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CONGRESSO NAZIONALE OSDI XICONGRESSO NAZIONALE OSDI

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ANNO VII MARZO 2014 N. 1
XI
CONGRESSO
NAZIONALE
OSDI
Il diabete Tipo 2
e l’anziano:
un percorso
sostenibile?
Trieste 22-24 Maggio 2014
LA SALUTE DI GENERE NEL MONDO GLOBALIZZATO
N. 1 Marzo 2014
O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I
editoriale
4
del
direttore
“La salute
salut e di gener
gen eree nel
nel mon
m ondo
do
globalizzat
glob
alizzatoo” è il titolo dell’articolo che
ci propone Lia Cucco, nella Rubrica del
Nursing. Si tratta di un lavoro che, per
diversi motivi, merita tutta la nostra
attenzione. Innanzitutto, affronta un
argomento nuovo e da cui potremo ricavare suggerimenti interessanti per
il nostro lavoro quotidiano.
La Medicina di Genere è una branca
recente delle scienze biomediche, che
ha l’obiettivo di riconoscere e analizzare le differenze derivanti dal genere
di appartenenza sotto molteplici
aspetti. La finalità di questa innovativa disciplina è arrivare a garantire
a ciascuno, secondo le sue caratteristiche specifiche, il miglior trattamento possibile sulla base delle evidenze scientifiche.
L’idea che uomini e donne presentino
delle differenze importanti e che,
queste differenze, svolgano un ruolo
cruciale in medicina, risale alla metà
degli anni Ottanta. Per “differenze di
genere” s’intendono non soltanto i
di Maria Teresa Branca
caratteri sessuali degli individui, ma
anche e soprattutto un insieme di
specificità, che scaturiscono sia dalla differente fisiologia e psicologia,
sia dai diversi contesti socioculturali di riferimento. In sintesi, si
è maschi o femmine non solo in base
al sesso, ma anche in ragione di altri
aspetti della fisiologia dell’organismo
e agli specifici ruoli che ricopriamo
nella società. Appare evidente come,
nell’educare il paziente, queste nuove
frontiere non vanno sicuramente
sottovalutate.
La stessa malattia, infatti, nell’uomo
e nella donna, può presentare sintomatologia, decorso, prognosi e risposta farmacologica differenti. A riguardo, Lia Cucco ci propone un
resoconto puntuale e dettagliato,
come sempre, di tutti i fattori costituenti la differenza di genere nel nostro contesto, in funzione del fatto
che conoscere ci permette di garantire un approccio alle cure mediche e
infermieristiche personalizzato.
Infine vorrei ricordare l’articolo del
collega Marco Ganassi, infermiere
presso la Diabetologia Ospedaliera
I.R.C.C.S Santa Maria Nuova Reggio
Emilia, tema la Consulenza Infermieristica, col quale ci fornisce un quadro
EDITORIALE DEL DIRETTORE
dettagliato di come
l’unità operativa in cui
opera si sia organizzata per sviluppare la consulenza infermieristica al paziente con diabete
e di come quest’ultima risponda ai bisogni assistenziali reali dei pazienti,
che spesso, dove questo tipo di organizzazione non è prevista, si trovano
a vagare senza meta tra un servizio e
l’altro.
La loro esperienza che vanta anni di
attività, si è dimostrata molto utile
e i numeri lo documentano. Purtroppo,
però, non tutte le realtà sono uguali
e nella maggior parte dei casi la consulenza infermieristica stenta a decollare o trova molti ostacoli alla sua
concretizzazione effettiva. Ci auguriamo che rendere note queste esperienze funga da stimolo per non scoraggiarsi, per diffondere modelli che
possano essere utilizzati in altri contesti e per svolgere la nostra professione in modo responsabile e consapevole.
N. 1 Marzo 2014
Il numero è ricco
anche di altri contributi e di informazioni relative alla nostra associazione. Oltre ai resoconti delle attività
regionali, presentiamo una descrizione del tradizionale incontro annuale
tra CDN e CDR, con qualche dettaglio
di come si sono svolte le due giornate
di confronto. Abbiamo il programma
dell’imminente Congresso Nazionale,
che ci vedrà impegnati a Trieste dal
22 al 24 Maggio, dove ci auguriamo
di incontrarci tutti per assistere alle
conferenze proposte dagli stimati relatori che interverranno. Il tema del
congresso quest’anno verte sulle problematiche del diabete nella persona
anziana, un argomento complesso sia
dal punto di vista assistenziale che
organizzativo. Entrambi gli aspetti
verranno affrontati nelle tre giornate
congressuali che, sicuramente, saranno arricchenti per la nostra attività.
Buona lettura e Buona Pasqua a tutti
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O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I
N. 1 Marzo 2014
8
notizie
dall’associazione
a cura di Roberta Chiandetti
Carissimi tutti,
poche parole in questa mia ultima lettera da Presidente dell’Associazione OSDI.
E’ stato un biennio molto intenso, ricco di difficoltà e criticità ma anche di sfide e
suggestioni per leggere la realtà attuale come una realtà che può offrire spazi e opportunità,
nuovi e interessanti.
E’ stato un biennio caratterizzato da una contrazione economica, una difficoltà
sociale, politica e di governo che ha messo in luce nuove aree di povertà e di disagio
sociale e sanitario. Ciò ha determinato una nuova consapevolezza del pubblico, della
necessità di governo della cosa pubblica ma anche della salute pubblica e a pieno titolo
gli infermieri sono stati ancora una volta identificati come fra gli attori principali del
Sistema Salute Nazionale.
Il dibattito sulle competenze è ancora aperto ma il ruolo che viene proposto all’interno
del Piano Nazionale per la malattia diabetica è un Ruolo di primo piano, un ruolo attorno
al quale tutta la comunità scientifica dovrà interrogarsi e capirne il significato per poterlo
rappresentare ed agire nel modo più corretto, efficiente e soprattutto efficace possibile.
E’ un momento importante per la nostra storia professionale; un momento che non
dobbiamo lasciarci scappare.
E ancora una volta mi preme sottolineare l’importanza, proprio in queste situazioni,
di fare gruppo, di esserci, di dare il proprio contributo.
Abbiamo cercato di lavorare sulla comunicazione, dando anche al nostro sito una
veste completamente nuova, più fruibile e aperta ad interlocutori diversi.
Ci siamo sperimentati in un nuovo modo di fare formazione attraverso la FAD, per
poter raggiungere un numero maggiore di colleghi e diffondere conoscenze e competenze
partendo anche dall’esperienza.
Abbiamo cercato di esserci, “anche là dove conta” attraverso e grazie il supporto di
partner “storici” quali AMD, Diabete Italia, SID, insieme ai quali stiamo percorrendo da
anni la stessa strada, ma anche con le Aziende che da sempre colloquiano con noi e con
la persona con diabete, meta finale di tanti viaggi intrapresi.
Grazie a tutti e...ad maiora!!!
O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I
N. 1 Marzo 2014
E in questo mio personale viaggio, non posso dimenticarmi di tutto il CDN che ha
condiviso con me anche i momenti più difficili di questo mandato e che voglio ringraziare
sentitamente. Grazie a Giovanni, Maria Teresa, Alberto, Anna, Anna Maria, Claudio, Clara,
Elisa, Gemma, Giuseppe, Lia, Raffaella.
Grazie a Elisa Bellini, Direttore della Scuola Formatori OSDI e a tutto il Direttivo SFO:
Daniela, Giuseppe, Lucia, Monica. È anche grazie al loro contributo che Osdi è Provider
con una valutazione di eccellenza e ciò è per Noi motivo di orgoglio e di vanto.
Grazie a tutti i CDR che dimostrano sempre e comunque la volontà di crescere e
confrontarsi.
