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22_4_2014 - CGIL Basilicata

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RASSEGNASTAMPA
RASSEGNASTAMPA
22 aprile 2014
RASSEGNASTAMPA
E' vietata la riproduzione. Tutti i diritti sono riservati.
Martedì 22 aprile 2014
www.ilquotidianodellabasilicata.it
ANNO 13 - N. 110 e 1,20
Direzione e Redazioni: POTENZA, via Nazario Sauro 102, cap 85100, tel. 0971 69309, fax 0971 601064; MATERA, Piazza Mulino 15, cap 75100, tel. 0835 256440, fax 0835 256466
Tanti turisti tra i Sassi. Adduce: «Continua il percorso verso il 2019»
Le cascate di San Fele
Matera non fallisce la prova Pasquetta
E nel Potentino numeri da record a San Fele
Castello Tramontano
alle pagine 9, 10 e 11
A pochi giorni dalla presentazione delle liste, viaggio nel capoluogo
tra nomi noti, vecchie conoscenze e qualche sorpresa
#Potenza2014
Si delinea l’esercito
dei candidati
Nonostante la diminuzione
del numero dei consiglieri
eleggibili (da 40 a 30) si
prevedono oltre 800 potentini
che aspirano a uno scranno
IL CASO LAPENNA
L’ex amico
«L’avvocato mi chiese
di spostare voti
verso Santarsiero»
QUALCHE SPUNTO
PER LA POTENZA CHE VERRA’
AMATO a pagina 8
un intervento di FLORA BAVUSI a pagina 24 e 25
LORUSSO alle pagine 6 e 7
CULTURA Intervista al capogabinetto del ministro Franceschini
D’Andrea: «Dal teatro si può ripartire»
Giampaolo
D’Andrea
a pagina 12
VI SEGNALIAMO:
MATERA
Mulino Alvino
Il Tar annulla
il permesso
a costruire
QUARTO a pagina 30
STIGLIANO
La frana fa paura
Sgomberi
e tre famiglie
fuori casa
CIERVO a pagina 33
SPADAFINO a pagina 33
5000 euro
di multa
al panificatore
abusivo
MANCO a pagina 27
Europa
L’
dalla A alla Z
AMATO a pagina 18
BISCEGLIA a pagina 14
CICLISMO
E Viggiano
si prepara
al Giro d’Italia
40422
9
771128
022007
Il paese di
Grottole
LAURIA
Conosciamo
la Bce
Il lucano Pozzovivo
all’assalto
del Giro del Trentino
Palazzi di
Stigliano
GROTTOLE
Salta di nuovo
la condotta
Un paese intero
senza acqua
Sparatoria a Melfi: si ipotizzano anche motivi di gelosia
SPORT
Mulino
Alvino
Guardia di
Finanza
RASSEGNASTAMPA
TESTATA INDIPENDENTE CHE NON PERCEPISCE I CONTRIBUTI PUBBLICI PREVISTI DALLA LEGGE N° 250/90
Martedì 22 aprile 2014
La Gazzetta del Mezzogiorno A 1,20
Con i Riti della Settimana Santa A 1,70
LA GAZZETTA
DI
PUGLIA - CORRIERE
DELLE
Quotidiano fondato nel 1887
PUGLIE
www.lagazzettadelmezzogiorno.it
B A S I L I C ATA
Edisud S.p.A. - Redazione, Amministrazione, Tipografia e Stampa: Viale Scipione l’Africano 264 - 70124 Bari. Sede centrale di Bari
(prefisso 080): Informazioni 5470200 - Direzione Generale 5470316 - Direzione Politica 5470250 (direzione [email protected]) - Segreteria di Redazione 5470400 ([email protected]) - Cronaca di Bari 5470430-431
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Abb. Post. - 45% - Art. 2 C 20/B L. 662/96 - Filiale Bari - tassa pagata - *promozioni valide solo in Puglia e Basilicata - Anno 127° Numero 110
AMMINISTRATIVE CENTINAIA DI LISTE E MIGLIAIA DI CANDIDATI IN CAMPO
ADDIO ALLA RIQUALIFICAZIONE DI PIAZZA MATTEOTTI
Con le Europee di maggio
in ballo anche 119 sindaci
Potenza, dopo dieci anni
di progetti e annunci
persi i fondi per la piazza
LAGUARDIA IN GAZZETTA DI BASILICATA A PAGINA VI >>
In Puglia voto per 64 Comuni, in Basilicata per 55
Tre i capoluoghi alle urne: Bari, Foggia e Potenza
PIAZZA SEDILE Lo spazio davanti al Municipio
SERVIZI A PAGINA 6 >>
GOVERNO RIPRENDONO LE ATTIVITÀ, IL PREMIER VA DRITTO COME UN TRENO. PARTE LA BATTAGLIA CONTRO LA BUROCRAZIA
Decreto lavoro alla prova
QUELLO CHE RENZI
DIMENTICA
SU GIORNALI
E TRASPARENZA Oggi in Aula alla Camera. Dissensi da Scelta civica e Ncd
di GIUSEPPE DE TOMASO
I conti vanno on line
stop a 1.500 filiali
A PAGINA 15 >>
L’Istat: oltre 1milione di famiglie in cui nessuno è occupato
È
antipatico parlare di se stessi, cioè del proprio lavoro.
Ma quando è in ballo qualcosa che va al di là dell'interesse particolare, quando ad
esempio è in ballo il futuro della libera
informazione, la questione assume un
rilievo generale e dirimente. Ci riferiamo al progetto del governo Renzi
di far pubblicare solo su internet tutti
gli annunci di gare d'appalto e aste
giudiziarie da parte di enti pubblici e
tribunali: una misura che, se adottata,
assesterebbe un colpo micidiale, forse
mortale, al mondo dei giornali che, a
causa della crisi economica e della
contrazione pubblicitaria, sta vivendo
la fase più difficile della propria storia.
Dell'iniziativa di Renzi abbiamo già
scritto sabato scorso, sottolineandone
la portata contraddittoria e antidemocratica: finora, infatti, solo l'1 per
cento della popolazione interessata a
gare d'appalto e aste giudiziarie s'informa sulla rete. Si tratta esclusivamente di imprese o di altre istituzioni altamente specializzate. Il
grande pubblico preferisce la carta
stampata. Perché varare una norma
penalizzante per la stragrande maggioranza della popolazione? Non è
questa un'iniziativa illiberale? Ecco.
Non si capisce per quale ragione il
presidente del Consiglio voglia fare
passare per una decisione del mercato
un editto che di mercato non è, visto
che i numeri del mercato dicono tutt'altro.
BANCHE E CRISI
SERVIZI DA PAGINA 2 A 5 >>
l Dopo la pausa di Pasqua, Renzi
oggi torna a Roma e affronta la «patata bollente» della riforma del lavoro. Il clima è incandescente: Nuovo centrodestra e Scelta civica non ci
stanno dopo le modifiche apportate
in commissione. Ma il Pd non transige e il governo deciderà se porre o
no la fiducia. Il premier dice che
intende andare avanti come un treno
e oltre alla questione lavoro mette
sul tavolo la lotta alla burocrazia e la
riforma della pubblica amministrazione. Sul fronte politico, Berlusconi
è nella tenaglia tra servizi sociali ed
elezioni europee. Intanto l’Istat fotografa la difficile situazione del Paese: in oltre un milione di famiglie
nessun componente del nucleo ha un
lavoro. E, secondo la Coldiretti, quattro milioni di cittadini chiedono aiuto per potere mangiare.
MA SENZA BANCHE Meno sportelli
BUSSOLA
IN SICILIA
ANCHE I TRENI SBARCHI
La Lega attacca: basta
DERAGLIANO con i soccorsi ai migranti
di MICHELE COZZI
A PAGINA 10 >>
R
enzi va come un treno.
Anche a costo di deragliare. Il piglio decisionista piace, almeno per
ora, come indicano i sondaggi, alla
pancia del Paese, stanca di promesse, narrazioni, rivoluzioni liberali o riformiste, che sono sempre rimaste nel libro dei sogni.
A PAGINA 2 >>
IN 200MILA IN PIAZZA S. PIETRO NEL GIORNO DI PASQUA
Il grido del Papa
«Basta guerre
e fame a causa
di nostri sprechi»
SICILIA Sbarchi senza sosta
L’INSOPPORTABILE PESO
DI CHIAMARSI VANTAGGIATO
di ANTONIO BIASI
C
i sono cognomi che è difficile portare. Soprattutto
quando la realtà nella quale si vive non è metropolitana,
ma ha una dimensione provinciale. Lo hanno avvertito
sulla loro pelle le figlie di Giovanni Vantaggiato, reo
confesso dell’attentato, compiuto il 19 maggio 2012, alla scuola
brindisina «Morvillo-Falcone».
SERVIZI A PAGINA 9 >>
SEGUE A PAGINA 17 >>
SEGUE A PAGINA 17 >>
PASQUA
Il papa
benedice le
200mila
persone in
piazza San
Pietro
IL CASO IL PRESIDENTE LUCANO VOLEVA IL POSTO DEL COLLEGA PUGLIESE
Corte dei Conti, il derby
l Il presidente della sezione
giurisdizionale pugliese della
Corte dei Conti, Eugenio Francesco Schitzler, può restare al
suo posto. Almeno per ora: il
Consiglio di Stato ha infatti
respinto il ricorso presentato
dal collega Luciano Calamaro,
che nel 2011 venne destinato a
guidare la sezione della Basilicata. Nel 2012 il Tar del Lazio aveva costretto la giustizia
contabile a ripetere la procedura di assegnazione delle sedi
ai due magistrati.
SCAGLIARINI A PAGINA 8 >>
RASSEGNASTAMPA
Martedì 22 aprile 2014
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO - Quotidiano fondato nel 1887
www.lagazzettadelmezzogiorno.it
LA GAZZETTA DI POTENZA - LA GAZZETTA DI MATERA
Redazione Potenza: piazza Mario Pagano, 18 - Tel. 0971/418511 - Fax: 080/5502360 - Email: [email protected]
Redazione Matera: via Cappelluti, 4/b - Tel. 0835/251311 - Fax: 080/5502350 - Email: [email protected]
Pubblicità-Publikompass. Potenza: piazza Mario Pagano, 18 - Tel. 0971/418536 - Fax: 0971/274883; Matera: via Cappelluti, 4/b - Tel. 0835/331548 - Fax: 0835/251316
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LE ALTRE REDAZIONI
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Taranto:
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ABBONAMENTI: tutti i giorni esclusi i festivi: ann. Euro 260,00; sem. Euro 140,00; trim. Euro 80,00. Compresi i festivi: ann. Euro 290,00; sem. Euro 160,00;
trim. Euro 90,00. Sola edizione del lunedì: ann. Euro 55,00; sem Euro 30,00. Estero: stesse tariffe più spese postali, secondo destinazione. Per info: tel.
080/5470205, dal lunedì al venerdì, 09,30-13,30, fax 080/5470227, e-mail [email protected] Copia arretrata: Euro 2,40. Tel 080/5470213
SINISTRA, DESTRA
O CENTRO
LA SFIDA VERA SARÀ
NELLE RISPOSTE
di MIMMO SAMMARTINO
S
ono 55 i Comuni lucani
che si apprestano a rinnovare le amministrazioni: 42 in provincia di Potenza, 13 in quella di Matera. In tre
di essi (Bernalda, S. Fele e Venosa)
le giunte sono state sciolte e sostituite da un commissario prefettizio. Ma da quali maggioranze
si parte nei municipi da rinnovare? Nominalmente è un trionfo
di liste civiche. Ma, dietro alle particolarità locali, si può provare a
decodificare la situazione in base
ai tradizionali riferimenti destra-sinistra-centro. Tanto per
comparare questo dato con quanto verrà a determinarsi dopo il 25
maggio prossimo.
In base a questo schema di «lettura», delle 55 municipalità chiamate al rinnovo, se ne possono
contare 40 collegate, esplicitamente o di fatto, all'area di centrosinistra (32 nella provincia di Potenza, fra cui la città capoluogo, e 8
in provincia di Matera). Al centrodestra sono riconducibili 7
maggioranze comunali (4 in provincia di Potenza, 3 in quella di
Matera). Cinque giunte uscenti sono attribuibili alle forze di centro
(4 a Potenza, 1 a Matera). Altre 3
amministrazioni sono inquadrabili come liste civiche indipendenti (2 a Potenza, 1 a Matera).
Ovunque, in ogni caso, i nuovi
amministratori si troveranno di
fronte a problemi di enorme portata. In una situazione di generale
difficoltà che strangola tutti i Comuni (si pensi solo ai bilanci malconci e ai limiti imposti dal patto
di stabilità). A ciò vanno aggiunte
le specifiche emergenze lucane.
Ma questa complessità pretende
comunque risposte concrete, senza alcuna dilazione. Passata la
fretta di vedere impressa la propria faccia su manifesti e «santini», superata la frenesia elettorale, i futuri amministratori si troveranno al cospetto dell’esame più
difficile: i problemi di cittadini,
comunità, territori. Nella burrasca chi chiede il comando può provare a condurre l’imbarcazione in
porto. O può farla colare a picco.
Magari scappando per primo, come ci mostrano le tristi storie della Corea e della nave Concordia.
VERSO LE ELEZIONI LE CANDIDATURE DOVRANNO PERVENIRE ALLE SEGRETERIE DEI COMUNI ENTRO LE 12 DI SABATO PROSSIMO
È rush finale per le liste
nei 55 Comuni lucani
RIQUALIFICAZIONE
A Potenza lista unica per Ncd e Udc. Petrone: «Sì al rinnovamento»
All’interno il quadro
completo dei paesi dove
si vota con i rispettivi
sindaci uscenti
Un bonus
per liberare
Monticchio
da baracche
IL LUNEDÌ DELL’ANGELO
l Comincia la settimana decisiva per la composizione delle
liste che saranno impegnate nella competizione elettorale del 25
maggio prossimo. In Basilicata
sono 55 i comuni interessati al
voto (42 in provincia di Potenza,
compreso il capoluogo, e 13 nel
Materano). Gli elenchi dei candidati dovranno essere depositati entro le 12 di sabato prossimo nelle segreterie dei Comuni. Definito il quadro degli aspiranti sindaci quasi ovunque, è
corsa ad accaparrarsi candidati
in grado di portare voti e consensi alle liste. A Potenza, nonostante il rinnovamento invocato da più parti, saranno molti
i consiglieri che si ricandidano.
l La Regione sta lavorando attorno ad un bonus da erogare a commercianti ed imprenditori che delocalizzano le
baracche di Monticchio.
INCISO A PAGINA II >>
LAURIA
Dopo trent’anni
via ai lavori stradali
tra la 585 e il paese
SERVIZIO A PAGINA VII >>
MASSARO A PAGINA VIII >>
MELFI
ACERENZA
Oggi l’udienza
di convalida
per Grimolizzi
l È prevista per questa mattina l’udienza di convalida del
fermo di Luciano Grimolizzi,
35 anni, l’uomo che l’altro giorno, secondo gli investigatori,
ha «gambizzato» Gioacchino
Sergio Cassotta, 45 anni, vigilantes di un centro commerciale di Melfi, fratello maggiore
dei Cassotta.
La cittadinanza
benemerita
a Michele Di Pietro
SERVIZIO A PAGINA VIII >>
La Pasquetta tutta natura, pic-nic e sole
Buone le presenze nelle località turistiche. A Matera afflusso di stranieri
l Matera è stata la località lucana più «gettonata» nella Pasquetta 2014. In tanti a postare
su Facebook le immagini ricordo dei luoghi del
Golgota, le chiese ruprestri e le location scelte
per i film di Mel Gibson e Pasolini. Buon
afflusso di turisti anche alle cascate di San Fele
(nella foto), a Maratea e sul Pollino.
SERVIZIO A PAGINA IX >>
POTENZA L’ANNUNCIATA RIQUALIFICAZIONE NON SI FARÀ
STIGLIANO EMERGENZA NELLA ZONA VECCHIA DELL’ABITATO
SERVIZI DA PAGINA III A PAGINA V >>
POTENZA
Con «Io Potentino»
sarà un S. Gerardo
di solidarietà
SERVIZIO A PAGINA VI >>
MUSICA LA FINALE REGIONALE DEL CONCORSO CHE LANCIA TALENTI
Piazza Sedile, addio fondi Paese assediato dalla frana Arezzo Wave Basilicata
un cantiere mai aperto sgomberate otto famiglie vincono i BootsDaBeat
AREA
Piazza Sedile
(o Matteotti)
a Potenza,
sede del
Municipio. I
lavori di
riqualificazione non si
faranno più
.
LAGUARDIA A PAGINA VI >>
CROLLO Frana a Stigliano
l A Stigliano si allarga un
fronte franoso nel centro storico: il sindaco ordina 8 sgomberi per 3 famiglie coin olte.
Una settimana di «passione»
per loro e per tutti i residenti
della vecchia zona del castello,
a partire da via Margherita.
Lentamente si sta sgretolando
e chi abita da quelle parte sta
già pensando ad andare via
per trovare un’altra si stemazione logistica.
SERVIZIO A PAGINA XI >>
BAND Due dei componenti dei BootsDaBeat di Matera
SERVIZIO A PAGINA XVIII >>
RASSEGNASTAMPA
La corruzione è uno dei
mali peggiori della nostra
democrazia. Ed è fonte
di sprechi: molto spesso
il valore degli appalti
lievita proprio per pagare
il prezzo della corruzione.
Raffaele Cantone
1,30
Anno 91 n. 109
Martedì 22 Aprile 2014
U:
Camera, la battaglia del lavoro
Claudio G. Fava
Il cinema perde
il suo critico
●
Liverpool,
il gran ritorno
dei «reds»
De Marzi pag. 23
Miliani pag. 19
Crespi pag. 20
●
Arte e Novecento
La dote di Firenze
Arriva in aula il decreto Poletti modificato in commissione. Tensione Pd-Ncd, opposizioni all’attacco
I dati drammatici dell’Istat: oltre un milione di famiglie vive senza salario, 56% in più in due anni
Mentre arrivano altri dati drammatici
sulle famiglie (oltre un milione sono
prive di redditi da lavoro), il decreto Poletti arriva alla Camera. Dopo le correzioni in commissione, da oggi si vota.
A PAG. 2-5
Preoccupati
e disoccupati
●
ALLA VIGILIA DELL’APPRODO IN PARLAMENTODELDECRETOLAVORO,DOPO QUALCHE MODIFICA MIGLIORATIVA IN
COMMISSIONE soprattutto per quanto ri-
guarda i contratti a tempo determinato, siamo di fronte all’ennesimo dato
shock sfornato dall’Istat, un milione e
130 mila famiglie vivono, meglio non
vivono, senza alcun reddito da lavoro.
Non è tanto il numero che colpisce
chi conosce i dati sulla povertà, quanto
la dinamica: +18% in un anno (tra 2012
e 2013) e addirittura + 56 % in due anni. Nessun Paese civile può ignorare dati di questa gravità.
L’ANALISI
CLAUDIO SARDO
La Terra fa festa
con un autoscatto
È la giornata del pianeta. La Nasa raccoglierà tutte le immagini inviate
dagli abitanti della «Biglia blu»
BOLOGNAPULCINELLIPAG.15e17
Staino
Per la guida
è braccio
di ferro
sulla via Emilia
● Dopo-Poletti: è sfida
tra Bologna e le altre città
BONZI A PAG. 5
Faraone: «Basta
dispute ideologiche
la priorità è dare
occupazione»
FRULLETTI A PAG. 2
Potrebbe essere oggi il giorno
della prima fiducia «politica»
targata Renzi. In altri casi si è
arrivati alla blindatura per
ragioni tecniche, ma sul decreto
Lavoro, su cui oggi l’aula di
Montecitorio comincia a votare,
il governo rischia di esporsi a un
fuoco incrociato.
Saraceno: i danni
sociali della crisi
sono enormi,
servirà tanto tempo
SEGUE A PAG. 2
VEENTIMIGLIA A PAG. 4
● Reportage dal Piemonte
a un mese dal voto. Sotto
IMMIGRATI
il governo della destra è
diventato il «Sud del Nord»
● Il direttore della Caritas:
esplode la rabbia sociale
Partiti europei
storture italiane
LEGACOOP
Verso la prima
«vera» fiducia
Ricostruire dopo Cota
La sfida del «Chiampa»
SEGUE A PAG. 3
SEGUE A PAG. 17
LE INTERVISTE
BIANCA DI GIOVANNI
NICOLA CACACE
Mentre in Italia i partiti
continuano a essere oggetto di
campagne denigratorie - che
negano loro quella funzione
essenziale per la democrazia,
affermata invece dalla Costituzione
nell’art. 49 - il Parlamento di
Strasburgo ha approvato, il 16
aprile scorso, una risoluzione
legislativa con la quale si riconosce
ai partiti politici europei la piena
personalità giuridica nell’Unione.
IL RETROSCENA
Sergio Chiamparino è il super-favorito nelle elezioni regionali del Piemonte che si terranno il prossimo 25 maggio. Ma il suo compito non sarà semplice. Gli anni difficili e per molti versi
scandalosi della giunta Cota - culminati nell’annullamento del voto del 2010
- hanno lasciato danni consistenti nella regione che è stata definita il «Sud
del Nord». E in un’intervista il direttore della Caritas, Pier Luigi Dovis, avverte: «La rabbia sociale sta esplodendo».
ZEGARELLI A PAG. 8-9
FRONTE DEL VIDEO
Mille sbarchi
a Pasqua
E la destra
perde la testa
● Lega e Fi: via Alfano,
aboliamo «Mare Nostrum»
● Ma la task-force ha già
salvato 20mila persone
COMASCHI A PAG. 10
MARIA NOVELLA OPPO
Campagna elettorale «mostruosa»
sembrano ignorarlo, forse per
non infierire su un vecchio pregiudica●impressionante sentita nei giorni politici
to che si fa già abbastanza male da sé,
SE LA TV FOSSE UNA RADIO (E IN FONDO LO È), DIREMMO CHE LA PAROLA
PIÙ
scorsi è stata: «mostruosa». Così Berlusconi ha definito la sentenza che, in nome del popolo italiano, lo ha condannato a una pena abbastanza dura, da scontare in maniera esageratamente morbida. Avrebbe dovuto soltanto mostrare
coscienza del reato e rispetto per i giudici. Invece no: la spara sempre più
grossa, per affermare il suo potere residuale di ricatto. Intanto, gli avversari
almeno a giudicare dalle liste, avanzate dai casting Mediaset. Per reagire allo sprint di Renzi, Berlusconi si presenta in tv con la maglietta giro collo e il
trucco sempre più pesante. Nei tg ormai non ci va più nemmeno Capezzone; il coraggio di presentarsi ce l’ha solo Renata Polverini, che, dopo la prova
data alla guida della Regione Lazio,
non rischia certo di perdere la faccia.
RASSEGNASTAMPA
2 PRIMO PIANO
Martedì 22 aprile 2014
GOVERNO E PARTITI
LE QUESTIONI SUL TAPPETO
Dopo le modifiche apportate in
commissione, il Pd non cede. E oggi il
governo valuterà se mettere la fiducia
Renzi avanti come un treno
su lavoro e lotta alla burocrazia
Alla Camera riparte la discussione sul job act. Ncd e Scelta civica non ci stanno
IL RETROSCENISTA
di MICHELE COZZI
Ma senza la bussola
il convoglio renziano
rischia di deragliare
R
enzi va avanti come un treno. Anche a
costo di deragliare. Il piglio decisionista piace, almeno per ora, come indicano i sondaggi, alla pancia del Paese, stanca di promesse, narrazioni, rivoluzioni
liberali o riformiste, che sono sempre rimaste nel
libro dei sogni.
La «luna di miele» tra il giovane principe e i
cittadini sembra consolidarsi. Perché tra alti e
bassi, il premier promuove riforme (dalla legge
elettorale, al nuovo Senato, alla fine delle Province) che potrebbero apparire lontane dal senso
comune del Paese, ma che incrociato l’opinione
pubblica che chiede una sorta di tabula rasa
rispetto al passato. Ma in questo sorta di furore
iconoclasta, il premier finisce con inciampare.
Non si spiega altrimenti la decisione sull’uso
esclusivo di internet per l’annuncio di gare d’appalto e aste giudiziarie di enti pubblici e tribunali.
Renzi «rischiatutto»: così da un lato mantiene
l’impegno del bonus ai redditi medio bassi (soldi
freschi per milioni di lavoratori), nonché il taglio
dell’Irap per le imprese, e dall’altro dà una bella
sforciata al potere consolidato di banche, manager pubblici e stipendi di magistrati.
Il tutto mentre dall’Istat arrivano dati sempre
più allarmanti sulla crisi del Paese con oltre un
milione di famiglie i cui componenti «attivi», cioè
che cercano un lavoro, sono disoccupati. E se non
bastasse, secondo la Coldiretti, oltre 4 milioni le
persone che sono costrette a chiedere aiuto per
potere mangiare. Sono dati da brivido che fanno
ripiombare il Paese in un clima da Dopoguerra.
Renzi sembra avere la consapevolezza dello
stato di crisi che suscita, come scrive De Rita, uno
scollamento generale. E che fa nascere una sorta
di popolo-sabbia, che non riesce più a costruire
«mattoni». Cioè ad avere un orizzonte per fronteggiare la crisi.
In questo clima, Renzi si gioca la sua partita
non solo per la vittoria immediata (con le ultime
decisioni è entrato a piedi uniti nel voto delle
europee e delle amministrative) ma anche per
cercare di creare un «nuovo corso». Che possa
durare nel tempo. Per questo ripete che si gioca
tutto. E lo fa anche utilizzando la clava per cercare
di «cambiare verso». E per cercare di dare una
risposta al distacco crescente tra il popolo e la
Casta. L’indice di gradimento dei partiti è tra i più
bassi dal Dopoguerra. Per questo la «fenomenologia del renzismo» non sacralizza i partiti. E le
loro liturgie, i poteri di veto, i ricatti, i totem.
Lo scontro a sinistra con i «professoroni» sulla
riforma del Senato ha inteso gettare nel vortice
nientemeno che il rapporto tra intellettuali e
partito. Gramsci si sarà rigirato nella tomba. A
sinistra, nella linea discendente Pci-Pds-Ds-Pd
un punto focale è sempre stato il ruolo di guida
degli intellettuali e del loro «verbo». Poi, arrivano
questi giovani rottamatori, da Renzi alla Boschi,
che si permettono il lusso di mettere in discussione il «logos». Il principio. Non a caso, subito
dopo, D’Alema e gli altri interrompono la tregua e
lanciano l’offensiva per riprendersi il partito dagli usurpatori.
Il renzismo ha messo nel mirino quello che è
stato definito il «nannimorettismo». Cioè il ricorso salvifico alla società civile, ai suoi «santi»:
intellettuali, artisti, magistrati. Sempre pronti a
firmare un appello o a lanciare una fatwa.
Ora dicono i renziani, si cambia «verso». E la
Politica cerca di riaffermare il suo primato sulla
società civile.
l ROMA. Innovare, semplificare, sburocratizzare: dopo il taglio dell’Irpef, è giunta l’ora della
Pubblica amministrazione. «Avanti come un treno», Matteo Renzi si prepara a portare in Consiglio
dei ministri la prossima settimana l’annunciata
riforma della Pa e mette in cantiere interventi a
sostegno delle famiglie. Ma intanto è l’approdo in
Aula alla Camera del decreto Lavoro a infiammare
il dibattito nella maggioranza. Ncd e Sc promettono
battaglia per cancellare le modifiche apportate dal
Pd al testo in commissione. Ma il Pd non cede. E
oggi il governo valuterà se mettere la fiducia.
I dati sull'occupazione, che in questa Pasquetta
«denunciano» la presenza di 1,1 milioni di famiglie
senza redditi da lavoro, «sono allarmanti: bisogna
fare in fretta»", dice il responsabile Welfare del Pd
Davide Faraone. Ne è convinto Renzi, spiega chi ha
avuto modo di parlargli: non è il momento di agitare
bandierine, ma di intervenire con rapidità per condurre in porto i provvedimenti. Dunque, la questione lavoro, osserva il premier, non sta nel numero di rinnovi dei contratti a termine indicati nel
decreto (erano otto, sono diventati cinque dopo le
modifiche promosse dal Pd in commissione), bensì
nell’intervento complessivo disegnato dal governo
anche con la legge delega.
E' «normale», ha detto Renzi venerdì, «che ci sia
da trovare un punto di sintesi» tra Pd e Ncd. E una
sintesi sarà cercata. Ma poichè il decreto, come ha
detto anche il ministro Giuliano Poletti, «non è
stato stravolto in commissione», l’obiettivo del Pd è
adesso incassare una «rapida» approvazione in Aula alla Camera, per consentire poi la seconda lettura in Senato e la conversione del decreto entro il
20 maggio. «Attardarsi su una disputa ideologica
che ha tanto il sapore elettoralistico non è utile al
Paese», nota ancora Faraone. Ed è chiaro il riferimento a Ncd. Ma il partito di Angelino Alfano
promette battaglia se non si cancelleranno le modifiche apportate al testo in commissione. «Sarà
Nuove norme sul lavoro
Principali regole del decreto (d.l. pubblicato in G.U.), che il Parlamento deve convertire in legge
Apprendistato
Contratti a termine
Forma
scritta
solo per contratto e patto
di prova (non per il relativo
piano formativo individuale)
Durata massima
del rapporto a termine
senza causale
Assunzione
nuovi
apprendisti
non condizionata
(non più limite del 30%
di nuove assunzioni prima
di prendere altri apprendisti)
Proroghe possibili
purchè nell’ambito
della stessa attività
Salario
per la parte
di ore
di formazione
35% della
retribuzione
del livello contrattuale
di inquadramento
Contributi
Durc
(Documento
unico
di regolarità
contributiva)
Limite sul numero
di contratti
a termine
da 12
a 36
mesi
da1
a8
20% dell’organico
complessivo
(es.: 1 per impresa
di 5 addetti)
Contratti solidarietà
viene
smaterializzato
(supera
l’attuale sistema
che impone
ripetuti
adempimenti
burocratici
alle imprese)
Risorse
finanziarie
il limite di spesa
statale passa
da 5,6 milioni
a 15 milioni
di euro
Datori
di lavoro
beneficiari
(li usano
al posto
di altri tipi di
ammortizzatori)
criteri
da definire
da parte
del ministero
del Lavoro
di concerto
col Tesoro
ANSA
scontro. E – annuncia Sergio Pizzolante – se il
governo dovesse mettere la fiducia, lo scontro si
sposterà al Senato, dove gli equilibri sono diversi»,
perchè il Pd è meno forte.
Ma Renzi non perde la sua tranquillità. «Avanti
come un treno sulla via del cambiamento», dice.
Il decreto per il taglio dell’Irpef, il cui testo dovrebbe essere pubblicato nei prossimi giorni in
Gazzetta Ufficiale, è un provvedimento concreto
che mette in difficoltà, sottolineano i renziani, tutti
IL PREMIER
In alto Matteo Renzi,
in basso un ufficio
pubblico.
Il premier lancia
un’offensiva contro gli
sprechi nella pubblica
amministrazione
gli avversari politici. Oggi Renzi tornerà a Roma. E,
con un occhio al passaggio decisivo del decreto
lavoro e al cammino delle riforme al Senato, si
concentrerà sul dossier della P.a., da chiudere come
promesso entro aprile. La riforma aprirà la via alla
novità per cui i cittadini avranno un’identità digitale e un pin per dialogare con la Pa. Mentre sul
fronte dei contratti non ci sarà alcun atteggiamento
vessatorio nei confronti degli impiegati pubblici.
Serenella Mattera
IL CASO IL PREMIER AVVIA L’OPERAZIONE VERITÀ SU ALCUNI MOMENTI DRAMMATICI DELLA STORIA D’ITALIA
Matteo apre il dossier stragi
«Stop al segreto di Stato»
Piazza Fontana, l’Italicus e la stazione di Bologna
l ROMA. Via il segreto di Stato sui
documenti relativi alle stragi. L’annuncio del presidente del consiglio
Matteo Renzi apre la strada a un’operazione trasparenza che si attendeva
da anni. La desecretazione, ha spiegato Renzi, è già cosa fatta: decisa venerdì scorso dal comitato per la sicurezza nazionale, su suggerimento
del direttore dei servizi segreti Massolo e del sottosegretario Minniti, la
glasnost riguarderà «le principali vicende che hanno colpito il nostro paese». Il premier ha citato in particolare
la strage di Piazza Fontana (1969), la
stage del treno Italicus (1974) e la strage della stazione di Bologna (1980).
Tutti gli atti e i documenti contenenti
informazioni su questi sanguinosi
episodi saranno trasferiti nelle prossime settimane all’Archivio di Stato,
dove potranno essere liberamente
consultati.
L'annuncio di Renzi, però, convince
solo in parte coloro che chiedono la
verità completa sulle bombe. Paolo Bolognesi, deputato del Pd e presidente
dell’associazione dei familiari delle
vittime della strage di Bologna, sostiene che per «illuminare tutte le zone grigie» non basta togliere il segreto
di Stato ma bisogna anche aprire tutti
gli archivi militari, dei Carabinieri e
della Farnesina. Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione familiari
delle vittime di Ustica, ridimensiona
la portata dell’operazione trasparenza: «Credo che sia uno slogan vecchio,
molto usato. Per la maggior parte delle
stragi delle quali parliamo non sono
stati mai apposti segreti di Stato».
Stesso punto di vista nelle parole della
presidente dell’associazione fra i familiari delle vittime di via dei Georgofili, Giovanna Maggiani Chelli:
"Sulle stragi di mafia del '93-'94 non c'è
segreto di Stato, ma ci sono documenti
nascosti in qualche cassetto o in qualche armadio. E soprattutto ci sono
persone che non vogliono parlare».
La proposta crea pareri diversi nel
mondo politico. Felice Casson, parlamentare del Pd e segretario del Copasir afferma che «non c'è nessun segreto di stato sulle stragi. Non su quelle cosiddette classiche. Ma ci sono ancora una serie di atti che possono riguardare polizia o carabinieri che, se
resi pubblici, possono contribuire a
fare luce su fatti del passato».
Il presidente del Consiglio ha citato
le stragi «classiche», per dirla con Casson, da piazza Fontana a quella della
stazione di Bologna. Ma su quelle stra-
MILANO
Un’immagine in bianco
e nero della strage di
piazza Fontana
avvenuta il 12
dicembre 1969
.
gi non esiste nessun segreto opposto
alla magistratura che indaga, per tutelare persone o circostanze che non si
vorrebbero rendere pubbliche. La legge non lo consente. "Ci sono atti che
devono essere desecretati, secondo
legge ordinaria, dall’autorità preposta e visto che si tratta di atti dei
servizi è il presidente del Consiglio
che può dare indicazioni", aggiunge.
Sulle stragi «classiche», osserva
Casson, «non ci sarà nessuna novità»
ma l’intenzione espressa dal premier
Renzi "è certamente positiva perchè
può portare ad abbreviare i tempi di
desecretazione di tutta una serie di
atti dei servizi segreti, che possono
riguardare anche carabinieri o polizia, utili ad accertare fatti del pas-
sato».
«Un’iniziativa politica che riguarda
il presidente" della quale il Copasir
non conosce i dettagli» afferma Ciccio
Ferrara di Sel, membro del Comitato
parlamentare per la Sicurezza della
Repubblica.
«Questa era la richiesta che era venuta anche da noi. Ma una cosa -argomenta Ferrara è la desecretazione
degli atti e fin qui siamo tutti contenti
e soddisfatti. Il segreto di Stato è una
cosa che non ha più motivo di essere.
Un altro conto, invece, è capire le procedure con cui avverrà questa desecretazione, i tempi in cui questo avverrà e cosa riguarderà".
"Stiamo parlando degli atti su Moro? O solo di quelli sulle stragi?».
RASSEGNASTAMPA
PRIMO PIANO 3
Martedì 22 aprile 2014
Attesa su come l’ex premier intende
impostare e impiegare le 4 ore settimanali
con i «vecchietti» dell’istituto milanese
LA DIRETTA
Segui gli aggiornamenti sul telefonino. Istruzioni a pagina 17
Doppia sfida per Berlusconi
tra servizi sociali ed Europee
Il Cav nella tenaglia di Grillo e del premier, ma punta a fare il colpo grosso
l ROMA. Una doppia sfida per
Silvio Berlusconi che sotto il peso
dell’età che non fa sconti, si troverà impegnato a partire da lunedì 28 aprile su due fronti: l'assistenza sociale ad anziani e disabili nella struttura milanese di
Cesano Boscone e l’avvio della
campagna elettorale per le europee del 25 maggio. E c'è da scommettere che l’ex cavaliere, superato lo sconforto iniziale per la
«umiliante» imposizione della
messa in prova scaturita da una
sentenza «ingiusta e mostruosa»,
rivolterà mediaticamente la frittata per trarne il maggior vantaggio.
La missione non impossibile
dell’ex Cav è infatti giocare, in funzione elettorale, la nuova inattesa
carta. Quella della solidarietà e del
volontariato verso anziani, malati
e disabili proprio nell’era del riscatto dei buoni sentimenti sulla
scia di una «cattiva» crisi economica.
Si tratterà di capire come Berlusconi intenda impostare e impiegare le 4 ore settimanali con i
«vecchietti» dell’istituto milanese.
Di certo ci sta ragionando anche
in queste ore, in vista della prima
prova che con tutta probabilità avverrà a partire da lunedì 28 aprile.
La sentenza del Tribunale di sorveglianza emessa il 15 aprile scorso dà infatti dieci giorni di tempo a
Berlusconi per sottoscrivere la decisione dei servizi sociali. Il 25
aprile, poi, è un venerdì festivo (la
Liberazione) e il tutto per forza di
cose dovrebbe slittare a lunedì 28.
Così da martedì a giovedì Berlu-
sconi, seguendo le prescrizioni dei
giudici del tribunale di sorveglianza, potrà cominciare a fare la
spola con Roma e mettere la testa
(e il corpo) sulla campagna elettorale più difficile della sua vita
politica. Una prova, quest’ultima,
che lo preoccupa più dell’obbligo
assistenziale. Di fronte ha infatti
dei temibili concorrenti, uno giovane e dinamico (Renzi), l’altro
pirotecnico e innovatore (il leader
M5s). Ma la sua spina nel fianco è
soprattutto quel caterpillar di
Grillo che, dicono i sondaggi, gli
ha soffiato il secondo posto entrando così di diritto nei suoi incubi elettorali. Nonostante ciò
Berlusconi non rinuncia a coltivare sogni come testimonia l’intervista al Tg5 di sabato scorso.
L'obiettivo elettorale – ha scandito
rivolgendo un incalzante appello
ai moderati – è raggiungere la
maggioranza assoluta, e senza alleati, per dar vita a un governo
monocolore azzurro. Per Maurizio Gasparri, «Grillo spera di raccogliere qualche voto in più insultando il presidente Berlusconi.
Ma quando la Corte europea riconoscerà la sua innocenza, dovrà
rendere conto di tutte le infamie e
gli attacchi che ha rivolto al nostro
leader. È ovvio che Grillo ha bisogno di alzare i toni, per coprire
un vuoto di contenuti. Ma gli italiani lo hanno capito e la bocciatura per lui arriverà il 25 maggio
alle elezioni europee».
Mentre il Mattinale, la nota politica redatta dallop staff di Forza
Italia alla Camera, sottolinea che
«anche l'Economist si è accorto
LA CURIOSITÀ L’EUROPARLAMENTARE LICIA RONZULLI METTE SU TWITTER LA FOTO CON L’EX PREMIER
Silvio e Francesca, uniti con l’autoscatto
SELFIE
La foto
postata su
twitter con
Silvio
Berlusconi,
Licia Ronzulli
e Francesca
Pascale
.
l ROMA. Pasquetta tra lavoro e «selfie» per Silvio Berlusconi. Lo svela su
Twitter Licia Ronzulli, europarlamentare uscente, ricandidata nelle liste di
Forza Italia.
«Pasquetta in famiglia! Con il grande
presidente Berlusconi e Francy!»", scrive Ronzulli, che condivide sul social
network un autoscatto: l’eurodeputata
è in posa tra il leader di FI e la fidan-
zata Francesca Pascale. Davanti a loro
un uovo di cioccolata, avvolto da una
carta trasparente e un fiocco verde.
In un altro tweet Ronzulli immortala
il solo Berlusconi seduto a un tavolo,
con foglio e penna in mano. Davanti a
lui un telefono e una tazzina di caffè:
«Anche il giorno di Pasquetta il nostro
pre«sidente è al lavoro! Non ce n'è per
nessuno!», commenta Ronzulli.
Bruxelles, un testa a testa
tra i Popolari e i Socialisti
che Renzi è solo uno che parla,
parla, parla e basta. Lo ha scritto
in un articolo: “Il problema più
grosso di Renzi è che ha promesso
una riforma al mese da qui a giugno: quella sul lavoro, sulla burocrazia e sul sistema fiscale»
«Ma – prosegue Il Mattinale –
non ha messo polpa nella scarna
proposta per un nuovo contratto
di lavoro, o sull'estensione a tutti
del sussidio di disoccupazione. Ha
parlato invece di un taglio di 10
miliardi del cuneo fiscale (tasse
sul reddito e sconti sociali), di un
programma di edilizia scolastica
di "diversi miliardi" come del pagamento dei debiti della PA verso
le imprese, stimati in oltre 100 miliardi. Non c'è stato però nessun
reale chiarimento su come Renzi
intenda trovare queste risorsè. Il
settimanale britannico fa a Renzi
le stesse critiche che gli muoviamo noi. Quindi? Il Presidente del
Consiglio bluffa. È certificato". "Il
violento. Il linguaggio di Renzi ha
un carattere di violenza permanente, utile a mantenere in stato di
eccitazione la stampa, ma diffonde
insicurezza. Usa la ruspa, rottama, asfalta, proclama una lotta
"violenta". Cerca di crearsi volta
per volta una maggioranza di buoni che egli si incarica di vendicare
contro gli sfruttatori causa di ogni
male: i burocrati, i politici, i senatori, le aziende, i risparmiatori,
i proprietari di case».
Giuliana Palieri
STRASBURGO
La visuale
esterna del
parlamento
europeo.
È partita la
macchina per
il rinnovo del
Parlamento
Gli ultimi sondaggi indicano un recupero del Ppe
.
l ROMA. Inversione di tendenza nei sondaggi per le europee 2014. Secondo l’ultima
rilevazione di Poll Watch sul
voto del 25 maggio, il Ppe è in
rimonta sul Pse superandolo di
una manciata di voti. Un testa a
testa sul filo di lana. Al momento (il sondaggio è del 16
aprile) il Ppe si attesta sul 29,6
per cento, mentre il Pse sul
27,8. In termini di seggi siamo
222 a 209.
Un dato in controtendenza
rispetto alle rilevazioni di Poll
Watch delle ultime settimane,
che hanno sempre visto in testa il Pse. Secondo i curatori
della previsione Poll Watch
«questo cambiamento nel corso delle ultime due settimane è
il risultato di un aumento significativo del sostegno ai partiti del Ppe in Polonia, forse
legati ad insicurezza a causa
della crisi in Ucraina»", si spiega.
E non solo la Polonia. Il partito del candidato presidente
Jean-Claude Juncker «ha guadagnato anche in Francia»,
mentre nel frattempo i partiti
che compongono il fronte dei
Socialisti e Democratici europei che sostengono la candidatura del socialdemocratico
tedesco, Martin Schultz, «sono
lievemente diminuiti in Austria, Bulgaria, Ungheria, Polonia, Francia e Grecia». A dare linfa, in termini di consensi,
al fronte Pse potrebbe toccare
al Pd di Matteo Renzi che si
appresta a diventare il primo
partito in Ue, superando i tedeschi della Spd. Totale incertezza per la collocazione in Ue
del M5S, possibile secondo partito in Italia, visto che i grillini
al momento non sono collegati
con altre liste. Per quanto riguarda gli altri gruppi a Strasburgo, dietro ai due principali
schieramenti di Ppe e Pse, si
aggiudicherebbe il terzo posto
l’Alde. Sebbene il 'podiò sia
insidiato dalla Sinistra (che
comprende Lista Tzipras e Verdi). Secondo la previsione Poll
Watch l’Alde è stimato all’8 per
cento con 60 seggi e la coalizione della Sinistra è data al
7,1 con 53 seggi. Ma anche in
questo caso le previsioni di Poll
Watch assegnano una trend potenzialmente positivo per la Sinistra che avrebbe "una probabilità del 24% di essere più
grande di Alde" e che comunque sarebbe in crescita netta
rispetto al 2009 quando ottenne
35 seggi.
Nel complesso, si spiega,
l’equilibrio del parlamento di
Strasburgo non dovrebbe cambiare in modo significativo rispetto al 2009 e «i tre gruppi
politici Ppe, Pse e Alde» rappresenterebbero il 65 per cento
degli eletti. Nel 2009 erano il 72
per cento. Più complicata la
previsione per il fronte della
destra radicale e euroscettica.
Si parla del Front National di
Marine Le Pen ma anche del
Movimento 5 Stelle italiano.
Per quanto riguarda Le Pen e
il Partito della libertà olandese
di Geert Wilders la previsione
di Poll Watch "suggerisce che
avranno abbastanza deputati
provenienti da sufficienti agli
Stati membri di formare un
gruppo: con circa 38 deputati
provenienti da 7 Stati membri.
Avviso dell’avvenuto deposito del
Progetto Definitivo e dello studio di
Impatto Ambientale per la richiesta
di espletamento della procedura di
Valutazione di Impatto Ambientale ai sensi
degli art. 21-28 del D. Lgs. 152/06 e s.m.i.
La società “IVPC POWER 6 s.r.l.” con sede legale in
Napoli, CAP 80122, al Viale A. Gramsci 22, rappresentata
dall’Avv. Oreste Vigorito, nella sua qualità di Amministratore Unico, informa che ha presentato in data 10/04/2014
presso l’Assessorato Ambiente e Territorio della Provincia
di Foggia, in via Telesforo, 25, 71121 Foggia, in data 14 e
15/04/2014, presso i Comuni di:
- Poggio Imperiale (FG) - Corso Vittorio Veneto, 2 - 71010
- Lesina (FG) – Piazza Aldo Moro 1 – 71010
- Apricena (FG) – corso Gen. Torelli 59 – 71011
- S. Paolo Civitate – Piazza Padre Pio - 71010
Il Progetto Definitivo e lo Studio di Impatto Ambientale per la realizzazione di un impianto di produzione di
energia elettrica da fonte rinnovabile eolica costituito
da n. 16 Aerogeneratori ciascuno della potenza di 3,3
MW per una potenza complessiva di 52,80 MW, da realizzarsi nel Comune di Poggio Imperiale. L’intervento
comprende, oltre agli aerogeneratori, anche le opere e le
infrastrutture connesse e indispensabili alla costruzione
ed esercizio dell’impianto medesimo, quali: piazzole di
servizio e manovra, strade e viabilità interna; elettrodotti;
cabine elettriche; sottostazione elettrica MT/AT 30/150kV
e tutte le altre opere di rete per la connessione alla Rete
di Trasmissione Nazionale di TERNA. Il Progetto Definitivo e lo Studio di Impatto Ambientale, depositati presso
gli Enti sopra indicati, sono disponibili per la pubblica
consultazione. Ai sensi dell’art. 24 comma 4 del D. Lgs.
152/06 e s. m. i., entro il termine di sessanta giorni chiunque abbia interesse può prendere visione del Progetto
Definitivo e del relativo studio di Impatto Ambientale e
presentare eventuali proprie osservazioni, anche fornendo nuovi o ulteriori elementi conoscitivi e valutativi.
PER LA PUBBLICITÀ
SU
BARI: 080/5485111
BARLETTA: 0883/531303
FOGGIA: 0881/772500
LECCE: 0832/314185
TARANTO: 099/4532982
POTENZA: 0971/418536
RASSEGNASTAMPA
4 PRIMO PIANO
Martedì 22 aprile 2014
LA CRISI E I PARTITI
IL PERCORSO DELLE RIFORME
Il guru dei grillini in un’intervista: «Se io
prendo l’impegno di chiudere un
inceneritore o lo chiudo o vado a casa»
M5S, Pizzarotti a Casaleggio
«Non sono io il traditore»
Il sindaco: «A volte amministrare vuol dire anche non vincere alcune battaglie»
Intanto, il vicepresidente
della Camera, Di Maio,
vorrebbe sfiduciare la
presidente Laura Boldrini
l ROMA. Tutto chiarito, anzi no.
Federico Pizzarotti torna al centro
delle polemiche nel M5S, malgrado il
«ravvicinamento» con Beppe Grillo
delle scorse settimane sembrava
avesse chiuso il caso. Ad attaccare il
sindaco di Parma, stavolta, è Gianroberto Casaleggio.
Il co-fondatore del Movimento Cinque Stelle in una intervista al Fatto
Quotidiano, pur senza mai citarlo,
attacca Pizzarotti sulla questione
dell’inceneritore della città ducale.
Lo stop alla realizzazione dell’impianto, infatti, era uno dei cavalli di
battaglia dei cinquestelle durante la
campagna elettorale per le comunali
di Parma nel 2012; ma, alla fine,
l’impianto è entrato in funzione tra
mille polemiche e creando non pochi
malumori tra i sostenitori pentastellati.
Per Casaleggio si tratta di una
questione non da poco: «Se io prendo
l’impegno di chiudere un inceneritore o lo chiudo o vado a casa»,
taglia corto il co-leader del movimento. Da Parma, però, arriva immediata la replica del diretto interessato. «Amministrare è affrontare problemi reali e, a volte, vuol
dire anche non vincere alcune battaglie. Vero – scrive sul suo profilo
facebook Pizzarotti -. Ma questo non
vuol dire tradire un ideale. Tutto
questo significa amministrare in piena sintonia con i valori del Movimento».
Il «botta e risposta» è violento. La
questione del contendere non è legata
solo all’apertura dell’inceneritore.
Ma è di natura politica. Pizzarotti,
negli ultimi mesi, ha criticato apertamente alcune decisioni prese da
Grillo e Casaleggio, soprattutto in
merito alla gestione del dissenso interno e delle espulsioni.
La linea della fermezza non convince il sindaco ducale. Di contro, ai
vertici del movimento, allo «staff»,
non sono piaciute alcune iniziative di
Pizzarotti come quella di riunire i
candidati M5S per le prossime amministrative in un «incontro preparatorio» alle porte di Parma. In
quell’occasione, il primo cittadino di
Parma si beccò una prima scomunica
via tweet.
Il timore, non confessato dal gruppo dirigente M5S, è che attorno alla
figura di Pizzarotti possa aggregarsi
una vasta area di dissidenti: i primi
espulsi Valentino Tavolazzi, Federica
Salsi e Giovanni Favia; ed i più
recenti senatori Adele Gambaro e
Maria Mussini. Sono tutti emiliani.
Il dossier Pizzarotti crea tensioni
tra i cinquestelle. A Roma temono che
anche molti parlamentari possano
«simpatizzare» con il sindaco parmense. «Anche i quotidiani che puntano a dividerci ora osannano Pizzarotti come un eroe, prima lo dipingevano come un incapace», riferiscono con fastidio fonti parlamentari.
Una soluzione la propone il senatore Vito Crimi: la conferma del
mandato da parte degli attivisti. Si
tratta di una consultazione dei mi-
litanti che avviene con periodicità
annuale da parte dei consiglieri ma
non prevista per i sindaci. «Non
penso che Pizzarotti debba preoccuparsi, anche perché ha fatto un
buon lavoro ed ha seguito sul territorio», spiega.
L’obiettivo, al momento, è non disperdere forze in vista delle Europee.
I parlamentari sono impegnati nel
loro «Vinceremo noi Tour»; mentre
nel Palazzo continua il lavoro di
opposizione.
Sotto attacco è finita la presidente
della Camera Laura Boldrini. Luigi
Di Maio, suo vice a Montecitorio, dice
che se il regolamento lo permettesse
l’avrebbero già sfiduciata: «Che ci
detesti è evidente. Se ci fosse la
possibilità di sfiduciarla l’avremmo
già fatto. Peccato che non esiste mozione di sfiducia per presidenti. Magari potrebbe inserirla nella sua tanto decantata riforma del regolamento
della Camera. Ci sta Presidente?»,
scrive Luigi Di Maio sul blog di
Grillo.
Teodoro Fulgione
IL BERSANIANO GOTOR
La minoranza del Pd
frena sulle riforme
«Difficile entro maggio»
IL SINDACO DI PARMA Federico Pizzarotti. In alto (foto
d’archivio), una recente manifestazione di disoccupati a Napoli
l ROMA. Un impegno di «massima» a procedere con celerità, ma senza impegnarsi a un sì
del Senato entro il 25 maggio. Alla vigilia della
ripresa della discussione in commissione Affari
Costituzionali sul ddl riforme, la minoranza Pd
frena sul timing auspicato dal governo. L’obiettivo primario è quello di giungere in Aula con
un testo che ottenga il maggior consenso politico possibile. Obiettivo per il quale, secondo il
bersaniano Miguel Gotor, difficilmente si arriverà ad un sì dell’Aula alle riforme entro le
europee. E con ciò la minoranza Dem gela le
speranze del ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, che aveva definito «realizzabile»
l’ipotesi del voto sulle riforme entro maggio.
SU YOUTUBE LA «CAMERA... CAFFÈ» DEI PARLAMENTARI M5S
IL COMICO «SI SONO ACCORTI CHE ANCHE CON QUESTA LEGGE AVREBBE POTUTO VINCERE IL M5S»
E il blog rilancia
la sit-com di deputati
e senatori grillini
Grillo: il pregiudicatellum
è ormai morto e sepolto
l ROMA. Un sorridente deputato grillino, Giorgio Sorial,
brandisce vistosamente la Costituzione mentre una finta
Laura Boldrini sviene alla buvette tra le risate dei commessi. È uno degli sketch di
«Camera dei deputati Caffè»,
il format del Movimento Cinque Stelle in onda sul canale
youtube «La Cosa» e rilanciato dal blog di Beppe Grillo.
Si tratta di brevi video della
durata di pochi minuti a cadenza settimanale (siamo arrivati all’ottavo episodio). Una
telecamera fissa riprende due
attori nei panni di commessi
della buvette di Montecitorio
che accolgono servilmente deputati e senatori cinquestelle
in carne ed ossa, dando vita a
dibattiti e riflessioni sull'attualità politica.
Chiaramente, il nome del
format cinquestelle fa riferimento a «Camera cafè», la
sit-com che ha fatto la fortuna
del duo comico Luca e Paolo,
ma le similitudini si fermano
a questo. L’originale estremizza il trash fino a farsene gioco
con la complicità degli spettatori; la sit-com M5S, invece,
prendendo spunto da Grillo,
punta a unire comicità e «predica elettorale». Il risultato?
Al di là dei giudizi sulle capacità di recitazione degli
onorevoli M5s gli episodi si
trasformano in tribune politiche cinquestelle dove manca
l’ironia: un po’ come nello
spot dell’aspirante sindaco di
Bari, il pd Decaro insieme con
il ministro Maria Elena Bo-
LA SIT-COM Dei parlamentari M5S
schi, diventato virale su youtube.
Partita dall’idea di due attivisti, «Camera Dei Deputati
Caffè» coinvolge alcuni dei
parlamentari del M5S più conosciuti: Luigi Di Maio, Roberta Lombardi, Vito Crimi,
Sergio Puglia, Paola Taverna, Mirko Busto. Ultimi in
ordine di apparizione Giorgio Sorial e Michele Giarrusso. Quest’ultimo, con doti
di attore sorprendenti, è il
protagonista dello sketch di
chiusura dell’ottavo episodio:
il senatore catanese illustra il
ddl sul voto di scambio politico-mafioso nell’incredulità dei suoi due interlocutori,
fino al momento in cui, introdotto dal suono del marranzano, al banco della buvette della Camera arriva un
mafioso con la coppola.
Teodoro Fulgione
l ROMA. «Il Pregiudicatellum di
Renzusconi non ha visto la luce e
forse non la vedrà mai. Era stato
pensato per escludere il M5S dalla
possibilità di andare al Governo.
Una legge disegnata per far vincere Forza Italia o il Pdexmenoelle.
Il tutto nel silenzio di Napolitano
che dovrebbe tutelare la Costituzione. Qualcosa è però andato storto. Renzie e il pregiudicato si sono
accorti che, anche con questa legge
elettorale, avrebbe potuto vincere
il M5S». Lo scrive Beppe Grillo sul
suo blog.
«Lo scorso gennaio (sembra
un’epoca fa) i partiti e l’informazione di regime spiegavano agli
italiani che senza una nuova legge
elettorale il Paese sarebbe andato
allo sfascio. Andava fatta subito,
anzi prima, non importa con chi,
anche con un pregiudicato espulso
dal Parlamento come Berlusconi. Il
M5S per le solite anime belle (ma
dove vivono? ci sono o ci fanno?)
doveva andare a vedere le carte.
Sono passati quasi quattro mesi e
la legge elettorale è morta e sepolta», aggiunge Grillo.
«Forza Italia e Pdexmenoelle alla
fine sono la stessa identica faccia
dell’ipocrisia del Potere. Il Pregiudicatellum è una legge peggiore
del Porcellum, più incostituzionale
del Porcellum, il tutto nel silenzio
di Napolitano che dovrebbe, il condizionale è più che d’obbligo nel
suo caso, tutelare la Costituzione –
aggiunge il leader del M5S –. Qualcosa è però andato storto. Renzie e
il pregiudicato si sono accorti che
il M5S ormai supera Forza Italia di
parecchie lunghezze e che i due
compari avrebbero potuto fare la
fine dei pifferai che partirono per
suonare e furono suonati».
GRILLO Con Casaleggio
«La voce dal sen fuggita è dell’ex
ministro della Difesa (Mario Mauro, ndr): «Non è vero che è una
legge contro i piccoli partiti, questa è una legge impostata contro un
grande partito. È una legge nata
per far fuori Grillo» che ha aggiunto «Se il secondo partito sarà
quello di Grillo, l’Italicum salta. Lo
dico da tempi non sospetti: quando
hai una realtà tripolare e fai una
legge dove alla fine si rimane in
due, significa che uno lo si vuol far
fuori – si legge ancora sul blog del
leader cinquestelle – Ma mentre
tutti pensavano che quella legge
potesse servire per far fuori Grillo,
adesso farebbe fuori Berlusconi e i
conti non tornano».
«Nel frattempo il M5S ha discusso on line con più di 100.000
iscritti e l’aiuto del professor Giannulli la sua legge elettorale che
presenterà nel mese di maggio in
Parlamento. Tutto il resto è noia»,
conclude Grillo.
RASSEGNASTAMPA
PRIMO PIANO 5
Martedì 22 aprile 2014
Solo nel Mezzogiorno sono quasi
600mila i nuclei familiari in cui nessuno
dei componenti ha un reddito da lavoro
Tuttavia non si può escludere che ci
siano storie più fortunate, di chi può
permettersi di vivere senza lavorare
Salgono a più di un milione
le famiglie senza busta paga
L’Istat certifica che dal 2012 al 2013 c’è stato un incremento del 18,3%
IL
SENATORE
Miguel
Gotor,
schierato
con la
minoranza
del Pd
.
In realtà negli ultimi giorni, si apprende da
fonti del governo, a Palazzo Chigi si tiene conto
del fatto che in vista delle elezioni europee il
dibattito sulle riforme potrebbe infiammarsi.
Da parte del governo, tuttavia, resta la fiducia
sul fatto che non ci saranno ostacoli reali al
processo di riforme costituzionali, in ossequio a
quel «buon clima» a cui accennava il premier
Matteo Renzi ancora venerdì scorso.
l ROMA. Le famiglie senza reddito da
Senza reddito da lavoro
lavoro, dove chi cerca un impiego non lo
Famiglie con tutte forze disoccupate (in migliaia)
trova, salgono ancora e nel 2013 arrivano a
oltrepassare la soglia del milione. Dati Istat
2011
2012
2013
alla mano, la crescita nell’ultimo anno è
Single
106
144
stata pari al 18,3%, con altre 175 mila finite
183
maschi
nel gruppo che l’Istituto di statistica clasSingle
68
90
sifica «con tutte le forze in cerca di lavoro».
112
femmine
Le situazioni più critiche potrebbero coinMonogenitore
cidere con quelle delle coppie con figli,
22
30
31
maschi
quasi mezzo milione, a cui si aggiungono
Monogenitore
più di 200 nuclei monogenitore, dove nella
120
153
183
femmine
gran parte dei casi il solo capofamiglia è
Coppie
una donna, o meglio una mamma.
55
74
83
senza figli
Si tratta quindi di case dove i membri
Coppie
«attivi» sul mercato, in età lavorativa, non
320
419
491
con figli
hanno un posto e devono trovare le risorse
necessarie per andare avanti da altre fonti
Altre tipologie
31
45
48
di reddito, diverse dalla busta paga. Magari
il supporto può arrivare dal componente,
Totale
722
955 1.130
può essere anche più di uno, che gode di
Fonte: Istat
ANSA
pensione. Un’altra ipotesi di sostegno potrebbe coincidere con l’indennità di disoccupazione; o ancora con rendite da capitale, varia: dagli anziani, ormai fuori dal mondo del
come può accadere a coloro che hanno abi- lavoro, con un figlio disoccupato e l’altro ancora
tazioni o locali in affitto.
studente, alla giovane madre alla ricerca di un
Sicuramente l’identikit della famiglia che impiego che deve farsi carico dei bambini senza
non può fare riferimento su uno stipendio l’aiuto dell’altro genitore; dal sigle che ha perso
il posto alla coppia di giovani che non
riesce a trovare ancora nulla. Quasi di
certo, però, dietro la maggior parte delle
situazioni c'è uno stato di disagio o comunque mancano certezze. Tuttavia non si
può escludere ci siano storie più fortunate,
di chi può permettersi di vivere senza
lavorare, contando su forti rendite, i cosiddetti rentier.
A soffrire di più, ancora una volta, è il
Mezzogiorno, con 598 mila famiglie, dove
coloro che sono forza lavoro risultano tutti
disoccupati. Seguono il Nord, che ne ha 343
mila, e il Centro, con 189 mila. Ma il
fenomeno avanza dappertutto, basti pensare che a confronto con due anni prima,
l’aumento è addirittura del 56,5%. E i conti
non tornano, o meglio tornano quelli della
crisi, se si va a guardare il numero dei
nuclei in cui tutti i componenti che partecipano al mercato del lavoro hanno un’occupazione, pari a 13 milioni 691 mila, in
calo di 281 mila unità (-2%). Insomma le
nuove medie annue dell’Istat, intrecciando i
dati su condizioni familiari e occupazionali,
non fanno altro che confermare un 2013 segnato
fino in fondo dalla piaga della disoccupazione.
Marianna Berti
ERANO 2,7 MILIONI NEL 2010, SONO SALITE A 3,3 MILIONI NEL 2011 ED HANNO RAGGIUNTO I 3,7 MILIONI NEL 2012
QUESTIONE DI
FAME Nelle
nostre città, in
conttro come
in periferia,
scene come
questa qui a
fianco sono
ormai sempre
più consuete. E
a certificarlo
sono ora i dati
diffusi dall’Istat
e dalla
Coldiretti
.
E per la Coldiretti quattro milioni di persone
sono costrette a chiedere aiuto per mangiare
l ROMA. Sono 4.068.250 le persone che in
Italia sono state costrette a chiedere aiuto per
mangiare nel 2013, con un aumento del 10 per
cento sull’anno precedente. È quanto emerge
da una analisi della Coldiretti sulla base della
relazione sul «Piano di distribuzione degli alimenti agli indigenti 2013» realizzato
dall’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura
(Agea), in riferimento ai dati Istat sulle famiglie senza redditi da lavoro.
Per effetto della crisi economica e della perdita di lavoro si sta registrando un aumento
esponenziale degli italiani senza risorse sufficienti neanche a sfamarsi: erano 2,7 milioni
nel 2010, sono saliti a 3,3 milioni nel 2011 ed
hanno raggiunto i 3,7 milioni nel 2012. In particolare, nel 2013 si contano 303.485 persone
che hanno beneficiato dei servizi mensa, mentre sono ben 3.764.765 i poveri che nel 2013
hanno avuto assistenza con pacchi alimentari
che rispondono maggiormente alle aspettative
dei nuovi poveri (pensionati, disoccupati, famiglie con bambini) che per vergogna prediligono questa forma di aiuto piuttosto che il
consumo di pasti gratuiti in mensa. Una situazione drammatica che, osserva la Coldiretti, «rappresenta la punta di un iceberg delle
difficoltà che incontrano molte famiglie italiane nel momento di fare la spesa».
Secondo l’Istat, infatti, ben il 16,6% degli
italiani non può neanche permettersi una pasto con un contenuto proteico adeguato almeno una volta ogni due giorni. L’effetto più
eclatante della riduzione del potere di acquisto
degli italiani è stato il taglio nei consumi alimentari che sono tornati indietro di oltre 30
anni. Nel 2013 i consumi alimentari sono diminuiti del 3,1% secondo l’Istat perché con il
calo del potere di acquisto le famiglie italiane
hanno tagliato dal pesce fresco (-20%) alla pasta (-9%), dal latte (-8%) all’olio di oliva extravergine (-6%) dall’ortofrutta (-3%) alla carne
(-2%) mentre aumentano solo le uova (+2%),
sulla base dell’analisi della Coldiretti su dati
Ismea relativi ai primi 11 mesi.
RASSEGNASTAMPA
15
Martedì 22 aprile 2014
ECONOMIA&FINANZA
Taglio dei costi, le banche
rottamano gli sportelli
Ne saranno soppressi 1.500. Gli istituti puntano sulla consulenza
l ROMA. Le banche accelerano sulla
rottamazione degli sportelli. Nei prossimi anni le sole grandi banche prevedono, secondo quanto risulta dai loro
piani industriali, una riduzione di circa
1.500 filiali dopo che il sistema nel suo
complesso, dall’inizio della crisi nel 2007,
ne ha già perso 800. L’uso massiccio delle
tecnologie, la crisi economica e la caduta
del mercato immobiliare hanno indotto
gli istituti di credito a ridurre la rete e
modificare la filiale che sarà sempre
meno dedicata «alla cassa» e più alla
consulenza. Dal 2007 il sistema bancario
italiano ha perso così circa 800 sportelli
passando da circa 32.700 a 31.900 secondo
i dati che si ricavano dalla Banca d’Italia
che comprendono oltre 600 banche fra
spa, popolari e banche di credito cooperativo. Il calo è stato più forte soprattutto per le Spa, situate per lo più nei
centri urbani e che hanno fatto massiccio ricorso alle tecnologie di banca on
line mentre quelle popolari o le Bcc,
radicate nei piccoli centri o in quelli
rurali e con una clientela più avanti negli
anni stanno cercando di mantenere la
rete magari riducendo gli spazi e il personale impiegato.
