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AKIS 3 - 275- 7 Marzo 2014 - Majorana

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275
Anno 10 - n° 3 - Distribuzione Gratuita
ATTUALITA’
A
KI S
K ULTURA
INFORMAZIONE
SPORT & TURISMO
IL GIORNALE DEL TERRITORIO DELLE ACI
Scorre forte l’archetto
sulle corde del violino
a sprigionare acuti
che trapassano di melodie il cuore.
Lorenzo Marotta
Emanuele Macrì (40 Anni dalla morte)
BUON LAVORO,
SEGRETARIO!
Fausto Raciti
Via Vitt. Emanuele, 35
ACI S. ANTONIO
7 Marzo 2014
LA GRANDE BELLEZZA
ONORA L’ITALIA
Marino Giuseppe
C.so Italia, 96 - ACIREALE
2
Venerdì 7 Marzo 2014
AKIS
Chiuso il lunedì
All’indomani dell’ufficializzazione della sua candidatura a Primo Cittadino, l’ing. Michele Di Re, caposquadra” dei “Trenta per Acireale”, ha avviato un
percorso di ascolto e di conoscenza delle realtà del territorio per comprendere a fondo le criticità di una comunità in perenne fermento. Nella sua agenda,
incontri con le associazioni di categoria (ingegneri, architetti, geometri, commercianti, avvocati) e di volontariato, dibattiti con le comunità dei residenti delle
frazioni acesi e semplici momenti di confronto con tanti privati
cittadini, utili a capire cosa ci si aspetta dal prossimo Governo
della Città. Nonostante ancora incerti appaiono i possibili
apparentamenti con i partiti politici, continua, così, incessante
l’impegno di tutto il movimento civico, capitanato dall’imprenditore acese e formato da professionisti, tecnici e gente lontana dalle classiche appartenenze alla politica tradizionale,
senza dimenticare l’apporto fornito da tutte le migliori espressioni del panorama imprenditoriale locale.
Prosegue, quindi, il percorso di ascolto dell'ing. Michele Di Re,
candidato sindaco di Acireale, con le associazioni di categoria,
i professionisti ed i privati. Obiettivo la ricezione di istanze,
segnalazioni e proposte, per capire cosa ci si aspetta dal prossimo Governo della Città. Nell'incontro dello scorso Mercoledì
26 Febbraio, spazio alla comprensione delle criticità piu evidenti dell'Istituto Sperimentale per l'Agrumicoltura di Acireale,
i cui ricercatori hanno segnalato all'ing. Di Re i motivi e l'esigenza di ridare lustro a questa eccellenza cittadina anche
attraverso la concertazione di un piano di sviluppo culturale e
turistico integrato a beneficio dell'ente.
ph Fabio Consoli
AK IS Venerdì 7 Marzo 2014
“Sette storie
per sette giorni”
il nuovo lavoro di Gabriella Calì, racconta
la storia di Andrew De Falco, un magnate
italoamericano che, un po’ per capriccio,
un po’ per il desiderio di fare del mecenatismo sfruttando le sue grandi ricchezze,
bandisce un vero e proprio concorso letterario, offrendo a sette scrittori dilettanti la
possibilità di risiedere per una settimana
presso la splendida Villa dei Pavoni e di
dimostrare il proprio talento ed il proprio
estro con la scrittura di una novella che tragga ispirazione dal tema dei fantasmi. Come in una sorta di Decamerone, il tempo all’interno della villa sarà
scandito dalla lettura delle sette novelle, una al giorno per sette giorni. Solo
alla fine della settimana, dopo aver ascoltato le sette storie, Andrew donerà
ad uno dei sette autori la possibilità di stipulare un contratto letterario per
pubblicare un’opera.
Alla narrazione dei fatti che si svolgono dentro la villa e alla lettura delle sette
novelle, si intreccia il racconto delle vicende personali di Andrew.
Parallelamente alla narrazione delle vicende
del protagonista, si svolge il racconto delle
giornate presso la Villa dei Pavoni. L’autrice
racconta con immagini vivaci e dettagliate il
trascorrere del tempo tra i lussuosi saloni
della villa e la natura rigogliosa del grande
parco che la circonda; durante la settimana
di convivenza, i sette protagonisti di questa
insolita avventura, diversi per indole ed
esperienze ma accomunati dall’amore per la
scrittura, imparano a conoscersi e a legare
tra loro. Insieme vivono momenti di allegria,
tra le portate dei banchetti che loro stessi
preparano, passeggiando tra i boschi della
ricca tenuta, esplorando le grandi stanze
della casa; ma spesso condividono anche
momenti di sconforto, soprattutto a causa
dell’imbarazzo per la pubblica lettura dei
loro scritti. L’autrice presenta ogni personaggio caratterizzandolo appieno
sia con la descrizione delle vicende personali, sia per mezzo della novella
che attribuisce a ciascuno. E proprio questo è l’escamotage di Andrew: la
novella assume qui un significato e una funzione fondamentale. Diversi e
numerosi possono essere i motivi del narrare: descrivere, tramandare, ricordare un evento o una persona, comunicare informazioni, riferire fatti.
CARO PITAGORA: UN LIBRO COLTO,
MA DI SEMPLICE FRUIZIONE…
ALLA RISCOPERTA DEI SEGRETI DEL MONDO
Presentato a l Teatro Comunale di Gravina di Catania lo scorso 22 gennaio
alle ore 17.30 il libro “Caro Pitagora, a scuola con il Maestro Pitagora e il
miracolo della Conoscenza” (casa editrice Rupe Mutevole –Roma), scritto a
quattro mani da Loredana Fratantoni, docente di scuola elementare e
Giulietta Bizzarro, psicologa e psicoterapeuta. In qualità di moderatori sono
intervenuti la d.ssa Antonella Gugliemino, direttore responsabile della Rivista
“Globus Magazine” e il dott. Gaetano Pulvirenti, direttore della Banca
Agricola Popolare di Ragusa (Acireale). ‘Ho già avuto piacevolmente modo
di intervistarle. Una lettura semplice, ma di profonda cultura’, ha dichiarato
la d.ssa Guglielmino, mentre il dr. Pulvirenti ha precisato che ‘É già la seconda volta che ho il piacere di introdurle ad una loro presentazione. È un libro
che parla di fede, di scienza, di spiritualità. Ma spiritualità nell’accezione di
“ricerca della perfezione”. Perché spesso siamo soliti confondere il difficile
con l’impossibile. Ma nulla è realmente mai impossibile. E questo libro è
rivolto anche ai bambini, abituati a vivere ancora più nell’intravisto che nel
visto…perché anche le cose difficili possono essere descritte semplicemente, stimolando la curiosità’.
Una presentazione-intervista, magistralmente argomentata e condotta della
d.ssa Guglielmino, che, con domande stuzzicanti e aperte, ha dato l’input
alle relatrici di esporre e toccare i punti cardine della loro scrittura. La d.ssa
Birrazzo ha tenuto a precisare come ogni cosa, dal momento stesso in cui
ha deciso di scrivere questo libro, coadiuvata dalla compagna di avventura
Loredana, nulla sembra capitato per caso. ‘Anche la scelta del titolo sembra
ci sia stato quasi suggerito, come se non potesse essere che questo. Mia
madre era greca…una mattina l’ho sentito alla radio, l’ho letto su un pulmino per ragazzi…Pitagora…doveva essere lui…’. La prof.ssa Fratantoni,
invece, ha comunicato agli uditori il motivo della loro scelta dell’immagine
della copertina ‘Le piramidi (pyramis (πυραμίς), che significa letteralmente
"della forma del fuoco")…non è un caso che siano tre, che siano in Egitto.
Perché niente è un caso, ma il nostro prioritario intento era proprio di sottolineare questa “interconnessione”…perché le piramidi si interconnettono con
l’universo, con il tutto. È tutta una questione di energie: perché noi siamo alla
base della piramide, ma facciamo parte di una mente universale unica, che
è Dio. E solo attraverso le piramidi possiamo comprendere come migliorarci per raggiungere Dio’.
Hanno presenziato all’evento, l’assessore del Comune di Gravina Agata
Viola ed il console onorario di Grecia Arturo Biuzzarro. Gremita la platea,
che, a conclusione dell’evento di presentazione, ha attorniato piacevolmente le scrittrici per un gradito autografo sulla seconda di copertina del libro. In
un momento in cui la cultura è in forte crisi, in cui si discute costantemente
sulla carta stampata soppiantata dal web, presenziare alla presentazione di
un libro, che per lo più non racconta una favoletta come tante, ma parla di
cultura a 360° è un evento davvero straordinario.
Foto Alessandro Favara
Giuliana Corica
Sempre e comunque, la narrazione è humanitas, espressione dell’anima,
delle esperienze e dei pensieri degli uomini. Andrew ha fatto dell’empatia il
mezzo più forte per conoscere il prossimo: per lui anche le parole di una
semplice novella che racconta storie di fantasmi assumono un significato
nuovo. Le parole sono rivelatrici: ognuno racconta una storia che in qualche
modo lo riguarda, che lascia trapelare un episodio della sua vita, un particolare aspetto del suo carattere, il suo personale modo di intendere e di vedere la realtà.
Chiara Licitra
Donne Siciliane
Franca Florio
Se la storia di tutti i tempi racconta di
donne bellissime, la Sicilia, sicuramente, non è da meno! Donne belle
e, soprattutto, intelligenti, la nostra
terra ne ha avute diverse. Donna
Franca Jacona della Motta dei baroni
di San Giuliano nata a Palermo nel
1873, proveniva da un'importante
famiglia dell'antica nobiltà siciliana e
quando a vent’anni sposò il ricco
industriale Ignazio Florio Junior diede
una vera svolta alla sua vita, dando
inizio ad una esistenza travolgente
che la portò a diventare donna simbolo della Belle Époque italiana fra
gossip, tragedia e arte. Era una
donna di grande bellezza: alta, slanciata, un portamento regale, un sorriso verginale e con occhi che trasmettevano bontà d’animo. Il marito,
Ignazio Florio, oltre ad essere un
grande industriale famoso per il
marsala, possedeva panfili, navi
commerciali, alberghi e le isole
Egadi. Ignazio era famoso per
essere un grande rubacuori e per
aver avuto numerose relazioni
sentimentali, e così, il padre di
Franca, che all’inizio aveva ostacolato il fidanzamento della figlia
anche perché le lontani origine dei
Florio risalivano a dei commercianti, acconsentì al matrimonio
ma pretese una cerimonia strettamente privata, e questo, per l’opinione del tempo, fu considerato un
matrimonio riparatore. Negli anni
che seguirono, l’impresa di famiglia passò nelle mani di Ignazio Jr,
al fianco del quale Donna Franca
ricoprì un ruolo fondamentale nella
gestione di una fortuna. Il sogno di
Ignazio Florio e della moglie fu,
precisamente, di dare a Palermo e
alla Sicilia un ruolo nell’Europa,
attirando capitali e investimenti
stranieri nell’isola, intessendo una
rete di rapporti e di amicizie presti-
La festa della donna...
... si sa, è legata ad una strage di donne a cui fu dato fuoco in una fabbrica
americana. Con conferenze, convegni, mimose e torta mimosa si ricorda
questo tragico avvenimento e si festeggiano le donne e la loro operosità.
C’è un filo rosso che nei secoli lega alcune donne famose. È il filo rosso
della passione e del sangue. Mi riferisco a donne lontane nei secoli come
Ipazia, Trotula, Artemisia Gentileschi, Jane Austen e Virginia Woolf. Ipazia,
scienziato, musicologo, medico e filosofo del IV secolo, erede della scuola
neoplatonica alessandrina, per ordine del vescovo di Alessandria, Cirillo, fu
torturata in modo orrendo e poi bruciata. Con la sua morte termina in occidente la cultura al femminile. Le donne però, fortunatamente, sono come la
gramigna, difficili da estirpare e così nel secolo XI, nell’ambito della Scuola
Salernitana, una donna medico fa il suo ingresso. È Trotula, della nobile
famiglia de Ruggiero, che diventa ostetrico e ginecologo di fama e addirittura scrive un trattato, De passionibus mulierum ante e post partum, stampato poi a Strasburgo nel 1544, la cui maternità le verrà contestata e si cercherà di cancellare anche lei dalla storia. Nel Seicento, Artemisia
Gentileschi, figlia del pittore Orazio Gentileschi, vuole entrare all’Accademia
del Disegno a Firenze, prerogativa esclusivamente maschile, fino ad allora.
Incontra diversi ostacoli, ma alla fine con la sua caparbietà e la sua bravura la spunta. Violentata a soli 17 anni dal pittore Agostino Tassi, lo accusa
davanti ai giudici. Lei subisce la tortura delle cordicelle della Sibilla e per
poco non le fanno saltare le dita. I giudici le credono, ma non la riabilitano,
tanto che deve andare via da Roma e trasferirsi a Firenze con un marito che
le hanno procurato, mentre Agostino Tassi, praticamente, la fa franca. Il
matrimonio con il pittore Pietro Stiattesi dura pochi anni, poi lui l’abbandona, forse schiacciato dalla personalità di Artemisia e dal suo talento.
Divenuta l’amante di Nicholas Lanier, musicista alla corte di Carlo I, organizza con lui il colpo del secolo: vende al re la collezione del duca di
Mantova. Artemisia non vuole seguire l’amante in Inghilterra e la relazione
finisce. A 28 anni Artemisia ha conquistato un’esistenza giuridica, dei diritti
e un potere legale. Può vendere, comprare, affittare, ma nel suo intimo è tormentata dal passato, dal matrimonio fallito e dall’incomunicabilità col padre.
A due secoli di distanza, la scrittrice Jane Austen, appartenente a una famiglia della buona borghesia inglese, scrive dei romanzi di grande successo
come Orgoglio e pregiudizio, Emma, Ragione e sentimento, ma non li firma
con il suo nome. Usa lo pseudonimo A lady. Questo perché, nella società
inglese del tempo, il ruolo della donna è quello di moglie e madre e non
certo di scrittrice. La Austen accetta il suo destino. Nel Novecento la scrittrice inglese Virginia Woolf, profondamente addolorata dal ruolo sociale
secondario della donna nella società, scrive Una stanza tutta per sè in cui
esprime l’umiliazione che le donne subiscono per non potere avere una propria stanza in cui leggere e scrivere, per non potersi recare in biblioteca, se
non accompagnate da un uomo, per non essere accettate come scrittrici,
ma solo come protagoniste dei romanzi, per non potere vendere e comprare, per non potere ereditare. Tant’è che spesso, per salvare i patrimoni familiari, le donne sono costrette a sposare dei parenti anche vecchi e sgraditi.
