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Concorso letterario “LA MONGOLFIERA”
RECENSIONI MAGGIO 2014
Scuola primaria
“JULIE DEI LUPI”
Il libro che ho letto durante l’estate si intitola “Julie dei lupi” e l’autrice è Jean
Graighead George: la casa editrice che lo pubblica è la Salani Editore ed è composto
solo da 158 pagine.
E’ un romanzo molto avvincente, un po’ triste ed evoca anche molte emozioni.
E’ narrato in terza persona e il tempo è indefinito; sono presenti molti dialoghi e le
descrizioni non sono molto lunghe. I personaggi sono persone e animali e il racconto è
inventato, ma potrebbe essere vero.
Ci sono tanti personaggi, ma non ci sono immagini.
Parla di Julie che ha tredici anni ed è una ragazza eschimese, che è stata obbligata a sposare Daniel.
Daniel è molto più grande di lei e la terrorizza. Julie vorrebbe raggiungere San Francisco, dove abita
Amy, la sua migliore amica.
Amy, nelle lettere che le spedisce, le descrive le meraviglie di questa bellissima città e Julie si
incuriosisce sempre di più. Quando era piccola, Julie viveva a Barrow con Martha, sua madre adottiva,
perché il padre biologico Kapugen, un cacciatore e pescatore eschimese, se n’era andato a Kangik. Lui lí
ha incontrato una donna “gussak” (in eschimese significa ”uomo con la pelle bianca”) l’ha sposata e da lei
ha avuto tre figli.
Dopo il matrimonio, Julie va a vivere nella casa di Daniel a Nunivak, ma scappa mentre sta per arrivare
l’inverno. Inizia così la sua avventura nella fredda tundra dell’Alaska, dove incontrerà un branco di lupi,
che diventerà la sua nuova famiglia.
Imparerà i loro modi di vivere, il loro linguaggio e darà a ciascun lupo un nome; ad esempio Amaroq, il
capo branco, o Kapu, il più piccolo dei cuccioli. Durante questo viaggio, i lupi la dovranno lasciare per
trovare un nuovo rifugio, ma lei non si fermerà proprio ora che ha quasi raggiunto il suo obiettivo.
Al termine del libro, Julie arriva a Kangik, dove incontra il padre Kapugen, che pensava fosse morto
perché non aveva più avuto sue notizie.
Il libro mi è piaciuto molto perché viene raccontata l’avventura di una ragazza che, per la sua giovane
età, riesce a sopravvivere nella tundra con quello che ha e trova.
Ho trovato emozionante il rapporto che lei ha con i lupi.
Questo libro lo consiglio a molti bambini perché è un esempio di vera amicizia e di coraggio.
Beatrice Romana V^C Mezzofanti
3° classificato
“STORIA DI UNA LUMACA CHE SCOPRI’ L’IMPORTANZA DELLA LENTEZZA”
In un tempo indefinito, nel Paese del Dente di Leone, sotto la Pianta del Calicanto vive
un gruppo di lumache.
Esse hanno una vita sempre uguale e noiosa perché tra loro si chiamano semplicemente
“lumaca”.
Una di loro, però si ribellò al gruppo di appartenenza perché voleva scoprire il motivo
della lentezza e perché non aveva un nome.
Questo viaggio la porta a scoprire un gufo malinconico e una saggia tartaruga, a
comprendere il valore della memoria, a scoprire la vera natura del coraggio e a guidare le compagne
verso la libertà.
A me questo libro è piaciuto tantissimo, perché insegna tanti valori, che scopre la lumaca nel viaggio e
perché sei spinto ad andare sempre avanti senza abbandonare gli altri.
Il personaggio che mi ha colpito di più è stato la lumaca, perché vuole “cambiare il suo futuro” cercando
di avere un nome anche con la disapprovazione delle compagne.
Io consiglio la lettura di questo libro a tutti quelli che amano l’avventura e sono molto sensibili, come me
che quando ho finito di leggere il libro mi sono commosso.
Ivan Maeran V^C Meleri
2° classificato
“LA FABBRICA DI CIOCCOLATO”
Oggi vi voglio presentare un libro che ho letto nei momenti liberi.
Si intitola “La Fabbrica di cioccolato”, scritto da Roald Dhal, pubblicato da Salani
Editore nella collana Istrici d’oro.
Questo libro, composto da 200 pagine, narra le avventure di un bambino nella misteriosa
fabbrica di cioccolato Wonka.
All’inizio le vicende si svolgono nella casa del protagonista e, più avanti, nella fabbrica di
cioccolato.
Il protagonista è Charlie Buket, un bambino molto povero che vive con quattro nonni e i suoi genitori in
una casa di periferia, molto piccola e vecchia, quasi distrutta.
