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Corriere della sera

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DOMENICA 1 GIUGNO 2014 ANNO 139 - N. 129
Milano, Via Solferino 28 - Tel. 02 62821
Roma, Piazza Venezia 5 - Tel. 06 688281
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La scienza che ricerca
la formula dell’amore
Con il Corriere
Il primo romanzo
di Harry Potter
di Bocci, Monti, Sconcerti
a pagina 32
di Serena Danna
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Centrodestra L’ex ministro insiste e chiede la diretta audio-video del prossimo vertice
POCHE ILLUSIONI
PIEDI PER TERRA
Il caso Fitto scuote Forza Italia
di LUCREZIA REICHLIN
Berlusconi: adesso basta parlare di primarie. Ma è scontro
Padiglione Italia
glio di noi, affrontare la crisi
del 2008 e abbiano prospettive di crescita migliori, sono
vittime di simili incertezze. Il
Prodotto interno lordo (Pil)
del primo trimestre è stato
addirittura negativo, cogliendo di sorpresa tutti gli
esperti. Voci autorevoli, come quella di Larry Summers,
parlano di «grande stagnazione», per l’America, ma
più in generale per le economie mature. Uno scenario
che apre il dibattito su quali
siano le riforme più adeguate per favorire lo sviluppo
economico. Quali strumenti
dobbiamo, dunque, darci
per stimolare la crescita dell’Unione nei prossimi dieci
anni? Alla base di questa ripresa, incerta e anemica, c’è
una carenza strutturale della
domanda — come dice parte dell’élite americana — o,
invece, ci sono problemi legati alla scarsa flessibilità
dell’economia? Nel primo
caso la via da percorrere è un
programma massiccio di investimenti, nel secondo una
combinazione di riforme dal
lato dell’offerta (flessibilità
dei mercati e liberalizzazioni) e del consolidamento del
debito. Al di là delle divisioni di stampo ideologico questi sono temi difficili che impongono lucidità ed equilibrio. La leadership d’Europa
deve avere il coraggio di agire in tal modo, con l’obiettivo di superare il conflitto interno tra Paesi deboli e Paesi
forti. Anche i più «forti», in
realtà, devono avere consapevolezza di non esserlo affatto se messi alla prova con
le enormi sfide del futuro e
con una crisi che non è ancora finita.
Veniamo al secondo tema: l’Italia. In queste ore riceverà un primo giudizio
dell’Europa sulle scelte di
politica economica.
CONTINUA A PAGINA 26
No, le primarie no, dice Berlusconi a
Fitto, che in un’intervista al Corriere aveva fatto sua la proposta delle consultazioni: «In FI comando io, nessuno si può
permettere di indire primarie finché ci
sono io». Ma Fitto insiste e chiede anche
la diretta streaming del prossimo vertice.
rima di esecrarli forse dovremmo
provare a capirli, i politici che non
vogliono mai smettere. L’ultimo in
ordine di tempo è Fini, che ha appena
annunciato un suo nuovo movimento.
ropongo un grande partito
unico della sinistra che abbia
come blocco sociale di riferimento il lavoro» dice Susanna Camusso al Corriere, suggerendo a Renzi di fondere il Pd
con Sel e di recuperare i voti popolari di
Grillo, «sul modello della Cgil, casa comune della sinistra». E inoltre: «Chiedo
di estendere al settore pubblico le regole del settore privato, compresa la mobilità contrattata».
tempi dell’Imu. Rischia di
provocare effetti
depressivi, di
compromettere la ripresa
della domanda interna dei
consumi. Rischia cioè di
controbilanciare ,
annullandoli, i potenziali
benefici attesi dagli ottanta
euro in più nelle buste
paga dei meno abbienti.
Quale fu l’ errore del
governo Monti sulla
questione Imu?
A PAGINA 4
A PAGINA 6
CONTINUA A PAGINA 26
di ALDO CAZZULLO
❜❜ P
Quel diritto all’oblio
che ai politici non piace
di ANTONIO POLITO
P
Oggi ultima tappa, il colombiano in testa
Padoan: «L’età pensionabile non va abbassata»
Ingorgo fiscale a giugno
per famiglie e imprese
Milano 2015
SALVARE L’EXPO
PENSANDO
AL BENE COMUNE
Se i tifosi esagerano
nel Giro di Quintana
di GIAN GIACOMO
SCHIAVI
Si concentrano tutte sul 16 giugno le scadenze che interessano la maggior parte dei
contribuenti: eventuale saldo Irpef 2013 e
prima rata dell’acconto 2014 per chi adotta
il modello Unico, saldo Ires 2013 e acconto
2014, Irap. E poi le tasse sulla casa: Imu, Tasi (in 2.200 Comuni) e cedolare secca.
ALLE PAGINE 2 E 3 Basso, Di Vico,
Offeddu, Marro, Pagliuca
Cameron contro Juncker:
con lui Londra via dalla Ue
L’
La vetta dello Zoncolan non cambia le sorti del Giro:
il colombiano Quintana festeggerà oggi la vittoria
nella passerella finale di Trieste. Tappa all’australiano
Rogers (nella foto Ap, incitato dai tifosi), Bongiorno
recrimina per la spinta di uno spettatore.
anteprima visionaria
di Palazzo Italia in
Triennale prova a far
cambiare l’umore di
Milano su Expo, ma in
città si parla più di piazza
Castello che dei futuri
padiglioni.
ALLE PAGINE 34 E 35
CONTINUA A PAGINA 26
di FRANCESCO BATTISTINI
di PAOLO LEPRI
L
o ha già detto a molti leader europei, il
premier britannico Cameron: se il ppe
Juncker guiderà la Commissione, Londra
dovrà anticipare il referendum sulla Ue.
A PAGINA 11
Kabul L’americano scambiato con alcuni detenuti di Guantánamo
D
Prima di
salire sul
carro del
vincitore
ameremmo
tagliargli
la testa
SULLA CASA
RENZI RISCHIA
DI SBAGLIARE
(COME MONTI)
erseverare è diabolico.
«Ora un partito unico P
Sulla Tasi il governo
Renzi rischia di fare lo
errore commesso
per tutta la sinistra» stesso
dal governo Monti ai
di Aldo Grasso
ate a Cesare quel che è di Cesare. Le
polemiche fanno gruppo, fanno vincere; questo deve aver pensato Cesare
Prandelli.
In attesa della lista dei 23 azzurri che
voleranno in Brasile, a Coverciano si lavora sodo, si tenta di ricreare il clima
agonistico e atmosferico del Nord-Est carioca e, dopo l’amichevole di ieri sera, entro domani al massimo verranno sciolti
gli ultimi dubbi. Nessuna polemica, finora. Antonio Cassano sembra un vecchio
saggio, persino Mario Balotelli viene
preparato a sopportare le provocazioni,
che non mancheranno. Polemiche zero, e
senza polemiche non si vince.
Ricordate Spagna 1982? Dopo il deludente girone eliminatorio, gli azzurri di
Enzo Bearzot decisero di non parlare più
Misure e crescita
di ANGELO
PANEBIANCO
Parla Susanna Camusso
ALLE PAGINE 4 E 5 Di Caro, Menicucci
Date a Cesare qualche polemica
E una ragione in più per vincere
❜❜
Giannelli
AP / FERRARI
I
Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano
Con l’Irlanda è 0-0 Oggi
Il dramma di Montolivo
ko prima del Mondiale
LE CHANCE DEL PREMIER IN EUROPA
l leader di un grande
Paese come l’Italia può,
anzi deve, avere una voce autorevole in Europa. Senza farsi grandi illusioni. Con i piedi per terra.
Dice Renzi: «In Europa ci si
va per far valere le nostre
idee sul futuro dell’Unione e
non solo per farsi fare la lezione». Giusto, però è necessario riflettere su alcuni
temi, non riducibili a facili
slogan. Il primo è che cosa
ci si attende dall’Europa nel
suo insieme. La definizione,
cioè, di un progetto comune che sia una base utile per
affrontare le grandi questioni degli anni a venire: il
rallentamento della crescita
di lungo periodo; la bassa
produttività; l’endemica, irrisolta, fragilità finanziaria;
le diseguaglianze. Il secondo tema riguarda la strada
da intraprendere in Europa
per affrontare, nello stesso
tempo, anche i problemi
specifici dell’Italia: la stagnazione ventennale; il debito pubblico a rischio destabilizzazione; la storica
difficoltà politica nell’individuare la via delle riforme;
la grave spaccatura tra Nord
e Sud del Paese.
Sul primo punto bisogna
aprire un confronto di idee
finora soffocato dai conflitti
d’interesse fra i Paesi. Un
dialogo serio, costruttivo,
sul futuro dell’Unione, sul livello di integrazione fra i
mercati, sulla filosofia di
fondo tra competitività e solidarietà. L’Italia può svolgere un ruolo da protagonista.
Per tutta l’Europa si prevede
un calo della crescita potenziale nei prossimi anni —
dovuta a fattori demografici
—; la diminuzione della partecipazione al mercato del
lavoro; bassi investimenti. Il
problema non è solo europeo. Gli Stati Uniti, nonostante abbiano saputo, me-
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Fondato nel 1876
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In Italia EURO 1,40
www.corriere.it
italia: 51575551575557
Il ct della Nazionale Cesare Prandelli
con i giornalisti. Le dure critiche, le voci
sui ricchi superpremi ai calciatori e una
battuta infelice su Rossi e Cabrini furono
i motivi che determinarono la clamorosa
decisione di sigillarsi la bocca. Risultato? Campioni del mondo.
Ricordate Germania 2006? Era appena iniziato lo scandalo di Calciopoli (con
le conseguenti dimissioni dei vertici della
Figc) e subito le polemiche montarono roventi su Marcello Lippi e sulle sue convocazioni. Risultato? Campioni del mondo.
Date a Cesare quello che è di Cesare
(nel senso di dare addosso). In assenza
di polemiche, toccava a Prandelli crearne
qualcuna. Così, alla vigilia della partenza, è saltata fuori la storia del suo contratto con la Figc (si parla di circa 1,5 milioni a stagione per le prossime due annate), con una clausola sui diritti d’immagine (Cesare è anche testimonial
pubblicitario).
E intasca troppo per essere ct della
Nazionale! E in un anno guadagna quello che il presidente Giorgio Napolitano
guadagna in dodici! E il renziano Prandelli se ne infischia della spending review! Rimbalza ancora la questione del
«codice etico» del ct a proposito della gomitata di Chiellini (interpretazione molto lasca, secondo alcuni) e per non farci
mancare nulla, ecco tirata in ballo anche
la fascinosa fidanzata Novella Benini (ex
di Chicco Testa), che non perderebbe occasione per pavoneggiarsi al suo fianco.
Le polemiche fanno vincere. Come in
politica, prima di salire sul carro del vincitore ameremmo tagliargli la testa.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il sergente libero dopo 5 anni
di GUIDO OLIMPIO
L
ibero dopo 5 anni. Il
sergente americano
Bowe Bergdahl, catturato
in Afghanistan dai talebani nel 2009, è stato rilasciato ieri mattina in cambio di cinque afghani detenuti a Guantánamo. La
soddisfazione di Obama.
DARIO FO
LU SANTO JULLÀRE
FRANZESCO
A PAGINA 13
Un anno dopo
Guerriglia
a Gezi Park
di MONICA
RICCI SARGENTINI
A PAGINA 11
EINAUDI
2
Primo Piano
Domenica 1 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Bilancio pubblico
Il ministro dell’Economia
Pier Carlo Padoan
Il governo I conti e le misure
Padoan: priorità a crescita e lavoro
Bruxelles riconosca i nostri sforzi
«Età pensionabile? Contrario a una diminuzione come fa la Germania»
Competitività,
Madrid rincorre l’Italia
E ora taglia le imposte
alle sue imprese
di DARIO DI VICO
Il governo spagnolo ha deciso di premere sull’acceleratore e venerdì prossimo il consiglio dei
ministri approverà un pacchetto di stimolo del
valore di 6,3 miliardi, di cui circa il 60% a carico
del bilancio statale. Lo scopo dichiarato è quello
di promuovere la competitività e secondo le anticipazioni fornite dal premier Mariano Rajoy uno
dei provvedimenti riguarderà il taglio dell’imposta sui redditi d’impresa dal 30 al 25%. Per avere
un termine di raffronto, varrà la pena ricordare
come la mini-riduzione dell’Irap prevista dalla
nostra legge di stabilità 2014 costa circa 2 miliardi. La differenza comunque è che Madrid con il
94% sul Pil non ha un maxi-debito come quello
di Roma e quindi gode di (relativi) spazi di intervento che a questo punto diventano decisivi per
cercare di agganciare la ripresa mondiale.
Dal 2010 il governo Rajoy ha intrapreso un
percorso di riforme strutturali (in primis mercato del lavoro) apprezzato dai mercati e dalle
agenzie di rating per gli effetti positivi che ha apportato alla competitività. E non è un caso che il
2013 si sia rivelato un anno straordinario per le
esportazioni iberiche che, però, partivano da
molto più in basso rispetto al made in Italy. Anche i dati del Pil dell’ultimo trimestre hanno fatto
segnare in Spagna un incoraggiante +0,4% a cui
fa da contraltare
(depressivo) il nostro -0,1%. Una
chiave del piccolo
successo spagnolo è
stata rintracciata
nella stabilità politica anche se il consenso alla forze politiche di maggiore
tradizione è crollato
proprio alle ultime
europee. Il partito
Il premier Mariano Rajoy del premier Rajoy è
sceso al 26% perdendo ben 8 seggi, il Psoe ne ha persi anche di
più ed è nata una nuova forza politica, Podemos,
che ha raggiunto circa l’8% dei voti. Il terremoto
elettorale è stato ovviamente messo in relazione
dagli osservatori all’elevatissimo tasso di disoccupazione spagnolo che con il 25,93% è tra i più
elevati del mondo industrializzato.
Dalle urne europee l’Italia è uscita sicuramente
molto più stabile di prima e, a dar retta a tutte le
dichiarazioni del presidente del Consiglio Matteo
Renzi, la legislatura dovrebbe chiudersi alla scadenza naturale (2018). Ma come ha sottolineato
ieri a Trento il ministro Pier Carlo Padoan anche
il Belpaese ha un urgente bisogno di accrescere la
competitività, non avendo per altro a disposizione gli stessi spazi di finanza pubblica di cui gode
Madrid. Il governo infatti sta ancora lavorando a
definire le coperture del provvedimento degli 80
euro e la somma degli impegni presi per il 2015 è
stata quantificata dal governatore della Banca
d’Italia, Ignazio Visco, nella cifra di 14,3 miliardi.
Fortunatamente, secondo le parole di Padoan, il
responsabile della spending review Carlo Cottarelli «is alive and kicking» ovvero è-vivo-e-lottainsieme-a-noi e toccherà quindi a lui trovare le
risorse necessarie. Ma il ministro dell’Economia
ha tenuto a sottolineare come non basterà agire
sulla produttività delle imprese - riducendo il
cuneo fiscale - bisognerà nel frattempo mandare
avanti anche tutti quei provvedimenti che intervengono sulle diseconomie di sistema. Prima tra
tutte la delicatissima riforma della pubblica amministrazione. Sperando che anche Marianna
Madia sia «alive and kicking».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
argomenti vengono messi sul tavolo non è per svicolare, ma per
essere seri su crescita e occupazione: è l’intento del governo italiano». In Europa c’è un problema
di «fiducia» e «il compito dell’Italia è essere seria e credibile». Domani ci sono le pagelle della Commissione Ue agli Stati membri e
Padoan si aspetta delle «diversità
di opinione» ma «è nella normale
dialettica». Tuttavia «le raccomandazioni della Commissione
riguardano soprattutto le riforme
strutturali e spero - ha detto - che
si riconosca uno sforzo molto importante e di conseguenza un miglioramento permanente della
performance dell’economia».
«Un pacchetto di riforme ha un
impatto maggiore della somma
dei suoi componenti», ha proseguito Padoan e «l’impatto è migliore se l’economia è in espansione: noi siamo nella fase giusta
per fare le riforme perché siamo
in una fase di ripresa anche se debolissima». Al momento «il vero
dramma dell’economia italiana è
la dinamica calante della produttività» ma «un abbattimento più
deciso del cuneo fiscale ci permetterebbe di saltare su un sentiero più elevato di crescita». A livello europeo, poi, «si deve far
crescere l’inflazione e l’economia
reale».
Il governo si sta muovendo. Sul
tavolo ci sono la riforma del lavoro e quella della pubblica amministrazione. Nessuna intenzione,
DALLA NOSTRA INVIATA
Piano Rajoy da 6,3 miliardi
TRENTO — «Permettetemi di
rassicurare tutti. Cottarelli è alive
and kicking (vivo e combatte,
ndr), ci sentiamo più volte al
giorno». Scherza nella forma il
ministro dell’Economia Pier Carlo
Padoan davanti alla platea del Festival dell’Economia di Trento (ad
ascoltarlo, nelle prime file, c’è anche il numero uno di Fiat Chrysler
Sergio Marchionne). Ma poi torna
serio e spiega cosa stia facendo il
Commissario alla spending review: «Ora è nella seconda fase
del suo lavoro, quella di valutazione della qualità della spesa». E
la spesa è il convitato di pietra di
tutti i ragionamenti. A partire dalle coperture per il bonus Irpef da
80 euro: «I soldi li troveremo e
stiamo cominciando a lavorare
sulla legge di Stabilità 2015». Ma
La radiografia europea
Rapporto Deficit/Pil
«dove e quanti non posso rispondere ora, vi dovete accontentare
dei principi: tagli permanenti di
imposta, per essere credibili, devono essere coperti da tagli permanenti di spesa». Da Trento, dove da venerdì economisti, politici
e premi Nobel stanno discutendo
di classi dirigenti, sviluppo e bene
comune, il ministro lancia un
messaggio chiaro: il semestre di
presidenza europea dell’Italia dovrà puntare su politiche di crescita e occupazione. L’Europa ha affrontato la crisi «mettendo in
agenda, dal 2007, il consolidamento fiscale, il riacquisto di
competitività nei Paesi periferici e
la riforma bancaria ma mancano
ancora in agenda la crescita e l’occupazione». E questo non perché
l’Italia abbia intenzione di non rispettare gli accordi Ue: «Se nuovi
-1,8 -2,1
2013
Danimarca
-0,8
-3,8
Gran Bretagna
Irlanda
-6,1 -5,8
-4,1
-8,2 -7,2
Europa 28
Deficit/Pil 2013
-3,3%
Olanda
-2,5
Germania
0,1 0
Belgio
Lussemburgo
0 0,1
-4,1 -2,6
Area euro
Deficit/Pil 2013
-3,0%
Francia
❜❜
La casa
Le tasse? L’aumento
sembra gigantesco
ma nel 2013 l’Imu
non è stata pagata
Finlandia
2012
Spagna
-4,9 -4,3
ITALIA
-3,0 -3,0
-7,1
-10,6
Portogallo
-6,4
Grecia
-8,9
-4,9
-12,7
Fonte: Eurostat
CORRIERE DELLA SERA
Confesercenti
«Con la mossa
sui redditi
3 miliardi in più
di consumi»
La spesa delle famiglie italiane
potrebbe aumentare, nel solo
2014, di 3,1 miliardi di euro
grazie all’impatto del bonus
fiscale di 80 euro, deciso dal
governo per i lavoratori
dipendenti con reddito basso.
Tuttavia si tratta di poco meno
della metà dell’ammontare
complessivo del bonus, pari a
circa 7 miliardi di euro. Di questi,
1,2 miliardi saranno invece
destinati al risparmio, e quasi 1
miliardo di euro verrà utilizzato
per ripianare vecchi debiti. È
quanto stima l’Ufficio Economico
Confesercenti sulla base di un
sondaggio Confesercenti-SWG
sulla platea dei beneficiari del
provvedimento.
Oltre la metà (il 54%) di coloro
che hanno avuto il bonus ha
intenzione di spenderlo, sia per il
pagamento di debiti pregressi (il
14%) che per l’acquisto di beni e
servizi (40%).
invece, di toccare l’età pensionabile: «E’ già indicizzata alle aspettative di vita - ha spiegato -. Ma
non sono d’accordo a interventi
per abbassare l’età pensionabile
che stanno facendo alcuni Paesi,
come la Germania». Quanto alla
Tasi, «l’aumento era atteso, apparentemente gigantesco», ma
«l’aggiustamento era già previsto
e starà ai Comuni stabilire» quale
aliquota applicare. Tutto concorre
ad aumentare la crescita, anche
l’introduzione «tra qualche giorno della fatturazione elettronica
della pubblica amministrazione».
Il governo sta inoltre valutando
una revisione dei meccanismi del
patto di stabilità interno di enti
locali e Regioni. Padoan ha poi difeso lo staff della Ragioneria dello
Stato e dei dipartimenti del Mef:
«Sono di altissimo livello - ha detto -. Quando sembrano reticenti
❜❜
Occupazione
Una soluzione per
l’occupazione?
Chiedete al premier,
sicuramente ce l’ha
dipende dal fatto che le richieste
sono confuse e contraddittorie da
parte del policymaker. Ma se le
domande sono fatte in modo
energico e semplice, e il mio capo
è molto energico, le risposte arrivano». Certo, ammette Padoan,
«la burocrazia deve smettere di rispondere subito: non se pò fa’. Ma
non è contro il governo». Renzi –
«il capo» – torna in causa più volte: «Una formula magica per l’occupazione? Non ce l’ho, chiedetela a Renzi, è possibile che magari
ce l’abbia». Padoan ha dirottato su
di lui anche un’altra domanda di
un giovane: «Che tipo di società
volete per noi?». Il premier sarà a
Trento questa mattina e potrà rispondere.
Francesca Basso
@BassoFbasso
© RIPRODUZIONE RISERVATA
I provvedimenti Dopo la gelata del primo trimestre sul Pil, Renzi accelera sulle riforme per lo sviluppo
Dal catasto agli sgravi, così il pacchetto per l’Europa
ROMA — Il governo approverà entro le prossime 2-3 settimane un pacchetto di provvedimenti economici per presentarsi da posizioni di forza all’appuntamento con la presidenza
di turno dell’Unione Europea,
che comincerà il primo luglio.
Nei prossimi giorni verranno illustrati i risultati della consultazione sulla riforma della pubblica amministrazione (36 mila
email inviate dai cittadini) che
sarà approvata il 13 giugno in
consiglio dei ministri.
I contenuti ruoteranno sulla
staffetta generazionale (abolizione del trattenimento in servizio per due anni oltre l’età di
pensione; esonero obbligatorio
per chi ha raggiunto il massimo
di contribuzione, rafforzamento
del part-time, sblocco del turnover per favorire l’ingresso dei
giovani), il ruolo unico della dirigenza, la razionalizzazione di
strutture ed enti (una sola scuola di formazione per dirigenti,
I punti
1
2
3
La Pubblica amministrazione
Staffetta generazionale per favorire l’uscita dei lavoratori anziani e
l’ingresso dei giovani; ruolo unico per i dirigenti e retribuzioni legate ai
risultati; riduzione di strutture ed enti (dalle scuole di formazione al ruolo
dell’Aci nella gestione del pubblico registro automobilistico), questi i
capisaldi della riforma che verrà approvata dal governo il 13 giugno.
Pacchetto competitività
Il provvedimento che potrebbe essere approvato anche questo il 13
giugno, o al massimo il 20, darà il via al taglio del 10% della bolletta
elettrica per le piccole e medie imprese e conterrà agevolazioni
fiscali sugli investimenti in beni strumentali e il potenziamento
dell’Ace, gli sgravi sugli utili reinvestiti in azienda.
Il riordino del sistema fiscale
In arrivo i primi decreti per l’attuazione della legge delega di riforma
del fisco. Si parte con il catasto con il varo delle commissioni
censuarie per la revisione delle rendite. A seguire le misure di
semplificazione, con l’obiettivo di arrivare all’invio della
dichiarazione dei redditi precompilata a casa dei contribuenti.
meno prefetture), drastiche
semplificazioni. Alcune di queste ultime entreranno immediatamente in vigore attraverso atti
amministrativi, come per esempio la standardizzazione delle
procedure per i permessi di costruire, con l’obiettivo di ridurre
gli 8 mila e passa procedimenti
diversi, uno per ogni comune, a
una procedura standard per
ogni Regione. Il resto della riforma finirà in un disegno di
legge. In dubbio l’adozione anche di un decreto perché ci sarebbe poco tempo per la conversione in legge prima della chiusura estiva delle camere.
Sul fronte delle imprese il ministro dello Sviluppo, Federica
Guidi, sta intanto mettendo a
punto un decreto legge per la
competitività, che non è escluso
venga approvato in consiglio
dei ministri già il 13 giugno
(anziché il 20), insieme con la
riforma della pa. Il provvedimento conterrà le misure per
tagliare del 10% la bolletta elettrica per le piccole e medie imprese, agevolazioni fiscali sugli
investimenti strumentali e il
potenziamento dell’Ace, il trattamento fiscale di favore sugli
utili reinvestiti. In arrivo anche i
primi provvedimenti di attuazione della delega fiscale. Si partirà con la riforma del catasto: lo
schema di decreto legislativo
sulle commissioni censuarie
per l’aggiornamento delle rendite è già pronto e verrà presto
portato in consiglio dei ministri. A seguire arriverà il decreto
sulle semplificazioni (l’obiettivo del governo è la dichiarazione dei redditi precompilata da
Il nodo coperture
Con la prossima legge
di Stabilità saranno
necessari almeno
venti miliardi
Corriere della Sera Domenica 1 Giugno 2014
Le più importanti scadenze fiscali fino al 30 giugno
Data
16
GIUGNO
A chi spetta
Adempimento
Caf e professionisti
abilitati
Persone fisiche e società
di persone
Proprietari di immobili diversi
dall’abitazione principale
Proprietari di immobili,
inquilini
Consegna dei modelli 730 ai contribuenti
con il prospetto di liquidazione
Pagamento saldo 2013 e I rata di acconto
2014
Versamento I rata 2014 salvo diversa data
decisa dalla delibera comunale
Versamento I rata 2014 solo nei comuni che
hanno pubblicato la delibera relativa e salvo
diversa data decisa delibera comunale
Saldo 2013 e acconto 2014
Irpef
Imu
Tasi
Cedolare Proprietari di immobili
secca
residenziali locati a persone
fisiche che abbiano optato
per questo regime fiscale
30
GIUGNO
Irpef
Contribuenti obbligati
al saldo del 16 giugno
Imu
Contribuenti obbligati
al saldo del 16 giugno
Tasi
Contribuenti obbligati
al saldo del 16 giugno
Cedolare Contribuenti obbligati
secca
al saldo del 16 giugno
Le entrate tributarie
2012
Tributo
Irpef
Termine per pagare l’imposta dovuta con
la maggiorazione ridotta allo 0,2% giornaliero
Termine per pagare l’imposta dovuta con
la maggiorazione ridotta allo 0,2% giornaliero
Termine per pagare l’imposta dovuta con
la maggiorazione ridotta allo 0,2% giornaliero
Termine per pagare l’imposta dovuta con
la maggiorazione ridotta allo 0,2% giornaliero
3
Primo Piano
italia: 51575551575557
Entrate tributarie generali
Imposte dirette
Imposte indirette
Irpef totale
Irpef settore pubblico
Irpef dipendenti privati
Irpef lavoro autonomo
Ires
Iva
Canone Tv
Accise sui carburanti
Imposta sui tabacchi
Giochi*
Tributi locali
Addizionale Irpef regionale
Addizionale Irpef comunale
Irap
424.288
229.009
195.279
165.614
62.761
65.436
13.057
36.582
115.234
1.757
25.469
10.953
6.222
63.915
10.730
3.234
34.342
2013
Var. annua
421.898
-0,6%
232.308
189.590
-2,9%
163.758
-1,1%
64.437
64.981
-0,7%
12.371 -5,3%
39.996
112.134
-2,7%
1.732
-1,4%
24.314 -4,5%
10.476 -4,4%
6.333
64.979
10.617
-1,1%
3.889
34.767
I trim 2013 I trim 2014
1,4%
2,7%
9,3%
1,8%
1,7%
20,3%
1,2%
87.392
49.941
37.451
44.182
20.045
20.247
3.287
1.060
20.124
1.613
4.669
2.365
1.605
5.391
1.449
389
3.408
88.925
49.024
39.901
44.047
20.129
20.028
3.190
1.048
21.018
1.589
5.322
2.397
1.569
5.881
1.463
429
3.351
Var. annua
1,8%
-1,8%
6,5%
-0,3%
0,4%
-1,1%
-3%
-1,1%
4,4%
-1,5%
-14%
1,4%
-2,2%
9,1%
1%
10,3%
-1,7%
* al lordo delle vincite
CORRIERE DELLA SERA
IRPEF, IMU, TASI: A GIUGNO L’ASSEDIO DELLE TASSE
Per le famiglie e le aziende
le scadenze fiscali si concentrano
in un giorno (due con il saldo)
Sessantuno pagine. Tanto è lungo l’elenco
ufficiale delle scadenze fiscali previste per il
mese di giugno e pubblicate sul sito del Ministero dell’Economia; e se la grande maggioranza degli adempimenti riguarda le imprese gli
appuntamenti a cui sono chiamate le famiglie
sono di quelli destinati a lasciare il segno sul
budget. Oltretutto le scadenze che interessano
la maggior parte dei contribuenti sono tutte
concentrate sul 16 del mese.
Imposte sui redditi
Questo è innanzitutto il giorno entro cui bisogna pagare le imposte sui redditi. Chi ha optato per il 730 e lo ha consegnato nei tempi previsti deve solo di aspettare entro quella data il
prospetto riepilogativo da parte del Caf o del
professionista a cui si è rivolto; qualora la dichiarazione fosse a debito il conguaglio sarà
effettuato dal datore di lavoro sulla busta paga
di luglio o scaglionata a rate secondo la scelta
del dichiarante.
Per i contribuenti che invece ricorrono al
modello Unico il 16 giugno è la data entro la
quale effettuare il pagamento dell’eventuale
saldo di imposta 2013 e la prima rata dell’acconto sulle imposte 2014. Si pagano anche il
saldo sulle addizionali regionale e comunale e
l’acconto sull’addizionale comunale. Chi ritarda il pagamento può cavarsela pagando una
penale dello 0,2% giornaliero più gli interessi
legali (calcolati in ragione dell’1% all’anno) se
effettua il versamento entro il 30 giugno. Pagando entro il 15 luglio bisogna versare il 3%
più gli interessi legali, infine versando entro il
termine della dichiarazione dei redditi che si
presenterà nel 2015 si paga il 3,75% più gli interessi legali.
La data
16 giugno
Il 16 giugno è il
giorno in cui si
pagano le
imposte sui
redditi; si versa
inoltre il saldo
sulle addizionali
regionali e
comunali e
l’acconto
sull’addizionale
comunale. Il 16
giugno è la data
clou per i redditi
da impresa: si
paga il saldo
2013 e acconto
Ires 2014, l’Irap e,
per chi compie i
versamenti
mensili, anche
l’Iva. Sono dovute
inoltre l’Imu
(esclusa la casa
principale non di
lusso o assimilati)
e l’acconto della
Tasi in circa 2.200
Comuni.
L’Unico può essere presentato in forma cartacea con consegna alle Poste solo da chi la
compila per conto di un defunto o per chi,
avendo solo redditi per i quali potrebbe compilare il 730 non ha sostituto di imposta. Negli
altri casi il temine per la dichiarazione è il 30
settembre; il modello deve essere inviato obbligatoriamente per via telematica o accreditandosi al sito dell’agenzia delle Entrate o servendosi di un intermediario abilitato.
Data clou per Ires e Irap
Il 16 giugno è anche la data clou per che ha
redditi di impresa: si pagano infatti saldo 2013
e acconto Ires 2014, l’Irap e, limitatamente a chi
deve compiere i versamenti mensili, anche
l’Iva.
Il 16 giugno le banche e le poste saranno
prese d’assalto anche perché scadono anche i
termini per il pagamento delle imposte immo-
biliari. In primo luogo l’Imu. Devono pagarla
tutti i proprietari di immobili diversi dall’abitazione principale non di lusso o assimilati.
Sono considerate case di lusso quelle di categoria catastale A/1, A/8 e A/9, sono assimilate
alle abitazioni principali quelle degli appartenenti ai corpi militari e civili e al personale delle prefetture trasferiti che per motivi di servizio sono domiciliati in comuni diversi da quelli in cui hanno l’abitazione. Sono inoltre esentati, ma solo se il comune lo prevede nella sua
delibera, le persone ricoverate in casa di cura,
I Comuni
Nei Comuni che non hanno ancora
pubblicato la delibera il pagamento
è rinviato ad ottobre
le abitazioni date in comodato a un figlio o a un
genitore purché l’abitazione abbia rendita catastale inferiore a 500 euro e il comodatario un
Isee inferiore a 15 mila euro, le case possedute
da italiani residenti all’estero. La data del 16
giugno non è vincolante per il comune che
può scegliere anche un’altra scadenza. I conti
della prima rata vanno effettuati sulla base delle aliquote decise dal comune per il 2013 anche
se vi fosse già una delibera per quest’anno.
La guida
Il dilemma dei Comuni
Più fluida la situazione per la Tasi: l’acconto
si paga il 16 giugno (salvo proroghe non escludibili a priori) solo nei circa 2.200 comuni
che hanno pubblicato sul sito del ministero
delle Finanze la delibera. Diversamente dall’Imu l’imposta è dovuta anche dai proprietari di abitazione principale e in misura
oscillante (a seconda della delibera comunale) tra il 10 e il 30% anche dagli inquilini. Per i
comuni che non hanno deliberato si profila
un rinvio a ottobre; deciderà in settimana
l’Esecutivo. Se si vuol fare da soli è necessario
procurarsi il testo della delibera e considerare
la presenza di eventuali detrazioni. Imu e Tasi
si possono pagare sia con F24 sia con bollettino postale ad hoc.
I padroni di casa
E infine giorno 16 scade un altro adempimento per i proprietari di immobili: riguarda i
padroni di casa che hanno optato per il regime
fiscale della cedolare secca; un prelievo forfettario del 21% sugli affitti a canone libero e del
15% (che scende al 10% nel 2014) per le locazioni a canone concordato, che consente di
non pagare Irpef e imposta di registro e di bollo. Oltre al saldo per il 2013, bisogna versare un
acconto di imposta per il 2014 nella misura del
38% a titolo di prima rata. Che però è dovuta
come accade con l’Irpef, solo se l’importo da
versare è superiore a 257,52 euro.
Gino Pagliuca
Tutto Fisco 2014
La guida «Tutto
fisco 2014. Dalla
dichiarazione al
redditometro:
come pagare
meno tasse», a
cura di Massimo
Fracaro e Stefano
Poggi
Longostrevi, è in
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Corriere della Sera
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✒
inviare a casa dei contribuenti)
e il riordino delle accise sui tabacchi. Sul capitolo occupazione Renzi punta a una rapida approvazione del disegno di legge
delega sulla riforma del mercato
del lavoro, che potrebbe essere
anticipato in qualche sua parte
in altri provvedimenti. Con questo pacchetto di misure il governo risponderà anche alle raccomandazioni sul rispetto del percorso di risanamento dei conti
pubblici, che la Commissione
uscente formulerà domani all’Italia come ad altri Paesi. Il cronoprogramma delle riforme che
Renzi rilancerà servirà al premier per continuerà a giustificare il rinvio del pareggio strutturale di bilancio al 2016, un
rinvio necessario per non bloccare sul nascere la crescita.
Al massimo, il governo potrebbe accelerare la presentazione della legge di Stabilità 2015
rispetto al termine del 15 ottobre, in modo da fornire subito le
garanzie sul fatto che la manovra avviata con l’operazione 80
euro in busta paga sarà confermata per gli anni a venire e ampliata sia dal lato delle persone
(pensionati e incapienti) sia da
quello delle imprese (ulteriore
taglio dell’Irap). Già solo questo
implicherebbe la necessità di
trovare coperture per una ventina di miliardi. Ma per il momento l’urgenza del governo è un’altra: far in modo che il prodotto
interno lordo cresca nel 2014 almeno dello 0,8% fissato nel Def
(Documento di economia e finanza). In realtà il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan,
sperava in qualcosa di più, grazie agli 80 euro, ai pagamenti dei
debiti commerciali della pubblica amministrazione (l’obiettivo
è sborsare 35 miliardi nel 2014)
e alla ripresa internazionale. Ma
i dati del primo trimestre in Italia(-0,1%) e la sorpresa del -1%
di crescita registrato negli Stati
Uniti hanno gelato le attese. Di
qui la necessità di accelerare. Se
infatti la crescita dovesse essere
inferiore allo 0,8% non solo andrebbero rivisti gli obiettivi di
deficit (2,6% del Pil) e debito
(134,9%) per il 2014, ma ci sarebbe un calo del gettito e il rischio di una manovra correttiva.
Enrico Marro
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Roma e la parola data alla Ue
di LUIGI OFFEDDU
S
e l’Italia vuole e può cambiare
davvero quel che non va in
Europa, come dice Matteo Renzi,
deve insieme cambiare anche lei,
e dimostrare che in parte l’ha
fatto. Subito, oggi. Questa è la
ragione dell’appuntamento
fissato con la Commissione
europea. Tre mesi fa, partendo
da indagini iniziate nel 2013, la
stessa Commissione lanciò
l’allarme su una serie di squilibri
macroeconomici in 17 Stati Ue, e
raccomandò a questi ultimi di
correggerli, perché in quegli
squilibri c’era il seme di nuove
crisi. Nel frattempo l’Irlanda si è
tirata fuori dal pericolo. Sono
rimasti in 16. E per 3 (Croazia,
Italia e Slovenia) Bruxelles parla
di «squilibri eccessivi»; per
l’Italia, parla dell’astrale debito
pubblico (135,2% del Pil). Oggi la
Commissione vaglierà i vari
Programmi nazionali di riforma,
e i Programmi di stabilità e
convergenza: in poche parole, ciò
che questi governi intendono fare
delle loro economie nei prossimi
mesi e anni; anzi, ciò che
intendono fare della Ue intera,
perché questa è pianificazione
comune, questi sono impegni
reciproci. E Angela Merkel
c’entra sì, ma non poi tantissimo:
fra quei 16 c’è chi, come la
Spagna, ha già sperimentato
l’importanza di mantenere una
parola data; e del conquistare la
fiducia di alleati credibili che ti
aiutino al momento giusto, per
esempio regalando ossigeno alle
tue banche. Se oggi Roma e gli
altri dimostreranno a
Bruxelles che la correzione
degli «squilibri eccessivi» è
già iniziata, sarà forse più
facile intendersi anche sui
Programmi di stabilità e di
convergenza, cioè sul futuro
di tutti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
4
Primo Piano
Domenica 1 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
#
Il centrodestra La spaccatura
Il cagnolino dell’ex premier
Berlusconi: basta parlare di primarie
Ma Fitto non ci sta. E sceglie lo scontro
L’irritazione dell’ex Cavaliere che vuole fermare un «dibattito sterile»
Mister preferenze chiede lo streaming per l’ufficio di presidenza
Il segretario
Cesa: Udc decisiva
Ora unità al centro
poi guarderemo a FI
ROMA — «Noi appoggiamo lealmente il governo ma
non credo che la nostra posizione sia compatibile
con quella di Vendola... Penso al quoziente
famigliare, al bonus bebè, ai temi etici. Direi che
Renzi non può pensare di poter contare su noi e su
Vendola, contemporaneamente». Parla così Lorenzo
Cesa, segretario dell’Udc votato alle Europee con
56.938 preferenze, primo del cartello centrista UdcNcd proposto con Alfano, che svela anche le due
velocità del suo progetto: «Appoggiamo il governo
Renzi, miriamo al termine della legislatura, poi, nel
lungo periodo, cercheremo di nuovo l’intesa con
Forza Italia per unire le forze alternative alla
sinistra».
Allora, Udc e Ncd formeranno gruppi parlamentari
unici?
«Questa operazione fatta per le Europee va portata
avanti, vorremmo arrivare alla creazione di un nuovo
soggetto politico che rimette insieme diversi pezzi
del centro».
A guardare i dati elettorali l’Udc sembra detenere
la «golden share» del nuovo soggetto politico.
«L’Udc ha una rete, è un partito che ha qualche anno
in più rispetto al Ncd e ha un radicamento più forte
grazie agli amministratori locali. L’Udc ha dato un
gran contributo per
raggiungere il 4,4%...».
Senza di voi la soglia di
Chi è
sbarramento sarebbe stata
superata?
«Vedendo i dati mi sembra
del tutto evidente. Siamo
stati determinanti ma
l’operazione va ben oltre le
Europee».
Da che parte va il centro?
«Vogliamo realizzare un
partito di centro moderato,
Lorenzo Cesa
popolare e non populista,
segretario
alternativo alla sinistra,
dell’Udc, primo
alternativo a Grillo...»
degli eletti alle
Alternativo pure a Forza
Europee del
Italia?
cartello centrista
«Alternativo al modo di fare
del centrodestra che è stato
Udc-Ncd
la causa di molti mali del
nostro Paese».
Chi partecipa oltre al Ncd?
«Udc, Ncd, popolari e anche una parte di Scelta
civica. Le formule le dobbiamo discutere, si vedrà se
gruppi uniti o federazione, ma l’obiettivo è creare un
soggetto che dia forza al governo e porti avanti le
riforme».
Gianfranco Fini ci starebbe?
«Con Fini, noi dell’Udc stavamo facendo il Terzo Polo
e risulta che non abbia intenzione di rimettersi in
pista. Ma se volesse rimettersi in pista noi saremmo
interessati».
Lorenzo Dellai (popolari) non sembra entusiasta.
«Tra i popolari ci sono altri, invece, che la pensano
come noi».
Quanto durerà il vostro appoggio a Renzi?
«Andare avanti con la legislatura, fare le riforme:
prima quelle istituzionali e poi quella elettorale, per
quanto mi riguarda».
Alfano vede già una coalizione con Berlusconi e la
Lega. Condivide?
«In futuro, vediamo...Serve una strategia di medio e
una di lungo periodo. Poi punteremo a una forza
alternativa alla sinistra e per farlo è chiaro che
bisogna guardare a Forza Italia».
Quando?
«Non lo vedo possibile ora perché la scomposizione
del Pdl ha fatto sì che la destra diventasse sempre più
destra e la Lega assumesse posizioni molto più dure.
Non penso che in questo momento ci sia una
possibilità di dialogo tra noi e queste forze. Vedremo
quale sarà l’atteggiamento di FI perché se continua a
raccogliere firme con la Lega...».
Aspettate che FI faccia un passo indietro rispetto
alla Lega?
«È proprio così. Non possiamo promuovere una
coalizione in cui c’è di nuovo tutto e il contrario di
tutto».
Dino Martirano
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ROMA — La bomba è esplosa,
e non poteva essere altrimenti.
Troppa tensione nell’aria, troppe
stilettate reciproche, troppi furori
accumulati dopo la sconfitta perché lo scontro tra le anime di FI
non diventasse pubblico, esplicito, violento. Con Silvio Berlusconi
che scende in campo per rimettere in riga Raffaele Fitto che, nell’intervista al Corriere della Sera,
aveva rilanciato una parola quasi
tabù nel partito azzurro: servono
«le primarie» interne, basta scelte
dall’alto, fossero anche quelle dell’ex Cavaliere.
Parole che sono state lette come
un attacco al cuore del partito, allo
stesso leader al quale pure l’ex mi-
Il Renzi di destra
L’ambizione
dell’ex governatore
di diventare il Renzi
del centrodestra
nistro aveva chiesto di guidare lui,
da capo riconosciuto, il passaggio
a un nuovo modello di partito. Ma
Berlusconi, già irritato per aver
dovuto, proprio per l’opposizione
di Fitto in Ufficio di presidenza, rimandare decisioni che considerava già prese — il varo dei congressi cittadini e provinciali, l’operazione di scouting «mille azzurri»
da affidare al fedelissimo Toti e a
Cattaneo — ieri mattina ha reagito
molto male all’invito di Fitto. E ha
diramato una nota dura che apre
uno scontro frontale con l’ex governatore pugliese: «Chiedo a tutti
di non proseguire con uno sterile
dibattito a mezzo stampa sulle
primarie e a non contribuire così
all’immagine negativa che i media
ostili costruiscono ogni giorno a
nostro danno».
Se doveva essere il modo di ridurre al silenzio Fitto o di costringerlo a una marcia indietro, però,
non è stato efficace. Perché il neoparlamentare europeo ha subito
replicato: «Quello che fa male al
nostro movimento, non è certamente il libero dibattito di idee,
condotto da chi come me lo fa lealmente, ma la piccola dose quotidiana di falsità e veleni che alcuni
mettono in circolo da troppo tempo», la premessa. Per poi comunicare che una «proposta» di primarie sarà presentata al prossimo
ufficio di presidenza, del quale si
chiede addirittura la trasmissione
in streaming, per assicurare «trasparenza».
È insomma un muro contro
muro che difficilmente vedrà una
composizione quello che spacca
FI, con forze in campo però piuttosto squilibrate. Perché con accanto
Berlusconi, e contro Fitto, ci sono
gran parte dei big del partito: oltre
a Toti, i capigruppo, Gelmini, Verdini, Santanché, Tajani, ma anche
Gasparri, Matteoli e tanti altri che
in Ufficio di presidenza formano
una maggioranza netta. Con il «ribelle» si schierano da Carfagna a
Capezzone a Saverio Romano alla
Polverini, ma con numeri che non
permetterebbero mai un rovesciamento di fronte.
Si annuncia quindi, a oggi, la
presentazione (da decidere se a
nome di Berlusconi o affidato ai
suoi) di un documento che delle
primarie non avrà traccia, ma che
ribadirà l’apertura di un percorso
«democratico» del partito attraverso i congressi e di «rinnovamento» attraverso la ricerca di facce nuove. D’altra parte, è lo stesso
Berlusconi ad assicurare che il
confronto ci sarà, che lui farà la
sintesi, e che comunque il «cambio di passo necessario» non potrà
avere al centro gli organigrammi.
Racconta chi gli ha parlato che
l’ex premier «certo non teme la
sfida di Fitto», che anziché dividerlo «ha ricompattato quasi tutto il partito»: «In FI comando io,
nessuno si può permettere di indire primarie
finché ci sono io. Le preL’appello di Fitto: Silvio ci stupisca
ferenze? C’erano anche ai
Ora le primarie, basta con i pettegoli
tempi di Mr Vito, non si«Non servono le scelte imposte dall’alto, ma la legittimazione popolare»
gnificano niente... ». In«Sc zimbello
somma, non sarà cone Monti
ci ha messo
cessa a Fitto, che «finora
in difficoltà»
era sempre stato contrario alle primarie, e lo fu
❜❜
anche quando le chiese
Alfano», la «prova di forza che vorrebbe, anche se
qualunque candidato io
scegliessi, vincerebbe a
man bas
bassa». Ma Fitto non sembra
spavent
spaventato. E a chi nel partito si
chiede quale sia davvero il suo
Sul «Corriere» di ieri
obiettivo, visto che «mettersi
contro Berlusconi è una scelta folL’intervista in cui Raffaele Fitto, il
le», Fitto replica solo che andrà
più votato degli azzurri e secondo
avanti a testa bassa e che mai farà
in assoluto nelle preferenze,
il favore di lasciare il partito. Piutrilancia l’idea delle primarie in FI
L’intervista
»
e
e
ei
Il più votato di Forza Italia alle Europee: Toti? Non faccio polemiche. Berlusconi guidi il cambiamento
ROMA — Basta con «le scelte imposte dall’alto»,
con i casting per selezionare la classe dirigente, con
riti «ormai superati» come quelli dei congressi. E
basta con «il gioco perverso dei pettegoli che alimentano divisioni, che spargono veleno su di me e
altri colleghi» raccontando di «presunti sfoghi del
presidente poi regolarmente smentiti con secche
note». È ora che Silvio Berlusconi «la cui leadership
non è in discussione, ci stupisca. Perché lui deve
essere il motore del cambiamento del nostro partito, quello che salvaguardando il passato ci traghetta verso il futuro».
Raffaele Fitto, forte del
suo consenso elettorale
da più votato fra gli azzurri, torna a chiedere
con forza «le primarie a
tutti i livelli» per dare una
scossa al partito. Prima
che sia troppo tardi. E
sempre «con assoluta lealtà, quella di chi non se
ne è andato, non se ne va
e non se ne andrà» e di chi
parla «sempre in onda,
non fuorionda...».
Ce l’ha per caso con
Giovanni Toti, considerato il suo avversario nel
partito?
«Io non faccio polemiche con nessuno. Ma dico
che siamo a un crocevia
decisivo per il partito, e
chiedo a Berlusconi di
guidare lui, con la sua leadership, questa delicatissima fase».
Cosa è successo alle
Europee che sta provocando il terremoto in FI?
«C’è un confronto vero e reale, che è sempre positivo. Non ci sono né congiure né complotti. C’è
necessità di guardare negli occhi la realtà senza
sottovalutare l’accaduto».
Perché avete perso le elezioni?
«Usciamo da anni di guerra a Berlusconi, che ha
impedito di avere un centrodestra autonomo e
compatto. È inaccettabile il tentativo di liquidare la
i
ii
i
i
Come si risponde a questo grido?
«In due modi. Primo, rielaborando i nostri progetti e programmi, facendo tornare centrali nel Paese temi come la riduzione delle tasse, il lavoro, la
sburocratizzazione, sfidando Renzi sul terreno dell’innovazione».
Secondo?
«Riorganizzando il partito. Ferma restando la
leadership di Berlusconi, dobbiamo avere la capacità — e lui per primo — di innovare, invertendo
un meccanismo che non può più proseguire. Basta
Chi è
La carriera
Pugliese, 44 anni,
governatore della
sua Regione
dal 2000 al 2005,
ministro per gli
Affari regionali
nell’ultimo governo
Berlusconi,
dal 2008 al 2011
Le preferenze
È stato il secondo
più votato
alle Europee
di domenica:
capolista per Forza
Italia al Sud,
ha preso 284.544
voti (Giovanni Toti,
nel Nord Ovest, si è
fermato a 148.725)
con le nomine dall’alto a tutti i livelli, sì alle scelte
sulla base della legittimazione popolare. Servono le
primarie per dare l’idea chiara che non stiamo operando solo manutenzione dell’esistente, ma la ricostruzione del centrodestra».
Berlusconi, che lei chiama a guidare questo
processo, non pare esattamente entusiasta delle
primarie...
«Berlusconi può e deve entrare nella storia non
i
i
ii
i
un gruppo di “congiurati” per organizzare chissà
quale rivolta. Beh, ho telefonato a Berlusconi e gli
ho passato due dei miei commensali: i miei bambini che gli parlavano di calcio...».
Chi sono questi «pettegoli», chi sono i suoi nemici?
«Non lo so, ma è doloroso sentire da mesi che si
sparge veleno su di me e altri colleghi. Però non si
illudano: io qui resto e resterò. Se si deve porgere
l’altra guancia, io non ne ho due, ne ho cento...».
Lei ha contestato la scelta di Berlusconi di nominare Toti e Cattaneo «capi scouting» di «mille
azzurri», da selezionare in estate. Perché?
«Perché le selezioni dall’alto non hanno più senso».
Non è che il suo timore è che si rafforzi il «cerchio magico», quello che vi terrebbe lontani dal
vero potere?
«Io non penso che esistano cerchi o cerchietti,
Il partito da riorganizzare
Il partito va riorganizzato ma no
allo scouting. E i congressi sono
meccanismi lenti e superati
Andiamo oltre i nostri dirigenti
ma persone che, continuando con i pettegolezzi,invece fanno del male al partito, quando dovremmo
parlare di programmi, idee, su questo contrapporci».
Ma se Berlusconi chiede di andare a cercare
sul territorio volti e facce nuove, che male c’è?
«Io non credo sia più il tempo delle selezioni.
Sono gli elettori che devono scegliere ed essere
coinvolti, dal più piccolo comune a livello nazionale».
Come immagina le primarie?
«Per tutti gli organismi di partito e successivamente di coalizione, sapendo bene che il leader è e
resta Berlusconi. Non dobbiamo aver paura di
guardare negli occhi la nostra gente, di tornare tra
di loro per convincerli: una classe dirigente, in un
i i
Borletti Buitoni
ROMA — «Leggo di
fusioni e di alleanze che
Scelta civica dovrebbe fare.
Stiamo diventando lo
zimbello della politica.
Deve essere chiaro che chi
parla lo fa a titolo
personale, i vertici del
partito al momento sono
azzerati». Ilaria Borletti
Buitoni dopo una vita da
imprenditrice, da
volontaria in Africa e da
curatrice dell’ambiente
italiano, si candidò con
Scelta civica, il partito di
Mario Monti, alle elezioni
2013. È stata
sottosegretario ai Beni
culturali con Enrico Letta,
ora ha lo stesso incarico
con Renzi. Si definisce
«montiana smarrita», dice
di non capire il suo ex
leader: «Ha deciso
nell’ottobre scorso di
lasciare il partito al suo
destino, ma perché tutte
quelle dichiarazioni
punitive nei nostri
confronti, come “non so
cosa voterò”, “non sono
più parte di Scelta civica”?
Ci ha messo in difficoltà».
È a causa di Monti che il
i è i i
’
E Dudù si fidanza
Il leader fa arrivare
«Dudina» da Pavia
tosto, si capisce che il ruolo che
potrebbe di fatto acquisire se si
andasse a un voto interno sarebbe
quello del capo di una minoranza
strutturata (dicono da FI del «25%
al massimo»), ma gli amici dell’ex
governatore ricordano che «anche Renzi è partito facendo la minoranza, e poi...». Insomma, le
ambizioni non mancano. Tanto
più in un momento in cui tutto
sembra in movimento. Angelino
Alfano, in un’intervista alla Stampa, ha aperto ieri a un nuovo dia-
logo con FI e Lega. Dagli azzurri
l’attenzione è d’obbligo, ma sul
fatto che sia l’ex delfino a guidare
le danze c’è scetticismo: «Vedremo, abbiamo un sacco di tempo
prima di votare. Alfano si è mosso
perché sa che altri amici suoi lo
stanno facendo autonomamente
con noi, scavalcandolo... Parleremo, ma le carte le diamo noi», dicono con distacco dalle parti di
Arcore.
Paola Di Caro
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il commento
FINI E GLI ALTRI CHE NON VOGLIONO SMETTERE
QUANDO LA POLITICA DIVENTA DIPENDENZA
di ANTONIO POLITO
P
iù che esecrarli, dovremmo
provare a capirli, e imparare a
compiangerli, i politici che non
vogliono mai smettere. In un Paese
dove tutte le persone normali sognano di andare al più presto in pensione, loro in pensione non vorrebbero
andarci mai. È una condanna, non
una scelta. Come tossicodipendenti
all’ultimo stadio, non riescono a
porre fine al loro vizio, e se le inventano tutte pur di continuare.
C’è chi fonda un movimento, in
mancanza di meglio, per «tornare a
essere presente nel dibattito politico», come Gianfranco Fini ha annunciato appena qualche giorno fa.
C’è chi non disdegna la carica di sindaco del suo paesino natale, come
l’ultraottantenne Ciriaco De Mita,
che pure è stato presidente del Consiglio, e segretario di partito, e pluriministro. C’è chi si infuria perché
non è stato eletto alle Europee e se la
prende non con gli elettori, ma con i
capi bastone del suo partito che
l’avrebbero tradito: è il caso di Clemente Mastella. E c’è chi, come Massimo D’Alema, sarebbe pronto perfino a trascurare il suo buen ritiro
agreste nella campagna umbra, i
suoi exploit enologici e il suo giug-
giolo da 1.500 euro, pur di aver dall’ex odiato Renzi un qualche incarico
in Europa.
Bisogna compatirli perché non
tutti lo fanno per soldi o per sete di
potere. Oddio, qualcuno sì. L’ineffabile Scajola, per esempio, raccontava
alla sua amata amica monegasca che
se avesse avuto la ricandidatura da
Berlusconi, e con essa uno stipendio
da europarlamentare, certe cosucce e
certe casucce si sarebbero potute si-
Ritorni
L’ex leader
di An pensa
a un nuovo
movimento,
ma non è il
solo a volerci
riprovare
stemare meglio e in fretta. E l’Italia in
effetti pullula di ex politici di rango
nazionale che, come la risacca, si ritirano in provincia ad occupare poltrone di presidente e consigliere di
amministrazione di questo o di
quello, nella proliferazione di società pubbliche inutili che non chiudono mai, e sopravvivono perfino alle
Province.
Ma, nel complesso, si tratta di una
malattia, più che di una bramosia.
Polemica con il governatore campano Caldoro (Forza Italia)
Mastella-Rivellini, patto tra gli esclusi
Clemente Mastella e Crescenzio Rivellini,
entrambi non rieletti alle Europee per Forza
Italia nella circoscrizione Sud, siglano un patto
ed «avvertono» il partito ed il governatore
campano Stefano Caldoro a 10 mesi dalle
regionali. In una conferenza stampa convocata
davanti ai propri simpatizzanti Mastella
(6O.333 preferenze) e Rivellini (56.455) hanno
chiesto le dimissioni del coordinatore locale di
De Siano, accusato di averli trattati come
«paria», pur avendo totalizzato 1/5 dei voti
complessivi del partito in Campania ed hanno
lanciato un appello a Berlusconi «per discutere
seriamente» della situazione di FI.© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’ex politico finito avverte in maniera cocente l’umiliazione di non
essere più ascoltato, soffre di non
poter più indicare la via ai suoi seguaci, langue in un ozio non più vitalisticamente interrotto da telefonate, messaggi, richieste di aiuto, segnalazioni di problemi. È dunque disposto anche a una platea ridotta, di
periferia, di seconda fila, pur di riavere l’ebbrezza di una leadership.
Oppure tenta di ovviare alla mancanza di azione fingendo un pensiero, e giù libri, fondazioni, convegni,
riviste.
In qualche caso, più semplicemente, non sa riadattarsi alla vita civile, come capitava ai soldati che tornavano dalla guerra, magari ha sempre girato senza uno spicciolo in tasca, chaperonato da una scorta o da
una segretaria, non è neanche capace di sfogliare i giornali perché li ha
sempre letti nella rassegna stampa
della Camera, e non sa dove lasciare
il cappotto e la borsa se non ha
un’auto e un autista che lo aspetta.
È insomma un disadattato, ci vorrebbero degli ospedali appositi, per
la riabilitazione psico-motoria. In
Gran Bretagna ne hanno davvero inventato uno. Si chiama Camera dei
Lord, ed è il luogo dove vanno a passare l’inverno della loro vita i politici
che non contano più nulla. Renzi ci
potrebbe pensare: un Senato così gli
dovrebbe piacere.
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Corriere della Sera Domenica 1 Giugno 2014
Primo Piano
italia: 51575551575557
5
#
L’intervista Romani, capogruppo dei senatori azzurri
Pesa 680 grammi e viene descritta come «molto simpatica». La fidanzata di Dudù,
una barboncina «molto attesa dal presidente Berlusconi», proviene da un privato
di Pavia grazie all’interessamento di Michela Vittoria Brambilla, ex ministro
artefice dell’impegno animalista di FI. La cagnolina è stata accolta nella sua nuova
casa da Dudù: «Speriamo arrivino presto i cuccioli», ha commentato Francesca
Pascale. Dudina — così è stata ribattezzata — si è aggrappata alla giacca di
Berlusconi: «Ha capito chi paga le crocchette» ha scherzato la fidanzata del leader.
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Destra
«Proposte improvvisate
Se Raffaele cambia idea
è un problema suo»
con Alfano, fu lui l’autore del documento
che dava tutti i poteri al nostro presidente, proprio perché non si accettava che ci
fossero segreterie o contro segreterie. Se
ha cambiato idea, sarà un problema
suo...».
Eppure queste elezioni hanno affermato il successo di due giovani leader,
Renzi e Salvini. Non esiste un tema generazionale anche in Forza Italia?
«Se è per questo l’anagrafe può avere
aiutato i due Matteo, ma non Alfano o la
Meloni. Il problema non è essere giovani
o vecchi, ma avere una proposta politi-
ROMA — «Ridurre tutto a primarie sì,
primarie no mi sembra davvero un falso
problema...». Paolo Romani, classe ’47,
ex ministro dello Sviluppo Economico,
capogruppo dei senatori azzurri, non ha
dubbi: «Bisogna capire bene di cosa si
parla. Se parliamo del nostro partito il discorso non si pone: un leader ce l’abbiamo, e si chiama Silvio Berlusconi».
Contrario, dunque, alla proposta di
Raffaele Fitto?
«Le primarie si possono fare di coalizione, per scegliere candidati sindaci o
governatori. Il voto delle Europee ha riproposto un sistema bipolare: 11 milioni
di voti sono andati al Pd, 8,5 ai partiti di
centrodestra, cioè noi, Ncd, la Lega e Fratelli d’Italia. Mai siamo stati così vicini ad
un vero tentativo di ricostruzione del
centrodestra».
Benissimo. Ma intanto, al vostro interno, cosa farete?
«Il percorso è quello dei congressi in
tutti gli 8.050 comuni, della presenza capillare sul territorio, del ritorno ad ascoltare il Paese. In più, c’è lo strumento dei
club, che sono già diventati 13 mila».
Dice Fitto: i congressi sono un vecchio modo di fare politica.
«Questo è il modello su cui si stava lavorando. I congressi li abbiamo sempre
fatti, le primarie mai utilizzate. E presentarsi in ufficio di presidenza, dopo la rela-
❜❜
I consensi
zione di Berlusconi, con questo argomento mi è sembrato un tentativo improvviso e improvvisato».
Fitto vuole «scalare» FI, dopo le 280
mila preferenze prese alle Europee?
«Questo non lo so. Lui è stato candidato al Sud perché fosse un valore aggiunto
e perché pensavamo che nel Pd ci fosse
Michele Emiliano. Poi, se vogliamo mettere a confronto le preferenze, come se da
queste dipendessero gli equilibri del partito, le 150 mila di Giovanni Toti al Nord e
le 110 mila di Antonio Tajani al centro si
equivalgono a quelle di Fitto».
In che senso?
«Al Nord solo il 30% dell’elettorato
esprime preferenze. Al Sud circa il 70%, è
un voto più strutturato. Ma è uno sport
che non mi interessa».
Fitto contro Berlusconi?
«Veramente, quando ci fu la scissione
La carriera
I numeri di Fitto e
il confronto con Toti? Al
Nord solo il 30% esprime
preferenze, al Sud il 70%
ca».
Sarebbe favorevole agli uffici di presidenza in streaming, come ha chiesto
Fitto?
«Non so se quella di Fitto sia stata solo
una provocazione per rispondere a Berlusconi. Mi sembra che sia un tentativo di
avere sempre l’ultima parola... In ogni caso non abbiamo nulla da nascondere,
possiamo anche farli aperti».
Ma, in conclusione, Fitto è una risorsa o un problema?
«Il dibattito in un partito è sempre sano. L’importante è capirsi: dopo la scissione abbiamo immaginato una fase di
riflessione, coi club, i congressi, un centrodestra che tornasse ad ascoltare i sindacati, le forze produttive, i cittadini. Ripartiamo da lì».
Paolo Romani
ministro allo
Sviluppo
economico con
delega alle
Comunicazioni del
quarto governo
Berlusconi,
deputato per
cinque legislature,
alle ultime
Politiche è stato
eletto a Palazzo
Madama dove è
capogruppo dei
senatori di Forza
Italia
❜❜
La strada
Il percorso da seguire è
quello dei congressi
C’è anche lo strumento
dei club, ormai 13 mila
Ernesto Menicucci
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Il caso
Nei partiti cresce la tensione per le casse vuote
Allarme da FI al Pd fino alla Lega, ma entro il 2017 tutto il finanziamento pubblico sarà azzerato
di SERGIO RIZZO
Tra Salvini
e Meloni prove
di dialogo
MILANO — Fratelli
d’Italia-Alleanza
Nazionale apre al
Carroccio. «Siamo
disponibili a un
confronto e a una
collaborazione con gli
altri movimenti della
possibile coalizione (di
centrodestra, ndr), a
partire da quella Lega
Nord che come noi è
rimasta coerente con il
mandato ricevuto dagli
italiani — spiega in una
nota Giorgia Meloni
(foto)—. Per questo
incontrerò Matteo
Salvini già nei primi
giorni della prossima
settimana». «Legalità,
giustizia sociale,
sovranità, Patria non
sono parole: sono idee
dalle quali partire per
rifondare una
coalizione di
centrodestra credibile,
della quale Fratelli
d’Italia-Alleanza
Nazionale sarà la destra,
capace di contrapporsi
alla sinistra di Matteo
Renzi», spiega l’ex
ministro. Fratelli
d’Italia- Alleanza
Nazionale ha preso alle
Europee il 3,7% dei voti.
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ROMA — Che tirasse una brutta
aria si sapeva da tempo. Se n’era accorto l’ex tesoriere del Pd Antonio
Misiani, che annunciando di aver
dovuto stringere la cinghia, un anno
fa aveva fatto venire i brividi a qualcuno con una battuta alla Zanzara di
Radio24: «L’ultima cosa che farò è licenziare…». Già: l’ultima. Soprattutto se n’era accorto, eccome, il tesoriere del Popolo della Libertà (quando
quel partito esisteva ancora), Rocco
Crimi, che qualche mese prima aveva
dovuto spedire una letteraccia agli
eletti. Parlamentari e consiglieri regionali si erano impegnati a versare
nelle casse del partito rispettivamente 800 e 500 euro al mese, ma
molti di loro facevano il pesce in barile. Risultato, alla fine del 2011
c’erano 4,6 milioni di arretrati. Forse
pensavano che qualcuno prima o poi
avrebbe provveduto a tappare il buco. E chi, se non il capo, colui che i
soldi li aveva sempre tirati fuori senza battere ciglio? Una valanga, come
risulta dai bilanci di Forza Italia, che
negli ultimi cinque anni prima di risorgere aveva accumulato perdite
per 149 milioni e debiti per 61. Il tutto, coperto da una fideiussione personale di 174 milioni. Di chi? Ma del
Cavaliere, ovvio. Le spese correvano
senza freni, anche dopo. Tanto che
Crimi, di fronte all’eventualità di rinunciare alla seconda tranche di finanziamento prevista per il 2012,
per destinarla ai terremotati emiliani, veneti e lombardi, per poco non
ebbe un mancamento. Sfido: molto
prima di incassarli, quei soldi li aveva già tutti scontati in un istituto di
credito. Addirittura nel 2009. E adesso, eravamo nel 2013, chi avrebbe tirato fuori i 20 milioni che sarebbero
mancati all’appello per renderli alla
banca?
Il bello è che allora i famigerati
rimborsi elettorali che avevano in-
gozzato i partiti per tanti anni erano
stati soltanto dimezzati. Ma ben presto sarebbe arrivata la pur discutibile
(per certi aspetti) legge che invece li
avrebbe azzerati del tutto entro il
2017. Nonostante questo le macchine dei partiti hanno continuato a
bruciare risorse ben più rilevanti
delle reali disponibilità. A sinistra
come a destra. L’agenzia Adnkronos
ha rivelato che «i debiti ereditati dalla gestione Bersani ammonterebbero
a circa 9-10 milioni, a fronte del 7
previsti finora». Giovedì il consiglio
federale della Lega Nord, gestione
Matteo Salvini, ha preso atto che le
casse del partito sono vuote: bei
tempi, quando Francesco Belsito investiva i rimborsi elettorali in diamanti, lingotti d’oro e fondi offshore. Mentre Silvio Berlusconi avrebbe
fatto sapere che da vent’anni a questa
parte si è svenato fin troppo. Tom-
maso Labate ha raccontato su questo
giornale che l’avventura politica sarebbe costata al Cavaliere qualcosa
come 98 milioni: ben oltre metà della fideiussione da 174 milioni prestata alle banche. Ma se investire tutti
quei soldi poteva forse essere giustificato dal suo punto di vista quando
c’era in ballo Palazzo Chigi, ora le cose sono radicalmente cambiate. L’anziano leader, azzoppato dalla condanna per frode fiscale e sotto la spada di Damocle delle altre inchieste
giudiziarie, guida ormai il terzo partito italiano, che alle Europee del 25
maggio ha raggranellato appena il 40
per cento dei voti conquistati dal Pdl
alle vittoriose elezioni politiche del
2008. E a lui giocare in difesa non è
mai piaciuto tanto. Aggiungiamo che
i conti delle aziende di famiglia non
sono più così brillanti come in passato e il quadro è completo. La situa-
Il taglio dei rimborsi pubblici
TAGLIO
291,5
300
zione, insomma, potrebbe essere ancora più difficile di quanto non appaia: circolano persino voci di qualche difficoltà nel pagamento degli
affitti per i locali occupati dal partito
di Berlusconi a palazzo Grazioli.
La verità è che gli allarmi lanciati
più volte dai tesorieri in questi ultimi
due anni sono caduti quasi sempre
nel vuoto. E quando si è deciso di tagliare, non si è tagliato abbastanza.
