CORSO FAD - Ariesdue

CORSO FAD
Protocolli clinici e terapeutici di igiene orale
in pazienti in particolari situazioni
fisiologiche e patologiche.
Prima parte
INTRODUZIONE
Obiettivo del lavoro è presentare i protocolli terapeutici di igiene orale di pazienti
con quadri fisiologici e patologici che sono
comuni nella pratica quotidiana degli operatori odontoiatrici. Verranno affrontate
quelle che sono le modalità terapeutiche utilizzate con la donna in gravidanza, la persona anziana, la persona diabetica e la persona
con disturbi alimentari e i corretti approcci
di counselling motivazionale e di comunicazione.
Quando si parla di protocolli terapeutici,
si intendono gli schemi di comportamento
clinico predefiniti e la sequenza di modi di
agire ben delineati e ottimali (1).
In ambito odontoiatrico, così come in campo medico in generale, occorre che i protocolli terapeutici siano conosciuti da tutta
l’équipe; ogni componente, in base alle proprie competenze, è tenuto a svolgere con
correttezza e diligenza il proprio lavoro.
Cristina Comi
Michela A.A. Rossini
Alessandra Matassa
Martina Gangale
Marco Ballestrin
Martina Gattuso*
Università
degli Studi dell’Insubria,
Corso di Laurea in
Igiene Dentale,
Coordinatore:
dott. MAA Rossini
* Igienista Dentale,
libera professionista
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Le competenze, in qualsiasi ambito lavorativo o disciplinare, rappresentano quella
combinazione di conoscenze, abilità, comportamenti e l’interazione delle capacità che
vengono mobilitate per soddisfare determinate esigenze o per effettuare determinate
attività (2).
È da sottolineare come le malattie del cavo
orale siano associate ad una scarsa igiene
orale, a un’alimentazione e stili di vita non
corretti e possano essere associate a patologie cronico-degenerative, immunitarie ed
infettive che possono influenzare in maniera
negativa la qualità di vita (3).
L’igienista dentale, a supporto dell’attività dell’odontoiatra e oltre a quanto premesso, ha il dovere di riconoscere in ogni
persona i bisogni di cura individuali e le
abilità personali (4) così da andare incontro a quello che è il concetto di “prendersi
cura” del singolo nel rispetto della vita,
della salute, della libertà e della dignità
dell’individuo.
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IL PAZIENTE DIABETICO
Il diabete è una patologia con grande rilievo sociale e con un notevole
impatto socioeconomico, sia per la
sua notevole diffusione, sia per la
gravità delle complicanze talvolta invalidanti. Il diabete è un complesso
disturbo metabolico dalla molteplice eziologia, caratterizzato da una
cronica iperglicemia causata da una
imperfetta secrezione insulinica o
da una ridotta efficacia insulinica o
da entrambe. Nel 2012 nel mondo
si è stimata la presenza di circa 370
milioni di persone diabetiche. È tra
le patologie croniche che si stanno
diffondendo di più, tanto che per il
2025 l’Organizzazione Mondiale
della Sanità (OMS) prevede che il
numero di persone colpite possa raddoppiare. Anche in Italia, purtroppo, la diffusione di questa malattia
è notevolmente aumentata. Secondo l’ISTAT, nel 2011 le persone che
hanno dichiarato di essere affette da
diabete erano quasi 3 milioni, ossia il
4,9% della popolazione. Il diabete è
maggiormente diffuso nelle classi più
svantaggiate laddove i fattori di rischio, quali obesità e inattività fisica,
sono più comuni. La prevalenza del
diabete aumenta al crescere dell’età:
oltre i 75 anni almeno una persona
su cinque ne è affetta.
Il costo dell’assistenza sanitaria per
un paziente diabetico aumenta notevolmente se si manifestano complicanze cardiache, vascolari o a carico del rene, della vista e del sistema
nervoso periferico. Il trattamento
intensivo e preventivo della malattia
sin dall’esordio, non solo permette
di migliorare la qualità di vita del
paziente, ma è anche vantaggioso in
termini economici.
La Medicina Basata sull’Evidenza ha
indicato con chiarezza gli elementi
efficaci per contrastare l’insorgenza
delle patologie correlate al diabete. È
Glicemia
60 – 110 mg/dl
Iperglicemia
> 110 mg/dl
Ipoglicemia
< 60 mg/dl
tab. 1 Valori normali e anormali di glucosio nel sangue.