Sembra che dai tempi in cui il culto del femminino sacro scomparve, vi sia
stata la volontà di relegare la donna al ruolo di moglie e madre, chi non
accettava il ruolo veniva perseguitata e annientata. Della donna erborista e
curatrice si comincia ad avere terrore, così pure di quella che vive da sola
o che ha un gatto nero oppure i capelli rossi. Queste donne vengono tacciate di stregoneria e dall’anno Mille arrestate, torturate e bruciate vive. Solo
il fuoco evidentemente può estinguere il male che la donna rappresenta. Nel
1782, in Europa, viene giustiziata l’ultima donna ritenuta strega. Le donne
che abbiamo preso in esame non sono famose solo per il loro talento e la
loro perizia, ma anche per la loro bellezza. Di Trotula non sappiamo come
fosse esteticamente, ma di Ipazia e Artemisia si sa che erano molto belle.
Forse non solo il talento, ma anche l’avvenenza di Ipazia e di Artemisia furono motivo di ostilità non solo da parte delle altre donne, ma anche da parte
degli uomini. Queste due donne sono belle e di talento ed è proprio il talento che le fa grandi e infelici, perché non accettano il solo ruolo di donne.
Sono artiste e vogliono essere riconosciute e per questo ricordate.
Maria Rita Pennisi
giose e influenti. Il capoluogo della Sicilia fiorisce di
architetture nel nuovo stile Liberty che fa tanto moderno.
Ecco allora il lussuoso albergo Art Nouveau di Villa Igiea
o il Villino dell'Olivuzza dove c'è lo zampino dei Florio,
anche dietro alla costruzione del Teatro Massimo di
Palermo, progettato, infatti, da Ernesto Basile, che poe
era l'architetto di famiglia. In tutto questo, Franca, che
si muoveva con eleganza nella sfavillante vita mondana,
giocò un ruolo di grande protagonista.
Eccola, perciò, in compagnia degli uomini più potenti
d’Europa, come in una celebre foto che la ritrae assieme
al Kaiser Guglielmo II, o con il grande D’Annunzio,
Giacomo Puccini, e sfoggiare abiti sontuosi e favolosi
gioielli, che il marito le regalava per farsi perdonare le
numerose scappatelle. Famosa era la sua collana di
perle che si diceva fosse lunga sette metri: pare che il
marito la faceva allungare per ogni avventura galante.
L'impero dei Florio dopo la Prima Guerra Mondiale, però,
comincia un lento e inesorabile declino, dei fasti di inizio
secolo rimane ben poco. Lo Stato Italiano, secondo la
politica Giolitti, tagliò le convenzioni alla Società di navigazione Florio, decidendo di concentrarsi sul porto strategico di Genova. Ignazio, però, perseverando nel tentativo di rammodernare e ampliare i cantieri navali della
sua città, investì nell’opera l’intero capitale dei Florio,
portando, in poco tempo, ad un progressivo disfacimento del suo impero e all’assorbimento da parte delle ban-
che delle proprietà. Inutili furono i tentativi di riaprirsi la
strada con nuove iniziative imprenditoriali. Presto arrivano anche le tragedie famigliari. Nel giro di pochi mesi
muoiono prima la figlia Giovanna, poi il piccolo Ignazio
detto “Baby Boy”. In seguito Donna Franca rimane incinta di nuovo ma la piccola Giacobina visse solo per poche
ore. Solo le figlie Igea e Costanza, nate molti anni dopo,
riuscirono a diventare grandi. Negli anni Venti, la Regina
di Sicilia, fu costretta, per racimolare liquidi, a vendere
all’asta tutti i suoi gioielli, persino la famosa collana di
perle che possiamo ancora ammirare nei numerosi ritratti di Donna Franca Florio.
Mariella Di Mauro
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AKIS
Venerdì 7 Marzo 2014
Parte il Bando per le Zone Franche Urbane
Dalle ore 12 del 5 marzo è possibile presentare le istanze per accedere alle agevolazioni previste dal bando per
le Zone Franche Urbane.
Le istanze, firmate digitalmente, devono essere presentate, complete di eventuali allegati, in via esclusivamente telematica tramite la procedura informatica accessibile dalla sezione "ZFU Convergenza e Carbonia Iglesias"
del sito Internet del Ministero dello sviluppo economico
(www.mise.gov.it).
L'accesso alla procedura informatica prevede l'identificazione dell'impresa tramite codice fiscale e l'autenticazione, tramite credenziali informatiche, inviate all'indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) dell'impresa,
come risultante dal Registro delle Imprese. E’, pertanto,
indispensabile accertarsi che la PEC non sia scaduta.
Attraverso la procedura informatica, l'impresa avrà
accesso alla specifica sezione relativa alla Zona Franca
Urbana di interesse, dove saranno riportate le informazioni inerenti le risorse finanziarie disponibili, le riserve
finanziarie di scopo attivate e le relative risorse dedicate, nonché l'elenco delle sezioni censuarie che individuano l'area della ZFU.
Le istanze possono essere presentate sino alle ore
12:00 del 23 maggio 2014; quelle pervenute fuori dai
termini, iniziale e finale, così come le istanze redatte o
inviate con modalità difformi da quelle indicate nel
bando, non saranno prese in considerazione.
Le istanze dovranno essere sottoscritte in forma digitale,pertanto è necessario essere in possesso di firma
digitale. Per chi non lo fosse è essenziale munirsi per
tempo della firma al fine di evitare possibili problemi di
rilascio da parte del Registro Imprese di Catania.
Si ricorda che, non ha nessuna importanza la data di
spedizione in quanto verranno ammesse alle agevolazioni tutte le domanda pervenute regolarmente e fra
queste verranno distribuite le somme stanziate tenuto
conto del credito d’imposta richiesto e delle riserve di
scopo previste dal bando.
Vediamo nel dettaglio gi stanziamenti previsti per le
zone franche presenti nella Provincia di Catania:
 Catania 18.478.551,34 euro, con le seguenti riserve
di scopo:
– Imprese di nuova o recente costituzione 20%
– Imprese sociali 10%
 Acireale 10.242.483,28 euro con le seguenti riserve
di scopo:
– Imprese di nuova o recente costituzione 15%
– Imprese femminili 15%
 Aci Catena 8.918.279,15 euro, con le seguenti riserve di scopo:
– Imprese di nuova o recente costituzione 15%
– Imprese operanti nei settori “Istruzione” e “Sanità e
assistenza sociale” (sezioni P e Q classificazione Ateco
2007) 15%
 Giarre 6.211.567,45 euro, con le seguenti riserve di
scopo:
– Imprese di nuova o recente costituzione 15%
– Imprese femminili 15%
L’agevolazione consiste in un credito d’imposta da utilizzare in compensazione ai fini Ires, Irpef e Irap, ai fini
contributivi per i contributi sui dipendenti, oltreché ai fini
Imu, nel caso in cui l’azienda sia proprietaria dell’immobile in cui svolge l’attività. Si ricorda che è importante
che l’azienda abbia almeno un’unità locale all’interno
della ZFU e, per quanto riguarda l’agevolazione contributiva, che almeno il 30% risieda all’interno del Sistema
Locale Lavoro interessato.
Per assistere coloro che vorranno presentare istanze nel
territorio del Comune di Acireale, è stato istituito, presso gli uffici dello sviluppo economico, uno specifico ufficio di supporto per tutti coloro che vorranno chiarimenti
in merito alla predisposizione della domanda, e, soprattutto, per fugare ogni dubbio in merito alle zone che ricadono all’interno della Zona Franca Urbana.
Infine si rammenta che l’agevolazione rientra tra gli aiuti
“De Minimis” pertanto, è di fondamentale importanza,
fare attenzione alle agevolazioni già ottenute nel triennio
precedente che vanno riportate nella domanda da presentare. L’eventuale errore o omissione potrebbe comportare anche la revoca delle agevolazioni. Risulta dunque indispensabile da parte delle imprese farsi assistere dai propri commercialisti nella determinazione dell’esatto ammontare dell’agevolazione da richiedere.
dott. Fabrizio Leotta
Finalmente l'ANAS risponde...
Da circa un anno ha segnalato la pericolosità del tratto e
finalmente sembra che, anche se con un minimo intervento, qualcosa si stia muovendo (ai fini di ottimizzare la
visualizzazione del tracciato stradale, è stata predisposta la collocazione di nuovi dispositivi rifrangenti costituiti da delineatori per barriere metalliche di sicurezza).
L'eventuale installazione di 'bande luminose', ovvero di
segnali complementari (bande di rallentamento ottiche
art. 42 del Codice della Strada)
per evidenziare particolari
curve o punti critici, dovrà
essere
opportunamente
vagliata dai tecnici, in quanto la
presenza di eccessivi segnali
luminosi lungo la carreggiata
potrebbe solo generare confusione.) A questo punto il
Monaco ha chiesto con quali
tempistiche saranno effettuati
gli interventi indicati.
"Dopo numerose segnalazioni
finalmente l'ANAS risponde con l'indicazione di un intervento concreto, dice Paolo Monaco. Sicuramente non
sarà sufficiente ma mi sembra un primo passo verso la
realizzazione di quanto sarà necessario a rendere questo tratto di strada totalmente sicuro. Ho chiesto di indicarmi le tempistiche per il posizionamento dei nuovi
dispositivi rifrangenti e di procedere al più presto alla
valutazione tecnica per l'installazione delle bande luminose. Mi auguro che presto i residenti siano più sereni e
che gli incidenti mortali ai quali hanno assistito nel corso
degli anni possano essere solo un ricordo"
“Quello che i ragazzi dicono” era il tema del concorso bandito dal Comune in occasione del XXIV
Anniversario della Convenzione Internazionale dei Diritti dell’Infanzia, concorso che ha registrato la premiazione delle
classi IIID della S.M.S.Galileo Galilei e IIA dell’Istituto Fuccio/La Spina-plesso Fanciulli.
Alla manifestazione hanno partecipato i dirigenti delle due scuole partecipanti (prof.sse G.Montella per la Galileo
Galilei e M.Castiglione per la Vigo Fuccio La Spina) e l’assessore alla Cultura prof.ssa Nives Leonardi.
AKIS
Proviamo a chiedere a Salvo Raciti
di fare una presentazione di se stesso?
Sono nato ad Acireale il 01/04/1957 da una famiglia umile. Mio papà e mia
mamma a fronte di enormi sacrifici hanno dato a tutti noi figli ( 4 maschi)
l’opportunità di poter acquisire un titolo di studio. Ho frequentato il Liceo
Classico Gulli e Pennisi e successivamente ho conseguito la laurea in
Scienze Politiche. Pur studiando ho collaborato nella gestione della piccola
impresa edile di mio papà e questa esperienza assieme a tante altre hanno
contribuito a formarmi con una visione della vita ,da più prospettive. La formazione ricevuta nella mia famiglia, mi ha portato a schierarmi sempre dalla
parete dei più deboli e a scommettermi in prima persona per cercare di
migliorare il sistema. Scioperi ed assemblee studentesche miranti ad ottenere il diritto allo studio e la democrazia che i ragazzi di oggi si ritrovano
nelle scuole, occupazione del Collegio Pennisi, militanza nel sindacato e
tante esperienze che mi hanno aiutato sicuramente a crescere e delle cui
non sono assolutamente pentito e per le quali ho pagato spesso un prezzo
salato. Infatti buona parte dei mie amici di allora , “strusciandosi” opportunamente con i politici in auge, hanno in un battibaleno trovato “sistemazione” mentre il sottoscritto, per tanti anni ha dovuto lottare con le unghie e con
i denti per ottenere il posto di lavoro che in atto ricopre presso l’Ipab Oasi
Cristo Re di Acireale.
Ho da sempre creduto alla Politica con la P maiuscola, intesa come servizio a favore dei cittadini e dopo tantissimi anni passati ad assistere allo
scempio operato dai mestieranti della politica, a 56 anni ho pensato che
forse sarebbe stato opportuno metterci la faccia in prima persona per cercare di fare qualcosa per arginare tale degrado. E questo non per un bisogno di rivalsa personale ma perché avendo un figlio di 20 anni credo che
questa mio impegno coniugato con quello di tanti altri che sono pervenuti
alle mie medesime convinzioni, possa consentire alle nuove generazioni
di poter riavere il diritto di vivere in una società pulita, sana, rispettosa della
persona, ove la meritocrazia diventi regola di vita, ove le persone possano
vivere libere da ricatti e condizionamenti , piuttosto che nell’attuale sistema
ove gli interessi e lo strapotere di pochi, uccidono giorno dopo giorno l’ambiente e gli esseri umani che dello stesso sono parte integrale.
Ma per quale motivo , fra tante forze politiche presenti in campo, ha
scelto di entrare a fare parte del M5S?
La risposta in parte credo di averla già accennata sopra e sta nel fatto che
la mia formazione mi ha da sempre portato a non accettare determinate
logiche che, anche se sotto diverse sfaccettature , di fatto sono riscontrabili in tutti i partiti politici. La militanza giovanile, nel vecchio PSI è stata per
me una esperienza traumatizzate . Lotte per la conquista delle poltrone
usando metodi più o meno corretti, constatazione che il malaffare si trova
trasversalmente in tutti i partiti a prescindere dalla loro collocazione e dai
principi ispiratori. Tutto ciò mi ha convito a restarne lontano. Solo da recente avendo conosciuto alcuni attivisti del M5S e avendo non riscontrato negli
stessi tutte quelle zone d’ombra che caratterizzano i “mestieranti “ della politica, ho deciso che forse era arrivato il momento di scendere in campo ,
accompagnandomi a delle persone che la pensavano nella mia stessa
maniera , per costruire assieme un percorso mirato al raggiungimento di un
obiettivo ben definito: ridare dignità alle persone, eliminando le cause mortificanti che la politica di basso rango, ha generato.
Quali gli obiettivi che il M5S si prefigge di raggiungere nell’immediato?
Certo la situazione in cui versa l’Amministrazione e la città tutta è drammatica e di questa emergenza ne abbiamo tenuto conto nello stilare il nostro
programma, frutto di approfondimenti ed analisi. In esso vengono esaminate delle macro arie e successivamente si propongono le azioni da mettere in atto . Ben sappiamo quali grandi difficoltà incontrano oggi gli Enti
Locali per fare stare in piedi i loro bilanci e a fronte di tutto ciò , da subito
proponiamo interventi mirati , rivolti a garantire la trasparenza nell’azione
amministrativa e un contenimento delle spese, utilizzando ad esempio la
diretta streaming sia in consiglio che nelle commissioni consiliari. In tal
maniera si eliminerebbe la costosissima quanto inutile diretta TV con un
risparmio di decine di migliaia di euro
Anche alcuni sprechi degli apparati della politica si possono drasticamente
arginare con la riduzione del 30% delle indennità di sindaco,giunta e consiglieri ,regolarizzando altresì la erogazione dei gettoni di presenza e nel
contempo intervenendo sulle partecipate, eliminando i costi degli apparati
di sotto-governo . Proponiamo inoltre un nuovo metodo di raccolta dei rifiuti, ben sperimentato in altri comuni virtuosi, al fine di venire fuori da un sistema ormai superato, che ci ha condotti drammaticamente in coda nella classifica nazionale a fronte di una spesa di oltre 11 milioni di euro. Il programma contiene ulteriori misure da porre in essere nella gestione dei vari servizi, atte a contribuire alla riduzione della spesa . Le somme recuperate
saranno destinate ad assicurare ulteriori servizi con conseguenti benefici a
favore dei cittadini.
