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ISSN 1720-5638
IL CALITRANO
periodico quadrimestrale di ambiente, dialetto, storia e tradizioni
Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - 70% - DCB - Firenze 1
ANNO XXXIV - NUMERO 56 (nuova serie)
CENTRO STUDI CALITRANI
Via Pietro Nenni, 1 - 83045 Calitri (AV)
www.ilcalitrano.it
MAGGIO-AGOSTO 2014
IN QUESTO NUMERO
IL CALITRANO
ANNO XXXIV - N. 56 n.s.
Un male antico
di A. Raffaele Salvante
3
Fondato nel 1981
Come nacque
il corso di Calitri
prof.ssa Concetta Zarrilli
4
Strade delle fornaci
di Alfonso Nannariello
IN COPERTINA:
Calitri, 1972/73, la signora Maria Vincenza Panniello (panniell’) nata il 16.07.1932
da Giovanni e Rosa Zabatta, coniugata
con Rocco Metallo (titta metall’) il
14.02.1955. La conserva di pomodoro ‘a
salza, come da tradizione locale, era un
cerimoniale ancestrale al quale nessuna
famiglia poteva sottrarsi. Fine agosto era
il periodo più adatto. C’era chi la praticava all’alba e chi al tramonto, con la dovuta e opportuna frescura. In questo “rito”
l’intera famiglia si mobilitava e ognuno
aveva un ruolo ben definito, via alla logistica! L’equipe di esperti si attrezzava: chi
selezionava i pomodori, chi era addetto
al lavaggio, alla cottura, alla passata, all’imbottigliamento, chi alla sterilizzazione. Vari erano i metodi di cottura, dalla
bollita alla cotta; dall’aggiunta del basilico
o meno, dalla giusta quantità di sale, e così via. Una vera e propria catena di montaggio! Ovviamente la scorta doveva essere tale da coprire il consumo dell’intero
anno, per i vari componenti della tribù.
L’odore di sugo misto ed inebriato dal
profumo della legna ardente irrompeva
nei vicoli che ne annunziavano l’inizio.
Conserviamone il ricordo, conserviamo
la “cunzerva”.
(Foto archivio IL CALITRANO,
Gerardo Melaccio)
7
Personaggi: Marcello Buono
di A. Raffaele Salvante
10
12
La “Fera Sponz” del maestro
orafo Luciano Capossela
della dott.ssa Immacolata Tralli
13
Larino e il suo seminario
la Redazione
14
15
Influenzare il futuro
del dott. Marco Bozza
16
LA NOSTRA BIBLIOTECA
20
DIALETTO E CULTURA POPOLARE 20
SOLIDARIETÀ COL GIORNALE
21
MOVIMENTO DEMOGRAFICO
22
REQUIESCANT IN PACE
23
XXXIII FIERA - INTERREGIONALE CALITRI
a XXXIII Fiera Interregionale di Calitri diventa “glamour”. Quest’anno dal 3 al 7 settembre inaugurerà il padiglione “Fashion Factory”. Una nuova area espositiva che accenderà i riflettori sul settore dell’alta moda femminile. A Calitri, per l’occasione, giungeranno 20 ragazze provenienti da tutta Italia che, durante i giorni della manifestazione, saranno impegnate in sfilate di moda e set fotografici: vetrine all’interno delle quali il pubblico
della fiera potrà ammirare da vicino, ad esempio, le fasi di uno shooting fotografico, l’eleganza e lo stile delle modelle. Non mancheranno momenti di training con attività di coaching su portamento in passerella, total look, trucco e parrucco. Il format, ideato e curato
da Evetimes Moda (realtà che opera nel campo della moda e dell’immagine), vedrà una forte e coinvolgente interazione fra le aspiranti modelle, i visitatori e le aziende di settore che
saranno presenti nell’area dell’expo calitrano.
(da IrpiniaNews del 14.06.2014)
L
Creato e aggiornato gratuitamente
da ITACA www.itacamedia.it
Direttore
dott.ssa Angela Toglia
Segreteria
Michela Salvante
Direzione, Redazione,
Amministrazione
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Tel. 328 1756103
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A. Raffaele Salvante
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Periodico quadrimestrale
di ambiente - dialetto - storia e tradizioni
dell’Associazione Culturale “Caletra”
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Chiuso in stampa il 20 luglio 2014
IL CALITRANO
N. 56 n.s. – Maggio-Agosto 2014
NON FANNO PAURA LE PAROLE DEI MALVAGI,
MA IL SILENZIO DEGLI ONESTI (Martin Luther King)
UN MALE ANTICO
Ahi serva Italia, di dolore ostello,
Nave senza nocchiero in gran tempesta, Non donna di provincie, ma bordello!
(Dante, Purgatorio, canto VI).
Cla storia di una Nazione, ma purtropentocinquant’anni non sono molti nel-
po per noi l’Italia non ha avuto la volontà
e la capacità di risolvere – o almeno tentare di risolvere – i numerosi e gravosi
problemi che ancora oggi mettono a repentaglio la sua unità nazionale.
Il presente con le illusioni perdute, disattese, rubate, sbagliate, ha lasciato il
posto all’assenza più che alla fine delle
illusioni stesse, ciò che resta è l’accettazione di una sorta di limbo contemporaneo in cui rifarsi al passato è impossibile, criticare il presente è vietato,
sognare un futuro velleitario è in fondo
inutile, perché non c’è nulla su cui farlo poggiare.
L’animo inasprito, le umiliazioni, le frustrazioni fanno sempre vedere il passato, pur atroce, in una luce migliore e positiva, come, ad esempio, il pareggio di
bilancio raggiunto agli albori dell’Unità
d’Italia. Frutto di inaudite e spregiudicate prepotenze, spremendo i sudditi
con un sistema di tasse iniquo ed ingiusto, senza alcun precedente in Europa.
Un unico filo conduttore, quasi un DNA
a nostro disdoro,scorre da sempre nel
nostro sangue che ammorba ed infetta
ogni generosa ed altruistica iniziativa
generando una borghesia parassitaria,
rapace e insaziabili: è la corruzione che
dire endemica è puramente pleonastico, ha corroso fin nelle midolla ogni settore della vita civile a cominciare dalla
scuola, dove si sarebbero dovuti forgiare i futuri cittadini,
Direte che è una situazione assurda,
apocalittica, paradossale, no, è la triste
e nuda realtà che non offre nessun ap-
piglio alla speranza, infatti, le plebi ridotte all’obbedienza, non dal prestigio
dell’autorità statale, ma dalla paura di un
sistema corrotto, che sa soltanto stritolare, impaurire e minacciare i cittadini.
I pubblici uffici sono diventati il ricettacolo dell’immobilismo, dell’assenteismo, dell’improvvisazione, del menefreghismo più squallido, succede di
tutto perché è il paradiso dei furbi, dei
lavativi, degli scrocconi, e purtroppo,
l’inferno per le persone oneste e ce ne
sono ancora, meno male.
Purtroppo a guardarci intorno si può notare una totale esclusione di qualunque
interesse sociale e pubblico con un fitto e deplorevole sistema delle clientele
e dei favori, quindi della corruttela più
generalizzata, avallata da una vera giungla di leggi e decreti, nazionali e regionali che nessuno sa cosa e come va applicato, inutili e dannosi orpelli capaci
soltanto di imbrigliare ogni iniziativa,
ogni intrapresa per chi, nonostante tutto, ha ancora voglia di darsi da fare.
L’analfabetismo generalizzato, l’emigrazione esasperata, disoccupazione a
livelli ormai insostenibili, sono state le
piaghe che impediscono un retto e cor-
retto andamento della società civile, imbrigliata da una burocrazia elefantiaca,
inefficiente e molto dispendiosa, come
le inaudite e scandalose lentezze della
magistratura sono in perfetta armonia
con l’inefficienza dello Stato, e la politica italiana che offre uno spettacolo
davvero riprovevole in cui è molto difficile scorgere una reale volontà di cambiamento.
Non possiamo che concludere con le
parole del grande critico meridionale,
Francesco De Sanctis: “lo spirito settario perdura ancora nelle abitudini
italiane, strasfuso come un virus nel
sangue della Nazione. Manca in Italia
un assetto sociale bene equilibrato; così che la società è abbandonata a un rimescolio confuso e vario, facendoci difetto le qualità fondamentali dei popoli
grandi: la disciplina, il lavoro, il dovere, il carattere. È una società cui
manca la fibra, perché le manca la fede, e non ha fede perché non ha cultura; una società in cui non è se non il
“culto della forza” e la “glorificazione del successo”.
A. Raffaele Salvante
NON ABBIAMO
ALCUN FINANZIAMENTO
CONTIAMO SOLO SULLA TUA
G E N E R O S I TÀ
3
COME NACQUE IL CORSO DI CALITRI
SULLA VIA DELLA PORTA DI NANNO
IL CALITRANO
N. 56 n.s. – Maggio-Agosto 2014
prof.ssa Concetta Zarrilli
ella prima metà del XVIII secolo Calitri era un paese in grande fermento; teN
nacemente si reagiva ai funesti eventi della
fine del secolo precedente, primo fra tutti il
terremoto del 1694, che chiuse una serie di
calamità a partire dalla terribile peste del
1656, seguita da carestie che si alternarono
ad altre epidemie, e infine dalla sequenza di
ben quattro terremoti importanti in soli sei
anni (1688, 1689, 1692 e appunto 1694).
Calitri era stata “subissata”1 dal terremoto
del 1694, che aveva provocato ben 311 vittime, aprendo una voragine nella collina su
cui sorgeva il castello, le cui macerie avevano seppellito l’intera famiglia dei nuovi
feudatari, i Mirelli. Un nuovo terremoto, il
29 novembre 17322, rallentò la faticosa ricostruzione del paese, e provocò molti danni alle nuove strutture che si stavano costruendo, come ad esempio il crollo della
cupola della chiesa dell’Immacolata Concezione appena finita, che in tale circostanza fu ampliata, e da una sola navata ne ebbe tre.
Negli anni successivi al 1732 si ricostruiva
sulle macerie precedenti: nasceva il borgo
del rione Castello, nuove case venivano costruite con le pietre del vecchio maniero, veniva ampliato il Palazzo Della Gatta che diventava Palazzo Mirelli, altri palazzi
nobiliari ed edifici sacri, in quello che oggi
è il centro storico, venivano ristrutturati e
ampliati, fra le case dei comuni cittadini,
che venivano abbellite con eleganti volute
in pietra alla base dei corrimano delle scalinate, con nuove soglie, portali, finestre e
balconi. Intagliate dalle mani di abili scalpellini, fecero la loro comparsa ai crocicchi
nei vicoli nuove pietre in forma di maschere apotropaiche e demoni, che con le loro
smorfie dovevano allontanare il malocchio
che aveva perseguitato il paese negli anni
precedenti. Stemmi e motivi decorativi apparvero sulle case che venivano costruite ex
novo o ristrutturate, e nuove zone venivano
scelte per ampliare il paese.
Una di queste fu lo spazio verde di proprietà
del Comune, fuori la Porta di Nanno (nei cui
pressi, fin dal XVI sec., vi erano delle botteghe di artigiani, ma non delle abitazioni,
come ricorda Alfonso Nannariello nel riquadro alla fine del presente articolo), vicino alla torre omonima e alla chiesa di San
Rocco3; ne abbiamo una fugace descrizione
in un atto scritto il 3 maggio1740 dal notaio
Eligio Rinaldi: “…possedendosi da questa
Magnifica Università alcuni luoghi inutili
per essa siti nella parte del pascone, cioè da
fuori della Porta di Nanno, propriamente da
sotto le case che furon del Magnifico quondam Notaio Carmine Benevento, ora de’suoi
figli, e continovatamente sino alla chiesa di
Santo Rocco; de’ quali luoghi se ne serviano li cittadini abbitantino in quella contrada per uso di mondezzaio, ed allo ‘ncontro
rendeasi la strada Maestra di detta Porta
sempre fangosa nell’inverno, e nella state
piena d’immondizie…”4.
Corso Matteotti, 1959/60. Sulla bici il piccolo Pasquale Cioffari (nipote di Pasquale 32, figlio di Michele), la mamma Nina Roccia e la nipote Rosetta Roccia. Pasquale 32 ebbe tre figli: Michele che
sposò Nina, padre Gerardo e Maria che sposò Euplio.
44
È il primo di una serie di atti notarili relativi alla vendita di lotti di terreno per edificarvi delle case che, per le modalità con cui
verranno costruite, costituiranno il nucleo
originario di quello che poi diventerà il Corso Matteotti di Calitri, sito precisamente sul
lato sinistro salendo verso Piazza della Repubblica5.
Il primo lotto di terreno fu venduto nello stesso giorno ad Angelo Frasca, a partire dalla
Porta della Torre di Nanno scendendo verso
la chiesa di San Rocco; nel costruire la sua
casa Frasca doveva rispettare delle precise
regole: “…palmi ventiquattro di luogo cioè
che da muro a muro laterale dal di dentro sia
di palmi ventiquattro; e di larghezza, da principiarsi per linea retta, ed à piombo dalla
fine del cornicione sopra detta Porta… e
dalla parete verso la Porta, lasciarvisi palmi sei di vano per situarvisi altra strada, per
altri bisogni, di sorte ché, poggiar non possa lo stesso Angiolo il muro della casa edificanda immediatamente a quello della Porta, ma palmi sei discosto da quello.”
La casa che Angelo Frasca avrebbe costruito doveva essere di base quadrata, con la distanza interna da muro a muro di 6 metri e
trentacinque centimetri circa6, e doveva essere allineata al cornicione della Porta di
Nanno, dalla quale doveva distare circa 1
metro e 59 centimetri, spazio in cui avrebbe trovato posto un vicoletto sulla quintana
preesistente.
Sempre nello stesso giorno Giovanni Zampaglione e Cesare Fastiggi di Calitri e Francesco Parisi di Ruvo acquistarono un lotto
ciascuno, ognuno di 20 palmi, per il prezzo
di sei ducati; dai loro atti notarili emergono
altri dettagli, qui riportati dall’atto di Giovanni Zampaglione: “…primo, che detto
Giovanni Zampaglione debbia unir la fabrica della casa sua edificanda in detto luogo con quella di Angiolo Frasca, e tirarla
ad una linea retta, senza apportarsi angustezza alla strada Maestra detta della Porta di Nanno, ma che debba portarsi a lenza
con il muro della chiesa di San Rocco. E che
non possa cacciar gajfo in detta strada Maestra, ma aver la porta del sottano al piano
di detta strada della Porta, e la porta del
soprano nell’altra strada soprana, che dovrà lasciarsi da sotto le finestre del M.co
Salvadore Benevento7; quale strada debbia
essere di larghezza convenevole, e commoda, signantemente all’andarvi col Pallio in
occorrenza di portarvi il S.S. mo Viatico ad
infermi; e che detto Giovanni Zampaglione
debbia, siccome si è obbligato, sterrare per
quanto importa la lunghezza della casa sua
da muro à muro, ed a sue spese nella stra-
IL CALITRANO
N. 56 n.s. – Maggio-Agosto 2014
Calitri, 1924. CorsoVittorio Emanuele III durante il rifacimento della pavimentazione, oggi Corso Matteotti.
da suddetta della Porta, sinattanto che giungerà all’antico piano di detta strada, e darsi l’uscita all’acque piovane per l’antichi
acquedotti che si conoscono al muro di detta strada…”.