Tipo 1
Distruzione delle cellule β
a. Diabete Mellito ImmunoMediato: distruzione mediata
autoimmune delle cellule beta
b. Diabete Mellito Idiopatico:
forme di malattia con eziologia
sconosciuta
Tipo 2
Può variare da insulinoresistenza predominante con
una insulino-deficienza relativa
ad una insulino-deficienza
predominante con qualche
insulino resistenza
Diabete Mellito Gestazionale
(GDM)
Intolleranza al glucosio in gravidanza
Tipi specifici di diabete
Diabete causato da altre
eziologie identificabili
1.difetti genetici della funzione
delle cellule: Maturity Onset Diabetes in the Young (MODY)
2.difetti genetici dell’azione dell’insulina
3.disturbi del pancreas esocrino
4.endocrinopatie
5.indotto da farmaci o agenti
chimici
6.malattie infettive
7.forme non comuni di diabete
immuno-correlato
8.altre sindromi genetiche
Alterata Omeostasi Glicemica
(IGH)
Stato metabolico intermedio
tra omeostasi glicemica
normale e diabete. Fattore di
rischio per il diabete e malattie
cardiovascolari.
Alterata Glicemia a Digiuno: IFG
Alterata Tolleranza al Glucosio:
IGT
tab. 2 Classificazione del diabete (ADA).
oggi universalmente riconosciuta la
necessità di un approccio multidisciplinare, con l’attivo coinvolgimento
delle persone affette da diabete.
Eziologia ed eziopatogenesi
Il diabete mellito (DM), comune-
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mente definito diabete, è un gruppo
di malattie metaboliche che hanno
come manifestazione principale un
aumento delle concentrazioni ematiche di glucosio (iperglicemia). Responsabile di questo fenomeno è un
difetto relativo o assoluto di insulina,
ormone che consente all’organismo
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di utilizzare il glucosio per i processi
energetici all’interno delle cellule.
L’insulina è secreta dalle cellule beta
nelle isole di Langerhans del pancreas ed è indispensabile per regolare la
quantità di glucosio nel sangue (tab.
1). Tutti gli zuccheri semplici e complessi, che vengono assunti con l’alimentazione, sono trasformati nel
corso della digestione in glucosio, il
quale rappresenta la principale fonte
di energia per i muscoli e gli organi.
Affinché il glucosio possa fare il suo
ingresso nelle cellule ed essere utilizzato come “carburante”, è necessaria la presenza dell’insulina.
L’American Diabetes Association
(ADA) classifica il diabete mellito in
base all’eziologia in (tab. 2) (5):
• diabete mellito di Tipo 1;
• diabete mellito di Tipo 2;
• diabete gestazionale;
• diabete secondario a patologie o
assunzione di farmaci.
Il diabete di Tipo 1, prevalentemente
ad insorgenza giovanile in soggetti
geneticamente predisposti, è causato
dalla distruzione delle cellule pancreatiche ad eziologia cellulo-mediata autoimmune o virus-mediata,
o ad eziologia idiopatica. La scarsità
o assenza di insulina porta a complicanze perlopiù di tipo acuto: iperglicemia, poliuria, polidipsia, polifagia, perdita di peso e chetoacidosi.
Il diabete di Tipo 2 rappresenta circa
il 90% dei casi ed è tipico dell’età
matura. È caratterizzato da un duplice difetto: non viene prodotta
una quantità sufficiente di insulina
(deficit di secrezione), oppure si ha
una resistenza all’insulina da parte
di fegato, muscoli e grasso (insulino resistenza). Le cause alla base
dell’insorgenza della malattia vanno generalmente ricercate in fattori
ereditari e ambientali. I principali
fattori di rischio sono: obesità, vita
sedentaria, età avanzata, stress, ipertensione.
Le complicanze croniche nei pazienti con diabete si dividono in micro e
macroangiopatie a seconda dei vasi
sanguigni interessati. La microangiopatia diabetica è una alterazione
dei vasi capillari con conseguenze
e danni renali, oculari e neuronali;
può essere inoltre influenzata negativamente la guarigione, rallentandone i processi anche in ambito orale.
Le macroangiopatie sono rappresentante invece da cardiopatia ischemica, vasculopatia cerebrale e arteriopatia agli arti inferiori.
