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Bollettino n. 1 del 2014

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Bollettino del
CIRCOLO S. PIETRO
Oremus pro Pontifice nostro Francisco, Dominus conservet Eum et vivificet Eum
et beatum faciat Eum in terra et non tradat Eum in animam inimicorum Eius.
Anno CXLV dalla fondazione
1° semestre 2014
Dir. e Amm.: piazza S. Calisto, 16 - 00153 Roma - Reg. Trib. di Roma, n. 10711, del 11.1.1966 - Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - d.l. 353/2003 (conv. in l. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 2 - DCB Roma
Bollettino del
CIRCOLO S. PIETRO
SOMMARIO
LETTERA DEL PRESIDENTE
3
ASSEMBLEA SOLENNE
5
- Relazione morale del Presidente
5
10
- Pensiero spirituale dell’Assistente Ecclesiastico
- Consegna del distintivo dorato e nuovi Soci Effettivi 13
ESERCIZI SPIRITUALI
14
24
VIA CRUCIS AL COLOSSEO
- Indirizzo di saluto del Presidente
27
- Omelia di S.E.R. Mons. Fernando Vergez Alzaga L.C. 28
Bollettino del Circolo S. Pietro
fondato il 29 aprile 1869
Periodico semestrale
Direttore:
Leopoldo Torlonia
Direttore Responsabile:
Marco Chiani
Comitato di Redazione:
Stefano Catania
Piero Fusco
Francesca Manna
Susanna Miele
Carlo Napoli
Augusto Pellegrini
Saverio Petrillo
Hanno collaborato
a questo numero:
Alessandro Baccarini
Grazia De Angelis
Stefano Fortunato
Daniela Grelle
Stefano Zilia Bonamini Pepoli
Direzione e amministrazione:
Palazzo S. Calisto
Piazza S. Calisto, 16 - 00153 Roma
tel. 0669887264 - fax 0669887168
[email protected]
Reg. Trib. di Roma n. 10711
dell’11 gennaio 1966
Poste Italiane S.p.A.
Sped. Abb. Post. d.l. 353/2003
(conv. in l. 27/02/2004 n. 46)
art. 1, comma 2 - DCB Roma
Tipografia Cardoni s.a.s. - Roma
FESTA DEI SANTI PIETRO E PAOLO
- Indirizzo di omaggio del Presidente
- Onorificenze
31
33
35
L’INTERVISTA
36
SPECIALE CANONIZZAZIONI
- Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, due ritratti
- Sempre con il fine di rendere
il miglior servizio possibile al Santo Padre
50
ATTIVITÀ DEL CIRCOLO
- Concerti
- Torneo di burraco
- Un panino per i poveri
- Ospiti di “carità e gentilezza”
- Molto più di un letto per la notte
- Raccolta alimentare all’Annona
- Esposizione di arredi ed articoli estivi
- Vita del Circolo
56
57
59
61
63
65
66
67
LETTURE CONSIGLIATE
- Da una finestra romana
- Libri consigliati
70
72
BOLLETTINO IN INGLESE
73
BOLLETTINO IN SPAGNOLO
75
45
Per motivi di spazio sul presente numero del Bollettino non troverete i servizi relativi
ad alcuni eventi del primo semestre di attività del Circolo. I contributi riguardanti
l'Assemblea ordinaria e la visita alle Catacombe di S.Callisto, organizzata per
commemorare i 145 anni dalla fondazione del Sodalizio, troveranno ampia
trattazione sul prossimo numero della nostra pubblicazione.
LETTERA DEL PRESIDENTE
LETTERA DEL PRESIDENTE
C
ari Soci e Amici del Circolo S.Pietro, questo numero del Bollettino
arriverà nelle vostre case nel pieno dell’estate, il periodo del riposo
dalle fatiche e del riepilogo di quanto abbiamo compiuto per portare la carità del Santo Padre ai nostri fratelli meno fortunati. Cogliete
questo momento per meditare con maggior tranquillità sui numerosi
spunti di riflessione che ci sono stati proposti nel corso dell’anno, facendone occasione di crescita spirituale e di sprone per continuare nelle
nostre Opere di carità.
Ed è stato proprio Papa Francesco, fin dal primo momento del Suo
Pontificato, fin dal nome che ha scelto, a sottolineare la particolare attenzione che la Chiesa rivolge ai più piccoli, agli emarginati, agli ultimi,
perché è in loro che ogni credente può scorgere il Volto stesso di Cristo.
Tutti hanno potuto apprezzare la Sua umanità, la Sua semplicità, il
particolare modo di parlare per giungere al cuore della gente comune, per
risvegliare le coscienze e richiamare l’attenzione sui grandi temi dell’esistenza, per dare voce alle grida d’aiuto dei più poveri.
Anche noi Soci del Circolo S.Pietro abbiamo sperimentato la particolare benevolenza di Papa Francesco durante l’Udienza concessa al Circolo
per la consegna dell’Obolo. Il Santo Padre si è rivolto ai Soci con parole di
grande tenerezza, che ci hanno profondamente commosso, perché venivano dal più profondo del Suo cuore: «Ogni giorno siamo chiamati tutti a
diventare una “carezza di Dio” per quelli che forse hanno dimenticato le prime
carezze, che forse mai nella loro vita hanno sentito una carezza. Voi siete qui, per
la Santa Sede e per Roma, carezza di Dio!».
Le Sue parole di apprezzamento e di incoraggiamento ci hanno permesso di proseguire con rinnovato vigore e convinzione sulla strada della
carità, quella strada che i nostri Soci fondatori iniziarono a tracciare nell’ormai lontano 1869. Sono passati 145 anni dall’inizio di questa “avventura della carità”, un lungo cammino in cui il Circolo S.Pietro è riuscito a
servire la nostra amata Città senza dare particolare risalto a nessuna delle
proprie Opere, ma con il fine di mettere al centro della sua attività benefica non “che cosa” si fa ma “per chi” si fa; dando sempre priorità alle persone che si sono rivolte a noi per avere, oltre a un pasto o un ricovero per
la notte, una parola di conforto, un gesto di condivisione, la vicinanza di
chi è disposto a sacrificare un po’ della propria vita per coinvolgersi con chi
sperimenta situazioni di degrado e di dolore. La forza del Circolo S.Pietro,
ciò che lo rende caro ai romani, è l’aver adattato le sue Opere ad ogni
3
4
LETTERA DEL PRESIDENTE
nuova esigenza incontrata nel corso di quasi un secolo e mezzo di storia,
anticipando le povertà, precorrendo i tempi, rinnovandosi nel concreto
aiuto ai più deboli.
Ma ogni Opera non sarebbe propria del Romano Circolo S.Pietro se
non fosse ispirata al Magistero Petrino e compiuta sempre in nome del
Santo Padre, che ci onoriamo di servire anche personalmente durante le
celebrazioni liturgiche da Lui presiedute e tramite la raccolta dell’Obolo
per le Sue personali Opere di carità verso la Chiesa universale.
Al Papa guardiamo costantemente con filiale affetto e con fedeltà, per
alleviare a Suo nome le sofferenze dei bisognosi, tutte le forme di sofferenza, fisica, psicologica, sociale, per rispondere con il bene al male che sembra dilagare nella nostra società. I tempi difficili non siano un pretesto
per rinchiuderci in noi stessi, per farci dimenticare la carità verso i fratelli
meno fortunati. I nostri interessi, le nostre preoccupazioni, pur giustificate, non devono soffocare il nostro cuore, rendendolo sordo alle richieste di
aiuto di chi sta pagando in maniera ancora più severa le conseguenze di
una crisi di dimensioni mai viste prima d’ora. È proprio in queste occasioni che affiora la necessità di uno sforzo maggiore, di un impegno costante,
tenace, di una tensione incessante a fare di più e di meglio.
Ringrazio tutti coloro che, in vario modo, si sono impegnati nelle
nostre Opere, e chiedo loro di essere sempre attenti e di affinare la capacità di scorgere le difficoltà dell’altro e di farsene carico: il Circolo
S.Pietro non è soltanto efficienza e organizzazione, ma accoglienza di persone, rispetto per la dignità dei bisognosi e attenzione al disagio e alla
sofferenza.
ASSEMBLEA SOLENNE
145 ANNI DI FEDELTÀ ALLA CATTEDRA DI PIETRO
All’annuale incontro dei Soci del Circolo S.Pietro, tenutosi nella Sala dei Papi lo
scorso 27 febbraio, il Presidente ha voluto indicare nel sentimento di comprensione
della sofferenza altrui la natura prima di ogni attività svolta dalle varie
Commissioni. Ricordando con estrema gratitudine le parole rivolte dal Santo
Padre ai Soci del Circolo S.Pietro, durante l’Udienza concessa lo scorso 31 ottobre
per la consegna dell’Obolo, Don Leopoldo ha ribadito dunque l’importanza fondamentale di continuare ad essere “carezza di Dio”. In special modo oggi, in una
congiuntura temporale particolarmente difficoltosa dove i meno fortunati sembrano
essere sempre più assorbiti da un’assordante invisibilità.
RELAZIONE MORALE DEL PRESIDENTE
E
ccellenze, Eccellentissimo Monsignor Assistente, Reverendissimi
Monsignori, Autorità, Signore e Signori Soci, cari Amici, benvenuti
alla 145esima Assemblea Solenne del Circolo S.Pietro, che ho il
piacere di aprire.
Tutti noi credenti, sebbene costernati alle parole di Papa Benedetto XVI,
confusi e disorientati dinanzi al “fulmine a ciel sereno” delle sue dimissioni, non abbiamo tuttavia mai dubitato dell’azione dello Spirito Santo,
certi che ogni cosa che avviene, ancor più nella storia della Chiesa, avviene
5
6
ASSEMBLEA SOLENNE
per uno scopo preciso: realizzare il progetto di bene di Dio per tutti gli
uomini, dei quali il Signore vuole aver bisogno per manifestare il Suo
Regno.
Quanto questo sia vero è apparso in modo molto chiaro fin dall’inizio
del Pontificato di Papa Francesco, che ha immediatamente espresso la sua
predilezione per i poveri, gli ultimi, gli emarginati, gli esclusi, per tutti
coloro nei quali la Chiesa riconosce il Volto stesso di Cristo.
La grande umanità, la semplicità, la sua partecipazione affettuosa, infine, la sua simpatia, lo hanno reso subito il Papa di tutti, hanno toccato il
cuore dei credenti e non solo, parlato in modo nuovo e inusuale alle
coscienze.
Lo abbiamo sperimentato personalmente durante l’Udienza concessa al
Circolo, lo scorso 31 ottobre, per la consegna dell’Obolo. Il Santo Padre si
è rivolto ai Soci con parole di grande tenerezza, che ci hanno profondamente commosso: «Ogni giorno siamo chiamati tutti a diventare una
“carezza di Dio” per quelli che forse hanno dimenticato le prime carezze,
che forse mai nella loro vita hanno sentito una carezza. Voi siete qui, per
la Santa Sede e per Roma, carezza di Dio!».
È proprio questo sentimento di premura e di com-partecipazione alle
sofferenze e ai bisogni dei meno fortunati, di amore per i fratelli, e specie
per i più fragili, che rende la nostra attività particolare e diversa dalle
varie forme di volontariato e di associazionismo, che stanno vivendo una
forte espansione nel nostro Paese.
Non basta, infatti, fornire un pasto caldo o un posto per la notte,
occorre guardare l’altro con lo sguardo d’amore di Dio. Come scrive Papa
Francesco nella sua prima enciclica: «All’uomo che soffre Dio non dona
un ragionamento che spieghi tutto, ma offre la sua risposta nella forma di
una presenza che accompagna, di una storia di bene che si unisce a ogni
storia di sofferenza per aprire in essa un varco di luce».
Posso dire con un certo orgoglio che l’azione del Circolo da sempre è
rivolta ad alleviare le sofferenze dei poveri, tutte le forme di sofferenza, da
quella fisica a quella psicologica, fino a quella sociale, ed è proprio questo
peculiare sentimento della sua attività che ha reso il Circolo S.Pietro così
vicino al cuore stesso di Roma. Non soltanto “la minestra del Papa”, o gli
Asili notturni, il Centro polifunzionale o le Case famiglia o l’Hospice,
dunque, ma anche le scuole serali, l’opera delle prime comunioni, la scuola catechistica, la scuola di ginnastica, il segretariato del popolo, i Vangeli
della domenica, tutte opere nate per il desiderio di rispondere ai bisogni
materiali e spirituali e alle diverse problematiche sociali che si sono presentate nel corso di questi 145 anni.
Opere sempre realizzate a nome del Santo Padre, come la cena offerta a
circa 200 assistiti lo scorso 1° luglio nei Giardini Vaticani, momento di
ASSEMBLEA SOLENNE
gioia conviviale e occasione di servizio per numerosi Soci e per le loro
famiglie. Quale benevolenza e tenerezza aprire le porte della propria casa e
accogliere i bisognosi!
Tanti i Soci, i volontari, i benefattori che si sono susseguiti nelle varie
Commissioni e che ci hanno permesso di realizzare le sue opere di bene,
testimoniando in maniera concreta, operosa, la fede cristiana. Sono proprio i gesti tangibili che rendono viva e vera la fede che professiamo, per
rispondere positivamente alla mancanza di valori e alla deriva sociale dei
nostri tempi. Senza gesti eccezionali, senza clamore mediatico, con semplicità e sobrietà, il Circolo S.Pietro da 145 anni allevia quotidianamente
le sofferenze dei più bisognosi e porta la carità del Romano Pontefice
anche in Paesi lontani. Festeggiamo i 145 anni con l’impegno sempre crescente nel rinnovare le nostre opere: la Casa Famiglia Giovanni Paolo II di
via della Lungaretta sarà oggetto di una radicale ristrutturazione, che ci
permetterà di ospitare non solo le famiglie dei bambini degenti presso
Ospedale Bambino Gesù, ma anche gli stessi bambini ricoverati in day
hospital.
Una tradizione di servizio ai poveri e di fedeltà al Papa che si è tramandata dai Soci Fondatori, attraverso i Presidenti e i Soci, fino ad oggi, fino
a me, che ho accolto con entusiasmo questo compito, vera e propria sfida
della carità. Voglio ringraziare tutti i Soci che, in maniera unanime, mi
hanno voluto riconfermare alla guida del nostro Circolo, riconoscendo così
il valore del lavoro svolto in questi anni e confermando la loro fiducia nei
miei confronti.
Ho voluto rinnovare il Consiglio Direttivo, inserendo Soci che per la
prima volta avranno l’occasione di portare il loro contributo nella gestione
delle varie Commissioni e con lo stesso impegno continuo a sostenere l’iniziativa di carità che i ragazzi della Parrocchia di S.Tommaso Moro offrono con grande generosità agli assistiti di via Adige.
I tempi difficili nei quali stiamo vivendo non devono mai farci dimenticare la carità verso i fratelli meno fortunati; i nostri interessi, da un lato,
e le nostre preoccupazioni, pur giustificate, dall’altro, non devono soffocare il nostro cuore, rendendolo sordo alle richieste di aiuto dei più poveri:
proprio su di loro, purtroppo, si stanno riversando in maggior misura gli
effetti negativi della crisi globale che stiamo vivendo. Per questo, tenendo
ben presente che cosa fa il Circolo S.Pietro, non dobbiamo mai essere contenti di quanto facciamo, ma avere sempre l’ansia di operare in favore dei
poveri, una tensione incessante a fare di più e di meglio per loro.
Chiedo a tutti i Soci e i collaboratori un impegno serio, costante, tenace, per permettere alla Provvidenza, che mai è venuta meno in tutti questi
anni, di raggiungere attraverso le nostre braccia e il nostro cuore i suoi
figli più bisognosi.
7
8
ASSEMBLEA SOLENNE
Ringrazio tutti i benefattori per essere al nostro
fianco con il loro aiuto concreto in sostegno delle
nostre
opere:
il
Governatorato della Città
del Vaticano, la Banca
d’Italia, la Banca del
Fucino,
il
Banco
Alimentare, la Fondazione
Charlemagne.
Un grazie particolare alla
Fondazione Nando Peretti e
al suo Presidente, Donna
Elsa Peretti, nostro Socio
d’Onore, per il suo generoso
contributo ai lavori di
ristrutturazione che stanno
interessando alcune nostre
strutture.
Voglio ringraziare ed
esprimere la mia gratitudine alla Fondazione Roma e
al suo Presidente, il Barone
Avv. Prof. Emmanuele Emanuele, per il sostegno a una delle opere più
importanti del Circolo, l’Hospice dedicato ai malati terminali, i più fragili e bisognosi tra i nostri assistiti, per i quali veramente il Circolo si fa
“carezza di Dio”.
Eccellenza Reverendissima, a Lei esprimo la gratitudine mia e dei soci
del Circolo per aver voluto accettare il nostro invito. La Sua presenza è
particolarmente significativa anche a motivo della nostra Sezione Servizi
d’Onore, che dal 1888 durante le Celebrazioni Liturgiche del Sommo
Pontefice accoglie i pellegrini che giungono da tutte le parti del mondo,
alle dirette dipendenze della Prefettura della Casa Pontificia. Il Beato
Giovanni Paolo II definì il nostro servizio un “Servizio Liturgico”.
Non posso terminare il mio intervento senza un ringraziamento a tutti
voi, cari Soci e Socie, per mettere il vostro tempo, le vostre energie, la
vostra fantasia al servizio dei nostri assistiti. Apprezzo moltissimo tutto
quello che fate, inventando nuove strade e attività per reperire quelle
risorse indispensabili ad assicurare l’assistenza ai bisognosi: come il torneo
di burraco, organizzato per raccogliere fondi per le nostre opere, ma che è
stato soprattutto un’occasione di piacevole incontro tra Soci e amici. O
ASSEMBLEA SOLENNE
come l’iniziativa “Un panino per i poveri”, ideata da una Socia insegnante
di scuola media, che ha coinvolto i suoi alunni i quali ogni giorno, rinunciando a una merendina o a un pacchetto di caramelle, hanno raccolto
fondi per offrire un pasto ai meno fortunati. Vedete come a volte basta un
piccolo, semplice gesto per mettere in pratica il nostro motto, “Preghiera,
Azione, Sacrificio”, e raccogliere frutti di bene.
Un sentito ringraziamento alle autorità ecclesiastiche e laiche: la collaborazione alle nostre opere, la condivisione dei nostri scopi, la riconoscenza per quanto facciamo in favore dei più poveri ci sono stati di grande
aiuto e conforto nei momenti più difficili e nei passaggi più impegnativi,
e ci hanno incoraggiato a proseguire sulla strada intrapresa.
E un ringraziamento dal più profondo del cuore al Mons. Assistente:
grazie, caro don Franco, per le sue parole di insegnamento e di incoraggiamento, per la sua guida e la sua vicinanza ai Soci. Le siamo particolarmente riconoscenti per la sua vicinanza alle nostre opere, ai nostri assistiti
e alle nostre famiglie, la sua partecipazione ai momenti di gioia e il suo
conforto nei momenti più difficili.
Compito dei Soci del Circolo S.Pietro, fin dalla sua fondazione, è servire i più bisognosi, non solo con gesti isolati di generosità, ma con la capacità di vedere le esigenze e le difficoltà dell’altro e farsene carico. Non soltanto, dunque, efficienza e organizzazione, ma accoglienza di persone,
rispetto per la dignità dei bisognosi e attenzione al disagio e alla sofferenza.
Auguro a tutti i Soci che il Circolo li aiuti a scoprire la bellezza e la
grandezza del servizio ai fratelli.
Chiediamo l’aiuto e il sostegno per le nostre opere a Maria Santissima,
Salus Populi Romani, che sempre protegge il Romano Circolo S.Pietro, i
Soci, i nostri assistiti e le nostre famiglie.
Viva il Papa!
