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Centonove numero 9

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ANNO XXI Numero 9
7 MARZO 2014
SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO
POSTALE A REGIME
SOVVENZIONATO 45% (ME)
EURO 1,50
Nel fotomontaggio, Renato Accorinti
SETTIMANALE DI POLITICA, CULTURA, ECONOMIA
RIFORME
MetroPollitani
L’ASSEMBLEA REGIONALE ELIMINA LE PROVINCE PER CREARE
I LIBERI CONSORZI E LE CITTÀ METROPOLITANE. MA MESSINA RISCHIA
L’ISOLAMENTO. ECCO I COMUNI CHE SI STACCHERANNO DAL CAPOLUOGO
7 Marzo 2014
il punto
EDITORIALE
O le Province,
o il capolinea
A piccoli strattoni l’abolizione
delle Province martedì prossimo
potrebbe arrivare al capolinea.
Perché se non passa questa
riforma, al capolinea rischia di
andare il governo,. Con toni un po’
ruvidi, Antonello Cracolici lo ha
detto a chiare lettere: più che un
rimpasto, c’è da rivedere tutto
l’impianto del governo. Ma sarà
qui il vero banco di prova di
Crocetta. Perché se la riforma delle
Provincie va nella direzione voluta,
succede solo perché Grillini e Ncd,
il neo gruppo di Alfano, hanno
alzato l’asticella del dialogo.
Quello di Crocetta, quindi, non si
avvia più ad essere un governo di
centro-sinistra, ma di sinistracentrodestra, una anomalia ancora
più grande di quella che lo stesso
governatore personifica. In questa
direzione si sono fatti più
concilianti i toni dell’ex ministro
alla Pubblica amministrazione
Gianpiero D’Alia, che vede con
favore l’entrata del gruppo Ncd in
giunta. A non quadrare sono solo
le caselle degli assessori: potrebbe
succedere quindi che per fare
“appattare la settanta” si tagliano
le Province e si aumenta qualche
posto di assessore in più. Ad
esempio, l’assessorato ai Liberi
Consorzi.
Maria Elena Boschi
Renzi, il clone dei rottamati
DI
DOMENICO BARRILÀ
Gentile Matteo Renzi, nella politica italiana i
cambiamenti annunciati si risolvono quasi sempre in
crudeli inganni, lo fu persino il presunto lavacro di
Tangentopoli. Non vorremmo che il prossimo fosse il suo, giacché
taluni indizi al momento la fanno apparire un clone dei politici che
voleva rottamare, lo dice anche l’imbarazzante scrutinio dei
sottosegretari, evocativo di metodi vecchiotti. Lei stesso può vantare
una condanna in primo grado per danno erariale, un brutto
imprinting che speriamo la lasci libero di procedere con fermezza di
fronte a fenomeni analoghi. La nomina di Francesca Barracciu, ad
esempio, indagata per un reato simile, e di altri sottosegretari con
posizioni penalmente critiche, sono passi avventati e minano il
rapporto di fiducia coi cittadini, suggeriscono cattivi pensieri. Nel
dubbio, la ministra Maria Elena Boschi, così giovane così vecchia, si è
premurata di informarci che l’esecutivo non chiederà le dimissioni dei
sottosegretari indagati. Il principio di precauzione, in un governo di
“rivoluzionari”, dovrebbe valere prima di tutto per la collettività,
perché se è vero che un avviso di garanzia non è una condanna, è
altrettanto vero che esiste qualche probabilità che lo diventi. Si
tutelano i cittadini mettendo i pausa gli avvisati. Più semplice di così!
Il ciellino Roberto Formigoni, risuscitato insieme al suo movimento
proprio da questo governo, plaude a quelle nomine, perché
attesterebbero che il presidente del consiglio rifiuta la cultura del
sospetto. Cautela autobiografica, visto che lo stesso ex governatore è
a giudizio per “corruzione e associazione a delinquere”. A proposito
di ciellini, una botta di genio confermarne uno alle Infrastrutture. La
prossima volta magari assegneremo a Rocco Siffredi il coordinamento
dei collegi delle Orsoline. Lei che voleva fare un governo con soli
dieci ministri, ora ci sommerge anche di sottosegretari. Brillante
anche la decisione di piazzare due angeli custodi berlusconiani
accanto al ministro della giustizia, che si dice stupito ma non molla la
sedia. Le carceri italiane traboccano di poveracci che rubano
biciclette, mentre restano interdette a chi crea voragini e rovine
Vicecaposervizio: Daniele De Joannon In redazione: Gianfranco Cusumano,
Alessio Caspanello, Michele Schinella Segretaria di redazione: Rossana
Franzone, Rosa Lombardo, Francesco Pinizzotto. Editore: Kimon scrl, via
San Camillo, 8 Messina. Tel. 090 9430208 Fax: 090 9430210 P. IVA 02131540839
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Redazione e ufficio abbonamenti: via San Camillo, 8 - 98122 (ME), CCP n.
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Psychodesign www.psychodesign.it.
Internet: http://www.centonove.it
email: [email protected]
centonove
SETTIMANALE REGIONALE
DI POLITICA CULTURA ED ECONOMIA
Direttore responsabile
Graziella Lombardo
Garante del lettore: Attilio Raimondi
centonove pagina 2
mediante falsi in bilancio. Di sicuro i due sottosegretari lavoreranno
per i poveracci, sono li per questo. Dimenticavo. Quando stava per
diventare presidente della provincia di Firenze, lei è stato assunto
dall’azienda di famiglia con la qualifica di dirigente. Un carrierone,
ma anche un tempismo straordinario, perché una volta entrato in
carica, la Provincia, come prevede la legge, si è dovuta accollare il
pagamento dei suoi contributi previdenziali, in 5 anni circa 300 mila
euro sono passati direttamente dalle casse della collettività al suo
conto previdenziale. Niente di penale, ci mancherebbe, ma il
passaggio da furbino a rivoluzionario pare un tantino audace. Lascio
perdere le bugie che è riuscito a inanellare solo nell’ultimo mese, un
bel cartello segnaletico di cui tenere conto. Non abbia timore, però,
lei è in una botte di ferro. I parlamentari non vogliono tornare a casa
rinunciando a centinaia di migliaia di euro all’anno. Inutile dirle che
il Paese non cambierà mai per questa via, neppure se lei farà una
qualche riforma, perché le riforme non bastano, occorre cambiare i
comportamenti. Abbiamo un immenso problema pedagogico e dei
pessimi maestri, una miscela mortale che non può essere modificata
da chi ne è culturalmente partecipe. Sono uno di quei cittadini
recatisi a votare per le primarie credendo di eleggere il segretario di
un partito. L’avevamo invitata solo a mangiare l’antipasto, ma lei si è
trattenuto fino al dessert e all’ammazzacaffè. Forse ci deve delle
scuse. Abbiamo anche il diritto di sapere con esattezza perché è stato
condannato in primo grado, dopodiché sarebbe bene restituisse i
contributi previdenziali di cui si diceva. Visto il modo in cui si è
presentato al Paese, sarebbe una bella prova di coerenza. Può farlo,
come si diceva una volta, anche in comode rate mensili, basta che lo
faccia. Solo allora la prenderemo sul serio, perché senza questi gesti,
questi si rivoluzionari, sarà difficile convincerci che il vento è
cambiato, e non la butti sulla necessità delle riforme, tanto per
quelle basta anche un tecnico, mentre per cambiare le abitudini di un
Paese ci vuole un testimone, che fa rima con chiacchierone ma è una
cosa assai diversa.
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Questo periodico è associato alla Unione Stampa Periodica Italiana
7 Marzo 2014
riservato
GUERRIGLIA. Il corpo militare decide di onorare a Palermo i soldati al rientro dall’Afghanistan. Per “evitare” Renato Accorinti
Brigata Aosta, nessuna manifestazione a Messina
MESSINA. La manifestazione prevista
per l’undici aprile in onore della
Quarta Brigata Aosta di Messina in
rientro dalla missione di pace in
Afghanistan, non si svolgerà in città,
ma a piazza Politeama a Palermo. Un
controsenso se si considera che la sede
centrale del glorioso reggimento della
Brigata Aosta, diretto dal generale di
brigata Michele Pellegrino, è in via del
Vespro a Messina e da questo comando
dipendono i tre reparti operativi di
Palermo, il 4° Genio, il 6° Lancieri e il
&° Bersaglieri.
Ma cosa c’è dietro questa decisione
“sofferta” dei vertici militari? Una
grave frattura istituzionale. Quella che
si è consumata il 4 novembre scorso,
per la Festa delle Forze Armate. Il
sindaco pacifista di Messina Renato
Accorinti, davanti al Cippo dei
Caduti, presente il generale di
Divisione dei Carabinieri Ugo Zottin,
materializzò una bandiera con su
scritto “Pace. L’Italia ripudia la
Guerra”. E intonò poi, un intervento,
con due carabinieri in alta uniforme ai
lati, per spiegare che : “Occorre
svuotare gli arsenali e riempire i
granai”. Ma furono le successive
puntualizzazioni a indignare il
AUTOSTRADE. Tira e molla sul direttore
Pizzino ha il nulla osta,
ma il Consorzio dice “no”
MESSINA. Ottiene
dal Comune il
“nulla-osta” per la
mobilità verso il
Consorzio
autostrade, ma
l’ente di Condrada
Scoppo risponde
che non è previsto
in pianta organica il
posto di dirigente
Mario Pizzino
generale.
Succede
all’ingegnere Mario Pizzino, che già per
sei mesi, durante la sindacatura Buzzanca,
ha svolto il ruolo di direttore generale
dell’ente sottoposto al controllo e alla
vigilanza dell’assessorato alle
Infrastrutture.
Oggi, con uno stipendio tra i più alti della
Regione, è direttore generale Maurizio
Traianiti, dirigente in quota Mpa,
nominato sotto la presidenza di Raffaele
Lombardo. Traianiti è stato assessore a
Catania ed è originario di Gela, come il
presidente di nomina crocettiana Faraci. Il
Cas sta valutando la mobilità di alcuni
dipendenti per rafforzare le fila del settore
tecnico e delle manutenzioni.
Renato Accorinti il 4 novembre 2013
generale dei carabinieri Zottin, un
passato alla guida del nucleo di tutela
dei Beni artistici, prima di
abbandonare Piazza Europa: venti
miliardi per spese militari,, di cui uno
per le missioni di pace, a giudizio del
sindaco Accorinti, sarebbero del tutto
inutili.
Ora per evitare “nuove piazzate”, i
vertici militari dopo una
riservata consultazione
tra le varie componenti,
compresa l’Arma dei
Carabinieri, hanno deciso
di “cambiare piazza”: da
Messina a Palermo. Qui,
l’invito, oltre che al neo
ministro della Difesa, sarà
esteso solo ai vertici delle
istituzioni politiche: il
presidente della Regione
Rosario Crocetta e il
presidente dell’Assemblea
regionale, Giovanni
Ardizzone.
La Brigata Aosta di
Messina ha portato a
termine con successo il
Piano “Italfor XXI”,
l’impegnativo progetto di
“Exit Strategy” dai
territori devastati dal conflitto: sono
state chiuse le basi militari di Farah,
Bala Boluk e Shindand. Una
operazione complessa e costosa, quella
della fuoriuscita dai territori afgani,
finanziata dal governo nel settembre
dello scorso anno con 280milioni di
euro, che si è svolta con ponti aerei
tra Herat e Dubai.
SOMMARIO
PRIMO PIANO
6. Province addio, futuro da scrivere
Approvata la legge che chiude gli enti
POLITICA
9. Ncd, Circoli & polemiche
Gli under 30 di “Giovani Idee” scendono
in campo per rivoluzionare il partito
10. Nessuno ci può giudicare
Rivolta al Comune sul regolamento
per i gettoni di presenza
12. La grande corsa azzurra
A S. Teresa di Riva, Lalla Parisi passa a Ncd
SICILIA
13. Discariche, che pasticcio
Otto impianti su ventitre ricadono in aree
aprotette. Gli ambientalisti denunciano
14. Castello in Procura
A Milazzo, aperto un fascicolo sui restauri
del monumento affidati alla Aedars
15. Il palazzo delle denunce
È guerra a Milazzo tra sindaco e consiglieri
16. Poliziotto di serie C
L’odissea di Zangla, congedato nel 2000
17. La maledizione del Gran Maestro
Magno non conquista il Grande Oriente
20. La casa della discordia
E’ scontro tra il parroco di Furci Siculo e la
cooperativa che gestisce l’Oasi di S. Antonio
ECONOMIA
21. Giardini, porto...guai
Ricorso dell’associazione ambientalista Man
contro la struttura turistica
22. Antares domina Letojanni
Storia dell’albergo che guarda Taormina
23. Messina fa la zona franca
Varato il bando per le Zfu. Ecco cosa
accadrà in città. E chi ne trarrà beneficio
POSTER
26. “Doppio intrigo” in mostra
I dipinti di Francesco Modica
28. Gli amori tragici di Lollo
Domenico Cacopardo in libreria con una
storia ambientata negli anni ‘70
RUBRICHE
3. Riservato
4-5. Settegiorni
24. Consumatori / Consulenti
28. Libri/La Classifica
28. Lacerti di Letture
29. Nuove Visioni/Musica/De Gustibus
30-31. Lettere & Commenti
30. Qui Scuola
30. Heritage
30. Ecologia
31. Eliodoro / 150 Parole da Palermo
31. Animal House / Antibuddaci
centonove pagina 3
TOP SECRET
IACP MESSINA
Giacobbe ancora dirigente,
Lo Conti rinnova l’incarico
MESSINA. Il commissario straordinario dello Iacp di Messina, Venerando
Lo Conti, ha rinnovato l’incarico per
altri due anni alla dirigente generale
dell’Istituto Maria Grazia Giacobbe.
La carica è al centro di polemiche
sulle indennità di risultato, incassate
per gli anni passati dopo una controversa transazione all’Ufficio del
Lavoro.
ANTIMAFIA
Bonanno, da “Crescere
insieme” al maxi sequestro
FURNARI. Mafia e antimafia, fusa e
confusa. “Crescere insieme” era la
lista con la quale nel 2002 l’imprenditore Santi Bonanno, cui la Dia ha
sequestrato 5 milioni di euro di patrimonio di sospetta provenienza
mafiosa, si era candidato con l’attuale sindaco di Furnari, Mario Foti,
da sempre paladino della lotta antimafia. Un neo, la candidatura di Bonanno, che si è ripetuto nel 2007
nella lista “Per Furnari”, prima che
l’imprenditore lasciasse il passo alla
candidatura del cognato Tommaso
Cundari.
CREDITO
Sanità siciliana,
arriva Banca Igea
MESSINA. Ha avanzato a Bankitalia
la richiesta per trasformarsi in
Banca, Igea Finanziaria, società di
credito specializzata nel mondo
della sanità e delle farmacie. Il
gruppo aprirà tre sedi, una a Roma,
e due in Sicilia, a Catania e a Palermo e favorirà gli anticipi alle farmacie e le cartolarizzazioni dei
crediti sanitari.
GIUNTA REGIONALE
Germanà in esecutivo
con i colori del Ncd
MESSINA. È Nino Germanà, il deputato del Nuovo Centro Destra più
quotato come prossimo assessore
della giunta regionale guidata da Rosario Crocetta. La scelta, complice
l’appoggio del partito per l’approvazione del Ddl Province, cadrà sul messinese
per
riequilibrare
territorialmente le rappresentanze in
esecutivo dopo la fuoriuscita dell’attuale assessore alle Infrastrutture,
Nino Bartolotta, cui dovrebbe subentrare il palermitano Giuseppe Lupo.
7 Marzo 2014
settegiorni
CHI SALE
Cinzia Famulari
SOCIETÀ
MESSINA. Cinzia Famulari è la
nuova presidente dell’associazione nazionale dentisti di Messina. Subentra all’uscente Freni
Terranova. L’Andi è la più importante associazione di odontoiatrica italiana e annovera oltre 23 mila iscritti.
Messina, mostra fotografica sulla danza di Domenick Giliberto
Messina. Mostra fotografica di Domenick Giliberto con una performance di danza
con Sarah Lanza che presenterà un’anticipazione dello spettacolo “ConTatto”
che sarà in prima Nazionale al Teatro Vittorio Emanuele di Messina con Laura
Licciardello. L’evento sarà inaugurato giovedì 13 marzo dalle 19,30 nei locali
della Feltrinelli di Messina di via Ghibellina è avrà come tema la danza nelle sue
varie rappresentazioni. La serata sarà arricchita con letture di aneddoti e storie
di famose ballerine, quali Pina Bausch, Isadora Duncan e Martha Graham.
Debora Celi
VILLAFRANCA TIRRENA. L’assessore alle Pari Opportunità
del comune tirrenico, che vanta
la più alta concentrazione di
Ipermercati di Messina, ha
avuto una idea semplice e rivoluzionaria: “Il Carrello della solidarietà”. Basta un cartelloesca esposto su carrello della
spesa e all’uscita del centro
commerciale si può fare una donazione da “Banco alimentare”.
Manlio Magistri
MESSINA. L’ex commissario dell’Asp 5, rimosso dall’assessore
regionale alla Sanità per avere
chiuso il punto nascita all’ospedale di Barcellona, ha avuto ragione dal Tar che ha respinto il
ricorso presentato dal comune
del Longano. Secondo il tribunale, i locali al Cutroni Zodda
non erano idonei e ha condannato l’amministrazione del sindaco Maria Teresa Collica al pagamento delle spese legali.
Giuseppe Gulletta
MESSINA. Il giornalista professionista è stato confermato per
la sesta volta segretario provinciale della sezione di Messina dell’Associazione siciliana
della stampa. Riconfermati anche gli altri componenti della
segreteria: il pubblicista Matteo Pappalardo (vice) e il professionista Massimiliano Passalacqua. (tesoriere).
Fabio Schifilliti
MESSINA. Il giovane regista
messinese, accompagnato dal
suo produttore, Antonio Barbera, ha vinto la prima edizione
di Cubovision Web Film Awards
col documentario “Come le
onde”, dedicato alla storia delle
Case Basse di Paradiso. Schifilliti parteciperà ad uno stage di
dieci giorni a Los Angeles negli
studios del regista Ron Howard.
La giuria, presieduta da Howard, era composta da Carlo
Verdone, Francesco Bruni, Cristiana Capotondi, Paolo Del
Brocco, Raffaella Leone e Guglielmo Scilla.
Solidarietà, Aism in 82 comuni della provincia di Messina con la gardenia
Messina. Saranno presenti in ben 82 comuni delle provincia di Messina, da Milazzo a
Venetico ai comuni jonici, i volontari dell’Aism, in quanto torna l’appuntamento
con la solidarietà con le persone colpite dalla sclerosi multipla. L’8 e il 9 marzo, in
oltre 3000 piazze italiane, saranno presenti quasi 10.000 volontari dell’Associazione
italiana sclerosi multipla, che distribuiranno piantine di gardenia ai cittadini che
vorranno acquistarle. L’offerta minima richiesta è di 15 euro e i fondi raccolti
saranno utilizzati per sostenere la ricerca su questa grave malattia neurologica.
Testimonial dell’iniziativa è la giornalista Gaia Tortora di La7, che ha prestato il
proprio volto per promuovere l’importante appuntamento.
Il Duca Giuseppe Avarna
ANNIVERSARI
Giuseppe Avarna
quindici anni di misteri
DI
Torregrotta, conferenza su “Medea. Una donna tra passato e presente”
Torregrotta. “Medea. Una donna tra passato e presente” è il tema della
ADELE FORTINO
Quindici anni orsono, ed esattamente il
21 febbraio 1999, moriva il Duca
Giuseppe Avarna. Una morte tragica,
causata da un devastante incendio che
ha divorato libri di lingua francese e
inglese, romanzi scritti di pugno dal
nobiluomo, sillogi di liriche poetiche
nonché il corpo fragilissimo dello
stesso Duca. Una morte strana sulla
quale non è mai stata fatta piena
chiarezza. La polizia giudiziaria di
Roma ha parlato di dolo, la
magistratura ha aperto un’inchiesta,
ma alla fine ha archiviato. La figlia del
Duca, Albereda, ancora oggi si macera
nei dubbi. Chi ha voluto la morte del
signore aristocratico? E perché nel
decreto di archiviazione si fa una
enorme confusione tra le fiamme che
avvolsero il castello di Gualtieri
Sicaminò nel 1981 e l’incendio che
esplose nel 1999, cioè diciotto anni
conferenza promossa dalla sezione di Venetico e di Capo d’Orlando della Fidapa,
la federazione italiana donne, arte professione e affari, in programma alle ore
17,30 nell’aula consiliare di Torregrotta. Moderato da Caterina Trimarchi,
l’incontro sarà introdotto da Rosalba Rantuccio, presidente della Fidapa e vedrà
come relatori Rosa paratore, Rosetta Vitanza, Francesco Tigani. La coreagrafia
dell’incontro sarà a cura di Fiorenza La Fauci.
dopo, e che portò alla tomba il Duca?
Io intervistai per questo giornale il
Signore di Gualtieri Sicaminò proprio
due giorni prima dell’incidente funesto.
Trovai un uomo stanco, stanco anche
della leggenda che lo aveva fatto
conoscere alla grande stampa, come
colui che azionava “le campane
dell’amore”. Ma indomito rispetto ai
suoi interessi culturali. Nella sua
eccentrica esistenza c’era posto per un
sogno, diventare Presidente della
Repubblica per fare cancellare al
governo italiano il trattato di Osimo
del 1947 attraverso il quale l’Italia
cedeva alla Jugoslavia i territori
giuliani, istriani e dalmati.
Un uomo brillante che certamente
aveva preso dalla vita il meglio, il gusto
di un’esistenza scevra di pregiudizi, la
determinazione di non rinchiudersi nel
modesto periplo di un circuito
provinciale, un cittadino del mondo
sempre rutilante di curiosità culturali.
Certo, l’arido corpo sociale nel quale
viviamo non ha trovato il tempo per un
ricordo del Duca, ma la struggente
malinconia di Albereda, la figlia a cui lo
legava un affetto grande, gli rende
omaggio, lo accosta all’immortalità.
SCUOLA. Pubblicati i destinatari del finanziamento da un milione e mezzo. A Messina sono quindici
Sezioni primavera, finalmente le graduatorie
Sono finalmente online dal 27 febbraio le graduatorie
definitive relative al finanziamento delle Sezioni Primavera
siciliane per l’anno scolastico 2013-2014. Tre le graduatorie
(A, B e C) stilate a seguito del bando pubblicato lo scorso 19
dicembre dall’Ufficio Scolastico Regionale e dall’Assessorato
Regionale all’Istruzione. Le prime due, relative alle scuole che
in passato hanno già attivato le sezioni, sono destinatarie
delle risorse in via prioritaria; la terza è riservata invece alle
strutture che hanno presentato per la prima volta quest’anno
un progetto di Sezione Primavera. Circa 1.500.000 di € la cifra
stanziata in totale, di cui mezzo milione dalla Regione
Siciliana. A beneficiarne in provincia di Messina saranno 15
strutture, tra comunali, statali e paritarie, che riceveranno in
due tranche (acconto e saldo a conclusione delle attività) una
cifra compresa tra i 10.000 e i 14.000€.
Il finanziamento per le Sezioni Primavera arriva anche
stavolta ad anno scolastico inoltrato. Istituite in via
sperimentale dalla finanziaria del 2007, le sezioni
centonove pagina 4
“primavera” sono state immaginate come una sorta di
“ponte” tra asilo nido e scuola dell’infanzia: riservate ai
bambini di età compresa tra i 24 e i 36 mesi, raccolti in classi
poco numerose (max 20 elementi) e con un progetto
educativo ad hoc, avrebbero dovuto porre fino al fenomeno
degli anticipi della scuola materna e agevolare le famiglie in
difficoltà, proponendo delle rette più abbordabili o
addirittura la gratuità del servizio.
Ma il servizio stenta ancora ad attecchire sul territorio.
L’incertezza della disponibilità finanziaria da parte del Miur,
che si è sempre mosso a ridosso dell’inizio dell’anno scolastico,
e la complessità dell’iter burocratico da affrontare per attivare i
finanziamenti (che prevede tra l’altro la stipula di un’intesa tra
l’USR e la Regione prima della pubblicazione del bando)
costringono le scuole ad attivare il servizio a proprie spese,
scaricandolo spesso sulle famiglie. Il tutto nella speranza che, a
primavera, si rientri tra i beneficiari dei finanziamenti.
Valentina Costa
7 Marzo 2014
settegiorni
PALERMO. Scompare lo studioso di Federico III d’Aragona. Il ricordo dell’amico Paul Devins
Addio a Musco, storico e non solo
La Sicilia dice addio ad Alessandro
Musco. docente di Storia della filosofia
medievale all’Università di Palermo, è
morto di infarto a soli 63 anni.
Così lo ricorda l’amico Paul Devins:
«Era solo in casa, come nei tanti giorni
trascorsi in monastero ad Assisi, “da
Francesco”. Tra fiori curatissimi, un
piccolo giardino di alberi da frutto, due
paurosi e dolci pastori tedeschi e tanti
libri, in silenzio se n'è andato. Avrà visto
ancora una volta il suo mare dall'alto
prima di salire nella “troppo lenta”
autoambulanza per recarsi nel “troppo
lontano” ospedale di Bagheria? Quei
pochi minuti sono fatali. Ma oggi non ha
più senso parlarne. Fa solo male sentirsi
cittadini di serie C e per questo perdere
un amico. Abbiamo pianto tanto ieri.
Scrivere qualcosa di senso, con le lacrime
agli occhi oltre che con la tempesta
nell'anima, è opera impossibile. Gli
abbiamo reso ancora visita. Quel grande
uomo ci è parso così piccolo, chiuso in
una “ingiusta” bara. Aveva ancora
indosso le scarpe da ginnastica e la tuta
con cui camminava in giardino. Abbiamo
condiviso ogni capitolo e ogni intuizione
del nostro libro, Argimusco Decoded,
scritto a quattro mani nel 2013.
Alessandro Musco
L'avevamo appena aggiornato qualche
giorno fa e, come profeticamente,
avevamo scritto un paragrafo conclusivo
intitolato “considerazioni finali”. In esso
parlavamo di un “nostro viaggio ora
veramente giunto a termine”. Amante
entusiasta, ma tradito dalla sua terra,
intratteneva gli amici in lunghi racconti
spesso spassosi, comunque densi di salace
ironia, di fatti, uomini e circostanze in
indimenticabili pranzi e cene. Memoria e
spirito implacabile, contemplava come
dall'alto la storia della sua terra, dai tempi
di grandi come Federico III d'Aragona, di
cui è stato il più grande studioso vivente,
fino al presidente Rino Nicolosi, di cui è
stato stimato consigliere. Insieme,
dicevamo, abbiamo scritto il libro che ci
ha occupato negli ultimi due anni.
L'ultimo aggiornamento, scritto il 24
febbraio scorso, iniziava con le parole che
abbiamo ricordato sopra e finiva con
questa chiosa finale: “... In un unico
piccolo paesino della Sicilia abbiamo
trovato una serie di “assets” di assoluto
primario livello, un gigantesco Specchio
delle Stelle in pietra, più uniche che rare
chiese beghine/catare, rarissimi simboli
alchemici e prove di pratiche
(alchemiche, ndr) tese alla conquista del
grande sogno dell'immortalità. Finito il
nostro viaggio, consegniamo queste
nostre scoperte all'Italia e agli studiosi
nonché alle genti di Sicilia e di
Montalbano Elicona, in particolare,
perché non consentano più quell'incuria e
quei vandalismi, a protezione di un
unicum mondiale, patrimonio
dell'umanità". Crediamo che meglio non
potrebbe riassumersi e concludersi il
grande contributo di cultura e passione
civile dato alla sua terra dal nostro
Sandro negli ultimi giorni della sua
presenza con noi. Ma non per questo oggi
non ci sentiamo più soli».
