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PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO
PIANO DEI SERVIZI
ALLEGATO IV
RETE ECOLOGICA COMUNALE
PAOLO GUIDO RIGANTI
2014.09.17 17:32:04
CN=PAOLO GUIDO RIGANTI
C=IT
O=COMUNE DI SESTO SAN GIOVANNI/00732210968
RSA/1024 bits
settembre 2014
Il presente rapporto “Rete Ecologica Comunale” è stato redatto da Centro Studi PIM nell’ambito del
Programma di collaborazione col Comune di Sesto San Giovanni per l’anno 2013 (IST_14_13).
Il gruppo di lavoro che ha curato la realizzazione del rapporto è composto da:
Centro Studi PIM
Franco Sacchi (direttore responsabile), Francesca Boeri (capo progetto), Fabio Bianchini, Alma Grieco;
Referenti per il Com une di Sesto San Giovanni:
Edoardo Marini (Assessore all’Urbanistica, politiche energetiche, mobilità), Paolo Guido Riganti (Settore Governo
del territorio e attività produttive), Valeria Cerruti, Andrea Bigatti (Settore Governo del territorio e attività
produttive - Servizio Urbanistica), Alessandro Casati (Direzione Parco della Media Valle del Lambro) .
Allegato IV - RETE ECOLOGICA COMUNALE
INDICE
Introduzione ....................................................................................................1
1.
Il quadro di riferimento ...................................................................................3
2.
Il quadro conoscitivo .................................................................................... 35
3.
Il progetto di Rete Ecologica Comunale ...................................................... 78
1.1
1.2
1.3
1.4
1.5
2.1
2.2
2.3
2.4
2.5
2.6
2.7
2.8
3.1
3.2
La normativa di riferimento .................................................................................................
La Rete Ecologica Regionale ................................................................................................
La Rete Ecologica Provinciale ...............................................................................................
La Rete Ecologica dei Comuni contermini .............................................................................
I contenuti del progetto di Rete Ecologica Comunale ............................................................
Aspetti territoriali e paesistico-ambientali .............................................................................
Il sistema delle aree protette ...............................................................................................
Le tipologie di verde ...........................................................................................................
Gli aspetti naturalistici .........................................................................................................
Gli elementi detrattori .........................................................................................................
I percorsi ciclabili ................................................................................................................
Barriere infrastrutturali e sovrappassi/sottopassi ...................................................................
I progetti e le proposte in atto .............................................................................................
Gli elementi costitutivi della REC ..........................................................................................
La normativa ......................................................................................................................
Indicazioni bibliografiche ....................................................................................... 89
CARTOGRAFIA
Tavola SE.02
Tavola SP.02
Quadro conoscitivo - Sistema paesaggistico-ambientale a supporto della REC [scala
1:5.000] (allegata alla Relazione)
Quadro pianificatorio - Rete Ecologica Comunale [scala 1:5.000]
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PGT – PIANO DEI SERVIZI
CON_04_12_ELA_TE_01_rev2 settembre 2014
Allegato IV - RETE ECOLOGICA COMUNALE
Introduzione
Lo strumento che oggi risulta di primaria importanza per la conservazione della biodiversità è la
formazione della “rete ecologica“, il cui obiettivo principale è quello di offrire un substrato polivalente
alla tutela dell’ambiente e a uno sviluppo sostenibile del territorio, mettendo a sistema gli elementi che
concorrono alla funzionalità dell’ecosistema di area vasta.
Affidata alla pianificazione regionale e provinciale nel suo disegno generale, ma realizzabile nelle sua
specificità soprattutto attraverso la risposta della pianificazione locale, la formazione della rete si
propone, quindi, come un processo di pianificazione strettamente coordinato tra Provincia, Enti Parco
e Comuni, nel quale l’apporto di ogni soggetto sia congruente con il disegno generale e
reciprocamente sostenuto.
Obiettivo della rete ecologica è quello di offrire alle popolazioni di specie mobili (quindi soprattutto
animali) che concorrono alla biodiversità la possibilità di scambiare individui e geni tra unità di habitat
tra loro spazialmente distinte.
Lo strumento per superare le limitazioni e i conflitti tra aree protette, sistemi urbani e soggetti
pianificatori è rappresentato dalla costruzione di una “rete ecologica” che metta in relazione gli
elementi di valore naturalistico, già soggetti a tutela, con aree e elementi di ricostruzione della
naturalità, continui e interrelati con le strutture insediative e le reti infrastrutturali. Ciò al fine di evitare
la formazione di sistemi “chiusi” ed isolati, ancorché protetti, in un ambito generale di criticità
ambientale, quale quello metropolitano.
Come è noto, e in estrema sintesi, la rete si fonda su uno schema portante di habitat capaci di fornire
livelli sufficienti di biodiversità, da consolidare, su nuovi elementi di naturalità, da creare negli ambiti
di maggiore carenza, e su un sistema di fasce di connessione che li mettano in comunicazione.
L’attuale impostazione scientifico-culturale si basa sul concetto di rete ecologica polivalente, nel quale
le esigenze nel campo della biodiversità e della fruizione antropica si fondono, considerando
l’ecosistema nella sua completezza e tenendo quindi conto delle interferenze prodotte dalle matrici di
supporto (in primo luogo agricole) per quanto riguarda sia gli impatti diffusi generati, sia le
opportunità per nuovi servizi ecosistemici.
Nell’ambito della regione urbana le maggiori potenzialità sono rappresentate da alcuni elementi che si
possono considerare “di base”:
• il sistema delle acque, costituito non solo dalle grandi aste fluviali (come il Lambro), ma anche dai
corsi d’acqua minori, dai navigli e canali principali che stabiliscono alcuni collegamenti est-ovest
(Villoresi e navigli) e dalla rete minuta del sistema irriguo derivato;
• gli ambiti di naturalità compresi nei Parchi regionali e naturali;
• i Parchi Locali di Interesse Sovracomunale, quali elementi di potenziale ricostruzione di elementi di
naturalità;
• la conservazione degli spazi liberi, non soggetti a tutela, laddove costituiscano “varchi” tra aree
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PGT – PIANO DEI SERVIZI
fortemente urbanizzate, con conseguente orientamento dell’attività agricola presente verso colture
che garantiscano la conservazione della biodiversità;
• i sistemi di verde urbano, una volta messi a regime e in contatto con gli spazi aperti;
• il sistema della percorribilità “lenta” del territorio, i cui tracciati possono essere adeguatamente dotati di
elementi di arredo vegetale continui.
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Allegato IV - RETE ECOLOGICA COMUNALE
1
IL QUADRO DI RIFERIMENTO
1.1
La normativa di riferimento
La LR 86/83 “Piano generale delle aree regionali protette”, come modificata dalla LR
12/11
LR 12/11 “Nuova organizzazione degli enti gestori delle aree regionali protette e modifiche alle leggi
regionali 30 novembre 1983, n° 86 (Piano generale delle aree regionali protette) e 16 luglio 2007, n°
16 (Testo unico delle leggi regionali in materia di istituzione dei parchi)” modifica la LR 86/83
introducendo l’art. 3-ter che definisce puntualmente la Rete Ecologica Regionale. In particolare, le
province controllano, in sede di verifica di compatibilità dei Piani di Governo del Territorio e delle loro
varianti, l’applicazione dei criteri per la gestione e la manutenzione della RER e, tenendo conto della
strategicità degli elementi della RER nello specifico contesto in esame, possono introdurre prescrizioni
vincolanti.
LR 12/ 11, art. 6 (M odifiche alla legge regionale 86/ 1983)
1. Per il raggiungimento delle finalità di cui all’articolo 1, comma 2, alla l.r. 86/1983 sono apportate le seguenti
modifiche:
a) dopo l’articolo 3-bis è inserito il seguente:
«Art. 3-ter
(Rete ecologica regionale)
1. La Rete ecologica regionale (RER) è costituita dalle aree di cui all’articolo 2 e dalle aree, con valenza
ecologica, di collegamento tra le medesime che, sebbene esterne alle aree protette regionali e ai siti della Rete
Natura 2000, per la loro struttura lineare e continua o il loro ruolo di collegamento ecologico, sono funzionali alla
distribuzione geografica, allo scambio genetico di specie vegetali e animali e alla conservazione di popolazioni
vitali ed è individuata nel piano territoriale regionale (PTR).
2. La Giunta regionale formula criteri per la gestione e la manutenzione della RER, in modo da garantire il
mantenimento della biodiversità, anche prevedendo idonee forme di compensazione.
3. Le province controllano, in sede di verifica di compatibilità dei piani di governo del territorio (PGT) e delle loro
varianti, l’applicazione dei criteri di cui al comma 2 e, tenendo conto della strategicità degli elementi della RER
nello specifico contesto in esame, possono introdurre prescrizioni vincolanti.
4. La RER è definita nei piani territoriali regionali d’area, nei piani territoriali di coordinamento provinciali, nei
piani di governo del territorio comunali e nei piani territoriali dei parchi.»;
….
La DelGR n° 8/8515 “Modalità per l'attuazione della Rete Ecologica Regionale in raccordo
con la programmazione territoriale degli Enti locali” e la DelGR n° 8/10962 “Rete
ecologica regionale: approvazione degli elaborati finali comprensivi del settore Alpi e
Prealpi”
Con la DelGR n° 8/8515 del 26 novembre 2008 la Regione Lombardia ha approvato la Rete Ecologica
Regionale relativa alla Pianura Padana e all’Oltrepò Pavese.
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PGT – PIANO DEI SERVIZI
La Rete Ecologica Regionale (RER), riconosciuta come infrastruttura prioritaria del Piano Territoriale
Regionale, costituisce strumento orientativo per la pianificazione regionale e locale.
La RER, e i criteri per la sua implementazione, si propongono di fornire al Piano Territoriale Regionale,
oltre al quadro delle sensibilità prioritarie naturalistiche esistenti, un disegno degli elementi portanti
dell’ecosistema di riferimento per la valutazione di punti di forza e debolezza, di opportunità e minacce
presenti sul territorio regionale.
Le necessarie prospettive di sinergia e coerenza vengono attuate attraverso gli strumenti
programmatici per il governo coordinato del territorio definiti dalla LR 12/05, sui tre livelli di scala,
oltre che con gli strumenti tecnico-amministrativi che producono valutazioni di ordine ambientale
(VAS, VIA, Valutazioni di Incidenza).
In tal senso, compito della RER è coadiuvare il PTR a svolgere una funzione di indirizzo per i PTCP e i
PGT e di coordinamento rispetto a piani e programmi regionali di settore, aiutandoli a individuare le
sensibilità prioritarie e a fissare i target specifici in modo che possano tener conto delle esigenze di
riequilibrio ecologico.
Il documento "Rete Ecologica Regionale" illustra la struttura della Rete e degli elementi che la
costituiscono, rimandando alle schede descrittive e alle tavole dei 99 settori in scala 1:25.000, in cui è
suddivisa l'area di pianura, ossia il contesto più problematico, rimandando l'ambito montano, che, a
esclusione di alcune aree abbastanza circoscritte, presenta un quadro di connettività ecologica ancora
sufficientemente salvaguardato, a un successivo approfondimento.
Alla Delibera è allegato il documento "Rete ecologica regionale e programmazione territoriale degli
enti locali" fornisce indispensabili indicazioni per la composizione e la concreta salvaguardia della Rete
nell'ambito dell'attività di pianificazione e programmazione, riprendendo e sviluppando i presupposti
già indicati nella DelGR n° 8/6415 del 27 dicembre 2007 “Criteri per l’interconnessione della Rete
Ecologica Regionale con gli strumenti di programmazione territoriale”. In essa vengono indicati i campi
di governo prioritari che, al fine di contribuire concretamente alle finalità generali di sviluppo
sostenibile, possono produrre sinergie reciproche in un’ottica di rete ecologica polivalente:
•
•
•
•
•
•
•
Rete Natura 2000;
aree protette;
agricoltura e foreste;
fauna;
acque e difesa del suolo;
infrastrutture;
paesaggio.
In particolare, il cap. 5 tratta le Reti ecologiche comunali (REC), individuandone gli obiettivi specifici, i
criteri generali e gli elaborati tecnici.
RETE ECOLOGI CA REGI ONALE E P ROGRAM M AZI ONE TERRI TORI ALE DEGLI ENTI
LOCALI : LE RETI ECOLOGI CHE COM UNALI
La realizzazione di un progetto di rete ecologica a livello locale (Rete Ecologica Comunale) deve prevedere:
• il recepimento delle indicazioni di livello regionale e di quelle, ove presenti, livello provinciale, nonché il
• loro adattamento alla scala comunale
• il riconoscimento degli ambiti e degli habitat di valore (presenti e di progetto) che dovrà essere sottoposto a
un regime di tutela o comunque ad una destinazione d’uso dei suoli specifica al fine di garantirne la sua
conservazione e una corretta trasformazione nel tempo anche sotto il profilo della funzionalità
dell’ecosistema;
• la definizione delle concrete azioni per attuare del progetto della rete ecologica, la loro localizzazione, le
• soluzioni che ne consentono la realizzazione (ad esempio attraverso l’acquisizione delle aree, o accordi mirati
con i proprietari), la quantificazione dei costi necessari per le differenti opzioni;
• la precisazione degli strumenti per garantirne la sostenibilità economica (introducendo quindi i meccanismi di
perequazione, compensazione, possibili forme di convezioni per la realizzazione di interventi).
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Allegato IV - RETE ECOLOGICA COMUNALE
La Rete Ecologica Comunale (REC) trova la sue condizioni di realizzazione nel Piano di Governo del Territorio
previsto dalla LR 12/05 ,e in particolare, nel Documento di Piano (art. 8) che, in quanto strumento strategico e
strutturale del PGT, determina gli obiettivi complessivi di sviluppo quantitativo, definisce il quadro ricognitivo e
programmatico di riferimento per lo sviluppo economico e sociale del comune, anche sulla base del Sistema
Informativo Territoriale integrato regionale che contiene al suo interno la
RER primaria.
Gli obiettivi specifici per il livello comunale sono così sintetizzati:
• fornire al PGT un quadro integrato delle sensibilità naturalistiche esistenti, ed uno scenario ecosistemico di
riferimento per la valutazione di punti di forza e debolezza, di opportunità e minacce presenti sul territorio
governato;
• fornire al PGT indicazioni per la localizzazione degli ambiti di trasformazione in aree poco impattanti con
• gli ecosistemi deputati agli equilibri ambientali, in modo tale che il Piano nasca già il più possibile compatibile
con le sensibilità ambientali presenti;
• fornire alle Pianificazione attuativa un quadro organico dei condizionamenti di tipo naturalistico ed
ecosistemico e delle azioni ambientalmente compatibili e fornire indicazioni per individuare aree su cui
realizzare eventuali compensazioni di valenza ambientale;
• fornire alle autorità ambientali di VAS e di VIA ed ai soggetti che partecipano a tavoli di concertazione uno
strumento coerente per gli scenari ambientali , per le valutazioni sui singoli progetti, per governare i
condizionamenti e le opportunità di natura ecologica e per fornire un indirizzo motivato delle azioni
compensative.
Il progetto di rete ecologica di livello comunale prevederà le seguenti azioni di carattere generale:
• una verifica di adeguatezza del quadro conoscitivo esistente, ed eventualmente un suo completamente ai fini
di un governo efficace degli ecosistemi di pertinenza comunale;
• la definizione di un assetto ecosistemico complessivo soddisfacente sul medio periodo;
• regole per il mantenimento della connettività lungo i corridoi ecologici del progetto di REC, o del progetto
eco-paesistico integrato;
• regole per il mantenimento dei tassi di naturalità entro le aree prioritarie per la biodiversità a livello regionale;
• realizzazione di nuove dotazioni di unità polivalenti, di natura forestale o di altra categoria di habitat di
interesse per la biodiversità e come servizio ecosistemico, attraverso cui potenziare o ricostruire i corridoi
ecologici previsti, e densificare quelle esistenti all’interno dei gangli del sistema.
Successivamente, con la DelGR n° 8/10962 del 30 dicembre 2009, viene approvato il disegno
definitivo della Rete Ecologica Regionale, aggiungendo l’area alpina e prealpina con schede descrittive
e tavole dei 66 settori interessati.
Nell’ottica di costruire e valorizzare la Rete si inserisce il progetto “Dai Parchi alla Rete Ecologica
Regionale”, approvato con DelGR n° 10415 del 28 ottobre 2009, i cui obiettivi sono:
• realizzare alcuni tra i principali corridoi ecologici di connessione tra le aree prioritarie per la biodiversità;
• potenziare la qualità degli habitat e della valenza ecologica delle aree prioritarie coincidenti con le aree
protette e promuovere nel contempo l’efficacia delle funzioni ecosistemiche da queste svolte;
• considerare la valenza polifunzionale della Rete, che potrà così garantire anche funzioni paesistiche, fruitive e
ricreative.
La DelGR n° 9/999 “Approvazione degli indirizzi e orientamenti per la pianificazione
locale in riferimento a EXPO 2015 nell’ottica della sostenibilità”
La DelGR n° 9/999 individua i temi rilevanti della pianificazione locale connessi a Expo 2015, indicando
gli indirizzi e gli orientamenti per la pianificazione stessa nell’ottica della sostenibilità e che
costituiscono un riferimento operativo anche per gli ambiti non direttamente interessati all’evento.
In particolare la rete ecologica, nella sua formulazione strutturale, è considerata quadro conoscitivo e
programmatico prioritario nell’ambito della valutazione delle scelte di trasformazione degli spazi liberi.
Il PTR indica infatti che «è necessario conservare la continuità della Rete Ecologica Regionale e che
qualora a seguito delle valutazioni complessive del piano, si determini una “rottura” del sistema, il DdP
del PGT deve indicare espressamente le misure di mitigazione da prevedere, con particolare
attenzione all’inserimento paesistico, e modalità compensative aggiuntive che devono essere attivate
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PGT – PIANO DEI SERVIZI
congiuntamente alla realizzazione dell’intervento e finalizzate al rafforzamento e al recupero del valore
naturalistico ed ecologico all’interno del territorio comunale, con particolare attenzione alla
realizzazione dei corridoi ecologici previsti dal Piano dei Servizi del PGT».
Le Amministrazioni locali sono, dunque, chiamate a porre particolare attenzione in modo specifico ai
temi della rete ecologica sia nell’ambito della propria programmazione territoriale, che nell’ambito
della pianificazione attuativa.
Per una adeguata contestualizzazione e attuazione della rete ecologica a livello comunale è necessario
innanzitutto che i Comuni individuino qualità e criticità dell’attuale ecomosaico, con particolare
riferimento ai Siti Natura 2000, ai Parchi e alle aree di maggiore naturalità , che alla programmazione
di livello regionale e provinciale. Tale sistema di conoscenze dovrebbe essere esteso a un territorio più
vasto di quello comunale per garantire la continuità della rete e permettere, anche attraverso forme di
consultazione con le Amministrazioni confinanti, la costruzione di azioni sinergiche per il suo disegno.
Una volta tracciato lo schema gerarchico della rete ecologica di livello locale, in coerenza con quello
regionale e provinciale, le Amministrazioni comunali possono prevedere, all’interno dei propri
strumenti di pianificazione, orientamenti e indirizzi differenziati in rapporto ai diversi ecosistemi e al
contesto agricolo o urbano.
Nello specifico, particolare attenzione deve riguardare il territorio agricolo e, in particolare il territorio
periurbano che costituisce un filtro fra la città e la campagna.
Per quanto riguarda, invece, il territorio edificato, per definizione caratterizzato da una minore valenza
naturalistica e da una maggiore frammentazione ecologica, la rete deve essere costituita dall’insieme
degli spazi aperti destinati a usi pubblici e privati, caratterizzati al loro interno da differenti valori
ecologici, presenti o potenziali, distinguendo fra nodi e corridoi ecologici.
I nodi ecologici urbani coincidono, in genere, con le parti di città che presentano un valore ecologico,
generalmente potenziale e costituiscono le ultime propaggini degli spazi aperti (spazi «di
interscambio» tra città` e territorio rurale, aree incolte o dismesse) o i principali elementi del verde
pubblico e privato (parchi e giardini pubblici e d’uso pubblico, verde d’arredo, parchi e giardini privati).
Tali nodi possono essere esistenti o di progetto; in quest’ultimo caso è in sede di progettazione
esecutiva che è opportuno delineare con attenzione caratterizzazione, struttura e sviluppo.
Una funzione rilevante è poi assegnata agli elementi vegetazionali diffusi e ai suoli non
impermeabilizzati che contribuiscono alla riduzione dell’inquinamento atmosferico e termico della città
e che vanno, se e quando possibile, adeguatamente ampliati e migliorati dal punto di vista arboreoarbustivo.
Nei nodi ecologici urbani possono rientrare, oltre alle aree agricole intercluse e di frangia, anche orti,
aree sportive, piccole attrezzature e servizi ad uso pubblico.
Sempre in ambito urbano è opportuno individuare i corridoi ecologici, ossia elementi lineari, naturali e
seminaturali, con andamento e ampiezza variabili, costituiti da siepi e filari alberati variamente
strutturati, fasce arboreo-arbustive, corsi d’acqua, canali di bonifica, prati lineari, scarpate rinverdite,
ecc., caratterizzati da una specifica valenza ecologica o che potrebbero assumerla a seguito di idonee
azioni di riqualificazione.
Tali corridoi hanno una funzione di collegamento tra nodi ecologici, costituendo veicoli di naturalità in
aree prive di tali prerogative. Per svilupparsi dovrebbero appoggiarsi e/o inglobare elementi di valore
naturalistico esistenti, anche in affiancamento a percorsi viari di qualsiasi genere e livello, con la
possibilità di svolgere una funzione di mitigazione paesaggistica e ambientale dell’infrastruttura.
All’interno di contesti urbanizzati la pianificazione locale dovrebbe, dunque, considerare come prioritari
i seguenti indirizzi e orientamenti:
• progettare parchi e giardini secondo criteri naturalistici (diversificazione degli ambienti, riduzione
degli elementi artificiali, controllo dell’illuminazione notturna, realizzazione di recinzioni costituite da
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Allegato IV - RETE ECOLOGICA COMUNALE
specie arbustive possibilmente edule);
• prevedere l’impianto di alberi e siepi lungo le strade e i percorsi ciclabili, con particolare attenzione
all’impianto di specie autoctone e caduche in modo da permettere l’ombreggiamento estivo e
l’irraggiamento invernale;
• prevedere che le aree di compensazione degli impatti siano realizzate prioritariamente in funzione
del completamento del progetto della rete ecologica locale;
• orientare negli interventi per nuove realizzazioni o riqualificazioni la sistemazione degli spazi aperti
al fine di favorire la continuità delle aree verdi di pertinenza;
• incentivare nelle nuove trasformazioni la presenza di quote significative di vegetazione, adottando
soluzioni quali, ad esempio, tetti verdi, dotazione arborea/arbustiva in rapporto alle volumetrie
insediate, recinzioni verdi o semipermeabili, superfici permeabili in profondità;
• salvaguardare i varchi tra gli insediamenti esistenti, e previsti, con fasce di vegetazione arborea e
arbustiva tali da garantire il contenimento dei processi conurbativi;
• valorizzare in senso ecologico le fasce contermini ai principali corridoi della mobilità e tecnologici,
eventualmente prevedendo barriere antirumore a valenza multipla;
• riqualificare i corsi d’acqua esistenti, inserendoli in un progetto di valorizzazione;
• interconnettere le aree libere, anche residuali, sia private che pubbliche, all’interno del territorio
urbanizzato in modo da valorizzare il sistema del verde urbano;
• individuare i corridoi ecologici e un sistema organico del verde (pubblico e privato) di connessione
tra spazi aperti ed edificati, verificando i rapporti di frangia e disincentivando la frammentazione
del territorio urbanizzato;
• mantenere la vegetazione esistente in occasione del recupero di aree dismesse e/o abbandonate.
1.2
La Rete Ecologica Regionale
La Rete Ecologica Regionale approvata con DelGR n° 8/10962 (pubblicata nell'edizione speciale del
BURL n° 26 del 28 giugno 2010) è riconosciuta come infrastruttura prioritaria del Piano Territoriale
Regionale (PTR) e costituisce uno strumento orientativo per la pianificazione regionale e locale.
La RER si propone come rete ecologica polivalente, unendo quindi funzioni di tutela della biodiversità
e della fruizione antropica con l’obiettivo di rendere i seguenti servizi ecosistemici al territorio:
• contributo al paesaggio con nuclei ed elementi vegetali concorrenti ad assetti formali percepibili
come positivi sul piano culturale o genericamente estetico;
• offerta di opportunità specifiche di riqualificazione di ambienti a vario titolo degradati (attività
estrattive, cantieri, smaltimento rifiuti, bonifica di suoli contaminati, controllo di specie aliene,
ecc.);
• concorrenza alla difesa del suolo su versanti potenzialmente soggetti a rischi idrogeologici;
• produzione di biomasse come fonte di energia rinnovabile, all’interno di una ripartizione equilibrata
dei prodotti degli agroecosistemi (alimentari, energia, valori ecopaesistici);
• intervento sui flussi di acque inquinate, comprese quelle alterate dalle stesse pratiche agricole, in
modo da svolgere funzioni di fitodepurazione;
• intervento sui flussi di aria contaminata in ambito urbano o periurbano, quali quelli derivanti da
strade trafficate o da sorgenti produttive, in modo da svolgere funzione di filtro sul particolato
trasportato.
• produzione di stock per il trattenimento di carbonio, altrimenti concorrente ai gas-serra ed ai rischi
di cambiamenti climatici globali;
• intervento sulle masse d’aria presenti negli insediamenti abitati in modo da svolgere funzioni di
tamponamento del microclima.
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PGT – PIANO DEI SERVIZI
La RER si articola nei seguenti livelli spaziali:
1) un livello regionale primario comprendente:
• uno Schema Direttore regionale, in scala 1:250.000, inserito dal PTR tra le infrastrutture prioritarie
della Regione Lombardia;
• una carta degli elementi rilevanti regionali in scala 1:25.000, come strumento di riferimento
immediatamente utilizzabile perla pianificazione provinciale e locale;
• precisazioni ed adeguamenti che emergeranno successivamente in sede di PTRA (Piani Territoriali
Regionali d’Area) o di altri strumenti programmatici regionali;
2) un livello provinciale, comprendente le Reti Ecologiche Provinciali (REP), che si pongono come
indirizzo e coordinamento delle reti ecologiche di livello locale;
3) un livello locale comprendente:
• le Reti Ecologiche Comunali (REC), definite in sede di Piani di Governo del Territorio;
• le reti ecologiche definite dai Parchi;
• le reti ecologiche prodotte dal coordinamento di soggetti amministrativi vari mediante Accordi di
Programma (Contratti di fiume, ecc.);
• le reti ecologiche promosse a vario titolo e da vari soggetti con obiettivi funzionali particolari (es.
reti specie-specifiche su aree definite).
Gli obiettivi specifici per il livello regionale della RER (definita Rete Ecologica Regionale primaria), sono
i seguenti:
• fornire al PTR un quadro delle sensibilità prioritarie naturalistiche esistenti, ed un disegno degli
elementi portanti dell’ecosistema di riferimento per la valutazione di punti di forza e debolezza, di
opportunità e minacce presenti sul territorio regionale;
• coadiuvare il PTR a svolgere una funzione di indirizzo per i PTPC e i PGT;
• aiutare il PTR a svolgere una funzione di coordinamento rispetto a piani e programmi regionali di
settore, aiutandoli ad individuare le sensibilità prioritarie e a fissare i target specifici in modo che
possano tener conto delle esigenze di riequilibrio ecologico; in particolare fornire alle Pianificazioni
regionali di settore in materia di attività estrattive, di smaltimento dei rifiuti, di viabilità extraurbana
un quadro dei condizionamenti primari di natura naturalistica ed ecosistemica, e delle opportunità
di individuare azioni di piano compatibili;
• fornire agli uffici deputati all’assegnazione di contributi per misure di tipo agroambientale
indicazioni di priorità spaziali per un miglioramento complessivo del sistema;
• fornire alle autorità ambientali di livello regionale impegnate nei processi di VAS uno strumento
coerente per gli scenari ambientali di medio periodo da assumere come riferimento per le
valutazioni;
• fornire all’autorità competente in materia di VIA, anche per l’espressione del parere regionale
nell’ambito della procedura di competenza ministeriale, uno strumento coerente per le valutazioni
sui singoli progetti, e di indirizzo motivato delle azioni compensative;
• fornire all’autorità competente in materia di Valutazione di Incidenza riferimenti per precisare le
condizioni di applicazione delle procedure, ai fini di una completa considerazione delle esigenze di
coerenza globale di Rete Natura 2000, ai fini del rispetto combinato della Direttive 93/42/CE
(Habitat) con le Direttive 96/11/CE (VIA) e 2001/42/CE (VAS).
Gli elementi che costituiscono la RER sono suddivisi in Elementi primari e Elementi di secondo livello.
Gli Elementi primari comprendono, oltre alle Aree identificate da Regione Lombardia come prioritarie
per la biodiversità, tutti i Parchi Nazionali e Regionali e i Siti della Rete Natura 2000 (SIC e ZPS). Sono
qui compresi i Gangli, i Corridoi regionali primari e i Varchi.
Gli elementi che svolgono una funzione di completamento del disegno di rete e di raccordo e
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connessione ecologica tra gli Elementi primari rappresentano gli Elementi di secondo livello della RER.
Tavola di inquadramento dei settori della Rete Ecologica Regionale {Regione Lombardia, 2009]
Ogni settore della RER viene descritto attraverso una carta in scala 1:25.000 ed una scheda descrittiva
operativa e orientativa ai fini dell'attuazione della Rete Ecologica, da utilizzarsi quale strumento
operativo da parte degli enti territoriali competenti.
In particolare, la città di Sesto San Giovanni e il Nord Milano sono inseriti nelle schede 52 “Nord
Milano” e 72 “Est Milano”, di seguito riportate.
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RER - SETTORE 52
N OM E SETTORE: NORD MILANO
Province: MI, VA
DESCRI ZI ON E GEN ERALE
Area fortemente compromessa dal punto di vista della connettività ecologica, soprattutto nel suo settore sud –
orientale, che coincide con la zona N della città di Milano e alcuni Comuni dell’hinterland milanese, oltre che per
la presenza di ampi tratti delle autostrade Milano – Torino, Milano – Venezia, Milano – Laghi e Tangenziale
Ovest di Milano. Il settore è localizzato a N – NW della città di Milano, ed è delimitato a W dall’abitato di
Vanzago e a E dall’abitato di Cologno Monzese.
Include d’altro canto aree di grande pregio naturalistico, classificate come Aree prioritarie per la biodiversità
nella Pianura Padana lombarda, quali il settore meridionale del Parco delle Groane e un ampio settore del Parco
Agricolo Sud Milano, oltre all’intera superficie del Parco Nord Milano e del PLIS della Balossa e a gran parte del
PLIS del Grugnotorto - Villoresi.
Le Groane, in particolare, occupano il più continuo ed importante terreno semi-naturale dell’alta pianura a nord
di Milano, caratterizzato da un mosaico di boschi misti di Pino silvestre, Farnia, Castagno, Betulla, Carpino nero;
brughiere relitte a Brugo; stagni; “fossi di groana”, ovvero canali a carattere temporaneo scavati nell’argilla
grazie allo scorrimento dell’acqua piovana e ospitanti numerose specie di anfibi durante la riproduzione. Il Parco
delle Groane ospita specie di grande interesse naturalistico quali il raro lepidottero Maculinea alcon, la Rana di
Lataste, il Capriolo, il Succiacapre (nidificante) e il Tarabuso (svernante). L’area è inoltre percorsa da corsi
d’acqua naturali quali il fiume Olona e, per un breve tratto nel settore SE, dal fiume Lambro. Comprende inoltre
tratti significativi dei torrenti Seveso, Nirone, Lentate.
L’area è interessata dal progetto per una “Dorsale Verde Nord Milano” coordinato dalla Provincia di Milano.
Lungo il confine meridionale, a ridosso della città di Milano, si trovano due aree esempio di ripristino ambientale:
il Bosco in Città e il Parco delle Cave.
ELEM EN TI DI TUTELA
SI C - Siti di I m portanza Com unitaria: IT2050001 Pineta di Cesate
ZPS – Zone di Protezione Speciale: Parchi Regionali: PR Agricolo Sud Milano; PR delle Groane; PR Nord Milano
Riserve N aturali Regionali/ Statali: M onum enti N aturali Regionali: Aree di Rilevanza Am bientale: ARA “Sud Milano – Medio Lambro”
PLI S: Parco del Grugnotorto - Villoresi; Parco della Balossa
Altro: Bosco in Città, Parco delle Cave; ARE – Area di Rilevante interesse Erpetologico “Parco Nord Milano”
ELEM EN TI DELLA RETE ECOLOGI CA
Elem enti prim ari
Gangli prim ari: Corridoi prim ari: Dorsale Verde Nord Milano; Fiume Lambro e Laghi Briantei (classificato come “fluviale
antropizzato” nel tratto compreso nel settore 52).
Elem enti di prim o livello compresi nelle Aree prioritarie per la biodiversità (vedi D.G.R. 30 dicembre 2009 –
n. 8/10962): 03 Boschi dell’Olona e del Bozzente; 30 Risaie, fontanili e garzaie del Pavese e del Milanese
Elem enti di secondo livello
Aree im portanti per la biodiversità esterne alle Aree prioritarie (vedi Bogliani et al., 2007. Aree prioritarie
per la biodiversità nella Pianura Padana lombarda. FLA e Regione Lombardia; Bogliani et al., 2009. Aree
prioritarie per la biodiversità nelle Alpi e Prealpi lombarde. FLA e Regione Lombardia): CP15 Sistema dei fontanili
del milanese; FV39 Parco Nord Milano
Altri elem enti di secondo livello: PLIS della Balossa; PLIS Grugnotorto – Villoresi; Aree agricole tra Pogliano
Milanese e Pregnana Milanese.
I N DI CAZI ON I PER L’ATTUAZI ON E DELLA RETE ECOLOGI CA REGI ON ALE
Per le indicazioni generali vedi:
- Piano Territoriale Regionale (PTR) approvato con deliberazione di Giunta regionale del 16 gennaio 2008, n.
6447, e adottato con deliberazione di Consiglio regionale del 30 luglio 2009, n. 874, ove la Rete Ecologica
Regionale è identificata quale infrastruttura prioritaria di interesse regionale;
- Deliberazione di Giunta regionale del 30 dicembre 2009 – n. 8/10962 “Rete Ecologica Regionale: approvazione
degli elaborati finali, comprensivi del Settore Alpi e Prealpi”;
- Documento “Rete Ecologica Regionale e programmazione territoriale degli enti locali”, approvato con
deliberazione di Giunta regionale del 26 novembre 2008, n. 8515.
Favorire in generale la realizzazione di nuove unità ecosistemiche e di interventi di deframmentazione ecologica
che incrementino la connettività:
- lungo la Dorsale Verde Nord Milano
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Allegato IV - RETE ECOLOGICA COMUNALE
- verso SW con il Parco Agricolo Sud Milano;
- verso N con il Parco delle Groane;
- verso NE con il Parco della Valle del Lambro;
- verso NW con l’area prioritaria 03 Boschi dell’Olona e del Bozzente;
- verso E con il Bosco di Vanzago.