Sono lontani i tempi nei quali le banche si contendevano le filiali dismesse
dalle rivali per motivi Antitrust a colpi di
offerte milionarie valutando ogni singolo sportello centinaia di migliaia di
euro con l’ausilio di perizie e analisi di
società di consulenza. La crisi economica, il crollo del mercato immobiliare e
l’introduzione delle nuove tecnologie
hanno reso quelle analisi preistoria.
Analizzando i piani industriali delle
grandi (Unicredit, Intesa, Mps) si ricava
un cambio di rotta verso uno sportello
con meno operazioni di tipo tradizionale
di «cassa» e più consulenza, che resta
indispensabile per siglare un mutuo o
stipulare un finanziamento per un’impresa. «I clienti per le operazioni giornaliere come bonifici, estratto conto o
pagamento bollette – spiega un banchiere – non sono più disposti a fare la fila e
operano da casa o dall’ufficio con pc e
smartphone o anche dall’Atm ma per
accendere un mutuo o realizzare operazioni complesse o percepite tali vogliono ancora parlare con qualcuno. Anche le banche on line si sono dovute per
questo attrezzare con qualche filiale fisica. Attaccano i sindacati: «Le strategie
fin qui attuate dalle banche italiane e
incentrate soltanto su un taglio lineare
del costo del lavoro e degli sportelli e
sull'outsourcing di attività non hanno
portato a un rilancio del settore», afferma Lando Maria Sileoni, segretario
generale della Fabi che chiede «un nuovo
modello di banca, che generi profitti,
creando occupazione e posti di lavoro e
che rafforzi i suoi legami con le imprese
del territorio».
Da qui al 2017 così Intesa Sanpaolo
prevede di passare da 4.100 a 3300 sportelli (erano 6.100 nel 2007), Unicredit di
ridurre 500 sportelli da qui al 2018 sugli
attuali 4100 e Mps 200 degli attuali 2300.
Va invece a marcia lenta il Banco Popolare il cui piano prevede solo 70 sportelli in meno. Inoltre l'ondata di fusioni e
acquisizioni che sta investendo le banche
medie, molte delle quali commissariate o
in difficoltà, potrebbe portare una ulteriore riduzione della rete.
La «ritirata» delle banche si nota già
nei centri urbani costellati di filiali vuote dove spicca il cartello «vendesi» o
«affittasi» o riconvertite in altri esercizi
commerciali. Lo scoglio per chiudere la
filiale alle volte è rappresentato dagli alti
costi di riconversione: togliere i vetri
blindati costa infatti diverse migliaia di
euro così come rimuovere il caveau,
oppure dalla rescissione dei contratti di
affitto. Per questo a volte si vedono negozi ed esercizi commerciali che mantengono le vetrine e i serramenti del
precedente utilizzo. La filiale del «futuro» ha così meno sportelli di cassa e
più uffici di consulenza. Sarà più vasta se
di una banca grande e frutto dell’accorpamento di due o tre mentre più
piccola ma con meno impiegati se di un
istituto di minori dimensioni.
Andrea D’Ortenzio
LA PARTITA IL CDA DELLA COMPAGNIA ITALIANA SI RIUNISCE PER RICEVERE DALL’AD DEL TORCHIO AGGIORNAMENTI SULLA TRATTATIVA
Alitalia, oggi alle 15 scatta l’«ora X»
Etihad replica sulle condizioni
l ROMA. I 1.900 esuberi già
metabolizzati dai sindacati non
bastano. Forse non saranno
3.000, ma probabilmente fra i
2.500 e i 2.700. Con le banche socie, poi, si dovrà trovare una soluzione soddisfacente in materia
di ristrutturazione del debito,
nonostante le ritrosia alla cancellazione e alla conversione in
azioni. E il governo, oltre ad
offrire sponda
ai lavoratori in
uscita, dovrà
fare la sua parte sul «caso»
Malpensa
e
sulla necessità
di puntare sulle rotte intercontinentali,
tagliando il cosiddetto medio
raggio. Sono
queste le principali «condizioni», poste da Etihad, sulle quali farà il punto il Consiglio di
amministrazione di Alitalia oggi
alle 15 a Roma.
Tutti temi noti da giorni. Almeno da quando la prima lettera
della compagnia emiratina è arrivata sul tavolo dell’a.d. Gabriele Del Torchio, che sono poi stati
ripresi dalla risposta partita da
Roma (al momento senza contro-risposta da Abu Dhabi), ma
che non hanno ancora trovato
una soluzione in grado di portare
ad un accordo. Anzi, che ancora
oggi rischiano di dividere in modo definitivo le parti. Proprio per
questo l’opera di rassicurazione
dell’a.d. (e il lavoro degli advisor
Citi e JpMorgan) è continuata
anche durante queste festività
pasquali, in cui sono andati avanti i contatti telefonici fra Italia e
Abu Dhabi. Per quanto riguarda
gli esuberi, da
tempo si parla
di un taglio richiesto tra le
2.500 e le 3 mila
unità, che secondo alcune
indiscrezioni
potrebbero essere ricollocate in aziende
pubbliche
(principalmente Poste,
per altro coinvolta nella partita dopo l’investimento da 75 milioni di euro
di qualche mese fa). Alcune ricostruzioni indicano adesso l’intenzione, da parte del management di Alitalia, di puntare a un
pre-accordo con i sindacati che
prevede la cassa integrazione a
zero ore per 1.000-1.100 dipendenti, opzione in grado di soddisfare
le esigenze di efficientamento
presentate dalla compagnia araba.
Quanto alle rotte, Etihad
avrebbe insistito per una rior-
ganizzazione radicale, con un taglio per il medio raggio, un rafforzamento dell’intercontinentale e un forte impegno sulle infrastrutture necessarie per valorizzare Fiumicino. Uno degli scogli più difficili da superare, stando alle voci, sarebbe invece quello dei debiti. La compagnia guidata da James Hogan insiste per
un taglio di almeno 400 milioni di
debiti verso le banche, su un miliardo circa in totale: Unicredit e
IntesaSanpaolo non sarebbero
però intenzionate a venire incontro alla richiesta, anche se perdere l’occasione di un rilancio
della compagnia, e quindi del loro investimento, peserà non poco
sulla loro posizione finale.
L’ANNUNCIO DA PARTE DEL PRESIDENTE ANDREA LEONE
«Fidindustria Puglia
entro l’anno sarà consorzio
vigilato di Bankitalia»
l . «Entro l’anno diventeremo consorzio vigilato
dalla Banca d’Italia». Così il presidente di Fidindustria Puglia, Andrea Leone, in carica dallo scorso 4
luglio, nell’annunciare l’assemblea ordinaria del Consorzio Fidi, fissata in prima convocazione mercoledì
30 aprile ed in seconda martedì 20 maggio.
«I numeri confermano una crescita costante ed
omogena. Siamo arrivati a 90 milioni di garanzie e 140
milioni di finanziamenti rilasciati alle imprese. Un
trend che nel 2013 ha raggiunto il +20%. L’obiettivo di
quest’anno è consolidare questi lusinghieri risultati
ed implementare la campagna di affiliazione che ha
portato Fidindustria a raggiungere quota 3.500 associati
nelle varie
categorie
merceologiche»,
continua
Leone.
Tra gli
obiettivi
del
2014
anche
il
riconoscimento come
consorzio vigilato dalla Banca
d’Italia:
«Un prestigioso ed
importante risultato
raggiunto in
Puglia soltanto dal
nostro e
da un altro consorzio, a garanzia della nostra affidabilità e gestione trasparente. Un ulteriore rassicurazione importante per le numerose aziende
pugliesi che già si rivolgono a noi e che anche in
futuro si avvarranno del nostro supporto».
All’ordine del giorno dell’assemblea ordinaria convocata nella sede sociale di Bari (via Amendola 172/5)
l’approvazione del bilancio al 31/12/2013, la relazione
sulla gestione del Consiglio di amministrazione (dopo
quella del Collegio sindacale), altre deliberazioni ed il
compenso agli amministratori.
«I dati del bilancio 2013 sono in linea con gli
obiettivi – ha spiegato il presidente – Abbiamo
provveduto ad operare robusti accantonamenti per
far fronte alle criticità delle imprese e garantire una
gestione serena. Ci aspetta un proseguimento di anno
pieno di novità. Cercheremo di instaurare collaborazioni forti che consentano di affrontare senza
problemi anche le politiche di razionalizzazione dei
Consorzi».
Una tendenza in linea con la storia di Fidindustria
Puglia, nata dalla fusione di tutti i consorzi fidi di
matrice confindustriale operanti in Puglia. Il suo
obiettivo è agevolare l’accesso al credito delle piccole
e medie imprese associate attraverso la prestazione di
garanzie a breve e medio-lungo periodo.
Fidindustria eroga, infatti, ampia assistenza in
materia finanziaria e creditizia, garantendo soprattutto le per migliori condizioni per il costo del denaro.
E’ presente nelle sedi di Bari, Andria e Parabita e
fornisce servizi per rispondere ad ogni esigenza delle
imprese: dal consolidamento agli investimenti, agli
anticipi su fatture, allo sconto di portafoglio commerciale e molti altri.
La struttura è costituita in prevalenza da giovani
con gran voglia di fare. Sono loro la marcia in più di
questo consorzio.
RASSEGNASTAMPA
LETTERE E COMMENTI 17
Martedì 22 aprile 2014
DE TOMASO
Quello che Renzi dimentica
>> CONTINUA DALLA PRIMA
P
otrebbe anche darsi che tra 20
anni il tipo di informazione legato a gare d'appalto e aste giudiziarie si trasferirà prevalentemente su internet o su altri strumenti
comunicativi, ma dovrà essere il mercato
a stabilirlo, non un principe o un principino a caccia di risorse pubbliche.
Renzi è uno straordinario slalomista.
Un giorno fa il liberista, un giorno lo
statalista. Di fatto lui è un interventista.
Un interventista afflitto da presunzione
fatale, a cui sfuggono gli effetti perversi
delle sue intenzioni: altrimenti, se cioè
egli fosse davvero consapevole delle conseguenze di atti come l'ultimo, vessatorio,
sui giornali, ci sarebbe da preoccuparsi
della sua capacità di dirigere la nazione
salvaguardando l'interesse generale e tutelando la libera informazione.
Renzi dice: esportando sul web gli annunci giudiziari, io risparmio un centinaio di milioni. Ok. Ma, ammesso che il
calcolo sia fondato e che, in seguito a
questo capriccio, lo Stato non debba paradossalmente scucire fior di milioni a
sostegno di nuovi disoccupati e cassaintegrati, rimane inevasa la questione di
fondo: qui è a rischio il settore editoriale
che, della democrazia, costituisce il pilastro principale, più del governo medesimo. A meno che il Rottamatore non
abbia in mente uno schema diverso per il
settore editoriale, sulla falsariga del modello da lui propugnato per la politica: la
concentrazione.
Da una misura come quella illustrata
l'altro giorno per le aste giudiziarie potrebbe scaturire, infatti, una sforbiciata
pazzesca alle aziende editoriali, a tutto
vantaggio di quelle più disinvolte, vuoi
perché ammanicate col potere vuoi perché votate a esercitare pressioni ricat-
PASQUA Il premier Renzi a Firenze
tatorie sul decisore politico. È questo il
traguardo che si vuole raggiungere? Sarebbe un modo assai singolare (eufemismo) di concepire la democrazia.
Ma Renzi, che è testardo come molti
fiorentini, potrebbe insistere: dall'editoria mi servono 100 milioni. Beh. A parte la
singolarità di un proposito (rectius sproposito) del genere a scapito di un settore al
collasso e di dispetto delle promesse di
intervenire in suo soccorso, il premier
forse dimentica che ci sono fior di giornali «clandestini», tra cui molti organi di
partito, che ricevono soldi pubblici senza
ragione dal momento che solo formalmente vanno considerati come organi di
informazione. Tutt'altra cosa è La Gazzetta del Mezzogiorno che, come riportato
sotto la testata, resta tra i pochissimi
quotidiani a non ricevere finanziamenti
pubblici, fatto che era inspiegabilmente
sfuggito a Beppe Grillo in un'intemerata
lucana contro l'editoria assistita.
Allora. Se proprio si deve per forza
togliere qualcosa all'editoria, perché non
iniziare dagli invenduti fogli di partito o
di altri misteriosi centri di potere? Perlomeno si comincerebbe a bonificare
qualcosa, o a ragionare in termini di
mercato, come dice di voler fare il turbo-premier. Invece, no. Si agisce a casaccio, sull'onda di una battuta, di una
stravaganza, o di un retropensiero restrittivo o punitivo.
Concludiamo tornando al principio: alla questione democratica, cioè alla trasparenza, alla glasnost, come si diceva
negli anni di Michail Gorbaciov nell'Unione Sovietica. Affidare a internet
l'esclusiva in materia di annunci giudiziari, oltre a restringere in modo pazzesco la platea dei possibili interessati,
significa anche o soprattutto concedere a
qualcuno il potere di stabilire la durata
della sopravvivenza di un annuncio giudiziario: 100 giorni, 10 giorni, o 10 ore?
Prevedibile, a questo punto, la tentazione,
per affari particolarmente lucrosi e fascinosi, di ridurre al minimo l'esposizione della notizia sul web, per riservarla
a un ristretto club di selezionati, predestinati, o amici degli amici. Che facciamo? Vogliamo che il delicato mondo
delle aste torni alle pratiche esoteriche
del passato (quando gli annunci non si
pubblicavano ancora sui giornali), e si
giocava a nascondere le informazioni
specifiche che stavano a cuore a certi
acquirenti potenti e prepotenti? Vogliamo
che la corruzione e le prevaricazioni
rispuntino sovrane in questo specifico
recinto di transazioni?
Attento Renzi. A furia di correre, rischi
di inciampare non solo tu.
Giuseppe De Tomaso
[email protected] no.it
BIASI
L’insopportabile peso
>> CONTINUA DALLA PRIMA
altri. Un colpire nel mucchio, senza un obiettivo che avesse
una pur minima parte nella sua vicenda personale. Un gesto
ome si ricorderà, nella tremenda esplosione perse la
impossibile da perdonare quello di Vantaggiato e che ha finito
vita una studentessa 16enne di Mesagne, Melissa
col colpire anche la propria famiglia. Un trauma che ha ferito
Bassi, e altre ragazze restarono gravemente ferite. I
irrimediabilmente anche le figlie che ora cercano di fuggire
genitori di Melissa e le studentesse - che porteranno
dal peso di un cognome che rende difficile ogni rapporto
per sempre sul loro corpo i segni di quel gesto folle - non umano.
dimenticheranno mai quella terri«Vantaggiato? Come quello della
bile giornata. Ma anche le figlie del
strage?». Domande che le due donne
carnefice, Veronica 38 anni e Senon vogliono più sentirsi porre. Cerrenella (36), sia pure per ragioni
cano l’oblio, non doversi più condiverse, non riusciranno a liberarsi
frontare con un passato che, non per
del peso del gesto compiuto dal padre,
colpa loro, continuerà però a percondannato in primo grado all’erseguitarle finché campano. Perché
gastolo. Nel tentativo di farlo le figlie
cambiare cognome, in realtà, serve a
di Vantaggiato hanno presentato
poco. Aiuta a mimetizzarsi, evita lo
istanza per cambiare cognome. Non
sguardo indagatore dell’interlocutovogliono più portare quello ormai
re che scopre improvvisamente che
infamante del padre e ne hanno
sei parte di una storia tragica. Ma la
scelto uno che le aiuti a passare
ferita è dentro, nessuno può caninosservate.
cellarla. Si può imparare a conNon dev’essere facile essere adviverci, annullarla mai, come inditate come le figlie «del mostro»,
segnano le vicende di tanti altri
anche se ovviamente le due donne
congiunti di «cattivi» della storia,
non hanno nessuna responsabilità
costretti a portare il peso di una
per quanto commesso dal padre. Una BRINDISI Le terribili immagini della strage
colpa familiare per tutta la vita.
di loro vive a Lecce e l’altra a CoLa scelta delle due figlie di Vanpertino, nella villetta paterna. Una
taggiato può esser compresa, può
villetta spettrale la definiscono tutti. I segni della presenza
aiutare nelle incombenze quotidiane a evitare la curiosità
umana sono quasi inesistenti. Fa di tutto per passare
altrui, a volte davvero morbosa. Ma l’angoscia resta. Una
inosservata la figlia di Vantaggiato, tanto che i vicini dicono ferita certamente meno grave di quella che sono costretti a
che è quasi impossibile che si faccia vedere. «Quando passo di
portare i familiari di Melissa e le altre ragazze colpite dalla
lì mi viene spontaneo girarmi dall’altra parte», racconta del
deflagrazione dell’ordigno piazzato dall’attentatore, ma pur
resto una donna che abita da quelle parti.
sempre una ferita. Un «danno collaterale» al quale Giuseppe
Un trauma indotto, una responsabilità indiretta che però
Vantaggiato nel mettere in atto il suo feroce progetto
deve pesare come un macigno, tanto assurdo è stato il gesto probabilmente non aveva pensato. Dovrebbe pagare anche per
commesso dal padre. Vendicarsi su delle studentesse asquesto.
Antonio Biasi
solutamente estranee per rivalersi di presunti torti subiti da
C
CHE AMBIENTE FA
di GIORGIO NEBBIA
Il conte con il pallino
di cucine e caffettiere
C
he cosa c’entra una caffettiera con l’ambiente? Forse
più di quello che si crede perché la stessa persona,
Benjamin Thompson (1753-1814) che ha scoperto alcune leggi fondamentali che consentono oggi di «perdere» meno calore nell’ambiente e che ha inventato dispositivi
per diminuire l’inquinamento, ha inventato anche nel 1806 la
prima caffettiera, quella a percolazione usata negli Stati Uniti
(la caffettiera «napoletana», comune da noi, è stata inventata
invece dal francese Morize nel 1819). Thompson, di cui ricorre
quest’anno il bicentenario della morte, fu un personaggio
straordinario, davvero fuori del comune perché ebbe una vita
avventurosa, fu prolifico inventore, apprezzato scienziato e partecipò intensamente agli eventi politici del suo tempo.
Thompson nacque a Woburn, nel Massachusetts, uno degli
stati delle colonie americane allora sotto gli inglesi; frequentò le
scuole elementari del suo villaggio e a 13 anni fu assunto da un
mercante di Salem, nello stesso Stato, il che gli diede l’opportunità di frequentare persone istruite e benestanti e di migliorare la propria educazione. Nel 1772, a 19 anni, la sua vita
ebbe una svolta: conobbe e sposò una ricca vedova che aveva
ereditato una tenuta a Rumford, alla periferia della città di
Concord nel New Hampshire e che lo introdusse nell’alta borghesia. Allo scoppio della rivoluzione americana (1775-1783), la
guerra dei coloni contro gli occupanti britannici, come grosso
proprietario terriero Thompson si schierò con gli inglesi contro
«i ibelli»; in questa occasione fece le prime osservazioni sul
calore che si sviluppa nei cannoni, dall’attrito dei proiettili
nella canna; intuì e spiegò che il calore era una forma dell’energia proprio come quella meccanica dell’attrito fra due corpi. Il
concetto dell’equivalenza fra calore ed energia meccanica furono pubblicati in Inghilterra nel 1781 e riscossero grande attenzione; quando, alla fine della guerra, Thompson si trasferì a
Londra (piantando in asso la moglie in America), era già noto
ed apprezzato, partecipò all’attività delle società scientifiche e
fu nominato «Sir» da re Giorgio III.
La sua anima inquieta lo spinse a trasferirsi, nel 1785, in
Baviera dove divenne aiutante di campo del principe Carlo Teodoro (1724-1799); qui rimase undici anni nei quali contribuì a
diffondere la coltivazione della patata, studiò metodi per cuocere razionalmente il cibo consumando poco carbone e inventò
una «zuppa» nutritiva a basso costo, utile per l’alimentazione
delle classi povere, dei soldati e dei carcerati, una ricetta che fu
utilizzata per molti decenni e che è ricordata con apprezzamento da Carlo Marx nel 22° capitolo del I libro del «Capitale». Il
principe gli procurò il titolo di conte del Sacro Romano Impero
e Thompson scelse il nome di Rumford, la cittadina americana
da cui erano cominciate le sue fortune. Dal 1799 Thompson,
ormai Conte di Rumford, visse fra Francia e Inghilterra; erano
anni tempestosi, dopo la morte della moglie, quella abbandonata in America. Nel 1804 Thompson sposò la vedova del grande
chimico francese Antoine Lavoisier (1743-1794), borghese rivoluzionario a cui la rivoluzione francese non risparmiò il taglio
della testa. Thompson continuò a vivere tra la Francia e l’Inghilterra; partecipò alla fondazione di istituzioni scientifiche, fu
eletto in varie accademie internazionali e fu anche nominato
professore nell’Università di Harvard. I suoi scritti occupano
cinque grossi volumi.
Dal punto di vista dell’economia, dell’energia e dell’ambiente
le osservazioni di Thompson anticiparono di oltre mezzo secolo
gli esperimenti che consentirono a James Joule (1818-1889) di
misurare esattamente, ma solo nel 1850, che una caloria equivale e 4,18 unità di lavoro meccanico, l’unità che oggi chiamiamo «joule». Ma vanno ricordate le invenzioni che consentirono la modificazione dei camini delle stufe: se si restringe il
diametro del camino dal basso verso l’alto migliora il tiraggio e
si disperdono nell’aria esterna i fumi nocivi e puzzolenti che
prima spesso restavano all’interno delle case. Con lo stesso criterio Thompson perfezionò i forni industriali; il suo forno per la
produzione della calce dalla cottura del calcare teneva separato
il carbone dal calcare e in questo modo si otteneva della calce di
migliore qualità, più pura, consumando anche meno energia,
proprio secondo i criteri «ecologici» a cui ci si dedica oggi.
Dal punto di vista dell’economia energetica Thompson studiò
a lungo la trasmissione del calore e riconobbe che l’aria stazionaria è un buon isolante termico, ma pensò che tutti i gas e
anche i liquidi impedissero le perdite di calore, e non è così; ma
stiamo parlando di esperimenti di oltre due secoli fa. Sempre
per consumare meno energia Thompson perfezionò le cucine
domestiche, attento insieme agli aspetti economici, anche alle
condizioni che rendevano migliore la vita delle famiglie e dei
lavoratori. I suoi studi permisero di migliorare le candele di
cera e le lampade ad olio; per valutare l’intensità dell’illuminazione propose come unità di misura la «candela», un nome
usato ancora oggi (una lampada fluorescente da 40 watt produce
una illuminazione di circa 200 «candele») e si occupò anche
della misura dei colori. Insomma, il benessere della nostra vita
quotidiana deve molto al conte Rumford, che da duecento anni
riposa nel cimiterino di Auteuil a Parigi. Almeno un grazie.
RASSEGNASTAMPA
2
martedì 22 aprile 2014
LA BATTAGLIA DEL LAVORO
Tensioni sul decreto
Poletti. Il governo
pronto alla fiducia
● Il testo oggi in aula
a Montecitorio. L’Ncd
critica le modifiche
decise in commissione
● I punti su cui
si annuncia battaglia:
apprendistato, limite
dei rinnovi, capitolo
maternità e cosiddetta
norma Electrolux
BIANCA DI GIOVANNI
ROMA
SEGUE DALLA PRIMA
Da una parte il centrodestra e dall’altra, per ragioni opposte sinistra e 5Stelle. Le modifiche ottenute dalla sinistra
Pd in commissione sono una «concessione alla Cgil» per Maurizio Sacconi e
Fabrizio Cicchitto (Ncd), mentre confermano una «pericolosa deregulation» per Sel e grillini. «Il decreto non è
stato stravolto, il Parlamento farà quel
che vuole, ma quelle misure godono di
un ampio consenso», ha detto Matteo
Renzi venerdì scorso, apponendo il suo
imprimatur alle modifiche introdotte.
Evidentemente non è bastato per ricompattare la maggioranza.
Nel Nuovo centrodestra è soprattutto Sacconi a rullare i tamburi, accusando i parlamentari di aver ricondotto il
testo agli «errori della Fornero»: troppa rigidità, troppi «lacci e lacciuoli».
Inutile dire che la sinistra sostiene il
contrario: l’apertura ai contratti a termine senza causale è un passo epocale
.. .
L’ex ministro Sacconi
(Ncd) si metterà di punta
in commissione al Senato
dove i numeri sono sul filo
verso la deregulation che piace tanto
alle aziende. Di qui i «paletti» introdotti. Il presidente della commissione Lavoro in Senato promette battaglia, visto che i numeri nella camera alta non
sono così «rassicuranti» per la maggioranza. Sacconi gioca una partita doppia: sua personale, da ex titolare del Lavoro che ha combattuto per deregolamentare sfilare le sue materie dalle mani di (alcuni) sindacati, e naturalmente
politica in vista delle elezioni europee,
dove l’Ncd fatica a trovare spazio stretto nella morsa di FI.
Ma Sacconi sta giocando con il fuoco, perché se davvero vorrà mettere
sabbia negli ingranaggi parlamentari,
rischierà di far decadere il decreto (il
termine è il 19 maggio), e quindi di cancellare una delle riforme di cui il premier va più fiero anche negli incontri
internazionali. Sarebbe un pericoloso
stop a quell’ipotesi di scambio tra riforme e flessibilità di bilancio che Renzi e
Padoan vogliono mettere al centro del
dibattito europeo durante il semestre
di presidenza italiano.
Il decreto Poletti ha subito diverse
modifiche in commissione, in gran parte sponsorizzate dalla sinistra Pd (che
in quella commissione è maggioranza)
e dallo stesso presidente Cesare Damiano. «Il testo votato dalla commissione
Lavoro, con il parere favorevole del governo a tutti gli emendamenti approvati, è un importante punto di equilibrio ha ricordato ieri Damiano - Come ha
ricordato il ministro Giuliano Poletti».
Come dire: il testo è frutto di una mediazione tra tutta la maggioranza e
l’esecutivo, non certo dello strappo di
una frangia estrema (come vorrebbe
far credere il centrodestra). Tra le modifiche più importanti, quella che stabilisce il limite massimo dei 5 rinnovi (e
non più 8) per i contratti a termine (proposta Gnecchi), che restano senza causale fino a 36 mesi (qui sta il vero salto
di qualità, che per la sinistra porta alla
precarizzazione). Inoltre è stata introdotta la possibilità di conteggiare i mesi di maternità ai fini dei requisiti necessari per il diritto di precedenza alle assunzioni a tempo indeterminato. Si sta-
bilisce poi l’assunzione automatica a
tempo indeterminato per i lavoratori
che sono stati assunti a termine violando il tetto del 20% (sul totale dei dipendenti) consentito dal decreto. Nel testo
modificato dalla commissione compare anche una «norma Electrolux», cioè
l’aumento fino al 35% dello sconto sui
contributi per le imprese in contratto
di solidarietà. La norma si applica a imprese individuate attraverso una serie
di criteri emanati dal ministero. Infine
il decreto dispone che le novità del testo sui contratti a termine e sull’apprendistato si applicano solo a quei contratti stipulati dopo l’entrata in vigore del
provvedimento.
DUELLO SUGLI APPRENDISTI
La materia su cui il Nuovo centrodestra fa più «rumore» per la verità è quella che riguarda l’apprendistato. Il testo
originario del decreto eliminava completamente l’obbligo di formazione, cosa che piaceva a Sacconi. Ma che avrebbe potuto non piacere persino all’Unione europea, visto che le aziende che fanno apprendistato godono di aiuti pubblici pari a circa 2 miliardi l’anno (di
fatto vengono pagati i contributi), proprio in cambio di formazione. Così si è
arrivati a una mediazione: il piano formativo è espresso in forma sintetica
ma scritta nel contratto. Saranno le Regioni a dover approntare il piano: se
non lo faranno nell’arco di 60 giorni a
decorrere dalla firma del contratto,
l’azienda sarà libera di procedere. Altro «paletto» introdotto è l’obbligo di
trasformare almeno il 20% degli apprendisti in contratti a tempo indeterminato se l’azienda vuole procedere
all’assunzione di altri apprendisti. La
norma vale per le aziende sopra i 30
dipendenti, che occupano il 50% dell’intera platea di lavoratori.
.. .
Le opposizioni 5 Stelle
e Forza Italia
annunciano le barricate
contro il testo di legge
LA TABELLA DI MARCIA
Riforma della Pa: spazio ai giovani senza esuberi
A fine mese le «sforbiciate» alle municipalizzate
Riprende la maratona del governo
Renzi: varato il decreto per il bonus in
busta la tabella di marcia per le
prossime mosse incalza. La riforma
della Pubblica amministrazione e lo
«Sforbicia-Italia» entro questo mese,
come ha annunciato dal premier,
scadenza che dovrebbe essere
rispettata. Saranno esclusi gli esuberi,
indicati nel primo piano di lavoro
presentato dal commissario alla
spending review Carlo Cottarelli,
mentre le ipotesi confermate dal
ministro Marianna Madia parlavano di
interventi mirati e specifici. Si pensa a
un programma di prepensionamenti, o
meglio di uscite anticipate
strettamente legate però all'ingresso
di giovani disoccupati o precari, che
sono il vero obiettivo della misura.
Una alternativa ai tagli, anche secondo
Cottarelli, potrebbe essere la mobilità,
che il governo vorrebbe introdurre in
modo obbligatorio ma «sano»,
rispettando i diritti dei lavoratori e
semmai liberando la strada da ostacoli
burocratici.
C’è poi lo scottante capitolo degli
stipendi dei dirigenti, sui quali c’è già
stata la stretta con il tetto a 240.000
euro imposto con la spending review.
La revisione della spesa necessaria
«Basta dispute ideologiche, pensiamo a dare occupazione»
V. F.
[email protected]
«A chi cerca lavoro le dispute ideologiche
e l’esigenze di campagna elettorale non
interessano». Il responsabile lavoro e welfare del Pd, Davide Faraone, smorza così
le polemiche sul decreto lavoro che oggi
(o più probabilmente domani col voto di
fiducia) andrà all’esame finale della Camera. Un testo, spiega, che va letto in
stretto legame con il disegno di legge delega sul mercato del lavoro perché «stiamo dando sì più flessibilità, ma anche più
tutele e garanzie a chi mai le ha avute».
QuindiperilPdiltestodeldecretoPoletti va bene così come è uscito dalla commissione?
«Per me andava bene sia nella versione
originaria che in quella approvata dalla commissione perché non è cambiata
la natura del provvedimento».
Non tutti la pensano così...
«Non è che se i rinnovi sono otto il provvedimento è di destra, mentre se sono cinque è di sinistra. È una disputa ideologica, poco concreta»
Cambia la quantità di flessibilità, o no?
«Sì, c’è una forma contrattuale più flessi-
L’INTERVISTA
Davide Faraone
Il responsabile Lavoro Pd:
«Bene il decreto Poletti, chi
critica lo fa per esigenze
elettorali. Stiamo facendo
una grande riforma in
nome della flex security»
bile che però va vista assieme alla legge
delega sul mercato del lavoro. Se qua cresce la flessiblità, là aumentano le garanzie anche per chi non ne ha mai avute.
Daremo sostegno e formazione a tutti i
disoccupati; malattia e maternità saranno garantite anche a chi oggi, come le partita Iva, versa contributi ma non ha nulla
in cambio. Stiamo facendo una grande riforma in nome della flex security. Sono
cioè provvedimenti che viaggiano sullo
stesso binario. Leggiamoli insieme evitando l’enfatizzazione troppo spesso
motivata solo da esigenze elettorali».
SiriferiscealNcd chevuole tornarealtesto originario?
«Non solo a loro, ma anche alle critiche
che vengono dalla segreteria nazionale
della Cgil che si dice non ancora soddisfatta. L’invito vale per tutti: basta battaglie ideologiche su questioni veramente
marginali. Chi usa strumentalmente questi temi non fa un favore né ai lavoratori
né ai disoccupati. Il governo e il Pd vogliono risolvere i problemi non partecipare a
dibattiti. E se non mettiamo in campo subito risposte nuove non facciamo un favore né a chi lavora né a chi sta cercando un
lavoro. Contro la disoccupazione dobbia-
mo muoverci come un Caterpillar».
Servirà il voto di fiducia?
«Spero che prevalgano gli interessi degli italiani e non di qualche parte. Poi
se serve porre la fiducia non c’è problema. L’importante è che si approvi subito il provvedimento e che diventi immediatamente esecutivo. La politica che
fa balletti lessicali e ideologici non serve a nessuno, tantomeno a dare risposte all’emergenza occupazionale».
Oltre un milione di famiglie vive senza
un lavoro.
«È un dato allarmante ma purtroppo
non imprevedibile. Sta qui la ragione
profonda dei 10 miliardi a 10 milioni di
italiani e del taglio delle tasse a chi crea
posti di lavoro aumentando le tasse sulle rendite finanziarie. Il governo sta
dando la scossa, ecco perché dibattiti
sterili non sono più sopportabili».
Lo stesso premier però ha riconosciuto
che 80 euro a un single sono differenti
da 80 dati a un padre o una madre di famiglia.
«E questo è il prossimo fronte da aggredire assieme a quello dei pensionati e
degli incampienti».
Quando?
«Presto, con la legge di stabilità. Fin
qui il governo non ha mai mancato ai
propri impegni».
Dove prenderà le risorse?
«La revisione della spesa vale più di 30
miliardi e poi c’è tutto il tema della lotta
all’evasione. Ma soprattutto facendo ripartire la domanda e gli investimenti
possiamo aumentare il Pil e quindi far
scendere il rapporto col debito, il che significa avere più risorse. Fino a Renzi si
pensava solo ad agire sulla leva del controllo e del taglio della spesa pubblica,
ora si tocca anche la leva della crescita».
Magari portando il rapporto debito-pil
dall’attuale 2,6% verso la soglia del 3%?
«È una possibilità che il governo ha,
ma che per ora ha deciso di non utilizzare. È una estrema ratio. Però visto che
il governo Renzi durerà fino al 2018 le
leve da azionare sono tante a cominciare dalle riforme strutturali come quelle
istituzionali, della giustizia, del fisco,
della pubblica amministrazione. Il Paese sta riacquistando fiducia in se stesso. C’è grande speranza attorno a Renzi e al Pd. Questo aumenta le nostre
responsabilità, ma non credo proprio
che deluderemo».
RASSEGNASTAMPA
3
martedì 22 aprile 2014
Renzi non teme sorprese
e lavora ai nuovi dossier
F
Il ministro dell’Economia
Carlo Padoan
e il ministro del Lavoro
Giuliano Poletti FOTO LAPRESSE
come copertura al bonus da 80 euro è
il macro intervento entro il quale si
inserirà anche la prossima operazione
«Sforbicia-Italia»: probabilmente sarà
una sorta di messa a fuoco delle
questioni già introdotte con il decreto
Irpef. Nel mirino potrebbero finire le
municipalizzate (che il governo
vorrebbe ridurre da 8.000 a 1.000 in
un triennio), gli enti inutili o alcuni
dirigenti pubblici. Interventi annunciati
dallo stesso Renzi pochi giorni fa,
indicando come primo passo proprio
la creazione di un elenco di organismi
«da cancellare subito». Fuori dal
pacchetto sul bonus sembra rimasto il
Pra, inserito inizialmente in alcune
bozze. Le riforme che riguardano il
Cnel, le Province e il Senato, secondo il
premier sono «solo l’antipasto».
isiologiche reazioni elettorali. Per Renzi, che oggi
rientra a Roma dopo la Pasquetta passata in famiglia
a Pontassieve, le perplessità dei suoi alleati di governo, Nuovo centrodestra e Scelta civica,
sul decreto lavoro che oggi andrà all’esame della Camera, sono appunto da circoscrivere al clima da campagna elettorale
che ovviamente avvicinandosi il 25 maggio si sta scaldando. Niente di preoccupante insomma. E comunque niente che
possa impedire al provvedimento fortemente voluto da lui e dal ministro Poletti
di andare in porto a Montecitorio per poi
passare all’esame del Senato e essere definitivamente approvato entro la data limite del 19 maggio prossimo. Insomma
la decadenza del decreto non viene assolutamente messa in conto. Anche perché
come estrema ratio rimarrebbe pur sempre il voto di fiducia. Un modo non tanto
per blindare la maggioranza quanto per
evitare eccessivi slittamenti. Eventualità
che molti parlamentari del Pd già avevano messo in conto giovedì, al momento
di salutarsi per la breve pausa pasquale.
Tutti sono già stati pre-avvertiti che dovranno trovarsi in aula per oggi senza eccezione alcuna.
Certo se il provvedimento non è a rischio altra questione è il rapporto con gli
alleati. Renzi appunto ritiene che la polemica elettorale pur comprensibile anche
all’interno della maggioranza dovrebbe
avere una certa misura. Nel concreto far
scendere in commissione i possibili rinnovi dei contratti a termine da otto a cinque non è da considerarsi né un passo
indietro né una sconfitta politica. Anzi, a
suo avviso come ha spiegato anche ieri a
chi ha cercato di capire se poteva esserci
o no uno scontro interno alla maggioranza, si tratta di una buona mediazione. Come in ogni trattativa che si rispetti il punto di partenza iniziale era molto alto, 8
rinnovi, e consapevolemente scelto a
quel livello dalgoverno e dal ministro. Essere scesi a 5 rinnovi in fase di discussione in commissione (dove, particolare
non secondario, la minoranza Pd è maggioranza), è quindi stato un punto d’arrivo molto soddisfacente. «Non èstato stra-
.. .
Il provvedimento non è
a rischio ma dagli alleati
di governo non arriva
un buon segnale
IL RETROSCENA
VLADIMIRO FRULLETTI
[email protected]
Il premier derubrica
a fisiologiche reazioni
elettorali le critiche di Ncd
e Sc al decreto Poletti.
25 aprile, firma per la
desecretazione sulle stragi
volto», infatti aveva spiegato venerdì lo
stesso premier durante la conferenza
stampa sul decreto Irpef a chi gli chiedeva un parere sul testo Poletti uscito dalla
commissione. E sempre in quell’occasione s’era detto fiducioso che il Parlamento lo avrebbe approvato e che la distanza
fra le posizioni della cosidetta sinistra Pd
e Ncd non erano in realtà incociliabilmente distanti.
Soprattutto perché per il premier i
provvedimenti non vanno mai visti in termini assoluti, sganciati dalla realtà, ma
concretamente e quindi raffrontati con
la situazione che c’era prima. E prima
del decreto Poletti, grazie (si fa per dire)
alla riforma Fornero c’era una situazione che di fatto scoraggiava le imprese ad
assumere sia col contratto a termine che
con l’apprendistato. In questo caso il
provvedimento del governo, pur mitigato e corretto dalla commissione lavoro
della Camera garantisce alle aziende, e
in particolar caso a artigiani, commercianti e pmi (cioè quel ceto medio imprenditoriale che rappresenta uno dei
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi FOTO LAPRESSE
terreni su cui Renzi ha intenzione di
spendere maggiormente il proprio Pd),
di «non aver più paura di assumere» dei
giovani. Di evitare cioè di fare un contratto a termine o di assumere un apprendista perché spaventati dall’obbligo poi di
doverlo tenere per forza.
Renzi è quindi consapevole che si tratti di una immissione di flessibilità nel
mondo del lavoro, ma respinge la lettura
fatta anche dalle opposizioni di sinistra
(ma anche alcuni esponenti del Pd come
Fassina) e dalla Cgil che si possa tradurre semplicemente come un lasciapassare alla precarietà. E non solo perché per
il premier è comunque preferibile per un
giovane avere un contratto a termine
piuttosto che una collaborazione o una
falsa partita Iva che non danno alcun diritto né protezione, ma soprattutto perché il decreto Poletti va visto che il tassello di un mosaico assai più ampio. È vero
che è stato il primo a essere incollato, e
con un atto d’urgenza come un decreto
(ma era una delle richieste più impellenti
delle imprese), tuttavia il vero disegno
verrà fuori con la legge delega sul mercatodel lavoro. Più che al numero dei rinnovi del decreto Poletti, Renzi ha invitato i
suoi a seguire da vicino il cammino di
quella legge che in pratica inizia il suo
viaggio domani dalla commissione lavoro del Senato con le audizioni pomeridiane dei sindacati. Perché è da quella normativa che potrà nascere un vera riforma del mercato del lavoro italiano sul
modello di quella fatta da Schroeder in
Germania. Si vedrà. Intanto da oggi sulla
sua scrivania Renzi si troverà di fronte
altri fascicoli determinanti. Tra questi la
riforma della pubblica amministrazione
che sarà affiancata dal cosidetto «sforbicia Italia». In questo caso non è prevista
solo una robusta cura dimagrante (anche i metri quadri procapite scendono da
44 a 22 per ogni impiegato pubblico) che
investirà i dirigenti pubblici e vari enti,
ma anche l’introduzione di un sistema
(con un pin personale) che dovrebbe consentire a ogni cittadino di by-passare un
po’ di file e ostacoli burocratici. Stesso
principio anche per la riforma del fisco
che però, oltre che a questioni tecniche,
dovrà provare a risolvere alcune ingiustizie come quelle che pesano sulle famiglie
con figli. Il cosidetto quoziente familiare
è una strada che Renzi ha in testa, ma su
cui, visti i costi, dovrà lavorare parecchio
per convincere i tecnici del ministero delle finanze.
Quanto al 25 Aprile Renzi sta pensando di festeggiarlo innazitutto ponendo la
firma sulla desecretazione dei materiali
sulle stragi che da piazza Fontana in poi
hanno insanguinato la storia dell’Italia.
.. .
Tra i fascicoli sulla
scrivania anche Pubblica
amministrazione
e riforma del fisco
Una prova difficile dopo quasi un decennio di recessione
IL COMMENTO
NICOLA CACACE
SEGUE DALLA PRIMA
Il governo ha cominciato a muoversi
nella giusta direzione scegliendo una
precisa categoria, i lavoratori
dipendenti ma sa bene che non può e
non deve fermarsi a questi.
Dopo un primo provvedimento utile
a dare un po’ d’ossigeno a dieci
milioni di lavoratori dipendenti a
basso reddito e quindi alla domanda
interna, ricomincia una difficile
navigazione per superare molti altri
scogli. Ci sono ancora più di una
decina di milioni di cittadini che, per
la loro condizione, meritano
attenzione, tra cui i pensionati con
meno di 1000 euro, i lavoratori
dipendenti “esentati” che hanno
salari minimi, le partite Iva
individuali ed i precari che la crisi ha
impoverito ancor più dei dipendenti,
oltre ai milioni di disoccupati ed
inattivi.
Di fronte a questi numeri - e alle
immani sofferenze che sottendono il compito del governo Renzi non è
facile dopo quasi un decennio di
recessione. Si sa bene che il peso
delle sofferenze non è stato
distribuito in modo uniforme dalla
crisi, con i poveri e la classe media
che hanno dovuto pagare il conto più
salato. Nel Paese a più alta
diseguaglianza d’Europa, dove il 10
% delle famiglie possiede il 50 %
delle ricchezze e metà delle famiglie
possiede poco o niente, è bene e
giusto che tra i provvedimenti
annunciati non siano mancati quelli
ispirati ad un abbassamento dei tetti
retributivi dei top manager pubblici
.. .
Il governo ha cominciato
a muoversi nella giusta
direzione ma non può
fermarsi ai dipendenti
e dei dirigenti dello Stato. Perciò
hanno impressionato molto
sfavorevolmente certe proteste, tra
cui quelle di alcuni magistrati, che
non hanno resistito alla tentazione di
gridare alla “lesa maestà” piuttosto
che accettare con dignità, anzi
plaudire, provvedimenti di
riequilibrio imposti da regole
economiche oltre che morali. Senza
andare al «denaro sterco del diavolo»
caro a papa Francesco, basterebbe
scorrere gli ultimi studi sulle cause
della crisi, tra cui quelli del Fondo
monetario internazionale, che hanno
individuato nella “diseguaglianze
eccessive” le principali cause della
crisi dirompente.
La situazione drammatica del Paese,
più che dai tassi di disoccupazione
totale e giovanile, comunque alti, è
descritta dal suo tasso di
occupazione, di 10 punti inferiore
all’Europa e di ben 20 punti inferiore
al Nord Europa. Il tasso di
disoccupazione è inficiato dalle
procedure particolari di calcolo che
spostano «un disoccupato che non ha
cercato attivamente lavoro nella
settimana precedente l’indagine»
nella categoria degli «inattivi». È
quello che succede da anni. Perciò il
reale panorama economico-sociale è
determinato dal tasso di
occupazione, cioè la quota di
occupati sulla popolazione in età da
lavoro. È il dato che rende meglio la
realtà. Due Paesi agli antipodi del Pil
unitario, l’ultimo ed il primo, cioè
Romania e Svezia, hanno tassi di
disoccupazione quasi eguali intorno
al 7 % ma tassi di occupazione
distanti anni luce. In Romania, come
in Italia, lavorano appena 55 cittadini
su 100 in età da lavoro, in Svezia ne
lavorano 75.
...
L’Italia, per avere un
livello di occupazione
europeo, dovrebbe avere 4
milioni di occupati in più
Che significano questi dati? Che
l’Italia, per avere un livello di
occupazione europeo dovrebbe avere
ben 4 milioni di occupati in più e ben
8 in più per essere come gli svedesi
(10 punti o 20 punti in meno, su 40
milioni di cittadini in età da lavoro).
Sono vette difficili da raggiungere,
ma in un decennio si potrebbero
difendere, con accorte politiche
industriali, i 5 milioni di occupati in
agricoltura e industria
manifatturiera e cercare di colmare il
buco dei servizi, dove abbiamo 7
punti in meno dei Paesi industriali (il
nostro terziario pesa il 68% contro il
75 % dei Paesi industriali), cioè
recuperare almeno un paio di milioni
di occupati che ci mancano nei
settori in turismo e cultura,
istruzione e ricerca, trasporti e
logistica, servizi alle imprese e alle
famiglie, senza contare salute e
benessere. Speriamo che il governo,
oltre agli 80 euro ad alcuni che ne
hanno davvero bisogno, inizia a
pensare sul serio anche agli altri.
RASSEGNASTAMPA
4
martedì 22 aprile 2014
LA BATTAGLIA DEL LAVORO
Boom delle famiglie
di disoccupati: +18%
Sono oltre un milione i nuclei in cui nessuno
dei componenti percepisce un reddito da lavoro
● In metà dei casi si tratta di coppie con figli
Aumento record solo nell’ultimo anno
●
M. V.
MILANO
La disoccupazione e le famiglie senza
reddito da lavoro sono ovviamente due
facce della stessa medaglia. Ed anche
nel 2013 non si è trattato di un bel vedere, come ci ha ricordato ieri l’Istat relativamente al secondo aspetto, con una
fotografia sociale drammatica. L’anno
scorso, infatti, è aumentata ancora l’entità dei nuclei familiari dove tutti i componenti attivi sono «in cerca di lavoro»,
come li definisce l’Istituto di Statistica,
o con più cruda terminologia, disoccupati. Ormai oltre un milione di famiglie
risultano essere senza reddito da lavoro, con un incremento percentuale di
ben il 18%. In particolare, se nel 2012 si
contavano 955.000 nuclei in questa
condizione, soltanto dodici mesi dopo
risultano essere diventati 1.130.000,
quindi con un incremento numerico pari a 175.000 unità. Tra questi quasi
mezzo milione (491.000) è relativo a
famiglie che sono composte da coppie
con figli. Invece, sono 213.000 i nuclei
privi di redditi con un monogenitore,
295.000 quelli con la presenza di single e 83.000 le famiglie composte da
coppie senza figli. Altro dato statistico
che indica la gravità della situazione è
il raffronto fra il 2013 ed il 2011, con il
rialzo delle famiglie in cerca di lavoro
che nel biennio supera addirittura il
50%, attestandosi al 56,5%.
Ragionando in termini geografici, la
maggiore situazione di difficoltà emerge ancora una volta nel Mezzogiorno,
dove risultano 598mila famiglie con
tutti i componenti attivi privi di un impiego. Seguono il Nord, che ha 343mila nuclei familiari in queste condizioni,
e il Centro, con 189mila. Specchio fedele della situazione è la fotografia inversa, ovvero quella che riguarda le famiglie nelle quali tutti i componenti che
partecipano al mercato del lavoro hanno un'occupazione. In questo caso il numero è pari a 13 milioni 691 mila, in
calo di 281 mila unità (-2%). Per quanto
attiene le situazioni più critiche
nell’ambito delle famiglie prive di reddito, dovrebbero riguardare soprattutto le coppie con figli, quasi mezzo milione, a cui si aggiungono quelle dei nuclei monogenitore, dove nella gran parte dei casi il solo capofamiglia è una
donna, o meglio una mamma. Va inoltre sottolineato che in tutte le case dove i membri attivi sul mercato del lavoro non hanno un impiego i “rimedi”
per arrivare alla fine del mese possono
essere di vario tipo. Ad esempio, in assenza di stipendi il supporto può arrivare dal componente, e può essere anche
più di uno, che gode di un trattamento
pensionistico. Un'altra ipotesi di sostegno potrebbe coincidere con il percepimento di un'indennità di disoccupazione; ed ancora con rendite da capitale,
come può accadere a coloro che hanno
L’INDAGINE
Anche a Pasquetta
si tira la cinghia:
il picnic è low cost
Alla Pasquetta fuori porta non si
rinuncia. Ma il pasto è sempre più low
cost. Nonostante il tempo incerto,
quattro italiani su dieci (38 per cento)
hanno scelto di organizzare un picnic,
mentre solo l’8% ha scelto ristoranti e
agriturismi. Cosa hanno mangiato lo
spiega un’indagine Coldiretti/Ixé:
avanzi del lauto pasto della domenica
precedente. «La Pasquetta è stata
segnata dalla maggiore attenzione ad
evitare gli sprechi - si legge in una nota
di Coldiretti -. Tra i piatti più gettonati
si classificano polpette, frittate di
pasta o di verdure, pizze farcite,
ratatouille e macedonia realizzati con
la cucina del giorno dopo».
delle abitazioni o dei locali in affitto.
IL BOOM DEI DISCOUNT
Il lunedì festivo ha registrato la diffusione di un altro dato significativo, relativo questa volta all’andamento dei consumi. L’inizio del 2014 conferma il diffondersi della spesa “low cost”. Ben 5
italiani su 7 hanno provato almeno una
volta i discount nel primo trimestre di
quest'anno, confermando una tendenza cresciuta con la recessione e consolidatasi nel 2013. A registrarlo è un rapporto del Centro studi Unimpresa, che
ha condotto un'analisi a campione tra i
18mila esercizi commerciali associati.
La recessione, secondo l'associazione,
«ha ormai radicalmente alterato le abitudini al supermercato: il 71,5% degli
italiani fa economia e così rispetto al
primo trimestre dello scorso anno sono più che raddoppiati, tra gennaio e
marzo, gli acquisti relativi a offerte speciali».
Unimpresa sottolinea che «dagli alimenti alle bevande, ma anche prodotti
per la casa e abbigliamento, gli sconti
fanno gola a tutti e sono la risposta
fai-da-te delle persone alla crisi. Nel
carrello della spesa degli italiani finiscono con sempre maggiore frequenza
rispetto al passato prodotti offerti sugli
scaffali con sconti, specie quelli con ribassi dei prezzi superiori anche oltre il
30% rispetto al listino ufficiale». Ed ancora, «gli acquisti low cost nel primo
trimestre del 2014 sono cresciuti del
60%. L'attenzione alle offerte speciali
porta i consumatori a fare una vera e
propria incetta di beni a basso costo: i
cittadini ormai puntano le promozioni
e nelle buste della spesa finisce soltanto quanto è proposto in offerta, mentre
restano sugli scaffali dei supermercati
e dei piccoli negozi su strada tutti gli
altri prodotti. Obiettivo che si raggiunge soprattutto con la lettura ormai quotidiana di volantini: gli italiani li consultano sempre di più alla ricerca di sconti
e prezzi bassi».
.. .
Obiettivo risparmio:
nel 2014, 5 italiani su 7
hanno provato almeno
una volta i discount
Banche, nuovi tagli:
a rischio 1.500 filiali
B. DI G.
ROMA
Drastica cura dimagrante per le banche italiane, che hanno in programma di chiudere almeno 1.500 sportelli nei prossimi anni. Il dato emerge da
un’analisi di Bankitalia sul settore del
credito, che per la verità ha iniziato i
«tagli» già da qualche anno. Solo nel
2007 sono stati eliminati 700 sportelli, sull’onda dello sviluppo delle transazioni online. Ora Internet continua
a fare «vittime», trascinando fuori dal
mercato del lavoro anche migliaia di
bancari (circa 7mila uscite sono stimate di qui al 2015). Stando ai numeri di
Bankitalia, dal 2007 il sistema bancario italiano è sceso a 31.900 sportelli
da 32.800. Il calo è stato più pesante
nei grandi centri urbani, dove è più
massiccio l’utilizzo di strumenti informatici. In controtendenza le Banche
popolari e quelle di credito cooperativo, che puntano tutto sulla rete nei
territori.
Il cambiamento riflette una profonda trasformazione delle abitudini dei
clienti, che non sono più disposti a fare lunghe file per effettuare semplici
operazioni, come bonifici o pagamento delle bollette. Senza contare il fatto che oggi molti sono anche abituati
a effettuare transazioni di titoli re-
«Aumento drammatico, il tenore di vita è in picchiata»
MARCO VENTIMIGLIA
MILANO
«Sì, ho letto questi ultimi dati diffusi
dall’Istat. Si tratta, purtroppo, degli ennesimi numeri drammatici, anche se
ho visto che l’enfasi maggiore viene posta sul numero di famiglie prive di reddito da lavoro che ha ormai superato il
milione. Su questo occorre intendersi,
poiché all’interno di questi nuclei possono anche esserci dei pensionati che
in qualche modo alleviano la condizione di disagio. Piuttosto è l’aumento percentuale nell’ultimo anno a spaventare
di più». Chiara Saraceno, sociologa ed
esperta in problemi della famiglia, cerca subito di guardare oltre la crudezza
dell’indagine statistica, peraltro ennesima fotografia di una crisi che non
molla la presa.
Dunque è la crescita del 18% delle famiglie senza reddito a meritare maggiore
attenzione?
«Sì, nel senso che rappresenta il numero che più degli altri segnala un deterioramento della situazione, una tendenza ancora molto forte nel 2013. Un dato che purtroppo non mi sorprende, e
che anzi va di pari passo con il calo dei
consumi e la continua crescita della di-
L’INTERVISTA
Chiara Saraceno
La sociologa: «Anche
nel caso di una ripresa
dell’economia, per riparare
i profondi danni sociali
prodotti dalla crisi
servirà molto tempo»
soccupazione, specie quella giovanile.
In quest’ultimo caso, poi, siamo di fronte ad un’autentica emergenza generazionale che non riguarda soltanto la fascia degli under 24, dove c’è comunque
una rilevante percentuale di studenti,
ma soprattutto coloro che sono compresi fra i 25 ed i 34 anni d’età, per i
quali spesso non esiste alcuna prospettiva occupazionale».
Maqualèilcostosocialediquestoincremento della povertà?
«Occorre distinguere, a cominciare da
chi si trova nello stato di disoccupazione. Se a venir meno è un reddito secondario del nucleo familiare, in Italia
spesso garantito dalle donne e in misura minore dai figli rimasti ancora a casa, l’impatto è talvolta più nei comportamenti delle persone che non sul tenore di vita vero e proprio. Se invece a
perdere il lavoro è il principale percettore di reddito della famiglia, allora
l’emergenza è innanzitutto economica, con la conseguente grande fatica ad
affrontare i problemi della quotidianità, dal carrello della spesa al sostentamento scolastico dei figli. Per fortuna,
a vari anni dall’inizio della crisi, ancora
sono in atto dei fenomeni che danno
un po’ di sollievo alle famiglie più in
difficoltà»
Poi, che cosa è cambiato?
«Penso al ruolo degli anziani nei nuclei
familiari, che a volte può persino emergere in modo curioso a livello statistico. Mi riferisco, ad esempio, ai dati che
hanno più volte segnalato una tenuta
dei consumi da parte delle persone più
avanti con gli anni a fronte del marcato
calo complessivo. Salvo scoprire, andando nel dettaglio, alcuni acquisti singolari, come quello dei pannolini... Insomma, l’anziano si trova sempre più
spesso a consumare per conto terzi».
Se anche ritornasse improvvisamente il
tempo sereno da un punto di vista economico,quantotemposarebbenecessario per riparare i danni sociali?
A che cosa si riferisce?
Fenomeni che in qualche modo confermano una convinzione diffusa, quella
delle famiglie italiane più capaci di altre
nel fare quadrato di fronte alla crisi.
«Questo è vero fino a un certo punto. O
meglio, lo abbiamo visto chiaramente
nella prima fase della crisi mentre adesso la situazione è purtroppo diversa. Infatti, nei primi due/tre anni di difficoltà
non si è assistito ad un aumento significativo della povertà, piuttosto a diminuire era la capacità di risparmio delle
famiglie. Si metteva mano al salvadanaio nella convinzione che l’emergenza non sarebbe durata a lungo. Convinzione peraltro alimentata anche da chi
governava il Paese».
«È via via subentrata la consapevolezza dell’estensione temporale della crisi, mentre ad essere falcidiati sono stati sempre più i redditi principali delle
famiglie piuttosto che i secondari, venuti meno nella fase iniziale. Da qui il
balzo molto forte di tutti gli indicatori
della povertà. Una fase che purtroppo
è ancora in atto».
«Molto, molto di più. E questo essenzialmente per tre ragioni. Intanto ricordiamoci che negli anni pre-crisi, prima
del 2008, la crescita italiana era già
asfittica, inferiore a quelle delle altre
nazioni europee. Poi, c’è un motivo
strutturale: in questi anni sono state distrutte delle tipologie d’impiego che comunque non ritorneranno più, indipendentemente dall’andamento del Pil,
con il materializzarsi di una crescita
senza occupazione. Infine, c’è un evidente problema generazionale. I giovani che così tanto stanno patendo, nel
momento di una ripartenza economica
rischiano di scoprirsi già vecchi, scavalcati dalle successive generazioni».
RASSEGNASTAMPA
5
martedì 22 aprile 2014
Legacoop, per il dopo-Poletti
braccio di ferro sulla via Emilia
D
ue settimane per trovare la più ampia intesa
possibile. È stata spostata all’8 maggio a Roma la direzione nazionale di Legacoop che
avrebbe dovuto decidere il nuovo presidente dell’associazione delle cooperative “rosse”, dopo la nomina a ministro
del Lavoro di Giuliano Poletti.
La decisione di spostare il vertice
che formalizzerà il ricambio (oggi comunque scade il termine per la presentazione delle firme a sostegno dei candidati) è stata presa giovedì dalla presidenza nazionale: l’obiettivo è quello di
arrivare a un nome il più possibile condiviso. Nelle ultime settimane, infatti,
si è consumato un confronto fra diversi
“campanili” - in particolare fra Bologna e il resto dell’Emilia-Romagna,
“cuore” di Legacoop - come non se
n’erano mai visti nella storia recente
del movimento.
IL CASO
ANDREA BONZI
@andreabonzi74
La direzione nazionale
spostata all’8 maggio:
dopo lo strappo con i
bolognesi, il candidato
Mauro Lusetti dovrà
cercare di ricucire
LO SCHEMA DELLE ALLEANZE
DOCCIA FREDDA SU SUCCESSIONE
standosene comodamente seduti in casa. Così tutti i big del sistema delc redito hanno varato profonde trasformazioni. Intesa Sanpaolo prevede di passare da 4100 a 3300 sportelli (erano
6100 nel 2007), Unicredit di ridurre
500 sportelli da qui al 2018 sulle attuali 4100 e Mps 200 degli attuali 2300.
Le operazioni tuttavia non producono
solo risparmi. A volte i costi per riconvertire la sede di una filiale sono davvero alti. Togliere i vetri blindati costa diverse migliaia di euro così come rimuovere il caveau, oppure dalla rescissione
dei contratti di affitto. Per questo in
molte vcittà a volte si vedono negozi ed
esercizi commerciali che mantengono
le vetrine e i serramenti del precedente utilizzo.
La sforbiciata delle sedi si accompagna, come detto, alla riduzione di personale. Stando ai dati forniti dalla Fabi
di qui al 2015 si contano 600 esuberi in
Intesa Sanpaolo, 800 in Unicredit e altrettanti in Bpm. Oltre 4.500 uscite a
Monte dei Paschi, 1550 per Bnl, 900
nel gruppo Ubi. Infine Banco Popolare e Bper, rispettivamente con 675
e 450 persone coinvolte.
Per la maggior parte si tratta di
uscite volontarie e incentivate, sostenute dal fondo di solidarietà autofinanziato di categoria, come pure
qualche limitata assunzione o regolarizzazione di nuovi addetti. Purtroppo si tratta di esuberi che seguono anni altrettanto bui per l’occupazione in banca. Dal 2000 ad oggi si
sono persi circa 50mila posti di lavoro. Ma oggi i sindacati hanno contestato i numeri, aprendo un confronto duro con la controparte. Una altro tassello di un mosaico molto
complicato, per le banche italiane.
le quali continuano a denunciare pesanti sofferenze iscritte nei bilanci,
proprio nel momento in cui la Bce
ha acceso i riflettori sul loro stato patrimoniale. In questa situazione, è
arrivato il prelievo sulle quote Bankitalia, su cui la polemica è ancora fresca.
La “bomba” è stata tirata all’inizio di
aprile, quando Gianpiero Calzolari, numero uno di Granarolo e di Legacoop
Bologna, il nome più accreditato per
succedere a Poletti, ritira la propria disponibilità a candidarsi. La ragione è
semplice, quanto inaspettata: le altre
leghe dell’Emilia-Romagna non vogliono un presidente part-time, e impongono a Calzolari di scegliere fra l’incarico
di manager del colosso del latte e quello di leader cooperativo nazionale. Calzolari, invece, puntava a un modello di
presidente-imprenditore simile a quello già sperimentato a Bologna, da lui,
ma anche a livello confindustriale, con
Maurizio Marchesini e Alberto Vacchi
che sono rispettivamente a capo degli
industriali regionali e bolognesi pur restando amministratori delegati delle
proprie aziende di famiglia. E, comunque, non ha alcuna intenzione di lasciare Granarolo.
Ma il resto della via Emilia - Modena
e Reggio in particolare -, hanno detto
«no». A quel punto, in campo è rimasto
Mauro Lusetti, amministratore delegato di Nordiconad, che fattura da sola
più di un miliardo e mezzo di euro. A
mettere nero su bianco la sua candidatura è stata proprio la direzione di Legacoop Emilia-Romagna e, successivamente, un tweet del presidente Giovanni Monti. Ma al momento del voto, i
rappresentanti bolognesi sono usciti
dalla stanza: la rappresentazione plasti-
ca di uno sgarbo non ancora digerito
da parte dei cooperatori felsinei, che è
stata sottolineata dallo stesso Calzolari
con un lapidario «non sono dispiaciuto».
C’è uno scontro di campanili, come
ha notato più di un quotidiano, ma anche di visione imprenditoriale. Fatto
sta che mai nella storia della cooperazione “rossa”, un presidente era stato
designato senza l’ok dei bolognesi. E la
conferma di quanto pesi il territorio felsineo nel mondo della cooperazione
(in Emilia-Romagna ci sono la metà
delle imprese solidali italiane) arriva
proprio dallo spostamento della direzione nazionale: Lusetti avrà due settimane di tempo per cercare di ampliare
il più possibile l’area del consenso.
Mauro Lusetti, Ad di Nordiconad
Il punto, fa notare off records un esponente del mondo cooperativo, è che
«col 51% si può anche vincere, ma poi
bisogna governare. Il senso del rinvio
della direzione sta proprio nel tentativo di abbassare la temperatura», innalzatasi nelle ultime settimane lungo i
corridoi di Legacoop. Si parla di un’associazione dai numeri giganteschi: i soci di tutte le cooperative associate sono
quasi 9 milioni, gli occupati oltre
490mila e il fatturato globale ammonta a quasi 79 miliardi (dati 2012).
Una partita delicatissima, insomma,
non ancora chiusa, sebbene in campo
ci sia il solo Lusetti. Fra i suoi sponsor
figurano sicuramente Coop Nord-Est e
Coop Estense, oltre che la Gsi (Gruppo
salumifici italiani), l’asse Modena-Reggio e parte della Romagna. Sotto le
Due Torri, invece, c’è la cassaforte delle coop, Unipol, e il suo maggior azionista, Coop Adriatica. Con i bolognesi,
inoltre, ci sarebbero anche diverse realtà di altre regioni. La direzione di Legacoop Puglia, ad esempio, prima di Pasqua ha emanato una nota piuttosto
preoccupata, sottolineando la situazione «confusa» in questo momento di
«vuoto» di potere, e chiedendo per presidente «una figura rappresentativa
dell’intero movimento, carismatica e
competente».
Un peso decisivo, in un senso o
nell’altro, lo avrà Legacoop Toscana: è
la seconda associazione più influente
d’Italia e, per tradizione, esprime il vicepresidente. Per ora i toscani avrebbero preferito tenersi fuori dai giochi, in
attesa di vedere che tipo di sbocchi
avrà la contesa.
Mps, il maxi-aumento è il primo effetto dell’esame Bce
L’ANALISI
ANGELO DE MATTIA
●
IL PRIMO CASO DI IMPATTO
DELL’ASSET QUALITY REVIEW NEI
CONFRONTI DELLE BANCHE EUROPEE si
è
verificato prima che venisse
effettuata la verifica da parte degli
ispettori e dei consulenti della Banca
dall’Italia e della Bce. È bastata la
lettura del manuale secondo il quale
sarà condotta quella che è stata
definita come la «valutazione
approfondita» degli asset degli istituti
coinvolti (15 quelli italiani) per
promuovere la prima rilevante
decisione: quella del Monte dei
Paschi di Siena, il cui consiglio di
amministrazione ha deliberato di
portare a 5 miliardi l’aumento di
capitale prima stabilito in 3 miliardi.
Il 20 maggio prossimo si terrà,
quindi, l’assemblea degli azionisti del
Monte che dovrà decidere tale
aumento. La decisione ha fatto
discutere, ma, alla fine, è apparsa
inevitabile. Chi ha voluto vedervi una
risposta spiazzante nei confronti della
Fondazione ha sicuramente sbagliato,
mancando di considerare le ragioni
per le quali si è dovuti passare alla
nuova ricapitalizzazione.
