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Calendario Raccolta Rifiuti apr-dic 2015 - PERIFERIA

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estratto da dday.it
Copia privata
legale ma senza
compenso
Yes, We Can
La copia privata sta per diventare
legale anche in Gran Bretagna, e
senza che venga previsto alcun
“compenso per copia privata”, come
invece si vuole perseverare a fare
nel nostro Paese. Questo in forza di
una revisione della normativa sul
diritto d’autore, che entrerà in vigore
il prossimo 1° giugno. Si tratta di un
provvedimento varato dal Governo
inglese e dall’ufficio governativo sulla
proprietà intellettuale, dopo lunghe
ed estensive consultazioni. Sulla
pagina web dell’Intellectual Property
Office, oltre ai testi di legge, si trovano
anche specifiche brochure informative
per i consumatori, che chiariscono in
maniera cristallina limiti e possibilità
offerte dal diritto di copia privata. Un
esempio da seguire immediatamente
che, forse non a caso, arriva dalla
nazione considerata la culla della
democrazia; ma anche la nazione
in cui politiche culturali più aperte
e meno legate a interessi particolari
hanno permesso di scrivere, per
esempio, la storia della musica degli
ultimi cinquanta anni; con buona pace
degli autori italiani, piccoli di fronte ai
giganti (artistici e commerciali) che la
Gran Bretagna ha prodotto in questi
decenni. E malgrado non abbiano mai
percepito proventi da copia privata,
non sembra che gli autori anglosassoni stiano morendo di fame.
In Italia, invece, si discute di come aumentare i compensi per copia privata,
di quali altre categorie assoggettare,
di quanto sia necessario aumentare
il prelievo a favore di autori, editori,
produttori e interpreti su supporti
vergini e apparecchi come smartphone, tablet, TV e così via. Il tutto con
SIAE e compagni che sbandierano il
vessillo dell’Europa e delle “medie
europee”, costruite però “dimenticando” sempre i Paesi che, come la
Gran Bretagna, non prevedono alcun
compenso per copia privata. In questo
contesto il neoministro Franceschini si
appresta - si dice questa settimana - a
porre la firma sul decreto di adeguamento dei compensi per copia privata.
E pare che sarà un adeguamento
“pesante” (ben peggiore di quello che
avrebbe firmato Bray).
Un bivio cruciale per il percorso
politico di Franceschini: cambiare
passo, disinnescando finalmente
gli odiosi compensi; oppure eternare
il passato, o addirittura peggiorarlo,
cedendo alle pressioni di lobby e burocrati, amplificando ancora una volta
la frattura tra cittadini e politica.
E pensare che il premier Matteo Renzi
proprio oggi è a Londra a lodare le
politiche liberiste di Cameron e a
creare un asse Roma-Londra critico
nei confronti di Bruxelles. Caro Renzi,
possiamo sperare che stia veramente
cambiando qualcosa? Per dirlo con
parole (quasi) sue: Yes, We Can.
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Gianfranco GIARDINA
torna al sommario
Microsoft
Office per iPad
disponibile 17
n.87 / 31 MARZO 2014
Android Wear
sistema operativo
“indossabile” 18
Smartphone Wiko
qualità e prezzi
competitivi
23
Tutti i nuovi TV Panasonic
Panasonic mostra la gamma TV 2014, la prima senza plasma
Il top di gamma 4K AX900 promette una qualità fantastica
02
Non solo 4K in casa LG
Tanti TV in arrivo, sia “Ultra” che Full HD
20
HTC One (M8)
Prime impressioni
32
06
Facebook
MasterCard
compra Oculus fa concorrenza
per 2 miliardi a PayPal
Il social network n.1 entra
nel mondo della realtà
virtuale. Oculus Rift ora
è suo
Presentato MasterPass,
digital wallet pensato per
i pagamenti online.
Sarà l’anti-PayPal?
10
13
Galaxy Tab Pro 10.1
Il tablet produttivo
34
100 euro in tasca
Che cuffia compro?
estratto da dday.it
n.87 / 31 MARZO 2014
TV E VIDEO Panasonic ha tolto i veli alla gamma di TV 2014, la prima senza plasma e tutta impostata sulla tecnologia LCD
Presentati i TV Panasonic 2014, addio al plasma
Il top di gamma è il 4K AX900, punta a offrire le stesse prestazioni del plasma, arriverà a settembre
di Paolo CENTOFANTI
I
AX900, Ultra HD al top

Partiamo allora da quest’ultima fascia che si
compone come detto di tre serie distinte: AS800,
AX800 e AX900, dove la X individua i modelli
con pannello 4K. Il nuovo top di gamma è costituito dai TV UltraHD AX900, che saranno disponibili nei tagli di 55, 65 e 85 pollici e che, appunto, hanno il compito di non far rimpiangere
l’apprezzatissima tecnologia al plasma. Si tratta
di un impegno che Panasonic non prende assolutamente alla leggera, tanto che l’azienda ha voluto sottolineare come i migliori progettisti della
divisione Plasma, compresa una dozzina di ingegneri della vechhia divisione Kuro di Pioneer,
sono stati messi al lavoro su questi modelli.
Per raggiungere questo risultato Panasonic ha
torna al sommario
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l 2014 è per i televisori Panasonic l’anno della
svolta: con la decisione di dire addio al plasma è l’ora di puntare tutto su LCD a LED, un
impegno testimoniato dalla scelta di introdurre
centinaia di modelli, suddivisi in ben 11 serie distinte che coprono praticamente tutte le fasce di
prezzo immaginabili. Alcuni arriveranno subito,
per altri, come la nuova serie top di gamma, che
avrà l’arduo compito di conquistare gli orfani del
plasma, occorrerà ancora un po’ di tempo, visto
che la disponibilità è al momento prevista per
settembre. La nuova gamma di TV è virtualmente suddivisibile in tre fasce principali: i TV entry
level, con funzioni smart di base e grande varietà
di tagli disponibili, una fascia media con molte
delle nuove funzioni più evolute della piattaforma Smart TV e un design via via più curato, e infine la fascia top, composta da tre serie distinte,
accomunate dalla stessa linea estetica, soluzioni
tecnologiche all’avanguardia e con modelli sia
Full HD che 4K.
deciso di puntare sulle soluzioni che possono
spingere al massimo la qualità di immagine dei
TV LCD: retroilluminazione Full LED con local
dimming reale a 128 zone e pannello LCD IPS.
Solo il modello da 85 pollici, per motivi che non
sono stati illustrati, utilizzerà un pannello VA e
con local dimming solo a 32 zone.
La scelta della tecnologia full LED e del local
dimming è dovuta naturalmente alla volontà di
offrire un livello del nero e quindi un livello di
contrasto che possa avvicinarsi a quello del plasma, ma Panasonic sta lavorando anche sulla
colorimetria e la precisione sulle basse luci per
arrivare a un look & feel il più vicino possibile a
quello della serie reference dello scorso anno, la
ZT60. Un confronto di cui Panasonic non ha paura e che ha effettuato davanti ai nostri occhi con
un prototipo dell’AX900 e immagini sicuramente
in grado di mettere in difficoltà qualsiasi LCD.
Di certo, da quello che
abbiamo, visto Panasonic è sulla strada giusta:
nelle aree scure dell’immagine il nuovo AX900
riesce ad offrire un nero
ancora più profondo del
plasma e con un buon
contenimento dei classici aloni che compiano
con il local dimming tra
una zona e un’altra. Questi sono ancora presenti,
ma probabilmente solo
un occhio molto attento riesce a scorgerli. Quello
che ci ha più piacevolmente sorpreso, vedendo le
due tecnologie una di fianco all’altra, è proprio la
resa complessiva dell’immagine dei nuovi LCD,
in grado di restituire un impatto davvero molto
simile allo splendido plasma ZT60 in termini di
“calore” e resa dei colori.
Venendo alle altre caratteristiche tecniche della
serie top di gamma, i TV AX900 montano un nuovo processore quad core, denominato Quad Core
Pro5, che si occupa di gestire il sofisticato local
dimming del TV, l’elaborazione dell’immagine, la
decodifica del formato HEVC, ma anche la complessa nuova interfaccia a schermo che aggiunge diverse nuove funzionalità, come My Stream,
Info Bar e TV Anywhere, a cui abbiamo dedicato
un approfondimento nelle pagine seguenti. Il
pannello viene pilotato fino a 3000 Hz, valore
che nasconde in realtà la combinazione di motion
interpolation (chiamata qui 4K Intelligent Frame
Creation) e soprattutto backlight scanning.
Per quanto riguarda il design, Panasonic lo aveva già mostrato al CES di Las Vegas: rimane la
cornice minimale, la particolare base di appoggio
frontale che fa apparire il TV come sospeso in un
equilibrio impossibile, grazie a un grosso (e pesante) piedistallo che sostiene il TV sul retro. I TV
possono essere anche appesi a parete eliminando
sia il piedistallo posteriore che la base di appoggio sotto la cornice. Naturalmente abbiamo gli
ingressi HDMI 2.0, supporto per segnali 4:4:4,
ingresso DisplayPort, USB, webcam integrata a
segue a pagina 03 
estratto da dday.it
n.87 / 31 MARZO 2014
TV & VIDEO
Panasonic, gamma TV 2014
segue Da pagina 02 
La fascia media è tutta LCD IPS
La fascia media è composta interamente da modelli con pannello LCD IPS full HD, che si differenziano per set di funzionalità e dettagli estetici. Stiamo parlando delle serie AS650, AS740 e

PANASONIC AS650
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PANASONIC AS800
AS750, che proseguono il discorso iniziato con la
serie ET degli scorsi anni. Queste serie condividono tutte le stesse caratteristiche di base: pannello
LCD IPS, Intelligent Frame Creation a 1200 Hz,
3D, processore dual core. Quello che cambia sono
appunto il design, via via più raffinato salendo di
categoria, e la completezza delle funzioni.
La serie AS650 è il modello di fascia più bassa
a includere la nuova interfaccia My Stream e il
nuovo servizio TV Anywhere, che consente di
vedere canali TV e registrazioni anche fuori casa
tramite smartphone e tablet. In più troviamo
anche i controlli vocali e la nuova funzionalità
Swipe & Share che, oltre alle caratteristiche che
già ben conosciamo, sui modelli di quest’anno
consente anche di copiare i contenuti del tablet
su eventuali supporti di memorizzazione collegati al TV. Questa serie si distingue per la vasta
scelta di formati disponibili: 39, 42, 47, 50, 55 e
60 pollici.
Le differenze tra le serie AS740 e AS750, entrambe disponibili in tagli da 42, 47 e 55 pollici, oltre
che nel design della base, sono nel tuner e nella webcam. Essenzialmente la serie AS740 ha la
webcam integrata ma tuner singolo, mentre la
PANASONIC AS740
serie AS750 non ha la webcam ma il doppio tuner
digitale terrestre DVB-T2 e il doppio tuner satellitare DVB-S2.
Anche l’entry level è smart
Per finire si passa alle serie base con pannello
LCD a LED non IPS: l’AS400, l’AS500 e l’AS600.
Qui il dato interessante è che, a parte la serie
più base che si può, l’AS400, che ha il solo lettore multimediale, gli altri modelli hanno tutti il
Wi-Fi integrato, piattaforma smart con interfaccia My Home Screen, Swipe & Share e Miracast.
L’AS600 è il modello più evoluto, con processore
dual core e nuova interfaccia My Stream. Tutti
questi TV sono disponibili in tagli da 32, 39, 42 e
50 pollici, l’unica eccezione è la serie AS500 che
include anche un modello da 24 pollici.
A parte la serie AS60, che nonostante le finiture
decisamente più “plastiche” ha un design molto
simile a quello della serie AS650, gli altri hanno
un aspetto decisamente più economico e non
molto ricercato.
La gamma comprende anche altre serie minori di
TV con diversi polliciaggi di cui, però, al momento non abbiamo altri dettagli.
PANASONIC AS750
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scomparsa per le funzionalità smart TV, doppio
tuner digitale terrestre DVB-T2 e doppio tuner
satellitare DVB-S2.
Un gradino sotto, sempre in ambito Ultra HD 4K,
troviamo la serie AX800, che avevamo visto a
Las Vegas e di cui emergono maggiori dettagli. Il
design non cambia, ma qui i tagli sono da 50, 58
e 65 pollici e la tecnologia di retroilluminazione
passa da full LED a LED Edge, sempre con local
dimming, ma evidentemente meno sofisticato. Il
processore è il nuovo Hexa-Processing Engine e
il backlight scanning passa a 2000 Hz. Per il resto le caratteristiche e funzionalità sono simili a
quelle della serie top di gamma e i TV sono dotati
della nuova certificazione THX 4K display, caratteristica quest’ultima comune alla serie AX900.
Per chi è interessato al massimo della qualità in
ambito full HD, Panasonic ha realizzato la serie
AS800. Stesso design delle serie Ultra HD, retroilluminazione full LED come sul top di gamma e pannello LCD IPS 1080p sono le caratteristiche di rilievo di questa gamma. La serie AS800
è composta da tre modelli, con tagli da 47, 50 e
55 pollici, tutti contraddistinti da local dimming,
anche se in questo caso le zone sono decisamente
meno rispetto al top di gamma. In particolare i
modelli da 47 e 50 pollici hanno, infatti, un controllo su 16 zone, mentre il modello da 55 arriva
fino a 32, ma chiaramente siamo lontani dalle 128
zone della seria Ultra HD. Come le due serie superiori, anche per il full HD Panasonic ha implementato quello che chiama Studio Master Drive,
essenzialmente quegli accorgimenti per rendere
il più possibile aderenti le immagini ai parametri di riferimento per spazio colore e precisione
della scala di grigi. Per quanto riguarda le funzionalità, la serie AS800 offre tutte le novità che
troviamo sulle serie superiori, inclusa la webcam
integrata.
estratto da dday.it
n.87 / 31 MARZO 2014
TV E VIDEO My Stream, Info Bar e il servizio cloud TV Anywhere sono le principali novità della piattaforma smart TV Panasonic
Con Panasonic registrazioni disponibili ovunque
Le nuove funzionalità si basano sull’interfaccia My Home Screen dei modelli TV dello scorso anno
P
Con Info Bar barra delle notifiche
sullo schermo del TV
Il TV diventa un server
Sempre accessibile ovunque
L’altra nuova funzionalità si chiama Info Bar e la
troveremo esclusivamente sui TV di fascia alta:
AS800, AX800 e AX900. Si tratta di una barra
con widget e notifiche che compare nella parte
bassa dello schermo in modo automatico, sfruttando un sensore di prossimità e la webcam integrata per riconoscere chi sta passando davanti
al TV. Oltre a visualizzare informazioni come il
Fin qui si tratta di nuovi servizi che sinceramente
non sappiamo bene quanto successo potranno riscuotere, a differenza di TV Anywhere, che invece
potrà essere sicuramente apprezzato da molti. Già
da qualche tempo, Panasonic offre su alcuni TV
la possibilità di condividere via DLNA i contenuti
registrati su un disco USB collegato al televisore
e, addirittura, il canale sintonizzato in quel mo-
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meteo il calendario e dare accesso rapido alle altre
funzionalità smart del TV, il cuore dell’Info Bar è
il sistema di notifiche, che consente di visualizzare
dei messaggi inviati tramite l’app per smartphone
e tablet e il servizio cloud di Panasonic. È possibile
inviare l’equivalente di MMS, con foto e brevi clip
di 30 secondi e la particolarità sta nel fatto che i
messaggi verranno visualizzati solo ai destinatari,
sfruttando appunto il riconoscimento facciale.
torna al sommario