Valutazione e inquadramento
anamnestico e clinico del paziente
I soggetti diabetici sono ad elevato
rischio di contrarre le maggiori patologie che colpiscono il dente e il
suo apparato di sostegno. È quindi doveroso prevedere programmi
educativi mirati, per tutti coloro
che affluiscono alle strutture diabetologiche, ospedaliere e agli studi
odontoiatrici privati. La prevenzione delle infezioni del cavo orale è
inquadrata nell’ambito delle norme
“igieniche” connesse alla malattia
diabetica, insieme alla cura e alla
prevenzione delle patologie a carico
della pelle, dei piedi e degli occhi.
Obiettivo generale è la riduzione
delle patologie del cavo orale; a tal
fine è indispensabile perseguire una
buona compliance del paziente diabetico, attraverso un programma
educativo attuato con metodo sistematico. Dato che la parodontite in
pazienti con diabete non controllato
può portare a complicanze, è necessario che odontoiatri e igienisti dentali siano coinvolti nel trattamento
di questi pazienti insieme a diabetologi, nutrizionisti e medici di base.
Gli operatori sanitari odontoiatrici non devono quindi limitarsi alla
cura delle affezioni orodentali, ma
devono anche motivare il paziente
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ad un corretto stile di vita: dieta bilanciata, controllo del peso, attività
fisica, astensione dal fumo. Una attenta valutazione dei dati anamnestici servirà a conoscere lo stato di
salute del paziente e ad individuare
i fattori di rischio. In questo modo
si potrà avere un quadro completo
per il suo trattamento clinico e si
potrà formulare un programma motivazionale personalizzato (tab. 3).
Per una corretta pianificazione degli
appuntamenti è importante l’annotazione di eventuali episodi di crisi
ipoglicemiche passate e l’entità di
queste. Prima di ogni trattamento è
altresì importante chiedere i valori
glicemici e verificare la corretta assunzione dei farmaci antidiabetici.
Manifestazioni orali associate
al quadro sistemico specifico
Di fondamentale importanza è il riconoscimento dei segni e dei sintomi
della malattia diabetica, a volte non
ancora diagnosticata o scarsamente
controllata, attraverso le manifestazioni orali ad essa associate. Purtroppo nel paziente diabetico si riscontra un aumento della patologia
cariosa e delle erosioni dello smalto
dovute alla presenza di glucosio nel
fluido crevicolare e alla mancata detersione salivare per riduzione o assenza della stessa. Altra conseguenza dell’alterato funzionamento delle
ghiandole salivari è la predisposizione alla candidosi orale, alla glossite
romboide mediana, alla stomatite e
alla cheilite angolare. Causa invece
della ridotta capacità di guarigione
delle ferite è l’alta prevalenza di ulcere traumatiche.
Riassumendo, le patologie orali
più frequenti nel paziente diabetico
sono:
• patologia parodontale: gengiviti,
parodontiti;
• alterazioni smaltodentinali: carie,
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Anamnesi familiare
Familiarità per:
»» diabete
»» obesità
»» ipertensione arteriosa
»» malattie cardiovascolari
»» altre malattie endocrine
Anamnesi fisiologica
»» attività fisica praticata
»» utilizzo di tabacco, alcolici, sostanze stupefacenti
»» valutazione delle abitudini alimentari e dello stato nutrizionale
»» stile di vita e fattori culturali,
psicosociali, educativi ed economici che possono influenzare la
gestione del paziente
Anamnesi patologica remota
»» storia e terapia di altre patologie
»» fattori di rischio cardiovascolare:
fumo, ipertensione, obesità
»» frequenza, gravità e cause di
complicanze acute, come chetoacidosi e ipoglicemia
»» valutazione dei precedenti programmi terapeutici, della dieta
prescritta, del grado di educazione all’autogestione del diabete
Anamnesi patologica prossima
»» sintomi in relazione alla diagnosi
di diabete
»» trattamento attuale del diabete:
farmaci piano alimentare, autocontrollo
»» infezioni a carico di cute, piedi,
denti, apparato genitourinario
»» sintomi o trattamenti in atto delle
complicanze del diabete a carico
di: occhi, reni, nervi periferici,
apparato cardiovascolare, piedi
»» utilizzo di farmaci che possono
interferire sui livelli glicemici
tab. 3 Anamnesi.
erosioni;
• infezioni: candidosi, lichen ruber
planus;
• alterato funzionamento delle
ghiandole salivari: xerostomia,
iposcialia;
• neuropatia periferica periorale:
glossopirosi, glossodinia, sindrome della bocca urente;
• ulcere traumatiche.
