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Chimeras Gerard de Nerval

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Alma Mater Studiorum – Università di Bologna
Dottorato di Ricerca in
ONCOLOGIA E PATOLOGIA SPERIMENTALE
-Progetto 1 OncologiaXXV CICLO
Settore Concorsuale di afferenza: 06/D3
Settore Scientifico disciplinare: Med/06
IDENTIFICAZIONE DI FATTORI TRASCRIZIONALI
ASSOCIATI AL DIFFERENZIAMENTO NEURALE IN
CELLULE DI SARCOMA DI EWING: RUOLO DI NF-kB
Presentata da Selena Ventura
Coordinatore Dottorato
Relatore
Chiar.mo Prof.
Sandro Grilli
Chiar.mo Prof.
Pietro Ruggieri
Correlatore
Chiar.ma Prof.ssa
Katia Scotlandi
Esame finale anno 2013
SOMMARIO
INTRODUZIONE ...........................................................................................................1
1.
IL SARCOMA DI EWING ........................................................................................1
2.
LA MOLECOLA CD99 .......................................................................................... 11
3.
MAPK E DIFFERENZIAMENTO NEURALE .......................................................... 16
4.
NF-kB ................................................................................................................... 21
SCOPO DELLA TESI .................................................................................................... 33
MATERIALI E METODI ............................................................................................... 34
RISULTATI.................................................................................................................. 41
1.
DATI PRELIMINARI ............................................................................................. 41
2.
FATTORI TRASCRIZIONALI NEL MODELLO TC-CD99shRNA ............................ 45
3.
MODELLO SPERIMENTALE CAR-CD99shRNA .................................................... 49
4.
FATTORI TRASCRIZIONALI NEL MODELLO CAR-CD99shRNA .......................... 53
5.
SILENZIAMENTO DI CD99 E NF-kBp65 ............................................................... 56
6.
SILENZIAMENTO DI EWS-FLI1 E NF-kBp65 ........................................................ 57
7.
CD99 E EWS-FLI1 NELLA MODULAZIONE DELL’ATTIVITÁ
TRASCRIZIONALE DI NF-kBp65 .......................................................................... 58
8.
CD99 E EWS-FLI1 NELLA MODULAZIONE DELL’ATTIVITÁ
TRASCRIZIONALE DI NF-kBp65 E DEL DIFFERENZIAMENTO NEURALE .......... 61
9.
SILENZIAMENTO E OVERESPRESSIONE DI NF-kBp65 E
DIFFERENZIAMENTO NEURALE ........................................................................ 63
DISCUSSIONE ............................................................................................................. 66
BIBLIOGRAFIA ........................................................................................................... 72
INTRODUZIONE
INTRODUZIONE
1. IL SARCOMA DI EWING
1.1 Caratteristiche generali
La prima definizione del sarcoma di Ewing (ES) risale al 1921 quando per
la prima volta James Ewing lo classificò come “un diffuso endotelioma
dell’osso di origine vascolare”, caratterizzato da piccole cellule rotonde
(Ewing J, 1921). Ad oggi il sarcoma di Ewing è un tumore primitivo
dell’osso inquadrato nella famiglia di tumori chiamati Ewing’s sarcoma
family tumors (EFT) che comprende anche, ES atipico, ES extraosseo, il
tumore di Askin della parete toracica e il tumore neuroectodermico
primitivo periferico dell’osso (PNET).
Il sarcoma di Ewing è un tumore altamente maligno, particolarmente
aggressivo, caratterizzato da piccole cellule rotonde scarsamente
differenziate.
1.2 Epidemiologia e Fattori di rischio
L’incidenza globale dei tumori primitivi dell’osso, che comprendono i
sarcomi dell’osso e i sarcomi delle parti molli, è di circa 5 nuovi casi per
100.000 abitanti all’anno. Questa incidenza è simile in diversi paesi, con
3.000 nuovi casi per anno in Gran Bretagna e Italia (60 milioni di abitanti)
e circa 12.000 nuovi casi in U.S.A (300 milioni di abitanti). Questa
incidenza rispecchia non più dell’1% di tutti i tumori maligni. Nello
specifico, i sarcomi dell’osso, hanno un’incidenza considerata 1/5 – 1/6 di
tutti i sarcomi, con 0.8-1 nuovi casi/100.000 abitanti/anno (Jemal A et al.
CA Cancer J Clin, 2007).
1
INTRODUZIONE
Nonostante il Sarcoma di Ewing sia una neoplasia rara, rappresenta il
secondo tumore osseo primitivo che colpisce bambini e adolescenti dopo
l’osteosarcoma (Stiller CA et al. Eur J Cancer, 2006).
Come riscontrato in altri tumori pediatrici, c’è una prevalenza nel genere
maschile con un rapporto di circa 1,5:1. Il 90% dei casi insorge in pazienti
tra 5 e 25 anni, con un picco tra 10 e 20 anni d’età.
I fattori etnici sono epidemiologicamente importanti. Per ragioni
sconosciute, il sarcoma di Ewing colpisce principalmente soggetti di
origine caucasica e sono estremamente rari i casi in soggetti afro-americani,
africani e asiatici. Questo aspetto è ipotizzato essere in relazione ad un
diverso polimorfismo delle sequenze Alu nell’introne 6 del gene EWS,
coinvolto nella patogenesi del sarcoma di Ewing.
Il sarcoma di Ewing non risulta essere associato a nessuna sindrome
familiare o congenita (Hartley AL et al. J Natl Cancer Inst, 1991; Buckley
JD et al. Cancer, 1998), anche se una serie di casi riporta un eccesso di
difetti congeniti mesenchimali nei pazienti affetti (McKeen EA et al, N
Engl J Med, 1983) e un’altra riporta un aumento dei tumori
neuroectodermici e cancro allo stomaco nelle famiglie dei pazienti con ES
(Novakovic B et al. J Natl Cancer Inst, 1994).
Nessuna specifica esposizione ambientale è stata identificata come fattore
di rischio (Buckley JD et al. Cancer, 1998; Yamamoto T and Wakabayashi
T Acta Pathol Jpn, 1969). Raramente, ES si sviluppa dopo il trattamento di
un tumore primitivo durante l’infanzia, ma la maggior parte dei casi non
sembra correlare con i trattamenti di radioterapia (Tucker MA et al. N Engl
J Med, 1987; Spunt SL et al. Cancer, 2006).
1.3 Localizzazione, Insorgenza e Istopatologia
L’insorgenza del tumore può interessare qualsiasi segmento scheletrico,
con nessuna differenza tra ossa lunghe, piatte o corte. Tra lo scheletro
appendicolare, la più comune sede di localizzazione è il femore, seguita da
tibia, omero, fibula e ossa dell’avambraccio. Nel tronco, la sede
maggiormente interessata è la pelvi, seguita da vertebre e osso sacro,
scapola, costole e clavicola. E’ rara l’insorgenza del ES in mani, piedi e
cranio. Nelle ossa lunghe, il tumore è comunemente presente nel
2
INTRODUZIONE
mediopeniene ma può coinvolgere una parte maggiore o addirittura l'intero
osso.
Il sarcoma di Ewing penetra attraverso la corticale dell'osso e si espande
nelle parti molli come una massa neoplastica grigia, molto soffice e spesso
di struttura cistica; può essere iperemico o emorragico. La necrosi è molto
comune ed estesa, in particolare al centro del tumore con un aspetto
semiliquido. Nelle aree di necrosi l’infiltrazione leucocitaria può essere
molto abbondante e non va confusa con osteomielite.
Microscopicamente il tumore è uniformemente composto da un fitto strato
di piccole cellule rotondeggianti, la matrice è pressoché assente. Le cellule
hanno un aspetto monotono, con contorni stentatamente definiti e uno
scarso citoplasma granulare. I nuclei, rotondi - ovali hanno una ben distinta
membrana nucleare, una cromatina fine e voluminosa e possiedono uno o
più nucleoli. Le figure mitotiche sono solitamente rare.
Il tumore permea diffusamente il canale midollare prima di iniziare il
processo di distruzione ossea. A questi processi segue un’ampia risposta
neovascolare e infiammatoria, mentre la reazione fibro - ossea non è in
grado di provvedere a un’ efficace incapsulazione del tumore. Poiché è
frequente l’estensione ai tessuti molli limitrofi da parte del sarcoma di
Ewing osseo e l’infiltrazione nell’osso nel caso di tumori insorti nelle parti
molli, è clinicamente difficile determinare la localizzazione originale del
tumore primitivo.
Figura 1. Immagine radiografica e istologica del sarcoma di Ewing.
3
INTRODUZIONE
1.4 Decorso clinico e terapia
Il sarcoma di Ewing generalmente ha una crescita molto aggressiva e il
decorso clinico è generalmente più rapido di quello di altri tumori primitivi
dell'osso, aggravato dalla forte tendenza a dare metastasi multiple a
polmoni, apparato scheletrico, linfonodi e cervello. In alcuni casi, in
presenza di lesioni multiple dell'osso riscontrate alla diagnosi, distinguere
se esse rappresentino metastasi o un’origine multicentrica del tumore
primitivo può essere complesso.
Alla diagnosi circa il 20% dei pazienti presenta metastasi al midollo osseo,
all’osso o al polmone; per questi pazienti la sopravvivenza a 5 anni si
riduce al 20% circa, a differenza dei tumori primitivi localizzati che
raggiungono il 60% di sopravvivenza. Fenomeno frequente è l’insorgenza
di neoplasie secondarie, a carico di varie parti dello scheletro, soprattutto
vertebre e cranio.
Il sarcoma di Ewing è sensibile alla chemioterapia e alla radioterapia ma la
chirurgia gioca un ruolo fondamentale nel trattamento del tumore
primitivo. L’approccio terapeutico comprende il trattamento locale del
tumore (chirurgia e/o radioterapia) e cicli di chemioterapia sistemica (pre- e
post-operatoria).
La sopravvivenza del sarcoma di Ewing in bambini e adulti non sembra
differire in modo sostanziale e il trattamento clinico segue gli stessi principi
base in entrambe le catogorie di pazienti. Attualmente, la maggior parte dei
piani di trattamento utilizza chemioterapia neoadiuvante con lo scopo di
ridurre la massa tumorale, facilitare gli approcci conservativi in chirurgia e
aumentare le probabilità di controllo locale della malattia.
Il trattamento standard di chemioterapia prevede l’utilizzo di una
combinazione di 6 farmaci: vincristina, actinomicina D, adriamicina,
ciclofosfamide, ifosfamide e etoposide. Pazienti con metastasi alla diagnosi
trattati con lo stesso regime di chemioterapia dei pazienti con malattia
localizzata hanno mostrato una peggiore prognosi. Per questi pazienti,
risultati promettenti sono stati ottenuti con un approccio chemioterapico più
massiccio, con cicli più ravvicinati nel tempo e con dosi più alte, seguito da
ablazione midollare seguita da reinfusione delle cellule staminali
periferiche e trapianto autologo del midollo osseo.
In casi di ricaduta, i regimi chemioterapici non sono standardizzati e sono
comunemente basati su agenti alchilanti (ciclofosfamide e alte dosi di
4
INTRODUZIONE
ifofosfamide) in combinazione con inibitori delle topoisomerasi (etoposide
e topotecano) o irinotecano con temozolomide.
Il sarcoma di Ewing è un tumore estremamente radiosensibile, ma richiede
dosi elevate di radiazioni, comprese tra 40 e 60 G per essere adeguatamente
trattato.
L’attuale trattamento multidisciplinare del sarcoma di Ewing, basato sulla
combinazione di polichemioterapia pre- e post-operatoria, chirurgia e
radioterapia, ha portato ad un significativo aumento della sopravvivenza da
meno del 10% a circa il 60%. Nonostante questi miglioramenti, la prognosi
per pazienti colpiti da sarcoma di Ewing resta infausta, soprattutto nel caso
di metastasi alla diagnosi. Oltre a ricadute della malattia e formazione di
metastasi, è stata osservata l’insorgenza di patologie derivate da tossicità
dei chemioterapici o da alte dosi di radiazioni.
La possibilità di sviluppo di nuovi e più efficaci approcci terapeutici è
strettamente correlata alla conoscenza dei meccanismi molecolari e
biologici dell’induzione e della progressione tumorale.
1.5 Marcatori biologici e molecolari
Le recenti scoperte di alterazioni molecolari associate con specifici sottotipi
istologici di sarcoma hanno portato ad una classificazione genetica molto
diversa dalla ripartizione convenzionale che raggruppava i sarcomi
muscolo-scheletrici sulla base del sito d’insorgenza in sarcomi dell’osso e
delle parti molli. Ad oggi i sarcomi sono suddivisi in due gruppi
distinguibili a livello citogenetico. Un gruppo è caratterizzato da un
cariotipo relativamente semplice, simile a quello diploide con piccoli
riarrangiamenti cromosomici, mentre l’altro gruppo possiede un cariotipo
complesso caratterizzato da gravi disturbi legati all’instabilità genomica
(Helman LJ and Meltzer P Nat Rev Cancer, 2003). I sarcomi con ricorrenti
mutazioni molecolari, tipicamente possiedono specifiche traslocazioni che
frequentemente comportano l’espressione di fattori di trascrizione
chimerici ad attività oncogenica come ad esempio EWS-FLI1 nel sarcoma
di Ewing.
Nel sarcoma di Ewing, a scopo diagnostico oltre alle comuni colorazioni
istologiche e alle reazioni istochimiche ed immunoistochimiche per diversi
marcatori (Tabella 1), vengono oggi utilizzate tecniche complementari di
5
INTRODUZIONE
microscopia elettronica, citogenetica e biologia molecolare per individuare
i due principali marcatori del sarcoma di Ewing, ovvero l’espressione della
glicoproteina di membrana coinvolta nei fenomeni di adesione,
p30/32MIC2 (nota anche come CD99) e la traslocazione cromosomica che
porta alla formazione di una proteina chimerica, EWS/Ets, ottenuta dalla
fusione della porzione N-terminale della proteina EWS con la porzione Cterminale di un fattore di trascrizione della famiglia Ets.
Nel 90-95% dei casi di sarcoma di Ewing è presente la traslocazione
t(11;22)(q24;q12), che porta alla formazione del prodotto chimerico EWSFLI1. Circa il 5-10% dei casi presenta la traslocazione (21;22)(q22;q12)
che dà origine al trascritto EWS-ERG e molto più raramente sono presenti
altre traslocazioni cromosomiche (Tabella 2).
MARCATORI IMMUNOISTOCHIMICA
 VIM
+
 CD99
+
 Caveolina-1
+
 Fli1
+
 CAM 5.2
+/ S100
+/ LAC
 TdT
Tabella 1. Pannello dei marcatori utilizzati in immunoistochimica per la diagnosi di
EFT
TRASLOCAZIONE
GENI COINVOLTI
FREQUENZA
t(11;22)(q24;q12)
EWS-FLI1
90-95%
t(21;22)(q22;q12)
EWS-ERG
5-10%
t(2;22)(q33;q12)
EWS-FEV
Raro
t(7;22)(q22;q12)
EWS-ETV1
Raro
t(17;22)(q12;q12)
EWS-E1AF
Raro
t(2;16)
FUS-FEV
Raro
t(21;16)
FUS-ERG
Raro
Tabella 2. Riarrangiamenti genici coinvolti in EFT
6
INTRODUZIONE
EWS è una proteina la cui funzione non è ancora stata chiarita. Sembra
però essere coinvolta nella trascrizione in quanto è stata vista essere un
fattore associato a subunità e prodotti della RNA-polimerasi.
Le proteine della famiglia Ets sono invece dei fattori trascrizionali con
funzione di attivazione o repressione della trascrizione, regolati sulla base
della specifica interazione col DNA e con altre proteine. Il dominio di
legame al DNA è trattenuto nel prodotto chimerico EWS-Ets,
conferendogli un’attività trascrizionale anomala.
La proteina chimerica più frequente EWS-FLI1, è in grado di trasformare
efficientemente fibroblasti murini NIH3T. Inoltre, quando, il dominio Nterminale di EWS-FLI1 è fuso al dominio di legame al DNA di Gal4, il
prodotto chimerico si comporta da attivatore trascrizionale in maniera più
potente della corrispondente porzione N-terminale di FLI1. Potenzialmente
quindi, il prodotto di fusione EWS-FLI1 è in grado di deregolare
l’espressione dei geni controllati da FLI-1 o agire sull’espressione di geni
normalmente non responsivi ad esso. Tra i bersagli specifici di EWS-FLI1
si hanno numerosi geni coinvolti nella regolazione della proliferazione e
tumorigenicità, ad esempio E2-C, coinvolto nel controllo di una ciclina, la
stromelisina, una metalloproteasi importante nei fenomeni di migrazione e
invasione, e MYCC, un fattore trascrizionale coinvolto in proliferazione e
apoptosi.