In questa città si trova la fabbrica di cioccolato più famosa al mondo che Charlie desidera tanto visitare.
Un giorno il proprietario, il signor Wonka, un uomo molto alto, magro e molto molto stravagante bandisce
un concorso: chi troverà i cinque biglietti d’oro nelle tavolette di cioccolato riceverà una provvista di
dolciumi che basterà per il resto della sua vita e potrà visitare la fabbrica, ma solo uno potrà diventarne
padrone.
Charlie è uno dei cinque bambini fortunati, è l’unico gentile e non è viziato.
Non vi dico niente di più.
Se volete scoprire chi sarà l’erede fortunato,leggete questo libro e amerete il cioccolato.
Ho scelto questo libro perché me l’ha consigliato un mio compagno.
Mentre lo leggevo, avevo l’acquolina in bocca… sentivo già il sapore del cioccolato.
Mi ha colpito molto il comportamento di uno dei nonni di Charlie, quando scopre che suo nipote ha trovato
uno dei cinque biglietti nascosti nelle deliziose tavolette di cioccolato.
Questo libromi è piaciuto molto perché la storia incuriosisce, fa sognare, fa capire che i propri sogni si
possono avverare e mi ha fatto ricordare il detto: “Chi troppo vuole nulla stringe.”
Lo consiglio a tutti, anche a quelli che, come me, non amano molto il cioccolato.
Leggetelo, non rimarrete affatto delusi!
Claudia Restelli V^B Mezzofanti
1° classificato
Scuola secondaria di primo grado
Z. Filipovic “DIARIO DI ZLATA”
Il libro “Diario di Zlata”, scritto da Zlata Filipovic, è il diario di una ragazza di undici
anni che vive a Sarajevo durante la guerra scoppiata negli anni novanta.
Nella parte iniziale del diario –prima della guerra- Zlata racconta la sua vita quotidiana,
molto simile a quella di qualunque ragazza della sua età: in particolare narra della scuola,
degli amici, delle preferenze musicali e cinematografiche e dei momenti di relax
trascorsi in compagnia della sua famiglia.
Dopo l’inizio della guerra, però, la vita di Zlata viene completamente stravolta e, di
conseguenza, anche il contenuto del diario cambia radicalmente. IL diario diventa per Zlata un’amica (alla
quale dà il nome di Mimmy) a cui racconta tutte le atrocità che è costretta a vivere, confida i propri
pensieri le proprie impressioni e sensazioni, oltre alle proprie idee.
Leggendo il diario si capisce che Zlata, con l’inizio della guerra, viene privata improvvisamente della gioia
e della spensieratezza tipiche dell’infanzia ed è stata catapultata in un mondo in cui la guerra ha
distrutto tutto e l’ha allontanata dai parenti e dagli amici, alcuni dei quali sono stati uccisi, l’ha costretta
ad abituarsi alla mancanza di cibo, acqua, gas, al coprifuoco e alle nottate passate in cantina.
Mi è piaciuta molto la parte in cui Zlata dice di sentirsi “come un nuotatore che è stato costretto,
contro la sua volontà, a tuffarsi nell’acqua ghiacciata” e prosegue dicendo “a poco a poco mi stanno
venendo meno le forze; non riesco più a nuotare in queste gelide acque”.
La metafora utilizzata rende pienamente l’idea dei sentimenti che Zlata prova, paura, disperazione per
gli orrori della guerra, rabbia per la sua infanzia rubata ed impotenza perché non può far nulla perché
torni la pace.
Quando ho scelto questo libro in biblioteca non ero convinta che mi potesse piacere perché trattava di
un argomento, come la guerra, che ho sempre considerato lontano da me ed estraneo alla mia realtà.
Invece, mentre proseguivo nella lettura sono stata coinvolta e anche un po’ sconvolta dalla vita di Zlata
perché prima della guerra aveva una vita simile alla mia e che anche lei non si sarebbe mai immaginata di
trovarsi in una situazione simile dopo poco. Quindi l’insegnamento che traggo dalla lettura di questo libro
è che noi ragazzi diamo per scontate tutte le cose belle della vita e che non c’è bene più importante che
quello della pace, che ognuno di noi deve impegnarsi a mantenere o a conquistare anche attraverso piccoli
gesti, in modo che soprattutto i bambini possano vivere un’infanzia serena e spensierata.
Altro aspetto che mi ha particolarmente colpito è che nelle descrizioni di Zlata dei bombardamenti, dei
rifugi sotterranei, della fame, ecc., ho ritrovato le descrizioni fattemi da mia nonna che quando aveva
più o meno l’età di Zlata ha vissuto anmch’essa gli orrori della guerra.
