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Camminiamo Insieme settembre 2014

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FOGLIO DI COLLEGAMENTO FRA I DIACONI,
I CANDIDATI E GLI ASPIRANTI
Diocesi di Milano
Settembre 2014 - Anno XVIII- Numero 5
Camminiamo Insieme
Carissimi,
come lo scorso anno, alla fine di agosto, ci siamo ritrovati a Seveso con il nostro Arcivescovo,
appuntamento atteso, la cui importanza e necessità è sicuramente fuor di dubbio. Con la presenza
del Vicario Generale e dei Vicari di Zona, naturalmente del nostro Rettore, l’incontro è sempre un
punto di arrivo e nello stesso tempo di partenza: si è parlato con franchezza e a cuore aperto,
convinti che solo così si possono affrontare e risolvere i problemi, se ci sono. Il cammino prosegue e
insieme ringraziamo il Signore, che ci sprona a dare il meglio di noi stessi, senza presunzione, in
comunione fraterna di preghiera e di intenti
I diaconi che svolgono bene il loro compito saranno onorati da tutti
e potranno parlare con sicurezza della fede in Cristo Gesù. (1 Tim 3, 13)
Andrea Spinelli diacono
Con papa Francesco il 28 settembre p.v. vivremo una giornata speciale di
preghiera alla vigilia del Sinodo sulla Famiglia
Preghiera alla Santa Famiglia
Gesù, Maria e Giuseppe,
in voi contempliamo
lo splendore dell’amore vero,
a voi con fiducia ci rivolgiamo.
Santa Famiglia di Nazareth,
rendi anche le nostre famiglie
luoghi di comunione e cenacoli di preghiera,
autentiche scuole del Vangelo
e piccole Chiese domestiche.
Santa Famiglia di Nazareth,
mai più nelle famiglie si faccia esperienza
di violenza, chiusura e divisione:
chiunque è stato ferito o scandalizzato
conosca presto consolazione e guarigione.
Santa Famiglia di Nazareth,
il prossimo Sinodo dei Vescovi
possa ridestare in tutti la consapevolezza
del carattere sacro e inviolabile della famiglia,
la sua bellezza nel progetto di Dio.
Gesù, Maria e Giuseppe,
ascoltate, esaudite la nostra supplica. Amen.
Camminiamo Insieme
1
Assemblea annuale dei diaconi ambrosiani
Si è svolto nel segno della gratitudine e della cordialità l’incontro di sabato 30 agosto u.s. a Seveso
tra l’Arcivescovo e i diaconi permanenti della Diocesi di Milano. Prima dell’assemblea plenaria, il
cardinale Scola per un’ora e mezza ha incontrato personalmente i 7 futuri diaconi che saranno
ordinati il prossimo 15 novembre; al colloquio hanno partecipato anche le rispettive mogli essendo
tutti sposati. «Sono stati tutti molti contenti per la cordialità dell’incontro», assicura don Giuseppe
Como, rettore dell’Equipe per la Formazione al diaconato permanente, «l’Arcivescovo ha voluto
conoscerli meglio e ha chiesto alle mogli se sono pienamente d’accordo con la scelta del marito».
La seconda parte della mattinata si è svolta in assemblea: erano presenti un centinaio di diaconi
permanenti, i candidati e gli aspiranti, che nei giorni scorsi hanno partecipato alla settimana
residenziale presso il Seminario di Venegono.
Don Como ha tenuto una breve introduzione nella quale ha chiesto all’Arcivescovo «che cosa si
aspetta da noi» e «quali sono le sue attese riguardo al diaconato in Diocesi». Un’altra domanda
riguardava invece la Nota di Scola sulla Comunità educante: il rettore ha voluto sapere come questo
ambito sia applicabile ai diaconi e come possano entrare in questa prospettiva.
«Non vi dico le mie attese personali», ha risposto l’Arcivescovo, «ma ciò che corrisponde alle
necessità oggettive della Chiesa». E citato l’Evangelii Gaudium di papa Francesco ha ricordato il
«piacere spirituale di essere popolo». È questo - ha spiegato - l’orizzonte del diacono, quello «di
essere pienamente inserito nel popolo di Dio».