La traslocazione più comune è caratterizzata dal legame dell'esone 7 del
gene EWS con l'esone 5 (nella fusione di tipo 2) o 6 (fusione di tipo 1) del
gene FLI1; esistono almeno 12 tipi diversi di fusione EWS-FLI1 e almeno
4 fusioni diverse in EWS-ERG.
Le specifiche anomalie citogenetiche nel sarcoma di Ewing sono
considerate come il marcatore genetico di questa neoplasia ed hanno un
grandissimo valore diagnostico. Tale anomalia genetica viene oggi rilevata
sia tramite ibridazione in situ su cellule in interfase (FISH) sia mediante la
ricerca del riarrangiamento genico con PCR (Polymerase Chain Reaction)
sia tramite la ricerca di mRNA del trascritto per le proteine chimeriche
mediante RT-PCR (Retro-Transciptase-PCR).
7
INTRODUZIONE
1.6 Origine
L’istogenesi del sarcoma di Ewing rimane ancora oggi uno degli aspetti più
controversi nonostante i numerosi progressi compiuti nella definizione e
caratterizzazione del tumore.
Molti studi presenti in letteratura hanno cercato di far luce sulla possibile
origine di questo tumore studiando il prodotto di fusione EWS-FLI1, in
diversi modelli cellulari.
Il primo studio usò come modello la linea cellulare di fibroblasti murini
NIH3T. Queste cellule vengono trasformate facilmente da EWS-FLI1 e
vennero considerate un sistema molto utile per studiare l’oncoproteina
EWS-FLI1 e diversi geni da essa regolati (May WA et al. Proc Natl Acad
Sci, 1993; May WA et al. Mol Cell Biol, 1993; Arvand A et al. Oncogene,
1998; Braun BS et al. Mol Cell Biol, 1995; Deneen B et al. Mol Cell Biol,
2003; May WA et al. Nat Genet, 1997; Thompson AD et al. Oncogene,
1996; Zwerner JP et al. Oncogene, 2001). Sfortunamente, dati recenti
hanno sollevato domande sull’utilità di queste cellule trasformate come
possibile modello comparativo del sarcoma di Ewing. Ad esempio, il
profilo di espressione genica delle NIH3T esprimenti EWS-FLI1 non è
paragonabile al profilo globale dei campioni di sarcoma di Ewing derivati
da pazienti (Braunreiter CL et al. Cell Cycle, 2006; Hancock JD and
Lessnick SL Cell cycle 2008). Inoltre, geni chiave regolati da EWS-FLI1 e
necessari per il fenotipo tumorigenico come NKX2.2 e NR0B1 non sono
regolati da EWS-FLI1 nel modello murino (Gangwal K et al. Proc Natl
Acad Sci, 2008; Owen LA and Lessnick SL Cell Cycle, 2006). Infine, geni
che sono critici per la trasformazione oncogenica nel sistema NIH3T, come
ad esempio PDGFC, non sembrano esserlo nel sarcoma di Ewing (Uren A
et al. Oncogene, 2003; Zwerner JP et al. Oncogene, 2001).
Molti altri gruppi hanno quindi sviluppato sistemi nei quali EWS-FLI1
venisse espresso in diversi tipi cellulari umani, anziché murini. Questi
modelli includono fibroblasti umani primitivi (hTERT), cellule
mesenchimali staminali umane (MSCs), cellule umane di rabdomiosarcoma
e neuroblastoma (Hu-Lieskovan S et al. Cancer Res, 2005; Lessnick SL et
al. Cancer Cell, 2002; Riggi N et al. Cancer Res, 2008; Rorie CJ et al.
Cancer Res, 2004). In ogni modello analizzato, l’espressione genica, in
presenza di EWS-FLI1, è molto simile a quella delle cellule di sarcoma di
Ewing. Questa osservazione ha aumentato l’interessante possibilità che gli
8
INTRODUZIONE
effetti dell’espressione di EWS-FLI1 dipendano molto di più dal tipo di
organismo (uomo vs topo) che non dallo specifico tipo cellulare interessato
(tessuto normale vs tessuto patologico).
L’espressione di EWS-FLI1 in fibroblasti umani primitivi (hTERT) induce
un arresto della crescita p53 dipendente (Lessnick SL et al. Cancer Cell,
2002) e questo aspetto suggerisce come EWS-FLI1 sia tossico quando
espresso in un contesto cellulare inappropriato. Mutazioni di p53, o di altre
componenti della pathway di p53, possono consentire l’espressione stabile
di EWS-FLI1 in queste cellule, nonché la loro crescita e sopravvivenza.
Sebbene mutazioni di p53 siano presenti solo nel 10-15% dei casi di
sarcoma di Ewing, altre alterazioni del pathway di p53 (perdita di
p14ARF/p16CDKN2A o amplificazioni di MDM2) possono essere presenti in
diversi casi di Ewing (Huang HY et al. J Clin Oncol, 2005; Kovar H et al.
Oncogene, 1993; Ladanyi M et al. J Pathol, 1995).
Un’altra importante lezione proviene dagli studi compiuti su cellule di
rabdomiosarcoma e neuroblastoma. In questi due modelli sperimentali,
l’espressione dell’oncoproteina di fusione causa cambiamenti delle
caratteristiche differenziative delle cellule. Le cellule di rabdomiosarcoma
indotte ad esprimere EWS-FLI1 adottano una morfologia simile a quella
del sarcoma di Ewing e mostrano una up-regolazione dei geni tipicamente
espressi nel sarcoma di Ewing (come il gene dei microtubuli neuronespecifico MAPT, il marker parasimpatico colecistochinina e il marker
epiteliale
cheratina-18);
mentre
mostrano
un’inibizione
del
differenziamento muscolare (Hu-Lieskovan S et al. Cancer Res, 2005).
Anche nel caso di cellule di neuroblastoma, l’espressione di EWS-FLI1
promuove l’inibizione di marker specifici per il neuroblastoma e a un
induzione di marker Ewing-specifici (Rorie CJ et al. Cancer Res, 2004).
Studi recenti hanno mostrato come in cellule mesenchimali staminali
umane (MSCs), EWS-FLI1 induca l’espressione di geni presenti in cellule
embrionali staminali quali OCT4, SOX2 e NANOG (Riggi N et al. Genes
Dev, 2010). Questi dati suggeriscono che EWS-FLI1 può contribuire allo
stato indifferenziato riscontrabile nel sarcoma di Ewing, up-regolando
questi geni coinvolti nel determinare la staminalità delle cellule.
Per quanto concerne gli studi effettuati su cellule mesenchimali staminali
umane (MSCs) si è evidenziata una permissività intrinseca di queste
cellule, al potenziale oncogenico di EWS-FLI1. Inoltre, la migrazione delle
MSCs in tutti i distretti del corpo durante lo sviluppo embrionale potrebbe
9
INTRODUZIONE
fornire una spiegazione riguardo i vari siti d’insorgenza del sarcoma di
Ewing. L’osservata induzione di geni implicati nel differenziamento
neurale e nel differenziamento della cresta neurale indicano che EWS-FLI1
può parzialmente dirigere il differenziamento neuroectodermico di cellule
mesenchimali staminali, suggerendo inoltre che il sarcoma di Ewing non
debba necessariamente originare da un precursore neuroectodermico per
spiegare il suo fenotipo.
Inoltre, un lavoro di Ogawa e collaboratori, ha messo in luce come cellule
staminali emopoietiche possano generare MSCs e questa potrebbe essere
una potenziale spiegazione riguardo la similarità tra le cellule di sarcoma di
Ewing e le cellule endoteliali (Ogawa M et al. Blood, 2006).
Due lavori seguenti hanno inoltre mostrato che una significativa porzione
di MSCs può originare dal neuroepitelio e da cellule staminali della cresta
neurale (NCSCs) in vitro e in vivo (Takashima Y. et al. Cell, 2007; Lee G
et al. Nat. Biotechnol, 2007).
Queste informazioni, analizzate nel complesso, suggeriscono come il
sarcoma di Ewing possa derivare da una cellula mesenchimale staminale di
origine emopoietica o neuroectodermica, capace di mantenere una doppia
plasticità e quindi in grado di spiegare la dualità fenotipica di questo
tumore.
10
INTRODUZIONE
2. LA MOLECOLA CD99
2.1 Il gene MIC2 e la proteina CD99
La glicoproteina di membrana CD99 fu descritta per la prima volta nel
1979 come un antigene altamente espresso sulle cellule di leucemia
linfoblastica acuta, riconosciuto dall’anticorpo monoclonale 12E7 (Levy R
et al. Proc Natl Acad Sci USA, 1979).
Noto anche con il nome di E2, è trascritto dal gene MIC2, presente nella
regione pseudo-autosomica di entrambi i cromosomi sessuali, X (Xp22.33Xpter) e Y (Yp11-Ypter).
Il gene che si estende per 50 kb, è orientato verso il centromero e i 10 esoni
che lo costituiscono risultano considerevolmente più piccoli rispetto alla
media per i geni di mammifero. L’analisi della sequenza genica non colloca
MIC2 in nessuna delle famiglie di geni noti anche se, mediante l’analisi di
sequenza del cDNA e studi comparativi, sono stati individuati nella stessa
regione pseudoautosomica due geni ad esso correlati: il gene funzionale
PBDX, codificante per l’antigene Xga, che presenta un’omologia
amminoacidica del 48% con il CD99 (Ellis NA et al. Nat. Genet, 1994), e
lo pseudogene MIC2R (Smith MJ and Goodfellow PN Hum Mol Genet,
1994).
Il gene MIC2 codifica per due isoforme proteiche, come risultato di
splicing alternativo del trascritto primario, comunemente denominate CD99
tipo I o wild-type (wt) e CD99 tipo II. Studi comparativi di sequenza hanno
rivelato che il cDNA del CD99 tipo II presenta un inserto di 18 bp tra
l’esone 8 e l’esone 9 rispetto al CD99 tipo I. A dispetto delle sue maggiori
dimensioni però, codifica per una forma troncata della proteina in quanto
l’inserto di 18 bp, localizzato a livello proteico nella porzione
citoplasmatica, introduce un codone di stop in-frame dando origine a una
proteina di 160 residui aminoacidici invece di 185.
Studi biochimici hanno dimostrato come il CD99 subisca modifiche posttraduzionali, infatti il peso molecolare della proteina si riduce da 32 kDa
iniziali, a 28 kDa e 18 kDa dopo processi di sialilazione e O-glicolisazione
(Aubrit F et al. Eur J Immunol, 1989).
Analisi di sequenza del cDNA suggeriscono che la struttura del CD99 sia
formata da un dominio extracellulare O-glicosilato di 100 amminoacidi
11
INTRODUZIONE
all’N-terminale, un putativo dominio transmembrana idrofobico di 25
residui e un’estremità C-terminale citosolica di 38 amminoacidi,
supportando così l’immunolocalizzazione della proteina sulle membrane
cellulari (Banting GS et al. Mol Immunol, 1989; Gelin C et al. EMBO J,
1989; Goodfellow PJ et al. Science, 1986).
Infine, studi di spettroscopia NMR multi-dimensionale hanno mostrato che
la porzione citoplasmatica del CD99 possiede una struttura a forcina
ancorata alla membrana con due loop flessibili; facendo sembrare quindi la
proteina non fornita di alcun regolare elemento di struttura secondaria (Kim
HY et al. Mol Cells, 2004).
2.2 Espressione del CD99 in tessuti normali e tumorali
In cellule normali, studi immunoistochimici hanno evidenziato una
distribuzione ubiquitaria dell’antigene CD99, in particolare, un elevato
livello di espressione è stato riscontrato nelle cellule ependimali del
cervello e del midollo spinale, nelle insule pancreatiche, nelle cellule del
Sertoli e del Leyding del testicolo, nelle cellula della granulosa dell’ovaio
e nelle cellule endoteliali dei vasi sanguigni (Ambros IM et al. Cancer
(Phila.), 1991). Il significato funzionale dell’espressione della molecola
CD99 in queste cellule è pressochè sconosciuto, mentre si hanno maggiori
conoscenze riguardo alla sua espressione nel sistema emopoietico.
L’antigene CD99 viene espresso in modo eterogeneo in funzione del tipo e
del grado differenziativo della cellula (Dworzak MN et al. Blood, 1994;
Choi EY et al. J Immunol, 1998; Bernard G et al. J Immunol, 1995). In
particolare, cellule progenitrici del tessuto emopoietico CD34+ nel midollo
presentano alti livelli di espressione dell’antigene CD99, che tendeno a
ridursi in modo progressivo con l’aumentare del grado di differenziamento
e di maturazione verso la linea granulocitaria e linfocitaria di tipo B.
La modulazione dell’espressione del CD99 nei linfociti T appare un po’ più
complessa. E’ riscontrabile un’abbondante presenza di CD99 in timociti
immaturi, che decresce con il progredire dei processi differenziativi; e una
eterogenea espressione anche in alcune sottopopolazioni di cellule T
mature (Dworzak MN et al. Blood, 1994; Gelin C et al. Eur J Immunol,
1991). Infine, nel lineage differenziativo eritroide, l’espressione del CD99
è mantenuta nei globuli rossi ed esibisce un polimorfismo quantitativo co12
INTRODUZIONE
regolato con l’antigene ematico Xga, co-espressione presumibilmente
controllata a livello trascrizionale (Ellis NA et al. Nat Genet, 1994;
Goodfellow P et al. Nature, 1983; Goodfellow PJ et al. Ann Hum Genet,
1987).
Oltre al tessuto normale, l’espressione del CD99 è stata evidenziata in
numerosi tipi cellulari tumorali. Un’alta espressione è stata riscontrata in
alcune neoplasie pediatriche, quali la leucemia linfoblastica acuta (Levy R
et al. Proc Natl Acad Sci USA, 1979) ed il rabdomiosarcoma embrionale
(Ambros Ambros IM et al. Cancer (Phila.), 1991; Ramani P et al.
Histophatology, 1993; Kovar Kovar H et al. Oncogene, 1990), nel
sarcoma sinoviale (Fisher C Ann Diagn Pathol, 1998) e condrosarcoma
mesenchimale (Granter SR et al. Hum Pahol, 1996; Brown RE et al. Ann
Clin Lab Sci, 2003), nei tumori ependimali (Mahfouz S et al. Medscape J
Med, 2008) e più recentemente è risultato altamente espresso in alcune
forme di carcinoma gastrico (Jung KC et al. J Korean Med Sci 2002).
Tuttavia, sono il sarcoma di Ewing e i tumori neuroectodermici primitivi ad
esprimere i più alti livelli di CD99. L’espressione di questo antigene viene
infatti utilizzata, insieme all’evidenza delle specifiche traslocazioni, come
marker diagnostico per queste neoplasie (Ambros IM et al. Cancer (Phila.),
1991; Kovar H et al. Oncogene, 1990).
Per l’isoforma di tipo II del CD99 ci sono minori informazioni a riguardo.
E’ stato dimostrato che l’isoforma di tipo I, valutata mediante RT-PCR, su
un pannello ristretto di tessuti normali e tumorali, viene espressa in maniera
predominante rispetto alla forma di tipo II (Hahn MJ et al. FEBS Lett,
2000). Hahn e collaboratori, ipotizzano che l’espressione dell’isoforma tipo
II venga regolata durante specifici stadi di differenziazione, in certe
condizioni fisiologiche o in specifici distretti cellulari. A supporto di questa
ipotesi infatti, i livelli di espressione proteica del CD99 decrementano
quando i timociti immaturi si differenziano in cellule T mature e tale
diminuzione è attribuibile ad una ridotta espressione dell’isoforma di tipo II
(Alberti I et al. FASEB J, 2002).
Anche in cellule di sarcoma di Ewing indotte a differenziarsi in senso
neurale, similmente a quanto accade nei timociti, si assiste a una riduzione
del CD99 di tipo II, mentre quella di tipo I rimane invariata. L’isoforma
tronca potrebbe quindi agire come regolatore negativo del differenziamento
neurale, azione che si potrebbe esplicare durante lo sviluppo del sistema
nervoso (Lee EJ et al. Exp Mol Med, 2003).
13
INTRODUZIONE
2.3 Ruolo funzionale del CD99
Le funzionalità fisiologiche della proteina CD99 sono tuttora scarsamente
descritte in letteratura, soprattutto perché non è stato individuato il ligando
dell’antigene e definita in modo esauriente la struttura della proteina.
