close

Enter

Log in using OpenID

COMUNITÀ CHE ANNUNCIA E TESTIMONIA

embedDownload
DIOCESI DI CONCORDIA-PORDENONE
PROGETTO PASTORALE
2014 - 2015
COMUNITÀ
CHE ANNUNCIA
E TESTIMONIA
INDICE
Presentazione del Vescovo ......................................................................................................... 5
Progetto Pastorale 2014-2015
COMUNITÀ CHE ANNUNCIA E TESTIMONIA
Parola di Dio .............................................................................................................................................. 9
Il Cammino Continua ................................................................................................................... 25
Obiettivi di Fondo anno pastorale 2014-2015 ................................................... 30
Proposte concrete ............................................................................................................................ 33
Luoghi e Spazi per la Pastorale .......................................................................................... 46
LE FORANIE DELLA DIOCESI ...................................................................................... 50
MAGGIO 2014
COMUNIONE E ANNUNCIO NELLA CORRESPONSABILITÀ
orientamenti di riordino delle foranie e unità pastorali
per la nuova evangelizzazione
Presentazione del Vescovo ...................................................................................................... 55
Introduzione .......................................................................................................................................... 56
L a Forania ................................................................................................................................................ 60
L'Unità Pastorale .............................................................................................................................. 61
Camminare nello Stile della Corresponsabilità ............................................. 64
Conclusione ............................................................................................................................................ 68
-3-
PROGETTO PASTORALE 2014 - 2015
PRESENTAZIONE
DEL VESCOVO
S.E. MONS. GIUSEPPE PELLEGRINI
Carissimi tutti,
in continuità con il cammino fatto in questi due anni, vi presento con gioia la terza tappa del Progetto Pastorale Diocesano per l’anno
2014-2015: Comunità che annuncia e testimonia.
Desideriamo concentrarci sulla trasmissione della fede perché non
possiamo lasciarla muta, ma dobbiamo rendere ragione della fede che
è dentro di noi. Siamo tutti chiamati ad accogliere e donare l’incontro
vivo con Dio in Gesù Cristo, che parla nelle scritture, ed è realmente
presente nell’Eucaristia e opera, attraverso lo Spirito, nella storia dell’umanità. Come ci ricordava papa Benedetto in Porta Fidei, dobbiamo
metterci in cammino per condurre gli uomini fuori dal deserto, vero i
luoghi della vita, verso l’amicizia con Gesù che ci dona la vita. La fede
infatti è memoria viva di un incontro, che sempre dobbiamo alimentare
al fuoco della Parola e della preghiera. E’ una testimonianza che diventa
dono gratuito e che non si arresta di fronte agli ostacoli e ai problemi,
ma si fa annuncio a tutti aprendoci alla missione.
Papa Francesco con l’esortazione Evangelii Gaudium, dono che ha
fatto alla Chiesa e al mondo intero, ci propone un programma di vita e
d’impegno per ciascuno di noi e per l’intera comunità diocesana e parrocchiale. Ci siamo posti come obiettivo la rigenerazione delle nostre
comunità parrocchiali. Desideriamo veramente una riforma che trasfiguri le nostre comunità cristiane, rendendole di nuovo capaci di seminare il Vangelo dentro la cultura e la società del nostro tempo. Scrive papa
Francesco: “Il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice
ed opprimente offerta di consumo, è una tristezza individualista che
scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata. Quando la vita interiore si chiude nei
propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri,
non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo
amore, non palpita l’entusiasmo di fare il bene. Anche i credenti corrono questo rischio, certo e permanente. Molti vi cadono e si trasformano
in persone risentite, scontente, senza vita” (EG 2).
– 5 –
Progetto Pastorale 2014 - 2015
Con la bella metafora della Chiesa in uscita il papa ci invita a non
aver paura di riformare la Chiesa, sia nelle strutture che nei suoi strumenti di coordinamento, ma ancora di più nel radicarla in Dio che ci
ama continuamente e che ci offre la salvezza nel dono del suo Figlio
Gesù, motore dell’azione evangelizzatrice e missionaria della Chiesa.
Ecco perché dobbiamo uscire dalla semplice ripetizione di quello che
si è sempre fatto ed essere audaci e creativi nel ripensare alle strutture,
allo stile e ai metodi dell’annuncio e della testimonianza. “La Chiesa
“in uscita” è la comunità di discepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano
e festeggiano. (…) La comunità evangelizzatrice sperimenta che il
Signore ha preso l’iniziativa, l’ha preceduta nell’amore (cfr 1 Gv
4,10), e per questo essa sa fare il primo passo, sa prendere l’iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli
incroci delle strade per invitare gli esclusi” (EG 24). Un annuncio
e una testimonianza che si realizzano in tre ambiti ben precisi: nella
pastorale ordinaria (celebrazioni, catechesi, incontri formativi…); con
le persone battezzate che non vivono più le esigenze del Battesimo; con
coloro che non conoscono o hanno rifiutato Gesù.
Missionari però che non smettono mai di essere discepoli. L’autentica spiritualità cristiana non è né intimistica né individualistica, ma
si nutre dell’ascolto della Parola e della celebrazione dell’Eucaristia. Il
cristiano resta sempre una persona che ascolta, un discepolo. La vita
spirituale, che si nutre di preghiera e di passione per la missione e per
l’umanità, rende possibile di ritrovare il centro della propria vita e di
servire l’umanità, in particolare quella più povera e soffrente. Ecco il
compito che ci attende: non facile ma possibile! Buon cammino.
 Giuseppe Pellegrini, vescovo
Concordia-Pordenone, 8 giugno 2014
Solennità di Pentecoste
– 6 –
PROGETTO PASTORALE
2014 - 2015
COMUNITÀ
CHE ANNUNCIA
E TESTIMONIA
Progetto Pastorale 2014 - 2015
1. PAROLA DI DIO
Dal vangelo secondo Giovanni capitolo 4
Gesù venne a sapere che i farisei avevano sentito dire: “Gesù fa più
discepoli e battezza più di Giovanni” - 2sebbene non fosse Gesù in persona a battezzare, ma i suoi discepoli -, 3lasciò allora la Giudea e si diresse di nuovo verso la Galilea. 4Doveva perciò attraversare la Samaria.
5
Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno
che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6qui c’era un pozzo di
Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. 7Giunge una donna samaritana ad attingere
acqua. Le dice Gesù: “Dammi da bere”. 8I suoi discepoli erano andati
in città a fare provvista di cibi. 9Allora la donna samaritana gli dice:
“Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna
samaritana?”. I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.
10
Gesù le risponde: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti
dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato
acqua viva”. 11Gli dice la donna: “Signore, non hai un secchio e il pozzo
è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? 12Sei tu forse più
grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui
con i suoi figli e il suo bestiame?”. 13Gesù le risponde: “Chiunque beve
di quest’acqua avrà di nuovo sete; 14ma chi berrà dell’acqua che io gli
darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna”. 15“Signore - gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più
sete e non continui a venire qui ad attingere acqua”. 16 Le dice: “Va’ a
1
– 9 –
Progetto Pastorale 2014 - 2015
chiamare tuo marito e ritorna qui”. 17Gli risponde la donna: “Io non ho
marito”. Le dice Gesù: “Hai detto bene: “Io non ho marito”. 18Infatti
hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero”. 19Gli replica la donna: “Signore, vedo che tu sei
un profeta! 20 I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece
dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare”. 21Gesù
le dice: “Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a
Gerusalemme adorerete il Padre. 22Voi adorate ciò che non conoscete,
noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei.
23
Ma viene l’ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il
Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che
lo adorano. 24Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in
spirito e verità”. 25Gli rispose la donna: “So che deve venire il Messia,
chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa”. 26Le dice
Gesù: “Sono io, che parlo con te”.
27
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che
parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: “Che cosa cerchi?”,
o: “Di che cosa parli con lei?”. 28La donna intanto lasciò la sua anfora,
andò in città e disse alla gente: 29 ”Venite a vedere un uomo che mi ha
detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?”. 30 Uscirono dalla
città e andavano da lui.
31
Intanto i discepoli lo pregavano: “Rabbì, mangia”. 32Ma egli rispose
loro: “Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete”. 33E i discepoli
si domandavano l’un l’altro: “Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?”. 34Gesù disse loro: “Il mio cibo è fare la volontà di colui che
mi ha mandato e compiere la sua opera. 35Voi non dite forse: “Ancora
quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri
occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. 36Chi
miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi
semina gioisca insieme a chi miete. 37In questo infatti si dimostra vero
il proverbio: uno semina e l’altro miete. 38Io vi ho mandati a mietere
ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati
nella loro fatica”.
39
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: “Mi ha detto tutto quello che ho fatto”.
– 10 –
Progetto Pastorale 2014 - 2015
E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da
loro ed egli rimase là due giorni. 41Molti di più credettero per la sua
parola 42e alla donna dicevano: “Non è più per i tuoi discorsi che noi
crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è
veramente il salvatore del mondo”.
43
Trascorsi due giorni, partì di là per la Galilea. 44Gesù stesso infatti
aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria.
45
Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la
festa; anch’essi infatti erano andati alla festa.
46
Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a
Cafàrnao. 47Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché
stava per morire. 48Gesù gli disse: “Se non vedete segni e prodigi, voi
non credete”. 49Il funzionario del re gli disse: “Signore, scendi prima
che il mio bambino muoia”. 50 Gesù gli rispose: “Va’, tuo figlio vive”.
Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise
in cammino. 51Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi
servi a dirgli: “Tuo figlio vive!”. 52Volle sapere da loro a che ora avesse
cominciato a star meglio. Gli dissero: “Ieri, un’ora dopo mezzogiorno,
la febbre lo ha lasciato”. 53Il padre riconobbe che proprio a quell’ora
Gesù gli aveva detto: “Tuo figlio vive”, e credette lui con tutta la sua
famiglia. 54Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò
dalla Giudea in Galilea.
40
– 11 –
Progetto Pastorale 2014 - 2015
COMMENTO
Introduzione
Nelle nostre terre di lunga tradizione cristiana, abbiamo l’impressione che annunciare il Vangelo non sia necessario per essere dei buoni
cristiani. Tentiamo di osservare i comandamenti, di dare l’esempio non
solo a parole, di essere presenti alle celebrazioni principali o alle attività
della nostra parrocchia. Ma dire che siamo credenti, testimoniare ad
altri la bellezza della nostra fede, parlare di Gesù o dei santi, raccontare
come preghiamo… non ci sembra sia uno dei nostri doveri da cristiani, anzi, preferiamo fare in silenzio, senza dirlo. Una sorta di modestia
che scolora pian piano in nascondimento prudente. D’altra parte, fino a
qualche tempo fa le parole non servivano: si dava per scontato che tutti
conoscessero la fede e che, se volevano, l’avrebbero scelta da sé.
Invece, annunciare il Vangelo con le parole e con la vita non costituisce un optional ma una conseguenza naturale della fede matura, che scaturisce dalla convinzione di aver scoperto in Cristo un dono di Dio che
riempie la vita. Lo capiamo quando una persona a noi cara abbandona
la pratica religiosa o diventa indifferente a Dio. Allora, preoccupati che
non si perda, diventiamo evangelizzatori per amore, non per dovere: ci
lanciamo a insistere, a pregare, a confrontarci, a guardare meglio la nostra fede per rispondere alle sue domande… Vorremmo di cuore fare la
nostra parte per convincerla a riprendere in mano la sua vita spirituale.
Questa missione dell’annuncio poi non è, per il credente, solo l’espressione della propria fede, ma un compito di tutta la comunità cristiana: se ho gusto di vedere che il Vangelo si diffonde, dovrei essere
molto felice di vedere che non sono il solo a cercare di annunciarlo ma
siamo una comunità, in cui ognuno mette in gioco i suoi talenti, molti
dei quali sono più efficaci dei miei.
– 12 –
Progetto Pastorale 2014 - 2015
Nell’anno pastorale entrante vogliamo riscoprire la nostra missione
di annuncio del Vangelo e, per non risolvere tutto a livello di strategia
o di semplice dovere da compiere, proviamo a sintetizzarlo e sostenerlo
con una icona biblica. Quella più adatta per quest’anno pastorale è la
figura dalla donna samaritana che incontra Gesù al cap. 4 del Vangelo
di Giovanni. Infatti, questa donna straniera, dopo averlo conosciuto, si
muove con slancio a raccontare a tutti la propria esperienza, annunciando di fatto il Vangelo e facendosi modello entusiasta di evangelizzazione. Leggeremo il racconto e contempleremo l’icona interpretandola alla
luce proprio di questo annuncio.
Il contesto del brano
È un brano che conosciamo bene e che, preoccupati di passare alla
programmazione ingegnosa e creativa delle attività dell’anno pastorale, rischiamo di interpretare superficialmente. Per prima cosa è quindi
necessario chiedersi che cosa ci fa questo racconto a questo punto del
Vangelo. Giovanni ce lo presenta dopo averci raccontato la vicenda di
Nicodemo: un fariseo che si interroga sulla sua fede e sul messaggio di
Gesù (cap. 3). In Nicodemo il lettore ha compreso quanto sia misteriosa
la sequela di Gesù ma non sa come ha reagito Nicodemo e si chiede
come deve reagire lui. Gesù ha chiesto a Nicodemo (e al lettore) coraggio e scelte definitive. La donna Samaritana completa il quadro: la sua
scelta per Cristo, maturata lentamente, e il suo slancio costituiscono il
punto di arrivo e il carattere primario della vicenda della donna Samaritana, mentre la vediamo annunciare il Cristo ai suoi concittadini senza
paura né delle chiacchiere né di abbandonare le sue abitudini (cap. 4).