Pochi mesi fa il Cavaliere ha inaugurato la nuova sede di Forza Italia nella
centralissima piazza San Lorenzo in
Gli apparati
Negli anni d’oro gli esborsi
erano cresciuti in modo
abnorme, ma anche ora
si bruciano risorse
CONTRIBUTI
25%
289,8
250
190,9
200
182
Come diminuiranno i fondi
ai partiti applicando i tagli
del nuovo disegno di legge
alla cifra di 91 milioni
di euro prevista
50
0%
dalle norme
del 2012
75%
148
150
100
85,9
70,4
FINE
50%
98,7
DEI RIMBOR
RIMBORSI*
la riduzione dei contributi statali
ai partiti politici approvata nel luglio
del 2012 dal governo Monti
46,9
50
91
91
2012
2013
0
Zero
54,6
45,5
36,4
2014*
2015*
2016*
0
1994
994
1
1996
2000
2002
2004
Fondi dalle persone
con tetto a 100 mila euro
Sono previste detrazioni fiscali per le erogazioni liberali
in denaro (da effettuarsi tramite bonifico) in favore dei
partiti da parte delle persone fisiche. Il tetto è di 100
mila euro. Ma il vantaggio fiscale vale, per le persone
fisiche come per le società, solo per la fascia fino a
30 mila euro ed è fissato non oltre una detrazione
del 26%. Tutto questo ha un costo che viene spalmato
in scaglioni di spesa: 27,4 milioni di euro nel 2015
e 15,65 milioni, a regime, a partire dal 2016
2006
2
2008
2010
2011
La destinazione volontaria
di parte delle imposte
Introdotto un meccanismo volontario di contribuzione
che riconosce al contribuente la facoltà di destinare
il 2 per mille dell’Irpef (Imposta sui redditi delle persone
fisiche) in favore di un partito politico. Il meccanismo
ricalca quello dell’8 per mille (Irpef destinata alle
confessioni religiose) ma con una differenza: il 2 per mille
«inoptato» (cioè quello di chi non sceglie un partito)
rimane all’erario. Tutto questo costa 7,75 milioni per il
2014, 9,6 per il 2015, 27,7 per il 2016, 45,1 dal 2017
3
2017*
2017
2017
017*
01
Il sistema dei controlli
e i premi per «virtuosi»
La legge prevede standard minimi di democraticità
interna, trasparenza e controllo sulle spese dei partiti.
Per esempio, per quanto riguarda il finanziamento dei
privati con il meccanismo del 2 per mille, è previsto un
«premio» per i partiti virtuosi che rispettano una quota
minima (40%) per le candidature di genere.
Per i partiti, inoltre, è obbligatorio produrre una
certificazione esterna dei bilanci (anche per le sedi
locali dotate di autonomia amministrativa)
Lucina, a Roma, celebrata dal Giornale di famiglia con un articolo nel
quale si descrivevano ambienti sfarzosi, come «quello che è stato rinominato il Salone degli Specchi, 150
metri quadrati di stucchi, lampadari
di cristallo, soffitti affrescati o a cassettoni d’epoca…». Passi che il costo
di quei locali prestigiosissimi della
«Roma ladrona», per dirla con i più
virili esponenti del partito di Roberto Calderoli, che da ministro della
Semplificazione li occupava senza un
lamento, sia di «appena» un milioncino l’anno, contro i 2,8 milioni della
sede precedente in via dell’Umiltà. La
domanda è se quella somma, oggi, è
compatibile con la nuova realtà finanziaria. Interrogativo più che legittimo, se per pagare stucchi e lampadari di cristallo Denis Verdini propone una piccola tassa di 50 euro
l’anno a carico di ciascun militante.
Ed è una domanda da girare anche al
Pd, che paga per la sede di via del Nazareno, subaffittata dalla Margherita
ormai defunta dell’ex tesoriere Luigi
Lusi, qualcosa come 1,3 milioni l’anno.
Il fatto è che il taglio dei finanziamenti pubblici non è stato preceduto, come invece doveva essere in tutti
i partiti, da un serio piano di ridimensionamento degli esborsi cresciuti in modo abnorme negli anni
della corsa all’oro. E non parliamo
soltanto degli apparati, ma anche
delle spese elettorali: che continuano a galoppare. Da un sistema politico che a distanza di 65 anni non è ancora stato in grado di dare applicazione all’articolo 49 della Costituzione, stabilendo i paletti entro cui i
partiti possono e devono muoversi, è
difficile però pretendere tanto. C’è
solo da sperare che non finisca tutto
in caciara, magari con qualche leggina ad hoc per salvare i bilanci in rosso. Un film, purtroppo, che abbiamo
già visto.
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6
Primo Piano
Domenica 1 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Politica e sindacato Le strategie
L’intervista
«La prima cosa fatta per i lavoratori da tanto tempo. È stato il grande errore di Letta: non si può dire che una cosa è importante e non realizzarla»
Camusso e il successo del Pd alle urne:
gli 80 euro hanno contato molto
Il segretario Cgil: ora partito unico della sinistra con riferimento al lavoro
di ALDO CAZZULLO
Susanna Camusso, Renzi ha fatto la campagna elettorale anche contro la Rai e contro la
Cgil. Perché, secondo lei?
«Un po’ per la ricerca del voto moderato; anche se non è affatto vero che tutti i moderati siano contro il sindacato…».
Ha detto proprio: «Chi vota Pd non vota
Cgil».
«Fin qui siamo a monsieur de La Palisse:
un’ovvietà. È vero però che molti iscritti Cgil
hanno votato Pd. Questa volta più di altre».
Al Nord non hanno votato anche Lega?
«Meno che in passato. L’avanzata nelle zone
industriali in Lombardia e in Veneto è segno che
gran parte del mondo del lavoro si è riconosciuto nel Pd. Dentro il voto europeo ci sono molte
cose. Anche una nuova voglia di partito. Una voglia di partecipare che non si esaurisce nel voto».
Cosa intende per «nuova voglia di partito»?
«Io credo che sia il momento di pensare a un
grande partito unico della sinistra che abbia come blocco sociale di riferimento il lavoro, al di là
della distinzione tra ceto operaio e ceti medi che
non ha più ragione di esistere. È il momento di
chiudere la diaspora infinita dello 0,1%. A maggior ragione adesso che il centro, nonostante i
vari tentativi di rifondarlo, non esiste più».
Intende dire che il Pd deve fondersi con Sel?
«Non sono certo io a dire ai leader politici cosa devono fare. Io penso che si possa superare la
stagione in cui i partiti sono stati destrutturati,
e aprirne un’altra. Non ha senso fare un partito
che semplifica i messaggi e restare bizantini
nelle differenze; e la diaspora della sinistra è
molto bizantina. Penso a un partito meno liquido, più partecipato, che ricostruisca il legame
con la società che negli ultimi anni si è indebolito. In questo senso l’esperienza della Cgil, casa
comune della sinistra, potrebbe servire. Certo
non perché pensiamo di fondare una corrente
nel Pd: questo Renzi non lo deve temere, “Matteo stai sereno”. Ma perché siamo un’organizzazione non a legame debole».
La fusione con Vendola Renzi la farebbe domani, l’ha anche già detto al Corriere. Ma perché dovrebbe volere un nuovo partito più
strutturato, se ha già un partito del 40%?
«Perché il 40% lo deve mantenere, e se possibile aumentare».
Anche a spese di Grillo?
«Sì. Il voto di Grillo ha componenti diverse.
Ci sono voti profondamente di destra. Ma c’è
anche un voto popolare che ha dichiarato la
“non identità” e può essere recuperato dalla sinistra».
Quanto hanno contato nel successo di Renzi gli 80 euro?
«Molto. È la prima cosa fatta per i lavoratori
da tanto tempo. Questo è stato il grande errore
di Enrico Letta: non aver capito che non si può
dire che una cosa è importante e poi non farla».
Renzi ha fatto notare che nessun accordo
sindacale ha ottenuto un simile aumento.
«Sbaglia. Pure in questa stagione di crisi abbiamo ottenuto aumenti anche maggiori».
Quali?
«Per gli alimentaristi, per i chimici. Certo non
per il pubblico impiego, in cui vige il blocco dei
contratti».
Squinzi ha ripetuto la necessità di decentrare la contrattazione, azienda per azienda.
Ma a questo punto Confindustria e Cgil che ci
stanno a fare?
❜❜
Ma il sindacato
ha ottenuto aumenti
anche maggiori,
pubblico impiego
escluso
❜❜
Gli statali
dovrebbero essere
trattati come i
dipendenti del
settore privato
«Noi non siamo la Germania. Non ci reggiamo sulle grandi e medie aziende, ma sulle piccole. Confindustria sa che deve rappresentare
anche loro. Se vigesse solo la contrattazione
aziendale, se ne potrebbero avvalere mille
aziende in tutto il Paese, forse neanche quelle».
Renzi dice che i sindacati devono cambiare.
Che rischiano di rappresentare solo i pensionati e i garantiti, non chi ha un lavoro precario, chi lo perde, chi non lo trova. Lei cosa risponde?
«Certo che dobbiamo cambiare. Abbiamo appena fatto un congresso su questo. Ma — a parte che i pensionati hanno diritto di essere rappresentati e considerati, e
Renzi l’ha capito visto che
intende tagliare il cuneo fiscale anche a loro — i nostri
delegati non sono in pensione; sono eletti sul luogo
di lavoro. Anche noi vediamo crescere l’esercito dei
non garantiti, degli esclusi.
Ma è la forza dell’organizzazione e degli organizzati che
ci potrà permettere di includerli».
Renzi vi chiede anche di
mettere online tutte le vostre spese. Ci state?
«Ha idea di quante cose fa
ogni giorno un’associazione
da sei milioni di iscritti? Dagli striscioni ai camper del sindacato di strada per i migranti… Noi
non siamo un’amministrazione pubblica. Indichiamo le grandi direttrici di spesa; difficile
elencare quelle minute. Comunque sono andata
a vedere: non lo fa neanche il Pd. Noi siamo più
avanti. Il Pd dovrebbe prenderci a modello, non
chiedere agli altri quello che, dopo averlo annunciato, non fa».
Il governo intende impostare la riforma del
lavoro sul contratto unico a tutela crescente.
La convince?
«Mi convince se sostituisce le altre forme
contrattuali».
Confindustria è contraria.
«Perché vorrebbe il tempo determinato per
tutti. Ma così l’azienda non investe sul lavoratore; e il lavoratore penserà a trovare un altro posto, anziché investire il proprio tempo e le proprie energie sull’azienda. L’idea del lavoratore
che investe sull’azienda fa parte della cultura del
Chi è
Sindacalista
Susanna Camusso, 58
anni, è alla guida la Cgil
dal 2010 quando
succede a Guglielmo
Epifani. All’inizio di
maggio è stata rieletta
per un secondo mandato
di quattro anni da
segretario generale
I rapporti con il Pd
Il premier Matteo Renzi
ha scelto di non andare
all’ultimo congresso della
Cgil a Rimini. Nella sua
relazione Susanna
Camusso aveva attaccato
il governo:
«L’autosufficienza
dell’esecutivo è una
distorsione della
democrazia»
sindacato italiano: dagli operai che facevano il
“capolavoro” al delegato che doveva essere il
miglior lavoratore del reparto».
Con Landini a che punto è?
«Nel congresso il documento di Landini ha
preso il 12 e qualcosa per cento… A parte le battute, tutti siamo chiamati a cambiare: pure la
Fiom. La stagione degli accordi separati è finita,
lo sanno anche Cisl e Uil. Il primo appuntamento è il contratto dei meccanici. Per tutti c’è la sfida della dualità del mercato del lavoro tra garantiti e non. E anche il rinnovamento dei gruppi dirigenti del sindacato, che oggi sono monogenerazionali».
E con Marchionne?
«Dopo i primi segnali positivi, ora aspettiamo la ri-normalizzazione dei rapporti, ovvero
che la Fiom sia chiamata al tavolo con gli altri
sindacati. Vorremmo che Marchionne fosse
meno avaro di informazioni. Siamo contenti
che intenda tenere l’Alfa e rilanciarla. Attendiamo di sapere quali modelli si produrranno, in
quale stabilimento, tra quanto tempo».
Cosa pensa della riforma della pubblica
amministrazione annunciata dal governo?
«Sono convinta che la riforma sia una grande
scommessa. Se ne sta discutendo molto; solo
che si discute delle conseguenze, non del cambiamento. Si parla di tagli, non di come migliorare i servizi per i cittadini. Credo che la proposta del governo debba avere più coraggio. Occorre trasformare la pubblica amministrazione
da back-office a front-office. Non è possibile
dover compilare cinque bollettini per fare un
versamento, o attendere anni la licenza per
aprire un’attività. Si deve smontare una serie di
centri di potere in cui la trasparenza si intorbidisce».
Questo lo dicono anche i politici.
«Ma in questa stagione la politica è tornata
proprietaria dei rapporti di lavoro pubblici.
L’apoteosi si è avuta con Brunetta. Così si rende
il lavoratore pubblico vittima della ricerca del
consenso politico».
I «fannulloni» non li ha inventati Brunetta.
Esistono.
«Il luogo comune dice: “Non fanno, e sono
troppi”. In realtà in molti posti, come certi
ospedali, sono pochi e lavorano molto. Riorganizzare si può, non è un problema. Noi chiediamo di estendere il sistema contrattuale privato
al sistema pubblico».
Sta dicendo che per la Cgil gli statali dovrebbero essere trattati come i dipendenti del
settore privato?
«Sì, con le stesse regole, compresa la mobilità
contrattata, compresi i premi di risultato. Si deve passare dalla legislazione perenne alla contrattazione. E si deve incidere sull’inefficienza
della pubblica amministrazione e sulla complessità del sistema, che lo rende corruttibile».
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Il Quirinale Inaugurato in occasione del 2 giugno sul sito della Presidenza della Repubblica un servizio per visite virtuali nella «casa degli italiani»
Napolitano: ascoltare le proteste ma fermezza contro i violenti
ROMA — Da oltre quattro secoli domina il colle del Quirinale: voluto dai Papi fin dal 1583,
reggia della dinastia sabauda
dal 1870, ospita la Presidenza
della Repubblica italiana dal
1946. Da ieri quella che Giorgio
Napolitano non si stanca di
chiamare la «casa degli italiani»
apre le sue stanze alle visite virtuali. Basta un computer, un tablet o un qualunque smartphone, per avventurarsi nel piano
nobile del Palazzo, a cui si acced e d a l s i to d e l Q u i r i n a l e
(www.quirinale.it). La schermata si apre su una pianta del
Palazzo e offre due possibilità di
navigazione: basta cliccare su
una delle stanze per aprire una
immagine ad alta definizione,
realizzata cioè come se il visitatore si trovasse proprio nella sala. L’altra possibilità è quella di
farsi guidare nel percorso. Il Palazzo è già visitabile di persona
quasi tutte le domeniche dell’anno (l’anno scorso sono stati
150 mila i visitatori, 1 milione e
200 mila negli anni della Presidenza di Giorgio Napolitano),
ora la maggioranza degli ambienti del palazzo sede della
to a 360 gradi di ogni stanza si è
arrivati ad usare anche 20.000
scatti.
Tra le sorprese della visita, la
possibilità di visioni inedite
grazie a fotografie dedicate che
si aprono cliccando su apposite
frecce e che consentono di esaminare da vicino affreschi di
Guido Reni e Pietro da Cortona
fino a far scorgere tracce del so-
Sul web
Dal sito www.quirinale.it sarà
possibile realizzare una visita
virtuale del Palazzo (nella foto
Epa il presidente Napolitano con
il consigliere per la
comunicazione Maurizio Caprara)
Presidenza della Repubblica è a
disposizione di cittadini di tutto
il mondo, studenti e ricercatori
o semplici curiosi.
Nella visita virtuale i navigatori sono accompagnati dalle
voci degli attori Francesco Pannofino e Isabella Ragonese che
hanno offerto gratuitamente la
loro collaborazione. Come è stato spiegato dal consigliere per la
stampa e la comunicazione
Maurizio Caprara e da Louis Godart consigliere per la conservazione del patrimonio artistico, il
progetto è costato pochissimo:
800 euro per una macchina fotografica e 140 euro per l’acquisto del software. Nessuna consulenza, viene spiegato, e nessuno sponsor. Silvio Sbrana, responsabile dell’unità operativa
sito Internet del Quirinale, ha
spiegato che per realizzare la fo-
zioni durante le consultazioni
per la formazione dei governi, il
Salone delle Feste utilizzato per
le cerimonie di giuramento di
presidenti del Consiglio, ministri e giudici della Corte Costituzione, la Sala degli Specchi e altri saloni di rappresentanza.
Con una estensione di oltre centomila metri quadrati e 1.200
stanze, il Quirinale è la residenza di Capo di Stato più
estesa al mondo. E non
Equilibrio
è un caso che Giorgio
Napolitano abbia voluMessaggio ai prefetti per la
to questa «apertura» in
festa della Repubblica: di
occasione della festa
fronte al malessere sociale
della Repubblica. Ieri,
equilibrio e lungimiranza
in un messaggio rivolto ai Prefetti proprio
per questa ricorrenza,
gno di Napoleone, che intende- ha ricordato come sono proprio
va rendere il Quirinale la reggia loro «il fronte più esposto alle
dell’Impero, e che nel 1812 fece sfide della quotidianità e a quelrealizzare nella Galleria di Ales- le manifestazioni di malessere»
sandro VII delle pitture ispirate che vanno affrontate «con senso
alle Metamorfosi di Ovidio.
di responsabilità e lungimiranLa visita consente di raggiun- za, non disgiunte dalla necessagere e vedere da vicino la Loggia ria fermezza contro ogni forma
d’Onore, conosciuta al grande di violenza, di illegalità e di prepubblico perché è il luogo dove varicazione».
Paolo Fallai
le delegazioni delle forze politi© RIPRODUZIONE RISERVATA
che esprimono le loro valuta-
Corriere della Sera Domenica 1 Giugno 2014
Primo Piano
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Il governo Le scelte
Per Renzi un «Consiglio del presidente»
Il piano di Palazzo Chigi di un gruppo ristretto sul modello americano
Il documento
Quando Matteo
faceva l’arbitro:
era lento
ma inflessibile
ROMA — «Matteo Renzi?
Fermezza impressionante,
è uno che sa farsi
rispettare. Atleticamente
però è lento: e non ha
cambio di passo». Il
presidente del Consiglio
quando arbitrava era così.
Almeno stando al rapporto
stilato su di lui da un
commissario dell’Aia
(Associazione italiana
arbitri), che in quel
pomeriggio del marzo
1994 non sapeva di essere
chiamato a giudicare
l’uomo destinato un
giorno ad arrivare a
Palazzo Chigi.
Il commissario analizzò
ogni caratteristica del
futuro premier: «Ha ottima
predisposizione all’attività
intrapresa e ottimo
carattere. Riesce ad
instaurare un eccellente
rapporto con calciatori e
accompagnatori». L’Ansa è
entrata in possesso del
documento rimasto per 20
anni negli archivi della
sezione Aia di Firenze, alla
quale Renzi è stato iscritto
dal 1990, quando aveva 17
anni, al 1995. «Il Matteo»,
come lo chiamavano sui
campetti dei dilettanti, fu
«osservato speciale» in
provincia di Arezzo in una
partita di seconda
categoria del campionato
regionale toscano. La gara
finì 3-3, il futuro premier
concesse due rigori
sacrosanti, ma sbagliò nel
valutare due interventi in
gioco pericoloso. Fatto che
tuttavia, annotò il
commissario, «non inficia
la prestazione». Che fu di
alto livello, se si considera
che venne sintetizzata in
un «4» molto vicino al «5»
massimo dei voti
dell’epoca: «È un ragazzo
pratico e intelligente —
spiega il commissario ai
suoi superiori — che sa
farsi rispettare senza
forzature. Tecnicamente è
preparato, sul piano
disciplinare e
comportamentale va
benissimo. Ha un ottimo
carattere, poi. È un arbitro
affidabile, può già salire di
categoria: e dopo la dovuta
esperienza può andare
anche oltre».
Effettivamente è andato
molto oltre.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ROMA — Ieri, una giornata di
pausa a Pontassieve (inframmezzata da molte telefonate di
lavoro), in attesa di partecipare
oggi a Trento al «Festival dell’Economia», dove verrà intervistato da Enrico Mentana, e dove
potrebbe incontrare Sergio Marchionne. Sono molteplici i fronti
su cui si muove in questi giorni
Matteo Renzi. Internazionali e
interni. Riguardo ai primi, l’altro ieri il premier ha avuto un
delicato colloquio telefonico con
Putin. Poi c’è la partita europea:
su quel campo Renzi si gioca
non solo il suo prestigio, ma anche quello dell’Italia.
Il premier continua a dire che
«prima vengono i programmi e
poi i nomi». Ma poiché il suo interesse è quello di «cambiare la
linea dell’austerity seguita finora dalla Ue», anzi per dirla tutta
l’obiettivo, più che ambizioso, è
quello «di tracciare noi le politiche europee», è chiaro che la sua
attenzione è concentrata su quei
posti chiave che consentiranno
all’Italia di poter dire la sua
quando si tratterà di stabilire le
scelte economiche dell’Europa:
«Perché ora la priorità deve essere la crescita e anche per questo stiamo preparando l’Agenda
Italia per la Ue». Ed è per questa
ragione che sono destinate inevitabilmente a tramontare candidature come quelle di Massimo D’Alema ed Enrico Letta. Per
il secondo, sempre che sia interessato, potrebbe piuttosto esserci un altro ruolo, magari
quello, riservato spesso agli ex
premier (tant’è vero che oggi è
occupato dall’ex primo ministro
belga Van Rompuy) di presidente del Consiglio europeo. Per un
posto chiave, che sia uno snodo
delle politiche della Ue, serve infatti una personalità non solo
autorevole ma di assoluta fiducia del presidente del Consiglio.
Perciò hanno preso a circolare
negli ultimissimi giorni due nomi: quello del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e di
Lorenzo Bini Smaghi, fiorentino
come il presidente del Consiglio
e in buoni rapporti con lui. Ma la
partita europea sarà comunque
lunga e lunghe saranno le trattative tra i Paesi della Ue prima di
arrivare a definire tutte le caselle
della Commissione.
Sono molti i problemi anche
sul fronte interno, anche se indubbiamente la vittoria senza
precedenti del Pd targato Matteo
Renzi dà al presidente del Consiglio una forza contrattuale notevole rispetto agli alleati e ai
compagni di partito. Il che, per
uno che ama dire di sé «io sono
un leader non un follower» è
senz’altro una spinta in più per
«andare avanti senza fermarsi
perché il nostro dovere è inno-
«No ai privilegi»
«La gente starà con noi
perché non si possono
continuare a difendere
sprechi e privilegi»
L’incontro
Oggi Renzi sarà a Trento
per il Festival
dell’Economia e potrebbe
incontrare Marchionne
vare». E quindi il mantra dell’inquilino di palazzo Chigi resta
sempre lo stesso: «Riforme, riforme e ancora riforme». Quella
di palazzo Madama sembrerebbe essere arrivata a un buon
punto, dopo la mediazione trovata sul modello francese per
l’elezione del nuovo Senato federale. Ma le divisioni e le fibrillazioni dentro Forza Italia preoccupano i renziani, benché Denis
Verdini continui a rassicurare
che alla fine Berlusconi «non si
sottrarrà al patto». C’è poi
l’emergenza lavoro, che Renzi
ha posto tra le priorità della sua
agenda, la riforma della PA, la riforma del processo civile che
abbatta tempi e costi per i cittadini e l’amministrazione, e chi
più ne ha più ne metta. Non ultimo il problema della Rai che ha
indetto uno sciopero contro il
premier. Ma questa è la questione che preoccupa meno Renzi:
«La gente starà con noi perché
non si possono continuare a difendere sacche di privilegi e di
sprechi: ognuno deve fare la
propria parte».
Dunque, una lunga lista di
complessi e delicati problemi. E
Renzi, nonostante sia sempre lui
a prendere le decisioni definitive, a escogitare le uscite che
spiazzano, le mosse a sorpresa,
per ovvi motivi, non può sempre riuscire a fare tutto da solo.
Perciò a palazzo Chigi stanno
pensando di costituire, sul modello degli Stati uniti un «Consiglio del presidente», una sorta
di «task force» che rappresenti
la vera cabina di regia del governo.
Maria Teresa Meli
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Stati Uniti
Salute e crescita
Obama prepara
la svolta verde
Energia pulita e meno inquinamento per
rafforzare la crescita economica e tutelare la
salute. Il presidente americano, Barack
Obama (nella foto Reuters con l’ex
presidente di UBS Robert Wolf mentre
lasciano la Casa Bianca per una partita di
golf), spiega nel discorso del sabato la sua
«rivoluzione verde» in vista di domani,
quando dovrebbe annunciare nuove regole
stringenti per ridurre del 20% le emissioni
di gas serra delle centrali elettriche a
carbone, costringendo l’industria a pagare
per le emissioni create. Una svolta che
potrebbe diventare uno dei momenti
decisivi per la sua presidenza e che
rappresenta l’azione più forte mai decisa
dalla Casa Bianca per affrontare il
cambiamento climatico. «Un’economia
basata sull’energia pulita può essere un
motore di crescita per i prossimi decenni»
ha detto Obama nel suo messaggio
settimanale agli americani, ammettendo che
i cambiamenti non avverranno da un giorno
all’altro ma richiederanno «scelte difficili».
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L’intervista Il portavoce di «Articolo 21»: la riforma del servizio pubblico deve essere una assoluta priorità dell’esecutivo
Giulietti: è il momento di rivoluzionare la Rai
Il giornalista: non concordo con le modalità
ma i tagli sono un’occasione per cambiare
ROMA — È certamente una coincidenza, ma il taglio di 150 milioni
di euro, contro cui è pronta una
protesta senza precedenti di tutta la
Rai (unita come nemmeno ai tempi
dell’editto bulgaro di Berlusconi), è
contemplato nell’articolo 21 del
Decreto Irpef. E l’articolo 21 è quello della Costituzione che garantisce
la libertà di espressione e anche il
nome dell’associazione giornalistica di cui è stato padre fondatore ed
è portavoce Giuseppe Giulietti, ex
parlamentare e storico giornalista
della Rai. Ebbene, quella di Giulietti è una voce fuori del coro. Per Giulietti, infatti, Renzi deve «prendere
il problema dalla coda» e trasformare il caso dei tagli «nell’occasione di un vero e proprio ribaltamento, di più, di soqquadro del piccolo
mondo antico della Rai». Non che
la spending review sia in sé da accettare tout court, «non concordo
— dice — con le modalità di intervento: si tratta del canone già pagato, di risorse già finalizzate, si rischiano censure di illegittimità e
poi Renzi ha messo in campo solo il
canone e non la lotta all’evasione
del canone, ma detto tutto questo,
ben venga il fatto che Renzi prenda
il problema dalla coda e che colga
l’attimo». Il che concretamente significa che «il premier deve mettere in cantiere con assoluta priorità
la riforma del servizio pubblico Rai
e direi, insieme con esso, dell’intero sistema mediatico ed editoriale:
Giuseppe Giulietti è stato tra i
fondatori di Articolo 21, di cui è
portavoce
deve farlo adesso che inizia il semestre italiano di presidenza Ue. La
Convenzione Stato-Rai scadrà nel
2016, sarebbe meglio ridefinirla
subito già nel 2014». Per spiegare
che questa dovrebbe essere «un’assoluta priorità» dell’esecutivo,
Giulietti ricorda che «sono vent’anni che la Commissione europea, il
Parlamento europeo e le agenzie
indipendenti, come Reporter sans
Frontieres e Freedom House, mettono a nudo il disastro della radiotelevisione pubblica e dell’informazione italiana e ci assegnano un
posto vergognoso nelle classifiche
I sindacati in agitazione
contro le misure
Convocata per l’11 giugno
la protesta unitaria
La vicenda
Lo scontro a «Ballarò»
sulla spending review
1
Il 13 maggio, ospite di Ballarò,
Matteo Renzi si scontra con il
conduttore, Giovanni Floris,
che parla di un possibile
indebolimento della Rai a
causa dei tagli richiesti (150
milioni): «Anche la Rai partecipi
ai sacrifici», spiega il premier
2
I sindacati della tv pubblica
protestano
immediatamente contro le
parole del premier che
aveva parlato della vendita
di RaiWay e del taglio degli
sprechi nelle sedi regionali e
annunciano mobilitazioni
3
L’agitazione dei dipendenti Rai
è stata indetta per l’11 giugno
da tutte le sigle sindacali: è
prevista una manifestazione, i
telegiornali andranno in onda
in forma ridotta, alcuni
programmi potrebbero non
essere trasmessi
sulla libertà di stampa». In pratica
che cosa dovrebbe fare Renzi? «Si
tratta di risolvere una volta per tutte il problema del conflitto d’interessi; di mettere mano ad un rigoroso sistema antitrust e di Autorità
di garanzia; di procedere al cambiamento della governance dell’azienda, cioè del presidente e del consiglio di amministrazione, in modo
da liberare la Rai da un vincolo politico troppo stretto e soffocante».
Solo in questo modo la riduzione
delle risorse potrà innescare un
processo virtuoso sotto il profilo
economico «con un vero piano di
autonomia dal punto di vista editoriale e produttivo».Il riferimento
inevitabile è al taglio delle sedi regionali , ma anche alla riduzione
delle testate e dei canali digitali. «La
domanda oggi è sempre la stessa:
chi si tocca? Chi si danneggia?».
Rompere «l’intreccio con la politica
che rimane tale e quale a quello che
era stato previsto per la Rai negli
anni Settanta, cioè ere geologiche
fa, permetterebbe ad un amministratore delegato libero di agire per
tre o cinque anni di fare tutto quello che è necessario per l’azienda».
M.Antonietta Calabrò
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Domenica 1 Giugno 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 1 Giugno 2014
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Dopo il voto I partiti
MILANO — Trattative con il coltello tra i denti e a colpi di post sul
web. Mentre sulla Rete parlamentari e attivisti si dividono sull’eventualità di una alleanza a
Strasburgo con Nigel Farage, Beppe Grillo parte al contrattacco: difende il leader dell’Ukip e attacca i
Verdi sul suo blog. Il leader cita alcune dichiarazioni di Monica
Frassoni, presidente del partito
Verde Europeo, rilasciate durante
la campagna elettorale. Frasi come
«Grillo autocratico e senza soluzioni» o «la nostra idea di Europa è
di apertura, di felicità, libertà [...]
L’esatto contrario della prospettiva lugubre e violenta che si può ritrovare nelle urla di Grillo». Frasi
che portano alla replica dei Verdi,
affidata a una nota dei co-portavoce Angelo Bonelli e Luana Zanella.
«Dispiaciuti dall’incomprensibile
attacco che Grillo ha rivolto ai Verdi ed in particolare a Monica Fras-
rica e ridisegnando, quindi, anche
la distribuzione dei deputati nelle
varie commissioni. Un ruolo che
infastidirebbe chi nella formazione ha un ruolo predominante. Voci, solo voci. In realtà gli intermediari sono al lavoro. Un filo lento
da tessere. Grillo — che sul blog
ha attaccato anche Vauro — è ancora a Marina di Bibbona, attende
e scherza in spiaggia con un operatore tv.
A Roma il gruppo parlamentare
riflette e si divide. Da un lato l’analisi della sconfitta (e le eventuali
conseguenze della diffusione del
documento realizzato dallo staff di
Montecitorio), dall’altro il dibattito interno sull’alleanza con l’Ukip,
che ieri ha ricevuto il plauso di
Luigi Di Maio. «Credo che Farage
sia un uomo lungimirante rispetto
a tanti altri», ha detto il vicepresidente della Camera. E ha svelato
un retroscena: «Siamo stati contattati da Farage lunedì mattina ha affermato - lui che sarà il futuro
primo ministro inglese e noi stiamo facendo già adesso una interlocuzione per formare un gruppo
parlamentare con lui».
A parlare ieri anche il presidente
della Vigilanza Rai, Roberto Fico,che ha preso posizione sul caso
dei tagli alla tv pubblica. «Penso
che il ricorso allo strumento dello
sciopero da parte dei dipendenti
della Rai sia assolutamente legitti-
La replica
Il leader attende una
chiamata. I portavoce dei
Verdi: dispiaciuti dell’attacco,
ma disposti a incontrarlo
La protesta Rai
Fico sposa la protesta della
tv pubblica contro i tagli:
potremmo andare in piazza
anche noi
soni — si legge —. Ribadiamo, come già ampiamente spiegato nei
giorni scorsi, che esiste la disponibilità ad incontrare il Movimento
Cinque Stelle se sarà espressa questa volontà da parte loro».
Al di là dei battibecchi online, ai
vertici del Movimento si avverte la
sensazione di un matrimonio
osteggiato da una parte della base
(quello con Farage) e di un matrimonio che sembra complesso da
realizzare (quello con i Verdi). «Se
sono davvero interessati che chiamino Grillo», è la risposta che i
Cinque Stelle ripetono. Il leader —
sostengono fonti — sarebbe pronto a incontrare emissari verdi, ad
ascoltare eventuali proposte. Secondo indiscrezioni pentastellate,
dietro il tira e molla con il gruppo
di Monica Frassoni ci sarebbe anche qualche malumore per il ruolo
che i Cinque Stelle andrebbero a
ricoprire dentro alla compagine,
diventando la prima forza nume-
mo nel metodo e che sia assolutamente motivato nel merito, indetto su una questione che non è di
poco conto», ha detto il deputato
pentastellato. E ha aggiunto: «Potrebbe anche essere che qualche
nostro deputato partecipi alla manifestazione, per ora non abbiamo
pensato ad una eventuale rappresentanza ufficiale». Deputati e senatori saranno impegnati in settimana, invece, nella riunione congiunta post-voto.
Sul fronte degli espulsi e dei
fuoriusciti, invece, spunta l’ipotesi
di un vertice a Roma il prossimo 9
giugno. Un gruppo di ex emiliani,
intanto, si sarebbe già incontrato a
Bologna nei giorni scorsi: obiettivo preparare la corsa alle Comunali e sfidare il Movimento nella città
che più di ogni altra è il simbolo
delle spaccature interne tra i Cinque Stelle.
Cinque Stelle, trattative continue
Grillo duro ma non chiude ai Verdi
L’ex comico difende ancora Farage. Sul blog attacchi a Vauro
Flores d’Arcais
«E adesso
riconoscano
gli errori»
ROMA — Nonostante i litigi
registrati a più riprese negli ultimi
mesi, Paolo Flores d’Arcais rilancia
un appello all’M5S di Beppe Grillo. Il
Movimento potrebbe avere ancora un
grande futuro, ma a una sola
condizione: se fosse in grado di
riconoscere tutti i propri sbagli, tanto
più che costituiscono «un
tradimento» per incoerenza dei valori
originariamente proclamati.
Altrimenti si assisterà
inevitabilmente alla «diaspora» dei
suoi militanti. È ciò che si legge
nell’ultimo numero di Micromega:
«Mi permetto di suggerire un gesto,
che darebbe le ali alla svolta e alla
riconquista del consenso: Grillo e
Casaleggio, riconoscendo la
cantonata (per usare un eufemismo)
delle epurazioni, con un pizzico di
cenere sul capo, rivolgano un invito
solenne a tutti gli espulsi e fuoriusciti
perché rientrino nel movimento, a
maggior ragione ora che si sono
costituiti in gruppo autonomo. E se il
coraggio non lo troveranno i due
leader
massimi, lo
trovino i
Il caso
gruppi
parlamentari,
Il precedente
dimostrando
Paolo Flores
così autonomia
d’Arcais aveva
di iniziativa e
detto in una
capacità di
intervista al
imparare dagli
Corriere nel
errori, anziché
novembre 2012
in essi
che «votare per
perseverare».
Grillo alle elezioni
Secondo Flores
è la scelta più
d’Arcais
razionale». Come
«quella del
lui, molti
M5S è una
intellettuali di
sconfitta, ma
centrosinistra
assai
avevano
contenuta,
guardato con
questo dicono i
simpatia al
numeri. Che a
Movimento, da
botta calda sia
Rodotà a
stata vissuta
Zagrebelsky
come una
disfatta
sottolinea il
dominio dell’ideologia/psicosi
autoreferenziale, che ragiona in
termini di “solo noi” e immagina di
poter vincere prima o poi col 51%,
roba da camicia di forza». Sul M5S
incombono quindi due urgenze, che
vanno insieme: «liberarsi
radicalmente dalla logica (che in
realtà è una sindrome) della
autoreferenzialità, interiorizzare
l’ineluttabilità che si farà politica solo
con le alleanze (neanche De Gasperi, e
una Dc con guerra fredda e sostegno
di Presidenti Usa e papa Pacelli, ha
mai potuto avvicinare il 51%).
Altrimenti inizierà la diaspora». Ma
appaiono ormai da tempo distanti
dalle posizioni del M5S anche i
professori che pure furono candidati
dalla Rete del movimento alla
Presidenza della Repubblica, come
Stefano Rodotà e Gustavo
Zagrebelsky. Anche se gli stessi Grillo
e Casaleggio appena tre mesi fa
decisero di firmare l’appello di
costituzionalisti e intellettuali contro
le riforme targate Matteo Renzi.
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In spiaggia
Beppe Grillo scherza
con un operatore tv
dopo una corsa sulla
spiaggia di Marina di
Bibbona. Il leader 5
Stelle si sta godendo
qualche giorno di
relax dopo il tour
elettorale
(Ansa)
Emanuele Buzzi
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Il retroscena Gli europarlamentari del Movimento tra pochi giorni in Belgio con il team della comunicazione
Insieme in albergo a Bruxelles per fare squadra
MILANO — È partito il conto
alla rovescia. Tra sette, massimo
dieci giorni la pattuglia di eurodeputati Cinque Stelle sbarcherà
a Bruxelles, in largo anticipo rispetto alla prima convocazione
del nuovo Parlamento, prevista a
inizio luglio. Il gruppo volerà in
Belgio anzitempo per svolgere le
pratiche burocratiche e cercare
casa. E non solo. Sarà un periodo
— almeno nelle intenzioni — di
affiatamento e di studio dei meccanismi. «La macchina del Parlamento va ancora conosciuta»,
dicono i pentastellati. I neoeletti
vivranno insieme le prime settimane della loro avventura politica in una struttura, probabilmente un hotel, per avere modo
di conoscersi meglio da vicino e
creare uno spirito di squadra.
Con loro il team della Comunicazione. Secondo fonti vicine al
Movimento, infatti, sarebbero
già stati selezionati quasi tutti i
comunicatori («un gruppo preparato, capace di lavorare sotto
pressione, con esperienza in Europa», sostengono le indiscre-
zioni). La scelta dei componenti,
come prevede il codice di comportamento degli eurodeputati,
è stata «definita da Beppe Grillo e
Gianroberto Casaleggio». Tra lo
staff, i diciassette europarlamentari sceglieranno i loro assistenti.
Anche in Europa i Cinque Stelle cercheranno di far valere i loro
meccanismi di rotazione: avrebbero già manifestato a Nigel Fa-
rage (e lo faranno anche con altri
eventuali interlocutori)la volontà di cambiare trimestralmente il
«rappresentante della delegazione italiana». In caso di presidenza dell’eurogruppo (la carica dura metà mandato), si studieranno altre soluzioni. Ma con quanto accade a Roma questo sarà
probabilmente l’unico punto di
contatto.
Regole
A Bruxelles niente regole
su retribuzioni e diaria
a differenza di quanto
succede a Roma
Brevetti
E due attivisti registrano un clone del simbolo
La domanda è del 14 maggio scorso. La
richiesta presentata all’Ufficio italiano
Marchi e brevetti «consiste nelle parole di
seguito descritte, numero compreso,
“movimento 5 stelle”». Un clone — o quasi
— del logo dei Cinque Stelle di proprietà di
Beppe Grillo. Stesse parole, ma nessun
orpello grafico come le stelle nel simbolo o la
v maiuscola. Curiosità nella curiosità è data
dai «richiedenti». Che sono Fernando Bruno
e Daniele Cultrera, due attivisti lombardi
pentastellati. Bruno ha preso parte anche alle
graticole 2012 per la selezione dei candidati
alle liste regionali. Cultrera, invece, posta
foto di banchetti. E sul profilo del meet-up di
cui fa parte scrive: «Cerchiamo di aiutarci a
vicenda, rendendoci disponibili con il nostro
tempo e competenze». A quanto si apprende,
Grillo sarebbe stato informato dell’iniziativa
e gli sarebbe stata fornita la
documentazione.
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Diversi in tutto i Cinque Stelle
europei. Più tattici, più politici. I
pentastellati a Bruxelles vogliono
fare sentire la loro voce. C’è chi
ipotizza un toto-nomi delle commissioni che saranno il vero
obiettivo del Movimento: bilancio, commercio, industria. Nessuna iniziativa stile «Restitution
day» in vista — dato anche il numero ridotto della pattuglia e
l’eventuale importo in proporzione —: se ci saranno delle
somme da devolvere, saranno su
base volontaria. Non si ripeterà
neppure il caso-diaria, che a Roma aveva dato vita a un lungo dibattito interno. Il trattamento
economico, per gli eurodeputati,
non prevede vincoli su nessuna
voce (retribuzione, indennità di
soggiorno e per spese). Anzi, c’è
un solo obbligo: ognuno dovrà
destinare mille euro ogni mese al
gruppo comunicazione. Lo
«sbarco» europeo si preannuncia come l’inizio di una nuova fase.
E.Bu.
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Domenica 1 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Esteri
La disputa per le isole e le acque territoriali
Usa e Giappone mettono in guardia la Cina: basta prepotenze
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PECHINO — Il forum si chiama
Dialogo Shangri-La. Ma c’è poco di
pacifico nei discorsi dei ministri
che partecipano alla riunione di
Singapore sulla difesa del Sudest
asiatico. Il premier giapponese
Shinzo Abe è venuto a dire che Tokyo è pronta a garantire appoggio
ai Paesi dell’area che sentono la
pressione crescente della Cina. Correggendo la sua costituzione pacifista, il Giappone promette di «im-
pegnarsi per la sicurezza dei mari e
dei cieli, mantenendo la libertà di
navigazione e di volo», ha detto
Abe. I fronti aperti dalla Cina sono
molti: da quello per le isole
Senkaku/Diaoyu contese con i
giapponesi, alle Paracel e alle Spratly intorno alle quali la Marina di
Pechino si confronta con Vietnam e
Filippine. Tokyo ha già offerto di
vendere mezzi navali ai due Paesi e
anche all’Indonesia e ora parla di
sostegno armato.
Si è fatto sentire anche il capo del
Pentagono Chuck Hagel: di fronte
alle «intimidazioni destabilizzanti»
della Cina gli Stati Uniti «non guarderanno dall’altra parte», ha detto.
Parole forti per una crisi che si allarga. Pechino ha risposto con un
Tienanmen 1989
Riunione
A Singapore vertice per la
sicurezza nel Sudest asiatico.
Pechino: «Tokyo militarista»
editoriale della sua agenzia ufficiale, la Xinhua: «Abe si nasconde dietro la legge internazionale per far
avanzare furtivamente il suo progetto di un Giappone militarista».
Le ambizioni e i sogni nazionalisti del leader giapponese sono note. Ma l’interrogativo è sul gioco
della Cina: negli ultimi mesi ha costituito una «zona di identificazione aerea» che lambisce le coste
giapponesi e sudcoreane; ha spinto
una piattaforma petrolifera a ridosso delle acque del Vietnam; sta co-
1989
Gabbia dorata e 100mila spie
per «cancellare» Tienanmen
Il governo si prepara all’anniversario da dimenticare
PECHINO — Il primo a finire agli arresti è stato Hu Jia, attivista che fa
campagna per i malati di Aids. Gli
agenti sono andati a casa sua a febbraio e gli hanno spiegato che questo è
«un anno molto delicato». Questo è il
venticinquesimo anniversario del
massacro sulla Tienanmen; ma i poliziotti non hanno citato né la piazza né
la data, il 4 giugno 1989, perché in Cina sono parole proibite. Dopo Hu sono
finiti in carcere altre decine di dissidenti e avvocati dei diritti civili, qualche artista, un poeta, esponenti della
comunità gay e buddisti. Poi, all’inizio
di maggio, la piazza cuore del potere e
della storia è stata circondata da una
nuova barriera rinforzata e dorata. Sono i preparativi del governo per la ricorrenza innominabile.
Pechino sembra sospesa, stordita
dal caldo asfissiante fuori stagione (42
gradi di massima) e sorpresa dall’enorme spiegamento di forze. L’ultimo segno di quasi serenità è all’angolo di Wangfujing, il viale commerciale
distante un chilometro dalla Tienanmen: un bambino saltava felice in una
pozzanghera e un netturbino aspettava paziente che finisse di giocare prima di spazzare via l’acqua. Ma a dieci
metri c’erano tre soldati con elmetto,
pistola nella fondina e mitra imbracciato che scrutavano inespressivi. Procedendo verso la piazza, furgoni e auto
della polizia, agenti in postazione, dissuasori metallici agli incroci. E poi le
barriere dorate, imbullonate sul mar-
G. Sant.
Alleati Chuck Hagel con Shinzo Abe
@guidosant
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Tienanmen 2014
Pechino 25 anni dopo la rivolta, piazza transennata e «informatori» ovunque
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
struendo una base tra gli scogli rivendicati dalle Filippine. Mosse
sbagliate o calcolo? Con la sfida a
Paesi più deboli come Filippine e
Vietnam, gli analisti americani
pensano che Pechino voglia indebolire la posizione di Washington:
Obama rischierebbe uno scontro
per le Paracel o le Spratly? Ma ora
nel grande gioco è entrato il Giappone.
ciapiedi. Sul web i pechinesi di spirito
l e h a n n o d ef i n i te d e g n e d i u n
«tuhao», la parola che identifica i cafoni arricchiti dell’economia di mercato amanti dei gioielli d’oro. Forse al
regime fa piacere che invece di parlare
dell’anniversario di sangue la gente
banalizzi.
Le autorità dicono che la gabbia dorata è a prova di auto, per evitare nuovi
attacchi come quello uiguro di mesi fa.
Ufficialmente sono solo precauzioni
anti-terrorismo anche le pattuglie armate che attraversano la capitale. In
parte è vero, perché dopo gli ultimi attentati sanguinosi nel lontano
Xinjiang il governo teme che il terrorismo di matrice etnica e islamica colpisca anche qui: nelle stazioni della metropolitana da qualche giorno si passano al metal detector i pendolari,
Carcere preventivo
A partire da febbraio le
autorità cinesi hanno messo
agli arresti dissidenti, avvocati
dei diritti civili, artisti e poeti
Venticinque centesimi
I «volontari» che raccolgono
informazioni sui «sospetti
terroristi» saranno pagati due
yuan al giorno (25 centesimi)
causando code bibliche.
Ieri i giornali di Pechino hanno annunciato che le autorità hanno mobilitato centomila cittadini per raccogliere informazioni. Dicono che è per
proteggere la città dai terroristi: li pagano due yuan (25 centesimi) a soffiata. I più efficienti, quelli capaci di riferire tre sospetti al giorno, riceveranno
a fine mese 200 yuan (25 euro, una
bella cifra). Questi informatori volontari sono stati reclutati tra gli assistenti ai bagni pubblici, gli ambulanti, i
portieri dei palazzi, gli edicolanti. Anche questo non è inedito a Pechino:
circa 850 mila pensionati si prestano
volentieri a controllare i loro quartieri.
Ma con il pensiero alla Tienanmen il
nuovo esercito popolare di spie ausiliarie accresce l’ansia.
Diversi uffici di agenzie e giornali
internazionali hanno ricevuto il consiglio di stare alla larga dalla piazza. A
quattro, cinque chilometri dalla Tienanmen, il vialone Chang’an (Pace
duratura) prende il nome di Fuxingmen: qui nella notte del 3 giugno 1989
passarono i camion con i soldati e i
carri armati ai quali era stato ordinato
di schiacciare i «contro-rivoluzionari», gli studenti che da aprile occupavano la piazza del potere chiedendo riforme democratiche. Sul Fuxingmen,
sotto il viadotto di Muxidi, i ragazzi
cercarono di fermarli; i soldati spararono, anche i palazzi furono colpiti. Il
punto dove si combattè più duramente è di fronte al Blocco 27, una serie di
casermoni di abitazione. I fori non ci
sono più, naturalmente. Seduti su
2014
1989
2014
Ieri e oggi Studenti a Tienanmen a maggio 1989 e la
piazza oggi. A sinistra, dall’alto, carri armati sul viale
Chang’an e il viale oggi; soldati davanti al Parlamento e
lo stesso luogo 25 anni dopo
sgabelli, davanti ai portoni, sei civili
con il bracciale rosso dei volontari per
la sicurezza. Girando sul retro e schivando un paio di poliziotti abbiamo
avvicinato alcune coppie di anziani.
«Certo che abito qui, da un sacco di
tempo». Che cosa ricordate... «Non c’è
niente da ricordare». Uno solo, mentre
si allontanava con la compagna che gli
chiedeva le ha sussurrato: «Sai, qui
sparavano, ma è stato molto tempo
fa».
Il partito comunista ha imposto una
sorta di amnesia collettiva. Louisa
Lim, autrice della «Repubblica popolare dell’amnesia» ha cercato di fare
un sondaggio tra gli universitari, mostrando la celebre foto del ragazzo davanti ai tank: su 100 solo 15 l’hanno riconosciuta come l’immagine simbolo
della Tienanmen. Molti dicono che è
tutta un’invenzione degli americani;
altri che «se davvero qualcosa è successo è stato provocato dalla Cia». Un
tassista chiacchierone assicura che lui
era militare a quei tempi e che i soldati
hanno «solo sparato a terra o in aria,
se qualcuno è stato ferito sono stati di
sicuro colpi di rimbalzo». E poi ci sono
anche personaggi importanti, come il
geniale Jack Ma di Alibaba, che hanno
detto: «Quell’incidente? Una decisione
crudele, ma corretta».
Gli arresti preventivi, le intimidazioni, la censura che cancella dal web
cinese la data 4 giugno 1989 (aggirata
da qualche ardimentoso con definizioni tipo «35 maggio» e «ultimo anno
degli 80»), hanno fatto cadere l’ultima
illusione di riforma politica, 25 anni
dopo. Dagli arresti domiciliari Hu Jia si
fa sentire: «Dicono che è primavera a
Pechino, ma è sempre inverno».
Guido Santevecchi
@guidosant
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Corriere della Sera Domenica 1 Giugno 2014
Esteri 11
italia: 51575551575557
Cariche e lacrimogeni. Ferito fotoreporter italiano
Il premier Recep Tayyip Erdogan, ieri pomeriggio, aveva
messo le cose in chiaro: «Se andrete a Gezi Park le forze di sicurezza hanno ricevuto istruzione di stroncare le proteste e
faranno ciò che devono dalla A
alla Z». Sin dalla mattina piazza
Taksim, da dove il 28 maggio
2013 era partita la rivolta per difendere i 600 alberi del parco di
Istanbul, era stata chiusa. Il governo turco sembrava ben deciso ad evitare che «i ragazzi»
rioccupassero l’area con le loro
tende, i cartelli ironici, i mercatini, le librerie e le tante manifestazioni, anche di festa, come
era accaduto un anno fa quando
milioni di persone in tutto il Paese erano scesi in piazza per
chiedere le dimissioni del premier, accusato di reprimere la
libertà di espressione.
Ieri Istanbul era una città
blindata. Nel pomeriggio Solidarietà a Taksim, la piattaforma
che riunisce tutti i gruppi della
rivolta, aveva indetto una manifestazione per ricordare le nove
persone morte a causa degli
scontri nel maggio/giugno 2013
(l’ultima qualche giorno fa dopo 159 giorni di coma) e le migliaia di feriti. Per l’occasione
erano stati mobilitati 25 mila
agenti, venuti anche da altre città. Molti poliziotti si aggiravano
in borghese per le strade adiacenti alla piazza, considerata un
simbolo della laicità dello Stato,
pronti a fermare chiunque, persino i giornalisti. Il corrispondente della Cnn, Ian Watson, è
stato arrestato dagli agenti nel
corso di una diretta tv e costretto ad inginocchiarsi a terra co-
me un criminale. Nel pomeriggio erano stati bloccati i traghetti che fanno la spola tra la
parte asiatica e quella europea.
Ma i contestatori non si sono
persi d’animo. Alle sette di sera
hanno provato a percorrere viale Istiklal, la strada dello shopping che porta a Taksim. Come
un anno fa le donne si sono affacciate alle finestre e hanno
fatto risuonare le pentole in di-
Nel 2013
L’inizio
Il 28 maggio 2013 alcuni
ambientalisti occupano a
Istanbul il parco Gezi per
evitarne la distruzione. Dura
repressione della polizia, le
proteste anti-governo
portano tra i 3 e i 7 milioni in
piazza in tutto il Paese
L’annuncio di Abbas
Lunedì il governo palestinese
di unità tra Hamas e Fatah
RAMALLAH — Il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha
dichiarato che lunedì annuncerà l’attesa formazione di un
governo di unità nazionale sostenuto da Hamas e Fatah. Il
nuovo esecutivo dovrebbe mettere fine alla scissione iniziata
nel 2007 tra il gruppo islamico Hamas che governa Gaza,
considerato terroristico da Israele e dall’Occidente, e il
partito di Abbas che controlla la Cisgiordania. Il governo,
sulla cui formazione i colloqui sono iniziati in aprile dopo il
blocco dei negoziati di pace con Israele, sarà formato da
«tecnocrati e indipendenti», ha detto Abbas aggiungendo
che il governo israeliano ha già annunciato che «prenderà
subito misure punitive» contro la nuova alleanza.
Il bilancio
L’uso di idranti e lacrimogeni
contro i manifestanti ha
causato tra i 9 e i 16 morti
e oltre 8 mila feriti. Durante
le proteste, culminate con
lo sgombero del parco Gezi
la notte del 15 giugno, sono
state arrestate 3 mila persone
(sopra, feriti a Istanbul, Reuters)
L'analisi
L’IPOTESI JUNCKER
SE CAMERON
ADESSO MINACCIA
L’ADDIO ALL’EUROPA
di PAOLO LEPRI
«Y
versi quartieri della città. Centinaia di ragazzi si sono seduti a
terra con i libri in mano nei dintorni di Taksim imitando la
protesta di un anno fa dell’uomo in piedi, il coreografo Gerdem Gunduz. E, come da copione, sono entrati in azione i Toma, i temibili mezzi blindati dotati di idranti. La polizia ha
caricato a Besiktas, Kadikoy,
Cihangir e nel quartiere alevita
di Gazi. Gli agenti hanno usato
gas lacrimogeni e pallottole di
gomma anche ad Ankara e ad
Adana. Nella capitale è stato
colpito all’addome da un candelotto un fotoreporter italiano.
Tantissimi i ragazzi accasciati al
suolo con problemi respiratori.
E’ difficile però pensare che
la protesta possa riaccendersi
come un anno fa. Nonostante le
contestazioni, la tentata chiusura dei social network e lo scandalo sulla corruzione l’Akp, il
partito filoislamico al governo
da più di dieci anni, appare ancora
saldamente al potere. Lo scorso 30
marzo ha vinto
ampiamente le
elezioni amministrative e Erdogan
dovrebbe annunciare la sua candidatura alla presidenza nelle prossime settimane. All’estero, però, l’immagine
della Turchia sembra irrimediabilmente compromessa: «Come
fate a dormire la notte?» ha
chiesto ieri un professore di
Harvard al presidente Abullah
Gül in visita a Cambridge negli
Usa.
es Juncker, no party», sembra mormorare da
giorni, come in un martellante spot televisivo, il
primo ministro britannico David Cameron, travolto in
casa propria dall’onda anti-europea del sempre più
famoso Nigel Farage. Lo ha detto a molti capi di
governo, tra cui Angela Merkel, secondo Der Spiegel,
durante il vertice svoltosi martedì scorso. La tesi dell’ex
studente di Eton è chiara: scegliere il candidato del Ppe
alla guida della Commissione europea (già presidente
dell’eurogruppo e grande navigatore dei mari
comunitari) avrebbe un effetto così destabilizzante per
il governo di Londra che sarebbe necessario anticipare il
referendum sulla permanenza nell’Ue. Andando
certamente incontro, ha aggiunto, ad un risultato
negativo.
«Un personaggio degli anni Ottanta non può risolvere i
problemi dei cinque prossimi anni», sono state le parole
di Cameron. Downing Street non ha commentato. «E
troppo presto — ha dichiarato un portavoce — per dare
giudizi sui potenziali candidati». Potenziali, certamente.
L’unico piccolo particolare è che questa volta gli elettori
sono stati chiamati anche a votare per il futuro numero
uno dell’esecutivo di Bruxelles, che viene indicato dai
governi ma nominato dal Parlamento. Juncker ha vinto.
Trovare un nome diverso sarebbe una sconfitta per tutti.
E non è solo il filosofo Jürgen Habermas a pensarlo.
Queste cose Angela Merkel le sa bene. E’ stata accusata
dagli alleati socialdemocratici di nascondersi dietro a
Cameron, esibendo
solo un tiepido
Le parole alla Merkel
sostegno per l’arrivo
Il leader di Londra ha detto: di Juncker sulla
poltrona di José
la scelta del candidato
Manuel Barroso.
popolare anticiperebbe
Venerdì si è smarcata,
assicurando di stare
il referendum sull’Ue, i no
lavorando in quella
vincerebbero
direzione. I dubbi
restano e i problemi
sono molti, aumentati dal fatto che i conservatori
britannici non fanno parte del Ppe e stanno valutando
la possibilità di accogliere gli anti-euro tedeschi di
Alternative für Deutschland nel gruppo parlamentare
di cui fanno parte all’Assemblea di Strasburgo. Uno
scenario, questo, che la cancelliera vuole scongiurare,
magari in cambio di qualche concessione. Le divisioni
sono trasversali, perché la maggioranza che esprime
l’ex premier lussemburghese non è autosufficiente e il
suo nome, o il metodo della sua scelta, stanno
conquistando consensi in altre famiglie politiche. Il
leader storico dei Verdi, Daniel Cohn-Bendit, ritiene per
esempio che appoggiare lo Spitzenkandidat popolare
significhi «sperimentare l’evoluzione della democrazia
europea». Ma, soprattutto, sono i leader ad essere
divisi. Nello schieramento moderato (come
dimostrano le resistenze anche di Olanda, Svezia e
Finlandia) Juncker viene ritenuto organico ad
un’Europa dimostratasi incapace di affrontare le sfide
perse in questi anni. Il paradosso è che non hanno tutti
i torti.
Ce ne è abbastanza per fare saltare il tavolo. Saranno
settimane di grande tensione, in un’Europa già alle
prese con il trauma della vittoria delle forze populiste.
Ma, in particolare, il caso Juncker rischia di fare
scoppiare in anticipo quella bomba a scoppio ritardato
rappresentata dalla riluttante convivenza britannica.
Non si tratta però solo di questo. Su tutti i dossier sarà
indispensabile un grande sforzo innovativo, che va al di
là della questione delle nomine.
Monica Ricci Sargentini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’anniversario In vista dei cortei Erdogan aveva promesso la linea dura
Turchia, guerriglia in piazza
un anno dopo Gezi Park
✒
Minaccia
Un manifestante
protegge una
ragazza mentre
un poliziotto li
minaccia nella
centrale via
Istiklal di Istanbul, vicino a
piazza Taksim.
Ieri la zona ha visto nuove proteste contro il governo Erdogan,
nell’anniversario
delle dimostrazioni di un anno
fa che erano iniziate con una
piccola mobilitazione a difesa di
un parco pubblico e culminate
con milioni di
persone in piazza in tutto il Paese (Afp/Kilic)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
12
italia: 51575551575557
Domenica 1 Giugno 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 1 Giugno 2014
Esteri 13
italia: 51575551575557
#
Il caso La donna cristiana, condannata a morte per apostasia, ha da poco partorito in cella la seconda figlia
«Meriam libera tra pochi giorni»
L’annuncio del governo del Sudan dopo la mobilitazione globale
Meriam e i suoi due piccoli
sono vicini alla libertà. La
porta della loro cella si aprirà
«tra pochi giorni», ha annunciato ieri il vice ministro degli
Esteri sudanese alla tv pubblica di Khartoum. «Uscirà non
prima di due settimane», ha
precisato poi uno dei legali
della donna cristiana condannata a morte a metà maggio
con l’accusa di «aver rinnegato l’Islam» sollevando un’ondata di indignazione dentro e
fuori il Paese. «L’annullamento della sentenza non può essere una decisione politica a
meno di un atto di grazia da
parte del presidente. Dobbiamo aspettare che si riunisca la
Corte d’appello: il suo verdetto è atteso entro tre settima-
nese in Italia, Amira Daoud
Hassan Gornass, moglie del
ministro degli Esteri di Khartoum. È dal 1995 che nel Paese
non viene eseguita una condanna per apostasia. «La pressione italiana a più livelli è
stata importante», spiega Antonella di Napoli, della ong
«Italians for Darfur», che da
subito si è occupata del caso.
Dall’Italia alla Gran Bretagna. L’annuncio dell’imminente scarcerazione della giovane è arrivato poche ore dopo la condanna di David Cameron. In un intervento sul
Times, il premier britannico
afferma che il trattamento riservato a Meriam «è barbaro e
non accettabile nel mondo
moderno», dove la «religione
Londra
Il premier britannico
Cameron ha chiesto di
cancellare la condanna a
morte, «un atto barbaro»
L’ambasciatrice
«La sua vicenda è una
grandissima ingiustizia»,
ha detto l’ambasciatrice
sudanese in Italia
ne», spiega al Corriere Sharif
Yosuf, uno dei membri del
collegio difensivo della giovane che mercoledì scorso in
carcere ha partorito una bambina, Maya.
Tra una poppata e l’altra e le
cure all’altro figlio di un anno
e mezzo, Martin, che vive in
cella con lei, ora per Meriam è
scattato il conto alla rovescia.
Il ritorno a casa, la fine di un
incubo iniziato lo scorso febbraio quando è stata arrestata
con l’accusa, prevista dalla
sharia di essere una «apostata» visto che suo padre era
musulmano. Lei si è difesa sostenendo di essere cristiana
da sempre, perché così l’aveva
cresciuta la madre dopo che il
marito l’aveva abbandonata.
La sentenza di impiccagione inflitta a Meriam è stata accompagnata da 100 frustate
per «adulterio»: il giudice non
ha infatti riconosciuto il suo
Il caso
Insieme Una foto del matrimonio della 27enne cristiana Meriam Ibrahim con Daniel Wani (Ansa)
Sui media
La prima «apertura»
apertura della Cnn sul caso Meriam:
Meriam per la donna
si sono mobilitati media e associazioni in tutto il mondo
matrimonio con un cristiano,
Daniel Wani, che tra l’altro si è
visto negare un permesso di
una visita quando Meriam ha
partorito. «Martin non sorride più. Noi vivevamo tranquilli quando alcuni parenti
di Meriam l’hanno accusata di
apostasia per impossessarsi
di un negozio di sua proprietà
e questo è l’atroce risultato»,
ha detto il marito alla Bbc.
In cella, legata in catene con
il pancione, Merian è stata al
centro di una mobilitazione
internazionale. «Una grandissima ingiustizia che ha messo
in grande imbarazzo le autorità sudanesi», ha definito la vicenda l’ambasciatrice suda-
La famiglia
Meriam Ibrahim, 27
anni, sudanese, figlia di
una cristiana che l’ha
allevata nella sua fede e
di un musulmano. Nel
2011 sposa un cristiano
e nel 2012 ha un figlio
Il processo
Denunciata da uno zio
con l’accusa di aver
abbandonato l’Islam, è
arrestata lo scorso
febbraio e il 15 maggio
è condannata a morte
per apostasia. Ha fatto
appello ma resta in cella
dove pochi giorni ha
partorito una bambina
è tra i diritti umani fondamentali», aggiungendo che il
governo di Londra sta facendo
pressioni sul Sudan perché la
sentenza venga annullata. L’ex
premier Tony Blair ha definito
il caso «una brutale e disgustosa distorsione della fede».
All’appello per salvare Meriam si sono uniti ieri anche il
leader del Partito laburista, Ed
Miliband, e il capo dei liberaldemocratici, Nick Clegg.
Il buon esito del ricorso appare scontato: non avrebbe
senso tirare in lungo un processo sotto la condanna del
mondo con i legali di Meriam
determinati a portare il caso
alla massima autorità giudiziaria: i giudici supremi, a differenza di quelli di molti tribunali, applicano la Costituzione, che prevede la libertà di
religione.
Alessandra Muglia
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L’annuncio Il sergente Bowe Bergdahl catturato nel 2009
Scambiato con 5 talebani
Torna a casa dall’Afghanistan
l’ultimo prigioniero Usa
WASHINGTON — Un happy
end con la soddisfazione di Obama e la felicità dei familiari. Un
bel finale in una storia dove però
non mancano i lati oscuri. Il sergente Bowe Bergdahl, l’ultimo
soldato americano prigioniero, è
libero. I talebani lo hanno rilasciato in cambio di cinque compagni finiti nel campo di Guantánamo. «È la prova — ha affermato il presidente, ieri, parlando nel
giugno 2009 da un avamposto
nella turbolenta provincia di Paktika. Dicevano che avesse abbandonato la posizione. O che fosse
rimasto indietro durante un pattugliamento. Oppure una «voce»
poco gloriosa e non sorretta da
prove: i guerriglieri lo avevano
catturato mentre andava alla latrina. Nebbia di guerra, molti
dubbi. Un mistero. Che forse sarà
svelato ora che il sergente è tra i
1.796
Giardino delle Rose al fianco dei
genitori di Bergdhal — che non
lasciamo nessuno sul campo di
battaglia. Non abbiamo mai dimenticato Bowe». I repubblicani
hanno subito criticato il «baratto» presentandolo come una
concessione «ai terroristi». Obama ha poi ribadito «l’impegno a
chiudere Guantánamo».
Il militare, 28 anni, era scomparso come un fantasma il 30
i giorni passati in
prigionia dei talebani
da Bowe Bergdahl
suoi. Comunque, uno scenario
che ricorda la serie Tv Homeland.
La sua prigionia si è chiusa
nella serata di sabato quando un
elicottero carico di commandos
americani ha raggiunto il punto
dello scambio. Una volta a terra
hanno visto arrivare un uomo
dall’aspetto occidentale. Il rumore dei rotori era assordante. Bergdahl ha mostrato ai militari un
pezzetto di carta con su scritto
«SF?», ossia Special Forces, forze
speciali. Loro hanno risposto: «Ti
stavamo cercando da molto tempo». Lui è scoppiato a piangere.
Poi l’elicottero è ripartito alla volta della base di Bagram mentre
un aereo decollava da Guantánamo verso il Qatar, Paese che ha
svolto una mediazione importante, per consegnare alle autorità locali le cinque pedine del baratto.
Si tratta di figure non da poco:
Abdul Wasiq, ex numero due dell’intelligence talebana; mullah
Norullah Nori, responsabile a
Mazar-e-Sharif; Khairullah Khairkhwa, molto vicino al mullah
Omar, Mohammed Nabi, capo
della sicurezza a Qalat; Mohammad Fazl, accusato di aver massacrato la minoranza sciita nel periodo 2000-2001. In base all’accordo dovranno restare per un anno
in Qatar con il divieto di viaggiare
all’estero. Per l’intelligence il caso
del sergente è stato gestito dal
network Hakkani, organizzazione spesso accostata all’Isi, il servizio segreto pachistano, e coinvolta in una lunga serie di attentati. Durante la detenzione, i mili-
Ostaggio Il sergente Bowe Bergdahl in un video diffuso dai talebani nel 2010 (Afp/IntelCenter)
Guantánamo
Per il militare sono
stati liberati cinque
militanti detenuti a
Guantánamo
Il presidente
Obama al fianco dei
genitori del soldato:
«Non lo abbiamo
mai dimenticato»
tanti hanno diffuso almeno
cinque video che ritraevano il
soldato americano. Ogni volta
appelli, suppliche, il solito armamentario propagandistico. Mosse accompagnate da una trattativa più o meno segreta che si è
spesso arenata. Un dramma umano portato sulle spalle dai familiari di Bergdahl, diventati i protagonisti di una lunga lotta affinché nessuno si dimenticasse del
loro figlio. Con iniziative non
sempre in linea con quella ufficiale: il padre, Robert, aveva diffuso delle email dove Bowe esprimeva il suo dissenso per le tattiche inutili usate durante i pattugliamenti. Ma alla fine ha potuto
gioire. Proprio pochi giorni dopo
che la Casa Bianca ha dettato
l’agenda per il ritiro delle truppe
dall’Afghanistan.