Inoltre, la comprensione del ruolo funzionale è resa ancora più complessa
dall’espressione delle due differenti isoforme.
Numerosi studi condotti nell’ambito del sistema emopoietico attraverso
l’utilizzo di anticorpi monoclonali (Mab) agonisti anti-CD99 hanno
contribuito a chiarire alcune funzioni del CD99. In particolare, la
stimolazione del CD99 con specifici MAb determina aggregazione
omotipica e apoptosi solo su corticotimociti positivi per entrambe CD4+ e
CD8+, suggerendo un suo coinvolgimento nel differenziamento verso
linfociti maturi (Bernard G et al. J Immunol, 1995; Bernard G et al. J
Immunol, 1997). L’antigene CD99, sembra avere un ruolo anche nelle
cellule del tessuto emopoietico periferico inducendo il differenziamento di
cellule T-helper e la proliferazione di linfociti CD4+ ancora immaturi
(Wingett D et al. Cell Immunol, 1999). In aggiunta, la stimolazione del
CD99 sulle cellule T attivate e della memoria favorisce l’adesione
mettendo in rilievo una sua azione nel processo della extravasione (Bernard
G et al. Eur J Immunol, 2000). Alcuni lavori riportano l’espressione del
CD99 anche sull’endotelio in corrispondenza dei contatti intercellulari a
livello dei quali il CD99 sembrerebbe essenziale per la trasmigrazione dei
monociti (Schenkel AR et al. Nat Immunol, 2002).
Con l’obiettivo di analizzare la rilevanza fisiologica della glicoproteina
anche in vivo, alcuni studiosi sono andati alla ricerca di un omologo
murino. Le indagini hanno portato all’identificazione e al clonaggio di un
gene codificante per una proteina che condivide caratteristiche strutturali e
funzionali con l’antigene umano, dimostrato il ruolo di CD99 nella
migrazione transendoteliale di linfociti T murini con l’utilizzo di MAb antiCD99 (Bixel G et al. Blood, 2004).
Se le conoscenze circa il ruolo fisiologico della glicoproteina CD99 sono
scarse e talvolta contrastanti, quelle relative alla sua funzione in ambito
patologico risultano ancora più oscure.
Nelle cellule di sarcoma di Ewing, come per i corticotimociti, la
stimolazione del CD99 con MAb induce due processi: una massiva
apoptosi, che produce una elevata mortalità cellulare, e aggregazione
14
INTRODUZIONE
omotipica (Sohn HW et al. Am J Pathol, 1998; Scotlandi K et al. Cancer
Res, 2000; Cerisano V et al. Oncogene, 2004), fenomeno degno di nota,
dato che in vivo potrebbe ridurre la capacità migratoria delle cellule
tumorali e inibire quindi le prime fasi del processo metastatico. In un
recente lavoro è stata gettata nuova luce sul ruolo del CD99 nel sarcoma di
Ewing (Rocchi A et al. J Clin Inves, 2010). La proteina CD99 sembra
essere richiesta per il fenotipo oncogenico di questa neoplasia, infatti il suo
silenziamento in linee cellulari porta a una riduzione della capacità
tumorigenica e metastatica in topi nudi e in saggi in vitro; questo fenotipo è
accompagnato dall’induzione del differenziamento neurale con
un’aumentata crescita di prolungamenti neurite-like e l’espressione di
marcatori neurali terminali come il neurofilamento pesante (H-NF) e la
βIII-tubulina. Emerge dunque un ruolo del CD99 nella modulazione del
differenziamento e malignità cellulare.
In questo lavoro, Rocchi e collaboratori hanno inoltre evidenziato
un’alterazione del pathway di MAPK in assenza della proteina CD99; dato
interessante visti i diversi lavori che descrivono il ruolo di MAPK anche
nei processi di sviluppo e differenziamento neurale (Crespo P and Leon J
Cell Mol Life Sci, 2000; Yang H et al. Biol Chem, 2008; Sweatt JD Curr
Opin Neurobiol, 2004; Subramaniam S and Unsicker K Neuroscience,
2006; Grewal SS et al. Curr Opin Neurobiol, 1999).
15
INTRODUZIONE
3. MAPK e differenziamento neurale
Nelle cellule di mammifero sono presenti quattro maggiori vie di
segnalazione di MAPK: ERK (extracellular signal regulated kinase), JNK
(c-Jun-N terminal kinase), p38 e ERK5 (extracellular signal regulated
kinase-5). Queste vie sono composte da vari prodotti genici e isoforme
generate da splicing alternativo dei pre-mRNA.
ERK è solitamente attivato da stimoli mitogenici come fattori di crescita e
ormoni, JNK e p38 sono prevalentemente attivati da stress (Lewis TS et al.
Adv Cancer Res, 1998; Kyriakis JM and Avruch J Physiol Rev, 2001),
mentre ERK5 è attivato da entrambi gli stimoli (Kyriakis JM and Avruch J
Physiol Rev, 2001).
Le proteine MAPKs fanno parte di vie di segnalazione che dispongono di
una cascata chinasica tripla. Le MAPKs sono attivate dalla fosforilazione
su Thr/Tyr da MAPKK, che a sua volta viene fosforilata in Ser/Thr da
MAPKKK in risposta a stimoli mitogenici o stress (Figura 2).
Figura 2: Organizzazione delle vie di segnale di MAPK (Modificato da Yang SH Gene, 2003)
A monte del signaling di ERK, ritroviamo la proteina Raf, descritta in
letteratura come primo effettore di Ras.
Le proteine Ras comprendono un gruppo di molecole di 20-25kDa che
ricoprono un ruolo cruciale nei processi che regolano la crescita cellulare e
il differenziamento. Nei mammiferi, la superfamiglia di GTPasi Ras
contiene oltre 65 membri, che sulla base delle loro funzioni e strutture,
16
INTRODUZIONE
sono stati suddivisi in sei famiglie rappresentate da Ras, Rho, Rab, Ran,
Rad, e Arf (Barbacid M Annu Rev Biochem 1987).
Nei mammiferi, sono presenti tre geni ras, H-ras, K-ras e N-ras che sono
espressi in tutti i tessuti e tipi cellulari, sebbene il pattern di espressione sia
eterogeneo tra gli organi e nei diversi stadi dello sviluppo.
Stimoli extracellulari di diversa natura, mediati da diversi recettori di
superficie convergono su Ras, che viene attivato transitoriamente dopo la
ricezione di questi stimoli (Feig LA Science, 1993). Una volta attivato, Ras
trasduce a valle i suoi segnali attraverso l'associazione di intermediari di
segnalazione che interagiscono con Ras-GTP (Campbell SL et al.
Oncogene, 1998).
Il primo effettore di Ras individuato fu Raf-1. Raf si lega a Ras in modo
GTP-dipendente sia in vitro che in vivo (Moodie SA et al. Science,1993;
Warne PH et al. Nature 1993; Vojtek AB et al. Cell, 1993; Zhang X et al.
Nature, 1993). Questa associazione comporta il reclutamento di Raf sulla
membrana, dove viene attivato da meccanismi ancora poco conosciuti
(Leevers SJ et al. Nature, 1994). Una volta attivato, Raf stimola attraverso
la fosforilazione, MEK (Kyriakis JM et al. Nature, 1992), che a sua volta è
in grado di attivare ERK1 e ERK2 (Gomez N and Cohen P Nature, 1991;
Kosako H et al. EMBO J, 1992; Nakielny S et al. EMBO J, 1992). Le
proteine ERKs possono poi agire su un ampio spettro di proteine target, in
diverse localizzazioni cellulari, come le proteine citoplasmatiche SOS,
MEK, Rsk, PHAS-1 o PLA2, e proteine nucleari, che vengono fosforilate
dopo traslocazione nucleare di ERK, come i fattori di trascrizione Elk-1,
Ets-2, C/EBP e SMAD (Whitmarsh AJ and Davis RJ J Mol Med, 1996;
Treisman R Curr Opin Cell Biol, 1996; Robinson MJ and Cobb MH Curr
Opin Cell Biol, 1997).
Nonostante l'enorme quantità di informazioni circa l’attività di Ras nella
trasduzione del segnale, la sua funzione biologica nello sviluppo e nel
differenziamento rimane in gran parte oscura.
La prima indicazione che Ras potesse promuovere il differenziamento
cellulare è stata ottenuta nella linea neuronale PC12, derivante da un
feocromocitoma di ratto. Introducendo in queste cellule le forme
oncogeniche attivate di H-ras (Bar-Sagi D and Feramisco JR Cell, 1985;
Noda M et al. Nature,1985), K-ras (Noda M et al. Nature,1985) e N-ras
(Guerrero I et al. J Cell Physiol, 1986) si assiste a un induzione del
17
INTRODUZIONE
differenziamento neurale accompagnato da arresto della crescita e
formazione di neuriti.
Un altro lavoro ha poi mostrato che anche la sovraespressione di Ras wildtype induce differenziamento nella linea anche PC12 (Satoh T et al. Mol
Cell Biol, 1987). PC12 può essere facilmente indotta a differenziare
attraverso l’utilizzo del fattore di crescita nervoso (NGF) e la
differenziazione indotta da NGF è stata associata a una prolungata attività
di Ras (Qui MS and Green S H Neuron, 1992; Nakafuku M and Kaziro Y
FEBS Lett, 1993). Altri lavori inoltre, includono in questo signaling anche
Raf (Wood KW et al. Proc Natl Acad Sci USA, 1993) e MAPK (Cowley S
et al. Cell, 1994) e identificano in Raf l’effettore del differenziamento
neurale mediato da Ras (Goi T et al. Mol Cell Biol, 1999).
Numerosi fattori di trascrizione e proteine co-regolatorie sono state
identificate come target dei differenti meccanismi di trasduzione del
segnale di MAPK. Un’efficiente trasduzione del segnale attraverso MAPK,
richiede che i componenti della cascata colocalizzino all’interno della
cellula e questo può accadere attraverso la diretta associazione dei
componenti o attraverso il legame con proteine scaffold (Whitmarsh AJ
and Davis RJ Trends Biochem Sci, 1998).
Il pathway di MAPK, attraverso la fosforilazione, può regolare l’attività di
moltissimi fattori trascrizionali attraverso diversi meccanismi: (i)
localizzazione intracellulare, (ii) livelli proteici, (iii) legame con il DNA, e
(iv) interazioni con altre proteine regolatorie.
(i)
Molti fattori di trascrizione risiedono permanentemente nel nucleo,
ma altri traslocano tra il citoplasma e il nucleo. Il signaling di MAPK
può stimolare la traslocazione di fattori di trascrizione nel nucleo e
promuoverne l’attività o contrariamente, stimolarne l’esportazione
dal nucleo e indurne l’inattività. Il trasporto nucleo-citoplasmatico
delle proteine è un processo attivo nel quale il macchinario di
importazione/esportazione nucleare riconosce il segnale di
localizzazione nucleare (NLS) e il segnale di esportazione (NES)
presenti all’interno dei fattori di trascrizione (Hood JK and Silver PA
Curr Opin Cell Biol, 1999). La fosforilazione o defosforilazione dei
fattori di trascrizione può regolare direttamente l’accessibilità di
18
INTRODUZIONE
(ii)
(iii)
(iv)
questi segnali NLS e NES mascherando o smascherando queste
sequenze.
Un secondo importante meccanismo è il controllo della quantità del
fattore trascrizionale. Il pathway di MAPK può regolare infatti
l’espressione proteica di molti fattori di trascrizione, tra cui i più
studiati sono i membri della famiglia AP-1 (c-Jun e c-Fos)
(Whitmarsh AJ and Davis RJ J Mol Med, 1996).
MAPK può inoltre regolare il legame tra i fattori di trascrizione e i
promotori, sia positivamente, sia negativamente attraverso la
fosforilazione. La fosforilazione può essere diretta sul dominio di
legame del DNA (Kasibhatla S et al. Mol Cell
Biol,
1999;
Stefanovsky VY et al. Mol Cell, 2001) o indiretta attraverso
meccanismi allosterici (Yang SH et al. EMBO, 1999b).
Molti fattori di trascrizione contengono domini con attività
trascrizionale (TADs) fosforilazione-dipendenti e in alcuni casi,
domini di repressione trascrizionale fosforilazione-dipendenti. Il
preciso meccanismo attraverso cui la fosforilazione di questi domini
moduli l’attività trascrizionale però è ancora scarsamente conosciuto.
Sembra che la fosforilazione moduli altre attività intrinseche dei
fattori trascrizionali come ad esempio l’affinità per co-attivatori e corepressori. Questo processo si può compiere direttamente tramite il
blocco dei legami da parte dei residui fosforilati o indirettamente
attraverso i cambiamenti conformazionali indotti dalla fosforilazione.
Un esempio di questo meccanismo è fornito dal fattore trascrizionale
CREB e dai suoi co-attivatori CBP e p300. CREB è fosforilato sulla
Ser133 da diverse proteine chinasi che ne aumentano l’attività
trascrizionale. Tra queste chinasi ritroviamo MSK1 e MSK2, che
sono a valle dei pathway di ERK e p38 (Deak M et al. EMBO J,
1998; Wiggin GR et al. Mol Cell Biol, 2002). CREB fosforilato
recluta CBP e p300 che ne aumentano l’attività trascrizionale (Mayr
B and Montminy M Nat Rev Mol Cell Biol, 2001).
Nel decennio successivo all'identificazione iniziale di Elk-1, come primo
fattore trascrizionale target del pathway di MAPK, (Gille H et al. Nature
1992;. Marais R et al. Cell, 1993; Janknecht R et al. EMBO J 1993;
Hazzalin CA and Mahadevan LC Nat Rev Mol Cell Biol, 2002) sono stati
identificati sempre più fattori di trascrizione come bersagli di MAPK, ad
19
INTRODUZIONE
esempio: CREB (Hazzalin CA and Mahadevan LC Nat Rev Mol Cell Biol,
2002; Tan Y et al. EMBO J , 1996), SMAD1, SMAD2 (Funaba M et al. J
Biol Chem, 2002), E2F1 (Wang S et al. EMBO J, 1999), AP-1 (Whitmarsh
AJ and Davis RJ J Mol Med, 1996) e la subunità p65 di NF-kB
(Vermeulen L et al. EMBO J, 2003).
20
INTRODUZIONE
4. NF-kB
Nuclear factor (NF)-kB è un fattore trascrizionale che può sia indurre, sia
reprimere l’espressione genica legando sequenze di DNA, note come
elementi kB, in promotori ed enhancer (Hayden MS and Ghosh S Genes
Dev, 2004).
Nelle cellule di mammifero sono presenti cinque membri della famiglia
NF-kB: RelA (p65), RelB, c-Rel, p50/p105(NF-kB1) e p52/p100 (NFkB2), che possono complessarsi e formare omo- eterodimeri.
Nella maggior parte delle cellule, i complessi NF-kB sono sequestrati nel
citoplasma da proteine inibitorie chiamate IkBs. L’attivazione di NF-kB
comporta tipicamente la fosforilazione di IkB tramite il complesso IkB
chinasi (IKK) con la conseguente degradazione di IkB e la traslocazione
nucleare di NF-kB.
I geni regolati da NF-kB includono geni coinvolti nella morte cellulare
programmata, adesione cellulare, proliferazione, risposta immunitaria
innata e indotta, infiammazione, risposta a stress cellulari, rimodellamento
cellulare e differenziamento.( Hayden MS and Ghosh S Genes Dev, 2004;
Bonizzi G. and Karin M Trends Immunol, 2004; Gerondakis S et al.
Oncogene, 1999; Pasparakis M et al. Cell Death Differ, 2006; Pahl H
Oncogene, 1999).
Tuttavia, l’espressione di questi geni è strettamente coordinata con l’attività
di molti altri signalling e pathway; pertanto, il risultato dell’attivazione di
NF-kB dipende dal contesto cellulare.
4.1 I complessi NF-kB
Tutti i membri della famiglia NF-kB contengono un dominio N-terminale
di circa 300 aminoacidi chiamato RHD (Rel-homology domain), che media
il legame con il DNA e la dimerizzazione e contiene il dominio di
localizzazione nucleare. Inoltre, i membri della sottofamiglia Rel quali:
RelA, RelB e c-Rel contengono domini con attività trascrizionale (TADs)
(Figura 3). Nella maggior parte delle cellule di mammifero, in assenza di
stimoli e in condizioni non patologiche, le subunità Rel si ritrovano
soprattutto nel citoplasma legate ai membri inibitori della famiglia IkB
(Figura 4).