La struttura: un confronto tra la Samaritana e i discepoli
Una cosa che non si nota subito, soprattutto nella lettura liturgica
(che di solito accorciamo), è che il racconto alterna dialoghi di Gesù con
la Samaritana a dialoghi di Gesù con i discepoli, facendo ben attenzione
a non mescolare gli interlocutori: vv. 5-7 la Samaritana; v. 8 i discepoli;
vv. 9-26 la Samaritana; v. 27 i discepoli; vv. 28-30 la Samaritana; vv.
31-38 i discepoli; vv. 39-42 la Samaritana e i Samaritani. Il che ci spinge
a confrontare in qualche modo il percorso della donna con il percorso
– 13 –
Progetto Pastorale 2014 - 2015
dei discepoli, cercando di coglierne le differenze. Il confronto è proprio
diretto e lo si evince da diversi elementi:
1) alla Samaritana Gesù chiede da bere (v. 7) per poi offrirle
un’acqua viva (v. 10) che lei alla fine accetta (v. 15); ai discepoli
che gli portano da mangiare (v. 31) egli offre il suo cibo (v. 32.
34) che essi alla fine non chiedono più;
2) la Samaritana, pur ironica all’inizio (v. 9), accetta il dialogo
con Gesù e approda alla fede (vv. 25-26) per quanto ancora incerta (v. 29); i discepoli, pur dediti al servizio di Gesù all’inizio
(v. 8), non hanno coraggio di parlare con lui (v. 27. 33) e sembra
annebbiarsi la loro stima in lui perché parla con una donna e ha
chiesto aiuto a lei invece che a loro;
3) soprattutto: la Samaritana va ad annunciare con frutto il Cristo ai suoi (v. 42); i discepoli no, ma mietono dove altri hanno
seminato e faticato (v. 38).
Il coraggio della Samaritana è ammirevole. Vittima delle chiacchiere della gente, capovolge completamente la situazione e affronta, sulla
scorta di una possibile buona notizia, uno dei peggiori nemici dell’uomo: il pregiudizio e il perbenismo dei suoi concittadini. I discepoli
invece rimangono a guardare perplessi e incapaci di slancio.
L’icona dipinta che fa da sigillo al nostro anno pastorale rappresenta
questo confronto in modo molto esplicito. La donna è in primo piano,
indica con la mano destra il Cristo ai suoi concittadini che escono
dalla città alle sue spalle anch’essi indicando il Salvatore. I discepoli
sono invece al centro in fondo, quasi nascosti da un cespuglio, lontani
e mormoranti perplessi fra di loro. Rimangono chiusi nella loro cerchia
e incapaci di annunciare. Anzi, come capita qualche volta anche nelle
nostre comunità, osservano con sospetto chi non è dei loro e parla con
il maestro.
Sembra quasi che Gesù chieda ai discepoli di guardare con umiltà
– 14 –
Progetto Pastorale 2014 - 2015
alla Samaritana, che si fa modello di evangelizzatore. Quale esperienza di Cristo può aver fatto per essere diventata una annunciatrice così
efficace del Vangelo, mentre essi sono in imbarazzo anche solo davanti
a Gesù?
Qual è la sorgente dello slancio della Samaritana?
Per un corretto approccio all’annuncio, è assolutamente importante chiedersi che cos’è che ci motiva profondamente. Non possiamo
prendere la missione di evangelizzare come un altro dei “doveri” della
nostra fede. Proviamo a cogliere che cosa motiva la donna di Gv 4 e
quale percorso ci viene proposto per imitarla.
La Samaritana stessa, mentre con slancio ammirevole va a dire a
tutti che ha incontrato il Messia, ci dice che la sua spinta viene dal fatto
che ha “incontrato uno che mi ha detto tutto ciò che ho fatto”: vv. 29
e 39. È questo il cuore della sua “testimonianza”, che le ha cambiato la
vita, il suo rapporto con Dio e con i suoi concittadini. Che cosa intende
allora la donna con: “Mi ha detto tutto quello che ho fatto”? Che cosa
le ha detto Gesù da convincerla a muoversi di nuovo verso gli altri per
portare la buona notizia?
Il Signore conosce i miei veri desideri
Nella prima parte del dialogo (vv. 4-15), dopo aver chiesto da bere,
Gesù gioca un poco sulla sete della donna. Lei sta al gioco e risponde
per le rime pensando che Gesù scherzi sull’acqua del pozzo. Alla fine
la donna riconosce che il dono che Gesù ha da farle, anche se non ha
ben capito, corrisponde ai suoi desideri: acqua viva per non avere più
sete (v. 15).
Al pozzo della vita ordinaria, come tutti noi, la Samaritana non
arriva per parlare dei propri desideri e sogni: non avere più sete, capire
dove adorare Dio, incontrare il Messia… Temiamo che desideri così
alti, utopici non interessino a nessuno e non siano quotidiani. Così,
mentre lei aveva deciso di seppellire la sua sete profonda per sostituirla con desideri di emergenza, giusto per sopravvivere, Gesù per prima
cosa ha mostrato di conoscere fino in fondo la sete della donna, tanto
da aiutarla a riconoscerla e ad accettare da lui il dono.
– 15 –
Progetto Pastorale 2014 - 2015
Nell’icona grafica di quest’anno pastorale alcuni dettagli ci invitano
a contemplare Gesù come origine di quest’acqua viva che gli uomini
desiderano. Infatti, egli tocca con le sue mani l’acqua del pozzo che si
increspa come quella del mare ondoso o di un torrente. Viva. A questo
moto dell’acqua corrisponde una pianta che nasce dietro al pozzo, per
indicare proprio come l’acqua che Gesù tocca diventi portatrice di vita
rigogliosa. È questo il nostro desiderio di pienezza, a volte nascosto o
considerato troppo astratto.
Se la Samaritana potrà annunciare efficacemente e con entusiasmo
il Vangelo è perché il Signore le ha fatto capire per prima cosa che lui
conosce bene questa sete profonda, senza lasciarsi ingannare dal travestimento dell’ironia.
Il Signore conosce le mie colpe
Al v. 16 ha inizio un secondo movimento del dialogo. Dopo aver
convinto la donna a chiedere acqua viva per non dover continuare a
venire al pozzo, Gesù la mette in imbarazzo con una domanda impertinente: “Va’ a chiamare tuo marito”. Anche il lettore rimane stupito
da questa richiesta. Quali elementi ci permettono di entrare in questa
scena? Fa parte anch’essa di quei momenti per cui la donna poi dirà:
“Mi ha detto tutto quello che ho fatto”?
Il primo indizio per comprendere è lo stupore della donna, rappresentato dalla secca risposta: “Non ho marito” (v. 17). La donna sembra scottata: da loquace e spavalda diventa fredda e laconica. Gesù ha
colpito nel segno e ha richiamato alla sua memoria la sua situazione
difficile… di cui neanche noi sapevamo nulla. Ora capiamo perché la
donna va al pozzo a mezzogiorno (vv. 6-7) e non al mattino, insieme
a tutte le altre: ha avuto cinque mariti e ora non è ben chiaro come
sia messa. Questo ci fa capire quanto poco buon sangue scorra tra la
donna e i suoi concittadini.
Il secondo indizio viene da Gesù: egli apprezza la sincerità della
donna (“Hai detto bene”, v. 17). Lascia così capire che la sua richiesta
non serviva a metterla in imbarazzo, ma alla prova. Infatti Gesù mostra di conoscerla molto bene. Lui sa che ella ha una situazione coniugale del tutto fuori norma. Nonostante ciò è capace di riconoscere in
– 16 –
Progetto Pastorale 2014 - 2015
lei il bene e le ha offerto la sua acqua viva.
Un ultimo indizio è dato dalla riposta della donna a Gesù: “Vedo
che sei un profeta!” (v. 19). Prima lo aveva riconosciuto come Giudeo,
come uno capace di darle acqua… Dopo il breve dialogo sul marito
essa lo riconosce come profeta e, dal momento che un profeta le sta
parlando e la sta apprezzando, smette il sarcasmo precedente e comincia a fargli domande su come si può adorare Dio.
Il messaggio è chiaro: il Signore mostra di conoscere molto bene fin
dall’inizio le scelte sbagliate o sfortunate che hanno portato la donna a
trovarsi in questa situazione. Ciò nonostante, egli continua a dialogare
con lei e offrirgli acqua viva. Se vogliamo annunciare il Vangelo con lo
stesso slancio della Samaritana, dobbiamo fare l’esperienza di lasciarci
smascherare nelle nostre debolezze e cattiverie. Egli sa tutto quello
che abbiamo fatto e nonostante tutto ci chiama. Si capisce bene che
questa sua fiducia in noi è capace di motivare fortemente una missione
di annuncio del Vangelo del perdono e della Provvidenza.
Il Signore conosce il mio desiderio di adorare Dio
Con il v. 19 la donna fa un passo decisivo per la sua conversione e
per la nascita del suo impegno missionario: riconosce Gesù come profeta, non più come un “maschio giudeo” (v. 9), perché non si muove su
pregiudizi e conosce sia i suoi errori che la sua sincerità.
Il Vangelo non lo sottolinea ma è utile immaginare una densa pausa
di silenzio prima del v. 19. Una donna nelle sue condizioni non aveva
nessuna speranza di essere accettata da Dio. Ora però un profeta le sta
parlando. Non appena se ne rende conto, imposta un discorso che forse
stava preparando da molto tempo: chiede come adorare Dio, domanda
che non nasce se non in un cuore che ci ha pensato e sofferto.
Gesù le risponde con franchezza, ma aggiunge che è giunta l’ora in
cui adorare Dio non dipende da una tradizione religiosa, ma dalla capacità delle persone di mettersi in sintonia con lui, nello spirito e nella
verità. Gesù quindi offre alla donna una nuova possibilità. Ella infatti
può ora ammettere davanti a Gesù di essere seriamente in attesa del
Messia (v. 25).
Ancora una volta Gesù ha mostrato di conoscere bene il bisogno di
– 17 –
Progetto Pastorale 2014 - 2015
Dio di questa donna, che ha nascosto il suo desiderio religioso dietro
una maschera di cinismo, convinta, come gli dicevano gli altri, che Dio
non volesse avere nulla a che fare con lei.
Un Messia da annunciare
Quando allora Gesù si rivela come Messia (v. 26) ella si accorge
all’improvviso della grandezza di quello che è successo. Gesù ha parlato con lei – e lei ha risposto, all’inizio con spavalderia – e le ha detto
tutto ciò che lei ha fatto e che lei è: ha scoperto che il Messia è uno che
conosce bene le persone è può indicare seriamente la via.
È questo che la spinge ad andare ad annunciare ai suoi concittadini,
che prima voleva evitare: “Venite a vedere un uomo che mi ha detto
tutto quello che ho fatto: che sia lui il Cristo?”. È questo che può
spingere anche noi a vivere correttamente un anno pastorale centrato
sulla evangelizzazione. Non si tratta di un dovere da compiere per
essere buoni cristiani: lo sappiamo tutti che per andare in Paradiso
non è necessario girare con una scritta “sono cristiano” sulla maglietta
minacciando l’inferno ai peccatori. Non ci apprestiamo a compiere un
dovere ma a trovare il gusto di dire il Vangelo a coloro che amiamo
perché abbiamo anche noi compreso che Dio ci conosce bene e che ha
pronta per noi una strada di salvezza.
In questo può venirci ancora incontro la Samaritana, se cogliamo i
suoi gesti da evangelizzatrice nei versetti 28-30 e 39-42.
Con quale stile la Samaritana realizza l’evangelizzazione?
Nei versetti finali del racconto, vv. 41-42, assistiamo a una scena
consolante: i samaritani si sono mossi alle parole della donna, hanno
ascoltato Gesù e lo hanno incontrato come Messia. La “corsa” evangelizzatrice della donna ha avuto successo. Di più: il tutto è avvenuto
con persone che prima la giudicavano male. Opera dello Spirito Santo,
certamente. Ma la Samaritana ha potuto assecondarlo soprattutto perché solidamente motivata dall’esperienza dell’incontro e del dialogo
con Gesù, uno che conosce i suoi desideri, i suoi peccati e il suo desiderio di incontrare Dio. Proprio questa solida motivazione l’ha spinta
a fare i passi giusti per annunciare il Vangelo. Ciò le permette di far
– 18 –
Progetto Pastorale 2014 - 2015
maturare la messe della fede dei samaritani che i discepoli poi saranno chiamati a mietere senza aver seminato. Ai discepoli quindi viene
chiesto di confrontarsi con la Samaritana e di far proprio il suo stile
di evangelizzazione, che possiamo sintetizzare qui in tre elementi: la
brocca abbandonata (v. 28), la corsa in città (v. 28) e la testimonianza
(v. 39). Sono tutti gesti che all’inizio del racconto non era possibile
neppure immaginare.
La brocca abbandonata (v.28)
Letteralmente, il primo atto di testimonianza che la Samaritana fa
è quello di “lasciare la sua brocca” lì al pozzo. Si capisce subito che si
tratta di un gesto molto significativo, ma vale la pena soffermarsi su
alcuni dettagli.
Quando la donna si è recata al pozzo a mezzogiorno, la brocca
era necessaria per raccogliere l’acqua. Se ora l’abbandona significa che
Gesù ha mantenuto almeno simbolicamente il patto dei vv. 13-14: le
ha dato acqua viva e non serve più che lei vada ad attingere acqua al
pozzo. Per annunciare Gesù è necessario per prima cosa lasciare le
nostre certezze e fidarsi delle sue promesse.