ROSA E NERO
S. Lucia del Mela, uno sportello ascolto per gli uomini
SANTA LUCIA DEL MELA. Uno sportello di ascolto per uomini,
aperto tuttavia anche alle donne. Diventa realtà la proposta
emersa durante il convegno sul femminicidio organizzato a
giugno dello scorso anno dalla Fidapa Bpw, sezione Merì
Valle del Mela. Dopo mesi di dialogo con l’amministrazione
comunale di Santa Lucia del Mela, ha dato l’ok. All’interno si
alterneranno pedagogisti, mediatori familiari, avvocati ai
quali i cittadini potranno rivolgersi gratuitamente per
informazioni, sostegno e consulenza. Si tratta del primo
esperimento del generte nel meridione d’Italia.
S. Stefano di Camastra, è morto il maestro Gerbino
MESSINA
San Salvatore ritrova il Crocifisso
L’appuntamento è per sabato 8 marzo, quando, alle ore 17,
nella Concattedrale del Santissimo Salvatore di Messina, si terrà la
presentazione del restauro del pregevole crocifisso in mistura
databile tra la fine del Quattrocento e l’inizio del secolo successivo.
L'interessante recupero ha consentito di attribuire il Crocifisso a
Giovannello li Matinati, importante maestro “ Crocifissaio”
attivo a Messina dalla seconda metà del Quattrocento e ha messo in
luce una notevole definizione pittorica che fa riferimento alla
cultura flando - iberica e ai repertori di linguaggio post antonelliano. L’intervento, eseguito dalla ditta Maria Scalisi,
verrà illustrato con proiezione di immagini.
Il restauro, finanziato dai fedeli del Santissimo Salvatore, è stato
diretto dalla dottoresse Grazia Musolino e Virginia Buda della
Soprintendenza di Messina.
SANTO STEFANO DI CAMASTRA. All’età di 92 è scomparso il
maestro maiolicaro Salvatore Gerbino. Si tratta di uno degli
ultimi maestri che custodiva i segreti artigianali per
reallizare maioliche di qualità ritenute vere opere d’arte.
Gerbino era titolare con i suoi fratelli dell’ultimo opificio per
la produzione di mattonelle che aveva un ciclo di
produzione manuale che cessò l’attività negli anni 50.
Addio al filosofo Manlio Sgalambro: scrisse “La Cura”
CATANIA. E' morto Manlio Sgalambro, 90 anni, filosofo e
autore di numerosi testi di Franco Battiato al quale è stato
legato da un lungo sodalizio. Sgalambro ha esordito nel
1982 con La morte del sole; tra le sue opere, Trattato
dell'empietà, Del pensare breve, Trattato dell'età. Ha scritto
testi anche per Patty Pravo, Alice, Fiorella Mannoia, Carmen
Consoli, Milva e Adriano Celentano. Ma le parole di Manlio
Sgalambro sono entrate nella memoria collettiva grazie
all'incontro artistico con Franco Battiato. Una collaborazione
virtuosa e raffinata che ha dato vita ad alcuni dei brani più
intensi di sempre della musica italiana. Suoni e vocaboli
talmente integrati tra di loro da risultare indissolubili.
centonove pagina 5
CHI SCENDE
Guido Signorino
MESSINA. “Efficientizzazione”
e “coerentizzare”: se molti dei
consiglieri comunali sconoscono i congiuntivi, il vicesindaco di Messina ha decisamente litigato con la lingua
italiana anche se stava discutendo di economia: i termini
sono stati adoperati, nel corso
di una intervista tv, per parlare
della nascita di una multiservizi
comunale.
Emila Barrile
MESSINA. Il presidente del consiglio comunale è caduta vittima delle sette ore di seduta di
martedi 4 marzo. Nel rispondere ad un consigliere, invece
del termine corretto “cronometraggio”, Emilia Barrile si è lasciata sfuggire un cinematografico “cortometraggio”.
Gaetano Caliò
MESSINA. L’ex consigliere comunale assieme al collega Carmelo Conti dovranno rispondere di “abuso d’ufficio in
concorso”. Secondo la procura
avrebbero fatto una ispezione
a sorpresa in un asilo nido comunale - senza avere un potere
ispettivo come quello esercitato
- per scopi personali. Caliò è un
dirigente della cooperativa che
precedentemete gestiva la
stessa struttura, Conti per “un
interesse di un suo prossimo
congiunto” (la figlia).
Ilenia D’Avenia
MESSINA. Venerdì 7 Marzo andrà in onda su Rai3, in prima
serata, la seconda puntata della
nuova edizione di Amore Criminale, la docufiction condotta
da Barbara De Rossi che racconta storie vere di violenza
sulle donne. Scelta per il secondo anno consecutivo dal regista Maurizio Iannelli, l’attrice
messinese Ilenia D’Avenia veste i panni di una ragazza fidanzata con un ex carcerato
che abusa di lei.
Carlo Cantali
MESSINA. Per non venire meno
al suo ruolo da consigliere comunale, Cantali trascura quelli
di padre, ma non manca di far
“sentire in colpa” i colleghi.
Martedi 4, Cantali ha informato
l’aula che, a causa del prolungarsi dei lavori, non gli è stato
possibile portare il figlio ad assistere alla sfilata dei carri di
Carnevale ad Acireale.
7 Marzo 2014
primopiano
RIVOLUZIONI A METÀ. L’ars approva il disegno di legge che manda in soffitta i vecchi enti. Ma sulle competenze...
Province addio, futuro da scrivere
Il presidente Giovanni Ardizzone salva il provvedimento in corner, rimandando funzioni e poteri dei consorzi
a una legge ad hoc. Mentre sulle città metropolitane monta la diaspora dei sindaci. Che vogliono lasciare Messina
Eligio Giardina
Il salvatore del disegno di legge, Giovanni Ardizzone
DI
DANIELE DE JOANNON
PALERMO. Il responso finale sarà
martedì 11, ma il disegno di legge che
manda a case le Province regionali e
istituisce i Liveri Consorzi è stato
approvato in tutte le sue parti dall’Ars,
complice la mediazione del presidente
Giovanni Ardizzone, che è riuscito
a sbloccare l’aula sull’articolo 10 (le
competenze), facendo proprio un
subemendamento che, però, lascia
aperto il campo un po’ a tutto: il testo,
scritto dall'assessore Patrizia
Valenti, ha rinviato a una successiva
legge la ridefinizione delle "funzioni da
Carmelo Pino
Massimo Lo Schiavo
trasferire ai Liberi consorzi, alle città
metropolitane, ai comuni, alla Regione
e agli enti regionali”. Praticamente,
l’unica certezza è che le province non
ci sono più e che nasceranno i consorzi
e tre città metropolitane (Palermo,
Catania e Messina), i quali
eserciteranno funzioni di
coordinamento, pianificazione,
programmazione e controllo in materia
territoriale, ambientale, di trasporti e
di sviluppo economico. Mentre,
riguardo al personale in servizio, il
presidente della Regione, Rosario
Crocetta, assicura: «I lavoratori delle
Province non devono preoccuparsi
perché saranno valorizzati. Una parte
dei funzionari sarà trasferita ai comuni
dove potranno mantenere lo status,
alcuni andranno nei Liberi consorzi e
nelle città metropolitane, questo verrà
fatto per migliorare i servizi».
LA NUOVA GEOGRAFIA. I Consorzi,
attualmente, sono nove, quante le
attuali Province, ma potrebbero
diventare di più nei prossimi sei mesi
se i comuni riusciranno a formare
nuovi enti, partendo da una
popolazione minima di 180 mila
abitanti. Il dato più evidente è che
scompare il voto diretto, gli organismi
rappresentativi (presidenti e
assemblee) sono di secondo livello.
«Siamo andati avanti con una
maggioranza d'aula anche in presenza
di voto segreto, lo vedo come un fatto
positivo», spiega il presidente dell'Ars,
Giovanni Ardizzone. «Oggi si è
segnato un notevole passo in avanti,
un'ulteriore fase di completamento
dell'abolizione delle Province avviata
un anno fa. Ora si deve puntare in
maniera significativa sulle città
metropolitane». Le norme appena
approvate definiscono un quadro che
dovrà essere completato con una
successiva legge che il governo porterà
in aula in autunno e che dovrà stabilire
soprattutto compiti e funzioni di Liberi
consorzi e città metropolitane. «La
Regione dovrà privarsi delle sue
funzioni prima in favore dei Comuni e
poi delle città metropolitane - osserva
Ardizzone - Avremo tutto il tempo per
far maturare questo percorso».
LE CITTA METROPOLITANE. Che
il disegno di legge sarebbe arrivato al
traguardo finale, lo si poteva evincere
dall’approvazione dell’articolo 7 del
testo, riguardante il controverso tema
delle Città Metropolitane. Dopo un tira
e molla, si era deciso di ripescare le
vecchie “aree metropolitane” di
Palermo, Catania e Messina, così come
definite dalla legge regionale del
1995. L’okay è giunto razie all'accordo
raggiunto dal governo e dalla
maggioranza con M5s e Ncd. La
norma sulle città metropolitane,
emendata dal Ncd col parere
favorevole del governo e della
commissione Affari istituzionali, Nei
fatti, le Città non sono altro che
cobnsorzi precostituiti con un nome
già definito. Da definire, invece, la
modalità dell’elezione dei sindaci
metropolitane, rinviata a successivo
disegno di legge. Tutta l’impalcatura
prevista, però, potrebbe saltare in
forza dell’emendamento presentato
dal Nuovo Centro Destra, che entro sei
mesi dà facoltà ai Comuni di poter
scegliere se restare o meno dentro la
“Città” o il consorzio assegnato.
Circostanza pericolosa per Messina.
CHI C’È
Tanti galli nel pollaio
I CINQUANTA COINQUILINI DEL CAPOLUOGO
PELORITANO, SECONDO GLI STUDI REGIONALI
MESSINA. La delimitazione dell’area
metropolitana di Messina interessa un territorio di
particolarissima configurazione geografica,
fortemente definito tanto dalla crescita dei monti
Peloritani quanto dal rapporto con due diversi
fronti marini.
La perimetazione è definita in base alla
considerazione che gli scambi nel sistema
messinese interessano l’area della punta con la
polarità del sistema dello Stretto, dove si configura
un forte nodo di confluenza dei trasporti quale
area d’ingresso ed uscita della Sicilia. Nella legge
del 1995, sono state valutate le relazioni con il
capoluogo anche nei periodi non segnati da forte
presenza turistica, tanto della popolazione
insediata nei centri della fascia ionica che dei centri
della fascia tirrenica e delle stesse isole Eolie
possiedono dimensione giornaliera ed interessano
ampi strati della popolazione.
L'area metropolitana di Messina comprende i territori
di 51 comun complessivamente: Alì, Alì Terme,
Antillo, Barcellona Pozzo di Gotto, Casalvecchio
Siculo, Castelmola, Castroreale, Condrò,
Fiumedinisi, Forza d'Agro, Furci Siculo, Furnari,
Gaggi, Gallodoro, Giardini Naxos, Guartieri
Sicaminò, Itala, Leni, Letojanni, Limina, Lipari,
Malfa, Mandanici, Merì, Messina, Milazzo,
centonove pagina 6
Monforte San Giorgio, Mongiuffi Melia, Nizza di
Sicilia, Pace del Mela, Pagliara, Roccafiorita,
Roccalumera, Roccavaldina, Rometta, San Filippo
del Mela, San Pier Niceto, Sant'Alessio Siculo,
Santa Lucia del Mela, Santa Marina Salina, Santa
Teresa di Riva, Saponara, Savoca, Scaletta
Zanclea, Spadafora, Taormina, Terme Vigliatore,
Torregrotta, Valdina, Venetico e Villafranca
Tirrena. Nel 1995, Il lavoro per la definizione delle
aree metropolitane, si è avvalso di tre indicatori: la
questione demografica, che pone come soglia utile
per la definizione delle aree metropolitane un peso
di circa 500mila abitanti; gli scambi, ovvero la
mobilità nelle relazioni tra residenze, lavoro e
servizi; la natura fisica e funzionale dei territori e i
connessi perimetri amministrativi di provincia e
comune.
7 Marzo 2014
primopiano
LA SCHEDA
ADDIO MESSINA. Ma se Catania è un
treno in corsa, complice anche il neonato
Distretto del Sud Est, e Palermo resta pur
sempre la capitale dell’ex viceregno, che
appeal può avere la città dello Stretto per
far sì che i cinquanta comuni assegnati
restino sotto il suo “dominio”? Poche,
almeno a sentire le ragioni del sindaco di
Taormina, Eligio Giardina: «Sono
stato promotore del Consorzio Taormina
Etna e non ne rinnego la paternità. Per
quanto mi riguarda, ho detto e ribadisco
che Taormia rivendica il ruolo di comune
capofila del costituendo Consorzio».
Insomma, la perla dello Jonio non ci
sarà. E uno dei gioielli dell’ex Provincia,
cioè Salina? Spiega il sindaco di Santa
Marina, Massimo Lo Schiavo: «In
teoria non è idilliaco rimanere all’interno
della Città metropolitana di Messina. È
anche vero che le Eolie non hanno molti
margini di movimento. L’ideale - continua
- sarebbe stato un libero consorzio delle
isole minori». Al di là dei tanti dubbi, e
delle possibili fughe, Lo Schiavo vede un
futuro a tinte fosche: «In questi anni
abbiamo visto nascere tante strutture,
basti pensare agli Ato idrici, che, senza
dare alcun servizio, si sono rivelati una
condanna. Mi sembra che ancora una
volta manchi una strategia generale. Ci
auguriamo che il contesto delle Eolie non
abbia un carattere di subordinazione, e
anche per questo sono ideatore della
legge speciale per le isole minori. Il
dramma resta sempre la burocrazia. Un
esempio? Abbiamo un progetto
finanziato dal ministero dell’ambiente ma
bloccato dalle lungaggini della Regione
da anni, per cui non possiamo bandire la
gara». Chi ha deciso di attendere è il
dirimpettaio di Lo Schiavo, il primo
cittadino di Milazzo, Carmelo Pino:
«L’area metropolitana ha prodotto molto
poco. Alla provincia avevo proprio questa
deroga, ma tranne alcune competenze,
non si sono raggiunti risultati. Il piano
territoriale provinciale, ad esempio, non
ha visto la luce. Il vero nodo, adesso, è
vedere come sarà la gestione dei
finanziamenti». Così infine la pensa
Matteo de Marco, primo cittadino di
Villafranca Tirrea, agganciata a Messina:
«Il discorso fondamentale è quello dei
ruoli e delle competenze. Il vulnus della
situazione è questo. Il ruolo delle
comunità locali. Se il ruolo non sarà
quello di prima, se non potranno essere
garantiti i diritti del territorio, se sarà
un’altra provincia, allora valuteremo il da
farsi. Le unioni non funzionano. Basta
pensare al distretto socio-sanitario, da cui
abbiamo deciso di scorporarci».
CONTROCORRENTE. Il futuro? Guarda alla Calabria, secondo il sindaco Accorinti
Qui sto...Stretto
AUDIZIONI ALLA CAMERA, DOCUMENTI UNIVERSITARI, ORDINI DEL GIORNO.
NEL FRATTEMPO PERÒ I COMUNI OLTRESPONDA SI ORGANIZZANO DA SE’
DI
ALESSIO CASPANELLO
MESSINA. “Ma vi pare possibile che ancora oggi si
dica ancora “Reggio Merda e “Messina merda”?”,
domandava un accorato Renato Accorinti a qualche
giorno dal termine del 2013, in conferenza stampa. Per
lui, e per l’assessore alla Cultura Tonino Perna che lo
accompagnava, la questione della città metropolitana
non si esaurisce all’Ars, alle decisioni politiche o alla
subalternità delle scelte di Catania e Palermo quali
cavalli di razza su cui puntare. Perchè
l’amministrazione di Accorinti guarda alla Calabria, più
che alla Sicilia. E più che di città metropolitana, ad
Accorinti (ed a Perna, reggino di nascita e messinese
d’adozione) interessa parlare di area metropolitana.
Anche davanti agli organi istituzionali. “Non veniamo
qui col cappello in mano, chiediamo diritti che ci sono
sempre stati negati”, ha spiegato in commissione
Trasporti della Camera dei deputati a Roma, parlando
a nome dell’area dello Stretto. “A Roma sono venuto
cinquecento volte, a Reggio forse trenta, perchè mi
costa cinquanta euro”, ha tuonato Accorinti, parlando
del diritto, costituzionalmente garantito, alla
continuità territoriale. Costo insopportabile per
un’area di sei/settecentomila persone, secondo
Accorinti. Che, almeno in questa battaglia, sembra
essere in sintonia con gli umori del consiglio comunale.
A fine agosto, dall’aula è venuto fuori un ordine del
giorno, subito recepito dall’amministrazione, per il
riconoscimento dell’area dello Stretto. Un progetto che
ha ricevuto anche investimento accademico: i docenti
dell’ateneo messinese Josè Gambino e Michele
Limosani, infatti, hanno prodotto un documento (con
firme praticamente “quadripartisan” di tutti gli
schieramenti presenti alle amministrative di giugno
2013) che prospetta una “conurbazione”
socioeconomica tra ’aggregazione delle due città
metropolitane: Messina insieme a cinquantuno comuni
della provincia e Reggio Calabria ed il suo hinterland
che si affaccia sullo Stretto e si inerpica
sull’Aspromonte. Posizioni che Accorinti ha
ampiamente, e con forza, sostenuto a Palermo davanti
ai deputati regionali dell’Ars: “La mia idea è un
territorio che va da Giammoro a Taormina”, ha
Renato Accorinti
sinteticamente spiegato Accorinti, parlando della
sponda di sua competenza. E in Calabria? Come
l’hanno presa? Dall’altro lato dello Stretto pare
giochino con più mazzi di carte. Perchè se è vero che i
sindaci d’oltre sponda escono sempre con radiosi sorrisi
sulle labbra dalla stanza di Accorinti in occasione delle
visite in città per discutere del tema, per altro verso è
vero anche che forme diverse di organizzazione, che
non contemplano Messina, sono già in fase avanzata di
realizzazione. Perchè il consiglio regionale calabrese ha
già deciso che Gioia Tauro, ed i comuni attorno all’area
(quindi con estensione naturale fino a Reggio Calabria)
diventerà una Zes (Zona economica speciale). Senza
Messina. La proposta lʼaveva lanciata Antonino De
Simone, il presidente dellʼAutorità portuale: facciamo
“sistema” tra i porti di Messina e Milazzo, che ricadono
sotto la giurisdizione dellʼAuthority messinese, e quello
di Gioia Tauro, uno dei maggiori porti in Europa per
movimentazione merci che da qualche tempo, però, ha
sentito più di altri scali il morso della crisi. La Zes,
qualora dovesse diventare realtà, non precluderebbe
altri tipi di conurbazione tra Messina e Reggio. Ma è
un segnale ben preciso. Del quale Accorinti dovrebbe
tenere conto. Giusto per non correre il rischio di
lasciare Messina s”abbandonata” sia in Sicilia che in
Calabria.
centonove pagina 7
Tutto iniziò nell’86
IL PRIMO PROVVEDIMENTO PER DARE
IL VIA ALLE NOVE AREE SICILIANE
L’individuazione
delle
aree
metropolitane di Catania, Messina e
Palermo è avvenuta con la Legge
regionale 9/1986, che le aveva previste
ancor prima che la legge 142/90
individuasse le nove aree metropolitane
appartenenti alle regioni a statuto
ordinario. Per la loro individuazione e
perimetrazione la legge individua i
seguenti parametri socio – demografici e
territoriali: siano ricomprese nell’ambito
dello stesso territorio provinciale; abbiano,
in base ai dati Istat relativi al 31 Dicembre
dell’anno precedente la dichiarazione, una
popolazione residente non inferiore a
250.000 abitanti; siano caratterizzate
dall’aggregazione, intorno ad un comune
di almeno 200.000 abitanti, di più centri
urbani aventi fra loro una sostanziale
continuità d’insediamenti; presentino un
elevato grado d’integrazione in ordine ai
servizi essenziali, al sistema dei trasporti
e allo sviluppo economico e sociale.
L’individuazione dei compiti specifici che
“le province regionali comprendenti aree
metropolitane” svolgono “nell’ambito
delle predette aree” contribuisce a
individuare l’area.
L’area metropolitana assume “le funzioni
spettanti ai comuni" in materia di:
disciplina del territorio, mediante la
formazione di un piano intercomunale
relativo alla rete delle principali vie di
comunicazione stradali e ferroviarie e dei
relativi impianti, alle aree da destinare ad
edilizia
pubblica
residenziale
convenzionata ed agevolata, alla
localizzazione delle opere ed impianti
d’interesse sovracomunale; formazione
del piano intercomunale della rete
commerciale; distribuzione dell’acqua
potabile e del gas; trasporti pubblici;
raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi
urbani.
Nell’ambito della perimetrazione possono
essere individuati, a seconda dei servizi
erogati e della natura specifica della realtà
urbana e territoriale, dei sottoperimetri
entro cui sarà possibile risolvere i problemi
ed armonizzare le funzioni e le attività.
Palermo, Catania e Messina sono le realtà
urbane che, nel possedere livelli di scambio
e di relazioni interne di più intensa
dimensione, possono anche reggere la
definizione di area metropolitana.
Le tre aree metropolitane, proprio perché
costituiscono il sistema non solo dei
maggiori pesi demografici dell’isola, ma
anche della continuità del rapporto tra le
capitali storiche ed il territorio siciliano,
vanno misurate in ragione delle possibilità
che esse possono esprimere, nella realtà
regionale, come sistemi integrati di servizi
ed attività complesse.
7 Marzo 2014
primopiano
MESSINA. Per l’ente, solo due dei venti milioni messi a disposizione della Regione
Provincia, gli ultimi conti
I soldi sono troppo pochi per sanare i passivi registrati nello scorso dicembre e gli oneri derivanti
dalle sentenze che hanno determinato debiti fuori bilancio. Nonostante l’esercito di legali assoldati
DI
TIZIANA CARUSO
Mentre c’è già chi, seppur con
incertezza, guarda ai nuovi assetti
amministrativi che comporterà la riforma
delle province, a Palazzo dei Leoni si
fanno i conti col passato. Che per alcuni,
non tornano, affatto. Anche se l’Ente
sembra ben lontano dalle condizioni
economiche di Palazzo Zanca e di altre
province dell’isola, tant’è che il
commissario Filippo Romano riferisce
che proprio nell’ultima assise convocata
tra i ragionieri generali delle nove
province siciliane dei 20 milioni di euro
messi sul piatto dalla Regione, soltanto 2
sono arrivati a Messina, mentre per realtà
come Enna e Ragusa, caratterizzate da
un deficit economico strutturale, c’è stato
qualche “aiutino” in più.
Appena qualche mese fa a impensierire
il commissario Romano c’erano
soprattutto la causa con l’Asp per gli
spazi dell’Antonello, l’aumento di
capitale alla Sogas, il porticciolo di
Grotte e i debiti contratti con l'esercito
di avvocati (svariate centinaia negli
ultimi anni) chiamati a difendere le sorti
dell’Ente. Con il finanziamento richiesto
dalla Provincia al fondo nazionale per
ripianare i debiti che le pubbliche
amministrazioni hanno contratto con le
imprese che, se incamerato, sarebbe
stato utilizzato per ripianare i debiti
legali. Passivi che, secondo quanto
attestato dalla delibera 59 del dicembre
2013, ammontano a 5 milioni 558 mila,
mentre pesano 8 milioni 594 mila euro
gli oneri derivanti da sentenze che
hanno originato debiti fuori bilancio,
passività pregresse e transazioni che
Palazzo dei Leoni ha deciso in parte di
ripianare attraverso due mutui contratti
Carlo Vermiglio
Felice Calabrò
Ferdinando Croce
con la Cassa depositi e prestiti, uno dei
quali non più utilizzato per la finalità
originaria. In più qualche avvocato,
quelli verso cui la Provincia ha più
debiti, ha dato il suo placet per
dilazionare in tre anni i crediti vantati
con le somme che verranno stanziate in
quota parte nel 2014 e nel 2015.
Un fardello, quello delle parcelle legali e
degli avvocati che, grazie a legami
politici, parentele e fiducia
incondizionata, hanno avuto il compito
di difendere la Provincia negli ultimi
anni, a dir poco gravoso. Non solo dal
2010 in poi, è, infatti, praticamente
impossibile raggiungere il “peso”di
Andrea Lo Castro, Nino Gazzara e
Aldo Tigano che, oltre a fare incetta di
incarichi legali che sommati si
traducono in una spesa a sei zeri, si
“turnavano” per dare “pareri sulle più
importanti questioni giuridiche” di
Palazzo dei Leoni con onorari orbitanti
attorno ai 15mila euro annuali nella
qualità di componenti del collegio di
difesa della Provincia. Solo Lo Castro si
è occupato di cause per conto della
Provincia le cui parcelle sommate,
superano i 600 mila euro. Ma oltre a
questa “triade di ferro” che ha spopolato
nonostante presunte incompatibilità,
altri sono i nomi ricorrenti negli elenchi
di consulenti e collaboratori arruolati
per difendersi dalle numerose cause
intentate contro l’Ente.
Sotto l’irraggiungibile podio, diversi i
nomi altisonanti che negli ultimi anni si
sono accaparrati la difesa legale della
Provincia e che aspettano di essere
pagati: dai “veterani” Raffaele
Tommasini, Marcello Scurria,
Giorgio Mirti Della Valle,
Candeloro Nania e Corrado
Rosina, passando per giovani dal
“poderoso” albero genealogico come
Carlo Vermiglio, Gaetano
Majolino e Ferdinando Croce, per
finire, praticamente ai giorni nostri, con
Nino Favazzo e Guido Barbaro,
quest’ultimo, però anche di recente è
stato abbastanza fortunato (ad esempio,
dopo aver ricevuto un incarico in data
24.09.2013, appena qualche mese
dopo, il 12.12.2013, aveva già ottenuto
la disposizione di pagamento) a
differenza di molti altri colleghi che
aspettano da anni di essere pagati
dall’Ente, oltre ad essere il fiore
all’occhiello del commissario Romano
che lo predilige per le cause più
importanti e che ha inaugurato un
“nuovo corso” di incarichi legali, dopo
quello tanto vasto quanto
“cantilenante” che si è verificato
durante l’epoca Ricevuto. Romano,
infatti, oltre a chiarire di voler
ottimizzare la resa dell’Ufficio legale
della Provincia conferendo incarichi, in
prevalenza, a giovani avvocati che
saranno messi alla prova, ha messo a
punto una direttiva con cui viene
decurtata una parte delle somme per le
parcelle superiori a 10mila euro e
dettato altri criteri per il conferimento
degli incarichi legali, come, ad esempio,
quello della “vicinanza”: ovvero
assegnare le cause a chi da tempo opera
nei pressi della sede in cui si svolge il
giudizio. Gli ultimi incarichi legali della
Provincia sono stati conferiti, ad
esempio a Fabio Sfravero, Vincenzo
Ciraolo, Pietro Scoglio e Felice
Calabrò che però per una delle ultime
cause assegnate si dovrà recare fino al
Giudice di Pace di Tortorici.
