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Centonove 46-2014

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ANNO XXI Numero 46
4 DICEMBRE 2014
SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO
POSTALE A REGIME
SOVVENZIONATO 45% (ME)
SETTIMANALE DI POLITICA, CULTURA, ECONOMIA
EURO 1,50
CLASSIFICHE
Messina
sul podio
SONDAGGI E STUDI
SULLA QUALITÀ DELLA VITA
RISCOPRONO LE CITTÀ
SICILIANE
AGLI ULTIMI POSTI.
LE RAGIONI DI UNA CRISI
SEMPRE PIÙ PROFONDA
E LE PROPOSTE
PER RIPARTIRE
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4 Dicembre 2014
il punto
EDITORIALE
Sull’isola
svenduta
L’ULTIMA TESTA a cadere è stata
quella di Mariano Pisciotta, il
ragioniere generale della Regione,
l’uomo che tiene in mano le redini
della spesa. Il governatore ha deciso
di sostituirlo. Con chi? Lo scopriremo
con il “pacco” di Natale. Accanto a
torroncini e panettone, ci sarà il
nome del funzionario che si prenderà
la briga di firmare un nuovo prestito
da tre miliardi di euro, che indebiterà
la Regione per i prossimi trent’anni,
con la motivazione alta che ci sono
ancora da saldare i debiti ai fornitori
della sanità.
Ora sul governo Crocetta che è
arrivato alla sua fase tre, c’è da fare
più di una considerazione: l’attività
propulsiva del governo si è annullata;
le casse sono esangui e gli stipendi in
tutte le partecipate, dall’Esa ai
consorzi di bonifica, si esclude che
arriveranno.
Quella che doveva essere una “forza
Rivoluzionaria” ha affievolito tutto il
suo effetto normalizzandosi alla
schiavitù dei partiti. Che hanno
imposto uomini in tutti gli
assessorati. Se un valore politico a
Crocetta va riconosciuto è quello
della “denuncia” demolitiva. Ma da
queste macerie non è ripartita di pari
passo nessuna forza ricostruttiva, né
dell’economia, né della morale. Tanto
che il Megafono si è spento. Non
esiste più.
Accordi con Assomineraria e trivelle
facili, Muos, transazioni a danno del
popolo siciliano sui diritti dello
Statuto, sono l’immagine di una
Sicilia “s-venduta”. Ma non era
questo che una minoranza di siciliani
aveva dato come mandato a chi ha
votato “a sinistra”, forte di un
centrodestra spaccato. La
maggioranza dei siciliani, come in
Romagna e Calabria, non è andata a
votare. Il pericolo, prima della finta
rivoluzione, è la finta democrazia di
questi partiti.
Peppe Grillo
Eutanasia di un movimento
DI
DOMENICO BARRILÀ
SU QUESTA PAGINA abbiamo dedicato
parecchio spazio alla parabola, oramai in
picchiata, del Movimento 5 Stelle, facendo spesso
presente che il modello di leadership imposto dai suoi vertici
avrebbe finito per disarticolarlo. Le ragioni delle nostre
perplessità sono talmente elementari che non c’è neppure
necessità di spiegarle, tuttavia la semplice evidenza spesso non
basta a convincere gli increduli e i disattenti, quindi occorre
aspettare che le cose facciano il loro corso fino in fondo, nel
bene e nel male. I dirigenti del Movimento, che sono due, si
sono lasciati scappare il primo treno a loro disposizione,
mettendo le basi per rovinare una delle novità più originali del
nostro povero panorama politico, restituendo fiato alla destre
più razziste e violente nonché alla vecchia politica, proprio
quella che dicevano di voler debellare.
Il treno perso dai due improbabili leader politici fu l’incontro
con Pierluigi Bersani, che poteva segnare una svolta
rivoluzionaria per l’intero Paese e per la stessa politica, non solo
italiana. Si poteva, e doveva, usare l’arma della ragionevolezza,
mettendo sul tavolo riforme da realizzare subito, introducendo
anche scelte etiche importanti, come la limitazione dei costi
della politica, uno scandalo che fa arrabbiare i cittadini li rivolge
contro le istituzioni, come attesta lo scioccante astensionismo
delle regionali in Calabria e in Emilia, una quindicina di giorni
fa. Consultazioni dalle quali lo stesso Movimento è uscito
stritolato.
Avessero usato, i dirigenti del M5S, la testa e la preoccupazione
per gli interessi collettivi, il Paese avrebbe avuto un’occasione
storica, forse irripetibile, per lasciarsi alle spalle molte delle
gravi contraddizioni che lo bloccano, impoverendolo, e
avremmo avuto un presidente della repubblica degno
dell’uscente ma, soprattutto, avremmo lasciato a piedi quello
che rimane della destra padronale, la vera vergogna dell’Italia
dell’ultimo quarto di secolo.
Caporedattore: Graziella Lombardo Vicecaposervizio: Daniele De Joannon In redazione: Gianfranco Cusumano, Alessio Caspanello, Michele Schinella Segretaria di redazione: Rossana Franzone, Rosa Lombardo, Francesco
Pinizzotto. Editore: Kimon scrl, via San Camillo, 8 Messina. Tel. 090 9430208
Fax: 090 9430210 P. IVA 02131540839 Registrazione Tribunale di Messina
n. 11-92 del 4 maggio 1992. Iscritto al Registro Operatori della Comunicazione
n° 17229. Stampa: Sts - Società tipografica siciliana spa Strada 5 n. 35 Zona
industriale 95030 Catania. Redazione e ufficio abbonamenti: via San Camillo, 8 - 98122 (ME), CCP n. 90443839 Copie arretrate: euro 3,00. Progetto
grafico: Davide Lopopolo per Psychodesign www.psychodesign.it.
Internet: http://www.centonove.it
email: [email protected]
centonove
SETTIMANALE REGIONALE
DI POLITICA CULTURA ED ECONOMIA
Direttore responsabile
Enzo Basso
Garante del lettore: Attilio Raimondi
centonove pagina 2
Invece, posti di fronte all’alternativa tra risollevare il Paese o
lucrare vantaggi dal suo ulteriore sfascio, il comico e la sua
spalla si sono diretti dalla parte sbagliata, segnando il destino
del loro Movimento.
Per certi versi, persa l’occasione, è meglio sia finita così, una
democrazia non può collassare nella testa di due individui che
agiscono con la stessa spregiudicatezza con cui si travolgono i
pedoni in certi videogame. Due persone che si sono avvitate nei
propri limiti personali per mancanza di esposizione al
confronto, proprio come accade ad un qualsiasi masaniello
sudamericano. La democrazia, quale che sia in materia il
pensiero dei due guru, resta una cosa seria, forte di un’autorità
silenziosa ma capace di mettere in fuorigioco tutti i dilettanti
che a turno cercano di stuprarla facendo finta di proteggerla.
Non si può “fare” democrazia utilizzando metodi autoritari,
prendendo decisioni umorali, aggredendo ed espellendo chi si
azzarda a pensare con la propria testa. Per quanto possa
apparire irreale, la parabola del M5S somiglia molto da vicino a
quella di Forza Italia, un partito scritto, sceneggiato e diretto da
un padrone, capace di piegare al proprio volere tutto ciò che
conteneva, compresi centinaia di parlamentari della Repubblica.
Senza democrazia non cresce nulla, e la destra italiana mostra
di avere un rapporto imbarazzante con essa, a cominciare dalla
Lega Nord, che addirittura sembra potere superare i consensi
dell’ex Pdl. Una rincorsa tra destre sbagliate la cui somma non
potrà mai generare una destra davvero europea. L’emergente
Matteo Salvini è persona priva di orizzonti, se non quello di
incassare i generosi dividendi delle paure dei cittadini, un uomo
zeppo di contraddizioni, di cui parleremo con maggiore calma,
in ogni caso una nuova brutta notizia per il Paese. Purtroppo il
M5S, arenatosi proprio su questioni di democrazia interna, si è
avvicinato pericolosamente alla cultura della destra. I risultati
sono davanti ai nostri occhi. Senza processi democratici non si
può concorrere alla democrazia.
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Questo periodico è associato alla Unione Stampa Periodica Italiana
4 Dicembre 2014
riservato
DISPUTE. Il parroco e la soprintendenza vogliono eliminare una aggiunta di trenta anni fa sponsorizzata da Ordile. Ma c’è chi dice no
Gesso, braccio di ferro sull’altare del ‘700
GESSO. «Dopo duecento anni di
disinteresse, ci si preoccupa giusto
ora della chiesa?». A domandarselo è
il parroco di Gesso, padre Franco
Arrigo, al centro di uno scontro sul
ripristino dell’altare maggiore della
chiesa madre, intitolata a
Sant’Antonio Abate (sec.XVII) e in
restauro, che al suo interno
custodisce opere di pittoriche di
Antonio Catalano il Vecchio,
Onofrio Gabrieli, Letterio
Paladino e Giovanni Tuccari. Il
nodo della questione è semplice. Tra
la fine degli anni Settanta e i primi
anni Ottanta fu realizzato ex novo un
coronamento dell’altare
settecentesco più o meno esemplato
da un precedente in legno (perduto
in un incendio) risalente ai primi del
secolo. Main sponsor dell’opera,
Luciano Ordile, politico Dc di Salice
e creatore delle soprintendenze
siciliane. Nell’ambito del restauro
della chiesa, il parroco ha sposato
l’idea di riportare allo stadio
primitivo l’altare, eliminando la
superfetazione. «La proposta è
partita dalla Soprintendenza ed è
stata accolta dalla comunità
parrocchiale. Solo due o tre persone
sono in disaccordo, più un altro che
ritiene di avere potere. Sono
MESSINA
Ciacio d’Alcamo,
007 di Vullo
DIVENTA UN CASO POLITICO LA NOMINA
DELL’EX AGENTE ALL’OSPEDALE PAPARDO
MESSINA. Che ci fa un ex agente di
polizia in una azienda sanitaria? Su chi
deve indagare? Diventa un "caso
politico" la nomina dell'ex agente
Vincenzo Ciacio, come consulente a
titolo gratuito del manager Michele
Vullo, al Papardo Piemonte.
Originario di Alcamo, legato da
amicizia alla dirigente Asl Paolina
Reitano, che ha firmato la delibera, l'ex
agente è stato chiamato a collaborare
per la sua esperienza di "polizia
giudiziaria", una attività che in passato
gli ha procurato qualche noia con la
giustizia, poi chiarita. Un fatto questo
che ha mandato su tutte le furie
Rosario Crocetta. Che da Bruxelles,
dove si trova, ha stigmatizzato la
nomina "non concordata" e ha chiesto
un'azione ispettiva all'assessore alla
salute Lucia Borsellino per fare luce su
questa vicenda. Lo "007" di Vullo, così,
anzichè promuovere indagini, si ritrova
oggetto di indagini.
TOP SECRET
AEROPORTO FONTANAROSSA
La Procura di Catania
indaga per aggiotaggio
CATANIA. Una indagine riservata
della Procura di Catania sulla gestione dell'aeroporto di Fontanarossa. L'accusa sulla quale si
indaga: agiottaggio, avere fornito notizie riservate all'esterno.
Sulla gestione del maggiore aeroporto della Sicilia, la direzione
non ha risposto a due quesiti del
presidente dell'Enac, che chiede
conto sul piano di investimenti
da 600 milioni che l'aeroporto
dovrebbe portare avanti.
COMUNE MESSINA
Cucinotta diventa ricercatore,
possibili dimissioni in vista
L’altare della Chiesa di Sant’Antonio Abate un paio di anni fa (foto isolainfesta.net)
convinto che il soprintendente
avallerà l’operazione. Per quanto mi
riguarda, la superfetazione possono
portarla dove vogliono, anche in
un’altra chiesa o in una villa», spiega
Arrigo. Che aggiunge: «La spaccatura
all’interno del paese è una diceria da
social network. Ripeto, si tratta di
quattro persone a cui si aggiungerà
qualcuna, in buona fede, che verrà
convinta». E il soprintendente Rocco
Scimone, cosa dice? A lui spetta la
decisione dopo i pareri favorevoli di
tutte le unità operative che hanno
voce in capitolo sulla questione,
dall’architettonica alla storicoartistica: «Stiamo valutando la
vicenda per vedere come meglio
compenetrare le esigenze
contrastanti. Si tratta di una
superfetazione storicizzata, fu fatta
nei primi del Novecento». (D.D.J.)
SOMMARIO
PRIMO PIANO
6/9. Messina dietro la lavagna
Il Sole 24ore relega la città agli ultimi posti.
Le proposte per tornare in alto
POLITICA
9. Trivellazioni, la Sicilia si spacca
Impasse all’Ars con la fuoriuscita di 5Stelle
10. Piani di zona, la Regione bacchetta
Gli uffici fanno rilievi su tre delle dieci Azioni
proposte dal Comune di Messina
11. Leanza, l’alleato
Sicilia democratica proclama il segretario
12. Tortorici, Rizzo Nervo double face
Sospeso dalla carica di sindaco, con le sue denunce ha innescato il blitz “terreni in Comune”
SICILIA
13. Papardo, azienda dissanguata
L’ospedale di Messina perde il centro trasfusionale, declassata ad emoteca
14/15. Tremestieri, l’insabbiato
Radiografia di un’opera costata già tre milioni in
manutenzioni
16/17. Pace. e discarica sia
Cosa sorgerà davvero nell’impianto previsto nella zona
nord. E chi lo costruirà
18. Taormina, “Le Rocce” in project
La Provincia bandisce una gara per la concessione
dello storico complesso di Mazzarò
ECONOMIA
19. Tu chiamala se puoi Sviluppo Italia
Langue la società affidata dal governatore al
commercialista di Gela
20. Batteria, siamo esauste
L’azienda di Giammoro in difficoltà. Le strategie
del gruppo Franza
21. Il parcheggio? Trovalo su smarthphone
Niente stress al volante grazie l’app di un ingegnere catanese
24. Qualcuno ci salvi dalla Merkel
L’economia statunitense e quella europea
25. Qudfghkel
L’economia statunitdfghdfgh
POSTER
27. Mancuso, il nostro caro Angelo
Moriva il 2 dicembre 2008 uno dei più grandi
poeti italiani
28/29. Obiettivo integrazione
Mostra fotografica alla Biblioteca regionale
RUBRICHE
4-5. Settegiorni
26. Qui Europa / Consumatori 26. Consulenti
30/31. Libri/La Classifica/Lacerti di Letture
32/33. Cinema
34/35. Spettacoli 36. Mostre
38-39. Lettere & Commenti
38. Qui Scuola / Heritage / Ecologia
39. Eliodoro / 150 Parole da Palermo
centonove pagina 3
MESSINA. Possibili dimissioni per
l’assessore comunale alle Politiche Giovanili, Filippo Cucinotta.
L’esponente della giunta Accorinti, infatti, nel giugno scorso ha
vinto un concorso per ricercatore
a tempo determinato a Ingegneria. Una volta chiamato in servizio, infatti, per Cucinotta
diventerà un’impresa ardua conciliare didattica, ricerca e assessorato.
MESSINA
Arsenale Militare, Mauro Sidoti
direttore ad interim
MESSINA. Sarà il vicedirettore
Mauro Sidoti a garantire l’interim, dopo il pensionamento del
direttore dell’Arsenale militare di
Messina Mauro Costa. In un
primo momento era stato indicato il nome di un militare sardo,
Satta, che ha però declinato l’invito.
SANITA’
Catania e Messina
le Asp più indebitate
MESSINA. Le Asp più indebitate
della Sicilia? Catania e Messina:
la prima deve quasi 95 milioni
alle imprese e 224 alle banche, la
seconda 90 milioni ai fornitori e
148 alle banche. Solo le cifre all'esame del ministero della Sanità a Roma, dove hanno
rilevato che "il Papardo di Messina, risulta esposto con le imprese per 12 milioni di euro e con
le banche per 24".
4 Dicembre 2014
CHI SALE
Rocco Scimone
MESSINA. Il soprintendente
di Messina è un ciclista provetto: tra le sue tappe preferite via Garibaldi, dove in
sella alla bici non esita a fare
slalom, per schivare le auto in
doppia fila.
Nello Musumeci
CATANIA. Equiparare gli stipendi dei deputati siciliani a
quelli delle altre regioni senza
passare dall'equiparazione
allo stipendio da senatore. E'
la proposta che il presidente
della commissione antimafia
avanza nel progetto "Sarà
Belissima", il tour per le città
siciliane fatto per spigare
come Crocetta ha affossato
la Sicilia.
Santi Consolo
CALTANISSETTA. Il procuratore generale di Caltanissetta è il nuovo Capo del
Dipartimento dell'Amminstazione Penitenziaria. Lo
ha nominato il Consiglio
dei ministri. Nato a Gangi, in
provincia di Palermo, è stato
sostituto procuratore generale in Cassazione e, prima di
approdare a Caltanissetta, ha
svolto le funzioni di Procuratore Generale di Catanzaro.
Nicola Fiasconaro
PALERMO. Il maestro pasticcere siciliano premiato alla VI
edizione della Fiera Nazionale del Panettone e del Pandoro in corso a Roma «Per
l'innovazione apportata ai
prodotti, la comunicazione e
l'internazionalizzazione».
Ambasciatore in tutto il
mondo delle eccellenze dolciarie, Fiasconaro guida, insieme ai due fratelli Fausto e
Martino, l'azienda fondata
nel 1953 dal padre a Castelbuono.
Vania Contraffatto
PALERMO. Il magistrato della
Procura di Palermo, da ieri ricopre ufficialmente il ruolo di
assessore regionale all'Energia e ai Rifiuti della Sicilia. Il
Csm ha dato oggi il via libera
all'aspettativa chiesta dalla
pm della Procura. Contrafatto
era stata nominata assessore
un mese fa dal Presidente
della Regione siciliana, Rosario Crocetta, ma fino ad oggi
non si era potuta insediare
perché mancava il nulla osta
del Csm.
settegiorni
EX SICILCASSA
Il Fondo pensioni ha un nuovo
consiglio di amministrazione
MESSINA. Il Fondo Pensioni ex Sicilcassa ha
un nuovo consiglio di amministrazione.
Tra pensionati e lavoratori ancora in
servizio sono andati al voto 4200 bancari.
Nove i membri del cda eletti in due sezioni
che raccolgono gli iscritti che hanno optato
per la capitalizzazione della pensione
integrativa (sezione A) e quelli che invece
continuano a percepire il vitalizio (sezione
b). Nella prima sono stati eletti: per la lista
«Aper» Marcello Critelli (593 voti) e
Giuseppe Midili (409); per la lista «Impegno
e Solidarietà» Enzo Giunta (373) e Achille
Gattuccio (244); per la lista«Safed per la
liquidazione» Fabio Martorana (329) e
Salvatore Capparelli (241); per la lista
«Obiettivo vendita» Stefano Leone (236);
Per la lista «Irs» Giuseppe Iannì (181). Un
solo eletto nella sezione B, Mario Entità (4
voti). È stato scelto anche il nuovo collegio
dei revisori: ne fanno parte Andrea
Ingrassia, Carmelo De Rose e Nuccio Prega
dio. Entro poche settimane, con l'
insediamento del consiglio, saranno indicati
il presidente, il vicepresidente e l' eventuale
responsabile.
Quello di Sicilcassa è un fondo chiuso che
gestisce un patrimonio immobiliare
notevole, stimato di recente duecento
milioni di euro. Gli immobili di pregio, oltre
che a Palermo, si trovano anche a Roma,
Catania e Agrigento. A Messina di recente
sono stato ceduti due piani di un grande
edificio di via Palermo che prima ospitava
gli uffici Telecom, a una società di
assistenza sanitaria. La vendita "in blocco"
dell'intero patrimonio immobiliare non ha
dato in passato i risultati sperati. Ora
prende l'ipotesi della vendita per "blocchi".
SOCIETÀ
Edicazione alimentare, gli incontri dell’Airc
MESSINA. “Educazione Alimentare, Stili di vita e Dipendenze”, è il tema degli incontri organizzati dall’Airc, Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, che
coinvolgeranno diversi Istituti Scolastici di Messina e Provincia. L’iniziativa è promossa dal Comitato Sicilia Airc ed è organizzata dalla Delegazione di Messina (Olga
Mondello Franza, Adele Penna e Francesco Trimarchi). Il prossimo appuntamento il
17 dicembre all’Istituto Comprensivo di Mistretta, alle ore 9,30 con la dottoressa
Certo, Medico Informazione Specialistico Università di Messina.
Autostrade siciliane, premio allo studente Pollicino
MESSINA. Il presidente del Cas Rosario Faraci giovedì 4 dicembre, ore 10 consegnerà
il libro sulle “Autostrade Siciliane” allo studente Riccardo Pollicino – della classe II
sez. B della Scuola Media “Falcone Borsellino” di Rometta Marea, facente capo al
Comprensoriale di Saponara/Rometta - per la poesia dallo stesso composta titolata “L’Autostrada” pubblicata sul settimanale Noi Magazine lo scorso 16 ottobre.
Per l’occasione i ragazzi avranno modo di visitare il Centro Radio del Consorzio.
La Rosa alla Feltrinelli con i Racconti di un comunista di periferia”
MESSINA. In prefazione, Simona Mafai, storica esponente della sinistra italiana, introduce così il personaggio e il momento storico: “Quanto diversa la situazione da
quella del dopoguerra, quando Tindaro La Rosa aveva iniziato la sua coraggiosa
e limpida vita politica e personale (...) Se non ci fossero stati i comunisti di periferia, non ci sarebbe stato il partito”. “Racconti di un comunista di periferia” (Lombardo Edizioni) è il titolo del libro di Santì e Rosa Elisa La
Rosa, composto sulle carte di Tindaro La Rosa, storico dirigente sindacale e politico milazzese, che sarà presentato al Feltrinelli Point
Messina martedì 9 dicembre alle ore 17:30. All’iniziativa, organizzata
da Cia Messina e da Flai-Cgil, interverranno Santi La Rosa, Pippo Campione, Giovanni Mastroeni, Pippo Panarello e Gino Savoja.
PACE DEL MELA. Esperti a confronto sui piani di prevenzione
Convegno sui rischi sismici e idrogeologici
MESSINA. Giovedì 4 dicembre, presso l’Auditorium di Pace del Mela alle 9,30,
convegno sulla “conoscenza e la prevenzione dei rischi naturali – rischi sismici
e idrogeologici”. Modera la presidente dell’associazione Consultiamoci,
Amelia Mannino, con relatori il sindaco Giuseppe Sciotto; Michele Orifici, del
Consiglio Nazionale Geologi, che illustrerà “Il piano di protezione civile nella
prevenzione dei rischi geologici”; Sergio Bianchi, Presidente Associazione
Vittime Studenti Universitari Sisma aprile 2009); Umberto Braccili, Giornalista
RaiI, autore del libro “Macerie dentro e fuori“, che parlerà dell’esperienza
dell’Aquila e Francesco Rubino, Presidente dell’Associazione Geologi di
Messina 1995, che approfondirà sui “Rischi sismici e idrogeologici”.
IL CASO. Costretto a lasciare il Genio Civile per l’Urega, si scopre ora che non ha i requisiti. Ecco come far bene il proprio mestiere può diventare rischioso
L’ingegnere Sciacca? Paghiamolo per non far nulla
MESSINA. Ora è certo: l’ingegnere Gaetano
Sciacca all’Urega, l’organismo che controlla gli
appalti sopra soglia comunitaria, destinato in
un futuro prossimo a promuovere anche le
gare nella sanità, non potrà andare.
Lo ha accertato Fulvio Bellomo, capo del
dipartimento dei Lavori pubblici, che ha
verificato i requisiti chiesti dalla legge: occorre
trovare figure che abbiano “adeguata
esperienza in campo giuridico”: ex magistrati;
ex intendenti di finanza; ex prefetti. La nomina
di un architetto a Ragusa, è stata solo
l’eccezione che conferma la regola.
E ora? Ora Sciacca, che aveva subito firmato
l’accettazione della carica, è ufficialmente
senza incarico. Senza scrivania. E senza
funzioni. E’ ufficialmente un ingegnere capo,
retribuito, per non fare nulla. Una condizione
alla quale, dopo avere già usufruito del
periodo di ferie, non è abituato, tanto che
dalla Protezione civile, il responsabile Foti, lo
ha chiamato per portare a termine alcuni lavori
dei quali ancora risultava essere “Rup”: Sciacca
si è riservato di chiedere l’autorizzazione in
Gaetano Sciacca
assessorato. Un bel pasticcio quello
combinato dal presidente Crocetta. Che
prima ha aderito alle sirene della politica e
ha fatto posto all’ingegnere Leonardo
Santoro, in quota Udc, che ha lasciato
l’incarico alla Motorizzazione provinciale.
“Infastidito” dal battage che dei media sul
trasferimento forzato di Sciacca, Crocetta
centonove pagina 4
ha dichiarato in Tv che “Sciacca per i suoi
lavori ha incassato trecentomila euro”.
Una falsità: delle somme previste dalla
legge per l’incarico di Rup, lo 0,25%
dell’importo dei lavori, Sciacca ha destinato
le somme a tutti i funzionari dell’ufficio. Gli
importi a lui spettanti sono ottanta mila
euro, non 300mila come annunciato da
Crocetta. Questo a fronte di lavori realizzati
per trecento milioni di euro, non solo a
Giampilieri, già collaudati e rendicontanti:
si tratta perlopiù di lavori europei. In
partica il Genio Civile di Messina è stata la
prima stazione appaltante della Sicilia per
velocità di spesa e rendicontazione. Questa
“colpa” è valso un pronunciamento
negativo da parte del giudice del lavoro
Bellino, cui aveva ricorso Sciacca. E ora vale
da monito per l’esercito di dirigenti
nullafacenti della Regione: fare il proprio
mestiere in Sicilia può essere a “rischio”. Si
rischia di essere diffamati in Tv e poi essere
messi da canto. Sono gli effetti della
Rivoluzione in corso.
settegiorni
ITALA. Il dipinto scoperto nell’antica chiesa dei SS. Pietro e Paolo
MESSINA
Dai restauri riaffiora Gesù nel tempio
Stai con noi presenta
il vigile civico
ITALA. L'antica Chiesa dei SS. Pietro e
Paolo continua a sorprendere. Durante i
lavori di restauro e consolidamento,
durati oltre due anni e finanziati
dall'Assessorato Regionale dei Beni
Culturali è riapparso un antichissimo
dipinto murario raffigurante la
presentazione al Tempio di Gesù
bambino. Difficile stabilirne con esattezza
periodo e tecnica di realizzazione, di certo
si tratta di un'ulteriore prezioso tassello
che va ad arricchire il già vasto patrimonio
storico artistico del centro medievale. La
Chiesa Arabo Normanna dei Santi Pietro e
Paolo di Itala, fu costruita nell'anno 1093
dal Conte Ruggero il Normanno nel posto
dove la tradizione locale vuole che sia
avvenuta una cruenta battaglia fra Arabi
e Normanni, risultata vittoriosa per questi
ultimi. I lavori di consolidamento e
restauro dell'edificio, per un costo di circa
300 mila euro, hanno interessato
interventi sulle coperture e su alcune parti
interne . La riapertura dell’antica Chiesa
consentirà alla popolazione della frazione
di Croce e ai numerosi turisti di ritornare a
fruire del luogo simbolo della sua fede e
della sua storia millenaria. Autentico
gioiello architettonico della Sicilia
Orientale, la chiesa di Itala, a differenze
delle altre dello stesso periodo, è l’unica
ad essere ancora aperta al culto. Meta
prediletta di centinaia di turisti che da
diverse parti d’Italia e d’Europa ogni anno
raggiungono Itala per ammirarne la
bellezza. La riapertura è vissuta come una
grande festa di popolo. Tanto è
l’entusiasmo suscitato da quest’evento
presso le persone del posto che, in modo
volontario, hanno voluto partecipare ai
lavori di pulizia dopo la fine dei lavori
interni in modo del tutto volontario.
Sebiano Chillemi
PALERMO. Consumo e progettazioni innovative in mostra
Ai Cantieri “Fai la cosa giusta”
PALERMO. Da venerdì 5 dicembre e fino alla sera della domenica
7, Fa’ la cosa giusta! Sicilia aprirà i suoi battenti ai Cantieri
Culturali della Zisa di Palermo proponendosi come luogo
d’incontro delle produzioni del consumo, progettazione e
realizzazione innovativa, in una “voglia di futuro” improntata
sulla sostenibilità e la compatibilità socio-economica e
ambientale. Ai Cantieri Culturali, circa 80 espositori – tra aziende,
associazioni e Istituzioni - presenteranno prodotti e servizi.
Significativi, il progetto scuola che vede coinvolti tanti alunni –
oltre 1.500 - guidati dai loro insegnanti, e un progetto,
particolarmente importante in Sicilia, per il rilancio, economico
ed alimentare, del pesce “ povero” ma ricco per la salute dei
consumatori - che, per l’occasione, sarà fornito dai Gac (Gruppi di
Azione Costieri) e cucinato dagli studenti dell’ IPSSAR Paolo
Borsellino. Nel segno dell’innovazione, anche dal punto di vista
fieristico, il nuovo spazio aperto “Io lo faccio già”, in cui idee,
progetti e pratiche originali e virtuose potranno essere
presentate a visitatori ed espositori. Ci sarà anche la Bottega del
Baratto e quella del Benessere, dove i visitatori potranno
prendere parte ad attività quali: meditazione Osho Kundalini,
Zhineng qi gong, massaggio tibetano per cervicali, Tai chi chuan,
Hatha yoga, massaggio Shiatsu, Feldenkrais, e tanto altro.
MESSINA. Sarà presentata venerdì
mattina al Comune l’iniziativa “Vigile
Civico”, promossa dall’associazione “Stai
con Noi”, in collaborazione con il
comando dei vigili urbani.
L’associazione di volontariato “Stai con
Noi”, coordinata dal commercialista
Fabio Puglisi, si propone di segnalare
attraverso una “multa bonaria”, un
grande foglio colorato affisso al
parabrezza dell’auto, la “multa morale”:
auto in doppia fila, auto di traverso che,
come barriere architettoniche,
impediscono il passaggio di portatori di
handicap e di mamme che spingono
carrozzine. “Non è escluso che in futurospiega Fabio Puglisi, la multa civica possa
rappresentare anche un valore di multa
economica: la legge prevede in alcuni
casi un lavoro sostitutivo al lavoro dei
vigili urbani”. L’iniziativa che è stata
subito sposata dal generale Calogero
Ferlisi, oltre che un ammonimento
morale all’automobilista indisciplinato,
rappresenta un momento di crescita
civica dei cittadini, che prevede allo
studio un altro step: l’istituzione del
“nonno amico”, l’anziano che munito di
fischietto aiuta gli alunni ad attraversare
le strisce pedonali all’uscita
della scuola.
ROSA E NERO
Premio alla memoria di Sandro Musco
PALERMO. La Fondazione Ignazio Buttitta, come ogni anno, rende
omaggio alla figura del Poeta assegnando il Premio Ignazio Buttitta
a personalità siciliane che si siano distinte. In questa IX edizione si è
deciso di premiare il professore Sandro Musco, alla memoria, per la
sua intensa e preziosa attività di diffusione della cultura e il Coro
della Settimana Santa di Montedoro per il rilievo esemplare e il
valore antropologico e artistico delle sue esecuzioni. La cerimonia si
svolgerà il 5 dicembre alle ore 18,30 al Museo internazionale delle
marionette Pasqualino, a Palermo.
I primi cinquant’anni di Totò Schillaci
PALERMO. Ricordi e rimpianti. Un mondiale perso, la popolarità
improvvisa e il regalo di Baggio. Ma soprattutto le notti magiche
di Italia '90. Ha compiuto 50 anni lunedì Totò Schillaci, la sua vita
come un romanzo, il ragazzo del sud che corona un sogno, una
carriera breve ma costellata di intense emozioni destinate a non
spegnersi mai. Sette anni al Messina tra serie B e C, 3 anni di Juve,
2 di Inter, poi Giappone; 16 volte in Nazionale. Oggi Totò è
testimonial in tv, gestisce per passione una scuola calcio e
organizza eventi sportivi a Palermo, dove ha scelto di tornare.