Lette le 290 pagine che
costituiscono la guida per le verifiche
in questione, il vertice dell’Istituto
senese ha dovuto decidere l’ulteriore
irrobustimento del patrimonio, visto,
tra l’altro, come saranno trattate
alcune categorie di crediti e il loro
impatto sulla consistenza
patrimoniale. La variazione viene a
cadere in un periodo non negativo
per questo tipo di operazioni.
L’opzione di non rimborsare al
Tesoro 3 dei 4 miliardi di Monti bond
emessi dall’Istituto, insieme ai 380
milioni di interessi maturati nel
decorso anno, con la conseguente
trasformazione in azioni, era
impraticabile per un complesso di
ragioni: da ultimo, ove mai fosse stato
necessario aggiungere altre a ciò che
di fatto avrebbe significato il sicuro
avvio della nazionalizzazione,
decisiva quella del già avvenuto
computo del rimborso nella tenuta
dei conti pubblici.
Cosa farà ora la Fondazione?
Verosimilmente prenderà parte alla
ricapitalizzazione con un onere,
proporzionato alla sua
partecipazione, di 125 milioni,
rispetto ai 75 milioni previsti
dall’aumento iniziale. Ovviamente, la
scelta in tal senso presuppone che il
patto parasociale con Fintech e Btg
Pactual abbia il placet della Vigilanza
e del Tesoro.
Si vedrà, qualora sussista il
via-libera, quale sarà a giugno il
nuovo volto del Monte. Se tutto,
come si spera, conseguirà i risultati
prefissati, si sarà definitivamente
compiuta un’operazione di
salvataggio e di rilancio inevitabile: il
merito sarà, innanzitutto, del vertice
dell’Istituto e di coloro che vi
lavorano, nonchè dell’azione della
Fondazione. Entrambe le parti
avranno avuto la dimostrazione, con
il loro comportamento, della
necessità della cooperazione. Per
come si sono svolti gli avvenimenti e
per il carattere degli impegni assunti,
Siena non potrà non continuare a
essere la sede centrale del Monte. Si
può essere una banca con una
maggiore e più efficiente proiezione
internazionale mantenendo
l’insediamento centrale in una realtà
territoriale ricca di storia e di
tradizioni, non certo chiusa al
mondo, nella quale è sorto questo
plurisecolare Istituto che ha alle
spalle una vita gloriosa, negli ultimi
decenni tuttavia caratterizzata da
errori crescenti, fino a scelte
azzardate e gravi che hanno portato a
un vero dramma collettivo.
Diversi altri passaggi si dovranno
affrontare nel frattempo. Ma
l’episodio senese è significativo degli
impatti che la review della Bce può
avere. Quando si affermò che,
promossa questa iniziativa, sarebbe
stato necessario innanzitutto
ottemperare al principio ereditato
dalla Scuola medica salernitana
primum non nocere, era a situazioni del
genere che si pensava: a evitare, cioè,
che durante la diagnosi o, fuor di
metafora, la verifica ispettiva,-si
rendesse necessario immediatamente
adottare un intervento, dovuto sì, ma
che avrebbe potuto essere dispiegato,
in condizioni normali, con una
maggiore disponibilità di tempo.
Ovviamente, non si incolpa, qui, la
diagnosi del male - nel caso specifico,
una metaforica prediagnosi - anzichè
riflettere su quest’ultimo. Non si
contesta il termometro.
Del resto, l’insistenza, qualche
tempo fa, di Draghi perchè si
prevedessero dei «paracadute» sin da
questa fase era significativa.
Insomma, è necessario che durante la
valutazione approfondita e i
successivi stress test non si aggravino,
magari pure per la fuga di notizie,
eventuali condizioni di debolezza di
singole banche che richiedano poi
interventi di urgenza. Queste misure
di analisi e i successivi test vengono
adottati per stare meglio e per offrire
un quadro di trasparenza, non per
aggravare situazioni che fossero
precarie. Se quest’ultimo fosse il solo
risultato, il primo passo dell’Unione
bancaria sarebbe negativo.
Nel complesso, le banche italiane
stanno bene. Si eviti, allora, di farsi
del male: primum non nocere, appunto.
RASSEGNASTAMPA
6
martedì 22 aprile 2014
POLITICA
I «clown» imbracciano
l’Economist contro Renzi
L’ex comico
e Berlusconi per colpire
il premier citano
il settimanale che
li aveva definiti pagliacci
● I due uniti nella lotta
contro il bonus Irpef
da 80 euro ● Di Maio
ammette: «Impossibile
sfiduciare Boldrini»
●
A. C.
ROMA
me il disastroso risultato delle elezioni
in Italia minaccia il futuro dell’euro».
Fatto sta che il giornale che definiva
Berlusconi e Grillo due «clown» ora è
diventato il libretto rosso di forzisti e
grillini contro Renzi. Per di più con un
numero un po’ vecchiotto, che si ferma
alle dichiarazioni programmatiche di
due mesi fa. Ad accomunare le critiche
delle due opposizioni ci sono i dubbi sulle coperture per il bonus Irpef da 80 euro. Per Grillo si tratta di una «presa in
giro», il «cavallo di Troia con cui Renzi
vuole entrare in Europa per poi aprire i
confini italiani all’austerity della
Troika». «Gli 80 euro non riguarderanno una platea di 10 milioni di italiani.
Probabilmente saranno poco più della
metà a riceverli, e solo a tempo determinato», scrive ilo leader M5s. Gasparri
gli fa eco: «Più tasse su casa, risparmi,
agricoltura. Esclusi da bonus pensionati e autonomi. Renzi inganna l’Italia».
Sulle stesse note anche Crosetto e la
Russa di Fratelli d’Italia, con il secondo
che paragona il premier ad Achille Lauro: «Ma quello almeno una scarpa la dava prima del voto...». Mara Carfagna invece s’incarica di esprimere le preoccupazioni per l’aggravio di tasse sulle banche deciso dal governo: «Speriamo che
questa scelta non complichi ulteriormente l’accesso al credito per famiglie
ed imprese...».
Grillo intanto dal blog spiega «il M5S
abolirà il Fiscal Compact, il pareggio di
bilancio in Costituzione e vuole ridiscutere tutti i trattati che ci vincolano all'
Nel bizzarro teatrino di questa campagna elettorale, succede anche questo:
un articolo dell’Economist di fine febbraio, che definiva «sfilacciato, ricco di
promesse ma povero di dettagli» il discorso di insediamento di Renzi in Senato, rispunta tra Pasqua e Pasquetta, e
torna a cementare Grillo e forza Italia
nella caccia al premier.
Ma se l’ex comico commette solo un
errore temporale, rispolverando una
critica vecchia di quasi due mesi (come
fa notare il renziano Ernesto Carbone),
il «Mattinale» di Brunetta arriva a vertici di involontaria comicità. L’odiato settimane britannico, quello che nel 2001
monopolizzò il dibattito della campagna elettorale con quel faccione di Berlusconi e il titolo «Unfit to lead Italy»,
inadatto a guidare l’Italia, ora diventa
la Bibbia per Brunetta e i suoi. E così
nel Mattinale di Forza Italia di ieri si
arriva a leggere: «Il settimanale britannico fa a Renzi le stesse critiche che gli
muoviamo noi. Quindi? Il presidente
del Consiglio bluffa. È certificato».
Non c’è bisogno di ripercorrere cosa
dissero gli uomini di Forza Italia nel
2001 a proposito del periodico britannico. O ancora in seguito, come quando
nel 2011 titolò, sempre a proposito del
Cavaliere, «L’uomo che ha fregato un
intero Paese», con un editoriale su Ruby, bunga-bunga e dintorni. Per non
parlare della copertina dell’Economist
di inizio marzo 2013, subito dopo le politiche in Italia, con le foto di Berlusconi
e Grillo e il titolo: «Entrino i clowns. Co- L’Economist del 2 marzo 2013
Europa». Secondo il leader M5S, il Pd
non ha alcuna intenzione di rivedere
questi vincoli assurdi che distruggeranno il tessuto sociale e imprenditoriale
dell'Italia. La prima cosa che ha fatto
Renzie appena nominato presidente
del consiglio è stata quella di andare dalla Merkel e assicurarle che “l’Italia rispetterà il Fiscal Compact”». Di qui la
scelta del M5s di lanciare sul web una
parodia dei manifesti elettorali Pd, partendo dai 50 miliardi di tagli e lo slogan: «Glielo chiede Angela».
Sull’Italicum, ormai la linea grillina
è che «Pd e Fi l’hanno sotterrato perchè
si sono accorti che al ballottaggio ci saremmo andati noi». «I due compari si
sono accorti che potevano fare la fine
dei pifferai», spiega Grillo, che coglie
l’occasione per bastonare le «anime belle» del M5s. «Secondo loro dovevamo
andare a vedere le certe? Ma dove vivono? Ci sono o ci fanno?». Luigi Di Maio,
vicepresidente della Camera, s’incarica
infine di lanciare l’ennesima bordata
contro Laura Boldrini: «È inutile parlare ancora di una Presidente della Camera che non è imparziale. Ormai è un concetto assodato. Che ci detesti è evidente. Che non ci provi neanche ad essere
super-partes, è assodato. Ci tocca tenercela. Se ci fosse la possibilità di sfiduciarla l’avremmo già fatto. Peccato che
non esiste mozione di sfiducia per presidenti e vice-presidenti della Camera...».
Dopo mesi di campagne, petizioni e raccolte di firme per sfiduciare Boldrini, alla fine se ne sono accorti.
Beppe Grillo FOTO LAPRESSE
PAROLE POVERE
La verifica e l’eccezione
TONI JOP
● Casaleggio giustizia il sindaco di
Parma, in teoria una sua creatura.
Dice che, fallita la promessa di
staccare la spina all’inceneritore,
avrebbe fatto bene a tornare a casa
sua.
Già Grillo, il socio, aveva
bombardato preventivamente
Pizzarotti, segandogli un pezzo di
cognome quel tanto che bastava a
renderlo commestibile come una
pizza.
Ma se vogliamo rintracciare la
qualità delle relazioni di potere che
tengono in piedi il Movimento Cinque
Stelle, conviene guardare più in
basso, dove non volano le aquile.
Vito Crimi: «Il problema non sono i
leader del Movimento ma chi si
atteggia come tale», e per questo
invita il povero sindaco caduto in
disgrazia ad infilare la testa nella
ghigliottina della «verifica» popolare.
«Il Movimento – aggiunge Nicola
Morra – non ha bisogno di cognomi
di cui parlano tutti. Grillo e
Casaleggio sono un’eccezione perché
sono i nostri garanti».
Pizzarotti, nel bene e nel male,
affonda le sue mani nella cacca
quotidiana ma deve rispondere a due
scalda-poltrone celebri per il loro
coraggio e per i guantini con cui
servono il gintonic alla prima
«eccezione» e la cioccolata con la
panna alla seconda.
Tuttavia, dicono la verità quando
affermano che si tratta dei garanti
delle loro confortevoli esistenze.
No «eccezioni» no party.
Pizzarotti: «Casaleggio non sa cosa vuol dire governare»
F
intanto che non si goverIL CASO
na è difficile capire cosa
vuol dire amministrare: a
volte vuol dire anche non ANDREA CARUGATI
vincere alcune battaglie. ROMA
Ma questo non vuol dire
tradire un ideale». La replica del sinda- All’attacco del guru («se
co di Parma Pizzarotti al guru M5S Ca- non chiudi l’inceneritore
saleggio è pacata ma netta. E riapre la
telenovela con i vertici del movimento vai a casa») il sindaco
che sembrava chiusa solo pochi giorni replica: «Non ho tradito
fa (Pizzarotti aveva definito finita la po- gli ideali». Il suo assessore:
lemica con Grillo), fino a quando Gianroberto Casaleggio non l’ha riaperta «Critiche da un tizio
con una dura intervista pasquale al che non conosce Parma»
“Fatto quotidiano”.
Un’intervista in cui, al di là delle scaramucce a suon di citazioni canore con
Beppe, il guru spiega che la scomunica
al sindaco è tutta politica, e riguarda
l’annosa vicenda dell’inceneritore di
Parma, bandiera della campagna elettorale grillina nel 2012 ma poi regolarmente entrato in funzione regnante Pizzarotti. Casaleggio è stato perentorio:
«Se io prendo l’impegno di chiudere un
inceneritore, o lo chiudo o vado a casa»,
aveva spiegato agli intervistatori Gomez e Barbacetto. «Tu vieni eletto per
fare una cosa, se non ci riesci ne prendi
atto. Non è mica detto che sia colpa
tua...». E ancora: «Se gli impegni non
vengono mantenuti si va a casa o quantomeno si fa una domanda. Si chiede
agli elettori: dovrei andare a casa?».
Il sindaco replica contrapponendo
alla democrazia diretta del guru un minino di buon senso istituzionale: «Amministrare vuol dire rappresentare tutti i cittadini, anche chi non ti ha votato.
Vuol dire calarsi nella politica reale, lavorare duramente...». Pizzarotti rivendica la sua idea di M5S: «Mi sento in
piena sintonia con i valori del movimento. Ma senza viverle ogni giorno
sulla propria pelle queste cose non si
capiranno mai». La conclusione: «Parma merita rispetto, i parmigiani meritano rispetto». Il suo assessore all’Ambiente, Gabriele Folli, sempre del M5s,
va giù ancora più duro: «Ho combattuto la battaglia contro l'inceneritore scrive - da molto prima di entrare nella
giunta di Parma e pochi sanno quanto
mi è costato non riuscire nell’impresa.
Ora leggo questo tizio che pensavo fosse dalla nostra parte e che peraltro in
due anni non si è mai fatto vedere a
Parma, pontificare su cosa dobbiamo
fare...». Et voilà, Casaleggio da guru
viene ridotto a «un tizio».
Lo scontro non è solo politico, ma
anche culturale, in qualche modo ideologico: due idee di politica a confronto,
quella vissuta e quella teorizzata dietro
al monitor di un computer. È la faglia
che da oltre un anno divide anche gli
eletti, tra talebani e ragionevoli, e che
ha portato alla sfilza di espulsioni degli
ultimi mesi. Casaleggio stesso non si
nasconde che la sua idea di democrazia non è esattamente normale: «Il passaggio dalla democrazia rappresentativa a quella diretta è culturale e richiedere un’adesione. Se uno è abituato a
un’altra visione della democrazia il nostro modo di fare può sembrare strano...noi vogliamo il vincolo di mandato
per gli eletti, e ora metteremo anche
delle sanzioni economiche». Più che
centralismo democratico, sembra
un’organizzazione militare. E infatti
aumenta il numero degli eletti che difende Pizzarotti. «Tanto di cappello a
Federico, continuate così», dice la parlamentare emiliana Mara Mucci. Mentre il senatore Vito Crimi difende il gu-
ru: «È giusto che Pizzarotti faccia una
verifica del suo mandato con gli attivisti, come fanno i consiglieri dell’Emilia
Romagna. Lui vuole essere il sindaco di
tutti, ma sull’inceneritore forse serviva
un’azione più forte». Poi si corregge:
«Io ho un mandato e di quello mi devo
occupare. Non giudico l’operato del sindaco di Parma». Maria Mussini, senatrice reggiana espulsa di recente e molto
legata a Pizzarotti, la vede così: «L’inceneritore è solo un pretesto: Federico dà
fastidio perché è bravo e ha consenso».
Pochi giorni fa, il sindaco di Parma,
ha bollato come «fantapolitica» l’ipotesi di guidare un partito dei fuoriusciti.
«Io ho da fare il mio, con il decreto
Delrio divento anche presidente della
Provincia, eviterei altri lavori aggiuntivi...». E tuttavia il divorzio con Casaleggio ormai pare inevitabile. Resta solo
da capire chi farà la prima mossa. Pizzarotti, con la sua replica di ieri su Facebook, di fatto si è già messo alla testa di
quelli che, dissidenti o espulsi, non
«aderiscono» all’idea di democrazia di
Casaleggio. Non sono pochi, ma bisogna capire se riusciranno mai a organizzarsi.
RASSEGNASTAMPA
7
martedì 22 aprile 2014
«Cercasi idee forti per europee»
L’ex Cav ricomincia dagli anziani
● In settimana le prime quattro ore al centro
«Sacra famiglia» ● «Sono lucidi?» chiede spesso
ai suoi ● La guerra fratricida contro Alfano e Ncd
CLAUDIA FUSANI
@claudiafusani
Licia Ronzulli ha twittato il suo selfie con Silvio Berlusconi e Francesca Pascale
AAA, cercasi idea disperatamente. Costretto tra i selfie di Pasquetta con la fidanzata Francesca e l’eurocandidata Licia Ronzulli e il cagnolino Dudù e gli anziani e i disabili della Sacra famiglia di
Cesano Boscone che andrà ad assistere
già in settimana, Silvio Berlusconi è alla
ricerca del quid, di quella parola chiave
da lanciare in tv e nei comizi che possa
fare la differenza tra lui e gli altri in questa strana campagna elettorale che sarà
un megasondaggio tra Renzi, Grillo e
l’ex Cavaliere.
C’è poco da fare, ammettono i parlamentari più vicini, «il Presidente non è
affascinato da questi candidati né dalla
competizione». Gli toccherà vedere, aggiungono, che «uno degli uomini di cui
diffida di più, Raffaele Fitto, prenderà
molti più voti del nuovo consigliere politico Giovanni Toti. E allora si aprirà un
nuovo problema di classe dirigente». La
difesa pasquale via twitter del candidato
della circoscrizione nord («Toti sta facendo un ottimo lavoro e sono certo che
gli elettori sapranno accordargli la fiducia che merita») è sembrata più una conferma che una smentita delle preoccupazioni dello stesso fondatore di Forza Italia. Ma più di tutto, Berlusconi teme che
«Renzi vada a scippargli voti tra
quell’elettorato moderato di cui lui si
sente invece ancora il punto di riferi-
mento». I sondaggi veri danno Forza Italia al 17 per cento, ben distante da Grillo
e confinata nello scomodo ruolo di terzo
polo dopo Pd e M5S.
Nonostante gli sforzi del capogruppo
Renato Brunetta, il tema su cosa far girare la campagna elettorale è in questo momento «il problema». Sulle riforme costituzionali Forza Italia non può retrocedere dal patto con Renzi: è il motivo che fa
restare l’anziano leader ormai incandidabile seduto al gran tavolo della politica; riformare il paese fu la parola d’ordine, sempre disattesa, della discesa in
campo del 1994. Ecco che i distinguo sulla riforma del Senato e il semipresidenzialismo, sanno più di bandierine che di
veri obiettivi. L’Europa non può essere
il tema perché l’elettorato moderato si
riconosce negli stati uniti d’Europa e la
revisione dei trattati (Fiscal compact e
sixpack) è questione utile ma difficile tra
tradurre in slogan. Se si pensa che il premier Renzi si sta intestando anche un
fronte non contrario ma certo non complice con la magistratura; e che le misure per la crescita, a cominciare dagli 80
euro in più mensili per dieci milioni di
italiani, non sono certo attaccabili; è
comprensibile la crisi di identità, oltre
che di classe dirigente, che sta attraversando Forza Italia. E l’avvio in sordina
di questa campagna elettorale che pure
il provvedimento del Tribunale di sorveglianza gli vivere da protagonista.
In cerca di un’idea al momento non
resta che attaccare Ncd. Impedire al traditore Alfano di raggiungere il 4 per cento sarebbe già, vista da Arcore, un motivo di grande soddisfazione. In questa
chiave si spiegano gli attacchi sulle tasse
(strumentali e infondati) veicolati dal solito Mattinale: Ncd ha ben tre ministri
nella squadra di Renzi e se il governo aumenta le tasse vuol dire che anche Ncd è
d’accordo. Dal suo punto di vista Ncd
non può certo sopportare di vedere il
jobs act del ministro Poletti corretto a sinistra come è successo la scorsa settimana in commissione. Da qui il non voto di
Ncd (il testo arriva in aula senza il voto
degli alfaniani). Nella chiave dell’attacco all’ex delfino traditore sono anche le
dichiarazioni degli azzurri contro la politica dell’immigrazione del ministro
dell’Interno.
Una guerra fratricida, ecco saranno
le urne del 25 maggio per le truppe del
centro destra. Ecco che in tutto questo,
davanti a un paese dove il ceto medio è
diventato povero e - assicurano i sondaggisti - «gli anziani sono una fascia di elettorato pesante» - s’allunga in Berlusconi
la parola chiave «solidarietà», e cioè «fatti concreti contro il bla bla di Renzi». In
questo senso le quattro ore al centro anziani sono manna dal cielo. «Sono lucidi?» chiede spesso Berlusconi in questi
giorni riferendosi alle persone alloggiate nel centro di Cesano Boscone. Comincerà il suo turno settimanale già questa
settimana. Gli avvocati sono chiari: «Le
telecamere potranno riprendere e intervistare il cliente in entrata e in uscita». I
servizi sociali, gli anziani, i poveri, come
primo obiettivo della campagna elettorale. I Club Forza Silvio sono già impegnati tra banco alimentare e buste della spesa.
Quando l’economia diventa una comica. A 5 stelle
o
gni volta che Grillo si cimenta in articoli economici, ciò che manca, direbbero gli economisti, sono i
fondamentali, i numeri
da cui partire e di cui parlare. Come non ricordare che «il programma del Movimento lo ha scritto
Stiglitz» noto premio nobel liberal americano, salvo poi scoprire che il professore non conosceva nemmeno Grillo, e
che la lettera di appoggio - non avendo
scritto il programma - altro non era che
un pezzo della prefazione ad un libro
commissionata dall’editore? Riepiloghiamo le «cifre sparate a caso», tra cui
«il miliardo di fondi all’editoria di partito», che invece sono circa 78milioni
all’editoria in generale.
Debito Pubblico: «L’85% del debito
non è in mano nostra è in mano alle banche! Di cui la metà straniere: francesi,
inglesi, tedesche». ha detto Grillo. In
realtà il debito attribuito a soggetti definibili raggiunge solo il 27,3%. A questo
va sommata la quota detenuta dalla
Banca d’Italia (4%), quindi il debito in
mano agli istituti bancari raggiunge il
31,3% mentre la restante somma appartiene a soggetti privati. Le banche straniere detengono solo il 12,3% del nostro
debito e non il 50% come sostenuto dal
genovese.
E ancora: «Se fallivamo noi ci portavamo dietro la Francia e la Germania
quindi tutta l’Europa». Ma nel 2010 la
Francia aveva in pancia il 20.93% del
debito pubblico italiano, mentre la Germania solo il 7.78%, per un totale complessivo di 28.71%. Il debito complessivo nel 2010 era pari a 1.841.912 milioni
di euro.
«Metà del nostro debito è in mano a
banche straniere - 511 miliardi ce l’hanno i francesi, 200 miliardi i tedeschi». Il
dato fornito da Grillo viene smentito
dal Bollettino Statistico di Bankitalia. A
maggio 2012 il debito in mano a tutti i
non residenti ammontava a 690 miliardi, pertanto tedeschi e francesi non potevano avere in pancia 711 miliardi di
IL DOSSIER
MICHELE DI SALVO
Le dichiarazioni di Grillo
sono contraddittorie o non
supportate da dati reali:
«Usciamo dall’euro... anzi
no, non l’ho mai detto.
Facciamo un referendum»
debito. E questi Paesi non potevano avere il 50% del nostro debito visto che
quello complessivo era di 1966 miliardi:
quindi potevano avere solo il 35%.
Uscire dall’Euro: secondo Grillo è
un passo obbligato per l’Italia che potrà
«svalutare la cara vecchia lira del
40-50%, e anche se ciò non risolverà
tutti i problemi economici del Paese,
renderà le nostre esportazioni più competitive». In realtà la svalutazione per
essere competitivi con la Cina porterebbe a una riduzione del salario di un
60-70%, distruggendo il nostro potere
d’acquisto. I prezzi delle materie prime
e dei beni di prima necessità costerebbero di più a danno della competitività
e c’è il rischio che la lira non venga accettata come moneta di scambio.
Per uscire dall’euro Grillo propone
un referendum, già nei 20 punti del pro-
.. .
Sul debito pubblico:
«l’85% è in mano alle
banche anche straniere»
Non è così, è il 31,3%
gramma 5 stelle. A Mirandola il 12 maggio 2013 ha detto: «Noi consideriamo di
fare un anno di informazione e poi di
indire un referendum per dire sì o no
all’Euro e sì o no all’Europa». Ricordiamo che i trattati internazionali non possono essere soggetto di referendum. Almeno secondo l’Articolo 75 della Costituzione. Ciò premesso, ecco l’elenco
delle dichiarazioni.
1 dicembre 2011: ci sono due posizioni opposte sull’euro, entrambe con pari
dignità. Occorre referendum in proposito. 26 aprile 2012: L’euro non può essere un tabù. Si deve poter parlare di
uscita dall’euro. Primavera 2012: in
un’intervista di Sortino a Grillo: «Io sono per valutare una seria proposta di
rimanere in Europa ma uscire dall’euro, con il minor danno possibile». Ad
altri giornalisti: «90 su 100 ci riprendiamo la lira». 28 giugno 2012: «Io non sono contrario all’euro in principio. Ho
detto che bisogna valutare i pro e i contro e se è ancora fattibile mantenerlo.
Ma, se usciremo dall’euro, sarà solo a
causa del nostro enorme debito pubblico». 27 dicembre 2012: Referendum sulla permanenza nell’euro. 9 febbraio
2013: Grillo ospita nel suo blog un intervento critico sull’euro, a cura del professor Alberto Bagnai. 22 febbraio 2013, a
piazza S. Giovanni: «Io non ho mai detto di uscire dall’Europa, io non ho mai
detto di togliersi dall’euro. Voglio una
consultazione popolare».
Fiscal Compact: «Se vinciamo le europee aboliremo il fiscal Compact». Ma
il Fiscal Compact è un trattato, firmato
tra 25 paesi su 28, e non è di competenza dell’europarlamento.
Lira: nel post «Il Diavolo veste Merkel», Grillo pone il nostro paese di fronte ad un’alternativa secca: ristrutturazione del debito oppure ritorno alla lira. Ma fa una serie di errori. Il più clamoroso è: «Solo così l’Italia tornerà a
vedere la luce. Una prova? Usciti dallo
Sme nel 1992, svalutata la lira di quasi il
20% e riguadagnata la sovranità monetaria, il rapporto debito/Pil scese dal
120% del 1992 al 103% del 2003».
La prova citata da Grillo è falsa. La
rapida discesa del nostro indebitamento non è coincisa con la svalutazione della lira, bensì con l’ingresso dell’Italia
nell’unione monetaria, formalmente
nel 1993 - Trattato di Maastricht - e poi
sostanzialmente il primo gennaio 1999,
dopo che il nostro governo riuscì a rispettare i parametri previsti dal Patto
di Stabilità e Crescita del 1997 adottato
al Consiglio europeo di Amsterdam. Fino al 2006/2007 il costo del debito è
sceso grazie all’euro, tanto che nessuno
sapeva cosa fosse lo spread.
Opere Pubbliche: Grillo ha detto in
un comizio del 20 febbraio 2013 che
«un terzo del Pil lo spendiamo per opere che crollano e un altro terzo per aggiustarle». Quindi il 66% del Pil sarebbe speso in opere pubbliche. Quali? In
realtà si legge dal bilancio dello Stato
che tale misura non raggiungeva l’11%
due anni fa e il 9% attualmente.
Province: nel suo post «L’oracolo della Consulta e le province eterne» l’ex
comico scrive che i risparmi derivanti
dall’abolizione delle province sarebbero di ben 17 miliardi di euro. Ma è così?
In realtà no. O meglio, il costo delle province si aggira intorno a quella cifra
(erano 14 miliardi nel 2005), poco più
della metà andava in istruzione pubblica (18%), trasporti (9%) e gestione del
territorio (24%). Il risparmio potrebbe
essere di 2 miliardi e non 17.
Slot machines: le aziende delle slot
machines hanno evaso 98 miliardi. Sono anni che Grillo ripete questa storia,
quindi la domanda è: evasi da quando a
quando? Che siano l’evaso annuo? No,
visto che tutto il gioco d’azzardo nel
2012 ha totalizzato 80 miliardi di euro.
.. .
«Se vinciamo le europee
aboliremo il Fiscal
compact». È un trattato
non decide Strasburgo
Si tratta in realtà della cifra delle multe
calcolate al secondo per i due anni che
le slot machines sono state scollegate
dalla rete nazionale dei Monopoli di Stato. Infatti la Corte dei conti stabilì che
l’importo reale da pagare era 2,5 miliardi. Importo che è stato pagato.
Spread: «L’agenda Monti, sottoscritta con voluttà dal pdmenoelle, prevedeva un solo punto: lo spread, ma lo
spread non si mangia e soprattutto non
dipende da Monti, ma dalle agenzie di
rating internazionali», insomma «è una
variabile indipendente dal governo». È
una falsità inaudita. Lo spread risente
delle scelte politiche economiche di un
Paese e della situazione economica della zona euro. Le agenzie di rating esprimono i loro giudizi in base a proiezioni
macroeconomiche e politiche.
Unione Europea: Grillo ha detto che
la doppia sede del Parlamento Europeo
costa 400 milioni l’anno (in realtà sono
200) e che un terzo del bilancio europeo è speso per traduzioni. Il bilancio
del 2012, a essere precisi, è di 147 miliardi, e le traduzioni sono costate 330 milioni. Ha citato alcuni grattacieli in bambù che Renzo Piano avrebbe progettato in Australia, ma non esistono. Poi ha
detto che la Francia ha un bilancio di 17
miliardi di euro inferiore al nostro. A
essere precisi è di 300 miliardi superiore.
Def: nel disperato tentativo di replicare al Def di Matteo Renzi, sul blog ha
raggiunto l’apice: «Lo Stato italiano
spende circa 800 miliardi di euro ogni
anno. Di questi, 100 sono di interessi
sul debito, senza questa zavorra avremmo un avanzo primario». La frase di
Grillo è sballata: l’Italia spende circa
800 miliardi ogni anno, ed è altrettanto
vero che circa 100 miliardi vengono
spesi per ripagare gli interessi sul nostro corposo debito. Non è però vero
che senza la zavorra degli interessi
avremmo un avanzo primario. L’Italia
ha già un avanzo primario, che nel 2013
è stato pari al 2,2% del Pil, quindi pari a
circa 35 miliardi di euro.
RASSEGNASTAMPA
14
martedì 22 aprile 2014
Europarlamento
Pagina a cura del gruppo
S&D-Delegazione Pd al Parlamento
europeo in collaborazione con l’Unità
Da Strasburgo sì al regolamento per cibi più sicuri
CARLA ATTIANESE
Strasburgo
La sicurezza alimentare ha sempre giocato un ruolo chiave nell’azione della
Ue. Una scelta di priorità che ha portato, negli anni, a un corpo di circa 70 misure legislative che ha consentito all’industria agroalimentare europea di raggiungere standard di sicurezza e qualità
riconosciuti a livello internazionale. Anche nell’ultima sessione plenaria della legislatura che si chiude, l’Europarlamento si è occupato della questione, con un
voto quasi all’unanimità dell’Aula sul Regolamento sui controlli ufficiali nella catena alimentare, curato dall’europarlamentare democratico Mario Pirillo, con
il quale affrontiamo questo tema.
Nonostante l’attenzione dell’Ue non sono
mancati gli scandali sul cibo contraffatto.
Cosa cambia col nuovo Regolamento?
«Il nuovo Regolamento, che è una modifica della normativa già esistente, nasce
proprio come risposta europea allo scandalo della carne equina nei cibi venduti
da Ikea, che ha giustamente suscitato
clamore e preoccupazione tra i cittadini.
Con le nuove norme, che dopo questa
prima lettura saranno approvate in via
definitiva verosimilmente entro la fine
dell’anno, tutti gli Stati europei saranno
obbligati a una frequenza minima dei
controlli in tutta la catena alimentare,
dalla produzione al consumo».
L’INTERVISTA
Mario Pirillo
Il parlamentare del gruppo
dell’Alleanza Progressista
di Socialisti e Democratici
al Parlamento Europeo:
«Più controlli a tutela
dei consumatori europei»
Che significa? E cosa cambia per l’Italia?
«L’Italia ha già una normativa fra le più
restrittive, ma finora la frequenza dei
controlli era decisa dai singoli Stati,
creando forti differenze all’interno della
stessa Ue. Con le nuove regole si è stabilito che vi siano in tutti i settori controlli
www.partitodemocratico.eu
www.socialistsanddemocrats.eu
regolari stabili dalla Commissione, questo contribuirà a ridare fiducia ai consumatori e ad aumentare il livello di sicurezza dei prodotti europei».
E il cibo importato dai Paesi extra Ue?
«I controlli riguardano anche i cibi importati, e vengono effettuati alla dogana. Vorrei ribadire che l’Ue ha la normativa più stringente e specifica nel settore
dei controlli e Usa e Canada stanno guardando con crescente interesse al nostro
sistema dei controlli ufficiali al quale si
ispirano per le loro regole interne».
A chi sono affidati i controlli?
«Ogni Stato si affida a un’autorità competente. In Italia è il ministero della Salute, che li demanda alle Regioni e dunque
alle Asl per verifiche non annunciate,
fondamentali per verificare la conformità alla complessa normativa che regola
il settore agroalimentare. Ho insistito at-
traverso miei emendamenti, che hanno
trovato il consenso dell’Aula, di creare
centri europei di riferimento contro la
frode alimentare. Inoltre, avremo maggiore trasparenza dei controlli il cui esito verrà pubblicato sui siti della autorità
competenti».
Le aziende ispezionate saranno soggette
a tariffe sui controlli ricevuti. Come hanno
accolto il nuovo Regolamento?
«Sono state esentate dal pagamento delle tariffe obbligatorie le imprese agricole e le micro imprese e abbiamo corretto
l’esenzione prevista dalla proposta legislativa, i cui criteri individuati erano
troppo ampi e avrebbero creato un sistema insostenibile per gli Stati membri.
Speriamo che il segnale che abbiamo dato possa essere ripreso e riconfermato
dal Consiglio. I controlli aiutano anche
le aziende, oltre che i cittadini».
Denominazione
d’origine Ue
Una battaglia vinta
Patrizia Toia
vicepresidente
commissione Industria,
Ricerca ed Energia
●
La sede della Bce a Francoforte FOTO LAPRESSE
Risoluzione bancaria
ok al meccanismo unico
Il Parlamento europeo l’ha approvato a larghissima maggioranza
I contribuenti Ue non dovranno più sostenere i costi di eventuali future
crisi bancarie: a pagare saranno gli stessi istituti di credito
●
●
GIUSEPPE CARUSO
MILANO
Si chiama meccanismo unico di risoluzione bancaria e rappresenta un ulteriore passo in avanti sulla strada dell’
Unione bancaria. Si tratta, in modo
particolare, del così detto secondo
“pilastro” dellUnione bancaria: il primo, il ruolo di supervisione della Bce
sugli istituti di credito dell’Unione, è
stato approvato alcuni mesi fa.
GARANZIA
Il meccanismo unico di risoluzione
bancaria, approvato a larghissima
maggioranza dalla’assemblea plenaria, rappresenta una garanzia per i
contribuenti europei, che non dovranno più sostenere i costi di eventuali future crisi bancarie: a pagare saranno
gli stessi istituti di credito, i cui contributi, obbligatori, alimenteranno il fondo. Nel caso una banca arrivi al fallimento, le perdite ricadranno su azionisti e creditori e, in ultima istanza, sui
correntisti con depositi superiori ai
100mila euro (come già accaduto a Cipro). I depositi fino a 100.000 euro delle banche fallite saranno inoltre garantiti dalle banche stesse e non più dai
contribuenti.
Roberto Gualtieri, deputato euro-
peo del Pd e capo negoziatore per il
gruppo socialista sulle riforme europee, spiega che si tratta «di un tassello
fondamentale per arrivare alla realizzazione finale del progetto di Unione
bancaria. Due dei quattro pilastri individuati, supervisione unica e risoluzione bancaria, sono stati così raggiunti.
Il prossimo passo sarà quello di arrivare ad una distinzione tra banche d’affari e banche di deposito. Il testo finale
potrà anche non essere perfetto, ma è
sicuramente un passo in avanti rispetto al compromesso raggiunto dagli Stati membri»
«Abbiamo velocizzato» continua
Gualtieri «la mutualizzazione del fondo: il 40% della capacità dei compartimenti nazionali sarà messa in comune
il primo anno, il 20% nel secondo, il
10% al terzo. Questo consentirà al fondo di poter contare sul 60% delle risorse complessive già nei primi due anni.
Inoltre il fondo avrà la capacità di mettere azioni sul mercato per autofinanziarsi. L'accordo prevede inoltre che il
fondo salva-banche nasca più in fretta,
otto anni invece di dieci, e richiede che
sia stabilita una linea di credito prima
che il meccanismo entri in vigore, visto che raggiungerà la sua capacità totale (55 miliardi) solo alla fine degli otto anni. Si tratta di un passaggio fonda-
mentale per portarci nella nuova legislatura europea, che servirà a costruire un governo economico democratico dell’euro».
Gianni Pittella, deputato europeo
del Pd e vicepresidente del Parlamento di Strasburgo, ritiene si sia trattato
della «decisione più importante, oserei dire di portata rivoluzionaria, presa in Europa negli ultimi dieci anni.
Con il meccanismo di risoluzione gli
Stati ( e quindi i contribuenti) non saranno più chiamati a rispondere dei
fallimenti delle banche. Sono state date risposte fondamentali e se questi
meccanismi fossero stati approvati prima della crisi finanziaria, che è arrivata dagli Stati Uniti e ci ha colto di sorpresa, ci saremmo evitati molti problemi».
«Ancora una volta» continua Pittella «si è dimostrato che quando esiste
una volontà politica, i problemi si superano, anche i più difficili. Pure in questa situazione c’è stato un blocco dei
paesi del nord Europa che volevano minori responsabilità comuni, eppure si
è riusciti a raggiungere l’obbiettivo. In
questo modo l’Europa diventa amica
dei cittadini e risolve alcuni importanti problemi. La prossima sfida per i socialisti sarà la separazione tra banche
d’affari e banche di deposito».
DAL 2008 IN EUROPA, NEL SETTORE INDUSTRIALE, SONO 4
MILIONI I LAVORATORI CHE hanno perso il proprio
impiego e la produzione ha subìto un crollo del 10%. Ora
il processo di ripresa è ancora timido, ma uno spiraglio
si è aperto. Puntare sulla qualità e, per alcuni, anche
restare su un mercato di nicchia è una delle
caratteristiche principali delle imprese europee che
scelgono di non emigrare all’estero. Ma questa strada,
purtroppo, è ancora in salita per molte piccole e medie
imprese europee.Quello che davvero potrebbe aiutare e
tutelare molti imprenditori di settori a volte anche
«inaspettati» (non solo, infatti, la moda o l’alimentare,
ma anche il settore dei materiali edili) è l’introduzione,
in Europa, di un vero marchio d’origine obbligatorio.
Nell’ultima sessione plenaria di questa legislatura il
Parlamento europeo ha infatti approvato il Regolamento
per la Sicurezza dei Prodotti al Consumo, incluso
l’attesissimo Articolo 7 che impone la denominazione di
origine obbligatoria. La battaglia sul «made in» in
Europa è stata lunga e ha subito più volte battute
d’arresto, sia in Parlamento che in Consiglio, dove
ancora oggi permane una forte opposizione di alcuni
Stati, soprattutto del Nord, a fronte invece di un
movimento molto ampio di cittadini e imprese che
chiedono da tempo questa misura a tutela della
sicurezza, della trasparenza e per inasprire la lotta alla
contraffazione.
Con l’ok al Regolamento sulla sicurezza dei prodotti,
alla fine di questa legislatura abbiamo ottenuto un
risultato importantissimo: i consumatori europei
saranno più protetti e le aziende italiane che producono
beni di alta qualità, con materiali di ottima fattura,
saranno finalmente tutelate e, soprattutto, l’Europa
riesce a compiere un primo passo per allinearsi a Cina e
Stati Uniti, due giganti commerciali che da tempo
utilizzano il marchio d’origine obbligatorio per i prodotti
importati.
Questa semplice etichetta costerà poco o nulla agli
imprenditori (lo ribadiamo per sfatare alcuni falsi studi),
ma garantirà dalla concorrenza sleale e dalla
contraffazione, assicurando reciprocità e rispetto degli
standard minimi per l’ingresso delle merci provenienti
dai Paesi terzi nel mercato dell’UE. Secondo i dati diffusi
dal Sole 24 Ore, l’entrata in vigore di questo
provvedimento vale 110mila posti di lavoro in più e 13,7
miliardi di euro di produzione aggiuntiva.
Noi del gruppo Socialisti & Democratici possiamo
essere molto soddisfatti: nonostante la forte opposizione
di molti Paesi del Nord Europa, grazie alla battaglia
condotta dalla relatrice S&D Schaldemose e alla
compattezza che il gruppo ha dimostrato in tutte le
votazioni (a differenza del PPE che ha visto gli italiani
uniti, ma incapaci di portare la maggioranza del gruppo
sulle loro posizioni), si conclude positivamente un lungo
e difficile percorso iniziato nel 2005. Ora ci auguriamo
che il Consiglio europeo, fin qui incapace di prendere
posizione e a cui spetta ora di adottare il testo, confermi
in tempi rapidi questa decisione. Siamo certi che il
governo italiano, anche durante la nostra presidenza,
saprà far valere il voto del Parlamento.
RASSEGNASTAMPA
9
martedì 22 aprile 2014
«La rabbia sociale «Il Pd sia un’orchestra
sta esplodendo
invece di dividersi
Subito progetti veri» in sottocorrenti»
M.ZE.
INVIATA A TORINO
Per capire di cosa è fatto questo nuovo mondo di povertà, di speranza sepolta, di depressione che via via lascia
il posto alla rabbia, una rabbia profonda che si scaglia contro la politica,
contro il palazzo, contro lo Stato, la
Regione, il Comune, qualunque cosa
sia e chiunque sia diretto, bisogna passare per i centri di ascolto della Caritas. È qui che il popolo di poveri malgrado le competenze, le professionalità, l’esperienza e un vita di lavoro interrotta all’improvviso, viene, si mette in fila, e poi chiede aiuto. Chiede
aiuto dopo anni passati ad erodere i
risparmi, e nascondere quello stato di
necessità che alla fine è esploso ed è
diventato palese, pubblico. Impietosamente pubblico. Parlare con Pierluigi
Dovis, direttore della Caritas di Torino e coordinatore regionale delle Caritas diocesane di Piemonte e Val
D’Aosta, vuol dire viaggiare dentro
questo mondo che non è mai raccontato abbastanza, che spaventa eppure è lì. E aspetta risposte.
menti è rimasto lo scheletro, che di sera
si illumina di verde, di blu. Sotto sono
nate piste sportive, sopra una passerella
attraverso il vecchio parco industriale, a
fianco un prato, in fondo una ciminiera
rimasta intatta, memoria del luogo che
fu. «Chiamparino ci ha creduto in questo progetto ed ora eccolo, l’esempio di
come un luogo abbandonato, imponente, inquietante, possa diventare parte integrante del tessuto sociale della città».
Percorrendo il corridoio di acciaio che
accompagna lungo gli stabilimenti, si impone la costruzione di mattoni rossi, la
nuova Curia, voluta dal cardinal Poletto
e progettata dall’architetto svizzero Mario Botta: non c’è il campanile, al suo posto la ciminiera più alta su cui svetta una
croce. «Quello che è mancato in questi
anni con Roberto Cota alla Regione è stato un progetto, un’idea del territorio, di
quello che doveva diventare», commenta Bragantini.
Se chiedi a un qualunque torinese di
portarti nel luogo dove la politica ha fallito, ti mostrano un braccialetto azzurro e
ti danno un indirizzo: Collegno, provincia di Torino, Agrati Group, i più grandi
produttori di viti e bulloni a livello mondiale. Il braccialetto azzurro è in segno
di solidarietà con i lavoratori della Agrati per questa storia tipicamente italiana.
Lo scorso gennaio i dipendenti hanno ricevuto un premio produttività per la
massima qualità e impiego delle strutture. Poi hanno ricevuto una notizia: mobilità per gli 82 dipendenti. Né Cig né solidarietà. Perché? Perché il gruppo lo scorso anno con l’aiuto di Parigi ha aperto 4
stabilimenti e può ottenere ulteriori incentivi statali se potenzia gli investimenti. Così ha scelto dove è più conveniente
investire.
Il Movimento 5 stelle sonda le zone di
sofferenza e ci salta sopra, così come cavalca gli anti Tav. In Piemonte alle politiche del 2013 il Movimento è stato il primo partito con il 29,11% dei voti alla Camera per la lista Piemonte 1, contro il
26,5% del Pd, e il 17,60% del Pdl. Nel Piemonte 2, o grillini hanno ottenuto il
25,77%, il Pd il 23,43% e il Pdl il 22,12%.
Stavolta la sfida sarà tra centrosinistra e
M5s. Il centrodestra è che più spaccato.
Frantumato con tre candidati: Enrico
Costa per il neo simbolo Ncd-Udc, Guido Crosetto per Fratelli d’Italia, Gilberto Pichetto per FI e Lega. Grillo schiera
Davide Bono che ha esordito in Piazza
Castello nello stesso giorno in cui Matteo Renzi apriva proprio a Torino la campagna elettorale del Pd. Chiamparino
non sottovaluta l’avversario. «Macino
chilometri su e giù per la Regione». L’allenamento non gli manca.
L’INTERVISTA
Pier Luigi Dovis
Il direttore della Caritas:
«Persone che hanno
perso tutto, piccoli e medi
imprenditori, insegnanti,
da un anno e mezzo
ci chiedono cibi e vestiti»
Direttore, prima della crisi economica
il tema era pensare a percorsi di attivazione personale o di gruppo per il reinserimento sociale dei poveri. Oggi è
cambiato tutto. Il tema, adesso, quale
è?
«In questo momento il discorso è centrato quasi esclusivamente sulla questione del trasferimento economico
alle famiglie che hanno meno risorse
e sono alla disperata ricerca di un reddito. Quello che si tenta di fare prima
di tutto è di ridare un reddito e questo
è giusto, ma la nuove forme di povertà che la crisi ha fatto emergere non
presentano necessità solo da punto di
vista economico. Hanno bisogno di
trovare delle opportunità attraverso
le quali rimettere in moto le esigenze
molto alte rispetto alle loro professionalità».
Una povertà composta da professionisti, artigiani, imprenditori?
«Certo. Qui in Piemonte, in modo più
potente che in altre Regioni, la crisi
ha cambiato i volti delle persone che
vivono in situazioni di fragilità e precarietà. Sono volti di persone normali, che non vengono da una storia di
povertà, insegnanti, giornalisti, piccoli e medi imprenditori, uomini e donne che nel loro lavoro avevano raggiunto livelli quasi dirigenziali. Non
erano svantaggiati, per intendersi, e
molti di loro avevano un buon inserimento sociale. Oggi si rivolgono a noi
e ai servizi pubblici e se fino a due anni fa ci chiedevano di aiutarli a cercare lavoro, o a pagare la rata del mutuo, da un anno e mezzo, invece, ci
chiedono cibo e vestiti. Questo significa che nel giro di pochi mesi una parte di loro è precipitata in una situazione di deprivazione tale da non avere
neanche più da mangiare. Una situazione per loro particolarmente incisiva perché non erano abituate a questo tipo di vita, di emergenza. Molti di
loro hanno nascosto la loro difficoltà
per vergogna, per una reticenza interiore che li ha portati a chiudersi nella depressione e quando emergono la
loro situazione è molto compromessa».
Quindi negli ultimi anni non sono aumentatiipoveri,masonoaumentaticoloro che lo dichiarano?
«Esattamente. Arrivano ai luoghi del
sociale privato e pubblico quando capiscono che da soli non possono farce-
.. .
«Il reddito minimo va
bene come ponte
per cogliere opportunità,
non come misura in sé»
M. ZE.
INVIATA A TORINO
Le gemelline, Chiara e Vittoria, due
anni, si gustano il gelato sotto il sole
tiepido di Piazza San Carlo. «Da quando ci sono loro due è cambiato tutto,
ogni momento libero diventa preziosissimo», racconta Davide Gariglio,
47 anni, segretario regionale del Pd
piemontese da poco più di un mese e
mezzo, consigliere regionale da nove
anni. Mezzogiorno è passato da poco,
i torinesi si concedono un aperitivo
nel salotto buono della città, un gruppo di giovani musicisti suona note
blues, poco lontano si corre la «tuttadritta», dieci chilometri, ovviamente
c’era anche Sergio Chiamparino che
non se ne perde una.
Gariglio preferisce il nuoto, ma solo quando ha tempo. Stamattina per
esempio fa già campagna elettorale.
«Abbiamo bisogno del contributo di
tutti, stavolta si cambia», ripete ogni
volta che gli chiedono come va la campagna elettorale. Poi si siede e inizia a
spiegare come intende riportare il Pd
in vetta alla classifica dei partiti.
L’INTERVISTA
Davide Gariglio
Il segretario regionale:
«Cota ha lasciato rovine
Per riprenderci possiamo
solo innovare, facilitare le
imprese, sburocratizzare
Come avviene nel Paese»
Se dovesse raccontarmi con un’immaginelo stato disalute del suo partito, in
piena crisi economica e con il M5S in
avanzata, cose le verrebbe in mente?
«Un’immensa orchestra, con bravissimi musicisti ma nella quale ognuno
suona seguendo il proprio spartito».
Adessoèleiildirettored’orchestra.Come intende rimettere in sintonia gli
strumenti?
la perché hanno esaurito le loro riserve e non c’è stata la ripresa del tessuto economico del territorio».
InPiemontenel2013cisonostati26mila disoccupati in più rispetto all’anno
precedente.
«È questo il punto. Molti di coloro
che oggi sono poveri, in questi ultimi
anni hanno cercato di trovare un nuovo lavoro in una Regione dove il lavoro diminuiva. Quando arrivano nei
nostri centri non sono più vulnerabili, sono già vulnerati, dunque in una
situazione di “assistenza”».
Lei è critico verso il reddito minimo.
Perché?
«Se noi interpretiamo il reddito minimo non come misura a sé ma come
ponte tra una situazione di difficoltà
e delle opportunità diventa interessante e importante per moltissime famiglie. Se diventa l’unica misura non
riesce a far fare quel salto di qualità di
cui c’è bisogno. È necessario mettere
in atto delle politiche in grado di offrire delle opportunità non per trovare
lavoro ma per inventare lavoro. Si devono dare possibilità, piccole opportunità, a tutte quelle persone che hanno le competenze ma che in un territorio come il nostro non riescono a
trovare un’occupazione».
L’antipolitica trova terreno fertile in
questo contesto. Quanto è alto il rischio che la rabbia degeneri?
«Il tentativo di interlocuzione con la
politica c’è stato, ma finora è mancata
la volontà di creare una comune riflessione strutturale sull’indebolimento
del territorio. Non si è stati in grado di
andare al di là delle parole per creare
una rete tra pubblico e privato per progettare insieme qualcosa di nuovo. Il
Comune di Torino ha fatto questo passo e i risultati si iniziano a vedere. Bisogna intervenire perché se fino a un anno fa i nuovi poveri avevano una caratteristica comune, la depressione, adesso sta crescendo l’aspetto rivendicativo, più forte. Lo vediamo nei nostri
centri d’ascolto dove i toni si alzano
sempre più contro il sistema, la politica. Se la politica non dà qualche segnale concreto di voler accompagnare
queste persone verso la speranza alcune di loro potrebbero far esplodere
una rabbia non governabile».
«Intanto bisogna iniziare a suonare
tutti la stessa musica, smetterla di dividersi in correnti e sottocorrenti e
puntare tutti allo stesso traguardo.
Noi in Piemonte abbiamo 33 parlamentari eletti, due sottosegretari e
un vice ministro. Alla Regione possiamo eleggere 18 consiglieri. Capisce di
cosa parlo? Di una forza in grado di
cambiare gli assetti, questo è il mio
compito. Il Pd deve tornare a fare il
partito, non la bocciofila come è accaduto in questi anni».
Lei è un renziano convinto, Sergio
Chiamparino è un renziano, vissuto in
Piemontecome il premier è vissuto nel
Paese. Ma la sfida è tutt’altro che decisa. Partiamo da qui, da cosa Roberto
Cota, il presidente uscente, vi lascia.
«Io sono sicuro che Sergio vincerà
queste elezioni ma non sarà facile ritirare su la Regione. Troverà un Piemonte più povero, più triste, più disperato nel senso letterale del termine e con un bilancio economico allarmante. C’è un forte indebitamento, vicino al 90% del bilancio annuo, pari a
circa 9 miliardi di euro. Le province
bianche, come il cuneese, o la provincia di Novara, dove la Lega era più
forte, sono diventate la culla dei movimenti di contestazione. È lì, in quelle
zone, la vera sfida, dove dobbiamo
contendere l’elettorato al M5s e adesso con il governo Renzi e Chiamaprino candidato, è più facile. Entrambi
mandano lo stesso messaggio: c’è
una sinistra che supera le proprie barriere ideologiche, i propri stereotipi e
si dà il compito di cambiare le cose,
davvero, con riforme istituzionali e
strutturali».
Lasua Regione conta oltre 200mila disoccupati, non lavora il 40% dei giovani tra i 15 e i 24 anni. Come si inverte la
tendenza?
«La ripartenza economica del Piemonte è legata alla ripartenza del Paese. Noi qui a costo zero possiamo fare
scelte che semplificano la vita delle
.. .
«Nelle province bianche,
culla dei movimenti,
contendiamo l’elettorato
ai 5 Stelle e alla Lega»
imprese e che di conseguenza riducono gli oneri sopportati dal mondo economico per far fronte alla burocrazia.
Il grande sforzo di semplificazione e
deburocratizzazione di cui si parla a
livello nazionale deve essere fatto anche a livello regionale. Meno leggi,
meno procedure, meno adempimenti. Poi, dobbiamo agire con tutti gli
strumenti che abbiamo creato in questi anni, ad esempio il Centro estero
per l’internazionalizzazione del Piemonte, nato proprio per stimolare e
incentivare l’export.
Ma come nascono più posti di lavoro
per i giovani?
«I posti di lavoro nascono se si creano
le condizioni per cui in Italia si torna
a fare impresa. Oggi l’Italia è uno dei
Paesi occidentali con il più alto prelievo fiscale sui redditi da lavoro, da impresa e con il più basso prelievo fiscale sui patrimoni e sulle ricchezze. È
una tempesta perfetta, il modo più efficace per non favorire le imprese.
Ma l’obiettivo che ci dobbiamo dare
se vinciamo le elezioni è quello di introdurre la cultura della misurazione, dobbiamo cioè valutare in tempi
certi gli effetti delle misure che adottiamo e se ci rendiamo conto che non
sono efficaci, si cambiano».
Comesiconvinconoglielettoricheoggi guardano a Grillo a votare per voi?
«Quando ho avuto modo di parlare
con Sergio Chiamparino di questa avventura, gli ho detto che il messaggio
più forte che dobbiamo mandare è
quello di una innovazione. Dobbiamo
fare in Piemonte quello che Renzi sta
facendo a livello nazionale: c’è una
classe dirigente che da venti anni è
sempre lì, negli stessi posti. È ora di
cambiare, di dare la possibilità a nuove generazioni di mettersi alla prova».
Come sta impostando la campagna
elettorale?
«Ha visto gli enormi manifesti che
tappezzano Torino? Ci sono Sergio e
Matteo, uno vicino all’altro e sotto il
simbolo del Pd. Il senso è chiaro: in
Piemonte come in Italia il Pd dà il meglio».
Alle ultime elezioni il Pd era al 25%.
L’obiettivo che si dà per il 25 maggio?
«Il 30% e sono soddisfatto».
RASSEGNASTAMPA
15
martedì 22 aprile 2014
COMUNITÀ
L’analisi
L’uomo e la Terra: i nuovi confini (ambientali) del mondo
Gianfranco
Bologna
Direttore
scientifico
Wwf Italia
●
IL 22 APRILE 1970 FU LANCIATO IL PRIMO EARTH
DAY,UNAGIORNATADIMOBILITAZIONEPERLADIFESA DELLA TERRA, UNA DATA CHE VIENE CONSIDERATA UN PO’ LA NASCITA DEL MOVIMENTO AMBIENTALISTA MODERNO.
Nel luglio 1969 l’uomo scese per la prima volta
sulla Luna, mentre il 24 dicembre del 1968,
l’astronauta Bill Anders, della missione Apollo 8,
riprese il primo “sorgere” della Terra visto dalla
Luna (le famose foto dell’Earthrise) che fece riflettere le nostre società sulla piccolezza della nostra Terra nell’immensità dell’Universo e la forte
necessità di prendersene realmente cura.
Da allora ad oggi la conoscenza scientifica del
nostro meraviglioso pianeta è incrementata in
maniera incredibile come anche la conoscenza
approfondita dei gravissimi effetti provocati
dall’impatto e dalla pressione del crescente numero di esseri umani che popolano il pianeta. Sono
nato nel 1953 e nel 1959, il 25 ottobre, l’umanità
ha raggiunto il suo terzo miliardo di abitanti. Oggi siamo oltre 7.2 miliardi e la previsione più attendibile delle Nazioni Unite ci dice che nel 2050
dovremo essere 9.6 miliardi di abitanti. Nell’arco
della mia vita ho già assistito alla crescita della
popolazione mondiale di oltre 4 miliardi di persone.
Nel 2009, la prestigiosa rivista scientifica Nature, ha pubblicato un documento di grande valore
frutto della collaborazione di 29 tra i maggiori
scienziati delle scienze del sistema Terra e della
scienza della sostenibilità, primo firmatario
Johan Rockstrom, direttore dello Stockholm Resilience Centre. Il testo sottolinea come il nostro
impatto sui sistemi naturali sia ormai vicino a raggiungere quei punti critici (Tipping Points), oltrepassati i quali, gli effetti a cascata che ne derivano, possono essere veramente ingovernabili e devastanti per l’umanità. Per questo motivo gli studiosi si spingono ad indicare dei “confini pianetari” (Planetary Boundaries) che l’intervento umano
non può superare, pena effetti veramente negativi e drammatici per tutti i sistemi sociali.
Si tratta di nove grandi problemi planetari: il
cambiamento climatico, l’acidificazione degli
oceani, la riduzione della fascia di ozono nella
stratosfera, la modificazione del ciclo biogeochimico dell’azoto e del fosforo, l’utilizzo globale di
acqua, i cambiamenti nell’utilizzo del suolo, la
perdita di biodiversità, la diffusione dell’ aerosol
atmosferico, l’inquinamento dovuto ai prodotti
chimici antropogenici.
Per tre di questi e cioè il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e il ciclo dell’azoto ci
troviamo già oltre il confine indicato dagli scienziati. Per il cambiamento climatico il confine proposto riguarda sia la concentrazione dell’anidri-
L’analisi
Partiti europei
e storture italiane
Claudio
Sardo
SEGUE DALLA PRIMA
Avremo così il paradosso che i partiti
europei godranno del «riconoscimento
giuridico», e saranno soggetti di diritto «in
ciascuno degli Stati membri», compresa
l’Italia, mentre nel nostro Paese i partiti
nazionali - anche quelli che partecipano ai
partiti europei - continueranno a essere
associazioni non riconosciute.
Non è la sola contraddizione. Il Parlamento
italiano ha da poco approvato una legge che
abolisce il finanziamento pubblico diretto e
affida per intero i bilanci dei partiti a
donazioni private, oppure all’incerta
previsione di un due per mille che
difficilmente funzionerà. L’Europarlamento
invece ha modificato e rafforzato il carattere
pubblico del sostegno ai partiti europei: le
singole donazioni non potranno superare i
de carbonica nell’atmosfera (calcolata in parti
per milione di volume – ppmv) sia la modificazione del forcing radiativo, cioè per dirla in maniera
semplice, la differenza tra quanta energia
“entra” e quanta “esce” dall’atmosfera (calcolata
in watt per metro quadro). Per la concentrazione
di anidride carbonica nel periodo pre industriale,
si registrava un valore di 280 ppm, nella pubblicazione di Nature del 2009 eravamo a 387 ppm (ed
oggi ci aggiriamo intorno alle 400 ppm) e dovremmo scendere, come obiettivo, al confine planetario, purtroppo già superato di 350 (immaginatevi la portata della sfida di questo limite che,
tra l’altro, non è mai stato oggetto di discussione
nelle Conferenze delle Parti della Convenzione
Quadro sui Cambiamenti Climatici dell’Onu) .
Per quanto riguarda il forcing radiativo, in era
preindustriale è stato calcolato equivalente a zero, oggi secondo l’ultimo rapporto dell’Ipcc, il famoso panel Onu sul clima, è di 2.3 Watt per metro quadro, mentre il confine accettabile viene indicato dagli studiosi, a 1 Watt per metro quadro.
IL TASSO DI ESTINZIONE
Per la perdita di biodiversità si valuta il tasso di
estinzione, cioè il numero di specie per milione
estinte all’anno. A livello pre industriale si ritiene
che questo tasso fosse tra 0.1 e 1, oggi viene calcolato a più di 100, e deve invece rientrare, come
obiettivo, nel confine ritenuto accettabile di 10.
Per il ciclo dell’azoto si calcola l’ammontare di
azoto rimosso dall’atmosfera per l’utilizzo umano (in milioni di tonnellate l’anno). A livello preindustriale si ritiene che tale ammontare fosse zero, oggi è calcolato in 121 milioni di tonnellate l’anno, mentre il confine accettabile, come obiettivo,
viene indicato in 35 milioni di tonnellate annue.
Nel 2011 due noti scienziati dei sistemi naturali, Stephen Carpenter ed Elena Bennett hanno dimostrato che il confine planetario per il fosforo,
se si considerano anche i fenomeni di eutrofizzazione provocati negli ecosistemi di acqua dolce, è
già sorpassato. Il grande tema dei confini planetari costituisce la base per riflettere sull’impostazione di una nuova economia che viene brillantemente tratteggiata da Johan Rockstrom e da Anders Wijkman nel nuovo rapporto al Club di Roma «Natura in bancarotta. Perché rispettare i confini del pianeta» (Edizioni Ambiente) che verrà
presentato dagli autori nella «Aurelio Peccei Lecture» del 29 aprile prossimo presso la sede di Unicredit a Palazzo De Carolis a Roma.
Kate Raworth, di Oxfam e docente presso l’Università di Oxford, ha precisato la definizione di
uno spazio equo e sicuro per l’umanità incrociando il lavoro sui confini planetari con l’individuazione dei bisogni sociali essenziali.
Complessivamente, i nove confini planetari individuati da Rockstrom e dagli altri, possono essere concepiti come parte integrante di un cerchio
definendo così un vero e proprio «spazio operativo sicuro per l’umanità».
Il benessere umano dipende certamente dal
mantenimento dell’uso complessivo delle risorse
al di sotto di soglie critiche naturali, ma dipende
anche, in egual misura, dalle necessità dei singoli
individui di alcune risorse per condurre una vita
dignitosa e ricca di opportunità. Le norme internazionali sui diritti umani hanno sempre sostenuto per ogni individuo il diritto morale a risorse
fondamentali quali cibo, acqua, assistenza sanitaria di base, istruzione, libertà di espressione, par-
Maramotti
18 mila euro e in ogni caso gli apporti dei
privati dovranno restare sotto il 40% del
bilancio complessivo dei partiti. La ragione
è resa esplicita: i partiti europei devono
diventare sempre più attori delle istituzioni
comunitarie, se vogliamo che l’Europa non
sia affidata ai soli governi oppure alle
tecnocrazie di Bruxelles. La partecipazione
democratica ha nei partiti uno strumento
irrinunciabile. E le prossime elezioni offrono
a tutti un’opportunità: il partito europeo che
otterrà più seggi a Strasburgo indicherà il
presidente della Commissione. Varrà per la
prima volta (pur parzialmente) un sistema
competitivo su base continentale: il voto dei
cittadini inciderà sull’equilibrio dell’organo
esecutivo di Bruxelles. Così la Commissione
non sarà più un governo meramente tecnico,
ma acquisterà valenza politica (e ciò
potrebbe aiutare il cambiamento delle
politiche economiche di austerità).
Il finanziamento pubblico - ricavato
all’interno del bilancio dell’Unione - per i
partiti europei è ancora limitato: 40 milioni
in tutto, di cui un terzo destinato alle
fondazione di studi e di ricerca, collegate
con i partiti. Ma la strada potrebbe
allargarsi in futuro. E potrebbe aiutarci a
superare le nostre convulsioni che, se da un
lato nascono da vergognosi episodi di
corruzione e di malcostume, dall’altro
producono effetti pericolosi per la tenuta
costituzionale. Quale indipendenza possono
garantire i partiti che dipendono per intero
da finanziamenti lobbistici? Quale
partecipazione può essere favorita da partiti
che non sono tenuti a rispettare regole
democratiche al loro interno e che
diventano sempre più proprietà personali
dei loro leader? Quale tutela avranno le
minoranze se non ci saranno autorità in
grado di far rispettare le norme sulle
candidature, sugli organi esecutivi, sui
congressi? Si tratta di questioni vitali. Tanto
che la risoluzione del Parlamento europeo
prescrive nel dettaglio le condizioni
statutarie necessarie per ottenere il
riconoscimento giuridico e il finanziamento
pubblico. E istituisce un’Autority che avrà il
potere di revocare il titolo pubblico del
partito che contravvenga alla regola.
È umiliante che, in questa vicenda, il
governo italiano si sia speso per ritardare al
2017 l’entrata in vigore di questa delibera.
Tutti i Paesi dell’Unione erano pronti a
riconoscere la personalità giuridica dei
partiti europei dal 2015, o al massimo dal
2016. È stato proprio il governo italiano a
chiedere il rinvio al 2017. In questo,
purtroppo, la continuità tra l’esecutivo di
Letta e quello di Renzi è assoluta, anche
perché a trattare è stato il ministero
dell’Interno, guidato sempre da Alfano.
Penosa la motivazione addotta: il nostro
Paese non ha ancora uno strumento
legislativo per riconoscere la personalità
giuridica dei partiti italiani.
Il problema è che non ha neppure in
programma di crearlo. Anzi, da noi gli stessi
dirigenti di partito inseguono il populismo
tecipazione politica e sicurezza personale. Proprio come esiste un confine esterno all’uso delle
risorse, un “tetto” oltre cui il degrado ambientale
diventa inaccettabile, così esiste un confine interno al prelievo di risorse, un “livello sociale di base” sotto cui la deprivazione umana diventa inaccettabile.
Certamente, un livello sociale base di questo
tipo garantisce solo i bisogni umani primari. Ma
se si considera l’attuale portata della povertà e
dell’estrema disuguaglianza a livello globale, la
garanzia di una base comune di diritti umani per
tutti deve essere considerata una priorità.