IL PARERE
Romano: «Occhio ai settori cruciali»
L’ULTIMO INQUILINO DI PALAZZO DEI LEONI ANALIZZA IL DISEGNO DI LEGGE APPROVATO
DALL’ASSEMBLEA REGIONALE. PUNTANDO IL DITO SU STRADE, SCUOLE, TURISMO E TRASPORTI
Filippo Romano
Interpellato poche ore prima dell’approvazione del disegno di legge in Assemblea regionale,
l’ultimo inquilino di Palazzo dei Leoni, Filippo Romano, spiega il suo punto di vista sulla riforma: «È
presto per dare un giudizio ponderato, la riforma è ancora troppo fluida per dire se funzionerà o
meno, l'importante è che non si disperdano le competenze maturate dai dipendenti della Provincia
che, posso dire, rispetto al livello di capacità degli impiegati di altri enti, rappresentano un
patrimonio che non va sminuito. Le due diverse formule di ente che andranno a sostituire la
Provincia, ovvero l'area metropolitana e i liberi consorzi di comuni - conclude Romano - non possono
comunque essere esautorati dalla gestione di settori cruciali come strade, scuole, turismo e trasporti, a
ciò si aggiunge la necessità di eliminare tutte le società partecipate e propendere per il sistema delle
srr, dall'altro lato ci sono alcune cose che potrebbero essere riviste come i prg integrati». (T.C.)
centonove pagina 8
7 Marzo 2014
politica
MESSINA. Gli under 30 di “Giovani Idee” mettono i puntini sulle “i” riguardo ai tesseramenti
Ncd, Circoli & polemiche
Pogliese, futuro Ue
È IL PIÙ GETTONATO PER LA SICILIA
ORIENTALE. INSIEME A CATANOSO
Forti di aver creato 192 “basi” sul territorio a fronte delle 401 complessive, avvertono i “grandi”.
In primo piano, gestione e organizzazione del Nuovo Centro Destra, ma anche primarie per i candidati
Sarà pure secondo solo alla patria
del leader Angelino Alfano, ma il
Nuovo Centro Destra di Messina entra
in polemica interna proprio sul grande
successo legato alla nascita dei circoli.
In tutto sono 401, ma, di questi, 192
sono riferibili all’area degli under 30,
gli esponenti di “Giovani Idee” che
hanno deciso di precisare la propria
forza, dettando l’ultimatum.
TRIONFALISMI... «Siamo riusciti a
mettere in piedi ben 401 circoli,
un’opportunità per quanti vogliano
operare attivamente nel territorio e
sentirsi parte in questo processo
costitutivo di una realtà in cui noi tutti
crediamo fortemente. Tutti i presidenti
dei circoli che si sono costituiti
saranno protagonisti di questa fase
organizzativa del partito, partecipando
all’Assemblea Costituente del Ncd che
si terrà a breve e quindi contribuendo
in prima persona all’edificazione del
nostro progetto comune», dichiarava
alla chiusura delle iscrizioni
Vincenzo Garofalo, deputato
messinese, aqggiungendo: «Ciascuna
di queste realtà rappresenta un punto
di riferimento per il cittadino e un
trait d’union con la rappresentanza
locale, regionale e nazionale».
E AVVERTIMENTI. Il comunicato
ufficiale, però, non è andato giu ai
ragazzi di “Giovani Idee”, che
avrebbero avuto il giusto
riconoscimento: “La città di Messina,
dopo Agrigento, terra del massimo
esponente del partito, Angelino
Alfano, con i suoi 423 circoli, è la
prima realtà della Regione per
adesioni e consenso territoriale.
Centonovantadue circoli che noi
rappresentiamo, uniti da valori e
convinzioni comuni, hanno aderito al
Vincenzo Garofalo
progetto “Giovani Idee”, un
laboratorio di idee innovative e
motivazioni congiunte che ha reso
possibile un’unione di intenti che
vogliamo si basino sui principi di
giustizia e che tendono a perseguire il
bene comune. Il laboratorio, al quale
hanno aderito amministratori politici,
professionisti, associazioni culturali e
studentesche, nasce con l’obiettivo di
dare voce a tutti i cittadini e in
particolar modo a tutti i giovani
messinesi che non si riconoscono più
con la vecchia politica, obsoleta e
lontana dai bisogni della collettività.
FORZA ITALIA
Tutti i presidenti dei circoli che si sono
costituiti saranno protagonisti di
questa fase organizzativa del partito,
partecipando all'Assemblea
Costituente del Ncd. Parteciperemo
attivamente - avvertono - e saremo
protagonisti di questa importante fase
di nascita e costituzione del nuovo
partito che non può e non deve
assolutamente concludersi con
l’Assemblea Costituente Nazionale”.
Da qui, una serie di avvertimenti agli
adulti: “L’organizzazione del partito
locale è immediatamente necessaria.
Abbiamo deciso di impegnarci perché
Week and azzurro per la Perla dello
Jonio. Sono infatti più di 400 i titolari di
nuovi club di “Forza Italia” che si sono
dati appuntamento tra sabato e
domenica all’Hotel Diodoro di Taormina,
sotto la regia del coordinatore regionale
Vincenzo Gibiino, per “radicare il partito
sul territorio”. L’occasione sarà anche
quella di tastare il polso alla “base” per
presentare le candidature all’orizzonte,
verso l’appuntamento con le Europee.
Tra i nomi più gettonati all’interno del
partito di Berlusconi per l’appuntamento
elettorale di primavera, ci sono nella
Sicilia Orientale Salvo Pogliese, in quota
An, e Basilio Catanoso. Pogliese non ha
però sciolto la riserva e in caso di rinuncia
circola insistente il nome del messinese
Santi Formica, della lista Musumeci, che
porta ancora il logo –“Forza Italia”,
Più fluida la situazione Nella Sicilia
Occidentale dove in pista ci sono Saverio
Romano, fondatore del Pid e già dalla
prima ora considerato dal Cavaliere uno
dei “Responsabili” in Sicilia e Gianfranco
Miccichè, ex sottosegretario al Ministero
della
Pubblica
amministrazione,
desideroso di scendere in campo nella
competizione europea, dopo la rinuncia
alla Presidenza della Regione, a seguito
dell’accordo con Raffaele Lombardo.
abbia termine quel modo di affrontare
e di “gestire” le politica all’interno dei
palazzi, con la consapevolezza che la
Città può essere cambiata soltanto in
presenza di una visione chiara, estesa
e condivisa di ciò che si intende
realizzare. Organizzazione locale del
partito, strutturazione di
coordinamenti e commissioni,
primarie per la scelta dei candidati,
non possono essere temi rimandati nel
tempo ma questioni di imminente
trattamento, dove il coinvolgimento
dei cittadini sarà uno dei principi
cardine del nostro progetto”.
TRATTATIVE
Pd, Crocetta al bivio
DOPO L’APPROVAZIONE DEL DDL PROVINCE, ASSEDIO
AL GOVERNATORE PER IL RIMPASTO IN GIUNTA
La prossima settimana dovrebbe essere quella
decisiva per la definizione dei nuovi equilibri del
Partito democratico siciliano. Il governatore Rosario
Crocetta, infatti, dovrà dirimere una volta per tutte
la questione del rimpasto di Governo (soprattutto
alla luce dell’approvazione del disegno di legge sulle
Province e in vista della spinosissima Finanziaria bis
da varare), e la segreteria regionale del Pd dovrebbe
finalmente completarsi, dando spazio agli appetiti
delle varie anime del Partito.
RIMPASTO. I primi a scaldare i motori e a tuonare
per una vera e propria “rivoluzione” nella
composizione della Giunta Crocetta sono i cuperliani
guidati da Antonello Cracolici. La “sconfitta”
subita da Matteo Renzi, che non ha inserito
neppure un siciliano del Pd nella squadra di
sottosegretari, infatti, è letta dall'ex capogruppo
all'Ars e dai suoi uomini come subordinazione
politica del Pd allo strapotere individualista di
Rosario Crocetta. Evidente il corollario politico: per
rafforzare il Pd siciliano, occorre potenziare la
componente politica della Giunta. Con un vero e
proprio azzeramento della squadra di governo e con
una ripartenza del tutto basata su nuovi numeri e
nuovi uomini. Un azzeramento di tale natura è
richiesta anche dallo sconfitto alle primarie,
Peppino Lupo, forte del suo degno 33% raggiunto
centonove pagina 9
ai gazebo. Occorrerà comprendere, in caso di
rimpasto profondo, se per la corrente di Lupo possa
continuare a restare seduto in Giunta ancora Nino
Bartolotta, uomo di Francantonio Genovese,
ovvero se possa - come pare - subentrare al suo
posto proprio l'ex segretario del Partito. Spazi più
ampi reclameranno anche i “renziani storici”,
capeggiati da Davide Faraone. Costoro, esclusi dal
giro di nomine a Roma, chiedono al leader siciliano
di veder aumentata la propria quota in sede di
governo regionale, per imprimere un “cambio di
passo” basato su amministratori e politici che vivono
sul territorio. In questo quadro, Faraone avrà grane
da gestire col movimento dei sindaci, da Marco
Zambuto (Agrigento) a Giancarlo Garozzo
(Siracusa), che premono forte affinché nella nuova
giunta entrino loro esponenti. (D.D.J.)
7 Marzo 2014
politica
PALAZZO ZANCA. Tutti contro Lucy Fenech sulla delibera per “regolamentare” i gettoni di presenza
Nessuno ci può giudicare
Il consiglio comunale insorge contro l’obbligo di partecipare ad almeno metà della durata delle sedute.
Il presidente Barrile bacchetta la consigliera, l’aula si dimostra allergica ai lacciuoli. Ecco come è andata
DI
ALESSIO CASPANELLO
MESSINA. Non sono bastate sette ore
(e solo tre emendamenti votati) per
venire a capo della questione: è possibile
quantificare il tempo che i consiglieri
comunali trascorrono a lavorare ed
assegnare a questo tempo un gettone di
presenza? Per la delibera proposta da
Lucy Fenech, che lega il “rimborso”
alla partecipazione ad almeno metà
della seduta, il futuro non è roseo.
NESSUNO MI PUO’ GIUDICARE.
Dalle sette ore di seduta di consiglio,
conclusa con un nulla di fatto per via
della caduta del numero legale, è
emerso chiaramente che i consiglieri di
lacci e lacciuoli non ne vogliono sapere,
prendendo un po’ troppo alla lettera
l’assioma del “senza vincolo di
mandato”. La delibera proposta da Lucy
Fenech avrebbe imposto la presenza
effettiva ad almeno metà della durata
delle sedute di consiglio e commissione
per ottenere i 56 euro e qualche
spicciolo del gettone di presenza, e
l’eliminazione del gettone per le sedute
andate deserte, ma è stata massacrata
da emendamenti, prese di posizione,
urla di disappunto e risatine di scherno.
A confermare il tutto, l’ossessivo ricorso
all’altro intramontabile assioma, quel “io
rendo conto del suo operato solo
all’elettorato” che si è dimostrato
palesemente fallace, visto che il tasso
interesse che riscuotono le sedute di
consiglio da parte del pubblico è pari
allo zero assoluto. A parole, non se ne
trovava uno di consigliere che non fosse
d’accordo sulla regolamentazione delle
sedute. All’atto pratico, invece,
arrivavano a pioggia i distinguo. Alla
fine, la linea che è passata è stata quella
del “benaltrismo”: Ovvero, il
regolamento è da cambiare in più parti,
quindi è inutile farlo adesso e solo per
un punto. Mettiamoci attorno ad un
tavolo e discutiamone. Incidentalmente,
le stesse ragioni che hanno portato alla
bocciatura, per due volte in consiliature
differenti (2007 e 2013) la commissione
d’inchiesta sui rifiuti. Al grido di “E
perché l’Atm no? E l’Amam la lasciamo
fuori? E i servizi sociali cosa sono, figli
di nessuno?”, le due proposte di istituire
un organo consiliare che potesse far luce
è naufragato nel vuoto. Sediamoci e
discutiamone. Quello che, ai numeri, il
consiglio sa far meglio: discutere. E poi
ancora discutere. Per questo, la delibera
della Fenech è stata apostrofata,
nell’ordine “ demagogica” (Giuseppe
Santalco), “Rattoppata (Donatella
Sindoni), “Incompleta (Paolo
David), “Ipocrita e sterile” (Pio
Amadeo). Questo solo per la volontà di
metter ordine in una giungla.
NIENTE DI PERSONALE. “Le
modifiche ai regolamenti vanno
concordate con tutta l’aula, non possono
essere iniziative dei singoli”, ha spiegato
serafico Franco Mondello dell’Udc.
Quindi è una questione di forma. “La
forma è sostanza”, ha concluso
sornione. E se Mondello ha colpito di
fioretto (meglio, di sciabola, visto che
due o tre battutine non le ha lesinate
durante le sette interminabili ore), chi
ha usato la spada, e di piatto, non di
taglio, è stato Pippo Trischitta di
Forza Italia, che contro Lucy Fenech l’ha
portata sul personale, sventolando un
paio di fogli e sgolandosi chiedendo
come mai a rimborso fossero presenti
due attraversamenti al casello di
Rometta a mezzanotte ed alle cinque e
qualcosa di mattina. Il consigliere di
Cambiamo Messina dal Basso, infatti,
non essendo residente a Messina
usufruisce dei rimborsi per il viaggio (e
non tutte le “strisciate” del Telepass
vanno a rimborso). Un tema che è
diventato il grimaldello per attaccarla ai
fianchi, nonostante il segretario generale
Antonio le Donne abbia spiegato una
trentina di volte che il rimborso è
previsto per legge e non è cancellabile,
come avrebbe voluto un emendamento
(proposto da Nora Scuderi, che abita
a Milazzo ma ha scelto di non ricevere
rimborso) al quale il dirigente ha
GUERRE INTESTINE
Zuccarello solitario
IL CAPOGRUPPO DEI PROGRESSISTI DEMOCRATICI SFIDUCIATO
DAI “SUOI”. A CAUSA DELLE INDAGINI SU ATM E ATO3
MESSINA. Per essere un gruppo consiliare
relativamente piccolo, quello dei Progressisti
democratici è un agglomerato decisamente litigioso:
qualche mese fa l’addio da parte di Antonella Russo,
in polemica col capogruppo Daniele Zuccarello, oggi
la sfiducia per lo stesso capogruppo ad opera di
Simona Contestabile e Francesco Pagano
(diventato capogruppo provvisorio per anzianità). Ce
ne sarebbe abbastanza già solo così, ma la questione è
destinata a diventare ancora più saporita nei prossimi
giorni. Tipo venerdi 7 marzo, in cui Zuccarello darà la
sua versione dei fatti sul percorso che ha portato alla
sfiducia. Un primo risultato, la mossa di Pagano e
Contestabile, l‘ha però ottenuto: “Tutti gli iscritti al
movimento Progressisti democratici considerano
opportuno chiarire ai
cittadini messinesi che il
proprio rappresentante
politico in seno al civico
consesso è e resta Santi
Zuccarello”, ha spiegato
chiaramente un comunicato
stampa che non mancherà di
fare discutere. Perchè, se da
un lato Zuccarello si è in
pochi mesi guadagnato
stima e rispetto per il
faticoso (e poco foriero di
soddisfazioni politiche)
Daniele Zuccarello
centonove pagina 10
lavoro di ispezione sui numeri delle partrecipate che
sta portando avanti, dall’altro in consiglio comunale è
sempre più isolato. Basta osservarlo mentre cammina
nei corridoi, dove i colleghi fanno comunella e lui è
invece emarginato. Questo non vuol dire che non
sappia come impegnare le sue giornate: dopo
l’operazione verità su Messinambiente, Zuccarello si
sta indirizzando su Ato3 e Atm. Numeri, atti,
compensi, incarichi, di tutto. Anche quello che, per
l’azienda d’ambito, ha ricevuto Simona Contestabile
(ventimila euro per il codice etico, di cui ricevuti solo
cinquemila dopo la sospensione parziale dell’incarico),
e che di certo non avrà giovato ai rapporti interni al
gruppo. Le accuse mosse a Zuccarello sono di eccessivo
personalismo, mancata comunicazione e
incompatibilità con le posizioni del Pd. “Prendo atto
del fatto che non è condivisa l’esigenza di
trasparenza”, ha risposto sornione Zuccarello. (A.C.)
politica
apposto parere sfavorevole.
LA LEGGE SECONDO ME. I lavori
d’aula sono stati a tratti talmente
irritanti da aver fatto registrare uno
sfogo a microfoni aperti del solitamente
compassatissimo Le Donne (reduce, in
conferenza dei capigruppo, di un
accesissimo diverbio con Pippo
Trischitta), che davanti alle sue
dettagliate spiegazioni su norme, commi
e gerarchia delle fonti si sentiva
rispondere con un “secondo me”.
Stremato, alla fine dell’ennesima
spiegazione sul fatto che il diritto si basa
su leggi certe e non sui “secondo me”, a
Le Donne è sfuggito un sibilante “non ce
la faccio più”.
NOTIZIE CHE NON LO ERANO.
Durante le sette ore di seduta, annoiarsi
è stato impossibile. Ad animare le danze
è stata Emilia Barrile, presidente del
consiglio che con Lucy Fenech ha
ingaggiato una battaglia senza
esclusione di colpi, culminata in un
episodio che lascerà strascichi. Quando
il consigliere di Cambiamo Messina dal
basso ha elencato una lunga serie di
sedute di commissione andate deserte
nelle quali il gettone di presenza è stato
comunque corrisposto ai consiglieri
(presenti in prima convocazione ma
assenti in seconda, quella “valida” e
quindi destinatari comunque dei 56
euro), Emilia Barrile (ma anche tre
quarti di consiglio) si è scagliata contro
Lucy Fenech, spiegandole con asburgico
rigore che quelle che il consigliere stava
fornendo erano notizie di reato delle
quali sarebbe stato suo dovere portare
TESTA A TESTA. l’odierno consesso a confronto col vecchio. E “non c’è partita”
Produttività? boh?
prove. Lo stesso zelo, però, Emilia
Barrile non lo aveva dimostrato qualche
ora prima, quando Benedetto
Vaccarino, consigliere del Pd, aveva
candidamente lasciato a verbale una
vera, quella sì, notizia di reato. “Sono
venuto a conoscenza del fatto che alcuni
consiglieri starebbero promettendo
l’assunzione di loro elettori nei cantieri
di lavoro”, ha informato l’aula
Vaccarino. La sua “esternazione”, che ha
valore perché Vaccarino ufficiale, è
caduta invece nel vuoto.
PIANO DI RIEQUILIBRIO
Guardando al futuro
NELLO STESSO PERIODO DI TEMPO, “I NUOVI” APPROVANO 20 DELIBERE
CONTRO 55. E L’INIZIATIVA CONSILIARE LANGUE. ECCO I NUMERI
MESSINA. “Siamo un consiglio che lavora e che
produce”, ha esclamato a microfoni aperti Elvira
Amata, consigliere dei Dr, nel tentativo di allontanare le
ombre di scarso impegno sollevate in aula. Nobile
tentativo, il suo. Che si scontra, purtroppo, con i freddi
numeri. Perchè, delibere alla mano, lo scorso consiglio,
nello stesso intervallo di tempo, aveva prodotto quattro
volte le delibere partorite dall’attuale consesso. Da luglio
2008 a inizio marzo del 2009 infatti, il precedente
consesso aveva esaminato e votato la bellezza di 55
delibere. Rispetto alla ventina esitate dal consiglio
odierno, fa poco meno del 300% in più. Delle quattro
votate nel 2014, solo due sono di iniziativa consiliare
(entrambi atti d’indirizzo, uno per modifiche all’isola
pedonale, l’altro per l’implementazione della raccolta
differenziata), le altre due vengono da ufficio di
Gabinetto e Ragioneria.
Molto, molto peggio per quelle votate in aula
dall’insediamento di luglio a dicembre del 2013. Della
ventina scarsa di delibere arrivate al voto, ben diciassette
provengono da giunta, segreteria generale e
dipartimenti vari, e solo tre portano la firma di
consiglieri comunali. Una è l’adesione alla strategia
nazionale “Rifiuti zero”, le altre due (entrambe a firma
presidenza del consiglio) riguardano la nomina di un
componente del collegio dei revisori dei conti ed una
presa di posizione del consiglio sul femminicidio. Eppure
il materiale sul quale lavorare ci sarebbe. Ad agosto,
qualche settimana dopo lʼinsediamento, Daniele
Zuccarello si prende la briga di proporre tre delibere su
modifica del regolamento di autorizzazione alle licenze
dʼesercizio per i Bed & Breakfast, su quello per
autorizzazione per la somministrazione di alimenti e
bevande e su occupazione suolo per fiere, mostre e
mercati, e qualche tempo dopo ne propone una che
prevede modifiche alla Tares. Delibere delle quali
nellʼordine del giorno del consiglio comunale, che ne
scandisce lʼordine dei lavori, non cʼè traccia, perse nei
meandri del palazzo. In ballo adesso c’è la proposta di
Libero Gioveni e Donatella Sindoni sulla modifica del
regolamento degli asili comunali, e poco, pochissimo
altro. Sorte peggiore hanno ricevuto altre due proposte
di delibera di iniziativa di consiglieri di buona volontà. La
commissione d’inchiesta sui rifiuti chiesta da Piero
Adamo (e Antonella Russo) è stata miseramente
affossata, sulla delibera di vincolo orario per il
ricevimento del gettone di presenza proposto da Lucy
Fenech si è scatenato l’ostracismo dei colleghi d’aula.
Nello stesso periodo di tempo, lo scorso consiglio faceva
invece fuoco e fiamme.
Scatenatissimi erano Giuseppe Melazzo e Nello
Pergolizzi (entrambi non eletti nelle file dell’Udc) per
esempio, che non passava settimana che non portassero
7 Marzo 2014
RISPARMI ENERGETICI, MULTISERVIZI, TAGLI.
E UN CONCORSO ALL’ORIZZONTE. FORSE
Emilia Barrile
Giuseppe Melazzo
al voto una materia a caso su tutto oo scibile umano di
competenza del consiglio comunale: a settembre 2008
hanno proposto una modifica nellʼassegnazione dei
contrassegni per la sosta dei disabili ed un progetto di
ampliamento della zona a traffico limitato, ad ottobre
sono intervenuti sulla gestione delle aree portuali e sui
rapporti tra Comune e Rfi, hanno promosso una
discussione su un ipotetico termovalorizzatore, a
novembre hanno portato in aula modifiche al
regolamento del consiglio. Presi da sindrome
competitiva, anche il resto dell’aula si adeguava ai ritmi
da stakanovista. Su termovalorizzatore e ampliamento
della Ztl i due si sono trascinati dietro anche Antonio
Fazio (consigliere Pdl che alle amministrative di giugno
ha passato la mano) e Giuseppe Chiarella (ex Pdl che,
cambiato schieramento e passato al centrosinistra, non è
riuscito ad ottenere la riconferma). Gaetano Gennaro,
anche lui non più eletto, ha proposto una delibera per
lʼistituzione di rotatorie in zona sud, Tani Isaia
(assessore “ombra” nel caso in cui fosse diventato
sindaco Felice Calabrò) è intervenuto sui limiti di
velocità in Panoramica, Paolo David (oggi capogruppo
Pd) si è trascinato dietro tutto il centrosinistra nella
proposta di istituzione di un lido per disabili (progetto
ritirato fuori nelle scorse settimane), mentre sulla
discussione intorno alla Ztl, dopo Melazzo, Fazio e
Pergolizzi, hanno proposto una delibera anche Claudio
Canfora, Enzo Messina e Giorgio Muscolino, e di
Film Commission si è occupato Nicola Barbalace. E poi
modifiche al regolamento comunale per il
funzionamento delle commissioni, Car sharing,
addirittura, a firma Angelo Burrascano, la
soppressione dell’Istituzione dei servizi sociali. Oggi, che
di sedute di consiglio e di commissione se ne tengono
molte di più (anche perchè il gettone di presenza è
passato da cento a 56 euro, rendendo necessario
partecipare a più sessioni per raggiungere il tetto
massimo), la produttività è crollata in maniera
vertiginosa. In compenso, però, c’è il “question time”.
Come alla camera del Lords in Inghilterra. (A.C.)
centonove pagina 11
MESSINA. Sarà marzo il mese cruciale per
consiglio e giunta. Per capire se la seconda
potrà davvero imprimere al comune di
Messina (e quindi a Messina) quella
rivoluzione promessa all’indomani del voto,
e se il secondo avrà voglia di fare il salto di
qualità e promuovere un cambiamento, o
se resterà schiavo di logiche di partito,
preconcetti o semplici ignavia e mediocrità.
A Marzo si voterà il nuovo, e definitivo,
piano di riequilibrio, sul quale l’assessore
al Bilancio Guido Signorino ed il direttore
generale Antonio Le Donne stanno
buttando sangue e sudore da un mese e
mezzo. Dal piano, ed è una novità,
spariranno le alienazioni “fantasma” del
patrimonio immobiliare comunale, che
negli anni hanno solo fatto incazzare la
Corte dei conti e prodotto risultati
scarsissimi: saranno vendute a chi già ci abita
gli appartamenti del Comune, i grandi
stabili saranno valorizzati, come da
programma elettorale della giunta di
Renato Accorinti. Dove si troveranno allora
i milioni che garantiranno il riassetto
decennale dei conti del Comune?
Risparmiando. E reinvestendo. Una
cinquantina di milioni di euro arriveranno
da una diversa politica energetica grazie
all’esperienza, maturata in vent’anni di
direzione del Cnr di Contesse, da parte di
Gaetano Cacciola (assessore all’Energia), e
da 125 di tagli alle spese per riduzione di
personale. Che potrebbero ridursi a
sessanta, ma aprendo le porte di palazzo
Zanca a nuove assunzioni. Trecento circa,
la metà in mobilità, l’altra metà con un
concorso pubblico; fatto che al Comune
non si verificava da tipo venticinque anni,
essenso state fatte tutte le assunzioni
dell’ultimo ventennio da partecipate, a
chiamata diretta, mentre secondo
Costituzione,
nella
pubblica
amministrazione vi si accede solo per
concorso. Poi c’è la razionalizzazione delle
banche dati comunali, che servirà per far
pagare imposte e tributi a chi fino ad oggi
l’ha fatta franca (e a far pagare di meno
chi fino a oggi ha subito salassi). E le
partecipate?
Accorpamento
nella
Multiservizi. Una scommessa di Le Donne.
Che il consiglio dovrà vagliare. (A.C.)
7 Marzo 2014
politica
MESSINA
Forza Italia, roba da professionisti
DECINE DI AVVOCATI PROVENIENTI DA TUTTA LA PROVINCIA FONDANO UN CLUB FORZA SILVIO
PRESIEDUTO DA CARLO AUTRU RYOLO. ECCO I 24 FONDATORI....ALLA CORTE DI GASPARRI
DI
Lalla Parisi
Carlo Lo Schiavo
S. TERESA DI RIVA. Lalla Parisi lascia gli ex An e sceglie Ncd
La grande corsa azzurra
Tra gli “alfaniani” e i sostenutori di Berlusconi c’è ressa attorno
ai simboli del centro destra. Che potrebbe ospitare anche nemici storici
DI
MASSIMO FERRARO
SANTA TERESA DI RIVA. I
movimenti nazionali all'interno del
quadro politico di centro destra
provocano degli scossoni per ricaduta
anche nello scenario cittadino. Il
neonato Ncd di Angelino Alfano
incassa più di una adesione. In primis
quella del consigliere di minoranza
David Trimarchi che insieme all'ex
consigliere provinciale Lalla Parisi ed
all'ex assessore Ernesto Sigillo
lasciano la corte di Santi Formica di
cui lamentano il continuato silenzio. Il
gruppo che potrebbe allargarsi ha già
firmato l'adesione ufficiale e sta
organizzando il battesimo della sede
locale, faranno riferimento al
deputato regionale Nino Germanà.