Scola ha poi ripreso l’immagine di Gesù come «centro affettivo della vita, capace di nobilitare tutte le
energie della persona». Ha sottolineato l’importanza di «unità tra le intenzioni, le motivazioni
profonde e lo stesso agire pastorale». Spesso c’è un «gap», se non addirittura un «abisso» tra «quello
che crediamo, pensiamo, celebriamo» e «il nostro agire». Il Cardinale ha quindi raccomandato a tutti
i presenti maggiore unità e coerenza. La stessa frammentazione della vita, di cui parla anche nella
Nota, non si supera semplicemente componendo le tessere come in un puzzle, ma «cercando il
centro di attrazione» che è appunto Gesù Cristo. «È questo che gli adulti devono sperimentare per
poi aiutare i ragazzi e i giovani ad arrivare allo stesso obiettivo».
All’intervento di Scola sono seguite numerose domande da parte dei presenti. Gli è anche stato
chiesto se «ci crede al diaconato» e la risposta è stata assolutamente affermativa.
L’Arcivescovo ha chiarito, come già lo scorso anno, «che non si tratta di formare dei diaconi che
siano chierichetti, ma persone in grado di svolgere nella totalità i compiti che il Concilio Vaticano II e
altri testi successivi definiscono in tre ambiti: liturgia, catechesi e carità». E ha aggiunto: «Dobbiamo
formare un diacono che sia messo in condizione di svolgere questo ministero fino in fondo nella sua
totalità».
Il cardinale Scola, infine, ha invitato i diaconi a far conoscere le loro esperienze anche attraverso le
nuove tecnologie di comunicazione, anche perché la stessa riflessione sul diaconato «nasce anzitutto
dall’esperienza che si vive nell’esercizio del ministero».
SOLENNITÀ DELLA NATIVITÀ DELLA BEATA VERGINE MARIA
DUOMO DI MILANO
8 SETTEMBRE 2014
Un appuntamento davvero importante: iniziare insieme il nuovo anno pastorale con l’Arcivescovo, il
presbiterio diocesano, il collegio diaconale, i religiosi e le religiose, i laici, non in coda questi ultimi come
membri della comunità, educante soprattutto! Questa mattina è stato così per me e, credo, per tutti i
presenti nella cattedrale, anzi oso dire anche per gli assenti, quelli giustificati. Ho ascoltato parola per
parole l’omelia del Vescovo, con attenzione, parole che rileggerò e mediterò per carpirne il messaggio
fondamentale. “A noi, preti, diaconi e ammittendi agli ordini sacri, è chiesto un coinvolgimento personale
e gratuito”: tale affermazione è risuonata chiara tra le volte del nostro Duomo, così come la seguente:
“Ciascuno di noi deve dare una disponibilità permanente a lasciarsi educare.” Nessuno può dire: adesso
basta, sono arrivato, quello che ho fatto, ho fatto.
Camminiamo Insieme
2
Alla fine di agosto ho vissuto una settimana di spiritualità con i Barnabiti, le Angeliche e i Laici di San
Paolo: a loro il santo fondatore, Antonio Maria Zaccaria, diceva: “Desidero che cresciate di momento in
momento perché non cadiate in tiepidezza”. L’invito valeva ieri, vale oggi e varrà sempre.
Ci prepariamo alla beatificazione di papa Paolo VI, il nostro arcivescovo Montini, del quale chiediamo
l’intercessione e con il quale preghiamo come ha fatto il cardinal Scola alla fine della sua omelia:
«O Maria, che hai dato Cristo al mondo e hai assistito gli apostoli nella loro missione di dare Cristo al
mondo, dà anche a noi il desiderio e la grazia d’un umile e sincero apostolato; e Tu che sei stata forte fino ad
assistere al supplizio di Tuo Figliolo rimanendo dritta sotto la croce, fa che nessuno di noi abbandoni Gesù nel
giorno della sua sconfitta terrena, che nessuno di noi arrossisca di confessarlo, che nessuno di noi sia vile e
dimentico delle nostre promesse; ma fa che tutti siano degni di dare a lui franca testimonianza di pensiero e di
opera» (22 maggio 1955). Amen
Andrea diacono
Assunzione della B.V. Maria
Duomo di Milano – 15 agosto 2014.
Perché i bambini possano sussultare di gioia
1. I bambini spaventati dall'enorme drago rosso.
Si sono svegliati stamane i bambini di Milano, si sono messi a giocare, a ridere, a piangere, a fare i
capricci, negli appartamenti di Milano o sulle spiagge dei nostri mari si sono svegliati i bambini di Milano.
