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Abstracts ArcheoFOSS 2014

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IX Workshop
FREE, LIBRE AND
OPEN SOURCE SOFTWARE
E OPEN FORMAT
NEI PROCESSI DI RICERCA
ARCHEOLOGICA
Verona, 19-20 giugno 2014
Università degli Studi di Verona
Dipartimento Tempo, Spazio, Immagine e Società (TeSIS)
con la collaborazione del Dipartimento di Informatica
ABSTRACTS
a cura di A. Cecchetti, C. Parolini
segreteria organizzativa: P. Grossi, [email protected]
COMITATO SCIENTIFICO
P. Basso, A. Buonopane, D. Cocchi, G. Facchini, A. Mastrocinque, L. Prandi,
S. Ponchia, F. Saggioro, G. Varanini, P. Grossi (Dip. TeSIS, Università di Verona), A. Belussi, S. Migliorini (Dip. di Informatica, Università di Verona), M.
Ciurcina (studio legale Ciurcina), R. Davoli (Dip. di Informatica, Università di
Bologna), A. Furieri (sviluppatore Spatialite), S. Costa (MiBACT), D. Lotto
(Università di Padova), D. Francisci (independent researcher), M. Serlorenzi
(Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici Roma), L. Bezzi (ArcTeam),
A. Palombini (CNR Roma), F. Cantone (IRAT-CNR, Napoli), G. de Felice (Università di Foggia).
COMITATO ORGANIZZATIVO
P. Grossi, E. Zentilini, C. Zanetti (Dip. TeSIS, Università di Verona), A. de
Tommasi, M. Stacca, S. Picciola, A. Cecchetti, I. Iovine, C. Parolini (Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici Roma), S. Costa (MiBACT), D. Lotto
(Università di Padova), D. Francisci (independent researcher), A. M. Marras
(archaeological consultant), V. Grazioli (Studio Sestante), D. Gnesi Bartolani
(Soc. Coop. ArcheoLAB), L. Bezzi, A. Bezzi (ArcTeam), D. Giusti (Eberhard
Karls Universität Tübingen – Germania).
PROGRAMMA
GIOVEDÌ 19 GIUGNO
Aula 1.1
8.45–9.30
9.30–10.00
10.00–10.30
10.30–11.00
11.00–11.30
Registrazione partecipanti
Prof. G. Romagnani, (Dip. TeSIS) Saluto
ufficiale, apertura del workshop.
R. Davoli
Liberté, égalité, fraternité: la rivoluzione
della conoscenza libera.
A. Furieri, P. Grossi Codice, dati e
servizi web: quali licenze adottare e
perché.
Pausa caffè
Aula 1.1
Casi di studio - applicazioni GIS
11.30–11.45
11.45 – 12.00
Casi di studio – esempi di migrazione
12.00–12.15
12.15–12.30
Moderatore: A. Furieri
C. Alfonso, G. Di Giacomo Quantum GIS
for the monitoring and knowledge of the
Environmental and Archaeological
Heritage of the Marine Protected Area of
Porto Cesareo (Lecce, Italy).
D. Bursich, G. Di Giacomo, L.
Peyronel QuantumGIS for the
management of data from the intensive
survey 2013 at Tell Helawa in the Erbil
area, Kurdistan, Iraq.
Moderatore: A. Furieri
F.G. Cavallero, G. De Rosa
Il Sistema informativo territoriale di
Roma Antica: una migrazione verso i
sistemi opensource.
L. Michielin, G. Strapazzon
Il caso del sito delle Bestie Ferite
(Aquileia). Dai sistemi proprietari non
comunicanti ad un sistema integrato di
gestione dei dati delle campagne di
indagine.
Casi di studio – progetti in fieri e tesi di laurea
Moderatore: A. Palombni
D. Rose, E. Ceccaroni
12.30–13.00
L'acquedotto romano di Alba Fucens
(AQ). Un GIS per il processo di ricerca,
tutela e valorizzazione del sito.
S.L. Ferreri Fotointerpretazioni
archeologiche su dati cartografici Webbased in ambiente QGIS: alcune
applicazioni nel territorio aquilano
'vestino'.
13.00-13.30
13.30–14.30
A. Innocenti
La digitalizzazione dei documenti, i
database ed il GIS nell'ambito della
ricerca topografica: l'esempio dei
possessi dell'abbazia di Farfa (RI) tra
VIII e IX secolo.
R. Lunardon
Agro Rebel. Marostica in Transizione
2013-2025.
Discussione
Pausa pranzo
Tecnologie per la fruizione e la comunicazione
Moderatore: A. Palombini
N. Pisu, A. Bezzi, L. Bezzi, C. Moraes
14.30–14.45
Torre dei Sicconi: progetto di
ricostruzione e valorizzazione di un
antico sito castellare trentino.
A. Bezzi, L. Bezzi, C. Moraes, N.
Carrara, T. Pievani, M. Tiziani Facce. I
14.45–15.00
molti volti della storia umana.
Una mostra open source.
A. Licheri Prospettive sull'utilizzo del
15.00-15.15
Building Information Modelling (BIM) in
archeologia.
M. Forlani, C. Rufa, A. Palombini, E.
Pietroni, E. Demetrescu
15.15-15.30
Making movies: nuove frontiere per la
comunicazione audiovisiva del passato.
M. Lorenzini Le API di Europeana come
15.30–15.45
esempio di integrazione e
rappresentazione delle risorse culturali.
E. Cocca, L. Mandolesi
15.45-16.00
Analisi statistiche e geostatistiche con
pyarchinit: prima sperimentazione.
A. Cecchetti, F.
Lamonaca L’integrazione tra i sistemi
16.00-16.15
informativi archeologici e le knowledge
base: l’esperienza di SITAR.
16.15-16-30
Discussione
16.30-17.00
Pausa caffè
Barcamp: comunicazione e riuso dei dati
17.00–17.30
M. Lo Blundo, G. de Felice, A.M.
Marras L'archeologia in 140 caratteri.
17.30-18.30
boratorio T.9
V. Boi, A.M. Marras, C. Santagati
Riuso dei dati in archeologia. Un anno
dopo.
Interverranno M. Napolitano, e L.
Corsato
Tutorial – Programming Session
11.30–12.15
12.15–12.45
12.45–13.30
13.30–14.30
14.30 –16.00
16.00–16.30
16.30–18.30
A. Bezzi, L. Bezzi ArcheOS: una
distribuzione GNU/linux live per
l'archeologia.
A. Bezzi, L. Bezzi Python
Photogrammetry Toolbox: Structure
from Motion (SfM) and Image-Based
Modelling (IBM) nella documentazione
archeologica tridimensionale.
D. Francisci
Per un uso consapevole del software in
archeologia. Sviluppo di un metodo di
classificazione geometrica per la
simbologia graduata di QGIS.
Pausa pranzo
A. Furieri
L'abc degli Spatial DBMS per aspiranti
archeologi.
Pausa caffè
A. Bezzi, L. Bezzi, V. Grazioli, D.
Francisci
Rilievo nello scavo archeologico:
metodologie a confronto
Aula 1.1
18.30–19.00
Chiusura prima giornata
VENERDÌ 20 GIUGNO
Aula 1.1
8.45–9.15
9.15–9.30
Registrazione partecipanti
Prof.ssa P. Basso (Dip. TeSIS), A.
Belussi (Dip. di Informatica) Saluto
ufficiale, apertura del workshop.
Normative, catalogazione e valorizzazione
Moderatore: M. Serlorenzi
M.L. Mancinelli, A. Negri
9.30–9.50
Verso gli open data: l'ICCD e gli
standard nazionali. Alcune riflessioni per
un quadro metodologico condiviso.
M. Ciurcina
9.50–10.10
Beni culturali open e diritto.
M.L. Gualandi, G. Gattiglia, F. Anichini
10.10–10.30
C'è chi dice sì. Linee di sviluppo degli
open data archeologici italiani.
Discussione: A che punto siamo con gli
10.30–11.00
Open data in archeologia?
11.00-11.30
Pausa caffè
Tutela, conservazione e divulgazione SIT e carte archeologiche
Moderatore: G. Brogiolo
11.30–11.45
11.45–12.00
12.00–12.15
12.15–12.30
12.30–13.30
13.30–14.30
M. Frassine, G. Naponiello, S. De
Francesco, A. Asta
RAPTOR 1.5: aggiornamenti e
sperimentazione.
M. Serlorenzi, A. De Tommasi
Il progetto SITAR.
B. Bruno, G. Cavalieri Manasse, P.
Basso, A. Belussi, P. Grossi, S. Migliorini
Il progetto SITAVR. Il racconto di un
esempio di riuso e di collaborazione
virtuosa in ambito PA.
V. Tiné, G. Gambacurta, S.
Bisaglia Verso il Piano Paesaggistico
Regionale del Veneto: le zone
archeologiche ex art. 142,m del Codice
BCP.
Tavola rotonda
SIT e open data archeologici: lavori in
corso e problemi aperti.
Modera: G. Brogiolo. Intervengono: A.
Belussi, M. Ciurcina, M. L. Gualandi, A.
Negri, M. Serlorenzi, V. Tinè.
Pausa pranzo
Tutela, conservazione e divulgazione – digital library
Moderatore: A. Belussi
A. Caravale
14.30–14.45
I bronzi del Museo Claudio Faina di
Orvieto: una banca-dati.
J. Bogdani, E. Vecchietti
Un archivio digitale multidisciplinare per
14.45–15.00
la gestione e la conservazione di un
patrimonio culturale a rischio: il
progetto Ghazni (Afghanistan).
M.S. Busana, I. Carpanese, N. Orio
La ricerca a portata di click. Database
15.00–15.15
relazionali e siti web: “contenitori” e
“visualizzatori” per i dati archeologici.
15.15–15.30
Discussione
Tutela, conservazione e divulgazione – Web GIS
Moderatore: S. Migliorini
F. Brunet, A. Cosner WebGIS
15.30–15.45
interdisciplinari e questioni di metodo: il
progetto "Le fonti per la storia”.
D. Malfitana, G. Cacciaguerra, A.
Mazzaglia, V. Noti, G. Leucci, L. De
Giorgi, F. Gabellone, G. Fragalà, S.
15.45–16.00
Barone. OPEN-CT Project: Web-GIS and
Open Data for Urban Archaeology and
Cultural Heritage
V. Vassallo, N. Kyriakou, S. Hermon, I.
16.00–16.15
Eliades
Uno strumento WebGIS per lo studio ed
16.15–16.30
16.30 – 17.00
analisi dei percorsi spazio-temporali del
patrimonio culturale di Cipro.
Discussione
Pausa caffè
Tutela, conservazione e divulgazione – Web GIS
Moderatore: L. Bezzi
G. Andreozzi, G. Carlotta Cianferoni, C.
Francini, A. Sahlin, E. Scampoli
ArcheoFi (archeologia.comune.fi.it): un
17.00–17.15
sistema informativo per la gestione e la
condivisione dei principali dati
archeologici di Firenze.
V. Fronza
17.15–17.30
Openarcheo2. I perché di un
knowledge-base.
G. Di Giacomo (CNR-IBAM Lecce)
Sperimentazione di un sistema GIS
17.30–17.45
cloud open source per la condivisione e
la valorizzazione del patrimonio
archeologico.
17.45–18.00
Discussione
18.00–18.30
Riflessioni su Archeofoss 2014, proposte
per Archeofoss 2015.
INDICE
R. Davoli
Liberté, égalité, fraternité: la rivoluzione della conoscenza
libera
p. 1
A. Furieri, P. Grossi
Codice, dati e servizi web: quali licenze adottare e perché
2
CASI
DI STUDIO
-
APPLICAZIONI
GIS
C. Alfonso, G. Di Giacomo
Quantum GIS for the monitoring and knowledge of the Environmental and Archaeological Heritage of the Marine Protected Area
of Porto Cesareo (Lecce, Italy)
3
D. Bursich, G. Di Giacomo, L. Peyronel
QuantumGIS for the management of data from the intensive
survey 2013 at Tell Helawa in the Erbil area, Kurdistan, Iraq
4
CASI
DI STUDIO
–
ESEMPI DI MIGRAZIONE
F.G. Cavallero, G. De Rosa
Il Sistema Informativo Territoriale di Roma Antica: una migrazione verso i sistemi opensource
6
L. Michielin, G. Strapazzon
Il caso del sito delle Bestie Ferite (Aquileia). Dai sistemi proprietari non comunicanti ad un sistema integrato di gestione dei dati
delle campagne di indagine
7
CASI
DI STUDIO
–
PROGETTI IN FIERI E TESI DI LAUREA
D. Rose, E. Ceccaroni
L'acquedotto romano di Alba Fucens (AQ). Un GIS per il processo di ricerca, tutela e valorizzazione del sito
10
S.L. Ferreri
Fotointerpretazioni archeologiche su dati cartografici Web-based
in ambiente QGIS: alcune applicazioni nel territorio aquilano 'vestino'
11
A. Innocenti
La digitalizzazione dei documenti, i database ed il GIS nell'ambito della ricerca topografica: l'esempio dei possessi dell'abbazia
di Farfa (RI) tra VIII e IX secolo.
13
R. Lunardon
Agro Rebel. Marostica in Transizione 2013-2025
14
TECNOLOGIE
PER LA FRUIZIONE E LA COMUNICAZIONE
N. Pisu, A. Bezzi, L. Bezzi, C. Moraes
Torre dei Sicconi: progetto di ricostruzione e valorizzazione di
un antico sito castellare trentino
16
A. Bezzi, L. Bezzi, C. Moraes, N. Carrara, T. Pievani, M. Tiziani
Facce. I molti volti della storia umana. Una
mostra open source
18
A. Licheri
Prospettive sull'utilizzo del Building Information Modelling (BIM)
in archeologia
19
M. Forlani, C. Rufa, A. Palombini, E. Pietroni, E. Demetrescu
Making movies: nuove frontiere per la comunicazione audiovisiva del passato
21
M. Lorenzini
Le API di Europeana come esempio di integrazione e rappresentazione delle risorse culturali
23
E. Cocca, L. Mandolesi
Analisi statistiche e geostatistiche con pyarchinit: prima sperimentazione
24
A. Cecchetti, F. Lamonaca
L’integrazione tra i sistemi informativi archeologici e le knowledge base: l’esperienza di SITAR
26
BARCAMP:
COMUNICAZIONE E RIUSO DEI DATI
M. Lo Blundo, G. de Felice, A.M. Marras
L'archeologia in 140 caratteri
28
V. Boi, A.M. Marras, C. Santagati
Riuso dei dati in archeologia. Un anno dopo
29
NORMATIVE,
CATALOGAZIONE E VALORIZZAZIONE
M.L. Mancinelli, A. Negri
Verso gli open data: l'ICCD e gli standard nazionali. Alcune
riflessioni per un quadro metodologico condiviso.
31
M. Ciurcina
Beni culturali open e diritto
32
M.L. Gualandi, G. Gattiglia, F. Anichini
C'è chi dice sì. Linee di sviluppo degli open data archeologici
italiani
33
TUTELA, CONSERVAZIONE E DIVULGAZIONE - SIT E CARTE ARCHEOLOGICHE
M. Frassine, G. Naponiello, S. De Francesco, A. Asta
RAPTOR 1.5: aggiornamenti e sperimentazione
34
M. Serlorenzi, A. De Tommasi
Il progetto SITAR
34
B. Bruno, G. Cavalieri Manasse, P. Basso, A. Belussi, P. Grossi,
S. Migliorini
Il progetto SITAVR. Il racconto di un esempio di riuso e di
collaborazione virtuosa in ambito di Pubblica Amministrazione
36
V. Tiné, G. Gambacurta, S. Bisaglia
Verso il Piano Paesaggistico Regionale del Veneto: le zone
archeologiche ex art. 142,m del Codice BCP
38
TUTELA,
CONSERVAZIONE E DIVULGAZIONE
–
DIGITAL LIBRARY
A. Caravale
I bronzi del Museo Claudio Faina di Orvieto: una banca-dati
39
J. Bogdani, E. Vecchietti
Un archivio digitale multidisciplinare per la gestione e la
conservazione di un patrimonio culturale a rischio: il progetto
Ghazni (Afghanistan)
40
M.S. Busana, I. Carpanese, N. Orio
La ricerca a portata di click. Database relazionali e siti web:
“contenitori” e “visualizzatori” per i dati archeologici
42
TUTELA,
CONSERVAZIONE E DIVULGAZIONE
– WEB GIS
F. Brunet, A. Cosner
WebGIS interdisciplinari e questioni di metodo: il progetto
"Le fonti per la storia”
44
D. Malfitana, G. Cacciaguerra, A. Mazzaglia, V. Noti, G.
Leucci, L. De Giorgi, F. Gabellone, G. Fragalà, S. Barone
OPEN-CT Project: Web-GIS and Open Data for Urban Archaeology and Cultural Heritage
46
V. Vassallo, N. Kyriakou, S. Hermon, I. Eliades
Uno strumento WebGIS per lo studio ed analisi dei percorsi
spazio-temporali del patrimonio culturale di Cipro
47
G. Andreozzi, G. Carlotta Cianferoni, C. Francini, A.
Sahlin, E. Scampoli
ArcheoFi (archeologia.comune.fi.it): un sistema informativo per
la gestione e la condivisione dei principali dati archeologici di
Firenze
49
V. Fronza
Openarcheo2. I perché di un knowledge-base
50
G. Di Giacomo
Sperimentazione di un sistema GIS cloud open source per la
condivisione e la valorizzazione del patrimonio archeologico
52
Fatto salvo il caso in cui per specifici contributi sia indicata una licenza
diversa in calce agli stessi, quest’opera è utilizzabile secondo i termini
della Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia
http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/it/
Il testo della licenza è disponibile qui http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/it/.
ArcheoFOSS 2014 – Abstracts LIBERTÉ, ÉGALITÉ, FRATERNITÉ:
LA RIVOLUZIONE DELLA CONOSCENZA LIBERA
Renzo Davoli - Università di Bologna
The idea of Free and Libre Software is just a limited perspective. We are facing a major
revolution, a great process of liberation for creativity and knowledge.
This is the opening of a new Era. This seminar will discuss what ignited this revolution,
its current evidences and its impacts on the market, in education and in our day-byday life.
Parlare di software libero e' ormai riduttivo. E' in corso una grande rivoluzione
di liberazione della creativita' e della conoscenza. Siamo ad un cambiamento
epocale. Il seminario discutera' le motivazioni della rivoluzione, ne mostrera' le
evidenze, e studiera' gli impatti sul mercato, nella didattica e nella vita di tutti i
giorni.
CODICE, DATI E SERVIZI WEB:
QUALI LICENZE ADOTTARE E PERCHÉ
Alessandro Furieri - sviluppatore Spatialite
Piergiovanna Grossi – Università di Verona
During the past decades FLOSS gained an increasingly widespread diffusion. The real
key-point of this success history has to be identified in the quick adoption of few
standard licenses (GPL, LGPL, MPL, BSD, MIT an others) thus establishing a sound and
clear legal framework (copyleft vs copyright). Open Data also require a similar legal
framework but in this specific case different licenses are required due to intrinsic
differences between software and data. The Creative Commons (CC) family could be a
valid example of successful data licenses well suited for data publishing; the very
recent version 4 now finally covers even databases publishing. Anyway not all CC subclauses combination can be assumed to be genuine copyleft; e.g. the ND (no
derivatives) and NC (no commercial) clauses could imply too much severe limitations
thus vanishing the intended scope of free and unconstrained data sharing and re-use.