Sempre in area Nuovo Centro Destra
si contano pure gli amici del
sottosegretario Giuseppe Castiglione
capitanati da Leonardo Racco, già
presidente dell'Ato 4, di cui oggi ne e'
commissario liquidatore. Ma il
movimento nato dalla scissione del
Pdl potrebbe acquisire sembianze
pletoriche se gli ammiccamenti
romani proprio tra l'onorevole
Castiglione ed il sindaco Cateno De
Luca andranno a buon fine. Qualche
mese fa gli incontri erano molto
frequenti e circolava voce di una
eventuale candidatura del primo
cittadino santateresino ad una allora
probabile tornata politica nazionale,
ipotesi al momento poco credibile per
un canale che comunque resta molto
caldo e potrebbe portare ad un
"matrimonio" che darebbe ben dieci
consiglieri comunali su quindici al
Ncd. Sul versante Forza Italia, l'ex
capogruppo Pippo Arpi e Giannandrea
Agnoni, già assessore, rimangono al
momento fedeli all'altro deputato
eletto nelle file del PDL, Santi Formica
che viene dato alla corte del
movimento guidato da Silvio
Berlusconi. Contenitore dove potrebbe
ritrovarsi pure l'altro consigliere di
minoranza Santino Veri, reuccio della
frazione di Misserio, che con grande
dignità giura fedeltà al suo leader ed
amico di sempre Peppino Buzzanca di
cui ne attende le mosse e le
indicazioni. In Forza Italia potrebbero
ritrovarsi anche due ex sindaci, ossia
Carlo Lo Schiavo ed Alberto Morabito,
il primo ha sempre sposato il credo
berlusconiano ed il secondo forte
dell'amicizia che lo lega all'onorevole
D'Alcontres. Sul fronte centro sinistra
S. Teresa può vantarsi di esprimere il
nuovo vicesegretario provinciale dei
Democratici Riformisti nel nome di un
figlio d'arte quale Giammarco
Lombardo, figlio di Pippo
vicensidanco nella legislatura
Morabito sino al 2012. Padre e figlio
insieme al loro consigliere di
riferimento (Ciccio Brancato) seguono
le fortune politiche dell'onorevole
Giuseppe Picciolo, eletto nell'Mpa di
Lombardo ed adesso maggiorente del
nuovo gruppo di centro sinistra.
GIANFRANCO CUSUMANO
MESSINA. A livello nazionale fanno
riferimento all’onorevole Maurizio
Gasparri, all’Ars si sono più volte
incontrati con l’onorevole Marco
Falcone, capogruppo del partito. Un
rapporto diretto con i vertici senza
intermediazioni locali. Sono decine di
professionisti senza incarichi politici
che hanno deciso di aderire a Forza
Italia fondando un “Club Forza Silvio”
che ha sede ufficiale a Messina, ma
raccoglie consensi nei vari comprensori
della provincia, a cominciare da quello
di Milazzo - Barcellona. «Abbiamo
voluto dare un segnale preciso - dice
l’avvocato Tommaso Calderone, con
una militanza nell’Msi e in Alleanza
Nazionale - la costituzione è stata
affidata a professionisti. Nelle
prossime settimane apriremo ad
amministratori comunali, impenditori,
sindacalisti. Sono previste due
“diramazioni” una dedicata ai giovani,
l’altra alle donne».
I nomi dei costituenti sono gli avvocati
Tommaso Calderone, Carlo Autru
Ryolo, Gianni Pino, Vincenzo Grosso,
Gianni Pino
Tommaso Calderone
Salvatore Silvestro, Giuseppe Aveni,
Maurizio Cacace, Patrizia Messina,
Vittorio Di Pietro, Antonio Raimondo,
Daniela Agnello, Giuseppe Tortora,
Carmelo Cicero, Domenico Siracusa,
Giuseppe Perdichizzi, Giuseppe
Mormino, Antonio Roberti; il dottore
Pasquale Vazzana, i commercialisti
Antonino Stancanelli, Salvatore
Cacace, l’assicuratore Nicola Marzullo;
gli architetti Maria Teresa Gaglio e
Michele Urbano; il medico
Francesco Salpietro,
l’ingegnere Tommaso Pino. Il
direttivo è composto dal
presidente Carlo Autru Ryolo e
da Tommaso Calderone Gianni
Pino, Vincenzo Grosso e
Maurizio Cacace. «Proveniamo
da esperienze diverse continua Calderone - da quelle
socialiste a quelle liberali, altri
sono ex missini come il
sottoscritto. Siamo tutti
cinquantenni appagati
professionalmente, oggi
vogliamo dare solo una mano
al territorio».
OLIVERI
Due medici per “curare” il Comune
Antonino Bertino
OLIVERI. Escono allo scoperto i due candidati a sindaco che sfideranno l’attuale primo
cittadino. Oltre al sindaco Michele Pino a tentare la scalata al palazzo comunale saranno i
medici Francesco Iarrera, alla sua prima esperienza politica, e Antonino Bertino, già
vicesindaco durante l’amministrazione Cariddi. Salvo ulteriori accorpamenti, fra pochi
giorni i tre capolista avranno le idee chiare anche sulla propria squadra. A prediligere un
sostegno diretto di volti nuovi è Iarrera: «Ho intenzione di creare una lista composta da
persone diverse da quelle che hanno caratterizzato la storia politica del nostro paese
negli ultimi decenni e che, purtroppo, hanno contribuito a segnarne il declino»,anticipa.
Ad avere raggiunto un primo risultato importante, invece, sono i consiglieri comunali di
minoranza che hanno ricevuto il fatidico “si” da parte di Antonino Bertino. Secondo i
consiglieri di opposizione, infatti, Bertino sarebbe l’unica persona di cui il paese ha
bisogno per fare la differenza. «La mia lista sarà composta da alcuni componenti
dell’attuale minoranza, ma porte aperte alla società civile», sottolinea. (Pamela Arena)
centonove pagina 12
7 Marzo 2014
sicilia
Il sito del biostabilizzatore di Pace (Messina)
AMBIENTE. Otto strutture su ventitre ricadono in zone protette. Gli ambientalisti denunciano
Discariche, che pasticcio
Le associazioni Wwf, Man e Italia Nostra inviano un dossier al ministero dell’Ambiente. Un deputato
leghista chiede informazioni sulle procedure in Sicilia. Le preoccupazioni del Governatore Crocetta
Otto impianti su ventitré di discariche
e impianti di trattamento previsti dal
Piano regionale dei rifiuti ricadono in
aree ambientali protette e sono da
considerarsi fuorilegge. E’ la pesante
denuncia che tre associazioni
ambientaliste, Wwf, Man e Italia nostra,
in un dossier di una ventina di pagine
inviato al Ministero dell’Ambiente, alla
Regione e al Noe, il nucleo di tutela
ambientale dei carabinieri, documentano
chiedendo la rimodulazione del Piano,
l’annullamento della procedura Vas e il
ritiro “in autotutela” dell’autorizzazione
rilasciata dal Ministero dell’Ambiente alla
Regione Sicilia nel luglio 2012.
L’iniziativa segue a ruota una denuncia
presentata dagli ambientalisti alla
Procura della Repubblica di Messina nella
quale si documenta che l’appalto del
biostabilizzatore previsto a Pace, venti
milioni di euro di importo, ricade in zona
Zps, zona a protezione speciale della rete
Natura 2000, e anziché una procedura di
Vas, la valutazione di incidenza
ambientale, il sito è stato sottoposto a un
semplice “screening”, per aggirare le
stringenti normative.
L’invio del documento-denuncia segue a
ruota una interrogazione dell’onorevole
Arrigone della Lega Nord nella quale si
chiede lumi sulle procedure adottate
dalla Regione Sicilia per appaltare opere
per cento milioni di euro si discariche,
impianti di trattamento e
“biostabilizzazione” in barba alle leggi e
alle procedure ordinarie e tutte incentrate
sul principio dell’emergenza. E’ il doppio
fronte che investe l’assessorato ai rifiuti e
all’energia diretto dal Pm Nicolò
Marino, che ha aperto da una parte la
guerra con i signori privati delle
discariche, gruppo Catanzaro di
Agrigento che gestisce la discarica di
Siculiana in testa, e gli ambientalisti
dall’altra, che vedono nelle procedure di
urgenze adottate dal dirigente generale
Marco Lupo, un sistema “furbo” per
aggirare le normative di settore. Tutte
denunce frettolese e poco informate,
secondo Nicolò Marino, che intanto ha
avviato una serie di ispezioni nelle
maggiori discariche dell’Isola: Mazzarrà
Sant’Andrea, Siculiana e Motta
Sant’Anastasia. Dai primi rilievi, tutti gli
impianti sono risultati “non a norma”.
Ma ad essere preoccupato per le feroci
polemiche innescate sul settore è
soprattutto il governatore della Sicilia,
Rosario Crocetta, che vede nella
Confindustria di Antonello Montante,
del quale Giuseppe Catanzaro è
vicepresideente regionale, un alleato di
ferro. Ma cosa denunciano gli
ambientalisti nel loro dossier?
A dicembre dell’anno scorso in una
diffida inviata alla Regione gli
ambientalisti lamentavano che nella
nuova discarica in progetto a Pace si
indica una capacità di trattamento rifiuti,
di 60 tonnellate al giorno e 280 presso
l’inceneritore, quando la relazione di un
tecnico dell’Università di Catania,
nominato a seguito di una indicazione
del Tar, nel 2011 certifica una produzione
di diossina fuori dai limiti di legge già
all’origine della chiusura della discarica e
una indagine della Procura non ancora
chiusa. Ma quali sono gli impianti che
“interferiscono” con le aree protette?
Nell’ordine, due a Palermo, l’impianto di
smaltimento di vasca e Tmb di
Bellolampo; la piattaforma integrata di
Gela, in condrada Timpazzo: qui
l’assessorato non ha mai finanziato un
progetto per un impianto di
biostabilizzazione presentato nel 2012
per l’importo di 5 milioni e ha subito
finanziato quello che quintuplica i costi.
Seguono a ruota la piattaforma integrata
di Messinambiente in contrada Pace,
l’impianto di trattamento percolato di
Palermo, l’impianto di compostaggio di
Castelbuono e quello di Sciacca e di
Messina.
Sarebbe bastato un semplice controllo
alle prescrizioni di rete Duemila, ad
avviso delle associazioni ambientaliste, a
Gela per capire come un impianto a
Timpazzi, per una discarica già in via di
esaurimento mette a dura prova la vita
del “Falco Grillaio” che ha proprio lì la
sua zona di riproduzione censita nella
Direttiva Uccelli all’origine della
istituzione della Zps, la zona a protezione
speciale, come Pace, a Messina, è
indicata come la importante rotta
migratoria del Paleartico occidentale.
Come dire? Il piano dei rifiuti? E’ tutto da
rifare. (R.C.)
MESSINA
Corsa a Pace
ARRIVANO DUE IMPRESE PER IL BANDO
DELL’IMPIANTO DI BIOSTABILIZZAZIONE
MESSINA. “Per carità, non chiamatelo inceneritore”.
Immaginando le ferocissime critiche che gli sarebbero
cadute addosso, a lui che per anni è stato presidente
di Legambiente Messina, Daniele Ialacqua aveva
subito messo le mani avanti. Da assessore
all’Ambiente della giunta di Renato Accorinti, suo
malgrado ha dovuto tirare fuori dalla naftalina il
progetto che da anni incombe sulla vallata di Pace:
un impianto di biostabilizzazione per il trattamento
della frazione umida dell’immondizia, quella che
produce il micidiale percolato. Che in ventuno giorni
di “lavorazione”, diventa secca, si ricicla e si presta
agli utilizzi più disparati, oltre all’ovvio vantaggio di
non essere più inquinante. Il bando è già stato
pubblicato in Gazzetta
ufficiale del direttore
del dipartimento Acque
e rifiuti, Marco Lupo:
dodici milioni la base
d’asta, offerte entro il 5
marzo, qualche mese
per l’assegnazione della
gara poi, se tutto va
come deve andare, e al
netto di ricorsi al Tar che
in questi casi sono
sempre da preventivare,
Daniele Ialacqua
centonove pagina 13
la Regione realizzerà l’impianto e lo “girerà” al
comune di Messina. Da palermo non hanno ancora
fatto sapere nulla, ma Ialacqua ha confermato
l’interesse (ed i sopralluoghi) di due imprese. Andasse
tutto per il verso giusto, entro giugno del 2015 il
termovalorizzatore potrebbe entrare a regime
consentendo, secondo i calcoli di Messinambiente, sei
milioni di euro all’anno di risparmio. Non pochi,
considerando che Messinambiente spende 950mila
euro al mese di costi di trasporto e smaltimento in
discarica: con raccolta e trattamento sono diciassette
milioni di euro all’anno, più o meno, da quando la
discarica cittadina non è più Mazzarrà sant’Andrea,
sopra Barcellona, ma Motta sant’Anastasia a Catania.
Con il trasloco obbligato, i costi sono passati da 830 a
950mila euro al mese.
(A.C.)
7 Marzo 2014
sicilia
MILAZZO. Aperto un fascicolo sul restauro del monumento a cura della Aedars
Castello in Procura
Un esposto accende i riflettori sui lavori da undici milioni e sul doppio ruolo
dei dirigenti del Comune. Ecco tutti i retroscena ed i protagonisti della vicenda
La Procura della Repubblica di
Barcellona ha aperto un fascicolo sul
restauro del Castello di Milazzo. Copiosi
documenti sono stati acquisiti al Comune,
per ammissione del sindaco in carica
Carmelo Pino: acquisizioni saranno
presto portate a termine alla
Soprintendenza di Messina. Ma cosa c’è
all’origine di questa inchiesta destinata a
fare scalpore?
Ancora una volta il consorzio stabile
“Aedars”, con sede a Roma, che fa capo ai
fratelli Mollica di Gioiosa Marea. Secondo
un dettagliato esposto-denuncia arrivato
in Procura, un ruolo non secondario in
tutta la controversa storia dell’appalto,
finanziato con undici milioni di fondi
“Pios” dell’assessorato ai beni culturali,
sarebbe stato svolto dal Rup, il
responsabile unico del procedimento,
l’ingegnere Francesco Clemente, che
nella procedura figura in più ruoli:
dirigente comunale dei lavori pubblici con
contratto a tempo determinato e anche
presidente di gara.
Nella commissione di gara, altri due
professionisti, l’ex presidente dell’Ordine
Francesco Clemente
degli Architetti di Messina, Gaetano
Montalto, e il presidente dell’Ordine
degli ingegneri Santi Trovato. Un ruolo molto ben
delle somme per “disinfestazione di superfici
pagato, se è vero che con determinazione n. 188 del
lapidee” con la voce “Rest 01”: disinfestazione di
17 aprile 2009, i professionisti si sono “auto
superfici, intonacate da microflora attiva. Solo per
liquidati” 115.247,99 euro. Una procedura che non
questa voce risultano liquidate più di
ha convinto per niente l’assessorato ai lavori pubblici
4.164.226,39 euro, la metà di tutto l’intervento.
che starebbe valutando le procedure per chiedere la
Anomalie che si aggiungono alla facilità, secondo
restituzione delle somme incassate all’ingegnere
vari esponenti dell’opposizione a Milazzo, con le
Clemente. Ma “l’auto-nomina” sembra una costante
quali le opere sono state collaudate, nonostante le
delle anomalie di questa procedura: contattati dal
evidente anomalie, “non solo estetiche” rispetto al
Rup del Comune di Milazzo, i due presidenti degli
progetto iniziale. E a un quesito finora rimasto
ordini degli architetti e degli ingegneri, scelsero se
senza risposta: chi ha rilasciato il nulla-osta al
stessi, senza nessuna procedura pubblica.
certificato antimafia alla Prefettura di Messina al
Promossa con la tecnica largamente in uso
consorzio dei fratelli Mollica, considerati i risultati
dell’offerta "economicamente e tecnicamente più
di altre prefetture d’Italia?
vantaggiosa", la gara fu aggiudicata al consorzio
Secondo una interdittiva antimafia della Prefettura
Aeders con un punteggio di 93,77 quasi il
di Roma, infatti, il consorzio Aedars, nonostante la
massimo sui cento punti previsti, basati su cinque
presenza di alcuni parenti ritenuti soltanto dei
parametri: soluzione progettuale (punti 40);
prestanomi, è guidato dalla stessa “governance”
prezzo globale offerto (punti 25) tempi di
della impresa “Siaf”, i fratelli Nino, Pietro e Mico
esecuzione (25), contenimento costi e
Mollica, finita al centro di clamorose indagini
manutenzione e organizzazione e impiantistica di
legate al “Caso Messina” e risultante in rapporto
cantiere. Il consorzio Aeders, sindaco Lorenzo
organico con pericolosi esponenti delle cosche
Italiano, ottiene il punteggio massimo per i
mafiose di Barcellona. Il consorzio “Aedars” si è
punti “a, c, d,” con un ribasso davvero inatteso, il
visto rescindere lavori acquisiti, attraverso finanza
3,978, il più basso dei partecipanti in gara.
di progetto, a Quarto Oggiaro a Milano, a Venezia,
I lavori, che ottengono poi una proroga, vengono
e anche a Taranto, dove la giunta si appresta a
liquidati, con stati di avanzamento redatti dal
rescindere il contratto con il consorzio dei Mollica,
direttori dei lavori, l’architetto Giuseppe
che aveva rilevato le quote della Taranto srl, projet
Bonarrigo, e determinazioni dirigenziali e
finance da 33 milioni di eurio mirato a riqualificare
certificati di pagamento dell’ingegnere Clemente.
il liceo Archita, un hotel a 5 stelle e una serie di
Secondo le piste investigative, si vuole capire
uffici comunali. Inseguiti da creditori, come la C&G
come mai i lavori che si sono poi protratti per tre
di Mesagne, ora i Mollica, attraverso un
anni, con violente polemiche a Milazzo sulle
commercialista di Chieti hanno chiesto il
modalità di utilizzo del cemento in luogo di
concordato preventivo al Tribunale di Roma.
materiali adatti al restauro conservativo che
Accertamenti antimafia sono in corso pure su altri
investiva il Mastio, le mura di Cinta spagnole e la
due consorzi stabili, promossi dallo stesso gruppo
Cinta aragonese, ha visto liquidare quasi la metà
imprenditoriale., Valori e Vitruvio. (E.B.)
centonove pagina 14
ZOOM
Mollica, dinastia di costruttori
DI CHI È L’IMPRESA STORICA CHE HA VINTO L’APPALTO
Non c’è solo l’appalto-monstre del Castello di Milazzo nel carnèè
della Premiata ditta Fratelli Mollica & C. Il gruppo, con sigle diverse,
Consorzio Valori o Sirar, ha operato di recente a Milazzo per la
costruzione del depuratore o anche per il restauro della Chiesa di
San Francesco, capitoli sui quali la Procura di Barcellona vuole
incrociare le indagini.
Un riposizionamento rapido quello dei fratelli Mollica su nuove sigle
societarie, dopo l’abbandono di altre scatole come Itaco, Sarfati e
Casal. Un sistema sul quale, gli imprenditori di Piraino, fanno ormai
scuola nel settore, tanto che nel settore si parla di “ Casa Mollica”,
come fosse una saga di famiglia, a cavallo tra affari e politica.
Guidati dal capostipite Domenico, in arte Mico, mole imponente,
un ciuffo ribelle alla Elvis Plesley, i fratelli Nino e Pietro balzano alla
cronaca nazionale negli anni Novanta per lo scioglimento per
infiltrazioni mafiose del Comune di Piraino, centro nel quale
provengono e dove hanno ingaggiato una lunga battaglia con il
sindaco Raffo Cusmano. L’allora viceprefetto Giuseppe Rizzo scrive
che alla guida del Comune è stato portato il più giovane sindaco
d’Italia, un diciannovenne che di nome fa Granata, che altro non è
che un dipendente del gruppo Mollica. Una impresa che decide la
giunta e pure l’opposizione. Il gruppo, in quegli anni ruggenti è in
continua espansione: rileva dal Tribunale di Patti l’ex Wagi e,
attraverso invisibili fili politici, rileva a Milano una antica impresa,
la Siaf, specializzata in
acquedotti e fognature. E’
la svolta. Negli anni
ruggenti
della
tangentopoli, i progetti da
finanziare si confezionano
dentro le imprese; la
Regione altro non è che un
bancomat.
Impigliati nelle indagini
compromettenti
degli
appalti,
i
Mollica
cominciano
poi
a
collaborare con l’allora Pm
di Mani Pulite Angelo
Giorgianni e con il suo fido
collaboratore, il maresciallo
dei carabinieri in servizio ad
Acquedolci, Calogero Di
Carlo. Una collaborazione
che si trasforma in amicizia
Mico Mollica
compromettente quando il
Pm Angelo Giorgianni si
trasforma in sottosegretario agli Interni, in quota Dini.
Le indagini messinesi vengono rilette, dalla commissione antimafia
presieduta da Ottaviano del Turco, vicepresidente Niki Vendola,
sotto una diversa prospettiva: viene coniato il termine “verminaio”.
Giorgianni finisce nella bufera ed è costretto a rapide dimissioni,
dopo una apparizione in Tv, da Santoro, nella quale si difende
sventolando il certificato antimafia dei Mollica. E resta ancora un
alone di mistero su un viaggio in una lussuosa barca dei Mollica, al
largo delle Eolie, che avrebbe imbarcato per un giretto l’allora
Ministro degli Interni, Giorgio Napolitano. Un dubbio sollevato
dall’ex procuratore generale Marcello Minasi, che solo per aver fatto
balenare questa ipotesi, fini sotto indagine del consiglio superiore
della magistratura. Indagine archiviata. Ma il rapporto dei Mollica
con la politica è stato sempre molto stretto: l’indagine sulla Siaf,
finita a Reggio Calabria per la presenza di un magistrato, Serraino,
vedeva come indagati più di duecento persone, molti consiglieri, tra
cui anche l’ex presidente della Regione Vincenzino Leanza. Per cavilli
giuridici, il processo finisce in una bolla di sapone, mentre i Mollica
costruiscono anche il depuratore di Reggio Calabria,
>Di recente, poi, nella loro villa di Gioiosa Marea hanno ospitato il
candidato alla presidenza della Regione Rosario Crocetta: ad invitarlo
l’ex ministro Totò Cardinale, che ha due figlie fidanzate con i figli
di Mico e Pietro Mollica, di cui una, Daniela Cardinale, è già deputata
a Montecitorio. Più stretti di così? (E.B.)
7 Marzo 2014
sicilia
ZOOM
MILAZZO. Carta bollata tra il sindaco, i consiglieri e gli ex amministratori
Il palazzo delle denunce
La procura di Barcellona e la Corte dei Conti di Palermo “invase” dagli esposti. Pino mette
in dubbio la validità dei bilanci dal 2004 al 2009. Nastasi querela Midili. Ecco chi denuncia chi
DI
GIANFRANCO CUSUMANO
MILAZZO. Al bando sms, telefonate o
mail. A Milazzo si è ritornati all’antico e
le comunicazioni avvengono
esclusivamente su carta. Quella bollata.
Ormai è guerra all’ultima denuncia tra il
sindaco Carmelo Pino, i consiglieri
comunali, gli assessori e gli ex politici.
Gli esposti sono all’ordine del giorno.
Non c’è un giorno in cui qualcuno non
varchi una procura (da quella di
Barcellona alla Corte dei Conti), i
cancelli della Guardia di Finanza o del
commissariato di polizia per puntare i
riflettori su bilanci falsi, appalti poco
trasparenti, i gettoni d’oro dei
consiglieri, l’inquinamento industriale.
L’ultimo a recarsi in procura è stato
sabato 1 marzo il sindaco Carmelo Pino
e l’assessore alle Finanze Pippo Midili. In
un esposto sostiene - in sostanza - che i
bilanci del comune di Milazzo sarebbero
tutti falsi a partire dal 2004 al 2009. Tra
i sette punti si legge che «per milioni di
debiti fuori bilancio si è data copertura
fittizia» e che, di conseguenza, «l’Ente
assumeva spese per somme ingenti che
non avrebbero potuto essere legalmente
impegnate né tanto meno avrebbero
potuto essere effettuate». Le carte
bollate sono state utilizzate per stabilire
se il consiglio comunale, prima
dichiarato decaduto per non avere
approvato la delibera con cui si sanciva
il dissesto economico dell’ente e poi
reintegrato, si sposta tra il Tar di
Catania, il Cga di Palermo e la
Cassazione di Roma. Pino ha anche
querelato il consigliere dei Verdi, Peppe
Marano, per un volantino politico
distribuito ad inizio estate ritenuto
Carmelo Pino e Lorenzo Italiano
diffamatorio. Il sindaco, a sua volta, era
stato querelato dal suo predecessore,
Lorenzo Italiano, per le spese che
avrebbe sostenuto il Comune per il
sontuoso servizio catering in occasione
dell’inaugurazione del Castello (poi
richiuso) riconducendola all’imminente
campagna elettorale. Italiano ha
“scomodato” i giudici anche per una
querelle che vedeva Pino e gli espropri
effettuati alla Fondazione Lucifero.
L’assessore alle Finanze Pippo Midili,
invece, è stato querelato da Nino
Nastasi. Midili durante la lettura di una
relazione in aula consiliare sottolineò
che Nastasi e la sua giunta furono assolti
dall’inchiesta aperta sull’appalto della
Cooplat (si occupava della raccolta e
smaltimento dei rifiuti) poichè non
sarebero state ammesse nel processo
delle intercettazioni. Ad avere varcato
più volte il portone del commissariato di
polizia anche il consigliere di Forza
Italia, Alessio Andaloro, il quale avrebbe
sollevato perplessità su atti gestionali
del Comune. Il recordman delle denunce
rimane però l’ex consigliere comunale
Antonio La Rosa, il quale ha una
predilizione per gli esposti alla Guardia
di Finanza di Milazzo. La Rosa balzò agli
onori della cronaca negli anni 90
quando durante una seduta consiliare
Luce e telefoni:
quanto mi costi?
MILAZZO. L’ex consigliere Antonio La
Rosa ha denunciato alla Guardia di
Finanza presunte irregolarità
nell’appalto di fornitura dell’energia
elettrica affidata nel 2013 dal comune
di Milazzo all’Enel Energia spa, «senza
che la stessa fosse stata vincitrice della
gara Consip». In una interrogazione di
Roberto Mellina, invece, si chiedono
chiarimenti sul contratto telefonico.
gli cadde dalla borsa di lavoro una
pistola (regolarmente detenuta) che
portava con se per difesa personale. Un
quotidiano nazionale lo fece passare
come un consigliere cowboy che si
muoveva come nel far west. Anche in
quel caso una querela portò ad un
sostanzioso risarcimento danni. L’ultima
corrispondenza con i tribunali risale al 3
marzo. La Rosa ha chiesto alla Corte dei
conti di sospendere la vertenza
2011/07748/AS relativa ai “gettoni
d’oro” incassati dai consiglieri negli anni
2000 a causa della pendenza del
procedimento penale con il quale dovrà
accertare chi, nella sua funzione di
pubblico ufficiale (i consiglieri
comunali) non ha ridotto il gettone di
presenza come previsto dalla legge,
tenendo per se gli importi liquidati in
avanzo dal comune di Milazzo
dall’ottobre 2007 sino al dicembre 2010.
I consiglieri fino al 31 dicembre 2010
hanno incassato 100 euro a seduta
(l’estate scorsa a ridurre il gettone da
100 euro a 30 è stato il commissario
straordinario Valerio De Joannon con
decorrenza 1 gennaio 2011) non per gli
effetti della delibera 114 contestata
dalla magistratura contabile di Palermo,
votata in aula nel 2001, ma per una
determina dirigenziale a firma di
Armando Sottile del 26 marzo 2008.
Eppure a finire nel mirino della Corte
dei conti, che chiede il rimborso del
danno erariale di quasi 500 mila euro,
sono gli ex politici a cui viene contestato
il periodo non andato in prescrizione tra
settembre 2007 e aprile 2011.
SCONTRI IN AULA
Incompatibilità d’annata
IL PRESIDENTE PERGOLIZZI E GLI ASSESSORI ROMAGNOLO
E RUSSO RISCHIANO DI DECADERE. INFATTI NEGLI ANNI 90....