Il rilascio potrebbe fare da
copione per altri negoziati. Anche se lo schieramento degli
insorti appare diviso. In questi
giorni è esploso un nuovo contrasto per la decisione del potente clan Mehsud di trattare
con Kabul. Non tutti i ribelli
l’hanno presa bene e anche all’interno dell’ala pragmatica si
è prodotta una frattura, con i
duri decisi a continuare nella
lotta. Senza alcun compromesso.
Guido Olimpio
© RIPRODUZIONE RISERVATA
✒
Gates «cede»
alle pressioni
per boicottare
gli israeliani
di DAVIDE FRATTINI
L
e telecamere della G4S
sorvegliano i palestinesi
fuori e dentro le prigioni. Li
seguono quando passano
attraverso i controlli di un
posto di blocco israeliano, li
ispezionano a distanza dalle
torri militari di cemento
grigio. La multinazionale
britannica conta 620 mila
dipendenti globali (6 mila
nello Stato ebraico) e
investitori da tutto il mondo:
fino a pochi giorni fa anche
Bill Gates che nel 2013 aveva
comprato azioni per 135
milioni di euro, poco più del 3
per cento. Le ha vendute tutte
o in gran parte e la decisione
sarebbe arrivata sotto la
pressione del movimento per
il boicottaggio. O almeno è
quello che proclamano gli
attivisti: avevano raccolto 14
mila firme per provare a
convincere il fondatore della
Microsoft. L’uomo più ricco
del pianeta non ha spiegato
le ragioni del
disinvestimento, era stato
criticato anche perché aveva
acquistato le azioni della
società di sicurezza
attraverso il suo fondo
privato Cascade Investment e
soprattutto la Bill e Melinda
Gates Foundation, che
dovrebbe occuparsi di
iniziative benefiche.
La campagna è la stessa che
ha bersagliato Scarlett
Johansson per aver accettato
di pubblicizzare gli
elettrodomestici della
SodaStream, la cui fabbrica
sta a Mishor Adumim, una
zona industriale collegata a
uno dei più grandi
insediamenti israeliani in
Cisgiordania. L’attrice non
ha ceduto e ha rinunciato al
ruolo di ambasciatrice per
Oxfam, l’organizzazione
umanitaria britannica. Gates
avrebbe invece dato ascolto
all’appello dei gruppi che
spingono per interrompere le
relazioni — non solo
economiche, sotto attacco
sono anche le università —
con Israele.
Un anno fa l’Unione Europea
ha pubblicato le nuove linee
guida da seguire nei rapporti
economici con lo Stato
ebraico. Fissano le regole per
prestiti o finanziamenti da
parte della Commissione e
per la prima volta
prescrivono che ogni intesa
venga accompagnata da una
clausola: quei soldi non
possono finire ad atenei,
società, istituzioni al di là
della Linea Verde, perché —
precisa il documento — gli
insediamenti in Cisgiordania
o a Gerusalemme Est non
fanno parte dello Stato
d’Israele. La stessa G4S ha
annunciato di non voler
rinnovare i contratti per la
prigione di Ofer e le caserme
di polizia nei territori
occupati. I diplomatici
europei non parlano di
embargo o sanzioni, ma il
rischio di ritorsioni comincia
a preoccupare il governo di
Benjamin Netanyahu: il
premier sa di non aver più la
copertura delle trattative con
i palestinesi, bloccate alla
fine di aprile.
@dafrattini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
14
Domenica 1 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Cronache
Sicilia Quota 43 mila arrivi. Salvini: stop Mare nostrum
Esodo nel Mediterraneo
Sbarcati in un giorno
più di tremila migranti
Minori in fuga dai centri di accoglienza
PORTO EMPEDOCLE (Agrigento) — Il sorriso lo riconquistano con il girotondo organizzato dai volontari di Save The
Children. E sembra la momentanea fortunata chiusura di una
favola che, nel deserto e nel
mezzo del Mediterraneo, era diventata un inferno. Anche per
questi bimbi sballottolati da una
carretta in avaria a un peschereccio, da un malandato gommone a una motovedetta, per
approdare infine sul molo di
Porto Empedocle. Bimbi di due
o tre anni, altri di dieci, una teoria di minori, tanti con i genitori, tantissimi non accompagnati. Tormento di un’emergenza
che ieri ha superato ogni record
con l’arrivo in Sicilia di 3.300
migranti salvati sotto Lampedusa, recuperati non lontano dalla
Libia o a ridosso di Malta e accompagnati da Guardia costiera, mercantili e navi militari nel
porto vicino ad Agrigento o all’estremità orientale dell’isola, a
Pozzallo e Augusta.
Un sabato con il sole caldo,
ma con il mare che a sera s’in-
crespa, segna il picco degli sbarchi perché si tocca quota 43 mila
da gennaio, tanti quanti ne arrivarono nell’intero 2013. E scatta
la polemica politica con la Lega
di Matteo Salvini che minaccia
una marcia sulla Sicilia «per dire
stop all’operazione “Mare nostrum”». Incentivo di «un mercato di morte», aggiunge il coordinatore azzurro nell’isola, Vincenzo Gibiino. Mentre dal Pd
Edoardo Patriarca auspica «un
accordo con la Libia come quello
con l’Albania negli anni 90». Voci che non echeggiano fra le navi
della Marina impegnate notte e
giorno. Come il pattugliatore Libra arrivato di notte ad Augusta
con 453 migranti di cui 52 donne e 55 minori. O la San Giorgio
che ne trasferisce 397 (49 donne
e 52 minori) sul mercantile danese «Nordguardian». Mentre
un altro mercantile, l’«Asso 25»,
approda oggi a Pozzallo con
1.300 migranti. Più del doppio
della fregata «Euro» giunta ieri a
L’approdo Un gruppo di giovani vengono portati a terra a
bordo di un’unità navale italiana: ieri nelle acque a Sud della
Sicilia sono state salvate 3.300
persone (foto Massimo Assenza)
La deposizione dei paramedici
«Magherini soccorso dal 118 in manette»
Il primo massaggio cardiaco a Riccardo
Magherini, il 40enne fiorentino morto in
strada la notte tra il 2 e il 3 marzo scorso dopo
l’arresto, fu praticato quando l’uomo era
ancora ammanettato. E questo perché, quando
il medico chiese di togliere le manette, i
carabinieri risposero di «non trovare le
chiavi». A raccontarlo sono i legali dei tre
volontari della Croce Rossa che erano a bordo
dell’ambulanza giunta sul posto. Una chiamata
fatta dagli stessi carabinieri, i cui legali
contestano le accuse e negano responsabilità
nella morte dell’uomo. Le indagini sono
ancora in corso. Le chiavi vennero trovate
poco dopo in una delle auto dei militari.
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2019:
L’ITALIA CAPITALE
EUROPEA DELLA
CULTURA
NOI CI CREDIAMO
Aosta, Bergamo, Mantova, Venezia e il Nord Est, Ravenna,
Urbino, Pisa, Siena, Perugia con i Luoghi di Francesco
d’Assisi e dell’Umbria, L’Aquila, Lecce, Taranto, Caserta,
Matera, Reggio Calabria, Palermo, Siracusa, Cagliari.
Porto Empedocle con 530, compresi 41 minori e 121 donne. Ma
ci sono pure 210 migranti arrivati a bordo di un malridotto
natante salpato dalla Libia, soccorsi dalle motovedette maltesi
che, però, hanno preferito navigare lentamente per sei ore fino
a Pozzallo, invece di scortarlo
nel loro porto. «Come se Pozzallo fosse provincia di Malta», per
dirla con Luigi Ammatuna, il generoso ma irritato sindaco di
questo gioiello sul mare segnato
da una stagione di sbarchi senza
fine. E dalle fughe che denuncia
alla polizia: «In una settimana
dal centro accoglienza sono fuggiti 100 minori, ragazzi dai 12
anni in su che vagano correndo
il rischio di finire in cattive mani
mentre cercano un biglietto per
il Nord...». Stessa rabbia del sindaco di Porto Empedocle, Lillo
Firetto, sgomento davanti ai
1.200 che si riversano sulle banchine della città di Pirandello e
Camilleri: «Li ospitiamo per
qualche ora nella tensostruttura
che altri migranti hanno distrutto nei mesi scorsi. Ma abbiamo solo tre bagni chimici. Ci
manca tutto per assisterli. Poi,
in parte con i pullman viaggiano
verso gli aeroporti di Catania e
Comiso, altri verso un albergo
trasformato in centro accoglienza».
Un tempo il primo approdo
era Lampedusa, ma dopo le polemiche di fine anno sulle «docce antiscabbia», il Centro è in ristrutturazione e anche ieri è stata breve nella piccola isola la sosta di 250 migranti fra i quali 29
1.
63
90 %
300
Le persone
a bordo del mercantile «Asso 25»
che approda oggi
a Pozzallo, il porto ragusano meta
di numerosi sbarchi di migranti
mila Gli immigrati che sbarcarono sulle coste
italiane nel
2011, l’anno
delle primavere
arabe e della
guerra in Libia
La quota
di partenze dalle
coste della Libia,
dove l’instabilità
politica impedisce
i controlli. Eritrei e
siriani le nazionalità
più rappresentate
donne, 3 in gravidanza, e 12
bambini soccorsi dalle motovedette. Tutti trasferiti su una motonave diretta a Porto Empedocle. Un’odissea per loro e per altri 100 disperati conclusa a Siculiana, dieci chilometri da Porto
Empedocle, a Villa Sicania, un
hotel che stava per fallire, riciclato come Centro accoglienza.
È il paradosso di questo inizio
estate. Da un lato, le proteste degli albergatori di Lampedusa
che si dannano per il calo delle
prenotazioni, effetto indiretto
dei titoli di giornale sugli sbarchi, anche se da gennaio nell’isola non si vedono migranti.
Dall’altro, strutture turistiche in
sofferenza come quella di Siculiana che si barcamenano in una
realtà dove i fondi della prefettura per l’emigrazione diventano un tesoretto ambito.
Si danna Firetto davanti al
paradosso e chiede al prefetto
Nicola Diomede di evitare l’approdo delle navi militari che
portano i migranti «almeno il
giorno in cui le navi da crociera
fanno tappa in città, perché ogni
volta fuggono a centinaia e sciamano per le strade». Identico lo
sfogo di Ammatuna a Pozzallo,
soprattutto pensando ai cento
minori fuggiti in una settimana:
«Ne sono rimasti 120 al Centro
di Pozzallo, ma con i 210 del peschereccio scortato dai maltesi e
altri 400 arrivati in serata, controllarli diventa difficilissimo».
Numeri di un bilancio aggiornato ora dopo ora.
Felice Cavallaro
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Il caso L’imprenditore: «Mi fece comprare azioni Carige, un bagno di sangue...»
Preziosi e i rapporti con Berneschi:
«Mi ha fatto perdere milioni di euro»
GENOVA — Un cliente privilegiato che poteva ottenere prestiti facili? «No, io con Carige ho
perso un mucchio di soldi». Enrico Preziosi proprietario di Giochi Preziosi e patron del Genoa
dice la sua verità sulle relazioni
che Bankitalia, nel suo report,
mette in luce fra lui e la banca
genovese. «I prestiti che ho ottenuto erano garantiti. Ho avuto
degli anticipi sui contratti di
cessione dei calciatori ma erano
prestiti autoliquidanti, fatti a
valle dei contratti già firmati.
Magari Bankitalia non conosce
tanto questi meccanismi del
mondo del calcio, come la camera di compensazione della Lega
per la cessione di calciatori. Ho
venduto all’Inter e ho avuto degli anticipi. Debiti con la Carige
non ne ho». Si accalora Preziosi:
«Mi sono fidato di Berneschi.
L’ho visto così secco, così genovese, uno concreto che parlava
senza fronzoli come piace a me e
mi ha convinto. Mi sono lascato
affascinare». È vero che per avere i prestiti gli è stato chiesto in
con gli avvocati». E non finisce
qui: «Mi ha convinto a fare un
investimento con la Coopsette,
nella società Assobello, proprietaria del Bentley Hotel, e non era
la cosa meravigliosa che sembrava. Berneschi pensava alla
Coopsette, soprattutto». Per
questo, dice Preziosi, che Berneschi sia
finito in carcere con
La squadra
l’accusa di aver trufHo trattative
fato la «sua» banca,
con una dinastia
«non mi importa»,
cinese per
ma l’imprenditore e
il Genoa, questa
patron del Genoa è
bufera non aiuta
preoccupato perché
«ho trattative in corEnrico Preziosi
so e la bufera su Carige non fa bene agli
mo, che era un investimento si- affari». Trattative per Giochi
curo e mi è sempre sembrato Preziosi e per il Genoa: «Della
una persona seria, arcigna perfi- squadra stiamo parlando con i
no, un banchiere, uno che sa cinesi, seriamente interessati,
quello che dice. Invece ho perso sono un interlocutore impordecine di milioni, le azioni sono tante: una dinastia. Ma io devo
scese da 2 euro a 1 euro e mezzo, mettere in sicurezza il mio grup1 euro e 35, e ora 43 centesimi. po che impiega 4 mila persone».
E. D.
Un bagno di sangue. Io gli faccio
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causa a Berneschi, ho già parlato
modo deciso di acquistare azioni Carige? «Diciamo che sono
stato invitato a farlo. E le ho
comprate le azioni. Io, la mia famiglia, tutti. Ho tolto i soldi da
altre banche per mettere tutto lì.
Berneschi mi aveva assicurato
che sarebbero andate benissi-
❜❜
Corriere della Sera Domenica 1 Giugno 2014
Cronache 15
italia: 51575551575557
L’inchiesta L’ex miss Italia e il viaggio a Dubai: mai portati soldi. I legali di Chiara Rizzo: scarceratela
«Ho chiesto a mio figlio di ritornare»
Libertà per la madre di Matacena
L’ex presidente libanese Gemayel: non ho scritto io la lettera a Scajola
REGGIO CALABRIA —
«Raffaella sei una donna libera». Sono appena passate
le nove di ieri mattina quando l’avvocato Pino Verdirami
telefona alla signora Raffaella
De Carolis per annunciarle la
buona notizia. Il Tribunale
d e l r i e s a m e h a a c c o l to
l’istanza di scarcerazione per
l’ex Miss Italia 1962, la mamma di Amedeo Matacena finita ai domiciliari per «aver
aiutato il figlio a sottrarsi all’esecuzione della pena», cinque anni definitivi per concorso esterno in associazione
mafiosa. «Grazie Pino, ti
aspetto per un caffè» la risposta della «signora di Reggio Calabria», come spesso
veniva etichettata dopo il
matrimonio con il cavalier
Amedeo Matacena senior,
l’armatore proprietario dei
ferry boat che per un trentennio hanno solcato lo Stretto
di Messina.
Schiva lo è sempre stata la
signora De Carolis, ma la vicenda che l’ha costretta ai
domiciliari l’ha resa ancor
più riservata. «Non ho mai
perso la fiducia nella giustizia» racconta. «Sono una
donna che ha sofferto e che
soffre per un figlio e per le
sorti della famiglia. Ecco perché se da un lato sono felice
per questa decisione del Tribunale, dall’altro ho il cuore a
pezzi, perché sono mamma e
nonna». Si ferma. Riflette, e
poi accenna a un sorriso. Che
inganna. «Il mio è un sorriso
di mestizia. Penso a mio figlio, ai miei nipoti, a tutto
quello che ci è successo. I
magistrati fanno il loro lavoro, io sono incappata in persone meravigliose. Professionisti di prim’ordine». Non
una parola in più sui pubblici
Reginetta
Raffaella De Carolis
a vent’anni con la fascia
di Miss Italia, nel 1962.
La donna iniziò la
carriera cinematografica,
subito interrotta
dopo il matrimonio
con l’armatore Amedeo
Matacena senior
ministeri della Procura distrettuale di Reggio Calabria
Giuseppe Lombardo e della
direzione nazionale antimafia Francesco Curcio che
l’hanno incolpata di aver
«aiutato suo figlio a sottrarsi
alla cattura».
«Ho fatto quello che ogni
mamma avrebbe fatto per un
figlio», disse il giorno del suo
interrogatorio al gip Olga
Tarzia. Un figlio che non vede
dal settembre 2013. L’ultimo
abbraccio risale a otto mesi
fa, a Dubai. È lì che è scappato
Amedeo Matacena per sottrarsi all’arresto ed è lì che la
signora De Carolis l’ha incontrato l’ultima volta. «Sono
andata per convincerlo a
rientrare in Italia e non per
portargli dei soldi. Io non dispongo di niente e non capisco nulla di società». L’avvocato Pino Verdirami, storico
legale di famiglia che insieme al collega Corrado Politi
ha difeso la signora, fa cenno
che basta così. «I giudici sono stati in camera di consiglio quattro ore e mezza,
quasi un record e questo dà il
senso di quanto meticoloso
sia stato il giudizio — spiega
Verdirami —. La solidità dei
nostri argomenti ha convinto
ampiamente il Tribunale a
concedere la scarcerazione».
Il Tribunale ieri si è espresso anche nei confronti di
Martino Politi, considerato il
factotum di Amedeo Matacena. Per il ragioniere reggino
difeso dall’avvocato Corrado
Politi i giudici hanno disposto gli arresti domiciliari perché è venuto meno il reato
relativo «all’interposizione
fittizia dei beni nella disponibilità dell’armatore». Sempre
ieri gli avvocati Bonaventura
Candido e Carlo Biondi, legali
I pm e il Mose
di Chiara Rizzo, la moglie di
Matacena, hanno depositato
una memoria al gip chiedendo la revoca della misura
cautelare, essendo «venute
meno le esigenze cautelari».
A tenere banco in questa
inchiesta che ha portato in
carcere anche l’ex ministro
dell’Interno Claudio Scajola è
la lettera sequestrata nello
studio dell’ex responsabile
del Viminale e che gli inquirenti credono possa essere
stata scritta dall’ex presidente del Libano, Amin Gemayel.
Venti righe al computer in
lingua francese per garantire
che «la persona potrà beneficiare in maniera riservata
della stessa posizione di cui
attualmente gode a Dubai».
L’accusa
Per gli inquirenti la donna
avrebbe aiutato l’ex
deputato di Forza Italia a
sottrarsi alla cattura
La persona di cui si parla sarebbe Amedeo Matacena.
L’ex presidente del Libano,
attraverso il suo consigliere
per la stampa, ha smentito
all’Ansa di aver scritto a
Scajola e ha affermato che
non ci sarebbe stato nessun
interesse del governo libanese di «favorire» il latitante
italiano. Per la prima volta
parla anche Vincenza Maccarone, la segretaria romana di
Scajola. «Nessuno mi ha costretto a fare niente» ha detto
la donna.
Assistenti
A destra, la segretaria di Claudio
Scajola, Roberta
Sacco, accompagnata dall’avvocato Erminio Annoni
(foto Freaklance).
A sinistra, Zoia Veronesi, ex segretaria di Pierluigi Bersani. Accanto a lei
Marinella Brambilla, ex segretaria
di Berlusconi
È cambiato anche il mestiere delle segretarie. L’altro giorno per
quella di Pierluigi Bersani, Zoia Veronesi, i giudici di Bologna hanno
chiesto quattro mesi e venti giorni
di reclusione (pagata dalla Regione
Emilia-Romagna, dal 2008 al 2010
avrebbe in realtà lavorato esclusivamente per l’allora segretario del
Pd). Quella di Claudio Scajola è agli
arresti domiciliari, indagata per gli
stessi reati del capo.
Segretarie che finiscono dentro
storie miserevoli.
Segretarie che, appena possono,
il capo lo mollano.
Ma ci fu un altro tempo in cui le
segretarie, in un miscuglio di fedeltà assoluta e misticismo, divennero
figure tragiche ed emblematiche
della vita politica del Paese.
Per entrare nell’ufficio di Giulio
Andreotti, al terzo piano d’un palazzetto di piazza San Lorenzo in
Lucina, a Roma, dovevi passare sotto lo sguardo severo di Vincenza
Enea Gambogi. Nel riverbero di una
lampada, ti osservava in silenzio.
Seduta dietro una scrivania piena di
carte e con tre telefoni, una bambolina di stoffa e un candelabro. Alle
spalle, la libreria, con l’enciclopedia
Treccani e la collezione rilegata di
Civiltà cattolica, la rivista dei gesuiti.
Se volete provare a immaginarne
i tratti del volto, pensate a Piera Degli Esposti, che la interpretò nel
film «Il Divo». Una donna astuta e
dura (giovanissima, era stata fascista e, dopo la Liberazione, era finita
in carcere, accusata di aver collaborato con la Repubblica di Salò).
Morì, a 82 anni, il 21 settembre
del 1999. Racconta Enzo Scotti: «La
chiamavamo “l’ombra”. Personaggio riservatissimo. Senza parola,
forse senza corpo. Non manifestava
né antipatie, né simpatie». E se un
A fianco di Bettino
Tomaselli tenne testa a Di
Pietro in aula. E dal carcere
disse: «Una volta fuori di qui
tornerò a lavorare con lui»
colloquio si prolungava troppo, ricorda Paolo Cirino Pomicino, «entrava nella stanza di Giulio e, che ci
fosse un ministro o un cardinale,
annunciava secca: “Il Presidente ha
un altro impegno”». Quando Tina
Anselmi, presidente della Commissione d’inchiesta sulla P2, la interrogò chiedendole se avesse mai visto nell’ufficio di Andreotti gli
iscritti negli elenchi di Licio Gelli,
lei rispose «no», aggiungendo, con
voce tagliente: «Qualcuno di voi,
invece, nell’ufficio del Presidente,
l’ho incontrato».
Segretarie che vedevano, sapevano, tacevano.
E se non tacevano, usavano —
anche loro — i toni risoluti del potere.
Vincenza Tomaselli, la storica segretaria di Bettino Craxi, per settimane cercò di negare l’innegabile.
Remissiva in apparenza, il viso tondo, due occhi con pupille come mosche impazzite, una psiche di ferro.
(Stralcio di interrogatorio in Corte d’Assise al processo Cusani.
Antonio Di Pietro, con il tono del
pm cattivo, visto e rivisto mille volte alla tv: «Insomma, questi soldi,
Craxi glieli dava... sì o no?».
La Tomaselli: «Sì, Craxi mi dava
soldi in contanti, soldi che mettevo
sui conti...».
Di Pietro: «E che conti!... Otto
miliardi e 900 milioni in 8 anni...
Spesucce d’ufficio?».
Tomaselli: «La politica costava
moltissimo»).
Coimputata in gran parte degli
atti di corruzione attribuiti a Craxi,
la Tomaselli finì per patteggiare
tutte le accuse. Resta memorabile
ciò che disse al settimanale Panorama, reclusa nel carcere di San Vittore: «Cosa farò quando uscirò da
qui? Che domande... Farò la segretaria di Craxi».
Da Arcore a Palazzo Grazioli
Brambilla incalzata da Davigo
sull’ex Cavaliere dichiarò:
«Le cose stanno come dico io,
non creda di intimidirmi»
DAL NOSTRO INVIATO
VENEZIA — L’ha detto
Giovanni Mazzacurati, il
grande vecchio del potente
Consorzio Venezia nuova; l’ha
confermato Piergiorgio Baita
che guidava il gruppo
Mantovani, colosso veneto
delle costruzioni e pilastro del
Consorzio; e ora lo ipotizzano
anche gli inquirenti della
procura lagunare che,
indagando sui fondi neri e
sulla corruzione intorno al
Mose, hanno sentito
Mazzacurati e Baita, entrambi
già arrestati e liberati: a
Venezia c’era una società di
costruzioni romana, voluta
dall’ex ministro dell’Ambiente
e poi delle Infrastrutture Altero
Matteoli, con una caratteristica
singolare. Avrebbe cioè
incassato milioni di euro
destinati alle opere di bonifica
di Porto Marghera legate al
Mose senza tuttavia fare nulla.
Così, almeno, conclude un
rapporto della Guardia di
Finanza che è stato preso
seriamente in considerazione
Carlo Macrì
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Ieri e oggi L’arresto della collaboratrice di Scajola, che ha «parlato». Quelle di Andreotti e Craxi li difesero senza tentennamenti
Quando la segretaria
cade in disgrazia
insieme al suo capo
«Milioni
alla società
voluta
da Matteoli»
Di tutt’altro tenore, per capirci, i
toni che sta usando Roberta Sacco,
la quarantatreenne segretaria di
Scajola, interrogata dai pubblici
ministeri di Reggio Calabria: «I miei
rapporti con Scajola sono sempre
stati lavorativi, mai confidenziali.
Sono una persona semplice e sportiva. Cos’altro posso dirvi?» (e poi,
tranquillamente, inizia a vuotare il
sacco).
Mentre sembra ancora di sentirla
Marinella Brambilla, la storica segretaria di Silvio Berlusconi, quando — nel flashback siamo di nuovo
dentro Mani pulite — interrogata
da Piercamillo Davigo, incalzata, al
termine di un ruvido botta e risposta, dice: «Senta, mi ascolti bene: le
cose stanno esattamente come le ho
detto e se crede che io mi faccia intimidire dalle sue insistenze si sbaglia di quel po’...».
Un’altra donna che, per anni, ha
vissuto il lavoro come una missione
religiosa. Entrando nella vita del
Cavaliere agli inizi degli anni Ottanta, e restandoci fino a pochi mesi fa
(sua madre era la governante di via
Rovani, la prima casa del Berlusconi imprenditore: gli segnalò la figlia
appena diplomata, e lui la assunse).
Scrive Veronica Lario nel suo libro
«Tendenza Veronica» (2004): «Marinella è una delle poche persone
sinceramente affezionate a Silvio».
Affezionata e fedele, da Arcore a Palazzo Grazioli, sempre presente,
sempre silenziosa, dal primo appuntamento con Gianni Letta all’amicizia con Bettino Craxi, dai
trionfi di Canale 5 ai successi in politica, tra feste e incontri di ogni tipo. Testimone di tutto e, per questo,
anche testimone in molti processi.
Venerdì, nei corridoi del tribunale di Bologna, Zoia Veronesi, la segretaria di Bersani accusata di
«truffa aggravata», ha detto ai cronisti: «Sono sempre stata fiduciosa.
Male non fare, paura non avere».
Ma non aveva l’aria di una tanto
devota all’ex capo.
Fabrizio Roncone
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Ex ministro Altero Matteoli
dalla Procura e da questa
trasmesso al Tribunale dei
ministri per le valutazioni del
caso, suggerendo un paio di
reati che assomigliano molto
alla corruzione. Per questa
vicenda sono finiti indagati sia
Matteoli sia il costruttore in
questione: Erasmo Cinque,
grande sponsor della destra
capitolina e di Alleanza
nazionale in particolare. E
soprattutto dello stesso
Matteoli, ex di An ora senatore
di Forza Italia, con il quale
condivide anche l’esperienza
della «Fondazione della libertà
per il bene comune»,
presieduta da Matteoli e
promossa da Cinque. Titolare
della Sacostramo, già spuntato
nelle intercettazioni del caso
Bertolaso-G8 come
interlocutore del ministero
delle Infrastrutture, Cinque si
è associato alla Mantovani di
Baita per realizzare le opere di
bonifica di Marghera e non
solo: insieme hanno fatto
anche la piastra dell’Expo di
Milano, l’appalto più
sostanzioso dell’esposizione
universale (165 milioni, con
uno sconto record sulla base
d’asta di 272 milioni). «L’ha
voluta Matteoli», ha detto
Mazzacurati, riferendosi agli
interventi su Venezia e
lamentando il fatto che era lì
solo per dividere la torta senza
troppo faticare. Si parla di oltre
dieci milioni di euro che ora
sono finiti sotto i riflettori
della Procura e del Tribunale
dei ministri in un filone
d’indagine che vede sotto
inchiesta anche un secondo
uomo vicino a Matteoli, il cui
nome non è ancora trapelato.
Andrea Pasqualetto
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
16 Cronache
Domenica 1 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
L’allarme Il rapporto del Censis: migliaia di edifici cadenti
Nelle scuole italiane
342 mila alunni
vicini all’amianto
I vigili del fuoco intervengono in una scuola media
milanese dopo il crollo dell’intonaco (Fotogramma)
I numeri
%
Lentezze
A metà 2013 erano stati
usati solo 143 milioni dei
500 attivati con delibere
Cipe nel 2004 e nel 2006
scuole statali su 41 mila, cioè
poco meno di sei su dieci,
hanno gli impianti (elettrici,
idraulici, termici) che non
funzionano, sono insufficienti o non a norma. Novemila
strutture hanno gli intonaci
che cadono a pezzi, in 7.200
edifici bisogna rifare tetti e
coperture, 3.600 sedi necessitano di interventi sulle strutture portanti, 2.000 sono
quelle che espongono i loro
342 mila studenti al rischio
amianto.
I numeri snocciolati dal
«Diario della transizione» del
Censis, che fa il punto sullo
stato dell’edilizia scolastica,
non fanno che confermare i
rapporti di Legambiente, Cittadinanza attiva, e le segnalazioni che giungono ogni giorno da decine di scuole di tutta
Italia. Eppure fanno l’effetto di
uno schiaffo in pieno viso.
Perché una cosa è stilare aridi
bilanci di interventi necessari,
e altro è rendersi conto che alla maggior parte delle nostre
scuole, il 57%, basterebbe tenere in piedi la manutenzione
ordinaria per poter garantire
una permanenza dignitosa
nelle aule a migliaia di studenti: lo dicono i 2.600 dirigenti scolastici consultati, che
segnalano come solo il 36%
delle scuole abbia bisogno di
manutenzione straordinaria,
quindi di interventi speciali e
specifici.
Nella maggioranza dei casi
basterebbero i lavoretti comuni che si fanno in qualsiasi
casa per evitare che diventi
malandata. Eppure parliamo
di edifici vetusti, che risalgono anche a settant’anni fa: più
del 15% è stato costruito prima del 1945, un altro 15% è
datato tra il 1945 e il 1960, il
44% risale al ventennio 19611980, e solo un quarto è stato
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COLF ITALIANA,
referenziatissima, immacolato
ventennio in ottima famiglia
milanese, causa scomparsa titolare cerca equivalente impiego. 335.82.98.989
costruito dopo il terremoto
dell’80, quindi adeguandolo
alle nuove norme antisismiche.
Ma i lavori, anche quando
si fanno, sono fatti male.
Sempre stando alle considerazioni dei presidi, che hanno
valutato la qualità degli interventi realizzati in oltre 10 mila
edifici scolastici pubblici negli ultimi tre anni, sono più di
un quarto le strutture in cui
sono stati fatti interventi inadeguati, se non addirittura
sbagliati: l’abbattimento delle
barriere architettoniche è risultato scadente o insufficiente in una scuola su cinque, il
costruiti prima
del 1945
Sono le strutture
con gli intonaci
a pezzi
41.000
15,5 Edifici datati
tra il 1945
e il 1960
7.200
Gli edifici
scolastici statali
Gli edifici nei quali
occorrerebbe rifare
tetti e coperture
44 Edifici
risalenti
al ventennio
1961-1980
3.600
E in 24 mila istituti impianti fuori norma
MILANO — Per il ministero
delle Infrastrutture, ci vorrebbero 110 anni per mettere in
sicurezza tutti gli edifici scolastici italiani. Per il presidente del Consiglio Matteo Renzi
basterebbero tre miliardi e
mezzo, da sbloccare entro il
2014. Ma queste sono le ipotesi. I fatti sono altri: 24 mila
15,5 Edifici
9.000
Le sedi che hanno
bisogno di interventi
sulle strutture portanti
(tra queste mura
580.000 ragazzi
trascorrono ogni
giorno molte ore)
24.000
25 Edifici
Gli edifici, secondo la stima
del Censis, nei quali gli impianti
(elettrici, idraulici, termici)
non funzionano, sono insufficienti
o non sono a norma
!
2.000
costruiti
dopo
il 1980
Le scuole che espongono
i loro 342.000 alunni
e studenti al rischio
amianto
Fonte: Censis
22,5% dei lavori di manutenzione ordinaria non è andato
a buon fine, il 33,7% delle reti
digitali è risultato scarso, come il 32,8% delle opere di manutenzione straordinaria. È
un problema di risorse, ma
anche di utilizzo di risorse. Fino ad oggi la farraginosa macchina burocratica ha previsto
che le scuole potessero ricevere fondi solo dopo una serie di
complessi passaggi che prevedevano l’intervento di uffici
scolastici regionali, Regioni,
sindaci e ministero dell’Istruzione (Miur): una macchina
burocratica lenta e pesante in
cui sono spesso rimasti incastrati i buoni propositi.
Dei 500 milioni di euro atti-
L’indagine di Skuola.net
Libri e ripetizioni:
la maturità
degli studenti
costa 600 euro
Quanto costa la maturità? Almeno 600 euro. Lo ha calcolato Skuola.net, che ha chiesto ai
maturandi quanto stanno spendendo per prepararsi alle prove tra ripetizioni private
(per uno studente su due), materiale didattico e contributi richiesti dalle scuole.
Secondo il sondaggio, su 1.500 maturandi, uno su tre è chiamato a versare oltre 60 euro
di contributo volontario alle scuole: un anno fa questa soglia veniva superata da un
candidato su quattro. Quasi uno su due ammette di affidarsi alle ripetizioni private
contro una percentuale del 2013 pari al 30%: un’ora di prof privato costa almeno 30-35
euro e il 15% degli studenti seguirà oltre 12 ore di lezione, imbarcandosi in una spesa di
420 euro, mentre si fermerà a dodici ore quasi un ragazzo su tre (il 29%). Quattro su
dieci sono pronti ad affrontare spese per approfondimenti, il 13% spenderà oltre 60 euro
mentre uno su cinque supererà i 20 euro tra libri, vocabolari, «bigini» e schede.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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2004 e del 2006, a metà del
2013 ne erano stati utilizzati
143 milioni, relativi a 527 interventi sui 1.659 previsti, rileva il Censis. È andata un po’
meglio con i fondi europei: il
programma operativo 20072013 gestito dal Miur e relativo al Fondo di sviluppo regionale attivo nelle regioni Campania, Calabria, Sicilia e Puglia, ha assegnato più di 220
milioni di euro a 541 scuole
per interventi sulla sicurezza
degli edifici, il risparmio
energetico, l’accessibilità delle strutture e le attività sportive. Il dl fare, varato dal governo Letta, ha stanziato 150 milioni per l’avvio immediato di
603 progetti di edilizia scolastica: «La recente assegnazione del 95,7% di queste risorse
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Corriere della Sera Domenica 1 Giugno 2014
Cronache 17
italia: 51575551575557
Atenei L’Università pisana non era mai cambiata dai tempi di Gentile
7%
I casi in cui si ritiene fondamentale costruire
un edificio più adeguato o trasferire la scuola
in un'altra sede
Prima volta della Normale:
sì a corsi di scienze applicate
Il rettore Beltram: «Entriamo in ambiti pratici»
36%
Sono gli edifici nei quali è prioritario,
secondo i 2.600 dirigenti scolastici
consultati dal Censis, avviare lavori
di manutenzione straordinaria
57%
Gli edifici in cui bisogna dare continuità
agli interventi di manutenzione ordinaria
150 milioni di euro
Il 95,7% sono stati stanziati
con il Decreto del fare per l'avvio
immediato di 603 progetti
di edilizia scolastica
CORRIERE DELLA SERA
cambio di passo», sottolinea il
Censis. Ma bisogna ammettere che se di soldi in ballo ce ne
sono tanti, finora se ne sono
visti troppo pochi.«I dati diffusi non ci colgono impreparati — replica il sottosegretario all’Istruzione con delega
all’edilizia scolastica, Roberto
Reggi —. Il governo conosce
bene la situazione. Proprio
per questo abbiamo in programma già oltre 8.200 interventi da far partire nel 2014.
Altri undicimila scatteranno
all’inizio del 2015. Con le opere previste solo quest’anno
interesseremo circa un quarto
delle scuole e quindi due milioni di studenti». Bisogna
aspettare, dunque: che le ipotesi si trasformino finalmente
in fatti.
110
Anni
È il tempo necessario
per mettere in sicurezza
gli edifici scolastici
italiani, secondo
una stima fatta alla fine
del 2013 dal ministero
delle Infrastrutture.
Per Palazzo Chigi
basterebbero tre miliardi
e mezzo da sbloccare
entro il 2014
Valentina Santarpia
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Per la più prestigiosa università italiana è una sorta di discesa dall’empireo: dopo oltre due
secoli di insegnamento e ricerca
dedicati solo alle scienze pure, la
Scuola Normale superiore apre a
quelle applicate, con una nuova
sede (Firenze, oltre Pisa) e nuovi
ambiti di studio: Matematica
per la finanza, Scienza politica e
sociologia — con corsi di politica economica internazionale,
politica comparata, comunicazione politica — e Civiltà del Rinascimento. Viene rivista anche
la storica divisione in due «classi», quella di Scienze e quella di
Lettere, a favore di una articolazione in tre strutture accademiche: Scienze umane, Scienze
matematiche e naturali e l’Istituto di scienze umane e sociali,
che avrà sede nel Palazzo Strozzi
di Firenze. «Con la riforma approvata mercoledì è nata una
nuova Normale», dice il direttore Fabio Beltram, fisico. «Tutti
sanno che qui facciamo le cose
per bene, ma spesso si pensa che
siano così astratte che non
avranno impatto sulla realtà.
Questa nuova Normale dimostra che abbiamo dato una svolta: entriamo a gamba tesissima
in ambiti molto pratici, dalla
matematica per la finanza, alla
politica, all’amministrazione».
Fondata da Napoleone a Pisa
nel 1810 come succursale italiana della parigina École normale
supérieure, con il compito di
formare gli insegnanti delle
scuole dell’Impero (e la concessione di usare l’italiano), la Normale deve gran parte della sua
veste attuale alla riforma di Giovanni Gentile che la trasformò
nel primo centro di ricerca d’ec-
cellenza italiano, per sfornare
non più maestri di scuola ma
professori universitari (Gentile
vietò anche l’ingresso alle donne, che vi studiavano dal 1889,
divieto che ha resistito fino al
Ex studenti celebri
Giosue
Carducci
Il Nobel per
la letteratura si iscrisse
diciottenne
alla Normale di Pisa
nel 1853
Carlo
Azeglio
Ciampi
Il presidente
emerito fu
esaminato
dallo stesso
Giovanni
Gentile
Carlo
Rubbia
Il Nobel per
la fisica si
laureò a Pisa nel 1957
con una tesi sui raggi
cosmici
La storia
La nascita
La Normale di
Pisa fu fondata
da Napoleone
(sotto) nel 1810
come succursale
italiana della
parigina École
normale
supérieure
Riforma Gentile
La Normale deve
gran parte della
sua veste attuale
alla riforma di
Giovanni Gentile
che la trasformò
nel primo centro
di ricerca
d’eccellenza
italiano (ma
vietò l’ingresso
alle donne e il
divieto resistette
fino al 1952)
’52). Da allora la Scuola ha formato due presidenti della Repubblica, Giovanni Gronchi e
Carlo Azeglio Ciampi, e tre premi Nobel: il poeta Giosue Carducci e i fisici Enrico Fermi e
Carlo Rubbia. Ma soprattutto,
secondo l’Academic Ranking of
World Universities, è la prima
università in Europa e la quinta
al mondo per produttività individuale (la «Per Capita Performance»), superata solo da MIT,
Princeton, Harvard e California
Institute of Technology. Risultati ottenuti grazie a una dura selezione all’ingresso, un rapporto
docenti studenti di uno a 10,
l’obbligo di mantenere una media accademica molto alta, seminari e progetti di ricerca mirati. Non è raro che gli studenti
del terzo e quarto anno di matematica, per esempio, si trovino a
risolvere per la loro tesina annuale problemi che resistevano
da un paio di migliaia d’anni.
«La Scuola ha distillato in
questi due secoli un metodo che
seleziona giovani brillanti, li
mette sotto pressione, fornisce
loro stimoli intellettuali, senza
preoccupazioni materiali (chi
entra ha vitto, alloggio, rimborso spese, borse di studio), e li allena a risolvere i problemi di cui
non è nota la soluzione — spiega Beltram —. Vogliamo esportare questo metodo di formazione fuori dalle scienze e dalle lettere. Con un’attenzione forte al
post laurea». I nuovi corsi di
studio in scienze sociali riguardano infatti solo il «perfezionamento» (il Ph.D anglosassone).
Per questo, e per attirare studenti dall’estero, la lingua di insegnamento sarà l’inglese: 90 i
posti per l’anno accademico
2014-2015. E in un periodo in
cui le università tagliano si cercano anche nove professori.
Elena Tebano
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Stati Uniti
E anche Harvard «cede» alle lezioni in Rete
di GIANNA FREGONARA
A
lla fine anche il tempio dei
campus americani ha ceduto: la Harvard Business
School avrà i corsi online, i cosiddetti Moocs (Massive Open Online
Courses). Dall’11 giugno sarà possibile iscriversi a un corso della più
prestigiosa scuola di economia del
mondo da casa propria. A suo modo una rivoluzione, che riapre anche la discussione sull’educazione
universitaria a distanza. Dopo
l’exploit degli anni scorsi che aveva portato il New York Times a ribattezzare il 2012 l’anno dei Moocs, oggi questi corsi cominciano a
provocare ripensamenti e dubbi
sull’effettiva efficacia anche nei
sostenitori più convinti come Sebastian Thrun, il fondatore di Google X Labs diventato uno dei più
famosi «professori online».
E infatti ad Harvard, alla Business School, finora avevano adottato un atteggiamento molto guardingo, rifiutando anche di entrare
nella piattaforma dei corsi internet
dell’Università. Dopo diciotto mesi
di discussione — proprio come se
la scelta strategica fosse uno dei
case study che hanno reso famosa
e vincente Harvard — è maturata
la decisione (arrivata tardi rispetto
a quella già presa da altri istituti
prestigiosi come l’ateneo di Stanford e la Wharton School dell’università della Pennsylvania): la più
difficile negli ultimi cent’anni, se-
&,77$
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&$3,7$/( (8523($
'(//$ &8/785$
condo il New York Times che ieri
ha dedicato una pagina intera alla
storica svolta accademica. In gioco
c’è una tradizione che vale centinaia di milioni di ricavi all’anno e
costa agli studenti 100 mila dollari
(73 mila euro) per il biennio, da
non cancellare in nome della tecnologia a tutti i costi: una tradizione che con il suo modello originale
è stata una delle più influenti nelle
strategie aziendali e in economia
lungo il corso dell’ultimo secolo.
Dall’altro lato, però, c’è il rischio di
rimanere indietro avvicinando velocemente la profezia di chi vuole
che nei prossimi quindici anni finiscano in bancarotta le migliori
università americane essendo i costi non più sostenibili.
Dopo una infuocata discussione
che ha visto in due pesi massimi
La decisione
La Business School
del prestigioso ateneo
americano terrà
un pre-master online
Le discussioni
Per il New York Times è stata
«La scelta più difficile
degli ultimi cento anni»
Diciotto mesi di discussioni
dell’Università, Michael Porter e
Clayton Christensen, i paladini
delle opposte posizioni, alla fine si
è optato per la terza via. Il primo
esperimento non sarà un corso di
Master in business administration
vero e proprio, ma un pre-Mba e
non sarà gratuito. Nove settimane
di lezioni divise in tre corsi (contabilità, economia per manager e
analisi), costo 1.500 dollari (1.100
euro). I posti per ora sono cinquecento, ma dovrebbero centuplicare
nei prossimi anni. Alla fine del
corso, soltanto i migliori studenti
verranno chiamati a sostenere gli
esami finali, non online, ma in
centri universitari: «Vogliamo comunque studenti e non turisti»,
spiega Jana Kierstead, che dirige il
centro dei Moocs di Harvard.
L’idea di usare Internet e i corsi a
distanza come terza via, che non
cancelli né si sovrapponga ai corsi
tradizionali, è per il momento anche il modello prevalente delle
principali università italiane, dove
la diffusione dei Moocs è ovviamente molto meno ampia che negli Stati Uniti. «Abbiamo deciso di
non imitare le principali università americane offendo all’esterno
versioni di corsi esistenti, ma di
usare le tecnologie per supportare
i nostri studenti o potenziali studenti per migliorare le loro competenze», ha spiegato al Corriere.it
Donatella Sciuto, prorettore del
Politecnico di Milano, che ha già
attuato un programma di Moocs
per i suoi studenti e per le matricole.
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18 Cronache
Domenica 1 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Famiglia I matrimonialisti: si sbagliano, le nuove norme non li penalizzano
Divorzi, la paura dei nonni:
vedere i nipoti? Troppe regole
Le associazioni: discriminati quando i genitori si separano
ROMA — «Daremo battaglia,
stavolta non ci fermiamo, dovranno ascoltarci». I nonni sono
sul piede di guerra perché sempre più spesso, dicono, vengono
estromessi dalla vita dei nipoti
dopo una separazione, quando
fino al giorno prima andavano a
prenderli a scuola o preparavano
il pranzo in attesa del rientro dal
lavoro di mamma e papà, e li accudivano al pomeriggio. «È inaccettabile che non abbiamo il diritto di vederli, è assurdo che siamo lasciati in balìa dei tribunali
che, nella maggior parte dei casi,
non ci danno ascolto», protesta
Maria Bisegna, presidente dell’Associazione delle nonne e dei
nonni penalizzati dalle separazioni, una onlus di Roma che ha
riacceso i riflettori sulle modifiche alla legge sull’affido condiviso apportate dal cosiddetto «decreto filiazione».
Il decreto, che equipara i figli
naturali ai legittimi, introduce
anche alcune norme che incidono sulla legge del 2006, quella
che sembrava aver creato i pre-
modo Gian Ettore Gassani presidente dell’Associazione avvocati
matrimonialisti: «Capisco che la
norma sulla collocazione prevalente del minore possa impaurire, e vedremo se questo inciderà
sull’affido condiviso, ma i nonni
non sono stati penalizzati, al
contrario». «Oggi nella fase in
cui si decide la collocazione prevalente del minore i nonni vengono sentiti dal giudice e, all’atto
pratico, hanno molte carte da
giocare a loro favore», aggiunge
l’avvocato Daniela Missaglia.
Ma loro non ci stanno. Perché
di fatto, dicono, i bei principi rimangono sulla carta, le liti familiari aumentano e così i procedimenti giudiziari: «Noi non vogliamo andare dal giudice — ribatte nonna Bisegna —, non
vogliamo spendere soldi in avvocati e poi, magari passano anni, e
i nipoti non li vediamo lo stesso».
È contraria alle guerre in tribunale anche Graziella Morello,
presidente dell’Associazione nazionale nonni fondata a Padova.
«I nonni sono una risorsa — dice
— sono ammortizzatori sociali
sul piano economico e collabora-
tori su quello affettivo. Andare in
tribunale è sempre una sconfitta,
occorre un cambiamento culturale. Bisogna cominciare a capire
che i bambini che crescono senza
nonni, spesso con genitori sempre impegnati, vivono al singola-
La richiesta
«Non vogliamo spendere
soldi in tribunale e magari
avere risposte dopo anni
Servono garanzie subito»
Stati Uniti
re, strettamente legati al presente
e in una situazione di deserto affettivo».
Ma la notizia più sconcertante
arriva da Bologna, dove il Tribunale dei minori si è rivolto alla
Corte Costituzionale in uno dei
primissimi casi di attuazione
dell’articolo 336. Maria e Gianfranco non vedono la nipotina di
tre anni da mesi. Il figlio si sta separando. Si sono rivolti al giudice che ha sospeso il giudizio.
«Sembra ci sia un vizio di costituzionalità in questa legge —
spiega nonno Gianfranco —,
perché la separazione avviene
davanti al Tribunale civile mentre il procedimento dei nonni davanti a quello dei minori. Da
quello che ho capito, i giudici ritengono che una sentenza interferisca nella causa di separazione. Insomma, un pasticcio».
Mariolina Iossa
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Eruzione in Indonesia
Gli esperti
«Un decreto ha
introdotto la possibilità di
far valere i loro diritti: in
realtà hanno più tutele»
supposti di una maggiore equità
tra madre e padre. «Già l’affido
condiviso è poco applicato, ora
torniamo indietro di sette anni»,
dicono i nonni, per la parte che fa
riferimento alla residenza prevalente del minore, cosa che ha il
sapore di un ritorno al concetto
di genitore affidatario.
La questione in realtà sembra
paradossale perché è stato proprio il decreto filiazione a introdurre con l’articolo 336 qualcosa
che prima non esisteva, ovvero il
diritto per i nonni di ricorrere al
Tribunale dei minori quando siano ingiustamente allontanati dai
nipoti. «Prima di questa legge
che è entrata in vigore il 7 febbraio — spiega l’avvocato matrimonialista Cesare Rimini — per i
nonni esisteva un interesse a non
interrompere i rapporti con i nipoti. Adesso esiste un diritto, autonomo, i diritti sono più forti
dei semplici interessi, anche in
fase di accordo di separazione. Se
i genitori sanno che i nonni possono andare in tribunale, magari
decidono di non escluderli dalla
loro vita». La pensa allo stesso
Le ceneri del vulcano bloccano i voli australiani
Le ceneri del vulcano indonesiano
Sangeang Api ( foto da Twitter) hanno
formato nubi che stanno impedendo i
voli da e per la città australiana di
Darwin. Il vulcano è in eruzione da
venerdì e le compagnie Qantas, Jetstar
e Virgin hanno cancellato tutti i voli.
Sono passati quattro anni dalla paralisi
dei cieli europei provocata dal vulcano
islandese Eyjafjallajökull e la
situazione ora si sta ripetendo
nell’emisfero boreale. Le polveri di
natura rocciosa e con spessori di
frazioni di millimetro sono un rischio
per gli aeroplani: possono danneggiare
alcuni sensori necessari al controllo
dei jet ed incidere pericolosamente sul
funzionamento dei motori a getto
danneggiando le parti interne come le
palette delle turbine. Ci sono casi
celebri negli ultimi decenni, a partire
dal Jumbo 747 della British Airways
che nel 1982, sopra l’Indonesia, fu
colpito dagli effetti del vulcano
Galunggung e subì un arresto di tutti e
quattro i propulsori. Per fortuna si
riaccesero scendendo di quota. Da
allora i danni causati alla compagnie
aree per i dirottamenti necessari a
evitare i pericoli sono stati calcolati in
250 milioni di dollari. Solo nel ‘91 si
creò un organismo, il Volcanic Ash
Advisory Centre, per dare informazioni
utili alle compagnie, ma con compiti
limitati, mentre i progetti di reti di
radar ottici sono ancora in gran parte
irrealizzati.
Giovanni Caprara
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Chi è
Phil Mickelson, 44 anni,
è un golfista
statunitense.
È sesto nel
ranking mondiale e, secondo «Forbes», è il settimo sportivo
più pagato
al mondo
Operazioni finanziare
nel mirino dell’Fbi
Nei guai la stella del golf
Phil Mickelson
Negli ultimi anni l’Fbi ha portato a segno diverse vittorie in
decine di grandi casi di insider trading (compravendita di
titoli da parte di soggetti venuti in possesso di informazioni
riservate e non di pubblico dominio), mettendo in galera
molti miliardari. Come «l’Operazione Perfect Hedge», il più
grosso scandalo di insider trading a Wall Street che la storia
americana ricordi, con la condanna di 78 persone. Ora nel
mirino degli agenti federali sono finiti altri tre grossi nomi:
la star del golf Phil Mickelson, il noto investitore Carl Icahn
e il professionista del gioco d’azzardo William Walters. Da
tre anni gli investigatori stavano indagando su alcune
operazioni registrate in occasione dell’offerta da 10 miliardi
di dollari lanciata da Ichan su una società di prodotti per il
consumo, Clorox (luglio 2011). Dopo aver accumulato una
quota del 9,1% le azioni si sono impennate nel giro di
pochissimo tempo. A
dare notizia
dell’indagine è stato il
L’indagine
Wall Street Journal di
L’accusa è di insider
venerdì. Secondo il
trading: coinvolti un
giornale, Mickelson e
Walters avrebbero
noto investitore e un
scambiato illegalmente
giocatore d’azzardo
informazioni private
fornite da Icahn e
acquistato azioni di
Clorox (sempre nel 2011). Da qui il sospetto dell’Fbi e la
relativa inchiesta. Carl Icahn, newyorkese di 78 anni, molto
discusso negli ambienti finanziari, è un investitore noto in
tutto il mondo per le sue attività di Corporate raider. Più in
particolare, l’imprenditore è diventato famoso per
l’acquisto di azioni in società «in grandi difficoltà
finanziarie», che poi rivende entro brevi periodi
conseguendo grandi profitti. Per la rivista Forbes ha un
patrimonio netto di più di 20 miliardi di dollari che lo pone
al ventiseiesimo posto della classifica dei più ricchi al
mondo. Il legale di Mickelson ha detto che il suo cliente ha
appreso la notizia mentre era a Dublin (Ohio) impegnato in
un torneo di golf. Il giocatore è uno dei migliori al mondo
ed è al sesto posto del ranking: sempre secondo Forbes è il
settimo sportivo più pagato al mondo, con 48,7 milioni di
dollari. I giornali riferiscono che gli agenti federali stanno
ora esaminando i modelli fiscali di Mickelson e Walters.
Sabato il golfista miliardario ha dichiarato di non aver
commesso nessun reato e che starebbe collaborando con il
governo. Icahn, accanito giocatore di poker e scommettitore
su eventi sportivi, che aveva conosciuto Walters attraverso
un’amicizia in comune, s’è difeso dicendo di «non essere a
conoscenza di nessuna indagine a suo carico».
Agostino Gramigna
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Domenica 1 Giugno 2014
Cronache 19
italia: 51575551575557
Sanità Colpiti gli adulti tra i 25 e i 44 anni. «Poi le mamme contagiano i bimbi»
Morbillo, picco di infezioni:
in troppi non si vaccinano
Epidemia negli Stati Uniti. Cento casi a Bologna
3Anni Sessanta
MILANO — Allerta morbillo.
Il movimento antivaccinazione
sembra aver fatto toccare un record di casi che negli Stati Uniti
non si raggiungeva da almeno
20 anni. È quanto rivela il rapporto settimanale del Centro per
il controllo delle malattie infettive e la loro prevenzione di Atlanta: 288 casi dall’inizio dell’anno
fino al 23 maggio. Il più alto numero di infezioni durante i primi
cinque mesi dell’anno dal 1994.
Il morbillo torna a far paura nel
Paese che lo aveva dichiarato eliminato nel 2000. In realtà, essendo la malattia endemica in
altre parti del mondo, anche gli
Stati Uniti restano esposti al virus di importazione.
Detto questo, gli esperti indicano nel movimento antivaccinazione il principale colpevole
di questo ritorno di fiamma: il
69% dei 288 casi ha riguardato
con certezza persone non vaccinate. Di un altro 20% non è stato
possibile determinare se la profilassi antimorbillo sia stata effettuata o no. Comunque, «tra i
195 residenti negli Stati Uniti
che hanno avuto il morbillo e
non sono stati vaccinati — spiega il rapporto pubblicato dal Los
Angeles Times — 165 (l’85%)
aveva rifiutato la vaccinazione
per obiezioni religiose, filosofiche o personali». Per dirla senza
mezzi termini, queste persone si
sono trasformate in un rischio
per la salute pubblica.
IN CODA PER L’INIEZIONE
Domande&risposte
anche alcuni medici del policlinico Sant’Orsola-Malpighi e
svariati studenti universitari (la
maggior parte della facoltà di
Medicina). Un caso analogo si
verificò a Torino anni fa con
un’epidemia di tubercolosi tra
gli studenti di medicina.
Il contagio è, al momento, diventato quasi ingestibile. Si sta
cercando di verificare chi è entrato in contatto con le persone
affette dal morbillo allo scopo di
ricostruire il percorso del virus
tra gli infettati: la maggior parte
dei colpiti ha tra i 25 e i 44 anni,
nella stragrande maggioranza
dei casi si tratta di non vaccinati
o di persone sottoposte a un solo
ciclo, invece dei due consigliati.
288
Il numero delle persone
contagiate negli Stati Uniti:
è il dato più alto degli ultimi
vent’anni
1
2
Percentuale di malati di
morbillo negli Usa di cui si
sa con certezza che non era
vaccinata: l’85% per scelta
gli adulti e non i bambini. E molti di loro non si erano vaccinati
per scelta e non hanno vaccinato
i loro figli. Il problema di Bologna, che sta attirando l’attenzione di esperti anche internazionali di sanità pubblica e malattie
infettive, è che il virus del morbillo, oltre ad aver colpito una
ventina di bambini, ha aggredito
Il vaccino per il morbillo può causare autismo?
Il possibile legame tra vaccino e autismo è stato sollevato nel 1998 da un medico inglese. Sull’attendibilità dei
suoi dati sono poi emersi seri dubbi e il medico è stato accusato di frode ed espulso dall’ordine dei medici britannico. Numerose ricerche successive, condotte anche da
organizzazioni indipendenti e non profit, non hanno riscontrato il nesso. L’aumento dei casi di autismo negli ultimi decenni potrebbe essere spiegato da altre ragioni, fra
cui la maggiore consapevolezza del problema, che ha
comportato anche l’aumento delle diagnosi di questa
malattia, prima molto spesso non riconosciuta.
Le vaccinazioni nei primi due anni di età possono «sovraccaricare» il sistema immunitario?
Non c’è alcuna prova. Inoltre nei primi due anni di vita il
sistema immunitario è esposto a virus e batteri che lo sollecitano in misura enormemente maggiore rispetto a un
vaccino.
68
Anche in Italia si sta registrando un’onda anomala. Un
centinaio di casi di morbillo in
pochi mesi a Bologna. Un contagio e mezzo al giorno nelle ultime settimane. E anche in questo
caso è la vittoria (negativa) degli
antivaccinazione. A essere colpiti dal virus che porta febbre alta e
macchie rosate sulla pelle sono
Perché tanti malati
nel nostro Paese
I rischi di encefalite
L’epidemia di morbillo interessa
da diversi mesi anche i bimbi (gli
adulti solo nelle ultime settimane): «Inizialmente febbre alta e
raffreddore, poi dopo alcuni
giorni compaiono le eruzioni cutanee — spiega Filippo Bernardi,
direttore del Pronto soccorso pediatrico del Sant’Orsola —. Spesso i sintomi non vengono subito
riconosciuti e così aumenta la
possibilità di contagio». A proposito dei non vaccinati, mentre
prima il virus passava dai bimbi
agli adulti, nel caso bolognese
sono state diverse mamme a
contagiare i figli. In un caso è stato colpito anche un bebè.
Mario Pappagallo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il morbillo un tempo era una normale malattia
«dei bambini». Perché vaccinarsi?
Il morbillo comporta un rischio di encefalite in un caso su
mille. Può sembrare poco, ma è un evento che può portare a morte o danni cerebrali permanenti. I rischi della vaccinazione sono quindi inferiori a quelli di gravi conseguenze in caso di malattia.
3
Perché vaccinare i bambini per una malattia
ormai piuttosto rara, grazie anche al vaccino?
Perché il morbillo in Italia circola ancora, come indicano
anche gli ultimi dati dell’Istituto superiore di sanità, secondo i quali il nostro Paese è, in Europa, fra quelli con il
maggior numero di casi. Inoltre perché se tutti avessero
fatto questo ragionamento, per esempio, con il vaccino
per la poliomielite o con quello per il vaiolo o la difterite,
oggi avremmo queste malattie ancora molto diffuse.
(Le risposte sono state fornite da Antonio Clavenna, ricercatore presso il Laboratorio per la salute materno-infantile dell’Istituto Mario Negri di Milano. Il dottor Clavenna dichiara di non avere conflitti di interessi sui temi
per cui è stato interpellato e di non aver mai ricevuto finanziamenti da industrie produttrici di vaccini).
4
Luigi Ripamonti
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20 Cronache
Domenica 1 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Velocità Il britannico Green tenterà l’impresa nel 2016 in Sudafrica. Motore da 135.000 cavalli, come 180 auto di F1
A Downing Street
Il pilota Green mostra al
premier David Cameron
il bolide Bloodhound (Ap)
55
Secondi Il tempo che la Bloodhound impiega per arrivare
da 0 a 1.600 chilometri all’ora
È lunga 13,45 metri
Andy, il pilota supersonico
a 1.600 chilometri all’ora
Chi è
Per i test nel deserto rimosse 6 mila tonnellate di sassi
Vettel? Una lumaca. Alonso? Una
tartaruga. Hamilton? Un bradipo.
Altro che bolidi della Formula uno
lanciati a 300 chilometri all’ora. In
un hangar vicino a Bristol, sudovest
dell’Inghilterra, un pool di meccanici, ingegneri e piloti sta mettendo a
punto la macchina più veloce del
mondo. Una volta terminata, potrà
viaggiare oltre i 1.600 chilometri all’ora e batterà il record di velocità
terrestre. Più di un Tgv, di un airbus
e del proiettile sparato da una pistola magnum.
Alla guida della Supersonic car ci
sarà il pilota Andy Green. Se il progetto Bloodhound (lo stesso nome
di un missile costruito negli anni
Sessanta) verrà ultimato nei tempi,
la prova si svolgerà a fine estate
2016. Green dovrà sconfiggere se
stesso: nel 1997 aveva guidato il bolide Thrust nel deserto di Black Rock
(Nevada), raggiungendo la velocità
di 1.227,99 chilometri orari.
Questa volta il mostro che dovrà
domare è lungo 13,45 metri e pesa
7.786 chilogrammi. Il test si svolge-
Sole, natura e buona cucina:
benvenuti in Carinzia!
È un calendario ricco di appuntamenti quello previsto dall’iniziativa “Momenti Magici” 2014, che
permette di scoprire la grande varietà e la bellezza della regione della Carinzia, la più meridionale dell’Austria. Qui il turista non trova solamente
dolci attimi di relax in un paesaggio di monti e
laghi di leggendaria bellezza, avvolti da un clima
mite e soleggiato, ma anche ospitalità e squisite
specialità della cucina tipica. Una vacanza all’insegna del contatto con la natura e d’emozionanti
scoperte. Sono diversi i programmi giornalieri organizzati e condotti da guide esperte che faranno
la gioia di buongustai e di spiriti romantici e avventurosi di ogni età. Ampia la scelta tra le diverse
iniziative giornaliere, alcune delle quali sono già
attive fin dal mese di aprile. Da ricordare la possibilità di ammirare il sorgere del sole sul monte
Falkert, di scalare adrenaliniche pareti rocciose,
oppure di pedalare in mountain bike fino alle
sponde del lago Millstätter See. Per le famiglie
e i bambini, invece, una vera e propria caccia al
tesoro nel GeoPark delle Alpi Carniche, alla scoperta di un era lontana milioni di anni e ancor
oggi tanto affascinante. Immancabile, come già
sottolineato, la buona tavola, orgoglio di questa
regione incastonata sullo snodo di tre confini.
Qui ce n’è davvero per tutti i gusti! Il costo medio
di ognuno di questi “Momenti Magici” si aggira
intorno ai 40 Euro, con riduzioni per i più piccoli. Per ulteriori informazioni: www.carinzia.at;
www.naturlust.at
rà in Sudafrica, a Hakskeen Pan, tra
la Namibia e il Botswana. Il luogo è
stato scelto dopo un anno e mezzo
di ricerche satellitari. È una zona deserta lunga venti chilometri, molto
pianeggiante. Ma per poter svolgere
il test in estrema sicurezza è stato
necessario rimuovere 6.000 tonnellate di sassolini. Andy Green, scherzando, ha commentato: «Abbiamo
già battuto il record di pulizia del
deserto».
Ma come fa la Supersonic car Bloodhound ad andare così forte? Il
In Trentino per una vacanza
all’insegna del benessere
La natura incontaminata del Trentino fa da straordinaria cornice all’Hotel Castel Lodron, una
struttura accogliente e completa di tutto ciò che
serve per trascorrere una piacevole vacanza o
anche solo un weekend nel segno del benessere
e della tranquillità. L’albergo, che dispone di oltre 40 stanze spaziose e accoglienti, trova il suo
punto di forza nella qualità del servizio assicurata
dalla conduzione familiare. Situato in posizione
panoramica nei pressi del Lago d’Idro, è il punto di partenza ideale per chi ama lo sport all’aria
aperta. Numerose le piste ciclabili e i percorsi per
mountain bike che si snodano per chilometri lungo le montagne circostanti; gli amanti del trekking
possono esercitarsi lungo le passerelle create attorno al lago: un vero paradiso per gli appassionati di
pesca e di windsurf. Dopo una giornata impegnativa, arriva il momento del relax. Fiore all’occhiello
dell’hotel è il centro benessere dotato di piscina
coperta riscaldata, sauna finlandese, bagno turco
e idromassaggio. Molti i benefit a disposizione
degli ospiti, dall’uso gratuito del campo da tennis
al noleggio delle biciclette, al collegamento wi-fi.
Senza dimenticare l’utile Guest Card Trentino, che
permette di accedere gratuitamente ai musei del
Trentino, alla navigazione sul Lago d’Idro e all’uso dei trasporti pubblici della Provincia. Offerta
week-end: due giorni per 2 persone con trattamento di mezza pensione a 238 euro.
Informazioni e prenotazioni: tel. 0465.685002 0465.68.54.25; [email protected]
Il protagonista
Andy Green (foto), 52
anni, è un pilota della
Raf. È stato il primo al
mondo ad aver
superato la barriera
del suono in auto
Il primato
Nel 1997 ha stabilito
il record di velocità su
terra, arrivando a
toccare i 1.227
chilometri all’ora
prototipo ha tre motori: un motore a
reazione, utilizzato negli aerei Eurofighter, che consentirà alla macchina di raggiungere i 500 chilometri
orari; un secondo motore utilizzato
per i satelliti che spingerà la macchina oltre i 1.600 km/h all’ora e infine un terzo motore che fornirà carburante al secondo.
In totale il bolide ha 135.000 cavalli (l’equivalente di 180 macchine
di Formula uno). Va da 0 a 1.600 km/
h in 55 secondi. Raggiunti gli 800
km/h, la velocità aumenta di 60 miglia all’ora ogni secondo. Alla velocità massima le ruote faranno
10.300 giri al minuto. Mentre l’auto
accelera da 0 a 1.600 km/h, Andy
Green sperimenterà una forza di
circa 2,5g (due volte e mezzo il suo
peso corporeo) e il flusso del sangue
andrà verso la testa.
Come farà a fermarsi? Per rallentare, degli aerofreni verranno attivati a 1.300 km/h e un paracadute si
aprirà a 970 km/h. I freni a disco saranno utilizzati al di sotto dei 400 km/h. Il rischio, in
questi casi di forte decelerazione, è che il violento flusso
del sangue, questa volta verso
il basso, faccia svenire il pilota. È la ragione per cui Green
ogni tanto si esercita con un
aereo acrobatico, volando a testa in
giù sulla campagna britannica. Evidentemente un gioco da ragazzi per
lui.
Bloodhound percorrerà l’equivalente di 4 campi da calcio ogni secondo. In un batter d’occhio Andy
farà 150 metri e la visibilità al massimo sarà di due o tre chilometri. Se
al termine avrà detto di essersi goduto il paesaggio, batterà anche il
record di bugie.
Programma remise en forme
in un ambiente esclusivo
La bellezza del luogo, sulla costa spagnola del
Mediterraneo, è forse un involontario ma efficace
richiamo alle aspettative di chi arriva qui per ritrovare l’armonia e l’equilibrio del proprio corpo.
Situata fra le cittadine di Marbella ed Estepona, la
Healthouse Las Dunas Beach e Spa è un centro benessere a cinque stelle gran lusso. Una destinazione rinomata per la competenza dei professionisti
che vi lavorano e l’unicità del contesto: un grande parco con vegetazione subtropicale, ambienti
eleganti, attenzione al design, una NaturHouse
Spa di 3.000 m2 e una Ekilum Spa da 320. Spazi
progettati per prendersi cura di sé sotto la supervisione medica del famoso endocrinologo, dottor
Josè Luis Guijarro e della sua équipe. Il centro offre programmi settimanali con specifici obiettivi:
perdere peso, detox, anti-stress, anti-age ed altri
ancora. Un percorso progressivo e personalizzato che prevede anche l’intervento di dermatologi,
psicologi, dietisti e fisioterapisti, nella consapevolezza dell’importanza di un approccio integrato
per raggiungere i risultati migliori. Risultati che si
conquistano anche attraverso uno stile di vita salutare e un’alimentazione sana e bilanciata, senza
però rinunciare al piacere del gusto. Un compito
che al Las Dunas è affidato a un re della cucina,
lo Chèf Andoni Luis Aduriz, insignito di prestigiose
due stelle Michelin. A riprova che la bellezza non
significa solo rinunce.
Informazioni e prenotazioni: tel. +34.95.082090;
[email protected]
a cura di RCS MediaGroup Pubblicità
Maurizio Donelli
Stati Uniti
Facebook
apre ai minori
di 13 anni
Facebook vuole superare il
miliardo di «amici». E per
farlo la sua prossima
conquista potrebbero essere
gli under 13 anni, finora
banditi dal social network. La
società di Mark Zuckerberg
punta a brevettare un sistema
con il quale consentire ai
giovanissimi di creare un
proprio account con la
supervisione dei genitori. Chi
ha meno di 13 anni e vuole
registrarsi dovrà ottenere il
consenso di mamma e papà,
che a loro volta dovranno
esprimerlo tramite i propri
profili sul social network.