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di Paolo CENTOFANTI
er la gamma 2014 di TV, Panasonic ha introdotto nuove funzionalità sulla base dell’interfaccia My Home Screen che già trovavamo sui modelli dello scorso anno. Le novità
principali di quest’anno si chiamano My Stream,
Info Bar e TV Anywhere.
My Stream si inserisce nel filone dei motori di
raccomandazione dei contenuti e rappresenta la
risposta a soluzioni analoghe implementate da
concorrenti come Sony e Samsung. Si tratta di un
flusso personalizzato di contenuti suggeriti, che
viene selezionato in base a chi sta usando il TV e
che pesca da tutte le sorgenti disponibili: guida
TV, app, ma anche le eventuali periferiche USB
collegate al TV. I nuovi TV permettono di creare
fino a 6 profili utente e, nel caso dei modelli con
webcam integrata, la selezione del profilo corretto
avviene automaticamente attraverso il riconoscimento facciale.
L’interfaccia è costituita da un vero e proprio
stream di miniature che scorre orizzontalmente
sullo schermo del TV, creando un deciso colpo
d’occhio. Oltre ai contenuti suggeriti, potremo
ordinare lo stream anche per preferiti, più popolari, oppure effettuare una ricerca. L’idea è che,
naturalmente, più utilizziamo questa funzione,
guardiamo contenuti e selezioniamo i preferiti,
più l’algoritmo impara a conoscere i nostri gusti e
a migliorare i suoi suggerimenti.
mento. Con TV Anywhere Panasonic va un passo
oltre e rende accessibili i contenuti anche al di
fuori delle mura domestiche, trasformado il TV in
un vero e proprio server accessibile anche via 3G,
utilizzando l’app per smartphone e tablet di accompagnamento. La cosa interessante è che la comunicazione è biunivoca, rendendo così possibile
anche programmare la registrazione di eventi da
fuori casa, per poi rivederli sempre in streaming
su smartphone o tablet, oltre che comodamente
sul divano quando torniamo a casa. Anche i canali
sintonizzati sul TV con TV Anywhere diventano
accessibili all’esterno, oltre ad eventuali contenuti
che abbiamo memorizzato sull’hard disk connesso
al TV. Tutto quello che serve, oltre naturalmente
a una connessione a Internet, è la nuova app per
Android e iOS TV Remote 2 e creare un account
sul servizio cloud di Panasonic My Home Cloud,
necessaria per rendere visibile il TV al di fuori della rete domestica.
estratto da dday.it
n.87 / 31 MARZO 2014
TV E VIDEO Android sbarca anche sui televisori e Haier è il primo produttore a tagliare questo traguardo, vediamo come
First look: come funzionano i TV Android di Haier
Con le App del Play Store il TV offre una versatilità irraggiungibile alle altre piattaforme proprietarie
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torna al sommario
Una volta caricate, le app
sono comunque accessibili
da una facile schermata che
raggruppa tutte le app caricate. L’unico limite può essere
rappresentato
dall’oggettiva impossibilità di utilizzare
delle app ottimizzate solo per
l’interfaccia touch (come per
esempio molti giochi), che di
certo con il puntatore a telecomando risulterebbero ingestibili. Potrebbe non essere
immediato per l’utente capire
bene la doppia logica delle nuove Smart TV di
Haier: per accedere alle impostazioni del TV (per
esempio le regolazioni di luminosità e contrasto)
bisogna essere fuori dall’ambiente smart; le impostazioni invece nell’ambiente Smart sono quelle relative al sistema operativo Android e, quindi,
non danno accesso ai settaggi del televisore. Un
esempio lampante di questa doppia anima è la regolazione del volume: sul TV (fuori da Android) è
possibile regolare un livello di volume che viene
poi mantenuto anche all’interno dell’ambiente
Smart, ma da dentro Android il volume può essere corretto in attenuazione, operando sempre
sullo stesso tasto di regolazione volume del telecomando, come se si operasse su
uno smartphone esterno collegato al TV. Il bello è quindi che ogni
possessore di smartphone Android può ricreare all’interno del
TV uno scenario del tutto simile
a quello del proprio telefono, con
le medesime app. Abbiamo pro-
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N
di Gianfranco GIARDINA
el 2014 tutti i TV di Haier connessi avranno come ambiente “smart” un vero e proprio sistema Android. Questa novità, già
annunciata al CES di Las Vegas, sta per arrivare
anche in Italia. Abbiamo avuto la possibilità di
provare per qualche ora il primo prototipo, non
ancora definitivo, ma comunque decisamente
stabile, per avere un’idea chiara di come funzionerà il sistema.
All’avvio il sistema fa un vero e proprio boot,
che dura in realtà solo qualche secondo e, quindi, si posiziona automaticamente sull’ambiente
Android. Va detto che - contrariamente a quanto pensato da altri produttori - Haier ha deciso
di non far gestire ad Android l’intera logica del
TV, tuner compreso, ma di creare un sistema
“dual chip”, con l’ambiente Android (in versione
4.2.2 con 2 GB di memoria) solo destinato alla
smart TV e una logica tradizionale per le funzioni
classiche del TV.
Componente fondamentale è il telecomando, un
ibrido infrarossi e Bluetooth, che controlla la parte TV in modalità tradizionale, ma che integra un
puntatore con accelerometro interno per la navigazione nell’ambiente smart e che ha nella parte
posteriore una completa tastiera qwerty per digitare facilmente eventuali testi.
La schermata Home dell’ambiente smart TV si
presenta come si vede nell’immagine qui affianco: va detto che le traduzioni in italiano sono
provvisorie e immaginiamo che alcuni limiti, per
esempio negli accapi forzati, verranno rivisti prima del lancio. Nella parte bassa si trovano le app
più utilizzate (in una lista che si autocompila),
mentre nella parte alta si possono sistemare le
app preferite e addirittura ne vengono consigliate
alcune da scaricare dal Play Store. Infatti, da buon
Android vero e proprio, si possono scaricare tutte le app dallo store di Google: il TV si presenta
allo store come fosse un tablet e quindi privilegia
le versioni HD delle App. La forza del sistema è
tutta lì: il fatto di poter caricare qualsiasi App del
Play Store apre a un livello di personalizzazione
e di versatilità che nessun altro ecosistema Smart
TV proprietario visto fino a oggi può avere.
vato a caricarne alcune con grande soddisfazione:
è possibile configurare la propria posta elettronica, visualizzare per esempio Google Maps o YouTube, dentro il browser o nelle app specifiche.
In particolare il browser (che ovviamente è Chrome) è parso davvero solido e il sistema affidabile,
tanto da riuscire a caricare anche velocemente il
pesantissimo nuovo sito del Corriere della Sera,
che abbiamo voluto usare come benchmark.
Nessun problema anche con i video, sempre dal
sito del Corriere: il pre-roll pubblicitario viene
visualizzato in finestra, ma quando poi parte il
video principale, il sistema va automaticamente a
tutto schermo, per poi ritornare nella pagina web
a fine riproduzione. Una parte integrante di tutto
il sistema è la webcam USB innestata (e disinnestabile) nella parte alta dello schermo: funziona
da foto-videocamera del sistema Android e quindi può essere utilizzata per scattare foto e girare
video, ma anche con qualsiasi app che utilizza
la fotocamera di smartphone e tablet, come per
esempio Skype.
estratto da dday.it
n.87 / 31 MARZO 2014
TV E VIDEO Arrivano i TV presentati da LG a Las Vegas, saranno disponibili nei negozi la seconda settimana di aprile
LG, prezzi e dettagli della gamma TV per l’Italia
Prezzi e dotazioni sono molto interessanti, al top rimane sempre lo splendido TV OLED da 55”
di Roberto PEZZALI
iamo ai nastri di partenza: i nuovi TV 2014
sono quasi nei negozi e stiamo aspettando i primi campioni per iniziare il classico
round di prove dove metteremo a dura prova
tutte le ultime novità dei produttori più blasonati.
LG ha annunciato la gamma per l’Europa e l’Italia e siamo in grado di dare le prime indicazioni
di prezzo e le caratteristiche dei modelli principali. Per i TV il 2014 sarà un anno molto particolare: l’arrivo dei TV 4K ha schiacciato la gamma Full HD verso il basso e, allo stesso tempo,
l’evoluzione tecnologica ha portato anche sui TV
di fascia media funzioni che prima erano appannaggio dei modelli top: ecco quindi che 3D,
Smart TV, PVR e DLNA sono ormai una dotazione obbligata, con prezzi che qualche anno fa erano quasi doppi. LG quest’anno avrà una gamma
completa di TV Ultra HD e Full HD, anche se il
“principe” resta sempre l’OLED da 55”, ad oggi
il TV che offre il miglior nero mai visto su un televisore. Alla presentazione, a Venezia, abbiamo
avuto modo di vedere i modelli, di giocare con
WebOS e di capire anche quali saranno circa i
prezzi delle nuove serie. La gamma si suddivide
in due varianti di prodotto: TV Ultra HD, con
serie UB, e TV Full HD, con serie LB.
Della gamma Ultra HD fanno parte 3 modelli:
il top di gamma UB9800, disponibile in tagli
dai 65” in su, e le due serie minori UB8500 e
UB9500. Tutte le serie avranno in comune il
pannello 4K, la piattaforma Smart WebOs e il
decoder HEVC a bordo, mentre sarà diverso il
comparto audio e il design.
Per la serie top UB9800 l’audio è stato realizzato da harman/kardon ed è declinato in due
speaker laterali integrati con il corpo e la base,
mentre per le due serie UB8500 e UB9500 la
parte audio riveste meno importanza, anche se
la UB9500 ha una piccola soundbar integrata a
S
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LG LB8700
torna al sommario
filo nella cornice.
I prezzi vanno dai 1.899 euro per il 49” Ultra HD
UB8500 per arrivare ai 2.199 euro del 55” della stessa serie. Per il modello con la soundbar
integrata si spende qualcosa in più, arrivando a
2.599 euro. Più costosi i 65”: l’entry level verrà
posizionato a 4.490 euro, mentre il top di gamma UB9800 sarà in vendita a 5.499 euro. Per chi
invece punta ad un TV più grande LG ha pronto
l’84” a 12.900 euro, arriverà a maggio e farà parte della serie UB9800.
Costano ovviamente meno le TV Full HD, ma
non troppo: le specifiche restano invariate, pannello 4K a parte, quest’anno ci sarà anche il doppio tuner sulle serie top.
Il modello top di gamma Full HD LED sarà
l’LB8700, che verrà proposto a 1.999 euro nel
taglio da 55”: la particolarità di questo TV è la
soundbar integrata nella base, un sistema audio
da 50 Watt 2.2. Ha una piccola soundbar anche
l’LB7300: 1.499 euro nel taglio da 55” e stesse
LG LB7300
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caratteristiche del modello superiore, anche se
con un pannello leggermente diverso e meno
sottile.
Il vero TV di fascia media sarà, infine, l’LB6700:
base in alluminio, cornice sottilissima, 3D e
WebOS anche per lui.
I primi modelli saranno disponibili nei negozi la
seconda settimana di aprile.
LG LB6700
estratto da dday.it
n.87 / 31 MARZO 2014
TV E VIDEO Comunicate le caratteristiche definitive dei TV che Samsung si appresta a commecializzare in Europa
Samsung Smart TV: i modelli della gamma 2014
In arrivo una serie di TV Ultra HD entry level e un modello da 78”, i prezzi sono ancora indicativi
di Emanuele VILLA
A
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torna al sommario
doppio tuner, remote Smart Touch e processore
quad core. Prezzi? UE48HU7500 – 1.999 euro,
UE55HU7500 – 2.499 euro, UE65HU7500
– 4.499 euro e UE75HU7500 – 5.999 euro.
Ultima linea 4k, prevista solo per il mercato europeo, è l’HU6900, di livello più basso delle altre
in quanto a design e per qualche caratteristica
tecnica, tra cui l’assenza della decodifica HEVC.
Display piatto, 4k con micro dimming, HDMI 2,
Smart TV, 3D attivo, doppio tuner, supporto WiFi ed Evolution Kit, il tutto per 1299 euro nella
versione da 40’’, 1499 euro per quella da 50’’ e
1999 per il 55’’ (UE55HU6900).
Poi si passa all’immensa line up di LED
Full HD, che riassumiamo più rapidamente. Il
top di gamma è la serie H8000, che in Europa
arriverà nei tagli da 48’’, 55’’ e 65’’, è la serie con
la base di design e si pone come diretto successore di F8000: la sua caratteristica di punta è il
display curvo e dispone, in sostanza, delle medesime tecnologie del top di gamma 4k.
I prezzi indicativi dovrebbero essere di
1.799 euro, 2.299 euro e 3.999 euro, a seconda
della dimensione dello schermo.
Al di sotto, la serie H7000 (H7150 in USA), che
ricorda molto da vicino le caratteristiche della
serie superiore, ma con display piatto e disponibilità nei tagli di 40’’, 48’’, 55’’ e 60’’ (prezzi non comunicati); la H6500, una linea solo
europea con display da 32’’, 40’’, 48’’ e 55’’, la
H6400, ovvero il display di gamma media del
2014 (UE48H6400, UE50H6400, UE55H6400,
UE60H6400, e UE65H6400) e, poi, i livelli entry con H6200, H5500, H5000 e H4000.
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distanza di un paio di mesi dal CES di
Las Vegas, sono stati resi noti i modelli di
Smart TV che Samsung si appresta a commercializzare in Europa, spuntano anche i primi
prezzi di listino in Euro. Prezzi che però vanno
considerati come indicativi, poiché potrebbero
subire delle variazioni nel nostro Paese e non
sono confermati da Samsung Italia. Al momento
la commercializzazione europea è prevista per
aprile/maggio.
La line up è, di fatto, quella vista a Las Vegas,
con tanto di nuovo telecomando Smart Touch di
forma ovale e con pad centrale, tutte le funzionalità Smart di nuova generazione e particolare
“focus” sul display curvo e 4k.
Ulteriore conferma è l’assenza di una nuova linea
di TV OLED, mentre resta un plasma di fascia
media senza Smart TV né 3D e che verrà commercializzato solo nel taglio da 64’’ (H5000); il
prezzo europeo di quest’ultimo non è ancora annunciato e non è certo che questo modello arrivi
anche da noi.
Focus ovviamente sul 4k, segmento per il quale
Samsung sta lavorando molto anche sotto il profilo dei contenuti; neanche a dirlo, però, la maggior parte di questi sarà disponibile solo in USA
(Netflix è prossimo all’avvio dello streaming
4k), mentre è previsto per l’Europa l’acquisto (a
parte) dell’Ultra HD Video Pack con hard disk
da 1TB e film codificati in HEVC. Tutti i TV 4k
della nuova line up supportano HDMI 2.0 e la
maggior parte anche HEVC, mentre sono ben
poche le novità sotto il profilo Smart TV, con
un’interfaccia rivista ma niente di sconvolgente,
qui il video che abbiamo girato al CES di Las
Vegas.
In Europa, al top della gamma 4K troviamo
la serie HU8500 (equivalente ad HU9000 in
USA), con pannello curvo e previsto nei modelli
da 55’’, 65’’ e 78’’ (UE55HU8500, UE65HU8500
e UE78HU8500). Le tecnologie sono ovviamente al top, con Auto Depth Enhancer, PureColor,
processore quadcore, doppio tuner, telecomando Smart Touch, Wi-Fi e molto altro: prezzi indicativi sono, a seconda del polliciaggio, 3.499,
4.999 e 7.999 euro.
Un gradino sotto abbiamo la serie HU7500,
prevista in uscita nei modelli da 48’’, 55’’, 65’’
e 75’’. Si tratta, di fatto, della versione 4k piatta
dell’HU8700, che resterà un’esclusiva americana. Tra le sue caratteristiche si segnala il micro
dimming, supporto HEVC, HDMI 2, 3D attivo,
SAMSUNG HU8550
SAMSUNG H8000
SAMSUNG H7000
estratto da dday.it
n.87 / 31 MARZO 2014
TV E VIDEO Philips presenta la nuova collezione di TV: Ultra HD a partire da 42 pollici
Philips, dettagli e prezzi dei TV 2014
Previsto anche l’arrivo di un TV Android, disponibile a partire da maggio
di Roberto PEZZALI
hilips lancia la gamma di TV:
tra pochi giorni nei negozi
arriverà la collezione 2014
totalmente rivista e con la novità Android, il sistema operativo di
Google che verrà interamente integrato nella serie 8000 (disponibile
però da maggio).
Siamo andati a visionare i primi
campioni arrivati in Italia e, in attesa dei poter effettuare dei test approfonditi, abbiamo raccolto i dettagli
riguardanti i modelli e i prezzi dei
prodotti che arriveranno nel nostro
Paese. Tralasciando le serie entry
level, l’offerta di Philips si declinerà
sulle tre serie 6000, 7000 e 8000,
con modelli Full HD che verranno
affiancati da soluzioni Ultra HD a
partire dal taglio 42”.
Nella serie 6000, il modello di
partenza per questo viaggio all’interno delle novità è il 6309, uno
Smart TV 3D con luce d’ambiente
integrata (la tecnologia Ambilight),
DVB-T2 e Wi-Fi integrato. Anche
per Philips ormai vale la regola del
“tutto in tutto” e questo TV di fascia
media effettivamente può contare su
tutte le funzioni che lo scorso anno
erano appannaggio dei modelli top
di gamma. Praticamente identico il
modello 6609, che può vantare un
design leggermente diverso, il tuner
DVB-S affiancato al DVB-T e un pannello migliorato: il 6609 sarà disponibile in tagli da 40”, 48” e 55”, con
prezzi che andranno dagli 800 euro
circa del 40” passando ai 1.000 euro
del 48” e ai 1.400 euro del 55”. Questo modello sarà disponibile anche
P
Il Wall Street Journal
svela che il set top box
Amazon, pensato per
lo streaming video e
con cuore Android,
sarà arriverà in aprile
di Emanuele VILLA
PHILIPS 6309
con finitura bianca, e
avrà sigla 6719.
Interessante anche la
serie
7000,
modelli
sempre Smart TV che
verranno venduti con il
telecomando Bluetooth,
dotato di tastiera (e puntatore, per alcune serie),
interamente rivisto nell’ergonomia. Il modello
base della serie 7000 è il 7109, disponibile nei due tagli da 42” a circa
1.000 euro e 47” a 1.200 euro circa,
mentre il modello a nostro parere
più interessante è il 65” 7509, che
verrà venduto a circa 2.500 euro che
avrà in dotazione anche un subwoofer wireless da posizionare sotto il
divano. Top di gamma della serie
7000 il modello 7809, pannello UltraHD: il taglio minimo è quello da
42” (1.500 euro) che sarà affiancato

PHILIPS 6609
torna al sommario


Amazon
Set top box
in vendita
ad aprile
PHILIPS 8159
dal 49” (2.000 euro circa) e dal 55”
(2.500 euro). Per finire la Smart TV
con Android, serie 8159: arriverà a
maggio e ancora non è stato fissato
il prezzo, sarà disponibile nei due tagli da 48” e 55”. Android, in questo
caso, sarà completamente integrato,
un’anticipazione del prodotto l’abbiamo già vista a Las Vegas. Tutti i
modelli saranno ovviamente certificati MHP e per i modelli Ultra HD ci
sarà l’HDMI 2.0.
PHILIPS 7809
Secondo il Wall Street Journal,
ad aprile Amazon lancerà il
proprio device pensato per
lo streaming video, ovvero
la risposta del colosso dell’e-commerce ai vari Roku,
Chromecast, Apple TV ecc.
Tutt’altro che una novità, tra
l’altro: il prodotto sarebbe dovuto uscire alla fine dello scorso
anno per approfittare della stagione natalizia, ma non meglio
specificati problemi produttivi
(o di licensing) hanno rinviato
più volte il progetto. Il giornale
economico statunitense afferma anche che Amazon inizierà
a vendere il dispositivo a inizio
aprile, sia tramite il proprio
sito che attraverso alcuni retailer tradizionali americani, quali Best Buy e Staples.
Sempre il Wall Street Journal,
afferma che il dispositivo, evidentemente pensato per l’accesso e lo streaming del proprio servizio Amazon Instant
Video, sarà basato su Android
in maniera del tutto simile a
quanto già oggi accade ai tablet
(Fire OS) e potrà così avvalersi
di app di terze parti per personalizzare l’esperienza d’uso.
estratto da dday.it
n.87 / 31 MARZO 2014
TV E VIDEO Le nuove TV WebOS di LG saranno disponibili in Italia entro la metà di aprile
I TV WebOS sono pronti per l’Italia
Mediaset Infinity, Rewind, ChiliTV e Cubovision sono già funzionanti
di Roberto PEZZALI
W
Toshiba presenta le
serie di TV L3, W3
e D3, modelli entry
level che puntano
sulla versatilità
di Michele LEPORI
setup per il collegamento, dotato anche di funzionalità “input assist”, ovvero un assistente automatico per il
collegamento di nuovi prodotti alla
TV. Setup, regolazioni, applicazioni,
menu a schermo: tutto è cambiato,
ma la cosa che più colpisce è che anche chi non ha mai avuto a che fare
con una Smart TV in pochi minuti
riesce a muoversi agevolmente. Chi
temeva che WebOS arrivasse in Italia
“dimezzato” può stare tranquillo: le
nuove TV sono in fase di certificazione MHP e TivuOn, pertanto Mediaset
Infinity, Rewind e applicazioni come
ChiliTV e Cubovision sono già pronte
e funzionanti.
I primi TV con WebOS saranno disponibili nei negozi entro i primi 15
giorni di aprile, insieme alla promozione “in vacanza con LG”, che prevede un soggiorno di 7 giorni per 4
persone per chi acquista almeno un
TV della Serie 7.
TV E VIDEO Lenovo lancia in Cina un TV che diventa Smart collegando un box esterno
Lenovo rende Smart il TV con Tegra K1
Con Tegra K1 e Android 4.4 a bordo si candida come Smart TV al Top
di Michele LEPORI
L

enovo tenta di uscire dal proprio “orticello” (per modo di
dire), coltivato per anni con
cura a laptop e PC desktop, con
Terminator S9, un TV da 50’’ 4K con
al suo interno qualcosa di inedito. È il
Tegra K1, un gioiellino di casa Nvidia,
che Lenovo ha pensato di integrare in
un piccolo box chiamato SmartCard,
che va ovviamente collegato al TV
e che lo rende Smart in tutto e per
tutto. Azzardo? Presto per dirlo, ma
in un mercato come questo dove la
qualità video cede lo scettro alle prestazioni di SoC e schede grafiche, Lenovo potrebbe aver davvero trovato il
cavallo di Troia per conquistare anche i più scettici. E sicuramente i più
curiosi. Questo piccolo modulo ester-
torna al sommario
no, collegabile alla TV tramite connettore proprietario a 70 pin, sfoggia
anche una USB ed un lettore di SD
e promette di regalare le prestazioni
necessarie per gestire giochi, app e
tutto quanto supportato da Android
4.4. Le due big coinvolte sono ancora restie a fornire info dettagliate e
purtroppo non siamo ancora a conoscenza dei numeri che si nascondono dietro a pannello e processore.
Sappiamo però che oltre al TV, gli
acquirenti troveranno nella scatola
anche un telecomando Bluetooth con
interfaccia ibrida (touch e pulsanti)
che strizza l’occhio anche al Magic
Remote di LG.
Nell’attesa di capire se e quando in
quel di Pechino si deciderà di esportare il prodotto, per ora disponibile
solo per il mercato cinese, Lenovo
lancia il TV S9 50” ad un prezzo di
6.000 RMB (circa 950 euro) con un
supplemento di 1.000 RMB (circa
150 euro) per il Tegra K1.
Dopo l’avvento delle piattaforme
Smart, i tempi sembrano maturi per
portare i TV in una nuova era dominata dalla simbiosi con i computer:
solo il successo o il fallimento di
questa vera e propria scommessa ci
potrà dire se anni di letteratura e cinematografia sci-fi diventeranno una
realtà da salotto.
Toshiba con la nuova gamma di
TV scommette sulla piattaforma
smart; la gamma promette di
essere abbastanza ampia, da 24
a 48 pollici. La serie D3 ripropone la formula “combo” con
lettore DVD integrato e potrebbe essere la soluzione ideale per
ambienti come cucine e camere
da letto. La serie W3 è, invece
,composta da modelli HD Ready
(1366x768 pixel) e sembra essere
la soluzione dedicata al cliente
non alla ricerca di performance
da top di gamma, mentre con
L3 Toshiba promette il miglior
compromesso in termini di design, contenuti multimediali e
qualità, con finalmente il pannello LCD LED a 1080p. Proprio su
L3 si concentrano gli sforzi della casa giapponese: si parte dal
processore AMR (Active Motion
& Resolution) a 200 Hz, per ottenere il massimo da sport, film
e gaming e si passa alla possibilità tramite media player di fruire
dei contenuti archiviati su HDD
o USB, alle molteplici connessioni HDMI, per poi finire con
connessione WiFi integrata. Il
TV supporta la codifica Dolby
Digital Plus ed è dotato di tuner
DVB-T2 e DVB-S2. Esteticamente, la gamma L3 2014 proporrà
finitura nera, bianca o titanio.

