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7 marzo 2014 - Comunità del Garda

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Dal 1° al 7 marzo 2014
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da BRESCIA OGGI
da L’ARENA
da L’ADIGE
dal TRENTINO
dal CORRIERE DELLA SERA
da BRESCIA OGGI
giovedì 06 marzo 2014 – CRONACA – Pagina 8
AL PIRELLONE. Il presidente ha gettato l´amo per la collaborazione tra gli aeroporti lombardi inserendo il
D´Annunzio
Maroni rilancia la pista di Montichiari
«Creiamo un vero sistema regionale»
Immediata la proposta di Parolini: «Ora la gestione alla Regione»
Un sistema aeroportuale regionale che consenta uno sviluppo sostenibile anche a Montichiari. Così Roberto maroni,
presidente della regione Lombardia, ieri ha riacceso le speranze per lo scalo bresciano. «Sono interessato come
Regione Lombardia a creare il sistema aeroportuale lombardo - ha sottolineato il Governatore -. Oggi ci sono le
condizioni per farlo. La pronuncia del Tar che ha bocciato la concessione della gestione dell´aeroporto di Montichiari a
Verona, attribuita con il decreto Passera, ha riaperto tutta la discussione e la seconda novità è stata la disponibilità
manifestata dal Comune di Milano a far entrare la Regione nell´azionariato di Sea. Per cui ora ci sono le condizioni per
un piano aeroportuale lombardo. Il sistema aeroportuale fa parte del più complesso sistema delle infrastrutture,
insieme alle strade, alle autostrade e alle ferrovie, e su tutto questo stiamo lavorando con grande intensità».
Immediata la reazione dei consiglieri bresciani, guidati da Mauro Parolini, capogruppo di Ncd: «Il Presidente Maroni ha
raccolto prontamente la sollecitazione del Nuovo Centrodestra a rendere la Regione protagonista nella gestione del
sistema aeroportuale lombardo, integrandolo nel complesso delle reti infrastrutturali». Non solo. «Apprezziamo il
merito e la tempestività della presa di posizione – ha detto Parolini – il sistema va governato valorizzando le specifiche
vocazioni di ogni scalo, in particolare per quanto riguarda Montichiari vanno verificate le possibilità di una gestione
diretta da parte della Regione».
In ogni caso, secondo il capogruppo del Nuovo Centrodestra «l´aeroporto bresciano va riportato in un orizzonte
lombardo, rendendo operativa una vocazione cargo, da troppo tempo enunciata e mai attuata dalla Catullo. Va
valutato – ha concluso Parolini – anche il suolo di supporto per il traffico turistico».
INTANTO VITO RIGGIO, presidente di Enac, in visita all´aeroporto «Il Caravaggio» di Orio al Serio ha parlato anche dello
scalo bresciano e delle sue prospettive. Secondo Riggio deve essere trovata al più presto una soluzione per dare un
futuro allo scalo di Montichiari: «Se continuiamo con le carte bollate, Brescia deperisce. Gli aeroporti o si chiudono
oppure si sviluppano. Vediamo come si può fare: ci sono tanti modi. Io indico la strada della collaborazione tra Brescia
e Bergamo. Anche perché con il prossimo programma di investimento, l´aeroporto di Bergamo raggiunge standard di
sicurezza e livello qualitativo dopo la crescita tumultuosa degli ultimi anni. Adesso dobbiamo regolare lo sviluppo
riducendo l´impatto acustico e ambientale: in origine avrei preferito che Orio si espandesse meno, ma il mercato ha
sue regole e garantendo la sicurezza e l´abbassamento delle soglie di inquinamento credo che si debbano trovare altre
strade, come allargarsi a Brescia. Il +7% di passeggeri di febbraio e il +27% nel cargo possono essere segnali di ripresa
per l´economia». Indicazioni chiare e precise che ora potrebbero essere sfruttate direttamente anche dalla Regione
per dare vita al coordinamento di tutti gli scali.
martedì 04 marzo 2014 – PROVINCIA – Pagina 21
SIRMIONE. Approda nell´aula del Consiglio comunale il dibattito sulla controversia
Il pasticcio del noleggio barche:
sugli ormeggi scatta l´ultimatum
Maria Lisa Piaterra
La «Rent boats» reclama i posti dopo il primo round vinto al Tar
È approdata in Consiglio Comunale la vicenda dell´assegnazione dei posti barca nel Porto Castello di Sirmione, al
centro di una disputa tra noleggiatori e amministrazione comunale. Una faccenda che ha già fatto «scalo» nelle aule di
giustizia.
IL CONSIGLIERE comunale di minoranza Patrizia Toniolo ha presentato un´interrogazione per capire la posizione
dell´Amministrazione. La questione è nata in seguito all´ultimo bando di assegnazione degli spazi acquei per
l´ormeggio delle barche, che ha visto una ripartizione dei posti secondo criteri diversi rispetto al passato. Questo ha
fatto sì che alcune ditte che avevano lo spazio negli anni precedenti, si siano ritrovate senza.
È il caso della Rent Boats Sirmione, società di noleggio di motoscafi, che ha presentato ricorso al Tar per ottenere i tre
posti barca che le sono stati negati.
«Abbiamo cercato più volte di raggiungere un accordo con le autorità locali - spiega Piermario Convertino, socio della
Rent Boats Sirmione - ma purtroppo senza esito».
Lo stesso Convertino ribadisce che nell´assegnazione dei posti è stata data la precedenza ai residenti a discapito di chi,
come lui, gestisce un´attività lavorativa.
IL TAR dal canto suo ha pronunciato un´ordinanza che dispone la sospensione del bando e obbliga il Comune ad
assegnare i posti entro trenta giorni, oltre al pagamento delle spese giudiziali. Se il Comune non provvederà, dovrà
farlo l´Autorità di bacino.
«Abbiamo dato incarico al nostro avvocato - assicura l´assessore Maurizio Ferrari - di prendere contatti con i legali
della controparte e della Autorità di bacino al fine di dare una soluzione al problema».
«I ritardi che vi sono stati in questa vicenda - continua Ferrari - sono stati dovuti alla difficoltà di interpretazione del
regolamento regionale, relativamente al riconoscimento o meno dell´attività di noleggio senza conducente come
attività professionale e, quindi la relativa priorità nella graduatoria di assegnazione».
domenica 02 marzo 2014 – PROVINCIA – Pagina 29
ALTO LAGO. Iniziata la rilevazione delle tracce
Cinghiali nel Parco: via libera al piano degli abbattimenti
Gli animali saranno macellati dalla cooperativa Alpe del Garda
Quando i primi operatori faunistici volontari entreranno nelle zone del Parco naturale per i primi abbattimenti, sarà
passato un anno esatto (era il 19 aprile 2013) dalla firma del protocollo d´intesa per la gestione del cinghiale tra la
Comunità montana Parco alto Garda e la Provincia di Brescia. L´accordo come si ricorderà, ha diviso il Parco in due
zone distinte: una verso il lago dove è ammessa la caccia con l´uso del segugio e un´altra zona più a nord (malghe e
prati) dove invece è vietata la caccia. Qui sono ammessi solo interventi di contenimento per opera della Polizia
provinciale con la collaborazione di cacciatori abilitati.
Lo start è arrivato con la delibera di giunta del 25 febbraio. Nel provvedimento è attribuita all´ufficio agricoltura e
foreste della Comunità montana la competenza per l´attuazione del Piano operativo dei prelievi del cinghiale nel Parco
naturale e nella riserva naturale regionale della Valle di Bondo.
«Appena gli operatori volontari avranno terminato i segni di presenza (non un censimento vero e proprio, ma il
rilevamento delle tracce del passaggio degli animali, ndr) - fanno sapere dall´ufficio agricoltura - inizieremo con la fase
operativa vera e propria che vedrà coinvolte 5 squadre composte da 4-6 elementi ciascuna». Quindi ancora un mese,
massimo un mese e mezzo, poi si potrà cominciare.
I capi abbattuti saranno conferiti a Tremosine nel macello della Cooperativa agricola Alpe del Garda, unica struttura
sul territorio alto gardesano abilitata alla lavorazione della carne di selvaggina proveniente da azioni di contenimento
e provvista di cella di stoccaggio. Qui sarà sottoposta alla visita ispettiva e avviata al consumo solo dopo aver superato
con esito favorevole il controllo veterinario e la certificazione di bollatura sanitaria. L´accordo di collaborazione con la
Cooperativa di Tremosine ha durata sino al 31 dicembre 2015. Ai volontari impegnati nelle azioni di contenimento del
cinghiale (in assenza di rimborsi spese) sarà invece ceduto gratuitamente un capo ogni dieci abbattuti. L.SC.
domenica 02 marzo 2014 – PROVINCIA – Pagina 29
DESENZANO/2. Il gruppo di lavoro riunito per stilare la lista delle ragioni pro-candidatura
Buoni motivi per essere Unesco
Le limonaie dell´Alto Garda, il monte Baldo, i siti archeologici, le specie «uniche» come il carpione del lago, l´orogenesi
inedita del Benaco, perfino artifici umani come la strada della Forra di Tremosine. E poi i canneti veronesi, i territori di
Magasa e Valvestino, le produzioni tipiche come limoni, capperi, olive. Un lungo elenco in continuo movimento, di
quelli che potrebbero essere le eccellenze da biglietto da visita, per un´eventuale candidatura del lago di Garda come
patrimonio Unesco dell´umanità.
