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Sommario Rassegna Stampa
Pagina Testata
Rubrica
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Titolo
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Si parla di noi
9
la Repubblica
22/09/2014
I CERVELLI ITALIANI EMIGRATI NELLA SILICON VALLEY
"SPIEGHEREMO A MATTEO COME ATTIRARE I TALENTI" (F.Rampini)
2
26
la Stampa
22/09/2014
A SCUOLA DI INCLUSIONE SOCIALE (W.Passerini)
4
15
il Sole 24 Ore
22/09/2014
IL RISCATTO PARTE DALLE COMPETENZE (P.sp.)
5
15
il Sole 24 Ore
22/09/2014
SCUOLA, I VOLONTARI DEL RECUPERO (P.Springhetti)
6
Aetnanet.org
22/09/2014
PROGETTI PER LE SCUOLE IN COLLABORAZIONE TRA PARLAMENTO
E MIUR. TRASMISSIONE BANDI A.S. 2014-15
7
Agendadigitale.eu
22/09/2014
LA SCUOLA DIGITALE DI MATTEO RENZI E' UN LIBRO DEI SOGNI
8
Berlinocacioepepemagazine.com
22/09/2014
L'UNIVERSITA' TEDESCA VS UNIVERSITA' ITALIANA. ECCO DOVE E'
MEGLIO STUDIARE SECONDO UNA STUDENTESSA
11
Corriere della Sera - ed. Milano
22/09/2014
MENSE, CINQUE MILIONI DI RETTE NON PAGATE (M.Giannattasio)
13
Edscuola.it
22/09/2014
CONTRATTO SCUOLA DESAPARECIDO?
15
Ilsussidiario.net
22/09/2014
SCUOLA/ RENZI AL BIVIO TRA QUALITA' E "COLLOCAMENTO"
16
Ingegneri.info
22/09/2014
EDILIZIA SCOLASTICA: SICUREZZA, QUALITA' E ACCESSIBILITA' NEL
XII RAPPORTO CITTADINANZATTIVA
18
L'Unione Sarda
22/09/2014
IL SINDACO: "SCUOLA MODELLO DOPO I LAVORI"
20
OrizzonteScuola.it
22/09/2014
DIVENTARE TUTOR DEI TIROCINANTI NEI CORSI DI SOSTEGNO E TFA 21
ORDINARIO. REQUISITI E SELEZIONE
OrizzonteScuola.it
22/09/2014
RIFORMA DELLA SCUOLA. LINEE GUIDA, IL TESTO E I NOSTRI
ARTICOLI. AGGIORNATO CON TUTTI GLI ARTICOLI
25
OrizzonteScuola.it
22/09/2014
RIFROMA SCUOLA E SEGRETERIE. LA DIGITALIZZAZIONE PORTERA'
TAGLIO PERSONALE. PIANO DEMATERIALIZZAZION
29
Tecnicadellascuola.it
22/09/2014
ADI: POSITIVO IL GIUDIZIO SULLA BUONA SCUOLA, MA
30
Articolo21.org
21/09/2014
ISTRUZIONE E FORMAZIONE IN ITALIA SECONDO LE STIME
INTERNAZIONALI. IL RAPPORTO BES 2014
32
12/13
LA SICILIA
21/09/2014
BIOPLASTICA DAI GUSCI DEI GAMBERI, TERZO PREMIO
"FABBRICANDO"
34
20
Trentino
20/09/2014
INCONTRO ROSSI-GIANNINI SU ISTRUZIONE E RICERCA
35
3
23
Rubrica
Scenario politico
16
la Stampa
22/09/2014
IL MINISTERO HA DECISO: LA MAXI-CLASSE SARA' SDOPPIATA
36
8
il Sole 24 Ore
22/09/2014
UNIVERSITA', L'INUTILE SINDROME DA "RANKITISMO" (D.Braga)
37
Quotidiano
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22-09-2014
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Si parla di noi
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Quotidiano
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22-09-2014
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Si parla di noi
Pag. 3
Quotidiano
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22-09-2014
26
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Si parla di noi
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Quotidiano
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Si parla di noi
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Quotidiano
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22-09-2014
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Redazione
Utilizzazioni
fino ad oggi 11168 Utenti registrati Progetti: Progetti per le scuole in collaborazione tra Parlamento e MIUR.
Trasmissione bandi a.s. 2014-15
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Nota prot. n. 5539 del 17 settembre 2014 Sei concorsi promossi dal Senato della
Repubblica e dalla Camera dei deputati, in
collaborazione con il Miur, per avvicinare gli
studenti ai valori della Carta costituzionale. I
sei progetti sono rivolti agli studenti del
primo e secondo ciclo di istruzione Come è noto da anni Ministero
dell'Istruzione, Camera dei deputati e Senato della
Repubblica mantengono una stretta collaborazione finalizzata a offrire alle scuole degli strumenti che
favoriscano la progettazione e la riflessione, all’interno dei percorsi didattici curricolari, sui principi e
l'attualità della Carta costituzionale. Avvicinare i giovani ai suoi valori e sostenere l'insegnamento di
“Cittadinanza e Costituzione”, attraverso attività pluridisciplinari e metodologie laboratoriali, è infatti
un impegno comune del mondo della scuola e del Parlamento, che nel tempo si è tradotto in nuove
iniziative e in una pluralità di progetti, rivolti ai differenti gradi di istruzione e realizzati grazie al
contributo degli Uffici scolastici regionali, dei dirigenti scolastici e dei docenti. Gli ottimi risultati ottenuti
e l'interesse manifestato dalle scuole sono anche quest’anno un ulteriore motivo per proseguire, di
comune accordo, nel nuovo a.s. 2014-15, le iniziative già sperimentate.
Ogni scuola, del primo e del secondo ciclo, potrà pertanto ideare, nel corso del nuovo anno scolastico e
all’interno della propria progettazione didattica per “Cittadinanza e Costituzione”, dei percorsi di studio
e approfondimento, avvalendosi delle risorse offerte dalle iniziative realizzate in collaborazione con il
Parlamento; tra queste di seguito si segnalano, in sintesi, quelle che rivestono particolare rilevanza. In
allegato ciascun bando illustra invece le caratteristiche dei singoli progetti, le modalità di svolgimento e
di iscrizione, oltre ai riconoscimenti previsti per i partecipanti.
Progetto "Dalle aule parlamentari alle aule di scuola. Lezioni di Costituzione", rivolto agli istituti di
istruzione secondaria di secondo grado, che possono partecipare mediante la produzione di un
originale lavoro di ricerca, a carattere multimediale, volto ad approfondire il significato e l'applicazione
nel loro territorio di uno dei principi della Costituzione. Una rappresentanza di ciascuna delle sessanta scuole selezionate verrà invitata a Roma per due
giornate durante le quali si effettueranno prima incontri con parlamentari ed esperti e poi si svolgerà,
quest'anno nell'Aula del Senato, la cerimonia conclusiva con la menzione dei lavori migliori;
Progetto "Un giorno in Senato", rivolto alle classi del terzo e del quarto anno degli istituti di
istruzione secondaria di secondo grado, che prevede incontri di studio e di formazione per mettere a
confronto le conoscenze acquisite dagli studenti nel corso dell'attività didattica con il concreto
funzionamento dell'Assemblea parlamentare di Palazzo Madama;
Progetto "Vorrei una legge che...", rivolto alle classi quinte delle scuole primarie, con cui il Senato si
propone di far riflettere i più giovani studenti su temi a loro vicini e di far cogliere l'importanza delle
leggi sulla regolamentazione della vita di tutti i giorni, incentivando il senso civico e di partecipazione
democratica;
Progetto "Testimoni dei diritti", rivolto alle classi delle scuole secondarie di primo grado, con cui il
Senato intende richiamare l'attenzione sul riconoscimento dei diritti umani attraverso la riflessione sulla
Dichiarazione universale approvata dall'ONU nel 1948;
Progetto "Giornata di formazione a Montecitorio", rivolto alle classi dell'ultimo biennio degli istituti di
istruzione secondaria di secondo grado, che ha l'obiettivo di far vivere direttamente agli studenti
l'esperienza di due giornate di lavoro alla Camera attraverso l'incontro con le Commissioni parlamentari
e i deputati eletti nel territorio di provenienza della scuola;
Progetto "Parlawiki–Costruisci il vocabolario della democrazia", rivolto alle classi quinte delle scuole
primarie e alle scuole secondarie di primo grado, con cui la Camera invita le classi a illustrare in modo
sintetico e originale, sotto forma multimediale, alcune "parole chiave" della democrazia. I lavori ritenuti
più significativi verranno pubblicati sul sito della Camera nella sezione rivolta ai più giovani e poi
sottoposti a votazione per via telematica.
Le SS.LL. sono invitate a dare la più ampia diffusione presso le scuole alle iniziative in oggetto, anche
attraverso l'indispensabile azione dei referenti regionali e provinciali; a questo proposito si pregano
altresì le SS.LL. di confermare il nominativo del referente regionale incaricato di seguire e di sviluppare
questi progetti, comunicandolo alla Direzione generale per gli ordinamenti e la valutazione del sistema
nazionale di istruzione, entro il 19 settembre 2014, al seguente indirizzo di posta elettronica:
[email protected] Allo stesso indirizzo e-mail del Prof. Giuseppe Caratozzolo sarà
possibile rivolgersi per eventuali altre informazioni.
