da spiaggia e reti analoghe su
habitat coralligeni e letti di maerl, di cui all'art. 4 del regolamento (CE) n. 1967/06;
i) divieto di utilizzo di munizionamento a pallini di piombo all'interno delle zone umide, quali laghi,
stagni, paludi, acquitrini, lanche e lagune d'acqua dolce, salata, salmastra, nonchè nel raggio di 150
metri dalle rive più esterne a partire dalla stagione venatoria 2008/09.
Con Determinazione della Conferenza Stato-Regioni del 7 ottobre 2010 è stata approvata
l’intesa sullo “Schema di Strategia Nazionale per la Biodiversità” predisposta dal Ministero
dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, ai sensi dell’Art. 6 della Convenzione sulla
Diversità Biologica (Rio de Janeiro, 5 giugno 1992), ratificata dall’Italia con legge 14 febbraio 1994
n. 194. Il quadro complessivo dei SIC e delle ZPS presenti nelle regioni italiane è riassunto nel DM
3 aprile 2000 “Elenco dei siti di importanza comunitaria e delle zone di protezione speciali,
individuati ai sensi delle direttive 92/43/CEE e 79/409/CEE” ove tali aree sono elencati negli
allegati A e B. L’ultimo aggiornamento a livello nazionale è per le ZPS il Decreto del Ministero
dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare del 19.06.2009, mentre per i SIC sono i tre
decreti del Ministero, per ciascuna delle regioni biogeografiche italiane, approvati nel 2011.
1.3. La normativa regionale in materia di conservazione della biodiversità
La politica regionale ed il quadro normativo della Regione Toscana, in tema di conservazione della
biodiversità e di “recepimento” della normativa nazionale in materia, risulta assai articolato. Nel
1996 la Regione Toscana, utilizzando le competenze delle Università della Toscana (Progetto
Bioitaly), ha individuato, cartografato e schedato i Siti di Importanza Comunitaria e le Zone di
Protezione Speciale1. Oltre a tali SIC e ZPS nell’ambito dello stesso progetto sono stati individuati
“Siti di Interesse Regionale” (SIR) e “Siti di Interesse Nazionale” (SIN). L’individuazione di queste
ulteriori aree (SIR e SIN) ha rappresentato un approfondimento regionale del quadro conoscitivo.
Con L.R. n. 56 del 6 aprile 2000 la Regione Toscana ha approvato una legge per la tutela della
biodiversità riconoscendo il ruolo strategico dei Siti di importanza comunitaria, nazionale e
regionale. Nell’ambito di tale legge sono state individuate nuove tipologie di habitat e nuove specie,
considerate di elevato interesse regionale, non ricomprese negli allegati delle direttive comunitarie.
In tale contesto le diverse tipologie di siti (SIC, ZPS, SIR, SIN) sono state complessivamente
classificate quali Siti di Importanza Regionale (SIR). Con il termine Siti di Importanza Regionale si
indicano pertanto i siti classificati come di Importanza Comunitaria (SIC), le Zone di Protezione
Speciale (ZPS) ed il sistema di Siti di Interesse Regionale e di Interesse Nazionale. Tale legge
estende a tutti i Siti di Importanza Regionale le norme di cui al DPR 357/97 e succ. modif. La L.R.
56/00 si inserisce in quadro di riferimenti normativi regionali assai ricco e distribuiti nel tempo:
124
Decisione G.R. n.16 del 9.12.1997, riguardante determinazioni relative alle modalità e procedure
di recepimento della Direttiva comunitaria Habitat in Toscana.
Del.C.R. 10 novembre 1998, n.342 di approvazione dei siti individuati con il Progetto Bioitaly.
Del.G.R. 23 novembre 1998, n.1437 di designazione come ZPS di siti classificabili di
importanza comunitaria compresi nelle aree protette.
art.81 del Piano di Indirizzo Territoriale approvato con Del.C.R. 25 gennaio 2000, n.12.
Del.C.R. 10 aprile 2001, n.98 di modifica della L.R. 56/00.
Del.C.R. 29 gennaio 2002, n.18 di individuazione di nuovi siti di importanza regionale e
modifica dell’allegato D.
Del.G.R. 21 ottobre 2002, n. 1148 relativa alle indicazioni tecniche per l’individuazione e la
pianificazione delle aree di collegamento ecologico.
Del.G.R. 2 dicembre 2002, n.1328 di individuazione come zona di protezione speciale (Dir.
79/409/CEE) del sito di importanza regionale SIR 118 Monte Labbro e Alta Valle dell’Albegna”.
Del.C.R. 21 gennaio 2004 n.6, con la quale si approvano le modifiche dei perimetri dei SIR e si
istituiscono 26 nuove ZPS .
Del.G.R. 5 luglio 2004, n.644 approvazione norme tecniche relative alle forme e alle modalità di
tutela e conservazione dei SIR.
Del.G.R. 22 novembre 2004, n.1175 LR 56/00 – art.12 comma1 lettera E - Definizione dei
requisiti strutturali dei centri previsti dall’art.9, nonché dei requisiti organizzativi e strutturali dei
soggetti gestori dei centri stessi.
Capo XIX della L.R. 3 gennaio 2005, n.1 Norme per il governo del territorio di modifica degli
articolo 1 e 15 della L.R. 56/00.
Del. C.R. 19 luglio 2005, n.68 – LR 56/00 – aggiornamento dell’allegato A punto 1 Lista degli
habitat naturali e seminaturali.
Del.G.R. 11 dicembre 2006, n. 923 - Approvazione di misure di conservazione per la tutela delle
Zone di Protezione Speciale (ZPS), ai sensi delle direttive 79/409/CEE, 92/43/CEE e del DPR
357/1997 come modificato con il DPR 120/2003.
Del. G.R. 19 febbraio 2007, n. 109 - Ampliamento delle zone di protezione speciale (ZPS)
dell’Arcipelago Toscano.
Del. G.R. 30 luglio 2007, n. 572 - DGR n. 923/2006 recante approvazione delle misure di
conservazione per la tutela delle ZPS. Integrazione del punto 11 dell’allegato 1 in materia di cave.
Del. C.R. 24 luglio 2007, n.80 - LR 56/00. Designazione di nuovi siti di importanza comunitaria
(SIC) ai sensi della Direttiva 92/43/CEE e modifica dell’allegato D (Siti di Importanza Regionale).
Del. G.R. 12 dicembre 2007, n. 939 – Approvazione Schema di Protocollo d'Intesa Regione
WWF Italia – ONLUS per la redazione di un Piano d'Azione per conservazione della diversità
biologica nell'ambito della Biodiversity Vision per l'Ecoregione Mediterraneo Centrale.
Del. G.R. 16 giugno 2008, n.454 - DM 17.10.2007 del Ministero dell’Ambiente – Criteri minimi
uniformi per la definizione di misure di conservazione relativa a zone speciali di conservazione
(ZSC) e zone di protezione speciale (ZPS). Attuazione.
Legge regionale 12 febbraio 2010, n. 10 - “Norme in materia di valutazione ambientale
strategica (VAS), di valutazione di impatto ambientale (VIA) e di valutazione di incidenza”.
Essa all’art. 70 modifica la L.R. 56/00, demandando la Valutazione di Incidenza all’ente a cui
compete il rilascio della autorizzazione per le opere sottoposta a V.I. (sentito il parere della
Provincia, se si tratta di ente diverso da questa): i proponenti di interventi non direttamente
connessi e necessari al mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente delle specie e
degli habitat presenti nei siti di importanza regionale di cui all’allegato D o dei geotopi di
importanza regionale di cui all’articolo 11, ma che possono avere incidenze significative sugli
stessi, anche se ubicati al loro esterno, singolarmente o congiuntamente ad altri interventi,
presentano, ai fini della valutazione di incidenza, un apposito studio volto a individuare i principali
125
effetti sul sito o sul geotopo, tenuto conto degli obiettivi di conservazione dei medesimi. […] la
valutazione di incidenza relativa agli interventi […] è effettuata dalla stessa amministrazione
competente alla approvazione dell’intervento, previa acquisizione del parere obbligatorio della
provincia o dell’ente parco regionale o nazionale[…].
Del. G.R. del 28 ottobre 2011, n. 916 - In attuazione della legge regionale 6 aprile 2000 n.56
(articolo 15 comma 1 septies) e di quanto introdotto dalla L. R. 12 febbraio 2010 n. 10 (Norme in
materia di valutazione ambientale strategica (VAS), di valutazione di impatto ambientale (VIA) e di
valutazione di incidenza).
I contenuti della LR 56/00 sono risultati assai innovativi nel panorama normativo regionale italiano,
con particolare riferimento alla sua natura di “Direttiva habitat” Toscana. La legge regionale ha
infatti ampliato la tutela degli habitat e delle specie di interesse comunitario a quelle “di interesse
regionale”, traducendo in tutela attiva le informazioni, relative a specie e habitat, derivanti dalla
banca dati naturalistica della Toscana derivante dal progetto RENATO (Repertorio Naturalistico
Toscano). La presenza di aree con esclusiva presenza di specie ed habitat di interesse regionale ha
condotto anche alla istituzione di Siti esclusivamente di importanza regionale. Con Del.C.R.
68/2005 gli habitat di interesse regionale sono stati oggetto di un primo aggiornamento che ha
riguardato in particolare l’inserimento, nell’allegato A1, degli habitat marini. La presenza di
habitat e specie di flora e fauna di interesse regionale, inseriti negli allegati alla LR 56/00 e succ.
modif., quali elementi aggiuntivi alle liste delle direttive habitat e uccelli, ha costituito un elemento
in grado di meglio tutelare il patrimonio di biodiversità della Regione Toscana. La tutela delle
specie e degli habitat di interesse regionale costituisce infatti un elemento obbligatorio ed
aggiuntivo nell’ambito della redazione degli studi di incidenza di piani e/o progetti o nella
realizzazione degli eventuali piani di gestione dei Siti. La definizione e la traduzione normativa
delle “aree di collegamento ecologico funzionale”, dei “geotopi di Importanza Regionale”, dei
“centri di conservazione della fauna e della flora selvatiche” ed i rapporti con le procedure di
VIA e incidenza hanno costituito alcuni elementi caratterizzanti la nuova norma regionale.
Strumento importante per la conservazione della biodiversità a scala vasta è risultata la Del.G.R. 21
ottobre 2002, n. 1148 contenente indicazioni tecniche, elaborate da un gruppo di esperti italiani,
per l’individuazione e la pianificazione delle aree di collegamento ecologico. L’elenco completo e
aggiornato dei siti presenti in Toscana è contenuto nell’Allegato D della Del.C.R. 80/2009, che
ha modificato gli Allegati dei Decreti precedenti.
2. RIFERIMENTI ISTITUTIVI E NORMATIVI SPECIFICI DEL SITO NATURA 2000
2.1. I formulari Natura 2000
Il formulario standard natura 2000 contiene tutte le informazioni rilevanti ai fini della designazione
o della classificazione del sito e cioè informazioni sulla sua denominazione, la sua ubicazione, la
sua estensione, nonché tutte le informazioni pertinenti sulle specie di flora e fauna e sugli habitat in
esso presenti.
Nell’Allegato 1 sono riportati i formulari standard relativi al sito Monte La Nuda – Monte Tondo
(IT5110005).
2.2. La cartografia ufficiale
La Regione Toscana, con Deliberazione del Consiglio Regionale n. 6 del 21 gennaio 2004, ha
approvato la perimetrazione di dettaglio dei SIR, che comprendono anche tutte le aree natura 2000.
Sono seguite anche riperimetrazioni in accordo con gli enti locali per definire confini certi (fiumi,
infrastrutture viarie) dei siti. Di seguito è riportata la carta del Sito Natura 2000 interessato dal
presente piano.
2.3. Le schede Natura 2000
Le schede relative ai siti sono state approvate dalla Giunta Regionale con Deliberazione n. 644 del 5
luglio 2004, “Attuazione art. 12, comma 1, lett. a della L.R. 56/00 (Norme per la conservazione e la
tutela degli habitat naturali e seminaturali, della flora e della fauna selvatiche). Approvazione norme
tecniche relative alle forme e alle modalità di tutela e conservazione dei Siti di Importanza
Regionale (SIR)”. Esse costituiscono le misure di conservazione che le Province sono tenute a
126
definire e adottare per il mantenimento o il ripristino in uno stato di conservazione soddisfacente
degli habitat naturali e/o delle specie presenti nei siti della Rete Natura 2000, secondo quanto
stabilito nelle Direttive.
Di seguito è riportata la scheda del sito Natura 2000 interessato dal presente piano, redatto dalla
Regione Toscana.
SITO DI IMPORTANZA REGIONALE (SIR)
5 Monte La Nuda – Monte Tondo (IT5110005)
Tipo sito anche pSIC
CARATTERISTICHE DEL SITO
Estensione 520,72 ha
Presenza di area protetta
Sito in gran parte compreso nel Parco Nazionale "Appennino Tosco-Emiliano".
Altri strumenti di tutela
Tipologia ambientale prevalente
Versanti alto montani acclivi, con pareti rocciose silicee, ghiaioni detritici, cenge erbose, brughiere
alpine e praterie secondarie.
Altre tipologie ambientali rilevanti
Praterie primarie e boschi di latifoglie (faggete).
PRINCIPALI EMERGENZE
HABITAT
Nome habitat di cui all'Allegato A1 della L.R. 56/2000
Cod.
Corine
Cod.
Nat.2000
All. Dir.
92/43/CEE
Praterie acidofitiche del piano subalpino e montano a dominanza di Nardus stricta (Nardion
strictae; Violo- Nardion).
35,1 6230 AI
Pareti rocciose verticali su substrato siliceo dal piano alpino a quello basale, della Regione
Eurosiberiana e Mediterranea con vegetazione casmofitica (Androsacion vandellii;
Asplenio billotii-Umbilicion rupestris; Asplenion cuneifolii).
62,2 8220 AI
Formazioni di suffrutici, arbusti striscianti e erbe perenni del piano subalpino e alpino su substrato
calcareo (Seslerietea albicantis).
36,4 6170 AI
Creste dell’Appennino tosco-emiliano con formazioni erbacee discontinue primarie del piano alpino
a dominanza di erbe perenni (Caricion curvulae)(1).
36,317
Ghiaioni rocciosi su substrato calcareo con clasti a varia granulometria del piano alpino, subalpino e
montano con formazioni di erbe perenni e/o felci (Thlaspietea rotundifolii).
61,2 8120 AI
(1) Habitat non indicato nella scheda Natura 2000.
FITOCENOSI
Popolamenti casmofili silicicoli del circo glaciale M. La Nuda-M. Scalocchio.
SPECIE VEGETALI
(AII) Primula apennina - Specie endemica dell'Appennino Tosco-Emiliano (stazioni isolate tra il
Monte Orsaro e il Monte Prado), sporadica in stazioni rupestri presso il crinale, rara sul versante
toscano.
127
Galium carmineum (caglio color carminio) - Specie alpina segnalata per l’Appennino in una sola
stazione isolata al M.te La Nuda.
Erigeron gaudinii (Cespica di Gaudin) - Specie presente sulle Alpi e sull’Appennino
Toscoemiliano,
presente in Toscana in una sola stazione di pochi individui al M.te Scalocchio.
Rare specie dei versanti rocciosi e detritici.
Altre emergenze
Alta Valle del Torrente Rosaro, nell’ambito del circo glaciale del Monte La Nuda.
Principali elementi di criticità interni al sito
−_Parziale abbandono delle attività di pascolo nelle praterie sommitali e nei crinali secondari, con
processi di ricolonizzazione arbustiva, riduzione degli habitat prativi e diffusione di brughiere a
mirtillo e ginepreti.
−_Stazioni isolate e con pochi individui di rare specie vegetali, con rischio di scomparsa.
Principali elementi di criticità esterni al sito
−_Abbandono delle attività di pascolo nelle praterie sommitali e nei crinali secondari, con processi
di ricolonizzazione arbustiva.
PRINCIPALI MISURE DI CONSERVAZIONE DA ADOTTARE
Principali obiettivi di conservazione
a) Mantenimento di habitat alto montani con rilevanti popolamenti ornitici (E).
b) Conservazione degli elevati livelli di naturalità e di scarso disturbo antropico, con particolare
riferimento al circo glaciale del Monte La Nuda (E).
c) Tutela delle stazioni di Primula apennina (M) e delle rare e isolate stazioni di Galium carmineum
e di Erigeron gaudinii (M).
d) Conservazione dei nardeti sommitali (M).
Indicazioni per le misure di conservazione
- Esame della situazione attuale del pascolo, verifica rispetto agli obiettivi di conservazione (in
particolare rispetto agli obiettivi 'a' e 'd') e adozione di opportune misure contrattuali per il
raggiungimento delle modalità ottimali di gestione (E).
- Conservazione dell’habitat di Primula apennina (M).
- Realizzazione di un programma di conservazione ex situ per la tutela delle specie vegetali rare
(M).
Necessità di Piano di Gestione specifico del sito
L’elaborazione del Piano di Gestione del sito è prevista entro il 2004 nell’ambito di un progetto
LIFE Natura in corso di svolgimento.
Necessità di piani di settore
Non necessari.
Note
Il sito è interessato dalla realizzazione del progetto LIFE Natura “Conservazione delle praterie
montane dell’Appennino Tosco-Emiliano”, che si pone come scopo principale la conservazione
degli habitat mediante la gestione razionale del pascolo. Gli interventi sono limitati al settore
ricadente nel patrimonio agricolo-forestale della Regione. Nel piano di gestione, previsto entro la
conclusione del progetto, dovranno essere fornite indicazioni dettagliate rispetto a tutti gli obiettivi
di conservazione dell’intero sito.
2.4. Il Piano di gestione del sito
Attraverso il Progetto LIFE00 NAT/IT/7239 è stato prodotto il Piano di gestione del Sito “Monte
La Nuda – Monte Tondo”, uno dei pochissimi Piani di gestione dei siti Rete Natura 2000 approvati
in Toscana. La Provincia di Massa Carrara ha approvato tale Piano con la Delibera del Consiglio
Provinciale n. 59 del 21.12.2007. Questo strumento risulta di fondamentale importanza per lo studio
di incidenza riferito al Programma di gestione e di ripristino ambientale dell’AFV Sasso Bianco.
3. CARATTERISTICHE DEL SITO
3.1. Inquadramento generale
128
Il Sito di Importanza Comunitaria “Monte La Nuda – Monte Tondo” si estende, per 521 ettari,
nell’alto Appennino Tosco-Emiliano, e si caratterizza per la presenza di un paesaggio vegetale di
alta quota, costituito da formazioni extrasilvatiche primarie e secondarie, di alto interesse
naturalistico, distribuite nell’ambito del crinale spartiacque principale. Pur essendo costituito
principalmente da vegetazione extrasilvatica, le tipologie forestali presentano comunque superfici
significative, con presenza di boschi mesofili a dominanza di faggio e, secondariamente, di
rimboschimenti di conifere e formazioni miste di latifoglie e conifere. I versanti alto montani si
contraddistinguono per la presenza di pareti rocciose silicee e ghiaioni detritici, praterie sommitali
primarie e secondarie, brughiere alpine e montane (vaccinieti, calluneti, ginepreti), con unità spesso
assai mosaicate, distribuite da una quota minima di 1.300 m sino ai 1.900 m del Monte La Nuda.