A rimboccarsi le maniche il Consorzio Colline moreniche del Garda, che ha già attivato un gruppo di lavoro, riunitosi a
Desenzano: cinque i membri attivi della prima manche tecnica, in attesa di nuovi sviluppi pratici. Cinque esperienze al
servizio di un «piccolo grande sogno», a conti fatti un vero e proprio «assalto al cielo»: Gabriele Lovisetto del Comitato
Parco Colline moreniche, Beatrice Zambiasi del Parco dell´alto Garda, Giorgio Frassine del gruppo Comunità Viva,
Vittorio Cerini del Consorzio albergatori, Gianni Oliosi rappresentante della sponda veronese e vicepresidente del
Consorzio gardesano. Sono dieci i punti su cui l´Unesco incardina ogni eventuale candidatura: sei questioni culturali e
quattro ambientali.
Quali sono dunque i punti...su cui puntare? Il Garda come zona di «interscambio di valori umani, architettonici e
tecnologici, monumentali e urbanistici, di paesaggio»: e qui ci stanno bene le limonaie, o il Monte Baldo un tempo
considerato «la farmacia d´Europa». Il lago parte integrante della «storia della Terra, dalle caratteristiche geomorfiche
o geografiche significative»: e per questo è la stessa orogenesi del Benaco a parlare, o il fatto che sia il bacino
Morenico più grande d´Europa. Un «catino» di «processi ecologici e biologici» in mutamento: così il carpione, le
orchidee, flora e fauna dei Plis o dei canneti.
Dal Consorzio spiegano che questa è un´occasione unica: «La bellezza estetica come simbolo, anche per superare i
disastri ambientali». Due i candidati a «soggetto promotore»: la Comunità del Garda e il Comune di Desenzano. Il
sindaco Rosa Leso ha già confermato la disponibilità: «Di bellezze ne abbiamo, non manca nulla. Ce la possiamo
giocare, Desenzano è pronta a impegnarsi, in prima persona. Ma da soli è difficile: serve l´impegno di tutti». Quindi
anche dei «poteri»: politici, ma soprattutto economici. A.GATT.
sabato 01 marzo 2014 – PROVINCIA – Pagina 27
LIMONE. Al timone il neo presidente Corsato
Il Circolo Vela esce dall´oblio e riparte dalla nuova sede
Entro Pasqua saranno ultimati gli spazi in località Nanzel
Così come vuole il mito dell´Araba Fenice anche il Circolo Vela di Limone sul Garda risorge dalle proprie ceneri dopo
qualche anno di oblio. Dove? Nella nuova sede di località Nanzel in riva al lago, in una zona posta all´ingresso del
paese subito dopo l´ultima galleria per chi proviene dalla sponda bresciana della 45 bis. Niente a che vedere con il
malinconico ufficio al palazzo dei Congressi, triste retaggio del periodo «oscurantisa» del sodalizio velico.
La nuova e più funzionale dimora (da 400 mq) sarà pronta in versione light già entro Pasqua. I lavori iniziati dal
Comune nel dicembre scorso saranno ultimati, infatti, tra qualche settimana. «Nei primi mesi - spiega il nuovo
presidente Andrea Corsato - sarà alla stregua di un semplice supporto logistico per l´ufficio e le esigenze strettamente
necessarie per l´attività. Poi nel 2015 sarà tutto completato con gli spogliatoi e la zona alaggio delle imbarcazioni».
Nuovo Rinascimento dunque: «Cosa quasi dovuta - spiega l´assessore allo sport Rodolfo Risatti - per una località come
la nostra che fa delle attività sportive outdoor la punta di diamante delle proposte turistiche per il tempo libero».
In effetti, dopo l´iniziale costituzione del 1997 con Giuseppe Fava primo presidente e alcuni anni di vivacità sportiva
coronati dall´organizzazione di un campionato europeo Dolphin e della «veleggiata delle limonaie» (sul percorso
Limone-Salò-Limone), la spinta propulsiva si è progressivamente affievolita.
Ora con una nuova sede e con il nuovo direttivo fresco di nomina da un paio di settimane le prospettive appaiono
decisamente migliorate; è guidato come detto, dal nuovo presidente Andrea Corsato (già in carica dal 1999 al 2003);
con lui il vice presidente Riccardo Ferrari, il direttore sportivo Davide Rossi, Eliana Piantoni (segreteria), Renato Ianello
(tesoriere) e i consiglieri Eugenio Fava, Alberto e Nicola Girardi, Marco Rodella. Da aprile nell´organigramma anche
l´istruttore federale gargnanese Davide Ballarini. «Un segnale importante - spiega Andrea Corsato - quasi un biglietto
da visita per chi vuole intraprendere un nuovo percorso sportivo con noi».L.S.
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da L’ARENA
mercoledì 05 marzo 2014 – PROVINCIA – Pagina 30
CAPRINO. Ora la parola passa alla Provincia. Venturi: «Se l'impianto sarà fatto altrove serviranno nuove
autorizzazioni»
Cava Mirabei, l'Arpav dice sì
all'impianto di betonaggio
Barbara Bertasi
La ditta si è impegnata a crearlo in un'altra zona se la proposta per il riempimento avviata in Regione andrà a buon
fine
L'Arpav, in particolare il Servizio osservatorio rifiuti, ha espresso parere positivo sul collocamento dell'impianto di
betonaggio a cava Mirabei, che, dicono, «risulta positivamente collocato ai sensi della gerarchia dei rifiuti riguardo alla
necessità di privilegiare il recupero di materia (derivato da rifiuti, ndr) rispetto allo smaltimento».
La Provincia ha dunque predisposto una delibera che porterà tale «collocamento» in Consiglio provinciale.
Il Consiglio potrà dare parere difforme a quanto espresso da Arpav, dando motivazioni tecniche, o conforme, caso in
cui si avvierà l'iter per l'eventuale approvazione del progetto presentato dalla ditta. La quale potrebbe però attuare
altri piani. È il succo dell' incontro tenutosi in Provincia dove l'assessore all'ambiente e vicepresidente Fabio Venturi
col dirigente del Settore ambiente Carlo Poli ha presentato in 4a commissione tale delibera con oggetto «Parere ai
sensi dell'articolo 16, comma 2, della legge regionale 16 gennaio 2010, numero 11, in materia d'approvazione dei
progetti e autorizzazione all'esercizio degli impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti speciali, pericolosi e non
pericolosi».
L'articolo, in sintesi, prevede che, in attesa dell'approvazione del Piano regionale su tali rifiuti, non si approvino nuovi
impianti in assenza di una delibera del Consiglio provinciale competente che accerti che l'impianto serve per smaltire
o recuperare tali rifiuti in ragione del principio di «vicinanza» e «prossimità» tra luogo della produzione e del loro
smaltimento o trattamento.
Ha spiegato Venturi: «Dal 2004 la ditta propone di realizzare tale impianto in cava. Nel 2012 l'Osservatorio rifiuti di
Arpav ci aveva comunicato che non era necessaria l'attuazione dell'articolo 16 e pertanto il loro parere. La Provincia
ha dunque approvato il progetto senza attivare la procedura prevista da esso che prevede anche l'espressione del
Consiglio provinciale. Legambiente ha fatto ricorso al Tribunale amministrativo regionale, ottenendo l'annullamento
dell'approvazione del progetto».
«Tra le motivazioni», ha ricordato, «il Tar ha sentenziato che la procedura di cui all'articolo 16 era necessaria, per cui
Osservatorio e Consiglio si sarebbero dovuti esprimere sulla necessità dell'impianto di gestione dei rifiuti in cava, in
relazione alla prossimità dal luogo della produzione. La Provincia ha dunque riattivato l'iter di approvazione tenendo
conto dell'articolo 16 e, il 15 gennaio, l'Osservatorio si è appunto espresso positivamente sulla collocazione».
«Nel frattempo», ha però ricordato Venturi, «la ditta ha avviato in Regione l'iter per il riempimento della cava,
proposta che credo gradita ai cittadini del posto. Inoltre, in settembre, qui in Provincia, sempre in una 4a
commissione, si era verbalmente impegnata a realizzare l'impianto in un luogo lontano dalla cava se l'iter relativo al
riempimento fosse andato a buon fine».
Il consigliere Lorenzo Dalai, del Pd, ha obiettato: «La questione, al di là della localizzazione dell'impianto, è generale.