Si sono svegliati anche i bambini di Mosul, di Ninive, di Homs, di Gaza, di Tripoli e le ragazze rapite in
Nigeria e i ragazzi reclutati per uccidere e per essere uccisi: che cosa fanno i bambini di Mosul, di Ninive,
di Qaraqosh e delle altre città tribolate dal fanatismo, dalla guerra, dalla persecuzione, dalle bombe in
questa mattina del 15 di agosto? Non giocano, non ridono, non fanno capricci: sono spaventati dall'enorme
drago rosso con sette teste e dieci corna, sono spaventati e piangono, sono disperati e impotenti, sono
stremati e piangono e il loro pianto strazia il cuore del papà, della mamma, di chi è lì vicino e ha
conservato un cuore di carne.
L'enorme drago rosso con le sue sette teste spaventa i bambini, minaccia la vita, paralizza i potenti,
confonde i sapienti. L'enorme drago rosso, che sempre percorre la terra e che talora sembra assopito, oggi
sembra sul punto di divorare il bambino appena nato, di inghiottire la speranza, di impedire per sempre che
i bambini si sveglino al mattino del 15 di agosto per giocare, ridere, piangere e fare i capricci. L'enorme
drago rosso ha sette teste per esibire la sua mostruosa insolenza in tutte le città della terra: che nessuno si
senta sicuro, che lo spavento induca tutti ad adorare la bestia, che il terrore renda impotenti, convinca ad
umiliarsi per non correre rischi peggiori, per non ritrovarsi più poveri è meglio essere più schiavi.
2. Oggi si è compiuta la salvezza!
Ma Dio ha preparato un posto per i bambini inermi e spaventati, Dio ha preparato la sconfitta per l'enorme
drago rosso con le sette teste e le dieci corna: oggi si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro
Dio e la potenza del suo Cristo”.
Dio ha compiuto la sua salvezza, Dio continua a rendere presente il suo regno e la potenza del suo Cristo
perché l'enorme drago rosso sia sconfitto e precipitato negli inferi.
L'opera di Dio è sconcertante: l'enorme drago rosso non è sconfitto da una violenza più violenta della sua,
non è fatto a pezzi da un odio più implacabile del suo, non è reso schiavo da una prepotenza più spietata
della sua.
L'opera di Dio è sconcertante: i potenti sono deposti dai loro troni, coloro che governano le nazioni con
logiche troppo mondane si rivelano inadeguati, i superbi sono confusi, coloro che nutrono il loro sapere e il
loro pensare di presunzione e di astuzia sono dispersi, insignificanti e il loro bla bla bla è già stato
dimenticato, i ricchi sono rovinati, coloro che sanno trarre sempre vantaggi, anche dai disastri e dalle
tragedie sono rimandati a mani vuote.
Camminiamo Insieme
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L'opera di Dio è sconcertante: una donna vestita di sole è il segno grandioso che rivela la prossima
sconfitta dell'enorme drago rosso.
È la donna della fede, è Maria, beata perché ha creduto, che si mette in cammino per portare la gioia al
bambino di Elisabetta. La via che Dio percorre è quella di chiamare una giovane donna che si è lasciata
rivestire della gloria di Dio perché umile, docile, fiduciosa e perciò si è messa in cammino.
E il segno della vicinanza di Dio è che il bambino sobbalza per la gioia: la forza, la potenza, la gloria del
nostro Dio è di svegliare i bambini e dire loro: siate felici!
La via di Dio è la vocazione che chiama uomini e donne disposti all'obbedienza allo Spirito, piuttosto che
ai percorsi dei superbi, alla politica dei potenti, all'affarismo dei ricchi. La donna vestita di sole è
l'immagine della Chiesa, il popolo dei credenti, beati perché hanno creduto. E la Chiesa compie la sua
missione percorrendo le stesse strade di Maria, andando a visitare i popoli fratelli per annunciare ai loro
bambini: “Aprite gli occhi alla vita, alzatevi stamattina 15 di agosto e siate felici!”. Questo popolo di
credenti è il popolo degli umili, di coloro che si dispongono al servizio, di coloro che credono di più alla
parola di Dio e al comandamento di Gesù che alla sapienza umana e alla logica della forza.