1) Elem enti prim ari e secondo livello
Fiume Olona; Fiume Lambro; Torrente Seveso; Torrente Nirone; Torrente Lentate – Ambienti acquatici lotici:
definizione di un coefficiente naturalistico del DMV, con particolare attenzione alla regolazione del rilascio delle
acque nei periodi di magra; mantenimento delle aree di esondazione; ripristino di zone umide laterali;
mantenimento del letto del fiume in condizioni naturali, evitando la costruzione di difese spondali a meno che
non si presentino problemi legati alla pubblica sicurezza (ponti, abitazioni); mantenimento delle fasce tampone;
creazione di piccole zone umide perimetrali per anfibi e insetti acquatici; mantenimento dei siti riproduttivi dei
pesci e degli anfibi; interventi di contenimento ed eradicazione delle specie alloctone (es. Nutria, pesci alloctoni);
05 Groane - Boschi: mantenimento della disetaneità del bosco; disincentivare rimboschimenti con specie
alloctone; mantenimento delle piante vetuste; creazione di cataste di legna; conservazione della lettiera;
prevenzione degli incendi; conservazione di grandi alberi; creazione di alberi-habitat (creazione cavità
soprattutto in specie alloctone);
05 Groane - Brughiere: mantenimento della brughiera; interventi di conservazione delle brughiere tramite taglio
di rinnovazioni forestali, come già realizzato dal Parco delle Groane nel corso di un progetto LIFE Natura;
incentivazione e attivazione di pascolo bovino ed equino gestito e regolamentato; interventi di controllo delle
specie alloctone;
05 Groane; 30 Risaie, fontanili e garzaie del Pavese e del Milanese - Zone umide: interventi di conservazione
delle zone umide tramite escavazione e parziale eliminazione della vegetazione invasiva (canna e tifa);
riapertura/ampliamento di "chiari" soggetti a naturale / artificiale interrimento; evitare l'interramento completo.
30 Risaie, fontanili e garzaie del Pavese e del Milanese; PLIS Parco Alto Milanese e aree agricole limitrofe; Parco
Nord Milano; PLIS della Balossa; PLIS Grugnotorto – Villoresi; Aree agricole tra Pogliano Milanese e Pregnana
Milanese - Ambienti agricoli: conservazione e ripristino degli elementi naturali tradizionali dell’agroecosistema;
incentivazione della messa a riposo a lungo termine dei seminativi per creare praterie alternate a macchie e filari
prevalentemente di arbusti gestite esclusivamente per la flora e la fauna selvatica; incentivazione del mantenimento e ripristino di elementi naturali del paesaggio agrario quali siepi, filari, stagni, ecc.; mantenimento dei
prati stabili polifiti; incentivi per il mantenimento delle tradizionali attività di sfalcio e concimazione dei prati
stabili; mantenimento di radure prative in ambienti boscati; mantenimento e incremento di siepi e filari con
utilizzo di specie autoctone; mantenimento delle piante vetuste; incentivazione e attivazione di pascolo bovino
ed equino gestito e regolamentato in aree a prato e radure boschive; creazione di siti idonei per la riproduzione
dell'avifauna legata ad ambienti agricoli tramite: incentivazione del mantenimento di bordi di campi mantenuti a
prato o a incolto (almeno 3 m di larghezza), gestione delle superfici incolte e dei seminativi soggetti a set-aside
obbligatorio con sfalci, trinciature, lavorazioni superficiali solo a partire dal mese di agosto; incentivazione delle
pratiche agricole tradizionali e a basso impiego di biocidi, primariamente l’agricoltura biologica; capitozzatura dei
filari; incentivi per il mantenimento della biodiversità floristica (specie selvatiche, ad es. in coltivazioni
cerealicole); creazione di piccole zone umide naturali su terreni ritirati dalla produzione grazie alle misure
agroambientali contenute nei PSR; mantenimento delle stoppie nella stagione invernale
30 Risaie, fontanili e garzaie del Pavese e del Milanese – Fontanili: incentivare la manutenzione dei fontanili per
garantire la presenza delle fitocenosi caratteristiche, in particolare: sfalciare la vegetazione spondale a tratti e a
periodi alternati, pulizia del fontanile per evitarne l'interramento, ricostruzione della vegetazione forestale
circostante; il diserbo meccanico nei corsi d’acqua con superficie mediamente sommersa di larghezza superiore
ai 3 metri non dovrebbe essere effettuato su entrambe le sponde nello stesso anno; disincentivare la loro conversione ad altri utilizzi (es. laghetti di pesca sportiva);
30 Risaie, fontanili e garzaie del Pavese e del Milanese – Rete idrica minore: incentivare la gestione naturalistica
della rete idrica minore, in particolare tramite: conservazione delle aree di confluenza dei tributari e della loro
percorribilità, controllo degli scarichi abusivi, controllo di microfrane, mantenimento dei processi
idrogeomorfologici naturali, disincentivare l’uso di diserbanti per il controllo della vegetazione di fossati e canali
Aree urbane: mantenimento dei siti riproduttivi, nursery e rifugi di chirotteri; adozione di misure di attenzione
alla fauna selvatica nelle attività di restauro e manutenzione di edifici, soprattutto di edifici storici;
Varchi: Necessario intervenire attraverso opere sia di deframmentazione ecologica che di mantenimento dei
varchi presenti al fine di incrementare la connettività ecologica:
Varchi da mantenere:
1) Tra Cascina Nuova e Bollate
2) Tra Cascina del Sole e Bollate
Varchi da deframmentare:
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PGT – PIANO DEI SERVIZI
1) Tra Pregnana Milanese e Vanzago
2) Tra Cascina del Sole e Novate Milanese;
Varchi da mantenere e deframmentare:
1) Tra Rho e Pregnana Milanese
2) A S di Rho, lungo il fiume Olona
2) Aree soggette a forte pressione antropica inserite nella rete ecologica
Superfici urbanizzate: favorire interventi di deframmentazione; mantenere i varchi di connessione attivi;
migliorare i varchi in condizioni critiche; evitare la dispersione urbana;
Infrastrutture lineari: prevedere, per i progetti di opere che possono incrementare la frammentazione ecologica,
opere di mitigazione e di inserimento ambientale. Prevedere opere di deframmentazione in particolare a favorire
la connettività con aree sorgente (Aree prioritarie) a N e a W del settore.
CRI TI CI TÀ
Vedi D.d.g. 7 maggio 2007 – n. 4517 “Criteri ed indirizzi tecnico progettuali per il miglioramento del rapporto fra
infrastrutture stradali ed ambiente naturale” per indicazioni generali sulle infrastrutture lineari.
a) I nfrastrutture lineari: presenza di una fittissima rete di autostrade e strade statali, che spezzano in
numerosi punti la connettività ecologica tra aree relitte naturali e seminaturali. Quale esempio si segnala la
scarsa o nulla connettività ecologica tra i diversi settori che compongono il Parco Nord Milano, o tra lo stesso
Parco Nord Milano e i limitrofi PLIS del Grugnotorto – Villoresi e della Balossa;
b) Urbanizzato: area in gran parte urbanizzata nel suo settore orientale, con le eccezioni di aree tutelate da
parchi regionali (Parco Nord Milano) e PLIS;
c) Cave, discariche e altre aree degradate: presenza di alcune cave nel Parco delle Groane e nell’area dei
fontanili. Necessario il ripristino della vegetazione naturale al termine del periodo di escavazione. Possono
svolgere un significativo ruolo di stepping stone qualora fossero oggetto di oculati interventi di
rinaturalizzazione, in particolare attraverso la realizzazione di aree umide con ambienti prativi e fasce boscate
ripariali. Cave già rinaturalizzate in corrispondenza del Parco delle Cave.
RER - SETTORE 72
N OM E SETTORE: EST MILANO
Province: MI, CR
DESCRI ZI ON E GEN ERALE
Ambito planiziale compreso tra la città di Milano a Ovest e il fiume Adda a Est, il cui settore meridionale ricade
nella fascia dei fontanili, di cui è ricco.
L’area ricade quasi totalmente in provincia di Milano ed è delimitata a W dalla città di Milano, a N dall’abitato di
Concorezzo, a E dal fiume Adda, a S dall’Idroscalo.
I principali elementi ricchi di naturalità sono costituiti dal fiume Adda, compreso per un breve tratto nel settore
sud-orientale dell’area, e quindi dal fiume Lambro e dai torrenti Molgora e Vallone, parzialmente tutelati da PLIS,
dalle aree agricole ben conservate comprese nel Parco Agricolo Sud Milano e nel PLIS delle Cascine di Pioltello e
dalla Tenuta di Trenzanesio.
Il settore meridionale ricade in buona parte nell’area prioritaria “Fascia centrale dei fontanili”, ovvero l’area a
maggiore concentrazione di fontanili in Lombardia, caratterizzata da un mosaico di fasce boschive relitte,
fontanili, rogge, canali di irrigazione, zone umide, piccoli canneti, ambienti agricoli, prati stabili, incolti e finali. Si
tratta di un’area strategica per la conservazione della biodiversità nella Pianura Padana lombarda, e di
particolare importanza in quanto preserva significative popolazioni di numerose specie ittiche endemiche quali
Panzarolo, Lampreda padana, Ghiozzo padano, Cobite mascherato e Trota marmorata, oltreché numerose
specie di uccelli, la Rana di Lataste, il Gambero di fiume e rare specie di Odonati, Coleotteri acquatici e Miceti.
ELEM EN TI DI TUTELA
SI C - Siti di I m portanza Com unitaria:Zone di Protezione Speciale: Parchi Regionali: PR Agricolo Sud Milano; PR Adda Sud; PR Adda Nord
Riserve N aturali Regionali/ Statali: M onum enti N aturali Regionali: Aree di Rilevanza Am bientale: ARA “Sud Milano – Medio Lambro”
PLI S: Parco del Molgora; Parco del Rio Vallone; Parco delle Cascine di Pioltello; Parco della Media Valle del
Lambro
Altro: ELEM EN TI DELLA RETE ECOLOGI CA
Elem enti prim ari
Gangli prim ari: Medio Adda
Corridoi prim ari: Dorsale Verde Nord Milano; Fiume Lambro e Laghi Briantei (classificato come “fluviale
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Allegato IV - RETE ECOLOGICA COMUNALE
antropizzato” nel tratto compreso nel settore 72); Fiume Adda.
Elem enti di prim o livello compresi nelle Aree prioritarie per la biodiversità (vedi D.G.R. 30 dicembre 2009 –
n. 8/10962): 06 Fiume Adda; 27 Fascia centrale dei fontanili
Elem enti di secondo livello
Aree im portanti per la biodiversità esterne alle Aree prioritarie (vedi Bogliani et al., 2007. Aree prioritarie
per la biodiversità nella Pianura Padana lombarda. FLA e Regione Lombardia; Bogliani et al., 2009. Aree
prioritarie per la biodiversità nelle Alpi e Prealpi lombarde. FLA e Regione Lombardia): FV53 Boschi del Molgora;
Altri elem enti di secondo livello: Rio Vallone; Molgora; Aree agricole tra Rio Vallone e Molgora; Aree
agricole tra Adda e Molgora presso Canale Villoresi, tutti aventi un importante ruolo di connessione ecologica.
I N DI CAZI ON I PER L’ATTUAZI ON E DELLA RETE ECOLOGI CA REGI ON ALE
Per le indicazioni generali vedi:
- Piano Territoriale Regionale (PTR) approvato con deliberazione di Giunta regionale del 16 gennaio 2008, n.
6447, e adottato con deliberazione di Consiglio regionale del 30 luglio 2009, n. 874, ove la Rete Ecologica
Regionale è identificata quale infrastruttura prioritaria di interesse regionale;
- Deliberazione di Giunta regionale del 30 dicembre 2009 – n. 8/10962 “Rete Ecologica Regionale: approvazione
degli elaborati finali, comprensivi del Settore Alpi e Prealpi”;
- Documento “Rete Ecologica Regionale e programmazione territoriale degli enti locali”, approvato con
deliberazione di Giunta regionale del 26 novembre 2008, n. 8515.
Favorire in generale la realizzazione di nuove unità ecosistemiche e di interventi di deframmentazione ecologica
che incrementino la connettività:
- verso N con il Parco di Monza tramite il Lambro e con il PR di Montevecchia tramite il torrente Molgora;
- verso E con l’Adda, lungo la Dorsale Verde Nord Milano;
- verso S con il PR Agricolo Sud Milano e con l’area prioritaria 27 “Fascia centrale dei fontanili”
1) Elem enti prim ari e di secondo livello
Dorsale Verde Nord Milano: progetto in corso di realizzazione da parte della Provincia di Milano che prevede la
ricostruzione della continuità delle reti ecologiche della pianura a nord del capoluogo milanese, dal Ticino
all’Adda. Si sviluppa collegando tra loro PLIS, SIC, ZPS, aree agricole e margini dei nuclei urbani presenti in
questa porzione di territorio.
06 Fiume Adda; Ganglio “Medio Adda”; Fiume Lambro; Dorsale Verde Nord Milano; Torrente Molgora; Rio
Vallone – Ambienti acquatici lotici: definizione di un coefficiente naturalistico del DMV, con particolare attenzione
alla regolazione del rilascio delle acque nei periodi di magra; ripristino di zone umide laterali; mantenimento del
letto del fiume in condizioni naturali, evitando la costruzione di difese spondali a meno che non si presentino
problemi legati alla pubblica sicurezza (ponti, abitazioni); mantenere le fasce tampone; creazione di piccole zone
umide perimetrali per anfibi e insetti acquatici; eventuale ripristino di legnaie (nursery per pesci); mantenimento
dei siti riproduttivi dei pesci e degli anfibi; contenimento ed eradicazione delle specie alloctone (es. Nutria, pesci
alloctoni);
06 Fiume Adda; Ganglio “Medio Adda”; Dorsale Verde Nord Milano; PLIS del Molgora; PLIS del Rio Vallone Boschi: mantenimento della disetaneità del bosco; mantenimento delle piante vetuste; creazione di cataste di
legna; conservazione della lettiera; prevenzione degli incendi; incentivare i rimboschimenti con specie
autoctone; conservazione di grandi alberi; creazione di alberi-habitat (creazione cavità soprattutto in specie
alloctone);
06 Fiume Adda; Ganglio “Medio Adda”; Parco della Valle del Lambro - Zone umide: interventi di conservazione
delle zone umide tramite escavazione e parziale eliminazione della vegetazione invasiva (canna e tifa);
riapertura/ampliamento di "chiari" soggetti a naturale/artificiale interrimento; evitare l'interramento completo;
creazione di piccole zone umide perimetrali (per anfibi e insetti acquatici).
06 Fiume Adda; Ganglio “Medio Adda”; Dorsale Verde Nord Milano; PLIS Molgora; PLIS Rio Vallone; PLIS
Cascine di Pioltello, PLIS Media Valle del Lambro; Aree agricole tra Rio Vallone e Molgora; Aree agricole tra Adda
e Molgora presso Canale Villoresi -Ambienti agricoli: incentivazione della messa a riposo a lungo termine dei
seminativi per creare praterie alternate a macchie e filari prevalentemente di arbusti gestite esclusivamente per
la flora e la fauna selvatica; incentivazione del mantenimento e ripristino di elementi naturali del paesaggio
agrario quali siepi, filari, stagni, ecc.; mantenimento dei prati stabili polifiti; incentivi per il mantenimento delle
tradizionali attività di sfalcio e concimazione dei prati stabili; mantenimento e incremento di siepi e filari con
utilizzo di specie autoctone; mantenimento delle piante vetuste; incentivazione e attivazione di pascolo bovino
ed equino gestito e regolamentato in aree a prato e radure boschive; creazione di siti idonei per la riproduzione
dell'avifauna legata ad ambienti agricoli tramite: incentivazione del mantenimento di bordi di campi mantenuti a
prato o a incolto (almeno 3 m di larghezza), gestione delle superfici incolte e dei seminativi soggetti a set-aside
obbligatorio con sfalci, trinciature, lavorazioni superficiali solo a partire dal mese di agosto; incentivazione delle
pratiche agricole a basso impiego di biocidi, primariamente l’agricoltura biologica; capitozzatura dei filari;
incentivi per il mantenimento della biodiversità floristica (specie selvatiche ad es. in coltivazioni cerealicole);
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PGT – PIANO DEI SERVIZI
creazione di piccole zone umide naturali su terreni ritirati dalla produzione grazie alle misure agroambientali
contenute nei PSR; mantenimento delle stoppie nella stagione invernale Aree urbane: mantenimento dei siti
riproduttivi, nursery e rifugi di chirotteri; adozione di misure di attenzione alla fauna selvatica nelle attività di
restauro e manutenzione di edifici, soprattutto di edifici storici;
Varchi:
Necessario intervenire attraverso opere sia di deframmentazione ecologica che di mantenimento dei varchi
presenti al fine di incrementare la connettività ecologica:
Varchi da deframmentare:
1) Tra Rodano e Vignate, in corrispondenza della tenuta di Trenzanesio
Varchi da mantenere e deframmentare:
1) Tra Melzo e Pozzuolo Martesana
2) Aree soggette a forte pressione antropica inserite nella rete ecologica
Superfici urbanizzate: favorire interventi di deframmentazione; mantenere i varchi di connessione attivi;
migliorare i varchi in condizioni critiche; evitare la dispersione urbana;
Infrastrutture lineari: prevedere, per i progetti di opere che possono incrementare la frammentazione ecologica,
opere di mitigazione e di inserimento ambientale.
Prevedere opere di deframmentazione in particolare a favorire la connettività con aree sorgente (Aree
prioritarie) a E (Adda) e S (Fascia dei fontanili; Parco Agricolo Sud Milano) del settore.
CRI TI CI TÀ
Vedi D.d.g. 7 maggio 2007 – n. 4517 “Criteri ed indirizzi tecnico progettuali per il miglioramento del rapporto fra
infrastrutture stradali ed ambiente naturale” per indicazioni generali sulle infrastrutture lineari.
a) I nfrastrutture lineari: il settore nord è interessato dal transito dell’autostrada A4 Milano – Venezia, lungo
una direzione est-ovest, mentre nel settore meridionale si segnala la strada a grande percorrenza n. 498
“Rivoltana”, che svolge un sicuro effetto barriera tra diversi settori dell’area dei fontanili;
b) Urbanizzato: area fortemente urbanizzata nei settori occidentale e settentrionale; conservano invece una
matrice agricola importante e da preservare i settori orientale e meridionale;
c) Cave, discariche e altre aree degradate: presenza di cave di dimensioni anche significative nella fascia
dei fontanili, in particolare nei dintorni di Melzo. È necessario il ripristino della vegetazione naturale al termine
del periodo di escavazione. Le ex cave possono svolgere un significativo ruolo di stepping stone qualora fossero
oggetto di oculati interventi di rinaturalizzazione, in particolare attraverso la realizzazione di aree umide con
ambienti prativi e fasce boscate ripariali.
La RER si compone di elementi raggruppabili in due livelli:
• elementi primari;
• elementi di secondo livello.
In particolare, il territorio di Sesto San Giovanni è interessato dal corridoio primario fluviale
antropizzato del fiume Lambro, elemento primario della RER, mentre fra gli elementi di secondo livello
della RER è possibile individuare il Parco della Media Valle del Lambro e il Parco Nord Milano,
all’interno dei quali sono presenti alcune aree di supporto della RER, corrispondenti a area a naturalità
residua diffusa, con funzionalità ecologica non compromessa, che non interessano, tuttavia, il
territorio comunale.
Per quanto riguarda il corridoio fluviale del Lambro, si tratta di un elemento primario, esterno alle Aree
prioritarie per la biodiversità, che corrisponde agli “Elementi di primo livello” presenti nelle Reti
Ecologiche Provinciali, che possiedono elementi di naturalità di valore naturalistico, ecologico e di
connettività preminente anche su scala regionale e non solo su scala provinciale.
Per esso viene fornita l’indicazione generale di evitare nuove trasformazioni dei suoli. In caso di
trasformazioni giudicate strategiche è prevista l’applicazione della Valutazione di Incidenza al fine di
garantire la coerenza globale di Rete Natura 2000, con l’obbligo di interventi di rinaturazione
compensativa pari al doppio delle aree trasformate.
Le trasformazioni su dette aree sensibili potranno essere realizzate solo prevedendo interventi di
compensazione naturalistica, da eseguire sullo stesso elemento della rete (corridoi o gangli primari). A
tal fine le superfici di compensazione stimate sulla base della DDL n° 4517 del 7 maggio 2007
potranno essere aumentate sulla base di specifici studi che ne dimostrino tale necessità. Gli interventi
collocati entro un corridoio primario dovranno in ogni caso garantire che rimanga permeabile una
sezione trasversale libera adeguata (non inferiore al 50% della sezione libera indicata dalla cartografia
della RER, secondo le indicazioni del Documento di Piano del PTR). Nel caso in cui tale percentuale sia
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Allegato IV - RETE ECOLOGICA COMUNALE
già stata intaccata, soprattutto nei tratti appoggiati lungo i fiumi in attraversamento di centri abitati, si
evitino, come principio generale, ulteriori riduzioni della sezione residua
Rete Ecologica Regionale – Settori 52 e 72 [Regione Lombardia, 2008]
1.3
La Rete Ecologica Provinciale
La Tavola 4 del PTCP, approvato con DelCP n° 93/13 del 17 dicembre 2013 individua la Rete Ecologica
Provinciale (REP), sistema polivalente di rango provinciale costituito da elementi di collegamento
(corridoi ecologici e direttrici di permeabilità) tra ambienti naturali e ambienti agricoli diversificati tra
loro da differenti caratteristiche ecosistemiche: matrice naturale primaria, gangli primari e secondari e
varchi.
Nell’ambito della tutela dei beni ambientali e paesaggistici, aventi efficacia prescrittiva e prevalente ai
sensi dell’art. 18, comma 2 della LR 12/20, il PTCP tutela e sviluppa gli equilibri ecologici, la
biodiversità e la trama di interazioni animali e vegetali, di cui la Rete Ecologica rappresenta l’aspetto
macroscopico.
Il PTCP ha mantenuto le stesse tipologie e definizioni degli elementi costituenti il progetto di Rete
Ecologica Provinciale del Piano approvato nel 2003, anche se non coerenti nella forma ma nella
sostanza, con gli indirizzi della RER.
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PGT – PIANO DEI SERVIZI
PTCP della Provincia di Milano: Tav. 4 – Rete ecologica [2013]
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Allegato IV - RETE ECOLOGICA COMUNALE
Il PTCP recepisce tutte le voci di legenda indicate nel documento “Rete Ecologica Regionale e
programmazione territoriale degli enti locali” quali “elementi obbligatori di specificazione della RER”.
Fra i progetti a scala territoriale individuati dalla REP, si segnala quello delle dorsali territoriali di
Lambro e Olona, integrato dall’asta del Seveso in quanto coinvolto nel “Contratto di Fiume”, è
confluito nella REP con la voce di legenda “Assi ecologici Lambro/Seveso/Olona”, che individua una
fascia di 100 mt di spazi aperti lungo ciascuna sponda di tali fiumi, a integrazione dei corridoi ecologici
fluviali.
Nell’adeguamento del PTCP, l’attenzione principale è stata rivolta ai varchi della Rete Ecologica
Provinciale, peraltro non presenti nel territorio comunale, considerati elementi cruciali per il
mantenimento stesso della Rete e quindi della funzionalità ecologica del nostro territorio. I varchi più
critici della Rete Ecologica Provinciale risultano raccolti nel “Repertorio dei varchi”, realizzato su base
ortofoto del 2009 e allegato al PTCP.
La normativa di Piano (art. 43) fornisce come prima indicazione di prevedere, nella realizzazione di
nuovi insediamenti, un progetto complessivo di miglioramento della funzionalità ecologica dell’area
che comprenda opere di mitigazione e di inserimento ambientale anche con riferimento al “Repertorio
delle misure di mitigazione e compensazione paesistico-ambientali” allegato al Piano. Inoltre, viene
richiesto di favorire la realizzazione di nuove unità ecosistemiche, mediante compensazioni ambientali
coerenti con le finalità della REP.
Per quanto concerne, invece, la pianificazione comunale, il Comune deve:
• recepire e dettagliare i contenuti del progetto di rete ecologica;
• individuare specifici interventi di riqualificazione ecologica delle campagne, in particolare all’interno
degli ambiti della rete ecologica (gangli, corridoi ecologici, varchi, barriere infrastrutturali e
interferenze) descritti negli artt. 44, 45, 46, 47 delle norme del PTCP.
L’art. 45, in particolare, tratta i corridoi ecologici, costituiti da fasce di territorio che, presentando una
continuità territoriale, sono in grado di collegare ambienti naturali diversificati fra di loro, agevolando
lo spostamento della fauna. I corridoi primari e secondari si distinguono sia rispetto al disegno
complessivo di rete ecologica che in relazione all’ampiezza e alla funzionalità degli stessi. Inoltre, il
PTCP individua i principali corridoi ecologici fluviali, costituiti dai corsi d’acqua e relative fasce riparie
con caratteristiche attuali di importanza ecologica e da quelli da riqualificare a fini polivalenti.
Le direttrici di permeabilità rappresentano, invece, punti di continuità ecologica verso i territori esterni
alla provincia.
Obiettivo specifico per i corridoi ecologici e le direttrici di permeabilità è il mantenimento di una fascia
continua di territorio sufficientemente larga e con un equipaggiamento vegetazionale che consenta gli
spostamenti della fauna da un’area naturale ad un’altra, rendendo accessibili zone di foraggiamento,
rifugio e nidificazione altrimenti precluse.
Per i corridoi ecologici e le direttrici di permeabilità valgono i seguenti indirizzi:
• creare, preventivamente alla realizzazione di insediamenti od opere che interferiscano con la
continuità dei corridoi e delle direttrici di permeabilità, una fascia arboreo-arbustiva orientata nel
senso del corridoio, avente una larghezza indicativa di almeno 50 metri e lunghezza pari
all’intervento, con riferimento al “Repertorio delle misure di mitigazione e compensazione
paesistico-ambientali”;
• limitare le intersezioni tra i tracciati di nuove infrastrutture viabilistiche e ferroviarie e i corridoi
ecologici. Qualora sia dimostrata l'oggettiva impossibilità di un diverso tracciato, devono essere
previste idonee misure di mitigazione e compensazione ambientale anche con riferimento alle
indicazioni del Repertorio stesso;
Compiti del Comune, nei propri atti di pianificazione, sono:
• individuare a scala di maggior dettaglio i corridoi ecologici e le direttrici di connessione;
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PGT – PIANO DEI SERVIZI
• definire le modalità di intervento relative agli interventi di trasformazione, in modo che queste non
pregiudichino gli obiettivi di funzionalità ecologica;
• verificare l’eventualità della procedura di Valutazione di Incidenza per le connessioni ecologiche che
si sovrappongono a quelle indicate dalla RER;
• individuare eventuali interventi specifici di riqualificazione e potenziamento ecologico e ulteriori
aree di connessione ecologica a livello locale a completamento del progetto provinciale.
P TCP della P rovincia di M ilano - N orm e di Attuazione
Art. 43 - Rete ecologica provinciale
1. La Tavola 4 del PTCP individua la Rete Ecologica Provinciale (REP), sistema polivalente di rango provinciale
costituito da elementi di collegamento (corridoi ecologici e direttrici di permeabilità) tra ambienti naturali e
ambienti agricoli diversificati tra loro da differenti caratteristiche ecosistemiche: matrice naturale primaria, gangli
primari e secondari e varchi. Essa ha contribuito a porre le basi della Rete Ecologica Regionale (RER) e ne
declina gli elementi a scala provinciale.
2. Oltre ai macro-obiettivi di cui all’art.3 e agli obiettivi di cui all’art.42, costituiscono ulteriori obiettivi per la rete
ecologica:
a) Realizzare un sistema funzionale interconnesso di unita naturali di diverso tipo per il riequilibrio ecologico di
area vasta e locale che ponga in collegamento ecologico i siti della Rete natura 2000;
b) Ridurre il degrado attuale e le pressioni antropiche future attraverso il miglioramento delle capacita di
assorbimento degli impatti da parte del sistema complessivo;
c) Offrire nuove opportunità di fruizione e di miglioramento della qualità paesistico ambientale;
d) Orientare prioritariamente gli interventi compensativi nelle zone comprese all’interno dei varchi perimetrati e
della Dorsale verde nord come definiti dai rispettivi articoli 46 e 48.
3. Per la rete ecologica valgono i seguenti indirizzi:
a) Prevedere, nella realizzazione di nuovi insediamenti, inclusi quelli a carattere agricolo e/o zootecnico, un
progetto complessivo di miglioramento della funzionalità ecologica dell’area che comprenda opere di mitigazione
e di inserimento ambientale anche con riferimento al Repertorio delle misure di mitigazione e compensazione
paesistico-ambientali;
b) Favorire la realizzazione di nuove unita ecosistemiche, mediante compensazioni ambientali coerenti con le
finalità della rete ecologica provinciale.
4. Il Comune, nei propri atti di pianificazione:
a) recepisce e dettaglia i contenuti del progetto di rete ecologica;
b) individua specifici interventi di riqualificazione ecologica delle campagne, in particolare all’interno degli ambiti
della rete ecologica descritti negli articoli successivi;
c) tiene conto delle indicazioni espresse nel capitolo 5 “Le reti ecologiche comunali (REC)” del documento “Rete
Ecologica Regionale e programmazione territoriale degli enti locali” allegato alla DGR 8/8515 del 26 novembre
2008 “Modalità per l'attuazione della Rete Ecologica Regionale in raccordo con la programmazione territoriale
degli Enti locali”, anche alla luce della DGR 8/10962 del 30 dicembre 2009 “Rete ecologica regionale:
approvazione degli elaborati finali, comprensivi del settore Alpi e Prealpi” e suoi allegati.
Art. 45 - Corridoi ecologici e direttrici di perm eabilità
1. La Tavola 4 del PTCP individua i corridoi ecologici costituiti da fasce di territorio che, presentando una
continuità territoriale, sono in grado di collegare ambienti naturali diversificati fra di loro, agevolando lo
spostamento della fauna. I corridoi primari e secondari si distinguono sia rispetto al disegno complessivo di rete
ecologica che in relazione all’ampiezza e alla funzionalità degli stessi. Il PTCP individua inoltre le direttrici di
permeabilità verso i territori esterni quali zone poste al confine provinciale che rappresentano punti di continuità
ecologica. Individua altresì i principali corridoi ecologici fluviali, i corsi d’acqua con caratteristiche attuali di
importanza ecologica e i corsi d’acqua da riqualificare a fini polivalenti, costituiti dai corsi d’acqua e relative fasce
riparie.
2. Oltre ai macro-obiettivi di cui all’art.3 e agli obiettivi di cui all’art.42, costituisce ulteriore obiettivo per i
corridoi ecologici e le direttrici di permeabilità il mantenimento di una fascia continua di territorio
sufficientemente larga e con un equipaggiamento vegetazionale che consenta gli spostamenti della fauna da
un’area naturale ad un’altra, rendendo accessibili zone di foraggiamento, rifugio e nidificazione altrimenti
precluse.
3. Per i corridoi ecologici e le direttrici di permeabilità valgono i seguenti indirizzi:
a) Realizzare, preventivamente alla realizzazione di insediamenti od opere che interferiscano con la continuità
dei corridoi e delle direttrici di permeabilità una fascia arboreo-arbustiva orientata nel senso del corridoio,
avente una larghezza indicativa di almeno 50 metri e lunghezza pari all’intervento, con riferimento al Repertorio
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Allegato IV - RETE ECOLOGICA COMUNALE
delle misure di mitigazione e compensazione paesisticoambientali;
b) Limitare le intersezioni tra i tracciati di nuove infrastrutture viabilistiche e ferroviarie e i corridoi ecologici.
Qualora sia dimostrata l'oggettiva impossibilità di un diverso tracciato, devono essere previste idonee misure di
mitigazione e compensazione ambientale anche con riferimento alle indicazioni del sopra citato Repertorio;
4. Il Comune, nei propri atti di pianificazione:
a) individua a scala di maggior dettaglio i corridoi ecologici e le direttrici di connessione;
b) definisce le modalità di intervento di cui al comma 3 in modo che le trasformazioni consentite non
pregiudichino gli obiettivi di funzionalità ecologica;
c) per quanto riguarda le connessioni ecologiche che si sovrappongono a quelle indicate dalla RER, verifica
l’eventualità della procedura di Valutazione di Incidenza;
d) individua eventuali interventi specifici di riqualificazione e potenziamento ecologico ed ulteriori aree di
connessione ecologica a livello locale a completamento del progetto provinciale.
1.4
La Rete Ecologica dei Comuni contermini
Allo scopo di monitorare il processo di progettazione e, successivamente, di attuazione delle reti
ecologiche comunali, la Struttura Valorizzazione delle aree protette e biodiversità della DG Ambiente,
Energia e Sviluppo Sostenibile della Regione Lombardia, ha avviato la raccolta in formato digitale dei
progetti dei REC presenti nei PGT approvati.
La mosaicatura di tali informazioni, per quanto parziale, evidenzia come la REC cominci a delinearsi sul
territorio della Regione Lombardia.
Mosaico delle Reti Ecologiche Comunali (stralcio) {Regione Lombardia, gennaio 2014]
Comune di Brugherio
Il Documento di Piano del PGT del Comune di Brugherio, individua nella Tavola delle Previsioni di
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PGT – PIANO DEI SERVIZI
Piano, le principali Linee di connessione del verde.
Le strategie previste per il sistema ambientale rispondono principalmente all'obiettivo di operare per
uno sviluppo urbano sostenibile, valorizzando e conservando le risorse fisiche, naturali e morfologiche
caratterizzanti il territorio.
L'obiettivo del miglioramento della qualità territoriale viene perseguito mediante la valorizzazione del
paesaggio agrario, attraverso la conservazione dei suoi elementi costitutivi: edifici, aree utilizzate per
l’attività agricola, sistema acquifero, sistema dei percorsi campestri.
PGT di Brugherio- Documento di Piano – Tav. A28: Previsioni di Piano
Per far ciò lo schema strategico prevede:
• aree di riqualificazione ambientale dei corsi d'acqua, vista anche l’importante presenza del Fiume
Lambro a ovest del territorio comunale, e dei fontanili esistenti;
• la realizzazione di connessioni ecologiche agro-naturalistiche caratterizzate dal sistema delle aree a
verde e agricole, a est e ovest dell’urbanizzato, attraverso la salvaguardia e la valorizzazione del
territorio;
• la creazione di un sistema di connessioni per le aree verdi attraverso la realizzazione di una rete
ciclopedonale che le renda accessibili e fruibili dalla cittadinanza.
In corrispondenza del corso del Lambro è, inoltre, localizzato il PLIS della Media Valle del Lambro che
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Allegato IV - RETE ECOLOGICA COMUNALE
rappresenta un importante corridoio ecologico individuato dal PTCP, mentre ad est si trovano il PLIS
del Parco delle Cave e il laghetto Increa. L’obiettivo è di definire una fascia verde di cintura che
coinvolga tutti questi elementi di importanza paesistica e ambientale al fine di creare un sistema di
parchi urbani realmente fruibili ed attrezzati per il tempo libero e le attività ricreative dei cittadini.