Le case dei tre acquirenti dovevano essere
costruite con i prospetti a filo con quelli della casa che avrebbe costruito Frasca da un
lato, e il prospetto della chiesa di San Rocco dall’altro lato; non si poteva aprire alcun
“gajfo”, ossia “gafio” in dialetto, quindi balcone sulla strada principale, su cui dovevano aprirsi le porte dei sottani, mentre le parti soprane dovevano avere ingresso dalla
strada retrostante sotto le case dei Benevento, avendo l’accortezza di lasciare la larghezza giusta perché vi potesse comodamente passare la processione con il Pallio
nel portare l’Eucarestia agli ammalati, dettaglio molto importante, perché come si desume dagli altri documenti, alla parte opposta di questa stradina c’era la Chiesa
Madre di San Canio.
Inoltre ognuno doveva provvedere a sterrare a proprie spese la strada principale della
Porta di Nanno per il tratto pari alla larghezza
della propria abitazione, non trascurando di
fare in modo che le acque piovane venissero convogliate verso l’acquedotto antico,
cioè l’antica quintana lì presente fra la Porta e la casa di Frasca.
I vincoli dell’urbanistica illuminista ci sono proprio tutti, con particolare riguardo all’uniformità degli edifici. Il luogo veniva
indicato anche con il termine “La Torre”,
come si deduce da un altro documento sempre del 17408, che parla di “…un Casaleno
diruto con certa fabbrica vecchia, sito in
questa Terra, propriamente l’ultima parte
chiamata la Torre, da sotto la Chiesa di San
Michele, confinato colli luoghi di questa
Università, seù mondezzaio da un lato verso la chiesa di San Rocco, la quintana dal-
l’altro lato verso la Chiesa parrocchiale”.
La Torre di Nanno e il Casaleno diruto erano retrostanti ai lotti che venivano venduti,
quindi erano vicini alle case dei Benevento
e di Giuseppe Melaccio, che avevano la parte sottana che si affacciava sulla stessa strada retrostante e parallela alla via principale
della Porta di Nanno, e la parte soprana sulla strada della chiesa di San Michele, oggi
nota come Piano di San Michele. Le case
non vennero subito costruite, perché si oppose alla vendita dei lotti il Principe Francesco Maria Mirelli, ritenendo quei luoghi
“a sé spettanti”.
Convintosi poi il Principe che i lotti appartenevano alla Magnifica Università, cioè al Comune, e non a lui, la vendita riprese nel 1746;
nel frattempo era morto Angelo Frasca, perciò suo figlio Andrea comprò tutti i lotti fino
ad allora venduti, eccetto l’ultimo di Parisi,
per un totale di “palmi sittantatrè per estenzione di tal luogo, cioè dal muro della Porta suddetta, a tirare verso San Rocco, lasciando quattro palmi di vano (non più sei)
tra ‘l muro edificando e quello della Porta,
che servirà per quintana, ed arrivare fino alla fabbrica fatta da Maestro Francesco Parisi di Ruvo, e senza che passar si possa il
segno fatto al muro della Porta suddetta…”,
quindi gli edifici che dovevano essere costruiti non dovevano essere più alti della Porta di Nanno. Zampaglione e Fastiggi, che non
avevano pagato la loro cifra per la questione
suscitata dal Principe Mirelli, rinunciarono
volontariamente ad ogni diritto sui lotti da
loro prima scelti.
Nel 1748 continuò la vendita, partendo
però dalla chiesa di San Rocco: il 29 gennaio acquistò per 30 carlini Salvadore Ruggiero: “ …essendosene invogliato di fabricarvene dè casamenti, propriamente
vicino la chiesa di San Rocco, cioè palmi
dodeci discosto da detta Chiesa, avendone richiesto palmi trenta di larghezza, ed
altritanti di lunghezza a semetria delle muraglie della detta chiesa, e tirare per linea
retta alli casamenti che si stà fabbricando
dà figli di Frasca…”. Qualche giorno dopo, Gianangiolo Bavosa di Calitri comprò
un lotto di trenta palmi di lunghezza “attaccati alla casa disegnata fabricarvisi dal
M.co Salvadore Ruggieri vicino la Chiesa
di San Rocco, colla stessa semetria da tirarsi dalle muraglie di detta chiesa, al muro della casa si sta fabbricando da Andrea
e fratelli di Frasca vicino alla Porta di
Nanno”.
Il 24 maggio 1750 mastro Giuseppe Pignone di Calitri “…possedendo questa Magnifica Università varij luoghi inutili, comodi però per fabbricarvi casamenti,
siccome diversi se ne so fabricati siti fuori
la Porta di Nanno; e volendo esso M.ro
Giuseppe fabbricarvi due stanze, ha perciò fatto sentire ai Signori dell’Università
per comprarseli, e principiante dette due
stanze da vicino la casa comperata e fabricata da Gianangelo Bavosa, e tirare verso detta Porta, e detti luoghi, di estenzione, quanto appunto è larga la casa di detto
Gianangiolo…” e comprò quindi altri tren-
55
ta palmi di lunghezza di terreno per sei ducati. Divise il terreno in due parti, e costruì
solo sulla metà verso San Rocco. Già a novembre dello stesso anno Pignone cedette
la casa appena costruita ai coniugi Giuseppe Metallo e Rosa Melaccio, in cambio di
una loro casa vicino alla chiesa di San Pietro. Nell’atto notarile la casa risulta “isolata, ed è propriamente da sotto la torre antica e diruta, confinandovi soltanto l’altro
agro, o luogo che detto Mastro Giuseppe
dè fabricare verso la Porta di Nanno…”. La
casa di Pignone era isolata da quella di Giovanangelo Bavosa, essendovi in mezzo una
“via vicinalem”, cioè un vicolo, come riportato in un successivo documento del 29
agosto 1751. Il 5 giugno 1750 Salvatore
Ruggieri aveva venduto la casa che stava
costruendo agli sposi Domenico Tancredi
e Lucrezia Zabatta.
Il contesto urbanistico del 1751 in quei luoghi si può ricostruire considerando che, a
partire dal muro esterno della chiesa di San
Rocco, e salendo sul lato sinistro verso quella che oggi è Piazza della Repubblica, si trovavano in ordine di successione: uno spazio
di 12 palmi, due case di 30 palmi ciascuna,
ossia le case di Domenico Tancredi e di Gianangelo Bavosa, un vicoletto, la casa scambiata da Pignone con Metallo di 15 palmi,
uno spazio libero di 15 palmi su cui Pignone doveva ancora costruire, la casa di Francesco Parisi di 20 palmi, la casa di Andrea
Frasca di 73 palmi, uno spazio di 4 palmi dove c’era la quintana antica9, e infine la Porta di Nanno10.
Quest’ultima, con il limite di non conoscere esattamente la misura dello spessore delle mura delle case, e della larghezza della via
vicinalem tra la casa di Bavosa e quella successiva, si può agevolmente identificare con
la grande apertura ad arco, che fino agli abbattimenti successivi al sisma del 1980 si
trovava lungo il Corso, immediatamente pri-
Calitri, 1935. Corso Vittorio Emanuele III, tavoli
davanti al bar del F.lli Vincenzo e Michele Toglia.
IL CALITRANO
N. 56 n.s. – Maggio-Agosto 2014
ma del Bar Diavolo, e che introduceva in
Via Chiesa Madre. Inoltre lo spazio immediatamente vicino alla Porta ha subito nel
corso dei secoli numerosi interventi che ne
hanno alterato la fisionomia originale.
Uno di questi venne attuato proprio da mastro Giuseppe Pignone, nello stesso anno
1751; il documento che ce lo descrive è importantissimo, anche perché fornisce alcune notizie sull’ubicazione dell’antica Chiesa Madre: “…sendosi da molto tempo
disegnato smantellare e diroccare le due
stanze di questa medesima Università che
sporgono sopra la Porta di Nanno, come
quelle che essendo lesionate notobilissimamente minacciano rovina nommeno ad esse stesse, che alle case che sono situate di
sotto; e vi è più, che diroccarsi le dette due
stanze, l’una la soprana e l’altra di sotto, si
toglie l’impedimento al prospetto della
Chiesa Parrocchiale di S. Canio, e si dà
commodo grande così al Popolo, come dal
Rev. Clero, giacché al luogo, che dette stanze recrepano, si è indicato da più tempo farvisi una nuova strada pubblica…”.
Mastro Giuseppe Pignone si impegnò con
giuramento con gli amministratori comunali per la costruzione di questa strada
“…che principiarà da detto piano, o luogo
di detta Chiesa Madre, passerà per sopra le
case delli detti di Frasca, e tirarla di là verso la chiesa di San Rocco per quanto sarebbero altri luoghi di casamenti in là verso detta chiesa, di modo tal che, esso M.ro
Giuseppe, debba far lamia ben soda, e forte per quanto importa il vano, o luogo che
occupano dette case dell’università che si
demoliranno; e l’altro muro laterale per sostenere detta strada di là dalle case delli
Frasca verso San Rocco; giacché per quello tocca alla larghezza di detta strada, non
si vuole escedere più di quello che vi è di
vano fra dette case delli Frasca, e le pedamenta delle case del M.co Salvadore Bene-
vento e di altri”.
Si deduce che dietro la Porta di Nanno c’era
una casa a due piani di una stanza ognuno, in
rovina, che minacciava di crollare, e che sporgeva visivamente al di sopra di essa.
Tale casa occultava la facciata della Chiesa
Madre, che dunque veniva a trovarsi proprio lì, con un piccolo slargo antistante, dietro la casa stessa, che a sua volta era dietro
la Porta.
Pignone si impegnò ad abbattere la casa di
due stanze pericolante e a costruire al posto
di essa un arco basso, o lamia, su cui doveva passare una strada che, dallo spazio retrostante le case di Frasca ed altri che avevano comprato i lotti, doveva condurre allo
slargo davanti alla facciata della Chiesa Madre, libera dall’ingombro della stessa casa
pericolante, mantenendo la stessa larghezza che c’era tra le case dei Frasca e le fondamenta delle retrostanti case della famiglia Benevento.
Si apprestava cioè a costruire l’inizio di
quella che poi, dopo l’abbattimento della
Chiesa Madre, cominciato il 15 marzo 1883,
sarebbe diventata Via Chiesa Madre.
NOTE
Termine usato dai contemporanei che ne scrissero, come G.B. Pacichelli, Lettere familiari,istoriche ed erudite…, II, Napoli, 1695, pp.
353-363.
2 Questo terremoto ebbe un’area di estensione
molto vasta, ma non dovette causare vittime a
Calitri; in ogni caso non ci sono pervenute notizie riguardo a ciò
3 La chiesa di San Rocco è ricordata “extra moenia” cioè “fuori le mura” nella Sacra Visita del Cardinale Alfonso Gesualdo del 1565, cfr. Gerardo
Cioffari in “Calitri. Uomini e terre nel Cinquecento”, Centro Studi Nicolaiani, Bari 1996, pag. 91.
Fino al 23 novembre 1980, nei locali a piano terra della chiesa, sconsacrata già da anni e poi tra1
LA PORTA DI NANNO
sformata in residenza urbana, c’era un negozio
di barbiere, nei pressi del Forno Iannolillo; dopo
l’abbattimento della ex chiesa, il portale in pietra fu riutilizzato nella ristrutturazione della chiesa di Sant’Antonio di Padova.
4 L’atto notarile si trova presso l’Archivio di Stato di Avellino (A.S.A.), Protocollo Notarile di
Sant’Angelo dei Lombardi, n. 555, Notaio Rinaldi Eligio, anno 1740, f. 36. La casa del notaio
Carmine Benevento, poi ereditata dai figli Canio
e Salvatore, si trovava nella via sottostante la strada della chiesa di San Michele Arcangelo, come
è riportato in altri atti notarili degli stessi anni;
essa confinava con la casa di Giuseppe Melaccio.
La casa di Benevento e la casa di Melaccio saranno sempre nominate nei documenti di seguito esposti, come retrostanti ai lotti di terreno in
vendita.
5 I documenti da qui in poi citati sono tutti presso l’A.S.A. nei volumi dal 555 al 557, dall’anno
1740 al 1751, redatti sempre dallo stesso notaio.
6 Il palmo napoletano equivaleva a circa 26,46
centimetri di oggi, valore oscillante nelle diverse zone del Regno. I valori che ho calcolato sono tutti arrotondati per eccesso.
7 È appunto uno dei due figli del notaio Carmine.
8 È un atto di compravendita a nome di Donato
Ciota e delle sue figlie, prot. n. 555 folio 94 v. trascritto nell’anno 1741.
9 Per un totale di 199 palmi escluso lo spessore
delle mura delle case e la larghezza della via vicinalem.
10 Trovai questi documenti in archivio ben sedici anni fa, cercando informazioni per la mia tesi
di laurea. Ricostruendo la situazione, portai tutto di corsa all’architetto Vito De Nicola, che allora stava restaurando ciò che rimaneva del lato
sinistro di Corso Matteotti; le strutture citate nei
documenti corrispondevano alle planimetrie delle strutture nel cantiere; inoltre sono felice del
fatto che l’intraprendenza dei mastri fabricatori
calitrani della metà del Settecento si ritrovi nell’ultimo romanzo di Vito, “L’acquerello in verdaccio” (pubblicato nel 2013 per ZONA Contemporanea) nelle figure di Mastro Pietro de’
Rubertis e Mastro Francysco Parysi; il primo è
nato dalla fantasia dell’autore, il secondo è realmente colui che costruì la casa confinante con
quella di Andrea Frasca.
viamo la denominazione toponomastica alla Porta di Nanno dove mastro
Donato brigliaro aveva la poteca, seu forgia. La porta, evidentemente divenne di Nanno, quando si ebbe la necessità di distinguerla da un’altra porta, quella del Buccolo, che compare nei documenti proprio a partire dal
XVII sec. Emilio Ricciardi ritiene possa essere stata aperta dopo un periodo di aumento demografico dovuto, forse, alla migrazione verso Calitri degli abitanti del distrutto casale di Santa Maria in Elce2.