Intravedo il sorriso scettico, lo sguardo sprezzante, la parola irridente: sì, belle parole! Ma che cosa
possono il comandamento di Gesù e la parola di Dio di fronte all'ingiusta violenza, alla crudeltà
capricciosa, alla politica e alle armi ostinatamente persecutorie? Qui ci vogliono le maniere forti, qui ci
vuole un argine marcato con le armi e minacce terrificanti per far tacere le armi e le minacce terrificanti
Il popolo dei credenti, questa donna vestita di sole si ostina a credere, si fa avanti per riconciliare,
intraprende con determinazione la via della pace. Il popolo di credenti è fatto di uomini e donne che sanno
stare diritti e credono che Dio sostiene e salva coloro che compiono opere di pace. Il popolo dei credenti
crede nella forza persuasiva della verità buona del vangelo: non ha ricette, né soluzioni rapide, ma
continua ad affaticarsi per raggiungere la casa della cugina, dei popoli cugini per dire ai bambini di Mosul
e di Ninive e di Homs e di Gaza, alle ragazze rapite da Boko Haram, ai bambini di Tripoli e di Tel Aviv e
anche ai bambini di Milano: svegliatevi oggi, 15 di agosto e siate felici bambini. Ora si è compiuta la
salvezza e la gloria e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, si è compiuto oggi, perché oggi
io rispondo alla mia vocazione, alla voce del Signore che chiama a compiere le sue opere, ad operare la
pace, per essere chiamato figlio di Dio.
Mons. Mario Delpini
Paolo VI beato il 19 ottobre 2014
Il nostro Arcivescovo Giovanni Battista Montini
Il papa del ripristino del diaconato permanente
Il prossimo 19 ottobre, 88ª Giornata Missionaria Mondiale e solennità della Dedicazione della Chiesa
cattedrale della diocesi di Milano, a Roma Paolo VI sarà proclamato beato.
Molti di noi saranno presenti quel giorno in piazza san Pietro con i milanesi, i bresciani e fedeli di
tutto il mondo, felici di vedere proclamata ufficialmente la santità di un papa dei nostri giorni (1963
– 1978). Molti di noi lo ricordano come arcivescovo di Milano (1954 – 1963) in visita pastorale nella
propria parrocchia e tutti risentiamo la sua voce di pastore universale della Chiesa, che ha
continuato e portato a termine il Concilio Ecumenico Vaticano II, iniziato dal san Giovanni XXIII.
Noi diaconi non possiamo e non dobbiamo dimenticare che proprio a Paolo VI è toccato di
ripristinare il diaconato permanente con due importanti documenti:
1. Motu proprio SACRUM DIACONATUS ORDINEM – 18 giugno 1967
Lettera apostolica con la quale si fissano le norme generali per la restaurazione del diaconato
permanente nella Chiesa Latina
2. Motu proprio AD PASCENDUM – 15 agosto 1972
Lettera apostolica con la quale sono stabilite alcune norme riguardanti il sacro ordine del
diaconato.
Lasciamo a lui la parola:
Camminiamo Insieme
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da SACRUM DIACONATUS ORDINEM n. 36
Infine, esaurita la comunicazione delle presenti norme, un auspicio sgorga spontaneo dall'animo
Nostro: i diaconi, cioè, nell'adempimento delle loro difficili mansioni nelle particolari circostanze di
questo nostro tempo, seguano gli illustri esempi che noi loro proponiamo: il protomartire santo
Stefano che, come afferma sant'Ireneo, per primo fu scelto dagli Apostoli per il servizio (Adv. Haereses,
IV, 15, 1: PG 7, 1013), e san Lorenzo Romano, che eccelleva su tutti distinguendosi non soltanto
nell'amministrazione dei sacramenti, ma anche nella gestione del patrimonio ecclesiastico (S. LEONE
MAGNO, Serm. 85: PL 54, 436).
DISCORSO DI PAOLO VI AI MEMBRI DELLA COMMISSIONE DI STUDIO
PER IL DIACONATO PERMANENTE NELLA CHIESA LATINA
Venerdì, 24 febbraio 1967
Venerati Fratelli!
Non vogliamo che voi lasciate questa alma Città di Roma senza che Noi vi salutiamo con la devozione
e l’affezione che sempre alimentiamo nel cuore per i Nostri degnissimi Fratelli nell’ufficio episcopale,
e senza che Noi vi ringraziamo d’essere qua venuti per esprimerCi il vostro consiglio circa la pratica
e ordinata attuazione del ripristino dell’ordine diaconale, nella nostra Chiesa Latina, come grado
permanente della Sacra Gerarchia.
