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09 Rischio Siccità - Centro Funzionale Regione Umbria

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5. RISCHIO METEO-IDROGEOLOGICO ED IDRAULICO – IDRICO
(SICCITÀ)
Esistono diversi tipi di crisi idrica/siccità:
meteorologica, definita sulla base di un deficit di pioggia, in rapporto ad una quantità “normale”
o media calcolata su un periodo sufficientemente lungo (almeno 30 anni), e della durata del
periodo secco;
agricola, quando la riserva idrica nella parte del suolo interessata dalle radici è insufficiente a
sostenere lo sviluppo delle colture e dei pascoli tra un evento piovoso e l’altro;
idrologica, causata da un’insufficiente ricarica delle falde, dei corsi d’acqua e dei bacini
superficiali e si presenta con tempi più lunghi rispetto alle altre due;
socio-economica, associata al rapporto domanda-offerta di beni associati con l’acqua.
Fig. 5.1 – Fiume Tevere durante il periodo di emergenza idrica dell’estate 2012
Fonte: Provincia di Perugia
Negli ultimi decenni, abbiamo assistito in modo evidente a cambiamenti di tipo climatico a livello
planetario che sembra stiano determinando un generale “inasprimento” delle caratteristiche delle
forzanti meteoriche estreme dal punto di vista quantitativo (ad esempio perturbazioni caratterizzate
da intensità di pioggia, per brevi durate, sempre meno ordinarie), accompagnato dal perpetrarsi di
lunghi periodi di carenza di afflussi idrici (assenza di precipitazioni) e trend di temperatura crescenti,
che mettono in crisi le disponibilità di risorsa idrica destinata ai vari usi (irriguo, industriale,
ambientale e, soprattutto, idropotabile).
Questo comportamento si riflette anche a scala regionale; l’Umbria, infatti, negli ultimi quindici anni,
è stata interessata da una alternanza di tre periodi siccitosi, che hanno portato alla dichiarazione
dello stato di calamità naturale, e sei eventi alluvionali, con effetti significativi anche in termini di
danni economici.
Analogamente ad altri rischi, il rischio meteo-idrogeologico ed idraulico, ed in particolare il rischio
idrico, è determinato dalla combinazione di pericolosità e danno, quest’ultimo ottenuto dal prodotto
tra esposizione e vulnerabilità: il rischio idrico può essere quindi definito come il valore atteso di
perdite dovute al verificarsi di una “carenza o crisi” idrica in una particolare area geografica in una
determinata finestra temporale.
5-1
Per previsione si intende, in questo caso, la comprensione dei fenomeni che portano a una
condizione di carenza della risorsa idrica e, quindi, in grado di determinare condizioni di rischio per le
comunità, l’economia e gli ecosistemi da cui queste dipendono.
Analogamente ad altri rischi, per attività di prevenzione (sia di tipo strutturale che non strutturale),
invece, si intendono tutte quelle misure ed azioni finalizzate ad evitare o ridurre al minimo gli impatti
negativi a seguito di tali eventi.
5.1 Riferimenti normativi, piani e programmi
La pianificazione delle risorse idriche destinate ad uso idropotabile, nonché dei sistemi
acquedottistici, è contenuta nel recente Piano Regolatore Regionale degli Acquedotti (PRRA)
(approvato con D.C.R. n. 120 del 13/02/2007) che, concludendo un percorso iniziato negli anni ’90
con studi conoscitivi propedeutici e sviluppo di modelli relativi alle sorgenti appenniniche, alle acque
sotterranee e all’utilizzo idropotabile della risorsa, inclusa quella fornita degli invasi artificiali presenti
nel territorio.
Nel P.R.R.A. si forniscono informazioni, all’orizzonte temporale 2040, sui sistemi acquedottistici, in
particolare la popolazione servita, il fabbisogno idropotabile e le fonti idriche da utilizzare. È ovvio
che il fabbisogno giornaliero varia nel corso delle stagioni, sia per le esigenze personali, che per la
presenza di turisti.
Il Piano secondo criteri di razionalità, sostenibilità ambientale (uso delle singole risorse idriche in
base agli andamenti stagionali), qualità e utilizzo consapevole, individua le fonti di
approvvigionamento idrico dei sistemi acquedottistici umbri tra:
- Strutture carbonatiche, principalmente localizzate nelle dorsali dell’Umbria nord orientale,
nella Valnerina, nei Monti Martani e nella Catena Amerina. Da tali sistemi si preleva il 56,9%
delle risorse idriche richieste;
- Gli invasi, da cui si preleva il 25,4% delle risorse, costituiti dall’invaso di Montedoglio nell’Alta
Valle del Tevere in territorio toscano e dell’invaso di Casanuova sul Chiascio in località
Valfabbrica;
- Gli acquiferi alluvionali, che rappresentano il 14% delle risorse totali, e sono quelli della Valle
Umbria e della Conca Ternana;
- Le strutture vulcaniche, localizzate principalmente nel territorio orvietano, contenute nella
coltre di depositi piroclastici e colate laviche poggianti su argille plioceniche, caratterizzate da
elevata permeabilità e notevole capacità di immagazzinamento. Da tali sistemi si prelevano
circa i 3,7% delle risorse idriche richieste.
Il Piano destina 107 milioni di metri cubi di acqua, di cui 15 milioni vengono prelevati dagli acquiferi
alluvionali, 60 milioni da quelli carbonatici, 3.94 milioni dai vulcanici e 27.24 milioni dagli invasi.
Il Piano, oltre ad avere individuato le fonti di approvvigionamento idrico, ha previsto la costruzione di
otto grandi sistemi acquedottistici interconnessi tra loro e in grado di garantire, oltre alla
disponibilità della risorsa idrica, una maggiore qualità dell’acqua distribuita, nonché una maggiore
resilienza in caso di carenza idrica, di seguito specificati (indicando l’Ambito Territoriale Ottimale A.T.O. di cui ricadono):
 Sistema Alto Tevere (SAT, A.T.O.1): alimentato dall'invaso di Montedoglio, costituito da un
acquedotto che alimenta 7 comuni del comprensorio dell’Alta Valtiberina umbra di cui i
principali sono Umbertide e Citta' di Castello;
 Sistema Alto Chiascio (SAC, A.T.O.1): approvvigionato dalle sorgenti appenniniche poste tra i
comuni di Gualdo Tadino e Gubbio e rifornendo i 7 comuni posti lungo la parte settentrionale
dell’appennino umbro;
 Sistema Perugino-Trasimeno (SPT, A.T.O.1): comprendente alcuni acquedotti consortili
esistenti o in costruzione e un nuovo acquedotto, denominato Acquedotto Perugino5-2