Questo significa che tutte le guerre sono uguali nella loro atrocità, anche se fatte per motivi diversi e
per cause che vengono definite giuste. Ma non può essere definita giusto un qualcosa che porta sempre
con sé morte devastazione e miseria.
Infine, proprio non capisco, forse per la mia giovane età, perché si debbano fare le guerre. Se lo scopo è
vincerle, io credo che dopo una guerra non ci sia nessun vincitore, perché come dice la canzone contro la
guerra “Il mio nome è mai più” la pace è l’unica vittoria, l’unico gesto in ogni senso che dà un peso al
nostro vivere.
3^ CLASSIFICATO
ASCOLI – DELLA BELLA ARIANNA classe 1^I
C. Nostlinger “IL BAMBINO SOTTOVUOTO”
Il bellissimo romanzo di Christine Nostlinger “Il bambino sottovuoto”, è incentrato
sulla storia di un ragazzino, Marius, che è stato progettato in una fabbrica che crea
figli per coppie che non hanno tempo per procrearli ed educarli.
Un giorno, una donna vedova molto eccentrica e trasandata, di nome Berta, riceve un
pacco contenente un prodotto molto particolare: un vaso di vetro con uno strano essere
sottovuoto. Dopo avergli versato la “soluzione nutritiva” questa specie di nanetto
grazioso si trasforma in un bambino di sette anni, perfetto, responsabile, gentile,
rispettoso delle regole………..
Pensando che fosse un regalo che le aveva ordinato il marito prima di morire, Berta non si preoccupa e
cresce il bambino come se fosse figlio suo.
Marius viene preso in giro dai compagni ed isolato per la sua bravura, ma riesce a far amicizia con Kitti,
una bambina vicina di casa, della sua stessa età e molto vivace.
Poco tempo dopo arriva una lettera da parte della fabbrica che ha costruito Marius, che si è accorta di
aver fatto un errore nella spedizione e rivuole il “prodotto”. Ce la farà Berta, ormai affezionata al
piccolo, ad escogitare con l’aiuto di Kitti un piano per tenerlo con sé, salvandolo da un destino triste,
lontano da chi gli vuol bene?
Un tema importante affrontato dall’autrice è il desiderio, a volte ossessivo, di alcuni adulti di avere figli
troppo simili a loro, ma Berta non è fra questi, infatti, lei ama Marius perché è unico anche se è così
diverso da lei.
Un altro tema che troviamo è quello della diversità nel mondo dei bambini. Spesso chi è considerato
diverso viene isolato e, nel peggiore dei casi deriso come succede a Marius.
Questo libro, coinvolgente nella lettura e spesso divertente, insegna ad amare le persone per quello che
sono e non per quello che vogliono rappresentare. Lo trovo anche originale ed utile per insegnare ai
bambini che non bisogna essere perfetti per essere amati.
2^ CLASSIFICATO
ASCOLI - GENTILE ASIA classe 1^F
R.J. Palacio “WONDER”
Questo libro è stato scritto da R.J. Palacio e si intitola WONDER.
Il protagonista, su cui girano tutte le riflessioni dei vari personaggi, è un ragazzo di 11
anni, August.
Il suo evidente problema è l’aspetto del volto: una faccia diversa, unica, anormale……..
deforme.
E questo può essere un vero handicap, quando dopo ventisette operazioni chirurgiche, una
preoccupazione dopo l’altra per la splendida famiglia e un’istruzione improvvisata dalla madre, deve
varcare per la prima volta la soglia della scuola secondaria.
Sarà difficile per August, passerà un anno scolastico pieno di imprevisti con amicizie e odi, difficoltà
nell’inserimento, la grande lotta contro le apparenze.
Supererà, anche se non facilmente, le prese in giro e gli atti di bullismo a lui inflitti e attraverso ciò
apprenderà i valori dell’amicizia e purtroppo avrà anche un’ennesima riconferma di cosa vuol dire essere
diverso.
Questo è un romanzo che affronta a testa alta argomenti difficili da ammettere ma reali.
Mette in risalto l’ostacolo della diversità, del sentirsi tagliati fuori da un canone prestabilito.
Parla esplicitamente del rifiuto della gente a guardare e giudicare le persone per come sono e non per
come si presentano. Coinvolge l’empatia di una persona, come è successo a me.
Siccome anche io sto attraversando un periodo simile, sono consapevole di come ci si sente.
Quando gli occhi di tutti si riuniscono in uno solo e fissano implacabili te.
Ce n’è un gran bisogno di libri così, che spieghino alle persone come stanno le cose, ponendogli il piano
della situazione e facendo valutare ad esse la gravità di ciò.