Comune di Cologno Monzese
Il PGT del Comune di Cologno Monzese individua la
Rete ecologica comunale all'interno del Piano delle
Regole, evidenziando nella Tavola PR02a "Disciplina
del tessuto urbano consolidato, delle aree di valore
paesaggistico, ambientale ed ecologiche nonché
delle aree non soggette a trasformazione",
all'interno delle aree di valore paesaggistico,
ambientale ed ecologico, in corrispondenza del
corso del Fiume Lambro, il "Corridoio ecologico
della rete regionale, provinciale e comunale". Ai lati
dello stesso, viene anche individuata una "Fascia di
tutela del corridoio ecologico".
Il progetto della rete ecologica del Comune di
Cologno Monzese recepisce le indicazioni di livello
regionale e provinciale e ne rappresenta
l’adattamento e lo sviluppo alla scala comunale,
riconoscendo e mettendo in connessione il sistema
ecologico del Lambro e del PLIS Media valle del
P GT di Cologno M onzese - Norm e di
Lambro (di valenza regionale) con il corridoio lungo
Attuazione del P dR
la Martesana e il sistema dei navigli (di valenza Art. 2.4 - Corridoio ecologico della rete
provinciale) e, ricomprendendo anche l’ambito del regionale, provinciale e com unale
PLIS Est delle Cave di Cologno Monzese mediante Le tavole PR01 e PR02 individuano il corridoio
ecologico del fiume Lambro e la fascia arboreo un collegamento a nord (tra Brugherio e Carugate) arbustiva orientata nel senso del corridoio, con
attraverso la riqualificazione degli spazi aperti verso larghezza di 50 metri all’interno della quale sono
ammessi
unicamente
gli
interventi
di
Brugherio.
Il PGT individua lungo il fiume Lambro, già oggetto rinaturalizzazione e forestazione. Per gli edifici
esistenti sono ammessi solo gli interventi di
di interventi di messa in sicurezza delle sponde e manutenzione ordinaria e straordinaria volti al
interessato anche dalle previsioni dell’Accordo mantenimento dell'esistente. In caso di demolizione
Quadro di Sviluppo Territoriale denominato è vietata la ricostruzione in sito, restando la stessa
possibile su aree aventi la medesima destinazione
“Contratto di fiume Lambro settentrionale”, una funzionale, nell’ambito di Piani Attuativi con
fascia di tutela di almeno 50 m da destinare alla incremento massimo del 10% della superficie
complessiva salvo diversa maggiore soglia stabilita
rinaturalizzazione dei luoghi.
Il piano delle regole definisce le norme di dalla scheda operativa.
salvaguardia, tutela e valorizzazione di detto ambito auspicando e favorendo un processo di
rinaturalizzazione, da valutarsi nell’ambito dei processi di sviluppo del PLIS della Media valle del
Lambro.
Per l’edificato esistente nella fascia di tutela del corridoio ecologico, il PGT promuove il trasferimento
delle volumetrie esistenti in aree edificabili soggette a piano attuativo.
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PGT – PIANO DEI SERVIZI
PGT di Cologno Monzese- Piano delle Regole - Tavola PR02a: Disciplina del tessuto urbano consolidato, delle
aree di valore paesaggistico, ambientale ed ecologiche
Comune di Milano
La tavola del Piano dei Servizi (All.04/1-4 “La struttura della città pubblica”) del PGT del Comune di
Milano descrive e disciplina l’insieme di spazi e attrezzature esistenti, in progetto e programmati che
formano la struttura pubblica della città con particolare attenzione alle relazioni tra il sistema degli
spazi aperti verdi di scala metropolitana e gli spazi aperti urbani.
In particolare la tavola, a seguito del recepimento delle osservazioni e dei pareri degli enti, descrive
l’assetto della rete ecologica alla scala comunale (REC) integrandolo con il disegno del sistema del
verde e degli spazi aperti.
Le norme tecniche del Piano dei servizi, all’art. 6, comma 6, contengono una disciplina funzionale alla
“prima applicazione” della rete stessa. Per quanto riguarda le norme relative alla rete ecologica
regionale (RER) e provinciale (REP), si rimanda ai rispettivi corpi normativi e linee guida.
La rete ecologica, così come individuata dalla tavola All.04/1-4 e dai temi progettuali in essa
rappresentati , oltre che con le azioni normate dalla specifica disciplina, si attua attraverso la gestione
complessiva del piano e, in particolare, ove previsto, attraverso gli interventi di perequazione, di
compensazione e in generale di tutti i dispositivi di attuazione ammessi dalle norme in vigore, oltre
che attraverso i progetti di opere pubbliche riguardanti, principalmente il sistema del verde e degli
spazi non costruiti.
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Allegato IV - RETE ECOLOGICA COMUNALE
PGT di Milano - Piano dei Servizi - Tavola All. 04/2: La Struttura della "Città pubblica"
La rete ecologica rappresentata nella tavola All.04/1-4, di cui si riporta uno stralcio relativo alla zona al
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PGT – PIANO DEI SERVIZI
confine con il comune di sesto San Giovanni, si articola in tre livelli di elementi progettuali:
• elementi costitutivi della rete ecologica di livello regionale: varchi, corridoi regionali primari e parchi
regionali;
• elementi costitutivi della rete ecologica di livello provinciale, desunti dal PTCP della Provincia di
Milano vigente alla data di approvazione del PGT di Milano: ganglio principale; ganglio secondario;
principali corridoi ecologici dei corsi d’acqua; corsi d’acqua minori con caratteristiche attuali di
importanza ecologica; corsi d’acqua minori da riqualificare a fini polivalenti, principali interferenze
delle reti infrastrutturali con i corridoi ecologici; interferenze delle reti infrastrutturali previste o
programmate con i gangli della rete ecologica; principali linee di connessione con il sistema urbano
del verde; zone periurbane su cui attivare il consolidamento ecologico;
• elementi costitutivi della rete ecologica di livello comunale: la revisione del livello comunale (REC)
ha comportato un lavoro minuto di traduzione in chiave ecologica di parti della città individuate nel
piano originale in relazione a diversi aspetti di natura paesaggistica, ecologica, ambientale. Gli
elementi costitutivi della REC sono:
 Boschetti tematici: ambiti boscati esistenti o ambiti di possibile forestazione urbana, che
coinvolgono prevalentemente suolo pubblico anche in attiguità o connessione con aree private,
collocati prevalentemente lungo le direttrici di accesso alla città. Gli interventi sono finalizzati a
conservare e incrementare tali caratteristiche con finalità sia ecologica (stepping stones), che
ambientale (miglioramento del clima urbano e riduzione delle polveri), che paesaggistica
(formazione di un sistema riconoscibile di accessi e soglie verdi urbane);
 Aree di interesse ecologico: aree precisamente individuate da perimetri, che interessano
prevalentemente spazi aperti, sia naturali e permeabili che urbani, in alcuni casi completamente
infrastrutturali. Tali aree possono svolgere, in forme molto diverse, un ruolo importante nella
costituzione materiale della rete ecologica nonché nella costruzione del paesaggio urbano;
 Ambiti di interesse ecologico: parti della città ove la struttura urbana, per scelte progettuali
pregresse o per condizioni di formazione storica non progettate, presenta caratteristiche tali da
potere supportare in modo diffuso prestazioni di carattere ecologico: diffusione di aree verdi
permeabili, sequenze di spazi pubblici verdi, tessuti edilizi ricchi di ambiti permeabili (cortili,
giardini) ecc. In tali ambiti è opportuno conservare e incrementare tali condizioni, precisandole
anche attraverso approfondimenti documentali e progettuali;
 Corridoi ecologici a livello locale, che a livello locale integrano e specificano alla scala dei parchi
urbani e delle connessioni tra parti di città i corridoi ecologici regionali e provinciali;
 Arco verde di connessione privilegiata: linee che insistono su elementi deboli o debolissimi dal
punto di vita ecologico ma che possono essere di supporto per il potenziamento locale delle reti,
o per collegare diversi elementi costitutivi della rete ecologica comunale.
Le aree incluse nella REC (Norme di Attuazione del Piano dei Servizi, art. 6, comma 6, lett, c) sono
preordinate alla realizzazione di interventi naturalistici a tutela degli elementi rilevanti del paesaggio e
dell’ambiente, nonché alla riqualificazione di elementi fitologici e di spazi aperti permeabili. Sono
inoltre volte a ridurre gli impatti e i fattori di inquinamento esistenti e/o futuri, e si attuano, a titolo
esemplificativo, mediante:
• formazione e riqualificazione di spazi aperti permeabili e di elementi lineari verdi;
• realizzazione di gradienti di protezione delle aree fluviali e peri-fluviali;
• formazione di aree di intermediazione tra edificato e territorio aperto mediante alberature, fasce
alberate, barriere antirumore naturali e aree di rigenerazione ecologica;
• mantenimento delle funzioni produttive agricole e relativo presidio;
• ricostituzione del verde di connessione, anche debolmente infrastrutturato;
• costruzione/ricostruzione ambientale del bosco e/o di ambiti naturali ad alto valore paesaggistico e
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Allegato IV - RETE ECOLOGICA COMUNALE
naturalistico.
Analizzando nel dettaglio la Rete Ecologica individuata al confine con il comune di Sesto San Giovanni
si evidenzia una sovrapposizione di elementi in corrispondenza del fiume Lambro-naviglio Martesana,
dovuti alla presenza di elementi primari della RER e della REP. Il PGT individua a cavallo del fiume
Lambro un vasto ambito di interesse ecologico, che arriva ad interessare anche le aree oggetto del
progetto urbanistico di via Adriano. In corrispondenza del Parco Nord, al confine fra Milano, Bresso e
Sesto San Giovanni, è individuato un altro importante elemento costitutivo della Rete Ecologica
Regionale, Provinciale e Comunale.
Rete Ecologica Comunale di Milano - Lettura semplificata (stralcio al confine con Sesto S.G.)
Comune di Bresso
Il tema delle reti e connessioni verdi viene affrontato all'interno del Documento di Piano del PGT di
Bresso, dove, nella Tavola 9, sono riportate le linee strategiche di sviluppo che il Documento di Piano
intende realizzare, individuando quattro grandi tematiche di intervento: “mobilità e trasporti”,
“ambiente”, “ristrutturazione urbanistica” e “abitare la città pubblica”.
Per quanto riguarda il tema ambientale vengono individuate:
• le “Connessioni verdi” volte ad indicare possibili e positivi collegamenti tra le principali aree verdi di
notevole dimensione, tra cui il Parco Grugnotorto, a nord di Bresso e le porzioni di Parco Nord
rientranti nei confini comunali;
• “Riqualificazione delle risorse ambientali: a partire dal “Contratto Fiume Seveso” viene individuato il
tratto fluviale relativo compreso entro l’ambito comunale di Bresso quale importante risorsa da
riqualificare e potenziare al fine di valorizzare il corridoio ecologico, importante risorsa ambientale
di carattere storico.
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PGT – PIANO DEI SERVIZI
PGT di Bresso - Documento di Piano - Tavola 9: Previsioni di Piano
Comune di Cinisello Balsamo
Le indicazioni della RER (Rete Ecologica Regionale), sono riportate nel DdP del PGT di Cinisello
Balsamo, insieme ai corridoi e varchi ecologici del PTCP della Provincia di Milano.
Il tracciato di scala vasta che interessa il Comune di Cinisello Balsamo si struttura sulla trasversale
sud-ovest/nord-est del PLIS Grugnotorto-Villoresi ed è classificato fra i “corridoi regionali primari a
bassa o moderata antropizzazione”.
Inoltre il Parco Nord e il PLIS Grugnotorto-Villoresi sono riportati come “elementi di secondo livello
della RER”.
Il DdP provvede alla definizione alla scala locale della rete ecologica regionale costituendo la Rete
Ecologica Comunale (REC): tale rete tiene conto delle indicazioni della RER e delle indicazioni del
PTCP. In particolare il tracciamento della REC investe il bordo nord-ovest del territorio comunale in
corrispondenza del PLIS Grugnotorto-Villoresi e si pone come elemento di garanzia del mantenimento
come spazio aperto inedificato del suolo agricolo interessato dalla rete.
La previsione come ambito di compensazione del PGT, per il Grugnotorto, è, quindi, in coerenza con le
suddette previsioni della REC, in quanto l’obiettivo di acquisizione pubblica di tali aree si inquadra nella
finalità di mantenimento del tracciato di corridoio ecologico e di valorizzazione e precisazione alla scala
locale della rete regionale, anche attraverso le modalità di progettazione del verde che dovrà tenere
conto della specifica funzione di riconnesione ecologica in relazione al mantenimento della
biodiversità.
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Allegato IV - RETE ECOLOGICA COMUNALE
PGT di Cinisello Balsamo- Documento di Piano – Tav. PP 05: Reti ecologiche
Il Piano delle Regole nella tavola "Previsioni di Piano" individua il perimetro della rete ecologica
comunale (REC), in corrispondenza del PLIS Grugnotorto-Villoresi, così come definito nel DdP, e all'art.
18 - Rete ecologica comunale (REC), ne norma i contenuti: "all'interno degli ambiti definiti dal
perimetro della REC non sono insediabili attività volte alla trasformazione urbanistica del territorio.
L'eventuale capacità edificatoria espressa dalle aree interne alla REC può essere utilizzata
esclusivamente all'esterno delle aree stesse. All'interno della REC possono essere realizzate
infrastrutture viabilistiche limitatamente alla classe F e Fbis, così come definite dal Codice della strada,
oltre a sentieri e percorsi ciclopedonali locali e a percorsi funzionali allo svolgimento dell'attività
agricola. Altre infrastrutture o limitate edificazioni funzionali alla fruizione pubblica o allo svolgimento
dell'attività agricola potranno essere realizzate solo a seguito di valutazione ambientale e secondo
modalità che non pregiudichino l'efficienza ecologica e la qualità paesaggistica delle aree interne alla
REC. Sono inoltre ammesse le attrezzature a servizio della mobilità autostradale relativamente al tratto
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PGT – PIANO DEI SERVIZI
della A52 Tangenziale Nord".
PGT di Cinisello Balsamo- Piano delle Regole – Tav. PP 01: Previsioni di Piano
Comune di Monza
A oggi il PGT vigente del Comune di Monza, approvato con deliberazione di CC n° 71 del 29 novembre
2007 ed entrato in vigore il 19 dicembre 2007 in seguito alla pubblicazione del relativo avviso di
approvazione sul BURL (parzialmente variato con atti successivi), è privo del Documento di Piano, in
quanto la relativa validità è scaduta a dicembre 2012, ai sensi dell’art. 4 della LR 12/2005. Pertanto, è
stato avviato il procedimento di variante al PGT con deliberazione di G.C. n° 403/2012, che porterà
all’elaborazione di un nuovo Documento di Piano e a modifiche del Piano dei Servizi e del Piano delle
Regole.
Fra gli obiettivi generali della Variante vi è quello di realizzazione della Rete Verde, che partendo dal
sistema di tutele paesaggistiche sovraordinate, che comprende gli ambiti destinati all’attività agricola
di interesse strategico, gli ambiti della rete verde di ricomposizione paesaggistica, dentro e fuori i
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Allegato IV - RETE ECOLOGICA COMUNALE
parchi regionali e gli ambiti di interesse provinciale, previsti
dal PTCP della Provincia di Monza e della Brianza, il corridoio
del Canale del Villoresi e del Lambro individuati in sede sia
provinciale (PTCP) che regionale (PTR), gli ambiti dei PLIS
deliberati, i boschi esistenti e gli ambiti di possibile
forestazione individuabili per il Piano di Indirizzo Forestale
(PIF), si stende a costruire un sistema di spazi verdi continui
(filari, fasce verdi e verde di quartiere) dentro il tessuto
urbano consolidato. Tale rete verrà altresì definita in modo di
rapportarsi con gli edifici di maggior valore storico e
testimoniale e il più possibile con il sistema dei servizi offerti
dalla città.
In attesa dell'elaborazione della Variante generale,
l’Amministrazione Comunale con Deliberazione G.C. n°
461/2013 ha, nel frattempo, avviato il procedimento per la
redazione di variante parziale al Piano dei Servizi e al Piano
delle Regole del PGT unitamente alla verifica di
assoggettabilità alla VAS.
Sebbene la realizzazione della Rete Ecologica Comunale non
sia espressamente evidenziata come obiettivo della Variante,
uno dei principali contenuti consiste nell'individuazione di
"aree del territorio comunale ai fini dell’adesione a parchi
locali di interesse sovracomunale (PLIS) e di proposta di inserimento in nuovo parco regionale",
nell'ottica di realizzare una sorta di "rete verde" del territorio comunale di Monza.
In particolare:
• la proposta di ampliamento del PLIS Media Valle Lambro in Comune di Monza prevede l’inclusione
dell’intero Parco della Cascinazza, ritenuto d’importanza fondamentale sia sotto il profilo
paesaggistico sia per la connessione con il fiume
Lambro e il Canale Villoresi.
• la proposta di ampliamento del PLIS Grugnotorto
Villoresi in Comune di Monza prevede l'inclusione di
tre ambiti, nella parte sud occidentale della città a
confine con i Comuni di Muggiò e Cinisello
Balsamo. Il primo ambito, di grande interesse
paesaggistico, si colloca a sud del Canale Villoresi.
Un secondo ambito è costituito da due comparti di
spazi aperti periurbani che circondano il quartiere
di San Fruttuoso. Si tratta di aree agricole e verdi
nelle quali si sono sviluppate nel tempo attività e
funzioni non totalmente compatibili con il contesto
paesaggistico e che costituiscono, ad oggi, un
fenomeno di diffuso degrado ambientale; per
questo motivo si ritiene opportuno inserire anche
queste porzioni edificate nel PLIS, in un’ottica di
riqualificazione paesaggistica ed ambientale.
La terza area è quella che si estende in località
Casignolo, che per la sua notevole estensione,
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PGT – PIANO DEI SERVIZI
riveste un’importanza fondamentale, quale ultima radura posta a cerniera tra la Provincia di Monza
e della Brianza e l’area metropolitana milanese.
1.5
I contenuti del progetto di Rete Ecologica Comunale
Gli obiettivi di una pianificazione di rete ecologica sono quelli di mitigare gli effetti della
frammentazione su popolazioni, comunità e processi ecologici mediante:
• la conservazione delle aree naturali esistenti, incrementando il numero e la superficie di quelle
sottoposte a tutela nonché di esempi rappresentativi di tutte le tipologie di ecosistemi autoctoni;
• l’incremento della connettività fra gli habitat, riducendone l’isolamento e favorendo il flusso genico
tra popolazioni di specie sensibili alla frammentazione, al fine di garantirne la vitalità, tenendo
conto delle differenze specie-specifiche nella capacità di dispersione e mantenendo, inoltre, i
processi ecologici ed evolutivi;
• l’elaborazione di azioni atte a mitigare la resistenza della matrice antropizzata alla dispersione delle
specie sensibili; in questo senso, la rete ecologica ha anche una funzione di “politica cuscinetto”,
finalizzata a minimizzare gli impatti provenienti dalla matrice trasformata dall’uomo;
• in senso più generale, l’inserimento delle problematiche di conservazione della diversità biologica
nei processi di pianificazione territoriale.
La Rete Ecologica Comunale (REC) trova la sue condizioni di realizzazione nel Piano di Governo del
Territorio (PGT) previsto dalla LR 12/2005. Il Piano dei Servizi, in particolare, dovrà individuare i
“corridoi ecologici” di scala comunale (art. 9, LR 12/2005), fornendo, tra l’altro, al PGT un quadro
integrato delle sensibilità naturalistiche esistenti e uno scenario ecosistemico di riferimento per la
valutazione di punti di forza e debolezza, di opportunità e minacce presenti sul territorio governato,
oltre a suggerire la localizzazione degli eventuali ambiti di trasformazione in aree poco impattanti con
gli ecosistemi deputati agli equilibri ambientali, in modo tale che il Piano nasca già compatibile con le
sensibilità ambientali presenti.
Volendo entrare più nello specifico nei contenuti della Rete Ecologica Comunale, il documento "Rete
ecologica regionale e programmazione territoriale degli enti locali", allegato alla DelGR n° 8/8515
fornisce specifiche indicazioni per la sua costruzione.
La realizzazione di un progetto di Rete Ecologica Comunale, che trova la sue condizioni di realizzazione
nel Piano di Governo del Territorio previsto dalla LR 12/05, deve prevedere:
• il recepimento delle indicazioni di livello regionale e di quelle, ove presenti, livello provinciale,
nonché il loro adattamento alla scala comunale;
• il riconoscimento degli ambiti e degli habitat di valore (presenti e di progetto) che dovrà essere
sottoposto a un regime di tutela o comunque a una destinazione d’uso dei suoli specifica al fine di
garantirne la sua conservazione e una corretta trasformazione nel tempo anche sotto il profilo della
funzionalità dell’ecosistema;
• la definizione delle concrete azioni per attuare il progetto della rete ecologica, la loro localizzazione,
le soluzioni che ne consentono la realizzazione (ad esempio attraverso l’acquisizione delle aree, o
accordi mirati con i proprietari), la quantificazione dei costi necessari per le differenti opzioni;
• la precisazione degli strumenti per garantirne la sostenibilità economica (introducendo, in tal senso,
i meccanismi di perequazione, compensazione, possibili forme di convezioni per la realizzazione di
interventi).
Obiettivi della REC
Obiettivo essenziale nella realizzazione della RER è la sua assunzione effettiva e generalizzata nella
pianificazione territoriale comunale. In tale ottica, riprendendo le indicazioni della DelGR n° 8/10962,
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Allegato IV - RETE ECOLOGICA COMUNALE
gli obiettivi specifici delle reti ecologiche provinciali a integrazione di quelli generali già espressi per il
livello regionale sono i seguenti:
• fornire al Piano di Governo del Territorio un quadro integrato delle sensibilità naturalistiche
esistenti e uno scenario ecosistemico di riferimento per la valutazione di punti di forza e debolezza,
di opportunità e minacce presenti sul territorio governato;
• fornire al PGT indicazioni per la localizzazione degli ambiti di trasformazione in aree poco impattanti
con gli ecosistemi deputati agli equilibri ambientali, in modo tale che il Piano nasca già il più
possibile compatibile con le sensibilità ambientali presenti;
• fornire alle Pianificazione attuativa comunale e intercomunale un quadro organico dei
condizionamenti di tipo naturalistico ed ecosistemico, nonché delle opportunità di individuare azioni
ambientalmente compatibili; fornire altresì indicazioni per l’individuazione di aree su cui realizzare
eventuali compensazioni di valenza ambientale;
• fornire alle autorità ambientali di livello provinciale impegnate nei processi di VAS uno strumento
coerente per gli scenari ambientali di medio periodo da assumere come riferimento per le
valutazioni;
• fornire agli uffici responsabili delle espressioni di pareri per procedure di VIA uno strumento
coerente per le valutazioni sui singoli progetti, e di indirizzo motivato delle azioni compensative:
• fornire ai soggetti che partecipano a tavoli di concertazione elementi per poter meglio governare i
condizionamenti e le opportunità di natura ecologica attinenti il territorio governato.
Il progetto di rete ecologica di livello comunale dovrà prevedere le seguenti azioni di carattere
generale:
• una verifica di adeguatezza del quadro conoscitivo esistente, ed eventualmente un suo
completamente ai fini di un governo efficace degli ecosistemi di pertinenza comunale;
• la definizione di un assetto ecosistemico complessivo soddisfacente sul medio periodo;
• regole per il mantenimento della connettività lungo i corridoi ecologici del progetto di REC;
• regole per il mantenimento dei tassi di naturalità entro le aree prioritarie per la biodiversità a livello
• regionale;
• la realizzazione di nuove dotazioni di unità polivalenti, di natura forestale o di altra categoria di
habitat di interesse per la biodiversità e come servizio ecosistemico, attraverso cui potenziare o
ricostruire i corridoi ecologici previsti, e densificare quelle esistenti all’interno dei gangli del
sistema.
La RER e le sue traduzioni sul territorio regionale non hanno l’obiettivo di introdurre nuovi vincoli,
quanto piuttosto di mettere a sistema e di collegare ad uno schema funzionale organico il complesso
di vincoli e condizionamenti già previsti dagli altri strumenti esistenti (paesaggistici, idrogeologici,
legati a Rete Natura 2000 e altri), o che gli enti territoriali riterranno di introdurre con gli strumenti
pianificatori a disposizione (PTCP, PTC del Parchi, PGT).
Sotto il profilo dei condizionamenti e delle opportunità territoriali, con la DelGR n° 8/10962 la RER
fornisce alcune indicazioni per quanto riguarda le principali direttrici funzionali e gli elementi di primo
livello la cui funzionalità è necessaria anche per le molteplici politiche a cui contribuisce l’infrastruttura
verde polifunzionale rappresentata dalla stessa RER.
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PGT – PIANO DEI SERVIZI
Condizionamenti e opportunità nella pianificazione territoriale locale per gli elementi della RER {Regione
Lombardia, ERSAF, 2013]
Elaborati della REC
Come elaborati tecnici specifici la Rete Ecologica Comunale (REC) prevede:
• uno Schema di Rete Ecologica Comunale che consenta il raffronto con l’ecosistema e le reti
ecologiche di area vasta (scala di riferimento 1:25.000); lo Schema potrà anche essere parte del
Rapporto Ambientale di VAS e dovrà rendere conto delle relazioni spaziali di interesse per la rete
ecologica con i Comuni contermini;
• una Carta della Rete Ecologica Comunale a un sufficiente dettaglio (scala di riferimento 1:10.000),
da produrre a supporto del Piano dei Servizi.
Lo Schema di REC riconosce, precisandoli e contestualizzandoli alla scala comunale, gli elementi
portanti dell’ecosistema di riferimento della RER e delle carte delle reti ecologiche esistenti di livello
sovracomunale.
Utilizza, altresì, le analisi di funzionalità ecosistemica che devono essere prodotte in sede di Rapporto
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Allegato IV - RETE ECOLOGICA COMUNALE
Ambientale per la VAS per il rispetto degli obiettivi fissati dalla Strategia europea per lo sviluppo
sostenibile, che prevede anche la considerazione dei servizi ecosistemici.
Questi strumenti costituiscono orientamento per la pianificazione locale e consentono di riconoscere le
situazioni di sensibilità prioritaria sotto il profilo ecologico, tra cui:
• corridoi ecologici principali e secondari;
• i siti Natura 2000 interessati da habitat naturali di interesse comunitario;
• i varchi da preservare e in cui realizzare interventi per il potenziamento della connettività ecologica;
• le fasce di pertinenza dei corsi d’acqua principali;
• in generale i principali corridoi ecologici;
• le aree o i nuclei di naturalità in grado di costituire gangli funzionali della rete locale.
La definizione dello Schema di REC avviene anche a partire dal quadro conoscitivo del Documento di
Piano che individua il complesso degli elementi di riferimento sintetizzati nella Carta del paesaggio: i
grandi sistemi territoriali, le emergenze del territorio che vincolano la trasformabilità del suolo e del
sottosuolo, le aree di interesse archeologico e i beni di interesse paesaggistico o storico-monumentale.
In prima approssimazione, per i Comuni appartenenti a Province che abbiano già individuato la loro
Rete Ecologica Provinciale (REP) in coerenza con la Rete Ecologica Regionale, gli Schemi di REC
potranno essere costituiti da uno stralcio della REP, che dovrà comprendere le aree dei Comuni
contermini, in modo da rendere conto delle relazioni spaziali e delle opportunità di riequilibrio
ecologico.
L’attuazione dello schema direttore avverrà attraverso la redazione di una specifica Carta della REC,
che potrà essere redatta in sede di approvazione del PGT o come successiva variante del Piano delle
Regole e del Piano dei Servizi.
In tale ottica, alcuni elementi significativi della rete ecologica, sono da considerare come appartenenti
alla categoria dei servizi pubblici o di interesse pubblico e di interesse generale in quanto compresi nel
Piano dei Servizi, come viene espressamente indicato dal comma 1 dell’art. 9 (Piano dei Servizi) della
LR 12/2005:
«1. I Comuni redigono ed approvano il piano dei servizi al fine di assicurare una dotazione globale di
aree per attrezzature pubbliche e di interesse pubblico e generale, le eventuali aree per l’edilizia
residenziale pubblica e la dotazione a verde, i corridoi ecologici e il sistema del verde di connessione
tra territorio rurale e quello edificato, nonché tra le opere viabilistiche e le aree urbanizzate ed una
loro razionale distribuzione sul territorio comunale, a supporto delle funzioni insediate e previste...».
Come voci di legenda la Carta della REC attingerà alle voci di legenda indicate per la Rete Ecologica
Provinciale, integrandole con altre di più specifica pertinenza e interesse per la realtà territoriale in
oggetto:
• aree tutelate ulteriori
 parchi locali
 aree destinate a verde dagli strumenti urbanistici locali
• nodi della rete
 gangli secondari da consolidare o ricostruire
• corridoi e connessioni ecologiche
 corridoi ecologici di interesse locale
• zone di riqualificazione ecologica
 progetti locali di rinaturazione
 previsioni agroambientali locali di interesse come servizio ecosistemico
 aree di frangia urbana su cui attivare politiche polivalenti di riassetto ecologico e paesaggistico
• aree di supporto
 aree agricole di valenza ambientale a supporto della rete ecologica
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PGT – PIANO DEI SERVIZI
• elementi di criticità per la rete ecologica
 varchi insediativi a rischio per la connettività ecologica.
La Carta di dettaglio della REC costituirà strumento del Piano dei Servizi, fornendo gli elementi per
poter governare in modo ecosostenibile le frange di connessione dei centri abitati, il territorio rurale,
per la costruzione dei corridoi ecologici locali, per l’individuazione dei siti entro cui poter collocare
unità ecosistemiche polivalenti in grado di svolgere servizi ecosistemici di livello locale nei seguenti
campi:
• individuazione di siti per la biodiversità e/o per azioni locali di educazione ambientale;
• produzione di energia rinnovabile da biomasse di origine locale, ove siano state preventivamente
definite micro-filiere di utilizzo di interesse per il territorio e sufficienti condizioni di ecocompatilbità;
• autodepurazione delle acque mediante ecosistemi-filtro puntuali o diffusi;
• miglioramento dei microclimi associati alle aree residenziali;
• contenimento delle masse d’aria inquinate da traffico;
• recupero polivalente di aree degradate (cave, discariche, cantieri).
A tal fine la realizzazione del progetto di REC avverrà anche attraverso le azioni previste nel
Documento di Piano principalmente in relazione all’attuazione degli Ambiti di Trasformazione e le
azioni previste per attuazione di interventi nel Piano delle Regole quali:
• l’acquisizione di aree ed ambiti necessari alla funzionalità ed al completamento delle connessioni
della rete ecologica;
• il condizionamento dei contenuti dei progetti di trasformazione urbanistica al fine di garantire la
continuità degli spazi liberi residui e la massima connessione con gli elementi della REC;
• forme di compensazione ecologica preventiva o contestuale, legate al consumo di suolo nelle aree
di trasformazione attualmente agricole;
• forme di compensazione ecologica diretta da realizzare da parte dei proprietari in relazione alle
caratteristiche progettuali degli interventi edilizi previsti;
• utilizzo del Fondo regionale Aree Verdi;
• misure di mitigazione, da attivare congiuntamente alla realizzazione degli interventi di
trasformazione urbanistica, finalizzate al rafforzamento e al recupero del valore naturalistico ed
ecologico all’interno del territorio.
Infine, risulta opportuno ricordare l’indicazione della DelGR 8/10962 secondo cui la Carta della Rete
Ecologica Comunale potrà confluire in una più complessiva “Carta ecopaesistica”, risultato della
concorrenza con una carta di pari dettaglio degli elementi della Rete Verde locale di ricomposizione
paesaggistica.
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Allegato IV - RETE ECOLOGICA COMUNALE
2
IL QUADRO CONOSCITIVO
I materiali che formano questa porzione dell’area metropolitana milanese sono in parte ancora quelli
tipici della periferia industriale: ciò che rimane dei grandi recinti della fabbriche siderurgiche e
manifatturiere, gli insediamenti industriali isolati nei tessuti urbani o organizzati in lottizzazioni
specializzate, i quartieri residenziali ad alta densità edilizia, la città pubblica o quella costruita per gli
operai e gli impiegati della grande industria nei primi decenni del ‘900.
Ma è anche la città delle grande infrastrutture della mobilità e dei relativi paesaggi; è quella degli spazi
di margine poco definiti.
Ma il Nord Milano è, oramai, anche una città “post-fordista” che ospita grandi centri commerciali,
strade mercato, grattacieli per uffici, centri terziari, multisala cinematografici, grandi parchi periurbani,
vecchi centri pedonalizzati e riqualificati e quartieri residenziali sub-urbani. È la città delle nuove
centralità che attrae popolazione da altri territori e non solo più periferia industriale. Il Nord Milano,
insomma, si presenta come un territorio particolarmente complesso e diversificato e caratterizzato da
un mutamento sociale e spaziale tanto rapido quanto ancora poco definito.
2.1
Aspetti territoriali e paesistico-ambientali
I Comuni del Nord Milano hanno subito, in tempi e con modi diversi, radicali trasformazioni. Sesto San
Giovanni ha registrato, all’inizio del secolo scorso, un notevole sviluppo industriale che ha trasformato
l’antico borgo agricolo in un moderno polo industriale. Il successivo processo di espansione è andato
via via allargandosi fino a saldare gli insediamenti abitativi a quelli produttivi, originando un tessuto
urbano integrato, caratterizzato dalle grandi maglie delle zone industriali e dalla trama più minuta dei
blocchi residenziali e dal carattere di marginalità assunto dall’area lungo il Lambro.
Negli anni Cinquanta si è registrata la prima fase dello sviluppo metropolitano, anche Cologno e
Cinisello hanno incominciato ad espandersi, attraverso il diffondersi della piccola industria e delle
attività artigianali nel tessuto residenziale, il quale a sua volta si è dilatato con le medesime caratteristiche di integrazione, mentre la fascia urbanizzata di Sesto si è estesa in pratica dal confine con
Monza a quello con Milano.
Il secondo periodo dello sviluppo metropolitano, ha coinvolto l’agglomerazione milanese, soprattutto
nelle sue componenti di più antica industrializzazione e urbanizzazione, avviando il processo di
deindustrializzazione tipico delle aree urbane mature, quale Sesto, mentre Brugherio e Cologno
disponevano di ampie aree libere in grado di accogliere i nuovi insediamenti industriali e di un sistema
infrastrutturale efficiente che ha favorito lo sviluppo urbano dei due comuni.
Qui il paesaggio ha assunto l’aspetto tipico delle grandi periferie industriali, con la casuale disposizione
dei complessi industriali, la varietà delle tipologie accostate tra loro in modo casuale lungo la fascia
fluviale, i ritagli di aree tra le fabbriche diventati ricettacoli di rifiuti d’ogni genere, dalle discariche
abusive ai cimiteri di automobili, lembi di suolo definibili più genericamente “terreni incolti”, dove si at-
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PGT – PIANO DEI SERVIZI
tuano attività precarie. Per contro la zona industriale di Sesto ha una sua più precisa connotazione,
con un insieme più compatto innervato da importanti infrastrutture viarie e ferroviarie, all’insegna di
una nuova scala urbana e territoriale.
Oggi, questa porzione dell’area metropolitana ha tutte le caratteristiche dei poli urbani maturi entrati
nella fase della deurbanizzazione, la cui caratteristica più evidente è, forse, quella di essere
organizzata per parti distinte e divise da ciò che rimane dei grandi recinti produttivi e dalle
infrastrutture della mobilità: le linee ferroviarie, viale Fulvio Testi-viale Lombardia, la Tangenziale Est e
altre ancora.