Leopoldo Torlonia
9
10
ASSEMBLEA SOLENNE
PENSIERO SPIRITUALE DELL’ASSISTENTE ECCLESIASTICO
E
ccellentissimo Monsignor Prefetto della Casa Pontificia,
Eccellenze Reverendissime e illustrissime,
Reverendissimi Monsignori,
Illustrissimo e caro Signor Presidente Duca Don Leopoldo Torlonia,
Carissimi Soci ed Amici qui presenti
Ci ritroviamo ancora una volta – e con grande gioia! – a celebrare
l’Assemblea Solenne del nostro amato Circolo ed è sempre gradita occasione per l’Assistente Ecclesiastico rivolgere un pensiero spirituale prima
della consueta preghiera serale che quotidianamente innalziamo al
Signore per il Santo Padre e prima della Benedizione finale che l’Ecc. mo.
Monsignor Prefetto impartirà su tutti noi e sulle nostre intenzioni di
bene.
L’anno scorso, in questa analoga circostanza, ci fermammo a riflettere
sul grande, profetico gesto che il Papa Benedetto XVI aveva compiuto
alcuni giorni prima, e cioè l’atto di rinuncia al Pontificato. Eravamo –
possiamo dirlo con franchezza – come smarriti ed io dissi: «facciamo fatica a capire, a comprendere, stentiamo a capacitarci anche perché il nostro
amore ed il nostro affetto per Papa Benedetto è immenso, come lo è stato
ASSEMBLEA SOLENNE
per ogni Papa, per tutti i Papi, e quindi reputiamo questo gesto quasi
fosse una grande perdita, come la perdita di una persona cara».
Ma nello stesso tempo eravamo certi che il Signore avrebbe continuato
a vegliare sulla Chiesa, sulla Sua Chiesa, e quindi attendevamo – nella
preghiera – che il Collegio Cardinalizio scegliesse il Successore del Beato
Apostolo Pietro in questa Santa Cattedra Romana, che trova il suo essere
fisico nella Papale Arcibasilica Lateranense, Mater et Caput Omnium
Ecclesiarum Urbis et Orbis.
Ed ecco che il 13 marzo 2013 – dalla Loggia esterna della Basilica
Vaticana – apparve il volto di Papa Francesco: sorridente, sereno, accattivante! Siamo subito stati conquistati dalle Sue parole, ma ancor più dalla
Sua Persona.
Abbiamo avuto, in questo anno ormai trascorso, la possibilità di
conoscerLo, di amarLo e ci sentiamo Suoi figli e pecorelle del Suo gregge.
Come sapete, nell’Udienza concessa al nostro Circolo per la tradizionale
offerta dell’Obolo il 31 ottobre, il Papa così si è rivolto a tutti i presenti:
«Anche voi, cari amici, vi sentite mandati alle sorelle e ai fratelli più poveri,
fragili, emarginati. Lo fate in quanto battezzati, avvertendolo un compito vostro
di fedeli laici. E non come un ministero eccezionale o occasionale, ma fondamentale
in cui la Chiesa si identifica, esercitandolo quotidianamente. Ogni giorno si presentano situazioni che ci interpellano. Ogni giorno ciascuno di voi è chiamato ad
essere consolatore, a farsi strumento umile ma generoso della provvidenza di Dio e
della Sua misericordiosa bontà, del Suo amore che capisce e compatisce, della Sua
consolazione che solleva e dà coraggio. Ogni giorno siamo chiamati tutti a
diventare “carezza di Dio” per quelli che forse hanno dimenticato le
prime carezze, che forse mai nella loro vita hanno sentito una carezza.
Voi siete qui per la Santa Sede e per Roma carezza di Dio! Grazie,
grazie tante!
Grazie per essere “carezza di Dio!”».
E proprio questa ultima espressione grazie per essere carezza di Dio ci
deve riempire il cuore: il Papa ci ringrazia per essere la carezza di Dio
verso le persone bisognose della nostra città! Bisognose sia di cose materiali, ma anche e soprattutto di aiuto spirituale!
E noi ben sappiamo quanto ci sia bisogno di questa carezza di Dio!
Lo sperimentiamo ogni giorno: negli Asili notturni, nelle Case famiglia, nel Centro polifunzionale, nelle Cucine economiche, nel servizio
Guardaroba, nell’AVC S.Pietro; e poi ancora con il lavoro alle
Commissioni Circolo, Carità del Papa, Culto e Attività religiose, Stampa
e Bollettino, Servizi d’onore.
Sì! Lo prendiamo proprio come un ulteriore impegno oltre a quelli fondativi del nostro Sodalizio: Preghiera, Azione, Sacrificio!
Vogliamo essere la carezza di Dio!
11
12
ASSEMBLEA SOLENNE
Abbiamo bisogno di essere uomini di fede, di carità, di preghiera!
Vogliamo vivere la nostra esistenza nella Santa Chiesa Cattolica,
Apostolica, Romana, sotto l’autorità del Sommo Pontefice, il Papa
Francesco, Cui rinnoviamo la nostra assoluta fedeltà, al servizio dei poveri.
E, per terminare, vorrei proporvi un’ultima riflessione.
Papa Francesco, sabato scorso nell’Omelia per il Suo primo Concistoro,
così ammoniva i nuovi Cardinali, ma queste parole possono essere rivolte
anche a noi:
«E mentre siamo così, convocati, “chiamati a Sé” dal nostro unico Maestro, vi
dico ciò di cui la Chiesa ha bisogno: ha bisogno di voi, della vostra collaborazione, e prima ancora della vostra comunione, con me e tra di noi.
La Chiesa ha bisogno del vostro coraggio, per annunciare il Vangelo in ogni
occasione opportuna e non opportuna e per dare testimonianza alla verità.
La Chiesa ha bisogno della vostra preghiera, per il buon cammino del gregge
di Cristo, la preghiera – non dimentichiamolo! - che, con l’annuncio della Parola,
è il primo compito del Vescovo.
La Chiesa ha bisogno della vostra compassione sopratutto in questo momento
di dolore e sofferenza in tanti Paesi del mondo.
Collaborazione, comunione, coraggio, preghiera, compassione: queste
parole ci accompagnino sempre in ogni istante della nostra vita!».
Ci benedica e ci conforti sempre la Benedizione del Signore per intercessioni di Maria Santissima, nostra Madre e Regina, Salus Populi Romani
e di S.Pietro, Principe degli Apostoli, nostro celeste Protettore.
Mons. Franco Camaldo
ASSEMBLEA SOLENNE
DISTINTIVO DORATO AI SOCI CHE HANNO COMPIUTO
25 ANNI DI APPARTENENZA AL CIRCOLO
Cav. Prof. Luigi Altobelli
Dott. Luigi Andreuzzi
Cav. Dott. Davide Castiglia
Comm. Pasquale Cosenza
Sig.ra Maria Digilio
Dott. Luigi Lausi
Principessa Donna Maria Massimo Lancellotti
Comm. Dott. Piero Menchini
Sig. Luciano Pometti
Dott. Stefano Righetti
Dott. Giulio Salomone
NUOVI SOCI EFFETTIVI
Contessa Manuela Campello
Contessa Fabrizia Fani Ciotti
Dott. Gian Michele Cittadini
Avv. Donato Iannone
Marchese Roberto Nannerini
Dott. Luigi Roth
Dott. Angelo Sansoni
Duchessa Laurentia Sanfelice di Bagnoli
Sig. Vittorino Santucci
Ing. Antonella Topino
13
14
ESERCIZI SPIRITUALI
LA FEDE CRISTIANA È IL TESORO PIÙ PREZIOSO
Meditazioni in preparazione alla Santa Pasqua dettate al Circolo S.Pietro da Sua
Em.za Rev.ma il Sig. Card. Velasio De Paolis, Presidente Emerito della Prefettura
degli Affari Economici della Santa Sede (Palazzo S.Calisto, 2-4 aprile 2014).
PRIMA GIORNATA:
LA FEDE, LUCE SUL NOSTRO CAMMINO
I
l tema della nostra riflessione in preparazione alla
Santa Pasqua è quasi obbligato: viviamo in un
momento di difficoltà che investe alle radici la
stessa nostra fede e a tale crisi siamo invitati a prestare grande attenzione, particolarmente durante questo
nuovo e sorprendente pontificato. Da decenni il tema
della fede è stato al cuore dei Sommi Pontefici. Papa
Paolo VI, a suo tempo, aveva indetto uno speciale
“Anno della fede”, e presentato al Popolo di Dio le
verità fondamentali della professione di fede, del
Credo. L’impegno della catechesi è poi proseguito nel
grandioso pontificato di Giovanni Paolo II, che presto
vedremo canonizzato, ed in quello di Benedetto XVI,
autore anch’egli dell’indizione di un nuovo “Anno
della fede” e promotore di un Pontificio Consiglio per
la Nuova Evangelizzazione. Ma nonostante l’innegabile santità dei pontefici, lo sforzo e l’impegno della
Chiesa per l’annuncio del Vangelo, tutto ciò apparentemente sembra non aver prodotto progressi nel
nostro cammino di rinnovamento della fede.
Ora, il nuovo Sommo Pontefice, Francesco, ci ha
presentato la Lettera Enciclica sulla fede, Lumen fidei,
consegnandoci un’esortazione che raccoglie il suo programma, Evangelii gaudium, e alla luce di questi documenti e della realtà che abbiamo attorno sentiamo
davvero il bisogno di rinnovare la nostra fede: abbiamo una fede viva nel
nostro cuore ma essa appare minacciata. C’è bisogno di ripensarla per
radicarla e personalizzarla, per viverla in profondità ed esserne testimoni.
Viene da pensare alla domanda che Nostro Signore fece ai suoi discepoli:
«Ma quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?» (Lc 18, 8).
L’interrogativo rimane e invita a prendere davvero sul serio l’impegno
della fede. Nella preghiera del Padre nostro l’ultima invocazione è “non ci
ESERCIZI SPIRITUALI
indurre in tentazione, ma liberaci dal male”. Espressione di difficile traduzione ma dotata di un significato profondo: la grande, vera tentazione è
perdere il tesoro più bello che abbiamo, la nostra fede.
Come una luce, tale fede ci è giunta ed investe la nostra vita, il nostro
modo di pensare, di vedere, di valutare la realtà e ci apre orizzonti sconfinati, facendoci avvicinare di più al mistero di Dio e al mistero della nostra
vita. Quando il Cristianesimo si è presentato all’orizzonte della storia del
mondo ha portato una nuova luce in Cristo Gesù: «Io sono la luce del mondo;
chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8, 12).
E questa è una luce che si espande e si comunica
anche agli altri: «Voi siete la luce del mondo. Una città
posta sopra un monte non può rimanere nascosta» (Mt 5,
14). Quanto l’irrompere di questa luce nella storia del
mondo sia stato determinante ce lo dimostra il confronto con il mondo pagano prima dell’annuncio del
Vangelo, un mondo che viveva nelle tenebre ed era
segnato da un senso della vita molto triste.
Il grande filosofo Platone si domandava, nel
Fedone, in che modo dovesse essere attraversato il
vasto mare della vita. A quel tempo il mare faceva
paura perché le distanze erano ignote ed i mezzi di
comunicazione erano precari e scarsi. Dove andiamo?
Egli si chiedeva, gettando il proprio sguardo nell’oscurità. Quale strumento abbiamo per attraversare il
mare? Una povera zattera, preziosa e fragile, la zattera
della nostra ragione, cioè la luce dell’intelligenza che,
per quanto illumina, è sempre limitata. Platone ricordava così a Socrate che quando riflettiamo sul senso
della vita ci sono talvolta argomenti e ragioni che ci
rassicurano, altre volte, invece, tali argomenti sono
meno concordi e dobbiamo affidarci al calcolo delle
probabilità, altre volte, infine, non sappiamo nulla e
allora ci affidiamo alla buona sorte, a meno che a
qualche divinità non piacesse di illuminarci. Il
mondo pagano era pertanto nelle tenebre, senza un
passato ed un futuro, era un mondo meramente circoscritto alla vita terrena degli esseri umani.
Un autore cristiano, Teodoreto di Ciro, si domandava allora cosa avrebbe saputo dire il mondo pagano della vita. Nulla, era la risposta. Nulla
avrebbe risposto il mondo pagano alle grandi domande dell’esistenza: da
dove veniamo? Dove andiamo? Che consistenza ha la nostra vita?
Teodoreto di Ciro diceva che per cogliere la differenza tra il mondo cri-
15
16
ESERCIZI SPIRITUALI
stiano e il mondo pagano si potevano interrogare i grandi filosofi chiedendo loro se valesse la pena nascere e vivere, se tutto poi era destinato ad
esaurirsi nella vecchiaia, nello stordimento, nella morte. Oppure si potevano interrogare i cristiani, le persone umili e non colte, come una sarta,
un ciabattino, persone ignare del senso della filosofia. Quale risposte
avrebbero saputo dare? Le stesse che noi abbiamo trovato nel catechismo,
in quelle formule che una volta imparavamo a memoria e che sono un
tesoro prezioso, di luce sfolgorante: perché siamo nati? Per conoscere,
amare e servire Dio in questo mondo e goderne la dolce presenza in
Paradiso. Ecco la luce della fede! E ne abbiamo bisogno! La ragione ha un
posto importantissimo nella nostra vita, ma è proprio in virtù dei suoi
limiti che ci aiuta a cogliere il senso della fede.
Se avessimo solo la luce della ragione non potremmo attraversare il
mare della vita. Il mondo di oggi si fida ciecamente della ragione e tuttavia non riesce più a trovare alcuna certezza. C’è bisogno di una nuova luce
e il Vangelo di Gesù è proprio questa luce. Egli sa da dove viene: viene
dall’eternità, entra nel tempo per aprire i nostri cuori e le nostre menti
agli orizzonti luminosi di Dio, portandoci verso l’eternità.
Improvvisamente alla luce della nostra fede l’oscurità del mondo pagano
si dissipa e noi siamo nella luce. La fede è questa luce e di essa ci parla
l’Enciclica Lumen fidei di Papa Francesco.
La luce della fede che ha illuminato il mondo da quando è venuto il
Cristianesimo, che ha guidato i nostri Padri, è stata messa in discussione
sin dall’avvento della modernità. In un certo momento storico il modello
delle due luci – fede e ragione – è venuto meno e, dei due, si è preferito
spegnere il lume della fede. Ben poca logica ha avuto l’Illuminismo a
definirsi tale! L’epoca moderna ha sì collocato al centro del mondo l’uomo,
ma se dimentichiamo che egli è tale in virtù di Qualcuno più grande non
capiremmo nulla. Assolutizzando l’uomo, mettendolo al posto di Dio, ci
illudiamo soltanto; ed il Papa nell’Enciclica Lumen fidei rileva come questo sia avvenuto e come ben presto chi si pone in difesa della fede sia
stato, paradossalmente, qualificato come oscurantista. Si è stabilito un circolo vizioso dicendo che esiste solo l’uomo e che la ragione è l’unico strumento di comprensione della realtà che egli possiede. La fede è divenuta
allora un “salto nel buio”. Ma la fede non è un salto nel buio, in realtà,
non è un tuffo nell’abisso, non è un suicidio! È percepire la grandezza
della luce che ci viene incontro e ci irradia completamente. Piuttosto,
oscurantista è il razionalismo che fa ogni sforzo per ridurre tutto alla mera
ragione impoverendo l’uomo; perché massima povertà dell’uomo, prima
che quella economica, è la povertà dello spirito, l’ignoranza del suo destino e del senso dell’esistere.
«Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la propria vita per amor mio, la salverà» (Lc 9, 24). L’uomo che ha preteso di asso-
ESERCIZI SPIRITUALI
lutizzarsi e di costruire la propria vita senza Dio e senza i valori religiosi
scopre il relativismo di coscienza, il relativismo morale, quello delle
norme. Nello scientismo e nel positivismo l’uomo non occupa più alcuno
spazio. Il filosofo Martin Heiddegger, parlando del Novecento, affermò
che non c’era mai stato alcun secolo, come il Ventesimo, in cui l’uomo
aveva saputo meno di se stesso. Ed oggi la situazione non è cambiata. La
tecnica e l’informazione ci dicono tutto, ma siamo diventati schiavi di
questi mezzi. Chi siamo? Dove andiamo? C’è una verità? Abbiamo un
orizzonte ed un futuro? Ci diciamo che queste sono, dopotutto, domande
destinate a rimanere senza risposte, perché basta l’esperienza. Viviamo
una povertà spirituale che è povertà di rapporti umani e di bene, laddove
manca il senso della dignità e della grandezza dell’uomo autentico, dove
non sappiamo più scorgere la bellezza del suo mistero. E invece è lì che
dobbiamo trovare le energie per migliorare la nostra vita: la crisi economica ha radice nella crisi etica che ha fatto smarrire il senso di responsabilità, il senso della nostra vita, privati del quale noi siamo come vagabondi
sperduti nell’universo. Ecco perché abbiamo bisogno di riscoprire la fede.
Cosa possiamo dire noi della vita senza la fede? La società di oggi è
attanagliata da tanti interrogativi, ma quasi preferisce ignorarli, accontentandosi di vivere i pochi anni concessi a ciascuno nella ricerca di una effimera felicità. Ma è questa la verità della vita? È questa la luce? Se noi
costruiamo la vita nell’orizzonte puramente terreno, evidentemente l’ultima parola è la morte. Per superarla abbiamo bisogno dell’intervento della
fede. Pensiamo allora alla parola grandiosa che S.Paolo rivolge ai Romani
e che apre orizzonti sconfinati ai nostri occhi: «Diligentibus Deum omnia
cooperantur in bonum». Cioè: «Ora sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di
quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno» (Rm 8, 28).
Questa è la verità inedita che ci soccorre mentre ci lamentiamo di tutto,
viviamo in un pessimismo mortale perché non abbiamo più fiducia reciproca ed il mondo è chiuso all’orizzonte della trascendenza.
Mettiamo Dio nella nostra storia. Lui entra nella vita e tutta la storia si
trasforma. La storia diviene storia della salvezza di Dio che scaturisce dall’eternità, entra nel tempo con il grande mistero dell’incarnazione ma poi
supera il tempo con la Risurrezione. La storia non è semplicemente una
raccolta di fatti che si succedono uno dopo l’altro, ma risponde al disegno
misterioso di Dio. La radice della fede è questo mistero che si fa presente
nel tempo.
In questo orizzonte è possibile contemplare il mistero di Dio: tutto poi
si trasforma e la storia diventa presente. Tutto viene unificato dal mistero
di Dio. Siamo entrati nel tempo con la nostra nascita, e se ricordiamo,
festeggiando, il giorno della nostra nascita è perché è il giorno radioso in
cui ci ha introdotti nel tempo Chi ci ha amati dall’eternità: veniamo dal
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ESERCIZI SPIRITUALI
cuore di Dio, entriamo e viviamo nel tempo per poi ritornare al Suo grande mistero. Qual è la grande meta che Dio ha messo nel cuore dell’uomo,
nel nostro cuore e nel cuore di quelli che verranno dopo di noi?
Ascoltiamo ancora una volta S.Paolo: «Perché quelli che ha preconosciuti, li ha
pure predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, affinché egli sia il
primogenito tra molti fratelli» (Rm 8, 9). Vogliamo sapere chi siamo?
Contempliamo il mistero di Gesù nella sua vita dentro la storia. Nel suo
insegnamento siamo racchiusi anche noi e nella sua vita è anche il senso
della nostra.
La fede è dunque un tesoro che ci salva e ci restituisce la gioia. L’invito
iniziale dell’esortazione Evangelii gaudium è appunto la riscoperta della
gioia della fede cristiana e del Vangelo. Le paure che abbiamo addosso ce
le diamo noi stessi, Dio non vuole paura, la gloria di Dio – afferma
S.Ireneo – è l’uomo vivente. Egli ci ha fatto per la vita e vuole che viviamo per imitare la vita del Figlio suo. Ecco il mistero di Dio!
