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Collesano La Chiesa Madre oggi Basilica

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Collesano : La Chiesa Madre, oggi Basilica
Di Ciccio Scelsi in
Maron – Pagine Collesanesi – Anno 1 – Numero 1 – Giugno 1983
La Redazione : Dir. Responsabile Giancarlo Felice
Amm. Responsabile P. Lorenzo Marzullo
Redazione : Carlo Ciacomarra
P. Lorenzo Marzullo
Giovanni Sapienza
Grafica : Mimmo Cirrito Peppe Scesi - Foto in copertina Manlio Peri
I lavori per la costruzione della Chiesa Madre di Collesano ebbero inizio diversi anni prima del 1484,
accanto all’antichissima Torre di Guardia che sino all’anno 1902 le fece da Torre campanaria.
La fabbrica fu ultimata nel 1513 quando, ad istanza dell’allora Conte di Collesano Pietro Cardona II° , si
ottennero dal Papa Leone X° la celebrazione di un Giubileo E L’Indulgenza Plenaria per chi avesse pregato
nella Chiesa nelle ricorrenze della Circoncisione e della prima domenica dopo Pasqua, confessato e
comunicato, ed avesse inoltre fatta una modesta elemosina, relativamente alle sue condizioni patrimoniali,
da servire per il completamento della Chiesa stessa.
Il clero però, dalla vecchia Parrocchia di Santa Maria Assunta, vi si trasferì nel 1543 col permesso dell’allora
Vescovo di Cefalù Don Francesco Aragona. Fu dedicata all’Apostolo Pietro ma fu sempre detta di Santa
Maria la Nova , in quanto venne a sostituirsi alla vecchia Parrocchia dello stesso nome, divenuta angusta
per le esigenze d’una popolazione che allora andava man mano aumentando sino a raggiungere sino a
raggiungere i 14.000 abitanti.
Attualmente il paese conta 5000 abitanti circa.
Nella terza colonna a destra della nave centrale, la data della sua consacrazione è incisa in una lapide del
seguente tenore : HOC TEMPLUM FUIT CONSECRATUM A REV.MO EPISCOPO TRIBUENSE DOMINO
MARIANO MANNO 8 APRILIS 1548, SEDENTE EPISCOPO CEPHALUDITANO ILL.MO ET REV.MO DON
FRANCISCO ARAGONIO.
Oltre alle tre seicentesche cappelle principali delle tre rispettive navate in cui è divisa la Chiesa, esistono
solo due delle altre dieci cappelle laterali che v’erano state costruite, incavate nelle mura perimetrali: una
dedicata nel 1600 alla Visitazione di Maria SS., in cui oggi si venera una statua del Sacro Cuore di Gesù e
l’altra dedicata anticamente a Santa Maria dell’Itria, in cui oggi si venera una statua di San Giuseppe.
Nel 1977, le strutture murarie che già nel 1887 avevano avuto bisogno d’essere assicurate a mezzo di
grosse catene di ferro, sono state ulteriormente rinforzate.
L’interno della Chiesa misura m. 50,21 di lunghezza compresa la cappella della nave centrale, m. 18,54 di
larghezza e m. 16,48 di altezza.
Oltrecchè da due entrate laterali coi bei portali scolpiti in pietra, si accede al tempio da un’ampia scalinata a
tre ordini di gradini, fatta nel 1603 su disegno dell’ing. Antonino Spatafora da Termini Imerese.
L’originario prospetto che nel 1652 era stato rifatto in pietra viva, a spese del Collesanese Don Filippo
Giangrosso, nel 1902 è stato trasformato in romanico con l’aggiunta di due campanili, su progetto dell’ing.
G. Taibbi .
L’interno, di stile Romano – Basilicale a tre navate, è diviso da sedici archi sostenuti da 14 pilastri altri
m.6,96, compresi i capitelli, resi ottangolari nel 1640.
A mezz’aria, sopra le colonne della nave centrale, si ammira la barocca “ macchina “ del Crocifisso, detto
della Provvidenza, con ai lati la Vergine e San Giovanni; la scultura in legno che Gioacchino Di Marzo pensa
possa attribuirsi all’intagliatore Vincenzo Vernaci ( o Pernaci ), reca nel retro della Croce un dipinto della
Risurrezione di Cristo, datato 1555 e firmato dal pittore Sillaro.