Trasimeno. Alimentato, nel periodo invernale, prevalentemente dalle formazioni
carbonatiche appenniniche, mentre nei periodi estivi in prevalenza dalle acque provenienti
dall'invaso del F. Chiascio, opportunamente trattate e sollevate;
Sistema Folignate (SF, A.T.O.3): si articola sugli acquedotti esistenti che alimentano Foligno e
l'acquedotto Rasiglia Montefalco. Il Sistema è integrato da un pozzo profondo presso
Bevagna e da nuove condotte in fase di realizzazione in sostituzione di quelle esistenti;
Sistema Medio Tevere (SMT, A.T.O.1): che si rifornisce dalle formazioni calcaree dei monti di
Amelia, poste nella zona di Civitella del Lago (comune di Baschi), serve i Comuni Todi,
Marsciano, Deruta, Collazzone, Monte Castello di Vibio e Fratta Todina;
Sistema Spoletino (SS, A.T.O.3): costituito dal pre-esistente Acquedotto dell'Argentina e da
un nuovo acquedotto integrativo che preleva acqua dall’Alto Nera in località Santa Anatolia
di Narco;
Sistema Ternano-Amerino (STA, A.T.O.2): costituito da alcuni degli acquedotti che alimentano
attualmente Terni provenienti dal reatino (Peschiera, Pacce e Lupa), dall'esistente
Acquedotto dell'Amerino e da un nuovo acquedotto che capta le sorgenti del Nera presso
Scheggino;
Sistema Occidentale (SO, A.T.O.2): alimentato dalle formazioni vulcaniche poste ad ovest di
Orvieto, captate mediante trivellazioni profonde. L'acquedotto integrerà il rifornimento
idrico di Orvieto ed alimenterà i 12 Comuni esistenti lungo l'autostrada A1 e lungo la ferrovia
Roma-Firenze.
Il Piano è stato accompagnato da adeguate risorse economiche che hanno permesso, in tempi rapidi,
la realizzazione di sette degli otto sistemi acquedottistici previsti.
5-3
Fig. 5.2 – PRRA dell’Umbria – Individuazione degli A.T.O. e dei degli 8 Sistemi Acquedottisitici
Fonte: Piano Regolatore Regionale degli Acquedotti dell’Umbria
Per quanto attiene ai riferimenti programmatici di livello regionale, il Programma di Governo
“Umbria 2015 – Una nuova Riforma dell’Umbria” contiene alcuni riferimenti di carattere generale
alle problematiche dell’approvvigionamento idrico e all’ottimizzazione di tale risorsa.
Relativamente al primo aspetto, il documento di inizio legislatura riporta il proposito di attivare, in
linea con le scelte di politica comunitaria, “interventi per le infrastrutture con ricadute occupazionali
(realizzazione della banda larga nelle aree rurali e opere per la difesa del suolo ed
approvvigionamento idrico)”.
Le proposizioni contenute nel Programma “Umbria 2015” vengono ribadite nel Documento Annuale
di Programmazione (DAP) della Regione Umbria 2011-2013, mentre il successivo DAP 2012-2014
riporta numerosi riferimenti alla materia. In esso si afferma che “Sempre in tema di risorse idriche, va
fin d’ora messo in evidenza che le tendenze in atto sembrano configurare con tutta probabilità, il
2012 come un anno particolarmente siccitoso. È dunque indispensabile prevedere la possibilità di
interventi ed azioni di carattere straordinario, da valutare di volta in volta in relazione alle specifiche
esigenze, per rispondere alle problematiche di approvvigionamento idrico che potranno presentarsi
sia per gli usi civili che per gli usi produttivi, a partire dalle possibili criticità per il settore agricolo”.
Ulteriori aspetti affrontati nel DAP 2012-2014 sono quelli relativi alla soppressione degli Ambiti
5-4
Territoriali Integrati (ATI), secondo le linee di principio già contenute nella legge di riforma del
sistema amministrativo regionale e delle autonomie locali, con la costituzione di un unico soggetto
regolatore per il sistema idrico integrato e per il sistema dei rifiuti.
Nel DAP 2013-2015 viene, invece, evidenziata l’idea progettuale alla base del progetto U.m.b.r.i.a.’s
(Urban Model based on renewables and ICT for the area sustainability), con il proposito di sviluppare
soluzioni innovative con impatti nella gestione integrata di reti di distribuzione elettrica, termoenergetica, idrica e di network informativi per la fruizione dei beni culturali e lo sviluppo turistico del
territorio, in casi di finanziamento del progetto stesso da parte del Ministero dell’Istruzione,
Università e Ricerca (MIUR).
Molteplici sono inoltre i riferimenti in materia contenuti nel Disegno Strategico Territoriale (DST)
della Regione Umbria1, che affronta il tema da varie angolazioni.
Nel capitolo dedicato alle “Componenti naturalistiche ed ecologiche” (sez. Acqua) si afferma
l’opportunità di procedere alla ricerca di nuove fonti di prelievo, nonché al completamento degli
schemi acquedottistici e delle relative interconnessioni, in conformità agli indirizzi dettati dal Piano
regolatore regionale degli acquedotti; ciò, al fine di garantire l’efficienza adduttiva del sistema nella
sua complessità da fonti diversificate in modo da far fronte ad eventuali carenze e quindi garantire
sia in termini quantitativi che qualitativi approvvigionamenti su tutto il territorio regionale”.
Il DST evidenzia altresì come:

la crisi idrica che ha interessato il territorio regionale negli ultimi anni e che ciclicamente
tende a ripetersi, abbia creato un grave pregiudizio all’uso ricreativo, irriguo e qualitativo
della risorsa, e come gli eventi pluviometrici di forte entità costituiscano un concreto rischio
per la sicurezza delle popolazioni, oltre a provocare danni ingenti alle colture; la crisi idrica, in
particolare, rischia di compromettere anche la naturale integrità ecologica dei corsi d’acqua,
provocando forti ripercussioni sulle biocenosi e sugli ecosistemi acquatici presenti (tale
situazione impone la necessità di accelerare i tempi per l’attuazione delle scelte politiche
volte sia ad una più corretta gestione dei prelievi, attraverso la modifica degli attuali sistemi
irrigui e/o la riconversione delle colture, sia soprattutto al rapido completamento degli
interventi per il collegamento del sistema regionale ai grandi invasi);