Mi piacerebbe potervi incontrare tutti a Trieste, per il Nostro XI Congresso Nazionale,
anche se so che ciò non sarà possibile. All’interno della rivista troverete il programma
di quelle che spero possano essere due giornate dedicate proprio a questi argomenti
per noi di grossa attualità. A farci da cornice, una città stupenda, che spero sappia
accoglierVi con calore e festosità.
Ancora un ultimo grazie, a tutti quelli che mi hanno sostenuto ma anche a chi mi è
stato contro, perché se è vero che ciò che conta non è la meta ma il viaggio, io ho avuto
il privilegio di fare un viaggio che mi ha insegnato molte cose.
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O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I
N. 1 Marzo 2014
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a cura di
Maria Teresa Branca
CONGRESSO NAZIONALE
CDN e CDR
BOLOGNA 28 FEBBRAIO - 1 MARZO 2014
I presidenti delle sezioni regionali Osdi
si sono incontrati con il Direttivo Nazionale
per esporre la programmazione delle attività regionali e per evidenziare le eventuali
criticità registrate durante lo svolgimento
dell’operato della sezione.
Quasi tutti i Presidenti regionali hanno lamentato la difficoltà al coinvolgimento degli associati, che risultano sempre meno interessati a mettersi a
disposizione dell’associazione e a dare
il proprio contributo. Questo problema
VITA ASSOCIATIVA
ciati che beneficerebbero della partecipazione gratuita rispetto a coloro che non
hanno desiderio di far parte dell’associazione.
La difficoltà a reperire fondi per le
attività formative risulta essere un altro
problema trasversale che i Presidenti hanno
evidenziato. Ciò nonostante, le attività
presentate sono state numerose e anche
quelle in programma risultano altrettanto
consistenti.
La Presidente R. Chiandetti, condivide
la carenza delle sponsorizzazioni, nota
anche a livello nazionale, e invita i Presidenti a considerare meno la forma e più
la sostanza, in sintesi suggerisce soluzioni
alternative come l’utilizzo dei mezzi che
abbiamo a disposizione (ad esempio sale
aziendali, mense, ecc), che hanno un costo
inferiore, pur garantendo uno standard
formativo di alto livello.
N. 1 Marzo 2014
risulta essere trasversale a quasi tutte le
regioni e hanno evidenziato come molto
spesso possa derivare da una mancanza
di tutela dei soci. Spesso si assiste a
spiacevoli situazioni in cui i soci sono
esclusi dalla partecipazione ai percorsi
formativi, organizzati da Osdi, per vedere
le sale piene di colleghi che, pur non
essendo iscritti, partecipano gratuitamente agli eventi.
A gran voce si è levata la necessità di
porre rimedio a queste situazioni ed è per
questo che il CDN, già peraltro a conoscenza della situazione da tempo, ha reso
obbligatorio il pagamento di una quota
di iscrizione per i corsi organizzati
dall’Associazione.
Questo argomento è stato ribadito in
più occasioni dalla Presidente Nazionale,
R. Chiandetti, che ha spiegato innanzitutto
che i nostri corsi devono essere diretti ai
soci e, qualora, altri colleghi siano interessati a partecipare, è necessario imporre
loro il pagamento della quota di iscrizione
al corso stesso. Questo potrebbe essere
un timido segnale di tutela verso gli asso-
Le due giornate sono state ricche di
spunti di riflessione per un miglioramento
dinamico delle attività. Mettere in comune
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VITA ASSOCIATIVA
N. 1 Marzo 2014
18
le esperienze è sempre arricchente, favorisce il confronto e lo sviluppo di visioni
nuove.
Il rammarico di molti è stato quello di
vedere in sala solo i Presidenti regionali e
non, come succedeva in passato, anche
altri membri dei CDR. Purtroppo la riduzione delle risorse, anche degli sponsor
che hanno permesso l’incontro, ha comportato questa scelta obbligata. La raccomandazione della Presidente è stata quella
di invitare i Presidenti regionali a farsi
portavoce di queste due giornate nei confronti dei CDR per favorire lo scambio di
informazioni e di conseguenza uniformare
i comportamenti.
A tal proposito è nostro dovere ricordare chi ha permesso la realizzazione di
queste due proficue giornate. Un sentito
ringraziamento alle aziende BD e ABBOTT
da parte di tutti noi.
Per il Direttivo Nazionale
Maria Teresa Branca
VITA ASSOCIATIVA
XXII
CONGRESSO REGIONALE
OSDI VENETO
MESTRE 23 NOVEMBRE 2013
N. 1 Marzo 2014
LE CULTURE AL CENTRO
DEI PERCORSI ASSISTENZIALI
PER IL PAZIENTE DIABETICO
DI ALTRA ETNIA:
L’EDUCAZIONE TERAPEUTICA
TRA AUTOCONTROLLO E TERAPIE
20
XXII Congresso Regionale OSDI Veneto
E’ stata Mestre, la cittadina situata al
margine della Laguna Veneziana e che
funge da porta d’accesso a Venezia, ad
ospitare il 23 novembre il XXII Congresso
OSDI Veneto. Il clima si è presentato
piovoso sin dalle prime ore del mattino
ma è stato sufficiente incontrare i primi
colleghi per ritrovare l’entusiasmo e
l’energia necessaria a rendere questa giornata straordinaria.
Alle 9.30, tutti gli iscritti erano presenti
cosi pure i relatori, i membri del direttivo
ai loro posti. Le candidature per il rinnovo
del direttivo erano esposte, lo spazio per
le votazioni era stato creato e allora si …
potevamo davvero iniziare.
Silenzio, abbassiamo le luci creiamo
un po’ d’atmosfera ed è il video “25 anni
di OSDI Veneto” che apre il nostro congresso. Otto minuti di immagini che racchiudono 25 anni di attività, immagini
che, oltre a sottolineare i passaggi fondamentali della nostra sezione, hanno portato alla luce numerosi ricordi a chi si è
riconosciuto nella video clip.
Simpatici ricordi per i soci storici ma
anche un modo nuovo di presentare
l’associazione a chi ancora non la conosce.
Il sottofondo musicale “Heal the World”
di Michael Jackson e “Mamma Mia” degli
Abba che hanno accompagnato le imma-
VITA ASSOCIATIVA
Tematica questa individuata dal direttivo, consapevole della difficoltà di trovare
materiale tra la letteratura, ma proprio
alla luce di questa difficoltà abbiamo
deciso comunque di cogliere la sfida e
di costruire un percorso formativo che si
basasse, oltre alle conoscenze reperibili
in letteratura, anche sull’esperienza che
alcuni servizi di diabetologia hanno fatto
in questi anni.
Allo stato attuale le migrazioni stanno
producendo un rimescolamento etnico e
culturale a livello mondiale, ciò porta a
un confronto tra differenti culture, religioni,
razze e idee sociali a cui non siamo preparati.
La relazione del Dr Nogara, attuale
Presidente AMD Veneto e Trentino Alto
Adige, ha messo in evidenza che, pur
non esistendo una normativa specifica,
la qualità dell’assistenza diabetologica
per gli immigrati regolari è garantita e
sovrapponibile in egual modo a quanto
il SSN offre alla popolazione Italiana residente. Diversi sono i rapporti dei costi:
per quanto riguarda la diagnosi e il trattamento della malattia sono, almeno per
ora, inferiori nella popolazione di altra
etnia rispetto la popolazione italiana,
tuttavia la spesa per la cura delle complicanze nella popolazione straniera è a
tutt’oggi ancora inadeguata rispetto ai
reali bisogni.