Pregevoli i quattro grandiosi affreschi della cappella della nave centrale di m.4,25 x 6,00 l’uno, raffiguranti “
la chiamata “ degli Apostoli Pietro e Paolo ed i loro rispettivi martirii. In una iscrizione murale si attesta che
furono eseguiti, assieme ad altri 22 ovali e 13 riquadri, raffiguranti scene della vita di Gesù, Santi e Sante,
dal rinomato pittore Gaspare Vazzano “ Vulgo dicto LU ZOPPU DI GANCI “, nel 1624 .
Sull’altare della stessa cappella, un grande quadro ad olio raffigurante l’Assunzione di Maria SS. al cielo,
attribuito pure al suddetto pittore, risulta commissionato dal Vicario Foraneo Don Leonardo Brigaglia.
Altre pregevoli opere d’arte, proprie della Chiesa, sono :
-
Un quattrocentesco quadro in tela, di forma mezza sferica, raffigurante l’Annunciazione, restaurato
ed abbellito dal bravo pittore Collesanese Giacomo Lo Varco nel 1645, annualmente portato in
processione per le vie del paese, in occasione della festività patronale che cade il 26 maggio;
-
Un’urna scolpita in legno nel 1660 ove si conservano le reliquie dei tre santi MARCO GIACINTO E
BASILLA martirizzati a Roma ed eletti a compatroni del paese;
-
I numerosi quadri della sacrestia ove sono raffigurati ecclesiastici personaggi collesanesi fra cui il
Cardinale, Duca Luigi Moncada ;
-
Altro quadro in tela raffigurante la Madonna del Carmine e altri Santi, del 1643, pure del suddetto
Giacomo Lo Varco, fatto fare dal Dottore in Medicina Francesco Fiasconaro;
-
Ancora del Lo Varco, che fu allievo di Giuseppe Salerno ( da alcuni ritenuto l’autentico “ Zoppo di
Ganci “ ) , due dei tanti affreschi che nel 1636 ornavano la volta e le pareti della cappella della nave
sinistra della Chiesa ( sino al 1846 dedicata al SS. Crocifisso ), raffiguranti la flagellazione di Gesù e
Pilato che mostra al popolo il Nazareno;
-
Molto danneggiato un quadro del 1600, detto della “ Pietà “, una volta nella cappella di Santa Maria
dei Sette Dolori, fatto dal pittore palermitano Don Giovanni Picchinelli, su commissione del
Collesanese Mastro Sebastiano Scelsi ;
-
Una scultura in marmo di Madonna con bambino, del 1546;
-
Due acquasantiere in pietra, scolpite a chiocciola, datate 1694;
-
Nella bella prospettiva della cappella della navata destra, si ammirano: le singolari finissime
sculture degli Apostoli, a due a due, attribuite ad Antonello Gaggini;
-
Numerose statue marmoree a mezzo rilievo datate 1552 e 1555;
-
Numerosi affreschi di Giuseppe Salerno, fra cui uno raffigurante l’Ultima Cena, risalenti al 1620.
-
Di notevole valore artistico, ancora nella Chiesa, oltre alla copiosa ornamentazione barocca di
stucchi di tutte e tre le principali cappelle:
-
Un seicentesco quadro in tela raffigurante Santa Rosalia, parzialmente danneggiato, restaurato
dalla Sovrintendenza ai Beni Artistici e Storici della Sicilia Occidentale nel 1967;
-
Un bell’organo del Palermitano Mastro Antonino La Valle, del 1627 con pittura di Geronimo
Lombardo;
-
Un bel Fonte battesimale scolpito in pietra, circondato dall’originale, ottangolare cancellata in
ferro, risalente al 1596;
-
Un Pallio antealtare di finissimo argento, eseguito a Palermo nel 1723, su disegno del pittore
Collesanese Don Giuseppe Cordone;
-
Un’artistica portantina in legno con intarsi dorati del XVII secolo, donata alla Chiesa dal Barone
Giallombardo, che veniva usata dagli Arcipreti che portavano il viatico ai malati o durante le
processioni del Corpus Domini;
-
I seicenteschi 40 stalli finemente scolpiti in legno, nel coro della cappella della nave centrale;
-
Il grandioso tetto a travi, rifatto nel 1854 principalmente con una donazione del Collesanese
Giuseppe Iocolano.