il superamento delle emergenze ed il soddisfacimento del fabbisogno idrico richiedano
l’ottimale gestione dei principali invasi (Montedoglio e Chiascio) attraverso il completamento
delle adduzioni irrigue a servizio del comprensorio del lago Trasimeno e quello dell’Alta Valle
del Tevere (riguardo al monitoraggio delle risorse idriche, si sta procedendo ad una
ristrutturazione della rete regionale affinché il controllo dello stato ambientale dei corpi idrici
venga sviluppato sia come strumento per la pianificazione delle risorse sia per verificare
l’efficacia delle misure adottate per il raggiungimento degli obiettivi ambientali dettati dalla
normativa vigente e garantire, sul lungo periodo, una gestione sostenibile delle risorse ed
una tutela complessiva degli ecosistemi associati con tutte le tipologie di corpi idrici).
Ulteriori, rilevanti elementi di riferimento al tema compaiono nel Programma di Sviluppo Rurale
(PSR) per l’Umbria 2007-20132, segnatamente nella Misura 1.2.5 – Miglioramento e sviluppo delle
infrastrutture connesse allo sviluppo ed adeguamento dell’agricoltura e della silvicoltura, meglio
descritta nel paragrafo 6.1.1.1 “Approvvigionamento idrico e analisi delle problematiche relative
all’agricoltura” del presente Piano.
1
2
Approvato con D.G.R. 22 dicembre 2008, n. 1903.
Approvato con DGR 18 febbraio 2008, n. 133.
5-5
L’ultima crisi idrica del 2012 ha permesso di testare con esito positivo sia i criteri di gestione della
risorsa, così come individuati nel PRRA, che gli interventi strutturali realizzati, in quanto i sistemi
hanno garantito l’utenza senza eccessive problematiche.
Tuttavia, dal 2008 la Regione Umbria attraverso il progetto SECLI (“Siccità E Cambiamenti
cLImatici”), realizzato in due tranche e finanziato con fondi strutturali POR-FESR 2007-2013 (D.D. n.
10798 del 28/11/2008 e D.G.R. n. 311 del 04/04/2011) ha voluto verificare la disponibilità della
risorsa idrica pianificata dal PRRA all’orizzonte temporale del 2040. Il progetto è stato coordinato dal
CNR-IRPI (Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica) di Perugia e realizzato in collaborazione
con il CNR-IRSA (Istituto di Ricerca sulle Acque) di Roma, l’ARPA (Agenzia Regionale per l’Ambiente)
Umbria e due Dipartimenti dell’Università degli Studi di Perugia DICA (Dipartimento di Ingegneria
Civile ed Ambientale) e DIST (Dipartimento Scienze della Terra) con anche il supporto di altri istituti di
ricerca europei.
Il progetto è indirizzato a valutare gli effetti combinati, nel territorio umbro, dei processi naturali ed
antropici legati ai cambiamenti climatici sulla risorsa acqua, superficiale e sotterranea; in particolare,
lo studio è finalizzato ad individuare le possibili ricadute di tali effetti, principalmente sulle risorse
idriche strategiche per uso idropotabile, e a valutare in quali termini queste possano condizionare
l’utilizzo del sistema delle captazioni e delle adduzioni attualmente realizzate.
L’analisi condotta si qualifica come supporto ad eventuali soluzioni utili all’adeguamento del sistema
ai possibili scenari di impatto climatico, in modo da garantire un uso razionale della risorsa acqua.
Dato che in Umbria tale risorsa, nonostante venga costantemente monitorata e gestita secondo
procedure regolamentate, presenta comunque una vulnerabilità elevata nei casi di variazione dei
bilanci idrologici, il progetto è indirizzato affinché la gestione della risorsa tenga conto degli scenari
plausibili dovuti ai cambiamenti climatici.
Il progetto intende quindi proporre una metodologia volta all’individuazione delle criticità del
territorio umbro legate agli effetti dei cambiamenti climatici sulla risorsa idrica negli ultimi 50 anni
(aumenti temperatura, modificazione regimi pluviometrici, etc.) e quelli prevedibilmente futuri,
mirata alla definizione di strategie utili al miglioramento delle attività di monitoraggio, di
prevenzione, di mitigazione in una prospettiva di utilizzo ottimale della risorsa.
La metodologia si sviluppa in quattro fasi integrate fra loro e che indirizzano principalmente a:
a) la conoscenza climatica del territorio regionale;
b) la variabilità delle condizioni idro-meterologiche occorse e prevedibili;
c) gli scenari idrologici plausibili in termini di precipitazione e deflussi;
d) gli effetti di tali scenari sul bilancio idrologico e quindi sull’utilizzo della risorsa idrica
superficiale e sotterranea, in termini qualitativi e quantitativi.
Tale studio ha considerato il possibile cambiamento climatico a scala regionale partendo dagli scenari
climatici prospettati dalle commissioni IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) che hanno
indicato l’area mediterranea come significativamente soggetta a riduzioni future delle precipitazioni
e ad aumenti delle temperature. In particolare, il punto di partenza del progetto è stato l’analisi delle
serie storiche dei dati meteo-climatici ed idrologici nel periodo 1917-2013 (pluviometria,
temperatura, portate fluviali, sorgenti, pozzi, ecc..) per il bacino idrografico del F. Tevere umbro, che
ha evidenziato un trend negativo significativo per quanto riguarda la precipitazione (-8.4% sul dato
annuo e -16.2% su quello invernale) e un trend positivo significativo per quanto riguarda la
temperatura (massimo incremento annuale della temperatura massima giornaliera in estate pari a
0.02°C e minimo registrato in autunno pari a 0.001°C). L’analisi di tali dati è, inoltre, scaturita nella
realizzazione di un database su tecnologia “open-source” e “web-based” dei dati. Sono state, quindi,
sviluppate procedure e modelli matematici di simulazione meteo-climatica ed idrologica finalizzata
alla valutazione degli scenari climatici futuri a scala regionale per un orizzonte temporale di 60 anni
(anche ricorrendo al downscaling di alcuni Modelli di Circolazione Globale - GCM).
5-6
Successivamente, sono stati analizzati gli impatti degli scenari climatici futuri su corsi d’acqua, invasi,
sorgenti ed acquiferi alluvionali individuati nel PRRA, portando all’individuazione di possibili scenari
di gestione della risorsa da effettuare anche grazie al supporto di Sistemi dinamici di Supporto alle
Decisioni (DSS) appositamente implementati e calibrati.
L’analisi ha, quindi, riguardato in dettaglio alcune delle principali fonti di approvvigionamento
individuate nella pianificazione vigente: gli acquiferi delle formazioni alluvionali di Petrignano d’Assisi
e Cannara, gli acquiferi dei massicci carbonatici di Bagnara, San Giovenale, Scirca, e Lupa, gli invasi
superficiali delle dighe di Montedoglio sul F. Tevere e di Valfabbrica sul F. Chiascio.
5.2 Previsione
Le attività di previsione, in base alla Legge n. 100/20123, sono volte allo studio del territorio e del
rischio che insiste su questo, all’analisi delle componenti del rischio in base anche agli eventi storici
rilevanti, al preannuncio e sorveglianza degli eventi tramite le reti di monitoraggio.
Di seguito sono rappresentate:
a) gli studi e i piani che hanno consentito la caratterizzazione e la valutazione del rischio idrico
nel territorio umbro, anche attraverso l’individuazione dei possibili scenari di evento;
b) le azioni di preannuncio e monitoraggio;
c) la valutazione qualitativa della possibile incidenza del rischio idrico sugli altri rischi analizzati.
5.2.1 Dalla pericolosità al rischio
Riprendendo i termini di pericolosità e rischio nel caso di eventi di carenza della risorsa idrica,
possiamo quindi affermare come la pericolosità sia la probabilità che in una determinata zona si
verifichi un evento siccitoso.
Come accennato precedentemente, per l’analisi del rischio, invece, è necessario individuare quali
sono gli elementi esposti alla pericolosità e la loro relativa vulnerabilità, definita come la
propensione di un certo elemento a subire un danno, di un determinato livello.
5.2.1.1 Analisi storica
Negli ultimi decenni, si è venuta a delineare in Italia una situazione meteo-climatica caratterizzata da
una generalizzata diminuzione delle precipitazioni. In particolare, negli ultimi anni sono stati
registrati prolungati periodi di scarse precipitazioni che hanno determinato situazioni di emergenza
idrica in gran parte del territorio nazionale aggravando situazioni già precedentemente in stato di