Casa Memoria, un libro per l’anniversario di Felicia
PALERMO. Il 7 dicembre 2014 ricorre il decimo anniversario della
scomparsa di Felicia Bartolotta Impastato, madre di Peppino. Dalla
morte del figlio Felicia ha speso la sua vita nel perseguire la strada
della giustizia contro la sopraffazione mafiosa. Nasce così: Casa
Memoria. In questa occasione, l'associazione Casa Memoria Felicia
e Peppino Impastato Onlus inaugura il plastico del Mulinazzo in
uno spazio all'interno di Casa Memoria e, insieme al Centro
Siciliano di Documentazione “Giuseppe Impastato” Onlus,
pubblica il libro “La memoria e l'arte” a cura di: Giovanni
Impastato, Pino Manzella e Paolo Chirco. Il ricavato andrà a
sostegno di Casa Memoria e delle attività dell’associazione.
centonove pagina 5
4 Dicembre 2014
SCENDI
Giampiero Neri
MESSINA. Con il suo cognome
è esperto per la comunicazione
del sindaco, col nick di Facebook, Giampiero Già”, critica le
decisioni di Accorinti. A provarlo, una sua presa di posizione sugli stalli temporanei riservati ai giornalisti: “Eppure
tutti i dipendenti del Comune
pagano il parcheggio oppure
girano finché non ne trovano
di liberi nelle zone limitrofe...
da oggi la loro sfortuna è non
essere giornalista...”.
Renato Accorinti
MESSINA. Non sempre l’entusiasmo del sindaco di Messina
è trascinante. Accorinti, giunto
in piena messa in scena di
“Istinto”, il primo degli spettacoli degli allievi del laboratorio teatrale “Nel Paese dei balocchi”,
ha
seguito
lo
spettacolo in piedi ma, dopo
pochi minuti, ha esclamato ad
alta voce: «Sento una bella
energia!», distraendo il pubblico e gli attori sul palco.
Sebastiano Sanzarello
BARCELLONA. L’ex ex assessore alla Sanità, condannato a
4 anni dal tribunale di Messina,
nell'ambito del processo scaturito sulle tangenti all' Aias di
Barcellona Pozzo di Gotto. E’
in buona copmpagnia: 3 anni a
Oreste Casimo e 1 anno e 6
mesi a Luigi La Rosa ex presidente Aias "pena sospesa" in
quanto si è autodenunciato.
Antonio Ruggeri
MESSINA. E’ una brutta tegola
quella che è arrivata in testa
all’ex capo di gabinetto. Ruggeri, infatti, è statocondannato
a quattro anni e mezzo di reclusione (in primo grado) con
l’accusa di peculato: Ruggeri,
da commissario dell’Ato3, ha
in tascato136mila euro di compensi nonostante avesse dichiarato che l’incarico lo
avrebbe svolto a titolo gratuito.
Giovanni Foti
MESSINA. Nonostante gli sforzi
per risanare l’Atm, il direttore
generale proveniente da Torino
non ha fortuna: mercoledi mattina si è guastato un tram che
aveva già dato segni di cedimento nei giorni scorsi, interrompendo il servizio e lasciando “in tredici” gli utenti.
4 Dicembre 2014
primopiano
CLASSIFICHE. Lo studio de Il Sole 24 ore inchioda Messina nei bassifondi della graduatoria. Ecco perchè
Messina dietro la lavagna
Risultati disastrosi in affari e lavoro (con la provincia che salva la città) e invidiabili in sicurezza, con un aumento
delle denunce per estorsione. male l’ambiente, meglio svaghi e cultura, poi l’inatteso: la focaccia non tira più...
DI
ALESSIO CASPANELLO
MESSINA. Novantaquattresima
posizione, ma era la 91ma solo un anno
fa, il bicchiere mezzo pieno dato dalla
vittoria nei “derby” con Catania
(novantacinquesima, appena una
posizione dietro) e la dirimpettaia
Reggio Calabria (penultima), spesso
indicate come un Eldorado, bicchiere
mezzo vuoto per il fatto che nonostante
questa soddisfazione, in graduatoria
Messina è sempre in fondo. Lo ha
certificato il Sole 24 ore nell’indagine
annuale sulla vivibilità nelle province
italiane, dalla quale è stata stilata la
graduatoria, basata su sei indici (tenore
di vita, affari e lavoro, servizi-ambientesalute, popolazione, ordine pubblico,
tempo libero) . Come se la è cavata
Messina? Male, in una parola.
INDICI...PUNTATI. Ogni indice è
diviso in sei parametri, che danno un
quadro completo di cosa va e cosa no
nelle province italiane. Il primo è il
tenore di vita, e testimonia che nei 108
comuni del messinese non si vive affatto
bene. Perchè rispetto al 2013 si è
abbandonato l’ultimo posto, ma ci si è
piazzati al penultimo. Perchè? Tra gli
indicatori ci sono quelli economici, e
Messina città, in Sicilia, risulta tra i
centri più ricchi. Non così la provincia
invece: nei piccoli centri il reddito procapite, ma anche i consumi e i patrimoni
familiari crollano drasticamente,
facendo abbassare la media. Non aiuta
nemmeno il fatto che uno dei parametri
sia legato al costo delle case,
notoriamente e immotivatamente alle
stelle in città (anche se ridimensionato
negli ultimi anni).
AFFARI E’ LAVORO. Fosse affidato
solo alla città, il parametro sarebbe
disastroso. Scarsissimo tessuto
imprenditoriale, poche aziende e quasi
nessuna di respiro anche solo regionale,
Messina stavolta è salvata dalla
provincia (e nonostante questo ottiene
un non entusiasmante 94mo posto). A
parte il turismo, che risente
positivamente di Taormina e isole Eolie,
indicatore del fatto che in provincia si
intraprende di più, è un semplice dato:
quando la regione Sicilia va all’estero
per fiere ed esposizioni, da Messina si
porta dietro solo ed esclusivamente
aziende della provincia. E’ accaduto, nel
solo 2014, per le trasferte in Qatar, a
Kiev, a Londra, a Parigi ma anche solo a
Verona e Milano: nessuna impresa
cittadina, numerose dalla provincia. Il
Messina e la sua Provincia, salvate dal clima e dal panorama
che vuol dire, ed è un dato
preoccupante, che in città praticamente
non esistono aziende in grado di
interessare una clientela che non sia solo
quella cittadina.
MESSINA...AMBIENTE. A soddisfare
il messinese, tradizionalmente, bastano
la focaccia, la mezza con panna ed il
clima. Ed è grazie al terzo parametro
che nella graduatoria servizi, ambiente e
salute, non ci si piazza all’ultimo posto
(ma ci si va vicinissimi, al numero 97). Il
resto è pressochè un disastro: dagli asili
nido (meno di cento posti per oltre
novemila potenziali bimbi utenti in città,
anche peggio in provincia)
all’esasperante lentezza della giustizia
civile, ai catastrofici dati ecologici.
Sorprendentemente, gli ospedali
sembrano funzionare bene, dato che la
migrazione sanitaria non è elevatissima.
Quello, o il fatto che nessuno ha più una
lira per andare a farsi operare altrove.
POPOLAZIONE SENZA RADICI.
L’indicatore della popolazione non è
esattamente clemente con la provincia
messinese, relegandola al 96mo posto.
La principale causa è una migrazione
fortissima di chi non trova sbocchi
lavorativi ed è costretto a cercarli
altrove. Così facendo si alza l’età media
della popolazione e si perdono punti in
graduatoria (e a cascata li fanno perdere
anche in altri indici legati a reddito e
PUNTI DI VISTA
Quelli che “c’erano prima” e quelli “di adesso”
MESSINA. A graduatoria ancora “calda”, sono iniziati gli indici puntati verso
Renato Accorinti, incuranti del fatto che la classifica fosse provinciale e la
maggior parte degli indicatori si riferissero, nella migliore delle ipotesi, in
periodi in cui l’attuale amministrazione era in carica solo da qualche settimana
(e in quella peggiore quando la candidatura di Accorinti non era nemmeno
un’ipotesi). Il che è più o meno la linea di difesa seguita dall’assessore al
Bilancio Guido Signorino (“avrebbero dovuto leggere con un po' più
d’attenzione le statistiche che hanno commentato”, scrive il vicesindaco) contro
le critiche piovute. C’è un problema. Quando a governare c’erano i politici,
“quelli di prima”, per trovare le soluzioni ci si rivolgeva a sociologi ed
economisti. Che incidentalmente sono diventati “quelli di ora”, quelli che oggi
tengono le redini di palazzo Zanca. E non sembra stiano facendo meglio di quelli
di prima. E dunque? A chi chiedere soluzioni? Centonove ci tenta, e decide di
snobbare l’establishment e dare la parola a chi ha idee, proposte, visioni
diverse. E magari non aspira a diventare “quelli di domani”. (A.C.)
centonove pagina 6
produttività). Come si potrebbe ovviare?
Con la percentuale di stranieri regolari
in rapporto alla popolazione. E anche
qui, non è che si faccia proprio a botte
per vivere a Messina, dato che la
percentuale è del 4,26% e piazza la
provincia al 76mo posto. La curiosità è
che sui Nebrodi, in particolare a
Montalbano, ormai la popolazione è
formata per la maggioranza da
immigrati dall’Europa dell’est e da
cittadini delle ex repubbliche sovietiche.
Cittadine, sarebbe più corretto, visto che
la stragrande maggioranza sono donne.
ORDINE PUBBLICO. Dove
tradizionalmente Messina ottiene ottimi
risultati è la sicurezza: rispetto ad altre
province, quella messinese, pur non
essendo scevra da episodi di criminalità,
è vissuta come più tranquilla. Bassissima
microcriminalità (ottavo posto), poche
truffe e furti in appartamenti, ad un
rispettabilissimo 48mo posto per le
rapine (indice destinato a salire nella
graduatoria del prossimo anno, dato che
negli ultimi mesi si sono moltiplicate
esponenzialmente, sia in città che
nell’hinterland), Messina se la passa
male per quanto riguarda le estorsioni,
13,73 ogni centomila abitanti (e 87mo
posto in classifica). Il che non è un dato
negativo in assoluto, perchè vuol dire
che finalmente si inizia a denunciare chi
chiede denaro in cambio di
“protezione”. Semmai era irreale il dato
che emergeva negli anni scorsi, in cui
sembrava che, soprattutto in città, il
pizzo non lo pagasse nessuno.
IL TEMPO CHE NON TORNA. A
svaghi e ritrovi culturali e non, Messina
si trova a metà classifica, quindi meglio
degli anni scorsi. Merito di librerie
(50mo posto, 7,87 ogni centomila
abitanti con un vero e proprio boom in
città negli ultimi anni), cinema (in città
c’è il multisala con più “schermi” di
tutt’Italia, in provincia si arranca un po’)
ed un indice di sportività che contrasta
con l’immagine pigra che il messinese
ha di sè e dei suoi concittadini. A sfatare
un mito, però, ci pensa un disastroso
quanto inaspettato risultato: 92ma
posizione nella classifica di ristoranti e
bar per 100mila abitanti. In una città
(ma anche una provincia) in cui ogni tre
botteghe una è un bar o una rosticceria
o una gastronomia o una pizzeria, le
statistiche nazionali indicano invece
meno di 500 bar o ristoranti ogni
100mila abitanti. Neanche la focaccia e
la mezza con panna ormai tirano più.
Non resta che affidarsi al clima...
primopiano
Mosè Previti
Luciano Marabello
Eric Delerue
Francesco Palano Quero
Pietro Saitta
Alessandro Russo
MESSINA. Hanno dai venti ai quaranta anni, sono attivi su diversi fronti e dicono la loro sul “fanalino di coda”
Sei proposte per imprimere la svolta
Dalla cultura e la crescita che cercano spazi, e potrebbero trovarli nei beni comuni, alla incapacità di valorizzare
ciò che si ha, le occasioni di rilancio dell’area dello Stretto. Che passno anche dall’agricoltura e dalla politica
MESSINA. Lasciandosi alle spalle le
classifiche, ecco cosa propongono
messinesi dai venti ai quaranta anni,
diversamente attivi in città, rispetto ai
diversi settori di crisi e di rinascita.
ARTE E CULTURA. Per Mosè Previti,
una specializzazione in arte
contemporanea alle spalle e un presente
da critico militante, esiste un problema di
spazi: «Manca un luogo, un museo di
arte contemporanea che sia vero e
partecipato, animato da energie. Dico
museo, ma penso anche a un’accademia
o a qualsiasi sede dove chi ha agito e
agisce sul territorio possa incidere ancora
di più. La cultura dei giovani è cresciuta
sul fronte dell’intrattenimento, ma manca
ancora una estitica contemporanea.
Messina è una città grigia, senza colori, e
le cose che vengono fatte, come le
piazzette tematiche, sono mausolei
imbalsamati, luoghi da geometri privi di
un segno di contemporaneità».
BENI COMUNI. E, a proposito di
luoghi, interviene Luciano Marabello,
architetto e animatore del Laboratorio
per i beni comuni di Messina: «La città
deve dare nuovo significato alle cose che
già ci sono, confrontandole con le
esperienze delle altre. Si dovrebbe
partire, insomma, da ciò che esiste,
puntando su attività e ricerche che
producano differenza, mettendole in
circolo. In questo senso, i beni comuni
possono assumere un ruolo importante,
in un’epoca priva di soldi, come nuova
forma di credito da erogare alle giovani
generazioni per dar loro modo di fare».
TURISMO. Insieme a Maria Fazio,
Fabio Bruno e Francesco
Pellegrino, è arrivato alle finali
regionali del premio destinato alle startup con Itineranda. A Centonove, Eric
Delerue, francese che vive a Messina
con un’ampia esperienza nel campo del
Turismo, racconta le sue impressioni:
«Per i viaggiatori e per i suoi stessi
abitanti, Messina è bella vista da lontano,
all’approdo, che si arrivi dal mare o dai
colli. L’impressione è che Messina non sa
bene cosa fare dei suoi tesori. E infatti
4 Dicembre 2014
non fa niente. Vengono seppelliti dal
cemento e dal degrado. Forse è per
questo motivo che è una città di
passaggio, di transito. Gli abitanti non ti
trattengono, perché non sanno bene
perché dovrebbero trattenerti. L’interesse
proprio, immediato, sovrasta l’interesse
pubblico a medio e lungo termine, non
c’è una visione d’insieme della città, un
progetto di città, tipico atteggiamento nel
sud».
AGRICOLTURA. C’è poi chi vede nella
terra una risorsa per il futuro. È
Francesco palano Quero, presidente
della IV Circoscrizione e, da qualche
tempo, imprenditore agricolo:
«L’Agricoltura è una quota di sviiluppo
che non stiamo sfruttando, visto che ci
sono possibilità finanziarie, grazie ai
fondi Ue, che consentono di investire per
i prossimi sei anni. Fino ad ora,
purtroppo, mancavano le precondizioni,
ma finalmente la città, che ha tantissimi
spazi privati e pubblici, potrebbe dare
vita a nuove aziende grazie all’accesso
alla misura per gli Agriturismi».
SOCIETA’. Ottimista, dal suo punto di
vista, è Pietro Saitta, sociologo: «Credo
che la città sia ripartita abbondantemente
per iniziativa spontanea. C’è una Messina
ufficiale, che è scadente, e una città
invisibile, impermeabile ai dati Istat, che
è qualitativamente ottima. Penso al
Teatro Pinelli, alla libreria Colaspece, alla
Stanza dello Scirocco o al Retronouveau,
ad esempio, tutte realtà che si muovono
in maniera autonoma. Messina, a
differenza di altre città, ha una marcia in
più, perché la sua classe media produce
forme autonome».
POLITICA. «Fermo restando che le
classifiche lasciano il tempo che trovano,
è innegabile che la città vive nelle
retrovie sul piano dei servizi erogati»,
spiega il renziano Alessandro Russo,
rottamatore della prima ora. «La politica
dovrebbero concentrarsi su ciò che rende
civile un luogo, come trasporti, verde
pubblico e servizi sociali funzionanti,
abbandonando la logica clientelare. Fino
ad ora, infatti, tutto è stato sacrificato
sull’altare del mantenimento del potere
attraveros coop, aziende e così via. Gli
unici servizi, drammaticamente, sono
stati ai potentati». (D.D.J.)
QUI ATENEO
Diversità uguale qualità
IL PROGETTO DEL RETTORE DELL’UNIVERSITÀ PIETRO NAVARRA,
CHE PUNTA ALL’INTERAZIONE TRA NAZIONALITÀ DIFFERENTI
Pietro Navarra
MESSINA. Da economista, il rettore dell’Università di Messina,
Pietro Navarra, regala il suo punto di vista per email dagli Usa,
dove si trova per motivi di studio: “La qualità della vita di un
territorio è strettamente legata alla sua capacità di attrarre
uomini e donne di talento. Pertanto, se la provincia di Messina
si pone l’obiettivo di migliorare la sua qualità della vita deve
creare un ambiente idoneo ad attirare intelligenze, a favorire la
sperimentazione di nuovi stili di vita e incoraggiare
l’affermazione dello spirito imprenditoriale. In questo ambito
l’Università può giocare un ruolo decisivo, ma non può essere
centonove pagina 7
lasciata sola nella partita. L’Università è pronta a investire
importanti risorse economiche e intellettuali per promuovere a
livello internazionale la città di Messina come centro di
eccellenza nel settore della ricerca e della formazione avanzata.
Investimento in formazione e ricerca e proiezione
internazionale sono ingredienti essenziali per favorire nel
territorio un confronto sistematico tra persone diverse per
estrazione sociale e tradizioni culturali. Una diversità questa che
genera competizione e concorrenza nella promozione di idee
utili allo sviluppo economico e sociale. L’università, tuttavia, ha
bisogno di sapere se le istituzioni territoriali, pubbliche e
private, sono disposte a condividere e sostenere questo
progetto. Un progetto che chiede a tutti di mettere in
discussione se stessi, accettando una sfida che è destinata a
favorire quel dinamismo e quella mobilità sociale che premia
solo chi lo merita e ha voglia di impegnarsi per un futuro
migliore".
4 Dicembre 2014
primopiano
CONVEGNI. Due messinesi doc si interrogano sull senso di appartenenza dei Messinesi. Con una sonora bocciatura
Sentimento sociale vo’ cercando
Lo psicoterapeura Domenico Barrilà e il medico-scrittore Peppe Ruggeri, analizzano “Messinesità
e messinesitudine” individuando le cause dei nostri mali peggiori. Con un monito...
MESSINA. Essere o non essere? Si
chiedeva il Bardo sotto le mentite
spoglie del principe di Danimarca. La
domanda, tutt'altro che oziosa, ha
ricevuto nel corso dei secoli le risposte
più diverse. Oggi, nel suo piccolo (ma il
piccolo, si sa, è il presupposto stesso del
grande) una variante di questa
domanda se la pone Sergio Todesco,
direttore della biblioteca regionale di
Messina. E la variante è: messinesità o
messinitudine, intendendo, sempre
secondo Todesco, la prima come insieme
dei difetti atavici dei messinesi, la
seconda come insieme di virtù che
riscattino infine questa pluriterremotata
città. Un dibattito che matura alla vigilia
di una classifica che ci vede sembre agli
ultimi posti. E se è vero, come è vero,
che siamo padroni del nostro destino,
dovremmo interrogarci sulle motivazioni
che ci spingono sempre più a farci del
male. Ma soprattutto dovremmi cercare
di capire quali leve muovere per risalire
la china, scando nelle nostre radici per
Da sinistra Domenico Barrilà, Sergio Todesco e Peppe Ruggeri
recuperare orgoglio e dignità. Per
parlarne, Todesco ha creduto di fare del
suo meglio nell'invitare due messinesi i
quali, a diverso titolo – l'uno trapiantato
altrove ma con uno “zoom” stabilmente
puntato sull'orologio della Cattedrale,
l'altro caparbiamente stanziale malgrado
le inevitabili geremiadi che gliene
derivano – hanno espresso il proprio
parere sull'argomento. Un argomento a
cui Centonove - che ospita queste
riflessioni - è sempre stato sensibile per
i riflessi che proietta sulla vita della
comunità e che settimanalmente, da
vent'anni, cerca di registrare sulle sue
pagine di cronaca, opinione e cultura. I
due, che di “Centonove” sono
collaboratori, si sono sottoposti ad
alcune domande.
Domenico Barrilà, psicoterapeuta
adleriano, saggista e scrittore e
Giuseppe Ruggeri, medico, scrittore e
giornalista, non hanno avuto insomma
bisogno di sottoporsi alla prova della
macchina della verità per fornirci le loro
risposte.
Allora, come costruire la
messinitudine? Qualche ricetta
particolare?
B. Gettare nella comunità messinese il
seme del sentimento sociale, che non
c’entra nulla con le pacche sulle spalle o
con la generica socievolezza, a noi tanto
cari. Il sentimento sociale richiede un
genuino interesse verso il prossimo e la
volontà deliberata di non nuocere ad
esso. Cercare di salvarsi ognuno per
proprio conto, magari sulla pelle del
prossimo, non genera progresso, non ne
ha mai generato.
R. Io non parlerei di costruzione, ma
piuttosto di ricostruzione. L'identità
positiva di Messina, quella che l'ha fatta
resa nei secoli e che le ha permesso,
nonostante le ripetute devastazioni
naturali e belliche, di risorgere ogni
volta dalle sue stesse rovine, è ancora
centonove pagina 8
viva ma sopita. E il motivo di questa
latenza risiede nella mancanza della
memoria. I messinesi non sono abituati
a ricordare perché se lo facessero
recupererebbero quel senso
d'appartenenza indispensabile per
appassionarsi alla loro città.
Il centro e le periferie. Il “gap” sociale
è evidente. Cosa comporta tutto
questo?
B. Le periferie di Messina contengono il
genio della città, dobbiamo rimetterlo in
circolo, per il bene di tutti. Non
possiamo pensare che situazioni sociali
di emarginazione e di miseria si possano
tenere sotto controllo tutta la vita,
fidando sulla rassegnazione dei poveri.
Bisogna riscattarle, dando dignità ai
luoghi e alle persone. Si tratta della
nostra gente. Troppo comodo usare
interi gruppi sociali come serbatoi di
voti e poi lamentarsi se cresce la
delinquenza. Dobbiamo cambiare
approccio, senza dimenticare che le
responsabilità della situazione sono
collettive.
R. La carenza di infrastrutture – piazze,
centri commerciali, sistemi di
comunicazione e quant'altro - delle zone
periferiche nega di fatto un futuro a
quanti vi abitano e, in particolare, ai
giovani. Le periferie sono un “non
luogo” per eccellenza (come direbbe
Marc Augè) dove l'illecito diventa lecito
e i confini tra il bene e il male non si
distinguono più. Ma di fatto anche il
centro, se carente di spazi aggregativi,
diventa periferia. Se non si comunica,
non ci si incontra, non si scambiano
opinioni, non si esce dall'”io” per entrare
nel “noi”.
Un'ultima domanda: rinasceresti a
Messina?
B. Messina è la mia città, e siccome non
si rinasce è la mia città per sempre.
Sono messinese, sono milanese, sono
europeo, ma se non fossi nato qui forse
non avrei neppure la sensibilità che
sento di possedere, quindi sarei una
persona completamente diversa.
Certo, da qui a dire che condivido tutto
ciò che vedo ce ne corre, tuttavia trovo
detestabile il vezzo di quei messinesi che
tornano e si mettono a fare la morale a
chi è rimasto. Se qualcosa non funziona
bisogna farsene carico, sentirsene parte.
L’abitudine di fare processi a tutti, molto
messinese, è stucchevole, brucia tutto in
fretta. Sanno tutti la risposta, ma se la
tengono stretta e si fanno gli affari
propri. Si guardano il film e poi ci
dicono che loro l’avrebbero girato in
modo diverso. Bene, si decidano a farlo.
R. A volte qualche dubbio a riguardo mi
attraversa. Poi mi concedo una pausa e
penso allo stretto, al porto, alle colline.
Antonello, che da Messina è spesso
rimasto lontano, portava tutte queste
cose nel cuore e non si stancava di
raffigurarle nei suoi quadri che oggi
sono esposti nei musei di tutto il mondo.
No, non potrei rinascere in un posto
diverso.
4 Dicembre 2014
politica
IL DIBATTITO. Impasse all’Ars, dove il dibattito con la Regione si arena per la fuoriuscita dei Cinquestelle
Trivellazioni, la Sicilia si spacca
Il “sì” del governo cozza con le mozioni già approvate e le indicazioni della commissione. Diviso anche
il Pd, con la posizione contraria di Ferrandelli. L’Isola a un bivio: o l’ambiente o i soldi delle società petrolifere
MESSINA. Si chiamano Eni, Irminio,
Schlumberger, Edison e Northern
Petroleum (per citarne alcune), sono
localizzate in diversi punti del globo e
hanno due elementi in comune: il
petrolio e la Sicilia. È nell’Isola, infatti,
che i colossi stanno puntando, tra terra e
mare, le loro trivelle, dividendo governo
regionale e Ars sul “sì” o no alle ricerche
e mandando in pezzi lo stesso partito
democratico, divorato dal “no” di
Fabrizio Ferrandelli e i deputati
possibilisti. In ballo, l’ingresso economico
derivato dalla tassazione derivata
dall’eventuale sede legale dell’aziende,
nonché i possibili posti di lavoro (tesi
sostenute dal governatore Rosario
Crocetta e in parte condivide dal
segretario Fiom Maurizio Landini, che in
questo caso non ha ricevuto i soliti plausi
da sinistra), dall’altro l’inquinamento
ambientale e il pericolo di danneggiare le
faglie in zona sismica. Tra terra e mare, le
richieste sono in tutto 39.
LA MAPPA DELL’ORO NERO.
Nell’ambito delle diciotto richieste
inoltrate per effettuare ricerche su
petrolio e gas, c’è anche il mare di Lipari,
a un passo da Messina. A chiedere è stata
la società italiana Eurobuildinger. Una
circostanza che ha messo in allarme il
popolo delle Eolie, tanto da spingere il
consiglio comunale di Santa Marina
Salina di adottare la delibera proposta
dall’Anci schierata per il “no” con il suo
presidente, Leoluca Orlando. Sempre
nel messinese, ma anche a Enna e
Caltanissetta, c’è la richiesta per cercare a
terra petrolio e gas da parte della
Fantozzi Fmg. Quali siano gli altri suoli
più appetibili, lo si può vedere scorrendo
le richieste, che non riguardano solo
trivelle in mare: su Gela (nuovi siti),
Biancavilla, Petralia Soprana (nel parco
delle Madonie) si appuntano le richieste
dell’Eni e Appennine Energy (solo nella
patria del presidente della Regione). A
Comiso c’è invece la richiesta dell’Edison,
mentre per operare nell’area tra Enna,
Agrigento e Caltanissetta è in attesa di
una risposta la Mac Oil. Infine, per Scicli,
ci sono le istanze della Irminio. Per
quanto riguarda le trivelle in acqua, al
centro dello scontro accesso all’Ars (una
prima concessione è stata autorizzata
grazie allo “Sblocca Italia” contro il quale
si vuol proporre un referendum visto che
la Regione perde le sue prerogative
statutarie sul territorio, dovendo dare
solo parere consultivo) attendono un sì la
Schlumberger (Ragusa, Licata e
Pantelleria), la Transunion Petroleum e la
Northen Petroleum (Ragusa) e,
ovviamente, l’Eni. I suoi obiettivi? Le
zone appetite dai più, tra Gela e Licata.
COSI’ ALL’ARS. I lavori sono stati
rinviati a martedì 9 dicembre, cmplice
l’abbandono dell’aula degli esponenti del
Movimento 5 Stelle che già hanno
incassato in commissione il “sì” al
referendum contro lo Sblocca Italia”. La
loro mancanza ha fatto arenare un
dibattito iniziato la settimana scorsa e
mai condotto direttamente dal presidente
della Regione, assente, ma dalla sua vice,
Mariella Lo Bello. Le ragioni dei
grillini? Spiega Francesco Cappello:
«È una pantomima: sono state approvate
due mozioni per dire no alle trivelle, ma
il governo le ignora e ha già detto che
andrà avanti con le autorizzazioni. Non
ci stiamo a far parte di questa
sceneggiata». Sulla linea del “no”,
spaccando il Pd, anche Fabrizio
ferrandelli: «In campagna elettorale
abbiamo parlato di futuro, di sviluppo
sostenibile e di nuove generazioni, non di
petrolio e di trivelle. Con la scelta di dire
sì alle trivelle, questo governo
improvvisamente si mette a guardare la
strada dallo specchietto retrovisore».
APPUNTAMENTI
Ardizzone dice “36”
IL PRESIDENTE DI PALAZZO DEI NORMANNI ORGANIZZA
UNA RIUNIONE PER IL DIRITTO ALLE IMPOSTE DI PRODUZIONE
PALERMO. La riforma dell'articolo 36 dello Statuto
siciliano in materia di entrate tributarie sarà al centro di
un incontro organizzato dal presidente dell'Ars,
Giovanni Ardizzone, con senatori e deputati eletti
nell'Isola. L'appuntamento è per venerdì 5 dicembre,
alle ore 11, nella sala gialla di palazzo dei Normanni. La
riunione sarà anche l'occasione per un
approfondimento dei rapporti finanziari tra lo Stato e
la Regione e del tema relativo ai nuovi permessi per le
trivellazioni di idrocarburi nel canale di Sicilia. «Da
quasi un anno - spiega Ardizzone - l'Assemblea
regionale ha approvato, all'unanimità, lo schema di
progetto di legge costituzionale per la riforma
dell'articolo 36 per consentire alla Regione di
incamerare il gettito delle imposte di produzione,
attualmente riservate allo Stato, in applicazione del
principio di territorialità dell'imposta e in attuazione
dei principi ispiratori del federalismo fiscale. Ho già
avuto modo di parlare di ciò con il presidente del
Senato Pietro Grasso, e con il presidente della
Commissione Affari Costituzionali di palazzo Madama,
Anna Finocchiaro, entrambi siciliani, chiedendo loro
di incardinare il disegno di legge il prima possibile in
Aula. Adesso mi sono fatto promotore di questo
incontro con tutta la deputazione nazionale eletta in
Sicilia perché ritengo che tutti noi, rappresentanti del
popolo siciliano, dobbiamo assumerci la nostra
centonove pagina 9
responsabilità fino in fondo». «L'Ars - ricorda il
presidente - lo ha già fatto approvando il ddl proposto
dal collega Michele Cimino, adesso è il momento che
anche senatori e deputati intervengano in difesa delle
istanze della nostra Regione, in vista della prossima
trattazione in Parlamento del testo approvato all'Ars».
Altro tema trattato nell'incontro di venerdì prossimo
sarà quello relativo ai permessi per le trivellazioni, dopo
le polemiche degli ultimi giorni a seguito del via libera
del Governo nazionale a nuovi impianti in Sicilia. «Chi
estrae e raffina il petrolio in Sicilia - sottolinea
Ardizzone - deve pagare le imposte di produzione
nell'Isola. Non siamo più disposti ad alimentare le casse
del Nord. Si incardini immediatamente al Senato il
disegno di legge-voto e si dia piena attuazione
all'articolo 37 per assicurare alla Sicilia anche il gettito
fiscale delle imprese che hanno sede legale altrove».
4 Dicembre 2014
politica
L’assessore ai Servizi sociali del Comune di Messina, Nino Mantineo
MESSINA. Gli uffici fanno rilievi su tre delle dieci Azioni proposte dal Comune per i fondi della legge 328
Piano di Zona, la Regione bacchetta
Nel mirino, l’indagine sui bisogni esternalizzata, il progetto sullo sport per gli anziani e il piano da 900 mila
euro in confinanziamento con la Fondazione di Comunità. L’assessore Mantineo: «Chiariremo tutto con Palermo»
MESSINA. La svolta potrebbe arrivare
alla fine di questa settimana, quando
l’assesore ai Servizi Sociali del Comune di
Messina, Nino Mantineo, incontrerà
Felicia Guastella (direttore dell’ufficio
coordinamento Distretti Socio-Sanitari) e
il suo staff per fugare le perplessità su
alcune delle azioni proposte nel piano di
zona del Distretto D26 di cui Palazzo
Zanca è capofila. Si tratta di un piano
complessivo da undici priorità e dieci
azioni per un totale di 30.60.065 euro, di
cui 2.610.000 provenienti dal Fondo
nazionale previdenza sociale, quello
elaborato dal distretto e legato agli
interventi previsti dalla 328 del 2010.