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ebOS è pronto a sbarcare in
Italia. La nuova gamma di
Smart TV LG sarà basata sul
sistema operativo comprato da HP e
che promette di rivoluzionare l’esperienza Smart sulla TV, rendendola più
semplice e per tutti. LG, come avevamo già visto a Las Vegas, ha fatto un
lavoro eccellente e l’ottimizzazione di
WebOS ha fatto si che anche sulle TV
di fascia media la sezione Smart sia
completa e veloce. All’LG InnoFest
di Venezia abbiamo avuto modo di
provare la nuova versione italiana di
WebOS, ancora in fase beta e con lo
store applicazioni disattivato, ma già
in configurazione finale per quanto riguarda impostazioni e applicazioni di
default. LG ha rifatto tutto: chi possiede un TV degli ultimi anni si troverà di fronte a un’interfaccia totalmente stravolta, a partire dall’amichevole
Toshiba L3
Connettività
e design per i
TV 2014
estratto da dday.it
n.87 / 31 MARZO 2014
PEOPLE & MARKET Facebook continua a fare shopping: dopo Whatsapp, tocca a Oculus
Facebook compra Oculus per 2 mld
Il visore 3D verrà usato per il gaming ma anche per nuovi scopi “social”
di Emanuele VILLA
C
Dopo l’acquisto di Loewe
tutto si era arenato
Finanziatori senza finanze.
Dall’incognita al nuovo
annuncio: un nuovo
fondo compra tutto
trasformare la propria piattaforma
web (anche) in un riferimento per il
gaming su realtà virtuale. Se la cosa
prenderà piede, grazie anche a Rift, gli
sviluppatori e i player dovranno per
forza passare da Facebook, e l’azienda troverà senz’altro un modo per
monetizzare. Ma non si parla solo di
gaming: Facebook è il social network
per eccellenza, vive di rapporti sociali, di interazioni tra gli utenti. Dopo
le chat testuali, le chiamate vocali
via web e le videochiamate, i gruppi di discussione e chi più ne ha più
ne metta, Facebook vuole rendere il
tutto ancor più “engaging” tramite la
realtà virtuale. Si possono già immaginare corsi di studio virtuali, dove gli
studenti vivranno l’illusione di essere in classe, incontri “faccia a faccia”
(per modo di dire) coi propri contatti
sparsi per il mondo e via dicendo. Qui
a ipotizzare possibili scenari si diventa vecchi, perché non ci sono confini.
Diverso, molto diverso, è ipotizzare
se la cosa possa avere senso o meno,
o se semplicemente l’acquisizione di
Oculus non sia altro che una mossa
strategica volta a “sottrarre” possibili prede a Google e Apple, che invece
potrebbero appropriarsene per potenziare il proprio segmento mobile.
Lo vedremo in futuro, quel che è certo
è che la realtà virtuale potrebbe giocare un ruolo determinante nel mondo
hi-tech del prossimo futuro, più di
uno smartwatch o di un braccialetto
che ci impone di fare fitness e ci comunica che abbiamo dormito male
(come se non lo sapessimo già).
PEOPLE & MARKET Non solo “Glass”: Google sta pensando a qualcosa di rivouzionario
Google punta anche sulle lenti a contatto
Depositato il brevetto di lenti a contatto “smart” per il post-Google Glass
di Giuseppe LANDOLFI
È

spuntato online un brevetto
depositato da Google nel 2012
presso l’US Patent & Trademark
Office, per le lenti a contatto smart
che andranno ad affiancare o sostituire i Google Glass. Il brevetto riguarda
i sensori di cui saranno dotate le lenti,
che ci permetterebbero di interagire
con diversi dispositivi, indossabili o
meno, come smartwatch, smartphone,
torna al sommario
Smart TV, In-Vehicle Infotainment,
semplicemente battendo le palpebre.
Nello specifico vengono riportati sensori per luce (fotodiodo), pressione,
temperatura, conduttività e campo
elettrico, più un circuito di controllo.
Per quanto riguarda l’alimentazione,
il brevetto parla di fonti di energia solare, a radiofrequenza, elettrochimica,
temperatura o fonti di alimentazione
derivati meccanicamente (sistema
MEMs), mentre non viene fatto alcun
riferimento alla realtà aumentata. Un
progetto molto ambizioso, come da
tradizione Google, che potrebbe concretizzarsi ben prima di quanto possiamo immaginare.
di Gianfranco GIARDINA
A metà gennaio avevamo dato
la notizia della conclusione dell’iter di selezione di nuovi investitori da parte di Loewe: una
società denominata Panthera
avrebbe dovuto acquistare le
attività di Loewe. Ma già nelle
prime settimane pare che le cose
non avessero preso la piega giusta. Dapprima alcuni ritardi, poi
possibili frizioni tra gli imprenditori e infine la marcia indietro.
Dopo qualche settimana di tensione, arriva però la schiarita:
depennata l’ipotesi Panthera, è
rientrata in gioco Stargate Capital, un fondo d’investimenti
con sede a Monaco che opera da
anni con acquisizioni in ambito
industriale. Stargate ha acquisto
tutte le attività di Loewe e Loewe
Opta. Le novità sono due: innanzitutto la produzione resterà lì
dov’è sempre stata, a Kronach. E
poi nel pacchetto dell’acquisizione rientrano a pieno titolo anche
le filiali estere, sulle quali non vi
erano certezze. Il CEO di Loewe
ha dichiarato di essere certo che
l’intervento di Stargate Capital
sia nel segno di una strategia di
lungo termine, ma i fondi d’investimento traguardano normalmente orizzonti di medio termine, diciamo 3-5 anni, e cercano
di costruire le condizioni per
una futura cessione a un gruppo
industriale. Oltre alla continuità
aziendale, Stargate Capital e le
banche partner hanno garantito
investimenti finalizzati al rilancio del marchio. La nuova società sarà operativa da aprile.


’è chi lo dava per morto, chi
non ne ha mai compreso l’utilità e chi pensava sarebbe stato schiacciato di Sony con il Project
Morpheus, in realtà Oculus Rift non
è mai stato meglio di oggi. Se l’è comprato Zuckerberg per 2 miliardi di
dollari in cash e azioni, dimostrando
quanto il concetto stesso di realtà virtuale sia un po’ la next big thing dell’universo tecnologico. Ovviamente i
motivi che hanno portato Facebook
a una decisione del genere (non saranno i 19 miliardi di Whatsapp, ma
è pur sempre un capitale enorme)
sono diversi, e non necessariamente
vincolati allo scopo primario per cui
Rift è stato concepito. Ma per capirci
qualcosa, comunque, dal gaming si
deve partire: Facebook fatica sul mobile, schiacciato dalle piattaforme di
Apple e Google che pretendono una
percentuale sui proventi delle vendite
in-app, ma in passato ha dimostrato
più volte di saper attrarre non solo
un’infinità di player, ma anche sviluppatori di primo piano verso la propria
piattaforma web. L’azienda potrebbe
da un lato continuare con il suo attuale modello di business in ambito
mobile, derivando cioè i propri introiti dalla raccolta pubblicitaria, ma
Riassetto
Loewe: non
se ne fa nulla
Anzi, tutto OK
estratto da dday.it
n.87 / 31 MARZO 2014
PEOPLE & MARKET Si è svolto a Milano l’evento organizzato da DDay.it e PoliHub
Consumer Electronics Lunch
PoliHub sostiene l’innovazione
Approfittiamo dell’evento per scoprire l’attività di PoliHub e la sua mission
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
L
torna al sommario
Il fondatore ribadisce:
il servizio non cambierà
dopo l’acquisizione
da parte di Facebook
di Paolo CENTOFANTI
fine è fornire supporto alle startup
altamente innovative in tutto il
loro ciclo di vita: dall’ideazione del
progetto alla realizzazione, che si
può anche avvalere di accordi con
i principali fondi di Venture Capital e primari istituti finanziari. In
pratica, PoliHub offre alle startup
più innovative attività di tutoring
a 360° con seminari, laboratori,
conferenze e lezioni, assiste nella
ricerca degli investitori e permet-
te l’accesso a svariati servizi, come
quelli di comunicazione, legali,
amministrativi e ICT. Inoltre, PoliHub offre anche spazi pensati per
le startup all’interno di un nuovo
edificio completamente attrezzato
per le esigenze di gruppi di lavoro.
Da giornalisti abituati a parlare di
novità americane, cinesi e, talvolta,
giapponesi, è stato davvero piacevole constatare che anche in Italia
esista un sottobosco estremamente florido sotto il profilo dell’innovazione tecnologica e che anche
qui, a pochi chilometri da casa,
per mettere in pratica un’idea, un
progetto, una visione hi-tech, i
nuovi imprenditori possano chiedere aiuto e sostegno a strutture
esperte. Piacevole anche perché i
numeri diffusi sono tutt’altro che
piccoli: PoliHub ha analizzato 500
idee nel 2012, 200 sono state supportate nello startup e 16 startup
sono state incubate nello stesso
anno, ma soprattutto sono stati
creati 600 nuovi posti di lavoro e
83% delle startup è ancora attiva
sul mercato a 12 anni, un risultato
degno di nota. Chi ha un’idea e la
vuole portare avanti… è avvisato.
La prima cosa che hanno pensato
in molti leggendo l’annuncio di
WhatsApp acquistato da Facebook è stata “addio alla privacy”.
Ora il cofondatore Jan Koum torna sull’argomento confermando
che la “mission” del servizio non
cambia nonostante l’ingombrante nuovo proprietario: “Il rispetto della vostra privacy è scritto
nel nostro DNA e abbiamo costruito WhatsApp con l’obiettivo
di conoscere il meno possibile
di voi” scrive Koum, che ricorda la sua infanzia nell’Ucraina
dell’Unione Sovietica, quando il
rischio di intercettazioni da parte
del KGB era all’ordine del giorno.
“Non siete obbligati a dirci il vostro nome e noi non vi chiediamo
l’indirizzo email. Non sappiamo
il vostro compleanno. Non sappiamo il vostro indirizzo. Non
sappiamo dove lavorate. Non
sappiamo cosa vi piace, cosa
cercate su Internet e non salviamo i dati del GPS. Nessuno di
questi dati è mai stato raccolto
e memorizzato da WhatsApp, e
non abbiamo nessuna intenzione
di cambiare tutto ciò”. Continua
Koum, dicendo anche che non
avrebbe mai accettato la partnership con Facebook se questi valori fossero in discussione. Recentemente WhatsApp ha introdotto
delle nuove impostazioni della
privacy, che consentono di nascondere il proprio stato e l’ora
dell’ultimo accesso. In realtà le
maggiori critiche mosse a WhatsApp riguardano lo scarso peso
dato alla sicurezza: ancora oggi
non è chiaro se e come i messaggi
sono criptati in modo sicuro.

di Emanuele VILLA
o scorso 12 marzo si è tenuto
a Milano il Consumer Electronics Lunch, un’iniziativa che
PoliHub e DDAY.it hanno dedicato
agli studenti del Politecnico e agli
Startupper. L’evento, che ha visto
gli interventi di Stefano Mainetti,
CEO di Polihub, e di Gianfranco
Giardina, direttore responsabile di DDAY.it, è stata l’occasione
per fare il punto sul mercato della
Consumer Electronics, la sua evoluzione negli ultimi anni, i trend
in atto e le prospettive future: abbiamo parlato degli ultimi trend di
mercato, dall’avanzata inarrestabile dei tablet alla sensoristica, dagli
smartwatch all’Internet delle cose,
ma anche di com’è cambiato il
mercato nel corso del tempo, degli
eventi che hanno plasmato il mondo dell’hi-tech, dello stato della
Rete in Italia e di potenziali sbocchi futuri.Consumer Electronics
Lunch è stata anche l’occasione
per conoscere PoliHub, la sua mission, la sua storia e le sua attività.
Nel suo intervento, Stefano Mainetti ci ha spiegato che PoliHub è
un incubatore, una struttura il cui
WhatsApp
nessun
compromesso
sulla privacy
estratto da dday.it
n.87 / 31 MARZO 2014
PEOPLE & MARKET PayPal ha un concorrente con un nome ben conosciuto da milioni di consumatori: MasterCard
MasterPass, la risposta di MasterCard a PayPal
Il servizio è disponibile anche in Italia per i clienti delle banche BNL, BPM e Banca Generali
di Paolo CENTOFANTI
C
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torna al sommario

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i sono voluti anni, ma ora anche gli storici
attori del mercato dei pagamenti, banche
e carte di credito, si stanno muovendo per
agganciare la rivoluzione delle nuove forme di
pagamento. La carta di credito è da sempre la
regina del commercio online, e continuerà a rivestire un ruolo importante, ma è indubbio che
servizi come PayPal hanno saputo rivoluzionare,
con la loro semplicità, l’esperienza degli acquisti
online. Una cosa è digitare ogni volta i dati della
propria carta con il solito dubbio sulla sicurezza
della transazione, un’altra contare su un servizio di cui ci si fida e che memorizza per noi tali
informazioni. Ed è proprio a PayPal che guarda
MasterCard con il nuovo servizio MasterPass,
che ora è disponibile in Italia per i clienti delle banche BNL, BPM e
Banca Generali. Il funzionamento, almeno per
l’utente, è davvero simile a quello di PayPal:
si tratta di un digital
wallet che consente di
memorizzare una sola
volta le proprie carte di
credito e gli indirizzi di
spedizione preferiti per
i nostri acquisti online.
Sui i siti di 3.500 esercenti, ora troviamo tra
le opzioni di pagamento, oltre alle carte di credito, anche il bottone MasterPass, attraverso il
quale (immettendo username e password) possiamo pagare senza immettere i dati delle nostre
carte, in modo del tutto analogo a quanto è possibile fare con il servizio americano. La transazione viene gestita dalla nuova infrastruttura di
MasterCard, che naturalmente implementa tutte le misure di sicurezza del caso per proteggere
i nostri dati. I vantaggi di MasterPass risiedono essenzialmente nella sicurezza: la creazione
del proprio account MasterPass avviene tramite
l’home banking della propria banca, il che significa che i dati delle carte di credito di fatto non
lasciano mai la banca stessa, che usualmente
utilizza, o almeno si spera, sistemi di sicurezza
al di sopra di ogni sospetto. Nonostante MasterPass sia stato creato da una società che opera
come circuito ben noto di carte di credito, in
realtà il servizio è aperto anche a carte di cir-
cuiti diversi, come Visa e American Express. Il
servizio viene offerto direttamente dalla propria
banca, e come abbiamo accennato in apertura
oggi viene lanciato da tre banche in Italia, ma
sono diverse quelle si stanno attrezzando per offrire MasterPass ai propri clienti nelle prossime
settimane. MasterPass, inoltre, non si ferma ai
soli acquisti online: il servizio sarà infatti utilizzabile anche all’interno di app di digital wallet
per smartphone e per i pagamenti di prossimità
in NFC presso i punti vendita fisici. In pratica
basterà aggiungere il proprio account MasterPass all’app sullo smartphone per effettuare pagamenti tramite le carte collegate.
estratto da dday.it
n.87 / 31 MARZO 2014
PEOPLE & MARKET Volvo ha annunciato un progetto pilota che prevede la comunicazione in tempo reale tra auto
Volvo Connected Car: sicurezza, poi il resto
Prevista anche la condivisione in tempo reale di informazioni sullo stato del manto stradale
cellulare, al centro di controllo Volvo. Quest’ultimo individuerà tutte le altre vetture vicine all’area
segnalata e invierà loro un avviso istantaneo, in
modo da mettere in guardia gli automobilisti che
potranno così prevenire un’eventuale situazione
critica. L’applicazione sarà comunque calibrata
in modo da fornire al guidatore un livello di avviso proporzionato alla velocità del veicolo e alle
condizioni stradali in quel preciso momento. Segnalazioni provenienti da una grande quantità di
vetture potrebbero in futuro essere usate dagli
enti preposti alla manutenzione delle strade per
rendere più efficienti e tempestivi gli interventi,
specialmente in inverno, a beneficio quindi di tutti
gli automobilisti, indipendentemente dalla marca della loro auto. Particolare attenzione è stata
rivolta anche alla privacy: le informazioni fornite
da ogni veicolo saranno di tipo aggregato e in nessun modo si potrà risalire all’identità dell’utente.
Questa sperimentazione rappresenta un tassello
importante verso l’obiettivo ambizioso di Volvo di
azzerare, entro il 2020, gli incidenti gravi e i decessi nelle sue vetture. Ma non sarà questo l’unico
vantaggio: l’auto connessa aiuterà a gestire in maniera intelligente i flussi del traffico e migliorerà in
generale il confort al volante.
PEOPLE & MARKET Gartner pubblica la proprie previsioni per il 2014: colpisce soprattutto la crescita dei tablet
Gartner: mobile a gonfie vele, ma non i PC
Crescita modesta degli smartphone, tablet eccellenti e flessione dei PC, ma meno del 2013
L
di Michele LEPORI
a fotografia scattata dalla società di ricerca
Gartner per il mercato mondiale di PC, smartphone e tablet del 2014 è a tinte calde. Per
certi aspetti, addirittura bollenti. Sì, perché nonostante il 2013 sia andato negli archivi con un
segno positivo del 4,8%, la domanda non sembra
proprio avere intenzioni di arenarsi, tanto che le
stime parlano di 2.5 miliardi di dispositivi che entreranno nelle case e negli uffici di utenti in tutto
il mondo. Di questi, poco meno di 2 miliardi sarà
la fetta del solo mercato smartphone trainato dal
target medio-basso che la farà da padrone nei
mercati emergenti. Ma attenzione, però: gli smartphone, n.1 in volume, cresceranno molto meno
dei tablet, che passeranno da 195 milioni a 270
milioni: segno meno, ma ci torneremo meglio più
avanti, solo per il mercato PC che scende del 6,6%

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a prima auto che individuerà un pezzo di strada ad alto rischio scivolamento, lo comunicherà a tutte le altre che sopraggiungeranno
di lì a poco. Non solo, tutte le auto che rileveranno
lo stesso pericolo, forniranno automaticamente
all’intero sistema un layer informativo aggiornato
utile alle amministrazioni per intervenire con la
manutenzione stradale. È il primo passo verso la
connettività globale delle sue automobili, ma ancora una volta, Volvo conferma la sua attenzione
innanzitutto verso la sicurezza. La casa automobilistica svedese, insieme alla Swedish Transport
Administration (Trafikverket) e alla Norwegian
Public Roads Administration (Statens Vegvesen),
ha avviato una sperimentazione che ha l’obiettivo
di utilizzare le potenzialità del cloud computing
per permettere alle automobili vicine di “avvisarsi” reciprocamente su eventuali condizioni difficili
del manto stradale, che potrebbero rappresentare
un rischio per chi le attraversa. Tale condizione di
pericolo viene rilevata dai sistemi elettronici dell’auto che, oltre ad allertare il guidatore con un
messaggio specifico sul quadro di bordo, invieranno la relativa informazione, tramite rete mobile
torna al sommario
contenendo le perdite a doppia cifra dell’anno
passato (-11,2%). In una lunga intervista Ranjit
Atwal, analista finanziario di Gartner, ci spiega
i motivi di questi numeri e individua sostanzialmente due fattori di rilievo: il contenimento delle
perdite del mercato PC e l’upgrade - nei mercati
emergenti di cui sopra - da dispositivi convenzionali a smart-devices anche di fascia bassa. Il
vero punto focale dell’analisi di Atwal risiede però
nel confronto PC/tablet e soprattutto sul nuovo
modo di intendere e condurre gli acquisti da parte del cliente finale: “Il 2013 ha visto il mercato
PC toccare il fondo perché gli utenti hanno gettato
definitivamente computer dei quali non avevano
più bisogno, ma ciò che emerge dalle analisi degli
ultimi 18 mesi è un mercato che ha comprato - e
gettato via - diverse tipologie di prodotto sull’onda della ricerca di soluzioni ad hoc per i propri
utilizzi” Conseguenze? Il mercato dei tablet cre-
scerà del 38,6% su base annua nel solo mercato
nordamericano, un record assoluto e che, probabilmente, non si arresterà neanche nel 2015.Tutto rose e fiori, quindi? Non proprio. Due grossi
punti interrogativi emergono dall’analisi di Gartner, vale a dire i margini di guadagno sempre più
assottigliati e il rischio concreto che, vendendo i
propri servizi e prodotti via app o web, i colossi
del settore arrivino a tagliar fuori i rivenditori dal
processo stesso di vendita. Sempre secondo Gartner, Mountain View e Cupertino sono chiamate,
quindi, a dare nuovamente il loro contributo: la
prima, alla luce dei numeri di vendita nel mondo
mobile e di quelli che si pensa possano fare anche TV, notebook e chromebook, deve rivedere la
questione margini con i propri partner mentre la
seconda deve fare i conti con un mercato low-end
con cui non condivide certo il DNA ma che occupa
fette di mercato non più trascurabili.