Il nostro obiettivo nell’immediato è quello di avvicinare la gente comune, le
categorie, le associazioni, gli imprenditori e tutti coloro che operano sul territorio e fare si che tutti conoscano quali sono i contenuti del nostro programma e che si convincano che non tutto è perduto. Vorremmo che tutti
i delusi della politica che hanno già da tempo disertato le elezioni, avessero il coraggio di scommettere sul programma per la città che il M5S ha compilato e che dessero con il loro voto la possibilità di metterlo in atto. Solo in
tal maniera potremo insieme lavorare per ridare a questa città e ai suoi figli
la dignità che è stata loro rubata.
Salvo Raciti
Venerdì 7 Marzo 2014
Santa Venerina: primo incontro
sugli 80 anni di autonomia comunale
Nei locali del Centro diurno “Arcobaleno” a Santa Venerina, si è svolto l’incontro sul tema “Santa Venerina: 80 anni in comune” per il ciclo
Giovediamoci, ideato dall’associazione culturale Sto. Cu. Svi. T (Storia,
Cultura e Sviluppo Territoriale) e presentato dal prof. Giovanni Vecchio.
Trattasi del primo momento di informazione a carattere storico e documentario sul Comune di Santa Venerina, a cui ne seguiranno altri più specifici
fino al 2016, quando ricadrà l’anniversario della vera e propria attivazione
del nuovo ente locale. Dopo i saluti del presidente della suddetta associazione, dr. Domenico Strano, e di Antonino Russo, presidente del Centro, la
serata ha avuto inizio con il video realizzato e montato dal dott. Salvatore
Sciacca riportante immagini dei luoghi più significativi dell’intero territorio
comunale com’erano in passato e come sono oggi, molto apprezzato dai
presenti specialmente per la rarità di alcune foto o cartoline d’epoca. Il prof.
Vecchio ha percorso poi l’itinerario per l’istituzione del nuovo comune di
Santa Venerina con i tentativi falliti dal 1838 fino al 1895, con l’ausilio delle
letture di pagine e documenti da parte di Teresa Maccarrone e Franco
Cannata, per poi passare al XX secolo e alla Delibera del Fascio di
Combattimento di Santa Venerina del 10 giugno 1928 indirizzata al Prefetto
della provincia di Catania con la quale si ribadiva che si erano ormai determinate le condizioni richieste per l’istituzione del nuovo Comune. In effetti
le condizioni socio-economiche del territorio erano molto migliorate grazie
soprattutto alla varie distillerie che avevano acquistato anche fama internazionale e al superamento dell’analfabetismo che aveva caratterizzato il
secolo precedente. Con il Regio Decreto 19 febbraio 1934,n°412 e la conversione in legge dello stesso il 7 giugno 1934 fu finalmente istituito il
Comune di Santa Venerina con una parte proveniente dal Comune di
Acireale (S. Venerina, Linera, Cosentini), un’altra da Giarre (Dagala del Re,
Monacella, Dalaga Sottana) e un’altra ancora da Zafferana Etnea
(Bongiardo). Non poche le ‘grane’ che i primi commissari prefettizi dovettero affrontare dopo il Regio Decreto n. 1294 dell’8 giugno 1936 per amalgamare sul piano politico, economico e spirituale la nuova entità, come
hanno spiegato il professore e il dott. Strano, tra queste la delimitazione
interna o la denominazione dello stesso Comune. Il relatore ha accennato
alle polemiche sorte a seguito della richiesta del 1948 (ovvero dopo 12 anni
di vita del Comune) da parte di un comitato di cittadini del quartiere di
Bongiardo di aggiungere alla denominazione S. Venerina quella, appunto,
di Bongiardo, istanza che fu accolta dalla Provincia di Catania, ma che provocò forti reazioni dai rappresentanti delle undici importanti distillerie locali
note in tante parti del mondo con il toponimo S. Venerina, agli amministratori comunali che deliberarono, invece, a maggioranza, per il mantenimento della denominazione originaria e fecero appello alla Regione siciliana in tal senso. Ci fu anche un serrato confronto di posizioni sui quotidiani
dell’epoca (specialmente nell’anno 1949). Si aggiunsero i parroci delle parrocchie locali che indirizzarono delle petizioni per il mantenimento del nome
anche alle autorità di governo nazionale e regionale e ai rappresentanti
nazionali e locali della politica. Tra le delibere illustrate merita di essere
segnalata quella del 28 aprile 1949 (designazione capoluogo del comune e
determinazione delle frazioni) che poneva fine alla annosa questione di
quale doveva esser considerato il territorio del centro del nuovo ente locale (comprendente unitariamente S. Venerina, Bongiardo e Dagala Sottana),
luoghi nei quali avrebbero potuto essere allocati gli uffici comunali unitari. Il
prof. Vecchio ha, dunque, illustrato con ampia documentazione i fatti e le
ragioni che hanno portato all’istituzione del nuovo Comune ed ha espresso
il proposito di proseguire la ricerca con l’esame dei provvedimenti più
importanti delle varie amministrazioni che sono succedute dal 1946 ad oggi
presentando, intanto, le foto di tutti i sindaci del secondo dopoguerra.
Durante la conferenza la Scuola di formazione musicale Etra di Linera,
diretta da Cristina Mammino, ha allietato il numeroso pubblico presente
mediante le voci di Valentina Abramo, Alfio Calì, Veronica Grasso e Eliana
Battiato, che hanno eseguito brani degli anni Trenta e Quaranta in abiti d’epoca. Un indirizzo di saluto è stato rivolto dal sindaco di S. Venerina arch.
Salvatore Greco, mentre in sala era presente anche il dott. Antonino
Arcidiacono che in passato per ben tre volte ha ricoperto la carica di sindaco. La lettura di una poesia “Alla città di Santa Venerina” di Giovanni
Formisano jr (poeta e drammaturgo), nipote del grande Giovanni
Formisano, autore del testo di “E vui durmiri ancora” e della commedia
“Matrimoni e viscuvati”, ha concluso la ricca serata tra gli applausi del pubblico e gli assaggi di prodotti tipici stagionali del territorio, messi a disposizione dai soci dell’associazione organizzatrice.
Nhora Caggegi
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO:
A proposito della lettera inviataci dal dott. Giuseppe
Contarino e da noi pubblicata nel numero scorso, non
abbiamo ricevuto risposta e/o riscontro da parte del prof.
Alfonso Sciacca, chiamato in causa, e per il quale teniamo a disposizione
lo spazio che potrà aventualemnte richiedere.
5
Grande partecipazione di studenti siciliani e dell’area acese
al concorso “Un poster per la pace” del Lions International
Nella sede dell’Istituto Comprensivo ”Paolo Vasta” di Acireale ha avuto
luogo la premiazione degli studenti di 11, 12, 13 anni vincitori dell’edizione 2013-2014 di “Un poster per la pace”, giunto alla 26^ edizione, che il
Lions propone in tutto il mondo al fine di sensibilizzare i ragazzi al valore
della convivenza pacifica tra i popoli. Il tema di questa edizione è stato: “Il
nostro mondo, il nostro futuro”. I poster sono stati giudicati in base all’originalità, al merito artistico e all’attinenza al tema. Vincitore del multidistretto Italy è stato l’alunno Christian Varisco della provincia di Rovigo, che
parteciperà alla selezione mondiale ed il vincitore verrà premiato a New
York durante la Giornata Lions delle Nazioni Unite che si svolgerà in questo mese di marzo. In Sicilia hanno partecipato circa seimila alunni di 180
scuole. Vincitore distrettuale per la Sicilia è stato Alessio Colombo della
scuola media “Quasimodo” di Ragusa; vincitore della IV Circoscrizione,
che raggruppa una parte dei Comuni della Provincia di Catania, è stata
Chiara Rapisarda del 1° Istituto Comprensivo “Fabrizio De André” di Aci
Sant’Antonio, sponsorizzato dal Lions Club di Acireale. Menzioni di merito
sono andate a Maria Rosaria Barbagallo del 2° Istituto Comprensivo “Vigo
Fuccio-La Spina” di Acireale, sponsorizzato anch’esso dal Lions acese, il
quale, peraltro, si è classificato primo, per il secondo anno consecutivo, a
livello regionale per il numero di scuole che ha coinvolto nel concorso
(undici). Gli alunni partecipanti sono stati 153 (un numero maggiore rispetto all’anno scorso) appartenenti alle scuole secondarie di primo grado di
Acireale, Acicatena, Aci S. Antonio, S. Venerina e Viagrande. Accanto alla
selezione distrettuale regionale, il Lions Club Acireale ha stilato una graduatoria fra gli undici elaborati selezionati come primi nelle rispettive scuole con la collaborazione delle socie Irene Patané, Graziella Scalia e
Rosaria Scuderi. Sono stati assegnati i seguenti premi, nell’ordine:
Francesco Raciti del 2° I.C. “Alcide De Gasperi” di Aci S. Antonio,Chiara
Rapisarda del 1° I.C. “Fabrizio De André” di Aci S. Antonio, Maria Rosaria
Barbagallo del 2° I.C. “Vigo Fuccio-La Spina” di Acireale. Infine sono stati
premiati anche altri otto alunni classificatisi primi nelle rispettive scuole:
Antonella Pulvirenti (I.C. “F. Guglielmino” di Acicatena; Ada Martinez (Ist.
paritario “Spirito Santo” di Acireale; Laura Grasso del 1° I.C. di Acireale;
Julia Laguzza del 3° I.C. “G. Rodari” di Acireale; Carla Pellicori del 4° I.C.
“G. Galilei” di Acireale; Giorgio Bonaventura del 5° I.C. “P. Vasta” di
Acireale; Aurora Calcagno dell’I.C. di S. Venerina, Martina Calabretta dell’
I.C. “G. Verga” di Viagrande. Davvero una edizione ben riuscita grazie
all’impegno dei docenti e all’organizzazione impeccabile per il Lions Club
di Acireale del preside Rosario Musmeci. Un momento altamente educativo che ha convogliato l’attenzione di tantissimi ragazzi sul mondo attuale e su come si può costruire un futuro migliore di concordia e di pace tra
i popoli.
Giovanni Vecchio
Torneo “Aci e Galatea”
Si è svolto il torneo sociale della Galatea Scacchi Rapid Play denominato
“Aci e Galatea” disputato in otto turni di gioco con la formula italo-svizzera
con 15 minuti di tempo per giocatore (Semilampo), a cui hanno preso parte
12 giocatori. Ha vinto Giovanni Sposito, 2° Paolo Di Mauro, 3° Giuseppe
Magazzù. Nella foto Sposito (al centro) viene premiato dal Vice Presidente
della Galatea, Salvatore Mangiagli (a sinistra), a destra il socio Luigi
Safiotti.
6 Venerdì 7 Marzo 2014
Esame per l’intolleranza alla caffeina
Esame genetico del metabolismo della caffeina
per ridurre il rischio d’infarto.
La caffeina è un alcaloide naturale apprezzata per la
sue proprietà stimolanti. Essa viene ingerita sotto
forma di caffè o tè (la cioccolata la contiene solo in tracce). Uno degli effetti più conosciuti della caffeina è la
sua capacità di agire come eccitante in grado di ritardarela stanchezza fisica, di migliorare i riflessi e la
capacità di concentrazione e di avere una blanda azione analgesica; la sua conformazione chimica ( è una
1,3,7 trimetilxantina derivata dalla purina), la rende
infatti idonea, anche a concentrazioni molto basse, ad
interagire con specifici recettori biologici che regolano
la funzionalità del sistema cardiovascolare, endocrino
e nervoso; grazie alla sua azione di antagonista competitivo nei confronti dei recettori dell’adenosina, la caffeina favorisce il rilascio di due ormoni chiamati adrenalina e noradrenalina. Le catecolamine favoriscono
l'aumento del metabolismo corporeo, della frequenza
cardiaca, della pressione arteriosa e del numero di atti
respiratori (aumentando così l'ossigenazione del sangue). Ulteriori funzioni dimostrate sono :aumento della
sintesi acida a livello gastrico, aumento della diuresi,
se applicata sulla cute tramite cosmetici specifici
(creme, gel e patch), risulta utile nel trattamento delle
adiposità localizzate. Come poche altre sostanze inoltre, ha la capacità di passare rapidamente la barriera
emato-encefalica, nonché di attraversare la placenta
ed essere presente nel latte materno. Uno studio del
2006 pubblicato nel Journal of the American Medical
Association , Cornelis et al. ha monitorato circa 4000
individui di cui 2000 reduci da infarto del miocardio;
considerando altri fattori variabili come il consumo di
alimenti, l’attività fisica o lo stato socio economico, la
loro ricerca ha evidenziato come le persone a metabolizzazione lenta di caffeina secondo il gene
CYP1A2-1F, erano associate ad un alto rischio di infarto, rischio che aumenta, anche in base al numero di
tazzine consumate. L’esame si prescrive come polimorfismo CYP1A2-1F
Dott. Giovanni Tringali
Torneo di Carnevale
Nell’ambito del programma del “Carnevale di Acireale, il
più bel Carnevale di Sicilia” si è disputata sabato 1
marzo la dodicesima edizione del “Trofeo di Carnevale,
Città di Acireale”, quadrangolare scacchistico organizzato dalla Società Dilettantistica Galatea Scacchi, presieduta da Rosario Puglisi, in collaborazione con la
Fondazione Carnevale di Acireale e con l’Assessorato
al Turismo della Città di Acireale. Il torneo si è svolto
presso la sede del 52° Club Frecce Tricolori, gentilmente messa a disposizione dal direttivo del club presieduto da Antonino Zangrì.
Ha vinto il quadrangolare la Galatea Scacchi di
Acireale, che ha totalizzato 6 punti; al secondo posto si
AKIS
“La voce dell’interprete nelle zone di conflitto”
Si è svolta l’Aula Magna “La Bianca” dell’“Archimede”,
per iniziativa dell’Associazione Culturale Archimede e
dell’Istituto Siciliano di Bioetica di
Catania, la conferenza dal titolo “La
voce dell’interprete nelle zone di conflitto” tenuta dalla dott.ssa Valentina
Scandura, brillantemente introdotta
dal dott. Giuseppe Quattrocchi. La
giovane dott.ssa che vanta già un
corposo curriculum, ha esposto le
problematiche salienti della figura dell’interprete sui
teatri di guerra, figura di cui nessuno si occupa. Con la
sua esposizione chiara ed ineccepibile ha fatto conoscere ad una platea molto attenta una situazione che,
come tutte le cose che sentiamo lontane da noi, non
avevamo mai considerato e su cui non si era mai riflettuto abbastanza: come avviene l’arruolamento di que-
sti interpreti improvvisati, cosa viene promesso a loro e
quali poi in realtà sono alla fine le cose che ottengono.