Fa notare anche l’impulsività della gente, di come (a mio parere) non si riescono a controllare le emozioni
forti come stupore e paura.
E soprattutto l’insegnamento che collegherò sempre a questo libro è un ordine classico (e si può dire
noioso a sentirselo ripetere), ma che a pensarsi bene quasi noi lo rispettiamo , è quello di guardare e
valutare il carattere di ognuno, prima di ogni altra cosa, magari più comoda e immediata.
Perché dietro ogni bullo c’è l’insicurezza.
Dietro ogni atto omicida c’è un trauma.
Dietro a ogni testa priva di capelli o malata , c’è una persona normale.
Dietro ogni faccia deforme ci può essere un amico.
E quando per curiosità sono andata a cercare sul dizionario il significato di Wonder (ovvero meraviglia),
ho capito cosa intendeva trasmettere con questo testo R.J.Palacio.
1^ CLASSIFICATO
DALMAZIA - FANTINI MELISSA classe 1^A
R. Riordan “PERCY JAKSON E GLI DEI DELL’OLIMPO- IL LADRO DI FULMINI”
Percy è un ragazzo dislessico e iperattivo. Nella sua vita succedono cose inspiegabili,
come la trasformazione della sua insegnante di matematica in una furia durante una
gita. Gli inspiegabili eventi sono smentiti da tutti, fino a quando, durante unweek-end a
Montauk, lui, sua madre e il suo miglior amico Grover non vengono inseguiti da un
Minotauro che si prende sua madre, facendola scomparire in una nuvola d’oro. Percy,
infuriato, lotta con lui. Entrato nel campo estivo lì vicino, ferito, viene accolto e curato.
Lì scopre che gli Dei dell’Olimpo sono reali e che tutti i ragazzi del campo sono nati
dall’incrocio tra un dio e un’umana. Percy viene assillato da un dubbio: se l’Olimpo è reale, allora lo
saranno anche gli inferi? A questo si aggiunge l’imminente guerra che scoppierà tra dieci giorni se non si
trova la folgore di Zeus, che è stata rubata. Riuscirà Percy a ritrovare la folgore, impedendo così una
guerra catastrofica? Come se non bastasse ci sono le parole dell’oracolo: Percy sarà tradito da qualcuno
che chiama amico. Chi sarà?
Questo libro di Rick Riordan è un autentico capolavoro. In sé riassume gli elementi della mitologia
classica, i rapporti tra padre e figlio, ma anche argomenti molto importanti come l’amicizia ed il sentirsi
accettato dagli altri. Ti insegna a guardare avanti nella vita, sapendo sempre che l’imprevisto è dietro
l’angolo, che nella vita le difficoltà ci sono, ti insegna a non fidarti sempre dio ciò che sembra, ma non è,
che dopo l’inverno c’è sempre la primavera., che anche se hai dei problemi non è detto che non puoi
conviverci, ma per la maggior parte i problemi si possono affrontare, eliminare. Ci sono affronti e
malcontenti, ma si possono risolvere. Tutti noi abbiamo dei problemi, non esiste un uomo sulla Terra
senza problemi, chi ne ha di più, chi ne ha di meno, ma tutti noi possiamo superarli. E’ questo
l’insegnamento che dà Percy Jakson, in tutti i sette e oltre volumi. Percyva avanti sempre nella vita e nei
combattimenti, non si è mai rassegnato né arreso, la vita stessa è una lotta per la sopravvivenza, non
bisogna mai lasciarsi prendere dallo sconforto, mai lasciarsi demoralizzare, mai lasciar perdere, non
bisogna mai far niente. La vita è una festa e bisogna viverla bene.
Quindi questo racconto è l’ideale per chi non sa cosa farsene della vita, è l’ideale per chiha tanti
problemi, è l’ideale da leggere per tutti noi. Lo si può leggere soltanto in un fiato, lasciando ardere il
fuoco degli eventi.
Secondo me l’autore è un bravo scrittore e questo racconto è un autentico capolavoro, entusiasmante,
avvincente, da rileggere molte volte. Un vero quadro, dove dentro ci sono tante scene, legate tra loro.
L’inizio ti sconvolge, il modo in cui è scritto ti tiene con il fiato sospeso, il colpo finale si trova alla fine.
Un safari dove assistere da vicino a tutti gli aspetti della vita passata e presente, un fantastico bestseller da ricordare. Rick Riordan ha unito tutti i problemi della vita di ogni giorno, ci ha garantito un
capolavoro vero che entusiasma le generazioni passate, presenti e future. Un romanzo senza tempo,
ambientato nei giorni nostri.