3.2. Vegetazione e Flora
Il Sito di importanza comunitaria “Monte La Nuda – Monte Tondo” si caratterizza per la presenza
di numerosi habitat di particolare valore, tra cui anche habitat di interesse comunitario o prioritari,
cui si associano popolamenti floristici endemici, di elevata rarità o di particolare interesse
fitogeografico. Dal Piano di gestione si può desumere la presenza delle seguenti tipologie
vegetazionali:
- Praterie primarie acidofitiche dei crinali sommitali con Juncus trifidus
- Vegetazione erbacea rada dei versanti in erosione a dominanza di Alchemilla saxatilis
- Vegetazione erbacea cespitosa a dominanza di Festuca paniculata
- Rada vegetazione casmofitica delle rupi e dei litosuoli silicei
- Vegetazione glareicola dei detriti di falda silicei
- Prati umidi montani con vegetazione igrofila a dominanza di elofite
- Brachipodieti a dominanza di Brachypodium genuense
- Prati pascolo mesofili a dominanza di foraggere (Nardus stricta, Festuca nigrescens, Avenella
flexuosa, ecc.)
- Brughiere a dominanza di calluna (Calluna vulgaris) e secondariamente di mirtilli (Vaccinium
sp.pl.) e ginepro nano (Juniperus nana)
- Ginepreti a ginepro nano (Juniperus nana)
- Vaccinieti con Vaccinium myrtillus e V. gaulteroides
- Boschi mesofili di latifoglie a dominanza di Fagus sylvatica
- Rimboschimenti di conifere.
3.3. Fauna invertebrata e vertebrata
INVERTEBRATI
Le informazioni sulle reali presenze di invertebrati sono quasi assenti per il sito; altre informazioni,
di presenza potenziale, sono dedotte dall’idoneità degli habitat e dalla distribuzione specifica,
rilevata ad una scala di medio o basso dettaglio, difficilmente riferibile alla sola area di studio in
oggetto(Erebia epiphron e presenza possibile di Parnassius apollo e Parnassius mnemosyne ).
PESCI
La scheda Natura 2000 indica la presenza dello scazzone (Cottus gobio), ma l’assenza di corsi
d’acqua significativi dal punto di vista ittico fa escludere la presenza di questa come di altre specie
di pesci.
ANFIBI
Le informazioni sulle reali presenze di anfibi sono quasi assenti per il sito. La presenza di quattro
specie è stata accertata nel corso del progetto LIFE; altre informazioni, di presenza potenziale, sono
dedotte dall’idoneità degli habitat e dalla distribuzione specifica, rilevata ad una scala di medio o
basso dettaglio, difficilmente riferibile alla sola area di studio in oggetto. Sono stati rilevati Tritone
alpestre, Rana agile, Rospo comune, Rana Temporaria. Vi è poi la possibile presenza di Geotritone
italiano, Salamandra pezzata e di Rana appenninica.
RETTILI
Le informazioni sulle reali presenze di rettili sono assenti per il sito; altre informazioni, di presenza
potenziale, sono dedotte dall’idoneità degli habitat e dalla distribuzione specifica, rilevata ad una
129
scala di medio o basso dettaglio, difficilmente riferibile alla sola area di studio in oggetto. Vi è la
presenza del Biacco, Biscia dal collare, Lucertola muraiola, Vipera comune. Vi è poi la possibilità
di presenza dell’Orbettino e del Ramarro.
UCCELLI
Per il gruppo (classe) degli uccelli sono disponibili numerose informazioni, provenienti sia dalla
scheda Natura 2000 che dai rilievi effettuati negli anni 2002, 2003 e 2004 nel corso del progetto
LIFE, seppur questi ultimi limitati ad una porzione del sito. Alcune informazioni (giugno 2005)
sono state raccolte nel corso di uno studio avifaunistico sugli ambienti di altitudine della Lunigiana.
Sparviero Accipiter nisus
Poiana Buteo buteo
Aquila reale Aquila chrysaetos
Gheppio Falco tinnunculus
Pellegrino Falco peregrinus
Cuculo Cuculus canorus
Allocco Strix aluco
Rondone Apus apus
Picchio verde Picus viridis
Picchio rosso maggiore Dendrocopus major
Tottavilla Lullula arborea
Allodola Alauda arvensis
Balestruccio Delichon urbica
Prispolone Anthus trivialis
Spioncello Anthus spinoletta
Scricciolo Troglodytes troglodytes
Passera scopaiola Prunella modularis
Sordone Prunella collaris
Pettirosso Erithacus rubecula
Codirosso spazzacamino Phoenicurus ochruros
Stiaccino Saxicola rubetra
Saltimpalo Saxicola torquata
Culbianco Oenanthe oenanthe
Codirossone Monticola saxatilis
Merlo Turdus merula
Tordo bottaccio Turdus philomelos
Tordela Turdus viscivorus
Sterpazzola Sylvia communis
Beccafico Sylvia borin
Capinera Sylvia atricapilla
Luì bianco Phylloscopus bonelli
Luì piccolo Phylloscopus collybita
Fiorrancino Regulus ignicapillus
Codibugnolo Aegithalos caudatus
Cincia bigia Parus palustris
Cincia mora Parus ater
Cinciarella Parus caeruleus
Cinciallegra Parus major
Picchio muratore Sitta europaea
Picchio muraiolo Thicodroma muraria
Averla piccola Lanius collurio
Ghiandaia Garrulus glandarius
Cornacchia grigia Corvus corone cornix
130
Fringuello Fringilla coelebs
Verzellino Serinus serinus
Cardellino Carduelis carduelis
Fanello Carduelis cannabina
Ciuffolotto Pyrrhula pyrrhula
Zigolo giallo Emberiza citrinella
MAMMIFERI
Le informazioni sulle reali presenze di mammiferi sono quasi assenti per il sito; altre informazioni,
di presenza potenziale, sono dedotte dall’idoneità degli habitat e dalla distribuzione specifica,
rilevata ad una scala di medio o basso dettaglio, difficilmente riferibile alla sola area di studio in
oggetto. Vi è la sicura presenza di volpe, capriolo, cinghiale, lupo, cervo , lepre e la possibile
presenza di arvicola delle nevi, marmotta, talpa europea e muflone.
3.4. Habitat di interesse prioritario
Nell’ambito del Sito in oggetto risulta presente un solo habitat di interesse comunitario e regionale
classificato anche come prioritario. Si tratta in particolare delle formazioni di nardo riconducibili
alla tipologia:
Nome habitat di cui all'Allegato A1 della L.R. 56/2000
Cod.
Corine
Cod.
Nat.2000
Prioritario
Praterie acidofitiche del piano subalpino e montano a dominanza di Nardus stricta (Nardion
strictae; Violo- Nardion). (Formazioni erbose a Nardus ricche di specie su substrato siliceo delle
zone montane e submontane)
35,1 6230 SI
Nella definizione più ampia di tale habitat, comprendente anche i festuceti con bassa presenza di
nardo, tale formazione risulta abbastanza diffusa nella porzione meridionale del sito (a sud del
Monte Posola) e nel lungo tratto di crinale compreso tra il Monte Tondo e Cima Belfiore. I versanti
del Monte Mondo e del Monte Tondo risultano invece interessati da mosaici di tale habitat con
brachipodieti, calluneti e vaccinieti, a dimostrazione dei processi di abbandono e di
ricolonizzazione. La Scheda Natura 2000 definisce tale habitat come di rappresentatività
“significativa” (C) e in stato di conservazione “buono” (B), mentre buona “B” è la valutazione
globale del sito per l’habitat. Ciò risulta confermato anche dalle presenti analisi, anche se la
copertura percentuale indicata nella scheda Natura 2000 (10%) risulta in parte sovrastimata. Oltre
ad esso, il sito si caratterizza per la presenza di altri 7 habitat di interesse comunitario.
3.5. Flora e fauna di interesse prioritario
Il Sito in oggetto presenta una sola specie di interesse comunitario e prioritaria (fra organismi
vegetali e animali), il lupo (Canis lupus).
4. CAUSE DI MINACCIA
Dal Piano di gestione del sito, si evidenzia che gli elementi di criticità si possono così suddividere:
Interni al sito
Parziale abbandono delle attività di pascolo nelle praterie sommitali e nei crinali secondari, con
processi di ricolonizzazione arbustiva, riduzione degli habitat prativi e diffusione di brughiere a
mirtillo e ginepreti.
− Presenza di percorsi escursionistici particolarmente frequentati, localizzati in corrispondenza di
importanti stazioni floristiche.
− Raccolte di flora.
− Presenza di rare specie di flora con stazioni di ridotte dimensioni.
− Carico di ungulati (cinghiali).
− Fenomeni di erosione del suolo ed innesco di frane legate alla presenza di sentieri (presso la
131
sella tra i Monti Tondo e Posola e nel versante est del M.te Tondo).
− Diffusione di cenosi monospecifiche a Festuca panicolata
Esterni al sito
− Abbandono delle attività di pascolo nelle praterie sommitali e nei crinali secondari, con processi
di ricolonizzazione arbustiva
− Presenza di impianti di risalita e piste da sci nel versante emiliano del M.te la Nuda.
− Abbattimenti illegali di Canis lupus.
5. OBIETTIVI PER LA CONSERVAZIONE DEL SITO
Dal Piano di gestione del sito, si evincono i seguenti obiettivi:
obiettivi generali
OG1. Conservazione delle praterie di crinale e dei loro popolamenti faunistici
OG2. Conservazione degli elevati livelli di naturalità e di scarso disturbo antropico
OG3. Diminuzione dell’isolamento degli habitat di prateria del sito per fenomeni di abbandono
nelle aree limitrofe
obiettivi specifici
Os1) Conservazione degli habitat di interesse comunitario e regionale attraverso la gestione del
pascolo
Os2) Mantenimento ed incremento dei popolamenti di anfibi di interesse comunitario e regionale
Os3) Mantenimento ed incremento dei popolamenti ornitici di interesse comunitario e regionale
Os4) Mantenimento ed incremento di popolazioni di mammiferi di interesse comunitario e
regionale
Os5) Tutela delle stazioni di rare specie di flora. Tutela delle stazioni di Primula apennina e delle
rare e isolate stazioni di Galium carmineum, Erigeron gaudinii, Saussurea discolor.
Os6) Difesa dall’erosione nelle praterie di crinale
Os7) Riduzione dei danni da cinghiale
Os8) Mantenimento e miglioramento della compatibilità delle attività turistiche ed escursionistiche
Os9) Mantenimento e miglioramento della compatibilità dei piani di settore con gli obiettivi di
conservazione
Os10) Mantenimento e miglioramento di aree prative di collegamento ecologico nell’area vasta
6. INCIDENZA DEL PROGRAMMA DI CONSERVAZIONE AFV SUL SITO
L’Azienda Faunistico Venatoria Sasso Bianco ha fra le proprie finalità istitutive, individuate dalla
Legge Regionale 3/94 e dal D.P.G.R 33/r 2011, la conservazione e il ripristino degli habitat
naturali e agricoli, nonché l’incremento della fauna selvatica. La presenza di questo istituto di per
se non ha effetti negativi, che anzi presenta un territorio gestito a livello locale e un interlocutore
ben identificabile da parte dell’ente gestore del Sito (il Parco Nazionale dell’Appennino ToscoEmiliano).
Con i confini attuali, il Sito rientra per 4.10 ettari all’interno dell’AFV, presso “La Tesa”, mentre la
restante parte è interna al Parco Nazionale. Ma la vicinanza alla quasi totalità del Sito (almeno nella
sua porzione più settentrionale) non può rendere secondaria una interconnessione fra esso e l’AFV,
anche se con una discontinuità (limitata) nello spazio. La porzione del Sito che ricade all’interno
dell’AFV si situa ad oltre 1.500 metri di altitudine ed è composta da aree aperte inframezzate ad
aree boscate o cespugliate. Vista la localizzazione, nessuna attività fra quelle previste all’interno
dell’AFV viene svolta direttamente sul Sito tranne molto saltuariamente, vista l’altitudine e la
cospicua presenza di neve nel periodo invernale, il prelievo venatorio del cinghiale. Risulta
impossibile raggiungere tale luogo con mezzi meccanici, e quindi effettuarvi operazioni agricole di
qualsiasi tipo. Probabilmente le altre attività svolte dall’Azienda nel proprio territorio di
competenza, vista la vicinanza al Sito, possono avere delle ricadute sugli organismi viventi (in
special modo animali) che caratterizzano il Sito. Gli animali infatti non trovano soluzione di
continuità fra i territori interni al Sito (nella maggior parte nel Parco Nazionale) e quelli esterni ad
esso (posti all’interno dell’AFV Sasso Bianco).
132
In relazione agli obiettivi del Piano di gestione del Sito elencati nel paragrafo precedente,
rapportandoli a quanto indicato nel Piano dell’Azienda, si possono evidenziare i seguenti fattori:
Prelievo venatorio riservato ad autorizzati, con limitazioni di accesso ai territori ricadenti
all’interno dell’AFV, e sotto il controllo della vigilanza aziendale (Os3, Os4)
Prelievo venatorio basato su piani di gestioni annuali con indicazioni di prelievi massimi
consentiti basati su censimenti e stime delle specie presenti (Os3, Os4)
Prelievo venatorio del cinghiale che ha portato nel passato a elevati abbattimenti, a cui si sono
affiancati anche prelievi in controllo ai sensi dell’art. 37 L.R. 3/94 (Os7)
Monitoraggio (tramite censimenti annuali) e mantenimento (tramite piani di prelievo
programmati) di popolazioni di cervidi (caprioli e cervi), che possono sostituire almeno in parte il
pascolo di ovini e bovini, ormai scomparso e di difficile reinserimento, e diventare foraggiamento
del lupo (Os1, Os3, Os4)
Miglioramenti ambientali basati sul ripristino dei pascoli tramite sfalcio delle specie invasive ed
eventuale semina di essenze foraggere o cereali autunno vernini, che avvengono in aree distinte e
distanti dalle stazioni di Primula apennina e delle rare e isolate stazioni di Galium carmineum,
Erigeron gaudinii, Saussurea discolor (Os3, Os4, Os10)
Mantenimento della sentieristica e delle strade secondarie esistenti (Os8) E’ poi da sottolineare
che tali attività avvengono senza costi per la collettività e a totale carico dell’AFV. Questo risolve
un dei problemi maggiori, se non il maggiore in assoluto, della gestione dei Siti Natura 2000, cioè la
disponibilità economica per attuare le forme di gestione del Sito o per assicurarne le misure minime
di conservazione.
Da quanto sopra esposto, l’incidenza del Piano non può essere che positiva sul Sito. Sicuramente,
così come evidenziato nel Piano, le attività sopra menzionate potranno esprimere tutto il proprio
positivo potenziale solo se saranno trovate le giuste intese con l’Ente gestore del Sito, cioè il Parco
Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano.
GEOFAUNA di Claudio Montigiani
FORMULARIO STANDAR SITO IT5110005
11.2 AREE
DI INTERESSE CONSERVAZIONISTICO DEL TERRITORIO
PROVINCIALE.
Prima di procedere sulla valutazione di incidenza conseguente l’esercizio dell’attività venatoria su
queste aree, è utile proporre una descrizione dei target geografici presenti nell’archivio RENATO
presenti nel territorio provinciale .
L’analisi tiene conto della recente pubblicazione del nuovo Manuale di interpretazione degli habitat
Natura 2000 (http://vnr.unipg.it/habitat/index.jsp)
che ha permesso una omogeneità di
classificazione.
Ad ogni tipologia di habitat sono state attribuite le relative Fitocenosi, individuate nel progetto
RENATO, quali esempi più rappresentativi degli habitat di interesse regionale o comunitario della
Toscana riferibili ad una precisa stazione geografica . Sono inoltre state aggiunte alcune specie di
flora di interesse comunitario, non inserite nella banca dati RENATO (Gladiolus palustris,
Himantoglossum adriaticum, Aquilegia alpina), per le quali sono state attribuite le relative pressioni
secondo le categorie RENATO.
Nell’ambito di ogni target alle specie ed habitat annidati è stato quindi associato un valore di
priorità di conservazione e relativamente agli habitat la priorità di conservazione è stata
individuata mediante l’utilizzo dei criteri della Vulnerabilità (Fonte dato: RENATO. Alta, media,
bassa), Qualità (Fonte dato: RENATO. Alta, media, bassa), Contributo toscano agli obiettivi
comunitari (Specie di interesse comunitario e prioritarie. Si, No, prioritario), Contributo
toscano all’areale nazionale (Calcolato su base dati Natura 2000: n. Siti toscani / n. siti italiani nei
133
quali è presente l’habitat; le % sono poi ricondotte a quattro classi di importanza; per gli habitat di
interesse regionale: attribuzione alla classe di importanza in base a giudizio di esperti).
Relativamente alle specie la priorità di conservazione è stata individuata mediante l’utilizzo dei
criteri, Status in Toscana, Contributo toscano all’areale nazionale della specie, Status
globale, categoria di minaccia a livello globale secondo la IUCN red list, Contributo toscano
agli obiettivi comunitari (specie di interesse comunitario: si, no).
A ciascuno dei suddetti parametri è stato attribuito un valore numerico, che è stato normalizzato su
una scala 0-1 rispetto al valore massimo teorico. Il valore complessivo di Priorità di conservazione è
dato dalla somma dei valori normalizzati dei singoli parametri, tutti con un peso pari a 1, tranne che
per “contributo toscano agli obiettivi comunitari”, al quale è stato attribuito un peso dimezzato
rispetto agli altri.
Pertanto risulta che la priorità :
Phabitat= vulnerabilità+qualità+contributo all’areale nazionale + (0.5 x contributo ob. comunitari)
Pspecie= Status toscana+Status IUCN+contributo all’areale naz.+(0.5 x contributo ob. comunitari).
Relativamente agli habitat , sono sotto elencati quelli che risultano avere priorità di conservazione
>= 2.
Si tratta di 25 habitat distribuiti tra i vari target, ma con numero massimo di habitat relativi al target
aree umide (target 3). A livello di sistemi ambientali prevalgono quelli relativi agli ambienti
rocciosi, praterie e macchie basse (target 6, 7 e 8) con 10 habitat. L’habitat di interesse regionale
delle Biancane risulta quello a maggiore priorità di conservazione.
Biancane dei terreni argillosi della Toscana con formazioni erbacee perenni e annue
pioniere 3
Paludi calcaree a Cladium mariscus e/o Carex davalliana. 2,5
Sorgenti pietrificanti con formazione di travertino (Cratoneurion). 2,5
Garighe a Euphorbia spinosa su substrato serpentinoso. 2,5
Dune con pratelli delle Malcolmietalia. 2,25
Dune con vegetazione annua dei Thero-Brachypodietalia. 2,25
Laghi e stagni distrofici naturali. 2,25
Torbiere intermedie galleggianti su acque oligotrofiche in aree planiziali
(Rhynchosporion). 2,25
Vegetazione casmofitica delle rupi calcaree delle Alpi Apuane. 2,25
Torbiere basse di transizione e torbiere alte ed instabili. 2,25
Zone umide occupate da torbiere, ricche in basi con formazioni a alti carici (Caricion
davallianae) (Torbiere basse alcaline). 2,25
Boschi a dominanza di conifere del piano subalpino. 2,25
Boschi palustri e ripariali a ontano. 2,25
Querceti di farnia o rovere subatlantici e dell'Europa Centrale del Carpinion betuli 2,25
Alvei ciottolosi della Toscana meridionale con cenosi di suffrutici a dominanza di
Santolina etrusca e Helichrysum italicum . 2,17
Campi di lava e mofete 2,08
Lagune salmastre costiere. 2
Pavimenti calcarei. 2
Praterie aride seminaturali e facies arbustive dei substrati calcarei (Festuco-Brometea). 2
Praterie acidofitiche del piano subalpino e montano a dominanza di Nardus stricta. 2
Stagnetti temporanei mediterranei. 2
Pratelli di erbe graminoidi e erbe annuali (Thero-Brachypodietea) 2
Boschi a dominanza di faggio e/o querce degli Appennini con Ilex e Taxus. 2
Boschi a dominanza di faggio degli Appennini con Abies alba. 2
Tabella 11.2 a -Elenco habitat a maggiore priorità di conservazione.