COSI’ LA DIRIGENTE. Tra la stesura e
l’approvazione, ci sono alcune perplessità
della Regione. Spiega Guastella:
«Abbiamo fatto osservazioni in merito ad
alcune azioni. In particolare, mi riferisco
quelle di sistema e ad altre che devono
essere più aderenti ai bisogni dei territori
e che prevedono anche il
cofinanziamento comunale, come la
dieci». Ma cosa non quadra, alla
Regione? «Riteniamo che vadano
focalizzati meglio gli interventi per le
fasce più deboli. Il nostro obiettivo è
favorire un’azione reale sul territorio. Il
Comune dovrà esplicitare meglio ciò che
intende attuare, focalizzando l’azione
reale. Mi riferisco all’azione 3, mentre per
la dieci si deve inquadrare maggiormente
l’intervento a supporto. Il nostro scopo continua - è essere concreti perché
sappiamo quali sia la gravità del disagio
nelle aree interessate dal piano». Proprio
per questo, durante l’incontro verranno
affrontate le osservazioni trasmesse da
Palermo, anche se, avverte la dirigente,
«la Regione può dare delle direttive, ma
la decisione spetta sempre ai sindaci che
compongono l’area. Insomma, abbiamo
dei limiti, anche se speziamo in azioni
concreete in risposta ai problemi.
MANTINEO RISPONDE. Per
l’assessore Mantineo, tutte le questioni
sono ampiamente risolvibili: «Avrò un
incontro l’incontro con la dottoressa
Guastella per discutere delle richieste
che ci sono arrivate. Qualcuna entra
nel merito delle nostre valutazioni, ad
esempio ci dice di valutare i bisogni
della popolazione, tenuto conto che
nella relazione abbiamo indicato
sempre più gente a rischio di povertà.
Le risorse assegnate al Comune sono
800 mila euro all’anno per il prossimo
triennio, e lo spirito con cui ci siamo
mossi è stato quello di dare vita ad
azioni di sistema, dall’informatica
all’analisi dei bisogno». Ed è proprio
sul secondo punto che si sarebbe
impuntata la Regione: «Per l’analisi, gli
uffici sostengono che possa essere fatta
attraverso il servizio di segretariato
sociale del Comune. C’è poi la proposta
di cofinanziamento della Fondazione
di Comunità, per la quale dicono che
deve essere effettuata una evidenza
pubblica. Ritengo, però, che non vi sia
conflitto, visto che il progetto
presentato con un partner privato può
prevedere una evidenza pubblica per
scegliere gli altri soggetti. In ultimo, la
discussione è superabile anche
riguardo all’Azione relativa alle attività
sportive per gli anziani: loro sollevano
il dubbio che il centro polifunzionale
dell’Annunziata non sia facilmente
raggiungibile altro ancora, ma ricordo
che il coinvolgimento dell’Ateneo
qualifica tutto».
LE AZIONI CONTESTATE. In sitesi, la
Regione vuole chiarimenti su tre Azioni.
La prima è la 2, “Indagine sui bisogni”.
che ha come scopo, innanzi tutto, quello
di migliorare la programmazione e la
gestione dei servizi sociali territoriali.
Questi i costi della triennalità: 60 mila
euro per il responsabile, 45 in due per i
rilevatori, 6000 di cancelleria, 4440 di
Iva per un totale di 115.440. La seconda
è la 3, “Anni d’Agento, che mette lo sport
al centro della prevenzione attraverso
percorsi di attivazione psico-fisica per
anziani abili e che vedrà impiegati 4
instruttori sportivi pagati a prestazione
professionale (spesa prevista nel triennio
24.960 euro). Così gli altri costui:
54.000 (utilizzazione Cittadella), 2.250
(iscrizione ai corsi), 39.000 (trasporto
alla Cittadella), 8.580 (Iva sul
Trasporto), per un totale di 128.790
euro. La terza è “Sviluppo è Coesione in
cofinanziamento con la Fondazione di
Comunità di Messina, che propone
progetti personalizzati centrati sulla
relazione persona-ambiente e “finalizzati
a potenziare le capacitazioni dei soggetti
deboli” su queste aree dei funzionamenti
umani: materiali, affettivi, conoscenza,
partecipazione. Totale più iva, 900.000
(450 mila euro a testa).
D.D.J.
MISTRETTA
Quel Giardino cassato
IL DISTRETTO SOCIO SANITARIO NON RIPROPONE “SPAZIO
VERDE-SALUTE MENTALE”. NONOSTANTE I RISCONTRI
MISTRETTA. Non rivedrà la luce, invece, il progetto
“Spazio Verde-Salute Mentale: integrazione
comunitaria solidale contro lo stigma”, che era inserita
nella precedente programmazione della 328 e non è
stato previsto nel nuovo piano del Distretto Socio
Sanitari D28, che ha come comune capofila Mistretta.
La “rivoluzione in giardino”, come veniva definita da
suo ideatore Antonio Puzzolo, (dirigente medico
psichiatra del servizio e ideatore-coordinatore del
progetto), era stata inaugurata nel 2010 dal Centro di
salute mentale di Mistretta. Finanziata con i fondi della
legge 328 e il contributo di istituzioni e imprenditori
locali, dopo aver ricevuto l'autorizzazione del
Dipartimento di salute mentale e della Direzione del
Distretto sanitario di Mistretta, aveva visto la bonifica e
riqualificazione di un'area verde del servizio
territoriale. Era nato così un giardino-laboratorio di
circa 170 metri quadri per favorire, attraverso la
fruizione, contemplazione e cura di uno spazio
comune, il contatto tra i pazienti dello stabile e gli
abitanti del luogo. Raggiunti i primi obiettivi, il
progetto prevedeva inoltre la creazione di una bibliovideoteca ricca di brochure divulgative, testi,
pubblicazioni e filmati naturalistici per consentire agli
utenti lʼaccesso a conoscenze naturalistico-scientifiche
di base attraverso cui migliorare il livello di
interpretazione della realtà. Il progetto, dopo il
centonove pagina 10
finanziamento iniziale di 8000 euro, era stato
rifinanziato con 12.200 euro (sempre provenienti dalla
legge 328) per le annualità 2010-12. L'area era
regolarmente fruita da pazienti e accompagnatori e
gestita da circa 4-5 soggetti coinvolti in gruppo o
singolarmente. Vedeva inoltre lʼimpegno costante di un
utente in funzione di custode e giardiniere. Tra giugno
e settembre 2012 un gruppo di utenti, con la
supervisione dei tecnici dell'Orto botanico di Messina,
aveva arricchito il giardino mettendo a dimora cipressi,
rose rifiorenti, siepi di berberis e bosso. Tra i partners
che fin dall'inizio avevano sostenuto l'iniziativa, la
Facoltà di Scienze botaniche dell’Università di Messina,
il distaccamento di Mistretta del Corpo forestale dello
Stato, l’Ente Parco Nebrodi, Legambiente Capo
Dʼorlando e il Consorzio delle botteghe ceramiche di
Santo Stefano di Camastra.
politica
4 Dicembre 2014
DEBUTTI. Sicilia democratica proclama il segretario
Leanza, l’alleato
Il leader del nuovo partito chiede a Crocetta
“stessa dignità” del Pd. Cusumano presidente
DI
FRANCESCO PINIZZOTTO
GIARDINI NAXOS. “Saremo alleati liberi e forti del
Partito democratico”. A conclusione dell’assemblea
costituente di Sicilia Democratica, che lo ha eletto per
acclamazione nel ruolo di segretario politico, Lino Leanza
ha tracciato la linea del nuovo soggetto politico che conta
già su sei deputati all’Assemblea regionale siciliana, circa
450 tra consiglieri comunali ed assessori, compresi alcuni
esponenti politici delle città capoluogo, oltre a sedici
sindaci di comuni isolani. Sd è rappresentato
all’Europarlamento da Michela Giuffrida e nella giunta
regionale dall’assessore all’Agricoltura Nino Caleca.
«Sicilia Democratica - ha ribadito Leanza, chiudendo i
lavori assembleari a Giardini
Naxos il 30 novembre –
rappresenta l’evoluzione del
nostro percorso politico fondato
sul valore del lavoro, della difesa
degli interessi del territorio,
della dignità della persona. Non
saremo la stampella di nessuno,
ma forti della nostra coerenza e
del nostro coraggio puntiamo ad
essere alleati del Partito
Democratico». Sul palchetto
degli invitati anche il Presidente
della Regione Rosario Crocetta,
cui Leanza ha chiesto “stessa
dignità politica” del partito di
Renzi, e l’ex sindaco di
Pippo Currenti
Agrigento Marco
Zambuto.Leanza ha pure
spiegato che nei prossimi giorni verranno costituiti gli
organismi direttivi regionali e provinciali del partito, con
l’obiettivo di avere riferimenti di Sicilia democratica in
tutti i centri dell’Isola, con la prospettiva che all’inizio del
nuovo anno verrà aperta una campagna di adesioni per
programmare, nella prossima primavera, la celebrazione
del primo congresso del nuovo soggetto politico. Folta la
rappresentanza politica messinese che fa leva anche sui
riferimenti del deputato di Giardini Naxos Pippo Currenti.
“Penso che il mio bagaglio di esperienza potrà servire per
ridare possibilità di crescita al territorio – ha detto
Currenti – e puntare ancora più decisi sul turismo deve
Zambuto, Giuffrida, Crocetta, Leanza e Caleca
Lino Leanza
INTERGRUPPO
Ncd e Udc in cerca di identità...
ROMA. L’appuntamento è all’hotel Ergife: qui l’Ncd di Angelino
Alfano e l’Udc di Pierferdinado Casini dovranno scegliere chi
guiderà l’Intergruppo: da questa scelta si capirà se quella del
movimento di Alfano è un processo politico di “fusione per
incorporazione”. Al centro della contesa la nomina del
capogruppo, che l’ex delfino di Agrigento vorrebbe fosse
riconosciuta a Renato Schifani, già presidente del Senato. Altro
tema sul tappeto la linea politica in Sicilia: qui ci sono due posizioni
divaricate. Da una parte la linea D’Asero-Germanà che vorrebbero
una cooptazione dell’Ncd nel Governo Crocetta; dall’altra la linea
dura dell’ex presidente dell’Ars Francesco Cascio, che continua a
sottolineare come quello di Rosario Crocetta “sia solo un governo
a perdere”, dove tra le altre cose tutte le caselle sono già state
riempite. Nodo sul tappeto lo strappo siciliano di Gianpiero D’Alia,
che ha battezzato “Udc Sicilia”.
centonove pagina 11
essere un obiettivo prioritario del nostro gruppo politico”.
Infine, Leanza ha indicato il senatore Nuccio Cusumano
come presidente regionale dell’assemblea di Sicilia
Democratica.
4 Dicembre 2014
politica
PARADOSSI. Sospeso dalla carica di sindaco, con le sue denunce ha innescato il blitz “Terreni in Comune”
Tortorici, Rizzo Nervo double face
Dopo essere stato regolarmente candidato, è stato raggiunto da un provvedimento del Prefetto in ossequio
alla Legge Severino per una condanna del 2011. Ma il primo cittadino farà appello, sulla scorta di De Magistris
TORTORICI. Da sindaco di Tortorici a
primo cittadino sospeso che ha dato vita
a un’indagine giudiziaria su frodi
all’Unione Europea. Sembra quasi una
beffa, o un risarcimento, ciò che è
accaduto nel giro di pochi giorni a
Carmelo Rizzo Nervo, sospeso il 28
novembre dalla sua carica su
disposizione del prefetto di Messina,
Stefano Trotta. La decisione è giunta
in ossequio alla legge Severino, in
quanto il 29 aprile del 2011, Rizzo
Nervo era stato condannato a otto mesi
di reclusione (pena sospesa) con
l’accusa di abuso d’ufficio aggravato. La
guida del centro è quindi passata al
vicesindaco Rosario Contiguglia.
EFFETTO DE MAGISTRIS? Il primo
cittadino, però, non demorde, e si
rivolgerà al Tar per appellarsi al
provvedimento sulla scorta di quanto ha
fatto il collega di Napoli, Luigi De
Magistris, che è ritornato in sella. In
Sicilia, però, c’è chi ha deciso di
dimettersi prima di essere colpito dalla
sospensione, come l’ex sindaco di
Agrigento, Marco Zambuto, poi
assolto. Tutto inizia nel 2003, quando
scatta un contenzioso tra due privati per
una strada in contrada Piano Canne.
Uno, proprietario del fondo interessato,
non vuole il passagio, mentre l’altro,
Carmelo Rizzo Nervo
consigliere di maggioranza, perora
l’apertura. Rizzo Nervo viene raggiunto
da una denuncia perché ordina agli
operai di aprire la strada. Una denuncia
culminata nella condanna, mentre il
reato è finito prescrizione. Il
provvedimento di sospensione è scaturito
da una informativa dei carabinieri giunta
a Palazzo del Governo il 27 novembre. La
vicenda ha lasciato stupefatti un po’ tutti,
soprattutto per una circostanza: essendo
la Legge Severino operativa dal 2012, a
Rizzo Nervo non si sarebbe dovuta
permettere la candidatura. Su un altro
fronte, il processo di appello, a distanza
di tre anni, non è iniziato.
“TERRENI IN COMUNE”. Neanche il
tempo di riprendersi dalla sospensione
del sindaco, che Tortorici è stata
attraversata da un’altra bufera, quella
scatenata dall’operazione “Terreni in
Comune”, paradossalmente scatenata
proprio da Rizzo Nervo. Si tratta di
presunte truffe all’Agea (Agenzia per le
Erogazioni in Agricoltura) con cui erano
stati percepiti indebitamente circa 800
mila euro fra gli anni 2008 e 2012. Ai
domiciliari sono finiti Antonia
Strangio (rappresentante unico e
amministratore del Centro di assistenza
agricola Unsic di Tortorici) e
Sebastiano Armeli (veterinario e
consigliere comunale a Tortorici), gestore
di fatto dell' Unsic. Hanno ordine di
obbligo di dimora Maria Natalina
Strangio (avvocato di Locri, titolare di
diverse aziende, moglie di Armeli),
Giuseppe Armeli (fratello di
Sebastiano, collaboratore dell'Unsic e
titolare di diverse aziende agricole).
Infine è stato disposto l'obbligo di
presentazione alla polizia giudiziaria per
Mariella Marino Gammazza, ex
collaboratrice dell'Unsic. I primi quattro,
con altre 30 persone, sono anche indagati
per truffa aggravata per il conseguimento
di erogazioni pubbliche, falso ideologico
commesso da privato in atto pubblico. I
primi accertamenti delle forze dell’ordine
erano nati dopo la segnalazione del
sindaco, proprietario attraverso il
Comune di 800 ettari di terreno destinati
a pascolo, bosco o colture produttive, che
erano risultati abusivamente inseriti da
alcune imprese private nei fascicoli
necessari per l'attivazione dei
finanziamenti.
LE ULTIME DISPUTE. Uomo dal
carattere deciso, e forse troppo irruento
per sua stessa ammissione, Rizzo Nerzo,
negli ultimi mesi, ha anche ingaggiato
un duro braccio di ferro con il
viceprefetto Filippo Romano,
commissario della Provincia di Messina,
in merito all’affitto della sede distaccata
dell’Itcg Lampedusa.
MONFORTE SAN GIORGIO
Vianni lascia, crisi per Cannistrà
RASSEGNA LE DIMISSIONI DA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
L’EX MINORANZA ORA E’ MAGGIORANZA RELATIVA
APPENA APPROVATO il bilancio di previsione all’unanimità
(ormai a fine 2014!), lunedì 1, il presidente del consiglio
comunale Nino Vianni ha rassegnato le dimissioni.
Aprendo una crisi che dovrà fare valutare scenari futuri,
vista la frammentarietà consiliare con l’ex maggioranza
negli ultimi mesi sempre più distante dalle posizioni del
sindaco Giuseppe Cannistrà. Hanno lasciato “Insieme si
può” prima Rocco Visalli,
Rosalia Nastasi e Cettina
Casella, poi Antonio
Pinizzotto, Mariarosa
Maimone e Francesco
Merlino, sottolineando il
fallimento del progetto. L’ex
minoranza consiliare, il
gruppo “Uniti per Monforte”
adesso (con 4 consiglieri) è
maggioranza relativa e sia
l’ex sindaco Nino Romanzo
che l’ex vice Mimmo Di Toro
figurano tra i papabili per
Giuseppe Cannistrà
l’elezione a presidente.
centonove pagina 12
4 Dicembre 2014
sicilia
CONTRACCOLPI. L’Ospedale di Messina perde il suo Centro Trasfusionale, declassato ad emoteca
Papardo, azienda “dissanguata”
L’Audit regionale ha bocciato la struttura perché non ha ottemperato alle prescizioni richieste sei mesi fa.
«Tutto è stato bloccato dalla litigiosità degli operatori», spiega il manager Vullo. Che intende chiedere i danni
MESSINA. «Intendo chiedere conto e
ragione del danno sotto il profilo
erariale. Secondo me, sussistono le
condizioni per il lienziamento, ma
l’ultima parola spetta al Consiglio di
disciplina». Parla fuori dai denti,
Michele Vullo, il direttore generale
dell’Azienda Ospedaliera PapardoPiemonte che ha “incassato” la perdita
dell’accreditamento del Centro
Trsfusionale da parte dell’Audit
regionale. Un provvedimento che
equivale all’acquisto di sangue
all’esterno, con un costo che va dai 130
ai 150 euro a sacca.
FULMINE A CIEL SERENO? Mentre
la politica porva a metterci una pezza,
restando in prima linea sul fronte della
salvezza dei reparti “doppione” che si
trovano nell’ospedale Piemonte,
appartenente alla stessa azienda”, il
siluramento del Centro Trasfusionale,
per Vullo, era più che prevedibile,
seppur evitabile. «A novembre c’è stata
l’ultima visita del gruppo di lavoro
dell’Assesorato alla Salute per verificare
il possesso requisiti richiesti al Centro.
Requisiti che non sono stati riscontrati.
La bocciatura - spiega - è arrivata
perché non erano stati definiti i criteri e
le modalità di funzionamento,
disciplinati da norme di generale
codificate».
LA PRIMA VISITA. Il problema è che,
a novembre, l’ispezione era finalizzata
a verificare se fossero state attuate le
prescrizioni date sei mesi prima, nel
corso del 2014, quando era stata
effettuata la prima visita: «Era stato
detto chiaramente ciò che mancava e
che doveva essere attuato. Per un mese,
su mio incarico dopo l’insediamento,
un medico della direzione generale ha
pregato i responsabili del Centro a
risolvere tutto, ma è stato inutile»,
ricorda Vullo.
LITI & MASOCHISMO. Per il
direttore generale, alla base delle
inadempienze c’è l’elevato tasso di
litigiosità interno al Centro:
«Personalmente - racconta -ho
partecipato a una sola riunione e ho
notato come i medici litigassero tra
loro, dicendosene di tutti i colori. Una
situazione che ha bloccato tutto, non
ha permesso gli adempimenti richiesti e
ci ha portato, a metà novembre, a non
avere più un Centro Trsfusionale».
DESTINO EMOTECA. Al Papardo ci
sarà soltanto una emoteca, e ciò
significa che il sangue dovrà essere
comprato all’esterno. Con il Centro
Trasfusionale, invece, nonostante la
scarsa passione dei messinesi per la
donazione, l’ospedale poteva contare su
sangue a “costo zero”. In città e in
provincia, restato in piedi i Centri del
Policlinico, di Taormina e di Patti. Allo
stato, il Papardo non ha neanche una
convenzione con l’Avis, a differenza del
“Gaetano Martino” di Messina. La
perdita, per il Papardo, equivale a un
danno sul milione di euro. Il perché?
Acquistaresangue all’esterno costa, e
non se ne può fare a meno: «L’ultima
volta che ne abbiamo comprato,
dall’ospedale di Brescia, lo abbiamo
pagato 150 euro a sacca».
COSI’ LA POLITICA. «Ho appreso
con sgomento che per cause ancora
poco chiare il Centro Trasfusionale del
PALERMO
Firelab a convegno
QUATTRO GIORNI ALLO STERI
PER I TECNICI DI LABORATORIO
SI CHIUDERÀ oggi (4 dicembre,
ndr) il quinto congresso nazionale
della Fitelab, la Federazione
Italiana Tecnici di Laboratorio
Biomedico, che si sta tenendo a
Palermo nella Sala Magna dello
Steri. Tre giornate di lavoro che
hanno spaziato dall'anatomia
patologica e dalla telemedicina
alla microbiologia e alla
formazione continua, con
interventi, di relatori, di docenti
universitari, dirigenti medici
ospedalieri e tecnici di laboratorio
provenienti da diverse città
italiane. L'evento prevede, infine,
quattro sessioni accreditate in due
differenti eventi formativi di
Educazione continua in medicina
(Ecm). Il congresso si svolge con il
patrocinio del Ministero della
Salute, della Regione Siciliana, del
Comune di Palermo e degli atenei
di Palermo e Catania. Provider e
segreteria organizzativa sono a
cura di Biba Congressi.
Papardo, non ha superato le procedure
di accreditamento istituzionale previste
dall'Audit regionale», spiega il deputato
del Pdr all’Ars Beppe Picciolo, da
tempo in prima linea per la salvezza
del Piemonte. Che aggiunge: «Ho già
scritto una interrogazione per chiedere
alla Regione, nella persona del
massimo responsabile Mele, di riaprire i
termini di verifica scaduti il primo
novembre e contestualmente,
supportato da validi argomenti,
cercheremo di convincere il dirigente
ad inviare una commissione per
riaccreditare il centro che ricordo fa
capo ad un ospedale di terzo livello. Mi
domando: chi ed in cosa ha sbagliato?
E chi pagherà veramente? Come si può
da subito rimediare?». (D.D.J.).
INTANTO...
Piemonte, asse con l’Ncd
MISSIONE ROMANA PER IL NUOVO CENTRO DESTRA
E IL PDR PER SALVARE LO STORICO OSPEDALE
MESSINA. Dopo la bocciatura da parte dell’assessorato
regionale alla Salute del disegno di legge per la
creazione dell’Azienda Piemonte -Irccs Neurolesi, la
battaglia per la salvezza dello storicoospedale, e la
creazione del nuovo soggetto, si sposta a Roma.
“Siamo in contatto con il Ministero della Salute che sta
valutando la fattibilità dell'accorpamento tra Piemonte
e Irccs che riteniamo l’unica strada percorribile per
salvare l'ospedale Piemonte”, scrivono in una nota i
deputati del Ncd Vincenzo Garofalo, Bruno
Mancuso e Nino Germanà. «È giusto, tuttavia, dire le
cose con chiarezza. La competenza in materia di sanità
spetta alla Regione Siciliana che, tra l'altro, dal 2013,
con l'introduzione della norma che ha previsto i costi
standard, ha gli stessi soldi per abitante di tutte le altre
regioni d’Italia. Il piano di riordino regionale è in fase
di elaborazione da quando assessore in Sicilia era
Massimo Russo». Ad apprezzare l’intervento del
Nuovo Centro Destra, il deputato all’Ars del Pdr,
Giuseppe Picciolo: «Ho preso atto che esiste un livello
più alto per risolvere le tanto controverse questioni che
investono la sanità messinese – ha esordito il
capogruppo all’Ars del Pdr - ed ho trovato nella
deputazione locale del Ncd, rappresentata dagli
onorevoli Garofalo e Germanà, una grande sensibilità
per cercare di porre un freno alla pericolosissima deriva
che il “traghetto Messina” sta prendendo. In
centonove pagina 13
particolare ho riscontrato vera disponibilità nei colleghi
messinesi per affrontare l’ultima emergenza che si è
abbattuta sul sistema ospedaliero locale e che riguarda
il declassamento del centro trasfusionale dell’Ospedale
Papardo; tramite il dirigente regionale Mele - precisa
Picciolo -siamo riusciti a raccogliere informazioni
corrette per cercare di ottenere una proroga per
l’accreditamento del centro Trasfusioni dell’ospedale
Papardo, il cui termine ricordo è scaduto lo scorso
primo novembre mentre a livello nazionale il dato
ultimo è il 31 dicembre- Adesso con il concorso dei
colleghi del Ncd cercheremo di ottenere da Roma una
proroga di almeno un anno per cercare di dare modo a
tutte le strutture ritardatarie di rientrare negli
stringenti parametri richiesti da Bruxelles; sarà quindi
cura del Ministro Lorenzin dare nuovo slancio alla
sanità messinese».
4 Dicembre 2014
sicilia
MESSINA. Radiografia di un’opera costata già tre milioni in manutenzione
Tremestieri, l’insabbiato
Mentre si cerca di accelerare sull'iter per affidare i lavori di ampliamento che costeranno altri 80
milioni, l'attuale porto resta un isolotto. E tardano ad arrivare le autorizzazioni regionali per riaprirlo
L’attracco del porto a Tremestieri
DI
TIZIANA CARUSO
MESSINA. Un’opera costata circa 40
miliardi delle vecchie lire, su cui i vertici
dell’Autorità portuale di Messina
affermano di avere speso almeno altri 3
milioni di euro per manutenzioni. Perché
Tremestieri è stato più volte definito
come uno dei porti più “insabbiati”
d’Italia. E a questo “peccato originale”
pare si stia cercando di porre rimedio
anche attraverso un ampliamento dello
scalo che costerà altri 80 milioni di euro.
Un ampliamento sollecitato, in ultimo,
anche dal neo assessore regionale alle
Infrastrutture Giovanni Pizzo che ieri
(mercoledì 3 dicembre) a Palermo ha
avuto un incontro vis a vis con
rappresentanti di Autorità portuale e
Comune per avere lumi sullo stato delle
procedure propedeutiche alla
realizzazione dell'opera. A sollecitare lo
sblocco dell’iter per l’ampliamento
dell’approdo, lo scorso giugno, era stato
anche il deputato messinese del Nuovo
centro destra Enzo Garofalo, già
presidente dell’Authority dal 2003 al
2006 e componente della commissione
trasporti nelle ultime due legislature, con
un'interpellanza rivolta, tra gli altri, al
premier Matteo Renzi e al ministro
Maurizio Lupi in cui si chiedeva di
conferire i poteri speciali per l'emergenza
traffico. Ma intanto i problemi
dell'approdo di Tremestieri sono tornati a
fare capolino sulle cronache locali anche
dopo l’ultima mareggiata d'inizio
novembre che ha fatto nuovamente
puntare i riflettori su un porto che di
grane, in questi anni, ne ha date davvero
tante, ma soprattutto non ha mai assolto
pienamente a quella che doveva essere la
sua mission: eliminare i tir dal centro.
LA STORIA. Della costruzione di un
approdo a Tremestieri si parlava già
dagli anni ‘80, quando in una conferenza
di servizi l'idea ipotizzata era quella di
uno scalo commerciale. Fu però a partire
dal 2000 e dopo una serie di incidenti
avvenuti a causa del transito dei
“bisonti” in città che il progetto di un
approdo alternativo alla rada San
Francesco accelerò la sua corsa verso la
realizzazione. Con la “benedizione” di
Rocco Crimi, l’allora sindaco Turi
Leonardi, il 5 novembre del 2001 scrisse
una raccomandata al presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi, al ministro
dell'Interno Claudio Scaiola, al
presidente della Regione Totò Cuffaro e
al prefetto Giosuè Marino. La
raccomandata fu rafforzata da una nota
dello stesso prefetto e così, appena 10
giorni dopo, il Consiglio dei ministri, su
proposta di Scaiola, dichiarò Messina la
prima città d'Italia colpita
dall'emergenza traffico. Nonostante si sia
trattato di un'operazione a dir poco
fulminea, per certi versi la “regia” in città
risultò, come poche altre volte, in stato
avanzato. Perché, come detto, della
costruzione di un porto a Tremestieri si
parlava già da anni, anche se si era
discusso di almeno altre due alternative
che però finirono, poi, nei cassetti: una
“pressava” per la realizzazione di un
approdo all’Annunziata, l’altra per uno
scalo nei pressi di Mili. Nel conferire
l'incarico di commissario per l'emergenza
al prefetto Marino, nel dicembre del
2001, il ministro Scaiola dispose, con
testuali parole, “la realizzazione di due
approdi di emergenza nelle zone già
individuate a Tremestieri da un
precedente accordo di programma
stipulato tra Comune e Regione”.
LA SCELTA. Se all'origine di tutti i
problemi dell'approdo della zona sud
molti identificano proprio la collocazione
dello scalo, risalire alle cause di quella
scelta non è però cosa facile. C'era una
votazione del Consiglio comunale,
c'erano le risultanze della commissione
Misiti e c'era anche l'accordo di
programma siglato il 31 maggio del
2001 che, tra l'altro, identificava già sia
le zone di realizzazione delle opere a
mare che a terra.
L’ITER. Nel 2003 si diede il via lavori
che, inizialmente, dovevano completarsi
in meno di un anno, ma il porto fu
inaugurato solo nel 2006. Da allora, il
continuo “ingolfamento” dell’approdo
non ha mai pienamente permesso di
evitare che i tir scorazzassero in città. La
storia passata è, ancora oggi, storia
recente, persino dopo gli ultimi lavori
eseguiti dall’Autorità portuale che
avrebbero dovuto mettere al riparo lo
scalo anche dalle mareggiate. E invece
all’inizio di novembre, come detto, si è
assistito all’ennesimo dejavu’ a cui
IL CASO
Espropriazioni galeotte...
pagandola, allora, poco più di 350milioni
di lire. E fu così che una parte degli spazi
dove oggi sorge l'infrastruttura, ad un
certo punto, finirono con l'appartenere a
MOLTI DEI TERRENI SUI CUI RICADONO LE OPERE A TERRA ERANO
una società, di cui alcune quote erano
DI UNA SOCIETÀ PARTECIPATA DALL’ONOREVOLE DI NCD
per metà possedute proprio da chi, oggi,
1.676.885 euro, nell'aprile del 2004
a causa del porto di Tremestieri si deve
MESSINA. E’ se è da tempo sotto gli occhi
diventarono 2.972.506,31 euro, per poi
dare e si da un gran da fare. A possedere
di tutti l’impegno profuso dal
assestarsi a 2.157.000 euro nella perizia di
il 25% della Trefingest, anche dopo una
parlamentare Enzo Garofalo nel settore
variante approvata nel dicembre del
variazione di denominazione della
delle infrastrutture e, quindi anche per il
2004. Una parte delle aree su cui sono
“Francesco Garofalo & c. s.r.l.” in
porto di Tremestieri, c'è un motivo che
sorte le “opere a terra” furono acquistate
“Garofalo S.p.a.” datata febbraio 2002,
lega il deputato del Ncd all’approdo della
da una società, la Trefingest, che, almeno
era per il 50% proprio il deputato
zona sud a cui non manca il sapore di
Vincenzo Garofalo. Due anni
beffa. Oltre ai numerosi interventi in sede da statuto, come obiettivo aveva
anche la realizzazione di
dopo la Prefettura diede
romana sulle vicende che hanno
complessi turistici e di cui, quota
seguito all’espropriazione di
interessato l’infrastruttura e al nemmeno
parte, faceva capo alla alla
10 delle 12 particelle
troppo recente pressing per
“Francesco Garofalo & c. s.r.l.”
catastali che formavano i
l’ampliamento, alle origini, ci sono state,
società guidata dal padre di
17mila mq di proprietà della
infatti, anche questioni immobiliari. Sì
Garofalo, deceduto purtroppo
Trefingest. L’atto di
perché le opere a terra del porto sono
anni fa. Precisamente fu nel
espropriazione per pubblica
state costruite anche attraverso
giugno del 1987 che la Trefingest
utilità, che risale al 10 marzo
l'espropriazione di terreni privati. In un
acquistò dalla Esso un’area di
del 2004, sul bilancio della
primo piano economico, del gennaio
Enzo Garofalo
circa 17mila mq a Tremestieri,
società si tradusse in una
2003, per gli espropri erano stati stanziati
centonove pagina 14
sicilia
4 Dicembre 2014
PROPOSTE. Il Pd sull’attraversamento veloce dello Stretto
«Messina-Reggio più vicine»
Incrementare i collegamenti marittimi, coincidenze efficienti con Fs, ricostituzione dell’ex Consorzio
Metromare e tutela dei lavoratori di Ustica Lines. I quattro comandamenti per un “ponte” reale
DI
Giosuè Marino
ancora oggi seguono ritardi nelle
autorizzazioni necessarie a trasferire
quella sorta di “isolotto di sabbia” che si
è materializzato dopo l’ultima
mareggiata. Non è servito nemmeno un
summit all’Irrera tra il neo assessore
all’Ambiente Maurizio Croce, l’ad di
Caronte & Tourist Vincenzo Franza e il
segretario dell’Autorità portuale
Francesco Di Sarcina, avvenuto qualche
giorno dopo l’ennesima chiusura
dell’approdo, per velocizzare l’iter di
“liberazione” di uno scalo che sembra
quasi maledetto.
