dispensamenna 1

Università del Tempo Libero
2014/2015
IO, DOMENICO E
TU
Mirco Menna
Quest’anno ricorre il ventennale della scomparsa di Domenico Modugno: il cantautore bolognese
Mirco Menna ha scelto di rendergli omaggio con un disco, “Io, Domenico e Tu” inciso dal vivo (il
concerto è stato registrato presso La Casa della Musica di Trieste).
Menna si approccia alle canzoni del grande Mimmo con lo spirito di chi ne vuole sottolineare
l’assoluta attualità e modernità, seppur con quel pizzico di nostalgia e gusto retrò tipiche di un
periodo unico per la musica italiana di cui proprio Modugno era l’esponente di spicco.
Accompagnato dalla guida artistica e produttiva di Francesco Paracchini, mette insieme una serie
di canzoni che si susseguono quasi a voler raccontare una storia unica in un vortice di emozioni.
Appare subito chiaro all’ascolto che Menna personalizza i brani (in molto tratti del disco
assumono venature jazz affascinanti), ma lo fa con grande garbo e con l’umiltà di chi sa di andare
a toccare con mano un pezzo di storia dell’Italia.
Piace questo suo modo di reinterpretare il repertorio di Modugno con quel rispetto per le
versioni originali con il desiderio però di metterci del suo.
I raffinati arrangiamenti esaltano l’intensità e la profondità della voce di Menna che non fa
rimpiangere quella del Modugno dei tempi d’oro.
Il disco si apre con ‘O ccafè per poi passare al primo dei due medley presenti, contenente Amara
terra mia e La lontananza sapientemente accostate. Particolare attenzione merita proprio La
Lontananza, certamente fra le più belle del repertorio di Modugno, qui proposta con una chitarra
spagnoleggiante che ne mette in evidenza la moderna malleabilità.
Meravigliosa Resta cu’ mme in una versione delicata e soffusa con la voce di Menna che
raggiunge l’apice dell’intero lavoro ed il violino che diventa grande protagonista.
Il secondo medley racconta il Modugno attore mettendo insieme Tre briganti e tre somari, Notte
chiara e L’avventura.
Tu si ‘na cosa grande vede la presenza dell’incantevole voce di Patrizia Cirulli: è questo l’altro
momento più alto del disco.
Vecchio Frack non si discosta molto dall’originale e ne mantiene la profondità.
Il terzo medley racchiude le due canzoni più nazionalpopolari di Modugno: la celeberrima Nel blu
dipinto di blu qui meravigliosamente jazzata e Piove, anch’essa rivestita di nuove sonorità e
acrobazie vocali.
Io, mammeta e tu è un altro dei classici di Mimmo, anch’essa sapientemente ricantata
mantenendone lo spirito allegro e divertente.
L’album si conclude con un trittico molto interessante: nella pizzica Tambureddu viene fuori
l’animo pugliese ma salentino d’adozione del grande Mimmo; Cavaddu cecu de la miniera è
ancora attualissima nella sua metafora di molte vite operaie; la sorpresa finale, Chi mi facisti fari,
con Modugno non c’entra visto che è proprio un brano di Mirco Menna, ma riesce in pieno a
mantenere lo spirito “modugniano” dell’intero disco concludendolo come meglio non si poteva.
Con Io, Domenico e Tu Mirco Menna fa pienamente centro: nelle sue tracce si respira la magia
del Modugno d’annata e questo è il migliore omaggio che il cantautore bolognese potesse ad un
maestro unico come lui, capace, come pochi, di portare la musica italiana nel mondo.
di Piero Vittoria
Intervista a Mirco Menna
[email protected]
Cosa ti porta ad incontrare e vivere la musica di Domenico Modugno?
Parlando di questo disco, la proposta è venuta da Francesco Paracchini de L’Isola. Proposta che
del resto mi ha fatto perché sapeva quanto le canzoni di Modugno mi fossero vicine. Mi piace
proprio la sua tavolozza di colori, le tinte appassionate, romantiche, comiche, tragiche, beate. Il
suo essere guizzante anche nelle armonie più semplici. Il sud. L’uso dei dialetti. Il fatto che non
somigli a nessuno e che sia il più italiano di tutti. Dopo Padre Pio, l’icona pop italiana è Domenico
Modugno, secondo me.
