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Ankh Djed Was n° 1 - Luglio 2014 - Rito Orientale e Mediterraneo di

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Ankh Djed Was
Editoriale mensile del Rito Orientale e Mediterraneo
di Misraim e Memphis
Anno I° - N° 1 - Luglio 2014
Sommario:
Del Rito Egizio di Misraim e Memphis Giorni d’Estate
Il S. G. J. G.
G
Gastone Ventura;
Ventura; ciò che ci ha lasciato -
Agni
I nutrimenti -
Seth
Anchk Djed Was Luglio 2014
1
Del Rito Egizio di Misraim e Memphis -
Giorni d’Estate
Esistono varie versioni del calendario egiziano antico; quella praticata
nelle ritualità del Ns. V.mo Rito rappresenta probabilmente un
“massonismo” ( 1) poiché, dalle ricerche da me condotte, il nostro
calendario non corrisponde calendarialmente ad alcun altro calendario
egizio, se non, ed in pochi casi, per il nome progressivo dei mesi, cioè il seguente:
TOTH – PAOPHI - ATHUR – COJAK – TYHI - MECHIR – PHEMENOT –
PHARMUTI – PACHON – EPIPHI MESON – ma anche questi non sono, nè
vogliono essere, collocazioni precise, bensì ribadisco, unicamente rituali. Tuttavia, la
collocazione dei mesi sopra menzionati nella progressione delle stagioni dell’anno è
cosi posizionata rispetto al nostro attuale calendario civile: il primo mese del Nostro
anno massonico - rituale , TOTH, va dal 19 dicembre al 17 gennaio e l’ultimo,
MESON, dal 19 novembre al 18 dicembre.
Nel momento in cui scrivo, secondo il Ns. calendario rituale, siamo nel XVI° giorno
di PHEMENOT – 2 luglio 2014 di E. V. –
Tutto il discorso che precede è ovviamente di ordine meramente illustrativo ma, in
alcune ritualità da Noi praticate, vengono nominati gli Dei Egizi figli di …………..
- Si racconta che Nut si fosse unita nascostamente con Geb, che Rà si fosse
accorto di ciò e avesse pronunciato contro di lei la maledizione di non poter
generare figli né in un mese né in un anno, ma anche Thoth amava la dea e
si unì a lei. Dopo questo fatto, giocando a dama con la dea della luna Brett
e strappandole la settantesima parte di ogni giorno, sommò tutte queste
parti in cinque giornate e le aggiunse ai trecentosessanta giorni dell'anno
egiziano originario; per questo motivo gli Egiziani le chiamano ancora oggi
"quelle aggiunte" festeggiandole come genetliaco degli dèi.
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Rappresentando tali Dei Egizi , Simboli ed Essenze delle nostre ritualità, Noi
teniamo in particolare considerazione oltre a Nut, Geb, Rà, Toth, gli Dei generati nei
giorni cosiddetti EPAGOMENI (2), dedicati alla nascita delle divinità, che furono
fissati come segue (3):
•
•
•
•
•
24 agosto - Nascita di Osiride
25 agosto - Nascita di Horus il Vecchio.
26 agosto - Nascita di Seth.
27 agosto - Nascita di Iside.
28 agosto - Nascita di Nephthy.
Il calendario aveva quindi 365 giorni, ma i cicli del Sole e di Sirio duravano 365
giorni e un quarto - ed avveniva quindi che ogni quattro anni l'inizio dell'anno era
indietro di un giorno rispetto alla levata eliaca di Sirio (che coincideva con l’inizio
della piena del Nilo) . Come ci narra un papiro dell'epoca ramesside, XIX e XX
dinastia, gli Egizi giunsero al paradosso che l'inverno nasceva in estate e viceversa,
ma non fecero nulla per ovviare all'inconveniente in quanto i contadini continuarono
tranquillamente ad usare il calendario lunare (ovvero stagionale) mentre quello civile,
cioè solare, veniva impiegato solo per usi amministrativi, per la tassazione e per
calcolare la durata del regno dei faraoni.
Che dire allora di questa manifesta contraddizione, forse non del tutto casuale?