LA SOLUZIONE. Adesso la ricetta di
molti mali sembra essere l’ampliamento
del porto, o almeno questo crede
fermamente l’Auritorità portuale che nei
mesi scorsi ha incassato l’ok dalla
Commissione d’impatto ambientale per i
lavori di “allargamento”, anche se,
proprio secondo le stime dell’Authority ci
potrebbero volere almeno quattro anni
per vedere l’opera realizzata e per far si
che tutto il gommato possa essere
trasferito senza altri intoppi a
Tremestieri. Nel frattempo si spera di
poter rendere agibile anche la seconda
invasatura di un porto che, con tutta
probabilità, dovrà ancora convivere con i
“soliti” problemi di insabbiamento.
plusvalenza di 170mila euro con la
Trefingest che, allora, non riteneva
comunque congruo il prezzo stabilito
dall’ente espropriante e ipotizzava di
adire le vie legali. Proprio il bilancio del
2004 testimonia come la plusvalenza
patrimoniale che riportava la cifra di
170.553,09 euro fosse “pari alla
differenza tra l’importo dell’indennità di
esproprio e il valore dell’area iscritta a
libro” ed è lo stesso rendiconto 2004 ad
indicare che il 18 marzo del 2004
l’assemblea dei soci aveva dato mandato
di inoltrare un’apertura di credito alla
Unicredit, garantita con la procura
dell’incasso dell’indennità di esproprio.
“Apertura” attraverso cui i soci sono stati
così rimborsati, “tuffandosi” nel disbrigo
delle pratiche per lo scioglimento
anticipato della società visto che
l’espropriazione dell’immobile non
consentiva l’attuazione dei programmi
pianificati nell’87 e fino ad allora non
ancora realizzati.
PAOLA LIBRO
MESSINA. Un fattivo incremento dei
collegamenti marittimi in riva allo
stretto dal porto storico a Villa San
Giovanni, il mantenimento della
linee marittime Messina–Reggio
Calabria, coincidenze efficienti con il
servizio ferroviario ad alta velocità
sulla sponda calabrese, la
ricostituzione dell’ex Consorzio
Metromare e la tutela dei lavoratori
dell’Ustica Lines. Questa in sintesi la
proposta di delibera che il consigliere
comunale Santi Daniele Zuccarello
presenterà in Consiglio Comunale,
assieme ai colleghi Donatella
Sindoni, Paolo David e Francesco
Pagano, annunciata il 28 novembre a
Palazzo Zanca in presenza anche del
personale dell’Ustica Lines, in
risposta a quella proposta
dell’amministrazione comunale per la
mobilità tra le due sponde che
“anziché avvicinare le città dello
Stretto tende ad allontanarle”.
La proposta dell’amministrazione
comunale prevede, infatti, il solo
collegamento con mezzi veloci tra
Messina e Villa San Giovanni e la
soppressione della tratta da e per
Reggio Calabria che sarebbe
sostituita da collegamenti ferroviari,
sulla sponda calabra, da e per Villa
San Giovanni. Ciò anziché facilitare la
velocità e la continuità dei
collegamenti territoriali degli utenti
tra Messina e Reggio Calabria
indurrebbe la necessità della
fruizione di un ulteriore mezzo di
trasporto pubblico, il treno appunto,
da Villa a Reggio e, di conseguenza,
l’allungamento dei tempi di
percorrenza verso il capoluogo di
provincia, rendendo difficoltoso il
viaggio, in particolar modo, a
persone anziane, con disabilità e con
bagagli voluminosi. Improponibile in
termini di efficienza, qualità,
continuità territoriale sia a quei 8
milioni di passeggeri che durante
l’anno si ritrovano a fare la spola tra
le due coste (di cui il 35% utilizza i
mezzi veloci), sia al personale
dell’Ustica Lines, che con la
soppressione della tratta di Reggio
rimarrebbe senza lavoro.
Inoltre, il servizio dovrebbe essere
gestito dal Gruppo Ferrovie dello
Stato attraverso la società controllata
RFI che, dal 1° gennaio 2015, dovrà
predisporre un sistema di mobilità
marittimo idoneo a collegare le tre
provincie dello stretto con mezzi
navali veloci e navi bidirezionali. A
questo punto si impongono diverse
considerazioni: la prima relativa alla
constatazione che la stessa società
RFI, per mezzo della controllata
Bluferries, possiede una flotta navale
composta da tre navi bidirezionali e
due mezzi veloci, le monocarene
“Tindari” e “Selinunte”( la cui
capienza massima è di 300
passeggeri), che risulterebbe
insufficiente nel coprire il servizio
richiesto dai flussi pendolari di
entrambe le tratte; da qui la
proposta dei consiglieri di ricostruire
il Consorzio Metromare, rivelatosi in
passato efficiente, necessario a
garantire la funzionalità della linea
marittima Messina-Reggio Calabria,
anche nel week-end, e tutelando
oltretutto i posti di lavoro. La
seconda constatazione riguarda,
invece, la mancata pubblicazione ad
oggi di un bando ministeriale per il
rinnovo della concessione del
servizio, in scadenza al 31 dicembre
2014, e il mancato stanziamento di
risorse finanziarie dal Governo
centonove pagina 15
nazionale; alla luce di ciò non appare
normativamente possibile proseguire
in un regime di proroga oltre il mese
di dicembre e sembra materializzarsi
il rischio, in mancanza di soluzioni
idonee, di interruzione del servizio di
attraversamento veloce dello Stretto
dal 01 gennaio 2015, che
attualmente è fermo solo nel weekend a seguito del successivo
scioglimento del Consorzio
Metromare (avvenuto a gennaio
2014), e al succedersi di un regime di
proroghe da parte di due vettori
Ustica Lines (limitatamente alla tratta
Messina-Reggio e Bluferries per la
tratta Messina-Villa San Giovanni).
Occorre agire in fretta per garantire
il servizio e tutelare i lavoratori
dell’Ustica Lines che rischierebbero di
perdere il lavoro, aggiungendosi ai
15 operatori che la società a Giugno
ha mandato a casa. “Si parla di area
metropolitana ma di metropolitano
c’è ben poco – asserisce Felice
Ambriano – direttore macchina
dell’Ustica Lines. Se un cittadino da
Roma si vuole spostare a Napoli trova
un treno ogni ora, ma se ci si vuole
spostare da Messina a Reggio
soprattutto nei week-end è quasi
impossibile. Chiediamo alle
istituzioni locali di trovare le risorse il
prima possibile per garantire il
servizio tra le due città e per poter
parlare davvero di Area Integrata,
altrimenti sono solo chiacchiere”. “La
cosa più importante – puntualizza
Paolo David, capogruppo Pd – è
garantire un servizio efficiente ai
passeggeri”.
4 Dicembre 2014
sicilia
INCHIESTA. Cosa sorgerà davvero nell’impianto previsto in zona nord. E chi lo costruirà
Pace, e discarica sia
“Una discarica pubblica a Messina”, ha annunciato l’ex assessore ali Rifiuti Nicolò Marino. Che potrebbe servire
anche i comuni vicini, orfani di Mazzarrà. Una gara che va a rilento ed un progetto con “parole d‘ordine” inquietanti
DI
ALESSIO CASPANELLO
MESSINA. La verità l’ha detta l’ex
assessore all’Ambiente Nicolò Marino:
“A Messina sorgerà una discarica
pubblica”. Questo sarà, alla fine,
l’impianto di biostabilizzazione che
l’amministrazione guidata da Renato
Accorinti ha autorizzato a Pace, riviera
nord, zona di pregio paesaggistico e di
speranze turistiche della città. Un puzzle
in cui tutti i pezzi stanno per andare al
loro posto. Seppur lentamente.
GARA SENZA PACE. Perchè le
operazioni procedono a rilento, ma in
pole position per aggiudicarsi i dodici
milioni e mezzo di euro di lavori
dell’impianto che in origine era
concepito come stazione di trattamento
e biostabilizzazione e via via si è
arricchito di una discarica (e le sorprese
non sono ancora terminate), c’è
l’associazione temporanea d’impresa
composta da Ccc, Sics e Cfc. Nella
seduta del 26 novembre, l’ottava, la
commissione ha valutato le offerte
tecniche, temporali ed economiche ed
assegnato all’Ati il miglior punteggio:
ribasso del 13,440% e 278 giorni di
tempo per il completamento dei lavori.
A meno di stravolgimenti, ad
aggiudicarsi la gara dovrebbe essere l’Ati
siculo/romagnola: la Ccc (consorzio
cooperative costruzioni) è di Bologna, la
Cfc (consorzio fra costruttori) di Reggio
Emilia, la Sics di Priolo Gargallo.
LE STRANEZZE. Problema è che la
gara, bandita dal responsabile del
procedimento Maurizio Croce, oggi
assessore al Territorio e ambiente, e
dall’ex dirigente del dipartimento Acqua
e rifiuti Marco Lupo) sta andando
troppo a rilento. Perchè il bando è
scaduto il 5 marzo, e la commissione se
l’è presa comodissima, iniziando ad
aprire le buste solo venerdi 8 luglio,
esaminando due offerte, chiudendo la
seduta e continuando dieci giorni dopo,
il 18 luglio, mentre nel bando di gara,
invece, era espressamente indicato
l’inizio delle operazioni di verifica al 12
marzo. Oggi, a nove mesi di distanza,
dopo otto sedute c’è solo una
graduatoria. Altra singolarità è l’importo
dei lavori per la discarica di Pace: a
marzo, in sede di gara l’importo
complessivo dell’appalto ammontava a
12 milioni e 343mila euro. All’apertura
delle buste, a luglio, l’importo lievita a
14 milioni e 972mila euro. A fine
novembre, nell’ultima commissione in
ordine di tempo, l’importo torna
indietro, ma ad una cifra diversa: 12
milioni e 323mila euro.
L’IMPIANTO DEL MISTERO. Cosa
sorgerà davvero a Pace? Un impianto di
trattamento meccanico e biologico della
frazione residuale di rifiuti
indifferenziati, una discarica per rifiuti
non pericolosi, ed un impianto di
trattamento del percolato da discarica.
Ad oggi, però, l’unico progetto previsto
dal comune di Messina per l’area di
Pace, quello che ha avuto le
autorizzazioni amministrative previste
dalla Regione e inserito nel piano
regionale dei rifiuti, è un progetto che
risale al 2007, che per il sito prevedeva
una discarica da 330mila tonnellate di
capienza, 287mila metri cubi di volume
e da 40mila metri quadrati di superficie.
Quanto basta per accogliere i rifiuti
prodotti in città, che all’epoca del
progetto erano pari a 124mila tonnellate
all’anno (300 al giorno). Senonchè i
programmi della Regione prevedono che
a scaricare possano essere anche i
comuni vicini, ora che Mazzarrà è
chiusa e che, a pieno regime, è in grado
di ospitare 300mila tonnellate di rifiuti
all’anno, su una superficie di un milione
e 720mila metri cubi, molti di più della
discarica di Pace. Problemi degli altri
comuni ma interrogativi risolti, quindi,
per Messina? Nemmeno per idea.
43 MESI CONTRO 30 ANNI.
Secondo il progetto del 2007, “la fase
operativa dura circa 43 mesi. La fase
post operativa, durante la quale la
discarica non è più attiva in termini di
utilizzo ma è sottoposta a monitoraggio
ambientale, dura circa 30 anni”, quindi
non esattamente un investimento
conveniente. Non è il solo problema:
manca infatti la valutazione ambientale
strategica, benchè in sede di redazione
del progetto definitivo, messo su carta
centonove pagina 16
Il progetto dell’impianto di Pace, nel quale sono ben visi
dal progettista Guido Di Capua della
So.Ge.Am, si prendano in
considerazione le prescrizioni contenute
nel decreto A.I.A. soprattutto per quello
che riguarda la discarica. Quali? Per
esempio una serie di “accorgimenti
tecnici finalizzati ad impedire che sia
percepita la presenza della discarica al
di fuori della fascia di rispetto”, o
“adeguamento del corpo della discarica
alla nuova normativa antisismica”, o,
ancora “rideterminazione del volume
massimo a disposizione della discarica a
seguito della verifica geotecnica della
stabilità dei versanti di scavo”. In venti
righe, il termine ricorre tre volte.
Sempre, ossessivamente. Comunque la
si legga, quindi, si tratta proprio di
discarica. Con alcuni tratti inquietanti.
“TERMODISTRUZIONE”. L’assessore
al territorio Daniele Ialacqua ha
negato fino alla morte, ma nel progetto
dell’impianto di Pace, aleggia un
fantasma: inceneritore. Nella relazione
Nicolò Marino
4 Dicembre 2014
sicilia
PALERMO. Chiudono i tre principali siti: le strategie della Regione per l’imminente emergenza
Dove ti stipo la munnizza
COMMISSARIAMENTO E RIAPERTURE “STRAORDINARIE.
PERCHÈ MANCANO GLI IMPIANTI PER LA DIFFERENZIATA
ibili i futuri siti di abbancamento dei rifiuti
generale descrittiva del progetto
nell’impianto andranno circa 80 delle
300 tonnellate giornaliere di rifiuti che
si producono in città. Quelle ottanta
tonnellate, si legge nella relazione,
“sono destinate all’impianto di
termodistruzione adiacente al sito di
realizzazione della nuova discarica”. E
per togliere ogni dubbio, nella stessa
relazione è ben specificato che si tratta
di “attività dell’inceneritore”. All’interno
di una discarica.
Il paradosso è che dopo la stangata all’Italia da parte
dell’Unione Europea, i siciliani potrebbero trovarsi a
pagare multe per discariche delle quali non possono
più usufruire. E questo, a cascata, potrebbe portare ad
una spaventosa emergenza rifiuti, di proporzioni mai
viste. Coi sigilli giudiziari a Mazzarrà sant’Andrea, con
Motta sant’Anastasia che entro l’anno dovrebbe
chiudere per saturazione (sempre che non intervenga la
magistratura anche nel catanese), con l’impianto di
Siculiana attualmente aperto (e chiuso) a singhiozzo
perchè arrivato al limite della capienza,
all’appuntamento del 15 gennaio la Sicilia potrebbe
farsi trovare disastrosamente impreparata. Cosa
succede il 15 gennaio? Che scade la proroga concessa
dal governatore Rosario Crocetta ai conferimenti in
discarica, in attesa che entrino a pieno regime gli Aro,
la nuova forma di organizzazione del ciclo dei rifiuti su
base regionale, che punta forte sulla differenziata. Qui
arrivano ulteriori problemi. Il primo è che gli Aro sono
ancora in fase embrionale (e infatti quasi sicuramente
Crocetta si avvarrà di una ulteriore proroga fino al 15
aprile, che però sarà per legge l’ultima permessa), il
secondo che la differenziata non è mai decollata, e
portarla alle soglie oltre le quali i conferimenti in
discarica saranno solo una minima parte (all’incirca al
65%) non è operazione che si possa attuare in tre mesi,
dato che non ci si è riuscito in oltre dieci anni.
La soluzione? Un commissariamento. Che il governo
Renzi consegnerebbe nelle mani di Crocetta, perchè si
possa continuare ad andare avanti con l’attuale regime
di conferimento in discarica. Con la sola differenza,
annunciata ma ancora senza spiegare come e quando,
che alle discariche private (Mazzarrà, Motta, Siculiana)
si sostituiranno discariche pubbliche. L’impianto di Pace
a Messina potrebbe essere il prototipo del “new deal”
dei rifiuti siciliani, che ogni giorno di più assomiglia
all’old deal. La gestione commissariale potrebbe “in via
PALAZZO ZANCA
Palazzo Zanca, obiettivo 65%
RIDUZIONE COSTI E PORTA A PORTA COSA PREVEDE IL PIANO ARO 2015/2018
MESSINA. L’obiettivo è il 65% di differenziata entro il 2015. A palazzo
Zanca lo giurano, e ne sono talmente convinti da inserirlo nel piano
Aro, che da un anno avrebbero dovuto sostituire gli Ato (i primi su base
comunale, questi ultimi regionali) nella gestione dei rifiuti. All’interno
del piano, la spesa prevista per il settore rifiuti nel quadriennio
2015/2018 sarà di poco meno di 148 milioni di euro. Il che, diviso
quattro, fa trentasette milioni di euro all’anno. Una deciso risparmio
rispetto ai 42 che oggi i cittadini (che dal 2013 pagano per intero, prima
con la Tares e oggi con la tari, i costi del servizio di gestione rifiuti)
versano nelle casse di Messinambiente e Ato3. Il primo passo è la
raccolta porta a porta, che gradualmente sostituirà
quella in strada mediante cassonetto: niente di
sperimentale, dato che sono le normative nazionali
e regionali a prevederlo, ma a Messina, a parte una
piccola (e fallimentare) parentesi a faro di anni fa,
di raccolta porta a porta non se ne è più parlato,
benchè dalla regione siano in arrivo fondi per quasi
cinque milioni proprio per la porta a porta. Chi
gestirà il servizio? L’assessore all’Ambiente Daniele
Ialacqua immagina che sia palazzo Zanca stasso a
farlo. Tramite quale società non è ancora chiaro.
Potrebbe restare Messinambiente, mondata dai
debiti dopo la transazione con l’Ato3. Oppure
potrebbe essere la nuova Multiservizi. (A.C.)
Daniele Ialacqua
centonove pagina 17
Vista aerea della futura discarica di Pace
del tutto straordinaria”, come da formula di prammatica,
permettere l’apertura di ulteriori vasche di contenimento
dei rifiuti. Trucchetto che non riuscirebbe con Mazzarrà
sant’Andrea, sequestrata dalla magistratura per indagini
su disastri ambientali e abusivismi, ma che per Siculiana e
Motta, in assenza di provvedimenti giudiziari, cadrebbe a
puntino.
E la differenziata? Al palo, e destinata a rimanerci per
molto. Perchè servono impianti che oggi in Sicilia non ci
sono, o ci sono ma non sono mai entrati in funzione. Un
documento del 2011 indicava infatti impianti in sole
cinque province (Agrigento, Enna, Palermo, Catania e
Trapani), ma, si leggeva, “nessuna è in grado di assicurare
l’autonomia di trattamento dell’umido proveniente da
una raccolta differenziata del 35%. A livelli quindi
assolutamente non soddisfacenti. Come è cambiata la
situazione dal 2011? Non è cambiata. Sono sorti altri
quattro impianti di trattamento a Gela, Bisacquino,
Vittoria e Ragusa, ma non sono mai entrati in funzione
benchè collaudati, e altri cinque si è cercato di mandarli a
bando per la realizzazione. Dal 2012, però, le gare sono
sempre andate deserte. Meglio le discariche.
A.C.
4 Dicembre 2014
sicilia
Una parte del complesso “Le Rocce” (foto Taorminainforma.it)
SVOLTE. La Provincia bandisce una gara per la concessione dello storico complesso di Mazzarò degli anni ‘50
Taormina, “Le Rocce” in project
Con base d’asta da cinque milioni di euro, il progetto di finanza prevede una concessione di massimo 41
anni dietro il pagamento di un canone. I vincitori dovranno intervenire nel rispetto dei vincoli ambientali
TAORMINA. Al project financing,
l’ingegnere Benedetto Sidoti Pinto
lavorava da metà degli anni 2000, e
per il recupero dello storico complesso
“Le Rocce” di Taormina aveva
manifestato interesse la società Pineta
srl del Gruppo Marchese. Da pochi
giorni, dopo anni di contenzioso con
l’amministrazione della Perla dello
Jonio sulla titolarità del bene, il
commissario alla Provincia, Filippo
Romano, è riuscito a mettere nero su
bianco la “Procedura aperta per
l’affidamento della concessione,
mediante finanza di progetto, per la
conservazione e rinaturalizzazione
dell’area denominata Le Roccee
dell’annessa struttura ricettiva
alberghiera tramite lavori di
manutenzione ordinaria e
straordinaria”. Le proposte dovranno
essere compatibili con la struttura e la
destinazione nel rispetto dei vincoli in
cui ricade parte del complesso
relativamente ad un’area di inreserre
Sic”. L’entità dell’appalto è di 5 milioni
9120 euro, di cui tre e mezzo per
lavori e 1.509.152 per somme a
disposizione. Chi se lo aggiudicherà,
avrà sessanta giorni per consegnare il
progetto definitivo, altri trenta per
quello esecutivo e 730 per terminare i
lavori. Per aggiudicarsi il progetto di
finanza, i partecipanti dovranno
indicare il canone da corrispondere alla
Provincia, il livello della qualità di
gestione del servizio, le modalità di
aggiornamento del canone, la durata
della concessione, che non potrà essere
superiore a 41 anni.
CRITERI DI AGGIUDICAZIONE. A
vincere, sarà l’offerta economicamente
più vantaggiosa, ma a fare la
differenza saranno anche i criteri e i
sottocriteri di valutazione tecnico
economica delle offerte e “relativi pesi
e sottopesi”: valore tecnico ed estetico
delle soluzioni migliorative; qualità o
standard del servizio di gestione;
contenuto qualitativo piano
economico-finanziaria. Al bando,
potranno partecipare imprenditori
individuali, società commerciali,
società cooperative, consorzi,
raggruppamenti temporanei, soggetti
che abbiano stipulato uil contratto di
gruppo europeo di interesse economico
(Geie). Tutti dovranno avere requisiti
relativi al fatturato, al capitale socale e
alle attività svolte in precedenza. Per
quanto riguarda i progettisti, devono
aver svolto nel decennio precedente
progettazioni esecutive relative ad
interventi appartenenti alla Classe e
Categoria I della tariffa professionale
per un importo complessivo non
inferiore a 7 milioni di euro.
UN PO’ DI STORIA. Struttura
alberghiera realizzata dalla Regione
negli anni ʻ50 per contribuire a
sviluppare il turismo nel comprensorio,
“Le Rocce” è stata per anni al centro di
un contenzioso con il Comune di
Taormina, risolta grazie alla
mediazione della Regione. La
Provincia, infatti, puntava sul project
financing mentre l’amministrazione ne
voleva fare un parco naturalistico. Una
battaglia finita prima al Tar e poi al Cga
di Palermo. Più recentemente, a seguito
dello scioglimento delle Province, il
sindaco Eligio Giardina aveva scritto
al commissario Romano comunicando
che riteneva ormai il bene nelle proprie
disponibilità. (D.D.J.)
RIASSUMENDO
Dal Riviera a Mistretta
ECCO I LAVORI IN CORSO SUGLI ALTRI ALBERGHI DI PALAZZO
DEI LEONI. PER CASTELMOLA C’È L’IPOTESI TAORMINA ARTE
Filippo Romano
MESSINA. Per “Le Rocce” che vanno in appalto con un
progetto di finanza, ecco lo stato dell’arte degli altri alberghi
che, dalla Regione, sono transitati alla Provincia. A fare un
punto, è il commissario riconfermato a Palazzo dei leoni,
Filippo Romano: «Cominciamo dall’Hotel Riviera di Messina,
per il quale è andata in appalto la seconda fase dell’operazione
iniziata un anno fa con la selezione delle società immobiliari.
Allo stato attuale ne sono rimaste sei, ed entro il 18 dicembre
dovranno presentare le loro offerte. Per l’albergo esiste un
vincolo di destinazione. Alle società, come incentivo, abbiamo
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messo nella gara per l’acquisizione la disponibilità del cambio
di destinazione d’uso e il deprezzamento del valore catastale,
pari a venti milioni. Il prezzo di mercato, 12 milioni, potrà
essere ridotto del 20%». Una storia a lieto fine è quella che si
profila per il Santa Croce di Floresta e il “Sicilia” di Mistretta.
«A fine estate - racconta - sono stati aggiudicati i restauri di
entrambi i beni, che poi verranno messi a bando per la
gestione con un canone basso, tenuto conto della
localizzazione». Strategia differente, invece, per il “Portella
Miraglia” sui Nebrodi: «I restauri li farà direttamente chi si è
giudicato l’affitto, scontandolo l’onere dal canone di locazione
che durerà 18 anni». Ancora da definire, infine, il destino del
“Panorama di Sicilia” di Castelmola: «In atto, c’è un affitto in
scadenza. Potremmo anche procedere con lo sfratto, ma non
vogliamo lasciare il bene incustodito. Una idea - spiega
Romano - potrebbe essere quella di conferire l’albergo alla
costituenda Fondazione Taormina Arte». (D.D.J.)
economia
4 Dicembre 2014
DIBATTITO DEL LIONS
REGIONE. Langue la società affidata dal governatore alla commercialista di Gela, Caterina Volpe
Tu chiamalo se puoi Sviluppo Italia
La presidente ha chiesto la rescissione del contratto con la società di vigilanza a Messina, dove albergano solo
due aziende. Altre due rischiano di perdere i fondi di Ivitalia aspettando di essere “incubate”. La crisi dell’azienda
PALERMO. Attento a tutti gli scandali
della formazione professionale, il
presidente della Regione Crocetta è
totalmente assente sul fronte di chi il
lavoro dovrebbe autopromuoverlo. E’
il caso di Sviluppo Italia Sicilia, la
società affidata alla presidenza della
commercialista di Gela, Caterina
Volpe, moglie del generale Tucci che il
governatore aveva già mandato a far
da commissario alla Provincia di
Palermo.
Dopo le dimissioni del direttore
generale Vincenzo Paradiso, che ha
lasciato la Sicilia per trovare nuovi
impieghi in Lombardia, la società che
sovrasta la sede dell’Irfis in via
Bonanno a Palermo, va avanti per
forza di inerzia. La presidente ha dato
disposizione di rescindere il contratto
con la società di vigilanza che a
Papardo a Messina, controllava i quasi
ottomila metri quadrati di incubatore
di impresa costato allo Stato otto
milioni di euro, dove, desolatamente
vuoto, albergano due sole aziende:
altre due che hanno chiesto di essere
incubate non ricevono riposte da mesi
e rischiano di perdere il
finanziamento chiesto come start-up a
Invitalia.
Ma non c’è solo Messina nel cahier de
doleance di Sviluppo Italia Sicilia: la
totalità delle azioni della società è
stata acquistata per dieci milioni di
euro dal governatore Lombardo dalla
casa-madre, nazionale. Settanta
dipendenti che non prendono lo
stipendio da mesi, ora la società che il
governo Crocetta “ha ritenuto
strategica” si presenta con un bilancio
in perdita per 1,7 milioni per il 2014,
che si aggiunge allo stesso risultato
per il 2013. Risultato: una perdita
netta di 3,5 milioni su un patrimonio
netto di sei.
A questo si aggiungono poi 1, 7
milioni di debiti verso i fornitori e
500mila verso i dipendenti. Il solo
contratto in essere pera ssistenza
tecnica con l’assessorato
all’agricoltura è in “contenzioso”.
A farne la spesa di questa situazione
della società “in house”, oltre che i
dipendenti, sono anche le venti
Imprenditorialità
La molla per lo sviluppo
MESSINA. "Progettare il futuro, tra
sharing economy e social
innovation” è stato il tema
dell’incontro-dibattito promosso dal
Lion Club, Messina-Ionio, svoltosi
lunedì scorso nel Salone delle
Bandiere della Provincia, per
favorire “nuove forme di
imprenditorialità”. A dare
testimonianza che
l’autoimprenditorialità può essere la
sola molla che aiuta i giovani a
uscire dalle secche della crisi che ha
ridotto al lumicino le opportunità di
lavoro, sono stati diversi
imprenditori in erba. Con
entusioamo hanno raccontato i
primi passi della loro impresa, le
difficoltà burocratiche, l’accesso al
mercato e anche gli errori che
aiutano a crescere. Focus sui quali si
sono intrattenuti gli esperti, come
Beatrice Villari, manager design del
Politecnico di Milano, Ivan Di Fiore,
direttore generale della Innova Bic
di Messina e Francesca Dugo,
promotrice dell’incontro per conto
del Distretto Leo108Yb Sicilia.
L’incubatore di Papardo
aziende allocate nell’incubatore di
Catania e il possibile blocco di tutte le
attività in convenzione con Invitalia
nazionale, la società amministrata dal
calabrese Domenico Arcuri cui vanno
indirizzate per l’istruttoria le nuove
domande di prestito d’onore, e fondi
per l’imprenditoria giovanile.
Rischiano di esser bloccate anche le
attività di 130 imprese già ammesse a
finanziamento e la certificazione di
oltre sei milioni di spesa
dell’assessorato alle Attività
Produttive.
I sindacati, allarmati dalla situazione,
hanno chiesto una audizione alla
commissione bilancio, che è stata
fissata per giovedì 3 dicembre. Ma le
risposte che finora sono arrivate sono
del tutto dilatorie: a parte un paio di
mensilità arretrate, i dipendenti sanno
che non sono stati versati i contributi
da due anni a questa parte.
Chi dovrebbe aiutare i giovani a
costruire una impresa si trova così con
il cappio al collo di non sapere come
fare ad arrivare a fine mese. Con una
aggravante: l’impresa non può operare
per statuto nel libero mercato. Può
avere incarichi di assistenza tecnica
solo da mano pubblica. Con questi
risultati.
Un momento della premiazione
CATANIA
Agroalimentare, Mai dire Maas
CATANIA. Rischia la chiusura il Maas, il mercato
agroalimentare di Catania, area vasta 390mila metri
quadrati nella zona industriale di Catania. La Regione
Siciliana, che ha il 94% delle quote, continua a disertare le
convocazioni di assemblea. E i revisori dei conti, coordinati
dal presidente del collegio, il messinese Francesco La Fauci,
non escludono la possibilità che, in presenza di nuovi
comportamenti omissivi del socio di maggioranza, possano
essere portati i libri in Tribunale.
La Fauci ha chiesto un incontro ufficiale al neo-assessore
all’economia Alessandro Baccei, mentre il presidente
Eamanuele Zappia ha chiesto di incontrare la segretaria
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generale Patrizia Monterosso per rappresentare la gravità
della situazione di bilancio.
Sul Maas pesa un braccio di ferro con la coooperativa
muratori di Ravenna, che ha ha già recapitato un decreto
ingiuntivo di dodici milioni di euro, per i lavori svolti negli
anni passati nella struttura.
Nella compagine societaria del Maas, oltre che federazione
mercati di Roma fanno parte anche il Comune di Catania, la
Confcoooperative, e ari altri comuni limitrofi. Oltre che
l’Ortofrutta, di recente al Maas è stato aperto anche il
mercato ittico e quello dei fiori, tutti in rete tematica con i
mercati nazionali e internazionali.
4 Dicembre 2014
economia
Gli operai dell’Esi che hanno protestato di fronte lo stabilimento nella zona industriale di Milazzo
GIAMMORO. L’azienda che recupera batterie usate in difficoltà. La strategia del gruppo Franza
Batterie, siamo “esauste”
L’amministratore Genchi: «Chiederemo contratti di solidarietà per gli operai». Ma la salvezza
della società passa dalla creazione di un consorzio regionale che gestisca il mercato
DI
GIANFRANCO CUSUMANO
MILAZZO. La salvezza dell’Esi di
Giammoro passa dalla creazione di un
consorzio regionale che gestisca il
mercato delle batterie esauste.
L’azienda controllata dal Gruppo
Franza, unica dell’isola specializzata
nel recupero del piombo dalle
batterie usate, per risollevarsi dal
momento di difficoltà che sta
attraversando, ha proposto al governo
Crocetta di attivarsi per far nascere
un consorzio regionale sulla falsariga
di quello nazionale della raccolta e
riciclo, (Cobat). L’organismo, frutto di
un protocollo d’intesa, dovrebbe
Luigi Genchi
coinvolgere principalmente le aziende
che si occupano della raccolta di
questi rifiuti speciali. Ad anticiparlo è
Luigi Genchi, amministratore della
Esi spa, società nata diciassette anni
fa con un fatturato che nei momenti
di maggiore splendore toccava i 15
milioni di euro grazie alle vendita del
piombo estratto alle stesse ditte
produttrici di batterie. «Per evitare di
licenziare personale chiederemo di
attivare i “contratti di solidarietà” in
modo da ridurre le ore di lavoro e
mantenere gli stessi livelli
occupazionali – sottolinea Genchi”.