Nel nostro territorio si ritrovano habitat che sono meglio dettagliati nelle schede relative ai SIR e
che sono ricompresi nelle diverse tipologie di classificazione.
Le specie che risultano a priorità di conservazione >= 2., sono 20 tra cui emergono le presenze di
Molluschi (2 specie a maggiore priorità di conservazione) e 4 specie di uccelli.
134
Gruppo Specie P
Molluschi Tacheocampylaea tacheoides (Pollonera, 1909) 3,1
Molluschi Xerosecta (Xerosecta) giustii Manganelli & Favilli, 1996 3
Pesci Leuciscus lucumonis 2,85
Molluschi Melanopsis etrusca Brot, 1862 2,6
Pesci Padogobius nigricans 2,45
flora Centaurea gymnocarpa Moris et De Not. 2,4
Insetti Osmoderma eremita (Scopoli, 1763) 2,35
Molluschi Chondrina oligodonta (Del Prete, 1879) 2,2
Uccelli Botaurus stellaris 2,2
Uccelli Larus audouinii 2,2
Molluschi Ciliellopsis oglasae Giusti & Manganelli, 1990 2,2
Molluschi Oxychilus (Alzonula) oglasicola Giusti, 1968 2,2
Molluschi
Tyrrheniellina josephi (Giusti & Manganelli, 1989) 2,2
Mammiferi Barbastella barbastellus 2,15
Mammiferi Myotis bechsteinii 2,15
Mammiferi Myotis capaccinii 2,15
Uccelli Acrocephalus melanopogon 2,05
flora Limonium etruscum Arrigoni et Rizzotto 2
Molluschi Vertigo (Vertigo) moulinsiana (Dupuy, 1849) 2
Uccelli Circus pygargus 2
Tabella 11.2b Elenco specie a maggiore priorità di conservazione.
Per quanto attiene gli uccelli, si tratta di specie per le quali non si riscontrano generalmente
presenze nel nostro territorio, anche se si reputa opportuno attuare approfondimenti nel merito,
trattasi di :
- Botaurus stellaris ,Tarabuso , uccello solitario , difficile da trovare in Italia, appartenente alla
famiglia degli ardeidi.Vive nelle paludi, negli acquitrini, nei canneti, nei pantani e nelle risaie. Le
sue dimensioni sono: lunghezza 75 cm circa, peso 1200 gr, apertura alare 110 cm, becco 7 cm, tarso
10 cm, coda 11 cm. In Italia lo si trova soprattutto nella palude del parco regionale umbro di
Colfiorito, nelle paludi a nord est di Bologna e nell'area prevalentemente coltivata a riso delle
province di Vercelli e Pavia. Emette un verso simile al muggito, che lo rende riconoscibile anche a
distanza. Nidifica in canneti e nelle vasche di risaia, purché le piante di riso siano adeguatamente
cresciute. E’ considerato come rari e di passo (P.C.Kugler, C.Pacini, Natura e Paesaggio nella
Provincia di Massa Carrara,2003) nel Lago di Porta.
Tarabuso
Gabbiano Corso
135
- Larus audouinii o Ichthyaetus audouinii,Gabbiano corso, uccello marino di medie dimensioni.
Nidifica su scogliere rocciose abbastanza esposte o su isolette in mare aperto, normalmente a non
più di 50 metri sopra il livello del mare. Si adatta facilmente a molti tipi di
ambiente costiero. Predilige aree mediamente coperte e riparate dalla vegetazione, per poter
nidificare più al fresco e al riparo dai predatori.
-Acrocephalus melanopogon, conosciuto come Forapaglie castagnolo .È un piccolo
uccello di palude simile alla Cannaiola e alla Cannaiola verdognola. Da esse si distingue per le
striature sul dorso, il sopracciglio bianco e l'abitudine di tenere sollevata la coda. Si distingue inoltre
dal Cannareccione per le dimensioni molto più piccole. Si nutre di insetti ed ha un comportamento
piuttosto ritirato. È un migratore parziale, le popolazioni che abitano attorno al Mediterraneo sono
per lo più sedentarie. In Italia si rinviene in poche stazioni in cui la nidificazione è certa, fra esse, le
coste tirreniche settentrionali . Vive in acquitrini, paludi, rive di fiumi e laghi.
Forapaglie
Albanella minore
Circus pygargus conosciuto come”Albanella minore” è un uccello della famiglia degli
Accipitridae.L' Albanella minore in Italia nidifica in primavera inoltrata in varie regioni del
centro-nord; i suoi habitat sono le zone collinari, ma con spazi aperti come terre coltivate o pascoli.
Frequenta in riproduzione canneti, paludi, brughiere e campi alberati, zone steppose, savane e
coltivi durante lo svernamento. Nel paleartico è specie nidificante e migratrice.
È specie particolarmente protetta ai sensi della legge 157/92. A causa della scomparsa delle steppe
naturali, la specie si è dovuta adattare a cacciare e a riprodursi quasi esclusivamente nei campi
coltivati. Oggi, in quasi tutta Europa, la principale causa della diminuzione è la distruzione dei nidi,
rigorosamente posati sul terreno, da parte dei mezzi meccanici impiegati nella mietitura; la
progressiva restrizione degli areali di nidificazione e dei microambienti idonei espone sempre di più
le coppie rimaste all'individuazione da parte di predoni e bracconieri. Altri fattori limitanti sono
l'uso massiccio di pesticidi in agricoltura, che determina una scarsa disponibilità trofica, il
bracconaggio, la predazione di uova e nidiacei (sia da parte di mammiferi sia di corvidi).
Per ogni specie ed habitat la banca dati RENATO ha fornito l’elenco dei fattori di pressione
(termine con cui nel modello DPSIR (Determinanti, Pressioni, Stato, Impatti, Risposte) sviluppato
nell’ambito dell’EEA (European Environment Agency) dove si indicano generalmente gli agenti di
impatto sull'ambiente e la biodiversità, alla scala regionale e la relativa intensità. Tali fattori di
pressione hanno seguito la denominazione proposta per i formulari standard Natura 2000.
136
Tabella 11.2c-La tabella riporta il set di fattori di pressione, il numero di specie sulle quali ciascun fattore si esercita e la
loro percentuale (rispetto al numero totale di specie presente nel target). Da ultimo vengono riportati i valori, aggregati
per fattore, dell’intensità e dell’impatto. ( fonte: BURT)
137
Tabella 11.2 d - Fattori di pressione prevalenti per specie. La soglia di significatività è pari alla metà del totale dei valori
della colonna “sommatoria impatti”. I valori più alti che, sommati tra loro, raggiungono la soglia di significatività,
vengono selezionati. ( fonte:BURT)
La conoscenza di questi elementi consente di effettuare opportune valutazioni di fattori di pressione
riferibili all’habitat.
Si reputa opportuno, per completezza di riferimenti, fare una descrizione dei diversi target, intesi
come identità ambientali, individuati come presenti nel territorio provinciale:
TARGET N.3 AREE UMIDE COSTIERE ED INTERNE DULCACQUICOLE E
SALMASTRE, CON MOSAICI DI SPECCHI D’ACQUA, POZZE, HABITAT ELOFITICI,
STEPPE SALMASTRE E PRATERIE UMIDE
“Ambienti umidi salmastri costieri, con lagune, steppe e salicornieti,stagni retrodunali salmastri o
dulcacquicoli, giuncheti, aree umide d’acqua dolce con specchi d’acqua, canneti, praterie umide,
vegetazione flottante, torbiere basse e pozze isolate. Sono comprese in questo sistema le piccole
raccolte d'acqua, anche quando trasformate o realizzate dall’uomo”.
138
Molto elevata la presenza di specie di flora e fauna di interesse comunitario o regionale o inserite
nelle liste di attenzione di RENATO (175). Target con maggiore presenza di specie di flora di
interesse comunitario, quali Eleocharis carniolica, Gladiolus palustris, Marsilea quadrifolia e
Spiranthes aestivalis. Elevato l’interesse avifaunistico del target.
Particolarmente diffuso lungo le aree costiere,nella nostra realtà il Lago di Porta.
In considerazione dell’elevato valore conservazionistico di queste aree e della elevata vulnerabilità
degli habitat umidi, gran parte del target risulta interno al sistema regionale di Aree protette e/o al
Sistema Natura 2000.
Tra le Specie di fauna vertebrata in lista di attenzione RENATO, si reputa opportuno riportare
quella inerente gli uccelli:
Himantopus himantopus, Il cavaliere nordamericano o cavaliere collonero;Recurvirostra
avosetta, L'Avocetta;Burhinus oedicnemus, L'occhione comune;Charadrius alexandrinus,
fratino;Pluvialis apricaria, piviere dorato;Lymnocryptes minimum, Il frullino;Numenius
tenuirostris, chiurlottello;Numenius arquata, chiurlo maggiore;Tringa erythropus, totano moro;
Sterna hirundo, sterna comune;Sterna albifrons, fraticello;Alcedo atthis, martin pescatore
comune;Locustella luscinioides, Salciaiola;Acrocephalus melanopogon, forapaglie castagnolo;
Acrocephalus paludicola, Pagliarolo;Panurus biarmicus, Basettino;Emberiza schoeniclus,
Migliarino di palude;Anser anser, oca selvatica;Ardea purpurea, airone rosso;Ardeola ralloides,
Sgarza ciuffetto; Aythya nyroca, Moretta tabaccata;Botaurus stellaris, tarabuso;Circus
aeruginosus, Falco di palude;Circus cyaneus, L'Albanella reale;Egretta garzetta,
garzetta;Ixobrychus minutus, Tarabusino;Nycticorax nycticorax, Nitticora;Phoenicopterus roseus,
fenicottero rosa;Platalea leucorodia, spatola o spatola bianca;Plegadis falcinellus,
pignattaio;Podiceps nigricollis, svasso piccolo;Tadorna tadorna, Volpoca.
La tutela del target è legata la mantenimento dell’integrità degli assetti geomorfologici e idraulici
delle aree umide e delle aree circostanti (o del relativo bacino idrografico). Di queste specie , nel
territorio provinciale, si hanno riferimenti in bibliografia (P.C.Kugler, C.Pacini, Natura e Paesaggio
nella Provincia di Massa Carrara,2003) , considerati come rari e di passo , per la nitticora, il
tarabuso, l’airone bianco e rosso.
Nel rapporto ambientale regionale si evidenzia che le attività di Caccia e pesca interessano
direttamente circa il 12% delle specie e il 6% degli habitat e che la caccia costituisce una un fattore
di pressione quando è praticata nelle zone umide o nelle circostanti aree di alimentazione (ad
esempio per il chiurlo maggiore). Relativamente alle specie indicate per il target si tratta di un
impatto legato ad abbattimenti illegali in quanto le specie risultano protette.
Per il chiurlottello, specie protetta, gli abbattimenti illegali potrebbero costituire un serio problema
ancora oggi (la specie è virtualmente estinta), visto che questo uccello può essere confuso con
specie cacciabili piuttosto simili .
Chiurlotello
Quaderni di birdwatching(anno XI - volume 21 – 2009)
L’attività venatoria in aree circostanti le zone umide condiziona negativamente anche l’oca
selvatica e,durante la stagione invernale, gli abbattimenti illegali e il disturbo indiretto dovuto
all’attività venatoria stessa, rappresentano il maggior problema per la conservazione del falco di
palude.
139
Per molte specie di uccelli risulta potenzialmente critico l’impatto legato all’intossicazione da
piombo.
In riferimento alla caccia e pesca pertanto, le pressioni/minacce che queste attività possono produrre
sono ascrivibili a :
1) Abbattimenti illegali.
2) Attività venatoria in aree contermini le aree umide.
3) Intossicazione da piombo.
4) Inadeguata gestione venatoria di aree umide di interesse conservazionistico.
Lo Stress che attiva può provocare la riduzione delle popolazioni di specie rare, il disturbo a specie
protette e la modifica di habitat palustri.
Questo habitat è escluso dalla attività venatoria in quanto vietato dal regolamento dell’ANPIL che
lo include, è contermine , lato Massa con la zona di protezione individuata come area costiera ,e lato
Pietrasanta con la rimanente area umida, sempre a divieto di caccia . E però contermine a nord-est
con l’area preparco delle Alpi Apuane nella quale è possibile l’attività venatoria, ancorché limitata
da specifico regolamento.
TARGET N.4 AMBIENTI FLUVIALI E TORRENTIZI, DI ALTO, MEDIO E BASSO
CORSO
“Corsi d’acqua montani a carattere torrentizio, ecosistemi fluviali ad alveo largo con vegetazione
ripariale arborea ed arbustiva, vegetazione flottante, cariceti e canneti spondali, corsi d’acqua a
carattere stagionale, lanche morte, fiumi larghi con terrazzi ghiaiosi. Mesohabitat fluviale con
alternanze riffle/pool”
Target a distribuzione lineare con grandi fiumi permanenti, nel nostro territorio rappresentato dal
fiume Magra, con torrenti semipermanenti ed un ricco sistema idrografico minore, spesso a
carattere stagionale.
Questo target ospita a livello regionale 14 habitat di interesse comunitario e/o regionale; elevata la
presenza di specie di flora e fauna di interesse comunitario o regionale o inserite nelle liste di
attenzione di RENATO, con 43 specie di fauna vertebrata (di cui 14 specie di pesci) e 21 specie di
fauna invertebrata.
Il target comprende ambienti reofili di alto corso delle aree appenniniche ed alto collinari, tratti di
medio corso di fiumi ad alveo largo ed acqua permanente con vegetazione spondale arborea, tratti di
medio corso con alveo caratterizzato da terrazzi ghiaiosi e corso anastomizzato e tratti di basso
corso e di foce.
Le particolari condizioni edafiche delle sponde fluviali e le variazioni del regime idrico
costituiscono il presupposto per lo sviluppo di caratteristiche formazioni vegetali arboree, arbustive
ed erbacee disposte lungo le sponde secondo un gradiente ecologico (ad esempio vegetazione
erbacea dei greti ghiaiosi o fangosi, formazioni di elofite delle acque lente, saliceti arbustivi, boschi
igrofili a salici e pioppi, ontanete).
Tra le Specie di fauna vertebrata in lista di attenzione RENATO , ritroviamo gli uccelli :
Ixobrychus minutes, Tarabusino;Nycticorax nycticorax, Nitticora;Ardeola ralloides, Sgarza
ciuffetto;Egretta garzetta,garzetta ;Anser anser, oca selvatica;Circus cyaneus, Albanella reale
Burhinus oedicnemus, occhione comune;Charadrius alexandrinus, fratino;Alcedo atthis , martin
pescatore comune.
Nel nostro territorio , risultano censiti la nitticora, il martin pescatore e la garzetta (P.C.Kugler,
C.Pacini, Natura e Paesaggio nella Provincia di Massa Carrara,2003).
All’interno di ciascun bacino idrografico rimane costante l’organizzazione del sistema fluviale,
processi di alimentazione (alto corso), processi di trasporto (medio corso) e di deposito (basso
corso). L’assetto del corso d’acqua è determinato dalla interazione tra le componenti clima,
vegetazione, morfologia, geologia, uso del suolo, ecc.
Il presupposto per lo sviluppo di caratteristiche formazioni vegetali arboree, arbustive ed erbacee
disposte lungo le sponde secondo un gradiente ecologico (ad esempio vegetazione erbacea dei greti
140
ghiaiosi o fangosi, formazioni di elofite delle acque lente, saliceti arbustivi, boschi igrofili a salici e
pioppi, ontanete),è determinato dalle particolari condizioni edafiche delle sponde fluviali,dalle
variazioni del regime idrico e la continuità ecologica trasversale .
Per questo target le principali pressioni risultano prevalentemente legate agli aspetti qualitativi e
quantitativi degli apporti idrici (minori afflussi idrici, inquinamento delle acque, prelievi idrici,
ecc.), alla gestione della vegetazione ripariale (periodiche pulizie delle sponde), all’invasione di
specie aliene, ai processi di antropizzazione delle sponde e di riduzione delle fasce ripariali e alle
opere che interrompono la continuità fluviale.
Pressioni e minacce sono rappresentate oltre che dai cambiamenti climatici , da una gestione
idraulica non coerente con gli obiettivi naturalistici, senza cioè una ottimale pianificazione dell’uso
delle risorse idriche alla scala di bacino, con una scarsa sensibilità/conoscenza sul valore degli
ecosistemi fluviali, e dove la loro gestione si realizza con un approccio esclusivamente
ingegneristico e idraulico.
In questo caso le pressioni/minacce sono rappresentate da :
1. Opere traversali in alveo (dighe, briglie, centrali idroelettriche) in aree di interesse
conservazionistico.
2. Non ottimale gestione livelli idrometrici e degli apporti idrici.
3. Taglio della vegetazione spondale in periodi o con modalità non compatibili.
4. Captazioni e riduzione portate.
Lo Stress conseguente si evidenzia con perdita/alterazione di habitat e di habitat di specie, perdita
di continuità longitudinale e trasversale dell’ecosistema fluviale, diminuzione della funzionalità
dell’ecosistema fluviale,alterazione del regime idraulico, interramento e inaridimento,
sommersione, disturbo a specie nel periodo riproduttivo.
L’attivita’ Venatoria può provocare disturbo alle specie protette.
TARGET N.5 AGROECOSISTEMI TRADIZIONALI ED ALTRE AREE AGRICOLE DI
VALORE NATURALISTICO.
“Agroecosistemi montani con attività agricole estensive e presenza di elementi lineari; paesaggi
agricoli estesi, di pianura e collina, a prevalenza di colture non intensive, con diversa presenza di
elementi seminaturali e aree incolte, con scarsi livelli di edificazione (aree ad elevata eterogeneità,
aree più omogenee con prevalenza di seminativi asciutti, a carattere steppico, zone bonificate e
altre aree pianeggianti con elevata umidità invernale, generalmente con buona presenza di canali).
Presenza di edificato rurale sparso ed in parte abbandonato”.
Nell’ambito del paesaggio agricolo toscano il target interessa le tipologie meno intensive e più
tradizionali, sono i paesaggi agricoli caratterizzati da coltivazioni estensive,con presenza di
elementi vegetazionali lineari (siepi, filari alberati, ecc.), boschetti, esemplari arborei isolati,
sistemazioni agricole tradizionali (terrazzamenti, ciglionamenti, ecc.), ampiamente presenti nelle
valli preappeniniche ed appenniniche, che si riscontrano , per il nostro territorio, nel territorio
identificato come Lunigiana.