Nel nostro calendario rituale, la nascita degli Dei Egizi ivi menzionatie parte dal
XIII° giorno di PACHON (mensilità decorrente dal 12 agosto al 20 settembre) e si
completa cinque giorni dopo, il XVII° giorno delle stesso mese. Secondo lo schema
soprastante, solo il giorno della nascita di ISIDE, il 27 Agosto ( XVI° giorno di
PACHON), è ritenuto tradizionalmente un giorno fausto. Orbene, la Tradizione non
è mai foriera di ignoranza ed imprecisione; perfino i contadini dell’antico egitto, che
seguivano la natura (Iside), continuarono tranquillamente ad usare il calendario
lunare, quindi anche noi massoni del Rito di Misraim e Memphis S.G.S. Italico
continueremo, tradizionalmente, ad utilizzare il Calendario praticato ritualmente dai
Nostri V.mi Maestri Passati, così come ci è stato lasciato.
Il S. G. J. G
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NOTE –
(1) - Nella sezione del nostro sito “scritti e contributi” vi è l’articolo dello studioso di tradizione massonico egizia,
Prof. Denis Labourè, tradotto in italiano ed intitolato “il Knep”. In questo scritto sono enunciate le ragioni
secondo le quali, tanto prima che dopo le scoperte dello Champollion, in massoneria si svilupparono o si
mantennero delle simbologie e sistemi che si richiamavano all’antico Egitto ( ma tutto ciò era già praticato
ritualmente nei consessi Tradizionali Italici, Isiaci ed Osiridei , realmente antichi e primitivi e coevi all’impero
romano)
(2) – Anticamente, anche gli Assiri I babilonesi, i Popoli dell’Indo ed altri, accortisi che astronomicamente l’anno di
360 giorni non soddisfaceva il calcolo esatto, utilizzarono il sistema dei giorni Epagomeni (dal greco:
αγόμενα ἡμέρα, giorno supplementare) per compensare tale imprecisione. Il calendario aveva quindi
365 giorni, ma i cicli del Sole e di Sirio duravano 365 giorni e un quarto ed avveniva quindi che ogni
quattro anni, l'inizio dell'anno era indietro di un giorno[2] rispetto alla levata eliaca di Sirio. Come ci
narra un papiro dell'epoca ramesside, XIX e XX dinastia, gli Egizi giunsero al paradosso che l'inverno
nasceva in estate e viceversa, ma non fecero nulla per ovviare all'incoveniente in quanto i contadini
continuarono tranquillamente ad usare il calendario lunare (ovvero stagionale) mentre quello civile,
cioè solare, veniva impiegato solo per usi amministrativi, per la tassazione e per calcolare la durata del
regno dei faraoni.
(3) Occorrevano circa 1460 anni per far coincidere il capodanno ufficiale con l'anno cosmico. Il mito dell'origine dei
cinque giorni epagomeni è raccontato da Plutarco. Egli narra che il dio Hermes (Thot), associato alla sapienza e
alla Luna, li avesse conquistati giocando una partita a senet. Il sole (Ra), infatti, aveva vietato che dall'unione di
Rea (Nut) e di Kronos (Geb) nascessero figli in alcun giorno dell'anno. Aggiungendo questi cinque giorni, la dea
Nut avrebbe invece potuto concepire cinque dei: Osiride, Horus (detto "il vecchio" da Plutarco), Seth, Iside e
Nephthy. Secondo un altro mito, Horus sarebbe nato da Iside e Osiride mentre erano nel ventre di Nut. I giorni
epagomeni erano aggiunti alla fine dell'anno civile subito prima del capodanno del nuovo anno. Nel calendario
civile vago la data del capodanno era mobile e così pure i giorni epagomeni. Con la riforma alessandrinaaugustea, che ancorò il calendario egizio a quello giuliano, venne introdotto un sesto giorno epagomeno con
funzioni analoghe al 29 febbraio dell'anno bisestile giuliano. Dopo questa riforma i giorni epagomeni, dedicati
alla nascita delle divinità, furono fissati con la progressione della quale al punto (3).
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Gastone Ventura; ciò che ci ha lasciato
Il Gran Jerophante, Conte Gastone Ventura 33.66.90° 33. 90. 97° (Aldebaran) è stato colui il quale ha
effettivamente rialzato le Colonne del Ns. V.mo Rito
dopo le vicissitudini della seconda guerra mondiale. Il
suo predecessore, Conte Ottavio Olderico Zasio, era
succeduto nel 1949 al G. J. Marco Egizio Allegri, il
quale nel 1945 aveva uniti i Riti di Misraim e Memphis,
in virtù delle proprie patenti e dei Suoi Poteri. Il Fr.’.