Gli operai, una quindicina, sono già
sul piede di guerra ed hanno
organizzato una manifestazione di
protesta di fronte allo stabilimento
nella zona industriale di Milazzo. Le
difficoltà dell’azienda sono legate al
calo della lavorazione delle batterie:
si è passati da 15 milioni di tonnellate
annue a 8 – 9 milioni. «A gestire il
mercato – spiega Genchi – è il
consorzio nazionale Cobat che da
tempo ha deciso di aumentare i flussi
verso il nord Italia a discapito della
nostra azienda, l’unica che opera in
Sicilia in questo settore (a livello
nazionale sono sei). A gestirlo sono
gli stessi produttori di batterie,
obbligati allo smaltimento a norma di
legge». Gli impianti che trattano
questi tipi di rifiuti speciali non
possono acquistare direttamente dai
raccoglitori di batterie ma dal
consorzio. “La nostra crisi è legata al
fatto che non esiste un mercato libero
– attacca Genchi - proprio per questo
abbiamo preso contatti con
l’assessorato regionale Energia per
promuovere e firmare un protocollo e
fare in modo che il materiale prodotto
in Sicilia non venga inviato fuori.
Basta coinvolgere i raccoglitori più
grossi che attualmente fanno capo al
Cobat. E questo consorzio che decide
a quale impianto destinare le
batterie». In attesa di creare il “Cobat
Siciliano”, però l’azienda deve
affrontare gli scioperi e le proteste.
Negli ultimi mesi, secondo la Cisl,
sono stati messi dipendenti in ferie
forzate e per ben due volte è saltata
la trattativa sulla cassaintegrazione
ritenuta “alle porte”. Il sindacato
ipotizza, addirittura, che l’azienda sia
pronta ad impiegare lavoratori di
ditte esterne. “Assistiamo a palesi
provocazioni nei confronti dei
lavoratori e del sindacato – spiega il
segretario provinciale della Fim Cisl
Messina, Nino Alibrandi – non
abbiamo firmato l’accordo sulla
cassaintegrazione proprio perché
all’interno, al posto dei dipendenti,
sono impegnati altri lavoratori di
ditte esterne anche in attività che
dovrebbero essere svolte dai
dipendenti dell’Esi attualmente posti
in ferie d’ufficio. Abbiamo chiesto
chiarezza di ciò all’azienda, ma come
risposta ci sono solo atti di ritorsione
nei confronti dei lavoratori”.
La Fim Cisl, che ha attivato le
procedure di sciopero, è però
disponibile a riattivare le trattative
sulla cassaintegrazione. “Non appena
l’azienda ci darà spiegazioni sulla
presenza all’interno di dipendenti di
società esterne – conclude Alibrandi –
siamo pronti a sederci nuovamente al
tavolo”. Genchi non si tira indietro.
«Si tratta di un solo dipendente che fa
capo ad un consorzio siciliano, quello
che vorremmo potenziare assieme alla
Regione Siciliana che svolge dal
punto di vista burocratico attività di
controllo e verifica del loro materiale
depositato all’interno della nostra
azienda in quanto non hanno un
deposito di loro proprietà».
AMBIENTE
Ma sull’inquinamento cresce l’allarme
MILAZZO. In passato L’Esi di Giammoro ha dovuto affrontare anche
attacchi dagli ambientalisti. Uno studio epidemiologico dell'Università di
Messina sugli effetti dell'inquinamento del polo industriale su un
campione di ragazzini della Valle del Mela ha stabilito danni alla salute
legati alla presenza di metalli pesanti come nickel, cromo e cadmio,
dispersi nell'ambiente dalle industrie. Nel mirino la Raffineria di Milazzo,
l'impianto di imbottigliamento di Gpl Ultragas, lo stabilimento Esi e la
Centrale Termoelettrica Edipower.
“Noi lavoriamo solo piombo – replica Luigi Genchi, amministratore della
Esi – ogni sei mesi facciamo fare approfondire analisi ai nostri dipendenti
e i valori sono tutti nella norma. Recentemente abbiamo anche ottenuto
una importante certificazione europea (14001) che promuove i nostri
impianti. Spendiamo circa un milione di euro l’anno per adeguamenti
ambientali e tecnologici».
centonove pagina 20
economia
4 Dicembre 2014
OCCORRE SAPERE
TECNOLOGIA. Niente stress al volante grazie l’App di un ingegnere catanese
Il Parcheggio? trovalo su smartphone
Carlo Sciuto ha ritirato il “Cerisdi Awards”, premio per coloro che raggiungono straordinarie perfomance
in vari settori. Ecco il progetto-pilota elaborato col figlio informatico e il project manager Pierluigi Buttiglieri
di ANTONIO BONACCORSO
CATANIA. Trovare un
parcheggio è una
missione impossibile ma
in nostro soccorso arriva
il progetto siciliano
“Park Smart”. Un
software per aiutare gli
automobilisti nel
trovare lo “stallo” libero
più vicino sfruttando
un'infrastruttura basata
su telecamere
di videosorveglianza,
anche già esistenti nelle
principali città.
L'infrastruttura
elabora
automaticamente le
informazioni e segnala
tramite mobile app
all'utente il parcheggio
più vicino al veicolo in movimento. Il
progetto è capitanato da Carlo Sciuto,
ingegnere catanese, business
developer di Park Smart, che ha
ritirato lo scorso martedì anche il
“Cerisdi Awards”, un premio per
coloro che hanno raggiunto
straordinarie performance in svariati
settori, dalle nuove tecnologie
all’imprenditoria, dal campo medicoscientifico a quello sociale. In
precedenza l'intuizione siciliana si era
aggiudicata100mila euro grazie al
premio “Edison Start”. “ Abbiamo
sviluppato l'idea - ha raccontato
Sciuto - con l'ingegner Pierluigi
Buttiglieri, che è un project manager,
e mio figlio Marco, che è informatico.
Grazie al Politecnico di Milano
abbiamo poi ampliato la nostra
formazione in modo da rendere la
proposta di business attrattiva. Lo
scorso agosto abbiamo finito
l'algoritmo per la video analisi. Il
mese successivo abbiamo testato i
collegamenti con le app e presentato
il prototipo funzionante, riscuotendo
molto successo. Vogliamo arrivare a
un progetto pilota che ci consenta di
monitorare un' area di parcheggio con
2-300 posti auto. Abbiamo la
possibilità di realizzarlo”.
PROPOSTE
Accesso a internet, parte l’iter in Sicilia
PALERMO. L’Associazione Generazione Ypsilon, ha presentato il primo disegno di
legge che mira a introdurre internet come diritto in uno Statuto regionale: quello
della Regione Sicilia. E' stato appena assegnato alla I Commissione Affari
Istituzionali del Parlamento Siciliano per iniziare l’iter istituzionale di esame
normativo. E' lo “Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
Parlamento ai sensi dell'articolo 41 ter, comma 2, dello Statuto recante Modifiche
allo Statuto della Regione in materia di diritto di accesso ad internet”, per
l’introduzione del nuovo art.33-bis volto a formalizzare il riconoscimento del
diritto di accesso ad Internet nell’ambito delle norme statutarie vigenti. La ratio
dell’intervento è rendere fruibili a cittadini e imprese gli straordinari benefici
derivanti dalla diffusione generalizzata delle nuove tecnologie digitali,
intraprendendo un concreto progetto di Agenda Digitale, realizzare un concreto
piano generale di contenimento della spesa pubblica mediante economie virtuose
derivanti dallo sfruttamento efficiente delle nuove tecnologie".
centonove pagina 21
Ma c’è anche un aiuto
per chi non ricorda
dove ha lasciato l’auto
Ecco di seguito alcune tra le migliori
app Android per un parcheggio
garantito:
Parkopedia Parcheggi
Una enciclopedia del parcheggio che
vanta oltre 18 milioni di posti auto in
25 paesi diversi. L’applicazione
permette di trovare il parcheggio
più vicino a dove vi trovate, o
all’indirizzo che inserite, fornendo
anche indicazioni per raggiungerlo.
ViaMichelin
L’app dell’omino gonfio è utile e
divertente. Non solo consente di
trovare parcheggio inserendo un
indirizzo e dichiarando la propria
posizione, ma calcola anche gli
itinerari non solo in auto, ma anche
a piedi e in bici.
Se invece il vostro problema è quello
di trovare parcheggio, ma non
riuscire poi a ritrovare l’auto, ecco
che l’app che fa al caso vostro è Car
Finder AR che, sempre sfruttando la
geolocalizzazione, riesce a
memorizzare le coordinate del
parcheggio e a darvi le indicazioni
giuste per ritrovarla.
4 Dicembre 2014
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4 Dicembre 2014
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4 Dicembre 2014
economia
ANALISI. L’economia statunitense “regala” un quadro positivo sul quale l’Europa dovrebbe riflettere
Qualcuno ci salvi dalla Merkel
La Francia prova a risalire la china, ma l’Italia sembra vincolata ad una sorta di “non possumus”.
Il tema? E’ sempre quello della Germania e del suo dogma monetarista e rigorista. Ecco perchè
di MAURIZIO BALLISTRERI
MESSINA. I dati dell’economia
statunitense ci consegnano un quadro
positivo, soprattutto sul versante del
lavoro: la disoccupazione è scesa sotto il
6%. Ciò ha un enorme valore anche
simbolico, significa che il tasso dei
senza-lavoro è tornato quello del 2008,
prima che scoppiasse la grande crisi
finanziaria, segnata dal fallimento della
banca d’affari Lehman Brothers e dal
rischio del crollo del sistema creditizio
americano, già pesantemente segnato
dalla scoppio della bolla immobiliare dei
mutui subprime.
Al riguardo l’Europa deve riflettere,
considerando che la disoccupazione
media del Vecchio Continente è doppia
di quella americana, che pure ha un
mercato del lavoro ultraflessibile,
segnato dalla libertà di licenziamento,
abbandonando senza indugi le politiche
economiche dell’austerità, che hanno
provocato una vera e propria ecatombe
sociale.
C’è da registrare che a fronte del
successo dell’Amministrazione-Obama,
nessuna resipiscenza è maturata nelle
classi dirigenti europee, tranne qualche
timido segnale francese, per adottare
politiche espansive sul piano monetario
di stimolo alla domanda e, quindi, a
produzione e lavoro, evidenziando
l’attualità di una frase di Keynes circa
l’establishment di governo: “sono
prigionieri di qualche economista
defunto”; in questo caso del
monetarismo ideologico della Scuola di
Chicago di Milton Friedman.
Due i fattori determinanti delle politiche
economiche Usa, l’uso della spesa
pubblica, che ha portato il rapporto tra
prodotto interno lordo e deficit all’11%
(quasi 4 volte quello dell’Unione
europea!), con il salvataggio di banche e
industrie dell’auto, che ha fatto parlare
di “socialismo all’americana”, e la
centonove pagina 24
massiccia immissione di denaro nel
sistema economico da parte della
Federal Reserve, con tassi d’interesse
quasi a zero. La grande innovazione sul
piano dell’architettura finanziaria della
Fed è stata l’acquisto intensivo di bond,
che ha prodotto ben 4400 miliardi di
dollari di liquidità per imprese e
famiglie.
Per l’Europa, nel pantano della
recessione, della deflazione e della
disoccupazione di massa, l’America deve
essere un modello per politiche
economiche espansive, oltre i timidi
segnali della banca centrale di Mario
Draghi. La Francia ci sta provando,
mentre l’Italia sembra vincolata ad una
sorta di “non possumus”; il tema è
sempre quello della Germania e del suo
dogma monetarista e rigorista,
rappresentato dall’euro forte e dai
vincoli sui deficit pubblici e sui debiti
sovrani.E’ tempo di aprire un
contenzioso politico, non affidato agli
eurocrati di Bruxelles, con il “IV Reich
tedesco” e con i suoi paesi satelliti come
Olanda e Finlandia: parafrasando la
massima di Cicerone rivolta a Catilina
“Fino a quando dunque, Merkel,
abuserai della nostra pazienza?
(Quousque tandem abutere, Catilina,
patientia nostra?).
economia
4 Dicembre 2014
MESSINA. Si avvia a conclusione il fallimento del consorzio fidi: Il 23 gennaio la settima udienza
La fine di Ascom
La relazione del liquidatore, l’indagine della guardia di finanza, la sentenza del tribunale fallimentare,
e quelle fideiussioni a copertura dell’80% dell’esposizione: ecco come è maturato il crac
di ALESSIO CASPANELLO
MESSINA. Sette udienze, l’ultima
convocata il 23 gennaio 2015 (prima
udienza di verifica tardive), la prima
esattamente un anno prima, il 24
gennaio 2014 per l’adunanza dei
creditori per l’esame dello stato
passivo. Si avvia verso la conclusione
il fallimento (dichiarato a luglio
2013) della Ascom Finance, società
cooperativa di garanzia collettiva fidi.
Già in liquidazione.
FALLIMENTO DICHIARATO. E’ il
17 luglio del 2003 quando il collegio
di giudici della seconda sezione civile
del tribunale di Messina Adolfo
Fiorentino, Antonino Orifici e
Ugo Scavuzzo decretano il
fallimento della Ascom, e la affidano
nelle mani del curatore Domenico
Cataldo, che la riceve dal
commercialista Enzo Barilà, che del
consorzio è il liquidatore. Un’istanza
CONFCOMMERCIO
Intimidazioni e polemiche: è bufera
IL PRESIDENTE PICCIOTTO RISPONDE AI SEI DISSIDENTI SULLO STATUTO
MESSINA. Arriva in Prefettura l’episodio intimidatorio compiuto a danno di un
consigliere di Confcommercio al quale, qualche giorno fa, qualcuno ha
tagliato le gomme dell’automobile. A palazzo del Governo, mercoledi 3, si è
tenuta una riunione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza al
quale era presente anche Carmelo Picciotto, che di
Confcommercio è presidente, che nelle ore successive
all’accaduto ha espresso solidarietà al consigliere della sua
associazione. All’interno della quale però non tira una
buona aria. Lo stesso Picciotto a fine novembre, è stato
messo nel mirino da sei membri del consiglio direttivo che
ne contestavano la nomina di Caterina Mendolia a direttore
sollevando un conflitto di competenze: “Nessun conflitto ha spiegato Picciotto - lo statuto parla chiaro, e inoltre i
vertici romani dell’associazione hanno confermato che lo
stesso statuto non ha bisogno di modifiche. Tra l’altro conclude, rispondendo ad un’altra delle critiche mosse dai
sei consiglieri - nel 2014 ho tenuto sia consiglio che
assemblea”. (A.C.)
Carmelo Picciotto
di fallimento depositata prima a
Roma per lo stato d’insolvenza nel
quale versava la società e poi, dopo
l’eccezione da parte dei legali
Alfonso Teramo e Francesco
Saladino, a Messina, perchè era in
riva allo Stretto che effettivamente la
società operava. Qui il collegio di
giudici scrive che “nessun dubbio può
nutrirsi invero sulla sussistenza dei
presupposti soggettivi di fallibilità”.
Quali sono?
FALLIBILITA’ SOGGETTIVA... “Alla
data del 30 settembre 2012 si
rilevano attività di valore superiore a
nove milioni di euro e debiti, nei
confronti dei soli fornitori, superiori a
500mila euro, cui vanno sommati poi
debiti erariali e previdenziali per
93mila euro ed altri debiti per circa
432mila euro”: dati che i giudici
traevano dalla relazione del
liquidatore sulla situazione
patrimoniale. Restavano, però, i
“presupposti oggettivi”. Sui quali c’è
stato un certo fermento.
...E FALLIBILITA’ OGGETTIVA. La
Ascom contestava alla Guardia di
Finanza una serie di errori in fase
d’indagine che ne avrebbero
compromesso la posizione. lettura
che i giudici smontano, puntando poi
il dito verso quelle “obbligazioni in
relazione alle quali la garanzia sia
stata escussa, riconducibili
principalmente all’attività dell’unità
locale di Roma la quale, senza che gli
organi amministrativi abbiano mai
operato alcun controllo, ha proceduto
centonove pagina 25
al rilascio di fideiussioni non
rientranti nell’ambito dell’attività
sociale del consorzio”. Ma non solo di
quelle, dato che, a Messina, i giudici
rilevano isolvenze da 600mila euro
tra 2007 e 2010. Ma il colpo di grazia
doveva ancora arrivare.
L’AUDIT DI UNICREDIT. Dalla
relazione del liquidatore e da quella
dell’istituto bancario Unicredit,
emergono ulteriori magagne. “I
procuratori e responsabili della sede
romana, in concorso con un
funzionario di Unicredit, hanno
consentito a società del gruppo
Marcaccini di godere di finanziamenti
garantiti da fideiussioni che in realtà
il confidi non avrebbe potuto
rilasciare”. Per quali cifre? Ci ha
pensato la Guardia di Finanza, che ha
rilevato un’esposizione, da parte di
società del gruppo (“insolventi in
quanto originariamente incapienti”,
scrivono le Fiamme gialle) per una
cifra di cinque milioni di euro verso
Unicredit: cifra garantita da
fideiussioni rilasciate da Ascom
Finance, “fino alla concorrenza
dell’80% dell’esposizione”, scrivono i
magistrati. Che aggiungono dell’altro.
“APPARE INVERO SINGOLARE”.
Il collegio dei giudici scava proprio
intorno a quell’80%, spiegando
perchè appare quantomeno inusuale:
“La circostanza che proprio tutte le
garanzie rilasciate in favore delle
predette società siano fino all’80%
appare invero singolare, alla luce di
quanto specificato dal liquidatore
nella propria relazione, nella quale,
descrivendo l’attività del consorzio,
precisava che lo stesso rilasciava
garanzia per il 50% del
finanziamento e, sono in casi
particolari, fino all’80%”, si legge
nella sentenza per la dichiarazione di
fallimento. Quali sono le conseguenze
di questa condotta?
SENZA CONTROLLO. Riguardo agli
organi del consorzio fidi, i giudici
volgono lo sguardo verso il consiglio
d’amministrazione: del quale si
spiega che, con una delibera del 27
maggio 2009, “attraverso il
conferimento delle procure per la
gestione dell’attività della filiale,
hanno di fatto trasferito tutti i poteri
spettanti all’organo rappresentativo
del Confidi a coloro che dovevano
gestire la sede romana, i quali
esercitavano, in quanto a ciò delegati,
tutti i poteri spettanti agli organi di
amministrazione e rappresentativi”.
Con la conseguenza che, continua il
collegio di magistrati, “attraverso le
procure e la delibera, si fosse creato
all’interno del Confidi un nucleo
autonomo non sottoposto ad alcun
controllo da parte della società e
degli organi di questa”.
4 Dicembre 2014
economia
UOMINI&BUSINESS
QUI EUROPA. La regolamentazione messa in atto per tutelare i giocatori in tutta Europa. In particolare i minorenni
Gioco d’azzardo online, ecco le nuove regole
DI
SALVATORE CIFALÀ
MESSINA. In arrivo regole
comuni per tutelare i
giocatori d’azzardo online in tutta Europa, in
particolare per i minorennni. A
chiederlo è la Commissione europea in
una raccomandazione agli Stati
membri. L'obiettivo di questa iniziativa
è assicurare un livello uniforme di
tutela per la salute degli utenti e
limitare gli eventuali danni economici
derivanti da una pratica eccessiva o
compulsiva del gioco d’azzardo.La
raccomandazione è stata annunciata
nel piano d’azione della Commissione
“Verso un quadro normativo europeo
approfondito relativo al gioco
d’azzardo on-line”, adottata
nell'ottobre del 2012 per fornire una
risposta valida ed opportuna al rapido
progresso della tecnologia on-line e
all’incremento dell’offerta e
dell’utilizzo di servizi di gioco
d’azzardo on-line in Europa. La
maggior parte degli utenti europei
ritiene il gioco d’azzardo on-line
un’attività ricreativa. Ad esso sono però
associati molteplici rischi, soprattutto
quando cessa di essere un’attività di
puro intrattenimento e si trasforma in
dipendenza per bambini, adulti e
adolescenti. Si stima infatti che tra lo
0,1 e lo 0,8% della popolazione adulta
soffra di ludopatia e che un ulteriore
0,1-2,2% mostri un coinvolgimento
potenzialmente problematico nel gioco
d’azzardo. Le nuove regole vogliono
stabilire delle misure preventive per
ridurre al minimo il potenziale danno
ed a garantire che i servizi di gioco
d’azzardo on-line siano offerti e
pubblicizzati in maniera responsabile.
Sulla base della raccomandazione della
Commissione, i siti web di gioco
d’azzardo dovranno avvertire i
consumatori sui rischi legati al gioco
d’azzardo. La pubblicità e la
sponsorizzazione dei servizi di gioco
d’azzardo on-line dovranno essere più
trasparenti e più responsabili.
Agli Stati membri spetterà tutelare i
minori, negando loro l'accesso al gioco
d’azzardo on-line e riducendo al
minimo i contatti tra i minori e il gioco
stesso, limitando anche la pubblicità in
TV. Quando creeranno un conto di
CONSUMATORI
AGROALIMENTARE
Occhio ai profumi
Aziende in video per l’Expo
I prodotti per profumare gli
ambienti diffonderebbero
sostanze irritanti,
allergizzanti e anche
tossiche. Analizzando un
campione di aria prelevato
da una stanza, dopo due ore di
funzionamento di un deodorante o
dopo avere spruzzato tre volte ad
intervalli di 15 minuti, l’esito è
preoccupante. L’uso dei deodoranti
può provocare l’immissione continua
nell’ambiente domestico di molteplici
sostanze chimiche, anche se in
concentrazione infinitesime ; si pensi a
tutti quei modelli con diffusore
elettrico o a quelle candele profumate
quante sostanze liberano, benzene e
formaldeide, riconosciute come
cancerogene. E’ convinzione che sono
tanti i deodoranti in grado di coprire
un odore cattivo, con un altro più
gradevole, mentre non eliminano
niente; anzi le sostanze diffuse nell’aria
si sommano e, allo scopo diversi studi
stanno valutando le concentrazioni di
sostanze tossiche emesse da alcuni
prodotti di uso quotidiano: insetticidi,
disinfettanti, colle, inchiostri... Critici
inoltre, i giudizi sugli incensi mentre
per le candele è consigliato utilizzare
quelle non profumate.
Francesco Sabatino - Adoc Uil Messina
CATANIA. Un’opportunità per le
aziende per partecipare a Expo Milano
2015. È il progetto Ris2Up, che permette
alle imprese di raccontare la propria
storia e presentare la propria attività
all’Esposizione Universale. Se ne parla
venerdì 12 dicembre dalle 10.30 alle
17.30 al Centro Congressi Radice Pura di
Giarre (Catania), nell’incontro
organizzato da [email protected] e Siseco.
«L’obiettivo – spiegano gli organizzatori
- è rendere visibili le buone prassi delle
imprese agroalimentari e di tutte le
realtà vicine al tema Expo Milano 2015
«Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita».
Il progetto Rise2Up ha lo scopo di far
conoscere quelle realtà che realizzano
cibi di alta qualità dai sapori unici e
genuini, eccellenze spesso poco note e
valorizzate». Le aziende che trattano
agroalimentare o che sono vicine alla
tematica di Expo, avranno la possibilità
di realizzare dei video in cui raccontare
la storia della propria azienda e i motivi
di eccellenze. I filmati saranno proiettati
da mega schermi interattivi installati
all’interno dello stand del padiglione
della Società civile, così da essere visibili
ai visitatori di Expo 2015.
gioco online, i consumatori dovranno
fornire informazioni sulla loro età e
identità. Un’assistenza costante verrà
messa a disposizione dei giocatori per
prevenire problemi relativi al gioco
d’azzardo tramite operatori
specializzati nella comprensione dei
problemi di dipendenza dal gioco
d’azzardo. Gli Stati membri sono inoltre
invitati a realizzare campagne di
sensibilizzazione sui rischi legati al
gioco d’azzardo, oltre che a raccogliere
dati sulla creazione e la chiusura dei
conti di gioco e sulla violazione delle
norme in materia di comunicazione
commerciale. L'istituzione di autorità
competenti in materia contribuirebbe
ad assicurare l'efficacia e la conformità
dei provvedimenti alla
raccomandazione. Gli Stati membri
hanno a disposizione 18 mesi a partire
dalla pubblicazione della
raccomandazione nella Gazzetta
Ufficiale dell’Unione europea per
comunicare alla Commissione le misure
adottate. La Commissione provvederà
in seguito a valutare le misure adottate
dagli Stati membri 30 mesi dopo la
pubblicazione.
IRSAP
Respinti i ricorsi contro
la nomina di Cicero
PALERMO. Il Tar di Palermo ha
respinto i ricorsi presentati da
Casartigiani Agrigento
(avvocati difensori Gaetano
Armao e Stefano Catuara) contro le
nomine adottate dal governo
regionale di Alfonso Cicero a
commissario straordinario e
presidente dell' Irsap (legali Andrea
Scuderi e Lucia Di Salvo), l'istituto
che ha inglobato i consorzi delle aree
industriali.
FEDERAZIONE INFERMIERI
Russello segretario
a Caltanissetta
CALTANISSETTA. Salvatore Russello è
stato eletto nel collegio Ipasvi,
Federazione nazionale Collegi
infermieri, di Caltanissetta. Russello
ricoprirà l'incarico di segretario.
Roberto Cammarata, invece, fa il bis
alla guida dell' organismo di tutela
degli infermieri che ha eletto gli
organi direttivi che resteranno in
carica per i prossimi tre anni. Sarà
affiancato da Alfonso Guarino come
vicepresidente.
NOTIZIE DAI CONSULENTI DEL LAVORO
Lavoratori occasionali, niente maxisanzione se ci sono gli F24
Una valida documentazione fiscale salva il rapporto di
lavoro occasionale dalla cd “maxisanzione” in ipotesi di
verifica ispettiva. Il ministero del lavoro con la nota n.16920/14
ha, infatti, precisato che l’applicabilità della maxisanzione
nelle ipotesi di riqualificazione in sede ispettiva di prestazioni
di lavoro autonomo occasionale con partita IVA e/o ritenuta
d’acconto, potrà avvenire solo in assenza di documentazione utile ad una verifica
circa la pretesa autonomia del rapporto. Ricordiamo che la maxisanzione si applica
nei casi in cui il lavoratore sia del tutto sconosciuto alla Pa, non sia stata effettuata
alcuna comunicazione prescritta dalla norma, e/o nessuna registrazione che possa
permettere di verificare la volontà del datore di non occultare il rapporto. La
sanzione va da un minimo di 1.950 € ad un massimo di 15.600 €, più 195 € per ogni
giorno di occupazione irregolare. Il ministero nella nota elenca la documentazione
utile ad evitare la sanzione, confermando che per il lavoratore occasionale non è
previsto alcun obbligo di comunicazione preventiva (come invece avviene per
lavoratori subordinati, co.co.pro, ecc.). Gli ispettori, quindi, quando la prestazione
di lavoro autonomo occasionale dovesse essere riqualificata come lavoro
subordinato, oltre alla verifica della documentazione di carattere previdenziale
per il limite di 5.000 € annui di compenso, dovranno considerare anche la
documentazione fiscale. Per essere considerata valida ai fini dell’esclusione della
maxisanzione, la documentazione fiscale obbligatoria dovrà riguardare il
versamento della ritenuta d’acconto (20%) con modello F24, le rilevazioni contabili
e il modello 770 (scade il 31 luglio dell’anno successivo), riferiti al periodo oggetto
di accertamento. Tutti questi documenti consentiranno dal datore di
lavoro/committente, pur a fronte di una riqualificazione della prestazione
lavorativa da autonoma a subordinata, di non pagare la maxisanzione, in quanto il
lavoratore non può essere considerato “in nero”. Attenzione però, perché la
documentazione fiscale deve riferirsi ad un periodo che precede l’accertamento.
Se, ad esempio, non sono ancora scaduti i temini per pagare la ritenuta d’acconto
(entro il 16 del mese successivo all’erogazione del compenso), in assenza di altri
elementi utili, la maxisanzione potrebbe essere applicata.
Tutte le info dai Consulenti del lavoro.
centonove pagina 26
poster
4 Dicembre 2014
MURALES DI UMANITÀ VARIA
ANNIVERSARI. Moriva il 2 dicembre 2008 uno dei più grandi poeti italiani. La sua “culla” a Patti, al fianco di Quasimodo
Mancuso, il nostro caro Angelo
La seconda guerra mondiale, la morte del figlio. Una vita che rafforza sensibilità e voglia di scrivere
DI
BENITO BISAGNI
PATTI. “Siamo fatti di tempo, che ci pesa
dentro come un’ancora”. Se mai fosse
possibile ridurre la vita di un uomo, di
uno scrittore, di un artista in un semplice
verso, questo pensiero sarebbe
probabilmente tra i più adeguati per
dipingere il quadro di ciò che il
professore Michele Angelo Mancuso ha
incarnato ed ha trasmesso a chi lo ha
conosciuto ed a chi ne ha letto le opere.
Non fosse altro perché queste profonde
parole provengono dal professore stesso,
tratte da una delle sue splendide poesie.
Ed è proprio quello stesso tempo che è
diventato un peso nell’intimità di chi vi
era affezionato e che da ormai qualche
anno, dal 2 dicembre 2008, data della
sua scomparsa, deve fare a meno della
sua presenza fisica. Michele Angelo
Mancuso è stato un autore formidabile e,
prima di tutto, un uomo sensibile. Crebbe
in un ambiente privilegiato, a contatto
con Salvatore Quasimodo, legato al
padre del professore (altrettanto mirabile
autore e grande docente) da una stretta
amicizia ed ebbe modo di frequentare la
famiglia del poeta Lucio Piccolo, tutte
figure delle quali tante volte ha narrato i
lati più celati e genuini, insomma meno
“ufficiali”.
Consuetudine vorrebbe che per un autore
parlassero gli scritti, i libri, i versi. In
realtà, se ci si fermasse alla produzione
letteraria ne risulterebbero svilite
l’essenza briosa, poliedrica e filantropica
di Mancuso. E’ d’uopo, dunque, delineare
alcuni aspetti complessi e simbolici della
sua esistenza per apprenderne lo
straordinario valore. Nacque a Patti nel
1926 e, come tutti i giovani dell’epoca,
visse in prima persona le angosciose
vicende belliche del secondo conflitto
mondiale, in particolare la drammaticità
degli eventi che seguirono lo sbarco in
Sicilia delle truppe alleate, avvenimenti
dei quali fu testimone diretto (in tante
occasioni ebbe modo di narrare delle
fughe notturne, dei “vagabondaggi” da
un casolare all’altro, per evitare di essere
colpiti dalle bombe provenienti
dall’aviazione militare). Terminata la
guerra, mise a frutto l’arguta e vivace
intelligenza laureandosi in Lettere e
Filosofia ed esercitando l’insegnamento
di materie letterarie. Più tardi, sarà
investito da un tragico avvenimento che
lo accompagnerà e segnerà per tutta la
vita, ovvero la morte del figlio
“Micheluzzo” a causa di un incidente in
moto. Scosso tremendamente, il
professore volle tangibilmente farne
rivivere la memoria nella sua stessa
esistenza, conseguendo la laurea in
Michele Angelo Mancuso
Architettura a cui aspirava lo stesso
“Micheluzzo”, con una energia e
perseveranza commoventi, per dare una
spirituale continuità alla personalità del
figlio perduto.
L’enorme sensibilità verso la realtà
circostante sfociò in tante produzioni
letterarie, dalla poesia alla prosa fino alle
approfondite ricerche storiche.
Inestimabile è il valore della raccolta di
testi poetici “Siamo fatti di tempo”,
principalmente composti in età giovanile,
componimenti in cui Mancuso coniuga
immagini malinconiche e di speranza, di
inquietudine e di serena pacatezza al
contempo, di vigorose sensazioni e di
indagine nei reconditi confini dell’animo
umano, affidandosi ad un linguaggio a
volte immediato e che, successivamente,
accede rapido ad uno stile ermetico,
pullulante di richiami emotivi e sensoriali
percepibili solo con una puntigliosa
analisi. Così riflette: “… siamo / materia
lieve / aria soltanto / e sempre / c’inonda
lo spasimo / dei ranocchi impazziti”.