Sotto la Porta di Nanno, esposte appese a un gancio, penzolavano le teste mozzate di malfattori e di briganti. A vederla deve essere sembrata
il braccio di Perseo che tiene nella mano la testa della Medusa mozzata, a Firenze, alla Loggia dei Lanzi.
Nota di A.N.
Se nenno, da cui poi Nanno (come documentano i nostri registri parrocchiali del ’5/’600), è un termine importato da una zona malfamata di Cagliari, sapendo che lì con nenno si indicava chi non si conosceva (forse
qualcuno che proveniva dalla omonima frazione di Valbrevenna, in provincia di Genova), dovrebbe voler dire niuno, neuno, nessuno. Se così, a
Calitri potrebbe essere stato spacciato per nome, come fece Ulisse con
Polifemo, da qualche sardo che, rifugiatosi da noi, non voleva rivelare il
proprio nome. Nanno, però, potrebbe derivare dal nome J(o)anno.
La Porta di Nanno non si è chiamata sempre così. Un tempo era solo
la porta. Lo sappiamo da un atto del 4 luglio 1580 del notaio Giovanni Codella: dall’Inventarium bonorum q(uon)d(am) Mariani Cera, da
cui appuriamo de la poteca chi tene m(ast)ro Jannj a la porta. Jannj divenne Janno e Nanno e la porta cominciò, come fu poi per ‘a Cròc r’
P’lcìn, ad essere abbinata a chi con la propria presenza e/o attività la
caratterizzava. E fu indicata come ‘a pòrta r’ Nànn.
In effetti, se altri atti notarili del tempo documentano la presenza di potee,
‘botteghe’, alla porta, nel 1651 in un atto di Gian Battista Balascio jr. tro-
NOTE
1 Cròc r’ P’lcìn: ‘Croce di Pulcino’. La Cròc r’ P’lcìn è una zona del paese
all’innesto di Via Alfonso De Carlo e Via Fontana con Via Concezione. Forse la toponomastica dialettale ricorda, come era uso in altri tempi, la famiglia più importante che abitava un luogo. In questo caso quella dei P’lcìn
(soprannome con il significato del termine pulcino). P’lcìn, in effetti, era il
soprannome di Giuseppe Di Maio che ho ritrovato in un registro parrocchiale
dei battesimi del 1707-1725 dove, in occasione del battesimo di alcuni suoi
figli, è riportato Giuseppe Di Maio, aliàs Pulcino.
2 E. RICCIARDI, Le strade di Calitri nel ’700 ricavate dagli atti del “Catasto onciario”, in http://www.calitri.net/Calitri/Calitri_antica/Ricciardi/Strade_01.htm, 2.
6
LE STRADE DELLE FORNACI
IL CALITRANO
N. 56 n.s. – Maggio-Agosto 2014
di Alfonso Nannariello
avorando a una ricerca sulla ceramica
calitrana, dai documenti d’archivio
consultati si sono avute informazioni sul
dove svolgessero la loro attività i fornaciai prima che aprissero laboratori in via
Faenzari. Riporto quanto risultato, avvisando che pur avendo provato, non sono riuscito a sgrovigliare l’imbroglio dei
nomi di alcune strade dovuto: a) alle diverse intestazioni date a ognuna nel corso del tempo, b) alle differenze urbanistiche che ne hanno alterate estensione e
morfologia e, quindi, c) alla non precisa
coincidenza con quelle attuali la cui toponomastica è la stessa.
Ad posterlas. Le posterle erano ‘piccole
porte’ realizzate nella fortificazione per
assicurare passaggi d’emergenza. A Calitri porte, come altrove, ce n’erano diverse. Quattro principali (porte), altre ausiliarie (posterle). Leonardo Tornillo che
era rogagnaro, stava in “una casa avanti
la chiesa di san Nicola (…) che scende ad
posterlas”1. L’indicazione del notaio G.
Antonio Cestone data al plurale, fa riferimento alla via che scendeva, alle posterle: alla posterla della Ripa e alla posterla del Buccolo (che compare nei
documenti dal XVII sec.)
“Di fora la posterla della ripa” già nel
1688 c’era una fornace. Lo sappiamo dal
libro dei morti del nostro archivio parrocchiale, che riporta una notizia relativa
a Domenico Pierri, deceduto per essere
precipitato su quella fornace dalla strada
di sopra2. La fornace sulla quale questi
cadde è, verosimilmente, quella di Sebastiano Tornillo, che nel 1708 la diede a
Pietro Tornillo, e che poi fu di Donato Tornillo.
La posterla del Buccolo, se non dico troppo male, credo debba essere stata la porta della torre di cui parte del basamento
(ancora visibile) fu inglobato in quello
che fino agli anni ’70 del ’900 fu il bar De
Rosa, a ridosso di vico Passamano.
Strada Porta de’ Piedi3. La Porta de’ Piedi, da cui la strada omonima, detta volgarmente Strada re Pìeri (oggi via F. De
Sanctis), forse era la stessa denominata
Porta de lo Puzo (puzo spesso specificato come Pozzo salito, ossia ‘Pozzo salso’,
il pozzo che ora si trova sotto la strada re
Pìeri). Residuo della Porta de’ Piedi era,
probabilmente, l’arco re ?razièlla re Anìello, adiacente quella che, dalla fine dell’800
L
alla fine degli anni ’70 del ’900, era indicata come la Piazza dei disoccupati nella
quale confluivano le strade ora denominate via Concezione, vico San Pietro, via
Salita ospedale (già Strada della taverna), via San Vito, Strada de’ Piedi (dalle
carte indicata pure Strada di sotto, Strada
ultima e via Pozzo Salso), nonché via Convento, che era prolungamento della Strada san Martino, di cui tra breve si dirà.
In via Convento, tra la fine dell’800 e gli
inizi del ’900, aveva il laboratorio di fornaciale Vincenzo Quaranta, mentre Giuseppe Cerreta (fu Luigi) e suo figlio Angelantonio avevano due case ad uso
fornace in via Pozzo Salso4. Giuseppe, infatti, possedeva “al (…) n. 21, una fornace di stoviglie composta di due sottani, due
mezzani, due casotti e uno spiazzale, con
altri comodi (…), confinante il tutto con
la via Pozzo Salso (…) e Luigi Cerreta”.
Il luogo detto Buccolo - Strada del Buccolo. Nel Cinquecento il Buccolo era chiamato Buccolo di S. Antonio, per la vicina
chiesa di Sant’Antonio Abate5. La Strada del Buccolo era detta pure Strada della fornace6. In altri atti notarili, come si
vedrà, la denominazione della strada varia in Strada [delle] Fornaci. Poiché alcuni dei faenzari che qui troviamo domi-
7
ciliati (Raffaele Miano del fu Leone7, Angelo Zampaglione del fu Biagio8, Michele Arcangelo Lampariello di Vito Gaetano9 e sua sorella Maria Francesca10, Vito
Gaetano Lampariello del fu Vito con la
moglie Antonia Miano del fu Leone11) sono gli stessi che compaiono nella strada
indicata al singolare dovrebbe trattarsi
della stessa. Probabilmente la variante deve essere dovuta, come spinge a ritenere
la quantità di fornaciai lì presenti nel 1800,
a due diversi modi di indicarla: al singolare, secondo una la consuetudine antica,
al plurale secondo un uso più moderno,
uso già attuale nel 1700, come documenta un atto del notaio Virgilio Palmieri dal
quale sappiamo infatti che la zona “fuora la porta della Posterla (che dovrebbe
essere la Posterla della Ripa, n.p.)” era
“detta alle fornaci”12.
Lo stesso motivo deve aver indotto a indicare in due modi diversi la Strada del
Buccolo. Essendo anche questa denominata strada Fornace13/Fornaci14, può essere confusa con l’altra, sempre che di altra si tratti. Data l’attuale ubicazione e
denominazione delle due strade, non è
possibile confondere la Posterla della Ripa con il Buccolo, che pure aveva una sua
posterla. Altri atti notarili rendono pressoché impossibile interpretare e organizzare le informazioni. Il primo di questi atti è del 1752. Fu redatto da Pasquale
Berrilli. È quello in cui si rileva l’adiacenza del “luogo detto il Buccolo” con “la
parte di sotto la capp(ell)a di S(an)to Antonio Abbate”, che dovrebbe essere individuata in via Lamioni. Il secondo degli
atti, redatto da Giovanni Stanco, è del
1870. In esso le identificazioni sono diverse: “Strada Buccolo ovvero Concezione”15. Accresce la confusione, la doppia denominazione di via Pozzo Salso, che
nel 1889 troviamo indicata via Pozzo Salso o Concezione16 (il che fa supporre che
l’intera strada de’ piedi fosse denominata via Concezione). Da un atto del 1871,
pure questo del notaio Giovanni Stanco,
appuriamo della vendita fatta da Giuseppe Lampariello al figlio Francesco, entrambi stovigliaj, di una “casa sottana per
uso fornace con (…) due ruote”17. Dalla
“Tabella G” del Comune di Calitri al numero d’ordine 668 allegata all’atto notarile, sappiamo che Giuseppe Lampariello di Antonio possedeva cinque case nella
IL CALITRANO
Strada Fosso Posterla o San Michele,
strada che non so individuare, non dovendo essere la Strada Fosso Posterla/San Michele né la “strada san Michele”, quella “poco distante dalla chiesa
Madre che primeggia nel centro della
città”18, né il Vico de’ Tornelli detto pure
Strada del Fosso19. L’ultimo documento
è del 1875, pure questo di Giovanni Stanco. Da esso sappiamo che “strada Orto,
una volta (era denominata, n. p.) Posterla”20. Ora, la Strada Orto, dovrebbe essere Orto della Terra e corrispondere all’attuale via Orto Cotino21, che è adiacente
al Buccolo.
Strada dei Faenzari. La titolazione fu introdotta a Calitri dopo il 1753, anno della
stesura del nostro Onciario nel quale non
compare. Essa, in parte almeno, coincide
con la strada della/e fornace/i-strada Buccolo (che si trova a ridosso “del luogo detto la Cascina). La coincidenza dei nomi
degli abitanti sembra confermarlo. In essa, infatti, troviamo: a) Antonio Miano fu
Raffaele, che donò al figlio Raffaele, faenzaro/stovigliaro22 come lui, “due (case, n.
p.) sottane (…) coi numeri 12ter e 12quater”23 e al figlio Giovanni, pure stovigliaio,
una “casa mezzana di un sol vano al (…)
N. 56 n.s. – Maggio-Agosto 2014
n. 23, confinante da un lato con Raffaele
Miano (…), una casa sottana al (…) n. 13
per uso di laboratorio di stoviglie, confinante da un lato con Raffaele Miano, da sopra col donante (…), una piccola casa sottana al (…) n. 13bis confinante (…) di
sopra con Michele Lampariello”24, b) lo
stovigliaio Michele Lampariello di Vito e
sua moglie, Lucia Zarrilli fu Vito, stovigliara, al n. 13bis acquistarono “una casa
mezzana di un solo vano (…), confinante
da sotto e da un lato con Antonio Miano
(…) e dall’altro con Vito Lampariello25”,
il quale, dunque, abitava nella stessa strada, c) lo stovigliaio Giuseppe Lampariello di Michele e sua moglie Concetta Cerreta, figlia dello stovigliaio Giuseppe, in
“una casa soprana di nuova costruzione”26,
d) lo stovigliaio Vincenzo Quaranta fu Antonio con la moglie, che era figlia di Vito
Gaetano Lampariello27, e) Vito Gaetano
Cicoira28, stovigliaio.
Non sono del tutto sicuro dell’esatta estensione dell’allora via Faenzari, a motivo
della doppia denominazione via Fontana
o Faenzari29. Via Fontana dovrebbe corrispondere alla strada omonima attuale,
che potrebbe non essere la strada della
fontana di cui si legge nella Sacra Visita
del cardinale Alfonso Gesualdo, quella
nei cui pressi c’era la calcara vecchia30.
Una doppia denominazione, che non sembra far coincidere via Fontana con via
Faenzari, la troviamo anche in un atto notarile più recente dello stesso Giambattista Polestra in cui si legge: “via Faenzari, propriamente sulla strada rotabile che
mena all’Ofanto”31. Questo documento la
fa combaciare con “la strada rotabile” oggi denominata via Ferrovia. Da un atto
notarile cronologicamente collocato tra i
due, anch’esso redatto dallo stesso Polestra, appuriamo, infine, che il “vicolo sotto la Congrega della Concezione” (ossia
via San Martino32), almeno la porzione
che includeva il n. 25, prima era parte di
via Faenzari33.
Ritorniamo al luogo detto Buccolo: strada sotto il Buccolo - fuori la terra. Dall’Onciario sappiamo che: a) Lonardo
Lampariello aveva “una casa ad uso bottega sotto il buccolo”, b) Giuseppe Lampariello ne aveva una adattata a fornace
fuori la terra.
Così come riportate le strade sembrano
distinte. Salvo che la loro diversa denominazione non dipenda dai differenti apprezzatori i quali, nelle loro minute, po-
Calitri, 08.09.1977. Processione dell’Immacolata Concezione davanti la Chiesa di San Canio. Da sinistra sono riconoscibili: Vincenzo Nannariello,
dietro si intravede appena don Ciro Guerra, dietro col vestito Salvatore Zarrilli, dietro si vede solo la testa del vigile Giuseppe Capossela (nzaccand’)
e Michele Fierravanti confratello e Vito Nicolais (mò mor’) a sinistra del carabiniere. Padre Lorenzo Sena col breviario, il priore Vincenzo Cubelli, don
Raffaele Gentile, don Angelo Colicchio, parroco di Aquilonia, Antonio Sena (mast’ tonn’ r’catarina), con la talare Alfonso Nannariello.
8
IL CALITRANO
N. 56 n.s. – Maggio-Agosto 2014
trebbero aver fatto ricorso a titolazioni diverse (non armonizzate nella stesura finale dell’Onciario), avendone alcune strade, come si è visto, più di una.
La strada fuori la terra, corrisponderebbe
alla strada sotto il Buccolo (oggi via A. De
Carlo)34. Se da un documento dell’anno
precedente la stesura dell’Onciario, ossia
del 1752, sappiamo che Giuseppe Lampariello possedeva una “casa mezzana sita e posta nel tenimento di d(ett)a T(er)ra
(di Calitri, n.p.) nel luogo detto il Buccolo, e propriam(en)te dalla parte di sotto la
capp(ell)a di S(an)to Antonio Abbate, confinante con altri beni di detto M[ast]ro
Gius[epp]e dalla parte di sopra”35, dall’Onciario sappiamo che questa era la casa in cui abitava, non quella “per commodo della fornace fuori la terra”36. Dunque,
se capisco bene, Lonardo e Giuseppe Lampariello avevano le fornaci nella stessa
strada, nell’attuale via A. De Carlo.