Procedure di igiene orale
professionale: protocolli operativi
Il trattamento del paziente diabetico
prevede una scrupolosa igiene orale
professionale e una attenta applicazione quotidiana delle istruzioni
di igiene domiciliare da parte del
paziente. Come già detto il diabete
è un importante fattore di rischio
per l’insorgenza e lo sviluppo della
malattia parodontale (6, 7). I protocolli e la scelta del trattamento parodontale più adatto dipenderanno
dal grado di collaborazione, dal tipo
di infiammazione gengivale, dalla
quantità di tartaro e dalle condizioni generali di salute del paziente. Per
ridurre il rischio di ipoglicemia, gli
appuntamenti devono essere fissati al mattino circa due ore dopo la
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colazione e l’assunzione dei farmaci
oppure dopo il pasto di mezzogiorno. Bisogna essere puntuali per evitare stati ansiogeni e sedute lunghe e
impegnative.
Prima di ogni seduta l’igienista dentale deve valutare attentamente l’anamnesi e chiedere i valori glicemici;
sarebbe opportuno effettuare un test
della glicemia capillare con glucometro e se la glicemia è superiore a
200 mg/dl rimandare la prestazione.
In caso di terapia causale per parodontiti moderate o gravi si dovranno preferire appuntamenti per
trattamenti a quadranti o sestanti,
di breve durata, il meno possibile invasivi e stressanti e che non interferiscano con una corretta assunzione
di cibo. È opportuno irrigare i siti
trattati con clorexidina allo 0,2% o
gel all’1%. La profilassi antibiotica
verrà valutata dal medico di caso
in caso: è indicata generalmente
per interventi chirurgici complessi e
soprattutto per pazienti con scarso
controllo glicemico e diabete scompensato.
Igiene orale domiciliare
Una valida igiene orale domiciliare, ottenuta attraverso la rimozione
della placca batterica, rappresenta
un fattore chiave nel mantenimento
della salute del cavo orale (8). Una
corretta igiene orale riduce inoltre il
rischio di candidosi e problematiche
conseguenti a xerostomia.
Il paziente diabetico dovrà essere
adeguatamente istruito ed educato
ad una efficace prevenzione delle
gengiviti, delle parodontosi e delle
carie. L’operatore sanitario dovrà
far comprendere al paziente che il
diabete è un fattore di rischio per
la malattia parodontale, in quanto
in grado di modificare il decorso
e la prognosi della stessa; al tempo stesso il diabetico deve avere
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la consapevolezza che le infezioni parodontali possono alterare
i livelli glicemici (9). A tale scopo
necessiterà insegnare al paziente il
riconoscimento di segni e sintomi
dell’infiammazione attraverso l’autocontrollo e individuare così precocemente eventuali alterazioni nel
cavo orale.
Una efficace igiene orale domiciliare
prevederà:
• adeguato e corretto spazzolamento dei denti, almeno due volte al
giorno, con dentifricio al fluoro;
l’utilizzo di uno spazzolino elettrico è raccomandabile rispetto
ad uno manuale (10, 11);
• rimozione della placca interprossimale mediante strumenti idonei
(filo interdentale, scovolino) una
volta al giorno;
• utilizzo del rivelatore di placca;
• uso di antisettici in collutorio o
gel secondo indicazione;
• uso di collutori a base di fluoro;
• controllo nell’assunzione di cibi
zuccherati fuori pasto.
Oltre a ciò il paziente dovrà essere
sensibilizzato ad effettuare controlli
regolari dall’odontoiatra e sedute di
igiene orale professionale periodiche
dall’igienista dentale.
IL PAZIENTE CON DISTURBI
DEL COMPORTAMENTO
ALIMENTARE
“I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono da alcuni anni
oggetto di attenzione crescente da
parte del mondo scientifico e della
comunità degli operatori sanitari e
sociali, in virtù della loro diffusione
tra le fasce più giovani della popolazione e della loro eziologia multifattoriale complessa. Il Ministero
della Salute ha consolidato, nel medesimo arco di tempo, uno specifico
impegno sul tema, per promuovere
sistematizzazione delle conoscenze,
approfondimenti sulla diffusione di
questi disturbi, sulle loro caratteristiche, sugli aspetti preventivi, sulla
razionalizzazione dei percorsi diagnostici, clinici e assistenziali” (12).