Inestinguibile fu, poi, l’interesse di
Mancuso per l’indagine storica, tradottosi
in numerosi saggi e romanzi a partire da,
tra gli altri, “Contenuto e forma” e
“Arenaria, creta e memoria”, fino a “Sulla
costa alta” e “I fiori del mandorlo”,
quest’ultimo tra i lavori più recenti e più
apprezzati. Incentrato sugli inarrestabili
venti di cambiamento spiranti dopo lo
sbarco di Garibaldi e dei Mille in terra
siciliana e sulle vicende della decisiva
battaglia di Milazzo, “I fiori del
mandorlo” racconta, tra le altre cose,
l’ingresso dell’Eroe dei due mondi a
Palermo:”… si sentì lo scampanio festoso
di alcune chiese e la gente cominciò a
sciamare per le strade con bandiere e
coccarde tricolori, inneggiando a
Garibaldi e a Vittorio Emanuele o,
indifferentemente, a Garibaldi e alla
rivoluzione, imprecando contro i tiranni
ed auspicandone la morte immediata”.
E, ancora, fu corposo l’interesse per la
cultura popolare e per le radici
territoriali. Dedicò stupende pagine,
come nel libro “Sonata per chitarra e
lampione”, all’amatissima Ficarra, luogo
d’origine del nonno e del padre, dove
trascorse tanti momenti di
spensieratezza. Inoltre, vestendo quasi i
panni di un fine antropologo, in altre
opere realizzò delle vere e proprie
“radiografie” di molti personaggi dei suoi
luoghi (è il caso di “Rapsodia paesana”),
tratteggiandone amabilmente, con toni
allegri ed umoristici le virtù e le curiose
sfaccettature, attraversando i ricordi di
LA SCHEDA
Michele Angelo Mancuso è
nato a Patti (Messina) il 30
settembre 1926. E’ stato un
intellettuale poliedrico e non
organico al sistema, dal quale
ha sempre preso le distanze
con sobria ironia. Ha
pubblicato “Contenuto e
forma”, saggio storico
letterario (1969); “Siamo fatti
di tempo”, poesie (1972);
“Ficarra, Paese mio” (con
Indaimo e Falcone), saggio
storico-fotografico (1985);
cenni storici nel volume “I
Nebrodi” edito
dall’Associazione Gente del
Tindari; “Arenaria, creta e
memoria”, saggio (1990) edito
da Pungitopo; “Una
lontananza di anni luce”,
racconto edito
dall’Associazione Beniamino
Joppolo; “Sonata per chitarra
e lampione” (1995).
Con Yorick Editore ha
pubblicato i romanzi “I Fiori
del Mandorlo” (2003) e “Sulla
costa alta” (2008) e la raccolta
di racconti “Rapsodia Paesana”
(2006). E’ morto a Patti il 2
dicembre 2008.
gioventù del “Sabato fascista”, delle
scorribande e dei tremendi scherzi
architettati con gli amici ai danni di
ingenue vittime, quando per trascorrere
allegramente il tempo era necessario
aguzzare ingegno e fantasia. Scolpiti
nella memoria di chi ebbe modo di starvi
a contatto, rimangono le tante occasioni
di convivio a cui il professore, forte di
un’indole allegra e di spirito giocoso, non
usava sottrarsi, riuscendo a riunire
attorno a sé un attento pubblico allietato
dalle note della fisarmonica imbracciata
per dar vita alle canzoni di un tempo, con
in testa il cavallo di battaglia “Balocchi e
profumi”. Ed è difficile riporre nel
dimenticatoio gli occhi del professore
Michele, vivi, vivaci, vispi, gentili, cortesi.
Se non avesse comunicato scrivendo,
probabilmente sarebbe bastato solo lo
sguardo, indelebilmente impresso nella
mente di chi dal professore ha potuto
ricevere solo un grande tesoro di
conoscenza e di sensibile altruismo.
ACCADDE OGGI A MESSINA a cura di Felice Irrera
1530, approvati i capitoli del Consolato della seta
G Il 5 dicembre 1530 viene trascritto negli archivi della Magna Curia
messinese dal viceré Pignatelli il privilegio dell’imperatore Carlo V, in base
al quale vengono approvati, confermati e ratificati i capitoli relativi al
Consolato della seta, magistratura fondamentale per l’economia della
città
(Placido Samperi, “Messana illustrata”, vol. II, l. V).
centonove pagina 27
4 Dicembre 2014
posteriniziative
EVENTI. Gli “stranieri” di Sicilia in una splendida mostra fotografica di Attilio Russo alla Biblioteca regionale di Messina
Obiettivo integrazione
Dal Tempio induista di Catania alla moschea di Messina alla Sinagoga di Siracusa. Ecco l’isola che accoglie “Il sacro degli altri”
DI
MASSIMO LANZA
MESSINA. In questi ultimi mesi la
questione immigrati è tornata
prepotentemente d’attualità “grazie” alla
propaganda, a quanto pare efficace,
portata avanti dalla Lega di Salvini per
riconquistare consensi dopo lo scandalo
dei fondi del partito usati a scopi privati
che ha coinvolto Bossi e il suo figliol
Trota. La mostra fotografica “Il Sacro
degli Altri” organizzata dalla Biblioteca
Regionale di Messina Giacomo Longo fa
tornare in mente proprio le squallide
immagini di un manipolo di leghisti
guidati da tal Calderoli, che spargeva
urina di maiale sui terreni dove doveva
sorgere la Moschea. Spesso infatti
pensiamo all’immigrazione solo in
termini di sbarchi, centri di accoglienza
iperaffollati, lavoro clandestino, permessi
di soggiorno e degli immigrati cogliamo
solo l’aspetto che più ci interessa da
vicino, imprechiamo magari per quello
che al semaforo tenta di venderci il
pacchetto di fazzolettini, salvo magari
scoprire, capita anche a Messina e fa
notizia, che è invece un’immigrato a dar
lavoro a qualche italiano e per fortuna
non ci stupisce più vedere nello stesso
banco con i nostri figli un bambino dal
colore della pelle differente.
STRANIERI A MESSINA. I dati Istat
fotografano al 1 gennaio 2013 una
popolazione straniera residente nel
comune di Messina pari a 11.444
persone il 4,7% dell’intera popolazione,
sono gli Srilankesi con 3.728 presenze i
più numerosi seguiti dai 2.493 filippini e
da poco più di un migliaio di marocchini,
in crescita anche i cinesi che al momento
sono 352. Palermo, Messina e Catania
attraggono oltre la metà di tutti i cittadini
stranieri residenti in Sicilia che sono
quasi 140 mila. Aumentano le donne e si
diversificano le nazionalità visto che oltre
alla storica presenza di tunisini, sono
Festa di Katina a Messina
Preghiera islamica a Palermo.
sempre più numerosi i romeni, i
marocchini, gli srilankesi e i cinesi.
Messina, supera Catania per numero di
immigrati, questi i dati delle presenze
straniere nelle tre principali province
siciliane, Palermo 29.212, Messina
25.821, Catania 23.361.
OLTRE I NUMERI. Numeri importanti
quindi e queste persone nè più e nè
meno che come la stragrande
maggioranza di noi ha una religione,
divinità da pregare e feste comandate. E
per chi crede è naturale anche quando è
all’estero cercare un luogo di culto della
propria confessione per pregare o
partecipare ad una funzione religiosa e lo
è a maggior ragione per chi per bisogno,
per sopravvivere a guerre ed epidemie si
trova a vivere lontano dalla propria terra,
dalla propria comunità. Come per noi
anche per loro è quindi naturale cercare
attraverso la preghiera, la frequentazione
di un luogo di culto legato alla propria
confessione religiosa cercare quel
momento di speranza, conforto ma
anche progettualità che si ha quando ci si
rivolge alle proprie divinità quali esse
siano. E sono proprio questi momenti
quelli che documentano le splendide
fotografie di Attilio Russo in mostra sino
al 31 gennaio presso la Biblioteca
Regionale Giacomo Longo di Messina, un
aspetto diverso, intimo della presenza
degli immigrati in Italia e nella nostra
regione in particolare. Bisogna ricordare
che la Costituzione, nei suoi principi
fondamentali garantisce la libertà di
culto e che questa libertà vale non solo
per i cittadini italiani ma anche per i
cittadini stranieri che vivono in Italia ove,
ovviamente, non contrasti con le leggi
dello Stato Italiano. In Sicilia sono tanti i
luoghi di culto di altre confessioni
religiose frequentati dai migranti, a
Catania c’è un Tempio Induista e ogni
anno una grande festa celebra la nascita
di Ganesh figlio di Shiva e Parvati,
moltissimi fedeli vengono anche
richiamati dalla Maha Shivaratri, la notte
di Shiva, la notte più sacra per l’Iduismo
fatta di digiuno e meditazione. Sempre a
Catania c’è un tempio Buddhista di
scuola Theravada dove si celebra la Vesak
la più importante festa Buddhista. A
Comiso nel ragusano c’è invece la Pagoda
della Pace dove si celebra il Rito della
Luce. A Palermo c’è una Moschea, a
Licata una Chiesa Ortodossa Russa, a
centonove pagina 28
Siracusa una Sinagoga che ospita la
locale comunità sefardita.
LA MOSCHEA DI MESSINA. A Messina
c’è una Moschea a Villa Garufi curata
dalla locale comunità Islamica,
frequentata prevalentemente da
magrebini, egiziani e immigrati dal
Bangladesh, ma anche dai migranti del
Mali, Ghana e Senegal attualmente
ospitati al PalaNebbiolo. Sempre a
Messina c’è un tempio Buddhista di
tradizione Theravada curato dal Centro
Buddhista di Messina che si finanzia con
l’autotassazione dei fedeli, Srilankesi in
gran parte. La comunità Ortodossa Russa
invece si appoggia alla Chiesa Valdese,
quella Ortodossa Ucraina e quella
Ortodossa Greca al momento non hanno
un proprio luogo di culto. Molto bassa la
presenza Induista legata soprattutto alla
presenza in città e provincia di
Mauriziani, Tamil ed Indiani. Un quadro
insomma variegato che Attilio Russo,
autore negli ultimi vent’anni di un
monumentale lavoro che lo ha portato a
fotografare oltre 700 feste popolari
religiose tra Sicilia e Calabria per un
totale di oltre 400mila immagini, ha
documentato con le sue foto, scatti mai
vouyeristici ma sempre condivisi con
queste comunità straniere. Attilio Russo
quindi non si limita al semplice scatto ma
si integra alla comunità di cui
documenterà poi il momento di festa,
partecipa per diverso tempo alla vita
della comunità stessa, questa
partecipazione condivisa da ancor più
forza alle sue immagini donandogli una
naturalezza unica, originale, mai posata.
posteriniziative
4 Dicembre 2014
IL LIBRO. Il saggio di Stefano Rodotà. Sul valore della solidarietà. Dove riecheggia liberté ed egalité
Accoglienza tra utopia e necessità
DI LUIGI FERLAZZO
Un momento dell’inaugurazione
Le foto di Russo ci parlano di abiti,
oggetti, colori, gesti a prima vista lontani
nel tempo e nei luoghi ma che lo sguardo
stupito e partecipe di una bambina in
pigiama in braccio alla madre dietro i
vetri di una finestra restituisce
all’attualità di tempi e luoghi che ci sono
così familiari da riconoscerli nei nostri.
“Non è un caso che abbiamo scelto il
periodo natalizio per questa mostra – ci
dice Sergio Todesco ex assessore alla
Cultura del Comune di Messina, incarico
che ha lasciato per assumere la direzione
della Biblioteca Regionale Giacomo
Longo - vogliamo dare anche noi il nostro
contributo fatto di libri ed immagini al
dialogo tra le religioni che rimane l’unico
metodo per sottrarsi agli integralismi da
qualsiasi parte provengano. Dialogo tra le
religioni che sembra essere il motivo
conduttore dell’azione pastorale di Papa
Francesco e vorrei sottolineare la
straordinaria coincidenza che ha
attualizzato ancor di più l’inaugurazione
della nostra mostra apertasi lo stesso
giorno in cui il Papa con un gesto
eclatante si è tolto le scarpe all’interno
della Moschea Blu per pregare accanto al
Gran Mufti.
Culto di Ganesh a Catania
NATOLI
MESSINA. E’ appena uscito il saggio di
Stefano Rodotà sulla “Solidarietà.
Un’utopia necessaria” (Editori Laterza,
pp.141, euro 14), intenso per la
passione giuridica e insieme politicosociale trasfusa nel testo dall’autore, e
denso per i contenuti impegnativi e
propositivi che portano alla ricostruzione del concetto di solidarietà
muovendo da suggestioni e
motivazioni religiose per giungere alle
conclusioni non in chiave di
discontinuità bensì di convergenza con
quelle laiche e costituzionali.
Ciò premesso e prima di entrare nel
merito del saggio, più che di un’utopia
necessaria parlerei di una necessità
imprescindibile e urgente per salvare la
dignità dell’uomo e la democrazia in
Italia, in Europa e nel mondo.
Il discorso di Rodotà ci induce a
riflettere sul valore della solidarietà
laica e dell’amore cristiano per il
prossimo o se si vuole della fraternità
che sta anche alla base della
rivoluzione francese, ma anche del
Vangelo di Matteo, che deve essere
posto al centro del dibattito sociopolitico pena la fine della democrazia
e dello Stato di diritto.
Rodotà nella scrittura di questo saggio
è stato certamente ispirato dalla triste
esibizione di politici appartenenti a
partiti del nostro arco costituzionale, i
quali non perdono occasione (si pensi
soprattutto agli appartenenti alla Lega
Nord) per denunciare come malfattori,
e usurpatori dei posti di lavoro degli
italiani, gli immigrati (provenienti
peraltro da Paesi nei quali non
vengono più rispettati la persona e la
dignità umana), chiedendo l’intervento
del governo italiano perché li rimandi
ai loro Paesi di origine. E si potrebbe
continuare circa le richieste di questi
politici sulla linea tipica del cosiddetto
homo homini lupus.
Ma come si fa a riconoscere in costoro
la dimensione di fratelli, stante il loro
Stefano Rodotà e la copertina del libro
odio per altri fratelli, oltre al fatto che
essi per di più si siano dimenticati del
principio di solidarietà sancito dall’art.
2 della nostra Costituzione?
Tale principio suona così: “La
Repubblica riconosce e garantisce i
diritti inviolabili dell’uomo, sia come
singolo, sia nelle formazioni sociali ove
si svolge la sua personalità, e richiede
l’adempimento dei doveri inderogabili
di solidarietà politica, economica e
sociale”.
Insomma, “dal dovere morale alla
regola giuridica” – come titola il
capitolo 2 del saggio di Rodotà – è
tutto un richiamo alla necessità della
solidarietà e Rodotà cita Montesquieu:
“Qualche elemosina fatta a un uomo
nudo per le strade non basta ad
adempiere gli obblighi dello Stato…” E
qui si coglie” – osserva l’autore – “l’eco
del Vangelo di Matteo e delle sue
opere di misericordia: dare da
mangiare agli affamati, vestire gli
ignudi”. E aggiungerei che lo stesso
Vangelo ricorda come nel Giudizio
universale Dio terrà conto del
comportamento di ogni uomo nei
confronti del fratello. In altri termini,
Matteo vuol dire che la vita non può
essere vissuta all’insegna dell’egoismo
e della chiusura in se stessa, bensì deve
essere aperta e donata agli altri. E
Matteo continua ancora: “E allora il Re
dirà a quelli che sono alla sua
destra:Venite, benedetti del Padre mio,
ricevete in eredità il regno preparato
per voi…perché ho avuto fame e mi
avete dato da mangiare…ero straniero
e mi avete accolto…In verità io vi dico
che quello che avete fatto a uno solo di
questi miei fratelli più piccoli, lo avete
fatto a me”.
Qui come si vede riecheggia la
fratérnité che è uno dei tre pilastri
della rivoluzione francese insieme a
liberté ed egalité. E Rodotà ricorda
inoltre quanto venne scritto già
nell’art.3 del codice civile del 1865, con
il quale “il godimento dei diritti civili fu
sciolto dal vincolo con la cittadinanza
nazionale e così riconosciuto anche allo
straniero senza la condizione, allora
obbligante, della reciprocità…”. E se,
centonove pagina 29
soggiunge l’autore, la lettura dell’art.2
Cost. (principio di solidarietà) avviene
correttamente e cioè insieme agli
articoli 1 (la Repubblica è fondata sul
lavoro) e 3 (principio di uguaglianza),
allora si ha la conferma “dei legami
inscindibili tra dignità, solidarietà e
uguaglianza”. Vorrei aggiungere
quanto – come ricorda Rodotà – disse
Hannah Arendt e cioè che “il diritto di
avere diritti, o il diritto di ogni
individuo alla umanità, dovrebbe
essere garantito dall’umanità stessa”, e
l’invito dello stesso autore all’Unione
europea e alla sua responsabilità “per
consentire politiche redistributive delle
risorse necessarie per l’accoglienza dei
migranti… e tutto ciò conferma la
necessità di una ricostruzione del
principio di solidarietà nella direzione
cosmopolitica”. E vorrei concludere
citando una frase pronunciata da Papa
Bergoglio a Strasburgo nel suo recente
discorso al cui centro poneva la dignità
della persona umana e il valore della
solidarietà: “Auguro che il Parlamento
europeo sia sempre più la Sede dove
ogni suo membro concorra a far sì che
l’Europa, consapevole del suo passato,
guardi con fiducia al futuro per vivere
con speranza il presente”. E ho citato
questa frase perché me ne ricorda
un’altra incredibilmente simile,
pronunciata nella sua ultima lezione
(1973) da un grande giurista come
Salvatore Pugliatti – certamente
riconosciuto maestro dallo stesso
Rodotà – che affermava: “Se l’oggi non
risolverà i problemi ereditati dall’ieri,
non ci sarà per l’umanità un domani”.
Orbene, queste due frasi, una della più
alta carica morale della Terra e l’altra
dell’umanista-giurista, sembrano
possedere il carisma profetico, o se si
vuole il taglio escatologico, e le
inserisco qui quasi a ribadire quanto il
discorso dello stesso Rodotà ci esorta a
pensare.
4 Dicembre 2014
posterlibri
NOVITA’. Il successo “social” del romanzo di Eliana Camaioni. Che viaggia da Messina a Torino
I precari de L’amoretiepido
Una sorta di “fiction” che racconta i trenta-quarantenni adulti per caso e i guai di una società
che ha saltato un paio di generazioni, lasciandole all’angolo. Le presentazioni in tutta Italia
MESSINA. Da Messina a Torino e poi
a Brescia. Viaggia veloce
“L’amoretiepido”. “Colpa” di una
complicità immediata tra il romanzo,
edito da Pungitopo, e il “lettorato”.
Personaggi e lettori si vogliono bene
fin dalle prime pagine. E così la
pubblicazione del libro porta
all’autrice, la messinese Eliana
Camaioni, oltre che “fan”, anche
nuovi amici. Basta leggere i post: con
Rosa e Lapo, con Luisa, Carlo,
Loredana e Mario si fa fatica a
comportarsi da semplici conoscenti.
Ma tant’è. Nuovi amici li attendono al
Nord. Venerdì 12 dicembre alla
Biblioteca Centrale di Torino il
romanzo sarà presentato dal
giornalista e scrittore Gigi Padovan.
“Mi ha contattato – racconta Eliana
Camaioni - dicendosi interessato ed
incuriosito dal fatto che, a dispetto
del titolo romantico, è un libro che
parla di precari”. Poco dopo,
domenica 16 dicembre, Camaioni
sarà ospite del Caffè Letterario
Primopiano, al Circolo Arci di Brescia.
“Qui affronteremo invece gli aspetti
psicologici e relazionali del romanzo:
verrà presentato in
occasione di un incontro
mensile che il circolo
organizza con le coppie di
coniugi, e l’incontro avrà
come tema l’amore, in tutte
le sue accezioni”. Sullo
sfondo, anche un incontro a
Milano, ma ancora non c’è
la data.
Intanto, Radio Vivi Centro
LACERTI DI LETTURE
(sede a Brescia), ha intervistato
l’autrice premettendo: “siamo molto
attenti a trovare, in tutta Italia, nuove
promesse della letteratura e della
musica”. E aggiungendo: “siamo stati
molto colpiti dal successo social del
romanzo”. Il successo social è una
pagina Facebook dedicata che ha
aperto i battenti il 28 ottobre e un
mese dopo era a quota 1142.
Alla insolita presentazione messinese –
un bancone da bar al centro di un
salottino sul palco dell’ex Chiesa di S.
Maria Alemanna – “L’amoretiepido” ha
avuto il sold out ed è stato raccontato
tra recital e interviste, conquistando un
mucchio di applausi anche a scena
aperta. “La cosa più frequente che mi
si dice – commenta Camaioni - è ciò
che ha detto la libraia Viviana
Montalto nel suo intervento: questo
libro è un compagno di viaggio, una
realtà nella quale riconoscere parti di
sé o storie di vita che ci girano attorno.
Ogni lettore, incredibilmente, potrebbe
dare un nome e cognome a ciascuno
dei sei personaggi del romanzo”.
D’altronde, prova ne siano i tanti
commenti social, questo è un libro “che
si fa leggere”. “Mi hanno
scritto lettori che non sono
lettori abituali, dicendo: ‘l’ho
divorato in un pomeriggio’. Il
lessico è accessibile, la storia
scorre, funziona anche il
sistema dell’abolizione dei
capitoli, sostituiti da semplici
stacchi bianchi, senza
interruzione di pagina”.
Sogno nel cassetto
dell’autrice, trasformare il romanzo in
pièce, sia perché è piaciuta la
teatralizzazione realizzata per la
presentazione messinese sia perché la
storia è ambientata tra Mistretta e
Messina, e quei luoghi, quelle
caratterizzazioni, quelle dinamiche
relazionali hanno un tocco di sincerità
che li fa “piantare” in mente. Sincerità,
sì, ma semplice verosimiglianza. Niente
cronaca, niente autobiografia nel
romanzo.
A Camaioni l’hanno chiesto in tanti e
lei ha dovuto sempre ricordare che
l’unica parte bio è quella relativa
all’insegnamento precario, ai tornanti
percorsi su pullman, al rapporto con
gli alunni. Il resto è fiction. Ma una
fiction capace di raccontare i trentaquarantenni adulti per caso, i guai di
LA CLASSIFICA
Eliana Camaione
una società che ha saltato un paio di
generazioni, dimenticandole in un
angolo, le fragilità tragiche e comiche
di queste figure perennemente in
mezzo al cammino della loro vita.
“Vittime tutti. Anche di se stessi”,
conclude l’autrice.
DI FELICE IRRERA
È sostanzialmente una storia della ricerca di sé attraverso esperienze e viaggi: da Trieste
a Brest, da Rio de Janeiro a Lisbona, Angela si sposta, lavorando. Trova finalmente un
lavoro stabile come cameriera in un albergo, ma vive sempre con profonda inquietudine
e curiosità con lo zaino pronto, credendo, in fondo, nell’amore come unico luogo a cui
tornare.
Francesca Bonafini, Casa di carne,
Avagliano 2014, pp. 148, € 14,00
Casati Modigliani
Dan Brown
1Sveva
La moglie magica - Sperling & Kupfer
4
Inferno - Mondadori
Markus Zusak
Stefano Benni
2Storia
di una ladra di libri - Frassinelli
5
Pantera - Feltrinelli
Tiziano Tersani
Massimo Gramellini - La magia di
3straordinaria
Un' idea di destino. Diari di una vita
6
un buongiorno - Longanesi
Longaneri
www.wuz.it
FRASI CHE FANNO UN RACCONTO, DIVERSO DA QUELLO NARRATO DALL’AUTORE (A CURA DI CARMELO CELONA)
Verità non difficile
TUTTI SAPPIAMO E ABBIAMO LE PROVE.
Ma sono prove morali e in questa società non
valgono più. Valgono solo le prove di carta, le
prove formali. Quest’ultime, chi delinque le
mette a posto prima. Preordina, le prove che
valgono, prima di commettere il delitto, così non potrà mai
essere condannato. Nessun tribuna-le può condannarlo, ha
agito secondo leggi, atti, delibere. Atti e leggi, che però
egli stesso ha prodotto, ha contribuito, ha ispirato, ha
manipolato, usando una rete di potere anch’essa
preordinata a tale scopo. Sono delitti per i quali non si
potrà mai condannare chi li commette: sono delitti perfetti.
“Io so, Io so i nomi dei responsabili di quel che viene
chiamato sistema di potere. Io so i nomi dei responsabili
delle stragi. Io so i nomi del <vertice>. Io so i nomi del
gruppo di potenti. Io so i nomi delle persone che stanno
dietro a dei personaggi comici che opera alquanto
operettisti-camente. Io so i nomi delle persone che stanno
dietro ai malfattori comuni, che si sono messi a
disposizione come sicari. Io so tutti questi nomi e so tutti i
fatti di cui si sono resi colpevoli. Io so ma non ho le prove.
Non ho nemmeno indizio. Io so perché sono un
intellettuale, uno scritto-re che cerca di seguire tutto ciò
che succede, di conoscere, di immaginare tutto ciò che
non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani,
che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentati di
un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la
logica là dove sembrano regnare arbitrarietà, follia e
mistero. Credo che la ricostruzione della verità non sia così
diffici-le. Tale verità, lo si sente con assoluta precisione,
sta dietro una grande quantità di interventi anche
giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di
finzione come è per natura il mio. I giornalisti e i politici,
centonove pagina 30
pur avendo delle prove e certamente degli indizi non
fanno i nomi. Il co-raggio intellettuale della verità e la
pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.
All’intellettuale- profondamente e visceralmente
disprezzato da tutta la borghesia italiana, si deferisce un
mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello
di dibattere i problemi morali e ideologici. Lo so che non è
il caso, in questo momento particolare di dare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l’intera classe
politica. E lo faccio in quanto io credo alla politica, credo
nei principi formali della democrazia, nel parlamento, nei
partiti. Sono pronto a ritirare la mia sfiducia solo quando
un uomo politico deciderà di fare i nomi dei responsabili
che egli sa, come me, ma su cui a differenza di me, non
può non avere prove o almeno indizi.”
Lacerti tratti da:
“Il romanzo delle stragi ” - 1974
Pier Paolo Pasolini
4 Dicembre 2014
posterlibri
L’AUTRICE
PRESENTAZIONI. Manuale sull’arte del ricevimento costruito sulle tradizioni e i ricordi della famiglia Agnello
Siamo ospiti di Simonetta
Dai menù alla preparazione della tavola, dall’accoglienza al commiato. Ne “Il pranzo
di Mosè” l’arte di mettere a proprio agio e l’atmosfera incantata delle estati siciliane
MESSINA. Simonetta Agnello Hornby
apre le porte della casa di Mosè, la
tenuta dove da cinque generazioni la
famiglia materna trascorre le vacanze
estive. Insieme a Chiara, amata
sorella, ci accompagna alla scoperta
di questo luogo incantato.
Nella campagna di Agrigento, a pochi
chilometri dalla Valle dei Templi,
sorge su una collina la masseria
ottocentesca che ogni estate accoglie
in processione incessante parenti,
amici e conoscenti della famiglia.
Chiunque risalga la stradella che
conduce alla casa padronale viene
ospitato, nutrito, accudito. Come
Mamma Elena e zia Teresa facevano
un tempo, Simonetta e Chiara
mettono ogni nuovo venuto a proprio
agio; hanno imparato, aiutando la
madre e la zia, l’arte dell’accoglienza
e del convivio.
Si cucinano ancora oggi i prodotti
dell’orto e quanto offerto dalla
fattoria, utilizzando l’olio dell’antico
oliveto che copre i fianchi della
collina. La tavola della sala da pranzo
continua ad allungarsi e restringersi
per accogliere gli ospiti. A
tavola, si discute di cibo e si
trascorrono ore serene,
allietate dalla compagnia e
dal piacere di una
conversazione vivace.
Il pranzo di Mosè (Giunti
Editore collana Italiana pp.
192 + 16 | 16.00 euro|
eBook 9.99 euro) è stato
presentato lunedì scorso alla
Libreria Bonanzinga di Via
Simonetta Agnello Hornby
dei Mille. Simonetta Agnello Hornby
ha incontrato i lettori e firmato le
copie del suo nuovo libro
Mosé - oggi raffinato agriturismo
biologico (www.fattoriamose.com) - è
rimasto il luogo caldo e
magico dove si muovevano
sicure Mamma Elena e zia
Teresa: gli ospiti sono
ricevuti allo stesso modo, il
cibo della campagna gode
del medesimo rispetto, si
cucina e si consumano
insieme pranzi gioiosi.
Simonetta lo dimostra
raccontando sei occasioni
di convivio nella Mosè di
oggi, mostrandoci i prodotti di
stagione e guidandoci nella scelta dei
menù. Svela le ricette tramandate da
generazioni e quelle segrete delle
monache, trasforma i resti in pietanze
squisite. Ci conduce tra le stanze
ombrose della grande casa fino alla
luminosa sala da pranzo. Spiega come
decorare la tavola e come disporre gli
ospiti in modo da mettere ciascuno a
proprio agio e facilitare la
conversazione. E ci fa assistere alla
piacevolezza di un pranzo sempre
ottimo, perché preparato con amore e
assaporato in compagnia.
Sono sei le diverse situazioni
presentate, per mostrare come a
Palermo-Londra
andata e ritorno
SIMONETTA AGNELLO Hornby è
nata a Palermo nel 1945. Dal 1972
vive a Londra, dove è stata
avvocato dei minori e presidente
part time dello Special Needs and
Disability Tribunal. Ha esordito
con La Mennulara (2002), cui sono
seguiti La zia marchesa (2004),
Boccamurata (2007), Vento
scomposto (2009), La monaca
(2010), La cucina del buon gusto
con Maria Rosario Lazzato (2012),
Il veleno dell’oleandro (2013), Il
male che si deve raccontare con
Marina Calloni (2013) e Via XX
settembre (2013), tutti per i tipi di
Feltrinelli. Ha pubblicato inoltre
Camera oscura (Skira, 2010), Un
filo d’olio (Sellerio, 2011) e La
pecora di Pasqua con
Chiara Agnello (Slow Food, 2012).
Il suo ultimo libro, La mia Londra,
è uscito per Giunti nel maggio
2014.
ciascuna occorra prepararsi in modo
differente. Ognuna è accompagnata
da aneddoti autobiografici, dunque
dalla presenza delle figure che
popolano la memoria dell’autrice: i
parenti già incrociati nei racconti
autobiografici - sagome note per chi
vi è già affezionato e sempre
divertenti per chi ancora non le
conosce - e poi gli invitati, quei
personaggi che hanno bussato alla
porta di Mosè negli anni dell’infanzia,
che Simonetta mai dimenticherà e
mai ci farà dimenticare.
Come La mia Londra era una guida
insolita e personale a una delle mete
più amate nel mondo, Il pranzo di
Mosè è un è un manuale di arte del
ricevimento costruito sulle tradizioni,
i ricordi e la storia della famiglia
Agnello.
GASTRONOMIA
Il cibo? E’ festa
TANTE GUSTOSE RICETTE TRA IRONIA E STORIA
NEL VOLUME DI BASILE E DOMINICI
PALERMO. “La cucina rallegra le grandi feste religiose con la
gioiosità dei colori, con i suoi profumi intensi e la gradevolezza
delle decorazioni barocche delle bancarelle. Tutte maniere
d’intendere i piaceri della vita.”
Così scrive Gaetano Basile nell’introduzione a “Il cibo è festa.