C’è di più. All’inizio del suo dialogo con Gesù, la brocca era servita
alla donna anche per un altro scopo. Al v. 11 la Samaritana aveva notato che egli non aveva strumenti per raccogliere l’acqua e che quindi
non poteva aiutarla in nessun modo. La brocca le dava l’impressione di
essere superiore a Gesù, di non aver bisogno di lui. Ora questa impressione cessa e la donna si muove con “in mano” solo le parole di Gesù.
Infine. Il termine greco usato per indicare questa brocca è “ydria”, che
in tutto il Nuovo Testamento viene usato un’altra volta soltanto e proprio da Giovanni: indica i sei contenitori d’acqua per la purificazione
che Gesù, alle nozze di Canaa, riempie di vino buono (Gv 2,6-7). A
Canaa, le “ydriai” sono lo strumento usato per le abluzioni di purificazione, cioè per compiere quei gesti che la legge indica per cercare di
rendersi degni di presentarsi a Dio. La funzione della piccola “ydria”
della Samaritana è simile: cercare di procurarsi da sola a un pozzo
l’acqua che serve per vivere quotidianamente.
Dunque la brocca è lo strumento indispensabile per cercare di at-
– 19 –
Progetto Pastorale 2014 - 2015
tingere ai pozzi umani il senso della propria vita, magari mostrando
a Gesù che non abbiamo bisogno di lui ma che possiamo arrangiarci
da soli. Il primo atteggiamento necessario per annunciare il Vangelo
è dunque relativizzare le proprie sicurezze materiali, riconoscendo di
dover ascoltare meglio la Parola di Dio. È da notare che la donna non
è “costretta” a lasciare le proprie sicurezze, non viene spinta da Gesù
a farlo, ma lo fa spontaneamente perché ha capito che non c’è bisogno
di altro, oppure almeno che senza il Vangelo non ci sono brocche che
possono attingere acqua, né per me che l’ho scoperto, né per le persone che conosco e che amo.
L’immagine che ci accompagna in quest’anno pastorale dipinge
bene la brocca: molto decorata, abbellita, sofisticata, come i ragionamenti che ci costruiamo per manipolare la volontà di Dio o la natura
delle cose; legata a una corda inutilmente lunga, perché il tocco di
Gesù porta l’acqua fuori dal buco profondo del pozzo; corda che la
Samaritana sta lasciando, ma che sembra rimanere impigliata o creare
ulteriore inciampo. Lasciare la brocca richiede attenzione sempre, anche quando sembra di averla sistemata per bene.
Il viaggio deciso verso la città
La seconda azione che la Samaritana fa subito dopo aver incontrato
Gesù è recarsi decisamente in città, non per tornare a chiudersi in casa
sua ma per dire a tutti che ha incontrato il Cristo. Lo capiamo dal verbo usato: “apérchomai”. È un verbo di uso corrente che significa semplicemente “partire, andare”. Giovanni lo usa però per indicare una
partenza decisa, con un obiettivo chiaro e molte volte per descrivere
il dinamismo di una persona che ha incontrato Gesù e che reagisce,
positivamente o negativamente, a questo incontro (4,28; 4,47; 5,15;
6,66; 6,68; 9,7; 11,28; 11,46; 12,19; 18,6; 20,10). La Samaritana torna
in città quindi con piglio molto deciso e con una missione chiara da
compiere.
Anche in questo caso giova ricordare che all’inizio del racconto la
donna è uscita al pozzo a mezzogiorno per non incontrare nessuno, per
non farsi vedere e non venire segnata a dito. Ora invece va ad annunciare la salvezza a coloro che prima voleva evitare.
– 20 –
Progetto Pastorale 2014 - 2015
Dal nostro punto di vista questa improvvisa conversione sembra inverosimile: noi conosciamo bene la buona notizia, eppure non ci viene
voglia di dirla a coloro che ci snobbano o disprezzano. Perché la prima
cosa che passa in mente a questa donna, invece, è correre a dirlo a
tutti? Perché si tratta di una buona notizia veramente nuova, di fronte
alla quale chiunque capisce che i meccanismi vecchi non centrano. Noi
cristiani da vecchia data rischiamo, invece, di addomesticare il Vangelo e di adattarlo alle nostre esigenze di compromesso con il mondo, del
quale a volte ci fidiamo più che non di Gesù. È chiaro che questo tipo
di “vangelo” non può spingerci a nulla di veramente nuovo né aprirci a
una fraternità inattesa.
Se prenderemo sul serio la missione di annunciare il Cristo che
abbiamo incontrato, non quello che ci siamo fatti noi, ci accorgeremo
anche di questo: l’annuncio cambia tutto e possiamo darlo anche a chi
ci ha sempre considerato imbecilli o bigotti… Se ho incontrato veramente la salvezza, ogni altro meccanismo di protezione, ogni apparenza da salvare, ogni punto di forza imprescindibile sembrerà ridicolo.
La testimonianza personale
Un ultimo elemento di stile di annuncio in questa icona biblica lo
raccogliamo dal termine con cui al v. 39 Giovanni riassume l’attività
della donna in città dopo l’incontro con Cristo: “Molti Samaritani credettero in lui per la parola della donna che testimoniava”. Il termine è
ben noto, ma quali connotazioni assume in questo racconto?
Possiamo ricostruire la scena: la donna torna decisa in città, si rivolge a quelli che incontra per strada, poi bussa alle porte, magari di
quelli che conosce. Poi si formano dei capannelli di gente e lei si reca in
posti affollati, mentre la gente esce in strada. Sembra di dover pensare
a una attività frenetica e prolungata: una bella scena, vivace e suggestiva. Ma Giovanni non descrive niente di tutto questo.
Gli unici termini, che pensa di dover impiegare nel raccontarci l’opera di annuncio della donna, si riferiscono soprattutto alle reazioni
suscitate: “venite… uscirono e andarono” (v. 29-30), “credettero… testimoniava” (v. 39), “non è più per i tuoi discorsi… ma noi stessi abbiamo udito” (v. 42). Non importa quali mezzi abbia usato la donna,
– 21 –
Progetto Pastorale 2014 - 2015
l’importante è che si è messa in gioco del tutto: ha scommesso sul
fatto che la conoscono e li ha spinti verso Gesù, senza temere il loro
giudizio e soprattutto senza dubitare che l’incontro con Gesù avrebbe
sistemato tutto. Come di fatto poi avviene (v. 42).
Potremmo anche chiederci che cosa ha convinto i Samaritani a seguire il suo consiglio senza battere ciglio (vv. 29-30). Essi conoscevano
la situazione coniugale della donna e probabilmente la giudicavano
male. Perché non dubitano di lei? Come fa una così a pretendere di
aver incontrato il Messia prima di loro? Giovanni al v. 39 ci lascia
intendere che essi credono perché lei testimonia: “Mi ha detto tutto
quello che ho fatto”.
Quindi una testimonianza di una esperienza personale. La Samaritana non fa discorsi arguti ed efficaci, non parla di se, non reclama
di essere stata giudicata male da loro e scelta dal Messia, non si ferma
a far notare che aveva ragione lei. Parla del Messia e del suo incontro
con lui. Se i samaritani vanno da Gesù è perché si vede che ha ricevuto
un buon annuncio dal fatto che è in piazza a gridarlo e dal modo con
cui lei concentra l’attenzione di tutti solo sul Cristo, senza difendersi
o rivendicare.
Nell’immagine iconografica che sintetizza questa icona evangelica,
la donna viene rappresentata volta verso Gesù, con la mano destra
che lo indica, mentre gli abitanti della città, all’estrema destra, escono
verso Gesù indicando sia lei che lui. La Samaritana indica Gesù mantenendo lo sguardo su di lui, senza voltarsi a giustificarsi o a mettersi
in primo piano.
Può capitare anche a noi di progettare l’annuncio e di accorgerci
di essere un poco artificiali. Calcoliamo di vestirci in un certo modo
per sembrare vicini, distribuiamo spillette con gli smiles, parliamo lo
slang dei giovani (magari con le parolacce), ci infiliamo in internet con
le sue regole dell’apparire. Oppure ci mettiamo dentro altri obiettivi,
meno visibili: il gusto della furbizia, l’orgoglio di aver inventato qualcosa di nuovo, la sottile soddisfazione di essere dalla parte giusta, la
superbia di vedersi superiori agli altri, l’urgenza di mandarne “molti”
all’inferno… Lo stile dell’annuncio della Samaritana ci mostra invece
che chi corre verso la sua città con il Vangelo in tasca ha come unico
– 22 –
Progetto Pastorale 2014 - 2015
strumento la testimonianza, più sincera possibile, motivata dal gusto
di condividere una buona notizia e senza secondi fini.
Conclusioni
Ecco qua la nostra icona per l’anno pastorale in cui ci dedicheremo
a esplorare il mondo della nuova evangelizzazione. Essa ci permette di
accogliere la nostra missione di annuncio del Vangelo in due passaggi:
uno che ci aiuta a muoverci con una motivazione adeguata e uno che
ci aiuta a mantenere uno stile aderente al Vangelo stesso che annunciamo.
Non si può evangelizzare se non si tiene ben presente la fonte di
questo atteggiamento. La fonte è la scoperta di un Salvatore che mi conosce bene: “Mi ha detto tutto ciò che ho fatto!”. Egli conosce meglio
di me i miei desideri, non posso nascondergli i miei peccati e intuisce
molto bene il mio desiderio di Dio, anche quando io stesso penso di
poterne fare a meno. È questa la scoperta che permette alla Samaritana di assumere la missione di evangelizzare in modo pieno ed efficace.
Meglio di quanto non possano fare i discepoli.
Sarà proprio la piena coscienza di quanto il Signore ci conosca ad
aiutarci ad assumere uno stile adatto, in grado di abbandonare le nostre sicurezze e le nostre abitudini, sapendo che evangelizzare vuol
dire prima di tutto correre incontro al mio prossimo lì dov’è, con solo
il Vangelo in mano, senza desideri di rivincita o rivalsa ma con lo scopo
fondamentale di testimoniare la mia esperienza con Cristo. Sarà poi
il Signore, quando i nostri interlocutori faranno un passo verso di lui,
a convincerli della grandezza della buona notizia che hanno ricevuto.
Potrebbe essere proprio questo un modo nuovo e avvincente di essere Chiesa nelle nostre città.
– 23 –
Progetto Pastorale 2014 - 2015
2. IL CAMMINO CONTINUA
INTRODUZIONE
L’attenzione riservata alla fede che in questi due anni abbiamo cercato di vivere, condividere e celebrare, ci chiede un passo ulteriore.
Sentiamo dentro di noi il bisogno di comunicarla agli altri, attraverso
la testimonianza della nostra vita. Siamo tutti consapevoli dell’importanza di risvegliare la fede nel cuore e nella mente delle persone che
incontriamo e che ci vivono accanto, ma anche di portarla a chi non
crede più o a chi la trova insignificante per la vita.
Ecco il compito che sta davanti a noi quest’anno: essere testimoni
credibili, con la vita e con la parola, che il Vangelo è una buona notizia
per tutti, che Gesù è un amico che dà senso e significato alla nostra
vita, che abbiamo un Padre in cielo che ci ama, che è misericordioso
e vuole la nostra gioia e la nostra salvezza. Ognuno è chiamato ad
accogliere la parola di Gesù: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi
e oppressi, e io vi darò ristoro” (Matteo, 11,28). Come ci ha ricordato
Papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium:
“è necessario passare da una pastorale di semplice conservazione
a una pastorale decisamente missionaria” (EG15).
Chi ha incontrato Cristo non può tenerlo per sé, ma sente il desiderio di condividerlo e di portarlo agli altri, di essere evangelizzatore
– 25 –
PROGETTO PASTORALE 2014 - 2015
e missionario, comunicando a tutti la gioia dell’incontro. Ecco perché
l’icona biblica che ci accompagnerà durante tutto l’anno pastorale è la
Samaritana al pozzo, icona della chiesa missionaria, che prendiamo
dal capitolo 4 del vangelo di Giovanni, fi ssando l’attenzione sui versetti 28-29: “La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse
alla gente: venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che
ho fatto. Che sia lui il Cristo?”. Dopo l’incontro con Gesù che le ha
cambiato la vita, la donna samaritana compie tre gesti profondamente
missionari:
1) lascia la brocca
2) va in città
3) testimonia a tutti il suo incontro con Gesù.
Il cammino pastorale di quest’anno chiede a tutti (chiesa, diocesi,
parrocchia, unità pastorale, ciascuno di noi…) il coraggio di evangelizzare, di precipitarci in città, come la samaritana, per dire la gioia
dell’incontro con Gesù che cambia la vita. Il Signore vuole che noi
andiamo negli ambienti quotidiani dell’esistenza, dalla famiglia alla
scuola, dall’ambiente di lavoro o a quello di svago, a far sentire il buon
profumo di Cristo, entrando anche nelle situazioni di dolore e di sofferenza che molti vivono quotidianamente, per portare l’amore e la
speranza del Vangelo.
È necessario andare, uscire da noi stessi, dalle nostre sicurezze per
incontrare gli altri.
“La nuova evangelizzazione è un movimento rinnovato
verso chi ha smarrito la fede e il senso profondo della
vita. Questo dinamismo fa parte della grande missione
di Cristo di portare la vita nel mondo, l’amore del Padre
all’umanità. Il Figlio di Dio è “uscito” dalla sua condizione divina ed è venuto incontro a noi. La Chiesa è all’interno di questo movimento, ogni cristiano è chiamato ad
andare incontro agli altri, a dialogare con quelli che non
– 26 –
PROGETTO PASTORALE 2014 - 2015
la pensano come noi, con quelli che hanno un’altra fede, o
che non hanno fede. Incontrare tutti, perché tutti abbiamo in comune l’essere creati a immagine e somiglianza di
Dio. Possiamo andare incontro a tutti, senza paura e senza rinunciare alla nostra appartenenza. Nessuno è escluso
dalla speranza della vita, dall’amore di Dio. La Chiesa è
inviata a risvegliare dappertutto questa speranza, specialmente dove è soffocata da condizioni esistenziali difficili,
a volte disumane, dove la speranza non respira, soffoca.