In questo target, ritroviamo gli habitat di interesse comunitario, ambienti agricoli con prati
regolarmente sfalciati, sia montani che di pianura, agroecosistemi tradizionali che ospitano spesso
un caratteristico reticolo idrografico minore ed un articolato sistema di piccole aree umide, pozze,
punti di abbeveraggio di elevato interesse per le popolazioni di anfibi .
In questi habitat risulta particolarmente significativa la presenza di specie di uccelli di interesse
conservazionistico e particolarmente minacciati a livello europeo.
Dal rapporto Ambientale regionale si rileva che attualmente non risultano disponibili le
delimitazioni delle aree agricole definite HNVF(Aree agricole ad alto valore naturalistico)
riconosciute nella nuova programma 2007 – 2013 come aree importanti ai fini della salvaguardia
della agrobiodiversità. Tali aree costituirebbero sicuramente gran parte del target in oggetto.
Tale tema è stato affrontato dalla Commissione Europea insieme a quello degli indicatori agroambientali (COM(2000)20) ed è
diventato uno dei temi principali della Conferenza
141
Interministeriale Pan-Europea “L’ambiente per l’Europa” di Kiev nel (UN/ECE, 2003) e della
Conferenza Europea sulla Biodiversità del 2004.
Le aree agricole ad alto valore naturalistico sono rappresentate da quelle aree in cui l’agricoltura è
l’uso del suolo prevalente (normalmente il dominante) e dove quell’agricoltura mantiene, o è
associata, a una grande varietà di specie e habitat o specie di interesse europeo. Andersen (2003)
identifica le seguenti 3 tipologie di territori agricoli ad elevato valore naturalistico:
-naturale;
Tipo 2: Terreno agricolo dominato da agricoltura a bassa intensità o da un mosaico di territori seminaturali e coltivati;
Tipo 3: Terreno agricolo sul quale sono presenti specie rare o una elevata proporzione di un
popolazione di una specie animale e/o vegetale europea o mondiale.
Secondo il RA regionale, in mancanza di delimitazione ufficiale, tali aree possono essere ricondotte
a quelle definite dal PSR come C) Aree rurali intermedie e D) Aree rurali con problemi complessivi
di sviluppo oltre alle aree agricole interne al sistema delle Aree protette e Natura 2000.
Nella provincia di Massa Carrara,sono classificate come C) le aree rurali dei Comuni di
Montignoso, Aulla,Tresana, Podenzana e Fosdinovo, e classificate come D) quelle dei Comuni
di Zeri, Pontremoli, Mulazzo, Filattiera, Villafranca in Lunigiana, Bagnone, Licciana Nardi,
Comano, Fivizzano e Casola in Lunigiana.
Escludendo i Comuni di Massa e Carrara, tutte le aree rurali del territorio provinciale possono
essere pertanto ascritte alla tipologia di ” Aree agricole ad alto valore naturalistico”.
Dal punto di vista fisionomico tali aree sono costituite prevalentemente da prati permanenti e prati
pascolo, allevamenti estensivi e secondariamente da coltivazioni permanenti estensive e
policoltura estensiva. A tale target sono associati elevati valori di agrobiodiversità .
Tra le Specie di fauna vertebrata in lista di attenzione RENATO gli Uccelli Anser anser ,oca
selvatica; Pernis apivorus , falco pecchiaiolo occidentale; Milvus milvus, nibbio reale; Milvus
migrans, nibbio bruno; Circaetus gallicus, biancone; Circus cyaneus, L'Albanella reale;Circus
pygargus, Albanella minore;Falco naumanni, grillaio;Falco tinnunculus, gheppio comune;Falco
biarmicus, Lanario ;Alectoris rufa, Pernice rossa;Coturnix coturnix, quaglia comune;Burhinus
oedicnemus, L'occhione comune;Pluvialis apricaria , piviere dorato; Numenius arquata, chiurlo
maggiore;Columba livia, Piccione selvatico occidentale;Otus scops, assiolo;Caprimulgus
europaeus,
succiacapre
o
caprimulgo
europeo;Coracias
garrulus,
Ghiandaia
marina;Melanocorypha calandra, Calandra;Calandrella brachydactyla, Calandrella;
Lullula arborea, Tottavilla;Anthus campestris, calandro;Phoenicurus phoenicurus, codirosso;
Monticola solitarius, Passero solitario;Lanius collirio, avèrla piccola;Lanius minor, Averla
minore o cenerina,Lanius senator, Averla capirossa;Serinus corsicanus, citrinella,Emberiza
citrinella, Zigolo giallo,Emberiza hortulana, Ortolano;Emberiza melanocephala, Zigolo capinero
o zigolo testanera.
Di questa lista, dai ferimenti bibliografici (P.C.Kugler, C.Pacini, Natura e Paesaggio nella
Provincia di Massa Carrara,2003) , si riscontra la presenza del piccione selvatico, del biancone,
dell’assiolo e del gheppio, del lanario edl passero solitario e del codirosso.
Il presupposto per la conservazione di questo target è rappresentato dalla realizzazione di attività
agricole e zootecniche tradizionali e dal mantenimento di paesaggi agricoli estensivi con le
caratteristiche sistemazioni agricole.
Questo tipo di agricoltura consente anche il mantenimento di mosaici di habitat agricoli e forestali,
boschetti, siepi e siepi alberate, che assumono un elevato valore paesaggistico.
Pertanto , il mantenimento di prati da sfalcio in aree alto montane, o il mantenimento di sistemi di
regimazione delle acque nelle pianure alluvionali, la presenza di attività agricole legate a prodotti
di qualità e tradizionali, con tecniche a basso impatto ambientale e con obiettivi di conservazione
della agrobiodiversità (varietà locali, razze protette, patrimoni genetici autoctoni, ecc.) è una
condizione che diventa complementare all’obiettivo di conservazione di paesaggi agricoli
tradizionali.
142
Da quanto riferito, le principali pressioni rilevate nel RAR e confermabili a livello provinciale,
sono quelle legate alla perdita di paesaggi agricoli tradizionali dovuta sia all’abbandono delle
attività agricole tradizionali e del pascolo (con attivazione di processi di rinaturalizzazione,
ricolonizzazione arbustiva ed arborea) sia alla eventuale modernizzazione delle pratiche colturali.
Nell’ambito delle pianure alluvionali interne e costiere si associano fenomeni di trasformazione
dell’uso del suolo soprattutto ad opera dell’edificato residenziale e industriale/commerciale e del
sistema infrastrutturale.
Il principale fattore di pressione per gli habitat è costituito anche nel nostro territorio dai fenomeni
di abbandono delle attività agricole e pastorali , soprattutto nelle aree appenniniche, con particolare
riferimento alle aree economicamente più depresse e svantaggiate. A questo fenomeno si sono
associati processi di abbandono dei piccoli borghi montani con la diminuzione delle conseguenti
attività rurali e delle relative sistemazioni agricole per le quali i paesaggi montani terrazzati
coltivati o regolarmente sfalciati, prati regolarmente pascolati e caratteristici mosaici agricoli
hanno subìto rapidi processi di ricolonizzazione arbustiva ed arborea. Tale fenomeno ha inciso, ed
incide tuttora, sul complessivo insieme di habitat e specie di flora e fauna legato agli
agroecosistemi.
Processi analoghi, seppure in contesti ambientali ben diversi, sono avvenuti anche nelle zone
collinari costiere e, in modo anche più intenso.
L’eliminazione di siepi e boschetti dal paesaggio agricolo rappresenta un elemento tipico di un
agricoltura più intensiva che provoca modifiche strutturali alla scala di paesaggio oltre che un
fattore di pressione su numerose specie di fauna che utilizzano questi elementi come riferimenti
indispensabili nello spostamento dai rifugi alle aree di foraggiamento.
L’eccessivo uso di diserbanti può compromettere popolazioni di specie di flora infestanti dei campi
di cereali, l’ ampio uso di pesticidi può influire negativamente su invertebrati che costituiscono la
dieta di mammiferi insettivori di quali. Importante la conservazione di aree incolte, di ambienti
ruderali o di arbusteti ai margini o all’interno delle aree coltivate per garantire la sopravvivenza
delle relative specie di flora .
Ai danni derivanti dalla perdita di aree aperte si associano spesso i danni dovuti all’aumento della
presenza di ungulati (in particolare del cinghiale ).
Nel RA Regionale si evidenzia che la caccia costituisce un fattore di pressione per il 17% delle
specie del target che risulta legato ad abbattimenti illegali in quanto le specie risultano protette.
Soprattutto nelle zone pianeggianti che rivestono interesse per la sosta e l’alimentazione di alcune
specie di uccelli acquatici, il disturbo causato dall’attività venatoria costituisce un fattore limitante
presumibilmente più rilevante rispetto agli eventuali abbattimenti illegali.
Le pressioni e minacce derivanti da abbandono e cessazione/riduzione attività agricole tradizionali e
pascolo si sostanziano in cambiamenti socio-economici nelle aree alto collinari e montane, in
particolare appenniniche, nella minore presenza di servizi e infrastrutture per la comunità e le
aziende nelle aree alto collinari e montane, nella scarsa redditività per le attività agricole e
zootecniche in aree depresse, in un maggiore impatto del lupo sulle attività zootecniche,
particolarmente elevato sul bestiame ovicaprino in aree alto collinari .
Lo stress che ne consegue si evidenzia con la perdita di habitat e di habitat di specie per
ricolonizzazione arbustiva ed arborea, con la frammentazione degli habitat e delle popolazioni di
specie, con la riduzione della diversità alla scala di paesaggio.
Per quanto attiene la’attività venatoria, questa attività può presentare criticità collegate ad
abbattimenti illegali , e inadeguati sistemi di gestione venatoria che possano determinare riduzioni
di popolazione di specie rare , disturbo a specie protette, o inquinamento genetico.
TARGET N.6 AMBIENTI ROCCIOSI MONTANI E COLLINARI, CALCAREI, SILICEI E
OFIOLITICI
143
“ Paesaggio a forte determinismo edafico, pareti rocciose verticali in ambiente montano, collinare
o insulare, a dominanza di rocce silicee, calcaree o serpentinicole, detriti di falda, creste, tavolati e
piattaforme rocciose, paesaggi carsici, suoli poveri ad elevata tessitura e rada copertura vegetale”.
Sono ambienti, montani o alto collinari, caratterizzati dal forte determinismo edafico. Mosaici di
pareti rocciose verticali, piattaforme rocciose e detriti di falda costituiscono habitat selettivi,
caratterizzati dalla presenza di habitat e specie endemiche o di elevato interesse conservazionistico,
soprattutto quando interessano substrati basici , nello specifico del territorio provinciale, rocce
calcaree che possono dar luogo a caratteristici paesaggi carsici superficiali a cui corrispondono vasti
ambienti ipogei. I più vasti complessi rocciosi montani si localizzano nelle Alpi Apuane
(prevalentemente rocce calcaree) e nell’Appennino Tosco- Emiliano (rocce arenacee). Molto
elevata la presenza di specie di flora annidate, con quattro specie di flora di interesse comunitario
(Aquilegia bertolonii, Athamanta cortiana, Jonopsidium savianum e Primula apennina. Con 121
specie di flora e fauna, 12 habitat e 22 fitocenosi gli ambienti rocciosi costituiscono uno dei target
di maggiore interesse conservazionistico.
Specie di fauna vertebrata in lista di attenzione RENATO,Uccelli:
Circaetus gallicus, biancone;Aquila chrysaetos, aquila reale;Falco tinnunculus, gheppio comune;
Falco biarmicus, Lanario;Falco peregrinus, falco pellegrino;Bubo bubo, gufo reale;Oenanthe
oenanthe, Culbianco;Monticola saxatilis, codirossone;Monticola solitarius, Passero solitario;
Tichodroma muraria, picchio muraiolo;Pyrrocorax graculus, Gracchio alpino;Pyrrocorax
pyrrocorax, Gracchio Corallino.
Con l’eccezione del Falco tinnunculs, tutte le altre specie risultano presenti nell’habitat del
territorio provinciale. (P.C.Kugler, C.Pacini, Natura e Paesaggio nella Provincia di Massa
Carrara,2003).
Sono habitat primari e di tipo azonale, sotto lo stretto condizionamento geomorfologico. La tutela
del target è pertanto legata alla conservazione integrale delle aree interessate dal target e dei
processi naturali ad esso legati. Per alcune specie animali –essenzialmente Uccelli - che utilizzano
gli ambienti rupestri per la nidificazione e il rifugio, occorre che tali ambienti siano contigui ad aree
idonee per l’alimentazione (generalmente praterie e altri ambienti aperti).
I complessi rocciosi offrono numerosi servizi ecosistemici quali paesaggi di elevato valore turisticoricreativo, tutela delle risorse idriche dulcacquicole con sistemi che ospitano le più vaste riserve
idriche e le sorgenti più importanti del territorio, nonché sistemi rocciosi ricchi di importanti risorse
estrattive, con particolare riferimento al marmo.
Il target presenta un prevalente e molto caratterizzante fattore di pressione legato alla perdità di
habitat e stazioni di specie per la realizzazione di attività di escavazione (cave e relative discariche).
Si tratta di una pressione spesso molto intensa e localizzata.
Dal RAR si rileva che la presenza di cave e miniere, costituisce la principale pressione sia per gli
habitat (69%) che per le specie (28%). Ciò risulta comprensibile considerando come gran parte
degli habitat di interesse regionale/comunitario del target sono strettamente legati a substrati
geologici, quali marmi, calcare massiccio, ofioliti, arenarie ecc. classificate in parte come pietre
ornamentali e comunque di notevole interesse estrattivo. Tale criticità risulta particolarmente
significativa per gli habitat delle pareti rocciose e degli ambienti detritici caratteristici, o endemici,
delle Alpi Apuane, in cui si concentra una intensa attività estrattiva marmifera . Tale fattore di
pressione incide anche sulle specie, soprattutto per quanto riguarda la flora, con stazioni di specie di
flora rare o endemiche in parte legate a substrati calcarei marmiferi (ad esempio la stazione
dell’endemica apuana Centaurea montis-borlae situata sui versanti marmiferi del Monte Borla in
adiacenza ad un vasto sito estrattivo marmifero, nella zona dei Monti Sagro e Spallone (citato in
Emergenze Naturalistiche della Provincia di Massa Carrara, note alla Carta della Natura, a cura di
P.E tomei, P.C Kugler, 2001) le specie di interesse comunitario Athamanta cortina, Pizzo
d’Uccello,Cresta Garnerone, Sagro… e Aquilegia bertolonii, Campo Cecina ,Monte Maggiore….(
citato in Emergenze Naturalistiche della Provincia di Massa Carrara, note alla Carta della Natura, a
144
cura di P.E tomei, P.C Kugler, 2001), ma anche di specie di fauna (ad esempio picchio muraiolo,(
Pizzo d’Uccello, citato in in Emergenze Naturalistiche della Provincia di Massa Carrara, note alla
Carta della Natura, a cura di P.E tomei, P.C Kugler, 2001) gracchio alpino, ,( Pizzo d’Uccelo, Vinca
citato in Emergenze Naturalistiche della Provincia di Massa Carrara, note alla Carta della Natura, a
cura di P.E tomei, P.C Kugler, 2001) sul raro mollusco Chondrina oligodonta( Torano di
Carrara(citato in Emergenze Naturalistiche della Provincia di Massa Carrara, note alla Carta della
Natura, a cura di P.E tomei, P.C Kugler, 2001).
Nel RAR viene associato a tale fattore di pressione anche la presenza di discariche (23% degli
habitat) di cava in grado di alterare vaste superfici nelle aree circostanti i siti estrattivi.
Relativamente alle infrastrutture (interferenti sul 31% degli habitat e sul 10% delle
specie), strade di attraversamento delle aree,montane, presenza di linee elettriche (ad es. Bubo
bubo) e degli impianti eolici (ad esempio su Aquila chrysaetos, Falco biarmicus) esistenti e
soprattutto programmati. I fattori intrinseci/popolazionistici incidono sul 19% delle specie (secondo
fattore di pressione per le specie), evidenziando la notevole vulnerabilità intrinseca di specie
caratterizzate da stazioni relittuali, o da areali estremamente ridotti e/o con pochi esemplari, ecc. (ad
esempio le specie di flora Centaurea montis-borlae,( Monti Sagro e Spallone, citato in Emergenze
Naturalistiche della Provincia di Massa Carrara, note alla Carta della Natura, a cura di P.E tomei,
P.C Kugler, 2001),
Campanula medium( luoghi aridi ), Botrychium lunaria Swartz, Listera
cordata, ecc.)tutte specie citate in Emergenze Naturalistiche della Provincia di Massa Carrara, note
alla Carta della Natura, a cura di P.E tomei, P.C Kugler, 2001 .
Dal RAR emerge che la cessazione del pascolo costituisce un fattore di pressione per l’8% delle
specie del target anche se, la sua presenza (pascolo) nell’ambito di habitat climax, quale 6110
(rappresentato da una associazione endemica delle Alpi Apuane Seslerio tenuifoliae- Caricetum
sempervirentis), costituisce invece un fattore di pressione (agente sull’8% degli habitat).
Anche le attività ricreative, sportive e turistiche, ed in particolare escursionistiche, possono
costituire locali elementi di criticità per le specie (nel RAR viene indicata una percentuale oltre
l’11%) per la presenza di sentieri (con relativo calpestio), in attraversamento di rare stazioni di
specie con areale ridotto e basso numero di esemplari. Tali attività, ed in particolare l’arrampicata
sportiva, comportano anche disturbo diretto a specie di avifauna nidificanti in parete (ad esempio
Aquila chrysaetos, Tichodroma muraria, Pyrrhocorax graculus, Pyrrhocorax pyrrhocorax).
La caccia, con gli abbattimenti illegali, costituisce una delle maggiori pressioni per la popolazione
toscana di Falco biarmicus e Aquila chrysaetos.
Le pressioni e minacce di questo target sono rappresentate anche per il nostro territorio da un
elevato valore commerciale ed elevata domanda di alcune tipologie di marmi , da insufficiente
valorizzazione dei processi di VAS, VIA, su piani e progetti, da uno scarso livello di formazione
degli operatori del settore.
Pertanto, la presenza di cave a cielo aperto, la presenza di discariche di cava, di infrastrutture di
servizio alle cave (strade, elettrodotti,ecc.), possono causare non solo la perdita/alterazione diretta di
habitat, ma anche la loro frammentazione con conseguente riduzione di quella delle popolazioni di
specie oltrechè rappresentare una disturbo diretto a specie di fauna.
Ugualmente le attivita’ ricreative, sportive e turistiche possono rappresentare una minaccia a questo
target per insufficiente regolamentazione delle attività escursionistiche e sportive nelle aree di
elevato interesse naturalistico.
Sentieristica e turismo escursionistico in aree con stazioni di specie/habitat vulnerabili e dalla
attuazione di arrampicate sportive su pareti con siti di nidificazione di rare specie di avifauna,
necessitano di specifica regolamentazione.
Lo stress che si realizza attiene il disturbo a siti di nidificazione, il disturbo sonoro, alla
alterazione dell’habitat e stazioni di specie per calpestio e sentieramento.