Mancano una visione organica e una pianificazione regionale di questi interventi. Trovo poi paradossale vi sia
un'autorizzazione per un impianto di betonaggio in cava, e, nel contempo, la richiesta di trasformarla in discarica e,
una volta riempita, estinguerla. Strano poi che un impianto lì autorizzato possa essere trasferito in altro luogo». Ha
risposto Venturi: «La questione dell'autorizzazione risale a ben dieci anni fa. Ritengo che la ditta tenga ad averla.
Ovviamente se l'impianto di betonaggio fosse fatto altrove sarà necessario un nuovo iter autorizzativo».
mercoledì 05 marzo 2014 – PROVINCIA – Pagina 31
BRENZONE. Una nuova conferma per il monte Baldo, eccezionale riserva di biodiversità non completamente svelata
Scopre un nuovo coleottero
e gli dà il nome della moglie
Barbara Bertasi
Lo scopritore, il trevigiano Cesaro Bellò, ha deciso di «battezzare» l'insetto Maria Silvana, visto che la consorte era
con lui al momento del ritrovamento
Il Paterno Monte è un regno di biodiversità. Non poteva che essere scoperta qui, alle pendici del Monte Baldo, e dalla
Wba, l'associazione per la biodiversità, una specie nuova per la scienza. È stata rinvenuta a Biasa di Brenzone, a 260
metri, nell'ambiente mediterraneo di un oliveto, una delle fasce vegetative del Giardino d'Europa, una nuova specie
del genere Meira.
È un coleottero curculionide, battezzato Meira mariaesilvanae in onore di Maria Silvana, moglie dello scopritore,
l'entomologo trevigiano Cesare Bellò, nel direttivo della Wba, amministratore alla Opo (Organizzatori produttori
ortofrutticoli) del Veneto, da sempre impegnato in conservazione e studio della biodiversità. La scoperta è stata fatta
nell'aprile 2013. Il 27 febbraio la notizia è stata pubblicata su «Zootaxa», importante rivista internazionale zoologica
on line. «L'anno scorso Bellò era uscito per fare una delle ricerche che portiamo avanti sul Baldo», ricorda il professor
Gianfranco Caoduro, presidente di Wba. «Scavando ha individuato un esemplare di coleottero curculionide, specie che
vive negli apparati radicali della Borracina bianca, pianta grassa sempreverde con fiori bianchi che cresce spesso ai
piedi degli olivi».
Oltre al valore della scoperta della nuova specie, la novità sta nel fatto che, mai prima d'ora, un coleottero del genere
Meira era stato raccolto sulla catena alpina. «In passato, o secondo quanto in passato si sapeva», dice Caoduro, «la
distribuzione di tale genere si allungava dai Pirenei lungo la fascia costiera del Mediterraneo fino alla Calabria, ma non
si conosceva fosse sul Garda o sul Baldo. Così è nata l'ipotesi che avesse una diffusione maggiore e Bellò ha fatto altre
ricerche, rinvenendo altri individui della nuova specie sempre a Garda, a Limone, ancora in un oliveto. La nuova specie
sarebbe il risultato della rapida evoluzione da una popolazione più antica tirrenica».
Così quest'animaletto lungo 2,5 millimetri, marrone, ovaleggiante, porta un nome tutto «rosa»: «Spesso Bellò esce
accompagnato dalla moglie Maria Silvana, con lui anche quando, facendo una campionatura di terriccio per vagliare il
suolo ed estrarre gli animali che lo abitano, notò questa presenza. Così ha dedicato a lei il prezioso reperto».
Ma in cosa consiste tale «preziosità»?: «È una nuova conferma che il Baldo, con l'area gardesana, rappresenta
un'eccezionale riserva di biodioversità non completamente svelata», spiega Caoduro. «La Wba vi tornerà sperando di
fare altre scoperte di rilievo scientifico».
mercoledì 05 marzo 2014 – PROVINCIA – Pagina 31
MALCESINE. Sicure la Pozza e la Paperino
La Funivia invita a restare sulle piste per evitare rischi
Boni: «Invito a non fare fuoripista perché c'è il pericolo valanghe»
«Sciare sicuri» è il motto della Funivia Malcesine Monte Baldo. Perciò, considerato che il grado di pericolo valanghe, in
questi giorni, è 3 marcato, su una scala da 1 a 5, si raccomanda caldamente di non uscire dai circuiti segnati, ossia le
piste della Pozza e la Paperino.
Lancia l'appello il direttore generale della Funivia Malcesine Monte Baldo, Enrico Boni, che spiega: «Abbiamo avuto
nevicate eccezionali e ripetute. Il fatto, sommato alla temperature piuttosto elevate che stanno caratterizzando
questo inverno mite, ha intensificato il rischio delle valanghe poiché la neve non riesce a compattarsi».
«Anche domenica scorsa», informa, «ai 1800 metri di quota di Tratto Spino, punto di arrivo della funivia, c'è stata una
violenta bufera e sono caduti tra i 50 e i 70 centimetri di neve. Ieri le temperature erano sopra lo zero, tra i 2 e i 3
gradi, per cui lo strato nevoso è sempre molto alto ma non compattatato», ribadisce. «Il nostro comprensorio è
ridotto», spiega. «La pista della Pozza, una rossa, è lunga circa 500 metri mentre la Paperino è un campo scuola per
bambini e principianti e sono curate e assolutamente sicure. Tuttavia capita spesso che, approfittando del fatto che vi
sono collegamenti destinati a servizi, alcuni sciatori escano dai percorsi segnati tenuti aperti solo per motivi logistici
legati al funzionamento dell'intero comprensorio.
Andarvi può essere molto pericoloso», rileva il direttore generale, «perché sono piste non regolamentate e, qualora
dovessero essere percorse, non potremmo garantire un servizio di soccorso adeguato in caso di necessità. Purtroppo
alcuni sciatori e anche snowboardisti, presi dall'entusiasmo, escono dai percorsi segnati mettendo a repentaglio la
loro sicurezza. Li invitiamo a non farlo», esorta Boni. Marco Menotti, direttore di stazione e responsabile della
sicurezza piste, aggiunge: «Quotidianamente faccio la ricognizione dei percorsi, valutandone l'idoneità. In questi
giorni, dopo le ultime nevicate, controllo più volte nell'arco della giornata quelli transitabili e segnalati da cui
raccomando di non uscire per fare fuoripista. E pericoloso», chiude ricordando che gli impianti funzionano tutti i
giorni: «L'orario di apertura è dalle dalla 9 alle 16,30, orari che però talvolta possono variare per le condizioni meteo.
Perciò invitiamo a controllare il sito www.funiviedelbaldo.it».B.B.
domenica 02 marzo 2014 – PROVINCIA – Pagina 32
TAGLI. Dopo l'annuncio del riordino delle forze dell'ordine, intervengono albergatori, sindaci e Confcommercio: «Un
grande guaio per il Garda»
«Meno sicuri senza polizia nautica»
Katia Ferraro
Enti locali ed associazioni in campo per dire «no» alla soppressione della squadra di Peschiera «Presenza
indispensabile con 10 milioni di turisti»
«Razionalizzazione e revisione», espressioni edulcorate per nascondere una parola ben più forte: tagli, quelli che il
Dipartimento di pubblica sicurezza del ministero dell'Interno sta predisponendo per le forze di Polizia (stradale,
ferroviaria, postale e di frontiera) con in più la soppressione di tutte le squadre nautiche e modifiche anche nel settore
della formazione di base, con l'ipotesi di tre maxi poli su tutto il territorio italiano.
Queste novità, annunciate nei giorni scorsi dal vicecapo della Polizia Alessandro Marangoni, avrebbero una
ripercussione notevole anche sul Garda, col venir meno della Squadra nautica di Peschiera (e di quella di Riva) e
l'incertezza sul futuro della sua Scuola allievi agenti. Eventualità che ha messo in allarme non solo i sindaci gardesani
ma anche i rappresentanti di categoria ed esponenti politici veronesi.
Corrado Bertoncelli, presidente di Federalberghi Garda Veneto, ha già inviato una lettera al prefetto di Verona Perla
Stancari e al questore Vito Danilo Gagliardi, chiamati – come altri loro colleghi – ad esprimere un parere sulla
riorganizzazione. «Il servizio della Squadra nautica di Peschiera è importante per garantire sicurezza e controllo ai
cittadini ma anche ai turisti, a maggior ragione in virtù del Patto per la sicurezza del lago siglato nel 2009 con l'allora
ministro dell'Interno Roberto Maroni». Accordo rinnovato nel 2011 e che nel 2013 avrebbe richiesto una nuova
sottoscrizione, finora non avvenuta.
Era stato in virtù di quell'accordo che nel 2011 gli otto sindaci della riviera scaligera avevano acquistato e donato due
moto d'acqua alla Squadra nautica di Peschiera.