crisi. Le emergenze idriche più gravi degli ultimi anni si sono verificate nell’estate del 2002
(soprattutto al centro sud) e nelle estati del 2003 e del 2006 (in particolare nelle regioni
settentrionali). La carenza idrica ha determinato forti limitazioni non solo nel settore civile ma anche
in quello agricolo e industriale. Il Dipartimento della Protezione Civile è intervenuto, d’intesa con i
Ministeri competenti e con le Regioni interessate, con la dichiarazione dello stato di emergenza da
parte del Consiglio dei Ministri e attraverso ordinanze che hanno conferito ai Presidenti delle Regioni,
nominati Commissari Straordinari, i poteri e gli strumenti necessari per fronteggiare l’emergenza nel
settore dell’approvvigionamento idrico e del servizio idrico integrato.
3
La previsione consiste nelle attività, svolte anche con il concorso di soggetti scientifici e tecnici competenti in
materia, dirette all’identificazione degli scenari di rischio probabili e, ove possibile, al preannuncio, al
monitoraggio, alla sorveglianza e alla vigilanza in tempo reale degli eventi e dei conseguenti livelli di rischio
attesi, Legge 12 luglio 2012, n. 100, art. 1, comma 1, lettera b-bis), comma 2.
5-7
Negli ultimi quindici anni, la regione Umbria è stata interessata da una alternanza di tre periodi
siccitosi (2001-2003, 2007 e 2012), che hanno portato alla dichiarazione dello stato di calamità
naturale, e sei eventi alluvionali (2005, 2008, due nel 2010, 2012 e 2013), con effetti significativi
anche in termini di danni economici.
In particolare, dal 2001 al 2002 si è avuta una drastica riduzione degli afflussi meteorici che hanno
portato alla dichiarazione di stato di calamità naturale da parte del governo4. Tale situazione ha
avuto forti ripercussioni sia sulle acque superficiali che su quelle sotterranee ed ha comportato gravi
problemi all’approvvigionamento idropotabile in molti comuni umbri, dove si è reso necessario
ricorrere al rifornimento dei serbatoi tramite autobotti.
Dal 2006 al 2007 si è ripresentata una nuova situazione di grave deficit pluviometrico che ha
nuovamente portato alla dichiarazione di stato di calamità naturale (OPCM 15 giugno 2007, n. 3598).
Tale stato di calamità, che ha colpito in maniera particolare il bacino imbrifero del Lago Trasimeno e
la parte umbra del bacino idrografico del Fiume Tevere, ha avuto riflessi su tutte le sorgenti
appenniniche. Inoltre, si sono determinati forti abbassamenti delle falde alluvionali che hanno
comportato una diminuzione del 50% dei volumi idrici destinati al fabbisogno idropotabile prelevati
dagli acquiferi normalmente utilizzati per l’approvvigionamento idrico.
Fig. 5.3 – Andamento delle precipitazioni in Umbria nel periodo gennaio 2006 – giugno 2007
Fonte: “Aggiornamento sulla situazione idrologica in Italia e sintesi delle attività di gestione della crisi idrica nei bacini delle
regioni centro-settentrionali” - Centro Funzionale Centrale - Servizio Rischio idrogeologico, idraulico, idrico, marittimo e
costiero (luglio 2007)
Nel gennaio 2011 l’Umbria è stata nuovamente interessata da una situazione di crisi idrica dovuta ad
una notevole scarsità di precipitazioni che, nei mesi di agosto e novembre, ha fatto registrare picchi
superiori anche al 90% di precipitazioni in meno rispetto alla media storica. Nel mese di maggio 2012
4
OPCM 18 luglio 2002, n. 3230, “Disposizioni urgenti per fronteggiare l'emergenza nel settore dell'approvvigionamento
idrico nella regione Umbria”, e OPCM 23 aprile 2004, n. 3352, “Ulteriori disposizioni urgenti per fronteggiare l’emergenza
nel settore dell’approvvigionamento idrico nella Regione dell’Umbria”.
5-8
sono state registrate precipitazioni nella media, mentre a luglio5 dello stesso anno è stato chiesto lo
stato di calamità naturale per il protarsi di una grave condizione di deficit idrico.
Fig. 5.4 – Andamento delle precipitazioni in Umbria nel periodo gennaio 2011 – maggio 2012
Fonte: Rapporto sulla situazione di carenza idrica in Umbria- Regione Umbria, Servizio risorse idriche e rischio idraulico
(maggio 2012)
Fig. 5.5 – Analisi dei deficit pluviometrici estate 2012.
Fonte: Rapporto sulla situazione di carenza idrica in Umbria- Regione Umbria, Servizio risorse idriche e rischio idraulico
(maggio 2012)
5
Con laDeliberazione del Consiglio dei Ministri 6 luglio 2012, veniva dichiaratoper sessanta giorni lo stato di emergenza in
relazione alla grave crisi idrica nel territorio della Regione Umbria.
5-9
Confrontando i dati delle precipitazioni 2011-2012 con quelli del 2001-2002 e del 2006-2007 si può
notare come la situazione attuale sia più grave rispetto ai periodi precedenti, riscontrando un deficit
di pioggia del 36,5% (458,7 mm di pioggia in meno su tutto il territorio regionale).
Relativamente alla situazione del Lago Trasimeno al maggio 2012, il livello risultava essere pari a -98
cm, un valore minore di 52 cm rispetto alla stessa data del 2011.
Fig. 5.6 – Livelli storici del Lago Trasimeno (1912 – 2011)
Fonte: Rapporto sulla situazione di carenza idrica in Umbria- Regione Umbria, Servizio risorse idriche e rischio idraulico
(maggio 2012)
5.2.1.2 Pericolosità
Come precedentemente esposto e analogamente ad altri rischi, il rischio è determinato dalla
combinazione di pericolosità, vulnerabilità ed esposizione. La prima è connessa alla probabilità di
verificarsi di un evento siccitoso, ed è quindi influenzata da eventuali cambiamenti climatici in atto e
dalla disponibilità di risorsa idrica. La seconda è definita come la propensione di un sistema a subire
danno, di un determinato livello, a causa di una crisi idrica. Infine, l’esposizione è l’insieme di tutti gli
elementi esposti al rischio, e ad oggi risulta essere la più difficile da stimare.
Dall’analisi dei dati storici di pioggia e temperatura sono emersi i seguenti trend:
a) Una ciclicità nelle precipitazioni invernali, primaverili, estive e autunnali con periodo pari a 15
anni e anomalia pari al 15% della media di lungo periodo;
b) Trend di precipitazione invernale pari a -8 % in 50 anni;
c) Trend di precipitazione autunnale pari a -3% in 50 anni;
d) Trend di precipitazione primaverile pari a -3% in 50 anni;
e) Trend di precipitazione estiva pari a -10% in 50 anni;
f) Trend della temperatura pari a 0.75 °C in cinquanta anni e assenza di ciclicità.
Nell’ambito internazionale, il principale parametro che viene utilizzato per “misurare” la pericolosità
relativa alla siccità e lo “Standardized Precipitation Index” (SPI) (McKee et al., 1993) definito come la
deviazione, rispetto al valor medio climatologico, della precipitazione accumulata su un dato
intervallo temporale, divisa per la varianza.
Tale parametro è stato calcolato per l’Umbria a partire dai dati storici della rete di monitoraggio
presente all’interno del progetto SECLI.
5-10
Fig. 5.7 – SPI delle precipitazioni annuali - Le tre diverse serie sono state calcolate considerato tre diversi periodi
per il calcolo delle medie e delle deviazioni standard di ogni stazione : 1917-2008 (serie azzurra); 1952-2008
(serie rossa); 1961-1990 (serie verde).
Fonte: Rapporto di attivita’ del progetto SECLI (luglio 2010).
Fig. 5.8 – SPI 1917-2010 alla scala annuale. In rosso è indicata la media mobile centrata a 5 anni.
Fonte: Rapporto di attivita’ del progetto SECLI (luglio 2010).
Un’analisi quantitativa del rischio idrico non è ad oggi disponibile. E’ possibile effettuare un’analisi
qualitativa dei fattori che contribuiscono al determinarsi delle crisi idriche tra cui possono essere
annoverati i deficit di apporto pluviometrico, andamento delle temperature che giocano un ruolo
chiave nel processo dell’evapotraspirazione, un uso non sostenibile della risorsa, l’inadeguatezza
della rete acquedottistica che, in Italia, presenta perdite dell’acqua addotta pari al 27%, con punte
anche del 40%.
5-11
5.2.2 Scenario del rischio
Con il termine scenario di pericolosità idrica si intende una determinata configurazione dei
parametri di frequenza ed intensità della crisi idrica.
Con il termine scenario di rischio idrico si include al precedente l’impatto sul territorio.
Tale scenario può essere “statico” o “dinamico”. Quest’ultimo è reso possibile, rimandando al
capitolo sul rischio alluvione per ulteriori dettagli, se si hanno dati e risultati di modelli previsionali
aggiornati in tempo reale da un Centro Funzionale.