3^ CLASSIFICATO
ASCOLI – FOSSEN CHIARA classe 2^F
V. Mazza “STORIA DI MALALA”
Questo libro parla di una ragazzina di nome Malala, nata a Swat, una piccola valle nel
Pakistan. Malala cerca di far sentitre la sua voce attraverso un nome falso, Gul Makai, e
delle interviste che gira a casa sua. Combatte contro i Talebani, un gruppo di persone che
vanno contro le leggi per difendere la loro religione: l’Islam. Privano alle ragazze e alle
bambine di studiare, di andare a scuola e impongono loro il burqa, fanno anche chiudere
cinema o bar e vietano alle donne di andare al bazar e chi osa non rispettare le loro leggi
subirà il taglio della testa che verrà poi appesa in piazza in segno di sottomissione. Malala
è contraria a tutto questo, infatti decide di far sentire la sua voce e di lottare per i diritti della sua
gente. In questo modo Malala offende i Talebani e così la vogliono uccidere, infatti rischia la vita e viene
ricoverata in un ospedale in Inghilterra dove ora vive, ma essendo lontana dal suo paese non smette mai
di lottare per la sua gente. Si è candidata al Premio Nobel per la pace nel 2012.
Da questo libro ho capito che se una persona è determinata in ciò che crede e in qualsiasi modo prova a
realizzare il suo sogno sicuramente ce la farà, perché nella vita bisogna avere coraggio, perché le cose
non accadono per miracolo. Insegna anche a non arrendersi perché nella vita si possono incontrare vari
ostacoli. I Talebani possono sparare, bombardare, gettare l’acido in faccia alle persone, ma non possono
distruggere tutto. “Non possono cancellare i ricordi felici delle persone”, ecco, questa è la frase che più
mi ha colpito, perché si riesce a intuire quanto Malala sia determinata a lottare per i diritti delle
ragazze.
Questo libro è molto semplice da leggere, se però si è interessati. E’ adatto ai ragazzi della mia età o
forse di uno o due anni in meno. A mio parere questo libro esprime tutte le situazioni fondamentali ed è
scorrevole come lessico, non complicato. Lo consiglierei sicuramente ad altri ragazzi, non solo perché dà
degli importanti insegnamenti e riflessioni sulla vita, ma anche perchè suscita delle forti emozioni, come
la tristezza o il dispiacere per le persone innocenti che vengono uccise ingiustamente o la rabbia contro i
Talebani che rovinano la vita alle persone. Per me però i cittadini del Pakistan dovrebbero ribellarsi,
essendo più numerosi a confronto con i Talebani, ma manca il coraggio e l’organizzazione.
Invece Malala possiede entrambi.
2^ CLASSIFICATO
DALMAZIA – RIGAMONTI SOFIA classe 2^A
D. Ellis “SOTTO IL BURQA”
Il libro che ho scelto si intitola “Sotto il burqa”, narra la storia di Parvana. Parvana è una
ragazza di undici anni che vive in Afghanistan durante il regime dei Talebani. Da quando i
Talebani hanno invaso la capitale, Kabul, Parvana può uscire solo per prendere l’acqua o
per accompagnare il padre, zoppo, al mercato dove lavora. Lì ascolta il brusio della gente,
quelle parti di discorso che la fanno sentire nel mondo, libera di fare ciò che vuole, ma
questa è solo un’illusione, da cui non vuole uscire. Quando il padre viene imprigionato,
Parvana si ritrova a tagliarsi i capelli per poter uscire liberamente, essendo scambiata per un maschio.
Incontrerà Shauria, una compagna di classe con cui affronterà mille avventure. Insieme
dissotterreranno ossa, scopriranno che gli stadi non sono usati per le partite ma per giustiziare i ladri,
tagliandogli le braccia, si ritroveranno a voler scappare da tutto ciò, ma scapperanno alla ricerca di un
futuro migliore o saranno troppo legate alla loro madre terra per scappare?
Sogni infranti, speranze nascoste, questo racconto apre gli occhi su come nei Paesi del terzo mondo si
viva tra speranza e paura, tra gioia e dolore. Leggendo, ho capito come la voglia di vivere ti porti a fare
gesti che non avresti mai immaginato, come me, che essendo materialista non avrei mai fatto, ma cosa
non si farebbe per far vivere la propria famiglia? Niente. A parer mio. Perché quando vedi i tuoi fratelli
più piccoli chiedere perché non c’è il cibo, non faresti di tutto per renderli felici? Parvana a undici anni si
ritrova il peso di una famiglia da sfamare e ho pensato: ma queste cose non succedevano nell’800? Poi,
continuando nella lettura, ho capito che per quanti i Phone, i Pad, i Pod, cellulari, computer, la società non
è cambiata. Mentre per alcuni Paesi l’orologio dell’innovazione è impazzito diminuendo progressivamente
il tempo, per altri invece si è fermato da secoli. Ciò mi ha fatto riflettere sul fatto che per quanto i
Paesi occidentali possano essere in tutti i campi avanti, nel campo dell’altruismo sono i peggiori; come si
placherà la guerra civile? Mandando soldati con una pistola? Istituendo una gara tra chi ha le armi
migliori? Io non credo proprio. Solo ora mi accorgo di quanto la società possa essere ipocrita, ma io la
colpa non la do al sistema, piuttosto alle persone e anche a me, perché non faccio niente per cambiarla.