Prima di procedere, si pone un interrogativo. La strada denominata “fuori la terra” nel 1700 è la stessa indicata “fuori dell’abitato” nel 1800?
Dal 1870 esisteva un progetto per la costruzione del tronco della strada provinciale che avrebbe dovuto congiungere Calitri con la nazionale per Matera. Il
progetto prevedeva di sfruttare per un
buon tratto via Concezione. Alcuni anni
dopo, nel 1878, dallo studio più preciso
del tracciato risultò che la “strada provinciale Calitri-Ofanto” (poi denominata
via Ferrovia), che si sarebbe dovuta congiungere con la “nazionale per Matera”,
avrebbe dovuto percorrere anche la strada “denominata Faenzari, che è fuori dell’abitato”. Dei “fabbricati che (…) fiancheggiavano” la strada dei Faenzari
“alcuni erano di recente costruzione, e
molti altri addetti ad uso di fornaci per
cuocere stoviglie e calce. In tale contrada, dovendosi elevare il livello della strada, alcune case dovevano essere interrate, ed un’altra alla svolta del punto detto
Croce di Pulcino la si doveva demolire,
per dare la curva sufficiente”37. Un’altra
delibera consiliare precisa che il tratto interessato a interramenti e demolizioni andava “dalla Croce di Pulcino sino alla
prossimità della cappella di S. Antonio
(da Padova, n.p.)”38. Via Faenzari, quindi, coincideva (in parte almeno) con il
Buccolo, considerato il dato che la via del
Buccolo incrociava la Croce di Pulcino,
mentre la strada “fuori la terra” coincideva con quella “fuori dell’abitato” (in parte corrispondente a via Faenzari). Dato
questo quadro, si deve convenire che nella zona di cui si sta parlando tutte le case
che ci sono ora un tempo non c’erano, né
il ponte di raccordo della “strada fuori dell’abitato”/via Faenzari con via Fonta-
na/Faenzari e via Buccolo/Concezione,
realizzato agli inizi del ’900. C’erano piuttosto ampi slarghi, vuoti. La toponomastica attuale, pertanto, non coincide con
quelle dei secoli passati. Continuando a
edificare, la toponomastica si precisò come la conosciamo ora. Prima, evidentemente, il Buccolo comprendeva non solo
l’attuale via Buccolo, ma anche via Lamioni (sotto la chiesa di sant’Antùono),
via Orto Cotino e parte di via Faenzari,
strada, quest’ultima, che includeva non
solo il tratto attuale di via Faenzari, ma
anche una parte della Cascina e via Fontana (a cui si collega via San Martino: la
strada che arriva sotto la chiesa dell’Immacolata Concezione). Costruito il ponte che unì la Croce di Pulcino “alla strada fuori la terra/dell’abitato” (via A. De
Carlo), via Buccolo e via Faenzari iniziarono ad essere distinte.
Cascina. La strada sotto il Buccolo (“fuori la terra/fuori dell’abitato”/via A. De
Carlo) e via Faenzari (che, essendo “fuori dell’abitato”, coincideva in parte con
l’attuale via A. De Carlo) portavano alla
Cascina, una zona in gran parte coltivata
9
a vigneto (almeno fino al XVIII sec.)39.
La valle delli zingari. Prima che agli inizi del ’900 fosse costruito il ponte, dalle
cui arcate la denominazione Archi re li zìngari, la zona era la valle delli zingari (oggi via Faenzari, ossia quanto rimane della più estesa omonima strada). Qui Pietro
Tornillo aveva “un luogo di fornace di fare imbrici”40. Uno dei figli di Pietro era
Carmine, la cui “grotta ad uso di fornace”,
ossia questa di fare imbrici del padre, “sita alla valle delli zingari”, è indicata “alla Cascina”41, come ci confermerà poi
l’Onciario42.
Da un atto di Carmine Benevento redatto qualche mese prima del disastroso terremoto del 1694, sappiamo che “Sebastiano Tornillo e Aurelia Fastiggi
coniugibus in loco ubi dicitur la Cascina
iux(t)a bona Donati Stanco”43, ossia dalle parti dove ancora oggi stanno le figlie
di Canio Vincenzo Stanco (Mandarìno),
vale a dire all’imbocco dell’odierna via
Faenzari da via Ferrovia.
“In via Cascina n. 25” Antonio Cicoira
aveva “una casa sottana di uso fornace
(…) confinante con Vito Ricciardi [e] Sal-
IL CALITRANO
N. 56 n.s. – Maggio-Agosto 2014
vatore Leone (entrambi stovigliai, n.p.)”,
avuta dal padre Michelantonio44. Questa
fornace davanti aveva degli appezzamenti
di terreno, che erano di diritto comune dei
due figli di Michelantonio, ossia Antonio
e Giuseppe, pure stovigliaro45.
Vito Ricciardi fu Angelo, stovigliaio, invece, “vendette una casa sottana di un solo vano sita (…) alla via Cascina n. 27,
confinante da un lato e da sopra con il venditore (ossia con un altro vano o un’altra
casa di sua proprietà, n.p.), dall’altro lato con Leonardo Cicoira e dall’altro con
la detta via Cascina”46.
Cupa-Pascone. Alla confluenza di via
Faenzari, via Ferrovia e via A. Di Carlo,
nei pressi della chiesa di Sant’Antonio di
Padova, all’Aja di Pescè, inizia la zona Cupa-Pascone. Carlo De Rosa attesta che Michele Cerreta “Culòccia” aveva il laboratorio alla “Cupa”47. Alla Cupa, so di certo
che aveva la fornace Michele Lampariello
(classe 1920), figlio di Luigi (classe 1887),
figlio di Vincenzo (classe 1855?) anche lui
fornaciaio, come suo fratello Antonio.
Strada di San Martino. Nel 1849 Michele Lampariello di Giuseppe di condizione faenzaro (poi, nel 1876, lo troveremo
stovigliajo48), versò ad Angela Di Maio il
saldo per l’acquisto di un “sottano piccolo ad uso fornace venduto a Lampariello
Vito” in questa strada49.
Il faenzaro Francesco Leone (fu Michelantonio) e Michele suo figlio, pure lui
faenzaro50, abitavano in questa strada, vicino al “sottano piccolo ad uso fornace” di
Lampariello Vito, e confinavano con la casa di Flavia Miano51. Qui Vincenzo Cicoira aveva un “sottano (…) contiguo alla casa di Paolo Jannella ed altri”, ma
l’alienò al faenzaro Michele Lampariello
di Giuseppe52. Anche un altro stovigliaro,
Guglielmo Raffaele, era interessato a pos-
sedere un qualcosa da quelle parti. Lo troviamo, infatti, acquistare “un suolo di palmi ventiquattro appartenenti alla Congrega dell’Immacolata Concezione di Calitri
posto contiguo a questo abitato alla Strada san Martino sotto la cappella della Concezione (…) per costruirvi casamenti”53.
Come si nota, nei secoli scorsi l’attività
ceramica, era diffusa in gran parte del nostro paese. Anche a l’autìma, vale a dire
nei pressi della Chiesa matrice, e nel Largo de’ li tornelli (di cui si dirà in un prossimo numero di questo giornale). Poi, evidentemente, per motivi concernenti la
pubblica salute, i laboratori furono, di volta in volta, spostati verso le nuove periferie: dalla Posterla al luogo detto Buccolo alla Croce di Pulcino (incrocio di via
Concezione/Buccolo con via Fontana e
via A. De Carlo) alla strada “fuori dell’abitato” al luogo detto la Cascina/valle delli zingari (via Fontana e via Ferrovia).
NOTE
GACs 559-I [26/8/1749], f. 82.
Liber 1677-1707 [Morti, 10/4/1688], f. 9.
3 GvSt 365-IV [19/9/1871], f. 43.
4 GbPl 145-6° [23/5/1897], f. 410v.
5 Colgo l’occasione per riferire un dato in merito al quale non si avevano certezze: da un atto di
Giovanni Stanco sappiamo con sicurezza: a) che
la “Strada di Santantuono, una volta (era denominata, a. p.) Forno dell’Università” (GvSt 367I [21/12/1875]) f. 335), b) che la strada del Forno dell’Università confinava, proprio come oggi
via Sant’Antùono, “col vicolo Crocevia” (GvSt
366-III [30/3/1874]) f. 80), vicolo che era punto
di riferimento all’estremità nord dell’abitato, alla confluenza delle attuali via Ripa, via Posterla
e via A. De Carlo. Profitto della circostanza per
registrare pure che “Strada Mercato, una volta
detta Teglia” (GvSt 367-II [10/11/1876]) f. 129v),
non dovrebbe corrispondere all’attuale via Teglia, che di quell’antica via dovrebbe essere l’avanzo, ma con via Giuseppe Tozzoli, come chia1
2
PERSONAGGI
di Raffaele Salvante
arcello Buono nato a Luogosano
(AV) il 13 settembre 1929 dall’avM
vocato Luigi e da Di Milia Francesca,
primo di cinque figli, lì vive fino all’età
di 9 anni, frequentando la quarta elementare, nel 1938 si trasferisce a Calitri
paese natale della madre.
Nel 1940, all’età di 11 anni, allo scoppiare della guerra viene mandato lontano dal
paese, in collegio presso i Padri Domenicani, prima a Gubbio, poi ad Arezzo, dove frequenta il ginnasio; in seguito lo zio
Luigino, fratello del padre, lo porta con se
a Palazzone in provincia di Siena, dove
10
risce un atto di Giambattista Polestra, in cui si
legge “via Mercato, ora Giuseppe Tozzoli“ (GbPl 145-7° [29/5/1898], f. 203).
6 LgNc 359-I [11/12/1869], f. 169.
7 LgNc 357-II [11/3/1865], f. 35.
8 LgNc 357-I [1/2/1864], f. 1.
9 ArBr 344-II [21/11/1856], f. 296v.
10 ArBr 343-I [7/11/1853], f. 282v
11 Ibidem.
12 VgPl 12 [21/2/1734], f. 100 [109].
13 GvSt 365-II [30/12/1869], f. 89.
14 LgNc 359-I [11/12/1869], f. 169.
15 GvSt 365-III [89/11/1870], f. 46.
16 LgCr 318-II [14/1/1889], f. 4.
17 GvSt 365-IV [19/9/1871], f.45s.
18 Delib. 56/1866.
19 ArBr 338-I [28/1/1843], f. 20.
20 GvSt 367-I [18/5/1875], f. 129.
21 Strade Calitri, 3.
22 GbPl 145-2° [3/5/1893], f. 155. GbPl 145-2°
[12/5/1893], f. 161.
23 LgCr 318-III [10/2/1890], f. 51.
24 GbPl 145-3° [2/12/1894], f. 626v.
25 GbPl 145-3° [1/11/1894], f. 590.
26 LgCr 318-II [21/11/1889], f. 212s.
27 LgCr 318-I [24/11/1888], f. 231.
28 GbPl 145-8° [9/9/1899], f. 441v.
29 GbPl 145-6° [30/1/1897], f. 97.
30 GESUALDO 1 Caletrum 1565, f. 95v (CIOFFARI, 97).
31 GbPl 145-9° [29/9/1900], f.409v.
32 Cf. GvSt 364-I [17/1/1861]) f. 8.
33 GbPl 145-8° [6/5/1899], f. 259v.
34 Strade Calitri, 4.
35 PqBr 562-II [28/5/1752], f. 45.
36 Onciario Calitri, num. 76, f. 198.
37 Delib. 48/1878.
38 Delib. 16/1879.
39 Cfr. Strade Calitri, 2.
40 GACs 558-I [3/2/1744], ff. 13v s.
41 Ibidem, ff. 13v s.
42 Onciario Calitri, num. 17, f. 62.
43 CrBn 541 [10/6/1694], f. 61.
44 GbPl 145-5° [2/4/1896], f. 289.
45 Ivi, 145-5° [2/4/1896], f. 291.
46 GbPl 145-8° [8/3/1899], ff. 193s.
47 DE ROSA C/V Creta, nota 32, 17.
48 GvSt 367-II [3/5/1876], f. 43.
49 ArBr 341-I [26/12/1849], ff. 316. 316[bis].
50 LgNc 357-III [26/11/1866], f. 67.
51 Ivi, 67v.
52 ArBr 341-I [26/11/1849], f. 314.
53 GvSt 364-I [17/1/1861]) f. 8.
IL CALITRANO
N. 56 n.s. – Maggio-Agosto 2014
egli è medico condotto, e lì rimane fino al
termine della guerra.
Rientrato a Calitri, frequenta il liceo classico, trasferendosi dai Salesiani a Caserta, dove incontra il giovane e straordinario professore di filosofia Don L’Arco,
punto di riferimento nella formazione del
suo pensiero, e poi a Benevento dove si
diploma nel 1949.
Gli studi classici formano il giovane Marcello, in linea con la sua naturale inclinazione e con l’impostazione familiare ereditata dal padre; e proprio seguendo le
orme del genitore si iscrive alla Facoltà di
Giurisprudenza a Napoli.
Fin dagli ultimi anni del liceo inizia la passione per la politica contemporaneamente alla nascita della Repubblica Italiana
nel 1946, che festeggerà sempre unitamente al suo onomastico il 2 giugno, S.
Marcellino, patrono di Luogosano.
Aderisce all’Azione Cattolica Italiana,
fermento in quegli anni per la formazione religiosa e socio-politica delle nuove
generazioni, il 25 settembre 1949 a soli
venti anni, seguito da uno stuolo di giovincelli entusiasti e galvanizzati dal suo
sempre gentile e accattivante modo di fare, Marcello, fonda a Calitri la sezione
della GIAC (Gioventù Italiana Azione
Cattolica) della quale diventa primo presidente, col segretario geometra Di Maio
Luigi e il cassiere falegname Abate Vincenzo; nei locali sottotetto della chiesa
dell’Annunziata.
In più partecipa anche alla fondazione
della sezione della Democrazia Cristiana di Calitri, dove tiene il suo primo comizio poco più che diciannovenne in occasione della campagna elettorale del
1948.
Nel 1951 con quell’ardore proprio dei
neofiti e col giovanile entusiasmo di sempre parte volontario per il Veneto in occasione dell’alluvione del Polesine.