Finally new technologies based on cloud computing and social networks become to be
widespread; this new scenario requires a careful evaluation of specific TOS (terms of
service), because not rarely they could contain many hidden traps effectively denying
any genuine concept of unconstrained sharing ad free reuse.
Even in the specific context of the cultural and archaeological heritage either software
licenses (storage technologies, processing tools) and data licenses play an absolutely
critical role, and the same is for TOS when deciding to publish and disclose data over a
public web network. This paper is mainly focused on a general overview about
standard software and data licenses, and on Italian laws disciplining free dissemination
of data and contents concerning the cultural heritage.
1 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts Nel corso degli ultimi decenni abbiamo assistito ad una rapida crescita del sw
libero e open source (FLOSS) che ha finalmente raggiunto una vasta diffusione
di massa. Tuttavia ancora oggi molti utenti (specie in Italia) ritengono
erroneamente che la caratteristica primaria del FLOSS debba identificarsi tout
court con la "gratuita'", ma il vero punto caratterizzante del FLOSS risiede
piuttosto nella chiara e trasparente conformità rispetto ad alcune licenze
standard (GPL, LGPL, MPL, BSD, MIT e numerose altre) che rappresentano dei
veri e propri contratti giuridici vincolanti a tutti gli effetti. A differenza delle
normali licenze (copyright) intese per limitare e disciplinare la distribuzione di
prodotti ed idee a tutto favore dei creatori / venditori, le licenze FLOSS
applicano una completa inversione concettuale. I medesimi strumenti giuridici
classici in questo caso servono per garantire gli utenti piuttosto che gli
ideatori/venditori, assicurando che la piena libertà di circolazione e di illimitata
redistribuzione dei prodotti e delle idee non possa mai subire limitazioni
restrittive (copyleft). I medesimi concetti alla base del copyleft si applicano
anche ai dati; considerata la diversa natura dell'oggetto contrattuale in questo
specifico caso sono previste apposite licenze nettamente differenziate rispetto
a quelle concepite per tutelare i prodotti software. Come per le licenze
Software, tuttavia, la corretta conoscenza degli esatti termini contrattuali e
delle rispettive conseguenze giuridiche e di ordine pratico è spesso
approssimativa. Una delle famiglie di licenze più ampiamente diffuse ed
appositamente concepite per supportare gli Open Data va identificata nelle
Creative Commons: la recente pubblicazione della versione 4 finalmente copre
adeguatamente anche i "diritti sui generis", e risulta quindi ottimale anche nel
caso di pubblicazione di banche dati. Tuttavia non tutte le possibili
combinazione di clausole previste dalle CC possono ritenersi vere e proprie
licenze copyleft: in particolare, l'uso delle clausole ND (no opere derivate) ed
NC (no usi commerciali) devono ritenersi a tutti gli effetti come "licenze non
libere" in piena contraddizione con i principi di base del copyleft. Infine occorre
sempre considerare che gli scenari tecnologici sono in rapida evoluzione:
spesso oggi sono facilmente accessibili strumenti di pubblicazione basati su
cloud computing e/o su social networks. In questo nuovo contesto più che le
licenze sw e dati acquistano importanza critica le specifiche condizioni di
servizio (TOS), che spesso comprendono piccole clausole, generalmente non
considerate dagli utenti, in grado di vanificare la reale libera circolazione e
condivisione delle informazioni.
Nel panorama dei beni culturali e in particolare dei beni archeologici acquista
particolare importanza l'adeguata conoscenza delle licenze d'uso sopra citate,
sia per quanto riguarda i software di archiviazione ed elaborazione dei dati, sia
per quanto riguarda le licenze applicate a dati e contenuti, sia per quanto
riguarda la divulgazione via web degli stessi.
Il presente contributo intende dare una panoramica sulle licenze adatte alla
ottimizzazione dell'apertura e divulgazione di dati e contenuti e sui vincoli
dettati dalla legislazione italiana in materia di beni culturali, anche alla luce
delle recenti modifiche normative.
2 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts Casi studio – applicazioni GIS
QUANTUM GIS FOR THE MONITORING AND KNOWLEDGE OF THE
ENVIRONMENTAL AND ARCHAEOLOGICAL HERITAGE OF THE MARINE
PROTECTED AREA OF PORTO CESAREO (LECCE, ITALY)
Cristiano Alfonso – Università del Salento
Giacomo Di Giacomo – CNR-IBAM Lecce
Morphological changes of the coast are related to nu-merous natural factors of erosion
and accumulation, in addition to the human actions.
This changes have their effects on the entire coastal landscape and, over time, they
have left its mark on the territory, allowing sometimes, with the help also of
archaeological analysis, to hypothesize the scenario of the previous landscapes. In this
work, we tested a multidisciplinary study of these phenomena, through an innovative
system for the interpretation of the modern landscape, based on the diachronic
reading of the previous landscapes. Such a level of knowledge implies the integrated
management of a large amount of hete-rogeneous data, which have been acquired
through dif-ferent types of investigation, often in very different geographical scales
and with different levels of precision. Datasets available for this project includes information acquired through the use of instruments to scan the seabed as well as data
from aerial and satellite pla-tforms both historical and recent, and finally data lidar .
Quantum GIS has proved the most effective tool to manage all the data through their
indexing. Geographi-cal data has been stored in a geospatial database based on
PostgreSQL with PostGIS extension, this database has been set up to ensure
consistent and secure data archiving. All acquired data have been managed through
Quantum GIS with also the acquisition of new information. When framework of
knowledge will be completed, it will be possible to the evolutionary dynamics that led
to the current situation and it will be possible to predict, with relative accuracy, the
future scenarios too. We present the preliminary results of this study, focusing the
methodologies used and the obtained results.
I continui cambiamenti morfodinamici che caratterizzano le coste sono
strettamente legati a numerosi fattori naturali di erosione/accumulo, oltre che
alle consistenti azioni antropiche. Tale evoluzione della costa ha influenza
sull’intero paesaggio e, nel tempo, ha lasciato tracce sul territorio permettendo
talvolta di ipotizzare la configurazione dei paesaggi precedenti grazie
soprattutto all’aiuto dell’analisi archeologica.
In questo lavoro si è sperimentata una metodologia di studio multidisciplinare
di questi fenomeni, attraverso un sistema innovativo per l’interpretazione del
paesaggio moderno, basato sulla lettura diacronica dei paesaggi precedenti.
Un tale livello di conoscenza implica la gestione integrata di una grande
quantità eterogenea di dati, acquisiti attraverso diverse tipologie di indagine,
spesso a scale geografiche molto differenti e con diversi livelli di precisione. Il
3 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts nutrito dataset disponibile per questo progetto comprende informazioni
acquisite con l'utilizzo di strumentazioni per la scansione dei fondali marini,
oltre che dati provenienti da piattaforme aeree e satellitari storiche e recenti e,
infine, scansioni lidar.
Quantum GIS si è rivelato lo strumento più efficace per gestire, indicizzandoli,
tutti i dati a disposizione. I dati di natura geografica sono stati memorizzati in
un database geospaziale basato sul già collaudato PostgreSQL con estensione
postGIS, che è stato configurato ad hoc per garantire un’archiviazione coerente
e sicura dei dati. Attraverso Quantum GIS sono stati gestiti tutti i dati acquisiti
ed è stata programmata l’acquisizione di nuove informazioni, utili a integrare il
quadro delle conoscenze della costa e dei fondali dell’Area Marina Protetta di
Porto Cesareo (LE). Quando tale quadro della conoscenza sarà completato,
sarà finalmente possibile avanzare alcune ipotesi volte a comprendere le
dinamiche evolutive che hanno portato alla situazione attuale e, contemporaneamente, sarà
possibile predire, con relativa approssimazione, gli scenari futuri.
In questo lavoro si presenteranno i dati preliminari di questo studio, mettendo
particolarmente in risalto le metodologie utilizzate e i risultati finora ottenuti.
SOFTWARE
QuantumGIS, PostgreSQL/PostGIS.
LICENZE
Testi: CC BY-ND
QUANTUMGIS FOR THE MANAGEMENT OF DATA FROM THE INTENSIVE
SURVEY 2013 AT TELL HELAWA IN THE ERBIL AREA, KURDISTAN, IRAQ
Daniele Bursich – Università IULM di Milano
Giacomo Di Giacomo – CNR-IBAM Lecce
Luca Peyronel – Università IULM di Milano
The 2013 season of fieldwork of the Italian Archaeological Expedition in the HelawaAliawa Area (MAIPE – Missione Archeologica Italiana nella Piana di Erbil) has been
carried out by University IULM of Milan, with the cooperation of IBAM CNR of Lecce,
between November 19th and December 11th 2103. The researches focused on a small
part of the south-western Erbil plain, located c. 28 km south-west of Erbil and includes
two main mounds, Tell Helawa (south) and Aliawa (north). A complete topographic
plan has been created starting from measurement taken with differential GPS (for DEM
and GIS elaboration) and the collection of materials on the surface allowed a first
assessment of the main period of occupation at the site, which spans from the Late
Neolithic (Halad and Ubaid periods) to the Middle Assyrian period (XIII-XII cent. BC).
The project of acquisition of topographic and archaeological records from the intensive
survey conducted on the site was prepared by the archaeologists and involves the use
of open sources tools. All data taken by GPS were organized in a GIS system based on
Quantum GIS and metadata are stored in a PostgreSQL/PostGIS database, allowing
4 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts the following phases of mapping elaboration. The topographic work at the site has
produced a complete archaeological space-map, with distribution of materials on the
surface, sections of the site, a digital elevation model and all the data collected during
the survey entered in Web-GIS that will be the digital platform to be used also for the
excavation records. In this paper will be presented the state-of-the-art of this GIS
project, and will be introduced future developments like the web data-entry interface
written in PHP, and the WebGIS based on GoServer and GeoExplorer.
La stagione 2013 di lavoro sul campo della Spedizione Archeologica Italiana
nella zona di Helawa-Aliawa (MAIPE - Missione Archeologica Italiana Nella
Piana di Erbil), è stata realizzata dall’ Università IULM di Milano, con la
collaborazione dell’IBAM CNR di Lecce, tra il 19 Novembre e l'11 Dicembre
2103. Le ricerche focalizzate su una piccola parte della pianura SudOccidentale di Erbil, situata ca 28 km a Sud-Ovest, comprendono due mounds
principali, Tell Helawa (Sud) e Aliawa (Nord). È stato creato un inquadramento
topografico completo a partire dalla misurazione effettuata con il GPS
differenziale (per elaborazione DEM e GIS) e la raccolta di materiali in
superficie, che ha permesso una prima valutazione del periodo principale di
occupazione del sito, che si estende dal Neolitico (periodi Halad e Ubaid) al
periodo assiro Medio (XIII - XII sec. a.C.).
Il progetto di acquisizione di dati topografici e archeologici provenienti
dall'indagine intensiva condotta sul sito, è stata resa possibile dagli archeologi
e anche grazie all'utilizzo di strumenti open source. Tutti i dati rilevati dal GPS
sono stati organizzati in un sistema GIS, basato su Quantum GIS, e i metadati
vengono memorizzati in un database PostgreSQL/PostGIS, che consente le fasi
successive di mappatura e di elaborazione. Il lavoro topografico sul sito ha
prodotto una mappa archeologica spaziale completa, con indicazioni di dati di
distribuzione dei reperti sulla superficie, sezioni del sito, un modello di
elevazione digitale e tutti i dati raccolti durante l'indagine inseriti in un sito
Web – GIS che sarà la piattaforma digitale da utilizzare anche per inserire i
record di scavo.
In questo intervento sarà presentato lo stato dell’arte di questo progetto GIS, e
saranno introdotti futuri sviluppi, come l'interfaccia di immissione dati web
scritto in PHP, e la piattaforma Web – GIS basata su GoServer e GeoExplorer.
SOFTWARE
QuantumGIS, Postgre/PostGIS, Geoserver, GeoExplorer.
LICENZE
Testi: CC BY-ND
5 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts Casi studio – esempi di migrazione
IL SISTEMA INFORMATIVO TERRITORIALE DI ROMA ANTICA:
UNA MIGRAZIONE VERSO I SISTEMI OPEN SOURCE
Fabio Giorgio Cavallero – Università di Roma “Sapienza”
Gianluca De Rosa – Università di Cassino
The “Sistema Informativo Territoriale di Roma Antica e del suo Suburbio” was created
by the University Sapienza of Rome. The system was initially designed on a proprietary
software platform. Its complexity stems from the fact that it flowed all the structures
and the items found in Rome within the Aurelian walls. A research team led by doct.
Fabio Cavallero and doct. Gianluca De Rosa is dealing with the system migration to an
open source software (QGis and Postgresql/postgis). The difficulties encountered in
this process and the strategies used to overcome them will be the object of this talk.
L’equipe scientifica coordinata dai Professori Andrea Carandini e Paolo Carafa
(Cattedra di Archeologia e Storia dell’Arte Antica dell’Università di Roma
«Sapienza») si occupa da circa vent’anni dello studio dei paesaggi urbani di
Roma Antica in un periodo compreso tra la metà del IX secolo a.C. e la metà
del VI secolo d.C. Strumento fondamentale per questa ricerca è un Sistema
Informativo Territoriale indispensabile per la gestione delle numerose ed
eterogenee fonti di informazione che, riunite e analizzate, permettono di
narrare la storia della città attraverso la ricostruzione dei paesaggi succedutisi
nel tempo. È così nato il Sistema Informativo Territoriale di Roma Antica e del
suo Suburbio (da qui SITRA). Due esigenze fondamentali sono state poste alla
base della sua realizzazione: a) ricomporre un quadro unitario e globale delle
conoscenze disponibili, basato su fonti di informazione diverse e che consenta
di analizzare e indagare con sistematicità ciò che è noto e ciò che è poco o mal
noto; b) proporre ipotesi ricostruttive per immaginare le parti perdute o
mancanti di ciò che è noto.
Il primo punto ha condotto alla raccolta sistematica di tutti i rinvenimenti editi
e non, all’interno delle Mura Aureliane, successivamente riferiti in coordinate
geografiche assolute e raffigurate in maniera non simbolica. Sono inoltre
confluite all’interno del sistema: tutte le fonti letterarie, latine e greche,
relative alla città di Roma; le iconografie moderne in cui comparivano edifici o
parti della città; la cartografia storica tra cui la Forma Urbis Marmorea di epoca
severiana e precedenti, la pianta di Giovan Battista Nolli, il Catasto Urbano
Gregoriano, la Forma Urbis Romae di Rodolfo Lanciani; infine le piante
dell’orografia e dell’idrografia antica della città di Roma.
Il secondo punto è quello che maggiormente caratterizza il sistema. Esso non
deriva infatti da necessità legate ad attività di ufficio quali la tutela o la
6 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts gestione del territorio ma da una specifica impostazione scientifica. Ciò ha reso
possibile il non scartare a priori l’ignoto dalla ricerca.
La strutturazione logica di un GIS così articolato ha permesso di configurare il
SITRA quale sistema in grado di generare o suggerire associazioni, contesti e
sistemi di contesti. Roma antica è stata così studiata in “volo e in picchiata”.
Primo prodotto di questa visione sistematica e totale è stato l’Atlante di Roma
Antica ossia il racconto della città tramite la ricostruzione dei suoi paesaggi.
Il SITRA è stato creato su piattaforma proprietaria. Intergraph Italia
sottoscrisse infatti un accordo con «Sapienza» per la fornitura a titolo gratuito
di alcune licenze del suo sistema. La diffusione sempre più capillare delle
piattaforme open source, soprattutto nelle pubbliche amministrazioni, ha
tuttavia convinto ad eseguire un primo test per il trasferimento del sistema da
una piattaforma proprietaria ad una libera. Nonostante la collaborazione con
Intergraph continui è stato dunque creato un gruppo di ricerca permanente
all’interno dei laboratori della Cattedra di Archeologia e Storia dell’Arte Antica
dell’Università di Roma «Sapienza», tenuta dal professor Paolo Carafa. Il
gruppo è coordinato dai dottori Fabio Cavallero e Gian Luca De Rosa. Le
difficoltà riscontrate nella migrazione di un sistema così complesso e le
strategie messe in atto per superarle saranno l’oggetto dell’intervento.
SOFTWARE
Quantum GIS, Postgresql/postGIS.
IL CASO DEL SITO DELLE BESTIE FERITE (AQUILEIA).
DAI SISTEMI PROPRIETARI NON COMUNICANTI AD UN SISTEMA INTEGRATO
DI GESTIONE DEI DATI DELLE CAMPAGNE DI INDAGINE
Lucia Michielin - Università di Padova
Guglielmo Strapazzon - Università di Padova
The project have its origins in the research conducted in Aquileia (Udine) at the
archaeological site of the "Bestie Ferite" house by the Department of Cultural Heritage,
University of Padua (director: M. Salvadori) in agreement with the Superintendence for
Archaeological Heritage of Friuli Venezia Giulia. The speech aims to exemplify the
management strategies of data collected from the excavations and geophysical
prospections. Until 2012 this documentation was divided into three different
management systems: a CAD map (AutoCAD-Autodesk), a Database (Filemaker) and a
GIS platform (ArcGis- Esri). From 2013 a total reorganisation of all the documentation
has been made. This work aimed to organise all the data in a single GIS platform
(Qgis). The first step of the work dealt with the normalisation and adjustment of the
CAD map (from one .dwg file to several .shp). At the same time several maps had
been implemented in the system. Currently, the link with the Database is still under
preparation (several python scripts will be used); likewise the meshes implementation
of the iso-amplitudes is still on-going (whereas the transfer of the raster and vector
data resulted almost automatic).
7 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts L'intervento nasce dalle ricerche condotte da parte del Dipartimento dei Beni
Culturali dell’Università di Padova sotto la direzione di M. Salvadori in
convenzione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia
Giulia presso il sito archeologico della Casa delle Bestie ferite di Aquileia (UD).
Il contesto appare interpretabile come una ricca domus urbana interessata da
almeno tre differenti fasi edilizie operate in un arco cronologico che va dall'età
augustea a quella tardo antica.
L'intervento intende esemplificare le strategie di gestione della documentazione di
scavo e delle indagini geofisiche. Sino al 2012 tale documentazione era archiviata con
diverse modalità. La restituzione grafica era costituita da un rilievo CAD (Autocad Autodesk) mentre il resto della documentazione di scavo era confluita in un
database ("Adam") realizzato con File Maker.
Inoltre dal 2011 le ricerche sul sito della Domus delle Bestie Ferite sono
avanzate parallelamente ad una serie di campagne di indagine geofisica mirate
alla valutazione dello stato di conservazione del deposito finalizzata ad
indirizzare le operazioni di scavo. Al fine di rendere immediatamente fruibili i
risultati delle prospezioni, questi sono stati inseriti inizialmente in un ambiente
GIS (basato sul pacchetto arcgis), con diverse modalità (raster, restituzione
vettoriale delle feature interpretate, multipatch delle isosuperfici dell’ampiezza).
L'archiviazione dei dati era dunque realizzata con diversi software proprietari
che non permettevano un adeguato dialogo. A partire dal 2013 si è proceduto
a far confluire tali dati in un unico collettore open. La scelta è ricaduta su di
una piattaforma GIS gestita mediante il software Qgis. Come sistema di
riferimento è stato scelto il Gauss Boaga fuso est poiché la maggior parte della
cartografia disponibile e la pianta Archeologica della città erano georeferite in
tale sistema. Il primo step del lavoro è stato caratterizzato dalla normalizzazione e
adeguamento alle regole topologiche del rilievo CAD. Le diverse tipologie di unità
stratigrafiche sono state rappresentate mediante feature puntuali lineari e
poligonali.