SECONDA GIORNATA:
RIVIVERE LA PASQUA DI GESÙ
Abbiamo visto che la fede è tutt’altro che un salto nel buio. È una
nuova illuminazione che entra nel cuore e ci permette di vedere la realtà
insospettata in nuovo orizzonte. Quella luce l’ha portata il Signore e se
non camminiamo dietro di Lui siamo nelle tenebre.
Quando siamo amati da Dio e facciamo esperienza del Suo amore, gli
corrispondiamo, e il mondo è più bello. Siamo contenti solitamente se
qualcuno ci vuol bene, mentre la solitudine è mancanza di amore, è terribile. Essere accettati e accolti nell’amore è l’esperienza più bella della vita.
E se ad amarci e volerci bene è Dio, se lo fa dall’eternità, se ci ha amati in
Cristo Gesù, abbiamo trovato la ragione più profonda della nostra vita di
fede. Il cristiano si ritrova nella gioia, nella pace, nella fraternità, nella
fiducia, nella vita quando ha avuto l’esperienza di Dio.
La fede ci riporta all’inizio e ci indica la meta. L’inizio si colloca nell’eternità, direttamente nel cuore di Dio, dove siamo da sempre. Dopo la
nascita nel mondo e la rinascita in Cristo col battesimo, la meta è essere
conformi all’immagine del Figlio di Dio, conformi a Gesù perché è lui il
modello della nostra vita. Questo è il senso della nostra fede che va ravvivato! Ci chiamiamo “cristiani”: questo nome fu usato per la prima volta
per definire i cristiani della comunità di Antiochia. Ma cosa voleva dire
essere chiamati cristiani? Quando parliamo di Gesù usiamo tre termini:
Gesù Cristo Signore. Sono i titoli del Figlio di Dio col quale concludiamo le
nostre preghiere; è la sintesi di tutto il mistero cristiano. “Gesù” designa
ESERCIZI SPIRITUALI
il nome del personaggio storico apparso nel tempo, nome che è indicato
da Dio stesso in sogno a Giuseppe. Egli sarà il salvatore del mondo, come
annunciato ai pastori di Betlemme, il salvatore dalle debolezze, dalle
miserie, dalle fragilità.
Al nome di Gesù noi aggiungiamo il titolo di “Cristo” perché vogliamo dire che Lui è il compimento di tutte le promesse di Dio. La storia
dell’umanità ha avuto sempre in sé, in tanti popoli, il desiderio di qualcuno che liberasse il mondo dalle angustie e dalle miserie, il Messia che
doveva venire. Ma troppo forte e ripetuta è stata l’esperienza della delusione, delle ideologie che promettevano mari, monti e salvezza per poi
lasciare solo distruzione e morte. Quante ideologie si sono presentate sulla
scena del mondo come salvatrici per poi combinare disastri! Gesù invece è
il Cristo, il Messia, la promessa di cui parlano le scritture, il compimento
di tutte le promesse di Dio. Dice S.Paolo: «Ma quando giunse la pienezza
del tempo, Dio mandò suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge» (Gal 4, 4).
La pienezza del tempo di cui parla Paolo è un’assoluta novità. Gli antichi pagani consideravano infatti il tempo come una ripetizione, alla stregua della natura che ripete le sue quattro stagioni; un ciclo chiuso, circolare appunto, non lineare.
Il tempo della Bibbia è invece lineare, c’è un disegno di Dio in esso,
non più segnato dal correre degli astri e dalle ere dinastiche che stanno
nel calendario. Ha un inizio ben preciso: «In principio era il Verbo» (Gv 1,
1). Per conoscere il tempo e il suo senso dobbiamo andare ancor prima, al
principio assoluto che dà inizio a ogni cosa per poi entrare nella storia.
Ecco, l’inizio della storia è la realtà divina, la santa Trinità, il cui mistero,
finalmente, entra nella storia, preparato da lunghissimi anni.
Il tempo ha un senso non per divorare se stesso, per distruggersi. Il
tempo va verso un compimento: la promessa di Dio che viene in mezzo a
noi. Il culmine ed il vertice del tempo si raggiunsero quando Gesù venne
in mezzo a noi ed il Verbo si fece carne. A quanti credettero in Lui, Dio
ha donato il suo Spirito, la vita nuova, li ha fatti divenire Suoi figli, ha
insegnato loro a chiamarlo Padre.
In questa adozione filiale, Gesù Cristo è stato il compimento di tutte le
promesse di Dio e tutta la storia tende a Lui, per ciò va interpretata nel
senso di questa venuta. La Sacra Scrittura va letta così, come la storia di
Dio e dell’uomo, insieme, il cui senso pieno si rivela alla luce di Gesù.
Anche ogni brano dell’Antico Testamento ci parla di Gesù perché la pienezza sarebbe stata Lui.
Diceva S.Girolamo che l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di
Cristo, perché non permette di comprendere il senso della storia. Di fatto
noi cristiani non misuriamo più il tempo per dinastie, per imperi nel
tempo, lo misuriamo a partire dalla nascita di Gesù perché il tempo trova
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ESERCIZI SPIRITUALI
senso solo con Lui, in un prima e un dopo di Lui. Prima sono i secoli che
preludono all’Incarnazione del Verbo, dopo viene il tempo che sviluppa
l’attuazione del mistero nella storia, verso la realizzazione piena, quando
Gesù riconsegnerà il regno al Padre suo. Questo è il tempo che viviamo
noi, ed è il tempo che si può comprendere solo nella storia del mistero di
Dio.
Per farlo noi misuriamo il tempo con un Anno liturgico. Le nostre
feste e ricorrenze sono inserite nell’Anno della liturgia e della Chiesa che
dobbiamo imparare a conoscere e a vivere, perché esso ci sottrae al logorio
del tempo e ci fa vivere nel mistero di Dio. È nell’Anno liturgico che noi
rinnoviamo i misteri della nostra salvezza compiuta da Gesù.
Nella vita donata da Gesù al Padre e all’umanità risiede tale salvezza e
la pienezza stessa della vita, al punto che la morte non poteva soffocarla:
deposta dalla croce e rinchiusa in una tomba, quella pienezza di amore
sperimenta la propria gloriosa Resurrezione fuori dal tempo. Ecco il
mistero pasquale a cui tende tutto il cammino dell’Anno liturgico.
E noi abbiamo bisogno di vivere in questo Anno liturgico la festa del
cuore, che ci rinnova dal di dentro: è la Pasqua del Signore, che celebriamo ogni anno dopo un cammino di quaranta giorni della Quaresima,
giorni che ci riportano al significato fondamentale della Pasqua.
Anticamente questa solennità era il culmine del cammino dei catecumeni
che chiedevano il battesimo e che ricevevano nella notte pasquale il dono
della fede e con esso la vita nuova dello Spirito, trasformando la propria
vita. Nella Pasqua annuale anche noi siamo chiamati a rivivere questo
mistero, se ci inseriamo nella dimensione religiosa di fede da vivere nell’intero Anno liturgico.
TERZA GIORNATA:
DISCEPOLI ALLA SCUOLA DI GESÙ
La fede è dunque la riscoperta di Dio al centro della storia, degli eventi, della nostra vita. Una riscoperta che fa conoscere il piano di Dio sulla
nostra esistenza e ci chiama ad essere conformi a Gesù, ci invita ad una
dignità immensa e grandiosa. Del resto Dio va sempre oltre i desideri e le
attese. Aspettavamo un eroe, un salvatore dalle gesta eroiche e invece ci
ha dato come salvatore il Suo Figlio stesso, Gesù, in virtù del quale, con
la Sua Pasqua, tutta la storia ha preso un nuovo significato.
La luce della Pasqua ha rivelato il mistero di Dio e dell’uomo, ha svelato al mondo il dono supremo del Figlio, di Colui che, morendo, ci dona la
vita divina. Ora il battesimo ci fa partecipare alla sua passione e alla sua
morte, ci fa dire di no all’uomo vecchio e al peccato, alla morte e alla
ESERCIZI SPIRITUALI
carne, a tutto ciò che è inquinato dalla fragilità umana per risorgere con
Cristo. La sua persona diventa il nostro modello e noi diventiamo suoi fratelli, e grazie a lui possiamo chiamare Dio Padre. Chi mai avrebbe immaginato tutto questo?
«Ora, prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta per lui l’ora
di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li
amò sino alla fine» (Gv 13, 1): qui sta il dono della vita! Nell’amore sino
alla fine. «Nessuno ha amore più grande di quello di dare la sua vita per i suoi
amici» (Gv 15,13). Davanti a questo mistero si posero gli Apostoli dopo
la Resurrezione, in particolare Giovanni, il teologo riflessivo che indaga,
che va oltre il visibile per cogliere la profondità, che china il capo sul
petto del Maestro. Giovanni, l’apostolo dell’amore che ha segnato la sua
Lettera, che noi leggiamo nei tempi forti dell’anno liturgico, a Pasqua e a
Natale. Egli scrive: «Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore»
(Gv 4, 8). Giovanni dove ha imparato, dove ha conosciuto questo amore?
L’ha imparato alla scuola di Gesù, ascoltandolo, conformando la propria
vita a Lui, modello di ogni credente, Lui, il Maestro.
Il rapporto di discepolato, la sequela di Gesù deve caratterizzare anche
la nostra vita di fede. Nel Nuovo Testamento il termine discepolo ha un
significato straordinario che forse noi abbiamo un po’ perso. Deriva dal
latino discere, imparare. Indica che c’è chi insegna, ed è uno solo, il
Maestro, e chi impara, e siamo noi, tutti noi, chiamati a meditare il suo
esempio, a stare alla sua scuola, la scuola della Parola e dell’Eucaristia perché la nostra vita assomigli alla Sua.
Dove troviamo il significato profondo che nutre la nostra vita di fede,
che cioè Dio è amore? Se di un concetto non sappiamo dare un esempio
vuol dire che non ci è chiaro.
E allora quale esempio dare alla grande verità che Dio è amore? C’è un
esempio che dica cosa è questo amore, che ci consegni una parola verificata? Dobbiamo sapere cosa è l’amore, da discepoli dobbiamo impararlo, ma
dove lo troviamo? Nella persona di Gesù! Giovanni può dirci che Dio è
amore perché lo ha imparato da Gesù. Lui ha reso visibile l’amore di Dio,
tutto ciò che egli ha detto e fatto è trasparenza di quell’amore. La predicazione del Vangelo e dei missionari è l’annuncio di questo amore, rivelazione della fede di Dio-amore incarnata da Gesù. E noi siamo chiamati a
vivere proprio questo amore: «Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate
gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri» (Gv
13, 34).
Siamo capaci di amare come Gesù ha amato? È possibile amare come
Gesù ha amato? Gli studiosi ci dicono in verità che nel testo non si vuole
stabilire un paragone. Come pretendere di amare “al modo” di Gesù?
Piuttosto il “come” è causativo: dobbiamo amarci perché Gesù ci ha
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ESERCIZI SPIRITUALI
amati. Siamo capaci di amare perché lui per primo ci ha amati.
Il Vangelo è la storia dell’amore trascendente di Dio verso l’uomo, e
dell’uomo verso Dio. Perché Gesù Cristo è insieme Dio, che ci rivela e ci
dona il Suo amore, ma anche uomo e nostro fratello che risponde all’amore del Padre con il dono della propria vita e rende anche noi capaci di
amare.
Tutti e quattro i Vangeli ci raccontano e rivelano questo amore che noi
siamo tentati di ricondurre entro i confini della benevolenza, della condiscendenza. Ma l’amore di Dio è ben più grande della misericordia. È
“voler bene” all’uomo con tutto il proprio essere. Per questo motivo
ognuno dei Vangeli coglie una particolare sfumatura dell’amore. Marco, il
Vangelo più antico, si affida alla primitiva predicazione di Pietro ed è
destinato al catecumeno, a colui che non crede e perciò è un testo scritto
con l’intenzione di trasmettere la fede che da Dio si irradia su tutti. Quale
aspetto dell’amore di Dio esso coglie in maniera specifica? La sofferenza
dell’amore, di un amore costoso, che è costato la vita di Gesù, Figlio di
Dio. Si pensi all’incipit del Vangelo di Marco: «Inizio del vangelo di Gesù
Cristo Figlio di Dio» (Mc 1, 1). L’annuncio che scaturisce dal suo Vangelo è
nella persona di Gesù che entra in un cammino di sofferenza, nel cammino della croce. Ed infatti è l’unico nel quale Gesù rimprovera Pietro per la
sua incapacità a capire la necessità di questo cammino. E la conclusione
del Vangelo è altrettanto significativa: «E il centurione che era lì presente di
fronte a Gesù, avendolo visto spirare in quel modo, disse: “Veramente, quest’uomo
era Figlio di Dio!”» (Mc 15, 39). Non si muore come Gesù senza entrare
nel mistero di Dio.
Matteo è, invece, l’evangelista della comunità, della Chiesa nascente,
del nuovo Israele che, fedele a Gesù, è chiamato ad abbracciare tutta l’umanità. L’amore di Gesù non ha confini: mentre Israele immaginava la
propria identità come chiusa e contraria a quella degli altri popoli entro
una logica umana, Dio aveva voluto per il popolo eletto la missione di
portare tutti i popoli alla fede. Come è scritto nella Lettera ai Colossesi:
«[il] mistero che è stato nascosto per tutti i secoli e per tutte le generazioni, ora, è
stato manifestato ai suoi santi» (Col 1, 26). Per Dio esiste un’unica famiglia
umana in cui tutti si riconoscono fratelli nell’amore, un amore che a nessuno va negato perché per ciascuno Gesù ha versato il suo sangue prezioso.
S.Luca sottolinea nel suo Vangelo un’altra sfumatura dell’amore di Dio.
Egli è lo “scriba della mansuetudine di Cristo”, scrive il suo Vangelo per
chi ha già la fede e ogni giorno è chiamato ad accompagnare con la propria vita Gesù verso il mistero della sua Pasqua, il mistero di passione,
morte e Risurrezione. Tratteggia così il volto della bontà, della mitezza,
dell’umiltà del Signore.
ESERCIZI SPIRITUALI
Infine Giovanni, il fine teologo che riflette sui dati della fede ed entra
più in profondità nel mistero di un amore che non possiamo realizzare con
le sole forze umane ma esclusivamente con il soccorso della Grazia: «Se
uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l’amerà, e noi verremo da lui
e dimoreremo presso di lui» (Gv 14, 23)
La vita cristiana ha un principio interiore nuovo dato dalla presenza di
Gesù risorto in ciascuno di noi, questa è la forza del cristiano! Se ci fermiamo ad un cristianesimo fatto solo di precetti e di dottrine non varrebbe nulla, esso sarebbe un messaggio ideale umano che gli uomini non
potrebbero mai realizzare in pienezza.
Invece noi cristiani dobbiamo affermare la nostra fiducia nella grazia,
nella vite feconda in cui siamo radicati: «Io sono la vite, voi siete i tralci.
Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di
me non potete fare nulla» (Gv 15, 15), consapevoli anche, con S.Paolo, che
«se Cristo non è stato risuscitato, vana dunque è la nostra predicazione e vana
pure è la vostra fede» (Cor 15, 14). Il risorto che abita in noi è la forza, la
gioia, la speranza ed il senso di tutto quanto abbiamo. Con tale presenza
operosa nella nostra vita sappiamo che vale la pena impegnarci, che tutto
diventa più bello e leggero. Dobbiamo liberarci dei pesi della nostra vita
per fare entrare Cristo in essa e allora tutto è trasformato.
Amare significa voler bene. È quando vogliamo bene che l’amore sa
suonare tutte le tonalità dell’amicizia, della sofferenza del pianto per chi è
lontano dalla via del bene, per chi soffre. È amore che ha anche la forza di
rimproverare quando si è lontani dalla strada giusta, non per ira o per
odio, ma per amore, appunto. Quanti gesti di amore ha avuto Gesù nella
sua vita! L’amicizia per gli apostoli, l’affetto per la famiglia di Lazzaro, per
le donne che lo accompagnavano, la comprensione per i discepoli... Ha
pianto su Gerusalemme, ha pianto di fronte alla sua morte. Ebbene Gesù
però ha saputo prendere la frusta per condannare chi voleva fare del
Tempio un mercimonio e non una casa di preghiera, è stato capace di
discorsi forti contro i farisei: l’amore sa trovare sempre la strada giusta che
porta al bene della persona! Andiamo, dunque, alla scuola di Gesù per
imparare la scuola dell’amore.
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VIA CRUCIS AL COLOSSEO
“FREQUENTARE ASSIDUAMENTE LA PAROLA DI DIO
CI AIUTA A FORTIFICARE LA NOSTRA FEDE”
VIA CRUCIS DELL’11 APRILE 2014
Come ogni anno, il Venerdì di Passione ha visto svolgersi la tradizionale Via
Crucis del Circolo S.Pietro all’interno dell’Anfiteatro Flavio cui ha fatto seguito
la celebrazione Eucaristica nella Chiesa di Santa Maria della Pietà. A presiedere
il cammino di fede Sua Eccellenza Rev.ma Mons. Fernando Vergez Alzaga L.C.,
Vescovo tit. di Villamagna di Proconsolare, Segretario Generale del Governatorato
dello Stato della Città del Vaticano, che ha poi celebrato la Santa Messa
nella“Cappellina”.
L
a luce di un terso pomeriggio di aprile ha cinto il corteo dell’annuale Via Crucis al Colosseo, svoltasi nel raccoglimento dei Soci, dei
Volontari e di tutti i Fedeli riuniti per commemorare il doloroso
percorso che portò Cristo al Golgota. Un momento chiave della preparazione alla Santa Pasqua come delle attività religiose del Circolo S.Pietro,
un itinerario spirituale seguito con palpabile partecipazione lungo le
quattordici stazioni e le altrettante meditazioni, fino al fornice nel quale è
ricavata la Chiesa di Santa Maria della Pietà.
VIA CRUCIS AL COLOSSEO
«Sopportare l’oltraggio, l’esser fatti oggetti di scherno a motivo della Fede, ecco
un segno distintivo dei credenti, da millenni. Fa male al corpo e all’anima, quando non passa giorno senza che il nome di Dio sia esposto al dubbio o alla bestemmia». Così Sua Eccellenza Rev.ma Mons. Fernando Vergez Alzaga, nell’omelia tenuta nel corso della celebrazione Eucaristica, ha invitato ogni cristiano a stare in guardia da un «subdolo e diffuso scetticismo».
Prima di entrare nel vivo del Vangelo del giorno, l’alto Prelato ha salutato il Presidente, l’Assistente Ecclesiastico e tutti i soci, donando alcune
sentite parole per l’attività portata avanti dal Circolo dentro e fuori la
città di Roma da 145 anni. Tutte le opere svolte dalle varie Commissioni
del Circolo sono animate – ha ribadito – «da alcune peculiarità. Due in particolare: il rispetto della dignità di coloro che il Signore ci mette dinanzi e lo scoprire le nuove povertà, anche spirituali». In qualità di Socio, Sua Eccellenza
ha sottolineato quanto l’amore incondizionato per il prossimo sia il primus
movens del Circolo fin dalla sua fondazione: «Ne sono prova le Sante Messe
celebrate con i carri negli anni Trenta nell’Agro romano, la consolidata opera
dell’Hospice per malati inguaribili, iniziata alla fine degli anni Novanta, e per
finire, la ristrutturazione dell’Asilo notturno, che oggi ospita dei mariti separati
che non saprebbero dove andare a dormire, una nuova povertà della società moderna». Il senso stesso delle attività di ogni Commissione, così come dell’operato di ogni singolo Socio, si specchia nel motto “Preghiera, Azione,
Sacrificio” sul quale Mons. Vergez Alzaga ha scelto di soffermarsi: «Allora
con la preghiera giornaliera, l’azione efficace, il sacrificio personale seguiamo,
come amici fedeli, il Signore che si è fatto uomo ed è morto per noi e lo facciamo
come battezzati». È la storia di «un’amicizia con il Signore» la nostra, di una
vicinanza al Padre vissuta in una lunga fedeltà che stimola, sempre, ad
amare incondizionatamente il bisognoso.