Lo ricordano il deputato Pd Vincenzo D'Arienzo, che ha presentato un'interrogazione al ministro Alfano per
evidenziare gli effetti che questi tagli avrebbero per il Garda, e il sindaco Umberto Chincarini, che sottolinea anche gli
sforzi sostenuti dal suo Comune per garantire il servizio: «Non solo abbiamo messo a disposizione gratuitamente gli
ormeggi per le loro imbarcazioni e la sede all'interno della Caserma Cacciatori ma siamo stati anche i capofila per
l'acquisto dei motoscooter. Questo perché abbiamo sempre ritenuto che la via da seguire fosse la condivisione dei
problemi, soprattutto in un momento in cui lo Stato un po' alla volta si ritira».
Come Bertoncelli si è mosso Giorgio Passionelli, presidente della Comunità del Garda e sindaco di Torri, che manifesta
il suo disappunto per la proposta di togliere un servizio che negli anni ha assicurato «vigilanza e pattugliamento,
intervento in caso di incidenti e soccorsi, così da assicurare maggiore serenità ai cittadini e ai 10 milioni di turisti che
ogni anno scelgono il lago di Garda».
Una preoccupazione accentuata dal fatto che senza Polizia nautica il lago rimarrebbe sguarnito: Passionelli ricorda
come nel 2013 abbiano cessato l'attività anche le motovedette dei Carabinieri (di stanza a Torri), con il risultato che
sull'intera area rimangono solo i presidi della Guardia costiera e della Guardia di finanza, entrambi a Salò (e quindi
sulla sponda bresciana) e «con competenze di soccorso e controllo ma non specifiche in materia di sicurezza», nota
D'Arienzo. Se da un lato l'esigenza di riorganizzare e ottimizzare le risorse è giustificata con la carenza di organico
(95mila unità, con una diminuzione di 15mila poliziotti negli ultimi anni), dall'altro la mancanza di turnover è dovuta
alle ridotte risorse economiche. Lo conferma Stefano Marai, poliziotto della Polfer ed ex consigliere comunale a Lazise:
«È dalla metà degli anni '90 che non viene indetto un concorso pubblico per nuovi agenti, le nuove leve escono dalle
scuole di Polizia dopo essere stati volontari in ferma breve dell'esercito».
E per far vedere quanto la mancanza di fondi sia il vero problema si spinge più in là: «A volte non abbiamo nemmeno i
soldi per fare la benzina alle auto e siamo costretti a limitare le uscite».
Parla come poliziotto, ma anche come ex amministratore: «Se le ipotesi dovessero essere confermate verrà a mancare
il controllo del territorio e l'effetto di disincentivo al crimine».
Dicono «no» al ridimensionamento anche il presidente di Confcommercio Paolo Arena e il presidente dei consorzi
«Lago di Garda è» e «Garda Unico» Paolo Artelio. «Giusto perseguire risparmi», fanno notare, «ma qui si rischia di
creare seri problemi nella gestione dell'ordine pubblico in territori ad altra concentrazione turistica dove, soprattutto
d'estate, la sorveglianza deve essere massima».
«Ci auguriamo si tratti di una boutade», concludono, «e che non si comincino ad attuare tagli scriteriati e pericolosi
sulla pelle di cittadini e turisti».
domenica 02 marzo 2014 – PROVINCIA – Pagina 33
PESCHIERA-CASTELNUOVO-AFFI. Il Codice prevede che la manutenzione e la puliza competano al proprietario
Tangenziali, Veneto Strade pensa alla bonifica urgente
Katia Ferraro
Padovani, consigliere della spa, interviene sul caso scoppiato dopo la denuncia del giornale «Ho chiesto di
provvedere subito»
Ha letto l'articolo pubblicato su L'Arena a proposito dei rifiuti abbandonati lungo le tangenziali gardesane e ha deciso
di intervenire.
È Marco Padovani, già assessore della precedente amministrazione Tosi che da qualche mese siede nel consiglio di
amministrazione di Veneto Strade come rappresentante di Verona e provincia. In quell'articolo si parlava della grande
quantità di spazzatura presente sui cigli e nelle piazzole della variante che congiunge Peschiera e Castelnuovo
(bypassando la frazione di Cavalcaselle) e della regionale 450, quella che proseguendo arriva fino ad Affi.
Nell'articolo si parlava anche della difficoltà nel gestire il problema, con il «rimpallo» di responsabilità tra la società e i
Comuni. Se da un lato infatti il Codice della strada attribuisce le competenze di pulizia e manutenzione al proprietario
dell'infrastruttura (nel caso specifico, trattandosi di strade regionali, a Veneto Strade), dall'altro alcuni sindaci dei
Comuni attraversati da questi tratti avevano evidenziato come fossero invece loro a intervenire – più o meno
regolarmente – per tamponare la situazione, resa più difficile perché si tratta di strade a scorrimento veloce su cui
devono essere usati mezzi adeguati per garantire la sicurezza degli operatori.
«Durante l'ultimo Consiglio di amministrazione del 21 febbraio ho presentato un'interrogazione scritta per chiedere al
presidente Roberto Turri (che è anche sindaco di Roncà, ndr) e agli altri componenti se si è a conoscenza di questo
fatto e di verificare se i tratti riportati dal giornale sono effettivamente di competenza di Veneto Strade», spiega
Padovani, che si è spinto anche più in là, chiedendo – si legge nel documento – «quanti e quali sono gli interventi
annui di pulizia nelle strade di competenza di questo ente» e sollecitando «un intervento urgente di bonifica» nel caso
in cui i problemi sollevati siano a carico di Veneto Strade.
«Aspetto una risposta scritta, che probabilmente mi verrà fornita nella prossima riunione», continua Padovani, che
parla di un «forte impatto ecologico e turistico inaccettabile nel Bel Paese, che dovrebbe invece distinguersi per la
tutela del suo territorio. Sono solidale con i sindaci perché mi rendo conto delle difficoltà che hanno i Comuni in
questo periodo storico».
Negli ultimi giorni qualcosa è però cambiato. Come annunciato Castelnuovo ha avviato l'attività straordinaria di pulizia
in collaborazione con Serit, la ditta che si occupa della raccolta dei rifiuti per gli enti che aderiscono al Consorzio di
Bacino Verona Due del Quadrilatero. A distanza di una settimana dal primo intervento sulla variante (che ricade
pressoché esclusivamente su Castelnuovo, ndr) la maggior parte dei rifiuti è stata raccolta, anche se in alcune piazzole
permangono – o qualcuno li ha buttati nei giorni successivi all'operazione – alcuni grossi sacchi della spazzatura. Sulla
regionale 450 i rifiuti sono sempre lì in bella mostra: la loro quantità sembra diminuita, ma questo forse non è dovuto
alle operazioni di pulizia – altrimenti non si capirebbe il perché di una raccolta «selettiva» che lascia indietro i pezzi più
ingombranti – ma più probabilmente per la decomposizione provocata dalle abbondanti piogge dell'ultimo periodo.
domenica 02 marzo 2014 – PROVINCIA – Pagina 33
CAPRINO. Oltre alla tutela ambientale-paesaggistica del Baldo
Il «Ctg» dedica il 2014
alle memorie di guerra
L'assemblea annuale dei soci ha rinnovato le cariche e fissato nuovi obiettivi e attività
L'assemblea annuale dei soci del gruppo Ctg Monte Baldo ha provveduto a rinnovare gli incarichi, ad approvare il
bilancio e a stabilire gli obiettivi dell'associazione per il 2014: valorizzazione ambientale e conseguente tutela e
accessibilità delle particolarità naturalistiche e storico-artistiche dei Comuni baldensi, con particolare riguardo alle
memorie della Grande Guerra, in occasione del centenario.
«Ogni Comune del Baldo possiede peculiarità paesaggistiche che vanno fatte conoscere, tutelate e adeguatamente
promosse e divulgate alle nuove generazioni perché rappresentano l'anima e l'essenza di questo territorio», sostiene
Elisa Fattorelli, responsabile del Ctg. Si tratta di riconoscere la bellezza presente in tutti i suoi aspetti: dalla morfologia
dei luoghi alle tradizioni, dalla flora agli insediamenti antropici, dal paesaggio all'architettura popolare e militare.
«Una conoscenza diffusa attraverso conferenze e visite guidate, mostre e pubblicazioni, ma anche con una scoperta
personale mediata in gruppo, che diventa un modo efficace per essere partecipi e protagonisti del proprio territorio
"toccandolo con mano"», spiega Chiara Vicenzi responsabile didattica del gruppo. «Quest'anno vogliamo privilegiare
la valorizzazione delle numerose testimonianze di fortificazioni ed opere militari costruite negli anni precedenti alla
Prima guerra mondiale ed organizzeremo assieme ai collezionisti del Cam una mostra itinerante sulle testimonianze
epigrafiche della Grande Guerra».
Questa divulgazione che il Ctg sta perseguendo fin dalla sua nascita, si concretizza poi attraverso l'organizzazione del
decimo concorso Baldofilm per cortometraggi e video documentari, del ventesimo premio Giardino d'Europa per chi
valorizza la montagna veronese e della pubblicazione del venticinquesimo quaderno culturale «Il Baldo» che raccoglie
studi sull'area.