Tale lavoro ha richiesto una mole di tempo molto elevata essendo il rilievo in
CAD non pensato secondo una organizzazione topologica e in questa fase ha
permesso, anche, tramite il continuo dialogo con gli scavatori, di riflettere su
problematiche stratigrafiche non facilmente desumibili dal rilievo in CAD.
Contemporaneamente alla normalizzazione del rilievo sono state implementate
diverse cartografie sia vettoriali che raster provenienti dal GIS realizzato dalla
Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia per la
conservazione e valorizzazione di Aquileia.
Al momento è ancora in fase di elaborazione il collegamento con i dati presenti
nel Db Adam. Tramite il "tool eventi" di Qgis saranno, infatti, lanciati degli
script pyhton che andranno a popolare le tabelle associate ai diversi shapefile.
In questo modo i dati saranno costantemente aggiornati e aggiornabili e
confluiranno nelle tabelle solamente i dati ritenuti utili di volta in volta senza
appesantire il sistema.
Per quanto riguarda i risultati delle prospezioni geofisiche l’importazione da
ArcGIS a QGIS dei dati in formato raster e vettoriali non ha presentato
8 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts complessità. L’importazione delle mesh relative alle superfici delle isoampiezze risulta ancora in corso di implementazione.
SOFTWARE
Qgis, File maker, AutoCad-Autodesk, Reflexw, Meshlab.
LICENZE
Testi: CC BY-NC-SA
9 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts Progetti in fieri e tesi di laurea
L'ACQUEDOTTO ROMANO DI ALBA FUCENS (AQ). UN GIS PER IL
PROCESSO DI RICERCA, TUTELA E VALORIZZAZIONE DEL SITO
Dario Rose – Università di Roma “Sapienza”
Emanuela Ceccaroni – Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo
Use of GIS as essential tool, for the territorial archaeological research process and for
the planning of archeological protections, is confirmed by the case of the study on the
Roman aqueduct of Alba Fucens (AQ) in Abruzzo region. The colony, founded at the
end of 4th century BC, was served in laterepublican age of an aqueduct to able, thanks
to the channel and an inverted siphon, to lead after 10 km the water in the Roman
city. All the research records, archivistical, geomorphological, hydrological, of
investigation, of the survey, the historical cartography and the actual one (furnished by
the service WMS of the Region Abruzzo) are organized in the GIS. The GIS reveals
necessary to the development of the study, to he constant verification of the data and
publication of the research, also to the activity of archeological protections and
monitoring. The GIS open source (gvSIG) is the ideal common platform for the
institutions working on the cultural site (Superintendency for the Archaeological
Heritage, University, Natural Regional Park), in fully sharing the data and to perform
peculiar thematic elaborations and planner activities. The possibility to share the
difficulties with the community of reference ([email protected]) and to
participate to their solution, stimulates the open software development and it assures
the longevity of the product GIS, always implementable to the upgrades and necessity
of the research. On the GIS are mapping the restrictions and relative prescriptions of
guardianship, along the aqueduct run still interested by phenomenons of urbanization,
and marked every single structural critical state for the interventions of safeguard and
maintenance. On it also proceeds for the planning of the touristic availability, for
control and vigilance activity. The development of a walking tour along the course of
the aqueduct, from the sources to the archaeological area of Alba Fucens, inside the
Natural Regional Park Sirente – Velino, it will allow to the visitors to discover and to
understand the ancient Roman construction easily and pleasantly, thanks to a guide
and a some didactic contents layout through a WebGIS interface.
Il caso dell'acquedotto romano di Alba Fucens (AQ), in Abruzzo, conferma
come l'utilizzo di una piattaforma GIS open source costituisca uno strumento
formidabile sia per il processo della ricerca archeologica che per la
pianificazione e progettazione degli interventi di tutela e valorizzazione.
Fondata alla fine del IV sec. a.C., la colonia di diritto latino fu dotata in età
tardo-repubblicana di un acquedotto lungo più di 10 km capace, tramite un
sifone rovescio, di portare l'acqua nel centro urbano e rispondere alle nuove
esigenze della vita cittadina. Tutti i dati della ricerca, archivistici,
geomorfologici, idrologici, di ricognizione, del rilievo archeologico, la cartografia
10 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts storica e l'attuale (fornita dal servizio WMS della Regione Abruzzo) sono
organizzati nel GIS. Il sistema informativo non solo si rivela necessario allo
sviluppo del processo cognitivo, alla costante verifica dei dati e pubblicazione
della ricerca, ma anche all'attività di tutela e valorizzazione. Il GIS open source
costituisce infatti la base di lavoro ideale per i diversi soggetti operanti sul
bene culturale (Soprintendenza per i Beni Archeologici, Università, Ente Parco),
nella piena possibilità di poter condividere i dati ed eseguire peculiari
elaborazioni tematiche e progettuali. La possibilità di poter condividere sulla
community di riferimento ([email protected]) le difficoltà via via
incontrate e partecipare alla loro risoluzione, stimola lo sviluppo del software
aperto ed assicura la longevità del prodotto GIS, sempre implementabile ai
nuovi sviluppi della ricerca. Sul GIS vengono sia indicati i vincoli e le relative
prescrizioni di tutela, lungo un percorso ancora interessato da fenomeni di
urbanizzazione, sia mappate le singole criticità strutturali del manufatto per gli
interventi di salvaguardia e manutenzione. Su di esso si procede anche per la
pianificazione della fruibilità turistica e l'attività di controllo e vigilanza. Lo
sviluppo di un percorso escursionistico che si snoda lungo il tracciato
dell'acquedotto, dalle sorgenti all'area archeologica di Alba Fucens, all'interno
del Parco Regionale Sirente-Velino, consentirà di scoprire e comprendere il
funzionamento dell'antica infrastruttura in modo pratico e coinvolgente, grazie
ad una guida e una serie di contenuti didattici messi a servizio dei visitatori
tramite una interfaccia WebGIS.
SOFTWARE
Gvsig
LICENZE
Testi: CC BY-NC-SA
FOTOINTERPRETAZIONI ARCHEOLOGICHE SU DATI CARTOGRAFICI WEBBASED IN AMBIENTE QGIS: ALCUNE APPLICAZIONI NEL TERRITORIO
AQUILANO 'VESTINO'
Serafino Lorenzo Ferreri – Università di Chieti "G. D'Annunzio"
In this paper we want to discuss the archaeological potentialities of cartographic data
available online, such as satellite imagery used by Bing Maps and Google Earth and
orthophotos published on the National Geoportal or in that of the Regione Abruzzo. The
characteristics of these data, together with their immediate availability and the ability
to upload them in QGIS, allow to operate photo interpretations by video, vectorizing
archaeological traces and anomalies, all at no cost. We applied this methodology in the
'Vestino' territory, in the province of L'Aquila, a particularly suitable area for
researches using remote images, as demonstrated by CNR project (M. Guaitoli, P.
Tartara) concerning the use of traditional archaeological aerial photography, that led to
11 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts the identification of many traces of burial areas, buildings, roads and farming systems.
With satellite imagery and ortophotos we added several new traces of archaeological
sites: only a very little portion of them - limited to burial sites - have been excavated
between 2012 and 2013 by the University of Chieti "G. D'Annunzio" (V. Acconcia).
Ultimately, our aim is producing a predictive GIS mapping, seen as the knowledge
base for research institutions and for those who deal with land use planning and
protection of cultural heritage, in a dialogue that can be established only by a network
share of our project.
In questa sede si vogliono esplorare le potenzialità archeologiche dei dati
cartografici accessibili online, quali le immagini satellitari usate da Bing Maps e
Google Earth e le ortofoto pubblicate sul Geoportale Nazionale e su quello della
Regione Abruzzo. Le caratteristiche intrinseche di questi dati (l'alta risoluzione,
il periodo di acquisizione, la copertura zenitale totale di grandi aree e il fatto
stesso di essere dati georiferiti), unite alla loro immediata disponibilità e alla
possibilità di inserimento in ambiente QGIS (tramite OpenLayers plugin e
collegamenti a server WMS), permettono di operare delle fotointerpretazioni a
video comparando tra loro i vari dati e restituendo infine in maniera speditiva
tracce e anomalie riscontrate, il tutto senza alcun costo. Questa metodologia è
stata così applicata nel territorio aquilano 'vestino', per il quale erano già noti
gli apporti dell'areofotografia archeologica tradizionale all'identificazione di aree
funerarie, edifici, viabilità e sistemi di coltivazione (progetto CNR, M. Guaitoli e
P. Tartara).
Quest'area dell'Abruzzo, infatti, risulta particolarmente adatta a ricerche
tramite immagini remote per una serie di motivi: la scarsa urbanizzazione,
l'uso del suolo (che prevede soprattutto colture foraggere e cerealicole), la
stessa natura geo-pedologica (con substrati di ghiaie parzialmente cementate,
conglomerati calcarei o banchi gessosi) e il pressoché scarso interro. Queste
caratteristiche, specie tra la stagione estiva e quella autunnale - proprio
quando sono di norma acquisite le immagini satellitari ed effettuati i voli per le
ortofoto - permettono la documentazione di tracce di elementi in negativo
(tombe a fossa e canalizzazioni) e in positivo (strutture in muratura e tracciati
stradali). La metodologia alla quale si è accennato ha consentito quindi di
aggiungere numerose nuove tracce di aree archeologiche, di cui sono state
indagate solo alcune porzioni - limitatamente a siti di natura funeraria mediante scavi stratigrafici svolti tra il 2012 e il 2013 dall'Università di Chieti
"G. D'Annunzio" (V. Acconcia). Nel complesso, si sta producendo una
mappatura GIS di tipo predittivo che, unita al progetto di repertorio
georeferenziato dell'edito (tesi dello scrivente in 'Topografia antica', relatore G.
Iaculli), potrà configurarsi come base conoscitiva per gli istituti preposti alla
ricerca e per gli enti che si occupano di pianificazione territoriale e tutela del
patrimonio culturale, in un dialogo che non può costituirsi se non con una
futura condivisione in rete del progetto.
SOFTWARE
Quantum GIS 1.8.0 Lisboa, GIMP 2.6.11.
12 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts LA DIGITALIZZAZIONE DEI DOCUMENTI, I DATABASE ED IL GIS
NELL'AMBITO DELLA RICERCA TOPOGRAFICA: L'ESEMPIO DEI POSSESSI
DELL'ABBAZIA DI FARFA (RI) TRA VIII E IX SECOLO
Alessio Innocenti – Università di Roma “Sapienza”
Through modern technologies we are able to use medieval documents for topographic
studies in a more efficient way. It is easier to read and use a document that has been
computerized and inserted in a topographic database. The present work is based on a
partly compurezied archive of one of the most important medieval cartulary, the
“Regestum Farfense”. The topographic database has been connected with a GIS
software, QGIS, in order to create a thematic cartography about Farfa’s properties
between VIII and IX century. Both cartography and database were made with open
source softwares (LibreOffice and QGIS). Thematic cartographies have been created
using the information taken from the database; in fact, it has a table containing the
Farfa’s properties with some important fields, like “Chronology”, “Property Type”
(Fundus, Casales, Gualdus, Curtis, Ecclesia, Monasterium), “Acquisition Type”
(Purchase, Donation, Exchange), “Location” (Known-Hypothetical, Exact-Areal), useful
for cartographic purposes. Thanks to these softwares, we can have a new insight into
some important historical-archeological questions, like the role of the abbeys in Italy
during the Lombard and Carolingian period. In addition, these softwares can help us to
read a document in a faster and easier way, and this is vital for the research, because
documents can offer us new answers if we question them with new instruments.
Tramite l’ausilio delle moderne tecnologie, è possibile utilizzare in maniera
ancor più efficace i documenti medievali nell’ambito delle ricerche topografiche.
La digitalizzazione del documento, il suo inserimento in un database,
strutturato in base alle particolari esigenze dello studio topografico, permette
di poter consultare ed utilizzare in maniera più semplice il documento stesso.
Nel presente lavoro è stata proposta la parziale digitalizzazione di una delle più
vaste raccolte documentarie del medioevo italiano, il “Regestum Farfense”.
Il database con le informazioni raccolte dai documenti, creato con un software
opensource (LibreOffice), è stato poi connesso ad un software GIS, QGIS, per
creare una cartografia tematica relativa ai possedimenti dell’abbazia di Farfa
(RI) tra l’VIII ed il IX secolo. In particolare, le varie carte tematiche sono state
realizzate sfruttando le informazioni inserite nel database, velocizzando la loro
creazione. Il database presenta infatti una tabella relativa ai possessi farfensi
con, tra gli altri, alcuni campi utilizzati espressamente per la realizzazione della
cartografia: “Cronologia”, “Tipologia Possedimento” (Fundus, Casales, Gualdus,
Curtis, Ecclesia, Monasterium), “Tipologia Contratto” (Donazione, Acquisto,
Permuta), “Posizionamento” (Certo-Ipotetico Areale, Certo-Ipotetico Puntuale).
L’utilizzo di questi software ha dunque permesso di ottenere un nuovo sguardo
d’insieme su di alcune importanti tematiche storico-archeologiche, in particolare il ruolo
e l’importanza delle grandi abbazie in Italia in età longobarda e carolingia, favorendo al
tempo stesso un’accessibilità migliore e più rapida ai documenti stessi, i quali possono
fornire nuove risposte se interrogati con nuovi mezzi di ricerca.
13 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts SOFTWARE
LibreOffice, QGIS.
LICENZE
Testi: CC BY
AGRO REBEL. MAROSTICA IN TRANSIZIONE 2013-2025
Ricardo Lunardon - Architetto libero professionista
The study area is the hilly hinterland of the medieval walled town of Marostica, an
environment with a strong historical connotation and feature that, starting with the
post-war period has seen empty of identity and human presence in the rural area in
the north, organizing urbanization to the campaign that extends to the south, with the
now familiar pattern of urban sprawl of the "Pedemonte City", with a low profile and
character of urban planning, devoted to the logic of zoning. Apparently this is a clear
situation of the overall picture of the state of our landscape. What does appear to us to
be the first for an effective approach to these problems is the fact of preparing an
innovative Strategic Plan, Agro Rebel - Marostica in Transition 2013-2025, outside the
traditional land use planning policies, that can hold together the common heritage of
Marostica, advocating for new interpretations its possibilities in the field of Historical
and Cultural Heritage, Landscape, Leisure and Governance as the pillars of
contemporary urban regeneration policies, mixed together in cooperative tools.
The four keywords are required for radical perspective of creating a new model of local
know-how virus, focusing on historic rural households (hamlets) to be regenerated,
aimed at creating a new bottom-up regional marketing that manages to return a new
and significant local economy.
AGRO REBEL è un'azione strategica sulle risorse paesaggistiche reali e
potenziali del Pedemonte veneto. Sperimenta 'figure' di paesaggio lungo
transetti nord-sud ed est-ovest che rileggono gli esiti di cicli territoriali e le
connessioni fra montagna, mezzacosta e pianura. Si tratta di figure in
movimento, di paesaggi dinamici che aiutano a riconoscere armature
ambientali, storico-culturali, dell'autosufficienza alimentare ed energetica.
L'area di studio è l'entroterra collinare della città murata di Marostica, un
ambiente dalla forte e caratteristica connotazione storica e paesaggistica: il
patrimonio si compone del mosaico agricolo, dei morfotipi rurali insediativi,
della viabilità e dei nuclei storici di diversa dimensione. Progetti pilota e 'killer
application' identificano percorsi rifondativi di comunità scoprendo risorse
inedite. Le 4 chiavi di lettura (Paesaggio, Patrimonio, Promozione, Governance)
contribuiscono a creare un modello-virus replicabile sui luoghi del Pedemonte
per una riformata e innovativa economia locale, predisponendo una strategia
eco-efficace, resiliente e di transizione (2013-2025), fuori dalle logiche
pianificatorie tradizionali, dedite alla mera zonizzazione.
Il progetto Agro Rebel non è specificatamente architettonico ma sistemico:
14 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts unisce Architettura del Paesaggio, Pianificazione territoriale ed Ecologia del
Paesaggio. È organizzato attraverso un ORG-WARE, necessario per visualizzare
le relazioni tra Territorio-Uomo-Natura, e attraverso gli HARDWARE (invarianti
strutturali) e i SOFTWARE (applicazioni eco-efficaci) di un luogo, arriva a
compimento operativo attraverso le KILLER APP (progetti pilota). Lo scopo è
quello di attuare strategie operative di marketing territoriale bottom-up,
rendendo gli attuali e potenziali utilizzatori di un luogo maggiormente
consapevoli delle opportunità che questo offre loro, coordinando un link
intelligente che mette a rete l'attuale armatura territoriale dei patrimoni diffusi,
valorizzandoli e riattivandoli per una fruizione comunitaria.
Per coordinare gli interventi strategici futuri sulle risorse endogene si è fatto
riferimento ad uno studio tramite sistemi GIS, utilizzando la metodologia del
"Landscape Character Assessment" (LCA) promossa dalla Country Agency
scozzese. Essa fa riferimento al termine di Assessment (Valutazione), che
conferisce importanza alla fase della conoscenza (caratterizzazione), come
azione ineludibile al fine di elaborare e attribuire poi un giudizio (E. Gissi). Gli
aspetti indagati e rielaborati tramite QGIS, su banche dati di natura diversa,
riguardano la tipologia dei caratteri del paesaggio, i fattori fisici, biologici,
naturali, culturali, caratteri visuali e percettivi in senso più ampio. Essi
riflettono la particolare combinazione tra caratteristiche geologiche,
morfologiche, di tipo di suolo, vegetazionali, di uso del suolo e tutte le
caratteristiche legate alla presenza di insediamenti umani e in generale
dell'azione dell'uomo.
Tramite QGIS sono stati realizzati nuovi indicatori di ‘economia rurale’ che
hanno permesso di generare le 24 “Figure di Caratterizzazione del Paesaggio”
di Marostica. Successivamente, tramite interpolazione dei dati GIS è stata
realizzata un’analisi SWOT dinamica sui 4 assi strategici principali arrivando
alla definizione di un diagramma-radar di Kiviat. Per Agro Rebel questo è il
terminale fondamentale, in fase di analisi e valutazione, per individuare le
potenzialità e la ‘vocazione’di ognuno dei 24 Ambito di Paesaggio: in un colpo
d’occhio si può constatare il modo maggiormente eco-efficace e potenzialmente
utile per organizzare i progetti-pilota che serviranno a rivitalizzare le aree e i
nuclei rurali storici del territorio.
SOFTWARE
QuantumGis
LICENZE
Testi: CC BY-ND
15 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts Tecnologie per la fruizione
e comunicazione
TORRE DEI SICCONI: PROGETTO DI RICOSTRUZIONE E VALORIZZAZIONE DI
UN ANTICO SITO CASTELLARE TRENTINO
Nicoletta Pisu – Soprintendenza per i Beni Architettonici e Archeologici della Provincia
Autonoma di Trento
Alessandro Bezzi – Arc-Team s.r.l.
Luca Bezzi – Arc-Team s.r.l.
Cicero Moraes – Arc-Team s.r.l.