Saro Pergolizzi
MILAZZO. Le vertenze giudiziarie potrebbero costare caro al
presidente del consiglio comunale Saro Pergolizzi e agli
assessori Dario Russo e Santi Romagnolo. Tutti e tre
sarebbero incompatibili per cause pendenti con l’ente che
rappresentano. Vertenze vecchie di decenni improvvisamente
portate alla luce in questi giorni. L’incompatibilità di
Pergolizzi è legata ad una vicenda del 1991. All'epoca
l'assessorato comunale al Turismo guidato da Pino Privitera,
centonove pagina 15
organizzò il Festival dell'opera Lirica Siciliana e Pergolizzi fu
nominato direttore artistico. Successivamente una compagnia
che si esibì durante la manifestazione aprì un contenzioso
con Pergolizzi e l'assessore Privitera perchè pagassero
personalmente il dovuto (39 mila euro). A quel punto i due
che avevano operato per conto del comune chiamarono in
causa l'ente che ora, dopo la condanna, ha presentato ricorso
ponendo Pergolizzi in posizione di incompatibilità. Stessa
vicenda per Dario Russo. A presentare la denuncia per il
mancato pagamento di prestazioni risalenti al 1994 la Coop.
Teatro nel laboratorio che ha tirato in ballo anche l’ex
sindaco Filippo Russo. Romagnolo, invece, avrebbe chiesto al
comune oltre 3 mila euro per una prestazione aprendo un
contenzioso. L’amministrazione ha confermato quella di
pergolizzi e smentito quella degli assessori.
7 Marzo 2014
sicilia
Nelle due foto Vito Zangla
BARCELLONA. Vito Zangla nel 2000 è stato congedato a causa dell’epatite. Ma non gli è stata riconosciuta l’invalidità
Poliziotto di serie C
Una storia controversa che l’ha portato ad avviare una battaglia giudiziaria senza fine.
«Mi sono scontrato con un muro di gomma, ho denunciato poteri forti». Ecco la sua storia
DI
PASQUALINO MATERIA
BARCELLONA. Non si dà pace, non sa
più a chi rivolgersi per avere quello che
lui ritiene essere un suo diritto e cioè
solo aver riconosciuto la “causa di
servizio”. Vito Zangla, 63 anni, sposato
con tre figli, era un poliziotto che
credeva nei valori fondanti quali la
“giustizia e la legalità”. Dal 2000
questo valore al quale credeva
fermamente, è stato messo a dura
prova, ma nonostante tutto non molla.
E’ stato messo alla porta dal corpo di
polizia per motivi di salute ma, nello
stesso tempo, non gli è stata
riconosciuta l’invalidità. Dunque, senza
stipendio e senza pensione. Zangla, a
18 anni, entra in Polizia nel 1978 al 61°
corso della scuola “S. Giovanni” di
Trieste. Dopo due anni e mezzo, viene
trasferito a Bologna. «Erano- dice- gli
anni di piombo. Le cariche erano il
pane quotidiano. Gli appostamenti, i
perlustramenti specie quando sparirono
tre fratelli tedeschi che ci ha portato a
perlustrare tutte le montagne della
zona. Poi c’è stata la bomba alla
stazione di Bologna. Mai mi sono tirato
indietro, mai. Ero in servizio alla
stradale. Poi mi trasferirono, nel 1982 a
Parma. Ci rimasi tre anni, ebbi qualche
screzio con il questore di Parma perché
a me le ingiustizie non sono mai andate
giù e ciò mi ha procurato qualche
problema. Nel 1985 arrivo a Comiso e
vi rimasi fino allo smantellamento
dell’aeroporto militare e fu una
campagna molto dura e impegnativa.
Nel ’90 mi trasferirono alla Polfer di
Messina. Da qualche anno però stavo
male, accusavo parecchi problemi, ma
non volevo mollare per cui sopportavo
tutto e andavo avanti. Nel maggio dello
stesso anno arrivai finalmente a
Barcellona, la mia città. Fino al 2000
non sono mai stato in ufficio ma
sempre sulle volanti. Ero in servizio 24
ore su 24». Nel 1992, però, inizia la sua
battaglia sia con la sua salute che con
quello che lui definisce “il muro di
gomma”. Nel ’92, infatti, gli viene
diagnosticata Epatite C steatica senza
strutture diformate. «Nel 1994continua Vito Zangla - chiedo la causa
di servizio anche perché mi sono state
diagnostiche altre patologie(Colite e
gastrite) che erano probabilmente
dovute al tipo di servizio che avevo
fatto. Qui, però, dopo alcune peripezie,
mi viene dato parere contrario alla mia
richiesta. Nel ’96, nonostante da
moltissimo tempo la mia salute non mi
permetteva più di svolgere
regolarmente il servizio, vado al Centro
Medico Ospedaliero di Messina, ma
anche qui trovo un muro di gomma. Il
commissario Paolo Sirna di Barcellona
decide, stante il mio stato di salute, di
togliermi dalle volanti e mi manda in
ZOOM
Se l’agente ha 47 anni
IN PROVINCIA DI MESSINA L’ETA’ MEDIA DEL PERSONALE È SEMPRE PIÙ ALTA
MESSINA. In provincia di Messina da 1200 agenti di polizia, il personale è sceso
a 850 unità per tutto il territorio e per tutti i servizi e dove, secondo il
sindacato Silp, da circa 10 anni non viene destinata alcuna nuova risorsa
umana, “Tanto che – hanno spiegato inpiù occasioni i vertici del sindacato l’età media del personale nella nostra provincia è di 45/47 anni. Anche sul
versante mezzi e strumenti, sono state denunciate le condizioni di alcune
caserme non accettabili e quelle del parco auto formato da vetture che hanno
in media 200mila chilometri di vita. La conseguenza naturale dei tagli previsti
sarà un’ulteriore ridimensionamento della presenza delle forze di prevenzione
e presidio del territorio.
centonove pagina 16
ufficio, al servizio denunce. Nel ’99, io
che non mi ero arreso, chiedo di parlare
direttamente con il Capo della Polizia
nazionale. Nell’ottobre dello stesso
anno vengo rispedito sulle volanti. Nel
novembre del 1999 deposito denuncia
al Ministero degli Interni a Roma per
chiedere giustizia. In risposta alla mia
denuncia danno incarico per accertare
le cose ad un dirigente che io avevo in
precedenza denunciato. Nel dicembre
del 1999 il Centro medico ospedaliero
di Palermo, al quale mi ero
nuovamente rivolto, mi riconoscono lo
stato di salute deprecabile e mi danno
60 giorni di riposo per malattia. A
maggio del 2000 l’ospedale militare di
Messina mi danno invece l’idoneità a
ritornare a lavorare. Qualche settimana
dopo vengo ricoverato d’urgenza
all’ospedale di Milazzo e qui dopo
qualche settimana mi dimettono con la
diagnosi di epatite cronica, pregressa
epatite C. A ottobre, ricoverato presso il
Policlinico di Messina e qui, dopo un
mese mi viene diagnostica epatite
cronica da virus C. A dicembre del
2000, vengo dispensato dal servizio.
Inizia una battaglia giudiziaria senza
fine nella quale coinvolgo tutti, dal
Presidente della Repubblica in giù”.
Zangla sembra essere esausto,
disperato, ma non molla. Il 26 febbraio
scorso ha investito anche il Presidente
del Consiglio Matteo Renzi al quale
chiede giustizia e “persegua chi, con le
proprie azioni, ha macchiato l’onore ed
il prestigio delle Istituzioni”.
sicilia
MASSONERIA. Non ce la fa il messinese Silverio Magno, in corsa per la guida del Grande Oriente d’Italia
La maledizione del Gran maestro
Ci aveva provato per due volte Orazio Catarsini, non c’è riuscito neanche il notaio. La carica più alta
va al senese Stefano Bisi. Il suo “aggiunto” sarà il professore del’Ateneo Santi Fedele. I retroscena
MESSINA. La maledizione sembra
aver colpito ancora. Per la terza volta,
un messinese che si candida a guidare
il Grande Oriente d’Italia viene battuto alle urne. Era toccato ad Orazio
Catarsini per due volte, a cavallo del
regno dell’uscente Gustavo Raffi,
oggi tocca a Silverio Magno. Il notaio, candidato a Gran maestro nella
lista "Il futuro nella tradizione", si è
fermato infatti a poco più del 30%
delle preferenze (3468 voti). A prevalere è stata la lista "Presenza, laicità,
tradizione", guidata dal senese Stefano Bisi, che ha ottenuto 5315 voti,
il 46,26% delle preferenze. All’interno
delle alte sfere della quale, però, si
parla messinese: per i prossimi cinque
anni, infatti, Gran maestro aggiunto
sarà il professore dell’università di
Messina Santi Fedele. Una lotta
quasi “fratricida”, quella tra Magno e
Fedele. Entrambi, infatti, sono iscritti
alla stessa loggia del Grande Oriente
Santi Fedele
Silverio Magno
messinese: la numero 333 denominata
“La ragione”. Un segnale di distensione, ad un Silverio Magno che si era
detto stupito per la “diaspora” tra lui
e Fedele, viene dallo stesso professore:
“Non è corretto dire che Silverio
Magno abbia perso. E’ più corretto
dire che, in una sfida fraterna, ha pre-
valso Stefano Bisi ed una visione diversa del futuro del Grande Oriente”.
Proprio Bisi, però, ha aperto un
“fronte” che ha rischiato di avvelenare
la competizione e che gli è valso un richiamo ufficiale. "D'ordine del Gran
Maestro si diffidano i Fratelli ad astenersi dall'utilizzo di lettere aperte tra-
centonove pagina 17
7 Marzo 2014
smesse anche via mail, per promuovere future candidature chiedendo
adesioni", aveva scritto a luglio del
2013 il gran segretario del Goi Alberto Jannuzzelli che, pur senza
citarlo, aveva richiamato Bisi al rispetto delle regole delle logge, parlando poi di "atteggiamento invasivo
che si palesa contrario alla nostra Tradizione, connotando metodi e logiche
di partiti politici". Cosa era accaduto?
A sostegno della candidatura di Stefano Bisi era stata messa in circolo
una lettera aperta che magnificava le
doti del candidato senese. “Le nostre
regole - avvertiva Jannuzzelli - e una
prassi consolidata consentono, infatti,
di trasmettere programmi elettorali ed
appelli a corredo solo dopo la presentazione delle candidature e solo tramite la Gran segreteria. A fortiori proseguiva il gran segretario - in
quanto il Gran maestro non ha ancora
emanato il decreto per le elezioni del
Gran Maestro e della giunta, nè convocato la gran loggia a tal fine. Poichè
tali comportamenti delegittimano l’attuale Gran maestranza - concludeva
duro Jannuzzelli - non saranno tollerati ulteriormente”. Lo strappo, poi, si
è ricomposto senza ulteriori strascichi
e, il 3 marzo, le urne hanno decretato
Bisi vincitore. I risultati saranno sottoposti l’8 marzo alla verifica della commissione elettorale nazionale. (A.C.)
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sicilia
FURCI SICULO. E’ scontro tra il parroco Tavilla e la cooperativa che gestisce l’Oasi di S. Antonio
La casa della discordia
La struttura per la degenza di anziani è stata edificata con le donazioni dei fedeli per ospitare
bisognosi. Il sacerdote: «Ormai è diventata una macchina alimentata dal Dio denaro». La replica
DI
GIUSEPPE PISTONE
FURCI SICULO. Luci e
ombre sulla casa protetta
per anziani “Oasi S.
Antonio” rischiano di
mettere fuori gioco la
cooperativa sociale
“Comunità e servizio” che
gestisce la casa residenziale
di proprietà della chiesa
Santa Maria del Rosario di
Furci Siculo. Padre Giacinto
Tavilla, 43 anni, vuole
vederci chiaro su una
presunta amministrazione
poco trasparente e non
nasconde il suo rammarico.
«Non posso permettere che
questa casa continui ad
essere una macchina
alimentata dal Dio denaro
- dice il religioso - Non
posso fingere di dire che
tutto vada bene. Ho
raccolto anche confidenze
di alcuni dipendenti della
Padre Giò Tavilla
cooperativa che non
vengono pagati da alcuni
trapelato mai nulla di ufficiale. Ma che
50% a fonte dei 20 mila euro al mese
mesi. Non siamo noi a volerli sfrattare,
tutti ancora ricordano bene. Ora
che dovrebbe versare come da contratto.
sono loro che si mettono nelle
l’attenzione è tutta incentrata sulla
L’ultimo pagamento risale a giugno
condizioni di essere messi alla porta a
gestione della casa di Via dei Cipressi da
2013 pari a 10 mila euro – ricorda Padre
partire dalla morosità dei canoni
parte della cooperativa a cui è stata
Tavilla - la cooperativa non ha rispettato
mensili». Il sacerdote sarebbe pronto a
affidata, per 20 anni. Il parroco Giò
i doveri contrattuali». Il sacerdote in
riprendersi la gestione degli 80 anziani
Tavilla, nonché presidente dell’omonima
una lettera ha già intimato lo sfratto per
ricoverati nella struttura di proprietà
associazione “Oasi S.Antonio”, organo
morosità alla cooperativa sociale per un
della chiesa Santa Maria del Rosario di
di controllo, con tanto di consiglio di
debito di 220 mila euro che starebbe
Furci Siculo. Anche un comitato di
amministrazione formato da 6 membri,
danneggiando l’associazione di natura
cittadini rivendica a gran voce quella
ed un revisore contabile, Grazia
ecclesiale «impedendoci di affrontare
che definiscono la loro “seconda casa”,
Pappalardo, ha intimato lo sfratto per
lavori a favore degli anziani e della
costruita grazie alle donazioni dei
morosità alla cooperativa “Comunità e
casa. Ed è per questo che siamo costretti
fedeli. E oggi chiedono la rescissione del
Servizio”. «Da oltre 8 mesi la
ad avviare l’iter per la risoluzione del
contratto con la cooperativa “Comunità
cooperativa non paga più il canone
contratto a causa delle gravi e
e servizio” per affidare il servizio di
d’affitto e da più di un anno
ingiustificate inadempienze nei
assistenza alla parrocchia come voluto
corrisponderebbe all’associazione solo il
confronti dell’associazione».
dal suo fondatore padre Francesco
Donsì. «Noi siamo e facciamo impresa e
non volontariato e non ho intenzione di
ZOOM
rispondere alla provocazioni di padre
Tavilla – dice telegraficamente al
telefono Santino Mascena, presidente
della cooperativa “Comunità e
Servizio”». La parrocchia già nel 2011
I FEDELI CHIEDONO UN CAMBIO DI ROTTA: «UNA GESTIONE CRISTIANA»
finì al centro di una polemica dopo la
scoperta da parte di padre Giacinto
FURCI SICULO. A chiedere che la gestione dell’Oasi di S. Antonio si ispiri ai principi
Tavilla che il suo predecessore, padre
che ne hanno portato alla edificazione è Santino Metauro, a capo di un comitato
Salvatore Sinitò, avrebbe investito circa
spontaneo. «Vogliamo giustizia e verità su quella che Padre Donsì voleva che
90 mila euro in “bond irladesi”. Soldi
diventasse la casa di tutti gli anziani indigenti - dice - Una vera oasi di preghiera e
che presumibilmente sarebbero stati
carità cristiana. Invece oggi è diventata una fabbrica di soldi il cui accesso degli
frutto della vendita della casa di padre
anziani è dettato solo dalla loro pensione. In quella casa c’è anche il sudore ed il
Donsì, di cui una parte venne destinata
sangue di mio padre che ha lavorato una vita per avere un letto ed una sedia per
per il completamento dei lavori
essere accudito e come lui tanti altri cittadini. Lui è morto col desiderio di vederla
dell’Oasi S.Antino e l’altra sarebbe finita
ultimata. Ed oggi mi ritrovo a costituire un comitato di cittadini per riscattare
nell’acquisto dei “fondi spazzatura”.
quella casa e restituire la gestione alla parrocchia».
Una storia dei cui risvolti non è
La replica di Mascenaè chiara. «Non
paghiamo il canone per protesta. Una
decisione maturata e decisa dal
consiglio di amministrazione della
cooperativa “Comunità e servizio” per
opporci contro un atteggiamento
annoso da parte della chiesa – ha
dichiarato su un sito internet locale, il
presidente Santino Mascena». Di fatto
rivendica all’Associazione “Oasi S.
Antonio” interventi di messa in
sicurezza della struttura. Lavori che,
però, il parroco sostiene di aver già fatto
eseguire da alcune ditte di loro fiducia
con tanto di rilascio di certificazioni.
«Venga a parlare con me il professore
Mascena – esorta il religioso».
Indiscrezioni rivelerebbero altresì che il
presidente della cooperativa starebbe
valutando un’operazione
imprenditoriale con una grossa azienda
del Nord Italia, cedendone la gestione a
terzi. In bilico anche il futuro dei circa
40 dipendenti della cooperativa sociale
che da quasi 8 mesi non percepirebbero
lo stipendio. «Bisogna ristabilire tutta la
verità sulla casa protetta “Oasi
Sant’Antonio” – chiarisce padre Giò –
sono due enti giuridicamente diversi
con conti correnti e finalità diverse. Noi
non abbiamo alcun interesse di natura
economica: i canoni d’affitto li
investiamo nell’associazione “Oasi
S.Antonio” per il sociale e per la stessa
casa». I due sono ormai arrivati ai ferri
corti. «Noi vogliamo continuare la
nostra attività, ma se le finalità non
fossero coerenti con quelle della
parrocchia, andremo via – spiega
Mascena - fare beneficenza non è il
nostro mestiere, la chiesa non deve
sindacare sul nostro operato, ma vigilare
moralmente e certificare la funzione
sociale dell’opera». «Quella è una
struttura nata dal cuore sacerdotale di
padre Donsì grazie alle donazioni ed al
sudore di tanti fedeli ed è un bene al
servizio di tutta la comunità - replica
padre Tavilla - . Questa casa ha due
vocazioni. Una ecclesiale, destinata agli
anziani più bisognosi, ed una vocazione
di servizio al territorio, come risorsa per
la comunità furcese, ed ogni azione
coinvolge l’opinione pubblica».
Il comitato di Metauro
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Santino Metauro
economia
AFFARI&AMBIENTE. Ricorso dell’associazione ambientalistica Man contro la struttura turistica
Giardini, porto...guai
Accolto il procedimento contro un parere positivo della Soprintendenza, la cittadina ionica
si prepara alla Conferenza dei servizi. Il sindaco Lo Turco. “Mai ricevuta alcuna notifica”
DI
TIZIANA SIDOTI
GIARDINI NAXOS. Un ricorso e una
Conferenza di Servizi. Due elementi
dello stesso ingranaggio che come
lancette d'orologio rischiano di portare
l'uno indietro il tempo e l'altro in
accelerazione in avanti. Il ricorso è
quello di Deborah Ricciardi,
presidente di M.a.n., Associazione
Mediterranea per la Natura. La
Conferenza, l’ennesima, è quella
convocata per il 24 marzo dal
Comune di Giardini Naxos. Il centro
del “quadrante” è il progetto del porto
turistico giardinese. Che, esecutivo,
pare pronto al rush finale
dell'approvazione in via definitiva. Ma
il ricorso di “M.a.n.”, impegnata per la
protezione ambientale, può
rimescolare le carte, riportando
indietro a prima di un'altra
Conferenza, quella del 7 giugno 2011,
quando il progetto aveva il “no” della
Soprintendenza di Messina. Il
Comune di Giardini però pare non
saperne nulla e, incassato il “sì” dell'ex
Soprintendente Salvatore Scuto, ha
continuato nell'iter, "veleggiando"
verso il traguardo.
IL RICORSO “SCONOSCIUTO”.
«Abbiamo presentato ricorso
gerarchico contro il parere positivo di
Scuto all'Assessorato regionale ed è
stato accolto», fa sapere Gianni
Mento da “M.a.n.”. Intanto al
Comune di Giardini si prepara la
Conferenza. «Il progetto scelto è quello
della Tecnis Spa. Alla Conferenza sono
stati convocati tutti i 17 enti già
presenti nel 2011, tra cui la
Soprintendenza, e che avevano dato
La baia di Giardini Naxos
tutti parere favorevole. Gli enti
avevano fatto delle precisazioni che
obbligavano a delle condizioni: sono
stati fatti tutti i controlli richiesti e la
Tecnis ha elaborato il progetto
esecutivo e lo presenterà il 24 per
essere approvato definitivamente. Se
approvato, la ditta procederà alle
richieste di rito», annuncia Pancrazio
Lo Turco, sindaco di Giardini. Che
dice: «Un ricorso? Sono tutte
chiacchiere. A noi come Comune non è
stato comunicato nulla. Non ne è
arrivata copia nè ci è stato comunicato
l'esito. Ci atteniamo alle carte che
abbiamo in mano». Il ricorso, invece,
c'è ed è stato inoltrato il 26 febbraio
2013 dalla Ricciardi al Dipartimento
Regionale dei Beni Culturali e
dell'Identità Siciliana, Servizio Tutela e
Acquisizioni. Ed il 3 giugno 2013 è
stato accolto dall'Assessorato, facente
capo al suddetto Dipartimento con
decreto del suo dirigente generale.
CRONO-QUERELLE. Per capire
occorre un passo indietro. Al 7 giugno
2011, quando in Conferenza dei
Servizi al Comune giardinese, presenti
tra gli altri il Soprintendente del
tempo, Scuto, e Maria Costanza
Lentini per il Parco Archeologico di
Naxos, si discuteva sulla realizzazione
di un porto turistico. Per il quale erano
stati proposti due progetti, l'uno della
7 Marzo 2014
Tecnis e l'altro della Net Group. E che
nel 2008 aveva incassato
provvedimento negativo della
Soprintendenza messinese circa la
fattibilità. Ad apertura dei lavori si era
anche richiamata la nota della
Soprintendenza del Mare che riteneva
necessaria una campagna di indagini
per verificare beni culturali sommersi.
In Conferenza Scuto revoca il
provvedimento negativo ed esprime il
suo parere favorevole. Da qui l'iter che
ha portato a varie tappe fino alla
Conferenza del 24. Il ricorso è proprio
contro i due provvedimenti di Scuto
ossia revoca e parere positivo, per i
quali si chiede l'annullamento. Nel
testo si evidenzia che i progetti
prevedono “consistenti opere ed
interventi” a mare e nella fascia di
rispetto del Parco Archeologico,
soggetti a vari vincoli tra cui
paesaggistici, archeologici, divieto di
nuove costruzioni entro 200 metri dai
confini dei parchi archeologici, norme
di salvaguardia del Piano
paesaggistico-Ambito 9, aree costiere
di particolare interesse nel raggio di
300 metri e relative a Capo Schisò. E
come i provvedimenti di Scuto, oltre a
riguardare aree soggette a regime
plurimo di tutela, “mancano di
qualunque motivazione,
maggiormente importante” per via dei
vincoli, e sono adottati dal
Soprintendente “che notoriamente ha
solo compiti amministrativi di
coordinamento e non tecnicoscientifici, di stretta competenza delle
Unità Operative”. A giugno 2013
arriva l'accoglimento, ritenendo tra
l'altro che sono state violate le norme
di tutela dell'area di rispetto del Parco,
che la valutazione tecnica del
Soprintendente Scuto è senza
motivazioni, e che i pareri impugnati
nel ricorso sarebbero viziati. E l'esito
del ricorso è stato notificato alla
ricorrente presidente di M.a.n., alla
Soprintendenza di Messina, Unità per
i Beni Paesaggistici e Archeologici, e al
Parco Archeologico di Naxos. Non al
Comune di Giardini. Che ignora il
tutto.
ZOOM
Istituzioni contro
NESSUN APPELLO CONTRO LA DECISIONE DELLA REGIONE.
IL COMUNE: “SE SOLO LO AVESSIMO SAPUTO...”
Rocco Scimone
MESSINA. «Noi non sappiamo nulla», ribadisce a proposito del
ricorso accolto dell'associazione "M.a.n", il sindaco di Giardini,
Pancrazio Lo Turco. Che seguita: «Il problema è
semplicissimo: in sede di Conferenza di Servizi la
Soprintendenza dovrà comunicarcelo». Ed evidenzia: «Se
avessimo saputo del ricorso, avremmo potuto ricorrere contro».
Per impugnare il provvedimento di accoglimento del ricorso, era
ammesso ricorso giurisdizionale al Tar competente o
straordinario al Presidente della Regione, rispettivamente entro
60 e 120 giorni dall'avvenuta notifica del decreto
d'accoglimento. Ma parrebbe che nessuno dei destinatari della
notifica, ossia il Parco Archeologico di Naxos e la
centonove pagina 21
Soprintendenza di Messina, oltre alla ricorrente Ricciardi, ne
avrebbe esercitato il diritto. Ed il sindaco Lo Turco annuncia: «Se
il ricorso c'è ed è stato accolto, dovremmo chiedere alla
Soprintendenza di sostenere delle spese che ci sono state». Il
riferimento è all'iter che ha portato all'elaborazione del progetto
esecutivo della catanese Tecnis Spa, società dal core business
nelle grandi infrastrutture, autrice anche del porto turistico di
Marina di Ragusa, un hub con 850 posti circa per imbarcazioni
dai 10 metri ai maxiyacht, oltre alle strutture di supporto, quali
opere di viabilità e parcheggi, officine, club nautico, bastione
panoramico, servizi per disabili e infrastrutture ricettive, con due
bracci di 790 e di 390 metri. Risponde l'attuale Soprintendente
di Messina, Rocco Scimone, titolare della Soprintendenza
prima di Salvatore Scuto: «Il problema che il Comune di
Giardini non sappia del ricorso non è un problema mio ma è il
Comune che doveva istruirsi sulla questione». E annuncia: «Il
ricorso è stato recepito. Non è stato bocciato nulla ma abbiamo
l'obbligo di riesprimerci. E lo faremo il giorno della Conferenza
del 24 marzo». (T.S.)
7 Marzo 2014
economia
UOMINI&BUSINESS. Storia dell’albergo che guarda Taormina. E del suo fondatore
Antares domina Letojanni
Prima di tre hotels del circondario, la struttura è stata costruita da Germano Cincherini
negli anni ‘70. Il gruppo si è espanso a Taormina e Giardini. Ecco come. E perchè
DI
VINCENZO LOMBARDO
Viaggiando sulla
autostrada Me CT in
direzione Catania, superato
lo svincolo di Roccalumera
si apre un sontuoso scenario
panoramico che abbaglia gli occhi dei
viaggiatori. A levante lunghi litorali sui
quali si alternano sabbia e ghiaia,
bagnati da un cristallino mare limpido
con sullo sfondo Capo d'Armi, il
promontorio di Lazzàro (RC), dal quale
parte l’imbuto dello stretto. Ad ovest,
incastonata , nella suggestiva collina di
fronte a Taormina, si staglia, da
un’altura che domina il paese di
Letojanni , l’Hotel Antares. La struttura
è inserita in una cornice paesaggistica di
incomparabile bellezza, sulla sommità di
un verdeggiante promontorio che si
protende ora dolcemente ora a picco
verso acque dai riflessi turchesi.
Per accedervi si passa da una stradina,
via Germano Chincherini, che si inerpica
dalla statale sottostante al viadotto
dell’autostrada e termina il suo percorso
fin davanti alla porta d’ingresso.
Pochi sanno chi sia Germano
Chincherini, e del perché il Comune di
Letojanni gli abbia dedicato una via a
imperituro ricordo. Egli nasce nel 1937
a Limone sul Garda. Fin da piccolo lotta
per la vita. Si adatta a sbarcare il lunario
facendo i lavori più umili. Alla fine degli
anni 50’ con i genitori e i 5 fratelli
gestisce una piccola pensione e, nei
ritagli di tempo, vende con un tipico
carretto locale, grappoli di limoni sulla
strada principale. In quegli anni ha un
incontro fortunato. Conosce un pastore
protestante danese, Eilif Krogager,
fondatore e proprietario dell’agenzia
Tjaerborg, che comprese le potenzialità
per il turismo di massa in Italia, decide
di puntare sul giovane Chincherini: lo
finanzia e lo mette in condizione di
creare la prima grande struttura
alberghiera. Nasce così la Chincherini
Hotels. Negli anni sessanta e settanta la
Chincherini Hotels si espande fino a
arrivare a gestire 58 alberghi, fra
strutture di proprietà e in affitto,
dislocate in tutta Italia, (Roma, Ischia,
Dolomiti, Liguria, Lago maggiore, Lago
di Garda, Monte Bondone). Negli anni
ottanta, in occasione di un suo viaggio
in Sicilia, rimane letteralmente rapito
dalla baia di Letojanni e da quella perla
dello Jonio che è Taormina.