E’ ipotizzabile quindi che, un continuo
aumento della popolazione straniera diabetica giovane, soprattutto per alcune
etnie, in Italia e nel Veneto, richiederà
approcci differenziati da parte dei servizi
socio-sanitari con relativa richiesta di maggiori competenze infermieristiche, sempre
N. 1 Marzo 2014
gini del video, hanno contribuito a creare
un clima coinvolgente e ad introdurci
verso il tema del convegno. “Le culture
al centro dei Percorsi assistenziali per
il paziente diabetico di altra etnia:
l’educazione terapeutica tra autocontrollo e terapie”.
21
VITA ASSOCIATIVA
N. 1 Marzo 2014
22
più orientate al soddisfacimento di bisogni
assistenziali specifici.
La dott.ssa Lombardi ha dato una
approfondita visione delle peculiarità delle
persone di altra etnia di cui dovremo tener
conto nei nostri approcci educativi: ha
specificato come la componente razziale
e quindi genetica è legata alla presenza
di grasso viscerale prevalente anche nei
non obesi, e come l’insulino resistenza e
le basse concentrazioni di adiponectina
(molecola che induce un forte effetto
lipolitico e di consumo dei grassi di deposito migliorando la sensibilità al glucosio)
metta queste popolazioni a rischio di complicanze cardiovascolari.
L’aspetto culturale connesso alla lingua,
alla religione ma anche alle tradizioni e
abitudini, al concetto di salute/malattia,
gli aspetti psicologici/sociali associati alle
problematiche ambientali o di clandestinità, piuttosto che lavorative o familiari
richiedono buone capacità di ascolto e di
accoglienza da parte dell’operatore sanitario; va considerata pertanto l’importanza
del mediatore culturale la cui funzione
non è rappresentata soltanto dall’essere
un tramite linguistico ma deve essere visto
come un vero ponte culturale tra immigrato e operatore dei servizi.
La delicatezza della dott.ssa Andaloro
ci ha accompagnati negli ambiti pediatrici
presentandoci una fotografia della tipologia dei bambini di famiglie migranti nel
nostro Paese, spostandosi poi dai dati
epidemiologici e focalizzando l’attenzione
sul fatto che queste famiglie fanno emergere non solo problematiche di accoglienza in senso generale ma anche notevoli difficoltà di tipo assistenziale.
Soddisfare quindi il bisogno di accoglienza non diviene solo una risposta di
tipo emergenziale ma rappresenta la prima
tappa verso l’integrazione.
Ma quale percorso assistenziale per
queste tipologie di persone? Ma soprattutto, come dovrebbe cambiare il percorso
per le persone di altra etnia? La letteratura
avanza poche risposte per l’ambito di
interesse infermieristico, dice la dott.ssa
Bernardi, quasi il fenomeno non fosse
oggetto di ricerca. In chiavi di diversità di
vissuti\approcci\reazioni\necessità educative
è importante quindi percorrere altre strade
di ricerca quali potrebbero essere: le esperienze degli esperti ma anche le testimonianze dei pazienti… Avvalersi dei PDTA,
oltre a qualificare il contributo infermieristico alla tutela e cura della salute, deve
anche permetterci di evitare il rischio di
cadere nell’efficientismo organizzativo con
conseguente appiattimento dell’offerta.
L’infermiere educatore deve essere in grado
di leggere le esigenze “particolari” e
“personali” per poter attivare risposte
personalizzate sia per natura che per tempi, che contraddistingue le diverse popolazioni. L’educazione terapeutica deve
essere connotata da personalizzazione e
unicità della relazione.
VITA ASSOCIATIVA
loro disponibilità ad entrare nel nostro
gruppo.
Lo spirito di appartenenza, la volontà
di condividere obiettivi, la spinta a realizzare progetti, essere traino per coinvolgere
altri colleghi, la forte consapevolezza del
proprio ruolo, queste sono state le principali motivazioni di Silvia e Vanna. Quindi
un grazie sincero e benvenute!!!
E non poteva mancare, prima di lasciarci, un momento di festa tra il direttivo,
i soci presenti, le carissime colleghe Patrizia
e Katia del direttivo OSDI Trentino nostre
ospiti sempre pronte a sostenerci nei momenti cruciali!
Un ringraziamento sincero a tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita di
questa straordinaria giornata, dove la
straordinarietà è scaturita dalla semplicità,
dalla autenticità e dall’affettuosa vicinanza
di tutti i presenti!!
Un caro saluto da Iva Manfroi che
passa il timone a Fabio Favaretto, da Maria
Grazia, Monica Silvia e Vanna
Direttivo Osdi Veneto
N. 1 Marzo 2014
Questa teoria trova ampio consenso
nelle esperienze portate dai colleghi Davide
Navetti e Sabrina Cozza in ambito educativo sia con i bambini e le loro famiglie
che con l’adulto. Individuano nella lingua
e nelle abitudini alimentari le maggiori
criticità riscontrate ed evidenziano quindi
nella personalizzazione delle cure la risposta più efficace ai bisogni educativi e di
salute.
Ma il valore aggiunto di questa giornata è stata la presenza di Kaur Navnett
”principessa” nella sua cultura. Con
garbo e simpatia ci ha confermato
l’importanza del rapporto che l’operatore
sanitario riesce ad instaurare con la persona diabetica. …“Chiedete anche ai
pazienti di cosa hanno bisogno” ha affermato la dott.ssa Bernardi riferendosi alla
costruzione dei PDTA e la nostra
“principessa”, con la semplicità di giovane
diabetica, ci ha tracciato il suo vissuto
fatto di emozioni e sentimenti, ci ha descritto gli stati d’animo che l’hanno accompagnata dal giorno della diagnosi
sino ad ora e quella che è oggi la sua
quotidianità di giovane studentessa alla
quale va la nostra ammirazione e la nostra
gratitudine per il contributo che ha saputo
dare a questa giornata.
Giornata che si è conclusa con la presentazione dei due nuovi componenti
eletti a far parte del nuovo direttivo,Vanna
Cecchin e Silvia Di Benedetto, che accettando di mettersi in gioco, hanno dato la
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VITA ASSOCIATIVA
N. 1 Marzo 2014
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SEZIONE REGIONALE
OSDI PUGLIA
BARI 10 OTTOBRE 2013
IL DISAGIO PSICOLOGICO
NEL PAZIENTE CON DIABETE
DI TIPO 1
Il giorno 10 ottobre 2013, si è svolto
a Bari presso l’Una Hotel Regina il convegno OSDI Puglia sul tema “Il disagio
psicologico nel paziente con diabete
di tipo 1 ”.
All’evento sono intervenuti in qualità
di relatore: il Prof. Francesco Giorgino
(professore ordinario di endocrinologia
Università “Aldo Moro” di Bari), il Dott.
Ferdinando De Muro (dottore in Tecniche
psicologiche, Ordine degli Psicologi della
Regione Puglia) e la Dott.ssa Catia Silvia
Tempone (infermiera del Centro Antidiabetico, Ospedale F. Fallacara Triggiano
Bari). In qualità di moderatori: il Dott.
Antonio Giagnorio (infermiere coordinatore U.D.T., Sannicandro Garganico ASL
FG) e la Dott.ssa Lea Filograsso (infermiera
del Centro Diabetologia Bari). L’inizio dei
lavori è stato preceduto dall’intervento
della neo eletta Presidente OSDI Puglia
Dott.ssa Maria Grazia Accogli.
Il suo intervento si è concentrato essenzialmente su alcune importanti riflessioni inerenti il diabete e su come esso sia
elemento condizionante della vita quotidiana di chi ne è affetto, che impone
l’obbligo di una terapia impegnativa: per
la sua durata, per le modalità di somministrazione e per l’adeguamento ad un regime di controllo su tutti i principali aspetti
della vita. È ormai dimostrato da molteplici
ricerche che l’impatto maggiore del diabete
sulla società è dovuto, non tanto alla
malattia in se, quanto alle complicanze:
tra queste una di quelle che ha un grosso
peso, sia economico che sociale, è sicuramente l’ipoglicemia.