Ha evidenziato una vera e propria mancanza di tutela
verso queste figure che si potrebbero definire eroiche,
e il loro stato psicologico durante l’incarico e alla fine
dei loro servigi quando si trovano in uno stato di “non
appartenenza”, né ormai all’esercito, ne al loro Paese
dal quale vengono tacciati come “traditori”. Come
sempre l’Associazione Culturale Archimede e l’Istituto
Siciliano di Bioetica, ci propongono argomenti di grande interesse.
Cettina Quattropani
La prova provata
che nella vita
come a Sanremo
sono più remunerative
le battute da trivio
che le sonate.
è classificato il Circolo Scacchi Giarre con 3 punti di
squadra e 11 individuali, terza l’Associazione
Scacchistica Etnea di Catania con 3 punti di squadra e
10 individuali; chiude la classifica il Taormina, composto
da promettenti studenti, al quarto posto.
La Galatea Scacchi Acireale iscrive così per la sesta
volta il proprio nome nell’Albo d’Oro del torneo; con due
affermazioni vi è poi il Circolo Scacchi Giarre, mentre
ad una sono il Grammichele, l’A.D. Scacchi Valverde,
l’Associazione Scacchistica Etnea di Catania e l’A.P.D.
Kodokan di Messina.
Alla premiazione sono intervenuti l’assessore al
Turismo della Città di Acireale, prof.ssa Nives Leonardi,
il consigliere comunale dott. Antonio Riolo e la Sig.ra
Rosaria Ferlito del Comune di Acireale.
Rodolfo Puglisi
Presentazione di “Bioetica e Cultura”
con un incontro sul tema
“La guerra e l’etica che non c’è”
Si è svolto l’incontro sul tema “La guerra e l’etica che
non c’è” nell’aula magna del Liceo Scientifico
“Archimede”, organizzato dall’Istituto Siciliano di
Bioetica per la presentazione dei nn. 45 e 46 della rivista “Bioetica e Cultura”. Aperto da un’editoriale di
Cettina Ardita dal titolo eloquente: “… Vinci le tue
ragioni di morte …”, è proseguito con un incisivo intervento del direttore scientifico dell’Istituto Giuseppe
Quattrocchi, il quale ha dichiarato che la guerra, piaga
sanguinante della storia umana, non può mai essere
giustificata, esaltata, glorificata, santificata, ma deve
essere soprattutto condannata. Quattrocchi ha poi
denunciato l’imbarbarimento evidente nei più recenti
conflitti e si è soffermato sulle cosiddette “missioni di
pace” nonché sulle tecnologie di potenziamento umano
in ambito militare.
Giovanni Vecchio, direttore
dell’Ufficio Diocesano per la Pastorale della Cultura,
nel coordinare gli interventi successivi per la presentazione di alcuni saggi contenuti nei due numeri della rivista, ha ricordato il centenario dello scoppio della prima
guerra mondiale e la trasformazione dei metodi e degli
strumenti di bellici da allora ad oggi con il coinvolgimento sempre maggiore di vittime tra i civili ed ha poi
illustrato analiticamente il documento del Comitato
Nazionale per la Bioetica “Diritti umani, etica medica e
tecnologie di potenziamento in ambito militare”, nel
quale, dopo una puntualizzazione del ripudio della
guerra come sancito dall’art. 11 della Costituzione, si
prende in considerazione soprattutto lo sviluppo e l’applicazione pratica di tante tecniche innovative tendenti
ad incrementare il quoziente di difesa/offesa dell’
”armamento” nonché la cura sempre più sofisticata
nella preparazione del “fattore umano”, ovvero degli
Ufficiali e dei soldati per elevare il loro livello di professionalità. Proprio questo processo di sperimentazione
in corso pone dei seri problemi di bioetica perché c’è
un costo da pagare in quanto “il contesto della guerra
futura metterebbe in discussione essenziale il diritto
alla vita ma anche quello dell’integrità del corpo e della
psiche, sempre più manipolati per esigenze diverse
dalla tutela della salute o dalla ricerca del benessere”.
Sono seguiti gli interventi di alcuni autori dei saggi contenuti nella rivista: l’avv. Valentina Pennisi ha relazionato su”Il ripudio della guerra nelle Carte Costituzionali
Europee”, don Alfio Spampinato su “Sturzo, <profeta>
di soluzioni di pace”, il neuropsichiatra infantile Renato
Scifo ha messo in rilievo il rapporto tra “guerra e salute mentale in età evolutiva”, mentre la teologa Letizia
Franzone ha posto l’accento “sui conflitti che offendono la dignità dell’uomo e del creato”; Barbara Messina,
specializzata in Bioetica e Sessuologia, si è soffermata
sulla posizione attuale della Chiesa sul tema della
guerra. Ha chiuso gli interventi degli autori la psicologa
Maria Teresa Privitera con alcune puntuali annotazioni
sulla socializzazione come controllo dell’aggressività e
il ruolo dei videogiochi. La seconda parte dell’interessante incontro culturale è stata curata dal “Gesuele
Sciacca Group”, il quale ha presentato le più belle liriche di Giuseppe Ungaretti, scritte nel periodo del primo
conflitto mondiale, e musicate dallo stesso Sciacca.
All’esecuzione è stata abbinata la proiezione di filmati
d’epoca proprio sulla stessa guerra creando un coinvolgimento anche emozionale del numeroso pubblico
intervenuto. Maria Grazia Ardita, infine, ha recitato
magistralmente un brano dal romanzo di Claudio
Calandra “Bucce d’arancia sul fronte del Nord Est”, che
rievoca un evento verificatosi sul Carso quando di
notte, mentre le armi tacevano, si alzò nel silenzio la
voce di un soldato siciliano che cantava “E vui durmiti
ancora” e alla fine giunsero gli applausi anche dall’altra
parte della barricata dove si trovavano i soldati austriaci “nemici”. Si è visto un pubblico attento e partecipe
per un incontro di alta cultura e ben articolato nei suoi
momenti. Il direttore responsabile della rivista
Giuseppe Vecchio ha proposto di effettuare degli
incontri anche con gli studenti di mattina per agevolare
la loro partecipazione e riflessione su temi di particolare rilevanza sociale ed etica.
G.V.
Si è svolta a Catania la cerimonia di premiazione organizzata dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati
di Catania. In tale occasione sono state consegnate le
medaglie celebrative agli avvocati che esercitano la
professione da oltre un cinquantennio. Tra questi, gli
acesi Avv.ti Nunzio Bonaccorsi, Matteo Calabretta e
Vincenzo Crisà (nell’ordine). Sono state consegnate,
inoltre, delle spille celebrative agli avvocati che eserci-
tano la professione da oltre un sessantennio e delle
toghe ai giovani che si sono distinti agli esami di avvocato. Oltre agli avvocati acesi sopra citati, la medaglia
d’oro per i cinquant’anni è stata
conferita agli avvocati:
Domenico
Buscemi, Giovanni
Caruso,
Felice
Caruso Messineo,
Ferdinando Ciancio,
Placido Mazzamuto,
Francesco
Sapia,
Vincenzo Trantino.
Le spille celebrative
sono state consegnate agli avvocati:
Antonino
Caruso,
Antonino Lombardo,
Barbara Mirenna.
G.C.
Grande successo della retrospettiva
di Michele Pennisi
AKIS
Sabato 7 Marzo 2014
“Una iniziativa civica, veramente civica, che nasce
dal cuore della società civile che non sta a guardare dall’esterno quello che succede, che
vuole riunire le migliori risorse di Acireale,
valorizzandole in un progetto di sviluppo e di
crescente coesione civile nell’interesse collettivo”. Questo quanto proposto da
“Acireale al Centro” nuovo movimento civico che fa capo all’avv.to Mario Di Prima
e che si è proposto in’assemblea cittadini assieme a Salvatore Ferlito (Presidente Associazione
Nazionale Costruttori Edili), Ornella Raneri (Presidente Sezione Alberghi e
Turismo di Confindustria Sicilia), Francesco Sorbello ( Vice Direttore
Confcommercio Catania), Corrado Vigo ( Presidente Regionale Ordine
Dottori Agronomi e Forestali di Sicilia). Non ha ancora espresso alcun candidato sindaco, il movimento, ma ha come obiettivo quello di aggregare tutti
attorno ai valori comuni dell’amore e dell’impegno per il bene della città.
IL TAKEOVER DELL’AZIENDA ITALIA
Squallido spettacolo il pseudo-incontro tra Renzi e Grillo. Ma non me la
prendo con loro. In Parlamento tutti e due non ci sono mai entrati e, conseguentemente, possono permettersi un linguaggio da talk show alla Giletti
o Barbara D’Urso anche quando provano a giocare a fare le consultazioni
in vista del nuovo governo. Io me la prendo invece con gli azionisti dell’azienda Italia, quelli che da noi votati siedono in Parlamento, che dopo il voto
del 2013 non sono riusciti a superare l’oggettiva frammentazione della rappresentanza politica del Paese trovando dall’interno un accordo serio e stabile, un compromesso verso l’alto, che assicurasse un governo credibile
all’Italia. E che, per ben due volte, hanno avuto bisogno di Napolitano per
trovare una via d'uscita. Per usare un paragone aziendale, non me ne
7
Riflessioni teorico-pratiche dopo 13 anni dalla
emanazione del D.Lgs.231/2001 I Modelli di
organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati, le connessioni con i delitti di criminalità organizzata e contro l’industria ed il commercio. Il sistema sanzionatorio.
All’inizio di questo secolo il legislatore ha introdotto nel nostro ordinamento positivo il riferimento all’etica, lasciando alle associazioni
di categoria e ai privati la relativa regolamentazione. Il D.Lgs.
231/2001 costituisce il primo significativo caso. L’esigenza del riferimento all’etica è dovuta all’attuale crisi dei valori con le gravi conseguenze prodotte nei mercati e nella società. E’ sempre più avvertita, in economia, l’esigenza di rispettare non solo la legalità ma
anche l’eticità.
Su questo tema si è dibattuto un interessante congresso sul quale il
dott. Saverio Continella, Direttore Generale del Credito Siciliano, ha
commentato “ la normativa che, oltre un decennio addietro, ha introdotto nelle aziende la cultura dei controlli interni come strumento di
prevenzione dei reati”. Prosegue, poi, “dichiarando che in un contesto gravemente deficitario come è quello della lotta alla criminalità
economica del nostro paese, il decreto 231 rappresenti un approdo
importante, riconosciuto a livello internazionale, che merita una
maggiore valorizzazione”
Hanno partecipato al congresso:
il dott. Saverio Continella (Direttore Generale Credito Siciliano), il
Rettore dell’Università, prof. Giacomo Pignataro, il Presidente
dell’ODEC, dott. Sebastiano Truglio, il Presidente di Confindustria,
dott. Domenico Bonaccorsi di Reburdone, il Presidente OdV 2
Credito Sicilia, dott. Antonio Pogliese, il prof. Giovanni Grasso, ordinario di Diritto Penale , il Presidente del Tribunale del Riesame, dott.
Maria Grazia Vagliasindi, il prof. Ruggero Vigo, Ordinario Diritto
Commerciale, il dott. Ciro Strazzeri, Presidente Sezione Consulenza
Confindustria , il dott. Giacomo Casale, dello Studio Pogliese, il dott.
Edoardo Della Cagnetta , Presidente Collegio Sindacale Credito
Siciliano, il dott. Maurizio Stella, Consigliere ODEC Catania, il dott.
Vincenzo Di Cataldo, Ordinario Diritto Commerciale.
ph Fabio Consoli
voglia nessuno, quello di Renzi assomiglia tanto ad un takeover, all’”acquisizione non amichevole” di un’azienda in crisi, decotta, ove il management
esistente si è finora distinto per incapacità e opportunismo. Arriva un'offerta esterna, tutti i piccoli azionisti vendono, e si rimpiazzano proprietà e
management. Succede così nelle aziende quotate, quando i meccanismi
esterni di governance surrogano quelli interni. Abbiamo capito che ciò può
accadere anche in politica, ma non dovrebbe mai succedere in democrazia. Non ci resta dunque che augurare a Renzi, che in Parlamento non ci
ha mai messo piede, di operare velocemente quel cambiamento di management e di rotta che solo con un ribaltone della proprietà dovrebbe essere a questo punto possibile. Ho qualche dubbio, ma – a questo punto della
storia del Paese – provarci non costa nulla. Quanto a noi? Beh…io speriamo che me la cavo!"
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AK IS
IL GIORNALE
DEL TERRITORIO
DELLE ACI
AKIS: Anno X, numero 3 del 7 Marzo 2014 - Editore e Direttore Responsabile: Turi Consoli - Autor. n. 22 del 23/05/2005 del Tribunale di Catania - Sede: via M. di Casalotto 68 - 95025 Aci S.Antonio
Redazione: via Alliotta, 14 - 95024 Acireale - Tel.- Fax 095 7921059 – 347 5382517 - [email protected] - Tipografia-Litografia: “TM” di Mangano Venera - via N. Martoglio, 93 - S. VENERINA (CT) Tel. 095 953455 - Site: www.akis-aci.com - www.akis-acionline.com - Elaborazione grafica, fotomontaggi e impaginazione: MP Graphic di Maurizio Pagano - Tel. 347 1433135 - Distribuzione e
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La Direzione si riserva di pubblicare in tutto o in parte le foto, gli articoli e i servizi pervenuti, secondo le esigenze di spazio. Il materiale anche se non pubblicato non sarà restituito.
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AKIS
Venerdì 7 Marzo 2014
I GRANDI CONSENSI DEL DOTT. NOÈ
I grandi risultati si ottengono grazie
all’unione tra volontà, talento e
competenze. È il connubio che
caratterizza il Dott. Salvo Noè,
noto Psicoterapeuta e Mental
Coach di atleti, aziende ed istituzioni. Il suo lavoro si esplica in tutto
il territorio nazionale ed ogni tanto
fa una capatina anche negli States.
Lo incontriamo nel suo studio e
con la disponibilità che lo contraddistingue, facciamo una bella dissertazione sulla crisi e sulle potenzialità.
Dott. Noè, vista la sua capacità di fare conferenze con la presenza di
migliaia di persone, qual è la cosa che ha fatto scattare in Lei la voglia
di fare questo lavoro in maniera così particolare?
Ognuno di noi deve trovare la sua strada, il suo talento, la sua ricchezza interiore e metterla a disposizione degli altri. Io ho scoperto di avere un dono:
quello di comunicare in modo chiaro ed appassionato. Quando ho scoperto
questa mia tendenza, ne ho subito approfittato, ho studiato facendo il mio
percorso accademico, ho fatto tanti corsi di specializzazione, master e varie
esperienze che mi hanno arricchito tantissimo. Ho conosciuto, girando il
mondo, persone straordinarie che mi hanno dato tanto. Io cerco di trasferire
il mio sapere a tutti coloro che lo vogliono, con un linguaggio semplice e
pieno di pathos, perché io non faccio un lavoro, io sono il lavoro che faccio.