Questa affermazione dell’Istituto
Superiore di Sanità pone l’accento
sulla continua formazione che tutti
gli operatori sanitari devono conseguire per poter intercettare e trattare
pazienti con DCA.
Secondo i dati ISTAT, in Italia circa
il 5% soffre di disordini alimentari e
il 95% sono di sesso femminile. La
fascia più colpita è quella tra i 15 e
i 25 anni, in cui circa il 10% delle
donne e circa l’1% soffre di DCA
(13).
Eziologia ed eziopatogenesi
L’origine e il decorso dei DCA sono
determinati da una pluralità di variabili (eziologia multifattoriale),
nessuna delle quali, da sola, è in
grado di scatenare la malattia o influenzarne il corso e l’esito. Una loro
piena comprensione deve tenere in
considerazione fattori psicologici,
evolutivi e biologici.
I modelli socioculturali che associano magrezza a bellezza sono un
fattore negativo, ma la ricerca della
magrezza non è la causa principale.
Questo è solo un fattore che scatena
reazioni in soggetti deboli e vulnerabili che in altre epoche storiche
avrebbero sviluppato altre forme
patologiche nella sfera psicologica
(fattore patoplastico; 14).
I dati epidemiologici ci dicono che
la prevalenza dell’Anoressia Nervosa (AN) è riportata intorno allo 0,51,0%, quella della Bulimia Nervosa
(BN) all’1-3%, quella dei Disturbi
alimentari non altrimenti specificati
(EDNOS), che sono particolarmente frequenti nelle adolescenti e nelle
giovani adulte, intorno al 6-8% (15).
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Valutazione e inquadramento
anamnestico e clinico del paziente
Secondo il DSM IV e il ICD-10
fanno parte dei DCA l’Anoressia
Nervosa, la Bulimia Nervosa, il
Disturbo dell’Alimentazione Incontrollata (BED), i Disturbi del
comportamento alimentare non
altrimenti specificati (EDNOS) e
l’Ortoressia. I primi segni di DCA
spesso sono psicologici, come instabilità emotiva, ossessiva attenzione
all’alimentazione e continua osservazione del proprio aspetto fisico
(16).
Anoressia Nervosa
Dal greco àn òrexis = mancanza di
appetito.
In realtà i pazienti non soffrono di
mancanza di appetito ma hanno
un continuo e programmato rifiuto
del cibo (tab. 4). Ne esistono due
sottotipi: con episodi di abbuffate e
conseguenti condotte di eliminazione forzata (tramite lassativi e diuretici utilizzati in maniera massiccia,
vomito autoindotto e enteroclismi);
con restrizioni, dove il soggetto non
manifesta nessun episodio di abbuffata e nessuna condotta di alimentazione forzata.
Bulimia Nervosa
Dal greco bus lìmos = fame da bue.
Questo comportamento alimentare
determina un bisogno di ingerire abbondanti quantità di cibo in maniera compulsiva in un periodo limitato
di tempo (una, due ore) con la sensazione di non riuscire a smettere,
perdendo il controllo sulle quantità
e qualità di cibo ingerito (tab. 5). Ne
esistono due sottotipi: con condotte
di eliminazione, utilizzando lassativi e diuretici, vomito autoindotto e
enteroclismi; senza condotte di eliminazione, dove il soggetto utilizza
tecniche compensatorie come di-
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Principali caratteristiche dell’Anoressia
Principali caratteristiche della Bulimia
Rifiuto di mantenere un normale peso corporeo
in base alla tabella BMI fino ad arrivare al di
sotto del peso di circa l’85% di quello previsto
Frequenti abbuffate
Fobia di acquisire peso
Distorta visione del proprio aspetto fisico
Diminuzione della propria autostima
Difficoltà di relazione sociali
Maniacale attenzione ai cibi sia durante la
preparazione che durante il consumo
Condotte compensatorie come vomito
autoindotto
Abuso di lassativi e diuretici, enteroclismi,
digiuno ed esercizio fisico forzato
Altalenante livelli di autostima in relazione al
peso corporeo
tab. 5
tab. 4
fig. 1 Erosione dentale.
giuno prolungato ed esercizio fisico
prolungato e forzato.