Sin dal 1800 la Chiesa si andò sempre più via via arricchendo d’altre numerose pregevoli opere
d’arte, provenienti da altrettanti numerose antichissime Chiese del paese, andate in rovina:
un quattrocentesco quadro su tavola raffigurante il banchetto d’Erode e la Decollazione del
Battista;
un’antica statua di S. Giovanni Battista;
una pittura su tavola in forma mezza sferica, raffigurante l’Adorazione dei Magi nella parte
inferiore, e l’Annunciazione nella parte superiore;
Tutte le sopradette opere provengono dalla quattrocentesca Chiesa di San Giovanni Battista,
danneggiata a seguito dei terremoti del 1818 e 1823 e crollata nel 1932. Sono state ospitate nella
Chiesa:
un’antichissima bella statua lignea di San Rocco con quattro scene della vita del Santo stesso,
scolpite sul piedistallo;
una pittura su tavola in forma mezza sferica, raffigurante Santa Maria della Grazia tra Santa Lucia e
Santa Caterina d’Alessandria.
Entrambe le opere provengono dalle omonime antichissime chiese distrutte.
Le sette pitture site nel palchetto della cantoria di fronte all’organo, sono attribuite a Giacomo Lo
Varco e sono provenienti, con tutto il palco, dalla vecchia parrocchia .
Tra le tante opere ancora di pregio:
un finissimo Tabernacolo marmoreo di Domenico Gaggini, datato 1489 fatto fare dal Vicario
Francesco De Sunserio, anch’esso proveniente dalla vecchia parrocchia;
Il grandioso e bellissimo quadro ad olio detto di Santa Maria degli Angeli, attribuito allo “ Zoppo di
Ganci “ , proveniente dalla Chiesa dell’Annunziata Vecchia ai Cappuccini, da diverso tempo chiusa al
culto.
Ed ancora tante altre opere d’arte fra cui :
un piccolo Tabernacolo di marmo, di scuola Gagginiana, datato 1643, fatto eseguire dall’Abadessa
Donna Serafina Sinceri, del perduto Monastero di Santa Caterina;
Un bel quadro di Santa Caterina d’Alessandria, datato 1596 e firmato Joseph Soccius, il nomignolo
con cui si faceva appellare Giuseppe Albino;
Una bella tomba del nobile Giovanni De Jorno, fondatore del sopradetto monastero benedettino;
Le tre sopradette opere pervennero nella Chiesa Madre a seguito della caduta della Chiesa di Santa
Caterina, ultima crollata nel 1976.
A chiusura delle sopradette notizie, piace riportare quanto scrive Mons. Rosario Gallo, Arciprete e
Notaio, di Collesano, nel manoscritto “ IL COLLESANO IN OBLIO “ del 1736, sulla chiesa stessa :
QUESTO TEMPIO E’ DI MOLTA E CONSIDERABILE MAGNIFICENZA, QUANTO CHE, NELLA DIOCESI ( di
Cefalù ) TOLTA LA CATTEDRALE, TIENE IL PRIMO LUOGO. SI RENDE ASSAI AMMIRABIOLE LA
SUPERBA ED ALTA SCALINATA IN PIETRA A TRE ORDINI ( di gradini ), CON BELLA PROSPETTIVA
DELL’AFFACCIATA. E’ DI TAL GRAZIOSA VAGHEZZA CHE SI TIRA L’AMMIRAZIONE D’OGN’OCCHIO
PASSEGGERO, E MOLTE PERSONE CHE HAN GIRATO BUONA PARTE DELL’ITALIA, ASSERISCONO NON
TROVARSI SIMILE NE PUR NELL’ALMA CITTA’ DI ROMA “ .
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