Dal 2000, i cosiddetti Obiettivi del Millennio
(Millennium Development Goals) rappresentano
un importante quadro di riferimento per le priorità sociali di sviluppo e hanno trattato varie privazioni, reddito, nutrizione, uguaglianza di genere,
salute, istruzione, acqua e servizi igienico-sanitari, la cui urgenza non è stata risolta ed ai quali
bisogna aggiungere importanti elementi come la
resilienza, l’accesso all’energia e l’equità sociale.
L’attuale dibattito internazionale sui nuovi Sustainable Development Goals che le Nazioni Unite approveranno nel settembre 2015 inevitabilmente dovrà basarsi su queste analisi incrociando livelli sociali di base con i confini planetari.
OBIETTIVI GLOBALI
Le iniziative volte a definire una nuova serie di
obiettivi globali di sviluppo sostenibile potrebbero così portare a un consenso internazionale sulle
questioni sociali prioritarie da affrontare nei prossimi decenni. Da quanto sin qui proposto emerge
che una dimensione significativa delle stesse riguardano undici priorità sociali quali la privazione del cibo, l’acqua, l’assistenza sanitaria, il reddito, l’istruzione, l’energia, i posti di lavoro, il diritto di espressione, la parità di genere, l’equità sociale e la resilienza agli shock. La Raworth ha preso queste undici priorità come una base sociale
esemplificativa incrociandole con i confini planetari. Si viene così a formare, tra i diritti di base e i
confini planetari, una fascia a forma di ciambella
che può essere definita sicura per l’ambiente e
socialmente giusta per l’umanità. Questa analisi
della Raworth viene comunemente definita l’economia della ciambella (Doghnut Economics).
Una combinazione di confini sociali e planetari di questo tipo crea una nuova prospettiva di
sviluppo sostenibile. Da molto tempo i fautori dei
diritti umani hanno sottolineato l’imperativo di
assicurare a ogni individuo il minimo indispensabile per vivere, mentre gli economisti ecologici si
sono concentrati sul bisogno di collocare l’economia globale entro i limiti ambientali. Questo spazio è una combinazione dei due, creando una zona che rispetti sia i diritti umani di base sia la
sostenibilità ambientale, riconoscendo anche
l’esistenza di complesse interazioni dinamiche
tra i molteplici confini e al loro interno. Si tratta
di un modo moderno e innovativo per avviare politiche concrete di sostenibilità e rispondere alla
grande sfida posta sin dalla prima Giornata della
Terra.
di chi vuole demolire i partiti. Non hanno il
coraggio di dire che, proprio attuando
finalmente l’art. 49 della Costituzione, si
potrebbero definire norme e strumenti di
controllo per portare alla luce e punire
sprechi, ruberie, ma anche violazioni dei
diritti democratici interni. La legge che ha
abolito il finanziamento pubblico (con uno
scivolo ipocrita di tre anni) è stata
un’occasione mancata. Anzi, è stata uno
schiaffo alla Costituzione. Nel nostro Paese
la cultura anti-partito ha radici antiche e
andamenti carsici. Ma quando si è affermata
ha prodotto macerie. Non c’è bisogno di
sopprimere i partiti per perseguire chi ruba:
sopprimere i partiti è l’obiettivo di chi vuole
la politica al giogo dei poteri consolidati. È
arrivato il momento di dare un carattere
pubblico ai partiti, e lo si può fare senza
privarli di quella natura volontaria, che
resta la loro matrice. L’art. 49 non è stato
mai attuato perché soprattutto il Pci temeva
un controllo governativo sulla vita dei
partiti. Temeva per la propria autonomia e
la propria libertà. Ma il contesto è cambiato
da qualche decennio e si è perso molto
tempo. Ora la preoccupazione è opposta:
senza regole pubbliche (e finanziamenti
pubblici) l’autonomia e la libertà dei partiti
possono svanire. L’attuazione dell’art. 49 è
ciò manca al disegno delle riforme
istituzionali. Bisogna correre ai ripari: guai
a illudersi che si possa sfuggire alla
campagna anti-partiti compiacendo chi la
manovra.
RASSEGNASTAMPA
16
martedì 22 aprile 2014
COMUNITÀ
Dialoghi
Carcere,
l’isolamento
e i suicidi
Luigi
Cancrini
psichiatra
e psicoterapeuta
L’analisi
Il referendum del 2005
e il futuro della bioetica
Maurizio
Mori
Presidente Consulta
bioteca
●
ORA CHE LA CORTE COSTITUZIONALE HA
IN PRATICA SMANTELLATO COMPLETAMENTE LA LEGGE 40, o Legge Berlusconi –
Ruini, cancellando uno dei più importanti articoli sottoposti al referendum del
2005, possiamo tornare a riflettere con
maggiore libertà su quell’evento che ha
segnato la vita del Paese. Come è noto, i
fautori del «doppio no» (il no al voto sulla vita, e il no alla abrogazione degli articoli) hanno esultato per il fatto che solo
il 25% degli aventi diritto era andato a
votare, e sottolineato che la scarsa affluenza alle urne segnava una svolta storica rispetto ai referendum sul divorzio
(1974) e sull’aborto (1981). Si sono dati
subito da fare per organizzare il «Family
day» (2007) e altre iniziative atte a sostenere quella sorta di «neo-restaurazione
morale» che avrebbe dovuto raggiungere l’apogeo con l’approvazione del ddl
Calabrò sul fine vita. Dalla parte opposta, invece, si è detto che il mancato raggiungimento del quorum sarebbe dipeso
da fattori contingenti come la data «quasi estiva» della consultazione, o che il fallimento sarebbe stato solo parziale, e comunque si è incassata la sconfitta stendendo un velo di silenzio che ha come
rimosso il tema.
Va dato merito a Lanfranco Turci (allora tesoriere e coordinatore del Comitato referendario) di aver riaperto su questo giornale (l’Unità 11 aprile) la riflessione al riguardo, osservando che «il referendum non fu affatto uno scontro fra
portatori di un presunto valore umano
inderogabile, quale la sacralità dell’embrione, e i propugnatori nichilisti della
libertà senza limiti. Chi contestava la legge 40 lo faceva in nome di altri valori
non meno eticamente difendibili, quali
la difesa della salute delle donne» e altri
importanti valori. Fa bene Turci a rilevare che quella indicata è una falsa alternativa, perché anche i referendari avevano
valori «eticamente difendibili»: anzi, alla luce della sentenza della corte costituzionale, avrebbe anche potuto dire che
quei valori risultano essere «migliori» di
quelli della legge 40 (e non solo «non meno eticamente difendibili»).
Questo giornale è stato
chiuso in tipografia alle
ore 21.30
L'Organizzazione Mondiale della
Sanità ha pubblicato un
documento sulla prevenzione dei
suicidi nelle carceri in cui gli
psichiatri dell'Università di
Washington, Metzner e Hayes
provano l’ associazione tra suicidio
dei detenuti e detenzione in
isolamento. Per me, che ho vissuto
quattro di sei anni detentivi in
isolamento, è solo una conferma di
sensazioni vissute sulla pelle.
GIULIO PETRILLI
Il carcere così com'è organizzato
oggi è un laboratorio che non
serve alla riabilitazione del
condannato ma alla produzione o
alla moltiplicazione del disagio. Il
suicidio ne è la conseguenza più
conosciuta e più drammatica ma
gli psichiatri e gli psicologi
conoscono bene la regolarità con
cui si aggravano, in carcere, i
disturbi più gravi di personalità ed
i comportamenti sintomatici che
ad essi si collegano come la
Tuttavia, è innegabile che il referendum abbia comportato «uno scontro»,
uno scontro duro e aspro tra due opposti
paradigmi morali. La peculiarità dell’oggetto sottoposto al giudizio dell’urna, ossia un tema che era proposto e percepito
come eminentemente «etico», non deve
far credere che lo scontro sia stato solamente di carattere culturale. Un referendum è e resta un «atto politico» che presuppone sì una campagna culturale, ma
non è riducibile ad essa. Anzi, un’eventuale sconfitta politica referendaria getta discredito sulla prospettiva culturale
(o «etica») sottesa alla proposta soccombente.
Se è vero questo, ci si deve chiedere se
sia stato davvero saggio indire il referendum sapendo sin dall’inizio che lo si sarebbe perso per via del vincolo di un quorum tanto alto. Già si sapeva che da tempo il 30-35% dei cittadini non va a votare, per cui ai fautori del doppio no sarebbe bastato convincere un 15-20% a astenersi per far fallire l’impresa: un gioco
da ragazzi, visto che si chiedeva di starsene a casa! Si può capire lo sdegno suscitato dalla legge Ruini – Berlusconi, ma di
fronte alla logica dura dei numeri il moto di ripulsa avrebbe dovuto essere più
disciplinato. Un’analisi più attenta
avrebbe rivelato che non erano più gli
anni ’70-80 in cui il «vento culturale» spirava in direzione progressista, cosicché
una sparuta avanguardia era in grado di
trascinare nella mischia il Partito Comunista come è avvenuto su divorzio e aborto. Non si è tenuto conto che grazie a
Reagan, Thatcher e Giovanni Paolo II,
dagli anni ’80 il vento culturale era cambiato e tirava verso il conservatorismo.
Il crollo del muro di Berlino ha poi dissolto quel che restava dell’organizzazione
creata dal Pci e la novità assoluta della
fecondazione assistita ha fatto il resto:
mentre divorzio e aborto erano temi a
tutti noti da secoli e si trattava di «regolarizzarli», la fecondazione era questione
del tutto nuova e vista con incertezza e
timore. Mentre la chiesa e la destra avevano buon gioco a trovarsi unite e compatte nel riproporre i valori tradizionali
e rassicuranti, il centro-sinistra era diviso e lacerato: solo le associazioni laiche
e alcuni sindacati hanno sostenuto la linea con fermezza. Data l’esiguità di queste forze, si può dire che il risultato conseguito è davvero notevole, forse straordinario. Ma basta questo dato per concludere che si è fatto bene a indire il referen-
.. .
Occorre chiedersi se sia stato
saggio indire quella
consultazione, io la sostenni
ma credo sia stata disastrosa
tossicodipendenza al modo in cui
sanno bene, gli educatori, la
frequenza con cui un reato
commesso in modo più o meno
fortuito può trasformarsi, nel
carcere, in una tendenza criminale
più stabile. Saperlo, tuttavia, non
aiuta perché quello che non
cambia, da noi, è proprio
l'universo carcerario: senza
prendere in considerazione il
danno che il carcere produce in
persone di cui si dovrebbe
riconoscere e ristabilire il diritto
alle cure ed alla riabilitazione. Ha
ancora un senso ripeterlo qui con
un lettore che da anni attende
dalla Corte europea di Strasburgo
il riconoscimento di un diritto al
risarcimento per quello che in
carcere ha ingiustamente vissuto?
Gutta cavat lapidem, dice il detto
latino ed è solo per questo, in
fondo, che bisogna ancora
ripeterlo. Sperando che il nuovo
che avanza nella politica possa
occuparsi presto anche di questo.
dum, nonostante fosse pressoché certo
il suo fallimento? Turci crede di sì perché più che una sconfitta il referendum è
stato «un investimento positivo che
avrebbe dato i suoi frutti nel futuro»: a
suo dire oggi vediamo che ha portato alla «maturazione di un più vasto consenso fra l’opinione pubblica», e ora le sentenze dei tribunali «stanno dando ragione a quella battaglia».
Si può però anche dire che i cambiamenti circa la fecondazione assistita intervenuti in campo giudiziario e nell’opinione pubblica sono frutto di altri vettori, come la ripresa di un clima più aperto, la constatazione degli effetti positivi
delle nuove tecniche riproduttive, il dovuto rispetto dei diritti sollecitato
dall’Europa, l’esaurimento del patto Berlusconi-Ruini, e via dicendo. Al tempo
ho sostenuto il referendum, ma ora credo che sia stato disastroso l’aver portato
un problema squisitamente «etico» direttamente sul piano politico senza le dovute garanzie della vittoria (anzi, sapendo
in partenza dell’inesorabile sconfitta).
Lo scontro politico frontale ha portato i critici a demonizzare ancor di più sul
piano culturale la fecondazione assistita, e la sconfitta referendaria ha come
suggellato lo stigma di questa demonizzazione, così che oggi ci troviamo a risalire una doppia china. Se invece di promuovere un referendum perdente si fosse promossa un’efficace campagna culturale a sostegno della nuova tecnica presentata come positivo ampliamento delle capacità riproduttive (e non come mera terapia dell’infertilità), la prospettiva
laica avrebbe oggi un carattere più propositivo e propulsivo. Forse potremmo
già ora criticare con libertà o proporre
l’abolizione degli ingiustificati divieti
che ancora restano e che impediscono
l’accesso alla pratica sulla scorta
dell’età, dell’essere single, del genere,
ecc.
La sentenza della Corte costituzionale è liberatoria, ma la sconfitta referendaria pesa ancora e sul piano culturale
pone i laici ancora, ahimè!, «sulle difensive». Forse lo svantaggio è dipeso
dall’aver accettato di classificare i temi
bioetici tra quelli «eticamente sensibili»,
offrendo ai conservatori il destro costituito dall’antica idea ancora diffusa nella cultura italiana che l’etica dipenda dalla religione (cattolica). Dovendo prepararci a cogliere la palla che sta rimbalzando nella direzione giusta, è forse opportuno impostare il discorso dicendo
che l’etica è la base e l’alimento dei «diritti civili» e che la fecondazione assistita è questione di «diritti riproduttivi» come diritti umani. E non bisogna dimenticare che la tutela dei diritti è decisiva
per la crescita sociale del Paese e garante anche di quella economica.
La tiratura del 20 aprile 2014
è stata di 74.669 copie
L’intervento
Stragi e segreto di Stato
abbiamo diritto alla verità
Valter
Vecellio
●
HA PROMESSO, MATTEO RENZI, DI DESECRETARE TUTTO QUELLO CHE C'È A PROPOSITO DELLE STRAGI CHE
HANNO INSANGUINATO IL PAESE. Speriamo accada, e so-
pratutto speriamo che ci possa essere qualche elemento, qualche «notizia» per accertare come si sono
svolti i fatti, i mandanti, la verità insomma.
Il segreto di Stato dovrebbe servire per tutelare
gli «interessi supremi da difendere con il segreto di
Stato: l’integrità della Repubblica, anche in relazione ad accordi internazionali; la difesa delle istituzioni poste dalla Costituzione a suo fondamento; l’indipendenza dello Stato rispetto agli altri Stati e le relazioni con essi; la preparazione e la difesa militare
dello Stato»; così almeno il decreto del 2008 a proposito del segreto di Stato; a utile integrazione possiamo aggiungere quanto poi stabilito dalla Corte Costituzionale l’anno successivo: « l’individuazione degli
atti, dei fatti, delle notizie che possono compromettere la sicurezza dello Stato e che devono rimanere
segreti costituisce il risultato di una valutazione ampiamente discrezionale». Tuttavia è pur vero che
troppe volte il «segreto di Stato» è stato invocato e
apposto non tanto per garantire la sicurezza dello
Stato, quanto per impedire di conoscere le malefatte perpetrate.
A tutti verrà in mente una serie di segreti di Stato
che a tutto sono serviti, meno che a difendere gli
interessi supremi del Paese, la Costituzione e le sue
istituzioni: che la sicurezza dello Stato sia compromessa dalla conoscenza delle dinamiche del cosiddetto «golpe bianco»
.. .
degli anni ’70, lo si può
lecitamente dubitare:
Renzi
anche a voler proteggeha promesso
re eventuali fonti, sono
ormai trascorsi cindi desecretare
quant’anni. Per quel
quello che c’è
che riguarda la strage
alla stazione di BoloBisogna fare
gna, si sta parlando di
piena luce
34 anni fa. Insomma,
che non ci siano più zone d’ombra coperte dal
segreto di Stato dovrebbe essere elementare diritto di tutti noi.
Negli Stati Uniti esiste il Freedom of Information
Act (Foia): una normativa che garantisce un controllo democratico sull’azione amministrativa e di governo nel suo complesso. Approvato nel 1966, consente a tutti i cittadini di richiedere l’accesso a documenti o altro materiale conservato dalle agenzie governative, senza necessità di dimostrare un personale e diretto interesse, o anche di fornire alcuna motivazione per la domanda. L’accesso può essere negato nei casi indicati dalla legge, sostanzialmente ristretti a dati particolarmente sensibili sul piano
dell’ordine pubblico interno, della sicurezza nazionale e della privacy oppure di natura confidenziale;
in questi casi, la decisione è appellabile: attraverso
un ricorso amministrativo interno, e nel caso di fronte ad un tribunale. Analoghi Freedom of Information Act sono in vigore in Regno Unito, Svezia, Germania, e in altri paesi europei. Non che il Foia di per
sé sia sufficiente a garantire conoscenza e verità, sia
pure nel tempo. E su questo ci si tornerà, che la storia è di utile insegnamento e ammonimento per il
presente e il futuro.
In Italia, su questo terreno siamo molto in ritardo; la cosa andrebbe affermata e inserita nella «categoria» dei diritti umani, e potrebbe contribuire a risvegliare l’anima sfiduciata e rassegnata in cui sembra essere precipitata la democrazia italiana. Nella
passata legislatura, i parlamentari radicali presentarono una interrogazione molto semplice, e breve:
«Per sapere in quali casi e in quali date nella storia
repubblicana sia stato apposto il segreto di Stato e
per quali di questi è tuttora valido». Interrogazione
rimasta inevasa. Si potrebbe partire da qui, ed è «curiosità» che il presidente Renzi potrebbe facilmente
soddisfare: in quanti e quali casi il segreto di Stato è
stato apposto, e per quale motivo resta? La risposta
a queste domande potrebbe aiutare a fare luce sui
tanti misteri di questo Paese, oltre che a corrispondere a un più generale diritto alla conoscenza e alla
verità.
RASSEGNASTAMPA
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Primo piano
Martedì 22 aprile 2014
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GOVERNO E PARTITI
Alfano (Ncd) promette battaglia se non si torna
al decreto originario. Poletti: «Nessuno stravolgimento»
«Ora subito lavoro
e poi burocrazia»
Renzi si prepara a portare in Consiglio dei ministri
la riforma della pubblica amministrazione
di SERENELLA MATTERA
ROMA - Innovare, semplificare,
sburocratizzare: dopo il taglio
dell’Irpef, è giunta l’ora della
Pubblica
amministrazione.
«Avanti come un treno», Matteo
Renzi si prepara a portare in
Consiglio dei ministri la prossima settimana l’annunciata riforma della pubblica amministrazione e mette in cantiere interventi a sostegno delle famiglie. Ma intanto è l’approdo in
Aula alla Camera del decreto Lavoro a infiammare il dibattito
nella maggioranza. Ncd e Sc
promettono battaglia per cancellare le modifiche apportate dal
Pd al testo in commissione. Ma il
Pd non cede. E oggi il governo valuterà se mettere
la fiducia.
I dati sull’occupazione, che in
questa Pasquetta
denunciano
la
presenza di 1,1
milioni di famiglie senza redditi
da lavoro, “sono allarmanti: bisogna fare in fretta», dice il responsabile Welfare del Pd Davide Faraone. Ne è convinto Renzi, spiega chi ha avuto modo di
parlargli: non è il momento di
agitare bandierine, ma di intervenire con rapidità per condurre in porto i provvedimenti.
Dunque, la questione lavoro, osserva il premier, non sta nel numero di rinnovi dei contratti a
termine indicati nel decreto
(erano otto, sono diventati cin-
Faraone
«Dati
allarmanti
facciamo
in fretta»
que dopo le modifiche promosse
dal Pd in commissione), bensì
nell’intervento complessivo disegnato dal governo anche con
la legge delega.
E’ «normale», ha detto Renzi
venerdì, «che ci sia da trovare
un punto di sintesi» tra Pd e
Ncd. E una sintesi sarà cercata.
Ma poiché il decreto, come ha
detto anche il ministro Giuliano
Poletti, «non è stato stravolto in
commissione», l’obiettivo del Pd
è adesso incassare una «rapida»
approvazione in Aula alla Camera, per consentire poi la seconda
lettura in Senato e la conversione del decreto entro il 20 maggio. «Attardarsi su una disputa
ideologica che ha tanto il sapore
elettoralistico non è utile al Paese», nota ancora Faraone. Ed è
chiaro il riferimento a Ncd. Ma il
partito di Angelino Alfano promette battaglia se non si cancelleranno le modifiche apportate
al testo in commissione. «Sarà
scontro. E - annuncia Sergio
Pizzolante - se il governo dovesse mettere la fiducia, lo scontro
si sposterà al Senato, dove gli
equilibri sono diversi», perché il
Pd è meno forte.
Ma Renzi non perde la sua
tranquillità. «Avanti come un
treno sulla via del cambiamento», dice. E ai suoi confida di avvertire un clima positivo, un incentivo a proseguire. Glielo ha
confermato anche il bagno di
folla di domenica, quando è andato a Firenze per la messa e per
lo spettacolo dello ‘scoppio del
carrò, unica uscita della Pasqua
in famiglia a Pontassieve.
Il decreto per il taglio dell’Ir-
pef, il cui testo dovrebbe essere
pubblicato nei prossimi giorni
in Gazzetta Ufficiale, è un provvedimento concreto che mette
in difficoltà, sottolineano i renziani, tutti gli avversari politici.
La forza dell’attacco concentrico di M5S e FI, osservano, testimonia l’impatto delle misure
messe in campo, da quelle sulle
province all’aumento della tassazione a carico delle banche.
Beppe Grillo e Renato Brunetta
rispolverano un articolo dell’Economist del primo marzo a
supportare la loro convinzione
che quelle del governo sono solo
«parole, parole, parole». Ma i
renziani accolgono con ironia la
provocazione: «Questi scienziati c’hanno messo due mesi a capire un articolo», osserva Ernesto Carbone.
Oggi Renzi tornerà a Roma.
E, con un occhio al passaggio
decisivo del decreto lavoro e al
cammino delle riforme al Senato, si concentrerà sul dossier
della pubblica amministrazione, da chiudere come promesso
entro aprile. La riforma aprirà
la via alla novità per cui i cittadini avranno un’identità digitale e
un pin per dialogare con la Pa.
Mentre sul fronte dei contratti,
spiegano a Palazzo Chigi, non ci
sarà alcun atteggiamento vessatorio nei confronti degli impiegati pubblici:l’intento è semmai quello di eliminare inefficienze e sacche di privilegio.
In settimana è in agenda anche il tema dell’utilizzo dei fondi
europei, di cui il sottosegretario
Graziano Delrio andrà a discutere il 24 aprile ad Atene.
PRIMO PIANO I documenti saranno trasferiti all’Archivio di Stato
Via il segreto di Stato sulle stragi
di MARCO DELL’OMO
ROMA - Via il segreto di Stato sui
documenti relativi alle stragi. L’annuncio del presidente del consiglio
Matteo Renzi a La Repubblica apre
la strada a un’operazione trasparenza che si attendeva da anni. La
desecretazione, ha spiegato Renzi,
è già cosa fatta: decisa venerdì scorso dal comitato per la sicurezza nazionale, su suggerimento del direttore dei servizi segreti Massolo e del
sottosegretario Minniti, la glasnost riguarderà «le principali vicende
che hanno colpito il nostro paese».
Il premier ha citato in particolare la
strage di Piazza Fontana (1969), la
stage del treno Italicus (1974) e la
strage della stazione di Bologna
(1980). Tutti gli atti e i documenti
contenenti informazioni su questi
sanguinosi episodi saranno trasfe-
Giovanna Maggiani Chelli
riti nelle prossime settimane all’Archivio di Stato, dove potranno essere liberamente consultati.
L’annuncio di Renzi, però, convince solo in parte coloro che chiedono la verità completa sulle bombe. Paolo Bolognesi, deputato del
Pd e presidente dell’associazione
dei familiari delle vittime della strage di Bologna, sostiene che per “illuminare tutte le zone grigie» non
basta togliere il segreto di Stato ma
bisogna anche aprire tutti gli archivi militari, dei Carabinieri e della Farnesina. Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione familiari
delle vittime di Ustica, ridimensiona la portata dell’operazione trasparenza: «Credo che sia uno slogan vecchio, molto usato. Per la
maggior parte delle stragi delle
quali parliamo non sono stati mai
apposti segreti di Stato». Stesso
punto di vista nelle parole della presidente dell’associazione fra i familiari delle vittime di via dei Georgofili, Giovanna Maggiani Chelli:
«Sulle stragi di mafia del ‘93-’94
non c’è segreto di Stato, ma ci sono
documenti nascosti in qualche cassetto o in qualche armadio».
|
RIFORME
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Minoranza Pd
frena sul Senato
di MICHELE ESPOSITO
ROMA - Un impegno di «massima» a procedere con celerità,
ma senza impegnarsi a un sì del
Senato entro il 25 maggio. Alla
vigilia della ripresa della discussione in commissione Affari Costituzionali sul ddl riforme, la minoranza Pd frena sul
timing auspicato dal governo.
L’obiettivo primario è quello di
giungere in Aula con un testo
che ottenga il maggior consenso politico possibile. Obiettivo
per il quale, secondo il bersaniano Miguel Gotor,
difficilmente si
arriverà ad un sì
dell’Aula alle riforme entro le
europee. E con
ciò la minoranza
Democratica gela le speranze del
ministro delle
Riforme Maria
Elena Boschi, che aveva definito «realizzabile» l’ipotesi del voto sulle riforme entro maggio.
In realtà negli ultimi giorni,
si apprende da fonti del governo, a Palazzo Chigi si tiene conto del fatto che in vista delle elezioni europee il dibattito sulle
riforme potrebbe infiammarsi.
Da parte del governo, tuttavia,
resta la fiducia sul fatto che non
ci saranno ostacoli reali al processo di riforme costituzionali,
in ossequio a quel «buon clima»
a cui accennava il premier Matteo Renzi ancora venerdì scorso. Ma in commissione Affari
Costituzionali - dove la relatrice
Anna Finocchiaro è al lavoro
per arrivare ad un testo unificato - c’è anche la consapevolezza
che il testo sia ampiamente
emendabile.
I disegni di legge approdati in
commissione sono infatti oltre
cinquanta e «la stragrande
maggioranza» sostengono l’elezione diretta dei senatori, non
contemplata dal testo del governo, spiega il relatore di minoranza Roberto Calderoli(Ln),
secondo il quale, nel corso del
dibattito, dovrà prevalere «il
buon senso». Tanto che Gotor, il
cui intervento è previsto per oggi, parla di «apertura necessaria» da parte dell’esecutivo e di
un processo di riforma che non
va «vincolato a diktat». Per il senatore della minoranza Pd sono diversi gli
elementi
migliorabili, a partire dalla composizione e dalle
funzioni da attribuire al Senato del futuro. Il
punto, evidenzia Gotor, è anche accrescere le
funzioni di garanzia del Senato
- e il ruolo del referendum - di
fronte a un «predominio» eccessivo della maggioranza che risulterebbe dall’Italicum, soprattutto in un sistema monocamerale.
Proprio sull’Italicum, inoltre, si è scagliato Beppe Grillo,
cavalcando un refrain che, fino
a pochi giorni fa, era di Forza
Italia. L’Italicum, secondo il leader del M5s, «non ha visto la luce e forse non la vedrà mai». Perché «era stato pensato per escludere il M5S dalla possibilità di
andare al Governo, ma qualcosa è andato storto» quando Renzi e Berlusconi «si sono accorti
che, anche con questa legge
elettorale, avrebbe potuto vincere il M5S».
Per Miguel Gotor
l’aula sicuramente
non arriverà al sì
entro le europee
RASSEGNASTAMPA
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Primo piano
Martedì 22 aprile 2014
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5
LO SCONTRO Attacco frontale per l’inceneritore
Pizzarotti contro Casaleggio
«Non sono un traditore»
di TEODORO FULGIONE
Matteo Renzi
a Firenze per
il tradizionale
“scoppio
del carro”
LA CONTESTAZIONE
Immigrazione: ancora sbarchi
Lega, basta Mare Nostrum
ROMA- Oltre ottocento li hanno salvati alla vigilia di Pasqua
mentre erano alla deriva sue due barconi che rischiavano di
affondare; altri 321 li ha raccolti nel corso della notte l’ammiraglia della flotta italiana nel canale di Sicilia, nave San
Giorgio.Numeri che stanno mettendo ancora una volta in
crisi i centri di accoglienza siciliani e che hanno spinto nuovamente la Lega, e parte di Forza Italia, ad attaccare il governo e la missione Mare Nostrum.
DOPPIO IMPEGNO Da lunedì prossimo inizia il balletto
ROMA - Tutto chiarito, anzi no. Federico
Pizzarotti torna al centro delle polemiche
nel M5S, malgrado il «ravvicinamento»
con Beppe Grillo delle scorse settimane
sembrava avesse chiuso il caso. Ad attaccare il sindaco di Parma, stavolta, è Gianroberto Casaleggio. Il co-fondatore del Movimento Cinque Stelle in una intervista al
Fatto Quotidiano, pur senza mai citarlo, attacca Pizzarotti sulla questione dell’inceneritore della città ducale. Lo stop alla realizzazione dell’impianto, infatti, era uno
dei cavalli di battaglia dei cinquestelle durante la campagna elettorale per le comunali di Parma nel 2012; ma,
alla fine, l’impianto è entrato
in funzione tra mille polemiche e creando non pochi malumori tra i sostenitori pentastellati.
Per Casaleggio si tratta di
una questione non da poco:
«Se io prendo l’impegno di
chiudere un inceneritore o lo
chiudo o vado a casa», taglia
corto il co-leader del movimento. Da Parma, però, arriva immediata la replica del diretto interessato. “Amministrare è affrontare problemi reali e, a volte, vuol dire anche non vincere alcune battaglie. Vero scrive sul suo profilo facebook Pizzarotti -.
Ma questo non vuol dire tradire un ideale.
Tutto questo significa amministrare in piena sintonia con i valori del Movimento».
Il «botta e risposta» è violento. La questione del contendere non è legata solo all’apertura dell’inceneritore. Ma è di natura politica. Pizzarotti, negli ultimi mesi, ha criticato apertamente alcune decisioni prese da
Grillo e Casaleggio, soprattutto in merito
alla gestione del dissenso interno e delle
espulsioni. La linea della fermezza non
convince il sindaco ducale. Di contro, ai
vertici del movimento non sono piaciute allo «staff» alcune iniziative di Pizzarotti come quella di riunire i candidati M5S per le
prossime amministrative in un «incontro
preparatorio» alle porte di Parma. In quell’occasione, il primo cittadino di Parma si
beccò una prima scomunica via tweet.
Il timore, non confessato dal gruppo dirigente M5S, è che attorno alla figura di Pizzarotti possa aggregarsi una vasta area di
dissidenti: i primi espulsi Valentino Tavolazzi, Federica Salsi e Giovanni Favia; ed i
più recenti senatori Adele Gambaro e Maria Mussini. Sono tutti emiliani.
Il dossier Pizzarotti crea tensioni tra i
cinquestelle. A Roma temono che anche
molti parlamentari possano «simpatizzare» con il sindaco parmense. «Anche i quotidiani che puntano a dividerci ora osannano Piazzarotti come un eroe,
prima lo dipingevano come
un incapace», riferiscono
con fastidio fonti parlamentari.
Una soluzione la propone
il senatore Vito Crimi: la conferma del mandato da parte
degli attivisti. Si tratta di
una consultazione dei militanti che avviene con periodicità annuale da parte dei consiglieri ma
non prevista per i sindaci. «Non penso che
Pizzarotti debba preoccuparsi, anche perché ha fatto un buon lavoro ed ha seguito
sul territorio», spiega.
L’obiettivo, al momento, è non disperdere
forze in vista delle Europee. I parlamentari
sono impegnati nel loro «Vinceremo noi
Tour»; mentre nel Palazzo continua il lavoro di opposizione. Sotto attacco è finita la
presidente della Camera Laura Boldrini.
Luigi Di Maio, suo vice a Montecitorio, dice
che se il regolamento lo permettesse l’avrebbero già sfiduciata: «Che ci detesti è
evidente. Se ci fosse la possibilità di sfiduciarla l’avremmo già fatto. Peccato che non
esiste mozione di sfiducia per presidenti.
Magari potrebbe inserirla nella sua tanto
decantata riforma del regolamento della
Camera. Ci sta Presidente?», scrive Luigi
Di Maio sul blog di Grillo.
Grillo teme
i dissidenti
alleati col sindaco
di Parma
COSE DA BLOG Brevi video a cadenza settimanale
Berlusconi ai servizi sociali “Camera dei deputati caffè”
e in campagna elettorale Arrivano gli sketch del M5S
di GIULIANA PALIERI
ROMA- Una doppia sfida per
Silvio Berlusconi che sotto il
peso dell’età che non fa sconti, si troverà impegnato a
partire da lunedì 28 aprile su
due fronti: l’assistenza sociale ad anziani e disabili nella
struttura milanese di Cesano Boscone e l’avvio della
campagna elettorale per le
europee del 25 maggio. E c’è
da scommettere che l’ex cavaliere, superato lo sconforto iniziale per la «umiliante«
imposizione della messa in
prova scaturita da una sentenza «ingiusta e mostruosa», rivolterà mediaticamente la frittata per trarne il
maggior vantaggio.
La missione non impossibile dell’ex Cavaliere è infatti
giocare, in funzione elettorale, la nuova inattesa carta.
Quella della solidarietà e del
volontariato verso anziani,
malati e disabili proprio nell’era del riscatto dei buoni
sentimenti sulla scia di una
cattiva crisi economica.
Si tratterà di capire come
Berlusconi intenda impostare e impiegare le 4 ore settimanali con i vecchietti dell’istituto milanese. Di certo ci
sta ragionando anche in que-
Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi
ste ore, in vista della prima
prova che con tutta probabilità avverrà a partire da lunedì 28 aprile. La sentenza del
Tribunale di sorveglianza
emessa il 15 aprile scorso dà
infatti dieci giorni di tempo a
Berlusconi per sottoscrivere
la decisione dei servizi sociali. Il 25 aprile, poi, è un venerdì festivo (la Liberazione) e il
tutto per forza di cose dovrebbe slittare a lunedì 28.
Così da martedì a giovedì
Berlusconi, seguendo le prescrizioni dei giudici del tribunale di sorveglianza, potrà cominciare a fare la spola
con Roma e mettere la testa (e
il corpo) sulla campagna
elettorale più difficile della
sua vita politica. Una prova,
quest’ultima, che lo preoccupa più dell’obbligo assistenziale. Di fronte ha infatti dei
temibili concorrenti, uno
giovane e dinamico (Renzi),
l’altro pirotecnico e innovatore (il leader M5s).
Ma la sua spina nel fianco è
soprattutto quel caterpillar
di Grillo che, dicono i sondaggi, gli ha soffiato il secondo posto entrando così di
diritto nei suoi incubi elettorali.
ROMA - Un sorridente deputato grillino, Giorgio Sorial,
brandisce vistosamente la
Costituzione mentre una finta Laura Boldrini sviene alla
buvette tra le risate dei commessi. E’ uno degli sketch di
«Camera dei deputati Caffè»,
il format del Movimento Cinque Stelle in onda sul canale
youtube «La Cosa» e rilanciato dal blog di Beppe Grillo.
Si tratta di brevi video della
durata di pochi minuti a cadenza settimanale (siamo arrivati all’ottavo episodio).
Una telecamera fissa riprende due attori nei panni di
commessi della buvette di
Montecitorio che accolgono
servilmente deputati e senatori cinquestelle in carne ed
ossa, dando vita a dibattiti e
riflessioni sull’attualità politica.
Chiaramente, il nome del
format cinquestelle fa riferimento a «Camera cafè», la
sit-com che ha fatto la fortuna del duo comico Luca e
Paolo, ma le similitudini si
fermano a questo. L’originale estremizza il trash fino a
farsene gioco con la complicità degli spettatori; la sitcom M5S, invece, prendendo
spunto da Grillo, punta a
unire comicità e «predica
Il deputato del Movimento 5 stelle Giorgio Sorial
elettorale». Il risultato? Al di
là dei giudizi sulle capacità
di recitazione degli onorevoli M5s gli episodi si trasformano in tribune politiche
cinquestelle dove manca l’ironia: un pò come nello spot
dell’aspirante sindaco di Bari, il pd Decaro insieme con il
ministro Maria Elena Boschi, diventato virale su youtube.
Partita dall’idea di due attivisti, «Camera Dei Deputati Caffè» coinvolge alcuni dei
parlamentari del M5S più conosciuti: Luigi Di Maio, Roberta Lombardi, Vito Crimi,
Sergio Puglia, Paola Taverna, Mirko Busto. Ultimi in
ordine di apparizione Giorgio Sorial e Michele Giarrusso. Quest’ultimo, con doti di
attore sorprendenti, è il protagonista dello sketch di
chiusura dell’ottavo episodio: il senatore catanese illustra il ddl sul voto di scambio
politico-mafioso nell’incredulità dei suoi due interlocutori, fino al momento in cui,
introdotto dal suono del
marranzano, al banco della
buvette della Camera arriva
un mafioso con la coppola.
t. f.
RASSEGNASTAMPA
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Primo piano
Martedì 22 aprile 2014
www.ilquotidianoweb.it
#POTENZA2014
Si prevede
una corsa con più
di 800 nomi
tra volti noti
e qualche sorpresa
di SARA LORUSSO
POTENZA - In giro sui muri del capoluogo manifesti e cartelloni annunciano da
qualche settimana candidature più o meno previste. Nei comitati cominciano a
circolare santini, su Facebook nascono
profili e si arricchiscono pagine di foto e
hashtag. È la squadra dei candidati al
consiglio comunale di Potenza, ancora in
parte sconosciuta, di sicuro molto numerosa.
Cinque anni fa i candidati all’aula consiliare furono più di settecento. Quest’anno, nonostante il numero dei consiglieri per la città di Potenza sia diminuito
(passato da 40 a 30) è probabile che la cifra
verrà bissata, se non addirittura superata.
Ma chi c’è in questo grande elenco di volti e storie
pronti a battagliare per un
posto in consiglio? Tra
candidature più o meno
prevedibili, posizionamenti di servizio e qualche outsider dell’ultima ora (la
sorpresa capita sempre), in
quegli elenchi sarà raccontato un pezzo di città molto
variegato. Le liste ancora non sono state
depositate (la consegna è prevista per il
25 e 26 aprile), ma sono molti i nomi che
già circolano o per cui è stata ufficializzata la corsa. Nulla di certo, è chiaro, fino al
timbro della prefettura. Ma un quadro
generale si può cominciare a comporre.
Il Partito Democratico nelle prossime
ore dovrà decidere sul limite del terzo
mandato: sono nove i consiglieri uscenti
che hanno voglia di ricandidarsi, ma sarebbero così alla quarta competizione. In
attesa di chiudere questa partita, altre
candidature sono state svelate.
Dovrebbero essere nella lista Pd i consiglieri uscenti Gianpaolo Carretta, Antonio Smaldone, Franco Villani, Sebastiano Papa, Mario Albano. In lista col
simbolo anche il segretario cittadino
Gianpiero Iudicello, Loredana Albano
del Corecom, la geologa Marianna Bulfaro, l’avvocato e professionista in servizio all’Arpab Vincenzo Telesca, l’avvocato Carmen Celi. Anche per la lista del
candidato sindaco Luigi Petrone circola
qualche nome: il direttore di Ateneo Musica Basilicata, Giovanna D’Amato dovrebbe essere la capolista; nel gruppo dovrebbe esserci anche il giovane farmacista Gianfranco Perri.
Sabato scorso è stata presentata la lista
che fa capo al consigliere regionale Mario
Polese: nel gruppo di giovani professionisti che sosterranno Petrone ci sono l’avvocato Morena Rapolla e l’economista
Andreina Romano. Nello stesso schieramento, sotto il simbolo dei Socialisti Uniti
in lista l’imprenditorePiero Calò e Rocco
Pepe, lavoratore della Sider, con lunga
esperienza nel sindacato.
Praticamente già composta la lista di
Centro Democratico, in coalizione nel
centrosinistra sempre con Luigi Petrone. Pietro Campagna - che ha preso il
ruolo di sindaco in questo ultimo scorcio
di legislatura dopo la decandenza di Vito
Santarsiero - sarà il capolista. Ci saranno
poi i consiglieri uscenti Tonino Vaccaro,
del gruppo dei Popolari Uniti che hanno
seguito il segretario cittadino Luigi Scaglione, e Fernando Picerno, che invece
dice addio al Pdl. In lista anche lo storico
dirigente del partito Emilio Candia, e
due rappresentanti dei giovani della sigla: Fabio Dapoto, responsabile provinciale, e Antonio Tolve, responsabile cittadino. Ancora, gli avvocati Luisa Rubino e Giovanna Mulinaro, il sindacalista
del settore bancario Mimmo Rosiello, il
funzionario Enel Ernesto Colucci, la
commerciante del centro storico Miriam
Biscione, il maresciallo dell’esercito Gino Gioia, l’agronomo Soccorsa Comes,
I nomi su
manifesti
e profili
online
Cresce l’esercito
dei candidati
A pochi giorni dalla presentazione delle liste
si delineano le squadre che supporteranno gli aspiranti sindaco
Antonio Lucia per le aree rurali.
Al momento Dino De Angelis, il candidato sindaco di Azione Civica, movimento nato dall’esperienza del Comitato 13
Ottobre, corre sostenuto da una sola lista: «Tutta gente di città», spiega. Tra i
nomi che sotto quel simbolo correranno
per il consiglio comunale ci sono l’imprenditrice Ivana Papapietro e il radiologo Giuseppe Pernice. In lista anche il
direttore generale della Virtus, squadra
di B1 maschile di pallavolo, Piero Crichigno, e il meteorologo Gaetano Brindisi.
Da Forza Italia fanno sapere che è necessario aspettare ancora qualche ora e le
di SALVATORE LACERRA*
Caro direttore, ho letto sul sito
del suo giornale un articolo,
dal titolo: “Un teatro si, ma non
nuovo. L’annuncio di Pittella
riaccende i campanili” nel quale Antonella Ciervo pone alcune considerazioni a seguito di
un mio comunicato.
La giornalista, prima di affrontare la questione di un teatro regionale, ricorda ai lettori
il significato del termine “campanilismo”. Dopo una sua analisi, conclude attribuendomi
un giudizio non favorevole nei
confronti del progetto Matera
2019.
Devo procedere ad alcune
precisazioni, ma le chiedo che
abbiano, per lo meno la stessa
rilevanza dell’altro.
Evito di ricordare il significato di alcuni termini, ma da
buon socratico quanto meno
cerco di evitare l’appartenenza
ai sofisti ed alla loro dotta ignoranza.
ultime riunioni prima di aprire la corsa
dei candidati che, anche con altre sigle,
sosterranno Michele Cannizzaro. Anche
se il consigliere comunale uscente Nicola Becceha già da tempo tappezzato al città di manifesti.
Molti invece i nomi già noti di chi correrà a sostegno di Dario De Luca, candidato sindaco per l’altro centrodestra, sostenuto da Fratelli d’Italia-An. In corsa
Alessandro Galella, ex presidente dei
Portatori del Santo, e il consigliere
uscente di Fli, Rocco Coviello. In lista anche gli avvocati Dino Bellettieri, Nicoletta Ferri, Giuseppe Giuzio. In corsa
anche l’imprenditore Sergio Carnevale.
Sembra certa la ricandidatura di Anna
Maria Calabrese, consigliere uscente
del Pdl.
In attesa di una definizione della coalizione, qualche nome circola anche per
Popolari per l’Italia che schiereranno sicuramente l’avvocato Franco Morlino, il
giornalista Giovanni Salvia e Mary Zirpoli da sempre impegnata nel mondo della comunicazione.
Questi sono solo alcuni dei nomi hce venerdì cominceranno a riempire gli albi
ufficiali. Poi, sarà definitivamente campagna elettorale.
IL DIBATTITO Il teatro regionale a Matera e l’idea del rischio
TRA SOCRATICI E SO
La questione, come posta
dalla sua redattrice è errata e
nella sua stessa narrazione si
evince la debolezza del progetto
e dei suoi argomenti.
La ipotesi di una mega struttura, la più grande del sud, da
realizzare a Matera e dal costo
di oltre 50 milioni di Euro, viene contestata da tanti addetti ai
lavori della stessa Città, evidenziando che basterebbe riqualificare l’esistente, «strutture che di fatto esistono e garantiscono una capienza più
che sufficiente per le esigenze
che deriverebbero anche dalla
candidatura di Matera a capitale europea della cultura nel
2019».
Il progetto Matera 2019, di
cui fa parte la Città di Potenza e
che ho appoggiato e votato in
consiglio comunale, espressamente prevede, ed è questa la
sua essenza, il suo plusvalore,
che il progetto valorizzi tutti i
territori e li coinvolga.
Nel mio comunicato, evidenzio che dal 1856 la Città di Potenza, con soldi dei cittadini e
non con fondi comunitari, ha
inteso realizzare il Teatro Comunale, non per prurito, mania di grandezza, o sciocco
campanilismo, ma per soddisfare l’esigenza della cittadinanza, che già aveva, all’epoca,
un proprio teatro divenuto insufficiente.
Mi pare quindi che la mia nota non è dettata da campanilismo e mi pare ingiustificato e
non onesto il volerne sminuire
la portata. Anzi, proprio per rispettare la peculiarità di Mate-
ra 2019 non si può continuare a
fagocitare tutto a favore di Matera ed a danno del Capoluogo!
Perché altrimenti sarebbe
un bluff e questo non può permetterlo nessuno.
Quanto alla dotta ignoranza
dei sofisti, invito la sua collaboratrice a leggere la presentazione che appare sul sito della
Biblioteca Provinciale di Matera ed a evitare che quella storia
si ripeta, documentandosi prima e capendo il senso delle cose.
Io cercherò di fare altrettanto!
*consigliere comunale Mpa
Al signor Lacerra, mio attento
lettore, ricordo che il tema centrale resta e deve essere quello
del teatro, ovvero di quel luogo
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Martedì 22 aprile 2014
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A ROMA Intervista di Zoggia a Europa sull’area guidata da Speranza
Si presenta Area Riformista
La minoranza bersaniana si riorganizza per dialogare e crescere
POTENZA - Tra pochi giorni il debutto ufficiale di “Area Riformista”, il
gruppo interno al Pd che raccoglie
gli ex bersaniani e che sarà guidato
da Roberto Speranza.
Ieri è stato Davide
Zoggia, fedelissimo di
Pierluigi Bersani, in
un’intervista a Europa
a spiegare finalità e
modello dell’area. È la
strada scelta dalla minoranza democratica
per trovare uno spazio
di attività e, forse, di rigenerazione.
Da un lato l’esigenza
di riavviare dibattito e attività interni, fermati da un bel po’ di tempo a
causa di divisioni interne.
Dall’altro, però, il bisogno di costruire una nuova classe dirigente
dell’area, capace di leadership senza
mettere da parte nomi la cui presenza ancora aleggia forte nel partito,
come Massimo D’Alema o Pierluigi
Bersani.
Il prossimo 28 aprile, al teatro Eliseo di Roma, questa area si è data appuntamento: facile prevedere che arriveranno nella capitale dirigenti del patito da ogni parte d’Italia.
Il titolo della manifestazione sarà “L’Europa che faremo”.
«Non possiamo continuare a essere semplicemente anti-renziani – ha spiegato a
Europa Davide Zoggia
– il congresso è finito e anche la confusa fase post-congressuale deve essere archiviata. Il nostro compito
vuole essere quello di confrontarci
con il premier sui temi, vogliamo
rendere esplicite le nostre posizioni e
sulla base di queste aggregare consenso».
Riavviare
il dibattito interno
per formare
la nuova
dirigenza
Roberto Speranza
FORZA ITALIA
«Così si rafforza la candidatura
di Michele Cannizzaro»
| CURIOSITÀ |
Gianni Pittella in cucina: la foto da migliaia di like
LA « candidatura di Michele Cannizzaro a sindaco di Potenza si
rafforza non solo per l’adesione di nuovi partiti del centrodestra
che hanno condiviso la scelta e il percorso politico di rinnovamento di Forza Italia ma per i crescenti consensi ed incoraggiamenti che provengono da ampi settori della società civile che
hanno colto la proposta di reale cambiamento da realizzare oltre il tradizionale schieramento del centrodestra». Lo afferma il
capogruppo di Fi in Consiglio Regionale Michele Napoli aggiungendo che il passo indietro fatto dagli stessi partiti da sempre in opposizione al modello di città voluto dal centrosinistra ha
contribuito a liberare nuove energie culturali, sociali, associative e del mondo delle libere professioni orientandole verso la
nuova prospettiva di governo cittadino che nascerà intorno a
Cannizzaro. «Forse per la prima volta in città – continua Napoli
– si respira aria di riscatto e di libertà dall’opprimente ragnatela
di potere costruito in decenni con i risultati evidenti a tutti di un
capoluogo in declino e con amministratori comunali costretti,
per garantire la pura sopravvivenza della macchina municipale, a chiedere con il cappello in mano soldi alla Regione dimostrando di non avere alcuna capacità di indicare come si intende uscire dall’attuale pesante situazione finanziaria senza il ricorso continuo a finanziamenti regionali più o meno mascherati
in emendamenti. Ha ragione dunque Cannizzaro quando sostiene che questa volta la competizione elettorale si gioca sulla
qualità del progetto da proporre ai cittadini. Il ricorso a più liste e
più candidati pur di tenere dentro tutte le componenti e i capicorrente del Pd – conclude l’esponente di Fi - è solo l’ultima
spiaggia per una classe politica e dirigente che avverte il crollo
dei consensi e quindi la perdita della fiducia dei potentini».
campanilismo
FISTI
nel quale ogni cittadino possa
riconoscere la sede adatta alle
differenti espressioni artistiche.
Alle sue osservazioni risponderò da umile ma orgogliosa
cronista che ancora una volta
(come è d’uso tra chi svolge la
mia professione) è costretta ad
annotare i fatti e i fatti mi dicono che Lei, signor Lacerra,
confonde ancora una volta la
vicenda in sé dal commento.
Il dossier Matera 2019, che
lei gentilmente mi invita a leggere, parla di valorizzazione e
coinvolgimento di tutti i territori. Lo stesso principio che nel
1856 la città di Potenza “Con
soldi dei cittadini e non con fondi comunitari, ha inteso realizzare il teatro Comunale, non
per prurito, mania di grandez-
za, o sciocco campanilismo, ma
per soddisfare l’esigenza della
cittadinanza che già aveva all’epoca, un proprio teatro divenuto insufficiente”?
In che modo quel progetto intendeva coinvolgere i territori?
La filosofia, glielo confesso
signor Lacerra, non mi ha mai
appassionata e ne sono colpevolmente conscia. Qualche
dubbio circa la questione errata che avrei posto additandola
come campanilista, però, me lo
consentirà leggendo quanto
lei sostiene ancora: «Proprio
per rispettare la peculiarità di
Matera 2019, non si può continuare a fagocitare tutto a favore di Matera e a danno del capoluogo, perchè altrimenti sarebbe un bluff e questo non possiamo permettercelo».
In attesa di sedere accanto a
lei a teatro, la saluto cordialmente
Antonella Ciervo
(ovvero a.ciervo)
AUGURI, saluti e la
condivisione di un auspicio: «Spero di ottenere la presidenza del
Parlamento Europeo».
La Pasqua di Gianni
Pittella è stata casalinga, l’ha raccontata un
po’con una foto pubblicata sulla propria pagina Facebook. Il vicepresidente uscente del
parlamento europeo
impegnato a cucinare
la frittata lauriota, tradizionale
appuntamento culinario nella
sua Lauria. Foto della
preparazione e foto del
risultato. E i numeri
sono quelli del consenso: 120 condivisioni e
più di 3.000 like (fino a
ieri sera).
NEL CAPOLUOGO Comitati di quartiere, l’invito alla cittadinanza
«Non disperdere quell’esperienza»
«Il futuro della città deve ripartire dall’attivismo civico dei
suoi residenti e, in concreto,
dall’esperienza maturata negli
ultimi anni, dai comitati di
quartiere». Il presidente del comitato
di quartiere di Poggio Tre Galli, Vincenzo Iacovino, lancia uno dei temi che
forse
dovrebbero
animare il dibattito
della
campagna
elettorale su Potenza città, ormai prossima alla sfida per le comunali.
Quello di Iacovino è un po’ auspicio, un po’ appello. «Non sarebbe giusto archiviare frettolosamente la stagione dell’attività dei comitati di quartiere.
Sia pure in maniera difforme
«Abbiamo
realizzato
iniziative
importanti»
tra i quartieri e le contrade –
precisa Iacovino – abbiamo realizzato iniziative importanti di
cittadinanza attiva che più
semplicemente vuol dire invitare i cittadini a fare cose, aderire a programmi, esserci».
Seppur in maniera diversa a
seconda delle aree e delle esperienze dei singoli comitati, chi
si è impegnato in questa esperienza ha provato a «discutere
con gli amministratori di problemi specifici, si è rimboccato
le maniche, ha pulito spazi verdi». Ancora, raccolta di firme a
sostegno di petizioni popolari,
collaborazioni con le parrocchie per l’organizzazione di manifestazioni sportive, culturali,
aggregative di giovani. «Qui,
per esempio - continua Iacovino
- ci siamo adoperate in prima
persona per la soluzione di microproblemi che in un quartiere come Poggio Tre Galli, molto
popolato da anziani e persone
in difficoltà anche di mobilità,
sono percepiti come macroproblemi. Non è stato facile e credo
non lo sarà mai – continua – Ma
la nostra esperienza, tra luci ed
ombre, difficoltà oggettive legate ad un regolamento comunale troppo burocratico e in
qualche modo scoraggiante la
partecipazione, ha segnato una
nuova fase di cittadinanza attiva: quando si decide di politiche
fondamentali il punto di vista
civico non può più mancare».
«Sarebbe perciò un grave errore – conclude Iacovino – disperdere il patrimonio di impegno civico costruito negli ultimi anni a Potenza».
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CASO LAPENNA
Martedì 22 aprile 2014
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Voto di scambio: sotto la lente dei carabinieri
anche le ultime amministrative nel capoluogo
«Soldi per Santarsiero sindaco»
L’ex amico: «Al ballottaggio con Molinari mi disse di spostare i voti sul centrosinistra»
di LEO AMATO
POTENZA - «Tonino mi devi
fare un piacere
enorme poi non ti
preoccupare ti...
ti... ti... faccio una
promessa. Ti regalo tanti di quei soldi: 100, 150 (...)
Dobbiamo
fare
uscire a Santarsiero, io ho fatto un
patto con Santarsiero».
Non ci sono solo
le ultime consultazioni regionali al
centro dell’inchiesta partita a novembre dalla denuncia dell’avvocato Sergio Lapenna.
IL VERBALE
Chi ne ha parlato con il pm
che si è occupato del caso,
Francesco Basentini, è stato
Antonio alias “Tonino” Guglielmi, indicato da Lapenna come un violento con fare
da mafioso capace di spillargli quasi un milione di euro
in pochi anni.
In realtà, secondo gli inquirenti, sarebbe stato soltanto un suo prestanome.
Per questo hanno chiesto
l’archiviazione dell’accusa
di estorsione con formula
dubitativa («perché gli elementi acquisiti nelle indagini preliminari non sono idonei a sostenere l’accusa in
giudizio») e sulla base delle
sue dichiarazioni si accingono a mandare entrambi a
processo per voto di scambio. Mentre all’ex consigliere regionale contestano anche il millantato credito per
essersi fatto consegnare
10mila euro da un imprenditore potentino, che sarebbero dovute servire per corrompere un fantomatico
funzionario dell’Agenzia
Peppino Molinari
Vito Santarsiero
delle entrate.
IL «PATTO»
Guglielmi è stato interrogato il 23 dicembre assieme
ai suoi legali, Maria Scavone
e Maurizio Spera, con tutte
le avvertenze per gli indagati, inclusa la contestazione
delle ipotesi dell’accusa e degli elementi raccolti a sostegno.
Per due ore e mezzo si è difeso con forza e ha spiegato
che i soldi e i regali ricevuti
sarebbero stati parte della ricompensa pattuita per il suo
sostegno elettorale. Innanzitutto alle consultazioni del
2005, quando Lapenna è stato eletto nel parlamentino
lucano con Forza Italia, poi
nel 2010 e nel 2013, quando
ha fallito il secondo mandato. Ma anche alle comunali
del capoluogo nel 2009,
quando gli avrebbe chiesto
di sostenere al ballottaggio
Vito Santarsiero, sindaco
uscente del Partito democratico appena passato a via
Verrastro, contro il centro-
“mobilitati” nel 2005). Perché poi me li dava... un po’ alla vota me li dava. Devo dì la
verità. Rimasti così, io porto
tutti ‘sti voti a Santarsiero».
LA SOFFIATA
Ma perché Lapenna avrebbe deciso di sostenere un sindaco di centrosinistra invece del candidato del “suo”
centrodestra? Su questo Guglielmi non ha saputo fornire grandi spiegazioni, anzi
ha addirittura insinuato il
sospetto che quanto gli aveva riferito l’avvocato non
fosse proprio vero. «Secondo
me io... Perché secondo non
c’erano proprio rapporti
con... non lo... dotto’ la verità, dottor Basentini. Io i rapporti suoi, i movimenti suoi
io non, non me li diceva».
La spiegazione a cui lui sarebbe stato portato a credere
era un’altra legata ai contrasti con alcuni “amici” di centrodestra, e alla soffiata ricevuta da uno degli agganci
dell’avvocato nelle forze dell’ordine, gli stessi che poi
Sergio Lapenna
destra guidato da Peppino
Molinari. Nonostante l’avviso di conclusione delle indagini menzioni solo i «650 voti» raccolti a novembre dell’anno scorso.
«Scusa ma ieri... quand’è
stato due o tre giorni fa ti ho
visto abbraccia’ Molinari
quello e quell’altro e mo mi
vieni a dì che i nostri voti li
dobbiamo portare a Santarsiero?» Così Guglielmi ha
raccontato agli investigatori quando Lapenna gli parlò
del «patto» stipulato con l’ex
sindaco, durante un incontro che si sarebbe svolto «dietro al Motel Park», forse per
stare al sicuro da sguardi indiscreti.
«Lui mi chiamava... un
milione di volte. Io lo chiamavo... sicuramente quelle
cento volte. Era sempre lui
che mi chiamava tutti i gior-
|
ni, e s’era fissato che dovevamo aiutare a Santarsiero.
Porta tutti i voti, porta tutti i
voti (Qui riferisce le parole
dell’avvocato, ndr). Io ti do’
150mila euro e più 100, più
vabbè facciamo i conti. Poi ti
compro una cosa, una cosa”».
«PANE QUOTIDIANO»
Da uomo di centrodestra
Guglielmi ha descritto anche la sua difficoltà ad «andare dagli amici che sapevano questo fatto, che io ero
simpatizzante di destra a capovolge tutto. Dice: ma tu sei
un venduto». Salvo che per
«il pane quotidiano» sarebbe
stato disposto a questo e ad
altro. «Io mi dovevo prestare
a questa cosa che diceva lui.
E così abbiamo pattuito che
lui mi dava altri 150mila euro più la rimanenza là sui 90
(il credito insoluto per i voti
L’INTERVENTO
avrebbero dovuto raccomandare Guglielmi per un
posto da 007 nei servizi segreti.
«M’ha detto che
lui ha sentito una
registrazione telefonica tra Viceconte e come si
chiama, uhm, l’altro politico pure
importante, o Taddei o Viceconte,
dove
dicevano:
“Dobbiamo
far
fuori all’avvocato
Lapenna”. A livello elettorale s’intende».
IL
CUGINO
Quanto all’esito
del suo intervento
Guglielmi ha minimizzato. «Io un
aiuto reale l’ho dato però io
de... Sono anche sincero.
Era forte proprio Santarsiero. E’inutile che mo’devo di’:
“Sì, i voti miei”. Cioè io ho fatto il mio (perché io dovevao
fare il mio però su 100 persone tutte e cento mi dicevano
Santarsiero».
Tantomeno sarebbe mai
andato dal sindaco, una volta rieletto a chiedergli conto
di quei voti «perché io lo facevo che c’era un accordo con...
con l’avvocato Lapenna».
Riscontri? Agli atti dell’inchiesta ci sono solo le parole di un medico dell’ospedale San Carlo di Potenza
che ricorda di essere stato
avvicinato da Guglielmi durante quella campagna elettorale ma non ha saputo riferire il nome del candidato.
Non un dottore qualunque,
però, ma a quanto pare un
cugino dello stesso Santarsiero. Ora si sa che in famiglia tutto è possibile, ma se
gli avesse chiesto il voto per
qualcun altro forse non l’avrebbe dimenticato tanto facilmente.
|
SPARTIZIONI, ACCORDI SOTTOBANCO E ALLEANZE
CHE FINE HA FATTO LA RIVOLUZIONE DEMOCRATICA?
di LUIGI PADULA
ALL’indomani delle primarie per
la città di Potenza, archiviate un
po’ troppo frettolosamente dagli
organi di comunicazione, forse
senza una adeguata considerazione per quei 2400 potentini che
hanno espresso, senza timori di
diktat o minacce di espulsione, la
propria volontà di scegliere il
candidato sindaco della città, ritengo sia giusto riflettere sul significato di quelle due parole: “rivoluzione democratica” che hanno rappresentato l’icona di una
svolta politica che ha portato all’elezione dell’attuale presidente
della Regione Basilicata Marcello Pittella. Due parole che sono
state il messaggio forte della fortunata campagna elettorale di alcuni attuali e giovani consiglieri
regionali; due parole di speranza, per chi come il sottoscritto ha
avvertito l’urgenza di un cambiamento dei modi della politica, la
necessità di un cambio di passo
che permettesse di superare la fase di bassa credibilità che è sotto i
nostri occhi, per ritornare al più
presto al primato della politica.
“Rivoluzione
democratica”
uguale incremento del coinvolgimento e della partecipazione
dal basso, maggiori opportunità
per i più deboli, che spesso purtroppo sono i più giovani, presenza attiva delle forze vive della
società nelle decisioni pubbliche,
ma anche rifiuto delle alchimie di
palazzo, del dirigismo partitico,
del trasformismo, dell’opportunismo dei politicanti. Tutte ragioni che mi hanno spinto a candidarmi alle primarie; ho scelto
la via della testimonianza civile,
ho affrontato un competitor ben
più strutturato e organizzato di
me, senza curarmi dell’alta probabilità di insuccesso, certo che
avrei dato un contributo importante a quel processo di “Rivoluzione democratica” in cui credo
fortemente.
Le primarie per Potenza, hanno fornito molteplici ed innovative informazioni: hanno rivelato,
anche nella nostra città, la presenza di una importante fascia di
cittadini che chiede a gran voce di
essere inclusa nei processi decisionali; hanno tracciato il profilo
di un sindaco che sia vicino alle
persone, scelto dal basso e quindi
in grado di condividerne i problemi reali, in contrasto con una
candidatura imposta dall’alto e
peggio ancora decisa con un ac-
cordo in una oscura segreteria di
partito. Purtroppo però, nonostante questi segnali positivi, il
percorso da compiere per una vera “rivoluzione democratica” è
ancora lungo; lo testimonia la recentissima presentazione di liste, che strizzano l’occhio proprio a quei metodi che hanno decretato la dilagante disaffezione
dalla politica: accordi sottobanco, cambio disinvolto delle alleanze per meri interessi spartitori, negazione di un confronto
democratico aperto e leale.
Se poi sono i giovani a piegarsi
a questo modo cinico di concepire
le cose, la questione diventa molto più grave e drammatica! Spero
di cuore che l’ideatore del binomio lessicale “rivoluzione democratica”, un geniale concentrato
espressivo di libertà e democra-
Luigi Padula
zia, possa ben comprendere che
la cosa peggiore per quelli come
me, che ci hanno creduto e continuano a crederci, è vedere il significato di quel sostantivo e di
quell’aggettivo, svilito da azioni
come quelle cui abbiamo assistito
nei giorni scorsi. Sarebbe la fine
dell’ultimo sogno, l’ultima speranza per tornare ad amare la politica.
Movimento Nuova Repubblica
Basilicata
RASSEGNASTAMPA
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Martedì 22 aprile 2014
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PASQUETTA NEL POTENTINO
9
Gongola l’associazione “U uattenniere”
promotrice delle escursioni
Cascate di San Fele, che record
Oltre mille presenze solo nella giornata di ieri: un ottimo spot per il futuro
OLTRE le più rosee aspettative. Il rammarcio è soltanto che
proprio domenica di Pasqua il
tempo non sia stato dei migliori. E’ bastato che l’aria si rendesse più mite e le cascate di
San Fele hanno fatto registrare davvero un boom di presenze inaspettate. Con numeri
percentuali che, confrontati
con quelli di altri posti celebri
per le gite fiori porta, regalano
la leadership stagionale alle
bellezze naturali di San Fele.
Nel tardo pomeriggio di ieri
gongolava il presidente dell’associazione “U uattenniere”, Michele Sperduto: oltre
mille persone hanno fatto visita alle cascate.
«Tantissima gente, tanto
gradimento
- ci dice Sperduto - Tutto
questo a dimostrare
l'oramai
evidente interesse verso
una bellezza
naturale di
primissimo
piano».
E certamente
la
grande ospitalità, oltre
alla
maestria nell’accoglienza e
nella guida
ai sentieri da
parte dei responsabili
dell’associazione è stato
il migliore
spot per ingigantire la
curiosità di
chi, da queste
parti,
non è mai arrivato.
Anche i ristoratori
della zona hanno registrato il
tutto esaurito e il bilancio della Pasqua 2014 non può che
etichettarsi come esaltante.
L'Associazione nasce nel
2010 con l'obiettivo di valorizzare e promuovere il sito natu-
I FLASH DEI TURISTI
MONTICCHIO
SOLITO bagno di folla ai laghi di Monticchio. Nonostante le nubi della mattinata, molte persone provenienti anche dalla Puglia hanno scelto l’oasi per passare una giornata all’insegna del divertimento
Una serie di foto fornite dall’associazione U uattnier di San Fele
VENOSA
L’INCOMPIUTA, il Parco archeologico e le catacombe ebraiche sono state il biglietto da visita per i turisti
che l’hanno scelta per passare la pasquetta. Venosa
si conferma tra le città più visitate della regione
ralistico delle Cascate di San
Fele e se i risultati dopo poco
più di tre ani dalla “prima volta” sono come quelli di quest’anno, c’è da stare allegri,
per essere anniverato tra i
grandi attratori turistici della
Basilicata.
Ricordiamo che questo territorio coincide con il torrente
Bradano che sgorga dall'Appennino Lucano, in località
Matise di San Fele per confluire nella Fiumara di Atella e poi
nel Fiume Ofanto.