Tenuto conto dell'alto valore educativo e civico delle iniziative illustrate nei bandi, si pregano le SS.LL.
di sensibilizzare i Dirigenti scolastici affinché ciascuna di queste opportunità formative sia
adeguatamente divulgata e recepita. Si ringrazia per la collaborazione.
download All. 1 - Progetto "Dalle aule parlamentari alle aule di scuola. Lezioni di Costituzione" (con All.
1A e All. 1B)
All. 2 - Progetto "Un giorno in Senato"
All. 3 - Progetto "Vorrei una legge che..."
All. 4 - Progetto "Testimoni dei diritti"
All. 5 - Progetto "Giornata di formazione a Montecitorio"
All. 6 - Progetto "Parlawiki-Costruisci il vocabolario della democrazia"
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Attività parlamentare
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1
il direttore generale f.to Carmela Palumbo
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Pag. 7
Data
AGENDADIGITALE.EU (WEB)
22-09-2014
Pagina
Foglio
CHI SIAMO
1/3
IL PROGETTO EDITORIALE
NEWSLETTER
IL PRIMO GIORNALE SULL'AGENDA DIGITALE ITALIANA
LUNEDÌ 22 SETTEMBRE 2014
E’ un’iniziativa del Corriere delle Comunicazioni – Direttore: Gildo Campesato
INFRASTRUTTURE ANAGRAFE UNICA
Responsabile editoriale: Alessandro Longo
SMART CITIES & COMMUNITIES EGOV COMPETENZE DIGITALI ECOMMERCE STARTUP
IDENTITÀ DIGITALE
FATTURAZIONE ELETTRONICA
Partner:
HOME » eGov » La scuola digitale di Matteo Renzi è un libro dei sogni
ISTRUZIONE
La scuola digitale di Matteo Renzi è un libro dei
sogni
Archivio newsletter
Di positivo c'è che per la prima volta il tema è trattato in modo organico. E
che si punti il dito sul digital divide banda larga. Peccato che le risorse
necessarie sfiorino il miliardo di euro, di cui non c'è traccia al momento nel
piano del Governo
di Paolo Ferri, università Bicocca di Milano
Ho voluto attendere di leggere con attenzione i documenti
del governo e che venisse avviata la consultazione e chiarite
le sue modalità prima di intervenire sulla parte che riguarda
le competenze digitali del testo. La riforma della scuola è un
argomento troppo importante per lasciarsi andare a
commenti poco ponderati. Ovviamente analizzerò il
documento nei punti che riguardano la scuola digitale e che
si intersecano con l’attuazione dell’Agenda digitale italiana,
invero in questi primi mesi del Governo Renzi davvero un po’
trascurata. In generale il testo, anche nei suoi contenuti non “digitali”, ha il merito di offrire un
approccio organico al tema della riforma della scuola e di “scartare” rispetto agli interventi dello scorso
governo che si sono spesso caratterizzati – nel caso del digitale e forse non solo - come interventi mirati
e specifiche circolari o provvedimenti su singoli aspetti, ad esempio: contenuti digitali, registro
elettronico; piuttosto che sul sistema Scuola digitale che deve ancora nascere in Italia. Questo è un dato
positivo.
1. La formazione al digitale degli insegnanti
La prima volta che compare in maniera strutturata nel documento una riflessione sul tema della Scuola
digitale è nel “secondo Capitolo” alla voce formazione degli insegnanti, per altro del tutto condivisibile.
E’ condivisibile il fatto che vadano valorizzate le esperienze delle reti di scuole di eccellenza nella
formazione long life degli insegnati al digitale. Come è condivisibile l’idea di individuare un docente
“catalizzatore” per l’innovazione didattica. Tuttavia un solo docente per ogni rete di scuole mi sembra
insufficiente. Ricordiamoci che in parlamento è presente un disegno di legge proposto da Anna Ascani
che prevede un’azione molto più capillare di quella prevista da La buona scuola, l’idea è di istituire per
ogni ”collegio docenti” e non per ogni rete di scuole la figura del “docente educatore digitale” che si
occupi di adottare “misure educative volte all’insegnamento di elementi base di programmazione,
all’educazione alla positiva condivisione di informazioni, allo sviluppo di comportamenti responsabili
045688
sul web”. Non una materia a parte ma un docente che supporti i colleghi nelle attività di tutti i giorni. Si
tratta di una figura già presente in molti sistemi educativi europei e sarebbe molto utile in anche in
Italia, ma nelle forme e nei modi delineati da Ascani e non dal documento, cioè in maniera molto più
Codice abbonamento:
capillare e diffusa. Sarà in grado il ministro Giannini di trovare le risorse per attuare questa riforma
molto urgente? Il rischio è quello che il povero “catalizzatore” per l’innovazione delle reti di scuole si
ritrovi con un’etichetta formale di cui si fregerà ma senza un reale potere di intervento sulle scuole della
rete.
2. Il cablaggio e la connessione
Si parla di noi
Pag. 8
AGENDADIGITALE.EU (WEB)
Data
22-09-2014
Pagina
Foglio
2/3
Il secondo punto del documento in cui viene menzionata l’innovazione digitale è all’interno del terzo
capitolo al capo “Connettere per aprire”. Finalmente in un documento ufficiale si riconosce il digital
divide della scuola Italiana rispetto alla connessione a Internet “A oggi, solo il 10% delle nostre scuole
primarie, e il 23% delle nostre scuole secondarie, sono connesse a Internet con rete veloce”, in passato
si cercava di nascondere la realtà. E ancor peggio solo il 46% delle scuole ha un connessione a Internet,
ma questa non raggiunge le classi e se le raggiungesse, non sarebbe sufficiente. È un dato drammatico
che ci pone ai margini dell’Europa quanto a “banda” disponibile nelle scuole. Il 100% delle scuole UK e
del Nord Europa è cablato in banda larga. Inoltre il documento coglie il problema quando afferma,
“abbiamo investito in tecnologie troppo “pesanti”, come le Lavagne Interattive Multimediali, che
hanno da una parte ipotecato l’uso delle nostre risorse per innovare la didattica, dall’altra parzialmente
“ingombrato” le nostre classi, spaventando alcuni docenti”. Vero. Vero anche che sarebbe stato
necessario investire in “banda” e formazione e non in “ferro”, e che per ciò che riguarda il “ferro” può
valere il “buon principio” del Bring your own device. In questo campo serve, però, una strategia
radicale… uno shock. Il Censis nel suo "Diario della transizione" stima quanto costi il fabbisogno di
connettività di tutti gli istituti scolastici Italiani. Per internet veloce servirebbero 7,9 euro al mese per
studente, per un totale di 650 milioni di euro, dei quali 184 milioni per la connettività, 274 milioni per
la sicurezza e 192 milioni per l'utilizzo delle infrastrutture e delle apparecchiature tecnologiche. Vogliamo istituire per una volta una “buona tassa”, una “una tantum” digitale che permetta alla nostra
scuola di fare questo salto “quantico” e di mettersi al pari con l’Europa: Se non vogliamo alzare le tasse,
il governo dovrebbe tagliare sprechi ed evasione almeno per i 650 milioni necessari al cablaggio di
tutte le scuole d’Italia. Nel documento La buona scuola si parla di poco di fondi e per avere una Buona
scuola è condizione necessaria una scuola ben cablata!
3. La digitalizzazione, la sburocratizzazione e la dematerializzazione
Il terzo punto del documento nel quale si tocca il tema del digitale è quello dal titolo “digitalizzare per
diventare efficienti”. Vi si afferma “La digitalizzazione non è però solo un modo per smaterializzare
processi o risparmiare su acquisti, ma serve per migliorare l’amministrazione stessa e renderla un vero
facilitatore per tutto il mondo della scuola”. Un ottimo punto, il digitale può aiutare a essere più
efficienti dal punto di vista didattico, amministrativo e dei rapporti con il territorio. Si tratta di un
ottimo proposito, open data, riuso dei contenuti didattici di qualità, piattaforma Scuola in chiaro 2.0,
gestione digitale degli scrutini dell’iscrizione e delle comunicazioni con le famiglie e smaterializzazione
delle pratiche burocratiche. Qui davvero sembra un libro dei sogni. E speriamo che si realizzino. Perché
anche in questo campo senza investimenti è difficile. Non sono cifre ingenti ma sono necessarie. Un
buon software per la gestione della didattica di una scuola (comprensivo di registro elettronico,
scrutinio elettronico, aule virtuali e gestione della didattica e delle relazioni con la famiglia) e uno per la
smaterializzazione e la digitalizzazione delle pratiche amministrative e di segreteria costano circa 5000
euro, per il primo anno, e 1500/2000 euro per il mantenimento gli anni successivi. Le scuole pubbliche
sono circa 8000, il conto è presto fatto: per digitalizzare la scuola italiana, da questo punto di vista, il
primo anno sarebbero necessari 40.000.000 di euro e per quelli successivi 16.000.000 di euro annui
per il mantenimento (esclusa la formazione dei docenti). E’ necessario segnalare inoltre che cattivi
software rischiano di intralciare la digitalizzazione invece di favorirla. Ad esempio “registri elettronici”
che non siano “interoperabili”, ad esempio, rendono inaccessibili i dati nel caso la scuola decida di
cambiare fornitore rappresentano una perdita secca per la scuola che li abbia acquistati e non si può
pensare come pensava in parte il Ministro Profumo, che i software possano essere open source o
gratuiti perché molte esperienze dimostrano che i danni sono notevoli. Ora il documento del Governo
prende atto che la transizione al digitale e la smaterializzazione della scuola è possibile, il che è un
grande passo avanti per realizzare di questo processo però è necessario che si trovi un sistema per
permettere alle scuole di accedere alle risorse finanziare che abbiamo indicato, non solo in forma
episodica ma anche permanente, vista la necessità di “mantenere e manutenere” il sistema.