Inoltre anche le inadeguate pratiche forestali , con scarsa considerazione dei valori naturalistici
nella gestione di alcune aree ofiolitiche con rimboschimenti, come la presenza di rimboschimenti di
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conifere e la diffusione spontanea da rimboschimenti, possono causare perdita/alterazione diretta di
habitat, nonché la loro frammentazione e quella delle popolazioni di specie.
TARGET N.7 AMBIENTI APERTI MONTANI E ALTO COLLINARI,
CON PRATERIE PRIMARIE E SECONDARIE, ANCHE IN MOSAICI CON
BRUGHIERE E TORBIERE
“ Praterie sommitali primarie di ambiente montano e subalpino,spesso in mosaico con brughiere e
torbiere, praterie mesofile delle vallette nivali, praterie secondarie montane e collinari, anche in
ambiente xerico, prati pascolo”.
Si tratta di un Mosaico di habitat caratteristico della catena appenninica ed apuana. In parte di
origine primaria, con brughiere e praterie alpine (soprattutto nell’Alto Appennino Tosco Emiliano,
Alta Lunigiana e praterie alpine delle Alpi Apuane), con numerosi habitat secondari, del piano
montano, derivanti dal taglio del bosco, incendi e storiche attività di pascolo (in particolare
brachipodieti, nardeti, vaccinieti e brughiere montane). Elevata la presenza di habitat e specie di
flora di interesse comunitario e regionale, con numerose specie endemiche o rare.
In particolare le praterie alpine ospitano alcuni endemismi e numerose specie al limite meridionale
del loro areale.
Le aree aperte alto montane ospitano importanti popolamenti di uccelli, rappresentando aree di
nidificazione (ad es. Oenanthe oenanthe, culbianco), ma soprattutto di alimentazione (ad es.
Pyrrocorax graculus, rapaci).
Specie di uccelli in lista di attenzione RENATO:
Pernis apivorus,falco pecchiaiolo,Circus cyaneus, Albanella reale, Circus pygargus, Albanella
minore, Aquila chrysaetos, aquila reale,Falco tinnunculus, gheppio comune, Falco peregrinus,
falco pellegrino,Coturnix coturnix, quaglia comune, Bubo bubo, gufo reale,Caprimulgus
europaeus, succiacapre, ullula arborea, Tottavilla, Anthus campestris, calandro, Oenanthe
oenanthe, Culbianco, Lanius collirio, avèrla piccola, Lanius senator, Averla capirossa,
Pyrrocorax graculus, gracchio alpino,Pyrrocorax pyrrocorax, gracchio corallino,Emberiza
citrinella, Zigolo giallo,Emberiza hortulana, Ortolano.
Aquila reale, falco pellegrino, culbianco,gracchio alpino, gracchio corallino, gheppio comune, sono
stati riscontrati nel nostro territorio( P.C.Kugler, C.Pacini, Natura e Paesaggio nella Provincia di
Massa Carrara,2003).
Fitocenosi RENATO
2. Brughiere altomontane Appennino tosco-emiliano.
3. Brughiere subalpine con Rhododendron ferrugineum e Vaccinium vitis-idaea.
4. Brughiere subalpine dell'Appennino tosco-emiliano.
5. Calluneti di Campocecina (Alpi Apuane).
6. Fitocenosi igrofile dei prati di Logarghena (Lunigiana).
I mosaici di praterie e brughiere primarie, di tipo alpino e subalpino, sono sotto lo stretto
condizionamento climatico ed edafico (altitudine oltre il limite della vegetazione forestale,
permanenza del manto nevoso, ecc.).
La conservazione di habitat prativi secondari è legata alla permanenza delle attività antropiche
tradizionali con particolare riferimento al pascolo. Tale attività presenta carichi pascolivi ottimali
diversificati a seconda delle diverse formazioni prative (nardeti, brachipodieti, festuceti, ecc.) e del
tipo di pascolo (ovino, caprino, bovino, equino). In aree alto montane carichi eccessivi possono
infatti mettere in atto processi di erosione del suolo e di depauperamento del cotico erboso mentre
carichi insufficienti possono non essere in grado di contrastare i processi di ricolonizzazione
arbustiva (pruneti, ericeti, ginepreti, ecc.).
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Tale target offre paesaggi di elevato valore turistico ed escursionistico, ambienti in grado di
sostenere attività di allevamento e pascolo nonché la produzione e commercializzazione di prodotti
del sottobosco, in particolare mirtilli.
Le principali pressioni per questo target sono legate ai cambiamenti climatici, alla riduzione delle
attività antropiche tradizionali (in particolare riduzione del pascolo), a cui si associano opposti e
negativi fenomeni di aumento del livello di antropizzazione (aumento del pascolo, fruizione
turistica, ecc.) come pressione sugli habitat primari. Le caratteristiche ecologiche delle specie e la
loro presenza in stazioni isolate o di ridotte dimensioni costituiscono elementi in grado di
aumentarne la vulnerabilità.
Thuiller et al., 2005, ha evidenziato che le montagne dell’europa meridionale rispetto ad altri
rilievi montuosi europei, saranno soggette ad una maggiore perdità di biodiversità proprio a causa
dei cambiamenti climatici.
Con l’aumento delle temperature medie e la riduzione delle precipitazioni e della permanenza del
manto nevoso risultano particolarmente a rischio le specie e gli habitat microterme oro-ipsofile non
in grado di assecondare gli eventuali spostamenti verso l’alto dei piani di vegetazione, a vantaggio
delle brughiere montane (a Vaccinium myrtillus) e delle praterie termoxerofile a brachipodio.
L’evoluzione della vegetazione, con il complementare fattore di cessazione e riduzione del pascolo,
interessa il 50% degli habitat, e rappresenta il primo fattore di pressione per le specie (25%),
insieme a cessazione del pascolo (22%) e all’abbandono (16%).
Soprattutto nell’ambito dei nardeti la cessazione del pascolo innesca rapidi processi di
ricolonizzazione arbustiva ed arborea. Per entrambe le tipolgie di habitat, a un adeguato carico di
pascolo risultano associate formazioni caratteristiche e ricche di specie di interesse mentre ad un
carico eccessivo, o ad una frequente gestione mediante incendi, una forte riduzione della diversità
floristica.
L’evoluzione della vegetazione con chiusura delle aree aperte costituisce un importante fattore di
pressione per numerose specie di uccelli che hanno nelle praterie un habitat di nidificazione o di
alimentazione (ad es., Aquila chrysaetos, Pyrrocorax pyrrocorax, P. graculus, ecc.).
Nonostante il pascolo in zone altomontane sia diminuito considerevolmente, quello rimasto è
talvolta maldistribuito e può danneggiare zone di brughiera di particolare valore, quali ad esempio
quelle rare a rododendri(Monte La Nuda, Cima Belfiore, Passo Cerreto), (Emergenze Naturalistiche
della Provincia di Massa Carrara, note alla Carta della Natura, a cura di P.E tomei, P.C Kugler,
2001) (habitat 4060), praterie mesofile del piano alpino e subalpino (Cod. 6170) o vallette nivali su
subtrato acido (Cod. 6150).
La presenza di locali attività ricreative, sportive e turistiche costituisce un altro fattore di pressione
significativo sugli habitat (75%). Si tratta di una attività potenzialmente impattante anche su circa il
20% delle specie. Nell’ambito di tale settore risultano particolarmente impattanti le attività
sciistiche e, secondariamente, escursionistiche. Le prime risultano attività particolarmente critiche
(apertura di piste e impianti di risalita) quando realizzate nel contesto delle brughiere alpine e
subalpine.
La presenza di elevati carichi turistici può aumentare anche il rischio di raccolta delle specie di flora
più vistose.
La captazione delle acque necessaria all’innevamento artificiale, la rottura di falde freatiche durante
la costruzione delle piste e la pratica dello spargimento di prodotti di sintesi per indurire il manto
nevoso costituiscono localmente elementi di criticità.
La caccia rappresenta un fattore di pressione per il 9,7% delle specie con particolare riferimento
agli abbattimenti illegali (ad es. Aquila chrysaetos). Inoltre, un elevato carico di ungulati (danni da
selvaggina) ,può costituire un fattore di pressione per la conservazione di habitat prativi e delle
specie di flora e di fauna ed esso legate, con fenomendi di “aratura” del cotico erboso, eliminazione
di bulbifere ed innesco di processi di erosione del suolo.
La pressione relativa alle infrastrutture è da associare alla presenza (pressione) o futura
realizzazione (minaccia) di strade, linee elettriche e impianti eolici, con incidenza potenziale
147
particolarmente significativa su specie di avifauna quali Aquila chrysaetos, Bubo bubo. La presenza
di infrastrutture, con il rinverdimento dei nuovi corridoi prativi realizzati per piste da sci, gasdotti,
ecc. con specie o ecotipi non locali può causare diffusione di specie vegetali aliene e inquinamenti
genetici in aree di alto valore floristico.
Per gli habitat prativi altomontani calcarei e per le specie ad essi legate è da segnalare il
fattore di pressione legato a cave e miniere (l’11,8% delle specie) in gran parte legata alle attività
estrattive marmifere apuane.
Danni da ungulati per l’impatto dei cinghiali sulle praterie ed effetti non conosciuti della
localizzata presenza di muflone e capre inselvatichite e inadeguata gestione del pascolo in presenza
di eccessiva concentrazione del bestiame e diffusa sottoutilizzazione degli stessi, possono
provocare la perdita o l’alterazione di habitat con processi di erosione del suolo, alterazione delle
condizioni del suolo e delle acque nonché aratura aree prative ad opera di ungulati.
TARGET N.8: MACCHIE BASSE, STADI DI DEGRADAZIONE ARBUSTIVA, GARIGHE
E PRATI XERICI E TEMPORANEI
“ Avanzati stadi di ricolonizzazione arbustiva delle praterie secondarie e dei pascoli, stadi di
ricolonizzazione arbustiva o post incendio su suoli acidi (ericeti, uliceti, ginestreti) e su suoli
calcarei (ginestreti, ginepreti), arbusteti bassi e spinosi delle montagne mediterranee, macchie di
sclerofille, pratelli temporanei in mosaico nelle macchie, garighe e praterie aride”.
Si tratta in gran parte di formazioni secondarie di degradazione della vegetazione forestale di
latifoglie e di sclerofille ampiamente distribuite dalle aree costiere a quelle montane. In aree
montane e collinari sono presenti ginestreti, pruneti, ginepreti, quali stadi di degradazione dei
boschi di latifoglie calcicoli o neutrofili (faggete, querceti), uliceti, ericeti e calluneti quali stadi di
degradazione dei boschi di latifoglie su suoli acidi (castagneti, pinete). Nelle aree montane rapidi
processi di ricolonizzazione arbustiva hanno trasformato in arbusteti antichi paesaggi pascolivi (
Lunigiana ed Alpi Apuane). In ambiente mediterraneo costiero mosaici di macchie alte, macchie
basse e garighe costituiscono successivi stadi di degradazione della originaria foresta di sclerofille.
Tali stadi mosaicati presentano al loro interno anche pratelli temporanei e prati aridi.
Specie di Uccelli in lista di attenzione RENATO
Circaetus gallicus, biancone, Circus cyaneus, albanella, Circus pygargus L'Albanella minore,
Falco naumanni, grillaio ,Falco tinnunculus, gheppio,Falco biarmicus, lanario,Falco
peregrinus,falco pellegrino,Alectoris rufa, Pernice rossa, Otus scops, assiolo, Caprimulgus
europaeus, succiacapre,Anthus campestris, calandro, Oenanthe ispanica, Monachella, Monticola
solitarius, passero solitario,Sylvia sarda, Magnanina sarda,Sylvia undata, Magnanina, Sylvia
conspicillata, Sterpazzola di Sardegna, Lanius collurio, falconcello o Averla piccola, Lanius
minor, Averla minore o cenerina, Lanius senator, Averla capirossa, Serinus corsicanus,
Venturone Corso, Emberiza melanocephala, Zigolo capinero o zigolo testanera.
I paesaggi a dominanza di cenosi arbustive derivano da naturali processi di ricolonizzazione di aree
abbandonate (ex coltivi, ex pascoli). Nel lungo periodo però la loro conservazione è legata ad
interventi antropici – o a incendi di origine naturale – in grado di interrompere, o far retrocedere, i
processi dinamici della vegetazione. Ad esempio nell’ambito degli arbusti acidofili risultano
importanti i periodici incendi (uliceti ed ericeti) oppure i tagli che venivano effettuati, fino ad anni
recenti, per la produzione delle scope.
Per habitat costituiti da arbusteti discontinui su praterie l’azione del pascolo consente di evitare la
chiusura completa delle cenosi (ad esempio ginepreti radi su prati calcarei).
La elevata erosione del suolo, la presenza di suolo povero e roccioso, costituiscono il presupposto
per la presenza di garighe (formazioni cespugliose discontinue che si estendono su suolo involuto,
a matrice generalmente calcarea ricco di roccia affiorante o sabbioso, in un ambiente
caratterizzato da elevate luminosità, temperatura e aridità. È costituita da arbusti bassi e frutici,
che al massimo raggiungono 1-1,5 metri, ma in genere inferiori ai 50 cm. penultimo stadio
148
involutivo delle associazioni fitoclimatiche e si colloca fra la macchia xerofila dell'Oleo-ceratonion
e la steppa, perciò la sua presenza diffusa può essere un indice della desertificazione in ambiente
mediterraneo. Questa formazione si estende nell'orizzonte montano, oltre il limite dell'areale della
vegetazione arborea e la sua presenza è determinata dalle condizioni pedoclimatiche sfavorevoli. La
vegetazione è tipicamente rappresentata da formazioni arbustive nane, discontinue, spesso
modellate a pulvino a causa del vento. Dove le condizioni pedoclimatiche diventano proibitive la
gariga montana cede il passo alla steppa mediterraneo-montana.
In considerazione della natura secondaria di gran parte degli habitat del target la principale
pressione è legata ai processi di evoluzione della vegetazione o alla cessazione/riduzione del
pascolo. Alti livelli di antropizzazione, legati a attività turistiche, infrastrutture e urbanizzazione
costituiscono diffuse pressioni sia per gli habitat che per le specie del target.
Il primo fattore di pressione per gli habitat (86%) e la seconda per le specie , 36,8%., è
rappresentato dalla evoluzione della vegetazione .Tale processo è negativo per gran parte degli
habitat arbustivi di degradazione o di ricolonizzazione, ma in particolare per piccoli habitat prativi
mosaicati all’interno della macchia mediterranea, quali Stagnetti temporanei mediterranei e Pratelli
di erbe graminoidi e erbe annuali e per le rare specie ad essi associate.
La perdita di eterogeneità ambientale in ambiente mediterraneo, con mosaici di macchie, garighe e
pratelli, risulta un fattore di pressione per molte specie di fauna (ad es.rapaci).
La cessazione del pascolo innesca processi di evoluzione e chiusura della vegetazione e rappresenta
il primo fattore di pressione per le specie del target (27%), in particolare per l'avifauna;
presumibilmente tale problematica riguarda diffusamente anche specie appartenenti ad altri gruppi.
Per l’habitat Arbusteti radi a Juniperus communis su lande o prati calcarei e per le specie ad esso
legate rappresenta la più importante pressione.
L’azione degli ungulati, in particolare del cinghiale, può costituire una pressione per alcuni
habitat prativi, e per alcune bulbifere di interesse, quale ad esempio la specie di interesse
comunitario Crocus etruscus.
Relativamente alle infrastrutture elettrodotti e impianti eolici rappresentano pressioni per numerose
specie di avifauna, quali Circaetus gallicus, biancone ecc.
Gli incendi sono spesso un elemento utile alla conservazione delle cenosi arbustive e al
mantenimento di pratelli termofili e delle specie ad esse legate (ad es. Biscutella mollis, ecc.) anche
se tende a provocare la mineralizzazione del suolo e quindi a favorire le specie e le cenosi
oligotrofiche sfavorendo, ad esempio, le formazioni a ginepro.
La caccia costituisce un fattore di pressione per alcune specie di avifauna, soprattutto per il
disturbo e gli abbattimenti illegali di specie poco numerose (es. rapaci).
L’evoluzione della vegetazione causata dall’abbandono delle attività di pascolo, dai cambiamenti
socio-economici, dai cambiamenti climatici, determina riduzione di aree aperte , alterazione delle
locali condizione edafiche ed idrauliche , provoca riduzione e frammentazione degli habitat, con
perdita di habitat di specie, nonché modificazioni delle condizioni morfologiche e podologiche, e
perdita di diversità alla scala di paesaggio.
TARGET N.9 FORESTE DI LATIFOGLIE MESOFILE E ABETINE
“Boschi di latifoglie mesofile del piano montano e alto collinare,faggete (calcicole, neutrofile e
silicicole), boschi misti di faggio e tigli, castagneti, abetine e formazioni miste, radure dei boschi
con alte erbe, boschetti di betulla. Boschi mesofili in stazione eterotopiche (forre, ecc.)”.
Sono le foreste di latifoglie mesofile e le abetine che rappresentano la matrice del paesaggio
vegetale delle aree appenniniche e preapenniniche che nella nostra provincia interessano la
Lunigiana.
Si tratta soprattutto di boschi acidofili o neutrofili con isole caratterizzate da tipologie calcicole ,
faggete calcicole delle Alpi Apuane. Particolare interesse conservazionistico rivestono alcune
tipologie forestali meno diffuse quali i boschetti di betulla, le formazioni miste del Tilio-Acerion
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(con ricca presenza di latifoglie di pregio), boschi di faggio con Taxus e Ilex di cui si ritrovano
stazioni relitte sulle Alpi Apuane, i boschi con conifere autoctone , faggete abissali e stazioni
eterotopiche di faggio. Le specie di fauna di maggiore interesse sono legate alle formazioni forestali
più mature e caratterizzate da maggiore continuità e ridotta frammentazione, prevalentemente legate
a mammiferi e invertebrati (molti dei quali legati alla lettiera, ai grandi alberi o al legno morto o
marcescente). Per le specie di flora elementi di interesse conservazionistico sono legati anche alle
cenosi di radura o di bordo forestale.
Specie di Uccelli in lista di attenzione RENATO
Pernis apivorus, falco pecchiaiolo; Phoenicurus phoenicurus, codirosso; Sylvia hortensis, bigia
grossa; Certhia familiaris, Rampichino alpestre.
Fitocenosi RENATO
5. Bosco di Taxus baccata del Solco d'Equi (Alpi Apuane).
6. Bosco di betulla del Monte Palodina (Alpi Apuane).
11. Popolazioni naturali di Abies alba delle Alpi Apuane.
Queste formazioni forestali costituiscono lo stadio più evoluto della vegetazione montana e come
tale la loro permanenza è legata al mantenimento delle condizioni stazionali (climatiche, edafiche,
ecc.). La conservazione dei castagneti da frutto è legata alla continuazione di attività silvo-pastorali
montane tradizionali ed al controllo delle diffuse fitopatologie.Ugualmente gli Interventi antropici
sono funzionali al mantenimento cenosi forestali più aperte, quali i boschetti di betulla, o delle
cenosi a Picea abies autoctono.
Questi ecosistemi rappresentano paesaggi forestali di elevato valore turistico-ricreativo che
offrono la tutela delle risorse idriche dulcacquicole, di difesa del suolo e attenuazione dell’energia
delle precipitazioni atmosferiche. Funzionano come serbatoi di accumulo (soprassuolo forestale e
lettiera) delle precipitazioni atmosferiche con rilascio graduale verso valle e attenuazione del rischio
idraulico nonché di fissazione di anidride carbonica e produzione di ossigeno. Hanno la funzione di
miglioramento del microclima locale, con attenuazione degli eventi atmosferici (venti, valanghe,
ecc,), oltrechè rappresentare un ecosistema in grado di sostenere una fiorente economia del legno in
un contesto montano ed economicamente svantaggiato.