Credo che sia scontato, ma la lettura è travolgente, non si riesce a smettere di leggerlo questo libro, è
come una calamita che ti incolla. La storia è un po’ pesante, ma è raccontata con una leggerezza che è
come leggere un libro di avventura qualunque. Inutile dire che ho adorato questa lettura. E’ come un
temporale che ti bagna ma che non ti colpisce. Io assomiglio molto a Parvana perché “Qualunque cosa
fosse si sentiva pronta”. Ha un carattere ribelle ma timido, proprio come il mio e proprio questo mi ha
fatto innamorare del libro. Lo consiglierei a tutti i ragazzi perché è una cronaca, ma non come sentiamo
in televisione, spettacolarizzante, raccontando semplicemente una storia. Non lo consiglierei solo ai
ragazzi ma anche agli adulti, perché nella vita non si smette mai di imparare. Credo che faccia credere
nel futuro. Un futuro roseo, felice, ricordando la speranza che ci ha portato e continuerà a portarci. Dal
futuro non si può scappare, bello o brutto che sia.
Tra tutti i temi che il libro racchiude questo è il migliore. Sognare senza mai staccare i piedi da terra,
un giusto compromesso tra sogno e realtà.
Quindi, se vi trovate in una libreria o biblioteca io considererei l’idea di leggere il libro “Sotto il burqa”
perché non resterete mai delusi dalla lettura.
1^ CLASSIFICATO
DALMAZIA – COSTANZO LUDOVICA classe 2^B
G. Dix “QUANDO TUTTO QUESTO SARA’ FINITO”
Vittorio Dix e la sua famiglia vissero a Milano nel 1938. Un padre, Maurizio, abile nel suo
lavoro in campo tessile, era un uomo che approvava le idee fasciste; la madre, Giulietta,
si occupava principalmente del figlio minore chiamato Stefano e infine Vittorio, che di lì
a poco sarebbe dovuto andare in una delle scuole medie più importanti della città. Tutto
andò per il meglio fino a quando nel regime fascista furono adottate le leggi razziali
contro coloro che erano ebrei. Questo fu un grosso problema per questa famiglia perché
erano di religione ebraica. Così Vittorio non potè più andare nella scuola media dove avrebbe dovuto
rimanere per tre anni, ma frequentare una scuola di cui facevano parte professori ed alunni ebrei
costretti ad andar via dalle scuole comunali.
Maurizio, anche se la nuova legge prevedeva che gli ebrei non potessero lavorare in aziende ariane, riuscì
a mantenere il lavoro ma fu assunto in nero. Per i primi tempi riuscirono a cavarsela, ma dopo dovettero
scappare prima a Como, poi in Svizzera dove furono posti davanti alla scelta se restare uniti oppure
dividersi in modo che Giulietta e Stefano rimanessero protetti e, invece, Maurizio e Vittorio sarebbero
dovuti tornare indietro e cercare di sopravvivere alle persecuzioni. Decisero di restare uniti, tornarono
in Italia ma furono scoperti e quindi costretti, un’altra volta, a fuggire. Tornarono in Svizzera dove
furono accettati tutti e quattro. Da quel giorno la loro vita cambiò ma non del tutto per il meglio.
Dovettero superare ancora molti ostacoli, ad esempio malattie e ulteriori divisioni.
Il tema principale del libro è sicuramente la condizione di coloro che, assurdamente, venivano reputati
inferiori solo perché professavano una religione diversa da quella maggiormente diffusa nel paese. Oltre
a q1uesto, però, l’argomento che mi ha più colpita è l’unione familiare. Ciò che rende incredibile questa
storia è proprio il rapporto consistente e costantemente importante: ad esempio tra padre e figlio che
insieme avevano l’obiettivo di proteggere Stefano e Giulietta. Riguardo a questo, nel libro è presente una
frase che reputo significativa: “Per me era sempre un dispiacere separarmi da lui, perché sapevo che la
sua assenza si sarebbe trasformata in un vuoto”.