21
INTRODUZIONE
Figura 3: Membri della famiglia NF-kB nei mammiferi. (Modificato da Perkins ND Nature
Reviews, 2007)
Nei mammiferi esistono tre principali tipi di IkB, IkBα, IkBβ e IkBε, la cui
funzione è quella di mascherare la sequenza di localizzazione nucleare
(NLS) presente nel dominio RHD delle subunità di NF-kB. Per IkBα, il
mascheramento della sequenza di localizzazione nucleare è solo parziale e
complessi NF-kB-IkBα possono traslocare nel nucleo anche in assenza di
stimoli. Tuttavia, IkBα contiene una sequenza di esportazione nucleare
(NES) che causa la rapida traslocazione di questi complessi nel citoplasma.
Figura 4: Membri della famiglia IkB, inibitori di NF-kB (Modificato da Perkins ND Nature
Reviews, 2007)
22
INTRODUZIONE
Entrambe le subunità p50 e p52 sono sintetizzate da precursori proteici più
lunghi, rispettivamente p105 e p100, che contengono al loro C-terminale
motivi ripetuti ANK simili a quelli trovati nelle proteine IkB. p100 e p105
inoltre funzionano come gli inibitori IkB e trattengono le altre subunità dei
complessi dimerici NF-kB nel citoplasma, inibendo la loro attività. Il
processamento di p100 e p105 avviene attraverso diversi meccanismi e
permette a p50 e p52 di funzionare come fattori di trascrizione nucleari.
Entrambi gli omodimeri di p50 e p52 possono poi interagire con un altro
membro della famiglia IkB, BCL-3, che a differenza delle altre IkB, è
nucleare e funziona come co-attivatore trascrizionale (Hayden MS and
Ghosh S Genes Dev, 2004).
Esistono diversi pathway di attivazione di NF-kB (Figura 6) e il più
frequentemente osservato è il pathway classico o canonico che è indotto in
risposta a vari stimoli infiammatori, tra cui le citochine pro-infiammatorie
TNFα (tumor necrosis factor-α) e IL-1 (interleuchina-1), il reclutamento di
TCR (T-cell receptor) o l’esposizione a prodotti batterici come i
liposaccaridi (LPS). Questo pathway è caratterizzato dalla rapida
fosforilazione di IkBα sulla Ser32 e Ser36, conseguente ubiquitinazione e
degradazione dal proteasoma 26S. In molti tipi cellulari, anche IkBβ e IkBε
sono fosforilate e degradate, ma con una cinetica più lenta (Hayden MS and
Ghosh S Genes Dev, 2004; Perkins ND Oncogene, 2006). Nel pathway
canonico, la fosforilazione di IkB è mediata dall’attivazione del complesso
IKK. Il complesso IKK è formato da tre subunità principali, le subunità
catalitiche IKKα e IKKβ (chiamate anche IKK1 e IKK2) e diverse copie di
una subunità regolatoria chiamata NEMO o IKKγ (NF-kB essential
modifier) (Figura 5).
Figura 5: Membri del complesso IKK (Modificato da Perkins ND Nature Reviews, 2007)
23
INTRODUZIONE
Esperimenti genetici hanno mostrato che IKKβ è la chinasi predominante
nel pathway canonico (Bonizzi G and Karin M Trends Immunol, 2004;
Pasparakis M et al. Cell Death Differ, 2006).
Un sottoinsieme di stimoli induttori di NF-kB, come la stimolazione dei
recettori CD40 e linfotossici-β, liposaccaridi batterici e proteine virali
attivano la pathway non canonica. In questo caso, l’attivazione di IKKα da
parte di NIK (NF-kB inducing kinase) porta alla fosforilazione e
degradazione da parte del proteasoma 26S di p100 e alla conseguente
formazione di p52. Gli etero dimeri p52-RelB, che sono maggiormente
attivati nel pathway non canonico, hanno un’alta affinità per precisi
elementi kB e possono regolare un distinto sottogruppo di geni target.
Figura 6: Pathways che determinano l’attivazione di NF-kB (Modificato da Perkins ND Nature
Reviews, 2007)
24
INTRODUZIONE
4.2 Modulazione delle subunità NF-kB
Le subunità di NF-kB sono oggetto di molte modificazioni e interazioni
regolatorie che definiscono la loro attività trascrizionale e la loro specificità
per i geni target. Queste interazioni costituiscono un’interfaccia cruciale
con altri pathway nella cellula; modificazioni delle subunità di NF-kB
attraverso strade indipendenti da IKK, possono determinare la loro abilità
di interagire con co-attivatori o co-repressori, mentre il legame con fattori
di trascrizione può determinare la loro abilità di legarsi specificamente a
promotori o enhancer. Questi meccanismi di regolazione spiegano gli
effetti specifici di NF-kB su diversi tipi cellulari o conseguenti a diversi
stimoli, come ad esempio la capacità di inibire o favorire l’apoptosi
(Perkins ND and Gilmore TD Cell Death Differ, 2006; Perkins ND
Oncogene, 2006; Kucharczak J et al. Oncogene, 2003). Queste pathway
inoltre forniscono un’importante via attraverso cui oncogeni e
oncosoppressori possono modulare l’attività di NF-kB.
La reale portata delle modificazioni delle subunità di NF-kB è attualmente
sconosciuta, e solo la subunità RelA è stata studiata abbondantemente nel
dettaglio. RelA è fosforilata sulla Ser276 dalla subunità catalitica della
proteina chinasi A (PKAc), MSK1 e MSK2 (MAPKs pathway); sulla
Ser311 dalla PKCδ, sulla Ser468 da IKKβ, IKKε e GSK3β; sulla Ser529
dalla CK2; e sulla Ser536 da IKKβ, IKKα, IKKε, NAK (NF-kB activating
kinase) e p90S6K (Perkins ND Oncogene, 2006). Queste possono essere
generalmente descritte come modificazioni stimolatorie che aumentano
l’attività trascrizionale di RelA e la sua abilità di interagire con coattivatori, come p300 e CBP (Zhong H et al. Mol. Cell, 1998; Hoberg JE et
al. Mol. Cell Biol, 2006; Chen LF and Greene WC Nature Rev Mol Cell
Biol, 2004). Per contro, la fosforilazione sulla Thr505 da parte di CHK1 in
risposta all’induzione dell’oncosoppressore ARF o a danni al DNA dovuti
a trattamento con cisplatino, inibiscono la transattivazione di RelA e ne
aumentano l’associazione con HDAC1 (Rocha S et al. Mol Cell, 2003;
Rocha S et al. EMBO J, 2005; Campbell KJ et al. Cancer Res, 2006).
Questo induce all’inibizione dell’espressione di BCL-xL, un gene antiapoptotico che è tipicamente attivato da NF-kB in risposta a stimoli
infiammatori.
La fosforilazione di RelA sulla Ser536 da parte di IKKβ fornisce un
meccanismo attraverso cui NF-kB interagisce con il pathway PI3K/AKT, il
25
INTRODUZIONE
quale è indotto da fattori di crescita, citochine e oncogeni come Ras
(Thompson JE and Thompson CB J Clin Oncol, 2004). Questo pathway
promuove la sopravvivenza cellulare e diverse evidenze indicano che la
fosforilazione di RelA sulla Ser536 mediata da IKKβ richiede l’attività di
PI3K/AKT (Madrid LV et al. J Biol Chem, 2001; Jeong SJ et al. Oncogene,
2005; Haller D et al. J Biol Chem, 2002).
Un altro meccanismo attraverso il quale NF-kB interagisce con altri
pathway di segnalazione è attraverso il legame con altri fattori di
trascrizione. La posizione e l’orientamento di molti siti di legame di NF-kB
in promotori ed enhancer non è casuale e sia il contesto, sia la sequenza
degli elementi kB può determinare la funzione delle subunità di NF-kB.
NF-kB può interagire con molti tipi di fattori di trascrizione, compresi i
fattori trascrizionali bZIP come C/EBPβ, i membri delle famiglie Jun, ATF,
CREB e Fos, e proteine zinc-finger come Sp1 e EGR1(Perkins ND Int J
Biochem Cell Biol, 1997; Natoli G et al. Nature Immunol, 2005; Chapman
NR and Perkins ND J Biol Chem, 2000; Natoli G and De Santa F Cell
Death Differ, 2006).
L’attivazione di NF-kB comporta la riprogrammazione dell’espressione
genica in risposta a specifici stimoli o cambiamenti dell’ambiente cellulare.
Infine, molti geni target di NF-kB generano feedback che influenzano la
funzione di NF-kB e modificano profondamente anche altri pathway di
segnalazione. Ad esempio, membri di AP-1 e della famiglia dei fattori di
trascrizione ATF come JunB, JunD, B-ATF e ATF4, sono rapidamente
indotti da NF-kB in cellule B in seguito a stimolazione con LPS
(Krappmann D et al. Mol Cell Biol, 2004).
26
INTRODUZIONE
4.3 Ruolo di NF-kB nelle neoplasie
Il risultato fisiologico dell’attivazione di NF-kB, principalmente attraverso
il targeting di diversi promotori e enhancers, differisce a seconda del tipo
di cellula o di stimolo, così che NF-kB può avere funzioni apparentemente
contraddittorie. Questo comporta importanti implicazioni nella
comprensione del ruolo biologico di NF-kB e delle sue funzioni in ambito
patologico. In letteratura, moltissimi lavori indicano che le subunità IKKs e
NF-kB possono agire come promotori della tumorigenesi (Perkins ND
Trends Cell Biol, 2004; Luo JL et al. J Clin Invest, 2005).
L’effetto pro-oncogenico di NF-kB si può schematizzare come
sovrapproduzione dei suoi geni bersaglio in conseguenza alla sua
attivazione cronica e localizzazione nucleare in cellule tumorali. Ad
esempio, NF-kB può stimolare la sopravvivenza delle cellule tumorali
attraverso l’induzione continua di geni anti-apoptotici come Bcl-xL,
X-IAP, cIAP1, cIAP2 e A20 (Kucharczak J et al. Oncogene, 2003).
Attraverso questa attività anti-apoptotica NF-kB può anche ridurre
l'efficacia di molte terapie, che a loro volta attivano NF-kB stesso.
Attraverso la regolazione dell'espressione genica, NF-kB può anche
promuovere altri processi oncogenici, tra cui: la proliferazione delle cellule
tumorali attraverso la sua capacità di indurre proto-oncogeni come la
ciclina D1 e c-Myc; metastasi attraverso la sua capacità di indurre
l'espressione di molecole di adesione cellulare e metalloproteinasi della
matrice; angiogenesi attraverso la regolazione del fattore di crescita
vascolare endoteliale; e l'immortalità delle cellule attraverso la regolazione
della telomerasi (Perkins ND Trends Cell Biol, 2004; Luo JL et al. J Clin
Invest, 2005). Infine, in alcuni modelli, NF-kB fornisce il collegamento tra
lo sviluppo del tumore e l’infiammazione cronica, un processo ritenuto alla
base di circa il 20% dei tumori umani (Luo JL et al. J Clin Invest, 2005).
In contrasto con i suoi effetti di promotore tumorale, vi è una crescente
evidenza che, in alcune circostanze, NF-kB può funzionare come
soppressore tumorale. In molti casi, questo ruolo così diverso può essere
attribuito ad alterazioni della funzionalità di NF-kB.
Diversi studi hanno collegato la funzione di NF-kB a p53, che costituisce
una delle prime linee di difesa contro gli oncogeni o ai danni al DNA
indotti dalla tumorigenesi. L’induzione di p53 in seguito a questi eventi
può provocare l’arresto del ciclo cellulare per consentire la riparazione del
27
INTRODUZIONE
danno al DNA o morte cellulare attraverso l’induzione di geni proapoptotici. In entrambi i casi, questi effetti proteggono l’organismo dal
potenziale evento tumorale. In linea con il loro ruolo di promotori tumorali,
IKK e NF-kB possono contribuire alla soppressione dell’attività di p53
attraverso, per esempio, l’induzione dell’espressione di HDM2 (Tergaonkar
V et al. Cancer Cell, 2002). In contrasto, in alcuni sistemi cellulari, RelA
può aumentare la morte cellulare mediata da p53 (Ryan KM et al. Nature,
2000). Inoltre, p53 può aumentare l’associazione tra la subunità NF-kB p52
e HDAC1, con conseguente repressione della ciclina D1 e arresto del ciclo
cellulare (Rocha S et al. Mol Cell Biol, 2003).
Coerentemente con il suo ruolo di promotore tumorale, NF-kB partecipa
con oncoproteine, tra cui Bcr-Abl e Ras, all’induzione della trasformazione
cellulare in vitro (Perkins ND Trends Cell Biol, 2004). E’ interessante
notare che queste oncoproteine sembrano aumentare la transattivazione di
NF-kB e non la sua traslocazione nucleare.
Anche la regolazione della pathway di JNK da parte di NF-kB può avere un
effetto sulla tumorigenesi. Un certo numero di meccanismi attraverso cui
NF-kB sopprime l’attività di JNK sono stati identificati (Bubici C, et al.
Cell Cycle, 2004). Questi includono l’induzione di Gadd45b, che agisce da
inibitore della chinasi di JNK, MKK7 e l’induzione di XIAP, che oltre ad
inibire le caspasi-3 e -7 può anche inibire JNK attraverso una meccanismo
ancora indefinito. Tuttavia, in alcune circostanze, la perdita di Gadd45b o
XIAP non sembra influenzare la via di segnalazione di JNK e specie
reattive dell'ossigeno (ROS) hanno dimostrato giocare un ruolo nel
crosstalk NF-kB/JNK. Infatti, la stimolazione con TNFα, in mancanza di
NF-kB, porta alla generazione di ROS, che inducono l’attivazione di JNK e
apoptosi (Bubici C, et al. Cell Cycle, 2004; Kamata H et al. Cell, 2005).
Tuttavia, quando NF-kB viene attivato da TNFα, la produzione di ROS
viene soppressa attraverso l’induzione di enzimi antiossidanti. Queste
evidenze mostrano quindi come NF-kB inibisca la pathway di JNK,
prevenendo così l’apoptosi e confermando in questo contesto il suo ruolo
pro-tumorale.
28
INTRODUZIONE
4.4 Regolazione di NF-kB nei processi neurali
Le proteine NF-kB, ampiamente descritte nel sistema immunitario, dove
giocano un ruolo cruciale nel regolare l’espressione di geni coinvolti nella
risposta immunitaria e infiammatoria, nella sopravvivenza e proliferazione
cellulare, sono anche ampiamente espresse nel sistema nervoso, maturo e in
via di sviluppo.
Studi con reporter di NF-kB su topi hanno evidenziato l’attività di NF-kB
in molteplici regioni del cervello in diversi stadi di differenziamento e negli
adulti (Memet S Biochem Pharmacol, 2006; Kaltschmidt B and
Kaltschmidt C Cold Spring Harb Perspect Biol, 2009). Nel sistema
nervoso, un’ampia serie di segnali extracellulari regolano l’attività di NFkB tra cui neurotrasmettitori, neuropeptidi, neutrofine, citochine e molecole
di adesione neurale (NCAMs) (Memet S Biochem Pharmacol, 2006;
Romano A et al. Eur J Neurosci, 2006). NF-kB è implicato nella
regolazione dell’espressione di sempre più geni coinvolti nel
differenziamento neurale e/o processi neurali, come ad esempio quelli che
codificano per NCAM (Simpson CS and Morris BJ J Biol Chem, 2000) e
per i recettori di neurotrasmettitori, neuropeptidi e fattori neutrofici
(Richter M et al. Gene, 2002; Kraus J et al. Mol Pharmacol, 2003;
Chiechio S et al. Mol Pain, 2006; Kim MH et al. Mol Cell Biol, 2009;
Mitra AK et al. Am J Physiol Cell Physiol, 2010). Nel sistema nervoso, NFkB è inoltre coinvolto in processi di regolazione della sopravvivenza e
morte neuronale, nella mielinizzazione dei nervi periferici e funzioni
sinaptiche (Memet S Biochem Pharmacol, 2006). NF-kB è inoltre emerso
essere un importante regolatore positivo della crescita assonale e dendritica
nello sviluppo di neuroni periferici e centrali. Il signaling di NF-kB
contribuisce alla crescita dei dendriti dei neuroni piramidali e alla crescita
dei neuriti stimolati da NGF (nerve growth factor) e BDNF (brain-derived
neurotrophic factor) rispettivamente nella linea cellulare neurale PC12 e
nei neuroni sensitivi (Sole C et al. J Cell Biol, 2004; Gutierrez H et al.