Zasio aveva temporeggiato e nell’attesa il Rito
“rimaneva vivo” in Virtù dell’Ordine Martinista di Venezia e il Rito di Misraim e
Memphis aveva probabilmente mantenute attive, ma sporadicamente, solo le Camere
degli ultimi quattro gradi, frequentate dai pochissimi Fratelli che le praticavano.
Il Conte Ottavio Olderico Zasio passò alla Grande Piramide Eterna il 5 maggio 1966
lasciando la successione testamentaria (del Rito e dell’O. M.) a favore del Conte
Gastone Ventura. Da quel momento in poi, il Fr.’. Gastone Ventura , governò il Rito di
Misraim e Memphis fino al 1981, anno nel quale anch’Egli passò alla Grande Piramide
Eterna.
Il Carissimo Fratello Aldebaran, in tale periodo, operò alla effettiva ristrutturazione del
nostro Rito costituendo ed attivando in Italia tutte le Camere Rituali dei Gradi. Attivò,
inoltre, le Camere del Rito Egiziano Femminile di Adozione, che da quel momento
operarono con Rituali propri, derivanti da quelli lasciati al Ramo veneziano del Misraim,
da Cagliostro e dei quali ancora oggi mantiene gli “stilemi”.
Gastone Ventura è stato un fiorente giornalista e scrittore; Uomo di grandi risorse
intellettuali e fisiche, dopo la carriera militare di Marina, che lo aveva portato a “
Responsabilità di alto comando, nell’Ammiragliato” viaggiò in Africa e in Medio
Oriente (Egitto, Etipia , Iemen ecc.). Fu corrispondente perfino della National
Geographic con numerosi reportages; uomo di fine e profonda cultura, fece del proprio
stile elegante lo strumento della divulgazione di quei principii propri dei Riti Egizi
Spiritualisti e al tempo stesso, con la propria sagacia (che usava come un preciso
fioretto), mise al “loro posto” quanti avrebbero voluto, per vari scopi, sminuire il Valore
dell’Antico e Primitivo Rito Orientale di Misraim e Memphis.
Inoltre, i suoi scritti sulla Kabala, sul Pitagorismo, sulla Tradizione Massonica dei Riti
Egizi e la sua profonda conoscenza di tutti i “Corpi” massonici operanti in Italia e in
Europa (soprattutto quelli francesi) gli consentirono di argomentare precisamente e con
estrema lealtà in merito a questioni che ancora oggi, senza il Suo operato, sarebbero
avvolte nelle nebbie del dubbio (se non in quelle della mala fede – vizio affatto mancante
in massoneria).
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Il brano che segue spiega, con estrema chiarezza e capacità, quali debbano essere le
“Linee Tradizionali” del Rito Massonico di Misraim e Memphis, quando ortodosso e
regolare.
Una chiosa; il Fr.’. Gastone Ventura “Eques a Ventura” fu anche reggente dell’Ordine
del Tempio in Italia dal 1945 al 1981.
Avvenne che, all’inizio degli eventi bellici del secondo conflitto mondiale, come
Tradizione dei Cavalieri del Tempio Italiani, per tutti i membri dell’Ordine Templare era
d’obbligo l’arruolamento. Il Fr.’. Gastone Ventura “Eques a Ventura” (già militare di
carriera nella Regia Marina Italiana), come gli altri membri che costituivano il Vertice
dell’Ordine del Tempio in Italia, partecipò a tali eventi bellici; purtroppo, Egli fu anche
l’unico “reduce” e tutti gli altri Fratelli Templari perirono nel corso dell’evento bellico
1939/45. Dovette per tale motivo, in virtù dei propri Poteri, assumere la guida
dell’Ordine del Tempio fino alla sua dipartita. Oggi L’Ordine del Tempio è in sonno.
L’erede di Gastone Ventura intende rimanere incognito. Nell’arca Santa del Ns. V.mo
Rito custodiamo la copia del lascito Templare all’attuale Gran Maestro. Tra gli altri,
firmano tale documento Gastone Ventura ed il Suo Successore nel Rito e nell’O. M.
P.mo Fr.’. S.C. Eques a Rose, ma questa è un’ altra storia.