Concedendo il via libera, i
genitori potranno impostare
controlli sulla privacy e
limitare e monitorare i
contenuti disponibili per i
figli. Facebook vieta al
momento la registrazione agli
under 13, anche se molti sono
riusciti ugualmente a crearsi
degli account. Zuckerberg già
in passato aveva aperto
all’ipotesi di consentire ai più
giovani di iscriversi: includere
i bambini «sarà una battaglia
che prima o poi
combatteremo», aveva detto
nel 2011. La domanda per
brevettare il sistema era stata
presentata nel 2012. Un
portavoce ha spiegato: «Le
aziende e la politica si sono
confrontate su come aiutare i
genitori a mantenere al sicuro
i propri figli online. Come
ogni azienda responsabile,
abbiamo guardato anche noi
alle possibilità di affrontare
questo tema».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
© RIPRODUZIONE RISERVATA
“Single con bambino”, il bello
di una vacanza su misura
Ecco un’offerta pensata per andare incontro alle
nuove esigenze delle famiglie. A firmarla è Select
Hotel Collection, che propone uno speciale pacchetto “Single con bambino” per una vacanza al
Grand Hotel Gallia di Milano Marittima, un quattro stelle elegante con piscina e spiaggia privata.
Un vero paradiso per i più piccoli: tutto ruota attorno alle loro esigenze e la giornata viene scandita
a loro misura. Un servizio di animazione accompagna i bambini dal buongiorno alla buonanotte
svolgendo per loro programmi divertenti ma anche
educativi, con musica, ginnastica, giochi, lezioni
di cucina e tanti altri intrattenimenti. Il pacchetto,
valido fino al 30 giugno e dal 23 agosto al 7 settembre, include: trattamento in pensione completa
per un adulto in camera con bambino/bambini - ai
quali viene applicata una riduzione in base all’età
– e una speciale sorpresa, “mamma e figlia: diva
e divina”, per vivere insieme un momento magico
presso il centro benessere dell’hotel. Il divertimento prosegue in spiaggia, nel mini-club. Uno staff
di animatori esperti saprà coinvolgere i piccoli da
3 a 10 anni in simpatiche attività, sia al mattino
che al pomeriggio, all’interno di un’area bimbi
con giochi a loro riservati. Tariffe a partire da 170
euro, con trattamento di pensione completa. Su
prenotazione, con un supplemento sono inoltre
disponibili babysitter referenziate, in orari diurni
e serali. Per ulteriori informazioni e per visionare
tutte le offerte del gruppo: www.selecthotels.it; tel.
0544.977071; [email protected]
Corriere della Sera Domenica 1 Giugno 2014
Cronache 21
italia: 51575551575557
Beni culturali Il decreto ArtBonus. Camion-bar e venditori di souvenir spostati o indennizzati
Ambulanti intorno ai monumenti
Ora i sindaci potranno allontanarli
Più facile la revoca dei permessi. Franceschini: ordine al caos
Firenze
musei, chiese, scavi».
Secondo Franceschini — che
ha citato i casi di Colosseo, piazza San Marco, Uffizi e Pompei —
sono norme che il Paese attendeva da almeno vent’anni, ma
che sembrano ora essere diventate «una vera e propria urgenza» se, come dice da tempo il
ministro, vogliamo sostenere
davvero il patrimonio culturale
Le disposizioni
Concessa anche
la libertà di scattare
foto nei musei se
senza fini di lucro
Stefano Bucci
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Roma
Pompei
MAJLEND BRAMO
ANDREA PATTARO / VISION
Venezia
semplice procedimento amministrativo che permetterà ai sindaci e alle soprintendenze di revocare le autorizzazioni — spiega il ministro —, un meccanismo efficace e non penalizzante
per i commercianti che saranno
indirizzati in altri luoghi o indennizzati, ma che servirà a
mettere ordine al caos che vediamo tutti i giorni nei pressi di
SALVATORE LA PORTA /CONTROLUCE
da centurione romano o da doge veneziano), dei camioncinibar, delle Ape-boutique e di
quegli strani ibridi commerciali
(oltretutto votati alla vendita di
una paccottiglia ben poco degna
del tanto osannato «italian style») che da tempo immemorabile assediano i simboli della
nostra «eccellenza artistica».
In che modo? «Grazie a un
Un sms
per aiutare
gli animali
abbandonati
italiano e rilanciare il settore turistico. Dopo la lettera di venerdì con cui venivano riassegnati
a direttori di musei e soprintendenti gli introiti generati dalla
buona gestione («con incentivi
alla promozione per i piccoli»
ha chiarito il ministro) arriva
così l’«Art Bonus» dove, tra l’altro, si parla di un 65% detraibile
dalle donazioni che singole persone e imprese faranno a favore
di musei e altre realtà artisticoculturali (fondazioni lirico-sinfoniche comprese); di giovani
laureati nel settore dei beni culturali che potranno essere assunti tempi indeterminato. E
«di libere fotografie nei musei
se senza scopo di lucro» (ma naturalmente anche senza flash).
BENVEGNÙ-GUAITOLI
Bancherelle addio. Almeno a
quelle pericolosamente vicine
ai monumenti. Il decreto «ArtBonus» trasmesso ieri alla Camera, dopo la firma del presidente Napolitano, dal ministro
dei Beni culturali Dario Franceschini segna la fine di una gran
brutta abitudine molto italiana:
quella dei banchetti, degli ambulanti (più o meno in costume
L’iniziativa
Noci di cocco e gelati Quei banchi di legno Nella terra di nessuno Gli scavi circondati
dietro San Marco
sotto il Corridoio
vicino al Colosseo
da venti bancarelle
«Tradizione antica» progettato da Vasari tra pizze e gladiatori «Qui era un suk»
I
n piazza San Marco, dove già sono spariti i
venditori di grano, a preoccuparsi sono
una decina di ambulanti di prodotti non
alimentari. Appena dietro l’angolo, in Riva
degli Schiavoni, altri venti rumoreggiano fra
noci di cocco, gelati e souvenir. «Chiaro, si
tratta di famiglie storiche, venditori da
generazioni, e questo decreto è un grosso
problema perché rischia di cancellare
tradizioni in nome del decoro», si scalda
Tiziano Scandagliato, segretario veneziano
dell’Anva, l’associazione nazionale dei
venditori ambulanti della Confesercenti.
Scandagliato parla di minaccia alla storia
stessa di Venezia, dove lavorano circa 500
ambulanti e «dove questo commercio è
iniziato prima di quello fisso, quando
arrivavano le navi e si barattava di tutto». Ad
applaudire il decreto ArtBonus è invece il
sindaco, Giorgio Orsoni, al quale spetterà la
revoca delle autorizzazioni: «Franceschini dà
dignità alla tutela dei beni culturali senza
perdere di vista l’aspetto economico e in ogni
caso va ben oltre gli ambulanti. Sono con lui.
Ricordo comunque che a Venezia molte cose
sono già state fatte, revoche e ricollocazioni, a
San Marco come a Rialto e altrove».
Andrea Pasqualetto
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Q
uelle bancarelle di legno, una decina in
tutto, costeggiano l’Arno e sono protette
da un ombrello straordinario: un tratto
del Corridoio vasariano. La vista è eccezionale:
Ponte Vecchio da una parte, gli Uffizi dall’altra.
Gli ambulanti vendono un po’ di tutto ai turisti
che affollano questo scorcio magnifico di
Firenze (siamo a due passi da Piazza della
Signoria): collanine, modellini di motociclette,
bigiotteria, stampe, ciondoli, a volte cappelli e
borse. La gente non manca mai sul Lungarno
Archibusieri e questi bancarellai riescono ad
affrontare la crisi meglio degli altri. Tanto è vero
che, dopo il contestato spostamento dei banchi
di San Lorenzo, nell’omonima piazza, il
Comune aveva ipotizzato la possibilità per
alcuni ambulanti d’essere ospitati qui, idea poi
bocciata dalla sovrintendenza. Nel piazzale degli
Uffizi, invece, non ci sono ambulanti ma artisti di
strada che dipingono e vendono le loro opere.
«Tutti devono poter godere del bello in un
contesto di decoro urbano» ha detto il sindaco
Dario Nardella, commentando la norma
contenuta nel decreto ArtBonus. Norma
«condivisibile» anche per Cristina Acidini,
sovrintendente al polo museale fiorentino: «Ora
vedremo con quali modalità farla rispettare».
R
isse tra forze dell’ordine e venditori
ambulanti abusivi. Camion bar che
presidiano i punti strategici.
Sgangherati gladiatori con l’accento romeno e
borseggiatori sempre pronti ad alleggerire i
malcapitati con gli occhi a mandorla o
magliette a stelle e strisce. Non manca chi
imbratta e deturpa i muri del monumento: a
gennaio un papà canadese fa da palo al figlio
di 12 anni che scrive con un sasso su una
parete vecchia di 2 mila anni. Benvenuti nella
terra di nessuno. Già, perché così è ridotto il
Colosseo, uno dei siti archeologici più famosi
del mondo. L’ultima rissa risale al 21 maggio:
due volontari dell’associazione carabinieri in
congedo, impegnati a pattugliare l’area con le
forze dell’ordine, provano a tenere lontani gli
abusivi da americani, cinesi e turisti venuti da
ogni dove, ma sono aggrediti dagli ambulanti.
Venditori asiatici, africani e dell’Europa
dell’Est animano un asfissiante commercio
multicolore tra pashmine, occhiali da sole
contraffatti, cappellini, spille e calamite con
l’Anfiteatro Flavio. Intanto i camion bar
sfornano panini e pizze non certo per palati
fini. Un vero bazar tra degrado e storia.
Marco Gasperetti
L’
architetto Antonio Irlando, presidente
dell’Osservatorio Patrimonio Culturale,
conta le bancarelle sul piazzale di Porta
Marina Inferiore a Pompei: «Sono 15 e oggi
(ieri, ndr) c’è lavoro per tutti — spiega —
perché sono venuti a migliaia, a piedi da
Napoli in pellegrinaggio, per la chiusura del
Mese Mariano». Quindici bancarelle a Porta
Marina Inferiore, tre vicino alla Stazione della
Circumvesuviana e due dalla parte di Porta
Anfiteatro, vicino al Santuario della Madonna.
«Fino a 10 anni fa era un suk, la zona era
anche aperta al traffico — racconta il
professore — ma poi il Comune l’ha
pedonalizzata e ha assegnato i posti, ha creato
i gazebo e la cosa è diventata meno anarchica.
Comunque la lotta agli abusivi continua, gli
stessi bancarellari sorvegliano affinché non si
affaccino i vucumprà». L’unico cruccio,
conclude Irlando, sta nella qualità dei
prodotti: «Si vendono tante cineserie, le
magliette del Napoli, quelle di papa Francesco,
falli di bronzo, coralli e cammei di dubbia
provenienza. Eppoi i prezzi non sono uguali
per tutti: i venditori hanno l’occhio lungo e li
adeguano al turista. Il più ricco paga di più».
«Qualcuno li ha già
abbandonati, non
abbandonarli anche tu» è lo
slogan della campagna
promossa dalla LeidaaLega italiana per la difesa
degli animali e
dell’ambiente: da oggi al 7
giugno sarà possibile
donare 1 euro con un sms
solidale da cellulare o 2 euro
con chiamata da rete fissa al
numero 45599, per
contribuire alla lotta contro
l’abbandono e il
randagismo e all’azione
diretta di ricovero, cura e
gestione degli animali in
difficoltà. «È un’emergenza
che deve essere affrontata
con il supporto di tutti,
cittadini e istituzioni, come
si addice a un grande Paese
civile», ha detto Michela
Vittoria Brambilla,
presidente e fondatrice di
Leidaa. La raccolta fondi
contribuirà a contrastare
«con ogni mezzo la piaga
dell’abbandono che ancora
affligge il nostro Paese, per
dare una casa alle tante
migliaia di cani e gatti che
vegetano nei rifugi italiani,
in attesa di una nuova vita».
Aderiscono le compagnie
telefoniche Vodafone, Tim,
Telecom, Fastweb,
Postemobile, H3g, Wind,
Twt, Noverca, CoopVoce,
Coop Italia e TeleTu. Anche i
veterinari italiani scendono
in campo per sensibilizzare
i cittadini con la campagna
«PortiAMOli con noi». Gli
studi confermano che
l’abbandono scatena
nell’animale che ha perso il
proprio punto di
riferimento, una
disperazione assimilabile a
quella umana. «Una
condizione talmente
stressante e traumatica —
spiegano gli esperti — da
innescare comportamenti
anomali che sfociano in veri
e propri stati d’ansia di
difficile gestione». Secondo
i dati del ministero della
Salute, a livello nazionale
esistono 915 strutture
autorizzate di ricovero, tra
canili sanitari e rifugi
pubblici e privati
convenzionati, che ospitano
circa 150 mila cani oltre a
un numero stimato di circa
700 mila randagi. Il solo
mantenimento dei cani
presenti nelle strutture
autorizzate è di circa 220
milioni di euro l’anno.
Francesco Di Frischia
Fabrizio Caccia
P. D’A.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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A N T O N I O
S C U R A T I
IL PADRE
I NFEDELE
CANDIDATO
PREMIO
STREGA 2014
“Questo è il libro migliore di Scurati
dai tempi de I l sopravvissuto.
Qui è la letteratura che vince.”
DANIELE GIGLIOLI Corriere della Sera
4 EDIZIONI
@libribompiani
Bompiani
www.bompiani.eu
22
Domenica 1 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Economia
Il caso Gli investitori istituzionali rappresentano la metà del credito totale. I pegni del duo Percassi-Farina
La lente
CORRIERECONOMIA
ECCO I CALCOLI
PER IL PAGAMENTO
DELLA TASI
L
e dichiarazioni del
Governatore della
Banca d’Italia sul costo
della Tasi hanno
rinfocolato le polemiche
su un tema che peraltro è
di stretta attualità:il 16
giugno infatti nei circa
2200 comuni che hanno
pubblicato la delibera
sulle aliquote i
proprietari di immobili e,
sia pure in quota ridotta
( tra il 10 e il 30%
dell’importo a seconda
delle scelte del comune),
anche gli inquilini,
dovranno pagare la
prima rata del nuovo
tributo sui servizi.
CorrierEconomia di
domani illustra le
modalità di calcolo del
tributo e cerca anche di
dare una soluzione al
problema sollevato da
Ignazio Visco
confrontando il costo
www.corriereconomia.com
LUNEDÌ 2 GIUGNO 2014
ANNO XVIII - N. 20
Distribuito con il Corriere della Sera non vendibile separatamente
POLIZZI A PAGINA 6
BRACHETTI PERETTI
Api, la famiglia
riorganizza il gruppo
e studia alleanze estere
SCAGLIARINI A PAGINA 14
Tasse & casa Nel labirinto Tasi e Imu
Come orientarsi (e pagare meno)
L
e tasse locali sugli immobili
sembrano essere nate sotto
una cattiva stella. Prima i tormenti e le incertezze dell’Imu, ora
quelli per la Tasi, la nuova tassa sui
servizi. A due settimane dalla scadenza l’unica certezza è quella dell’Imu: si paga entro il 16 giugno ed
è confermata l’esenzione per l’abitazione principale. Per la maggior
parte degli italiani, invece, la Tasi
slitterà ad ottobre. Ecco come
orientarsi tra calcoli e scadenze.
Il sondaggio
Svolte Dalla Cina agli Usa chi compera in Italia
GLI ITALIANI
FISCALE
il cittadino
E IL FEDERALISMO
comunali che
tributi
poco o per niente
la quota di
Secondo lei,
molto, abbastanza,
paga corrisponde offerti dal comune?
al livello di servizi
71%
Per niente +
poco
ALLE PAGINE 22, 23 E 24
?
Il piano di Draghi
per dare la scossa
all’economia
DI FABRIZIO GORIA
19%
A PAGINA 4
Abbastanza
Per niente
” L’appuntamento
42%
Poco
S. Avaltroni
Imprese Cresce il ricorso anche per sostituire il concordato
Famiglie La passione per il trust
Da Antinori a Colussi e De’ Longhi: ecco perché piace (tanto)
DI MARIA SILVIA SACCHI
C
danilotaino
resce il ricorso al trust da parte delle famiglie imprenditoriali italiane. Permette di
assicurare continuità all’azienda nel lungo periodo e di tutelare minorenni o disabili e pianificare le tasse. I casi di Colussi, Antinori, De’
Longhi. Ma emergono anche i trust che sostituiscono i concordati: meno costi, tempi più corti.
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A PAGINA 8
Il mercato delle app
”Quanto
è bello e rende
essere il re dei giochi
DI MARIA TERESA COMETTO
A PAGINA 16
Imprese La carica estera
Già investiti 18 miliardi
DI ALESSANDRA PUATO
R
ipartono gli investimenti
esteri in Italia. Negli ultimi 16
mesi sono state concluse acquisizioni per 18 miliardi di euro e cinque miliardi sono concentrati nel
gennaio-aprile di quest’anno. Il
Paese più attivo è la Cina con oltre
due miliardi investiti nei primi
quattro mesi (in Eni ed Enel) e oltre cinque nell’intero periodo. In
arrivo i fondi di private equity del
Nord per le medie imprese, come
lo svedese Eqt della famiglia Wallenberg. Gli operatori parlano di
svolta: «Si percepisce una stabilizzazione politica del Paese».
” Beccalli-Falco (Ge)
«L’Europa merita
i nostri dollari»
DI STEFANO RIGHI
L’Europa? Il miglior posto dove
investire. Lo assicura Ferdinando
Beccalli-Falco, presidente e amministratore delegato di General
Electric Europe, che sta trattando
l’energia di Alstom e in Italia ha
preso il Nuovo Pignone e Avio.
A PAGINA 3
ALLE PAGINE 2 E 3
Big Accordo sulla Smart col gruppo franco-nipponico
Auto La Daimler in giallo
Una «piccola» con Nissan
DI BIANCA CARRETTO
U
n accordo per realizzare una vettura di segmento B a costi contenuti, al fine di ampliare la gamma Smart, marchio della scuderia
Mercedes. Il progetto è allo studio di Daimler e
della Renault-Nissan che potrebbe fornire ai tedeschi la piattaforma utilizzata per Clio e Micra. E condividere motori e trasmissioni.
A PAGINA 10
Afp
1
Fonte: Swg
DI CORRADO FENICI, GINO PAGLIUCA,
STEFANO POGGI LONGOSTREVI
29%
Poste Italiane Sped. in A.P. D.L. 353/2003 conv. L.46/2004 art. 1, c1 DCB Milano
Q
uanto è potente la democrazia, certe
volte. Nonostante non fossero elezioni
per un Parlamento effettivamente
legislativo, le Europee del 25 maggio hanno
cambiato la realtà e la sua percezione. Anche
— per alcuni versi soprattutto — in Italia, che
da lunedì scorso è il Paese emergente in
Europa. Detto non per fare retorica di
provincia o per dare meriti a Matteo Renzi.
Ma per dire che la Penisola è tornata a pieno
titolo nella mappa degli investitori, nazionali
e internazionali: le caratteristiche della sua
economia — imprese dinamiche e forti,
spesso alle prese con problemi di
successione e di proprietà — sono
all’improvviso state trasformate, dalla
prospettiva della stabilità politica, in asset sui
quali puntare. Il risultato è che fondi di
private equity, grandi imprese, multinazionali,
investitori singoli hanno estratto il libretto
degli assegni: pronti a comprare e a investire
nelle aziende di design, moda, alimentare,
turismo, macchine utensili. È una finestra di
opportunità che il Paese non dovrebbe
sprecare. Resterà aperta solo qualche mese,
se non sarà confermata da fatti politici forti e
da scelte d’impatto. È qui che entra davvero
in campo il governo Renzi. Per rendere
sostenibile questa — in fondo inaspettata —
svolta, occorre imboccare la strada
dell’apertura al mondo del business. In
concreto e in tempi brevi: qualche riforma di
governance, intesa come riforma elettorale e
del funzionamento delle decisioni politiche
ma anche semplificazione
dell’amministrazione; una riforma seria del
mercato del lavoro e un piano chiaro di
riduzione del peso fiscale; e l’avvio di qualche
privatizzazione vera (nel senso di uscita dello
Stato da alcuni settori). Se gli investitori
nazionali e internazionali si convincessero
che «Renzi speaks business», potrebbe
davvero avviarsi un circolo virtuoso di
crescita non breve. In genere, in questo
campo i governi italiani hanno deluso.
Vediamo.
La campagna greca
della nuova coppia
al vertice di Terna
Molto
DI DANILO TAINO
BASTIOLI E DEL FANTE
10%
IL PUNTO
L’azienda Italia
torna a piacere
Sfruttiamolo
Ugo Brachetti Peretti - Imagoeconomica
Matteo Del Fante - Imagoeconomica
Direzione, Redazione, Amministrazione, Tipografia Via Solferino 28, Milano 20121 - Tel. 02.62.82.1 Servizio Clienti 02.63.79.75.10
Mercedes
Dieter Zetsche
Storie Il governo Letta ha previsto fino al 2034 incentivi per 60 milioni ogni 12 mesi all’area. I costi saranno caricati sulle tariffe elettriche
Così il carbone sardo scalderà per vent’anni le nostre bollette
La Carbosulcis è in perdita già dal 1955. Mentre in Francia la riconversione di Lens ha portato al «Louvre 2»
DI SERGIO RIZZO
I
n Aria fritta, formidabile e
provocatorio saggio del
1955, Ernesto Rossi fotografava così la situazione economica delle miniere di carbone in Sardegna: «Rapportando
le perdite al numero dei dipendenti si può dire che la Carbosarda avrebbe conseguito i
medesimi risultati finanziari
se avesse potuto tener chiuse,
senza spesa, le miniere, e avesse pagato 40 mila lire al mese a
ognuno dei suoi dipendenti,
purché tutti rimanessero a casa, a coltivare i loro orticelli».
Aggiungeva, il fondatore del
Mondo, che da quando Benito
Mussolini nel 1933 si era messo in testa di infilare il Paese
nell’avventura del carbone sardo, erano stati fatti investimenti per circa 100 miliardi di
lire. Ovvero, oltre un miliardo
e mezzo di euro attuali.
All’epoca della pubblicazione di Aria fritta i dipendenti
del polo carbonifero sardo erano circa 11 mila e le 40 mila lire
al mese di allora equivalgono a
circa 700 euro di oggi. Nel 2012
di quei lavoratori ne erano rimasti meno di un ventesimo.
Per l’esattezza 444, di cui 280
minatori. E siccome la Carbosulcis, ha chiuso il bilancio con
una perdita di 42,2 milioni di
euro si potrebbe arrivare alla
conclusione che la società erede della Carbosarda interamente controllata dalla Regione Sardegna avrebbe conseguito il medesimo risultato
versando direttamente a ogni
dipendente 7.300 euro al mese
per tredici mensilità senza far
lavorare nessuno. Dieci volte
quanto era stato calcolato sessant’anni fa da Ernesto Rossi.
Una somma, per giunta, ben
superiore allo stipendio medio
di ogni lavoratore: costato all’azienda nel 2012, oneri previdenziali e tfr compreso, 4.116
euro al mese per tredici.
Sia ben chiaro: non si può
non essere estremamente sensibili al destino di quelle 444
Sulcis L’occupazione di
una miniera, due anni fa
famiglie. Tanto più considerando le condizioni economiche in cui versa oggi la Sardegna, nel colpevole disinteresse
generale della nostra classe dirigente. Ma proprio per questo
non ci si può voltare dall’altra
parte. Che cos’è la Carbosulcis? Davvero una società per
azioni, come dice il suo statuto? Qualche dubbio a leggere il
bilancio potrebbe venire, scoprendo per esempio una voce
assolutamente singolare nello
stato patrimoniale. Ossia, un
accantonamento di 145 milioni
603.586 euro per, testuale,
«copertura perdite future».
Certificazione che il destino
inesorabile dei conti è il rosso
fisso.
E anziché prendere atto che
il carbone sardo è un salasso
da sempre insostenibile e studiare una soluzione seria per
rilanciare lo sviluppo vero di
quell’area, che si è pensato di
fare? Nell’ultima legge targata
governo Letta, la cosiddetta
«Destinazione Italia» approvata tre mesi fa, è comparso un
articolo che prevede 60 milioni
l’anno di incentivi per la realizzazione di impianti a carbone
pulito da alimentare con il fossile estratto nel Sulcis. Un progetto che assicurano tecnologicamente avanzatissimo. Peccato che costerà agli italiani, nei
prossimi 20 anni, un miliardo
e duecento milioni. Cifra caricata sulle bollette della luce.
Fra perdite e sussidi il costo
del polo carbonifero sardo, con
i suoi 444 dipendenti, si avvia
dunque a toccare quota cento
milioni l’anno. E senza particolari garanzie per il futuro, con
buona pace dei politici regio-
nali e nazionali. Ai quali ci permettiamo di suggerire un viaggio a Lens, il Sulcis francese a
pochi chilometri dal confine
con il Belgio, per avere un’idea
di che cosa sia in grado di fare,
con cifre molto inferiori,
un’amministrazione capace e
lungimirante. Invece di ostinarsi a far sopravvivere le miniere con massicce iniezioni di
denaro pubblico, lì è stato costruito in pochi anni un grande
museo: il Louvre 2. Costato 150
milioni, ha aperto nel 2012. Nel
primo anno ha avuto quasi un
milione di visitatori. Così la
città è rinata: non più carbone,
ma tesori d’arte e storia e tanto
turismo. Alberghi, bar, ristoranti, bed & breakfast... E senza neppure avere le meraviglie
della nostra Sardegna. Ma ci
pensate?
Pagine Gialle, no dei fondi all’offerta Dmail
La lettera inviata al consiglio Seat: avanti con il piano originario
È molto in salita la strada del
patron dell’Atalanta, Antonio
Percassi, e dello stampatore Vittorio Farina che, appoggiati da
una grande banca creditrice di
entrambi, vorrebbero salvare
Seat e fonderla con la quotata e
insolvente Dmail. Il colpo di
scena di queste ore è una lettera
spedita da fondi titolari di bond
e credito Seat che rappresenterebbero la maggioranza del credito totale. Destinatari il consiglio di amministrazione delle
Pagine Gialle, il giudice fallimentare Giovanna Dominici e il
commissario giudiziale Enrico
Laghi. Il messaggio, in sintesi, è
questo: proseguite con la proposta originaria, ignorate la
nuova offerta, rispettate i tempi
stabiliti. Un invito informale, e
di peso, ma nulla di vincolante.
Il miracolo Borsa
Di operazioni e situazioni
complicate è piena la storia di
Seat degli ultimi 15 anni. E anche la schizofrenia dei titoli è
nota. Per esempio oggi valgono
0,0017 euro per una capitalizzazione intorno ai 30 milioni.
Sembra poco. Basti dire, però,
che la Borsa esprime una valutazione prospettica di Seat pari a
12,5 miliardi di euro. Infatti se
passasse il piano concordatario
proposto dal cda, il 100% del capitale attuale si diluirebbe a un
misero 0,25%. Ma com’è la situazione?
Facciamo il punto. Seat è in
concordato preventivo (con 1,5
di imprenditori. E forse non è
un caso che Unicredit abbia in
pegno tutte le quote Dmail di
proprietà di Percassi più il 20%
della Kiko ma anche il 100% del
gruppo Farina.
Così in Borsa
1,10
-5,56% 1,
a 0,002 €
SSeat
eatt PG
0,
0,0025
Ricavi
Ebitda
1.059
2008
525
0,
0,0020
952
2009
471
876
2010
447
0,0015
749
2011
lug ago set ott nov dic gen feb mar apr mag 30/05
2013
2014
2014
346
226
627
2012
476
2013
90
Dati in milioni di euro
D’ARCO
miliardi di debiti congelati) dall’inizio del 2013. L’azienda, comunque, è in piena attività. Il
cda ha elaborato un piano di
rimborso da presentare ai creditori il 15 luglio. In sostanza l’attuale azionariato, per effetto di
un maxi-aumento di capitale si
diluisce allo 0,25% e tutto il resto va ai principali creditori,
cioè banche e obbligazionisti. A
metà maggio, però, è arrivato
un nuovo piano da Percassi
(Atalanta calcio, cosmetici
Kiko), e da Farina (gruppo IlteRotosud). In estrema sintesi: ricapitalizzano Dmail, quotata in
Borsa, per poi integrarla con Seat offrendo ai creditori il 40%
del nuovo aggregato più cash.
Un piano industriale, che prevede l’integrazione dei canali di
vendita e del network editoriale
di Dmail con la rete di 1.300
agenti Pagine Gialle, completa
l’offerta. Migliore dell’altra? Il
giudizio è del cda Seat che il 15
luglio ai creditori potrà presentare, facendola propria, una sola
proposta. I tempi tecnici sono
strettissimi, a giorni una decisione va presa. Dmail però è in
grave crisi ed è un problema per
Percassi che ne è l’azionista di
riferimento. Il resto delle attività dell’imprenditore bergamasco godono di ottima salute.
Il ruolo di Unicredit
E Farina? Il suo gruppo è in
seria difficoltà finanziaria, soprattutto per il crollo del mercato di riferimento. Secondo gli
ultimi bilanci disponibili (2012)
vi sono dubbi sulla continuità
aziendale e la società di revisione non ha certificato i conti. Rotosud, la società operativa, ha
inoltre un contenzioso da 40
milioni con Seat. Non è la prima
volta che lo stampatore, in affari
e amicizia con Luigi Bisignani,
socio di Marcello Dell’Utri nel
settimanale Il Domenicale fallito d a p o co , s i a f fa cc i a s u
un’azienda in crisi: lo fece qualche anno fa insieme alle Fondazioni Crt e Cassa di Alessandria,
per tentare di salvare la Norman
95, gruppo immobiliare, poi fallito, e di cui per anni è stato vicepresidente Fabrizio Palenzona che oggi copre il medesimo
ruolo in Unicredit. È proprio
questa la grande banca che si
muove in appoggio alla coppia
Il bilancio che non c’è
Dmail, dunque, è un asset offerto ai creditori. Ma il bilancio
2013, per dire, non c’è e i conti
al 30 giugno 2013 sono stati approvati a luglio 2014 con i revisori «non in grado di esprimersi» sulla conformità ai principi
contabili. I «dubbi significativi
sulla capacità di Dmail a proseguire attività operativa in futuro» è un virgolettato preso dalla
semestrale 2013. Se tutto va bene Dmail approverà il bilancio,
che ad oggi non esiste, nell’assemblea del 14 luglio, un giorno
prima della decisione dei creditori Seat. Il presidente Guido de
Vivo e i consiglieri delle Pagine
Gialle si prenderanno la responsabilità di portare sul tavolo dei creditori, nel rispetto dei
tempi, una proposta con tante
incognite? La lettera dei fondi è
chiara. I sindacati interni sono
sulla medesima linea. Giovanni
Florio della Cgil-Seat va giù durissimo: «Siamo molto molto
preoccupati per questa offerta.
Con pochi euro riuscirebbero a
prendersi Seat e sistemare i loro
problemi legati a un’azienda decotta come Dmail».
Mario Gerevini
[email protected]
Il nodo dei debiti
Tiscali,
nuovo rinvio
sui conti
Si allunga l’attesa per i
conti della società di
Renato Soru, Tiscali. Il
consiglio di
amministrazione del
gruppo ha esaminato lo
stato delle trattative per la
ristrutturazione
dell’indebitamento senior
e ha preso atto dei
«positivi sviluppi
intervenuti». Tuttavia,
non essendo ancora stato
raggiunto l’accordo sui
termini dell’operazione di
ristrutturazione, ha
deliberato di aggiornarsi
al 4 giugno, rinviando
dunque ancora una volta
l’esame e l’approvazione
del bilancio 2013 e la
fissazione della data
dell’assemblea dei soci
per l’approvazione. Il
differimento è motivato
dall’opportunità di
riservare ogni valutazione
in funzione della rilevanza
degli sviluppi attesi delle
trattative in corso per la
ristrutturazione
dell’indebitamento.
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della Tasi sull’abitazione
principale con quello
pagato nel 2012 a titolo
di Imu. Un’imposta,
quest’ultima, che con
disappunto di milioni di
contribuenti gode ancora
di ottima salute: infatti
bisogna ancora pagarla
per tutti gli immobili
diversi dall’abitazione
principale. Anche in
questo caso la scadenza
per la prima rata è il 16
giugno; a parziale
consolazione di chi deve
porre mano al portafoglio
per l’acconto c’è il fatto
che, come spieghiamo su
CorrierEconomia di
domani, non bisogna fare
calcoli complessi né
mettersi alla ricerca delle
delibere comunali per il
2014. Infatti l’acconto
Imu si paga con le regole
stabilite per l’anno
precedente e quindi si
computa l’imposta 2013 e
si versa la metà. Anzi,
nella maggior parte dei
casi addirittura copiare il
modello F24 o il
bollettino postale di
giugno 2013 avendo
l’accortezza di cambiare
anno di riferimento. Per
il conguaglio da
effettuare con le regole
2014 l’appuntamento è
fissato al prossimo 16
dicembre.
Gino Pagliuca
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L’accordo L’obiettivo: sviluppare in tre anni applicazioni per la cura di malattie neurodegenerative e oncologiche
Istituto Italiano di Tecnologia e Nikon,
alleanza per il supermicroscopio ottico
Il gruppo di Tokyo farà dell’Iit il suo nono centro internazionale della ricerca
In un film di fantascienza del 1966,
Fantastic Voyage, si narra di un
gruppo di chirurghi imbarcato su un
sottomarino, ridotti a dimensioni
microscopiche e iniettati dal governo
Usa nella carotide di un famoso
scienziato per rimuovere un embolo
cerebrale che lo sta uccidendo. Ebbene, quasi 50 anni dopo la realtà potrebbe superare la fantasia di Hollywood, protagonisti questa volta la
giapponese Nikon e l’Istituto Italiano
di Tecnologia, il gioiellino nazionale
della ricerca attivo a Genova dal
2005.
Ciò che accade è che il colosso nipponico dell’ottica ha scelto l’istituto
come sede del suo nono centro internazionale di ricerca. Genova, insomma, si affiancherà a piazze del calibro
di Harvard, Londra, Singapore, San
Francisco, Parigi, Chicago, Hokkaido
e Heidelberg. Sotto la Lanterna,
Nikon e IIT daranno vita a un nuovo
polo di microscopia ottica, che nei
prossimi tre anni si propone di sviluppare una serie di applicazioni
biomediche di nuova generazione,
utilizzabili soprattutto nello studio
delle malattie neurodegenerative e
oncologiche. Per essere un investimento effettuato nel campo della ricerca, lo sforzo di Nikon è rilevante:
per iniziare 3 milioni di euro, e un team dedicato di 22 scienziati che saranno guidati da Alberto Diaspro, il
22
Protagonisti
gli scienziati IIT del team
Nikon. L’investimento è
di 3 milioni di euro
Il direttore
scientifico
dell’Istituto
italiano di
Tecnologia,
Roberto
Cingolani
Un immagine del microscopio a
super-risoluzione già in
uso nel laboratorio
congiunto
Istituto Italiano di Tecnologia e
Nikon
direttore del dipartimento di Nanofisica. E’ proprio la combinazione di
nanotecnologie (dove si opera a livello atomico e molecolare) e di microscopia ottica ad aver convinto il
gruppo giapponese a sbarcare in forze all’IIT. L’obiettivo, neanche troppo
nascosto, è rendere operativa una
nuove generazione di microscopi ottici ultra-miniaturizzati in grado, ad
esempio, di realizzare delle analisi
biomediche direttamente all’interno
del corpo umano. Con gli effetti che
si possono immaginare: se un medico avesse accesso in tempo reale a
dati sulla risoluzione molecolare di
alcuni tessuti potrebbe decidere con
un elevato grado di certezza se un
paziente debba essere operato, o se
una terapia farmacologica sta dando
risultati, o se occorra addirittura
progettare un nuovo farmaco. Il nuovo «nano-microscopio» ottico apre
cioè un nuovo scenario in termini di
il presidente
della
giapponese
Nikon
Instrument
Company,
Toshiyuki Masai
precisione, riducendo la possibilità
di errori di valutazione dovuti al basso dettaglio di uno strumento più
«tradizionale». Senza contare poi che
allo studio c’è anche un altro salto
tecnologico: ridurre ulteriormente
l’impatto della strumentazione utilizzando al posto di un sondino un
foglio adesivo in grafene (uno strato
di atomi di carbonio) che conterrebbe la strumentazione, raccoglierebbe
le informazioni e le invierebbe wireless a un computer o a un tablet.
A differenza di un microscopio
elettronico, secondo i ricercatori IIT,
quello ottico offrirebbe anche un altro paio di vantaggi: quello di realizzare analisi su materiale vivente (e
non sui «fissati» che fermano nel
tempo la situazione del materiale
prelevato) e, fattore non del tutto secondario, quello dei costi. Un microscopio di questo genere avrebbe un
costo circa venti volte inferiore a una
superattrezzatura elettronica del valore di un milione di euro. Ecco quindi l’alleanza con i giapponesi: «Ma è
una scelta che nasce da lontano –
spiega il presidente di Nikon Instrument Company Toshiyuki Masai –
dalla fine degli anni 90, da quando
Nikon Italia e il professor Diaspro
hanno iniziato a collaborare. E Nikon
riconosce all’IIT la necessaria competenza per affermarsi come centro
all’altezza dello scenario internazionale». Oppure, per dirla con il direttore scientifico dell’istituto, Roberto
Cingolani: «Il motivo per cui un colosso come Nikon viene da noi e non
altrove? Intanto per la nostra capacità di fare ricerca applicata. E poi, oggi, per essere competitivi bisogna essere multidisciplinari. Noi, all’ITT lo
siamo come pochi altri al mondo».
Stefano Agnoli
@stefanoagnoli
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Corriere della Sera Domenica 1 Giugno 2014
Economia 23
italia: 51575551575557
Il Ceo del gruppo Vodafone
I dati Cerved
Colao: Bruxelles sia pragmatica, rinunci all’ideologia
Imprese,
scendono
i protesti
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
TRENTO — «Le élite europee non devono fare
l’errore di dare le pagelle agli elettori. Caso mai
domandiamoci perché le recenti elezioni sono
andate in un certo modo e cosa fare per
rendere più attraente il messaggio europeo».
Vittorio Colao, Ceo del gruppo Vodafone, è una
delle guest star del cartellone del festival
dell’economia di Trento e intervistato da Sarah
Varetto ha fatto il punto sul cambiamento in
atto nel Vecchio continente e le responsabilità
delle classi dirigenti. «Punterei a tenere la Gran
Bretagna nella Ue a costo di fare qualche
concessione per aiutare Cameron. Meglio avere
gli inglesi dentro e magari rinunciare al
II Lingotto
mandato d’arresto europeo. Ci vuole grande
pragmatismo e Bruxelles non si può
nascondere dietro la cornice dell’ideologia».
Senza Europa, anche i tedeschi da soli sono un
piccolo Paese raffrontato a Cina, India o Stati
Uniti. Colao fa parte del piccolo gruppo di
advisor che collabora a Londra con il premier
Cameron ma per il lavoro che fa visita
moltissimi Paesi. «Potrei essere un tester dei
sedili della British Airways. E in virtù dei miei
continui giri per il mondo vi dico che molte
cose stanno cambiando in Portogallo e Spagna.
Agli italiani suggerisco di copiare il modello
iberico di flessibilità. Come Vodafone stiamo
riportando molti posti di lavoro in Spagna».
Alla domanda come giudica il rinnovamento
del personale politico Colao ha risposto che «il
resto della società italiana deve fare
altrettanto». Dal canto suo assicura che «se
posso contribuire da fuori ad aiutare l’Italia a
recuperare autostima lo faccio», non però con
impegni diretti in un governo. Il manager ha
chiuso raccomandando la sperimentazione: si
assiste spesso a querelle ideologiche tra
innovatori e conservatori, «se invece un’idea
viene testata sul campo è più facile vedere se
funziona e di conseguenza decidere di
adottarla». Un aiuto verrà sicuramente dalle
tecnologie il cui ciclo è lungi dall’essersi
esaurito e anzi ci riserva «novità sconvolgenti».
Bianca Carretto
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D.D.V.
Manager Il ceo di Vodafone Vittorio Colao
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«Nel 2005 i concorrenti si erano già spartiti la nostra quota di mercato, ma siamo tornati più forti di prima»
«Dal contratto con Gm a Chrysler,
ecco i miei primi 10 anni alla Fiat»
Il maglione nero, la spesa da Costco: ritratto del Marchionne privato
Sono passati dieci anni da quando
Sergio Marchionne è arrivato in Fiat,
sconosciuto ai più, pareva un’altra meteora dopo i numerosi amministratori
delegati che si erano succeduti, ad un
ritmo che non superava i 24 mesi. Il primo periodo in trincea, ad analizzare i
numeri, disastrosi, di un’azienda che se
non si fosse chiamata Fiat sarebbe fallita. In incognito visitava filiali e fabbriche, cercava sostegno in Gianluigi Gabetti, un pilastro dell’azienda e in John,
il giovane erede, a cui era toccato il ruolo più pesante. Nel gennaio 2005, Marchionne entrava in fila con gli altri al Salone di Detroit. Voleva bere un caffè, allora c’era solo lo stand Ferrari che ospitava, defilata, una Maserati. Nessuno lo
riconobbe: quando mai si era visto un
amministratore delegato Fiat con un
cappellino a visiera e senza il codazzo di
portaborse? Di fronte all’opulenza dell’industria americana che ostentava
stand faraonici e show hollywoodiani
(ma dopo tre anni era già in bancarotta), a chi gli chiedeva, con angoscia «la
Fiat come riuscirà a combattere questi
colossi?» lui rispondeva: «Ho bisogno
dell’aiuto di tutti, dell’intero Paese, ma
vi assicuro che ce la faremo».
Marchionne ha mantenuto la sua
promessa, a dispetto dello scetticismo
che ancora lo circonda. Prima di arrivare a Detroit era passato da Sullivan&Cromwell, uno dei più importanti
uffici legali di New York, con il fascicolo
che legava la Fiat, con un accordo che si
è rivelato capestro per General Motors,
chiedendo di trovare la soluzione per
arrivare ad un divorzio consensuale. A
San Valentino la Fiat incassò due miliardi di dollari che le consentirono di
«guardare avanti» ed era tornata tutta
italiana. Al Motor Show di Ginevra, nello stesso anno, i concorrenti, fino ad allora convinti della sparizione di Fiat,
cominciarono a temerlo e lui, dietro ad
una colonna, nascosto a fumare l’ennesima sigaretta, rideva, dicendo che «si
sono già spartiti la nostra fetta di mer-
Il libro
Made in Torino?
Sarà presentato
oggi al Festival
dell’Economia di
Trento il libro
«Made in
Torino? Fiat
Chrysler
Automobiles e il
futuro
dell’industria»,
scritto da Giorgio
Barba Navaretti
e Gianmarco I.P
Ottaviano,
pubblicato da il
Mulino. Alla
presentazione,
alle 12.30, al
Teatro Sociale,
parteciperà
Sergio
Marchionne con
gli autori e il
direttore del Sole
24 Ore Roberto
Napoletano.
cato, ma la Fiat c’è, più forte di prima».
Vestiva ancora con giacca e cravatta —
sempre allentata — sottolineando però
che non sarebbe mai riuscito «a competere con l’eleganza di Luca» (Montezemolo). Ma non è stata questa la ragione
per cui si è infilato il famoso maglione
(nero, ordinato su internet). La sua è
stata una scelta formale, simile a quella
dei manager giapponesi che indossano
la stessa divisa degli operai.
Il 4 luglio 2007 usciva la nuova 500 e
Marchionne, passeggiando per Torino,
veniva fermato per firmare autografi.
«Io sono in primo luogo un metalmeccanico, un imprenditore che deve fare
utili, per rispetto alle 300 mila persone
che lavorano per noi», sosteneva, mentre già si profilava la crisi del 2008. Certo, di carattere non è perfetto, a volte è
antipatico, prepotente, irascibile, ruvido anche con chi gli è vicino, ma apprezza chi gli tiene testa, sente chi ama
la Fiat veramente e non tollera chi si
piange addosso. L’uscita di Luca De Meo
è stata per Marchionne un vero dolore:
«Per me era come un figlio». Difende la
sua squadra: «Non voglio essere celebrato, capito? Io non avrei fatto nulla
senza di loro». La sciarpa grigia, di lana
pesante che indossa d’inverno, criticata
da ogni fashion stylist, è simbolo di
questo legame, è un regalo di un gruppo di dipendenti, indossandola sente il
calore dell’affetto.
Il polo siderurgico
Ilva, scommessa su Tononi per la svolta
Chi conosce bene Massimo Tononi, in passato banchiere alla Goldman Sachs e
successivamente sottosegretario all’Economia durante il secondo governo
Prodi, dubita che intenda
accettare la successione a
Enrico Bondi nell’incarico di
commissario straordinario
dell’Ilva.
Soprattutto dopo che
qualche settimana fa ha declinato l’invito a presentarsi
per la presidenza di Telecom
e, nei giorni scorsi, quello
per la presidenza di F2i, il
grande fondo per le infra-
promessa, un messaggio sul cellulare:
«Abbiamo firmato», manifestando la
sintetica gioia tipica dei suoi messaggi,
per aver ribaltato tutte le ipotesi più nefaste. Passata l’euforia, Marchionne,
poco dopo, si lasciò crescere la barba,
segno di un travaglio interiore, il momento più duro, doveva trovare soluzioni in breve tempo, raggiungere
un’intesa con i sindacati, affrontare un
cambiamento sociale per l’Italia. Ricomparve, con il volto pulito, dopo aver
restituito il debito al governo americano, in anticipo sui tempi previsti. In primavera a Ginevra traspariva la sua felicità per aver acquisito la totalità di
Chrysler: «Mi avete mai visto così? La
Fiat ha un futuro sicuro». In Usa, il sabato mattina va a fare la spesa da Costco, gli operai che lo incontrano si
chiedono come sia possibile che il ceo
di FCA sia uno di loro, per questo lo rispettano. Ora si avvicina il tempo di
quotarsi a Wall Street, vorrebbe già essere alla fine del piano industriale, nel
2018, con l’Alfa Romeo che, come la
Maserati, ha conquistato il mondo, con
tutti gli stabilimenti in piena attività, il
rientro dei cassaintegrati e nuove assunzioni. Ha promesso di restare perché «abbiamo basi solide, diventeremo
il settimo costruttore del mondo, con
nuove alleanze, anche il sesto».
Tra gennaio e marzo in
Italia sono state 19 mila le
società protestate, il 14,4%
in meno dello stesso
periodo dell’anno
precedente, ma ancora il
27% in più rispetto al
periodo pre-crisi, secondo
i dati Cerved analizzati
dall’Ansa. È un segnale
positivo che segue quello
dell’ultimo trimestre 2013,
quando il calo fu del
10,8%: la riduzione
maggiore del fenomeno
dei protesti riguarda le
imprese del manifatturiero
(-19,6%) che scendono a
quota 2 mila, «solo» il
2,8% in più rispetto al
2007. Ma un altro dato
segnala che la salute delle
aziende sta migliorando: i
tempi di pagamento, pur
superando ancora i due
mesi e mezzo, migliorano
in tutta Italia.
Sul fronte dei rapporti tra
le imprese il sistema
produttivo non è ancora
ritornato ai livelli pre-crisi,
ma il passo avanti si nota
in comparti cruciali come
quello industriale: lo
dicono i dati del Cerved,
gruppo leader nell’analisi
dei rischi di credito. Nei
primi tre mesi dell’anno i
tempi dei pagamenti tra
aziende sono stati in
media di 77 giorni e
mezzo, quasi 4 giorni in
meno rispetto allo stesso
periodo 2013, con tempi
medi di liquidazione di
83,4 giorni nel Sud e nelle
Isole (5,6 in meno giorni
rispetto allo stesso periodo
2013), di 81 giorni nel
Centro (-3,7 giorni), 77 nel
Nord Ovest (-3,4) e 71,9
nel Nord Est (-2,9).
strutture. Eppure, dopo
l’esito del processo penale
contro ex dirigenti dell’Ilva
che ha messo fuori gioco
Pietro Nardi, l’attuale commissario della Lucchini,
condannato a più di otto anni in primo grado, Tononi
viene considerato la solu-
Il dopo-Bondi
L’ex banchiere
chiamato per il dopo
Bondi a fare il
commissario
zione possibile per una
svolta radicale, quella necessaria per evitare il crollo
definitivo dell’Ilva. L’ex banchiere non è un esperto di
s i d e r u r g i a m a av re b b e
l’esperienza e la sensibilità
politica per lavorare a quella
che, probabilmente, è l’unica soluzione possibile: un
accordo a tutto campo, raggiungibile soltanto con la
mediazione del governo. Ma
la situazione è esplosiva e,
almeno per il momento, la
via di uscita è lontana.
Fabio Tamburini
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Intervista sempre lui le persone che
devono assumere una posizione chiave
in azienda. Quando firmò, a Washington, l’acquisizione del primo 20% di
quote della Chrysler, alle 5 di mattina,
mandò in Italia, mantenendo un’altra
Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, mentre
visita lo
stabilimento della
Chrysler a
Detroit, accompagnato dall’amministratore delegato
del gruppo
automobilistico, Sergio
Marchionne
(a destra) il
30 luglio
2010
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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PROCURA DELLA REPUBBLICA DI PALMI
UFFICIO PERSONALE AMMINISTRATIVO
ED AFFARI GENERALI
e-mail: [email protected]
Indirizzo: Piazza Amendola 89015 - Palmi
Reggio Calabria
Estratto Sentenza n. 3/2014
Il Tribunale di Palmi in composizione collegiale nel procedimento civile n. 356/11 VG,
promosso con ricorso del Procuratore della
Repubblica presso il Tribunale di Palmi, ha
emesso in data 5/5/2014 la Sentenza
n. 3/2014 con la quale ha dichiarato la morte
presunta di Ferraro Angela Rosa nata a Melicuccà (RC) il 19/05/1898 fissando la data
della morte al 01 gennaio 1995. Ha disposto
altresì che la presente sentenza si inserita per
estratto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica e nei Giornali “La Gazzetta del Sud e il
“Corriere della Sera”.
Palmi lì 14/05/2014
Il Funzionario Giudiziario
Dott.ssa Maria Antonietta Bustaffa
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24
italia: 51575551575557
Domenica 1 Giugno 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 1 Giugno 2014
Tutte le settimane un ospite suggerisce
un libro al giorno ai follower
de @la_Lettura. Ecco i consigli
dell’antropologa Maria Teresa Milicia
Domenica
Lunedì
Martedì
Mercoledì
Giovedì
Venerdì
Sabato
Edgar Allan Poe,
«La storia di Arthur
Gordon Pym». Viaggio
onirico che ha ispirato
grandi artisti
e romanzieri.
Luca Spanu,
«Casi lombrosiani».
Storie di assassini
e ciarlatani
nella Torino
di fine Ottocento.
Emilio Salgari,
«I drammi
della schiavitù».
Per riscoprire
un famoso scrittore
ormai fuori moda.
Sandra Puccini,
«Uomini e cose».
Le collezioni
etnografiche italiane
all’epoca dei selvaggi
in vetrina.
Daniel Defoe,
«Storie di pirati».
Nelle cronache crudeli
di altri tempi,
biografie esemplari
anche di piratesse.
Antonino De Francesco,
«La palla al piede».
Non la solita
storia
del pregiudizio
antimeridionale.
Massimo Novelli,
«La cambiale dei Mille».
Per ricordare
che furono
in tanti i vinti
del Risorgimento.
Cultura
Gli affreschi di Guido Reni, la Madonna con il Bambino di Carlo Maratta, lo scalone
seicentesco progettato da Flaminio Ponzio, la Sala delle virtù con l’arazzo della Cacciata
dei Mercanti dal Tempio: sono alcune delle tappe del tour virtuale in 3D del Quirinale
online da ieri sul sito www.quirinale.it. Quasi cinque secoli di storia e di arte (per pc,
tablet, smartphone) attraverso immagini «immersive», un viaggio raccontato in italiano
da Francesco Pannofino e Isabella Ragonese, ma con versioni anche in inglese e francese.
Il film «Le
Weekend», del
regista Roger
Mitchell, uscirà
nelle sale
italiane il 12
giugno, e sarà
distribuito da
Lucky Red
(nella foto a
sinistra, una
scena del film,
con Lindsay
Duncan e Jim
Broadben).
L’11 giugno
sarà in libreria
il libro
omonimo di
Hanif Kureishi
(pagine 161,
9,50 euro,
Bompiani)
dal nostro inviato
STEFANO MONTEFIORI
Amarsi ancora a Parigi
Kureishi: «Mi interessa il sesso dopo 30 anni insieme
Tanto la storia del cinema è piena di prime volte»
ci venire delle idee per il film, e un po’
come i nostri personaggi ci siamo messi a discutere per scegliere il ristorante… La nostra relazione è curiosa, tempo fa è saltata fuori una foto del mio
quarantesimo compleanno e abbiamo
notato che la nostra amicizia è l’unica
relazione che ha resistito. Tutti i matrimoni, convivenze, amori, compresi i
nostri, nel frattempo sono saltati».
Dopo «The Mother» e «Venus», un
terzo film con persone non più giovani come protagonisti. E anche il suo
romanzo più recente, «L’ultima parola», parla di un anziano scrittore
alle prese con la sua biografia. Come
mai questo interesse per gli over 60?
«In generale, quando sono nati i
miei figli ho cominciato a vedere le cose da una prospettiva diversa. Non potrei più scrivere adesso Il Budda delle
periferie o My Beautiful Laundrette,
allora ero un ragazzo che raccontava
storie di ragazzi. La maggior parte dei
miei amici sono sessantenni, anche
Stephen Frears ha 63 anni. Mi interessa
come cambia la gente attraverso i decenni, e le rivoluzioni del sesso, dell’omosessualità, del gender».
Parigi è lo sfondo di tanti amori,
per esempio quello tra Julie Delpy e
Ethan Hawke nei tre film di Richard
Linklater. Voi invece avete preferito i
bravissimi Jim Broadbent (Nick, 65
anni) e Lindsay Duncan (Meg, 63).
«Io e Roger abbiamo pensato che
fosse interessante parlare degli anziani. Nei film vediamo sempre il sesso tra
due persone che si sono appena conosciute, la storia del cinema è piena di
prime volte. Ma com’è il sesso tra due
persone che lo fanno, o dovrebbero
farlo, da trent’anni?».
Sesso non travolgente, tra Nick e
Meg. A un certo punto Meg, durante
Appuntamenti
Capri e Milano
Hanif Kureishi sarà in Italia a
Capri per il festival «Le
Conversazioni» organizzato
da Antonio Monda (domenica
29 giugno), e a Milano per la
rassegna «La Milanesiana»
ideata e diretta da Elisabetta
Sgarbi (martedì 1° luglio).
il weekend parigino, prende l’iniziativa di parlare di divorzio. Lei sta dalla sua parte? Bisogna avere il coraggio di lasciarsi e rincorrere nuovi
amori? Ho letto sul Guardian un suo
articolo intitolato «A favore dell’adulterio».
«Ma era il titolo fatto dal giornalista,
non ho mai detto una cosa simile. E poi
non teorizzo nulla, ogni racconto, storia, film ha senso come creazione artistica, non difende una tesi. Meg parla
di divorzio, e poco dopo lei e Nick si
baciano appassionatamente in mezzo
alla strada. Quindi può avere senso che
stiano ancora insieme».
È il destino delle coppie sposate?
L’altalena sentimentale?
«Nei matrimoni ci si ama profondamente, e un istante dopo ci si può odiare con la stessa intensità. Nel matrimonio non sempre c’è rassicurazione, stabilità, protezione. La domanda che resta aperta, e alla quale il pubblico è
chiamato rispondere, è: quanto si può
cedere della propria identità perché le
cose funzionino?».
La scena del bacio è interrotta da
Morgan (Jeff Goldblum), un vecchio
studente e amico di Nick. Bello, ric-
Filosofia Robert Audi difende la razionalità della fede e dell’impegno religioso
Il buon Dio passa l’esame di scienze
di MARCO RIZZI
I
l rapporto tra fede e ragione è un tema
classico dell’apologetica cristiana sin
dai tempi antichi. Nel libro La razionalità della religione (Raffaello Cortina,
pagine 382, 26) Robert Audi, docente
di filosofia all’Università cattolica americana di Notre Dame, pur tenendo sullo
sfondo il monoteismo biblico, estende
l’approccio ad ogni forma religiosa che
consideri l’esistenza di un Dio onnipotente e benevolo verso gli uomini.
In questo modo, l’autore non limita
l’analisi alla plausibilità del credere in simili affermazioni, bensì considera pure
se i comportamenti, gli atteggiamenti e
le emozioni che nascono dall’impegno
religioso possano essere considerati frutto di una scelta razionale, specie in confronto con l’odierno approccio scientifico alla realtà.
La sua risposta è positiva; al termine di
un serrato dialogo con le prospettive epistemologiche della filosofia analitica anglosassone, Audi conclude che una visione teistica come quella delineata non è
solo razionale, ma risulta anche coerente
con una mentalità di tipo scientifico. A
condizione, però, che l’adesione a una
tradizione religiosa non risulti acritica e
passiva, ma sia il frutto di appropriazione
responsabile.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
co, con una nuova moglie che ha la
metà dei suoi anni, ammira comunque il vecchio professore di Birmingham per la sua integrità.
«L’apparizione di Jeff Goldblum è
pensata per dare uno scossone a un
film dove volutamente non succede
niente o quasi. Un giorno Roger mi ha
chiamato per dirmi che aveva appena
sentito il suo amico Jeff, avrebbe lavorato volentieri per noi, bisognava trovargli una parte. Allora ho scritto il suo
ruolo, quello di una persona piena di
soldi, glamour, successo, che stride
con i nostri due protagonisti».
Come divide il suo lavoro tra sceneggiatura, romanzi, racconti, i corsi di scrittura creativa alla Kingston
University di Londra?
«Ho un sacco di idee, e le butto via
quasi tutte. Cammino per strada, mi
viene in mente una cosa, ma poi la devo mettere alla prova, vedere se funziona. Magari ci torno su tre mesi dopo e
vedo che non regge, oppure al contrario ripesco qualcosa che anni prima mi
pareva debole e invece è interessante.
Comunque avere tre figli da mantenere
è stato utile per me, mi ha reso più professionale. La gente si immagina che lo
scrittore se ne stia seduto nel suo studio a pensare come, chessò, Montaigne. Non è così. Non sto ad aspettare
l’ispirazione, devo lavorare».
Come sempre nel suo universo, in
questo film la musica è molto importante. C’è il jazz leggero, un po’ da
nouvelle vague, di Jeremy Sams, c’è
«Pink Moon» di Nick Drake, e poi la
scena in cui Nick si mette a cantare
«Like a Rolling Stone».
«Quando ho scritto la sceneggiatura
non avrei mai pensato che Bob Dylan ci
avrebbe dato il permesso di usare quella canzone. Ero pronto a usare qualcosa di meno costoso, magari A Whiter
Shade of Pale dei Procol Harum. Invece
inaspettatamente Dylan ha accettato,
peraltro pretendendo più soldi per 15
secondi di canzone di quanti ne ho
presi io per la sceneggiatura del film, o
Roger per la regia: credo intorno ai 60
mila dollari. Così posso dire ai lettori
del “Corriere” che sono felice di sostenere economicamente Bob Dylan».
@Stef_Montefiori
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✒
Il libro
Benozzo Gozzoli, San
Tommaso d’Aquino (1471)
Da oggi Paolo Pezzino,
storico contemporaneista,
sceglie i libri per i follower
de @La_Lettura
Viaggio virtuale attraverso i tesori del Quirinale
Intervista L’autore
anglo-pachistano
racconta l’ultimo film
che ha sceneggiato,
«Le Weekend»
LONDRA — Nell’era dell’Eurostar si
parla con Hanif Kureishi al Café Rouge,
ristorante francese di Shepherd’s Bush,
a proposito di una coppia di insegnanti
sessantenni di Birmingham che tornano in treno a Parigi, sui luoghi del loro
amore nascente. Il film Le Weekend,
che esce in Italia insieme al libro omonimo (edito da Bompiani) che ne contiene la sceneggiatura, è la quarta collaborazione tra Kureishi e il regista Roger Mitchell (Notting Hill): dopo la versione televisiva del Budda delle
periferie (1993), i due hanno realizzato
insieme The Mother con Daniel Craig
(2003), Venus con Peter O’ Toole (2006)
e adesso questa commedia un po’ amara, ambientata in una Parigi da cartolina. Una novità per Kureishi, 59 anni, da
sempre associato a Londra e alle sue
etnie. Stavolta invece la scena è Montmartre, rue de Rivoli, Tour Eiffel, la colazione al caffè leggendo «Le Monde».
Perché Parigi? E perché la città ha
un ruolo così importante?
«Dipende dall’età dei personaggi.
Nick e Meg vengono dagli anni Sessanta, sono cresciuti con la nouvelle vague
di Godard, hanno studiato Sartre e Deleuze. Per noi inglesi repressi Parigi era
la città delle libertà e delle proteste, la
città delle barricate e della rivoluzione
sessuale. Qualsiasi cosa sia diventata
Parigi adesso, per quelli della mia generazione, e quindi per i due personaggi principali, era il luogo delle possibilità intellettuali ed erotiche. Nick,
frustrato professore universitario di filosofia a Birmingham, si commuove al
Père Lachaise sulla tomba di Samuel
Beckett».
Le città possono essere buoni personaggi?
«A me pare di sì, per esempio Roma
nella Grande bellezza. O Londra in My
Beautiful Laundrette (il primo grande
successo di Kureishi, del 1985). Londra
è stata fondamentale per me che volevo parlare delle questioni etniche, lì
c’era già tutto».
Nick e Meg tornano a Parigi dopo
trent’anni, per un weekend che dovrebbe ravvivare il loro amore stanco. L’esperimento funziona a metà:
la realtà non è mai all’altezza dei ricordi?
«L’alberghetto di Montmartre che
ricordavano come charmant si rivela
una catapecchia, lui è ossessionato dai
quattrini (pochi), avverte Parigi come
una macchina mangia-soldi».
Parigi può essere spiazzante per
una coppia di inglesi di mezza età?
«Credo di sì, e qui sta la premessa
del film. Volevo prendere due persone
e toglierle dal loro ambiente, vedere
come si comportano senza i punti di riferimento abituali. Che faranno? Che
cosa si diranno? Non sono dei businessman né gente facoltosa, non sono abituati a viaggiare, cominciano a perdere
gli euro appena attraversato il tunnel
sotto la Manica. Insomma, non hanno
nessuna delle distrazioni che di solito,
a casa, consentono loro di tirare avanti
senza troppe domande. Non c’è più la
routine quotidiana a proteggerli. Il
viaggio a Parigi è il punto di partenza,
la struttura del film».
I battibecchi cominciano presto.
«Sono come me e Roger: una vecchia coppia, molte liti e niente sesso (ride, ndr). Io e Roger abbiamo passato
insieme qualche giorno a Parigi per far-
Paolo Pezzino
è il nuovo
#twitterguest
Improvvisi
di
SEBASTIANO
VASSALLI
Dürrenmatt
e la Svizzera
tra ironia
e distacco
L’
editore Armando Dadò di
Locarno ha una
interessante collana: «I
Cristalli», di autori di lingua
francese e tedesca, svizzeri o in
qualche modo riconducibili alla
Svizzera. Tra gli ultimi titoli
pubblicati merita di essere
segnalata la raccolta postuma
di scritti di Friedrich
Dürrenmatt La Svizzera teatro
del mondo, a cura di Mattia
Mantovani, con un titolo
italiano forse un po’ eccessivo
per un genio dell’ironia e
dell’attenuazione come fu
Dürrenmatt. (Il titolo tedesco
Meine Schweiz, «La mia
Svizzera», è molto più
sommesso). Vi si parla di un
FRIEDRICH DÜRRENMATT
I sette giorni su Twitter
di Maria Teresa Milicia
25
italia: 51575551575557
Paese dove «tutto doveva
rendere, e rendeva; perfino le
sconfinate pietraie e i ghiaioni,
le lingue dei ghiacciai e i pendii
scoscesi; infatti da quando
avevano scoperto la natura, e
un idiota qualsiasi poteva
sentirsi un essere superiore
nella solitudine dei monti,
anche l’industria turistica era
divenuta possibile: gli ideali
(degli svizzeri) erano sempre
pratici». Di un Paese che
«soffre nascostamente di un
complesso di inferiorità e di
una connaturata xenofobia, che
costituisce il fondamento di
ogni industria turistica
redditizia. Chiunque voglia
trarre profitto dagli stranieri
non è che li debba poi amare più
di tanto». Di un Paese modello
per gli altri che lo circondano:
«Prenda per esempio l’attuale
questione europea: l’Europa
non può diventare una nazione,
dovrebbe quindi diventare in
qualche modo una specie di
Svizzera». Di un Paese,
insomma, che «preferirebbe
essere un’isola»; non lo è, ma è
tante altre cose. Grande
Dürrenmatt.
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26
Domenica 1 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
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SVOLTE
SEGUE DALLA PRIMA
Fu di non prevedere che, in un Paese di proprietari di case, annunciare una tassa sulla casa e poi lasciarne imprecisata, per mesi e mesi, l’entità, avrebbe determinato una «gelata»
dei consumi. In quei mesi di incertezza, il ragionamento dei più fu il seguente: «poiché
non so ancora quanto pagherò per l’Imu sono
costretto a rinviare certe spese (poniamo:
cambiare l’ automobile, ristrutturare l’appartamento, eccetera) che avevo intenzione di fare». Quell’idea si insinuò , nello stesso momento, in milioni di cervelli e i titolari di quei
cervelli agirono di conseguenza. Il risultato fu
disastroso. Anziché uno stimolo a una domanda interna in caduta a causa della crisi
economica, dal governo arrivò un contributo
alla sua ulteriore contrazione. Macroeconomisti di fama, di indiscutibile valore scientifico,
si rivelarono, sulla questione Imu, inadatti a
governare. Abituati a maneggiare macro grandezze economiche e a calcolare flussi, furono
incapaci di mettersi nei panni dei consumatori. Annunciare una tassa senza precisarne subito l’entità è un errore da matita rossa e blu. Il
pasticcio Tasi sembra il remake di un brutto
film già visto. Anche in questo caso, c’è grande
incertezza su chi pagherà cosa e quanto. È un
pasticcio che Renzi eredita dal governo Letta.
Ma è lui che ha ora il cerino in mano. Tocca a
lui trovare il rimedio. Secondo Bankitalia, la
Tasi sulla prima casa rischia di comportare un
aumento dei costi fino al 60% rispetto all’Imu
2013. In risposta, dal governo, arrivano dichiarazioni che si vogliono rassicuranti ma che accrescono solo l’incertezza. Dice, ineffabile, il
sottosegretario alla presidenza del Consiglio,
Graziano Delrio: «Gli italiani possono stare sereni (...) pagheranno meno rispetto al 2012».
Ma che cosa significa «meno»?
È lo stesso caos dell’epoca dell’Imu. C’è un
solo modo per fugare l’incertezza e impedire
che essa si traduca in una nuova frenata dei
consumi: occorre un immediato decreto del
governo che faccia chiarezza, stabilendo che
in nessun caso la Tasi potrà essere superiore a
una certa percentuale, esattamente definita,
del valore dell’Imu 2012. In questo modo, gli
italiani avranno la certezza che la Tasi, come
era stato promesso, sarà nettamente inferiore
all’Imu e, soprattutto, ne potranno calcolare
immediatamente l’entità. Si eviteranno così le
conseguenze negative che si ebbero all’epoca
del governo Monti. Oltre a tutto, sarebbe una
bella novità, un inizio coi fiocchi, se il governo
Renzi decidesse di trattare i contribuenti con
un minimo di rispetto.
Angelo Panebianco
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’ARRETRATEZZA DELL’INDIA RURALE
DOVE LA VIOLENZA DI CASTA È TOLLERATA
✒
Quella che ha subito l’ennesima violenza sulle donne è un’India che gli
stranieri non incontrano quasi mai: al massimo le gettano un’occhiata distratta mentre la
attraversano alla ricerca di emozioni o di opportunità di business. Non c’è molto da vedere, per la verità: nella sterminata pianura indo-gangetica tutto si confonde in un’unica
tonalità di giallo riarso che inghiotte persone
e cose. Non è l’India cui Narendra Modi ha indirizzato i suoi programmi di modernizzazione, ma è quella che lo ha votato in massa tradendo per la prima volta i partiti basati su identità di casta. E che vorrebbe da lui
non solo protezione, ma anche la
speranza di una vita migliore.