4. L’alfabetizzazione digitale e i contenuti
Veniamo all’ultimo punto relativo alle competenze digitali contenuto nel documento del governo Renzi
sulla Buona Scuola. Il documento parte molto bene: “il nostro è il secolo dell’alfabetizzazione digitale:
la scuola ha il dovere di stimolare i ragazzi a capire il digitale oltre la superficie. A non limitarsi ad
essere ‘consumatori di digitale’. A non accontentarsi di utilizzare un sito web, una App, un videogioco,
ma a progettarne uno (un sito web aggiungo io).”.
045688
Finalmente un riconoscimento della necessità di permettere agli studenti della nostra scuola di
diventare “cittadini digitali” consapevoli. E’ vero noi adulti, e io in particolare, chiamiamo gli studenti,
almeno quelli che frequentano le elementari e la primaria di primo grado “nativi digitali”. E’ un fatto:
Codice abbonamento:
non perché siano già competenti nei vari ambiti disciplinari ma perché sono nati con le tecnologie e
pensano e comunicano diversamente da noi. Ovviamente sono “ignoranti” in senso tecnico ma usano e
pensano il digitale in maniera molto diversa da noi. Il documento spinge verso un uso critico,
consapevole e creativo delle tecnologie: ottimo. Poi però perde un po’ smalto e recita, infatti, “è
necessario “introdurre il coding (la programmazione)” nella scuola italiana”. Qui non ci siamo. Sono
anni che noi “esperti” anche da posizioni molto diverse cerchiamo di spiegare agli insegnanti che una
Si parla di noi
Pag. 9
Data
AGENDADIGITALE.EU (WEB)
22-09-2014
Pagina
Foglio
3/3
cosa è “programmare”, un altra è possedere una buona alfabetizzazione digitale e una serie di
competenze di “cittadinanza” digitale (come ad esempio saper fare una ricerca in Internet, gestire un
sito, un blog o un profilo su un social network). Ora nel documento del governo Renzi rispunta una delle
famigerate “I” del ministro Moratti. E’ vero che Obama ha evocato la necessità per la scuola
statunitense di introdurre competenze di programmazione, ma negli USA c’è la Silicon Valley, il 10% del
PIL tra pubblico e privato è investito in educazione e ricerca e hanno sede Microsoft, Google, Apple, e
Amazon. Noi siamo in Italia, l’Olivetti non c’è più o è la pallidissima ombra di se stessa.
La nostra scuola, non è “connessa” a Internet e ha una classe docente, matura– in media cinquantuno
anni - che non ha ancora digerito il fatto di essere ormai entrata nella Galassia Internet e non è stata
formata per questo. Figuriamoci se è pronta per il “coding”. In questo modo, con gli scatti degli statali
bloccati anche per il 2015, si rischia davvero di trovarsi drammaticamente in difficoltà nel formare
bambini e pre-adolescenti ai principi della programmazione informatica. Le maestre e le insegnanti,
spesso lasciate sole, potrebbero davvero arrabbiarsi. Che dire è vero che è necessario e utile ricordarsi
di guardare la Luna, ma poi bisogna anche stare attenti a non inciampare sui massi che cospargono la
strada. Sarebbe meglio essere un po’ realisti: quale insegnate italiano/a, se si eccettuano casi molto rari
e coloro che già la insegnano alle superiori, può occuparsi oltre al suo lavoro “normale” di insegnare
principi di “programmazione” ai suoi allievi? E’ più facile che li insegnino loro agli insegnanti. E poi il
testo prosegue sempre guardando la Luna e dimenticandosi la realtà delle nostre scuole, parlando di
“Digital Makers”, di “gamification” e di altre idee un po’ fuori contesto. Io personalmente sono convinto
che ad esempio la “gamification” sia una cattiva utopia. Giocare o video-giocare è una cosa, apprendere
un'altra. Sono convinto e l’ho scritto più e più volte che i videogiochi, e la logica sottesa ai videogiochi,
possano essere molto produttivamente utilizzati per l’apprendimento e nella scuola. Ma Apprendere è
anche fatica e impegno e poi per coniugare l’apprendere attraverso il gioco con i contenuti disciplinari è
necessario avere una classe docente davvero preparata e motivata e molto competente per evitare il
rischio di trasformare l’apprendimento in un “faccio cose vedo gente” in questo caso di “morettiana” e
non “morattiana” memoria. Ripeto considero il documento del Governo Renzi molto interessante,
organico e completo ma questa parte proprio non mi piace. Poi il testo si riprende. “Consapevolezza
digitale” uso critico e attivo dei social network questi sono obiettivi perseguibili. Ottima ad esempio la
sottolineatura di un nuova didattica laboratoriale “un’interpretazione dei laboratori come palestre di
innovazione, legata allo stimolo delle capacità creative e di “problem solving” degli studenti. Ottima
anche la sintesi dei 12 punti finali…efficacee. Un piccolo appunto anche sulla “consultazione” in corso
che si è aperta Lunedì 15 settembre, suggerirei a chi gestisce il sito http://labuonascuola.gov.it di
lasciare un po’ più di caratteri e non solo 300 per chi partecipa. Non tutto si può risolvere in due Tweet.
5. Conclusioni
Tirando le somme, a mio modesto parere, il documento, per ciò che riguarda il digitale, ma anche in
generale è una sintesi organica e interessante, che a parte alcune cadute, si presta a una doppia
interpretazione: se non saranno trovate le risorse per dare attuazione ai principi che sono enunciati, si
tratta di un “libro dei sogni”, non di un “incubo” come possiamo oggi definire le riforme Moratti e
Gelmini ma di un buon libro dei sogni. Se si troveranno le coperture e verrà stabilità una road map
chiara dei tempi di attuazione dei provvedimenti previsti durante i “mille giorni” allora potrebbe essere
un buon viatico alla digitalizzazione “mancata” delle scuola italiana …. Vedremo il tempo è galantuomo 22 Settembre 2014
T A G : scuola, ferri
MAPPA DEL SITO | CHI SIAMO | IL PROGETTO EDITORIALE
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045688
CORPO 10 SOC. COOP. A R.L. — LARGO DI TORRE ARGENTINA 11 — 00186 ROMA — P.IVA: 08650251005
Si parla di noi
Pag. 10
BERLINOCACIOEPEPEMAGAZINE.COM (WEB2)
Data
Foglio
IL SITO DEGLI ITALIANI A BERLINO / CONTATTI / I SERVIZI DI BERLINO CACIO E PEPE / REDAZIONE /
COSA SUCCEDE / CULTURA / COSA VEDERE 22-09-2014
Pagina
1/2
CERCA
MANGIARE / COSA FARE / STORIE L’università tedesca vs università italiana. Ecco dove è
meglio studiare secondo una studentessa italiana.
INSPIRATION GROUP
September 21, 2014 By Andrea D'Addio - Direttore
Università tedesca vs Università Italiana
di Alessandra Malerba*
Vorrei potervi dire in dettaglio tutto quello che so in merito, ma finirebbe per essere troppo lungo e noioso.
Pertanto, in estrema sintesi, elenco qui gli aspetti di questo sistema che più mi hanno colpito:
L’università è gratis: in quanto diritto universale, lo studio è liberamente accessibile a tutti. Il 95% delle
università tedesche non prevede tasse universitarie, ma solo un contributo semestrale (a seconda della
città e università, tra 150 e 250 euro), il quale dà al contempo diritto all’abbonamento dei mezzi pubblici.
Questo abbonamento è quasi sempre valido non solo all’interno della città, ma anche su tutto il territorio
della regione in cui si studia. Si può pertanto viaggiare su tutti i treni regionali senza comprare un ulteriore
biglietto.
L’università non dura in eterno: il fuori corso non esiste. Al termine dei 3 anni della triennale l’università
finisce. Se hai finito tutti gli esami ti laurei, altrimenti no. Con le adeguate motivazioni sono concessi 1 o 2
semestri extra per terminare il corso, ma non di più. Questo porta necessariamente ad un
Si parla di noi
ULTIMI ARTICOLI
L’università tedesca vs università italiana. Ecco dove è
meglio studiare secondo una studentessa italiana.
“Berlino? Ja, danke!”