Fig. 5.9 – Corpi idrici superficiali significativi e reti di monitoraggio
Fonte: ARPA Umbria – Piano degli interventi OPCM 15 giugno 2007, Regione Umbria Direzione Ambiente, Territorio e
Infrastrutture, Servizio Difesa del suolo, Cave, Miniere ed Acque minerali
5.2.3 Preannuncio e Monitoraggio
Per le attività di previsione idrologica e meteorologica si rimanda al precedente capitolo “Alluvioni”,
specialmente per quanto riguarda le attività del Centro Funzionale regionale.
Nel 2012 è stata anche finanziata, sempre con fondi strutturali POR-FESR 2007-2013 (D.G.R. n. 311
del 04/04/2011), l’applicazione del modello idrologico “Mobidic” (implementato in collaborazione
con la Regione Toscana per finalità di previsione delle piene nel 2007) per la simulazione dei regimi
idrici di magra. Il modello, già in uso presso il Centro Funzionale regionale per il
monitoraggio/previsione e gestione di eventi di piena, è stato implementato per i regimi di magra nei
5-12
bacini idrografici dei Fiumi Tevere, Paglia e Nera fornendo utili strumenti per la valutazione degli
scenari futuri di disponibilità della risorsa idrica.
In particolare, il modello è stato sviluppato, oltre che per la ricostruzione del bilancio idrico storico,
per la previsione di lungo periodo di scenari sulla base della definizione di scenari meteorologici
“sinetici” in termini di piogge e temperature. Questa modalità di utilizzo permette la valutazione
degli scenari idrologici in situazioni meteorologiche ipotetiche di breve o lunga durata (mesi o anni),
anche in relazione ai cambiamenti climatici in atto. E' possibile, ad esempio, simulare uno scenario di
pericolosità collegato a una previsione stagionale che ipotizzi una siccità prolungata (assenza di
piogge per alcuni mesi), una stagione piovosa con eventi di particolare intensità nei mesi autunnali,
oppure uno scenario pluriennale per verificare il grado di sfruttamento delle risorse idriche soggette
a prelievo (sorgenti captate).
Fig. 5.10 – Modello Mobidic - esempio di scenario di pericolosità idrica nel reticolo idrografico superficiale del F.
Tevere.
Fonte: Rapporto di attivita’ (marzo 2013).
Le reti regionali di monitoraggio relative al controllo quali-quantitativo dei corpi idrici superficiali e
sotterranei comprendono:
 Per le acque superficiali:
- Rete di monitoraggio quantitativo in continuo,
- Rete di monitoraggio qualitativo in continuo,
- Rete di monitoraggio qualitativo in discreto,
- Rete di monitoraggio qualitativo in discreto dei corpi idrici a specifica destinazione
funzionale,
 Per le acque sotterranee:
- Rete di monitoraggio quali-quantitativo in discreto,
- Rete di monitoraggio quantitativo in continuo.
5-13
Come già visto nel capitolo relativo al rischio alluvioni, nel territorio umbro è operativa da vari anni
una rete per il monitoraggio idrometeorologico in tempo reale costituita da 144 stazioni e 440
sensori tra idrometri, pluviometri, anemometri, radiometri, barometri, 13 stazioni di monitoraggio
del contenuto d’acqua del suolo, 12 ripetitori radio e 1 radar meteorologico.
Fig. 5.11 – Rete di monitoraggio idrometeorologico in tempo reale - Regione Umbria
Fonte: Idrografico regionale - Regione Umbria
Per le attività connesse alla gestione della risorsa idrica, nonché siccità e cambiamento climatico, le
informazioni provenienti da questa rete vengono integrati con quelle provenienti da altre reti e, in
particolare, reti di sensori piezometrici e di misuratori di portata sorgiva o prelevata da falda (di
proprietà e gestite dall’ARPA Umbria). Oltre ai dati ottenuti con sistemi automatici di rilevazione, in
ARPA sono disponibili i dati dei livelli idrici della rete regionale in discreto sugli acquiferi alluvionali,
attiva dal 1998. La misura delle portate sorgive si avvale di una doppia rete di stazioni ARPA, che
integrano da un lato la portata totale o la portata rilasciata in alveo dalle sorgenti, dall’altra la
portata immessa in rete sia da sorgenti che da pozzi delle principali captazioni regionali. Nella rete
delle captazioni stanno attualmente entrando anche i prelievi da invaso, che sostituiscono altre
captazioni.
5-14
Fig. 5.12 – Rete di monitoraggio dei livelli di falda (ARPA).
Fonte: http://www.arpa.umbria.it
5-15
Fig. 5.13 – Rete di monitoraggio delle portate sorgenti (ARPA).
Fonte: http://www.arpa.umbria.it
5-16
Fig. 5.14 Rete di monitoraggio dele captazioni (ARPA).
Fonte: http://www.arpa.umbria.it
5.2.4 Incidenza del rischio siccità sugli altri rischi
Il presente paragrafo intende fornire un’individuazione sintetica delle principali interrelazioni tra le
diverse tipologie di rischio considerate nel Piano6. Più precisamente si descrivono le incidenze indotte
dal Rischio Siccità (determinante) sugli altri rischi (conseguenti), valutate secondo un criterio
qualitativo. La composizione di tutte le incidenze trova rappresentazione complessiva nella matrice
allegata.
Rischio sismico
Il rischio siccità non interferisce con il rischio sismico.
Rischio meteo - idrogeologico ed idraulico – Alluvioni
6
Vengono esclusi dalla trattazione i rischi derivanti, quali il Rischio per i Beni culturali ed il Rischio Sanitario.
5-17
Il rischio siccità non ha ricadute sul rischio alluvioni.
Rischio meteo - idrogeologico ed idraulico – Frane
Il rischio siccità non interferisce con il rischio frane.
Rischio meteo - idrogeologico ed idraulico - Dighe e Invasi
Il rischio siccità non interferisce con la tenuta del corpo di dighe e invasi.
Rischio incendi boschivi e di interfaccia
Il rischio siccità non ha ricadute dirette sul rischio incendi boschivi e di interfaccia, ma le condizioni
climatiche che determinano condizioni di carenza di disponibilità di risorsa idrica spesso sono
favorevoli all’innesco di incendi.
Rischio tecnologico
Il rischio siccità non ha ricadute sul rischio tecnologico.
Fig. 5.15 Relazione causale qualitativa tra i diversi rischi
5.3 Prevenzione
Le attività di prevenzione, in base alla L. 100/127, sono volte alla riduzione delle possibilità che si
verifichino danni a seguito di un evento, grazie alle conoscenze acquisite tramite studi di previsione.
7
La prevenzione consiste nelle attività volte a evitare o a ridurre al minimo la possibilità che si verifichino danni
conseguenti agli eventi di cui all’art.2, anche sulla base delle conoscenze acquisite per effetto delle attività di previsione. La
prevenzione dei diversi tipi di rischio si esplica in attività non strutturali concernenti l’allertamento, la pianificazione
5-18
Per evitare l’acuirsi di crisi idriche è opportuno mettere in atto una serie di provvedimenti, quali:
gestire in maniera oculata e razionale le falde acquifere, ridurre i consumi, realizzare interventi di
riparazione o di rifacimento delle condotte che consentano l’utilizzo di acqua pregiata per fini
potabili e di acqua depurata per alcuni usi compatibili.
Le misure di mitigazione del rischio idrico, facendo ricorso alla classica distinzione sono:
a) misure non strutturali: pianificazione della gestione delle risorse idriche basata su principi di
sostenibilità, sviluppo e gestione di sistemi di monitoraggio e previsione delle crisi idriche,
sviluppo e mantenimento di azioni di governo della risorsa idrica, tra cui anche il
razionamento dell’acqua (interventi gestionali), politica tariffaria atta a contenere i consumi,
incentivando o penalizzando l’utente a seconda dei suoi comportamenti (interventi
economici), campagne di informazione/comunicazione per incrementare la consapevolezza
collettiva sull’uso consapevole dell’acqua;
b) misure strutturali: realizzazione di serbatoi di accumulo (laghi artificiali), costruzione di
sistemi acquedottistici interconnessi, manutenzione della rete di distribuzione e delle opere
accessorie, ricerca perdite e loro riduzione, installazione di apparecchiature volte al risparmio
idrico, riusi di acqua depurata.
5.3.1 Misure non strutturali
Le principali azioni non strutturali intraprese dalla Regione Umbria negli ultimi anni per la mitigazione
del rischio idrico (di interesse per l’ambito protezione civile) sono individuate nel PRRA.
All’interno del Piano sono, infatti, definiti i criteri e le regole di gestione della risorsa idrica, tra cui si
prevede un utilizzo delle risorse idriche in funzione del loro andamento stagionale:

nel periodo invernale-primaverile, entro certi prefissati limiti, prelievi dalle sorgenti in regime
di morbida, in modo da soddisfare contemporaneamente grazie ai notevoli quantitativi di
acqua disponibili sia il fabbisogno idropotabile, che le esigenze ambientali;

nel periodo estivo-autunnale, quando le sorgenti sono in magra, una diminuzione
dell’attingimento dell’acqua dalle sorgenti e un ricorso alle falde sotterranee delle formazioni
alluvionali (che nel periodo invernale-primaverile verranno lasciate a riposo per consentire
un loro rimpinguamento), nonché agli invasi.
Altro aspetto fortemente promosso è la manutenzione della rete idrica con controlli periodici dei
consumi al fine di individuare anomalie che possano evidenziare sprechi o perdite, sia da parte delle
utenze private che pubbliche.
All’interno del Piano sono poi individuate una serie di misure per il risparmio idrico a carico dei
gestori (art. 9) che riguardano la modifica del sistema tariffario della prima fascia di consumi
prevedendo uno sconto, pari almeno al 20%, per gli utenti privati che, in applicazione dell’art. 5
comma 1, adottano perlomeno le misure previste. Il recupero delle risorse necessarie per
l’applicazione dello sconto di cui sopra prevede un aumento, di pari entità, nelle fasce dei consumi
più elevate.
Infine, sono definiti alcuni divieti finalizzati a limitare l’uso improprio della risorsa idrica (art. 8) ed, in
particolare, è vietato l’utilizzo di acqua proveniente da pubblico acquedotto per:
- irrigazione di orti e giardini;
dell’emergenza, la formazione, la diffusione della conoscenza della protezione civile nonché l’informazione alla popolazione
e l’applicazione della normativa tecnica, ove necessarie, e l’attività di esercitazione.
5-19
-
riempimento di piscine;
lavaggio di automezzi;
fontane ad uso ornamentale non dotate di impianti di ricircolo;
operazioni di pulizia delle strade e di lavaggio di fosse biologiche.
Per l’ottimale gestione delle risorse immagazzinate negli invasi artificiali considerati nel PRRA (diga di
Montedoglio sul F. Tevere e di Casanuova sul f. Chiascio) è stato implementato un modello in grado
di simulare scenari di gestione della risorsa invasata denominato SimBaT all’interno del progetto
SECLI.
Fig. 5.16 Schema di simulazione del sistema “Montedoglio” (DICA – Università degli Studi di Perugia).
Fonte: Rapporto di attivita’ del progetto SECLI (gennaio 2011).
5-20
Fig. 5.17 Schema di simulazione del sistema “Casanuova” (DICA – Università degli Studi di Perugia).
Fonte: Rapporto di attivita’ del progetto SECLI (gennaio 2011).
Tra le iniziative degne di nota nell’ambito informazione e comunicazione al cittadino, si segnalano le
seguenti iniziative:
-
Convegno “Il cambiamento climatico in Umbria e i suoi impatti sulla disponibilità di risorsa
idrica e sugli eventi alluvionali” Perugia, Sala d’Onore Giunta Regionale - 28 novembre 2012;
-
manifestazione “Umbria Water Festival 2012 -Ti Voglio Bere” organizzata nel periodo 16-19
maggio 2013, ideata dall’associazione culturale MenteLocale, in cui tra l’altro è stato
presentato il nuovo sito web “www.lacquachebevo.it”, promosso dalla Regione Umbria e
realizzato dall’ARPA Umbria in collaborazione con le Aziende Sanitarie umbre e i Gestori dei
servizi idrici. Nasce per fornire ai cittadini uno strumento di conoscenza completo, puntuale e
facile da consultare, e per promuovere un consumo consapevole dell’acqua. Il sito consente
di accedere, anche attraverso un sistema di ricerca cartografica, a dati e informazioni
sulla qualità delle acque che arrivano nelle abitazioni umbre, sulla loro provenienza,
sull’organizzazione e i risultati dei controlli analitici, sulle caratteristiche dei principali
parametri e il loro trend nel tempo.
5.3.2 Misure strutturali
Analogamente alle azioni non strutturali, anche le principali azioni strutturali intraprese dalla Regione
Umbria negli ultimi anni per la mitigazione del rischio idrico (di interesse per l’ambito protezione
civile) sono individuate nel PRRA.
Prima tra tutte, è sicuramente la realizzazione dei 7 degli 8 sistemi acquedottistici previsti nel Piano,
con un impegno di spesa di circa 65 milioni di Euro. Sono previsti altri 42 milioni di Euro (in corso di
finanziamento) che permetteranno di avere, entro tre anni, il sistema individuato dal Piano (per gli
orizzonti 2015 e 2040) pressoché completato, ad eccezione della zona dell’Alto Chiascio.
Nel Piano sono poi individuate una serie di misure di risparmio idrico a carico sia delle utenze
pubbliche che private (artt. 5 e 6):
- installazione di limitatori di flusso, diffusori, acceleratori di pressione, ai rubinetti di lavelli e
docce, miscelatori di acqua calda e fredda;
5-21
- installazione di sistemi per la riduzione e ottimizzazione dell’acqua utilizzata per il
risciacquo degli apparecchi igienico-sanitari quali cassette per il water a doppio scomparto,
ecc.;
- impiego di elettrodomestici e macchinari ad elevata classe di efficienza in termini di
consumi idrici e mantenerli in buona efficienza;
- recupero, ove tecnicamente possibile, di acqua piovana mediante apposite vasche o
cisterne da utilizzare per l’irrigazione di aree verdi e/o per il riuso
- installazione di sistemi di apertura e chiusura automatica dei rubinetti quali temporizzatori,
pulsanti, pedivelle, fotocellule ecc..;
- installazione d limitatori di portata e di sistemi di interruzione automatica di flusso per le
fontane pubbliche ad uso idropotabile e realizzazione di impianti di ricircolo per le fontane
o vasche di arredo urbano.
All’interno del Piano sono poi individuate una serie di misure per il risparmio idrico relative
specificatamente all’edilizia (art. 7). Per gli interventi di recupero, di ordinaria e straordinaria
manutenzione del patrimonio edilizio esistente è fatto obbligo di:
- dotare gli impianti idrico-sanitari dei dispositivi di riduzione del consumo previsti per le
utenze private quali limitatori di flusso, diffusori, acceleratori di pressione, ai rubinetti di
lavelli e docce, miscelatori di acqua calda e fredda, cassette per il water a doppio
scomparto, ecc.;
- realizzare, dove tecnicamente possibile, vasche di raccolta di acqua piovana per
l’innaffiamento di orti e giardini anche ad uso condominiale;
per gli interventi di nuova edificazione è fatto obbligo di:
- realizzare, dove tecnicamente possibile, reti duali di adduzione al fine dell’utilizzo di acque
meno pregiate per usi compatibili;
- realizzare, dove tecnicamente possibile, vasche o cisterne per la raccolta di acqua piovana.
- dotare gli impianti idrico-sanitari dei dispositivi di riduzione del consumo idrico.
Infine, è previsto che i nuovi strumenti urbanistici debbano prevedere:
- realizzazione di reti duali al fine di rendere possibile appropriate utilizzazioni di acqua anche
non potabile;
- apposite aree per l’installazione di vasche o cisterne per la raccolta di acqua piovana.
Di seguito, vengono illustrati gli interventi messi in campo a seguito delle principali emergenze
idriche che hanno colpito l’Umbria negli ultimi anni.
Emergenza idrica 2007
Il Piano degli interventi predisposto dalla Regione Umbria per la crisi idrica del 20078 evidenzia la
necessità di procedere al completamento/realizzazione dei sistemi acquedottistici previsti dal Piano
Regolatore Regionale degli Acquedotti, con particolare riguardo alle interconnessioni fra i vari
sistemi, al fine di garantire l’approvvigionamento anche in caso di localizzate carenze di risorsa,
nonché alla messa in esercizio dell’invaso di Casanuova sul Fiume Chiascio, opera da ritenersi
risolutiva ai fini dell’approvvigionamento sia idropotabile che irriguo.
Il Piano sottolinea altresì l’opportunità di una più incisiva azione per la ricerca delle perdite in rete,
peraltro già iniziata, e di attività comunicative per sensibilizzare i cittadini ad un diverso approccio
culturale, per un uso consapevole della risorsa acqua.
Si riportano di seguito gli interventi individuati come prioritari per fronteggiare la crisi idrica del 2007,
suddivisi per ATO.
8
O.P.C.M. 3598 del 15 giugno 2007.
5-22
Interventi ATO1
Interventi strutturali:

Completamento dello schema per l’approvvigionamento del serbatoio di Colderba, dai nuovi
pozzi sul monte Subasio, con un recupero di circa 100 l/s con un costo presunto di circa
2.500.000 €, per il quale la Regione ha già concesso un contributo di 2.000.000 €;

Completamento dello schema acquedottistico dell’Alta Valle del Tevere con l’esecuzione del
3°, 4° lotto e l’interconnessione al sistema Perugino-Trasimeno (circa 70 l/s);

Collegamento dell’acquedotto della Media Valle del Tevere con quello del Lago Trasimeno
attraverso un’interconnessione, tra Marsciano e Tavernelle, per rendere stabile la possibilità
di utilizzo, sino al limite della concessione, dei pozzi della Pasquarella, con un recupero di
risorse per circa 80-90 l/s.
Quanto sopra viene sintetizzato nella seguente tabella:
Maggiori costi di gestione:

Potenziamento di tutto il sistema di pompaggi che dagli acquiferi di Pasquarella, Cannara e
Petrignano permettano un maggior sfruttamento delle acque di falda ad integrazione e
sussidio delle minori portate registrate sulle condotte provenienti dalle sorgenti
appenniniche. L’attivazione di questi pompaggi aggiuntivi, oltre a quelli che dall’inizio
dell’anno, sono stati mantenuti continuamente in funzione per sopperire alle carenze delle
acque appenniniche, comporteranno un costo aggiuntivo per maggiori consumi di energia
elettrica;

Interventi straordinari per il trasporto dell’acqua potabile con servizi di autobotti per
integrare i livelli dei serbatoi nelle zone di crisi.
Interventi ATO 2
Interventi strutturali:

Ampliamento del serbatoio di Pentima di Terni, che presenta una ridotta capacità di
compenso;

Integrazione dei finanziamenti degli acquedotti Scheggino-Pentima e soprattutto OrvietoAllerona 2° lotto, che per una lievitazione dei costi di progetto esecutivi rendono difficoltosa
la sostenibilità economico-finanziaria del Piano di Ambito. In particolare l’acquedotto
5-23
Scheggino-Pentima è passato da un presunto costo iniziale di 11.000.000 € a 17.340.000 €,
mentre l’acquedotto Orvieto-Allerona 2° lotto è passato da 1.900.000 € a 4.609.000 €.
Quest’ultimo è particolarmente importante in quanto Allerona è priva di risorse alternative,
non essendo interconnessa ad altri sistemi ed avendo come unica risorsa una sorgente
superficiale il cui rendimento è molto influenzato dalle condizioni stagionali.
Quanto sopra viene sintetizzato nella seguente tabella:
Maggiori costi di gestione:
La scarsità della risorsa richiede il trasporto di acqua con autobotti, già attivato in alcune frazioni di
Narni, Orvieto, Ficulle, Fabro, Acquasparta e Ferentillo e comporta un maggiore consumo di energia
elettrica.
Interventi ATO 3
Interventi strutturali:

Completamento dell’acquedotto Valle Umbra: l’opera consiste nel completamento
dell’acquedotto con la progressiva sostituzione dei tratti deteriorati nel tempo. Grazie a
quest’opera sarà possibile un migliore utilizzo della acqua della sorgente strategica di Rasiglia
Alzabove, con la possibilità di ridurre le perdite e raggiungere tutti i centri serviti
dall’acquedotto ottimizzando l’erogazione. Il primo tratto è già stato realizzato grazie a fondi
pubblici;
5-24