L
di Giuseppe PIRÒ
estratto da dday.it
n.87 / 31 MARZO 2014
PEOPLE & MARKET Il Digital Music Report di IFPI certifica la crescita dello streaming
Lo streaming fa crescere la musica
Finalmente, il mercato musicale europeo cresce dopo 12 anni di crisi
di Paolo CENTOFANTI
A
PEOPLE & MARKET
Arrivano le
carte regalo di
Google Play

A breve saranno disponibili
anche in Italia le carte regalo
di Google Play, che permetteranno a chi le riceverà di
disporre di una cifra da spendere in app, video o musica. Le
gift card saranno disponibili
negli tagli da 15€, 25€ oppure
50€. Per utilizzarle sarà necessaro avere un account Google
Wallet attivo. Google non ha
annunciato con precisione
quando arriveranno sul mercato ma la pubblicazione dei
termini di servizio è un chiaro
indice del fatto che non ci
vorrà molto. Quella di Google
è una mossa strategica che in
molti attendevano da tempo:
chi non possiede una carta
di credito è infatti impossibilitato ad effettuare acquisti,
fattore davvero limitante se si
considera che ormai migliaia
di app e giochi utilizzano
microtransazioni in-app per
espandere le funzionalità.
torna al sommario
Per dare stile ai suoi
Glass, Google chiede
collaborazione al leader
mondiale del settore:
Luxottica risponde con
Ray Ban e Oakley,
i suoi brand più forti
di streaming che, a livello globale,
hanno segnato una crescita del 51%
rispetto al 2012. Globalmente i ricavi dell’industria discografica sono
saliti del 4,3% nel digitale, ma quelli
derivanti dalle vendite dei supporti
sono calate dell’11,7%, una cifra importante considerando che il disco
fisico vale ancora il 51% del mercato, mentre il digitale (download
e streaming) si attesta sul 39% a
livello globale. Il resto del mercato
oggi è composto per l’8% dai diritti di esecuzione (che comprendono
passaggi radio/TV e concerti) e per
il 2% dai diritti per lo sfruttamento
nelle colonne sonore per il cinema
e programmi TV. Nel comparto
digitale la parte del leone continua a farla (in termini di ricavi) il
download, visto che costituisce ancora il 67% del mercato a livello di
incassi per l’industria discografica.
Il trend è però quello della crescita
dei servizi di streaming. Secondo
le stime dell’IFPI sono oggi più di
28 milioni le persone nel mondo
che hanno deciso di abbonarsi a un
servizio di streaming musicale, un
bel passo in avanti rispetto agli 8
milioni del 2010, una crescita che
sta cominciando a intaccare il mercato del download che, globalmente, quest’anno è calato del 2,1%. Un
gorsso capitolo del rapporto è dedicato a come è cambiato l’ascolto
della musica, che ora avviene principalmente tramite gli smartphone.
Questo cambiamento è visto da
IFPI come una grossa opportunità
per l’industria discografica per ribaltare le sue sorti: le tante app per
lo smartphone, infatti, offrirebbero
altrettante modalità per monetizzare per le etichette discografiche. Da
strumenti di marketing come Shazam, ai serivizi di streaming, passando per radio su Internet, store
come iTunes e Play Store e i video
musicali di YouTube e Vevo. Tutto
contribuisce a riportare gli utenti di
Internet a “consumare” la musica in
modo legale. E forse per IFPI il dato
più importante di tutto il rapporto
è proprio questo: nel 2013 il 61%
degli internauti ha ascoltato musica
con servizi legali. Dieci anni fa sembrava una battaglia persa.
di Andrea ZUFFI
Google è senza dubbio intenzionata a trasformare i suoi Glass
in un prodotto di massa. E per
realizzare questo sogno ha capito che le specifiche tecniche, per
quanto innovative, da sole non
bastano: serve un design di successo e una rete di distribuzione
solida e radicata nel settore degli
occhiali. Dove altro volgere lo
sguardo se non sul colosso italiano? Luxottica aggiungerà alla
ricetta dei Google Glass gli ingredienti mancanti per farne un
prodotto tecnologico più discreto
e alla moda. Si vedrà se l’annunciata partnership riuscirà nell’intento di sfatare il mito dei Glass
come di una continua versione
“beta” per tecno-maniaci disposti a spendere una fortuna per un
gadget. Qualche altra perplessità, però, c’è: . In primis il prezzo
finale: di quanto scenderà grazie
alla produzione massiva? E poi
non va trascurato il solito, ma
importante tema della privacy.
Occhiali alla moda e dall’aspetto più familiare potrebbero renderci ancor più inconsapevoli di
quel che succede dietro le lenti
del nostro interlocutore.


nche se globalmente il mercato della musica ha segnato
nel 2013 una lieve battuta di
arresto a causa di un forte calo in
Giappone, i dati rilasciati da IFPI
(International Federation of the
Phonographic Industry) nel suo
annuale Digital Music Report sono
in realtà molto positivi. È soprattutto l’Europa a trainare la ripresa
dell’industria discografica, che per
la prima volta in 12 anni ha assistito a una crescita nei mercati più
importanti: Francia, Germania,
Olanda, Regno Unito e persino,
udite udite, Italia. Il mercato della
musica digitale in Europa è cresciuto infatti nel 2013 del 13,3%, in
gran parte spinto dai nuovi servizi
Google Glass
è italiano
grazie a
Luxottica
estratto da dday.it
n.87 / 31 MARZO 2014
PEOPLE & MARKET Un report NPD mostra come i brand cinesi trainino il mercato TV 4K
Il mercato 4K cresce: domina la Cina
Il mercato ha totalizzato 1,6 milioni di unità nel 2013: buone premesse
Continua l’odissea
di Mt.Gox, popolare
piattaforma di
scambio bitcoin
ormai in fallimento;
finalmente arriva
una buona notizia
di Massimiliano ZOCCHI
I
di Vittorio Romano BARASSI
sti hanno basi solide nei mercati di riferimento, USA ed Europa, ma la loro
leadership potrebbe subire fortemente la concorrenza di prodotti a costo
contenuto, come già avvenuto per le
tecnologie precedenti il 4K. Come se
non bastasse, secondo Paul Gagnon,
direttore della ricerca TV di DisplaySearch, il mercato dei TV 4K continua
ad avere una crescita interessante, e
il calo di costi dei pannelli potrà per-
mettere di tagliare i prezzi di vendita,
aumentando i volumi. Dalla ricerca
emergono anche dati sulle preferenze di polliciaggio: in Cina apprezzano
molto i 39”, 50” e 55”. Al di fuori della
Cina, invece, l’orientamento è più sui
55” e 65”. Per concludere l’analisi di
DisplaySearch, le spedizioni globali
di TV nel 2013 sono diminuite del 3%
dopo che il 2012 già si era chiuso in
calo dell’1%.
PEOPLE & MARKET Pebble annuncia dati interessanti per il mercato smartwatch
Pebble supera quota 400mila smartwatch
Il risultato è eccezionale considerando che il tutto è partito “dal nulla”
di Vittorio Romano BARASSI
D

opo l’annuncio di Android
Wear, piattaforma Google
esplicitamente pensata per
la tecnologia indossabile, il tema
smartwatch è tornato sulla bocca di
tutti; LG e Motorola, in primis, sono
pronte a rendere disponibili i primi
prodotti e siamo certi che moltissimi
altri competitor stiano lavorando a
stretto contatto con Google per lanciare sul mercato più smartwatch di
quanti se ne possano immaginare.
Quella degli orologi smart è ormai
la moda del momento e non bisogna
dimenticare come uno dei primi watch a lanciarla sia stato Pebble, dispositivo nato da una raccolta fondi
effettuata tramite Kickstarter che ha
letteralmente “fatto il botto”. In pochi mesi la startup dietro al progetto
torna al sommario
Pebble è passata dalla progettazione
alla produzione degli 85mila orologi pre-ordinati tramite la raccolta
popolare, e in poco più di un anno
il giro di affari ha raggiunto dimensioni impressionanti: i Pebble venduti sono oltre 400mila, con profitti
arrivati a toccare quota 60 milioni
di dollari. L’espansione del mercato
degli smartwatch potrà solo far bene
a Pebble; l’azienta conta oltre 12mila
sviluppatori di app al lavoro sul dispositivo e nello store dedicato si è
ormai sfondato il muro delle 1000
applicazioni disponibili. In un’intervista rilasciata a CNNMoney
Eric Migicovsky, CEO di Pebble,
dice di sognare uno smartwatch in
cui tutte le funzioni possano essere
gestite esclusivamente tramite lo
schermo: che sia già in cantiere un
“vero” nuovo Pebble?
Fino ieri erano circa 850mila
i bitcoin “spariti nel nulla” da
Mt.Gox (750mila degli utenti
e 100mila di Mt.Gox stessa)
mentre oggi, secondo quanto
affermato attraverso un comunicato ufficiale, sarebbero stati recuperati ben 199.999,99
bitcoin (circa 120 milioni di
dollari al cambio attuale),
elemento che porterebbe il bilancio a “soli” 650mila bitcoin
persi. Sempre secondo quanto
è possibile evincere dal comunicato, i bitcoin recuperati
proverrebbero da un vecchio
portafoglio di bitcoin del 2011
il quale, evidentemente e per
qualche strano motivo, si pensava fosse stato “prosciugato”
in modo analogo a quanto successo a tutti gli altri. Attualmente il saldo di Mt.Gox sarebbe di 202mila bitcoin: tutti
i bitcoin sarebbero stati trasferiti su appositi e più sicuri wallet offline, operazione questa
che dovrebbe mettere al sicuro
la società da nuovi (presunti?)
attacchi. Se Mt.Gox sia in buona fede oppure no è ancora incerto; gli episodi sono ancora
tutt’altro che chiari e quest’ultimo avvenimento, seppur apparentemente positivo (ma bisognerà vedere come saranno
gestiti questi 200mila bitcoin),
non fa che rendere ancora più
complessa la questione. È mai
possibile dimenticarsi di un
wallet con 120 milioni di dollari dentro?
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
l mercato dei TV 4K ha raggiunto
quota 1,6 milioni di unità spedite
nel 2013, di cui ben un milione nel
solo quarto trimestre. Questi sono i
dati raccolti in una recente analisi di
mercato da NPD DisplaySearch, divisione di NPD Group. Il dato in evidenza è che questa crescita è guidata
dai brand cinesi che da soli hanno
coperto l’84% del mercato nel 2013
(80% per il solo quarto trimestre). In
un mercato calante da alcuni mesi,
dove l’OLED ancora si fa attendere,
i TV 4K possono rappresentare una
boccata d’ossigeno soprattutto per
le aziende, che li posizionano nella fascia di prezzo più alta. Scoprire
quindi che il brand cinese Skyworth
detiene il primato delle unità spedite
nel 2013 a livello mondiale, potrebbe
preoccupare i grandi produttori. Que-
Mt.Gox trova
200k bitcoin
in un wallet
estratto da dday.it
n.87 / 31 MARZO 2014
MOBILE Satya Nadella presenta Office per iPad, per usarlo al 100% ci vuole Office 365
Office su iPad: va come sul desktop?
Microsoft fa un altro passo verso la diffusione di Office su tutti i dispositivi
O
Samsung S5
Problemi di
produzione?
Una fonte ritenuta attendibile ha
rivelato al quotidiano coreano
ETNews.com che Samsung sta
incontrando problemi di produzione per il suo Galaxy S5. Le unità
disponibili scenderebbero dai 7
milioni previsti a circa 4-5 milioni.
Il problema riguarderebbe la
nuova fotocamera da 16 Megapixel Isocell, composta da ben 6
elementi e che starebbe dando non
poco filo da torcere ai fornitori.
Questo perché, per salvaguardare
lo spessore del prodotto, i componenti stessi sono “estremamente”
microscopici, così come gli spazi
di assemblaggio. Le ultime notizie
indicano una particolare difficoltà
di centraggio delle ottiche, operazione che deve essere molto precisa
per evitare distorsioni dell’immagine. Tutto ciò si tradurrebbe in
una diminuzione della capacità di
fornitura del sensore fotografico al
20-30% delle stime iniziali. Per ora
non si parla di un ritardo nel lancio, previsto per l’11 aprile, staremo
a vedere se Samsung ci stupirà con
uno sprint finale.


ffice per iPad è ufficialmente
disponibile, gratuito (si fa per
dire) e si compone delle tre
app separate Word, Excel e Power
Point. Ed è, tra l’altro, il primo prodotto “top” presentato da Microsoft
sotto la guida di Satya Nadella, in
attesa dell’imminente Build dove
l’azienda dovrebbe annunciare novità corpose in tutti i settori di competenza (Windows Phone 8.1 senz’altro, ma Windows 9?).
Torniamo a Office per iPad: le app
sono gratuite, ma come da previsione il loro pieno utilizzo è subordinato a una licenza Office 365; chi
non ce l’ha, può comunque utilizzare
Office per iPad per la visualizzazione
dei documenti Word, Excel e Power
torna al sommario
Point, ma non ha
facoltà di modifica o di creazione
degli stessi. Stessa
cosa capita anche
per la versione
iPhone, disponibile da qualche
tempo. Come per
la versione per
smartphone, proveremo Office per
iPad a breve, ma
da quello che abbiamo visto, l’azienda ha lavorato
duramente per rendere l’esperienza
Office per iPad più simile possibile
a quella per desktop: bello il reflow
automatico del testo attorno alle
immagini, curata l’interfaccia, decisamente intuitivi i menù e l’accesso
I tre telefoni LG L40,
L70 e L90, saranno
disponibili da fine
marzo, prezzi a partire
da 99 euro
di Matteo ROSELLI
alle funzionalità, ma ovviamente
non tutto ciò che è possibile fare con
la versione “classica” è replicabile su
iPad, quanto meno per via dell’interfaccia touch. Merita sicuramente
una prova... Clicca qui per scoprire
il video di presentazione.
MOBILE Costituisce l’offerta base dei tablet “grande” schermo
iPad 2 se ne va, torna Retina
Disponibile in due versioni
C
di Paolo CENTOFANTI
ome da indiscrezioni, Apple ha deciso di mandare fuori produzione il venerando iPad 2 che, un po’ a sorpresa, era rimasto in gamma con l’annuncio dell’iPad Air e l’uscita dell’iPad di quarta generazione. Proprio
quest’ultimo modello torna a catalogo, rimpiazzando l’iPad 2 a parità di prezzo
e di fatto costituendo l’offerta base dei tablet Apple “grande” formato. L’iPad di
quarta generazione è disponibile in due versioni, Wi-Fi con memoria da 16 GB a
379 € e Wi-Fi + LTE, sempre con memoria da 16 GB, a 499 €. Con questa mossa,
l’unico iPad senza Retina display ancora sul mercato è il primo iPad mini a 289
€. L’iPad mini con display retina parte da 389 €, mentre l’iPad Air da 479 €.
LG annuncia la disponibilità, entro fine marzo, della serie L III,
composta dai modelli L40, L70
e L90, nei colori bianco e nero;
i tre telefoni costeranno rispettivamente 99.90 euro, 199.90 euro
e 249.90 euro.
La gamma L III rappresenta un
ulteriore tentativo della casa
coreana di conquistare la fascia
bassa e media, eventualmente
togliendo quote di mercato a
Samsung che, a fronte di vendite ancora da record, comincia a
sentire il peso della concorrenza.
Per fare questo, LG si affida ad
alcune caratteristiche dei suoi
top di gamma, che comprendono: un’estetica sottile con bordi
minimali, lo sblocco Knock On
(due tap sul display dello smartphone per risvegliarlo dalla modalità sleep) e la modalità Knock
Code (che permette lo sblocco
attraverso una serie di tap sul display, formando una password),
i display IPS che garantiscono
buona qualità visiva, le batterie
a lunga durata e, infine, la cover
Quick Window che permette di
visualizzare le notifiche senza
aprire lo sportello. I processori
montati nella serie L partiranno
dal dual core fino ad arrivare al
quad core; tutti i telefoni integreranno l’ultima distribuzione di
Android: la 4.4 KitKat.