Trattandosi di cosa nuova e non poco implicata con la disciplina canonica, e volendo tener conto dei
desideri a Noi manifestati, come pure delle difficoltà che la cosa medesima può presentare, abbiamo
voluto, prima di procedere ad atto legislativo, mettere ciascuno di voi al corrente delle conclusioni
degli studi intrapresi, per Nostro ordine, su tale oggetto ed insieme con voi esaminare la questione in
tutto il suo insieme per darle finalmente un felice compimento. Ciascuno di voi infatti a Noi si è
rivolto per avere da Noi le opportune istruzioni e le necessarie facoltà, che la Costituzione conciliare
«Lumen Gentium», n. 29, riserva a questa Sede Apostolica; ed a ciascuno dì voi abbiamo desiderato
dare direttamente la prova del Nostro particolare interessamento, e con tutti voi discutere questo
non piccolo affare.
Ora Noi attendiamo di sapere quale sia l’esito di queste riunioni per poi dare all’affare stesso la sua
conveniente norma canonica. Vogliamo intanto dire a voi, che dalla restituzione del diaconato in suo
proprio stato permanente tanto sperato, quale grande concetto Noi abbiamo di questo grado
dell’ordine sacro. La sua origine apostolica, la sua specifica definizione come servizio, il suo primo
membro e rappresentante, l’eroico protomartire Stefano, «virum plenum fide et Spiritu Sancto» (Act.
6, 5), l’onore in cui il diaconato permanente è stato tenuto per tanto tempo nella Chiesa Latina ed è
tuttora tenuto nelle Chiese Orientali, l’opera varia ed utilissima, che i Diaconi hanno prestato alla
Chiesa in tanti periodi ed in tante vicende della sua storia, le funzioni infine che la citata Costituzione
conciliare loro riserva, costituiscono per Noi altrettanti motivi della Nostra stima per l’ordine
diaconale. Saremo pertanto ben lieti di dare esecuzione con spontanea volontà alle disposizioni del
sacro Concilio a questo riguardo, e di assecondare, come meglio Ci sembrerà possibile, i desideri, che
la vostra carità pastorale Ci ha manifestati.
Una cosa sola a Noi preme: «Omnia in charitate fiant» (1 Cor. 16, 14), come dice l’Apostolo Paolo,
intendendo qui per carità non solo la virtù teologale, che da Dio procede e che a Lui ci unisce, ma
altresì quell’armonia di animi e di azioni, la quale deve caratterizzare i vicendevoli rapporti della
comunità ecclesiastica, e assomma perciò in sé un complesso di sentimenti, di virtù, di norme, onde
la pienezza di ordine e di santità della comunità medesima risulti arricchita. Ci piace pensare
all’unione, alla docilità, all’affetto, che deve unire il Diacono al suo Vescovo; Ci .piace pensare allo
Camminiamo Insieme
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spirito di servizio, che deve caratterizzare il Diacono, che appunto dal servizio è definito e nel
servizio trova la sua assimilazione a Cristo, «qui non venit ministrari, sed ministrare» (Matth. 20, 28);
Ci piace anche pensare che la santa Chiesa avrà nei Diaconi permanenti nuovo e puro esempio di
quello splendore di casti costumi, che meritamente è postulato dal sacro ministero, sia che essi
rimangano celibi, sia che, già coniugati e di matura età, siano insigniti dell’ordine diaconale.
Voglia il Signore rendere fonte di gaudio spirituale questa novità: cresca la nostra venerazione per
chi nella Chiesa è chiamato a prestarle opera e testimonianza nel sacro diaconato; cresca l’efficienza
della cura pastorale e dell’apostolato cristiano, che dai Diaconi permanenti ci attendiamo; cresca il
«senso della Chiesa», che il Signore ha voluto dotare di sacri ministri e questi ha voluto distinguere
ed insieme unire nella compagine gerarchica e comunitaria; cresca la sua grazia là dove maggiore è il
bisogno e al bisogno con nuovi ministri s’intende provvedere; e adempia questi voti la Nostra
Benedizione Apostolica.
PERIFERIE, CUORE DELLA MISSIONE
La parola “periferie” ricorre
frequentemente nel magistero di papa
Francesco, che si è presentato come
“venuto dalla fine del mondo” e che ci
spinge continuamente a “uscire”, a
creare nelle comunità le condizioni
per favorire l’“inclusione”.