Dal libro “I Riti Massonici di Misraim e Memphis”, di
Gastone Ventura
L’autore narra delle vicissitudini della Massoneria
Napoletana, successivamente all’epoca del Sansevero + 1771
- Erano tempi difficili per il massone ortodosso,
s pe c u la tiv o , g a lantuomo, che rispettava il governo del suo Paese e,
pur interessandosi di occultismo, andava a messa, credeva
nell'inferno e nel paradiso — ovvero all'immortalità dell'anima e
all'Ade — e non gli passava né mai gli era passato per la mente,
frequentando una loggia, di commett e r e s a c r i l e g i o o d i a t t e n t a r e
ai poteri dello Stato. Uomini che, in apertura dei lavori
massonici non solo invocavano la Divinità, ma si raccoglievano
in preghiera.
- U o m in i d i d iv er s a e s tr a z io n e s oc ia le, u o m in i liberi e di
buoni costumi, come si intendeva allora il termin e " l i b e r o " —
che, nelle riunioni di loggia non si erano mai posti il
problema sorto con il trinomio "Libertà, Eguaglianza,
Fratellanza".
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E tantomeno se lo erano posto, o se lo potevano porre, i
m a s s o n i d e l l ’ A r c a n a A r c a n o r u m che riconoscevano l'autorità
sovrana del loro Gran Maestro e non intendevano sostituirla con la
cosi detta sovranità popolare per cui la Massoneria doveva poi
giungere all'aberrazione demagog ica dell'elezione del Maestro
Venerabile dalla base, cioè dagli apprendisti liberi muratori che
"non sa nno nè le ggere nè scrivere , ma soltanto compitare".
Gli adepti dell’Arcana Arcanorum - cioè di quei gradi che
lo stesso Ragon, nemico acerrimo degli alti gradi e
d e n i g r a t o r e d e l Misraim, afferma perentoriamente essere quelli
che "forment tout le s y s t e m e p h i l o s o p h i q u e d u v r a i R i t e d e
Misraim; le quel satisfait l'esprit de tout le maçon
instr uit . . . " — s a p e va n o b e n is s imo , avendo studiato
l'argomento sotto altra forma, che dove c'è libertà non ci può
essere eguaglianza e che i termini del trinomio rivoluzionario
importato di Francia, dov'era stato fraudolentemente enunciato,
sono fra loro antitetici. La felice condizione di eguaglianza nella
ricchezza, nella spartizione dei beni comuni, nel godimento dei
piaceri offerti dalla natura, compresa la proprietà collettiva della
donna, di cui parla la Gnosi di C arpocrate , si trova in una
famosa commedia di Aristofane nella quale entra anche un uomo
che viene di lontano e resta incantato da quanto vede, tutto
perfetto, tutto magnifico, tutto bellissimo, un autentico sogno.
Ma, ad un certo momento, costui, come ricordandosi di qualcosa
che è assente da quel meraviglios o s i s t e m a d i v i t a , c h i e d e :
" P e r ò , p e r i l l a v o r o , c o m e f a t e ? " . " I l lavoro? rispondono
meravigliati e attoniti gli abitanti di quel meraviglioso paese,
addirittura strabiliati di fronte a una domanda che, per essi, non ha
alcuna ragione d'esser fatta, tanto la risposta è ovvia.
E che c'entra il lavoro? Al lavoro provvedono gli schiavi".
Oggi, se ci è permessa una diversione che, comunque, ha la
sua importanza in questo studio dato che i Riti Uniti di
Misraim e Memphis continuano a rispettare il concetto classico e
tr a d iz io n a le d i sov r a n i t à e g l i s t u d i s i m b o l i c i e s e g u i t i
s u l l e e n u n c i a z i o n i d i L o u i s Claude de Saint Martin in merito
alla triade, oggi che il trinomio rivol u z i o n a r i o e m e n z o g n e r o è
en tr a to de fin itiva me n te n e l s imb o lis mo massonico - si badi
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bene, nel simbolismo — esso si può interpretare in questo
modo: Libertà è soltanto per il compiuto per colui cioè
che si è portato in altro dominio e si è con ciò liberato dalle
s c o r i e della materia; eguaglianza può esservi soltanto fra iniziati di
pari grado e conoscenza;fratellanza, infine, è da considerarsi solo
come 'fratellanza iniziatica". Tanto per ricordare la mala fede
degli enu nciatori del trinomio e quindi della fratellanza
universale, cosa bellissim a m a s o l t a n t o t e o r i c a e u t o p i s t i c a ,
non è inopportuno richiamare alla memoria di chi, per i suoi
c o m p i t i d i M a e s t r o e d i i n i z i a t o , d o vrebbe conoscerla, e per
darne notizia a coloro che si lasciano irretire dalle
"imprecisioni" (se dette in buona fede) e dalle menzogne
(quando si inse gna in ma la fe de), la fa mosa leg ge pr oposta
il 14 giugno1791 dal costituente Chapelier all'Assemblea
costituente francese,che sopprimeva (appunto in nome della
L i b e r t à e d e l l a F r a t e l l a n z a ) tutte le associazioni ivi comprese le
assemblee d'arti e mestieri, e perf in o l ' Ac c a d e m i a fr a n c e s e . L o
storico Lantoine, ricordando anch'egli questa decisione
"fraterna" della Costituente rivoluzionaria aggiunge che la
"Massoneria, denunciata dall'abate Barruel come un antro di
cospiratori, non ebbe più possibilità di vita. I "fratelli" non
osano più riunirsi . .".