di Emanuele VILLA
LG L III
In Italia
da 99 euro
estratto da dday.it
n.87 / 31 MARZO 2014
MOBILE Un sistema operativo “indossabile” pensato per dispositivi come gli smartwach
Google annuncia l’arrivo di Android Wear
I primi prodotti ad integrare il nuovo Android saranno di Motorola e LG
di Paolo CENTOFANTI
L
Microsoft lancia
ufficialmente Surface 2
con supporto LTE e 3G
Stesso peso e batteria
migliorata. Per ora
disponibile in USA
o aveva preannunciato Sandar
Pichai al SXSW ma ci sono volute
meno di due settimane: Google
ha, infatti, annunciato Android Wear,
nuova declinazione del sistema operativo mobile, pensata appositamente
per i dispositivi indossabili, a cominciare dagli smartwatch, con i primi
modelli compatibili che verranno
prodotti da Motorola e LG, rispettivamente con il Moto 360 e il G Watch.
Ma cos’è Android Wear? Si tratta di
una nuova versione di Android, più
snella e pensata come estensione
dello smartphone, con un’interfaccia
a schermo che mette al centro essenzialmente Google Now.
Android Wear
Ci saranno i controlli vocali, attivabili
con l’ormai canonico “OK Google”, e
il supporto per diversi tipi di sensori, ma principalmente Android Wear
funzionerà come una sorta di collettore delle informazioni provenienti
dalle app presenti sullo smartphone.
Si potranno ricevere quindi notifiche,
LG G Watch
Motorola Moto 360
ma anche controllare smartphone e
tablet direttamente dallo smartwatch.
Google ha annunciato di essere già al
lavoro con marchi come Asus, HTC,
LG, Motorola e Samsung e produttori
di chipset come Broadcom, Imagination, Intel, Mediatek e Qualcomm,
per lo sviluppo di prodotti basati su
Android Wear. La prima versione della piattaforma è già disponibile per gli
sviluppatori per prendere confidenza,
ma il lancio è previsto tra qualche
mese, quando arriveranno appunto i
primi prodotti di cui al momento non
si conoscono ancora le specifiche tecniche.
MOBILE Per ora non si conosce il prezzo perché non è ancora presente in Apple Store
L’iPhone 5C c’è anche nella variante da 8 GB
L’operatore inglese O2 conferma i rumor, cambia solo il taglio di memoria
I
di Emanuele VILLA

rumor sulla commercializzazione
di un iPhone 5C da 8 GB si sono
intensificati, fino alla conferma da
parte dell’operatore inglese O2, che lo
affianca alla versione “standard” da
16 GB, iPhone 4S incluso. Sì, perché
una voce era quella della sostituzione
dell’iPhone 4S con il 5C da 8 GB, ma
torna al sommario
in realtà tutto farebbe pensare che i
due telefoni continuino a coesistere
nella gamma Apple almeno fino all’iPhone 6. Al momento il terminale
non è ancora disponibile nell’Apple
Store e per questo non abbiamo
un’idea del prezzo, ma siamo certi
che comparirà molto presto. Sotto il
profilo hardware, non cambia nulla
rispetto al modello standard: il telefono è lo stesso, con gli stessi colori, il
display da 4’’ Retina, il processore A6
e la fotocamera da 8 Mpixel, ha una
ridotta capacità di storage e punta a
conquistare gli utenti più “casual” che
non chiedono al telefono più delle
funzionalità (e delle app) indispensabili o più comuni.
di Massimiliano ZOCCHI
Surface 2 è un ottimo prodotto,
ma ha sempre avuto il limite
dell’assenza di una versione
3G/4G per connessioni anche
senza Wi-Fi. Microsoft, che
aveva già dichiarato di essere al lavoro su una versione di
questo tipo, rompe gli indugi presentando ufficialmente
Surface 2 LTE.
Previsto, per ora, solo per il
mercato degli Stati Uniti via
AT&T, ma con possibile estensione al resto del mondo, Surface 2 LTE costa 679 dollari, lo
storage è di 64 GB, e Microsoft
assicura la stessa durata della
batteria (migliorata dunque) e
lo stesso peso del modello solo
Wi-Fi. Surface 2 LTE funziona
con una micro Sim e sono attive
le medesime promozioni per i
nuovi utenti già attive sul modello Wi-Fi: 200 GB di spazio
su OneDrive gratis per due anni
e un anno di chiamate Skype
illimitate attraverso il Wi-Fi.
Inzialmente Surface 2 4G LTE
(questo il nome ufficiale) sarà
disponibile nei Microsoft Store,
sullo store online di Redmond
e presso Best Buy. Attendiamo
comunicazioni per l’Europa.
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Surface 2
Arriva
il modello
con LTE
n.87 / 31 MARZO 2014
MOBILE Due le versioni disponibili, da 499 e 599 dollari; una Lite e una più “spinta” con 32 GB
50 Megapixel per Oppo Find 7, è ufficiale
Il super-smartphone è potentissimo e ha display HD da 2560 x 1440 pixel
di Massimiliano ZOCCHI
O
e tempi di esposizione fino a 32 secondi, oltre all’ormai immancabile
HDR.
Find 7 verrà proposto in due versioni. Una denominata Lite equipaggiata con Snapdragon 800 da 2.3 GHz, 2
GB di RAM, 16 GB di storage, batteria da 2.800 mAh e display a 1080p,
e una più spinta con Snapdragon 801
da 2.5 GHz, 3 GB di RAM, lo storage
aumenta a 32 GB, batteria maggiorata da 3.000 mAh, e lo schermo passa
a una risoluzione quad HD da 2.560
x 1.440. Prezzo rispettivamente per
le due versioni 499 dollari e 599 dollari. Completano la dotazione di Find
7 lo slot micro-SD fino a 128 GB, slot
micro-Sim, ricezione LTE multibanda e il processore audio MaxxAudio.
Da segnalare una modalità di ricarica
super veloce denominata VOOC che
consente di
passare
da
zero al 75 %
in soli 30 minuti. Sul lato
estetico Oppo
propone cover intercambiabili, anche
in
finto
carbonio,
l’immancabile Gorilla Glass 3, con un case di titanio e alluminio trattato con cinque
strati protettivi. Sul fronte software
anche Find 7 si basa su Android 4.3
con la personalizzazione Color Os 1.2
già vista nel predecessore Oppo N1.
Disponibilità da metà aprile per la
versione Lite e più avanti, maggio o
giugno per la versione Premium.
MOBILE Funzione di sblocco sicura, comoda e rapida
Estratto dal quotidiano online
www.dday.it
Registrazione Tribunale di Milano
n. 416 del 28 settembre 2009
direttore responsabile
Gianfranco Giardina
editing
Maria Chiara Candiago, Simona Zucca,
Claudio Stellari, Alessandra Lojacono
Editore
Scripta Manent Servizi Editoriali srl
via Gallarate, 76 - 20151 Milano
P.I. 11967100154
Per informazioni
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Per la pubblicità
[email protected]


ppo Find 7 può davvero scattare foto da 50 Megapixel.
Arriva così la conferma ufficiale sulla fotocamera del nuovo
smartphone, presentato dall’azienda
cinese. Find 7 non ha però un sensore da 50 Megapixel, ma utilizza
un CMOS Sony IMX214 da 13 Megapixel e un processore d’immagine
Pure Image 2.0. In pratica, il telefono scatta 10 immagini in rapidissima
sequenza, sceglie i 4 migliori e sulla
base di queste “crea” l’immagine a 50
Megapixel: gli scatti pubblicati finora hanno infatti una risoluzione di
8.160 x 6.120 pixel.
Le prime foto dimostrative (pubblicate da Engadget) evidenziano un
buon livello del dettaglio, sostanzialmente pari ai cameraphone “top”
come Sony Xperia Z1 o Nokia Lumia
1020, ma ovviamente dovremo tornare su questo punto per una prova
approfondita. Gli altri dati tecnici
dichiarati da Oppo sono il sensore
da 1/3,06’’ e l’apertura f/2.0. Altre
caratteristiche interessanti sono la
possibilità di registrare video in 4K
a 30 fps, slow motion fino a 100 fps,
torna al sommario
LG introduce Knock Code
G2 e G Flex i primi prescelti
di Massimiliano ZOCCHI
ome largamente anticipato, LG introduce l’innovativa funzione di
sblocco denominata Knock Code per i possessori di G2 e G Flex. Inizialmente introdotta con G Pro 2, LG ora intende estendere questa
novità in tutti i suoi modelli più recenti: la nuova serie G, appunto, la serie
F e la serie L III. La nuova modalità di Unlock, lo ricordiamo, consiste nell’effettuare una sequenza da 2 a 8 tocchi (o Knock, appunto) in determinate
aree del display con un ordine preciso. Questa tecnica permette di avere oltre 80.000 combinazioni diverse, raggiungendo un livello elevato di sicurezza, nonché, secondo LG, di comodità e rapidità. Citando il CEO Jong-seok
Park, rendere disponibile Knock Code a più utenti possibile è la conferma
della strada intrapresa dall’azienda: differenziare i propri prodotti partendo dalla User Experience. L’introduzione avverrà tramite un aggiornamento
firmware a partire da aprile per mercati selezionati.
C
Sony
e Vueling
Prima carta
d’imbarco
indossabile
Ecco la prima app
che sostituisce la
carta e funge da carta
d’imbarco per i voli
della compagnia
Vueling
di Matteo ROSELLI
La carta d’imbarco cartacea sarà
un vecchio ricordo grazie a Sony
e Vueling, compagnia aerea spagnola che offre anche voli da e
per l’Italia. Le due aziende hanno
collaborato per creare un’applicazione per lo Smartwatch 2 di
Sony, che conterrà la carta d’imbarco mediante un codice a barre
in 2D, nonché tutte le informazioni relative al volo di riferimento. L’idea è quella di sostituire in
tutto e per tutto il documento cartaceo, cosa quanto mai comoda
in un momento in cui, tra metal
detector, richiesta di documenti
e valigie da aprire, perdere qualcosa è un attimo. L’applicazione
è disponibile su Play Store da fine
marzo in esclusiva per lo Smartwatch Sony. Il servizio offerto da
Vueling pone la compagnia aerea
in una posizione privilegiata sotto l’aspetto tecnologico rispetto
alle concorrenti. D’altro canto
Sony, riuscendo ad accaparrarsi un servizio utile come quello
offerto da questa applicazione,
potrà rappresentare un’ottima
soluzione per i clienti abituali
di questa compagnia aerea. Se
l’esperimento andrà a buon fine,
di sicuro non rimarrà isolato.
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estratto da dday.it
estratto da dday.it
n.87 / 31 MARZO 2014
MOBILE HTC commercializzerà anche la versione Google Edition, disponibile soltanto per il mercato statunitense
Preview del nuovo HTC One M8: bello e ben fatto
Ma le novità sono poche e per stupire serve altro
Siamo stati al lancio di HTC One M8: materiali pregiati e cura dell’interfaccia e degli applicativi
Ma rispetto al vecchio HTC One le novità vere sono poche. Ci ha, invece, incuriositi la custodia
di Roberto PEZZALI
TC toglie i veli dal nuovo One, uno degli
smartphone più attesi dell’ultimo periodo.
Nessuna sorpresa ovviamente, il copione
era già scritto, ma la curiosità per vedere se HTC
aveva tenuto qualche asso nella manica era molta. La scelta di tenere lo stesso nome dice tutto:
One M8 è un HTC One migliorato, nulla di più:
l’azienda non ha assolutamente stravolto il suo
smartphone, ma si è limitata a correggere e limare i piccoli difetti di quello che, a detta di molti, è
stato il miglior smartphone del 2013.
HTC One M8 entra in un’arena dove ad accoglierlo ci sono già il Sony Xperia Z2 e il nuovo Galaxy
S5: stesso processore, lo Snapdragon 801, stessa memoria di 16 GB e stesso sistema operativo
Android, anche se personalizzato con interfaccia
HTC Sense 6.
HTC One M8 è leggermente più grande del modello precedente e in proporzione più leggero
(pochi grammi in più ma è più grande), ma nonostante questo la qualità costruttiva e dei materiali
non manca di sorprenderci: insieme all’iPhone,
l’HTC One è l’unico smartphone che offre quel
tocco freddo e piacevole dell’alluminio anodizzato, una finitura preziosa che HTC ha curato in
modo particolare e offre in tre diverse colorazioni, nera, silver e gold.
Del vecchio “One” spariscono i tasti capacitivi
inseriti nel frame per lasciare spazio ai tasti a
schermo, mentre appare lo slot per la memoria
SD fino a 128 GB che farà la gioia degli affamati
di spazio. Sul frontale restano i due speaker stereo, orfani di Beats Audio, ma con la nuova tecnologia Boomsound che aumenta del 20% circa
la pressione sonora. La qualità audio, comunque,
è tutt’altra cosa anche se l’HTC probabilmente
è lo smartphone che nell’ambito della resa “citofonica” suona meglio. Brillante e con un ottimo angolo di visione lo schermo da 5” Full HD,
dotato anche di un nuovo controllo per il touch
che resta attivo sempre e permette di sbloccare
lo smartphone con il doppio tocco (ora LG farà
causa a tutti?) e di richiamare tramite una serie
di gesture a smartphone bloccato le app più comuni.
Altra novità ampiamente annunciata è la fotocamera doppia: al modulo Ultrapixel che resta lo
stesso dello scorso anno HTC ha affiancato un
torna al sommario



H
nuovo processore d’immagine e un sensore di
profondità che per ogni foto scattata cattura anche una mappa 3D dell’ambiente, permettendo
effetti in postproduzione come la scelta del punto
di fuoco.
Tutte cose belle da vedere ed efficaci, ma il rischio
è che all’atto pratico si dimostrino poco fruibili.
HTC ha comunque confermato di aver migliorato di gran lunga la fotocamera, e dalle poche foto
che siamo riusciti a fare sembra che la resa sulle
basse luci sia migliorata, ma ovviamente per una
conferma serve una prova vera. Buona anche la
camera frontale: 5 Megapixel con lente F2 grandangolare, ottima per le selfie.
La novità che ci è piaciuta di più, però, del nuovo
HTC è la cover, che abbiamo lasciato volutamente in fondo: HTC ha traforato la cover sfruttando
l’effetto schermo / forato per visualizzare notifiche e ora. Una soluzione simpatica e abbastanza
pratica, ma anche di questa bisogna verificare
l’utilità vera.
HTC One sarà disponibile entro fine aprile a 729
euro, un prezzo premium per uno smartphone
premium. I materiali sono eccellenti, le funzionalità complete e le performance eccezionali ma
nonostante questo è difficile dire “Cambiate il vostro One”, perché alla fine i miglioramenti che
segue a pagina 21 
HTC One M8
Le nostre prime impressioni
estratto da dday.it
n.87 / 31 MARZO 2014
MOBILE
Smartphone HTC One M8
segue Da pagina 20 
HTC ha apportato non sono certo miglioramenti
che cambiano il modo di vivere il proprio smartphone.
Così come è stato per Samsung e Sony, quella di
HTC è una “revisione” del modello già in commercio e l’impressione che ci siamo fatti è che
per un produttore legato a un Android è difficile
“staccare” i competitor proponendo qualcosa di
davvero fuori dal coro, anche perché il sistema
operativo è un recinto al di fuori del quale si riesce solo a mettere la testa. HTC, ad esempio, ha
aggiunto la camera “3D”, Samsung il sensore di
battito cardiaco e Sony la riduzione del rumore
hardware, ma si tratta sempre di piccole cose che
si aggiungono a un prodotto che sostanzialmente
resta uguale agli altri: il sistema operativo è quello e solo Google può effettuare dei cambi radicali.
Senza contare poi che parte delle “invenzioni” di
un produttore vengono copiate dagli altri (dallo sblocco con il doppio tocco al sensore IR che
HTC aveva fatto debuttare sul vecchio One) e che
le novità portate da Google al suo OS vengono poi
assorbite da tutti i produttori allo stesso modo,
senza quindi permettere a nessuno di fare qualcosa di davvero diverso e radicale.
HTC ripete l’esperienza dell’anno scorso. Anche
quest’anno il suo top gamma sarà venduto in due
versioni: una personalizzata dalla stessa azienda
taiwanese (con Sense 6.0) e l’altra con interfaccia
Google Nexus. Si ripete anche il cosiddetto “blocco regionale” del prodotto Google Edition, che
si potrà acquistare soltanto negli USA. Il prezzo
fissato è di 699$. La versione “Pure Google” avrà
dalla sua il vantaggio degli aggiornamenti, che
saranno costanti e duraturi, ma potrebbe perdere
tutte le personalizzazioni offerte dall’interfaccia
Sense di HTC. Dalle prime immagini sembra
però che, a differenza del passato, venga mantenuta qualche funzione presente nel top di gamma
originale. Infatti, HTC ha realizzato le applicazioni della nuova Sense 6.0 in modo separato rispetto al firmware del One M8. Questa versione renderà, inoltre, felici gli sviluppatori indipendenti,
che potranno creare delle ROM migliori per HTC
One con interfaccia Sense.


MOBILE Interfaccia simile a Passbook, tante card colorate per le diverse singole funzioni
Apple Healthbook fa anche l’esame del sangue
L’app Healthbook per iOS 8 misurerà di tutto. Ma con quali strumenti?
di Massimiliano ZOCCHI
ei giorni scorsi hanno fatto
il giro di Internet le immagini (diffuse in esclusiva da
9to5Mac) della ormai famosa app Apple dedicata al fitness & life tracking.
Il suo nome sarà Healthbook e avrà
un’interfaccia molto simile alla già
esistente Passbook, card colorate sovrapposte in verticale, ognuna delle
quali richiama una specifica funzione. Apple sembra fare le cose molto
sul serio, infatti va al di là del semplice fitness tracker già prodotto da
alcune aziende, e aggiunge anche misurazioni della pressione sanguigna,
saturazione dell’ossigeno nel sangue,
i livelli di zuccheri, l’idratazione, oltre a raccogliere dati sulla nutrizione,

N
torna al sommario
l’attività fisica e l’analisi del sonno.
9To5Mac assicura che gli screenshot
in suo possesso derivano da una versione preliminare di iOS 8, la cui beta
è attesa per la prossima Worldwide
Developer’s Conference.
Non è tuttavia chiaro come l’applicazione potrà raccogliere tutti questi
dati, se interfacciandosi con diversi
dispositivi di terze parti oppure da
nuovi prodotti Apple come il tanto
atteso iWatch. In particolare ci sono
dati molto difficili da raccogliere
come quelli derivanti da rilevazioni
del sangue e sull’idratazione, per cui
sarebbero necessari strumenti appositi. Quel che è certo è che l’app si potrà avvalere del co-processore M7 recentemente introdotto da Cupertino,
cosa che già stanno facendo altre
compagnie come Fitbit.
Questo scoop va ad aggiungersi a una
lunga serie di voci sull’argomento, che
sono nate quando Apple ha assunto
diversi sviluppatori esperti in questo
settore, molti dei quali hanno già lavorato su sensori e tracker, aggiungendo credibilità a queste ipotesi.
MOBILE
LG pensa
a un pennino
indossabile
Qualche tempo fa LG ha registrato un brevetto in merito
a una pennetta indossabile
come un braccialetto. Ora
circolano voci secondo cui
questo brevetto potrebbe
trasformarsi in un prodotto finito e fungerebbe da
accessorio del G Pad 8.3. Non
è ancora chiaro se sarà un
semplice sostituto delle dita
oppure una vera e propria
penna dotata di tecnologia
Wacom. Le specifiche del G
Pad fanno propendere verso
la prima scelta.
Innovative Curve
A smartphone
designed to fit you
Now It’s All Possible
n.87 / 31 MARZO 2014
MOBILE In Francia, l’azienda è il terzo produttore di smartphone per quote di mercato
Gli smartphone Wiko ora in Italia
Tanta tecnologia a prezzi competitivi
Tecnologia avanzata e prezzi competitivi riusciranno a conquistare la massa?
di Roberto PEZZALI
W
iko sbarca ufficialmente in
Italia: l’azienda francese
produttrice di smartphone ha ufficializzato la sua presenza
sul territorio italiano e promette
smartphone tecnologicamente avanzati ben costruiti a un prezzo “giusto”. Wiko è una azienda giovane,
parla di democratizzazione della tecnologia e di brand “techie”, e forse
quest’ultima è proprio la parola giusta per capire quali siano gli obiettivi di questa azienda che in Francia

WIKO HIGHWAY
rappresenta il terzo produttore di
smartphone per quote di mercato.
Nella gamma sono presenti smartphone con processore Tegra 4i, processori ecta-core, schermi IPS da 5”
Sharp Full HD, fotocamere frontali
da 8 MP, dati questi che possono far
sorridere lo “smanettone” che sogna
lo smartphone più potente al giusto
prezzo (e con Android liscio).
Basta prendere il modello Wax per
capire di cosa stiamo parlando: Wax
costerà 200 euro circa e sarà uno
smartphone LTE con processore
Tegra 4i, il SoC NVIDIA che si pone
sullo stesso piano di uno Snapdragon 400. Ha uno schermo IPS da
4.7” HD, fotocamera posteriore da 8
MP con HDR Video continuo grazie
all’engine fotografico Chimera, una
fotocamera frontale da 5 MP e 1 GB
di RAM (4 GB di memoria espandibile).
Non male per un prodotto che di listino costa così poco, così come non
è male Wiko Highway, 349 euro e
disponibilità immediata. Highway
ha tutto ciò che un utente evoluto
può aspettarsi, display 5” Full HD
IPS Sharp, un processore Mediatek
WIKO WAX
a 8 core Cortex A7, una scocca in vetro e una fotocamera posteriore da
16 MP accompagnata da una 8 MP
frontale.
A questi due modelli se ne affiancano altri ancora più competitivi, e nel
corso dell’anno la gamma diventerà
tutta 4G per “democratizzare” anche l’LTE.Wiko saprà conquistare
sicuramente quella piccola parte di
utenza attenta all’innovazione tecnologica, ma la vera sfida si gioca
sulle masse, e qui la partita è molto
più dura.
LG G2 Mini arriva in Italia a 299 euro
Il G2 Mini offre design e tanta qualità, da aprile a un prezzo accessibile