Per ulteriori informazioni sulle varie iniziative è possibile telefonare allo 045/6260228 o navigare sul sito Internet
ctgbaldolessinia.org. M.D.
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da L’ADIGE
Dopo i carabinieri la polizia
Nelle acque trentine del lago di Garda vige, fino a prova o provvedimento contrario, il divieto di navigazione a motore,
misura adottata anni or sono e rispetto alla quale si sono alzate anche di recente alcune voci che ne chiedevano una
correzione in termini meno restrittivi. Il divieto c'è ma per assurdo dai prossimi mesi sarà impossibile farlo rispettare
se il ministero dell'Interno (ora sotto la guida del leader del Nuovo Centrodestra ed ex pupillo di Berlusconi, Angelino
Alfano) confermerà il piano di tagli che prevede anche la soppressione dell'attività della Squadra Nautica del
Commissariato di Riva del Garda. Un servizio essenziale per garantire sicurezza e rispetto delle regole sulla porzione di
lago trentina e non solo, considerando che la Guardia Costiera difficilmente riesce a spingersi oltre Torri del Benaco e
che dall'aprile 2013 è già stata riposta in «soffitta» la motovedetta dell'Arma dei Carabinieri.
«Rischiamo di perdere completamente il controllo del territorio» fanno sapere dal Commissariato di Riva. Una
preoccupazione che ieri è rimbalzata anche a Trento attraverso la presa di posizione ufficiale dei consiglieri provinciali
del Patt Luca Giuliani e Lorenzo Baratter che in una nota sottolineano come «il Garda trentino con questa decisione
rischia di rimanere quasi senza controllo da parte delle forze dell'ordine vista la soppressione lo scorso anno del
servizio di pattugliamento in acqua da parte dei Carabinieri. Il piano del Ministero dell'Interno - osservano Giuliani e
Baratter - prevede anche la chiusura di circa 200 caserme dell'Arma dei Carabinieri sparse sul territorio nazionale e,
pur non sapendo se in questo elenco ci sono anche caserme site in Trentino, dobbiamo da subito attivarci per
scongiurare tale ipotesi». I due esponenti del Patt hanno interessato della questione il deputato Mauro Ottobre, che è
anche membro della commissione difesa della Camera, e il senatore Franco Panizza «affinché - scrivono - cerchino di
evitare che questi tagli vadano a colpire la nostra provincia. Allo stesso modo - concludono Giuliani e Baratter presenteremo una mozione per chiedere che anche la giunta provinciale si faccia portavoce di queste istanze
invitando il governo a recedere da questa decisione».
In nome della spending review, il piano predisposto dal Viminale prevede tagli per un ammontare complessivo di circa
un miliardo e 800 milioni di euro, oltre alla soppressione delle squadre nautiche e, nel caso del Trentino, anche a
quella del presidio di polizia ferroviaria presso la stazione di Rovereto. Nel corso del 2013 la Squadra Nautica della
Polizia di Stato di Riva ha effettuato 131 interventi in acqua con 67 soccorsi a natanti e 95 a persone. Interventi spesso
e volentieri essenziali per l'incoluminito e la sicurezza di chi naviga sul lago. E proprio in questi giorni il personale
rivano, con l'ausilio dei colleghi di La Spezia, ha ripreso le ricerche dell'imprenditore rivano Wladimir Pizzedaz, ricerche
peraltro momentaneamente sospese ieri pomeriggio a causa della rottura del cavo coassiale che comanda il robot da
profondità. Le ricerche dovrebbero riprendere già oggi. 06/03/14
Acquedotto “colabrodo”. Si aggiusta con 1 milione
LEDRO – La giunta comunale ledrense intende dare il via alla ristrutturazione della rete di distribuzione
dell'acquedotto del centro storico di Tiarno di Sotto e, a tal proposito, nei giorni scorsi ha approvato in linea tecnica il
progetto definitivo redatto dall'ingegner Renzo Marchiori, professionista dello studio "Politecno" di Mori.
«L'intento - dicono gli amministratori - è quello di potenziare e razionalizzare il servizio di distribuzione idrica, tenuto
conto delle sensibili perdite d'acqua che si registrano costantemente anche nelle ore notturne lungo la rete.
Attualmente l'acquedotto a servizio dell'abitato di Tiarno di Sotto è costituito dalle due sorgenti, "Val di Croina" e "Val
del Fer", che alimentato rispettivamente i serbatoi "Costa Maora", situato a quota 830 metri, e quello "Alla Costa", a
quota 870.
La rete di distribuzione - che sostiene sia l'area urbana dell'abitato situato a fondo valle, sia alcuni gruppi di abitazioni
sparse collocate sui pendii laterali della valle, oltre alla rete antincendio, alimentando un cospicuo numero di idranti
soprassuolo - venne realizzata nei primi anni '80 ed è costituita da tubazioni in acciaio saldato con rivestimento
catramato.
L'ufficio tecnico comunale, unitamente agli addetti della gestione e manutenzione dell'acquedotto, da tempo ormai
segnalano l'esistenza di una criticità dell'impianto che si manifesta con significative e costanti perdite d'acqua (anche
nel periodo notturno) che, grazie al sistema di misurazione e telecontrollo e al monitoraggio delle portate in uscita dai
due serbatoi, sono state quantificate in circa 6-7 litri al secondo.
Una perdita costante di tale entità fa quindi ragionevolmente presupporre che le tubazioni siano oggetto di perdite
diffuse dovute probabilmente a molteplici cause concomitanti: fenomeni corrosivi dovuti alla tipologia del terreno,
eventuale presenza di correnti vaganti, non perfetta posa delle tubazioni in acciaio in fase di saldatura e protezione
delle giunzioni, non corretto rinterro, ecc..
In alcuni punti della rete sono stati poi installati dei riduttori di pressione in pozzetto per contenere i valori che
altrimenti nella parte bassa dell'abitato potrebbero raggiungere valori particolarmente elevati e dannosi.
Gli attuali allacciamenti d'utenza, realizzati con tubazioni in acciaio, sono infine sprovvisti di saracinesca che permette
in caso di guasto il sezionamento della derivazione d'utenza».
Da qui la necessità di ricorrere con urgenza a lavori di ristrutturazione dell'intero acquedotto: il costo complessivo
dell'opera, deliberato assieme al progetto definitivo ed esecutivo, sarà di 1.078.250 euro, di cui 894.372,53 per lavori
a base d'asta, compreso oneri della sicurezza, e 183.877,47 per somme a disposizione dell'amministrazione. 06/03/14
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dal TRENTINO
VENERDÌ, 07 MARZO 2014
«I piccoli comuni stretti nella morsa di Riva e Arco»
L’allarme di Valandro, presidente della Comunità di valle: «Se l’ente non decolla, briciole alle altre
amministrazioni»
ALTO GARDA E LEDRO»IL FUTURO DEL TERRITORIO
ALTO GARDA Il presidente della Comunità di Valle, Salvador Valandro, ha illustrato ieri mattina la relazione al
bilancio di previsione dell'ente, approvato la scorsa settimana dall'assemblea. Il documento, dal momento che
nella primavera del 2015 andrà in scadenza (assieme a quello dei consigli comunali) anche il mandato degli
amministratori della comunità, presenta accanto al ventaglio degli impegni per quest'anno un bilancio politico
sui quattro anni di rodaggio dell'ente. In sintesi Valandro afferma che la Comunità di Valle si presenta oggi come
un'occasione mancata, dal momento che non solo le è mancato «l'appoggio chiaro e forte da parte delle forze
politiche» del centro sinistra autonomista che pure avevano disegnato l'impianto istituzionale dell'ente ma «anzi
più volte abbiamo assistito ad un fuoco di sbarramento ed a diversi cecchini, tutti intenti a divertirsi a sparare
contro il nostro impegno». In concreto all'enunciazione di principio, sulla partecipazione e sulle deleghe, non
sono seguiti i fatti: «Sono mancati assolutamente i trasferimenti di cui si parlava nel 2010: soldi, risorse umane e
competenze. Questi non ci sono giunti, nonostante le premesse e le promesse degli inizi, né dal Comuni né tanto
meno dalla Provincia». Ovvio che strangolate in quelle condizioni le Comunità non siano riuscite a decollare, ma
non per colpa loro, semplicemente perché chi predica bene e razzola male le ha condannate a stentare. Il fatto
che sia un'occasione malamente persa deriva poi da una considerazione sugli anni futuri, che saranno segnati da
una drastica riduzione delle risorse disponibili in provincia. «Se questo - continua Valandro - porterà alla
suddivisione dei budget di spesa (corrente e per investimenti) in sede di Conferenza dei sindaci» le conseguenze
saranno pesanti per i più piccoli, il cui peso è trascurabile da ogni punto di vista. Per restare nel Basso Sarca è
facile prevedere che Riva ed Arco si prenderanno la polpa migliore, poi arriverà Ledro come terzo comune, poi
Dro e Nago-Torbole lasciando a Tenno e Drena poco più che le ossa spolpate. In quest'ottica torna evidente la
necessità d'una «camera di compensazione, un momento di coordinamento, una cabina di regia», rappresentata
appunto dalla Comunità di Valle che, se fosse stata compresa ed utilizzata, avrebbe potuto avviare -come accade