Addirittura sospende gli studi universitari per una serie di comizi politici in giro per i paesi dell’Alta Irpinia e nel Salernitano in occasione delle elezioni
politiche, sempre con la Democrazia Cristiana, per la quale sarà attivo sostenitore nella provincia di Avellino per tutti gli
anni ’50 e ’60, contemporaneamente all’ascesa del “gruppo irpino della DC”
(Salvatore Scoca, Fiorentino Sullo, Ciriaco De Mita, Gerardo Bianco, Salverino De Vito Giuseppe Gargani e Nicola
Mancino)sempre attento alle esigenze di
vita della sua gente per la quale si spende generosamente.
Si laurea in Giurisprudenza nel 1956 e si
avvia alla professione forense; segue le
orme dell’On.le Salvatore Scoca, da sempre importante figura di riferimento per
la sua formazione umana, politica e pro-
fessionale, e per suo tramite è ammesso
a svolgere la pratica forense presso l’Avvocatura Generale dello Stato a Roma negli anni in cui Scoca è Avvocato Generale dello Stato. Al suo fianco ha occasioni
di vivere un periodo intenso di incontri e
di esperienze.
Diventa avvocato nel 1959 ma il forte legame con la sua terra e la sua gente e il richiamo a seguire lo studio legale paterno
lo convincono a lasciare Roma per continuare la professione a Calitri, dove amava coltivare la passione per la caccia e dove conosce la sua fidanzata Agnese Di
Maio che diventerà sua moglie nell’ottobre 1966 e con la quale avrà la gioia dei
figli Luigi, Francesca e Giuseppe.
La nuova famiglia si stabilisce ad Avellino, Marcello lascia la politica attiva, che
resta sempre una delle sue grandi pas-
sioni e che segue sempre con attenzione
ed impegno, e si dedica completamente
alla famiglia e alla professione forense,
sia ad Avellino (dove per un periodo ha
insegnato anche Storia e Filosofia) che a
Napoli.
Marito fedele e innamorato, padre attento
e responsabile, nonno dolce ed entusiasta
di cinque bellissimi nipoti: Marcella, Emanuele, Agnese, Marcello e Virginia, per
molti giovani avvocati è stato un maestro
e un importante esempio professionale per
i figli e per i tanti giovani che lo hanno conosciuto.
Il 20 settembre 2013 se ne è andato dopo
una breve malattia, vissuta con compostezza e affidamento al Signore, manifestando espressamente il desiderio di essere sepolto nella terra della sua Calitri,
dove riposa.
“M
ancheremmo ad un preciso dovere morale se non aggiungessimo
la nostra esperienza personale a testimonianza del gran bene che
Marcello ha fatto a noi giovani, anzitutto con l’esempio di virtù e di cultura, e
come abbiamo potuto giovare della sua amicizia per la nostra formazione culturale e spirituale.
Pensate che nel 1949 eravamo appena dodicenni quando abbiamo avuto la
grande fortuna di incontrare Marcello che per noi è stato veramente la guida, l’icona da imitare, la vera spinta all’amore del sapere, della conoscenza che
ci ha fatti uomini. Infatti in quel periodo Marcello era grande amico con Giuseppe Giradi, anche lui universitario, e noi, in particolare il sottoscritto e
Carlo De Rosa di Orazio, eravamo stati ammessi alla compagnia di questi due
universitari, e nelle quasi quotidiane lunghissime passeggiate verso Carcatondo assistevamo, increduli ma affamati di sapere, alle loro discussioni filosofiche, umanistiche di vita. Infatti da questi colloqui è nata la nostra voglia di
imparare filosofia, latino e greco, che nella formazione alla vita ci hanno accompagnato e sostenuto validamente.
Come se non bastasse a Marcello era rimasto nel cuore la sua amata sezione
della GIAC e pur impegnato per il conseguimento della laurea in giurisprudenza, ci invogliò personalmente ad accettare la presidenza dell’Azione Cattolica e il 20 novembre 1956 accompagnati dal fratello Mario che faceva da
autista e dal padre avvocato Luigi che si recava come al solito in Tribunale di
S’Angelo dei Lombardi fummo presentati da Marcello a S.E. l’arcivescovo mons.
Cristoforo Carullo perché venisse conferita direttamente al sottoscritto l’investitura di Presidente e con l’aiuto fattivo di don Antonio Tenore svolgemmo, per alcuni anni, un discreto lavoro.”
Marcello
ti siamo infinitamente grati
e riconoscenti dell’esempio che ci hai dato”.
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LA BIBLIOTECA
DEL CENTRO STUDI
CALITRANI
IL CALITRANO
l compito essenziale
Idi una biblioteca è :
conservare, senza alcun rifiuto, tutta la produzione italiana a
stampa, dal primo all’ultimo libro, dal primo all’ultimo fascicolo, senza filtrare o
selezionare, ma, al contrario, accumulate
e registrate senza alcuna discriminazione:
in pratica un ricercatore, uno studioso, un
amante del sapere deve poter trovare in
una biblioteca tutto il materiale possibile
per una determinata ricerca: essa è obbligata a contenere, a recepire tutto.
Il nostro compito, invece, è più modesto
in quanto partendo dagli autori calitrani,
vorremmo poter comprendere tutto ciò
che si è scritto, o si scriverà, sull’Irpinia,
la Campania e le Regioni vicine; lavoro
che è stato iniziato alcuni anni fa dal sottoscritto, fattivamente coadiuvato dal defunto professore Gerardo Melaccio a cui
va la nostra più deferente riconoscenza.
Non ci stancheremo mai di ricordare a tutti, ma ai giovani in particolare, la nostra
volontà di inventariare tutti i volumi che
andiamo via via acquisendo, per facilitarne la conoscenza a chi è interessato.
Sul sito internet della Biblioteca troverete, sempre aggiornata - generalmente nella prima decade di ogni mese, la consistenza libraria, suddivisa per categorie
essenziali (Autori Calitrani - Storia meri-
SO
COR
dionale - Testi latini e greci della Fondazione Valla - Storia degli Ebrei - Russia e
Comunismo - Antropologia - Storia antica e medievale - Storia moderna e contemporanea - Dizionari di varie lingue Fascismo e Nazismo - Inquisizione - Magia e Stregonerie - Eresie - Teatro - Cronache - Dialetti d’Italia - Filosofia - Psicologia -Attualità - Letteratura italiana e
straniera - Biografie di personaggi - Romanzi italiani e stranieri - Romanzi meridionali - Antropologia -Teatro di ogni
tempo -Storia della Chiesa - Glottologia
- Letteratura e storia bizantina - Romanzi Gialli - Storia delle donne - Arte e archeologia - Brigantaggio - Scienze e fantascienza - Tesi di laurea - Viaggi Enciclopedie varie - Varie Riviste ecc.).
Sempre disponibili ad esaudire le esigenze di chi si rivolge a noi, anche per consulenze varie, tesi di laurea.
La Biblioteca è anche sede del giornale,
ci troviamo nei locali dell’Istituto Comprensivo di Calitri, zona ex Macello.
http://www.ilcalitrano.it/centro_studi.asp
ELENCO LIBRI E RIVISTE aggiornato
mensilmente (file Excel).
Ad oggi abbiamo circa 8.000 volumi. La
Biblioteca è aperta dal lunedì al venerdì,
dalle 8.30 alle 12.30, per la consultazione pomeridiana telefonare al 328/1756103
oppure 339/1991716.
N. 56 n.s. – Maggio-Agosto 2014
Calitri
Di tufo e di pietra
di rughe e di nembi
d’acqua e rugiada
d’intonaci bianchi.
Ferite d’aratri
pei campi d’argilla,
vitigni assolati,
un embrice stilla.
La stola e la croce,
i santi nitenti,
la nera vestale
la voce che muore.
La Bora tenace
il motto sagace
un sogno irredento
un pegno mendace.
Aurore silenti
falistre poi canti
il pane ed il poco
la neve per gioco.
E vicoli soli
l’azzurro ed i voli
il grano maturo
le lucciole e il buio.
Il falco e il filare,
tabarro e pastore,
tratturi e ginestre,
l’ingiuria e l’onore.
Socchiuse finestre
sopiscono in seno
l’occaso cangiante,
la vita che duole.
A. Marco Del Cogliano
TICA
A
M
OR
F
N
I
DI
ulla scia del Primo Corso d’Informatica di Base,
Sorganizzato dal nostro Centro Studi, è stato svolto
un secondo con l’entusiasmo dei partecipanti. Ringraziamo ancora una volta la gentile disponibilità del
Dirigente Scolastico, il prof. Silvano Granese, che
ha messo a disposizione la magnifica aula d’informatica dell’Istituto Comprensivo. Siamo onorati di
cotanta adesione da parte degli allievi calitrani che si
sono impegnati nell’arduo percorso seguito insieme.
A tutti è stato rilasciato un attestato di frequenza.
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Calitri, 04.04.2014. Da sinistra: Angelina Di Cosmo, Giuseppina pastore, Antonio Pastore, Lucia Pasqualicchio, Lucia Rubinetti,Vincenzo Galgano,Vitantonio Caputo, il direttore del IL CALITRANO Raffaele Salvante, Vincenzo Zampaglione, Angelo Maffucci. Prima fila
da sinistra: Lucia Nicolais, Angela Cerreta, Angela Toglia, Maria Tateo, Michelina Codella,Anna Maffucci e Maria Rosaria Galgano. Nella foto mancano: Vincenza Nicolais, Maria Teresa Acocella, Giuseppe Codella, Giovanni Di Cecca, Agnese Germano, Annamaria
Maffucci,Vincenzo Pasqualicchio e Domenico Tateo.
La “Fera Sponz” del Maestro Orafo
Luciano Capossela:
un simbolo di identità calitrana
IL CALITRANO
N. 56 n.s. – Maggio-Agosto 2014
Dott.ssa Immacolata Tralli - critico d’arte
ella cornice del “Calitri Sponz Film
per conferire un forte segno di appartenenza culturale, ho plasmato un anello tipicamente a sigillo e recante il bassorilievo delle tre rose dello stemma calitrano.
NFest”, festival in cui si intersecano
musica, cinema, mostre, installazioni,
momenti d’incontro e di studio sul rito
matrimoniale e che si terrà nel paese irpino durante il mese di agosto, un settore di
nicchia, trova una collocazione prestigiosa: l’artigianato orafo artistico. Artefice di
questo connubio è l’inventiva di Luciano
Capossela, già noto per aver ricevuto riconoscimenti nazionali ed internazionali.
Infatti, in occasione dell’evento, l’artista
presenterà il suo ultimo lavoro. Un ornamento per il corpo che è stato da sempre
un elemento rappresentativo della fedeltà
e dell’unione coniugale: la fede nuziale.
Luciano Capossela ha ridisegnato ed attualizzato la classica concezione di fedi
dando il via a nuovi ed audaci anelli, che
portano con loro il simbolo di una forte
identità calitrana.
Luciano risponde di seguito a qualche domanda illustrandoci il suo lavoro, i suoi
valori e riflette, soprattutto, sull’importanza di aver scelto una professione che
pratica sul proprio territorio, scelta che
non rimpiangerà mai.
Come nasce l’idea della “Fera Sponz”?
L’idea della “Fera Sponz” nasce innanzitutto dalla volontà di dare una forte identità culturale all’arte orafa calitrana che
non aveva una reale tradizione radicata
sul territorio. L’obiettivo è proprio quello di dare inizio ad un’attività che leghi il
mio lavoro al mio paese. Realizzare un
prodotto nuovo che non si limiti ad essere un ornamento insolito per la persona
che lo indosserà; vorrei piuttosto che venisse a configurarsi quale un elemento di
connessione tra chi lo indossa e la sua rispettiva identità calitrana. Insomma, vorrei far nascere un ornamento calitrano da
tramandare e portare avanti nel tempo.
Perché questo nome “Fera”?
“Fera” perché, nel nostro dialetto, è il nome che attribuiamo alla feda nuziale.
Spesso al negozio mi è capitato che qualcuna delle nostre nonne calitrane venisse
a chiedermi: “Chè m’allargh’ a fera?”. Da
una situazione divertente è scaturito un
inesauribile desiderio di conservare un patrimonio culturale. Dunque è un po’ come
riscoprire e rivalorizzare quest’antico modo di chiamare la fede.
Che significato racchiude l’anello?
Tutta la parte lavorata che va dal centro
all’intera circonferenza raffigura una microscultura. Ho riprodotto un particolare
del colletto del costume tradizionale calitrano, detto “u’ p’zzill’”, cioè il riccio di
merletto inamidato che orna la scollatura
della camicia. Nella parte centrale, è possibile rintracciare però una differenza tra
le due fedi: su quella femminile sono state modellate le tre rose dello stemma calitrano; sul bocciolo delle rose, distribuite in fila, possono essere incastonati tre
piccoli diamanti che sottolineano l’unicità e l’eternità di un momento così importante, personale o prettamente culturale. Invece su quella maschile, proprio
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In che materiale è stata realizzata?
Ho scelto tre metalli molto duttili con
un’assonanza da podio olimpico: oro, argento e bronzo. L’oro giallo 18 Kt, da
sempre considerato il metallo prezioso
per eccellenza e con il quale si è sempre
contraddistinta la lavorazione e l’esecuzione delle fedi nuziali. Ho realizzato poi
una serie in argento 925/°°° che conserva
la stessa fattura del metallo appena citato ma con costo più limitato. E poi una linea ad hoc per lo Sponz Fest interamente in bronzo per un’ampia diffusione a
livello turistico.
Che tecnica ha usato per realizzarle e perché?
La lavorazione adottata è la microfusione
a cera persa, indispensabile per la realizzazione di tutti i volumi. Questa tecnica
orafa contraddistingue tutto il mio percorso lavorativo artigianale. Plasmare altorilievi microscultorei, osservabili ad occhio
nudo che però, se guardati con la lente di
ingrandimento, offrono dettagli minuscoli e precisi come lo scudetto di pochi millimetri o le roselline centrali. Poi, una volta realizzato il prototipo in cera, viene resa
possibile la prototipazione per tutte le misure e si dà il via ad una produzione che ha
le caratteristiche di una serialità limitata.
Pensa che questa fede potrebbe diventare un canone di ornamento?
È un po’ l’obiettivo del mio lavoro. L’ideazione, il disegno e la realizzazione del
gioiello traggono linfa dalla volontà di attualizzare la fede nunziale conferendole
un’identità calitrana ed attuando, in tal modo, un ponte tra tradizione ed innovazione.
La “Fera Sponz” è un simbolo di identità
culturale e, nel nostro caso, contraddistingue la calitranità di chi la indossa.
Insomma quest’estate la fede calitrana
sarà proprio un must-have!