Il crimine è stato efferato persino per un Paese che ha una triste abitudine alla violenza, resa
drammatica dalla concatenazione perversa
fra povertà e intolleranza. Le ragazze erano
dalit, cioè fuori casta, «intoccabili»: gli aggressori erano di casta «alta». La Costituzione indiana proibisce l’intoccabilità ma non,
significativamente, le caste e nell’India rurale
gli intoccabili continuano a vivere come secoli fa, esseri senza diritti soggetti alla prevaricazione delle caste «alte» che, secondo i
principi induisti, essi «contaminano» con la
loro stessa presenza. Ai rari tentativi di ribellione fanno seguito violenze che spesso sfo-
ciano in stupri di gruppo e omicidi e che vengono coperti, perché ritenuti parte di una
«normalità» in cui la sopraffazione si ammanta di giustificazioni religiose.
I dalit di Katra hanno impedito l’ingresso
nel villaggio ai poteri costituiti, manifestando così la loro disperazione impotente verso
uno Stato ostile. Fra la borghesia acculturata
delle città — quella che guarda a Modi come
alla via del futuro — la reazione emotiva è
stata fortissima: lo sbigottimento davanti al
persistere di costumi evocatori di
fantasmi che essa ha a lungo cercato di rimuovere, ha dato il via a
una protesta civile che i media
hanno portato all’attenzione del
mondo. Non però delle campagne e dei villaggi come Katra — o
non ancora perlomeno — dove
gli echi faranno presto a spegnersi senza avere scalfito l’ordine sociale esistente. Non è un caso che Mulayam Singh Yadav,
il leader di uno dei partiti di casta falcidiati
dal risultato elettorale, abbia colto l’occasione non per condannare, ma per suggerire
comprensione verso «ragazzi che ogni tanto
commettono errori». Un modo ripugnante di
cercare consensi per l’India delle città, ma
che rischia di restare a lungo efficace in quella rurale.
Antonio Armellini
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POCHE ILLUSIONI E PIEDI PER TERRA
LE CHANCE DI MATTEO RENZI IN EUROPA
SEGUE DALLA PRIMA
Nei giorni del dopo voto le reazioni sono
state eccessive e scomposte. Sono stati diffusi molti numeri a caso. Guardando con maggiore distacco e sobrietà, vedo pochi margini
per fare ripartire la domanda e un contesto
ancora fragile per dare gambe alle riforme.
Per quanto riguarda la domanda, è inopportuno, e probabilmente controproducente,
parlare di rinegoziazione del Trattato, perché
questo aprirebbe un processo lunghissimo
con esito incerto. Con più sobrietà si è sostenuto che entro i confini del Trattato ci sono
spazi per escludere la spesa di investimento,
che cofinanzia i progetti europei, dalla contabilità sul limite del 3% del deficit pubblico.
Questa era la strada perseguita dai governi
Monti e Letta. Dopo le ultime misure del governo non mi è chiaro, tuttavia, se ci siano
ancora i quattrini necessari. D’altro canto,
sforare unilateralmente il limite del 3%, con il
132,6% di debito pubblico, esporrebbe il nostro Paese a nuovi e più gravi rischi finanziari. Bisogna trovare altre strade.
Data la scarsa credibilità che storicamente
affligge l’Italia, considerata da sempre poco
capace di attuare riforme che aiutino l’economia a ripartire favorendo investimenti e in-
novazione dal lato dell’offerta, è necessario
individuare meccanismi che leghino l’attuazione delle riforme agli aiuti europei per il
sostegno della domanda. Questo potrebbe
essere fatto, per esempio, nel meccanismo di
quei contratti bilaterali tra Paesi suggeriti dai
tedeschi. Una proposta — lo ricordo — che è
stata scartata perché considerata troppo invadente a livello nazionale. Dovrebbe ora essere reinterpretata e inserita nel quadro di un
rinnovato piano collettivo per la crescita. Un
programma in cui tutti i Paesi membri possano riconoscersi, ma che vincoli le capitali nazionali a dare garanzie affinché gli aiuti ricevuti non servano a rinviare il cambiamento,
ma a facilitarlo.
L’Italia, alle ultime elezioni, ha votato per
le riforme. Nonostante la volontà dei cittadini, il cammino resta impervio perché gli interessi precostituiti non sono spariti, né spariranno d’incanto. E nemmeno tutti gli ostacoli politici. Per questo credo sia essenziale che
l’Italia faccia sentire la propria voce di grande
Paese europeo, senza escludere di vincolare
il cammino delle riforme nazionali a seri impegni comunitari, a fronte dei quali si potrebbero rinegoziare vincoli e finanziamenti.
Lucrezia Reichlin
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L’anima di Expo «bene comune»
Il progetto di Milano per il futuro
di GIANGIACOMO SCHIAVI
SEGUE DALLA PRIMA
L’odor di salamella che ristagna intorno
alla nuova isola pedonale non porta innovazione: è solo pessimo gusto, un esempio di
quel che non si dovrebbe fare quando si
invita il mondo. La gente apprezza, risponde
il Comune. Ma l’effetto oh bej oh bej è esattamente quel che non ci voleva per lo spirito di
Milano capitale del design, dell’arredo, della
moda e dello stile: si può pretendere di più,
senza imitare le sagre paesane. Avvicinandoci all’Expo non dobbiamo rinunciare alla
critica: bisogna fare al meglio quel che resta
da fare. Anche l’arredo urbano qualifica una
città: il Fuori salone, ideato per la settimana
del mobile, è il modello da imitare. In Triennale il percorso sulle identità italiane, con lo
spettacolare albero della vita, è stato un passo avanti positivo: un punto a favore della
creatività e del talento.
La potenza del saper fare, della bellezza, del
limite e del futuro, è la narrazione
identitaria di un Paese che in certi momenti
della storia ha saputo inarcare le spalle e
lavorare per il bene comune. Expo deve
diventare questo. Un bene comune
condiviso e apprezzato in cui riconoscere
Milano. E un grande albero delle utilità per
l’Italia e per il mondo, dove appendere
eccellenze e diversità, coltivando il tema
ambizioso dell’equa distribuzione delle
risorse alimentari. Che cosa c’è di più
importante del titolo dell’evento, «Nutrire il
pianeta», quando 800 milioni di persone
patiscono la fame e quasi due miliardi di
uomini, donne e bambini soffrono di
patologie causate dalla cattiva
alimentazione?
È passato meno di un mese dal ciclone
tangenti. Ne mancano undici al via ufficiale
dell’evento. Greganti, Frigerio,
l’imprenditore Maltauro e gli altri
rubagalline sono ancora in carcere. L’aria
intorno a Rho-Pero, dove sorge il sito
espositivo, resta pesante. L’immagine
inquinata dalla corruzione è dura da
rimuovere. In attesa dei superpoteri all’ex
giudice Cantone corre il cronometro: ogni
ritardo è una randellata. Milano si sforza di
non piangere: ce la faremo, si dice, magari
all’ultimo minuto, e riusciremo a
sorprendere il mondo. Tutti sperano. Ma
pochi fanno il tifo. Troppo pochi. C’è ancora
paura di bruciarsi. Expo non è ancora
percepito come un bene comune.
Carlo Petrini, l’ideatore di «Slow food» e
«Terra Madre», ha tolto i veli ai suoi
pensieri e ha messo in guardia: «Cari amici,
attenti. Expo non ha un’anima. Stiamo
spendendo un sacco di soldi, stiamo
pagando un prezzo morale per qualche
furbacchione, rischiamo di fare qualcosa
che non serve né all’umanità e né all’Italia».
È sembrata una dissociazione furbesca.
Invece è stato un salutare colpo di tosse che
invita ad uscire dalle litanie e dalla retorica
dell’opportunità, della crescita, eccetera...
Expo deve avere un’anima e diventare bene
comune. Altrimenti resterà un castello in
aria. Milano deve darsi un progetto. Da
piazza Castello alla fame nel mondo, dagli
allestimenti urbani alla lotta agli sprechi di
cibo, tutti devono sapere che cosa succederà
durante e dopo l’evento, chi e come ne
trarrà vantaggio, quali attori saranno in
campo. Il bene comune non può essere
dettato da uno degli enti che compongono
CONC
IL RISCHIO DI RIPETERE CON LA TASI
L’ERRORE CHE COMMISE MONTI SULL’IMU
una società: ognuno deve sentire, per la
propria parte, una responsabilità. Deve
essere coinvolto.
Si fanno tanti sondaggi su Expo e i suoi
effetti su economia e occupazione.
L’ultimo dice che nei cittadini cresce la
consapevolezza del grande evento. Se però
chiedete al bar, vi risponderanno che Expo
è una rassegna gastronomica, un salone
agricolo, una fiera dell’ artigianato, un
bazar dove si mangia e beve. Nessuno
immagina quel che lascerà in eredità.
Perché non c’è chiarezza sull’impegno. Un
Parco agroalimentare, un Centro
dell’economia sostenibile, un Parco
tematico della scienza? E chi metterà i
capitali? Per ora si parla solo di un nuovo
stadio. È una questione da chiarire in
fretta.
Milano deve darsi un ruolo. Prendersi un
impegno. Come nel 1881, quando
l’Esposizione celebrò «la città più città
d’Italia», mise in vetrina un progetto di
sviluppo economico in nome dell’etica del
lavoro produttivo. Intraprendenza e
solidarismo contrapposti alle chiacchiere
inconcludenti della capitale politica ne
fecero l’altra capitale: quella morale. Non
era solo laica tolleranza e filantropia
caritatevole, c’era anche un ancoraggio alle
cose serie e concrete, ricorda la storica
Gabriella Rosa, che riempiva di valori
l’albero delle utilità. In meno di due anni
l’ingegner Giovanni Ceruti completò il
progetto dell’Esposizione nei giardini di via
Palestro: fu premiato con l’incarico di
costruire il Museo di Storia naturale.
Euforia identitaria e partecipativa bissarono
il successo nel 1906, con l’Expo della svolta
industriale. Le cronache
parlano di vitalità del
sentimento: c’era
passione, c’era coraggio,
c’era la capacità di
riconoscersi in qualcosa
che dava il senso di
appartenenza.
L’immagine simbolo fu
quella dei trasporti, con
il traforo del Sempione:
la rappresentazione
della Città che sale di
Boccioni dipinge una
Milano dinamica, veloce,
europea. Nasce
l’Acquario civico,
capolavoro del Liberty e
Milano diventa il luogo
delle opportunità, del futuro, dell’Europa in
casa.
A undici mesi dal via non servono divisioni,
piccolezze, suk urbani e vaghezze: bisogna
ritrovare uno spirito di squadra e dare ad
Expo una vocazione riconoscibile. C’è
ancora il tempo per farlo, con il contributo
di tutti. Questo voleva dire Petrini al
commissario Sala. La vicenda corruttiva è
stata uno schiaffo anche per il timoniere: è
rimasto a tenere la barra, non deve essere
lasciato solo. Se Milano vuole essere
laboratorio di qualcosa, com’è nella sua
vocazione, si dia una visione e chieda ai
cittadini responsabili un concorso attivo in
un’ impresa che può essere più nobile di
quel che appare. Altre volte ce l’ha fatta. Ed
è stato un bene (comune) per il Paese.
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L’ACCORDO WYLIE-BALCELLS
Un matrimonio di interesse (letterario)
di GIAN ARTURO FERRARI
D
el matrimonio — editorial letterario, si intende — tra Carmen Balcells e Andrew Wylie, annunciato
un paio di giorni fa, non sono naturalmente note le clausole specifiche che, se conosciute, costituirebbero il sale e
il pepe dell’operazione. Ma anche vista da lontano e nel suo contorno esteriore l’unione delle
due agenzie ha l’aria brillante — un po’ scanzonata, un po’ provocatoria — che ha sempre
contraddistinto il modus operandi di Wylie e,
per altri aspetti, della Balcells. Ovvero, per chi
ha l’inestimabile privilegio di godere della loro
confidenza, di Andrew e di Carmen. Molto diversi, gli sposi. Per attitudine, origine, cultura,
gusti. Carmen è stata ed è una catalana energica e volitiva, generosa e sbrigativa. Cresciuta
nel commercio, nell’import-export, nel porto
di Barcellona, idealmente parlando. Tra la metà degli anni Sessanta e la metà dei Settanta capì e incrociò due distinte correnti che stavano
attraversando e sconvolgendo la cultura di lingua spagnola. Da una parte l’agonia e poi la
morte del franchismo, che segnò la nascita di
una nuova generazione di editori, di case editrici, di opportunità editoriali. Dall’altra l’esplosione, letteralmente parlando, della narrativa e
della letteratura latino americana. La quale, per
intero, armi e bagagli, venne arruolata sotto le
sue bandiere. Assisa su questo trono, Carmen
ha per decenni retto il suo impero, di cui aveva
per prima intuito la dimensione mondiale, con
equanime lungimiranza, non consentendo,
per quanto la riguardava, a nessun editore di
acquistare una posizione di assoluto predominio nel proprio Paese. Un modello di saggezza
e di equilibrio, oltre che di simpatia.
Andrew è viceversa un wasp, proveniente da
una famiglia di intellettuali di professione, in
gioventù poeta, traduttore di Ungaretti e suo
accompagnatore nel viaggio americano intrapreso poco prima della morte. Su questo sfondo di impeccabile perbenismo, Andrew disegnò una giovinezza tumultuosa, comprensiva
di adesione alla Factory di Andy Warhol e alle
sue abitudini meno ortodosse. Quando, negli
anni Ottanta, iniziò l’attività di agente letterario, Andrew si dedicò conseguentemente ad
autori giovani e/o sperimentali, da David Leavitt a Salman Rushdie. Non senza corteggiare,
quasi sempre con successo, autori altissimi,
ma, nel concreto, sottovalutati. Da Susan Sontag a Philip Roth, per finire con Italo Calvino.
Prendeva forma in quegli anni il teorema fondamentale di Wylie, secondo il quale gli editori
promuovono gli autori in proporzione diretta a
quel che li hanno pagati. Per cui l’unico modo
per affermare la buona letteratura è quello di
farla pagare molto. Teorema, occorre aggiungere, a tutt'oggi indimostrato anche se assai
praticato.
Che cosa unisce anime così diverse, figure fisiche, profili e colori, così lontani? Due cose. La
prima è un comune amore — sincero, anche se
forse troppo dichiarato e ostentato — per la
letteratura. E dunque un comune disprezzo per
la produzione di consumo, per i generi che
spuntano e si esauriscono in pochi mesi, per i
libroidi nel loro insieme. Amore per la letteratura che si esplicita in un modo sfacciato e aggressivo di rivendicarne i diritti, sia quelli per
così dire morali, sia quelli concreti, monetari.
In polemico contrasto con l'habitus tradizionale degli agenti di letteratura, compunti e intimiditi dai modi dell'editoria commerciale. Da
qui l’attribuzione di titoli dispregiativi come
«lo squalo», riferito ad Andrew, di cui quest’ultimo va ironicamente fiero. Il secondo tratto
che li unisce è più profondo e, forse, più vero.
Entrambi, Carmen e Andrew, questi due sposi
non più giovanissimi, 84 anni lei e 67 lui, sanno
benissimo di essere, nonostante la loro ineguagliabile capacità di tenere il centro della
scena, piccoli e deboli. Le agenzie veramente
grandi — da William Morris ad ICM — sono
un’altra cosa, sono legate al cinema, alla televisione, al web, rappresentano gli autori e i libri
più facili, quelli che hanno i pubblici più vasti.
Sono grandi e sono grandi macchine, professionali e anonime, non legate a una singola —
bizzarra, geniale, prestigiosa, ma singola —
personalità. Forse, come in molti matrimoni,
anche in questo matrimonio tardivo cova una
speranza segreta. Quella di trovare un erede,
un figlio.
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Corriere della Sera Domenica 1 Giugno 2014
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italia: 51575551575557
Lettere al Corriere
DALLA GUERRA ITALO-AUSTRIACA
A QUELLA CONTRO LA GERMANIA
Risponde
Sergio Romano
A un secolo dallo scoppio
della Grande Guerra si
moltiplicano anche da noi le
pubblicazioni di libri e
articoli rievocativi, anche se
— occorre ricordare — per
l’Italia, entrata in guerra il 24
maggio 1915, il centenario
cadrà l’anno venturo.
Dichiarata guerra solo
all’Austria-Ungheria,
nell’ottobre 1917 il nostro
esercito fu travolto a
Caporetto dall’offensiva
austro-germanica. Da
quando erano iniziate le
ostilità contro i tedeschi? E
che cosa davvero avvenne a
Caporetto? Mi risulta, se non
sbaglio, che le responsabilità
della «rotta» furono oggetto
DIRITTO AL VOTO
Militari all’estero
Caro Romano, il presidente
della Repubblica si è più volte
giustamente speso, fino alla
vigilia, per invitare tutti noi
italiani a votare nelle passate
elezioni per il rinnovo del
Parlamento europeo. Dopo
aver sottolineato altrettante
volte che la presenza e ancora
di più il comportamento dei
nostri militari all’estero,
contribuisce a dare spessore e
credibilità alla nostra
presenza diplomatica e
politica nel mondo, non si è
stati capaci di garantire a
questi servitori dello Stato in
uniforme l’esercizio di questo
fondamentale diritto. A che
cosa servono le varie gerarchie
di responsabilità e la pletora
di consiglieri militari, a tutti i
livelli, se non si riesce ad
assicurare il rispetto di coloro
che ci consentono, servendo in
armi il Paese là dove il
Parlamento e il governo
ritengono utile e necessaria la
nostra presenza, di avvertire
e affermare concretamente il
sentimento nazionale che ci
unisce? Siamo alla vigilia
della celebrazione della
fondazione della Repubblica.
Davvero uno straordinario
omaggio agli uomini in
uniforme,che nelle
diverse Forze Armate
Le lettere, firmate con nome, cognome e città, vanno inviate a:
«Lettere al Corriere» Corriere della Sera
via Solferino, 28 20121 Milano - Fax al numero: 02-62.82.75.79
anche di un’inchiesta
parlamentare, pubblicata
dopo la guerra e oggi — credo
— irreperibile. A quali
risultati condusse tale
investigazione?
Tiziana Durante
[email protected]
Cara Signora,
e sue domande sono numerose e le risposte saranno necessariamente
brevi. L’Italia entrò in guerra
con rivendicazioni che concernevano l’Austria-Ungheria
e dopo un negoziato durante
il quale un ex-cancelliere tedesco, Bernhard von Bülow,
aveva fatto del suo meglio per
convincere Vienna ad adotta-
L
re posizioni più concilianti
sulla questione del Trentino.
Con la Germania, invece, non
esistevano divergenze. I grandi progressi dell’economia
italiana durante i governi di
Giolitti erano stati favoriti dai
capitali finanziari tedeschi e il
carbone di cui l’Italia aveva
bisogno proveniva soprattutto dalla Germania. Ma gli Alleati insistettero perché l’impegno dell’Italia nella guerra
contro gli Imperi centrali fosse totale e il governo presie-
servono la Patria con
impegno e responsabilità.
Generale
Gianalfonso d’Avossa
Abbiamo fatto votare persone che sono all’estero da qualche generazione e non parlano
più l’italiano. Ma neghiamo il
diritto di voto a soldati che sono all’estero per il loro Paese.
Un altro caso in cui i calcoli
elettorali prevalgono sul buon
senso e sull’equità. Lei ha ragione.
PARLAMENTARI
Confronto con l’Europa
Si è votato per eleggere il
nuovo Parlamento europeo
composto da 753
rappresentanti. Il nostro
Parlamento è composto da
oltre 900 persone. Forse
questo numero poteva avere
un senso subito dopo la guerra
per garantire, dopo una
dittatura, una rappresentanza
significativa nel nostro Paese;
ma ora non ha più senso,
La tua opinione su
sonar.corriere.it
Dopo la sentenza della
Corte di Giustizia
europea, Google lancia il
link per essere cancellati.
Siete d’accordo?
soprattutto in relazione a
quello europeo. Una riforma
credibile deve, ora più che
mai, contemplare una
drastica riduzione del numero
dei nostri parlamentari,
magari unitamente al divieto
di ricoprire cariche pubbliche
elettive dopo due mandati sia
a livello nazionale sia locale.
Si limiterebbe la possibilità di
favorire quei rapporti
clientelari che tendono
inevitabilmente a crearsi
quando si vive tutta la vita di
sola politica.
europea che ci penalizzerà per
il sovraccarico di persone
carcerate. Chissà se qualcuno
calcolerà fra quanto tempo
quei carcerati torneranno di
nuovo nelle celle. Ciò perché
riprenderanno il «lavoro» di
prima. E forse fra qualche
mese la Comunità europea ci
comunicherà di nuovo che la
situazione non è cambiata.
raddoppiata, ma forse ora la
si dovrà corrispondere anche
per i viaggi europei!
Tassa raddoppiata
Giorgio Galli, Fenegrò (Co)
CONSIDERAZIONI
Carceri sovraffollate
Sembra che presto usciranno
di prigione migliaia di
carcerati. Le ragioni sono
dettate dalla Comunità
Con l’aumento del costo del
passaporto a oltre 70 euro ho
capito che l’Italia non potrà
mai rialzarsi e farcela,
soprattutto per quello che
riguarda tasse e burocrazia.
Infatti mi sarei aspettato che
proprio la tassa del
passaporto, ormai presente
solo nel nostro Paese, sarebbe
stata definitivamente
eliminata. Al contrario, non
solo è stata pressoché
SUL WEB Risposte alle 19 di ieri
Sì
87
No
di Danilo Taino
gersi autonomamente dentro
le linee nemiche per attaccare
le posizioni italiane ai fianchi
e alle spalle. La grande massa
degli uomini dislocati sul
fronte e lo spazio montuoso
in cui occorreva operare ebbero l’effetto di trasformare la
ritirata in una rotta che fu
possibile fermare soltanto
sulle rive del Piave.
Quanto al testo della Commissione d’inchiesta («Dall’Isonzo al Piave 24 ottobre-9
novembre 1917») è stato recentemente pubblicato dall’Ufficio Storico dello Stato
maggiore dell’Esercito a cura
di Aldo A. Mola e del colonnello Antonino Zarcone.
PASSAPORTI
13
La domanda di oggi
Alfano apre a Lega
e Berlusconi:
rimettiamoci tutti in
gioco per un nuovo
centrodestra. Ci
riusciranno?
E-mail: [email protected]
oppure: www.corriere.it
oppure: [email protected]
Più o Meno
duto da Paolo Boselli dichiarò
guerra alla Germania il 27
agosto 1916, due settimane
dopo l’ingresso delle truppe
italiane a Gorizia.
Su Caporetto esiste una
sterminata bibliografia: saggi
di storia militare, memorie e
diari di combattenti che parteciparono all’evento e di
giornalisti che ne furono testimoni. Uno dei libri più intelligenti è quello di Mario
Silvestri, nuovamente pubblicato in tempi recenti dall’editore Rizzoli nella Bur. La
rottura del fronte, secondo
Silvestri, fu dovuta principalmente a una strategia austroungarica che lasciava ai piccoli reparti, la libertà di spin-
Franco Razzetti
S. Margherita Ligure (Ge)
@
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Edoardo Rabascini
[email protected]
GIÀ SCOMPARSA
La sigla Iuc
Quando finalmente avevano
deciso la sigla Iuc, avevo
tirato un sospiro di sollievo.
Avevo pensato che finalmente
si erano decisi a mettere
un’unica imposta sulla casa
ed ero quasi felice. Ben presto
ho scoperto che in realtà la Iuc
(Imposta unica comunale)
non era altro che una scatola
vuota. Subito la Iuc è
scomparsa dai notiziari e ora
si sente parlare solo e soltanto
di Tasi, Tari e vecchia Imu.
Come siamo creduloni!
Augusto Laganà
Nogaredo (TN)
QUESTIONE TASI
Suggerimento a Del Rio
Ci sarebbe un modo per
dirimere la questione Tasi. Se
il sottosegretario Del Rio dice
che si pagherà di meno del
2012, perché non fa limitare
l’importo della tassa al
massimo dell’ importo di
quell’anno? Semplice, forse
troppo...
Aldo Berni
[email protected]
Statistical Editor
Calcio, l’importanza
di partire ottavi
S
e si prende la statistica storica basata sui criteri della Fifa, la probabilità più alta di vincere i Mondiali 2014 di
calcio dovrebbero averla l’Argentina e l’Italia... e la
Svizzera. Dovrebbero: la statistica non fa segnare più
gol e, soprattutto, i ranking usati dalla Fifa per misurare le forze delle diverse Nazionali non sono i migliori. Sta di fatto, comunque, che se si confrontano le classifiche pre-mondiali
della Fifa con i risultati finali per le scorse cinque edizioni della
World Cup (dal 1994 al 2010), la posizione media che il vincitore
aveva nelle classifiche di prima che iniziassero le gare è attorno
all’ottava posizione. Nel Fifa/Coca Cola World Ranking dello
scorso 8 maggio, all’ottavo posto c’è la Svizzera, al settimo l’Argentina, al nono l’Italia. Il prossimo ranking sarà pubblicato
dalla Fifa il 6 giugno e terrà conto delle amichevoli di questi
giorni: importante tenere la posizione. La previsione è ovviamente del tutto non scientifica, un gioco statistico; ma suggestiva.
Ray Stefani, della California State University Long Beach, ha
calcolato come funziona il sistema di classificazione della Fifa: il
punteggio è la risultante del prodotto (nel tempo) dei risultati
sul campo per la forza della squadra affrontata per l’importanza
del match per il continente per l’età del team. Se si prendono le
quattro squadre top nelle classifiche Fifa alla vigilia dei cinque
Mondiali tenuti tra il 1994 e il
2010, si nota che delle venti
squadre considerate il 75% ha
passato il primo turno, cioè «il
Argentina, Italia, 25% di quelli che si supponevano
i team dominanti sono
Svizzera favorite essere
stati eliminati nella fase a gruppi». Il 55% ha poi raggiunto i
ai Mondiali
Quarti e il 30% — cioè sei squasecondo le
dre — è arrivato alle semifinali.
Tre di queste sei hanno vinto e
statistiche Fifa
tre sono arrivate seconde. Nessuno dei numeri uno nel ranking
Fifa, però, ha mai vinto, il che dovrebbe essere una preoccupazione per la Spagna, quest’anno data numero uno con 1.460
punti. Il secondo in classifica (sempre nei cinque ultimi Mondiali) ha poi vinto in due casi (il Brasile nel 2002 e la Spagna nel
2010): qualche buona speranza, dunque, per la Germania, quest’anno seconda con 1.340 punti. Che vincesse un team giudicato terzo dalla Fifa è successo solo una volta: il Brasile nel 1994;
quest’anno al terzo posto è dato il Portogallo, con 1.245 punti.
Tra i giudicati quarti per forza relativa dalla Fifa, in passato due
squadre sono arrivate in finale e l’hanno persa, l’Italia nel 1994 e
l’Olanda nel 2010: quest’anno la Fifa mette al quarto posto il
Brasile con 1.210 punti (che però ha il fattore campo a favore).
Il professor Stefani dice che la capacità predittiva dei ranking
Fifa, sia nella fase a gruppi che in quella a eliminazione diretta,
non è granché: 72% nel 1994, 66,7% nel 1998, 68% nel 2002,
60,4% nel 2006, 72,5% nel 2010. E propone di passare a un sistema più affidabile, per esempio quello utilizzato dalla Fifa stessa
per il calcio femminile, che nel 2007 e nel 2011 è stato preciso
all’82%.
@danilotaino
❜❜
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Interventi & Repliche
San Rossore: dalla parte degli scout
Ho letto la presa di posizione di Settis Prosperi e
Pratesi sulla iniziativa promossa dall’Agesci nella
tenuta di San Rossore nel mese di agosto, una
«route» che coinvolgerà decine di migliaia di
giovani (Corriere di ieri). Polemica inutile e
disinformata. Vale la pena rammentare che altre
iniziative analoghe svolte nel decenni scorsi
(quella dei Piani di Pezza in Abruzzo nel 1986 e
dei Piani di Verteglia in Irpinia nel 1997) si sono
svolte all’insegna della sostenibilità e della
gestione accurata dell’impatto ambientale. Una
«best practice» che Settis e altri dovrebbero
conoscere, un caso da manuale. Ma prendo atto
che l’attenzione alle esperienze associative non
rientra nelle loro attività di studio. Men che meno
l’Agesci e la storia della traccia che ha lasciato lo
scautismo cattolico fin dalla sua nascita — nel
lontano 1916 — nella vita del nostro Paese. Il
metodo educativo inventato in Inghilterra da
Baden Powell ha assunto la natura come luogo
non solo da difendere , ma luogo privilegiato nel
quale educare le giovani generazioni. È
nell’ambiente naturale che il giovane, nella sua
esperienza scout, matura le virtù dell’autonomia,
della capacità di osservazione e di progettazione,
di orientamento, di saper «sorridere anche nelle
difficoltà» e di saper «guidare la propria canoa».
Una delle poche scuole non formali di
educazione civica e di impegno sociale ancora
presenti nel nostro Paese, un metodo di
successo che è sopravvissuto a tutte le crisi
sociali e culturali che hanno attraversato l’Italia.
A San Rossore i ragazze e le ragazze
giungeranno dopo un anno di preparazione,
indagheranno il futuro, si ritroveranno non per
lamentarsi ma per assumere una responsabilità.
Sarà bene farci attenti a questo spicchio di
mondo giovanile in un Paese invecchiato e
accartocciato su stesso. Sono certo che
stupiranno Settis Pratesi e Prosperi.
Edoardo Patriarca, già presidente dell’Agesci
Prodotti cinesi nel nostro Paese
Mia moglie ha acquistato un capo di vestiario in
un banchetto di cinesi presso un mercato
settimanale. A casa, guardando l’etichetta, ha
notato la scritta «Made in Italy». In effetti si
tratta di una fabbrica (dal nome «cinesissimo»)
di Prato, quindi tecnicamente il «made in Italy» ci
sta. Io penso, tuttavia, che il marchio «Made in
Italy» debba significare qualcosa di più che la
mera indicazione del luogo geografico di
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produzione: la progettazione, il materiale, il
controllo qualità e, non ultimo, il rispetto di certe
regole del lavoro che da noi o nelle fabbriche
estere da noi gestite assicurano un certo
standard delle condizioni dei dipendenti. Non è
sufficiente leggere quello che quasi
quotidianamente si scrive in merito a materiali
tossici, a lavorazioni di incerta qualità, a
condizioni di sostanziale schiavitù e a tutto
quanto viene scoperto nelle fabbriche cinesi
disseminate nel nostro territorio? Non c’è, oltre
tutto, il rischio di svalutazione verticale del
marchio «Made in Italy»? Di questo passo, tra
qualche hanno ci troveremo nel paradosso dei
prodotti cinesi «made in Italy» e di quelli italiani
«made in China» o in qualunque altro Paese
dove la nostra produzione sarà dislocata!
Claudio Mostacci, Livorno
Settimana corta nelle scuole
Al contrario dell’autore della lettera «Provincia di
Venezia: settimana corta a scuola» (Corriere, 28
maggio), io sono favorevole all’introduzione
della settimana corta. In questo modo la scuola
si allinea al resto della società che è già in larga
parte organizzata sulla settimana lavorativa di
cinque giorni. Nella settimana corta ci sono più
aspetti positivi che negativi, sia dal punto di vista
familiare (più tempo a disposizione da
condividere per genitori e figli) sia dal punto di
vista funzionale, dato che in diverse realtà si
segnalano spesso assenze al sabato a causa di
impegni sportivi o di altro genere. Inoltre ne
deriverebbero risparmi che di questi tempi non è
un aspetto da sottovalutare.
Mario Pulimanti, Lido di Ostia
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na + Cor. Como € 1,20 + € 0,50 + € 0,20. In Campania, Puglia, Matera e prov., non acquistabili separati: lun. Corsera + CorrierEconomia del CorMez. € 0,93 + € 0,47; m/m/g/d
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28
Domenica 1 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Spettacoli
La lezione del regista
Greenaway: il cinema commerciale finirà presto
«Il cinema commerciale morirà molto presto.
Dalla Trinità di Padre, Figlio e Spirito Santo dice il regista britannico usando una
metafora religiosa - oggi ne esiste una nuova:
c’è il Padre-cellulare, il Figlio-laptop e lo
Spirito Santo videocamera». L’autore sarà a
Roma per partecipare alla terza edizione del
MashRome Film Fest (3-6 giugno)
Ricorrenze Il 4 giugno di dieci anni fa la morte del grande attore. Sarà celebrato nella capitale, a Bologna e alla prossima Mostra di Venezia
In famiglia
Nino Manfredi
(19212004) con
la moglie
Erminia
(oggi 82
anni) e i figli
Roberta nata nel 1956
e il neonato
Luca (1958)
La coppia,
che si sposò
il 14 luglio
1955, ha
avuto un’altra figlia,
Giovanna
gli piacevano tanto. Anche
quando, negli ultimi tempi,
stava malissimo, se si trovava davanti una bella ragazza,
non rinunciava a guardarla,
magari a mandarle un bacio... ne era ammaliato». Furono molti i tradimenti? «Eh
sì, ogni tanto capitava - ammette Erminia - e me li confessava pure, perché da
buon cattolico voleva essere
assolto, cercava il perdono.
Io ne soffrivo, ma non riuscivo a negarglielo». Non glielo
negò neanche quando spuntò una figlia nata dalla fugace relazione con un’attrice
bulgara: «In famiglia lo soprannominammo Zorro».
Perché? «Mi confessò candidamente che era stato solo
«Le donne e i peccati
Vi svelo i segreti
del mio Manfredi»
❜❜
Via Veneto
La sera andavamo in
via Veneto per fare
gli incontri giusti
e trovare lavoro
La moglie: mezzo secolo insieme
ROMA — «Al primo risveglio, dopo la prima notte di
nozze, mi guardò stralunato
e disse: e mo’ devo sta’ co’ te
per tutta la vita?». Si diverte
ancora Erminia Manfredi a
ricordare quell’episodio che
risale al luglio 1955: lei, giovane indossatrice, novella
sposina nel letto matrimoniale con lui, Nino Manfredi,
già diplomato all’Accademia
d’arte drammatica, ma attore ancora in rodaggio e a
caccia di ruoli. «Quella mattina si sfilò la fede nuziale —
continua Erminia — e aggiunse: non è questa che mi
legherà a te per tutta la vita».
E la loro unione è durata
quasi cinquant’anni. «No,
sessanta — corregge — perché anche se lui non c’è più
fisicamente, io sono ancora
sua moglie, e non mi chiami
vedova!».
Il 4 giugno sono dieci anni
dalla scomparsa del grande
Nino che verranno celebrati
con varie manifestazioni: il 7
giugno a Roma con un con-
certo in suo onore all’Auditorium Parco della Musica
diretto da Roberto Gatto che
ha arrangiato in forma jazz
le musiche più celebri dei
suoi film; a luglio la Cineteca
di Bologna gli dedica una retrospettiva; ad agosto la Mostra del cinema di Venezia
ospita la proiezione del suo
primo film da regista, restaurato in digitale, L’avventura di un soldato; poi le celebrazioni si spostano in autunno a New York e si concluderanno a Parigi il 30
novembre con una rassegna
al Cinema Arlequin.
«Ah l’America! — sospira
la moglie —. Nino aveva una
paura pazzesca di andare in
aereo e quel viaggio per portare Rugantino negli Stati
Uniti gli costò un’ansia terribile. Così come l’irrequietudine di Aldo Fabrizi che, essendo grosso, non riusciva a
stare seduto e per l’intero
tragitto tra Roma e Toronto,
la prima tappa, stette in piedi come sull’autobus. Per
non parlare poi delle cibarie
che Aldo si era portato appresso! Spaghetti, pomodori
in scatola, olio, aglio... Alla
dogana gli sequestrarono
tutto». Anche Nino era una
buona forchetta: «Quando
eravamo in Angola, sul set di
“Riusciranno i nostri eroi”,
ero io che dovevo cucinare
tutti i giorni per lui e per Alberto Sordi, anche lui perennemente affamato. Non disponevo di molti utensili e,
per scolare la pasta, bucavamo le pizze di latta che contenevano la pellicola, tramutandole in scolapasta o, all’occorrenza, anche in grattugia per il parmigiano».
I primi passi nella lunga
1966 Nino Manfredi e Senta Berger sul set di «Operazione San Gennaro» diretto da Dino Risi
carriera non furono facili:
«La sera andavamo in via Veneto non per fare salotto, ma
per fare gli incontri giusti e
trovare lavoro. I soldi erano
pochi, stare seduti al bar coCoppia
Nino Manfredi e Erminia Ferrari.
L’attore è
morto a Roma il 4 giugno 2004 a
83 anni
Milano
ome quest’anno mai.
L’agenda di San Siro non è
mai stata così piena: 11
concerti, più del doppio degli anni
passati. Ad aprire la stagione è
stato ieri Biagio Antonacci, quindi
ci sarà il rock di Ligabue (6-7
giugno) e Pearl Jam (20), il
fenomeno teen One Direction (2829), quindi ancora rock con Vasco
Rossi (4, 5, 9 e 10 luglio) e chiusura
affidata al powerpop dei Modà
(19). «Una stagione di grandi
artisti, mi auguro sia di buon
auspicio. San Siro si conferma
luogo della musica internazionale
in Italia, lo spazio più ambizioso e
più importante», commentava
Biagio ieri prima di salire sul palco
davanti a oltre 45 mila persone e
farle partire ballando con «Cado»,
do era in casa era marito, padre, poi nonno come tanti...
con un carattere fumino. Si
arrabbiava con facilità». Per
esempio? «Be', per esempio
andava su tutte le furie se i figli lasciavano cibo nel piatto
o se non erano sufficientemente rispettosi nei confronti di noi genitori. Era
stato educato all’antica, ma
in fondo, dentro all’animo
era rimasto un fanciullo, con
tutti i pregi e soprattutto i difetti del caso». A cominciare
dal debole per le donne: «Sì,
Emilia Costantini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Cagliari
Antonacci apre con la dance
l’estate dei concerti a San Siro
C
stava molto: io ordinavo un
caffè, lui un bicchiere d’acqua con scorza di limone.
Ma quante risate con i suoi
amici e colleghi più cari...
Vittorio Gassman, Paolo Panelli, Marcello Mastroianni
e, il più caro di tutti, Tino
Buazzelli». Tuttavia Manfredi non aveva un carattere
semplice: «A volte mi chiedono se, in privato, mi facesse ridere con le sue battute e
io rispondo allibita: non era
mica il mio giullare! Quando
recitava era un attore, quan-
uno sbandamento, un attimo di abbandono... Sì, però
in una sola notte di “follia”
era riuscito a mettere a segno una gravidanza».
La bella casa all’Aventino,
dove la famiglia Manfredi ha
sempre vissuto, è costellata
di foto che raccontano una
vita intera: anche gli ultimi
scatti che ritraggono la sofferenza dell’attore ormai
gravemente infermo. «Lui
non poteva più parlare con la
voce, ma mi parlava con i
suoi forti abbracci e fui io a
volere che la sua logopedista
ci fotografasse abbracciati.
Quando Nino se ne accorse,
fece uno sguardo accigliato
come a dire “anche in questo
stato mi vengono a rompere
le scatole con le fotografie?”.
Allora io lo accarezzai e lo
rassicurai: non era la foto di
un paparazzo, ma quella voluta da una donna che lo
amava, che lo ama ancora».
il pezzo dance del nuovo «L’amore
comporta». «È ambizioso fare uno
stadio con un disco uscito da un
mese e mezzo, ma vedo i fan fare a
gara in velocità per imparare i testi.
Alla fine è un concerto basato più
sulla storia mia che sull’album».
Nella prima parte Biagio fatica
molto con la voce. E compensa con
l’animale da palco che è.
Allestimento minimal, ma ospiti al
massimo livello. Sul palco ci sono,
previsti a metà serata, Eros
Ramazzotti e Laura Pausini.
«Quando io facevo il geometra Eros
era già un artista internazionale,
mi sarebbe piaciuto arrivare a quel
livello. Volevo quindi onorare quella
parte di carriera cui io ho ambito».
E forse per togliersi lo sfizio con
Laura ha immaginato una strofa di
«Quanto tempo e ancora» in
spagnolo. «E poi faremo
“Convivendo” molto rock, in stile
Rolling Stones». La sorpresa è nel
finale. «Cantiamo dal vivo assieme
in trio per la prima volta su “Tra te
e il mare”». Il concerto è stato
ripreso da Rai1 che lo manderà in
onda in autunno quando partirà
anche il tour nei palazzetti. E la
data della prima non sarà scelta a
caso: l’8 novembre, giorno del
compleanno di Biagio.
Andrea Laffranchi
Sul palco Biagio Antonacci, 50 anni
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Fresu, Gianna Nannini, Finardi
Show benefico per la Sardegna
I
n cinquemila, il massimo
consentito dalla struttura
costruita a fianco dello stadio
Sant’Elia, in molti di più davanti
alla tv (Rai3) per il superconcerto
andato in scena ieri sera a favore
degli alluvionati di Sardegna. Una
serata indimenticabile, quella di
«Sardegna chi_ama»: per l’entità
qualitativa e numerica del cast, per
la consistenza dei fondi raccolti, ma
soprattutto per una sorta di
Sardinia-pride, orgoglio culturale
sardo, che si è realizzato in una
compenetrazione e miscellanea di
stili. Al centro di tutto questo, Paolo
Fresu, grande sardo del nostro jazz,
conosciuto e apprezzato in tutto il
mondo, promotore dell’iniziativa,
che ha offerto l’apporto della sua
tromba dove richiesta (spesso) dai
colleghi. Insomma una sorta di
Fresu and Friends con la
benedizione delle più alte cariche
dello Stato. Il sipario si è alzato su
Gianna Nannini che, dopo
«Meravigliosa creatura», si è
cimentata in «No potho reposare»,
il brano che lanciò i Tazenda, con le
launeddas di Gavino Murgia. Altri
momenti significativi del concerto,
il duetto fra Ornella Vanoni e Fresu
nella rilettura di «Ogni volta» di
Vasco Rossi. Poi, sempre Fresu, ha
accompagnato Lella Costa nella
recitazione di «Passavamo sulla
terra leggeri come acqua» dello
scrittore Sergio Atzeni. Ha
folgorato anche il numero offerto
dalla cantante Alice che ha eseguito
«Prospettiva Nevski» di Battiato.
Finardi, dopo una versione corale di
«Musica Ribelle», ha consegnato 10
mila euro ricavati dalla vendita
dell’album benefico «Arcu ‘e
Chelu». A supportare molti brani
gli strumentisti dell’orchestra del
Teatro Lirico di Cagliari, diretti da
Celso Valli, che si è sobbarcato
l’arrangiamento di una buona metà
delle esecuzioni. Simbolo della
serata Luigi Lai, il più grande
suonatore di launeddas del pianeta.
Emozionati padroni di casa Geppi
Cucciari e Neri Marcorè.
Mario Luzzatto Fegiz
Trombettista Paolo Fresu, 53 anni
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Domenica 1 Giugno 2014
Il fenomeno
Spettacoli 29
italia: 51575551575557
La fiction di Raiuno su un gruppo di giovanissimi che affronta la malattia con coraggio: striscioni, urla e pianti per i protagonisti
«Noi fan dei Braccialetti rossi
Gli attori tv come divi del rock»
Festa per migliaia di ragazzini. In arrivo altre due serie
DAL NOSTRO INVIATO
PORTO SAN GIORGIO (Fermo) —
Camilla ha quasi 12 anni e ieri mattina
ha puntato la sveglia prestissimo. Da
Napoli, assieme ai genitori e alla sua
migliore amica Gaia, è arrivata al PalaSavelli di Porto San Giorgio in tempo
per prendere uno dei tremila biglietti
gratuiti per «Braccialetti Rossi Live».
Lo stringe senza smettere di sorridere
mentre racconta come ha convinto i
genitori a portarla in camper fino a
qui: «Sono impazzita per questa serie,
mi ha trasmesso emozioni profonde e
mi ha fatto riflettere su temi difficili
come il cancro». Come lei la pensano
tutti i (giovani) fan che hanno trasformato questa fiction in un fenomeno
(oltre il 27% di share su Rai1, con picchi del 60% tra gli under 22), al punto
da fare migliaia di chilometri (o meglio, obbligare i genitori a farli, e in un
giorno da bollino rosso) e riempire un
palazzetto per incontrare i protagonisti di «Braccialetti rossi», tutti accolti
come rockstar, con striscioni, urla e
pianti, soprattutto di chi non è riuscito ad assicurarsi l’ingresso. Non era
mai capitato che una serie tv si trasformasse in un evento dal vivo.
E quando il pubblico ha in media 14
anni, gli scoppi di gioia arrivano già
prima che il concerto inizi: basta proiettare sullo schermo dietro il palco le
foto del cast. Nel frattempo gli attori,
provano a gestire l’emozione come
meglio possono. Il più disinvolto sembra Lorenzo Guidi, 11 anni, che nella
Gioia
L’entusiasmo
dei giovanissimi giunti ieri da
tutta Italia in
migliaia al Palasavelli di Porto San Giorgio,
per «Braccialetti Rossi Live»,
il concerto
spettacolo dal
vivo legato alla
fiction fenomeno della Rai per
ascolti e presenza sui social
network. In alto,
i sei protagonisti della serie
I numeri
Social network
L’ultimo episodio della
fiction è stato seguito
da 7 milioni 200 mila
spettatori (26% di
share). Più di 230 mila
gli iscritti su FB; oltre 13
milioni i tweet scambiati
Sul «Corriere Fiorentino»
Zeffirelli attacca Benigni per le letture dantesche
Benigni e le letture di Dante in Santa
Croce a Firenze? «Non trovo parola
per definirne l’orrore». Così il 91enne
regista Franco Zeffirelli, in una
intervista sul Corriere Fiorentino in
edicola oggi, stronca l’interpretazione
della Divina Commedia da parte del
comico toscano. «Benigni ha portato
la temperatura culturale al minimo —
rincara il regista —. Ha capito che la
grande poesia non gli avrebbe portato
quattrini e ha reinterpretato Dante per
gli idioti». A Benigni (e agli «idioti»)
spetta ora il diritto di replica.
serie è Rocco: quando le fan intrufolate nel backstage gli si avvicinano per
un autografo, lui da attore consumato
afferra il foglio e domanda sereno:
«Nome?». Non male per uno che ha
imparato a scrivere qualche anno fa.
Brando Pacitto (che dà il volto a Vale) racconta: «Non immaginavo che la
serie potesse avere questo seguito, ma
tutti noi abbiamo subito sentito la responsabilità di quello che stavamo
raccontando». La responsabilità è
parlare di malattia, amicizia, solida-
I dvd
In edicola con il
«Corriere della Sera»
sono disponibili (a 9,90
euro più il prezzo del
quotidiano) i dvd della
fiction dedicata ai piccoli
grandi eroi che ogni
giorno affrontano la
malattia con amicizia,
coraggio e tanta voglia
di sorridere
rietà. Riuscendo a far diventare nuove
icone generazionali dei ragazzi in sedia a rotelle e senza capelli per la chemio. Lo dicono tutte le ragazze che ai
protagonisti hanno dedicato lacrime e
cuoricini disegnati con la biro sul
braccio, vicino ai loro nomi. E lo dice
anche un altro fan, Omar, 10 anni e
uno sguardo serio che si distingue tra
quelli sognanti degli altri: «È emozionante vedere come dei bambini affrontano le difficoltà», racconta, svelando che da grande vorrebbe diventare «medico, l’ho capito con la serie».
Il primo a salire sul palco è stato
Niccolò Agliardi, che ha ideato le musiche della fiction: ieri le ha cantate accompagnato da tutto il palazzetto. E
quando lo hanno raggiunto i sei
«Braccialetti», il pubblico è esploso in
un boato da scala Richter.
Quasi tre ore trascorse tra interviste
ai protagonisti e momenti di musica
con i cantanti che hanno lavorato alla
serie, tra cui Il Cile, Simone Patrizi,
Emma in videomessaggio (ha parlato
anche della sua malattia) e gli applauditissimi Emis Killa e Francesco Facchinetti.
Soddisfatto Carlo Degli Esposti,
presidente della Palomar che produce
la serie (e anche il live con Regione
Marche e Rai. Durante il concerto, il
direttore Leone ha annunciato su
Twitter che Rai1 lo manderà in onda):
«Abbiamo iniziato questa avventura
con un grosso punto interrogativo ma
i ragazzi hanno dimostrato che sono
molto più profondi di come vengono
raccontati. Stiamo già parlando di seconda, di terza serie. Anticipazioni? Il
gruppo si ritroverà attorno a Leo (Carmine Buschini), che non se la passerà
molto bene». Gioia anche per il successo dell’evento: «Non avevamo mai
organizzato concerti, lo abbiamo voluto gratuito. Ne faremo altri». Un assaggio ci sarà già il 16 giugno in Puglia,
a Fasano: non un concerto ma almeno
un incontro con il cast, per tutti quei
fan che non sono riusciti a entrare ieri.
Chiara Maffioletti
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30
Domenica 1 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Eventi
IL RAVENNA
FESTIVAL
La rassegna La XXV edizione ruota
attorno al centenario del conflitto
Il gala Il 5 inaugurazione con la
coppia (nella vita) Zakharova-Repin
Sul fronte
della musica
Concerti e recital per ricordare la Grande guerra
Domina anche il ballo, dal «Lago» alla taranta
Tra i protagonisti
Muti con le orchestre giovanili
Il maestro con la Cherubini e l’Orchestra Giovanile Italiana
(30/6): Beethoven e Ciaikovskij in ricordo di Abbado
Donizetti anni 50
«L’Elisir d’amore» in versione frizzante e irriverente di
OperaUpClose, ambientata a Hollywood (15-17 giugno)
V
enti di guerra soffiano
sui 25 anni del Ravenna
Festival. L’ormai storica
rassegna guidata e disegnata da Cristina Mazzavillani
Muti compie un quarto di secolo, ma non si compiace in autocelebrazioni: il cartellone 2014 è
un mosaico di musica e teatro,
danza e storia, ben lontano dagli
aurei splendori che riverberavano la gloria bizantina; le tinte
sono drammatiche, le immagini
tese, il tema è il 1914. Un secolo
fa iniziava la Grande Guerra, e
con essa, in molti ambiti e ambienti, finiva un modo e ne principiava un altro. Il Festival vuole
raccontarlo attraverso l’arte: il 6
luglio Riccardo Muti porterà il
Requiem di Verdi al Sacrario militare di Redipuglia. Dopo Sarajevo e New York, Beirut e Gerusalemme, le «Vie dell’Amicizia» conducono il Festival in uno
dei luoghi della memoria bellica: un progetto grandioso che
vedrà l’Orchestra Cherubini affiancata da membri delle maggiori orchestre del mondo, Berliner e Wiener Philharmoniker,
Chicago Symphony e Filarmonica di San Pietroburgo, ma anche
giovani dei conservatori friulani.
L’evento inaugurale (5 giugno) è più un inno all’amore che
alla guerra, con la Cherubini ad
accompagnare Vadim Repin e
l’étoile Svetlana Zakharova, coniugi nella vita e sodali sul palco
per un tripudio di virtuosismi
violinistici e coreografici. La
guerra sarà ancora un’eco lontana nelle prime giornate, vissute
soprattutto sul fronte russo e nel
segno di tre giganti del podio: il
7 Yuri Temirkanov guiderà la Filarmonica di San Pietroburgo in
Prokof’ev e Stravinskij e, dopo il
tutto Brahms di Kent Nagano
con la Cherubini dell’11, il 14
Valery Gergiev offrirà un trittico
incandescente con la Filarmonica Ceca: Ciajkovskij (Lago dei cigni), Musorgskij (Quadri di
un’esposizione) e il II concerto
per pianoforte di Rachmaninov.
Il capitolo dei grandi direttori si
completa con l’omaggio di Muti
a Claudio Abbado: il 30 riunirà
nel suo nome la Cherubini e
l’Orchestra Giovanile Italiana. Al
tema «1914» è dedicato il 16
«Doppio Fronte. Oratorio per la
grande guerra» scritto e interpretato da Moni Ovadia e Lucilla
Galeazzi partendo da canzoni,
lettere, diari dal fronte e testimonianze di come la gente comune vedeva e viveva il dramma
bellico. Il 26 trittico sul «900 ferito»: la Fanfara dei Carabinieri,
poi il duo pianistico Arciuli e Rebaudengo nei presentimenti
bellici di Casella e Debussy,
quindi in Sant’Apollinare Nuovo
Sergio Balestracci dirigerà la
Stagione Armonica nel Requiem
di Pizzetti, nella «Leggenda del
‘97
L'anno del primo concerto delle
Vie dell’Amicizia nel quale Riccardo Muti portò l’orchestra e il
coro della Scala a Sarajevo.
Quest’anno il 6 luglio al Sacrario di Redipuglia (Gorizia) il maestro dirige il Requiem di Verdi
per le vittime di tutte le guerre
soldato morto» di Weill-Brecht e
in «Pace sulla terra» di Schönberg.
La guerra riecheggia il 15 nelle canzoni delle Alpi Occidentali,
intonate dal Corou de Berra, e il
1° luglio nei canti popolari raccolti da Ambrogio Sparagna,
raccontati da Peppe Servillo e
accompagnati dall’Orchestra
Popolare Italiana. La prospettiva
bellica si allarga: il 28, il soprano
Liana Gharazyan ricorda le vittime del genocidio armeno,
l’evento conclusivo del festival
(11 luglio) racconta il dramma
dei Night Commuters, i bimbi
ugandesi che di notte scappano
per non essere rapiti dai soldati
di Joseph Kony. La guerra nella
musica si sposta dall’oggi al Rinascimento e divaga tra classica
e folclore popolare: a Palazzo
Rasponi, il 24, Claudio Cavina
dirige la Venexiana nel Combattimento di Tancredi e Clorinda
di Monteverdi, il 27 il Cafebaum
accosta Handel al teatro dei pupi, animato da Giacomo e Antonino Cuticchio. Non costituiscono un tema ma un originale fil
rouge le messe domenicali, con
gli stessi protagonisti del Festival ad accompagnare le liturgie:
l’8 e il 15 canti tradizionali, trentini e nizzardi, il 22 la Siviglia
cinquecentesca di Morals e Da
Victoria, il 29 il ‘600 veneziano di
Monteverdi e Rovetta.
Incuriosiscono sia la riflessione su «Father and son» di Michele Serra con Claudio Bisio
(dal 25 al 27), sia il doppio, ete-
Epistolari bellici
Tra gli spettacoli in
prima assoluta
l’«Oratorio» di Moni
Ovadia e Lucilla Galeazzi
Il personaggio La compagnia della Brown, icona americana
Trisha, liberatrice della danza
E il corpo è un gioco di prestigio
Sollima per la pizzica salentina
Un musicista colto (alle prese anche con Gesualdo da
Venosa, l’8/6) e l’orchestra popolare della taranta (28/6)
Capossela «animalesco»
L’istrionico e poliedrico cantautore affronta il Carnevale
degli animali di Saint-Saëns e altre bestie (18 giugno)
N
ella New York anni 70, dove
gli artisti duellavano a colpi
di creatività come in un Wild
West, lei, Trisha Brown, non
scherzava. Sfidava le leggi di
gravità passeggiando lungo le
pareti dei grattacieli di SoHo
appesa a una fune, sui tetti di
Manhattan trasmetteva telegraficamente il movimento ad altri
14 danzatori. Ora che è una delicata signora di 77 anni con un
centinaio di coreografie all’attivo dal ‘61, l’icona dei «liberatori
della danza» ha scelto di dissolversi lentamente proprio come
scompaiono dalla scena i suoi
ballerini in «For M.G.: The Movie», un misterioso gioco di
prestigio del corpo.
Con indomito sguardo da
monella la coreografa originaria
di Aberdeen, Washington, ha
comunicato al mondo, un paio
d’anni fa, di voler sgusciare dalle incombenze della direzione
attiva della compagnia che ha
fondato nel 1970 e di cui ora ha
decretato l’imminente metamorfosi scandita scientificamente in due fasi. La prima prevede una tournée internazionale dell’addio, lunga tre anni (è
partita nel 2013), in cui per l’ultima volta i suoi celebrati lavori
vengono presentati sulle scene
tradizionali negli allestimenti
concepiti in collaborazione con
importanti artisti visivi e musicisti, da Robert Rauschenberg a
Laurie Anderson. La seconda fase inizierà nel 2015, quando il
«farewell tour» sarà ultimato: la
Trisha Brown Dance Company
non si esibirà più in teatro, ma
terrà vivo il proprio repertorio
in contesti interattivi di tipo
espositivo. É quindi assai prezioso il debutto italiano dell’«addio», il 3 luglio al Palazzo
Mauro De André di Ravenna,
dove la compagnia presenterà
quattro titoli che abbracciano
gli ultimi trent’anni della produzione Brown. «Son of Gone
Fishin’», un lavoro dell’81 riallestito a New York lo scorso
aprile, tocca l’apogeo della complessità compositiva dell’autrice con una struttura geometrica
legata a una sezione regolare
«ABC-centro-CBA», in cui
gruppi di sei danzatori si muovono prima in una direzione poi
in quella opposta: brani musicali dell’opera originale «Atlan-
I ballerini in «Les Yeux et l’âme», in scena a Ravenna
ta» di Robert Ashley sono stati
scelti a caso, di volta in volta, dai
ballerini. «Rogues», su una partitura di Alvin Curran, è invece
una creazione del 2011 scaturita
da una triplice ispirazione
(scultura, calligrafia, nodi) che
esplora il legame tra espansione
e contrazione nella danza e nello spazio tra un corpo e l’altro.
Risale allo stesso anno «Les
Yeux et l’âme», una suite de
danse tratta da «Pygmalion»,
interpretazione dell’opera di
Rameau basata sulle «Metamorfosi» di Ovidio: nella frase
Corriere della Sera Domenica 1 Giugno 2014
Eventi 31
italia: 51575551575557
La guida Sono 64 gli appuntamenti della XXV edizione del Ravenna
Festival in programma dal 5 giugno all’11 luglio con appendice ad ottobre,
dal 2 all’8, per la Trilogia d’Autunno protagonista il Balletto e l’Orchestra
del Teatro Mariiskij di San Pietroburgo (Lago dei cigni, Giselle e Trittico
‘900). Prevendite e programma completo: www.ravennafestival.org
Info 0544 249244. Ravenna Festival social: Facebook fan page,
Twitter @ravennafestival, You Tube
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appuntamenti più importanti in Italia.
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di Apple la nuova applicazione
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Sera Eventi».
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L’omaggio al grande clown che ha sempre intercettato la Storia
Armi in spalla, con la divisa o sul set
Perché Chaplin fu un salvatore dell’umanità
di MAURIZIO PORRO
C
Chi è il nemico?
Charlie Chaplin in
«Charlot soldato»
(Shoulder arms) del
1918. Ravenna Festival
presenta anche il suo
primo corto «Making a
Living» (1914) e «The
Immigrant» (1917),
tutti con commento
musicale dal vivo,
composto e diretto da
Timothy Brock
eseguito dall’Orchestra
del Comunale
di Bologna
rogeneo impegno di due artisti
che amano inventare commistioni tra generi lontani. Vinicio
Capossela, accosta il Carnevale
degli animali di Saint-Säens a
sue canzoni antologizzate sotto
il titolo «Altre bestie d’amore»
(il 18), mentre il 29 dirige la
Banda della Posta nei ballabili
che, mezzo secolo fa, ritmavano
al sud le interminabili feste di
matrimonio. Giovanni Sollima
guida l’8 un quintetto di violoncelli con cui omaggia Gesualdo
nel 400° dalla morte, intervallando trascrizioni dei suoi madrigali a opere proprie e di Arvo
Pärt; il 28, sempre imbracciando
il suo inseparabile strumento, il
virtuoso e compositore palermitano dirige l’Orchestra Popolare
nella «Notte della taranta», una
personale rivisitazione della
pizzica salentina.
Enrico Parola
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L’intelligenza del movimento
Trisha Brown (77 anni)
che la statua animata dice a Pigmalione, «vedo nei tuoi occhi
ciò che sento nella mia anima»
è racchiusa la dimensione fisica
e spirituale della Brown. Il
quarto titolo in programma,
«For M.G.: The Movie» appartiene al ciclo «Back to Zero», ricerca sul movimento inconscio,
ed è uno dei brani più inclini all’emozione e al trascendente,
omaggio all’amico scomparso
Michel Guy: «Gli eventi enigmatici erano la mia metafora
principale — ha spiegato
Brown che qui firma anche scene, costumi e luci —. Volevo che
i danzatori apparissero e sparissero dal palcoscenico come succede nei film».
Valeria Crippa
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ome uno dei rari pezzi unici della poesia e
dello spettacolo, morto nel ’77 (non a caso la
notte di Natale come poi vent’anni dopo ci lascerà Strehler), Charlie Chaplin ha avuto e mantiene
nel tempo un così alto potenziale di «fattore
umano» che lo rende non soltanto un grande
clown ma un salvatore dell’umanità attraverso le
sue due maschere, tragica e comica. Che per lui,
solo per lui, si uniscono nell’optional della malinconia mentre si allontana col bastoncino verso
l’infinito: il finale a chiusura a iride dei suoi film,
per esempio «Il circo», metafora dell’umanità
tutta senza alcun escluso. Charlot, variazione
dello sfortunato shlemiel, l’ebreo errante (lui che
non aveva l’onore di appartenere a questa razza,
come rispose), mai allineato mai integrato, si è
arruolato due volte in guerra ed è partito come
attore, uomo, regista. I suoi contributi alla Vittoria della Ragione e della Pace sono un patrimonio
culturale e sociale dell’umanità e non solo del
cinema: Charlot al fronte durante la prima guerra
mondiale, è uno dei «corti-medi» che rendono il
cinema resistibile al tempo e «Il grande dittatore» poi nel 1940, usando il classico strumento
della doppia personalità, distrugge d’un colpo
solo, paghi uno e prendi due, la prepotenza di
Hitler e Mussolini colpiti e affondati insieme con
le armi del grottesco, facendo scoppiare loro in
mano il Mondo. Ha l’ingegno e l’impegno,
Chaplin, ma anche il favore del pubblico popolare, quello dei nickel odeon, e della primitiva industria del cinema: nel 1916 passa da Sennett alla
Essanay, poi alla Mutual con un compenso di
10.000 dollari la settimana e nel ‘18 firma un
contratto da un milione di dollari alla First National. Dopo aver denunciato le «quarantene» degli
emigranti a Staten Island, come in decine di libri
e film (lui venne dalla natia Londra in transatlantico, compagno di viaggio di Stan Laurel, in cerca
di fortuna) il nostro Charlot, nome d’arte e passaporto per tutto il mondo, firma i primi capolavori come «Charlot soldato» con la meravigliosa
scena della lettera, tre bobine irresistibili in cui si
piange e si ride e si pensa all’eternità. Bergman
fino alla morte rivedeva Chaplin nel suo cinema
privato da solo. Le 1900 pagine secretate fino alla
sua morte che l’Fbi aveva raccolto su Chaplin, i
suoi spostamenti, il suo diario di vita, gli amori a
volte scomodi, testimonia quanto l’artista fosse
considerato pericoloso. Infatti Charlot si allontanò dagli States su un altro transatlantico e non vi
tornò se non dopo la consacrazione Oscar: arrivato anonimo e allegro, ripartì famoso e triste. Il
cinema è un’arma non impropria contro le ingiustizie del mondo, sempre e comunque, dal «Monello», quando quei truci poliziotti ciccioni che
si prendevano le torte in faccia lo inseguivano
Impegno costante
Da «Charlot soldato» a «Il grande
dittatore», da «Luci della città» a «Un Re
a New York» le sue maschere comiche e
tragiche hanno denunciato le ingiustizie
nelle prime bobine delle sue comiche. Fu autore
notissimo di storie più costruite ma sempre con
didascalie e tentò di sfuggire al sonoro finché fu
possibile, facendo un’eccezione per i rumori in
«Tempi moderni», accusa contro i ritmi del lavoro «organizzato» industriale. Ci si rese conto, e
non era solo una faccenda di critici, che Chaplin
era artista e polemista nato, che sorridendo non
faceva sconti all’ingiustizia del mondo. In «Luci
della città» raccontava il bipolarismo del capitalista generoso solo se ubriaco (come nel famoso
«Puntila e il suo servo Matti» di Brecht) e nella
«Febbre dell’oro» l’ansia del possesso e dell’arricchimento che copre ogni altro desiderio e valore
in un tourbillon di trovate poetiche che abbelliscono perfino l’idea di povertà con l’omino che
mangia le stringhe spaghetti al sugo. Poi via col
vento della satira, sempre più acuminata: «Monsieur Verdoux» parlava di un uomo che uccide
per eredità le ricche vedove, applicando in modo
privato le regole morali dello sterminio di massa
permesso in tempo di guerra. E un «Re a New
York», ’57, satira dell’isteria anticomunista di cui
lo stesso autore fu vittima ai tempi della caccia
alle streghe di McCarthy, se la prende profeticamente col mondo virtuale della pubblicità e perfino con le plastiche facciali, disegnando un re
senza trono né corona cui scoppia il volto per
colpa di una sonora risata. Oggi i suoi 10 comandamenti in negativo dei tempi moderni e modernissimi, in cima ai quale sta il Dio Dollaro, sono
sempre più in voga, solo che i lupi miliardari di
Wall street sono perfidi anche quando ubriachi.
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L’intervista La camaleontica artista berlinese che da tempo vive a New York in scena col suo recital
«Lili Marleen, John Lennon e il Muro
Così, io tedesca, canto il secolo breve»
un progetto su Bukowski (presentato in anteprima alla «Milanesiana» nel 2009). «Con quello su Neruda ci ho addirittura rimesso dei soldi, ma perché piegarmi a logiche
commerciali quando si può scoprire la bellezza di una poesia?»
Così la Marlene dei giorni nostri
è cresciuta e, a differenza dell’Angero, il suo crollo e quello che per noi, lo Azzurro, chiusa nel suo mistero,
indubbiamente, ha rappresentato: questo «angelo sopra Berlino» scela fine di un mondo, di un secolo». glie la postura della creatura alata
A Ravenna, infatti, il suo repertorio dipinta da Paul Klee: corpo rivolto
arriverà agli inizi degli anni 90.
in avanti e sguardo all’indietro. La
Prima del disfacimento del bloc- sperimentazione totale e la ricerca
co sovietico, Ute viveva a Berlino incessante delle radici europee.
Ovest. «Che anni. Nei Settanta e ne- «Certo che ho seguito le recenti elegli Ottanta, la città trovava la sua vi- zioni nell’Unione. Il populismo mi
talità anche da questa continua ten- spaventa e credo che nasca dalla pasione. David Bowie e Lou Reed, ura. La paura che hanno gli europei
Warhol e tutta l’avanguardia del- nel perdere la propria identità nal’epoca riflettevano un’elettricità zionale, paura di fondersi. Ecco, alsociale. Berlino ha un potere segre- cuni echi della Grande Guerra resito che sa toccare corde nascoste. Ec- stono ancora».
co perché il 900 non può e non deve
E poi di nuovo il francese, che si
limitarsi a raccontare la Grande accavalla allo spagnolo e al tedesco.
Guerra: è stato da lì che è iniziato L’Italia. Ricordi lontani, però vividi.
tutto e la capitale tedesca ha con- «Quel Sanremo del ‘91, con Enzo
centrato su di sé una parte impor- Jannacci, meraviglioso. E come ditante della storia». Nel bene e nel menticare Strehler, gli spettacoli al
Piccolo Teatro, il Teatro Massimo di Palermo». Ute parla
seguendo le deviazioni della sua linCorsi e ricorsi
gua e passa da BreIl ‘900 non può raccontare soltanto cht a Piazzolla («Entrambi, in fondo,
la Grande guerra, i suoi echi
hanno parlato di riresistono nella paura della gente
scatto sociale»), da
di perdere l’identità nazionale
Neruda a Coelho
(«Con Paulo sto lavorando a un promale, ovviamente. Forse è da questa getto tra letteratura e musica»), dalconsapevolezza che in Lemper (co- la politica monetaria dell’Ue alle
me in altri artisti di origine tedesca, canzoni di Lennon e a Lady Gaga
come per esempio Anselm Kiefer) si («Madonna sì che era una vera pop
è sviluppata una sorta di affasci- star»). Una valigia di cose inesaurinante camaleontismo.
bili e sempre accattivanti, come
La pittura, per dire: «Sì, ho prova- quella (metaforica) dell’Angelo Azto anche questo: è come se volessi zurro, che faceva dire a Marlene:
sperimentare ogni lato di questa «Da me ritornano tutti».
Roberta Scorranese
mia scelta di vita assolutamente
non commerciale!» ride. Già, non è
[email protected]
facile fare numeri consistenti con
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Ute Lemper: sono spaventata dal populismo che attraversa l’Europa
I
cinquant’anni le hanno regalato una voce più roca e uno
sguardo fiammeggiante. Ma,
soprattutto, una leggerezza
senza pari quando, scivolando dall’inglese al francese, confessa: «Ma
vie? C’est un voyage!».