«Il brano odierno termina con l’affermazione che “molti credettero in Lui”, ma
non tutti. Alcuni – ha chiarito Sua Eccellenza – si lasciano convincere, mentre
altri si irrigidiscono mantenendo la propria posizione. Queste tendenze estreme,
diverse e contraddittorie, concernenti la fede, non si trovano, forse, seppure in grado
minore, anche nel nostro cuore? È come se la folla di cui parla Giovanni fosse in
noi». Commentando il Vangelo (Gv 10, 31-42) proclamato, l’alto Prelato
ha, dunque, evidenziato l’importanza fondamentale per ognuno di alimentare la propria fede sulla Sacra Scrittura, «che ha nel Nuovo Testamento il
suo compimento e la sua pienezza». Un invito chiaro a donarsi totalmente al
Suo amore, da cogliere ancora più seriamente negli ultimi giorni di
Quaresima: «Frequentare assiduamente la parola di Dio ci aiuta a fortificare la
nostra Fede. Parola, questa, che non è meramente astratta, poiché in essa troviamo
il Figlio e di conseguenza il Padre».
Alla presenza del Presidente Duca Leopoldo Torlonia, del
Vicepresidente Dott. Saverio Petrillo, dei membri della Presidenza, di
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VIA CRUCIS AL COLOSSEO
numerosi Soci e delle loro famiglie, di Volontari e Amici, la celebrazione
della Messa ha avuto luogo all’interno della Chiesa di Santa Maria della
Pietà, mentre all’esterno i molti Fedeli hanno potuto seguire la funzione
attraverso uno schermo televisivo e un efficace impianto di altoparlanti.
Affidata al Circolo dal 1936, la “Cappellina” – come la chiamano amorevolmente i Soci – ancora una volta si è dimostrata capace di risuonare
della forza dei molti che, nei secoli, si sono inginocchiati al suo altare, cui
ebbe la benevolenza di aggiungersi, nel 1984, anche S.Giovanni Paolo II
durante l’Anno Santo Straordinario della Redenzione.
A concelebrare la Santa Messa l’Assistente Ecclesiastico del Circolo
Mons. Franco Camaldo e il Reverendo P. Sebastiano Paciolla O. Cist.,
Sottosegretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e la
Società di Vita Apostolica. Sotto lo sguardo attento dei carabinieri della
vicina stazione Celio, la Via Crucis e la celebrazione Eucaristica si sono
tenute nel rispetto e nel silenzio dei Soci, dei Volontari e di quanti hanno
voluto partecipare ad un appuntamento fondamentale per la vita del
nostro Circolo.
VIA CRUCIS AL COLOSSEO
L’INDIRIZZO DI SALUTO DEL PRESIDENTE A
S.E.R. MONS. FERNANDO VERGEZ ALZAGA L.C.
E
ccellenza Reverendissima,
Le esprimo, a nome mio e di tutti i Soci, profonda gratitudine per
aver accettato il nostro invito a presiedere la Santa Messa in questa
“Cappellina” a noi tanto cara.
È anche stato il “primo atto ufficiale” da Socio del nostro Circolo
S.Pietro. Le sono grato anche per questo, per aver accettato di essere annoverato tra i Soci di questa benemerita Associazione, che da 145 anni opera
la carità a Roma a nome e per conto del Santo Padre.
La Sua parola, Eccellenza, è stata per noi un momento di riflessione
attenta, e ci permette adesso di entrare nella Settimana Santa, guardando
nei nostri cuori e nelle nostre menti per migliorare il nostro essere
Cristiani in armonia con il Magistero della Chiesa.
Eccellenza, conosciamo il Suo fedele servizio alla Sede Apostolica che
dura da qualche decennio, e tutti coloro che hanno avuto modo di
conoscerLa hanno apprezzato il suo tratto di sacerdote anche umile, innamorato della Sua Vocazione. Il Santo Padre Francesco ha voluto chiamare
Vostra Eccellenza ad un alto incarico, nominandoLa Segretario Generale
del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, e nello stesso
tempo ha voluto elevarLa alla dignità Episcopale assegnandoLe la sede
titolare di Villamagna di Proconsolare, dandoLe un mandato ben preciso,
quello di “curare in modo diretto la formazione umana e cristiana dei
dipendenti e dei collaboratori”.
Siamo certi che il Cardinale Pironio, a Lei, ma anche a noi, tanto caro,
La protegge in questo alto ed importante incarico, guidandoLa dal
Paradiso con la gioia che Lo ha sempre contraddistinto, anche nel dolore:
quella di essere sacerdote, direi un santo sacerdote.
Le assicuriamo, Eccellenza Reverendissima, la nostra preghiera per il
Suo Ministero, mentre Le chiediamo la benedizione per noi e per le nostre
famiglie.
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VIA CRUCIS AL COLOSSEO
OMELIA DI S.E.R. MONS. FERNANDO VERGEZ ALZAGA L.C.
I
llustrissimo Presidente,
Caro Monsignore,
Cari amici, Soci, anzi consoci del Circolo S.Pietro,
ho accettato con vero piacere l’invito del Duca Torlonia a celebrare con
Voi la Passione di Nostro Signore Gesù Cristo in questo posto unico al
mondo, intriso di dolore, memoria viva nei nostri cuori.
Come ebbe a dire il Cardinal Poletti durante la riconsacrazione di questa Chiesa di Santa Maria della Pietà: «qui si offre un prezioso servizio alla
pietà dei pellegrini che verranno nel ricordo dei primi martiri cristiani, una “cappellina” nota come piccola casa, ma ora unica cosa viva e perciò grande, nel
Colosseo, nella quale rivivono fede, pietà e carità».
Conosco il nostro Circolo da molti anni e so bene quanto, per tramite
dei Soci, in silenzio, il Sodalizio fa per i propri assistiti da 145 anni.
Tutte le attività del Circolo svolte attraverso le varie Commissioni
hanno da sempre alcune peculiarità, due in particolare: il rispetto della
dignità di coloro che il Signore ci metteva dinanzi e lo scoprire le nuove
povertà, anche spirituali. Ne sono prova le Sante Messe celebrate con i
carri negli anni Trenta nell’Agro romano, la consolidata opera dell’hospice
per malati terminali iniziata alla fine degli anni Novanta e, per finire, la
ristrutturazione dell’Asilo notturno che oggi ospita dei mariti separati
che non saprebbero dove andare a dormire, una nuova povertà della
società moderna. Non dimentico le opere tradizionali, come le Cucine
economiche e le Case famiglia, come la Commissione Guardaroba e
l’Obolo di S.Pietro ed anche il servizio liturgico che offrite durante le
celebrazioni presiedute dal Santo Padre.
Tutto è ben riassunto nel motto del Circolo S.Pietro: “Preghiera, Azione
e Sacrificio”. Come è possibile tutto questo? La risposta la troviamo nella
prima lettura: «Nonostante la calunnia di molti, gli amici che talvolta aspettano
la nostra caduta, il Signore è al nostro fianco come un prode valoroso». Lui è il vero
Amico, Colui che non aspetta la nostra caduta anzi ci guida nel sentiero tortuoso della vita, sorreggendoci con una tenerezza tutta particolare. «Per questo i nostri persecutori vacilleranno e non potranno prevalere».
Questa amicizia del Signore, che vede nel cuore e nella mente di ciascuno di noi, ci sprona ad amare il nostro prossimo e come abbiamo recitato nella colletta «ci guida alla libertà che Cristo ci ha conquistato». Un
Amico che ha donato se stesso per amore, gratuitamente, fino alla morte e
alla morte di croce. «Chi ha un amore più grande di questo?».
Noi siamo prigionieri dei nostri peccati, delle nostre piccolezze, pronti
a puntare il dito sull’altro, pronti a giudicare gli altri, ci comportiamo
come i giudei che volevano lapidare Gesù.
VIA CRUCIS AL COLOSSEO
I giudei avrebbero dovuto riconoscere il Signore per le opere che compiva, quelle opere dedicate a chi soffriva, a chi era in trepida attesa del
Messia, a chi voleva conoscere un amore più grande, a chi era nella
povertà spirituale. Ha predicato, ha guarito, ha soccorso, ha resuscitato,
ogni Sua opera trasmetteva un’eccezionalità del tutto particolare, fino a
donarsi per ciascuno di noi. Eppure alcuni uomini di quel tempo non
sono riusciti a riconoscerlo, a riconoscere quei gesti di amore e di amicizia
profonda che solo Lui può donarci. E noi, figli dello stesso Signore, una
volta conosciuto questo Amore grande, dobbiamo fare un salto di qualità
nella nostra vita, dobbiamo riconoscerci figli di quello stesso Dio, e farci
riconoscere per quelle opere di pietà e di carità proprie del nostro essere
battezzati.
Vi ha ricordato questo anche il Santo Padre, Papa Francesco, che si è
rivolto ai Soci in questo modo: «Anche voi, cari amici, vi sentiti mandati alle
sorelle e ai fratelli più poveri, fragili, emarginati. Lo fate in quanto battezzati,
avvertendolo un compito vostro di fedeli laici».
Noi per cosa vogliamo farci conoscere se non per le opere buone che
anche per tramite del Circolo compiamo?
Allora con la preghiera, l’azione efficace, il sacrificio personale seguiamo,
come amici fedeli, il Signore che si è fatto uomo ed è morto per noi e lo
facciamo come battezzati. L’umiltà con cui operiamo trasformerà la nostra
opera in uno strumento potente a supporto dei nostri cari assistiti.
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VIA CRUCIS AL COLOSSEO
Sopportare l’oltraggio, l’esser fatti oggetti di scherno a motivo della
fede, ecco un segno distintivo dei credenti, da millenni. Fa male al corpo
e all’anima, quando non passa giorno senza che il nome di Dio sia esposto
al dubbio o alla bestemmia. Dov’è il tuo Dio? Io lo confesso dinanzi al
mondo e dinanzi a tutti i Suoi nemici quando nell’abisso della mia miseria credo alla sua bontà, quando nella colpa credo al Suo perdono, nella
morte alla vita, nella sconfitta alla vittoria, nell’abbandono alla Sua presenza colma di grazia. Chi ha trovato Dio nella croce di Gesù Cristo sa
come Dio si nasconde in modo sorprendente in questo mondo, sa come sia
massimamente vicino proprio là dove noi lo pensiamo estremamente lontano. Chi, come noi, ha trovato Dio nella croce, deve saper perdonare
anche tutti i suoi nemici, perché Dio per primo li ha perdonati.
Il brano odierno termina con l’affermazione che «molti credettero in Lui»,
ma non tutti. Alcuni, quindi, si lasciano convincere, mentre altri si irrigidiscono mantenendo la propria posizione. Queste tendenze estreme,
diverse e contraddittorie, concernenti la Fede, non si trovano, forse, seppure in grado minore, anche nel nostro cuore? La nostra fede conosce
spesso alti e bassi. È come se la folla di cui parla Giovanni fosse in noi.
Gesù con il suo esempio ci insegna a metterci al riparo da tante pericolose
oscillazioni dettate dal sentimento e dagli stati d’animo, da tanti subdoli
scetticismi che si respirano nella mentalità del nostro tempo. La fede cristiana per radicarsi nelle profondità del nostro essere e mantenersi salda,
malgrado le eventuali tempeste di superficie, ha bisogno di fondarsi basilarmente sulla Sacra Scrittura, che ha nel Nuovo Testamento il suo compimento e la sua pienezza. Frequentare assiduamente la parola di Dio ci
aiuta a fortificare la nostra fede. Parola, questa, che non è meramente
astratta, poiché in essa troviamo il Figlio e di conseguenza il Padre.
Chiediamo allora al Signore la grazia di saperlo seguire, donandoci
totalmente e gratuitamente al Suo amore, in questi ultimi giorni di
Quaresima meditiamo la tenerezza di Dio per ciascuno di noi, affinché
ciascuno possa ancora una volta essere “carezza di Dio” per il prossimo.
(cfr. Papa Francesco, Udienza Circolo S.Pietro 31 ottobre 2013).
Desidero, al termine di questa Omelia, ringraziare ancora una volta
coloro i quali tra di Voi hanno prestato servizio in occasione della mia
Ordinazione Episcopale lo scorso 15 novembre nella Basilica di S.Pietro,
momento per me indimenticabile e per il quale rendo grazie al Signore ed
a Papa Francesco.
Infine, auguro a tutti Voi e alle Vostre famiglie di poter trascorrere una
Santa e serena Pasqua nella gioia del Signore che risorge per ciascuno di
noi!
FESTA DEI SANTI PIETRO E PAOLO
“COME L’ORO NEL CROGIOLO”
FESTA DEI SANTI PIETRO E PAOLO
Nella Cappella del Coro dell’Arcibasilica Papale di S.Pietro in Vaticano, lo scorso lunedì 30 giugno, si è tenuta l’annuale celebrazione della solennità del Santo
Patrono del Circolo S.Pietro. A celebrare la Santa Messa Sua Eccellenza Rev.ma
Mons. Paolo De Nicolò, Vescovo tit. di Mariana, Reggente emerito della
Prefettura della Casa Pontificia.
C
ome ogni anno, i Soci del Circolo hanno festeggiato la solennità del
loro Patrono con una Santa Messa che, in questa occasione, ha
avuto luogo all’interno della Cappella del Coro in S.Pietro, luogo
quanto mai prossimo alla tomba del primo Pontefice. Una vicinanza, spaziale e ancor prima emotiva, alla culla della Chiesa che la riflessione di
Sua Eccellenza Rev.ma Mons. Paolo De Nicolò ha voluto da subito ribadire.
«Ciascuno di noi è chiamato a confermare la propria fede. Perché intrinseca
alla fede stessa è la necessità di provarla, come dice la Scrittura, nel fuoco, alla
maniera dell’oro nel crogiolo. Solo allora la fede può diventare testimonianza, che
si fa autentica laddove abbia come base e provenienza un giudizio di valore».
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FESTA DEI SANTI PIETRO E PAOLO
Vivere nella luce e nella verità di Cristo, partire sempre da essa, affermare
con il cuore e con le opere la propria cristianità, questa l’esortazione rivolta nella toccante omelia. A due passi dal luogo in cui i discepoli degli
Apostoli patirono una serie incredibile di sofferenze e dal Circo di Nerone
dove S.Pietro subì il martirio – hanno sottolineato le parole di Sua
Eccellenza – i soci del Circolo erano riuniti al fine di confermare la forza
della loro fede, dono prezioso e da coltivare, tesoro da cui scaturisce naturalmente quel servizio prestato da 145 anni a oggi.
«S.Paolo afferma che nessuno ci potrà strappare dal Signore, dall’amore
di Gesù. Non la sofferenza, non la spada, non la fame. Proprio qui la testimonianza diventa fiducia, serenità, accettazione dell’essenza vera della propria esistenza. Oltre alla fiducia, da un punto di vista più concreto, l’amore di Cristo ci
porta al servizio, ambito in cui il Circolo S.Pietro è maestro, considerati i moltissimi anni di dedizione autentica e generosa alla persona del Papa, alla Chiesa
romana, alla Chiesa universale. Ma il servizio può diventare difficile per via dei
cambiamenti che affrontiamo ogni giorno, per i molti mutamenti storici e sociali.
Per questo dobbiamo interiorizzare i valori che esistono nelle nuove prospettive, esaminarle, accoglierle, ma sempre alla luce della nostra fede e con la Grazia di
Dio». I festeggiamenti del Santo Patrono hanno dunque messo in luce il
volto di un operato che deve necessariamente mutare in base alle circostanze economiche e antropologiche del momento: «In qualunque condizione – ha concluso Mons. De Nicolò – il nostro servizio deve essere sereno, leale,
amabile, sorridente e distinto, prestato non soltanto alla persona del Santo Padre,
ma soprattutto ai poveri che rappresentano Cristo stesso».
Alla Celebrazione Eucaristica ha fatto seguito la consegna delle
onorificenze concesse da Sua Santità Papa Francesco ai soci che si sono
particolarmente distinti nelle opere del Circolo S.Pietro, un momento
parimenti di coesione, raccoglimento e giubilo durante la celebrazione
della festa più importante per l’antico sodalizio.
FESTA DEI SANTI PIETRO E PAOLO
INDIRIZZO DI OMAGGIO
DEL PRESIDENTE DON LEOPOLDO TORLONIA
E
ccellenza Reverendissima,
la Sua presenza, in questa Cappella della Papale Basilica di S.Pietro,
luogo sacro e suggestivo, centro della cristianità, nel giorno in cui
festeggiamo il nostro potente Santo Patrono, ci riempie di gioia perché
Vostra Eccellenza è Socio e attento alle opere di carità che il Circolo svolge a
Roma.
Eccellenza, caro don Paolo, la nostra gratitudine va per le parole che
oggi ha rivolto a ciascuno di noi, sono arrivate al cuore, hanno toccato le
coscienze di tutti i presenti.
Conosciamo bene il Suo afflato pastorale, sappiamo della Sua Paternità
Spirituale e ringraziamo il Signore per averci dato un’ulteriore occasione
per ascoltarLa.
Monsignore, siamo in famiglia, in questi anni abbiamo seguito, imparato, come si serve il Romano Pontefice e ne siamo rimasti sempre ammirati. Tutti, maestranze comprese, hanno potuto vedere il Suo sforzo a
recuperare un patrimonio artistico spesso dimenticato. Ma ciò che ci ha
sempre colpito è stata la devozione per il Papa.
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FESTA DEI SANTI PIETRO E PAOLO
Siamo grati a Vostra Eccellenza per aver voluto condividere il momento più importante di questo anno vissuto al servizio di tutti coloro che il
Signore ci ha fatto incontrare; quello della preghiera e del Sacrificio
Eucaristico nella festività dei Santi Pietro e Paolo.
Non dimentichiamo, cara Eccellenza, la Sua figura vicino ai tanti
Papi che ha fedelmente servito nei molteplici incarichi nella Santa Sede
che Lei ha ricoperto e non ultimo quello di Reggente della Prefettura
della Casa Pontificia, dicastero Vaticano fondamentale per la vita pubblica
dei Sommi Pontefici, con il quale la Sezione dei Servizi d’onore del
Circolo collabora costantemente.
Un omaggio ancora, e un augurio cordiale, anche per la Sua famiglia, a cui siamo molto legati, alle loro Eccellenze Piergiacomo e don
Mariano in maniera particolare: Trina fraternitas etiam dignitate Episcopali
Constituta.
Eccellenza Reverendissima, Le assicuriamo il nostro ricordo nella
preghiera e mentre La ringraziamo ancora, preghiamo Vostra Eccellenza
di condividere un atto ufficiale e solenne proprio del Circolo S.Pietro.
Cari Soci, i Papi hanno sempre riservato una particolare benevolenza al loro Circolo S.Pietro, suggerendo o patrocinando la realizzazione
delle sue opere di carità a favore dei poveri e degli ultimi, soprattutto
nella loro Diocesi.
Fra i segni di benevolenza che i Papi hanno riservato al Circolo, ci
sono il contributo economico per le opere di carità e il riconoscimento per
la fedeltà e l’impegno profuso singolarmente dai Soci.
In occasione della Festa di S.Pietro, Papa Francesco ci fa giungere
il Suo alto apprezzamento attraverso la speciale concessione di benemerenze cavalleresche, quale premio dei meriti e delle virtù di alcuni membri del nostro Circolo.