Attraversando il territorio
del Comune, il torrente è costretto a effettuare dei particolari salti di quota che danno
origine alle naturali e suggestive cascate.
UNA LETTERA IN REDAZIONE
Che spettacoli nel vostro Vulture
Gentile Direttore,
Siamo venuti a visitare il Vulture durante le festività pasquali, ed abbiamo
assistito alle secolari processioni del
Venerdì Santo a Barile e a quella di Rionero in Vulture, che, ci dicono amici del
posto, sia una tradizione secolare. Ci ha
molto colpito il senso di religiosità
espresso da tutta l’intera comunità.
Quanto ai personaggi, quelli di Barile
ci sono sembrati molto autentici, una
Via Crucis arcaica e più povera. Nella
Via Crucis di Rionero ci ha molto colpito la numerosa presenza delle figure
della Passione, erano di tutte le età, ben
articolate e molto partecipi. La scena finale della crocefissione e del pianto dell’Addolorata ci ha molto toccati ed emozionati: gli interpreti ci hanno offerto
una prova di forte religiosità.
Nel pomeriggio abbiamo poi visitato
anche l’Abbazia di San Michele Arcangelo e Monticchio, e il Museo di storia
naturale: nonostante le non buone condizioni del tempo, abbiamo avuto una
impressione notevole, specie intorno ai
Laghi vulcanici. Il museo è straordinario. Ne visitiamo diversi in tutta Italia e
ci sembra che questo dell’Abbazia sia di
una importanza didattica considerevole. Una gentile signora ci ha accompagnato nella visita guidata. Credo che altrove, per visitare un museo così interessante avremmo pagato una bella cifra per l’ingresso.
Un posto da consigliare, anche per
l’accoglienza e per il vino buono.
Cordiali saluti
Arianna Zordan (Vicenza)
Rocco Rossano (Matera)
MELFI
IL CASTELLO federiciano, la cattedrale e la cripta di
Santa Margherita sono state le mete più gettonate.
Complice anche l’ubicazione la città è stata presa
d’assalto da turisti provenienti dalla Puglia
CASTELMEZZANO
NEL POTENTINO è la meta per eccellenza. Complice il bel tempo, il piccolo paese delle Dolomiti Lucane
è stato preso d’assalto da molti turisti provenienti non
solo dalla B asilicata, ma anche dalle regioni limitrofe
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Martedì 22 aprile 2014
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PASQUETTA
Non tradisce
la città dei Sassi
nel primo giorno
di una stagione
turistica che si avvia
di ANTONELLA CIERVO
e PIERO QUARTO
Una Pasquetta che non tradisce le attese.
Matera è piena di turisti, a Pasqua prima ed
ancor di più nel giorno successivo. L’evidenza visiva non tradisce dubbi anche se per i
numeri bisognerà aspettare i prossimi giorni. Di certo tra le principali attrazioni c’è stato il Castello Tramontano con circa 1500
presenze complessive nell’intera giornata,
l’organizzazione affidata ancora una volta
al Fai non ha avuto punti dolenti ed i ragazzi
del Liceo Classico chiamati a fare da “cicerone” che hanno spigato nel dettaglio la storia
dell’antico maniero ai tanti italiani e stranieri che sono arrivati curiosi di visitare il Castello. Del resto è questo il secondo anno di
apertura del Castello a Pasquetta con ancora
il Fai ad occuparsene e si rende sempre più
importante e necessario un intervento che
permetta tutto
l’anno di poter
fruire di questo
spettacolo. «Noi
aspettiamo che ci
siano le condizioni, che il Comune
decida a chi affidare la gestione
della struttura
una volta completati i lavori e saremo pronti eventualmente anche
a farcene carico se
ci saranno le condizioni» ha spiegato Giuseppe De Rosa del Fai che ha sottolineato il
gran numero di presenze fino alla serata:
«alle 19 abbiamo ancora oltre duecento persone nel Castello che stanno completando la
visita, è stata una lunga ed incessante corsa». Anche lo stesso primo cittadino Salvatore Adduce ha sottolineato via twitter: «Positivo test turismo:Pasqua #Matera piena visitatori. Continuiamo percorso cultura.Complimenti operatorixaccoglienza» a conferma della soddisfazione e dopo aver fatto il solito giro mattutino che è partito proprio dal
Castello e non ha poi escluso i rioni Sassi.
Non si è fatto attendere però il caso-caos
dei bagni chiusi in piazza Vittorio Veneto
che il consigliere comunale Augusto Toto
ha puntualmente denunciato.
«Ore 16.30 i bagni di P.zza V. Veneto ancora chiusi, i turisti, molti
in questo lunedì
di Pasquetta, delusi per il disservizio chiedono di
utilizzare le toilette dei bar ubicati
nel centro storico,
non sempre però
la risposta è positiva !!!». Poi Toto
aggiunge
che
senza darsi per vinto: «Dopo aver chiesto
scusa ad un gruppo di turisti, ho telefonato
al sindaco ed uno di questi turisti ha voluto
interloquire con Adduce cantandone quattro. Dopo circa un 'ora i bagni sono stati riaperti con centinaia di turisti e cittadini materani che hanno potuto usufruire nuovamente dei servizi igienici comunali. Che bella Pasquetta !!». Insomma il caso si è chiuso
ma resta sempre la sensazione di un percorso ancora da completare.
IL PALOMBARO - «La città ha risposto
bene». E’ soddisfatto Giovanni Ricciardi,
presidente dell’associazione Guide turistiche autorizzate, risponde mentre i suoi colleghi, suddivisi in turni da tre, proseguono
le visite all’interno del Palombaro, l’antica
cisterna che raccoglieva l’acqua della città e
che da qualche anno è visitabile.
L’ingresso in piazza Vittorio Veneto è particolarmente suggestivo perchè inserito negli ipogei che conducono nel cuore del Sasso
Barisano. Anche ieri, nella giornata dedicata alle gite fuori porta, i visitatori non sono
Il sindaco Adduce
twitta soddisfatto
«Molti turisti,
tanti complimenti
per gli operatori
dell’accoglienza»
Toto e il caso
dei bagni chiusi
«Ho dovuto
chiamare il sindaco
per farli riaprire
E’ la solita storia»
Matera ancora piena
Code per il Castello
Più di un migliaio le presenze nel maniero Tramontano
che grazie al Fai è tornato ad aprire le proprie porte
mancati. «Proseguiremo fino alle 19,30 per
concludere alle 20 - spiega ancora Ricciardi per gruppi composti al massimo da 30 persone. I primi turisti erano entrati alle 10 per
visite di 30 minuti l’uno». Il successo di questo luogo magico, nelle viscere della terra, in
cui scoprire quanto il rapporto fra Matera e
il sistema di raccolta delle acque, trovi origine lontano nella storia, è confermato anche
dalle sue parole. «Rispetto allo scorso anno
ho notato un segno positivo, in città c’è più
movimento. Quest’anno gli italiani superano le presenze straniere e in particolare, oggi (Pasquetta) i visitatori vengono da Puglia
e Campania. La stessa tendenza l’ho registrata anche nel Parco della Murgia dove ho
accompagnato altri gruppi di turisti - prosegue. Il Palombaro si è confermato anche
|
POLICORO
quest’anno tra le mete preferite dai turisti.
La particolarità sta soprattutto nel meccanismo che riguarda le visite: il ricavato viene
devoluto in beneficenza ogni anno dall’associazione Guide turistiche autorizzate. La cerimonia di consegna si svolge ogni anno nel
periodo natalizio. I fondi sono destinati alle
realtà più attive nei differenti settori della
società.
|
Confermate le lamentele: «Si vive alla giornata, altro che destagionalizzare»
Nessun miracolo nel lunedì dell’Angelo
«Ci sono gli stessi dati dell’anno scorso»
POLICORO – Il lunedì dell’Angelo non
fa miracoli nel centro jonico e la resurrezione del turismo è rinviata al prossimo anno. Nella migliore delle ipotesi.
Sul lungomare centrale nella mattinata di Pasquetta c’è un po’ di gente, che
sembra arrivata qui più per le condizioni oggettive del territorio (che non per
quelle soggettive dell’offerta turistica
parallela di chi lo vive.
E la conferma arriva dagli stessi operatori turistici il cui mantra è identico: i
numeri sono gli stessi dell’anno scorso,
nessuna novità. Infatti c’è chi passeggia sulla Duna di via Lido, chi occupa
un tavolino nella pineta per il classico
pic nic, chi si accomoda nella sala ristorante dei lidi/chioschi aperti per assaggiare un menù a base di pesce (menù
mare) e c’è chi garantisce anche quello
monti (a base di carne e insaccati).
Nelle strutture ricettive con 25/30 eu-
ro si mangia un pranzo completo. Questo il quadro a tinte fosche della scampagnata in riva allo Jonio, sponda Policoro, di lunedì. Non ci sono grandi attrattive in giro e l’unica compagnia è la
tranquillità che offre la zona. All’Oro
Hotel Rocco La Rocca, il direttore, ci accoglie con la solita cortesia. “Nel week
end di Pasqua abbiamo lavorato con un
gruppo di turisti napoletani, oggi (lunedì ndr) non c’è granchè, mentre nel
ponte del 25 aprile aspettiamo un’altra
delegazione di ospiti. Cerchiamo di ingegnarci per portare utenza sul territorio ma le difficoltà non mancano: i percorsi vita sono sporchi, il lungomare
non viene pulito ed è uno spettacolo
osceno vederlo trasformato in una baraccopoli, manca un sistema turismo
integrato. Si fa turismo alla giornata altro che destagionalizzazione…”. Di
fronte l’hotel residence Heraclea del
geometra Calviello, anch’egli sempre
disponibile: “Abbiamo avuto una quarantina di camperisti, nella nostra area
privata, nel week end dell’associazione
camperisti campani i quali hanno
pranzato qui e poi sono andati via per altri itinerari. La giornata di oggi (sempre lunedì ndr) è come quella degli altri
anni: si tira avanti tra molte difficoltà. Il
quadro delle presenze è stazionario”.
Qualcosa cambia a pochi metri nel Policoro Village. Lì la stagione è già partita
da un mese con i campi scuola del Circolo velico lucano. Tra il 20 e 21 ha visto
l’arrivo di circa 200 persone più l’aggiunta di una delegazione di giovani
svizzeri che fino al 25 saranno impegnati in attività sportive di orienteering. Anche l’oasi del Wwf, località
Idrovora, è stata visitata da un centinaio di persone.
Gabriele Elia
RASSEGNASTAMPA
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Martedì 22 aprile 2014
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Solo venerdì il maltempo non ha invogliato. Attesa e curiosità intatte
Mater Sacra, un bilancio in attivo
LUNEDÌ DELL’ANGELO PER IMMAGINI
La rappresentazione della Mater Sacra sulla Murgia
Non ha tradito le attese. E’
stata un crescendo di attenzione e curiosità che alla fine è risultata davvero
ben ripagata.
La Mater Sacra che ha
contraddistinto le giornate pasquali dei materani e
dei turisti ha raggiunto il
suo obiettivo.
Un buon risultato ad eccezione
probabilmente
dell’avvio condizionato dal
maltempo.
L’annullamento forzato
del “Presagio” il giovedì e
poi ancora una ridotta partecipazione nell’esordio
freddo del venerdì.
Con il cambiare del tempo è cambiato inevitabilmente anche la situazione
e la curiosità di turisti e
materani per vedere i suoni, le luci, i colori e la rappresentazione nel suo
complesso con tanto di figuranti ha fatto ancora
una volta il suo ottimo effetto.
«Possiamo dire di aver
raggiunto l’obiettivo, molta la partecipazione ed anche la curiosità che abbiamo riscontrato sabato e domenica» spiega l’assessore comunale Nico Trombetta che ha seguito l’ini-
ziativa direttamente, «mi
sembra che ancora una
volta la manifestazione abbia trovato consensi di coloro che hanno partecipato. I risultati positivi si sono confermati, non conosco i numeri e non posso fare confronti con l’anno
passato ma tranne che per
i problemi legati al maltempo il riscontro c’è stato.
IL KIT DEL TURISTA
Avviato il lancio proprio da Matera
E’ PARTITO da Matera il lancio del “kit del Turista”, l’iniziativa del
Gruppo Poste Italiane che punta a creare nuove sinergie per valorizzare il “sistema Italia” in ambito turistico.
I turisti che erano a Matera hanno potuto acquistare il Kit del
Turista che contiene un insieme integrato di servizi per visitare la
città, offre voucher che permetteranno l’ingresso nei musei e nei
siti culturali, una card per fare shopping dei prodotti locali.
E’ stata anche apprezzato
lo spettacolo a tal punto
che molti hanno voluto vederlo due volte, anche nella sua seconda performance».
Non mancheranno per il
futuro alcuni elementi da
perfezionare, la voglia anche sulla domenica di
guardare per intero lo
spettacolo con i figuranti
che invece è limitato, per
una scelta precisa, solo alle giornate del venerdì e sabato. Aspetti che magari
potranno essere analizzati
ed approfonditi nel corso
dei prossimi mesi per arrivare ad una nuova edizione pronti e poter dunque
garantire una crescita ulteriore anche per l’anno
2013.
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Bagni chiusi: la solita storia
I camper annunciano presenze
Il mercatino attira turisti e curiosi
TRA le classiche proteste della Pasquetta in città anche la
questione dei bagni pubblici, quelli di piazza Vittorio Veneto
ancora chiusi nel pomeriggio di ieri mostrano un atavico problema irrisolto che genera sempre proteste e mugugni.
MOLTI i i camper che hanno fatto bella mostra tra la stazione e l’ex Ospedale in questi giorni a testimonianze delle
tante presenze in città che hanno preferito attraverso questo comodo sistema godersi Matera in tranquillità.
NON un’eccezione ma certo una piacevole conferma in queste giornate di festa, il mercatino dell’antiquariato e di oggetti
vari in bella mostra in piazza Vittorio Veneto dove materani e
turisti non sono riusciti a passare senza farci una puntatina.
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L’INTERVISTA
Martedì 22 aprile 2014
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Giampaolo D’Andrea, capo di Gabinetto del ministro
dei beni e attività culturali Dario Franceschini
«Dal teatro si può ripartire»
Linee guida e innovazioni della riforma della legge sullo spettacolo dal vivo
di MARIANO PATURZO
Rumori piuttosto fuori scena, in
questi giorni per la tanto attesa riforma dello spettacolo dal vivo annunciata dal Ministro alla Cultura
Franceschini.
Il decreto del Mibact, ridefinisce la
geografia del teatro,
danza musica e attività circensi, ma soprattutto del teatro.
A partire dal 2015
i criteri per il suo sostegno pubblico saranno più vicini ai
modelli europei: finanziamenti triennali, nascita dei teatri nazionali, accesso facile ai contributi per i giovani artisti, contributi per la multidisciplinarietà, regole certe e più trasparenti a discapito -finalmente- della
discrezionalità.
Il teatro, al contrario delle altre
arti, evoca nell’immaginario di noi
tutti un’arte elitaria, un luogo di
noia, al più di mondana routine. Vero è, a mio giudizio, frequentando
da trent’anni il teatro, che questo
conta su un consenso popolare molto maggiore rispetto a quello che si
crede e raccoglie, valori sociali più
profondi e consolidati, di quelli che
appaiono anche sui giornali. Il concetto di teatro come ”servizio pubblico” è nato nel dopoguerra più o
meno in coincidenza con la costituzione del Piccolo Teatro a Milano.
Tanto più attuale appare oggi il
programma della prima stagione
del Piccolo ove si affermava che il
teatro è concepito non come “un'antologia di opere memorabili del passato e di novità curiose del presente”, ma “come luogo dove una comunità ascolta una parola da accettare
o da respingere”. Il teatro è luogo di
memoria (da Eschilo in avanti); è
luogo che svela e demistifica il reale. Il teatro, come scrisse anni fa
Ugo Volli sulle pagine di Repubblica, è un luogo di “resistenza umana”.
Riflettendo oggi sulle motivazioni di questa definizione, nelle sue
variazioni durante quasi 70 anni e
sui suoi approdi più recenti, si può
probabilmente -anche al di là delle
affermazioni di allora e dei suoi teorizzatori- concludere che essa atteneva a quattro elementi sostanziali:
l'origine e il modo dei finanziamenti, il modo di gestione, la politica
culturale, la salvaguardia della libertà di espressione.
Chiediamo al professor Giampaolo D’Andrea -capo di Gabinetto
del ministro Dario Franceschinigià sottosegretario al Ministero
dei Beni Culturali, se l’attualità
di questi elementi ancora rappresentano una valida base ove fondare una seria riforma del settore.
Nell’ottobre del 1998 divenni
sottosegretario a fianco della
giovane ministro Giovanna Melandri, pochi giorni dopo l’entrata in vigore del decreto legislativo (fortemente voluto dal
ministro Veltroni, che ci aveva
immediatamente preceduto al
vertice del ministero), per effetto del quale, anche nel nome, il ministero assumeva la
competenza in materia di "beni e attività culturali". Toccò a
noi, in particolare, integrare
sotto il profilo organizzativo, gestionale e progettuale le due realtà e
avviare una fase nuova delle politiche pubbliche per la promozione e il
sostegno delle attività culturali e
per la tutela e la valorizzazione dello
straordinario patrimonio italiano.
Anche noi in queste
prime settimane siamo alle prese con la
compiuta integrazione delle ulteriori
competenze in materia di turismo trasferite al ministero.
Si tratta di passaggi
che ho avuto modo
di seguire da sottosegretario alla Presidenza del consiglio per i rapporti
con il parlamento.
Gli anni trascorsi e
le mutazioni intervenute nei contesti e nelle esperienze, anche per effetto dell’applicazione delle norme
medesime, hanno reso opportuno
pensare a una riforma organica del
settore.
A cavallo tra la fine degli anni
Settanta e gli anni Ottanta – giovane consigliere e poi assessore
regionale- seguisti da vicino la
nascita in Basilicata del primo
circuito teatrale denominato
ATB e fosti il precursore lucido e
consapevole nell’utilizzare fondi
europei, 1miliardo e mezzo di vecchie lire, per finalizzarli alla ristrutturazione di vecchi cine teatri disposti baricentricamente
sul territorio lucano……
Ricordo la stagione pionieristica
nella quale provammo, agendo sull’offerta, a far rinascere la domanda
di teatro. Riuscimmo pienamente
nell’obiettivo, nel giro di qualche
anno, attraverso poche e mirate
azioni di sostegno agli operatori del
settore, dai gestori delle sale alle
compagnie, e assecondando la
nascita di un circuito regionale di distribuzione che consentiva finalmente alla
nostra Basilicata
di tornare a far
Via a un sistema
innovativo
di finanziamento
dallo Stato
con progetti
multidisciplinari
capolino nei cartelloni dell’ETI, dai
quali eravamo sostanzialmente
scomparsi.
Nel corso di incontri più o meno
formali o all'interno di documenti
che hanno percorso con maggiore o
minore pubblicità la penisola, attori e registi e operatori del settore
sembrano voler rivendicare al di là e
prima di ogni concreta proposta la
responsabilità dal proprio lavoro e
di voler recuperare il senso vero del
“fare teatro”.
A livello di organizzazione del sistema teatrale, appare indiscutibile
l'esigenza di recuperare le divisioni
categoriali precedenti e alcuni termini sembrano ormai chiari. Sul
piano produttivo, sembra farsi
strada l'esigenza di distinguere tra
un teatro che vive sul mercato, per il
quale occorre semplificare la foresta fiscale e impositiva e rendere
meno avido il credito, e un teatro
d'arte che vive di tempi creativi non
industriali, di canali distributivi
non commerciali, di scelte culturali
non competitive e che pertanto deve
essere sostenuto dall'intervento
pubblico.
Questi concetti sono contenuti
nello schema di decreto ministeriale che riforma il settore?
Lo schema di decreto ministeriale fissa nuovi criteri per l'erogazione di contributi per lo spettacolo dal
vivo, prospettando un sistema radicalmente innovativo di sostegno finanziario dello
Stato alle attività
teatrali, musicali, coreutiche e
circensi, anche
attraverso l'incentivazione di
progetti multidisciplinari e di azioni trasversali: tournées all'estero,
coproduzioni, mobilità e circolazione delle opere, residenze artistiche,
strategie di comunicazioni innovative e altre azioni di sistema.
Il cambiamento sarà importante
anche per il pubblico che, solo per la
prosa, equivale a 11
milioni di biglietti
l’anno e una spesa
di 201,6 milioni di
euro, perché la qualità delle produzioni sarà condizionata dal riordino della
grande famiglia
del teatro, oggi dispersa e frastagliata in circa 600-700
soggetti tra teatri e
compagnie finanziati con poco più di 62 milioni sui
411 totali del Fus, regolato finora
da “temutissime circolari” e decreti. Il nuovo, nato dal lavoro del direttore generale dello Spettacolo, Salvo Nastasi avviato dal ministro
Bray, adottato dal ministro Dario
Franceschini, è arrivato all’ultimo
step: la Conferenza unificata composta da regioni, comuni, provincie
il cui parere, necessario ma non vincolante, è atteso entro 60 giorni, dopo i quali entrerà in vigore.
La questione che suscita discussioni è quella dei 17
teatri stabili pubblici
di oggi, ci saranno
non più di «sei, sette teatri nazionali», dice il direttore
Nastasi. Si parla
già del Piccolo (per
cui si prevederà
un decreto ad hoc
per farne un “teatro d’Europa”)…Ma
quel che è certo è
che ogni presidente di Regione vorrebbe il suo teatro nazionale, dunque è
già battaglia
?
Penso di
no. Vengono fissati rigorosi criteri
per il riconoscimento della natura
di "Teatro nazionale" a organismi
che svolgano attività di notevole
prestigio, anche internazionale, e
che si connotino per tradizione e
storicità, tali da conseguire risultati di particolare rilievo. A essi dovrà essere assicurato un contributo da parte di altri enti pubblici per
una somma pari a
quella concessa attraverso il contributo
statale. Un gradino
più sotto saranno i
"Teatri di rilevante
interesse culturale",
che svolgeranno la loro attività prevalentemente nell'ambito
della regione di appartenenza, e ai quali gli enti territoriali dovranno assicurare un contributo pari al cinquanta per cento
di quello concesso dallo Stato. Vengono previsti, inoltre, aiuti per imprese e centri di produzione teatrale, circuiti regionali, festival.
Ricambio generazionale, giovani
e giusto merito alle competenze e ai
talenti, erogazione dei finanziamenti che diventano triennali e seguiranno nuovi parametri qualiquantitativi di calcolo su chi e quanto merita, per favorire i giovani e la
qualità delle produzioni che sarà
valutata (per il 30 per cento del finanziamento) dalla commissione
ministeriale dove sparisce il direttore generale del Mibact, e entrano
cinque membri, tre scelti dal ministro con bando e due dalla conferenza unificata.
Tutto ciò per sottrarre alla politica la gestione e la ricerca sfrenata del consenso attraverso la
cultura?
Soprattutto, per allontanare il sospetto che sostegni e benefici vengano attribuiti in maniera discrezionale, senza rigorosa valutazione
dei requisiti e della qualità delle
proposte. A tal scopo si prevede l'adozione di severi criteri di valutazione, anche matematici, allo scopo
proprio di favorire l'emersione di
nuovi talenti.
Lo slogan è “ognuno si scelga le
sue funzioni”. Chi non è teatro nazionale, può diventare “Teatro di
rilevante interesse culturale” in
base a nuove linee guida, e funzioni legate al territorio?
Certo. A condizione che si combinino virtuosamente più fattori: capacità organizzative, creatività, interattività, mobilitazione degli interessi di operatori, amministratori e pubblico. E' una scommessa che
vinceranno i più bravi.
Tutto questo sarà legato -come
da più parti richiesto- alla formazione dei quadri amministrativi
che saranno chiamati ad operare
nel settore dello spettacolo sul
territorio, preparati sul piano
culturale e attrezzati su quello
tecnico, in grado di stabilire non
un rapporto di concorrenza artistica con l'operatore teatrale, ma
di collaborazione?
E' necessario che tutti i soggetti
istituzionali riposizionino al centro
del proprio impegno, in maniera sistematica e non solo sporadica, la
promozione delle attività culturali,
avendo di mira l'obiettivo di concorrere, attraverso di esse, alla crescita
della comunità e alla liberazione
delle energie creative.
Tutti i soggetti
istituzionali
sistematicamente
devono
promuovere
le attività culturali
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Martedì 22 aprile 2014
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MEDICINA
I chiarimenti
di un medico lucano
dopo il servizio
delle Iene
delle scorse settimane
di ANDREA GERARDI
MOLTI ricorderanno il doppio servizio de
“Le Iene”di qualche settimana fa dove è stata
raccontata la storia di Antonio, un malato di
tumore apparentemente guarito grazie alla
dieta vegana. La vicenda merita di essere ricordata: dopo diversi anni di lotte al tumore,
nel 2011 all’uomo viene diagnosticato un
nuovo cancro al cervello. Dopo essersi sottoposto a radioterapia, stanco dei gravi effetti
collaterali già sperimentati in passato , Antonio ha rifiutato di subire nuovamente il
trattamento chemioterapico. Così, su consiglio del figlio e sotto il controllo di un’oncologa nutrizionista, l’uomo ha iniziato una
dieta esclusivamente vegetale. Al successivo controllo radiografico sull’evoluzione
della malattia, la massa tumorale non è stata
più rilevata. Secondo alcuni il merito sarebbe proprio dell’alimentazione completamente vegana ma per gran parte dei medici
interrogati (compreso l’oncologa che originariamente lo aveva in cura) la guarigione
sarebbe invece connessa alla radioterapia.
Sul tema ne abbiamo parlato con il Dott. Rocco Galasso, Direttore della struttura complessa di Epidemiologia Clinica, Biostatistica e Registro Tumori in servizio presso l’Irccs Crob di Rionero in Vulture.
Dottor Galasso, nello specifico di cosa vi
occupate?
«Oltre alla redazione del registro dei tumori della Regione Basilicata, facciamo degli studi di coorte quale ad esempio Diana 5 e
studiamo i fattori di rischio delle malattie
neoplastiche».
Che idea si è fatta del servizio mandato
in onda?
«Il video mostra tre diverse
idee per guarire la stessa malattia. Il messaggio che però
arriva allo spettatore è quello
che una dieta possa sostituire le terapie mediche. Questo
sicuramente non è un messaggio corretto. Che un’alimentazione corretta ad
esempio ricca di frutta e verdura e povera di grassi saturi
aiuti a prevenire un determinato tipo di malattie ce lo insegna Ancel Keys con i suoi studi sulla popolazione di Pioppi e le ipotesi dei benefici della dieta mediterranea per prevenire le malattie cardiovascolari. Per cui vi è la certezza che esista un legame tra ciò che mangiamo e le malattie che
potremmo avere però arrivare a dire che la
dieta vegana fa meglio di tante altre, mi sembra decisamente molto affrettato. Ad oggi
non esiste nessuno studio che dimostri che
avere un regime alimentare ricco di vegetali
permetta di guarire da alcune malattie tranne alcuni casi isolati che andrebbero però
studiati in maniera più approfondita».
È quindi possibile che il Signor Antonio
sia guarito per effetto delle terapie standard quali la radioterapia?
«Per esprimere un giudizio occorrerebbe
avere la cartella clinica del paziente. Quello
che posso dire è che gli effetti della radioterapia non sono immediati quindi è possibile
la regressione dell’edema però, ripeto, sarebbe opportuno studiare il caso clinico specifico e altri simili».
Quindi Lei cosa consiglia a chi dovesse
essere diagnosticata una malattia neoplastica?
«Oggi si conoscono alcuni nuovi meccanismi molecolari per cui sono state approntate
delle terapie che iniziano ad essere mirate e
cure sempre più specifiche per ogni individuo. La chemioterapia e la radioterapia sono
i trattamenti che io consiglio e, ad oggi, a
queste non vedo alternative. Quotidianamente troviamo <casi strani> in letteratura
come la cura Di Bella o il caso Stamina ma
queste si diffondono perché la persona malata le proverebbe tutte pur di guarire. Questo accade perché spesso la comunicazione
tra medico e paziente è molto scarsa. Purtroppo non riusciamo a trasferire facilmente all’ammalato i concetti, le raccomandazio-
«In Regione
percentuale
altissima
di adolescenti
obesi»
Sopra Rocco
Galasso. A sinistra
la struttura
oncologica di
Rionero in Vulture
Tumori: tra dieta
e terapie mediche
Intervista a Rocco Galasso, direttore della struttura complessa
di Epidemiologia Clinica, Biostatistica e Registro Tumori del Crob
ni o gli effetti collaterali di una terapia. Ed è
su questo che dobbiamo migliorare. Una
mano devono darcela anche i mezzi d’informazione che non dovrebbero più soffermarsi a raccontare esclusivamente casi eccezionali di guarigione o gli episodi di malasanità. La sanità non è fatta né di guarigioni miracolose né soltanto di morti ma esiste una
grossa quantità di persone che viene curata
correttamente».
La radioterapia però non dà certezza di
guarigione?
«Il risultato dipende sempre dal tipo di
malattia. Se rispetto l’intero protocollo terapeutico, la mia probabilità di guarigione aumenta».
Quali consigli si sente di dare ai cittadini?
«La prevenzione è assolutamente fondamentale. È importante sia la prevenzione
primaria ovvero seguire le
raccomandazioni del wcfr sia
la secondaria ovvero partecipare agli screening che ci danno la possibilità di fare diagnosi precoci e cambiare le probabilità di morte. In Basilicata
sono tre quelli che si fanno: al
seno, cervice e colon retto. Importante è anche l’alimentazione e a tal proposito mi sento di suggerire i
consigli di Michael Pollan ovvero quello di
non acquistare o mangiare nulla che la nostra nonna non avrebbe mangiato. In altre
parole, cibo vero, meglio se poco, e meglio
ancora se verde, il tutto accompagnato da attività fisica».
Com’è la situazione attuale in Basilicata?
«In termini percentuali, la nostra regione
ha il maggior numero di adolescenti in stato
di obesità rispetto al resto dell’Italia. Dato
che l’obesità è un fattore di rischio per le malattie, quando questi diventeranno cinquantenni potrebbero avere più malattie
cardiovascolari o tumori rispetto ai loro coetanei».
È vero che i tumori sono in aumento?«Si,
i tumori in Basilicata sono in aumento ma la
notizia che ci <conforta> è che aumentano
seguendo il trend delle regioni vicine. Esistono dei territori con meno incidenza o con
più incidenza: penso a Potenza dove il tasso
di tumori riscontrato è molto alto ma a questi il Registro non riesce a legare il fattore di
rischio o le cause che lo determinano. Servirebbe fare degli studi ad hoc sull’individuo e
valutare i suoi livelli di esposizione di 15 anni prima».
E sul registro dei tumori? Come mai siamo fermi al 2009?
«Innanzitutto c’è da fare una premessa
importante: la malattia neoplastica che mi si
manifesta oggi, ha avuto inizio 10-15 anni fa
quindi i tumori che noi oggi registriamo sono causati da un cambiamento
nella capacità delle nostre cellule
di funzionare regolarmente avvenuto un decennio prima. Fatta
questa premessa, il Registro dei
Tumori conta i nuovi casi di tumori registrati nell’anno di riferimento e per poterli contare utilizziamo diverse fonti: dalle schede
di dimissione ospedaliera alle
schede di morte fino ai referti di
radioterapia. Per unirle e raffrontarle in maniera corretta passa del tempo perché viene verificata l’attendibilità e l’esattezza della documentazione
pervenuta. Per la composizione di questo database quindi sono necessari almeno tre anni e questa cosa è assolutamente vera infatti,
basta guardare i registri prodotti in Italia:
solo Parma ha prodotto il registro del 2011,
cinque città quello del 2010 e soltanto dieci
quello del 2009 e noi siamo tra questi. Tutti
gli altri sono molto più in ritardo. È un lavoro lungo perché non basta soltanto dire che
ci sono circa 3500 nuovi casi ogni anno ma
sul Registro vanno annotate tutta una serie
di informazioni cliniche e anagrafiche e
qual è il tipo di tumore registrato. Da parte
nostra stiamo lavorando per pubblicare il
Registro 2010 entro l’Estate».
Nella zona
di Potenza
la malattia
è in netto
aumento
|
|
FOCUS
Il decalogo per una perfetta
prevenzione
IL DOCUMENTO è stato stilato dal
Fondo Mondiale per la Ricerca sul
Cancro (“World Cancer Research
Fund”) che ha concluso nel 2007
un'opera di revisione di tutti gli studi
scientifici sul rapporto tra alimentazione e tumori. Trovate qui sotto la lista dei dieci punti principali per la
prevenzione dei tumori.
1) Mantenersi snelli per tutta la vita;
2) mantenersi fisicamente attivi
tutti i giorni;
3) limitare il consumo di alimenti
ad alta densità calorica ed evitare il
consumo di bevande zuccherate;
4) basare la propria alimentazione
prevalentemente su cibi di provenienza vegetale, con cereali non industrialmente raffinati e legumi in
ogni pasto e un'ampia varietà di verdure non amidacee e di frutta;
5) limitare il consumo di carni rosse ed evitare il consumo di carni conservate;
6) limitare il consumo di bevande
alcoliche;
7) limitare il consumo di sale (non
più di 5 g al giorno) e di cibi conservati
sotto sale. Evitare cibi contaminati da
muffe in particolare cereali e legumi;
8) assicurarsi un apporto sufficiente di tutti i nutrienti essenziali attraverso il cibo;
9) allattare i bambini al seno per almeno sei mesi;
10) nei limiti dei pochi studi disponibili sulla prevenzione delle recidive, le raccomandazioni per la prevenzione alimentare del cancro valgono
anche per chi si è già ammalato.
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Martedì 22 aprile 2014
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L’Europa dalla A alla Z
Politiche, azioni, opportunità
a cura di Nicola Bisceglia
B come....
Banca Centrale
Europea
PROSEGUE IL nostro percorso alla
scoperta dell’Europa. La B non può
che essere dedicata alla Banca Centrale Europea, una delle istituzioni
più criticate; proviamo a fare un po’
di chiarezza.
La BCE è un’istituzione dell’Unione e la sua missione è mantenere la
stabilità dei prezzi, escludendo il finanziamento monetario
dei debiti pubblici, e difendere la stabilità del sistema finanziario, assicurandosi che i mercati e
le istituzioni siano controllati in modo appropriato. Molti obietteranno che la pratica, almeno
in Italia, è molto diversa
dalla teoria. Bisogna,
dunque, chiarire come
nasce la BCE: nel 1999,
per proteggersi dalle
turbolenze internazionali, l’UE ha deciso di avviare un Sistema Europeo di Banche Centrali
(SEBC) sotto l’egida della
BCE. Con un capitale
proprio, BCE e SEBC sono totalmente indipendenti da qualsiasi organismo pubblico o privato. Molti Stati,
però, hanno sorvolato sul fatto che
E’ una
delle istituzioni
più criticate
proviamo
a fare
chiarezza
per far funzionare l’Unione Monetaria avrebbero dovuto gestire le loro
politiche economiche in modo appropriato e coordinato, non potendo
più contare sulla possibilità di coniare moneta e puntare sull’inflazione, come accadeva da noi con la
Lira. I compiti della BCE spaziano
dal fissare i tassi d'interesse di riferimento e controllare la massa monetaria alla gestione le riserve in valuta estera, dall’ accertarsi che le
istituzioni e i mercati finanziari siano adeguatamente controllati dalle
autorità nazionali all’autorizzare le
banche centrali a emettere banconote in euro, fino a monitorare le tendenze dei prezzi valutando il rischio
che ne deriva nell'area dell'euro. Dal
primo novembre 2011 il presidente
della BCE è Mario Draghi, fino ad
oggi famoso per il rigore imposto
agli Stati. La speranza che accomuna tutti i cittadini europei è che diventi anche l’uomo simbolo della
crescita.
Diamo uno sguardo, ora, alla comunicazione della Commissione
Europea: la scorsa settimana l’attenzione era focalizzata sui Fondi
Europei e sul bilancio; seguendo i loro social network si scoprono cose
molto interessanti. Ad esempio: il bi-
La Bce e il
suo
presidente
Mario Draghi
lancio per il periodo 2014/2020 sarà
di 960 miliardi di euro, e “deve essere speso in maniera oculata per politiche e programmi a favore di tutti i
cittadini europei”. Inoltre, il 94% del
bilancio viene reinvestito a vantaggio delle imprese e dei cittadini degli
Stati Membri e, come si può notare
dall’infografica, l’obiettivo è quello
di utilizzare i fondi al meglio.
I finanziamenti dell’Unione coprono tutti i settori e sono gestiti seguendo norme rigorose per assicurare che siano spesi in modo trasparente e responsabile ed il loro utilizzo è sottoposto a uno stretto controllo. Anche da parte dei cittadini, che
attraverso il sito www.opencoesione.gov.it possono monitorare le spese e sapere come vengono gestiti i
fondi europei. Ci sono due tipi prin-
cipali di finanziamento: le sovvenzioni e gli appalti pubblici; i beneficiari sono le imprese, le ONG, i giovani, i ricercatori e gli agricoltori.
I progetti ricevono sovvenzioni attraverso vari Fondi: quello di sviluppo regionale (FESR), quello di coesione, il Fondo Sociale Europeo
(FSE), quello agricolo per lo sviluppo rurale ed il fondo per gli affari
marittimi e la pesca. Si possono cercare informazioni su internet, ma
anche a telefono. Il numero verde
nazionale è 800 67891011, e ci sono
uffici sparsi in tutte le regioni, pronti a dare informazioni ed assistere
cittadini interessati, giovani ed imprenditori.
Basta informarsi, avere un progetto, selezionare il programma
adatto e partecipare.
VERSO LE PROSSIME ELEZIONI EUROPEE
Addio al Parlamento, i decani escono di scena
di MARCO GALDI
Ciriaco De Mita, 86 anni
BRUXELLES - Alle 12.43
di giovedì scorso, l’ultimo
voto della settima legislatura del Parlamento europeo. Un larghissima maggioranza a favore di una
simbolica risoluzione che
chiede di allentare il cappio
regolamentare e burocratico a dodici stelle stretto al
collo delle Pmi. Poi, alla
fine della 76/a riunione plenaria di cinque anni in cui
l’Europarlamento ha approvato
970 atti legislativi e 740 tra risoluzioni, raccomandazioni e pareri, è
cominciato il tempo degli abbracci,
degli arrivederci e
degli addii tra gli
‘uscentì. Almeno il 60% di
loro non tornerà, per scelta
o per trombatura, negli uffici di Bruxelles e Strasburgo. Le elezioni del 22-25
maggio
disegneranno
un’Eurocamera profondamente diversa da quella
che ha sperimentato i nuovi poteri che le sono stati
consegnati dal Trattato di
Lisbona. Ci saranno i ‘grillinì (18, secondo l’ ultima
previsione di PollWatch) e
gli euroscettici di tutte le
sfumature, i nazionalisti, i
populisti e gli estremisti di
destra e sinistra. Tutti insieme, 222 eurodeputati su
751.
Nel frattempo, anche chi
è sicuro di tornare ha dovuto vuotare le stanze, fare gli
scatoloni, raccogliere poster, quadri, souvenir, foto, gagliardetti e faldoni e
consegnarli ai ’traslocatorì del Parlamento. Che li
hanno piazzati in un enorme deposito in attesa dell’esito del voto, ma soprattutto del mese di giugno in cui
si formeranno i nuovi
gruppi, decisivi per la nuova distribuzione degli spazi.
Chi ha già deciso di non
ripresentarsi ha invece già
comunicato l’indirizzo di
casa, come Ciriaco De Mita
(che a 86 anni ha smesso
giovedì, dopo mezzo secolo, di essere un rappresentante del popolo). O Come
Luigi Berlinguer, Vittorio
Prodi e Rita Borsellino tra i
Pd. O come Cristiana Muscardini, la decana degli
europarlamentari italiani.
Voce roca da fumatrice,
piglio inconfondibile, ex
missina, ex pidiellina, ex finiana, arrivata in Europa
nel 1989, quando ancora
c’era il Muro e lei aveva una
quarantina d’anni, in Europa ha sempre preferito
restare, anche quando era
stata eletta in Italia, e non
nasconde la «malinconia»
che viene quando si accorge che l’ultimo voto è passato.
Ripudiati Berlusconi e
Fini, la Muscardini da Cannobbio - madre di epiche
battaglie per il ‘made in’ e
per «gli interessi degli italiani» - negli ultimi due anni della legislatura europea ha costruito un suo movimento di ‘Conservatori e
Social Riformatorì, ha lasciato il Ppe per andare con
i conservatori di Cameron
nell’Ecr. In Italia ha cercato di agganciarsi alla lista
liberale ‘Scelta Europeà,
ma è mancato l’accordo con
Guy Verhofstadt che la cura personalmente. «E’difficile anche pensare che non
andrò più nell’albergo in
cui sono andata per 25 anni», dice, «ma c’è anche leggerezza perché ora potrò
fare quello che ho sempre
rimandato». Obiettivo immediato fare campagna
per Marinella Colombo, la
mamma simbolo della
guerra contro lo ‘Jugendamt’ (l’agenzia federale
per l’infanzia tedesca) e per
la quale ha trovato un posto in lista d’accordo con
l’ex premier belga.
Del prossimo Parlamen-
to non faranno comunque
parte tanti altri padri e madri nobili delle ultime trequattro-cinque legislature. Addio quindi a Daniel
Cohn-Bendit, che andrà ad
inventarsi una carriera da
regista dopo quella di leader del Maggio francese
nel ‘69 e di leader dei verdi
all’Europarlamento negli
ultimi venti anni. E addio
anche a Joseph Daul, allevatore alsaziano assurto
alla poltrona di presidente
del Ppe grazie alle democristiane qualità di naturale
mediatore tra Parigi e Berlino dimostrate in 15 anni
tra Bruxelles e Strasburgo.
E saluti pure a Hannes
Swoboda, l’austriaco che
ha fatto da capogruppo
supplente di Martin Schulz
tra gli S&amp;D dopo che il
socialdemocratico ha preso la presidenza del Parlamento per poi lanciarsi nella corsa alla successione di
Josè Manuel Barroso nel
Berlaymont. (ANSA).
RASSEGNASTAMPA
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Economia
Martedì 22 aprile 2014
www.ilquotidianoweb.it
CRISI Per l’Istat lo scorso anno sono aumentati del 10%
15
ALITALIA
Oggi
cda cruciale
Cresce soprattutto al Sud il numero di famiglie dove non si lavora su Etihad
Quattro milioni di poveri
ROMA - Sono 4.068.250 le persone che in Italia sono state costrette a chiedere aiuto per mangiare
nel 2013, con un aumento del 10
per cento sull'anno precedente.
E’ quanto emerge da una analisi
della Coldiretti sulla base della
relazione sul Piano di distribuzione degli alimenti agli indigenti 2013 realizzato dall’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (Agea), in riferimento ai dati Istat sulle famiglie senza redditi da lavoro. Per effetto della
crisi economica e della perdita di
lavoro si sta registrando - sottolinea la Coldiretti - un aumento
esponenziale degli italiani senza
risorse sufficienti neanche a sfamarsi: erano 2,7 milioni nel
2010, sono saliti a 3,3 milioni nel
2011 ed hanno raggiunto i 3,7
milioni nel 2012. In particolare precisa la Coldiretti - nel 2013 si
contano 303.485 persone che
hanno beneficiato dei servizi
mensa, mentre sono ben
3.764.765 i poveri che nel 2013
hanno avuto assistenza con pacchi alimentari che rispondono
maggiormente alle aspettative
dei nuovi poveri (pensionati, disoccupati, famiglie con bambini) che per vergogna prediligono questa forma di aiuto piuttosto che il consumo di pasti gratuiti in mensa. Una situazione
drammatica che - continua la
Coldiretti - rappresenta la punta
di un iceberg delle difficoltà che
incontrano molte famiglie italiane nel momento di fare la spesa. Secondo l’Istat infatti - continua la Coldiretti - ben il 16,6 per
cento degli italiani non può
neanche permettersi una pasto
con un contenuto proteico adeguato almeno una volta ogni due
giorni. L’effetto più eclatante
della riduzione del potere di acquisto degli italiani è stato il taglio nei consumi alimentari che
sono tornati indietro di oltre 30
anni sui livelli minimi del 1981.
Una mensa per poveri
Nel 2013 i consumi alimentari
sono diminuiti del 3,1 per cento
secondo l'Istat perchè con il calo
del potere di acquisto le famiglie
italiane hanno tagliato dal pesce
fresco (-20 per cento) alla pasta (9 per cento), dal latte (-8 per cento) all’olio di oliva extravergine (6 per cento) dall’ortofrutta (- 3
per cento) alla carne (-2 per cen-
Pasqua, confermata l’attesa flessione dei consumi
ROMA - I consumi per Pasqua hanno registrato
una caduta del 13,8% e anche per lo stesso “consumo turistico“ si conferma che solamente il 7,5% delle famiglie si è mossa nel periodo di Pasqua e Pasquetta pari a 1,8 milioni di famiglie (4 milioni e 600
italiani. E’quanto sostiene una nota di Adusbef e Federconsumatori firmata dai presidenti Elio Lannutti e Rosario Trefiletti. «Il campione delle famiglie del Onf già interrogato nei giorni precedenti si
legge - ha confermato a consuntivo i dati già preventivati e pubblicizzati in merito ai consumi di Pasqua. Ancora dati molto negativi che confermano il
FISCO In arrivo elenchi regionali
“Assalto” al 5xmille
aumentano gli ammessi
ROMA - E’ ancora assalto al
5xmille. Dalle grandi organizzazioni, Emergency e Medici Senza
Frontiere, alle onlus che lavorano
nel sociale, fino alle improbabili
associazioni a difesa di cani, gatti
e mestieri estinti. Aumentano le
richieste e aumentano anche gli
ammessi al contributo: per il
2012 sono 52.998 le domande
(51.055 l’anno precedente, +4%) e
49.075 i soggetti che hanno superato la selezione (47.821 nel
2011); gli esclusi, perchè senza
requisiti, sono 3.923 (erano
3.234). La somma complessiva
dei contributi, inclusi anche
780mila euro destinati ai Beni
culturali, ammonta a 400mln, in
crescita rispetto ai 395 mln dello
scorso anno. E’ quanto emerge
dalla tabelle di sintesi dell’Agenzia delle Entrate, appena elaborate.
Particolare attenzione viene posta dall’Agenzia delle Entrate ai
controlli sulle onlus del volontariato, oltre 37mila600 domande.
L’obiettivo è quello di evitare truffe o l’appropriazione indebita dei
contributi. Attivato un sistema
to) mentre aumentano solo le uova (+2 per cento), sulla base dell’analisi della Coldiretti su dati
Ismea relativi ai primi undici
mesi.
Un altro dato significativo della crisi giunto dall’Istat riguarda poi le famiglie senza reddito
da lavoro, dove chi cerca un impiego non lo trova: il numero di
queste famiglie sale ancora e nel
2013 arriva a oltrepassare la soglia del milione.
La crescita nell’ultimo anno è
stata pari al 18,3%, con altre 175
mila finite nel gruppo che l’Istituto di statistica classifica “con
tutte le forze in cerca di lavoro”.
Le situazioni più critiche potrebbero coincidere con quelle
delle coppie con figli, quasi mezzo milione, a cui si aggiungono
più di duecento nuclei monogenitore, dove nella gran parte dei
casi il solo capofamiglia è una
donna, o meglio una mamma. Si
tratta quindi di case dove i membri “attivi” sul mercato, in età lavorativa, non hanno un posto e
devono trovare le risorse necessarie per andare avanti da altre
fonti di reddito, diverse dalla busta paga.
Un’altra ipotesi di sostegno
potrebbe coincidere con l’indennità di disoccupazione; o ancora
con rendite da capitale, come
può accadere a coloro che hanno
abitazioni o locali in affitto da cui
ricavare cifre fisse.
A soffrire di più, ancora una
volta, è il Mezzogiorno, con 598
mila famiglie dove coloro che sono forza lavoro risultano tutti disoccupati.
accurato di controlli, in particolare sulle autocertificazioni che attestano i requisiti, inoltre vengono effettuati anche controlli successivi, incrociando automaticamente le banche dati per la verifica dei soggetti che sono vigenti e
quelli che sono cessati o che risultano enti pubblici (e quindi non
possono essere ammessi).
Per il volontariato, il controllo
spetta al Ministero del Lavoro,
con la norma di legge che prevede
l’obbligo di rendicontazione entro un anno dalla ricezione degli
importi, mentre le altre categorie
rispondono a Miur, ministero della Salute, Coni e Presidenza del
Consiglio.
All’Agenzia spetta invece il controllo per l’iscrizione all’anagrafe
delle Onlus e grazie a queste verifiche si è determinata a posteriori
la cancellazione di soggetti e il recupero delle somme erogate.
La principale garanzia di trasparenza è proprio la pubblicazione degli elenchi che diventeranno
prestissimo anche regionali «in
modo che i cittadini possano verificare e vigilare direttamente».
forte condizionamento che la situazione economica
del paese e delle famiglie soffrono.”
«La riduzione dei consumi - prosegue la nota - ha
registrato una caduta del 13,8% in generale con valori che oscillano da un meno 8 per le carni ovine ,
drammaticamente calano uova e colombe con un
meno 21,5% rispetto ai dati del 2013. Anche per lo
stesso “consumo turistico” si conferma che solamente il 7,5% delle famiglie si è mossa nel periodo di
Pasqua e Pasquetta pari a 1,8 milioni di famiglie (4
milioni e 600 italiani ), dati clamorosi ma certamente prevedibili».
ROMA - L’appuntamento è
fissato per oggi alle 15, a Fiumicino. Il cda di Alitalia si
riunisce per ricevere dall’amministratore delegato Gabriele Del Torchio aggiornamenti sulla trattativa con
Etihad. In particolare, il
board dovrebbe esaminare
una ulteriore replica di
Etihad dopo lo scambio di lettere sulle dure condizioni poste dalla compagnia emiratina.
Ma il condizionale è d’obbligo, perchè
nonostante gli
intensi contatti di queste ore
tra gli advisor
delle due compagnie, il governo e le banche, restano
ancora da sciogliere i nodi
principali: la gestione degli
esuberi, quasi 3.000 secondo
le richieste di Etihad, la ristrutturazione del debito con
gli istituti di credito, il dossier infrastrutture, con il sostanziale disimpegno da Malpensa.
Fonti vicine al dossier fanno notare che le condizioni
sono sostanzialmente “prendere o lasciare” e che il percorso prospettato da Etihad
«appare sostanzialmente obbligato» per la compagnia
italiana. Questo, si spiega,
per due ragioni fondamentali: non c’è un piano B Air
France, perchè la compagnia
francese «non ha nè l’intenzione nè la possibilità» di mettere sul tavolo un’alternativa
credibile; a questo punto, Alitalia «non può permettersi di
portare avanti a lungo il piano stand alone che la sta sostenendo in questa fase».
Tra i nodi
ancora
da sciogliere
la gestione
degli esuberi
BANCHE Sempre più inesorabile la “rottamazione” degli sportelli
Verso taglio di 1500 filiali
Le consulenze restano il servizio più richiesto, anche on line
di ANDREA D’ORTENZIO
ROMA - Le banche accelerano
sulla “rottamazione” degli sportelli. Nei prossimi anni le sole
grandi banche prevedono, secondo quanto risulta
dai loro piani industriali, una riduzione di circa 1500 filiali dopo che il sistema nel suo complesso, dall’inizio
della crisi nel 2007,
ne ha già perso 800.
L’uso massiccio delle tecnologie, la crisi economica e la caduta del mercato
immobiliare hanno indotto gli
istituti di credito a ridurre la rete
e modificare la filiale che sarà
sempre meno dedicata alla “cassa” e più alla consulenza.
Dal 2007 il sistema bancario
italiano ha perso così circa 800
sportelli passando da circa
32.700 a 31.900 secondo i dati
che si ricavano dalla Banca d’Italia che comprendono oltre 600
banche fra spa, popolari e banche
Ma chiudere
le filiali
ha alti
costi di
riconversione
di credito cooperativo. Il calo è l’Atm ma per accendere un mustato più forte soprattutto per le tuo o realizzare operazioni comSpa, situate per lo più nei centri plesse o percepite tali vogliono
urbani e che hanno fatto massic- ancora parlare con qualcuno.
cio ricorso alle tecnologie di ban- Anche le banche on line si sono
ca on line mentre quelle popolari dovute attrezzare con qualche filiale “fisica”».
o le Bcc, radicate nei picDa qui al 2017 Intesa
coli centri o in quelli ruSanpaolo prevede di
rali e con una clientela
passare da 4100 a 3300
più avanti negli anni
sportelli (erano 6100
stanno cercando di
nel 2007), Unicredit di
mantenere la rete maridurre 500 sportelli da
gari riducendo gli spazi
qui al 2018 sugli attuae il personale impiegali 4100 e Mps 200 degli
to.
attuali 2300. Va invece
Analizzando i piani
a marcia lenta il Banco
industriali delle grandi Sportelli bancari
Popolare il cui piano
(Unicredit, Intesa, Mps)
si ricava un cambio di rotta verso prevede solo 70 sportelli in meuno sportello con meno operazio- no.
Ma uno scoglio per chiudere la
ni di tipo tradizionale di “cassa” e
più consulenza, che resta indi- filiale è rappresentato dagli alti
spensabile per siglare un mutuo costi di riconversione: togliere i
o stipulare un finanziamento per vetri blindati costa infatti diverse
un’impresa. «I clienti per le ope- migliaia di euro così come rimuorazioni giornaliere come bonifi- vere il caveau, oppure dalla reci, estratto conto o pagamento scissione dei contratti di affitto.
bollette - spiega un banchiere - Per questo a volte si vedono negonon sono più disposti a fare la fila zi ed esercizi commerciali che
e operano da casa o dall’ufficio mantengono le vetrine e i serracon pc e smartphone o anche dal- menti del precedente utilizzo.
RASSEGNASTAMPA
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Basilicata
Martedì 22 aprile 2014
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19
L’Italia dei valori sull’importanza che riveste il settore del mobile imbottito
Natuzzi mantenga gli impegni
Si punta al rientro nell’area murgiana delle attività delocalizzate in Romania.
MATERA - L’industria del
mobile e dell’arredamento
rappresenta, al pari della
moda, il settore con cui viene identificato nel mondo il
made in Italy. Questo comparto manifatturiero vede
l’Italia prima in Europa e
terza nel mondo, dopo Cina
e Stati Uniti, con un fatturato di 17,7 miliardi di euro, prodotto da quasi
30.000 imprese che impiegano oltre 200.000 a addetti. Ed è proprio per questo
che l’Italia dei Valori ha annunciato che vigilerà affinché il Gruppo Natuzzi
mantenga gli impegni assunti al tavolo del Mise con
i sindacati per il rientro
quanto prima nell’area
murgiana di alcune attività delocalizzate da tempo in
Romania. Non a caso, l’export di questo settore è in
costante crescita, trainata
in questi ultimi anni dalla
domanda dei mercati
emergenti. Ma quello del
mobile è un comparto che
da diversi anni sta vivendo
una profonda trasformazione per arginare prima la
concorrenza di paesi emergenti come Cina e Polonia,
e in seguito la crisi economica. Due fattori che ne
hanno accelerato le dinamiche evolutive, in una logica che taluni analisti definiscono di “distruzione
creativa”, in cui le imprese
e i prodotti migliori sopravvivono, mentre le imprese meno efficienti e i
prodotti meno competitivi
sono espulsi dal mercato.
Un processo di riposizionamento competitivo che ha
influenzato in maniera significativa anche i dati relativi all’occupazione, alla
produzione e all’export.
Per questo «noi di Italia dei
Valori - so legge in una nota del segretario nazionale
Ignazio Messina - riteniamo che l’occupazione nel
polo murgiano del salotto
si difenda – al di là del decreto sulla cigs – con la difesa del “made in Italy». Solo qualche giorno fa a Strasburgo è stato compiuto un
passo importante verso la
tutela della qualità e del-
Lavoratori impiegati nel settore del mobile imbottito
l’eccellenza del comparto zati nel mercato comunitamanifatturiero italiano. Si rio, un potente strumento
tratta dell’approvazione da in favore delle imprese, ma
parte del Parlamento euro- anche dei consumatori,
peo del pacchetto di misure che si avvantaggeranno di
che introduce l’obbligo del un mercato più trasparen“Made in” sui prodotti ma- te. «Non si sottovaluti nifatturieri commercializ- èprosegue la nota - che le
produzioni di qualità del
polo murgiano del salotto
sono tra quelle del made in
Italy più esposte alla concorrenza illegale e sleale di
altri Paesi extra Ue, mentre come testimoniano i numeri del Salone del Mobile
di Milano, l’export dell’arredo italiano è cresciuto
nel 2013 del 2,5 per cento».
E’ stata dunque una battaglia serrata quella condotta per difendere l’obbligo di indicazione di origine
e il suo inserimento nel Regolamento comunitario
sulla sicurezza dei prodotti
destinati ai consumatori.
Il risultato di oggi è frutto di un intenso lavoro che
l’IdV, insieme alle altre delegazioni italiane, «abbiamo portato avanti con impegno, nonostante la forte
opposizione di paesi come
la Germania, e questo è per
l’Italia motivo di ulteriore
soddisfazione. Il nostro
obiettivo è garantire alle
imprese
manifatturiere
una più equa competitività
e ai consumatori la tutela
del diritto a riconoscere i
prodotti che acquistano».
Questo comparto manifatturiero vede l’Italia prima in Europa e terza nel
mondo, dopo Cina e Stati
Uniti, con un fatturato di
17,7 miliardi di euro, prodotto da quasi 30mila imprese che impiegano oltre
duecentomila addetti. Non
a caso, l’export di questo
settore è in costante crescita, trainata in questi ultimi
anni dalla domanda dei
mercati emergenti. Ma
quello del mobile è un comparto che da diversi anni
sta vivendo una profonda
trasformazione per arginare prima la concorrenza
di paesi emergenti come Cina e Polonia, e in seguito la
crisi economica. Due fattori che ne hanno accelerato
le dinamiche evolutive, in
una logica che taluni analisti definiscono di “distruzione creativa”, in cui le imprese e i prodotti migliori
sopravvivono, mentre le
imprese meno efficienti e i
prodotti meno competitivi
sono espulsi dal mercato.
Un processo di riposizionamento competitivo che ha
influenzato in maniera significativa anche i dati relativi all’occupazione, alla
produzione e all’export.
Per questo «riteniamo che
l’occupazione nel polo
murgiano del salotto si difenda – al di là del decreto
sulla cigs – con la difesa del
“made in Italy”».
Nell’ “Atlante della salute” la Basilicata è la regione dove si mangia meno frutta
E le donne guadagnano più giorni di vita
POTENZA - La Basilicata è la regione italiana dove le donne hanno
guadagnato più giorni di vita in
cinque anni, ma con la quota minore di persone che mangiano cinque
porzioni di frutta e verdura al dì.
Questo il dato che emerge dalla
“mappa regionale” dei record della
salute. Il primato della longevità è
conquistato dalle province autonome di Trento e Bolzano e dalle Marche, mentre si vive di meno in Campania dove i valori della speranza di
vita sono tra i più bassi. Questo e altro è presente ne “L’Atlante della salute”in Italia, secondo i dati del Rapporto Osservasalute 2013, con la
migliore e peggiore performance
Regione per Regione. Il Piemonte
ha il tasso maggiore di gravidanze
con procreazione assistita, ovvero
un tasso di successo del 25,8%, ma
anche con la più alta percentuale di
donne con consumi alcolici a rischio. La Valle d’Aostaha meno fumatori ma è la Regione dove risiedono più anziani soli. La Lombardia
ha il personale sanitario più giovane ma è la regione dove si verificano
più incidenti stradali A Bolzano vivono i bambini e ragazzi più magri
anche se è il territorio dove si continua a registrare la quota maggiore
di consumatori di alcolici. A Trento
vivono le donne più longeve ma ancora non si usa il web per comunicare coi pazienti. La regione con la
quota minore di ricoveri in regime
ordinario è il Veneto dove, però, i
cittadini spendono di più di tasca
propria per i farmaci. In Friuli Venezia Giulia si registra il tasso minore di ospedalizzazione per malattie cerebrovascolari (ictus). La Li-
guria è la regione più in linea ma i
maschi hanno guadagnato meno
giorni di vita per ridotta mortalità
per malattie del sistema circolatorio. L’Emilia Romagna ha la degenza media preoperatoria più breve mentre in Toscana ci sono meno
donne anziane e in salute che vivono
sole. L’Umbria ha il tasso minore di
aborti spontanei mentre le Marche
hanno il tasso maggiore di donatori
di organo utilizzati. Nel Lazio si registra il maggiore numero di pazienti curati in day hospital . In
Abruzzo vivono i giovani che consumano meno alcol. In Molise gli
uomini hanno ridotto di più i consumi a rischio di alcolici. La Campania, invece, si conferma la regione dove si consumano meno antidepressivi, ma con la quota maggiore di bambini e ragazzi sovrap-
La frutta poco gradita ai lucani
peso e obesi. In Puglia è aumentato
il numero delle persone che hanno
smesso du fumare. La Calabria è la
regione con la minore incidenza di
Hiv, ma dove si eseguono meno trapianti. In Siciliasi consumano meno alcolici mentre inSardegnacon
meno persone economicamente dipendenti, ma dove si verificano più
incidenti domestici.
Studenti alle prese con il concorso organizzato dalla Commissione “Lucani all’estero”
Un video per raccontare le “Storie di emigrazione”
POTENZA – “Storie di emigrazione lucana” è il titolo del concorso
video rivolto ai singoli studenti, a
gruppi di studenti e alle classi delle scuole secondarie di secondo
grado della Basilicata, organizzato dalla Commissione regionale
dei Lucani all’estero e dal Consiglio regionale della Basilicata, in
collaborazione con le Consulte
studentesche di Potenza e Matera
e con il Comitato per Matera capitale della cultura 2019. Prendendo spunto dal brano “Gente della
Lucania” tratto da “Il ritratto di
Scipione e altri racconti” di Leonardo Sinisgalli, il concorso prevede l’ideazione e la produzione di
un audiovisivo (minimo 3 e massimo 7 minuti) che racconti una storia di emigrazione lucana, privile-
giando le testimonianze di persone che hanno vissuto direttamente l’esperienza migratoria o che ne
sono venute a conoscenza da parenti e amici. La domanda di partecipazione, compilata sul modello elettronico scaricabile dal sito
internet del consiglio regionale,
dovrà pervenire (tramite raccomandata postale, spedizioniere o
consegna a mano), insieme a due
copie del prodotto video su supporto dvd, entro le 13 del prossimo
12 maggio all’indirizzo: Commissione regionale dei Lucani all’Estero – c/o Consiglio regionale della Basilicata – Via Verrastro, 6 –
85100 Potenza. Una Commissione giudicatrice composta da
esperti del settore audiovisivo, da
rappresentanti del Consiglio re-
gionale, delle Consulte Studentesche, dell’Ufficio Scolastico regionale e da esperti di storia dell’emigrazione sceglierà a suo insindacabile giudizio i video vincitori valutando la creatività, la qualità
tecnica e narrativa e l’efficacia
espressiva del video. Per la categoria “singoli studenti”, il primo
classificato riceverà in premio
una videocamera digitale; per la
categoria “gruppi di studenti” o
“classe” il premio consiste nella
partecipazione a un “workshop di
cinema documentario” con esperti del settore. I nomi dei vincitori
saranno resi pubblici durante la
cerimonia di premiazione, che si
terrà il prossimo 22 maggio, alle
10.30, al teatro Duni di Matera,
nell’ambito dell’incontro promos-
so dal Consiglio regionale e dalla
Commissione regionale dei lucani
all’estero in occasione dell’assemblea annuale della Crle, l’organismo che raggruppa circa 160 associazioni e federazioni di lucani
presenti in quasi tutte le Regioni
Italiane ed in molti Paesi del Mondo. Saranno presenti i sindaci lucani, gli studenti che partecipano
al concorso video “Storie di emigrazione lucana” e i rappresentanti delle associazioni dei lucani
all’estero.
«“Sarà l’occasione per stare insieme – si legge nella lettera di invito inviata ai 131 sindaci lucani –
per ascoltare buona musica popolare, riflettere sulle tradizioni dei
lucani e su come i ragazzi, attraverso la comunicazione visiva, in-
terpretano e rendono attuale l’identità di un popolo. #Portailucani(conMatera)nel2019 è l’hashtag coniato per l’occasione.
Vorremmo che ancora una volta i
sindaci lucani fossero immortalati insieme in una foto da offrire alle associazioni dei lucani nel mondo come segno dell’unità e della
considerazione che nutriamo nei
confronti delle comunità di lucani
presenti in tutto il mondo».
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Martedì 22 aprile 2014
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21
REDAZIONE: via Nazario Sauro, 102
85100 Potenza
Tel. 0971.69309 - Fax 0971.601064
POTENZA
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La Regione possiede 1093 immobili e l’Asi cerca una sede in fitto da privati
Lo spreco ai tempi della crisi
Un patrimonio mai stimato e sostanzialmente lasciato nel degrado totale
L’ULTIMO censimento del
demanio e del patrimonio
immobiliare della Regione
risale al 2008.
La Quinta Commissione
provò a raccogliere i dati e
approvò una relazione finale che certificava 1.093 case
interpoderali , oltre a terreni, strade interpoderali, reti
idriche e 17 chiese. Grande
parte degli immobili solo allocati in provincia di Matera (815) e derivano dagli interventi dell’Ente Sviluppo,
Cassa del Mezzogiorno e riforma agraria.
Molti sono occupati da
utenti che da anni aspettano la vendita oppure l’acquisizione tramite misure
di sanatoria e di trasferimento di proprietà. Nell’ambito dell’anagrafe risultano molti uffici e strutture inutilizzate da tempo,
come l’area e manufatti dell’area ex Cip-zoo, della Vivalat, l’ex Collegio di Fiumicello, l’ex Dipartimento Attività produttive e agricoltura e altre decine di immobili e persino villaggi della
Riforma Agraria. Si tratta
di un patrimonio mai stimato e sostanzialmente lasciato deperire o preda di furti o
atti vandalici. Mentre accadeva tutto questo avanzava
la pratica, molto estesa, di
fittare per uso pubblico immobili privati. Nonostante
le direttive del Governo Nazionale e della stessa Giunta
Regionale, le leggi approvate recentemente, si continua a non utilizzare il patrimonio pubblico (si potrebbe
istituire un fondo patrimoniale da usare anche per il
lavoro come è accaduto in
altre regioni) ricorrendo invece al fitto privato.