Offerta di lavoro a Berlino. L’asilo Piccolino cerca
educatrice
L’avventura rocambolesca di un italiano (e di un
cellulare) sui mezzi di trasporto a Berlino
Offerta di lavoro a Berlino in un’azienda di fotolibri
045688
Conosco bene la miriade di pregiudizi che si hanno sulla Germania e d’altra parte anche i tedeschi hanno
molti pregiudizi nei confronti dell’Italia e degli Italiani (che sono tuttavia minori di quanto ci si possa
aspettare). Ma qui non voglio andare a sottolineare le differenze culturali “propriamente” dette. Piuttosto mi
vorrei soffermare sulle differenze riguardanti il sistema universitario, in particolare vorrei cercare di
raccontarvi che cosa significa essere studente qui in Germania.
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Sono di nuovo in Germania, per la seconda volta. La prima volta sono venuta come studente Erasmus,
questa volta in veste di studente-lavoratrice. Da quando sono venuta a contatto con questa nuova realtà
non ho potuto fare a meno di mettere a confronto i due sistemi sociali cui mi sento fortemente legata,
quello italiano, da una parte, e quello tedesco, dall’altra. Ora, siamo tutti d’accordo che l’Italia è un paese
affascinante, in cui si mangia bene e dove si gode di condizioni climatiche pressoché perfette. Su questi
temi, ovviamente, il confronto viene meno: per l’Italia è una vittoria a mani basse.
salvatore on Lavoro a Berlino, il panificio Sironi
cerca addetti a vendita e produzione
Striped on Alla scoperta di Schöneberg, il quartiere
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ridimensionamento dell’importanza del voto di laurea. Dovendo terminare tutti gli esami in tempo, ad ogni
costo, si raggiunge il voto finale massimo solo raramente. In effetti, quanti 110 e lode in Italia arrivano al
termine di una triennale conseguita perfettamente in tempo? Pochi. In Germania si segue la logica
insegnataci dal Prof. Piga: meglio un 105 ottenuto in 3 anni che un 110 e lode ottenuto in 4 o addirittura 5.
Qui, avere l’equivalente di un 100 italiano, piuttosto che un 110, non è di certo un problema.
dei café e della comunità gay di Berlino
La maggior parte dei corsi di studio prevede un semestre di stage obbligatorio al fine del conseguimento
della laurea. Come conseguenza, la grande maggioranza delle aziende offrono continuamente posizioni di
stage, ruoli che possono essere ricoperti esclusivamente dagli studenti (per intenderci, un laureato non
potrebbe essere legalmente assunto con un contratto di stage, ma solo con un vero contratto di lavoro).
Questo rende lo studente ricco di esperienza pratica al termine del percorso di studi, contrariamente a
quanto accade in Italia, dove il laureato accede al mondo del lavoro senza aver avuto alcuna esperienza
lavorativa (tantomeno collegata al percorso di studi).
Ico on Alla scoperta di Schöneberg, il quartiere dei
Molti corsi di studio prevedono un’esperienza di studio o stage all’estero, obbligatoria per quelli con
indirizzo internazionale.
Lo stato sostiene gli studenti con prestiti finalizzati allo studio. Non dovendo pagare l’università questi
soldi possono essere spesi per andare via di casa e mantenersi da soli in un’altra città, cosa che accade
molto spesso qui. Inoltre gli studenti ricevono mensilmente un aiuto finanziario basato sul reddito dei
genitori (ma in merito ho ottenuto solo poche informazioni).
Gli studenti hanno la possibilità di accedere agli “Studenten-Jobs”, lavori part-time di poche ore settimanali
(generalmente concentrate nel weekend), facilmente compatibili con lo studio. Gli Studenten-Jobs sono
perfettamente legali, accompagnati rigorosamente da contratti di lavoro.
L’età non è tutto: mantenendo valido quanto detto sin qui, non è necessario terminare l’università (e con
ciò intendo aver finito la specialistica) a 24 anni appena compiuti. Anzi, di rado accade che un
ventiquattrenne abbia già conseguito la laurea specialistica. Innanzitutto accade molto spesso che tra la
triennale e la specialistica ci sia una pausa di almeno un anno (durante il quale si possono fare stage o
altre esperienze, spesso viaggi e si può decidere con calma che tipo di specializzazione si vuole fare); in
secondo luogo non sempre l’università si inizia subito dopo la scuola: fino a qualche anno fa era
obbligatorio il servizio civile (militare oppure sociale). Ora, pur non essendo obbligatorio, molti giovani
decidono di fare un’esperienza alternativa allo studio prima di entrare nel mondo universitario. Di
conseguenza lo uno studente che finisce la specialistica non ha praticamente mai meno di 26 anni.
Questo aspetto è fondamentale per il mercato del lavoro. Gli studenti vi accedono più esperti, più tardi. Il
ricambio generazionale può aspettare e tutto fila liscio.
Andrea D'Addio - Direttore on Alla scoperta di
Schöneberg, il quartiere dei café e della comunità gay di
Berlino
café e della comunità gay di Berlino
cristian on Lavoro a Berlino, il panificio Sironi cerca
addetti a vendita e produzione
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Tecnologia e relax: a #Berlino il primo café
d'Europa dove si può stampare in 3d
http://t.co/0kbEgz6H9r, 5 hours ago
Al via l’#Oktoberfest di Monaco 2014:
durerà fino al 5 ottobre. Il programma e la
photogallery http://t.co/hnSXK3cxRx, Sep 20
La cioccolata Ritter vs i consumatori
tedeschi: ecco chi ha vinto
http://t.co/HkNR0XiPAJ #Germania, Sep 19
Ritengo siano questi i punti salienti, anche se, come già detto, ce ne sono molti altri.
Fin qui ho descritto quanto accade generalmente in Germania. Cosa dire dell’Italia? Beh, facile, andando
ad analizzare punto per punto:
L’università, pur non essendo tra le più dispendiose in Europa, ha un prezzo. Un prezzo discutibile, a mio
modesto avviso, definito secondo un sistema di tassazione ridicolo, aggiungerei.
Il fuori corso rimane il grande protagonista delle università italiane. Probabilmente perché il fuori-corso
paga più tasse e questo significa maggiori introiti per l’Università.
Di stage o semestre all’estero obbligatori nei corsi di laurea non ho mai sentito parlare.
L’aiuto statale come sostegno finanziario allo studio è, in Italia, una vera e propria barzelletta. Totale
inesistenza del prestito studentesco, esistenza di poche borse di studio, assegnate con criteri ridicoli
(bisogna essere, alternativamente, estremamente poveri o evasori totali).
Il lavoro part-time (legale) per lo studente non esiste. Esiste solo il lavoro part-time, incompatibile con una
buona carriera universitaria.
L’età non è tutto? Non saprei. Probabilmente no, non è tutto. Se ne vedono di ventottenni freschi di
specialistica in Italia. La differenza? Il ventottenne italiano che finisce la specialistica è spesso un fuori
corso cronico. In Germania lo stesso ventottenne ha già lavorato quantomeno un anno.
Riassumendo, dal mio punto di vista, essere studenti in Germania equivale ad aver sbancato il
superenalotto. È una vita semplice quella dello studente tedesco. Il loro Stato non li abbandona a sé
stessi: al contrario, li sostiene e li tutela fino all’ultimo. Perché i giovani sono il futuro.
Ora è tempo di interrogativi. Da quando sono venuta in Germania non faccio altro che domandarmi: perché
essere studente in Italia è un incubo? Che cosa abbiamo sbagliato? Se c’è incompatibilità tra i due
sistemi, qualcuno sa spiegarmi dove risiede? Cambieranno mai le cose? Non lo so. So solo che, se
qualcuno cinque anni fa mi avesse detto quanto vi ho raccontato io ora, non avrei mai messo piede in
un’università italiana.
*Alessandra Malerba è una studentessa romana di 25 anni che per ben due volte, prima solo come
studentessa Erasmus, e poi come stagista (e studentessa allo stesso tempo) si è trasferita in Germania. Leggi anche gli altri articoli riguardanti l’università tedesca, se è meglio di quella italiana e come
funziona, clicca qui
© Claus Paul Heibel CC BY SA 2.0
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September 21, 2014 By Andrea D'Addio - Direttore
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L’università in Germania non è perfetta come
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Segreterie scolastiche: poca didattica e molta burocrazia (inutile) »
Contra o scuola desaparecido?
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Contratto scuola desaparecido?
Lucio Ficara
Il ministro Giannini aveva assicurato che il 2014 sarebbe stato l’anno del rinnovo contrattuale. Siamo ormai a
fine settembre e non c’è ancora neppure l’atto di indirizzo.
Ma dove è finito il nuovo contratto della scuola, tanto reclamato dal ministro dell’istruzione Stefania Giannini, da
quando si è insediata al Miur? D’altronde che ci fosse un reale bisogno, anche molto urgente, di rinnovare
l’attuale contratto della scuola è un’opinione che trova d’accordo i sindacati, i docenti, e tutto il personale
scolastico, oltre lo stesso ministro dell’istruzione.