Le mie cellule sono intrise della mia materia ed esprimo con spontaneità,
tutto quello che ho dentro.
Su che cosa si è concentrato primariamente?
Ho pensato di attingere dalle tante risorse che avevo dentro e fuori di me e
non dai limiti di un contesto che parla sempre di cosa si dovrebbe fare (vedi
periodo elettorale) e agisce poco nel determinare quei pensieri che sono belli
a sentirsi, ma che poi non trovano quasi mai realizzazione. È l’azione che
determina il cambiamento. Io ho fatto di questa frase il mio start-up continuo.
Sono le azioni proattive che innescano nel cervello nuove tracce che ci permettono di utilizzare al meglio questo organo meraviglioso che insieme al
corpo nella sua totalità, ci permette di vivere e di fare l’esperienze straordinarie. La mia più grande fortuna è stata capire la grande potenzialità che
c’era dentro di me. Tutti possiamo fare grandi cose, dobbiamo solo dare
valore ed importanza alla nostra vita. Ognuno viene al mondo per realizzare
un progetto, un disegno meraviglioso. Però se frequentiamo limiti, se ci
lamentiamo, se parliamo sempre di quello che non va, rischiamo di rovinare
tutto. Dobbiamo essere capaci di ottimizzare quello che abbiamo e farne
qualcosa di più. Tutti noi possiamo fare meglio quello che facciamo, ecco
perché ho scritto un libro dal titolo:”Diventa il meglio di te!
In cosa consiste il suo lavoro praticamente?
Io lavoro per rendere migliore la vita degli altri attraverso la conoscenza di
tutte le quelle strategie comportamentali che consentono risultati sempre più
adeguati agli standard di valore. Con le singole persone come psicoterapeuta, lavoro per fronteggiare nel giusto modo tutti quei disturbi d’ansia, depressivi, e difficoltà comportamentali in genere che spesso creano seri problemi
a chi ne soffre. Nelle aziende lavoro per la gestione dello stress, della comunicazione, della motivazione e della leadership. Le aziende sono come le
famiglie, hanno punti di forza e punti di debolezza. Il mio lavoro consiste nel
potenziare i punti di forza e migliorare quelli di debolezza. Ormai c’è tutta una
letteratura scientifica che supporta il mio lavoro e che lo rende efficiente ed
efficace. La stessa cosa faccio con gli atleti, è bello anche il progetto del
Calcio Catania che ho sposato con entusiasmo, perché stiamo lavorando
con tutto il settore giovanile per formare campioni sia nel campo che nella
vita. E poi, L’università, le Istituzioni militari (Guardia di Finanza, Arma dei
Carabinieri), le scuole ed i gruppi di lavoro che mi chiedono sempre più interventi nel settore della gestione delle risorse umane. Un lavoro veramente
interessante il mio.
Le sue conferenze sono molto frequentate. Qual è secondo Lei il motivo di tale successo?
La gente ha bisogno di capire come può vivere meglio. Noi non veniamo
educati alla vita, ma a ripetere le lezioni, a sentire bugie, a vedere comportamenti discutibili sia in famiglia che nel sociale. Quindi abbiamo magari una
buona intelligenza tecnica che non è supportata da quella che io chiamo l’intelligenza della vita, che non si apprende nei libri, ma facendo esperienze
pragmatiche. A scuola non ci hanno mai fatto una lezione sulla comunicazione, sulle emozioni, sull’autostima, sulla cooperazione e questo ci ha molto
penalizzati. Cresciamo senza crescere veramente e le nevrosi che si formano dentro di noi ( a causa di traumi o di difficoltà di esprimere al meglio se
stessi), creano quelle difficoltà che tutti conosciamo. Le mie conferenze
aprono varchi, fanno capire alle persone che si può cambiare in meglio la
propria vita e questo innesca in chi mi ascolta entusiasmo e quella sana
riflessione che permette a genitori, figli, amministratori, liberi professionisti…
di avere più consapevolezza ed acquisire quello che io chiamo: “Potere
Personale”.
LE...
L
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B
A
S
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C
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A?
L
O
T
N
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P
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I
Secondo Lei perché siamo in crisi?
La vera crisi è quella dei valori. I valori supremi hanno perso valore e ci
siamo ridotti così. La nostra non è stata una crisi legata alla mancanza di
risorse, ma all’incapacità di saper gestire le risorse che avevamo.
Il sistema ci ha impoveriti, perché dietro c’è stata una strategia veramente
diabolica, ma conveniente per alcuni. Se un popolo si impoverisce, non ha
più potere di parola e dipende dai potenti. Ecco cosa è successo: ci hanno
resi schiavi di un sistema che ha lavorato per schiacciarci. Oggi siamo tutti
alla ricerca di qualcosa per vivere quando potevamo fare una vita da ricchi.
Ma la vera ricchezza non sta nei soldi che hai in tasca, ma nella tua mente.
Se non hai abilità emotive e cognitive adeguate, il denaro può diventare la
tua peggiore disgrazia. Bisogna portare le persone ad un più alto livello di
consapevolezza. Ci vorrebbe una “Rivoluzione mentale”. La gente si lamenta, ma non fa nulla per cambiare in meglio la vita. Tranne rari casi. Ecco perché ho scritto l’altro libro: “Smettila di lamentarti” e ho fatto anche un cartello “Vietato Lamentarsi”.
Infine, da dove bisogna partire per migliorare la nostra società?
Dal pensiero collettivo! Dobbiamo renderci conto che l’azione dei singoli
determina il risultato sociale. Quindi ognuno di noi è responsabile del proprio
comportamento che a sua volta influenza il comportamento degli altri. La felicità arriva quando io faccio qualcosa che fa bene a me e al mondo. Basta
con l’individualismo. Bisogna perpetrare il paradigma “Vincere/Vincere” che
significa fare delle cose vincenti per me e vincenti per gli altri. Non possiamo
parlare di un mondo migliore se costruiamo bombe...
Vorrei chiudere con quella bella frase di Ghandi che diceva: “Un pianeta
migliore è un sogno che inizia a realizzarsi quando ognuno di noi decide di
migliorare se stesso.”
347 1433135
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AKIS
Venerdì 7 Marzo 2014
9
"Tito Marrone... poeta crepuscolare e non solo..."
Considerazioni su Tito Marrone
Ad Acireale si parla nuovamente dello scrittore trapanese Tito Marrone e del suo importante ruolo nell'ambito del
movimento crepuscolare e questa volta dinanzi ad un
pubblico di giovani attenti e desiderosi di apprendere.
L'avvenimento culturale a cui hanno preso parte tutti gli
alunni delle quinte classi dell'Istituto Superiore
Brunelleschi è stato preparato con grande cura e sinergia dalla nuova D. S. dell'Istituto, la prof.ssa Maria Elena
Grassi , coadiuvata dai docenti di Lettere delle varie
sezioni e dalla collaborazione della prof. Maria Rita
Pennisi, esperta animatrice di incontri letterari e culturali. Nell'Aula Magna multimediale del Brunelleschi la
Dirigente ha porto i saluti ed il benvenuto ai convenuti,
presentando brevemente il significato dell'incontro ed ha
quindi dato la parola alla moderatrice, prof.ssa Pennisi
che ha coordinato le varie parti del convegno. Hanno
partecipato alla conversazione tre relatori, i prof.ri
Rosario Musmeci, Carmelo Di Blasi e Pinella Musmeci,
animati dal desiderio di poter colmare un "buco nero"
nella storia della Letteratura italiana, individuato già da
tempo da Francesco Flora e segnalato da parecchi critici, ma mai finora messo a fuoco in modo deciso e chiaro. I relatori sono partiti dalla pubblicazione recente (nel
Maggio 2013) del saggio critico di Pinella Musmeci edito
dalla Collana Atheneum, MEF, Firenze e presentato ad
Ottobre 2013 alla Fiera Internazionale del Libro di
Francoforte e di cui è stata già esaurita la prima edizione
in tiratura bassa di mille copie. Per primo il prof. Di Blasi,
docente emerito dell'Istituto, ha presentato il saggio, articolato in quattro capitoli, corredato da antologia poetica
e da due allegati esplicativi di tutte le opere crepuscolarI
sia del Marrone che di altri poeti. Egli ha accennato alla
singolare origine dell'opera, nata dall'occasione scolastica di una visita di istruzione effettuata a Trapani dalla
prof.ssa Pinella Musmeci in compagnia di una terza
Liceo Scientifico un po' di anni fa. La relazione del prof.
Di Blasi è stata accattivante, puntuale ed attentamente
seguita. Successivamente ha parlato il prof. Rosario
Musmeci, docente, preside ed Ispettore emerito del
Ministero della P.I., residente a Roma, ma spesso in visita ad Acireale sua città natale. Egli, con padronanza dell'argomento e con efficace comunicativa, ha chiarito gli
aspetti peculiari della poetica marroniana, gli agganci
con la tradizione classica e con quella moderna sia straniera che italiana, con particolare riferimento a situazioni,
lessemi e pensieri che sono comuni all'ermetismo, alla
poetica pascoliana e carducciana ed al teatro pirandelliano. Un momento di silenzio e di piacevole sorpresa è
stato offerto dalla drammatizzazione della lirica
“Serenata nuziale”, interpretata dagli alunni della classe
V A , Giusi Leone e Mauro Pulvirenti. Ha concluso la tornata culturale l'autrice del saggio trattato, Pinella
Musmeci con la lettura ed il relativo commento di cinque
liriche esemplari per comprendere a fondo la poetica
marroniana e per dare la misura della valenza del poeta
trapanese sia nell'ambito del Crepuscolarismo sia come
anello imprescindibile di continuità far la letteratura
dell'Ottocento e quella del Novecento.
Un incontro svolto in due ore, all'insegna della cultura,
della didattica applicata, della semplicità e del volontariato che ha gratificato per l'alto livello di resa, gli alunni, i
docenti e la dirigenza scolastica: un inizio di ottimo auspicio per la nuova gestione dirigenziale dell'Istituto
Superiore Brunelleschi di Acireale.
Giusi Benintende
Salvatore Musmeci
IV A Liceo Artistico
“F.Brunellesci”
La notte
Arrivata lo sera il mondo sta in silenzio;
ci vuole ascoltare e sta attenta.
Ascolta i nostri amori, i nostri silenzi,
i nostri sguardi.
Tra le lacrime di un bambino,
c'è un abbraccio che lo fa addormentare.
I nostri respiri si fanno forti,
come gli strattoni di una bambina
alla gonna della propria mamma.
I ricordi della notte,
sono i riflessi dei desideri del giorno,
mascheriamo gli uni con gli altri,
per paura che il mondo se ne accorga.
Un uomo con la barba
Portami in quei luoghi in cui lei sorrise,
Dove le foglie sono leggere,
portate via dai sospiri dei vecchi barbuti.
Portami dove non avrai paura dei visi tristi,
che con i loro silenzi appesantiscono i sorrisi.
Portami dove la folla è un miscuglio di colori,
e un bicchiere di vino
ti faccia sorridere con chi, ormai,
non trova più niente da dire.
Tito Marrone, nobile cantore. Siciliano. Ignoto ai più.
Perché, mi chiedo, “Tito” mettendo da parte l’anagrafe di
“Sebastiano Amedeo”? Forse un vezzeggiativo, di casa o
degli amici; oppure, com’era stato per Foscolo, un nome
“di più gradito suono”? Sfoglio il volumetto che la nostra
Pinella Musmeci gli ha dedicato (TITO MARRONE, CHI
ERA COSTUI?) e mi avviene di pensare ai versi di una
poesia latina del secondo secolo d.C., il “Pervigilium
Veneris”. Il poeta aveva descritto momenti della primavera, si era fermato sul garrire incessante delle rondini ed
era tornato a sé e alla propria condizione: “lei non cessa
il suo canto, mentre io seguito a tacere: quando verrà la
mia primavera? Quando farò come la rondine e cesserò
di tacere? Ho perduto la mia Musa, tacendo, e il dio della
poesia non mi mostra il suo volto..”. Al suo lungo silenzio
e alle occasioni perdute dové a lungo pensare Tito
Marrone, nel suo esilio romano. Ma se il poeta latino
silenzioso è per noi solo una meteora, Marrone, schivo di
ogni moda e di ogni esibizionismo, continuò la sua “fatica di vivere”: gli altri, tranne qualche amico, non sapevano; ma il poeta non lasciava scivolare via senza frutto il
suo macerarsi nell’intimo. Quel che il cuore gli “dittava
dentro andava significando” (tanto per adattare il verso
famoso del Purgatorio dantesco). Scriveva. Quarant’anni
di pagine nascoste nel cassetto. Attendeva: il ritorno
della primavera?
“Ozio”, del 1947, in “Esilio della mia vita” (“io sono dentro
il vuoto del mio giorno..”) è paradigmatico del tormento e
dell’orgoglio. Tentare l’abisso del silenzio, il conteso infinito: mettere alla prova, varcati i confini dell’esistere, l’immortalità. Conteso, l’infinito, perché si rivela al termine di
un tormento senza pari. Non vince l’angoscia del dubbio,
però, ma la certezza. Nella “prigione del silenzio”, in cui
volontariamente si è recluso il poeta, le porte si aprono
all’infinito del “tempo senza tempo”. La profonda formazione classica del Nostro gli consente di richiamarsi, da
una parte, ai foscoliani Sepolcri (il tempo, che ogni cosa
cancella, viene vinto dalla poesia, sì che “onore di pianti,
Ettore, avrai, / ove fia santo e lagrimato il sangue / per la
patria versato, e finché il sole / risplenderà su le sciagure umane”), dall’altra all’oraziano “ho eretto un monumento che durerà più a lungo di una statua di bronzo..
che non potrà ridurre in rovina la pioggia che tutto consuma né il vento impetuoso, né il volgersi innumere degli
anni e la fuga del tempo.. Non morirò del tutto, anzi gran
parte di me sfuggirà alla dea della Morte..”; sono i versi
che concludono i primi tre libri delle Odi e certamente li
ha presenti Marrone. Ma il suo infinito ha anche una
dimensione spirituale. Ce lo rivela la lirica “liberazione”
nella quale ritornano accenni mutuati, in qualche modo,
dal Vangelo: “Sono nei poveri /che incontrai sul cammino
degli anni: nello storpio, /nel cieco, nel demente. Mi accascio fra lo strame dei trivi, sotto l’arco /dei ponti, agli
angoli / delle vie disperate;/la mano ho teso a tutte / le
vanità. / E posso risalire a te, mio Dio: /cantare la più libera / gioia. Stelle in attesa / d’ogni mia notte, io sono
vostro. Parlo / con l’infinito.”
“Ozio” riconferma, nel suo schema, il dramma del poeta
che deve esprimere sentimenti difficili, per pudore, da
manifestare: leggiamo e non tutto è limpido al lettore.