L’ultima vicenda riguarda l’Asi che, dopo aver incassato molti milioni con la
vendita alla Regione di immobili finanziati dallo stesso Ente, ha venduto anche
all’Acta di Potenza la sede
La sede dell’ex Dipartimento attività produttive. A destra la sede ex Asi ora Acta
Una veduta dall’alto dell’area un tempo occupata dalla ex Cip zoo . A destra il capannone dell’ex Vivalat
storica di via della Siderurgica, ancora non utilizzata
dall’azienda ambientale in
fitto da privati, e ha effettuato un bando per cercare
dai 500 ai 700 m2 per uffici e
archivio in area di Tito. Attualmente Asi ha sede nel
complesso di Tito venduto
alla Regione che ancora dispone di locali vuoti non occupati da Basilicata Innovazione. Anche Basilicata sviluppo, che non paga gli stipendi, è in fitto a privati.
Non sarebbe il caso di allocare Basilicata Sviluppo,
Basilicata Innovazione assieme ad Asi di Comodato?
Regione potrebbe risparmiare fino a un milione al-
TRIBUNALE DI POTENZA
AVVISO DI VENDITA IMMOBILIARE SENZA INCANTO
FALLIMENTO R.F. 53/00
Con ordinanza del 14/03/2014 il Giudice Delegato dr. Luigi Barrella, ha
disposto che il giorno 26 GIUGNO 2014 h. 11.30, si procederà alla vendita senza incanto, in Potenza, Palazzo di Giustizia, Via N. Sauro, piano IV,
stanza n. 7, alla presenza del Curatore Fallimentare dott. Pietro Pisani e
del Funzionario Giudiziario, degli immobili acquisiti alla massa attiva fallimentare, ex art 572 c.p.c. e all’eventuale gara fra gli offerenti ex art. 573
cod. proc. civ.:
LOTTO UNICO “Piena proprietà della quota di 1/6 dell’immobile sito
nel Comune di Potenza, Via Bradano s.n.c., piano terra T-1, costituito da
abitazione al primo piano della superficie utile di mq. 116,64, avente accesso tramite piazzale esterno dalla Via Bradano, e da annesso deposito al
piano terra della superficie utile di mq. 38,95, avente accesso esterno dalla
Via Ofanto, individuato nel N.C.E.U. del detto Comune al foglio 48, particella n. 266 sub 9, cat. A/2, cl. 8, vani 8, R.C. 950,28, e particella n. 557 sub
1 annessa; nello stato di fatto e di diritto in cui gli stessi si trovano, con tutte
le eventuali pertinenze, le servitù attive e passive eventualmente esistenti
con espresso rinvio alla relazione tecnica di ufficio redatta dal CTU in data
24.01.2007, 20.11.2007 e 08.01.2008.
La vendita viene effettuata a corpo e non a misura.
Prezzo base per la vendita senza incanto: euro 9.000,00
Rilancio minimo in caso di gara fra gli offerenti: euro 400,00
Gli interessati, dovranno depositare offerta con bollo entro le ore 12 del
25/06/2014 e potranno prendere visione dell’Ordinanza di vendita e
dell’Avviso completo (essendo questa pubblicità un semplice estratto)
presso la Cancelleria Fallimentare del Tribunale di Potenza- Via N.Sauro
–, o avere ulteriori informazioni, anche per una eventuale visita degli
immobili, presso il Curatore dr. Pietro Pisani con studio in Potenza, via
della Chimica n. 9 tel. 0971-56903 , fax 0971-476198
mail: [email protected] ;
oppure sul sito
sito Internet www.studiocommercialistipisani.com
www.astegiudiziarie.it.
Il Funzionario Giudiziario
Anna Colicelli
l’anno solo in questa circostanza. Certamente la questione più importante è definire un piano per la tutela e
l’utilizzo produttivo di tutto
il patrimonio regionale sia
attraverso la costituzione a
partire dalla ex Vivalat, dell’area ex Cip-Zoo, del Collegio di Fiumicello, dell’ex Dipartimento Attività produttive e tutto il resto presente
in Provincia di Matera.
Questi interventi, collegati
ASSOAVVIM Potenza
Associazione Avvocati Vendite Immobiliari
La segnaletica di “Basilicata innovazione”
al riutilizzo dei cento capannoni vuoti o non utilizzati
(altrimenti ci pensa la criminalità organizzata come
è accaduto nell’area di Melfi) possono farci uscire dallo
spreco in tempo di crisi per
realizzare posti di lavoro e
per creare reddito.
Pietro Simonetti
Presidente del “Centro studi
e ricerche
economico-sociali”
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ASSOAVVIM Potenza
Associazione Avvocati Vendite Immobiliari
Avv.ti: Raffaella Calciano, Anna Catale, Paola Lasorella, Francesco Missanelli,
Carmela Pandolfo
Via Isca del Pioppo n.29
85100 Potenza
P.IVA: 01748640768
TEL. 0971/470584
e-mail: [email protected]
Avv.ti: Raffaella Calciano, Anna Catale, Paola Lasorella, Francesco Missanelli,
Carmela Pandolfo
Via Isca del Pioppo n.29
85100 Potenza
P.IVA: 01748640768
TEL. 0971/470584
e-mail: [email protected]
TRIBUNALE DI POTENZA
PROC.ESEC.IMM. N. 125/06 R.G.E. – G.E. DOTT.SSA CHIARA MALERBA
AVVISO DI VENDITA SENZA INCANTO ED IN CASO DI ESITO NEGATIVO
CONTESTUALE AVVISO DI VENDITA CON INCANTO (2° AVVISO DI VENDITA).
LOTTO UNICO: diritto di piena proprietà, di un appartamento uso abitazione, sito in Bella (PZ) alla Via Manzoni n. 10, piano secondo, composto da
sei vani ed accessori con annessi, con una superficie utile di circa mq.
92,30, oltre due balconi di circa 25 mq. complessivi, distinto attualmente
nel N.C.E.U. di detto Comune come segue: Foglio 13, particella 649, subalterno 2, categoria catastale A/2, classe 4, con annesso locale garage posto
al piano terra, di mq 36 circa, distinto attualmente nel N.C.E.U. di detto
Comune come segue: Foglio 13, particella 649, subalterno 4, categoria
catastale C/6, classe 4.
PREZZO BASE: € 90.750,00 (novantamilasettecentocinquanta/00). Prezzo
ribassato di 1/4 rispetto al prezzo base d’asta in precedenza indicato.
La misura dell’aumento da apportare alle offerte (sia in sede di gara a seguito di
più offerte ex art. 571 c.p.c., sia in sede di incanto) non potrà essere inferiore al
5% del prezzo base, arrotondato per eccesso al migliaio di euro più prossimo
ossia ad € 5.000,00
STATO DETENTIVO: beni occupati dal debitore senza titolo opponibile.
Regime fiscale: la vendita è soggetta ad imposta di registro corrente.
Vendita senza incanto: 18 giugno 2014, ore 17.00, presso l’ASSOAVVIM
Potenza, con sede in Potenza alla Via Isca del Pioppo n.29 (nei pressi
dell’IPER FUTURA) tel. 0971/470584.
Termine e luogo per la presentazione delle offerte senza incanto: entro le ore
17.00 del giorno precedente la vendita per l’esame delle offerte, presso i locali di
cui sopra.
Eventuale vendita con incanto: 10 settembre 2014, ore 17.00, presso
l’ASSOAVVIM Potenza, con sede in Potenza alla Via Isca del Pioppo n.29
(nei pressi dell’IPER FUTURA) tel. 0971/470584.
Offerte per l’incanto entro le ore 17.00 del giorno precedente a quello fissato per
l’incanto.
Professionista delegato e custode al quale rivolgersi per maggiori informazioni:
Avv. Francesco Missanelli, tel: 0971/470584 e 0971/443116, indirizzo e- mail
[email protected]
Il sito dove sono pubblicate l’avviso di vendita, l’ordinanza di vendita con il successivo provvedimento di autorizzazione, e la relazione di stima sono riportati sul
sito internet www. astegiudiziarie.it
Potenza, 03 aprile 2014
Il professionista delegato
Avv. Francesco Missanelli
PROC.ESEC.IMM. N. 28/98 R.G.E. – G.E. DOTT.SSA CHIARA MALERBA
AVVISO DI VENDITA SENZA INCANTO ED IN CASO DI ESITO NEGATIVO
CONTESTUALE AVVISO DI VENDITA CON INCANTO
(2° AVVISO DI VENDITA).
LOTTO UNICO: diritto di piena proprietà di un appartamento, uso abitazione, sito in Genzano di Lucania (PZ) alla via Pasteur n. 106 (ex S.P. 22
Genzano-Banzi), piano primo, int. 2, composto da soggiorno/pranzo, cucina, tre camere da letto, bagno e disimpegno, con una superficie utile di
circa mq. 90, distinto attualmente nel N.C.E.U. di detto Comune come
segue: Foglio 44, particella 902, subalterno 5, attuale categoria catastale
A/2, classe 3, meglio descritto nella perizia di stima a firma del Geom.
Salvatore Pisani in atti.
PREZZO BASE: € 71.478,75 (settantunomilaquattrocentosettantotto/75).
Prezzo ribassato di 1/4 rispetto al prezzo base d’asta in precedenza indicato.
La misura dell’aumento da apportare alle offerte (sia in sede di gara a seguito di
più offerte ex art. 571 c.p.c., sia in sede di incanto) non potrà essere inferiore al
5% del prezzo base, arrotondato per eccesso al migliaio di euro piu’ prossimo
ossia ad € 4.000,00.
STATO DETENTIVO: libero
Regime Fiscale. La vendita è soggetta ad imposta di registro corrente.
Vendita senza incanto: 18 giugno 2014, ore 18.00, presso l’ASSOAVVIM
Potenza, con sede in Potenza alla Via Isca del Pioppo n.29 (nei pressi
dell’IPER FUTURA) tel. 0971/470584.
Termine e luogo per la presentazione delle offerte senza incanto: entro le ore
18.00 del giorno precedente la vendita per l’esame delle offerte, presso i locali di
cui sopra.
Eventuale vendita con incanto: 10 settembre 2014, ore 18.00, presso
l’ASSOAVVIM Potenza, con sede in Potenza alla Via Isca del Pioppo n.29
(nei pressi dell’IPER FUTURA) tel. 0971/470584.
Offerte per l’incanto entro le ore 18.00 del giorno precedente a quello fissato per
l’incanto.
Professionista delegato e custode al quale rivolgersi per maggiori informazioni:
Avv. Francesco Missanelli, tel: 0971/470584 e 0971/443116, indirizzo e- mail
[email protected]
Il sito dove sono pubblicate l’avviso di vendita, l’ordinanza di vendita con il successivo provvedimento di autorizzazione, e la relazione di stima sono riportati sul
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Potenza, 03 aprile 2014
Il professionista delegato
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Potenza
Martedì 22 aprile 2014
www.ilquotidianoweb.it
PER QUESTA MIA “Lettera al Quotidiano”, per tutta una serie di ragioni logicamente comprensibili, ho deciso di rivolgermi direttamente a chi, dalla posizione
di responsabile, ne governa il diario giornaliero della confezione delle notizie, del
loro assemblaggio e dell’ uscita su piazza. Per cui, scusandomi per la lunghezza……
Fra oscurità subìte e
di FLORA BAVUSI
Gentile Direttore Serino,
non siamo ancora all’ acme, ma sicuramente conosce già punte di scientificità il
grande gioco al massacro del capoluogo di
regione, la cui centralità viene ormai
sfacciatamente contesa dai paladini di
fin troppo propagandate superiorità.
Siamo ad un’ offensiva della virulenza mai raggiunta dalle sue lontane
origini fino ad oggi.
In maniera diretta o
con il ricorso a paragoni del tutto gratuiti, che non tengono conto di diversità
sancite dalla storia e
perciò mai fallaci,
giunge quotidiana
linfa alla “Missione affossiamo Potenza”. E
questo senza contare l’ ostilità più che palese di nuovi governanti e associati di via Verrastro.
A colpire più nel segno è la già operante la
sottrazione al maggior centro regionale di
alcuni validi presìdi: gli ultimi in ordine di
tempo sono quelli dell’ Azienda di Promozione Turistica e dell’ Ufficio locale INAIL.
La spoliazione minaccia di proseguire,
incoraggiata da una sadica dissennata tendenza a far male per il gusto di farlo, così come avvenuto per il passato con l’adozione di
altri assurdi provvedimenti. Si pensi a quelli che hanno portato al decentramento di facoltà universitarie, di fatto rivelatesi un
contentino da fiore all’occhiello fittizio concesso ai professionisti del vittimismo e furbescamente finalizzato a far valere presunte ragioni di giustizia, con la conseguenza
nel caso specifico di ridurre ormai l’ Ateneo
lucano a poco più di una scuola superiore
del tipo liceo.
Di fronte a questo stato di cose, ai potentini non resta che sperare in tempi migliori;
di affidarsi all’ invito all’ ottimismo che
sembra venire dalle benemerite attività dei
tanti organismi associativi sorti per difendere l’ immagine della città da ricorrenti
mortificazioni, tenerne in vita tradizioni e
promuovere iniziative finalizzate a rilanciarne il ruolo; di far tesoro di manifestazioni che infondono allegra serenità per combattere il malanimo dei denigratori “in servizio permanente effettivo”. E a questo proposito, caro Direttore, sono convinta che
non sia sfuggita alla sua attenzione “Happy
Potenza”, il video propostoci recentemente
su youtube e che, a partire dal titolo e seguendo il dettato musicale del coinvolgente
brano di Pharrel
Williams; crea una
irresistibile voglia
di partecipazione ad
una sorta di rito collettivo capace di
contagiare un’ intera comunità, al pari
di quanto avvenuto
per altre città , come
Napoli, Bologna, Firenze.
Accogliendo l’ invito del suo stesso
autore a interpretare l’ opera, un gruppo di giovani potentini sicuramente legati all’ attuale loro
ambito di vita si è
dunque impegnato ad esprimere – ricorrendo al volano della “street dance” - una
sorta di gioia di essere parte di quella nostra
città malevolmente dipinta come “brutta e
impossibile” per condurvi l’ esistenza; immersa, secondo quanto sostenuto in un suo
editoriale dello scorso fine mese di marzo,
nel metaforico buio dei suoi guai, dei tanti
problemi che, se sono storici da una parte,
dall’altra vanno ricondotti a una disastrosa
situazione finanziaria in buona parte ereditata ma ascrivibile in larga misura alla so-
Apt e Inail
presidi
sottratti
per finire
di affossare
il capoluogo
Da quello
spensierato
video
“Happy”
segnale di
cambiamento
Qualche
spunto
per la Potenza
che verrà
stanziale inettitudine dell’ Amministrazione Comunale che ci lasciamo alle spalle senza rimpianti.
Tutto ciò malgrado, come già dicevo per
altri versi, c’è da cogliere il messaggio a non
disperare e a confidare in un cambiamento
ancora possibile che viene da quello spensierato “Happy Potenza”; dal suo simpatico
modo di cogliere tanta positività nelle pieghe della migliore architettura cittadina d’
un tempo, ma anche in testimonianze minori se non proprio minime, di posti identitari che sono approdo di aggregazione comunitaria; nei tanti riscoperti angoli di
una realtà urbana ancora dignitosa pur nel
minimalismo di cui è espressione.
A rafforzare per altri aspetti la mia fiducia in un “Rinascimento Potentino” sono
certe atmosfere che predispongono a non
vedere tutto nero e tengono al momento
lontano le minacciose nubi che, in senso
traslato, minacciano di coprire quanto di
cui vantarci a giusta stagione oggi ci resta.
Con talune splendide giornale di sole,
penso allora a quanto meravigliosamente il
cielo è azzurro sopra Potenza ogni volta che
la clemenza del tempo ci sorride e induce ad
un pensare positivo anche chi, come me, è
sicuramente di Potenza per nascita, vita
vissuta e che onestamente non nasconde i
copiosi mali della città
Dopo queste riflessioni, trovo che sia conseguenziale tornare a riferirmi nuovamente, caro Direttore, al Suo editoriale su “buio”
in cui saremmo inesorabilmente immersi.
Provo a considerare quanto da lei sostenuto un “attestato di affetto malgrado tutto“ nei confronti di un luogo dove lei risiede
solo da qualche anno e che, presumibilmente, non conosce ancora a fondo; di fronte al
quale non si pone, per essere una giornalista ben attenta alle regole dell’ obiettività,
con l’ infastidito insopportabile atteggiamento di coloro che qui da noi vivono, vegetano, si ingrassano e poi, con la “puzza sotto
il naso”, si professano martiri di costrizioni
da contrapporre magari alle gratificazioni
offerte da altra già menzionata “Capitale di
Luce”; da quella “Ville lumìere dei poveri”,
ricca di attrattive propagandate ossessivamente e, per di più, con il ricorso a gratuiti
paragoni con la nostra “povera realtà”.
Quali sono le finalità di questo agire?
Forse quelle di magnificare, solo ed esclusivamente, l’ unico luogo dove “La Grande
Bellezza”pare sia approdata in una regione
sempre più disgregata e spopolata, divisa
da stupide guerre di campanile, nemiche
delle più antiche ed autentiche appartenenze comunitarie, prigioniera di pregiudizi
localistici duri a morire; un’ entità geografico-amministrativa che masochisticamente si vorrebbe sacrificare sull’ altare più o
meno confessato di non si sa quale macroregione o di altre vagheggiate aggregazioni
come quelle di chi dichiaratamente sarebbe
felice di tornare all’originaria schiavitù pugliese, alla mai dimenticata “Terra d’
Otranto”?
A parte questi interrogativi senza attendibili risposte, tornando al tema specifico di
questo mio intervento, dico e sottolineo che
nessuno si sogna di togliere alcunché a
quelle che sono le reali attrattive ambientali
e le dotazioni culturali di posti certamente
ben dotati.
Del pari, però, da potentina attenta, trovo
assolutamente strumentale, finalizzata ad
una chiara politica di espropri mirati e progressivi, il contrapporre queste risorse alle
non poche negatività offuscanti la vista di
coloro che, dal di fuori e dal di dentro, guardano alla “Città verticale” , “delle Cento Scale” e “delle Scale Mobili”, di quel che non c’è
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Potenza
Martedì 22 aprile 2014
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incoraggianti chiarori
25
servizi di interesse cittadino, in primo luogo la nettezza urbana; per il completamento
delle opere pubbliche in eterna costruzione;
per una efficiente serie di interventi diretti
a rendere al meglio fruibile il tanto verde di
cui la città è già dotata e di quello da recuperare alle cure municipali: dai mortificati
parchi di Montereale e di Sant’Antonio La
Macchia a quello di recente istituzione a
Macchia Romana, dalla mai completamente utilizzata Villa del Prefetto alla storica di
Santa Maria, dagli altri parchi di Poggio
Tre Galli e “Baden Powell” al rione Risorgimento, oltre al fluviale del Basento mai effettivamente decollato e, a finire, ad altri
spazi da acquisire al patrimonio municipale quali l’ area dell’
ex “Cip Zoo”, che un
intelligente progetto vorrebbe bonificata e destinata all’
alterazione e alla
creazione di strutture per il tempo libero, e il “giardino
del Seminario”a valle della passeggiata
di Viale Dante che
,per diventare comunale, dovrebbe
essere oggetto di
una donazione della
Curia
Vescovile,
magari su indicazione di Papa Francesco, ben sensibile
alle istanze del sociale.
A questo corposo elenco di cose da fare , di
altri progetti da condurre in porto, di orientamenti da seguire, va aggiunta , non ultima certo per importanza, una seria producente politica culturale che faccia dimenticare l’ episodicità delle scelte finora sguite
in materia; che ponga fine, una volta per
tutte, a quel privilegiare “grandi mostre”
d’arte costose quanto di “non pervenuti ritorni” e che sia, al contrario, capace di valorizzare le forze locali; come non avvenuto
per “Artinomie”, già presentata quale vetrina permanente degli artisti potentini e affiancata,nelle intenzioni, da un museo virtuale telematico promesso e mai realizzato,
al pari del catalogo che avrebbe dovuto documentare l’iniziativa impudentemente inserita nel bilancio comunale delle realizzazioni date per certe, quando la sua “durata
per sempre” è rimasta subito lettera morta,
a mortificazione sommamente ingiusta di
tanti autori le cui opere date in comodato
d’uso non si sa al momento dove vengono tenute dopo la brevissima apparizione negli
spazi di una “Galleria Civica” che talvolta
viene messa a disposizione di qualche rassegna solo se è fra quelle che incontrano i favori in apparenza non discutibili di chi, direttamente o per interposta persona, ne regola la singhiozzante vita.
Alla prossima Amministrazione il compito arduo di affrontare le innumerevoli
questioni che rendono difficile vivere a Potenza e dalla cui soluzione dipenderà un avvenire cittadino non più precario.
Toccherà al “Sindaco che verrà” guidare
questa “rivoluzione” diretta ad assicurare
alla nostra città tutti gli interventi che occorrono per rilanciarne il ruolo che le spetta
nella vita regionale,
partendo dall’ appagamento primario
delle esigenze comunitarie locali.
Come ha avuto
modo di affermare
in questi giorni quel
maestro di saggezza e grande guida
spirituale che è Papa Francesco, è necessario che ogni
“primo cittadino”
sia sempre in mezzo
alla gente; che svolga la funzione di mediatore dei bisogni
dei cittadini in modo
che le loro attese
non vadano deluse.
E allora, traendo in primo luogo da questo insegnamento la più alta parola di speranza in un domani non più nell’ oscurità,
come sembra invitarci a confidare la gran
luce che ci inonda nelle limpide giornate di
sole che ci regalano quell’impagabile “Cielo
azzurro sopra Potenza”, proviamo a ritrovare la strada in un futuro senza il buio che
si è portati a dipingere e perchè la luce stia
oltre la siepe delle negatività sempre in agguato.
La città
verticale
offusca
le cento
cuntane
e il centro
più o che rischia di scomparire: la città “delle Cento Cuntane”; di quella Via Pretoria un
tempo nostro simbolico riferimento di vita
ed oggi strada privata dello “struscio” che l’
animava, che oggi langue nella desertificazione del centro storico svuotato delle sue
tante funzioni di cuore della città dal dissennato trasferimento di attività pubbliche
e private, oltre che dal pernicioso decadimento dell’originaria funzione di fulcro
delle attività mercantili e dove, per ora,
“eroicamente” si sforzano di tenere in vita i
loro negozi i commercianti che vi sopravvivono talvolta fatti oggetto di gratuite campagne diffamatorie che hanno il solo scopo
di convogliare il polo delle vendite verso
una già caotica affollata periferia.
A questo insieme di problemi irrisolti, ai
quali si aggiungono gli altri che lascia loro
in eredità un governo cittadino scadente
più che scaduto, dovrà porre mano la nuova
Amministrazione che ci accingiamo ad
eleggere.
Che Dio ce la mandi buona, caro Direttore, vista l’aria poco affidabile che tira in questi giorni con la pletora di candidature alla
carica di primo cittadino, l’ orgia di grandi
costosi manifesti che sono un’offesa alla pa-
lese indigenza di tanta gente, certi preoccupanti intenti programmatici di chi punta al
più alto scranno dell’ antica Piazza del Sedile e preannuncia il potenziamento dei trasporti pubblici “per via aerea” con collegamenti centro-periferia attraverso funivie o
cabinovie che accrescerebbero il grande
scempio già fatto dell’ambiente e del tessuto
storico della città.
Ma evitiamo, comunque, di fasciarci la testa prima del tempo, prima che si rompa.
Pensiamo, allora, alla venuta del “buon governo” tanto atteso dai potentini. Sforziamoci di credere che dalle urne possa uscire
una municipalità in tutto e per tutto all’ altezza dei gravosi compiti che l’ attendono ,
guidata da un sindaco, che sia proposto dai
partiti o paracadutato da inflazionate
quanto poco credibili primarie, in grado comunque di far fronte alla richiesta delle
molteplici cose da fare. E qui tento di elencarne le più rispondenti, a mio modo di vedere, al disegno di un capoluogo di regione
“diverso”, all’ altezza in tutto e per tutto del
ruolo prioritario assegnatogli statutariamente, da esercitare con quel sostegno finora mancatogli da parte del massimo ente
territoriale che appare più propenso all’
ascolto di istanze particolari, piuttosto che
a dare udienza ai molteplici reali bisogni.
Potenza, allora, va dotata di strumenti
urbanistici affidabili e, conseguentemente,
liberata da quelle inquietanti mani sulla città allungate da fin troppo tempo dalla finora invincibile lobby degli “amici del cemento” che ne hanno deturpato il volto con un’
edilizia pubblica e privata che fa leva tuttora
sul moltiplicarsi di palazzoni e altre mostruose strutture, figlie di speculazioni
sempre più dilaganti in assenza di adeguate responsabili attenzioni politiche.
Altri impegni da prendere sono quelli più
generali perché il maggiore centro regionale, fra i pochi autenticamente lucani, sia
liberato dal degrado in cui l’ hanno fatto
piombare le ultime compagini governative
cittadine, pur con tutte le attenuanti legate
alla disastrosa situazione delle finanze municipali.
Mirate al raggiungimento degli obiettivi
di rinascita, dovranno essere programmi
per per il rifacimento della viabilità cittadina diventata da terzo mondo; per un reale
funzionamento dei trasporti pubblici su
gomma ora estremamente deficitari; per il
regolare funzionamento di tutti gli altri
Alla nuova
municipalità
propongo
una lunga
lista
di interventi
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26
Potenza e provincia
Martedì 22 aprile 2014
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SANT’ANGELO LE FRATTE Lo stendardo è stato realizzato a mano da Rosalia Loisi
Il Comune ha un nuovo Gonfalone
Tre anni di lavoro per realizzare il manufatto simbolo della comunità
SANT’ANGELO LE FRATTE – E’ ufficiale, il vecchio
gonfalone va a riposo. Per le
prossime cerimonie, sia civili che religiose, verrà usato il nuovo gonfalone, una
copia conforme all’originale, ma realizzato a mano. Il
giorno di Pasqua, in occasione della santa messa, è
stato benedetto dal vicario
della parrocchia don Wagno. Il sindaco, Michele
Laurino, particolarmente
felice, ringrazia, riconoscente, l’artista e i cittadini.
Il vecchio gonfalone era ormai ridotto in condizioni
pessime, scambiati i colori e
le immagini, i ricami floreali rovinati, la stoffa, in più
punti, sgualcita. Ora è stato
rifatto ex novo imitando il
vecchio e ciò è particolarmente degno di nota. E’stato
La cerimonia di benedizione del nuovo Gonfalone del Comune
rifatto con particolare perizia da una concittadina Loisi Rosalia che si è offerta volontaria alla realizzazione
dell’opera. Ci sono voluti tre
anni di certosino lavoro. Per
questa ragione, l’amministrazione, anche a nome del-
l’intera cittadinanza, ha
pensato di riconoscere il merito e manifestarle riconoscenza, regalandole una
targa ricordo. Il vecchio
gonfalone sarà conservato
nel municipio in una bacheca di vetro, protetto, ma visi-
bile al pubblico. Eccone brevemente i caratteri: su stoffa
azzurra campeggia la figura di San Michele Arcangelo, mentre ricaccia il drago
nelle fiamme dell’inferno,
circondato dalle linee perimetrali di uno scudo e sormontato da una corona comitale. Il tutto è circondato
da motivi floreali realizzati
con trapunti in filamenti
d’oro. Per l’immaginario
collettivo il gonfalone non è
solamente un simbolo ma,
proprio perché ritrae la figura di S. Michele, rappresenta l’identità storica e culturale della comunità. Gremita la chiesa per l’occasione, ripetuti gli applausi di riconoscenza; particolarmente commossa la Rosalia.
Antonio Monaco
© RIPRODUZIONE RISERVATA
VENOSA L’associazione “Orme” promuove un contest fotografico
Uno scatto per un sogno
Obiettivo è quello di raccontare il futuro o esprimere un desiderio
VENOSA - Raccontare il futuro, esprimere un desiderio . Questo lo spirito
che anima l’iniziativa “Uno scatto per
un sogno”, promossa dall’associazione
di promozione sociale Orme di Venosa
e dall’Agenzia Tancredi di Potenza. E’
un invito a raccontare la propria visione del domani, dando forma a quei sogni e a quei progetti custoditi in attesa
che si trasformino in realtà. «Il termine
“scatto” - spiegano i promotori della
iniziativa - sta ad indicare, appunto, lo
“scatto d’orgoglio” di chi, a dispetto
delle mille difficoltà quotidiane, decide
di essere propositivo, di agire fattivamente, provando a rendere possibili e
concreti i sogni propri e degli altri».
La partecipazione al contest è aperta
a tutti ed è totalmente gratuita. Per
partecipare è necessario inviare all’indirizzo email [email protected], entro e non oltre il
prossimo 10 maggio, una fotografia in
formato jpeg di buona qualità, a colori
o in bianco e nero, che sia riferita al tema del contest. La fotografia dovrà essere corredata da titolo e da una breve
descrizione, indicando nome e cognome dell’autore. Tutte le fotografie pervenute saranno caricate dall’11 maggio all’8 giugno prossimo in un apposito album sulla pagina Facebook dell’A-
genzia Tancredi, per essere sottoposte
al giudizio dei visitatori. All’autore dell’immagine che avrà ottenuto il maggior numero di consensi tramite la
funzione “mi piace”, verrà corrisposto
un buono di 100 euro da spendere alla
Ubik di Potenza. Le prime 15 fotografie
che otterranno il maggior numero di
consensi, inclusa l’immagine vincitrice, verranno selezionate per una o più
esposizioni da tenersi in location di
prestigio durante i mesi estivi. Ai 20
autori selezionati, inoltre, verrà assegnato un attestato di riconoscimento.
giu.orl.
FILIANO La manifestazione ha tagliato i 30 anni
TRIVIGNO Gli studenti della scuola media
Alla scoperta del Pollino
e della Magna Grecia
L’Iconostatsi greco-bizantina nella chiesa madre
TRIVIGNO - Gli studenti
La prima tappa del
della scuola secondaria viaggio è stato il Museo
di primo grado di Trivi- naturalistico di Morano
gno - scuola che fa parte calabro dove i ragazzi
del Comprensivo di Alba- hanno potuto osservare
no di Lucania - hanno vi- la riproduzione del monsitato il Parco del Pollino do animale e vegeltale del
e alcune zone della Ma- comprensorio del Polligna Grecia. Il progetto è no, la videoteca, la bibliostato coordinato dal pro- teca e un bellissimo giarfessore Piero Florindo dino attrezzato per le attiGallicchio, coadiuvato vità all’aperto. Successidai docenti Giovanni Ci- vamente la comitiva è
coira e Annunziata Pilo- partita per Civita, comugallo. La scolaresca - in nità italo-albanese, dove
tutto 18 gli alunni - ha ha visitato il Museo etniavuto come guide il presi- co, la Chiesa madre con
dente del “Centro studi Il l’Iconostatsi
greco-binibbio”, Nicola Boise, Ste- zantina e i comignoli. È
fania Emanuele del Mu- stata inoltre effettuata
seo etnico albanese e An- un’escursione, con servina Alianelli del Museo ar- zio navetta, alla Gole del
cheologico della Magna Racanello e al Ponte del
Grecia. Hanno partecipa- Diavolo. Nel pomeriggio
to alla gita anche Anna la delegazione si è spostaLauria, il musicista Save- ta a Metaponto dove ha virio Schettini e Antonio sitato le Tavole Palatine,
Ballariti, ospite quest’an- il Parco archeologico e il
no della terza edizione del Museo.
progetto “Incontro con
Nel pomeriggio il ritorl’autore”.
no a Trivigno.
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OPPIDO Undicesima edizione della rappresentazione
Successo per la “Via crucis” Quelle ultime ore di Gesù
FILIANO - Grande successo di pubblico
per la trentesima edizione de la “Via crucis
vivente” di Filiano. Gesù – interpretato
magnificamente da Vito Verrastro – stanco, sfinito, tutto coperto di piaghe, non
può sotto il peso della croce più reggersi in
piedi, e crolla a terra. Una donna del numeroso pubblico presente all’evento, profondamente colpita dalla veridicità dell’intensa rappresentazione, con lo slancio del
cuore si stacca dal pubblico e tenta di soccorrere Gesù.
«In questo episodio realmente accaduto
durante la rappresentazione della Via
Crucis vivente di Filiano sta il significato
‘intimo’ della nostra Passione del Cristo»
ha dichiara lo storico regista della manifestazione, Vito Sabia.
«La Via Crucis – ha aggiunto – rappresenta un esercizio di pietà che vive in due
direzioni, la prima che muove dal credente
e manifesta i suoi sentimenti, l’altra che va
verso il credente con chiari intenti pedagogici e di orientamento esistenziale».
La Via Crucis vivente di Filiano è una
delle poche Sacre Rappresentazioni lucane che si sviluppa in due giorni: il giovedì
santo sera si sono svolti i momenti di rievocazione dell’ultima cena, in una piazzetta Pertini trasformata in una piccola Gerusalemme, l’agonia e cattura di Gesù nell’orto degli ulivi, nel suggestivo scenario
di Villa Mancini, per terminare in piazza
del Santissimo Rosario con Gesù tradito
da Giuda (Leonardo Guglielmi), Gesù giu-
Maria accarezza il volto di Gesù
dicato nel Sinedrio da Caifa (Nicola Martinelli) e dai Sommi Sacerdoti (Paolo Colangelo, Marco Colucci e Salvatore Martinelli) e Gesù rinnegato da Pietro (Giovanni
Romaniello).
Nel tardo pomeriggio del venerdì santo,
le fasi salienti sono state il Processo davanti a Pilato (Andrea Santarsiero) seguito dalla condanna del Cristo che, vacillante sotto il peso della pesante croce, percorre le vie del paese. Lungo il percorso si sono susseguiti l’incontro con Simone di Cirène (Vito Santarsiero), la Veronica (Francesca Pace), le Pie Donne, la Samaritana
(Fabiana Bochicchio) e quello ancor più
commovente con la Madonna (Silvana Pace), oltre alle tre cadute di un Cristo che,
sempre più affaticato, procede verso il Calvario.
OPPIDO – Splendide coreografie, ottima organizzazione, tanto pubblico e, soprattutto,
tanti applausi al “Gruppo recupero tradizioni locali per aver portato in scena, per l'undicesima volta nella storia di Oppido Lucano,
la sacra rappresentazione della passione di
Cristo nel giorno di venerdì santo.
Una Sacra rappresentazione molto fedele
ai vangeli dando maggiore rilievo all'aspetto drammatico della vicenda il tutto accompagnato da brani musicali.
Le condizioni atmosferiche della mattinata stavano per convincere gli organizzatori
a posticipare l'evento ma, la voglia di portare
in scena la rappresentazione, e la volontà di
non deludere i tanti spettatori ha vinto. Alle
18 il via con l'ingresso a Gerusalemme (via
Bari) e il successivo 'incontro con il cieco' nella vicina Piazza G. Marconi, teatro della quasi totalità delle scene. Subito 'l'ultima cena'
con Gesù pronto a lavare i piedi agli apostoli.
Il tutto condito da battute veloci e precise,
musica di sottofondo a tema e, quel che contava per gli organizzatori, tanta gente ad osservare. La Sacra Rappresentazione è proseguita con 'la congiura del Sinedrio', la 'tentazione e disperazione di Giuda', 'Pianto di Pietro', e i vari processi a Caifa, Pilato ed Erode.
La “preggessione”è continuata con la preghiera e la cattura di Gesù nell'orto degli ulivi; l'ingresso di Pilato con i Pretoriano ha
colpito molto, come l'incontro con la Madonna e la successiva via Crucis. La prima caduta e incontro con la Veronica e la seconda caduta e incontro con il Cireneo, hanno prece-
Gesù mentre inizia il suo percorso verso il Golgota
duto la crocifissione avvenuta in piazza
Marconi.
Nonostante forte folate di vento, e una
temperatura atmosferica più invernale che
primaverile, gli attori hanno portato a termine la Sacra Rappresentazione tra gli applausi e i consensi della gente, occorsa numerosa all'evento che ormai, dal lontano
1979, il Gtrl sta portando in scena con continuità e apprezzamento.
In effetti il Grtladerisce al progetto “prospettiva Unescu” di promozione e valorizzazione della “Passioni di Cristo in Italia e in
Europa”. Un riconoscimento che premia
l'impegno di un gruppo di giovani, e meno
giovani, che ci mettono sempre tanto impegno e passione per questo progetto.
Rocco De Rosa
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LAURIA La guardia di finanza ha sanzionato l’uomo con una multa di circa 5.000 euro
Denunciato panificatore abusivo
Vendeva il pane all’interno della propria abitazione senza nessuna autorizzazione
LAURIA – Operazione delle
fiamme gialle contro i panificatori abusivi di Lauria e
dintorni.
Nei giorni scorsi un venditore e diversi acquirenti di
pane sorpresi nel centro urbano di Lauria da una pattuglia delle fiamme gialle in
borghese che vigilava in
questi giorni di festa sulla
sicurezza dei cittadini.
La guardia di finanza di
Lauria ha così colto in flagranza, nel pieno centro cittadino di Lauria, alcuni venditori ed acquirenti di pane
che veniva panificato in maniera del tutto abusiva in
forni non dichiarati e privi
di ogni autorizzazione sanitaria portando i militari ad
estendere l’attività di controllo anche nelle zone limitrofe al centro urbano.
I finanzieri, su disposizione dell’autorità giudiziaria,
hanno controllato presso l’abitazione privata del panificatore abusivo, contestandogli violazioni alla normativa speciale riferite al decreto
legislativo
nr.
193/2007, riguardante la
mancata registrazione dell’attività e l’assenza delle
procedure di autocontrollo
punite con sanzioni rispettivamente di 3 mila e 2 mila euro.
La continua azione di controllo sul territorio alla lotta
all’abusivismo dei mesi scorsi, ha portato alla luce numerose attività abusive su svariati settori, ma nonostante
tutto sembra che sul territorio, l’abusivismo non smetta
di esistere.
La locale compagnia della
guardia di finanza di Lauria
al fine di non rendere vano il
lavoro svolto nei giorni scorsi, a tutela della legalità e di
tutte le attività commerciali
in regola, continuerà incessantemente su questa strada intensificando l’attività
La sede della compagnia delle Fiamme Gialle di Lauria
di prevenzione e controllo.
Emilia Manco
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CHIAROMONTE La trentenne ha ufficializzato la candidatura
Inaugurazione del club
radicamento
La figlia di Luigi Viola contenderà di IlForza
Italia parte
la poltrona di sindaco a Vozzi da San Costantino
CHIAROMONTE - In due
per contendersi la poltrona di sindaco. Si prospetta
una lotta appassionante
quella
che si
prospetta a
Chiaromonte
in vista
delle
prossime elezioni
comunali. Da
una
parte il sindaco uscente
Antonio Vozzi, dall’altra
una trentenne figlia “d’arte” Valentina Viola.
La giovane infatti è figlia dello consigliere provinciale scomparso Luigi
Viola. Si presenterà con
una lista denominata
“Chiaromonte rinasce”. «Il
nostro principale obiettivo, - ha detto in un’intervista rilasciata a basilicata-
Da sinistra Valentina Viola (Foto dal facebook), il municipio e Vozzi
notizie.net - sarà quello di un forum delle associazio- romonte. In paese si vocirinsaldare il distacco so- ni in grado di garantirne il fera anche di una terza liciale rendendo i cittadini coordinamento». La gio- sta. Ma non c’è nulla di ufpartecipi della cosa pubbli- vane avrà vita dura. vozzi ficiale. Non resta dunque
ca ascoltando direttamen- infatti, raggiunto telefo- che attendere sabato,
te le loro istanze per cono- nicamente promette batta- quando alla consegna delscere i bisogni quotidiani, glia. Anche lui si presente- le liste, si saprà quanti core poi stimolare i giovani fa- rà con una lista civica reranno per la carica di
vorendo l’associazionismo espressione dell’attuale sindaco.
attraverso l’istituzione di amministrazione di Chia-
SAN COSTANTINO - C’erano
tutti i big del partito. Il segno
dell’importanza dell’evento.
Al di là del taglio del nastro,
l’inaugurazione della sede a
San Costantino Albanese del
Club di Forza Italia rappresenta l’inizio del radicamento sul territorio del partito di
Berlusconi. L’iniziativa è stata promossa da Lazzaro Veneziano e da Maria Armentano alla presenza del consigliere regionale capo gruppo
di Forza Italia, Michele Napoli, di Vito Di Lascio, Nicola
Riviello, Enrico Spera e dell'on.Cosimo Latronico, coordinatore regionale del partito. «Anche questa iniziativa
conferma la nostra volontà ha continuato Latronico - di
radicare nel territorio regionale la presenza di luoghi di
partecipazione e di responsabilità civica per contribuire
alla crescita della Basilicata.
Ovunque vogliamo stimolare il protagonismo delle persone per costruire una rete di
responsabilità e di proposizione da cui può derivare un
autentico dinamismo sociale
e politico a servizio delle co-
L’inaugurazione del club
munità. San Costantino Albanese è l’emblema di tante
piccole comunità in cui è articolato l'assetto demografico
della nostra regione e proprio dalla difesa e dalla promozione dei piccoli centri si
può declinare una nuova
idea di sviluppo per l'intera
regione e per il paese che
punti sulla qualità della vita
e sulle ricchezze ambientali e
culturali del territorio».
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RIPACANDIDA Distribuito un volantino che punta il dito contro il sindaco
Tassa sui passi carrabili
L’opposizione insorge
Levata di scudi contro l’amministrazione comunale
da parte delle forze politiche di opposizione, Sinistra Ecologie e Libertà,
Progetto per Ripacandida
e Ripacandida Comune. Il
paese è tappezzato di volantini nei quali queste forze
politiche si lamentano per
una tassa giunta nelle case
di chi possiede un passo
carrabile. «Di solito - è scritto nel volantino - in questo
periodo di pace, per la ricorrenza delle festività della Santa Pasqua, dove serenità e pace dovrebbero regnare in ogni famiglia, la
nostra amministrazione
comunale, invece di fare gli
auguri, bene ha pensato al
regalo volendo così rovinare queste feste, recapitando non una lettera di auguri ma bensì una lettera dove
chiede il versamento di una
somma per la tassa sui passi carrabili, per giunta si
chiede pure in un modo abbastanza soft… di provvedere alla regolazione degli
anni precedenti, senza indicare la somma ma se due
Uno scorcio di Ripacandida
più due fa quattro, si capisce bene qual è la richiesta
della lettera». L’opposizione poi si rivolge direttamente al sindaco. «Voi
chiedete il versamento di
una tassa per la quale sicuramente al momento non
siete in grado di dare nessun servizio per tale provvedimento. Vi siete chiesti,
avete valutato, come mai le
precedenti amministrazioni che pur non navigavano
nell’oro non hanno mai approvato quel ruolo, pur se
incalzati dai vari responsabili ogni qual volta si dove-
va preparare il bilancio comunale prendendosi le responsabilità di quel rifiuto,
perchè è impensabile “chiedere senza dare” anche se
in più occasioni è stato
chiesto di provvedere al
convenzionamento del servizio senza avere mai proposte serie al riguardo.Carissimi amministratori vi
chiediamo se avete valutato con quali risorse umane
potrete far rispettare, i diritti dei cittadini dopo aver
incamerato tale tassa. Avete a vostra disposizione un
solo vigile per lo più a mez-
zo servizio e non parliamo
della convenzione fatta col
comune di Rapolla ancora
non funzionante. Questo è
il vostro modo di amministrare il paese, come pensate di garantire il servizio?
Pensate solo ad incassare?
Caro Sindaco vuoi spiegare
ai cittadini cosa intenti fare
con quelle pochissime
somme che dovrebbero arrivare nelle casse comunali?»
Da qui la proposta delle
tre forze di opposizione (Sinistra Ecologie E Libertà;
Progetto per Ripacandida
e Ripacandida Comune)
che chiedono un incontro
al riguardo «per meglio capire tale problema, in modo
da poter offrire un contributo. Caro Sindaco, - concludono - considerate, se
non sia il caso di soprassedere, visto anche il momento contingente in cui versano le famiglie e le suggeriamo di non prendere per oro
colato tutto ciò che viene
detto dai tuoi responsabili».
lo. zo.
VENOSA Lettera al commissario
Scutatori, il M5S
propone di sceglierli
tra i disoccupati
Il comune di Venosa
VENOSA- Scegliere gli
scrutatori per le prossime
consultazioni
elettorali
(amministrative ed europee) del prossimo 25 e 26
maggio tra i disoccupati e
gli inoccupati del comune
di Venosa. Sarebbe un modo
per mostrare concretamente la vicinanza delle istituzioni ai giovani e alle persone in difficoltà soprattutto
in un momento di grave crisi economica come quello
che caratterizza l’attuale
momento storico. Con questo spirito il Movimento 5
Stelle della cittadina orazia-
na, in analogia a quanto già
fatto in altri comuni della
Basilicata, ha presentato
una richiesta – appello rivolta
al
Commissario
straordinario per chiederedi. «Confidiamo nell’accoglimento della nostra proposta da parte del Commissario prefettizio e speriamo
– dice il candidato Sindaco
Arturo Raffaele Covella che si possa dare attuazione
a quanto da noi proposto
nella prossima riunione
della commissione elettorale».
giu. orl.
MASCHITO Il commosso saluto di Ernesto Miranda: «Dedichiamogli una associazione»
Un pezzo di cultura che se ne va
Michele Sciarrillo, animatore di tante iniziative, è morto nel giorno di Pasqua
MASCHITO - Si è spento nel giorno della Pasqua, in seguito ad
una lunga malattia, Michele
Sciarillo, l’operatore culturale
maschitano di cui più volte ci siamo occupati dalle pagine del nostro giornale. Michele, venuto a
mancare all’età di soli 58 anni,
negli ultimi tempi, aveva dato vita, nonostante le precarie condizioni di salute, a tutta una serie
di iniziative culturali capaci di
coinvolgere personaggi di primo piano della scena culturale
nazionale. Mostre fotografiche,
concerti, presentazioni di libri,
spettacoli teatrali; e tutto questo
in un paesino che non conta neppure duemila abitanti. Insom-
ma, un esempio di attivismo culturale che dovrebbe far riflettere
gli organizzatori di sagre paesane a buon mercato, contrabbandate come eventi culturali. Insieme all’amico Luigi Nitido, a Prato aveva costituito un’associazione di albanesi di oltre 4000
componenti. Abbiamo chiesto
un ricordo di Michele al professor Ernesto Miranda che è stato
suo intimo amico e collaboratore: «Ricordare l’uomo mi è impossibile. Il dolore e la nostalgia
fanno velo alle parole» Ci ha risposto, «Posso provare a ricordare l’operatore di cultura; il ragazzo che, emigrato giovanissimo, ha saputo animare la vita
culturale pratese per circa trent’anni, con il suo locale, situato
proprio di fronte al teatro Mercadante, organizzando spettacoli e
iniziative che hanno lasciato un
segno nella città toscana. Senza
mezzi e senza particolari finanziamenti economici, con le sue
sole capacità, era riuscito a intessere rapporti di collaborazione e di amicizia con alcune tra le
voci più rappresentative della
cultura italiana: da Massimo Castri a Moni Ovadia, per intenderci. Michele aveva un dono che a
pochi è concesso: sapeva capire
gli uomini. E sapeva capire l’uomo che c’è dietro ogni artista.
Due anni fa, in una sua visita a
Maschito, l’amico e maestro
Claudio Morganti, vincitore tra
l’altro, nel 2010, del prestigioso
premio intitolato a Carmelo Bene, mi ha confidato di non aver
mai conosciuto una persona così
ricca di umanità e di senso dell’amicizia. Ecco, Michele era questo».
«Lui aveva capito che gli artisti, sono prima di tutto uomini,
con le loro fragilità, le loro debolezze, senza le quali, non si vedrebbe di cosa potrebbe nutrirsi
la loro arte».
Da qui la proposta. «Al futuro
che voglio guardare, oggi, proponendo ai tanti amici di Michele di dar vita ad una associazione
Sciarrillo con Moni Ovadia
culturale a lui intitolata; un’associazione che si proponga di
realizzare almeno qualcuno dei
suoi tanti, generosi sogni. Ciao
Michele!».
Lorenzo Zolfo
GENZANO DI LUCANIA Sono oltre 250 i figuranti che vi partecipano
Di scena la “processione dell’Oro”
Un’immagine della processione
GENZANO DI LUCANIA –
La Processione dell’Oro, organizzata dall’ Associazione Culturale Protradizioni,
che doveva svolgersi il pomeriggio del Venerdì Santo,
per questioni di maltempo è
stata spostata a oggi alle 15.
«La tradizione risale agli
inizi dello scorso secolo – ci
racconta l’ex insegnante
Maria Pia Potenza, una delle
fondatrici dell’Associazione
– : più volte interrotta e ripresa, da qualche anno a
questa parte si è infiammata
di nuovo entusiasmo tornando allo splendore delle
origini».
Sono circa 250, i figuranti
che vi partecipano. Sia la
Passione di Cristo che il dolore di Maria sono rappre-
sentati con una intensità
emotiva che si avvale delle
immagini più che delle parale. Difatti, sia la numerosità dei personaggi che la
cura dei dettagli (nell’abbigliamento e nella gestualità) giocano un ruolo cruciale nella resa del tutto. E la
drammatizzazione,
ogni
volta, non manca di incantare: non solo chi goda del suo
spettacolo per la prima volta, ma anche gli stessi genzanesi che accorrono in
massa a lasciarsi impregna-
re dell’atmosfera surreale
che l’evento evoca.
Il corteo scorre per le vie
del paese seguendo un ordine ben preciso e terminando
nel dramma della crocifissione. Fanno eccezione a tale rigoroso dipanarsi le tre
zingare, le quali ostentano
rispettivamente un gallo,
una manciata di ceci e dei
chiodi, ognuno dei quali è
simbolo-chiave della crocifissione. Soltanto ulteriori
ricerche potranno svelare
l’origine di tali blasfeme fi-
gure che percorrono a passo
provocatorio, sprezzante e
lesto la carovana della sofferenza per la salvezza.
È sempre la signora Potenza a raccontarci che “ad
esempio, della ‘zingara maledetta’, la quale commissionò a un fabbro i chiodi per la
crocifissione, non si hanno
altri riscontri se non quelli
palesati nell’antico testo
genzanese cui la tradizione
si ispira. Tradizione che, per
inciso, ha sempre ritenuto
essere ‘maledetta’ tale figu-
ra, capace di estendere il suo
maleficio su tutta la popolazione ancor’oggi in gran
parte raminga. I ceci, poi,
compaiono in quanto rivelatisi incapaci, come pianta, di
celare ai suoi nemici la figura del Cristo, e quindi, da allora, piangenti perché presi
da inespiabile senso di colpa”.
Ci sono infine le portatrici
dei Misteri, vere protagoniste, ricoperte d’oro, che danno appunto origine al nome
della rappresentazione.
Una sacra rappresentazione delle Ludi e dei Misteri, dunque, che riassume
tutta la storia della devozione popolare, dal basso Medioevo ad oggi.
gia. gue.
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Martedì 22 aprile 2014
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Il caso rientrava nel Piano Casa 2. I giudici danno torto alla Cogem e al Comune di Matera
Mulino Alvino, il Tar annulla tutto
Accolto il ricorso dei residenti di via Dante: «Si doveva andare in Consiglio comunale»
Il tribunale Amministrativo regionale di
Basilicata riapre il caso del Mulino Alvino. Azzera le decisioni prese dal Comunee le conseguenze che ne sono scaturite
annullando di fatto il permesso a costruire che è stato concesso e che ha riguardato il Mulino Alvino e in via compensativa
anche l’area verde di via Dante dove è stato autorizzata la possibilità di costruire.
La decisione dei giudici del Tar è arrivata
in seguito al ricorso che alcuni residenti
insieme alle associazioni avevano presentato rispetto a via Dante (ma i due
provvedimenti con Mulino Alvino, in base a quanto sempre sostenuto sono sostanzialmente collegati) chiedendo appunto l’annullamento del permesso a costruire.
Il Tar, con decisione del 19 aprile, ha
sottolineato come i rappresentanti della
associazioni (Michele Morelli e Marino
Trizio) non avessero titolo per proporre il
ricorso ma ha accettato di fatto quello dei
residenti.
In più è stato sottolineato nella sentenza la necessità di dover
far esprimere il Consiglio comunale su una materia che come quelle di
programmazione urbanistica va indicata e definita proprio
dall’assemblea comunale. Anche
quest’ultimo
un aspetto
sul quale si è
aperta una
lunghissima
discussione
ed un ampio
L’intervento di abbattimento dei
dibattito alsilos che c’è stato al Mulino Alvino l’interno del
Consiglio,
tra giunta e
Consiglio e
tra le varie
parti
dell’Amministrazione.
«Con riferimento, invece, al procedimento
autorizzatorio il legislatore statale,
“sino all’entrata in vigore della normativa regionale”prevede l’applicazione
della disciplina autorizzatoria rafforzata di cui all'articolo 14 del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, che richiede la previa
deliberazione del Consiglio comunale
per il rilascio del “permesso di costruire
in deroga agli strumenti urbanistici generali”» si legge nella sentenza del Tar.
«Tale deliberazione preliminare del
Consiglio Comunale costituisce, quindi,
un elemento necessario per il rilascio del
permesso di costruire ai sensi dell’art.5,
comma 9 e seguenti, del D.L. n.70 del
2011.
Tale particolare natura del permesso
di costruire rilasciato ai sensi dell’art.5,
comma 9 e seguenti, del D.L. n.70 del
2011 porta quindi ad escludere che l’autorizzazione in questione possa essere rilasciata secondo il procedimento ordinario, con la conseguenza che l’assenza della previa deliberazione del Consiglio co-
Il permesso
a costruire
riguardava l’area
destinata a verde
come perequazione
dell’abbattimento
al Mulino Alvino
LA RIFLESSIONE
Mercato del sabato
Trasferimento vicino
Ma sarà inutile senza
l’ultima accelerata
L’area di via Dante dove è stato dato il permesso a costruire
I residenti contestavano le scelte del dirigente
Ricorso del 7 dicembre 2012
ecco le richieste avanzate
IL RICORSO era stato notificato il 7 pubblico, dei volumi rinvenienti daldicembre 2012 e depositato il 4 gen- la demolizione delle superfetazioni
naio 2013 da Eustachio Rondinone, che hanno interessato nel tempo l’oAngela Raffaella Dragone, Maria pificio industriale Mulino Alvino, di
Teresa Valentino, Marino Trizio e recente sottoposto a vincolo di tutela
Michele Morelli tutti residalla Soprintendenza
denti in Matera, i primi
per i beni e le attività
tre in Via Venezia, hanno
culturali, per la costruchiesto l’annullamento
zione di un complesso
del permesso di costruire
residenziale»
hanno
8 ottobre 2012, a firma del
spiegato i residenti riDirigente del servizio urcorrenti.
banistica, rilasciato a
«Le due aree interesEgidio Tamburrino in
sate dall’intervento soqualità di legale rappreno classificate, l’una
sentante delle Cogem spa
(Mulino Alvino) in
relativo alla realizzazione
“area extraurbana a didel recupero e riqualificasciplina pregressa che
zione dell’area del “Muliricade in un sito di inteno Alvino” e alla deloca- Morelli e Trizio
resse comunitario e l’allizzazione dei volumi detra (Via Dante), interesmoliti in Via Dante.
sata dalla localizzazioDel cambio di destinazione ad at- ne di volumi rinvenienti dalla demotrezzature di interesse generale dei lizione delle superfetazioni dell’opirimanenti volumi storici e realizza- ficio industriale Mulino Alvino per
zione di un complesso residenziale la realizzazione di un complesso recon locali commerciali e sistemazio- sidenziale) classificata in gran parte
ne delle aree limitrofe in via Dante.
(8000 mq circa) come area a verde
«Il progetto prevede la delocaliz- pubblico “Vp7”, di cui un terzo di
zazione in via Dante, angolo via dei proprietà della Cogem spa, discipliBizantini su area destinata a verde nata dall’art. 35».
munale sul progetto presentato dal privato vizia il procedimento stesso».
Nell’ambito della richiesta avanzata ed
accolta i residenti sottolineavano come vi
era «incompetenza del dirigente a rilasciare il permesso di costruire che avrebbe dovuto essere rilasciato previa delibera del Consiglio comunale e che vi fosse
violazione dell’art. 5, comma 14, del decreto legge 13 maggio 2011, che non
consente di violare il rispetto degli standards urbanistici, quale quello a verde
pubblico dell’area di via Dante sul quale
invece il progetto assentito prevede la
realizzazione dell’intervento edilizio con
contestuale delocalizzazione del verde
fuori del centro urbano».
E ancora che vi fosse «violazione dell’art. 80 delle norme tecniche o di attuazione, il quale prevede che nelle aree verdi libere all’interno del tessuto “Ud/B1” è
possibile realizzare parcheggi, ma solo
per soddisfare le esigenze della residenza o dei servizi che ricadono nel tessuto;
Violazione del vincolo di inedificabilità
relativo posto dall’art. 49 del d.p.r. n.
753/1980, atteso che con riferimento all’opificio Mulino Alvino sono stati assentiti interventi di demolizione a distanza
di circa 2-3 metri dalla ferrovia Appulo
lucana».
Piero Quarto
Il mercato in via Trabaci
E’ certamente una delle questioni più
incerte e controverse: il trasferimento del mercato del sabato dal rione San
Giacomo. L’Amministrazione comunale ha annunciato proprio prima di
Pasqua un’ulteriore accelerata con il
progetto definitivo per il Paip già
pronto. Ma a questo punto ci sono e restano altri passaggi necessari ed urgenti, a cominciare dal ritorno del
provvedimento in Consiglio comunale. La determinazione degli ultimi
mesi, dopo un’impasse in avvio di legislatura lascia pensare che davvero
quest’Amministrazione voglia portare avanti fino in fondo il provvedimento. Ma tocca far presto, non solo
per andare incontro ai cittadini di San
Giacomo ma anche per riuscire ad ottenere l’obiettivo del trasferimento
prima della chiusura della legislatura e cioè entro un anno al massimo.
E’ per questo che l’Amministrazione avrà la necessità di insistere e di lavorare a tamburo battente per portare a casa il risultato definitivo, quello
reale ed evitare poi di rimescolare le
carte in futuro.
E’ per questo che la questione del
mercato del sabato è ora in una fase
determinante ma il risultato necessario non è stato ancora raggiunto. Del
resto vedere questioni impantanarsi
in Consiglio comunale è all’ordine del
giorno ed allora solo quando tutti i risultati saranno stati compiuti il trasferimento potrà dirsi reale. Oggi lo
scetticismo e i timori dei residenti
verso una definizione della vicenda
rimangono comprensibili, l’Amministrazione deve fare l’ultimo sforzo.
Quello più importante e decisivo per
non rendere vano il lavoro fatto. Ben
vengano i passi in avanti, ma il risultato da portare a casa richiede ancora
un grande sforzo.
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Matera
Martedì 22 aprile 2014
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Affidato alle cure della Polizia e poi delle guardie ambientali dell’Oasi di San Giuliano
Un bimbo salva falchetto ferito
Non riusciva a volare perchè era stato colpito ad un’ala nei pressi del Pino
Curati dal Cras nel 2013
175 falchi grillai
Ha trovato un piccolo falco
grillaio e lo ha portato in
questura. Protagonista un
bimbo materano che ha visto il rapace ferito e ha “costretto” il papà a fermarsi
per salvarlo.
L’animale era ferito ad
un’ala e, pertanto, non riusciva a volare. Così dopo
averlo preso tra le mani, il
piccolo si è diretto in questura per affidarlo agli
agenti.
Un gesto che sicuramente merita di essere premiato
per la sensibilità che il piccolo ha mostrato nei confronti di una specie protetta
che in questo periodo dell’anno invade la città dei
Sassi per nidificare.
Infatti, non capita tutti i
giorni di trovare un piccolo
esemplare di falco grillaio
sulla strada.
I materani e gli appassionati sono soliti giungere
nei pressi della rotonda del
“Pino” per ammirare la rara
specie di rapace.
Infatti, il falco grillaio, è
un rapace migratorio che
staziona nel sud Italia du-
Il grillaio ferito consegnato ad un poliziotto per “soccorrerlo”
rante la sola stagione estiva, proprio per nidificare e
riprodursi, prima di riprendere il volo a fine settembre
verso terre più calde.
Ieri invece la vicenda ha
Tre giorni di seminari
ad aprile alla Casa Cava
con Moodzone
Un incontro nell’aula studio alla Casa Cava
Giovedì ancora alle 18 il
Continuano gli appuntamenti di MoodZone ad Dibattito sul tema “Dipenaprile con i seminari dedi- denze da gioco e internet a
cati a temi di grande attua- cura di: Ass. Sviluppo e Lelità e interesse per i ragazzi galità, CPS, Ass. Joven24
che avranno modo di se- Aprile ore 19:00- Dibattito
Le ecomafie in Regione.
guirli.
Il processo lo facciamo
Da oggi e fino a giovedì
presso la Casa Cava a parti- noi a cura di: Ass. Amici
re dalle ore 18 si terranno 4 del Parco, CPS, Ass. Joseminari in cui si alterne- ven.
Durante questi appuntaranno argomenti e relatomenti sarà disponibile anri.
Definito il calendario de- che l’accesso all’aula stugli appuntamenti: oggi al- dio, allestita in Casa Cava,
le ore 18 Autoimpresa e nelle ore dalle 17 alle 20.
Gli incontri rientrano
programmi europei- Programmi
universitari- nel progetto #giovani:
Schoolraising a cura di: esperienze in movimento e
Materahub, Consulta Pro- sono realizzati in collabovinciale Studenti, Ass. Jo- razione con diverse realtà e
associazioni del territorio
ven.
Domani sempre alle ore e con la Consulta provin18 Proiezione Film: All ciale degli studenti.
I seminari sono aperti al
Becc. Il Senso della MetaDibattito sul tema Sport e pubblico, per informazioinclusione sociale a cura ni: Ass. Joven, tel.
–
indi: Matera Inter. Fict festi- 0835.346167
[email protected]
val, CPS, Ass. Joven.
avuto risvolti singolari. Il
rapace ferito e il salvataggio da parte di un bambino
che ha pensato bene di rivolgersi alle forze dell’ordine
per metterlo in “sicurezza”.
Una foto ricordo e gli agenti
dopo aver recuperato un nido di fortuna (una scatola di
risme di carta per fotocopiatrici) hanno affidato il piccolo rapace alle guardie ambientali dell’Oasi della diga
di San Giuliano.
Una storia a lieto fine per
il piccolo rapace che conferma come la presenza dei
grilla nella città dei Sassi,
sta a significare un sostanzioso miglioramento della
qualità dell’aria in città.
I falchi grillai, cibandosi
prettamente di insetti, non
nidificano giammai in aree
urbane con rilevanti tassi
d’inquinamento atmosferico, anche per via della difficoltà nel reperire il cibo.
Non solo, il loro stazionamento nei periodi estivi rappresenterebbe un valido
aiuto naturale ai nostri interventi di contenimento
dei piccioni in città.
Per il falco è stato un giorno fortunato, al “bimbo salvatore” l'orgoglio di averlo
salvato.
Michelangelo Ferrara
Il lavoro di aiuto e tutela di
varie specie di animali, soprattutto uccelli feriti prosegue tutto l’anno ad opera del Cras, il Centro Recupero Animali Selvatici istituito dalla Provincia di
Matera nella Riserva Regionale di San Giuliano
che nel solo 2013 si è dedicato in particolare alla tutela e al soccorso delle specie rare.
In 12 mesi sono stati affidati al CRAS, a scopo di cura e recupero, 334 esemplari gran parte dei quali
appartenenti a specie particolarmente protette dalle numerose normative
nazionali ed europee.Poco
più dell’87% di essi rientra
nella categoria sistematica degli Uccelli, l’8,4% in
quella dei Rettili e il 4,5%
in quella dei Mammife-
ri.Sono state trattate in
tutto 38 specie animali diverse anche se un particolare rilievo è rappresentato dai Rapaci.
Sono infatti complessivamente 221 i rapaci diurni e notturni curati dal
CRAS e appartenenti a 10
specie diverse. In questo
senso la maggiore frequenza di interventi di soccorso e cure riguarda il
Falco grillaio (Falco naumanni) dovuta ad una particolare specializzazione
che il CRAS ha acquisito
nella cura e nel rilascio in
natura di tantissimi esemplari. Nel 2013 sono stati
infatti accolti e curati 175
esemplari (pari al 52,4% di
tutti gli animali affidati)
consegnati da cittadini,
associazioni e forze dell’ordine.
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«Andrebbe nella direzione del risparmio. Un segnale da 60.000 euro»
Giunta a sei e indennità zero
E’ la proposta avanzata da Confapi per la Camera di Commercio
Il Consiglio Camerale oggi
dovrà eleggere la nuova
Giunta, chiamata ad affiancare il Presidente Tortorelli
per il prossimo quinquennio.
Le associazioni imprenditoriali in questi giorni si interrogano sull’opportunità
di ridurre il numero dei
componenti della Giunta
per evitare che l’ipotesi di ristrutturazione del sistema
camerale nazionale colpisca pesantemente un ente
finora virtuoso ma dimensionalmente piccolo come la
Camera di Commercio di
Matera.
In questo senso arriva la
proposta di Confapi che
propone, al fine di dare a Roma un segnale forte di abbattimento dei costi, che si
elegga una Giunta composta da 6 componenti (numero consentito dalla legge)
con indennità zero.
Anche i componenti del
Consiglio Camerale, tutti
imprenditori come i componenti della
Giunta, non
percepiscano
alcuna
indennità.
Si tratterebbe di un
ulteriore risparmio (circa 60 mila euro) che migliorerebbe i
già buoni numeri dell’Ente, fortemente impegnato
nel raggiungere l’equilibrio di bilancio
dopo il venir meno dei
300mila euro dei fondi pere-
Il presidente di Confapi Matera, Enzo Acito e quello della Camera di Commercio Angelo Tortorelli
nizzazioni presenti nel Con- evitare che sull’altare del
quativi.
Del resto, i vertici di altri siglio, tenendo sì conto del- contenimento dei costi venenti pubblici (es. Apea, Age- le esigenze di contenimento ga sacrificato il principio
forma e lo stesso CESP, della spesa pubblica, senza sacrosanto della rappreAzienda Spe- tuttavia ledere il principio sentanza e del pluralismo,
principio fondamentale di
ciale della Ca- della rappresentatività.
Secondo Confapi Matera democraticità, cioè di partemera) svolgono il loro l’obiettivo del Governo di di- cipazione democratica alla
compito a ti- minuire le spese di funzio- vita economica e sociale deltolo comple- namento delle Camere di la collettività.