Caldonazzo is a touristic village in Valsugana - Trentino (North Italy), famous for its
lake and its mountains. Few people know about the medieval castle (XIII-XVI century)
whose tower is actually the arms of the town. Since 2006, the ruins are subject to a
valorization project by the Soprintendenza per i beni architettonici e archeologici di
Trento. The project is divided in different phases: analysis of the archeological data
(campaign 2006-2008), historical study, digital documentation (SFM/IBM) of the ruins
and of the entire hill, 3D modeling and sharing of the result. In 2014 the project reach
the final phase. A new campaign was organized on the site to record a movie of the
ruins from an aerial drone (esacopter). The new data were elaborated in Blender to
obtain a camera tracking which mixed the real ruins with the 3D virtual reality (4D
visualization). The movie will be used for touristic aims: to focus the attention on the
archaeological site and to help visitors in understanding the ruins.
Il castello di Torre dei Sicconi sorge sulla collina che sovrasta a Sud l'abitato di
Caldonazzo, in Valsugana - Trentino. Venne fondato agli inizi del XII sec. con
concessione vescovile ai figli di Varimberto di Caldonazzo. Dell'antico maniero
rimangono oggi solo pochi ruderi a seguito di due eventi bellici che hanno
pesantemente danneggiato la sua struttura. Verso la fine del XIV secolo,
infatti, il castello subì l'assedio da parte degli Scaligeri che portò ad una
parziale demolizione del complesso. Dei pochi edifici sopravvissuti, sufficienti a
garantire nei secoli successivi la sola presenza di una piccola guarnigione, il
principale era sicuramente la torre, che dovette ricoprire almeno una valenza
simbolica per la popolazione locale che la elesse a stemma del paese.
Sfortunatamente durante la Prima Guerra Mondiale il mastio venne considerato
dal comando austro-ungarico un ottimale punto di trilaterazione per l'artiglieria
italiana e di conseguenza venne abbattuto dal genio militare.
Le ricerche sul sito hanno avuto inizio nel 2006 con una campagna di scavo che
ha portato all'individuazione di numerosi tratti murari antichi e del quadrilatero
dell'antica torre, che si preservava per un'altezza di quasi due metri. Le
campagne di scavo si sono protratte anche nei due anni successivi e si sono
16 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts concluse prima con un intervento di restauro e consolidamento delle murature
e successivamente con la realizzazione di un parco archeologico visitabile.
La caratteristica del sito, poco leggibile per i non addetti ai lavori , ha spinto la
Soprintendenza a ricercare altre strade per valorizzare e divulgare il bene
archeologico affidando alla ditta Arc-Team un progetto di ricostruzione
tridimensionale del castello. Il progetto è iniziato con un'approfondita analisi
della documentazione di scavo, rielaborando i dati digitali delle differenti
campagne e riportandoli in un unico sistema cartografico (UTM F32N). Ai dati
grezzi sono stati aggiunti i livelli informativi provenienti da diverse tipologie di
fonti: dati storici d'archivio (es. codex Wanghiuanus), studio dei reperti (tesi di
specializzazione della dott.ssa Ester Zanichelli) e fonti iconografiche dirette
(stampe e fotografie della torre) ed indirette (immagini di analogo periodo e
area culturale).
La seconda fase del progetto è stata spesa direttamente sul sito con una
campagna di rilievo tridimensionale, con tecniche di Structure from Motion e
Image-Based Modeling, sia delle strutture murarie (ottenuta da terra) che
dell'intera collina (ottenuta con riprese aeree da drone).
I dati così ottenuti, la ricerca storica e il rilievo dello stato attuale del rudere,
sono stati impiegati per formulare ipotesi ricostruttive delle dimensioni e delle
suddivisioni interne dell'antico maniero, a cui è stato in seguito dato forma
dentro ad un contesto di realtà virtuale. Ottenuto un modello verosimile,
l'ultima fase del progetto prevede la realizzazione di strumenti di divulgazione
che portino attenzione sul sito, ma che allo stesso tempo lo rendano più
comprensibile per il pubblico. In quest'ottica è stata realizzata un'ulteriore
ripresa video da drone su cui è stato montato con camera tracking il modello
virtuale del castello.
Il video è accessibile al seguente indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=_zeCFNdvRP0#t=19
Allo stato attuale sono al vaglio altre soluzioni che verranno installate in una postazione
informatica dentro al centro di informazione turistica presente sul sito.
SOFTWARE
ArcheOS, Grass, QGIS, OpenJUMP, Python Photogrammetry Toolbox, MicMac,
MeshLab, CloudCompare, Blender.
LICENZE
Dati archeologici: secondo l'archivio della Soprintendenza per i Beni Architettonici e
Archeologici della Provincia Autonoma di Trento.
Modello 3D: CC BY
LINK AL SITO WEB DEL PROGETTO PRESENTATO http://arc-team-openresearch.blogspot.it/2013/12/caldonazzocastle-fromruins-to.html http://arc-team-openresearch.blogspot.it/2013/12/from-droneaerial-picturesto-dem-and.html
17 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts FACCE. I MOLTI VOLTI DELLA STORIA UMANA.
UNA MOSTRA OPEN SOURCE
Nicola Carrara – Museo di Antropologia di Padova
Telmo Pievani – Università di Padova
Alessandro Bezzi – Arc-Team s.r.l.
Luca Bezzi – Arc-Team s.r.l.
Cicero Moraes – Arc-Team s.r.l.
Moreno Tiziani – Antrocom
After the success of the Taung Project , focused on the forensic facial reconstruction of
the famous fossil of Australopithecus africanus, the Museum of Anthropology of Padua
started a new collaboration with the partners ( Antrocom , Arc -Team, and the Museum
of Anthropology, University of Padua) to organize an exhibition that intends to retrace
the footsteps of this experiment in open research, in order to introduce the same
philosophy in museal contexts. The exhibition will take place in Padua ( Cultural Center
Altinate / S. Gaetano ) and it will be divided into six main sessions, oriented to
archeology, evolutionary anthropology, ethnology and forensic science: During the
preparation of the exhibition will only FLOSS will be used and some installations will be
created with open hardware. All the material produced for the exhibition will be
released under open licenses (CC- BY), along with the material that the event will
inherit directly from the Taung Project and other researches derived from it.
Furthermore, in order to grant a wide and public participation to the event, some data
acquisition campaigns are planned, with crowdsourcing techniques (under CC-BY),
while certain subprojects related to exposure will be financed through crowd-funding.
In seguito al successo del Taung Project, orientato alla ricostruzione facciale
forense del noto fossile di Australopithecus africanus, su iniziativa del Museo di
Antropologia dell'Università di Padova, gli enti coinvolti (Antrocom, Arc-Team,
Museo di Antropologia e Università degli Studi di Padova) si sono attivati
nell'organizzazione di una mostra di più ampio respiro, che intende ripercorrere
il solco tracciato da questo esperimento di open research ad introdurre la
stessa filosofia in ambito museale. L'esposizione avrà luogo a Padova (Centro
Culturale Altinate/S. Gaetano) e si articolerà in sei sessioni principali orientate
all'archeologia, all'antropologia evoluzionistica, all'etnologia e alle scienze
forensi. Nel corso dell'allestimento verranno utilizzati unicamente FLOSS e
verranno create installazioni basate sull'open hardware. Tutto il materiale
prodotto per l'esposizione verrà rilasciato con licenze aperte (CC BY), assieme
al materiale che l'evento erediterà direttamente dal Progetto Taung e dalle
ricerche da esso derivati. Inoltre, al fine di una maggior partecipazione da
parte del pubblico verso l'evento, sono previste campagne di acquisizione dati
basate su tecniche di crowdsourcing (con licenza CC BY), mentre determinati
sottoprogetti connessi all'esposizione verranno finanziati tramite crowdfunding.
SOFTWARE
ArcheOS (GPL), PPT (GPL 3), CloudCompare (GPL), MeshLab (GPL), Blender
18 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts (GPL), InVesalius (GPL), Inkscape (GPL), jsc3d (MIT), Cura (GPL), RepRap
(GPL), OpenSpace3D (LGPL), openFrameworks (MIT).
LICENZE
Testi: CC BY
LINK AL SITO WEB DEL PROGETTO PRESENTATO https://www.facebook.com/sefsgdz/
PROSPETTIVE SULL'UTILIZZO DEL BUILDING INFORMATION MODELLING
(BIM) IN ARCHEOLOGIA
Alberto Licheri – Studio Licheri Architettura
In recent years the impact of new technologies has been very strong in the way of
representing the archaeological heritage. A possible evolution of computerbasedvisualization applied to archeology is the introduction of BIM (Building
Information Modelling). Building Information Modeling (BIM), based on Industry
Foundation Classes (IFC) data model, is a process involving the generation and
management of digital representations of physical and functional characteristics of
places. Building Information Models are files which can be exchanged or networked to
support decision-making about a place. The Industry Foundation Classes (IFC) data
model is a neutral and open specification that is not controlled by a single vendor or
group of vendors. It is an object-based file format with a data model developed by
building SMART (formerly the International Alliance for Interoperability, IAI) to
facilitate interoperability in the architecture, engineering and construction (AEC)
industry, and is a commonly used collaboration format in Building information
modeling based projects. The IFC model specification is open and available. It is
registered by ISO and is an official International Standard ISO 16739:2013. IFC
defines an express based entityrelationship model consisting of several hundred
entities organized into an objectbased inheritance hierarchy. Also the European
Parliament voted to modernize European public procurement rules by recommending
the use of electronic tools such as building information electronic modelling, or BIM, for
public works contracts and design contests. The adoption of the directive, officially
called the European Union Public Procurement Directive (EUPPD) means that all the 28
European Member States may encourage, specify or mandate the use of BIM for
publicly funded construction and building projects in the European Union by 2016. The
UK, Netherlands, Denmark, Finland and Norway already require the use of BIM for
publicly funded building projects.
L'archeologia virtuale ha subito un'evoluzione significativa negli ultimi anni,
grazie allo sviluppo di software e sistemi hardware sempre più performanti ed
allo stesso tempo accessibili, sia in termini di semplicità di utilizzo che in
termini economici. Talvolta le immagini iper-realistiche computer-based, molto
suggestive e ben fatte, hanno portato ad un'interpretazione univoca e rigida,
che non si presta ad ulteriori considerazioni e approfondimenti. Queste
19 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts immagini poi sono risultate talora non perfettamente aderenti rispetto alle
risultanze del sito e alla documentazione di scavo. A fronte di ciò una possibile
evoluzione della computer-based-visualization applicata all'archeologia è
rappresentata dalla possibilità di poter dialogare e interrogare i modelli
tridimensionali prodotti, in modo da poterli anche modificare rispetto alle
nuove acquisizioni e alle diverse interpretazioni, anche attraverso l'utilizzo della
tecnologia BIM (Building Information Modelling), il modello di dati e
informazioni che costituiscono un edificio. Un'archeologia virtuale che possiamo
definire come intelligente, una “Archeologia SMART”, che al contrario
dell'archeologia virtuale “classica”, consente di interagire con il modello
tridimensionale della ricostruzione grafica. Un BIM può contenere infatti
qualsiasi informazione riguardante l'edificio o le sue parti. Un modello 3D della
geometria di un manufatto utilizzato solo per simulazioni grafiche (renderings)
non può essere considerato BIM. Le informazioni più comunemente raccolte in
un BIM riguardano la localizzazione geografica, la geometria, le proprietà dei
materiali e degli elementi tecnici, le fasi di realizzazione dell'intervento, le
operazioni di manutenzione successive alla conclusione dell'opera. Il sistema
BIM si basa sul formato IFC (Industry Foundation Classes) che è un formato a
specifica aperta (open source) e non è sotto controllo da parte di nessun
fabbricante di software. Il formato di file IFC garantisce di fatto
l'interoperabilità tra applicazioni software con certificazione IFC e riduce la
perdita di informazioni in seguito alla trasmissione dei file. È un formato stabile
e che ha carattere di standard internazionale, poiché a norma ISO/PAS 16739.
Le IFC permettono di rappresentare un oggetto, le sue proprietà e le sue
relazioni con gli altri oggetti che compongono un manufatto. È possibile per
esempio rappresentare un'apertura in rapporto al muro in cui è collocata,
oppure un muro e i componenti che lo costituiscono. Sebbene la sorgente sia
aperta, allo stato attuale non c'è ancora un forte sviluppo dei software BIM per
la modellazione del tipo open source, ma vista la diffusione molto rapida e
l'utilizzo di questi sistemi in campo architettonico, è probabile che a breve i
software BIM open source attirino un maggiore interesse rispetto allo sviluppo
di sistemi tradizionali CAD / CAM e di modellazione tridimensionale standard.
Lo stesso Parlamento europeo il 15 gennaio 2014 ha approvato la European
Union Public Procurement Directive (EUPPD), la direttiva sugli appalti pubblici
per le opere di ingegneria ed architettura, che introduce il metodo BIM.
L’adozione della direttiva comporta che i 28 Stati europei membri possono
incoraggiare, specificare o imporre l’utilizzo del BIM per i progetti edili
finanziati con fondi pubblici nell’Unione europea a partire dal 2016. Inghilterra,
Paesi Bassi, Danimarca, Finlandia e Norvegia richiedono già l’utilizzo del BIM
per i progetti edili finanziati con fondi pubblici. Un indizio di questo prossimo
futuro sviluppo è dato dalla presenza di visualizzatori e importatori open source
del formato IFC, come per esempio BIM Server, BIM Surfer, XBIM, IFC Open
Shell. Questi strumenti consentono sia di visualizzare dei modelli creati con
software BIM e allo stesso tempo permettono di interrogare le caratteristiche e
gli elementi costituenti il modello. Il traduttore IFC Open Shall è stato
20 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts sviluppato per importare file Ifc all'interno di software di modellazione 3D
molto noti e già ampiamente utilizzati, come per esempio IfcMax per 3D Studio
Max o IfcBlender per il modellatore Open Source Blender.
SOFTWARE
All'interno della ricerca è stato utilizzato il software xBIM Toolkit (eXtensible
Building Information Modelling) per presentare le potenzialità dei visualizzatori
/ interrogatori BIM open source.
LICENZE
Testi: CC BY
MAKING MOVIES:
NUOVE FRONTIERE PER LA COMUNICAZIONE AUDIOVISIVA DEL PASSATO
Massimiliano Forlani – E.V.O.C.A. s.r.l.
Claudio Rufa – E.V.O.C.A. s.r.l.
Augusto Palombini – CNR-ITABC
Eva Pietroni – CNR-ITABC
Today's technology allows archaeologists to produce low budget high quality movies –
technically similar to cinema productions, using almost completely FLOS software.
Indeed, scholars have even the advantage, in comparison to movie industry, of the
easy availability of a large number of specialists in recostructing past features (clothes,
objects, etc.). Many aspects of the movie making process are in fact easy and quite
cheap to be faced: craftsman creation of clothes and objects, use of professional
actors, availability of software tools. The crucial aspect to be reached is the specific
expertise in the movie making activities, which certainly requires training but may as
well imply new perspectives of job placement for next generation archaeologists.
Certainly, there are clear limits for such activities, consisting in the length and
complexity of productions: if they're too high costs and difficulties arise well over the
treshold of scholars' skills. But for short dissemination movies high quality and low
costs are absolutely possible.
The paper presents some works performed by VH Lab of CNR-ITABC team in the last
ten years (Salerno Archeologica, Villa di Livia, Villa di Livia Reloaded, Etruscanning,
Keys2Rome, Valle del Tevere), showing the progress in movie making, up to the latest
experiments of professional actors playing on green screen and immersion in VR
scenarios, modeled according to transparent scientific criteria. Such a review allows to
understand the path towards complex works, together with a costs breakdown, and a
software (commercial and open) review to compare their effectiveness. The paper
shows as well the process of scholars' philological research to reach textual and clothes
reliable products.
La diffusione e divulgazione dei dati archeologici attraverso una comunicazione
efficace e una capacità di narrazione storica del passato è certamente una
21 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts necessità del nostro tempo, sia in termini di accrescimento della
consapevolezza collettiva, sia come stimolo a un'apertura e una condivisione
sempre maggiore delle informazioni detenute da istituzioni non sempre
sensibili a queste esigenze.
L'utilizzo di applicazioni interattive è ormai discretamente attestato in
archeologia, meno frequenti trattazioni specifiche sull'uso di tecniche per le
realizzazioni audiovisive, che comunque sono state toccate nel solco di
ArcheoFOSS (cfr. F.Ripanti, ArcheoFOSS 2012).
I mezzi oggi disponibli ci mettono in condizione di realizzare produzioni di
qualità molto elevata (tecnicamente paragonabile ai livelli cinematografici) con
costi estremamente ridotti, software quasi completamente FLOSS, e con un
vantaggio rispetto all'industria tv/cinema: la facilità per la comunità degli
studiosi di reperire al proprio interno consulenze di elevatissima competenza
sulla cultura materiale da rappresentare (abiti, accessori, etc.), elemento
questo che il mondo cinematografico utilizza solo per le produzioni di altissimo
livello (e non sempre).
Quattro aspetti fondamentali di questo tipo di attività sono infatti oggi
soddisfabili a costi molto bassi:
- il lavoro di artigiani per produrre abiti, calzature, accessori: se guidato da
esperti della cultura materiale antica ha costi contenuti.
- L'utilizzo di attori professionisti (con esperienze cinematografiche e teatrali),
a dispetto di quanto si possa pensare, ha anch'esso costi non elevati.
- Il software è quasi completamente costituito da catene operative FLOSS.
- Il nodo dell'expertise specialistico è forse l'ultimo punto cruciale per quegli
aspetti (scrittura, regia, fotografia), che comporta certamente un opportuno
training, ma puo' anche costituire una fonte di nuove prospettive formative e
occupazionali per gli archeologi.
Chiaramente ci sono dei limiti, costituiti dalla durata e dalla complessità: oltre
una certa soglia di durata e articolazione del plot non è pensabile spingersi, per
varie ragioni cui si puo' supplire solo coi grandi investimenti dell'entertainment,
ma ai fini di una corretta e avvincente divulgazione e' possibilissimo realizzare
prodotti di elevata qualità a costi assai ridotti.
L'intervento presenta una rassegna dei lavori degli ultimi dieci anni del VH Lab
del CNR-ITABC (Salerno Archeologica, Villa di Livia, Villa di Livia Reloaded,
Etruscanning, Keys2Rome, Valle del Tevere), mostrando le evoluzioni nel
campo specifico dell'audiovisivo, fino agli ultimi esempi di riprese in green
screen con immersione di attori reali (professionisti) in ambienti ricostruiti
secondo una logica di rigoroso approccio alla trasparenza del dato.
Si illustra in questo modo il percorso progressivo verso realizzazioni sempre più
complesse, un'analisi dei costi di queste realizzazioni e una rassegna dei
software, commerciali e aperti, utilizzabili lungo le varie fasi produttive, con
relativa analisi dell'effettiva funzionalità nonché delle catene di lavoro seguite, utilizzando le
competenze di esperti per la realizzazione di manufatti scientificamente coerenti ed
esemplificandone gli aspetti di ricerca filologica per le creazioni testuali e di abbigliamento.
22 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts SOFTWARE
Audacity (OS), 3DstudioMax (comm), Blender (OS), KDEnlive (OS), After
Effects (comm), Unity 3D (comm.), Gimp (OS).