Un contratto, quello della scuola che non è più rinnovato dal 2007, che è addirittura scaduto dal primo gennaio
2010 e che è stato profondamente destrutturato dal 2008 ad oggi da una continua e permanente invasione
legislativa. Non solo si è in un regime di vacanza contrattuale permanente, ma si approvano leggi volte ad
abrogare pezzi consistenti del contratto scuola.
È in atto oramai da alcuni anni, ed è sotto gli occhi di tutti, la destrutturazione dei contratti della scuola, dove
per via legislativa, nello stesso canovaccio contrattuale di base, cioè il CCNL 2006-2009, si interviene a togliere
diritti e aggiungere carichi di lavoro crescenti. Questo iter di variazione contrattuale per via legislativa, non solo
rende il contratto della scuola, poco più che carta straccia, ma genera inevitabilmente il caos normativo e il
disorientamento di chi deve applicare le norme. Questa incertezza normativa ha di fatto richiesto un intervento
chiarificatore dell’ARAN, dove si sta ragionando sull’urgenza di un accordo quadro in materia di malattia, visite
specialistiche, permessi, congedi parentali nel pubblico impiego e quindi anche nella scuola.
Resta forte l’esigenza di armonizzare e adeguare la normativa contrattuale della scuola alla situazione
legislativa attuale, mettendo in questo modo dei paletti alla continua modifica delle regole per via legislativa. Il
ministro aveva detto, per poi lasciare cadere i suoi propositi, che il 2014 sarebbe stato l’anno in cui si sarebbe
dovuto rinnovare il contratto della scuola.
Siamo arrivati all’autunno 2014 e di rinnovo contrattuale nemmeno l’ombra. Si potrebbe dire, senza il timore di
essere sementiti, che il nuovo contratto della scuola è “desaparecido” senza che la stessa Stefania Giannini ne
abbia spiegato il motivo ufficiale. Al posto del rinnovo contrattuale si parla della legge sul merito, sulla
valutazione e sulla maggiorazione degli orari di servizio e dei carichi di lavoro, che se dovesse essere
approvata determinerà la morte ufficiale del contratto scuola. Il timore diffuso, che serpeggia nel mondo della
scuola, che le norme che regolano diritti e doveri del personale scolastico non sarà più un patto tra le parti, ma
un’ imposizione legislativa unilaterale.
Alla faccia dei corporativismi sindacali, dei conservatori ideologici, si rischia di passare da un rinnovo del
contratto desaparecido alla morte delle logiche contrattuali. Tutto il quadro normativo della scuola si deciderà
per via legislativa e quindi di maggioranza politica. Ma operare in questo modo, proprio da chi grida contro i
corporativismi e le ideologie, non è per caso l’applicazione di norme ideologiche e politiche sul mondo del
lavoro e dei lavoratori?
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Segreterie scolastiche: poca didattica e molta
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La Community degli Ingegneri Italiani ∙ Supplemento di Tecnici.it - Quotidiano di informazione scientifica e tecnica - ISSN 2284-0109 - Anno 7 n° 331 del 22/09/2014
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News Strutture Edilizia scolastica: sicurezza, qualita' e accessibilita' nel XII Rapporto Cittadinanzattiva
Edilizia scolastica: sicurezza, qualita' e
accessibilita' nel XII Rapporto Cittadinanzattiva
Quattro edifici su dieci hanno una manutenzione carente, oltre il 70% presenta lesioni strutturali.
L'indagine ha monitorato 213 scuole in 14 Regioni:
Strutture in acciaio tra
Regolamento Ue 305/2011
e marcatura Ce
Quattro edifici su dieci hanno una manutenzione carente, oltre
il 70% presenta lesioni strutturali, in un caso su tre gli
interventi strutturali non vengono effettuati, più della metà
delle scuole si trova in zona a rischio sismico e una su quattro
in zona a rischio idrogeologico. È questo il quadro che emerge
dal XII Rapporto nazionale su sicurezza, qualità e
accessibilità a scuola, realizzato da Cittadinanzattiva.
L’indagine, presentata in una delle sedi della Camera dei
Deputati, si basa sui dati raccolti attraverso il monitoraggio di
oltre 200 scuole in tutta Italia.
Come ogni anno il rapporto fotografa lo stato dell’edilizia
scolastica analizzando una serie di indicatori che mettono in
evidenza: stato della manutenzione degli edifici scolastici,
distacchi di intonaco e crolli, possesso delle
certificazioni di sicurezza (agibilità statica, antisimica,
prevenzione incendi), condizioni di aule, palestre e cortili,
barriere architettoniche. L’edizione di quest’anno è
arricchita da un'analisi sulla qualità delle mense e del tipo di
alimentazione servito.
Nel dettaglio, sono 213 gli edifici scolastici monitorati in 14
Regioni: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Friuli
Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Molise, Piemonte,
Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto). Sono oltre 70mila gli studenti iscritti nelle
scuole monitorate e oltre 7mila i docenti. Dall’indagine emerge che il 65% delle scuole
monitorate è situata in zona a rischio sismico, il 24% in zona a rischio idrogeologico, il
7 % in zona a rischio industriale, il 5% a rischio vulcanico, il 14% in zona a elevato
inquinamento acustico; il 2% presenta amianto e radon.
Per quanto riguarda lo stato degli edifici, il 41% delle scuole ha uno stato di
manutenzione mediocre o pessimo, quasi tre scuole su quattro (73%) presentano
lesioni strutturali per lo più sulla facciata esterna (66%); il 25% dei corridoi, il 21% delle
mense e dei bagni e il 18% delle aule presenta distacchi di intonaco; segni di fatiscenza sono
presenti per lo più nei laboratori (24%), nelle aule e nei bagni (20%), nelle palestre e
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secondo le N.T.C. 2008 di solai con
struttura portante costituita da travi in...
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Di OLIMPIA OGLIARI Pubblicato sul Canale S t r u t t u r e il 22 settembre 2014
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segreterie (19%), nel 15% delle mense. Di fronte alla richiesta di piccoli lavori di
manutenzione, nel 15% dei casi l’ente proprietario non è mai intervenuto e nel 23% è
intervenuto con molto ritardo. Nel caso di richiesta di lavori di manutenzione
strutturale, ben più lunghi e onerosi, nel 29% delle situazioni l’ente non è intervenuto.
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Strutture
Legno EC5
Foglio di calcolo in excel per l'analisi
statica e sismica delle strutture lignee
secondo la normativa Europea EC5 e la...
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Sul fronte della sicurezza interna, mancano scale di sicurezza nel 22% delle scuole
monitorate; solo il 48% presenta vetrate a norma; le porte con apertura antipanico sono
assenti nel 76% delle aule, nel 69% dei bagni, nel 63% delle aule computer, nel 61% dei
laboratori, nel 38% delle mense e nel 36% delle palestre e anche nel 16% dei cortili dove
saranno obbligatorie per legge.
Gli impianti elettrici e anti-incendio sono completati o in stato avanzato di
adeguamento in oltre il 60% delle scuole.
766 gli incidenti accorsi, nell’ultimo anno, a studenti e personale scolastico nelle scuole
monitorate, in 94 casi è stato chiesto l’intervento del 118, in 53 è stato disposto il
trasferimento in ospedale.
Una scuola su tre possiede il certificato di agibilità statica, poco più (35%) il certificato
di agibilità igienico-sanitaria, solo il 23% quello di prevenzione incendi. Il 95% ha
nominato il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, il 67% il medico competente. Il
piano di evacuazione è presente in tutte le scuole, mentre il documento di valutazione dei
rischi è stato redatto nel 92%.
Su barriere architettoniche e accessibilità, una scuola su quattro è priva di posti per
disabili ad hoc nel cortile o nel parcheggio interno, e quasi una su due non ne ha nemmeno nei
pressi dell’edificio. Il 46% degli edifici su più piani dispone di un ascensore, ma questo nel
20% dei casi non funziona e nel 6% non è abbastanza largo da consentire l’ingresso di una
carrozzina. Barriere architettoniche sono presenti nel 29% delle aule, nel 28% dei laboratori,
nel 21% degli ingressi, nel 20% delle palestre, nel 18% delle biblioteche, nell’11% delle mense
e dei cortili. Quasi in un’aula su due non ci sono banchi adatti o adattabili a uno studente in
carrozzina, nel 39% non sono installate attrezzature didattiche o tecnologiche per la
partecipazione attiva degli studenti disabili.
Infine, aumentano negli anni le scuole green e il numero di scuole che utilizza fonti di
illuminazione a basso consumo (32%), o pannelli solari e altre fonti rinnovali (9%), e che fa
raccolta differenziata (65%).
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Home » Diventare tutor dei tirocinanti nei corsi di sostegno e TFA ordinario. Requisiti e selezione
Diventare tutor dei tirocinanti nei corsi di sostegno e TFA
ordinario. Requisiti e selezione
di Katjuscia Pitino
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L’argomento risulta abbastanza attuale considerato
che le istituzioni scolastiche accreditate allo
svolgimento di attività di tirocinio ai sensi del D.M. 3011-2012 n.93, sono chiamate ad attivarsi nella scelta
dei tutor dei tirocinanti. Si premetta che il ruolo di
questi ultimi è sostanzialmente diverso da quello dei
tutor coordinatori e dei tutor organizzatori, per i quali
il D.M. n.249 del 10-09-2010 prevede l’esonero,
parziale o totale, dal servizio.