Tradizioni e ricette della cucina siciliana”, un libro scritto con Anna
Maria Musco Dominici per le Edizioni d’arte Kalòs, che vuole
ricordare le grandi tradizioni di un’Isola dove il convivio è
celebrato meglio che in qualsiasi altra parte del mondo. Di feste,
tradizioni e sapori siciliani si è discusso mercoledì 3 dicembre,
presso la Chiesa di Sant’Antonio Abate a Palermo in occasione
della presentazione del volume che più che un libro di cucina, è un
divertente scritto sulla cucina siciliana con tante gustose ricette. Per
confezionarlo Gaetano Basile e Anna Maria Dominici, che per primi hanno
portato la cucina in televisione, hanno unito l'indagine attenta e scrupolosa
dello storico all'amore, alla genialità e alla fantasia di chi è stata per anni tra
pentole e fornelli. In queste pagine Basile ricorda le grandi
tradizioni di quest'Isola, in cui da sempre il cibo ha scandito il
tempo dei suoi abitanti. La cucina allieta infatti le feste siciliane
con la gioiosità dei suoi colori, l'intensità dei suoi profumi,
l'allegria dei suoi conviti. Per i siciliani un piacere antico di oltre
duemila anni che si rinnova intatto e che questo libro vuole
appunto rievocare.
Testi e foto di grandi autori, temi di interesse artistico e culturale,
massima cura editoriale: così nascono i libri delle Edizioni d’arte
Kalós. La casa editrice, specializzata in pubblicazioni d’arte e di
carattere turistico, guide e cataloghi, presta particolare attenzione
alla conservazione e alla tutela del territorio siciliano e della sua
identità. Attiva dal 1989, oggi continua ad essere punto di
riferimento per l’arte e la cultura in Sicilia.
centonove pagina 31
4 Dicembre 2014
postercinema
DOCUMENTARI. Girato in acque messinesi, è destinato al grande circuito e ai piccoli schermi
IL CAST
“U Ferru – The Harpoon” accende le luci sul valore della tradizione e l’unicità dello Stretto.
Tra analisi introspettiva e conservazione dell’ecosistema e delle tradizioni marinare
Il cast è composto da :
regista, autore del soggetto,
coautore della scenografia e
condirettore della fotografia :
Marco Leopardi
produttore: Diego D’Innocenzo
protagonisti: Nino e Giuseppe
Donato, messinesi
Musiche originali : Rosario Di Bella
, catanese.
Fotografia: Marco Pasquini
Montaggio: Maurizio Pecorella ,
palermitano
Cacciatori in mare
DI PAOLA LIBRO
MESSINA. “ ’Nta sti loghi, unni tuttu è in
muvimentu, nescunu fora i me pinseri:
avi ancora sensu ammazzari sti ‘nimali
per manciari? Sta soffirenza di st’animali
non frega propriu nenti? […] Forsi è
possibili essiri un cacciatori e difenniri la
natura nello stessu tempu?”
Le riflessioni del protagonista messinese
Giuseppe Donato, biologo naturalista e
cacciatore di pesce spada, prendono
forma tra l’azzurrità delle acque dei
fondali dello Stretto di Messina attraverso
un monologo interiore, reso esplicito
dalla voce narrante dello stesso,
conferendo al docu-film “U Ferru – The
Harpoon”, prodotto dalla romana Terra
srl con il contributo della Sicilia Film
Commission, del regista Marco Leopardi e
del produttore Diego D’Innocenzo, una
prima chiave di lettura alquanto
particolare e ricca di implicazioni
culturali ed esistenziali. Il docufilm è
stato presentato sabato 29 novembre alla
Marina di Nettuno. “Inizialmente è stato
problematico conciliare le due attività,
quella di biologo naturalista e di
cacciatore di pescespada – afferma il
protagonista della storia Giuseppe Donato
- perché il mio corso di studi mi impartiva
altre direttive; ho avuto delle difficoltà
nell’arpionare il pescespada per seguire la
storia della mia famiglia, legata da
decenni alla tradizionale pesca del
pescespada con l’arpione nello Stretto di
Messina. Nonostante ciò, ho compreso il
senso della vita: o cacci o vieni cacciato
ma, comunque sia, anche noi un giorno
diventeremo fonte di alimento per
qualcun altro, quando non ci saremo più.
E’ il ciclo della vita. Questa, per di più, è
Nino sulla passerella all’alba
una lotta alla pari: il pescespada che cacci
con le feluche ha pari probabilità di
essere catturato che di andare via perché
non ha un amo e non è impigliato in una
rete”. L’ambiente subacqueo diventa,
quindi, una sorta di spazio dell’anima in
cui per il protagonista è più facile
elaborare i propri pensieri. “Un punto di
vista non banale che lascia ad ogni
singolo spettatore la risposta su cosa sia
più giusto nel rapporto con la natura puntualizza il regista Leopardi, nonché
autore anche delle riprese subacquee - e
che consente di ricordare nello stesso
tempo il valore della tradizione e l’unicità
dello Stretto”.
E tra una riflessione e l’altra del
protagonista si succedono le concitanti
azioni di pesca del pescespada dalla
feluca, le eccezionali riprese sia terrestri
sia subacquee (ad opera di Marco
Pasquini, condirettore della fotografia
insieme al regista, mentre il montaggio è
di Maurizio Pecorella) del panorama
messinese (Ganzirri, Punta Faro,
arcipelago Eoliano) che restituiscono
l’immagine più pura e genuina di una
città che potrebbe offrire molto di più agli
uomini: carrellate che esprimono bene il
senso dell’azione sulla imbarcazione,
inquadrature dall’alto al basso e
viceversa, dall’albero della nave verso il
costante fluire delle onde del mare, dalla
spiaggia e dall’imbarcazione verso il
cielo, o ancora dal fondale verso quella
massa di acqua che sovrasta il subacqueo,
fanno comprendere la grandezza della
natura di fronte all’essere umano con
sonorità molto elettroniche (di Rosario Di
Bella) che rendono la storia attuale e
viva. “Il documentario – affermano
regista e produttore nel corso della
presentazione del docufilm - è destinato
ad essere distribuito in due versioni, una
lunga per il grande schermo e per i
festival nazionali ed internazionali ed
un’altra più breve, di 50 minuti, per le
emittenti tv tra cui la Rai”.
DA NON PERDERE
Il mare di Caliò
MESSINA. Il mare al quadrato. E’ il tema della mostra
personale di Simone Caliò (Messina 1975, nella foto
accanto), pittore ben attivo entro e fuori i confini
nazionali. Cura di Katia Giannetto, si inaugura
giovedì 4 dicembre alle ore 19 a Messina Art Gallery
e potrà essere visitata fino al 20 dicembre.
PALERMO
Efebo d’oro, il pienone di Anime nere
Francesco Munzi
PALERMO. Con la proiezione del film “Andiamo a quel
paese” di Ficarra e Picone, si è aperto a Palermo, mercoledì 3
dicembre al cinema Rouge et Noir, la trentaseiesima edizione
dell' Efebo d'oro, il Premio del Centro di Ricerca per il Cinema
e la Narrativa, presieduto da Egle Palazzolo, che viene
assegnato ai film e alle opere televisive ispirate alla
letteratura. Efebi d'oro 2015 sono Francesco Munzi per la
regia del film “Anime nere”, Saverio Costanzo per la regia
della serie televisiva “In Treatment”, Ficarra e Picone, cui
viene assegnato l'Efebo d'oro alla carriera dalla Banca
Popolare Sant'Angelo. E ancora: Italo Moscati, per il volume
su Eduardo De Filippo, che riceve il premio per il miglior libro
cinematografico dell'anno.
Fa il pieno di targhe “Anime nere”: la giuria ha deciso infatti
di premiare l'autore del romanzo Gioacchino Criaco e gli
attori Fabrizio Ferracane, Peppino Mazzotta e Aurora
centonove pagina 32
Quattrocchi. Analogo premio va a Guido Caprino per “In
Treatment”. Dopo la giornata inaugurale, il programma
prevede giovedì 4, alle 17,30 al Rouge et Noir la proiezione di
una puntata tratta dalla serie televisiva, “In Treatment”,
diretta da Saverio Costanzo, cui seguirà una conversazione
tra lo psicanalista Alfonso Accursio ed il giornalista Giovanni
Giordano.
Appuntamento con i giovani venerdì 5 dicembre alle 8,30,
sempre al Rouge et Noir, per la proiezione di “Anime nere”
cui farà seguito la conversazione con il regista Francesco
Munzi e gli attori Fabrizio Ferracane e Peppino Mazzotta
condotta dal giornalista Sergio Buonadonna.
Si chiude venerdì 5 dicembre, alle 18,30 al cinema De Seta dei
Cantieri Culturali alla Zisa con la cerimonia di premiazione
condotta da Eleonora Lombardo. Saranno presenti, il Sindaco
di Palermo, Leoluca Orlando, l'assessore Regionale al Turismo,
Sport e Spettacolo, Cleo Li Calzi, l'assessore alla Cultura del
Comune di Palermo, Andrea Cusumano, e il direttore
generale di Banca Sant’Angelo, Ines Curella.
postercinema
4 Dicembre 2014
CINEMA. L’indagatore dell’incubo torna sul grande schermo. La pellicola diretta da Claudio Di Biagio
Tutti matti per Dylan Dog
Il film indipendente “Vittima degli eventi” liberamente ispirato al celebre fumetto rende giustizia ad un personaggio straordinario
Claudio Di Bioagio e Luca Vecchi. In basso il “mitico” Dylan Dog
DI
PIETRO FRAZZICA
MESSINA. Al cinema Iris di Messina è
stato proiettato “Vittima degli eventi”,
film indipendente liberamente ispirato
al celebre fumetto Dylan Dog. La
pellicola, diretta da Claudio Di Biagio
e sceneggiata da Luca Vecchi, nomi
noti nell’ambito del web video making
italiano per via dei loro precedenti
lavori con The Jackal e The Pills, è
stata realizzata dopo soli due anni
dall’uscita nelle sale di una deludente
produzione americana basata sullo
stesso soggetto. Il Dylan Dog diretto
da Kevin Munroe ha la grave colpa di
avere completamente snaturato il
personaggio nato dalla fantasia di
Tiziano Sclavi, sradicandolo
dall’ambientazione londinese e
trapiantandolo a forza in una New
Orleans che fa da sfondo a pacchiane
scazzottate tra vampiri e licantropi. La
performance interpretativa di Brandon
Routh, nei panni del protagonista, ha
contribuito a lasciare gli spettatori con
l’amaro in bocca. Desiderando rendere
giustizia al personaggio, Di Biagio e
Vecchi hanno deciso di cimentarsi
nella realizzazione di un
mediometraggio lanciando una
campagna di crowdfunding per
finanziarne la produzione il cui budget
molto contenuto è stato rispettato
grazie alla disponibilità da parte degli
attori e della troupe a prestare la
propria opera gratuitamente. La
problematica dei diritti d’autore è
stata superata ricorrendo alla
formula del fan film, che
consente di rielaborare un
soggetto preesistente protetto
da copyright a condizione di
non ricavarne profitto. L’ingresso alle
proiezioni è infatti gratuito e il film
può essere visto anche su youtube.
Questa versione Made in Italy,
realizzata col
tacito benestare
della Bonelli
Comics, si
discosta in parte
dall’originale,
essenzialmente per
esigenze di budget;
stavolta Dylan vive a
Roma, tuttavia la
scelta della location
si rivela
perfettamente
plausibile
poiché la
Città
Eterna,
con
le
sue
strade
ei
suoi
monumenti ricolmi dell’eco di un
imponente e sanguinoso passato, è in
grado di evocare
suggestioni gotiche al
pari o forse più di
Londra. Sia pur
adottando un approccio
volutamente
dissacratorio nei
confronti del personaggio,
lasciando intendere che,
quando non è intento nei
suoi compiti di indagatore
dell’incubo, Dylan Dog sia
uno studente di architettura
che non disdegna di fare il
piacione in facoltà, la sua
essenza è stata comunque
rispettata. La presenza
scenica di Valerio Di
Benedetto lo rende credibile
nel ruolo di protagonista
nonostante rimangano nella
sua recitazione tracce
dell’impostazione tipica di chi si è
formato nel teatro. Il cast è
impreziosito dalle presenze di
Alessandro Haber, Massimo Bonetti e
una sempre impeccabile Milena
Vukotic. Il film risulta
complessivamente gradevole
nonostante il ritmo della narrazione a
tratti tenda a impantanarsi e il regista
faccia un uso eccessivo delle
inquadrature oblique, scelta stilistica
motivata dal desiderio di riprodurre le
vignette in una citazione troppo
pedissequa che dà l’impressione
trovarsi davanti a un fumetto filmato
piuttosto che a un film ispirato a un
fumetto. Nonostante le sue
imperfezioni, il lavoro del ventiseienne
Di Biagio è degno di nota, soprattutto
tenendo conto dei mezzi limitati a sua
disposizione. A lui e a Luca Vecchi, che
interpreta Groucho oltre ad aver
scritto la sceneggiatura, va il merito di
avere saputo realizzare il primo vero
film di Dylan Dog, riuscendo a
mantenere intatta l’atmosfera del
fumetto al di là dei cambiamenti
apportati, intento che Kevin Munroe
non sembra essersi prefisso nonostante
i milioni di dollari a sua disposizione.
Al termine della proiezione Claudio Di
Biagio, di ritorno da una trasferta
promozionale a New York, si è
soffermato in sala a dialogare col
pubblico svelando i retroscena della
realizzazione del film. Ha infine
espresso il desiderio, ampiamente
condiviso dai fan, di far proseguire
l’avventura cinematografica
dell’indagatore dell’incubo dando il via
ad una serie la cui realizzazione è
subordinata alla ricerca di un
produttore disposto a investire in
un’idea capace di portare nuova linfa
nel piatto conformismo del panorama
televisivo italiano.
L’APPUNTAMENTO
Camicia rossa e Clarks, come nasce uno stile
Dylan Dog è un personaggio immaginario, protagonista dell'albo a fumetti
horror Dylan Dog, edito dalla Sergio Bonelli Editore e costruito da Tiziano
Sclavi sulla base del personaggio di John Silence dello scrittore inglese Algernon
Blackwood. Il suo nome è stato ripreso dal poeta Dylan Thomas, ed era il nome
che Tiziano Sclavi dava provvisoriamente a ogni suo personaggio nelle prime
fasi della loro realizzazione. In questo caso però il nome rimase quello. Le
fattezze di Dylan Dog (realizzato da Claudio Villa e disegnato per la prima volta
da Angelo Stano) sono ispirate all'attore Rupert Everett, e l'ambientazione tipica è
quella decadente di Londra. Dylan veste sempre allo stesso modo, con camicia
rossa (tranne in alcune copertine disegnate da Villa e nel ciclo "Gli inquilini arcani",
storie a colori fuori serie con testi di Sclavi e disegni di Corrado Roi, in cui indossa
una camicia bianca), giacca nera, jeans Levi's e scarpe Clarks.
centonove pagina 33
4 Dicembre 2014
posterteatro
Giovanna Battaglia
PROTAGONISTE. L’attrice messinese per amore si racconta. Dal Teatro ai progetti sociali
Battaglia: «Io e Frida»
Dal diario di una donna coraggiosa, di cui si è celebrato quest’anno il 60esimo anniversario
dalla scomparsa, lo spettacolo organizzato dall’associazione Medici cattolici
DI
GIGI GIACOBBE
MESSINA. Debutta domani sera alle ore
19 (venerdì 5 dicembre) nel Teatro
Cristo Re Frida Kahlo uno spettacolo
ideato dall’attrice Giovanna Battaglia,
talento naturale originaria di Napoli ma
da un quarto di secolo residente a
Messina, chiusa nella sua giacchetta
bordeaux su gonna nera e maglia a
righe, che in modo rigoroso quasi
calvinista, in sintonia col suo viso ovale e
capelli neri tirati sulla fronte e tenuti
indietro da lunghe forcine, ci parla
volentieri dell’evento per il quale darà
voce calandosi nei panni della grande
pittrice messicana nata il 6 luglio 1907 e
morta a Coyoacán il 13 luglio 1954. I
disegni musicali saranno curati dalla
vocalist Rosalba Lazzarottto
accompagnata alla chitarra da Antonio
Livoti, le coreografie sono di Giusy
Rigolizio che danzerà con Valentina
Granata, le luci di Renzo Di Chio.
Giovanna come è nato questo
spettacolo?
«Il 2014 è stato l’anno di Frida Kahlo di
cui s’è celebrato il 60° anno della sua
scomparsa con una grande mostra a
Roma e altre manifestazioni in Italia a lei
dedicate e dunque anche noi abbiamo
voluta ricordarla con questo spettacolo
di beneficienza pensato e voluto da
Maria Giannetto, donna colta amante
del Teatro nonché organizzatrice di
eventi e direttrice amministrativa
dell’Ambulatorio Polispecialistico
dell’Amci (Associazione Medici Cattolici
Italiani) la cui raccolta dei fondi
andranno devoluti a questa struttura, in
collaborazione con i padri rogazionisti
che hanno messo a disposizione il Teatro
Cristo Re».
Perché fai sempre personaggi forti,
come già avvenuto con Filumena
Marturano e ora con Frida Kahlo, di
grande impatto emotivo, sofferti e
sofferenti, straziati e stazianti dagli
avvenimenti della loro vita?
«E’ più facile creare l’empatia con questi
personaggi, ricchi dentro, perché si riesce
meglio a rivivere i loro sentimenti ed
entrare più agevolmente nella loro
intimità e poi dubito molto che ci siano
in Teatro personaggi banali, tutto
consiste nel ri-leggerli attentamente e
profondamente».
Chi è Frida Kahlo per te ?
«E’ una donna completa piena di dolore
e di vita che ha amato sino alla fine, non
solo un uomo, ma l’arte e ha lasciato il
segno di sé nel mondo, tant’è che ne
parliamo ancora oggi».
Da dove hai tratto i testi dello
spettacolo?
«Li ho tratti da un libro di Rauda Jamis
titolato “Frida Kahlo”, in cui ci sono
pagine del diario di Frida che io ho
assemblato in maniera cronologica.
Pagine che partono dalla sua
adolescenza felice e rivoluzionaria sino
al tragico incidente occorsole mentre
viaggiava su un autobus scontratosi con
un tram, durante il quale una sbarra di
ferro le attraversò il corpo uscendo dalla
vagina e segnandola per sempre. Ma che
probabilmente fu l’inizio per la sua
creazione artistica perché l’immobilità a
cui fu costretta per lungo tempo la spinse
a ritrarsi e fare i primi autoritratti
rimirandosi su uno specchio posto dalla
madre su un alto baldacchino. Così la
pittura da quel momento consentì a
Frida di vivere e dare un senso a quella
sua vita caratterizzata per sempre dal
dolore fisico».
Come si articola lo spettacolo?
«Insieme ai brani letti e interpretati da
me, c’è il contributo notevole della
Lazzarotto, gli accompagnamenti alla
chitarra di Livoti che danno uno sfondo
musical-sentimentale alle parole e in più
ci sono i movimenti coreografici della
Rigolizio che danza con la giovane
Granata».
Zothecas amputat cathedras
centonove pagina 34
Di recente hai partecipato con altri
artisti, intellettuali e giornalisti in
difesa dell’isola pedonale con uno
spettacolo inscenato sulla Via dei
Mille. Cosa pensi della sentenza del
Tar regionale che ha consentito la
riapertura di questo spazio cittadino?
«Quando si restituisce questo spazio alle
automobili, allo smog e al traffico
caotico, non penso nulla di buono, penso
piuttosto che sia stato tolto anziché dato.
Mi chiedo chi possa essere soddisfatto di
questa decisione, anzi ho già la risposta:
sono stati accontentati quegli
automobilisti che non sanno più godersi
la città e fare due passi a piedi e anche
quei commercianti che ritengono l’isola
pedonale la causa primaria dei loro
mancati introiti ».
Cosa ti manca del Teatro, quello che
per tanti anni hai fatto al San Carlino,
al Pirandello e in tanti altri
palcoscenici cittadini, regionali e
nazionali?
«Il Teatro fatto malamente in maniera
pedestre e ne vedo tanto in giro, non mi
manca affatto. Mi manca invece il Teatro
di qualità, quello della parola esplicitata
con talento e professionalità ».
Qual è il Teatro che gradisci e che
senti vicino alle tue qualità artistiche?
«Un Teatro basato su una recitazione che
non mistifica, che non falsifica, che non
imbroglia le carte».
In questo momento stai facendo un
Corso di Dizione e Recitazione presso
“Music-Life”, una scuola di musical
diretta da Christian Gravina e
Francesca Morabito, due splendidi
cantanti lirici messinesi. Con quale
spirito lo fai?
«Con lo spirito di far partecipi i giovani
dell’importanza della parola teatrale e
non solo, perché la dizione non vale
esclusivamente per la recitazione ma per
un corretto uso della nostra lingua
meravigliosa e bistrattata , in particolare,
da politici e da altre categorie
professionali che appaiono in pubblico e
nei media ».
Che cos’è il Teatro per Giovanna
Battaglia?
«Una delle più belle espressioni
dell’umano che è sempre in cerca della
felicità ».
posterspettacoli
4 Dicembre 2014
MUSICA
Nada Malanima
Tappa a Messina
Alcuni momenti dello spettacolo di Giovanna Velardi
DANZA. La nuova coreografia di Giovanna Velardi che fa rivivere il mito della dea madre
Se Demetra ritorna a Enna
DI
PAOLO RANDAZZO
ENNA. C’è un aspetto del mondo antico
greco-latino che particolarmente sfugge
ad ogni possibilità di ricostruzione di
senso e comprensione integrale, si tratta
del mito, ovvero di quella particolare
attività che, sin dalla preistoria, ha
provato a spiegare il mondo e a
rappresentarlo attraverso la creazione di
racconti. Da questa attività (gli specialisti
la definiscono “mitopoiesi”) è scaturita
quindi una massa enorme e fluttuante di
narrazioni che, nei secoli e nel susseguirsi
delle civiltà, hanno cambiato funzione
rispetto alla realtà. Una materia
incandescente e densa di senso che
ancora oggi attrae ed affascina moltissimi
intellettuali ed artisti e della quale,
probabilmente, si sottostima la capacità di
continuare ad essere operativa e di
produrre significati. Ne abbiamo parlato
con Giovanna Velardi, giovane e
autorevole coreografa palermitana che
nel suo ultimo spettacolo si è rivolta
al mito di Demetra (la dea madre
per eccellenza, dea delle messi,
della fertilità e dei legami
coniugali) e Persefone (prima
vittima e preda e poi sposa di
Ade, dio degli Inferi): un mito
antichissimo e capillarmente
diffuso in Grecia, in Magna
Grecia, in Sicilia, elemento
centrale dei misteri eleusini e,
tradizionalmente, legato al territorio di
Enna e Pergusa.
Perché ha sentito la necessità di
rivolgersi al mito greco? E
perché proprio il racconto
di Demetra e Kore?
«Il mito di Demetra è
venuto seguito di un
lavoro sull'apparenza
del potere: volevo
insomma avviare
una critica sulla
società
patriarcale, sul potere maschile, su un
modello fallimentare e provare a
ripensare ad un mondo più introspettivo,
riflessivo, anche più materno, un mondo
che sappia accudire, con un autentico
recupero del femminile. Demetra è
dunque un’occasione per parlare dell’oggi,
in modo schietto, anche violento. Tutto
questo con la danza si può fare, il ratto di
Persefone e la caduta negli inferi servono
a mettere in evidenza che siamo carne da
macello e che oggi, nonostante il ciclo
delle stagioni e il tempo che ci fornisce le
occasioni, non sappiamo cogliere la
mostruosità del non essere,
l'alienazione che siamo diventati,
corpo vuoto come carne da
maltrattare che non ha più neanche la
forza di risollevarsi. Oggi viviamo
esattamente questa stagione. La
società del potere dei soldi, dell'oggetto
che ci ha fatto diventare bestie».
Quale significato hanno, o possono
avere, oggi i miti ne contesto di una
civiltà di immagini sempre più
virtuali e vuote di realtà
corporea?
«Dico che il recupero della
memoria storica, oggi (e
spero di evitare ogni
retorica superficiale), è più
che mai solo una ricerca di
consapevolezza del senso
della nostra
apparenza alla
storia: solo
recuperando le
nostre radici
possiamo esprimere
senza confusione un disagio
e cercare nuove azioni
rivolte a modelli più
corrispondenti alla
nostra realtà. La
società
dell’immagine, dei
prodotti, degli
oggetti, ha
dimostrato il suo essere fallimentare
annientando l'uomo e impedendogli una
spinta progressista, una spinta che renda
possibile l'ascolto di noi stessi e del
mondo esterno. Ascolto inteso anche
come comunicazione profonda rivolta al
bisogno e allo scambio, non di merci, ma
del pensiero e dell'emotività, tutto ciò che
non può essere gettato via o sostituito
velocemente perché richiede un senso del
tempo dilatato che si scontra con la
velocità del virtuale che ci lega alla
macchina. Il mito è una occasione di
disamina profonda, occasione per
riparlare di archetipi d’inconscio
collettivo, di essere e di malessere,
un’occasione per fare avanzare un
modello critico e riparlare di pensiero e
non di immagine come oggetto e
finzione. Il mito per riparlare dell'uomo,
del corpo, della mente. Non per
continuare ad essere corpi-oggetto».
Come può la danza esprimere questi
significati?
«La danza ha il grande potere di
comunicare e legare, in modo
sconvolgente, uno stato d' animo e fisico
recuperando il pensiero simbolico,
restituendo interezza espressiva al corpo
come unicum (corpo, mente, parola,
movimento, emozione, sensazione,
racconto), un corpo che oggi ha
divorziato con l'espressività fluida perché
si è fatto corrompere dalla velocità, dalla
apparenza, da quella inespressività
insomma, che incarna l'idea del corpo
immagine. Basti pensare alla superficialità
senza anima della donna-oggetto».
C’è un nesso tra il suo aver scelto di
restare a vivere e a lavorare in Sicilia e
la possibilità di avvertire ancora come
via e vitale la potenza del mito?
«Non lo so davvero, “Demetra” è uno
spettacolo ideato con il francese Dominik
Barbier, lui lavora prendendo spunto dal
mito. Il mito non c'entra soltanto col mio
stare qui, in questa terra, ma piuttosto,
tout court, col mio stare al mondo».
centonove pagina 35
MESSINA. Retronouveau
presentata una grande artista ed
interprete, tra le più conosciute ed
amate della canzone italiana, in
grado di rinnovarsi in oltre 40 anni
di carriera: Nada Malanima
conosciuta da tutti semplicemente
come Nada il 6 dicembre ore 22
(Retronouveau - Via Crocerossa,
33). ata artisticamente a 15 anni,
debutta al Festival di Sanremo con
" Ma che freddo fa", ad oggi un
successo non solo in Italia ma in
tutto il mondo. Seguono “Pà
diglielo a mà “ (Sanremo 1970) e “il
cuore è uno zingaro” con cui vince
il Festival di Sanremo nel 1971.
Seguono collaborazioni con i
grandi cantautori italiani, da Paolo
Conte a Piero Ciampi, che scrivono
per lei. Abile nel rinnovarsi
musicalmente ed artisticamente,
interpretando al meglio lo stile e la
musica contemporanea, Nada si è
distinta sia come cantante, sia
come scrittrice. Nel marzo di
quest’anno, vede la luce il nuovo
album " Occupo poco spazio"
prodotto con Enrico Gabrielli. Il
disco ottiene consensi positivi da
pubblico e critica, venendo
selezionato tra i sei migliori dischi
dell’anno per il prestigioso Premio
Tenco.
In tour per L’Italia, Nada si esibirà
in un evento esclusivo per Sicilia e
Calabria, il 6 dicembre a Messina,
accompagnata dalla sua band, per
due ore di concerto, in equilibrio
tra classici del suo repertorio e
produzioni recenti.
Nada
4 Dicembre 2014
posterarte
INAUGURAZIONI
Il mare secondo Cilia
Alla Camera di Commercio di Ragusa le opere del maestro. A piedi nudi sulla sabbia
Taglio del nastro con l'on Ardizzone ed il Generale Tuzzolino
MESSINA. Le tre S del terremoto del 1908 in una mostra fotografica
Sisma, soldati e solidarietà
Al teatro Vittorio Emanuele i baraccamenti militari degli Orti
della Maddalena. Fino al 28 dicembre. Per non dimenticare
MESSINA. È stata inaugurata al
Teatro Vittorio Emanuele, la mostra
storico-fotografica: “Messina
all’indomani del Terremoto del 1908.
I Baraccamenti Militari degli Orti
della Maddalena”, realizzati dal
Genio Militare per l’acquartieramento
dei 20.000 soldati mobilitati in
soccorso delle popolazioni colpite dal
tremendo sisma.
L’inaugurazione è stata preceduta da
una Conferenza, a cura di Vincenzo
Caruso, direttore del Museo di Forte
Cavalli e del Capitano Fausto Furnari,
ufficiale del 4° Rgt Genio di Palermo,
durante la quale sono state illustrate
le modalità di costruzione degli
splendidi Chalet in legno realizzati
presso l’area denominata “Gli Orti
della Maddalena” e gli interventi del
Genio Militare in favore delle
popolazioni colpite da calamità
naturali, con particolare riferimento
alla Sicilia.
Il Comandante della Brigata Aosta,
Generale Marco Tuzzolino ha
introdotto i relatori evidenziando
l’importanza delle attività svolte dal
genio militare dal 1908 ad oggi.
I lavori si sono conclusi con
l’intervento dell’onorevole Giovanni
Ardizzone, Presidente dell’Assemblea
regionale, che ha ringraziato la
Brigata Aosta per quanto fatto e farà
per la Sicilia.
La mostra fotografica sarà aperta al
pubblico fino al 28 dicembre tutti i
giorni, escluso il lunedì.
RAGUSA. Si inaugura sabato 6
dicembre, alle ore 18.30, presso la Sala
Borsa “Pippo Tumino” della Camera di
Commercio di Ragusa, la mostra La voce
del mare, catalogo Aurea Phoenix
Edizioni, a cura di Andrea Guastella.
L’esposizione raccoglie una selezione di
dipinti per lo più recenti del maestro
Franco Cilia dedicati al mare.
Dal testo in catalogo di Andrea
Guastella: “C’è un video di Franco Cilia
che lo riprende in riva al mare. Franco
cammina a piedi nudi sulla sabbia. Si
avvicina al fronte delle onde, ma non
troppo. Sta tastando il terreno; cerca
una sabbia né umida né asciutta: una
sabbia per disegnare. Trovatala, si piega
in ginocchio e, con un dito solo, ritto
come un pennello, traccia sicuro delle
linee. L’immagine ha un che di
evangelico. Mi ricorda l’episodio in cui
scribi e farisei conducono a Cristo
un’adultera, pronti a lapidarla, e Cristo,
non degnandoli di un cenno, si china al
suolo e disegna. Che mai starà
disegnando? Piero Bigongiari, il
compianto poeta toscano, mi confidò
una volta che secondo lui in quel gesto
era compreso il senso del teatro, della
poesia e della pittura. Un senso che
nasce dalle cose, ma senza spiegarle,
anzi voltando loro le spalle.
Contrapponendo la concentrazione alla
dispersione, l’interiore all’esteriore, il
silenzio alla parola. Solo alla fine Cristo
parla, ma ancora una volta non
comanda nulla. Si limita a rispondere a
quegli uomini “chi di voi è senza
peccato, scagli per primo la sua pietra”.
E tutti, chiosa la Scrittura, se ne
andarono, cominciando dai più vecchi.
Forse non lo avrebbero fatto, se Cristo
non avesse stabilito una pausa di
attesa. Forse, guardando a terra, quegli
uomini videro la loro ombra, e in essa le
proprie colpe. O forse rimasero
semplicemente spiazzati dall’assurdità
RAGUSA
Tutti matti per “Quisque Faber Fortunae Suae”
PROLUNGATA AL 14 DICEMBRE LA MOSTRA DI FRANCO BATTIATO
Franco Battiato alla mostra
MODICA. La mostra personale di pittura “Quisque Faber Fortunae Suae” di Franco
Battiato, allestita presso la Galleria Lo Magno in Via Risorgimento 91, continuerà a
regalare emozioni fino al 14 dicembre. Visto il successo dell'iniziativa e il notevole
afflusso di pubblico, il direttore della galleria Giuseppe Lo Magno ha deciso di
posticipare di una settimana la chiusura. La manifestazione ha fatto registrare
finora numeri da record. Il Teatro Garibaldi, dove lo scorso 16 novembre si sono
tenuti la proiezione del film "Temporary Road (una) vita di Franco Battiato" e
l'incontro con l'artista, era gremito. Al vernissage hanno preso parte oltre
cinquecento persone, mentre nei giorni successivi la mostra ha avuto circa trecento
visitatori, giunti da tutta la Sicilia. «Desidero esprimere i miei più vivi ringraziamenti
- afferma Giuseppe Lo Magno - al maestro Franco Battiato per la sua disponibilità e
a tutti coloro che hanno collaborato alla riuscita dell'evento. Prossimi appuntamenti
con la proiezione del film "Temporary Road" di Giuseppe Pollicelli e Mario Tani, che
si terranno il 5 e 6 dicembre negli spazi della galleria con inizio alle ore 18.
centonove pagina 36
Franco Cilia
dell’atto. Una donna sta per morire e
quest’uomo disegna, avranno pensato.