Come non immaginarla con una
valigia la vita di Ute Lemper, signora della tradizione berlinese, l’interprete di Brecht e Kurt Weill con la
passione per la poesia e il cinema?
Una valigia (vera) la sta preparando
mentre risponde al telefono da New
York, sullo sfondo vocine acute («È
Max, il piccolo, credo voglia uscire»): sarà a Ravenna il 19 giugno per
lo spettacolo «Canzoni dal secolo
breve 1914-1991», ma prima di allora di cose da fare ne ha tante. Concerti, reading, semplici passeggiate
per la città e allora la si può immaginare, sempre più somigliante alla
Marlene Dietrich «matura», quella
che si aggirava con nostalgia in tutte le città che non erano la sua Berlino, scelte come rifugio. «No, New
York non è un rifugio per me — dice
Ute —: è la città adatta a una persona che ha scelto la nicchia».
Per nicchia, lei intende la complessità: a partire dalle Canzoni del
Cabaret di Berlino e Lili Marleen,
brani che l’hanno resa famosa in
Europa e nel mondo, Ute Lemper è
una che ha scelto la sperimentazione totale: il jazz, il cinema (tra i film,
«Prospero’s Book» di Peter Greenaway), il balletto (Maurice Béjart
ha creato per lei «La mort subite»),
la poesia, i concerti da solista e con
la London Symphony Orchestra, le
canzoni di Breil e le sue: «Non so
quanto resterà di quello che ho
scritto, però mi piaceva provare anche questo», scherza. Così in quella
valigia possiamo immaginare non
solo effetti personali, ma anche
suggestioni, ricordi, parole, cose
che la Germania le ha lasciato dentro.
«A Ravenna — dice — proporrò
(con l’Orchestra Giovanile Luigi
Cherubini, direttore Tonino Battista, ndr) un racconto particolare del
Secolo Breve: da Lili Marleen, Moritat von Mecky Messer di Weill/ Bre-
Sul palco
Il 19 giugno
Ute Lemper
(Münster, 1963)
è famosa per le
interpretazioni
di Brecht, Weill e
Piaf. È anche
attrice, pittrice e
compositrice. A
Ravenna, il 19
giugno alle 21
(Palazzo Mauro
de André) con
l’Orchestra
Giovanile Luigi
Cherubini,
diretta da Tonino
Battista,
proporrà brani
come «Lili
Marleen»,
«Song of
Mandalay», «La
vie en Rose»,
«Amsterdam»
fino a «Imagine»
cht a brani di Gershwin; da Ballade
vom Wasserrad e Ne me quitte pas,
fino addirittura a Imagine di John
Lennon. C’è un motivo: credo che
quest’ultimo sia un brano che invita
alla pace. Noi tedeschi sentiamo
molto il secolo scorso. Non credo
che si possa parlarne senza citarci. È
come se avessimo sempre bisogno
di discuterne, capirne gli aspetti che
ancora ci sfuggono. E poi c’è il Mu-
❜❜
32
Domenica 1 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
#
Sport
✒
L'analisi
NON SI PUÒ
FARE A MENO
DI PEPITO
di MARIO SCONCERTI
M
olte le indicazioni di
questa piccola partita.
Prima di tutto l’infortunio a
Montolivo perché ci toglie uno
dei giocatori migliori. Poi il
fatto che Sirigu si conferma un
ottimo vice Buffon. Poi che la
condizione fisica è leggera,
perché siamo in fase di
preparazione e perché in Italia
si gioca ormai più lentamente.
L’ultima notizia è un
avvertimento. Non è stata la
partita per giudicare né Rossi
né altri giocatori italiani. C’è
stata in generale pochissima
squadra, ancora una volta
nessun tiro in porta, un’Italia
sperimentale e divisa dagli
schemi del campionato, metà
basati sul possesso palla e
metà sul contropiede. Il
risultato è un gioco
incompiuto che opprime gli
attaccanti e non lascia spazio
ai centrocampisti per
inserirsi. Gli irlandesi stavano
meglio fisicamente e
giocavano tutti secondo la
stessa linea tattica, dettata
non dal loro allenatore, ma dal
campionato da cui
provengono. Difficile fare
pagelle sincere. Rossi ha fatto
cose buone in appoggio e
nient’altro. Sa giocare a calcio,
ma attualmente non pesa. Uno
così personalmente lo porterei
sempre, ma non è da giudicare
adesso. È solo da rischiare
consapevolmente, nella
coscienza che può solo
migliorare. Verratti e Parolo
sono giocatori diversi. Verratti
è un primo della classe, ha
difficoltà a giocare intorno agli
altri, pretende il pallone.
Parolo è un incursore sulla
linea di Romulo e Candreva,
ottimo giocatore, non
centrocampista da palleggio
fine. Aquilani è il più regolare,
non fa mai grandi partite, non
è mai il peggiore. Io porterei
Verratti che sarebbe però un
altro piccolo rischio sommato
a Rossi. Immobile è stato
l’unico attaccante vero, non
può essere in discussione.
Cassano ha fatto l’uomo dei 30
minuti alla sua maniera, cioè
quasi ottima. È un altro che
andrà in Brasile. Darmian è un
generoso, non un fenomeno.
Bella corsa, piede duro, ma
non mi sembra abbia
avversari. Ma cercando le
valutazioni sui singoli, ci
siamo dimenticati la squadra.
Quella vera contro la Spagna
due mesi fa, questa abbozzata
contro l’Irlanda, due soggetti
sterili, poco brillanti, forse
decisamente opachi.
L’esperienza racconta che a
due settimane dal Mondiale
l’Italia non è mai stata bella.
Siamo da torneo, da
combattimento. Le carenze
fisiche dilatano i problemi
tecnici. Non siamo mai stati
quelli che dominano un
Mondiale, giochiamo bene
massimo due partite, poi
stupiamo per il sacrificio.
Quello non si può ancora
pretendere. Per adesso c’è solo
da fare gli auguri a Montolivo.
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Il Parma pronto a ricorrere al Tas Alonso: «Pensiamo al futuro»
Il Parma studia nuove azioni legali dopo l’esclusione dalla prossima
Europa League. Il club emiliano valuta i ricorsi al Tar del Lazio (richiesta
danni alla Federcalcio) e al Tas di Losanna: le scelte verranno ufficializzate
la prossima settimana dall’ad Leonardi. La squadra intanto ha scritto una
lettera al presidente dimissionario Ghirardi per invitarlo a non mollare.
Fernando Alonso si è presentato ieri al Mugello, ha seguito le libere poi ha
incontrato Dovizioso, Rossi e Marquez. «È un ambiente più informale della
F1, ma con tanta adrenalina — ha detto —. La Ferrari? Non si possono fare i
salti mortali. Lavoriamo a questa stagione, ma soprattutto sul futuro. Un
passo alla volta: il primo obiettivo è avvicinarci alla Mercedes».
Nazionale
A Londra contro
l’Irlanda finisce
0-0. Male Rossi
e Paletta. Il c.t.
potrebe rimandare
a domani
la scelta dei 23
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
LONDRA — Un pareggio
senza gol, davanti a Roy Hodgson, sul prato di Craven Cottage, per l’Italia che il 14 giugno
esordirà al Mondiale con l’Inghilterra. Ma sarebbe stato meglio per Prandelli, per la nazionale e per tutti prendere tre gol
dagli irlandesi, come era accaduto con la Russia a Zurigo prima di Euro 2012, piuttosto che
perdere Riccardo Montolivo. Il
contrasto durissimo con Alex
Pearce, al 10’, ha avuto esiti bru-
L’Italia perde i pezzi
tali: frattura della tibia della
gamba sinistra e niente Mondiale, per chi era entrato in
campo da capitano e che in Brasile sarebbe partito titolare. E
Aquilani, che ne aveva preso il
posto, è finito lui pure in ospedale per un colpo in testa, con
conseguente stato commotivo,
segno di una serata maledetta.
Come era facile immaginare,
quella con l’Irlanda è stata una
partita complicata, perché
Prandelli, visti i tempi stretti
della preparazione, ha dovuto
sacrificare il collaudo di squadra alla necessità delle verifiche
individuali, nel momento in cui
è chiamato a scegliere la lista
dei 23 imposta dalla Fifa. È vero
che l’Italia ha sofferto e molto,
con l’eccezione dei primi minuti (grande conclusione di Marchisio) e di alcuni momenti
della ripresa, ma quella che ha
pareggiato con gli irlandesi era
una nazionale più che speri-
Frattura per Montolivo, addio Brasile
Anche Aquilani finisce all’ospedale
mentale (in panchina le colonne del gruppo, da Buffon a Pirlo
a Balotelli), senza dimenticare
le gambe pesanti di tutti, visto il
lavoro durissimo di questi giorni a Coverciano. Così l’Italia,
choccata dall’infortunio a Montolivo, ha sofferto il ritmo e la
forza fisica degli avversari, che
non hanno mai fatto sconti nei
contrasti. E se l’Italia ha perso in
fretta il controllo della partita,
ha avuto la conferma che Sirigu
è diventato un portiere di sicurissimo affidamento (per lui i
complimenti di Buffon). Nel
primo tempo ha salvato gli azzurri, con tre interventi decisivi, uno in particolare su Long
(34’), che ha colpito in solitudine in area; nel finale, invece, dopo altre parate decisive, è stato
lui a essere salvato dalla traversa, colpita da Quinn (35’ s.t.).
L’Italia ha molto ballato; le
soluzioni del momento hanno
creato una situazione tattica
con precari equilibri: Thiago
Motta, sistemato davanti alla
difesa, ha sofferto le percussioni irlandesi, con Pilkington scatenato; Bonucci e Paletta sono
stati costretti a soffrire contro
avversari che arrivavano a cento
all’ora e li saltavano con regolarità. La modesta forza offensiva
azzurra ha fatto sì che il più atteso, Giuseppe Rossi, rimanes-
se a lungo isolato; che fosse costretto a tornare per avere a disposizione qualche palla; che
non riuscisse a incidere come
avrebbe voluto, dando comunque l’impressione di essere in
buone condizioni fisiche, ma
ancora timoroso nei contrasti.
Così l’uomo tatticamente più
convincente, almeno per
un’ora, ha finito per essere Verratti, che ha ispirato la squadra,
alla ricerca di soluzioni non banali, in grado di sorprendere gli
irlandesi; il più in condizione,
come corsa e come volontà, è
sembrato invece Marchisio, che
ha cercato anche il gol in più occasioni. Immobile è stato assi-
stito poco dai compagni, ma aveva anche
trovato la rete (10’
s.t.), però in fuorigioco, in un’azione finalmente veloce, prima di lasciare a Cassano che, a sua volta,
ha cercato di rendersi
utile. Anche, ma non
solo per l’infortunio
di Montolivo, questa è
un’Italia sulla quale
Prandelli dovrà lavorare
molto, a partire dal test di
mercoledì a Perugia con il
Lussemburgo.
Fabio Monti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il caso Il c.t.: «Una serata segnata dagli infortuni». Verratti ora si è guadagnato un posto a centrocampo
Prandelli: «Frastornati, ora non sarà facile»
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
LONDRA — La prima amichevole sulla strada di Rio è una
coltellata al cuore dell’Italia: Riccardo Montolivo, capitano per la
seconda volta nella sua vita, lascia il campo in barella dopo appena 10 minuti, steso da un’entrata molto dura di Alex Pearce.
Il fedelissimo di Prandelli rimane a terra, si rialza, prova a rientrare, cade nuovamente. «Mi sono rotto», il labiale rubato mentre gli occhi tradiscono la preoccupazione. Anche il c.t. ha la
faccia scura. Montolivo se ne va
in barella e di corsa al Chelsea
and Westminster hospital. La
diagnosi è terribile: frattura alla
tibia della gamba sinistra. Il suo
Mondiale è finito e il milanista
tornerà subito a Milano.
Così le scelte, per quanto riguarda il centrocampo, tornano
in discussione. Verratti, partito
in fondo al gruppo il giorno del
raduno, si è conquistato un posto in prima fila. Il suo impatto
sulla partita è buono: smarca
subito Immobile e libera al tiro
Marchisio. Grinta e personalità.
Ma sono gli infortuni a condizionare le decisioni. Aquilani,
che al 15’ aveva preso il posto di
Montolivo, 22 minuti dopo lo
lascia a Parolo: ha preso un colpo in testa, non sta bene e ha conati di vomito. Il professor Castellacci lo fa uscire e anche lui
finisce nello stesso ospedale di
Montolivo per una risonanza
magnetica: la diagnosi parla di
stato commotivo. Peraltro, il
centrocampista della Fiorentina
al Mondiale ci sarà, assieme a
Parolo e agli altri sicuri del posto, vale a dire Pirlo, De Rossi,
Marchisio, Thiago Motta, Candreva e ora Verratti. È invece out
Romulo: tormentato da problemi agli adduttori, non andrà in
Brasile.
L’infortunio di Montolivo distoglie un po’ l’attenzione da
Rossi. Quella con l’Irlanda doveva essere la sua notte. Qui sei
mesi fa Pepito aveva segnato un
gol alla Nigeria. Stavolta la serata è meno scintillante. Resta in
Romulo rinuncia
Guai agli adduttori
escludono Romulo. Rossi
resta in dubbio: «Valuterò
e rifletterò», dice il c.t.
campo 75 minuti ed è in buone
condizioni fisiche però è timoroso nei contrasti e troppo spesso lontano dall’area. Prandelli
aveva deciso di inserirlo tra i 23
se avesse superato il test irlandese. «Valuterò e rifletterò», dice
alla fine. Anche se il viola resta
favorito per andare al Mondiale
insieme a Balo, Cerci, Immobile
e Cassano. Destro e Insigne possono però sperare. Per adesso
sono in lotta per un posto da riserva. Sì, perché il c.t., che stasera dopo l’allenamento a Coverciano dovrebbe ufficializzare i
23 per il Brasile (ma potrebbe
prendersi un giorno in più),
chiederà a due dei 7 esclusi di
salire giovedì sera sul charter
per Rio. C’è tempo sino alla vigilia del debutto a Manaus contro
l’Inghilterra per sostituire un
eventuale infortunato e il tecnico azzurro vuole essere
pronto. All’Europeo il ruolo di
riservista era toccato ad Astori. Adesso saranno due. Uno
sarà un attaccante. L’altro, un
difensore e dovrebbe toccare a
Ranocchia perché Barzagli si
trascina la tendinopatia e Paletta viene da un infortunio. In
ogni caso sia Barzagli sia Paletta
al momento sono dentro. Come
Bonucci, Chiellini e De Sciglio. I
ballottaggi sugli esterni sono
quasi decisi: Darmian all’esordio in nazionale ha scalzato Pasqual e Abate è in vantaggio su
Maggio. Prandelli è cupo: «Una
serata segnata dagli infortuni.
Siamo frastornati e non sarà facile riprenderci»
Alessandro Bocci
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Domenica 1 Giugno 2014
Sport 33
italia: 51575551575557
#
Volley: Italia-Iran, bis a Verona Wilkinson chiude in bellezza
Sakara racconta il Brasile
La nazionale di volley, a punteggio pieno nel girone A della prima fase
della World League, cerca oggi a Verona la quarta vittoria consecutiva: alle
20 (differita alle 22.30 su RaiSport2) gli azzurri di Berruto giocano la seconda partita contro l’Iran, già piegato 3-0 l’altro giorno a Trieste. Nel prossimo turno, il 6 e l’8 giugno, la nazionale sfiderà, sempre in Italia, la Polonia.
La famiglia Bronzetti si dà alle arti marziali. La Red Carpet Sport &
Management (azienda gestita dalle figlie del noto procuratore) ha prodotto infatti il docu-reality «Sakara back to Brazil» che andrà in onda
su Dmax a partire da domani. Il Brasile dei Mondiali di calcio viene raccontato attraverso gli occhi del campione di Mma Alessio Sakara.
Sabato di finali e di addii nel rugby. Jonny Wilkinson ha salutato guidando
il suo Tolone al titolo di Francia (18-10 al Castres); Brian O’Driscoll ha chiuso
vincendo la Celtic con il suo Leinster (34-12 ai Warriors di Glasgow); il titolo
inglese è andato al Northampton che ha battuto 24-20 i Saracens; il Calvisano, infine, ha vinto l’Eccellenza battendo in finale il Rovigo 26-17.
0
0
Italia
Irlanda
ITALIA (4-1-3-2): Sirigu 7,5;
Darmian 6 (Abate s.v. 43’ s.t.),
Paletta 5, Bonucci 5, De Sciglio 5,5;
Thiago Motta 5,5 (De Rossi 6 17’
s.t.), Montolivo s.v. (Aquilani s.v. 15’
p.t.; Parolo 6 37’ p.t.), Verratti 6,5,
Marchisio 7; Immobile 6 (Cassano 6
11’ s.t.), G. Rossi 5,5 (Cerci s.v. 26’
s.t.). All.: Prandelli 6
Milan, il caso allenatori
Sabatini contro il procuratore
Seedorf resta in attesa
Inzaghi da Berlusconi
punto su Balo e mercato
Benatia non si tocca
La Roma: «Chi lo vuole
ci porti 61 milioni»
Pronto
Filippo
Inzaghi,
40 anni: è
l’allenatore
del Milan
anche se
manca ancora l’annuncio
ufficiale: ieri
a cena ad Arcore con
Berlusconi
ha fatto
il punto
sul mercato
(Fotogramma)
Difensore
Mehdi Benatia,
27 anni, difensore marocchino, è arrivato
alla Roma
la scorsa
estate
proveniente
dall’Udinese,
dove ha
disputato tre
campionati. In
questo campionato ha giocato 33 partite
(LaPresse)
MILANO — Quello che formalmente è ancora l’allenatore del
Milan era a Soriano nel Cimino (Viterbo) a ritirare il premio
intitolato a Pietro Calabrese. Sotto il controllo della manager,
Clarence Seedorf ha rilasciato dichiarazioni caute: «Leggo tutto
come voi, non ho avuto comunicazioni dalla società. Sto bene,
passo questi giorni in famiglia e con gli amici». È vero: la società
non ha comunicato nulla, perché vuole evitare l’esonero (il
contratto prevede 5 milioni netti per due anni) e cerca una
risoluzione consensuale. La prossima settimana ricominceranno
gli incontri tra i legali. Quando gli parlano di un sit in dei tifosi in
suo favore (organizzato malamente per ieri, davanti a Casa Milan,
è andato deserto, però è vero che Seedorf gode del sostegno di
parte della tifoseria) risponde: «Mi fa piacere l’affetto dei tifosi.
Dico “forza Milan” perché il Milan rimarrà sempre, come i tifosi».
Sul palc0, accenni più malinconici: «Tutto nella vita è un
passaggio. Ai bambini dico di imparare a gestire sconfitte e
vittorie, nella vita ci sono più sconfitte». Quello che formalmente
è ancora l’allenatore della Primavera, invece, alle 21 (mentre il
capitano Montolivo si infortunava irrompendo purtroppo tra gli
argomenti della serata) ha varcato i cancelli di Arcore, assieme
all’ad Adriano Galliani. Per Pippo Inzaghi è il secondo incontro
in una settimana con Silvio Berlusconi: questa però con
l’investitura già guadagnata. Cena (leggera, sono note le
abitudini alimentari di Inzaghi), argomenti «pesanti»: niente di
meno che il Milan del futuro, dal modulo di riferimento (4-3-3 o
4-3-1-2), al mercato, con al centro Mario Balotelli, destinato a
partire di fronte a offerte interessanti. Inzaghi, da quel che si è
capito, non si opporrebbe, ma chiederebbe un sostituto (da
affiancare a Pazzini e Matri). Da ieri, Taarabt è tornato al Qpr:
come per Rami, il Milan inizierà una trattativa per strapparlo a
cifre inferiori (il riscatto era a 7 milioni). Prima (entro il 20
giugno) il club deve risolvere il nodo delle compartecipazioni
(abolite dalla Figc): prossimo l’incontro con il Chievo per
Paloschi, da affrontare le situazioni di Poli e Salomon (a metà con
la Samp), Simone Verdi e Comi (Torino) e Albertazzi (Verona).
La Roma alza la voce sul caso Benatia. Dopo giorni vissuti tra
interviste di fuoco, in cui il giocatore parlava di «offerta
ridicola» da parte del club giallorosso per la rinegoziazione
del contratto, e tentativi di ricucire i rapporti, Walter
Sabatini rompe gli indugi. Prima chiarisce che «Benatia ha
ancora 4 anni di contratto e rimarrà», poi punta il dito
contro l’agente del difensore marocchino. Il direttore
sportivo romanista definisce Mussa Sissoko «un menestrello
alla ricerca di una corte che lo ascolti, che spara sentenze e
ipotizza prezzi e inoltre propone giocatori di soppiatto al
mio allenatore». Parole dure e circostanziate. «Vorrei
ricordare a questo signore — prosegue Sabatini — che 30
milioni è il valore del piede sbagliato di Benatia, che è il
sinistro. Il destro vale almeno un milione in più. Lo ripeto, è
un calciatore incedibile ma, se il suo procuratore ipotizza un
prezzo, i club a lui interessati devono valutare un costo di 61
milioni. Di fronte a questa cifra non mi sento di dire che
Benatia resterà al 100 per cento». Il d.s. della Roma ha parole
più miti per il giocatore: «Mehdi è un grande calciatore, ha
principi solidi, gli abbiamo proposto un aumento, peraltro
non dovuto, e non ci siamo trovati sull’ingaggio. Ma non
voleva definire “ridicola” l’offerta. Lui parla una lingua non
sua, ma non va demonizzato. Non resterà scontento».
Sabatini, intanto, sta lavorando alla Roma che «l’anno
prossimo deve giocare per lo scudetto». Iturbe resta un
obiettivo («Lo seguiamo, ma è un’operazione complessa»);
si punta ai rinnovi di Toloi e Bastos, si valutano Samuel e
Keita. La Juve intanto, si avvicina a Morata. In Spagna si parla
di accordo già raggiunto per l’attaccante (prestito con diritto
di riscatto) ma l’ostacolo da superare sarebbe la volontà del
Real Madrid di inserire nel contratto la possibilità di controriscatto a proprio favore. Si attendono novità per domani
quando i dirigenti spagnoli saranno a Torino per la partita
tra le vecchie glorie dei due club. Panchine: Iachini rinnova
col neo promosso Palermo fino al 2016.
Arianna Ravelli
Filippo Bonsignore
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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IRLANDA (4-2-3-1): Forde 6;
Coleman 6, O’Shea 6, Pearce 5, Ward
6; Meyler 6,5 (Green s.v. 40’ s.t.),
Hendrick 5,5; McGeady 6, Hoolahan
6 (Quinn 6 22’ s.t.), Pilkington 6,5
(McClean 5,5 13’ s.t.); Long 6,5 (Cox
s.v. 28’ s.t.). All.: M. O’Neill 6
Arbitro: Oliver (Inghilterra) 6
Recuperi: 5’ più 3’
Sfortunato
La sequenza dello scontro
con Pearce e il dolore di Montolivo;
sotto, Cesare Prandelli perplesso
(Ap, Epa, Action Images)
Lo scrive il «New York Times»
Partite truccate 4 anni fa in Sudafrica
e la Fifa rilancia l’allarme combine
Le amichevoli di ieri
Un gol di Stuani ha regalato la
vittoria all’Uruguay, nostra
avversaria nel girone
eliminatorio al Mondiale,
contro l’Irlanda del Nord.
All’Olanda è bastata una rete di
Robin Van Persie dopo 6 minuti
per battere il Ghana. Vittoria
del Cile sull’Egitto con
doppietta di Vargas
Finlandia-Estonia
2-0
Croazia-Mali
2-1
Norvegia-Russia
1-1
Algeria-Armenia
3-1
Albania-Romania
0-1
Lettonia-Lituania
1-0
Olanda-Ghana
1-0
Portogallo-Grecia
0-0
Messico-Ecuador
3-1
Spagna-Bolivia
2-0
Uruguay-Irlanda del Nord 1-0
Bosnia-Costa d’Avorio
2-1
Cile-Egitto
3-2
Prima del via dei Mondiali di calcio in Sudafrica, quattro
anni fa, sarebbero state truccate alcune partite
internazionali. Lo sostiene il New York Times, sulla base di
alcuni documenti riservati che il quotidiano pubblica a due
settimane dall’inizio del Mondiale brasiliano. Secondo
quanto riportato dal New York Times, «almeno cinque
partite, se non si più» sono state truccate prima dei
Mondiali. Si tratterebbe di amichevoli, giocate a ridosso
dell’inizio del torneo. Sotto indagine ci sarebbero almeno
15 partite, inclusa uno Stati Uniti-Australia che non è
sicuramente stata disputata al Mondiale (le due nazionali
erano in gironi diversi e gli australiani vennero eliminati al
primo turno) ma potrebbe essere l’amichevole giocata a
Roodepoort il 5 giugno. «Le indagini della Fifa hanno
concluso che coloro che hanno truccato le partite sono stati
aiutati da esponenti del calcio sudafricano, anche se la Fifa
non accusa nessuno esplicitamente» si legge sul New York
Times, dove si precisa che «diverse federazioni calcistiche
nazionali con squadre che giocheranno in Brasile sono
vulnerabili a truccare partite per le loro condizioni
finanziarie e le divisioni politiche. E proprio l’altro ieri, Ralf
Mutschke, il responsabile della sicurezza della Fifa, ha
lanciato l’allarme affermando che già alcuni giocatori e
alcuni arbitri sono stati contattati da personaggi interessati
ad accomodare i risultati delle partite. Mutschke non ha
fatto nomi ma ha voluto precisare che per quel che
riguarda il girone dell’Italia non risulta nulla di irregolare.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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34 Sport
Domenica 1 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Ventunesima tappa
GEMONA DEL FRIULI
215 m
6 - Monfalcone
Ciclismo La tappa più dura
all’australiano Rogers
aiutato anche dall’eccessivo
entusiasmo del pubblico
Oggi passerella a Trieste
km
87
TRIESTE
3m
Circuito
da 114 a 122
per 8 volte
114 122
Così oggi
21ª e ultima tappa, Gemona
del Friuli-Trieste, di 172 km:
passerella per la maglia rosa
e arrivo per velocisti
Così in tv
ore 14.30: Eurosport
ore 15.05: Raitre, RaiSport2
Duello colombiano
Nairo Quintana e Rigoberto
Uran, testa a testa
sulla salita dello Zoncolan
(Ap)
Il primo Giro
di Quintana
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
MONTE ZONCOLAN — Per
arrampicarsi in cima a questa
vecchia roccia dalla faccia scura,
le provano tutte: tricicli, ferrivecchi, bici di ultima generazione, qualche tandem. Ma nessuno in mezzo a questa festa ad alta gradazione ciclistica, tra pupazzi di carnevale e incoscienti
che — prima o poi doveva succedere — alterano l’esito della
tappa, ha mai provato l’allenamento del vecchio bambino
Quintana: Nairo è partito da
lontano, facendo spesso i 16
chilometri di salita verso casa
(pendenza all’8%) con la bicicletta della sorellina legata alla
sua, con una corda. La maglia
rosa stavolta al traino ha il suo
connazionale Uran, ancora arrabbiato per lo Stelvio-gate e
deciso a conservare il secondo
posto: quando hanno vissuto
per un breve periodo assieme a
Pamplona, Nairo pagava l’affitto
a Rigoberto, ma oggi salirà sul
podio più alto a Trieste senza
debiti con nessuno. Fabio Aru
sulla salita più dura del continente sembra una barchetta in
alto mare, non dà mai l’impressione di potersi avvicinare al secondo posto in classifica che distava 41’’, ma poi ritrova il vento
giusto, gestisce lo sforzo con lucidità e termina la traversata alla scoperta di se stesso attorniato da Majka, Rolland e Pozzovivo, gli avversari che hanno provato a metterlo in crisi per
prendergli il terzo posto.
Lo Zoncolan è cattivo, ma
non cambia la classifica finale,
decisa dallo sforzo della cronoscalata di venerdì. Anche per
questo i fuggitivi, che a Cima
Grappa si erano risparmiati, si
godono l’ultima giornata di libertà: ne partono 19 e ben 16 arriveranno prima di Quintana.
Dietro al vecchio lupo di mare
Mick Rogers — un tri-campio-
Nairo doma Uran e lo Zoncolan
Chiude corsa e polemiche
«Vinco perché sono più forte»
ne del mondo che replica la fuga
per la vittoria di Savona — c’è
un piccolo psicodramma: piange Pellizotti, che a 36 anni cerca
le ultime rivincite, piange Bongiorno, disarcionato da uno dei
troppi tifosi che allungano le
mani per spingere i corridori,
maglia rosa compresa.
Quintana però non perde mai
l’equilibrio, si toglie lo sfizio di
fare l’ultimo scattino in faccia a
Uran e poi conferma che ha vinto senza essere al top: «Ho avuto
mal di gol, catarro, male all’orecchio, ho preso antibiotici.
Non sono al massimo della mia
forma, è vero, ma sono molto
più che al 60 per cento delle mie
forze».
Uran ha ancora sul viso lo
schiaffo dello Stelvio, in cui ha
perso la maglia rosa: «Ma dimentico in fretta — ride nervoso —. E sono contento di aver
difeso il secondo posto contro
Il podio di Fabio
Fabio Aru, 23 anni, chiude il suo Giro al terzo posto.
Un ottimo risultato che gli ha procurato anche i complimenti di Quintana. «Voglio fare divertire la gente
nei prossimi anni e lo farò duellando con Aru».
Anche Uran gli pronostica un futuro felice:
«È il corridore per le corse a tappe
che mancava all’Italia»
(LaPresse)
Aru. L’Italia ha trovato il corridore da grandi corse a tappe che
le mancava». Fabietto è il corridore più sorridente mai visto
sullo Zoncolan: «Il podio per me
è una soddisfazione immensa.
Lo dedico alla mia famiglia e alla
mia fidanzata Valentina. E ringrazio tutti i compagni che si
sono fatti il mazzo per me».
Non è un modo di dire. Quintana addirittura svela di essersi
fatto imboccare dal compagno
Izaguirre sulla discesa innevata
del Gavia: «Ero rimasto senza
cibo e avevo le mani gelate. È
stato un momento decisivo,
perché quel giorno ho preso la
maglia rosa con una vittoria
spettacolare, più importante
delle polemiche. Nella crono-
Gli allenatori raccontano
Aru, la terza via
La ragione
più importante
del cuore
MONTE ZONCOLAN — C’è una terza via tra il
ciclismo 2.0 degli assi inglesi Froome e Wiggins
e quello romantico degli spagnoli Contador e
Rodriguez. È il ciclismo Ragione & Sentimento di
Fabio Aru, pilotato dagli allenatori italiani
Mazzoleni e Slongo. «Fabio — spiega Maurizio
Mazzoleni — è istintivo e generoso. Noi abbiamo
cercato di disciplinare queste caratteristiche
senza stravolgerle. A metà settimana ci siamo
resi conto che il suo motore era a regime a valori
altissimi: poteva spingere 400 watt per 40 minuti
di salita. Per questo gli abbiamo chiesto di
correre le due tappe più importanti (la crono del
Monte Grappa e quella dello Zoncolan)
rispettando scrupolosamente le indicazioni del
misuratore di potenza sul manubrio e frenando
l’eventuale istinto a forzare». Andatura
controllata, quindi, ma fino a un certo punto.
«L’accordo — spiega Mazzoleni — era di dare
fondo a ogni energia a 1500 metri dal traguardo,
come ha fatto in entrambi i casi: sul Grappa per
poco non vinceva, ieri ha recuperato bene sulla
coppia di testa negli ultimi tornanti». Un’altra
concessione al giovane sardo è stata quella di
liberarlo della fascia sul petto che misura il
battito cardiaco. «Nibali — spiega Mazzoleni —
si regola con il cuore e con la potenza. Fabio ha
un cuore particolarissimo: quando la corsa si fa
dura il battito si impenna verticalmente fino a
202/205 colpi al minuto. Lui a vedere salire
rapidamente i numerini sul display si inquieta».
Al computer che misura i battiti cardiaci Fabio
Aru ha sostituito un sapiente uso del cervello.
Con risultati, a quanto pare, davvero eccellenti.
Marco Bonarrigo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Tennis L’azzurro si arrende in cinque set al francese Monfils, fallendo gli ottavi di finale. K.o. Seppi, l’unica italiana in tabellone resta la Errani
Parigi amara: la solita occasione persa dal solito Fognini
Sgonfiato Fabio Fognini battuto da Monfils (Ap)
Perché il naufragare gli sia
dolce sempre nello stesso mare — quel brodo saporitissimo
fatto di tennis a tratti squisito e
atteggiamenti spesso urticanti
(tra il peggio del repertorio, ieri, il dito medio infilato in bocca e poi mostrato a uno dei
suoi tanti fantasmi e un’insopportabile litania di bestemmie
snocciolate, senza vergogna e
senza freno, in mondovisione)
—, è materia che Fabio Fognini
forse poterà al prossimo colloquio con Ana, moglie del coach
José Perlas, la psicologa amante delle missioni (im)possibili:
far quadrare la testa rotonda
del numero uno d’Italia.
Sul centralino del Roland
Garros, alla fine di un terzo
turno gremito come una finale
e vissuto dal pubblico con la
partecipazione degna degli
eredi di Chauvin (e dov’è la
novità?), resta l’ennesima occasione persa. Contro il francese Gael Monfils, già sconfitto
dall’azzurro nel 2010 dopo una
rocambolesca maratona finita
9-7 al quinto set, Fabio, non c’è
dubbio, partiva favorito. Dalla
vaghezza di Fognini (abbandonato per lunghi tratti da
dritto, 41 errori non forzati su
un totale di 81, e servizio, 57%
di prime palle in campo contro
il 78% del rivale) e dalla tensione di Monfils davanti ai suoi tifosi, è uscito un match strano e
saltellante, intenso ma non
bello, che sul punteggio di due
set a uno per il francese (5-7,
6-2, 6-4) sembrava avere un
solo protagonista in campo,
Fabio Fognini. L’azzurro, infat-
I risultati
Terzo turno
Uomini: Monfils
(Fra) b. Fognini
(Ita) 5-7, 6-2, 64, 0-6, 6-2; Ferrer
(Spa) b. Seppi
(Ita) 6-2, 7-6, 63; Murray (Gbr)Kohlschreiber
(Ger) 3-6, 6-3, 63, 4-6, 7-7 sosp.
Donne: Errani
(Ita)
b. Glushko (Isr)
6-0, 6-1
Oggi in tv
ore 11: Eurosport,
RaiSport1
ti, si annetteva il quarto 6-0
mentre Monfils, chiamato il
medico, sembrava esanime
(«Non lo vedi che sto morendo?» diceva all’arbitro). Teatro
o verità, ora che Fabio è in vacanza e Gael nei morbidi ottavi
contro lo spagnolo Garcia Lopez, poco importa. L’aggravante? Eccola: Fognini era caduto
in un trappolone simile meno
di un mese fa nella finale di
Monaco di Baviera, quando lo
slovacco Klizan si era finto sufficientemente morto da vincere il titolo in tre set. Innervosito (strano...), sempre più scattoso e ticcoso (bizzarro...) e infine totalmente deconcentrato
(non si buttano via i game così
svogliatamente, per nessun
«buon» motivo al mondo), Fognini ha permesso all’avversa-
rio di rimontare terra, tennis,
energie nervose e punteggio,
fino a risucchiarlo nella sindrome del malato (il fisioterapista gli ha bendato dita e coscia sinistra), in schizzi di isteria fin lì latente (un inutile lancio di racchetta, peccato
mortale, gli è costato un penalty point che ha mandato il
francese avanti 3-0) e in un
epilogo troppo prevedibile per
apparire casuale: debole reazione (3-2) e crollo di schianto. Come sua abitudine, Fabio
Rabbia e gestacci
Match intenso, macchiato
dalle parolacce.
Fabio: «Esco a testa alta»
si è autoassolto da tutte le colpe («Esco da Parigi a testa alta») annunciando un periodo
di «riposo». Si vuole, qui, ricordargli che dopo il fragoroso
tonfo parigino Serena Williams, che non a caso è numero
1 del mondo, aveva detto: «Mi
allenerò due, tre, dieci volte di
più, perché una sconfitta così
non mi accada mai più». Con
Seppi fulminato secondo pronostico da Ferrer, resta l’eroica
Saretta Errani a tenere alta la
bandiera. Poche parole, molti
fatti. E chi ha orecchie per intendere...
Ps. Nessuno ce l’ha con Fognini, che fuori dal campo è un
ragazzo adorabile. Non è cattivo: è che lo disegnano così.
Gaia Piccardi
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Corriere della Sera Domenica 1 Giugno 2014
Sport 35
italia: 51575551575557
Ordine d’arrivo
20ª tappa, ManiagoMonte Zoncolan, di 167 km
1. Rogers (Aus) in 4.41’55’’
(media 35,542 km/h)
2. Pellizotti (Ita)
a 38’’
3. Bongiorno (Ita)
a 49’’
4. Roche (Irl)
a 1’35’’
9. Cataldo (Ita)
11. Cattaneo (Ita)
16. Zardini (Ita)
17. Quintana (Col)
18. Uran (Col)
21. Majka (Pol)
22. Aru (Ita)
a 2’24’’
a 2’39’’
a 3’46’’
a 4’45’’
s.t.
a 4’59’’
a 5’01’’
23. Rolland (Fra)
24. Pozzovivo (Ita)
33. Evans (Aus)
41. Basso (Ita)
42. Cunego (Ita)
44. Sanchez (Spa)
156. Hepburn (Aus)
a 5’05’’
a 5’10’’
a 7’20’’
a 8’16’’
a 8’19’’
a 8’38’’
a 29’09’’
Classifica generale
1. Quintana (Col) in 83.50’25’’
2. Uran (Col)
a 3’07’’
3. Aru (Ita)
a 4’04’’
4. Rolland (Fra)
a 5’46’’
5. Pozzovivo (Ita)
a 6’41’’
6. Majka (Pol)
a 7’13’’
7. Kelderman (Ola) a 11’09’’
Basket
8. Evans (Aus)
9. Hesjedal (Can)
10. Kiserlovski (Cro)
11. Vuillermoz (Fra)
12. Pellizotti (Ita)
13. Geniez (Fra)
14. Monfort (Bel)
a 12’00’’
a 13’35’’
a 15’49’’
a 24’54’’
a 26’13’’
a 27’02’’
a 28’36’’
15. Basso (Ita)
a 32’08’’
16. Dupont (Fra)
a 35’56’’
17. Rabottini (Ita) a 46’16’’
18. Rogers (Aus)
a 47’47’’
19. Cunego (Ita)
a 49’22’’
24. Sanchez (Spa) a 1.02’40’’
156. Bol (Ola)
a 5.13’20’’
Giro & follie La tappa rovinata da personaggi improbabili e incivili
Bongiorno, la caccia a Rogers
bloccata da un tifoso molesto
La ressa è finita, i racconti
no. Perché sempre se ne parla
e poi mai si provvede: venerdì
su Cima Grappa, c’era quello
che inseguiva i fuggitivi con
una volpe imbalsamata e
quell’altro che scattava con
l’iPad piantandosi sulla faccia
d’Uran; l’anno scorso, Nibali
che si guadagnò la maglia rosa a suon di spintoni; al Tour,
Contador che tirò il cartone
definitivo a un supporter insuo rischiatutto. Che dire a sistente; sull’Alpe d’Huez,
quel tale? «Forse, aveva un Guerini che s’impigliò in un
tasso alcolemico troppo alto. fotoamatore e cascò... «C’è
Questa è una lezione per il fu- troppa gente che va fuori daturo. Devono rispettarci...». gli schemi e rovina lo spettaLezione d’inciviltà. Spintoni colo», protesta Edoardo Zarscambiati per spintarelle, vai dini, stessa squadra di Bonche ti mando io, i corridori giorno. «Mi spiace per Masono furiosi per quei mostri- nuel che è un bravo ragazzo»,
ciattoli in agguato sui tornan- fa il signore Rogers, che finge
ti del Mostro. Un’arrampicata di non essersi accorto dello
senza transenne, senza vo- spintone vantaggioso: «Devo
dire che queste
cose succedono
Il rischio di Quintana
molto spesso...».
Sempre meglio
Quintana ha rischiato di cadere.
il gorillodromo
All’inseguimento dei corridori anche buono del cicliun uomo nudo sbucato da un bosco smo che le arene
feroci del calcio?
«In salita è così.
lontari, senza polizia. Un cor- Salta fuori questa gente che
po a corpo. Di Quintana che a ha bevuto grappa. La folla in
un certo punto sta per cadere cima allo Zoncolan era da pele perdere la maglia rosa, ab- le d’oca, ma questi ci danno
bracciato da uno imbandiera- un fastidio tremendo, doto di Colombia. Di Rogers che vrebbero capirlo...». Gli moschiaffeggia e insulta metro strano le immagini della spodopo metro chi gli sta addos- sa-sposo con la barba, quella
so, gli scampana alle spalle, Conchita Wurst alla prima
gli toglie l’asfalto, gli rovina curva. Ride sotto i baffi: «No,
l’assalto. Di Poels che perde la lui no... M’è stato dietro un
pazienza, a una strettoia ac- pezzo, non ha fatto danni. Vechiappa gli occhiali da sole stito così, dai, questo qui ald’un tifoso focoso e glieli sfi- meno era divertente...».
Francesco Battistini
la, buttandoli nella malga con
© RIPRODUZIONE RISERVATA
annesso fuck you.
Manuel costretto a fermarsi: «Basta, serve rispetto»
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
scalata ho voluto dimostrare
quanto sono forte. E continuerò
a dimostrarlo, andando alla
conquista del Tour l’anno prossimo». Nairo è emozionato, ma
quando gli chiedono di parlare
del suo «villaggio sperduto» alza la voce: «Non vengo dalla foresta, ma da un bellissimo posto
in cui non mi mai mancato
niente e del quale vado orgoglioso. In Europa ho fatto passi
da gigante. Sono diventato un
uomo completo, capace di fare
grandi cose e dare spettacolo.
Spero di far divertire la gente
per molti anni, anche duellando
con Aru: con lui ci saranno
grandi battaglie nel futuro». Di
fronte a due giovani rocce così,
persino sulla faccia severa dello
Zoncolan spunta un sorriso.
Paolo Tomaselli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
MONTE ZONCOLAN — Il
Bongiorno si vede dal cretino.
Il primo a comparire è una
specie di sposa barbuta: un
energumeno di bianco vestito
e col velo di taffetà, trance
agonistica da trans all’Eurofestival, che in eurovisione e
sulla salita più dura d’Europa
impalma Rogers correndogli
dietro per un chilometro. A
cinque dalla fine, la montagna partorisce una specie di
topo gigante col videofonino
che rode le ruote di Pellizotti.
A quattro spunta anche un tizio vestito da panda, perché
certe razze non s’estinguono
mai. Poi tocca all’inevitabile
diavolo rosso con le corna e il
forcone, che danna la gara di
Roche; e a tre villosi energumeni che inseguono Aru coperti solo d’eterei gonnellini;
e a uno che sbuca dai boschi
nudo davvero; e a un Obelix
con l’elmo e le trecce che tenta
di lanciare Monfort come un
menhir... Sono Pazzi Questi
Montani. Il più folle però è un
ciccione con la maglia iridata:
a milleotto dal traguardo, vede Francesco Manuel Bongiorno. Che è secondo. Che si
sta giocando la tappa della vi-
I casi Poels strappa
gli occhiali a un tifoso;
sopra, Bongiorno,
spinto, è costretto a
fermarsi, Rogers scatta e vince (Ipp, Ansa)
ta attaccato a Rogers. Il ciccione lo rincorre. L’agguanta. Lo
sbilancia. Manuel barcolla,
sbanda, va a sbattere sull’avversario davanti, perde il pedale e deve mettere il piede a
terra, in pendenza. Quasi si
ferma. Rogers va, lui no. 30
metri persi, 49 secondi indietro. Il ciccione capisce che cos’ha combinato e
si mette le mani
nei capelli. Bongiorno capisce
che non combinerà più nulla e si
mette a piangere.
Bonjour tristesse,
addio Monte.
«Perché l’ha
fatto?»: datelo a
noi, twittano subito i tifosi. «Questa salita
l’avevo vista e rivista nella
mia vita fin da bambino, non
so avrei vinto, ma so che sarebbe stata la gara più bella
della mia carriera, invece...».
Bongiorno non si presenta dicendo allegria: è una vita che
pensa alla bici — «i miei volevano che studiassi e allora io
mi svegliavo alle sei del mattino, tornavo da scuola e m’allenavo fino a sera, poi studiavo la notte...» —, a 23 anni il
mostruoso Zoncolan era il
Siena sventa
la rimonta
di Roma
La congregazione degli
«umili e affamati» senesi ha
la meglio (75-73) sulla
banda romana dei «brutti,
sporchi e cattivi», nella gara
di esordio di semifinale,
bellissima, nella parte bassa
del tabellone. Con il basket
che esce dal ghetto,
ritrovando in pieno i suoi 3
cardini fondamentali. La
difesa: bella tosta su
entrambi i fronti e anche
tatticamente mirata. Il
playmaker: in vantaggio di
Siena, con la solita stella
polare di MarQuez Haynes,
26 punti, tutti pesanti, e 6
assist. Il pivot: in favore di
Roma, con Trevor Mbakwe,
il toro con le ali, 15 punti e
11 rimbalzi, riportando
anche il fulcro del gioco
nella sua dimensione antica
con il confronto con l’ottimo
Othello Hunter (10 più 9)
rientrante dall’infortunio.
Bene Bobby Jones (18), ma il
filo è stato spezzato, per
Roma, dalla prestazione
sfarfalleggiante di Quinton
Hosley, 3/12 al tiro e 6
palloni malamente dispersi
nel vento, con l’aggravante
della precipitazione con la
quale ha fallito il pareggio a
un solo secondo dal
termine. Bella e corretta in
tutto e per tutto, con
conduzione arbitrale
finalmente ineccepibile, la
sfida la semifinale tra Siena
e Roma si annuncia molto
eccitante. Forse anche
sfibrante nell’equilibrio.
Questa sera Milano cerca la
replica contro Sassari e
domani ancora Montepaschi
al cospetto dell’Acea.
Werther Pedrazzi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Le semifinali
Così ieri
Siena-Roma
75-73
(1-0 nella serie)
Prossime gare: domani,
4, 6, ev. 8, ev. 10, ev. 12/6
Così oggi
ore 20.30
Milano-Sassari
(1-0 nella serie)
Tv: diretta RaiSport1
Prossime gare:
3, 5, ev. 7, ev. 9, ev. 11/6
Nba
Miami è la prima finalista
(per il quarto anno consecutivo,
vittoria per 4-1 su Indiana)
Nba: ora attende la vincente tra
San Antonio e Oklahoma City
MotoGp Al Mugello sesta pole del campione del mondo, ma la Ducati Pramac vola a 349 orari e dà la prima fila all’italiano. Rossi (10°) sbaglia le gomme
Iannone, c’è un jet nella scia dell’inafferrabile Marquez
DAL NOSTRO INVIATO
Veloce Andrea Iannone (Ansa)
SCARPERIA — Valentino sognava la prima fila, se l’è presa
invece Andrea Iannone con una
Ducati che su questo asfalto
sembra un jet al decollo. Il ragazzo del team Pramac ha
stampato un giro monstre, veloce e pure furbo, visto come ha
sfruttato la scia proprio di Rossi. Ma anche lo sci nautico applicato alla moto è un’arte e il
risultato è stato esaltante. Secondo dietro Marquez (alla sesta pole su 6) e davanti a Lorenzo, il 24enne tamarro (sua orgogliosa autodefinizione) nato
a Vasto e residente a Milano, al
secondo anno fra i grandi, è in
prima fila per la prima volta in
MotoGp e ora insegue il miglior
risultato della carriera dopo il
sesto posto in Argentina il 27
aprile scorso: «L’importante è
non cadere, il sogno è il podio».
Acchiapparlo già oggi sembra francamente impossibile,
perché «la gomma crolla dopo
6/7 giri» e perché la Desmosedici resta un mostro di potenza
che non contempla la curva fra i
suoi hobby. Ieri Andrea ha stabilito il nuovo record di velocità
per la MotoGp con 349,6 km/h,
che in realtà, precisa lui, «da telemetria sono 354». Un jet, appunto. E, se vi sembrano tanti,
non siete soli. «Le moto non
dovrebbero andare oltre i 320,
tutto il resto è pericolo – ha detto Rossi —. Mi spiegate che differenza c’è, a guardarle, tra una
moto che fa i 320 e i 350? Andare così veloce non ha senso». La
replica di Iannone è stata pron-
Il via alle 14
Così ieri
MotoGp
1. Marquez (Spa) Honda
in 1’47’’270
2. Iannone (Ita) Ducati a 0’’180
3. Lorenzo (Spa) Yamaha
a 0’’251
4. Pedrosa (Spa) Honda a 0’’314
10. Rossi (Ita) Yamaha a 0’’521
Moto2
1. Rabat (Spa) Kalex in 1’52’’718
Moto3
1. Rins (Spa) Honda in 1’56’’999
Così oggi
ore 11: Moto3
ore 12.20: Moto2
ore 14: MotoGp
Così in tv
diretta SkyMotoGp, SkySport1
ta e risentita: «Tante cose nella
vita non hanno senso, eppure si
fanno. Noi della Ducati abbiamo solo la velocità e ce la volete
togliere? Allora però facciamo
moto che curvano tutte uguali...». Perché, e Rossi lo sa bene,
la potenza è nulla se poi devi telefonare alla moto per farla
svoltare.
Sicuro di sé, ambizioso, senza peli sulla lingua, in passato
Andrea non ha fatto seguire i
fatti alle dichiarazioni spettacolari. Questa può essere la volta
buona. Immaginarlo protagonista nei primi giri è scontato.
Quello che verrà dopo sarà oro
colato, nonché possibile materia per una trattativa futura con
la Ducati: «Io nel team ufficiale
nel 2015? Non mi manca niente». E, almeno pensando a Cru-
tchlow, non ha tutti i torti.
La parabola di Rossi — con
un casco speciale che sembra la
scatola della pasta, «Pasta di
Vale non scuoce mai», con significato chiaro — è stata l’opposto di quella di Iannone, con
un decimo posto che lo piazza
in quarta fila. La ragione sta nel
primo vero errore del nuovo
corso Galbusera, fin qui perfetto al box. Valentino lo ha raccontato così: «Con la prima
gomma avevo fatto abbastanza
bene (gravitava in seconda fila,
Battibecco
Valentino: «Così è troppo
rischioso». Andrea: «Se ci
levate pure la velocità...»
ndr), ma c’era ancora un margine di miglioramento. Così, su
consiglio anche della Bridgestone, abbiamo montato la
morbida anteriore sperando di
curvare meglio». Un peccato figlio di troppa ambizione: «Per
fare un po’ meglio abbiamo fatto molto peggio». Rossi si consola pensando che «il passo gara è buono e sono veloce anche
a gomme finite. Serve partire
bene, sorpassare e vedere che
cosa succede». Un’idea, a proposito, ce l’abbiamo ed è la
stessa di Valentino: «Rimontare
è sicuro, vincere meno». Di
questi tempi, che chissà quando finiranno, lo sarebbe anche
stando in prima fila e con Marquez in ultima.
Alessandro Pasini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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PRIMA
DOPO
Domenica 1 Giugno 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 1 Giugno 2014
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italia: 51575551575557
CorriereSalute
LE PAGINE DEL VIVERE BENE
www.corriere.it/salute
Medicina
Alimentazione
Medicina
Diritto
Le donne sono
poco attente
ai sintomi cardiaci
Mangiare sano
è possibile
anche per i single
I rimedi giusti
per la dermatite
da contatto
Cure essenziali
garantite solo
in dieci regioni
a pagina 40
LA DERIVA
DELLE SCARTOFFIE
di ALBERTO SCANNI
C
he cosa fa un medico in ospedale oltre a curare
gli ammalati? Stende relazioni per Regione
e amministrazioni su cose che nulla hanno
a che fare con quello per cui ha studiato,
dà informazioni al ministero sull’uso di farmaci
particolari, compila i moduli della privacy, fa impegnative
per l’esonero dai ticket, stende certificati Inps e molto altro.
Se poi è un primario, deve anche produrre carte su carte
per rispondere ai quesiti delle varie commissioni regionali,
interfacciarsi con il Comitato etico per valutare
comportamenti e progetti di ricerca, con i NOC (Nuclei
operativi di controllo) delle Asl per la correttezza delle
diagnosi, con la Joint Commission per valutare procedure
sanitarie, deve occuparsi dell’antincendio, partecipare
a comitati che organizza l’amministrazione per
il raggiungimento degli obiettivi dati dalla Regione
al direttore generale. Poca attività clinica e molta attività
burocratica. In tempi
andati, le prestazioni
sanitarie venivano pagate a
piè di lista e poco importava
se un malato stazionava
in ospedale (costando alla
Un conto è
più giorni, visto
una managerialità comunità)
che faceva un esame un
giorno sì e uno no. Giusto,
etica, altra cosa
quindi, oggi richiamare
è ridursi solo
a sobrietà, organizzazione,
a compilare moduli risparmio e managerialità.
Ma un conto è una
managerialità etica che non
abiura le radici della professione, altro è ridursi a compilare
carte, partecipando a inutili riunioni, sottoponendosi
a corsi formativi di nessuna utilità. Queste incombenze,
imposte dal sistema, sembrano destinate ad aumentare,
mentre il tempo da dedicare ai malati si assottiglia, e spesso
riempire una scartoffia diventa più importante della clinica.
La deriva va bloccata, introducendo figure intermedie
che si occupino di tutti quei problemi che nulla hanno
a che fare col lavoro del medico. Quindi: data manager che
verifichino le cartelle, che facciano statistiche e proiezioni,
che controllino se tutte le voci dei vari questionari sono
state compilate, che si preoccupino di fare l’accettazione
dei malati, di reperire documenti, di organizzare le agende,
che si occupino, in altri termini, di tutte quelle attività
che sottraggono tempo alla cura dei malati. Speriamo
che il Ministro affronti prima o poi questo problema,
ne va della qualità della assistenza.
❜❜
a pagina 42
a pagina 41
Non facciamoci
mettere
in ginocchio
Oggi ci sono molte
soluzioni per i problemi
all’articolazione
più complicata
dell’organismo.
Ma è essenziale
capire bene
le cause,
per non abusare
di interventi «pesanti»
di ELENA MELI alle pagine 38-39
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il numero
Visite gratuite per prevenire
i tumori del cavo orale
Ottava forma tumorale più diffusa
al mondo, il carcinoma della bocca colpisce ogni anno in Italia 6 mila persone, con un alto tasso di mortalità.
Quando però il carcinoma è rilevato e
curato nella sua fase iniziale, è possibile avere un tasso di sopravvivenza dell’80 per cento, e ottenere anche una
guarigione completa, consentendo inoltre interventi meno
invasivi per il
Sono gli studi dentistici
volto e per il cavo
disponibili
orale. Per queper chi vuole sottoporsi
sto, oltre 7 mila
a controlli gratuiti
studi dentistici
per la prevenzione
Andi (Associae la diagnosi del tumore
zione Nazionale
del cavo orale
Dentisti Italia-
( )
7 mila
ni) saranno disponibili fino al 19 giugno per effettuare visite di controllo
gratuite per la prevenzione, o l’eventuale diagnosi, del tumore del cavo orale. L’iniziativa si colloca nell’ambito
dell’Oral Cancer Day, organizzato da
Fondazione Andi onlus per sensibilizzare i cittadini sull’importanza della
prevenzione e della salute orale per la
salute generale. Per trovare lo studio
odontoiatrico più vicino e conoscere
l’elenco dei dentisti presso cui prenotare le visite basta consultare il sito
www.oralcancerday.it, oppure si può
chiamare il numero verde 800 911 202.
PER SAPERNE DI PIÙ
L’iniziativa dell’Andi è sul sito
www.oralcancerday.it
a pagina 43
38 Salute
Domenica 1 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
dossier medicina
di ELENA MELI
Ortopedia Come «riparare» questa struttura complessa e, proprio per questo, più a rischio di rotture
Quando il ginocchio fa male
bisogna capire (bene) il perché
Prima di infiltrazioni o bisturi
È
uno dei sintomi con
cui quasi tutti, prima
o poi, devono fare i
conti. Il dolore al ginocchio non risparmia bambini, adolescenti,
adulti, anziani: può arrivare
dopo un trauma, oppure affacciarsi senza che ci siano
stati incidenti; iniziare all’improvviso, oppure insinuarsi
pian piano finché diventa
troppo fastidioso per essere
ignorato. Ed è un problema
serio, che si vorrebbe risolvere prima possibile perché l’articolazione del ginocchio, la
più grande di tutto l’organismo, è continuamente al lavoro anche nei movimenti
più semplici: regge il nostro
peso quando stiamo in piedi,
ci consente di piegarci, alzarci, girarci. Il guaio è che si
tratta di un’articolazione “de-
licata”, complessa e proprio
per questo più a rischio di
rotture o alterazioni della
funzionalità. «Il ginocchio
deve garantire una varietà di
movimenti superiore alle altre articolazioni, nonostante
per motivi anatomici abbia
una stabilità inferiore, visto
che una superficie quasi piatta, quella della tibia, deve
“raccordarsi” con le due parti
convesse terminali del femore
L’approccio
In presenza
di dolore
persistente sono
indispensabili
visita e indagini
— spiega Roberto D’Anchise,
primario dell’Unità di Chirurgia del Ginocchio all’Istituto
Ortopedico Galeazzi di Milano —. Da qui la necessità della presenza dei menischi, che
funzionano un po’ come
“zeppe” per ammortizzare il
carico, e del legamento crociato anteriore e posteriore».
Il dolore perciò può dipendere da problemi a una delle
numerose strutture all’interno del ginocchio, dai menischi ai legamenti, dalle rotule
alle cartilagini: come capire
che cosa non va?
«Se il dolore è comparso da
pochi giorni e non c’è stato un
trauma evidente si può chiedere consiglio al medico di
base — risponde Paolo Adravanti, presidente della Società
Italiana del Ginocchio Artroscopia Sport Cartilagine Tec-
nologie Ortopediche (Sigascot) —. Utilizzare nel frattempo il ghiaccio e far riposare l’articolazione, senza
compiere sforzi, può aiutare a
ridurre i fastidi; le pomate per
uso locale invece servono solo
se ci sono ematomi o problemi esterni all’articolazione,
mentre i cerotti medicati possono lenire un po’ il dolore ed
essere di qualche utilità. Il
medico di base, inoltre, può
prescrivere farmaci antinfiammatori o analgesici per
qualche giorno; meglio invece evitare, in una fase acuta e
precoce, la fisioterapia o la laser-terapia che in alcuni casi
potrebbero peggiorare le cose. Se però il dolore al ginocchio diventa cronico, sono indispensabili una visita dall’ortopedico e qualche accertamento diagnostico».
«Una visita accurata è necessaria per indagare tipo, localizzazione e gravità del dolore, ma anche per capire se il
ginocchio si muove bene o
meno, se c’è un versamento o
un difetto posturale, se la muscolatura è adeguata — interviene Paolo Cherubino, presidente della Società Italiana di
Ortopedia e Traumatologia
—. La visita serve poi ad accertarsi che il problema dipenda realmente dal ginocchio, a volte dolorante per patologie dell’anca che vi si irradiano; inoltre, occorre essere
sicuri che non ci sia stato un
trauma più o meno recente,
seppur banale come una piccola distorsione».
Una volta ipotizzata la causa del dolore al ginocchio, gli
esami più spesso prescritti
sono la radiografia, per escludere fratture e valutare lo stato delle cartilagini, e la risonanza magnetica che consente di vedere parti molli e legamenti. «Di solito la TAC e
soprattutto le ecografie sono
meno utili — riprende D’Anchise —. La raccolta dei sintomi è tuttavia ciò che più serve
a capire: se, ad esempio, il paziente non riesce a star seduto
a lungo con le ginocchia piegate, è possibile sia colpa di
un problema alla rotula; se il
dolore è acuto e non si possono stendere le gambe, potrebbe essersi rotto il menisco, e
così via».
Quali sono le cause più frequenti di dolore al ginocchio?
«Escludendo l’artrosi (vedi a
lato), nell’adulto sono comuni le patologie dei menischi:
oltre alla rottura per un trauma, questi “cuscinetti” possono degenerare nel tempo —
risponde D’Anchise —. Anche
le lesioni ai legamenti crociati, frequenti soprattutto a carico dell’anteriore, sono cause
possibili di dolore, ma sono
sempre provocate da traumi
(vedi sotto); infine, può essere colpa di una patologia della
rotula. Questo osso (che si
trova nella parte anteriore del
ginocchio, protegge il femore
e consente l’estensione dell’articolazione, ndr) di norma
scorre perfettamente allineato in una sorta di “corridoio”
osseo: se l’allineamento viene
meno, perché i legamenti sono un po’ più lassi del dovuto,
come accade spesso nelle
donne, la rotula tende a spostarsi verso l’esterno e il ginocchio tende a cedere».
Se non c’è un’instabilità eccessiva si può intervenire con
una riabilitazione che rafforzi
la muscolatura locale per
mantenere in asse il ginocchio e risolvere il dolore; altrimenti, in presenza di un notevole spostamento della rotula, occorre stabilizzarla con la
chirurgia. I menischi invece
non per forza devono essere
operati quando si rompono,
anzi: in chi ha più di 35- 40
anni e un menisco degenerato, c’è margine per una “gua-
Nelle ragazze
Rinforzo della muscolatura
per riallineare le rotule «strabiche»
Anche bambini e adolescenti possono soffrire di dolori alle
ginocchia: spesso accade per traumi sportivi, che in genere
si risolvono con ghiaccio e riposo dell’articolazione. Ci sono
però anche problemi correlati alla crescita, spiega Paolo
Cherubino, presidente Siot: «Nei più piccoli, ad esempio, c’è la
malattia di Osgood-Schlatter, disturbo a livello dell’inserzione
del tendine rotuleo, che si manifesta con dolore quando
il piccolo salta o gioca a calcio, ma che poi passa con la
crescita del bimbo; negli adolescenti è abbastanza frequente
la sofferenza della cartilagine del femore, mentre nelle
ragazzine non di rado si osserva uno scorretto allineamento
delle rotule che “guardano” verso l’interno delle gambe.
È il cosiddetto ginocchio valgo, che provoca lesioni alla
cartilagine rotulea: nel 70-80 % dei casi nelle giovanissime
basta rafforzare la muscolatura degli arti inferiori con
un’attività fisica adeguata per riallineare le rotule».
rigione” spontanea in cui il
dolore poi scompare, mentre
l’intervento in artroscopia per
rimuovere questa piccola
porzione non sempre dà risultati brillanti, come spiega
Cherubino: «Nei pazienti più
avanti negli anni asportare il
menisco può perfino provocare danni consistenti all’articolazione in un 30 per cento
dei casi». Meglio allora terapie conservative, che non
“guariscono” il problema alla
base del dolore al ginocchio,
ma leniscono i fastidi e consentono di riprendere le attività quotidiane, come la tecar-terapia o la terapia riabilitativa (un buon tono muscolare è sempre fondamentale),
fino all’uso di antinfiammatori. In presenza di dolore articolare possono essere indicate le infiltrazioni che, però,
non sempre sono necessarie
né devono essere considerate
una terapia “facile”: «Qualunque sia il farmaco utilizzato, le
infiltrazioni non sono un atto
banale — fa notare D’Anchise
—. Esiste il rischio, seppure
basso, di infezione articolare,
per cui devono essere eseguite da medici esperti, con
un’accurata sterilità e senza
abusarne, specialmente in assenza di risultati, scegliendo
con buonsenso i principi attivi da utilizzare: l’acido ialuronico, ad esempio, ha prevalentemente un effetto lubrificante e analgesico, i derivati
delle piastrine riducono il dolore e secondo alcuni studi
potrebbero avere un’azione
positiva sulla cartilagine, tuttora però non dimostrata a
sufficienza. Gli effetti migliori
si hanno su danni cartilaginei
nei primi stadi, ma si tratta,
comunque, di metodi da cui è
bene non aspettarsi miracoli».
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Traumi Menischi e legamenti crociati coinvolti nel maggior numero di casi
Il chirurgo va interpellato
se la funzionalità è molto alterata
S
e il dolore al ginocchio
dipende da un trauma
che ha coinvolto menischi o legamenti e la
“vittima” è una persona giovane, l’intervento chirurgico è l’opzione di trattamento migliore. Solo così infatti si può evitare che il danno degeneri ulteriormente: un
menisco rotto a vent’anni che
non venga operato, provoca il
cattivo funzionamento dell’articolazione e un’alterazione dei carichi, spianando la
strada all’artrosi. Lo stesso vale per i legamenti crociati,
spesso lesionati (e per lesione
si intende sempre una rottura) in conseguenza di traumi
durante l’attività fisica: brusche flessioni, estensioni o rotazioni - come quelle che avvengono nello sci, nel calcio o
in altri sport - possono provocare la rottura dei legamenti,
in genere di quello anteriore.
«Ciò non compromette la
possibilità di un cammino
normale, ma in caso di salti o
cambi di direzione il ginocchio può cedere completamente, provocando ulteriori
danni, come la rottura di un
menisco o lesioni alle cartilagini — spiega Roberto D’Anchise, primario dell’Unità di
Chirurgia del Ginocchio all’Istituto Ortopedico Galeazzi
di Milano —. Perciò, specie in
chi è molto giovane l’intervento di ricostruzione è più
che raccomandato, soprattutto perché la mancanza del legamento può favorire nel
tempo l’usura dell’articolazione e, di conseguenza, facilitare la comparsa di artrosi in futuro. In chi ha più di 30 o 40
anni la scelta dipende soprattutto dalle esigenze e dallo stile di vita: per chi è molto attivo l’intervento può essere altrettanto consigliabile».
L’operazione consiste nel
sostituire il legamento crociato rotto con un tendine preso
da un’altra sede o da una banca dei tessuti; oggi esistono
anche legamenti artificiali,
ma secondo D’Anchise: «Non
danno ancora la garanzia di
risultati sovrapponibili a
quelli ottenuti con l’uso di
tessuti prelevati dal paziente o
da un donatore». L’operazione
avviene in artroscopia, quindi
con una tecnica mininvasiva
che non comporta grosse cicatrici. In genere, dopo 3-4
settimane si possono lasciare
le stampelle e nel giro di qualche mese si può riprendere
anche l’attività sportiva. Grazie a una corretta fisioterapia
la maggioranza dei pazienti
risolve il problema con buoni
risultati di recupero della funzionalità dell’articolazione.
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Corriere della Sera Domenica 1 Giugno 2014
Salute 39
italia: 51575551575557
I PROBLEMI PIÙ FREQUENTI E LE SOLUZIONI
Corriere della Sera / Mirco Tangherlini (fonte ISTAT e SIOT)
GINOCCHIO DESTRO
GLI ESAMI UTILI
CARTILAGINI
Il deterioramento progressivo è la cosiddetta artrosi, che può essere causata da vecchi
traumi che modificano l'assetto del ginocchio o che provocano danni localizzati, oppure
da problemi di allineamento e postura, che portano a un'usura eccessiva di alcune parti
dell'articolazione, o anche da cause sconosciute. L'artrosi non è invece conseguenza
diretta e inevitabile dell'invecchiamento
L’artrosi
colpisce oltre
2di,5italiani
milioni
RADIOGRAFIA
È utile per escludere fratture e piccoli
traumi e individuare l'usura
delle cartilagini tipica dell'artrosi
ROTULA
Può provocare dolori se non è ben allineata; il problema può essere risolto
nella maggior parte dei pazienti con riabilitazione o, nei casi più gravi, con reale
instabilità, attraverso la chirurgia. Se il disturbo non viene affrontato può essere causa
di artrosi in età più avanzata
RISONANZA MAGNETICA
Serve a vedere i tessuti molli,
i legamenti e i menischi
MENISCHI
Possono rompersi e se ciò avviene in seguito a un evento traumatico è opportuno operare
in artroscopia, per rimuovere i frammenti, oppure, se possibile, ricucirli. I menischi
possono inoltre degenerare, anche indipendentemente da sollecitazioni anomale;
in tal caso è preferibile attendere prima di eseguire l'intervento chirurgico
Generalmente meno utile
per la diagnosi di problemi
al ginocchio
5%
20%
gli adulti
gli adulti
con meno con più
di 65 anni di 65 anni
TAC
100 mila
ECOGRAFIA
Serve soprattutto a individuare problemi
esterni all'articolazione, come le borsiti
LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE
Si rompe a seguito di traumi ed è consigliabile, soprattutto nei soggetti giovani e attivi,
operare per sostituirlo con tendini presi dal paziente stesso o da donatore,
così da evitare cedimenti e usura articolare
Le protesi
di ginocchio
impiantate in Italia
ogni anno
Usura della cartilagine Diventa comune con l’avanzare dell’età, ma non di rado riguarda persone giovani
Il giusto esercizio fisico per prevenire l’artrosi
Poco movimento non serve, troppo può sortire l’effetto opposto
T
raumi, problemi ai legamenti, menischi
“ballerini” provocano
dolore al ginocchio,
certo. Ma in molti casi
è colpa dell’artrosi, spauracchio
che comincia a impensierire già
dopo gli “anta”. «In realtà, però,
contrariamente a quanto si pensi, l’artrosi non è una diretta e
inevitabile conseguenza dell’invecchiamento e può colpire pure persone giovani — spiega Paolo Cherubino, docente di ortopedia all’Università dell’Insubria e presidente SIOT —.