La normativa di riferimento che traccia, in linea generale, i ruoli spettanti ai docenti tutor è
l’art.11 del D.M. n.249, mentre per la loro scelta si rinvia al D.M. 8-11-2011, decreto che ha
disciplinato la determinazione dei contingenti del personale della scuola necessario per lo
svolgimento dei compiti tutoriali nonché i criteri per la selezione degli aspiranti a tali compiti,
proprio in attuazione dell’articolo 11, comma 5 del D.M. n.249.
L’art.2 del D.M. dell’8 novembre 2011 definisce i “requisiti e titoli” richiesti alle differenti tipologie
di tutor rientranti nel novero dell’art.11 del D.M.249/2010.
Per l’individuazione dei tutor dei tirocinanti che ai sensi del comma 3 dell’art.11 “hanno il
compito di orientare gli studenti rispetto agli assetti organizzativi e didattici della scuola e alle
diverse attività e pratiche in classe, di accompagnare e monitorare l'inserimento in classe e la
gestione diretta dei processi di insegnamento degli studenti tirocinanti”, si rinvia ai commi 2, 3
e 4 dell’art.2 succitato:
- comma 2 così stabilisce “i tutor dei tirocinanti sono individuati e nominati dai dirigenti
scolastici o dai coordinatori didattici delle istituzioni scolastiche ricomprese negli elenchi di cui
045688
all'art. 12 del decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 10 settembre
2010, n. 249 e, sino alla predisposizione dei predetti elenchi, secondo quanto disposto dall'art.
Codice abbonamento:
15, comma 23, ai sensi dell'art. 11, comma 3, del predetto decreto. Al fine dell'individuazione
di tali docenti si dovrà tener conto del requisito di almeno cinque anni di servizio
d'insegnamento a tempo indeterminato, in assenza del quale non è possibile assumere
l'incarico di tutor dei
Si parla di noi
Pag. 21
22-09-2014
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Foglio
- comma 3 “le nomine sono disposte sulla base delle domande pervenute e della graduatoria
interna d'istituto elaborata dal dirigente scolastico o dal coordinatore didattico in funzione dei
punteggi determinati dalla valutazione dei titoli e da apposita valutazione condotta dal comitato
per la valutazione del servizio dei docenti di cui all'art. 11 del decreto legislativo 16 aprile 1994,
n. 297, secondo quanto previsto dalla tabella 1 dell'allegato A al presente provvedimento”.
- comma 4 “i tutor dei tirocinanti nei percorsi di formazione per il conseguimento della
specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità e dei corsi di
perfezionamento per l'insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera, di cui
rispettivamente agli articoli 13 e 14 del decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della
ricerca 10 settembre 2010, n. 249, sono individuati e nominati dai dirigenti scolastici o dai
coordinatori didattici sulla base dei requisiti previsti nei rispettivi decreti attuativi”. Per questi
ultimi si intendono rispettivamente i DD.MM del 30-09-2011 che hanno fissato i criteri e
modalità per lo svolgimento dei corsi di perfezionamento per l'insegnamento di una disciplina,
non linguistica, in lingua straniera nelle scuole, ai sensi dell'articolo 14 del decreto n. 249 e per
lo svolgimento dei corsi di formazione per il conseguimento della specializzazione per le
attività di sostegno, ai sensi degli articoli 5 e 13 del decreto n. 249. Corso di Inglese Parlato
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La designazione dei tutor dei tirocinanti avviene quindi su bando indetto dal dirigente scolastico
che avrà anche il compito di elaborare una graduatoria interna di istituto sulla base della
valutazione dei titoli presentati dai candidati e della valutazione condotta dal comitato per la
Abilitazione Insegnamento
valutazione del servizio dei docenti.
Abilitazione Insegnamento
I titoli valutabili per l’individuazione dei tutor dei tirocinanti nel TFA ordinario sono contenuti
Nuovi Corsi di Laurea
nell’Allegato A Tabella 1 del D.M. 8-11-2011*; al contrario i criteri per i tutor chiamati a rivestire
Argomenti
un ruolo nello svolgimento dei corsi di formazione per il conseguimento della specializzazione
per le attività di sostegno si ricavano dal D.M. del 30-09-2011, esattamente nell’Allegato B. **
anief ATA Concorsi concorso docenti
Per la prima tipologia di tutor dei tirocinanti al fine di assumerne l’incarico occorre aver
Didattica Dirigenti scolastici Formazione
prestato almeno 5 anni di servizio di insegnamento.
docenti graduatorie ad esaurimento
Per i tutor nei percorsi di formazione specifici per il sostegno è previsto che: “il tutor dei
graduatorie di istituto immissioni in ruolo
tirocinanti è un docente individuato fra coloro che prestano servizio presso l'istituzione
lettere in redazione Mobilità
scolastica sede del tirocinio diretto. E' individuato sulla base della disponibilità, del curriculum,
Precariato
di incarico di insegnamento per non meno di 7 anni, e secondo le priorità di seguito indicate:
Organici Pensioni - docente in servizio con contratto a tempo indeterminato, specializzato per le attività di
Rassegna stampa Riforme scatti
sostegno, incaricato su posto di sostegno, con non meno di 5 anni di anzianità di servizio; di anzianità Sostegno - Handicap stipendio
TFA - Tirocinio
supplenze tagli - docente in servizio con contratto a tempo indeterminato, specializzato per le attività di
sostegno, incaricato su posto comune o disciplinare, con non meno di 5 anni di anzianità di
servizio su posto di sostegno (ruolo o pre-ruolo).
Formativo Attivo Valutazione Varie
altri argomenti
Come già accennato, nel TFA ordinario ossia su posto comune o disciplinare, la conduzione
della valutazione ai fini dell’individuazione spetta al dirigente scolastico ma con il supporto del
Comitato per la valutazione del servizio dei docenti, come stabilito nel comma 3 dell’art.2 del
D.M. 8-11-2011 e nell’Allegato A Tabella 1. In quest’ultima, oltre all’indicazione dei titoli richiesti,
vi è una parte dedicata al ruolo del comitato, inerente alla valutazione dei candidati. Il decreto
parla di colloquio con intervista strutturata allo scopo di saggiare le spinte motivazionali,
approfondire i titoli presentati e verificare il progetto di lavoro degli aspiranti. Il comitato dovrà
altresì tenere conto del percorso professionale del docente e di ogni formazione utile a
045688
valutarne la congruità rispetto al ruolo tutoriale.
Riguardo ai titoli richiesti ai candidati del TFA ordinario che intendono rivestire tale ruolo non
Codice abbonamento:
appare superfluo sottolineare che essi risultino piuttosto ambiziosi dato che sono pretese
competenze professionali altamente qualificate. Tuttavia il legislatore ha lasciato un margine di
spazio, allo scopo di venire incontro anche a quei candidati che non possiedono in toto tali
titoli. Infatti come sopra detto, il comitato è tenuto anche a considerare il percorso
professionale del docente, magari tenendo in considerazione eventuali esperienze o titoli
Si parla di noi
Pag. 22
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posseduti che siano speculari al ruolo di tutor dei tirocinanti.
Il colloquio con intervista strutturata esige che l’organo deputato alla valutazione abbia una
preparazione su questa tecnica che rientra nel novero dei diversi tipi di intervista. Nel caso
specifico, compito del comitato è quello di aver già predisposto ex ante le domande da porre a
ciascun candidato. Le domande sono identiche per tutti e vanno formulate così come sono
state scritte. Contestualmente ogni candidato dovrà presentare un progetto di lavoro che sarà
anch’esso oggetto di valutazione del comitato.
L‘Allegato A tabella 1 specifica che il colloquio è rivolto ad un numero di candidati non
superiore al doppio rispetto ai posti disponibili, identificati attraverso una graduatoria risultante
dal punteggio conseguito attraverso la valutazioni dei titoli presentati. La graduatoria finale è
data dalla somma tra il punteggio attribuito ai titoli e il punteggio attribuito all'esame.
In ordine al ruolo attribuito dall’art.2 comma 3 del D.M. 8-11-2011 al comitato per la valutazione
del servizio dei docenti, sorge un dubbio che non è stato chiarito dal legislatore: la
compatibilità dei membri facenti parte dell’organo collegiale con l’eventuale richiesta degli
stessi di partecipare alla selezione per essere individuati come tutor dei tirocinanti. La logica
porterebbe a pensare che nel caso si verificasse questa ipotesi, il membro del comitato, lui
stesso aspirante alla selezione, dovrebbe essere sostituito da un supplente, tra l’altro i membri
supplenti sono previsti in sede di elezione dell’organo in parola. Un’altra perplessità sovviene: i
membri del comitato possiedono le competenze necessarie per essere valutatori dei valutati,
visto che i primi sono loro stessi docenti alla stregua dei secondi? Sarebbe opportuno tenerne
conto al momento dell’elezione del comitato stesso.