Approfittando del periodo di espansione
urbanistica dei Comuni e delle
favorevoli condizioni per gli
investimenti concessi dalla Regione
agli operatori del settore turistico
alberghiero, si butta a capofitto nella
impresa di realizzare un grande
L’Hotel Antares
LA SCHEDA
RATING ECONOMICO SOCIALE (0 a 10): 7,50
Storia trentennale: 7
Andamento economico: 7
Rapporto Occupazione/Territorio Partner di Iniziative Sociali: 6
Sponsor Attività Sportive/Umanitarie: 10
complesso alberghiero a Letojanni,
articolato in tre strutture ricettive:
Antares, le Terrazze e Olimpo. Per un
totale di 358 camere munite di servizi di
elevata qualità. Meta ideale di una
clientela di massa, tuttavia, esigente. A
Giardini Naxos costruisce il Caesar
Palace Hotel, lungo Strada Statale
Orientale Sicula SS. 114, target Family
220 camere, centro Congressi. A
Taormina crea l’hotel Ariston & Palazzo
Santa Caterina, con oltre 119 camere
di diverse tipologie; presso il Palazzo
Santa Caterina, distante circa 50 metri
dall'Ariston, altre 27 camere, tutte
ricavate dalla completa ristrutturazione
dell'antico palazzo, target business class.
E’ il periodo nel quale Germano
Chincherini rivoluziona il proprio
modello di business. Fonda una nuova
compagnia , la Park Hotels Italia che
gestisce centralmente tutta la rete di
servizi di una catena alberghiera
moderna il cui mercato di riferimento
prevalente è quello internazionale. Un’
organizzazione articolata in divisioni
operative che monitorano e governano
tutti processi logistici e commerciali
connessi all’esercizio dell’attività
turistica alberghiera: agenzia viaggi e
centrali di prenotazioni, magazzini
centralizzati per gli acquisti, uffici di
controllo costi e di programmazione
nonché un’impresa edile per le
ristrutturazioni e la costruzione di nuovi
alberghi. La società Bellatrix S.r.l. si
occupa, invece, della gestione operativa
delle strutture alberghiere, tutte di
pregio inserite nella classe 4 stelle, con
un’offerta complessiva di oltre 1600
camere e circa 80 appartamenti in
resort.Nel ‘90 la passione per i viaggi lo
porta in Kenya, dove ama soggiornare e
conosce la realtà non sempre idilliaca
del paese. Qui nasce la profonda
amicizia con Padre Angelo, un religioso
missionario, e inizia l’aiuto nei confronti
delle popolazioni locali.
Nel 2000 Germano Chincherini muore
in Sicilia durante un viaggio di lavoro
lasciando incompiute alcune grandi
idee. Per espressa sua volontà
testamentaria nasce nel 2001 la
Fondazione Germano Chincherini
Onlus. Costituita e dotata delle risorse
iniziali dalla moglie di Germano, Helena
Malm, che ha osservato
scrupolosamente e con assoluta fedeltà
la volontà di Germano, assumendone
nel contempo la Presidenza a vita. La
Fondazione ha ottenuto il
riconoscimento quale ONLUS
(Organizzazione Non Lucrativa di Utilità
Sociale) da parte del Ministero delle
Finanze, ed è stata iscritta nell’albo degli
enti che possono beneficiare del
contributo IRPEF del 5 per mille. Gli
scopi istituzionali della Fondazione sono
la tutela e l’aiuto a favore di bambini,
giovani e infanti poveri e bisognosi, con
particolare riguardo alle situazioni più
disagiate dei paesi del terzo mondo,
senza dimenticare supporto e sostegno a
favore di altre istituzioni religiose e
laiche operanti nello stesso settore.
In Italia ha supportato istituzioni
benefiche come i missionari
Comboniani, ha erogato borse di studio
e si è occupata di sostegno verso enti e
istituzioni in ambito scolastico, sportivo
e assistenziale per anziani e portatori di
handicap.
centonove pagina 22
L’ANALISI
Andamento Economico
Messina. Il Gruppo Chincherini non
presenta un bilancio consolidato
d’insieme. I dati esaminati
riguardano la società di gestione
Bellatrix S.r.l.. Capitale sociale euro
2.500mila. Soci: Helena Malm
Gundel, vedova del fondatore, che
possiede il 94,90% delle quote,
Nova Domus S.p.A. 5%, Fedrizzi
Roberto 0,10%. Dipendenti 380. Il
fatturato nel 2012 di euro
44.205.000 è sostanzialmente
invariato rispetto a quello
dell’anno precedente. Il dato è in
decisa controtendenza rispetto a
quelli registrati nel settore che ha
visto una contrazione di presenze
del 2,5% rispetto al 2011. Che,
tradotto in cifre, ha significato una
perdita unitaria di 7 milioni di
pernottamenti alberghieri, che
accomunati alla parallela flessione
dell’indotto ed alla generica
frenata delle tariffe ha generato un
calo stimabile per il settore in 3
miliardi di Euro per il giro d’affari
ed un decremento del 10% dei
fatturati delle sole imprese
ricettive. Pur in una situazione
congiunturale sfavorevole, la
società ha investito in opere
ammodernamento, manutenzioni,
impianti e macchinari la
ragguardevole cifra di 5.730mila
euro. Il Patrimonio Netto, già
solido, ha avuto nel 2012 un
ulteriore incremento del 4,6%
raggiungendo il valore di 8.869mila.
Spiccano tra le attività correnti la
voce crediti per euro 23.422mila
classificati come “diversi” che non
sono chiaramente specificati.
Potrebbero essere delle partite di
giro infragruppo considerata la
slegata composizione societaria.
L’indebitamento finanziario è di
20.844mila in decrescita rispetto a
quello dell’anno precedente. E il
rapporto Indebitamento
Patrimonio Netto si attesta al
2,1%. Entro i limiti della
sostenibilità. Buono il capitale
circolante, euro 7.192. Il che vuol
dire che con le risorse finanziarie
reperite a medio e lungo termine (
a costi contenuti) ha finanziato gli
investimenti egli sono rimaste
residue risorse da immettere nella
gestione corrente con un risparmio
complessivo di oneri finanziari. Gli
utili 2012 sono stati di 513mila
euro. Nel 2011 erano stati di soli
40mila. Il considerevole incremento
lo si deve per proventi straordinari,
rivenienti da partecipazioni. Buona
la liquidità, euro 1.977mila e
soddisfacente il cash flow di euro
2.067mila. Positivo il ROE + 5,92%.
Buona notizia per chi ha investito
nell’azienda. Outlook: discreto con
tendenza al miglioramento di
posizione.
7 Marzo 2014
economia
OCCASIONI. Varato il bando per le Zfu. Ecco cosa accadrà in città. E chi ne trarrà beneficio
Messina fa la zona franca
Sgravi, agevolazioni ed esenzioni fiscali e contributive per l’area che parte dalla Falce ed arriva
fino a Tremestieri. Ecco come accedere ai benefici del programma ministeriale
MESSINA. Dal 23 gennaio, la
Sicilia è “zona franca”.
Agevolazioni, esenzioni ed esoneri
contributivi fino a 200mila euro, e
fondi per 182 milioni di euro ai
quali accedere tramite il bando
pubblicato a mezzogiorno di
mercoledi 5 marzo e aperto fino al
23 maggio. A Messina, di zone
franche urbane ne sono state
identificate due: il capoluogo e
Barcellona. Zone, secondo la legge,
soggette a degrado e sottosviluppo
economico. Nel 2008, l’allora
assessore allo Sviluppo economico
del comune di Messina, Gianfranco
Scoglio, identificò come tale, a
Messina, l’area che dalla falce si
estende fino a Tremestieri e
comprende quindi Larderia e le
zone che, da industriali, presto
passeranno a residenziali, sulle
quali riversare tutta la cubatura in
eccesso sottratta alle colline.
Messina è stata scelta in virtù di un
tasso di disoccupazione, rilevato al
2005, del 13,1% (il più basso tra
tutte le aree ammesse, ma
praticamente doppio rispetto a
quello nazionale dell’epoca, stimato
nel 7,7%). “Sono opportunamente
descritti e commentati ulteriori
indicatori di disagio quali la
presenza di microcriminalità, un
tasso di “casalinghità” molto
elevato, una presenza di immigrati
più elevata nella ZFU (rispetto al
resto della città, ndr.). Infine, sono
contenute descrizioni qualitative
sulle potenzialità socio-economiche
dell'area nella sezione relativa alle
motivazioni progettuali”, si legge
nell’istruttoria che ha permesso a
Messina di essere “tirata per i
capelli” all’interno del novero delle
dodici Zfu. Perchè, se la città era
probabilmente la meno “disastrata”
del novero, la proposta ha suscitato
apprezzamento. “Risultano quasi
buone le modalità di gestione
previste per la ZFU. Il giudizio della
proposta risulta alto”, conclude
l’istruttoria. Nello specifico, cosa
comporta l’inserimento della città
dello stretto nel programma
ministeriale? Esenzioni, fino ad un
tetto massimo di 200mila euro
massimo, dalle imposte sui redditi
Irpef, Irap e Ires, dalla Tasi e
dall’esonero contributivo delle
retribuzioni da lavoro dipendente a
tempo indeterminato, a contratto
almeno per un anno e part time.
Agevolazioni riservate alle imprese
che avranno sede all’interno dei
confini della Zfu. Per quanto
tempo? L’esenzione è totale per i
primi cinque anni, per poi ridursi
progressivamente fino al 20% tra il
tredicesimo ed il quattordicesimo
anno. Il Comune di messina si è
attivato tramite il “Centro Servizi
Imprenditorialità” che ha sede
presso l’UrbanLab, al Palacultura.
Oltre che al prossimo “boom”
edilizio delle zone ex Asi,
all’interno dell’area Zfu si sono
concentrati, negli anni, grossa parte
dei Prusst, il progetto “porti e
stazioni”, la piastra logistica di
Tremestieri ed i vari progetti di
recupero turistico e porticcioli
contenuti nel piano strategico
Messina 2020. Oltre a questi, c’è in
ballo la continuazione della via Don
Blasco e la via del Mare. Una serie
di ipotesi progettuali che hanno già
fatto sviluppare un certo appetito
intorno all’area. E gli studi notarili
già “fremono” (A.C.)
LEGALMENTE
AZIENDA SANITARIA
PROVINCIALE DI PALERMO
AVVISO DI GARA
Questa Azienda ha indetto, con deliberazione n.395 del 05.11.2013, procedura aperta per l’affidamento
del servizio integrato di gestione energetica che si compone della fornitura dei vettori energetici e della
gestione, conduzione e manutenzione degli impianti tecnologici a servizio dell’Asp di Palermo, per un
periodo pari a 108 mesi.L’importo complessivo presunto dell’appalto ammonta ad Euro 126.490.000,00
oltre I.V.A. Gli atti di gara sono disponibili sul sito internet:www.asppalermo.org. Il termine di
presentazione delle offerte è fissato per le ore 10,00 del 07 Aprile 2014. Il bando è stato inviato alla
G.U.E. il 24/02/2014.
IL DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO
PROVVEDITORATO E TECNICO
Avv.to Fabio Damiani
SETTIMANALE DI POLITICA, CULTURA, ECONOMIA
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centonove pagina 23
7 Marzo 2014
economia
NOMINE
Benvenuta Croazia
DI SALVATORE
CIFALÀ
Il 1° Luglio la Croazia è entrata a far
parte dell'Unione europea e i suoi 4,4
milioni di cittadini hanno acquisito la
cittadinanza europea. La politica di
allargamento dell'Unione ha dimostrato
anche in questo caso la sua capacità di
influire positivamente sullo sviluppo dei
Paesi terzi, così da renderli conformi agli
alti standard europei. La Croazia, paese
dei Balcani occidentali, solo 20 anni fa è,
infatti, stata teatro di una delle guerre
più sanguinose che l'Europa ha vissuto
dopo la seconda guerra mondiale. Dal
2003, anno in cui la Croazia ha
presentato la sua domanda di adesione,
il Paese ha dato vita ad una serie di
riforme strutturali per adeguarsi ai
requisiti e alle norme europee. In
particolare, ha compiuto progressi
significativi in materia di democrazia,
Stato di diritto, diritti umani e tutela
delle minoranze, dimostrando la sua
volontà di risollevarsi e di intraprendere
un cammino di crescita, che le
permetterà oggi di diventare il 28° Stato
membro. La sua adesione darà alle
imprese e ai cittadini croati l'opportunità
CONSUMATORI
di godere dei benefici del mercato unico,
con la sua libera circolazione delle
persone, dei servizi, delle merci e dei
capitali. Inoltre, gli altri Stati europei
potranno sviluppare legami commerciali
più stretti con il nuovo Paese membro e
trarre vantaggio da un mercato unico
sempre più ampio. L'ipotesi è
particolarmente concreta per i Paesi
confinanti, tra cui l'Italia, che confinano
con la Croazia.Come ha dimostrato
l'attuale crisi economica e sociale, infatti,
gli Stati sono sempre più interdipendenti
e necessitano di politiche coordinate per
rispondere alle sfide del nostro tempo.
L'adesione della Croazia al progetto
Francesco Sabatino,
Adoc Uil Messina
Presidenza a Moschella
MESSINA. Giovanni Moschella, direttore
del dipartimento di Scienze giuridiche e
Storie delle istituzioni, è stato nominato
presidente del “Centro studi e ricerche
sulla criminalità mafiosa e sui fenomeni
di corruzione politica -amministrativa”, istituito dall’Università di Messina. Gli obiettivi della nuova struttura sono sostenere,
incentivare e divulgare l’analisi scientifica,
la discussione critica e la diffusione di tutti
temi connessi alle organizzazioni di tipo
mafioso.
SAN FILIPPO DEL MELA
Perrone revisore unico
SAN FILIPPO DEL MELA. Il consiglio comunale, ha eletto all’unanimità revisore dei
conti Stefano Perrone. Commercialista, nel
corso della carriera è stato eletto più volte
come revisore dei conti in enti localie in società private. Era componente uscenteinsieme a Luisa Di Bella ed al commercialista
Massimo Chiofalo.
FILCTEM CGIL-PALERMO
Ricornferma per Lannino
PALERMO. Francesco Lannino è stato riconfermato alla guida della Filctem Cgil di
Palermo. Al congresso Fiom dopo le relazioni del segretario uscente Roberto Mastrosimone, e quelle di Maurizio Calà e di
Rosario Rappa, è stato eletto il nuovo direttivo di 67 componenti che tra un paio di
settimane eleggerà il nuovo segretario.
CONFINDUSTRIA. MESSINA
Benessere e denti sani Intesa con gli albergatori
Il benessere fisico di tutto il
corpo passa anche attraverso
una bocca sana e curata.
Bastano poche e semplici
azioni quotidiane per
prevenire molti problemi
legati a denti e gengive , che, se non
curati, possono avere ripercussioni anche
gravi sul benessere generale di tutto il
nostro organismo. La bocca e il naso
sono le più importanti vie di ingresso e di
eliminazione di agenti infettivi tra cui i
virus influenzali e del raffreddore . Per
tale motivo l’igiene orale è
fondamentale. Una buona igiene orale
può essere assicurata da una corretta
pulizia dei denti dopo ogni pasto con
l’utilizzo di uno spazzolino con setole di
media durezza . E per contribuire la
prevenzione della carie è necessario
passare periodicamente il filo
interdentale che favorisce il
mantenimento di gengive sane. Si
consiglia cambiare lo spazzolino ogni tre
mesi e utilizzare dentifrici, possibilmente,
a base di fluoro con blandi disinfettanti.
Utilizzare spazzolini elettrici contribuisce
ad eliminare i residui alimentari.
europeo permetterà di rendere l'Unione
un attore di sempre maggior rilievo nel
panorama internazionale, limitando
anche l'instabilità delle frontiere europee
e contribuendo alla pace e alla sicurezza
sul continente. L'entrata della Croazia
segnerà anche un'evoluzione nella
composizione delle istituzioni
dell'Unione. Neven Mimica,
Commissario croato designato, entrerà a
far parte del Collegio dei Commissari,
come responsabile della protezione dei
consumatori. Inoltre, i cittadini croati
saranno rappresentati in Parlamento
europeo da 12 deputati e da 7 voti al
Consiglio.
CENTRO STUDI ANTIMAFIA MESSINA
Confindustria Messina e Aica Associazione Italiana Confindustria
Alberghi hanno siglato un accordo per
consolidare l’appartenenza delle
Strutture ricettive della provincia ad
entrambe le Associazioni, con vantaggi
tangibili per le Imprese del comparto.
L’intesa assicura alle Strutture ricettive
aderenti a Confindustria Messina il
doppio inquadramento nel sistema
confindustriale, ossia l’adesione anche
all’Associazione nazionale di categoria
con il conseguente potenziamento dei
servizi a disposizione delle imprese e la
possibilità di acquisire i vantaggi di una
serie di accordi, tra cui le migliori
agevolazioni Siae e l’accesso all’accordo
con Unicredit per finanziare piani di
investimento sulle strutture ricettive. La
recente intesa con l’istituto bancario,
peraltro sarà presentata proprio a
Confindustria Messina il prossimo 14
marzo. L’accordo tra le due
organizzazioni consente di valorizzare il
settore, coniugando presenza sul
territorio e visione settoriale, e punta a
una azione incisiva di rappresentanza
degli interessi delle imprese presso le
diverse sedi istituzionali, centrali e locali.
NOTIZIE DAI CONSULENTI DEL LAVORO
Rimborsi da 730 si complicano
I rimborsi derivanti dai modelli 730 diventano più
complicati: è l’effetto della legge di stabilità 2014 sui
lavoratori che si avvalgono di questa modalità per effettuare
la propria dichiarazione dei redditi. Infatti è stato introdotto
un sistema di controlli preventivi dei modelli 730, nelle ipotesi
in cui le dichiarazioni presentino un rilevante saldo a credito per il contribuente,
con lo scopo di evitare indebiti rimborsi Irpef sia da parte del sostituto d’imposta,
sia da parte dell’agenzia delle Entrate. In sintesi – a partire dalle dichiarazioni
presentate nel 2014 – l’amministrazione finanziaria, entro sei mesi dalla scadenza
dei termini previsti per la trasmissione del 730, ovvero, se successiva, dalla sua
data di trasmissione, effettua controlli preventivi sull’effettiva spettanza delle
detrazioni per carichi di famiglia, nell’ipotesi in cui scaturisca un rimborso
complessivamente superiore a euro 4.000, anche se determinato da precedenti
dichiarazioni. Se al termine della verifica preventiva il credito risulta dovuto, sarà
cura delle Entrate erogare il rimborso al contribuente che ne ha diritto.
La disposizione descritta non riguarda soltanto i lavoratori interessati dal 730, ma
anche i datori di lavoro nella loro veste di sostituti d’imposta: peraltro, su queste
novità normative e sui risvolti operativi entrano in gioco anche i Consulenti del
lavoro, chiamati a gestire questi adempimenti e a fornire alle aziende la
consulenza in merito. I lavoratori e i sostituti d’imposta devono quindi prestare
particolare attenzione nel richiedere e nell’attribuire le detrazioni per carichi di
famiglia: si ricorda che l’obbligo di presentare al datore di lavoro una nuova
dichiarazione sussiste solo in caso di variazione dei dati precedentemente
comunicati, ma deve essere tempestiva. Il contribuente, per evitare di dover
restituire all’erario importi non spettanti, deve tener conto – ad esempio – che la
detrazione per il coniuge spetta a condizione che questi non sia legalmente ed
effettivamente separato e che sia “a carico”; stesso discorso riguarda i figli a
carico. Inoltre, la detrazione può essere ripartita nella misura del 50% fra i
genitori oppure, previo accordo tra gli stessi, spetta al genitore che possiede il
reddito complessivo con ammontare più elevato, non essendo più ammessa una
diversa divisione.
centonove pagina 24
APPUNTAMENTI
“Doppio intrigo” in mostra
Pagina 26. Francesco Modica espone per la prima volta
i suoi dipinti tenuti a lungo nascosti al pubblico
poster
7 Marzo 2014
LIBRI
Gli amori tragici di Lollo
Pagina 28. Domenico Cacopardo con un’avvicente storia
di provincia ambientata negli anni ‘70
MURALES DI UMANITÀ VARIA
IN BREVE
L’8 marzo a Messina
GLI EVENTI DAL SOCIALE ALL’ESTETICA
EMANUELA GIORGIANNI
EVENTI. Sugli scaffali il libro per ragazzi di Serena Manfrè illustrato da Amalia Caratozzolo
Scienza, donne protagoniste
Cinque biografie raccontano a più piccoli come la sensibilità femminile è stata determinante
nello sviluppo del sapere umano. Dalla pedagogia, alla matematica, alla medicina, all’astronomia...
Squillino le trombe e rullino i
tamburi! Sbarca nelle librerie Regine
della scienza, Edizioni Anicia, un libro
di cinque biografie illustrate di donne
divenute famose per aver dedicato la
loro vita al sapere. Il testo per ragazzi,
che ha impronta narrativo-letteraria e
intento pedagogico, porta la firma della
giornalista Serena Manfrè, alla sua
terza pubblicazione. Le immagini, forti
e dai riferimenti vintage, sono di
Amalia Caratozzolo, giovane ma
già affermata artista siciliana, romana
d’adozione.
Il libro sarà presentato a Roma l’8
marzo alle 19 al Club HulaHoop, in
occasione della Festa della donna, e
inizierà così il suo tour per il Lazio. Il 9
sarà infatti a Sabaudia, alle 17, alla
manifestazione artistica “MadDonna” e
il 10 a Latina ospite dell’istituto
“G.Giuliano” e ancora a Cisterna al
“Leone Caetani”. Proseguirà poi l’11
all’istituto comprensivo di Frascati per
l’VIII edizione di “Accoglienza, ricerca,
irriverenza”, nell’ambito delle iniziative
sulla lettura e letteratura per l’infanzia
e infine, il 14, tornerà a Latina, alla
libreria Piermario & Co alle 18,30.
PROTAGONISTE. Dall’astronomia
alla medicina, dalla matematica alla
pedagogia, due sono i fili conduttori di
Regine della scienza: da un lato
l’indiscutibile importanza della
scoperta scientifica per l’umanità;
dall’altro un’energia tutta femminile
che emerge con forza – a tratti
facendosi pure portavoce della difesa
dei diritti delle donne – dalle
personalità delle protagoniste laddove
alla determinazione e alla creatività
della pedagoga Maria Montessori si
affiancano la volontà ferrea e la
genialità della ricercatrice e medico
Rita Levi Montalcini, la costanza e
l’abnegazione dell’astronoma Caroline
Herschel, la passione sconfinata per
la ricerca della verità della filosofa,
nonché astronoma e matematico,
Ipazia d’Alessandria e infine
l’umiltà e l’amore ispiratore di Suor
Celeste nei confronti di suo padre,
Galileo Galilei.
PASSIONE NARRATIVA. “Narrare la
vita di una persona - dichiara Serena
Manfrè - significa entrare nel suo
mondo e tirarne fuori la storia: non
solo quella estrinseca, fatta degli
avvenimenti che si succedono fuori da
noi nel corso di una vita, ma
soprattutto quella intrinseca, che
riguarda l’entità dell’individuo, la sua
crescita personale, umana, lavorativa,
affettiva". Narrarla a un giovanissimo
pubblico è una sfida ancora più
avvincente. "L’attenzione di un
ragazzino - continua la giornalista - è
un bene dalla preziosità inestimabile.
Riuscire a coinvolgerlo, a impegnarlo
nell’apprendimento di cose nuove, a
lanciargli un messaggio positivo
persino laddove il mondo adulto, a
volte, è incapace di trasmetterne, non è
impresa del tutto facile, però è quella
che, forse arduamente, mi sono
proposta attraverso le nostre Regine”.
La decisione della donna come
protagonista non è una scelta in
direzione femminista. “E’ solo il
risultato di un’ispirazione che proviene
da quest’emisfero “F” i cui meriti nel
raggiungimento di obiettivi sociali,
soprattutto in termini di carriera
professionale, sono sicuramente
maggiori rispetto a quelli di un uomo.
Rita Levi Montalcini, una delle
“protagoniste” del libro, disse: “Siamo
uguali, uomini e donne: entrambi un
serbatoio infinito di potenzialità
purtroppo ancora lontani dalla piena
parità sociale”. “Intellettualmente non
c’è differenza, solo che la donna è
impedita alla nascita, l’uomo
incoraggiato. Non si tratta di una
questione genetica, ma ambientale”,
conclude Serena Manfrè.
centonove pagina 25
Messina si mobilita per la festa della
donna. Diverse le iniziative organizzate,
tutte riguardanti la figura della donna e
la sua difesa da ogni punto di vista. La
giornata di giovedì 6 marzo si apre, alle
11, al Comune di Messina con una
conferenza stampa. Alle 14.30, al Salone
Pulifunzionale, Plesso “M. Trimarchi”,
l’Associazione Mogli dei Medici Italiani
organizzerà una tavola rotonda a tema:
“Giù le mani dalle donne”. La
partecipazione è aperta a tutto il territorio,
a genitori, alunni e docenti. L’incontro,
preseduto dalla direttrice dell’associazione,
Ileana Padovano Rotondo, e dalla
presidente del Consiglio Comunale, Emilia
Barrile, sarà aperto da Francesca Impalà,
Dirigente Scolastico I.C.Giovanni XXIIIVillaggio Aldisio. Relatori Luisa Barbaro,
Flavia Patrizia Gennaro e Anna Maria
Passasseo. Nello stesso giorno, alle 17,
l’associazione si sposta all’Ordine dei
Medici, dove terrà una conferenza sulla
Medicina Estetica. L’evento, dal titolo
“Estetica. Medicina nella salute e nella
malattia”, illustrerà l’importanza della cura
estetica, non soltanto per vanità, come,
erroneamente, s’intende, ma per molto di
più. Curare la pelle è fondamentale per
mantenere e rispettare il proprio equilibrio
psicofisico, e può inoltre essere di grande
aiuto per i danni causati dalle terapie
mediche aggressive o dai nuovi farmaci.
Luisa Barbaro, ginecologa e responsabile
del consultorio di Messina centro, spiega:
«È questo il compito principale della
medicina estetica, binomio tra conoscenza
clinica ed estetica». A parlarne saranno i
relatori: Gloria Luzza, medico estetico;
Vincenzo Adamo, direttore del reparto di
Oncologia dell’Ospedale Papardo, che
presenterà il suo progetto “La forza e il
sorriso”; Francesca Ceravolo, psicologa e
Cristina Raffone, estetista del Centro
Estetico Bios, con la partecipazione di
Giacomo Caudo, Presidente dell’Ordine dei
Medici di Messina. Invece, sabato 8 marzo,
alle 17, al Palacultura, si svolgerà un
incontro con le scuole di ogni ordine e
grado intorno alla violenza sulle donne.
Incontro nato per la premiazione del
concorso, promosso dalla presidente del
Consiglio Comunale, Emilia Barrile: “La
violenza sulle donne fa male anche a me!”.
Il concorso si pone come obiettivo la
sensibilizzazione
della
giovane
popolazione intorno al rispetto degli altri
e dei loro diritti. Barrile difende, infatti,
l’importanza di istruire i cittadini del
domani intorno a questi argomenti, per
far fronte al dilagare di fenomeni, quali
quello del femminicidio. Tra i relatori Luisa
Barbaro.
7 Marzo 2014
posterappuntamenti
Francesco Modica
MESSINA. Francesco Modica espone per la prima volta i suoi dipinti tenuti a lungo nascosti al pubblico
“Doppio intrigo” in mostra
E’ il cavallo il filo conduttore dei lavori di 30 anni dell’architetto con la passione per la pittura.