Il verificarsi di episodi di ipoglicemia
incide negativamente su molti aspetti della
vita quotidiana, diversi studi hanno dimostrato che, le persone che hanno diversi
episodi di ipoglicemia, specie se gravi,
tendono a diminuire l’adesione alla terapia
e agli stili di vita raccomandati. Altro importante intervento è stato quello del
Presidente dell’Associazione Pazienti Diabetici di Bari, dott. Giuseppe Traversa,
presente, non solo in qualità di Presidente
ma anche come paziente diabetico, il
quale ha portato la sua personale esperienza e ha reso noto quelli che sono gli
obiettivi dell’Associazione, in particolare
ha ringraziato l’Osdi per l’impegno costante nella formazione del personale infermieristico finalizzato all’assistenza della
persona con diabete.
Nella prima parte del convegno, anche
il prof. F. Giorgino ha trattato l’importante
tematica dell’ipoglicemia; nella sua relazione dal titolo “Cura del diabete: a che
punto siamo? Il futuro della terapia, le
nuove insuline e i microinfusori di nuova
generazione” è emerso che l’utilizzo delle
nuove terapie insuliniche, che saranno in
commercio a breve, potrà ridurre il rischio
VITA ASSOCIATIVA
zione col paziente diabetico all’interno di
una visita standard. Il secondo aspetto
concerne l’individuazione della figura professionale che tipicamente si relaziona per
primo con il paziente diabetico. Oltre il
67% del tempo di una visita standard ad
un paziente diabetico è riservato alla relazione. Ma in cosa consiste tale tipo di
relazione? Il rapporto Dawn Italia riporta
che due pazienti diabetici su tre accusano
disturbi psicologici di vario tipo. Ciò vuol
dire che, nella maggior parte dei casi,
l’operatore sanitario interagisce con soggetti
che, oltre al diabete, soffrono di disturbi
psicologici quali stress, ansia, depressione.
Questo implica la necessità di investire in
competenze relazionali e comunicative.
L’operatore sanitario si trova dunque a
gestire comunicazioni complesse dove
richieste esplicite si confondono con richieste non esplicite e spesso inconsapevoli.
Tipicamente la prima figura professionale che entra in contatto con il paziente
diabetico è l’infermiere, per questo motivo
sarebbe auspicabile, se non necessario,
che le competenze relazionali siano presenti nel bagaglio delle skills di ogni infermiere.
Quindi è importante, per gli operatori
sanitari, accrescere la conoscenza di se,
essere più competenti nella metacognizione della relazione con il paziente e saper
riconoscere tempestivamente emozioni e
sentimenti disfunzionali.
L’importanza dell’argomento e
l’esigenza di affrontare tale tema in maniera approfondita, sono stati, ancora una
volta, comprovati dalla attiva partecipazione e dal feedback positivo registrato dai
partecipanti.
Il direttivo Osdi PUGLIA
N. 1 Marzo 2014
di ipoglicemia e rendere la vita del paziente
molto più facile.
Lo studio Begin Once Long, sulla nuova
insulina Degludec, ha dimostrato che il
farmaco ha una durata d’azione maggiore
di 24 ore con un effetto metabolico distribuito uniformemente nell’arco della giornata; la sua ridotta variabilità di assorbimento assicura un profilo glicemico più
stabile con una riduzione dell’emoglobina
glicata.
Nella seconda parte del convegno la
dott.ssa Catia Silvia Tempone, nella relazione “L’infermiere e il microinfusore”, ha
spiegato l’importanza dei sistemi di somministrazione dell’insulina e la funzione
del microinfusore; ha completato il suo
intervento con una dimostrazione pratica
sulla gestione e l’applicazione di questo
device.
Infine, nella terza parte del convegno,
è stato trattato, dal Dott. Ferdinando De
Muro, il tema degli stili comunicativi nella
relazione con il paziente diabetico, dalla
relazione è emerso che l’aspetto psicologico è alla base della cura del diabete,
svolge un ruolo fondamentale nel disease
management e nella compliance alla terapia. Il dott. De Muro, dell’ordine degli
psicologi della Regione Puglia, ha curato
la comunicazione introduttiva affrontando
il delicato argomento della relazione operatore sanitario-paziente.
Un argomento che sta a cuore agli
infermieri e che rappresenta uno degli
aspetti da presidiare così come si evince
anche dal rapporto DAWN ITALIA (Diabetes
Attitudes Wishes & Needs). Dai dati del
Dawn, infatti, emergono diversi aspetti di
cruciale importanza. Il primo aspetto riguarda la quantità di tempo dedicata alla rela-
25
VITA ASSOCIATIVA
VIII
CONGRESSO REGIONALE
OSDI TOSCANA
FIRENZE 23 NOVEMBRE 2013
N. 1 Marzo 2014
Il 23 novembre2013 si è tenuto, presso
il Centro Formazione “Il Fuligno” a Firenze, l’VIII Congresso OSDI Toscana: “Il diabete mellito tipo 1: il ruolo dell’infermiere
esperto nel team di cura”
La formazione infermieristica in ambito diabetologico, nella nostra regione,
si è concentrata maggiormente
nell’affrontare le problematiche clinicoassistenziali del diabete di tipo
2,delegando la cura del DMT1 alle figure
professionali che operano all’interno dei
centri specialistici, creando una “gap” di
conoscenze fra le due tipologie di diabete,
26
soprattutto negli infermieri che non operano in tali settori specifici.
Dai corsi effettuati negli ultimi anni
era emerso un grande interesse da parte
dei professionisti che operano nei vari
settori dell’area medica, di creare un evento
che affrontasse le problematiche di questa
tipologia di diabete; per questo motivo
il Congresso quest’anno si prefigge
l’obiettivo di creare un momento formativo
che sottolinei la specificità dei bisogni
clinico-assistenziali del DMT1, partendo
dagli aspetti clinico-terapeutici, passando
per quelli relazionali, fino ad arrivare alle
Presidente
Past President
Marilena Carnevale
Cristiano Beltrami
Consiglieri
Landini Cristina
Bartolini Emanuele
Di Domenico Luigia
Corti Andrea
Un ringraziamento va ai consiglieri
uscenti Annalisa Agostini e Salvatore Castagna per il contributo dato durante gli
anni del loro mandato e a tutti i soci
partecipanti, agli sponsor che hanno dato
il loro contributo alla realizzazione del
Congresso, ai relatori e ai moderatori
intervenuti.
Il Consiglio Direttivo OSDI Toscana
VITA ASSOCIATIVA
Regionale per il diabete in età adulta AUOP
di Pisa e dell’Inf. Beltrami Cristiano della
Diabetologia e Malattie Metaboliche ASL
10 Firenze.
Le indicazioni all’applicazione
dell’Holter glicemico e del microinfusore
hanno scatenato un accesa discussione
tra i partecipanti.
La chiusura dei lavori è stata affidata
alla dott.ssa Baggiore Cristiana della ASL10
di Firenze che ha descritto i “Percorsi
Diagnostico-Terapeutici del DMT1” e all’Inf.
Beltrami che ha esposto “Il ruolo
dell’infermiere dedicato o esperto nella
gestione del DMT1.
Durante il Congresso si sono svolte le
votazioni per il rinnovo del CDR che risulta
così formato:
N. 1 Marzo 2014
nuove tecnologie, e sottolineando infine
l’importanza del lavoro in Team tra le
varie figure infermieristiche che sono dislocate lungo il percorso assistenziale.
L’evento è stato aperto ufficialmente
dal Presidente regionale in carica Cristiano
Beltrami che, evidenziando l’importanza
e l’attualità dell’argomento trattato, ha
introdotto le autorità invitate a presenziare
l’evento.