Development, 2005) ed è cruciale per la crescita dei neuriti in neuroni
sensitivi promossa da CNTF (ciliary neurotrophic factor) (Gallagher D et
al. J Neurosci, 2007). Una grande varietà di stimoli attiva NF-kB in svariati
tipi cellulari attraverso diverse pathway (Figura 7). Nel pathway canonico,
IKKβ attivato fosforila IkBα sulle Ser32 e Ser36, inducendone
l’ubiquitinazione e la degradazione, permettendo al dimero p50/p65 di
29
INTRODUZIONE
traslocare nel nucleo. IKKβ può anche fosforilare p65 sulla Ser536,
inducendo NF-kB a funzioni inibitorie sulla crescita neurale.
Figura 7: Pathways di NF-kB che regolano la crescita neuronale (Modificato da Gutierrez H
and Davies AM, Trends in Neurosci, 2011).
30
INTRODUZIONE
4.5 Ruolo di NF-kB nel sarcoma di Ewing
In letteratura, il ruolo di NF-kB nel sarcoma di Ewing è scarsamente
definito e pressochè volto ad indagare la sua funzionalità nel processo
apoptotico. Il primo lavoro fa capo a Javelaud e colleghi che hanno
mostrato come cellule di sarcoma di Ewing siano resistenti all’apoptosi
indotta da TNFα, per via di una forte attivazione di NF-kB. Secondo gli
autori, questa insolita elevata attivazione può aver luogo perchè l’attività di
NF-kB presente nelle cellule tumorali non stimolate è solitamente molto
bassa. Inoltre, hanno dimostrato che l’inibitore delle chinasi ciclinadipendenti p21Waf1/Cip1 ha un azione anti-apoptotica indotta da TNFα in
quanto l’attivazione di questa proteina richiede l’attività di NF-kB. Inoltre,
hanno dimostrato che l’over-espressione della forma mutata, resistente alla
degradazione, di IkBα [IkBα(A32/A36)], sensibilizza le cellule di Ewing
all’apoptosi indotta da TNFα (Javelaud D et al. Oncogene, 2000).
Un lavoro successivo ha mostrato poi come l’attivazione di NF-kB porti a
un rapido spegnimento della pathway di JNK e di conseguenza a una
inibizione dell’apoptosi TNFα indotta (Javelaud D and Besancon F
Oncogene, 2001).
Gli stessi autori hanno poi dimostrato attraverso l’uso della forma mutata di
IkBα, come l’inibizione dell’attività costitutiva di NF-kB, nonostante non
inibisca la capacità proliferativa delle cellule in vitro, inibisca la crescita di
tumori in vivo in topi nudi (Javelaud D et al. Int J Cancer, 2002).
Questi primi studi hanno quindi suggerito l’utilizzo di inibitori di NF-kB in
combinazione con trattamenti di TNFα, come possibile terapia
complementare per il sarcoma di Ewing.
Un recente lavoro ha infine cercato di mettere in luce il ruolo di EWS-FLI1
sull’attività di NF-kB. E’ stato dimostrando che: in cellule trasformate da
EWS-FLI1 l’attività costitutiva di NF-kB è bassa, il TNFα attiva NF-kB
preferibilmente nella forma eterodimerica p50/RelA(p65) e che EWS-FLI1
sebbene non abbia influenza sull’attività costitutiva di NF-kB, inibisce
l’attivazione di NF-kB mediata da TNFα. Infatti, EWS-FLI1 non influenza
direttamente l’espressione di NF-kB o la sua localizzazione cellulare ma
solo la sua capacità di legare il DNA in seguito a stimolo di TNFα
(Lagirand-Cantaloube J et al. Biochem and Biophy Res Comm, 2010).
31
INTRODUZIONE
Gli autori si sono dunque chiesti cosa mediasse questi processi, ipotizzando
interazioni con co-fattori, modificazioni post-traduzionali di p65 e
interazioni fisiche con altri elementi regolatori.
In conclusione, questi dati pongono molte domande aperte, tra le quali, in
quale modo l’inibizione indiretta di NF-kB mediata da EWS-FLI1 possa
essere un beneficio per lo sviluppo del sarcoma di Ewing.
NF-kB può provocare effetti anti-apoptotici attraverso la regolazione di
p53, Fas, FasL, TNFα, TRAIL o DR6 in risposta a diversi induttori
(Kucharczak MJ et al. Oncogene, 2003) e può agire come oncosoppressore
nelle fasi iniziali del tumore (Perkins ND Trends Cell Biol, 2004),
suggerendo che la compromissione dell’attività di NF-kB da parte di EWSFLI1 potrebbe favorire la sopravvivenza cellulare.
Tuttavia, nel sarcoma di Ewing, NF-kB è stato dimostrato essere implicato
nel conferimento della resistenza all’azione citotossica del TNFα,
attraverso l’up-regolazione di geni anti-apoptotici (Javelaud D et al.
Oncogene, 2000).
Un altro aspetto di NF-kB che può essere discusso è il suo ruolo nel
differenziamento. La trascrizione di SOX9, un gene chiave coinvolto nella
condrogenesi, viene attivato dalla subunità p65 in cellule condrogeniche di
topo (Ushita M et al. Osteoarthritis Cartilage, 2009). L’attivazione di NFkB indotta da TNFα, promuove l’osteogenesi in cellule staminali
mesenchimali umane (Hess K et al. Bone, 2009) o in tessuto adiposo
derivato da cellule stromali (Cho HH et al. J Cell Physiol, 2010). EWSFLI1 per contro inibisce il differenziamento adipogenico e osteogenico
delle cellule mesenchimali C3H10T1/2 (González I et al. J Mol Med, 2007)
e inoltre, inibisce l’osteogenesi e l’adipogenesi in cellule stromali di
midollo osseo di topo (Torchia EC et al. Cancer Res, 2003).
Viste queste evidenze, l’inibizione di NF-kB, mediata in modo indiretto da
EWS-FLI1 potrebbe contribuire al blocco del differenziamento associato
all’oncogenesi del sarcoma di Ewing.
32
SCOPO DELLA TESI
SCOPO DELLA TESI
Il sarcoma di Ewing nonostante sia una neoplasia rara, rappresenta il
secondo tumore osseo primitivo che colpisce prevalentemente bambini e
giovani adulti. E’ caratterizzato da cellule scarsamente differenziate, che
rendono questa neoplasia altamente aggressiva. L’origine, ampiamente
dibattuta, sembra essere una cellula mesenchimale staminale.
Le nuove conoscenze in ambito molecolare sottolineano come questo
tumore, seppur originato da un evento trasformante definito che avviene
durante una specifica fase dello sviluppo tissutale, conservi la plasticità
caratteristica delle cellule totipotenti, che gli consentono di differenziare in
diversi lineage.
La conoscenza dei mediatori cruciali del differenziamento in questa
neoplasia è quindi fondamentale.
Studi pregressi hanno mostrato l’impatto di CD99 e EWS-FLI1 nella
modulazione delle caratteristiche del sarcoma di Ewing.
Un recente studio ha corroborato la funzione inibitoria della molecola
CD99 nel differenziamento delle cellule di sarcoma di Ewing (Rocchi A et
al. J Clin Inves, 2010). Questa proteina è stata inoltre associata alla
modulazione del pathway di MAPK/ERK nel mediare lo sviluppo del
fenotipo neurale. Il pathway di MAPK, è documentato partecipare ai
processi di differenziamento e apoptosi modulando l’attività di diversi
fattori trascrizionali.
In questo quadro, lo scopo di questo studio è stato pertanto quello di
valutare l’impatto di CD99 e EWS-FLI1 sulla capacità differenziativa delle
cellule di sarcoma di Ewing focalizzandoci sui fattori trascrizionali
implicati in questo processo, in particolare il ruolo di NF-kBp65.
A tal fine, su diversi modelli cellulari a confronto, sono stati messi a punto
studi funzionali di silenziamento e overespressione, attraverso trasfezioni
stabili e transienti dei vari mediatori, per stabilire le connessioni funzionali
e l’ordine gerarchico nel processo differenziativo.
33
MATERIALI E METODI
MATERIALI E METODI
LINEE CELLULARI
La linea cellulare di sarcoma di Ewing TC-71 è stata fornite dal Dott. T. J.
Triche (Childrens Hospital, Los Angeles, CA), la linea cellulare IOR/CAR
è stata ottenuta dal Laboratorio di Oncologia Sperimentale (Istituto
Ortopedico Rizzoli, Bologna). Le cellule sono state coltivate in terreno
Iscove’s Modified Dulbecco’s Medium (IMDM) (Lonza) con siero fetale di
bovino al 10% inattivato (FBS, Fetal Bovine Serum) (Lonza), addizionato
con penicillina 100U/ml e streptomicina 100mg/ml, ad una temperatura di
37°C in atmosfera umidificata al 5% di CO2.
Nel laboratorio sono stati precedentemente ottenuti cloni stabili, usati per i
nostri studi, a partire dalla linea TC-71. I cloni TCshCD99#23 e
TCshCD99#24 derivano dalla trasfezione della linea parentale con il
plasmide pSilencer™4.1-CMV neo (Ambion) in cui è stata inserita la
sequenza codificante la molecola short hairpin RNA specifica per il gene
MIC2, il trasfettante di controllo TC-CTRshCD99, invece, deriva dalla
trasfezione della linea parentale TC-71 con il medesimo plasmide
pSilencer™4.1-CMV neo, codificante una sequenza aspecifica. Il metodo
impiegato per la trasfezione è stato quello del calcio-fosfato (Calcium
Phosphate Transfection System Kit, Invitrogen). La selezione è avvenuta
con l’aggiunta al terreno di coltura di 500µg/ml di neomicina (SigmaAldrich) (Rocchi A. J.Clin Invest, 2010).
In analogo a quanto ottenuto nella linea TC-71, a partire dalla linea
cellulare IOR/CAR sono stati ottenuti i cloni CARshCD99#13 e
CARshCD99#34 e il clone di controllo CAR-CTRshCD99. La selezione è
avvenuta con l’aggiunta al terreno di coltura di 1000 µg/ml di neomicina.
La linea cellulare ASP14, gentilmente fornita dal Prof. H. Kovar (Childern
Cancer Research Institute, St.Anna Kinderkrebsforshung, Vienna, AT),
contiene un sistema inducibile doxyciclina dipendente codificante uno
short hairpin per EWS-FLI1. La selezione è ottenuta con l’aggiunta al
terreno di coltura di Blasticidina 2μg/ml e Zeocina 50μg/ml. Il
34
MATERIALI E METODI
silenziamento di EWS-FLI1 è indotto dal trattamento con Doxyciclina
1ng/ml per 48-72 ore.
Infine, a partire dalla linea TC-71 è stato creato un pool di cellule
stabilmente silenziate per NF-kBp65 con il plasmide shNF-kBp65
(gentilmente concesso dal Prof. H. Kovar, Childern Cancer Research
Institute, St.Anna Kinderkrebsforshung, Vienna, AT).
Il metodo impiegato per la trasfezione è stato quello del calcio-fosfato
(Calcium Phosphate Transfection System Kit, Invitrogen). La selezione è
avvenuta con l’aggiunta al terreno di coltura di 2.5μg/ml di puromicina
(Sigma-Aldrich).
TRASFEZIONE STABILE
Le linee IOR/CAR e TC-71 è stata seminata in petri da 100 mm Ø in
IMDM al 10% di FBS, in modo da avere il 60% circa di confluenza al
momento della trasfezione. Quest’ultima è stata effettuata secondo il
protocollo del kit Calcium Phosphate Transfection System (Invitrogen) che
prevede l’aggiunta del DNA plasmidico (10-20 μg) di interesse ad una
soluzione concentrata di CaCl2. La mix viene mescolata ad un buffer
fosfato (HBS 2x) facendo gorgogliare dell’aria con una pipetta, per
consentire la formazione di un fine precipitato Ca2+- DNA (circa 30 minuti,
a temperatura ambiente).
La miscela così ottenuta è stata aggiunta goccia a goccia a ciascuna petri;
come controllo, le petri rimanenti sono state trattate con una soluzione
contenente soltanto acqua e sali.
Dopo un’incubazione overnight, il terreno con i precipitati è stato rimosso,
mantenendo le cellule in terreno normale per i due giorni successivi. La
loro seguente esposizione al terreno selettivo per circa due settimane ha
consentito solo ai cloni contenenti il plasmide di crescere. Successivamente
si è proceduto allo screening dei cloni sulla base dell’espressione proteica
del CD99 valutata al citometro a flusso.
35
MATERIALI E METODI
CITOMETRIA A FLUSSO
I campioni cellulari sono stati analizzati mediante immunofluorescenza
indiretta e citometria a flusso (FACSCalibur, Becton Dickinson) durante lo
screening per la caratterizzazione dei cloni di IOR/CAR silenziati per il
CD99.
Dopo trapianto con tripsina e conta vitale con trypan blue, per ogni linea
cellulare sono stati preparati dei prelievi da 500.000 cellule, centrifugati a
3000 rpm per 5 minuti; il pellet così ottenuto è stato lavato con PBS per
eliminare i residui di FBS presenti nel mezzo di coltura. Dopo un’ulteriore
centrifugazione, le cellule sono state risospese con l’anticorpo primario αCD99 O13 MAb (diluizione 1:80) (Signet Ortho); i controlli negativi,
invece, in un uguale volume di PBS. In seguito ad un’incubazione di 30
minuti in ghiaccio, la reazione è stata bloccata con l’aggiunta di IMDM
senza siero. Centrifugate ancora le cellule nelle stesse condizioni prima
menzionate, si è proceduto con l’incubazione con l’anticorpo secondario
Goat anti-Mouse IgG (H+L) FITC (diluizione 1:100) (Thermo Fisher
Scientific Inc). Dopo 30 minuti a freddo, l’incubazione è stata interrotta
come sopra e i campioni sono stati centrifugati e risospesi in PBS con
bromuro di etidio (che colora le cellule morte) alla concentrazione di
1μg/ml per l’analisi al FACS.
ANALISI DELLA
MONOSTRATO
CRESCITA
CELLULARE
IN
Per valutare l’effetto del silenziamento della proteina CD99 sulla capacità
di crescita in monostrato, la linea parentale IOR/CAR è stata confrontata
con i trasfettanti stabili CARshCD99#13, CARshCD99#34 e il controllo
CAR-CTRshCD99.
Sospensioni cellulari da 500.000 cellule per ogni linea cellulare sono state
seminate in fiasca T25 (25cm2) in IMDM 10% FBS e l’andamento della
crescita, fino alla saturazione, è stato ricavato raccogliendo le cellule ogni
24 ore per 11 giorni ed effettuando una conta vitale mediante colorazione
con Trypan Blue (Sigma-Aldrich).
36
MATERIALI E METODI
ANALISI DELLA CRESCITA CELLULARE
TERRENO SEMI-SOLIDO “SOFT AGAR”
IN
La crescita delle linee cellulari in condizioni d’indipendenza da ancoraggio
è stata valutata in agar allo 0.33%, in petri da 60 mm Ø. Sospensioni
cellulari da 3.300 cellule per IOR/CAR, CAR-CTRshCD99,
CARshCD99#13 e CARshCD99#34 sono state seminate in terreno semisolido (IMDM al 10% FBS con 0.33% di agar). Le petri sono state
mantenute in incubatore a 37°C in atmosfera umidificata al 5% di CO 2. Le
colonie delle diverse linee cellulari sono state contate 14 giorni dalla
semina.
LISI PROTEICA E WESTERN BLOTTING
Le proteine sono state estratte da cellule seminate in petri da 100 mm Ø di
diametro e raccolte al raggiungimento di uno stato di sub-confluenza o di
confluenza. Le cellule sono state lisate in ghiaccio in un tampone di lisi
costituito da Buffer UPSTATE per proteine fosforilate (50mM Tris-HCl
pH 7.4, 150mM NaCl, 1% NP-40, 1mM EDTA, 0.25% sodio deossicolato,
1mM NaF) con l’ aggiunta di 1/100 del volume del buffer degli inibitori
delle proteasi: aprotinina (10µg/ml), leupeptina (0.1mM), PMSF (1mM),
sodio ortovanadato (0.2mM). Dopo 30 minuti di incubazione in agitazione
in ghiaccio, i lisati sono stati centrifugati ed è stato raccolto il surnatante
contenente la frazione proteica delle cellule. La concentrazione delle
proteine è stata determinata mediante lettura allo spettrofotometro diluendo
1µl di campione in 999μl di Protein Assay (Bio-Rad) e confrontando le
densità ottiche dei campioni con quelle della curva standard della BSA
(Bovine Serum Albumin) a concentrazione nota. Prelievi di 40µg di
proteine sono stati caricati su un gel al 10% SDS-PAGE. Dopo la corsa
elettroforetica, è stato fatto il trasferimento per tutta la notte su membrane
di nitrocellulosa (Bio-Rad). Mediante colorazione con Ponceau (SigmaAldrich) si è valutata la presenza di proteine sulla membrana di
nitrocellulosa che è stata poi incubata per 1 ora con una soluzione TBST
(10 mM Tris-HCl ph 7.4, 150 mM NaCl e 0.1% Tween20) al 5% di non-fat
dry milk (Bio-Rad), per saturare i possibili siti aspecifici.