Ecco, c’è una differenza profonda fra Marrone e gli altri
del cenacolo; tutti hanno qualcosa da dire, e l’esprimono
in forma piana, semplice, colloquiale: così Corradini, così
il Moretti del notissimo: “Piove. Mercoledì. Sono a
Cesena..”. Marrone è limpido e semplice da comprendere nel suo dire, come loro, ma non sempre: a volte il pensiero risente del tormento dell’anima e le parole sgorgano in qualche modo oscure ad immagine del dubbio interiore. Così è in “Ozio”. Ma questa lirica riprende fremiti
oscuri che si ritrovano nei versi delle prime poesie; pensiamo, che so, a “Mascherine di Mirella”, canto di disillusioni e di morte (“chiudi le tue palpebre / per incontrare il
re /che sorride e non parla”). Marrone si pone, da una
parte, all’inizio della poesia che si definisce crepuscolare: dall’altra getta i semi che germoglieranno nell’ermetismo.
Spesso, nello scritto della Musmeci, troviamo
sottolineato il senso della nullità, del vuoto, della morte.
C’è, veramente, in buona parte dell’opera marroniana.
Anteriore, perfino, ai drammi che lo colpirono (come la
morte della futura sposa adorata). Lo troviamo anche nel
teatro, e non solo nelle parole destinate agli attori: basta
fermarsi, a caso, alla descrizione della scena in cui si
svolge la vicenda de “Il francobollo”: “La sera fredda di
novembre scende nella piazzetta d’un paesino oppressa
da nere case imbronciate. Nessuna bottega. Un solo
lampione sporge duramente da un rozzo muro, sbatten-
do in terra la sua luce giallastra. Il vento sbuca da una
viuzza, fa mulinello e fugge. Due vecchi cenciosi stanno
accovacciati in un angolo, sopra un gradino.” In parallelo
con “L’uomo dal fiore in bocca” di Pirandello?
Pessimismo, fatalismo, nichilismo..: la Musmeci vi si sofferma anche commentando il “Dialogo del giovedì grasso”; e si sofferma sul sapore di morte di altre situazioni
descritte. Ora io non so quanto si debba ad ascendenze
letterarie, anche recenti (Foscolo? Stecchetti? i lamenti
di Corazzini?), quanto invece ad un fondo oscuro dell’anima siciliana; viene alla mente la figura del principe
Fabrizio, de “Il Gattopardo”: il suo dialogo con Chevalley,
sul sonno che sembra essere l’aspirazione più profonda
dei Siciliani, e l’altra affermazione del nipote Tancredi,
“tu, zione, corteggi la morte”.
O forse bisognerebbe andare ancora più indietro nel
tempo. Vorrei poter sapere quali siano stati gli scrittori
greci suoi preferiti: egli stesso ha sottolineato con orgoglio la sua formazione classica (in una lettera romana del
25 settembre 1950: “La mia educazione letteraria si è formata sui Latini e, più, sui Greci..”). Il liceale che scrive i
suoi primi versi conosce, sono nel programma dei suoi
studi, Sofocle e Menandro (attraverso Terenzio). Il sapore amaro della morte è ben presente in Sofocle, che
nell’Edipo Re afferma “non esser mai nati è la cosa
migliore, e la seconda, una volta venuti al mondo, tornare là donde si è giunti”, e in Menandro, “muor giovane
colui che al cielo è caro”.. E chi gli fu caro fra i poeti dell’età ellenistica, gli alessandrini cui si riferisce nella lettera a De Maria? Perché tra i cantori più delicati troviamo
un Asclepiade di Samo: “Ahimè, ventidue anni ancora
non ho / e già sono stanco di vivere! O Amori / che cos’è
questo tormento? Perché / mi bruciate? E se la morte mi
colpisce, / Amori che farete? Ah! Come prima / continuerete a giocare con i dadi.”
Corriamo il rischio di perderci, nell’approfondire le fonti
molteplici del “sapere” marroniano: a molte ha attinto, da
ognuna ha raccolto sentimenti e significati dell’essere.
Per questo non possiamo considerarlo semplice discepolo o seguace di una corrente. Gli altri poeti del cenacolo crepuscolare o coloro che li hanno preceduti
(Gozzano) sembrano monocordi o ripiegati su se stessi
o non perdono di vista l’oggetto della loro reazione o affezione - contro tutti questi imitatori Marrone si rivolge la
sua critica nella lettera a De Maria del 3 ottobre 1949; lo
scrittore ritorna ad uno dei suoi argomenti critici prediletti: il rapporto fra antichi e moderni: “Non dico cose
nuove, ma pare che, benché ovvie, gli artisti contempo-
ranei non le tengano presenti: niente scuole, di nessun
genere: il Petrarca, e non i petrarchisti; il Manzoni e non
i manzoniani; il Carducci, il D’Annunzio, il Pascoli, ma
non i loro pallidissimi copiorecchiatori. [...] Credono,
codesti signori, di essere nuovi e sono invece terribilmente vecchi: della vecchiaia delle mondane disfatte che
celano le rughe antiche sotto i recenti belletti.. “. Che
bello, quel “copiorecchiatori”, orecchianti, che copiano
uno stile imitando solo per aver sentito dire!
Richiama Carducci e qui qualcosa lo avvicina a lui: sembra di ascoltarne la voce (“Davanti a San Guido”) che irride al “manzonismo degli Stenterelli”, agli imitatori di
Manzoni e al loro tentativo di “sciacquare i panni in Arno”
(tanto per citare la lettera di don Lisander alla madre).
Certamente all’interno del gruppo dei “crepuscolari” l’intento di Marrone si impose: “niente scuole”, niente manifesti alla Berchet, o, come sarebbe stato poi, per
Marinetti e il futurismo. Giustamente, orgogliosamente,
nella lettera del 17 ottobre 1949 Marrone può affermare
che “tutta, dico tutta, la poesia crepuscolare nasce da
me”. Qualcosa vorrei riprendere del “dire poetico”. Vede,
Marrone, che la formula del verso scandito da stretti
legami di formula sillabica e nei giochi delle rime non è
adeguata per esprimere i sentimenti; non si tratta solo
del compromesso necessario per mediare tra pensiero e
formula, si tratta anche del dominio sulla parola che si
adegua al sentimento. Sente forse stridere il rapporto fra
contenuto e formula, ad esempio, nello schema dell’anacreontica che Carducci dedica al figlio Dante (“l’albero
cui tendevi..”); o, ancor più, del contrasto fra il “Mio
cuore, fanciullo giocondo..” che Gozzano compone sulla
sua abituale musica del doppio novenario e il drammatico contenuto del racconto (la scoperta della malattia che
lo porterà alla morte). E’ verso che suona e non crea; non
si può tradire il sentimento. Conosce, Marrone, la naturale musicalità delle parole; a pensarci bene, qualcosa
che avevano scoperto i Greci (“parliamo in trimetri giambici”) avviene anche per la nostra lingua (spesso naturalmente ci esprimiamo nell’endecasillabo, basta leggere i
titoli dei giornali – anche in questa frase, “spesso naturalmente ci esprimiamo” è un perfetto endecasillabo).
Vorrei pensare che l’attenta lettura del mondo classico
ha dato a Pascoli fonte d’ispirazione per le figure e le storie, a Carducci per la ricchezza dei ritmi greci e latini; al
Nostro, da una parte il desiderio di far parte al Popolo
della ricchezza della tradizione tragica, dall’altra, nella
lettura dei tragici, la scoperta di una risorsa nella formula del coro, libera, all’occhio del lettore comune, della
schiavitù del verso codificato. Sia ben chiaro, per il poeta
greco c’è la legge della
melica corale, della musica
che accompagna i versi;
ma nella lingua nostra rimane l’armonia della parola e
il sentimento. E’ vero, contemporaneamente si snoda
il
verso
libero
di
D’Annunzio: ma è fastoso,
in qualche modo wagneriano. Marrone lega il verso a una semplicità di dire e fluire
che appare spontanea, non meditata; vorrei pensare alla
nudità dei versi di Ungaretti, quelli della guerra sul Carso.
Dopo Marrone la formula poetica non sarà più la stessa.
Ciò non significa abbandono dei metri classici e soprattutto dell’endecasillabo o di strutture quale il sonetto;
anche la rima è accettata, la ritroviamo ad arricchire la
musicalità di versi che sembrano solo “sciolti”. Ma non
siamo più alla presenza di una legge assoluta. Come se
la ricerca della sottigliezza, il numero delle sillabe, la
rima, in qualche modo possano rompere l’enunciazione
del sentimento: volere “il mio canto libero” (come dice il
richiamo fortunato di un moderno cantore, Lucio Battisti).
Carducci aveva fatto rinascere gli schemi poetici di
Roma, aveva meditato sulla sua grandezza e sulle sue
rovine; Pascoli ne aveva ricreato le atmosfere nei suoi
poemi latini. Marrone pensa che non sia sufficiente il
richiamo al mondo classico, il semplice mediare, cioè, fra
l’antico e il nuovo. E’ necessario invece che le generazioni nuove tocchino con mano le realtà e i sentimenti
dell’Antico, senz’altra mediazione che l’adeguarsi della
lingua. Chissà se il Nostro aveva conosciuto il motto che
io ho ritrovato in una grammatica greca del Settecento,
avanzo dei libri di uno zu’ parrinu della mia famiglia (ai
miei tempi, ogni famiglia ne aveva almeno uno), “phos
apan ex Ellados”, “tutta la luce viene dall’Ellade”. Rimane
l’orgoglio di colui che per primo ha aperto una finestra su
orizzonti sconfinati e meravigliosi: “diedi con la traduzione dell’Orestiade il segnale della ripresa del teatro greco
tra noi” (la lettera del settembre1950).
Perché poi scegliere la trilogia di Eschilo per far rinascere il teatro antico? Io integrerei quanto scrive la Musmeci
con la considerazione che il poeta affronta il problema
della colpa, in chiave della giustificazione e della liberazione dell’uomo, solo che il suo agire sia in consonanza
con il volere della divinità (nel dramma finale Oreste è
assolto, nella parità dei voti dell’Areopago, per il voto
della dea Atena); non parimenti avviene nelle tragedie di
Sofocle (l’eroe è al di sopra di tutti e basta a se stesso) e
di Euripide (l’eroe è solo un pover’uomo); allo stesso
modo, del “dramma con una tesi nascosta”, è concepita
la vicenda di Alda e Bramimonda, sofferente rielaborazione del mito di Roncisvalle: ma qui si scoprono superamento del dramma e sublimazione nel divino e nell’amore, e l’idea che l’amore è più forte della morte (mi
piace ricordare i versi di Properzio per Cinzia, che si ritroveranno dopo la morte, “stringerò le tue ossa alle mie
fino a consumarle..” in un definitivo sublime abbraccio).
Poesia drammatica, specchio di un’anima tormentata,
talvolta oscura. Quasi solo nel ricordo della terra amata
la poesia di Marrone si fa aperta, solare; come in “Erice”:
“Sereno è l’uomo che ti guarda, o monte;/ e l’anima sua
libera viaggia / altrove, lunge dalla nostra lite; / poi che
dall’alto a lui, bianca la fronte, / per l’infinito riso della
piaggia, / scende l’eterna giovine Afrodite.
Rosario Musmeci
“Il ruolo e la funzione dei magistrati nella lotta alla
mafia” è stato il tema che ha trattato l’incontro organizzato dalla prof.ssa Grassi Maria Elena, attivissimo
Dirigente
Scolastico
del
“Liceo
Artistico
“F.Brunelleschi” di Acireale (le sue citazioni, segnate
su questo articolo, hanno lasciato il segno!) e che ha
registrato qualificatissimi interventi prodotti dal
sostituto procuratore generale alla Corte d’Appello di
Catania, giudice Vittorio Fontana,da
Carmelo
Cavallaro, già dirigente polizia, Attilio Cavallaro, presidente “Associazione Livatino”, dott. Carmelo
Strano, Presidente Associazione “Brunelleschi” e
della stessa prof. Grassi Maria Elena. Una grande
attenzione da parte dagli alunni che in massa hanno
affollato la capiente aula magna e che hanno sentitamente applaudito gli interventi.
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AKIS
Venerdì 7 Marzo 2014
Durante i lavori di restauro della statua della statua di
San Filippo d’Agira (sotto il rivestimento argenteo
della stessa) è venuta alla luce una preziosa scultura in
legno che il prof. Gaetano Correnti di Misilmeri ha illustrato ad un folto pubblico riunito nella chiesa di Aci
S.Filippo (moderato da Antonio Carreca ) assieme al
prof. Paolo Giansiracusa. L’intervento era stato promosso dal dott. Vincenzo D’Agata, consigliere provinciale che ne aveva promosso il finanziamento.
Il sindaco di Aci Catena Ascenzio Maesano, è vicino ai
familiari ed in particolar modo alla mamma e Filippo
La Spina, autorevole componente nazionale dell'antidoping, per la prematura scomparsa dell'adorato Alfio
La Spina. Apprezzatissimo giornalista ed insegnante,
Alfio La Spina, nel corso della sua vita si è distinto nel
sociale e nello sport.
Tifosissimo
dell'Aci
Catena calcio, ha condotto talvolta battaglie
sportive anche in solitario, pur di fare risaltare i colori biancorossi
che
amava.
L'amministrazione
Maesano è vicina al
dolore dei familiari.
Turi Consoli che lo ha
avuto come amico,
collega a scuola e collaboratore nel giornale
AKIS lo ricorda con
particolare affetto mentre formula alla famiglia le più
sincere condoglianze.