FESTA DEI SANTI PIETRO E PAOLO
ONORIFICENZE
benevolmente concesse da Sua Santità Francesco
ai Soci che si sono particolarmente distinti nelle Opere del Circolo
Commendatore dell’Ordine di S.Gregorio Magno
Cav. Dott. Luigi Esposito
Cav. Geom. Fausto Volponi
Commendatore dell’Ordine di S.Silvestro Papa
Cav. Avv. Mario Catalano
Cav. Giovanni Giuntarelli
Cav. Dott. Luigi Romeo del Castello
Cavaliere dell’Ordine di S.Gregorio Magno
Dott. Carlo Napoli
Sig. Alessandro Cefali
Dott. Ing. Marco Megna
Cavaliere dell’Ordine di S.Silvestro Papa
Dott. Giorgio Balsamo
Sig. Angelo Brudaglio
Dott. Giorgio Di Giuseppe
Croce Pro Ecclesia et Pontifice
Prof.ssa Lucia Bersani Vespasiani
Medaglia di Benemerenza del Circolo S.Pietro
Medaglia benemerenti d’Oro
Prof. Alberto Bochicchio,
Gentiluomo di Sua Santità, Ministro Consigliere del S. M. O. di Malta
Medaglia benemerenti d’Argento
Prof. Comm. Augusto Pellegrini,
Decano di Sala dell’Anticamera Pontificia
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36
L’INTERVISTA
AFFARI DI FAMIGLIA
TRE GENERAZIONI AL SERVIZIO DEL CIRCOLO:
I RICORDI DEL DOTT. EUGENIO ANTILICI,
SOCIO DA 42 ANNI
La famiglia del titolo è quella del Circolo e ugualmente quella del Dott. Eugenio
Antilici, vicino ad esso già dal 1940. Il padre Fernando, Socio aspirante dal
1930 ed effettivo dal 1934, la vicinanza con Papa Paolo VI, i ricordi della
guerra e l’impegno incondizionato prestato nelle varie Commissioni. Non solo per
tradizione, anche il figlio Marco – che interviene nel dialogo – è dal marzo 2014
Socio del Circolo, nell’ideale prosecuzione di una lunga dedizione al motto
“Preghiera, Azione, Sacrifico”. A colloquio con una figura di spicco del nostro
Circolo, lungo decenni fondamentali, che l’intervistato non esita a definire «di formidabile importanza formativa».
D
ott. Antilici, qual è stato il suo primo contatto con il
Circolo S.Pietro?
I miei primi ricordi risalgono al 1940, senza dubbio. Passavo da
mio padre, Fernando Antilici, in Via della Scrofa 70, dov’era allora la
sede, per poi tornare insieme verso Prati, a casa. A quell’epoca, papà andava
al Circolo quasi tutti i giorni, era socio già da un decennio e lo ricordo dav-
L’INTERVISTA
vero molto attivo nelle varie Opere. Il presidente era Papà Pericoli, la
generazione di soci quella di Giove, Corsarego, Crostarosa... e a ripensarci
ora, ho la scherzosa impressione che ogni tanto si appartassero nella sala
da gioco a farsi un partitella a tressette. Benché io fossi soltanto quindicenne, papà volle che iniziassi a partecipare alla vita del Circolo: dunque,
mi fecero socio aspirante, una carica allora per i minorenni che volevano
mettere un piede dentro.
Subito dopo, cosa è accaduto?
Dopo quel periodo, non dimentichiamo che stiamo parlando di anni
molto difficili per la storia del nostro Paese, sono stato preso dai casi della
vita, come si dice, ed ho iniziato a lavorare: appena diciottenne, per sfuggire
ai tedeschi, dapprima Mons. Montini, il futuro Paolo VI, mi fece entrare in
Segreteria di Stato all’Ufficio Informazione per i Prigionieri di Guerra; più
tardi, invece, seguii il consiglio di mio padre che voleva facessi un po’ di pratica in una banca all’interno del Vaticano. In due parole sono entrato
all’Istituto per le Opere di Religione nel 1945 e ne sono uscito nel 1986!
Solo un po’ di pratica...
Infatti! Poi mi sono sposato, ma disgraziatamente sono rimasto vedovo
molto presto, con lui, Marco, che aveva otto anni, un altro figlio di cinque e una bambina di tre. È stato un momento molto difficile. Poi mi
sono risposato e loro hanno avuto una seconda mamma che purtroppo se
n’è andata lo scorso anno. Quando, più tardi, ho ricoperto cariche per il
Circolo, la vicinanza e la collaborazione di Giovanna, la mia seconda
moglie, è stata fondamentale.
In che momento ha deciso di tornare attivamente al Circolo?
Un giorno, se non sbaglio stavo andando a San Giovanni Rotondo,
dove rappresentavo lo IOR per l’Opera di Padre Pio, incontro Marcello
Sacchetti che mi chiede esplicitamente: «Perché non torni attivamente al
Circolo?». Ecco com’è andata.
E dunque è iniziato il nuovo corso della sua attività presso le
varie Commissioni?
Sì, posso dire di sì, benché fossi socio partecipante dal ‘72 ed effettivo
dal ‘74, le questioni lavorative e famigliari mi avevano impedito di partecipare attivamente alla vita del Circolo, ma appena in pensione ho sentito
il bisogno di tornare. Contò anche il ricordo dei racconti di mio padre
nella scelta, il suo affetto per il Circolo. Ad ogni modo, l’invito di
Marcello suonava un po’ come: «Adesso che puoi, non penserai mica di
non darci una mano?».
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38
L’INTERVISTA
Dal 2004, è Consigliere d’onore, quali sono stati, prima, i suoi
incarichi?
Dopo essere stato Consigliere direttivo, ho cominciato alla
Commissione Case famiglia. In quel periodo, era la fine degli anni
Ottanta, l’Architetto Anton Giulio Ciocci stava sistemando la sede di Via
della Lungaretta, e io davo una mano a livello organizzativo: mia moglie
Giovanna, ad esempio, fece le tende. Dal ‘91, per un triennio, sono stato
anche Presidente della Commissione Case famiglia, fino a quando, nel
‘94, mi hanno nominato Presidente della Commissione Asili notturni. E
lì sono rimasto per dieci, bellissimi anni fino al 2004, quando mi sono
dimesso. L’esperienza al Circolo è stata davvero gratificante e formidabile.
A firmare la sua domanda come Soci presentatori, nel ‘72, furono
il Comm. Natale Angelini e Camillo De Vecchi, due figure molto
importanti. Che ricordi ha di loro?
Rispetto al gruppo di mio padre, mi riferisco a Giove, Corsarego e altri
di quella generazione, Angelini e De Vecchi erano i giovani. A proposito
di Angelini, posso dire che era una persona molto dinamica, lo ricordo
sempre affaccendato, organizzava tante cose, anche incontri, pesche di
beneficenza per i soci. Proprio in una di quelle occasioni, mio fratello
maggiore conobbe la figlia di un socio, l’Avvocato Tuccimei, che poi
divenne sua moglie. Non credo sia stata la sola volta che il Circolo ha
fatto, per così dire, da paraninfo. A parte la digressione, mi ricordo bene
Angelini, un po’ meno De Vecchi, ma non potete pretendere troppo…
Il fatto è che noi abbiamo spulciato la pratica da poco...
Finora ho ricordato bene? Me lo auguro.
In quanto a suo padre, Fernando Antilici, che fu anche Vice
Presidente Generale, cosa le raccontava della vita del Circolo durante gli anni Trenta e Quaranta?
Il passato spesso sembra più passato di quanto non sia. In quegli anni, la
vita del Circolo si svolgeva, più o meno, come adesso. Centrale era il lavoro
delle Cucine Economiche, perché, certamente, c’era più fame, ma forse anche
meno problemi nella conduzione della struttura. Le Cucine allora erano
gestite dalle suore, le cosiddette “cappellone”, era un grande gruppo di affiatate ed efficienti Sorelle. Ad ogni modo, durante il periodo della guerra, le
cucine furono davvero importanti per la città di Roma, e non dimentichiamo
poi che venivano alimentate con quello che ci dava il Vaticano.
La famosa “minestra del papa”...
Esattamente. Arrivavano i pacchi dei viveri, mi ricordo, il latte, il
L’INTERVISTA
pane, la farina, cose di prima necessità... Basti dire che anche alla
Segreteria di Stato all’Ufficio Informazione per i Prigionieri di Guerra,
dove ero volontario, venivo pagato, un giorno sì e uno no, con uno sfilatino e un litro di latte.
Quella è stata una fase importante per il suo percorso, può raccontarci come entrò in contatto con la Segreteria di Stato?
Una mattina, ero ancora studente di liceo, mi chiamarono a Palazzo
Braschi, dove c’era la federazione fascista CISA, e ad aspettarmi c’era un
funzionario che mi chiese: «Tu che fai?». «Studio», risposi. E lui: «O ti
trovi un lavoro oppure devi presentarti allo Scalo Ostiense perché servono
dei frenatori». Tra i vagoni merci, infatti, ogni tanto ce n’era uno con una
specie di cabina all’interno della quale stava un frenatore; i freni non
erano idraulici, ma meccanici, quindi se si fosse rotto un collegamento, il
frenatore sarebbe potuto intervenire. Ma si trattava di un lavoro pericolosissimo, perché in quel momento Roma era circondata dagli alleati e tutti
i mezzi che uscivano dalla città venivano mitragliati.
E fu qui che intervenne Mons. Montini?
Precisamente. Quando ritornai a casa, con l’incoscienza dei ragazzi,
dissi a mio padre: «La Patria mi chiama!». Non mi fece neanche finire
la frase, mi guardò serio e disse: «Ma sei matto?». Del resto i miei due
fratelli erano entrambi sotto le armi in quel periodo. Papà parlò con
Mons. Montini, che era amico di famiglia, e così entrai all’Ufficio
Informazione per i Prigionieri di Guerra dove rilasciavano un documento in cui si attestava che ero dell’ambiente vaticano; si trattava,
insomma, di un lasciapassare vidimato da un Comando tedesco. Nel
frattempo, la mia classe, quella del ‘25, fu chiamata contemporaneamente da Badoglio e da Graziani e se non ti presentavi potevi essere
giudicato renitente alla leva e passato per le armi. Non proprio un
periodo tranquillo.
La sua famiglia è congiunta da generazioni alla Santa Sede, può
parlarci di questo?
Sì, certamente. Fin dai ricordi d’infanzia il legame col Vaticano era
stretto. Papà stava nella Guardia Palatina, era ufficiale Aiutante maggiore, sotto il comando di Francesco Cantuti di Castelvetri. Poi lo nominarono Cameriere di spada e cappa.
Come nasce il legame di suo padre con il Circolo?
Mi chiedete davvero troppo, nel ‘30, quando papà diventò socio, avevo
solo cinque anni...
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L’INTERVISTA
In quanto alla sua
attività, l’amicizia con il
Presidente Marcello
Sacchetti è stata centrale nella scelta di partecipare attivamente...
Sono convinto che mi
sarei fatto vivo ugualmente, perché il Circolo era
un pensiero fisso nella mia
famiglia, ma Marcello mi
diede l’input giusto al
momento giusto. Ad ogni
modo, ho sempre avuto,
anche nei momenti in cui
non partecipavo attivamente, legami con il
Circolo: tanti amici dell’ambiente vaticano ne facevano parte, conoscevo molti soci, ero al corrente delle varie attività, dei loro sviluppi.
Lei diventa socio partecipante nel ‘72, sotto la Presidenza di
Urbano Cioccetti, ex sindaco di Roma e uomo di spicco di allora,
che ricordi ha?
Quella di Urbano Cioccetti è stata certamente una figura importante,
però quel periodo non lo ricordo, ripeto, era un momento in cui dovevo
far quadrare le cose in casa.
Dunque il “suo” Presidente è Marcello Sacchetti...
Marcello è stato il Presidente con cui ho avuto più legami, un ottimo
amico e un ottimo Presidente, senza dubbio.
Ci racconta com’è andata l’esperienza agli Asili notturni?
Un periodo bellissimo, meraviglioso dal punto di vista umano. A livello di aneddoto, posso dire che, spesso, ai semafori alcuni lavavetri mi salutavano: «Buongiorno, Presidente!». C’è il contatto umano in quelle Opere
del Circolo, un calore e un affetto che ti risarciscono dell’impegno, delle
fatiche, di tutto.
Si ricorda persone che ha conosciuto lì?
I nomi, adesso, non mi vengono in mente, ma ce n’erano davvero moltissime. Ad esempio, un uomo che di mestiere faceva il gladiatore al
L’INTERVISTA
Colosseo... È normale che si crei, in ogni periodo, un giro di habitué agli
Asili, un insieme variegato di uomini e donne con cui entri in confidenza,
che impari a conoscere. Ci sarebbero tante cose da dire...
Lo faccia pure...
Solo un altro episodio a titolo d’esempio, non voglio annoiare. In
seguito alla morte, all’ospedale Fatebenefratelli, di un ospite praticamente
fisso degli Asili, tutti gli altri si impegnarono a fare una colletta per
pagargli le spese dei funerali e della corona di fiori. Fu molto bello, era
una famiglia. Dieci anni sono tanti, di storie ne avrei davvero molte.
È come se l’Asilo diventasse una casa, sta dicendo questo?
Assolutamente. Con mia moglie Giovanna, decisi, in occasione del
Natale e della Pasqua, di offrire il pranzo agli ospiti della casa e di far restare aperta la struttura in modo che nessuno di loro fosse randagio per strada
e, di contro, avesse un luogo in cui rimanere durante quei giorni di festa.
In che modo le persone entravano in contatto con la struttura?
In genere, erano le parrocchie a mandarcele, e quando non potevamo
più ospitarle, per questioni di disponibilità, le indirizzavamo alla Caritas
di Termini.
Com’era il rapporto con gli altri Soci della Commissione?
Ricordo con affetto la collaborazione con l’Ing. Moser e con sua moglie
Liliana, ma anche con molti altri.
Che significa aver prestato il suo impegno per le Opere di bene
che il Santo Padre promuove nel mondo?
Per me è stato innanzitutto un privilegio. Ho sempre inteso il lavoro al
Circolo come un’attività strettamente urbana, proiettata sulla città di
Roma; più tardi ha preso un’altra piega, rivolgendosi ad altri territori,
pensate alla Somalia, a Chernobyl, ma nell’epoca di cui ho più ricordi, il
Circolo S.Pietro era strettamente radicato su Roma, che era poi il compito
affidatoci, dall’inizio, dal Santo Padre. Del resto, le nostre Opere cominciano quando il Papa ha dato ai giovani cattolici di Roma le pentolacce,
non è così?
Certamente. Prima parlava di un privilegio...
Sì, a livello umano, il contatto umano con la povertà forma, fortifica, ti
rende migliore. Prestare servizio al Circolo significa fronteggiare, faccia a
faccia, la povertà. Devo dire che a dedicarcisi molto è stata anche mia
moglie Giovanna.
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L’INTERVISTA
Il Circolo visto anche come un ente che unisce la famiglia: i figli
come hanno visto il papà che si dedicava anche ad altro oltre a loro?
Marco Antilici: Diciamo che l’abbiamo visto da lontano, anche perché, se devo dire, ci ha tenuto un po’ fuori dal mondo vaticano. Io studiavo economia e volevo essere introdotto nell’ambiente, ma papà mi ha
sempre tenuto a lato, un po’ per convinzione sua, un po’ per il mio carattere. Sosteneva che non fossi adatto. Una volta laureato, ho lavorato in
banca, ma non in Vaticano.
Perché ha deciso di diventare Socio del Circolo?
Marco Antilici: Perché, di recente, mi sono avvicinato di più al
suo ambiente, ho iniziato a frequentare amici di papà, come Ciocci
appunto, e proprio lui mi ha spinto a iscrivermi. Ne ho parlato con
papà ed è stato molto felice: voleva che fossi io a fare la scelta. Mi piacerebbe, quando avrò più tempo, lavorare tra gli Asili notturni e la
Casa famiglia. Cercherò di ritagliare tutte le ore a mia disposizione,
anche mia moglie è d’accordo con quest’idea. Un motivo in più per
farlo.
Chi lavora per tanto tempo in un’istituzione può percepirne
meglio i cambiamenti, cosa pensa a proposito?
Ritengo che il cambiamento sia sempre un bene. Il Circolo si è messo
al passo coi tempi, anche i poveri non sono più quelli di una volta, questo
è centrale. Il motto “Preghiera, azione, sacrificio” rimane basilare, ma
bisogna rincorrere i tempi, non si può soltanto “dare la minestra”: è
necessario accompagnare l’evoluzione del mondo, altrimenti si rimane
tagliati fuori.
A cosa si riferisce nello specifico?
A molte attività, tutte importantissime: penso, ad esempio, al Centro
Diurno oppure alle cure palliative. Non sento dire altro che bene al
riguardo. Il loro lavoro non fa bene soltanto alle persone che stanno lì e
poi, purtroppo, se ne vanno, ma anche ai famigliari: possono avere un’assistenza, una cura psicologica e spirituale da parte dei soci che è davvero
eccezionale.
Un supporto che fa la differenza. Il Circolo, come sa, ha organizzato il primo centro per le cure palliative dell’Italia centro meridionale...
La forza del nostro Circolo, lo ripeto, sta nella capacità di adeguare
ai tempi il motto “Preghiera, azione, sacrificio”. Ricordiamocelo sempre.
L’INTERVISTA
Ci piace che la pensi così...
Marco Antilici: Ci sono due tipi di persone, quelle che credono il
cambiamento la causa di un sconvolgimento negativo dello status quo e
quelle che riescono ad afferrare le cose migliori da ogni mutamento. Papà
appartiene al secondo gruppo: si è sempre tenuto al passo con i tempi, del
resto usa internet, la posta elettronica, il navigatore in macchina, è totalmente “connesso” nonostante i suoi 89 anni.
Chi è stato tanto tempo nel Circolo può dirci com’era...
Non voglio essere sentenzioso, ma il Circolo dà sempre il meglio possibile nel momento. L’unica differenza sta in una maggiore rilassatezza, in
un dialogo più colloquiale che percepisco oggi. I Soci, prima, incutevano
un po’ di timore, mi ricordo Papà Pericoli che entrava e diceva: «Buona
sera a lor signori!». C’era molto rispetto. Era l’epoca di Paolo VI che, da
socio del Circolo, aveva un occhio particolare, davvero era molto vicino, si
sentiva la sua presenza.
Per quello che riguarda il presente, ha consigli da dare?
Negli ultimi tre, quattro anni, sono stato un po’ fuori per problemi
personali, dunque non so se state già lavorando in questa direzione... Sono
convinto che un campo di applicazione molto fruttuoso sarebbe quello
dell’assistenza agli anziani. Di vecchi che stanno male, soli, senza mezzi
né possibilità economiche, ce ne sono tanti; ma non dimentichiamo che
anche gli anziani benestanti possono avere bisogno di aiuto. È un’attività
che potrebbe portare molto. Superata una certa età, si diventa indifesi,
senza possibilità di interfacciarsi con la vita reale. Sarebbe importante se il
Circolo esplorasse questo territorio.
Sicuramente gireremo la sua proposta al Segretario, grazie...
Marco Antilici: Papà pensa ad un’attività di supporto, lo capisco. Ci
sono anche persone che non sono in grado di adeguarsi ai tempi o che non
possono farlo. Anche, soltanto, per ricevere la pensione bisogna compilare
un modulo da inviare via internet, e non è detto che tutti siano in grado
di farlo. Le persone rimaste “scollegate” devono essere rimesse al centro
dell’attenzione: non è solo il fatto di riuscire a mangiare, di mettere insieme il pranzo con la cena, l’importante è anche altro.
Cos’ha trasmesso a suo figlio Marco dei molti anni di esperienza
al Circolo?