Sull’asse Milano-Monza, emerge il centro di Sesto San Giovanni di dimensioni maggiori, il piccolo
nucleo di Cologno e i vecchi centri di Balsamo e Cinisello. Ciò che è rimasto di questo sistema e della
rete delle cascine e dei nuclei rurali minori è oramai poco distinguibile dal resto dell’urbanizzato.
È, inoltre, possibile distinguere la complessa geografia delle attività produttive che hanno costituito la
nervatura, anche simbolica, di questo territorio e le sue trasformazioni: emerge il sistema dei recinti
industriali posti ai bordi del centro urbano di Bresso, il sistema lineare cresciuto a ridosso della
autostrada A4, la grande area industriale multi impresa di Cinisello Balsamo, la frammentazione delle
aree produttive di Cologno Monzese e il segno dell‘ industria pesante di Sesto San Giovanni.
È all’interno di queste aree che con differenti gradi di sviluppo, si ritrovano i progetti di trasformazione
più rilevanti per il Nord Milano e la Provincia di Milano, che hanno già lasciato traccia di sé nella forma
della città attraverso numerose sostituzioni di punti definiti e di intere sue parti. Ciò nonostante, il
territorio sembra seguire con un certo ritardo le trasformazioni della società e dell’economia e la
trasformazione della città non può essere data per conclusa.
Importante risulta anche il sistema degli insediamenti commerciali, nel quale emergono gli assi più
importanti, fra cui viale Fulvio Testi e via Milano a Cologno.
Di uguale rilevanza per il futuro di questa parte dell’area metropolitana milanese è la progettazione e
la realizzazione dei diversi parchi urbani riconosciuti ed istituiti negli ultimi anni, ai quali è demandata
la riqualificazione ambientale e funzionale dei pochi spazi aperti rimasti, come degli ambiti urbani di
margine. Determinante saranno le modalità di connessione degli uni con gli altri, con la città esistente
e i grandi sistemi ambientali e per il tempo libero presenti nei territori limitrofi.
L’espansione dell’urbanizzato che ha interessato questa porzione della provincia milanese ha celato,
quando non cancellato definitivamente, il sistema insediativo della fine dell’800, mentre il paesaggio
agricolo è andato inesorabilmente perduto. Della rete delle cascine e dei piccoli nuclei abitati che
segnavano il territorio agricolo è rimasto qualche toponimo (Bergamina, Torretta, Gatti, ecc.) e, nei
casi più fortunati, qualche edificio di maggior pregio. Anche il sistema dei piccoli centri urbani
organizzati a ridosso del Lambro (Sesto e Cologno Monzese), lungo il Seveso (Bresso) o collocati nello
spazio intermedio (Balsamo e Cinisello), è mutato radicalmente e risponde oggi ad una diversa
gerarchia territoriale.
Ovviamente, quel paesaggio e quel sistema insediativo sono stati sostituiti da altri succedutesi nel
tempo, ma ciò che rimane degli spazi aperti è decisamente poca cosa: sono le aree di frangia e
interposte fra i comuni, già trasformate in parco o che lo diventeranno presto; è il Lambro con le aree
attigue ancora non edificate, incuneato fra la tangenziale e ciò che rimane delle grandi fabbriche,
anch’esso destinato a parco, mentre è oramai priva di una riserva di spazi agricoli di una qualche
consistenza e riconoscibilità. Tutto ciò pone con forza la necessita di ricucire i diversi nuclei urbani, le
differenti parti e i quartieri.
La memoria dei diversi paesaggi e sistemi insediativi che hanno nel tempo contrassegnato questo
territorio è invece rimasta nella varietà di complessi architettonici vincolati o di particolare pregio, con
le tipologie di beni più usuali (ville, edifici religiosi, ecc.) affiancate da quelle riconducibili al processo
di industrializzazione del novecento che ha così fortemente connotato questo territorio.
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Allegato IV - RETE ECOLOGICA COMUNALE
Ma anche un territorio così fortemente urbanizzato e compromesso in termini ecologici può presentare
notevoli elementi di pregio ambientale e naturalistico.
L’istituzione del Parco Nord Milano, nel 1975, e i successivi interventi di forestazione e realizzazione di
ambienti naturali all’interno dell’area protetta hanno infatti avviato in questo ambito territoriale un
percorso di tutela, ripristino e soprattutto riqualificazione di aree non ancora compromesse dall’edificazione e dall’infrastrutturazione oppure compromesse ma necessitanti di ripristino ambientale,
che ha favorito la tutela degli ambienti naturali e semi-naturali (per esempio le aree agricole) e, ove
necessario, la ricostituzione degli stessi, con il conseguente ritorno di numerose specie faunistiche e
floristiche che le popolano (si veda il par. 2.2).
E, più recentemente, con l'istituzione nel 2006 del Parco Locale di Interesse Sovracomunale Media
Valle Lambro si è avviato un processo di riappropriazione sociale e riqualificazione ecologica-ambientale delle aree marginali (ex cave, ex discariche, aree agricole residuali, impianti tecnologici, verde
stradale...) lungo il tratto più antropizzato e compromesso del fiume Lambro , che ha già portato i
primi risultati con il recupero delle ex collinette Falck a San Maurizio al Lambro, dell'area ex Quarzo e
dell'area di via Pisa a Sesto, e prosegue con i progetti di riqualificazione in corso nelle aree agricole a
Brugherio e nell'area Bergamella di Sesto, in collaborazione con Italia Nostra e con la partecipazione
attiva volontaria dei cittadini (si veda nel par. 2.2 il testo dedicato al PLIS).
2.2
Il sistema delle aree protette
Citando la Relazione del Documento di Piano del PGT (pp. 157 e segg., e rimandando altresì alla
rappresentazione del sistema comunale del verde di fruizione pubblica nella tavola di piano “Sistema
del Verde US04”), “(…) si può affermare che l’equilibrio ambientale della città è favorito dalla
costruzione e dal rafforzamento di una rete di connessioni in grado di stabilire il maggior numero di
relazioni tra ambienti ecologicamente diversi. In questa ottica generale, diventano fondamentali due
aspetti che riguardano l’ambiente: il primo, è quello biologico, della necessità e della continuità di una
rete ecologica, il secondo è quello psicologico della necessità dello spazio verde”.
La lettura del territorio comunale sotto il profilo ambientale e paesistico porta a descrivere il sistema
del verde principalmente attraverso 2 scale, sia dal punto di vista ecologico-funzionale che fruitivo,
come meglio spiegato nel capitolo 3:
1) una rete ecologica territoriale, costituita dagli elementi sovraordinati individuati alla scala territoriale nella Rete Ecologica Regionale e nella Rete Ecologica Provinciale, quali il “corridoio regionale primario ad alta antropizzazione" del fiume Lambro, nonché dagli “elementi di tutela”
costituiti essenzialmente dal Parco regionale Nord Milano e dal Parco locale di interesse
sovracomunale della Media Valle del Lambro, che in parte comprendono gli elementi sovraordinati
sopra citati, e che “(...) si presentano come risorse indispensabili per l’equilibrio ambientale della
città, risorse da confermare nella salvaguardia e nella valorizzazione”;
2) una rete ecologica locale, con un carattere fortemente urbano, costituita dai giardini, anche
privati, e dalle aree verdi urbane, dalle aree sportive, dal verde stradale e dai viali alberati, dalle
piste ciclopedonali. In ambito urbano, la continuità ecologica di questa rete locale è fortemente, e
forse irreparabilmente, compromessa dalla estesa urbanizzazione della città e dalla presenza di
grandi barriere infrastrutturali, quali la linea ferroviaria, il “Peduncolo” della Tangenziale Nord e la
SP 36 – viale Fulvio Testi. In altre parole, “(...) il verde prevalentemente urbano, di carattere più
funzionale e di connessione, teso a garantire dotazioni di giardini e parchi di contiguità, alcuni dei
quali per le loro dimensioni possono rapportarsi anche alla scala urbana e di quartiere”.
Al verde territoriale costituito dal Parco Nord e dal Parco Media Valle Lambro, che compongono ormai
due capisaldi del sistema del verde della area metropolitana milanese, e alla loro funzione naturalistica
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PGT – PIANO DEI SERVIZI
ed ecologica sono dedicati i paragrafi che seguono. I paragrafi sono preceduti da un capitolo dedicato
all'altro grande elemento di tutela ecologica di scala territoriale, il corridoio primario ad alta antropizzazione del fiume Lambro.
Alle tipologie di verde urbano ed alla loro funzione naturalistica ed ecologica sarà invece dedicato
l'intero par. 2.3.
Il fiume Lambro 1
Il fiume Lambro rappresenta l'elemento di maggiore rilevanza territoriale individuato dalla Rete
Ecologica Regionale a livello locale, e classificato come “corridoio regionale primario ad alta
antropizzazione" (si veda il box sul Settore 52 della RER, nel par. 1.2).
Nel corso degli ultimi decenni del secolo scorso il fiume è stato in realtà un elemento marginale e
negletto rispetto ai processi di industrializzazione e di urbanizzazione avvenuti nel territorio sestese,
configurandosi anzi come destinazione delle funzioni meno pregiate, espulse dai tessuti urbani.
Recentemente però l'Amministrazione locale ha avviato un processo destinato a capovolgere questa
prospettiva e a promuovere il fiume come elemento strutturante del sistema ambientale locale, sia con
interventi di sistemazione idraulica, che con interventi di recupero paesaggistico e fruitivo, che con la
stessa istituzione del Parco Media Valle Lambro. Proprio al fine promuovere la riqualificazione
ambientale del fiume, il Comune di Sesto ed il PLIS hanno aderito all’Accordo Quadro di Sviluppo
Territoriale (AQST) per il Contratto di fiume Lambro settentrionale promosso da Regione Lombardia (si
veda in particolare il box relativo).
L'attuale stato delle sponde mostra evidenti i segni della forte pressione antropica, che in alcuni tratti
ha comportato rettifiche del corso del fiume, in particolare dove esso interferiva con le opere di
costruzione della tangenziale.
La natura artificiale delle sponde, nei suoi casi estremi, si configura come paratia verticale in calcestruzzo che trasforma l’alveo del fiume in canale artificiale. Ciò avviene soprattutto dove l’edificato
industriale o le infrastrutture stradali e tecnologiche arrivano al ciglio delle sponde: in particolare lungo
l’ansa che avvolge gli insediamenti di via Barcellona a Cologno Monzese e nel tratto rettificato dove la
Tangenziale Nord affianca il Lambro; e ancora, più a sud, dove il fiume attraversa il comparto
produttivo di via Di Vittorio e affianca il depuratore di Sesto, fino ai manufatti del ponte-canale del
naviglio Martesana a confine con Milano.
La configurazione “a scogliera” (argine detto “in froldo”, in terra con piede in pietrame) è invece la
soluzione ibrida, con qualche maggiore connotazione di naturalità e tuttavia ben lontana dalle tecniche
dell’ingegneria naturalistica, che interessa la quasi totalità delle sponde del fiume nel territorio del
Parco, ad integrazione delle paratie in calcestruzzo riservate ai punti più critici.
Per contro l’equipaggiamento vegetale delle due sponde, prevalentemente in formazioni arboreoarbustive di tipo spontaneo, sottolinea con discreta continuità tutto il tracciato del fiume, rag1
Il paragrafo è basato prevalentemente sulla relazione del Programma Pluriennale degli Interventi (PPI) del Parco Media Valle
Lambro e sull'ampia pubblicistica dedicata al fiume Lambro nel territorio di Sesto di seguito elencata:
• Centro Studi PIM - Progetto Lambro, Riassetto territoriale e sistemazione paesaggistica della Valle del Lambro, Provincia di
Milano, 1986;
• Associazione Amici del Parco della Media Valle del Lambro - Il Parco Sovracomunale della Media Valle del Lambro, Catalogo
della mostra, Sesto San Giovanni, 2003;
• IRER - Il sistema fluviale del Lambro. Un patrimonio da valorizzare per uno sviluppo ad alta qualità ambientale, Regione
Lombardia, 1998;
• Piano Piano stralcio per l'Assetto Idrogeologico del bacino del Fiume Po (PAI), DPCM 24 maggio 2001;
• Regione Lombardia – ERSAF - Atlante del territorio del sotto-bacino idrografico del Po Lambro/Olona Rappresentazione e
descrizione di rilevanze e degrado paesaggistico-ambientale e delle politiche in essere e in progetto. Indirizzi di
riqualificazione e contenimento del degrado paesaggistico-ambientale”, 2010, con particolare riferimento al Cap. V “Ambito
•
vallivo Lambro Settentrionale”;
Studio Pacheco - Studio del rischio idraulico del fiume Lambro, in Piano di Governo del Territorio del Comune di Sesto San
Giovanni, 2009.
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Allegato IV - RETE ECOLOGICA COMUNALE
giungendo talvolta effetti di un certo rigoglio in grado di attenuare le forti carenze paesistico-ambientali precedentemente citate.
In merito al rilievo delle valenze geologiche, come si evince dalla relazione al PPI del Parco Media
Valle, l’area urbana si colloca nella fascia della media pianura lombarda, costituita esclusivamente da
depositi alluvionali e fluvio-glaciali quaternari.
L’ambito del fiume, in particolare, è stato interessato nel tempo da fenomeni di migrazione laterale
dell’alveo ed è caratterizzato dal passaggio tra i depositi alluvionali antichi e recenti del corso d’acqua
ed i depositi fluvio-glaciali; i primi costituiti da depositi ghiaioso-sabbiosi (con lenti limose e argillose)
legati a fasi di bassa energia, i secondi (Wurmiani) caratterizzati da ghiaie e sabbie in matrice limosa
con locali lenti di argilla.
La fascia fluviale, come precedentemente ricordato, è stata però oggetto negli ultimi decenni di una
pesante alterazione e di un conseguente forte dissesto geo-morfologico prodotti dalla forte pressione
antropica, segnatamente imputabili alla passata attività di escavazione di inerti per l’edilizia e alla più
recente realizzazione della Tangenziale Nord.
Come afferma la relazione al PPI del Parco Media Valle, “(...) pur nella consapevolezza della irre-
versibilità dei processi avvenuti, la sfida attuale riguarda le modalità con cui attuare sia il recupero
ambientale delle aree degradate (in quali tempi e con quali risorse) sia la mitigazione della pesante
infrastrutturazione viaria.”
In parallelo al recupero ambientale è necessario inoltre affrontare i problemi legati alla dinamica del
fiume e, in generale, agli aspetti idrogeologici che caratterizzano l’area in esame: “(...) anche qui le
problematiche sono diversificate e vanno dalla scomparsa dei fontanili e del reticolo idrico minore alla
esigenza di disinquinare il Lambro (evidentemente con interventi di risanamento su tutta l’asta fluviale
a monte) ed infine ai temi delle esondazioni e quindi della sicurezza di vaste porzioni di territorio
urbanizzato rispetto ad eventi alluvionali di portata eccezionale. Anche il tema delle esondazioni
richiede un insieme molto variegato di approcci
e di interventi, quali: consolidamento di sponde
a rischio di erosione, rifacimento dei ponti con
portata d’acqua limitata a causa di luci troppo
ridotte, approfondimento e rimodellazione
dell’alveo, realizzazione di bacini di laminazione
sfruttando il più possibile aree golenali ancora
disponibili.”
Tali problematiche sono state affrontate dal
punto di vista pianificatorio, sia a livello di
bacino
fluviale
dal
Piano
di
Assetto
Idrogeologico (PAI) dell'Autorità di Bacino del
fiume Po, che in dettaglio a livello locale dallo
Studio delle zone a rischio idraulico
assoggettate alla normativa del Piano di Assetto
Idrogeologico 2.
Le proposte di incremento del volume di invaso della
cava Melzi e di taglio dei meandri contenute nello
Studio delle zone a rischio idraulico assoggettate
alla norm ativa del PAI
2
Studio Pacheco, 2009
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PGT – PIANO DEI SERVIZI
In attuazione di tali previsioni, il Comune di Sesto S. G., con il PLIS, i Comuni co-interessati, Regione
Lombardia e le Province di Milano e di Monza e della Brianza, ha approvato nel febbraio 2011 un
intervento di sistemazione degli argini per la messa in sicurezza del borgo di San Maurizio al Lambro,
oggi in corso di realizzazione, progettato da AIPO e finanziato dal Ministero dell’Ambiente e dalla
Regione Lombardia.
A completamento del rilievo delle valenze geologiche e idrogeologiche e a integrazione delle informazioni presentate sul fiume, è utile richiamare alcuni dati del Piano Territoriale di Coordinamento
Provinciale pre-vigente.
Il PTCP forniva, infatti, un quadro sintetico dello stato di salute del territorio del fiume: zone a rischio
di esondazione, repertorio delle fasce fluviali, qualità dell’acqua, ambiti caratterizzati da fenomeni di
dismissione di attività produttive e di cave o dalla presenza di stabilimenti a rischio, aree preordinate
alla bonifica, assetto completo dei collettori fognari intercomunali e dei relativi impianti di depurazione
esistenti e previsti, ecc.
E in particolare, relativamente alla valutazione della classe-stato ambientale delle acque superficiali in
base al DLgs n° 152/99 (oggi sostituito dal DLgs n° 152/2006 “Norme in materia ambientale”) del
tratto del Fiume Lambro Settentrionale compreso nell’area di studio, il PTCP assegnava (tra quattro
valori: buono 2 – sufficiente 3 – scadente 4 – pessimo 5), un giudizio “scadente (4)” al tronco nord,
dal Canale Villoresi in Monza al ponte di San Maurizio al Lambro in Brugherio, ed un giudizio “pessimo
(5)” al tratto a valle del citato ponte, nei Comuni di Cologno Monzese, Sesto San Giovanni e Milano.
Il tratto del fiume Lambro che attraversa la città di Sesto S. G. è, infine, interessato da un depuratore
di livello comunale, gestito da CAP Holding e situato nella zona più meridionale della città non lontano
dal ponte-canale del Martesana sul Lambro, ma soprattutto da un secondo impianto di depurazione
delle acque fognarie di livello intercomunale, gestito dal Consorzio ALSI Alto Lambro e localizzato poco
a nord del territorio comunale, a confine fra Brugherio e Monza.
I l Contratto di fium e Lam bro Settentrionale [fonte: http://www.contrattidifiume.it]
Il Comune di Sesto San Giovanni e il PLIS Media Valle Lambro, insieme ad altri 82 enti locali tra cui Regione
Lombardia, 5 province, 54 Comuni, 2 parchi regionali, 2 PLIS, comunità montane e l’Autorità di bacino del fiume
Po, nel marzo 2012 hanno sottoscritto l'accordo quadro di sviluppo territoriale “Contratto di fiume Lambro
Settentrionale”.
Il Contratto di fiume è uno strumento per riqualificare i bacini fluviale basato sulla di programmazione negoziata,
cioè sulla partecipazione alle decisioni e sul consenso di tutti gli enti coinvolti e interessati allo sviluppo durevole
dei bacini fluviali. È finalizzato a sviluppare, in condivisione, politiche atte a indirizzare i processi di
trasformazione insediativa verso la valorizzazione delle risorse territoriali, il contenimento del potenziale degrado
e la riqualificazione paesaggistico-ambientale dei territori dell'ambito vallivo del Lambro Settentrionale, al fine di
raggiungere gli obiettivi di qualità delle acque, contenimento di uso del suolo, sicurezza idraulica, qualità
ecosistemica, neoruralizzazione, fruibilità, semplificazione amministrativa ed efficacia, efficienza ed economicità
delle politiche.
In sintesi, gli obiettivi del Contratto di Fiume sono: la riduzione dell'inquinamento delle acque, la riduzione del
rischio idraulico, la riqualificazione dei sistemi ambientali e paesistici e dei sistemi insediativi lungo le sue
sponde, e la condivisione delle informazioni e diffusione della cultura dell'acqua.
Al territorio di Sesto San Giovanni e del PLIS Media Valle Lambro è dedicata in particolare l'unità paesisticoambientale UPA LS-AP2 dell'ambito vallivo Lambro Settentrionale, schedata nel Capitolo V del citato “Atlante del
territorio del sottobacino idrografico del Po Lambro/Olona. Rappresentazione e descrizione di rilevanze e
degrado paesaggistico-ambientale e delle politiche in essere e in progetto Indirizzi di riqualificazione e
contenimento del degrado paesaggistico-ambientale”.
I l canale Villoresi [fonte: http://www.etvilloresi.it/portal-villores.]
Il canale Villoresi ha origine dal fiume Ticino, dalla diga del Pan Perduto in località Maddalena, frazione di
Somma Lombardo e si getta nel fiume Adda presso Cassano d'Adda al termine di un percorso lungo 86 km.
I lavori di realizzazione, su progetto di Eugenio Villoresi, cominciarono nel 1877 e vennero completati nel 1891.
Pensato con scopi esclusivamente irrigui, il canale permette oggi la distribuzione di acqua in un area di circa
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Allegato IV - RETE ECOLOGICA COMUNALE
85.000 ettari, per mezzo di una rete costituita da 120 bocche e rami secondari estesi per circa 130 km, che
complessivamente raggiunge circa 3000 km.
Il canale si sviluppa trasversalmente da ovest verso est, nell'alta pianura a nord di Milano, a nord del naviglio
Martesana, intersecando e cedendo parte delle sue acque a numerosi corsi d'acqua minori, fra i quali l’Arno,
l’Olona, il Bozzente, il Lura, il Guisa, il Nirone, il Cisnara, il Lombra, il Garbogera, il Seveso, il Lambro, il Molgora,
il Trobbia, il rio Vallone e il naviglio Martesana. Lungo il suo corso attraversa una serie di aree protette, fra le
quali i parchi del Roccolo, delle Groane, del Grugnotorto-Villoresi, del Molgora e del Rio Vallone, costituendo
l’unica connessione ecologica trasversale di questo ambito, oltre che un dei percorsi ciclabili portanti della rete
metropolitana.
Sul canale Villoresi ha competenza il Consorzio di bonifica Est Ticino Villoresi, nato nel 1918 con lo scopo di
distribuire alle utenze agricole a nord di Milano le acque del Fiume Ticino.
I l naviglio M artesana [fonte: Centro Studi PIM - I navigli, la città e il territorio, 2004]
Il naviglio Martesana nasce nella seconda metà del ‘400 con lo scopo principale di fornire irrigazione e forza
motrice ai molini.
I lavori prevedevano la derivazione del naviglio dall’alveo dell’Adda a Concesa e la connessione alla cerchia
interna di Milano attraverso la conca di San Marco, con un dislivello di quasi 26 metri, che in origine venivano
superati per mezzo di sei conche.
L’irrigazione fu a lungo l’uso prevalente del canale, rendendo spesso difficile la navigazione.
Il naviglio Martesana interessa l’ambito orientale dell’area metropolitana, correndo verso sud parallelo all’Adda
fino a Cassano, dove piega verso ovest e, raggiunto Bellinzago, si affianca all’antica strada romana (ora SS 11
Padana superiore) giungendo a Milano dopo un percorso di 36 km, dove, in località Cassina di Pomm, cessa di
correre allo scoperto per proseguire interrato. Lungo questa strada alcuni luoghi di sosta avevano già dato
origine a centri di una certa importanza, quali Gorgonzola, Inzago, Cassano e Vaprio, che diventano luoghi di
interscambio anche per il naviglio.
Le tipologie del paesaggio vedono una netta prevalenza dei territori naturali nel primo tratto, compreso tra
l’incile, in Trezzo d’Adda, e la curva di Cassano, mentre nella seconda tratta, da Cassano d’Adda sino a
Gorgonzola, il territorio agricolo si alterna ai centri urbani, nei quali le parti storiche e i territori di recente
urbanizzazione sono in sostanziale equilibrio. Da Gorgonzola verso il capoluogo, comincia a essere predominante
la presenza dei territori urbanizzati. Il corso del naviglio si trova compreso in un continuo urbano che comprende
diverse tipologie di ambiti urbani.
Attualmente l’alzaia del canale rappresenta un’importante connessione ciclopedonale fra il nucleo denso della
città metropolitana e il corso dell’Adda
Il Parco Nord Milano
La RER inserisce il Parco regionale Nord Milano fra i principali “elementi di tutela” nell'ambito del
territorio comunale di Sesto San Giovanni (si veda la scheda n° 52). Il Parco rappresenta il caposaldo
ovest, di rilevanza territoriale, della rete ecologica della città di Sesto.
Il Parco Nord rappresenta l’esito di una delle esperienze più significative di progettazione e
realizzazione di parchi nel contesto metropolitano, esperienza alla quale Sesto San Giovanni ha preso
parte sin dagli inizi, negli anni Settanta, e oggi consolidata sia dal punto di vista paesistico-ambientale,
che dal punto di vista gestionale, che per quanto riguarda la disciplina urbanistica.
Il Parco regionale Nord Milano è stato istituito dalla Regione Lombardia con la LR 78/75 e in seguito
inserito nel Piano regionale delle aree protette con la LR 86/83. Con la LR 23/2006, in seguito
confluita nel testo unico delle leggi regionali in materia di istituzione di parchi (LR 16/2007) è stato
individuato e istituito all’interno del Parco regionale il Parco naturale Nord Milano.
La gestione del Parco è affidata alla Comunità del Parco di cui fanno parte la Provincia di Milano e i
Comuni territorialmente interessati di Sesto San Giovanni, Milano, Cinisello Balsamo, Bresso, Cormano
e Cusano Milanino.
Il Parco si estende su una superficie di circa 620 ettari, di cui oltre 60 in comune di Sesto San
Giovanni, nel contesto densamente urbanizzato fra i comuni succitati.
Il Piano Territoriale di Coordinamento (PTC) del Parco Nord è stato approvato nel 1977 e
successivamente oggetto di Variante nel 2002 e nel 2004. Il PTC è, come noto, uno strumento
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PGT – PIANO DEI SERVIZI
urbanistico di carattere sovraordinato le cui
previsioni del PTC prevalgono rispetto alla
Comuni Milano, Bresso, Cinisello Balsamo,
pianificazione
Cormano, Sesto S. Giovanni (Provincia di
Milano)
comunale, sono recepite di diritto negli
Superficie 628 ha
strumenti urbanistici generali comunali e
Istituzione Parco regionale LR 78/75
sostituiscono con efficacia immediata eventuali
Istituzione Parco naturale LR 23/06
previsioni difformi che vi siano contenute 3.
Ente Gestore Comunità del Parco Nord Milano
Pianificazione PTC approvato con DelCR n° II/633 del La
Variante
al
Piano
Territoriale
di
22/12/1977; var. gen. LR 63/90; var. gen. DelGR n°
Coordinamento del Parco Nord interessa, in
7/10206 del 06/08/2002; var. par. n° 7/20136 del
particolare, la parte del territorio comunale di
23/12/2004.
La Variante 2002 porta a un leggero ampliamento della Sesto San Giovanni compresa tra il limite del
superficie del parco ed elimina le “isole” interne, centro abitato e il confine comunale con
affidandole comunque alla pianificazione comunale.
Più recentemente, la LR 10/2009 un ha portato un nuovo Bresso, Cinisello Balsamo e Milano.
ampliamento che ha interessato il corso del Seveso e In questo ambito, le aree libere da edificazione
viale Buffoli a Cusano Milanino.
che si collocano oltre viale Fulvio Testi vengono
Nel 2011 è stato avviato i procedimento relativo
inserite nell’ambito di Parco naturale, grande
all’aggiornamento del PTC.
L'intero territorio del Parco è destinato alla fruizione (su zona verde ottenuta mediante il potenziamento
aree quasi totalmente di proprietà pubblica). Alcune delle macchie boscate esistenti e la costituzione
limitate porzioni mantengono la destinazione agricola in di prati e radure calpestabili nonché attraverso
aree ancora di proprietà privata e vengono registrate,
la creazione di percorsi pedonali e di spazi
nella nuova Variante, come “parco agricolo” .
L'aeroporto di Bresso è anch'esso destinato dal PTC a dedicati al tempo libero e alla ricreazione.
divenire zona di parco naturale attrezzato.
Le aree comprese tra viale Fulvio Testi e il
All'interno del Parco Nord non esiste la categoria "Ambiti centro abitato sestese sono invece destinate
di naturalità", in quanto le aree boscate, pur presenti nel
Parco, fanno parte di progetti di ricostruzione della dalla variante generale alla realizzazione di un
naturalità interni alle aree genericamente destinate dal Parco attrezzato urbano, ovvero di un sistema
PTC alla formazione di parchi attrezzati di livello urbano o integrato di spazi verdi alberati e di
metropolitano.
attrezzature collettive, anche coperte, dedicate
L’ambito di Parco naturale, su una superficie di 39 ha,
riguarda i boschi dell’area a nord del parco e la fascia di principalmente allo sport e alla ricreazione.
protezione del torrente Seveso.
Limitrofa al parco urbano è inoltre individuata,
lungo via Milanese, la “Zona monumentale”
della Cascina Torretta, comprendente il
complesso
architettonico
omonimo
recentemente oggetto di un intervento di
risanamento e recupero edilizio, nell’ambito del
quale, tra l’altro, è stata realizzata una nuova
passerella ciclopedonale sopra viale Fulvio Testi
(all’altezza di via Caduti del lavoro), oltre alle
passerelle ciclopedonale esistenti in Sesto San
Giovanni su viale Fulvio Testi (all’altezza del
Centro scolastico omnicomprensivo) e di via
Clerici.
Il sistema dei Parchi metropolitani a ovest della
città di Sesto è completato da due Parchi locali
che non interessano direttamente il territorio
I l P arco regionale Nord M ilano
3
L’azzonamento aggiornato del PTC è riportato nel PGT, Allegato A - Il contesto socio-economico e territoriale del Nord Milano.
Le indicazioni della pianificazione sopraordinata. Cartografia di riferimento.
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Allegato IV - RETE ECOLOGICA COMUNALE
comunale ma interagiscono con il Parco Nord, come meglio evidenziato nel capitolo dedicato alle
valenze naturalistiche ed ecologiche dell'ambito: il Parco Grugnotorto-Villoresi e il Parco della Balossa,
cui sono dedicati i due box che seguono.
I l P LI S del Grugnotorto-Villoresi [fonte: Centro Studi PIM - Atlante dei Parchi locali di
interesse sovracomunale in Provincia di Milano, Provincia di Milano, 2008, pp. 466-494]
Comuni Cusano Milanino, Cinisello Balsamo, Muggiò, Nova Milanese, Paderno Dugnano, Varedo
Province Milano, Monza e Brianza
Riconoscimento DelGR n° VI/46253 del 12 novembre 1999
Gestione Convenzione tra i Comuni di Cusano Milanino, Cinisello Balsamo, Muggiò, Nova Milanese, Paderno
Dugnano, Varedo
Superficie 783 ha
Obiettivi Tutela e riprogettazione paesistica di un’area inedificata interclusa. Nella conurbazione densa di prima
cintura a nord di Milano, il Parco tutela una vasta area inedificata nella quale l’agricoltura è presente in forma
residuale, ponendosi come indispensabile struttura di connessione ecologica tra i parchi regionali Nord Milano,
Groane e Valle Lambro.
Paesaggio e ambiente
Il Parco è situato fra l’alta pianura irrigua del Villoresi e la media pianura irrigua dei fontanili, in un ambito di
paesaggio agrario sostanzialmente pianeggiante, densamente urbanizzato, attraversato da importanti direttrici di
comunicazione, caratterizzato da scarsi spazi aperti, limitati alle frange tra un centro urbano e l’altro.
Rispetto al tema del paesaggio, occorre sottolineare la scarsità di elementi di caratterizzazione e la perdita delle
tracce dell'organizzazione storica delle trame territoriali, a cui contribuisce la forte rarefazione della rete dei
derivatori del Villoresi e il conseguente indebolimento del rapporto con la trama agraria a sud del canale.
Il Parco, può garantire, pur con le forti restrizioni determinate dagli attraversamenti infrastrutturali e dalla
localizzazione nel cuore dell’area densa a nord del capoluogo, un fondamentale anello di collegamento del
sistema ecologico fra il Parco Nord, il Parco della Valle del Lambro e il Parco delle Groane.
Le attività agricole, per quanto penalizzate dalla forte pressione antropica e da una rete irrigua dismessa o priva
di manutenzione, appaiono ancora presenti, con una cospicua presenza di seminativi, oltre ad alcuni incolti
degradati, mentre il prato appare poco rappresentato. Il modificarsi delle pratiche agricole ha però comportato
una progressiva riduzione e impoverimento dei caratteristici elementi di interesse ecologico propri della
campagna, mentre le due grandi cave in territorio di Paderno Dugnano e Nova Milanese, per quanto in parte
riqualificate, e la larga diffusione di situazioni di uso temporaneo o improprio dei suoli che costellano i perimetri
dell'area sono ulteriore segnale della difficoltà di ricomposizione del sistema territoriale e sono indicatori della
pratica impossibilità di attivare processi di riproduzione della qualità ambientale attuabili mediante semplici
forme di sostegno alle funzioni agricole o interventi di qualificazione di carattere puntuale.
Le potenti trasformazioni territoriali che hanno caratterizzato tale ambito hanno fatto si che le uniche presenze
di una qualche significatività sono rappresentate dagli ambiti di naturalità del Parco Nord, che rappresentano
oggi degli elementi di eccezione in un territorio in cui la presenza di spazi aperti appare di scarso rilievo,
determinando una limitata funzionalità ecologica. Il Parco del Grugnotorto-Villoresi, pur con le limitazioni
determinate dalla forte pressione antropica, si pone l’obiettivo di ricucitura fra le aree agricole periurbane e
quelle di frangia, oltre che, almeno in prospettiva, come indispensabile struttura di connessione ecologica tra i
parchi regionali Nord Milano, Groane e Valle Lambro.
Sotto il profilo paesistico-ambientale, sono aree di estrema potenzialità (e per contro di estrema fragilità) proprio
in ordine al loro ruolo di assorbimento degli impatti da parte del sistema insediativo e in relazione alla loro
funzione di riequilibrio ecologico, riqualificazione del paesaggio e promozione di un “presidio ecologico” del
territorio.
Rete ecologica La costituzione di una rete ecologica su un territorio fortemente compromesso dal punto di vista
ecologico, quale quello del Parco del Grugnotorto-Villoresi, trova il suo principale ostacolo in un territorio
diffusamente antropizzato e con una rete viaria molto ramificata e con un sistema di aree naturaliformi di scarso
rilievo, costituito da alcuni lembi boscati relitti. Solo lungo l’asse del corso del Villoresi è possibile trovare un
elemento di continuità ecologica, anche se i tracciati autostradali producono una serie di nette divisioni.
Il canale, ancorché poco visibile e poco rispettato nelle sue caratteristiche di corso d’acqua con funzioni irrigue,
costituisce però una straordinaria occasione di riqualificazione unitaria sia degli spazi urbani sia di quelli agricoli,
unitamente alla sua caratteristica di corridoio ecologico e fruitivo continuo est-ovest, in grado di collegare con
un percorso attrezzato di ripa il Parco con le valli fluviali dell’Adda e del Ticino, attraverso Groane e Lambro.