per il sociale- una omogenizzazione dei servizi (che peraltro verrà imposta dall'alto, per la necessità di ridurre le
spese) tale da garantire eguaglianza tra centro e periferia. Chiusa la premessa politica, Valandro è passato ad
illustrare i dieci temi in cui si articola l'attività. Lavoro: la Comunità impegna 150.000 euro per la creazione di
circa 40 posti di lavoro, valvola di sfogo a situazioni difficili di giovani, donne, disabili lavoratori giunti al termine
del proprio percorso attivo. Istruzione: Oltre ai 55 mila euro destinati ad iniziative di crescita civica dei giovani e
a attività relative al rispetto dell'ambiente ed al corretto smaltimento dei rifiuti, l'impegno più importante del
2014 è il nuovo appalto del servizio mensa. Sociale: il settore impegna una decina di milioni in servizi erogati alla
comunità: i pasti a domicilio riguardano 526 utenti e costano poco più di 1 milione; l'assistenza domiciliare per
417 utenti assorbe 1,213 milioni. Valandro auspica da parte dei comuni di Riva ed Arco la creazione d'una
struttura unica che si occupi delle politiche familiari e giovanili. Polizia locale: l'organico attuale è di 40 agenti più
2 amministrativi a tempo pieno ed uno a part time, contro un contingente minimo prefissato a 54 operatori. E'
avviata a soluzione la questione della sede, per cui esiste la disponibilità di 1,3 milioni: per il 14 marzo s'attende
l'ultimo parere tecnico, seguirà il via libera alla Benaco che nel giro di 210 giorni è impegnata a fornire l'edificio
completo sul terreno già individuato lungo la direttrice Riva-Arco. Ambiente: 450 mila euro destinati alla cura del
territorio. Nell'elenco dei risultati il Parco naturale del Baldo, il parco fluviale del Sarca e la rete delle riserve
delle Alpi ledrensi; fra gli investimenti futuri la candidatura a luogo d'interesse dell'Unesco. Di particolare
interesse l'ambito del Ponale: strada, sentiero e torrente meritano d'essere meglio valorizzati (con un occhio
sulla Tagliata del Ponale in occasione del centenario della Grande Guerra). Urbanistica: entro maggio si chiude la
fase preliminare con le approvazioni da parte degli organi interessati, cui seguirà la definizione degli ambiti su
cui avviare la progettazione. Cultura ed associazioni: nonostante la delusione rappresentata dal mancato
trasferimento della competenza sulla cultura da parte della Provincia, sono pronti 16 progetti per i prossimi 3
anni. Quanto al cinema, la Comunità, che ha pagato i nuovi impianti di digitalizzazione della sala, intende
chiedere ai comuni una compartecipazione alle spese di gestione che sommano 25 mila euro all'anno, di cui un
terzo ciascuno dovrebbe toccare a Riva e ad Arco. Rifiuti solidi: dopo che la gestione della discarica è stata
assunta dalla Provincia, (il trattamento delle 35.365 tonnellate di percolato è costata nel 2013 945.136 euro) la
comunità procede a tutta birra sul fronte del nuovo sistema di raccolta dei rifiuti: dopo il posizionamento delle
120 campane che andranno a sostituire le attuali isole ecologiche (entro fine giugno) partirà entro la fine
dell'anno la raccolta porta a porta su Drena, Tenno e Ledro, in modo da arrivare entro il 20156 all'estensione
all'intero territorio.
GIOVEDÌ, 06 MARZO 2014
L’EVENTO
Riva ospiterà a maggio il congresso di Slow Food
RIVA All'inizio di maggio, da venerdì 9 a domenica 11, Slow Food torna a Riva per celebrare il suo congresso
nazionale: settecento delegati designati nei 250 congressi di condotta nomineranno il presidente nazionale e
l'esecutivo del movimento che conta in Italia 35 mila soci. L'occasione è doppiamente importante: per la scelta
fra due diverse cordate di concorrenti e per la vetrina offerta al territorio. Alla presentazione, ieri pomeriggio in
municipio, erano presenti il vicepresidente nazionale Silvio Barbero (in Slow Food dalla fondazione con Carlin
Petrini), il presidente regionale Sergio Valentini e Marco Benedetti, presidente di Ingarda, ospiti del vicesindaco
Alberto Bertolini. Il tema generale resta quello del cibo da intendere come elemento economico, identitario e
pertanto culturale del territorio: ne consegue una vasta gamma di pratiche che vanno dal risparmio dell'energia
alla conservazione del territorio, dal recupero delle tradizioni alla protezione dei piccoli produttori, alla difesa
della biodiversità: il tutto però declinato in chiave mondiale dal momento che è ormai acq che nessuno è in
grado di salvarsi da solo. Per l'Alto Garda in particolare e per il Trentino intero si tratta -hanno sottolineato tutti
gli intervenuti- d'una vetrina di eccezionale valore per le eccellenze che sono state scovate nel corso degli anni.
Le giornate congressuali verranno ritmate infatti intorno ad una serie di appuntamenti gastronomici durante i
quali i sapori della nostra terra saranno proposti, illustrati, spiegati e commentati ad un pubblico non solo
competente ed in grado di apprezzarli come meritano, ma capace a sua volta di proporsi come volano,
amplificatore d'un passaparola su cui è dimostrato che si fonda una buona fetta dei buongustai. Un'iniziativa di
questo genere si propone inoltre come stimolo alla categoria dei ristoratori, nella speranza che sempre più
numerosi accettino di imbarcarsi nell'impresa difficile di puntare sul territorio per il servizio ai rispettivi clienti.
Un altro spunto d'interesse sarà il convegno, previsto per la mattinata del venerdì, sui prodotti di montagna, un
settore che comprende Alpi ed Appennini e sta cominciando a mostrare criticità e potenzialità da mettere in
rapporto sempre con la conservazione del territorio. Infine Ingarda, ha detto Benedetti, sta lavorando ad un
progetto del gusto che partirà nel prossimo autunno mirato sia all'acquisizione di nuovi target di clienti che alla
fidelizzazione di quanti, assaggiata la trota di torrente, la spressa, la cuiga od il broccolo, tornano poi a fare bis e
tris.
MERCOLEDÌ, 05 MARZO 2014
Centro per l’impiego, iscritti cresciuti del 25%
Nel 2013, nell’Alto Garda e Ledro, erano 5.000: 1.000 in più rispetto al 2012 Vertice in Comunità di valle tra
l’assessore Olivi, Valandro e Michelotti
ALTO GARDA La Comunità dell'Alto Garda e Ledro ha tra le proprie priorità anche quella di affrontare con il
problema occupazionale che sta attanagliando sempre di più il Paese. Assieme al Centro per l'impiego e
all'Agenzia del lavoro ha dato vita ad un Tavolo che rappresenta, di fatto, un osservatorio permanente sui
bisogni e le problematicità lavorative presenti nel nostro territorio. Lunedì sera il presidente Salvador Valandro e
l'assessore Tarcisio Michelotti hanno organizzato un incontro del Tavolo, allargato a tutta l'assemblea di
Comunità, al quale hanno preso parte anche il vicepresidente della Provincia Alessandro Olivi, che ha le deleghe
specifiche per quanto concerne il lavoro trentino, i rappresentanti dei settori produttivi (industria, artigianato,
commercio) e i sindacati. Una riunione proficua e che è servita a fare il punto della situazione alla luce dei nuovi
dati sulla disoccupazione trentina, aumentata nel 2013 dello 0,5% rispetto all'anno precedente. Per quanto
concerne l'Alto Garda e Ledro è significativo l'incremento delle persone che si sono iscritte al Centro per
l'impiego: si è passati dalle 4000 del 2012 alle 5000 del 2013. Alessandro Olivi ha elogiato l'operato svolto dalla
Comunità dell'Alto Garda e Ledro, la sola Comunità ad aver dato vita ad un'iniziativa di questo genere volta a
tenere continuamente monitorato lo stato di salute del mondo del lavoro. La disoccupazione in Trentino è salita
al 6,5% con un peggioramento che ormai è definito fisiologico. La ripresa economica non è ancora del tutto
partita anche se la fase acuta della crisi può dirsi passata. L'occupazione, però, non segue pedissequamente i
segnali di rilancio e se diminuisce la disoccupazione maschile purtroppo aumenta quella femminile e giovanile, i
due fronti maggiormente emergenziali. Olivi ha poi illustrato le iniziative che la Provincia intende mettere in
campo a livello di defiscalizzazione, agevolazioni, formazione. I rappresentanti delle categorie economiche
hanno portato elementi nuovi alla discussione. Gli artigiani, ad esempio, hanno evidenziato il positivo avvio –
persino più delle aspettative – del credito messo a disposizione dalla Cassa Rurale per finanziare, a tassi
agevolati, le ristrutturazioni affidate ad imprese della zona. La Cgil, invece, ha fatto il punto sulle situazioni più
critiche presenti nelle grandi realtà produttive della zona. La Comunità, per bocca dell'assessore Michelotti, ha
invece spiegato ciò che è stato fatto e che verrà messo in campo anche quest'anno, dagli interventi nelle scuole
ai tirocini formativi, dalla collaborazione con Ingarda all'attivazione di progetti dedicati ai soggetti con maggiori
difficoltà, con un'attenzione particolare rivolta al campo ambientale e turistico. «In totale – ha spiegato
Michelotti – quest'anno prevediamo di dare lavoro ad una quarantina di persone».