E l'Audiger rincara: "Le parole, i segni, i toccamenti,
sembravano ai giacobini altrettanti mezzi con cui i massoni
c o s p ir a v a n o contro la repubblica".
Poi, i giacobini, impadronitisi delle logge, le asservirono ai loro
principi rivoluzionari gettando il seme dal quale nascerà la cosi
detta massoneria moderna, degenerata e irriconoscibile nei suoi
statuti,n e i s u o i r i t u a l i , n e l l e s u e d i c h i a r a z i o n i d i p r i n c i p i o e
n e l s i s t e m a iniziator io usa to.
Chiaro che, con tale situazione e tali principi, quei
massoniche seguivano la Scala di Napoli lavorassero con
una riservatezza assai più controllata di quella delle logge
simpatizzanti per la nuova moda, o che questa avevano
adottato certe di una sicura protezione da parte del capo
della polizia e che i signori napoletan i preferissero porre
"in sonno" le logge esistenti in città, trasferendole nei loro
feudi di Sicilia, di Basilicata e di Puglia, e nelle isole del
mare Ionio soggette alla repubblica di Venezia, dove molti
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d i e s s i po s s e de v a n o te r r e .
Un dato certo, che coincide con quanto affermato dal
Thory, si ha a pagina 125 della storia del Misraim del
Bédarride dove si afferma che, nel 1782 "l'iniziato
P a r e n t i d e ll a l o g g i a d i Z a n te , s i r e c ò a B r u xelles".
A quell'epoca, l'isola di Zante era sotto il governo veneziano e
le galee della Serenissima in viaggio per quelle isole
Ionie toccavano i porti pugliesi dopo aver percorso
l ' A d r i a t i c o . C i ò p o trebbe spiegare come la Scala di Napoli fosse
giunta a Venezia dove— vedi sempre il Thory era in "vigore
p r i m a d e l l a r i v o l u z i o n e francese del 1789".
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I nutrimenti …….
Al giorno d’oggi, in Europa in genere non si pone più il reale “problema della fame”.
Ognuno ha di che sostentarsi e perfino gli indigenti, cioè coloro i quali vivono nelle
pieghe della nostra società, non rischiano di morire di fame. Chi immigra da noi,
viene con mille seri problemi, ma qui, non avrà poi quello della fame.
Sovente, anche chi apparentemente desidera cibasi spiritualmente, se di bocca buona,
non ha seri problemi, ma crediamo realmente che ciò basti, che anche la Tradizione
possa essere un viatico così facile da ottenere o che possa essere ridotta ad un mero e
banale esercizio, volto unicamente a soddisfare il nostro senso di autostima ?
Il fatto è che con l’anima e lo spirito, l’Uomo di desiderio deve avere un rapporto
“Realmente” intimo e cognitivo, cioè “Unico”; ciò in quanto ognuno di noi, iniziato o
no, è unico. Dio ci ha fatti così. Però, a differenza di chi tende a considerare il mondo
unicamente per il suo aspetto fisico, per l’Iniziato i nutrimenti per il proprio spirito
possono essere acquisiti solo con il Sacro Lavoro e la Meditazione. E ciò vale per gli
adepti agli Ordini Martinisti in primis e per tutti i massoni spiritualisti.
Nella Via Tradizionale, “il cercatore di se stesso”, potrà, attraverso la lama dei
Tarocchi “L’Eremita” IX°, avvalersi di una esatta rappresentazione di quanto gli si
pone sul “Cammino”. Il Vecchio (1) si muove nell’oscurità; la luce(2) che ha nella
mano destra illumina un parte molto limitata del luogo ove deambula; solo un
bastone(3) che tiene nella sinistra lo sorregge e su tale appoggio si inerpica un serpe(4)
che rappresenta le forze telluriche, che l’Eremita deve saper governare e alla bisogna
contrastare. Che dire di più? Tutto appare chiaro.