Questa è una frase che disse Vittorio riguardo a suo padre ed è proprio qui che si capisce quanto forte
fosse il loro rapporto. Un altro dei rapporti è quello tra i due fratellini dove il maggiore cerca di mettere
da parte la paura per evitare che il fratellino si senta a disagio, infondendogli forza semplicemente
prendendogli la mano e facendo con lui una passeggiata. Credo che sia una cosa fondamentale che nei
momenti bui l’amore e l’affetto si manifestino per rendere più facile la situazione.
L’insegnamento principale che mi ha dato questo libro è quello di farmi conoscere una parte importante
della storia del mio paese, che non è conosciuta così approfonditamente da tutti i cittadini. Questo
perché molte delle persone che vissero quei momenti non avevano voglia di ripercorrerli perché sapevano
che li avrebbero resi malinconici e in un certo senso anche deboli.
Ciò che secondo me rende il libro originale è il fatto che venga raccontata la storia di ebrei italiani, a
differenza della maggior parte dei libri e dei film che si concentrano principalmente sulla condizione dei
campi di concentramento.
Attraverso concetti non troppo forti o complicati l’autore riesce ad arricchire la mentalità del lettore.
Personalmente penso che, pur non avendo passato le pene degli ebrei che vissero in Germania, anche gli
Italiani dovettero vivere nel dolore e nella sofferenza per molti anni. Trovo inconcepibile il fatto che
delle persone normali come tutte abbiano dovuto subire tale trattamento. Inoltre penso che si sarebbe
potuto fermare prima questo periodo grigio soltanto se qualcuno si fosse ribellato, ma capisco anche la
paura che provavano la maggior parte degli ebrei.
Se solo non esistessero i pregiudizi il mondo sarebbe migliore, invece nel corso della nostra storia sono
successe disgrazie varie per colpa delle persone con animo cattivo che non pensavano ad altro che a loro
stessi. Tutto sarebbe stato più facile se certe persone avessero ragionato prima di agire. Questo viene
insegnato alla scuola elementare ma a quanto pare molti non colsero questo insegnamento e continuarono
a fare del male a chi era più debole.
Spero solamente che episodi del genero non riaccadano nei tempi a venire e che prima o poi venga capito
da tutti che fare del male non rende affatto potenti, che giudicare le persone rende solamente stupide
le persone che lo fanno.
3^ CLASSIFICATO
DALMAZIA – QUINTO IRENE classe 3^C -
K. Hosseini “IL CACCIATORE DI AQUILONI”
Khaled Hosseini cominciò a scrivere “Il cacciatore di aquiloni” nel marzo del 2001 per
raccontare a se stesso una storia che ormai aveva “messo radici” nella sua mente, ovvero
la storia di due ragazzi, uno tormentato e incerto, l’akltro puro e leale e della loro amicizia
condannata. Egli sapeva che doveva scrivere “Il cacciatore di aquiloni”, ma pensava di
scriverlo per sé, per trovare le risposte di cui aveva bisogno.
Amir e Hassan, uguali ma diversi; Hassan era un hazara, ovvero un “servo”, il suo servo, in
teoria non potevano essere amici, ma lo erano: si volevano bene. Eppure in quel freddo giorno d’inverno
del 1975 cambiò tutto; quel vicolo rievocava solo brutti ricordi. Il loro rapporto aveva ormai cambiato
pagina e quasi non si parlavano. Poi, dopo anni passati a dimenticare, una telefonata riportò alla mente di
Amir il suo egoismo e lo riportò a quel vicolo. Kabul era ricoperta da un velo di sangue, non era più come
se la ricordava, i Talebani avevano distrutto tutto. Amir aveva un solo desiderio: andare da Hassan.
Questo libro tratta temi importanti come la guerra, infatti è anche ambientato in un periodo ricco di
conflitti; descrive la violenza e la malvagità di questo mondo: corpi martoriati per la strada, cartelli
cerchiati da buchi causati da proiettili, città distrutte, popolazioni sterminate in un bagno di sangue e
soldati macchiati dal disonore. Il rosso cremisi regnava sovrano, gli orfanotrofi erano pieni e bambini,
anche in tenera età, venivano trucidati. E questa è una triste realtà non molto lontana da noi, oggi. IL
libro affronta come temi pure l’amicizia e la diversità, temi importanti e resi evidenti con l’aggiunta di un
velo di malinconia. Infatti la diversità dei caratteri fra Amir e Hassan non ha vietato loro di essere
amici anche se dopo tutto erano uguali.