L
torna al sommario
Snapdragon 400, 1 Gb di RAM e fotocamera da 8 MP si piazza sicuramente tra i prodotti più interessanti
della fascia media. Da segnalare inoltre la cornice sottile grazie alla quale
lo schermo IPS da 4,7” occupa ben il
71% della superficie frontale, e l’implementazione dell’esclusivo codice
di sblocco Knock Code. A Barcellona
abbiamo avuto modo di provare in
anteprima G2 Mini, e rimandiamo
direttamente al nostro hands on.
Samsung ha svelato
i prezzi di Gear 2 e
Gear Fit per il mercato
asiatico. Si traducono
in 299 e 199 dollari
di Massimiliano ZOCCHI
MOBILE Il fratello minore del G2 di LG era stato presentato lo scorso febbraio al MWC
di Massimiliano ZOCCHI
G G2 Mini sarà disponibile in
Italia da aprile al prezzo di 299
euro. Nel comunicato ufficiale,
LG conferma le previsioni del Mobile
World Congress 2014, e sceglie una
politica di prezzo aggressiva, senza
rinunciare al design e a performance che, sebbene non paragonabili a
quelle del fratello maggiore, sono comunque degne di nota. Con Android
4.4 KitKat spinto da un processore
Samsung
Gear Fit
costerà 199
dollari
Samsung ha comunicato i prezzi
di lancio asiatici dei nuovi dispositivi indossabili, che con le dovute conversioni di valuta si traducono in 299 dollari per Gear 2
(prezzo identico al predecessore)
e 199 dollari per Gear Fit. Nessuna sorpresa dunque, solo qualche
dubbio su Gear Fit, che dovrà affrontare diversi concorrenti nel
settore fitness, che spesso hanno un prezzo decisamente più
basso. Vedremo se il design e lo
schermo curvo convinceranno
gli utenti a questa spesa extra e
se, una volta confermati i prezzi
USA, questi si tradurranno 1:1 in
euro. Tabella di marcia anticipata quella di Samsung, che non è
solita rivelare prezzi ufficiali con
anticipo rispetto alla commercializzazione dei prodotti. La mossa
è presumibilmente dovuta alla
recente presentazione di Android
Wear, cui hanno fatto seguito le
presentazioni dei prodotti LG e
Motorola. Samsung ha deciso
di allontanarsi dallo standard
Google per quanto concerne la
tecnologia indossabile e di abbracciare il suo Tizen, cosa che la
pone in aperta competizione con
buona parte dei prodotti “indossabili” che verranno.

estratto da dday.it
estratto da dday.it
n.87 / 31 MARZO 2014
MOBILE I rivoluzionari occhiali sono, al momento attuale, ancora in fase di beta testing
Google pubblica i 10 falsi miti di Glass
Numerose le preoccupazioni su Google Glass, soprattutto sulla privacy
E così arriva una lista di considerazioni per sfatare quelle più diffuse
1
Glass è una distrazione dal mondo reale
Twitter ha annunciato
l’arrivo di due novità:
la prima permetterà di
caricare fino a 4 foto
per tweet, la seconda di
taggare altri utenti
di Vittorio Romano BARASSI
sia hardware grazie al feedback dei
tester. Quando sarà in versione definitiva, farà sembrare questi primi
prototipi come i cellulari degli anni
’80 rispetto a quelli moderni.
5
Glass esegue il riconoscimento facciale
Google Glass è spento di default e attivato solo quando vuoi, per permetterti di interagire con il mondo reale
senza distrarti, come invece accade a
volte con pc, smartphone e tablet.
Non è vero, Google ha deciso di non
includere questa funzione per tutelare la privacy. Se un domani uno
sviluppatore dovesse presentare
un’app per questo scopo, potrebbe
comunque essere respinta.
2
6
Glass è sempre acceso
e registra tutto
Come ogni telefono cellulare Glass
ha lo schermo spento di base e la
batteria durerebbe solo 45 minuti se
registrasse continuamente.
3
Glass è solo per invasati di tecnologia
I Glass Explorers sono stati scelti in
maniera varia, hanno lavori normali,
studenti, casalinghe, professionisti di
ogni genere. Hanno in comune la visione di una tecnologia integrata nella vita comune e spesso dichiarano di
usarne meno grazie a Glass poiché la
usano in modo più efficiente.
4
Glass è pronto per la
commercializzazione
Negli ultimi 11 mesi ci sono stati
diversi aggiornamenti sia software


pesso si dice: non importa che
se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli. Ma
a Mountain View non si ragiona in
questi termini, al punto da cercare di
contrastare il più possibile le critiche
e le dicerie che stanno piovendo su
Google Glass. Al momento gli occhiali smart di Big G sono ancora in
fase di beta testing per i pochi fortunati che, una volta selezionati, hanno dovuto sborsare la considerevole
cifra di 1.500 dollari. È ovvio che a
seguito di un tale sforzo economico
non faccia piacere essere discriminati, presi in giro o visti di cattivo
occhio. Quindi Google, per venire
incontro ai suoi tester, ha deciso di
pubblicare un decalogo per sfatare i
miti più diffusi sui suoi occhiali.
torna al sommario
Glass copre il tuo
occhio
Falso, il prisma di Glass è progettato
per non interferire con la vista ed è
posto in posizione leggermente rialzata sopra l’occhio destro.
7
Glass è il dispositivo di
sorveglianza perfetto
Per spiare qualcuno ci vorrebbe
qualcosa di molto meno visibile e
che non necessiti di un pulsante o di
un comando vocale per attivarsi.
8
Glass è solo per pochi
privilegiati
Di sicuro 1.500 dollari sono molti,
ma molti tester sono persone comuni che per provare Glass hanno avuto un contributo dal datore di lavoro
o anche tramite siti di crowdfunding
come Kickstarter.
9
Glass è vietato
ovunque

S
di Massimiliano ZOCCHI
Twitter
cambia
Largo a tag
e immagini
Essendo simile a uno smartphone,
Google Glass ha più o meno gli stessi divieti. Inoltre, il dispositivo può
essere montato su normali montature di occhiali ed essere spento all’occorrenza.
10
Glass segna la fine
della privacy
Le fotocamere ormai sono molto
diffuse, anche negli smartphone, e
in passato hanno suscitato dubbi
simili. Ma basta uno sguardo al web
o a YouTube per rendersi conto che
queste preoccupazioni si sono rivelate infondate, e anche per Glass
sarà così.
Di sicuro lo sforzo fatto da Google
per riabilitare la reputazione di
Glass è considerevole, anche tramite campagne locali e marketing di
ogni genere. Nei mesi passati sono
stati diversi i casi di divieti negli
Stati Uniti, contravvenzioni per uso
durante la guida e altri, ma resta il
fatto che c’è un vero e proprio buco
legislativo in merito.
Staremo a vedere quali altre iniziative verranno prese per migliorare
l’immagine di questo innovativo dispositivo.
Al lancio non dovrebbe mancare
molto, lo si attende come sorpresa
proprio per il 2014.
Twitter è sempre stato considerato come un mezzo estremamente facile e immediato, che
puntava tutto sui 140 caratteri
dei tweet e si faceva beffe delle
funzionalità “avanzate” dei social concorrenti, ma da qualche
giorno non è più così. E c’è già
chi grida al “disastro”.
Qualche giorno fa, infatti,
Twitter ha annunciato l’aggiunta di due nuove funzionalità: la
prima permette agli utenti di
caricare fino a quattro fotografie
per tweet contemporaneamente, mentre la seconda aggiunge
la possibilità di taggare fino a
dieci persone all’interno delle
stesse foto, senza compromettere il limite dei 140 caratteri a
disposizione.
Si tratta di due aggiunte basilari
che in molti non hanno affatto
apprezzato: l’ondata di fotografie e di tag in arrivo renderà il
social network sempre più simile a Facebook, fattore che non
piace per niente a una grandissima fetta di utilizzatori.
estratto da dday.it
n.87 / 31 MARZO 2014
DIGITAL IMAGING Dedicata a un pubblico giovane e social. Sono pronte anche tre lenti
Samsung pensa in piccolo: NX mini
Una nuova fotocamera a lenti intercambiabili, la più piccola al mondo
Si era già vista più
di un anno fa, ma
solo ora Kodak
torna ufficialmente
nel mercato delle
fotocamere
un CMOS retroilluminato (BSI) da 1
pollice e 20.5 Megapixel; la sensibilità massima è da 12800 ISO (si parte
da ISO 160) mente è possibile scattare
raffiche fino a 6 frame al secondo con
un otturatore in grado di chiudersi alla
“folle” velocità di 1/16000 di secondo.
Possibili le riprese video in Full HD a
30 fps, la memorizzazione avviene su
schede microSD e non mancano Wi-Fi
e NFC per la rapida condivisione degli
scatti. Tramite uno specifico adattatore, sarà inoltre possibile installare su
NX mini ognuna delle 15 lenti NX “più
grandi”. Samsung non ha ancora comunicato con precisione quando NX
mini SMART Camera (disponibile in
cinque colorazioni: white, pink, mint
green, brown e black) sarà lanciata sui
mercati e a quale cifra sarà proposta.
DIGITAL IMAGING Vanta un’ampia gamma di accessori e supporti per il posizionamento
Arriva a maggio la sportcam 4K Panasonic
HX-A500 è una videocamera molto interessante, dal design particolare
di V. R. BARASSI
P
anasonic ce ne aveva dato un
assaggio nel corso dello scorso CES 2014 ma ora, a più di
due mesi di distanza, ecco arrivare
la versione definitiva di quella che
è la prima sportcam 4K dell’azienda nipponica. Il design “spezzato”
(corpo separato dal gruppo ottico,
collegati tramite cavo) è praticamente quello della HX-A100 (che
però registra solo in Full HD) nel
quale spicca l’aggiunta di un piccolo
display da 1.5 pollici - con annessa
ridistribuzione dei tasti fisici - inserito per rendere un po’ più moderno
l’aspetto della camera.
Il
dispositivo,
denominato
HX-A500, ha tutte le caratteristiche che dovrebbe possedere una
sportcam degna di questo nome:
è in grado di registrare filmati in
altissima risoluzione (Ultra HD a


er far fronte all’ultima tendenza
del momento, quella dei “selfie”,
Samsung ha presentato NX mini
SMART Camera, la fotocamera mirrorless a lenti intercambiabili più piccola al mondo destinata a un pubblico
giovane e social. Il design è minimal: il
frontale rifinito in similpelle colorata
è dominato dalla lente intercambiabile in formato ridotto (Samsung ne ha
presentate tre: NX-M 9 mm F3.5 ED,
NX-M 9-27 mm F3.5-5.6 OIS e NXM 17 mm F1.8 OIS) mentre sul retro,
oltre a qualche pulsante dedicato alle
principali funzioni, c’è un display da 3
pollici e 320x480 pixel di risoluzione
“Flip up and Touch”, ossia ribaltabile fino a 180° (quindi perfetto per gli
autoscatti) e touchscreen. Il sensore è
torna al sommario
3.820x2.160
pixel per 25
frame al secondo) fino a
3 metri di profondità per 30
minuti consecutivamente
(certificazione
IPX8). C’è anche la possibilità di ridurre
la risoluzione
di registrazione e dunque si può
decidere di filmare a 1080/50p,
720/100p e 480/100p.
Come le agguerrite soluzioni analoghe proposte dalla concorrenza, anche HX-A500 potrà vantare
una vasta gamma di accessori e di
supporti in grado di permettere il
suo posizionamento praticamente ovunque. La nuova sportcam di
Panasonic arriverà sui mercati nel
mese di maggio a un prezzo che dovrebbe essere fissato a 449 euro.
Panasonic Camera 4K
di Michele LEPORI
Dopo la notizia, ad inizio 2012,
della chiusura di tante linee produttive Kodak e del licenziamento
di 27.000 dipendenti, nessuno
immaginava di poter rivedere il
brand di Rochester nuovamente
attivo sul mercato delle fotocamere ed invece - grazie ai capitali
di JK Imaging’s - il CEO di Kodak
Antonio Perez lancia il guanto
di sfida alle grandi rivali del segmento, Olympus e Panasonic.
Buona tecnica e prezzo competitivo sono le chiavi per raggiungere
l’agognato successo: al recente
evento di presentazione europeo
Kodak ha svelato le caratteristiche tecniche della Pixpro S-1
che monta un sensore CMOS da
16 Megapixel su standard micro
quattro terzi con scatto continuo
a 5 fps e stabilizzazione ottica per
scatti in qualità JPEG e RAW.
Non manca la possibilità di effettuare riprese a 1080p a 30 fps
con encoding in formato H.264
e la possibilità di condividere le
proprie creazioni via Wi-Fi integrato. JK Imaging’s è partner di
Asia Optical e al momento pensa
di lanciare Pixpro S-1 in Estremo
Oriente e negli USA ma la presentazione europea lascia aperte le
porte alla commercializzazione
anche nel Vecchio Continente con
i due kit:
• Pixpro S-1 bianca o nera con
lente zoom 12-45 mm f/3.5-6.3 a
499 $
• Pixpro S-1 bianca o nera con
lente zoom 12-45 mm f/3.5-6.3 e
42.5-160 mm f/3.5-5.9 a 599 $

P
di V. R. BARASSI
Kodak
risorge
e presenta
Pixpro S-1
n.87 / 31 MARZO 2014
GAME & MOVIE Arriva la risposta di Sony all’Oculus Rift studiata per la PlayStation
Sony presenta Project Morpheus
Sony ha svelato alla GDC il suo casco per la realtà virtuale su console
di Vittorio Romano BARASSI
N
faccia HDMI+USB,
si potrà spostare lo
sguardo all’interno
del mondo virtuale,
mentre i movimenti
saranno ancora affidati al classico controller DualShock e/o
a Move. Presente la
funzionalità
Social
Screen. Sony garantisce che il visore - che
integra una nuova
tecnologia di audio
3D - è progettato per appoggiarsi
delicatamente sul viso dell’utente: non pesa su naso e guance e il
ricambio di aria è sufficiente ad
impedire che il pannello interno
si appanni. Attualmente il prototipo dispone di un lungo cavo di 5
metri ma nel prossimo futuro, una
volta messi i paletti sulle principali
caratteristiche, Sony punta alla sua
Valve ha deciso
di eliminare il
touchscreen dal suo
controller. Largo ai
tasti fisici
di Vittorio Romano BARASSI
totale rimozione; il modello finale
sarà dunque wireless. Sony non ha
annunciato una data di rilascio (né
tantomeno il prezzo) per il visore in
questione; i partner che hanno aderito al progetto sono innumerevoli
e anche la NASA ha messo gli occhi
sul lavoro giapponese. Oculus Rift
ha il primo degno rivale; il gioco inzia a farsi davvero interessante.
GAME & MOVIE La contromossa di Oculus all’annuncio di Sony non si è fatta attendere
Oculus mette in vendita il nuovo Rift DK2
Disponibile il nuovo kit di sviluppo con i miglioramenti mostrati al CES
di Vittorio Romano BARASSI
A
lla GDC 2014 Oculus ha portato una nuova versione di Rift
(denominata DK2, che sta per
Dev Kit 2) che presenta qualche
caratteristica innovativa rispetto
ai precedenti modelli, l’ultimo dei


el corso della GDC 2014 di
San Francisco, Sony ha annunciato il primo prototipo di
Project Morpheus, visore virtuale di
ultima generazione sul quale l’azienda giapponese è al lavoro da ben tre
anni e che d’ora in poi sarà affidato
a sviluppatori e beta-tester per il
processo di maturazione finale. Il
dispositivo, molto bello nel design
ma tutt’altro che definitivo, dispone
di un pannello Full HD da 5 pollici
di diagonale installato davanti agli
occhi dell’indossatore (960×1080
per occhio) che garantisce un angolo di visione approssimativo di
90 gradi; il visore è pensato, ovviamente, per PlayStation 4 e funzionerà in connubio con PlayStation
Camera, strumento necessario ai
fini del preciso tracking (1000 Hz e
3 metri di “campo”) della posizione.
Con il visore, che propone un’inter-
torna al sommario
quali è stato portato solo un paio di
mesi fa al CES di Las Vegas, dove ci
aveva particolarmente impressionati. La nuova versione del visore
(che dovrebbe rispecchiare il 70%
della release definitiva) è ora dotata di un doppio schermo OLED
a bassa latenza con risoluzione
960x1080 pixel, che dunque riproduce un pannello
Full HD esattamente come
il concorrente Sony. Il campo visivo però è più ampio:
100 gradi contro i 90 gradi
di Project Morpheus.
Debutta anche un nuovo sistema di tracking ad infrarossi: la massima precisione
è ora il risultato dei parametri registrati dai giroscopi,
Valve ripensa
il controller
Via il
touchscreen
dagli accelerometri e dalle immagini ricreate dalla nuova videocamera da posizionare dinanzi al visore.
Poche le informazioni diramate a
riguardo ma, anche in questo caso,
le analogie con il sistema Sony
sono evidenti. Scende inoltre il
peso complessivo del dispositivo:
ora è di 440 grammi.
La vera notizia è però un’altra:
Oculus ha deciso di vendere anche
questo secondo Dev Kit. Da ieri
sono partiti i pre-ordini e le consegne inizieranno a luglio; il prezzo è
stato fissato in 350 dollari americani, 50 in più rispetto al modello originale. Per effettuare il pre-ordine
e per tutte le informazioni sul prodotto in questione vi basta andare
sul sito ufficiale del progetto.
A fine settembre Valve ha presentato al mondo la sua idea di
controller da abbinare al mondo
dei PC da gioco Steam Machine;
questo joypad, sin da subito, ha
suscitato scalpore tra i giocatori
per via della sua rivoluzionaria
impostazione in cui spiccava
l’assenza di levette analogiche
(sostituite da due trackpad) e
la presenza di un grande touchscreen centrale.
Valve ha annunciato di aver
ripensato in maniera importante al controller presentato
nei mesi scorsi e, dopo aver
raccolto numerosi feedback da
parte di tutti i beta-tester, ha
deciso di rivoluzionare ancora
una volta il design del joypad.
Sul sito ufficiale della software house - anche se ormai tale
definizione sta un po’ stretta a
Valve - sono apparse le prime
immagini del controller 2.0, caratterizzato da un’impostazione
decisamente più classica, che
i puristi del gaming sapranno
sicuramente apprezzare: addio
al touchscreen (considerato
dai più come poco pratico) e
largo ai classici otto tasti fisici, quattro di azione (XYAB in
stile Xbox, con tanto di medesima colorazione) affiancati da
altri quattro, rappresentanti le
altrettanto classiche freccette
analogiche. Al centro spicca il
logo di Steam che si illumina
quando la console è accesa, altra analogia con la console Microsoft. Sarà questa la versione
definitiva del controller?