C’è bisogno dell’ossigeno del Vangelo, del soffio dello
Spirito di Cristo Risorto, che la riaccenda nei cuori. La
Chiesa è la casa in cui le porte sono sempre aperte non
solo perché ognuno possa trovarvi accoglienza e respirare
amore e speranza, ma anche perché noi possiamo uscire a
portare questo amore e questa speranza. Lo Spirito Santo
ci spinge ad uscire dal nostro recinto e ci guida fi no alle
periferie dell’umanità” (Papa Francesco al Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione, 14 ottobre 2013).
Già papa Benedetto, nell’omelia di conclusione del Sinodo dei Vescovi del 2012, dedicato all’evangelizzazione, ci ha spinti a non aver
paura di annunciare nuovamente Cristo là dove la luce della fede si è
indebolita. Rileggiamo alcuni passaggi significativi.
“La nuova evangelizzazione riguarda tutta la vita della
Chiesa. Essa si riferisce, in primo luogo, alla pastorale ordinaria che deve essere maggiormente animata dal fuoco
dello Spirito, per incendiare i cuori dei fedeli che regolarmente frequentano la Comunità e che si radunano nel
giorno del Signore per nutrirsi della sua Parola e del Pane
di vita eterna…
In secondo luogo, la nuova evangelizzazione è essenzialmente connessa con la missione ad gentes. La Chiesa ha
– 27 –
PROGETTO PASTORALE 2014 - 2015
il compito di evangelizzare, di annunciare il Messaggio
di salvezza agli uomini che tuttora non conoscono Gesù
Cristo…
Un terzo aspetto riguarda le persone battezzate che però
non vivono le esigenze del Battesimo. Nel corso dei lavori sinodali è stato messo in luce che queste persone si trovano
in tutti i continenti, specialmente nei Paesi più secolarizzati. La Chiesa ha un’attenzione particolare verso di loro,
affi nché incontrino nuovamente Gesù Cristo, riscoprano
la gioia della fede e ritornino alla pratica religiosa nella
comunità dei fedeli. Oltre ai metodi pastorali tradizionali, sempre validi, la Chiesa cerca di adoperare anche
metodi nuovi, curando pure nuovi linguaggi, appropriati
alle differenti culture del mondo, proponendo la verità di
Cristo con un atteggiamento di dialogo e di amicizia che
ha fondamento in Dio che è Amore”.
– 28 –
Progetto Pastorale 2014 - 2015
3. OBIETTIVI DI FONDO
ANNO PASTORALE 2014-2015
Ci poniamo una meta, alcuni obiettivi di fondo verso i quali tendere progressivamente, ma con determinazione e impegno, nella progettazione e nel cammino pastorale di quest’anno:
Uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere
tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo (cfr.
EG 20).
Rigenerare la parrocchia
Nel nostro contesto sociale, economico e religioso, molti hanno
perso la speranza e anche la gioia di vivere, perché preoccupati del
lavoro che non c’è o che rischia di saltare, oppure per l’indifferenza verso la fede e la testimonianza della Chiesa. È necessario che i
credenti, ciascuno di noi, a livello personale e comunitario, rendano
visibile l’amore e la misericordia di Dio, la sua tenerezza verso ogni
creatura.0Per far questo dobbiamo avere il coraggio di andare controcorrente, di scegliere uno stile di vita semplice e gioioso, e portare a
tutti, come ha fatto la Samaritana, Gesù, fonte di salvezza per l’umanità intera.
Possiamo realizzare la nuova evangelizzazione nei tre ambiti:
1)nella pastorale ordinaria, riscaldando il cuore dei fedeli che frequentano la vita della comunità cristiana;
– 30 –
Progetto Pastorale 2014 - 2015
2) con le persone battezzate che però non vivono le esigenze del Battesimo;
3)con coloro che non conoscono Gesù o lo hanno sempre rifiutato
(cfr. EG 14).
Con lo stile sinodale della corresponsabilità. È un cammino che
stiamo facendo da anni, ma che richiede ancora molta determinazione
e convinzione, sia dai preti che dai laici, convinti che
“l’obiettivo di questi processi partecipativi non sarà principalmente l’organizzazione ecclesiale, bensì il sogno missionario di
arrivare a tutti” (EG 31).
È utile riproporre quanto papa Benedetto XVI ha rivolto al convegno ecclesiale della diocesi di Roma il 6 giugno del 2006.
“È necessario migliorare l’impostazione pastorale, così che, nel
rispetto delle vocazioni e dei ruoli dei consacrati e dei laici, si
promuova gradualmente la corresponsabilità dell’insieme di
tutti i membri del Popolo di Dio. Ciò esige un cambiamento
di mentalità riguardante particolarmente i laici, passando dal
considerarli «collaboratori» del clero a riconoscerli realmente
«corresponsabili» dell’essere e dell’agire della Chiesa, favorendo
il consolidarsi di un laicato maturo ed impegnato”.
È l’invito che il papa Giovanni Paolo II ha rivolto a tutti i laici, ancora nel 1988, nell’esortazione apostolica Christifideles laici: “Andate
anche voi nella mia vigna! (Matteo 20,3)”.
– 31 –
PROGETTO PASTORALE 2014 - 2015
4. PROPOSTE CONCRETE
Nota bene: vengono offerti alcuni suggerimenti e alcune proposte
concrete che possono essere realizzate nella comunità parrocchiale,
nell’unità pastorale, in forania e nella diocesi. La ricchezza delle proposte non deve essere vista come ‘tante ulteriori cose da fare’ ma un’opportunità di scelta, di confronto e dialogo nei vari organismi di partecipazione, per poi fare qualche scelta in base alle proprie possibilità.
PER LA RIGENERAZIONE DELLA PARROCCHIA
I gesti missionari che la donna samaritana ha compiuto, dopo l’incontro personale con Gesù, possono diventare le scelte concrete che
desideriamo attuare in quest’anno pastorale per essere una comunità
missionaria, per rigenerare le nostre parrocchie e comunità cristiane.
Facciamo nostro quanto ha scritto Papa Francesco sulla parrocchia:
“La parrocchia non è una struttura caduca; proprio perché
ha una grande plasticità, può assumere forme molto diverse che richiedono la docilità e la creatività missionaria del
pastore e della comunità. Sebbene certamente non sia l’unica istituzione evangelizzatrice, se è capace di riformarsi
e adattarsi costantemente, continuerà ad essere «la Chiesa
– 33 –
PROGETTO PASTORALE 2014 - 2015
stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue
figlie». Questo suppone che realmente stia in contatto con
le famiglie e con la vita del popolo e non diventi una struttura prolissa separata dalla gente o un gruppo di eletti che
guardano a se stessi. La parrocchia è presenza ecclesiale nel
territorio, ambito dell’ascolto della Parola, della crescita
della vita cristiana, del dialogo, dell’annuncio, della carità
generosa, dell’adorazione e della celebrazione. Attraverso tutte le sue attività, la parrocchia incoraggia e forma i
suoi membri perché siano agenti dell’evangelizzazione. È
comunità di comunità, santuario dove gli assetati vanno a
bere per continuare a camminare, e centro di costante invio
missionario. Però dobbiamo riconoscere che l’appello alla
revisione e al rinnovamento delle parrocchie non ha ancora
dato sufficienti frutti perché siano ancora più vicine alla
gente, e siano ambiti di comunione viva e di partecipazione,
e si orientino completamente verso la missione” (EG 28).
Papa Francesco ci suggerisce anche un criterio pastorale per la rigenerazione delle parrocchie:
“La pastorale in chiave missionaria esige di abbandonare
il comodo criterio pastorale del “si è fatto sempre così”.
Invito tutti ad essere audaci e creativi in questo compito
di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi
evangelizzatori delle proprie comunità. Una individuazione dei fi ni senza un’adeguata ricerca comunitaria dei
mezzi per raggiungerli è condannata a tradursi in mera
fantasia” (EG 33).
1) LASCIARE LA BROCCA
La Samaritana lasciò lì da Gesù tutte le sue sicurezze, iniziando un
autentico cammino di conversione e di progressiva adesione al Signore.
– 34 –
PROGETTO PASTORALE 2014 - 2015
Dell’acqua ‘materiale’ non avverte più il bisogno. Ha riempito l’anfora
del cuore. Essa è stata riempita con generosità della tenerezza di Gesù.
Ora la donna ‘evangelizzata’ si muove per evangelizzare. Al ‘pozzo’ attorno al quale si sono celebrati i riti nuziali dei patriarchi la samaritana
incontra lo Sposo, il Signore innamorato delle sue creature. Il pozzo
ora rappresenta Gesù stesso, Colui che viene a celebrare le nozze con
l’umanità. Esso evoca la sua Parola, richiama la freschezza del suo
Spirito. Insomma, il pozzo è grazia data in abbondanza, senza misura
che fa tracimare l’anfora del cuore. Inoltre siamo invitati a lasciare le
nostre sicurezze per concentrarci sull’essenziale, cioè su Gesù Cristo.
Non serve disperderci su tante cose superflue e secondarie. Siamo ancora una volta invitati a soffermarci sul primato di Dio nella nostra
vita, mettendo Lui al centro. Ecco allora il primato della preghiera e
dell’adorazione del Signore!
“Gesù Cristo chiama alla conversione: non si tratta di riconsiderare o questa o quella parte della mia vita, ma piuttosto di cambiare i modi di pensare, di valutare, di agire,
di interagire. Gesù chiamandoci alla conversione ci invita
ad un cambiamento di tutto il nostro stile di vita. Concretamente, i segni dei tempi oggi ci chiamano a superare
una visione consumistica della vita in cui tutto è ridotto
a merce, la natura e i suoi beni ed addirittura gli esseri
umani; riscoprendo la gratitudine per il dono della vita e
imparando a vivere la gratuità” (Caritas in Veritate 51).
Il profeta è il discepolo missionario del Vangelo, come scrive papa
Francesco:
“Più che come esperti in diagnosi apocalittiche o giudici
oscuri che si compiacciono di individuare ogni pericolo o
deviazione, è bene che possano vederci come gioiosi messaggeri di proposte alte, custodi del bene e della bellezza
che risplendono in una vita fedele al Vangelo” (EG 168).
– 35 –
Progetto Pastorale 2014 - 2015
Allora, il profeta è colui che sa annunciare la Lieta Notizia, caricando il popolo di speranza ed ossigenando ogni persona in modo che
diventi capace di cambiare e di costruire il Regno di Dio.
Questi percorsi che devono essere annunciati, condivisi, illuminati,
fatti conoscere, si chiamano nuovi stili di vita: sono le possibilità quotidiane che ognuno ha per poter rialzarsi, uscire dalla rassegnazione e
dal conformismo, e cominciare a cambiare non sola la propria vita, ma
anche quella comunitaria e perfino quella planetaria.
OBIETTIVO SPECIFICO
Rendere visibile, nella diocesi e nelle nostre parrocchie,
l’essenziale della vita che è l’incontro con Gesù Cristo.
In parrocchia
1) Aver cura della celebrazione dell’Eucaristia domenicale, perché sia
custodito ed emerga il primato di Dio nella nostra vita. Rendiamo le nostre celebrazioni eucaristiche più belle e più partecipate, facciamo sentire l’amore di Dio che ci sorregge e ci anima. In
particolare in quest’anno vorremmo valorizzare di più il momento
dell’accoglienza e del saluto finale, con iniziative che riguardano il
sacerdote celebrante e anche qualche nuova forma di ministerialità.
Ad esempio: prima della celebrazione della S. Messa si possono eseguire alcune prove di canto, preparare i diversi servizi ministeriali,
accogliere chi entra… e alla fine della celebrazione il celebrante
alla porta principale, può salutare chi esce dalla chiesa…). Teniamo presente che la celebrazione eucaristica è il fondamento della
comunione e dell’unità, specchio della spiritualità e della vitalità
della parrocchia e dello stesso sacerdote.
2)Proporre un tempo significativo, per la preghiera di adorazione e
ascolto della Parola. In particolare l’ora settimanale o mensile di
– 36 –
Progetto Pastorale 2014 - 2015
adorazione, in ogni parrocchia o unità pastorale; la possibilità di
aprire la Chiesa anche in orario notturno per la preghiera. In questo tempo è utile che il sacerdote si renda disponibile per la celebrazione del sacramento della penitenza.
3) Offrire percorsi di accompagnamento e sostegno alla fede per gli
adolescenti (gruppi post cresima) attraverso una specifica sussidiazione a cura del Centro di Pastorale Adolescenti e Giovani. Si vuole
così suscitare e alimentare il desiderio di mettersi alla ricerca di
Dio, nell’accoglienza e nell’accompagnamento, in particolare durante i tempi forti dell’anno liturgico.
In unità pastorale
1) Avviare un gruppo missionario stabile che innervi tutta la pastorale
delle nostre comunità di missionarietà. È una formazione che mira
a creare in tutti un animo missionario, superando la logica dell’autoreferenzialità, aiutati in questo senso dall’Ufficio Missionario
Diocesano e dalle sue proposte.
In forania
1) Organizzare un itinerario formativo alcuni incontri di ‘taglio’ missionario, in collaborazione con l’Ufficio Missionario e l’Ufficio Catechistico.