Raddoppio dell’acquedotto dell’Argentina: l’opera consiste nel raddoppio dell’acquedotto
che, partendo dalla Sorgente Argentina nel comune di Sellano e sfruttando la riserva
strategica presente in corrispondenza del Comune di S. Anatolia di Narco, consentirebbe di
soddisfare adeguatamente il fabbisogno idrico di Spoleto e di alcuni comuni limitrofi per gli
anni futuri.
Quanto sopra viene sintetizzato nella seguente tabella:
Maggiori costi di gestione:
La scarsità della risorsa richiede il trasporto di acqua con autobotti, già attivato, e comporta un
maggiore consumo di energia elettrica.
Emergenza idrica 2012
Con l’approvazione del Piano degli interventi per la crisi idrica del 20129, la Regione Umbria ha
attivato le azioni necessarie a mettere in esercizio gli acquedotti realizzati dopo il terremoto del 1997
non ancora presi in carico dai Gestori, oltre ad accentuare le azioni di controllo di Provincie, Comuni e
Autorità d’Ambito al fine di evitare usi impropri della risorsa idrica.
Il Piano prevede, tra l’altro, un’accelerazione degli interventi relativi all’acquedotto del Monte
Subasio, con la messa a disposizione dell’ATI2 di acqua per circa 120 litri/sec (il costo complessivo
dell’intervento ammonta a 2 milioni 850 mila) e al sistema acquedottistico Montedoglio, la cui
ultimazione del quinto stralcio è destinata al completamento dell’asse principale Citerna-Ascagnano
e l’interconnessione con il sistema dell’Alta Valle del Tevere e con il sistema del Perugino.
Sono inoltre previsti interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria delle aree spondali, del
reticolo idrografico e per garantire gli afflussi al Lago Trasimeno, per un ammontare di un milione e
mezzo di euro.
Nonostante la positività delle misure e delle risorse messe in campo dalla Regione Umbria,
soprattutto attraverso il Piano stralcio per il lago Trasimeno, la stabilizzazione del livello idrometrico
del Lago è destinata ad essere raggiunta soltanto con la realizzazione di interventi di adduzioni, da
Montedoglio e Casanova, che con apporti costanti possano sopperire alle carenze di precipitazioni.
Relativamente alla diga del Montedoglio, l’attuale situazione dell’invaso consente di assolvere, nel
periodo estivo, alle richieste di prelievi idropotabili e di fabbisogno irriguo dei comprensori umbri e
toscani collegati alla condotta di adduzione. A gennaio 2012, poiché la diga disponeva di un invaso
che non poteva garantire i fabbisogni idropotabile, irriguo ed ambientale delle due regioni, le Regioni
Umbria e Toscana sono intervenute sui rilasci, imponendo la riduzione immediata a 0,5 mc/sec della
9
DGR 25 giugno 2012, n. 749.
5-25
portata a valle dell’invaso; in seguito a tali interventi, il volume della diga ha raggiunto i 52 milioni di
mc, permettendo il ripristino del pieno sostegno alla portata minima vitale attraverso un incremento
dei rilasci della diga fino a 1,8 mc/sec..
Dopo l’approvazione del Piano 2012 (giugno 2012), in cui sono state definite le azioni concordate con
gli ATI (Ambiti Territoriali Integrati) per consentire in breve tempo di avere una maggiore
disponibilità di acqua, e dopo aver ottenuto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri il
riconoscimento dello stato di emergenza idrica che ha consentito l’adozione di procedure più snelle e
veloci per intervenire, la Regione Umbria ha provveduto ad una successiva verifica della situazione
con gli ATI ed i gestori del Servizio idrico regionale.
Tale verifica ha evidenziato un notevole peggioramento dei problemi di approvvigionamento e la
conseguente necessità di integrazioni al Piano degli interventi, dovute all’acuirsi di alcune situazioni
locali.
Si riporta, di seguito, un quadro riepilogativo degli interventi relativi alla crisi idrica del 2012.
ELENCO INTERVENTI EMERGENZA IDRICA 2012
ATI Umbria 2
ATI Umbria 3
ATI Umbria 4
Collegamento di Massa Martana all'acquedotto della Media
Valle del Tevere
Potenziamento rete idrica di distribuzione tra il DN 300 di
Ascagnano e la rete di distribuzione di Solfagnano - Resina
Realizzazione nuovo pozzo Capod'Acqua e collegamento alla
rete acquedottistica (Pozzo Botteghino 2)
Razionalizzazione del sistema di captazione e relativa
adduzione e distribuzione del Pozzo Panu di intesa con ATI2
Umbria
Realizzazione nuovo pozzo in loc. Santo Pietro e collegamento
alla rete acquedottistica (Pozzo Santo Pietro 3)
Realizzazione nuovo pozzo in loc. Oriolo-Fabbreria e
collegamento alla rete acquedottistica per reintegro
Argentina (Pozzo Oriolo-Fabbreria)
Razionalizzazione del sistema di captazione e della rete
acquedotistica in loc. Montecchio-Rocchette
Razionalizzazione sistema acquedottistico in località Castel
San Giovanni
Realizzazione nuovo acquedotto Coppo Vermignola in
Comune di Acquasparta
Adeguamento e potenziamento stazione Collecapretto ed
adeguamento tratto di tubazione premente per il serbatoio
dei Poggi in Comune di Avigliano Umbro
Totale
€ 650.000,00
€ 350.000,00
€ 130.000,00
€ 130.000,00
€ 150.000,00
€ 150.000,00
€ 100.000,00
€ 190.000,00
€ 675.000,00
€ 190.000,00
€ 2.715.00,00
A margine di questi interventi, possono essere menzionato il Programma di Sviluppo Rurale 20072013, approvato con DGR 133/08, si segnala la Misura 1.2.5 inerente al “Miglioramento e sviluppo
delle infrastrutture connesse allo sviluppo ed adeguamento dell’agricoltura e della silvicoltura”,
finalizzata, tra l’altro, al miglioramento qualitativo e quantitativo delle infrastrutture irrigue, alla
promozione del risparmio idrico per ottimizzare le condizioni generali di impiego della risorsa idrica.
Tra le azioni che declinano la Misura, va qui rimarcata l’Azione c) – Investimenti per la gestione della
risorsa idrica, che affronta in modo specifico gli aspetti relativi all’uso della risorsa idrica in
agricoltura, con la previsione di investimenti finalizzati alla salvaguardia delle risorse idriche
sotterranee e superficiali, mediante l’utilizzo di acque già invasate o di acque reflue e la realizzazione
di piccole opere volte al risparmio idrico.
5-26
L’azione si propone dunque l’adeguamento e l’aggiornamento tecnologico delle reti irrigue
pubbliche, la realizzazione di reti secondarie e di distribuzione comprensoriale, la realizzazione di reti
per la distribuzione di acque reflue depurate.
A tal fine, sono considerati ammissibili soltanto investimenti infrastrutturali di diretto servizio a
carattere pubblico, articolati in:

Tipologia c.1 – Costruzione di reti secondarie di distribuzione comprensoriale per impianti
pubblici di irrigazione, ivi compresi quelli che prevedono l’utilizzo delle acque reflue
depurate;

Tipologia c.2 – Investimenti per l’ammodernamento degli impianti e delle reti esistenti per il
corretto uso della risorsa idrica e per l’eliminazione degli sprechi.
5-27
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