E’ un ecosistema produttore di una fonte energetica rinnovabile (legno e derivati) che fornisce
prodotti non legnosi del sottobosco (tartufi, funghi, castagne, ecc.)
I principali fattori di pressione per gli habitat e per le specie del target sono rappresentati
dalle pratiche forestali, il governo a ceduo e la conseguente scarsa presenza di cenosi forestali
mature. Tra le altre pressioni particolarmente importanti oltre ai cambiamenti climatici , i
danni da ungulati.
Per molti habitat del presente target, il mantenimento del governo a ceduo nell’ambito delle
proprietà private costituisce un elemento di criticità in quanto tende generalmente a semplificare e
impoverire le fitocenosi dal punto di vista ecologico e strutturale.
Le misure regolamentari per i tagli boschivi adottate con il Regolamento Forestale consentono di
ridurre significativamente gli effetti negativi del governo a ceduo, tuttavia è ancora troppo diffusa la
tendenza ad un rilascio di matricine qualitativamente inadeguato al mantenimento delle
caratteristiche ecologiche dei soprassuoli, a danno dei popolamenti animali e vegetali tipici delle
foreste mature e della densità delle specie accessorie.
Per l’habitat prioritario Boschi misti di latifoglie mesofile dei macereti e dei valloni su substrato
calcareo la ceduazione e l’eccessiva utilizzazione favorisce le specie forestali più rustiche e
resistenti rispetto alle latifoglie nobili (aceri, olmo montano, frassino maggiore e tiglio) e alle
diverse rare specie del sottobosco (ad es. Ribes alpinum, Ribes multiflorum) comportando la
trasformazione di queste rare cenosi forestali in faggete o querceti misti.
I Boschi a dominanza di faggio e/o querce degli Appennini con Ilex e Taxus, , oggi sono relegati in
stazioni relittuali (ad es. nuclei Alpi Apuane) in quanto in passato fortemente condizionati dalla
150
intensa utilizzazione selvicolturale che ne ha ridotto fortemente l’estensione, favorendo cenosi con
specie forestali più rustiche e veloci dell’accrescimento.
L’habitat Boschi a dominanza di faggio degli Appennini con Abies alba ha subito storicamente una
forte utilizzazione selvicolturale, e i tagli selettivi hanno sfavorito l’abete bianco riducendo
fortemente l’estensione di boschi misti. I rimboschimenti di Abies alba di provenienza incerta
potrebbe rappresentare un pericolo di inquinamento genetico per alcuni popolamenti autoctoni.
La trasformazione dei castagneti da frutto in cedui, per effetto del fenomeno dell’abbandono delle
aree montane e della diffusa presenza di fitopatologie, ecc. comporta la perdita di habitat forestali
maturi di elevato interesse per i popolamenti faunistici legati a grandi alberi e boschi maturi.
I rifugi estivi di numerosi chirotteri, sono spesso a rischio per il taglio di alberi habitat. Analoga
considerazione vale anche per importanti emergenze fra gli insetti legati agli ambienti forestali.
L’aumento della luminosità all’interno delle aree forestali sottoposte a utilizzazione, sebbene porti
ad un conseguente e repentino aumento della biodiversità floristica, crea le condizioni per la
presenza di popolamenti meno caratteristici, cosmopoliti e tendenzialmente più eliofili, mentre le
tipiche specie di flora nemorale del target sono rappresentate da elementi più sciafili e mesofili (ad
es. Cardamine enneaphyllos,Epipogium aphyllum, Epipactis persica, ecc.).
Alcuni interventi selvicolturali possono alterare l’habitat riproduttivo di alcune specie di rapaci,
quali Pernis apivorus, Asio otus.
Significativi risultano anche i rapporti tra cambiamenti climatici e habitat forestali, con potenziali
effetti negativi a carico degli habitat e delle specie più mesofile e microterme (ad esempio faggete),
con la possibilità di un maggiore sviluppo demografico di molti parassiti e degli incendi estivi. A
rischio risultano le specie forestali boreali o artico alpine, quali i popolamenti indigeni di Picea
abies del Passo del Cerreto.
Dalla banca dati Renato, gli incendi costituirebbero il secondo fattore di pressione per le specie
forestali, tuttavia nell’ambito dei boschi mesofili questo fattore è sicuramente poco diffuso. Negli
ultimi anni in Toscana la tendenza degli incendi boschivi è per una diminuzione delle superfici
interessate. In particolare il confronto tra il quinquennio 2004- 2008 e 1999-2003 evidenzia una
riduzione del 9,7% del numero di incendi, del 62% della superficie boscata percorsa e del 59% della
superficie totale (Regione Toscana, ARSIA, 2008).
L’evoluzione della vegetazione costituisce un fattore di pressione per circa il 20% degli Habitat (
castagneti, in corso di trasformazione in boschi misti con querce, i boschetti di betulla e le
formazioni autoctone di faggio con abete rosso. Nei boschi misti di peccio( abete rosso), abete
bianco e faggio, gli ultimi due prevalgono nella rinnovazione.
Le fitopatologie rappresentano un elemento di criticità reale e potenziale per il target.
Significativi risultano i danni a carico dei castagneti da frutto legati al cancro del castagno
(Cryphonectria parasitica) e Mal dell’Inchiostro (Phytophthora cambivora).
L’eccessivo carico di ungulati costituisce un fattore di pressione per diversi habitat, impedendo la
rinnovazione di specie forestali e impoverendo drasticamente il sottobosco.
Gli ungulati selvatici, ed in particolare il cinghiale, rappresentano da alcuni decenni la maggiore
causa di danneggiamento delle aree agricolo-forestali.
TARGET N.10 BOSCHI PLANIZIARI E PALUSTRI DELLE PIANURE ALLUVIONALI
Formazioni forestali planiziarie delle pianure alluvionali, delle zone intermontane e delle aree
costiere, frassineti, ontanete e boschi di farnia.
Le cenosi forestali planiziarie delle pianure alluvionali interne e costiere rappresentano uno degli
habitat che ha subìto le maggiori riduzioni rispetto all’area potenziale a causa dello sviluppo delle
attività antropiche (agricoltura, urbanizzazione, ecc.). I boschi igrofili relittuali rappresentano quindi
una delle tipologie forestali di maggiore vulnerabilità e interesse conservazionistico, con cenosi
prevalentemente dominate da ontanete, frassinete a Fraxinus oxycarpa e boschi di Quercus robur.
Le maggiori estensioni di tali formazioni si riscontrano nel Parco Regionale di Migliarino, San
151
Rossore e Massaciuccoli (Selva di San Rossore, Macchia Lucchese, ecc.). Nuclei relittuali sono
presenti nel Lago di Porta (LU-MS).
Specie di Uccelli in lista di attenzione RENATO :
Milvus migrans, Nibbio bruno;Columba oenas, Colombella; Clamator glandarius, cuculo dal
ciuffo ;Otus scops, assiolo;Coracias garrulus, Ghiandaia marina.
In conseguenza delle passate attività di bonifica e della localizzazione dei boschi planiziari
all’interno di aree antropizzate o agricole, in gran parte delle aree interessate dal target la sua
conservazione è legata ad una ottimale gestione idraulica operata dall’uomo (mantenimento del
reticolo idrografico minore, gestione delle opere idrauliche, mantenimento delle portate in entrata
nelle aree planiziarie, ecc.).
L’ecosistema rappresenta paesaggi di elevato valore turistico-ricreativo, con funzione di tutela
delle risorse idriche dulcacquicole dulcacquicole, di difesa del suolo e attenuazione dell’energia
delle precipitazioni atmosferiche nonché di serbatoio di accumulo soprassuolo forestale e lettiera,
delle precipitazioni atmosferiche con rilascio graduale verso valle e attenuazione del rischio
idraulico.
Le principali pressioni sono legate principalmente alla natura relittuale di tali cenosi (con elevata
frammentazione ed isolamento). Importanti risultano anche la locale gestione idraulica e forestale
dei boschi planiziari, la diffusione di specie arboree esotiche (in particolare Robinia pseudacacia) e
la riduzione delle disponibilità idriche anche conseguenti ai cambiamenti climatici.
Le superfici occupate dalle cenosi planiziali hanno subito in passato una drastica riduzione, dovuta
a bonifiche, ampliamento delle aree agricole e delle aree urbanizzate.
Una gestione idraulica non coerente con obiettivi naturalistici costituisce un diffuso fattore di
pressione interessando sia gli habitat (75%) che le specie (31%). Ciò risulta comprensibile
considerando lo stretto condizionamento idraulico e edafico per la presenza di cenosi e specie
planiziarie. Lo stesso inaridimento è legato ad un errata gestione idraulica ma anche alla riduzione
degli apporti idrici e all’allungamento dei periodi di siccità dovuti al fenomeno più vasto dei
cambiamenti climatici.
L’inquinamento delle acque costituisce spesso una pressione proveniente dalle aree circostanti le
aree planiziarie, ove alla riduzione delle portate a causa dei prelievi si associano scarichi di reflui
urbani, industriali o agricoli che ha un effetto diretto e negativo su molte specie animali, anche con
riduzione di prede per specie quali Natrix tessellata e di insetti acquatici (predati da numerose
specie di chirotteri).
Per molti habitat del presente target, le inadeguate pratiche forestali e in particolare il mantenimento
del governo ceduo nell’ambito delle proprietà private costituiscono un elemento di criticità in
quanto tendono a semplificare e impoverire le fitocenosi dal punto di vista ecologico e strutturale.
Un elemento di criticità importante è legato al mancato rispetto della normativa regionale in
materia forestale o alla sua non totale applicazione .
Il mantenimento del governo a ceduo e anche la gestione periodica della vegetazione di sponda di
fossi e in impluvi, rappresentano un fattore di pressione soprattutto quando riduce i livelli di
maturità del soprassuolo forestale ed altera le condizioni microclimatiche (l’apertura del
soprassuolo forestale è particolarmente critica per specie igrofile del sottobosco ombroso come ad
es. Lysimachia nemorum) e avvantaggia l’espansione di specie aliene (es. robinia e ailanto). In
riferimento al tipo di governo prevalente nei boschi si rimanda a quanto già descritto per il target
precedente.
Il disturbo antropico e la riduzione di maturità e continuità dei soprassuoli boschivi planiziari è un
fattore di pressione per diverse specie di uccelli nidificanti nelle aree forestali quali Milvus migrans,
Otus scops, Columba oenas e Coracias garrulus.
Critica è la diffusione di specie arboree aliene, quali Robinia pseudacacia o Ailanthus altissima,
talora a costituire popolamenti monospecifici di sostituzione .
L’eccessivo carico di ungulati costituisce un fattore di pressione per diversi habitat, impedendo la
rinnovazione di specie forestali e impoverendo drasticamente il sottobosco.
152
TARGET N.12 AMBIENTI IPOGEI, GROTTE E CAVITÀ ARTIFICIALI,
CAMPI DI LAVA, SORGENTI TERMALI E SISTEMI DI FALDA
“ Sistemi carsici ipogei, ambiente di transizione tra le grotte e l’esterno, inghiottitoi, cavità
artificiali, cave e miniere abbandonate, ambienti geotermici con campi di lava, fumarole, ambienti
derivati da attività vulcanica recente, con concentrazione nell’atmosfera di CO2 e H2S, sorgenti,
anche sulfuree, ambienti di falda sotterranea”.
IL Target caratterizzata da ambienti ad elevata specializzazione e condizionamento edafico.
Comprende i vasti complessi carsici ipogei caratteristici di diverse aree delle Alpi Apuane, cavità
artificali, quali cave e miniere abbandonate. Il target comprende anche le sorgenti sulfuree e gli
ambienti di falda sotterranea. Gli ambienti ipogei ospitano alcune specie di flora nei primi ambienti
con stillicidi ancora a contatto con l’esterno (ad esempio con Phyllitis sagittata), e specie di fauna
rare, endemiche o di elevato interesse conservazionistico, con particolare riferimento agli
invertebrati (insetti troglobi e molluschi di falde freatiche e sorgenti) e Chirotteri. Presenza di
briofite di interesse comunitario.
Le principali pressioni sono da ricercare nelle attività in grado di ridurre qualitativamente e
quantitativamente gli apporti idrici (inquinamento, gestione idraulica), nei cambiamenti
climatici, nella realizzazione o riattivazione di attività estrattive e minerarie e nelle attività di
fruizione turistica di questi ambienti.
Un forte elemento di criticità è legato alla fruizione speleologica delle grotte, con particolare
riferimento alle colonie di Chirotteri (ad esempio Rhinolophus euryale, R. ferrumequinum, Myotis
capaccinii, Miniopterus schreibersii, ecc.). Le attività speleologiche possono infatti provocare un
eccessivo disturbo alle colonie riproduttive in estate e alle colonie ibernanti durante l’inverno, con
dispersione di colonie riproduttive e risvegli in fase di letargo.
Minimi cambiamenti nel regime idraulico e nella qualità delle acque, anche conseguenti ai
cambiamenti climatici, possono causare la perdita del peculiare habitat e delle specie ad esso
legate.
Modifiche del regime idraulico, inquinamento e captazioni sono le principali pressioni per il
mollusco, La scomparsa della stazione di Equi Terme del mollusco Heleobia foxianensis testimonia
della criticità legata allo sfruttamento termale delle acque sorgive.
Ciò si verifica anche innescando processi di evoluzione della vegetazione verso tipologie meno
legate a queste particolari condizioni ambientali (ad esempio sviluppo di arbusteti e macchie su ex
aree di percolazione di acque calcaree).
Le attività estrattive (cave e miniere) costituiscono un importante fattore di pressione per il target,
con particolare riferimento alle attività estrattive di materiale calcareo a cui corrispondono
potenzialmente importanti complessi ipogei (ad es. cave di marmo delle Alpi Apuane) (habitat
8310) o siti estrattivi da tempo abbandonati e rinaturalizzati (habitat 86,4).
L’apertura di cave e le potenziali interferenze con gli ambienti ipogei il fattore di pressione più
importante per Speleomantes ambrosii, anfibio endemico della Liguria orientale e della Toscana
nord-occidentale, presente sulle Alpi Apuane, Speleomantes italicus, specie endemica dell’Italia
appenninica settentrionale e centrale, S. strinatii, per le colonie di Chirotteri o per specie di
invertebrati, quali il mollusco endemico della toscana Oxychilus paulucciae (porzione iniziale di
grotte apuane), o gli insetti Dolichopoda laetitiae, Chopardina schiavazzii (endemismo italiano),
Nebria apuana (endemismo toscano) e le specie dei generi Duvalius e Troglorhyncus.
I fattori intrinseci/popolazionistici aumentano la vulnerabilità delle specie ai fattori di
pressione; è il caso ad esempio di A.macrostoma e A. microstoma molluschi endemici
rispettivamente del tratto medio e inferiore del bacino del fiume Magra entrambe con distribuzione
molto ridotta e limitata a sorgenti freatiche e habitat interstiziali iporreici.
Captazione di piccoli corsi d'acqua su substrato calcareo e di sorgenti freatiche.
153
TARGET N.14 ALPI APUANE ED APPENNINO TOSCO EMILIANO
L’area corrisponde ai territori montani del Parco Regionale delle Alpi Apuane e del Parco
Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano. E’ un vasto sistema caratterizzato da mosaici di
ambienti primari e secondari montani e subalpini a costituire una vasta isola ecologica e geografica.
Elevata risulta la presenza di habitat e specie endemiche, rare, relitti glaciali o al limite dell’areale,
con particolare riferimento agli ambienti rocciosi calcarei. Numerose le specie di flora di interesse
comunitario, quali Aquilegia bertolonii, Athamanta cortiana e Primula apennina, o endemiche.
Nell’area sono presenti numerose specie di invertebrati di interesse regionale, compresi tipici
endemismi apuani, come il coleottero Timarcha apuana ed endemismi italiani quali i lepidotteri
Erebia neoridas sybillina o Coenonympha dorus aquilonia. Numerose sono anche le specie di
invertebrati che possiedono nelle Alpi Apuane l’unica loro area di presenza toscana, come avviene
per i lepidotteri Satyrus ferula o il mollusco gasteropode Renea elegantissima.
All’area appenninica corrisponde una minore acclività del rilievo ed una prevalenza di praterie
primarie e secondarie di crinale. Importanti presenza di formazioni vegetali primarie, con
particolare riferimento alle praterie ed alle brughiere alpine. Presenza di mosaici di ambienti prativi,
pascolivi e rocciosi di particolare importanza per specie di avifauna di elevato interesse
conservazionistico (ad es. Aquila chrysaetos( aquila reale), Tichodroma muraria (picchio
muraiolo ), Pyrrhocorax graculus ( gracchio alpino), Pyrrhocorax pyrrhocorax( gracchio
corallino), Oenanthe oenanthe ( culbianco), Monticala saxatilis (codirossone) , Coturnix coturnix
(quaglia comune) , ecc..
Specie di Uccelli in lista di attenzione RENATO
Pernis apivorus (Falco pecchiaiolo), Circaetus gallicus (Biancone), Circus cyaneus(Albanella
reale), Circus pygargus (Albanella minore) Aquila chrysaetos( aquila reale),Falco biarmicus
(Lanario), Falco peregrinus(falco pellegrino), Falco tinnunculus(gheppio comune) , Coturnix
coturnx( quaglia comune), Bubo bubo(gufo reale), Caprimulgus europaeus(succiacapre) , Lullula
arborea(Tottavilla),
Anthus
campestris(
calandro)
,
Phoenicurus
phoenicurus
(codirosso),Oenanthe oenanthe(culbianco), Monticola saxatilis (codirossone), Monticola
solitarius ( Passero solitario), Sylvia hortensis(bigia grossa) , Sylvia undata(Magnanina) ,
Tichodroma muraria(picchio muraiolo) ,Lanius collurio(averla piccola) , Pyrrhocorax
graculus(Gracchio alpino), Pyrrhocorax
pyrrhocorax(Gracchio corallino) , Emberiza
citrinella(Zigolo giallo) , Emberiza hortulana(Ortolano).
Una elevata percentuale di habitat e specie del target è interessata da fenomeni di
cessazione/riduzione del pascolo, abbandono e i conseguenti fenomeni di evoluzione della
vegetazione.
I drastici cambiamenti sociali ed economici verificatisi nelle aree montane appenniniche nel
secondo dopoguerra, particolarmente rilevanti anche nell’area della Lunigiana, hanno innescato
processi di abbandono delle comunità rurali e montane e delle locali attività agro-silvo-pastorali
tradizionali. Si sono quindi ridotte drasticamente le storiche attività di pascolo, perlopiù ovino e
caprino, su praterie di crinale e di versante, la gestione dei castagneti da frutto e dei prati
permenenti e da sfalcio, la coltivazione su terrazzamenti montani (patata, farro, frumento, ecc.).