LICENZE
CC BY-ND
LE API DI EUROPEANA COME ESEMPIO DI INTEGRAZIONE
E RAPPRESENTAZIONE DELLE RISORSE CULTURALI
Matteo Lorenzini – Independent Researcher
Cultural Heritage (CH) data is syntactically and semantically heterogeneous,
multilingual, semantically rich, and highly interlinked. It is produced in a distributed,
open fashion by museums, libraries, archives, and media organizations, as well as
individual persons. Managing publication of such richness and variation of content on
the Web, and at the same time supporting distributed, interoperable content creation
processes, poses challenges where traditional publication approaches need to be rethought. Application of the principles and technologies of Linked Data and the
Semantic Web is a new, promising approach to address these problems. The
development is leading to the creation of large national and international CH portals,
such as Europeana, to large open data repositories, such as the Linked Open Data
Cloud, and massive publications of linked library data in the U.S., Europe, and Asia.
Cultural Heritage has become one of the most successful application domains of Linked
Data and Semantic Web technologies. This paper talking about the application of APIs
provided by Europeana in order to allow the integration of metadata and digital content
in third parts and different web applications. I will present my solution concerning the
development of a web framework in Python able to allow specifical query based on
general “topics” instead the classical interaction based on Europeana Data Model.
Le API (Application Programming Interface) possono assumere diverse
“forme”: possono essere delle librerie di funzioni che permettono al
programmatore di interagire con un programma o una piattaforma software o,
una serie di “chiamate” a parti di un programma o web service che uno
sviluppatore può utilizzare per abbreviare il suo lavoro. E si possono utilizzare
per espandere le funzionalità di programmi, applicazioni e piattaforme di vario
genere (software e non solo). Contestualmente e relativamente al dominio
delle Digital Humanities, le API possono essere utilizzate per integrare i
contenuti di archivi digitali e digital libraries in web application o terze parti in
modo così da facilitarne la consultazione ed aumentare il bacino di utenza.
Possiamo trovare un esempio di tale tendenza nella digital library europea
Europeana. Quest'ultima, ha avviato a partire dal 2011 un programma di
sviluppo ed integrazione di API in modo da integrare i contenuti digitali in altre
applicazioni web, rispondendo a quelli che sono due dei propositi fondamentali
del progetto di engaging e distributing dei contenuti digitali gestiti dalla digital
23 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts library.Fino ad ora, sono state sviluppate due diverse tipologie di APIs che
hanno dato origine a diverse applicazioni: la prima è caratterizzata da un API
REST che espone i metadati in formato JSON mentre, la seconda, da uno
SPARQL-endpoint che espone i metadati in formato RDF arricchito con le classi
proprie dell'Europeana Data Model.
Il progetto che vado a presentare con questo mio contributo ha come oggetto
lo sviluppo di un framework utilizzando le API messe a disposizione da
Europeana. Lo scopo principale della soluzione è quella di interagire con i
metadati e contenuti digitali ad un livello di concettualizzazione più alto
rispetto alle classi imposte dall'Europeana Data Model in modo cosi da
permettere sia all'utente che allo sviluppatore di poter effettuare delle ricerche
basate su “temi” e concetti che permettano anche a chi non è direttamente
content provider di Europeana, ma ne fornisce i contenuti, di poter riutilizzare
ed integrare i metadati che mette a disposizione. Lo sviluppo ha interessato
anche la definizione di un interfaccia grafica che favorisca la visualizzazione
delle immagini digitalizzate piuttosto che i metadati come accade nella
versione desktop di Europeana. La definizione del framework si basa
esclusivamente sull'utilizzo di Pyhton con la libreria Flask. Tale soluzione risulta
particolarmente performante in caso di chiamate su protocollo REST come
quelle oggetto del progetto che vado a presentare.
SOFTWARE
Python
ANALISI STATISTICHE E GEOSTATISTICHE CON PYARCHINIT:
PRIMA SPERIMENTAZIONE
Enzo Cocca – Università degli Studi di Napoli “L'Orientale”
Luca Mandolesi – adArte
Analysis of spatial distribution of archaeological records integrated by geostatistical
technique plays a primary role in prehistoric archaeology for a deeper knowledge of
layers of human frequenting. In this work we present an approach by integrating
statistics, database and GIS open source tools in an one-solution instrument based on
QGIS desktop environment. Since archaeology is an intrinsically spatial discipline, we
utilized a spatial quantitative approach like the multivariate geostatistics, which is
typically dedicated to mining and environmental analysis, in order to the study of an
important archaeological site in the northern Italy (Fumane cave, Verona, Italy), by
managing the quantitative fieldwork information as regionalized variables. Therefore,
we evaluating interesting spatial correlations by imposing linear coregionalization
models
on
experimental
semivariograms
and
cross-semivariograms,
usual
geostatistical tools. Moreover, we carried on such analysis by creating an tool that
integrates several powerful R libraries such as Gstat for spatial distribution analysis of
data implemented in DBMS PostgresSql with Postgis extension. Analyses performed on
Fumane cave's fauna for several chronologic layers show interesting ways for spatially
24 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts handling the cave regarding to the categories of studied fauna, opening new
perspectives to quantitative archaeological studies.
Le analisi di distribuzione spaziale su record archeologici, integrati con tecniche
geostatistiche, giocano un ruolo fondamentale nell'archeologia preistorica
soprattutto per approfondire le conoscenze dei livelli archeologici di
frequentazione umana. In questo lavoro si presenta un approccio metodologico
integrando statistica multivariata, database e gis, tutto in un'unica soluzione
software.
Dal momento che l'archeologia è una disciplina intrinsecamente spaziale, dal
punto di vista delle geoscienze, abbiamo utilizzato un approccio quantitativo
spaziale come le geostatistica multivariata , che in genere è applicato al settore
minerario e ambientale, per lo studio di un importante sito archeologico nel
nord Italia (Grotta di Fumane, Verona, Italia), gestendo le informazioni
quantitative sul campo come variabili regionalizzate. Così facendo abbiamo
valutato
interessanti
correlazioni
spaziali,
imponendo
modelli
di
corregionalizzazioni lineari su semivariogrammi sperimentali e crosssemivariogrammi. Inoltre, abbiamo continuato tale analisi con la creazione di
uno strumento che integra diverse librerie di R, come Gstat, per l'analisi della
distribuzione spaziale dei dati implementate in DBMS PostgreSQL con
estensione Postgis. Le analisi eseguite sulla fauna di Grotta di Fumane
mostrano interessanti modi per gestire spazialmente la grotta in merito alle
categorie di fauna studiati , aprendo nuove prospettive per studi quantitativi
archeologici.
SOFTWARE
Pyarchint, Qgis, Postgresql, Postgis, R.
LICENZE
Testi: CC BY
Dati presentati: closed.
LINK AL SITO WEB DEL PROGETTO PRESENTATO https://sites.google.com/site/pyarchinit/ http://pyarchinit.blogspot.it/
25 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts L’INTEGRAZIONE TRA I SISTEMI INFORMATIVI ARCHEOLOGICI E LE
KNOWLEDGE BASE: L’ESPERIENZA DI SITAR
Arjuna Cecchetti – Progetto SITAR (SSBAR)
Federica Lamonaca – Progetto SITAR (SSBAR)
On occasion of the 2013 edition of ArcheoFOSS, the SITAR Project has presented the
first steps towards the realization of a Knowledge Base dedicated to the Archaeological
Information System of Rome. After a year it is interesting to present a view on the
progress of this platform, and on the perspectives on the use of all this information:
the documents and archaeological data offered by the Archaeological Superintendency
of Rome. The SITAR Knowledge base was created to promote collaborations with
different partners and to facilitate the dialogue and interaction of the users with the
Information System. The project itself intends to be a meeting-point between the
Institution, that has the objective to preserve, organize and represent the
archaeological data, and all the parties that need to use and reuse them. The dialogue
is well-supported also by a wiki environment, with a SITAR-glossary with official
definitions of the specific terms of the project and with a wiki open to the contributions
of the different specialist users. This paper intends to stress the SITAR Knowledge
Base function as a system for open content management and as a dissemination
instrument for archaeological and technical knowledge, at the same time creating
constant two-way traffic for the construction and sharing of new archaeological
knowledge.
In occasione dell'edizione 2013 di ArcheoFOSS, il Gruppo di lavoro del Progetto
SITAR ha presentato le prime fasi di realizzazione e di sperimentazione di una
knowledge base dedicata al Sistema Informativo Territoriale Archelologico di
Roma. Tali attività sperimentali si sono focalizzate principalmente sulla verifica
delle opportunità di utilizzo del software open source Moodle. Ad un anno di
distanza si ritiene importante presentare una panoramica sullo stato di
avanzamento di questa estensione funzionale del Progetto SITAR,
concentrando l’attenzione sulle prospettive di utilizzo di tale piattaforma per la
comprensione e la fruizione di tutti i documenti progettuali e i dati archeologici
messi a disposizione dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di
Roma, e, inoltre, per il supporto delle interazioni degli utenti con il sistema e
tra loro stessi ai fini del miglioramento complessivo del SITAR. Il SITAR è un
sistema di organizzazione e rappresentazione dei dati archeologici della
Soprintendenza finalizzato alla conoscenza e tutela del patrimonio archeologico, e
alla pianificazione territoriale. Obiettivi che si possono raggiungere solo attraverso
una reale collaborazione partecipativa con altri enti pubblici e di ricerca. In tal
senso, la sperimentazione di una knowledge base quale piattaforma di gestione
di contenuti tecnici, concettuali e scientifici, è nata proprio per favorire questo
tipo di collaborazioni, e per agevolare il dialogo e l’interazione con un Sistema
Informativo che si pone come punto di incontro tra chi ha il compito
istituzionale di conservare, organizzare e rappresentare i dati pubblici e chi ne
26 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts richiede la fruizione a vario titolo. SITAR Knowledge Base, dunque, intende
offrirsi agli utenti quale strumento mediatico dinamico, costruito su diversi
livelli informativi per assecondare le esigenze conoscitive dei principali gruppi
di utenza del Sistema. Entrando nel dettaglio, la piattaforma è stata pensata
per accogliere la mole di documenti concettuali e tecnici che rappresentano gli
step di avanzamento del Progetto: come ad esempio le schede dedicate alla
definizione
dei
livelli
logici
dell’architettura
informativa
(Origini
dell'Informazione, Partizioni Archeologiche, Unità Archeologiche e Decreti di
Tutela) e i documenti tecnici descrittivi della piattaforma tecnologica del SITAR.
Il dialogo con l’esterno si avvale di un ambiente wiki pensato su un doppio
binario, che prevede da una parte un glossario ufficiale SITAR che registra le
definizioni, le voci e i concetti specifici del Progetto; dall’altra un ambiente wiki
dai contenuti analoghi, aperto alla contribuzione esterna di utenze
specialistiche, provenienti anche da differenti settori disciplinari. Nell’ambito di
questa proposta di contributo, si intende sottolineare l'importanza del ruolo di
una knowledge base per una gestione dei contenuti che divenga gradualmente
aperta ad altre realtà e sia rivolta a differenti utenze, quale strumento di
informazione e di disseminazione della conoscenza archeologica e tecnologica,
e quale ambiente di dialogo e interscambio che migliori complessivamente
l’orientamento e gli sviluppi futuri del Progetto SITAR, sostenendo allo stesso
tempo un circuito virtuoso di creazione e condivisione di nuova conoscenza
archeologica.
SOFTWARE
CMS Moodle
LICENZE
Testi: CC BY-SA
Dati presentati: CC BY-SA
LINK AL SITO WEB DEL PROGETTO PRESENTATO http://sitarmoodle.archeoroma.beniculturali.it/
27 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts Barcamp: comunicazione e riuso dei dati
L'ARCHEOLOGIA IN 140 CARATTERI
Marina Lo Blundo – Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana
Giuliano De Felice – Università di Foggia
Anna Marras – Independent Researcher
If today archeology is a global discipline, it is also due to the increasing use of “social
web”. Social networks and social media are widely distributed free tools that allow a
widespread dissemination of news, theories and moods. The "simplification" of the
language allows to reach wider target audience and make "participatory" the
knowledge. In other words they are used to create a network among experts and
enthusiasts, and -not least- to bring the complex world of archaeology to a wider
audience. How does the community of archaeologists and cultural heritage experts use
these tools? If there are many successful blogs and archeobloggers, lately there is also
an increasing number of official (and not only) 'social' accounts of artefacts, museums
and archaeological sites, and even accounts of live-excavation. The BarCamp aims to
explore the social network professional use and debate how these kinds of tools
promote ideas and also scientific information sharing. The focus will be on Twitter,
behind the limit of 140 words, because Twitter Cultural Heritage users enhance up
more than other social networks. In order to encourage the participation of the web
community the hashtag #AFossCamp will be used for live tweeting during the
BarCamp.
Se oggi l’archeologia è una disciplina sempre più globale, lo si deve anche al
crescente utilizzo di formule e strumenti di comunicazione globali quali i social
network e i social media: sono strumenti free, offrono ampi margini di azione,
hanno un’ampia diffusione e permettono una divulgazione più rapida e capillare
di teorie e notizie ma anche di opinioni e stati d’animo. Inoltre la
“semplificazione” del linguaggio permette di raggiungere target di utenti
maggiori e di rendere “partecipativa” la conoscenza. In altre parole servono a
fare rete fra gli esperti e gli appassionati, ma anche ad avvicinare il complesso
mondo dell’archeologia ad un pubblico sempre più vasto. In che modo la
comunità di archeologi e di operatori dei beni culturali usa questi strumenti?
Se ormai sono diversi i blog e gli archeoblogger che con successo parlano di
archeologia e patrimonio culturale, sono, soprattutto ultimamente, in aumento
i profili ‘social’ ufficiali (e non solo…) di reperti ed oggetti d’arte, di musei ed
aree archeologiche, e anche di campagne di scavo che vengono raccontate in
tempo reale. Il filo conduttore di questo BarCamp vuole essere quello di una
riflessione sull’uso professionale dei social network e sulle modalità che questi
offrono per la condivisione in rete non solo di idee ma anche di dati scientifici. I
riflettori saranno puntati principalmente su Twitter e sul suo utilizzo sempre
28 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts maggiore, nonostante il “limite” di espressione di 140 caratteri. Ovviamente
per rispettare lo spirito del BarCamp saranno i partecipanti a condurre il flusso
del discorso, portando esperienze, riflessioni e spunti. Si affronteranno le
potenzialità dei diversi social network e di Twitter in particolare, quale
strumento di divulgazione archeologica. Per rispettare il tema presentato, il
BarCamp sarà accompagnato da un livetweeting tramite #AFossCamp che
porterà direttamente e in contemporanea sulla rete il confronto che si sviluppa
in sala. L’utilizzo dell’ #AfossCamp sarà poi fondamentale nella composizione
della storia della non conferenza grazie allo strumento Storify. La proposta che
si presenta ad Archeofoss nasce dall’esigenza di confrontarsi con i canali di
comunicazione online che oltre a calzare perfettamente i principi della filosofia
“open” si configurano, se utilizzati in modo corretto e consapevole, come ottimi
strumenti di divulgazione, condivisione e partecipazione della conoscenza.
RIUSO DEI DATI IN ARCHEOLOGIA. UN ANNO DOPO
Valeria Boi – Università di Sassari
Anna Marras – Independent researcher
Cettina Santagati – Università di Catania
During last Archeofoss edition in 2013, our Barcamp on the reuse of data in
archaeology brought to light several proposals criticalities and real food for thoughts.
The discussion highlighted the extremely heterogeneous positions and requirements of
involved stakeholders: public administrations, universities, practitioners, citizens. A
year later the event, it could be very useful to draw up an appraisal and to restart the
debate on these themes by proposing once again the collaborative non-conference
formula (http://it.wikipedia.org/wiki/BarCamp). This year we propose to enhance
the discussion by using social networks in order to increase the interaction between
attendees and, also, to allow internet users to express their point of view. This year
the debate could start from the different sub themes emerged last year as: the open
data definition, open access forms, issues related to format and extension, so that
attendees will be more involved and motivated towards new inputs and reflections.
Related to the “unconference” we will propose a survey, available on Archeofoss
website, and fillable also during the workshop. The survey is inspired by Project Mappa
Survey launched last year, that enhanced the issues related to open data in
Archaeology and drawed the fuzzy status mainly about intellectual property. The poll
goal is to draw up the italian framework on data reuse according to the related
subthemes: open data, open access, open format, best practices for data output,
archiving and sharing online.
L’esperienza del Barcamp sul riuso dei dati in archeologia nell’edizione 2013 di
Archeofoss ha fatto emergere diversi spunti di riflessione, criticità e proposte
ed ha evidenziato le posizioni e le esigenze estremamente differenziate delle
categorie coinvolte: pubblica amministrazione, università, professionisti,
cittadini. Ad un anno dall’evento, ci sembra di grande utilità tracciare un
29 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts bilancio e riprendere il confronto su questi temi, proponendo ancora una volta
la formula della non conferenza collaborativa (http://it.wikipedia.org/wiki/BarCamp), che
sarà arricchita quest’anno dall’utilizzo dei social network, in modo da aumentare
l’interazione tra i presenti e consentire anche a chi non è in sala di portare il proprio
punto di vista.
Il punto di partenza della discussione può essere rappresentato dai vari
sottotemi che sono emersi e che hanno animato il dibattito dell’edizione
precedente - la definizione di open data, le forme dell’open access, le
problematiche dei formati, al fine di coinvolgere e stimolare i partecipanti alla
ricerca di nuovi input e percorsi di riflessione su un tema tanto dibattuto, ma
che ancora stenta a trovare soluzioni univoche. Collegato alla “non conferenza”
proponiamo un sondaggio online, che sarà inserito sulla piattaforma di
Archeofoss, compilabile anche durante il workshop, i cui primi esiti verranno
resi noti durante il Barcamp stesso. Il sondaggio ha la finalità di avere
un’istantanea sulla percezione delle diverse tematiche sul riuso dei dati da
parte dei vari attori coinvolti: il riferimento più recente è il sondaggio promosso
nel 2013 nell’ambito del Progetto Mappa di Pisa, i cui esiti dimostrano che c’è
ancora molta confusione in merito alle licenze d’uso, che c’è diffidenza nelle
modalità open sia sulla qualità dei dati che, ancor più, per la paternità
intellettuale degli stessi, sono tanti quelli che sostengono che agli open data
debba essere associato un DOI (Digital Object Identifier), che consente di
associare in maniera univoca il documento all’autore. L’indagine vuole offrire
un quadro di quali siano le modalità e le forme ritenute più adatte per il riuso
dei dati in archeologia, analizzando non solo il livello di consapevolezza di cosa
significhi produrre e utilizzare open data, ma anche quali siano le esigenze e le
criticità in termini di formati e di licenze, aspetti che interessano diversi livelli
di utenza, e quali siano le “best practices” per la produzione/consegna dei dati,
la loro archiviazione e la loro diffusione in rete.
30 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts Normative, catalogazione e valorizzazione VERSO GLI OPEN DATA: L'ICCD E GLI STANDARD NAZIONALI.
ALCUNE RIFLESSIONI PER UN QUADRO METODOLOGICO CONDIVISO
Maria Letizia Mancinelli – MIBACT
Antonella Negri – MIBACT
Within the Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (MIBACT) and as
established by the italian cultural heritage laws, the Istituto Centrale per il Catalogo e
la Documentazione (ICCD) coordinates procedures and tools for cataloging and
documenting
archaeological,
architectural,
landscape, historic,
artistic
and
demoethnoanthropological heritage. This institutional task remains essentially
unchanged since the creation of MIBACT in 1975. ICCD has consistently focused its
operational policies towards the “dialogue” with others involved in management of
cultural heritage (other offices of MIBACT, Regions, Italian Episcopal Conference,
Universities and Research Institutions and, more recently, Foundations and private
associations).The need to identify rules and ways of sharing knowledge in the world of
cataloging heritage has become a priority with the “computer revolution”. In the 1990s
the first definitions of standard models for the acquisition of data and the protocols for
the exchange of information were established, tools that have gradually evolved into to
the current system of regulations.The attention to open data/ linked open data is for
ICCD the natural outcome of an institutional process always set to comparing and
sharing knowledge. With the development of SIGEC (General Catalog Information
System), which allows the management of the entire production process of cataloging,
ICCD facilitates interoperability with external systems and the information process for
public use of data.In the present contribution strategies and tools developed by the
ICCD are illustrated, based on its experience and aimed to the widest sharing of
knowledge.