LARINO
E IL SUO
SEMINARIO
IL CALITRANO
iuseppe Mammarella, responsabile
Gdell’Archivio Storico Diocesano di
Termoli – Larino, con molta cortesia e
gentilezza, ci ha informato che a Larino
sono iniziate le manifestazioni a ricordo
del 450mo anniversario della fondazione
del Seminario filosofico-teologico vescovile, primo nel mondo cattolico a norma del Concilio di Trento (1545-1563
con interruzioni).
La prima cerimonia che si è svolta nel tardo pomeriggio di sabato 11 gennaio u.s.
è consistita nell’inaugurazione di una mostra documentaria sulla sacra istituzione
larinese in cui sono presenti diversi documenti legati alla memoria del vescovo
calitrano mons. Berardino Di Milia (18911910).
Allo stesso presule è inoltre dedicata
un’artistica composizione legata alla vigilia di Natale dell’anno 1904, tempo in
cui, come è risaputo, era vescovo a Larino proprio mons. Di Milia.
Si tratta della vita svolta all’interno di
un’abitazione posta nelle immediate vicinanze della Cattedrale in cui si nota l’interesse per il seminario di Larino; tra gli
elementi presenti : una foto del presule ed
un testo, recante il suo stemma e degli
editti sul seminario.
La mostra curata dall’Archivio Storico
Diocesano ed allestita in una sala del Palazzo vescovile resterà a disposizione dei
visitatori per l’intero anno 2014.
N. 56 n.s. – Maggio-Agosto 2014
XXIV CONCORSO
INTERNAZIONALE ‘PREMIO DANZA
EUROPA’ REPUBBLICA DI SAN MARINO
San Marino, 14 Aprile 2014
Un’esperienza ricca di cultura e di fascino quella che 20 allieve del
Centro Danza MILLENIUM di Lonate Pozzolo (VA) hanno vissuto a metà aprile nella Repubblica di San Marino.
Accompagnate dalla direttrice e coreografa Michela Marchioni e
dall’insegnante di danze caratteristiche Elena Perkoulina, le allieve hanno eseguito le coreografie selezionate al cospetto della Giuria Internazionale presieduta dall’On. Acc. prof. Daniela Ghiraldini della libera Università della danza di Mantova. Tra gli altri
componenti della giuria spiccano i nomi di Nicoletta Josifescu, già prima ballerina dell’opera di Bucarest e Redda Boucherfe, danzatore della Compagnia Francese Evidanse. Tra
questo magnifico gruppo si è distinta una nostra compaesana FRANCESCA TATEO, classificatasi al Primo Posto della sua categoria vincendo così una Borsa di Studio per il Festival Dance in Italy, 15 giorni di lezioni tenute da docenti internazionali dalla Compagnia Ajkun
Ballet di New York, che si terranno ad Igea Marina dal 01 al 13 luglio.
Per questo bellissimo risultato raggiunto vanno i complimenti e gli auguri più sinceri dal
papà Vito (presente al festival), la mamma Antonella nonché amici e parenti.
Calitri, 1958 circa.
Da sinistra:
Flaminio Zabatta,
Alfonso Cerreta,
Canio Di Cairano,
Gaetano Tuozzolo,
Armando Panelli.
Un omaggio
a Canio Di
Cairano, al centro
della foto, a nome
dei suoi tanti
amici. Con la sua
scomparsa è finita
un’epoca.
Pietro Cerreta.
JOÀO & TATAO
Dopo un periodo di stasi dovuto a impegni reciproci il duo Joào & Tatao
alias Giovanni Acocella (r’mecca) e
Vito Tateo (taddej), si ripropone sulla scena musicale.
Tutti coloro interessati al duo per far
sì che allietino i propri eventi (matrimoni, promesse, serate danzanti, feste di piazza, piano bar, cresime, comunioni, battesimi e karaoke),
possono rivolgersi ai nomi sopra indicati chiamando i numeri telefonici:
Giovanni 082734166
Vito 3391885952
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UN RARO CASO
DI SINDROME DI KOUNIS
IL CALITRANO
N. 56 n.s. – Maggio-Agosto 2014
del dott. Noris Antonio Cucciniello
remettendo che la medicina non è una
Pscienza esatta, nella pratica clinica può
capitare di riscontrare casi che sono da
definire a dir poco paradossali per il loro
modo di presentarsi. Nello svolgimento
della guardia medica mi è capitato ad
esempio di imbattermi in un caso che apparentemente era solo un’allergia a un farmaco (per l’esattezza il Diclofenac) con
un’orticaria acuta generalizzata. Ho praticato al momento la terapia, con una fiala di bentelan i.m. ma essendo il paziente cardiopatico ho deciso di praticare
anche un ECG. Il risultato è stato che il paziente in quel momento stava facendo un
infarto anteriore confermato poi dalle analisi di laboratorio e dall’ecg praticati presso l’ospedale di Melfi. Il paziente peraltro non presentava alcun dolore in sede
retrosternale nè dolori riferiti al collo o al
Circondata da affetto e riconoscenza di colleghi e amici, amata da tutti, il 28.05.2014 è stata
consegnata la Medaglia d’Oro
per i 40 anni di professione dal
Consiglio del Collegio delle
Ostetriche, presso la Clinica
Malzoni di Avellino, alla nostra
braccio sinistro. Si trattava quindi di un infarto silente in un paziente cardiopatico
allergico al Diclofenac. Mi ero imbattuto
in un caso abbastanza raro di sindrome di
Kounis. Dalla letteratura si evince che la
sindrome di Kounis, inquadrata come tale solo nel 1991 dal prof. Nicholas Kounis dell'università di Patrasso in Grecia, è
una sindrome coronarica acuta scatenata
da una reazione di ipersensibilità per lo
più a farmaci o a metalli come il nichel.
Esistono due forme di s. di Kounis: un primo tipo a coronarie indenni si manifesta
con spasmo coronarico e forme di angina
instabile, il secondo con coronarie interessate da stenosi sub-critiche con forme
di angina stabile o addirittura infarto del
miocardio. La patogenesi è riconducibile
alla messa in circolo durante la manifestazione allergica di mediatoti chimici in
concittadina Teresa Codella. È
stata la prima ostetrica calitrana
che ha svolto il suo lavoro con
coscienza e professionalità durante la sua lunga carriera vincendo nel 1971 anche una borsa
di Studio presso la Clinica Ostetrica dell’Università di Napoli.
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comune con la reazione flogistica in particolare l’istamina e i leucotrieni hanno
azione vasocostrittrice e l’IL6 agisce sulle mastcellule dell’endotelio coronarico
favorendone la degranulazione e successiva liberazione di fattori chemiotattici e
di attivazione delle piastrine con formazione di trombi. Nella KOUNIS 2 poi la
frantumazione della placca aterosclerotica da parte di metallo proteinasi determina la formazione di emboli che occludono
la coronaria a valle causando l'insorgere
dell’infarto. Alcuni AA ritengono utile la
profilassi con sodiocromoglicato (Lomudal) o Ketotifene (Zaditen) nei cardiopatici con provata diatesi allergica ma i pareri sono discordi. Un dato è certo
comunque, che in medicina non si può
sottovalutare niente e niente si può dare
per scontato.
INFLUENZARE IL FUTURO:
ANCORA SI PUÒ?
IL CALITRANO
N. 56 n.s. – Maggio-Agosto 2014
di Marco Bozza
on una certa accortezza, prontezza di
C
analisi, il lettore che mi segue su questo periodico, penserà che sia pesante-
mente affetto da pessimismo cosmico, e
che voglia a tutti i costi imporre una linea
di pensiero nuova o far figurare il mondo
intero come una palla di fuoco pronta alla sua esplosione e alla distruzione di ogni
forma di vita.
Non ho alcun poter di influenzare lo spazio né incidere sugli elementi della natura, la quale si diverte nella creazione come nel fallimento, senza il mio permesso.
Cerco soltanto, se possibile, di porre l’attenzione su temi che spesso sono oggetto di attenzione mediatica, ma sui quali,
le coscienze sembrano gongolare nel più
pesante sopore.
Mentre stai leggendo, caro lettore, in qualsiasi parte del mondo il destino ti abbia
confinato, sei immerso nella tecnologia.
Senza entrare nel merito scientifico, siamo tutti circondati da congegni telefonici, informatici che hanno reso nel tempo,
la nostra vita, una piacevole sorpresa.
Niente più mappe da consultare per recarsi
da un posto all’altro; niente più prenotazioni telefoniche, basta un click; niente più
lettere cartacee, c’è l’e-mail; niente più vinili ingombranti, c’è l’iPod che permette
di avere nel palmo di una mano interi archivi discografici; niente più corsa all’elenco telefonico, con i social network si
può contattare chiunque si voglia, purché
rientri nella marea umana di utenti registrati, ed abbia la bontà di esibire foto di
ogni genere ritraenti attimo per attimo la
propria vita, soprattutto quella più intima.
Questo breve elenco, è solo una goccia
nel mare di ciò che la digitalizzazione ha
generato sulle nostre sinapsi. Le sinapsi,
possiamo definirle come una sorta di filtro o minuscole interruzioni presenti nel
nostro cervello, che permettono allo stesso di concentrare l’attenzione sulle percezioni sensoriali più importanti, eliminando segnali di scarso interesse. Diventa
quindi molto complicato liberare la nostra materia grigia da quelli che sono i riflessi della digitalizzazione.
Giunti a questo punto, poniamoci una semplice domanda: siamo capaci di stare un
giorno senza essere connessi? Molti diranno di si, mentre il cervello già sta elaborando urlanti retropensieri: e se qualcuno
mi scrive su facebook, come faccio a rispondergli? E se un tweet arriva fischiettando e non lo possiamo leggere in tempo
reale, come si fa a non retwittare? E senza
cellulare, non sarei fuori dal mondo?
Sono domande che coinvolgono quasi tutti, perché tutti o quasi siamo fruitori di
una tecnologia che fra qualche tempo rapirà anche l’aria. Allora viene spontaneo
chiedersi: immergersi nella tecnologia, ai
fini pratici, cosa comporta? Siamo ancora essere viventi capaci di sviluppare le
nostre potenzialità, o le nostre potenzialità sono ormai sotto la polvere del progresso tecnologico?
A questo quesito, le visioni di pensiero
possono essere le più disparate, tuttavia
provo a dare una risposta, altamente opinabile.
Per come è strutturata la nostra società,
per quanto accade sul fronte comportamentale, non si puo’ nascondere un calo
dell’intelligenza, tanto individuale che
collettiva. Se qualche mente eccelle nel
formulare iniziazioni futuriste brillantemente accolte dall’opinione pubblica, la
maggior parte, subisce passivamente i riflessi di ciò che viene propinato.
Fermandoci un attimo a riflettere, paradossalmente, si stava meglio quando non
sapevamo volare, andare su Marte, cambiarci il cuore o clonare una pecora.
La scuola non più come centro di pensiero ma di programmazione, l’abbondanza
e l’immediatezza delle informazioni, Internet, tutto ci rende la vita più semplice.
Questa semplicità si è però trasformata in
un benessere che toglie il senso della conquista, del sacrificio, l’assillo dalla fame
e dalla sete. Ma soprattutto, la vita più
semplice ha generato una conformazione
di pensiero. Non si pensa più con la propria materia grigia, ma si parla e si elaborano concetti per sentito dire. Questo
perché anche nelle piccole cose quotidiane la società fornisce risposte già pronte.
Il messaggio che passa attraverso la pubblicità, i media, l’informazione in generale è questo: stiamo pensando per voi,
così voi non dovete più farlo.
In questo modo, si smette di pensare. Non
si è in grado di fare brillantemente come
facevano i nostri nonni una semplice operazione aritmetica senza l’ausilio della
calcolatrice. Non si è in grado di fare un
16
tema o quantomeno scrivere una frase
senza riportare parte dello scibile giovanile: tvb, xerò e così via. Il cervello, una
delle poche grazie che la natura ha concesso all’uomo, smette di funzionare. Perché? Perché come ogni organo dalle mille potenzialità, ha bisogno di essere tenuto
in esercizio. Se ciò non accade, si opacizza, come si atrofizzano le gambe se non
ci si alza mai dalla sedia. Atrofizzandosi
diventa meno intelligente. Diventando
meno intelligente perde completamente
la capacità di ragionare, giudicare, analizzare, riflettere, consegnandosi interamente al pensiero altrui; alle soluzioni già
pronte; alle decisioni già prese.
Il cervello diventa una scatola in cui puoi
inserirci di tutto senza filtro. Dal razzismo
al pacifismo, dal pietismo al buonismo,
senza sapere di cosa parliamo. Concetti
che immagazzinerà ritirandoli fuori con il
medesimo automatismo con cui si gira la
manopola del gas, senza una visione personale delle cose, e soprattutto senza la capacità di saper esprimere dissenso.
Stiamo quindi attenti alla semplificazione della vita attraverso la tecnologia. È
tutto meravigliosamente bello, ma se in
giro continuiamo a camminare con il capo chino sullo smartphone e a chiederci
di essere taggati, influenzare il futuro sarà
molto difficile, anche sul fronte dei sogni
e della fantasia.
Calitri, 1948/50. Da sinistra: Nazareno Beltrami,Antonio Orlando Miele, Michele Cioffari e Salvatore Nivone.
IL CALITRANO
N. 56 n.s. – Maggio-Agosto 2014
Giovannina Araneo e Donato Maffucci sposi
10.08.1972
27.02.1969 Maddalena Di Vito e Vittorio Fastiggi festeggiano il loro 45° anniversario di matrimonio.Auguri da parte di tutta la famiglia per
questo traguardo raggiunto con dedizione ed
allegria.
Calitri, Carnevale
1931. Da sinistra:
Vincenzo Cerreta
(travagliator’), Ernesto Di Milia (p’sc’lon’), con gli occhiali
Petito De Rosa (r’
musc’), con la sigaretta Canio Nicolais (‘u mup’ r’ p’scion’), vestito da
donna calitrana
Francesco Margotta (mamm’cciegghij), Angelo Maria
Zarrilli (lin’ lin’), vestito da sacerdote
Angelo Maria Nicolais (p’scion’) e il
piccolo Luigi Cerreta (travagliator’).
Calitri 1996, battesimo di Vincenzo Cianci; da
sinistra: Maria Grazia Russoniello, nuora con
occhiali, Concetta De Nicola (zucquaron’/17.07.1929 †29.04.2013) madre, Mario Angelo Cianci (u’ napulitan’), Franca Cianci Maria,
figlia, seduto: Cianci Umberto (u’napulitan’
/26.02.1923 †25.12.2004), con sulle gambe il nipotino Vincenzo Cianci nato a S. Angelo dei
Lombardi il 06.12.1995; a lato Martina Concetta
Cianci nata il 19.10.1991 da Mario Angelo e da
Maria Grazia Russoniello.