LUNEDÌ, 03 MARZO 2014
La Comunità di valle: «Bonificate la discarica»
L’assemblea chiede alla Provincia la rimozione totale dei rifiuti accumulati Il sito potrebbe poi essere utilizzato
per il materiale di scavo del tunnel
Valandro ai 5 Stelle: «C’è tanto percolato? Non vi siete accorti che piove da due mesi»
LA MOZIONE»VOTO UNANIME PER RISOLVERE IL PROBLEMA DELLA MAZA
Sull'edizione di ieri il Movimento 5 Stelle aveva attaccato Valandro e la Comunità per la gestione ritenuta
inadeguata della Maza: «Quale risposta migliore - replica il presidente - se non la mozione approvata? Mi
chiedono dove sono stato negli ultimi tre anni? A prendermi cura della discarica con l'assessore Calzà,
quotidianamente. Vale la pena ricordare come abbiamo ricevuto la discarica (acqua sporca che usciva da
ovunque) e come l'abbiamo restituita: in salute, senza emergenze. Bottamedi e Degasperi, invece, dov'erano? A
farsi gli affari loro, visto che fino a oggi non sono mai pervenuti loro pensieri sulla discarica? Eppure il confronto
su rifiuti e discarica è sempre stato molto attivo in Busa: l'ultimo evento organizzato dalla Comunità risale al
luglio scorso, oltre ai diversi passaggi nei sette Consigli comunali. Perché, mi chiedono, così tanto percolato nel
2014? A questo punto mi domando veramente dove siano stati i consiglieri: si sono accorti che piove
ininterrottamente da dicembre? Da quanto scritto si può intendere che il M5S non voglia la bonifica del sito
della discarica: per carità, se il M5S vuole la discarica ancora aperta e il percolato che si accumula, lo dica
chiaramente ai cittadini della Busa. Una scelta bizzarra». Valandro conclude poi fornendo alcuni dati sul 2013:
«La discarica ha prodotto 36.366 tonnellate di percolato, il cui trasporto è costato 945.136 euro». (m.cass.)
di Matteo Cassol wALTO GARDA L'assemblea della Comunità Alto Garda e Ledro ha approvato all'unanimità la
mozione riguardante per la bonifica della discarica della Maza con trasferimento dei rifiuti. La Giunta Valandro è
impegnata a chiedere alla Provincia uno specifico studio di fattibilità sull'eliminazione della discarica che
consideri costi-benefici a livello economico-ambientale, con l'asportazione di tutto il materiale di rifiuto
conferito nei decenni trascorsi, il suo trasferimento in altra sede o negli impianti di trattamento delle province
vicine, l'eventuale utilizzo dell'invaso risultante per il materiale di scavo del futuro tunnel Vallagarina-Alto Garda
(i cui lavori di realizzazione dovrebbero interessare una posizione molto vicina, comportando l'escavazione di
enormi volumi che, con le dovute verifiche, potrebbero essere stoccati nel sito della discarica, con evidenti
economie di trasporto) e la bonifica ambientale del sito e la sua naturalizzazione, anche in funzione di nuove
aree fruibili per parchi o coltivazioni di pregio del parco agricolo. Il punto di partenza del documento era che la
discarica ha manifestato continuamente e in forme sempre più evidenti problemi di vario tipo: «Tali
problematiche - si legge nella premessa - comportano notevoli spese che gravano sulla collettività e rivestono
soprattutto aspetti di rischio che potrebbero causare grave danno alla sostenibilità ambientale del sito con
conseguenze sull'immagine turistica e quindi sull'economia. Il confronto della commissione ambiente sulla
gestione dei rifiuti ha portato a considerare l'impatto che la discarica produce nel territorio altogardesano: ne
sono nate mozioni e ordini del giorno che, con le prese di posizione dei Consigli comunali, hanno ripetutamente
chiesto un piano di gestione della discarica che ne preveda la più celere chiusura e bonifica». Anche la
commissione urbanistica, all'interno del percorso di elaborazione del Piano territoriale di Comunità, ha preso
atto della paradossale situazione di avere una discarica che incombe sul fiume Sarca e ha posto questo
problema come uno dei più importanti da affrontare. Alla luce di tutto questo, considerando che le previsioni
provinciali prevedono la chiusura delle discariche di competenza (Maza compresa) entro l'anno, è nata la
mozione che ha avuto il sostegno anche della minoranza: «Abbiamo deciso di votare il dispositivo proposto dalla
maggioranza - spiegano Davide Delaini, Virginia Boninsegna e Lino Fruner - perché riteniamo che prima di
pensare a qualsiasi altra soluzione la priorità sia la bonifica totale del sito. Per questo la richiesta di uno studio
che dia un'idea della spesa necessaria alla totale "pulizia" ci sembra il primo passo obbligato».
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dal CORRIERE DELLA SERA
Giovedì 6 Marzo, 2014 - CORRIERE DEL TRENTINO - TRENTO
Finanza locale, strappo delle Comunità
I presidenti si astengono sul protocollo. Daldoss: mossa anti-municipi, un suicidio
TRENTO — All'ultima curva prima del voto, i presidenti delle Comunità di valle consumano lo strappo con i Comuni
astenendosi plasticamente sul documento più importante dell'anno all'esame del Consiglio delle autonomie, il
protocollo di finanza locale. «Lacune di carattere contenutistico e di visione», recita il comunicato letto ad alta voce da
Salvador Valandro, presidente della Comunità dell'Alto Garda, anche a nome dei colleghi. Valandro porta a galla il
malessere strisciante per il futuro degli enti intermedi, che l'assessore Carlo Daldoss ha intenzione di riformare
salvaguardandone un ruolo solo amministrativo e non politico. «Così le Comunità di valle dimostrano di avere un
interesse diverso da quello dei Comuni. È un suicidio politico», dice l'assessore ribadendo però di considerare
«centrali» le Comunità di valle.
Il conflitto
Dopo otto riunioni (cinque di giunta e tre di consiglio), ieri il Consiglio delle autonomie locali — composto dai
presidenti delle Comunità di valle e di rappresentanti di tutte le fasce dei Comuni — ha approvato con 22 sì e 13
astensioni il protocollo di finanza locale. Valandro parla di «percorso di condivisione carente in termini metodologici»
e di due ordini di lacune. «Sui contenuti, vengono messe in discussione le prerogative di autonomia gestionale e
decisionale dei territori, comprimendo e non definendo il ruolo delle Comunità e intaccando la possibilità di definire
politiche territoriali per i Comuni». In termini di prospettiva, «le carenze emerse sono ovviamente rimandabili al
percorso di riforma della legge che ha introdotto le Comunità, nel 2006: trattare oggi la definizione del protocollo di
finanza locale senza sapere quali saranno i contenuti futuri relativi alla riforma istituzionale diventa di difficile
supporto alla riflessione e al necessario dialogo e condivisione per affrontare tale passaggio».
Aurelio Michelon, presidente della Comunità della valle di Cembra, a margine della riunione si spiega così: «Non c'è
una visione futura. Tutte le questioni strategiche vengono rimandate; ho chiesto quando si sarebbe passati al sistema
per cui le Comunità avrebbero avuto il 70% delle risorse finanziarie e i Comuni il 30% e la risposta è stata "dal 2015";
ho chiesto di prevedere una sola carica remunerata per gli amministratori con più incarichi e mi è stato detto "dalle
prossime nomine". Sono solo due esempi». Pur apprezzando «l'importante lavoro svolto da giunta e consiglio e la
disponibilità dell'assessore, l'intero provvedimento — a giudizio dei presidenti di Comunità — resta non coerente con i
precedenti protocolli di finanza locale». Ecco spiegata l'astensione e l'auspicio di «una riflessione completa e condivisa
attorno all'intero assetto istituzionale e finanziario dell'autonomia trentina». Al momento del voto, Patrizia Ballardini
(presidente della Comunità delle Giudicarie) non era in Aula; fino a poche ore prima, tra i presidenti delle Comunità si
sono confrontati favorevoli e contrari. Alla fine la sintesi è stata l'astensione.
La replica
Prima di mettere in votazione il provvedimento, il presidente del Consiglio delle autonomie, Paride Gianmoena, ha
allargato le braccia: «Più di così, anche fisicamente, non riesco a dare. Certo, ci sono molti aspetti che vanno
approfonditi nei provvedimenti successivi, ma abbiamo affrontato le varie tematiche in profondità assumendoci la
responsabilità di fare fronte alle difficoltà del momento e garantendo la qualità dei servizi ai cittadini, con un occhio
attento a favorire il rilancio dell'economia».