Nell’ambito del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e di
quanto previsto dalla normativa vigente in materia di beni culturali, l’Istituto
Centrale per il Catalogo e la Documentazione svolge funzioni di coordinamento
per la definizione delle procedure e degli strumenti per la catalogazione e la
documentazione del patrimonio archeologico, architettonico e paesaggistico,
storico artistico e demoetnoantropologico.
In ragione di tali compiti istituzionali, rimasti nella sostanza invariati dall’epoca
della sua creazione (1975) ad oggi, l’ICCD ha costantemente indirizzato le
proprie politiche operative verso il ‘colloquio’ con gli altri soggetti impegnati nel
settore dei beni culturali: in primo luogo gli altri Istituti del Ministero e le
Regioni, ma successivamente anche la Conferenza Episcopale Italiana, le
Università e gli enti di ricerca e, più recentemente, anche le fondazioni e le
associazioni private.
31 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts L’esigenza di individuare regole e modalità di lavoro per condividere le
conoscenze sul patrimonio è emersa in modo deciso all’epoca della ‘rivoluzione
informatica’ nel mondo della catalogazione: risalgono infatti agli anni ‘90 le
prime definizioni di modelli standard per l’acquisizione dei dati e le prime
formulazioni di protocolli per l’interscambio delle informazioni, strumenti che si
sono via via evoluti, raffinati ed arricchiti, fino all’attuale apparato di
normative.
L’attenzione agli argomenti open data/linked open data costituisce quindi per
l’ICCD il naturale esito di un iter istituzionale da sempre impostato al confronto
e alla condivisione.
Con la realizzazione del Sistema Informativo Generale del Catalogo, che
consente di gestire l’intero processo di produzione dei dati catalografici,
garantendone la qualità e l’omogeneità, l’Istituto si è dotato di apposite
funzioni e tecnologie per agevolare l’interoperabilità con sistemi esterni e per
elaborare le informazioni per la fruizione pubblica.
Con il presente contributo si intende illustrare in sintesi alcuni aspetti che
riguardano le strategie e gli strumenti messi a punto dall’ICCD per contribuire
con la propria esperienza e competenza alla libera circolazione delle
conoscenze.
LINK AL SITO WEB DEL PROGETTO PRESENTATO www.iccd.beniculturali.it
BENI CULTURALI OPEN E DIRITTO
M. Ciurcina – StudioLegale.it
Recenti modifiche normative favoriscono la diffusione da parte delle Pubbliche
Amministrazioni di open data.
Il percorso verso la creazione e diffusione di open data sconta la necessità di
tenere conto dei diritti dei terzi: diritto d'autore e diritti connessi, privacy ed
altri diritti su beni immateriali.
Quando si tratta di beni culturali lo scenario è arricchito dalla necessità di
tenere conto delle norme di settore, in particolare, del diritto di riproduzione
dei beni culturali, la cui disciplina è in corso di cambiamento.
Recent changes in legislation favor the spread by the Public Administrations of
open data.
The path to the creation and dissemination of open data reflects the need to
consider the rights of third parties: copyright and related rights, privacy and
other rights on intangible assets.
When it comes to cultural goods the scenario is enriched by the need to take
account of sector regulations, particularly of the right of reproduction of
cultural goods, whose discipline is going to change.
32 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts C'È CHI DICE SÌ.
LINEE DI SVILUPPO DEGLI OPEN DATA ARCHEOLOGICI ITALIANI
Maria Letizia Gualandi – Progetto MAPPA (Università degli Studi di Pisa)
Gabriele Gattiglia – Progetto MAPPA (Università degli Studi di Pisa)
Francesca Anichini – Progetto MAPPA (Università degli Studi di Pisa)
Aprire i dati archeologici non vuol dire né passare al lato oscuro della forza, né
lottare vanamente contro i mulini a vento. Aprire i dati vuol dire, innanzitutto,
modificare il nostro modo di porci nei confronti dell’archeologia: è quindi una
questione culturale. Aprire i dati è possibile (ad eccezione delle immagini)
senza problemi, ma soprattutto aprire i dati è necessario sia per far crescere
l’archeologia italiana, sia per un semplice principio di trasparenza che dovrebbe
diventare normalità nell’ambito della ricerca: non può bastare pubblicare
sintesi interpretate senza lasciare agli altri archeologi la possibilità di verificare
le basi su cui tali sintesi sono state create. Il lavoro fatto dal gruppo di ricerca
di Massaciuccoli Romana (www.massaciuccoliromana.it) è esemplare da questo
punto di vista: la pubblicazione a stampa della campagna archeologica è stata
affiancata dalla pubblicazione integrale, come open data, della documentazione
prodotta (immagini comprese). Questo tipo di approccio dovrebbe diventare
una standard attraverso data journal come The Journal of Open Archaeological
Data.
Date queste premesse, le principali linee di sviluppo sono:
- produrre innovazione nel processo di acquisizione del dato archeologico: il
dato deve essere prodotto in modo tale da dover essere pubblicato come dato
aperto e quindi machine readable e interoperabile, producendo una
ottimizzazione delle stesse procedure di acquisizione dei dati e, sul lungo
periodo, una standardizzazione di fatto;
- condurre consapevolmente l’archeologia nel territorio dei Big Data,
nell’ambito della ricerca data-driven basata sulle correlazioni e non sulla
causalità;
- raccontare storie sempre più ampie e complesse, con un numero sempre
maggiore di livelli, da quello scientifico a quello divulgativo, attraverso una
esplicitazione ‘narrativa’ del metodo stratigrafico;
- allargare la platea dei produttori di dati: alcuni dati semplici possono essere
generati dagli utenti, come la geolocalizzazione di un monumento, di un’area
archeologica, ecc., per creare senso di appartenenza nei confronti dei beni
culturali, controllo del territorio e un quadro conoscitivo di base alla portata di
tutti, a cui gli specialisti possono agganciare contenuti più approfonditi.
33 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts Tutela, conservazione e divulgazione:
SIT e carte archeologiche RAPTOR 1.5: AGGIORNAMENTI E SPERIMENTAZIONE
Matteo Frassine – Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia
Stefania De Francesco – Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia
Alessandro Asta – Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto
Giuseppe Naponiello – Arc-Team s.r.l.
RAPTOR (Ricerca Archivi e Pratiche per la Tutela Operativa Regionale) è un
geodatabase sviluppato per fornire ai funzionari delle Soprintendenze
archeologiche uno strumento di semplice utilizzo per la gestione delle pratiche
amministrative che hanno una ricaduta topografica sul territorio. A due anni
dalla presentazione all’Archeofoss 2012 il sistema è stato oggetto di
sperimentazione e sviluppo con la finalità di testare e perfezionare la procedura
informatizzata che consente oggi di gestire la molteplicità di interventi condotti
nei vari generi di contesto territoriale, da quello urbano a quello marino, fino
alla mappatura dell’esito archeologico degli stessi. Parte integrante del
procedimento è infatti un sistema di schedatura agile e dinamico che consente
al funzionario archeologo di registrare i dati essenziali, inclusi quelli topografici,
relativi a qualsiasi tipo di sito archeologico rinvenuto sul territorio, oltre alle
aree prive di evidenze, senza escludere la possibilità di un maggior grado di
approfondimento. La possibilità di associare le geometrie ai diversi livelli
informativi noti di ciascun sito, allegando inoltre tutta la documentazione
scientifica disponibile, permette, nell’ottica della tutela, di gestire con una certa
agilità anche le realtà più complesse. In particolare, la predisposizione nel
sistema di una specifica sezione riservata alle ditte archeologiche consente
l’upload di una selezione della documentazione di scavo secondo standard che
trovano specchio nell’elaborazione, da parte delle Soprintendenze coinvolte nel
progetto, di linee guida condivise per una produzione della documentazione di
scavo il più possibile uniforme.
IL PROGETTO SITAR
Mirella Serlorenzi – Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma
Andrea De Tommasi – Progetto SITAR (SSBAR)
The SITAR project, designed to implement the GIS Archaeology of Rome, was started
in 2007 by the Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma (SSBAR). The
starting point for the SITAR project was the SSBAR requirement to digitize and
34 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts manage a large quantity of administrative and scientific data concerning Cultural
Heritage. This project was developed at a crucial point in which the Ministry for
Cultural Heritage and Activities was rethinking the Territorial Information System, the
data standardization and data sharing system used in the past decades. It was the
input to the new institutional Open Approach. This aspect is apparent in the proposed
SITAR data model, whose linearity is applied in the same basic logical levels already
identified and well-structured information architecture of the System and those that
will be tested. The additional advantage of SITAR is precisely the possibility of splitting
archaeological knowledge into these core levels and reassembling it under the
guidance of those who have the tools and scientific knowledge to do so. The SSBAR
aspires to the creation of an archaeological ‘cadastre’ of Rome which is an approved
and certified basis created according to information on legal and administrative aspects
of archaeological science. In addition, the comparison with other institutions actively
engaged in testing new multimedia technologies applied to cultural heritage has
encouraged the evolution of SITAR to 3D data modeling and the development of
procedures to test the archaeological potential.
Il Progetto SITAR nasce nel 2007 con lo scopo di dotare la Soprintendenza
Speciale per i Beni Archeologici di Roma di un sistema informativo in grado di
rispondere alle esigenze di gestione e digitalizzazione dell'imponente quantità
di dati amministrativi e scientifici relativi al Patrimonio Culturale archiviati
quotidianamente dall'Ente. Il progetto è caratterizzato da un approccio aperto
alla condivisone della conoscenza e questo aspetto traspare dal modello dati
proposto, dalla linearità dei livelli logici già individuati e dall'accessibilità al
dataset attraverso l'applicativo WebGIS.
Attraverso lo sviluppo del SITAR, la SSBAR aspira alla realizzazione del
“catasto” archeologico di Roma in grado di organizzare e rappresentare una
base di dati validati e coerenti sia per quanto riguarda le informazioni di tipo
amministrativo, sia per quanto concerne la conoscenza scientifica archeologica.
Inoltre, il continuo confronto con altre istituzioni, con le Università e in
generale con altri gruppi di ricerca, alimenta lo sviluppo e le prospettive del
progetto, permettendo al SITAR di aprirsi a nuove possibilità ad esempio verso
la modellazione 3D dei dati e le procedure per testare il potenziale
archeologico.
LINK AL SITO WEB DEL PROGETTO PRESENTATO http://sitar.archeoroma.beniculturali.it/
35 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts IL PROGETTO SITAVR
(SISTEMA INFORMATIVO TERRITORIALE ARCHEOLOGICO DI VERONA).
IL RACCONTO DI UN ESEMPIO DI RIUSO E COLLABORAZIONE VIRTUOSA
IN AMBITO DI PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Brunella Bruno – Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto
Giuliana Cavalieri Manasse – Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto
Patrizia Basso – Università di Verona
Alberto Belussi –Università di Verona
Piergiovanna Grossi – Università di Verona
Sara Migliorini – Università di Verona
In 2011 a joint venture between “Soprintendenza per i beni archeologici del
Veneto" and University of Verona initiated a project for the creation of a
Geographical information System (GIS) to collect the huge amount of data
related to the historical and archeological heritage of the town.
In order to avoid the development of this project from scratch, a very fruitful
collaboration has been initiated with the “Soprintendenza Speciale per i beni
archeologici di Roma", and in particular, with the team in charge of creating a
similar application (SITAR Project), resulting in a shared application schema for
both GIS. During the project, the application schema has been documented using
GeoUML while the metadata for the dataset have been described using the ISO
Standard 19115, this formal allows to bring standardization and define
interchangeable data formats for archaeological data between several European
institutions. At the same time, all of the available data, already published or not,
are being collected and validated under the supervision of the “Soprintendenza”.
Still, a lot of work remains to be done on two fronts. On the technical side, the
existing user interface has to be improved and put on the web; on the contents
side, geological data and data for the medieval period have to be added to the
database, in order to allow studying the evolution in time of the area in exam.
La realizzazione di un sistema informativo territoriale archeologico di
Verona prende avvio nel 2011, grazie a una convenzione fra la
Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto e l’Università di Verona
(Dipartimento TeSIS e di Informatica), con il patrocinio dell’Amministrazione
comunale di Verona e un finanziamento della Regione Veneto e della Banca
Popolare di Verona, al fine di realizzare una raccolta digitale complessiva
dei dati di archivio ed editi relativi allo straordinario patrimonio storicoarcheologico della città.
Con l’obiettivo di non proporre un sistema locale e isolato, ma di cercare
di fare “rete” con altri progetti urbani in corso, fin dai primi passi del
progetto si sono presi contatti con la Soprintendenza Speciale per i beni
archeologici di Roma e in particolare con il gruppo di lavoro che sta
procedendo all’informatizzazione dei dati archeologici della capitale
(Progetto SITAR), avviando un felice rapporto di comunicazione e scambio
con i colleghi, che si è svolto da un lato su un piano di supporto/collaborazione
36 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts tra gli sviluppatori dei due sistemi, dall'altro sul piano della stipula nel
2013 di una convenzione ufficiale tra gli enti coinvolti. L’integrazione fra i
due progetti, che condividono lo schema concettuale, viene esplicitata
anche dal nome di quello veronese, mutuato dal romano: SITAVR Sistema Informativo Territoriale Archeologico di Verona.
Mentre da un lato si sta procedendo alla revisione delle notizie edite nella
bibliografia pregressa e alla raccolta, analisi e digitalizzazione dei dati
archeologici contenuti negli archivi della Soprintendenza, grazie
all’impegno di laureandi, neolaureati e assegnisti di ricerca dell’Università,
con il costante coordinamento e controllo dell’ufficio della Soprintendenza
stessa, dall’altro lato si è completata la realizzazione della documentazione dello
schema concettuale tramite la metodologia GeoUML e la metadatazione
dei dataset della specifica istanza di Verona secondo lo standard ISO
19115, inserendoci in un processo in corso in Italia e in Europa di
standardizzazione dei dati geografici e di loro descrizione tramite
linguaggi formali e in un circuito internazionale mirato allo studio e alla
stesura di standard per la strutturazione e l'interscambio di dati
archeologici.
Il Progetto SITAVR, finalizzato a fornire uno strumento di gestione del
patrimonio culturale della città, persegue dunque da un lato l’ottica
dell’ottimizzazione delle risorse e della collaborazione partecipativa e
virtuosa fra Pubbliche Amministrazioni, dall'altro l'ottica della internazionalizzazione
della ricerca e della conoscenza condivisa non solo a livello locale, ma anche in
ambito nazionale ed europeo.
Tanto è però il lavoro che resta da fare, in particolare su due fronti:
quello strutturale-informatico, con la reingegnerizzazione dell'interfaccia di
inserimento e consultazione dati per facilitare e guidare l'utente durante la
raccolta dati, ma soprattutto con l'implementazione di un WebGIS, ora
ancora in fase prototipale, per la consultazione e l'interrogazione del dato
geografico;
quello contenutistico-archeologico: da un lato la schedatura dei dati
richiede ancora molte risorse - la città di Verona possiede infatti un
archivio archeologico ricchissimo di dati e documenti - dall'altro si
intende a breve avviare il lavoro sui dati geologici e su quelli relativi
all'età medievale e moderna, per la ricostruzione globale del paesaggio
urbano nel lungo periodo.
37 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts VERSO IL PIANO PAESAGGISTICO REGIONALE DEL VENETO:
LE ZONE ARCHEOLOGICHE EX ART. 142,M DEL CODICE BCP
Vincenzo Tiné - Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto
G. Gambacurta - Soprintendenza per i beni Archeologici del Veneto
S. Bisaglia - Soprintendenza per i beni Archeologici del Veneto
Il Piano Paesaggistici Regionale del Veneto è in corso di elaborazione ormai dal
2009 per iniziativa congiunta del MiBACT e della Regione Veneto. Dopo un
lungo travaglio teorico, giuridico a archeologico, sono stati finalmente definiti i
parametri fondamentali di questo sistema con la definizione delle zone
archeologiche ex art. 142,m del Codice BCP e con l’individuazione dei relativi
obiettivi e modalità fondamentali della tutela (prescrizioni). Il SIT delle
area/siti è in via di implementazione sullo specifico sito web della Regione e
rappresenterà lo strumento fondamentale per la conoscenza pubblica delle
aree sottoposte a tutela paesaggistica archeologica. La struttura definitiva di
questo complesso sistema e il primo prototipo di vincolo, quello di Adria, verrà
presentato per la prima volta al pubblico del workshop veronese.
38 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts Tutela, conservazione e divulgazione:
digital library
I BRONZI DEL MUSEO CLAUDIO FAINA DI ORVIETO: UNA BANCA-DATI
Alessandra Caravale – CNR-ISMA
This paper is focused on an online project of computerized cataloguing, concerning the
rich bronze collection of Museo Claudio Faina in Orvieto. A web site named Sethlans.
Bronzi del Museo Faina (http://bronzifaina.isma.cnr.it/) was created, making use of the
Content Management System open source Museo and Web. This is a system produced
by the Technological Observatory for Heritage and Cultural Activities (OTEBAC) in
order to develop and manage high quality web-sites devoted to museums or cultural
institutions. This system facilitates the construction of a database of the objects kept in
museums and makes use of metadata for the retrieval, access management of digital
resources. The web-site Sethlans. Bronzi del Museo Faina is organized with some
general pages devoted to the history of the Orvietan collection, which was created at
the end of the 18th century gathering finds coming from different areas, mainly from
Chiusi, Perugia and Orvieto. It also includes some more detailed pages dedicated to
the most important bronze items of the collection with links to other databases in the
web. A database of the objects offers a brief description of the finds and a special
attention to their origin and chronology.
I bronzi della collezione Faina ammontano ad oltre un migliaio di reperti
appartenenti a tipologie eterogenee distribuite lungo un esteso arco
cronologico che va dall'età del Bronzo all'epoca romana. I nuclei più consistenti
sono costituiti dai bronzetti votivi e dal vasellame, ma sono presenti anche
appliques figurate, candelabri, thymiateria, graffioni, lucerne, armi, finimenti
per cavalli, piccoli strumenti per la cura e l'ornamento della persona e per
l'arredo domestico e alcuni specchi.
Come accade per altri reperti della collezione, i bronzi risultano per lo più privi
di indicazioni concernenti il luogo o il contesto di provenienza. Al loro interno si
riesce comunque a distinguere il nucleo di bronzi raccolto da Mauro Faina tra il
1864 e il 1868 principalmente dai territori di Chiusi, Perugia e Orvieto, da
quello di Eugenio Faina, proveniente esclusivamente da scavi orvietani tra il
1869 e il 1881.
Nel 2012 l’ISMA del CNR e la Fondazione Faina di Orvieto hanno stipulato una
convenzione finalizzata ad avviare un nuovo percorso di studio sui bronzi della
raccolta. L’idea di base era quella di analizzare i bronzi da due punti di vista
diversi, uno più tradizionale, l’altro, più innovativo, che facesse ricorso all’uso
di tecnologie informatiche per la catalogazione e messa in rete dei materiali.