“Questa città all’architettura contemporanea non ha dato nessuno spazio”, accusa.
DI
ALESSANDRA TIMMONIERI
MESSINA. «Ogni quadro è una
parola, dunque una mostra è un
discorso, essendo un insieme di
dipinti; così mi disse Enzo Celi. Ecco,
in questa mia mostra ci sono tanti
discorsi, ma un'unica parola e cioè il
cavallo, perché è diverso da tutti gli
altri, è una frase a sé, è nato da solo e
si distingue da tutto ciò che c'è
nell'esposizione». Con queste parole
Francesco Modica presenta "Doppio
intrigo", la mostra tenutasi fino a
domenica 2 marzo presso il Monte di
Pietà. Architetto di professione, ma da
sempre dedito alla pittura, l'artista si
è lasciato convincere da amici e
colleghi architetti (la mostra è stata
infatti patrocinata dall'Ordine degli
architetti della provincia di Messina,
insieme alla Fondazione Architetti nel
Mediterraneo e alla promozione
culturale Prometeo) a mettere
insieme dipinti creati in oltre
trent'anni di attività. Il primo quadro,
infatti, risale al 1977, quando Modica
aveva appena diciott'anni. Cos'ha
quindi spinto l'autore a mostrare al
pubblico tutte queste opere custodite
in segreto per tanti anni? La risposta
dell'architetto non nasconde una certa
amarezza: «Io nasco architetto, ma
cosa c'è di nuovo, di artisticamente
valido, quale spazio è dato
all'architettura contemporanea in
questa città? Praticamente il vuoto
assoluto». E allora largo alla pittura.
La mostra fin dal titolo rivela la sua
duplicità di interpretazioni: da un lato
grandi ritratti di visi ben definiti con
un largo uso di colore, con particolare
forza e intensità sugli occhi e le
bocche; dall'altro corpi stilizzati con il
solo utilizzo del bianco, figure di
coppie ben attentamente e
anatomicamente delineate ma che
lasciano, di proposito, indefinitezza
nei volti, come a significare una
mancanza, un'indeterminatezza di
fondo. Come lo stesso Modica spiega,
infatti, “nei dipinti dei volti, ora
femminili, ora maschili, lo spazio è
lasciato al trasparire delle emozioni,
che si manifestano in maniera
violenta, come nel caso degli urli, che
impetuosamente palesano sensazioni
forti, oppure in maniera più pacata,
per mezzo di espressioni più
impenetrabili che possono suggerire
diverse chiavi di lettura”. Dunque, se
ciò che si ricava dai ritratti dei grandi
volti è l'introspezione, invece sono da
ricercarsi vere e proprie storie dietro
le rappresentazioni dei corpi. Come
per l'impostazione dei visi, anche qui
il punto di partenza è la geometria:
con tratti veloci e rapide tracce di
disegno, infatti, Modica crea un
incontro di linee che fanno sì che i
corpi, di donna e uomo, si uniscano e
fondano insieme, dando l'impressione
di continuità, quasi di infinito,
risultante da un utilizzo della linea
che non si frantuma, non si spezza,
non si interrompe, ma piuttosto si
unisce e ripiega sempre su se stessa.
Questo tipo di approccio, sicuramente
molto tecnico e geometrico, tuttavia
non crea un tipo di arte per così dire
asettica, mera unione di segni e linee.
Al contrario, proprio l'assenza di
definizione nei volti delle coppie, la
voluta mancanza di espressioni, e il
peso dato alle forme dei corpi, che
ora si fondono in amplessi, ora si
sovrappongono in incontri, ora
rimandano a vere e proprie
rivisitazioni mitologiche (è il caso di
Apollo e Dafne, dove la ragazza,
ripiegata su se stessa, è sul punto di
trasformarsi in albero), danno la
sensazione di potersi tranquillamente
immedesimare in ciò che è
rappresentato. Se è vero infatti che
dai quadri dei grandi volti emerge
l'introspezione, l'emotività, dai
numerosi dipinti dei corpi vengono
fuori invece delle vere e proprie
storie; ciascuno può rivedere in essi
situazioni comuni, universali, episodi
in cui ritrovarsi, e proprio
l'indefinitezza del disegno rende più
facile questo percorso di
immedesimazione. Unico momento
della mostra in cui i corpi non si
fondono, non si sovrappongono, bensì
si allontanano è quello della tela in
cui i due protagonisti si danno le
spalle, in un'atmosfera buia, su un
letto sfatto, dove si può realmente
percepire l'incapacità di
comunicazione, la difficoltà di
ritrovarsi, l'incomunicabilità data da
una distanza incolmabile che ha reso
impossibile ogni forma di dialogo.
Immagine, questa, in cui facilmente
ciascuno può rispecchiarsi.
TEATRO
La rinascita di Tindari
ECCO IL PROGRAMMA DELLA STAGIONE
DEL “NUOVO” TRA PROSA E MUSICA
Il teatro “Beniamino Joppolo” di Patti si apre con
coraggio alla drammaturgia contemporanea, e rende
giustizia a Joppolo stesso. La nuova stagione nella
cittadina del teatro antico di Tindari viene inaugurata
dalla prima edizione di Scena Nuda, una rassegna di
prosa e musica voluta dall'associazione Filokalòn, a
integrare l'offerta culturale del cartellone stilato
dall'amministrazione comunale. Scena Nuda sta
offrendo otto spettacoli fino a giugno inoltrato,
contando sulle sue proprie risorse e competenze, di
natura professionale e umana e, com'è naturale, più
strettamente economica: “Negli ultimi anni a Patti c'è
una maggiore attenzione al teatro – osserva
Michelangelo Maria Zanghì, direttore artistico di
Scena Nuda - In particolare dal 2010, quando nacque un
comitato spontaneo che iniziò a battersi contro la
gestione privata in atto fino a quel momento, affinché il
Teatro Comunale tornasse alla Città e ai cittadini. Credo
che i Teatri di provincia siano l'unica possibilità di
sopravvivenza della cultura. I grandi teatri falliscono
ogni giorno. Gli Enti, le Regioni, le Fondazioni, i Teatri
Stabili, sono i mostri che stanno uccidendo il Teatro”.
Legati dal segno della parola contemporanea, i primi 2
spettacoli già andati in scena: in apertura “Mamma.
Piccole tragedie minimali” è un testo di Annibale
Ruccello interpretato dal poliedrico Gianluca Cesale,
unico attore sul palco diretto da Roberto
Bonaventura della compagnia Castello di Sancio
Panza. Quattro storie di femmine popolari e grottesche,
centonove pagina 26
esilaranti e dolorose nella verità cruda. Secondo
appuntamento trascorso, “Mari” di Tino Caspanello,
con l'autore stesso anche in scena insieme a Cinzia
Muscolino. Un allestimento molto fortunato, scritto in
dialetto messinese, di Pagliara, mette in scena un uomo
e una donna nella loro relazione, un elogio del non
detto. La musica debutta invece con "Napoli Opera", un
tributo alla canzone classica napoletana, con il soprano
Grazia Maria Luca e il polistrumentista Giovanni San
Giovanni a interpretare le più celebri canzoni
partenopee. “Nella scelta degli spettacoli - spiega
Zanghì – abbiamo voluto mirare all'essenza dell'atto
teatrale. Fondamentale è l'esperienza di Chiara
Pollicita per la parte di musica da camera”. Il prossimo
evento in cartellone è il 20 marzo "Promenade musicale
da Bach ai giorni nostri", il duo Cordemore di Elisa
Baglieri al violino e della stessa Pollicita alla chitarra,
autoprodotto da Filokalòn. (Nunzia Lo Presti)
posterpersonaggi
IL CASO. La vena artistica di Lucio Falcone in un libro stampato “in casa” in 50 copie
La precarietà in “Poesie”
Il proprietario di “Pungitopo” di Gioiosa Marea debutta con una pubblicazione fuori commercio.
Un affresco della condizione umana sulla scia della poetessa di Case Basse Maria Costa
DI FELICE IRRERA
Dapprima, chi comincia solo a scorrere
l’indice della prima sezione (“Oggettuale”) di
questo volumetto di Lucio Falcone (“Poesie”,
Pungitopo Editore, Gioiosa Marea 2013) rimane
spiazzato dal leggere i titoli delle composizioni.
Perché tante parole unite tra loro come
“Ventattindari”, “Castellodimare”,
“Ntovidiriesvidiri”, “Eddiononvoglia”, “Dicodelcielo”
Costaovancudibbarca”, “Mmuttannusincoddu”, e
così via? Poi, leggendo le singole poesie, si
comprende che non è davvero un vezzo da neoavanguardia, ma piuttosto l’immissione cercata,
voluta e sentita nel lessico popolare magari con echi
della poesia, ben conosciuta dall’autore, della
poetessa di Case Basse, Maria Costa, nella quale
l’immissione nel mito e nella storia avviene
attraverso l’appropriazione dei modi di dire
popolari.
Pensiamo, ad esempio, in “Scirocco” (che fa parte
della I sezione del libro, “Oggettuale”) ad una
“Circe sucamasculi-spasciafamigghi” che trasporta
dal mito alla realtà di vicende di ogni giorno la
figura della maga resa celebre da Omero, e a come,
nella stessa poesia, la metafora acquista forza e
significato pregnante proprio dall’unione in una di
più parole (“pettinando a casaccio
lospecchiodimare”). La parola, resa in tal modo
unica e originale, costituisce la forza di una poesia
che si carica pertanto di un più robusto, energico,
esclusivo ed anche diverso significato, rispetto a
quello dei termini:“mattinobeipensieri”,
“mareturchialamarina”,
“sapidazuppadipaneppianto”,
“charriciatanuntosonnu”, “mmuttannusincoddu”,
“viaticobonuammanciari”,
“sguardopersodifanciullaffacciata”,
“chiancirierridiri”. Altrove, come in “Storia”
(“lucuntudilicunti/storiesenzastoria/settantannidist
orie”), in “Porta porta” (avanzaportaarretaporta/portoaperto-nonimporta/cunniporta) e
in “Reginadeituoigiornidiluce” (“camicia bandiera/
camiciadeltuogiorno/
bandieradelsudario/bandieradeltuoaffanno”) è la
cantilena, ripetuta con appropriate varianti, a
suggerire, al contempo, la ripetitività e la variabilità
del corso degli eventi. E comunque dominano in
“Oggettuale” i campi semantici della luce, del cielo
e del mare, declinati con infinite variazioni sul
tema.
Nella seconda sezione, “Ablativo”, le parole tendono
ora a staccarsi, sia pure per accompagnare sempre e
soltanto il flusso dei pensieri, sottolineato dalla
quasi totale assenza di punteggiatura e dalle
minuscole. Emergono frammenti di vita anche
personali (“io vorrei di mio padre/coraggio di
essere e di sognare”), brandelli d’incontri e
conversazioni (“Madrigale”), sensazioni e sogni
(“Con gli occhi chiusi”), ma anche e soprattutto
“solo astrazioni, frammenti” (“Racconto”). Lo
sguardo del poeta si posa sugli altri, sulla traccia,
appena una traccia, che le loro esistenze hanno
lasciato, ma è solo un elenco di gesti e di suoni:
“tintinnio di moneta sonante/rumore di
passi/intorno un gran silenzio/suono di
violino…/un colpo di telefono” (“Stella-diva”).
Segue l’ampia sezione delle “Storie”, in cui le parole
di nuovo si uniscono per raccontare con esiti epici
frammenti di eventi che vanno dalla Genesi alle
antiche storie di popoli: cananei, filistei, egizi,
carovanieri e capipolo, schiavi e califfi e poi il
Medioevo e, di volata, la guerra più recente. Il filo
sottile che lega tutto è una memoria di fatti
frantumata, che pure macina immagine dopo
immagine, che fa tracimare le parole dai pensieri
come un fiume in piena che rompe gli argini e si
spande ovunque, dividendosi in mille tumultuosi
torrenti. Impossibile appare al poeta ridurre tutto
ad unità, trovare un filo logico, la chiave che
permetta di decifrare il codice della vita.
La sezione di “Caffè pagato” racchiude le
composizioni più recenti (2010-13). Continua qui la
mescolanza linguistica tra parole o frasi composte
dialettali (“pignataranni”, “nzunnacchiatu”,
“banniu”, “all’ancallaria”, “jurnatedd’i suli”, ecc.) e
voci italiane, anch’esse (anche se un po’ meno
spesso) composte: si affastellano elenchi di visioni,
sadsad
avvenimenti, parole che frullano come uccelli
nell’aria, fanno balenare impressioni visive subito
superate da altre. Emerge qui, come poi in tutta la
silloge, il non-senso di una vita che dà e toglie
senza un perché (“mistero fatto commedia”, “a
domani/il verdetto di domani”), impossibile da
indagare (“servisse a qualcosa/contare i passi”), al
massimo, “Porteremo via da qui/banali foto
ricordo/di meravigliosi ruderi ciclopici”; all’uomo
tocca solo “irrigare una disperata speranza/verdura
amara”. Così, il poeta non può che pensare a “suoni
e gesti/che riempiono e tradiscono le nostre
giornate/col sigillo del maipiù” e non solo lui, ma
tutti gli appaiono “smarriti in una serale balera
difinestate/con una triste gioiadivivere/sorpresa dal
temporale”.
Lucio Falcone suggella, in definitiva in questa sua
ampia silloge poetica, l’impossibilità di carpire il
segreto delle cose, segnala proprio con il suo stile
frantumato la precarietà della condizione umana,
l’impossibilità di scoprire, come cercava di fare
Eugenio Montale (“I limoni”), “il filo da disbrogliare
che finalmente ci metta/nel mezzo di una verità”.
A destra, Lucio Falcone
centonove pagina 27
7 Marzo 2014
L’INTERVISTA
“Un atto di generosità”
L’EDITORE-POETA SPIEGA LA DECISIONE DI “PUBBLICARSI”
Difficile trovare un momento in cui è libero da impegni. Lo s’incontra
per caso mentre corre trafelato ad un incontro o ad una presentazione
oppure durante una di queste e poi…via di volata. Intercettato,
risponde, però, con affabilità alle domande.
Vien subito da chiedersi il motivo per cui chi fa il “mestiere”
dell’editore, come Lucio Falcone, e di solito pubblica produzioni
altrui, decide di farlo con le “sue” poesie, sia pure “fuori commercio”.
“Pubblicare, cioè offrire qualcosa che ti appartiene ad un pubblico
è un dare, un donare che, come ogni dare, è un atto anzitutto
egoistico perché dà piacere al donatore, sia pure con la speranza che
altrettanta piacevolezza provi il destinatario. Ho pubblicato in una
cinquantina di copie le poesie che adesso qualcuno ha per le mani
spinto solo da questo sentimento, rassicurato dall’editore, che avverte
che scrivere poesie non fa poeta, come scattare fotografie non fa
fotografo”, spiega Falcone. Che precisa: “Quanto alla pubblicazione,
l’ho fatta in ‘casa’ editrice Pungitopo perché è ‘la mia casa’ da un
quarantennio. Sarebbe stato quasi contro natura fare diversamente.
Ho stabilito però anche in questa vicenda, una distanza, un fuori
(fuori collana, fuori commercio) che risponde alla mia natura. Affido
così le pagine al loro destino, ad una sorte che non spetta più a me.
Le opere dell’ingegno umano, se pubblicate, - sottolinea l’editore spettano al genere umano. Il mercato, e la legislazione che lo governa,
spesso stravolge tutto: gonfia, nega, cancella, privilegia, dimentica.
È idiota, ovvero risponde solo a interessi privati (sacrosanti, ma in
che misura?). Basti pensare al caso Lucio Piccolo ed alle sorti della
sua poesia, che rischia, per questioni di mercato, il silenzio. Per quello
che vale, ho voluto che le mie poesie raggiungessero tutti coloro che
intendano leggerla. E mi rincresce se, esaurite le poche copie stampate,
per mettere le mie pagine a disposizione di ulteriori lettori non ho
potuto far altro che donare qualche volume a biblioteche pubbliche
o proporle in ebook, per pochi spiccioli. Ho inteso garantire così non
il possesso del volume, ma la possibilità a chiunque di leggerlo. In
fondo è stato questo l’accordo raggiunto fra editore e autore, adesso
ambedue soddisfatti. Ci saranno pure alla base di questa scrittura
poeti, italiani o stranieri che siano… Non so dire: la ridda dei nomi
che inizierei a elencare rischierebbe ingiuste omissioni o imperdonabili
dimenticanze e l’imbarazzo di una graduatoria”.
Mettendoci dalla parte del lettore, non si potrebbe temere di poterlo
sconcertare con l’uso di tante parole unite tra loro, non separate dai
consueti spazi bianchi, insomma pluricomposte?
“Qui il nodo. Non ho scritto poesie ‘per’, non ho previsto un lettore.
Sembra paradossale: pubblicare per chi? Ma non avrei saputo fare
diversamente. Scopro da autore che pubblicare è un atto di
spudoratezza: ci si priva (o libera) del pudore fin qui garantito dal
cassetto della propria scrivania. La mia è una poesia che rischia di
risultare ‘difficile’, ma non volutamente, né per eccentricità.
Raggrumare parole perché diventino unico ‘oggetto’ è un’esigenza
da me sentita circa due decenni fa (mi riferisco a quelle della prima
sezione). Ho sciolto in unica soluzione significanti che ‘pluricomposti’
o saldati assumono altra accezione. Li avverto come oggetti, miei,
nuovi ai miei occhi. Né hanno la stessa valenza delle parole che la
compongono. Ma non penso che sia una novità. Sono pluricomposte
già molte parole: c’è una distanza tra “pomidoro” e “pomi d’oro”,
tra “figghiu ciatu” e “figghiuciatu”, tra “pane e vino” e “panevvino”.
Tanto vale per intere espressioni, che tendono anche ad accostarsi
quanto più possibile alla lingua parlata, alla quale cerco di essere
fedele. Solo ultimamente, forse con l’approssimarsi della pubblicazione
e quindi della figura ‘nuova’ di un eventuale lettore, ho voluto segnare
gli accenti di questi ‘grumi’, più per guidarne la lettura, fissare una
loro musicalità, che altro. Laddove essi mancano di accenti, ho previsto
una lettura sillabata.
Insomma, comunicare qualcosa, estrinsecare se stesso, le proprie
esperienze, la propria esistenza o semplicemente testimoniare il
paradosso di una difficoltà nel mondo della comunicazione globale
di far giungere il proprio messaggio? “Queste pagine sono solo
“pizzini nella bottiglia”, senza destinatario. Senza presumere che
queste “parole ora in viaggio” raggiungano felicemente itache tanto
agognate, spero che diano un po’ di bellezza a chi avrà la sorte di
imbattersi in esse, e a lui rivolgerò il mio “lieto di poter servire!”,
conclude Lucio Falcone. (F.I)
7 Marzo 2014
posterlibri
A TU PER TU. Domenico Cacopardo in libreria con un’avvincente storia di provincia ambientata negli anni ‘70
Gli amori tragici di Lollo
Il protagonista de“Il delitto dell’Immacolata” tra relazioni pericolose, tradimenti e omicidi.
Ecco come lo scrittore risponde alle domande sulla condizione della donna nel mondo
DI
NINO CARABELLÒ
Da qualche giorno è in libreria, per
i tipi di Marsilio Editori, Il delitto
dell’Immacolata, l’ultima fatica letteraria
di Domenico Cacopardo. Più che un
giallo, è la storia che Filippo Soliméni
detto Lollo racconta della sua vita,
segnata dalla morte per strangolamento
di due donne con cui egli ha avuto
relazioni intime. Le assassinate sono
Immacolata Pianuzza in Barbalonga
Chirò di 32 anni, sposata con Gerardo,
maestro di violino al Conservatorio, e Lia,
coetanea. Gli avvenimenti si svolgono tra
Messina e Letojanni negli anni 1975-76.
A partire dal libro, in cui il caso è
costituito non tanto dagli omicidi da
risolvere quanto piuttosto dal
protagonista e dalla sua controversa
personalità umana ed erotico-affettiva,
abbiamo rivolto alcune domande a
Domenico Cacopardo. Per quanto sia
stato pubblicato nella collana dei gialli
Marsilio, Il delitto dell’Immacolata non
sembra avere i caratteri di un giallo.
Qual è il pensiero dell’autore?
“Gli editori amano semplificare. Per
questo motivo, in assenza di idee
promozionali, si attaccano ai ‘generi’. Il
giallo, comunque, va perché ha un
pubblico di appassionati? Allora, si
battezza ‘giallo’ qualsiasi opera in cui ci
sia un omicidio. Anche un furto, a dire il
vero, basta. Nell’avvertenza premessa al
testo, si legge che “persone, circostanze e
luoghi sono frutto della fantasia
dell’autore e non hanno alcun
fondamento nella realtà”.
Con riferimento ai luoghi di
Messina, cosa significa che sono
frutto della fantasia?
“La Messina che racconto è una Messina
veramente esistita in tempi diversi da
quelli in cui si svolge la mia storia.
Messina (e Letojanni) è il palcoscenico su
LACERTI DI LETTURE
cui si muovono le mie “Persone della
storia” insistenti nella realtà, ma vive
nella vita. Insomma, di Lollo ne esistono
uno, nessuno e centomila”.
Quale il suo rapporto di ieri e di
oggi con Messina? Cosa pensa
della nuova amministrazione
Accorinti?
“Il mio rapporto per decenni è stato di
amore-odio. Da alcuni anni è solo di
amore, con una forte componente di
nostalgia per i tempi andati. Superata
una certa età –e io l’ho superata- il
passato diventa meno grigio, meno triste
di com’era e assume il senso di una
piccola eroica epopea. Su Accorinti non
so che dire; credo che la competenza sia
presupposto di ogni incarico a servizio
dei cittadini. Vedremo.
Cosa dice del personaggio Lia
Malamma e del suo spregiudicato
comportamento sessuale?
“Dico due cose: che l’emancipazione
della donna negli anni ’70 è già avvenuta
anche in Sicilia e che i modelli
comportamentali, però, subiscono le
distorsioni di un’immatura definizione
del proprio (di Lia) rapporto
con se stessi. Il progetto di vita,
a dispetto dell’emancipazione
sessuale, è ancora l’incontro con
un uomo, il deus ex machina
della vita”.
A suo parere, come sono
cambiati negli ultimi
quarant’anni i costumi
sessuali degli uomini e
delle donne?
“Il mutamento è stato totale. La
libertà altrettanto totale.
Persistono aree sociali e
geografiche, però, che
mantengono riti tribali e tabù
sessuali volti alla perpetuatio
del potere degli uomini.
Paradossalmente sono la
piccola borghesia e le organizzazioni
criminali i gruppi sociali più legati al
passato, alla sottomissione della donna,
casa e cucina.
Come spiega il perdurare diffuso
delle violenze sulle donne, dagli
stupri agli omicidi?
“Gli uomini non hanno ancora accettato
del tutto la parità. Vedono messo in
discussione il loro potere fallocratico e
reagiscono con violenza. Del resto, in
LA CLASSIFICA
forma macroscopica l’integralismo
islamico è la rappresentazione più
evidente della paura degli uomini verso
l’emancipazione femminile. Il potere
sociale dei paesi islamici viene messo in
forse ogni giorno dalla crescita civile e
culturale della donna. In Afghanistan i
talebani sono contro l’istruzione
femminile. Questa lotta terminerà con la
sconfitta dell’uomo: il sistema di
comunicazione globale televisione e rete
sarà decisivo”.
Prendendo spunto da un brano
del libro in cui si contrappone la
scuola pubblica alla scuola
privata, quale il suo pensiero al
riguardo?
“Sono stato nella scuola privata
(Sant’Ignazio di Messina) e nella scuola
pubblica: non c’è confronto. Ora e
sempre scuola pubblica”.
Una battuta su Italo Agrò, il
personaggio cui tanto deve la sua
notorietà di scrittore.
“Non è un alter ego. È una specie di
amico ingombrante. In questo romanzo
appare in modo marginale. Nel prossimo,
già finito, non c’è più”.
In conclusione, cosa è per lei la
scrittura?
“Non scrivo per dimostrare una tesi.
Scrivo perché mi nasce in mente una
storia che urge per essere trasferita sul
pc. Poi, rileggendomi, mi rendo conto che
il mondo dei miei valori è insopprimibile
ed esce fuori così, naturalmente. Del
resto, non intendo comprimerlo o
nasconderlo. Il fatto sostanziale, però, è
che il romanzo che mando in libreria sia
un piacere, il piacere della lettura,
naturalmente”.
DI FELICE IRRERA
Esce, in un’edizione filologicamente corretta, e con traduzione a fronte, questo libro di
“cunti” (pubblicato postumo fra il 1634 e il 1636), forse il più bello dell’età barocca
Giovan Battista Basile, Lo cunto de li cunti (a cura di Carolina Stromboli),
voll. 1-2, pp. 1058, Salerno Editrice, € 98,00
Friedman
1Alan
Ammazziamo il Gattopardo - Rizzoli
King
Doctor Sleep - Sperling & Kupfer
2Stephen
Giampaolo Pansa
3stenza
Bella ciao. Controstoria della Resi- Rizzoli
Sánchez
4Clara
Le cose che sai di me - Garzanti
Cornwell
Polvere - Mondadori
5Patricia
Serra
6Michele
Gli sdraiati - Feltrinelli
www.wuz.it
FRASI CHE FANNO UN RACCONTO, DIVERSO DA QUELLO NARRATO DALL’AUTORE (A CURA DI CARMELO CELONA)
Senza bussola
L’ignoranza è un buco nero nel quale molti
perdono inconsapevolmente l’esistenza.
“L’acquisto di qualunque cognizione è sempre
utile allo intelletto, perché potrà scacciare da
sé le cose inutili e riservare le buone. Nessuna
cosa si può amare né odiare se non si ha
cognizio-ne di quella.” I pratici, gli uomini del fare, scelgono
l’azione perche non sono adatti a quella attività che ha
consentito la sopravvivenza della specie: il pensiero.
“La scienza è il capitano e la pratica sono i soldati. Quelli che
si innamorano di pratica sanza scienza son come ‘l nocchier
ch’entra in navillo sanza timone o bussola, che mai ha
certezza dove si vada.”
Non basta conoscere le cose, bisogna conoscere i meccanismi
che le regolano e capirne il senso.
“O speculatore delle cose, non ti laudare di conoscere le
cose per se medesima natura conduce; ma rallegrati di
conoscere il fine di quelle.”
Siamo una massa di feci, pus, urine e sangue, che si alimenta
di morte, ricoperta da un liscio involucro: la pelle.
“L’uomo e gli animali sono transito e condotto di cibo,
sepoltura di animali, albergo di morti, guaina di corruzione,
facendo a sé vita dall’altrui morte.”
Il tempo quasi sempre svela la verità; ma quasi sempre è
troppo tardi per renderle giustizia.
“Il foco distrugge ogni sofistico, cioè lo inganno, e sol
mantiene la verità. La verità al fine non si cela: non val
simulazione.” La vita non vissuta rende disperata la morte.
“Si come una giornata ben spesa dà lieto dormire, così una
centonove pagina 28
vita bene usata da lieto morire.”
Il tempo a venire appare lento nella logorante attesa, ma in
quello passato si scopre la sua tragica velocità.
“L’età vola e niuna cosa è più veloce che gli anni.”
Nulla è impossibile per la volontà. La passione supera ogni
ostacolo. “Impedimento nò mi piega. Ogni impedimento è
distrutto dal rigore. Non si volta chi a stella è fisso.”
Chi ha paura non vive. Ciò che lo spaventa lo uccide
lasciandolo vivo.
“Chi teme i pericoli non perisce per quelli.”
Quelli che si nascondono tutta la vita, anche a Dio, solo per
celare le loro debolezze e le loro incapacità.