Diversa è la questione per l’individuazione dei tutor dei tirocinanti nei percorsi di
specializzazione del sostegno di cui al D.M. 30-09-2011; il comma 4 dell’art.2 del D.M. 8-112011 stabilisce che essi siano individuati dai dirigenti scolastici sulla base dei requisiti previsti
nei rispettivi decreti, Orbene, il D.M. 30-09-2011, nell’Allegato B definisce che i tutor siano
individuati sulla base della disponibilità e del curriculum presentato.
La selezione, in entrambe le tipologie di tutor, dovrà portare l’organo collegiale a redigere una
graduatoria interna dei docenti individuati.
* Allegato A Tabella 1
(D.M. 8-11-2011 art. 2, comma 3)
Titoli valutabili per l'individuazione dei tutor dei tirocinanti (art. 11, comma 3 del decreto del
ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 10 settembre 2010, n. 249) - (punti 50 su
100).
A.1.1. Formazione specifica alla funzione di tutor dei tirocinanti con certificazione delle
competenze in base ai risultati raggiunti e al numero di ore di formazione sostenute, rilasciata
dalle università, dalle istituzioni AFAM e da enti accreditati per la formazione del personale
della scuola (punti 2 ogni 25 ore di formazione fino a un massimo di punti 10).
A.1.2. Formazione alla funzione tutoriale con certificazione delle competenze in base ai
risultati raggiunti e al numero di ore di formazione sostenute, rilasciata dalle università, dalle
istituzioni AFAM e da enti accreditati per la formazione del personale della scuola (punti 1 ogni
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25 ore di formazione fino a un massimo di punti 5).
A.1.3. Esercizio della funzione di supervisore del tirocinio nei corsi di laurea in scienze della
formazione primaria, nelle scuole di specializzazione all'insegnamento superiore e nei
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percorsi di cui ai decreti del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 7 ottobre
2004, n. 82, e 28 settembre 2007, n. 137 (punti 5).
A.1.4. Esercizio della funzione di docente accogliente nei corsi di laurea in scienze della
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formazione primaria, nelle scuole di specializzazione all'insegnamento superiore e nei
percorsi di cui ai decreti del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 7 ottobre
2004, n. 82, e 28 settembre 2007, n. 137 (punti 1 per ogni anno fino a un massimo di punti 3).
A.1.5. Funzione di tutor nei percorsi finalizzati alla formazione dei docenti all'uso delle Lavagne
interattive multimediali (punti 5)
A.1.6. Formazione specifica all'uso delle lavagne interattive multimediali (punti 2).
A.1.7. Direzione di corsi finalizzati alla formazione di tutor ovvero alla formazione e
all'aggiornamento didattico svolti presso le università, le istituzioni AFAM o enti accreditati dal
Ministero (punti 5).
A.1.8. Titolo di dottore di ricerca in didattica (punti 7).
A.1.9. Altro titolo di dottore di ricerca (punti 3).
A.1.10. Attività di ricerca ovvero di insegnamento nelle università o nelle istituzioni dell'alta
formazione artistica, musicale e coreutica (punti 5).
Valutazione da parte del Comitato (punti 50 su 100).
L'esame ai candidati per l'assegnazione di compiti tutoriali è svolto dal comitato per la
valutazione del servizio dei docenti di cui all'art. 11 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n.
297, e consiste in un colloquio con intervista strutturata allo scopo di saggiare le spinte
motivazionali, approfondire i titoli presentati e verificare il progetto di lavoro degli aspiranti. Il
comitato tiene inoltre conto del percorso professionale del docente e di ogni informazione utile
a valutarne la congruità rispetto al ruolo tutoriale. Il colloquio è rivolto ad un numero di candidati
non superiore al doppio rispetto ai posti disponibili, identificati attraverso una graduatoria
risultante dal punteggio conseguito attraverso la valutazioni dei titoli presentati. La graduatoria
finale è data dalla somma tra il punteggio attribuito ai titoli e il punteggio attribuito all'esame.
** Allegato B D.M. 30-09-2011
Criteri e modalità per lo svolgimento dei corsi di formazione per il conseguimento della
specializzazione per le attività di sostegno, ai sensi degli articoli 5 e 13 del decreto 10
settembre 2010, n. 249.
Il tutor dei tirocinanti è un docente individuato fra coloro che prestano servizio presso
l'istituzione scolastica sede del tirocinio diretto. E' individuato sulla base della disponibilità, del
curriculum, di incarico di insegnamento per non meno di 7 anni, e secondo le priorità di
seguito indicate:
- docente in servizio con contratto a tempo indeterminato, specializzato per le attività di
sostegno, incaricato su posto di sostegno, con non meno di 5 anni di anzianità di servizio; - docente in servizio con contratto a tempo indeterminato, specializzato per le attività di
sostegno, incaricato su posto comune o disciplinare, con non meno di 5 anni di anzianità di
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servizio su posto di sostegno (ruolo o pre-ruolo).
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Lun, 22/09/2014 - 09:31 - Categoria: TFA - Tirocinio Formativo Attivo
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Riforma della scuola. Linee guida, il testo e i nostri articoli.
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I commenti
Anief. bene assunzioni ma Gilda Giù mani da scatti Cobas. Ok assunzioni PRC: No scuola
azienda UdS Mobilitazione M5S: Assunzioni in 3 anni Centemero (FI) Preoccupata
coperture Cisl Garantire soldi assunzioni ADI Riforma coraggiosa UGL Linee
astratte Chimienti (M5S) qualche incubo Bocchino Finanziatori privati ANDIS: punti positivi
L'intervento di Renzi per la presentazione delle linee guida
Vi propongo un anno di tempo per rivoluzionare la scuola italiana, per darle importanza.
Ripensare nei prossimi 12 mesi su come si investe nella scuola, costruiremo i prossimi 20
anni.
Ruolo insegnanti
Basta precari e supplentite. Ma si devono giudicare gli insegnanti e sugli scatti su base merito
e non anzianità
I programmi, una campagna di ascolto dal 15 settembre al 15 novembre perché ogni studente
dica di cosa vuole parlare nella scuola. Educazione fisica, storia dell'arte e musica, per
iniziare.
Organizzazione gestionale
Investire su tecnologia. Presidi veramente autonomi.
Oggi proponiamo il rapporto della scuola italiana, la campagna di ascolto
Con la legge di stabilità metteremo più soldi nella scuola, un investimento per il futuro
Da gennaio i provvedimenti normativi, perché si deve iniziare a fare sul serio, provando a
cambiare la nostra mente e mettere la scuola al centro.
Vi chiedo un aiuto, una mano, disegnamo insieme la scuola che verrà.
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Adi: positivo il giudizio sulla “Buona
scuola”, ma...
Pasquale Almirante Lunedì, 22 Settembre 2014
L’Adi, Associazione docenti italiani, esamina il documento della
Buona scuola e se lo giudica nel suo complesso positivo, mette
però in luce criticità.
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centrostudiraffaello.it/Ragione…
Recupero anni per Ragioneria
Diploma anche in 1 Anno
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Si affronta il problema della scuola italiana con un coraggiosa
impostazione innovativa, senza timore di contestare luoghi comuni,
stereotipi e zone di caccia riservate (come quelle tradizionalmente
delegate dai politici al Sindacato).
Si chiude – almeno nelle intenzioni – il cinquantennale tormentone della
graduatoria nazionale dei precari (oggi chiamata ad esaurimento),
nell’intento lodevole di vincere una partita che tanti danni ha fatto alla
scuola e alla stessa immagine degli insegnanti.
Si cerca di dare stabilità al corpo docente, tentando di frenare (“almeno
tre anni”) una mobilità patologica, che impedisce a molte scuole di
sviluppare una propria identità professionale e culturale (il cosiddetto
“effetto istituto).
Si riafferma con forza il diritto della “politica” di riappropriarsi della
definizione del nuovo stato giuridico dei docenti, a cominciare dal
ridisegno dei criteri della carriera economica. Si decreta così la fine
dell’esperienza fallimentare della contrattualizzazione del rapporto di
lavoro avviata nel 1995.Si definisce lo sviluppo professionale (il docente
“mentor”), la carriera retributiva (non solo per anzianità) e la valutazione
dei docenti attraverso un sistema di crediti didattici, formativi e
professionali (introduzione del portfolio)
Le criticità tuttavia per Adi permangono:
Non si affrontano temi scottanti ed urgenti come alcune necessarie
modifiche dell’ordinamento, tra cui il vero nodo da sciogliere rimane
quello del superamento degli istituti professionali statali da collegare alla
diffusione della formazione e istruzione professionaleregionale.
Bisogna avere il coraggio di introdurre stabilmente nell’istruzione tecnica
e professionale una vera alternanza scuola – lavoro, con una revisione dei
curricoli, degli organici e delle figure professionali.
Non si affrontano altri nodi pressanti degli ordinamenti, soprattutto per
quanto riguarda la scuola secondaria di 1°grado, anello debolissimo di
tutto l’ordinamento, ed anche la riduzione di un anno della scolarità da 13
a 12 anni
Negativo il voler ancora una volta inserire nuove discipline (quasi tutte del
curricolo cosiddetto “umanistico”: filosofia, storia dell’arte, musica, ecc.) in
curricoli come quelli italiani che, come dimostrano le ricerche
internazionali (PISA docet), sono i più estesi in senso temporale ed anche
i più carichi per numero di discipline. Nessun cenno alle discipline o
attività opzionali, né ad un rafforzamento della cultura tecnica e
scientifica in tutti gli ordini e gradi di scuola.