37
MATERIALI E METODI
Di conseguenza è stata valutata l’espressione di diversi antigeni:
α-CD99 12E7 (Dako, 1:5000)
GAPDH (Santa Cruz Biotechnology, 1:3000)
FLI1 (Santa Cruz Biotechnology, 1:400)
NF-kBp65 (Santa Cruz Biotechnology, 1:3000)
Per questi antigeni è stata effettuatta un’incubazione overnight a +4°C.
L’incubazione con l’anticorpo secondario è stata per tutti di 1 ora a
temperatura ambiente con anti-rabbit o anti-mouse (Amersham) coniugato
con l’enzima perossidasi di rafano. Pertanto si è proceduto allo sviluppo su
lastra fotografica mediante ECL (Euroclone) per la reazione
chemiluminescente.
IMMUNOFLUORESCENZA
ADERENZA
SU
CELLULE
IN
Le cellule sono state seminate in petri 60 mm Ø contenenti un vetrino
trattato con fibronectina (Sigma-Aldrich) e fissate dopo 48 ore dalla
semina con una soluzione al 4% di PBS-paraformaldeide per 15 minuti a
temperatura ambiente. Dopo permeabilizzazione con una soluzione 0.15%
di PBS-Triton X-100, le cellule sono state incubate per un ora a
temperatura ambiente con una soluzione al 5% di PBS-BSA per bloccare i
siti aspecifici. L’anticorpo primario: anti-βIII-tubulina (diluizione 1:50)
(Sigma-Aldrich) è stato incubato overnight a 4°C in camera umida.
L’anticorpo secondario: Goat anti-Mouse IgG (H+L) FITC (diluizione
1:100) (Thermo Fisher Scientific Inc) è stato incubato per 1 ora a
temperatura ambiente in camera umida. I nuclei sono stati contrastati con
Hoechst 33258 0.5 μg/ml (Sigma-Aldrich).
L’acquisizione dei vetrini è stata effettuata con un microscopio a
fluorescenza Nikon ECLIPSE 90i, obiettivo 40X.
38
MATERIALI E METODI
LUCIFERASE REPORTER GENE ASSAY
Le cellule sono state seminate in IMDM 10% FBS senza antibiotici in
piastre da 24 pozzetti (30.000 cellule/pozzetto). A circa 50% di confluenza,
le cellule sono state trasfettate con 250ng di SRE(Elk-1), AP-1, CREB,
E2F reporter assay (Cignal Reporter Assay Kit; Quiagen - SA Biosciences).
La miscela contiene il reporter Firefly luciferasi sotto il controllo del fattore
trascrizionale d’interesse e il reporter Renilla per valutare l’efficienza di
trasfezione (40:1).
Per NF-kBp65 sono stati trasfettati 50ng di plasmide IgkB con-A LUC e
50ng di plasmide pTK-RNL esprimente il costrutto Renilla (i plasmidi
sono stati gentilmente concessi dal Prof. H Kovar Childern Cancer
Research Institute, St.Anna Kinderkrebsforshung, Vienna, AT). La
trasfezione è stata eseguita con Lipofectamine 2000 (Invitrogen).
48 ore dopo la trasfezione le cellule sono state incubate con il reagente
Dual-Glo Luciferase (Promega) che induce la lisi cellulare e agisce come
substrato per la luciferasi Firefly. Successivamente, le cellule vengono
incubate con il reagente Dual-Glo Stop & Glo che spegne la luminescenza
della Firefly e fornisce il substrato per la luciferasi Renilla. Attraverso
l’utilizzo del luminometro le attività luciferasiche sono state misurate e i
valori, normalizzati sull’attività della Renilla sono stati espressi come fold
induction sul controllo negativo. I dati sono rappresentati come Relative
Light Units (RLU) e come fold induction rispetto alla linea parentale.
Per il silenziamento transiente di CD99 nella linea cellulare ASP14, sono
state usate la sequenza controllo Scrambled (ON-TARGETplus
siCONTROL) (IDT-Integrated DNA Technologies, Coralville, IA) e la
sequenza siRNA (5’GGCUGGCCAUUAUUAAGUCTT3’) (DharmaconThermo Scientific Inc) alla concentrazione finale di 40nM. Le cellule sono
state seminate in terreno IMDM 10% FBS senza antibiotici e co-trasfettate
insieme al reporter per NF-kBp65, dopo 24 ore utilizzando la
Lipofectamine 2000 (Invitrogen).
Per il silenziamento transiente di EWS-FLI1 nelle linee cellulari TC-71 e
TCshCD99#23, è stato utilizzato il plasmide contenente uno short hairpin
per la sequenza di EWS-FLI1, gentilmente concesso dal Prof. H. Kovar
(Childern Cancer Research Institute, St.Anna Kinderkrebsforshung,
39
MATERIALI E METODI
Vienna, AT). Le cellule sono state seminate in terreno IMDM 10% FBS
senza antibiotici e co-trasfettate insieme al reporter per NF-kBp65, dopo 24
ore utilizzando la Lipofectamine 2000 (Invitrogen).
Per l’overespressione transiente di NF-kBp65 nella linea cellulare
TCshCD99#23, è stato utilizzato il plasmide pCMVp65, gentilmente
concesso dal Prof. H. Kovar (Childern Cancer Research Institute, St.Anna
Kinderkrebsforshung, Vienna, AT). Le cellule sono state seminate in
terreno IMDM 10% FBS senza antibiotici e co-trasfettate insieme al
reporter per NF-kBp65, dopo 24 ore utilizzando la Lipofectamine 2000
(Invitrogen).
Trattamento con TNFα
Per valutare l’effetto stimolatorio di TNF-α sull’attività trascrizionale di
NF-kBp65, le cellule sono state esposte a TNF-α (Boehringer Mannheim)
alla concentrazione di 1ng/ml per 4 ore prima di misurare l’attività
luciferasica di NF-kBp65, 48 ore dopo la trasfezione.
Trattamento con PD98059
Per valutare l’attività trascrizionale di AP-1, dopo inibizione di ERK, le
cellule sono state trattate con PD98059 (Calbiochem) alla concentrazione
di 50μM per 2 ore. L’attività luciferasica è stata misurata 24 ore dopo la
trasfezione.
ANALISI STATISTICA
La differenza tra le medie di singoli esperimenti è stata calcolata usando il
test del t Student.
40
RISULTATI
RISULTATI
1. DATI PRELIMINARI
Dati preliminari prodotti nel nostro laboratorio, hanno evidenziato che
l’espressione della proteina CD99 è una condizione richiesta per il fenotipo
oncogenico delle cellule di ES in vitro e in vivo. Attraverso l’utilizzo di
linee cellulari silenziate stabilmente per il CD99 (Figura 8) si è osservato
che i trasfettanti hanno un fenotipo meno maligno. I cloni silenziati, infatti,
mostrano un’inibizione della crescita in monostrato, della crescita in
assenza di ancoraggio (soft-agar) e della motilità cellulare rispetto alla linea
cellulare parentale (Figura 9A, B, C). In vivo si osserva una minore crescita
della massa tumorale e una ridotta insorgenza di metastasi. Si assiste a un
blocco del ciclo cellulare in fase G2/M e a un’induzione del processo
apoptotico. L’analisi di alcune proteine chiave del ciclo cellulare e di alcuni
mediatori dell’apoptosi ha indicato una up-regolazione di p21 e p27, due
effettori che partecipano al controllo del checkpoint G1/G2, bloccando il
ciclo cellulare e alla down-regolazione della proteina anti-apoptotica Bcl-2.
Figura 8: Silenziamento stabile del CD99 attraverso l’uso del plasmide CD99-shRNA nella
linea cellulare di ES TC-71. I cloni TC-CD99shRNA mostrano un abbondante knockdown del
CD99 a livello proteico determinato in Western blotting.
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RISULTATI

C
B
Figura 9: Effetti in vitro del silenziamento del CD99 in cellule di ES.
A: Crescita in monostrato; B: Inibizione della crescita in assenza di ancoraggio; C: Inibizione
della motilità cellulare
I trasfettanti silenziati per il CD99 tendono a differenziare in senso neurale,
sviluppando neuriti ed esprimendo specifici marker di differenziamento
neurale come la proteina III-tubulina e la catena pesante dei
neurofilamenti (H-NF), marker di differenziamento neurale terminale
(Figura 10). A dimostrazione del fatto che il differenziamento neurale è
associato alla perdita della glicoproteina CD99, dopo trattamento con
l’induttore NGF, i trasfettanti mostrano un’elevata espressione di H-NF al
contrario delle cellule parentali. A ulteriore conferma, analizzando
l’espressione di CD99 e H-NF in una casistica di pazienti affetti da ES si è
osservata una correlazione inversa tra i due antigeni e lo stato
differenziativo e la malignità in vitro e in vivo (Rocchi A et al. J Clin Inves,
2010).
42
RISULTATI
Figura 10: Immunofluorescenza di III-tubulina e H-NF nel modello sperimentale TCshCD99.
Per meglio comprendere la funzione del CD99 è stato attuato uno studio di
profilo genico identificando diverse pathways coinvolte nei processi di
differenziamento, modulate dal CD99, tra cui MAPK, Hedgehog, Wnt e
Notch. L’attivazione transiente di MAPK è dimostrata indurre
proliferazione nella linea cellulare PC12, mentre una prolungata attivazione
promuove il differenziamento neurale (Traverse S. Biochem J, 1992). Nei
cloni silenziati per il CD99 si assiste a una costante e prolungata
attivazione di ERK1/2, indicando quindi un coinvolgimento di MAPK.
Trattando le cellule con PD98059, noto inibitore di ERK, si osserva come
atteso, una diminuzione della proliferazione nella linea parentale. Tuttavia,
nei cloni non si assiste all’inibizione della proliferazione ma a una downmodulazione del differenziamento neurale. Questi effetti vengono meno
quando l’espressione del CD99 è ristabilita. Questo suggerisce come il
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RISULTATI
CD99 prevenga il differenziamento neurale nel sarcoma di Ewing
attraverso la via di MAPK (Rocchi A. J.Clin Invest, 2010).
In letteratura, numerosi studi effettuati sulla linea cellulare PC12 e colture
di cellule primarie suggeriscono che l’attivazione costitutiva di Raf, MEK1
o ERK2 induca il differenziamento neurale; inoltre alcuni studi
suggeriscono che l’attivazione modulata da Ras/Raf/MEK/ERK pathway
può rappresentare il principale meccanismo attraverso cui le cellule
possono essere indotte verso la proliferazione o il differenziamento.
(Crespo P and Leòn J Cell Mol Life Sci, 2000; Yang H. J Biol Chem, 2008;
Grewal S.S. Curr Opin Neurobiol, 1999; Fukunaga K Mol Neurobiol
1998). In particolare, l’induzione del differenziamento in seguito ad
attivazione del pathway di Ras/MAPK risulta essere associata alla durata
del segnale. Esperimenti condotti sulla linea PC12 hanno mostrato che
un’attivazione transiente di MAPK induce proliferazione, mentre
un’attivazione prolungata induce differenziamento neurale. (Traverse S. et
al. Biochem J, 1992). Nello specifico, la fosforilazione prolungata di
ERK1/2 nucleare sembra essere cruciale nello spostamento delle funzioni
biologiche di ERK1/2 verso lo sviluppo e differenziamento neurale
(Silvany RE et al. Oncogene, 2000) Un possibile meccanismo attraverso il
quale ERK può indurre differenziamento è traslocando nel nucleo e
attivando specifici fattori di trascrizione quali AP-1 e NF-kB (Davis RJ
Mol. Repro. 1995; Whitmarsh, AJ and Davis RJ J. Mol. Med. 1996;
Woodgett, JR et al. Pigment Cell Res. 1994), che possono a loro volta
regolare il differenziamento neurale.
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2. FATTORI TRASCRIZIONALI
TC-CD99shRNA
NEL
MODELLO
Allo scopo di identificare fattori trascrizionali modulati nel nostro modello
sperimentale TC-71 e cloni TC-CD99shRNA abbiamo utilizzato la tecnica
della luciferase gene reporter assay. Questa tecnica permette di valutare
l’attività trascrizionale di cellule trasfettate con un costrutto contenente il
gene reporter della luciferasi sotto il controllo del promotore d’interesse.
Dopo generalmente 48h le cellule sono lisate, l’estratto cellulare viene fatto
reagire con luciferina (substrato della luciferasi), Mg++ e ATP. L'enzima
luciferasi eventualmente espresso, catalizza la carbossilazione ossidativa
della luciferina producendo luminescenza. Questo effetto può essere
quantificato con un luminometro e la quantità di fotoni rivelata correla
direttamente con l'attività di binding del fattore di trascrizione oggetto di
studio.
Nel nostro modello sperimentale abbiamo quindi analizzato l’attività
trascrizionale di diversi fattori trascrizionali quali: NF-kBp65, AP-1, Elk-1,
E2F e CREB (Figura 11).
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RISULTATI
46
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Figura 11: Attività trascrizionale di NF-kBp65, AP-1, Elk-1, E2F e CREB nel modello
sperimentale TC-CD99-shRNA. Gli esperimenti sono stati condotti in triplicato e i grafici
riportano i valori di almeno due esperimenti indipendenti. (Media  ES, * indica un valore di
P<0.05, test del t-Student rispetto alla linea parentale TC-71).
Rispetto alla linea parentale TC-71, i cloni silenziati per il CD99 mostrano
una significativa down-regolazione dell’attività trascrizionale di
NF-kBp65, un leggero aumento dell’attività trascrizionale di CREB, una
maggiore attività trascrizionale di AP-1 e nessuna variazione
statisticamente significativa per i fattori trascrizionali Elk-1 e E2F.
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Considerata l’up-regolazione di AP-1 nelle cellule silenziate per CD99 e le
evidenze presenti in letteratura che correlano MAPK con AP-1 abbiamo
analizzato se fosse presente una correlazione tra il fattore trascrizionale e
ERK1/2 nel nostro modello TCshCD99. Abbiamo trattato le cellule con
l’inibitore specifico per ERK1/2, PD98059, e valutato l’attività
trascrizionale di AP-1. In condizioni basali, si riconferma la upregolazione
di AP-1 in mancanza di CD99 (colonne blue). Sia in assenza, sia in
presenza di siero, il trattamento con il PD98059 non sembra inibire
l’attività trascrizionale di AP-1, facendoci concludere che questo fattore
trascrizionale non è modulato da ERK1/2 nel nostro modello sperimentale
(Figura 12).
Figura 12: Attività trascrizionale di AP-1 nel modello sperimentale TC-CD99-shRNA dopo
trattamento con l’inibitore specifico di ERK1/2, PD98059 in assenza e presenza di siero. Gli
esperimenti sono stati condotti in triplicato (Media  ES).
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3. MODELLO SPERIMENTALE CAR-CD99shRNA
Successivamente abbiamo voluto creare un secondo modello sperimentale
di confronto al TC-71 e per farlo abbiamo trasfettato la linea cellulare
IOR/CAR, seguendo il protocollo del Calcio-Fosfato. Tale processo ha
consentito l’introduzione, in modo permanente, del plasmide pSilencer
contenente il gene di resistenza al G418 e l’inserto di interesse: la sequenza
codificante il shRNA per la sequenza del CD99. Come controllo
aggiuntivo è stata effettuata la trasfezione anche con il plasmide privo di
inserto, pSilencer-CTRshCD99. I trasfettanti stabili sono stati selezionati
per la loro capacità di crescita in terreno selettivo e successivamente
caratterizzati in funzione della qualità del silenziamento del CD99. Tra i
cloni ottenuti, sono stati scelti due trasfettanti CARshCD99 sulla base della
quantità di glicoproteina silenziata, valutata attraverso citofluorimetria a
flusso (FACS) e western blotting. Da queste analisi è reso visibile un netto
profilo tra la linea parentale IOR/CAR e i cloni CARshCD99#13 e
CARshCD99#34 (Figura 13).