L’artrosi è un processo degenerativo progressivo a carico delle
cartilagini che si trovano nell’articolazione: le cause possono
essere traumi pregressi, che
modificano anche solo in minima parte i carichi sul ginocchio
“premendo” in modo inadeguato sulla cartilagine, o alterazioni
dell’asse della gamba, perché,
ad esempio, il ginocchio è varo
o valgo e il peso, non distribuito
equamente su tutta l’articolazione, danneggia precocemente
i tessuti».
Esistono poi artrosi da cause
sconosciute, ma il risultato è
sempre lo stesso: la cartilagine
pian piano si “sfarina” e purtroppo non è in grado di ripararsi da sola. Così, man mano
che l’artrosi progredisce, il ginocchio diventa sempre meno
mobile e più dolorante. «Per la
diagnosi è d’aiuto la radiografia,
che individua l’usura delle cartilagini, e naturalmente l’esame
clinico, per capire se ci sono deformità nell’articolazione e indagare il tipo di dolore, che in
genere è continuo e meno “puntiforme” rispetto a quando sono
coinvolti menischi o legamenti
— osserva Roberto D’Anchise,
primario dell’Unità di Chirurgia
del Ginocchio all’Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano —.
possibili sono poche: perdere i
chili di troppo se si è sovrappeso per ridurre il carico sul ginocchio, fare infiltrazioni di
cortisone per breve tempo per
lenire il dolore, assumere antinfiammatori o analgesici per via
orale; a poco servono invece
l’agopuntura, gli integratori a
base di glucosamina e condroitin-solfato o le infiltrazioni di
acido ialuronico, stando all’ana-
L’intervento
La sostituzione
dell’articolazione
è una scelta
da valutare
volta per volta
Dimagrire
Perdere i chili
di troppo rimane
comunque
la premessa
indispensabile
Purtroppo non esiste una cura
per l’artrosi: se da giovani ci si
accorge di soffrire di ginocchio
valgo o varo si può intervenire
con un’osteotomia (le ossa vengono “riallineate” con la chirurgia, ndr) per rallentare lo sviluppo dell’artrosi che certamente prima o poi comparirebbe. Ma la patologia, una volta
innescata, non regredisce».
Secondo le linee guida dell’American Academy of Orthopaedic Surgeons sul trattamento dell’artrosi del ginocchio, aggiornate di recente, le “mosse”
lisi delle ricerche in materia.
«Ciò che si può fare dipende
molto dalla fase in cui ci si trova:
in un’artrosi iniziale, ad esempio, l’acido ialuronico può dare
qualche beneficio per ridurre il
dolore e migliorare la funzionalità — interviene Paolo Adravanti, presidente SIGASCOT —.
Attenzione poi all’abuso dell’artroscopia per trattare l’artrosi:
nella fase avanzata della patologia è quasi sempre sconsigliabile e può avere un senso solo in
casi selezionati, ad esempio se
nell’articolazione sono presenti
frammenti liberi di cartilagini o
menisco. Quando l’artrosi è
conclamata, ovvero la cartilagine è molto consumata, l’unica
possibilità per risolverla è ricorrere alla chirurgia protesica». In
pratica, si sostituiscono le aree
“malate” dell’articolazione con
parti metalliche e una particolare plastica (polietilene); la protesi può essere totale o parziale,
a seconda della localizzazione
della cartilagine danneggiata, e i
risultati sono buoni nell’85-90
per cento dei casi, con una durata dell’impianto che può arrivare anche fino a 15 o 20 anni.
«Oggi si operano pure pazienti giovani e in Italia vengono inserite circa 100 mila protesi di ginocchio l’anno, ma è un
intervento delicato perché il ginocchio non perdona errori —
osserva Cherubino —. Per una
buona riuscita serve una protesi
di qualità, ma anche un chirurgo esperto e una riabilitazione
adeguata». La decisione se sottoporsi o meno all’intervento va
presa in base alle condizioni e
allo stile di vita del paziente. «Se
la quotidianità dei movimenti è
alterata è giusto intervenire, anche se non si hanno ancora 60
anni — osserva D’Anchise —.
La protesi però non è una bacchetta magica che restituisce il
ginocchio di madre natura, né è
possibile garantirla a vita: per
fortuna si può sostituirla, se
qualcosa va storto o se si usura».
Nuove soluzioni Alternativa alla protesi, anche solo temporanea
Una molla-ammortizzatore
scarica il peso dall’articolazione
R
isolvere i dolori dell’artrosi al ginocchio
senza ricorrere a una
protesi, ma con una
sorta di ammortizzatore a molla impiantato con
un intervento semplice, di
un’ora, che non “tocca” cartilagini, legamenti e ossa. Il dispositivo, disponibile in Italia
da circa due anni, può ritardare o evitare l’uso della protesi,
perché diminuisce il carico sul
ginocchio fino a 13 chili durante la fase di appoggio a terra, riducendo il dolore fino all’80 per cento. Lo dimostrano i
dati raccolti su 55 pazienti italiani, presentati ad Amsterdam
durante l’ultimo congresso
dell’European Society for
Sports Traumatology, Knee
Surgery and Arthroscopy: a distanza di un anno la maggioranza convive bene con la
“molla”, che conserva il movimento naturale dell’articolazione e consente un recupero
rapido, visto che dopo un giorno o due si può rientrare a casa
e nel giro di 6-12 settimane si
può tornare a tutte le normali
attività, compreso lo sport.
«Il dispositivo può essere
un’alternativa per quei pazienti in cui le terapie conservative
sono già poco efficaci perché
l’artrosi è in uno stadio non
più iniziale, ma per i quali sarebbe troppo presto ricorrere
alla protesi — spiega Claudio
Zorzi, direttore della Divisione
di ortopedia e traumatologia
dell’ospedale Sacro Cuore di
Negrar (VR) —. Può essere utile, ad esempio, in chi rifiuta la
protesi e in pazienti giovani,
fra i 40 e i 60 anni, o molto attivi, perché grazie all’ammortizzatore a molla si può riprendere l’attività fisica presto e bene».
Il sistema, già utilizzato su
oltre 650 pazienti in Europa (di
cui circa 200 in Italia, in 23
Centri), è costituito da due
placche di metallo che vengono fissate su femore e tibia,
unite da un vero e proprio ammortizzatore che “scarica” il
ginocchio dal peso; tutto il dispositivo è sottocute ma esterno alla capsula articolare, e
questo lo rende facile da togliere, oltre a non compromettere l’eventuale inserimento di
una protesi. Tanto che secondo
gli esperti potrebbe contribuire a diminuire la spesa sanitaria correlata al trattamento
dell’artrosi: ha infatti costi simili a quelli della chirurgia
standard, ma può ridurre la
necessità di antidolorifici, fisioterapia e soprattutto di revisione delle protesi, costosa e
più probabile se il paziente è
sottoposto all’impianto da giovane.
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Le possibilità di intervento sono
molte: dalle operazioni computer o robot-assistite, fino all’uso
delle nuove protesi realizzate
“su misura”. «In realtà gli studi
scientifici non hanno ancora dimostrato una netta superiorità
di risultato delle tecniche assistite da robot o computer, che
certamente però richiedono più
tempo, rispetto all’intervento
standard mininvasivo — dice
Adravanti —. Le protesi su misura, poi, sono per ora utilizzabili solo in casi specifici, ad
esempio se ci sono deformità
non risolvibili con una protesi
classica». Ma qual è il modo migliore per garantirsi un’articolazione in buona salute più a lungo possibile? «Un buon tono
muscolare, grazie a un’attività
fisica moderata e regolare — risponde D’Anchise —. I muscoli
rafforzano l’articolazione proteggendola dai traumi: l’importante è non esagerare con l’allenamento, altrimenti si può sortire l’effetto opposto, sollecitando troppo il ginocchio e
accelerando l’usura delle cartilagini».
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40 Salute
medicina
Dati rilevanti
WEB
L’esperto risponde
alle domande dei lettori sulle patologie
del cuore e dei vasi all’indirizzo Internet
http://forum.corriere.it/cuore
Le donne trascurano
i segnali del cuore
Poco pronte a cogliere i sintomi dell’infarto
La vulnerabilità
sale sopratutto
dopo i 60 anni
L’infarto nelle donne arriva
in media dieci anni più tardi
rispetto all’insorgenza negli
uomini, ma l’incidenza sta
rapidamente aumentando e negli
anni dal 1995 al 2010 è passata
dal 12 al 25 per cento,
cominciando a riguardare anche
le più giovani, per colpa
dell’incremento di fattori di
rischio come fumo, sedentarietà,
obesità, stress. È tuttavia dopo la
menopausa che il pericolo sale
molto: gli estrogeni si riducono di
10 volte e questo facilita
un aumento del colesterolo e una
riduzione dell’efficienza dei
meccanismi di riparazione
vascolari. Risultato: il cuore
femminile diventa “fragile”, tanto
che dopo i 60 anni un terzo dei
pazienti con infarto è una donna.
DOVE INIZIA E DOVE SI IRRADIA
IL DOLORE CARDIACO
G
li uomini e le donne
sono uguali. Contrariamente a quanto si è
creduto finora, di
fronte all’infarto il
sesso non è determinante: non
sono diversi i meccanismi che
lo scatenano, la presenza o meno di aterosclerosi sottostante o
la risposta alle terapie, né cambia la tendenza a sottovalutare i
primi segnali di sofferenza del
cuore. Unica differenza, le donne sono ancor meno consapevoli del loro rischio cardiovascolare, quindi, se possibile,
trascurano ancor di più i sintomi. Questi risultati, che cambiano parecchio quanto finora si
sapeva in materia di infarto, arrivano dallo studio OCTAVIA
della Società Italiana di Cardiologia Invasiva (GISE), il primo
ad aver confrontato davvero i
due sessi per questo problema:
per ogni paziente donna, infatti,
è stato arruolato un uomo della
stessa età, così da poter fare un
raffronto realistico fra persone
con caratteristiche analoghe.
«Parità»
Il sesso non conta
in relazione
ai meccanismi
che scatenano
la patologia
Efficacia
Anche la risposta
alle terapie e gli
effetti dello stent
sono uguali
per lui e per lei
Inoltre, i 140 casi raccolti in 14
Centri di tutta Italia sono stati
analizzati con una delle tecniche più avanzate, la Tomografia
a Coerenza Ottica (OTC): in sostanza, grazie a piccole sonde
che emettono fasci di luce a in-
frarossi è stato possibile “vedere” l’interno delle coronarie e
analizzare i trombi responsabili
dell’infarto. I pazienti sono stati
sottoposti all’esame subito dopo l’aspirazione dei trombi, per
capire anche se ne rimanessero
frammenti nel vaso, poi dopo
l’impianto di uno stent medicato e, infine, a nove mesi di distanza, per valutare i processi di
guarigione nel tempo. Tutti i
dati raccolti sono stati analizzati
in cieco da ricercatori indipendenti negli Stati Uniti, per avere
garanzia di un’interpretazione
accurata e senza pregiudizi. Il
risultato è perciò un identikit
molto dettagliato di quel che
succede in caso di infarto, e ha
riservato non poche sorprese.
«Il primo dato è la sostanziale
uguaglianza dei meccanismi
dell’infarto nei due sessi —
spiega Giulio Guagliumi, coordinatore della ricerca e cardiologo interventista all’Ospedale
Papa Giovanni XXIII di Bergamo
—. La ragione dell’evento è
spesso una placca che si rompe,
negli uomini e nelle donne; in
DITO O MANO APERTA?
Di solito (ma non sempre)
inizia dietro allo sterno,
sulla parte sinistra del torace
o alla bocca dello stomaco
Tende a irradiarsi a braccia
(soprattutto il sinistro), spalle,
schiena, collo e mandibola
Lo studio Il rischio è uguale a quello degli uomini
Un confronto
che offre
una visione
nuova
del problema
Calo degli estrogeni
Domenica 1 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
COME VIENE DESCRITTO
Spesso come un pugno,
una morsa che stringe,
come un peso, una pietra
che opprime
SI PUÒ ACCOMPAGNARE A
Nausea
Sudorazione
Difficoltà a respirare
Le donne hanno
un infarto a un'età
media di 10 anni
maggiore rispetto
agli uomini
CON CHE COSA PEGGIORA?
Se alla domanda «dove sente
dolore?» la persona
che lo avverte indica un punto
esatto con un dito, in genere
non c'è da preoccuparsi
Peggiora con lo sforzo
Non peggiora premendo
sul torace
Non peggiora
con la respirazione
QUANTO DURA?
In caso di angina (ostruzione
temporanea delle coronarie)
il dolore passa dopo qualche
minuto, se c'è un infarto in atto
non smette, anzi peggiora
L'incidenza
dell'infarto nelle
donne è cresciuta
dall'11,8 al 25,5%
negli anni
1995-2010
Se si tocca il petto con la mano
aperta è più probabile
che ci sia un problema al cuore
Dopo i 60 anni,
il 30% dei casi
di infarto riguarda
una donna
e la percentuale
cresce all'aumentare
dell'età
Corriere della Sera / Mirco Tangherlini
un caso su quattro anziché la
rottura si ha l’erosione della
placca, ma anche in questa evenienza non ci sono differenze di
sesso». Pure l’aspetto delle coronarie non è diverso: nelle
donne con infarto, soprattutto
dopo la menopausa, l’aterosclerosi è presente tanto quanto negli uomini di pari età e ciò confuta l’idea che il problema fosse
meno esteso e avesse meccanismi fisiopatologici diversi.
«Il trombo aspirato è stato
analizzato e qui abbiamo avuto
un’altra sorpresa — prosegue
Guagliumi —. Abbiamo arruolato tutti casi arrivati entro sei
ore dai primi sintomi di infarto,
così da concentrarci su chi
avrebbe potuto ricevere i maggiori benefici dal trattamento
precoce, ma in un terzo dei pazienti i trombi non erano “freschi”, avevano cioè iniziato già a
“organizzarsi” e aggregarsi nelle
48-72 ore precedenti all’evento:
il flusso di sangue magari li aveva parzialmente lavati via ma
poi hanno ripreso a formarsi, fino a occludere la coronaria.
Questo implica che un paziente
(fonte GISE)
su tre ha trascurato segni labili
di malessere nei giorni precedenti all’infarto, come hanno
confermato i malati stessi quando glielo abbiamo chiesto. Nella
maggior parte dei casi si trattava di dolori cardiaci del tutto
analoghi a quelli che si hanno in
corso di infarto, ma di breve durata: chi, uomo o donna, dovesse avere sintomi simili non deve
sottovalutarli perché passano
velocemente, ma deve rivolgersi al medico. Intervenire su un
vaso solo parzialmente occluso
significa salvare una grossa
porzione di muscolo cardiaco e
verosimilmente non andare
neppure incontro all’infarto».
I dati mostrano poi che frazioni del trombo (peraltro più
ampie di quelle che si supponeva analizzando i vasi con l’angiografia) restano anche dopo
l’aspirazione, a indicare la necessità di migliorare le tecniche;
inoltre, non ci sarebbe nessuna
differenza fra uomini e donne
nella risposta agli stent, neppure a distanza di tempo. È, questo, un dato fondamentale, perché evidenzia l’obbligo di inter-
venire allo stesso modo su entrambi i sessi, come fa notare
Guagliumi: «Le donne hanno
vasi più piccoli, per cui si è sempre pensato che gli stent dessero risultati peggiori, fra cui ad
esempio un maggior rischio di
restenosi (ovvero una successiva “chiusura” o restringimento
del vaso per colpa della proliferazione del tessuto attorno sullo
stent, ndr). Non è così, i risultati
sono altrettanto buoni e alle
donne va garantito l’accesso
tempestivo alle stesse terapie.
Semmai è importante formare i
cardiologi perché sappiano intervenire su vasi di minor calibro. L’unica, reale differenza fra
uomini e donne è la tendenza
femminile a non pensare che
l’infarto possa riguardarle, arrivando così ancora più tardi dai
medici: soprattutto dopo la menopausa, quando viene meno la
protezione degli estrogeni, il rischio cardiovascolare femminile cresce ed è essenziale saper
riconoscere i segnali di un infarto» conclude il cardiologo.
Alice Vigna
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Prevenzione C’è maggiore attenzione allo stile di vita
Però si proteggono
meglio dei maschi
L
e donne hanno l’infarto
come gli uomini, se ne
accorgono più tardi ma
sono più virtuose nel
seguire gli stili di vita
sani: stando agli ultimi dati dell’Osservatorio Epidemiologico
Cardiovascolare dell’Istituto Superiore di Sanità, Associazione
Nazionale Medici Cardiologi
Ospedalieri (ANMCO) e Fondazione Per il Tuo Cuore, presentati
di recente a Firenze al congresso
ANMCO, il 13%delle donne fra 35
e 74 anni segue almeno 7 delle 10
“regole salvacuore” dettate dai
cardiologi, rispetto ad appena il
7% degli uomini. «Percentuali
comunque scarse, che sottolineano la necessità di puntare molto
di più sulla prevenzione — osserva Francesco Bovenzi, presidente ANMCO —. I dati raccolti
dall’Osservatorio indicano chiaramente che siamo ormai molto
bravi a curare il cuore quando si
ammala, con pillole e interventi
tempestivi e adeguati, ma evidenziano che i rischi arrivano dal
nostro stile di vita, “ allergico” alle buone abitudini».
Se da un lato il numero di fumatori è calato negli ultimi dieci
anni e problemi come l’iperten-
sione o il diabete vengono finalmente gestiti meglio, è infatti in
continua crescita il numero di
persone con il colesterolo alto,
obese, con il girovita oltre i limiti. Colpa, appunto, dello stile di
vita, soprattutto a tavola: accanto
all’addio al fumo e a una buona
attività fisica, infatti, nelle 10 regole salvacuore stilate dai car-
Abitudini
La popolazione
femminile è più
morigerata
con il cibo e nel
consumo di alcolici
diologi ci sono soprattutto consigli per una dieta sana. Regolarmente disattesi dai più: appena il
15,5%degli italiani mangia dolci
non più di due volte a settimana
come raccomandato, solo il 3035 per cento porta in tavola almeno due porzioni di verdura al
giorno e consuma pesce due volte a settimana. Le donne sono
più morigerate degli uomini in
materia di salumi (il 40% li mangia meno di due volte a settimana, contro il 22% dei maschi) e
alcol (sta alle regole il 68% contro
il 41%), ma tutti dobbiamo migliorare il nostro comportamento a tavola se solo il 50% consuma
frutta a sufficienza e limita i formaggi a tre porzioni a settimana.
Ancor più attenzione servirebbe con l’andare degli anni:
l’Osservatorio sottolinea che le
donne in menopausa hanno iniziato a volersi più bene, muovendosi di più e controllando meglio
con le terapie ipertensione e diabete, ma dopo i 75 anni tutti
sembrano “gettare la spugna”.
Così, accanto a una maggior
prevalenza di malattie come
obesità, diabete, pressione e colesterolo alto, solo in parte connesse all’avanzare dell’età, pure
le abitudini peggiorano: complice la crisi, pochissimi mangiano
frutta e verdura a sufficienza o
portano in tavola il pesce, mentre tanti cedono alla tentazione
dei dolci (magari a basso costo e
di scarsa qualità) senza però fare
almeno un po’ di movimento per
smaltirli.
A. V.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Domenica 1 Giugno 2014
Salute 41
italia: 51575551575557
medicina pratica
WEB
L’esperto risponde
alle domande dei lettori sulle malattie
della pelle all’indirizzo
http://forum.corriere.it/dermatologia
Mi spieghi dottore Che cos’è la dermatite allergica da contatto?
Lo specialista
I COLPEVOLI
La dermatite allergica da contatto
è una reazione della pelle dovuta al contatto
con sostanze in grado di stimolare una risposta
immunologica (allergeni). È caratterizzata
da un’infiammazione improvvisa della cute
che diventa rossa e pruriginosa (eczema)
Una reazione
della cute in cui
gli anticorpi
non sono coinvolti
Queste le sostanze più spesso
responsabili di dermatite allergica
da contatto
1
NICHEL
È la più frequente causa
di dermatite allergica da contatto.
Si tratta di un metallo presente
in accessori per l’abbigliamento
(bottoni, fermagli, fibbie), orologi,
monete, chiavi. Può essere anche
contenuto nella bigiotteria, nell’argento
ALLERGENE
di ANTONELLA SPARVOLI
2
PARAFENILENDIAMINA
Sostanza contenuta nelle tinture
per capelli. Viene aggiunta all’henné
per intensificarne il colore.
È presente anche nei tatuaggi
non permanenti
L
a dermatite allergica da contatto,
riguarda almeno l’1-2 per cento
delle persone ed è provocata,
appunto, dal contatto con
una sostanza (allergene)
che sensibilizza la pelle.
«È una condizione da non confondere con
Fabio Ayala la dermatite da contatto irritante, causata
dal contatto ripetuto con sostanze
Direttore
irritanti, come per esempio solventi,
della Clinica
detergenti per pulizie o materiali
dermatologica
industriali, ma senza che vi sia
dell’Università
Federico II,
il coinvolgimento del sistema
Napoli
immunitario» chiarisce il professor
Fabio Ayala, direttore della Clinica
dermatologica dell’Università di Napoli Federico II.
Che cosa provoca la dermatite da contatto?
«È scatenata da una reazione allergica a una o più sostanze
che vengono ripetutamente a contatto con la pelle e può
anche essere provocata da prodotti che per anni non hanno
creato problemi. La reazione non è mediata da anticorpi,
come per le allergie ad alimenti o pollini, ma da cellule del
sistema immunitario, i linfociti e le cellule dendritiche. Tra
gli allergeni più spesso responsabili ci sono nichel, balsamo
del Perù, cromo (presente nel cemento e nel cuoio),
parafenilendiamina (colorante delle tinture per capelli e
spesso aggiunto anche all’henné)».
Quali sono i sintomi caratteristici?
«Gonfiore, rossore, vescicole e poi crosticine. C’è anche
prurito e il grattamento può favorire lo sviluppo di infezioni
cutanee. Dal momento del primo contatto con la sostanza
in causa sono necessari dai 7 ai 15 giorni perché avvenga la
sensibilizzazione, mentre a un successivo contatto con lo
stesso allergene, i disturbi cutanei appaiono in 24-48 ore».
C’è un esame per la diagnosi?
«Il patch test, una metodica in cui le sostanze
potenzialmente allergizzanti sono poste a contatto con
la cute del dorso per 48 ore, con dischetti che occludono la
pelle, supportati da cerotti. Passati i due giorni (necessari
per dare all’allergene il tempo per sviluppare una reazione
locale), si guarda la cute: se si trova un rilievo con
arrossamento o piccole vescicole, accompagnati da prurito,
il test è positivo e significa che il soggetto è allergico
a quella sostanza».
Che cosa si può fare?
«Evitare il contatto con la sostanza a cui si è sensibili.
Per alcuni allergeni è facile, per altri meno. E c’è anche il
problema delle allergie crociate: per esempio, una persona
allergica alla parafenilendiamina, contenuta nelle tinture
per capelli, può manifestare la dermatite anche se usa una
tintura che non contiene questa specifica sostanza, ma ne
contiene un’altra che l’organismo percepisce come simile.
Quando il danno è ormai fatto e c’è stato il contatto con
l’allergene non si può fare altro che cercare di limitare
i sintomi, in genere con creme al cortisone. Chi soffre del
cosiddetto eczema cronico delle mani può oggi contare
anche su un nuovo farmaco per via generale, della famiglia
dei retinoidi. Trattandosi di un principio attivo non scevro
da effetti collaterali, il suo uso per ora è limitato ai casi
di eczema cronico persistente, che non rispondono
all’eliminazione dell’eventuale allergene e al trattamento
locale con cortisone».
CUTE INFIAMMATA
CUTE SANA
I MECCANISMI
4
Lo sviluppo della dermatite da contatto è indotto da un meccanismo immunologico cellulo-mediato che si svolge in due fasi:
sensibilizzazione ed elicitazione
CROMO
È utilizzato nella concia delle pelli
ed è la principale causa di eczema
da contatto con calzature
SENSIBILIZZAZIONE
Questa fase dura 5-7 giorni e non si accompagna
a sintomi
1/L’allergene penetra nell’epidermide
e si lega a proteine di trasporto
2/La sostanza viene captata e «processata»
dalle cellule di Langerhans (un tipo particolare
di cellule dell’epidermide)
3/Le cellule di Langerhans «presentano» le particelle
di allergene ai linfociti T (un tipo di cellule immunitarie)
di un linfonodo, trasformandoli in linfociti T di memoria
MIGRAZIONE
LINFONODO
VASO LINFATICO
Allergene
Cellule di Langerhans
Linfociti T
Linfociti T di memoria
Citochine
LA DIAGNOSI
Se si sospetta una dermatite allergica da contatto occorre
eseguire i cosiddetti patch test per evidenziare l’allergene
chiamato in causa
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Spesso implicati nichel e sostanze
contenute nelle tinture per capelli
o nella lavorazione di cuoio e cemento
ELICITAZIONE
Questa fase si verifica solo in soggetti
precedentemente sensibilizzati. Dopo 12-48 ore
dall’esposizione all’allergene si innesca
la reazione cutanea con il conseguente eczema
1/L’allergene penetra nell’epidermide e attraverso
le cellule di Langerhans viene presentato
ai linfociti T di memoria migrati nella cute
2/I linfociti T di memoria al contatto con l’allergene
chiamato in causa si attivano e questo comporta
il rilascio di sostanze infiammatorie (citochine)
CITOCHINE
5
COBALTO
Metallo presente in inchiostri,
smalti e vernici. Può essere presente
in detergenti e sbiancanti
6
KATHON CG
Conservante largamente utilizzato
in cosmetici per il make-up,
la detersione, l’idratazione
e la rasatura
7
TIURAMI/MERCAPTANI
Sono causa della gran parte
delle allergie da oggetti in gomma
(guanti, calzature, parti elastiche
di capi di abbigliamento)
8
VASO SANGUIGNO
LE CURE
In presenza di una dermatite allergica da contatto
l’accorgimento più importante da prendere è cercare
di evitare il contatto diretto della pelle con l’allergene
La terapia sintomatica dell’eczema si basa soprattutto
sull’impiego di pomate al cortisone da applicare sull’area
interessata e successivamente di emollienti/idratanti
per facilitare il ripristino della barriera cutanea
Nel caso del cosiddetto eczema cronico delle mani
si può ricorrere a un farmaco da assumere per bocca
(alitretinoina). Questo medicinale può, però, essere
prescritto solo alle persone che non rispondono
ai trattamenti tradizionali (eliminazione allergene e cortisone)
CORTISONICI
Sono i farmaci maggiormente utilizzati
per uso locale. Possono essere causa
di allergia soprattutto in pazienti
che ne fanno uso per lunghi periodi
per il trattamento di malattie croniche
della pelle
9
FENIL-ISOPROPIL
PARAFENILENDIAMINA
La principale fonte di sensibilizzazione
è rappresentata dalla gomma nera
I CONSIGLI
ILLUSTRAZIONE DI MIRCO TANGHERLINI
❜❜
3
FRAGRANZE/BALSAMO
DEL PERU’
Presenti in profumi, deodoranti,
dopobarba, creme cosmetiche,
prodotti per l’igiene personale.
Si rinvengono anche in prodotti
per uso domestico (detersivi,
deodoranti per ambienti).
Sono utilizzati nell’industria alimentare
come aromatizzanti
Il patch test prevede l’applicazione sulla pelle, in genere
della schiena, di cerottini impregnati di un certo numero
di sostanze da saggiare. I cerotti vengono lasciati a contatto
della cute per almeno 48 ore. Se dopo questo tempo
si forma una chiazza rialzata, arrossata e pruriginosa
intorno a una o più sostanze, il risultato è positivo
Alcuni accorgimenti aiutano a tenere alla larga le manifestazioni della dermatite allergica da contatto
e ad evitare complicazioni
Sottoporsi ai test cutanei per scoprire la sostanza a cui si è allergici e quindi evitarne il contatto
Non grattare le lesioni per evitare escoriazioni e complicanze infettive
Ridurre al minimo l’uso di saponi, preferendo creme detergenti non schiumogene
Applicare creme idratanti ed emollienti dopo il bagno: aiutano a preservare il «film idrolipidico» della pelle
Indossare guanti di cotone, se possibile sotto comuni guanti di lattice, nei casi in cui sia indispensabile
maneggiare sostanze implicate nella dermatite da contatto
Seguire con attenzione la cura suggerita dallo specialista
42 Salute
alimentazione
Soluzioni
S
Se vi abbuffate di notte è colpa dei geni
Avete la cattiva abitudine di alzarvi di notte per mangiare? Potrebbe essere
colpa dei vostri geni. Secondo uno studio del Salk Institute di La Jolla, negli
Stati Uniti, la «sindrome dell’alimentazione notturna», che colpisce l’1-2
per cento della popolazione, sarebbe causata dal malfunzionamento di una
coppia di geni che collegano l’orologio circadiano all’«orologio alimentare».
Risultato: si mangia troppo — si ingrassa — e si dorme male.
Gli studi Chi mangia solo spesso si nutre male. E troppo
I consigli
per preparazioni
facili e salutari
e per quantità
antispreco
i è parlato molto di
quanto spenda un single
per fare la spesa (80 euro
per due settimane?), ma
difficilmente si sottolinea quanto sia importante che
questi soldi vengano spesi bene.
E non solo per evitare sprechi
(spesso le porzioni non sono formulate per una singola persona), ma perché chi vive e mangia
da solo (condizione sempre più
frequente anche in Italia) può facilmente lasciarsi guidare più
dalla «gola» e dalla comodità che
dall’equilibrio e dalla varietà dei
menu. Inoltre è anche più probabile che i single facciano pasti irregolari e con porzioni esagerate.
Se si prende una pizza surgelata
o una confezione di salumi,è e
non c’è nessuno con cui condividerla, è più facile mangiarla tutta, indipendentemente dal peso.
Gli studi sul modo di mangiare dei single non mancano e in
uno dei più recenti, condotto negli Usa e pubblicato su Public Health and Nutrition, i ricercatori
dell’Università del Minnesota
Domenica 1 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Piatti «leggeri»
Piatti troppo «ricchi»
Pasta (g 80) con vongole
(surgelate, g 100),
passata (g 50),
olio (g 10)
g 14 grassi Pasta al pesto
Carpaccio (g 100) scottato
con rucola, grana (g 10),
olio (g 10)
g 15 grassi Coppa (g 50)
Insalata mista (lattuga,
pomodori, carote g 200)
con pollo (petto g 100),
4-5 olive, olio (g 10)
g 20 grassi Caprese: mozzarella
già pronta (g 300)*
Kcal 455
g 37 grassi
Kcal 701
e taleggio (g 50)
Kcal 246
g 30 grassi
Kcal 357
di bufala (g 150),
Kcal 310 pomodori (g 150),
g 47 grassi
Kcal 550
olio (g 10)
Valori calcolati utilizzando le tabelle di composizione INRAN agg.2000: *etichetta nutrizionale
hanno esaminato le abitudini
alimentari di più di 2 mila persone, rilevate durante l’adolescenza e a distanza di 10 anni, osservando che i giovani adulti (sia
maschi sia femmine) che condividevano spesso i pasti con altre
persone mangiavano più frutta
e, nel caso delle donne, anche
più verdura, latte e derivati e assumevano più calcio, ferro, potassio e fibra. Inoltre, la probabilità di condividere i pasti da
adulti era più elevata tra chi da
D’ARCO
adolescente mangiava spesso in
famiglia (abitudine, che in molti
studi è risultata associata con
una dieta più sana).
In un altro studio, condotto in
Spagna e pubblicato su PLOSone, in cui si sono esaminate le
abitudini alimentari di più di
7300 anziani ad alto rischio cardiovascolare, si è visto che la
condizione di single (così come
essere diabetico o fumatore) si
associava a una minore aderenza
alla dieta mediterranea, notoria-
L’esperto risponde
alle domande dei lettori sugli argomenti
di nutrizione all’indirizzo Internet
http://forum.corriere. it/nutrizione
La ricetta della salute
Riso freddo con verdure
Single a tavola,
come evitare errori
di scelta e porzioni
A CONFRONTO
WEB
Una ventina di minuti non sono molti per preparare un piatto che si può utilizzare
per due pasti. Buona anche l’idea di usare, al posto di sottaceti e olive, le verdure,
sia per favorirne il consumo sia per non far salire troppo gli apporti di sodio.
Ingredienti per 2 porzioni: un peperone giallo, ½ melanzana,
una zucchina, uno spicchio d’aglio (facoltativo), 120 g di riso parboiled
o bianco, 120 g di pomodorini, 120 g di tonno in olio d’oliva, 80 g
di mais lessato, 10 foglie di basilico fresco, olio extravergine d’oliva, sale.
Preparazione: Tagliare le tre verdure, lavate e pulite, a cubetti. Sbucciare
l’aglio e schiacciarlo, insaporirlo in una padella con due cucchiai di olio,
aggiungere le verdure, salarle leggermente e cuocerle per dieci minuti .
Lessare il riso 15 minuti, scolarlo e raffreddarlo. Lavare e tagliare
i pomodorini in piccoli spicchi, scolare il tonno dall’olio e spezzettarlo,
sciacquare il mais, pulire e spezzettare il basilico. In una ciotola riunire
riso, verdure private dell’aglio, pomodorini, tonno, mais e basilico,
mescolare e mettere in un contenitore coperto. Conservare in frigorifero.
Valore nutrizionale per una singola porzione: proteine g 23, grassi g 17
(di cui saturi g 4), carboidrati g 64 , Energia kcal 485, colesterolo mg 39
Ricetta suggerita dallo chef Giuseppe Capano
mente protettiva.
«Per i single, prima ancora
delle porzioni, è la qualità degli
alimenti che può rappresentare
un problema — commenta Maria Grazia Carbonelli, direttore
dell’Unità operativa di dietologia
e nutrizione dell’Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini di
Roma —. Uno degli ingredienti
spesso presenti in eccesso è il sale, per il frequente ricorso a pizze, salumi, formaggi, piatti
pronti. Sicuramente i single consumano anche meno verdura e
frutta, che sono più deperibili e
richiedono almeno un minimo
di preparazione. Ora, però, la
grande distribuzione ci aiuta con
verdure lavate e pronte da consumare e con quelle surgelate.
Anche la frutta si trova già sbucciata in confezioni monodose».
Quindi, non è difficile avere menu salutari se ci si aiuta con materie prime pronte per essere cucinate e si scelgono preparazioni
semplici.
Conservare in sicurezza
Insalate di pasta o di riso sono una
valida soluzione anche per i single.
Ma quali criteri seguire nella
preparazione e nella conservazione?
«Innanzitutto, vanno raffreddati
rapidamente, — risponde Paolo
Aureli, microbiologo, esperto
di sicurezza alimentare — perciò è
bene, dopo aver scolato la pasta o
il riso, girarli molto, con un
cucchiaio. E se le quantità cotte
sono elevate, è consigliabile
sciacquare, con acqua fredda,
la pasta o il riso appena scolati, per
accelerarne il raffreddamento. Solo
a questo punto vanno aggiunti gli
C. F.
© RIPRODUZIONE RISERVATO
ingredienti desiderati, mettendo
poi rapidamente la preparazione
completa in frigorifero, in un
contenitore coperto. La presenza di
tonno, verdure, mais, formaggio e
prosciutto cotto rende questi piatti
«deperibili» , se lasciati a
temperatura ambiente. E in ogni
caso, meglio consumare queste
insalate di pasta o riso, anche se
correttamente refrigerate, entro
qualche giorno dalla preparazione».
a cura di
Carla Favaro
nutrizionista
Prevenzione Basterebbe un consumo anche modesto
Carote per tenere lontano
il tumore alla prostata
N
uova conferma
dell’effetto preventivo dei carotenoidi nei confronti del carcinoma della prostata.
Uno studio dell’Università
cinese di Zhejiang, pubblicato sull’European Journal of
Nutrition, ha dimostrato che
la regolare assunzione di carote (e sottolineiamo di carote, non di integratori a base
di carotenoidi) è inversamente proporzionale al rischio di sviluppare questo
tumore. Uno dei tumori più
diffusi nella popolazione
maschile, che rappresenta
circa il 15% di tutti i tumori
diagnosticati nell’uomo e
l’anno scorso ha colpito in
Italia 43 mila persone.
Tutti i vari carotenoidi
chiamati in causa negli ultimi anni (alfa e beta-carotene, beta-criptoxantina, luteina e licopene) sono risultati
dotati di forti proprietà antiossidanti, che li candidano
a prevenire lo sviluppo di
neoplasie, ma, come aveva
indicato già nel 2010 un
grande studio dei Cdc (Centers for Disease Control) statunitensi (pubblicato su Jama), l’alfa-carotene sembra
quello con maggiori proprietà antitumorali.
Anche i ricercatori cinesi
sono arrivati a questa stessa
conclusione dopo un imponente lavoro di raccolta di informazioni che ha consentito di confrontare i dati sull’argomento del Chinese National
Knowledge
Infrastructure databases,
difficilmente consultabili
dagli occidentali, con quelli
delle banche dati di PubMed,
Embase, Scopus, Web of
Science e del registro Cochrane. I ricercatori cinesi nel loro studio hanno visto che un
incremento nel consumo di
carote, pari a 10 grammi ogni
giorno, era associato a un riduzione del rischio di tumore alla prostata del 4 per cento. E il rischio continuerebbe
a scendere in maniera proporzionale alla quantità di
carote assunte. In pratica con
tre modeste porzioni di carote a settimana (di circa 80
grammi l’una) si ridurrebbe
Il meccanismo
Tutti i carotenoidi
hanno proprietà
antiossidanti e
possono proteggere
dalle neoplasie
il rischio di questo tumore
del 18 per cento .
Le carote sono tra gli alimenti più ricchi di alfa-carotene, 10 grammi ne contengono circa 434 microgrammi, un po’ meno della zucca
che ne ha circa 479, ma mentre le carote si prestano a un
comodo consumo, la zucca
ha modalità di preparazione
più compiesse ed è meno disponibile sul mercato.
Pur in misura minore sono comunque ricchi di alfacarotene anche rape, cavoli,
lattuga o pomodoro, ma
quest’ultimo si caratterizza
soprattutto per un altro carotenoide: il licopene.
Il licopene, già giudicato
prezioso per la prevenzione
di molte malattie, potrebbe
essere utile anche per combattere il tumore alla prostata e al «Food Innovation Center», della Ohio University di
Columbus, un gruppo di ricercatori, diretti da Steven
Clinton, per «ottimizzarne»
la resa ha messo a punto un
sugo di pomodoro arricchito
con un estratto di fitoestrogeni della soia che nell’animale hanno già dimostrato
di inibire la carcinogenesi
prostatica. Lo studio nell’uomo condotto dai Nih (National Institutes of Health) è
tuttora in corso.
Se i risultati saranno positivi, i ricercatori americani
hanno già in progetto di aggiungere al loro sugo altri
composti che potrebbero
potenziarne l’effetto.
Il gruppo diretto da Yael
Vodovotz, della stessa Università, suggerisce di puntare sulle mandorle, perché
contengono un enzima che
permette un miglior assorbimento dei fitoestrogeni di
soia contenuti nel sugo, così
come degli isoflovanoidi in
genere. Isoflavonoidi che sono estrogeni vegetali, usati
anche per alleviare i sintomi
fastidiosi della menopausa,
che si trovano in alimenti come legumi, ceci, lenticchie,
fave, nei cereali integrali,
nella soia e nei suoi derivasti
come il tofu e il «latte» di soia..
Cesare Peccarisi
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Corriere della Sera Domenica 1 Giugno 2014
Salute 43
italia: 51575551575557
diritto
Sabato 7 giugno, XV Giornata di Promoteo Onlus - Progetto malattie epatiche trapianti e oncologia
(www.onlusprometeo.org/irccs). A Milano, al Circolo A. Volta (Via G. Giusti, 16, ore 9.30-12) incontro
tra sostenitori, pazienti e medici, dal titolo «Ricerca e cura: due storie che si incontrano nel futuro di
Prometeo». Nata dall’iniziativa di Vincenzo Mazzaferro, direttore del Dipartimento di chirurgia-Fondazione
Irccs Istituto naz. dei tumori di Milano, e di ex pazienti, l’associazione sostiene i malati e i familiari
con l’aiuto di psicologi e volontari, promuove la ricerca e diffonde la cultura della donazione degli organi.
Monitoraggio Promosso il Lazio, la peggiore resta la Campania
Verifica
S
L’aggiornamento
delle prestazioni
in pesante ritardo
Dell’aggiornamento dei Livelli
essenziali di assistenza si parla
ormai da più di dieci anni.
«Siamo ancora in attesa dei
nuovi Lea, che prevedono il
riconoscimento formale di altre
sei patologie croniche e delle
relative prestazioni esenti da
ticket, come pure
il riconoscimento di oltre un
centinaio di malattie rare — dice
Tonino Aceti, coordinatore del
Tribunale per i diritti del malatoCittadinanzattiva — . Inoltre, non
è stato ancora aggiornato, dal
1999, il nomenclatore tariffario
delle protesi e degli ausili».
Le criticità
Tutte le cure essenziali
solo in dieci regioni
L’indagine
annuale
del ministero
registra piccoli
miglioramenti
La denuncia
Per saperne di più
Il Rapporto sull’erogazione dei Lea
http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_
pubblicazioni_2154_allegato.pdf
Giornata di «Prometeo» a Milano
ono cure e prestazioni sanitarie riconosciute «essenziali» e come tali vanno garantite a ogni cittadino, indipendentemente dalla regione in cui risiede. Ma ancora non
sono un diritto «uguale» per tutti,
nonostante l’ultimo rapporto del ministero della Salute sull’erogazione
dei Lea, i Livelli essenziali di assistenza, segnali un miglioramento rispetto all’anno precedente, sulla base degli indicatori analizzati per valutare le attività di prevenzione, l’assistenza ai malati sul territorio, in
ospedale e in situazioni di emergenza-urgenza.
Per il 2012 (anno di riferimento
dell’analisi resa nota nei giorni scorsi) salgono a dieci le Regioni «promosse» (rispetto al 2011 si è aggiunto il Lazio; la Basilicata resta l’unica
del Sud, vedi cartina), mentre altre
cinque (Calabria, Puglia, Sicilia,
Abruzzo e Molise) devono assolvere
specifici impegni per diventare
«adempienti». Rimane critica la situazione in Campania. Non rientrano
invece nel monitoraggio le Province
autonome di Bolzano e Trento, la
Valle d’Aosta, il Friuli Venezia Giulia
e la Sardegna, in quanto non partecipano alla ripartizione dei finanziamenti integrativi nell’ambito del ri-
Quanto rispettano i Livelli essenziali
Trentino A .A.
di assistenza
Friuli V. G.
Val D’Aosta
Lombardia
Piemonte
Veneto
Liguria
Emilia R.
Marche
Regione
adempiente
Abruzzo
Toscana
Molise
Umbria
Regione
parzialmente
adempiente*
Puglia
Lazio
situazione critica
non sottoposta
a verifica
Campania
Sardegna
*presenza di alcune criticità,
per es. su prevenzione, assistenza
ospedaliera, emergenze
Calabria
Basilicata
Sicilia
Fonte: ministero della Salute, monitoraggio adempimento dei Lea nel 2012 (2014)
❜❜
Il Rapporto
sui «Lea»
però non
verifica
i tempi
di attesa
parto del Fondo sanitario nazionale.
Il rapporto del rinistero conferma
peraltro differenze nell’erogazione
dei Lea tra le diverse regioni, comprese quelle «adempienti» e quelle
non sottoposte a verifica. Sono ancora insufficienti, un po’ dappertutto,
gli screening per la diagnosi precoce
di tumori a seno, cervice uterina e
colon retto. E continua a essere carente, specie al Sud, l’assistenza territoriale per anziani e persone con
disabilità. II posti letto in hospice per
i malati di tumore in fase terminale,
invece, sono aumentati nella maggior parte delle regioni.
Quanto all’assistenza ospedaliera,
è ancora bassa la percentuale di pazienti con frattura del femore operati
entro due giorni, (quindi con più
possibilità di recupero): fanalino di
coda sono Campania e Molise con
appena il 14% di interventi nei tempi
raccomandati dalle linee guida internazionali, contro il 74% e il 64% rispettivamente della provincia di Bolzano e della Toscana. Ancora elevato
il ricorso ai parti cesarei, nonostante
un calo in alcune Regioni anche meridionali e nella stessa Campania che,
però, continua ad averne il primato,
con il 36,7% di cesarei. «Non solo le
cure sono garantite in modo diverso
ai cittadini, ma l’estrema variabilità
delle compartecipazioni alla spesa
sanitaria ha creato ulteriori discriminazioni tra i pazienti, spesso costretti
a pagare più tasse e più ticket — afferma Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del
malato-Cittadinanzattiva — . Andrebbe rivisto il sistema dei superticket, ma anche il metodo per verificare l’accesso ai Lea, che non prevede,
per esempio, il monitoraggio sui
tempi di attesa delle prestazioni».
Maria Giovanna Faiella
Mancanze che penalizzano
i bambini, gli anziani e i disabili
II più penalizzati sono i cittadini campani: nella loro regione
anche nel 2012, l’erogazione dei Livelli essenziali di
assistenza rimane «critica», secondo il rapporto del ministero
della Salute, a causa delle insufficienze riscontrate per la
maggior parte degli indicatori della verifica.
Migliorano leggermente, Puglia e Calabria, che da Regioni
«critiche» nel 2011 diventano «sorvegliate speciali» insieme
ad Abruzzo, Sicilia e Molise, che già l’anno precedente
dovevano recuperare in alcune aree della prevenzione e
dell’assistenza. Il Lazio, avendo assolto gli impegni previsti,
risulta «adempiente». Ma vediamo quali sono le aree critiche
per le quali sono richiesti interventi «riparatori» alle regioni.
In Campania sono ancora insufficienti le vaccinazioni
contro l’influenza per gli anziani e la diffusione degli screening
per i tumori. Altre note dolenti: l’assistenza ai malati terminali,
ad anziani e disabili, l’assistenza ospedaliera appropriata.
Sul fronte della prevenzione sono sotto osservazione
anche Calabria, Abruzzo, Molise, Sicilia e Puglia. Queste ultime
due Regioni devono migliorare anche la copertura delle
vaccinazioni dei bambini contro morbillo, parotite, rosolia.
Per tutte e cinque c’è il rinvio al Piano di rientro sia per
l’assistenza residenziale per anziani sia per l’appropriatezza
delle cure ospedaliere; Sicilia e Molise devono recuperare
anche rispetto all’assistenza alle persone con disabilità,
l’Abruzzo, invece, per le cure palliative ai malati terminali.
«Se non esistono servizi sul territorio, o sono carenti,
aumenta il rischio di prestazioni inappropriate, come nel caso
di anziani che soffrono di più patologie e si rivolgono al pronto
soccorso o sono ricoverate in ospedale anche quando non
sarebbe indispensabile — afferma Tonino Aceti, del Tribunale
dei diritti del malato — . Come segnala il rapporto del
ministero, in Emilia Romagna l’assistenza domiciliare
integrata (Adi) per gli over 65 arriva quasi al 12%, mentre è al
2-3% in altre regioni. Inoltre, il monitoraggio dei Lea
dovrebbe riguardare anche l’Adi per malati «fragili», perché
spesso le ore di assistenza domiciliare sono insufficienti a
coprire i bisogni dei pazienti». (M.G. F)
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Strategie La spesa pubblica italiana ha il più basso tasso di crescita nell’Ue
Otto proposte per riformare
(senza tagliare) la nostra sanità
M
olti pensano
che il nostro
Servizio sanitario nazionale sia
un sistema universalistico che garantisce
cure e servizi a tutti in modo
equanime, però con grandi
sprechi: ma è proprio vero?
Il Servizio sanitario nazionale usufruisce oggi di risorse molto limitate (112 miliardi di euro all’anno) che bastano a garantire le cure per le
patologie più importanti, ma
lasciano insoddisfatte molte
aree di bisogno, dall’odontoiatria alla ginecologia o all’oculistica, tanto che la cosiddetta spesa out of pocket
(letteralmente, fuori dal portafoglio) ha raggiunto i 30
miliardi di euro all’anno. Già
oggi il 55 per cento delle prestazioni ambulatoriali specialistiche sono pagate dai
cittadini privatamente: siamo
quindi lontani dall’universalismo tanto sperato.
La nostra spesa sanitaria
ha conosciuto un tasso di crescita bassissimo negli ultimi
anni (1,7 per cento nel periodo 2000-2011) e la spesa
pubblica pro capite è oltre il
25 per cento in meno di quella della Francia o della Germania.
Il disavanzo delle regioni
con piani di rientro è sceso
moltissimo (nel 2012 quello
della Campania si è ridotto a
un decimo di quanto non fosse nel 2005, quello del Lazio a
un quinto, ecc.); così, attualmente, il disavanzo complessivo del Servizio sanitario nazionale è stato praticamente
azzerato.
Anche il numero di posti
letto ospedalieri per abitante
è stato significativamente ridotto e oggi è uno dei più
bassi della Unione Europea,
mentre i ricoveri ospedalieri
tra il 2000 e il 2011 sono scesi
in tutto il Paese del 16,9 per
cento. Tutto ciò fa pensare
che la tenuta finanziaria del
Servizio Sanitario non dovrebbe destare grandi preoccupazioni a breve e medio
termine.
Il nostro è il sistema sanitario più sobrio di tutti i
grandi Paesi della Ue, quello
con il più basso tasso di cre-
pubblico al Servizio sanitario
nazionale nei prossimi anni,
almeno si definisca che tutti i
risparmi ottenibili e ottenuti
rimangano all’interno del
Servizio sanitario stesso.
2) Si operi per priorità: alcune aree di intervento dovrebbero essere abbandonate
e altre lasciate a una sola parziale copertura pubblica, ciò
consentirebbe di investire risorse in altri settori oggi
emergenti (come, ad esempio, le malattie croniche).
3) La mancata spesa in innovazione tecnologica di
questi anni rischia di penaliz-
Correttivi
Il disavanzo
complessivo del
Servizio sanitario è
stato praticamente
azzerato
Nuove priorità
Alcune aree ormai
dovrebbero essere
abbandonate,
per investire su
bisogni emergenti
scita della spesa, e malgrado
ciò nel 2012 è riuscito a raggiungere il pareggio di bilancio: questo spiega perché nella situazione attuale sia difficile individuare altri significativi margini di
efficientamento se non di ordine minore, anche se magari
a forte impatto mediatico. Ulteriori tagli determinerebbero molto probabilmente l’ulteriore riduzione della copertura di alcuni servizi.
Cosa è possibile fare?
1) Dato che sembra impossibile immaginare un aumento del finanziamento
zare moltissimo la nostra sanità; è indispensabile tornare
a investire, anche qui facendo
scelte di priorità.
4) Bisogna intervenire sul
sistema di compartecipazione alla spesa sanitaria da parte dei cittadini: oggi l’esenzione per patologia è indipendente da qualsiasi forma
di reddito, una situazione da
ripensare radicalmente.
5) Lo sviluppo dei sistemi
assicurativi e previdenziali
necessita di linee di indirizzo,
per evitare una eccessiva
frammentazione del servizio
sanitario che altrimenti ri-
schia di tornare indietro di 40
anni, alle vecchie mutue.
6) Lo sviluppo di una rete
di strutture ambulatoriali potrebbe, da un lato migliorare
l’offerta di visite specialistiche, l’area più in sofferenza
del Servizio sanitario nazionale, dall’altro affiancare la
rete ospedaliera nella gestione dei malati cronici.
7) I posti letto in strutture
socio-sanitarie, dai quelli
post-acuti alle lungodegenze
e agli hospice anche non oncologici, vanno potenziati.
8) Si dovrebbero sperimentare modelli di ospedali
di insegnamento, dove coesistano università e ospedale
anche con nuovi schemi di
cooperazione che prevedano,
ad esempio, il «prestito» da
parte dell’ospedale di figure
professionali all’Università, e
non solo viceversa come avviene oggi, oltre a una valorizzazione della rete degli Irccs, gli istituto di ricovero e
cura a carattere scientifico.
Oggi, quattro milioni di
europei viaggiano per farsi
curare all’estero e il loro numero è destinato a aumentare. Intercettare questo bisogno con politiche di investimento tecnologico e di valorizzazione dei professionisti
potrebbe costituire per l’Italia
un importante punto di forza
e di potenziale finanziamento
aggiuntivo per il Servizio sanitario nazionale.
Sergio Harari
Francesco Longo
[email protected]; [email protected]
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In farmacia
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Domenica 1 Giugno 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 1 Giugno 2014
Salute 45
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corriere.it/salute
Inviate le vostre segnalazioni,
i vostri quesiti, i vostri dubbi,
all’indirizzo di posta elettronica
a cura di Daniela Natali
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WEB
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specialisti rispondono online
alle domande dei lettori in 50 forum
VIVERE CON IL WEB
Segnalato da voi
Dal forum dei nostri esperti
Come convincere una bimba
che ha già quattro anni
ad abbandonare il ciuccio?
Ho una figlia, Sara, di 4 anni, vivace e testarda: non riesco a toglierle il ciuccio,
anche se va detto che lo usa solo di notte. Per diminuire le ore di ciuccio mi sono
inventata la «Fatina dei Dentini». La Fatina, quando i bambini hanno 4 anni, porta
via il loro ciuccio la mattina e lo fa ricomparire sotto il cuscino la sera. Ora la Fatina
ha deciso che Sara è davvero grande e per il bene dei suoi dentini, che altrimenti
crescerebbero storti, le toglierà il ciuccio anche di notte. E adesso? Se di notte
la piccola privata del ciuccio si metterà a piangere, dovrò lasciarla alle sue lacrime?
Peraltro, non funziona farle trovare il ciuccio rotto: le va bene anche rovinato.
Risponde
Anna Rezzara
Docente di Pedagogia, Facoltà
di Scienze della Formazione,
Università Bicocca, Milano
www.corriere.it/salute/forum
Se Sara a 4 anni fatica a rinunciare al
ciuccio significa che le assicura ancora quel
conforto, quel rilassamento di cui per qualche motivo sente il bisogno. Sono molti i
bimbi che tendono a conservare questa
abitudine, anche a 4 anni, nei momenti
della giornata o nelle occasioni in cui è
Il sito della settimana
www.anglat.it
Per muoversi senza barriere
Una nuova piattaforma interattiva per promuovere la mobilità
delle persone con disabilità, spesso limitata dalle tante
barriere presenti nei sistemi di trasporto e nelle città. Il sito
www.anglat.it è il risultato di un progetto promosso
dall’«Associazione nazionale guida legislazioni handicappati
trasporti» realizzato grazie al contributo del ministero del
Lavoro. Nella sezione «Muoversi in Italia» si trovano le
informazioni su come muoversi nelle diverse città italiane.
Sulla destra, cliccando sulla città che interessa, si trovano i
link su accessi ZTL ( zone a traffico limitato) e rilascio del
CUDE, ovvero del nuovo Contrassegno Unificato Disabili
Europeo, Servizi di trasporto. Sempre in home page, nell’area
«Segnala la barriera» si possono segnalare barriere presenti
nel servizio di trasporto pubblico, una fermata degli autobus o
metro, una stazione ferroviaria. In «Norme Internazionali» e
«Nazionali» sono disponibili i principali riferimenti legislativi
che regolamentano i diritti e l’accessibilità del trasporto
pubblico. Nell’area dedicata al «Trasporto aereo» si trovano
informazioni su diritti e doveri dei passeggeri e il link per
eventuali reclami. In «Buone pratiche» si accede al «Registro
Pubblico CUDE» con le informazioni sul perché farne parte.
La più cliccata
Informazione in rete
Le voci mediche di Wikipedia,
nove su dieci contengono errori
Secondo uno studio condotto dal professor Robert Hasty,
della Campbell University della North Carolina, ben 9 voci
mediche su 10 presenti nell’enciclopedia online (che conta
almeno 20 mila annotazioni legate alla salute) sarebbero
inesatte. Il motivo: il fatto che Wikipedia permette a
ciascun utente di creare, pubblicare e cancellare singole
voci, aumentando così il rischio di errori.
Il video
Oculistica
La gestione corretta
del glaucoma congenito
Un problema che deve essere diagnosticato
il prima possibile e trattato da personale esperto
per poter garantire una buona capacità visiva al bambino
con la crescita. Da domani su Corriere.it/salute
video-intervista con il professor Paolo Nucci, direttore
della clinica oculistica universitaria
presso l’ospedale San Giuseppe, di Milano.
massimo il bisogno di rassicurazione. L’addormentamento è un momento di distacco
dalla vita vigile, di temporanea separazione
dalle persone care, e quindi evoca un bisogno di consolazione. Tenendo conto di ciò,
e visto che avete serenamente eliminato il
ciuccio di giorno, io raccomanderei di procedere con la stessa attenzione, facendo in
modo che l’abbandono del ciuccio non sia
un evento traumatico, imposto dall’esterno, ma possa essere vissuto dalla bambina
come una tappa del suo crescere. Il ciuccio,
che è stato un oggetto importante e benefico, non deve diventare ora un oggetto cattivo, da buttare o rompere. Come dice un illustre pediatra: «il ciuccio fa male ai denti,
ma molto bene alla mente». Le suggerisco
di procedere senza ansie e fretta, e di non
aspettarsi la rinuncia immediata e totale al
ciuccio, ma di dare a Sara e a se stessa il
tempo di elaborare bene questa separazione e di curare i rituali di addormentamento,
con qualche coccola in più o qualche nuova
abitudine piacevole e rassicurante. Non lasci piangere la bambina, ma cerchi lei stessa di essere serena e sicura che questo passaggio avverrà presto e senza troppa fatica.
Endocrinologia
Meglio abbassare
il colesterolo o i trigliceridi?
Soffro di dislipidemia e diabete 2. Ho HDL 38,
LDL 77, trigliceridi 375. Cura: nevibololo,
losartan, atorvastina. È sufficiente? Meglio
preoccuparsi del colesterolo o dei trigliceridi?
Risponde
Marco Gallo
Struttura Endocrinologia Oncologica,
Azienda Osp. universitaria Molinette, To.
Secondo gli Standard italiani per la cura
del diabete AMD-SID (Associazione Medici
Diabetologi e Società italiana
di Diabetologia), l’obiettivo primario della
terapia della dislipidemia è il colesterolo
LDL con il raggiungimento di valori inferiori
a 100 mg/dl. In presenza di multipli fattori
di rischio cardiovascolare non correggibili,
o di malattia cardiovascolare, può essere
perseguito un obiettivo più stringente, vale a
dire un colesterolo LDL inferiore a 70 mg/dl.
Da quanto riferisce, lei si trova quindi molto
vicino all’obiettivo più restrittivo, ammesso
che nel suo caso sia utile perseguirlo (il suo
diabetologo lo sa sicuramente meglio di me).
Ai fini della prevenzione della malattia
cardiovascolare, i farmaci di prima scelta
sono le statine (come l’atorvastatina che lei
già usa, che ha un discreto effetto anche sui
trigliceridi). Una volta ottimizzato il valore
del colesterolo LDL, persistendo valori
elevati dei trigliceridi può essere presa in
considerazione la terapia con fibrati. Nel suo
caso, si tratterebbe di associare la statina
con un fibrato o con acidi grassi omega 3,
ma al momento non vi sono evidenze forti
di reali vantaggi. In passato, l’associazione
di alcune statine con particolari fibrati è
risultata associata a un rischio non
trascurabile di severi effetti collaterali.
Devo ricordarle che, aldilà dei farmaci, è
fondamentale mantenere un corretto stile di
vita riducendo l’assunzione di grassi saturi
e colesterolo, aumentando l’apporto di fibre
e l’attività fisica, ottimizzando il compenso
glicemico, quello della pressione arteriosa e
sospendendo il fumo (nello sfortunato caso
lei avesse questa pericolosa consuetudine).
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Domenica 1 Giugno 2014 Corriere della Sera
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BENESSERE FEMMINILE
Paura di ingrassare e timore della cellulite sono fra le cause di abbandono dell’uso dei contraccettivi orali
La soluzione che aiuta
a vivere al meglio la pillola
Un integratore alimentare soddisfa le esigenze delle donne
che utilizzano la pillola anticoncezionale
arginando l’eventuale aumento ponderale e la ritenzione idrica
L
a contraccezione orale
ha rappresentato una
vera e propria rivoluzione socio-culturale
e si ritiene che abbia contribuito all’emancipazione femminile in termini di livello
di istruzione, di autonomia
e di possibilità di fare carriera lavorativa. Attualmente
nel mondo oltre 100 milioni
di donne utilizzano contraccettivi ormonali, ma un’ alta
percentuale ne abbandona
l’uso entro il primo anno,
principalmente per timore di aumentare di peso, di
soffrire di ritenzione idrica
e di ritrovarsi con la cellulite.
Sebbene in Italia si sia progressivamente verificata una
maggior apertura da parte delle
donne al tema della contraccezione, la percentuale di donne
che si affidano alla contraccezione ormonale orale è molto
più bassa rispetto ai valori
medi europei: 16,2% contro il
21,4% del resto d’Europa. In
particolare si mostrano particolarmente disinteressate alla
contraccezione le più giovani
anche se in parallelo aumentano le esperienze sessuali fra
le giovanissime, il più delle
volte senza un’ adeguata educazione sessuale responsabile,
tanto che c’è un incremento
del ricorso alla contraccezione
d’emergenza. A frenare l’uso
della pillola, secondo diverse
indagini condotte, sarebbe il
timore di ingrassare e quello
della ritenzione idrica, anche
se tutto ciò comporta rischiare
una gravidanza indesiderata e
ricorrere alla pillola del giorno
dopo. Per chiarire paure ingiustificate e personalizzare la
scelta contraccettiva nell’ottica di mantenere l’equilibrio
psicofisico della donna, riducendo al minimo i potenziali
effetti collaterali, la classe medica è fortemente impegnata
a stabilire un dialogo con la
donna. Purtroppo sempre più
spesso il medico, però, “su-
Angela Saraceno, responsabile
marketing di LO.LI Pharma
bisce” la richiesta di contraccezione d’emergenza da parte
delle utenti e per effetto della
circostanza della richiesta si
trova ad avere tempi ristretti
o una paziente “distratta” dalla
problematica in questione, per
poter fare un counseling adeguato e completo.
tico da più di 10 anni e ormai
nota per le sue idee innovative
nel settore dell’integrazione e
per la meticolosa attenzione
alla qualità e alla sicurezza
dei propri prodotti. Ha studiato e messo in commercio un
integratore alimentare unicamente studiato per soddisfare
le esigenze delle donne che
utilizzano i contraccettivi ormonali: Zyxelle®, la Pillola per
la Pillola. “Zyxelle® nasce da
un’attenta analisi del mondo
della contraccezione, dei disagi e delle paure che negano
a milioni di donne l’accesso a
una contraccezione efficace,”
commenta la Dottoressa Angela Saraceno, responsabile
marketing dell’Azienda nonché
dell’intero progetto. “Ha col-
laborato a Zyxelle® un team
di esperti della contraccezione: il Prof. Angelo Cagnacci,
membro della Società Italiana
della Contraccezione, la Prof.
ssa Anna Maria Paoletti, Ordinario di Ginecologia e Ostetricia
dell’Università di Cagliari e la
Prof.ssa Alessandra Graziottin,
Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica del
San Raffaele Resnati di Milano.”
Come hanno confermato questi
esperti, la pillola anticoncezionale è una soluzione valida ad
ogni età: per la ragazza giovane
per la riduzione del dolore mestruale e per la regolarizzazione
del flusso e per la donna sposata e con figli per la quale la
contraccezione sicura significa
dividere con serenità le pro-
PER IL BENESSERE
DELLA DONNA
L’idea su come aiutare la classe
medica e soprattutto le donne
che desiderano una contraccezione senza disagi è arrivata
nel gennaio di quest’anno da
Lo.Li.Pharma, Azienda italiana
operante nel settore farmaceu-
LO.LI.PHARMA: un’azienda controcorrente
che investe nella ricerca scientifica e sui giovani
Lo.Li. Pharma S.r.l. è una Società Farmaceutica italiana, con sede a Roma, la cui attività è rivolta allo sviluppo e commercializzazione di Dispositivi Medici ed Integratori
alimentari. L’azienda è costantemente impegnata a raggiungere e mantenere i massimi livelli di qualità, sicurezza ed efficacia delle specialità sviluppate e immesse sul
mercato, al fine di contribuire attivamente alla salvaguardia della salute. Il continuo
interesse del mercato internazionale per i prodotti Lo.Li.Pharma ne testimonia la qualità e il carattere innovativo. Ad oggi i prodotti Lo.Li.Pharma sono distribuiti, infatti,
in più di 30 Paesi tra i quali: U.S.A., Germania, Francia, Spagna, Emirati Arabi, Paesi
Bassi, Turchia, Pakistan, Grecia, Cile e Perù. Il merito di tale successo va all’impegno
dell’Azienda nel campo della ricerca portata avanti da un team giovane, motivato
dalla passione per la scienza e proiettato al soddisfacimento delle necessità del consumatore e della classe medica.
Per maggiori informazioni: www.zyxelle.com
prie energie fisiche, psichiche
ed emotive, senza rinunce di
intimità, oltre che assicurarsi
azioni benefiche per la salute.
Inoltre è anche indicata per la
donna che si trova al delicato
giro di boa degli “anta” in quanto risulta utile per contrastare
gli effetti dovuti alle prime alterazioni neuroendocrine della
premenopausa e per attenuare
quei piccoli segni del tempo che
lo squilibrio ormonale preclimaterico mette in risalto. Il timore però di un impatto negativo
sul corpo e più precisamente
dell’aumento di peso e della
ritenzione idrica, ne limitano
ancora la diffusione.
UNA FORMULAZIONE
COMPLETA
Proprio per queste donne nasce
Zyxelle®, una formulazione che
concentra tutte le vitamine e
gli oligoelementi che sono più
carenti, ma più importanti per
il benessere della donna e che
permette di arginare gli eventuali effetti indesiderati della
pillola anticoncezionale. “Diversi studi hanno evidenziato
che la pillola contraccettiva
influenza lo stato nutrizionale delle donne, modificando
le cinetiche di assorbimento e
Zyxelle® contiene
le vitamine
e gli oligoelementi
più importanti
per il benessere
della donna
metabolismo di particolari vitamine e minerali,” chiarisce
la Dottoressa Angela Saraceno. “Tali deficienze possono
comportare degli eventuali
rischi per la salute quali quello cardiovascolare, lo stress
ossidativo, l’iperomocisteinemia, e possono contribuire ad
esacerbare oppure essere loro
stessi causa di quei disagi lamentati dalle donne, come il
gonfiore, la cefalea, l’alterazione del tono dell’umore. Una
dieta sana, ad alto contenuto
di nutrienti, è la migliore protezione contro eventuali problemi nutrizionali in genere,
purtroppo la biodisponibilità
di molti nutrienti dipende
molto dalla forma in cui essi
si trovano in un dato alimento. Inoltre molte donne e in
particolare le adolescenti e le
giovani, seguono un’alimen-
tazione non corretta e povera
di nutrienti che predispone ad
un maggior rischio di stati carenziali.” Per ovviare a questi
problemi Zyxelle® è l’integratore alimentare pensato per la
donna che assume la pillola,
contiene infatti: Centella Asiatica che contrasta gli inestetismi della cellulite e favorisce
la funzionalità del microcircolo; vitamine C, E e selenio che
contribuiscono a mantenere la
bellezza di pelle e di unghie e
proteggono dallo stress ossidativo; magnesio e vitamina
B2 che riducono la stanchezza
e favoriscono il mantenimento
del normale stato psicofisico;
acido folico, vitamine B6 e
B12 che facilitano il normale
metabolismo dell’omocisteina, un importante fattore di
rischio cardiovascolare. “Tutte queste proprietà di Zyxelle®
risultano utili per salute della
donna e possono soprattutto
aiutare a migliorare la tollerabilità del contraccettivo ormonale,” conclude la Dottoressa
Angela Saraceno.” Si può così
avere una contraccezione che
soddisfa da un punto di vista
della felicità sessuale, della
sicurezza contraccettiva, ma
anche del benessere.”