Davide Fastiggi 26.06.2012. Col tuo sorriso e
la tua allegria illumini le nostre giornate, i più
teneri auguri per il tuo 2° compleanno da mamma Elisabetta, da papà Giovanni dai nonni e dallo zio Maurizio.
Calitri, 20.09.1981 i dipendenti della fornace fondata da Romeo Cicoira e Angelo Luongo in occasione del matrimonio di Virginia Cicoira e
Mario Acocella, da sinistra in piedi: Pietro
Zabatta (ciend’capill’), Michele Di Guglielmo (m’ron’), Canio Lungaro (u’ stell’), Canio Tartaglia (u’
bagnon’), Felice Nivone (paparegghia), Vittorio
Toglia (tottacreta), Giovanni Coppola, Angelo
Luongo, uno dei fondatori,Virginia Cicoira, figlia
di Romeo altro fondatore, Giuseppe Nivone
(pappanucc’),Antonio Metallo,Vitale Di Milia (paparul’), con la giacca, Giuseppe Ziccardi (carianes’),Vito Zarrilli (sciampagniegghj),Vittorio Nivone (papariegghj). Inginocchiati: Mario
Maffucci (v’lat’), Canio Russo (Canij prendi una
pasta), Giuseppe Strollo (parmariegghj), Giuseppe Fatone, Giovanni Fierravanti (halecchia),Vito
Zarrilli (scatozza). In primo piano: Nicola Di
Milia (paparul’ ), Giovanni Tornillo (p’stier’), Antonio Bavosa (buldo), Pasquale Zazzarino (v’l’nus’),Vito Di Guglielmo (m’ron’), Giovanni Di Milia
(paglier’).
17
IL CALITRANO
Calitri, sciopero della Salca 1972. Da sinistra: Giovanni Maffucci
(cuccion’), Donato Maffucci, Berardino Cestone (ciannill’), Giuseppe
Nigro (br’handiegghj), Gerardo Zabatta (mattaion’),Vito Zabatta (mattaion’), Giovanni Tuozzolo (zia Lena) e Vincenzo Nesta (andrian’).
N. 56 n.s. – Maggio-Agosto 2014
Avellino 1964. Da sinistra: Antonietta Cesta (baccalà), Michele Del Re (pachel’),Teresa Di Maio (mangia terra), Enza Rubino dietro, Francesca Maffucci,Tornillo Gaetanina, Anna Bavosa, Elio Pastore, Iolanda Santoro. A terra da sinistra: Maria Zabatta e Teresa Di Napoli (la bianca).
Calitri, 01.06.2014 battesimo della piccola Sofia Caruso. Da sinistra: il
padre Michele, i padrini Antonio Margotta e Miriam Nigro con la festeggiata, la madre Francesca Nigro e la sorellina Sara.Auguri da parenti, amici e dalla Redazione.
Porto di Montevideo 1952. A sinistra: Francesco Lampariello, Angelomaria Zarrilli, Concettina Lampariello, Maria Antonia Delli Liuni, ragazzo
forestiero. A terra:Vincenzo Zarrilli e Vito Lampariello.
Calitri, primi del 1973,
da sinistra Antonio Sicuranza (18.07.1925 +
02.01.1992), il piccolo
MicheleVallario, figlia di
Lucia Sicuranza,Annina
Russo (04.02.1928
+20.08,1924). A quarant’anni della scomparsa della signora Annina, i figli Michele,
Lucia e Giovanni, unitamente alle famiglie, la
ricordano con l’affetto
e l’amore di sempre.
I nonni di Lorenzo Vallario (sepp’cola). Lorenzo
Vallario (15.10.1872 † 07.05.1960) Maria Antonia Toglia (1877 † 30.07.1957).
18
IL CALITRANO
N. 56 n.s. – Maggio-Agosto 2014
Calitri, gennaio 1932. Matrimonio di Angela Cestone (p’trolij) e Michelangelo Cianci (napulitan’).
Ebbero tre figlie:Antonietta, Lucia e Franchina.
Calitri, 1963/64 Corso di stenodattilografia. Da
sinistra prima fila in piedi: Teresa Di Cecca, Vincenza Simone, Giuseppina Caputo, Antonio Lucrezia, Colomba Metallo e Francesca
Cestone. A terra da sinistra: Lucia Zabatta,
Antonietta Mastronicola e Michelina Cianci.
Buenos Aires, 1957. Matrimonio di Michelina
Fierravanti e Vittorio Zarrilli.
Calitri, aprile 1953. Matrimonio di Maria Antonia Giuliano (14.01.1929) e Armando De Nicola (21.08.1928+23.10.2010).
Calitri 1927, seconda fila da sinistra: Elvira Alvino,Vincenza Alvino, Raffaella Di Maio in Alvino,
Silvino, Quintino Santeusanio, Celeste Alvino, ?, prima fila: ?, Giuseppe Santeusanio (nato nel 1927),
Michela Santeusanio, Giuseppe Alvino e Leonardo Cioffari. Riteniamo che la foto sia stata scattata
proprio ne u’ casin’ russ’, oggi inesistente.
Calitri, 08.09.1963.
Processione dell’Immacolata Concezione in piazza
della Repubblica.
Da notare la parte
sinistra della foto:
particolare è il palco a pianta ottagonale per ospitare il
concerto bandistico, caratteristiche
anche le donne inginocchiate durante il passaggio della statua.
19
Calitri, 27.04.1953 matrimonio di Antonia Maria Michela Cianci (17.01.1932) nata da Alessandro e da Incoronata Di Milia, e Michele Antonio Fiordellisi (12.06.1922) nato da Antonio
e Maria Angela Cioffari.
IL CALITRANO
N. 56 n.s. – Maggio-Agosto 2014
DIALETTO E CULTURA POPOLARE
A cura di Giovanni Sicuranza
Li riebb’t’ s’ pahan’ nda Aust’
I debiti si pagano ad Agosto.
Chi s’ huarda li puorc’ suj n’ n’eja chiamat’ p’rcuar’
Colui che difende i propri interessi non è criticabile.
Eia cum lu pird’ r’ lu ciucc’, n’ n’addora e mangh’ feta.
Una persona inetta è come il peto dell’asino, inodore.
Tien’ nu vacil’ r’or’ e ‘ng’ sput’ sangh’
Non serve avere ricchezze se non te ne puoi godere.
La zita ass’mmeglia a li pariend’
La sposa somiglia ai parenti.
R’cchezza e p’v’rtà n’ duran’ ciend’ ann’
Ricchezza e povertà non durano molto.
Huaj a tumm’l’ e mort’ maj
L’importante è vivere, nonostante i molteplici problemi.
Megl’ na cattiva mamma ca na bona matreja
Migliore è una cattiva mamma anzicchè una buona matrigna.
Figl’ p’cc’ninn’ huaj p’cc’ninn’, figl’ gruoss’ huaj gruoss’
I guai causati dai figli sono proporzionali alla loro età.
L A NOSTRA
BIBLIOTECA
MICHELE CERRETA
Dizionario calitrano - Grafiche F.lli Pannisco, Calitri AV, 2014.
[…] L’autore si è particolarmente concentrato sui termini che, con la progressiva alfabetizzazione, sono diventati ormai inusuali. […] Ha cercato, ove era
possibile, di risalire alle radici latine e greche del linguaggio nostrano. Non si è trattato di un lavoro velleitario, né improvvisato. Esso ha avuto l’impulso originale
dalla lettura del Dizionario del Dialetto
Calitrano di Giulio Acocella, rivisto da
Florindo Cerreta e da Nicola Acocella,
pubblicato da IL CALITRANO. Poi è proseguito con l’analisi critica delle sue singole voci, condotta con metodo e pignoleria. Naturalmente, col crescere delle
annotazioni da lui compiute al margine di
quel testo, assunto come base, con gli interventi di modifica che egli ha ritenuto
necessario apportare e con l’aggiunta di
oltre 2000 vocaboli, è venuta fuori un’opera completamente nuova: il presente
DIZIONARIO CALITRANO. […]
(dalla presentazione di Pietro Cerreta)
Cic’r’ e fasul’ cummoglia lor’ lu cul’
Ceci e fagioli fanno seminati in superficie.
MARIO TOGLIA
Preserving our history - Xlibris LLC,
Brookyn NY 2013.
Figlio di emigrati calitrani, Mario Toglia
ci presenta il suo nuovo lavoro di ricerca,
sulla scia del suo primo libro “They came
by ship”. Il titolo: Preservare la nostra storia, è connesso a conservare la storia di
immigrati calitrani in America. Un lavo-
ro certosino, somma di lunghe ricerche
indagando fra i suoi numerosi compaesani che come un puzzle lo hanno aiutato a
tracciare la linea di vite calitrane, unendo
molteplici punti fatti di nomi e vicende
personali. Nel libro sono presenti molti
documenti: dalle foto agli elenchi di matrimoni calitrani in America, dalle poesie
ai certificati di naturalizzazione.
Appello ai lettori!
I
n occasione dei cento anni dallo scoppio della Prima guerra mondiale e nel
contesto dei numerosi eventi che commemoreranno nei prossimi anni i fatti
del 1914-1918, anche “Il Calitrano” intende contribuire, a suo modo, a rinnovarne la memoria.
La redazione della rivista chiede pertanto ai suoi lettori di segnalare e trasmettere
memorie, documenti, fotografie, lettere, oggetti riguardanti la partecipazione dei
propri antenati ai fatti bellici del 1915-1918 (l’Italia entrò in guerra, infatti, nel maggio 1915).
Il Centro Studi Calitrani intende così valorizzare un importante aspetto della vita
calitrana nel più ampio quadro degli eventi nazionali e internazionali.
La documentazione delle Associazioni di reduci e/o mutilati e invalidi della Grande Guerra è altresì di grande interesse per recuperare la memoria di ciò che il
primo conflitto mondiale significò per Calitri e la sua cittadinanza.
Si prega di prendere contatto con il CENTRO STUDI CALITRANI
via P. Nenni 1- 83045 Calitri AV
Tel. 3281756103
email: [email protected]
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IL CALITRANO
N. 56 n.s. – Maggio-Agosto 2014
S O L I D A R I E TÀ C O L G I O R N A L E
Canio (Rovelasca), Zabatta Salvatore (Milano), Cianci Salvatore (Candela), Cestone Angelo (Roma), Senerchia Mario (Vicchio), Acocella Nicola (Modena), Di Napoli Mario (Bollate),
De Vito Antonietta (Roma), Germano Pasquale (Briosco), Borea
Giuseppina Capossela (Genova), Galgano Anna (Milano), Manzoli Ascanio e Linda (Genova), Galgano Vincenzo, Gianni e
Gabriella (Como), Tornillo Angelomaria (Potenza), Nicolais
Luigi (Manfredonia), Di Milia Lucia (Corsico), Bozza Gaetano
(Novedrate), De Nora Antonio (Verbania), Fastiggi Vittorio
(Mariano Comense), Senerchia Maria (Nova M.se),Ragazzo
Angelo (Pesaro), Zampaglione Angela (Roma), Di Milia Iolanda
(Pontedera), Rainone Vincenzo (Lentate S.S.), Fastiggi Michele
(Salerno), Strollo Orazio (Torino), Bozza Mario (Genova)
Euro 25: Lampariello Maria (Palmarò di Pra),Fenu Vigorito Vincenza
(Uta),Armiento Giuseppina (Castellabate),Zabatta Vito (Milano), Di
Milia Mario (Busto Arsizio), Di Napoli Vincenzo (Bollate)
Euro 30: Russo Eleonora (Ventimiglia), Di Napoli Maria Rosaria (Oppido Lucano), di Cairano Giuseppe (Milano), Cubelli
Tonino (Bologna), Cioni Giorgio (Pieve a Nievole),Vallario Giuseppe Nicola (San Miniato Basso), Di Milia Michele (Gallarate),
Califano Michele (Brescia), Lo Buono Maria Rosaria e Maffucci
Antonio (Rimini), Elio Pastore (Taranto)
Euro 35: Ricciardi Mario (Grottaferrata)
Euro 50: Caputi Anna Maria (Avellino), Cuppone Fernando
(Sannicola), Di Milia Luigi (Taranto), De Rosa Michelangelo
(Torino), Di Milia Gabriella (Romano), D’Ascoli Berardino
(Genova), Messina Giuseppe (Roma), Di Milia Giuseppe
(Milano), Marra Raffaele (Caserta), Melaccio Rodolfo (Francavilla a Mare), Lucadamo Ottavio (Silvi Marina)
Euro 100: Cestone Vincenzina (Melfi)
DA CALITRI
Euro 10: Zabatta Canio, Zarra Giuliana Cicoira, Russo Pietro
via Fontana, Vallario Lorenzo, Corradi Giuseppe e Galgano
Francesca, Rubinetti Lucia e Di Milia Vincenzo, Di Maio Maria
Michela, Strollo Rocco e Tornillo Roberta, Maffucci Benedetta
Di Maio, Di Carlo Lucia,Cianci Michele e Cialeo Maria, Metallo
Vito e Francesca, Santoro Angelina, Tancredi Filomena, Cubelli
Vincenzo & Borea Antonietta, Del Moro Vincenzo, Di Cecca
Giovanna, Di Salvo Giuseppe&Nigro Maria, Metallo Vito
Euro 15: Nivone Giuseppe, Lucrezia Gabriele e Galgano
Rosetta, Borea Michele Ivan, Maffucci Emilio
Euro 20: Fastiggi Giuseppe (tobb’t), Galgano Benedetta e Vito,
Armiento Marianna, Margotta Grazia, Grasso Raffaela, Codella
Francesco, Cerreta Vito Alfredo, Zabatta Rocco, Maffucci Lucia,
Del Guercio-Lops, Petito Maria ved. Sena, Forgione Maria,
Melaccio Gaetanina, Metallo Canio, Cerreta Vincenzo e Scoca
Teresa, Mucci Luciano, Iannella Zarrilli Raffaela, Di Cairano
Giovanna, Sanapo Raffaele, Maffucci Vito Antonio, Sperduto
Giovanni, Cestone Assunta, Stanco Antonietta, Di Cairano Vittorio, Zarrilli Giuseppe, Fiordellisi Giovanni, Di Muro Leonardo
Euro 25: Melaccio Giovanni
Euro 30: Tuozzolo Vito Nicola, Cestone Filomena, Alfonso
Nannariello, Gautieri Vincenzo, Fasteggi M. Francesca
Euro 50: De Nicola Canio, Luongo Ida e Antonio, Rabasca Giovanni, Nicolais Angelomaria
DA VARIE LOCALITÀ ITALIANE
Euro 5: Scilimpaglia Gaetanina (Roma)
Euro 10: Cicoira Teobaldo (Nova M.se), Cecere Marco
(Firenze), Zabatta Claudio (Tor Luparara), Di Mila Codella
Rosa (Salerno), Mastronicola Vittorio (Frosinone), Pertici
Cesare (Poggibonsi), Maffucci Vincenzo (Acilia), Vincenzo Galgano (Giussano), Zarrilli Maria Antonietta (Conza della C.),
Acocella Vitantonio (Lentate Sul Seveso), Pasqualicchio Angelo
Mario (Ponzano Veneto), Scoca Giuseppe (Roma), Metallo
Rocco (Scandiano), Lamanna Pasquale (Sant’Andrea di Conza),
Russo Maria Antonietta (Roma), Buglione Gerardo (Cantù)
Euro 15: Pastore Antonio (Lioni), Margotta Maria Teresa
(Salerno), Galgano Canio (Lentate Sul Seveso), Cianci Mariantonia (Bollate), Acocella Ada (Castelfranci), Cafazzo Filomena
(Bisaccia), Di Napoli Angela (Bologna)
Euro 18: Mazziotti Maria Antonia (Santa Marinella)
Euro 20: Leone Giovanni (MI), Corcione Rabasca Barbara
(Caserta), Scoca Antonio (Montenero di Bisaccia), Figurelli
DALL’ESTERO
ARGENTINA: euro 20 Gallucci Vitantonio, Codella Angela,
euro 25 Bozza Michele, Bozza Vincenzo
AUSTRALIA: euro 30, euro 20 Fierravanti Giuseppe
BELGIO: euro 10 Di Carlo Raffaela, euro 20 Di Carlo Raffaella,
Rinaldi Vincenzo, Scoca Vittorio, euro 30: Galgano Antonio
GERMANIA: euro 100 Zarrilli Antonio
SVIZZERA: euro 450 Ass. Calitrani in Svizzera, euro 10 Galgano Michele (Dietikon) euro 20 Galgano Antonio, euro 30
Maffucci Giovannino. euro 50 Cestone Giuseppe, Lucrezia
Angela, Scoca Luigi
U.S.A.: $. 50 Acocella Mario, euro 100 Simone Joseph, euro
10 Metallo Vincenzo,
Il CENTRO STUDI CALITRANI
organizza una
È con sincera e sentita stima che, a nome di tutti i
cittadini, esprimiamo il nostro vivo ringraziamento al
signor Mario Angelo Cianci, che con vero spirito
altruistico ha messo a nostra disposizione un ricco
ed interessante patrimonio fotografico, a vantaggio
di tutti i cittadini. Grazie ancora e invitiamo tutti a
seguire questo esempio ammirevole.