Lui stesso non poteva che richiamare
tutta la Chiesa a raggiungere le
“periferie esistenziali”: dimenticati,
esclusi, stranieri, umanità insomma ai
“margini” della nostra vita (ma
possiamo considerarci “noi” centro?).
Nel tema della prossima giornata
missionaria mondiale è contenuta una
duplice “provocazione” per le nostre
Chiese locali: accogliere l’invito a
uscire dal nostro modo di pensare e vivere, per essere Chiesa attratta dai “lontani della terra”, per riscoprire
il “cuore” della missionarietà, che è la gioia sperimentata dal missionario mentre evangelizza, sapendo che
annunciando Gesù, tutti sono arricchiti e resi testimoni della gioia del Vangelo (= lieta notizia).
Soffermiamoci sul termine “periferia” per assimilare quale stile viene richiamato con questo tema: la
periferia è il cuore della missione della Chiesa, è il cuore di ciò che vibra, ciò che raccoglie i desideri e le
scelte dell’uomo, infatti chi pone il suo cuore nelle periferie è uno che esce continuamente dalle sue
sicurezze e s’incammina verso l’altro che vive lontano da sé… Dio ci spinge a uscire da noi stessi per
incontrare, nel volto dei fratelli, il suo stesso volto: “Ciò che avete fatto a uno di questi piccoli, l’avete
fatto a me” (Mt 25,40). Dio s’identifica coi miei fratelli… il cuore paterno di Dio vuole abitare tra gli
ultimi…
Andare / Uscire verso gli ultimi (poveri e peccatori) per i cristiani non vuol dire solo andare verso i fratelli
e le sorelle, ma scoprire che Dio è già qui, Lui accanto all’umanità. Se le “periferie” sono il “luogo” dove
si converte la Chiesa, andare verso le periferie (e abitarvi da poveri in mezzo ai poveri) significa far
risuonare l’annuncio del Regno che libera dall’attaccamento disordinato nei confronti delle ricchezze…
dal sussidio di Missio
Camminiamo Insieme
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Il balsamo della preghiera sulle ferite della persecuzione
«Ancora cristiani martiri, ma il male non ha l’ultima parola»
Persecuzione e martirio: ecco, la conseguenza della tragica realtà del male che imperversa sulla terra
causando ingiustizia, menzogna, violenza, divisione, là dove dovrebbero regnare giustizia e verità, pace e
amore. Ma sappiamo che il male non ha l’ultima parola; esso può persino trasformarsi in un più grande
bene, se incontra fedeli discepoli di Cristo pronti a fare della propria vita – come fece il loro Maestro – un
dono per la salvezza di tutti, se sono pronti a dare la testimonianza del perdono e dell’amore senza
misura.
Persecuzione e martirio non sono solo una eventualità, ma una realtà in atto in varie parti del mondo, una
realtà che, se non ci colpisce ancora direttamente, tuttavia ci ferisce profondamente per la nostra intima
compartecipazione alla tragica sorte di tanti nostri fratelli cristiani che vivono in Iraq, in Nigeria, in Siria,
nella Terra Santa e altrove. Non possiamo inoltre dimenticare le varie forme di persecuzione più nascoste
e insidiose che sono in mezzo a noi e che, se non uccidono fisicamente, uccidono, però, spiritualmente,
tentando di spegnere nei cuori la fede e la sete di Dio. Ovunque il cristianesimo si trova contrastato dalla
mentalità del mondo ateo o idolatrico; per questo si richiede ai cristiani una più grande vigilanza, una fede
più viva, un più ardente amore.
«Non possiamo tacere» s’intitola il messaggio della Cei per la giornata di preghiera del 15 agosto.
Davvero, non possiamo tacere di fronte alla violenza di cui tanti nostri fratelli cristiani sono vittime; non
possiamo tacere davanti all’aperta violazione di uno dei diritti umani più importanti, quello della libertà di
religione; non possiamo tacere di fronte alla tracotanza con cui si disprezzano i valori più sacri, si
profanano luoghi di culto, si cerca di cancellare la memoria della civiltà cristiana, proprio là dove è sorta e
da dove si è diffusa.