In questo ambito il recente progetto di Dorsale verde del nord Milano elaborato dall’Amministrazione provinciale
si propone di mettere in relazione e ricondurre a sistema le diverse opportunità di carattere paesisticoambientale presenti sul territorio, con l’intento di creare una connessione orizzontale fra le diverse Brianze e
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PGT – PIANO DEI SERVIZI
istituire un legame fra i suoi parchi. Più in generale gli obiettivi perseguiti dal progetto sono:
• collegare e ampliare i parchi esistenti e includere i territori agricoli non compresi in essi;
• istituire una contiguità spaziale che favorisca lo scambio e l’interconnessione fra le diverse ecologie;
• rafforzare i corridoi orizzontali al fine di controbilanciare l’andamento nord-sud dei parchi, in un ambito dove
le conurbazioni lineari sono ormai segnate da evidenti fenomeni di saldatura;
• garantire un’adeguata compensazione ambientale lungo il tracciato della Pedemontana, evitando al tempo
stesso nuovi insediamenti che sfruttano la straordinaria accessibilità generata dalla nuova infrastruttura.
Il Parco della Media Valle del Lambro
La RER inserisce anche il Parco Locale di Interesse Sovracomunale (PLIS) della Media Valle del Lambro
fra i principali “elementi di tutela” nell'ambito del territorio comunale di Sesto San Giovanni (si vedano
le schede n° 52 e 72). Come il Parco Nord a ovest della città, il Parco Media Valle Lambro, con il
“corridoio regionale primario ad alta antropizzazione" del fiume Lambro - cui è in parte sovrapposto,
rappresenta il caposaldo est, di rilevanza territoriale, della rete ecologica urbana.
Il PLIS Media Valle Lambro, istituito da Regione Lombardia nel 2002 per i Comuni di Brugherio e Cologno Monzese, è stato ampliato al Comune di Sesto San Giovanni nel dicembre 2006 dalla Provincia
di Milano. Nel 2013 è stato sottoscritto il Protocollo di Intesa per l'ampliamento del Parco ai Comuni di
Monza e Milano. L'iter si concluderà presumibilmente nel corso del 2014 con il riconoscimento
dell'ampliamento da parte delle Province di Monza e Brianza e di Milano.
I l P arco della M edia Valle del Lam bro
[fonte: Centro Studi PIM - Atlante dei
Parchi locali di interesse sovracomunale in
Provincia di Milano, Provincia di Milano, 2008, pp.
496-435]
Comuni Brugherio, Cologno Monzese, Sesto San
Giovanni. Sono in corso le procedure per l’ampliamento a
Milano e Monza in attuazione ai rispettivi PGT.
Province Milano, Monza e Brianza
Riconoscimento
DelGR
7/8966
del
30/04/2002
(riconoscimento nei comuni di Brugherio e Cologno
Monzese)
Gestione Protocollo d’intesa tra i Comuni di Brugherio,
Cologno Monzese e Sesto San Giovanni
Pianificazione Programma Pluriennale degli Interventi
(2008)
Superficie 296 ha
Obiettivi Tutela e riprogettazione paesistica di un’area
degradata interclusa.
Territorio Il Parco è situato nella porzione est della
provincia di Milano, nel contesto dell’alta pianura irrigua,
a margine della media pianura irrigua e dei fontanili.
All’interno del Parco, il Lambro presenta un alveo con
sezioni decisamente ridotte, tali da rendere l’area una di
quelle più soggette ai rischi idraulici, anche per discutibili
interventi antropici che hanno irragionevolmente reso
insufficienti le naturali aree golenali
Il parco ha come finalità il recupero di aree fortemente
degradate dalla presenza di cave dismesse, residui di
attività industriali dismesse, orti urbani spontanei, ecc.,
attraverso un ridisegno complessivo delle aree che lo
compongono.
Il Parco interessa oggi una superficie di circa
280 ettari, circa 180 dei quali nel territorio di
Sesto San Giovanni, che verranno ampliati a oltre 660 ettari con l'ampliamento a Monza e Milano. Il
PLIS permetterà quindi di collegare, lungo il fiume Lambro, il Parco regionale della Valle del Lambro a
nord di Monza con il Parco regionale agricolo Sud a Milano.
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Allegato IV - RETE ECOLOGICA COMUNALE
La gestione del Parco è attualmente disciplinata dalla “Convenzione per la promozione e la gestione
del Parco della Media Valle del Lambro” sottoscritta nel luglio 2006 dai Sindaci dei Comuni cointeressati.
Lo strumento di pianificazione/programmazione scelto per il Parco della Media Valle del Lambro è il
Programma Pluriennale degli Interventi (PPI), che individua le opere e le azioni da realizzare nel
periodo di validità ed indica le risorse economiche e le modalità di finanziamento necessarie in
relazione agli strumenti di programmazione economica dei Comuni cointeressati.
Gli obiettivi strategici del PPI del Parco della Media Valle del Lambro sono:
• il recupero della qualità ecologica dell’area mediante l’individuazione delle azioni e degli interventi,
di ri-naturalizzazione del sistema fluviale, di mitigazione degli impatti ambientali, e, in particolare,
di contenimento, o eliminazione, dei fenomeni di dissesto idrogeologico;
• la connessione ai fini ambientali e fruitivi delle aree a verde del Parco locale, esistenti e previste,
fra loro, e con il sistema dei parchi, del verde e dei percorsi storici anche fluviali di area più vasta,
creando o valorizzando le relazioni esistenti o potenziali con il più vasto contesto territoriale;
• la fruizione del Parco da parte della cittadinanza sia ai fini ricreativi che didattico-culturali anche al
fine di consolidare la conoscenza del territorio ed innescare logiche di presidio diffuso del suo
territorio.
Citando la Relazione descrittiva del PPI, il PLIS della Media Valle del Lambro si inserisce nel sistema
dei parchi metropolitani (già istituiti o in fase di avvio) a nord di Milano: il Grugnotorto-Villoresi (si
veda il box relativo), i PLIS del Molgora, del Rio Vallone, delle Colline Briantee, Est delle Cave.
Il PLIS rappresenta soprattutto, nell’area metropolitana milanese, un tassello di congiunzione non solo
fra le aree verdi ma anche per la porzione centrale e più fragile e compromessa del fiume Lambro, con
le aree verdi e con i tratti di fiume meno compromessi nel Comune di Monza a nord e nel Comune di
Milano a sud - dei quali è in corso l’inclusione nel PLIS stesso. A Monza infatti, le aree della
Cascinazza, contigue alla porzione del PLIS ricadente nel territorio comunale di Brugherio,
consentirebbero la connessione lungo il Lambro al centro storico di Monza e quindi al Parco della Villa
Reale e al Parco regionale Valle Lambro. Analogamente in Milano, le aree del Parco Adriano di
Crescenzago, del Parco Maserati e, soprattutto del Parco Lambro, rappresenterebbero una significativa
continuità fra il PMVL e il Parco regionale agricolo Sud Milano.
Sotto il profilo ecologico, è ancora importante osservare infine che la duplice estensione del parco
consentirebbe altresì al PLIS Media Valle Lambro di incrociare due importantissimi corridoi ecologici
trasversali del sistema regionale, quello del Villoresi a Nord e quello della Martesana a Sud; per i quali,
in entrambi i casi, all’arricchimento ecologico si verrebbe ad aggiungere un’importante integrazione al
sistema della ciclabilità regionale.
Il masterplan del PPI, citando nuovamente la Relazione descrittiva, ha voluto immaginare un nuovo
paesaggio verde per il futuro di questo territorio, oggi residuale e degradato, e concepire fin d’ora il
parco e il verde come fattore essenziale di innesco di un processo di riqualificazione territoriale di area
vasta, esteso all’intero settore metropolitano in cui è inserito, processo avente valenza urbanistica,
ambientale e paesaggistica a un tempo e trainato, in sinergia col Parco, da altri formidabili motori,
quali le iniziative di trasformazione territoriale in atto, due delle quali, Falck e Cascina Gatti,
particolarmente rilevanti, non solo in sé, ma anche in quanto strettamente interagenti con il Parco.
In particolare, il progetto sulle aree ex Falck comprende un’ampia area di 10 ha circa interclusa tra la
tangenziale e il Lambro e interna al Parco, mentre nel PII Cascina Gatti i 18 ha destinati al verde sono
anch’essi completamente ricompresi nel perimetro del PLIS.
Il sistema dei Parchi metropolitani a est della città di Sesto, lungo il fiume Lambro, è completato da
due Parchi regionali e da un Parco locale che non interessano direttamente il territorio comunale ma
interagiscono con il Parco Media Valle Lambro: il Parco Valle Lambro a nord, il Parco agricolo Sud
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Milano a sud e il Parco Est
delle Cave a est, cui sono
dedicati i tre box che seguono.
Infine, è opportuno segnalare
che il Parco Media Valle
Lambro, partecipa a 2 tavoli di
studio sulla rete ecologica cofinanziati
da
Fondazione
Cariplo, i cui risultati saranno
disponibili nei prossimi mesi:
• “Gli spazi aperti e gli ambiti
agronaturalistici, il fiume
Lambro,
l’area
metropolitana
milanese
esempio di attivazione di
rete ecologica”, finanziato
dal Bando “Realizzare la
connessione ecologica” di
Fondazione Cariplo 2012, a
cura di ERSAF, DiAP
Politecnico
di
Milano,
Comune di Milano, Parco
Locale
di
Interesse
Sovracomunale Media Valle
Lambro, Legambiente;
• “CONNUBI,
Connessioni
Urbane Ecologiche lungo il
Lambro”, finanziato dal
Bando Fondazione Cariplo
“Realizzare la connessione
ecologica” 2013, a cura di
Parco Regionale della Valle
del Lambro, Comune di
Monza PLIS dei Colli
Briantei, PLIS della Media
Valle
Del
Lambro,
Università degli Studi di
Milano Bicocca – Dip.
Scienze dell’ambiente e del
territorio
(DiSat),
Legambiente - Circolo di
Monza A. Langer.
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Allegato IV - RETE ECOLOGICA COMUNALE
I l P arco regionale della Valle del Lam bro [fonte: www.parcovallelambro.it]
Comuni Albavilla, Alserio, Anzano del Parco, Arosio, Eupilio, Erba, Inverigo, Lambrugo, Lurago d’Erba,
Merone, Monguzzo, Pusiano (Provincia di Como); Bosisio Parini, Cesana Brianza, Costa Masnaga,
Rogeno, Casatenovo (Provincia Lecco); Arcore, Vedano al Lambro, Villasanta, Monza, Triuggio, Albiate, Sovico,
Lesmo, Macherio, Biassono, Briosco, Giussano, Veduggio con Colzano, Besana Brianza, Verano Brianza, Carate
Brianza (provincia di Monza e Brianza).
Province Como, Lecco, Monza e Brianza
Superficie 6.452 ha
Istituzione Parco regionale LR 82/83
Istituzione Parco naturale LR 18/05
Ente Gestore Comunità del Parco della Valle del Lambro
Pianificazione PTC approvato con DelGR n°7/601 del 28/07/2000; rettifica con DelGR n° 7/6757 del 9/11/2001
Il PTC è articolato su un doppio sistema di lettura, che non viene registrato nella legenda unificata, costituito da
un lato dall'identificazione di Unità di paesaggio e dall'altro nella suddivisione del territorio in “sistema delle aree
fluviali e lacustri” (identificate anche dal perimetro di Parco naturale), “sistema delle aree prevalentemente
agricole”, “sistema degli aggregati urbani”.
L’ambito del parco storico della Villa Reale di Monza nella legenda unificata viene riconosciuto come Parco
urbano, in quanto le specifiche destinazioni ed attività riconosciute dal PTC sono distinte in normativa ma non
differenziate nella tavola di Piano.
Le aree agricole interne al perimetro di Parco naturale sono state classificate come aree di protezione dei corsi
d'acqua in quanto interne al "Sistema delle aree fluviali e lacustri".
Il perimetro di Parco Naturale comprende i territori tra i laghi di Pusiano e di Alserio al nord e l’intero parco della
villa Reale di Monza, per una superficie complessiva di 4.700 ha (59% del parco).
Territorio del Parco Il territorio del Parco si estende lungo un tratto di 25 km del fiume Lambro compreso tra i
laghi di Pusiano e di Alserio a nord e il Parco della Villa Reale di Monza a sud. Il Parco comprende il tratto
collinare del fiume Lambro e presenta caratteri differenti lungo il suo percorso. La zona dei laghi corrisponde a
quella di più spiccato interesse naturalistico, comprendente ambienti lacustri, già in parte tutelati dalla Riserva
naturale orientata della Riva Orientale del Lago di Alserio. Entrambi i laghi sono infatti Siti di Interesse
Comunitario (SIC). Di particolare valore naturale e paesaggistico è la zona di Inverigo, per la presenza
dell'omonimo Orrido, racchiuso all'interno di una vasta tenuta boscata e per il mirabile complesso monumentale
costituito dalla Rotonda, da Villa Crivelli e da Santa Maria della Noce.
Più a sud le aree urbanizzate prendono il sopravvento ma rimangono ancora aree libere di notevole interesse
come i due Siti di Interesse Comunitario Valle del Rio Cantalupo e Valle del Rio Pegorino. All'ampiezza e alla
varietà delle vedute panoramiche si aggiunge un'orografia caratterizzata da altopiani, piccole valli scavate dai
fiumi, rogge e torrenti e da grandi estensioni di prati intercalate da più modeste zone boschive.
Un aspetto di particolare interesse è dato dalla presenza di numerose ville patrizie, con i relativi giardini storici:
un valore dei tutto eccezionale, in proposito, riveste il complesso del Parco di Monza e dei giardini della Villa
Reale di Monza.
Progetti in corso per l'implementazione della rete ecologica Il Parco sta conducendo interventi per il
potenziamento del sistema regionale delle aree protette in attuazione del progetto “dai Parchi alla Rete
Ecologica Regionale”: in particolare sono stati individuati otto interventi per potenziare il ruolo del Lambro come
corridoio ecologico di connessione tra la pianura a sud e le aree collinari e montane a nord, nei Comuni di
Albiate, Biassono, Briosco, Inverigo, Sovico, Erba ed Eupilio.
Il Parco si è, inoltre, attivato per la raccolta di campioni di acque, terreni e sedimenti per il monitoraggio delle
condizioni chimiche, fisiche e delle concentrazioni degli inquinanti del fiume Lambro.
Con il Progetto Acqua, nell'ambito della redazione dei Piani di Gestione dei Siti di Importanza Comunitaria, il
Parco ha avviato interventi di miglioramento degli habitat acquatici e della fauna dei laghi di Alserio e Pusiano,
prevedendo azioni per conservare e migliorare habitat, specie animali e vegetali di pregio presenti nei Siti.
I l P arco regionale agricolo Sud M ilano
[fonte: www.provincia.milano.it/parcosud/]
Comuni Albairate, Arluno, Assago, Bareggio, Basiglio, Binasco, Bubbiano, Buccinasco,
Calvignasco, Carpiano, Casarile, Cassina de' Pecchi, Cernusco sul Naviglio, Cerro al Lambro, Cesano Boscone,
Cisliano, Colturano, Corbetta, Cornaredo, Corsico, Cusago, Dresano, Gaggiano, Gorgonzola, Gudo Visconti,
Lacchiarella, Liscate, Locate di Triulzi, Mediglia, Melegnano, Melzo, Milano, Noviglio, Opera, Pantigliate, Paullo,
Pero, Peschiera Borromeo, Pieve Emanuele, Pioltello, Pregnana Milanese, Rho, Rodano, Rosate, Rozzano, San
Donato Milanese, San Giuliano Milanese, Sedriano, Segrate, Settala, Settimo Milanese, Trezzano sul Naviglio,
Tribiano, Vanzago, Vermezzo, Vernate, Vignate, Vittuone, Vizzolo Predabissi, Zelo Surrigone, Zibido San
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PGT – PIANO DEI SERVIZI
Giacomo
Superficie 46.300 ha
Province Milano
Istituzione LR 24/90
Ente Gestore Provincia di Milano
Pianificazione PTC approvato con DelGR 7/818 del 03/08/2000
Perimetro di Parco Naturale in fase di proposta.
Il PTC è articolato su un doppio sistema di lettura: la maglia dei “territori” che individuano i rapporti tra gli spazi
agrari e le strutture urbane esterne al parco, e gli “ambiti” che caratterizzano le diverse tutele cui è sottoposto
l’intero sistema paesistico del Parco.
I tre “territori”, ai quali sono affidate le caratteristiche di parco agricolo e parco di cintura metropolitana, sono:
1) territori agricoli di cintura metropolitana (art. 25);
2) territori agricoli di cintura urbana, ambito dei Piani di cintura urbana (art. 26);
3) territori di collegamento fra città e campagna (art. 27).
La distinzione suddetta da un lato evidenzia le qualità dei territori agricoli e ne governa di conseguenza le
normative, dall'altro lato qualifica i territori del Parco in relazione ai loro rapporti con le strutture urbane che, per
la legge istitutiva, sono interamente esterne al perimetro del Parco.
Le tutele naturalistiche, storiche e paesistiche sono trasversali rispetto alla ripartizione in Territori e coprono
l’intero territorio del parco.
Sono sottoposte a specifica tutela le notevoli presenze monumentali, tra cui le abbazie di Chiaravalle, Mirasole e
Viboldone, i castelli di Tolcinasco, Cusago, Vernate e Zibido, e i nuclei rurali delle antiche cascine.
Infine, il PTC si affida a diversi Piani di Settore per la tutela e lo sviluppo:
• agricolo;
• assetto idrogeologico e tutela dei navigli;
• patrimonio storico e monumentale;
• percorsi.
Il Piano prescrive di evitare che la realizzazione di nuove strade comporti la frammentazione o la
marginalizzazione di ambiti di rilevante interesse ai fini agricoli e fruitivi.
Per quanto riguarda i Siti Natura 2000 sono stati approvati dal Consiglio Direttivo del Parco i seguenti Piani di
gestione: Bosco di Cusago, Fontanile Nuovo di Bareggio, Oasi di Lacchiarella, Sorgenti della Muzzetta.
Territorio del Parco Il Parco, agricolo e di cintura metropolitana, comprende un'estesa area a semicerchio
attorno alla città di Milano fino al perimetro meridionale della provincia con una maggiore estensione di aree
agricole rispetto alle aree boschive. In origine una fitta copertura forestale costituita essenzialmente da querceti
misti di farnia e carpino bianco misti a tigli, olmi, frassini, aceri campestri e ciliegi selvatici sostituiva l'attuale
uniformità agraria del paesaggio. Anche le zone umide e gli ambiti fluviali erano diffusi: lanche e meandri del
Lambro e di altri corsi d'acqua, zone di affioramento della falda (poco sotto il livello del suolo in alcune aree
della pianura), fontanili ed aree paludose ospitavano la vegetazione tipica delle zone umide, con ontani neri,
pioppi e salici, canneti, giuncheti a creare un ecosistema ricco e capace di ospitare presenze faunistiche pregiate
(aironi, rapaci, cicogne, garzette, oche selvatiche, nitticore ed altri uccelli di palude oltre a specie ormai
scomparse come la lontra, il castoro, il lupo, l'orso, il cervo).
Una serie di aree verdi d'interesse naturalistico è comunque rimasta disseminata nel territorio della bassa a
testimonianza di una ricchezza naturale unica e irripetibile. Un ruolo importante all'interno di queste aree è
giocato dai fontanili. I fontanili sono emergenze di acqua che affiora dove la falda trova strati argillosi
impermeabili che le permettono una risalita in superficie. L'acqua sbocca formando una polla, ovvero una fonte
dalla quale si origina la cosiddetta testa del fontanile. Ai margini della testa del fontanile si sviluppa una
vegetazione ricca e rigogliosa che va a creare una piccola oasi di natura in mezzo alla campagna.
Il Parco individua alcune zone di salvaguardia specifica delle risorse naturali più pregiate. Sono Riserve Naturali il
Fontanile Nuovo (Bareggio), le Sorgenti della Muzzetta (Rodano) e l'Oasi di Lacchiarella. Vi sono poi zone di
tutela e valorizzazione paesistica nella quale agricoltura e natura s'integrano per formare il caratteristico
paesaggio di pianura. Un paesaggio nel quale è centrale il ruolo di siepi ed alberature (pensiamo all'area ovest
del Parco intorno ai comuni di Cusago, Cisliano, Bareggio e Vittuone), delle colture tradizionali (il riso, le marcite,
i prati) del set-aside (pratica di non lavorazione dei campi istituita e sovvenzionata dall'Unione Europea per
limitare l'eccesso di produzione agricola e favorire, tra l'altro, la formazione di aree di rifugio della fauna
selvatica).
Nelle altre zone di interesse naturalistico sono incentivati interventi di naturalizzazione del territorio per la
presenza di boschi e zone umide: i Boschi di Cusago, Riazzolo, del Carengione e le zone umide del Lamberin di
Opera, di Pasturago di Vernate e di Paullo rappresentano alcuni esempi significativi in termini di interesse
scientifico e testimonianza dell'evoluzione della vegetazione. Inoltre è sostenuto l'utilizzo di tecniche agricole più
compatibili con la ricchezza e la biodiversità dell'ecosistema, quali quelle dell'agricoltura biologica, e di interventi
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di naturalizzazione delle fasce parallele di vegetazione che accompagnano i corsi dei fiumi (anche attraverso
interventi di ingegneria naturalistica).
I tratti naturalistici del Parco non sono la dominante prevalente del territorio ma il processo di conservazione e
rinaturalizzazione degli ambiti più pregiati rappresenta una buona direzione per riconquistare una parte della
natura vicina alla città.
I l P LI S Est delle Cave
[fonte: Centro Studi PIM - Atlante dei Parchi locali di interesse sovracomunale in Provincia
di Milano, Provincia di Milano, 2008, pp. 592-607]
Comuni Brugherio, Carugate, Cernusco sul Naviglio, Cologno Monzese, Vimodrone
Province Milano, Monza e Brianza
Riconoscimento DelGP Milano n° 501 del 25 maggio 2009
Gestione Convenzione tra i Comuni di Brugherio, Carugate, Cernusco sul Naviglio, Cologno Monzese, Vimodrone
Superficie 573 ha
Obiettivi Tutela paesistico-ambientale degli spazi aperti interessati da attività di escavazione.
Paesaggio e ambiente Il Parco è situato nella porzione est della provincia di Milano, nel contesto dell’alta pianura
irrigua, a margine della media pianura irrigua e dei fontanili. L’alta pianura irrigua è posta immediatamente a
sud del canale Villoresi che artificialmente la divide dall’alta pianura asciutta e che, con l’apporto dei propri
volumi d’acqua, ha reso possibile la trasformazione delle attività agricole, conferendo al territorio connotati
paesaggistici tipici della pianura irrigua. Alla rete dei fontanili si sovrappone un articolato sistema di rogge
derivate dal naviglio Martesana e dal canale Villoresi, che completano la rete irrigua.
Il paesaggio che caratterizza le aree ancora non densamente urbanizzate conserva i caratteri tipici del paesaggio
agrario e dei suoi elementi costitutivi: sono diffuse piccole aree boschive, siepi e alberature di confine, filari di
ripa e si riscontra la presenza di cascine storiche. In questo settore si sono conservati i segni di un’agricoltura
tradizionale legata fortemente all’allevamento del bovino da latte e al prato tra le foraggere principali. La
struttura della proprietà e l’organizzazione aziendale sono caratterizzate da una fitta tramatura dei campi, una
maggiore densità degli impianti rurali e una loro dimensione più ridotta rispetto alle aree agricole irrigue di più
antica organizzazione. I complessi fenomeni di mutamento interni alla conduzione dei fondi, che si sono verificati
nel secondo dopoguerra, hanno prodotto l’abbattimento e la mancata manutenzione di filari, la chiusura di
rogge, l’abbandono di fabbricati rurali, con evidenti effetti di degrado delle strutture fondiarie e di maggior
uniformità del paesaggio agrario, particolarmente evidenti negli ambiti in cui risulta compromessa la continuità
di estensione del territorio agricolo.
Nello stesso tempo, le sempre maggiori necessità urbane hanno determinato consistenti processi di
urbanizzazione, modifiche di uso del suolo, rilevabili soprattutto negli ambiti di cava, fino a pesanti interventi di
infrastrutturazione, con evidenti sovrapposizioni che hanno separato strutture spaziali in precedenza unitarie.
Il Parco può garantire, a fronte dell’intensificarsi di un alquanto disordinato sviluppo insediativo, una
continuità del sistema ecologico nord-sud nell’est di Milano, dal Parco delle Cascine fino al Villoresi,
attraverso il Martesana.
2.3
Le tipologie di verde
La lettura articolata del territorio comunale sotto il profilo paesistico e ambientale porta a definire il
sistema del verde principalmente costituito da due macrotipologie fondamentali:
• il verde di valenza prevalentemente urbana, di carattere più funzionale e di connessione, teso a
garantire dotazioni di giardini e parchi di contiguità, alcuni dei quali per le loro dimensioni possono
rapportarsi anche alla scala urbana e di quartiere;
• il verde di carattere prevalentemente territoriale rappresentato dal Parco Nord Milano e dal Parco
del Media Valle del Lambro, che si presentano come risorse indispensabili per l’equilibrio
ambientale della città, risorse da confermare nella salvaguardia e nella valorizzazione.
Le aree verdi di valenza metropolitana
In relazione alla rilevanza assunta dalle problematiche ambientali nella realtà sestese, il PGT
attribuisce un grande valore alla creazione di un sistema del verde metropolitano che trova i suoi
capisaldi nel Parco Nord Milano, a ovest, e nel Parco della Media Valle del Lambro a est, per la cui
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trattazione dettagliata si rimanda al paragrafo precedente.
L’obiettivo generale è il rafforzamento del sistema dei grandi parchi e la connessione della rete del
verde, realizzando la Cintura Verde del Nord Milano. All’interno di questo programma regionale,
assume un ruolo fondamentale il potenziamento del Parco Nord e la realizzazione e il completamento
dei Parchi Media Valle del Lambro, Grugnotorto e Cave Est nati dalla cooperazione tra i comuni del
nord Milano.
Questo obiettivo trova riscontro nel PTCP che propone una rete di unità ecosistemiche tra loro
complementari, interconnessa attraverso il ripristino di corridoi ecologici, ovvero sistemi connettivi di
livello anche sovracomunale che consentono trasferimenti da un’area naturale all’altra.
Documento di Piano: tav. US 04 - Sistema del verde
Il sistema del verde urbano
Il sistema del verde pubblico cittadino gestito dall’Amministrazione comunale si articola su una
superficie complessiva di circa 780.000 mq, ai quali si aggiungono le parti di territorio cittadino inserite
all’interno dei parchi sovracomunali con una gestione autonoma.
Tale patrimonio comprende circa 20.000 piante che sono state censite nell’anno 2005 per specie e
dimensioni.
Le aree a verde presenti sul territorio sono disciplinate da due regolamenti, il Regolamento d’uso del
verde e il Regolamento del Verde. Quest’ultimo interessa tutto il verde cittadino e stabilisce obblighi e
principi applicabili anche a privati proprietari. Di particolare rilievo il principio di tutela del patrimonio
arboreo riservato agli alberi con circonferenza tronco maggiore di 80 cm a un metro d’altezza, che
prevede deroghe solo in casi definiti e autorizzazioni specifiche. In caso di esigenze di carattere
edificatorio è stato stabilito il principio della “compensazione ambientale”.
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Storicamente, i parchi urbani e i giardini di quartiere sono per lo più localizzati centralmente rispetto
agli ambiti residenziali e sono spesso dotati di attrezzature per il gioco dei bambini.
L’attenzione pianificatoria del verde pubblico urbano, iniziata col PRG di Bottoni del 1962, prosegue col
Piano Triennale del Verde Urbano del 1995, redatto da Andreas Kipar.
Più recentemente, sono state realizzate molte aree a verde pubblico all’interno di Piani Attuativi quali:
i giardini dell’ambito Ring nord, Concordia sud, il parco Fola e il parco Milano Pace. A questi si
aggiunge il parco archeologico industriale nell’area ex Breda, con la sede centrale del Museo
dell'Industria e del Lavoro e il carroponte recuperato.
Apprezzabili risorse di verde pubblico sono rappresentate anche dal Parco Gramsci, dal Parco dello
Spazio Arte, dai giardini di via Cavallotti e di via Oberdan, dal giardino di via XXV Aprile e altri ancora.
Un’altra importante iniziativa dell’Amministrazione Comunale è rappresentata dal progetto per la
riqualificazione del Parco delle Torri ex Gescal di via Marx e la riqualificazione dei giardini di via
Lombardia, sviluppato all’interno dei finanziamenti ottenuti con il Secondo Programma Regionale dei
Contratti di Quartiere.
Una consistente componente di verde pubblico è rappresentata indubbiamente anche dalla dotazione
prativa, arborea ed arbustiva di alcune aree per servizi destinate a ospitare altre funzioni di interesse
pubblico come quelle per l’istruzione (complesso scolastico di via Tonale, complesso scolastico di via
Boccaccio, scuola dell’infanzia “V. da Feltre”, Scuola Secondaria di 1° grado “Don Milani”, Scuola
dell’infanzia “C. Marx”, Scuola secondaria di 1° grado “Breda”), per la sanità (Ospedale Civile), socioassistenziali (RSA La Pelucca, U.O.N.P.I.A. di via Boccaccio).
Il verde stradale rappresenta una considerevole componente di verde pubblico, capillarmente diffusa
sul territorio comunale, costituita dalla trama di vie e viali alberati tra i quali si segnalano: Rovani,
Matteotti, Casiraghi, l’asse Saint Denis-Cardinal Ferrari e, a est della ferrovia, Marx, Pace, Fratelli di
Dio, General Cantore e alcuni tratti di viale Italia.
Viale Casiraghi
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Un’altra importante risorsa è rappresentata dalla dotazione di verde a corredo degli impianti sportivi di
cui la città è dotata. In particolare nei centri sportivi dedicati al calcio, al tennis o in quelli polivalenti
censiti nella strumentazione urbanistica vigente si possono rilevare, oltre agli spazi dedicati alla pratica
vera e propria dell’attività sportiva, anche consistenti spazi a prato e alberature ad alto fusto come nel
caso dei Centri Sportivi “Falck Tennis” di via General Cantore, Boccaccio situato nell’omonima via e
“Manin” in prossimità del Borgo di Cascina Gatti, o come nel caso della Piscina olimpionica estiva
Carmen Longo di via Bixio.
Per quanto riguarda il verde cimiteriale, il cimitero di Sesto occupa un'area di circa 84.500 mq nei
pressi della cascina Parpagliona, in un ambito strategico del Parco compreso tra l’abitato e il la
Tangenziale Nord. Contraddistinto da un’ampia distesa sistemata con gruppi arborei, siepi e filari
alberati, rappresenta una pausa di verde senz’altro importante ai fini del bilancio ecologico
complessivo, in sinergia con il recupero a verde della cava Melzi posta immediatamente a nord.
L’attività è regolamentata da un’apposita sezione del Regolamento del verde (All. C) ed è finalizzata
alla coltivazione per uso familiare di fiori, frutta e ortaggi, dei quali è vietata la commercializzazione.
I giardini delle ville storiche si distinguono da quelli urbani soprattutto per il valore storicopaesaggistico dei luoghi e per il ruolo assunto nel tempo; si tratta in genere di spazi aperti
esclusivamente destinati alla sola fruizione del verde, non sono mai aree di pertinenza di strutture di
servizi, ma sono strettamente connessi alle piazze e ai percorsi pedonali consentendo una fruizione
continua ed estesa della città.
Essendo localizzati nelle parti di città densamente abitate, svolgono un importante ruolo a scala di
quartiere e un importante riferimento anche a scala territoriale.
Già il Piano Regolatore Generale di Piero Bottoni del 1962 recupera i giardini di alcune ville storiche, in
continuità con il centro civico. Fanno parte di questa categoria il parco di Villa Mylius, di Villa Zorn, di
Villa De Ponti (attuale Biblioteca Centrale) e il Parco Italia Guerra Manzoni di Villa Puricelli Guerra.
Recentemente, con l’attuazione del Programma Integrato d’Intervento Campari è stato ceduto alla
città anche parte del Parco della storica Villa Campari (4.500 mq circa).
Gli orti urbani attualmente realizzati sono in totale circa 200, già assegnati a cittadini residenti,
collocati nelle aree a giardino tra le vie Marx, Rimembranze, Fratelli di Dio, nel giardino di via Livorno,
nel “Giardino degli orti” alla Madonna del Bosco e nel Parco di Cascina Gatti a sud di via Livorno.
Di particolare interesse è l’esperienza dei nuovi orti della Bergamella. Si tratta di 100 orti nati su
30.000 mq su progetto del Centro per la Forestazione Urbana di Italia Nostra, grazie al lavoro di 60
cittadini che hanno demolito gli orti spontanei, ripulito l’area e costruito i nuovi orti.
All’interno del territorio sestese, le aree e fasce boscate risultano presenti solamente all’interno del
Parco Nord Milano e del Parco della Media Valle del Lambro.
I primi interventi di rimboschimento del Parco Nord Milano, realizzati tra il 1983 e il 1984, sono stati
compiuti dall'Azienda Regionale delle Foreste a bassissimo costo. Dal 1985 gli interventi sono
proseguiti senza sosta a ritmo annuale e sono diventati sempre più complessi.
Oggi, molte delle piante messe a dimora hanno iniziato a rinnovarsi spontaneamente tramite
disseminazione naturale: segno che quelle aree sono diventate dei veri e propri boschi, che vanno
curati, tenuti puliti, sfoltiti.
Tra gli alberi di alto fusto, gli arbusti e le piante ornamentali, attualmente il Parco Nord conta la
presenza di oltre 100 specie, tra le quali il 30 per cento autoctone.
Vi si trovano essenze quali la farnia (Quercus robur), il cerro (Quercus cerris), l'olmo campestre
(Ulmus campestris), il pioppo bianco (Populus alba), il pioppo nero (Populus nigra) e l'acero campestre
(Acer campestre), il ciliegio selvatico (Prunus avium) , il pino silvestre (Pinus sylvestris), oltre ad alberi
di origine esotica quali la quercia rossa (Quercus rubra), il pino dell'Himalaya (Pinus wallichiana) ,
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l'ontano napoletano (Alnus cordata), il frassino maggiore (Fraxinus excelsior), l'acero di monte (Acer
pseudoplatanus), l'acero riccio (Acer platanoides), che, inseriti per il loro veloce ritmo di crescita, si
sono subito trovati a loro agio.
L'assetto attuale delle aree boscate del Parco della Media Valle del Lambro è evidentemente il risultato
della concomitante azione di fattori naturali e di fattori imputabili direttamente o indirettamente alle
attività umane, che hanno determinato la drastica riduzione della diversità floristica originaria,
l'introduzione di specie alloctone e l'instaurarsi di ecosistemi molto diversi da quelli naturali sia nella
struttura che nella composizione.
La sostanziale alterazione dei suoli e delle caratteristiche fisico-chimiche delle acque del Lambro hanno
determinato una situazione in cui gli unici ambienti "naturali" coincidono con boschetti di limitata
estensione, in cui si rileva la generale dominanza di specie alloctone.
In generale prevale la presenza della robinia (Robinia pseudoacacia), senza le cui spiccate capacità
colonizzatrici anche di aree marginali limitatissime e "difficili" (ad esempio caratterizzate da rifiuti e
materiali vari in discariche, lungo scarpate, aree ruderali ecc.), le formazioni boscate dell'area
avrebbero estensione trascurabile.