Poco o niente! (sorride, ndr)
Marco Antilici: Non è vero, papà sta scherzando, lo sapevamo bene
quello che faceva, con i miei fratelli seguivamo – anche se, come ho già
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L’INTERVISTA
detto, da lontano – la sua attività. In me c’è sempre stata l’idea di proseguire il percorso, anzi, vorrei che anche mio figlio lo seguisse: sarebbero
ben quattro generazioni!
Prima parlava di Paolo VI, a ottobre ci sarà la beatificazione, un
ricordo?
Mons. Montini era una persona magnifica. Un uomo oltre ogni elogio.
Si ricorda Mons. Ettore Cunial, Assistente Ecclesiastico del
Circolo per oltre trent’anni? Per noi era davvero un’istituzione...
Come no! Mons. Cunial era un prete moderno, come pochi. Era veneto,
nato a Possagno, un uomo deciso, pieno di iniziative. Nel Circolo sono
passate tante belle persone. Tornando a Mons. Montini posso dire che era
una persona deliziosa, l’ho conosciuto bene.
È stato il Papa della sua attività lavorativa all’Istituto per le
Opere di Religione...
Certamente. Un ultimo ricordo. Mons. Montini e Mons. Tardini andavano a passare le acque a Chianciano, dove si recavano anche i miei genitori perché mia madre soffriva di fegato. Accadeva, quindi, che si incontrassero e così papà aveva il privilegio di portare in giro per la Toscana
entrambi. Molti anni dopo, quando i miei genitori hanno festeggiato le
nozze d’oro, tutti noi della famiglia siamo andati in udienza da Mons.
Montini, credo fosse il 1966, dunque era già Papa da tre anni. Il Santo
Padre si avvicinò a mia madre e le disse: «Signora, mi perdona se a
Chianciano, molti anni fa, le ho sottratto per tanto tempo suo marito?».
Pensate, si ricordava di quello! Poco più tardi, nella stessa udienza, un
bambino piccolo stava per cadere da una sedia quando, prima di ogni
altro, Mons. Montini si getta per afferrarlo! Lo ricordo come un gesto
molto umano e affettuoso.
Ringraziamo di cuore i Soci Eugenio e Marco Antilici per aver voluto condividere i loro ricordi e le loro idee sul nostro Circolo.
SPECIALE CANONIZZAZIONE
GIOVANNI XXIII E GIOVANNI PAOLO II,
DUE RITRATTI
Attingendo ai propri ricordi di Direttore delle Ville Pontificie di Castel
Gandolfo, il Dott. Cav.Gr.Cr. Saverio Petrillo, Vicepresidente del Circolo
S.Pietro, tratteggia i ritratti dei Papi Santi per sottolineare la carica innovatrice
dei due Pontificati: Giovanni XXIII è il Papa del Concilio Vaticano II, mentre
Giovanni Paolo II è il Papa di viaggi a seguito dei quali niente è più stato come
prima. Entrambi esempi altissimi di quanto la Grazia di Dio si esprima attraverso i Successori di Pietro.
U
na figura paterna e magnifica – Quando Giovanni XXIII è
salito al Soglio Pontificio, avevo diciannove anni, l’età in cui le
cose emozionano di più. Ricordo perfettamente il 21 novembre
del 1958, la prima volta che venne a Castel Gandolfo a prendere possesso:
si affacciò dal balcone e conquistò tutti con la sua bonomia. In quell’occasione, il parroco volle organizzare un volo di colombi come omaggio al
Patriarca di Venezia diventato Papa e fu molto toccante. L’anno successivo, il Santo Padre cominciò le sue villeggiature di due mesi l’anno a
Castel Gandolfo; sebbene fossi soltanto un semplice impiegato della dire-
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SPECIALE CANONIZZAZIONE
zione, ero già abbastanza dentro per cogliere le grandi novità del suo
Pontificato.
Da subito, Papa Giovanni cominciò a uscire da Castel Gandolfo senza
avvisare nessuno, desiderava visitare i dintorni, per questo i suoi autisti
ebbero presto le chiavi di tutti i cancelli della Villa. Una domenica mattina uscì e non sapevamo dove si fosse diretto, qualcuno lo aveva localizzato
nei pressi di Anzio, poi sulla strada Nettunense... A mezzogiorno meno
un quarto, era al lago di Castel Gandolfo di ritorno per l’Angelus, una
consuetudine iniziata proprio con il suo Pontificato. Il 15 agosto dello
stesso anno, volle celebrare la Santa Messa nella chiesa parrocchiale di
Castel Gandolfo. In un’Udienza speciale per noi dipendenti delle Ville
Pontificie, disse che era buona educazione, quando ci si reca in un posto,
andare a salutare il padrone di casa, si riferiva a Nostro Signore, la cui
dimora privilegiata si trova sempre nella parrocchia. Quella stessa mattina
ci fu un altro dei suoi fuoriprogramma: uscito dal Palazzo Pontificio vide
che la chiesa era poco distante e decise di raggiungerla a piedi.
Questi fatti, magari, non colpiscono più, ma all’epoca erano davvero
inaspettati, straordinari. Ci sarebbero molte cose da dire su un Papa innovatore come Giovanni XXIII, potrei parlare di gesti semplici, umani,
come quello di vederlo chiudere le persiane della stanza da letto, in prima
persona, prima di andare a dormire. O delle Olimpiadi del Remo, a
Castel Gandolfo nel 1960, quando voleva essere informato sul programma
al fine di poter seguire, dalle terrazze del Palazzo, le gare degli atleti.
Sono davvero molte le mie memorie legate al suo Pontificato, i pomeriggi
in cui sedeva in un posto ventilato, all’ombra, a conversare con i vari
amici, con i segretari, gli assistenti. Una figura paterna e magnifica quella
di Papa Roncalli, un uomo piuttosto robusto, non alto, che passeggiava
per le Ville in serena quiete, appoggiandosi ad un bastone, con il saturno
sul capo. Un ricordo carissimo. Un giorno d’estate, era molto caldo, uscii
in camicia dall’ufficio per bere da una fontanella, quando mi fecero cenno
di fermarmi: a breve distanza c’era il Papa e non potei far altro che inginocchiarmi.
Essendo un ottimista, diceva che l’umidità del lago di Castel Gandolfo
gli procurava reumatismi, sebbene la natura del suo dolore, purtroppo,
era legata al tumore. Era un grande raffinato e un grande diplomatico,
eppure aveva voluto mantenere dei gusti semplici; in paese si diceva che,
a volte, si faceva portare un panino con la mortadella, forse un sapore
legato alle sue origini. Un’altra testimonianza, certamente non importante dal punto di vista spirituale, ma rimasta nel cuore di tutti quelli che
l’hanno servito, riguarda gli stipendi dei dipendenti vaticani, allora molto
bassi. Quando si sparse la voce che Giovanni XXIII li avrebbe raddoppiati, credevo non fosse vero, ma mi sbagliavo, perché il mese successivo
SPECIALE CANONIZZAZIONE
vedemmo l’importo dei nostri salari moltiplicato per due. Durante il suo
Pontificato, gli assegni famigliari erano talmente alti che un dipendente
con moglie e tre figli si vedeva accreditata, soltanto di assegni, una
somma pari alla paga mensile. In tutte le case dei dipendenti la foto di
Papa Giovanni c’era e c’è ancora.
Permettetemi, in fine, un aneddoto che riguarda un’Udienza concessa a
tutta la mia famiglia. Una volta al cospetto del Pontefice, ci inginocchiammo tutti, ma il Papa ci fece subito segno di alzarci per poter parlare
meglio. E poco dopo, al fine di mettere a proprio agio mio padre, che era
il maresciallo dei carabinieri di Castel Gandolfo, gli chiese quale grado
avesse, aggiungendo: «Ho fatto il militare durante la Grande guerra, dunque
ho dimenticato come funzionano i gradi, però ricordo bene che si pensava sempre al
27. È ancora così?». Con quella battuta riuscì a stabilire subito un contatto
diretto, creando un’atmosfera più rilassata. Non ho saputo il motivo esatto di quell’Udienza improvvisa fino a quando, molto dopo, Guido Gusso,
Aiutante di Camera del Papa, me lo ha rivelato. Ed è un episodio che mi
intenerisce molto. Mio padre era napoletano ed aveva un grande gesticolare, per avere un’idea è sufficiente pensare che Vittorio De Sica, prima di
interpretare il maresciallo di Pane, amore e fantasia, veniva in piazza per
vedere come si muoveva. Più tardi, quando Giovanni XXIII vide il film
(a Castel Gandolfo si prendeva anche qualche svago del genere), Gusso gli
disse: «Padre Santo, sembra il maresciallo di Castel Gandolfo!». E così lo
volle conoscere. È un ricordo personale, che rivelo per la prima volta, ma
non credo ci sia niente di male nel farlo.
Il 3 giugno del 1963, ero in Piazza S.Pietro, quando il Cardinale
Traglia, Vicario di Sua Santità per la Città di Roma, celebrava la Messa
Pro Pontifice Infirmo, al termine della quale diede l’annuncio della morte
del Santo Padre. Un giorno di grande commozione per me e per tutti i
fedeli.
Un carisma eccezionale – L’elezione di Giovanni Paolo II, il 16 ottobre del 1978, destò grande sorpresa. Quando fu annunciato il nome
Wojtyła, tutti pensavano ad un cardinale africano, mentre io colsi subito
di chi si trattava; la settimana precedente al Conclave, infatti, l’allora
Cardinale era venuto in visita alle Ville Pontificie per passare qualche ora
di ritiro: rimase isolato, distante da quanti lo avevano accompagnato,
forse aveva già sentore di quanto sarebbe accaduto.
A Castel Gandolfo, eravamo abituati soltanto ai soggiorni estivi del
Papa, mentre, già dalla fine di ottobre, Giovanni Paolo II volle venire a
passare qualche giorno alle Ville. Tornava molto spesso, in diversi periodi
dell’anno, per recuperare il fuso orario dei viaggi intercontinentali, per
preparare un discorso, per qualche prezioso momento di raccoglimento.
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SPECIALE CANONIZZAZIONE
Nel 1979 venne in occasione del Corpus Domini e volle improvvisare una
processione all’interno del cortile del Palazzo. Con il tempo, cominciammo a vedere il Papa che, senza preavviso alcuno, camminava per i giardini, bussava nelle case per rendersi conto delle condizioni di vita dei
dipendenti; molti di loro hanno avuto il privilegio di accoglierlo per un
caffè o per una chiacchierata.
Sapendo che il Santo Padre usciva spesso a piedi nei giardini, i bambini
delle Ville, i miei figli e quelli degli altri collaboratori, si appostavano
dietro alle siepi ad aspettare il suo arrivo. E quando il Papa si trovava a
passare di lì, li chiamava, si avvicinava loro, ci parlava, nel tempo divenne
quasi un appuntamento fisso. Nel periodo di carnevale era bello vedere il
Palazzo Pontificio invaso da tutti i bambini del paese, con le loro maschere, che salutavano il Santo Padre. Il primo anno, nell’incontro riservato ai
dipendenti al termine del soggiorno, accadde che Giovanni Paolo II rimproverò il direttore, il mio predecessore: «Dove sono i bambini? Dove sono le
famiglie? Così non mi piace, l’anno prossimo si deve cambiare, voglio tutti!». In
quelle circostanze veniva fatta anche una sorta di pesca che costituiva
inoltre un momento di presa di coscienza della realtà della Chiesa. Perché
i regali sorteggiati testimoniavano le diverse facce del mondo, poteva
capitare una bambola cinese, un statuina africana, un manufatto sudamericano... Infatti, erano tutti oggetti che il Papa aveva ricevuto in dono dai
pellegrini, o raccolti nel corso dei suoi viaggi.
Giovanni Paolo II amava celebrare la Santa Messa di mattina, all’aperto, e quasi ogni giorno riceveva gruppi, anche di mille persone per volta;
la sera, invece, incontrava i giovani, moltissimi giovani. Nei primi due
anni di Pontificato, ricevette tantissimi movimenti laicali, ai quali consigliava di elaborare quegli statuti che poi sarebbero stati presentati al
Pontificio Consiglio per i Laici, al fine di organizzare questi carismi della
Chiesa, di poterli convogliare ad unità. Era un uomo che non si stancava,
le sue Udienze duravano fino a poco prima di mezzanotte e la mattina
dopo, di buon ora, era già in cortile per officiare.
Un’altra novità fu la costruzione della celebre piscina: Giovanni Paolo II
ha nuotato fino a tre anni prima della morte, la sua era una propria esigenza fisica. Ci fu anche qualche critica all’epoca, ma il Papa tagliò corto:
«Un Conclave costerebbe di più». Oltretutto fu offerta dagli sponsor, quindi
non gravò per niente sulle finanze vaticane. Ricordo con riconoscenza
quando mi invitò a salire sull’elicottero che si dirigeva a Tor Vergata in
occasione della Giornata mondiale della gioventù; era sera e facemmo più
giri su questa enorme spianata di giovani quando arrivò una comunicazione secondo la quale il Papa avrebbe dovuto abbreviare il percorso perché
alcune transenne erano saltate. Risposta secca del Santo Padre: «Lì ci sono
persone che mi aspettano e io vado lo stesso». Sembrava di assistere all’apertura
SPECIALE CANONIZZAZIONE
del Mar Rosso descritta nell’Esodo: si vedeva questa marea di giovani che
spontaneamente si apriva e poi si richiudeva alle spalle di Giovanni Paolo II.
Non saltò neanche una tappa. Arrivammo tardissimo, intorno a mezzanotte, e il giorno dopo ci saremmo rivisti molto presto per la Santa Messa,
ma una volta giunti in Villa, Don Stanislao, ora Cardinale presbitero di
Santa Maria del Popolo, disse all’autista: «Non andare via perché il Papa va
in piscina».
Tra i suoi moltissimi gesti memorabili, ne cito un altro legato alla
Giornata mondiale della gioventù del Giubileo, in occasione della quale
volle che quindici giovani – tre per ogni continente – fossero suoi ospiti
nelle Ville Pontificie di Castel Gandolfo. All’ingresso del Santo Padre
nella sala da pranzo, un ragazzo di Pisa, che prima si era dimostrato un
po’ esuberante, si impietrì, quasi tremava. Aveva un carisma eccezionale
Papa Wojtyła, emanava intorno un’energia particolarissima. Ritengo di
essere stato un privilegiato a vederlo pregare, considero la preghiera di
Giovani Paolo II la sua più bella enciclica mai scritta: era totalmente
assorto, in contatto assoluto con lo Spirito, concentratissimo, emetteva dei
gemiti, dei borbottii anche, un’esperienza molto fisica. Nei giardini di
Castel Gandolfo c’è una statua della Madonna davanti alla quale si fermava sempre a pregare una volta arrivato e poco prima di salire sull’elicottero per andarsene. L’ultima volta non riuscì a scendere dalla macchina, ma
aprì il finestrino e pregò ugualmente.
Appena appresi la notizia della morte, corsi subito verso la piazza di
Castel Gandolfo perché è consuetudine, quando muore il Papa, che venga
stesa una catena tra i due pilasti ai lati del portone del Palazzo Pontificio.
Indelebili, nei cuori di molti, i momenti del suo funerale, quelle pagine
del Vangelo sfogliate dal vento e l’omelia di Benedetto XVI che commosse tutti: «Possiamo essere sicuri che il nostro amato Papa sta adesso alla finestra
della casa del Padre, ci vede e ci benedice».
Saverio Petrillo
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SPECIALE CANONIZZAZIONE
“SEMPRE CON IL FINE DI RENDERE
IL MIGLIOR SERVIZIO POSSIBILE AL SANTO PADRE”
Con sentimento di viva riconoscenza, Augusto Di Ianni racconta i momenti indimenticabili vissuti domenica 27 aprile, giorno in cui i Beati Giovanni XXIII e
Giovanni Paolo II sono stati iscritti nell’Albo dei Santi, fornendo inoltre la cronaca di un evento di portata storica. Delegato del Presidente del Circolo S.Pietro
per la Sezione Servizi d’onore al Santo Padre, Di Ianni riflette sugli aspetti tecnici del proprio ufficio senza mai dimenticare l’importanza del fattore emotivo, così
come affiora distintamente dai ricordi personali e dalle digressioni, dalla gratitudine, soprattutto, di poter servire il Pontefice.
D
i Ianni, qual è stata la sua reazione alla notizia della
Canonizzazione del 27 aprile?
Eravamo preparati all’evenienza, già dal primo maggio 2011,
quando Benedetto XVI beatificò Giovanni Paolo II, sebbene il sapere il
giorno preciso ha messo in moto molti meccanismi. Da un punto di vista
organizzativo, ma soprattutto emozionale.
SPECIALE CANONIZZAZIONE
Può parlarci di questo?
Personalmente mi sono trovato a ripercorrere con la mente i momenti
splendidi della Beatificazione di Giovanni Paolo II, l’emozione fortissima di
quel giorno. Anche se, come Servizi d’onore, dovevamo ripetere più o meno
un’esperienza in parte già vissuta, solo l’idea della Canonizzazione di due
Pontefici tanto amati rendeva tutto più bello, più alto e affascinante.
In senso logistico, dunque, eravate preparati...
Dal punto di vista organizzativo, ci ha aiutato molto l’aver prestato servizio in eventi di portata storica occorsi negli ultimi anni. Mi riferisco ai
funerali di Giovanni Paolo II, all’Intronizzazione di Benedetto XVI e di
Papa Francesco. Nonostante non fossimo nuovi ad accadimenti tanto
importanti, si sono susseguite numerose riunioni, per mettere a punto gli
aspetti più tecnici, anche perché il numero dei fedeli e dei pellegrini attesi
si incrementava ogni giorno di più definendo sempre meglio la nostra grande responsabilità.
C’era il timore di non riuscire a gestire la situazione?
No, questo no. Ma, ad onor del vero, bisogna sottolineare che eravamo
un po’ preoccupati perché le stime comunicate dal Comune o da altre
autorità erano davvero enormi. Da parte sua, invece, la Prefettura della
Casa Pontificia aveva stime sicuramente consistenti ma tali da non allarmare. Alla fine c’è stata un’affluenza di fedeli impressionante, ma tutto è
rimasto sotto controllo.
Una volta che la cerimonia ha avuto inizio cosa ha provato?
L’emozione l’ha fatta da padrone. Vi confesso che vedere, assistere, partecipare alla Canonizzazione di un uomo col quale, passatemi la parola, si
è convissuto – proprio grazie ai Servizi d’onore – dà una gioia immensa.
Per più di vent’anni, ho prestato servizio nelle cerimonie presiedute da
Giovanni Paolo II, va da sé che il 27 aprile sono affiorati alla memoria
momenti bellissimi e ricordi indelebili.
Può raccontarcene uno?
Su tutte le altre cose, mi tornava di continuo in mente il suo sguardo,
penetrante, unico. Ti guardava e sembrava leggerti nell’animo: ogni volta
che accadeva che i nostri sguardi si incrociassero, mi sentivo un libro
aperto. E sapere di essere stato un libro aperto davanti ad un Santo, credetemi, mi mette in forte commozione.
Qual era il grado di collaborazione tra le varie associazioni che
hanno partecipato alla cerimonia?
Alto. Le riunioni, che si svolgevano nell’Aula vecchia del Sinodo e
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SPECIALE CANONIZZAZIONE
erano estese a tutte le organizzazioni, esterne ed interne al Vaticano. Cito,
a titolo di esempio, l’Associazione Santi Pietro e Paolo, l’Edilizia, la
Floreria, le Comunicazioni, neanche a dirlo, la Prefettura della Casa
Pontificia e la Segreteria di Stato, insomma, chiunque dovesse svolgere un
ruolo all’interno dell’unica cerimonia. Ognuna di queste associazioni o
uffici ha dato un contributo alla realizzazione del grande evento, tenendo
ben presente quello che era accaduto in passato, per correggere o, più
esattamente, per migliorare alcuni aspetti.