2)Attivare in ogni forania un itinerario di preghiera bimestrale, in
collaborazione con l’Ufficio Missionario, con il sostegno della Sezione pastorale della Curia e in sinergia con le Associazioni e Aggregazioni Laicali, in particolare con l’Azione Cattolica e l’Agesci.
Si valorizzerà l’inizio dell’anno pastorale; in avvento l’attesa del
Natale; in febbraio una celebrazione per cresimandi, genitori e padrini/madrine; in marzo la preparazione alla Pasqua; in maggio una
veglia per invocare lo Spirito Santo.
In Diocesi
1) Offrire nei nuovi ambienti di attività pastorale (Centro Pastorale
– 37 –
Progetto Pastorale 2014 - 2015
Seminario e Centro Attività Santo Stefano a Bibione) dei ritiri residenziali nei fine settimana per gruppetti o singoli che si stanno
preparando a ricevere il sacramento della Cresima.
2) Promuovere l’adesione alle iniziative della Pastorale sociale in collaborazione con Caritas, Associazioni e Movimenti: Giornata per la
salvaguardia del creato (7 settembre), veglie e appuntamenti con il
mondo del lavoro, Settimana Sociale diocesana (prima settimana
di ottobre), Giornata mondiale della pace (1 gennaio), Laboratori
sulla dottrina sociale della Chiesa.
3)Predisporre itinerari formativi, eventi, iniziative per incoraggiare
nuovi stili di vita: consumo critico, commercio equo e solidale,
gruppi di acquisto solidale, finanza etica…
4) Favorire opportunità di cura e attenzione per il creato: educazione ambientale, raccolta differenziata, recupero e riuso, risparmio
energetico, mobilità sostenibile.
2) CORRERE IN CITTÀ
La gioia dell’incontro con Gesù spinge la samaritana a correre in
città, perché anche lei viene dalla città. Solo se tu hai dentro un fuoco che ti brucia e non ti dà pace, puoi correre verso la città. Come il
profeta Geremia, anche noi diciamo: “Ma nel mio cuore c’era come un
fuoco ardente, trattenuto nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma
non potevo” (20,9). La Chiesa è chiamata ad amare il mondo, è per
il mondo, anche se non coinciderà mai con il mondo! Siamo invitati a
gridare a tutti che Gesù ci vuole bene e non si è stancato di noi! Ecco la
nuova evangelizzazione. L’annuncio ha sempre la dinamica dell’esodo
e del dono, dell’uscire da sé, del camminare e dell’andare oltre, verso
tutti indistintamente. Una Chiesa in “uscita” (cfr EG 21). Dobbiamo
aprire il nostro sguardo verso l’orizzonte più ampio possibile, uscendo
dal guscio della nostra stessa comunità ecclesiale. C’è un mondo asse-
Progetto Pastorale 2014 - 2015
tato di speranza e di amore, e noi cristiani siamo chiamati a portare la
fonte della speranza e dell’amore: Gesù! Siamo stati unti tutti di Spirito Santo! Dobbiamo portare il profumo dello Spirito a tutti. È dalle
nostre mani che il crisma deve andare sul mondo; il lavoro, lo sport, la
cultura, il tempo libero… In tale contesto il dialogo, seppure talvolta
difficile e all’apparenza poco fruttuoso, non è una componente preliminare della missione della Chiesa ma costituisce la via fondamentale
per camminare in mezzo agli uomini e alle donne e per vivere insieme
la ricerca e l’attesa. Il dialogo interconfessionale e interreligioso è già
realtà che va in questo senso, seppure presente in forma ancora iniziale e quindi bisognosa di ulteriori sviluppi. Dopo l’enciclica Ecclesiam
suam di papa Paolo VI e il concilio Vaticano II, la Chiesa germoglia di
questa necessaria e opportuna apertura.
Dobbiamo ricordarci che siamo servi del mondo, andando verso tutti, verso le periferie esistenziali. Oggi la città è in crisi, sta soffrendo per
la mancanza di lavoro e di prospettive serene per il domani. È in crisi
perché molti giovani non sono capaci di dare un senso alla loro esistenza
e si perdono a sprecare e consumare i propri talenti. La città è in crisi
perché ha perso il senso del bene comune e dello spendersi, anche in
politica, per il ben degli altri e non per il proprio interesse personale.
OBIETTIVO SPECIFICO
Alimentare o riaccendere la fede nelle persone che incontriamo.
In parrocchia
1)Favorire i contatti con tutte le persone che vivono nel territorio
della parrocchia, particolarmente con coloro che sono appena arrivati0o che si stanno inserendo nella comunità.
2) Avviare un programma di visita a tutte le famiglie della parrocchia,
anche con nuove modalità. Scrivevano i vescovi italiani al n° 62 di
– 39 –
Progetto Pastorale 2014 - 2015
‘Comunicare il vangelo in un mondo che cambia’: “Abbiamo bisogno
di laici che siano disposti ad assumersi i ministeri con fisionomia missionaria in tutti i campi della pastorale... diventando cioè catechisti,
animatori, responsabili di gruppi di ascolto nelle case, visitatori delle
famiglie, accompagnatori delle giovani coppie di sposi”.
3) “Non disertare - come ricordava Papa Francesco ai vescovi italiani la sala di attesa affollata di disoccupati, cassintegrati, precari, dove
il dramma di chi non sa come portare a casa il pane si incontra con
quello di chi non sa come mandare avanti l’azienda”.
4)Prestare un’attenzione particolare alle tante famiglie che vivono
momenti di disagio e di fragilità e che si sentono ‘lontane’ dalla
parrocchia.
In unità pastorale
1)Progettare o accogliere alcune iniziative di ‘primo annuncio’, in
particolare per giovani e famiglie, che con linguaggi e stili nuovi
risvegliano la fede e la vita ecclesiale (per esempio: seminari di ‘vita
nuova’, corso sui 10 comandamenti, scuola di evangelizzazione…).
2) Costituire, anche con l’aiuto dell’Associazione diocesana OFTAL,
un gruppo di operatori pastorali0che, con competenza e in piena
sintonia con le parrocchie, si facciano vicini alle persone anziane,
malate e sofferenti, offrendo loro spazi d’incontro, di preghiera e di
fraternità. Da valorizzare pure il pellegrinaggio annuale a Lourdes.
In forania
1) Valorizzare e sostenere le attività delle Caritas foraniali e dei centri
di ascolto, con l’attenzione al Fondo straordinario di solidarietà.
In diocesi
1) Avviare il progetto web “Un raggio di luce” che si prefigge di favorire l’incontro, la relazione e l’annuncio, in particolare con giovani
e adulti in ricerca. Il tutto attraverso la realizzazione di un con-
Progetto Pastorale 2014 - 2015
tenitore digitale (un portale) al fine di mettere in Rete “pillole”
di Parola di Dio, accompagnate da immagini significative, video,
testimonianze, meditazioni e riflessioni.
2) Dare vita al “cortile dei gentili” con la collaborazione dell Consulta per le aggregazioni laicali: omenti di dialogo e di incontro sui
temi “ultimi e scottanti” tra credenti e non credenti, nella piena
valorizzazione della vera interculturalità che si basa sul dialogo e
sul confronto, senza mai giungere ad un sincretismo relativistico.
Il “Mese dell’educazione” (marzo) potrà essere una di queste esperienze. Anche la preparazione al prossimo convegno della Chiesa
Italiana a Firenze nell’autunno del 2005 potrà essere una buona
occasione per promuovere il dialogo.
3) Organizzare viaggi e itinerari ‘missionari’ in luoghi significativi per
la trasmissione della fede nel corso della storia della Chiesa, in collaborazione con l’Ufficio Pellegrinaggi e l’Ufficio Missionario.
3) TESTIMONIARE IL SIGNORE GESÙ
La samaritana, ritornata in città, comunica a tutti quelli che incontra l’esperienza del suo incontro con Gesù che le sta cambiando la vita.
È importante che anche noi riusciamo a comunicare agli altri la
personale esperienza vitale con Gesù Cristo, diventando ministri
dell’amore che abbiamo incontrato. Ogni battezzato, come ci dicevano
i Padri della Chiesa, è “cristoforo”, cioè portatore di Cristo. Domandiamoci se chi ci incontra percepisce, nella nostra vita e nelle scelte
che facciamo, il calore della nostra fede e la gioia di aver incontrato
Gesù. Nessuno è escluso dall’incontro con Cristo.
La Chiesa è chiamata a risvegliare in tutti la speranza del Vangelo,
attraverso gesti concreti di amore e un annuncio dell’amore di Dio che
in Gesù ci ha dato tutto se stesso.
– 41 –
Progetto Pastorale 2014 - 2015
OBIETTIVO SPECIFICO
Portare realmente Cristo agli altri, in particolare nella quotidianità della vita e con qualche scelta di ‘nuova evangelizzazione’.
In parrocchia
1) Valorizzare l’oratorio parrocchiale sostenuti anche da un’eventuale adesione all’Associazione NOI che ha sede presso il Centro di
Pastorale Adolescenti e Giovani, per l’accoglienza permanente e
l’offerta di proposte formative.
2) Confermare e proseguire la proposta ‘Alfabeto della fede’. L’intento è di coinvolgere i genitori dei fanciulli dai 6 ai 10 anni in termini
attivi nel ‘dinamismo’ dell’educare alla fede. Incoraggiare i “Centri
di ascolto per ragazzi” dagli 11 ai 14 anni in cui i genitori diventano
“catechisti per un giorno”.
3) Avviare, con il sostegno dell’Ufficio Catechistico e della Pastorale
Familiare, un gruppo stabile di adulti che curino la preparazione al
Battesimo e la prima fase della vita (0-6) anni. L’evangelizzazione
passa, in questo periodo, attraverso il linguaggio delle relazioni familiari.
In unità pastorale
1) Organizzare una forma di “missione popolare” svolta dai laici stessi. Questa missione potrà essere realizzata a livello parrocchiale o
di unità pastorale. L’Ufficio Missionario Diocesano si rende disponibile, anche con l’aiuto dei missionari presenti in diocesi, a preparare i laici e a coordinare l’esperienza.
2) Offrire un Laboratorio per operatori di unità pastorale, dove si affrontino in modo coinvolgente i capitoli della pastorale integrata,
– 42 –
Progetto Pastorale 2014 - 2015
della corresponsabilità e della missionarietà. Scopo è di fornire, attraverso un itinerario di 4/5 incontri, strumenti e competenze ai Vice
Presidenti dei Consigli Pastorali Parrocchiali, ai membri dei Consigli
di unità pastorale, ai referenti dei Gruppi di catechesi e a tutti coloro
che intendono spendersi a livello di rete interparrocchiale.
In forania
1) Favorire momenti di preghiera comune, di studio e di testimonianza con le comunità di credenti e contatti e incontri con le comunità
di altre confessioni e di altre fedi.
2)Consolidare e qualificare i percorsi già esistenti in preparazione
al matrimonio e predisporre per fidanzati e sposi una serie di fine
settimana (seminari) “La sessualità nella vocazione all’amore”, che
aiutino a rivivificare l’esperienza del fidanzamento in un’ottica di
fede, la percezione del senso della sessualità nella coppia e la grazia
del sacramento del matrimonio.
In diocesi
1) Strutturare un percorso di formazione per preti che abbia lo scopo di facilitare ‘relazioni’ di prossimità e di misericordia in ordine
all’annuncio del vangelo. Si offriranno contributi biblici e teologici
e si prenderanno in esame le dinamiche relazionali e comunicative e in particolare quelle legate all’atto dell’essere evangelizzati
e dell’evangelizzare. Si terranno presenti gli ambiti antropologici
individuati dal Convegno di Verona del 2006 (La vita affettiva, Il
lavoro e la festa, La fragilità umana, La tradizione, La cittadinanza). Vista la riuscita prima edizione dello scorso anno, dove una
parte della formazione era condivisa tra preti e laici, intendiamo
proseguire la proposta nel coinvolgere gli operatori laici.
2) Rilanciare il progetto fidei donum, ovvero di sacerdoti diocesani e
di laici, anche famiglie, che si impegnano per la missio ad gentes a
nome e per conto della chiesa diocesana.
– 43 –
Progetto Pastorale 2014 - 2015
3) Valorizzare di più la presenza della vita consacrata maschile e femminile, in particolare in quest’anno dedicato proprio alla vita consacrata. In anni passati la loro identità era legata alle numerose opere di carità e di formazione, oggi costituisce una preziosa riserva di
futuro, ricordando a tutti la bellezza di vivere secondo il vangelo.0
4)Rilanciare l’esperienza del volontariato internazionale e in particolare del servizio nelle missioni ecclesiali all’estero. Esiste da anni
il PEM (Preparazione Esperienza Missionaria) che provvede alla
formazione di volontari laici per le missioni diocesane (volontariato
internazionale breve). L’Ufficio Missionario Diocesano è il referente del progetto per quanti fossero interessati.
5) Riproporre in termini creativi il percorso di preghiera per giovani
“Lo scrigno”, a cadenza mensile, per crescere nella relazione con
Dio e con la sua Parola.
6)Valorizzare gli appuntamenti fondamentali e consueti di incontro
ecumenico ed interreligioso. Si tratta di attribuire maggiore importanza agli appuntamenti già proposti da una riconosciuta consuetudine del cammino ecumenico e del dialogo interreligioso, come
tappe che si inseriscono in un percorso di conoscenza, dialogo e
ricerca comune, in particolare: la settimana di preghiera per l’unità
dei cristiani; la veglia ecumenica di Pentecoste; la giornata del dialogo ebraico-cristiano; la partecipazione ad alcuni appuntamenti di
altre fedi (musulmani, sikh…); la “Festa dei popoli”, possibilmente
allargata all’incontro con gli “altri”.