Figura 13: Espressione dell’antigene CD99 sui trasfettanti IOR/CAR mediante citometria a
flusso e western blotting.
Abbiamo successivamente caratterizzato i cloni CARshCD99 per la
capacità di crescita in vitro come: crescita in monostrato e crescita in softagar. Quest’ultimo è un test che consente di sondare la crescita delle cellule
in assenza di ancoraggio ed è uno dei migliori metodi in vitro per valutare
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RISULTATI
l’aggressività tumorale in quanto mostra la migliore correlazione con il
grado di malignità in vivo delle cellule.
Nonostante il silenziamento della proteina CD99 si sia dimostrato in
citofluorimetria e western blotting molto soddisfacente, i risultati ottenuti
non hanno confermato i risultati attesi. L’esame della capacità proliferativa
in monostrato non ha messo in rilievo alcun rallentamento della crescita nei
trasfettanti rispetto alla linea parentale e anche la crescita in terreno
semisolido o soft-agar non mostra differenze quantitative. Il silenziamento
del CD99 nella linea cellulare IOR/CAR non induce una variazione del
numero delle colonie ma a un aumento della dimensione delle stesse,
contrariamente alle cellule trasfettate con il vettore vuoto che, invece, non
mostrano alcuna alterazione (Figura 14 e 15).
Linea
Densità di saturazione
2
cellule/cm
IOR/CAR
1473750
CAR-CTRshCD99
945000
CARshCD99#13
965000
CARshCD99#34
1030000
Figura 14: Curve di crescita in monostrato dei trasfettanti CARshCD99 a partire da una semina
di 500000 cellule e tabella delle densità di saturazione a 264h.
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RISULTATI
Figura 15: Crescita in soft-agar delle cellule parentali IOR/CAR e dei cloni CARshCD99. Le
immagini al microscopio della crescita clonale in terreno semisolido fanno riferimento a colonie
contate 14 giorni dalla semina di 3300 cellule in piastre 60 mm di diametro.
Nonostante i cloni CARshCD99 non mostrino differenze rispetto alla linea
parentale in termini di malignità mostrano differenze fenotipiche, sono
morfologicamente più grandi e mostrano prolungamenti del corpo cellulare
già in condizioni basali. Esperimenti di immunofluorescenza hanno infatti
mostrato come i cloni CARshCD99 esprimano βIII-tubulina, marker di
differenziamento neurale, espresso anche dai cloni TCshCD99 (Figura 16).
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RISULTATI
Figura 16: Immunofluorescenza della β-IIItubulina su cellule in aderenza. La marcatura è
avvenuta con un anticorpo monoclonale anti β-IIItubulina e rivelata attraverso una IgM antimouse FITC-coniugata. Immagini ottenute con microscopio a fluorescenza, obiettivo 40X.
I dati ottenuti in vitro sui trasfettanti della linea di ES IOR/CAR,
confermano in parte, quanto precedentemente osservato su un’altra linea
tumorale, il TC-71. Dal confronto dei due modelli sperimentali si può
osservare come
il silenziamento del CD99 moduli due processi
fondamentali nella tumorigenesi del sarcoma di Ewing: la proliferazione,
anche in condizioni di ancoraggio indipendenza, test che correla con la
malignità, e il differenziamento. Esistono però differenze in diversi contesti
cellulari e per capire se queste potessero dipendere da un coinvolgimento di
fattori trascrizionali, si è proceduto a valutare l’attività trascrizionale di NFkBp65, AP-1, Elk-1, E2F e CREB anche nelle cellule knockdown per CD99
derivanti dalla linea cellulare IOR/CAR.
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RISULTATI
4. FATTORI TRASCRIZIONALI
CAR-CD99shRNA
NEL
MODELLO
Abbiamo valutato nel modello sperimentale IOR/CAR CD99shRNA
l’attività dei fattori trascrizionali NF-kBp65, AP-1, Elk-1, E2F e CREB
testati precedentemente per il TC-71 (Figura 17).
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RISULTATI
Figura 17: Attività trascrizionale di NF-kBp65, AP-1, Elk-1, E2F e CREB nel modello
sperimentale IOR/CAR CD99-shRNA. Gli esperimenti sono stati condotti in triplicato e i grafici
riportano i valori di almeno due esperimenti indipendenti (Media  ES, * indica un valore di
P<0.05, test del t-Student rispetto alla linea parentale IOR/CAR).
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RISULTATI
L’analisi di questi fattori trascrizionali ha evidenziato una forte e
statisticamente significativa down-regolazione di NF-kBp65, una leggera
down-regolazione di CREB e Elk-1, un aumento dell’attività trascrizionale
di AP-1 e nessuna variazione per E2F dei cloni CD99 knockdown rispetto
alla linea parentale IOR/CAR.
In conclusione, in entrambi i modelli sperimentali analizzati, NF-kBp65 è
significativamente down-regolato in cellule di sarcoma di Ewing silenziate
per CD99. La nostra attenzione si è quindi rivolta verso questo importante
fattore trascrizionale, implicato non solo nei processi infiammatori e
apoptotici ma anche nei processi differenziativi. Sia nel modello
TC-71shCD99, sia nel modello IOR/CARshCD99 il fenotipo comune è
rappresentato da cellule più differenziate in senso neurale.
Poiché in letteratura sono presenti sempre più studi che mostrano il
coinvolgimento di NF-kB nella regolazione di diversi aspetti del
differenziamento neurale quali: la regolazione della neurogenesi in
embrioni e adulti (Young K.M. et al. J. Neurosci. Res 2006; Koo J.W. et al.
Proc. Natl.Acad. Sci U.S.A, 2010), la regolazione dei processi di
sopravvivenza di popolazioni di neuroni periferici e centrali (Memet S.
Biochem Pharmacol, 2006; Li Q. et al. Genes Dev, 2000) e l’induzione di
processi di maturazione nervosa come la mielinizzazione dei nervi
periferici (Nickols J.C. et al. Nat Neurosci, 2003; Limpert A.S. and Carter
B.D. J.Biol.Chem, 2010); si è proceduto a caratterizzare meglio questa
possible associazione.
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RISULTATI
5. SILENZIAMENTO DI CD99 E NF-kBp65
I dati precedentemente ottenuti attraverso esperimenti di luciferasi reporter
assay sui trasfettanti delle linee di ES TC-71 e IOR/CAR mostrano un
significativo coinvolgimento del fattore trascrizionale NF-kBp65 in seguito
al silenziamento della proteina CD99.
Allo scopo di valutare la relazione tra NF-kBp65 e la proteina CD99
abbiamo valutato nel sistema TCshCD99 l´effetto della citochina TNFα,
noto induttore di NF-kB. Dopo aver trattato le cellule con TNF 1ng/ml
per 4h assistiamo a una generale attivazione di NF-kBp65, anche se i
trasfettanti shCD99 continuano a mostrare una minore attività
trascrizionale rispetto alla linea parentale (Figura 18). Questo dato va a
conferma dell´ipotesi che esista un´associazione tra NF-kBp65 e la
glicoproteina CD99.
Figura 18: Attività trascrizionale di NF-kBp65 nel pannello TC-shCD99 dopo trattamento con
TNFα 1ng/ml per 4h. L’esperimento è stato condotto in triplicato e il grafico indica Media  ES.
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RISULTATI
6. SILENZIAMENTO DI EWS-FLI1 E NF-kBp65
Successivamente, con l’intento di valutare se nel legame funzionale tra NFkBp65 e CD99 fosse anche coinvolta la proteina di fusione aberrante EWSFLI1 abbiamo introdotto un terzo modello: la linea cellulare ASP14
(Gentilmente concessa dal Prof. Heinrich Kovar, Vienna).
Questo modello sperimentale è stato generato trasfettando stabilmente la
linea cellulare di ES A674 con un sistema doxyciclina (DOX) inducibile
codificante uno short hairpin RNA per silenziare EWS-FLI1. Abbiamo
quindi condotto esperimenti di gene reporter assay, per il fattore
trascrizionale NF-kBp65, effettuando trattamenti con doxyciclina 1g/ml
per 72h per silenziare EWS-FLI1 nella linea ASP14.
In condizioni basali, l’attività trascrizionale di NF-kBp65 è ridotta dalla
presenza dell’oncogene EWS-FLI1 poiché si assiste a un abbondante
aumento di NF-kBp65, da 9 a 54 RLU, quando EWS-FLI1 viene silenziato
(Figura 19).
Figura 19: Attività trascrizionale di NF-kBp65 nella linea cellulare ASP14. Il silenziamento di
EWS-FLI1 è ottenuto attraverso trattamento con doxycylina 1g/ml per 72h. L’esperimento è
stato condotto in triplicato e i grafici riportano i valori di almeno tre esperimenti indipendenti
(Media  ES, ** indica un valore di P<0.01, test del t-Student).
57
RISULTATI
7. CD99 E EWS-FLI1 NELLA MODULAZIONE
DELL’ATTIVITÁ TRASCRIZIONALE DI NF-kBp65
Considerate le precedenti evidenze sperimentali, per cercare di
comprendere quale fosse l’interplay funzionale di CD99 e EWS-FLI1 nella
modulazione dell’attività trascrizionale di NF-kBp65, è stato valutato il
contemporaneo knockdown delle due proteine in due modelli cellulari:
ASP14 e cellule TC-shCD99.
Ci siamo chiesti se il silenziamento di EWS-FLI1 in cellule CD99
knockdown potesse in qualche modo ripristinare l’attività trascrizionale di
NF-kBp65. Il primo modello preso in esame ha previsto l’uso della linea
ASP14. Il silenziamento di EWS-FLI1 è stato ottenuto come
precedentemente descritto, attraverso il trattamento con doxyciclina 1µg/ml
per 48h mentre il silenziamento del CD99 è stato ottenuto attraverso l’uso
di un siRNA alla concentrazione di 40nM. Dal saggio di transattivazione è
emerso come l’incremento dell’attività trascrizionale di NF-kBp65 indotto
dal knockdown di EWS-FLI1 è inibito in assenza di CD99 (Figura 20).
58
RISULTATI
A
Figura 20
A:
Attività
trascrizionale
di
NF-kBp65 nella linea cellulare
ASP14. Il silenziamento di EWSFLI1
è
ottenuto
attraverso
trattamento con doxycylina 1g/ml,
mentre il silenziamento di CD99 è
ottenuto attraverso l’uso di un
siRNA a 40nM. L’esperimento è
stato condotto in triplicato e i grafici
riportano i valori di almeno due
esperimenti indipendenti (Media 
ES, ** indica un valore di P<0.01, *
indica un valore di P<0.05, test del tStudent). B: I silenziamenti di EWSFLI1 e CD99 del punto A, sono stati
controllati
attraverso
western
blotting.
B
L’altro approccio ha visto l’analisi dell’attività trascrizionale di NF-kBp65
nella linea parentale TC-71 e trasfettante TCshCD99#23 dopo
silenziamento in transiente di EWS-FLI1 con l’utilizzo di un plasmide
shRNA. Come mostrato in Figura 21, il knockdown di EWS-FLI1 nella
linea parentale TC-71 induce l’up-regolazione di NF-kBp65. Al contrario,
nel clone TCshCD99#23 non assistiamo a nessuna variazione dell’attività
trascrizionale di NF-kBp65 dopo silenziamento di EWS-FLI1.
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RISULTATI
A
Figura 21
A: Attività trascrizionale di NF-kBp65
nella linea cellulare TC-71 e trasfettante
TCshCD99#23 in presenza e assenza di
EWS-FLI1. Il silenziamento di EWSFLI1 è ottenuto attraverso trasfezione in
transiente del plasmide shRNA EWSFLI1. L’esperimento è stato condotto in
triplicato e il grafico riporta i valori di
tre esperimenti indipendenti (Media 
ES, * indica un valore di P<0.05, test
del t-Student).
B: E2F3, target downstream di EWSFLI1 è stato usato come controllo del
silenziamento
di
EWS-FLI1
dell’esperimento riportato nel punto A.
B
Da questi esperimenti si evince che il silenziamento, stabile e transiente, di
EWS-FLI1 up-regola l’attività trascrizionale di NF-kBp65 solo in presenza
di CD99. Infatti, il silenziamento di CD99 riduce l’attività di NF-kBp65
indipendentemente dalla presenza o assenza di EWS-FLI1. Appare quindi
sempre più evidente come il CD99 moduli l’attività trascrizionale di NFkBp65 e il suo effetto sia dominante rispetto EWS-FLI1.
Poiché il silenziamento di CD99 induce differenziamento neurale nelle
linee cellulari di Ewing: TC-71 e IOR/CAR, abbiamo investigato il ruolo di
NF-kBp65 nei processi di differenziamento neurale.
60
RISULTATI
8. CD99 E EWS-FLI1 NELLA MODULAZIONE
DELL’ATTIVITÁ TRASCRIZIONALE DI NF-kBp65
E DEL DIFFERENZIAMENTO NEURALE
La variazione dell’attività trascrizionale di NF-kBp65 modulata da CD99 e
EWS-FLI1 in cellule di sarcoma di Ewing si esplica in una induzione del
differenziamento neurale come evidenziato dall’espressione della βIIItubulina nella linea cellulare ASP14. (Figura 22).
Figura 22: Immunofluorescenza della β-IIItubulina su cellule in aderenza silenziate per CD99 e
per EWS-FLI1. La marcatura è avvenuta con un anticorpo monoclonale anti β-IIItubulina e
rivelata attraverso una IgM anti-mouse FITC-coniugata. Immagini ottenute con microscopio a
fluorescenza, obiettivo 40X.
61
RISULTATI
Dopo il silenziamento di CD99, le cellule mostrano come atteso, un
aumento del differenziamento neurale rispetto alle condizioni basali
(ASP14 scramble). Le cellule silenziate solo per EWS-FLI1 (ASP14 DOX)
risultano negative per il marker di differenziamento e mantengono quindi il
fenotipo indifferenziato; mentre il concomitante knockdown di CD99 e
EWS-FLI1 mantiene le cellule in un fenotipo differenziato.
Questi risultati stanno ad indicare che il differenziamento neurale nelle
cellule silenziate per CD99 non dipende da EWS-FLI1 ma piuttosto da NFkBp65.
Per confermare il ruolo dominante di NF-kB nel processo differenziativo
abbiamo modulato NF-kBp65, attraverso l’uso di plasmidi per
l’overespressione e plasmidi shRNA per il silenziamento e abbiamo
valutato gli effetti fenotipici attraverso l’analisi del marcatore di
differenziamento
neurale
βIII-tubulina
con
tecniche
di
immunofluorescenza.
62
RISULTATI
9. SILENZIAMENTO E OVERESPRESSIONE DI NFkBp65 E DIFFERENZIAMENTO NEURALE
Grazie alla tecnica del Calcio-Fosfato abbiamo trasfettato stabilmente la
linea cellulare TC-71 con un plasmide contenente il gene di resistenza alla
puromicina e la sequenza short hairpin specifica per la subunità p65 di NFkB. Abbiamo selezionato il pool di cellule silenziate e abbiamo valutato
l’efficienza del silenziamento con western blotting e gene reporter assay
(Figura 23). La linea cellulare TCshNF-kBp65 mostra una buona riduzione
di NF-kBp65 sia in proteina sia dell’attività trascrizionale.
Figura 23: Analisi del silenziamento di NF-kBp65 nella linea TC-71 in western blotting e
luciferase reporter assay.
Successivamente sul pool di cellule stabilmente silenziate per NF-kBp65
abbiamo valutato il differenziamento neurale attraverso l’analisi in
immunofluorescenza della βIII-tubulina. Il silenziamento di NF-kBp65 in
cellule di sarcoma di Ewing, induce l’aumento dell’espressione di βIIItubulina (Figura 24).
63
RISULTATI
Figura 24: Analisi in immunofluorescenza di β-IIItubulina su cellule in aderenza di TC-71
silenziate per NF-kBp65. La marcatura è avvenuta con un anticorpo monoclonale anti βIIItubulina e rivelata attraverso una IgM anti-mouse FITC-coniugata. Immagini ottenute con
microscopio a fluorescenza, obiettivo 40X.
Allo scopo di confermare ulteriormente la relazione tra NF-kBp65, il CD99
e il differenziamento neurale abbiamo over-espresso il fattore trascrizionale
NF-kBp65 nella linea TCshCD99#23 attraverso il plasmide pCMVp65
(Figura 25).