In quest’area alla presenza della robinia va attribuito, pertanto, un significato positivo, poiché tale
specie ha localmente consentito la sopravvivenza di qualche elemento nemorale originario di questi
luoghi.
Grazie alla buona trofia dei suoli, spesso alla robinia si consocia, nello strato arbustivo, il sambuco
nero (Sambucus nigra).
Va sottolineata anche la buona diffusione nell'area di alcune specie legnose esotiche infestanti, in
grado di alterare profondamente la struttura e la composizione delle cenosi arboreo-arbustive: ailanto
(Aìlanthus attissima), moro da carta (Broussonetia papyrifera), buddleia (Buddleja davidii) e acero
(Acer negundo).
L’unica presenza arborea autoctona rilevata con buona frequenza è quello del pioppo nero (Populus
nigra).
2.4
Gli aspetti naturalistici
Il presente paragrafo, dedicato agli aspetti naturalistici della rete ecologica locale, è in assoluta prevalenza centrato sugli elementi della rete locale di rilevanza territoriale - il Parco Nord, il Parco Media
Valle Lambro e il fiume Lambro stesso - per i quali questi aspetti hanno un concreto interesse e una
reale consistenza dal punto di vista ecologico.
Il paragrafo è basato sull'analisi critica e sulla rielaborazione della documentazione e degli studi
scientifici già disponibili, prodotti in questi anni in particolare dal Parco Nord, dal Parco Media Valle
Lambro, dalla Provincia di Milano e dal Centro Studi PIM (si rimanda al paragrafo finale dedicato ai
riferimenti bibliografici).
La mappatura della Rete Ecologica Regionale, recentemente realizzata da Regione Lombardia e
Fondazione Lombardia per l’Ambiente, offre un chiaro quadro dell’attuale “stato dell’arte” del livello di
naturalità del territorio planiziale lombardo. Relativamente al settore di pianura padana del Nord
Milanese il progetto di Rete Ecologica Regionale ha evidenziato come l'area rappresenti uno dei settori
più frammentati in termini ecologici a scala regionale, a causa del fortissimo livello di urbanizzazione e
antropizzazione che lo caratterizza.
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Inquadramento bio-climatico 4
I parametri bio-climatici fondamentali dell’area in esame possono essere dedotti dai dati noti per la
città di Milano, in particolare i dati pluviometrici registrati nella stazione di Baggio e quelli termometrici
dell’Osservatorio Meteorologico di Brera:
• T media mese più freddo (gennaio): 2,9 °C;
• T media mese più caldo (luglio): 24,1 °C;
• T media annua 13,5 °C;
• Precipitazioni medie annue: 975,9 mm;
• N di giorni di pioggia all'anno: 103.
Il regime pluviometrico - l'andamento delle precipitazioni - è equinoziale, caratterizzato dalla concentrazione delle piogge in primavera e autunno, con inverni freddi ed estati calde a bassa quota.
Nell'area in esame, nonostante cali di piovosità in aprile e settembre, i mesi più piovosi sono comunque quelli autunnali. Il minimo principale è in inverno (dicembre-gennaio), tuttavia non si verifica
periodo arido per la vegetazione. D’altro canto, in corrispondenza del minimo estivo di piovosità
(luglio), la curva ombrica delle precipitazioni scende e si presentano fenomeni di sub-aridità estiva. È
normale il verificarsi di gelate nel periodo invernale.
I dati della città di Milano sono sostanzialmente confermati anche dai dati di Ecosesto (1996) sulle
pluviometrie di Monza e sulle termometrie di Cernusco sul Naviglio, fatte salve, su base annua, una
piovosità maggiore ed una temperatura media leggermente inferiore - tali variazioni sono peraltro del
tutto giustificate dalla posizione più settentrionale di Monza-Cernusco rispetto a Milano:
• T media mese più freddo (gennaio): 1,5 °C;
• T media mese più caldo (luglio): 24,5 °C;
• T media annua 13,2 °C;
• Precipitazioni medie annue: 1012,0 mm;
• N di giorni di pioggia all'anno: 74.
Facendo riferimento alle categorie bio-climatiche definite nella Carta Bio-climatica d’Italia, si deduce
quindi che la zona in esame rientra tra quelle caratterizzate dal clima temperato della “regione
mesaxerica”, “sottoregione ipomesaxerica” 5.
In merito ai fattori edafici 6, è necessario prescindere dalla situazione pedologica originaria di quest’area, praticamente azzerata dall’escavazione, dall’apporto di materiali alloctoni, dall’inquinamento,
dalla sottrazione permanente di suoli per l’espansione delle superfici edificate, e soprattutto, peraltro
prima del verificarsi dei predetti impatti, dall’attività agricola; basta ricordare che i terreni
originariamente caratterizzanti la zona sono depositi alluvionali moderatamente o per nulla
pedogenizzati, composti in prevalenza di sabbie e ghiaie con subordinate frazioni più fine (limi e
argille).
Per quanto concerne la disponibilità d’acqua, sono interessanti le considerazioni del prof. Floriano Villa
(1997, studio geologico nell'ambito del PRG pre-vigente della città di Sesto S.G.) sulla presenza storica
di fontanili nell’area di Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo fino alla metà del corrente secolo e
4 Il paragrafo è basato prevalentemente sul materiale del “Piano Particolareggiato del Parco Media Valle del Lambro”, a cura del
Centro Studi PIM, 1999, in particolare si vedano le pp. 15 e segg.
5 La Regione Mesaxerica - Sottoregione ipomesaxerica è caratterizzata da un clima che, nei suoi sottotipi, comprende tutta
l’area della Pianura Padana, dal Piemonte alle regioni costiere del versante adriatico, comprese l’Insubria e le prime pendici delle
Prealpi e degli Appennini. È un tipo di clima temperato, caratterizzato da curva termica sempre positiva; la temperatura del
mese più freddo è compresa tra 0 e 10 °C, mentre le temperature medie variano tra 11 e 14 °C da zona a zona; le piogge,
variabili mediamente tra 600 e 1000 mm, sono generalmente abbondanti in tutte le stagioni e non si ha un vero e proprio
periodo siccitoso estivo.
6 In pedologia, si definiscono fattori edafici o fattori pedogenetici, l'insieme dei fattori che controllano la genesi dei suoli, ossia
che concorrono a trasformare il substrato in un vero e proprio terreno.
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Allegato IV - RETE ECOLOGICA COMUNALE
sulla loro successiva scomparsa, avvenuta sotto la spinta dell'enorme sviluppo insediativo
parallelamente all’abbassamento della falda freatica per i notevoli emungimenti a scopo industriale.
D'altra parte, proprio a seguito della recente riduzione di tali emungimenti, si assiste oggi a una
risalita dei livelli freatici.
Gli influssi di una falda freatica sub-superficiale sono assai importanti per il popolamento vegetale, in
quanto consente il tamponamento degli sbalzi termici e il mantenimento di umidità relativamente
elevata anche a prescindere dall’andamento delle precipitazioni.
La presenza stessa del fiume Lambro, nonostante tutto, favorisce un bio-clima più umido e meno
continentale di quanto deducibile solo sulla base dei parametri meteorologici.
Il Centro Studi PIM conclude, nel documento citato, riassumendo le considerazioni esposte e afferma
che l'ambito in esame si trova “(...) in un'area di passaggio, secondo le categorie della citata Carta
Bio-climatica d'Italia, tra i tipi climatici B (con importante effetto tampone della falda) ed A (con
caratteristiche di aridità e termofllia quasi di transizione ai climi meso-mediterranei)”. Il primo bioclima incontra maggiori possibilità di espressione presso il fiume Lambro e nelle aree depresse,
ancorché artificiali; il secondo bio-clima, anche con situazioni di spiccata xerofilia, può essere riscontrato invece nei rilevati, soprattutto in caso di riporti ottenuti con materiali drenanti in quanto
ricchi di sabbia e scheletro.
Di particolare interesse per le sue potenzialità, la Cava Melzi (o Parpagliona dal nome della cascina
vicina), che occupa un esteso territorio compreso tra le Collinette Falck, il cimitero, la Falck Concordia
e il Lambro, poco a sud dello svincolo "Sesto S. Giovanni".
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Le attività di escavazione che hanno interessato la Cava Melzi hanno dato vita a un grande bacino
d'acqua dalle dimensioni di circa 50.000 mq, mettendo a nudo le acque di subalveo del Lambro, le cui
caratteristiche idrauliche, idrologiche e idrogeologiche hanno subito inevitabili alterazioni.
La flora
Il paragrafo presenta un quadro della flora presente nel territorio comunale utilizzando in particolare
gli studi condotti negli ultimi anni sul Parco Nord e sul Parco Media Valle Lambro.
Il già citato studio del PIM per il Piano Particolareggiato del Parco Media Valle Lambro esamina sia la
vegetazione potenziale dell'area che successivamente la vegetazione attuale rilevata nel Parco
(all'epoca dello studio) 7.
Per quanto concerne la vegetazione potenziale naturale (la vegetazione che si suppone dovrebbe
esistere in assenza di significative perturbazioni causate dalle attività umane), lo studio chiarisce che
nell’area di studio non sopravvivono relitti di vegetazione o testimonianze floristiche che permettano di
ipotizzare con sufficiente chiarezza quali potrebbero essere gli stadi finali della naturale evoluzione
della vegetazione locale.
La gran parte dell’area in esame dovrebbe accogliere le formazioni di latifoglie decidue mesofile
generalmente ritenute climaciche nella maggior parte della Pianura Padana (Querco-Fagetea:
Carpinion betuli; in particolare l'associazione climacica Polygonato multiflori-Ouercetum roboris). Si
tratta di foreste dominate dalla farnia ed ulteriormente qualificate dalla presenza del carpino bianco,
del ciliegio selvatico, dell’acero campestre, dell’olmo, del frassino, dei tigli (Tilia cordata e Tilia
platyphyllos) e di numerose specie arbustive.
I depositi alluvionali recenti ed attuali del Lambro dovrebbero ospitare formazioni arbustive ed arboree
di essenze a legno tenero quali salici e pioppi (classe Salicetea purpurae). Nelle zone golenali spesso
soggette a esondazione si dovrebbe rinvenire una vegetazione a chiazze di salici arbustivi (soprattutto
Salix purpurea e Salix eleagnos), mentre allontanandosi dall’asse del fiume ci dovrebbe essere una
fascia a salice bianco e pioppo nero (alleanza Salicion albae). Nelle formazioni boschive mesoigrofile
dovrebbe trovare significativo spazio anche l'ontano nero (Alnus glutinosa).
Le porzioni più riparate delle anse del fiume dovrebbero, in ipotetiche condizioni naturali, offrire le
condizioni idonee all’instaurarsi di isole di vegetazione igrofila o idrofitica azonale, quali vegetazione
idrofitica fluttuante radicata al fondo (Nymphaeion), vegetazione liberamente natante delle acque
ferme (Lemnion), vegetazione palustre interrante dei canneti e dei consorzi a grandi carici
(Phragmition, Magnocaricion), prati umidi (Molinietalia), mentre almeno localmente le acque correnti
dovrebbero essere interessate da consorzi a ranuncoli fluitanti (Ranunculion fluitantis).
La diversità ecologica dei luoghi in ogni caso è stata ulteriormente accresciuta dall’uomo, che con la
realizzazione dei fontanili ha introdotto ulteriori ambienti dalle caratteristiche peculiari sia in termini di
vegetazione che di flora e fauna.
L’assetto della vegetazione attuale è evidentemente il risultato della concomitante azione di fattori
naturali e, soprattutto di fattori imputabili direttamente o indirettamente alle attività umane. Per l'area
in esame, la componente antropogena è sicuramente prevalente e negativa sotto il profilo
naturalistico, in quanto ha comportato la drastica riduzione della diversità floristica originaria, l’introduzione di specie alloctone e l’instaurarsi di ecosistemi molto diversi da quelli naturali sia nella
7 Il paragrafo è basato prevalentemente sul materiale del “Piano Particolareggiato del Parco Media Valle del Lambro”, a cura del
Centro Studi PIM, 1999 (in particolare si vedano le pp. 15 e segg) e su “Atlante dei Parchi locali di interesse sovracomunale in
Provincia di Milano”, a cura dello stesso Centro Studi PIM, edito dalla Provincia di Milano, 2008 (per il Parco Media Valle Lambro
si vedano le pp. 509-518). Va segnalato anche il catalogo della mostra dedicata al Parco nel 2003 a cura dell’Associazione Amici
del Parco della Media Valle del Lambro con l’Assessorato all’Ambiente del Comune di Sesto S. G., pur realizzato con evidenti
finalità e toni divulgativi.
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struttura che nella composizione.
La sostanziale alterazione dei suoli e delle caratteristiche fisico-chimiche delle acque del Lambro hanno
determinato una situazione in cui gli unici ambienti “naturaliformi” coincidono con boschetti di limitata
estensione lungo il fiume. Le tipologie rilevate nel corso dei sopralluoghi condotti nell'elaborazione
dello studio citato sono le formazioni naturaliformi mesofile e i boschi mesofili con componenti
autoctone significative.
Per quanto riguarda le formazioni naturaliformi mesofile, la sostanziale uniformità della vegetazione di
latifoglie spontanee osservate è imposta dalla generale dominanza di specie alloctone. Il primato va
certo alla robinia (Robinia pseudoacacia), senza le cui spiccate capacità colonizzatrici anche di aree
marginali limitatissime e difficili (ad esempio caratterizzate da ceduazione a turno assai breve, da
riporto di terreni alloctoni e spesso inquinati o ipertrofici, di rifiuti e materiali vari in discariche, lungo
scarpate, aree ruderali, ecc.) le formazioni boscate dell’area avrebbero estensione trascurabile. In
un’area quale quella in esame, pertanto, alla presenza della robinia va attribuito un significato
certamente positivo, anche perché tale specie ha localmente consentito la sopravvivenza di qualche
elemento nemorale originario di questi luoghi. Inoltre la robinia, contrariamente ad altre specie
infestanti osservate nell’area di interesse, non è in grado di riprodursi in bosco quindi le formazioni
che edifica, in assenza di ulteriore disturbo, sono destinate ad invecchiare e ad essere sostituite da
altre cenosi. Grazie alla buona trofia dei suoli, spesso alla robinia si consocia il sambuco nero
(Sambucus nigra), in vegetazioni che spesso accolgono specie ruderali, nitrofile o comunque
sinantropiche.
Si rileva d'altra parte la diffusione di alcune specie legnose esotiche infestanti in grado di alterare
profondamente struttura e composizione delle cenosi arboreo-arbustive: ailanto (Ailanthus altissima),
moro da carta (Broussonetia papyrifera), buddleia (Buddleja davidii), acero negundo (Acer negundo).
Il primo è diffuso in tutta l’area, solitamente con piccoli nuclei monospecifici in aree marginali, ma si
rinviene con buona frequenza ed elevata copertura anche lungo il Lambro; Broussonetia papynfera è
frequente nelle boscaglie lungo il Lambro, dove pare ben acclimatata e si riproduce attivamente;
Buddleja davidii non è in grado di sopravvivere in bosco ed è frequente sulle scarpate del Lambro e
delle discariche, oltre che nelle cave.
Unica presenza arborea autoctona rilevata con buona frequenza è quello del pioppo nero (Populus
nigra), specie adattabile, pioniera e caratterizzata dal veloce accrescimento: nei contesti descritti
manca pertanto qualsiasi riferimento alla vegetazione potenziale naturale dell’area.
Quanto alle specie erbacee osservate, si tratta praticamente solo di elementi globalmente riconducibili
a dinamiche sinantropiche: Parietaria officinalis, Urtica dioica, Chelidonium majus, Stellaria media,
ecc., tutte di regola assai comuni anche entro il bosco; una menzione particolare meritano le artemisie
(soprattutto Artemisia verlotorum e Artemisia vulgaris, ma è stata osservata anche Artemisia
absinthium) e Solidago gigantea, specie assai invadenti che tendono a stabilizzare situazioni di incolto
ostacolandone l’ulteriore evoluzione, anche grazie all’emissione di essudati radicali che riducono la
possibilità di insediamento di altre specie.
Per i boschi mesofili con componenti autoctone significative, lo studio PIM ha ritenuto opportuno
distinguere dalle precedenti le cenosi in cui si sia rinvenuta qualche specie riconducibile alle tendenze
climaciche dell’area: in qualche caso si tratta di presenze relitte riconducibili a preesistenti complessi
boscati, che conservano alcuni dei tratti fondamentali di un ecosistema boschivo strutturato. D'altra
parte evidenzia che le specie arboree fondamentali dei querco-carpineti, ossia farnia (Quercus robur)
e carpino bianco (Carpinus betulus), non sono mai state osservate in contesti spontanei, sono però
state reintrodotte nei territorio del Parco con interventi di forestazione, ad esempio presso la
tangenziale, in prossimità della ex discarica Falck.
L’esempio più significativo per omogeneità, dimensione, struttura e caratteri floristici all'interno del
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Parco Media Valle Lambro è dato dalla formazione lineare che accompagna un buon tratto del
Fontanile S. Cristoforo in comune di Brugherio, nella quale sopravvivono elementi di indubbia attribuzione nemorale in senso stretto: un ceduo di robinia, talora invecchiato, in altri casi tagliato a turno
breve, in cui è notevole la copertura di edera (Hedera helix), accompagnata dal sigillo di Salomone
(Polygonatum multiflorum) e della pervinca (Vinca minor), qui ancora diffusi. L’acero campestre (Acer
campestre) è frequente, dissemina e si rinnova attivamente, insieme ad un altro arbusto autoctono,
l’evonimo (Euonymus europaeus).
È evidenziata anche la presenza di una ennesima specie esotica infestante, simile al ciliegio, il Prunus
serotina (diffusa soprattutto nel New England), qui presente con alcuni giovani esemplari probabilmente assai recentemente giunti nell’area. L’invadenza e la resistenza di Prunus serotina lo
rendono capace di distruggere completamente qualsiasi cenosi boschiva, nella quale questa sola
specie tende ad essere presenza esclusiva in tutti gli strati della vegetazione.
Per quanto riguarda, nello specifico, le specie erbacee, nell'”Atlante della biodiversità nelle aree
protette del Nord Milanese”, redatto da Fondazione Lombardia per l’Ambiente, è descritta la flora
spontanea, particolarmente interessante e con numerose presenze di pregio, presente nelle aree
protette del Nord Milanese e in particolare nel Parco Nord 8.
Le specie erbacee spontanee rappresentano dei veri e propri “relitti” delle grandi foreste che un tempo
ricoprivano la Pianura Padana o degli ambienti agricoli tradizionali (prati stabili, siepi, rogge) che
sempre più rapidamente stanno sparendo nell’ambito planiziale lombardo.
Nel Parco Nord Milano, in particolare, tra le specie tipiche degli ambienti agricoli, FLA segnala in primo
luogo il Fiordaliso (Centaurea cyanus), dai bei fiori blu, ormai sempre più raro, e il ben più comune
Papavero (Papaver rhoeas), dai caratteristici fiori rossi che caratterizzano in estate i campi di cereali e
gli incolti. Nei prati del Parco è stata poi rilevata la presenza di due specie di pregio quali il Garofanino
dei Certosini (Dianthus carthusianorum), un garofano dai fiori rosati, e il Lino selvatico (Linum
perenne), dalle delicate corolle azzurrate. Decisamente più comuni sono invece la Salvia dei prati
(Salvia pratensis), dai fiori violacei, e la piccola Viola del pensiero (Viola tricolor).
Particolarmente sorprendenti sono inoltre le presenze di alcune specie nemorali, tipiche del sottobosco, in alcuni angoli del Parco Nord Milano dove sono presenti piccoli boschetti e filari di antica data
(per esempio lungo il corso del fiume Seveso) nonché in parchi storici (quale il Parco di Villa Manzoni a
Cormano), che erano già presenti prima dell’istituzione dell’area protetta.
A inizio primavera, prima ancora che le foglie sugli alberi inizino a germogliare, fanno capolino nel
sottobosco i fiori bianchi del ben noto Bucaneve (Galanthus nivalis) e dell’Anemone bianca
(Anemonoides nemorosa), e la bellissima Scilla silvestre (Scilla bifolia). Si segnalano inoltre ben
quattro specie di viole legate al sottobosco: Viola bianca (Viola alba), Viola mammola (Viola odorata),
Viola silvestre (Viola reichenbachiana) e Viola soave (Viola suavis).
Tra le specie più appariscenti del sottobosco figurano infine due bei fiori di colore giallo quali l’Anemone gialla (Anemonoides ranuncoloides), molto rara, e il Ranuncolo favagello (Ranunculus ficaria),
nonché la Fragola selvatica (Fragaria vesca) ed il Gigaro chiaro (Arum italicum), quest’ultimo
segnalato lungo le rive del fiume Seveso.
Ma anche negli ambienti aridi, come lungo gli acciottolati delle linee tramviarie del Parco Nord Milano,
è possibile incontrare la delicata Borracina bianca (Sedum album), dai piccoli fiori bianchi.
Infine, FLA segnala una vera e propria perla floristica del Parco Nord Milano: la Cefalantera maggiore
(Cephalanthera longifolia), un’orchidea spontanea dai fiori bianchi legata ai boschi umidi.
8 Fondazione Lombardia per l’Ambiente, 2012, “Atlante della biodiversità nelle aree protette del Nord Milanese”, redatto
nell’ambito del progetto “Connessione ecologica e rinaturazione nel sistema delle aree protette del nord milanese”, co-finanziato
da Fondazione Cariplo, con Parco Nord Milano, Parco Grugnotorto-Villoresi e Parco della Balossa.
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Fauna
Anche per il quadro della fauna presente nel territorio comunale vengono utilizzati gli studi condotti
negli ultimi anni sul Parco Nord e sul Parco Media Valle Lambro.
Un inquadramento generale del tema è fornito dal Centro Studi PIM, nel citato Piano Particolareggiato
del Parco Media Valle Lambro 9, che, in ragione della presumibile assenza di elementi faunistici di
qualche rilievo, si era limitato alla definizione di un quadro faunistico potenziale basato sugli studi
esistenti. Nel corso dei sopralluoghi non aveva registrato contatti degni di particolare menzione,
avendo osservato esemplari o segni di presenza di specie assolutamente banali (cornacchia grigia,
merlo, pettirosso, passera d’Italia, talpa, surmolotto...).
Per il quadrante che comprende l’area in esame segnalava, quindi, la (potenziale) presenza delle
seguenti specie (gli uccelli sono indicati limitatamente alle presenze svernanti):
• Raganella (Hyla arborea)
• Ramarro (Lacerta viridis)
• Lucertola muraiola (Podarcis muralis)
• Biacco (Coluber viridiflavus)
• Airone cenerino (Ardea cinerea)
• Gheppio (Falco tìnnunculus)
• Gabbiano comune (Larus ridibundus)
• Piccione torraiolo (Columba livia)
• Allodola (Alauda arvensis)
• Ballerina bianca (Motacilla alba)
• Scricciolo (Troglodytes troglodytes)
• Pettirosso (Erithacus rubercula)
• Codirosso spazzacamino (Phoenicurus ochruros)
• Merlo (Turdus merula)
• Cesena (Turdus pilaris)
• Regolo (Regulus regulus)
• Cinciallegra (Parus major)
• Cornacchia grigia (Corvus corone comix)
• Storno (Sturnus vulgaris)
• Passera d’italia (Passer domesticus Italiae)
• Passera mattugia (Passer montanus)
• Fringuello (Fringilla coelebs)
• Cardellino (Carduelis carduelis)
• Verdone (Carduelis chloris)
• Riccio europeo occidentale (Erinaceus europaeus)
Si tratta di soli 25 taxa totali, per lo più ubiquitari, con il seguente spettro compositivo:
• Amphibia
1 taxa (4,00 %)
• Reptilia
3 taxa (12,00 %)
• Aves
20 taxa (80,00 %)
• Mammalia 1 taxa (4,00 %).
Confrontando l’elenco sopra riportato con i lavori e gli studi prodotti negli altri Parchi della zona milanese, il centro Studi PIM deduceva una check-list di prima approssimazione, relativa alle specie
potenzialmente presenti nell'area di studio:
9 Centro Studi PIM, 1999.
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• AMPHIBIA
ANURA
Hylidae
Raganella (Hyla arborea)
Ranidae
Rana verde (Rana esculenta kl.)
• REPTILIA
• SAURIA
Lacertidae
Ramarro (Lacerta viridis)
Lucertola muraiola
• OPHIDIA
Colubridae
Biacco (Coluber viridiflavus)
Natrice dal collare (Natrix natrix)
• AVES
• GALLIFORMES
Phasianidae
Fagiano (Phasianus colchicus)
• CHARADRIFORMES
Laridae
Gabbiano comune (Larus ridibundus)
• COLUMBIFORMES
Columbidae
Tortora dal collare orientale (Streptopelia decaocto)
• APODIFORMES
Apodidae
Rondone (Apus apus)
• PICIFORMES
Picidae
Torcicollo (Jynx torquilla)
• PASSERIFORMES
Alaudidae
Allodola (Alauda arvensis)
Hirundinidae
Rondine (Hirundo rustica)
Balestruccio (Delichon urbica)
Motacillidae
Ballerina bianca (Motacilla alba)
Troglodytidae
Scricciolo (Troglodytes troglodytes)
Turdidae
Pettirosso (Erithacus rubecula)
Codirosso spazzacamino (Phoenicurus ochruros)
Merlo (Turdus merula)
Cesena (Turdus pilaris)
Sylviidae
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Regolo (Regulus regulus)
Paridae
Cinciallegra (Parus major)
Corvidae
Gazza (Pica pica)
Cornacchia grigia (Corvus corone cornix)
Sturnidae
Storno (Sturnus vulgaris)
Passeridae
Passera d’italia (Passer domesticus Italiae)
Passera mattugia (Passer montanus)
Fringillidae
Lucertola Fringuello (Fringilla coelebs)
Cardellino (Carduelis carduelis)
Verdone (Carduelis chloris)
• MAMMALLA
• INSECTIVORA
Erinaceidae
Riccio europeo occidentale (Erinaceus europaeus)
Talpidae
Talpa europea (Talpa europaea)
• RODENTIA
Muridae
Topo selvatico (Apodemus sylvaticus)
Surmolotto (Rattus norvegicus)
Topolino delle case (Mus domesticus)
• CARNIVORA
Mustelidae
Donnola (Mustela nivalis)
La check-list comprende 36 taxa totali, con il seguente spettro compositivo:
• Amphibia
2 taxa (5,56 %)
• Reptilia
4 taxa (11,11 %)
• Aves
24 taxa (66,67 %)
• Mammalia 6 taxa (16,67 %).
All'epoca del Piano Particolareggiato (1998), dunque, la situazione risultava molto compromessa.
La comunità di vertebrati ha le caratteristiche proprie di una cenosi pressoché azonale, assai pesantemente banalizzata e condizionata dallo sviluppo delle attività umane. L’erpetofauna, con
esclusione delle componenti spiccatamente antropofile (Podarcis muralis) è certamente ridotta ai
minimi termini.
Nei mammiferi, l’assenza di specie di medie e grandi dimensioni e la prevedibile, generale
murinizzazione del popolamento di micromammiferi, con presenza preponderante di specie
sinantropiche o adattabili anche a situazioni di continuo rimaneggiamento dei terreni (es.: Apodemus
sylvaticus) sono i tratti caratteristici.
In merito agli uccelli, le residue formazioni boscate sono frequentate da pettirosso, usignolo, merlo,
regolo, fringuello, cardellino, verdone. I boschetti contraddistinti da maggiori possibilità trofiche per gli
insettivori (ad esempio quelli con grandi pioppi o platani, con alberi abbondantemente fasciati dall’edera, con fusti schiantati o danneggiati o che, comunque, presentano tracce di presenza di insetti
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corticicoli e/o xilofagi) rappresentano le situazioni migliori. In ogni caso, il popolamento descritto è più
simile a quello delle siepi e dei filari (ambienti di ecotono) che non a quello dei boschi in senso stretto.
Tortora dal collare orientale, cardellino, allodola, cornacchia grigia, storno e fagiano (la presenza del
gheppio, pure segnalato, è stata prudenzialmente omessa) caratterizzano i lembi residui di campagna
aperta, soprattutto nella porzione settentrionale dell’area del Parco. Passera d’Italia, passera mattugia,
merlo, fringuello, rondine, balestruccio, rondone, piccione e tortora dal collare orientale sono specie a
grande valenza ecologica comuni soprattutto presso gli abitati, oppure di specie in origine rupicole e
successivamente viventi in aree che simulano pareti naturali (soprattutto il rondone) 10.
La check-list può essere integrata e aggiornata, in particolare per quanto riguarda la fauna ittica nel
fiume Lambro, con l'elenco della fauna caratteristica delle zone umide, degli ambienti boschivi e degli
ambiti rurali, pur realizzato con evidenti finalità e toni divulgativi, presentato in occasione della mostra
dedicata al Parco nel 2003 11.
Per quanto riguarda le zone umide, il catalogo della mostra dà un riscontro positivo agli sforzi fatti per
limitare l’inquinamento nel fiume Lambro nel tratto a Nord di Milano, confermato dal fatto che le
acque del fiume sono tornate ad essere popolate da specie ittiche scomparse per anni, come la trota,
la carpa, la tinca, il gabbione e il cavedano. Nelle rogge non del tutto compromesse dall’inquinamento
(all'interno del Parco ma al di fuori del territorio sestese) vive poi il gambero di fiume, un tempo
presente anche nelle acque del Lambro. Le zone umide ospitano un gran numero di uccelli, tra i quali
l’anatra, lo svasso maggiore, il cigno reale, la gallinella d’acqua, la folaga, l’airone cinerino, il tarabuso
e il tarabusino, il nibbio bruno, il martin pescatore. Vivono in queste zone anche molti anfibi (rospi,
rane, raganelle, salamandre, tritoni) e alcuni mammiferi (surmolotto, toporagno e arvicola terrestre).
Negli ambienti boschivi troviamo i picchi, il rampichino, il torcicollo, l’usignolo, lo scricciolo, il cuculo, la
cinciarella, la cinciallegra, il codibugnolo; tra i rapaci è possibile trovare l’allocco, la poiana, il gheppio,
e lo sparviere, che da alcuni anni a ripreso a nidificare in queste zone. Tra i mammiferi, ricordiamo la
volpe, il tasso, il coniglio selvatico e la lepre, il riccio, lo scoiattolo, il ghiro, il moscardino.
Per quanto riguarda gli ambienti rurali (anche questi all'interno del Parco ma non nel territorio comunale sestese), l’attività umana nei secoli ha profondamente trasformato l’ambiente naturale
mediante il disboscamento, la regimazione idraulica e la coltivazione di vaste aree, determinando la
riduzione della fauna spontanea, sostituita de una più “specializzata”, caratterizzata da specie più
direttamente associate all’uomo, agli animali domestici e alle piante coltivate o a volte introdotta
artificialmente a scopo venatorio. Tra le specie ornitiche ricordiamo: il fagiano, la quaglia, l’allodola, la
capinera, il codirosso, il merlo, lo storno, la gazza, la cornacchia, la civetta. Tra i mammiferi,
ricordiamo i roditori (l’arvicola campestre ed il topo selvatico), la faina e la donnola.
Più in dettaglio, nel corso del triennio 2009-2011, il Parco Nord ha sottoposto alcuni taxa che compongono la fauna selvatica ad un accurato monitoraggio, nell’ambito del progetto “Connessione
ecologica e rinaturazione nel sistema delle aree protette del nord Milanese”, co-finanziato dalla
Fondazione Cariplo. Tale studio ha permesso di approfondire in particolare la conoscenza di Odonati,
Rettili, Anfibi e Uccelli e di fornire un quadro il più possibile dettagliato della ricchezza faunistica nei
parchi del Nord Milano 12.
10 Le conclusioni dello studio PIM del 1999 sono sostanzialmente riprese anche in “Atlante dei Parchi locali di interesse
sovracomunale in Provincia di Milano”, a cura dello stesso Centro Studi PIM.
11 Catalogo della mostra dedicata al Parco nel 2003 a cura dell’Associazione Amici del Parco della Media Valle del Lambro con
l’Assessorato all’Ambiente del Comune di Sesto S. G.
12 Fondazione Lombardia per l’Ambiente, 2012, “Atlante della biodiversità nelle aree protette del Nord Milanese”. Le attività di
ricerca sopra citate sono state condotte da: La supervisione scientifica di tali ricerche era demandata al Prof. Giuseppe Bogliani
dell’Università degli Studi di Pavia e al Prof. G. Matteo Crovetto dell’Università degli Studi di Milano. Dati faunistici pregressi
erano disponibili per il Parco Nord Milano (WWF Lombardia 1990, Tucci 2000, FLA e Parco Nord Milano 2004, Siliprandi 2008a,
GEV Parco Nord Milano 2009) e per il Parco del Grugnotorto Villoresi (FLA e Parco Nord Milano 2004, Gatti 2005).
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Dai dati attualmente disponibili emerge come il sistema di aree protette del Nord Milanese, malgrado il
contesto territoriale fortemente urbanizzato nel quale è inserito, risulta ospitare 20 specie di Odonati,
4 di Anfibi, 6 di Rettili e 151 di Uccelli. A ciò si aggiungerebbero altre presenze faunistiche
appartenenti a taxa non ancora sufficientemente indagati quali Lepidotteri Ropaloceri (36 specie) e
Mammiferi (19 specie).
Di seguito, per i taxa che sono stati oggetto di specifiche indagini nel triennio 2009-2011 (Odonati,
Anfibi, Rettili, Uccelli) e per gli altri taxa per i quali sono disponibili informazioni meno dettagliate ma
comunque meritevoli di interesse (Lepidotteri Ropaloceri, Mammiferi), vengono riportati pressoché
integralmente gli specifici paragrafi tratti dallo studio di FLA già citato, ove vengono elencate le specie
conosciute e descritte alcune tra le specie più rappresentative e interessanti presenti nel sistema dei
parchi del Nord Milano.
Lepidotteri Ropaloceri
Nella bella stagione i prati, i campi e i boschi dei Parchi del Nord Milanese hanno degli ospiti in più,
particolarmente graditi dai numerosi visitatori che frequentano queste aree nel tempo libero: sono le
farfalle, abitanti discreti e affascinanti, dalle dimensioni e colorazioni più varie.
Tra le specie più facili da osservare e riconoscere si segnalano innanzitutto due farfalle di grandi dimensioni, dotate di coda biforcuta come le rondini: si tratta del Podalirio (Iphiclides podalirius), caratterizzato da una colorazione tendenzialmente bianca con righe verticali nere, e del Macaone (Papilio
machaon), simile nell’aspetto al Podalirio, ma di colore giallo paglierino barrato di nero.
Un’altra specie molto diffusa nel Nord Milanese, anche in molti giardini, è la Cedronella (Gonepteryx
rhamni), spesso la prima farfalla che si osserva al termine dell’inverno, talvolta già nelle prime
giornate di sole di febbraio. Il maschio è di un bel colore giallo-limone, mentre la femmina è di un
tenue bianco-verdastro. Entrambi presentano una piccola macchia arancione al centro delle ali.
Un’altra specie piuttosto diffusa, spesso osservabile posata in mezzo ai percorsi ciclo-pedonali, è
l’Atalanta (Vanessa atalanta), un lepidottero di colore scuro, con bande rosso vivo e macchie bianche.