Dovrebbero ricordarsi di questa storia
quanti accusano gli artisti di
disinteressarsi della vita. Il loro
disimpegno è, in realtà, un impegno
primordiale. Come la battaglia di Cristo
non è contro gli uomini, ma contro gli
spiriti dell’aria che li rendono malvagi,
così quella degli artisti avviene su un
piano spirituale. I loro avversari, in
definitiva, sono i sogni: materia
informe, ma da non sottovalutare. Non
sono forse stati loro – il sogno
dell’uguaglianza o quello del dominio –
a trascinare gli uomini mille e mille
volte nella catastrofe cupa della
guerra? Perciò l’artista, anziché riviverli,
preferisce raccontarli. Lasciare che essi
trasformino le immagini – sempre
ispirate alla natura, anche quando sono
astratte – in visioni sempre nuove. A
volte terrificanti. Certo, ognuno
reagisce ai sogni in modo differente. Io,
ad esempio, pur avendo con la pittura
di Franco una lunga consuetudine,
rimango sempre turbato quando, nella
penombra del suo studio, egli accende
le luci lasciando che i suoi incubi si
liberino dalla prigione delle tele e
danzino come forsennati tra le pareti
della stanza. Altri, meno paurosi,
penseranno ai colori cangianti come a
innocui fuochi d’artificio. Franco stesso
minimizza la pericolosità dei sogni
giocando a fare il medium. Fatto sta
che i sogni non sono solo una minaccia:
sono il carburante e la meta di ogni
azione. Chi sogna inizia infatti a vivere
ciò che desidera, acquistando un
coraggio, una determinazione
indefettibile che gli consente di
plasmare a proprio piacimento la
realtà. La battaglia non è dunque
contro i sogni, ma con i sogni, insieme a
loro. È la battaglia per la forma, non
quella della forma contro una materia
da schiacciare. Franco deve essersene
accorto fissando il mare”.
E’ possibile visitare la mostra fino al 23
dicembre.
posterrubriche
NUOVE VISIONI
MUSICA
PALERMO
DI CESARE NATOLI
DI MARCO OLIVIERI
Happy Birthday, forse
Cinema Natalizio
Mentre si attende in città
l’arrivo di film di qualità come
“Due giorni, una notte” dei
Dardenne e “Sils Maria” di
Olivier Assays, il successo di
“Andiamo a quel paese” di
Ficarra e Picone precede la lotta degli
incassi nel periodo natalizio. Tra i più
quotati, il tentativo interessante di
proporre una comicità sarcastica e poco
zuccherosa con “Ogni maledetto Natale”
(nel cast spicca Corrado Guzzanti), diretto
dagli autori di “Boris” Ciarrapico, Torre e
Vendruscolo. Da segnalare, oltre a
“Scusate se esisto!” di Riccardo Milani
con Paola Cortellesi e Raoul Bova, il
ritorno di Aldo, Giovanni e Giacomo con
“Il ricco, il povero e il maggiordomo” e, su
un versante internazionale, “Magic in The
Moonlight” di Woody Allen, “Lo Hobbit. La
battaglia delle cinque armate” di Peter
Jackson, “L’amore bugiardo – Gone Girl”
di David Fincher e “Il ragazzo invisibile” di
Gabriele Salvatores, presto nelle sale. Nel
frattempo, il nuovo film d’animazione
targato “Dreamworks”, “I pinguini di
Madagascar”, promette molto all’inizio,
con un buon incipit, ma poi si perde nel
già visto sul piano narrativo. Un
divertimento preconfezionato e destinato
ai più piccoli, ma con alcune battute che
saranno apprezzate dai più grandi, senza
però alcuna traccia di originalità. Si punta
sullo stordimento di un’azione incessante
e prevedibile, da sorbirsi senza troppe
riflessioni, tra un popcorn e una patatina.
Cinema da dimenticare in fretta.
CONCERTI
“Tre terzi”, nove inediti in cd
PALERMO. Mille copie per cominciare, ma
con l’obiettivo di venderne molte di più. È
un’amalgama di aspettative e contenuti
“Tre terzi”, l’omonimo cd della band
palermitana diventata un fenomeno
sociale, che sarà in vendita dal 5 dicembre.
Nove tracce, inedite, musicate dagli stessi
Tre Terzi, alcune scritte in collaborazione
con Carmelo Piraino e Tiziano Di Cara,
registrate e mixate da Riccardo Piparo
nello studio Lab music. Il disco sarà
disponibile negli showcase che vedranno
alleate cinque realtà imprenditoriali
dell’intrattenimento culturale, che hanno
unito le loro forze in nome della musica
inedita di qualità. Una coalizione insolita,
dove il mastice è la stessa band, formata
da Claudio Terzo, Ferdinando Moncada,
Nicola Liuzzo e Diego Tarantino. I Tre Terzi
si esibiranno: il 5 dicembre al Giardino
(sede temporanea di Il Ricovero) in via
Isaac Rabin, il 12 dicembre al Palab in
piazzetta del Fondaco, il 19 dicembre alla
Officina Di Dio in via Bertolino Giuseppe
Puglisi e il 25 dicembre al Jackass di via
Sammartino 117. Il 19 gennaio la tappa
più importante, al teatro Golden in via
Terrasanta.
4 Dicembre 2014
Una delle scene dello spettacolo “Un errore umano”
Un errore così umano
Al teatro Biondo lo spettacolo del palermitano Gigi Borruso
PALERMO. Nel panorama teatrale
palermitano Gigi Borruso è, ormai da anni
una delle personalità artistiche più solide
e versatili sia come attore, sia come regista
e drammaturgo. Allievo di Michele
Perriera, ha collaborato per anni con
Roberto Guicciardini, per poi continuare a
lavorare nelle più disparate situazioni che
gli sono capitate nella scena palermitana
(ieri con la “Compagnia dell’Elica”, oggi
con “Transit teatro”). È bello allora trovare
nel cartellone del Biondo la ripresa di “Un
errore umano”, spettacolo intenso che ha
debuttato tre anni fa e ora viene ripreso
per ben tre settimane, tutti i giorni in Sala
Strehler dal 2 al 17 dicembre (esclusi i
lunedì). In scena, oltre allo stesso Borruso
(attore, dramma-turgo e regista),
troviamo Serena Rispoli. «Una pièce racconta l’autore - centrata sulla
confessione di una donna siciliana che,
precipitata nell’inferno di una famiglia
mafiosa, tenta di ribellarsi ma è ridotta al
silenzio e internata in una clinica
psichiatrica. Lia è una donna inventata ma
non irreale. Attraverso le sue parole è
possibile immaginare la storia di tante
altre donne, figlie, madri, mogli di
“uomini d’onore”. Intuire la sua paura, il
desiderio di verità, la rivolta, soffocate
nella sua solitudine. Questa donna ha
perduto tutto: i suoi figli, la sua
dimensione femminile, il suo posto nella
società. Devastata dal dolore, stordita
dalle “cure”, è tuttavia determinata a
impedire che si svolga lo spettacolo
realizzato dai pazienti della clinica dov’è
internata. Con la sua rabbia, la sua ironia
disperata, Lia sosterrà una lotta all’ultimo
respiro con il cinismo e l’accattivante
amoralità dell’istituzione clinica. Il suo
carceriere diverrà il suo unico confidente.
Il loro duello assumerà i connotati di una
danza grottesca, dai contorni surreali e a
volte comici. Della mafia e dello squasso
morale che l’ Italia per essa ha subito è
stato detto tanto, ma tante verità stentano
a venire a galla e la nostra coscienza
troppo spesso si accontenta di
commemorazioni, di contrizioni ad uso e
consumo dei media, mentre rifiuta di
vedere la silenziosa barba-rie che sta
dietro le nostre piccole o grandi
complicità. Lia, forse, testimonia solo la
ribellione dei perdenti. Eppure solo un
perdente conosce ancora la furia e la
gentilezza che servono a immaginare
un’altra vita».
Paolo Randazzo
Che “Happy Birthday to you” sia
la canzone più famosa al mondo
non ci sono dubbi. Eppure
anche quella melodia che si
canta ad ogni compleanno sta
facendo discutere negli USA,
per aspetti legati a diritti d’autore e dispute
legali. Anche se sono in pochi a saperlo,
infatti, i diritti di questa canzone popolare scritta alla fine del XIX secolo da una
insegnante di nome Patty Smith Hill e da
sua sorella Mildred Hill - sono stati acquisiti
nel 1998 dalla Warner/Chappell Music Inc.,
che li ha rilevati dalla Birch Tree Ltd. Un
affare non da poco: si stima che la canzone
possa rendere circa due milioni di dollari
all'anno. Infatti, ogni volta che il brano
viene riprodotto in film, spettacoli e
intrattenimenti di ogni genere è necessario
corrispondere ai detentori dei diritti una
certa somma pari a circa un migliaio di
dollari, onde evitare di infrangere le leggi
sul copyright e i incorrere in sanzioni fino a
150.000 dollari, in base al Copyright Act del
1976. Finora nessuno si è mai sognato di
incappare in problemi di questo tipo e ha
preferito pagare, ma una società di
produzione cinematografica che sta
facendo un documentario proprio su
“Happy Birthday” ha deciso di
intraprendere una class action nei confronti
della Warner, sostenendo che la richiesta di
1500 dollari sia tale da configurare il reato
di appropriazione indebita di copyright. Se
la corte desse ragione ai querelanti, la
Warner potrebbe essere obbligata a
restituire tutto ciò che ha raccolto negli
ultimi tre anni, ossia circa sei milioni di
dollari. Effettivamente, gli studiosi del
diritto d'autore, negli ultimi anni, hanno
sollevato molti dubbi sul copyright della
canzone pubblicato la prima volta nel 1893,
più di 120 anni fa. Al fine di stabilire da che
parte sta la ragione si stanno
riconsiderando le modalità in cui il brano è
stato stampato e pubblicato in tutti questi
anni. Ai giudici l’ultima parola.
DE GUSTIBUS
Vini, il siciliano Santagostino Baglio nei Top 100
Wine Spectator, la rivista americana più
influente nel mondo del vino, ha finalmente
pubblicato la sua lista dei 100 migliori vini
recensiti nel 2014. I parametri utilizzati sono stati:
la qualità del vino, la disponibilità sul mercato
statunitense e un elemento definito dagli autori
“excitement”, concetto impossibile da tradurre con una sola
parola ma che vuole esprimere quel tocco di classe e
originalità in grado di fare la differenza. La classifica vuole
rendere omaggio ai migliori produttori del mondo vinicolo e
celebrare quelle aree geografiche naturalmente destinate a
una produzione enologica di eccellenza. Unico vino siciliano
ad entrate nei Top 100 il Santagostino Baglio Sorìa Rosso di
Firriato, che aveva già ottenuto da Wine Spectator lo
straordinario punteggio di 91 punti, ma anche i Tre Bicchieri
centonove pagina 37
della prestigiosa guida del Gambero Rosso. Un vino dallo
strepitoso rapporto prezzo qualità il Santagostino Rosso che
ha sempre trovato l’approvazione dei giudici internazionali
più severi ma anche l’amore incondizionato dei winelover più
esigenti, grazie alla sua immediata riconoscibilità, per stile
gusto-olfattivo, ampiezza del frutto ed eleganza dei tannini.
Nei Top 100 l’Italia ha raccolto complessivamente 19
piazzamenti, con la Toscana e il Piemonte che vantano il
maggior numero di aziende premiate. Santagostino Rosso
nasce dai vigneti della tenuta di Baglio Sorìa, nel cuore della
Sicilia occidentale, dove la brezza di mare arriva a toccare le
eleganti geometrie del vigneto. Qui, negli anni ’80, ha avuto
inizio il grande sogno della maison Firriato: la tenuta è
immersa in uno dei angoli più autentici e affascinanti della
Sicilia e i vigneti si inseriscono armoniosamente in uno
scenario naturale mozzafiato, confinante con la riserva
naturale delle Saline di Trapani e Paceco, un terroir unico per
condizioni pedoclimatiche.
4 Dicembre 2014
posterlettere
QUI SCUOLA
GUI
HERITAGE
DI ANDREA SMITH
DI SERGIO BERTOLAMI
Le novità per i precari
L’identità dell’anima
Secondo punto a favore per i
precari, che vedono ridurre
disuguaglianze e
discriminazioni anche
contrattuali. All'ARAN è stato
sottoscritta l'ipotesi di contratto per le
elezioni delle RSU e novità riguarda
proprio i precari. "Nei comparti Scuola e
AFAM”, prevede l'art. 1, comma 5, “sono
eleggibili i dipendenti con rapporto di
lavoro a tempo determinato cui sia stato
conferito un incarico annuale fino al
termine dell'anno scolastico/accademico o
fino al termine delle attività didattiche". Il
primo punto messo a segno, invece, è la
sentenza della Corte di Giustizia Europea,
che riconosce l'abuso per l’Italia dell’uso
dei contratti a tempo determinato, senza
la previsione di modalità certe per il
reclutamento. La sentenza non è
operativa e per il riconoscimento del
diritto al ruolo bisogna ricorrere al
giudice. Gli interessati devono dimostrare
di avere prestato almeno 36 mesi di
servizio con contratti su posti vacanti e
disponibili. Sono, quindi, necessari
almeno 4 contratti fino al termine
dell’attività didattica o fino al 31 agosto e
sono esclusi quelli per supplenze riferite
alla sostituzione dei colleghi assenti. La
sentenza era attesa e c’è da dire che non a
caso nel progetto della “Buona scuola” è
prevista una massiccia operazione di
immissioni in ruolo di circa 150.000
docenti, dei quali il 90% riservato agli
aspiranti inclusi nelle graduatorie ad
esaurimento. Graduatorie dalle quali, in
via generale, si attinge per i contratti a
tempo determinato e nelle quali è
compresa la stragrande maggioranza dei
docenti che potrebbero invocare il
beneficio della Corte Europea. E
l’immissione in ruolo potrebbe non
bastare, perché tra le rivendicazioni non
bisogna escludere la decorrenza della
nomina, il riconoscimento dell’anzianità
giuridica ed economica e il pagamento,
con gli interessi degli eventuali mesi estivi
non remunerati.
ECOLOGIA&AMBIENTE
MESSINADRASTICA di Fabio Amato
Patchwork e Tartan
MESSINA. E finalmente anche quest'anno sta arrivando il Santo
Natale! Lo si sente nell'aria! E lo si vede anche per le strade! Le
persone iniziano ad uscire, incravattati, le signore indossano le
pellicce, anche se ci sono 30°gradi ed i babbididio per le strade aumentano. A
Natale escono tutti e passeggiano. Ma anche la Città cambia, si ristruttura, una
caratteristica della nostra città è il "Patchwork" che altro non è che un
manufatto che consiste nell'unione, tramite cucitura, di diverse parti di tessuto,
peccato che da noi non vengono usati nè tessuti, nè lane pregiate ma asfalto,
rozzo e grezzo asfalto ed il patchwork, viene usato nelle strade. Guardate le
strade e vi renderete conto delle altissime opere di maestria con le quali sono
fatte le nostre strade. Sono tutte ripizzate!!!! E la strada ripizzata per eccellenza
è Via Duca degli Abbruzzi, la stradina che porta in Via Brasile , e che ha
raggiunto l'apice del Patchwork. Pezzi di asfalto, di diversi colori sparsi qua e la e
che creano un effetto ottico bellissimo ed inimitabile. Vi chiederete a questo
punto cosa c'entra il Tartan, che altro non è che un tessuto colorato,
prettamente rosso e verde natalizio , che crea una schema definito uguale
nell'ordito e nella trama. Ed infatti a Messina, tutte le nostre strade, ed a Natale
anche i marciapiedi, si trasformano, per miracolo, dal Patchwork al Tartan, e
quindi diventano rosse, verdi e colorate. E questo avviene ogni Santo Natale!
Oltretutto il miracolo avviene proprio in quella zona della città, dove le strade
hanno nomi sud americani, via Bolivia, via Venezuela e via Uruguay ed infatti la
notte di Capodanno si va tutti li a ballare la samba .Buon Natale e Buon Anno.
Preparatevi tutti.
Sembrerebbe Messina
una città senza memoria e
per questo senza identità.
Ma non è così. La sua
memoria è sopita nei libri,
come quelli conservati nella
Biblioteca Universitaria, dove nel
Cortile dei Gentili il direttore Sergio
Todesco ha dato spunto a due relatori
d’eccezione, Giuseppe Ruggeri e
Domenico Barrilà, d’intrecciare
distinguo tra la messinesità del luogo
comune e la messinitudine solare dello
spirito. Non s’è persa, dunque, l’anima
colta della città: quella reale segnata
negli annali o quella percepita dai
viaggiatori. Con la catastrofe del 1908
- l’ultima, non l’unica - si è persa
l’anima popolare della tradizione
orale. Ad ogni tragico evento Messina
è stata lacerata nel tessuto urbano, ma
anzitutto nei sentimenti spontanei che
perduravano tra la gente. La memoria
orale non è migrata oltre la frattura
perché sono periti i latori di una
cultura che, nel passaggio fra
generazioni, garantiva la continuità
mutevole dei metri di giudizio. Non
ignoriamo, dunque, il susseguirsi degli
eventi locali registrati dai cultori di
storia patria, né le manifestazioni
formalizzate delle classi subalterne
antropologicamente raccolte e
trascritte. Il blackout,
irrimediabilmente, riguarda come gli
accadimenti al tempo fossero vissuti o
giudicati, quale realmente fosse il
sentire di una collettività che non ha
avuto modo di essere trasmesso da
padre in figlio. Una messinesità
interrotta. Poi reinterpretata e
immaginata nel folklore.
Consuetudini, atteggiamenti,
mentalità, non frutto diretto della
memoria ma di un indesiderato oblio.
Allo stato dei fatti, nella
messinitudine, tutti da ricostruire.
[email protected]
DI ANNA GIORDANO
Il coraggio di volare
E’ QUANDO NON riesci a salvarli che ti
invade la rabbia e la tristezza. Quando ali
spezzate, zampe fracassate o tutto insieme,
ti narrano della cattiveria umana e speri di
riuscire ad offrire a quel falco, a quell’airone
o quel che è, una parte diversa di questa becera umanità.
Non lo capiscono, non possono, e spesso le ferite sono
troppo gravi perché sopravvivano fino all’esito dei
miracoli che pure Fabio Grosso, veterinario di immensa
esperienza, esercita da perenne volontario. Chi ce la fa,
appena si libra in volo, finalmente libero, chissà, forse
intuisce, forse no, che quei mesi, a volte anni di degenza
sono stati finalizzati al suo recupero. Alcuni volano via
veloci, altri virano verso di noi, passandoci sopra, mi piace
pensare che abbiano capito e che, a modo loro, ci stiano
ringraziando. Il loro volo, magico, coraggioso, deciso e
allo stesso tempo potente, fermato da noi, in ogni modo,
voluto o non voluto, ma sempre noi siamo la causa. Fili
della luce, piloni, luci accecanti, fucili, pale eoliche ed
ostacoli a go go, o criminali dal grilletto facile che si
dilettano ad uccidere, troppo vigliacchi per fronteggiare il
prossimo, preferendo gli indifesi, anche a due zampe. O
morte per inedia, territori distrutti dal fuoco, rasi al suolo
da ruspe veloci, sconquassanti ogni cosa, ogni essere
vivente, invisibile ai più, anche quando di grosse
dimensioni e fattezze. Cemento su cemento, degrado,
discariche abusive, veleni che si insinuano nel corpo, tanti
e tali da impedire agli animali di nutrirsi, trovandoli
esanimi su spiagge e colline, uno su mille, se va bene. Gli
altri muoiono silenziosi. Anche un licheno mi induce a
tenerezza, un fungo, un fiore, un insetto o la pupa di una
centonove pagina 38
farfalla, il bruco che attraversa la strada. In quel del New
Jersey, mentre guidavo timorosa in mezzo ai monti
Appalachi e beccai la migrazione dei bruchi, trasformando
la guida in una gimkana da brivido. Li salvo, tutti, dove
posso, altri soccombono perché non riesco a fermare il
lento declino di quelle che erano terre stupende. Forse è
sbagliato avere sensibilità, forse è meglio nascere
ghiacciolo e fare una vita normale, indifferente a ruspe,
degrado, veleni. Forse quel falco che non ce l’ha fatta ora
vola libero in un cielo senza di noi, forse un dio vede e un
giorno ci farà sapere che la nostra presenza su un pianeta
che stiamo distruggendo senza battere ciglio non ha più
senso. Un pianeta dove si osteggia chiunque provi a
salvarlo, in ogni modo, anche e soprattutto vigliacco.
Spero che quel falco, dei tanti che i vigliacchi han privato
del volo, adesso sia libero veramente, soprattutto senza la
nostra indecente presenza.
postercommenti
ELIODORO
DIBATTITI di Paola Zito
Alzheimer, se la Regione non assegna i fondi
Malattia di Alzheimer: camminiamo insieme. E’ il
tema del convegno che si è svolto sabato 29
novembre alla chiesa di Santa Maria Alemanna
organizzazio dall’associazione Ariad Onlus di
Messina. Numerosi i contributi su un tema che
tocca profondamente numerose famiglie. Tra
questi, quello di Paola Zito, della Cisl, che si è
soffermata sulle politiche socio-sanitarie
integrate per le persone non autosufficienti. Ne
riportiamo uno stralcio significativo:
Le risorse assegnate al “fondo per le non
autosufficienze” per l’anno 2014 sono pari a 350
milioni; 340 milioni sono stati attribuiti alle
regioni; 10 milioni al ministero del lavoro e delle
politiche sociali, per progetti sperimentali di “vita
indipendente”. A queste si aggiungono quelle
provenienti dal Fondo per le Politiche della
Famiglia pari a 459.500,00. Alla regione Sicilia,
che continua a non avere un fondo dedicato alla
non autosufficienza, è stato destinato l’8,25% (il
60% in base alla popolazione residente di età
pari o superiore a 75 anni e il 40% in base alle
specifiche esigenze socio-sanitarie regionali) pari
a 28.050.000.
(...) Il dipartimento regionale dell’Assessorato
della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro,
il 17 Gennaio 2014 ha emanato le linee guida per
la presentazione di progetti assistenziali per
persone in condizione di disabilità gravissima; il
13 febbraio 2014 sono state fornite a tutti i
distretti socio – sanitari, ulteriori integrazioni e
chiarimenti circa: l’elaborazione dei progetti di
assistenza domiciliare che doveva essere
integrata con le forme di assistenza di cui
usufruiscono i disabili gravissimi al fine di
soddisfare possibili ulteriori esigenze del
paziente”; il 7 luglio 2014 lo stesso Dipartimento,
poiché quasi tutti i distretti, nella predisposizione
dei progetti personalizzati, non hanno tenuto
conto ne’ dei bisogni del paziente ne’
150 PAROLE DA PALERMO
Meno tasse se curi le aiuole
DI
MARIA D’ASARO
Il 10/11 scorso, il giornale “Il Tirreno” ci
ha informato della proposta che due
consiglieri comunali faranno al Comune
di Grosseto: cittadini, negozianti o
associazioni che si prendono cura del
verde pubblico – un’aiuola, le fioriere di
una piazza, un parco giochi - potranno
avere uno sconto su Tasi o Tosap. Forse
se importassimo anche a Palermo la
proposta dei consiglieri grossetani
otterremmo spazi pubblici più puliti e
curati. Non servono a molto infatti
iniziative “mordi e fuggi”, quali quelle
degli attivisti di “Guerrilla gardening”,
che sistemano con generosità spazi
verdi della città, che però poi sono
destinati a morire per mancanza di cure.
Perché, come scriveva anni fa Augusto
Cavadi nel libretto Volontariato in crisi,
tutte le azioni di volontariato hanno
senso solo se tendono a trasformarsi da
attività episodiche ad azioni di lungo
periodo. Meglio ancora se collegate alle
istituzioni e con un meritato, pur se
modesto, personale guadagno.
4 Dicembre 2014
dell’assistenza di altre prestazioni usufruite, ha
ritenuto necessario, con l’Assessorato alla Salute,
individuare le patologie riconducibili alla
tipologia di “disabilità gravissima” attraverso un
tavolo tecnico che, ha stabilito che le tipologie
sono sei… le ultime integrazioni risalgono a poco
più di un mese fa…
A distanza, quindi, di quasi un anno dallo
stanziamento dei fondi, i malati gravissimi e le
rispettive famiglie non hanno ricevuto alcunché in
spregio del loro disagio, bisogno reale e
permettetemi di dire, sono stati lasciati alla
disperazione e all’abbandono! A cosa servono le
leggi, i provvedimenti, le circolari se poi non si
riesce ad applicarle? (...) Perché c’è ancora chi
indugia? Perché l’Amministrazione comunale di
Messina, dove da più di 20 anni, non si effettua
alcuna analisi dei bisogni degli utenti sul
territorio, non istituisce uno sportello di
segretariato sociale, non crea uno staff di lavoro
che pianifichi, controlli e formi il personale?
Noi riteniamo sia improcrastinabile l’attivazione
di un tavolo di concertazione allargata anche tra
gli altri, alle Associazioni di Volontariato che
hanno le chiavi di lettura di quanto accade alle
persone e alle comunità. L’Ariad, da anni si batte
perché ai malati di Alzheimer e ai loro familiari
venga fatta assistenza e non assistenzialismo!
Dei 28.050.00 la Regione Sicilia ha destinato alle
persone affette da gravi patologie cronico
degenerative non reversibili 6.806.250,00. Non
sono tanti a fronte del bisogno ma troviamo il
modo di impegnarli al più presto!
La Cisl, a più livelli, ha fatto proposte, ha fornito
all’amministrazione comunale studi e documenti,
ha impegnato tempo e risorse umane per favorire
e sollecitare la promozione di un innovativo.
Purtroppo, ad oggi, non riscontriamo che vi sia
una visione d’insieme delle politiche sociali che
permetta di rendere il sistema, messo in crisi dalla
contrazione delle risorse degli Enti Locali, capace
di rispondere ai bisogni.
(...) Il tema della “vita indipendente” è stato
considerato una delle priorità del primo
programma di azione biennale per la promozione
dei diritti e l’integrazione delle persone con
disabilità. Il programma è uno degli strumenti con
cui il legislatore ha dettato le linee di azione:
programmare gli interventi e i servizi, redigere
progetti individualizzati, ridurre l’eterogeneità tra
le Regioni, non solo nella spesa ma anche nei
modelli di intervento. In Sicilia sono stati tre i
progetti approvati, due in provincia di Palermo e
uno a Barcellona… Credo che il dato si commenti
da solo!
ANIMAL HOUSE
La sveltina di Matteo Renzi
CATANIA - Più che una visita istituzionale è stata una "sveltina" quella di
Matteo Renzi: dall'aeroporto un sgommata per visitare due aziende
d'eccellenza, parapubbliche o paraprivate, e una dolciaria, ma già
delocalizzata al nord, qualche selfie d'ordinanza e poi toccata e fuga a
casa Bianco, palazzo degli elefanti, dove il sindaco ha raccontato una
Catania di fantasia e il premier ha fatto finta di crederci. Tutti e felici e
contenti, anche i sindaci rigorosamente centrosinistra presenti in sala.
Fuori la protesta dei centri sociali, a beneficio delle telecamere. Sembrava
la stessa regia. E dopo la sgommata verso l'aeroporto, utti a casa, felici e
contenti.
ANTIBUDDACI
DI DINO CALDERONE
Messina fra identità e futuro
MESSINA. L'iniziativa che
la Biblioteca Regionale
Universitaria, diretta da
Sergio Todesco, ha
promosso circa un anno
fa e denominata “Cortile dei Gentili”,
continua a produrre preziose
occasioni di dialogo e confronto di
grande qualità, per il bene di tutti i
cittadini. L'ultima, in ordine
temporale, ha avuto come titolo
“Contro la messinesità. Come costruire
insieme la messinesitudine”, ed ha
visto, come relatori, due interlocutori
privilegiati: Domenico Barrilà e
Giuseppe Ruggeri. Perchè privilegiati?
Entrambi, infatti, sono messinesi, ma
con lo sguardo attento e partecipe di
chi osserva senza sentirsi omologato
all'ambiente nel quale è immerso. Il
primo vive ormai da 42 anni nel
milanese e, grazie alla professione di
psicoterapeuta, ha acquisito una
grande capacità di lettura e
comprensione di comportamenti
umani a livello non solo individuale
ma sociale. I frequenti soggiorni in
riva allo Stretto, poi, gli hanno
permesso di non perdere il rapporto
con la città e i suoi abitanti. A
differenza di tanti messinesi
trapiantati altrove, che esprimono
spesso giudizi di condanna senza
possibilità di riscatto per la città, Barrilà
ha mantenuto un rapporto
intelligentemente critico, ma sempre
propositivo e costruttivo. Ruggeri,
invece, vive e lavora a Messina, ma la
sua attività di scrittore ne ha
potenziato le qualità descrittive e
interpretative della società locale.
Infine, il presentatore dell'incontro,
Sergio Todesco, da antropologo e
studioso di lungo corso di questi
problemi, non si è certo limitato ad
offrire un' asettica introduzione al
tema, quello identitario, che sta a
cuore a non pochi messinesi. Che dire?
L'importanza di momenti pubblici
come questo consiste, soprattutto, nel
non avere indugiato solo in ricordi e
nostalgie (che pure ci stanno!) della
Messina che non c'è più e che non
potrà più ritornare, ma nell'aprirsi ad
una dimensione identitaria che non è
fatta solo di memoria e tradizione, ma
anche di futuro, ancora in gran parte
da cercare e realizzare, per arricchire la
città di opportunità che in questo
momento sembrano purtroppo quasi
assenti. In questo senso il “Cortile dei
Gentili” è uno stimolo e un
incoraggiamento a non disperare.
[email protected]
DI ROBERTO SALZANO
L’evento di Forte Ogliastri
Se ci arrivassero notizie di qualcuno in cerca
del nostro sostegno, potremmo rifiutare di
dargli un po’ di supporto? Se noi fossimo in
difficoltà, non spereremmo di incontrare
qualcuno in grado di tirarci fuori dai guai o
renderli più sopportabili? Non poche sono a
Messina le realtà che hanno a cuore le sorti di
un gran numero di amici a quattro zampe e si impegnano
con costanza a migliorare le loro condizioni di vita: tanti
sono gli amanti degli animali che, in un modo o nell’altro,
richiamano l’attenzione sul tema dell’assistenza ai randagi e
tante sono le iniziative organizzate. Le varie associazioni
animaliste saranno presenti venerdì 12 dicembre dalle ore 17
al Forte Ogliastri, in occasione di un evento nato con
l’intento di ottenere un aiuto concreto e materiale da
centonove pagina 39
chiunque voglia e possa fare qualcosa per regalare affetto a
tutti quegli esemplari che non hanno la fortuna di vivere con
una famiglia che si prenda esclusivamente cura di loro. Per
fronteggiare al meglio le esigenze dei numerosi ospiti delle
strutture di ricovero, vi è la necessità di contare sulla
partecipazione attiva di persone sensibili, disposte a donare
articoli destinati ad incrementare le risorse a disposizione.
Particolarmente graditi saranno croccantini per cuccioli e
non, scatolette di paté e bocconcini, collari e guinzagli, ma
anche altro materiale sarà certamente benaccetto, come
coperte e medicine. A nessuno sarà negata la possibilità di
contribuire in qualche modo, perché un aiuto in buona fede
è sempre provvidenziale. Banchetti solidali, simpatici gadgets
perfetti per il Natale, sempre più vicino: il ricavato sarà
destinato per intero ai quattrozampe. Basterà qualche rapido
clic sulla pagina Facebook BAU mercatino e coloro che
vorranno potranno trovare la maniera di prendere parte nel
loro piccolo alla missione davvero speciale dei volontari.
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