La rinuncia al gettone, aftamente gra- Commercio può avvenire
tuito, pur as- non mediante la riduzione ferma il presidente di Condel numero dei componenti fapi Matera Enzo Acito,
sumendosi
responsabili- degli organi di amministra- «comporterebbe un modetà di gestio- zione, bensì riducendone i sto sacrificio economico per
compensi; anzi addirittura ciascuno degli imprenditone.
Inoltre, la proponendo la gratuità del- ri componenti la Giunta ed
il Consiglio Camerale, ma
le cariche.
composizioIl taglio draconiano dei avrebbe un inestimabile vane a 6 – anziinfatti, lore per l’ azione di difesa
ché a 4 come rappresentanti,
si paventa – compromette la rappresen- della Camera di Commercio
consentirebbe di allargare tanza di associazioni e orga- di Matera rispetto al rischio
la rappresentanza in Giun- nizzazioni radicate nel ter- di cancellazione prospettata delle associazioni e orga- ritorio. È necessario quindi to».
La nuova giunta
e il Consiglio
saranno eletti
oggi per sostenere
il lavoro
del riconfermato
Angelo Tortorelli
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REDAZIONE: piazza Mulino,15
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TRICARICO
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Il sindaco Barisano ha già convocato per domani una conferenza di servizio
La terra frana, paura a Stigliano
Sgomberati 8 locali nel quartiere Carvutto. Tre famiglie fuori di casa
STIGLIANO - Il sindaco
Antonio Barisano ha convocato per domani una conferenza di servizio nel corso della quale fare il punto
sul movimento franoso che
a Pasqua lo ha costretto ad
emettere un’ordinanza di
sgombero di 8 locali, tre appartamenti e alcuni garage e locali disabitati in via
Magenta nel rione Carvutto. Le tre famiglie rimaste
momentaneamente senza
casa, hanno trovato alloggio presso amici e parenti.
Alcuni cittadini, sabato
sera, avevano notato alcune crepe nei loro appartamenti e sentito alcuni
scricchiolii.
L’allarme era subito scattato e sul posto si erano recati i tecnici comunali insieme ai vigili del fuoco del
comando provinciale che
avevano verificato lo stato
dell’arte.
Ieri un secondo sopralluogo che il sindaco ha
svolto anche con alcuni
geologi.
«La frana è in situazione
di quiescienza, ma costantemente monitorata - spiega Barisano - Ho inoltrato
la richiesta per la conferenza di servizio, perchè è necessario valutare bene la situazione.
POMARICO La chiesa non è l’unico luogo abbandonato
L’Annunziata è ancora chiusa
La notte di Pasqua paura a Stigliano per un movimento franoso
L’ordinanza di sgombe- renza di servizio sia imporro, ovviamente, rimane tante».
confermata perchè dobbiaAllo stesso tavolo, a Stimo accertare l’entità della gliano, ci saranno Regiovicenda».
ne, Prefettura e istituzioLa zona è da tempo tra ni.
quelle a maggior rischio
Lo sguardo, intanto, è riidrogeologico, ma come volto verso la zona che saspiega ancora il sindaco bato sera si è mossa.
non è la sola.
Attenzione alta ma so«Quest’anno, però - pro- prattutto valutazione di
segue Barisano - le piogge tutto ciò che in futuro non
così numerose hanno atti- possa far temere il peggio
vato qualche movimento.
in alcune zone della città.
Antonella Ciervo
Quest’anno si sono [email protected]
vati più fronti e anche per
© RIPRODUZIONE RISERVATA
questo credo che la confe-
POMARICO - Molti anni fa la
comunità cattolica pomaricana, il 25 marzo, festeggiava la Madonna dell'Annunziata. Ma oramai la chiesa
dedicata all'Annunziata non
è che una porta chiusa che
custodisce un luogo sacro
comunque situato in uno dei
punti d'ingresso più belli del
centro storico di Pomarico.
Ma Salita Annunziata, adesso, mostra anche erbacce e
da qualche giorno anche la
targa intitolativa d'una via
dedicata al botanico pomaricano Giuseppe Camillo Giordano, già largo Osannale.
Basterebbe comunque davvero poco, per una piccola
operazione di manutenzione
ambientale utile ad abbattere il problema; cosa d'altronde già sperimentata dall'amministrazione comunale in
altri punti del paese. Ben più
difficile ma non impossibile,
invece, cercare una soluzione rispetto a situazioni più
delicate. Vedi, per esempio,
dalle parti stesse dell'incrocio dell'Annunziata con via
Dante, l'esigenza d'un'opera
L’incrocio fra salita Annunziata e via Dante, transennato
di reale messa in sicurezza di
abitazioni vecchie in stato
praticamente d'abbandono.
Perché il pericolo è concreto.
Tanto che una delle costruzioni è delimitata in porzione da un piccolo settore che
non può esser valicato. Intanto il passato non si dimentica. A ottobre del 2010,
proprio in via Dante, un'abitazione disabitata subii un
crollo dopo la probabile rottura d'una tubazione dell'acqua. Cedettero un muro por-
tante e il soffitto. Il proprietario dell'abitazione utilizzava, fortunatamente per la
sua incolumità, lo stabile solamente in periodo estivo dato che vive lontano da Pomarico. Un'abitazione attigua,
ugualmente disabitata, fu
parzialmente interessata
dal crollo. L'area immediatamente prossima al crollo è
ancora invalicabile.
Nunzio Festa
[email protected]
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Problemi alle tubature a contrada Giardini di Grassano. L’allarme fu lanciato un anno fa
Condotta saltata, Pasqua all’asciutto a Grottole
GRASSANO - Una Pasqua
da dimenticare per gli abitanti di Grottole, a causa del
grande disagio dovuto alla
mancata erogazione dell’ acqua per la rottura di un’ulteriore conduttura in contrada “giardini” di Grassano.
Problema quasi risolto nella
mattinata di domenica dopo
l’intervento dell’Ente Acquedotto, ma che nel pomeriggio di ieri si è ripresentato. Dire che i cittadini sono
arrabbiati è cosa di poco di
conto rispetto alla rabbia
espressa dal sindaco Franco
Degiacomo nei confronti di
Acquedotto Lucano e Regione Basilicata. «E’ un continuo scaricabarile - commenta - tra Regione Basilicata e
Acquedotto Lucano. Non si
tratta di una emergenza sporadica, questa è la sesta volta
che si rincorrono le rotture e
la nostra comunità vede interrotto il servizio. Questo
problema era stato già sollevato nel 2013, quando proprio dalle colonne del Quotidiano segnalammo che il fiume Basento, deviando il suo
percorso originale e continuando la sua opera di erosione, faceva cedere il terreno dove la condotta era alloggiata e circa 250 metri di tubazione si depositava sul letto del fiume in condizioni
In alto immagini che risalgono al 2013 e il sindaco ieri sul luogo dell’interruzione
precarie». In quell’occasione neggiate dall’evento alluvio- pericoli imminenti anche se
Acquedotto Lucano così co- nale e ha provveduto a rap- la situazione è piuttosto premunicava: «Il piano di posta presentare alla Regione il caria: la condotta andrebbe
di questa condotta, poggiata fabbisogno finanziario per spostata di circa 600-700
su ancoraggi di cemento nel- la messa in sicurezza. L’a- metri con un intervento che
la parte della golena, è stata zienda, comunque, è già in- necessita di una copertura
erosa dalle acque del fiume tervenuta con somma ur- finanziaria, al momento,
Basento a seguito dell’allu- genza sulle opere maggior- non ancora assicurata». Da
vione di marzo 2011 che ne mente compromesse evitan- questo momento in poi semha deviato completamente il do l’interruzione del servi- bra che non sia successo nulcorso. Acquedotto Lucano zio. Nel caso specifico di la di concreto, se non il rindopo una ricognizione, ha Grassano la condotta è co- correre, con le squadre di
inserito la condotta nell’e- stantemente monitorata e emergenza, i rattoppi. La
lenco delle strutture dan- ad oggi non esisterebbero tanto attesa conferenza di
servizio, sollecitata proprio
da Acquedotto Lucano ad
aprile del 2013 al Dipartimento Infrastrutture, Opere Pubbliche e Mobilità e al
Dipartimento Ambiente e
Territorio-Ufficio Ciclo dell’Acqua della Regione Basilicata, non c’è mai stata.
I tecnici di Acquedotto Lucano già all’opera da venerdì
e ieri, nel giorno di Pasquetta, hanno effettuato un intervento tampone per ripristinare, nel più breve tempo
possibile, l’erogazione nell’abitato a secco ormai da
quattro giorni, tra l’altro festivi e con numerosi turisti e
d emigrati giunti in paese
per trascorrere la Pasqua.
Nel contempo , Acquedotto Lucano ha cercato di garantire il servizio sostituti-
vo, per alleviare la criticità,
con autobotti.
Il problema però rimane in
tutta la sua gravità tanto che
il sindaco Degiacomo nel
giorno di Pasqua ha deciso
di scrivere sia al Prefetto di
Matera che alla locale Stazione dei Carabinieri chiedendo, a nome di tutti i cittadini ,
la risoluzione definitiva del
problema in tempi certi, per
evitare ancora disagi. Sul
posto intanto domenica pomeriggio, giorno di Pasqua,
anche il sindaco del comune
di Grassano Francesco Sanseverino, per sostenere qualsiasi iniziativa si voglia intraprendere per dar voce al
territorio.
Giovanni Spadafino
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BERNALDA
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COMUNALI Accordo trovato fra Ncd, FI, FdI e An per Bernalda e Metaponto
Barberio è il candidato sindaco
La lista Patto per la Svolta ha scelto il nome che la rappresenterà al voto
BERNALDA – Vito Barberio guiderà la lista di Patto
per la Svolta per Bernalda e
Metaponto. Quindi Nuovo
Centrodestra, Forza Italia,
Fratelli d’Italia-AN e Patto
per la Svolta hanno scelto il
nome del giovane bernaldese come figura chiave per la
competizione elettorale del
prossimo maggio. Barberio, giovane e dinamico proverà quindi la scalata verso
la carica di primo cittadino.
La notizia della scelta del
suo nome circolava già nell’aria e la conferma dalle sue
parole, con un po’ di commozione, di fatto ufficializzano l’accordo trovato tra le
forze che appoggiano la lista bernaldese. Quindi, l'ultimo nome come candidato
sindaco nelle trattative del
patto di Centro Destra è
quello di Vito Barberio, giovane trentaseienne nato il
18 maggio 1977 nella città
di Matera. Barberio, solo
per dover di cronistoria, costruisce la sua professionalità a contatto con le medie
imprese e quelle multinazionali su tutto il territorio
del sud Italia; ma è il suo
passato a suscitare interesse che di fatto gli da’ l’onore
dell’assegnazione del titolo
di uomo di popolo. Cresce
nel territorio di Spineto,
piccola contrada del territorio bernaldese, terra questa, come ricorda lo stesso
Barberio, ultimamente devastato dalle alluvioni. Qui
nella cittadina bernaldese,
Il Comune di Bernalda e nel riquadro Vito Barberio candidato sindaco per Patto per la Svolta
o meglio a Spineto alimenta a lavorare per la terra che aziende del Metapontino e,
il suo interesse per l'impre- gli ha dato i natali appren- collaborando altresì alla
sa agricola, infatti questa dendo l’arte del potatore trasformazione dei prodotti
passione lo porta, nel tempo professionista, qualità spe- base sul territorio in azienqui trascorso, ad imparare e sa poi nelle più stimate de come lo storico Mulino
Marsicano e presso il frantoio dei F.lli Frisco. Intanto
lo stesso consegue la maturità presso l’Itis di Ferrandina con titolo di Perito elettronico, e subito dopo approfondisce la sua conoscenza nella tecnologia industriale a Perugia perfezionandosi sulla programmazione e gestione delle
grandi linee industriali a
gestione Plc La sua esperienza si arricchisce ancor
di più in Piemonte presso
industrie tessili ed infine
trova occupazione come district manager presso una
multinazionale commerciale nel settore dell'impiantistica civile e industriale. Ecco, possiamo dire
che Vito Barberio è un
esempio, infatti non si è fermato mai, anzi ha arricchito il suo bagaglio professionale senza mai arrendersi.
Sul campo politico, la passione nasce nel 1995 quando viene eletto coordinatore
cittadino di azione giovani,
movimento giovanile di Alleanza Nazionale, con leader nazionale Giorgia Meloni. Attualmente è padre di
famiglia, sposato da dieci
anni e con due bambine. Oggi Barberio coordina il partito, sempre della Meloni,
Fdi-An a livello provinciale
insieme a Giovanni Pasciucco. Impegnato sempre
in prima linea a difesa del
popolo e della fascia più disagiata, onesto, libero e con
un concetto ben chiaro: «Il
centro destra a Bernalda deve credere più in se stesso e
come non mai questa è l'occasione migliore per capovolgere la situazione ormai
ventennale di gestione del
Centro Sinistra. Siamo al lavoro – continua il giovane
candidato sindaco - per la
compilazione delle liste e a
concludere le trattative con
le associazioni civili. L'accordo sottoscritto con il
Ncd, FI, FdI e Patto per la
Svolta, simbolo quest’ultimo che utilizzeremo per la
competizione
elettorale,
parte da una visione condivisa sulla gestione della cosa pubblica. Il nostro primo
obiettivo sarà quello di sanare il debito accumulato
senza andare ad infierire
sulla cittadinanza ma valorizzare il patrimonio comunale, incentivare i giovani
imprenditori e rendere la
nostra città più vivibile partendo dall'aspetto della sicurezza e dell'ordine pubblico. La rinascita partirà da
Metaponto, fonte di innovazione turistica e agricola. Ci
aspetta una campagna elettorale che organizzeremo al
di fuori dei canoni, vicino ed
in mezzo alla gente che –
conclude il candidato alla
carica di Primo cittadino
per il comune di Bernalda
Metaponto - non aspetta le
solite promesse ma un progetto serio e realizzabile».
Fabio Sirago
[email protected]
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POLICORO Cittadini e commercianti possono partecipare. Scade il 30 aprile
Policoro, in via Insogna
torna l’incubo dei rifiuti
Un concorso per i balconi fioriti più belli
POLICORO – Qualche mese fa un incendio appiccato
da qualche residente fece
piazza pulita dei rifiuti accatastati in un’area di via
“Gianni Insogna”, una
perpendicolare di via Lazio proprio di fronte l’ingresso in una pizzeria/ristorante.
Il tanfo era insopportabile per gli avventori e gli
abitanti di quell’area commerciale che nonostante i
numerosi solleciti alla ditta appaltatrice del servizio
Rsu, la Tradeco, furono costretti a usare la maniere
forti per ripulire lo spiazzo. Ora il problema si ripete anche se con modalità
leggermente diverse, ma
cambiando l’ordine degli
addendi il prodotto non
cambia.
E ciò che appariva verso
la metà di aprile sono impietose: gomme di auto,
calcinacci e inerti, materiale usato per l’edilizia, di
ogni tipo e quant’altro che
con la pioggia battente dei
giorni scorsi ha reso l’area
un’ennesima discarica a
cielo aperto della città.
A nulla sono valse le sol-
POLICORO - In occasione della seconda edizione della Mostra Mediterranea l’organizzazione con l’associazione culturale Community e la collaborazione della Pro loco di Policoro Erakleia e il patrocinio del Comune di Policoro, indicono il Concorso “Balconi
fioriti”. Oggetto del concorso sarà: "il
fiore", capacità straordinaria: trasformare con il colore e il profumo un
balcone spoglio, una finestra disadorna, un vicolo qualsiasi. E’ da questa convinzione che nasce “Balconi
fioriti“ , il concorso di allestimento
floreale di balconi, davanzali, particolari architettonici, scale e claustri della cittadina di Policoro. Gli obiettivi
del concorso sono essenzialmente la
promozione dei valori ambientali e
della cultura del verde come elemento
di decoro, la valorizzazione dei balconi della cittadina e l’educazione e conoscenza dei vari accostamenti tra
piante.
Il concorso è aperto a tutti i residenti ed esercenti della città, i quali dovranno allestire l’esterno della loro
abitazione o attività in base ai criteri
stabiliti nel bando nel periodo che va
dall’ 1 marzo al 30 maggio. La partecipazione al concorso è gratuita. L’iscrizione dovrà essere effettuata entro il 30 aprile 2014, entro la quale i
balconi dovranno essere allestiti. Per
l’iscrizione si dovrà utilizzare il modulo disponibile presso il Comune di
Rifiuti bruciati
lecitazioni di chi abita nel
quartiere nel ripulirla e restituirla alla sua vocazione di transito pedonale o a
bordo di veicoli. Sarebbe
necessario solo un miracolo per vedere qualche operatore ecologico da quelle
parti. Le festività pasquali
illumineranno le loro
menti?
Gabriele Elia
[email protected]
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Un balcone fiorito
Policoro, la biblioteca Comunale e sul
sito internet mostramediterranea.
La commissione giudicatrice sarà
composta da cinque membri, per la
valutazione finale si terrà conto della
combinazione dei colori dei fiori, della
sana e rigogliosa crescita degli stessi,
dell’originalità della composizione,
della stagionalità delle piante e dell’inserimento armonioso del verde.
Ad ognuno di questi elementi di valutazione verrà attribuito un punteggio. In particolare:
-per la combinazione dei colori dei
fiori: da 0 a 10 punti ,
-per la sana e rigogliosa crescita: da
0 a 5 punti ,
-per l’originalità della composizione: da 0 a 10 punti,
-per la stagionalità delle piante: da
0 a 5 punti
-per l’inserimento armonioso del
verde: da 0 a 10 punti.
La commissione effettuerà il sopralluogo per valutare la cura e il
mantenimento dell’allestimento: nel
periodo tra il termine delle iscrizioni e
due settimane prima della Mostra Mediterranea. Ogni membro della commissione attribuirà, a ciascun partecipante, un punteggio per ogni elemento di valutazione ( colori, crescita, originalità, stagionalità, inserimento armonioso). La sommatoria
dei punteggi parziali fornirà il totale
del punteggio assegnato al concorrente e determinerà la graduatoria
dei primi dieci. Il giudizio della Commissione esaminatrice sarà inappellabile.
Ai primi classificati saranno riconosciuto un attestato di partecipazione e buoni sconto presso i vivai che
aderiscono all’ iniziativa: la proclamazione e premiazione dei vincitori
avverrà durante la manifestazione
Mostra Mediterranea gtra il 6 e l’8
giugno.
[email protected]
RASSEGNASTAMPA
II I BASILICATA PRIMO PIANO
REGIONE
TERRITORI DA TUTELARE
Martedì 22 aprile 2014
PROGETTO COMPLESSIVO
Allo studio della Regione un
contributo di 10mila euro
per gli imprenditori della zona
Monticchio, un bonus
per chi delocalizza
Via le baracche, si punta a costruire nuovi strutture
ANTONELLA INCISO
l Un progetto complessivo.
Per riqualificare, per rilanciare, per favorire lo sviluppo. Un
progetto complessivo che tenga
dentro le sollecitazioni degli
amministratori e le esigenze
degli imprenditori.
Il governo regionale punta
sulla valorizzazione di Monticchio laghi. E lo fa con un programma articolato finalizzato
alla riqualificazione complessiva della zona, che ruota
attorno ad un
bonus da erogare a commercianti ed
imprenditori
che delocalizzino le loro attività
nelle
aree che individuerà la Regione.
Diecimila euro per ogni singolo intervento, i fondi che il
governo regionale mette sul
piatto per ogni anno in cui la
misura è prevista (la tempistica, infatti, non è stata ancora
definita, ma sicuramente sarà
superiore al biennio, per favorire il maggior numero di
interventi).
Nello stesso tempo, però, oltre
ai finanziamenti le attività di
Monticchio potranno usufruire
anche di una concessione pluriennale e di premi volumetrici
sui fabbricati.
Il che significa che non
solo gli imprenditori
avranno i soldi, ma nel momento in cui
delocalizzano,
potranno costruire strutture più ampie e su terreni che
diventeranno - per un certo
numero di anni - di loro proprietà. Unica condizione che le
VOLUMI
Previsto anche un
aumento delle volumetrie
dei fabbricati
nuove attività vengano realizzate in aree ben precise, non
eccessivamente lontane dai laghi, ma sicuramente differenti
da quelle dove si trovano attualmente. Alcune di queste sono già state individuate (anche
a causa degli scavi che la Soprintendenza deve effettuare
nella zona), altre lo saranno nei
prossimi mesi, in base al numero di richieste che riceverà
la Regione.
Al di là dei dettagli, in ogni
caso, per Monticchio la svolta
sembra vicina. Dopo anni di
attesa. Certo alcuni particolari
sono ancora allo studio, ma per
rendere più articolato e competitivo il progetto, il governo
regionale ha realizzato un tavolo interdipartimentale (a cui
partecipano anche la Soprintendenza ai beni archeologici e
le amministrazioni comunali
dei paesi coinvolti) che deve
analizzare e risolvere tutti i
problemi burocratici, urbani-
stici e le diverse questioni legate alla gestione. Cominciando
dalla regolamentazione
delle concessioni.
Ad
essere
certi, invece,
fino ad ora sono i finanziamenti: 10 milioni di euro
in tutto. Soldi legati ai fondi
comunitari, soldi che la Regione intende stanziare per accompagnare non solo il pro-
cesso di delocalizzazione ed ammodernamento degli esercizi
commerciali
ma anche progetti di sviluppo
turistico
che tengano
insieme l’Abbadia di San
Michele, i laghi e l’area archeologica
della Badia di Sant’Ippolito. Insomma, tutte le bellezze di un
territorio che dal punto di vista
turistico è di altissimo livello.
L’OBIETTIVO
L’idea è arrivare ad una
riqualificazione
complessiva del territorio
VEDUTA
L’area dei
laghi di
Monticchio
con una
veduta
dell’abbazia di
San Michele
[foto Di Lucchio]
.
I COMMENTI L’OBIETTIVO È METTERE INSIEME LE ENERGIE PER OFFRIRE AI TURISTI LA MIGLIORE OSPITALITÀ
DONATO DI LUCCHIO
l Con il lunedì di Pasqua ai
laghi di Monticchio, ha inizio,
ufficialmente, la stagione turistica. Tutto sembra tornare a
vivere. Nel contesto meraviglioso della foresta di faggi, ontani,
querce, betulle che tornano a
nuova vita, si distingue il perenne verde scuro di radi pacchetti di abeti. Le strutture ricettive che gli operatori turistici hanno cercato di rendere più
godibili e gradevoli ai visitatori,
soprattutto a quelli di ritorno,
impegnati in uno scrupoloso
raffronto fra il passato e il presente.
«Sono già stato alcuni anni fa, qui, ai
laghi di Monticchio
– dice, alla Gazzetta
un anziano visitatore di un centro della
vicina Irpinia - e ricordo di aver fatto
anche una risalita
sul Vulture con la
funivia che non vedo più. Un “volo”
che mi è rimasto
qui, davvero mozzafiato. Questo è un
cambiamento che
non mi aspettavo di
altro vedo che non è
cambiato
quasi
niente, in meglio,
tranne la possibilità, per i miei giovani nipoti, di fare
una sgroppata sui
tandem attorno ai
due laghi». In effetti, ai numerosi turisti presenti
(intorno alle cinquemila presenze) e quelli giunti fin verso le
ore 13, accuratamente ed opportunamente sistemati anche con
l’ausilio delle forze dell’ordine ,
qualcosa in più si sarebbe potuta fare, da parte delle istitu-
Per far decollare l’area e le sue bellezze
nasce l’associazione degli operatori
Scarsa illuminazione e buche: amministrazione sotto accusa
zioni, come una bitumatura delle strade di accesso all’area e di
servizio alla stessa. Gli operatori turistici, in sintesi, hanno
fatto capire e lo si è constatato
ascoltando le varie voci, lamentele e suggerimenti degli interessati. «L’amministrazione co-
munale di Rionero in Vulture –
ha sostenuto l’operatore Francesco Restaino, che ha anche rilevato un netto calo di presenze
rispetto allo scorso anno – ci
ignora completamente, anche
nel non adeguare la pubblica
illuminazione per la fruizione,
PROBLEMI
PRESENZE
Nonostante gli
sforzi, però, i
problemi restano
.
Tra problemi e
difficoltà è, comunque,
boom di presenze
.
.
.
L’AREA L’area
dei laghi di
Monticchio
[foto Di Lucchio]
al meglio, dei vicini ruderi millenari dell’Abbazia di sant’Ippolito». Gli operatori turistici
ce la stanno mettendo tutta per
far decollare definitivamente
l’area craterica di Monticchio.
Non a caso è stata istituita una
nuova associazione fra un gruppo di giovani volenterosi operatori turistici locali. «Siamo
nati da pochi mesi – afferma,
alla Gazzetta, la giovane Maria
Sena Grieco, – c’è sufficiente
aria di fermento, anche perché
nell’associazione, che abbiamo
battezzato “Ninfea”, bellissima
pianta acquatica che abbellisce
la superficie di alcune zone delle acque del Lago Grande, sono entrati la
maggior parte degli
imprenditori locali
e sono interessate,
altresì, le istituzioni ai vari livelli. Siamo fiduciosi e siamo fermamente intenzionati ad offrire al turista la migliore ospitalità e la
miglior offerta culturale con i nostri
musei, come quello
originale della storia naturale del Vulture, e dell’arte del
traforo con la riproduzione di famosi
monumenti e cattedrali cristiane, allocate nell’Abbazia di
san Michele e con le
testimonianze culturali, quale l’area
archeologica dei ruderi della
Badia di sant’Ippolito che la Soprintendenza ha recentemente
vincolato in area più vasta e la
lapide eretta attorno al lago piccolo, nel maggio del 1993 per
celebrare il Bimillenario oraziano»
GENTE
Numerosi i
visitatori nel
week end di
Pasqua [foto Di
Lucchio]
RASSEGNASTAMPA
BASILICATA PRIMO PIANO I III
Martedì 22 aprile 2014
IL PONTE DI PASQUA
L’ARTE CATTURA
Prima della visita agli antichi rioni, per moluna sosta obbligata e gradiPROVA SUPERATA POSITIVAMENTE titavisitatori
al museo Ridola e a Palazzo Lanfranchi
DONATO MASTRANGELO
l MATERA. Musei, chiese e Sassi, oltre agli itinerari dell’habitat
rupestre, presi letteralmente d’assalto nel giorno di Pasquetta. In
migliaia, sin dalle prime ore della
giornata hanno invaso la città per
trascorrervi il lunedì dell’Angelo.
Una prova, quella del ponte pasquale, superata nel complesso positivamente, con la città apparsa
molto più pulita rispetto agli anni
scorsi e con i servizi potenziati.
Tanti gli esercenti aperti e non
soltanto le attività che operano nel
campo della ristorazione ma anche librerie, negozi di abbigliamento oltre alle immancabili botteghe dell’artigianato artistico. È
il segno, probabilmente, che
la comunità ha
acquisito
la
giusta mentalità sotto il profilo dell’accoglienza,
con
l’obiettivo di
soddisfare
quanti visitano la città. In
tanti hanno fatto rotta su quello che un tempo era conosciuto come il
colle del Lapillo per approfittare dell’iniziativa
del Fai, il Fondo Ambiente Italiano per visitare il castello Tramontano. «Ero stato
diverse molte Matera
- afferma l’astrofisico
lucano Lucio Saggese, autore, tra le altre
opere, del libro “Meridiane in Basilicata” - ma non avevo avuto la
fortuna di poter visitare il castello. È stata una piacevole scoperta e
credo che monumenti come il maniero vadano valorizzati, così come tutto il patrimonio della Ba-
IL MANIERO RISCOPERTO
In migliaia hanno approfittato dell’iniziativa del Fai per ammirare il castello
Tramontano, eccezionalmente aperto
Matera presa d’assalto
Più turisti «culturali»
C’è meno «mordi e fuggi» per visitare i Sassi, i musei e le chiese
silicata». Tra le soste d’obbligo per
molti gruppi e comitive di turisti
diretti al Sasso Caveoso la fermata
al museo archeologico nazionale
“Ridola” e a Palazzo Lanfranchi.
Nel più antico museo della Basilicata, alle 16.30 i visitatori erano già oltre un centinaio cifra destinata a salire sino all’orario di
chiusura fissato per le 22. Numeri
significativi anche a Palazzo Lanfranchi, sede del Museo di arte
mediovale e moderna della Basilicata che ospita anche alcuni dipinti di Carlo Levi. In mattinata
erano stati staccati una quarantina di tagliandi di ingresso mentre nel pomeriggio, attorno alle
16.45 avevano visitato la struttura
circa 110 persone. Grande curio-
STORIA E FUTURO
sità hanno suscitato nell’attigua
chiesa del Carmine un manufatto
in cartapesta che rievoca la Festa
in onore di Maria Santissima della Bruna e la Patamacchina, l’opera interattiva costruita con parti
riciclate di oggetti della vita quotidiana, promossa dalla Soprintendenza per i Beni Storici Artistici Etnoantropologici della Basilicata per Matera 2019, ideale
connubio tra tradizioni e radici
storiche e la dimensione futura di
Matera che si esprime anche attraverso nuovi linguaggi e forme
di comunicazione. Non poteva
mancare la fermata a piazzetta Pascoli, con il suggestivo affaccio sui
Sassi. «In visita anche un gruppo
di centauri di Monopoli. «Avevo
lavorato a Matera - dice
Francesco
Persano. È stato un bel ritorno. Un appunto
lo farei sui parcheggi e sui
problemi di accesso alle strutture alberghiere nei Sassi per
via della Ztl.
Forse, come denunciano anche le stesse
strutture sarebbe opportuno potenziare
il trasporto pubblico». Tra le opzioni di
Pasquetta, come evidenzia Paolo Montagna, responsabile
del centro Cea di
Masseria Radogna,
anche le escursioni a
Murgia Timone con
visita alla Madonna delle Tre Croci, alla Madonna delle Tre Porte, a
Falcione e San Vito. «Rispetto agli scorsi scorsi aumenta anche
la durata delle escursioni. Apprezzata l’offerta enogastronomica di
prodotti a chilometro zero».
LA NATURA
Nella chiesa del
Carmine tra cartapesta
e «Patamacchina»
A spasso su Murgia
Timone si allunga la
durata delle escursioni
PATRIMONIO
UNESCO
Comitive di
turisti in visita agli antichi rioni [foto Genovese]
LA SPOSA IN
LAMBRETTA
Un originale
tour nei Sassi nel giorno
delle nozze
[foto Genovese]
CINETURISMO IL GOLGOTA A MURGIA TIMONE, NEL PARCO DELLE CHIESE RUPESTRI
CAPITALI DELLA CULTURA I TURISTI SALENTINI
Gettonatissimi i luoghi
scelti da Pasolini e Gibson
Le location dei film ammirate dai visitatori
Sassi e barocco
questo è il Sud
che non piange
l MATERA. I Sassi, ieri, sono stati invasi
dai turisti. Gettonatissimi i luoghi del
Golgota, a Murgia Timone nel Parco delle
chiese rupestri, dove sono state installate
le croci lignee che hanno contrassegnato la
Passione dei film “Il Vangelo Secondo
Matteo” di Pasolini, e “The Passion” di
Gibson, e le rappresentazioni di “Mater
Sacra”.
La voglia di immortalare luoghi unici al
mondo, patrimonio dell’Unesco, hanno fatto viaggiare immagini su social forum,
foto e videocamere, tra le chiese rupestri, e
musei e case grotte della civiltà contadina
dei rioni Sassi, gli ipogei di piazza Vittorio
Veneto dove sono gli antichi serbatoi d’acqua della città, fino a due presidi aperti del
Fondo Ambiente italia che hanno attirato
visitatori con la voglia di scoprire uno
“spaccato inedito” di una città candidata a
capitale europea della cultura per il 2019.
Si tratta di “Casa Noha”, nella Civita, dove
è possibile effettuare una viaggio virtuale
alla scoperta della storia e dell’arte di
luoghi millenari, e al cinquecentesco ca-
l MATERA. È il volto bello del Mezzogiorno, quello virtuoso che non ha voglia di piangersi addosso
bensì camminare con le proprie gambe. La Puglia,
forse memore di quella che fu la Terra d’Otranto, è da
sempre un bacino turistico di riferimento per Matera. C’è più del fattore che viene definito turismo di
prossimità. Una interazione che ora trova rispondenza anche con la competizione tra la città dei Sassi
e Lecce per il riconoscimento di capitale europea
della Cultura nel 2019. Tanti i turisti salentini che
ieri si sono riversati a Matera. «Abbiamo pernottato
due giorni - afferma Gianluca Lubelli di Lecce,
trovando eccellente il livello di accoglienza. Molto
funzionale per le visite il filmato che viene proposto
a Casa Noha. Credo che Matera sia un bell’esempio
di come si possa promuovere il turismo. La competizione con Lecce? Sarà una bella sfida. Ben vengano, per la crescita del Sud, queste iniziative finalizzate a promuovere la crescita e lo sviluppo del
territorio attraverso l’arte, la storia, i monumenti, le
bellezze dei luoghi». Pugliesi “primi” anche a tavola
come evidenzia il ristoratore Pino Bianchi. «Ma
abbiamo lavorato bene anche con gruppi di americani e tedeschi. Rispetto all’anno scorso ci sono
state più prenotazioni e meno last minute». [d.mas.]
stello “Tramontano” che consente da un
alto poggio di avere una visione d’insieme
dell’habitat rupestre e degli antichi rioni
di tufo.
La presenza di turisti italiani e stranieri, fra di loro molti francesi, tedeschi,
giapponesi, cinesi e spagnoli, è stata favorita dall’aumento delle temperature che
hanno portato al tutto esaurito nelle strutture ricettive. Molto apprezzata la visita al
mercatino delle pulci di piazza Vittorio
Veneto, ai musei del piano (Musma, archeologico “D. Ridola” e di Storia Medievale e moderna dove è ospitata la
mostra sulla cineteca lucana e alla sala
degli stemmi dell’Arcivescovado) e dei
Sassi per il sistema delle chiese rupestri e
della tradizione contadina. Chiuso, a causa di difficoltà economiche, quello del
cinema dell’Associazione Pier Paolo Pasolini.
Tutto esaurito anche nel parco delle
chiese rupestri, presso il Centro di educazione ambientale, dove sono attive una
foresteria e uno spazio camping. Il tour a
Matera, che continua senza sosta, si effettua in prevalenza a piedi ma anche con
minicar elettriche o con ape calessino.
Non sono mancate le curiosità, come una
coppia di giovani materani, che ha deciso
di sposarsi a Pasquetta nella chiesa di San
Francesco d’Assisi, che supplisce alla disponibilità della Cattedrale, chiusa da dieci anni per restauri. Soddisfazione per la
presenza turistica. per gli aspetti organizzativi e per l’efficienza dei servizi è
stata espressa dal sindaco, Salvatore Adduce, che ha visitato i luoghi di maggior
afflusso dei visitatori. Il ponte di Pasqua
ha favorito le gite fuori porta nei centri
della collina e della montagna materana e
della costa jonica, presso villaggi e residence o secondo case, o ai siti archeologici.
SCATTI
SUGGESTIVI
Immortalati
luoghi unici
al mondo
patrimonio
dell’Unesco.
Le immagini
viaggiano
sui social
forum
RASSEGNASTAMPA
IV I BASILICATA PRIMO PIANO
IL LUNEDÌ DELL’ANGELO
LE METE PREFERITE NEL POTENTINO
Martedì 22 aprile 2014
LE METE PREFERITE
Il sole ha favorito le gire fuori porta: dagli
agriturismi ai castelli, dai musei, alle cascate di
San Fele e per chi è rimasto in città niente caffè
Una Pasquetta senza caffè
nel centro storico della città
Ma le enormi panchine di piazza Mario Pagano invitano al sole e al relax
Per il rito della
«tazzulella» al bar i
potentini hanno
dovuto aspettare le 17
LUIGIA IERACE
l Un’altra Pasquetta senza
caffè nel centro storico di Potenza. Del resto non è una novità, per i giorni di festa. Non
c’è da illudersi, sono sempre
molto scarse le possibilità di
trovare un bar aperto durante
le festività per chi sceglie la
passeggiata pomeridiana e
conta nella «tazzulella ‘e cafè»
al bar della piazza.
Per loro, giovani o adulti, anziani o bambini, non è rimasta
che la piazza, bella e soleggiata,
con quelle enormi panchine
per godersi i primi caldi. Insomma, anche questa Pasquetta è andata così, secondo un
copione ormai conosciuto per
una giornata di sole primaverile all’insegna per lo più di gite
fuori porta e di un caffè, naturalmente non prima delle 17
nel cuore del centro storico di
Potenza.
Certamente, la scelta di aprire il centro storico della città,
derogando alla Ztl, in questo
fine settimana, ha visto un
maggior numero di potentini
raggiungere il cuore della città.
E i risultati li hanno visti i
commercianti.
«Abbiamo lavorato bene in
questi giorni», ha commentato
Gabriele, titolare di un bar del
centro. «La mancanza di Ztl si è
avvertita. c’è stata una grande
affluenza sabato e domenica. Il
giorno di Pasquetta, invece, è
andata bene la mattina. Pochi
nel pomeriggio per poi riprendere in serata».
Positivo il bilancio per il Museo nazionale archeologico di
Palazzo Loffredo, aperto per
tutta la giornata anche a Pasquetta e che nella sola giornata di ieri ha visto l’affluenza
di un centinaio di visitatori,
molti dei quali provenienti dalla vicina Puglia e anche qualche straniero.
Porte chiuse invece per il
Museo provinciale e la Pinacoteca. Un patrimonio ormai
chiuso al pubblico nei giorni di
festa. Un peccato per gli amanti
dell’arte e della cultura che in
tempi migliori, per le casse della Provincia, avevano la possibilità di visitare anche il ricco Polo della cultura di rione
Santa Maria.
La bella giornata ha favorito
naturalmente la Pasquetta
all’aria aperta. I potentini, infatti, hanno scelto di trascorrere il Lunedì dell’Angelo
all’insegna della tradizione in
famiglia o con gli amici nelle
campagne dell’hinterland potentino. Preso d’assalto il lago
di Pantano, l’oasi naturale del
Wwf meta gradita per sportivi e
non, per la passeggiata necessaria dopo le grandi abbuffate a
tavola di Pasqua e Pasquetta.
Ma anche Sellata e Rifreddo,
sono state tra le mete preferite
per la gita fuori porta, quella
scampagnata con pranzo e barbecue in mezzo alla natura.
Una piacevole scoperta dei potentini le vicine cascate di San
Fele dove centinaia di turisti
anche di fuori regione hanno
avuto modo di apprezzare un
incantevole scenario naturale.
E per gli appassionati di cavalli, la giornata è stata ideale
per una bella escursione in
mezzo al verde. Ma il fascino
della natura e quello dei motori
spesso si intrecciano. Sono tanti anche i potentini che hanno
optato per una corsa in go-kart.
Letteralmente presa d’assalto
la pista di Tito. E il sole, naturalmente, ha spinto verso la
prima gita al mare, dallo Ionio
al Tirreno. Insomma, una bella
Pasquetta per tutti i gusti, anche per chi è rimasto in città in
un centro storico tutt’altro che
abbandonato, animato dal tradizionale struscio della sera e
dalla felicità dei bambini per
quella piazza Mario Pagano,
trasformata in un inconsueto
campo di calcio notturno illuminato.
PASQUETTA
IN CITTÀ
Il sole ha
favorito le gire
fuori porta.
Tanti turisti alle
cascate di San
Fele, pochi
hanno scelto il
Museo e per
chi è rimasto in
città, inutile la
caccia al caffè.
Bar quasi tutti
chiusi in centro
.
ARTE E CULTURA BOOM DI PRESENZE ANCHE ALLE CASCATE DI SAN FELE E AD ATELLA DOVE SONO STATI TROVATI I FOSSILI DI UN MAMMUT
Un giorno tra i castelli del Vulture
Da Melfi, a Venosa, a Lagopesole per il borgo di Acerenza, tra i cinque più belli d’Italia
ANTONIO PACE
l MELFI. «Con i suoi paesaggi lunari tormentati
dai calanchi, le foreste e le gialle distese di grano,
con il mare che profuma nell'aria anche quando non
si vede, questa «Palestina nel cuore del Mezzogiorno» è una meravigliosa frontiera dove riappropriarsi di pensieri e ritmi naturali». È cosi che il Touring
Club definisce la nostra regione e l’area del Vulture,
soprattutto, che rappresenta per le sue valenze storiche, architettoniche, paesaggistiche e naturalistiche, una realtà territoriale dalla marcata connotazione turistica. I turisti che tradizionalmente, nelle
festività pasquali affollano le località di maggiore
interesse storico, culturale e ambientale non hanno
voluto perdere l’appuntamento con la cultura: si sono riversati numerosi nei luoghi della storia, il Vulture appunto, perché l’area del Vulture è piena di
storia: Melfi, Venosa, Acerenza, Lagopesole, ma anche Atella e San Fele sono i paesi più impregnati di
storia con i loro castelli, con le testimonianze architettoniche che si sono concretizzati in itinerari
turistici tematici di grande suggestione. Durante le
festività pasquali, le mete più visitate sono state il
museo archeologico di Melfi, ubicato all'interno del
castello normanno-svevo, in cui è presente l'importante documentazione archeologica rinvenuta nel
comprensorio del Vulture. Si tratta, in primo luogo,
di corredi funerari di VII-III secolo a.C., caratterizzati, per le fasi più antiche, da raffinate ceramiche
daunie a decorazione geometrica, da armature in
bronzo, da preziosi ornamenti in argento, oro e ambra e da vasi in bronzo di produzione sia greca che
etrusca. In una torre del Castello è esposto uno
straordinario sarcofago in marmo del II secolo d.C.
con decorazione a rilievo, riferibile a botteghe dell'Asia minore. Sul coperchio è raffigurata la defunta
«dormiente». Anche Venosa è stata interessata da
una massa di visitatori che hanno invaso il complesso della SS Trinità (riconosciuto monumento
nazionale dal 1897), costruito dove, in tempi remoti,
CASTELLI Il maniero di Federico II di Melfi è stato uno dei luoghi preferiti per la Pasquetta
esisteva un tempio pagano. Il complesso della Santissima Trinità è un'attrazione che comprende due
chiese: la chiesa antica (o chiesa vecchia) che risale
all'epoca paleocristiana, sebbene, in seguito, fu modificata e restaurata dai Longobardi e dai Normanni
e la chiesa nuova (o chiesa incompiuta) che fu iniziata tra l'XI e il XII secolo per ampliare quella antica, sfruttando i materiali sottratti all'anfiteatro romano, ma la sua edificazione non fu mai portata a
termine. Inoltre sono presenti il Castello Del Balzo,
la casa di Orazio e le catacombe ebraiche. A Lagopesole, dove si trova il più grande castello fatto
costruire da Federico II, il flusso turistico nel giorno
pasquetta era partito sottotono, ma poi nel pomeriggio, aiutato della temperature primaverili, si è
intensificato fino a raggiungere cifri accettabili. Un
vero e proprio boom di presenze turistiche si sono
registrate alle cascate di San Fele e nella zona del
cimitero di Atella dove sono stati scoperti reperti
che testimoniano la presenza di insediamenti preistorici sul territorio. Da menzionare è il fossile di un
mammut vissuto probabilmente tra i 650.000 e i
550.000 anni fa. Ad Acerenza, i turisti hanno invaso
la cittadina sin dalle prime ore per visitare il borgo e
la sua Cattedrale ricca di storia. Dedicata a Santa
Maria Assunta e a San Canio Vescovo, la Cattedrale
fu costruita alle origini della diffusione del culto
cristiano in Basilicata grazie al soggiorno proprio di
San Pietro, facendosi spazio su di un’antica chiesa
paleocristiana dedicata al pagano Ercole Acheruntino. Nei giorni scorsi si è classificata tra i primi
cinque nel concorso della Rai3 «Il Borgo più bello
d’Italia» durante lo speciale de «Alla Falde del Kilimangiaro» condotto da Licia Colò.
RASSEGNASTAMPA
BASILICATA PRIMO PIANO I V
Martedì 22 aprile 2014
ANDAMENTO TURISTICO
In base ai sistemi di prenotazione on
line, riempito solo il 61% delle camere
disponibili, l’altro 39% rimasto vuoto
DAL POLLINO AL SIRINO
Il Paco stenta a decollare, strutture
mezze vuote. È record per il turismo
bianco. Tanta neve e ancora si va a sciare
Austriaci e tedeschi
scoprono Maratea
I turisti stranieri salvano la stagione. Presenze in calo
VERDE
E NEVE
Dall’incantevole scenario
delle cascate
di San Fele al
monte Sirino
innevato. I
bellissimi
contrasti di
una Basilicata
ancora tutta
da scoprire
.
VIGGIANELLO GLI OPERATORI: «UN ATTRATTORE INTERNAZIONALE CHE VA SOSTENUTO DALLA REGIONE»
Pernottamenti in calo
ma il Pollino attira i turisti
l VIGGIANELLO. Lunedi dell’Angelo sul
Pollino, un grande classico che però negli ultimi tempi non fa grandi numeri ( almeno nei
paesi del versante lucano), nonostante i tentativi di rilancio. Certo ci sono le eccezioni.
Soprattutto i Bed & Breakfast e gli agriturismo
che tengono grazie anche ai prezzi più abbordabili per le tasche dei visitatori. Le grandi
strutture, invece, risentono del contesto. Non
solo devono tener conto di prenotazioni in
netto calo rispetto al passato, ma a questo deve
aggiungersi il cambiamento delle abitudini
del turista.Se prima la prenotazione tipica di
Pasqua riguardava le tre notti, con il soggiorno che iniziava venerdì e terminava lunedì, di
questi tempi sempre più spesso si scende a uno
o al massimo due pernottamenti. A sentire gli
operatori turistici la colpa è della crisi che si fa
sentire soprattutto sulle famiglie. E quando
viene meno la famiglia la situazione precipita.
Indicativa a tal proposito è la testimonianza di
Luigi Sassone, gestore di uno dei ristoranti più
noti di Viggianello: il «Cantuccio». «Abbiamo
registrato un calo del 50 per cento rispetto alla
Pasquetta dell’anno scorso – dice -. Da qui a
qualche anno se non si inverte la situazione il
turismo rischia di finire». Quella descritta da
Sassone è una situazione condivisa dai suoi
colleghi. Marco Fiore, ad esempio, che gesti-
sce, insieme con il fratello, l’hotel ristorante il
Boschetto va subito al cuore del problema:
«Per quanto mi riguarda arriva poca richiesta.
La situazione non è delle migliori. Speriamo
che il futuro sia più roseo». Pietro Cavaliere
del «Miramonti» di Rotonda: «La situazione è
preoccupante», dice sottolineando il fatto che
«negli altri anni a Pasqua riempivamo la struttura. Quest’anno, invece, le cose sono andate
diversamente anche rispetto al 2012 che è stato
un anno dove alla crisi si è aggiunta anche la
paura del terremoto». Meno drammatica, invece, la situazione descritta da Alfonso Managò, gestore di uno degli alberghi più grandi
della zona: il «Parco Hotel Pollino»: «Non ci
possiamo lamentare – dice – non abbiamo fatto
registrare il tutto esaurito ma nel complesso il
trend è positivo. Quello che serve, a mio avviso,
è che le istituzioni regionali accompagnino di
più il processo che porta a fare del Pollino un
attrattore turistico dal respiro internazionale.
A volte ho l’impressione come se non ci fosse la
voglia di farlo riprendere». Buona la situazione descritta anche da Carmine Orofino,
titolare dell’hotel «Paradiso» a San Severino
Lucano: «Per quanto mi riguarda siamo andati anche meglio rispetto all’anno scorso. Sia
a Pasqua sia a Pasquetta abbiamo fatto re[p.perc.]
gistrare il pienone».
PINO PERCIANTE
l MARATEA. Pasqua e Pasquetta in chiaroscuro per la
Maratea del turismo. I visitatori
sono arrivati, come ormai accade da anni, ma non parlano
italiano. O almeno non quelli
che potrebbero fare la differenza
tra una stagione in negativo e
una che almeno pareggia rispetto al 2013. Sono per lo più stranieri. «Austriaci e tedeschi in
testa», dice Carmine Esposito,
presidente del consorzio turistico Maratea che parla di una sostanziale tenuta nel movimento
turistico della «perla del Tirreno».
«Malgrado la crisi e il cattivo
tempo che ha causato non poche
disdette – dice Esposito – abbiamo retto. Gli arrivi sono sicuramente diminuiti, ma rispetto
all’anno scorso siamo più o meno in linea». Grazie agli stranieri. Sono loro in questi tempi
di crisi l'ancora di salvezze delle
imprese e dei servizi che a Maratea vivono di turismo. Gli italiani invece latitano.
«Il mercato italiano è in sofferenza - spiega Esposito - mentre la presenza straniera è soddisfacente e compensa il crollo
degli italiani». Tuttavia, nel
complesso il risultato non è esaltante. Gli alberghi non si sono
riempiti. «Le cose non stanno
andando bene, c’è poca gente –
dice Biagio Salerno, titolare
dell’hotel La Tana a Castrocucco -. Un po’ la colpa è del maltempo ma ho fatto una ricognizione tra alcuni alberghi sul territorio nazionale e la situazione
è difficile dappertutto. Sia gli
arrivi sia le presenze sono in
calo praticamente ovunque».
Per quanto riguarda Maratea,
secondo alcuni sistemi di prenotazione on line, avrebbe riempito solo il 61 per cento delle
camere disponibili, l’altro 39 per
cento di stanze sarebbe rimasto
vuoto. «C’erano posti in tutti gli
alberghi – dice Salerno - per non
parlare degli appartamenti:
chiusi a doppia mandata. Gli arrivi sono sicuramente in calo,
ma non è una novità. Lo ha detto
anche Unioncamere Basilicata
e non può dipendere solo dalla
chiusura per lavori di qualche
struttura. Secondo me abbiamo
fatto registrare un calo del 30
per cento».
I motivi sono tanti. Secondo
gli albergatori, la pioggia e il
freddo hanno giocato a sfavore,
ma più di tutto sta pesando la
ricaduta della lunga crisi economica. Che cambia anche il
modo diviaggiare dei turisti:
«Negli anni passati – dice Salerno – la prenotazione tipica di
Pasqua riguardava le tre notti,
con il soggiorno che iniziava venerdì e terminava lunedì. Ora
sempre più spesso si scende a
uno o al massimo due pernottamenti. Così come sono in aumento i clienti che chiedono ulteriori sconti su tariffe già ribassate Gli italiani – continua
Salerno – comprensibilmente
hanno accorciato di molto le vacanze. Si fermano solo per pochi
giorni. L’aumento di tedeschi e
MONTE SIRINO
Si continua a sciare
sui monti lucani
coperti da 40
centimetri di neve a
valle e 2 metri in
quota a 2.000 metri di
altezza. Una
Pasquetta all’insegna
degli sport invernali
sul Sirino, soprattutto
per turisti calabresi e
campani
austriaci l’ho percepito, noi abbiamo ospitato anche una comitiva di olandesi. Ma facciamo
fatica con i prezzi: ci prendono
un po’ per la gola. Le nostre
spiagge sono fra le più economiche, eppure non basta. C’è crisi vera. C’è paura di spendere».
E le vacanze degli italiani? A
casa o in un Bed&breakfast e se
a Maratea il saldo totale è sostanzialmente in linea con quello dell’anno scorso lo si deve agli
stranieri. Nonostante la crisi
economica perdurante e le note
criticità climatiche del mese di
aprile, il turismo ha retto grazie
ancora una volta al contributo
degli stranieri: Austria e Germania in testa. Continua, però,
il trend negativo per le presenze
che si riflette sulla redditività
delle strutture. Male gli italiani
(soprattutto alla voce arrivi), bene gli stranieri (sia arrivi sia
presenze). Ci stiamo quindi avviando verso una stagione difficile che deve fare i conti non
solo con la situazione economica e climatica, ma che pare aver
assunto cambiamenti ormai
strutturali della domanda. «Non
vado molto d’accordo con le statistiche – spiega Salerno – ma
posso confermare che è un momento difficile per varie ragioni. Dal punto di vista meteorologico, il week end di Pasqua è
da dimenticare, speriamo di recuperare con i ponti del 25 aprile
e del primo maggio».
Turismo bianco
Sirino da record
tanta la neve
Fa un effetto un po’
strano di questi tempi ma in
montagna si può ancora
sciare. In particolare sul Sirino, dove ci sono ancora
40 centimetri di coltre bianca a valle e 2 metri in quota
(2000 metri). Un evento eccezionale che ha spinto i
gestori della stazione di
sport invernali a tenere
aperta la seggiovia nel giorno di Pasquetta. Così sono
stati molti gli amanti dello
sci (provenienti soprattutto
da Calabria e Campania)
che ieri si sono recati sulle
piste del Sirino per godere
della neve ancora bella e
abbondante , con piste
aperte e ancora tanto divertimento, anche in una Pasqua «alta» come quella di
quest’anno. Il record di neve spetta al Sirino. Nessun
altra località del sud Italia è
stata innevata come quella
di Lagonegro. La primavera
meteorologica è iniziata ormai da un mese ma è solo
un riferimento statistico per
il Sirino. «La stagione è andata benissimo e si sta concludendo ancora meglio»,
ha detto Fabio Limongi,
maestro della scuola di sci
[p.perc.]
“Monte Sirino”.
RASSEGNASTAMPA
VI I POTENZA CITTÀ
Martedì 22 aprile 2014
CENTRO STORICO
FINANZIAMENTI
Sfumati i fondi regionali il Comune tenterà
in extremis di convertire un mutuo
della Cassa Depositi e Prestiti
SPAZI PEDONALI IN CITTÀ
Piazza Sedile, persi i fondi
Dieci anni di annunci e nessuna riqualificazione davanti al Comune
GIOVANNA LAGUARDIA
l Il cartello che annuncia l’imminente avvio del cantiere c’è ancora. I
finanziamenti no. È il paradosso della
centralissima piazza Matteotti, a Potenza. Dal Comune di Potenza, infatti,
confermano che è sfumato il finanziamento regionale di 250mila euro con
il quale si sarebbe dovuto mettere a
punto un progetto risalente all’or mai
lontano 2006 all’interno di un piano di
finanziamento datato 2003.
L’opera prevedeva all’inizio un finanziamento di 70 mila euro. Spulciando nell’archivio della Gazzetta scopriamo che erano addirittura stati
affidati i lavori e che si prevedeva di
terminarli entro il 2007. Nel 2009, però,
di quel progetto di riqualificazione
illustrato dal cartello posto sul marciapiede, non c’era ancora nessuna
traccia. Il finanziamento, poi, è stato
riconvertito ed è lievitato fino a 250
mila euro di fondi regionali. Soldi che
sarebbero dovuti servire al rifacimento della pavimentazione dal palazzo del
comune fino all’incrocio con via Pretoria, con basolato e cubetti di porfido
(in parte ancora presenti sotto l’asfalto). Il Comune stava valutando anche
la possibilità di chiedere a Bankitalia
la disponibilità del piccolo giardino
che affaccia sulla piazza e di sostituire
con una costruzione più elegante il
chiosco dell’edicola all’angolo di via
Pretoria. Il progetto, però, avrebbe
dovuto essere approvato e rendicontato entro gennaio di quest’anno. Cosa
che non è accaduta, di conseguenza la
possibilità di vedere un a piazza Matteotti ristrutturata, come è successo,
invece, per piazza Prefettura, per il
momento svanisce. A settembre del
2013, in una intervista rilasciata alla
Gazzetta, l’allora assessore ai lavori
pubblici (oggi sindaco), Pietro Campagna, dichiarava: «I tempi sono molto
ristretti - conclude Campagna - comunque sono fiducioso che, sulla base
di elementi concreti, sia anche possibile ottenere una proroga». Questo
le altre notizie
SINDACATI
I pensionati lucani
si mobilitano
n Si terrà domani, a partire dalle
10.30, presso la sede dello Spi Cgil
Basilicata, in via Bertazzoni a
Potenza, la conferenza stampa di
presentazione della di mobilitazione unitaria di Spi Cgil, Fnp Cisl, Uilp Uil dal titolo: «Caro Matteo», in cui i sindacati dei pensionati chiedono al premier delle risposte su lavoro, sviluppo, occupazione; tutela del reddito; welfare pubblico e solidale; legge sulla
non autosufficienza; lotta agli
sprechi; riduzione delle tasse ai
pensionati. Nel corso dell’incontro verranno anche presentate le
proposte unitarie con particolare riferimento anche alla situazione locale dei pensionati. In Basilicata i pensionati sono circa
160mila. Di questi, quasi la metà
percepisce una pensione da fame
pari a 500 euro mensili, mentre
l’80% non supera i 1.000 euro
mensili. I pensionati lucani, conti alla mano, sono quelli che prendono l’assegno più leggero d’Italia. In media incassano 632 euro,
mentre la media nazionale si attesta attorno ai 778 euro.
TERZA ETÀ
Viaggi per cure termali
le domande al Comune
non è accaduto e, sul filo di lana, ci si
sono messe pure le vicende giudiziare
di alcuni dirigenti comunali e imprenditori potentini a rallentare il
progetto. Che comunque, giova ricordare, risale a ben otto anni fa ed
avrebbe avuto tutto il tempo di essere
avviato e terminato prima di questo
intoppo.
Ma che fine hanno fatto i soldi del
finanziamento? Lo abbiamo chiesto al
sindaco Pietro Campagna. «Bisognerà
chiarire - ha detto Campagna - se quei
finanziamenti sono ancora disponibili
per altri progetti, anche suddividendoli in più “pacchetti”, come del resto
era stato già immaginato». E per quanto riguarda piazza Matteotti? «Il progetto c’è ed è definitivo ma non ancora
approvato e reso esecutivo - l’obiettivo
è quello di approvare a breve il progetto in Giunta per poi fare una richiesta alla Cassa Depositi e Prestiti
per poter riconvertire un vecchio mutuo sulla riqualificazione di piazza
Matteotti».
PROGETTO
A sinistra il
tabellone che
campeggia
ancora in
piazza e che
indica il
progetto sulla
riqualificazione della
stessa piazza.
Lavori che
non ci
saranno più
.
n Si rinnova l’appuntamento con i
viaggi per le cure termali. Gli
stabilimenti di Contursi Terme,
Latronico e Rapolla hanno proposto alla Unità di Direzione Servizi Sociali del Comune di Potenza un servizio rivolto alla cura e
alla salute della Terza età. Il progetto delle cure termali prevede i
servizi aggiuntivi quali viaggio
di andata e ritorno completamente gratuito nei periodi prescelti da maggio a ottobre per
gruppi di 50 unità; assistenza
medica durante l’intero orario
di svolgimento delle cure; visita
medica specialistica gratuita
circa la patologia oggetto di cura; sconto del 50% sull’eventuale
secondo ciclo di cura a pagamento. I modelli per la richiesta del
servizio «Cure Termali» possono essere ritirati presso l’Ufficio
Cortesia dell’Unità di Direzione
Servizi Sociali in via Lacava, a
Potenza, tel. 0971/415541/2 e dovranno pervenire entro il 14
maggio completi di copia della
prescrizione medica.
GLI EVENTI COLLATERALI ALLA PARATA E ALLA PROCESSIONE. IL CARTELLONE ORGANIZZATO PER IL TERZO ANNO CONSECUTIVO DA «IO POTENTINO»
La festa di San Gerardo a Potenza
sarà all’insegna della solidarietà
l È scattato il conto alla rovescia per la festa di San Gerardo, patrono di Potenza. Accanto al momento clou
dell’evento, la Parata dei turchi
del 29 e la processione del giorno dopo, in questi ultimi anni si
è sviluppato un cartellone di
iniziative che contribuisce ad
arricchire la festa stessa.
L’associazione Io Potentino
punta a creare momenti di aggregazione finalizzati alla solidarietà. Con questo spirito si
conferma per il terzo anno consecutivo «Benvenuto Mi Frà»
(Bmf). Si tratta di un progetto
finalizzato all’acquisto di beni
di prima necessità (latte, biscotti, scatolame) da donare, il 30
maggio, agli extracomunitari
che affollano il centro storico
nei giorni a ridosso della festa.
Ma quest'anno, visto il sempre
crescente numero di concittadini che vivono situazioni poco
favorevoli non sarà iniziativa
dedicata solo agli extracomunitari. Bmf amplierà il suo rag-
gio d'azione sostenendo, seppur
simbolicamente, le famiglie potentine in difficoltà donando loro pasta e sugo da consumare il
giorno 30 maggio.
Per finanziare questa iniziativa, l'associazione Io Potentino
ha pensato a due modalità di
sostegno aperte a tutti: #bmftestimonial - versando una quota
di 2 euro chiunque ed in qualsiasi momento potrà essere
protagonista di una foto-ritratto con il logo Bmf. Tutte le foto
entreranno a far parte del «muro dell' accoglienza» che darà il
benvenuto ai fratelli extracomunitari al loro arrivo in città;
#bmfvideotestimonial- il giorno 7 maggio, presso il teatro
Stabile, previo versamento di 3
euro, tutti potranno entrare a
far parte del video ufficiale dell'iniziativa che verrà poi successivamente diffuso in rete.
In entrambi i casi l'intero ricavato verrà devoluto a favore
dell' iniziativa.
La partecipazione sarà aper-
IMPEGNO
I ragazzi
dell’associazione «Io
Potentino»
partecipano
attivamente
anche
alla Parata
dei turchi
.
ta a tutti: associazioni, gruppi,
compagnie teatrali, scuole di
ballo, artisti di ogni genere, figure pubbliche e politiche variegate. L' associazione, inoltre,
fino al 7 maggio, raccoglierà le
adesioni di coloro i quali vorranno collaborare volontariamente all' iniziativa attraverso i
canali di comunicazione associativi (Facebook, Twitter, Po-
sta elettronica) e si è fatta promotrice di una raccolta straordinaria di generi alimentari
che avrà luogo il giorno 24 maggio.
Sempre l’associazione Io Potentino, come ogni anno, ha rinnovato l’appuntamento con
l’iniziativa della vendita di magliette appositamente create da
indossare nei giorni dei festeg-
giamenti in onore del santo patrono. Anche in questo caso c’è
un obiettivo di solidarietà: i
proventi ricavati dalla vendita
delle magliette, prenotabili fino
al 9 maggio sui canali social
dell’associazione e sul sito internet, saranno utilizzati per
l’acquisto di un service audio
da donare al Centro Socio Educativo Diurno–Rotary situato a
Rione Bucaletto e dedicato a
persone con disabilità. Due i
modelli tra i quali poter scegliere: versione verde con stampa vintage oppure modello
«Walt» di colore grigio la cui
stampa richiama il font Walt
Disney. Entrambi saranno disponibili per uomo, donna e
bambino ed avranno un costo
di 10 euro.
RASSEGNASTAMPA
POTENZA CITTÀ I VII
Martedì 22 aprile 2014
POLITICA
IL VOTO NEI COMUNI
I democrat, però, restano divisi in molti
55 comuni lucani dove si voterà per
VERSO LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE dei
rinnovare i municipi il 25 maggio prossimo
Centrosinistra, Luongo
ricompatta la coalizione
Il dirigente lavora a una mediazione per evitare la frattura
ANTONELLA INCISO
l La presentazione delle liste si avvicina a grandi passi, ma più passano le
ore, più si avverte la necessità di saldare
il fronte della coalizione. I democrat ne
sono consapevoli e per questo, di fronte
alla tachicardia provocata dalle divisioni sulle primarie nella città capoluogo tra i partiti della coalizione, fanno
scendere in campo il «padre del Centrosinistra»: Antonio Luongo, l’uomo
delle mediazioni impossibili, l’uomo capace di tenere insieme le diverse anime
tra e fuori i dem. È lui che - proprio nel
week end di Pasqua - riesce a disinnescare l’allarmante reazione a catena
che rischiava di far saltare in aria il
Centrosinistra sulle elezioni a Potenza.
Un pericolo che stava maturando con
una spaccatura e con la possibilità di
nuove ed imprevedibili alleanze delle
anime dem e dei minori. Di fronte a
questo scenario lui, che è considerato
uno dei leader storici del Pd lucano,
prova un’ultima vorticosa mediazione
prima degli apparentamenti con il candidato sindaco e prima della presentazione delle liste. Il risultato è una
triangolazione che riesce a tenere insieme i rigidi paletti di chi vuole il
rinnovamento e le richieste sulle metodologie utilizzate, e che porta anche il
partito socialista a sedersi al tavolo della
coalizione che sostiene come candidato
sindaco Luigi Petrone.
Tra incontri, riunioni e contatti telefonici, dunque, Luongo consente al
Centrosinistra di firmare una tregua e
di superare le posizioni bloccate dentro
il Pd e con i partiti minori. Con Petrone,
dunque, ci sarà l’alleanza quasi al completo. Tutti i partiti che l’hanno composta sino a poco meno di un mese fa, ad
eccezione dell’Italia dei Valori e di Realtà Italia che, invece, hanno partecipato
I COMUNI AL VOTO
IN BASILICATA
MATERA 13 Comuni
ELET(abitanti*)
TORI
COMUNE
ELEZIONI
SINDACI
USCENTI
Sindaco
uscente
Nicola Buonanova
Lista Civica
Calciano (796)
Salvatore Auletta
Lista Civica
Cirigliano (361)
Tommaso Antonio Romeo
Lista Civica
Craco (766)
Giuseppe Lacicerchia
Lista Civica
Garaguso (1.134)
Rocco Costanzo
Lista Civica
Gorgoglione (1.053)
Giuseppe Filippo
Miglionico (2.543)
Angelo Buono
Nova Siri (6.596)
Giuseppe Santarcangelo
Pomarico (4.238)
Giuseppe Casolaro
Rotondella (2.707)
Vincenzo Francomano
Accettura (1.980)
Bernalda** (12.264)
Sul tavolo ora la scelta tra la
continuità con i progetti della vecchia
amministrazione e i programmi nuovi
La «vera partita» per la tenuta del
Centrosinistra si giocherà lì: di fronte al
bivio tra la continuità dei progetti por-
CENTROSINISTRA IL CANDIDATO SINDACO RISPONDE A POLESE
CENTRODESTRA INTESA TRA TADDEI, MANCUSI, MOLLICA E GALIZIA
Petrone accoglie l’appello Ncd e Udc con una lista
di Potenza Democratica e lo stesso simbolo
«Sia vero rinnovamento» «Avanti con Cannizzaro»
l Sì all’apertura verso le nuove generazioni e al rinnovamento delle classi dirigenti che dovranno guidare gli
organi consiliari e di governo della città. Il candidato sindaco
del centrosinistra, Luigi Petrone, s’inserisce nel solco tracciato da «Potenza Democratica», lista in cui c’è una significativa presenza di giovani, espressione dell'associazionismo potentino e della società civile cittadina. Durante la
presentazione della lista è stato sottolineata la necessità di un
profondo rinnovamento, necessità condivisa da Petrone a cui
va l’appoggio di «Potenza Democratica», così come annunciato da Mario Polese. Petrone commenta così: «È un’esigenza - dice - da me stesso auspicata, che caratterizzerà la mia
lista e già raccolta dall'intera coalizione che su tale tema ha
concretamente messo in campo significative azioni, come
emerso nelle prime presentazioni di candidature. In merito
agli spunti programmatici - prosegue Petrone - condivido la
necessità di favorire la rivitalizzazione del centro storico
anche attraverso una positiva interazione con l'Universita,
nonché l'opportunità di valorizzare la presenza di un'eccellenza quale è l'ospedale San Carlo. La mobilità, inoltre,
rappresenta un settore strategico su cui puntare anche per
meglio rafforzare le relazioni tra l'area urbana e quelle
periferiche e rurali da mettere al centro dei progetti di
sviluppo. Sempre più importante infine, per il futuro di
Potenza mantenere un proficuo rapporto con l'ente Regione,
il cui programma, anche in vista del prossimo utilizzo dei
nuovi fondi europei - conclude Petrone - molto opportunamente guarda allo sviluppo ed al nuovo ruolo delle aree
urbane».
l Una lista unica con il simbolo che ricalca esattamente
quello già presentato alle elezioni europee (Nuovo centrodestra,
Alfano, Scudo crociato). Il coordinatore regionale del Ncd, Taddei, e i responsabili dell’Udc, Mancusi, Mollica e Galizia hanno
raggiunto un accordo per andare insieme alle elezioni per il
rinnovo del consiglio comunale e del sindaco di Potenza. In
questo modo - hanno spiegato - si va avanti nel percorso politico
di unificazione dell’area moderata, cristiana, riformista e liberale del nostro Paese, avviato, in sede nazionale. Condividiamo, fino in fondo, le ragioni, una sua pratica applicazione».