Esiste un momento preciso in cui hai capito che in qualche modo questa musica poteva
appartenerti?
È intrecciata a molti momenti e a diverse persone che hanno riguardato la mia vita, cominciando
da mio padre da cui sentivo cantarla, chitarra in braccio, quando ancora non avevo cominciato a
parlare. Poi ho cominciato a cantare, poi a scrivere quello che cantavo, e ho scoperto in qualche
modo di somigliargli. L’ultima traccia del disco è un pezzo mio: non diresti che è un brano di
Modugno ma non puoi non riconoscere che quel tipo di canzone viene da lì.
In questo lavoro hai ricalcato molto la musica e le atmosfere di Modugno. Cosa c’è di tuo
personale ed intimo che magari non viene fuori ad un semplice ascolto?
Più che ricalcarle direi che ho tentato di rispettarle intimamente appunto, di non tradirne l’anima.
Quel che c’è di personale è il suono, il portamento, diciamo il modo di pronunciare il tutto. Che è
poi un lavoro collettivo, del quartetto (Enrico Guerzoni, Maurizio Piancastelli, Roberto Rossi e io).
Ci sono brani a cui non abbiamo dato più che una veste sonora, il colore dei nostri strumenti, altri
sono nettamente mutati nella struttura, nel ritmo, con riff musicali inesistenti nella versione
originale… Ecco, non ne abbiamo jazzato le armonie o elettrizzato i suoni o ballabilizzato i ritmi.
Abbiamo cercato di essere coerenti all’artista, interpretando senza scavalcare.
Cosa vorresti che arrivasse al pubblico dopo l’ascolto di questo disco?
L’andamento, la forza delle canzoni, la varietà. È la registrazione di un concerto dal vivo,
violoncello, tromba, percussioni, chitarra e voce. Onesto. “Come son belle queste cose di
Modugno” sarebbe un bel complimento, significherebbe riconoscere un buon trattamento
reciproco: io ho trattato bene lui e quindi lui tratta bene me.
Riconoscere e riconoscersi. Qual è la ricetta vincente per dar vita alla musica di un grande
artista?
Non sono un intenditore di ricette vincenti, cucino a orecchio… ma so riconoscere ciò in cui mi
riconosco e a cui per questo porto riconoscenza, sì. Abbiamo voluto chiamarlo “riconoscimento a
Modugno” apposta, sembra un vezzo, non lo è.
E dopo tutto questo, la musica di Mirco Menna quando torna in scena?
È uscito un libro con la mia firma, si intitola 118 Frammenti Apocrifi (Editrice Zona)
http://www.editricezona.it/118frammentiapocrifi.htm
Lo porto in giro, ne leggo alcuni brani cantandoci e suonandoci attorno.
C’è poi il disco nuovo, Il senno del Pop, che ha cominciato a prendere forma in rete, cinque
canzoni corredate di videoclip.
Mirco Menna, bolognese di origine, classe 1963, autore e compositore, esordisce come
cantautore nel 2002 con l’album “Nebbia di idee” e per questo lavoro è premiato al M.E.I. di
Faenza come artista emergente dell’anno. L’album si fregia del plauso autografo di un maestro
come Paolo Conte: “... finalmente un disco saporito ed elegante...”. Alla fine del 2006 esce per
l’etichetta Storie di Note il secondo disco, Ecco, che vanta un prezioso incipit in versi firmati e
recitati da Fernanda Pivano. Da qui seguono una serie numerosa di successi, dalla collaborazione
come cantante e frontman con Il Parto Delle Nuvole Pesanti fino al suo ultimo disco di inediti nel
2010 dal titolo “...e l'italiano ride” assieme alla Banda d'Avola, ospite e protagonista anche sul
palco del Premio Tenco dello stesso anno. È da poco uscito per Editrice Zona anche il suo primo
libro, ‘118 frammenti apocrifi’, ulteriore conferma della sua grande capacità di far convivere nella
scrittura fantasia e sprazzi di vita reale.