Se non possiamo tacere, non possiamo però neppure parlare con il linguaggio della controviolenza, con il
linguaggio dei forti e dei prepotenti. L’unica nostra voce, specialmente in quanto persone consacrate, può
essere quella dell’umile preghiera, nella certezza di fede che essa, nella sua apparente povertà, è invece
il grido più alto che arriva al cuore di Dio, è la forza buona che vince il male e insieme il balsamo più
efficace per sanare le ferite, poiché attinge la grazia dal cuore di Cristo trafitto. Essa non si limita a
qualche espressione verbale, ma è intessuta con i fili dell’offerta, del sacrificio, della pazienza, insieme
con quelli della gratitudine e della gioia, nell’adesione pronta e generosa a ogni volere o permissione di
Dio.
da Avvenire - Anna Maria Canopi monaca benedettina, Abbazia «Mater Ecclesiae» Isola San Giulio - Orta (Novara)
MONS LUIGI CARCANO
“il mio vicario”
Il 5 agosto 2014 mon. Luigi Carcano è passato a miglior vita, alla vigilia dei 96 anni: era nato il 15 settembre 1918 a
Palazzolo Milanese, dove era tornato nel 1993 al compimento dei 75 anni.
Il 7 giugno u.s. aveva compiuto 73 anni di ordinazione sacerdotale: del suo lungo ministero voglio ricordare qui i
sette anni, dal 1987 al 1993, vissuti come vicario episcopale della zona VII. E’ stato dunque “il mio vicario” nei tre
anni di formazione e nei primi tre di ministero diaconale: ha creduto fermamente nel diaconato permanente e con la
sua “ sapienza devota”, così definita dal Vicario Generale mons. Delpini durante il funerale, o, se vogliamo, santa
semplicità e sincerità, come è apparsa sempre a me e ai più, ha dato il suo prezioso contributo al sostegno e alla
stima del diaconato permanente proprio ai suoi inizi.
Ricordo i colloqui avuti con lui a Milano, dove risiedeva (assai vicino alla scuola dove insegnavo) e soprattutto non
dimentico la sua telefonata durante gli esercizi spirituali prima dell’ordinazione a Gazzada. “Ho pensato di mandarti
a Calderara, va bene?” (rigorosamente in dialetto) “Certo, monsignore, so che confina con Cusano, ma non la
conosco affatto, comunque va bene.” E’ andata così e nei tre anni successivi ho avuto contatti frequenti e stimolanti.
Dopo la rinuncia per raggiunti limiti di età, abbiamo continuato a vederci, poiché Palazzolo e Calderara sono
frazioni dello stesso comune, cioè Paderno Dugnano. Con lui ricordo don Domenico Nava e la zia di quest’ultimo,
Cherubina, che li ha serviti per più di sessant’anni con grande impegno e affetto. Ringrazio il Signore per averlo
messo sulla mia strada.
(A.S.)
Camminiamo Insieme
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NOTIZIE E COMUNICAZIONI

Accogliamo con gioia gli otto candidati (tutti sposati) che sono stati ammessi ufficialmente al
cammino verso il diaconato durante il pontificale di lunedì 8 settembre u.s., Natività della B.V.M.
Diamo il benvenuto tra noi anche ai quattro aspiranti del primo anno. Naturalmente non vogliamo
dimenticare i 24 seminaristi, che iniziano il terzo anno di teologia con l’ammissione lo stesso 8
settembre.
 1914 -2014 A cento anni dallo scoppio della prima guerra mondiale
“EGLI E’ LA NOSTRA PACE” è il titolo della lettera che l’arcivescovo di Gorizia ha scritto proprio
nel centesimo anniversario di quella che viene chiamata la Grande Guerra. Tutti abbiamo conosciuto
bene e conosciamo mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, sacerdote ambrosiano e vicario generale della
nostra diocesi: la lettura del suo scritto potrà aiutarci a riflettere, a capire e a pregare, mentre ci
prepariamo a seguire Papa Francesco, pellegrino di pace il 13 settembre al Sacrario di Redipuglia.
 27 settembre 2014 Duomo di Milano ore 9 ordinazione dei diaconi transeunti
 9 ottobre 2014 Giovedì diaconale con mogli ore 18 – 22 Milano via S. Antonio 5
 11 ottobre 2014 Convegno ecclesiale delle Comunità diaconali del Triveneto
Si terrà nell’Istituto salesiano “San Zeno” a Verona, il Convegno ecclesiale di tutte le Comunità
diaconali del Triveneto.