Questo romanzo mi ha insegnato molte cose e non solo a me, ma insegna a coloro che lo leggono,
provando così il dolore dei personaggi e comprendere la dura realtà del mondo. Molti, dopo aver letto
questo racconto, hanno inviato denaro in Afghanistan e adottato orfani afgani; ed è questo il potere
delle parole, il potere di un libro: far conoscere agli altri qualcosa che non riescono a vedere, poiché
guardano solo con gli occhi, come avessero un velo davanti a loro; chi scrive, scrive per passione, ma
anche per aiutare il prossimo, sotto sotto. In conclusione questo romanzo riesce ad insegnare al
prossimo coinvolgendolo nella storia, nella verità che vuole raccontare.
Questo romanzo è scritto molto bene ed insieme agli insegnamenti morali insegna anche un po’ di storia.
Infatti fa molti riferimenti storici. L’autore usando solo delle parole è riuscito a farmi diventare parte
della storia, a farmi sentire il dolore dei personaggi, ad avere la sensazione del sangue che mi schizza
sulla fronte, e in questo modo sono riuscita a vivere la storia.
Il libro mi ha emozionato più di ogni altro: ho riso, ho pianto e ho sorriso. Tra l’altro penso che Hosseini
abbia vissuto il libro mentre ne dipingeva le parole, quelle parole cremisi che accompagnano la lettura
come spilli, quelle parole malinconiche e tristi che, come uno spiffero di vento, accompagnano i
personaggi alla tomba. Per finire, il libro mi è piaciuto molto e ne consiglio la lettura a tutti.
2^ CLASSIFICATO
DALMAZIA – PAVESI GRETA classe 3^A -
P. Giordano “LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI”
Questa è la storia di due ragazzi, Alice e Mattia, dalla loro infanzia all’età adulta.
Legati entrambi da un trauma infantile, ma apparentemente diversi. Passano gli anni
dell’adolescenza sempre insieme. Fino alla laurea di Mattia. Da qui si dividono. Mattia si
trasferisce all’estero finchè Alice caccia di casa il marito e lo richiama a sé.
In questi pochi giorni che passano insieme ritornano adolescenti.
Entrambi provano qualcosa nei confronti dell’altro, che è più di una semplice amicizia,
ma loro due sono come quei numeri speciali, i “primi gemelli”, coppie di numeri primi che se ne stanno
vicini, separati solo da un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero.
Via via, però, queste coppie si diradano sempre di più. Ci si imbatte in numeri primi sempre più isolati in
quello spazio silenzioso fatto solo di cifre e si avverte il presentimento angosciante che quelle coppie
speciali incontrate finora siano solo casuali e che il vero destino sia quello di rimanere soli.
Ma poi….. eccoli lì! Una nuova coppia di numeri gemelli avvinghiati stretti l’uno all’altro eppure senza
toccarsi mai………….
L’esistenza di Alice e Mattia sarà segnata per sempre da quel trauma che li ha fatti avvicinare ed anche
allontanarsi perché non pronti ad amare di nuovo e perciò a soffrire di nuovo……………. Perché amore e
dolore sono due facce della stessa medaglia.
C’è chi per egoismo ha provocato dolore a una persona che amava e per questo motivo cerca di sfogare il
suo dolore sul proprio corpo per punire il suo egoismo. E poi c’è chi ha cercato di far felice una persona
che amava ma provocando dolore a se stessa, perciò allontana coloro che possono provocarle sofferenza
ma in realtà è solo in cerca d’affetto.
Questo libro parla non tanto di problemi adolescenziali, ma come un trauma vissuto da piccoli si radica
nel nostro essere sconvolgendoci la vita..
Questo libro parla di due vite incontrate per caso, ma che poi si terranno un pezzo dell’altro dentro di
sé.
Questo libro racconta l’amore, ma non l’amore da fiaba che sognano le bambine tra la principessa e il
principe azzurro. No, questo è un amore silenzioso che cresce man mano nel tempo, tra persone che
coltivano lo stesso dolore e che perciò hanno paura di soffrire.
E’ un amore che non sboccerà mai perché “quel fiore non verrà curato e quindi morirà”……… Questo libro
parla di voglia di vivere una vita che non è la propria.
L?autore ha saputo interpretare con frasi, gesti e parole la contraddizione tra l’amore e il dolore, tra ciò
che dice il cuore e ciò che dice il cervello.
Se dovessi consigliarlo a qualcuno lo consiglierei a coloro che non si accorgono mai di ciò che li circonda,
non si accorgono di quanto una persona possa soffrire nascondendo il proprio dolore dietro sorrisi
spenti, fasciature e aggressività.
Aprite gli occhi: il mondo non è mai come sembra, nulla è vero!
1^ CLASSIFICATO
DALMAZIA – PANDINI ELISA classe 3^D
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