Un regolamento che arricchisce
il senso civico di una comunità
E’ stato, infatti, approvato Giovedì 13 febbraio dal
Consiglio Comunale di Acireale il regolamento per la
tutela degli animali costituito nel suo insieme da ben 51
articoli che oltre a specificarne i principi e le finalità si
occupa della detenzione degli animali, del divieto di
maltrattamento di questi, degli animali randagi e di
quelli di compagnia, di animali pericolosi, dell’abbandono degli animali, del trasporto di cani o di altri animali di
affezione, degli spettacoli ed intrattenimenti con l’utilizzo di animali, delle colonie feline, di tutti gli animali selvatici che vivono nel nostro territorio ed infine delle sanzioni e della vigilanza. Il regolamento fortemente voluto
dalla settima commissione consiliare è stato redatto e
completato dal comandante della polizia Municipale
Dott. Alfio Licciardello, cui vanno i miei ringraziamenti
per l’ottimo lavoro svolto. Il regolamento riconosce alle
specie animali non umane il diritto a un’esistenza compatibile con le proprie caratteristiche biologiche, fisiologiche ed etologiche e adotta provvedimenti per la loro
tutela; inoltre, istituisce la consulta comunale per i problemi e la convivenza con gli animali che dovrà in
seguito essere costituita deliberando un apposito regolamento. Appunto prendendo spunto dai primi articoli
del regolamento, che riconoscono agli animali il diritto a
un’esistenza compatibile con le proprie caratteristiche
biologiche – fisiologiche – etologiche, ho presentato
degli emendamenti che tendevano a mettere fine, finalmente, all’utilizzo e alla detenzione di animali durante
gli spettacoli circensi. Ritengo sia impensabile al giorno
d’oggi, accettare che animali come felini, elefanti, scimmie, rinoceronti, orsi, foche, ecc. possano essere utilizzati al fine di far divertire noi essere umani, costringendo questi a movimenti ed atteggiamenti non conformi
alla loro natura. Ritengo impensabile che si possa
accettare che animali in via di estinzione possano vivere in pochi metri quadrati, in gabbie, in cui rimarranno
relegati per tutta la loro esistenza. Non accetto assolutamente tutto questo, ritengo che una società civile e
sensibile debba ribellarsi a ciò dichiarando apertamente che i circhi che detengono e utilizzino animali non
siano i benvenuti nel nostro territorio comunale. Non
ritengo, inoltre, che gli animali nati in cattività siano idonei all’attività circense e alla vita dentro una gabbia, chi
accetta questo lo fa solamente per dare una giustificazione a quello che ritengo sia una tortura psico- fisica a
questi esseri viventi nati e manipolati dall’essere
umano per creare spettacoli che hanno come fine l’introito economico. Abbiamo potuto assistere, qualche
anno fa, presso il Palazzetto di contrada Tupparello ad
uno spettacolo meraviglioso messo in scena dal Cirque
du Soleil esempio chiaro di come si possa fare spettacolo circense senza l’utilizzo degli animali. Da sottolineare, inoltre, che anche nei tradizionali circhi, l’utilizzo
degli spettacoli con animali, rappresenta solamente il
10% di tutta la manifestazione. Ecco perché ho presentato degli emendamenti che vietano l’utilizzo e la
detenzione di animali in via di estinzione nelle strutture
circensi. Emendamenti votati positivamente dal civico
consesso che hanno completato un regolamento che
elenca una serie di comportamenti dell’essere umano
nei confronti degli animali, definendone chiaramente gli
aspetti di detenzione, di cura ed igiene, di alimentazione e di sgambamento. Tra gli articoli da evidenziare il
riconoscimento e la tutela da parte dell’ente comune
delle colonie feline che saranno censite in collaborazione con l’Azienda Sanitaria e le associazioni del settore.
Il Comune di Acireale si impegna con questo regolamento ad assicurare nei nuovi parchi urbani almeno
un’area destinata ai cani, posta all’interno di spazi verdi
pubblici; inoltre incoraggia, collaborando con le associazioni preposte, attività di cura, riabilitazione ed assistenza a persone, che prevedono l’impiego di animali
(Pet Terapy) per una moderna collaborazione con i
nostri amici animali già sperimentata nel mondo della
scuola attraverso dei progetti di ippoterapia. Non
nascondo che il mio intendo era quello di evitare del
tutto l’utilizzo degli animali all’interno degli spettacoli
circensi ma da un’accurata ricerca ho potuto riscontrare che tutti i regolamenti approvati dai consigli comunali
che prevedevano il divieto assoluto di utilizzo di animali nei circhi erano stati smentiti dai giudici a cui si erano
rivolti le strutture circensi attraverso dei ricorsi. L’unico
modo per evitare l’iniziativa di ricorso ai giudici da parte
dei circhi è stato innanzitutto il riferimento, all’interno
del regolamento, alla delibera CITES (Convention on
International Trade of Endangered Species) 2006 e
conseguentemente il divieto di utilizzo e detenzione
durante gli spettacoli circensi di animali in via di estinzione come appunto raccomandato dalla delibera
CITES 2006. Un obiettivo certamente non di poco
conto considerato che gli animali utilizzati dai circhi
sono quasi del tutto animali in via di estinzione. La convenzione sul commercio internazionale delle specie
minacciate di estinzione o CITES è una convenzione
firmata da numerosi stati a Washington nel 1973 ed ha
lo scopo di regolamentare il commercio di fauna e flora
in pericolo di estinzione, mirando ad impedire lo sfruttamento commerciale delle specie in pericolo, prima
causa di estinzione seguita dalla distruzione dell’habitat. Il nostro Comune, in questo modo, anticipa quanto
sta avvenendo nel parlamento nazionale, dove è stato
approvato al Senato un decreto legge che mira a contrastare l’utilizzo degli animali all’interno degli spettacoli circensi. Il grado di civiltà di un Comune si giudica
anche da questo.
Saro Raneri
Due colorate mongolfiere in cartapesta, per volare con
la fantasia attraverso il sogno del Carnevale. I ragazzi
dell’Istituto Penale Minorile di Acireale, a chiusura del
progetto ideato dal locale Rotary Club, hanno consegnato a Palazzo di Città i manufatti carnascialeschi realizzati sotto l’egida dei maestri del Carnevale di Acireale,
Luciano Parlato e Sebi Torrisi. Due mongolfiere che si
sono staglate tra i monumentali balconi barocchi del
Municipio. “Un segno di partecipazione al Carnevale, un
motivo di impegno per i nostri ragazzi, un progetto che è
stato accolto con interesse da chi in questo modo desidera partecipare alla gioiosa festa” ha commentato la
dottoressa Carmela Leo, direttore dell’Istituto. Un impegno che in realtà si rinnova: dopo la “Chiave del
Carnevale” ideata e “forgiata” nel 2012 con cui il sindaco ha aperto la sarabanda dedicata a Re Burlone - consegnando la stessa chiave alla Reginetta-., e dopo le
maschere della tradizione carnascialesca italiana
(Pantalone, Pulcinella, Gianduia, Colombina e la
“Gattina violinista” di Acireale) del 2013, i ragazzi sono
andati oltre: le mongolfiere per volare con la fantasia
verso un futuro che tutti si augurano più roseo. “Per noi
è motivo di soddisfazione proseguire questo connubio
che nasce per integrare e che tutta Acireale ha già ben
integrato. Adesso non ci resta che ammirarle, colorite e
frizzanti sulla bianca pietra del Palazzo di Città” spiega
il presidente del Rotary Club di Acireale. dott. Giuseppe
Licciardello. In tal senso fa da eco l’assessore al
Turismo Nives Leonardi: “Ci siamo abituati ormai a queste forse piccole, ma significative innovazioni, certamente visibili e apprezzate dal grande pubblico del
Carnevale di Acireale”. Mongolfiere, belle a vedersi,
che“sono frutto di numerose ore di lavoro trascorse
prima sulla lavorazione dello stampo, poi sulla stesura
della carta, quindi sulla colorazione degli elementi in cartapesta: davvero un bel lavoro che i ragazzi hanno portato a compimento con l’allegria, sentimento che è tipico
del nostro Carnevale”. Le mongolfiere sono state consegnate al sindaco di Acireale Nino Garozzo.Presente alla
consegna anche l'ex presidente del Rotary, Luciano
Privitera, che anni fa ideò il progetto.
Foto Fabio Consoli
ISTITUTO TECNICO ECONOMICO “AMMINISTRAZIONE FINANZA E MARKETING” –
“SISTEMI INFORMATIVI AZIENDALI”
Via Luigi Galvani n° 5 - 95024 – Acireale (CT) - Tel/Fax 095 7633724 ISTITUTO PROFESSIONALE INDUSTRIA, ARTIGIANATO E SETTORE SERVIZI
Via delle Terme 78, 95024 Acireale (CT) – Tel/fax 095 605275 - 095 7631761
e-mail : [email protected] web: www.majorana-meucci.it
“Con l’Europa investiamo nel vostro futuro”
“Programma Operativo Nazionale: “Competenze per lo sviluppo”
2007IT051PO007 FSE. Autorizz AOODGAI – 11920 del 19.11.13
Codici progetti B7-FSE-2013-457, C1-FSE-2013-2600
Il Dirigente scolastico dell’Istituto Superiore MAJORANA
MEUCCI, prof. Ing. Gaetano La Rosa, comunica che
sono in fase di avvio i seguenti interventi formativi finanziati con il Fondo Sociale Europeo, fondo a sostegno
dell’innovazione e della qualità del sistema scolastico:
Progetti destinati agli studenti
cod. C1-FSE-2013-2600
Competenze nelle lingue straniere
“Oscar Wilde”: per l’approfondimento della lingua inglese e il conseguimento della certificazione Trinity;
“Machado”: per l’approfondimento della lingua spagnola
e il conseguimento della certificazione Dele;
“Moliere”: per l’approfondimento della lingua francese e
il conseguimento della certificazione Delf;
Competenze digitali
“Jobs”: per il conseguimento della patente europea del
Computer ECDL;
Spirito di iniziativa e imprenditorialità
“Keynes”: per la simulazione di iniziative imprenditoriali
nel settore turistico-ricettivo
Competenze scientifiche e tecnologiche
“Green”: per l’acquisizione di conoscenze specifiche nel
settore delle energie alternative;
“Lupin”: per l’acquisizione di competenze specifiche per
la realizzazione di impianti di sicurezza;
“Montalcini”: per l’acquisizione di competenze nel setto-
UNA “BUONA” PER IL PALASPORT “TUPPARELLO”
Il Dipartimento Regionale delle Attività Produttive in data
18 febbraio u.s. ha indirizzato una nota all’IRFIS e p.c. al
Comune di Acireale con la quale si invita tale Istituto “a
voler provvedere alla predisposizione ed al successivo
inoltro a questo Dipartimento della proposta del piano di
ammortamento del mutuo” concesso nell’aprile 1991 alla
Pallavolo Srl, rinegoziandolo alle stesse condizioni a
favore del Comune di Acireale.
Il Sindaco Garozzo e l’Assessore Pavone hanno avuto il
garbo, e per quesro li ringrazio, di darmene comunicazione,stante che sull’argomento “Palasport Tupparello”
ho presentato nel corso della consiliatura tre puntuali
interrogazioni, volte a scongiurare - come ottenuto dal
compianto prof. Marino e dall’avv. Condorelli - dapprima
la vendita all’asta richiesta dall’IRFIS, stante l’accolta
re della chimica
Consapevolezza ed espressione culturale
“Aciantica”: per la conoscenza del territorio – area artistico-culturale
”Eracle”: per la conoscenza del territorio – area naturalistico-ambientale
Progetto destinato al personale della scuola
codice B7-FSE-2013-457
“Learning”- per l’approfondimento della lingua inglese
richiesta di considerare il Palasport Tupparello
“Patrimonio indisponibile del Comune” ; di poi la “rinegoziazione del mutuo allo stesso tasso agevolato” a cui ora
ha acceduto l’Assessorato alle Attività Produttive, per
l’attenta e puntuale attività portata avanti dagli avv.
Condorelli e Patanè che in tal senso hanno ricevuto specifico incarico dall’Amministrazione.
L’IRFIS dovrà ora predisporre la proposta di piano di
ammortamento del mutuo in questione e il Comune, avutone comunicazione dal Dipartimento delle Attività
Produttive, dovrà contrarre il nuovo mutuo.
Questo sarà preciso dovere da parte della nuova
Amministrazione.
Sarà così scongiurata la perdita di un patrimonio di assoluta rilevanza qual’è il Palasport Tupparello.
Dr. Ambrogio Bonaventura
AKIS
Venerdì 7 Marzo 2014
BALLO DI CARNEVALE 2014
11
Alumni - Associazione ex Alunni Liceo Classico Statale “Gulli e Pennisi” - Acireale
Come per gli anni passati il nostro club si inserisce
nell’ambito delle manifestazioni de “ Il più bel
Carnevale di Sicilia “ ed ha organizzato la tradizionale “ Serata Danzante “. In un clima festoso i kiwaniani nostri soci e della
div. Sicilia 2 e gli ospiti hanno trascorso una festosa serata insieme. Hanno
Mi è gradito invitare i soci e gli amici
alla conferenza che il prof. Alberto Andronico,
ordinario di Fiolosofia del Diritto presso l’Università di Catania,
terrà il giorno 14 marzo p.v., alle ore 18,
presso la sede del “Gulli e Pennisi”, via Arcidiacono, 2,
sul seguente tema:
“Sulla dismisura Nomos e Dike
nell’Antigone di Sofocle” (e non solo)
Il Presidente
Alfonso Sciacca
Una serata di intima magia quella vissuta al Resort S. Biagio.
allietato il tutto il suono dell’orchestra “ Blue Sound 2 “ e le attrattive delle
ragazze “ brasiliane “ e delle “ danzatrici del ventre “che hanno stimolato i
presenti al ballo.
Ignazio Mammino
Il progetto “Incontro al territorio” che ha coinvolto 27 giovani di
varie scuole medie acesi di utilizzare il “ritratto” come mezzo di espressione artistica ha avuto il suo epilogo con gli studenti del locale Liceo Artistico,
che hanno fatto da tutor, durante una cerimonia conclusiva che si è tenuta
con la dirigente prof.ssa Maria Elena Grassi, nei locali del Collegio
Santonoceto. Particolarmente soddisfatta la Preside che assieme ai
docenti Tomasello e Carlino ha seguito l’iter del progetto.
Itinerario attraverso i luoghi
del Commissario Montalbano:
Scicli e lungomare di Donnafugata “punta secca”
Domenica 23 marzo 2014
Sagra del Mandorlo in fiore
Valle dei Templi Agrigento
Domenica 16 marzo 2014
Per informazioni: 3498407204 – 3397624238
mail [email protected] http://www.associazionevolipindarici.it/
Non la festa tradizionale nel giorno di S. Valentino, ma un incontro dedicato ai “sentimenti parlati e cantati”. La Presidente del sodalizio, prof.ssa Vera
Pulvirenti, nel salutare i numerosi ospiti convenuti in una sala gremita oltre
ogni limite, alla presenza di autorità distrettuali, presidenti di sezioni
(Catania, Giardini), presidenti di club service (Serra e Kiwanis), del presidente della Zelantea dott. Contarino, ha sottolineato come la manifestazione sia scaturita dal desiderio di celebrare in modo originale la data del 14
febbraio, riproponendo brani lirici della nostra poesia e del nostro patrimonio musicale, ridondanti di sentimenti universalmente comuni, presenti in
tutti i tempi. Sentimenti amorosi che partono dal cuore: dolci, teneri, misteriosi, sofferti, multiformi come appunto è l’Amore. Non c’è stato poeta che
non l’abbia trattati ampiamente e la coincidenza con la giornata di S.
Valentino, patrono degli innamorati, a cui anche Papa Francesco ha voluto
rendere omaggio incontrando a Roma migliaia di coppie di fidanzati, ha
fatto sì che si allestisse un itinerario romantico dedicato ad alcuni autori del
passato, partendo proprio da una donna, Elisabeth Barrett Browing, per
proseguire poi con altri “cantori” dell’amore, quali Aznavour, Neruda e
Prevert. Le opere sono state recitate con sapiente maestria e intima dolcezza dalla socia prof.ssa Corradina Schinocca Calì, attrice di consumata
esperienza - anche se questa non è diventata mai la sua professione - che
la Fidapa ha voluto valorizzare, dando giusto risalto alle qualità di una propria socia; al suo recitato si sono alternate le due splendide voci del soprano Rosanna Leonti e del mezzosoprano Maria Motta.