7) Offrire alle coppie di sposi un percorso annuale sulla missionarietà
del sacramento del matrimonio, con incontri mensili caratterizzati
da ascolto, riflessione di coppia, condivisione in gruppo e preghiera
di adorazione. Tale percorso organizzato dalla Pastorale famigliare
diocesana potrà essere riproposto dagli sposi che parteciperanno a
livello foraniale, di UP, parrocchiale.
– 44 –
Progetto Pastorale 2014 - 2015
8) Programmare delle esperienze residenziali presso il Centro di Pastorale Adolescenti e Giovani destinate a classi scolastiche e a gruppo parrocchiali, per sperimentare attraverso la fraternità la bellezza di una comunità che vive e sperimenta la gioia dell’incontro con
Cristo.
– 45 –
Progetto Pastorale 2014 - 2015
LUOGHI E SPAZI PER LA PASTORALE
1) UNITÀ PASTORALI
A partire dalla nuova definizione della FORANIE, continua il cammino di riordino nell’organizzazione pastorale della diocesi, dando
avvio e/o consolidamento alle UNITÀ PASTORALI, secondo le
indicazioni degli Orientamenti “Comunione e annuncio nella corresponsabilità”. Le Unità Pastorali non si sostituiscono alle parrocchie, ma sono una forma stabile di collaborazione tra parrocchie
per un nuovo stile di azione pastorale, in cui si sperimenta la pastorale integrata nella comunione e corresponsabilità tra preti e laici.
2) CASA MADONNA PELLEGRINA
Casa Madonna Pellegrina accoglie al suo interno le attività facenti
capo alla Caritas diocesana, alla Pastorale sociale e del lavoro, al
polo di formazione socio-politica, mantenendo anche la funzione
di struttura di accoglienza per sacerdoti.
I progetti da sviluppare all’interno della Casa sono in fase embrionale e la progressiva conclusione dell’accoglienza richiedenti asilo
darà modo di pensare e sperimentare le forme più adatte di servizi
a partire dalle esigenze del territorio.
Si vuole evitare che la casa divenga contenitore di tutte le situazioni negative che ci circondano trasformandosi in un ghetto. Al con-
– 46 –
Progetto Pastorale 2014 - 2015
trario, Casa della Madonna Pellegrina deve assumere sempre più
un ruolo promozionale nei confronti della città e del territorio. Le
Caritas foraniali e parrocchiali, particolarmente quelle della città
di Pordenone, troveranno qui il loro naturale riferimento.
3) CENTRO PASTORALE SEMINARIO
Nel corpo centrale dell’edificio del Seminario (Piano terra, primo
e secondo piano) ha sede il Centro Pastorale Seminario (CPS) che
non si colloca tra i soggetti di pastorale (come per es. la parrocchia o
l’unità pastorale), né va ritenuto come un servizio di pastorale (come
per es. gli uffici diocesani). È un luogo di accoglienza, cioè un ambiente funzionale all’interno del quale i responsabili della Sezione
Pastorale offrono alcune proposte formative e le parrocchie, le unità pastorali e le associazioni/aggregazioni trovano spazi e persone
per le loro attività (sale per incontri, cappella, possibilità di vitto e
alloggio).
Il Centro offre anche spazi e momenti per itinerari di formazione
spirituale (Esercizi spirituali, giornate di spiritualità e Lectio Divina).
4) CENTRO ACCOGLIENZA PER GRUPPI
AL SANTO STEFANO DI BIBIONE
All’interno del complesso Residence Santo Stefano di Bibione è attivo un nuovo settore dedicato all’accoglienza di gruppi in autogestione, durante tutto l’arco dell’anno, per attività formative (campi
scuola, fine settimana di spiritualità, momenti ricreativi e di svago).
La recettività è di 50/60 posti con sala incontri e cappella. È possibile anche ospitare gruppi più piccoli. Intende essere una buona
opportunità per le parrocchie, associazioni e gruppi ecclesiali che
desiderano proporre momenti più prolungati d’incontro e di formazione.
– 47 –
MAGGIO 2014
LE FORANIE
DELLA DIOCESI
Le Foranie della Diocesi
FORANIA PORTOGRUARESE
FORANIA BASSO LIVENZA
FORANIA ALTO LIVENZA
FORANIA MANIAGO
FORANIA SPILIMBERGO
FORANIA PORDENONE
FORANIA AZZANO
FORANIA SAN VITO
– 50 –
Le Foranie della Diocesi
1. FORANIA PORTOGRUARESE (61.249)
CONCORDIA (10.972): Concordia - Sindacale - Teson
GRUARO (3.621): Bagnara - Giai - Gruaro - Portovecchio
PORTOGRUARO (19.047): B.M.V. Regina - Sant’Andrea - Sant’Agnese San Nicolò - Santa Rita
SUMMAGA (6.470): Cinto Caomaggiore - Pradipozzo - Lison - Settimo Summaga
FOSSALTA DI PORTOGRUARO (5.905): Cintello - Fossalta - Teglio Veneto
VILLANOVA (3.465): Giussago - Lugugnana-Marina - Vado Villanova di Fossalta
BIBIONE (5.382): Bibione - Cesarolo-Baseleghe
SAN MICHELE AL TAGLIAMENTO (6.387): San Giorgio al Tagliamento San Michele al Tagliamento - Villanova della Cartera
2. FORANIA BASSO LIVENZA (31.337)
PASIANO (8.885): Azzanello - Brische - Cecchini - Meduna di Livenza Pasiano - Rivarotta - Sant’Andrea di P.
SAN STINO DI LIVENZA (12.776): Corbolone - La Salute di Livenza San Stino - Sant’Alò - Biverone
ANNONE VENETO (9.716): Annone Veneto - Blessaglia - Frattina Loncon - Lorenzaga - Pramaggiore - Salvarolo
3. FORANIA ALTO LIVENZA (52.701)
AVIANO (9.073): Aviano - Castello d’Aviano - Giais - Marsure Piancavallo - San Martino di Campagna - Villotta
POLCENIGO - BUDOIA (5.423): Budoia - Dardago - Coltura-Mezzomonte Polcenigo - San Giovanni di Polcenigo - Santa Lucia di Budoia
FONTANAFREDDA (18.899): Nave - Ranzano - Roveredo - San Giorgio SS. Redentore - Sant’Odorico - Vigonovo
SAN QUIRINO (4.166): San Foca - Sedrano - San Quirino
PORCIA (15.140): Palse - Roraipiccolo - San Giorgio - Sant’Antonio
4. FORANIA MANIAGO (29.145)
MANIAGO (13.400): Campagna - Frisanco-Casasola - Fratta - Maniago Maniagolibero - Poffabro - Vajont
ARBA (3.273): Arba - Basaldella - Colle - Tesis - Vivaro
FANNA (5.683): Cavasso Nuovo - Chievolis - Fanna - Meduno-Navarons Tramonti di Sopra - Tramonti-Campone
CIMOLAIS (2.228): Andreis - Barcis - Cimolais - Claut - Erto
MONTEREALE (4.561): Grizzo - Malnisio - Montereale Valcellina San Leonardo Valcellina
– 52 –
Le Foranie della Diocesi
5. FORANIA SPILIMBERGO (29.858)
SPILIMBERGO (11.944): Barbeano - Gaio-Beseglia - Gradisca - Istrago Spilimbergo - Tauriano
TRAVESIO (3.683): Castelnovo - Paludea - Sequals - Solimbergo - Toppo Travesio
VALERIANO (3.155): Lestans - Painzano-Manazzons - Vacile - Valeriano
VITO D’ASIO (1.134): Anduins-Casiacco - aauzetto-Pradis Pielungo-S. Francesco - Vito d’Asio
SAN GIORGIO DELLA RICHINVELDA (4.385): Aurava-Pozzo Domanins - Provesano-Cosa - Rauscedo - San Giorgio della Richinvelda
VALVASONE (5.557): Arzene - San Lorenzo - San Martino al Tagliamento Valvasone
6. FORANIA PORDENONE (74.346)
PORDENONE NORD (21.580): Immacolata Concezione - Sacro Cuore Sant’Agostino - SS. Ilario e Taziano (Torre) - San Lorenzo (Roraigrande)
PORDENONE SUD (12.000): B.M.V. delle Grazie - Cristo Re San Giuseppe - Vallenoncello - Villanova
PORDENONE CENTRO (22.166): Beato Odorico - San Francesco San Giorgio - San Giovanni Bosco - San Marco
CORDENONS (18.600): Santa Maria Maggiore - San Pietro Sant’Antonio Abate - Santa Giovanna d’Arco
7. FORANIA AZZANO (46.095)
AZZANO DECIMO (14.375): Azzano Decimo - Corva - Tiezzo
CHIONS (6.416) Chions - Fagnigola - Taiedo-Torrate - Villotta-Basedo
FIUME VENETO (11.461): Bannia - Cimpello - Fiume Veneto Pescincanna - Praturlone
PRATA DI PORDENONE (11.813): Maron - Prata - Puja - Tamai - Visinale
PRAVISDOMINI (2.030): Pravisdomini e Barco
8. FORANIA SAN VITO (48.377)
CASARSA DELLA DELIZIA (8.200): Casarsa - San Giovanni di Casarsa
MORSANO AL TAGLIAMENTO (5.605): Cordovado - Morsano-Bando Mussons - San Paolo
SAN VITO AL TAGLIAMENTO (14.218): Gleris-Carbona - Ligugnana Madonna di Rosa - Prodolone - San Vito al Tagliamento - Savorgnano
SESTO AL REGHENA (6.254): Bagnarola - Ramuscello - Sesto al Reghena
ZOPPOLA (8.543): Castions - Cusano-Poincicco - Murlis Orcenico Inferiore - Orcenico Superiore - Zoppola
– 53 –
Comunione e Annuncio nella Corresponsabilità
giuseppe pellegrini
vescovo di concordia-pordenone
Ai Presbiteri e ai Diaconi
Ai fratelli e alle sorelle di Vita Consacrata
Ai fedeli laici e a tutti gli uomini e le donne di buona volontà
di questa nostra Chiesa di Concordia-Pordenone
pace e salute
nel
Signore Gesù
Sono lieto di consegnare insieme a queste parole di augurio il testo
degli orientamenti per il riordino delle foranie e delle unità pastorali,
frutto di un paziente e ampio confronto.
Nel corso dell’anno appena trascorso, a partire da un Documento di
lavoro (Instrumentum laboris), ho dialogato più volte su questo tema con
organi collegiali e singoli soggetti: presbiteri, laici, fratelli e sorelle di
vita consacrata. Rendo grazie al Signore per il significativo cammino
compiuto insieme e per aver trovato in tutti collaborazione schietta, nel
solco di una concreta e autentica corresponsabilità. A tutti un grazie
semplice e sincero.
Si apre ora il tempo dell’attuazione che chiede di proseguire nel reciproco
ascolto e di dar luogo ad una saggia applicazione dei criteri adottati. So
di poter contare sulla sensibile attenzione di Voi tutti.
Il Signore conceda su questo nostro importante lavoro il dono della sua
Benedizione.
Pordenone, 6 gennaio 2014
Solennità dell’Epifania del Signore
 Giuseppe Pellegrini
– 55 –
Comunione e Annuncio nella Corresponsabilità
Diocesi di Concordia - Pordenone
COMUNIONE E ANNUNCIO NELLA
CORRESPONSABILITÀ
orientamenti di riordino delle foranie e unità pastorali
per la nuova evangelizzazione
I. INTRODUZIONE
1. Avvertiamo tutti la necessità di un profondo rinnovamento delle
comunità cristiane, perché diventino sempre più missionarie, capaci di
portare alle donne e agli uomini del nostro tempo l’annuncio di amore e
di speranza che Gesù ci ha donato e che è racchiuso nel Vangelo. A tutti
noi, presbiteri e diaconi, consacrati e consacrate e fedeli laici, vengono
richieste un’autentica conversione pastorale e una rinnovata vita di
comunione per camminare insieme e testimoniare, come ci ricorda
papa Francesco, “la dolce e confortante gioia di evangelizzare” (Evangelii
Gaudium, II).
2. Le scelte che ci accingiamo a mettere in atto nascono dall’autorevole
proposta del Concilio Vaticano II e dalla sua visione di Chiesa, Popolo di
Dio e sacramento universale di salvezza:
“Questo popolo messianico ha per capo Cristo (…); ha per condizione la
dignità e la libertà dei figli di Dio, nel cuore dei quali dimora lo Spirito
Santo come in un tempio. Ha per legge il nuovo precetto di amare come lo
stesso Cristo ci ha amati (cfr. Gv 13,34). E finalmente, ha per fine il regno di
Dio, incominciato in terra dallo stesso Dio” (Lumen Gentium, 10).
La Chiesa attinge dalla Comunione Trinitaria, soprattutto nell’ascolto
della Parola di Dio e nella celebrazione dei Sacramenti, in particolare
dall’Eucaristia, sacramento di comunione, la sua origine e la sua identità.
– 56 –
Comunione e Annuncio nella Corresponsabilità
Nella misura in cui la Chiesa aderisce pienamente a Cristo e si lascia
plasmare dalla forza rinnovatrice dello Spirito Santo, diventa il luogo
concreto della manifestazione dell’amore di Dio per tutta l’umanità.
Ecco allora la sfida della nostra Chiesa diocesana: dare visibilità alla
comunione anche attraverso alcune strutture concrete di organizzazione
della pastorale.