Promosso dalla Commissione regionale per il Diaconato, l’evento ha lo scopo di promuovere la mutua
conoscenza tra le Comunità diaconali diocesane e la riflessione sui temi inerenti l’identità e il ministero
del Diaconato permanente.
Come spiega l’arcivescovo di Udine Andrea Bruno Mazzocato, delegato della Conferenza Episcopale
Triveneto per tale ambito, «il Convegno si svolgerà nel giorno in cui ricorre il 52° anniversario
dell’apertura del Concilio Vaticano II e si celebra la prima memoria liturgica di San Giovanni XXIII».
Perciò, «all’intercessione del nuovo santo Pontefice e ai santi Patroni delle nostre diocesi, molti dei
quali sono Diaconi, affidiamo la buona realizzazione di questo convenire ecclesiale, affinché venga
riscoperto e valorizzato questo ministero del primo grado dell’Ordine Sacro».
Nel corso della giornata è prevista la relazione di don Erio Castellucci su “Bilancio e prospettive
della Teologia del Diaconato”. La concelebrazione eucaristica delle ore 12.00 sarà presieduta dal
Patriarca di Venezia e presidente della Cet Francesco Moraglia.
Al Convegno ecclesiale sono invitati i Vescovi diocesani, i delegati episcopali per il diaconato, tutti i
diaconi con le eventuali spose, tutti i candidati al diaconato (che hanno già fatto il rito di ammissione)
con le eventuali spose e gli incaricati per la formazione diaconale.
 15 novembre 2014 Duomo di Milano ore 17,30 ordinazione diaconi permanenti
 Tra le recenti nomine
Con un decreto, datato 8 luglio, l’Arcivescovo ha nominato Roberto Maria Pagani (diacono
permanente) responsabile del Servizio per l’Ecumenismo e il dialogo. In tale incarico il nuovo
responsabile coordina le quattro Sezioni in cui lo stesso Servizio è articolato: Ecumenismo, rapporti
con l’ebraismo, rapporti con l’islam, rapporti con le religioni orientali. Questa nomina ha la stessa
decorrenza dell’incarico già affidato al diacono Pagani (e che continua a essere in vigore) di
responsabile della sezione Ecumenismo per la durata quinquennale.
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Camminiamo Insieme
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Cambiano anche i responsabili del Servizio per la famiglia. L'incarico è stato affidato a Luigi
Magni(diacono permanente) e alla moglie Michela. La coppia, che ha tre figli, prende il posto
di Francesca e Alfonso Colzani.

Comunicazione del Rettore:
L’Arcivescovo ha nominato Sua Eccellenza Mons. Mario Delpini nuovo Responsabile per la
Formazione Permanente del Clero, che comprende anche la formazione al Diaconato.
Mentre assicuriamo a don Mario la nostra preghiera per l'incarico che assume anche nei nostri
confronti, vogliamo ringraziare sinceramente Sua Eccellenza Mons. Luigi Stucchi per essere stato
vicino ai diaconi e ai candidati ed aspiranti in questi due anni, mostrando una gradita simpatia e una
cordiale partecipazione al cammino del diaconato in Diocesi. Auguriamo anche a lui di continuare a
servire la Chiesa di Milano con sapienza nel nuovo incarico che gli è stato affidato come Vicario
Episcopale per le Religiose. Siamo contenti che mons. Stucchi continuerà a seguire le nostre attività nel
ruolo, che mantiene, di delegato della Conferenza Episcopale Lombarda per il Diaconato Permanente.
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Mons. Ennio Apeciti è stato nominato nuovo Rettore del Pontificio Seminario Lombardo a Roma e
nei prossimi giorni si trasferirà nella sua nuova sede.
Il Diaconato Permanente, in particolare durante il tempo della formazione, ha goduto in questi anni
della sua preziosissima ed apprezzatissima collaborazione di cui gli siamo profondamente riconoscenti.
I diaconi in particolare ricorderanno l'intensa esperienza del pellegrinaggio a Roma nel 2012, che don
Ennio ha guidato con grande competenza e con la passione che tutti conosciamo.
Mentre auguriamo a don Ennio di svolgere un fecondo ministero con i sacerdoti studenti a Roma,
esprimiamo la speranza che compatibilmente con il nuovo incarico possa anche in futuro avere
occasione di proseguire attivamente l'amicizia che in questi anni lo ha legato al diaconato.
Gli assicuriamo il nostro sostegno nella preghiera
Camminiamo Insieme
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