Per quanto riguarda l’aspetto informatico, si è deciso di realizzare una bancadati degli oggetti ora disponibile on-line: Sethlans. Bronzi del Museo Faina
39 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts (http://bronzifaina.isma.cnr.it/), che viene presentata in questo intervento.
Seguendo quanto era stato fatto anche per altri progetti dell’ISMA, per la
realizzazione di tale banca-dati si è scelto di utilizzare il Museo&Web CMS Open
Source dell’OTEBAC.
Museo&Web CMS Open Source è una piattaforma di gestione dei contenuti che
consente di creare e aggiornare siti web accessibili destinati a musei e ad
istituzioni culturali, in più lingue, interamente via web. Il software è gratuito e
distribuito con licenza GNU GPL. Rispettando le W3C Recommendations
Museo&Web CMS consente anche di editare i metadati relativi alla singola
pagina web, in riferimento alla struttura proposta dal Dublin Core, facilitando la
ricerche che il sito web riceve dai motori di ricerca verso i suoi singoli
contenuti.
Il sito Sethlans: Bronzi del Museo Faina è costruito con alcune schede generali
dedicate alla collezione Faina, alla raccolta dei bronzi, nonché a Mauro e ad
Eugenio. Ci sono poi alcune schede più approfondite dedicate ai bronzi di
maggiore importanza della raccolta, divisi per categorie, in cui sono previsti
link ad altre banche-dati presenti in rete. Il sito contiene infine la banca-dati
degli oggetti, in cui sono fornite sintetiche indicazioni sui reperti con particolare
attenzione alla cronologia e al luogo di fabbricazione.
LINK AL SITO WEB DEL PROGETTO PRESENTATO http://bronzifaina.isma.cnr.it/index.php?it/1/home/
UN ARCHIVIO DIGITALE MULTIDISCIPLINARE PER LA GESTIONE E LA
CONSERVAZIONE DI UN PATRIMONIO CULTURALE A RISCHIO
Julian Bogdani – Università L'Orientale di Napoli
Erika Vecchietti – Università L'Orientale di Napoli
The Italian Archaeological Mission at Ghazni, Afghanistan (1957-1979), brought to light
significant information from the Buddhist (II-IX/X century) to the Islamic period (X-XIX
century). The dramatic events in Afghanistan (the Soviet invasion in 1979, the civil
war and the Taliban rule) and the recent Italian economic difficulties have caused
serious harms to this rich and unique archaeological record. All that gave the cue to an
operation of rescue and enhancement led by the University of Naples “L'Orientale”.
With the financial support of the Gerda Henkel Foundation a new research project
started, with the aim of recovering the knowledge acquired from the excavations at
Ghazni and the subsequent researches. The core is a collaborative web-based
database, able to manage all the information (detailed scientific descriptions, metadata
on the excavations, bibliographic data) on the most important findings (about 3,600
items). A rich corpus of digital images (about 6,700), connected to the records of the
archive, completes the system. The webdatabase is based on BraDypUS, a relational
archiving platform released under an Open Source license (MIT). The scientific
database has been implemented with a web portal, created through an innovative
Content Management System (BraDyCMS), also released with MIT license. The
40 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts ultimate goal is to develop a core of high scientific value (the central database) and an
effective tool of dissemination to large segments of non-specialist public.
Le ricerche archeologiche italiane a Ghazni (Afghanistan) sono cominciate nel
1957, per interrompersi, a causa dell'invasione Sovietica del paese, nel 1979.
Esse hanno portato alla luce informazioni fondamentali su questo importante
centro, facendo luce su un arco cronologico amplissimo, che copre il periodo
buddhista (II-IX/X secolo) fino a quello islamico (X-XIX secolo).
Le drammatiche vicende storiche degli anni più recenti, sfociate nella guerra
civile e nella politica iconoclasta dei Talebani, nonché le sempre crescenti
difficoltà economiche da parte italiana, hanno posto a serio rischio questa ricca
e unica documentazione archeologica. Il serio rischio di perdere traccia
dell'operato dalla missione archeologica italiana a Ghazni ha dato quindi il via a
un'operazione di recupero e di valorizzazione di questo patrimonio a rischio,
sorta per iniziativa dell'Università L'Orientale di Napoli che non ha mai
interrotto, nel corso degli ultimi 35 anni, il filone di studi legato alle ricerche
sull'Afganistan e alla formazione di specialisti del settore. Grazie a un
finanziamento della fondazione tedesca Gerda Henkel è stato possibile
realizzare un nuovo progetto di ricerca che, proprio nel periodo che vedeva la
città di Ghazni rinascere come Capitale Culturale Islamica dell'Asia (2013),
restituisse alla comunità scientifica e l'importante patrimonio di conoscenze
acquisito dagli scavi e dalle successive ricerche. Al centro del progetto è una
banca dati unificata (collaborativa e web-based) contenente tutte le
informazioni relative ai rinvenimenti più importanti delle ricerche sul campo,
per un totale approssimativo di circa 3.600 oggetti. All'archivio centrale hanno
accesso, secondo livelli diversificati, i vari esperti coinvolti nel progetto,
ciascuno per il proprio campo di studi e competenza, che implementano
l'archivio centrale composto di schede scientifiche dettagliate dei vari oggetti,
metadati sulle campagna di scavo svolte, informazioni bibliografiche. Inoltre il
sistema integra un ricco corpus di immagini digitali (circa 6.700 oggetti)
collegati ai vari altri oggetti dell'archivio. La banca dati è stata realizzata su
piattaforma BraDypUS, un sistema di gestione di banche dati basato su
tecnologie web, rilasciato con licenza Open Source (MIT) e impiegato con
successo dal 2008 in vari altri progetti di natura strettamente archeologica o
più in generale sui beni culturali. La banca dati di carattere prettamente
scientifico è stata affiancata da un portale web a fini divulgativi, attualmente in
fase di completamento, che in parte è popolato da contenuti e testi creati
appositamente dall'équipe di ricerca, e in parte funziona in stretta connessione
con la banca dati centrale, dalla quale vengono estratte in maniera automatica
e programmata le informazioni strutturate da presentare agli utenti. Il portale
è stato creato usando un innovativo strumento per la gestione dei contenuti
(BraDyCMS), rilasciato anch'esso con licenza MIT e personalizzato per questa
occasione. Il fine ultimo di questo progetto è quello di avere un nucleo centrale
dall'alto valore scientifico (la banca dati centrale) implementabile nel futuro ma
che possa però interfacciarsi con strumenti più agili e adatti alla diffusione e
pubblicazione dei dati verso ampie fasce di pubblico non specialistico.
41 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts SOFTWARE
BraDypUS web database (MIT), BraDyCMS (MIT).
LICENZE
CC BY-NC-ND 4.0 International
LINK AL SITO WEB DEL PROGETTO PRESENTATO http://ghazni.bradypus.net/ http://db.bradypus.net/
LA RICERCA A PORTATA DI CLICK. DATABASE RELAZIONALI E SITI WEB:
“CONTENITORI” E “VISUALIZZATORI” PER I DATI ARCHEOLOGICI
Maria Stella Busana – Università di Padova
Irene Carpanese – Università di Padova
Nicola Orio – Università di Padova
The aim of "Project Ca'Tron. Navigating in the past between Treviso and Venice
Lagoon" (annual research fellowship funded by European Social Funds), is to create a
relational database with MySQL (open source software) and making it accessible
through a web application. In the database were included data previously collected and
processed, which came from the archaeological excavation of the Estate of Ca'Tron, by
the Department of Cultural Heritage at the University of Padua (2000-2010). At the
same time a website was created; it has been divided into eight main sections
(PROJECT TERRITORY, ARCHAEOLOGY, MATERIALS, 3D RECONSTRUCTIONS,
LANDSCAPE, HISTORICAL SOURCES, BIBLIOGRAPHY) and connected to a database, in
which can be found raw data and elaborated research results. The structure of the
website is user-friendly and the data are easy to understand through the useof links to
photos, drawings and 3D reconstructions (realised with Blender). At the same time,
this website is useful also for more experienced users. Indeed, it allow to analyse
specific topics through links and web pages, to manage the raw data (Stratigraphic
Units sheets or descriptions of archaeological finds) or to deal with elaborated data.
The project aims at opening those archaeological data, usually reserved to specialists,
to a wider audience. This is made through an explicit and transparent process in order
to provide a clear interpretation of the investigated contexts.
In questo intervento sarà presentato un lavoro di ricerca annuale, (finanziato
dal Fondo Sociale Europeo), dal titolo “Progetto Ca’Tron. Navigare nel passato
tra la Marca Trevigiana e la Laguna di Venezia”.
L’obiettivo di questo progetto è quello di comprovare le potenzialità degli
strumenti informatici applicati ad un progetto archeologico, che possono
risultare essenziali sia durante le fasi di ricerca che nel momento della
divulgazione al grande pubblico di dati solitamente destinati ad un gruppo
“elitario” di persone, favorendo la conoscenza per gradi di come si sia
42 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts raggiunto un risultato finale. Grazie a questo approccio la validità scientifica del
dato può risultare chiara e leggibile anche ai non specialisti, e non si presenta
più come una semplice “verità assoluta” imposta al fruitore non coinvolto nella
ricerca.
La “comunicazione archeologica” è quindi il tema principale intorno al quale è
stato impostato il lavoro, i cui risultati sono stati raggiunti attraverso l’utilizzo
di programmi e applicazioni open source (MySQL, Blender, Gimp), accessibili e
utilizzabili da tutti.
Il
progetto
ha
riservato
un’attenzione
approfondita
alla raccolta,
all’elaborazione e all’informatizzazione di una grande quantità di dati
provenienti da una ricerca archeologica durata 10 anni, condotta dal
Dipartimento di Archeologia in primis e da altri Dipartimenti dell’Università di
Padova, al fine di renderli fruibili al pubblico grazie alla creazione di una banca
dati e un sito web navigabile e consultabile online.
Attraverso l’utilizzo del software open source MySQL, è stato possibile
strutturare le informazioni che si volevano rendere consultabili e che
includevano le schede degli strati (schede US) e quelle dei reperti archeologici,
sostanziali basi di partenza per l’esplicazione delle fasi di uno scavo
archeologico o di una ricognizione di superficie, e relazionarle tra loro, al fine di
avere un quadro completo e dettagliato per l’analisi e la comprensione dei
contesti.
La creazione di un’applicazione web-oriented è stata indispensabile per
consultare la base di dati e per offrire ai fruitori un percorso conoscitivo basato
sulle informazioni elaborate.
Per rendere chiari i contenuti presentati e facile la loro navigazione, si è
cercato di dare al sito web un’interfaccia semplice, corredata di testi e
contenuti esplicitavi in modo chiaro e lineare, consentendo allo stesso tempo di
fare analisi più specifiche su determinati argomenti tramite link di
approfondimento e con l’inserimento sistematico di foto e disegni, per creare
percorsi logici più immediati e favorire la comprensione dei dati ad un pubblico
non esperto.
SOFTWARE
MySQL, Blender, Gimp, OpenOffice.
LICENZE
Testi: CC BY-NC-SA
43 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts Tutela, conservazione e divulgazione:
Web GIS
WEBGIS INTERDISCIPLINARI E QUESTIONI DI METODO:
IL PROGETTO "LE FONTI PER LA STORIA”
Giuseppina Bernardin – Cooperativa di ricerca TeSto
Ester Brunet – Cooperativa di ricerca TeSto
Francesca Brunet – Cooperativa di ricerca TeSto
Alberto Cosner – Cooperativa di ricerca TeSto
Simone Gaio – Cooperativa di ricerca TeSto
Angelo Longo – Cooperativa di ricerca TeSto
Giuseppe Naponiello – Arc-Team s.r.l.
The project "Le fonti per la storia. Per un archivio delle fonti sulle valli di Primiero e
Vanoi", promoted by the Fondazione Museo storico del Trentino and from the
Community of Primiero. proposes the identification and cataloging of nine types of
sources (archival, bibliographic, photographic, architectural, oral, relating to material
culture, archeological, art history, cartographycal) on the history of the valleys
Primiero and Vanoi. Through a complex database system organized on in-depth levels,
this work aims at the location and filing of an ensemble of different types of historical
sources to build up a unitary and homogeneous archive. Such archive is tightly
connected to the history and territory of Primiero (North Italy, Trentino Alto Adige
region, Trento province) and it is freely available and implementable online, thank to
the WebGIS and the use of open-source softwares (psql, phpPgadmin, PgAdmin, Qgis,
Mapsever, OpenOffice). The tool of WebGIS is designed to handle scientific data on
cultural heritage but taking into account that the usability and the sharing of such
information should and can have a much larger target. The long process that led to the
formulation of WebGIS is an example of effective inter-disciplinary approach. The
choices made by the working group are answers for the issues of data management
and cataloging of cultural heritage that we have to face every day.
Il progetto "Le fonti per la storia. Per un archivio delle fonti sulle valli di
Primiero e Vanoi", promosso dalla Fondazione Museo storico del Trentino e
dalla Comunità di Primiero, propone l'individuazione e la schedatura di nuove
tipologie di fonti (archivistiche, bibliografiche, fotografiche, architettoniche,
orali, relative alla cultura materiale, archeologiche, storico-artistiche,
cartografiche) sulla storia delle valli di Primiero e Vanoi, al fine di promuoverne
la conoscenza, la valorizzazione e lo studio, fornendo adeguati supporti per la
ricerca. Per far sì che fonti tanto eterogenee potessero essere coerentemente
individuate, schedate e messe in relazione, è stata ideato un database
omogeneo, globale ed integrabile, capace di raccogliere il lavoro di schedatura
di tutti i curatori su web.
Data la mole potenzialmente infinita delle fonti rilevabili, si è deciso di adottare
44 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts un approccio che prevedesse un'individuazione progressiva dal generale al
particolare; che considerasse quindi le fonti sia singolarmente intese, sia anche
in quanto appartenenti ad insiemi e sottoinsiemi, a loro volta interpretabili
come fonti. L’architettura generale del database riflette questo criterio di
individuazione attraverso tre livelli di approfondimento, ad ognuno dei quali
corrisponde una tabella di schedatura. Il primo livello raccoglie le informazioni
relative ad insiemi di fonti (archivi, collezioni di manufatti, gruppi di interviste,
biblioteche, scavi archeologici, musei ecc.). Le tabelle di secondo livello
schedano le unità contenute in tali insiemi (un fondo archivistico, un saggio
scientifico, un sito archeologico, un’opera d'arte, un singolo manufatto, un’
intervista, ecc.). Alcune tipologie di fonti hanno richiesto inoltre l'elaborazione
di un terzo livello di approfondimento, potenzialmente estensibile in futuro
all'intero lavoro. La definizione e il contenuto dei vari livelli non è stata una
scelta scontata ed immediata, ma è da considerarsi il frutto di una riflessione
critica e del costante confronto tra le esigenze dei curatori. L'istanza primaria
era, ed è, quella di affiancare alla coerenza interna della singola scheda nel
proprio ambito disciplinare, la coerenza logica dell'intero sistema, risultato che
si è ottenuto attraverso costanti ridefinizioni e aggiustamenti.
La coerenza reciproca tra le singole fonti è stata inoltre necessaria per rendere
possibile un altro obiettivo centrale del progetto, ossia la creazione di un
WebGIS storico, basato sui dati geografici e cronologici delle fonti,
uniformemente misurati. Il WebGIS storico consiste nel posizionamento delle
singole fonti (e di tutte le informazioni contenute nelle relative tabelle di
schedatura) in un ambiente geografico secondo coordinate spaziali e temporali.
Se per le fonti archeologiche, artistiche, materiali e architettoniche il ricorso a
tale strumento è una prassi ormai consolidata, molto più raro è il suo impiego
per le altre tipologie di fonti (bibliografiche, archivistiche, orali, fotografiche)
prese in considerazione. Lo strumento del WebGIS è predisposto per gestire in
modo scientifico dati su beni culturali tenendo però conto che la fruibilità e la
condivisione di tali informazioni deve e può avere un target ben più ampio. Il
lungo processo che ha portato alla formulazione del WebGIS è un efficacie esempio di
inter-disciplinarietà. Le scelte effettuate dal gruppo di lavoro sono le risposte, non
sempre semplici o scontate, alle problematiche di metodo che catalogazione e gestione
di dati su beni culturali devono quotidianamente affrontare.
SOFTWARE
psql, phpPgadmin, PgAdmin, Qgis, Mapsever, OpenOffice.
LICENZE
Testi: CC BY
Dati: CC BY-NC-SA 3.0
LINK AL SITO WEB DEL PROGETTO PRESENTATO http://www.lefontiperlastoria.it/
45 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts OPEN-CT PROJECT: WEBGIS AND OPEN DATA FOR URBAN
ARCHAEOLOGY AND CULTURAL HERITAGE
Daniele Malfitana – IBAM CNR
Giuseppe Cacciaguerra – IBAM CNR
Antonino Mazzaglia – Progetto OPEN-CT
Valerio Noti – Progetto OPEN-CT
Giovanni Leucci – Progetto OPEN-CT
Lara De Giorgi – Progetto OPEN-CT
Francesco Gabellone – Progetto OPEN-CT
Giovanni Fragalà – Progetto OPEN-CT
Samuele Barone – Progetto OPEN-CT
The OPEN-CT Project intends to create a platform able to produce, collect, manage and
share heterogeneous information, in order to increase community’s awareness. The
first goal is to provide a powerful and versatile instrument linked to the research
needs, related both about the protection, enjoyment, enhancement and the promotion
of the Cultural Heritage. The core of the project consists of a relational database
specifically structured and placed inside a OpenGIS platform, allowing a full
management and analysis of the data on a geographic basis. The data within the
platform will cover different areas of interest. The archaeological, monumental,
environmental and cultural evidence of Catania are stored with a high level of detail to
better understand the complex urban stratification. These data are connected to the
information gained from the campaigns of non-invasive investigations (GPR and
Geoelectric method) carried out in the urban area aiming at creating a risk map of the
city. A videoamplificatore archive and 3D reconstructions will make possible the fruition
and visualisation of invisible cultural heritage. The final output is represented by a
WebGIS platform showing the information on geographical base. These data will be
contained in a open archive and implemented by the user by his access credentials.
Il progetto OPEN-CT (titolo provvisorio) si configura come luogo d’incontro, di
condivisione, di produzione d’informazioni di una comunità sempre più
“consapevole ed informata”, al fine di offrire un potente e versatile strumento
destinato a soddisfare sia le esigenze della ricerca, sia quelle della tutela, della
fruizione, della valorizzazione e della promozione dei beni culturali. Il cuore del
progetto è costituito da una base dati relazionale appositamente strutturata e
inserita all’interno di una piattaforma GIS, che ne rende possibile la piena
gestione e l’analisi su base geografica. In essa confluiscono dati relativi a
diversi ambiti d’interesse. Le evidenze archeologiche presenti sul territorio,
archiviate con un livello di dettaglio tale da comprendere strutture, dati di
scavo e reperti rinvenuti, creano insieme ai monumenti, agli edifici storici ed
agli altri elementi connotanti l’orizzonte cittadino post-terremoto 1693, la
complessa stratificazione archeologica, architettonica e culturale. A questi sono
collegate le informazioni provenienti da campagne d’indagine non invasive
(GPR e Geo-elettrica) effettuate nell’area urbana, che costituiscono l’asse
portante per la creazione di una mappa del rischio archeologico cittadino
46 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts attraverso l’analisi dei depositi. Un archivio fotografico, unito a filmati e
ricostruzioni 3D appositamente realizzati, rende possibile la fruizione e la
visualizzazione di ciò che l’inevitabile stratificarsi del tempo o i problemi
d’accessibilità rendono di fatto oggi invisibile. La piena e libera accessibilità ai
dati è ottenuta dalla realizzazione di un WebGIS che offre non solo la
possibilità di consultazione, ma anche quella della libera partecipazione,
tramite credenziali d’accesso, all’incremento dei contenuti, siano essi “dati
grezzi” o contributi scientifici, assicurando tramite l’utilizzo di DOI e Common
License anche il rispetto della tutela della proprietà intellettuale degli autori.