Corriere della Sera Domenica 1 Giugno 2014
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BENESSERE MASCHILE
L’incontinenza maschile urinaria ha un impatto sulla qualità della vita, da non sottovalutare
La si affronta parlandone
Più informazioni, un confronto con gli esperti,qualche accorgimento
e alcuni esercizi sono la strategia per tenerla sotto controllo
P
uò influenzare lo stile di vita quotidiano e
la propria autostima,
portando per imbarazzo addirittura a non parlarne
con il medico, eppure l’incontinenza urinaria maschile
affrontata in modo corretto
e mettendo in pratica alcuni semplici accorgimenti si
può gestire e in molti casi
risolvere. Dal 2 al 10% degli
uomini, specialmente con
più di 50 anni, ne conosce i
sintomi che però spesso sottovaluta, anche se è indubbio
il peso che hanno sul benessere generale.
Conoscere i diversi tipi di incontinenza è il primo passo verso
la soluzione. Il tipo diffuso è
la forma da urgenza nota anche come “vescica iperattiva”.
Si manifesta con il bisogno improvviso di urinare e la vescica
espelle involontariamente urina prima di poter raggiungere
il bagno. Generalmente ha alla
sua origine una prostata ingrossata o i postumi di un intervento chirurgico alla prostata.
è comune in seguito a un intervento alla prostata anche
la forma da sforzo: si verifica
quando si tossisce, starnutisce,
si ride o si solleva un peso e di
solito è causata da un danno ai
muscoli del pavimento pelvico.
Invece il gocciolamento postminzione consiste nella perdita
di alcune gocce al termine della
minzione. Anche questa forma è
comune in caso di prostata ingrossata o muscoli del pavimento pelvico deboli. L’incontinenza
da rigurgito consiste infine nel
flusso costante o intermittente di urina, non solo quando si
effettua la minzione. Di solito
è provocata da qualcosa che
I Luts hanno
un impatto
sulla vita sia
lavorativa
sia sociale e
anche di coppia
ostacola il flusso e deve essere
sempre verificata da un medico.
UN DISAGIO
NELLA QUOTIDIANITÀ
Questi sintomi, che vengono
definiti con il termine inglese di
Luts (Lower Urinary Tract Symptoms cioè Sintomi del Basso
Tratto Delle Vie Urinarie), sono
limitati e hanno un impatto sulla qualità della vita lavorativa,
sociale e sessuale degli uomini
che ne sono affetti, come è risultato da un’indagine internazionale condotta in Inghilterra,
Francia, Germania, Svezia ed
Italia dall’azienda SCA, titolare
del brand TENA marchio leader
del settore, attraverso il suo
programma di educazione alla
salute “50+ La Salute degli Uomini”. Ha interessato un campione di 1.134 uomini affetti
da disturbi urinari e 988 donne,
mogli o compagne di questi ultimi e ha consentito di conoscere in che modo e quanto i Luts
condizionino il vissuto quotidiano sia degli uomini, sia delle
loro compagne. Come è emerso
infatti chiaramente dai risultati
dell’indagine, i Luts portano negli uomini a una perdita di fiducia in se stessi, alla tendenza ad
isolarsi e a modificare le proprie
abitudini di vita. In molti casi,
specialmente fra gli uomini abituati a far valere la loro autorevolezza nella professione come
in famiglia, i Luts sono vissuti
persino come un’ umiliazione
che rende meno virili, in quanto mina la capacità di controllo
e di autonomia. Non è da sottovalutare neppure l’influenza
sulla la vita di coppia in quanto
i Luts sono spesso un motivo di
astensione dall’attività sessuale e sono causa di stress per il
cambiamento di abitudini del
proprio compagno.
PARLARNE IN MODO
CORRETTO
Dalla ricerca è anche emersa
in modo chiaro l’esigenza degli
uomini di ricevere informazioni
pratiche che li aiutino ad affrontare in modo corretto i Luts.
Nei paesi interessati dalla ricer-
TENA Men: all’insegna
della discrezione e del comfort
Studiati e messi a punto appositamente per gli uomini
dall’azienda SCA, titolare del brand TENA marchio leader
del settore, i prodotti della linea TENA Men permettono di
controllare il problema con discrezione, efficacia e comodità.
Grazie all’innovativo sistema Maxx Protection Technology,
le perdite di urina vengono trattenute in modo ancora più
sicuro, garantendo così la massima tranquillità, ma con una
totale discrezione. Gli assorbenti della linea TENA Men si
caratterizzano anche per l’innovativo sistema Odour Control
che impedisce la formazione dei cattivi odori, evitando così
sgradevoli imbarazzi, mentre l’esclusivo materassino a doppio
strato Absorb Tec per la massima assorbenza, e il rivestimento
esterno traspirante che permette all’aria di circolare e aiuta
la pelle a mantenere le sue condizioni naturali, consento di
avere un eccezionale comodità e un corretto comfort. Infine
la presenza sull’assorbente della striscia adesiva che permette
di fissarlo in modo sicuro ai normali slip, garantisce libertà
nei movimenti e discrezione. Chi invece è alla ricerca di una
soluzione ancora più pratica la trova nel nuovo TENA Men
Protective Underwear. Si tratta di un intimo assorbente che
si indossa come la normale biancheria intima. Essendo stato specificatamente ideato per l’uomo TENA Men Protective
Underwear garantisce il massimo della sicurezza e un totale
comfort. TENA Men Protective underwear ha un design anatomico ed è pratico come la biancheria tradizionale anche
grazie al suo morbido rivestimento in tessuto elasticizzato.
Per maggiori informazioni: www.TENA.it/uomini
ca, è risultato infatti che almeno il 20% degli uomini che ne
soffrono non utilizza prodotti
specifici, mentre in Italia almeno il 10% degli uomini ricorre
soluzioni ‘fai da te’, come fazzoletti o carta igienica negli slip o
più slip contemporaneamente. È
dunque fondamentale il ruolo di
esperti del settore e operatori
sanitari, primi fra tutti i farmacisti che costituiscono un importante punto di riferimento in
tema di salute, nell’ accogliere,
ascoltare ed aiutare chi soffre
di Luts, fornendo anche informazioni sul l’utilizzo di prodotti
specifici per la gestione quotidiana del problema, a tutela di
una migliore qualità della vita.
Gli esercizi che aiutano
Gli esercizi per rafforzare la muscolatura del
pavimento pelvico possono rappresentare un
valido aiuto per controllare la perdita di urina.
Per individuare i muscoli da esercitare si devono
contrarre quelli intorno all’ano in modo da sentire la
base del pene sollevarsi leggermente verso l’addome.
Gli esercizi vanno ripetuti con costanza ogni giorno.
Comprimere e trattenere i muscoli, dapprima per
uno o due secondi, fino ad arrivare a 10 secondi. Fra
una compressione e l’altra, fare pause della stessa
durata della contrazione dei muscoli. Cercare però di
non comprimere le natiche o contrarre le cosce o il
ventre nello stesso tempo. Ripetere spesso, fino a 10
ripetizioni
Usare la stessa tecnica di contrazione, ma questa
volta trattenere la contrazione per un periodo più
prolungato, fino a un minuto, anche se non si riesce
a trattenere con il massimo della forza per tutto il
tempo. Fare questo esercizio una volta al giorno.
Quando si ha un buon controllo dell’esercizio di
contrazione, usare anche la resistenza dell’addome.
Eseguire l’esercizio tutte le volte anche quando si
tossisce, si salta, si corre, ci si rialza o si solleva un
peso.
Provare con delle contrazioni rapide ed energiche in
cui bisogna comprimere il più possibile, poi lasciare
andare. Ripetere fino a 10 volte.
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a cura di RCS
Domenica 1 Giugno 2014 Corriere della Sera
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PERFETTE PER L’ESTATE
Per presentarsi al meglio di se stesse, occorre curarsi del proprio corpo a 360 gradi
La più bella di tutte le stagioni
La voglia di vacanze, di mare
e di sole è sempre più intensa:
per scoprirsi senza timori
basta amarsi e trattarsi bene
B
ei tempi, quelli in
cui si era ancora
bambine! L’inizio
dell’estate era il via
ai giochi più sfrenati, mentre la partenza per le vacanze, spensierate e senza nulla
a cui altro pensare, diventava
un giorno atteso con il cuore
colmo di eccitazione e di gioia
pura ed una volta raggiunta la
meta era tutto un saltellare
entusiasta in cerca dell’amato costumino, per poterlo
indossare in fretta e furia,
incuranti di raccomandazioni
e richiami, per correre d’un
fiato a farsi abbracciare dalle
onde del mare.
Il rapporto col costume è iniziato a cambiare mentre si cresceva, il corpo mutava e ci si
confrontava, con le coetanee
e con il mondo, arrivando ad
osservarsi con aria sempre più
critica, davanti allo specchio
di casa o a quello dei negozi
in cui si sceglievano bikini o
interi, provandone decine,
perennemente insoddisfatte.
Bisogna ammetterlo: per molte togliersi il copricostume
in spiaggia il primo giorno è
motivo di apprensione, come
se tutti fossero interessati ad
ogni proprio minuscolo difetto.
Anche se non è facile, sarebbe
bene imparare una buona volta
ad accettarsi così come si è,
senza troppi drammi, sentendosi belle comunque, mettendo
in evidenza le proprie bellezze
e minimizzando eventuali imperfezioni. Per esempio puntare
su una chioma con un taglio,
un’acconciatura ed un colore ad
hoc, sul viso solare, sulle mani
e sui piedi affusolati e curatissimi, sul sorriso accattivante,
sulla pelle splendente. Questa
sicurezza permette di apparire
più belle e, meno esitanti e più
sicure, di comunicare alle persone vicine positività.
SI HA ANCORA QUALCHE
ASSO NELLA MANICA
D’altro canto, se proprio non
si riesce ad accettare quell’odioso “rotolino”, soprattutto
dopo aver passato ore e ore in
palestra, aver seguito una dieta
sana ed equilibrata, non è ancora troppo tardi, in vista delle
ferie, per decidere di optare per
un piccolo ritocco. Oggi i trattamenti e gli interventi estetici nelle cliniche più moderne
si sono evoluti e continuano a
farlo. Oltre che sempre più sicuri e attenti alla salute e alle
naturali proporzioni della figura, sono maggiormente veloci
e mirati, permettendo di risolvere problemi di piccola entità
rapidamente. L’importante è
rivolgersi sempre a personale
specializzato di comprovata
esperienza, in modo da tro-
Tutto (o quasi)
è possibile con
un po’ di impegno
e tanto amore
per se stesse
varsi poi soddisfatte da tutti i
punti di vista. Può anche essere
l’occasione per progettare, se lo
si ritiene opportuno, soluzioni
più determinanti da attuare
in autunno, magari per porre
fine a una situazione che crea
davvero disagio. Se invece non
ci si sente pronte per queste
eventualità e si ha qualche chilo di troppo da nascondere, non
è comunque il caso di farne un
dramma.
NIENTE TRAGEDIE DAVANTI
ALLO SPECCHIO
Bisogna tenere a mente che la
cellulite affligge tutte le donne, anche le più magre e le più
sportive, e che è normale, a dispetto di quanto mostrino i modelli imposti da riviste e spettacoli, non essere magre come
acciughe, senza quelle rotondità che è invece legittimo appartengano al corpo femminile.
“Se fosse per i canoni attuali”
diceva un famoso professore di
filosofia “si consiglierebbe di
dimagrire alla Venere di Milo
e a Marylin Monroe”... chi ha
orecchie per intendere... L’importante è rendere onore alle
proprie curve, non gettarsi in
qualche scellerata dieta ipocalorica senza controllo che priverebbe l’organismo di nutrienti
fondamentali al suo benessere
fisico e psichico con risultati
che sarebbero solo nettamente
controproducenti. Non solo si
rischia di perdere forza e vitalità, ma di sicuro ci si ritroverà
con un aspetto tutt’altro che
piacevole. Il primo a risentire
di rapidi e dissennati dimagrimenti è il viso, che appare sciupato e privo di luminosità, per
non parlare di collo e decolleté.
La pelle, soprattutto quella di
braccia, cosce, ventre, tende
a perdere tonicità, elasticità
e turgore, ed è più facile che
compaiano smagliature e precoci segni di invecchiamento.
Piuttosto è meglio incrementare l’attività fisica che, aumentando la massa muscolare, permette all’epidermide di avere
un aspetto più tonico.
ATTENZIONI QUOTIDIANE
E PRODOTTI GIUSTI
L’importante è poter sfoggiare
una pelle luminosa, liscia, elastica, uniforme e ben levigata.
E questo è un risultato che si
può ottenere con qualche attenzione quotidiana da mettere
in pratica con perseveranza e
pazienza. Almeno una volta la
settimana si può effettuare un
delicato scrub per favorire l’eliminazione delle cellule morte,
facilitando così il ricambio con
quelle nuove, insistendo sulle
zone più portate ad ispessimenti come gomiti, ginocchia
e piedi. Per la doccia o il bagno
utilizzare detergenti delicati,
privi di ingredienti che possono irritare o indurre reazioni
allergiche. Ancora più indicati,
specialmente per le pelli sensibili, aride o che hanno perso
elasticità, specifici oli da bagno. Successivamente, bisogna
applicare, quando è asciutta o
ancora umida, prodotti restitutivi, che favoriscano la riformazione del sottile mantello idro-
lipidico, sua prima protezione,
e la idratino in profondità. In
questo modo la pelle acquisterà
un aspetto luminoso, nonché
morbidezza ed elasticità e sarà
meno soggetta alla precoce
comparsa di segni d’invecchiamento o smagliature. Per
ovviare a queste antiestetiche
striature si può ricorrere ad appositi trattamenti, in grado di
contrastarne la formazione e di
attenuare la visibilità di quelle
esistenti. La parola d’ordine,
dunque, è prendersi cure di se
stesse a 360 gradi, che si sia in
forma o che la forma intesa sia
quella... “tonda”.
Per una pelle
morbida,
elastica,
protetta
e rigenerata
Pelle secca o anelastica?
Dopo il bagno o la doccia
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un rinnovato comfort
quotidiano. Ideale
anche in caso di cicatrici
e smagliature, ecco il
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sana, elastica, fantastica.
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complesso di Oli Vegetali,
ricchi di Omega 3, Omega
6 e Omega 9, promuove
l’elasticità della pelle,
nutrendola, proteggendola
e ristrutturandola. I
preziosi estratti sono
l’Olio di Argan, noto per
le proprietà idratanti
ed antiossidanti, l’Olio
di Plukenetia volubilis
dall’azione emolliente e
lenitiva, l’Olio di Jojoba,
sin dall’antichità noto per
curare scottature e ferite,
l’Olio di Crusca di Riso,
emolliente e ristrutturante
e gli Insaponificabili
dell’Olio di Oliva, dalla
spiccata attività emolliente
e protettiva. Rilastil
Elasticizzante Olio è inoltre
arricchito con Vitamina
E e Vitamina F che, per
l’azione antiossidante,
trofica e lenitiva, agiscono
in sinergia con gli altri
componenti, proteggendo
e rigenerando anche le
pelli più bisognose. Privo
di oli minerali, conservanti,
coloranti, bioflavonoidi e
derivati del grano, dotato
di una profumazione priva
di allergeni, ipoallergenico,
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microbiologicamente
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ogni lotto di produzione
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Va applicato dopo il bagno
o la doccia sulla pelle
asciutta o ancora umida.
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C’è ancora tempo
per eliminare
le piccole imperfezioni
Se, nonostante mesi di palestra, una dieta corretta
e sane abitudini, quei fastidiosi cuscinetti che tanto
creano disagio non vogliono decidersi a sparire,
non è il caso di perdere ogni speranza, perché
si è ancora in tempo per giocare qualche carta
decisamente vincente e conquistare una migliore
silhouette. Ci si può avvalere infatti di trattamenti
estetici in grado di dare risultati soddisfacenti
in tempi brevi e che consentano di modellare e
ridefinire in modo efficace proprio le zone più
critiche: addome, glutei e gambe. La medicina
estetica viene in aiuto con due trattamenti molto
richiesti in questo periodo dell’anno: la cavitazione
e la criolipolisi. Quest’ultima è una metodica di
ultima generazione che “elimina gli inestetismi
dovuti all’accumulo localizzato di grasso, basandosi
sulla crioterapia delle cellule adipose” spiega
il dottor Domenico Miccolis, chirurgo estetico
di Hospitadella, centro di medicina e chirurgia
estetica. “Alcuni inestetismi hanno però bisogno
di essere trattati con la chirurgia estetica. La
novità è che anche gli interventi chirurgici stanno
diventando sempre meno invasivi e più veloci
da effettuare, tanto da poter essere eseguiti in
day hospital” aggiunge il dott. Miccolis. Tra gli
interventi chirurgici più richiesti, la liposcultura
e le sue declinazioni più all’avanguardia: la
Vibroliposcultura e la Laser Liposcultura, soluzioni
mirate, sicure e precise, che limitano in modo
considerevole i disagi per il paziente.
Per saperne di più: www.hospitadella.it
Corriere della Sera Domenica 1 Giugno 2014
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PERFETTE PER L’ESTATE
Un disturbo che molto diffusamente affligge le unghie è l’onicomicosi, provocata dai miceti
È severamente vietato raccogliere funghi
Cautela e prudenza sono un dovere quando si frequentano luoghi pubblici umidi come piscine, palestre e docce
R
intanati come marmotte in letargo
nell’oscurità delle
scarpe chiuse per
tutto l’inverno, spesso i piedi
vengono trascurati, ma, con la
bella stagione, spuntano dalle
calzature aperte e dai sandali e dunque è necessario che
facciano bella mostra di sé,
a partire dalle loro estremità
più evidenti, le unghie.
Purtroppo, sovente esse sono
colpite da un disturbo noto
come onicomicosi, provocato
da microorganismi chiamati
miceti, i cosiddetti funghi, responsabili di un’infezione che
può riguardare una o più unghie. I miceti, tra cui Candida
albicans, Trichophyton ed ed
Epidermophyton, sono i maggiori responsabili, ma anche le
muffe e i lieviti possono causare o peggiorare il danno. L’unghia colpita tende a cambiare
il colore originario, sfumando
generalmente dal bianco al
giallino, o presentare macchie
marroni, nere o verdastre. Se
l’infezione raggiunge zone profonde, l’unghia può ispessirsi,
deformarsi, diventare più fragile e friabile, sgretolarsi lateralmente provocando dolore
ed emanare cattivo odore. Se
non si provvede adeguatamente, esiste anche la possibilità
che possa diffondersi alla cute
circostante e ad altre zone del
corpo.
AMBIENTI A RISCHIO
I luoghi umidi sono quelli prediletti dai miceti e dunque è
facile trovarli negli spogliatori pubblici, nelle docce delle
palestre, nelle piscine, per
cui è sempre meglio, quando
si frequentano questi luoghi,
disinfettare accuratamente i
piedi prima (per non contagiare gli altri) e dopo. Tra i
fattori predisponenti figurano
anche particolari condizioni,
fra cui un indebolimento del
sistema immunitario, la presenza di altre patologie quali
piede d’atleta o psoriasi, vasculopatie periferiche, nonché
la scarsità di traspirazione dei
piedi con temperatura elevata
associata a sudorazione, come
avviene quando si indossano
troppo a lungo scarpe sportive o realizzate in materiali
sintetici. I funghi tendono a
infettare molto spesso le unghie dei piedi rispetto a quelle delle mani, dato che vivono
in un ambiente prospero alla
loro proliferazione: nel buio
delle scarpe, esposti al calore
e all’umidità, registrano una
sudorazione notevolmente più
consistente rispetto alle mani.
Inoltre nei piedi la circolazione
ematica indirizzata verso le unghie è più difficoltosa rispetto
a quella diretta verso le unghie
delle mani e di conseguenza
le difese immunitarie possono
essere più deboli proprio in
queste zone. Se all’abitudine
scorretta di usare calzature
strette e che impediscono la
traspirazione, di non asciugare meticolosamente i piedi e
di camminare a piedi scalzi in
luoghi umidi e frequentati, le
probabilità di contrarre una micosi aumentano decisamente.
Un’occhiata
da vicino
per conoscersi
meglio
Resistente ma flessibile, l’unghia
difende la punta delle dita
L’
RIMEDI ADEGUATI
Le onicomicosi non sono facili
da debellare e non guariscono se non si interviene con i
farmaci adatti, inoltre sono
contagiose e possono portare
anche all’onicolisi, ovvero alla
perdita dell’unghia. Dunque
sarebbe prudente, al primo
dubbio sull’aspetto dell’unghia,
Al primo segnale,
meglio intervenire,
per impedire che
l’infezione peggiori
e favorire
la guarigione
in genere il cambiamento del
colore, chiedere consiglio allo
specialista e non temporeggiare. Oggi esistono rimedi molto
efficaci, pratici da usare e che
permettono tempi di guarigione veloci. Alcuni si presentano
sotto forma di comodi smalti
che non richiedono, per la rimozione prima delle successive
applicazioni, l’uso di solventi o
limette, permettendo così di
non indebolire ulteriormente
l’unghia. Va da sé che la prevenzione è la cosa migliore: le unghie dovrebbero essere sempre
pulite, asciutte, bisognerebbe
indossare calzature che fanno
respirare i piedi, cambiandole
spesso, usare calzini in fibre
naturali, evitare pedicure troppo aggressive e tagliarle senza
incidere i lati e senza strappare
eventuali pellicine.
Una nuova terapia
per la cura dei funghi delle unghie
Niogermox® è l’innovativo smalto medicato che consente di curare i funghi delle unghie in modo pratico, senza l’utilizzo
di solventi o lime. Grazie all’innovativa formulazione idrosolubile, la novità ISDIN si applica facilmente sull’unghia
e sulla pelle circostante, e si rimuove con un semplice risciacquo con acqua, trasformando la cura in semplice un gesto
quotidiano. Niogermox® asciuga in solo 30 secondi, formando una pellicola invisibile e permeabile all’umidità e all’aria che
consente il rilascio e una maggior penetrazione del principio attivo antifungino (ciclopirox), e favorisce la ricrescita dell’unghia, migliorandone l’integrità e proteggendola da danni fisici e/o aggressioni chimiche. Studi clinici dimostrano che la
novità ISDIN, più efficace del 66% rispetto alle lacche non idrosolubili, è anche maggiormente tollerata, con un’incidenza
di eritema tre volte inferiore, e di bruciore, prurito e dolore, due volte inferiore. Proposto in due formati capaci di coprire
l’intera terapia - Niogermox® in confezione da 3,3 ml, per infezioni che interessano fino a 2 unghie e Niogermox® in
confezione da 6,6 ml, per quelle che coinvolgono da 3 a 5 unghie – lo smalto medicato ISDIN si applica preferibilmente
prima del riposo notturno, in modo da garantire le 6 ore di contatto necessarie. Niogermox®, che è un farmaco OTC che
non necessita di prescrizione medica, è commercializzato in farmacia o parafarmacia.
unghia è una produzione cornea
dell’epidermide, posta sulla faccia dorsale
delle ultime falangi delle dita di mani e piedi.
La parte della lamina inserita nell’epidermide è
chiamata radice. La lanula è la chiazza biancastra a
forma di mezza luna presente alla base della lamina.
Tale colore è probabilmente dovuto al maggiore
spessore dell’unghia, che impedisce al colore del
sangue di trasparire, come invece accade nella parte
rosata. Il corpo della lamina è la parte più evidente
dell’unghia ed il margine libero è la sua parte che
protrude dalle dita, distaccandosi dal letto ungueale
sottostante. Il solco ungueale è la piega epidermica
in cui si inserisce la
Il colore rosato radice dell’unghia. Il solco
ungueale distale si colloca
è dovuto
sotto il margine distale
al trasparire
dell’unghia.
La parte posteriore della
della tinta
radice è chiamata matrice:
del sangue
è una zona di primaria
importanza, poiché formata
da cellule che, proliferando velocemente, favoriscono
la crescita della lamina ungueale. Nonostante la
superficie esterna appaia liscia, la lamina ungueale
presenta delle scanalature verticali nella faccia
sottostante; tali solchi prendono stretto contatto
con il letto ungueale, aumentandone l’adesione.
L’iponichio è la continuazione del letto ungueale,
che a sua volta prosegue con il polpastrello.
L’IMPORTANZA DELLA “PELLICINA”
L’eponichio o cuticola, volgarmente detto pellicina,
è strettamente aderente alla lamina dell’unghia
e previene il passaggio di microrganismi e di
funghi nella radice, scongiurando il pericolo di
infiammazioni e infezioni: per questo motivo
non andrebbe tagliato né tantomeno strappato.
L’unghia è formata da più strati cementati di
corneociti, ripieni di cellule di cheratina immerse
in una matrice amorfa. Si tratta di cellule morte,
la cui durezza e resistenza è dovuta proprio alla
presenza di cheratina. Per questo motivo l’unghia,
pur essendo piuttosto rigida e resistente, mantiene
una certa flessibilità. La sua crescita è dovuta alla
proliferazione delle cellule della matrice, disposte
in maniera inclinata per far sì che essa si sviluppi
soprattutto in lunghezza e non in spessore.
smalto medicato
Un gesto per curare
le tue unghie
Si rimuove con acqua,
senza solventi e lime
Unghie fragili e scolorite?
Potresti aver contratto un’infezione da fungo
Puoi provare una terapia per
la cura dei funghi delle unghie
1 applicazione giornaliera prima
di coricarsi
“È un medicinale indicato per gli adulti.
Leggere attentamente il foglio illustrativo”
Autorizzazione del 18/02/2013
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Domenica 1 Giugno 2014 Corriere della Sera
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PERFETTE PER L’ESTATE
Colorate con rossetti varie tinte o con un semplice gloss trasparente, devono essere, oltre che belle, sane
Labbra seducenti e sensuali a prova di bacio
Talvolta sono insultate dalla comparsa di un ospite davvero sgradito: l’herpes labiale
L
e labbra sono la cornice del sorriso: la
loro bellezza, che
deriva dalla loro salute, può diventare un punto
d’attrazione notevole, tanto
che presso alcune popolazioni dell’Etiopia, dell’Africa equatoriale, gruppi di lingua papua in Nuova Guinea
e dell’America Meridionale
vengono rese addirittura imponenti con perforazioni e
inserimenti di dischi, asticciole di legno o, come nei
Jivaro, di piume colorate.
Nelle culture occidentali da
sempre si è messa in luce
questa delicata e sensuale
zona del corpo, con pigmenti
soprattutto rossi per enfatizzarne il colore. Talvolta,
però, sono vittime, oltre che
di maltrattamenti e secchezza provocata da agenti esterni
o interni, di un ospite assai
fastidioso. È l’herpes labiale, causato dal ceppo virale
dell’herpes simplex solitamente di tipo uno. I sintomi sono
caratteristici: si avverte dapprima un senso di formicolìo,
calore e tensione e successivamente, in poche ore, fanno la
loro comparsa sgradevolissime
vescichette dolorose colme di
liquido.
QUELLE ODIOSE,
ORRIBILI BOLLICINE...
Queste bollicine, veri e propri
serbatoi di virus, tendono ad
asciugarsi e cristallizzare spontaneamente nel giro di una settimana. Durante tutto questo
periodo il rischio di infettare
un’altra persona tramite contatto diretto aumenta notevolmente. Il massimo del rischio
di contagio si ha quando le vescichette si aprono lasciando
fuoriuscire gli herpes virus, di
solito intorno al quarto, quinto giorno. L’herpes labiale è
particolarmente odiato non
solo per il dolore e il bruciore
che comporta e per il prurito
che spinge spesso a grattarsi
ma anche perché ha un forte
impatto a livello estetico, creando molto disagio sociale in
chi ne è affetto. Oltre a soffrire, tanto da far fatica a sorridere o parlare normalmente,
ci si sente in imbarazzo, soprattutto se si è vicini ad altre
persone.
Come sconfiggere il più
fastidioso nemico delle labbra
L’herpes labiale provoca un grandissimo fastidio
per tutti coloro che ne vengono colpiti e, oltre ai
sintomi dolorosi,ha anche un impatto antiestetico.
Perciò prevenirne la comparsa e prendersene cura è
molto importante. Urgo propone l’innovativo cerotto
liquido pronto all’uso indicato per la protezione ed
il trattamento delle lesioni, che può essere utilizzato
già dai primi sintomi fino a completa sparizione
dell’herpes. URGO Herpes Labiale si avvale della
tecnologia Filmogel®, costituita da un agente liquido
filmogeno che viene applicato direttamente sulla
parte da trattare. Una volta applicato, il liquido forma
una pellicola trattante, discreta ed isolante. Il cerotto
liquido dona sollievo, limita la crescita dell’herpes,
la formazione di vescicole e crosticine, favorisce la
cicatrizzazione e limita la contaminazione. Utilizzare
URGO Herpes Labiale è semplice; basta, con l’aiuto
della spatola monouso, ricoprire l’herpes con un
sottile strato di prodotto e lasciare asciugare. Il flacone
è dotato di 24 spatole usa e getta che permettono di
applicare il cerotto liquido in modo igienico e preciso.
L’efficacia del cerotto liquido URGO Herpes Labiale è
testata clinicamente. Lo studio clinico PRODERM N.
3103071 ha evidenziato un’ efficacia provata a tutti gli
stadi: Applicazione prima dell’uscita dell’herpes: limita
l’uscita dell’herpes 75%; Applicazione dopo l’uscita
dell’herpes: limita la formazione di vescicole 75,8%;
limita la formazione di crosticine 62%; dona sollievo dal
dolore a tutti gli stadi più fastidiosi 72%. In vendita in
farmacia e distribuito in Italia da QualiFarma srl.
Stress, variazioni
ormonali, troppo
sole possono
risvegliare
il nemico
silenzioso
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ALCUNE SITUAZIONI
AUMENTANO IL RISCHIO
Una volta che si è colpiti
dall’herpes labiale, anche
se questo ha terminato la
sua azione e i sintomi sono
scomparsi, i virus responsabili della malattia vanno a
nascondersi nelle terminazioni nervose dove possono
restare silenti, senza dare
alcuna manifestazione della
loro presenza, anche per periodi molto lunghi.
Purtroppo può capitare che
l’infezione torni a mostrarsi
in situazioni particolari, in
conseguenza di un lavoro
molto intenso, sia fisico che
mentale, di una situazione di
stress accentuato, di un’eccessiva esposizione solare,
Meglio intervenire
ai primi sintomi
con prodotti adatti,
capaci di limitare
i danni
labiale non va confuso con le
afte, piccole bollicine assolutamente non contagiose che
talvolta compaiono nella bocca o sopra e sotto la lingua a
causa di altre problematiche
non patologiche.
a causa dell’assunzione prolungata di alcuni farmaci o di
un’altra patologia o malattia
infettiva. Anche alterazioni ormonali come quelle legate al
ciclo mestruale o alla gravidanza possono risvegliare i virus
“addormentati”. Le infezioni
da herpes simplex possono
manifestarsi quando il sistema
immunitario si indebolisce, ed
anche malattie autoimmuni e
fattori genetici possono favorire la loro comparsa. L’herpes
RIMEDI EFFICACI
E RAPIDI
Nonostante sia dimostrato
che questo nemico rimane in
agguato nel corpo per tutta
la vita e che nemmeno un
trattamento farmacologico
è in grado di debellarlo definitivamente, alcuni rimedi
permettono di intervenire ai
primi segnali, limitando significativamente l’eruzione,
donando sollievo dai sintomi
e nascondendo le lesioni,
minimizzandone la comparsa
e favorendo una rapida guarigione. In particolare, esistono forme di trattamento
che possono essere applicate
direttamente con spatolette
monouso, in modo da garantire il massimo dell’igiene, che
formano una sorta di pellicola protettiva, allontanando
non solo fastidio, bruciore e
prurito, ma anche il rischio
di un’eventuale contaminazione. In vista delle vacanze,
se ne si soffre, meglio tenere
queste soluzioni a portata
di mano e soprattutto proteggere con cura le labbra,
evitando di esporle al sole se
non adoperando sempre stick
o creme con fattori di protezione elevati.
Così affascinanti ma delicate
e vulnerabili: difenderle è un obbligo
Attenzione ai fattori esterni e alle cattive abitudini
P
er avere delle labbra
morbide e lisce e poterle
mettere in risalto con il
giusto make up, occorre tener
conto della loro delicatezza e
proteggerle con cura sia dagli
agenti esterni che possono irritarle
o causarne la disidratazione, con
conseguente secchezza, come
vento e sole, sia dalle cattive
abitudini. Comune per esempio
è il “vizio” di tormentarle con le
dita o di mordicchiarle. All’azione
meccanica dovuta allo sfregamento
si aggiunge la capacità della lingua
e della saliva di asportare il loro
esile strato protettivo, favorendo
l’insorgere di screpolature e
taglietti e aprendo la strada alle
infezioni. La pelle delle labbra
è molto più sottile di quella di
qualsiasi zona del corpo tanto
che i vasi sanguigni sottostanti
sono molto visibili: proprio alla
presenza di questi vasi ematici si
deve la loro colorazione rosata.
Inoltre contiene un numero di
melanociti assai inferiore ed è
priva di ghiandole sudoripare
o sebacee. Questo vuol dire
che non ha molte possibilità di
La loro cute
è sottilissima
e dunque
è più soggetta
a inconvenienti
di vario tipo
autodifesa e che è soggetta, più di
tutte le altre zone, a inconvenienti
dovuti per esempio all’esposizione
solare, all’effetto del vento o,
come si diceva, a gesti ripetitivi
dannosi. Oltre a proteggerle
sempre con trattamenti adeguati
e ad usare cosmetici di buona
qualità, privi di allergeni e
ingredienti potenzialmente
irritanti o allergizzanti e dotati
di fattori di protezione solare,
bisogna adottare comportamenti
corretti: evitare di scottarle
con bevande troppo calde, non
assaggiare
direttamente dal cucchiaio ciò che
cuoce, non fumare, alimentarsi
in modo sano e bere la giusta
quantità di liquidi.
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PERFETTE PER L’ESTATE
Per poterli esibire con disinvoltura, i piedi devono avere una pelle liscia e senza screpolature
È arrivato il momento
di lasciarli liberi
Ogni strategia va messa in atto per assicurare loro bellezza
e benessere, scegliendo prodotti adatti e usandoli con costanza
F
inalmente si possono riporre le pesanti
calzature invernali,
i caldi calzerotti, le
pantofole, gli stivali più o
meno imbottiti e tirar fuori
dall’armadio le scarpe estive: sandali intrecciati e dai
tacchi alti per serate di ballo
e divertimento, infradito e
zoccoletti, eleganti o spiritosi per la vita da spiaggia,
scarpine leggere per visitare
bei posti e aperte, di ogni
foggia e colore, per la vita
di ogni giorno.
Certo è che così le estremità
sono sempre in primo piano, soprattutto se si pensa a
quando si prende il sole sulla sdraio o in riva al mare e
dunque è d’obbligo che siano
sempre belle, ben curate e con
talloni lisci e privi di screpolature. Per questo, così come
si coccolano viso e corpo, si
deve coccolare anche loro.
Uno dei problemi più diffusi
contro cui ci si trova a fare
i conti è quello dei talloni
screpolati. Si tratta di vere e
proprie crepe che si formano
a causa di pressione eccessiva e sfregamenti dovuti a
calzature inappropriate e di
una accentuata aridità della
cute. I talloni screpolati non
devono essere trascurati, e
non solo per una questione
estetica, ma anche perché le
fessurazioni aperte a lungo
andare possono peggiorare
fino a sanguinare e possono
infettarsi, creando dolore,
difficoltà ad appoggiare correttamente il piede e di conseguenza difetti nella camminata con tutto ciò che ne
consegue a carico di gambe
e schiena.
Ideali sono
le creme altamente
idratanti
che si assorbono
in fretta e
non ungono
IDRATARE, NUTRIRE,
PROTEGGERE
Bisogna innanzitutto, come
sempre, prevenire, ed evitare
che la pelle del piedi si inaridisca, utilizzando quotidianamente o anche più volte al
giorno creme idratanti, emollienti e nutrienti (tanto più
che le migliori non ungono e
si assorbono facilmente). È
opportuno non adoperare prodotti aggressivi, prediligendo
detergenti delicati, al fine di
non impoverire la naturale pellicola protettiva presente sulla superficie dell’epidermide,
composta da NMF, componente
idrofila, e da una frazione liposolubile data principalmente
dal sebo, cosa che inevitabilmente porterebbe a secchezza
e predisporrebbe alla formazione di screpolature. Sarebbe
consigliabile indossare scarpe
comode per ridurre sfregamenti
e attriti e non portare troppo
a lungo tacchi alti, ciabattine
piatte e zoccoli: i continui
traumi e le pressioni localizzate favoriscono un cattivo
stato della pelle. Questo non
vuol dire rinunciare ad essere
alla moda; basta semplicemente cambiare le calzature
alternandole e non costringere
il piede a subirle magari per
un’intera giornata o, ancora
peggio, sempre.
PIACEVOLI
PASSEGGIATE
Il piede si è trovato ad agire
su superfici sempre meno ela-
Piedi lisci, morbidi e idratati
in soli 3 giorni
Per avere piedi morbidi e idratati, l’ideale è ricorrere a
Uraderm Balsamo Piedi Plus, una crema dalla texture
morbida e piacevole che si assorbe rapidamente senza
ungere. Penetra nei primi strati cutanei e ripristina il
livello di idratazione ottimale, ripara i tessuti disidratati
e restituisce alla pelle la sua naturale morbidezza dopo
soli 3 giorni di trattamento. Ripristina e mantiene a lungo
l’idratazione cutanea agendo su due fronti: aumenta i
livelli di idratazione ottimali e riduce significativamente
la perdita d’acqua transepidermica, uno dei principali
fattori responsabili della disidratazione. Il merito della sua
straordinaria efficacia va all’Urea Stabilizzata®, brevetto
esclusivo di Planet Pharma, una molecola di sintesi dalla
spiccata capacità di legare l’acqua e trattenerla nei tessuti.
Grazie al processo di idrossietilazione cui viene sottoposta
si emulsiona perfettamente agli altri ingredienti,
conferendo al prodotto una stabilità senza precedenti. La
concentrazione record al 25% gli permette di penetrare
nello spessore cutaneo della pianta del piede, assicurando
la massima efficacia. Uraderm Balsamo Piedi Plus ha
una formula arricchita di principi attivi dalle proprietà
idratanti, emollienti ed esfolianti: Acido glicolico, Acido
ialuronico, Glicerina, Allantoina, Lanolina, Vitamina E ed
una miscela di antiossidanti naturali. Clinicamente testato
anche per contrastare l’anidrosi del piede diabetico, è
altamente tollerabile anche dalle pelli delicate e sensibili,
perché privo di profumo e sostanze allergizzanti come
nichel, parabeni, petrolati e oli minerali.
www.uraderm.com
stiche e più dure che possono
creare problemi di cedimento
delle strutture preposte ad ammortizzare i carichi e le sollecitazioni della gravità: quindi,
meglio non camminare a piedi
nudi sui pavimenti di casa, ma
farlo solo sull’erba o sulla sabbia della battigia, cosa assai
gradevole per tutti. In tali condizioni il piede trova l’ideale
adattamento alla sua morfologia nell’accogliente sagoma
che si forma calpestando tali
superfici morbide e cedevoli ed
in questa condizione riceve stimoli sensoriali ideali e comple-
Camminare
a piedi nudi è
salutare solo
sulla sabbia
del mare o
sull’erba morbida
ti per una perfetta regolazione
dell’equilibrio e del passo, senza dolore e senza stanchezza.
In casa meglio optare per calzature adatte, il più possibile
flessibili, che allevino la fatica
e non comprimano o costringano a posizioni innaturali. Sia
che i talloni siano inariditi o
no, è importante lavare i piedi
con attenzione tutte le sere,
asciugandoli meticolosamente
e applicando una buona crema che li mantenga morbidi
e idratati. Una volta alla settimana si può effettuare uno
scrub delicato durante o dopo
un pediluvio, o utilizzare la
pietra pomice per levigare le
parti ispessite: attenzione però
a non agire con troppa energia,
altrimenti si rischia di indebolire ulteriormente la cute. Se si
decide di acquistare nuove scarpe, meglio farlo nel pomeriggio,
perché sarà più facile valutarne
la tolleranza sui piedi già af-
faticati, provandole entrambe,
alzandosi, facendo due passi e
tenendole almeno 5-10 minuti.
Scegliere correttamente le calzature giuste infatti è un atto
di riguardo, non tanto al look,
quanto alla salute delle estremità. E se stanno bene loro, è
più facile star bene in generale.
Un momento di totale, salutare relax
Perché sia fatto a regola d’arte bastano pochi accorgimenti
I
l pediluvio è benefico perché
ammorbidisce la pelle, favorisce la
decontrutturazione e il defaticamento
e dona un generale rilassamento, per
questo si può fare anche tutti i giorni,
facendolo durare dai 10 ai 20 minuti.
L’acqua non deve essere troppo
calda, per non creare scottature, e
dovrebbe coprire anche le caviglie,
consentendo di muovere i piedi. Si
possono porre sul fondo delle pietre
lisce e tondeggianti: appoggiarvi
le piante dei piedi, esercitando
diverse pressioni favorisce la
circolazione. Cautela nell’aggiungere
il sale grosso: se vi sono abrasioni o
screpolature può scatenare bruciore
e fastidio, invece il bicarbonato
non ha controindicazioni. Esistono
poi specifici sali balsamici, lenitivi
e tonificanti che inoltre sono
profumati e rendono il tutto ancora
più gradevole. Dopo si può usare
delicatamente la pietra pomice, uno
scrub e infine effettuare un risciacquo
con acqua tiepida. Successivamente
vanno asciugati con cura per poi
applicare una crema idratante e
nutriente, approfittandone per un
massaggio. Meglio non infilare
subito calze e scarpe, ma, tempo
permettendo, lasciarli liberi, magari
sdraiandosi e tenendoli sollevati:
si avrà così una sensazione di
leggerezza impagabile, la stanchezza
diminuirà e in più ci si sarà riposate.
52
Domenica 1 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Questa volta ci voleva un drive davvero speciale Federica!- Ma sei riuscita comunque a trascinarci nella contesa con il tuo coraggio, la tua
forza, il tuo sorriso.- Siamo tutti con te indimenticabile ragazza nostra bellissima
Federica Cerami
Giulia, Giorgia e Matteo con Andrea, Fiora e
Francesco, Faber e Anna con Lorenzo e Alessandro e i tuoi cugini e zii.- Il funerale sarà celebrato
lunedì 2 giugno alle ore 14 nella chiesa di Civello
- Villaguardia (CO).
- Monticello, 31 maggio 2014.
Gigi e Luisa Binaghi con Nicola, Luca e Manuela commossi piangono la scomparsa di
Federica Restelli
zia Fede
buon viaggio!- Lu, Marti, Teté con Leo e Iaia.
- Monticello, 31 maggio 2014.
Partecipa al lutto:
– Anna Santambrogio.
Cara
- Milano, 31 maggio 2014.
Vittorio, Maria, Stefano, Elena, Alessandro,
Barbara partecipano al grande dolore della famiglia Cerami per la perdita dell’amata
Partecipano al lutto:
– Arrigo Perin.
– Alberto e Milena Guerrieri.
– Giuseppe e Giuseppina Lombardi.
Federica
Partecipano al lutto:
– Elena Quaglia Mondelli.
– Giffi Alberto Purisiol.
Günther Schaefer, Mario Marchesi, Renato
Zanfagna, Sergio Sala, Marco Rindi, Stefano
Mondelli, Francesco Basani, ricorderanno sempre con grande affetto
Fede
bravissima mamma, eccezionale sportiva.- Ci hai
lasciato negli anni più belli della tua vita, sarai
sempre nei nostri pensieri.- Con tanto amore
nonno Emilio e nonna Marisa.
- Monticello, 31 maggio 2014.
Fede
ti abbiamo accompagnato nella tua ultima grande battaglia.- Tu ci chiamavi "i tuoi angeli custodi", ora il nostro angelo sei tu.- Ciao sorella!- Iaia,
Marina e Maria.
- Monticello, 31 maggio 2014.
Cara
Fede
rimarrai sempre nei nostri cuori.- Marina, Federico, Niki, Giamma, Sofi e Angy.
- Monticello, 31 maggio 2014.
Ciao
Fede
ti portiamo nel cuore.- Marco, Maria, Seba, Ale
e Lavi. - Monticello, 31 maggio 2014.
Partecipano al lutto:
– Franco e Paola.
Ciao
Fede
sei stata un raggio di sole nella nostra vita.L’amore sincero che ci hai regalato ci proteggerà
per sempre.- Simo e Ale con Ricky, Davi e Chicca.
- Milano, 31 maggio 2014.
Federica
- Cassina Rizzardi, 31 maggio 2014.
Ciao
Fede
eri una persona speciale ed ognuno di noi è felice
di aver diviso un pezzetto della sua vita con te.Consuelo, Eleonora, Marina, Nicole, Paola e
Paola. - Milano, 31 maggio 2014.
Lascia che il ricordo del tuo sorriso ci accompagni ogni giorno.- Ciao
Fede
Moi, Kiki con Mario, Maria, Valeria e Paolo.
- Cassina Rizzardi, 31 maggio 2014.
Gigi con Daniela e Francesco, Giovanni con
Francesca e bambini, Danilo con Federica Elisa
ed Edo si stringono ad Andrea, Giulia, Giorgia e
Matteo e alla famiglia tutta per la perdita della
cara
Fede
Federica
Gianrenzo e Cristina con Barbara e Enrico, Sabrina e Alfredo, Giovanni e Mariasole partecipano commossi al grande dolore delle famiglie Cerami e Restelli per la scomparsa dell’adorata
Federica
- Milano, 31 maggio 2014.
Bubi De Marchi ricorda con affetto
Federica
e partecipa al dolore della famiglia.
- Milano, 31 maggio 2014.
Fede
un bacio grande, a presto.- Laura.
- Siena, 31 maggio 2014.
Ciao
Fede
non dimenticheremo mai il tuo sorriso, un bacio.Tino, Edo, Nadia, Alessandro.
- Siena, 31 maggio 2014.
Marva e Gustavo si stringono a Fiora, Francesco, Fabrizio, e tutta la famiglia per la scomparsa
della cara
Federica
Sarai sempre nei nostri pensieri.
- Milano, 31 maggio 2014.
Ciao
Ciao
Federica
il tuo dolce sorriso ci accompagnerà per sempre.Piero Anni Luca Monica.
- Monticello, 31 maggio 2014.
Fede
vivrai per sempre nei nostri cuori.- Michele e Roberta. - Milano, 30 maggio 2014.
Ugo, Deda e Livia Ruberti ricorderanno sempre
Federica
e abbracciano con grande affetto Giulia, Giorgia,
Matteo e tutta la famiglia.
- Cassina Rizzardi, 31 maggio 2014.
La tua semplicità, il tuo sorriso, la tua gioia e
la tua forza non svaniranno mai dai nostri ricordi.- Ciao dolce
Federica
Barbara e Alfredo con Edoardo e Andrea si uniscono commossi al dolore della famiglia.
- Milano, 31 maggio 2014.
Partecipano al lutto:
– Tina e Guido.
Federica
sono vicini ad Andrea, Giulia, Giorgia e Matteo.
- Miami, 31 maggio 2014.
Günther e Luciana con Caroline Luca e Bettina
profondamente addolorati si stringono a Francesco Fiora Fabrizio Giulia Giorgia e Matteo nel loro grande dolore per la perdita di
Federica
- Monticello, 31 maggio 2014.
Federica
straordinaria combattente, sempre radiosa, generosa da amica come nella professione.- Abbracciamo forte i tuoi meravigliosi figli, belli e coraggiosi come te.- Marco Marina Alberica
Sebastiano. - Milano, 31 maggio 2014.
Federica Cerami
Partecipano al lutto:
– Luciana Monti.
– Alda Fiorentino.
– Rosanna Michele Cerami.
– Nicoletta Cerami e famiglia.
– Linù Raffaella Federico Monga e famiglie.
– La famiglia Pons.
– Patrizia Giacosa Franco.
– Massimo Franco.
– Stefano, Alberta e Caterina.
È mancato all’affetto dei suoi cari
Giorgio Polo
Ne danno il triste annuncio Andrea con Lavinia,
Alessandro, Alice e Mari con Marco e Giorgia.Per i dettagli delle esequie contattare le onoranze
funebri La Pace allo 02.23951034.
- Milano, 31 maggio 2014.
Carissimo
Giorgio
dopo una vita intera trascorsa fraternamente assieme, avremo sempre nel cuore il tuo ricordo
sereno ed affettuoso.- Con immenso rimpianto
preghiamo Nostro Signore affinché ti accolga nel
suo abbraccio misericordioso.- Giulio, Federica e
Simone, Simona e Stefano con Matteo e Davide.
- Milano, 31 maggio 2014.
Partecipano al lutto:
– Lele Anna Stefano Savina Colli-Lanzi e famiglia.
– Marco, Roberta Tovaglieri.
Zio Giorgio
Ciao
Fede
il tuo sorriso, la tua dolcezza e la tua allegria rimarranno sempre nei nostri cuori.- Carlotta e
Massimo, Franco e Silvia, Stefano e Aurelia.
- Milano, 31 maggio 2014.
Ciao
Fede
resterai sempre nel nostro cuore.- Alessandro
Sharon Francesco e Vittoria.
- Milano, 31 maggio 2014.
Diego, Daria Masi ed Ernesto di Sarro con le
loro famiglie sono vicini con tanto affetto a Fiora,
Francesco, Fabrizio e ricorderanno sempre la cara indimenticabile
Federica
- Milano, 31 maggio 2014.
Martino e Silvia con Enrico e Pietro si stringono
con molto affetto a Giulia, Giorgia e Matteo profondamente addolorati per la scomparsa della
loro amata mamma
Federica
- Tradate, 31 maggio 2014.
Ciao
Federica
il tuo sorriso lo avremo sempre con noi.- Grazie.Sibru. - Monza, 31 maggio 2014.
Il Comprensorio Monticello partecipa con profondo e sentito cordoglio al dolore dei famigliari
per la perdita della signora
Federica Cerami
mi mancherà il tuo affetto da "papà".- Riposa sereno accanto alla cara zia Gina.- Bibi con Roby e
Jenny con Valerio. - Milano, 31 maggio 2014.
Caro
Giorgio
Zizi e Bruno con Antonella, Alessandra, Elena e
le famiglie ti abbracciano con affetto.
- Milano, 31 maggio 2014.
Con un abbraccio Vanni e Lella, con Chiara e
Mattia, partecipano al dolore di Mari e Andrea
per la perdita dell’amatissimo papà
Giorgio
- Milano, 31 maggio 2014.
Anna Giacosa
- Robella, 31 maggio 2014.
Carlo e Renata Viola con grande affetto sono
vicini a Valerio, Augusto e a tutti i fratelli nel ricordo della loro mamma
Anna Giacosa
Gianmario Beretta
gentile signora sempre presente nella vita di tutti.
- Milano, 1 giugno 2014.
Andrea, Anto, Marghe e Benny sono vicini con
sentimento fraterno all’amico Valerio e a tutti i
suoi fratelli per la scomparsa della cara mamma
sig.ra Annie Tettamanti
- Milano, 30 maggio 2014.
Federico e Federica abbracciano con tanto affetto Paola, Giovanna, Luciana e tutti i fratelli per
la perdita dell’adorata mamma
Anna Tettamanti Giacosa
- Milano, 31 maggio 2014.
Pino Cambareri e Laura Cerisara sono vicini a
Stefano ed alla sua famiglia per la perdita della
mamma
Anna Giacosa
- Milano, 31 maggio 2014.
Crisanto Mandrioli con Dino, Eugenio e famiglie è affettuosamente vicino a Renato e a tutti i
fratelli per la perdita dell’amata mamma
Annie Tettamanti Giacosa
- Milano, 31 maggio 2014.
Si è spento serenamente il nostro amato papà
e nonno
Alberto Sesler
Lo annunciano con profondo dolore il figlio Renato con Ucci, le nipoti Paola con Carlo e Michela
con Andrea.- Un particolare ringraziamento al
dottor Gasparri per le amorevoli cure, alla cara
Rayssa, ad Alberto, Flora, Fiorella, William e Julio
per la loro affettuosa assistenza.- I funerali
avranno luogo martedì 3 giugno alle 9.30 nella
chiesa San Domenico.- La tumulazione avverrà
nel cimitero Monumentale.
- Legnano, 31 maggio 2014.
Anna Tettamanti Giacosa
Partecipano al lutto:
– Carolina e Giovanni Savino con i figli.
– Maurizio e Milde Torricelli.
– Federico e Maria Grazia Lang.
– Achille e Miki Locatelli.
Le esequie si terranno martedì 3 giugno alle ore
14.30 nella chiesa parrocchiale di Sirtori.- La
Santa Messa sarà preceduta dalla recita del Santo Rosario alle ore 14.
- Sirtori, 28 maggio 2014.
Vittore e Flavia Beretta con i figli Valeria, Lorenzo e famiglie; Marta Veroni vedova Beretta
con i figli Maria Teresa, Mario, Alberto, Carla,
Anna, Paola, Giorgio e famiglie sono vicini con
la preghiera e l’affetto a Lucia, Cesare, Silvia e
famiglie per la scomparsa del carissimo cugino
Gianmario
Francesca, Giorgio, Vittoria, Lorenzo e Chiara
ricordano con tanto affetto il loro
nonnobis Alberto
- Legnano, 31 maggio 2014.
di
Sandro e Valentina annunciano la scomparsa
Martine Gevaert Merola
Le esequie avranno luogo martedì 3 giugno 2014
alle ore 11 nella chiesa Santa Maria del Carmelo
in Traspontina via della Conciliazione.
- Roma, 1 giugno 2014.
L’Istituzione Culturale Don Carlo Gnocchi e la
Fondazione il Cavallo Rosso ricordano con riconoscenza il Sindaco
Dante Oreste Orsenigo
che con intelligente lungimiranza tanto collaborò
alla nascita e alla crescita del Liceo Don Gnocchi.
- Carate Brianza, 31 maggio 2014.
vero esempio del "fare".
- Barzanò, 31 maggio 2014.
1 giugno 2009 - 1 giugno 2014
In ricordo dell’
Partecipano al lutto:
– Evelina e Gabriele Bonzagni.
– Maria Rosa e Luigino Mariani.
Avvocato
Uberto Rivarola di Roccella
Coraggiosa e battagliera
Nicole Dacos
si è spenta, liberata.- Lo annunciano stretti in un
grande abbraccio le figlie Sofia e Carla, con Carlo e Jonathan e i piccoli Ettore, Zeno e Milo.- Il
saluto degli amici si terrà il 3 giugno alle 12 presso l’Academia Belgica a Roma.
- Roma, 29 maggio 2014.
Il Presidente, il Consiglio Direttivo e tutti gli associati di Associazione Imprenditori Nord Milano
partecipano commossi al dolore della famiglia
per la scomparsa dell’indimenticabile fondatore
Diego Cotti
- Sesto San Giovanni, 30 maggio 2014.
Ciao papà sono passati cinque anni da quando
ci hai lasciato.- I tuoi ragazzi ti ricordano insieme
alla mamma che ti ha raggiunto per non lasciarti
solo.- Con tutto l’amore e la riconoscenza del
mondo.- Guido Stefano Carlo.
- Milano, 1 giugno 2014.
la
Si ricorda nel secondo anniversario della morte
sig.ra Silvana Grani
per l’occasione si terrà una Messa in suffragio
presso la parrocchia SS. Redentore via Palestrina,
Milano il giorno 3 giugno 2014 ore 9.30.- Ne da
notizia il fratello Roberto.
- Milano, 1 giugno 2014.
RCS MediaGroup S.p.A. - Via Rizzoli,8 - 20132 Milano
Giorgio
Daniele, Roberta e Sara annunciano con grandissimo dolore la scomparsa dell’amatissima
mamma e nonna
Irene (Rena) Kanaki
I funerali si svolgeranno martedì 3 giugno alle
ore 14.45 presso la chiesa greco ortodossa in
piazza Borromeo 6 Milano.
- Milano, 1 giugno 2014.
Fede
Federica
Mario e Beatrice abbracciano Giovanna e la
famiglia tutta nel ricordo della mamma
grande amico.- Giuliano e famiglia.
- Cologno Monzese, 31 maggio 2014.
Federica
mi manchi tanto.- Marco Vercelloni.
- Cassina Rizzardi, 30 maggio 2014.
- Milano, 31 maggio 2014.
La moglie Lucia, i figli Cesare e Silvia con le
rispettive famiglie, il fratello Paolo, la sorella Rosella, unitamente a tutti i parenti, annunciano la
perdita del loro caro
Giorgio
Costantino e Patrizia con infinita tristezza, insieme a Carlantonio e Margherita piangono la
prematura scomparsa della cara
Partecipa al lutto:
– Maria Grazia Dassereto.
Anna Giacosa
- Milano, 30 maggio 2014.
Annie Giacosa
Ciao
- Milano, 30 maggio 2014.
- Cassina Rizzardi, 30 maggio 2014.
- Milano, 1 giugno 2014.
Massimo e Anna abbracciano con grande affetto Paola, Giovanna e famiglia per la perdita
della cara mamma
Sara e Massimo sono vicini con tanto affetto ai
carissimi amici Renato e Maria Rosaria e ai loro
figli per la perdita della cara mamma e nonna
- Milano, 31 maggio 2014.
Il Presidente Marco Polli, il Consiglio Direttivo,
il Collegio dei Revisori, la Commissione Sportiva,
i soci tutti e i dipendenti del Golf Club Monticello
si uniscono con profondo e sentito cordoglio al
dolore della famiglia per la scomparsa dell’amica
e sono vicini ad Andrea e famiglia, abbracciando
forte forte Giulia, Giorgia e Matteo.
- Milano, 31 maggio 2014.
Anna Giacosa
Annie
Elio e Lilli con Giorgio Muriel, Paolo Daniela si
stringono con affetto a Daniele, Roberta e Sara,
per l’improvvisa scomparsa della mamma
Partecipa al lutto:
– Lia con affetto.
Nicoletta Lanza e Miki Solbiati sono vicine ad
Augusto in questo triste momento per la scomparsa della sua cara mamma
e con Chicco e Daniela abbraccia la sua grande
famiglia. - Ganna, 30 maggio 2014.
Partecipano al lutto:
– Francesco e Umberto Bandiera.
– Michele Berardi.
– I dipendenti del Comprensorio Monticello.
Federica
Annie Giacosa
- Milano, 31 maggio 2014.
Enrico e Maria Donvito piangono l’amico fraterno
- Cassina Rizzardi, 30 maggio 2014.
la tua intelligenza, la tua forza e il tuo sorriso ci
resteranno sempre nel cuore.- Gianni e Beatrice.
- Cassina Rizzardi, 30 maggio 2014.
Anna Maria Valtolina, Federica, Elisa e Giacomo sono affettuosamente vicini a Giovanna, Carlo e Piero e si uniscono al dolore di tutti i fratelli
Giacosa per la perdita della loro adorata mamma
Anna con profondo dolore piange l’amica
Partecipano al lutto:
– Lia, Sandro Hassan.
- Cassina Rizzardi, 31 maggio 2014.
da oggi sarai il nostro angelo nel cielo.- Ci mancherai tanto.- Ti vogliamo bene Alessia, Alessandro, Patrizia e Mattia, Nicolò, Tommaso e Federico. - Milano, 31 maggio 2014.
Ciao
Fede
ci mancherai.- Kirsten, Andrea, Elisabeth e Stéphanie Pirotta.
- Cassina Rizzardi, 30 maggio 2014.
Carlo e Alma costernati per la perdita di
Ciao
Federica
e sono vicini ad Andrea e ai suoi ragazzi.
- Monticello di Cassina Rizzardi, 1 giugno
2014.
- Cassina Rizzardi, 31 maggio 2014.
Ciao
Carlantonio e Giancarla costernati si uniscono
al grande dolore delle famiglie per la prematura
perdita di
Rena
Partecipano al lutto:
– Franca Corinaldesi.
– Marina, Roberto, Franco, Silvia Hassan e famiglie.
Elsa, Claude, Robert e Anny partecipano con
affetto al dolore di Daniele e Roberta per la perdita della cara mamma
Rena
- Milano, 1 giugno 2014.
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Corriere della Sera
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Necrologie: € 5,00
Adesioni al lutto: € 10,00
Necrologie: € 1,90
Adesioni al lutto: € 3,70
A MODULO:
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Solo anniversari,
trigesimi e ringraziamenti: € 258,00
Diritto di trasmissione: pagamento anticipato € 1,67 - pagamento differito € 5,00
L’accettazione delle adesioni è subordinata al pagamento con carta di credito
Servizio fatturazione necrologie: tel. 02 25846632 mercoledì 9/12.30 - giovedì/venerdì 14/17.30
fax 02 25886632 - e-mail: [email protected]
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personali di RCS MediaGroup S.p.A. scrivendo allo stesso c/o RCS MediaGroup S.p.A. Divisione Pubblicità - Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano.
Corriere della Sera Domenica 1 Giugno 2014
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Estrazioni di sabato 31 maggio
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FIRENZE
GENOVA
MILANO
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PALERMO
ROMA
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NAZIONALE
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- Agli 1 stella: 10,00
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Replay 11
Ambiente
La nube del vulcano
Le ceneri dell’eruzione del
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bloccano i voli in Australia.
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volta i numeri da 1 a 9
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1 «Fiori,
Scajola ossessionato da lady Matacena
Raddoppiano le tasse sui passaporti. 80 euro alle
2 famiglie monoreddito e con 3 figli, no del Tesoro
il «papello» di Scajola : «I consigli a
3 Ecco
Matacena per l’asilo in Libano»
Schumacher adesso pesa solo 53 kg: «Ha
4 perso 20 chili dal giorno dell’incidente»
bimbo scarabocchia il passaporto
5 Sudcorea:
del papà. Che non può tornare a casa
Incidente da comica
Il conducente non frena in
tempo, due auto incastrate al
casello di Vipiteno: le foto.
Salute
L’Hiv e i giovani
Indagine fra gli adolescenti:
uno su tre crede che il virus sia
trasmesso dalle zanzare.
Mondiale
Test Italia
L’amichevole
degli azzurri
contro l’Irlanda:
la partita, le foto,
le scelte del ct
e i vostri
commenti.
54
Domenica 1 Giugno 2014 Corriere della Sera
italia: 51575551575557
Tv in chiaro
Teleraccomando
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di Maria Volpe
PER DISTRARSI
PER CAPIRE
Clerici sul palco
dell’Arena
Pende incontra
Shalabayeva
Il duetto tra Anastacia e i
tenorini del Volo, con un
tributo a Elvis Presley («O
sole mio» e «Io che non
vivo senza te»), è solo uno
dei momenti dello
spettacolo di stasera in
diretta dall’Arena di
Verona, condotto ancora
una volta da Antonella
Clerici ( foto). Sul palco
anche Massimo Ranieri e le
interpretazioni di «Jesus
Christ Superstar» con il
leggendario Ted Neeley e di
«Notre Dame de Paris» con
Riccardo Cocciante,
accompagnati
dall’orchestra, il coro e il
corpo di ballo dell’Arena di
Verona.
Una intervista esclusiva,
forte, quella che Stella
Pende ha realizzato con
Alma Shalabayeva che
accusa: «Ritengo il
ministero dell’Interno
responsabile della mia
espulsione». La moglie del
dissidente kazako Mukhtar
Ablyazov, sui motivi
dell’arresto del marito, dice:
«Il dittatore ha amici
potenti. Mio marito
ideologicamente ed
economicamente ha
sponsorizzato
l’opposizione, attivisti civili
e media indipendenti. E per
questo il regime kazako, il
regime di Nazarbayev, vuole
distruggerlo».
Arena di Verona 2014
Rai1, ore 21.20
Confessione reporter
Italia 1, ore 23.35
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Film e programmi
Denzel Washington Eddie Murphy
star del pugilato
e il piano di Ben Stiller
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Denzel Washington (foto) è
Rubin Carter, detto «Hurricane»,
campione di pugilato accusato
di aver ucciso tre persone.
Condannato all’ergastolo, poi il
caso venne riaperto.
Hurricane
Rai3, ore 21.05
I dipendenti di una grande
azienda Usa vengono truffati dal
datore di lavoro. Rapineranno
l’azienda, guidati un manager e
da un ex detenuto (Ben Stiller
ed Eddie Murphy, foto).
Tower Heist - Colpo ad alto
livello; Italia 1, ore 21.30
Amadeus e la sfida
della lingua italiana
Il compleanno
della rete che indaga
Torna il tv game e quest’anno
sarà Amadeus a condurre le
due squadre nella sfida sulla
padronanza della lingua
italiana. I campioni della scorsa
edizione sfidano un nuovo trio.
Reazione a catena
Rai1, ore 18.20
La rete festeggia il suo primo
compleanno con i pilot delle
serie di culto: «Colombo»,
«Sherlock», «The Mentalist»,
«Suits», «Hannibal» e i primi
due episodi di «Bones - 8».
Speciale Pilot
Top Crime, dalle 8.15
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Corriere della Sera Domenica 1 Giugno 2014
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Film
e programmi
Storia autobiografica
per Charlize Theron
Charlize Theron (foto con Nick
Stahl) recita e produce. La storia
dell’assassinio di un padre violento
ha per lei echi biografici: qui l’uomo
è Dennis Hopper, nella realtà era il
padre ucciso dalla madre.
Sleepwalking
Sky Hits, ore 21.10
Enrico Brignano
fugge a Cuba
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La televisione
in numeri
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La7 e una strategia:
crescita senza spesa
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alorizzare le risorse interne, produrre senza aumentare (troppo) i costi, sperimentare nel periodo di «bassa stagione» tv: è all’insegna di questi slogan che domani sera La7 di Urbano Cairo
lancia un nuovo/vecchio talk in prima serata:
«L’aria che tira», condotto da Myrta Merlino, raddoppia la
sua presenza in video, dalla striscia di tarda mattinata al
settimanale in prime time, nell’ormai consolidato slot orario di «Piazzapulita». Finora le scommesse di Cairo si sono
rivelate (quasi) tutte riuscite, e la rete veleggia a magTop & Flop
gio sul 5% di share in prima
serata, grazie ai successi di
Real Madrid - Atletico
«Crozza nel paese delle
La finale di Champions
meraviglie» (9,2% di share), di «Serviziopubblico»
(8,2% di share), di «Announo» (7,8% di share), del Tg
di Mentana (6,7% di share),
di «8 e ½» (5,8% di share),
5.918.000 spettatori,
di «Bersaglio mobile»
24,31% di share
(5,5% di share) e «PiazzaCanale 5, sabato 24
pulita» (5% di share).
maggio, ore 21.48
Fra le buone performanMinuto picco: 6.881.000
ce del periodo c’è il talk
spettatori, verso la
quotidiano «L’aria che tira»
conclusione la partita con
della Merlino che da domaSergio Ramos (ore 22.36)
ni sera si cimenta, per
quattro puntate, sul prime
Midnight in Paris
time. Il programma, in onWoody dirige Owen Wilson
da dal lunedì al venerdì, è
progressivamente cresciuto, e nel mese di maggio ha
raccolto una media di
414.000 spettatori, il 4,3% di
share, con picchi di quasi
804.000 spettatori, 3,27%
800mila (il giorno dopo le
di share. Rete 4, domenica
Elezioni) e share oltre l’8%.
25 maggio, ore 21.13.
Il pubblico della Merlino è
Minuto picco: 667.000
quello tipico del talk d’apspettatori, comincia il film
profondimento, e di La7 in
con Owen Wilson (ore
particolare: è adulto o an21.13) diretto da
Woody Allen
ziano (miglior share, 5,6%,
nella fascia 55-64 anni) e ha
buoni livelli di istruzione e
di reddito (laurea all’8% di share). Certo, per reggere il prime time, pur in periodo di assottigliamento della platea tv
complessiva, dovrebbe far presa sul pubblico della sera e
catalizzare almeno il doppio degli spettatori. Questa la difficile sfida per lo spin-off Myrta (e di Cairo): raddoppiare
l’audience senza spendere un euro di più. (a.g.)
In collaborazione con Massimo Scaglioni, elaborazione
Geca Italia su dati Auditel.
Enrico Brignano, schiavo di moglie
e cognata, raggiunge il fratello
(Francesco Pannofino, con
Brignano nella foto) che credeva
morto in un incidente e che invece
era fuggito a Cuba da anni.
Faccio un salto all’Avana
Premium Cinema, ore 21.15
Redford, un milione
per una notte con Demi
Una coppia di spiantati accetta
l’offerta di un miliardario (Robert
Redford): una notte d’amore con
la donna (Demi Moore, foto con
Redford) per un milione di
dollari.
Proposta indecente
Sky Passion, ore 21
La natura selvaggia
dell’America
Sette episodi da un’ora per un
emozionante viaggio attraverso il
continente americano, passando dal
gelido Yukon alle foreste del Belize
e ai deserti aridi del Sudovest, con il
doppiaggio di Luca Ward.
North America
Discovery Channel, ore 22.55
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Domenica 1 Giugno 2014 Corriere della Sera
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