Nel ribadire, dunque, che ci sarà un’unica lista con lo stesso
simbolo, Taddei, Mancusi, Mollica e Galizia hanno stabilito di
collegare la lista al candidato sindaco Michele Cannizzaro,
«affermato e stimato professionista espressione della società
civile, condividendone il suo programma amministrativo. Ci
auguriamo – hanno concluso gli esponenti di Ncd e Udc – che
altre forte politiche del centrodestra convergano su tale candidatura con l’obiettivo di costituire un’aggregazione ancora
più forte ed ancora più credibile, in modo tale da determinare
una svolta nella gestione dell’amministrazione comunale, fino
ad oggi fortemente deludente e con risultati estremamente
negativi per l’intera comunità». Soddisfatto il capogruppo regionale di Forza Italia, Michele Napoli: «La candidatura di
Cannizzaro si rafforza non solo per l’adesione di nuovi partiti del
centrodestra che hanno condiviso la scelta e il percorso politico
di rinnovamento di Forza Italia ma per i crescenti consensi ed
incoraggiamenti che provengono da ampi settori della società
civile che hanno colto la proposta di reale cambiamento da
realizzare oltre il tradizionale schieramento del centrodestra».
Lista Civica
Cen. Sin.(L.C.)
Lista Civica
Lista Civicaocratico
POTENZA 42 Comuni
IL BIVIO
Lista Civica
Gennaro Olivieri
ELET(abitanti*)
TORI
COMUNE
tati avanti dall’amministrazione Santarsiero e il rinnovamento con una
nuova programmazione che tenga conto
delle sollecitazioni che vengono da più
parti.
Insomma, nonostante l’acqua buttata
sul fuoco, per il Potenza ed il Centrosinistra quelle in corso sono ore
cruciali. E lo sono anche per i 55 comuni
dove si voterà per rinnovare i consigli
comunali. Tredici nel Materano e quarantadue nel Potentino dove a farla da
padrone, in molti casi, sono state le
tensioni tra i democrat che, se da un
lato, incasellano la maggior parte dei
candidati sindaci (tra conferme e new
entry), dall’altro, in diversi comuni,
sono divisi. Tanto divisi da dover presentare liste civiche.
Lista Civica
Cen. Sin.(L.C.)
S. Giorgio Lucano (1.290) Franco Cirigliano
Valsinni (1.634)
alle primarie dell’Altro Centrosinistra.
I «nodi», però, non sono completamente sciolti. Da mettere a fuoco resta il
tema più delicato. Non quello sui nomi,
ma quello sui programmi.
Coalizione
GIUNTE
SINDACI
USCENTI
Sindaco
uscente
Coalizione
GIUNTE
Acerenza (2.553)
Rossella Quinto
Anzi (1.765)
Giovanni Petruzzi
Armento (679)
Franco Curto
Banzi (1.406)
Nicola Vertone
Barile (2.905)
Giuseppe Mecca
Lista Civica
Brienza (4.082)
Pasquale Scelzo
Lista Civica
Brindisi Montagna (925)
Nicola Allegretti
Lista Civica
Calvera (430)
Giuseppe Libertella
Lista Civica
Castelmezzano (852)
Domenico Antonio Cavuoti
Lista Civica
Chiaromonte (1.954)
Antonio Vozzi
Lista Civica
Gallicchio (894)
Pasquale Sinisgalli
Lista Civica
Grumento Nova (1.704)
Vincenzo Vertunni
Lista Civica
Guardia Perticara (580)
Massimo Caporeale
Lista Civica
Laurenzana (1.944)
Domenico Giovanni Urga
Lista Civica
Maratea (5.150)
Mario Di Trani
Lista Civica
Marsicovetere (5.341)
Sergio Claudio Cantiani
Lista Civica
Missanello (548)
Senatro Vivoli
Montemurro (1.312)
Mario Di Sanzo
Partito Democratico
Muro Lucano (5.568)
Gerardo Mariani
Lista Civica
Nemoli (1.512)
Antonio Filardi
Lista Civica
Noepoli (974)
Domenico Esposito
Lista Civica
Pescopagano (2.022)
Giuseppe Araneo
Picerno (6.080)
Valeria Russillo
Il Popolo della Libertà
Pietragalla (4.267)
Rocco Iacovera
Partito Democratico
POTENZA (66.777)
Vito Santarsiero
Cen. Sin.(L.C.)
Rapone (1.013)
Felicetta Lorenzo
Rivello (2.843)
Antonio Manfredelli
Roccanova (1.644)
Giulio Emanuele
Rotonda (3.519)
Giovanni Pandolfi
Lista Civica
S. Chirico Nuovo (1.475)
Vincenzo Baldassarre
Lista Civica
S. Paolo Albanese (306)
Anna Santamaria
Lista Civica
S. Severino Lucano (1.667)
Saverio Carmine De Stefano
Lista Civica
S. Angelo Le Fratte (1.457)
Michele Laurino
Lista Civica
Satriano di Luc. (2.406)
Michele Miglionico
Lista Civica
Lista Civica
Partito Democratico
Lista Civica
Cen. Sin.(L.C.)
Lista Civica
Lista Civica
Lista Civica
Lista Civica
Partito Democratico
S. Fele (3.168)
Savoia di Lucania (1.148) Felice Cavallo
Lista Civica
Spinoso (1.555)
Lista Civica
Pasquale De Luise
Terranova di Pollino (1.324) Vincenzo Golia
Lista Civica
Tito (7.172)
Pasquale Eduardo Scavone
Lista Civica
Trivigno (714)
Michele Carmelo Marino
Lista Civica
Venosa (12.167)
Viggiano (3.122)
Giuseppe Alberti
*Censimento 2011 - ** Comune a elezioni anticipate
Partito Democratico
RASSEGNASTAMPA
VIII I POTENZA PROVINCIA
Martedì 22 aprile 2014
LAURIA L’ANAS HA AGGIUDICATO L’APPALTO, PER 4,8 MILIONI DI EURO, PER IL COLLEGAMENTO CON IL CENTRO ABITATO
La bretella con la «585» si farà
Un’attesa durata trent’anni
La soddisfazione delle popolazioni locali dopo anni di lotta
ATTESA
FINITA
Dopo 30 anni
finalmente il
collegamento
tra la
Fondovalle
«585» e
l’abitato
di Lauria
si farà.
L’Anas ha
aggiudicato
l’appalto
ANTONIO MASSARO
l Trent’anni di attesa non sono pochi. Ma
finalmente ci siamo. L’Anas ha aggiudicato l’appalto per il completamento della bretella di
collegamento tra la statale «585», Fondovalle del
Noce, e l’abitato di Lauria.
Un lasso di tempo enorme contraddistino da
promesse, manifestazioni, proteste della popolazione e del Comitato pro-bretella. Ora sembra
che non ci siano più ostacoli. L’importo per la
realizzazione dell’arteria è di oltre 4,8 milioni di
euro. L’opera rientra nell’Accordo di programma quadro per la Regione Basilicata stipulato a
Roma lo scorso 2 aprile tra il Ministero delle
Infrastrutture e dei Trasporti, il Dipartimento
per lo Sviluppo Economico, la Regione Basilicata e l'Anas, in attuazione del Piano Nazionale
per il Sud, che prevede un investimento complessivo di circa 400 milioni di euro.
Il nuovo tracciato stradale avrà uno sviluppo
di 3,5 chilometri. Le opere principali previste
riguardano la stabilizzazione di movimenti franosi, il completamento di gabbionate, cordoli,
zanelle, rivestimenti, la realizzazione di parte
della sovrastruttura stradale, segnaletica orizzontale e verticale, completamento dell’impianto di illuminazione, barriere e reti di protezione
laterale e giunti in corrispondenza delle opere
d’arte.
I lavori sono stati aggiudicati all’impresa Ati.
Lavori e Costruzione Di Giorgi, Del Prete di
Alcamo in provincia di Trapani.
L'esito di gara sarà pubblicato nei prossimi
giorni sulla Gazzetta Ufficiale.
Ricostruendo la storia l’opera tanto attesa
dalle popolazioni locali fu cantierizzata per la
prima volta, come detto, la bellezza di trent’anni
fa. Si tratta della bretella che collega l’abitato di
Lauria alla Fondovalle. Negli utlimi tempi è
stata pressante la pressante richiesta del Comitato pro-bretella «585», che a più riprese ha
invocato la riapertura dei cantieri.
«Dal 30 ottobre 2010 data della prima iniziativa
pubblica del nostro comitato - ha ribadito più
volte il presidente Mimmo Ricciardi - sono passati altri tre anni. Con la nostra tenacia siamo
riusciti a far indire il bando di gara in attesa che
arrivasse il 50% del fondo mancante» .
In questo ultimo lasso di tempo non è mancato
neppure l’impegno dell’assessore alle infrastrutture della Regione Basilicata, Aldo Berlinguer,
che aveva affermato «presto si arriverà alla
firma del contratto in quanto l’opera è inserita
nel Piano per il Sud».
ACERENZA IL SINDACO, ROSELLA QUINTO, SU DELIBERA DEL CONSIGLIO COMUNALE, GLI HA CONFERITO LA CITTADINANZA BENEMERITA
Di Pietro, «Indiana Jones» lucano
Il riconoscimento per aver saputo diffondere e custodire il patrimonio storico della città
l ACERENZA. «Figura eccezionale di esperto, osservatore e collezionista, impegnato, instancabilmente, a custodire, diffondere e glorificare il patrimonio storico-culturale di Acerenza». Con questa
motivazione il sindaco Rossella
Quinto ha conferito, su delibera ad
unanimità del Consiglio Comunale, la Cittadinanza Benemerita a
Michele Di Pietro, «ribattezzato»
l’Indiana Jones lucano per via delle
sue tante scoperte storiche sull’origine del paese.
È il riconoscimento di una lunga
attività dell’ex dirigente di banca,
ricercatore e «cantore» dell’Acheruntia. Sul personaggio si è soffermato anche la Gazzetta ad agosto dello scorso anno raccontando
alcune delle tante scoperte di Di
Pietro. Ne citiamo solo alcune: dalle origini acheruntine di papa Urbano VI al sonetto che Giambattista
Vico dedicò proprio ad Acerenza, al
EVENTO
La consegna
della
cittadinanza
benemerita
da parte
del sindaco
Rossella
Quinto
a Michele
Di Pietro
.
dipinto di Tiziano per la cappella
del Duca di Acerenza, don Cosimo
Pinelli. Scampoli di un elenco lungo di incroci tra il paese lucano e
personaggi famosi, del calibro di
Galileo Galilei. L’ultima clamorosa
scoperta riguarda una delle fatiche
di Ercole, la dodicesima, che sa-
rebbe stata fatta proprio ad Acerenza. Per catturare Cerbero, il cane a tre teste, Euristeo, che voleva
liberarsi dell’eroe, mandò Ercole
nel mondo degli inferi il cui ingresso era situato in una caverna
sotto Acherondia o Acheronzia, il
nome dell’attuale Acerenza.
PER L’OPPOSIZIONE
Ruoti, « la più brutta
parentesi politica»
n «A prendere le distanze dall'amministrazione comunale e
dall'ex sindaco Salinardi è ora
anche un assessore: Vito De
Carlo. Per noi dell'opposizione
solo una tardiva presa di coscienza che imprime un'altra
macchia indelebile sul Comune di Ruoti. Ci affidiamo al lavoro della magistratura contabile per chiudere la parentesi
politicamente parlando più
brutta per il nostro comune».
Così il capogruppo di Ruoti
Unita, Franco Gentilesca.
PROMOTER MUSICALE
Oggi a Villa d’Agri
RIONERO IN VULTURE LO PRECISA IL COMUNE i funerali di Lettieri
Prodotti lucani biologici
in Australia e in Giappone
«Nessun maltrattamento
sugli animali
nel canile rifugio comunale»
l La Camera di Commercio di Potenza ha aderito
organizzati dei B2B presso le aziende interessate ad
al progetto Eatalian Bio, promosso e finanziato dal
acquistare.
Ministero dello Sviluppo Economico e realizzato da
La partecipazione al progetto è gratuita . RimanAssocamerestero con le Camere di Commercio Itagono a carico delle aziende partecipanti le spese di
liane di Sydney e Tokyo. Il progetto consiste nella
viaggio, soggiorno e di spedizione della merce. Le
realizzazione di tour promotion di 7 tappe: 5 in Auaziende interessate devono inviare la scheda di adestralia, nelle città sede di Camere di Commercio
sione allegata entro il 24 aprile 2014 all' indirizzo di
italiane, e 2 in Giappone, a Toposta
elettronica:
fokyo e Osaka. Le tappe tra luglio
[email protected] «Il mercae ottobre 2014 coinvolgeranno
to dei prodotti biologici, nonooperatori del settore (importastante la crisi, vede incrementori, distributori, ristoratori,
tarsi il giro d'affari dell’export
giornalisti) e pubblico. In ogni
– commenta il presidente della
città verrà realizzata una preCamera di Commercio di Posentazione con degustazione
tenza, Pasquale Lamorte -. In
di prodotti biologici inviati
Australia la crescita media andalle imprese italiane. Verrannua del settore é del 15% ( rino identificati degli speaker
spetto ad un trend globale del
che tratteranno diverse tema2-11%) e rappresenta una delle
tiche legate ai prodotti bioloprime cinque industrie a più
gici, tra cui un docente unialto tasso di sviluppo, mentre
versitario, un operatore di setin Giappone il 29% della potore (ristoratore, importatore, BIOLOGICI Prodotti lucani
polazione adulta preferisce
proprietario di negozio etc.) e
comprare prodotti alimentari
uno chef. Dopo la presentazione ci sarà una degubiologici. Il progetto Eatalian Bio è una concreta
stazione guidata di prodotti delle aziende aderenti ed
opportunità per promuovere all'estero la sostenibiuna spiegazione delle caratteristiche e degli usi degli
lità, la qualità e il legame con i territori che castessi prodotti. Se le aziende parteciperanno con
ratterizzano il paniere delle eccellenze agroalimenpropri responsabili, il giorno successivo saranno
tari della provincia di Potenza».
l RIONERO IN VULTURE. sulta alcun accertamento di
Continua a far discutere la maltrattamenti, né di cani
questione del canile rifugio che versano in cattive condi Rionero in Vulture.
dizioni di salute, malnutriL’amministrazione comu- zione o con malattie da rinale del centro vulturino sul condurre ad una scarsa azioricovero per cani tiene a fare ne di assistenza e cura». Tutdelle precisatavia parrebzioni «circa
bero vere «le
le cattive sicondizioni di
tuazioni di
scarsa illuvita e di geminazione
stione del cadegli spazi
nile – rifugio
deputato al
comunale».
ricovero not«La notizia
turno degli
erroneamenanimali».
te circolata Intanto sodice il Comuno stati esene - è che la
guiti lavori
chiusura del
di
adeguacanile
sia
mento e che
stata causata CANILE Polemiche a Rionero
«un secondo
dall’accertalotto di opere
mento di maltrattamenti su- destinate alla realizzazione di
biti da cani ospitati all’in- box idonei e di una struttura
terno della struttura. Dal ver- che possa fungere da ambale notificato all’ammini- bulatorio e deposito alimen[d.d.l.]
strazione comunale non ri- ti».
POTENZA LA CAMERA DI COMMERCIO HA ADERITO AL PROGETTO EATALIAN BIO
le altre notizie
n Si svolgeranno oggi, ore 15,
a Villa d’Agri, i funerali di
salvatore Lettieri. Il mondo
dello spettacolo ha perso un
grande promoter musicale.
Il decano degli impresari lucani della musica che fin da
ragazzino ha ha promosso.
Non vi è paese della Basilicata che non abbia conosciuto Salvatore. I suoi rapporti
con i comitati erano di estrema e sincera collaborazione.
Uno degli ultimi concerti è
stato quello con l’amico di
sempre Fausto Leali nella
festa patronale di Armento.
INAUGURATO
A S. Costantino Albanese
il Club Forza Italia
n Inaugurato il Club di Forza Italia a San Costantino Albanese,
promosso da Lazzaro Veneziano e da Maria Armentano alla
presenza del consigliere regionale capo gruppo di Forza Italia, Michele Napoli, di Vito Di
Lascio, Nicola Riviello, Enrico
Spera e dell'on.Cosimo Latronico, coordinatore regionale
del partito. «Anche questa iniziativa conferma la nostra volontà - ha continuato Latronico
- di radicare nel territorio regionale la presenza di luoghi di
partecipazione».
RASSEGNASTAMPA
POTENZA PROVINCIA I IX
Martedì 22 aprile 2014
MELFI QUESTIONI PERSONALI DIETRO AL GESTO DI LUCIANO GRIMOLIZZI, IN STATO DI FERMO DA SABATO
Cassotta «gambizzato»
Oggi l’udienza di convalida
Il Tribunale deciderà sull’arresto dell’uomo che ha sparato
L’agguato è avvenuto sabato A dare le prime indicazioni
scorso davanti all’ingresso
agli investigatori è stata la
del centro commerciale vittima. L’indagato incastrato
in cui lavora la vittima dal video di una telecamera
AGGUATO Il posto in cui Grimolizzi ha sparato contro Cassotta
.
l MELFI. È prevista per questa mattina l’udienza di convalida del fermo di
Luciano Grimolizzi, 35 anni, l’uomo che
l’altro giorno, secondo gli investigatori,
ha «gambizzato» Gioacchino Sergio
Cassotta, 45 anni, vigilantes di un centro commerciale di Melfi, fratello maggiore dei Cassotta (famiglia che la Procura indica come un clan mafioso).
Grimolizzi, difeso dall’avvocato Michele Mastromartino, stando alla ricostruzione degli investigatori del commissariato di Melfi, avrebbe raggiunto
nel centro commerciale Cassotta, si sarebbe avvicinato e avrebbe sparato con
una pistola mirando alle gambe, in-
curante della telecamera che lo riprendeva.
Il movente, stando alle prime ricostruzioni degli investigatori, non è da
ricercare nel mondo della mala.
Tra i due - hanno ricostruito nell’immediatezza i poliziotti del commissariato di Melfi - nei giorni scorsi c’erano
stati dei litigi legati a questioni personali. Pare per una parola considerata
di troppo spesa da Cassotta sulla moglie
di Grimolizzi.
Grimolizzi è arrivato con la sua auto
nel parcheggio del centro commerciale.
È sceso e ha raggiunto Cassotta a piedi.
Il passo svelto. L’arma in pugno. L’ha
chiamato e ha sparato.
Non si era accorto però che proprio
sopra di lui c’era una telecamera.
I testimoni hanno raccontato di aver
sentito il rumore dei colpi e di essere
scappati di corsa, cercando riparo nei
negozi e nei bar del centro commerciale.
Cassotta era a terra. proprio davanti
all’ingresso principale del supermercato, accanto alla pensilina che protegge i carrelli per la spesa.
Sulla scena del crimine sono stati
repertati alcuni bossoli di pistola, tutti
apparentemente dello stesso calibro:
7,65.
In serata Grimolizzi è stato portato al
commissariato.
A dare le prime indicazioni sull’autore pare sia stato proprio Cassotta (è
stato operato d’urgenza in ospedale a
Melfi. Le sue condizioni sono buone).
Durante una perquisizione nell’abitazione di Grimolizzi, stando alle prime
indiscrezioni, sarebbero stati trovati
reperti definiti «pertinenti» all’indagine.
Grimolizzi era a casa e non ha opposto resistenza.
Oggi l’udienza di convalida davanti al
Tribunale di Potenza.
ABRIOLA IL SINDACO TRIUNFO HA FATTO IL PUNTO DELLA SITUAZIONE
«Differenziata in crescita
ambiente più sano
e risparmi per i cittadini»
l ABRIOLA. Una nuova filosofia e una nuova visione politica
caratterizzano, oggi più che mai, i
problemi dell’ ambiente. È quanto
è emerso nell’incontro che il sindaco di Abriola Romano Triunfo,
ha avuto con gli abitanti del piccolo centro del Potentino, dove, al
pari di molti altri comuni, si avvertono gli effetti dei «tagli» dello
Stato con il sindaco che assume
sempre piu' la funzione di una vera e propria missione nell’espletamento dei propri e non facili
compiti. Di Abriola, la città del
Patrono San Valentino, ha parlato,
a tutto campo, il sindaco Triunfo,
mettendo in luce il gusto operativo
di fare cose belle e utili per i suoi
cittadini: la raccolta differenziata
dei rifiuti, intrapresa sotto l’egida
dell’azienda Pellicano Verde, è
concreto esempio. Il primo cittadino, ha fatto un’ ampia disamina
della situazione, a tre mesi della
raccolta differenziata, iniziata nel
mese di dicembre 2013, evidenziando, nel monitoraggio, standard di crescita che significano
risparmio e qualità ambientale .
L’evoluzione, nel nome attribuito e nella sostanza, della tassa dei
rifiuti (Tari), è stata ampiamente
sottolineata dal sindaco di Abriola, rilevando che siamo di fronte
ad un servizio che, oggi, deve essere pagato essenzialmente dai
cittadini, mentre la civica amministrazione si impegna a ridurre i
costi, rispetto a quelli adottati negli anni 2011, 2012, 2013 e rispetto
alle nuove disposizioni legislative.
«È necessario - ha aggiunto
Triunfo - la collaborazione di tutti,
evitando di dar luogo a discariche
pubbliche lungo il territorio. Fra
tre mesi metteremo in campo un'
altro monitoraggio per cercare di
migliorare, perchè con maggiore
RIFIUTI La
raccolta
differenziata
in crescita ad
Abriola
.
differenziata disponibile c'è un ulteriore risparmio. Inoltre, entro il
prossimo mese di luglio, dovrà essere predisposto il nuovo regolamento per il pagamento della tassa Tari e si cercherà di applicare le
agevolazioni possibili compatibilmente con le norme previste in
materia».
Oltre al tema della protezione
dell'ambiente, Triunfo si è soffermato su espressione culturale e
paesaggistica, due risorse importanti per Abriola, utilizzando piccole somme perche' le risorse provenienti dallo Stato non sono sufficienti. Ed è per questo motivo
che si è in fiduciosa attesa per
quanto riuscirà a fare la Regione
Basilicata.
Accennando alla gestione amministrativa del comune di Abriola, presa in carica il 7 maggio 2012,
il sindaco Romano Triunfo ha parlato del suo impegno, della Giunta
e del consiglio comunale per mettere a punto il risanamento dell'Ente e la riorganizzazione degli
uffici, con la digitalizzazione delle
pratiche, con il sistema telematico, come lo sportello unico dell'edilizia. Inoltre, è stato fatto cenno ad interventi infrastrutturali
già effettuati e a nuovi interventi
da fare. «Tutto ciò - ha detto - porterà miglioramento nella vita del
paese». Un ampio cenno è stato
anche fatto per la ristrutturazione
di alcuni immobili e per il consolidamento dell'esistente, come,
ad esempio, l'ampliamento del cimitero per il quale è stata già avviata la gara di appalto. Particolare attenzione è stata anche data a
progetti per il sociale per creare
opportunità economiche e di lavoro per i giovani di Abriola.
Concludendo il suo intervento
il sindaco ha fatto cenno all'impegno del Comune di Abriola per
il settore turistico e lo sport.
NOSCORIE TRISAIA
«Vescovi lucani
in silenzio
su attività
petrolifere»
l «In piena Pasqua di resurrezione vogliamo ricordare
ai vescovi lucani che più volte
la chiesa è stata sollecitata a
prendere una posizione su
quanto accade in Basilicata in
tema di sfruttamento petrolifero della regione, crescita
della povertà ,inquinamento
delle acque e aumento allo
stesso tempo delle patologie
tumorali». Così Felice Santangelo Noscorie Trisaia si interroga sul silenzio dei vescovi
lucani.
«Anche Papa Francesco continua - a cui sono state
inviate le acque di una delle
500 sorgenti dell’Agri a metà
2013 è stato chiesto di interessarsi alla tutela del grande
patrimonio idrico della Basilicata ,minacciato dall’ inquinamento e da ulteriori programmi di trivellazione petrolifera ,acqua che disseta circa 3
milioni di persone e serve per
l’agricoltura ,l’allevamento e l’
industria di due regioni.(http://www.olambientalista.it/lacqua-delle-sorgentidellagri-da-papa-francesco)».
«Allo stato attuale - conclude tranne qualche caso sporadico
,e a differenza di quanto accadde nel 2003 con le scorie
nucleari a Scanzano ,la chiesa
è rimasta solo osservatrice di
quanto accade in Basilicata in
tema petrolio, inquinamento
delle acque e anche rifiuti.
Vogliamo ricordare in merito
la lettera che scrisse a i vescovi
lucani la professoressa Maria
Rita Dorsogna gia nel 2011 ,che
fa notare proprio come in
Abruzzo su questi temi che
riguardano la vita ,la salute e il
futuro delle popolazioni c’e’
stato un grande interessamento della Chiesa Cattolica abruzzese».
GENZANO DI LUCANIA UNO SPACCATO DI OLTRE 60 ANNI DI STORIA
«Viaggio nella memoria»
mostra fotografica
nel castello di Monteserico
NOEPOLI NELLA VALLE DEL SARMENTO GRANDE FESTA ANCHE A SAN GIORGIO LUCANO
Due comunità unite
nella venerazione
della Vergine del Pantano
l GENZANO DI LUCANIA. L’obiettivo finale è la
valorizzazione del castello di Monteserico, il maniero recentemente restaurato e che domina la
vasta piana omonima. Stiamo parlando di una
mostra di foto dall’accattivante titolo «Viaggio
nella memoria» che ripercorre una sorta di «come eravamo», uno spaccato di vita paesana
dall’inizio del secolo scorso fino agli anni Sessanta. C’è di tutto. Dai riti e le credenze di un
tempo, a come si celebravano i matrimoni, le
cresime le comunioni. I mestieri dimenticati, fino
alla vita di tutti i giorni. Una sorta di tuffo nel
passato, per non dimenticare.
L’iniziativa con la raccolta certosina del materiale fotografico è dell’associazione «Amici del
Teatro» con il supporto di Donato Nei.
Ma ripetiamo oltre a rispolverare vecchi ricordi
l NOEPOLI. Due comunità unite in una venerazione che non conosce confini della «Madonna del
Pantano». Sono quelle di Noepoli e San Giorgio di
Lucano divise da pochi chilometri. Una valle quella
del Sarmento, come ha sottolineato in uno dei suoi
lavori Vincenzo Carlomagno, che fa della fede Mariana uno dei suoi punti forti. Una venerazione molto
sentita dalla popolazione che nella giornata di ieri ha
raggiunto proprio a San Giorgio Lucano e Noepoli
alti momenti di religiosità. Al rito della Vergine del
Pantano hanno partecipato soprattutto giovani, guidarti da don Gianluca Bellusci, segno che il rito per
Maria è forte non solo negli anziani , ma anche nelle
giovani generazioni.
Va ricordato che l'antichissima statua lignea della
Madonna degli Angeli, conosciuta come Madonna
del Pantano fu rinvenuta casualmente e prodigio-
SUGGESTIONE L’antico castello di Monteserico
gli organizzatori guardano alla tutela del Castello
di Monteserico. Un contenitore che per la sua
storia, il suo fascino, si presta ad ospitare eventi
culturale di spessore. Tornando alla mostra
«Viaggio nella memoria» sarà aperta per alcuni
mesi tutti i giorni festivi dalle 15,30 alle 19. Anche
ieri lunedì di pasquetta grande affluenza.[a.mass.]
FEDE La
Madonna
del
Pantano
fortemente
venerata
anche ieri
a Noepoli
e a San
Giorgio
Lucano
samente in una grotta. La Statua, appartenente alla
popolazione di Noepoli, vi era stata nascosta dai
fedeli durante l'iconoclastia dell' VIII secolo e dov'era
stata venerata a lungo e poi dimenticata. Oggi in
quella zona sorge un santuario, incastonato tra rupi e
roccia distante in linea d'aria da Noepoli 4 chilometri
[a.mass.]
e da San Giorgio Lucano appena due.
RASSEGNASTAMPA
X I MATERA CITTÀ
POLITICA
ULTERIORE RINVIO
Martedì 22 aprile 2014
SI CHIEDE CONTO DA TEMPO
Tra i primi a evidenziare la necessità di
rispettare i patti ci sono i socialisti
che indicano la staffetta con altri partiti
Nuova Giunta, non c’è
nell’uovo di Pasqua
Con ogni probabilità il discorso è rinviato al dopo Europee
l No, dall’uovo di Pasqua non è venuta
fuori la nuova Giunta. Si disse dopo Natale, dopo Carnevale e adesso, con ogni,
probabilità se ne parla dopo le elezioni
europee. Che forse non sono così influenti
sulla vita amministrativa cittadina, ma
sono imminenti. Si vota tra un mese. Inutile suscitare attriti e frizioni sulla soglia
della cabina elettorale. Per quanto i patti,
si pensi alle motivazioni che fanno scalpitare i socialisti, se ci sono, prima o dopo,
bisogna farli rispettare. In politica, però, è
facile fare accordi, dimenticarli è la regola
e ciò che ieri sembrava solido e sicuro, già
qualche tempo dopo, come le sabbie mobili, si può rivelare insidioso oltre che
privo di consistenza. Lo stesso discorso
può valere per i Popolari uniti, come per la
pattuglia degli indipendenti che non
guardano neppure agli assessori esterni,
ovvero Urbanistica e Turismo. No, il discorso lo spostano sul fatto che anche altri
assessori, è il caso di Sel, Udc e Api, non
dispongono di chissà quali truppe in Consiglio. E così, a parità di numeri, la staffetta bilancerebbe - secondo questa prospettiva - attese che rispecchiano accordi
di più ampio respiro, in quanto omogenei
a politiche decise su scala regionale.
A proposito di livello regionale, se dovesse prendere quota l’ipotesi di un commissariamento del Pd, si presume che a
cascata la cosa posa interessare anche gli
ambiti più periferici, a livello di segre-
teria cittadina. A Matera, la cosa non è che
appassioni più di tanto per la verità, pare
si scattato il ricorso a valle delle ultime
elezioni per il rinnovo della segreteria
cittadina. È stato accolto? Si, no, ni? Non è
chiaro. Ma si comprende bene che simili
perplessità verrebbero di colpo disinnescate se dovesse passare la linea del commissariamento su vasta scala.
All’orizzonte, intanto, non si quietano
le polemiche intorno alle prossime decisioni legate a nuove possibilità di espansione urbana. Mentre si sta già lavorando
in via Nicola Sole, altri 40-50 nuovi alloggi,
il Consiglio potrebbe essere chiamato a
decidere sui 53 ettari del progetto Matera
90 e sulle aree intorno alla parrocchia di
.
MUNICIPIO Un particolare della casa comunale in via Moro [foto Genovese]
via Mattei, in contrada Granulari. Secondo previsioni a breve termine, si tratta di
buone ragioni in più per fare in modo che
la barca continui lungo il suo corso, senza
accelerare inutilmente i tempi. Anche
perchè, scadenze e patti a parte, chiunque
ambisce a guidare un assessorato in previsioni di nuove elezioni amministrative.
A proposito di elezioni amministrative,
in provincia di Matera, oltre che per le
elezioni Europee, si vota per il rinnovo di
13 Consigli comunali. In ordine alfabetico,
si recheranno alle urne gli elettori di Accettura, Bernalda, Calciano, Cirigliano,
Craco, Garaguso, Gorgoglione, Miglionico, Nova Siri, Pomarico, Rotondela, San
Giorgio Lucano e Valsinni. Bernalda (do-
ve si svolgerà anche l’elezione amministrativa per quantità di elettori numericamente più significativa) è l’unico Comune della provincia di Matera in cui si
svolgeranno consultazioni anticipate rispetto alla scadenza naturale del mandato, essendo venuta meno la maggioranza che sosteneva il sindaco eletto da una
coalizione di centrosinistra. Bernalda
(appuntamento elettorale per quantità di
elettori numericamente più significativo)
è l’unico Comune della provincia in cui si
svolgeranno consultazioni anticipate rispetto alla scadenza naturale del mandato, essendo venuta meno la maggioranza che sosteneva il sindaco eletto da una
[p.d.]
coalizione di centrosinistra.
LETTERA APERTA DI UN OPERATORE STANCO MA LE SEGNALAZIONI SI RIPETONO DA TEMPO. I PERMESSI CI SONO, NON SI COMPRENDE QUANTO DEBBANO DURARE
«Diciamo basta a tutti quei rifiuti»
Nella zona di Porta Pistola un’arma «dis-carica» puntata contro i Sassi ormai da otto anni
l Il problema che solleva con
una lettera aperta Antonio Lamacchia non riguarda solo la
sua persona e la sua attività di
ristoro che dialoga con il piazzale sul quale sorge l’antico monastero di Santa Lucia e Agata.
No, è tutta questa parte dei rioni
Sassi, denominata volgarmente
Porta Pistola, che deve per forza
di cose dialogare con una grande discarica a cielo aperto che si
trova lì dal 2006, appena coperta
da una staccionata in legno. Non
si contano più le segnalazioni, le
interrogazioni, i servizi giornalistici e televisivi che hanno documentato, a più riprese, il disagio di una convivenza forzata.
Del tutto evidente non solo agli
operatori del posto, che si dicono
stanchi e scoraggiati, ovviamente. Ma anche a quanti transitano
in questa zona anche solo di passaggio. Passaggio obbligato, si
potrebbe aggiungere, perchè
collega direttamente il Sasso Barisano a quello Caveoso.
Niente di abusivo, per intenderci. Sono state rilasciate regolari autorizzazioni per occupare quel suolo pubblico con
una discarica di materiali iner-
PORTA PISTOLA
Uno scorcio
di uno degli
spiazzi più
belli dal punto
di vista del
panorama
sulla Murgia
materana,
disturbato dal
2006 dalla
presenza da
una discarica
di inerti che,
a quanto
pare, è
autorizzata
dal Comune
ti, anche se non si comprende
bene se siano di natura dirigenziale o provvedimenti di Giunta.
Ma, paternità a parte, non si capisce quanto durano queste autorizzazioni, specialmente se si
considera la qualità del sito. Di
più, c’è chi giura che non tutti
quegli inerti provengono dai lavori di recupero di abitazioni
che si trovano nei rioni sassi, ma
anche la di fuori del loro peri-
metro.
Difficile verificare questo tipo
di indicazioni che vengono direttamente dai residenti della
zona. Non si può certamente dire, però, che quella palizzata nasconda quella robaccia periodicamente ammassata a ridosso di
uno tra i più antichi monumenti
della città. Basta salire le scalinate per addentrarsi lungo le
stradine che anche da questa
parte portano verso la Cattedrale e, rivolgendo lo sguardo verso
il basso, avvertire la misura di
una soluzione non adeguata per
un’area così visitata e così ricca
di storia.
Per gli appassionati di storia
cittadina, qui sorgeva una delle
cinque porte d’ingresso alla città murata, la Civita. In origine
era denominata porta Postergola, perchè era situata «post ter-
gum», quale ultimo lembo di città affacciato sui dirupi che si
tuffano nel sottostante torrente
Gravina. Lo spiazzo, per comodità del monastero di Santa Lucia, fu ricavato più o meno come
lo vediamo oggi nel 1632. Sbiadendosi la memoria del nome
latino, lentamente, in forma dialettale, il luogo divenne porta
Pistola. Pistola scarica fino al
[p.d.]
2006. Ora discarica.
POLITICA LA SCELTA DI UNA DONNA DELLA SOCIETÀ LUCANA NELL’ORGANISMO CENTRALE DEL NUOVO CENTRODESTRA
dei Sassi.
Nel comunicare la notizia, il Circolo Ncd di Matera. in una nota
«manifesta viva soddisfazione e formula i migliori auguri per l'elezione di Silvana Bianculli a componente dell'Assemblea nazionale del
partito, auspicando un radicamento
del partito sul territorio affidato alla guida del coordinatore provinciale, Leonardo Giordano, e con l'impegno ed il sostegno dei presidenti
degli altri circoli già costituiti in
diversi centri del materano».
Camera di commercio
proposte indennità zero
n Il consiglio camerale della Camera di commercio, convocato oggi, dovrà eleggere la nuova giunta, chiamata ad affiancare il presidente Angelo Tortorelli per il prossimo quinquennio. Le associazioni imprenditoriali in questi giorni
si interrogano sull’opportunità di ridurre il numero dei
componenti della giunta, da 6
a 4, per evitare che l’ipotesi di
ristrutturazione del sistema
camerale nazionale colpisca
pesantemente un ente finora
virtuoso, ma dimensionalmente piccolo come la Camera
di commercio di Matera. Al fine di dare a Roma un segnale
forte di abbattimento dei costi,
Confapi Matera propone che
si elegga «una giunta composta da 6 componenti (numero
consentito dalla legge) con indennità zero». Confapi propone, altresì, che «anche i componenti del consiglio camerale, tutti imprenditori come i
componenti della giunta, non
percepiscano alcuna indennità. Si tratterebbe di un ulteriore risparmio (circa 60 mila euro) che migliorerebbe i già
buoni numeri dell’ente, fortemente impegnato nel raggiungere l’equilibrio di bilancio
dopo il venir meno dei 300 mila euro dei fondi perequativi».
Bando di manutenzione
del «portale web»
L’avvocatessa materana eletta nel congresso del partito di Angelino Alfano
donna, la sua presenza sul territorio cittadino e a coagulare intorno alla figura delle neo-eletta tutti
gli elettori di Centrodestra che intendono aderire al progetto politico
del Ncd e del suo leader nazionale».
In occasione della elezione, l'avv.
Bianculli ha consegnato all'on. Alfano il dossier di candidatura di
Matera a Capitale Europea della
Cultura 2019, unitamente ad un libro sulla Città ed ha invitato, anche
a nome del sindaco, Salvatore Adduce, il Ministro a visitare la Città
LA SFIDA DI CONFAPI
PUBBLICATO DAL COMUNE
Bianculli nell’assemblea nazionale Ncd
l L'avvocato Silvana Bianculli,
Presidente del Circolo “Insieme per
Matera” è stata eletta nell'assemblea nazionale del Nuovo centrodestra (Ncd). Avvocato civilista, consigliere al Comune di Matera, sposata e madre di due figli, Bianculli è
stata eletta, in occasione del congresso nazionale, tenutosi in Roma
nei giorni scorsi.
«Con queste elezione - evidenzai
un comunicato stampa - il partito
dell’on. Angelino Alfano punta ad
implementare, con la scelta di una
le altre notizie
NCD Angelino Alfano e Silvana Bianculli
n È stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale numero 39 e sul
sito internet del Comune il
bando per la manutenzione ed
assistenza del portale web del
Comune di Matera e relativi
servizi. Lo rende noto l’assessore comunale alla Trasparenza e all’Innovazione, Giuseppe Tragni. L’ammontare
complessivo triennale dell’appalto è di 28.500 euro. L’offerta
dovrà pervenire all’Ufficio
protocollo del Comune entro
le 12.30 del 30 aprile. La seduta
pubblica di valutazione delle
offerte si terrà il 5 maggio alle
10.30 nella sede municipale.
RASSEGNASTAMPA
MATERA PROVINCIA I XI
Martedì 22 aprile 2014
PASQUA DI PAURA
INCREDULITÀ E SPAVENTO
Verso le 19 di sabato hanno sentito
seguiti da vistose crepe
I RUMORI SINISTRI E SUBITO LE LESIONI scricchiolii
apertesi nei muri di casa. Poi la fuga
l STIGLIANO. È un sabato santo che non dimenticheranno facilmente le tre famiglie che verso
le 19 hanno sentito rumori sinistri seguiti da crepe paurose
apertesi nei muri di casa. Proprio
mentre si preparavano a trascorrere una Pasqua tranquilla, in
fretta e furia hanno dovuto raccogliere l’indispensabile e abbandonare le proprie abitazioni, in
preda all’incredulità e alla paura.
Ad accorgersi per prima che
qualcosa non andava è stata
Maddalena Colangelo, insospettita dagli scricchiolii che
sembravano provenire dall’alto.
«Ho sentito strani rumori – racconta – e non ho capito subito di
cosa si trattasse. Poi i rumori sono diventati sempre più
forti e ho visto
alcune crepe
allargarsi nei
muri. Da quel
momento
il
tempo si è fermato e solo ora
comincio
a
realizzare ciò
che è successo».
D’istinto la
telefonata ai
Carabinieri e,
in seguito al
sopralluogo, l’allerta data al sindaco e ai
Vigili del fuoco. Verso le 22, la decisione
del primo cittadino,
Antonio Barisano,
di procedere allo
sgombero di otto immobili abitati dalle
famiglie Valentino, Romano e Sininsgallo. «Una decisione necessaria – afferma il sindaco – vista
l’assoluta imprevedibilità e pericolosità della situazione».
Nove le persone fuori casa la
vigilia di Pasqua, tra cui due
SITUAZIONE DI PERICOLOSITÀ
Dopo il sopralluogo, l’allerta data
al sindaco e ai Vigili del fuoco, alle 22
la decisione del sindaco di far uscire tutti
Frana nel centro storico
sgomberate 8 abitazioni
A Stigliano nove persone, tra cui due bimbi, sono ora senza un tetto
bambini piccoli figli dei coniugi
Romano. L’ospitalità e la solidarietà dei parenti hanno lenito leggermente il disagio, ma ora il problema grosso è trovare una sistemazione per i prossimi mesi. E
a pensarci dovrà essere il Comune.
Le case interessate si trovano
in corso Vittorio Emanuele, via
centrale del paese, là dove il “Tragliaro” confina con il “Casale”.
“Zona rossa” la definiscono i geologi, zona soggetta a frane e nota
ai tecnici da tempo immemore.
Proprio su una plaga franosa insistono gli immobili. Una bomba
ad orologeria che le piogge invernali hanno innescato e che ora
sembra esplodere sotto gli occhi
I LUOGHI
AREA INSTABILE
Gli alloggi interessati
si trovano in corso
Vittorio Emanuele
Una «zona rossa»
che è soggetta
a smottamenti
UN RIONE A
RISCHIO
Le vistose lesioni all’interno degli immobili fatti
sgomberare
SI MUOVE IL
TERRENO
In alto lo stabile a rischio e il
fronte della frana sulla strada di Acinello
SCANZANO JONICO IL PROPRIETARIO DEGLI ANIMALI TROVATI MORTI DAVANTI ALLA SUA CASA
le altre notizie
Avvelenamento dei cani
«Ora si faccia chiarezza»
BERNALDA
L’OPERAZIONE DELLA POLIZIA A NAPOLI
Trentenne ai domiciliari
dopo l’arresto per droga
Giuseppe Fanelli: si deve tornare a indagare
PIERO MIOLLA
l SCANZANO JONICO. «Non ci diamo per vinti: chiediamo che si torni ad
indagare sull’avvelenamento dei nostri
cani». Giuseppe Fanelli, proprietario
di due cani trovati morti nei mesi scorsi
davanti alla sua casa alla periferia di
Scanzano, non ci sta. Dopo la denuncia
presentata, anche con altri proprietari
che hanno subito la stessa sorte, ora,
alla notizia che la Procura della Repubblica di Matera ha chiesto l’archiviazione per il procedimento penale
nato da quelle denunce, ha deciso di
opporsi.
«Io e la mia compagna – precisa
Fanelli – abbiamo presentato un’opposizione alla richiesta di archiviazione: so per certo che la procedura è stata
regolarmente istruita presso l’ufficio
del giudice per le indagini preliminari.
A breve, dunque, ci sarà l’udienza in
camera di consiglio dinanzi al gip».
Il motivo dell’opposizione è chiaro:
non si è trattato di morte accidentale. I
cani, infatti, sarebbero stati avvelenati.
Per questo chiedono che si appuri chi e
come abbia potuto commettere questo
atto efferato che, tra le altre cose, non è
stato il primo: in zona, infatti, negli
ultimi mesi i casi di cani trovati morti si
sono perpetuati.
A febbraio, dopo aver fatto la macabra
scoperta, Fanelli e la sua compagna
ispezionarono le aree circostanti la loro
abitazione alla ricerca di cibo sospetto:
trovarono vicino al cassonetto alcuni
sacchetti con della carne ed una sostanza pulverulenta di colore azzurrognolo. Subito dopo, all’interno della
loro proprietà rinvennero alcune polpette di provenienza ignota: prelevati i
campioni di entrambe, li portarono a far
analizzare all’Azienda sanitaria di Matera.
Di qui la conferma: si trattò di avvelenamento da metaldeide. Un’intossicazione dolorosa, caratterizzata da
una sintomatologia neurologica molto
rassegnati degli stiglianesi. L’acqua che scende dal cielo, dunque,
la causa di tutto anche se i proprietari delle case sgomberate lamentano da tempo perdite nelle
condutture civili che, secondo loro, non sarebbero estranee all’accaduto. Solo le perizie tecniche
potranno sciogliere i dubbi che
prepotenti oggi affollano la mente degli sfortunati proprietari.
Un paese in ginocchio Stigliano, letteralmente piegato dal dissesto idrogeologico. Sono in dirittura d’arrivo i primissimi e necessari lavori di messa in sicurezza del fronte franoso che ha
interessato nei mesi scorsi la zona del Castello. Un’emergenza affrontata dal Comune con l’intervento della Regione che ha finanziato 280
mila euro.
Altra ferita
aperta la strada comunale
di Acinello, letteralmente inghiottita
da
una profondissima frana che
non sembra arrestarsi e che
minaccia pericolosamente
anche il limitrofo Centro
sociale. Il problema grosso della
viabilità, assicura il
sindaco, dovrebbe risolversi almeno in
via provvisoria entro fine settimana,
grazie ad una variante attraverso cui
verranno ripristinate le comunicazioni con la Val
d’Agri e la Jonica. Al momento
restano isolati l’unico distributore di benzina del paese e un
supermercato che ha dovuto
chiudere a causa dell’evento fra[d.rip.]
noso.
violenta, con spasmi muscolari, contrazioni tonico-cloniche, convulsioni, irrigidimento con iperestensione del capo
e della colonna in un tipico atteggiamento ad arco, ipersalivazione, pupille
dilatate, tachicardia, congestione o pallore delle mucose, diarrea dal tipico
colore verdastro, vomito e febbre.
«Ritengo che gli estremi per dare
corso all’obbligatorietà dell’azione penale – ha concluso Fanelli – ai fini
dell’accertamento e della individuazione degli autori del fatto e restituire, così,
ai cittadini una piena situazione di stato
di diritto ci siano: confido nella Procura,
affinché riveda la sua decisione, e nel
giudice per le indagini preliminari che
dovrà ascoltare le parti in camera di
consiglio e decidere».
UCCISIONI A
CATENA
Giuseppe Fanelli, al centro. Diversi
proprietari si
sono visti avvelenare i cani e chiedono
che si faccia
luce sui motivi
n Ha ottenuto i domiciliari Giuseppe Schettini, 30
anni, di Bernalda, arrestato giovedì a Napoli con
l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di hashish. Lo ha deciso il magistrato partenopeo che
ha tenuto, alla vigilia di Pasqua, l’udienza di convalida del fermo. Il giovane, difeso dall’avvocato
Giuseppe Rago, era stato catturato insieme ad
altre tre persone nell’ambito di un’operazione
portata a termine da agenti di Polizia del Commissariato napoletano di San Paolo. Fra gli arrestati un altro lucano, Nunzio Larizza, 36 anni, è
rimasto in carcere insieme agli altri due soggetti, entrambi campani, finiti in manette. [p.miol.]
GROTTOLE
NUOVO GUASTO DELLA CONDOTTA
Ritornano le autobotti
a rifornire l’abitato
n Nuovo guasto della condotta adduttrice
Agri-Frida e disagi in arrivo a Grottole. Nonostante la riparazione effettuata domenica lungo il fiume Basento, la condotta ha nuovamente ceduto. Ora i tecnici di Aql stanno effettuando nuovi sopralluoghi per effettuare i lavori di
riparazione e ripristinare l’erogazione idrica.
Per questo motivo, sarà nuovamente garantito
[p.miol.]
il servizio sostitutivo con autobotti.
RASSEGNASTAMPA
XII I LETTERE E COMMENTI
Martedì 22 aprile 2014
FILIPPO MASSARO *
MARIO PETRONE *
Le pratiche Arbea impantanate Royalties sprecate
I
l giorno dopo Pasquetta è sicuramente più agevole riaccendere
l’attenzione sulle aree interne dove si custodiscono gelosamente le
tradizioni gastronomiche più genuine,
con un’ottima offerta di agriturismi, i
beni storico-culturali da visitare, i parchi e le aree naturalistiche, tutte mete
dei visitatori di queste festività.
Ma andate via le comitive e le famiglie
in cerca di emozioni e sapori per chi
risiede tutti i giorni si torna ai problemi
di tutti giorni. Per questo è senz’altro
encomiabile lo sforzo che continua a
produrre il Dipartimento Agricoltura
diretto dall’assessore Michele Ottati;
solo che c’è bisogno di un’accelerazione
degli interventi perché il fattore tempo
ha una sua rilevanza essenziale sul
destino di migliaia di famiglie soprattutto agricole.
Agli obiettivi del bando Misura 211
“Indennità compensative degli svantaggi naturali a favore degli agricoltori
delle aree montane” del Piano di sviluppo rurale della Basilicata 2007-2013,
noi del Csail aggiungiamo la gestione e
quindi chiusura definitiva della cosid-
detta «coda» di pratiche Arbea impantanate, anche da tre-quattro anni, nella
palude della burocrazia. È l’atto fondamentale per sostenere il reddito dei
titolari di aziende agricole e zootecniche
over 60anni che tra l’altro non hanno
titolo a partecipare al nuovo bando e
pertanto possono contare solo sulle pratiche passate.
La chiusura dell’Arbea con il passaggio delle funzioni alla Regione è un
evento storico almeno per noi del Csail
che, dal 2008, ci battiamo a tutela degli
agricoltori delle aree interne«vessati»dalle gestioni dei commissari, direttori, politici «prestati» all’Azienda,
che si sono succeduti alla guida dell’Arbea.
E purtroppo nonostante il nostro grido d’allarme lo scandalo che ha coinvolto il Sian (Sistema Informativo Agricolo Nazionale) con l’inchiesta della
Procura di Roma è passato inosservato
in Basilicata. Ciònonostante lo stretto
legame tra Arbea-Agea e Sian e quindi
le conseguenze pagate anche dagli agricoltori lucani. Gli agricoltori lo conoscono molto bene, la gente comune
meno.
Peccato, perché costa allo Stato italiano, dunque ai contribuenti, qualcosa
come 780 milioni di euro.
Poi c’è l’ente preposto al pagamento,
Agea (da noi sino a poco tempo fa
Arbea). E i tempi? Solo quelli che riguardano la cosiddetta digitazione delle
pratiche (inserire qualche codice e quindi qualche cifra) comportano anche mesi, sempre che non ci siano intoppi di
natura tecnico-informatica. Pertanto lo
scandalo Sian rafforza l’iniziativa meritevole dell’assessore Ottati per cambiare profondamente e velocizzare i
meccanismi di erogazione degli aiuti
comunitari in agricoltura. Uno sforzo
che sosteniamo nell’interesse specie dei
piccoli agricoltori delle aree interne che
non ce la fanno più e chiedono lo sblocco
delle centinaia e centinaia di pratiche
inevase.
Il rischio è che con un bando si danno
soldi per restare nelle aree interne ma
con l’altra mano si fanno fallire centinaia e centinaia di aziende rurali a
carattere familiare.
[* Csail Indignati lucani]
MARIA LUISA CANTISANI *
Un emendamento per Potenza
L’
«emendamento Potenza», così come è stata battezzata la proposta di destinare 9 milioni di euro di
fondi regionali alle «anemiche» casse comunali, si
presta a varie valutazioni. Intanto, la concomitanza
della campagna elettorale per il rinnovo del sindaco e del
consiglio comunale «inquina» il clima del confronto che dovrebbe invece essere tenuto al di fuori da ogni strumentalizzazione. Per Italia dei Valori non è irrilevante una pregiudiziale: chi e come ha prodotto la pesantissima situazione
debitoria del Comune che è destinata a condizionare le scelte
della nuova Amministrazione Comunale. Solo qualche giorno fa
il sindaco dello «storico» dissesto finanziario del 2003, Rocco
Sampogna, ha fornito dati e cifre che nessuno ha smentito e lo
stesso Sampogna ha tentato di spiegare come è stata accumulata
la valanga di debiti.
Non si sottovaluti in proposito che oltre al costo per i servizi
erogati ai cittadini, alla manutenzione del patrimonio comunale,
una voce indicata da Sampogna è quella delle numerose
condanne subite dal Comune a pagare per espropri, con
interessi legali maturati negli anni. E non si tratta di cifre
modeste. Tutt’altro. Poi ci sono i costi del trasporto urbano con
13 milioni di spesa annuali e poco più di 300.000 euro di
incassi.
C’è il settore rifiuti: circa 15 milioni di euro all’Acta e entrate
decisamente non sufficienti. L’operazione a cui è chiamato il
Consiglio Regionale pertanto non può essere una sorta di
«mettiamoci una pietra sopra» e destiniamo 9 milioni di euro al
Comune di Potenza. Noi di Italia dei Valori riteniamo che
l’operazione-salvataggio vada concordata con i nuovi amministratori per una concertazione più complessiva degli interventi da compiere e quindi attraverso un accordo quadro che
riguardi l’intera partita dei fondi della programmazione europea 2014-2020 e soprattutto funzioni e compiti che il comune
capoluogo deve svolgere nell’interesse dell’intera comunità
regionale.
Ma è preliminarmente necessario che nuovi sindaco, giunta e
consiglio facciano chiarezza sulla reale situazione finanziaria
affidando la lettura dei dati ad un gruppo di esperti esterni per
avviare una nuova fase amministrativa fondata su trasparenza e
legalità e per definire le proposte di adeguamento degli uffici
municipali non sottovalutando l’autocritica dell’ultimo sindaco
democristiano di Potenza: il clientelismo persino per un semplice certificato.
[* segretaria regionale Idv]
LUIGI PADULA *
La vera rivoluzione democratica
A
ll'indomani delle primarie
per la città di Potenza, archiviate un po' troppo frettolosamente dagli organi di
comunicazione, forse senza una adeguata considerazione per quei 2.400 potentini che hanno espresso, senza timori
di diktat o minacce di espulsione, la
propria volontà di scegliere il candidato
sindaco della città, ritengo sia giusto
riflettere sul significato di quelle due
parole: «Rivoluzione Democratica» che
hanno rappresentato l'icona di una svolta politica che ha portato all'elezione
dell'attuale Presidente della Regione Basilicata Marcello Pittella.
Due parole che sono state il messaggio
forte della fortunata campagna elettorale
di alcuni attuali e giovani consiglieri
regionali; due parole di speranza, per chi
come il sottoscritto ha avvertito l'urgenza di un cambiamento dei modi della
politica, la necessità di un cambio di
passo che permettesse di superare la fase
di bassa credibilità che è sotto i nostri
occhi, per ritornare al più presto al
primato della politica.
«Rivoluzione Democratica» uguale incremento del coinvolgimento e della partecipazione dal basso, maggiori opportunità per i più deboli, che spesso purtroppo sono i più giovani, presenza attiva
delle forze vive della società' nelle decisioni pubbliche, ma anche rifiuto delle
alchimie di palazzo, del dirigismo par-
IMPRENDITORE Luigi Padula
titico, del trasformismo, dell'opportunismo dei politicanti. Tutte ragioni che
mi hanno spinto a candidarmi alle primarie; ho scelto la via della testimonianza civile, ho affrontato un competitor ben più' strutturato e organizzato
di me, senza curarmi dell'alta probabilità' di insuccesso, certo che avrei dato
un contributo importante a quel processo di «Rivoluzione Democratica» in
cui credo fortemente.
Le primarie per Potenza, hanno fornito molteplici ed innovative informazioni: hanno rivelato, anche nella nostra
città, la presenza di una importante
fascia di cittadini che chiede a gran voce
di essere inclusa nei processi decisionali; hanno tracciato il profilo di un
sindaco che sia vicino alle persone,
scelto dal basso e quindi in grado di
condividerne i problemi reali, in contrasto con una candidatura imposta dall'alto e peggio ancora decisa con un
accordo in una oscura segreteria di
partito. Purtroppo però, nonostante questi segnali positivi, il percorso da compiere per una vera «Rivoluzione Democratica» è ancora lungo; lo testimonia
la recentissima presentazione di liste,
che strizzano l'occhio proprio a quei
metodi che hanno decretato la dilagante
disaffezione dalla politica: accordi sottobanco, cambio disinvolto delle alleanze
per meri interessi spartitori, negazione
di un confronto democratico aperto e
leale. Se poi sono i giovani a piegarsi a
questo modo cinico di concepire le cose,
la questione diventa molto più grave e
drammatica!
Spero di cuore che l'ideatore del binomio lessicale «Rivoluzione Democratica», un geniale concentrato espressivo
di libertà e democrazia, possa ben comprendere che la cosa peggiore per quelli
come me, che ci hanno creduto e continuano a crederci, è vedere il significato
di quel sostantivo e di quell'aggettivo,
svilito da azioni come quelle cui abbiamo assistito nei giorni scorsi. Sarebbe la fine dell'ultimo sogno, l'ultima
speranza per tornare ad amare la politica.
[* Movimento Nuova Repubblica Basilicata]
perché non indagare?
MAGISTRATURA La Corte dei Conti di Basilicata
B
uoni ultimi, non ultimi i magistrati della
Corte dei Conti si pronunciano sulle Royalty
di questo decennio confermando che non c’è
stata programmazione degli impieghi e che
non c’è stato uso accorto e finalizzato delle risorse del
Petrolio destinate ai Comuni.
Vivaddio fiumi di sottolineature, in questi dieci anni,
fatte a destra ed a manca. Ragionamenti seri o ironici o,
peggio, satirici intorno ai rifacimenti degli impiantiti
delle piazze di paese rifatti due,tre o più volte hanno,finalmente, trovato un serio contraltare nelle dichiarazioni della Corte e,insomma, tutti noi, che abbiamo scritto, segnalato, sfottuto, su queste pazzie, oggi
abbiamo almeno la soddisfazione di vedere certificato
che dicevamo il vero. Sia chiaro che non c’era bisogno
della Corte dei Conti per sapere che i soldi venivano
sprecati, noi comuni mortali, lo sapevamo e segnalavamo da anni ed eravamo certi di aver ragione perché
nessuna querela è capitata a chiunque abbia discusso e
raccontato e descritto di queste cose. Gli sprechi
venivano puntualmente segnalati e, per anni, ci siamo,
pubblicamente, domandato perché questi sprechi non
venissero indagati dalla procura della Corte dei Conti.
Ancora oggi non pare che la Procura della C.d.C. abbia
aperto un’indagine conoscitiva, per esempio, sullo scempio dei tre e passa milioni sperperati per l’ascensore a
Marsiconuovo. E neppure risulta aperta indagine per le
troppe volte in cui le piazze o le fontane di certi paeselli
sono state rifatte a vacant. Insomma per cominciare un
ragionamento serio possiamo partire dal un antico
proverbio che recita: “meglio tardi che mai” ed allora
questo intervento comincia a mettere un punto dal quale
ripartire. Ed allora non volendo entrare nel merito di
cosa ci fanno i Sindaci con i soldi, perché c’è sempre un
ampio margine di libertà nell’uso delle risorse, comincio a ragionare partendo da un fatto semplice: è
ammissibile,per esempio, pur partendo dalla libertà di
manovra ammessa, che un comune consumi 150 mila
euro per pagare il concerto dei Pooh e non trovi un
centesimo da impiegare per creare il lavoro o aiutare a
costruirsi un lavoro a 45 paesani che per mesi sono stati
davanti la Regione Basilicata a chiedere un lavoro?
Ricordo a me e a voi l’esperienze dei 45 ultraquarantenni Viggianesi che chiedevano, inascoltati, di
lavorare e lo chiedevano per mesi inutilmente. E ancora
è accettabile che un comune impieghi oltre 3 milioni di
euro per costruire un ascensore esterno panoramico
multilivello per una popolazione che ormai non c’è più
? Insomma è accettabile che si sprechino questi soldi
senza produrre neanche lontanamente un qualche posto
di lavoro? Ma siamo sicuri che si possa e si debba
accettare lo spreco come modo normale di gestire la cosa
pubblica? Chiaramente qui potrebbero sempre rispondere che hanno tanti soldi da spendere e mancano loro
le idee, i progetti, le fantasie, i sogni per i quali spendere.
Potrebbero abbozzare,anche, una difesa del tipo : ma
fatevi i pozzi e le royalty vostre e non vi preoccupate
delle nostre come insegna il Crozza Razzi ogni settimana.
Qui, però, è appena il caso di ricordare che pure il
Cota sosteneva che le mutande verdi erano le sue e i fatti
idem insomma ogni amministratore, qui o la, tende a
credere nella impunità e tende a sostenere pubblicamente l’insindacabilità del suo operato mentre, in
realtà, anche chi amministra i soldi del Petrolio, gli
piaccia o no, amministra denari pubblici ed è obbligato
a farlo nel rispetto delle leggi. Ciò detto aspettiamo di
vedere se i Magistrati, dopo lo sforzo iniziale, vorranno
cominciare a mettere mano alle faccende e per parte
nostra continueremo a criticare le cose, tante, che non
vanno bene con l’intento di far capire una cosa semplice,
tutto sommato,: ogni lira spesa deve garantire un
ritorno, deve produrre lavoro, deve pagare una prestazione utile a tentare di garantire un avvenire alle
popolazioni di Basilicata o almeno ci si deve seriamente
provare e finora così non è stato.
[* lettore]
RASSEGNASTAMPA
repubblica.it
Oltre un milione di famiglie senza redditi di lavoro: +18% in un anno
Dati drammatici: in due anni sono aumentati del 50%. La maggior parte (491mila) sono coppie con figli e 213mila
sono nuclei con genitori single. La Coldiretti: oltre quattro milioni di italiani chiedono aiuto per mangiare
Lo leggo dopo
Oltre un milione di famiglie senza redditi di lavoro: +18% in un anno
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TAG redditi, istat
ROMA - Oltre un milione di famiglie è senza reddito da lavoro, mentre sono più di quattro milioni gli italiani che
chiedono un aiuto per riuscire a mangiare. E tutti i componenti ‘attivi’ che partecipano al mercato del lavoro sono
disoccupati. E’ quanto emerge da dati Istat e Coldiretti sul 2013 che descrivono una situazione drammatica: solo un
anno fa erano il 18% in meno quelli senza redditi, 955.000 nel 2012 contro i 1.130.000 attuali. Tra questi quasi mezzo
milione (491.000) corrisponde a coppie con figli, mentre 213.000 sono monogenitore, 295.000 single e 83.000 coppie
senza figli
Il numero delle famiglie dove tutte le forze lavoro sono in cerca di occupazione risulta in crescita quindi di 175.000
unità, in termini assoluti. E nel confronto con due anni prima il rialzo supera il 50%, attestandosi precisamente al
56,5%. Si tratta quindi di ‘case’ dove non circola denaro, ovvero risorse che abbiano come fonte il lavoro. Magari
possono contare su redditi da capitale, come le rendite da affitto, o da indennità di disoccupazione, o ancora da
redditi da pensione, di cui beneficiano membri della famiglia ormai ritiratisi dal lavoro attivo. A soffrire di più,
ancora una volta, è il Mezzogiorno, con 598.000 famiglie. Seguono il Nord, che ne ha 343.000, e il Centro, con
189.000. Ma il fenomeno avanza dappertutto rispetto a 12 mesi prima.
Ai dati dell’Istat si sposano quelli, ugualmente a tinte fosche, di
Coldiretti. Secondo un’analisi dell’Associazione sono 4.068.250 le persone che in Italia sono state costrette a chiedere
aiuto per mangiare nel 2013, con un aumento del 10 per cento sull’anno precedente. Per effetto della crisi economica
e della perdita di lavoro si sta registrando un aumento esponenziale degli italiani senza risorse sufficienti neanche a
sfamarsi: erano 2,7 milioni nel 2010, sono saliti a 3,3 milioni nel 2011 ed hanno raggiunto i 3,7 milioni nel 2012. In
particolare, nel 2013 si contano 303.485 persone che hanno beneficiato dei servizi mensa, mentre sono ben 3.764.765
i poveri che nel 2013 hanno avuto assistenza con pacchi alimentari che rispondono maggiormente alle aspettative
dei nuovi poveri (pensionati, disoccupati, famiglie con bambini) che per vergogna prediligono questa forma di
aiuto piuttosto che il consumo di pasti gratuiti in mensa. Una situazione drammatica che, osserva la Coldiretti,
“rappresenta la punta di un iceberg delle difficoltà che incontrano molte famiglie italiane nel momento di fare la
spesa”.
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