MOSTRA FOTOGRAFICA
dal 14 al 21 agosto
nella Cripta parrocchiale di Calitri
21
21
IL CALITRANO
N. 56 n.s. – Maggio-Agosto 2014
MOVIMENTO DEMOGRAFICO
Rubrica a cura di Anna Rosania
I dati relativi al periodo dal 26 febbraio 2014 al 30 giugno 2014
sono stati rilevati presso l’Ufficio Anagrafe del Comune di Calitri
NATI
Lucrezia Gabriel Giuseppe di Fabio e Nigro Michela
Sperduto Alma di Pasquale Roberto e Galgano Teresa
Capossela Giuseppe di Roberto e Russo Rosa Maria
Zabatta Maira di Vincenzo e Di Pietro Francesca
Ruggiero Michele di Vittorio e Basile Bianca
Di Milia Ginevra di Antonio e Zarrilli Vincenza
Saluzzi Elena di Danilo e Melaccio Teodora
Caputo Pietro di Luciano e Lucrezia Maria Teresa
De Simone Renato di Francesco e Maffucci Rosanna
Cestone Marco di Vincenzo e Zarrilli Elisabetta
Russo Beatrice di Tonio e De Nicola Antonella
MATRIMONI
D’Emilia Giuseppe e Li You
Nannariello Emanuele Leonardo
e Liyange Rangani Lakshika Perera
Cestone Canio e Infante Debora
Cocco Gianluca e Cestone Franca
Di Cosmo Vincenzo e Merola Angela
Maffucci Rosario e Russo Lucia
Maffucci Donato e Lucadamo Marianna
Maffucci Lorenzo
Codella Rosa
Zarrilli Giovanna
Di Cairano Vitale
Tetta Rosa
Ruggiero Francesco
Margotta Mariantonia
Santoro Teresa
Delli Liuni Flavia
Zarrilli Vito
Santoro Filomena
Cerreta Antonio
Capossela Francesco
Inglese Lucia
Di Cecca Vincenza
Paolantonio Elisa
Di Roma Lucia
Di Pietro Maria
Portanova Maria Giuseppe
Di Maio Concetta
Cianci Maria Michela
Di Cairano Canio
Acocella Angela
Capossela Mario
Metallo Giuseppe
Margotta Canio
Di Milia Grazia
Suozzi Vito
Rubino Carmela
MORTI
19.03.2014
31.03.2014
12.04.2014
20.04.2014
28.04.2014
13.05.2014
14.05.2014
16.05.2014
12.06.2014
13.06.2014
19.06.2014
18.02.2014
29.03.2014
23.04.2014
24.04.2014
24.04.2014
18.05.2014
07.06.2014
01.06.1937 - † 18.02.2014
22.05.1926 - † 27.02.2014
11.05.1920 - † 04.03.2014
08.08.1941 - † 10.03.2014
11.02.1923 - † 17.03.2014
27.06.1923 - † 24.03.2014
01.08.1915 - † 25.03.2014
19.09.1932 - † 02.04.2014
19.10.1915 - † 07.04.2014
07.02.1933 - † 08.04.2014
26.10.1928 - † 09.04.2014
09.07.1953 - † 10.04.2014
12.04.2014 - † 12.04.2014
15.06.1923 - † 17.04.2014
20.04.1920 - † 20.04.2014
24.09.1921 - † 27.04.2014
24.05.1937 - † 06.05.2014
28.08.1949 - † 07.05.2014
16.11.1929 - † 08.05.2014
03.05.1934 - † 18.05.2014
06.10.1938 - † 21.05.2014
17.02.1921 - † 29.05.2014
08.09.1923 - † 04.05.2014
22.08.1950 - † 05.06.2014
01.07.1920 - † 08.06.2014
08.07.1962 - † 09.06.2014
02.08.1925 - † 11.06.2014
10.02.1922 - † 22.06.2014
16.07.1926 - † 28.06.2014
Ci scusiamo per qualsiasi eventuale errore.
22
Amedeo Romano
05.08.1926 - †25.02.2014
“Mi farebbe tanto piacere che si sapesse a Calitri, anche se ormai poche persone ci ricorderanno poiché manchiamo da tanto, tanto tempo. Vorrei che
Calitri e i Calitrani sapessero che un
giovane insegnante in questo paese ha
costruito la sua famiglia ed è stato felice. Venivamo da due città, grandi, importanti, ricche: Napoli e Venezia. Eppure non ne abbiamo mai sentito la nostalgia, non abbiamo sopportato alcun
disagio perché la popolazione di Calitri
l’abbiamo trovata meravigliosa: gente
rustica ma dolce, generosa e rispettosa,
col cuore pronto a dire una parola buona, a donarti un prodotto fresco della
campagna alla sera quando rientra dal
lavoro. A Calitri siamo stati felici, abbiamo trovato tanti amici sinceri. A Calitri è nata la nostra prima figlia, Maria
Flora, perciò questo caro paese è entrato del dna della nostra famiglia. A
Calitri Amedeo è stato insegnante alla
Scuola Media ed io maestra a Carcatondo. Perciò io vi dico: grazie a tutti,
vi abbiamo sempre ricordato con tanto
affetto, sempre, fino a pochi giorni dalla sua fine. Dite una preghiera per l’anima del vostro professore ed una per
me, perché abbia la forza di sopportare. “
La moglie Liliana Bonanome.
Calitri, da sinistra: il prof. Infante, il prof.Spirito,
Amedeo Romano e Michele Di Maio.
IL CALITRANO
N. 56 n.s. – Maggio-Agosto 2014
R E Q U I E S C A N T
Raffaele Tuozzolo
24.01.1933 - † 25.05.2014
Signore, sei stato il mio
aiuto e il mio sostegno.
In te ho riposto la mia
fiducia.
Vitale Di Cairano
08.08.1941 - † 10.03.2014
I N
Concetta Di Maio
03.05.1934 - † 18.05.2014
Gennaro Marano
07.12.1949 - † 03.02.2014
Dio è per noi rifugio
e forza,
aiuto, sempre vicino,
nelle angosce.
Non piangete la mia
assenza, sentitemi vicino e
parlatemi ancora.
Io vi amerò dal cielo come
vi ho amato sulla terra.
(Sant’Agostino)
Vincenza Russo vedova
Di Napoli Vincenzo
26.12.1926 - † Bologna
08.01.2014
Mariantonia Galgano
21.02.1921 - † 18.11.2013
Antonietta Tringaniello
02.08.1962 - † 27.05.2013
“La tua fiamma
si è spenta…
ma rimarrà sempre accesa
nei nostri cuori.”
Le figlie e il marito
Giovanni Rabasca
24.09.1924 - † 19.01.2013
Michele Marano
26.10.1969 - † 26.10.2013
Rimarrai sempre
nei nostri cuori.
“Il Signore conosce
la via dei giusti”
Le figlie, i generi
e i nipoti.
Dedicò tutta la sua vita
alla famiglia ed al lavoro.
Il ricordo del suo animo
buono e generoso
resterà sempre
nel nostro cuore.
I figli e i parenti tutti.
Concetta Di Napoli
in Merola
24.09.1935 - † NY 13.09.2013
Eduardo Maffucci
12.12.1927 - † 17.03.2005
Uniti nella pace del Signore come nella vita terrena
vi ricordiamo così, con profondo amore ed affetto.
Emilio, Emma, Edoardo, Lorenzo e i familiari tutti.
Luigina Cestone
17.02.1937 - † 07.02.2014
Non esiste una
separazione definitiva
finché esiste il ricordo.
(I. Allende)
Le figlie Giovanna e
Antonietta, la moglie Rosa
e i parenti tutti.
PA C E
Te ne sei andata in silenzio
lasciando un grande vuoto
nei cuori di chi
ti ha voluto bene.
Ti ricorderemo sempre
per la tua semplicità,
spontaneità
e per la grande forza
che hai avuto.
Insigne professionista stimato e apprezzato da quanti lo
hanno conosciuto. Medico disponibile al richiamo del paziente, in quanto dotato da
un’intensa umanità. Padre
esemplare, dignitoso e onesto,
forte nella vita, forte nella sofferenza. La sua dipartita lascia un vuoto incolmabile ed
uno struggente rimpianto.
Concetta Cerreta in Nicolais
04.01.1914 - †15.02.1943
Risplenda o Signore la tua luce
perpetua per lei che di virtù ricca e
di fede mentre la sospirata gioia di
madre le arrideva cadde vittima
del suo dolce sogno.
Solo in Dio riposa l’anima
mia; da lui la mia
salvezza.
Amalia Girardi
1947 - † 2013
Ad un anno
dalla sua scomparsa,
i familiari tutti la ricordano
con rimpianto
e con l’affetto di sempre.
Giuseppe Forgione
12.02.1941 - † 06.07.2012
Ciao caro papà, le lacrime
mi scendono sul viso al
solo tuo ricordo…
Sono trascorsi due anni e
non c’è giorno in cui non
ci manchi…
Che tu possa riposare in
pace. Con immenso amore
tua figlia Mariagrazia
e la tua Famiglia.
Concetta Nicolais Gormley
di Salvatore e Concetta Cerreta
15.02.1943 - †New York 30.08.1987
Con volontà tenace e incrollabile fede
affrontò la scalata della vita
raggiungendo traguardi lusinghieri.
L'avverso destino, non pago di averle
strappato la madre alla nascita, la ghermì
nel fiore degli anni.
Il fratello Luigi ricorda.
23
Maria Rosaria Panniello
11.04.1941 - † 02.11.2011
Possa il Signore
ricompensarti di tutto ciò
che hai donato
a noi e agli altri.
Calitri, 1943 piazza Umberto I con la fontana, attualmente Piazza Della Repubblica. Da sinistra: ?, seduti: il maestro Michele Renna di
Teora, dott. Michele Di Milia e forse il figlio Peppino ? (il bimbo), Beniamino Nicolais, ? , Michele Di Maio (chauffeur) e il cancelliere
Lorenzo Novelli. Da notare la terza lapide sulla facciata del Comune, dedicata a Zampaglione Gaetano Raffaele
Salvatore Giovanni (01.12.1901†Napoli 30.12.1935) dismessa con la caduta del fascismo e l’avvento della Repubblica
Italiana. Gaetano Zampaglione fu avvocato, venne nominato podestà di Calitri nel 1926, due anni dopo divenne segretario politico
del Fascio calitrano, nel 1932 anche Segretario Federale del Fascio (da qui l’appellativo “Federale”) e venne insignito Cavaliere della
Corona d’Italia, riconosciuto Camicia Nera veste nella quale accoglie il Principe di Piemonte ad Avellino durante l’inaugurazione della
prima Fiera d’Irpinia. Proprio per la sua brillante carriera gli venne riconosciuta una lapide, più grande di ogni altra dedicata alla patria.
Morì giovane per motivi di salute e 01.01.1936 la sua salma giunse a Calitri preceduta da 40 corone, inoltre venne proclamato il lutto
cittadino. Il 15.03.1938, durante una giornata avversa, ci fu lo scoprimento della lapide con dedica dell’On.le Alfredo De Marsico:
“Gaetano Zampaglione amò la toga forense, onorò nelle pubbliche cariche il paese, consacrò legionario della marcia su Roma, segretario
federale dell’Irpinia, il guizzo più alto della breve fiamma, alla fede del fascismo”. Venne abbattuta il 25 luglio 1943, durante un
tumulto popolare ove tutti erano presi a distruggere gli emblemi ed i segni del “fascio” (vennero rotte le tracce sui
numeri civici, sulle targhe smaltate, compresa la lapide ad Arnaldo Mussolini nel Parco della Rimebranza dei Caduti
della Guerra del 1915-18 e fatta precipitare giù dal Pascone). L’8 settembre dello stesso anno, durante la
processione dell’Immacolata Concezione, si sparse la voce dell’armistizio avendo captato la notizia da “Radio
Londra”.
In caso di mancato recapito rinviare all’Ufficio Postale di Firenze CMP
per la restituzione al mittente previo pagamento resi
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