C’era, dunque, la volontà di dare il massimo. Come giudica la
riuscita?
La forte volontà di migliorare era alla base di ogni aspetto e mi pare
che tutto si sia svolto così come era stato pensato. Questa volta, inoltre, il
piano generale non veniva solo dalla Prefettura della Casa Pontificia, dalla
quale la Sezione Servizi d’onore del Circolo S.Pietro riceve le disposizioni,
ma anche da altri enti vaticani.
Anche il fatto che la Canonizzazione riguardasse due Pontefici
così amati rappresentava un fatto eccezionale...
Assolutamente. Sono portato a parlare di Giovanni Paolo II, come tutti
quelli della mia generazione, ma ricordo bene anche Giovanni XXIII,
questo Papa buono che era entrato nelle case con una forza fuori dal
comune. Mi vengono in mente le parole dei miei genitori, l’affetto sempre nutrito verso la figura di un Papa che proveniva dalla cultura contadina. La sera dell’elevazione al Soglio Pontifico di Papa Francesco, mia
madre, che ho subito chiamato al telefono, ha notato la sua affinità con
Giovanni XXIII.
Qual è stato il suo primo incontro con un Pontefice?
Fu con Paolo VI, di cui aspettiamo, gioiosi, la Beatificazione. Era il 1°
marzo del 1964, ed ero un chierichetto nella mia parrocchia quando, in
tempo di Quaresima, Paolo VI venne in visita pastorale. Il Parroco e l’assistente dei chierichetti mi incaricarono di rivolgere alcune parole di accoglienza e benvenuto, che ancora ricordo perfettamente a memoria dopo
cinquant’anni, e di offrirgli un mazzo di rose. Tornato a casa, riferii dell’incarico ricevuto ai genitori ed ai nonni e rimasi veramente stupito della
loro preoccupazione e sorpreso della loro sorpresa. Beata semplicità fanciullesca! Quella è stata la prima volta che ho incontrato un Pontefice, ma
lungi da me l’idea che avrei vissuto così vicino a loro, grazie alla Sezione
Servizi d’onore del Circolo S.Pietro. Un’opportunità bellissima che continua ad illuminare la mia esistenza.
SPECIALE CANONIZZAZIONE
Quali sono le criticità che tiene presente nella preparazione del
suo servizio di Delegato?
Cerco sempre di affidare ai soci le varie postazioni di servizio considerando più fattori e faccio un piano dettagliato alcuni giorni prima della
cerimonia, uno schema che poi ritocco e affino. Tornando alla
Canonizzazione, fino a poco prima dell’inizio, non sapevamo se ci sarebbe
stato, nel pomeriggio, l’omaggio alla tomba di Giovanni Paolo II, ma
dovevamo essere comunque pronti. Il nostro servizio riguardava soprattutto il sagrato, dove abbiamo lavorato in stretta collaborazione con la
Segreteria di Stato e con i Gentiluomini che accoglievano le Delegazioni
nazionali ed estere. Abbiamo cercato di supportare Padre Leonardo
Sapienza (Reggente della Prefettura della Casa Pontifica ndr) in ogni esigenza, soprattutto in quelle immediate e forse impreviste.
Può farci un esempio?
Ad un tratto si è avvicinato il capo del cerimoniale dei Reali di Spagna
dicendoci che la Regina è solita sedersi alla sinistra del Re, mentre noi
avevamo predisposto il posto alla destra: nel giro di pochi minuti dovevamo sistemare tutto. E lo abbiamo fatto. Oppure, poco dopo, il personale
medico della Presidenza della Repubblica Italiana ci ha chiesto di tenere a
vista il Presidente... Sono quelle piccole cose che servono a rendere scorrevole l’avvio della celebrazione e, naturalmente, ad esprimere il vero senso
dell’accoglienza. Ma, sia chiaro, ogni cosa si fa con il fine di rendere il
miglior servizio possibile al Santo Padre.
In quanto ai soci del Circolo, cosa può dirci?
Hanno risposto, tutti, in maniera molto sentita: leggevo nei loro occhi
e nelle loro espressioni la stessa commozione che avevo io. Nei giorni precedenti avevamo vissuto a stretto contatto, la sera prima e quella prima
ancora, c’erano state riunioni qui al Circolo per affinare quelle cose ancora
in sospeso, ma l’esperienza ci ha giovato. Devo dire, tuttavia, che non ho
raggiunto i livelli di agitazione provati in occasione della Beatificazione.
A cosa si riferisce?
Quel sabato 30 aprile, vigilia della Beatificazione, avevo deciso di starmene a casa tranquillo, a smaltire un poco la inevitabile tensione. Ma
poco dopo le dieci è arrivata una telefonata dal Comando della
Gendarmeria che mi informava di una riunione speciale ed urgente in
Vaticano fissata per le undici! In meno di un’ora, con una corsa affannosa
ero già all’ingresso di sant’Anna, impressionato dalla fiumana di gente
che si avvicinava a S.Pietro. Questo tipo di emozione non l’ho avuta, ma
più forte ancora è stata la commozione: assistere alla Canonizzazione di un
uomo che hai avuto l’onore di servire è qualcosa di grande.
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SPECIALE CANONIZZAZIONE
Crede che i giornali abbiano riportato in maniera attendibile un
avvenimento tanto importante?
Sostanzialmente la cronaca era quella, a volte più colorita, altre meno.
Mentre alcuni scendevano più nella valutazione, nei raffronti tra i due
Pontefici canonizzati, la maggior parte degli articoli si concentrava sulla
globalità dell’evento. La cosa che mi tornava in mente in modo frequente,
proprio mentre leggevo, era che avevo partecipato ad un fatto di portata
storica. Sempre sfogliando i giornali, poi, mi sono imbattuto in una foto
dall’alto del reparto S.Paolo completamente vuoto e, in mezzo a quelle
centinaia e centinaia di sedie vuote, c’ero proprio io, da solo. Mi è venuto
in mente di intitolare quella foto “La solitudine del delegato”!
Evidentemente avevo già assegnato i servizi al reparto e stavo andando al
Portone di bronzo. Saranno state le cinque, perché albeggiava: mi sono
visto sotto il peso della responsabilità imminente.
Può raccontarci dell’arrivo,
fino all’ultimo incerto, di
Benedetto XVI?
Tutti, chi più chi meno, avevano
la convinzione che sarebbe venuto,
ma nessuno sapeva in che forma.
Ad un certo punto, Padre Sapienza
mi ha detto di prendere alcuni soci
e di andare a presidiare il sagrato
di sinistra, dove sostanzialmente
noi abbiamo realizzato un servizio
diverso, perché l’intero settore era
riservato ai Cardinali ed ai
Vescovi. E lì fu chiaro. Quando è
entrato Benedetto XVI, abbiamo
sentito un tonfo al cuore, non
siamo riusciti a trattenere il saluto
dei Vescovi e dei Cardinali... E poi
l’ingresso del Santo Padre: l’incontro tra questi due santi uomini sintetizzava in maniera perfetta quale
momento significativo stessimo
vivendo.
L’emozione negli occhi di Benedetto XVI era palese...
È vero. Ho sempre considerato Benedetto come un uomo fortissimo
nell’animo e forse anche un poco timido: ha tirato fuori a pieno la sua
forza con quella decisione senza precedenti, a mio avviso profetica, che ha
SPECIALE CANONIZZAZIONE
aperto, forse, una via nuova per tutti. Conosco Benedetto XVI dal ‘77,
perché era il Cardinale titolare della mia parrocchia; potrei parlare quasi
di una confidenza, al punto che, nelle sue udienze al Circolo S.Pietro in
occasione dell’Obolo, quando qualcuno voleva presentarmi, lui apriva le
braccia e diceva: «Ma noi ci conosciamo da tempo!».
Come sono cambiati i Servizi d’onore con Papa Francesco?
In termini quantitativi sono aumentati. Intanto perché il numero delle
celebrazioni è cresciuto, nell’ordine del trenta per cento.
Conseguentemente è cresciuto anche il nostro impegno: se prima era sufficiente che il nostro servizio iniziasse un’ora e mezza prima della celebrazione per accogliere ospiti, fedeli e pellegrini, ora abbiamo dovuto portare la
preparazione a due ore e mezzo quando siamo in Basilica, e anche a quattro
ore quando la cerimonia si svolge in Piazza. Occorre maggior tempo per
accogliere l’enorme quantità di coloro che desiderano prendere parte alle
celebrazioni da lui presiedute, e non è più la novità del momento: il grande richiamo di fedeli di Papa Francesco è diventato una costante.
Può raccontarci un
aneddoto?
Papa Francesco apre
sempre all’imprevisto. Alla
fine dell’incontro con il
Centro Sportivo Italiano,
ad esempio, ha espresso il
desiderio di portare due
bambini sulla jeep: in
breve, abbiamo dovuto
scegliere due giovani sportivi scontentando tutti gli
altri! È veramente bello
prestare servizio ai Sommi
Pontefici ai quali il Circolo
S.Pietro è profondamente
legato da un forte vincolo
di amore e di fedeltà. Ed
ora prestiamo il nostro servizio d’onore a Papa
Francesco con tutto il
cuore.
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ATTIVITÀ DEL CIRCOLO
IN MEMORIA DI DOMENICO BARTOLUCCI,
UN CONCERTO PER LE OPERE DI CARITÀ
DEL CIRCOLO S.PIETRO
P
resso la Basilica dei SS. XII
Apostoli, mercoledì 28 maggio,
si è tenuto il Concerto del Coro
polifonico della Fondazione Bartolucci
a sostegno delle Opere di carità del
Circolo S.Pietro. Con la direzione affidata al Maestro Luciano Luciani e l’orCONCERTO
gano del Maestro Padre Theo Flury, il
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riuscito evento ha suggellato la chiusura del Festival di Pasqua omaggiando
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Sua Eminenza Reverendissima il Sig.
Cardinale Domenico Bartolucci, uno
dei più importanti compositori di
musica sacra del Novecento, Socio
Onorario del Circolo S.Pietro, Maestro
Perpetuo della Cappella Musicale
Pontificia Sistina dal 1956 e
Accademico di Santa Cecilia.
Lo scopo principale della Fondazione
Domenico Bartolucci, promotrice del
Concerto insieme al Circolo S.Pietro, è
quello di diffondere la musica del
Maestro, la cui vasta produzione comprende, oltre al repertorio scritto per la
liturgia, anche musiche cameristiche,
organistiche, madrigali e monumentali
Messe e Oratori per soli, coro e orchestra, più volte eseguiti dai più prestigiosi enti musicali italiani, anche in
Vaticano.
Un concerto della Cappella Musicale del Circolo S.Pietro ha, inoltre,
aperto la messa in scena del dramma musicale in un atto Paolo Sesto,
venerdì 6 giugno, presso il Teatro Imperiale di Guidonia Montecelio. Su
musiche di Ennio Morricone, con testi e regia di Massimiliano Perrotta.
ATTIVITÀ DEL CIRCOLO
SOTTO LO SGUARDO BENEVOLO DEI PONTEFICI
UN TORNEO DI FRATELLANZA E CONDIVISIONE
I
n una calda serata quasi primaverile, i partecipanti al secondo Torneo
di burraco organizzato dal Circolo S.Pietro giungono puntuali a piazza
S.Calisto. Da giorni la Commissione Circolo sta preparando con cura e
dedizione l’evento e, sotto lo sguardo benevolo e un po’ incredulo della
nostra cara Maria Santissima e dei nostri Pontefici, nella sala a loro dedicata si apre la serata.
Lo sguardo delle signore rivela grande concentrazione e determinazione, mentre i signori alleviano la tensione con qualche battuta. Ci raccontano di conoscersi un po’ tutti e di partecipare, spesso insieme, a dei tornei, dove può capitare che si consolidino vere e proprie amicizie o, malauguratamente, che le stesse finiscano a causa della competizione. Ma questa
sera, per fortuna, tutto sembra svolgersi con estrema serenità.
Il piccolo esercito di giocatori, circa settanta persone, procede determinato e disciplinato verso i premi finali: per i primi tre classificati una
medaglia d’argento ed un tondo con l’emblema del Circolo S.Pietro.
La nostra curiosità è attratta da un tavolo in particolare, al quale siede
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ATTIVITÀ DEL CIRCOLO
Edoardo, che ha solo ventidue anni, cosa insolita per un gioco in cui sono
determinanti l’esperienza e la conoscenza dei limiti dell’avversario. Ci
spiega di aver imparato presto in famiglia poichè i genitori spesso organizzavano tornei con gli amici: è bastato questo a trasmettergli la passione.
Alle diciannove, com’è consuetudine al Circolo, il gioco si interrompe
al fine di innalzare la preghiera al Sommo Pontefice, conosciuta come
“Oremus pro Pontifice”. Questa sera prenderà parte chiunque, tra i presenti, voglia unirsi ad essa: veterani e nuovi giunti, tutti si fanno uguali
davanti al Signore. Nel breve volgere dell’orazione, del Padre Nostro,
dell’Ave Maria e del Gloria, ciascuno con le intenzioni del proprio cuore
intercede presso di Lui per il nostro amato Pastore.
Queste persone, che con slancio hanno accettato di aderire alla ludica
iniziativa ideata per alimentare le Opere caritative del Circolo, sono venute per offrire qualcosa e, come capita sempre, chi fa del bene riceve un
bene a volte maggiore in cambio. Qualcuno forse, oltre ai premi, serberà
in sé qualcosa che ha trovato qui, complice l’atmosfera di semplicità, l’affetto con cui ogni socia ha preparato la sua specialità per il ricco buffet
della serata e, magari, qualcosa di più grande lo spingerà a ritornare.
Come è accaduto per ciascuno di noi.
Ma arriva la premiazione: Edoardo si classifica primo insieme ad un’altra giovane concorrente. Gli organizzatori, poi, scacciando la stanchezza
della giornata iniziata di buon mattino, si mettono all’opera per riportare
la sala al suo originario splendore.
Ci concediamo solo un attimo ancora per notare che lo sguardo dei
Pontefici ora sembra essere diverso. Ciò che appare casuale agli occhi
degli uomini non lo è mai nel disegno divino. Forse per questo la loro
paterna guida accompagna da secoli il cammino di questi uomini e donne
che tentano, con grande impegno, di alleviare le sofferenze dei fratelli più
bisognosi.
Questa sera, per volere del Presidente, anche gli ospiti dell’Asilo notturno assaggeranno le specialità preparate nelle nostre case, così da trasmettere loro quel calore che caratterizza l’impegno quotidiano dei soci e
dei volontari del Circolo. Ecco, insieme agli ottimi risultati della serata, il
premio adeguato per la nostra stanchezza.
Daniela Grelle
ATTIVITÀ DEL CIRCOLO
UN PANINO PER I POVERI
LA SOLIDARIETÀ COMINCIA SUI BANCHI DI SCUOLA
«Lasciate che i bambini vengano a me» (Mt 19, 14).
S
ono quarant’anni che insegno religione nelle scuole medie e mai come
in questo momento della mia storia e della nostra Storia è divenuta
tanto urgente, anche per i miei alunni, l’attenzione verso i più poveri.
Ce lo dice Papa Francesco, risvegliando dal torpore i nostri cuori con
l’esempio del Santo di Assisi, che ha speso tutta la sua vita ad accogliere
ed ascoltare i poveri, gli ultimi. Sono proprio i più piccoli, i ragazzi, a
voler andare verso i più bisognosi, gli affamati, i nostri disoccupati, i forestieri, i nudi, gli immigrati, i profughi di tutte le guerre, gli infermi, i
carcerati che invocano solidarietà.
«In verità vi dico: tutto quello che avete fatto ad uno solo di questi miei fratelli
più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25, 40). E anche S.Giacomo ci sostiene in
questo cammino: «La fede senza le opere è morta» (Gc 2, 17).
Ogni mattina in classe domandiamo a Dio che ci mostri le occasioni
concrete per fare il bene durante la giornata. La risposta è venuta immediata dal motto del Circolo S.Pietro, di cui faccio parte: PREGHIERA,
AZIONE, SACRIFICIO.
Ogni anno ragazzi di tutte le classi della scuola media dell’Istituto
Comprensivo Circonvallazione Tuscolana concorrono attivamente a
momenti di preghiera come la Via Crucis al Colosseo, l’Immacolata, la
Messa per i nostri Defunti al Verano.
Per essere veramente protagonisti concreti, gli studenti della nostra
scuola si sono impegnati a rinunciare quotidianamente a cose superflue
per donare qualcosa a chi è meno fortunato o vive situazioni di estrema
difficoltà. Attraverso il Circolo S.Pietro trasformano il loro “Sacrificio” in
“Azione” attraverso le attività del Sodalizio. E, accompagnati dai loro
genitori, consegnano le loro offerte durante la Messa nella Cappella del
Colosseo.
Tutto ciò può sembrare piccola cosa rispetto ad altri gesti di solidarietà,
ma educare e sensibilizzare i più piccoli ad essa, vedere nei loro occhi l’emozione di sentirsi parte di una Chiesa fuori dalle mura di casa e di scuola,
attenta ai bisogni di chi vive ai margini e rischia di essere sempre più solo, è
e rimane l’incarnazione dell’amore di Gesù per ognuno di noi.
Grazia De Angelis
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ATTIVITÀ DEL CIRCOLO
LA PAROLA AI RAGAZZI
«Ogni volta che avete fatto qualcosa ad uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto anche a me». Questa è una frase di Gesù, tratta dal Vangelo
di Matteo, su cui si è basata la nostra insegnante di religione, la professoressa De Angelis, per invitarci alla raccolta fondi “Un panino per i poveri”.
E noi, alunni della classe II sezione E dell’Istituto Comprensivo
“Circonvallazione Tuscolana”, abbiamo accolto la proposta con entusiasmo. Usando una bottiglietta di plastica come salvadanaio, abbiamo inserito giornalmente delle monete provenienti dalla nostra rinuncia alle
gomme, ad un’abbondante merenda, ad una spesa superflua... Ben due
bottigliette sono state riempite!
Il ricavato è stato consegnato al responsabile del Circolo S.Pietro
durante una Messa all’interno della Cappella che si trova dentro il
Colosseo. Quel giorno eravamo felici perché quest’iniziativa ha coinvolto
tutti noi, facendoci provare la gioia della carità che è amore verso il prossimo. Di quella domenica di Quaresima conserveremo sempre un piacevole ricordo.
Aiutare il prossimo fa bene a chi dona e a chi riceve: a chi dona, perché
compie un gesto d’amore, e a chi riceve perché avverte meno la solitudine
sentendosi amato. Noi siamo ragazzi fortunati perché abbiamo una casa
accogliente, pasti caldi tutti i giorni e una famiglia che ci vuole bene, e
con un piccolo sacrificio siamo riusciti ad aiutare chi nella vita non lo è
stato. Anche quest’anno abbiamo iniziato la raccolta con la nostra mitica
bottiglietta e non vediamo l’ora di ripetere l’esperienza.
Classe II E
Istituto Comprensivo “Circonvallazione Tuscolana”
ATTIVITÀ DEL CIRCOLO
OSPITI DI “CARITÀ E GENTILEZZA”
CASA FAMIGLIA GIOVANNI PAOLO II
DI VIA DELLA LUNGARETTA
L
a Casa famiglia del Circolo S.Pietro di Via della Lungaretta, oggi
intitolata a S.Giovanni Paolo II, è stata costituita nel 1919 e
solennemente inaugurata il 25 gennaio 1920 dall’Eminentissimo
Cardinale Filippo Giustini. Già a partire da allora – come emerge dalla
cronaca testuale dell’avvenimento – il fatto che «Carità e gentilezza si
danno molto spesso la mano» ha ispirato e connotato in tanti anni le varie
attività, allora come oggi, poste in essere dalla Commissione per le Case
famiglia: la carità che accoglie i genitori dei bambini ricoverati presso
l’Ospedale Pediatrico “Bambino Gesù” si unisce strettamente alla gentilezza ed entrambe diventano quella carezza che Papa Francesco si è raccomandato di dare a suo nome ai nostri fratelli.