Figura 25: Attività trascrizionale di NF-kBp65 nelle cellule TCshCD99#23 trasfettate in
transiente con il plasmide per overesprimere NF-kBp65 (pCMVp65) e il vettore vuoto di
controllo (pCMV empty).
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RISULTATI
Figura 26: Valutazione mediante immunofluorescenza dell’espressione della β-IIItubulina su
cellule in aderenza di TCshCD99#23 trasfettate con il plasmide per overesprimere NF-kBp65
(pCMVp65) e il vettore vuoto (pCMV empty). La marcatura è avvenuta con un anticorpo
monoclonale anti β-IIItubulina e rivelata attraverso una IgM anti-mouse FITC-coniugata.
Immagini ottenute con microscopio a fluorescenza, obiettivo 40X.
Come mostrato in Figura 26, le cellule che over-esprimono NF-kBp65,
anche se in assenza di CD99, perdono il fenotipo differenziato esprimendo
meno βIII-tubulina, indicando perciò il ruolo dominante del CD99 e come
l’effetto pro-differenziativo dato dal silenziamento del CD99 sia mediato
da NF-kBp65.
65
DISCUSSIONE
DISCUSSIONE
Il sarcoma di Ewing può essere reputato come il prototipo dei sarcomi: è
caratterizzato da un cariotipo simil diploide, con un singolo evento genetico
(riarrangiamento del gene EWSR1 con un gene membro della famiglia dei
fattori di trascrizione ETS, più frequentemente FLI1), che porta alla
formazione di un prodotto di fusione aberrante che agisce come “driver” di
trasformazione. Tuttavia, è diventato chiaro negli ultimi anni, che EWSFLI1 non descrive per intero tutta la patogenesi del sarcoma di Ewing e che
lo studio delle vie parallele e a valle è necessario per una piena
comprensione dell’oncogenesi in questo tumore. Infatti, senza la presenza
della via di segnalazione di IGF-IR e/o della molecola CD99, il prodotto di
fusione EWS-FLI1 non è in grado di trasformare le cellule (Toretzky JA et
al. J Biol Chem, 1997; Rocchi A et al. J Clin Inves, 2010). EWS-FLI1
induce in diversi tipi cellulari un’elevata espressione di CD99 (Miyagawa
Y et al. Mol Cell Biol, 2008; Lessnick SL et al. Cancer Cell, 2002; HuLieskovan S et al. Cancer Res, 2005), una glicoproteina di membrana che è
implicata in fenomeni di adesione cellulare, apoptosi, differenziamento
delle cellule T e timociti (Bernard G et al. J Immunol, 1995; Bernard G et
al. J Immunol, 1997; Alberti I et al. FASEB J, 2002), migrazione di
monociti (Schenkel AR et al. Nat Immunol, 2002) e adesione intercellulare
tra linfociti e cellule endoteliali (Bernard G et al. Eur J Immunol, 2000).
In condizioni patologiche, l'attivazione del CD99 in seguito a legame con
MAb agonisti anti-CD99, induce processi di aggregazione omotipica e
apoptosi massiva delle cellule di Ewing (Sohn HW et al. Am J Pathol,
1998; Scotlandi K et al. Cancer Res, 2000; Cerisano V et al. Oncogene,
2004). L’espressione abbondante di CD99 sulla superficie delle cellule di
Ewing lo rendono un ottimo marker per la diagnosi differenziale di questa
neoplasia (Ambros IM et al. Cancer (Phila.), 1991; Kovar H et al.
Oncogene, 1990). Inoltre, è stato dimostrato che il CD99 contribuisce alla
malignità del tumore reprimendo il differenziamento neurale (Rocchi A et
al. J Clin Inves, 2010). Le cellule di Ewing deprivate della molecola CD99
mostrano una reversione della malignità con una minore crescita della
massa tumorale e una ridotta insorgenza di metastasi e appaiono
66
DISCUSSIONE
terminalmente differenziate verso il fenotipo neurale. E’ stata inoltre
dimostrata una modulazione della pathway di MAPK, con un’abbondante e
persistente localizzazione nucleare di ERK1/2 nelle cellule silenziate per il
CD99.
L’attivazione del pathway Ras/MAPK è ben documentata nei processi di
differenziamento e sopravvivenza (Yang H et al. J Biol Chem, 2008;
Sweatt JD Curr Opin Neurobiol, 2004; Subramaniam S and Unsicker K
Neuroscience, 2006; Grewal SS et al. Curr Opin Neurobiol, 1999;
Fukunaga K and Miyamoto E Mol Neurobiol, 1998). Stimoli extracellulari
in grado di attivare Ras portano ad una cascata di segnale che attraverso
Raf si estende su tutto il pathway di MAPK fino all’attivazione di ERK1/2.
MAPK può agire come modulatore trascrizionale attraverso l’interazione
diretta e indiretta con molteplici fattori trascrizionali.
Variazioni del microambiente nucleare e dell’attività dei fattori
trascrizionali sembrano essere cruciali nel passaggio dai messaggi
proliferativi a quelli differenziativi. Una migliore comprensione dei
processi di auto-rinnovamento (self-renewal) e differenziamento lineagespecifico delle cellule di sarcoma di Ewing è quindi obbligatoria per la
progettazione di una terapia differenziativa nei sarcomi. Tuttavia, la
complessità di questo processo rende difficile l’impiego di farmaci mirati
contro specifiche molecole coinvolte nel differenziamento.
Partendo dalle evidenze di Rocchi e collaboratori, che suggeriscono come il
CD99 giochi un ruolo fondamentale nel fenotipo oncogenico del sarcoma
di Ewing e ne blocchi il differenziamento terminale attraverso la
modulazione di MAPK siamo andati ad indagare quali fattori trascrizionali
potessero essere coinvolti in questo processo.
Per studiare questi aspetti siamo partiti dallo stesso modello sperimentale
creato precedentemente in questo laboratorio e utilizzato nel lavoro di
Rocchi e collaboratori e abbiamo esteso le analisi in un altro modello
cellulare. Attraverso l’uso del gene reporter luciferasi, sono state analizzate
le attività trascrizionali di diversi fattori trascrizionali implicati nel pathway
di MAPK.
L’assenza dell’antigene CD99 non induce alcuna modulazione significativa
dei fattori Elk-1, E2F1 e CREB, mentre è osservato un aumento
dell’attività trascrizionale di AP-1 e una diminuzione dell’attività
trascrizionale della subunità p65 di NF-kB.
67
DISCUSSIONE
In letteratura, Elk-1, CREB e E2F sono descritti come fattori trascrizionali
a valle di ERK, JNK e p38 generalmente associati a eventi proliferativi
(Gille H et al. Nature 1992;. Marais R et al. Cell, 1993; Janknecht R et al.
EMBO J, 1993; Hazzalin CA and Mahadevan LC Nat Rev Mol Cell Biol,
2002; Tan Y et al. EMBO J, 1996; Wang S et al. EMBO J, 1999). Nel
nostro modello, si conferma che l’induzione del pathway di MAPK, dovuta
al silenziamento di CD99 correla con i processi di differenziamento e
spiega quindi la mancanza di modulazione di questi fattori trascrizionali.
Il fattore trascrizionale AP-1, che può essere attivato non solo da ERK, ma
anche da altri membri di MAPK, come JNK e p38, e altri fattori
trascrizionali come SMAD, è riportato partecipare ai processi proliferativi e
differenziativi in diversi contesti, normali e patologici. In letteratura viene
descritta la sua funzionalità nel differenziamento neurale di cellule stromali
di midollo osseo murine, attraverso la cascata di segnale MAPK/ERK1/2.
L’aumento trascrizionale di AP-1 osservato nei trasfettanti shCD99,
suggerirebbe un coinvolgimento di AP-1 nel differenziamento neurale di
queste cellule. Ciò nonostante, esperimenti volti a silenziare ERK
attraverso l’utilizzo dell’inibitore specifico PD98059, mostrano che l’upregolazione di AP-1 osservata non è strettamente correlata a ERK.
In assenza di CD99 per quanto concerne l’attività trascrizionale della
subunità p65 di NF-kB si è invece osservata una down-modulazione
statisticamente significativa. In letteratura, la funzionalità di NF-kB è
apparentemente contraddittoria, viene descritto sia come promotore
tumorale attivando diversi geni anti-apoptotici (Kucharczak J et al.
Oncogene, 2003) e inducendo proto-oncogeni (Perkins ND Trends Cell
Biol, 2004), sia come fattore oncosoppressivo aumentando i processi
apoptotici mediati da p53 (Ryan KM et al. Nature, 2000) in base al
contesto cellulare analizzato.
Al sistema sperimentale TCshCD99 si è poi affiancato un secondo modello
di confronto, nel quale è stata silenziata la proteina CD99 nella linea
cellulare di ES IOR/CAR. I dati ottenuti in vitro sulla malignità non hanno
pienamente confermato i dati ottenuti precedentemente nel TC-71, mentre i
dati in vitro ottenuti sul differenziamento, confermano quanto osservato
precedentemente. Benché il CD99 moduli due processi fondamentali nella
tumorigenesi del sarcoma di Ewing, quali malignità e differenziamento, il
suo effetto può subire variazioni in diversi contesti cellulari.
68
DISCUSSIONE
Partendo dall’osservazione di un fenotipo differenziato comune nei due
modelli, abbiamo proceduto alla valutazione dei fattori trascrizionali
precedentemente studiati.
Per i fattori trascrizionali Elk-1, E2F e CREB non sono state osservate
modulazioni tra la linea parentale e i trasfettanti silenziati per il CD99, a
conferma che queste tre proteine risultano svincolate dai processi di
differenziamento neurale mediati da MAPK in questo contesto biologico.
L’attività trascrizionale di AP-1 risulta up-regolata in assenza di CD99 ma
in maniera ridotta a quanto accade nei trasfettanti TC-71. In letteratura è
riportato che il fattore AP-1 può indurre l’espressione dell’inibitore del
ciclo cellulare p21 Waf1/Cip1 e questo fornirebbe una spiegazione al perché,
nonostante l’efficiente silenziamento del CD99 in IOR/CAR, non si assiste
a una diminuzione della malignità, in termini di crescita in monostrato e
crescita in assenza di ancoraggio. Per contro, nelle cellule TCshCD99
l’attività di AP-1 è molto più elevata rispetto alla linea parentale, dato che
rispecchia la diminuzione delle malignità in vitro, con un blocco del ciclo
cellulare in fase G2/M, una diminuzione della crescita in soft-agar e della
capacità migratoria (Rocchi A et al. J Clin Inves, 2010).
Dato confermato in entrambe i modelli è la down-regolazione
statisticamente significativa di NF-kBp65.
A conclusione di questa prima parte, per entrambi i modelli studiati si
confermano significative le modulazioni di AP-1 e NF-kBp65, tra i fattori
trascrizionali analizzati.
Vista la forte entità del fenomeno che coinvolge l’attività di NF-kBp65 in
assenza di CD99, e il ruolo descritto in letteratura nella regolazione dei
processi di sviluppo e differenziamento del sistema nervoso (Memet S
Biochem Pharmacol, 2006; Kaltschmidt B and Kaltschmidt C Cold Spring
Harb Perspect Biol, 2009; Simpson CS and Morris BJ J Biol Chem, 2000)
mediata anche dal pathway di MAPK (Vermeulen L et al. EMBO J, 2003);
abbiamo proceduto allo studio di questo importante fattore trascrizionale
più nel dettaglio.
In assenza di CD99, l’induzione di NF-kB, attraverso trattamento con la
citochina TNFα, rimane minore rispetto alla linea parentale, confermando
un’associazione tra CD99 e NF-kB. Questa associazione però non può
essere diretta, in quanto la proteina CD99 non possedendo domini
transattivanti esplica le sue funzioni indirettamente attraverso altri pathway
di segnalazione, agendo attraverso effettori diversi, cellula-specifici. Per
69
DISCUSSIONE
contro, sappiamo che le cellule di Ewing sono caratterizzate specificamente
dal prodotto di fusione EWS-FLI1, che agisce in qualità di fattore
trascrizionale aberrante e che è stato riportato avere un azione prodifferenziativa.
Abbiamo quindi analizzato l’effetto di EWS-FLI1 sull’attività
trascrizionale di NF-kB. Da questi esperimenti, si è osservato che la
presenza di EWS-FLI1 mantiene bassi i livelli trascrizionali di NF-kB,
mentre l’assenza, in seguito a silenziamento, ne aumenta significativamente
di oltre 5 volte l’attività. Per contro, il CD99 preserva l’attività
trascrizionale di NF-kB. Se da un lato EWS-FLI1 contribuisce a inibire
l’attività di NF-kB, dall’altro il CD99 ne contrasta lo spegnimento e
contribuisce a mantenere NF-kB attivo e domandandoci quale fosse
l’interplay funzionale di CD99 e EWS-FLI1 nella regolazione di NFkBp65 abbiamo silenziato contemporaneamente le due proteine.
Il silenziamento di EWS-FLI1 aumenta l’attività trascrizionale di NFkBp65 solo in presenza di CD99. Infatti, il silenziamento di CD99 riduce
l’attività di NF-kBp65 indipendentemente dalla presenza o assenza di
EWS-FLI1. Appare quindi evidente come il CD99 moduli l’attività
trascrizionale di NF-kBp65, e il suo effetto sia dominante rispetto a EWSFLI1.
Inoltre, il differenziamento neurale osservato nelle cellule CD99
knockdown non dipende da EWS-FLI1 ma piuttosto da NF-kB, evidenza
confermata attraverso l’over-espressione di NF-kBp65 in cellule silenziate
per CD99. Queste cellule perdono infatti la loro capacità differenziativa e
mostrano un fenotipo simile alla classica cellula di Ewing.
La modulazione di NF-kBp65, nel nostro modello, non si può attribuire a
variazioni nella regolazione della trascrizione genica, in quanto i livelli di
RNA e proteina non cambiano in presenza o assenza di CD99. Ciò
nonostante, NF-kBp65 può subire diverse modificazioni post-traduzionali
quali acetilazione e fosforilazione e possono inoltre variare i livelli di
fosforilazione del suo inibitore IkBα.
Negli ultimi anni, con la scoperta di una nuova famiglia di RNA non
codificanti, chiamati microRNA (miRNA) si è sviluppato un campo di
ricerca di base altamente innovativo e i sistemi di predizione
bioinformatica hanno rivelato che una grande varietà di pathway regolativi
può essere soggetta al controllo mediato da miRNA. Inoltre, molti di essi
sono espressi in maniera differenziale nel corso dello sviluppo e nel
70
DISCUSSIONE
differenziamento (Bartel DP Cell, 2004), ed è lecito pensare che ogni tipo
cellulare possa avere un suo unico profilo di espressione di miRNA.
Dati preliminari prodotti nel nostro laboratorio hanno identificato una
signature miRNA coinvolta nelle linee cellulari a diversa espressione di
CD99 e alcuni di essi (let-7, miR-146b-5p, miR-218, miR-301a ) sono
riportati in letteratura essere associati a NF-kB (Ma X et al. J Mol Cell
Biol, 2011). Sarebbe quindi interessante indagare su quest’aspetto per
delineare maggiormente il meccanismo attraverso il quale CD99 influenza
l’attività di NF-kBp65 nei processi di differenziamento.
In conclusione, i dati ottenuti in questo studio supportano il coinvolgimento
del fattore trascrizionale NF-kBp65 nel differenziamento neurale del
sarcoma di Ewing. Nella cellula di Ewing, l’elevata espressione della
molecola CD99 porta ad un’alta espressione di NF-kBp65 che attraverso
meccanismi ancora poco noti blocca il differenziamento terminale della
cellula neoplastica.
L’importanza dei risultati fin qui ottenuti si inserisce in un contesto più
ampio, quale la possibilità di applicare, in un futuro, le nuove evidenze a
una nuova strategia terapeutica. Le molecole coinvolte nella carcinogenesi
sono state ben identificate e molte scelte come bersagli terapeutici che
hanno rivoluzionato il trattamento di questi tumori. Nonostante questo, le
molecole responsabili dello sviluppo e della progressione nei sarcomi
risultano ancora poco definite. L’utilizzo di inibitori, che agiscono
direttamente su NF-kB o indirettamente andando a inibire la fosforilazione
di IkBα (Kanduri M et al. Blood Cancer J, 2011) potrebbero trovare un
possibile ruolo in un approccio terapeutico combinato, avente come
bersaglio non solo la proliferazione ma anche il differenziamento di queste
cellule neoplastiche.
71
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