“La talpa è sempre sottoterra, e tanto vive, quanto essa si
occulta, come viene alla luce subito muore. Così la bugia ”
Lacerti tratti da: “L’uomo e la natura ” - 1508
Leonardo da Vinci
posterrubriche
NUOVE VISIONI
CATANIA
DI MARCO OLIVIERI
MUSICA
L’Oscar italiano
A proposito
dell’infinito
dibattito italiano su
“La grande bellezza”
di Paolo Sorrentino,
tra estimatori e
critici del film appena premiato
con l’Oscar come migliore film
straniero. Cinque minuti girati
da Sorrentino sono sufficienti
per riconoscerne il valore: è un
grande regista. Il film non è
perfetto, nei dialoghi e nella
sceneggiatura, ma ben vengano
opere visionarie di questo
livello sul piano del linguaggio
cinematografico. Spesso si
esaltano prodotti, come quello
di Pif, carini e con buone idee di
scrittura, ma che nulla hanno a
che fare con la vertigine del
cinema. In Italia sono tutti
commissari tecnici, esperti di
cinema e addetti alla cultura.
Non è così. Dopo il premio a “La
vita è bella” nel 1999, questo
Oscar potrebbe essere un
ottimo stimolo a riavviare una
seria riflessione sul declino
produttivo e distributivo del
cinema italiano, in modo da
invertire la rotta, invece di
continuare il fiume consueto di
retorica e luoghi comuni su
economia e cultura che non
determina alcun cambiamento.
Il trionfo della “Grande
bellezza” – vincitore anche degli
European Film Awards e dei
Golden Globe – sia uno stimolo
a recuperare non solo tutto il
cinema di Sorrentino, di
Garrone, Andò e Crialese, tra gli
altri, ma anche i classici del
nostro passato, in un’ottica
creativa e aperta al futuro. Non
decadente e mortifera.
SEMINARI
Western all’italiana
CATANIA. Dopo Giancarlo Giannini
un altro appuntamento con due
grandi del cinema: il regista Enzo
Castellari e l'attore George Hilton,
protagonisti del fortunatissimo filone
del "western all'italiana".
Saranno a Catania sabato 8 e
domenica 9 marzo per il secondo
seminario cinematografico
organizzato dal Centro studi
laboratorio d'arte.
Sarà presente anche Carlotta
Bolognini, figli di Manolo nipote di
Mauro.
Enzo Castellari e George Hilton. Gli
artisti incontreranno i giornalisti
sabato, alle 11.30, nella sede di via
Caronda, 316, a Catania.
7 Marzo 2014
DI CESARE NATOLI
Addio a Paco de Lucia
Silvio Laviano
Amori Borderline
Al Teatro Canovaccio, dall’8 al 16 marzo, il nuovo lavoro di Silvio Laviano
DI PAOLO
RANDAZZO
Che almeno l’amore resti un mistero: che
resti ancora ineffabile, insondabile,
incomprensibile la vera ragione per cui si
sceglie proprio una persona d’amare, solo
quella e non un’altra. Che resti un mistero il
motivo per cui si accettano sacrifici e sforzi e
dolori per vivere quell’esperienza affet-tiva
ed emotiva, quell’incantamento che
chiamiamo amore e che nei secoli non è
mai stato raccontato abbastanza, mai del
tut-to, mai del tutto esaustivamente. Inutile
provare appena a ricordare l’infinita schiera
di filosofi, scrittori, psicologi e psichiatri che
in questa impresa impossibile si sono
cimenta-ti: nomi celeberrimi che non hanno
tenuto di lanciarsi in que-sta impresa
sapendo di non farcela e di poter dire
dell’amore solo parzialmente, solo per
metafore e frammenti. Tra c’è questi
sicuramente Shakespeare, il più amato dai
teatranti di ogni tempo e latitudine. Ed è a
Shakespeare che si ispira l’ultimo lavoro di
Silvio Laviano, attore, drammaturgo e
regista catanese di respiro e impegno
nazionale che torna nella sua città per
presentare al Teatro del Canovaccio di via
Gulli (piccolo, delizioso teatro) “Borderline
in love, uno studio oltre confine”. Lo
DE GUSTIBUS
spettacolo in scena dall’8 al 16 marzo, è
costruito attraverso una riscrittura di testi
tratti sopratutto da Shakespeare (ma anche
da Fabre e Jung) e vede in scena oltre allo
stesso Laviano, Alessandra Barbagallo,
Francesco Bernava, Alice Ferlito, Nicola
Alberto Orofino, Alice Sgroi, Vincenzo
Spadaro. Ed ecco come lo racconta il
regista: «La fiaba “Borderline in love” ha il
desiderio e l’urgenza di raccontare
l’educazione sentimentale e il percorso
emotivo e sensoriale di sei esseri umani che
scelgono di oltrepassare la sottile linea di
confine dell’ essere e del non essere amati.
Sei personalità borderline che vivono la loro
identità affet-tiva fatta di scoperte,
costruzioni e distruzioni emotive.
Attraverso la metafora del disturbo di
personalità questo progetto narra il limite
tra la nevrosi e la psicosi che ogni essere
umano vive e attraversa ogni volta che
subisce l’abbandono. Si parla di uomini e di
donne moderne che si specchiano “nello
specchio della moda e nel modello della
Forma” e cominciano ad affiorare
lentamente le parole della tragedia per
eccellenza il dub-bio dell’essere e del non
essere del moderno Amleto, e
l’elaborazione non riuscita
dell’abbandono/lutto della giovane Ofelia».
SE N’È ANDATO a soli 66
anni, Paco de Lucia. Il
grande chitarrista spagnolo,
che ha saputo mescolare
flamenco, musica classica e
jazz, conquistando un grandissimo
successo internazionale, è stato
stroncato da un attacco di cuore durante
una vacanza in Messico. Nato ad
Algeciras, in Andalusia, Francisco
Sanchez Gomez (il suo vero nome) vive
sin da piccolo in un ambiente nel quale
la musica è protagonista, in particolare il
flamenco, grazie al padre e al fratello,
chitarristi di professione. A cinque anni
prende già lezioni di chitarra da Niño
Ricardo e intraprende presto l’attività di
concertista insieme al fratello Pepe. Il
trasferimento della famiglia a Madrid,
a15 anni, gli consente l’incontro con
numerosi artisti. Nascono così molte
collaborazioni che, dopo un album
solista del 1967, “La fabulosa guitarra de
Paco de Lucía”, culmineranno nel 1968
con l’incontro con Camarón de la Isla, il
più famoso cantante spagnolo di
flamenco. Con lui realizzerà trenta
dischi. Aperto alle contaminazioni di stile
e genere, negli anni ‘70 De Lucia diventa
una notorietà anche al di fuori del
flamenco, collaborando con Chick Corea,
Al Di Meola e John McLaughlin, con cui
pubblica, nel 1980, l’album “Friday Night
in San Francisco”, una sorta di jam
session nella quale convergono generi e
stili diversi: il disco, infatti, vende più di
cinque milioni di copie. La stessa
formazione ritornerà, nel 1996, con “The
Guitar Trio”. Tuttavia, Paco de Lucia non
abbandona mai né il flamenco né la
Spagna. Nel 2010 il “Berklee College of
Music” di Boston lo premia con il titolo
di Dottore Honoris Causa per il suo
ruolo nel mondo della cultura.
DI MASSIMO LANZA
Le 4 stelle del Brunello di Montalcino
Valutata con quattro stelle l’annata 2009 del
Brunello di Montalcino ha certamente regalato
ottimi vini a chi ha saputo ben gestirla soprattutto in
vigna. Continuando la mia carrellata su Benvenuto
Brunello 2014 ecco il Brunello Canneta ’09 pulito e
complesso al naso, profondo, ricco di frutta e fresco
al palato. Ottimo anche il Brunello ’09 di Casanova delle Cerbaie
fitto al naso e ricco di frutto in bocca ben supportato da tannini
eleganti e ben estratti. Frutto nitido e di rara eleganza per il
Brunello ’09 del Castello Romitorio, fresco, balsamico e speziato,
brilla anche per la lunga persistenza gustativa. Ricchissimo di
sfumature al naso il Campo del Drago ’09 la selezione di Brunello
di Castiglion del Bosco in bocca è pieno e ben supportato da una
elegante architettura tannica, fresco e lunghissimo il finale.
centonove pagina 29
Equilibrio complessivo invidiabile per il Brunello ’09 di Cupano
pulito, denso di frutto con sfumature di tabacco e cioccolato che
tornano bene in bocca ricca di frutto succoso (more) e ben
sposata ad acidità e tannini. Piccola frutta di bosco e note
speziate e minerali caratterizzano l’approccio olfattivo del
Brunello ’09 di Donatella Cinelli Colombini che all’assaggio è
pieno e di notevole carattere. Frutta rossa matura, note floreali
che rimandano agli agrumi per il Brunello ’09 Ferrero fresco e
ben distribuito alla beva. Tra i migliori assaggi dell’edizione 2014
di Benvenuto Brunello c’è sicuramente il Brunello ’09 Fuligni un
capolavoro di equilibrio e rara complessità ed eleganza che darà
ancora di più negli anni a venire. Segna uno dei punteggi più alti
del mio taccuino il Brunello ’09 Gianni Brunelli Le Chiuse di
Sotto, fitto, ricco di frutto, visciola, more e cassis, note minerali
iodate e fresche sensazioni floreali quasi agrumate. Lungo,
profondo all’assaggio dove il frutto è mirabilmente bilanciato da
sapidità e freschezza acida.
7 Marzo 2014
posterlettere
QUI SCUOLA
GUI
HERITAGE
DI ANDREA SMITH
DI SERGIO BERTOLAMI
Periferie esistenziali
Avviata la mobilità
del personale
DOPO LA SOTTOSCRIZIONE del
contratto della mobilità, il Miur ha
diramato, con la nota 655 del 28
febbraio, il contenuto e l’ordinanza
attuativa. I docenti e gli educatori
dovranno presentare domanda entro il
29 marzo 2014, mentre il personale Ata
deve farlo dall’11 marzo al 9 aprile 2014.
Per la mobilità dei docenti e degli ATA è
obbligatoria la procedura online; per i
docenti di religione e il personale
educativo resta in vigore la tradizionale
domanda cartacea. Ancora una volta c’è
la clausola di salvaguardia che prevede
la possibilità di riaprire il confronto
negoziale. In particolare è prevista la
riapertura negoziale per il sostegno nel
secondo grado non appena saranno
pronte le disposizioni per gli organici,
alla luce delle novità introdotte dalla L.
128/14 per l’unificazione delle quattro
aree disciplinari. Per i trasferimenti
interprovinciali il periodo di blocco nella
provincia di immissione in ruolo è stato
ridotto da 5 a 3 anni. I 3 anni scolastici di
permanenza verranno conteggiati a far
data dalla decorrenza giuridica
dell’immissione in ruolo, pertanto, potrà
presentare domanda di trasferimento
interprovinciale il personale docente
assunto con decorrenza giuridica
1/09/2011 o precedente. Il figlio che
assiste il genitore con grave disabilità,
pur non usufruendo della precedenza
dell’art. 7, non rientra nel blocco
triennale e può partecipare alle
operazioni di mobilità interprovinciale.
Nella mobilità a domanda la
documentazione della grave disabilità
deve avere carattere permanente, ad
eccezione dell’assistenza al figlio (a
prescindere dall’età dello stesso). Il
diritto all’esclusione dalla graduatoria
per l’individuazione del
soprannumerario è accordato anche in
caso di grave disabilità “rivedibile”, ma
solo per assistenza a coniuge e figlio.
ECOLOGIA&AMBIENTE
MESSINADRASTICA
DI FABIO AMATO
Siamo tutti Scandinavi
Messina si sta trasformando, piano piano, nella nuova
Copenaghen. Del resto la Sirenetta ce l'abbiamo gia' , vabbe' ha
la forma della Madonnina , ma fa lo stesso. Il centro e' stato trasformato in un
isola pedonale felice , dove vige il silenzio , la cultura , la meditazione , e piano
piano si sta tramutando in un isola vera propria , staccata completamente dal
resto della città, circondata dall'acqua e completamente disabitata. Stanno
sorgendo anche , spontaneamente tanti ponticelli che la collegano alla
terraferma, diciamo una piccola Amsterdam, e quei pochi abitanti o passanti
che si incontrano sono tutti strafatti , perchè in questa piccola isola felice
hanno legalizzato la marijuana, e tutti ridono, cantano e ballano. La Punta
Faro sta cambiando sempre di piu' morfologicamente e l'altro giorno ho avuto
la fortuna di vedere i primi orsi polari che passeggiavano indisturbati sulla
spiaggia ed ho fatto il bagno con i pinguini e le ontarie .Tutt'intorno , sulla
pista ciclabile gli eschimesi si divertivano con le biciclette , infatti la nuova pista
ciclabile arriva a Maregrosso , girando per il centro.Il cambiamento , al quale
stiamo assistendo , pero' non e' climatico , e' culturale, nel senso che stiamo
diventando scandinavi non per il freddo ma per la pulizia, la civiltà, l'
educazione e per il pescestocco, che è l'unico anello di congiunzione che
abbiamo con questi paesi . E vi diro' di più, in questo siamo anche superiori,
infatti molti nostri concittadini si stanno trasferendo in Scandinavia per
insegnare loro a cucinare il pescestocco a ghiotta, e le liguine con il sugo e le
ventri. Stiamo, finalmente, esportando cultura, stiamo facendo crescere il Pil
Scandinavo e migliorando la Bilancia dei Pagamenti della nostra nazione . Per
ultimo liberalizzeremo anche la droga, così non avremo piu' coscienza di dove
viviamo. W il Polo Nord!!!!
Nel “Cortile dei
Gentili”, il luogo
d’incontro ideato da
Sergio Todesco alla
Biblioteca Universitaria,
si è parlato di chi sono i
nuovi poveri e quali le
nuove povertà. Di chi vive senza
speranza e crede poterla recuperare
nella droga, nell’alcol, nel gioco
d'azzardo. Di chi è ridotto in schiavitù
dal crimine o dal potere del denaro.
Gran parte della popolazione
mondiale vive in uno stato di
profonda indigenza. E l’ampliarsi del
pauperismo coincide con la
restrizione delle libertà personali. Il
bisogno opera, dunque, sul piano
materiale, etico e spirituale. Ma
aggiungerei una nuova povertà: la
miseria intellettuale. In questo senso
ricordo l’intervento di papa Francesco
a giugno dello scorso anno. Il Vangelo
- ha chiarito - è la sapienza divina
rivolta all’umanità per recuperare
tutte le periferie esistenziali, quelle
della reale povertà fisica e quelle
della povertà intellettuale altrettanto
reale. Mi chiedo perciò se la crescente
pauperizzazione non sia in realtà
frutto di una indifferenza sociale che
prescinde i valori religiosi ed investe
la sfera dell’individualismo
esasperato. Ossia il risultato di una
povertà intellettuale, quando si
dovrebbe assicurare prima il
necessario e solo poi il superfluo,
anziché l’esatto contrario. La cultura
millenaria ha insegnato a tralasciare
quanto non è utile ad una crescita
dell’intelletto, ad acquisire ciò che è
voluto dalla virtù dello studio e non
dal vizio dell’ignoranza e dell’errore.
Non resta perciò che ricostruire un
nuovo ambito di significati da
relazionare al contesto. Di qui la
riscoperta che ciascuno potrebbe fare
di sé.
[email protected]
DI ANNA GIORDANO
I reati spia
“Dopo decenni in cui ho sempre creduto che i
reati ambientali fossero molto più di semplici
reatucci da 4 soldi, anzi, la perfetta espressione,
molte volte, della reale estensione degli affari
della mafia, ora scopro che sono considerati
reati “spia”. Ben venga una consapevolezza istituzionale,
seppur tardiva, e ben vengano inasprimenti di pene e migliori
strumenti di indagine, estendendo a questi intercettazioni e
tanto altro. Più che “spia”, per me erano discoteche ambulanti
e urlanti, ma va bene uguale. Le vere vittime della mafia sono
o coloro che si oppongono ai suoi metodi perversi, o chi la
persegue (e ahimè, il tributo umano è stato devastante) o
l’ambiente, spesso tutti insieme. Del resto, una montagna non
urla, non protesta quando arrivano le ruspe per farci
qualunque cosa. Di progetti assurdi, inutili, improduttivi (eolici
che non producono ma vengono remunerati, si, è così) ne ho
visti troppi e contestati tanti. Impensabili, assurdi, al pari dei
palazzi che rimangono vuoti e di società dai capitali risibili, 10
mila euro e fanno palazzi da milioni di euro. Boschi, ruscelli,
fiumare, pendii, mare, spiagge, non reagiscono. E gli effetti su
di loro si manifestano poi, a distanza di decenni, a volte prima,
a volte dopo. I veleni distribuiti ovunque, tutti zitti, e una
discarica che oggi si vorrebbe fare in piena zona di divieto, con
ancora gli effetti devastanti della precedente, percolato a go
go e chissenefrega. Basta scrivere che si è ottemperato alle
norme, senza averlo fatto e parte un bando di 12 milioni di
euro, senza manco rispondere agli ambientalisti che
segnalano l’illecito. Va perseguito anche il piccolo reato, o
quello che sembra irrilevante perché a morire saranno suoli,
centonove pagina 30
acque, erbe e perché in natura ad ogni azione corrisponde una
reazione e la pagheremo noi, volenti o nolenti, con grande
guadagno e gaudio di chi oggi distrugge tutto ciò che non
parla. Distruggere l’ambiente, alterarne gli equilibri
preziosissimi, inquinarlo, trasformarlo irreversibilmente è spesso
azione di mafia cui si associa (o cammina per conto suo), il mero
interesse economico e l’indifferenza assoluta al resto del
mondo che ne pagherà le conseguenze, se non è oggi, è
domani. E chi difende una collina che sembra priva di valore,
ma è preziosa a prescindere, è oggetto di dileggio,
indifferenza, ostruzionismo, ostilità, isolamento. Ma chi difende
la natura non si ferma. Ci crede e basta, sperando che al suo
fianco ci siano sempre più strumenti legislativi e investigativi
che aiutino a fermare il reato perfetto di mafia: la distruzione
dell’ambiente per soldi, potere e riciclaggio di denaro sporco. Il
tutto, spesso con la “collaborazione” di enti e politici.
postercommenti
7 Marzo 2014
IL COMMENTO
8 Marzo, pantere rosa e lady di ferro
DI GIOVANNI FRAZZICA
Le presenze femminili al governo non
sono certo una novità assoluta nella storia
dell’umanità, si va dalla mitica società delle
Amazzoni ad altre realtà di questo tipo di
cui c’è traccia nell’Europa antica, agli
Irochesi, alla civiltà dell’Indo, ai
Minangkabau di Sumatra, ai Mosuo della
Cina ed ai Lohu della Cina sud occidentale.
E poi c’è la città di Juchitan nel Messico del
Sud, i Nair del Kerala, India meridionale.
Altre forme attenuate di vantaggio di
genere si riscontrano ancora presso alcune
società tradizionali tibetane, nella Polinesia
francese, nelle isole Trobriand, in Papuasia
e presso gli Arapesh in Oceania. Ma è stata
indubbiamente Margaret Thatcher che ha
aperto la strada all’ingresso della donna
nella stanza dei bottoni, anche se non era
l’affermazione di una rivendicazione di
genere l’obiettivo reale della sua azione
politica. Tuttavia la durata del suo governo,
la qualità del suo impegno, al di la della
condivisione della sua linea politica, hanno
dimostrato al mondo che anche una donna
può essere protagonista vera di una
stagione politica importante in un grande
paese che ha ruolo sulla scena
internazionale. Per l’Occidente europeo la
figura più somigliante alla grande
governante inglese è Angela Merkel, ma
non è la sola donna nel mondo a giocare la
difficile partita del governo di una nazione.
150 PAROLE DA PALERMO
Viva le mimose
DI
MARIA D’ASARO
Che ci siano alcune differenze tra
l’universo mentale maschile e quello
femminile è ormai un dato acquisito
dalle scienze umane. Forse uno degli
aspetti che segnano la differenza tra
uomini e donne è il diverso
atteggiamento verso l’idea di ordine.
Se poi accostiamo questa idea al
concetto di entropia, scopriamo che
le donne hanno una paura matta del
disordine e dell’entropia che permea
l’universo. Intanto sanno per
esperienza quanto sancito dal
secondo principio della
termodinamica: se l'universo è un
sistema chiuso, l'entropia aumenta
nel tempo. A loro basta guardare la
cameretta dei figli … Al contrario, gli
uomini si curano poco del disordine:
spesso anzi litigano e fanno la
guerra, aumentando l’entropia del
sistema. Le donne cercano con
ostinazione di diminuirla. Anche per
questo amano la pace più dei maschi:
perché, come ci ricorda la Littizzetto
con un sorriso, lo scoppio delle
bombe, intanto, provoca troppa
polvere e confusione…?
Corazon Aquino, passata alla storia come
la donna capace di abbattere il regime di
Marcos, è considerata la Iron Lady delle
Filippine. Cristina Kirchner e Dilma Rousseff
governano l’Argentina ed il Brasile, due
paesi immensi e ricchi di tante cose, anche
di irrisolvibili problemi sociali. Sono selfmade women anche il primo ministro
australiano Julia Gillard ed altre cinque
donne dei Paesi dell’Europa dell’Est BosniaHerzegovina, Croazia, Slovacchia, Lituania
e Lettonia, così come la Finlandia e
l’Islanda hanno recentemente avuto una
donna premier. In Occidente dunque le
presenze femminili nei governi sono in
aumento, la risposta italiana è la parità nel
rapporto uomo donna dei ministri nel
governo Renzi, con l’affidamento di
deleghe importanti come Esteri e Difesa.
Tuttavia, senza voler togliere alcun merito
alla quota rosa della nostra compagine
governativa, queste nostre ministre non
hanno un vissuto di lotta o di militanza che
le faccia anche lontanamente somigliare a
donne come Aung San Suu Kyi o Benazir
Bhutto, ma neanche alle più terrestri Anna
Finocchiaro o Susanna Camusso.
I posti dati con le quote rosa sembrano più
che conquistati, regalati e questo non le
aiuta a crescere, le mantiene in un’area
privilegiata, ma funzionale e subordinata
rispetto ai veri detentori del potere. Nel
sindacato invece la Polverini e la Camusso
hanno rappresentato, nei rispettivi ambiti,
momenti di reale protagonismo femminile
e nella Cisl sembra in crescita Anna Maria
Furlan. Anche i movimenti potrebbero
presentarci presto delle novità.
Macaluso dice con amarezza che ormai la
politica la fanno i comici e nel ramo della
comicità a sfondo politico ci sono anche
valide esponenti femminili, come Sabina
Guzzanti e Luciana Litizzetto.
Quest’ultima, dopo il flop di Sanremo e la
stanchezza del lungo ripetersi di “Che
tempo che fa”, potrebbe decidere di
mettere a frutto la sua graffiante
popolarità sbarcando in politica in
concorrenza con Grillo, comico e uomo,
attualmente in difficoltà, pover’uomo.
ANIMAL HOUSE
ELIODORO
Bianco, non pervenuto
CATANIA - Implacabile il sondaggio di Datamedia, sul gradimento degli
amministratori pubblici. Il sindaco della nuova, si spera, "primavera di Catania",
Enzo Bianco, non rientra neanche della classifica dei "top", nel rilevamento che
riguarda il secondo semestre del 2013. Non ha superato, insomma, 'asticella del
55%, limite minimo per poter essere considerato "gradito". Dopo la gestione
Stancanelli, l'avvio della sindacatura Bianco è stato tutto in salita, ma anche
l'esponente Pd ci ha messo del suo nel mettere a dura prova la pazienza dei
catanesi, come la negativa Operazione Ponte Gioieni, con la ricaduta negativa
sulla circolazione in un'area nevralgica della viabilità cittadina.
ANTIBUDDACI
DI DINO CALDERONE
Lo Monaco e i messinesi
Pietro Lo Monaco, attuale
proprietario dell'ACR
Messina, ha una lunga
esperienza nel mondo del
calcio. Da calciatore ha
giocato come centrocampista in diverse
squadre di serie C (compreso il Messina 40
anni fa), è stato allenatore e dirigente
sportivo, ma deve la sua notorietà agli
importanti risultati ottenuti soprattutto
come Amministratore delegato del
Catania, che riuscì a portare in serie A nel
2006. Dopo la rottura con la società etnea,
Lo Monaco ha intrapreso una nuova
carriera acquisendo il Messina, in un
periodo molto difficile per la società
peloritana, precipitata inopinatamente in
serie D, dopo i grandi bagliori della serie A
fra il 2004 e il 2007. In poco tempo Lo
Monaco è riuscito a rifondare una società
ormai allo sbando e, quel che più conta per
gli appassionati di calcio, ha rilanciato la
squadra verso traguardi più consoni alla
storia calcistica messinese. Insomma, i
successi conseguiti sul campo dalla famiglia
Lo Monaco (il figlio Vincenzo ricopre la
carica di Direttore generale) sono sotto gli
occhi di tutti. La tempestività e l'efficacia
con cui ha saputo intervenire per
correggere e modificare l'impostazione
data inizialmente alla squadra, in questo
campionato, sono una conferma delle sue
eccellenti qualità. Tutti questi presupposti
sarebbero più che sufficienti a garantire
una conoscenza approfondita del mondo
calcistico e poter guardare così con una
certa serenità alle future sorti dellACR
Messina, ma il timore è che non bastino.
Nonostante l'antica frequentazione
dell'ambiente messinese (in questi anni, tra
l'altro, Lo Monaco ha vissuto a Villafranca
Tirrena, a due passi dalla città) a Lo
Monaco è forse sfuggito un tratto
costituivo dell'identità messinese o, per
meglio dire, di una parte di essi: la volontà
di mettere i bastoni fra le ruote, l'ostilità
nei confronti di chi vuole portare avanti
nuove iniziative, l'atteggiamento
distruttivo verso il positivo. E' questo
l'ostacolo forse più grande, Lo Monaco se
ne sta già accorgendo, a proposito del suo
progetto di Centro sportivo a San Filippo.
Non basterà più la squadra allenata
dall'ottimo Grassadonia a sconfiggere
questi terribili avversari.
[email protected]
DI ROBERTO SALZANO
Sensibilizzazione su Facebook
Facebook è latore di tanti messaggi negativi,
sbagliati, discutibili, dall’impatto così forte che
spesso l’opinione pubblica dimentica che su
Internet circolano con grande velocità anche
notizie importanti. Notizie che vengono diffuse e condivise con
un grandissimo numero di persone in tempi rapidissimi. Si fa
presto a demonizzare l’opera di reti sociali così ampie e
popolari: dal momento che sono accessibili a tutti, non si può
negare che non siano pochi coloro che ne fanno un uso malato,
distorto ed insano. Di contro, numerosi sono pure gli iscritti che
credono in un impiego accorto e maturo di uno strumento in
grado di mettere in contatto individui a distanza di chilometri e
di renderli partecipi in tempo reale di fatti che stanno
accadendo in un qualsiasi punto del mondo, anche lontanissimo.
centonove pagina 31
Facebook, il social network più gettonato degli ultimi anni,
accoglie ormai disparate campagne di sensibilizzazione, molte
delle quali sugli animali. È così che parecchia gente ha scoperto
valori per cui gli animalisti si battono da sempre. Petizioni
approdate su Facebook, la cui condivisione a catena, di bacheca
in bacheca, ha fatto conoscere ad un numero crescente di
persone le brutalità che macchiano le coscienze degli uomini.
Atroci scene di abuso immortalate in scatti e filmati che lasciano
senza parole e fiato, potenti e spiazzanti, come un pugno nello
stomaco. Come rimanere indifferenti di fronte ai soprusi che
l’uomo è capace di commettere? Ecco l’utilità di Facebook e di
tutte le piattaforme sociali simili: dove prima c’erano l’ignoranza
e l’impossibilità di fare conoscere su larga scala il proprio
dissenso, ora ci sono la consapevolezza ed il coinvolgimento di
un numero sempre più ampio di persone. Bastano un semplice
click ed un po’ di intelligenza.
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