A differenza di molte altre farfalle è una specie migratrice e le colonie europee vengono rifondate ogni
anno da adulti provenienti soprattutto dal nord Africa.
Una vera a propria perla alata, rinvenuta sia nel Parco Nord Milano che nel Parco GrugnotortoVilloresi, è rappresentata dalla Ilia (Apatura ilia), una magnifica farfalla di dimensioni medio-grandi,
dotata di una brillante colorazione iridescente rosavioletta.
Una nota a parte merita infine la presenza di Cacyreus marshalli, specie alloctona invasiva originaria
del Sudafrica e in fase di espansione, che è stata segnalata per la prima volta in Lombardia a Cinisello
Balsamo e a Muggiò, nel Parco Grugnotorto-Villoresi.
Dalle attività di studio è emerso un elenco complessivo preliminare di 36 specie nei Parchi del Nord
Milano:
• Papilio machaon, Macaone
• Iphiclides podalirius, Podalirio
• Pieris brassicae, Cavolaia maggiore
• Artogeia napi, Navoncella
• Artogeia rapae, Rapaiola
• Artogeia mannii
• Anthocharis cardamines, Aurora
• Colias alfacariensis
• Colias crocea, Croceo
• Gonepteryx rhamni, Cedronella
• Leptidea sinapis, Pieride della senape
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Lycaena phlaeas, Argo bronzato
Satyrium ilicis, Tecla del leccio
Callophrys rubi, Tecla del rovo
Cupido argiades
Celastrina argiolus
Plebejus argus, Argo
Polyommatus icarus, Icaro
Cacyreus marshalli
Nymphalis polychloros, Vanessa multicolore
Inachis io, Occhio di pavone
Vanessa atalanta, Atalanta
Vanessa cardui, Vanessa del cardo
Aglais urticae, Vanessa dell’ortica
Polygonia c-album, Vanessa c-bianco
Argynnis paphia, Pafia
Issoria lathonia, Piccola madreperla
Apatura ilia, Ilia
Libythea celtis, Libitea
Melanargia galathea, Galatea
Maniola jurtina, Iurtina
Coenonympha pamphilus, Panfilo
Pararge aegeria, Egeria
Lasiommata megera, Megera
Carcharodus alceae
Ochlodes venatus.
Odonati
Per quanto riguarda gli Odonati, meglio noti come libellule, 20 sono le specie ad oggi rilevate nel sistema delle aree protette del Nord Milanese. Di seguito vengono elencate le specie rilevate:
• Sympecma fusca
• Lestes viridis
• Lestes sponsa
• Ischnura elegans
• Ischnura pumilio
• Coenagrion puella
• Aeshna cyanea
• Aeshna mixta
• Anax imperator
• Anax parthenope
• Somatochlora metallica
• Libellula depressa
• Orthetrum albistylum
• Orthetrum cancellatum
• Orthetrum caerulescens
• Crocothemis erythraea
• Sympetrum fonscolombei
• Sympetrum pedemontanum
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• Sympetrum sanguineum
• Sympetrum striolatum
• Orthetrum cancellatum.
40
Anfibi e rettili
Nel panorama degli studi naturalistici e degli interventi di tutela ambientale del Nord Milanese,
l’erpetofauna del Parco Nord Milano ha una lunga tradizione, che risale agli anni Settanta e Ottanta.
L’area dell’attuale Parco Nord Milano era infatti già nota allora in quanto ospitava ricche popolazioni di
Rospo smeraldino e, soprattutto, di un piccolo e innocuo rettile, poco comune in Lombardia e piuttosto
raro nella Pianura Padana lombarda, ove presenta una distribuzione frammentata: il Colubro liscio
(Coronella austriaca). Queste importanti presenze hanno portato negli anni Novanta alla designazione
del Parco Nord Milano ad ARE – Area di Rilevanza Erpetologica in Lombardia da parte della SHI –
Societas Herpetologica Italica. Inoltre, il Servizio di Vigilanza Ecologica del Parco ha in corso da anni
attività di tutela di anfibi e rettili del Parco, prestando particolare attenzione al Rospo smeraldino (Bufo
viridis), uno dei simboli dell’area protetta nonché simbolo del tradizionale “Festival della Biodiversità”
organizzato ogni anno dall’ente di gestione del Parco.
A favore di tale specie sono state infatti approntate nuove pozze per la riproduzione e sono stati svolti
interventi di salvataggio dei siti di deposizione delle uova che si stavano prosciugando, tramite
trasferimento delle ovature in altre pozze.
La recente indagine erpetologica condotta nell’ambito del progetto già citato ha permesso di rilevare
un calo di presenza di Rospo smeraldino rispetto ai decenni passati e per fronteggiare tale calo il
Parco Nord Milano ha già avviato una serie di ulteriori interventi di creazione di nuovi habitat e di
messa in sicurezza di habitat già esistenti ma presentanti condizioni non ottimali alla riproduzione della
specie, per esempio tramite la realizzazione di rampe di risalita in fontane aventi i bordi esterni lisci e
in cemento, non superabili dagli anfibi. È stata anche accertata la predazione sul Rospo smeraldino da
parte di testuggini palustri americane, le Trachemys scripta.
Un altro Anfibio di grande interesse naturalistico presente nel Parco Nord Milano (soprattutto nell’area
ad ovest del cimitero di Bruzzano) è rappresentato dalla Raganella italiana (Hyla intermedia).
Una nuova specie di Anfibio di grande pregio è stata inoltre recentemente rilevata sempre nel Parco
Nord Milano, ovvero il Tritone punteggiato (Lissotriton vulgaris); si tratta di un anfibio legato ai corpi
idrici con assenza di pesci, in quanto questi ultimi sono forti predatori di uova e larve. Si tratta di una
comparsa di grande interesse naturalistico in quanto il Tritone punteggiato è specie che tende a
scomparire da numerose zone della pianura lombarda dove era molto abbondante, sia per la
sparizione degli ambienti adatti che per la presenza di specie ittiche predatrici.
Il più comune degli anfibi è infine la Rana verde minore (Pelophylax synklepton esculentus).
Tra i Rettili, nel Parco Nord Milano è presente una significativa popolazione di Ramarro occidentale
(Lacerta bilineata), un Sauro di discrete dimensioni (può raggiungere i 40 centimetri) e dalla colorazione verde smeraldo che negli ultimi anni sta andando incontro a rarefazione della Pianura Padana
lombarda a causa della scomparsa degli ambienti adatti ad ospitarlo, in particolare contesti ecotonali
quali siepi, fasce alberate e muretti a secco.
Molto più comune, e di minori dimensioni, è invece la Lucertola muraiola (Podarcis muralis), presente
anche nei pressi della Sede del Parco Nord Milano. È infatti una specie che abita una gran diversità di
ambienti quali boschi, cespuglieti, argini e alvei fluviali, margini di colture, pietraie, muri a secco,
ruderi e centri rurali e urbani, dal livello del mare fino a oltre 2.200 m.
La Natrice dal collare (Natrix natrix), un serpente tipicamente legato agli ambienti acquatici, era stata
invece segnalata nell’area umida presso il boschetto GEV del Parco Nord Milano. La presenza di questa
specie non è stata poi successivamente confermata dalle recenti indagini. La Natrice dal collare risulta
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presente nel Parco Lago Nord, all’interno del Parco Grugnotorto-Villoresi.
Un serpente ancora ben rappresentato nel Parco Nord Milano è il Biacco maggiore (Hierophis viridiflavus), una specie dalla colorazione variabile, tendenzialmente nerastra; è una delle specie più
diffuse in Italia e, come le altre specie sopra citate, è assolutamente innocua.
Una presenza meno gradita in termini ecologici è senz’altro rappresentata dalle testuggini d’acqua
esotiche della specie Trachemide scritta (Trachemys scripta), presenti in stagni e laghetti. Si tratta
delle classiche “tartarughine d’acqua”, che vengono spesso tenute come animale da compagnia finché
presentano dimensioni non eccessive e poi vengono abbandonate dai proprietari una volta che le
dimensioni aumentano. Si tratta di una specie non europea, di origine nordamericana, la cui presenza
nei nostri ambienti acquatici può creare seri problemi agli equilibri ecologici, in quanto queste
tartarughe si nutrono anche di uova e girini degli Anfibi, incluso il Rospo smeraldino.
Nel sistema delle aree protette del Nord Milanese sono attualmente note 4 specie di Anfibi e 6 di
Rettili, di seguito elencate:
• Anfibi
Lissotriton vulgaris, Tritone punteggiato
Bufo viridis, Rospo smeraldino
Hyla intermedia, Raganella italiana
Pelophylax synklepton esculentus Rana verde minore
• Rettili
Trachemys scripta, Trachemide scritta
Lacerta bilineata, Ramarro occidentale
Podarcis muralis, Lucertola muraiola
Coronella austriaca, Colubro liscio
Hierophis viridiflavus, Biacco maggiore
Natrix natrix, Natrice dal collare.
Uccelli
Documenti di sintesi sull’avifauna del Parco Nord Milano sono stati realizzati negli anni Novanta e
Duemila da WWF Lombardia, FLA e Parco Nord Milano. Nell’ambito del progetto “Connessione
ecologica e rinaturazione nel sistema delle aree protette del nord milanese” la comunità ornitica del
sistema di aree protette del Nord Milanese è stata oggetto di un’approfondita indagine che ha
permesso di aggiornare il quadro conoscitivo e di fornire importanti informazioni a carattere non solo
qualitativo ma anche quantitativo, fondamentali soprattutto in ottica di interventi di gestione degli
habitat e di monitoraggio a lungo termine delle specie più sensibili e minacciate.
Lo studio dell’avifauna è stato effettuato attraverso metodi standardizzati ampiamente utilizzati per lo
studio delle cenosi ornitiche, ossia il censimento lungo “transetti lineari” opportunamente disposti
presso i Parchi considerati dal progetto.
Il censimento lungo transetti si basa sull’osservazione e sul conteggio degli individui presenti in una
fascia di 100 m intorno ad un percorso più o meno lineare, lungo cui si muove l’osservatore, che riporta su mappe di dettaglio e schede apposite i risultati delle proprie osservazioni (Bibby et al. 2000).
Sono stati individuati 28 transetti di 400 metri di lunghezza l’uno, ripartiti all’interno delle aree protette
in differenti tipologie ambientali, per consentire il rilevamento di specie con esigenze ecologiche
diverse. Ciascun transetto è stato ripetuto varie volte all’anno durante il triennio, nelle varie stagioni,
al fine di rilevare non solo l’avifauna nidificante ma anche quella migratoria (transito primaverile e
autunnale) e svernante; i dati così raccolti hanno permesso di valutare le composizioni qualiquantitative del popolamento avifaunistico nelle diverse aree protette.
I 28 transetti localizzati ricadono integralmente nei confini delle aree oggetto di studio e sono ascri-
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vibili ad una superficie complessiva di 224 ettari.
Tenendo conto anche di dati antecedenti a tale indagine, nel sistema delle aree protette del Nord
Milanese sono state identificate 150 specie, delle quali 59 nidificanti certe o probabili, 25 di interesse
comunitario in quanto inserite nell’Allegato I della Direttiva Uccelli 147/2009/CEE e 45 classificate
come SPEC (Species of European Conservation Concern) (BirdLife International 2004).
L’avifauna nidificante nel Parco Nord Milano include alcune specie di notevole pregio conservazioni
stico a livello europeo, in primo luogo l’Averla piccola (Lanius collurio), presente con 8 coppie nel 2007
a seguito di alcuni anni di assenza della specie e, durante il triennio del progetto, rispettivamente con
2, 6 e 4-5 coppie nelle stagioni riproduttive 2009, 2010 e 2011. Si tratta di una specie in declino a
livello europeo (Allegato I, SPEC 3) legata ad ambienti aperti e semi-aperti, in particolare ad aree con
prati in parte falciati e in parte non falciati, e con presenza di arbusti che utilizza come sito riproduttivo
e come posatoio. In numerosi settori del Parco Nord Milano (per esempio nell’area a ovest del cimitero
di Bruzzano o nei pressi del Campo Volo di Bresso) la specie trova un habitat idoneo sia per la sosta
durante la migrazione che per la nidificazione. Di anno in anno l’Averla piccola può essere soggetta a
fluttuazioni nel numero di coppie nidificanti, per cause che possono essere anche legate alle condizioni
ambientali dei quartieri di svernamento, nell’Africa sub-sahariana. Vi sono evidenze pregresse che
indicano una positiva risposta da parte della specie a interventi di miglioramento dell’habitat, con
incrementi anche repentini e numericamente significativi nel numero di coppie nidificanti e anche nel
caso del Parco Nord Milano gli interventi di mantenimento temporaneo (ovvero solo durante il periodo
di nidificazione della specie, compreso tra maggio e agosto) di fasce prative non falciate nei pressi dei
territori di nidificazione realizzati nel 2010 e 2011 nell’ambito del progetto “Connessione ecologica e
rinaturazione nel sistema delle aree protette del nord milanese” hanno permesso di incrementare il
numero di coppie da 2 nel 2009 a 6 nel 2010 e 4-5 nel 2011.
Di notevole importanza è risultata inoltre la presenza come specie nidificante sedentaria dell’Allodola
(Alauda arvensis); almeno 4 coppie hanno nidificato infatti nel 2009-2011 nella vasta prateria
costituita dal Campo Volo di Bresso; si tratta di una situazione di notevole interesse nell’hinterland
milanese, in quanto l’Allodola è una specie in forte declino a scala europea, la cui situazione desta
preoccupazione anche in Lombardia, dove sta sparendo da ampie aree a vocazione agricola. In declino
numerico anche nell’area protetta, merita di essere tutelata, sia per la sua importanza in termini
conservazionistici che per il suo essere “specie bandiera”, indicatrice di aree aperte in buono stato di
conservazione. L’area del Campo Volo è particolarmente vocata per l’Allodola, anche se risente talvolta
di sfalci anticipati rispetto alle proprie esigenze riproduttive, e risulta importante anche per ospitare
contingenti migratori (12 individui rilevati il 14 ottobre 2009) e svernanti di tale specie.
Tra le specie di pregio legate agli ambienti aperti spicca poi la presenza della Civetta (Athene noctua),
specie anch’essa in declino a scala europea, con almeno due coppie residenti che hanno i propri
territori nei pressi della Cascina Sede Parco e nell’area ad ovest del cimitero di Bruzzano. Le coppie
presenti nell’area protetta erano più numerose qualche anno fa e tale aspetto deve essere oggetto di
attenzione.
Analoga attenzione deve essere rivolta nei confronti del Saltimpalo (Saxicola torquata), specie sedentaria che condivide l’habitat dell’Averla piccola ma che, diversamente dalla prima, non è stata
rilevata come nidificante nel 2009-2011 e nemmeno negli anni immediatamente precedenti, con
l’eccezione di un maschio in canto nel 2007, mentre era nidificante nel Parco fino al 2004. Risulta
difficile valutare i motivi di tale declino in quanto sono presenti ambienti ad esso idonei, in particolare
nei pressi del Campo Volo di Bresso.2
Sempre tra le specie degli ambienti aperti o semi-aperti il Torcicollo (Jinx torquilla), un Piciforme dal
piumaggio fortemente mimetico, è regolarmente presente e la sua nidificazione è avvantaggiata dalla
presenza di cassette nido e di numerosi fori di Picchio rosso maggiore. Il Canapino comune (Hippolais
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polyglotta) nel 2009-2011 è risultato presente con 4-5 maschi cantori; è specie legata soprattutto ad
aree di rimboschimento con piante di 3-4 anni d’età. La Passera mattugia (Passer montanus), specie
in declino in Italia e in Europa, è presente anch’essa come nidificante e al di fuori del periodo
riproduttivo forma assembramenti significativi in termini numerici, con un massimo di 97 ind. censiti
nei pressi del settore settentrionale del Campo Volo di Bresso il 6 ottobre 2009. Di notevole
importanza risulta inoltre la presenza di una Quaglia comune (Coturnix coturnix) in canto rilevata in
periodo riproduttivo (9 giugno 2009) in un’area agricola. Si tratta anch’essa di specie in forte declino,
legata agli ambienti agricoli, e la sua presenza in un contesto peri-urbano quale il Parco Nord Milano
deve essere valutata come un incentivo allo svolgimento di attività agricole a basso o nullo impatto
ambientale.
Anche durante le migrazioni gli ambienti aperti (prati, coltivi) sono frequentati da specie di interesse
conservazionistico quali il Culbianco (Oenanthe oenanthe) e lo Stiaccino (Saxicola rubetra); di
quest’ultima specie sono stati censiti fino a 13 ind. in una sola giornata.
Per quanto riguarda invece le specie forestali, una presenza significativa in contesto peri-urbano è
costituita dallo Sparviere (Accipiter nisus), che nidifica nel Parco già da alcuni anni e che nelle stagioni
2009-2011 è risultato presente con almeno 4 coppie.
Un’altra specie di pregio legata agli ambienti boschivi è il Gufo comune (Asio otus). Fino a pochi anni
fa la specie nidificava nel Parco con 1-3 coppie e vi svernava con alcune decine di individui, ma è
andata successivamente incontro a declino per cause ancora da appurare, che potrebbero anche non
essere legate al territorio dell’area protetta.
Interessanti risultano, inoltre, le osservazioni di Lodolaio, di Falco pellegrino, di Nibbio reale e di
Smeriglio.
Relativamente agli ambienti acquatici, gli stagni e i laghetti del Parco ed il torrente Seveso ospitano
cospicue popolazioni nidificanti di Germano reale (Anas platyrhynchos) e Gallinella d’acqua (Gallinula
chloropus): ben 58 germani reali sono stati censiti il 21 gennaio 2010 lungo il tratto di Seveso
compreso nel Parco e 34 gallinelle d’acqua sono stati contate nel solo laghetto Suzzani e aree limitrofe
il 12 febbraio 2009. Tali habitat risultano importanti anche come luogo di sosta per numerose altre
specie di avifauna acquatica durante le migrazioni, specie che fanno sempre più fatica a trovare
habitat idonei in un contesto fortemente antropizzato quale la Pianura Padana. È emblematico in tal
senso il caso del nuovo laghetto realizzato nel 2011 nel settore settentrionale del Parco, nel quale è
stato osservato un giovane Tuffetto (Tachybaptus ruficollis). Interessante risulta anche l’osservazione
nel settembre 2011 di un Martin pescatore (Alcedo atthis) presso il laghetto Suzzani.
Durante le migrazioni il Parco Nord Milano è interessato dalla presenza di specie non nidificanti nell’area protetta ma di notevolissimo interesse naturalistico e conservazionistico; ne sono alcuni esempi
l’Averla capirossa (Lanius senator) osservata il 18 maggio 2010 nel settore settentrionale del Campo
Volo di Bresso, posata su un arbusto isolato all’interno del vasto prato compreso nel perimetro
dell’aviosuperficie, di un Falco pescatore (Pandion haliaetus) osservato il 5 aprile 2011 nell’area a sud
del Bosco di Bruzzano, a sud anche dell’omonimo cimitero e di una Sgarza ciuffetto nel 2006 presso i
laghetti di Bresso.
Di seguito viene fornita una stima delle coppie nidificanti di alcune specie di particolare interesse,
attinente al triennio 2009-2011 e all’intero territorio del Parco Nord Milano:
• Coturnix coturnix, Quaglia;
• Accipiter nisus, Sparviere;
• Falco tinnunculus, Gheppio;
• Athene noctua, Civetta;
• Alauda arvensis, Allodola;
• Erithacus rubecula, Pettirosso;
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• Hippolais polyglotta, Canapino comune;
• Sylvia atricapilla, Capinera;
• Lanius collurio, Averla piccola.
Mammiferi
I Mammiferi delle aree protette del Nord Milanese non sono ancora stati oggetto di indagini approfondite, ma dalle informazioni raccolte soprattutto dai tecnici, guardiaparco e GEV del Parco Nord
Milano, nonché da alcuni altri documenti editi e inediti emerge un primo inquadramento delle specie
presenti.
Il Riccio europeo occidentale è presente e comune nei parchi, dove trova rifugio quando riesce a
superare le principali arterie stradali, lungo le quali purtroppo viene a volte travolto.
Tra i piccoli mammiferi, nel Parco Nord Milano è stata rilevata la presenza di due specie di arvicole,
Arvicola di Savi (Microtus savi) e Arvicola terrestre (Microtus arvalis), mentre la Crocidura minore
(Crocidura suaveolens) è risultata presente nel Parco Grugnotorto-Villoresi ed era stata segnalata
anche nel Parco Nord Milano negli anni Ottanta e la sua presenza è stata successivamente confermata
nel 2002. Per quanto concerne, invece, i Chirotteri (comunemente denominati pipistrelli), l’unica area
indagata è il Parco Nord Milano, con 5 specie rilevate.
Il Coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus) è comune nel Parco Nord Milano, dove nel 2004 e 2005
sono stati condotti censimenti notturni lungo percorsi lineari che hanno portato a riscontrare densità
particolarmente elevate, mentre il simile Silvilago o Minilepre (Silvilagus floridanus) è presente nel
Parco Grugnotorto-Villoresi e più di recente è stato rilevato anche nel Parco Nord Milano. Quest’ultimo
è una specie di origine americana, introdotta in Italia per fini venatori e facilmente confondibile con il
Coniglio selvatico, che è invece una specie europea, dal quale si distingue in quanto presenta orecchie
più lunghe e la nuca di colore rossiccio, non si rifugia mai nella tana dopo la fuga ed è
tendenzialmente solitario, mentre il Coniglio selvatico è più facilmente osservabile in gruppi.
L’interessante presenza del Ghiro è stata invece rilevata soprattutto all’interno del Parco di Villa
Manzoni.
Tre sono infine i carnivori la cui presenza è nota nel sistema delle aree protette del Nord Milanese.
La più nota è la Volpe, la cui presenza è stata accertata per il Parco Nord Milano con osservazioni sia
di tane attive, sia di cucciolate, sia di individui purtroppo investiti dal traffico veicolare (almeno 4 tra il
2005 e il 2011) ma che è verosimile sia presente anche nel Parco Grugnotorto-Villoresi e, da non
escludere, anche nel Parco della Balossa. Meno nota è, invece, la presenza della Donnola, piccolo
carnivoro rilevato nel Parco Nord, anche se mancano dati recenti che ne confermino la presenza, e nel
Parco Grugnotorto-Villoresi e, di recente scoperta (agosto 2011), della Faina nel Parco Nord Milano.
Si segnala, infine, la presenza per oltre due anni (2004-2006) all’interno del Parco Nord Milano di un
Cervo maschio, di cui non è stato possibile definire la provenienza, ovvero se fosse fuggito da un
recinto privato oppure giunto naturalmente, seguendo il corridoio ecologico rappresentato dal greto
del fiume Seveso nei periodi di secca. Per due anni e mezzo il Cervo si è stabilito all’interno del Parco,
tanto che gli è stato persino assegnato un nome: Libero. Il 22 gennaio 2007 il Cervo è stato catturato
mediante l’uso di un proiettile narcotizzante, in quanto non trovava ottimali condizioni di vita
all’interno di un’area protetta circondata da arterie stradali, ed è stato poi liberato in un contesto
ambientale più idoneo. Al momento del trasferimento il suo peso era di oltre 200 chilogrammi, mentre
l’età è stata stimata in circa sette anni.
Di seguito viene presentato un elenco preliminare delle specie a oggi rilevate nel sistema delle aree
protette del Nord Milanese:
• Erinaceus europaeus, Riccio occidentale
• Talpa europaea, Talpa europea
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Crocidura suaveolens, Crocidura minore
Myotis sp., Vespertilio (specie non determinata)
Pipistrellus pipistrellus, Pipistrello nano
Pipistrellus kuhlii, Pipistrello albolimbato
Hypsugo savii, Pipistrello di Savi
Pipistrellus nathusii, Pipistrello di Nathusius
Oryctolagus cuniculus, Coniglio selvatico
Silvilagus floridanus, Silvilago
Myoxus glis, Ghiro
Microtus savi, Arvicola di Savi
Microtus arvalis, Arvicola terrestre
Rattus norvegicus, Surmolotto
Apodemus sylvaticus, Topo selvatico
Mus domesticus, Topolino delle case
Vulpes vulpes, Volpe
Mustela nivalis, Donnola
Martes foina, Faina.
2.5
Gli elementi detrattori
Poco a sud dello svincolo "Sesto S. Giovanni" si trova la Cava Melzi, attraversata longitudinalmente dal
tracciato della Tangenziale.
Parte del terreno è di proprietà della ditta titolare dell'attività di cava e parte, circa 150.000 mq, era di
proprietà della Falck che ne consentiva l'escavazione ai fini di costituire una discarica per collocarvi le
scorie inerti provenienti dai forni dell'azienda.
L'attività estrattiva della cava è attualmente cessata, ma gli oltre quarant’ anni di attività, durante i
quali sono stati estratti dall'area golenale del Lambro più di 2.000.000 mc di sabbia e ghiaia, hanno
lasciato il segno. Tutta l’area è stata sconvolta sia sotto l'aspetto morfologico che idrogeologico, da un
tipo di cava a fossa, scavata in misura ridotta a secco e in massima parte in acqua, fino a raggiungere
una profondità massima di 24 m.
Nella fase di maggiore escavazione è stato creato un grande bacino d'acqua dalle dimensioni di
60.000 mq, ridotto in seguito riempiendo circa 10.000 mq della sua estensione.
Dato che il tracciato della Tangenziale attraversa longitudinalmente, da nord a sud, l'intera area di
cava e che buona parte di esso interessa la zona scavata, è stata realizzata una massicciata con le
scorie dell'acciaieria per formare un solido basamento per la sede stradale.
Lungo il Lambro e in altre zone marginali (per lo più ritagli di suolo lasciati liberi dall'urbanizzazione) si
sono insediate, al di fuori delle normative urbanistiche, attività precarie che contribuiscono ad
aumentare il disordine territoriale. Si tratta di attività tipiche delle aree marginali, nelle quali è più
facile che si insedino attività provvisorie.
Si è assistito cosi al sorgere di demolitori di carcasse d'auto, di depositi di materiali vari, di discariche
non autorizzate, di orti abusivi, ecc. In certi casi l'affermarsi di alcune attività, nate come provvisorie e
diventate con il trascorrere del tempo stabili, ha reso difficile il loro allontanamento e quindi l'opera di
ripristino territoriale.
In particolare, possiamo trovare tali aree degradate lungo il Lambro, formate da ritagli di suolo incolto
situati ai bordi della Tangenziale o tra il fiume e il margine degli insediamenti industriali, in fregio
all'arteria autostradale, o negli interstizi dello svincolo “Sesto S. Giovanni Sud".
Infine, l'impianto di depurazione di Sesto è situato sulla sponda destra del Lambro, tra cascina Gatti e
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Allegato IV - RETE ECOLOGICA COMUNALE
il molino del Tuono; confina a nord con l'area dell'impianto di incenerimento, con il quale forma il
principale polo di servizi tecnologici comunali.
2.6
I percorsi ciclabili
Il principale obiettivo in tema di mobilità pedonale e ciclabile del Piano Generale del Traffico Urbano è
quello di dare una certa continuità al tessuto urbano dell’area centrale di Sesto, diviso dalla barriera
ferroviaria, ricucendolo attraverso l’ampliamento delle aree pedonali e/o a moderazione del traffico e
con la trasformazione e riqualifica del sottopasso alla ferrovia di via Breda/viale Marelli e di quello del
mezzanino della fermata della metropolitana di Sesto Rondò.
In tale ottica, il PGTU si propone di creare una vera rete di piste ciclabili di collegamento tangenziale e
radiale, tra il centro cittadino, i poli di maggiore attrazione e le aree a verde, tenendo anche conto
delle future connessioni tra il sistema di percorsi ciclabili del nuovo insediamento Falck e il resto della
città.
Fulcro del sistema radiale di piste ciclabili è la nuova area pedonale o a moderazione del traffico con il
nuovo sistema di piazze da cui partono i collegamenti ciclabili con le scuole, il polo universitario, i
parchi, l’ospedale, le stazioni metropolitane, la stazione ferroviaria e le piste ciclabili sovracomunali
esistenti e previste. Il sistema ciclabile tangenziale collega le radiali tra di loro e serve una fascia più
ampia di territorio.
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I percorsi ciclabili proposti dal PGTU del Comune di Sesto S. Giovanni
2.7
Barriere infrastrutturali e sovrappassi/sottopassi
I punti critici delle infrastrutture lineari costituiscono ambiti di conflitto tra i sistemi ambientale e
infrastrutturale, compromettendo la continuità delle fasce interessate dai corridoi ecologici e dalle
linee di connessione del verde.
Fra i principali elementi di criticità che caratterizzano il territorio sestese, le barriere infrastrutturali
attraversano il territorio in direzione sudovest-nordest e sono rappresentate dal tracciato della
Tangenziale Nord, dalla ferrovia Milano-Monza e da viale Fulvio Testi.
Per quanto concerne, invece, la Tangenziale Nord, occorre sottolineare che purtroppo il
coordinamento della progettazione dell’infrastruttura è avvenuto tardivamente, a tracciato definito e a
manufatti progettati. Di conseguenza, l’operazione di sistemazione ambientale ha essenzialmente
riguardato il coordinamento del tracciato con il corso del fiume, secondo logiche finalizzate a obiettivi
di funzionalità, spesso estranee alle problematiche dell’ambiente e del territorio.
In realtà, la maggior criticità è rappresentata dal tracciato ferroviario che costituisce, di fatto, una
barriera difficilmente valicabile in generale e in particolare da un punto di vista strettamente ecologico.
Per quanto riguarda, invece, sovrappassi/sottopassi, oltre a una serie di connessioni veicolari che
consentono il superamento delle principali barriere infrastrutturali, occorre segnalare tre sovrappassi
pedonali (più un quarto previsto) a superare il tracciato ferroviario, mentre ai fini delle connessioni
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Allegato IV - RETE ECOLOGICA COMUNALE
ecologiche rivestono particolare rilievo i sovrappassi ciclopedonali realizzati con lo scopo di connettere
la città al Parco Nord e al PLIS della Media Valle del Lambro.
Barriere infrastrutturali, sovrappassi e sottopassi
Fra questi il previsto sovrappasso ecologico sulla Tangenziale Nord potrà costituire un’importante
elemento di connessione con il grande parco urbano inserito nel progetto che interessa le aree Falck.
Per quanto riguarda, invece, viale Fulvio Testi, con una larghezza di 60 m, interessa solo parzialmente
il territorio comunale, in corrispondenza del Parco Nord, il cui Ente gestore ha negli ultimi anni portato
avanti un’importante politica di mobilità ciclopedonale, realizzando alcune passerelle fondamentali per
il superamento delle barriere imposte dalle strade e il miglioramento degli spostamenti all'interno del
Parco.
In particolare, l’apertura della passerella sul viale Fulvio Testi, oltre a connettere villa Torretta, ha
consentito di raccordare una zona densamente urbanizzata del comune di Sesto San Giovanni, con la
rete dei percorsi già esistenti nel Parco e con altri percorsi ciclabili comunali.
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PGT – PIANO DEI SERVIZI
2.8
I progetti e le proposte in atto 13
L’affollamento, la varietà e le dimensioni dei progetti di trasformazione urbana di rilevanza sovralocale
è tale, da far pensare che la transizione da città della grande fabbrica a città dei servizi e dell’abitare
sia tutt’altro che conclusa, almeno per quanto riguarda i mutamenti dello spazio fisico.
Da un punto di vista dimensionale, le trasformazioni che interessano questa parte della regione
milanese sono paragonabili a quelle di Milano e di contesti ugualmente interessati da metamorfosi
urbanistiche rilevanti come, ad esempio, il Rhodense.
Poiché, ovviamente, esse si dipaneranno lungo un arco di tempo almeno decennale, gli esiti - in
termini di crescita della mobilità e delle densità urbana, delle trasformazioni del mercato immobiliare e
della geografia delle centralità - sono oggi difficilmente anticipabili.
La strumentazione urbanistica generale e quella attuativa, vigente e in fase di realizzazione,
presentano alcuni importanti contenuti di carattere ecologico e ambientale che possono contribuire
alla pianificazione della rete ecologica di livello locale.
Alcuni ambiti di trasformazione previsti dal Piano di Governo del Territorio vigente e ancora in
pendenza di uno strumento attuativo, in particolare quelli specialistici quali le ATsp1a, ATsp1b,
ATsp2a, ATsp2b e la ATsp4 presentano alcuni spunti progettuali per la continuità del verde e per
connessioni legate alla mobilità leggera che potrebbero essere messe a sistema con quanto già
13
Maggiori informazioni sui grandi progetti di trasformazione urbana possono essere reperite nel Documento di Piano, in
particolare il cap. “La città in trasformazione” (p. 265 e seguenti).
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Allegato IV - RETE ECOLOGICA COMUNALE
previsto dalle reti ecologiche di scala vasta (regionale e provinciale) 14.
Alla stessa stregua, un rilevante contributo in chiave sistemica potrebbe essere rivestito dal già citato
progetto di “Anello Verde” di connessione tra le aree dei giardini delle ville storiche del centro, ideato
dall’arch. Bottoni per la stesura del PRG del 1962 e poi concretizzatosi - a livello urbanistico - nel PRG
approvato nel 1978.
Un ulteriore apporto al disegno della rete ecologica comunale può essere certamente svolto dalla
pianificazione attuativa vigente che, in corso di realizzazione secondo differenti stati di avanzamento,
sta delineando l’assetto urbano lungo i confini nord e sud del territorio comunale. Ci si riferisce in
particolare al Programma Integrato di Intervento ex Ercole Marelli, al Piano Particolareggiato di
Recupero (PPR) Vulcano e al Programma Integrato di Intervento per l’ambito relativo al comparto
ZT2.1 - Decapaggio.
Un discorso a parte va infine riservato al contributo che può essere offerto dagli Ambiti di
Trasformazione Strategica ATs1 e ATs2 del Documento di Piano recentemente attuatisi con il
“Programma Integrato di Intervento per gli Ambiti di Trasformazione strategica ATs1 e ATs2 – aree ex
Falck e Scalo ferroviario”, approvato con DelGC n° 142 del 30.04.2012 e vigente a seguito della
convenzione urbanistica sottoscritta in data 08.01.2013, la cui proposta di Variante, in accoglimento
della Città della Salute e della Ricerca, è attualmente in fase istruttoria.
In particolare, le aree un tempo occupate dalla Falck costituiscono l’intervento più rilevante per
dimensioni e importanza non solo del Nord Milano, ma anche dell’intera provincia fra quelli finalizzati
alla riconversione delle aree un tempo occupate dalla grande industria siderurgica e metalmeccanica.
Questo progetto di trasformazione, dell’estensione complessiva di circa 130 ha, si segnala per la
qualità del nuovo polo urbano che modifica e arricchisce il quadro urbanistico di Sesto; dove oggi c’è il
vecchio muro della fabbrica, si prevede di realizzare un nuovo pezzo di città, la cui cifra dominante,
secondo le dichiarazioni di progetto, è il verde: 45 ha di parco urbano e per attrezzature di eccellenza
quali la Città della Salute e della Ricerca con la relativa dotazione di aree a verde, 20 ha di spazi
pubblici e verde, 16 ha di verde privato aperto all’uso pubblico. È questo futuro polo urbano che verrà
a costituire il nuovo confine ovest del PMVL nella sua porzione centrale, entrandone a far parte viva e
integrante, attraverso una duplice connessione, funzionale (il sistema ciclo-pedonale) e paesistica (i
corridoi ecologici, il rimodellamento e il raccordo delle aree verdi) a mitigazione e scavalco della
barriera autostradale.