Tale processo ha portato ad una riduzione della caratteristica mosaicatura del paesaggio
agropastorale montano e ad una più omogenea copertura arbustiva (pruneti, roveti, felceti, ecc.) e
arborea. Fra le specie che più hanno risentito, e stanno tuttora risentendo, di tale cambiamento del
paesaggio vegetale emergono gli Uccelli (ad es. Oenanthe oenanthe ,culbianco, Monticola
saxatilis, codirossone, Lanius collurio , averla piccola, Coturnix coturnix, quaglia comune, ecc.)
che anche a livello europeo risultano particolarmente minacciati proprio dalle modificazioni dei
paesaggi agricoli tradizionali. L’apparente scarsa incidenza di questi fenomeni su altri gruppi, è
154
almeno in parte spiegabile con i diversi criteri adottati dal progetto RENATO nella selezione delle
specie di interesse.
Per tali habitat i cambiamenti climatici , con aumento delle temperature medie annuali , riduzione
delle precipitazioni, minacciano anche gli habitat forestali mesofili quali faggete, castagneti e
boschi del Tilio-Acerion, la presenza di cave e pratiche minerarie, in quanto gli habitat sono
strettamente legati a substrati geologici calcarei (in particolare marmi) classificati come pietre
ornamentali e di notevole interesse estrattivi,tale situazione incide negativamente sulle specie,
soprattutto per quanto riguarda la flora, con stazioni di specie di flora rare o endemiche in parte
legate a substrati calcarei marmiferi (ad esempio la stazione dell’endemica apuana Centaura
montis-borlae situata sui versanti marmiferi del Monte Borla in adiacenza ad un vasto sito estrattivo
marmifero, le specie di interesse comunitario Athamanta cortiana e Aquilegia bertolonii, ecc.) ma
anche di specie di fauna (ad esempio su Tichodroma muraria, picchio muraiolo, Pyrrhocorax
graculus, Gracchio alpino).
Anche le attività ricreative, sportive e turistiche comportano anche disturbo diretto a specie di
avifauna nidificanti in parete (ad esempio Aquila chrysaetos e, in misura minore Tichodroma
muraria, Pyrrhocorax graculus, Pyrrhocorax pyrrhocorax).La presenza di sentieri ed il calpestio,
anche da parte del bestiame, rappresenta un elemento di criticità anche per le torbiere montane. La
presenza di elevati carichi turistici può aumentare anche il rischio di raccolta (prelievo) delle specie
di flora più vistose (ad es. Aquilegia sp.pl., Rhododendron ferrugineum, ecc.) e di alcune specie di
fauna, soprattutto insettti (ad es. Parnassius sp.pl.).
Relativamente alle infrastrutture si tratta in particolare della realizzazione di strade di
attraversamento delle aree montane (diversi progetti di strade di valico o di gallerie), della presenza
di linee elettriche (ad es. Bubo bubo) e degli impianti eolici (ad esempio su Aquila chrysaetos)
esistenti e soprattutto programmati.
La cessazione del pascolo costituisce un fattore di pressione per specie ed habitat del target anche se
la sua presenza di un eccessivo pascolo di capre inselvatichite o di mufloni nell’ambito di habitat
climax, quali le cenosi preative dei Seslerio tenuifoliae-Caricetum sempervirentis (habitat endemico
delle Alpi Apuane), le torbiere o le brughiere alpine costituisce un elemento altrettanto negativo.
Le attività di caccia rappresentano un fattore di pressione per il 10% delle specie con particolare
riferimento agli abbattimenti illegali (ad es. Circus cyaneus, albanella reale, Aquila chrysaetos).
Un elevato carico di ungulati localmente può costituire un forte fattore di pressione sugli habitat
prativi e sulle specie di flora e di fauna ed esso legate; in particolare gli ambienti di prateria sono
danneggiati dall’azione dei cinghiali (“aratura” del cotico erboso, eliminazione di bulbifere, innesco
di processi di erosione del suolo, ecc.).
Anche gli incendi, soprattutto nei versanti massesi e versiliesi costituiscono un elemento di criticità
con perdita di habitat forestali e ampliamento di cenosi di degradazione arbustiva ed innesco di
processi di erosione del suolo. Nell’ambito delle praterie secondarie il frequente utilizzo degli
incendi primaverili crea cenosi monospecifiche di graminacee cespitose (quasi esclusivamente
brachipodio) a bassa biodiversità (Prati del Puntato, Monte Croce, ecc.). Le formazioni arbustive
acidofile presenti in queste aree, e importanti fra l’altro per varie specie di Uccelli di interesse
conservazionistico, devono d’altronde la loro presenza proprio ai periodici incendi.
155
11.3 STUDIO DI INCIDENZA DELLE ATTIVITA’ FAUNISTICO- VENATORIE SUI
SITI : SIR Lago Verde, SIR Valle Gordana, SIR Monte Orsaro Logarghena.
Lo studio di incidenza, collegato all’attività venatoria , viene effettuata solo per queste aree in
quanto gli altri SIR, già descritti nell’apposita sezione della VAS, sono inseriti in aree Parco e
pertanto esclusi dall’attività venatoria anche se in questo caso, la pianificazione faunistica e
l’attività venatoria che si attua al loro esterno tiene comunque conto delle loro peculiarità, criticità,
potenzialità.
Lo studio di incidenza è stato effettuato attuando la sovrapposizione dei SIR-SIC con i perimetri
degli istituti faunistico venatori e le aree protette esistenti, con le aree in cui possono essere
collocati gli appostamenti fissi, con le aree vocate al cinghiale, agli altri ungulati, alla piccola
selvaggina stanziale, con le “Important Bird Areas” (IBA), e con le nuove proposte di gestione
contenute nella bozza del PFVP 2012-2015, valutando la significatività dell’incidenza degli
elementi di criticità segnalati. Nel caso di individuazione di incidenze negative significative,
vengono proposte idonee misure di mitigazione.
Per comodità di lettura si ripropongono le schede dei siti Natura 2000, interessanti la valutazione ,
redatte dalla Regione Toscana, seguite dalle valutazioni dell’impatto derivante dalla pianificazione
venatoria :
1) IT5110002- SIC Monte Orsaro Logarghena
156
157
La sovrapposizione con l’area del parco è evidenziata nella carta sotto riportata
158
Questo Sito di Importanza Comunitaria è interamente montuoso, si estende per 1.983 ettari nei
comuni di Bagnone, Filattiera e Pontremoli (MS) ed il suo territorio è compreso per il 55%
all’interno del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano. Nel territorio sono presenti 9 habitat
di interesse conservazionistico ed in particolare i castagneti, pareti rocciose con vegetazione
casmofitica, sottotipi calcarei, ghiaioni silicei, ghiaioni del mediterraneo occidentale e termofili
delle Alpi, formazioni di Juniperus communis su lande o prati calcarei, lande alpine o subalpine,
formazione erbose di Nardo, rocce silicee con vegetazione pioniera e torbiere di transizione ed
istabili. Tra le specie vegetali elencate nell’Allegato II della Direttiva 92/43 è presente la Primula
apennina.
La porzione del Sito esterna al parco Apennino tosco-emiliano, si estende per circa 730 ettari. Si
situa ad oltre 1.100 metri di altitudine ed è composta per la maggior parte da aree aperte
inframezzate ad aree cespugliate e circondate da aree boscate , comunque limitrofe alla viabilità
principale. Tutta l’area è servita da viabilità poderale con piste bianche, percorribili preferibilmente
con mezzi fuoristrada. La prevalenza dell’area è rappresentata da superfici a prato pascolo, che la
inserisce nella tipologia dell’habitat di cui al target 7 del progetto RENATO. Nella scheda relativa
si trova che :
La caccia rappresenta un fattore di pressione per il 9,7% delle specie con particolare riferimento
agli abbattimenti illegali (ad es. Aquila chrysaetos). Inoltre, un elevato carico di ungulati (danni da
selvaggina) ,può costituire un fattore di pressione per la conservazione di habitat prativi e delle
specie di flora e di fauna ed esso legate, con fenomeni di “aratura” del cotico erboso, eliminazione
di bulbifere ed innesco di processi di erosione del suolo che possono provocare la perdita o
l’alterazione di habitat.
Questo sito ancorché ricompresso in area vocata al cinghiale ed al capriolo , ospita 7 appostamenti
fissi.L’azione svolta da tipologia di cacciatori , oltre a garantire una minore invasività delle aree
159
sensibili, rappresenta un deterrente per il cinghiale che rappresenta un rischio per la salvaguardia di
questi ambienti e per questo viene reputata importante l’attuale loro permanenza.
SIR Monte Orsaro Logarghena: foto scattata da Nunzio Di Massimo e Angelo Tongiani - 30/05/2013
SIR Monte Orsaro Logarghena: foto scattata da Nunzio Di Massimo e Angelo Tongiani - 30/05/2013
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SIR Monte Orsaro Logarghena: foto scattata da Nunzio Di Massimo e Angelo Tongiani - 30/05/2013
SIR Monte Orsaro Logarghena: foto scattata da Nunzio Di Massimo e Angelo Tongiani - 30/05/2013
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SIR Monte Orsaro Logarghena: foto scattata da Nunzio Di Massimo e Angelo Tongiani - 30/05/2013
Si ritiene indispensabile un monitoraggio (tramite censimenti annuali) e mantenimento (tramite
piani di prelievo programmati) di eventuali popolazioni di cervidi (caprioli), che possono
sostituire almeno in parte il pascolo di ovini e bovini, ormai scomparso e di difficile reinserimento,
nonché diventare preda per il lupo , cogliendo gli obiettivi secondari di mantenimento dell’habitat.
Inoltre, le attività di gestione da parte di ATC, dovranno essere improntate alla incentivazione dei
miglioramenti ambientali basati sul ripristino dei pascoli tramite sfalcio delle specie invasive ed
eventuale semina di essenze possibili , con possibilità di attuare convenzioni con agricoltori
/associazioni venatorie anche per il mantenimento del paesaggio agricolo montano.
Queste attività consentirebbero di contribuire alla gestione dei Siti Natura 2000, per assicurarne le
misure minime di conservazione.
Da quanto sopra esposto, l’incidenza del Piano sul Sito non può essere che positiva.
2) Valle del Torrente Gordana (IT5110001), classificato anche pSIC , ha una estensione di
522,27 ettari, compreso nei comuni di Zeri e Pontremoli.
La tipologia ambientale prevalente , identificabile nell’alto corso del Torrente Gordana, è
determinata da pareti rocciose e forre, da versanti boscati con castagneti, ostrieti e altri boschi di
latifoglie mesofile, vegetazione ripariale arborea e arbustiva lungo le sponde.Contiene altre
tipologie ambientali rilevanti determinate da formazioni prative secondarie, praterie arbustate.
Principali emergenze
HABITAT costituito da boschi ripari a dominanza di Salix alba e/o Populus alba e/o P.nigra.
SPECIE ANIMALI
Speleomantes strinatii (geotritone di Strinati, Anfibi) - Unica stazione conosciuta in Toscana, specie
endemica dell'Europa sud-occidentale.
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Canis lupus (lupo, Mammiferi) - Buona presenza, possibile area nucleo (core area) estesa anche
attorno al SIR.
Altre emergenze
Ecosistema fluviale di alto-medio corso e versanti circostanti con elevati livelli di naturalità (con
particolare riferimento al tratto caratterizzato da forre).
Principali elementi di criticità interni al sito
- Stress idrico dovuto a derivazione verso il Torrente Teglia.
- Abbandono dei castagneti da frutto.
- Scomparsa/riduzione dei pascoli e delle altre cenosi erbacee secondarie.
- Possibili immissioni di trote.
- Conoscenze insufficienti delle emergenze naturalistiche, delle tendenze in atto e delle cause di
minaccia.
Principali elementi di criticità esterni al sito
- Possibile alterazione della qualità delle acque per eventuali scarichi a monte del sito, ove si
localizzano centri abitati montani con turismo estivo.
- Previsione di nuovi siti estrattivi lungo il Torrente Gordana a monte del sito.
PRINCIPALI MISURE DI CONSERVAZIONE DA ADOTTARE
Principali obiettivi di conservazione
a) Conservazione della popolazione di Speleomantes strinatii (E).
b) Mantenimento/miglioramento qualità complessiva del corso d’acqua (E).
c) Mantenimento dell’elevata naturalità e della continuità della matrice boschiva (requisito per la
conservazione di Canis lupus), nel sito e nel bacino idrografico a monte (M).
d) Miglioramento delle conoscenze su specie e habitat (M).
e) Mantenimento dei castagneti da frutto (B).
f) Mantenimento/recupero dell’uso a pascolo delle residue praterie arbustate (B).
Indicazioni per le misure di conservazione
- Applicazione dello strumento della valutazione di incidenza per opere da realizzare a monte del
sito in oggetto, con particolare riferimento a eventuali impatti sull’integrità dell’ecosistema fluviale
(E).
- Verifica della qualità del corso d’acqua, anche in rapporto alla presenza della derivazione, e
adozione di eventuali misure normative necessarie (M).
- Verifica delle indicazioni della pianificazione forestale rispetto agli obiettivi b), e), f) e adozione
delle eventuali misure normative necessarie (M).
- Misure contrattuali per assicurare/favorire il raggiungimento degli obiettivi b), e), f) (M). Per
quanto riguarda i boschi cedui, non ostacolare la diffusione di specie arboree autoctone diverse dal
castagno, al fine di far raggiungere alle formazioni forestali un maggior grado di naturalità.
- Mantenimento del reticolo idrico superficiale e delle opere di terrazzamento, anche come habitat
di Speleomantes strinatii (M).
- Attuazione di indagini sugli aspetti naturalistici (M).
Necessità di piani di settore
Non necessari. E’ sufficiente la verifica, e l’eventuale adeguamento, degli strumenti urbanistici e
della pianificazione di settore rispetto agli obiettivi di conservazione.
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SIR Valle del Torrente Gordana :foto scattata da Nunzio Di Massimo e Angelo Tongiani - 30/05/2013
SIR Valle del Torrente Gordana :foto scattata da Nunzio Di Massimo e Angelo Tongiani - 30/05/2013
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SIR Valle del Torrente Gordana :foto scattata da Nunzio Di Massimo e Angelo Tongiani - 30/05/2013
SIR Valle del Torrente Gordana :foto scattata da Nunzio Di Massimo e Angelo Tongiani - 30/05/2013
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SIR Valle del Torrente Gordana :foto scattata da Nunzio Di Massimo e Angelo Tongiani - 30/05/2013
SIR Valle del Torrente Gordana :foto scattata da Nunzio Di Massimo e Angelo Tongiani - 30/05/2013
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SIR Valle del Torrente Gordana :foto scattata da Nunzio Di Massimo e Angelo Tongiani - 30/05/2013
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SIR Valle del Torrente Gordana :foto scattata da Nunzio Di Massimo e Angelo Tongiani - 30/05/2013
SIR Valle del Torrente Gordana :foto scattata da Nunzio Di Massimo e Angelo Tongiani - 30/05/2013
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SIR Valle del Torrente Gordana :foto scattata da Nunzio Di Massimo e Angelo Tongiani - 30/05/2013
SIR Valle del Torrente Gordana :foto scattata da Nunzio Di Massimo e Angelo Tongiani - 30/05/2013
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SIR Valle del Torrente Gordana :foto scattata da Nunzio Di Massimo e Angelo Tongiani - 30/05/2013
SIR Valle del Torrente Gordana :foto scattata da Nunzio Di Massimo e Angelo Tongiani - 30/05/2013
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SIR Valle del Torrente Gordana :foto scattata da Nunzio Di Massimo e Angelo Tongiani - 30/05/2013
Questa area, in prevalenza boscata, alternata a radure ed aree a prato polifita, è ricompressa in area vocata al
cinghiale, e non sono presenti appostamenti fissi.
La particolare morfologia del territorio ha di fatto selezionato la tipologia di attività venatoria collegata alla
caccia al cinghiale in forma collettiva.
Da quanto sopra esposto, l’incidenza del Piano non può essere che positiva sul Sito.
14) B01 Lago Verde di Passo del Brattello (IT5110101), SIR non incluso nella rete ecologica
europea Natura 2000. Ha una estensione di 229,97 ettari, e non è compreso nel sistema regionale
delle aree protette.
La tipologia ambientale prevalente è riferibile all’Alto bacino montano del Torrente Verde con lago
naturale e corso d’acqua, e versanti con boschi di latifoglie mesofile (prevalentemente faggete).
Le altre tipologie ambientali rilevanti sono riferibili a formazioni elofitiche, arbusteti su coltivi e
pascoli abbandonati, rari insediamenti rurali sparsi.
Principali emergenze
HABITAT: boschi misti di latifoglie mesofile dei macereti e dei valloni su substrato
calcareo (Tilio-Acerion).
SPECIE ANIMALI
Presenza di popolamenti di varie specie di Anfibi di interesse conservazionistico.
171
Lago Verde: Foto scattata da Nunzio Di Massimo e Angelo Tongiani- in data 3 /06/2013
Altre emergenze
L’alto corso del Torrente Verde, che scorre in un ambito prevalentemente boscato, è di notevole
qualità complessiva.
Principali elementi di criticità interni al sito
- Insediamenti rurali sparsi che potrebbero minacciare la stabilità dell’ecosistema lacustre.
- Gestione privata a fini di pesca sportiva del Lago Verde (area di pesca a regolamento specifico).
- Possibili rischi di progressivo disseccamento del lago.
- La riduzione/cessazione del pascolo rappresenta una possibile minaccia per le rare praterie
secondarie.
- Insufficiente livello di conoscenza su presenza e stato di conservazione delle emergenze
naturalistiche, così come sull’assetto complessivo e le tendenze in atto dell’ambiente lacustre.
Principali elementi di criticità esterni al sito
frammentazione dell’habitat per numerose specie minacciate.
PRINCIPALI MISURE DI CONSERVAZIONE DA ADOTTARE
Principali obiettivi di conservazione
a) Conservazione dell’ecosistema lacustre in buone condizioni di qualità e naturalità, favorendo la
presenza di habitat diversificati, la ricchezza delle cenosi animali e vegetali e la salvaguardia delle
specie di maggiore rilevanza (E).
b) Incremento dei livelli di conoscenza sulle emergenze naturalistiche e sulle problematiche del sito
con particolare riferimento alla gestione idraulica e piscatoria del lago (E).
c) Mantenimento di livelli elevati di naturalità degli ambienti forestali e del corso d’acqua e
salvaguardia delle formazioni di maggior valore naturalistico e degli habitat prioritari (M).
d) Analisi dei livelli di criticità in relazione alla presenza di insediamenti e alle attività turisticoricreative ed eventuale individuazione delle eventuali misure di conservazione necessarie (M).
172
Lago Verde: foto scattata da Nunzio Di Massimo e Angelo Tongiani - 03/06/2013
Faggeta limitrofa al lago Verde. Foto scattata da Nunzio Di Massimo e Angelo Tongiani - 03/06/2013
173
SIR Lago Verde:Aree pascolive . Foto scattata da Nunzio Di Massimo e Angelo Tongiani - 03/06/2013
SIR Lago Verde:Aree pascolive in fase di degrado . Foto scattata da Nunzio Di Massimo e Angelo Tongiani - 03/06/2013
174
SIR Lago Verde:Aree pascolive in fase di degrado . Foto scattata da Nunzio Di Massimo e Angelo Tongiani - 03/06/2013
Indicazioni per le misure di conservazione
- Esame dell’assetto complessivo e monitoraggio della qualità delle acque e delle comunità vegetali
e animali del lago; successiva definizione/attuazione delle misure di conservazione eventualmente
necessarie (E).