Nessuna decentralizzazione e poche novità in termini di autentica
autonomia. Se può essere in parte comprensibile in questa fase un
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mantenimento dei processi di riforma a livello centrale, senza diretto
coinvolgimento delle Regioni, non si può però prescindere dall’assegnare,
almeno ad una parte di Istituti, forme coraggiose di autonomia senza la
quale non spiccheranno il volo efficaci innovazioni.
E’ ignorato il ruolo dell’Amministrazione. L’implementazione di questo
ambizioso progetto di trasformazione non può essere affidato a questa
Amministrazione. È necessario innovare profondamente non solo la
struttura dell’Amministrazione centrale e periferica, ma soprattutto le
competenze (oggi solo giuridiche) dei suoi dirigenti e gli organigrammi,
tenendo conto degli ambiti ancora ampiamente inesplorati di autonomia
delle scuole.
Scuole e Istituti
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Archivio storico di Articolo21
Il dovere di informare il diritto ad essere informati
Home Interni Esteri Informazione Cultura Economia Chi siamo Appuntamenti Contatti
di Nicola Tranfaglia
Il problema resta sempre quello, per il nostro Paese, di tener conto che diseguaglianze
sociali, territoriali e di genere presenti da sempre (o comunque da secoli) in Italia rendono
necessari e urgenti programmi di investi mento in istruzione e in formazione che
diminuiscano le differenze nei livelli di competenza degli alunni e siano in grado di portare il
Paese a un livello meno distante dagli standard registrati nei Paesi più avanzati
dell’Organizzazione per la cultura per lo sviluppo, meglio nota con l’acronimo di OCSE. Nei
giorni scorsi, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) e l’istituto Nazionale
di Statistica (ISTAT) hanno approfondito il tema nella seconda edizione del “Rapporto sul
Benessere Equo e Sostenibile” (BES 2014), un rapporto che analizza, come già nella sua
prima edizione, gli elementi fondanti del benessere e del progresso in Italia nei suoi
territori, mostrandone luci e ombre, tendenze positive se si guarda ai tempi lunghi e
piuttosto critiche, invece, in un ciclo economico difficile, per non dire, negativo, come quello
degli ultimi sei-sette anni.
All’interno del Rapporto, c’è un capitolo dedicato specificamente all’istruzione e alla
formazione, divenuti finalmente negli ultimi anni, a livello internazionale, elementi
significativi nella misurazione del benessere e del progresso di una comunità nazionale o
più piccola. C’è sicuramente un miglioramento degli indicatori della “formazione” nel
biennio 2011-2013 giacché cresce la quota di persone di età compresa tra i venticinque e i
sessantaquattro anni che ha conseguito almeno il diploma della media superiore (che è
passata dal 56% nel 2011 al 57,2% nel 2012 e al 58,2% nel 2013) e allo, stesso modo,
aumentano quelli tra i trenta e i trenta quattro anni che hanno conseguito un titolo di studio
universitario. Si riduce inoltre dell’1,2% il peso specifico dei giovani che escono in maniera
precoce dal sistema formativo italiano limitandosi a conseguire soltanto il titolo di scuola
media inferiore (secondaria di primo grado). Ma la distanza dall’Europa resta ancora
grande. La differenza percentuale tra la quota di italiani che hanno conseguito almeno il
diploma superiore e il corrispondente dato europeo è pari al 16,7 % (74,9% nella classe di
persone tra 25 e i 64 anni contro la percentuale italiana del 58,2%;40% contro il 22,4%
nella classe di persone tra i 30 e i 34 anni).
In Italia, infine, ammonta a -5% la differenza tra il tasso di uscita dal sistema di istruzione e
formazione italiano rispetto al tasso medio di uscita registrato nell’area dell’Unione
Europea. Sicché la conclusione è in qualche modo obbligata: “… gli incrementi registrati
non hanno permesso – è scritto nel Rapporto Bes 2014 – di recuperare lo svantaggio
rispetto alla media dei Paesi dell’Unione europea, sia nei livelli di istruzione sia rispetto alla
formazione. Di qui il probabile aumento della percentuale dei giovani Neet (quelli, tra i 15
e i 29 anni, che non lavorano, non studiano e non si formano ) e che nel 2012 sono stati il
23,9 % e nel 2013 il 36 % crescendo in percentuale di sei punti rispetto al periodo che ha
preceduto lo scoppio della crisi economica. Così è aumentato il divario tra Nord, Centro e
Mezzogiorno.
Nel 2013 la percentuale di residenti nel Mezzogiorno che ha dichiarato di aver conseguito
almeno il diploma di scuola media superiore è stata pari al 50,7 % contro il 61,3% del Nord
e il 63,7% del Centro. Se si esclude la Campania dove la quota di diplomati registra un
incremento superiore rispetto alla media nazionale (dal 47, 3% del 2011 al 50,9% del
2013), il divario tra Mezzo giorno, Nord e Centro segna una differenza notevole che si
riflette anche nel dato relativo alle persone che, nella fascia di età tra i trenta e i
trentaquattro anni ha dichiarato di essere in possesso di un titolo universitario che è del 24
per cento nel Nord e nel Centro e soltanto al 18,2 per cento nel Mezzogiorno. E ciò varrà
anche per la formazione continua, un segmento del sistema formati vo che in Italia riguarda
una ristretta quota di popolazione (soltanto il 6,2 per cento degli italiani). E, tuttavia, la
formazione continua rappresenta una leva per l’aggiornamento professionale che sembra
interessare soprattutto le persone di 25-34 anni (sono stati il 13,2 % nel 2013) per destare
sempre meno interesse al crescere dell’ età giacché sono stati il 5,3% tra i 35-44enni e
soltanto il 2,2 % tra i 60-64enni. Le donne, e questo è un dato interessante, risultano più
attive non soltanto sul versante della formazione continua ma anche nell’intero settore della
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Siria: Save the Children, 3
milioni di bambini non vanno più
a scuola dall’inizio del conflitto.
Più del 18% delle scuole sono
state distrutte, utilizzate a scopi
militari o come rifugio per gli
sfollati
Marcia PerugiaAssisi: domenica
19 ottobre 2014
Europa: Siddi (Fnsi) chiudere
la testata non è un atto
liberatorio. Dare un senso e una
prospettiva all’innovazione e al
lavoro dei giornalisti e dei
protagonisti di questa impresa
Ultimi giorni per
partecipare al
premio Lo
Sguardo di GiULiA
Nuova tragedia della
disperazione. Affonda barcone a
largo della Libia. 250 a bordo
di Confronti
di GiULiA Giornaliste
Forum RAI
Emergenza casa,
famiglie
accampate a
Palermo: “Siamo
invisibili”
di Redattore Sociale
Da Redipuglia ad
Assisi dalla parte
delle vittime
contro tutte le
guerre
di Perlapace.it
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Istruzione e formazione in Italia secondo le stime
internazionali. Il rapporto Bes 2014
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Forum RAI. Partecipa al Forum di
Articolo21 sulla riforma del
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Opinioni
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Isis decapita
britannico e
minaccia di
giustiziarne un
altro
formazione e dell’istruzione. C’è da chiedersi allora, quali saranno le conseguenze anche in
Italia, a mano a mano che i risultati dei rapporti avranno riflessi sul mercato del lavoro come
nella società politica? E’ un quesito che ci si deve porre di fronte ai risultati del Bes 2014.
21 settembre 2014
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di Dazebao
Libertà di
espressione o
superamento dei
suoi limiti?
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Siria: il terzo
tradimento di
Obama?
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I giovani di oggi chiedono
coerenza e responsabilità! di Simone Feder
No, Bruno no! di Massimo Marnetto
Great Higland Bagpipe e… pive
nel sacco di Nadia Redoglia
Istruzione e formazione in
Italia secondo le stime
internazionali. Il rapporto Bes
2014 di Nicola Tranfaglia
Il dono di Francesco di Arianna Tascone
concorso
di Ossigeno per l'Informazione
Sequestro di beni
per tre milioni di
euro a cugino
boss Messina
Denaro
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La Grande Armata dei rigoristi
Che cosa difendere dell’Occidente
Isis e Imu, ma pur Califano e Aids
La maggior contraddizione
Il premier in piena crisi d’onnipotenza sta sbagliando i suoi conti
Informazione: debole con i forti e forte con i deboli
L’Italia e l’Eurozona in crisi
Sosteniamo il referendum “Stop austerità”
Camorra a Napoli, una piaga antica
Viva (o morta?) la scuola
Cambiamenti
Matteo Renzi e il Vaticano
Il “male oscuro” dell’Occidente
A scuola di laicità:
15 borse di studio
per studenti
di Libertà e giustizia
Blitz mattutino
davanti il
Ministero della
Giustizia /
mettiamo in
pratica i diritti
di Unione degli Universitari
Una nuova carta d’identità per la
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10 aprile, Torino, Aula Magna
“Campus Luigi Einaudi” , ore 9:30
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