3. Il Concilio ci ha aiutati a riscoprire l’importanza dei laici nella Chiesa:
“I laici, radunati nel Popolo di Dio e costituiti nell’unico Corpo di Cristo
sotto un solo capo, sono chiamati chiunque essi siano, a contribuire come
membra vive, con tutte le forze ricevute dalla bontà del Creatore e dalla
grazia del Redentore, all’incremento della Chiesa e alla sua santificazione
permanente” (LG, 33).
Stanno maturando sempre di più coscienza e consapevolezza che i laici
non solo appartengono alla Chiesa, ma sono Chiesa. Tutti i battezzati
sono chiamati alla crescita della vita della comunità cristiana, vivendo
l’incontro personale con Cristo e sentendosi impegnati nella diffusione
del regno di Dio, con modalità proprie. I fedeli laici, con il loro impegno
temporale nel mondo, in famiglia e nei vari ambienti di vita, sono
chiamati a testimoniare la bellezza del Vangelo e a mantenere vivi i
valori della fede nella società. Ma la loro opera è fondamentale anche
all’interno della comunità cristiana, che vive e cresce, valorizzando
tutti i doni e carismi che lo Spirito suscita in ciascun battezzato. La
missionarietà della parrocchia si riconosce anche dalla sua capacità di
aprire spazi della pastorale alla ministerialità laicale. “Non si tratta di
fare supplenze ai ministeri ordinati, ma di promuovere la molteplicità dei
doni che il Signore offre e la varietà dei servizi di cui la Chiesa ha bisogno”
(Il volto missionario…, 12).
La collaborazione attiva e corresponsabile dei laici diventa essenziale
nella animazione pastorale delle singole parrocchie e nel progetto di
riordino delle foranie e delle unità pastorali. Si offre così alla comunità
cristiana e alla società un modello di Chiesa-comunione, che non solo
a parole, ma concretamente vive la missione valorizzando i fedeli laici
nell’esercizio del loro sacerdozio comune e aiutando i preti in un servizio
pastorale generoso ed intelligente.
– 57 –
Comunione e Annuncio nella Corresponsabilità
4. Esistono, senz’altro, anche ragioni congiunturali, legate alla diminuzione
del clero e all’aumento della sua età media. Con questo percorso
desideriamo aiutare i presbiteri a svolgere il loro servizio in maniera
più fedele al sacramento ricevuto, più aperta alle collaborazioni con i
vari ministeri e carismi nella comunità, più efficace di fronte ai compiti
complessi e inediti dell’ora presente. Il cammino di rinnovamento passa
attraverso la convinta adesione dei presbiteri. La Nota pastorale della CEI
Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia al n. 12 afferma:
“I sacerdoti dovranno vedersi sempre più all’interno di un presbiterio e dentro
una sinfonia di ministeri e di iniziative: nella parrocchia, nella diocesi e nelle
sue articolazioni. Il parroco sarà meno l’uomo del fare e dell’intervento
diretto e più l’uomo della comunione; e perciò avrà cura di promuovere
vocazioni, ministeri e carismi. La sua passione sarà far passare i carismi
dalla collaborazione alla corresponsabilità, da figure che danno una mano
a presenze che pensano insieme e camminano dentro un comune progetto
pastorale. Il suo specifico ministero di guida della comunità parrocchiale va
esercitato tessendo la trama delle missioni e dei servizi: non è possibile essere
parrocchia missionaria da soli”. È ancora molto diffusa l’opinione che il
sacerdote sia l’unico responsabile della parrocchia. Il cammino intrapreso
dalla Chiesa in questi anni ci sta insegnando che il sacerdote è all’interno
di un presbiterio e che anche il ministero pastorale va collocato e vissuto
dentro una prospettiva di comunione. Pertanto il ministero pastorale deve
sempre più essere esercitato collegialmente. Le nuove strutture di pastorale
ci aiuteranno a rendere più visibile la comunione presbiterale.
5. Il soggetto primo e principale della organizzazione pastorale è, e deve
rimanere, la parrocchia. È finito, tuttavia, il tempo della parrocchia
autosufficiente e autoreferenziale.
“Il futuro della Chiesa in Italia, e non solo, ha bisogno della parrocchia. È
una certezza basata sulla convinzione che la parrocchia è un bene prezioso
per la vitalità dell’annuncio e della trasmissione del Vangelo, per una Chiesa
radicata in un luogo, diffusa tra la gente e dal carattere popolare. Essa è
l’immagine concreta del desiderio di Dio di prendere dimora tra gli uomini.
Un desiderio che si è fatto realtà: il Figlio di Dio ha posto la sua tenda fra
noi (cfr Gv 1,14). Per questo Gesù è l’«Emanuele, che significa Dio con noi»
– 58 –
Comunione e Annuncio nella Corresponsabilità
(Mt 1,23). (…) Anche nelle trasformazioni odierne la Chiesa ha bisogno
della parrocchia, come luogo dov’è possibile comunicare e vivere il Vangelo
dentro le forme della vita quotidiana”(Il volto missionario, n. 5). Oggi,
però, la parrocchia ha bisogno di rinnovarsi profondamente, disegnando con
cura il suo volto missionario e trovando nuove vie di pastorale integrata, per
concentrasi meglio sulla scelta fondamentale dell’evangelizzazione (cfr. Il
volto missionario…, 5).
Nella realtà variegata e complessa della nostra diocesi, che risente
del mutato contesto socioculturale e, in modo significativo, della crisi
culturale, economica e di valori della società occidentale, parte dei
battezzati non hanno più la parrocchia quale punto di riferimento, ma la
considerano un “centro di servizi” per l’amministrazione dei sacramenti.
Testimoni di una significativa diminuzione nella partecipazione
all’Eucaristia domenicale e del progressivo abbandono della vita
parrocchiale da parte di giovani e adulti, compresa la componente
femminile, siamo chiamati a ripensare la missione della parrocchia e
le modalità della sua presenza sul territorio. La parrocchia può e deve
cercare forme nuove per essere presenza viva, capace di mettersi in
rispettoso ascolto delle attese e dei bisogni delle persone.
La mobilità per lavoro, scuola, tempo libero, la convivenza con altre
culture e tradizioni, diverse dalla nostra cultura cristiana occidentale,
richiedono nella Chiesa non solo ambienti idonei, ma soprattutto
persone dedicate con convinzione ad una pastorale più vicina alla gente
e pienamente rispondente alla esigenze. Sentiamo l’esigenza di una
pastorale missionaria, consapevole dei cambiamenti e delle trasformazioni
in atto, capace di impegnarsi con forza in una nuova evangelizzazione,
incontrando qui gli uomini e le donne d’oggi, testimone della vita buona
del vangelo. La parrocchia, Chiesa tra le case degli uomini, vicina alla
gente, può rendere visibile la Chiesa come segno efficace dell’annuncio di
Gesù (cfr. Il volto missionario …, 3-4).
6. Per una pastorale missionaria e di nuova evangelizzazione si rende
necessario attuare una pastorale integrata: tra i diversi ministeri
all’interno dei contesti parrocchiali; tra parrocchie; tra parrocchie,
unità pastorali e forania; foranie e diocesi; parrocchia e movimenti,
– 59 –
Comunione e Annuncio nella Corresponsabilità
associazioni, realtà ecclesiali; comunità parrocchiali e realtà territoriali
(cfr. Il volto missionario…, 11).
II. LA FORANIA
7. La forania è punto di riferimento, segno di comunione e di spinta alla
missione di un gruppo di parrocchie di un territorio omogeneo. Non è
una semplice suddivisione territoriale della diocesi, ma luogo reale per
crescere nella vita fraterna e per annunciare il Vangelo ai nostri giorni.
Le funzioni prevalentemente pastorali, delineate in essa a partire dal
Concilio Vaticano II, ci interpellano sul suo ruolo e sui suoi compiti che
sono di natura comunionale e di collaborazione tra parrocchie e unità
pastorali. Proprio per questo non ha un suo progetto pastorale, ma
favorisce l’accoglienza e l’attuazione del progetto pastorale della diocesi.
8. Sono suoi compiti specifici, seguendo gli orientamenti diocesani:
- favorire la comunione e la collaborazione tra tutti i sacerdoti della
forania mediante incontri di preghiera e di formazione (ritiri, congrega
e vita fraterna) e tra presbiteri, diaconi, religiosi/e e fedeli laici;
- promuovere la pastorale integrata nella forania e nelle unità pastorali;
- curare e sostenere la formazione specifica degli operatori di
pastorale, programmando in loco le iniziative, secondo le indicazioni
date dall’assemblea foraniale, con l’aiuto e la collaborazione degli
uffici diocesani (esempio: la formazione dei catechisti o di animatori);
- mettere in atto alcune attività di forania per qualche settore di
pastorale che si ritengano necessarie, in particolare i percorsi di
preparazione al matrimonio, la pastorale sociale …
9. Per il buon funzionamento della forania è necessaria e indispensabile
l’assemblea di forania che, con spirito collaborativo e disponibilità, senza
appesantire le strutture organizzative, coordina l’attività pastorale delle
unità pastorali, in sintonia con quelle delle parrocchie e di eventuali
attività foraniali. È presieduta dal vicario foraneo, coadiuvato da un vice
presidente laico, nominato dall’assemblea. È formata dai parroci, dai
– 60 –
Comunione e Annuncio nella Corresponsabilità
vice-presidenti dei Consigli pastorali parrocchiali o interparrocchiali e
da alcuni membri del Consiglio di unità pastorale. Si riunisce un paio di
volte all’anno e per determinati settori della pastorale può costituire delle
commissioni, anche stabili, di studio e di attività, invitando altre persone
a farvi parte.
10. Il Vicario Foraneo riveste un ruolo importante per il buon
funzionamento della forania e delle unità pastorali, in quanto punto
di riferimento delle varie collaborazioni e coordinatore delle attività
foraniali. Favorirà la comunione e collaborazione tra i presbiteri e tra i
presbiteri e i laici, nello spirito della corresponsabilità.
11. Attualmente le foranie sono 12. Alcune corrispondono ai criteri
stabiliti per la loro composizione. Qualche altra invece necessita di
qualche aggiustamento, se non di accorpamento. È importante che ogni
forania abbia ben chiari i criteri stabiliti precedentemente:
- omogeneità socio-culturale;
- legami storico-geografici delle parrocchie;
- mobilità delle persone;
- numero di presbiteri sufficiente per una reale comunione e
collaborazione.
Tenendo conto di tali criteri, ogni forania dovrebbe avere:
- un numero di preti (10/15) adeguato per essere un luogo di formazione
e per coordinare i diversi settori della pastorale;
- tre-quattro unità pastorali;
- 35/45 mila abitanti.
I numeri potranno variare tenendo conto della particolare
configurazione di alcune zone della diocesi.
III. L’UNITÀ PASTORALE
12. L’unità pastorale è l’insieme di alcune parrocchie all’interno di
una forania, costituito in maniera stabile per assolvere i compiti
– 61 –
Comunione e Annuncio nella Corresponsabilità
legati all’evangelizzazione e per sostenere la vita cristiana delle nostre
comunità. Non è una nuova entità che si aggiunge alla parrocchia, né una
nuova organizzazione della Chiesa diocesana. La sua specificità consiste
nella forma stabile di collaborazione tra parrocchie, nuovo stile di azione
pastorale, in cui si vivono e si sperimentano realmente la comunione e la
corresponsabilità tra preti e laici.
Affinché l’unità pastorale possa funzionare sono essenziali due
condizioni.
A) I Consigli pastorali delle parrocchie che formano l’unità pastorale
devono essere costituiti, operativi e si incontrino con frequenza e regolarità.
È fondamentale che il Consiglio pastorale parrocchiale si costituisca
tramite elezione di una parte dei suoi membri e che vi sia vice-presidente.
Il vice-presidente designato riceverà poi il mandato dal vescovo. Qualora
più parrocchie guidate da uno stesso parroco decidessero di avere un
consiglio pastorale unico (Consiglio interparrocchiale) vi sarà un solo
vice-presidente; in tal caso è necessario che ogni parrocchia abbia
una segreteria operativa. Ogni parrocchia dovrà conservare il proprio
Consiglio Affari Economici.
B) Una progettazione pastorale comune in sintonia con il progetto
pastorale annuale della diocesi, in cui siano specificate le attività pastorali
comuni all’unità pastorale (ad esempio: pastorale giovanile e familiare;
accompagnamento dei catechisti; gruppo missionario; pastorale della
salute e della carità; attività di determinati gruppi o associazioni; …) e
quelle realizzate nelle singole parrocchie.
13. L’esperienza di questi anni ci dice che in diocesi si parla di unità
pastorale in modo diverso:
- per alcuni è l’insieme di più parrocchie affidate allo stesso parroco;
- per altri invece è un gruppo di parrocchie di una stessa unità
territoriale.
Per il rilancio delle unità pastorali è necessario e indispensabile adottare
alcuni criteri comuni:
- vicinanza geografica e culturale delle parrocchie;
- appartenenza allo stesso comune e forania;
– 62 –
Comunione e Annuncio nella Corresponsabilità
- numero di parrocchie e di abitanti tali da favorire una pastorale
integrata e un lavoro comune.
A mo’ di esempio potremo parlare di una popolazione di circa diecimila
persone, con 5/6 parrocchie e 2/3 sacerdoti. I numeri potranno variare
tenendo conto della particolare configurazione di alcune unità pastorali.
Da questo possiamo concludere che ogni unità pastorale è formata da
una tipologia diversa di parrocchie (grandi, piccole, più di una guidate
da uno stesso parroco).