estratto da dday.it
n.87 / 31 MARZO 2014
GAME & MOVIE Annunciato il nuovo capitolo della famosissima saga videoludica
Assassin’s Creed ritorna con Unity
Arriverà a fine 2014 e sarà disponibile solo per le console next gen e PC
di Vittorio Romano BARASSI
N
Kotaku, autorevole sito specializzato,
il quale ha pubblicato in esclusiva
“screenshot rubati” (inviati da un
utente anonimo) che mostrano ulteriori dettagli della capitale francese.
Assassin’s Creed Unity, lo riperiamo,
arriverà entro la fine del 2014 (probabilmente fine ottobre - inizio novembre) solo per PC, PlayStation 4 e
Xbox One. Il titolo, infatti, ha seguito
un processo di sviluppo esclusivamente pensato per hardware di nuova generazione.
Assassin’s Creed Unity - Il primo trailer
GAME & MOVIE Sembra interessante e in grado di soddisfare sviluppatori e utenti finali
Snowdrop Engine: motore grafico “da paura”
Ubisoft mostra a GDC 2014 un diario di sviluppo del nuovo motore grafico
di Matteo ROSELLI
D
urante la GDC 2014, Ubisoft
ha mostrato un diario di sviluppo dedicato al suo nuovo motore grafico, denominato
Snowdrop Engine. Questo motore,
a detta della casa produttrice fran-
Snowdrop Engine in video


elle scorse settimane ci sono
state innumerevoli fughe di
notizie a riguardo, ma Ubisoft
non si è mai espressa chiaramente
fino a quando, attraverso un breve video trailer, ha annunciato Assassin’s
Creed Unity, nuovo capitolo di una
delle serie di videogiochi più apprezzate della storia che arriverà sui mercati entro la fine dell’anno in corso.
Unity è un progetto ambizioso, sul
quale il team di sviluppo sta lavorando già da dai tempi di Brotherhood:
“sono ormai tre anni che stiamo lavorando al nuovo Assassin’s Creed e,
anche se non siamo ancora davvero
pronti per mostrarvi la nostra visione per un capitolo veramente nextgen, sembra che i Templari ci stiano
costringendo a parlare! Allora ecco
per voi una prima anteprima di alcune sequenze di gameplay di Assassin’s Creed Unity. Restate con noi:
nei mesi a venire moltissimi dettagli
vi aspettano!”. Quella appena citata
è l’unica informazione ufficiale dira-
mata da Ubisoft, ma il trailer dell’annuncio è molto più chiaro: risulta evidente come il titolo sarà ambientato
in Francia durante il 18esimo secolo
durante la Rivoluzione Francese. Nel
filmato - che si riferisce ad una versione Alpha del gioco - si vede qualche fantastica ambientazione e non
si fa fatica a scorgere la cattedrale di
Notre-Dame, chiara indicazione di
come il titolo sarà largamente ambientato nella Parigi di quei tempi. A
conferma di tale tesi ci viene in aiuto
torna al sommario
cese, sarà in grado di soddisfare sia
gli sviluppatori che gli utenti finali.
I primi attraverso un facile sistema
di modifica che unifica il gioco con
l’editor, permettendo di compiere
tutte le operazioni in tempo reale; i
secondi attraverso una grafica e una
fisica mozzafiato. Osservando il video pubblicato da Ubisoft siamo rimasti molto colpiti dalla gestione
delle luci (molto realistica) e dalla qualità
degli ambienti (definiti
e “vivi”). Il paragone
con i motori grafici della concorrenza è ancora
troppo affrettato, ma non sembra
raggiungere l’eccellenza del Fox
Engine, che risulta ancora oggi insuperato. Prima di lasciarvi al video, vorremmo concludere con una
riflessione: Ubisoft nel corso degli
anni ha presentato numerosi Engine che promettevano rivoluzioni
grafiche senza precedenti (in giochi
come Far Cry 3 o Watch Dogs, per
citare solo alcuni esempi) per poi
smentire tutto all’ultimo momento, soprattutto per colpa dell’inefficienza delle console. Riuscirà questa volta a mantenere le promesse
o dobbiamo aspettarci l’ennesimo
downgrade grafico?
ZTE FunBox
è la console
Android più
potente
Anche ZTE sale sul
carro delle miniconsole Android
con FunBox. Prezzo
contenuto: 80 dollari
di Massimiliano ZOCCHI
Non si placa il fermento nel
mondo delle mini-console Android. ZTE, in collaborazione
con The9 Limited, presenta
FunBox, ennesimo dispositivo
pensato per il casual gaming
da salotto. Sul fronte tecnico
FunBox è interessante poiché si
avvale del SoC Tegra 4 di Nvidia,
con CPU quad-core e una GPU
GeForce da 72 core, il tutto supportato da 2 GB di Ram DDR3L
e 8 GB di memoria Flash. Come
connettività troviamo HDMI,
ethernet e USB, oltre al Wi-Fi
dual band e il Bluetooth. La versione di Android implementata
è la 4.3. Secondo il produttore,
queste caratteristiche fanno
di FunBox la mini-console più
performante tra quelle in commercio. ZTE9 Limited (questo
il nome della joint venture) dichiara inoltre delle non meglio
specificate funzionalità di video
chat e video online, che scopriremo solo il giorno del lancio sul
mercato. Le vendite, attualmente per il solo mercato cinese,
inizieranno il prossimo mese,
per un prezzo di circa 80 dollari,
con possibilità di scegliere tra 12
colori diversi. La aspettiamo anche in Europa.

estratto da dday.it
n.87 / 31 MARZO 2014
SMARTHOME Le lampadine LED di LG offrono connessione Wi-Fi Direct e Bluetooth
Le lampadine LED intelligenti di LG
Ti avvisano delle chiamate e simulano l’alba, funzionano con Android e iOS
di Massimiliano ZOCCHI
L
Google ha annunciato
che Google Now è
disponibile anche su
PC e Mac, come parte
integrante del “suo”
browser, Chrome
sarà riservata una funzione speciale,
ovvero il lampeggiare a ritmo di musica. LG dichiara che i suoi bulbi a
basso consumo possono durare fino
a 10 anni con un utilizzo medio di
5 ore al giorno. Come dicevamo, al
momento il lancio è previsto per il
solo mercato locale; nessuna informazione per il resto del mondo.
PC & MULTIMEDIA Nvidia ha annunciato Titan Z, una scheda grafica “per supercomputer”
Da Nvidia ecco Titan Z, scheda da 3000 $
La scheda grafica è dotata di 2 GPU GK110 e di 12 GB di memoria RAM
di Paolo CENTOFANTI
N
el corso della GPU Technology Conference, Nvidia ha annunciato, un po’ a sorpresa,
GeForce GTX Titan Z, scheda grafica
dalla potenza mostruosa destinata a
soddisfare le esigenze dei professionisti del video e anche quelle di qualche ricco appassionato giocatore. Il
progetto è nelle ultime fasi di sviluppo e tra un po’ sarà possibile acquistare il top del top di Nvidia ad una
cifra spropositata: 2.999 dollari. Per
costare come oltre sette PlayStation
4, questa scheda grafica deve necessariamente essere qualcosa di unico
ed infatti è così: Nvidia GeForce GTX
Titan Z incorpora nello stesso PCB
due GPU GK110 da 2880 CUDA core
l’una (fanno 5760 in totale!) e ogni
GPU è affiancata da ben 6 GB di memoria GDDR5, portando il computo
totale a 12 GB.
Nvidia non ha rilasciato molte infor-


G presenta la nuova linea di lampadine LED denominata Smart
Bulb. Disponibili per ora solo
nel mercato coreano, per un prezzo
di 35.000 won (circa 23 euro l’una),
le Smart Bulb sono lampadine LED
a basso consumo (10 W) e offrono
connettività Bluetooth e Wi-Fi. A
differenza del principale sistema
concorrente, Philips Hue, la connessione può avvenire anche in maniera
diretta (Wi-Fi direct), senza quindi
la presenza di un router o un bridge
apposito. La gamma si compone di
due modelli, uno denominato Color, l’altro DayLight, tuttavia non è
chiaro se il primo sarà in grado di
riprodurre più colori o uno solo. Ciò
che rende Smart
queste lampadine
sono ovviamente
le funzioni avanzate controllabili tramite smartphone.
Con l’app dedicata
LG Smart Lighting
(Android 4.3 e iOS)
possiamo controllare l’accensione a
distanza (in questo
caso si presume che un router sia
necessario), oppure la lampadina ci
avviserà lampeggiando dell’arrivo
di una chiamata o di una notifica.
Non manca la possibilità di impostare allarmi e sveglie con la tipica
riproduzione dell’alba. Sembra inoltre che, a chi le userà con Android,
torna al sommario
mazioni sulla scheda grafica in questione, ma è indubbio che tale soluzione sarà prodotta in serie limitata;
Nvidia garantisce che la scheda è in
grado di raggiungere facilmente gli
8 TeraFLOPS di capacità computazionale, dato che ci fa ipotizzare un
leggero downclocking delle GPU installate a bordo (GTX Titan “normale” ha un clock di 889 MHz e oltre 5
TeraFLOPS massimi), forse attuato
per ridurre i consumi che altrimenti
avrebbero raggiunto e superato fa-
Google Now
sbarca anche
su Chrome
cilmente i 430-450 Watt.
Il design della scheda è
relativamente compatto se
si considerano le potenze
in gioco; Nvidia è riuscita
a contenere lo sviluppo in
lunghezza ma per raffreddare meglio le due GPU
(altro motivo per l’abbassamento del clock?) e tutta
la dotazione di memoria ha
scelto di utilizzare un sistema “refrigerante” di corpose dimensioni,
provvisto di una sola ventola ma che
si sviluppa maggiormente in spessore, occupando tre slot anziché due.
Titan Z press conference
di V. R. BARASSI
Una delle caratteristiche più interessanti degli ultimi smartphone Android è certamente Google
Now, sistema “intelligente” per
rendere più interattivo il rapporto tra dispositivo e utilizzatore.
Fino a poco fa la funzionalità era
disponibile solo su smartphone
e tablet Android (ma anche iOS
tramite app scaricabile dallo
Store), ma da adesso è possibile
abilitare Now anche su desktop
e laptop dotati di browser Chrome. La feature in questione è
rimasta in beta-testing per diverse settimane, ma ora sembra
pronta per rivolgersi alle masse.
Per attivare le notifiche basterà semplicemente accedere in
Chrome con le stesse credenziali utilizzate sul proprio smartphone/tablet; se utilizziamo un
sistema operativo Windows le
notifiche appariranno sulla destra dello schermo “dal basso”,
mentre se operiamo da un Mac
le schede faranno la loro comparsa sempre dalla porzione destra del pannello, ma “dall’alto”.
Per maggiori informazioni su
Google Now per il browser Chrome è possibile fare riferimento
alla pagina ufficiale di supporto
preparata da Google.

estratto da dday.it
estratto da dday.it
Google annuncia
ufficialmente l’arrivo
in Italia di Chromecast
dongle USB e HDMI
che sposa smartphone
e tablet con il TV
di Paolo CENTOFANTI


Dopo la nostra anticipazione,
ora c’è l’ufficialità: da oggi è
possibile acquistare anche in
Italia Chromescast, il dispositivo di Google che permette di
aggiungere funzionalità smart
al TV utilizzando smartphone
e tablet. Chromecast è già disponibile sul Play Store è ha in
Italia un costo di 35 euro, con
evasione degli ordini in 1-2
giorni. Chromecast consente
di riprodurre sul TV contenuti
da servizi in streaming via Internet, a cominciare da quelli
firmati Google e in particolare
Play Music e Play Movies, oltre naturalmente a YouTube.
Proprio di recente, Google ha
rilasciato un SDK che consentirà agli sviluppatori di terze
parti di includere il supporto
a Chromecast in un numero
maggiore di app e Google ha
annunciato di essere al lavoro con i fornitori di contenuti
locali per portare più servizi
sulla chiavetta. Negli Stati
Uniti, dove era fino ad oggi
disponibile Chromecast, gli
utenti potevano ad esempio
utilizzare il dispositivo per
riprodurre Netflix sul TV utilizzando smartphone e tablet
come telecomando; sarebbe
interessante se questa possibilità venisse estesa in Italia
a servizi come Infinity o Sky
Online, vedremo. Nel frattempo vi rimandiamo alla nostra
prova di Chromecast per maggiori approfondimenti.
torna al sommario
HI-FI E HOME THEATER Novità nella gamma stereo di Yamaha con ampli e lettore CD/SACD
Yamaha 2100, il sogno si avvicina
La coppia ampli/lettore rende la prestigiosa serie 3000 più accessibile
di Roberto FAGGIANO
L
’arrivo della coppia amplificatore - lettore CD/SACD della
serie 3000 aveva fatto sognare
gli appassionati del suono e dello
stile Yamaha, ma il prezzo proibitivo di quell’accoppiata aveva
lasciato molti delusi. Ora Yamaha
ha pensato di portare buona parte
dei contenuti della serie 3000 nella
più accessibile serie 2100. Si tratta
dell’amplificatore A-S2100 (1.999
euro) e del lettore CD/SACD CD-S2100 (1.899 euro), una coppia più
accessibile nel prezzo ma con buona
parte dei contenuti dei modelli top
di gamma. Ritroviamo gli scenografici VU - meter dell’amplificatore,
la componentistica selezionata, la
qualità costruttiva e le possibilità
operative.
Sull’amplificatore la circuitazione
mos-fet nella configurazione bilanciata dei finali di potenza permette
di erogare 2 x 90 watt (8 ohm, 0,07
THD) o 2 x 150 watt (4 ohm, 0,07%
THD), con ingressi bilanciati per il
lettore CD, ingresso per giradischi
con testina MM o MC e altri ingressi analogici oltre alla separazione
pre/finale.
Per la qualità della costruzione basta
osservare le foto dell’interno e soppesare i 23,4 kg dell’apparecchio. La
finitura è disponibile in colore nero

Google
Chromecast
in Italia
a 35 euro
n.87 / 31 MARZO 2014
AMPLIFICATORE A-S2100
o argento con fianchetti in legno.
Il lettore CD e SACD CD S-2100
va oltre le pure funzioni di riproduzione di supporti fisici perchè
ha pure una completa sezione di
conversione audio digitale/analogico con ingressi digitali di tipo
ottico, coassiale oppure usb per
computer. Proprio in questa sezione troviamo impiegati i prestigiosi convertitori Ess ES 9016 a 32
LETTORE CD/SACD CD-S-2100
bit, già impiegati sul top di gamma
home theater della stessa Yamaha.
Nella costruzione spicca la completa
separazione delle alimentazioni per
le sezioni analogica e digitale, oltre
a una meccanica di rara robustezza.
Per sfruttare al meglio l’ingresso usb
da pc con musica in alta risoluzione
si potrà scaricare l’apposito software
sul computer, che prevede l’utilizzo
del sofisticato programma professionale Steinberg ASIO 2.3 per ottenere le migliori prestazioni musicali.
Anche questo modello è disponibile
con finitura nera o argento con fianchetti in legno.
n.87 / 31 MARZO 2014
HI-FI E HOME THEATER Arrivano altri 4 sintoamplificatori A/V della nuova gamma 77
Poker Yamaha: la serie 77 è completa
Tante novità operative e finalmente il wi-fi integrato nei modelli maggiori
di Roberto FAGGIANO
D
sce a ricreare le migliori condizioni
acustiche tramite DSP, grazie a una
misurazione più accurata dei suoni
riflessi nella fase di
calibrazione automaYAMAHA RX-VR577
tica.
Sempre sui due modelli maggiori fa il
suo esordio il circuito di upscaling video
4K, sempre più utile
in vista del massiccio
arrivo di televisori 4K
sul mercato. gli altri
due modelli (477 e
577) si limitano invece
al 4K pass-trough. Allargata ai tre modelli
maggiori la connessione wi-fi alla rete,
molto utile per chi
LA APP DI CONTROLLO (PER IOS E ANDROID)
abita in vecchi appartamenti dove l’accesso alla
rete cablata è in genere in
un solo punto. La connessione wi-fi è ampliata anche al wi-fi Direct per una
più rapida interattività in
mancanza di rete wi-fi casalinga. Nessuna modifica
nelle elaborazioni DSP,
che rimangono le 17 dei
modelli precedenti. Tutti


opo il modello base RX-V377,
Yamaha completa la gamma
2014 dei propri sintoamplificatori home theater. Le novità sono
soprattutto all’interno, con importanti migliorie al circuito di calibrazione automatica YPAO, una nuova
app di controllo e finalmente il wi-fi
integrato nei tre modelli maggiori. Le
novità del circuito di autocalibrazione YPAO si chiamano Volume e RSC
(Reflected Sound Control) e sono
presenti solo sui modelli 677 e 777.
In pratica per la prima novità si tratta
di un software integrato nel sistema
di calibrazione che regola automaticamente gli sbalzi di volume, specie
ai bassi livelli, tenendo conto delle
caratteristiche fisiche e acustiche dell’ambiente dove è sistemato l’impianto, in modo da mantenere sempre il
migliore equilibrio. L’RSC invece rie-
torna al sommario
YAMAHA RX-V777
Per Sonos
un’app tutta
nuova
Sonos aggiorna
finalmente la datata
app per il controllo
del suo sistema
tramite smartphone e
tablet. Disponibile ora
la beta per Android
di Paolo CENTOFANTI
i nuovi modelli sono già compatibili con Spotify e possono riprodurre
musica Flac fino a 192 kHz e la musica Apple Lossless.
Ampiamente rinnovata la app di controllo già disponibile per Android e
iOS, l’interfaccia è ora più intuitiva
e più colorata, personalizzabile per
grafica e lingua.
In breve qui di seguito le caratteristiche dei quattro nuovi modelli; i
prezzi non dovrebbero discostarsi
da quelli attuali delle corrispondenti
versioni 75.
• RX-V477: potenza 5 x 115 watt,
Airplay, DLNA, 4K Passthrough, 6
HDMI in
• RX-V577: potenza 7 x 115 watt, wifi, Airplay, DLNA, 4K Passthrough, 6
HDMI in
• RX-V677: potenza 7 x 150 watt,
wi-fi, Airplay, DLNA, 4K upscaling, 6
HDMI compatibile 4K e MHL
• RX-V777: potenza 7 x 160 watt,
wi-fi, Airplay, DLNA, 4K upscaling, 6
HDMI compatibile 4K e MHL
Tutti i modelli sono disponibili in
versione nera oppure argento.
Sonos si è finalmente decisa ad
aggiornare l’app per il controllo del suo sistema audio senza
fili. Con l’uscita dal mercato
del Controller, il telecomando
touch del sistema, il controllo
dei componenti era stato affidato alle app per smartphone,
tablet e PC. L’applicazione però
non era più aggiornata da anni
(dal 2009 per la precisione) e
cominciava a soffrire di un’interfaccia piuttosto datata e non
più al passo con la moltitudine di servizi che sono stati via
via aggiunti al sistema Sonos.
Non è un caso che una delle
principali novità della nuova
applicazione, disponibile ora
in beta pubblica per Android
e più avanti per iOS, è proprio
la nuova ricerca unificata, che
permette di trovare l’artista o
il brano che si cerca dovunque
si trovi, nella propria libreria
o in un servizio di streaming.
L’interfaccia è stata nettamente allegerita e resa ancora più
semplice da utilizzare, come è
possibile vedere in questa galleria di schermate.
Nel comunicato stampa che
annuncia la nuova app, Sonos
parla esplicitamente delle versioni per Android e iOS, oltre
che di nuove app per PC e Mac
in arrivo più avanti nel corso
dell’anno, mentre per il momento non c’è ancora notizia
per quanto riguarda il supporto
anche della piattaforma Windows Phone.