In tale occasione abbiamo avuto la
partecipazione graditissima del Consigliere
Nazionale OSDI Lia Cucco.
Le relazioni della dott.ssa Guasti Monica, dell’Inf. Corti Andrea e dell’Inf. Guidozzi Loredana, della AOU Anna Meyer
di Firenze, hanno messo in evidenza le
varie problematiche inerenti al DMT1 nel
bambino in età pediatrica e le strategie
della gestione:
Gli argomenti successivi, incentrati sul
ruolo del Team multiprofessionale, sono
stati illustrati dalla dott.ssa Pancani Francesca e dall’inf. Sannino Claudia della
Diabetologia e Malattie Metaboliche USL6
di Livorno e dalla dietista Fumagalli Alice
dell’ASL 10 di Firenze: in particolare gli
argomenti trattati sono stati l’attività fisica
e il counting dei carboidrati nel DMT1.
La seconda parte della giornata congressuale si è aperta con la relazione della
dott.ssa Leopardi Anna della Diabetologia
e Malattie Metaboliche ASL10 di Firenze,
“La Tecnologia applicata al DMT1”, seguita
da quella dell’inf. Marilena Carnevale con
“Il ruolo dell’Infermiere nella gestione del
CSII e del CGM” del Centro di Riferimento
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N. 1 Marzo 2014
O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I
nursing
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diabetologico
a cura di Lia Cucco
LA SALUTE DI GENERE
NEL MONDO GLOBALIZZATO
LA SALUTE DI GENERE NEL MONDO
GLOBALIZZATO
Sicuramente qualcuno dei colleghi
ricorderà Yentl, un film del 1983 diretto
da Barbra Streisand, nel quale si racconta
di una ragazzina ebrea della Polonia del
1904 che si travestì da uomo per poter
studiare i testi sacri (Talmud), ma rinunciò
all’amore per non essere“una vera donna:
moglie, madre, cuoca, una compagna
ignorante e incapace di pensieri
autonomi”. Il film ha sicuramente a che
fare con la discriminazione di genere, ma
anche con un articolo “The Yentl
syndrome” che compare nel 1991 sul New
England Journal of Medicine [1] a firma
di Bernardine Healy, direttrice dell’ Istituto
Nazionale di Salute Pubblica. In esso
l’autrice descriveva i risultati di due studi
che evidenziavano una persistente discriminazione di trattamento tra donne e
uomini affetti da coronaropatia: le donne
ricevevano meno cure, avevano più errori
di diagnosi e venivano sottoposte a interventi chirurgici non risolutivi. E’ il primo
articolo che documenta l’esistenza di una
questione femminile in medicina. A questo
intervento si fa risalire la nascita della
medicina di genere.
Per medicina di genere “si intende la
distinzione in campo medico delle ricerche
e delle cure in base al genere di appartenenza, non solo da un punto di vista
anatomico, ma anche secondo differenze
LE DISUGUAGLIANZE DI GENERE E LA
SALUTE
Quando le differenze che le diverse
culture attribuiscono ai ruoli maschili e
femminili si irrigidiscono in regole e valori
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socialmente accettati che vanno a costituire
classi di genere, il più delle volte questa
divisione provoca delle notevoli diseguaglianze nell’accesso al cibo, all’istruzione,
alle cure mediche e al lavoro remunerato.
Le donne nella stragrande maggioranza
dei casi sono rappresentate nelle classi più
basse o addirittura ne è impedita la nascita,
come alle 3 milioni di bambine “non nate
”in India [2] che fanno parte di 100 milioni
di donne che mancano nel mondo perché
soppresse ancora nell’utero o nella prima
infanzia per il peso di genere legato al
loro sesso [3]. La Commissione OMS sui
determinanti sociali della salute definisce
l’equità nella salute come “l’assenza di
differenze ingiuste e evitabili o rimediabili
nella salute tra gruppi di popolazione”
[4]. Essendo tra i più importanti determinanti sociali, le norme e le relazioni di
genere continuano a condizionare il modo
in cui i sistemi sanitari sono organizzati e
i servizi vengono erogati, spesso a detrimento delle ragazze e delle donne o delle
persone che non si inquadrano nei ruoli
di genere accettati [5].
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biologiche, funzionali, psicologiche e
culturali”, perché l’essere uomo o donna
non identifica aspetti solo fisiologici, biologici o comportamentali diversi, ma definisce anche differenze nei ruoli, nei comportamenti e nelle attese che le culture
codificano nell’appartenenza al genere.
Il genere viene descritto dall’OMS come “la definizione socialmente costruita
di donne e uomini.
E’ l’immagine sociale della diversità di
sesso biologica, determinata dalla concezione dei compiti, delle funzioni e dei ruoli
attribuiti a donne e uomini nella sfera
pubblica e privata”.
Il riconoscimento di una differenza di
genere produce un “gender effect “effetto di genere - che consiste
nell’interrogarsi su come il fatto di essere
uomini o donne - non solo sessualmente
maschi o femmine, ma anche portatori di
particolari ruoli sociali e culturali – possa
influenzare il rischio di sviluppare malattie,
la loro percezione e il conseguente impatto
sulla qualità della vita.
La salute di genere non ha però ancora
pieno titolo nella programmazione di interventi di tutela della salute, nell’eziologia,
nei fattori di rischio, nei trattamenti o nella
diagnosi.
La medicina è ancora prevalentemente
maschio-centrica e la differenza sessuale
è confinata nelle malattie prevalentemente
di origine biologica-ormonale nelle donne
e lavorative, sociali, ambientali negli uomini. L’intento di questo articolo, lungi
dall’essere esaustivo sulla medicina di
genere, è di suscitare curiosità sull’argomento e solleticare l’avvio di una riflessione
collettiva sui modi in cui i pregiudizi di
genere possono minare la salute delle
donne o anche degli uomini, ma anche
di come usare le nuove scoperte della
medicina di genere per un’assistenza più
competente nella differenza.
La necessità di porre attenzione alla
salute delle donne fu evidenziata con forza
nel 1992 dall’Assemblea Mondiale della
Sanità (organo legislativo dell’OMS) che
ne rilevò il carattere di visibilità e urgenza.
Due anni più tardi, dalla Conferenza di
Vienna sulla salute della donne in Europa
Centrale ed Orientale - La salute delle
donne conta - prese l’avvio l’iniziativa
“Investire nella Salute delle Donne “che
nel suo programma declinava: uguale
riconoscimento di diritti umani a uomini
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e donne, pari investimenti in salute,
l’empowerment, la promozione di servizi
adatti alle donne, le relazioni tra uomini
e donne, la salute legata a tutte le fasi
della vita (life course). Quest’ultimo punto
riconosceva l’importanza di un approccio
preventivo life course nelle patologie non
infettive. Infatti in diversi studi [6-7] si
confermava che buona parte delle patologie dell’età adulta avevano origine
nell’infanzia e nell’adolescenza, che l’ iponutrizione durante la gravidanza e i primi
anni di vita aumentava notevolmente il
rischio di patologie, in particolare quelle
croniche. Questi soggetti erano frequentemente nati da madri con basso reddito
in condizioni di svantaggio sociale. Altri
studi hanno dimostrato che la relazione
tra patologie coronariche, ipertensione e
insulino - resistenza con basso peso alla
nascita sono particolarmente sfavorevoli
per chi è in sovrappeso in età adulta e
che le conseguenze sulla salute si ripercuoteranno anche sulle generazioni future,
in particolare per le malattie cardiovascolare [8 – 9].