Da definire il Piano di Gestione specifico del sito successivamente ad un miglioramento del livello
di conoscenza delle emergenze naturalistiche e delle tendenze in atto nell’area. La zona del lago è
attualmente gestita da una società polisportiva come area di pesca a regolamento specifico di cui
all’art.15 della L.R. 25/84.
In questa area sono presenti 3 appostamenti fissi per la fauna migratoria ed è praticata la caccia alla
selvaggina stanziale, tipologia di caccia che per la quale , con la prescrizione del divieto di utilizzo
di pallini di piombo, non si riscontrano criticità rispetto all’habitat del SIR.
Gli aspetti legati alla gestione e conservazione della fauna di questo sito che risultano
maggiormente correlati con la pianificazione faunistico venatoria provinciale sono riferibili anche
qui con le attività di gestione faunistico venatoria inerenti i piani di controllo delle specie
problematiche, come per esempio quello delle popolazioni di cinghiale, è infatti in area vocata al
cinghiale, la cui presenza provoca pesanti danni alla vegetazione delle praterie di crinale e, in parte,
alla vegetazione forestale. Tali interazioni, da valutare sulla base del principio di precauzione,
dovranno prevedere una notevole riduzione dell’eccessivo numero di capi, misure coerenti con i
miglioramenti ambientali simili a quelle dei siti all’interno della rete Natura 2000, le semine a
perdere ed altre operazioni ritenute utili ai fini di consentire il miglioramento dei vari habitat.
Da quanto sopra esposto, l’incidenza del Piano sul Sito non può essere che positiva.
Per riassumere, lo Studio di incidenza sui siti SIR-SIC e ZPS della Provincia di Massa Carrara,
relativamente alla pianificazione faunistico-venatoria proposta, è stata fatta sulla base degli aspetti
che riguardano:
175
-Sovrapposizione con le aree protette
Parco Nazionale dell’Apennino Tosco - Emiliano,
-Sovrapposizione con la pianificazione faunistico-venatoria al 01.06.2012
a) Con gli Istituti faunistico-venatori del piano.
b) Con la presenza di appostamenti fissi
c) Con l’A.V. al cinghiale
d) Con l’A.V. al capriolo
g) Con l’A.V. alla piccola selvaggina stanziale
h) Con le aree IBA
Sovrapposizione con le varianti del PFVP 2012 - 2015
Nessuna delle nuove proposte di pianificazione faunistico- venatoria del PFVP riguardano i siti
presi in esame.
La Valutazione della significatività dell’ incidenza sull’integrità del sito è stata attuata sulla
base degli impatti determinati da :
1)Prelievo venatorio accidentale
Tale fattore si reputa significativo prevalentemente per le forme di caccia riguardanti il prelievo
dell’avifauna migratoria, per la possibilità di abbattere specie di turdidi protette (tordela), simili a
quelli cacciabili o al limite di eventuali fringillidi (frosone) che per dimensioni possono essere
confuse con merli e tordi.
L’incidenza di tale fattore può essere ritenuta comunque marginale, nonostante la caccia alla
migratoria sia una delle forme più diffuse per i due siti di Logarghena e di Lago Verde, come
dimostra il numero di appostamenti fissi autorizzati e l’elevato numero di cacciatori che la svolgono
in forma vagante o da appostamento temporaneo anche a ridosso dei valichi di crinale, ma queste
sono comunque forme di caccia non indirizzate a specie di cui all’All. 4 della Direttiva
2007/147/CEE e all’All. 2 della Direttiva 92/43/CEE.
Misure di attenuazione
- In presenza di valichi collinari non si autorizzano appostamenti fissi di tipo A, B e C, ad una
distanza inferiore a 300 mt dal proprio asse.
2)Disturbo causato da cani e cacciatori.
L’incidenza di tale fattore non appare significativa e non in grado comunque di influire
sull’integrità del sito. In nessun SIR sono presenti Aree Addestramento Cani mentre nel SIR
Lago Verde ed in quello di Logarghena viene da sempre esercitata la caccia alla piccola
selvaggina stanziale, che di fatto non produce disturbi importanti . L’impatto più significativo può
essere considerato quello legato alla caccia in battuta al cinghiale, ma si ritiene che anche questo sia
pressoché indifferente alle specie di cui all’All. 4 della Direttiva 2007/147/CEE e all’All. 2 della
Direttiva 92/43/CEE, presenti nel sito.
Misure di attenuazione
- Creazione di un gruppo di lavoro di volontari, costituito da cacciatori di selezione, che partecipa al
monitoraggio della presenza della specie ed alla raccolta di reperti, utili a studiarne la biologia
176
3) Danneggiamento di habitat durante l’accesso e lo svolgimento dell’attività venatoria o di
addestramento.
L’incidenza di tale fattore non è significativa, in quanto l’accesso dei mezzi a motore per motivi
venatori è minimo e limitato ad un arco temporale ristretto, rispetto a quello legato ad altri motivi
(raccolta funghi, attività lavorative, escursionismo, ecc.)
Misure di attenuazione- nessuna.
Le attività positive proposte con il Piano riguardano :
1) Controllo e riduzione di specie ritenute dannose per l’habitat
2) Censimenti, monitoraggi e raccolta dati.
3) Miglioramenti ambientali.
11.4 VALUTAZIONE DI INCIDENZA delle ATTIVITA’ Cinofile all’interno dell’area
Addestramento Cani Il Campaccio trasmessa da ATCMS13:
177
178
179
180
APPENDICE:
181
Si reputa utile riportare il contenuto dell’allegato alla DGR 454/16 giugno 2009: D.M. 17.10.2007
del Ministero Ambiente e tutela del Territorio e del Mare - Criteri minimi uniformi per la
definizione di misure di conservazione relative a zone speciali di conservazione (ZSC) e zone
di protezione speciale (ZPS) - Attuazione. (BURT - N. 26)
Allegato A
Misure di conservazione valide per tutte le ZPS
1. Per tutte le ZPS, in base a quanto previsto dall' art. 5 comma 1 del Decreto del 17 Ottobre 2007 del Ministro
dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare recante "Criteri minimi uniformi per la definizione di
misure di conservazione relative a Zone speciali di conservazione (ZSC) e a Zone di protezione speciale (ZPS)"
vigono i seguenti divieti:
a) esercizio dell'attività venatoria nel mese di Gennaio, con l'eccezione della caccia da appostamento fisso e
temporaneo e in forma vagante per due giornate, prefissate dal calendario venatorio, alla settimana, nonché con
l'eccezione della caccia agli ungulati;
b) effettuazione della preapertura dell'attività venatoria, con l'eccezione della caccia di selezione agli ungulati;
c) esercizio dell'attività venatoria in deroga ai sensi dell'art. 9, paragrafo 1, lettera c), della Direttiva n.
79/409/CEE;
d) utilizzo di munizionamento a pallini di piombo all'interno delle zone umide, quali laghi, stagni, paludi,
acquitrini, lanche e lagune d'acqua dolce, salata, salmastra, nonché nel raggio di 150 metri dalle rive più esterne a
partire dalla stagione venatoria 2008/2009;
e) attuazione della pratica dello sparo al nido nello svolgimento dell'attività di controllo demografico delle
popolazioni di corvidi. Il controllo demografico delle popolazioni di corvidi è comunque vietato nelle aree di
presenza del Lanario (Falco biarmicus);
f) effettuazione di ripopolamenti faunistici a scopo venatorio, ad eccezione di quelli con soggetti appartenenti a
sole specie e popolazioni autoctone provenienti da allevamenti nazionali, o da zone di ripopolamento e cattura, o
dai centri pubblici e privati di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale insistenti sul medesimo
territorio;
g) abbattimento di esemplari appartenenti alle specie, Combattente (Philomacus pugnax), Moretta (Aythya
fuligula);
h) svolgimento dell'attività di addestramento di cani da caccia prima del 1° Settembre e dopo la chiusura della
stagione venatoria. Sono fatte salve le zone di cui all'art. 10, comma 8, lettera e), della Legge n. 157/1992
sottoposte a procedura di valutazione di incidenza positiva ai sensi dell'art. 5 del Decreto del Presidente della
Repubblica 8 settembre 1997, n. 357, e successive modificazioni, entro la data di emanazione dell'atto di cui
all'art. 3, comma 1;
i) costituzione di nuove zone per l'allenamento e l'addestramento dei cani e per le gare cinofile, nonché
ampliamento di quelle esistenti;
j) distruzione o danneggiamento intenzionale di nidi e ricoveri di uccelli;
k) realizzazione di nuove discariche o nuovi impianti di trattamento e smaltimento di fanghi e rifiuti nonché
ampliamento di quelli esistenti in termine di superficie, fatte salve le discariche per inerti;
l) realizzazione di nuovi impianti eolici, fatti salvi gli impianti per i quali, alla data di emanazione del presente
atto, sia stato avviato il procedimento di autorizzazione mediante deposito del progetto. Gli enti competenti
dovranno valutare l'incidenza del progetto, tenuto conto del ciclo biologico delle specie per le quali il sito e' stato
designato, sentito l'INFS. Sono inoltre fatti salvi gli interventi di sostituzione e ammodernamento, anche
tecnologico, che non comportino un aumento dell'impatto sul sito in relazione agli obiettivi di conservazione della
ZPS, nonché gli impianti per autoproduzione con potenza complessiva non superiore a 20 kw; m) realizzazione di
nuovi impianti di risalita a fune e nuove piste da sci, ad eccezione di quelli previsti negli strumenti di
pianificazione generali e di settore vigenti alla data di emanazione del presente atto, a condizione che sia
conseguita la positiva valutazione d'incidenza dei singoli progetti ovvero degli strumenti di pianificazione generali
e di settore di riferimento dell'intervento, nonché di quelli previsti negli strumenti adottati preliminarmente e
comprensivi di valutazione d'incidenza; sono fatti salvi gli impianti per i quali sia stato avviato il procedimento di
autorizzazione, mediante deposito del progetto esecutivo comprensivo di valutazione d'incidenza, nonché
interventi di sostituzione e ammodernamento anche tecnologico e modesti ampliamenti del demanio sciabile che
non comportino un aumento dell'impatto sul sito in relazione agli obiettivi di conservazione della
ZPS;
n) apertura di nuove cave e ampliamento di quelle esistenti, ad eccezione di quelle previste negli strumenti di
pianificazione generali e di settore vigenti alla data di emanazione del presente atto ivi compresi gli ambiti
182
individuati nella Carta delle Risorse del Piano regionale delle Attività estrattive, a condizione che risulti accertata
e verificata l'idoneità al loro successivo inserimento nelle Carte dei Giacimenti e delle Cave e Bacini estrattivi,
prevedendo altresì che il recupero finale delle aree interessate dall'attività estrattiva sia realizzato a fini
naturalistici e a condizione che sia conseguita la positiva valutazione di incidenza dei singoli progetti ovvero degli
strumenti di pianificazione generali e di settore di riferimento dell'intervento. Sono fatti salvi i progetti di cava già
sottoposti a procedura di valutazione d'incidenza, in conformità agli strumenti di pianificazione vigenti e
sempreché l'attività estrattiva sia stata orientata a fini naturalistici e sia compatibile con gli obiettivi di
conservazione delle specie prioritarie;
o) svolgimento di attività di circolazione motorizzata al di fuori delle strade, fatta eccezione per i mezzi agricoli e
forestali, per i mezzi di soccorso, controllo e sorveglianza, nonché ai fini dell'accesso al fondo e all'azienda da
parte degli aventi diritto, in qualità di proprietari, lavoratori e gestori;
p) eliminazione degli elementi naturali e seminaturali caratteristici del paesaggio agrario con alta valenza
ecologica quali stagni, laghetti, acquitrini, prati umidi, maceri, torbiere, sfagneti, pozze di abbeverata, fossi,
muretti a secco, siepi, filari alberati, canneti, risorgive e fontanili, vasche in pietra, lavatoi,abbeveratoi, pietraie;
q) eliminazione dei terrazzamenti esistenti, delimitati a valle da muretto a secco oppure da una scarpata inerbita,
sono fatti salvi i casi regolarmente autorizzati di rimodellamento dei terrazzamenti eseguiti allo scopo di
assicurare una gestione economicamente sostenibile;
r) esecuzione di livellamenti non autorizzati dall'ente gestore, sono fatti salvi i livellamenti ordinari per la
preparazione del letto di semina, per la sistemazione dei terreni a risaia e per le altre operazioni ordinarie collegate
alla gestione dei seminativi e delle altre colture agrarie e forestali;
s) conversione della superficie a pascolo permanente ai sensi dell'art. 2, punto 2 del Regolamento (CE) n.
796/2004 ad altri usi;
t) bruciatura delle stoppie e delle paglie, nonché della vegetazione presente al termine dei cicli produttivi di prati
naturali o seminati, sulle superfici specificate ai punti seguenti:
1) superfici a seminativo ai sensi dell'art. 2, punto 1 del Regolamento (CE) n. 796/2004, comprese quelle investite
a colture consentite dai paragrafi a) e b) dell'art. 55 del Regolamento (CE) n. 1782/2003 ed escluse le superfici di
cui al successivo punto 2);
2) superfici a seminativo soggette all'obbligo del ritiro dalla produzione (set - aside) e non coltivate durante tutto
l'anno e altre superfici ritirate dalla produzione ammissibili all'aiuto diretto, mantenute in buone condizioni
agronomiche e ambientali a norma dell'art. 5 del Regolamento (CE) n. 1782/03. Sono fatti salvi, in ogni caso, gli
interventi di bruciatura connessi ad emergenze di carattere fitosanitario prescritti dall'autorità competente o a
superfici investite a riso e salvo diversa prescrizione della competente autorità di gestione;
u) esercizio della pesca con reti da traino, draghe, ciancioli, sciabiche da natante, sciabiche da spiaggia e reti
analoghe sulle praterie sottomarine, in particolare sulle praterie di posidonie (Posidonia oceanica) o di altre
fanerogame marine, di cui all'art. 4 del Regolamento (CE) n. 1967/06;
v) esercizio della pesca con reti da traino, draghe, sciabiche da spiaggia e reti analoghe su habitat coralligeni e letti
di maerl, di cui all'art. 4 del Regolamento (CE) n. 1967/06.
2. Per tutte le ZPS, in base a quanto previsto dall' art. 5 comma 2 del Decreto del Ministro dell'Ambiente e della
Tutela del Territorio e del Mare vigono i seguenti obblighi:
a) messa in sicurezza, rispetto al rischio di elettrocuzione e impatto degli uccelli, di elettrodotti e linee aeree ad
alta e media tensione di nuova realizzazione o in manutenzione straordinaria o in ristrutturazione;
b) sulle superfici a seminativo soggette all'obbligo del ritiro dalla produzione (set-aside) e non coltivate durante
tutto l'anno e altre superfici ritirate dalla produzione ammissibili all'aiuto diretto, mantenute in buone condizioni
agronomiche e ambientali a norma dell'art. 5 del Regolamento (CE) n. 1782/2003, garantire la presenza di una
copertura vegetale, naturale o artificiale, durante tutto l'anno e di attuare pratiche agronomiche consistenti
esclusivamente in operazioni di sfalcio, trinciatura della vegetazione erbacea, o pascolamento sui terreni ritirati
dalla produzione sui quali non vengono fatti valere titoli di ritiro, ai sensi del Regolamento (CE) 1782/03. Dette
operazioni devono essere effettuate almeno una volta all'anno, fatto salvo il periodo di divieto annuale di
intervento compreso fra il 1° Marzo e il 31 Luglio di ogni anno, ove non diversamente disposto nel piano di
gestione. Il periodo di divieto annuale di sfalcio o trinciatura non può comunque essere inferiore a 150 giorni
consecutivi compresi fra il 15 Febbraio e il 30 Settembre di ogni anno.
E' fatto comunque obbligo di sfalci e/o lavorazioni del terreno per la realizzazione di fasce antincendio,
conformemente a quanto previsto dalle normative in vigore. In deroga all'obbligo della presenza di una copertura
vegetale, naturale o artificiale, durante tutto l'anno sono ammesse lavorazioni meccaniche sui terreni ritirati dalla
produzione nei seguenti casi:
1) pratica del sovescio, in presenza di specie da sovescio o piante biocide;
2) terreni interessati da interventi di ripristino di habitat e biotopi;
183
3) colture a perdere per la fauna, ai sensi dell'articolo 1, lettera c), del decreto del Ministero delle Politiche
Agricole e Forestali del 7 Marzo 2002;
4) nel caso in cui le lavorazioni siano funzionali all'esecuzione di interventi di miglioramento fondiario;
5) sui terreni a seminativo ritirati dalla produzione per un solo anno o, limitatamente all'annata agraria precedente
all'entrata in produzione, nel caso di terreni a seminativo ritirati per due o più anni, lavorazioni del terreno allo
scopo di ottenere una produzione agricola nella successiva annata agraria, comunque da effettuarsi non prima del
15 luglio dell'annata agraria precedente all'entrata in produzione. Sono fatte salve diverse prescrizioni della
competente autorità di gestione;
c) regolamentazione degli interventi di diserbo meccanico nella rete idraulica naturale o artificiale, quali canali di
irrigazione e canali collettori, in modo che essi vengano effettuati al di fuori del periodo riproduttivo degli uccelli,
ad eccezione degli habitat di cui all'art. 6 comma 11;
d) monitoraggio delle popolazioni delle specie ornitiche protette dalla Direttiva 79/409/CEE e in particolare quelle
dell'Allegato I della medesima direttiva o comunque a priorità di conservazione.
3. Per tutte le ZPS, in base a quanto previsto dall' art. 5 comma 3 del Decreto del Ministro dell'Ambiente e della
Tutela del Territorio e del Mare le attività da promuovere e incentivare sono:
a) la repressione del bracconaggio;
b) la rimozione dei cavi sospesi di impianti di risalita, impianti a fune ed elettrodotti dismessi;
c) l'informazione e la sensibilizzazione della popolazione locale e dei maggiori fruitori del territorio sulla rete
Natura 2000;
d) l'agricoltura biologica e integrata con riferimento ai Programmi di Sviluppo Rurale;
e) le forme di allevamento e agricoltura estensive tradizionali;
f) il ripristino di habitat naturali quali ad esempio zone umide, temporanee e permanenti, e prati tramite la messa a
riposo dei seminativi;
g) il mantenimento delle stoppie e delle paglie, nonché della vegetazione presente al termine dei cicli produttivi
dei terreni seminati, nel periodo invernale almeno fino alla fine di Febbraio.
La Tabella allegata alla DCR 342/98 : Approvazione siti individuati nel progetto BIOITALY e
determinazioni relative all’attuazione della direttiva , che indica le superfici , le denominazioni, con
il codice BIOITALY dei siti collegati alla direttiva Habitat ed alla rete Natura 2000:
184
185
DGR n.80, del 22 dicembre 2009, rielencazione dei SIR e SIC e ZPS, in sostituzione dell’allegato
D della LR 56/2000.
186
187
A seguire la tabell3.8 inserita a seguito di valutazione di incidenza per area SIC/ZPS Lago di Porta
inerenti la FAUNA ORNITICA migratrice e FAUNA DI ALTO VALORE CONSERVAZIONISTICO ,
quale Elenco uccelli acquatici stanziali e svernanti da monitorare .
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