1
Il Vecchio rappresenta l’età matura (almeno oltre i trenta anni di vita) che il
Ricercatore deve avere per iniziare il “Viaggio” in Se stesso; infatti è al
raggiungimento della maturità che ci si rende ben conto di essere nell’oscurità del
mondo materiale. Le pulsioni giovanili, positive o meno, non ci hanno potuto aiutare
e solo al raggiungimento dell’età adulta potremo avere una chiara visione della
“crisi” (Vacuità) di quanto in precedenza poteva esserci apparso quale panacea a tutti
i nostri bisogni. Purtroppo questi apparenti ed effimeri bisogni, nella prima parte
della nostra esistenza, rischiano di diventare talmente tanti e numerosi, da non poter
essere richiamati sotto il termine “tutti”- Il “Tutto” del mondo profano è limitato ad
un concetto troppo leggero e sbrigativo, apparenti bisogni nascono in continuazione.
E allora, sul percorso intrapreso l’Iniziato viene soccorso dall’oscurità che,
avvolgendolo, al tempo stesso lo intimorisce e se questi (l’Iniziato) è abbastanza
fortunato e saggio lo isola dal “vedere il mondo” con gli occhi di chi è accecato dalle
lampeggianti brame. Chi ha coscienza del proprio essere interiore, dell’anima e se ci
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arriverà, dello spirito, attraverso l’esercizio, la meditazione ed il “fare”, potrà
crescere. Allora, anche se la Lanterna 2 non emetterà più Luce di prima, gli occhi
dell’iniziato cominceranno a diventare come quelli di un felino, che nel buio si trova
a proprio agio quanto nella Luce. Il Bastone 3 sarà ben puntato sulla terra, tanto a
mantenerla distante, quanto, con la propria punta, a percepirne la più fine essenza 4,
onde essere pronto ad utilizzarla al meglio. Il Nostro viaggio, in realtà, non ha una
meta definita, bensì uno scopo, quello della reintegrazione.
Ebbene, anche se questo discorso sembrerà introspettivo, intimo e personale, non è
propriamente così.
Quel mondo dal quale abbiamo tentato di distaccarci è sempre pronto a riavvolgerci
con le proprie nebbie; il “canto delle sirene” ( e ve ne sono di realmente esperte ed
ingannatrici) potrebbe nuovamente attrarci. Il profano che abbiamo lasciato fuori dal
Tempio è in ogni momento pronto a saltarci sulle spalle, afferrandoci saldamente
come un rapace, le cui unghie ci lacerano la schiena ed il capo, per infilarci dentro la
pesantezza del vivere e il dubbio. Allora dovremo condurci sempre, nella “Nostra
Via” con umiltà, prudenza ed introspezione, coprendoci con il Mantello dell’Eremita.
Nessuno più, allora , potrà scorgere in noi alcunché lo insospettisca o incuriosisca in
modo malevolo. Dobbiamo comunque conservare ogni opportuna cautela, poiché la
Via iniziatica è percorsa non solo dai Fratelli; dove vi è Iniziazione (diceva un
Nostro Maestro) vi è frequentemente anche la Contro-iniziazione.
Antares
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Notizie riguardanti il sito internet Ns. V.mo Rito ed i contatti
Il sito internet del Rito Orientale e Mediterraneo di Misraim e Memphis – Sovrano
Grande Santuario Italico è il seguente:
www.ritomisraimmemphisroma.it/Rito_Misraim_e_Memphis_Roma Le caselle di posta
elettronica di riferimento sono le seguenti:
Per i contatti, le notizie e relazioni interne inerenti al Rito (con email riservata e
password comunicata dalla Segreteria, ai membri iscritti)
Per i lettori della rivista o per i contributi in forma scritta che vorrete eventualmente
inviarci l’indirizzo è il seguente: [email protected]
Preventivamente Note – La redazione del presente editoriale si riserva il diritto di
pubblicare o meno il materiale scritto inviato al Sito, spontaneamente, dai lettori. Tutto
il materiale a noi inviato e non pubblicato verrà cancellato nel termine di 72 ore e
permanentemente; l’autore dell’opera inviata ne sarà informato per email. Gli scritti
dovranno pervenirci in forma elettronica, formato doc Word o similare; non in PDF e
preferibilmente, inviati per posta elettronica certificata (PEC).
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