Concretamente, dopo la ridefinizione delle foranie, con gradualità
e determinazione, sotto la direzione del vicario foraneo, i sacerdoti
insieme con i vice-presidenti dei CPP sono chiamati a rendere operative
le unità pastorali esistenti e, dove è necessario, a delineare la fisionomia
delle nuove.
14. Per il funzionamento delle unità pastorali, sono necessari il
coinvolgimento di alcuni soggetti e l’operatività di alcuni organismi.
- Il moderatore. È nominato dal vescovo tra i presbiteri dell’unità
pastorale, sentiti i parroci. Guida la progettazione delle attività
pastorali comuni, verificandone l’attuazione; promuove la comunione
fra tutte le componenti dell’unità pastorale e ne presiede il Consiglio.
- Il Consiglio di unità pastorale. È formato dal moderatore, dal
segretario laico, dai presbiteri in cura d’anime, dai vice-presidenti dei
CPP e, se presenti, dai diaconi permanenti, e da un rappresentante
per comunità della vita consacrata. Si riunisce frequentemente e, per
determinati settori della pastorale, può invitare altre persone a farvi
parte. Tenendo conto delle diverse attività delle singole parrocchie
e delle relative esigenze pastorali, elabora il progetto dell’unità
pastorale, stabilendo le attività comuni e verificandone l’attuazione.
Man mano che l’unità pastorale si consolida e diventa operativa,
ci potranno essere alcune persone che assumono in maniera stabile
l’esercizio di alcuni servizi e ministeri. Se si ritiene opportuno, questi
potranno costituire insieme al moderatore il gruppo di servizio ministeriale:
équipe operativa che promuove il cammino d’insieme e di collaborazione
che le singole comunità parrocchiali dovranno compiere per raggiungere
l’obiettivo di una pastorale integrata e missionaria.
– 63 –
Comunione e Annuncio nella Corresponsabilità
IV. CAMMINARE NELLO STILE
DELLA CORRESPONSABILITÀ
15. Camminare in unità pastorale non significa sminuire la centralità
della parrocchia. È importante, soprattutto nella fase di ripartenza,
armonizzare le attività e le proposte pastorali delle singole parrocchie
con quelle dell’unità pastorale e della forania, per evitare ripetizioni o
sovrapposizioni e rendere la pastorale più snella e rispettosa dei tempi e
dei bisogni dei singoli. Le funzioni costitutive della comunità cristiana,
che non possono mai mancare per essere Chiesa, sono: l’annuncio della
Parola, la celebrazione dei Sacramenti, la catechesi e la formazione
cristiana, la testimonianza della carità, un pastore designato dal vescovo,
lo spirito missionario, l’attenzione alla vita sociale e pubblica. In merito a
queste funzioni, la parrocchia e le unità pastorali dovranno, in sinergia e
con lo stile della pastorale integrata, offrire proposte pastorali concrete.
16. La parrocchia rimane il luogo ordinario della celebrazione
dell’Eucaristia domenicale e degli altri sacramenti. Si dovranno tuttavia
ripensare in modo organico gli orari delle celebrazioni eucaristiche,
garantendo possibilmente in ogni parrocchia, ma non in ogni chiesa,
una celebrazione domenicale dell’Eucaristia. È significativo che anche la
celebrazione degli altri sacramenti si mantenga all’interno di ogni singola
parrocchia. In alcuni casi però risulterà opportuna, se non necessaria,
qualche celebrazione di unità pastorale o di parrocchie guidate dallo
stesso presbitero, proprio per sostenere il cammino di comunione
che si sta facendo. “Per rimettere al centro delle parrocchie ciò che è
veramente essenziale, oltre al momento liturgico, occorre promuovere
una consuetudine personale e comunitaria con la Parola di Dio… Una
delle forme di accostamento alla Parola è rappresentata dalla “lectio
divina” (Novo Millennio Ineunte, 39).
17. Nel predisporre gli itinerari di catechesi si avrà cura di seguire le
indicazioni dell’Ufficio catechistico diocesano, coinvolgendo in modo
stabile i genitori. Se è possibile, gli incontri di educazione alla fede dei
bambini e dei ragazzi avvengano in ogni singola comunità parrocchiale.
La catechesi di preparazione alla cresima e il cammino formativo degli
– 64 –
Comunione e Annuncio nella Corresponsabilità
adolescenti, dei giovani, degli adulti e dei gruppi familiari verranno
progettati in unità pastorale e, a seconda delle diverse situazioni,
saranno svolti nelle singole parrocchie o a livello interparrocchiale. La
formazione di base dei catechisti potrà avvenire in forania. Lo stesso
accadrà anche nella preparazione degli operatori di pastorale, in sinergia
con gli uffici diocesani e con le rispettive foranie.
18. L’attenzione alle povertà è uno degli aspetti qualificanti la vita della
comunità cristiana. Secondo le esigenze e le necessità - in modo particolare
là dove non vi siano altre realtà caritative ecclesiali preesistenti - si avrà
cura di costituire una Caritas (e, se possibile, un centro di ascolto) in ogni
parrocchia o in più parrocchie o a livello di unità pastorale. La Caritas
foraniale avrà un ruolo di coordinamento delle varie realtà esistenti.
19. Il Convegno ecclesiale di Verona del 2006 ci ha invitati a lavorare
insieme, attraverso scelte di pastorale integrata. Offriamo alcune
esemplificazioni di attività pastorali che si possono attuare in unità
pastorale.
Vita affettiva
- Pastorale giovanile. Essa si esprime nell’oratorio e in molte altre attività.
È bene che ogni parrocchia faccia funzionare l’oratorio, un luogo
anche fisico in cui i ragazzi/adolescenti e giovani si possano incontrare.
L’associazione ecclesiale NOI mette a servizio delle parrocchie le proprie
competenze e i propri servizi. L’unità pastorale promuova un progetto di
formazione per adolescenti e giovani, attento anche a chi abitualmente
non frequenta, in dialogo con il centro diocesano di pastorale adolescenti
e giovani.
- Pastorale familiare. Si elaborino proposte e iniziative per dare vita in
parrocchia o in unità pastorale a dei gruppi sposi. Si prevedano attività a
favore di persone o coppie che vivono situazione problematiche.
Sia previsto anche, in collegamento con la forania, un percorso
per fidanzati, vero cammino di fede e un percorso per genitori che si
inseriscono poi nella pastorale battesimale di ogni parrocchia. L’ufficio
di pastorale familiare offrirà iniziative significative.
– 65 –
Comunione e Annuncio nella Corresponsabilità
Lavoro e festa
- Pastorale sociale. L’unità pastorale, tramite la commissione di pastorale
sociale, sarà attenta alla realtà sociale di tutto il territorio, offrendo
iniziative e occasioni di confronto e formazione. Sia curata anche la
dimensione del tempo libero, con adeguate proposte. Un’attenzione
particolare si dovrà avere per il mondo dello sport, entrando in
collegamento con le varie associazioni.
Fragilità umana
- Pastorale della salute. È compito importante di ogni parrocchia
provvedere alla cura delle persone malate, sofferenti e anziane, anche
attraverso l’associazione diocesana OFTAL, garantendo iniziative e
operatori pastorali impegnati in questo servizio. Tra essi un ruolo preciso
spetterà ai ministri straordinari della Comunione. L’unità pastorale
potrà realizzare anche forme nuove di intervento, in collegamento con le
strutture presenti nel territorio, che operano a favore di persone malate
o diversamente abili.
Tradizione
- Pastorale della cultura e pastorale scolastica. Attraverso alcune persone
particolarmente preparate, si metteranno in atto iniziative allo scopo di
portare il messaggio cristiano nella scuola e nella società, anche attraverso
i nuovi mezzi di comunicazione. Una risorsa preziosa è costituita dagli
insegnanti di religione, che collegati all’unità pastorale, possono mettere
in atto qualche progetto a favore di studenti e famiglie. Si potrà prevedere
anche uno strumento di comunicazione interparrocchiale o di unità
pastorale.
Cittadinanza
- Pastorale missionaria e dei migranti. Con la creazione di un gruppo
missionario per ogni unità pastorale e un’attenzione particolare ai
migranti, in collaborazione con tutte le altre realtà e istituzioni presenti
nel territorio, si aiuteranno le comunità parrocchiali a non chiudersi in
se stesse, ma a porsi in ascolto nei confronti delle nuove presenze e a
valorizzare quanti provengono dalle giovani Chiese. Sono da promuovere
– 66 –
Comunione e Annuncio nella Corresponsabilità
iniziative di formazione alla solidarietà e all’impegno, finalizzate al
consolidamento del bene comune e del senso civico nell’ambito sociale
e politico.
20. Il ministero del diaconato permanente, nella misura in cui sarà
precisata sempre meglio la sua identità specifica, è necessario per una
pastorale d’insieme che abbia un evidente stile di servizio. Il vescovo potrà
affidare a un diacono o ad altra persona una partecipazione all’esercizio
della cura pastorale di una piccola parrocchia, secondo le indicazioni del
can. 517 § 2, in accordo con il parroco moderatore dell’unità pastorale e
con il vicario foraneo.
21. Anche i religiosi e le religiose presenti in diocesi, insieme alle altre
forme di vita consacrata, concorreranno con i propri carismi specifici
alla elaborazione ed attuazione del progetto pastorale diocesano e delle
unità pastorali. Pur radicati in una parrocchia ben precisa, la loro
attività dovrà espandersi in tutta l’unità pastorale, mettendo a servizio
di tutti il loro specifico carisma. In qualche parrocchia dove non risiede il
parroco, potranno diventare il punto di riferimento per il coordinamento
pastorale.
22. I movimenti, le associazioni e i gruppi, che nella Chiesa spesso sono
a contatto con il fenomeno della scristianizzazione e sono proiettati
verso la nuova evangelizzazione, pur avendo di solito un radicamento
diocesano e territoriale più vasto, non si sentiranno in alternativa alle
parrocchie, ma chiamati a convergere nel cammino pastorale della
diocesi e del territorio in cui sono presenti. Le aggregazioni laicali, infatti,
sono chiamate ad essere protagoniste visibili, più coinvolte nei progetti
pastorali, in collegamento con altre realtà associative del territorio,
sensibili all’impegno di fraternità e di promozione. Il laico motivato
diventa così motivante anche nei confronti di altri laici nella trasmissione
dei valori cristiani nella quotidianità: la presenza di testimoni credibili
nel laicato permette di “seminare” il Vangelo anche al di fuori delle
celebrazioni. L’Azione Cattolica e l’AGESCI, già inseriti attivamente nel
territorio, insieme a tutte le aggregazioni laicali, possono essere molto
– 67 –
Comunione e Annuncio nella Corresponsabilità
utili per favorire una pastorale integrata, lavorando con frutto insieme.
Si sostengano i gruppi esistenti e, dove possibile, si favorisca la nascita di
nuovi gruppi di unità pastorale.
23. Una delle preoccupazioni principali per il rinnovamento e la
riorganizzazione dell’attività pastorale rimane la cura e la formazione
dei fedeli laici. Ne trattiamo alla fine per richiamare l’importanza di
questa esigenza imprescindibile.
La crescita umana e cristiana di ogni persona è sempre un processo
misterioso e delicato, nel rapporto tra l’amore di Dio e la libertà
dell’uomo. Contribuire all’educazione alla fede e alla vita cristiana dei
fratelli e delle sorelle, piccoli e grandi, è vocazione costitutiva di ogni
discepolo del Signore e della Chiesa in quanto tale, per aiutare i fratelli a
incontrare il Signore Gesù e a crescere come testimoni nel mondo e come
protagonisti nella vita della Chiesa.
Oggi diventa sempre più importante approfondire e qualificare la
formazione spirituale, teologica e pastorale di giovani e adulti, per
accompagnare i fedeli laici nella loro vita “secolare” e nel servizio
ecclesiale. Cresce il bisogno, da parte delle comunità cristiane, di
operatori pastorali che collaborino con presbiteri, diaconi e religiosi.
Parrocchie, unità pastorali e foranie, all’interno della Chiesa locale,
sono chiamate a contribuire al compito formativo in maniera integrata
e coordinata. La diocesi dovrà studiare un piano complessivo, facendo
tesoro dell’esperienza già esistente, per venire incontro alle varie e
complesse esigenze. In ogni caso si cercherà di valorizzare le istituzioni
e realtà già esistenti: Seminario diocesano, Istituto superiore di Scienze
religiose, Biennio di formazione per laici coordinatori. Si esamini la
possibilità di riprendere, in forme rinnovate, l’esperienza della Scuola di
formazione teologica e della Scuola di formazione socio-politica.
V. CONCLUSIONE
24. È una scelta impegnativa: ma le opportunità e i vantaggi per la Chiesa
diocesana e per i presbiteri sono evidenti. L’unità pastorale favorisce
– 68 –
Comunione e Annuncio nella Corresponsabilità
l’attuazione di una Chiesa comunione e pertanto più missionaria. Potrà
essere esempio e salutare provocazione per la società tentata di chiudersi
nell’individualismo ed incapace di dare segnali certi di impegno per il
bene comune.
Diventa poi un modo concreto per sperimentare la corresponsabilità e
valorizzare tanti laici desiderosi di mettersi a servizio della comunità. Sarà
strumento provvidenziale per i presbiteri che potranno affrontare con
maggiore serenità (proprio perché gestite in comunione e collaborazione)
le inevitabili tensioni che comporta il ministero di presidenza della
comunità. Lavorare insieme con altri ci aiuta a sentirci ed essere meno
soli.
– 69 –
Appunti
Appunti
Stampato nel mese di giugno 2014
Grafichese S.r.l.
Author
Document
Category
Uncategorized
Views
0
File Size
9 992 KB
Tags
1/--pages
Report inappropriate content