estratto da dday.it
La lavatrice intelligente
Un concentrato di tecnologia
mai visto prima.
Classe energetica
A+++ -40%
Con un consumo energetico
annuo di 118 kWh, Intelius
è la lavatrice con la maggiore
efficienza energetica sul
mercato (giugno 2012 – GfK).
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Motore Inverter innestato al
cestello della lavatrice per
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vibrazioni e della rumorosità.
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Grazie al serbatoio per
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Intelius ne dosa
automaticamente la
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è assicurato!
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Un sistema intelligente di
rilevamento della durezza
dell’acqua si associa a
Smart Dosing per avere
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Due spray intelligenti
lavano fibre e pelucchi lasciati
sulla guarnizione dopo
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www.haier.it
estratto da dday.it
n.87 / 31 MARZO 2014
TEST Production. Questo il significato di “Pro”. Grande attenzione al software, per andare oltre la semplice fruizione dei contenuti
Galaxy Tab Pro 10.1, Samsung stravolge Android
Da poco disponibile, Galaxy Tab Pro è il nuovo tablet Samsung pensato per la produttività
Pesa poco, ha una batteria che dura molto e un eccellente schermo. Ma forse serviva più memoria
Leggero e potente
con buone finiture
Galaxy Tab Pro ricalca le linee del Galaxy
Note 3: cover posteriore in similpelle (anzi, plastica con effetto pelle), profilo cromato e sottile
cornice bianca attorno allo schermo da 10.1”.
Nonostante il popolo reclami sempre potenza
e risoluzione, sono ben altre le caratteristiche
che ci si aspetta da un tablet, ovvero leggerezza
e autonomia. E qui Samsung ci ha visto lungo,
portando il Galaxy Tab Pro a un peso di 477
grammi per la versione LTE, con una batteria
da 8220 mAh che assicura fino a 12 ore di riproduzione video continua e anche 15 ore di
navigazione Web.
Galaxy Tab Pro 10.1 ricalca la classica struttura
dei terminali Samsung: tasto Home con doppio
tasto laterale per Multitasking e Back, camera
frontale da 2 Megapixel con rilevamento dello
sguardo, slot per micro SD sul lato e connessione micro USB sul fondo che funziona anche
come porta USB OTG e MHL. Samsung trova
spazio anche per due piccoli speaker laterali
stereo, ma da un tablet non ci si può aspettare
troppo, e per il trasmettitore IR nella parte alta
da usare con l’applicazione Remote Control per
gestire i dispositivi controllabili da infrarossi.
Rispetto al Note 3, la mancanza principale è la
porta USB 3.0, che Samsung ha messo anche
sul Galaxy S5.
Sul retro trova spazio, infine, la camera da 8
Megapixel con flash LED: anche da questa,
trattandosi di un tablet, non possiamo aspettarci performance da urlo ma la qualità, come
vedremo, è soddisfacente.
Android o non Android?
Samsung Galaxy Tab Pro ha a bordo Android
4.4.2, ma l’azienda coreana ha profondamente
trasformato l’esperienza di base tanto da sollevare qualche perplessità da parte di Google, che
ha visto gli interventi di Samsung come troppo
invasivi.
segue a pagina 33 
Samsung Galaxy Tab Pro 10.1
Le nostre impressioni



A
di Roberto PEZZALI
rriva in Italia, dopo il lancio al CES di Las
Vegas, la nuova gamma di tablet Samsung,
la Pro. Il Galaxy Tab Pro da 10.1 è la versione senza S-Pen del Galaxy Note 10.1, un tablet completo, evoluto, leggero e potente che
strizza l’occhio anche all’ambito business grazie
alla presenza a bordo di una suite completa di
produttività e di Knox, l’ambiente sicuro pensato per unificare l’uso lavoro/tempo libero e proteggere i dati con una codifica in tempo reale.
Pro non sta, comunque, per Professional ma per
Production: il nuovo Galaxy è un tablet adatto
a tutti coloro che vogliono andare oltre la semplice fruizione dei contenuti, non è innovativo
per l’hardware (alla fine questi tablet sono un
po’ tutti uguali) ma per la parte software, dove
Samsung ha davvero cambiato Android per offrire quella che secondo lei è una vera “Tablet
Experience”, a discapito forse dell’immediatezza d’uso e dello spazio libero sul device che si
riduce a soli 9 GB su una memoria totale di 16
GB. L’azienda coreana ha lavorato bene, anche
se il prezzo di listino non è dei più abbordabili:
549 euro per la versione da 16 GB con LTE.
Tutte le possibilità offerte dal Galaxy Pro 10 le
abbiamo riassunte in un ampio video che potete
trovare in questa pagina.
torna al sommario
estratto da dday.it
n.87 / 31 MARZO 2014
TEST
Samsung Galaxy Tab Pro 10.1
segue Da pagina 32 
Del Galaxy Pro 10.1 colpisce soprattutto il display:
con una risoluzione di
2560x1600 Samsung offre
una densità di pixel prossima ai 300 ppi con ottima
brillantezza. Il segreto è
l’utilizzo di uno schermo
Super Clear LCD con matrice WRGB, quindi con
un subpixel bianco ogni
tre subpixel RGB. Il risultato non delude sotto
il profilo dell’angolo di visione, della brillantezza e della saturazione cromatica, anche se
Samsung forse ha corretto un po’ la risposta per
dare l’impressione di una saturazione analoga a
quella dei display OLED dei suoi smartphone.
Il nero, anche se non è spinto come quello di un
OLED, è comunque più che buono. Il display è
in formato 16:10, offre una buona leggibilità e
nonostante la cornice sottile si impugna decisamente bene.
Il processore usato da Samsung è lo Snapdragon
800: processore potentissimo, con modem LTE
integrato e GPU Adreno 330, ma l’impressione
è che questa potenza sia necessaria per “muovere” l’interfaccia che è comunque più pesante
di quella di un tablet Android liscio. Galaxy Tab
Pro, anche senza applicazioni aperte, ha infatti moltissimi processi attivi e se proviamo ad
esempio ad aprire un’app in finestra, capita anche di attendere qualche secondo prima di vederla apparire. A tratti, con un’interfaccia home
molto carica di widget, capita anche di trovarsi
di fronte a piccole incertezze o rallentamenti,
segno che forse questa nuova shell necessiti ancora di un certo grado di ottimizzazione (o semplicemente di più RAM, ha “solo” 2 GB).
Colpisce, invece, l’autonomia: con una grande
batteria, il Tab Pro 10.1 supera senza problemi
le 10 ore sia in riproduzione video sia in navigazione, e se stiamo attenti riusciamo a raggiungere anche le 15 ore di utilizzo pieno. L’utilizzo
della connettività integrata riduce l’autonomia,
ma non di troppo.
Nel complesso Tab Pro 10.1 è un buon tablet,
anche se pure qui Samsung inizia a mettere
troppa carne al fuoco e il rischio è di trovarsi
con un sistema appesantito e con l’utente che
non capisce bene cosa fare. Magazine UX è piacevole, ma è limitata, non troppo versatile e
soprattutto non sostituisce del tutto Android,
creando un dualismo non facilissimo da capire.
Ottimo l’assortimento di applicazioni, come la
possibilità di telefonare con il modello LTE.

Il design del Tab Pro 10.1 si rifa a quello del Note 3: cornice bianca intorno al display e profilo cromato. La cover posteriore è “effetto pelle”.
torna al sommario


Lo stile di Google resta, anche se con le icone modificate, tuttavia all’interno di Galaxy Tab Pro assistiamo davvero allo scontro tra due mondi: da
una parte Google con le sue app, dall’altra Samsung con i suoi programmi a volte in perfetta sovrapposizione con quelli di Google. Oltre alle applicazioni installate di default, troviamo tutta la
suite di S-App e alcuni applicativi rigorosamente
selezionati da Samsung come Flipboard (parte
integrante della UX Magazine Interface), Hancom Office per la visualizzazione di documenti e
Remote PC per controllare un computer con un
tablet in accesso remoto.
Le principali novità riguardano però l’interfaccia Home: alle classiche Home Android configurabili con widget e applicazioni, Samsung ha
affiancato anche una nuova interfaccia molto
simile alla Metro UI di Windows 8 derivata proprio dall’integrazione con Flipboard. La nuova
interfaccia vuole essere una vetrina sulle notizie principali, che possono essere integrate con
una serie di tile preparate da Samsung. Ogni
pagina è configurabile liberamente, in modo
facile e veloce, tuttavia il risultato è un tablet
che da una parte sembra Android dall’altra
Windows 8: Samsung ha scelto la via di mezzo
per non allarmare troppo Google, ma a nostro
parere sarebbe stato meglio fare una scelta radicale per non offrire all’utente due esperienze
utente complementari. A questo si aggiunge poi
la possibilità di gestire le applicazioni in finestra e di affiancare due applicazioni sullo stesso
schermo, con la stessa logica già vista sul Note 8
e forse più pratica da sfruttare quando si usa
una penna come S-Pen.
Display eccellente
tanta batteria
ma prestazioni
non sempre brillanti
estratto da dday.it
n.87 / 31 MARZO 2014
HI-FI E HOME THEATER Una comparativa di cuffie dai prezzi allineati, da usare con lo smartphone o a casa. Ecco i risultati
Quattro cuffie sotto i 100 € per chi ama la musica
Armati di LG G2 e iPod touch, scopriamo non un vincitore, ma per quali tipi di utente sono più adatte
di Roberto FAGGIANO
V
House of Marley Liberate
100% naturale
Nella vasta gamma
di modelli ispirata
al leggendario musicista giamaicano, le
Liberate si collocano
a metà strada e sono
state presentate al
recente CES di Las
Vegas. La costruzione
vede l’impiego di soli materiali naturali o riciclati
come tradizione del marchio: archetto metallico,
padiglioni rivestiti in legno e tessuto, imbottiture
rivestite di pelle e perfino cavetto di collegamento
(non staccabile) rivestito in tessuto; anche la custodia per il trasporto è in tessuto grigio come quello
che riveste l’archetto. Nessuna traccia di plastica
nemmeno nell’imballo.
JBL J55i
Buon nome non mente

Lo scorso anno il
prestigioso marchio
di diffusori USA ha
esordito nel mondo
delle cuffie, nella
vasta gamma disponibile il modello in
prova è al momento
torna al sommario


olete ascoltare musica seriamente dal vostro
smartphone e desiderate un oggetto ben
costruito, duraturo e magari anche bello a
vedersi? Se avete 99 euro a disposizione potete
seguire questa prova comparativa che ha selezionato quattro cuffie di buon nome e con una certa
ambizione, molto diverse tra loro per materiali e
finiture ma tutte con solide basi tecniche. I prezzi
di listino delle cuffie in competizione sono allineati:
House of Marley Liberate (99 euro), Jbl J55i (99
euro), Pioneer SE-MJ751 (100 euro) e Sennheiser
HD380 Pro (99 euro). Si tratta quindi di modelli
con lo stesso prezzo ma con destinazioni di utilizzo
diverse, come vedremo lungo la prova. Pertanto,
più che un vincitore, andremo a scoprire per quali
tipi di utente risultino più adatte. Riguardo i prezzi
bisogna fare molta attenzione a quelli reali di vendita, spesso molto inferiori al listini ufficiali, specie
sul web. Tutte le cuffie sono state testate con uno
smartphone LG G2 per l’ascolto di musica Flac e
con un iPod Touch per i brani in MP3.
quello più economico. La cuffia J55i è la versione
dotata di comandi e microfono per gli iPhone, in
grado anche di cambiare traccia e variare il volume
ma il comando di risposta e il microfono funzionano anche con telefoni di altre marche. Per chi volesse risparmiare una ventina di euro è disponibile
anche la versione base 55 senza comandi lungo il
cavo. La finitura del nostro esemplare è in un vivace
abbinamento bianco-arancio: per chi vuole essere
più discreto c’è pure la versione tutta nera.
I dati tecnici vedono l’impiego di un trasduttore
da 40 mm in padiglione chiuso e impedenza di 32
ohm. In dotazione troviamo il cavo di collegamento di tipo piatto anti attorcigliamento e una borsa
morbida con chiusura a cerniera e vano interno per
il cavo. Per agevolare il trasporto, i padiglioni possono essere ruotati di 90°. Proprio l’analisi di questo meccanismo mette in luce materiali non proprio impeccabili e che potrebbero non sopportare
un utilizzo intenso, specie l’archetto mostra alcuni
punti deboli da maneggiare con cautela. Lungo l’archetto c’è un inserto elastico in alluminio per dare
il giusto punto di pressione sulla testa, piuttosto
duro il meccanismo di regolazione per allungare i
padiglioni verso le orecchie; altro punto da muovere con cautela. Una volta indossata però la cuffia è
molto confortevole, senza eccessi di pressione sulle orecchie ma con un buon grado di isolamento.
L’ascolto inizia con brani Flac sullo smartphone
LG: molto buona la sensibilità, altrettanto dicasi
per l’equilibrio nella risposta in frequenza che non
mostra eccessi nè in gamma bassa, né in gamma
acuta. La tridimensionalità è più che sufficiente in
larghezza, mentre in profondità abbiamo ascoltato
di meglio. Chiare e corpose le voci femminili e preciso il dettaglio. La gamma più profonda emerge
quando serve, leggermente arretrata ma comunque
presente; non eccezionale la dinamica ma forse il
nome JBL ci evoca inconsciamente prestazioni più
“forti”.
Passando all’iPod Touch con brani MP3 viene confermata la sensibilità superiore alla media mentre
la qualità della riproduzione risente subito della
maggiore compressione dei brani, ci può essere
qualche problema di risonanza in gamma bassa ma
in linea di massima le prestazioni rimangono più
che buone e adeguate al prezzo di listino.
Pioneer SE-MJ751
Bassi su misura
La gamma di
cuffie del marchio nipponico è
sterminata, dagli
auricolari entry
level fino ai modelli professionali da deejay. Il
modello in prova si colloca nella fascia medio-alta e con finiture appariscenti ma
curate. Questa cuffia si distingue per il look optical
con archetto e padiglioni in nero lucido e cuscinetti
morbidi in (simil) pelle bianca, un insieme elegansegue a pagina 35 
HI-FI E HOME THEATER
Prova comparativa cuffie
segue Da pagina 34 
Sennheiser HD380 Pro
Cercasi audiofili
Il marchio non necessita
presentazioni, è un punto
fermo quando bisogna scegliere tra diversi modelli
in ogni fascia di prezzo.
La HD380 Pro è la cuffia
meno recente del confronto, in listino da circa cinque
anni; ma in pratica questo dettaglio non ha controindicazioni e anzi il tempo passato si è portato
via un bel 40% sul prezzo di listino iniziale per portarla nella fascia sotto i 100 euro. La forma avvol-

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te che nasconde anche dettagli tecnici esclusivi. In
particolare è degno di nota il doppio trasduttore da
40 e 30 mm per migliorare la resa in gamma bassa,
sempre per la gamma bassa è disponibile un inedito controllo di livello sul padiglione sinistro. Tra
gli altri dati tecnici segnaliamo l’impedenza di soli
16 ohm e la sensibilità di 104 dB/mW. La costruzione appare molto curata e trasmette robustezza,
ben scorrevole l’archetto per la regolazione sulla
testa e accurato il piccolo gioco per lo scostamento
laterale dei padiglioni. Modesta invece la dotazione di accessori: nulla oltre all’indispensabile
cavetto di collegamento, nemmeno una modesta
bustina in tessuto per il trasporto. Per chi volesse
il controllo dello smartphone c’è un’apposita versione per Apple con il suffisso i, che costa però una
ventina di euro in più. Il comfort è buono sull’archetto ma i padiglioni tendono a stringere troppo
sulle orecchie. Iniziamo l’ascolto con i brani Flac e
cominciamo a giocare con il controllo dei bassi: temevamo un eccesso per compiacere il pubblico più
giovane e invece dobbiamo portarci quasi al massimo livello per avere il giusto equilibrio, mettendo
il controllo al minimo la gamma più profonda quasi scompare. L’ascolto è piacevole ma non riesce
a trasmettere tutti i dettagli delle registrazioni, la
tridimensionalità ha la giusta profondità ma non
esce dai confini delle orecchie in larghezza. Buone
le voci femminili e lodevole la dinamica, tuttavia
sembra sempre mancare qualcosa e la cuffia non
gradisce l’affollamento di strumenti di un’orchestra. Passando ai brani MP3 la situazione migliora
e si inizia ad apprezzare la gamma bassa, profonda
e controllata anche con i brani rock più pompati;
il dettaglio in gamma acuta è molto buono e non
si notano eccessi sulle voci o strumenti stridenti.
L’ascolto scorre piacevolmente e si resterebbe a
lungo in ascolto se le orecchie non iniziassero a
reclamare meno pressione. Notevole l’isolamento
dai rumori esterni, a prova di treno e metropolitana
oppure semplicemente di una famiglia numerosa e
rumorosa.
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n.87 / 31 MARZO 2014
gente del padiglione moltiplica il comfort di utilizzo
anche per lunghe sessioni d’ascolto ma il cordone
di collegamento spiralato – senza alcun telecomando - aumenta il peso della cuffia. Inoltre è l’unica
cuffia della prova ad avere in dotazione il jack più
grande, per potersi collegare anche all’impianto
stereo. La costruzione vede l’uso di molta plastica,
seppure non si notino punti deboli nelle giunzioni e
nelle articolazioni. Per il trasporto c’è in dotazione
una piccola valigetta semirigida con chiusura zip e
maniglietta; per riporre la cuffia però bisogna studiare molto bene la modalità di ripiegamento.
ome utilizzo in mobilità vediamo meglio un lungo
viaggio in aereo piuttosto che un trasferimento da
pendolare. L’isolamento dai rumori esterni infatti è
notevole, ideale in aereo ma eccessivo su una metropolitana. L’ascolto con i brani Flac mette subito
in luce la qualità generale della registrazione; la
minima distorsione e la pulizia dei dettagli invitano
ad aumentare il volume, anche se la sensibilità è in
linea con i concorrenti.
La qualità è quella ottenibile da un ottimo impianto stereo, il che indica la vera destinazione di
questa cuffia, molto più adatta all’uso casalingo
piuttosto che mobile. Passando ai brani MP3 si
nota il grande controllo in gamma bassa, presente
ma probabilmente troppo smorzata per il pubblico più giovane. Sull’estremo opposto il dettaglio
molto preciso esalta la tridimensionalità senza
mai diventare fastidioso o stridente; equilibrate
le voci con una lieve preferenza a quelle maschili.
Difficile trovare difetti degni di nota, se non tornando a quella gamma bassa troppo smorzata di
cui abbiamo già riferito.
40%) a quello di listino e in quel caso il rapporto
qualità/prezzo diventa eccellente e può fare la differenza. Magari le aspettative del nome potevano
suggerire prestazioni molto rock per i più giovani,
ma non è così e non è detto che sia un difetto per
un ascolto serio.
•La Pioneer SE-MJ751 ha il prezzo di listino di
pochissimo più elevato, seppure sul web si possa
strappare con uno sconto del 20%, ma è la meno
dotata e non ha controlli per lo smartphone. La finitura è curata, l’isolamento elevato e ci sono buone prestazioni sonore ma non basta per vincere il
confronto.
•La House of Marley Liberate è un modello
per il pubblico più giovane, costruita con materiali naturali e ideale per l’ascolto a volume elevato
degli MP3; perde dettagli sugli acuti e privilegia la
facilità d’ascolto alla precisione. Seppure impreziosita dal telecomando Apple, è penalizzata dal
prezzo di vendita praticamente fisso, inoltre è un
modello nuovissimo e quindi per adesso non c’è
da aspettarsi nessuno sconto.
•La Sennheiser HD380Pro è molto diversa
dalle altre tre del confronto, ha migliori prestazioni musicali e un’impostazione molto seria se non
professionale, con una gamma bassa sin tropo
controllata per il pubblico più giovane. Più che per
ascoltare musica MP3 da uno smartphone lo vediamo molto meglio nel riprodurre brani Flac da
un notebook con un adeguato convertitore esterno, oppure per ascoltare i cd dal lettore casalingo.
L’elevato isolamento dall’esterno la rende anche
una valida alternativa ai modelli con sistemi di riduzione del rumore, magari per un lungo viaggio
in aereo.
Vinca la migliore, cioè la …
Tirando le somme, promuoviamo la JBL J55i, per
chi desidera una cuffia versatile da usare tutti i
giorni in mobilità e la Sennheiser HD380Pro per
chi ha bisogno di una buona cuffia casalinga. La
House of Marley Liberate è una buona scelta ecologica per i fan Apple, mentre la Pioneer ha il plus
del controllo sui bassi per una riproduzione su misura, ma il rapporto qualità/prezzo per entrambe
è da migliorare.
Come premesso in apertura del test, in questa comparativa non c’è una vincente assoluta, anche se
ogni lettore potrà trovare il modello più adatto alle
sue esigenze e alle abitudini d’ascolto.
•La JBL J55i è una buona cuffia, ma avremmo
visto volentieri dei materiali migliori e una finitura più curata, va anche detto che il prezzo reale
di vendita può essere nettamente inferiore (fino al
House of Marley
Liberate
JBL J55i
Pioneer SE-MJ751
Sennheiser
HD-380
99 euro
99 euro
100 euro
99 euro
Costruzione
8
7
8
8
Portabilità
9
8
8
6
Qualità audio
7
8
7
9
Isolamento
7
8
8
9
Qualità/
prezzo
7
9
7
8
Prezzo

estratto da dday.it
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