Nel 1998 nel Programma OMS/WHO
Health for All in the 21 Century [10] viene
riconosciuta per la prima volta l’importanza
di porre attenzione al genere quando si
lavora per la salute. L’approccio life course
è stato ripreso dall’OMS/WHO nel 2005,
nel rapporto annuale di salute globale
denominato: Preventing chronic diseases:
a vital investment, dall’ OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo)
con Health at a Glance 2009 [11] e dal
libro bianco della Commissione Europea
“Un impegno comune per la salute: approccio strategico dell’UE per il periodo
2008-2013”.
Volendo dare a questo grafico una
lettura di genere, potremmo dire che le
disuguaglianze di genere riguardanti le
madri malnutrite, hanno generato una
disuguaglianza nella salute dei figli che si
perpetuerà fino alla vecchiaia, con un
carico di polipatologie poco studiato nella
sua complessità.
Esistono evidenze che mostrano come,
accanto a fenomeni che toccano allo
stesso modo individui e situazioni di vita,
ci sia un accrescimento del gender bias
con nuovi tipi di disuguaglianze di genere.
E’ un esempio paradigmatico
l’epidemia di HIV/AIDS in Africa: il basso
livello economico,la discriminazione di
genere, la violenza aumentano la vulnerabilità delle donne nei confronti
dell’infezione dell’HIV. Nel mondo le donne
STEREOTIPI E CONOSCENZE: IL CASO
DELLA FARMACOLOGIA DI GENERE E
DELLE MALATTIE CARDIOVASCOLARI
C’è culturalmente una resistenza alla
medicina di genere, pensata ancora come
esclusiva per le donne: in realtà essa è
vantaggiosa per tutti i generi e le categorie,
non solo maschi e femmine, perché è a
partire dalla conoscenza delle differenze
che è possibile garantire un approccio alle
cure mediche e infermieristiche, personalizzato.
Un sistema di cure neutro è vantaggioso?
Proviamo a riflettere insieme su due
questioni che in tempo di crisi vengono
spesso citate per il loro costo e in cui la
neutralità è stata usata: il consumo dei
farmaci e le malattie cardiovascolari.
Dai dati Istat sappiamo che le donne
risultano le maggiori consumatrici di farmaci.
La prima descrizione di una differenza
di genere nell’uso dei farmaci è del 1936,
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quando si evidenziò che nelle ratte femmine la dose ipnoinducente dei barbiturici
era inferiore del 50% rispetto ai maschi.
Nonostante ciò, negli studi in fase preclinica e clinica la variabile sesso/genere non
è stata considerata, con conseguente
produzione di una terapia farmacologica
confezionata sul corpo maschile [13-14].
Studi al femminile avrebbero dovuto
considerare le fasi mestruali, i contraccettivi, la menopausa…, con costi maggiori
per la ricerca, o per ritiro dal commercio
di farmaci con effetti collaterali nella donna. Anche il problema etico è stato rilevante, essendo il corpo di donna capace
di concepire. Così la sperimentazione è
saltata completamente e non si è tenuto
conto delle interazioni tra genotipo, cultura, ambiente, che sono i cardini della
risposta farmacologica, oltre ai cambiamenti ormonali legati al sesso e all’età,
alla composizione corporea e alla dimensione. Le conseguenze negative sono
soprattutto evidenti nei farmaci con basso
indice terapeutico, nei farmaci lipofili, che
tendono ad accumularsi nel tessuto adiposo, nella metabolizzazione per le interferenze tra enzimi,estrogeni e progestrinici. Inoltre le donne hanno un rischio
maggiore di 1.5, 1.7 volte di sviluppare
reazioni avverse ai farmaci, con conseguente maggior numero di ricoveri rispetto
ai maschi. I fattori che maggiormente
concorrono sono una particolare suscettibilità femminile ai farmaci, inclusi farmaci
di largo consumo come antiaritmici, antibiotici, antiistaminici, antibiotici ecc, la
politerapia, le fluttazioni ormonali [1516]. Le reazioni avverse inoltre, portano
ad una maggiore interruzione della terapia.
E’ dal 1993 che la Food and Drug
Administration chiede alle industrie farmaceutiche di tener conto del genere nella
farmacocinetica.
La neutralità, ricondotta al corpo di
uomo, non ha garantito la migliore offerta
a tutti i generi.
Differenze di genere riguardano organi
ed apparati diversi da quelli specifici maschili e femminili, in particolare il sistema
cardiovascolare, il sistema nervoso e il
sistema immunitario. Vi è un numero
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sono il 50% delle persone affette da HIV,
nell’Africa sub Sahariana sono il 60%, ma
tra i 15 e i 24 anni la percentuale di infette
sale al 75%. A questa iniquità se ne aggiunge un’altra terribile: il 57% delle
donne siero-positive dei paesi a basso e
medio livello di sviluppo riceve durante la
gravidanza il trattamento profilattico a
tutela del feto, ma solo il 30% riceve un
trattamento per la sua infezione e quindi
per la propria salute.
Se parliamo di cancro alla mammella
nel mondo, tra le donne che muoiono
giovani (da 15 a 49 anni) il 72% vive nei
paesi in via di sviluppo. In Uganda la parola
cancro non esiste in molti dialetti: una
donna vede un bozzolo crescere nel suo
seno e non pensa al cancro: non è nel
suo vocabolario [12].
Nel Global Gender Gap Report 2013
sulla disparità di genere, l’Italia, su 136
Paesi, è al 65° posto per quanto riguarda
la scolarizzazione, al 72° per la salute, al
44° per l’accesso al potere politico e al
97° per la partecipazione alla vita economica [13].
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crescente di elementi, ad esempio, per
dimostrare che gli uomini e le donne
differiscono in termini di incidenza, presentazione dei sintomi, prognosi di molti
altri problemi di salute,oltre a quelli della
salute riproduttiva, come malattie a trasmissione sessuale, HIV / AIDS, malattie
cardiovascolari, BPCO, depressione, disturbi d’ansia e disturbi autoimmuni.
Le malattie cardiovascolari sono attribuite nell’immaginario collettivo al sesso
maschile, invece in Europa sono la prima
causa femminile di morte, seguite da
cancro (26%), malattie respiratorie (6%),
suicidi e incidenti (5%), altre cause (20%).
È oggi risaputo che le coronaropatie
si presentano in modo diverso negli uomini e nelle donne e richiedono una scelta
oculata dei farmaci [17-18-].
Le donne sperimentano la malattia
coronarica in modo diverso rispetto agli
uomini: segni e sintomi possono essere
vaghi, e pertanto non vengono segnalati
e riconosciuti come di natura cardiaca.
Inoltre le donne non hanno interiorizzato
la minaccia del rischio cardiovascolare,
anche con una significativa storia di famiglia, e ritardano l’accesso ai servizi sanitari
per infarto acuto del miocardio [19-2021]. Se pensiamo che fino a poco più di
dieci anni fa non erano disponibili stent
metallici adatti alle coronarie delle donne,
più strette di quelle degli uomini, possiamo
capire come il corpo di donna sia stato
pensato maschile, fatta eccezione che per
gli organi riproduttivi e gli ormoni.
La donna diabetica presenta rispetto
alla non diabetica un rischio maggiore di
quello tra un uomo diabetico e uno non
diabetico [22].
Le cause, non del tutto ancora chiare,
sembrano essere svolte dalla obesità viscerale e dai fattori di rischio associati
[23].
Un ruolo importante sembrerebbe
rivestito dai fattori genetici, ormonali [24,
25,26,] e comportamentali [27] che potrebbero anche essere la causa di inferiore
risposta biologica ai vari trattamenti. Altri
fattori possono avere un ruolo determinante: la disparità nella qualità delle cure,
la minore percezione del rischio da parte
delle pazienti ma anche dei medici, con
minimizzazione nella prevenzione [28].