Disturbo da Alimentazione Incontrollata o Binge Eating Disorder
(BED)
Caratterizzato da incontrollate solitarie assunzioni di cibo, sensazione
di non riuscire a smettere di mangiare, sensi di colpa dopo le abbuffate.
Questi atteggiamenti per essere ritenuti patologici si devono ripetere
per almeno due giorni alla settimana per sei mesi. In questa patologia
non vengono attuati meccanismi di
compensazione.
Disturbi del comportamento alimentare non altrimenti specificati
(EDNOS)
Comprende tutti quei disturbi che
non soddisfano pienamente i criteri
di quelli classificati.
Ortoressia
Dal greco orto = corretto.
È considerata una dipendenza dal
cibo “giusto”, “corretto” e “sano”.
Il soggetto segue una dieta rigidissima e manifesta una preoccupazione
morbosa verso la purezza del cibo
do cui conosce gli ingredienti.
Manifestazioni orali associate
al quadro sistemico specifico
Le manifestazioni presenti nel cavo
orale sono varie e colpiscono sia tessuti molli sia duri.
Tessuti duri
• Erosioni dentali (fig. 1): causate dalla continua esposizione del
dente a sostanze acide di origine
intrinseca o estrinseca (27). L’erosione dovuta ai succhi gastrici,
inizialmente, colpisce le cuspidi
145
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dei denti diatorici, le superfici palatali, linguali e i margini incisali
dei denti anteriori. Questo fenomeno prende il nome di perimilolisi (17).
• Abrasioni dentali: le cause più frequenti sono l’utilizzo di spazzolini
inadeguati, paste dentifricie abrasive e tecniche di spazzolamento
scorrette (18). I soggetti colpiti da
DCA hanno la tendenza a lavare
vigorosamente e frequentemente i
denti subito dopo un episodio di
vomito, proprio quando lo smalto
è più debole.
• Carie: abbuffate ripetute creano
un ambiente idoneo per la formazione di carie con un decorso
molto veloce (19).
Tessuti molli
Lesioni traumatiche: si localizzano
nella regione del palato duro e molle
causate dalle dita o da altri oggetti
per indursi il vomito. Glossiti, mucositi, afte, sindrome della bocca
urente, disgeusia sono causati da pH
acido, disidratazione, vomito e carenze vitaminiche. La lingua spesso
ha una conformazione superficiale a
carta geografica che trattiene l’acido
per maggior tempo (20, 21).
Saliva
I DCA associati a fenomeni di vomito e rigurgito inducono un ab-
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bassamento del pH fino ad arrivare
a valori vicini a 1 e 2 (il pH critico
dello smalto è 5.5) (22, 23). Spesso
questi pazienti assumono molti farmaci e questo crea una diminuzione
del volume salivare sino ad arrivare
a fenomeni di xerostomia, rendendo
la saliva maggiormente viscosa; tutto ciò inibisce la capacità tampone
della saliva stessa (24). Inoltre, pare
che il vomito autoindotto riduca la
capacità di stimolo della saliva (25)
e che le ghiandole salivari, in particolare la parotide, spesso si presentino ipertrofiche (26).
Procedure di igiene orale
professionale: protocolli operativi
I protocolli operativi non differiscono dalle normali pratiche di igiene
orale professionale.
• Monitorare nel tempo i cambiamenti attraverso l’utilizzo di parametri dento-parodontali e iconografici.
• Asportazione di placca e tartaro
sopragengivale e detossificazione
delle tasche parodontali; è consigliabile l’utilizzo di strumenti
sonici, ultrasonici e manuali (30).
• Utilizzo di paste da profilassi per
lucidatura con RDA medio con
coppette di gomma per rimozione di residui di placca e macchie
estrinseche. In queste situazioni
diventa fondamentale non “sovrastrumentare” per non asportare tessuto sano ma indebolito.
• Particolare attenzione va posta
sulla rimozione di irritazioni iatrogene come otturazioni debordanti che possono creare ritenzione di placca e creare lesioni a
mucose già provate. Spesso possiamo trovare vecchi restauri incongrui in quanto il tessuto smalteo intorno a loro è ormai eroso.
• Utilizzo di laser, vernici o lacche
per ridurre la sensibilità dentinale.