SOFTWARE
QuantumGIS, Postgresql.
UNO STRUMENTO WEBGIS PER LO STUDIO ED ANALISI DEI PERCORSI
SPAZIO-TEMPORALI DEL PATRIMONIO CULTURALE DI CIPRO
V. Vassallo – Archaeology Research Center of the Cyprus Institute
N. Kyriakou – Archaeology Research Center of the Cyprus Institute
S. Hermon – Archaeology Research Center of the Cyprus Institute
I. Eliades – Byzantine Museum of the Archbishop Makarios III Foundation
The Byzantine Museum of the Archbishop Makarios III Foundation in Nicosia (Cyprus),
hosts numerous artefacts, dating from the 6th - 20th centuries A.D. Some of these
were looted from the
Turkish-occupied areas of the island and have been recently repatriated. A WebGIS
tool is being developed, which stores information regarding the artefacts and their
spatio-temporal paths. Within this WebGIS environment the user can navigate through
the history of the artefact and also have different views of the area, i.e. aerial photos,
plans.
The WebGIS tool presented here is an ongoing project. The idea behind the structure is
to start from micro and then expand to macro geographical scale. In the micro scale
the icons that were initially located within the city walls of Nicosia and then moved
within the same geographical area are mapped.
In the future a macro scale GIS project will cover all the areas in Cyprus and abroad,
where the icons were initially located and where they ‘travelled’ to. The aim is to
visualize the spatio temporal movement of the icons in and out of Cyprus, and retrieve
some statistical data regarding the places that the icons were located after their illegal
export and their original provenance. The user can additionally visualize information
regarding the artefacts through a structured metadata documentation of each digital
object, stored in the digital library set up by the CyI-STARC. Research and cultural
data are open to the public for sharing, editing and also re-use.
The software used to geo-reference, digitize and visualize the digital maps, aerial
photos and data is GRASS-GIS and Quantum GIS, both Free and Open Source
software. In the future the Mapserver platform and OpenLayers will be utilized in order
to build the WebGIS project.
47 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts Il Museo Bizantino della Fondazione Arcivescovo Makarios III di Nicosia (Cipro)
ospita numerosi reperti, risalenti ad un periodo compreso tra il VI e il XX secolo
d.C. Si tratta di icone, affreschi, mosaici ed oggetti liturgici provenienti da
chiese situate nella parte nord di Cipro, attualmente occupata dall’esercito
turco. Questi reperti si sono salvati in parte grazie ai profughi ciprioti
provenienti da quelle aree, ma anche a seguito del saccheggio e vendita sul
mercato illegale, e ad un ampio programma di ricerca e rimpatrio lanciato ed
avviato dalla Chiesa di Cipro.
Lo scopo principale del nostro progetto è quello di fornire una narrazione
diacronica della provenienza e dei movimenti di questi manufatti, sia all’interno
dell’isola che all’estero, dal momento della loro creazione fino alla loro
musealizzazione.
Il progetto che presentiamo è basato su uno strumento WebGIS, in fase di
sviluppo, che registra queste informazioni riguardanti i manufatti e i loro
‘percorsi’ spazio-temporali. All'interno di questo ambiente WebGIS l'utente può
navigare attraverso la storia del manufatto ed avere anche diversi punti di
vista della zona presa in considerazione attraverso la visualizzazione di foto
aeree e mappe.
Lo strumento WebGIS qui presentato è un progetto in corso ed è attualmente
in fase di sviluppo. L' idea alla base della struttura è quella di partire dalla
micro scala geografica ed spandere la ricerca ad una macro scala. Nel progetto
GIS a micro scala sono state mappate le icone che inizialmente si trovavano
all'interno delle mura della città di Nicosia e che poi sono state spostate,
sempre all’interno dell’area suddetta. Per la maggior parte si tratta di icone
esposte inizialmente in chiese della città di Nicosia e successivamente trasferite
nel Museo Bizantino, dove attualmente sono conservate, in diversi periodi.
Il progetto GIS a macro scala è attualmente in corso d’opera ed in futuro
coprirà tutte le altre zone di Cipro e all'estero interessate dagli spostamenti di
questi manufatti. In pratica, dove le icone erano state inizialmente posizionate
(chiese ortodosse di Cipro nord), dove ‘hanno viaggiato’ durante il loro
percorso (all’interno dell’isola o all’estero) per arrivare alla fine nel museo dove
attualmente sono esibite e conservate.
L'obiettivo del progetto è infatti quello di visualizzare il percorso spaziotemporale delle icone all’interno del Paese e fuori dai suoi confini; alcuni
oggetti, sono stati individuati in diversi Paesi di tutto il mondo: Europa, quali
Stati Uniti, Australia, Sud Africa e Giappone. Oltre a ciò sarà possibile produrre
alcune statistiche riguardanti i luoghi dove le icone sono state portate dopo la
loro esportazione illegale dall'isola e statistiche sui luoghi da dove le icone sono
state saccheggiate e poi contrabbandate. L'utente può anche visualizzare le
informazioni relative ai manufatti attraverso una dettagliata documentazione
strutturata su schema di metadati per ogni oggetto digitale, conservati nella
libreria digitale creata dal Centro di Ricerca di Scienza e Tecnologia per
l’Archeologia (STARC) del Cyprus Institute. Questo dà l'opportunità di aprire la ricerca
e i dati culturali anche ad un pubblico più vasto, e di fornire invece ad un pubblico
specializzato sia la condivisione e la revisione che il ri-uso dei dati originali.
48 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts I software utilizzati per digitalizzare, geo-riferire e visualizzare le mappe digitali
e le foto aeree sono sia free che open source (GRASS-GIS and Quantum GIS).
Per quanto riguarda la parte relativa alla costruzione del progetto WebGIS,
ancora in corso, è stato pianificato l’utilizzo della piattaforma Mapserver e di
OpenLayers.
SOFTWARE
GRASS-GIS, Quantum GIS.
LICENZE
The collection is also published in Europeana: the metadata are published
under the licence CC0 and the images under the Rights Reserved-Free Access.
ARCHEOFI (ARCHEOLOGIA.COMUNE.FI.IT):
UN SISTEMA INFORMATIVO PER LA GESTIONE E LA CONDIVISIONE DEI
PRINCIPALI DATI ARCHEOLOGICI DI
FIRENZE
Gabriele Andreozzi – Linea Comune S.p.a.
Giuseppina Carlotta Cianferoni – Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana
Carlo Francini – Comune di Firenze
Annica Sahlin – Progetto ArcheoFI
Emiliano Scampoli – Progetto ArcheoFI
ArcheoFi (archeologia.comune.fi.it) is a tool for sharing archaeological information
between the City of Florence, the Soprintendenza (Italian archaeological administrative
body) and private companies operating in the city. The purpose is to help research and
carry out a city planning that takes into account the complex reality of the
archaeological remains which lay underneath the urban layout. ArcheoFi aims to
provide a simple interface, easily accessible via the web, with the main archaeological
data and maps of excavations from the 1860’s to the present time. Each discovery is
geo-referenced and displayed within the WebGIS. ArcheoFi has a public website, with
open access, and a private area, accessible with a login and password. The public site
allows searching archaeological data and viewing photos and maps. The private area
contains more specific information and the forms for data entry. Only authorized users
can edit and store new information into the database and any data entry will be
automatically reviewed by the Soprintendenza. ArcheoFi is made with open source
client and server side software (php, js, java). The data reside in a Postgres / PostGIS
geo-database. The archaeological data are shared through WMS services and can be
displayed in all desktop GIS.
ArcheoFi (archeologia.comune.fi.it) è uno strumento di condivisione delle principali
informazioni archeologiche tra il Comune di Firenze, le Soprintendenze e le ditte private
che operano in città. Lo scopo è quello di aiutare la ricerca e portare avanti una
progettazione urbanistica che tenga conto della complessa realtà del sottosuolo
urbano. ArcheoFi intende fornire un quadro unico, facilmente consultabile
49 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts tramite il web, dei principali dati archeologici, con carte di potenzialità, informazioni sui
ritrovamenti e gli interventi di scavo dal 1860 ad oggi. Ogni ritrovamento o intervento è
georeferenziato all’interno della città e visualizzabile all’interno del WebGIS (ossia la
mappa). Il portale ha una parte pubblica, ad accesso libero, per la consultazione
ed una parte privata, accessibile con login e password per l'aggiunta delle
informazioni. La parte pubblica è un sito internet che permette la ricerca delle
informazioni archeologiche, la visualizzazione di fotografie e mappe. La parte
privata è uno strumento per la consultazione, la modifica e l'inserimento delle
principali informazioni archeologiche. Solo gli utenti accreditati dalla
Soprintendenza Archeologica possono accedere e modificare la banca dati e
ogni informazione inserita passa automaticamente al vaglio dei funzionari della
Soprintendenza. ArcheoFi è composto da strumenti software open source ed i
dati risiedono in un geo-database Postgres/Postgis. La cartografia archeologica
di ArcheoFi è condivisa tramite servizi WMS (dal portale open data del Comune
di Firenze) e visualizzabile da tutti i client GIS.
SOFTWARE
Postgres/Postgis, Geoserver, OpenLayers, Extjs, GeoTools. Linguaggi utilizzati:
java, js, php. Il tutto gira in un server linux CentOS sotto Apache e Tomcat.
LINK AL SITO WEB DEL PROGETTO PRESENTATO http://archeologia.comune.fi.it/Indici_list.php
OPENARCHEO2. I PERCHÉ DI UN KNOWLEDGE-BASE
Vittorio Fronza – Università di Siena
The talk deals with a work in progress on a shared and open archaeological information
system (Openarcheo2, in fact). In doing so I'll try to ask myself (and yourself) some
questions: first of all, do we need another solution for the management/analysis of
archaeological data? And why a knowledge base? But I will also put enquiries which
might apparently seem to be obvious and trivial; for example, open archeology can
and should be applied only to software or also to data and models?
In short, the idea is to discuss the origins and the development of Openarcheo2, while
trying to provide some (hopefully collective) answers to a number of questions.
The idea of Openarcheo2 goes back to 2006; in 2013, within the frame of a national
project with 12 research units, we finally started the development of a FOSS webbased solution. At present we have completed the conceptual modelling and started
developing the webapp in a Wakanda/JS environment. Our challenge is to create a multifaceted, almost liquid, container of archaeological/historical knowledge. The national reference
project, focusing on landscapes of the Middle Ages, is marked by a global archaeology
approach and represents an excellent playground for a solution which, if it will be able
to confirm its potential, should and could live past it. For this to happen, the shaping of
a developers/users community around Openarcheo2 appears to be crucial; I strongly
hope that such a foresight will in time turn into reality.
50 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts Con questo intervento, nel presentare da un punto di vista concettuale e
tecnico un lavoro in progress relativo a un sistema informativo archeologico
aperto e condiviso (Openarcheo2, appunto), proverò a formulare alcuni
interrogativi. Innanzitutto, perché un'altra (l'ennesima) soluzione per la
gestione/analisi del dato archeologico? E perché un knowledge-base? Ma mi (e
vi) porrò anche quesiti che apparentemente possono sembrare scontati e
banali e in realtà non lo sono affatto. Ad esempio, è meglio un'analisi
concettuale e logica top/down o bottom/up? L'archeologia open si può e si
deve applicare solamente agli strumenti e ai software o anche ai dati e ai
modelli? Di conseguenza, cosa intendiamo in archeologia per open data? E la
modellazione del dato può essere oggetto di un approccio open (non tanto nel
senso della pubblicazione libera del metadato quanto nell'approccio alla sua
complessa fase di concepimento)? Altrimenti, visti anche i particolarismi/personalismi che
connotano gli approcci metodologici in archeologia, possono forme più o meno
marcate di interoperabilità costituire una via percorribile? Ancora, sempre
restando su aspetti tecnico/metodologici, come si coniugano open data e big
data in termini di potenzialità analitiche in grado di aumentare la nostra
conoscenza del passato? Ma anche, cambiando piano, chi sono gli attori che
possono/devono partecipare alla costruzione (forgiatura, vorrei dire) del dato
archeologico e chi ne saranno i fruitori?
Potrei continuare chiaramente; ma, per farla breve, l'idea del contributo è
quella di raccontare la nascita e lo sviluppo di Openarcheo2, tentando al
contempo di dare qualche risposta (magari collettiva e frutto di dibattito) a una
serie di domande.
Mi pare che nella casistica esemplificativa dei quesiti esposti si riflettano alcune
delle questioni che il tema di ArcheoFOSS 2014 solleva. Tecnologie,
metodologie e linguaggi dell'open archaeology sono al contempo aspetti che,
visto il lavoro in corso, stiamo toccando quotidianamente con mano.
L'idea di Openarcheo2 deriva da un mio intervento al primo Workshop
ArcheoFOSS e si è poi concretizzata in diverse sperimentazioni e prototipi. Dal
2013, nell'ambito di un progetto PRIN con 12 unità operative, si è avviato lo
sviluppo di una soluzione web-based che, configurandosi fin dalle primissime
battute come un progetto collaborativo e FLOSS, porta a sintesi tutte le
precedenti esperienze. Allo stato attuale abbiamo terminato la modellazione
concettuale del dato e avviato lo sviluppo dell'applicazione web in ambiente
Wakanda/JS (completando una buona parte del core della soluzione).
La sfida è e resta quella di creare un grande, multisfaccettato, quasi liquido,
contenitore di conoscenza storico/archeologica, assecondando l'impostazione
teorica neoprocessualista e le istanze di trasparenza che caratterizzano da
sempre le attività del LIAAM di Siena. Il progetto PRIN di riferimento,
incentrato sui paesaggi storici del medioevo, si connota infatti per un approccio
globale all'archeologia e sta producendo grandi quantità di informazioni
estremamente eterogenee per tipologia, metodo di acquisizione, fonti di
riferimento, granularità dei dati. Costituisce perciò un ottimo banco di prova
51 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts per una soluzione che dovrebbe e potrebbe travalicarne i limiti. Perché ciò
accada è necessario che attorno ad Openarcheo2 si coaguli una comunità di
sviluppatori e utenti, un auspicio che spero possa nel tempo tramutarsi in
realtà.
SOFTWARE
Software sviluppati: Openarcheo2
Software utilizzati: Wakanda (www.wakanda.org), git, Geoserver, Openlayers
3, Leaflet, Google Maps API.
LICENZE
Testi: CC BY-SA
Dati: da definire, ma certamente libere (con ogni probabilità CC BY-SA).
LINK AL SITO WEB DEL PROGETTO PRESENTATO https://github.com/scarpazi/oa2_v0
SPERIMENTAZIONE DI UN SISTEMA GIS CLOUD OPEN SOURCE PER LA
CONDIVISIONE E LA VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO ARCHEOLOGICO
Giacomo Di Giacomo – CNR-IBAM Lecce
The ability to index and quickly retrieve heterogeneous informations from a shared
space, makes the cloud an extremely effective tool for the remote share of
archaeological data. It becomes even more useful when in the dashboard there is a
cartographic engine that can handle the geographic information in the cloud.
The Laboratory of Ancient Topography, Archaeology and Remote Sensing of IBAM CNR,
is experimenting a GIS cloud entirely made by integrating a variety resources with
open source licence.
The cloud platform of the system is implemented with the software owncloud, which,
through a MySQL database server, implements the access control. A hyperlink in
owncloud redirects users to the mapserver, which at this stage of development is QGIS
server, The data entry is done through QGIS Desktop: a QGIS project allows users to
enter data into a PostGreSQL db. Through this configuration, data entered from any
desktop device are available immediately in the cloud. Testing of the system has
already begun on Lecce and Taormina, where are in progress the realization of
archaeological digital map. These research activities,are parts of more complex
projects, that also involve other agencies: the Department of Cultural Heritage,
University of Salento for Archaeological Map of Lecce, and the Department of Classical
Studies, University of Messina and the Superintendence for Archaeological Heritage
and Environment of the Province of Messina for Archaeological Map of Taormina.
La capacità di indicizzare e recuperare velocemente un gran numero di
informazioni di natura eterogenea da uno spazio condiviso, rende il cloud uno
strumento estremamente efficace per la condivisione remota dei dati
52 ArcheoFOSS 2014 – Abstracts archeologici. Esso diventa ancora più utile quando implementa all’interno del
cruscotto un motore cartografico in grado di gestire le informazioni a carattere
geografico presenti nella nuvola, trasferendole in un database geospaziale
secondo un criterio topografico.
Il Laboratorio di Topografia Antica, Archeologia e Telerilevamento del CNR
IBAM, sta sperimentando un sistema GIS cloud di questo tipo, realizzato
interamente utilizzando e integrando tra loro diverse risorse disponibili in rete
con licenza di tipo open source. È stato creato uno strumento agile e veloce per
la condivisione delle informazioni sia in fase di inserimento nelle banche dati,
sia durante la fase di utilizzo delle stesse da parte degli Enti preposti alla
pianificazione urbana e all’attuazione di politiche di valorizzazione. La
piattaforma cloud che fa da entry-point al sistema è realizzata con il software
owncloud, che implementa tutte le funzioni di controllo degli accessi attraverso
un server database MySQL. All’interno di owncloud è stato realizzato un
hyperlink che indirizza l’utente verso il server cartografico, che in questa fase
dello sviluppo è QGIS server, ma si sta analizzando la possibilità di utilizzare
GeoServer e GeoExplorer in alternativa a quest’ultimo, per avere a disposizione
dei tools di inserimento e modifica del dato geografico direttamente sul web. Al
momento, comunque, l’inserimento dati avviene attraverso QGIS Desktop: è
stato infatti distribuito agli utenti un progetto QGIS che consente di inserire i
dati all’interno di un db PostGreSQL. Attraverso questa configurazione, i dati
inseriti da qualunque postazione desktop sono immediatamente disponibili nel
cloud. La sperimentazione del sistema è già iniziata su Lecce e Taormina, dove
sono in corso di realizzazione carte archeologiche digitali finalizzate non solo
alla ricostruzione dei paesaggi storici, ma soprattutto alla gestione, tutela e
valorizzazione del patrimonio archeologico. Tali attività di ricerca, poiché nate
in seno a progetti più ampi e complessi, coinvolgono anche altri Enti: il
Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento per la Carta
Archeologica di Lecce, e il Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università
di Messina e la Soprintendenza ai Beni Archeologici e Ambientali della Provincia
di Messina per la Carta Archeologica di Taormina; il trasferimento all’interno di
un sistema WebGIS di quest’ultima carta archeologica è anche oggetto di un
lavoro di Dottorato di Ricerca che, chi scrive, sta conducendo presso lo stesso
Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università di Messina.
SOFTWARE
OwnCloud, PostgreSQL/PostGIS, QGIS server, QuantumGIS.
LICENZE
testi: CC BY- SA
LINK AL SITO WEB DEL PROGETTO PRESENTATO http://giscloud.ibam.cnr.it/index.php
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