Tra le malattie cardiache, la sindrome
di Tako-Zubo, il morire di crepacuore,
colpisce nel 95% le donne, per una sorta
di scarica di catecolamina di origine emotiva o fisica [30]. In Cecenia le donne
strette tra matrimoni forzati, tanto lavoro
e l’assoluto divieto di esprimere emozioni,
muoiono in gran numero di “crepacuore”
[30].
Un aspetto su cui gli infermieri stanno
indagando e che richiederebbe una particolare attenzione è la possibile correlazione
tra storie di abusi (pedofilia, violenza
domestica e violenza sessuale) e malattie
cardiovascolari, per capire come l’abuso
possa aumentare il rischio cardiovascolare
e non solo quello depressivo [31].
In Italia circa 5 milioni di donne hanno
subito stupri o tentativi di stupro, almeno
una volta nella loro vita, sono circa 6
milioni 743.000 le donne vittime di violenza fisica o sessuale (il 32%), 5 milioni
hanno subito violenze sessuali (24%) e 3
milioni e 961.000 violenze fisiche (19%)
(dati Istat riferiti al 2006).
In un lavoro pubblicato su Lancet, nel
2008, che ha riguardato 24.000 donne
dei paesi poveri o in via di sviluppo, si è
ribadito come la violenza subita abbia
gravi conseguenze sulla salute anche a
medio e lungo termine. [32].
CONCLUSIONI
La salute e la medicina di genere,
possono essere obiettivi strategici per
l’appropriatezza della prevenzione e della
cura perché partono dal riconoscimento
NURSING DIABETOLOGICO
problemi di reperimento del cibo che
mettono in difficoltà il trattamento della
loro stessa malattia [34-35-36].
Che fare? Nell’editoriale dell’ultimo
numero di AIR si propone una provocazione: “le professioni sanitarie devono essere
laboratori di diritti che hanno come vocazione e misura di legittimità quella di
creare ponti che si oppongono alla frattura
e ai vuoti delle disuguaglianze e degli
standard imposto dai tagli” [37].
La riflessione è se la salute di genere
è una parte dell’assistenza o se è
l’assistenza.
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e dalla necessità, sostenuti da evidenze
scientifiche, dello studio delle differenze
tra le funzioni vitali di uomini e donne e
della loro esperienza relativa alla stessa
malattia. Ciò si rende necessario perché
conosciamo ancora poco il corpo di donna
o di bambino o di anziano o di un grande
anziano, avendo privilegiato quello
dell’uomo adulto, nel suo ruolo sociale
attivo, a cui deve tornare dopo il trattamento reso necessario dalla malattia. La
salute di genere mette in discussione la
neutralità del corpo, rivendicandone la
complessità anche in funzione del tempo
biologico, dello spazio-ambiente, delle
relazioni, dell’empowerment. E’ importante che questo processo sia incoraggiato
e strutturato nella formazione, anche se
gli infermieri hanno da tempo posto attenzione al genere e alla complessità antropologica dell’assistenza:”L’infermiere
presta assistenza secondo principi di equità
e giustizia, tenendo conto dei valori etici,
religiosi e culturali, nonché del genere e
delle condizioni sociali della persona”.
(Articolo 4 codice deontologico).
In tempo di crisi economica le donne
con figli hanno frequentemente la responsabilità di soddisfare i bisogni di salute
delle loro famiglie e si trovino di fronte a
Violenze
sulle donne Onu
[33]
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BIBLIOGRAFIA SALUTE DI GENERE
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L’analisi del contesto sanitario attuale
impone una riflessione approfondita e
sistematica su come il personale che eroga
assistenza possa dedicarsi alla risposta dei
bisogni manifestati dal paziente.
Il contesto assistenziale può essere
analizzato attraverso i tre attori
dell’assistenza: l’utente, il professionista
e l’organizzazione.
L’utente che si trova a dovere utilizzare
il sistema sanitario, è sempre più informato, legge, utilizza i mezzi informatici e ha
dalla propria parte Associazioni che lo
supportano e dalla quale attinge ulteriori
informazioni. In genere queste Associazioni o Comitati operano anche all’interno
delle organizzazioni sanitarie quali organismi privilegiati per la rilevazione e il
miglioramento della qualità dei servizi
erogati al cittadino, promuovono e favoriscono la partecipazione dei cittadini ai
processi decisionali aziendali e si offrono
come strumento di collegamento fra la
struttura erogante la prestazione sanitaria
e l’utente.
Il professionista che opera per la salute
ha il compito di aggiornarsi sulle tematiche
che riguardano la propria attività (E.C.M.)
ed è al contempo chiamato a lavorare
secondo evidenze provate e condivise dal
mondo scientifico internazionale. Questo
comporta conoscenza di base, studio
continuo e confronto, poiché utilizzare
conoscenza scientifica serve per dare risposte efficaci ai pazienti. Diventa quindi
fondamentale la continua analisi dei pro-
cessi assistenziali e terapeutici anche perché la pratica quotidiana rivisitata in
quest’ottica, porta all’acquisizione della
consapevolezza che la troppa sicurezza
o la mancanza di confronto su pratiche
date “per scontate” induce a inadeguatezza delle prestazioni o addirittura genera
errori che non possono essere ritenuti
accettabili sulla persona. Essere posti nella
condizione di valutare il risultato della
prestazione erogata induce un’ulteriore
attenzione a ciò che si sta facendo, al
perché lo si fa e al miglioramento che si
potrebbe generare da atteggiamenti, anche lievemente diversi dalla routine, che
si potrebbero mettere in atto.
L’Organizzazione intesa come Ente ha
l’obbligo di coordinare gli altri due attori
in funzione delle richieste dell’uno e delle
risposte possibili generate dal secondo,
con una tensione sempre maggiore alla
integrazione fra i ruoli, secondo la normativa cogente e secondo criteri di efficacia
ed efficienza finalizzati al miglioramento
delle prestazioni diagnostiche, curative e
preventive.
In un contesto come quello sopra
descritto può nascere la proposta
dell’attivazione della consulenza infermieristica.
L’Infermiere è un operatore sanitario
che in possesso di titolo di studio che
abilita allo svolgimento della professione
e iscritto ad un albo professionale è responsabile della assistenza generale infermieristica. Inoltre con la legge 42/1999
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Ganassi Marco
S.S.D. Diabetologia Ospedaliera
I.R.C.C.S Santa Maria Nuova Reggio Emilia
N. 1 Marzo 2014
LA CONSULENZA
INFERMIERISTICA DIABETOLOGICA
IN OSPEDALE
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ARTICOLO ORIGINALE
N. 1 Marzo 2014
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gli Infermieri emergono come professionisti
con un campo proprio di autonomia,
attività e responsabilità.
Sempre nel 1999 il Codice Deontologico Infermieristico sottolinea che
“l’assunzione di responsabilità nell’ambito
delle diverse aree deve avvenire in base
al livello di competenza raggiunta e in
caso di necessità l’infermiere può ricorrere
al supporto di esperti”.
Quindi l’Infermiere assume responsabilità in funzione delle sue competenze e
riconosce che l’integrazione è la migliore
possibilità per affrontare le problematiche
del cittadino.
Lo Zingarelli definisce consulente il
professionista o la persona di provata
capacità tecnica a cui ci si rivolge per avere
informazioni o consigli nella materia di
sua competenza.
Il passo di integrazione quindi fra la
normativa vigente e la pratica è il creare
la possibilità per gli infermieri, attraverso
l’analisi dei processi assistenziali, di rilevare
le problematiche emergenti e rispondere
a queste anche servendosi dell’aiuto di
esperti.
A commento del Codice Deontologico si può riportare il passo di Calamandrei/D’Addio “per fornire consulenze utili
(a colleghi o ad altri operatori) bisogna
assumere precise responsabilità sulla base
di un’alta professionalità, da acquisire e
migliorare continuamente e nella consapevolezza che tali prestazioni sono talmente specifiche da risultare insostituibili”.