L'assessore
Al di là dei contenuti del protocollo, il dato politico è l'acuirsi del conflitto tra la giunta provinciale e i presidenti delle
Comunità. «Abbiamo fatto il massimo che si poteva fare, nella dichiarazione dei presidenti non ho visto richieste
specifiche. Mi dispiace, comunque le Comunità per noi restano centrali: l'ente intermedio è necessario ma il problema
della governance tra Comuni e Comunità è esploso in tutta la sua drammaticità». Daldoss ha buon gioco: «Sostengo
che le Comunità devono essere luogo di sintesi dei Comuni, invece così è come se facessero un interesse diverso.
Questo rafforza la mia tesi, è un suicidio politico. A cosa servono le Comunità se vanno contro i Comuni?».
I contenuti
Il protocollo di finanza locale, che sarà firmato domani, sarà parte integrante della prossima legge di assestamento di
bilancio, in Aula nella prima settimana di aprile. I Comuni avranno una riduzione di 8,3 milioni di euro rispetto all'anno
passato: in tutto la manovra vale 244 milioni. È stata concordata una aliquota unica Tasi sulla prima casa (1 per mille
con una detrazione di 50 euro), mentre sugli altri fabbricati la Tasi non supererà l'1,5 per mille. Ieri è stato chiarito che
saranno esentati dal pagamento della Tasi coloro che vivono in abitazioni in comodato gratuito (esattamente come
avveniva con l'Ici). Il fondo di compensazione per i Comuni per armonizzare il gettito Tasi vale 5 milioni di euro. Per le
Comunità i trasferimenti saranno di 132 milioni di euro; per quanto riguarda il personale, il limite del turnover è al
40% della spesa (a parità di retribuzione, due subentri ogni cinque uscite) mentre la prima stesura prevedeva il 20%.
Alessandro Papayannidis
Martedì 4 Marzo, 2014 - BRESCIA
Così i russi operano sul Garda comprando immobili di pregio
Conti bresciani per riciclare soldi sporchi
Il Lago di Garda fa gola, oggi come ieri. Anni fa aveva inquietato quel duplice omicidio consumatosi in una sera di
sangue che aveva unito in un’unico disegno criminale il parcheggio del centro commerciale «Le Rondinelle» di
Roncadelle alla campagna di Brandico, dove furono rinvenuti i cadaveri di Stefano Punzi e Alessio Magistro, uccisi in
una cruenta vendetta da Domenico Belforte camorrista di Marcianise. Le due vittime erano di casa sul lago di Garda e
prima di essere freddati dalla pistola dell’esponente di spicco del clan Belforte-Mazzacane stavano trattando l’acquisto
di una attività alberghiera sul Benaco. Per conto di chi? Con quali soldi? Domande alle quali gli inquirenti bresciani
cercarono di dare una risposta, ma senza esisti apprezzabili a tal punto da portare ad un’inchiesta giudiziaria vera e
propria.
Domande che sembrano tornate di attualità ora che sul Garda si affacciano nuovi facoltosi imprenditori, gonfi di soldi
sulla cui provenienza sono tante le zone grigie. La criminalità russa sta investendo i propri profitti sul lago di Garda,
spiegano alla direzione distrettuale antimafia di Brescia. Lo fa in modo massiccio inserendosi nel contesto criminale già
esistente in quella zona. I soldi accumulati con le attività illecite nell’ex Unione sovietica verrebbero fatti confluire in
società unipersonali costituite nella nostra provincia. Un’indagine condotta dalla Procura, infatti, avrebbe evidenziato
come dopo la costituzione di queste società e l’apertura di una serie di conti correnti presso istituti bancari bresciani si
sarebbe proceduto al riciclaggio di denaro sporco. Denaro poi impiegato (come ha evidenziato nei mesi scorsi l’attività
della Procura antimafia) per ingenti investimenti immobiliari nelle zone di pregio del lago di Garda. «Un fenomeno che
— spiegano gli inquirenti —, lungi dall’essere ridotto, va assumendo dimensioni vieppiù crescenti, di massicci impieghi
finanziari, da parte di soggetti provenienti dall’ex Unione sovietica nell’economia bresciana, con specifico riferimento
alla compravendita di immobili di grande valore nella riviera gardesana. Ed è significativo osservare come dalle
indagini sia emerso l’interesse di facoltosi soggetti russi, per lo più legati al settore commerciale del gas, che
intendono investire in Italia sia tramite l’acquisto di beni immobili sia tramite l’acquisto di complessi aziendali, capitali
milionari che sono risultati pervenire da società off shore, operanti in paesi noti come paradisi fiscali. Nell’ambito
dell’attività d’investigazione è altresì emersa l’esistenza di contatti tra gli investitori esteri e soggetti di origine
calabrese, in parte già oggetto d’indagine della Dia Bresciana ed in parte di interessa investigativo per la Dda di Reggio
Calabria». In particolare i calabresi appaiono avere un ruolo di procacciatori di affari per gli stranieri, interessati —
rivelano gli inquirenti — anche all’acquisto di una raffineria di prodotti petroliferi a Mantova.
Una joint-venture che rischia di colonizzare un angolo di provincia che merita ben altre attenzioni.
Marco Toresini
Martedì 4 Marzo, 2014 - BRESCIA
In Garda e Valsabbia infarti ad alto rischio
Le promesse di Maroni, l’appello dei sindaci
Un bacino d’utenza di oltre 130mila persone che nella stagione estiva aumenta fino a 150mila. Un territorio che
presenta criticità nelle distanze e nei collegamenti. Una struttura ospedaliera di riferimento appena ristrutturata che
brilla per il suo reparto di cardiologia. Ma di una sala di emodinamica nemmeno l’ombra.
Chi gravita sull’ospedale di Gavardo (medio e alto Garda, Valsabbia tutta) farebbe meglio a non farsi venire un infarto
del miocardio. Lì di possibilità di cura non ce ne sono. Le ambulanze con a bordo i pazienti che hanno subito un attacco
di cuore devono sfrecciare dirette verso Brescia o al massimo Desenzano. E insieme a queste corrono anche minuti
preziosi soprattutto per chi proviene da paesi come Bagolino, Anfo, Idro, Capovalle o Treviso Bresciano. Visto che però
al cuor non si comanda conviene attrezzarsi in loco per affrontare l’urgenza il prima possibile. I numeri per avere
l’emodinamica (ossia una sala con la strumentazione del caso per effettuare diagnosi e interventi quali la
coronarografia, l’angiografia e l’angioplastica coronarica) a Gavardo ci sono tutti. Più e più volte i sindaci dei comuni
della Valle Sabbia, del Garda occidentale e dell’alto Garda l’hanno fatto presente a chi di competenza. L’hanno
ribadito anche al governatore della Lombardia, Roberto Maroni, quando ha inaugurato la ristrutturazione
dell’ospedale di Gavardo a dicembre. «Se l’emodinamica è necessaria i fondi si troveranno — aveva assicurato —. Non
posso prometterlo subito, la questione va studiata e valutata ma se è una richiesta giustificata saremo pronti a
soddisfarla».
Proprio il restyling della struttura sanitaria, costato oltre 30 milioni di euro, ha riacceso la polemica sull’assenza
dell’emodinamica. «Se prima potevano esserci delle difficoltà logistiche ora non ci sono più scuse» spiega Ermanno
Comincioli, primo cittadino di Villanuova sul Clisi che da tempo si batte per una maggiore sicurezza dei residenti
dell’intera zona. Dello stesso avviso anche Giovanmaria Flocchini, presidente della comunità montana della Valle
Sabbia. «A fronte degli enormi investimenti già fatti non si possono ora lesinare le risorse per un reparto di così
fondamentale importanza».
Un argomento sentito dall’intera popolazione che negli anni passati ha contribuito persino di tasca propria per portare
all’eccellenza il nosocomio di Gavardo. «Causa l’assenza dell’emodinamica — continua Comincioli — la stragrande
maggioranza dei residenti nel bacino dell’ospedale di Gavardo con urgenze cardiologiche è persa perché trasportata
dal 118 al Civile o alla Poliambulanza». Eccezion fatta per chi abita a Salò, Puegnago, San Felice e Muscoline. Questi
vengono dirottati sull’ospedale di Desenzano dove l’emodinamica c’è.
Cosa manca allora per chiudere il cerchio? Il via libera della Regione. «Abbiamo inviato a Regione Lombardia una
relazione puntuale dove dimostriamo che Gavardo ha i numeri per l’emodinamica» rileva il direttore generale
dell’azienda ospedaliera di Desenzano, Marco Luigi Votta. «Al momento però c’è in atto a livello regionale una
riorganizzazione delle reti di emodinamica. Se i nostri numeri verranno confermati l’emodinamica si farà».
Silvia Ghilardi
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