Una seconda iniziativa di trasformazione territoriale in atto nella città di Sesto San Giovanni, strettamente correlata al PLIS della Media Valle del Lambro, è quella del Programma Integrato di Intervento
(PII) “Cascina Gatti”, che interessa un’area di circa 23,5 ha, posta tra il vecchio borgo rurale di
Cascina Gatti e il confine con Milano. Ben 18 ha sono destinati al verde, tutti compresi nel perimetro
del PLIS, e, collegati alle aree verdi milanesi, vanno a formare il nocciolo centrale del polo sud/ovest
del Parco stesso.
Per quanto riguarda, invece, l’ambito Vulcano, le previsioni del Piano Particolareggiato sono state ad
oggi parzialmente attuate e solo relativamente a parte del Centro Integrato di Servizi e Commercio
(Centro commerciale Vulcano) e a parte delle relative opere di urbanizzazione.
Il Comune di Sesto San Giovanni ha aderito all'Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale (AQST)
“Contratto di fiume Lambro Settentrionale” sottoscritto dai rappresentanti degli Enti co-interessati in
data 20 marzo 2012.
Il Contratto di fiume è finalizzato alla realizzazione di un programma di attività e interventi nell’ambito
territoriale del bacino del fiume Lambro Settentrionale con particolare riferimento a:
• riduzione dell’inquinamento delle acque; riduzione del rischio idraulico;
14
Cfr. le schede guida del capitolo “Le determinazioni di Piano” della Relazione del Documento di Piano
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• riqualificazione del sistema ambientale e paesistico;
• riqualificazione dei sistemi insediativi all’interno del territorio del bacino; miglioramento della fruibilità delle
aree perifluviali al fine di ridare ai fiumi centralità nelle politiche di sviluppo;
• condivisione delle conoscenze sul fiume e della formazione ed educazione adeguate al raggiungimento degli
obiettivi condivisi.
Nell’ambito del Contratto di fiume, che comprende un Atlante strategico e un Programma di azione, il
Parco Media Valle Lambro ha trasmesso a Regione Lombardia una proposta di “Progetto preliminare
dei percorsi naturalistici lungo le sponde del fiume Lambro” a integrazione delle azioni di
coordinamento già inserite nel succitato Programma di azione. La proposta è stata redatta a partire da
un progetto denominato “Diario di una bicicletta”, finanziato dal PLIS negli anni precedenti con la
prof.sa Elisabetta Bianchessi nell’ambito del Master “Paesaggi straordinari” della Nuova Accademia di
Belle Arti e del Politecnico di Milano. In particolare, la proposta presentata estrapola dal progetto
preliminare succitato gli interventi di ri-naturalizzazione delle sponde del fiume fra Sesto e Cologno
Monzese e prevede, in sintesi, la realizzazione di un percorso di tipo naturalistico lungo le sponde del
fiume Lambro nell'area mediana del parco PMVL, prevalentemente nel comune di Cologno Monzese,
con la realizzazione di un sentiero in stabilizzato. Sempre lungo le sponde del fiume e nell'area
mediana del Parco, è previsto l’incremento della varietà vegetale arborea e arbustiva presente,
attraverso l'inserimento di specie autoctone, con distribuzione puntiforme e a macchia.
Con la Del GR n° X/1727 del 30 aprile 2014 “AQST Contratti di fiume Olona-Bozzente-Lura, Seveso e
Lambro Settentrionale - Rimodulazione programma interventi finanziati con fondi FSC 2007-2013”,
Regione Lombardia ha approvato la rimodulazione dei fondi europei FSC per i Contratti di fiume e, in
particolare, ha attribuito al progetto del Parco Media Valle il finanziamento richiesto, pari
complessivamente a € 442.500,00.
Come esplicitato dalla stessa Delibera, per perfezionare l'iter di attribuzione del finanziamento è stata
sottoscritta nel settembre 2014 una convenzione con la Regione che definisce il soggetto attuatore
degli interventi in progetto e i tempi (3 anni) per la realizzazione degli stessi.
Con la sottoscrizione della convenzione, il Comune di Sesto San Giovanni, in qualità di Ente capofila
del PLIS della Media Valle Lambro, e in forza del protocollo di intesa sottoscritto con il Parco e con il
Comune di Cologno Monzese, accetta il ruolo di Ente attuatore e diventa responsabile della completa
attuazione dell’intervento e degli adempimenti previsti per il monitoraggio delle sue fasi nel pieno
rispetto della normativa vigente in materia di lavori pubblici.
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Allegato IV - RETE ECOLOGICA COMUNALE
Tavola SE.02 - Sistema paesaggistico-ambientale a supporto della REC
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PGT – PIANO DEI SERVIZI
3
IL PROGETTO DI RETE ECOLOGICA
COMUNALE
La pianificazione di rete ecologica si pone l’obiettivo, sotto uno stretto profilo di conservazione, di
mantenere o ripristinare una connettività fra popolazioni ed ecosistemi in paesaggi frammentati. Essa
costituisce un paradigma concettuale di grande portata, capace di promuovere strategie di
conservazione della diversità biologica e dei processi ecologici attraverso gli strumenti propri della
pianificazione del territorio.
In ambito comunale, l’attuazione pratica di questo obiettivo presenta, tuttavia, alcune difficoltà, a
causa dei caratteri di un territorio densamente antropizzato, nonché dell’ampia gamma delle
differenze ecologiche tra gli ambiti inseriti nel sistema della aree regionali protette e la città.
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Allegato IV - RETE ECOLOGICA COMUNALE
PTCP della Provincia di Milano: Tav. 4 – Rete ecologica (stralcio) [2013]
La lettura della Tavola 4 del PTCP evidenzia, oltre alle principali infrastrutture lineari che attraversano
la città di Sesto S. Giovanni, il corridoio ecologico fluviale del Lambro e la linea di connessione con il
verde che collega diagonalmente il Parco della Media Valle del Lambro con il Parco Nord Milano.
Il progetto di REC, come previsto dalla DelGR n° 8515, assume la Rete Ecologica Provinciale come
proprio schema strategico.
A partire da questo disegno, il progetto di REC conferma il corridoio ecologico lungo il Lambro, che
assume la valenza di corridoio primario a scala locale e individua altre connessioni trasversali nella
porzione meridionale del territorio comunale, che, a partire dal Parco della Media Valle del Lambro,
giungono fino al parco Nord.
Indicazioni per la riqualificazione ambientale e la costituzione della rete ecologica
La costituzione di una rete ecologica su un territorio fortemente compromesso dal punto di vista
ecologico, quale quello sestese, trova il suo principale ostacolo in un territorio diffusamente
antropizzato, privo di un vero e proprio sistema di aree naturaliformi, e con una rete viaria molto
ramificata, che crea fratture difficilmente superabili.
Solo lungo l’asse del corso del Lambro è possibile trovare un elemento di continuità ecologica, anche
se i tracciati autostradali producono una serie di nette divisioni.
L’attuale scarsa connessione fra l’ambito fluviale, dotato di una scarsa vegetazione arborea residua, e
le residue isole di valenza ambientale ne produce un significativo isolamento ecologico, mentre la
fascia boschiva che si sviluppa lungo l’asta rappresenta un’importante opportunità da un punto di vista
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PGT – PIANO DEI SERVIZI
ecologico e paesaggistico.
Il fiume, ancorché poco visibile e poco rispettato nelle sue caratteristiche di corso d’acqua, costituisce
però una straordinaria occasione di riqualificazione unitaria sia degli spazi urbani sia di quelli agricoli,
unitamente alla sua caratteristica di principale corridoio ecologico dei corsi d’acqua in direzione nord
sud, in grado di collegare con un percorso attrezzato di ripa il PLIS con il Parco fluviale del Lambro e
con gli ambiti agricoli del Parco Sud.
In questo senso il PLIS della Media Valle del Lambro si configura, all’interno del PTCP, come un tassello di particolare rilievo della rete ecologica provinciale, per la realizzazione della quale occorre
operare su quelle aree residuali lungo il Lambro, interessanti ai fini di un potenziamento dei
collegamenti tra le aree di maggiore interesse forestale e faunistico.
Più in generale, gli obiettivi da perseguire da parte dell’Amministrazione comunale e del Parco sono:
• istituire una continuità spaziale che favorisca lo scambio e l’interconnessione fra le diverse
ecologie;
• rafforzare i corridoi orizzontali, in particolare quello urbano verso il Parco Nord, attraverso l’abitato
di Sesto San Giovanni, e quello lungo il Martesana, al fine di controbilanciare l’andamento nord-sud
dei parchi, in un ambito in cui i centri urbani sono ormai segnati da evidenti fenomeni di saldatura;
• garantire un’adeguata compensazione ambientale lungo il tracciato della Tangenziale Nord e
dell’autostrada Milano-Venezia.
La realizzazione di un progetto di rete ecologica a livello locale (REC) deve prevedere:
• il recepimento delle indicazioni di livello regionale e di quelle di livello provinciale, nonché il loro
adattamento alla scala comunale
• il riconoscimento degli ambiti e degli habitat di valore (presenti e di progetto) che dovrà essere
sottoposto a un regime di tutela o comunque a una destinazione d’uso dei suoli specifica al fine di
garantirne la sua conservazione e una corretta trasformazione nel tempo anche sotto il profilo della
funzionalità dell’ecosistema;
• la definizione delle concrete azioni per attuare del progetto della rete ecologica, la loro
localizzazione, le soluzioni che ne consentono la realizzazione (ad esempio attraverso l’acquisizione
delle aree, o accordi mirati con i proprietari), la quantificandone dei costi necessari per le differenti
opzioni;
• la possibilità di precisare gli strumenti per garantirne la sostenibilità economica (introducendo
quindi i meccanismi di perequazione, compensazione, possibili forme di convezioni per la
realizzazione di interventi).
La rete ecologica locale come elemento costitutivo del Piano dei servizi
Come abbiamo visto, la Rete Ecologica Comunale (REC) trova la sue condizioni di realizzazione nel
Piano di Governo del Territorio (PGT) previsto dalla LR 12/2005. In particolare, nel Piano dei Servizi
vengono identificati (tra i servizi urbani) i corridoi ecologici e il verde di connessione tra gli assetti
insediati e il sistema rurale, contribuendo anche all’attuazione della strategia paesaggistica identificata
dal Documento di Piano, in coerenza con la disciplina e i criteri identificati nel Piano delle Regole.
Il risultato finale di progetto sarà una Carta di Rete Ecologica Comunale che costituirà uno strumento
del Piano dei Servizi, fornendo gli elementi per il governo ecosostenibile delle frange connettive dei
centri abitati, per costruire corridoi ecologici locali, per individuare i siti entro cui collocare unità
ecosistemiche polivalenti, oltre che nella prospettiva di inserimento ambientale dei percorsi
ciclopedonali e di realizzazione delle greenways.
Il Piano dei Servizi definisce un proprio elaborato dal titolo “Rete Ecologica Comunale”, definendone
tutti gli elementi, la cui disciplina viene riportata nella Norme Tecniche di Attuazione del PdS stesso.
Al riguardo, lo schema semplificato è quello che definisce la rete ecologica con la concorrenza dei
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Allegato IV - RETE ECOLOGICA COMUNALE
seguenti elementi:
• nodi: aree che costituiscono habitat favorevole per determinate specie di interesse, immerse entro
una matrice ambientale indifferente o ostile;
• corridoi: linee di connettività ambientale entro cui gli individui vaganti possono muoversi per
passare da un habitat favorevole ad un altro ad un altro; possono essere costituiti da unità
ambientali favorevoli a geometria lineare (es. fasce boschive), o da linee virtuali di permeabilità
attraversanti matrici indifferenti (es. agroecosistemi), eventualmente interrotte da unità di habitat
favorevole che possono svolgere funzione di appoggio (stepping stones). È evidente come,
avvicinandosi al nucleo centrale dell’area metropolitana, la realizzazione dei corridoi della rete
diventi estremamente complicata e difficilmente ottimizzabile senza un forte impegno dei comuni
interessati.
3.1
Gli elementi costitutivi della REC di Sesto San Giovanni
Gli elementi costitutivi della Rete Ecologica Comunale (REC), sono stati individuati in coerenza con la
Rete Ecologica Regionale e con la Rete Ecologica Provinciale. Sono elementi costitutivi della Rete
Ecologica Comunale:
• nodi della REC,
• corridoi ecologici primari della REC,
• principali linee di connessione del verde,
• ambiti da riqualificare ai fini della connettività ecologica,
• ambiti da deframmentare ai fini della connettività ecologica,
• ambiti di supporto alla REC.
Se gli elementi della struttura di base delle reti ecologiche regionale e provinciali sono le aree protette
(Parchi naturali e regionali, Riserve, Monumenti naturali, Parchi locali di interesse sovracomunale), a
livello locale dovranno essere considerate anche i parchi locali e le aree destinate a verde dagli
strumenti urbanistici comunali.
In tale ottica sono componenti e contribuiscono a strutturare gli elementi costitutivi della Rete
Ecologica Comunale:
• il Parco Regionale Nord Milano;
• il PLIS della Media Valle del Lambro;
• i corsi e specchi d’acqua;
• il sistema delle aree verdi pubbliche esistenti e di nuova previsione, fra cui i giardini storici;
• i filari alberati.
In particolare, l’area del PLIS della Media Valle del Lambro rappresenta, evidentemente, un ambito di
ricostruzione ambientale piuttosto che di valorizzazione di una naturalità in larga parte compromessa.
Alla luce della distanza tra lo stato di fatto e le potenzialità naturali dell'ambito, già evidenziata dallo
studio PIM dedicato al Parco, è possibile formulare alcune ipotesi di riqualificazione ambientale delle
varie aree, distinte in tre categorie:
• aree compromesse ma in cui esistono ancora dinamiche naturali positive che possono essere
sostenute e accelerate, come, ad esempio, l’ambito del grande bacino d'acqua della Cava Melzi;
• aree marginali in cui, per l’entità del disturbo antropico, le dinamiche naturali non porterebbero in
tempi ragionevoli a ecosistemi complessi e di significato naturalistico, nelle quali si può comunque
intervenire introducendo componenti significative oggi assenti o sporadiche, come nel caso delle
aree localizzate lungo il Lambro o lungo il tracciato autostradale;
• aree totalmente compromesse, nelle quali sono comunque in corso o sono previsti interventi di
ricostruzione ambientale, come, ad esempio, quelle dell’ambito Falck.
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Se l’ottica della rete ecologica è essenzialmente quella di proteggere popolazioni animali per le quali il
restringimento dell’habitat provoca rischi di estinzione, occorre tenere in considerazione i caratteri
specifici di un ambito a elevata antropizzazione come quello sestese, nel quale, per altro, anche gli
ecosistemi urbani, possono svolgere ruoli proporzionalmente importanti per alcune specie di interesse.
In tal senso, assume particolare rilievo il rapporto con le attività umane, sia in quanto produttrici di
impatti potenzialmente critici (in primis quelli legati ai processi di frammentazione), sia in quanto
potenziali utilizzatrici di servizi che possono essere resi da un ecosistema ben equilibrato.
Per le prime, aree di possibile sostegno alle dinamiche naturali, si tratta per lo più delle cenosi
boschive con componenti autoctone significative. In queste zone, come si è visto, alla generale
assenza delle componenti arboree fondamentali si somma la rarefazione delle specie arbustive ed
erbacee nemorali e caratteristiche, che tuttavia in limitata misura permangono. Nei casi migliori sono
evidenziabili dinamiche naturali positive, tuttavia drasticamente limitate nella loro potenzialità
espressiva da:
• numerose carenze qualitative e quantitative sia dal punto di vista floristico che strutturale;
• persistenza di disturbi che ostacolano e deviano la positiva evoluzione verso cenosi a maggiore
complessità.
In questi contesti è certamente auspicabile l’oculata reintroduzione delle specie soprattutto arboree e
arbustive mancanti o estremamente rarefatte:
• farnia (Quercus robur)
• carpino bianco (Carpinus betulus)
• acero campestre (Acer campestris)
• ciliegio selvatico (Prunus avium)
• tiglio (Tilia cordata)
• frassino (Fraxinus excelsior)
• sanguinella (Cornus sanguinea)
• melo selvatico (Malus sylvestris)
• nocciolo (Corylus avellana)
• evonimo (Euonymus europaea)
• spino cervino (Rhamnus catharticus)
• ligustro (Ligustrum vulgare)
• crespino (Berberis vulgaris)
• prugnolo (Prunus spinosa)
Lungo le rogge e il Lambro, alle già citate specie, sarebbe meglio aggiungere:
• salice bianco (Salix alba)
• ontano nero (Alnus glutinosa)
• pioppo bianco (Populus alba)
• pado (Prunus padus)
• olmo (Ulmus minor)
• lantana (Vibumum lantana).
In queste operazioni è importante che venga considerata prioritaria la necessità di utilizzare materiale
forestale con caratteristiche ecotipiche e genetiche compatibili con quelle del materiale originario; ad
esempio, l’acero campestre e l’evonimo potrebbero essere ottenuti dalla riproduzione degli esemplari
ancora esistenti in loco.
Sarebbe, inoltre, fondamentale ripulire questi ambienti dai rifiuti, rispettando il più possibile il
sottobosco e lasciando in loco il legno morto, e consentire alla robinia di invecchiare impedendo i tagli
a raso o almeno subordinandoli al rilascio di qualche pollone ben sviluppato e alla piantagione di
piante forestali. La potatura delle branche secche degli individui arborei di grandi dimensioni è in
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Allegato IV - RETE ECOLOGICA COMUNALE
genere sconsigliabile, perché ivi si insediano numerose larve di insetti saproxilofagi, appetiti dai Picidi.
Le aree marginali di possibile miglioramento sono queste essenzialmente le formazioni naturaliformi e
non rientranti nella tipologia precedente; praticamente, in queste cenosi, l’unico fatto positivo per la
vegetazione è di tipo micro-climatico, non essendo individuabili positive dinamiche naturali al di fuori
di una certa tendenza a sviluppare qualche tipo di vegetazione con importante componente arboreoarbustiva.
Oltre all’impianto delle specie arboree e arbustive citate nel paragrafo precedente, nei casi in esame
andrebbe considerata in particolare l’opportunità di iniziare la riqualificazione con la riduzione del
contingente alloctono (soprattutto Broussonetia papyrifera, Ailanthus altissima, Acer negundo),
sempre risparmiando la robinia, e di garantire velocemente una migliore varietà, diffusione e struttura
della copertura del suolo con l’introduzione di specie adatte, quali:
• salice bianco (Salix alba)
• pioppo nero (Populus nigra)
• pioppo bianco (Populus alba)
• pioppo tremulo (Populus tremula)
• salicone (Salix gr. caprea)
Inoltre sarebbe importante ricostituire una copertura erbacea/basso arbustiva nemorale, fondamentale
sia dal punto di vista micro-climatico, sia per incrementare la ricettività per la fauna minore, sia per
ostacolare la prevalenza degli elementi alloctoni. L’azione fondamentale, in questo senso, potrebbe
consistere nella diffusione di piante riproducibili per via vegetativa, quali la pervinca (Vinca minor) e
l’edera (Hedera helix), entrambe in grado di assicurare forti coperture del suolo. Va evitato
assolutamente il ricorso a specie simili o a cultivar di provenienza florovivaistica quali Vinca major o
Hedera colchica.
La legenda della Tavola SP.02 - Rete Ecologica Comunale
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Tavola SP.02 - Rete Ecologica Comunale
Nodi
Dal momento che la rete ecologica si estende sull’intero ecosistema, l’insieme delle relazioni che
determina il suo riconoscimento comprende anche le aree antropizzate e diventa importante
individuare i nodi prioritari rispetto a cui appoggiare i sistemi di relazione spaziali. I nodi
rappresentano ambiti territoriali sufficientemente vasti e compatti e con una certa ricchezza, anche
potenziale, di elementi naturali, in grado di costituire, per dimensioni e articolazione interna,
caposaldo ecosistemico in grado di autosostenersi.
All’interno di ambiti più o meno fortemente antropizzati (come il Nord Milano) assume rilevanza il
concetto di ganglio funzionale, ovvero di un’area circoscritta con presenza di livelli di naturalità
elevata, attuale o da prevedere con azioni di rinaturazione, in grado di funzionare come punto di
rifugio e di diffusione delle specie di interesse attraverso corridoi ecologici che si diramano dal ganglio
centrale.
In tale ottica, se i parchi regionali e naturali, per le loro caratteristiche territoriali e funzionali da un
punto di vista paesistico-ambientale, si propongono come nodi potenziali del sistema a un livello
sovralocale, a livello locale occorre ricercare tali caratteri in ambiti differenti, come possono essere per
la città di Sesto quelli che a partire dal corridoio fluviale del Lambro cercano di stabilire nuovi
caposaldi ambientali in più stretta relazione con l’ambito urbano e da qui cercare nuove connessioni
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Allegato IV - RETE ECOLOGICA COMUNALE
con il Parco Nord.
La riqualificazione delle aree a vario titolo degradate può essere ottenuta abbinando azioni di
rinaturazione in grado di riqualificare situazioni critiche (ad esempio il recupero precedentemente
interessati da attività estrattiva, fasce di protezione per grandi infrastrutture trasportistiche)
contribuendo agli obiettivi delle reti ecologiche. Tali azioni possono derivare da molteplici politiche o
come compensazione per gli impatti residui prodotti dai singoli interventi.
Ambito Falck
L’ambito Falck, per il quale è stata presentata una proposta di variante al PII, assume particolare
rilievo nella costruzione della Rete Ecologica Comunale.
A tale proposito, nel provvedimento di non assoggettabilità alla VAS del 03/02/2014, al quale si
rimanda per approfondimenti, si sottolinea che già le prescrizione della VAS (Decreto Dirigente della
Struttura VAS n° 7008 del 23/07/2013) prevedono l’individuazione di percorsi di connessione
ambientale, oltre che ciclo-pedonale, fra le aree interessate dal PII Falck, il Parco della Media Valle del
Lambro e la rete dei parchi metropolitani, con lo scopo di conseguire gli obiettivi della Rete Ecologica
Regionale.
In tal senso, lo strumento attuativo
dovrà prevedere una specifica
sezione volta all’individuazione di
tali connessioni, specificandone le
caratteristiche, in coerenza con la
RER e la REP.
La passerella, a superamento del
doppio tracciato costituito della
tangenziale e dal completamento di
viale Edison, costituisce il cordone
ombelicale vitale tra questo ambito
e la cava Melzi e avrà caratteristiche
di passaggio ciclopedonale, ma
anche di connessione ecologica con
la rete dei corridoi di interesse
regionale.
Ambito Cimitero-cava Melzi
A est della tangenziale, la cava
Melzi, della superficie complessiva di
oltre 100.000 mq, a diretto contatto
con il fiume Lambro, la lambisce con
circa 1200 metri di percorso a
meandri. La cava, dopo le opere
previste di ricolma e bonifica e
quelle di sistemazione idraulica,
costituirà un’importante area a
carattere
ambientale
e
paesaggistico, preziosa integrazione
degli spazi a carattere urbano,
attrezzato ed estensivo, del Parco
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PGT – PIANO DEI SERVIZI
Urbano previsto dal progetto Falck.
La posizione del cimitero a ridosso della cava Melzi pone il problema dell'integrazione del recupero a
verde della cava con l’ambito del cimitero. L'integrazione risulterà meglio riuscita quanto più il verde di
sistemazione della cava potrà trovare continuità in quello cimiteriale, pur rimanendo inalterate le
funzioni proprie della grande attrezzatura di servizio.
L’ambito non ospita, allo stato di fatto, cenosi naturaliformi significative. Si tratta, in ogni caso, di
contesti estremamente alterati, per i quali sono in corso o in previsione interventi di ricostruzione
ambientale.
Fiume Lambro
Il fiume Lambro, classificato come “corridoio ecologico primario" dalla REC, rappresenta l'elemento di
maggiore valenza ambientale individuato dalla Rete Ecologica Regionale e da quella Provinciale a
livello locale.
Attualmente le sponde mostrano in modo evidente la forte pressione antropica, legata all’attività di
escavazione di inerti, alla realizzazione del tracciato autostradale e all’insediamento di svariate attività
produttive, che in alcuni tratti hanno comportato rettifiche del corso del fiume e il trattamento
artificiale delle sponde
Al contrario, l’equipaggiamento vegetale delle sponde, in cui prevalgono le formazioni arboreoarbustive di tipo spontaneo, sottolinea con discreta continuità il tracciato del fiume, costituendo la
base di un processo destinato a promuovere il fiume come elemento strutturante del sistema
ambientale locale.
Per quanto concerne gli interventi volti a consolidare e allargare l’alveo, si segnala l’opportunità
dell’impianto, sia sui riporti che nella scogliera, di specie adatte sia erbacee che arbustive, che
potrebbero utilmente qualificare e caratterizzare gli interventi.
Nelle restanti superfici, che dovrebbero comunque costituire la maggior parte, si potrebbe optare per
vegetazioni arboreo-arbustive con caratterizzazione elio-xerica, previa miscelazione con terra di coltura
con i terreni del luogo, così da migliorare la dotazione di humus e la capacità di ritenzione idrica, ma
allo stesso tempo evitare la formazione di una coltre totalmente alloctona e slegata dai terreni
sottostanti. Si dovrebbero ottenere comunque suoli sciolti, ricchi di scheletro, drenati. Sarebbe meglio
evitare che il pH superi valori neutri e non ricorrere a concimi chimici.
Ambito Bergamella
A confine con il territorio comunale di Milano, l’ambito Bergamella fa parte del PII Cascina Gatti,
fungendo da ponte tra l’artificialità dell’edificato presente a nord e la naturalezza degli spazi verdi più
a sud connessi con il PLIS della media Valle del Lambro.
La finalità dell’intervento è di contribuire a sviluppare in modo rilevante il potenziale ecologico,
attraverso una significativa dotazione di aree verdi in connessione con il Parco della Media Valle
Lambro.
Elemento significativo è la realizzazione di un sistema idraulico costituito da specchi d’acqua e canali
(in parte tramite la riqualificazione delle rogge e dei fontanili esistenti) con funzione di recupero
dell’acqua piovana, di irrigazione degli orti, delle piantagioni e di incremento della biodiversità tramite
la formazione di ambienti umidi e boschivi.
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Corridoi e connessioni ecologiche
Elementi fondamentali della rete sono i corridoi e le connessioni ecologiche, che hanno il compito di
consentire la diffusione spaziale di specie altrimenti incapaci di rinnovare le proprie popolazioni locali,
e più in generale di meglio governare i flussi di organismi, acqua e sostanze critiche.
I corridoi sono costituiti da fasce territoriali il più possibile continue in grado di garantire la presenza di
elementi di naturalità e il transito di specie di interesse, all’interno delle quali è possibile anche
accettare brevi interruzioni ed elementi puntuali (stepping stones) che funzionino come punti di
appoggio temporanei.
Pur essendo definito come corridoio “ad elevata antropizzazione” dalla RER, il corridoio ecologico
primario del Lambro rappresenta una direttrici pressoché continua a naturalità elevata relativamente
al contesto, lungo la quale è opportuno conservare e/o potenziare la permeabilità ambientale.
Entro una visione di ampia scala, il Lambro rappresenta, infatti, una fattore estremamente rilevante
all’interno di un sistema sostanzialmente composto da spazi urbani generalmente considerati perduti
rispetto alla funzionalità ecologica.
Sebbene la qualità complessiva delle acque del Lambro sia piuttosto scarsa, il quadro ambientale non
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appare comunque irrimediabilmente compromesso sia per l'eredità di progetti e iniziative che hanno
creato nel territorio ambiti urbani naturalizzati e parchi, ma anche per la presenza di numerosi ambiti
che si sono spontaneamente rinaturalizzati, che costituiscono delle stepping stones, aree non
particolarmente pregiate dal punto di vista naturalistico, rappresentate da frammenti ambientali
parzialmente isolati, ma utili come punti di sosta o di passaggio per le specie animali migratrici.
La passerella ciclopedonale e il corridoio ecologico del PII Falck
Come abbiamo visto in precedenza, avvicinandosi nel nucleo centrale dell’area metropolitana, la
realizzazione dei corridoi della rete diventa estremamente complicata. L’analisi svolta sottolinea,
infatti, la carenza di situazioni favorevoli al miglioramento delle connessioni trasversali a livello locale
fra Parco Nord e Parco della Media Valle del Lambro, confermando la scelta di non individuare corridoi
ecologici secondari e di dare un ruolo di maggio rilievo alle linee di connessione del verde in ambito
urbano.
Le linee di connessione del verde hanno un carattere maggiormente polifunzionale rispetto ai corridoi
ecologici, connesso non solo a un obiettivo di miglioramento del paesaggio urbano, ma anche a quello
di fornire una serie di dotazioni di tipo fruitivo rispetto agli spazi verdi che le costituiscono.
Partendo da nord, una prima direttrice collega la collinetta Falck a partire dalla passerella
ciclopedonale esistente con l’ambito Vulcano, mentre una seconda connessione mette in relazione il
previsto sovrappasso ecologico sulla Tangenziale Nord con il nodo che si appoggia sul grande parco
urbano previsto dal progetto per le aree Falck. La passerella, che costituisce il cordone ombelicale
vitale tra le due aree, avrà larghezza adeguata per consentire il tracciato ciclopedonale oltre a spazi
laterali con le cortine di vegetazione su riporto di terra, per sviluppare le funzioni ecologiche nei
riguardi dei movimenti della fauna, con sponde alte per assicurare separazione ottica e acustica dalle
vie di traffico sottostanti.
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Più a sud, un’altra connessione sfrutta la presenza dei numerosi ambiti di traformazione e il sistema
del verde urbano per congiungere il Parco della Media Valle del Lambro e il Parco Nord, passando per
Cascina Gatti e il sistema dei giardini storici presenti nel centro di Sesto.
Infine, dall’area Bergamella un’altra connessione corre lungo il confine con Milano, per poi puntare
verso settentrione e raggiungere il Parco Nord, sfruttando l’area del Carroponte.
Elementi di criticità
La definizione e l’attuazione delle reti ecologiche deve considerare i principali fattori di pressione in
grado di pregiudicarne la funzionalità, in primo luogo le principali linee di frammentazione ecologica
già esistenti. Fattori primari di frammentazione sono costituiti dalle grandi infrastrutture trasportistiche
e dai processi di urbanizzazione diffusa che si traducono in sempre maggiori consumi di suoli con
saldatura lungo direttrici stradali (sprawl lineare).
Come abbiamo visto, i principali elementi di criticità che caratterizzano il territorio sestese, sono
rappresentati dalle barriere infrastrutturali (Tangenziale Nord, ferrovia Milano-Monza e viale Fulvio
Testi) che attraversano il territorio in direzione sudovest-nordest, per le quali il Piano individua i
principali punti di conflitto con la REC.
Nel territorio di Sesto, più che le decisioni collegate a ulteriori urbanizzazioni, particolarmente critiche
devono essere considerati gli ambiti interni al tessuto urbano lungo le direttrici ecologiche e di
connessione del verde, per i quali risulta fondamentale prevedere iniziative finalizzate al ripristino della
connettività ecologica. Si tratta di ambiti ove i processi di frammentazione sono avanzati ma non
ancora completati; dove, cioè, rimangono ancora varchi residuali la cui occlusione completerebbe
l’effetto barriera nei confronti dei flussi rilevanti per la funzionalità dell’ecosistema. Oppure, di ambiti
che necessitano di importanti interventi per mitigare gli effetti della presenza di infrastrutture o
insediamenti che interrompono la connettività ecologica.
In tal senso, sono stati individuati una serie di ambiti da riqualificare/deframmentare ai fini della
connettività ecologica attraverso azioni preferenziali di consolidamento dei suoli non trasformati o di
ricostruzione dei suoli trasformati da interventi insediativi.
Sono state considerate come aree di supporto alla REC quegli ambiti, non necessariamente di
prevalente valore naturalistico, facenti parte del sistema del verde (aree boscate, ma anche filari,
verde pubblico, sportivo e cimiteriale, giardini storici, orti urbani, corsi e specchi d’acqua) in grado di
costituire un reale o potenziale supporto alla connettività ecologica.
Se gli ambiti di prevalente valore naturalistico (generalmente all’interno di aree tutelate dalla presenza
dei Parchi Nord e Media Valle Lambro) risultano già indirizzati progettualmente dai rispettivi strumenti
di pianificazione, per gli ambiti privi di caratterizzazione naturalistica, appare opportuna
l’individuazione di interventi di ricostruzione ambientale e forme di sostegno alla ricostruzione dei
valori naturalistici stessi.
Infine, assumono un ruolo quanto mai significativo tutti quegli ambiti degradati o di basso profilo
qualitativo, in contesti di valenza naturalistica, ma caratterizzati dalla presenza di situazioni di degrado
ambientale.
3.2
La normativa
In relazione alla struttura normativa Piano dei Servizi e agli elementi su cui si fonda la costituzione di
una rete ecologica sul territorio sestese, si prevede l’introduzione nelle Norme Tecniche di Attuazione
del PdS stesso di un nuovo articolo dedicato alla Rete Ecologica Comunale (art. 11 bis) nel quale sono
individuati gli elementi costitutivi della REC, le componenti che strutturano tali elementi e le tipologie
di interventi previsti.
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L’art. 11 bis definisce innanzitutto gli elementi costitutivi della Rete Ecologica Comunale:
• i nodi;
• i corridoi ecologici primari;
• le principali linee di connessione del verde;
• il PLIS della Media Valle del Lambro;
• gli ambiti da riqualificare/deframmentare ai fini della connettività ecologica;
• gli ambiti di supporto alla REC.
A loro volta, tali elementi sono strutturati da:
• il Parco Regionale Nord Milano;
• i corsi e specchi d’acqua;
• il sistema delle aree verdi pubbliche esistenti e di nuova previsione, compresi i giardini storici e i filari alberati.
La normativa prevede che all'interno degli elementi della REC siano promossi interventi naturalistici a
tutela degli elementi rilevanti del paesaggio e dell’ambiente, nonché interventi di potenziamento e
qualificazione dell'equipaggiamento vegetazionale e degli spazi aperti permeabili, ai fini di
salvaguardare la continuità e funzionalità del corridoio ecologico.
Tali interventi sono, inoltre, rivolti a ridurre gli impatti e i fattori di inquinamento esistenti e/o futuri, e
si attuano, a titolo esemplificativo, mediante la formazione e riqualificazione degli spazi aperti
permeabili e degli elementi lineari verdi; la formazione di aree di mediazione tra edificato e territorio
aperto mediante alberature, fasce alberate, barriere antirumore naturali e aree di rigenerazione
ecologica; la costruzione o ricostruzione ambientale del bosco e/o di ambiti naturali ad alto valore
paesaggistico e naturalistico in modo specifico all'interno del Parco della Media Valle Lambro e del
Parco Nord.
Infine per gli ambiti da riqualificare o deframmentare ai fini della connettività ecologica, funzionali ai
corridoi ecologici e alle linee di connessione del verde, la normativa prevede opere di potenziamento
vegetazionale in grado di garantirne la funzionalità ecologica.
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