Calde e pastose le voci di Maria e Rosanna, che si contraltavano duettando in maniera elegante e persuasiva, trasmettendo al folto pubblico (presenti anche gli ospiti del Resort, attirati già dalle prime note) vibrazioni intense e forti emozioni. La duttilità e la versatilità delle loro voci, dalle variegate
sfumature timbriche, hanno permesso alle due artiste di spaziare, partendo
dall’amabilità di alcune “Chansons d’Amour” del repertorio di musica da
camera, fino alle più belle “Arie Amorose” del repertorio italiano e straniero,
accompagnate magistralmente al pianoforte dal M° Vera Pulvirenti, in doppia veste di Presidente e Pianista. Alla fine dell’incontro le artiste hanno
concesso dei bis: Corradina con la luce tenue di ”Abat Jour”, Rosanna e
Maria con la suggestione di “Musica Proibita” hanno reso ancora più magica la serata.
Interessante seminario alla Fidapa di Acireale sui “Codici Miniati”
dell’abbazia dei Benedettini di S, Nicolò l’Arena di Catania, tenuto dalla dott.
Giuseppina Lo Coco, Conservatore Beni Musicali Librari. Si tratta di una
raccolta di libri di canto liturgico in uno dei complessi monastici più grandi
d’Europa. La relazione è dedicata al lavoro condotto sui libri di canto liturgico del Fondo benedettino, conservati presso le Biblioteche Riunite “Civica
e A. Ursino Recupero” di Catania. Il Fondo proviene dal Monastero di San
Nicolò l’Arena, luogo magnifico per la storia della cultura e per la vastità (è
il secondo complesso monastico in Europa, per grandezza dopo quello di
Mafra in Portogallo). Raggiunse il suo massimo fulgore nel ‘700, quando
aumentarono lasciti e donazioni, in parte conseguenza dell’accoglienza
riservata soprattutto a novizi di nobili origini. La sala Vaccarini, la grande
biblioteca dei monaci fondata nella prima metà del ‘700, conserva integro il
suo
patrimonio
librario, non avendo subito dispersioni dopo l’eversione
dell’asse
ecclesiastico del
1866-67, che la
trasformò
in
Biblioteca civica.
I libri di canto liturgico, diciannove
manoscritti e quattro libri a stampa,
definiti “Corali”,
costituiscono
parte del Fondo
benedettino.
I
manoscritti, quasi
tutti settecenteschi, sono Salteri, Antifonari e Graduali. Il contenuto è costituito da canti monodici notati con la tipica notazione quadrata nera, disposta sempre su tetragramma (nelle stampe compaiono anche righi musicali
a tre e cinque linee) in inchiostro rosso. Il Fondo è arricchito da un prezioso salterio del secolo XIII, di origine pisana, con notazione neumatica diastematica dell’Italia centrale. Sono tutti di grandi dimensioni, tranne il
Salterio trecentesco che può essere tenuto in una mano. I manoscritti risaltano per la ricchezza delle decorazioni, la bellezza delle miniature e la raffinatezza della scrittura. Dall’analisi del Fondo è emersa una raccolta di libri
dalla tipologia complessa; infatti, o per esigenze pratiche o per motivi di
risparmio e riuso, i monaci in molte occasioni hanno operato tagli e accorpamenti, producendo palinsesti e aggiungendo fogli e frammenti.
Una perlustrazione in archivio di stato non ha confermato l’esistenza di uno
scriptorium regolare e organizzato all’interno del monastero, tuttavia non si
può escludere che i monaci richiedessero manoscritti in prestito per la duplicazione e dedicassero energie nella copiatura e decorazione dei codici liturgici, usufruendo dell’aiuto di maestranze esterne. Nulla si sa degli uomini
che hanno partecipato alla loro realizzazione, gli scribi, i rubricatori, i decoratori. Le poche notizie che si ricavano sono emerse dall’analisi del Fondo
e si riferiscono ad un periodo successivo al confezionamento quando, nei
primi anni del XVIII secolo, i cenobiti di San Nicolò l’Arena avviano un
importante intervento atto a tutelare il proprio patrimonio librario, rinfrescando e in alcuni casi riscrivendo i propri codici. Numerosi frammenti, provenienti da altri libri, fanno da carte di guardia e controguardia ad alcuni
manoscritti. La bravissima relatrice si è avvalsa anche di bellissime proiezioni che hanno fatto gustare ai presenti in sala momenti di alta cultura.
STORIA ZEN - I DUE VASI
Un'anziana donna aveva due grandi vasi, ciascuno sospeso all'estremità di un palo che lei portava sulle spalle. Uno dei vasi aveva
una crepa, mentre l'altro era perfetto, ed era sempre pieno d'acqua
alla fine della lunga camminata dal ruscello a casa, mentre quello
crepato arrivava mezzo vuoto. Per due anni interi andò avanti così,
con la donna che portava a casa solo un vaso e mezzo d'acqua.
Naturalmente, il vaso perfetto era orgoglioso dei propri risultati. Ma il
povero vaso crepato si vergognava del proprio difetto, ed era avvilito
di saper fare solo la metà di ciò per cui era stato fatto. Dopo due anni
che si rendeva conto del proprio amaro fallimento, un giorno parlò
alla donna lungo il cammino: "Mi vergogno di me stesso, perché questa crepa nel mio fianco fa sì che l'acqua fuoriesca lungo tutta la strada verso la vostra casa". La vecchia sorrise: " Ti sei accorto che ci
sono dei fiori dalla tua parte del sentiero, ma non dalla parte dell'altro vaso? È perché io ho sempre saputo del tuo difetto, perciò ho
piantato semi di fiori dal tuo lato del sentiero ed ogni giorno, mentre
tornavamo, tu li innaffiavi. Per due anni ho potuto raccogliere quei bei
fiori per decorare la tavola.
Se tu non fossi stato come sei, non avrei avuto quelle bellezze per
ingentilire la casa.”
Il nostro benessere psicologico dipende dal modo in cui percepiamo
noi stessi e gli eventi che ci accadono. Lo psicologo è un “allenatore” che aiuta le persone a prendere consapevolezza delle emozioni
e dei comportamenti che mettono in atto e migliorare la qualità della
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Dott.ssa Rosa Puglisi
Psicologa e psicoterapeuta
Tel. 3207171341
12
AKIS
Venerdì 7 Marzo 2014
Spettacolo nato dalla riduzione teatrale
degli articoli del battagliero giornale
“D’Artagnan” di Nino Martoglio che
meglio esprimono la vena ironico-umoristica ed il pensiero politico e sociale
del noto commediografo siciliano.
“Il giornale D’Artagnan” è un’opera teatrale
che trae spunto dal giornale politico-letterario-umoristico “D’Artagnan” fondato nel
1889 e diretto a Catania da Nino Martoglio.
Il foglio ebbe un notevole successo, specialmente per la ricchezza delle sue rubriche, per il suo modo vivace, battagliero,
nuovo di raccontare gli avvenimenti correnti e per le ferme prese di posizione, immuni da condizionamenti esterni,
assunte nei confronti dei gravi problemi sociali, politici e culturali del tempo.
Il tutto espresso con un linguaggio alla portata di tutti, denso d’umorismo
ma incisivo e corrosivo al tempo stesso, temuto da chi del potere ne faceva un uso sconsiderato e invece apprezzato da coloro che vivevano nel
disagio subendo tale potere.
Oltre a scrittori locali, come Giuseppe Borrello, Agatino Perrotta, Filippo
Marchese, Vincenzo Finocchiaro, l’acese Saru Platania ed altri, collaborarono al “D’Artagnan” anche Trilussa, Di Giacomo, Scarpetta, Pascarella,
Fucini. Ma fu Martoglio con le poesie, le feroci polemiche sulle questioni
politiche e la comicità dei suoi personaggi, il mattatore principe del giornale, l’animatore delle sue rubriche.
Nella stesura del presente lavoro teatrale, nato, appunto, dalla lettura del
“D’Artagnan”, è stata scrupolosamente curata l’aderenza al testo giornalistico originale. Infatti, le rielaborazioni e le invenzioni sceniche rispettano
tale regola ed aiutano a completare e a sviluppare meglio la trama del racconto. Fra gli innumerevoli articoli presi in esame, oltre un migliaio, si sono
privilegiati quelli inerenti ai temi del disagio sociale delle classi meno
abbienti, afflitte da ingiustizie sociali, miseria e dalla piaga dell’emigrazione. O, ancora, relativi alle deluse aspettative sull’Unità d’Italia, ai sommovimenti politici e sociali, come i “Fasci dei lavoratori siciliani”, allo stato d’assedio, al brigantaggio e ad eventi come la morte del Cardinale Dusmet. Ma
non sono state tralasciate le rubriche sugli usi e i costumi del popolo minuto, nella fattispecie gli abitanti della Civita, quartiere popolare catanese
“adottato” da Martoglio, quali il "puntamento di matrimonio", la superstizione, il gioco del lotto, il ballo…, oppure quelle satiriche che hanno per oggetto i politici catanesi.
Sarà lo stesso Martoglio-D’Artagnan a condurci per mano attraverso una
preliminare presentazione dell’argomento, proposto a mo’ di articolo di
fondo, che verrà successivamente sviluppato e “tradotto” in scenette gustose dai proletari civitoti o dai rappresentanti della classe borghese, ciascuno secondo il proprio stile.
Nella composizione della colonna sonora, si è cercato di privilegiare canzoni popolari e ballabili in voga tra l’800’e il 900’, periodo della pubblicazione del giornale, e frammenti della “Norma” di Bellini. Le musiche “La
minestra” e “Musica bizzarra”, invece, sono state composte, rispettivamente, dai maestri Francesco Mangiagli e Lorenzo Grasso.
Domenico Platania
Nei locali parrocchiali della frazione acese di S.M.Ammalati, g. c. dal parroco, si è svolto l'incontro tra il candidato Sindaco del progetto civico
"Trenta per Acireale", ing. Michele Di Re ed i residenti.
L'appuntamento, coordinato da Paolo Monaco,
referente per il territorio nel corso degli ultimi
anni e tra i fondatori del Movimento Civico dei
Trenta, ha visto la presentazione alla platea sia
del progetto che ha portato alla nomina a
Sindaco di Michele Di Re che l'indicazione
degli obiettivi prefissi per le prossime settimane. La prima parte del progetto di Di Re punta
sicuramente all'ascolto e proprio per questo
motivo Di Re ha incontrato già numerosi gruppi e realtà locali..
Il dibattito è stato sentito e sincero, con numerose domande e problematiche poste dai residenti presenti, aprendo un confronto costruttivo che sarà utile al candidato
Sindaco ed al gruppo dei Trenta per stilare il programma da presentare alla
città nel corso della prossima campagna elettorale.
Alla fine dell’incontro
Paolo Monaco, che ha
efficacemente organizzato l’incontro ha registrato
per la nostra testata questa dichiarazione che ha
avuto l’avallo anche del
candidato Sindaco Di Re
presente: "Siamo soddisfatti della consistente
partecipazione all'incontro, per niente scontata
vista il periodo di forte
repulsione a qualsiasi
forma di partecipazione
politica. Numerosi gli
argomenti trattati e le
problematiche sollevate. Utilizzeremo questo materiale nella stesura del
programma che presenteremo alla città nel corso della prossima campagna elettorale.
Oggi più che mai sono convinto che incontri come questo possano ridare
fiducia ed ottimismo, riportando la gente alla partecipazione politica attiva.
Il nostro compito, in caso di vittoria delle prossime elezioni, sarà quello di
non deludere le aspettative e di alimentare l'entusiasmo e la crescita culturale della nostra città senza dimenticare che per amministrare e' fonda-
Ma è mai possibile, mi domando cari
amici e lettori, che per farmi un’allegra
passeggiata, zompettando allegramente
come natura comanda, debba essere io
costretto a sgranocchiare pietruzze e
incrociare i miei passi tapini su di un selciato croccante?!?! Ditemi ora, se un
arguto osservatore, critico non lo nego,
come me della realtà di ciò che circonda
la vetusta e disgraziata Aci debba essere
costretto a masticare duro lungo i viali del
polmone verde per eccellenza, passando
da lastricati a ghiaietta, salite e discese, cambi di direzione e di marcia
manco fossimo ad Imola. Insomma, cari amici, ho pure un’età, me misero,
e di questi passi mi servirà un sostegno. Non fisico, ma mentale, perché
faccio ormai fatica a capire quali siano le logiche di questa Città, di grandezza, ma di inconsistenza, di sfarzo, ma di spending review, di “abbiamo
fatto meglio di quanto tutti potessero fare”, ma di “alla fine dei conti, si è
tutti scontenti”. Che ne sarà della vecchia Eden, dove i miei avi, in assolate giornate di canicola estiva, cantavano allegramente tra uno spettacolo e
l’altro? Ecco, arriverà una struttura nuova e rinnovata, uno spazio dove
organizzare eventi e concertini, sagre e “tarallucci e vino” ( perché mi sembra che ci si sia ridotti così). Poi se piace o meno, questo è un altro paio di
maniche. All’acese, secondo tante menti contorte che affollano e rimbalzano negli ambienti del Palazzo, non è dato esprimere compiacenza, ma solo
sentirsi dire “è un progettone magnifico, eco sostenibile, eco realizzabile,
eco qua ed eco là”. Intanto fioccano le lettere, si scrivono appelli, si interviene sulle televisioni, risuonano i “non ci sto” e via trascorrendo.
Ma vivaddio, prepariamoci ad una giornata campale, quella dedicata per
eccellenza alle donne, le donne del Palazzo delle Commedie capitanate da
una sfavillante “Miss Tuppetturu” dallo sfavillante sorriso a 102 denti.
Prepariamoci ad una inaugurazione senza precedenti, un evento mondano
che non importa quanti consensi riscuoterà. L’importante è che le parole di
circostanze, i falsi sorrisi ed i paroloni “riempi bocca” vengano ben sciorinati. Prepariamoci all’8 Marzo, data storica per Acireale….
Ah scusate….per chi non l’avesse ancora capito, prepariamoci alla nuova
(?!?!?!) Villa Belvedere.
Me lo permettete un “Iddio Potente e Misericordioso, perdona loro, perché
non sanno ciò che faranno…”?
Il Grillo (S)Parlante
mentale la diligenza del buon padre di famiglia e la lungimiranza tipica di
chi ha la capacità di spingersi oltre la burocratica esigenza quotidiana.
Farmacia Dott. Teresina Ferreri & C. snc
Tel. 095 7921871 - [email protected] - Piazza Cantarella, 10 - ACI S. ANTONIO
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