Igiene orale domiciliare
BIBLIOGRAFIA
Come visto in precedenza siamo
davanti a un quadro complesso da
un punto di vista psicofisico. Le indicazioni che dobbiamo dare a questi pazienti devono in prima battuta
non peggiorare la situazione presente, in seconda battuta, dopo le cure
odontoiatriche, bisogna mantenere
e salvaguardare le ricostruzione effettuate. Il piano di cure domiciliare
deve essere personalizzato per ogni
esigenza essendo le problematiche ti
vario tipo. Le indicazioni principali
riguardano l’utilizzo di:
• sostanze tampone: nel caso di
episodi di vomito aspettare almeno trenta minuti prima di spazzolare, nel frattempo utilizzare
presidi a base di sodio bicarbonato e mucoadesivi per sostenere
la capacità tampone della saliva
(27);
• spazzolini: utilizzare spazzolini
manuali o elettrici con setole medie o morbide in base alla sensibilità del paziente, prestare molta
attenzione alla pressione e alle
tecniche di spazzolamento;
• paste dentifricie: consigliare paste dentifricie a bassa abrasività (RDA<30) contenenti fluoro,
calcio e fosfato per contrastare
l’eventuale sensibilità e aiutare la
remineralizzazione;
• collutori e gel: utilizzare collutori
e gel fluorati a bassa acidità con
un pH di circa 4.5 (1000 ppm);
nei casi più gravi è consigliabile
sviluppare delle mascherine individuali in resina morbida con
serbatoio vestibolare, linguale/palatale ove inserire gel fluorati;
• sostituti salivari: la xerostomia
deve essere combattuta attraverso
l’utilizzo di gel o collutori contenenti enzimi salivari per mantenere umettate le mucose del cavo
orale (22, 28).
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sulle mucosa orali. Studio preliminare. Rivista Italiana
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TEST DI APPRENDIMENTO
1. I PROTOCOLLI TERAPEUTICI
RAPPRESENTANO
a. tutte le terapie pubblicate online
b. gli schemi di comportamento clinico
predefiniti
c. la sequenza di modi di agire ben
delineati e ottimali
d. b +c
2. PER COMPETENZA SI INTENDE
a. la combinazione di capacità personali
e culturali innate
b. la combinazione di conoscenze,
abilità, comportamenti e l’interazione
di capacità per effettuare determinate
attività
c. la capacità manuale di fare
3. SECONDO L’OMS IL DIABETE È
UNA MALATTIA CRONICA CHE
a. non rappresenta un problema in
quanto stanno diminuendo i casi
b. colpirà maggiormente i paesi
sottosviluppati
c. nel futuro non vedrà un aumento del
numero di casi
d. nel 2025 vedrà raddoppiato il numero
di persone affette da tale patologia
4. IL DIABETE DI TIPO 2 È
TIPICAMENTE
a. ad insorgenza giovanile
b. dell’età matura
c. dell’età infantile
d. nessuna delle precedenti
5. IL TRATTAMENTO PARODONTALE
DEL PAZIENTE DIABETICO
PREVEDE
a. sempre la tecnica di Full Mouth
Disinfection
b. appuntamenti fissati al mattino con
paziente a digiuno
c. la valutazione dei livelli glicemici
prima della seduta di igiene
d. sempre la profilassi antibiotica
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6. CON IL TERMINE PERIMIOLISI SI
INTENDE
a. asportazione meccanica di tessuto
parodontale
b. erosione a carico delle superficie
palatale dei denti anteriori
c. ipersensibilità dentinale generalizzata
d. perdita di tessuto dentale dovuto ad
abitudini viziate
7. CON IL TERMINE BULIMIA
NERVOSA INTENDIAMO
a. disturbo alimentare che determina
un bisogno di ingerire abbondanti
quantità di cibo in maniera compulsiva
b. disturbo alimentare che determina
un rifiuto programmato e continuo
del cibo
c. disturbo alimentare inserito nella
categoria EDNOS
d. rifiuto di mantenere un normale peso
corporeo in base alla tabella BMI fino
ad arrivare al di sotto del peso di
circa l’85% di quello previsto
8. È IMPORTANTE EFFETTUARE
SEDUTE DI IGIENE ORALE
PROFESSIONALE E VISITE
ODONTOIATRICHE
a. solo durante il primo trimestre
gestazionale
b. sia prima che durante la gravidanza,
prestando particolare attenzione nel
corso del primo trimestre
c. solo dopo il primo trimetre
gestazionale
d. solo nei mesi precedenti la gravidanza
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