Quale potrebbe essere una esemplificazione nelle Unità Operative di applicazione della consulenza infermieristica?
Dall’analisi del contesto sociale e dalle
sollecitazioni dei Comitati dei Cittadini e
dalla Associazione Diabetici, l’Azienda
Ospedaliera di Reggio Emilia S. Maria
Nuova, ha riscontrato la necessità di un
intervento educativo durante la degenza
ordinaria al paziente diabetico trattato
con insulina. L’analisi delle criticità ha
riscontrato che nell’anno 2002 sono stati
ricoverati circa 3000 casi di degenti con
diabete, quale patologia principale o correlata alla diagnosi di ingresso, su questi,
altamente frequente era la richiesta di
intervento di consulenza medica diabetologica, ma si è evidenziato che l’assistenza
correlata diventava insufficiente per quanto riguarda l’impatto dietologico alla malattia, la gestione del controllo delle glicemia capillare, la somministrazione della
terapia insulinica e la relativa gestione del
materiale.
Per tutti questi eventi ci si affidava alla
ARTICOLO ORIGINALE
è ora più sicura, con la garanzia che ha
ricevuto le corrette istruzioni e
l’educazione sull’automonitoraggio e la
terapia insulinica insieme a tutti i materiali
diagnostici e terapeutici richiesti (glucometro, strisce reattive, penne per insulina).
Siamo convinti che l’intervento altamente strutturato operato dal team diabetologico ed in particolare dall’infermiere esperto sia uno strumento educativo fondamentale per il paziente diabetico insulinizzato per la prima volta
durante una degenza ospedaliera, utilizzabile in tutte le unità operative dell’ospedale.
L’utilità va ben oltre la prevista dimissione sicura, ma rappresenta un consistente miglioramento dell’assistenza globale
al paziente, sia in termini di qualità che
di costi (minore richiesta di riammissioni
ospedaliere).
N. 1 Marzo 2014
buona volontà dei singoli infermieri e alla
loro conoscenza del problema “diabete”.
Per cui frequentemente il riscontro dei
Centri Territoriali era che il paziente dimesso vagasse senza avere ben chiaro
quello che dovesse fare per affrontare la
propria malattia, non sapesse gestire la
propria malattia dal punto di vista pratico
e non avesse materiale sufficiente per
potere arrivare ad accedere all’appuntamento del Centro Diabetologico Territoriale.
Lo studio sulle possibili risposte e delle
risorse ha evidenziato che un Infermiere,
per proprie motivazioni personali, da anni
seguiva il problema, frequentando corsi
e studiando e approfondendo le tematiche legate al paziente diabetico.
Si è così strutturata la “Consulenza
Infermieristica per il paziente diabetico”
che consiste in un’ora dedicata al singolo
paziente, da svolgersi nell’ambulatorio
diabetologico o al letto del diabetico,
attivata dal reparto di degenza secondo
una richiesta preordinata, durante la quale
si informa il paziente o un suo familiare
sull’autosomministrazione dell’insulina,
sull’autocontrollo glicemico domiciliare e
la compilazione corretta del diario glicemico; si informa inoltre su come riconoscere i sintomi della ipoglicemia, si fissa
un incontro con la Dietista e dopo una
prima verifica di apprendimento, si consegna un Kit con il materiale necessario
ad arrivare alla prima visita presso il Centro
Territoriale.
Al termine della consulenza viene
anche consegnata al paziente una lettera
di dimissione infermieristica ove sono
riportate informazioni sulla consulenza e
dove viene assegnato l’appuntamento al
Centro Territoriale a cui è destinato il
paziente.
L’attuazione di questa nuova attività
educativa fornita attraverso il nostro programma di consulenza infermieristica ha
avuto effetti positivi significativi.
Il numero complessivo di consulenza
è aumentato considerevolmente nel corso degli anni, dimostrando che il servizio
fornito è stato riconosciuto come cruciale per tutti i pazienti diabetici ospedalizzati.
La dimissione di un paziente diabetico
39
Al momento della stampa della rivista altri eventi sono in fase di definizione.
Rivolgersi al Presidente della Sezione Regionale per eventuali ulteriori informazioni
15 novembre 2013 - 15 novembre 2014 - Corso Online - Corso FAD. Il paziente con diabete:
strategie di cura. Sponsor Roche
16 dicembre 2013 - 16 dicembre 2014 - Corso Online - Corso FAD. Iniezioni di insulina in
sicurezza. Sponsor Artsana
15 gennaio - 31 dicembre 2014 - Corso Online - Corso FAD. Dalla cura di sé alla cura del
paziente diabetico: comunicazione ed educazione terapeutica. Sponsor Sanofi
28 febbraio - 1 marzo 2014 - Bologna - Hotel Europa - Incontro Direttivo Nazionale - Direttivi
Regionali OSDI 2014. Sponsor Abbott / BD
21/22 marzo 2014 - Pollenzo (CN) - Albergo dell’Agenzia - Emozione in azione. Il controllo
emozionale per le strategie di patient empowerment. Sponsor Sanofi
22 marzo 2014 - Trento - Hotel Adige - La gestione del paziente diabetico: la presa in carico
sul territorio. Sponsor Sanofi
5/12 aprile 2014 - Bologna - Poliambulatorio S. Isaia - Le competenze infermieristiche
nell’educazione terapeutica alla persona con diabete e famiglia. Plurisponsor
N. 1 Marzo 2014
7/8 marzo 2014 - Brescia - Colombaro di Cortefranca - Relais Franciacorta - Emozione in
azione. Il controllo emozionale per le strategie di patient empowerment. Sponsor Sanofi
12 aprile - 10/11 ottobre 2014 - Torino - NH Ambasciatori - Tecnologie avanzate per la cura
del diabete: il microinfusore e CGM. Plurisponsor
7 giugno 2014 - Vicenza - Sede da definire - Oltre l’episodio ipoglicemico: focus su aspetti
clinici-assistenziali. Sponsor Lifescan
22/24 maggio 2014 - Trieste - Stazione Marittima - XI Congresso Nazionale OSDI: il diabete tipo
2 e l’anziano: Un percorso sostenibile?
41
Presidente
Roberta Chiandetti
[email protected]
Past President
Maria Teresa Branca
[email protected]
Vice Presidente
Giovanni Lo Grasso
[email protected]
Segretario
Giuseppe Frigau
[email protected]
Consiglieri
Gemma Annicelli
Lia Cucco
Raffaella Fiorentino
Elisa Levis
Alberto Pambianco
Clara Rebora
Anna Hai Satta
Anna Maria Tesei
Claudio Vitiello
[email protected]
[email protected]
[email protected]
[email protected]
[email protected]
[email protected]
[email protected]
[email protected]
[email protected]
Tesoriere
Michele Galantino
[email protected]
N. 1 Marzo 2014
Tutto il CDN si associa al dolore che ha colpito
il collega Giuseppe Frigau
per la perdita del suo caro Papà
42
Abruzzo-Molise
Calabria
Campania
E. Romagna
Friuli V.G.
Lazio
Liguria
Lombardia
Marche
Piemonte
Puglia
Sardegna
Sicilia
Toscana
Trentino A.A.
Umbria
Veneto
Roberto Berardinucci
Francesca Corazzieri
Nunziata Di Palma
Simonetta Fantini
Valentina Toffoletti
Paola Saltarelli
Vincenzo Rapino
Mariarosa Cattaneo
Manuela Montoni
Vilma Magliano
Maria Grazia Accogli
Simonetta Mamusa
Salvatore Strano
Marilena Carnevale
Patrizia Contrini
Raffaella Lupatelli
Fabio Favaretto
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