Ci preme sottolineare quanto i soci della Commissione assieme ad un
gruppo di assidui volontari coordinati da Suor Caterina – delle Suore di
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ATTIVITÀ DEL CIRCOLO
Carità dell’Immacolata Concezione d’Ivrea – si prodighino, mattina e
sera, per gli ospiti della Casa: un sorriso, una parola, un gesto di cordialità
e, soprattutto, l’ascolto riescono ad essere di supporto, morale e pratico, ai
genitori al rientro dall’Ospedale, dove essi, il più delle volte, hanno
lasciato il bimbo e l’altro coniuge.
Oltre alla consueta accoglienza riservata loro all’ingresso, i volontari
condividono talvolta con i presenti il momento conviviale della cena: si
tratta di preziosi attimi di serenità, aperti a tutti, dove si stemperano,
almeno momentaneamente, le preoccupazioni degli ospiti e dove essi possono essere ascoltati per eventuali, specifiche necessità.
Superfluo dire quanto le visite ai piccoli degenti dell’ospedale abbiano
arricchito l’esperienza dei volontari, sempre accompagnati da Suor
Caterina. Nel pur breve tempo trascorso, il bilancio di tali iniziative non
può che essere molto positivo, a partire dall’entusiasmo dei volontari fino
alla gratitudine manifestata dagli stessi ospiti.
Nell’approssimarsi della Santa Pasqua, la Cappellina della Casa ha
accolto, alla presenza del Presidente Don Leopoldo Torlonia, molti soci,
volontari e ospiti per la Santa Messa celebrata dall’Assistente Ecclesiastico
del Circolo, Mons. Franco Camaldo. Nell’intenso momento di preghiera
sono state offerte sulla Mensa Eucaristica le intenzioni per i piccoli degenti, per i loro genitori e per quanti cooperano alla Casa famiglia.
Stefano Zilia Bonamini Pepoli
ATTIVITÀ DEL CIRCOLO
MOLTO PIÙ DI UN LETTO PER LA NOTTE
GLI ASILI NOTTURNI DEL CIRCOLO S.PIETRO
A
134 anni dalla sua fondazione, la Commissione Asili notturni del
Circolo S.Pietro continua ad offrire un ricovero, sicuro e dignitoso, alle persone bisognose. Dal 1880, quando fu istituita sotto la
Presidenza di Filippo Tolli, la struttura si trova nella sua sede di origine,
in via Santa Maria in Cappella 6b. Nonostante non si chiami più
Dormitori economici (fu ribattezzata Asili notturni del Sacro Cuore di
Gesù del Circolo S.Pietro già nel 1967), continua ad aiutare i meno fortunati, adeguandosi ai tempi moderni e favorendo una maggiore dignità per
tutti quelli che sono accolti al suo interno.
In occasione del Natale e della Pasqua viene celebrata la Santa
Messa e, successivamente, al fine di condividere momenti di conviviale e serena familiarità, i Soci e i Volontari degli Asili notturni servono
ai tavoli una cena per tutti gli assistiti. Anche lo scorso 15 aprile
2014, alla presenza del Presidente Don Leopoldo Torlonia, Padre
Sebastiano Paciolla, Sottosegretario della Congregazione per gli
Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, ha officiato
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ATTIVITÀ DEL CIRCOLO
il sacro rito ispirando i partecipanti a profonde riflessioni con una toccante omelia.
Negli anni, c’è da notare, la tipologia delle persone che cercano un
posto letto è profondamente cambiata, così com’è cambiato il volto stesso della povertà. Se, fino al 2006, il tipico ospite era il senzatetto, le
mutate condizioni economiche inducono oggi figure di più elevato
“spessore sociale” a transitare per gli Asili. Non di rado, gli ospiti sono
liberi professionisti, commercianti, imprenditori e impiegati di vario
genere, che il perdurare e l’aggravarsi della crisi economica, oppure un
divorzio oneroso, hanno messo in difficoltà, al punto da non potersi permettere di pagare un piccolo affitto e condurre una vita normale e
dignitosa.
La presenza quotidiana di un socio o di un volontario del Circolo
offre, oltre all’accoglienza, un supporto psicologico, cristiano e materiale a tutti gli ospiti, in particolare ai più bisognosi. A loro il Circolo
S.Pietro dà la possibilità di consumare un pasto giornaliero, presso le
Cucine Economiche, o di avere nuovi capi di abbigliamento, grazie al
lavoro svolto dalla Commissione Guardaroba.
Alla sua fondazione la struttura poteva ospitare 75 persone e già nel
settembre 1884 i posti letto furono portati a 100; altre ristrutturazioni
seguirono nel periodo che va dal 1907 al 1967. Nel 2009, 140° anno di
fondazione del Circolo S Pietro, sono stati effettuati importanti lavori di
ammodernamento e l’Asilo, benedetto dal Cardinale Agostino Vallini, è
stato intitolato a Papa Leone XIII. Quest’ultimo intervento ha cambiato
totalmente la struttura, passata dai 100 posti letto in comune agli
attuali 29, disposti in box singoli per una maggiore privacy, con bagni e
docce a sufficienza per garantire a tutti un’adeguata igiene personale;
gli ospiti possono godere di una sala dotata di televisore e distributori
di bevande e snack.
Stefano Fortunato
ATTIVITÀ DEL CIRCOLO
RACCOLTA ALIMENTARE ALL’ANNONA
DEL 23 E 24 MAGGIO 2014
L’
obiettivo è stato comunicato, a metà maggio, dal Direttivo della
Commissione Cucine Economiche al Presidente del Circolo, che lo
ha condiviso appieno: organizzare, dal prossimo Anno Sociale, raccolte alimentari con cadenza mensile, per un totale di 10 raccolte annue.
Dopo le raccolte effettuate nel 2013, tra cui quella presso l’Annona del
Vaticano nel periodo natalizio, e con lo slancio delle quattro raccolte già
effettuate quest’anno, trenta membri della Commissione, tra soci e volontari, si sono ritrovati il 23 e
24 maggio nuovamente
presso l’Annona, e la loro
instancabile dedizione ha
consentito di riempire di
derrate alimentari ben 143
scatoloni.
Relativamente al 2014,
questa è stata la prima raccolta per quantità di alimenti raccolti, ma anche
quelle dei mesi precedenti,
effettuate nei supermercati
di periferia, solitamente frequentati per lo più da persone con minori
disponibilità economiche, hanno dimostrato come a questi eventi vi è
sempre una risposta solidale (103 scatoloni a gennaio; 128 al Banco
Alimentare di marzo e 113 in
aprile): da qui nasce la determinazione a proseguire un percorso in continua crescita. Di
seguito il grafico con il trend
delle raccolte.
Alessandro Baccarini
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ATTIVITÀ DEL CIRCOLO
APPUNTAMENTO CON LA PRIMAVERA ROMANA
L’ESPOSIZIONE DI ARREDI ED ARTICOLI ESTIVI
DEL CIRCOLO S.PIETRO
O
ggetti per la casa e il giardino, mobili, capi di abbigliamento,
pelletteria, accessori e bigiotteria. Anche quest’anno,
l’Esposizione di arredi e articoli estivi del Circolo S.Pietro ha
incontrato la calorosa adesione di numerosi soci e amici, prontissimi a
gremire la Sede di Palazzo S.Calisto per tutti i quattro giorni. Da mercoledì 14 a sabato 17 maggio, infatti, l’occasione di poter scegliere in un
panorama tanto vasto di articoli ha camminato parallela alla volontà di
contribuire direttamente alle opere del Circolo. Primo momento dell’anno sociale riservato alle esposizioni, l’altro è a novembre in vista delle
festività natalizie, costituisce da ormai quattordici anni un appuntamento
irrinunciabile della primavera romana che trova riscontro nell’aumento
sempre crescente di partecipanti. Il ricavato delle vendite è interamente
utilizzato a sostegno delle Opere di Carità che il Circolo compie in favore
dei bisognosi da 145 anni a questa parte.
ATTIVITÀ DEL CIRCOLO
VITA DEL CIRCOLO
I
ntorno ad ognuna delle nostre attività si muovono le vite delle persone che animano, con senso cristiano e spirito del dovere, il Circolo S.Pietro. In questa
rubrica riportiamo alcune notizie sui soci e sulle loro famiglie; alla fine uno
specchietto – relativo ad una Commissione in ogni numero del Bollettino – ad uso
di chiunque voglia essere informato sui risultati raggiunti, o su quant’altro di
notabile conseguito grazie all’insostituibile lavoro di ognuno di noi.
Il 30 settembre 2013 è nata Cristina, nipote del Vice Economo Generale
Comm. Giuseppe Vitelli. Al papà Simone e alla mamma Elena La Placa
vanno i nostri migliori auguri.
Il 16 gennaio è nata Ginevra Gaspari, nipote dei nostri soci Duilio Di
Lella e Alessandra Rocchi. Partecipiamo alla gioia dei genitori Antonio
Gaspari e Federica Di Lella.
Il 5 febbraio, presso la sede del Circolo S.Pietro, il Reverendo Padre
Sebastiano Paciolla O. Cist., Sottosegretario della Congregazione per gli
Istituti di Vita Consacrata e la Società di Vita Apostolica, è stato ricevuto
nel Sovrano Militare Ordine di Malta quale Cappellano conventuale ad
honorem.
Il 21 marzo Chiara Cencelli, figlia del nostro Responsabile delle
Commissioni Asili notturni e Case famiglia Comm. Pierluigi Cencelli, si
è laureata in Giurisprudenza con una tesi in Diritto dell’Unione Europea.
Alla neo-dottoressa vanno le vive felicitazioni di tutti noi.
Il 20 giugno il Socio Renzo Luigi Ciancaleoni e la Sig.ra Clarice Acciari
hanno festeggiato i cinquant’anni di matrimonio.
Il 2 giugno, presso l’Abbazia di Farfa, Francesco Di Ianni, figlio del
nostro Delegato per la Sezione Servizi d’onore Comm. Augusto Di Ianni,
si è unito in matrimonio con Silvia Cordoano.
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ATTIVITÀ DEL CIRCOLO
Ricordiamo e preghiamo per tutti i soci e loro familiari che ci hanno lasciato in
questi mesi:
A novembre 2013 è tornata alla Casa del Padre la Dott.ssa Renata
Marulli, socia dal 1988, sempre molto presente nell’attività di esposizione di articoli estivi e natalizi, vedova del nostro compianto socio
Avv. Giuseppe Paciotti.
Il 1° febbraio 2014 è mancato il Rag. Antonio Petrocchi, socio del
Circolo dal 2005, attivo nelle Commissioni Asili notturni e Cucine economiche.
Il 5 febbraio si è spento l’Ing. Mario Caiola, socio dal 1972.
Il 28 maggio il Comm. Dott. Paolo Coletti, socio del Circolo dal 1942 e
Addetto d’Anticamera Pontificia, è tornato alla Casa del Padre.
Il 23 marzo ci ha lasciato il Cav. Alberto Morandini, socio dal 1978, particolarmente attivo nelle attività delle Cucine economiche. Partecipiamo
al cordoglio dei fratelli Luciano e Paolo, soci del Circolo.
Il 5 gennaio si è spento il Comm. Prof. Umberto Moscarelli, socio dal
1971, attivo nelle Commissioni Asili notturni, Culto e Guardaroba.
Il 9 marzo è mancato il Dott. Uberto Zilia Bonamini Pepoli, padre del
nostro socio Dott. Stefano Zilia Bonamini Pepoli.
Il 9 marzo ci ha lasciato la Sig.ra Antonina Liris, nonna del nostro socio
Cav. Dott. Massimiliano D’Angelo.
Il 18 giugno è tornato alla Casa del Padre il Comm. Prof. Arturo Vasta,
socio dal 1959, fondatore insieme a Mons. Didier Nobels del Gruppo
Scout Roma 51, che per molti anni ha avuto sede nelle Cappelle di
S.Gregorio Magno al Celio, affidate alla cura del Circolo S.Pietro. Ha partecipato alle attività delle Commissione Culto, coinvolgendo il gruppo
nell’organizzazione della Via Crucis del Venerdì di Passione nel Colosseo.
ATTIVITÀ DEL CIRCOLO
I NUMERI DELLA
SEZIONE SERVIZI D’ONORE
Nel 2013 sono stati effettuati 54 servizi contro i 42 resi nell’anno precedente con un incremento che supera il 28%. Le presenze dei soci registrate
nel 2013 sono state 305 in più rispetto al 2012: sono passate infatti da
952 a 1.257 con un incremento del 32%. A parità di soci disponibili, oltre
i settanta in totale, anche le presenze medie per servizio sono cresciute
superando le 23 unità. Infine abbiamo avuto modo di registrare un considerevole aumento nella durata dei servizi, derivante essenzialmente dal
maggiore afflusso di fedeli alle celebrazioni presiedute dal Santo Padre. La
Prefettura della Casa Pontificia ha tendenzialmente anticipato a due ore e
mezza l’apertura degli ingressi in Basilica, contro la consueta ora e mezza.
Per le celebrazioni sul sagrato ci sono state aperture dei varchi anche con
quattro ore di anticipo sull’inizio delle cerimonie. I Soci della Sezione
hanno sempre risposto con generosità ai maggiori sacrifici richiesti di volta
in volta, per rendere al meglio il servizio di accoglienza di quanti, nel
primo anno di pontificato di Papa Francesco, hanno voluto incontrarlo.
I primi Soci della Sezione Servizi d'onore, istituita nel 1888,
per confermare la filiale devozione del Circolo S.Pietro alla Persona del Santo Padre
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LETTURE CONSIGLIATE
DA UNA FINESTRA ROMANA
L’AUTOBIOGRAFIA DEL CARDINAL UGO POLETTI
Ho imparato ad amare:
il bello della natura,
il vero della fede,
l’umiltà del servire,
la gioia del sacerdozio,
il senso della responsabilità,
la tenacia del dovere,
la riconoscenza verso le persone.
Card. Ugo Poletti
A
cento anni dalla nascita e a quaranta dal “Convegno dei mali di
Roma”, vengono pubblicate le memorie del Cardinale Ugo Poletti
(1914-1997). Con il suggestivo titolo Da una finestra romana. Uno
sguardo retrospettivo... dal vero, la corposa autobiografia è tanto il resoconto,
appassionato e sincero, di un’esperienza di vita, quanto la cronaca deferente e vivace di un fondamentale periodo di transizione per la storia ecclesiale e laica del nostro Paese.
Sarebbe sufficiente leggere le poche note di presentazione del libro per
avere contezza dell’approccio adottato lungo le sue 450 pagine. Spinto
dalle richieste di amici, collaboratori e persone autorevoli, il Cardinal
Poletti sceglie di raccontare il suo tempo, paventando, allo stesso modo, il
timore di incorrere nell’«ennesima fiera della vanità». A ben vedere, il pericolo dell’auto-apologia è scartato per merito di un invidiabile equilibrio
tra sguardo personale e collettivo, capace di consegnare al lettore una storia che si fa pubblica a partire dal privato: i rapporti con le amministrazioni civiche e con i partiti politici, i ricordi del periodo di guerra o degli
“anni di piombo”, ad esempio, sono sempre filtrati attraverso un’ottica
precisamente bilanciata.
Sono pagine intrise di affettuosi ricordi quelle dedicate all’infanzia e
alla fanciullezza, all’adolescenza e alla giovinezza, capitoli concettualmente
separati, ma in vero uniti verso il porto certo del sacerdozio: «In tutti gli
anni di preparazione, non mi ero mai chiesto: “perché ti fai prete?”. Era accaduto
per la concomitanza di motivazioni e di circostanze, nessuna delle quali era determinante. Eppure, pian piano, si era formata in me una profonda e indistruttibile
convinzione di farmi, di essere sacerdote: sempre gioiosa anche in circostanze difficili e problematiche».
LETTURE CONSIGLIATE
Senza forzatura alcuna, il Cardinal Poletti porta per mano il lettore
all’interno della propria avventura con semplicità e accenti ironici in
grado di smorzare il peso di avvenimenti così centrali per un’epoca tanto
piena di novità e contraddizioni: un aneddoto, un aggettivo, una coloritura in più aprono all’ascolto, togliendo di mezzo quella polvere che, solitamente, si deposita sulle parole di chi è impegnato a scrivere di sé. È una
generale freschezza, in definitiva, a reggere quel periodare ampio, colloquiale eppure profondo che sa concedere spazio alla riflessione filosofica,
al pensiero pastorale. Alla mancanza di qualsiasi esaltazione per i risultati
raggiunti corrisponde, di contro, la minuzia dell’informazione, che sia di
carattere ecclesiale, politico o economico, la cura e l’impegno nella
volontà di restituire i fatti così come sono sembrati ad un osservatore particolare; preme notare, al riguardo, che l’anno di nascita dell’Autore sia
quel 1914 in cui ebbe inizio il Primo conflitto su scala mondiale, causa di
molte delle problematiche economiche e sociali con cui ha dovuto convivere e confrontarsi.
Nella quiete della Basilica di Santa Maria Maggiore, dalla “finestra
romana” indicata nel titolo, il Cardinal Poletti passa in rassegna una vita
intera, da Novara a Spoleto fino a Roma, dove fu chiamato, nel 1964,
quale Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie. Dalle molte
cariche ricoperte, Arcivescovo Vicegerente di Roma dal ‘69, Cardinale
Vicario, Arciprete della Papale Arcibasilica di S.Giovanni in Laterano,
Gran Cancelliere della Pontificia Università Lateranense, Presidente della
Conferenza Episcopale Italiana, emerge la forza di un cammino importantissimo, ma sempre scevro da qualsiasi calcolo e interesse terreno.
Completa il volume, edito dalle Edizioni Vivere In, un ricco apparato
fotografico e documentale.
Marco Chiani
Reperibile presso la sede del Circolo S.Pietro, chiamando il numero
06.69887264 o inviando una mail all’indirizzo [email protected]
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LETTURE CONSIGLIATE
Renato Boccardo
e Renzo Agasso
Il mio Giovanni Paolo II
Paoline Editoriale Libri
˜•˜
Leonardo Sapienza (a cura di)
Andreotti e Paolo VI.
Il primato della qualità
Edizioni Vivere In
˜•˜
Benedetto XVI
Il Dio della Fede
e il Dio dei filosofi
Marcianum Press
˜•˜
Sandro G. Franchini
Roncalli padre e pastore
Marcianum Press
˜•˜
Leonardo Sapienza (a cura di)
Paolo VI.
Una vita trasfigurata
Edizioni Vivere In
BOLLETTINO INGLESE
Bollettino Circolo S.Pietro’s summary
SOLEMN ASSEMBLY 2014
At the annual meeting of the Members of the Circolo S.Pietro, which was
held in the Hall of the Popes on 27 February, President Don Leopoldo
Torlonia indicated in the understanding of the suffering of others the
purpose of any activity carried out by the various Commissions: “It’s just
this feeling of care and com-participation in the sufferings and needs of
the less fortunate, love for the brethren, and especially for the most vulnerable, which makes our work special and different from the various forms
of volunteerism and associations, who are experiencing a strong expansion
in our country. “ Quoting the words of Pope Francis addressed to the
members, during the audience granted on 31 October for the delivery
dell’Obolo, in the end, the President reiterated the importance of continuing to be “God’s Caress.
SPIRITUAL EXERCISES, 2-4 APRIL 2014
From April 2 to 4, in the Hall of the Popes, His Em.ce Velasio Cardinal
De Paolis, President Emeritus of the Prefecture for the Economic Affairs
of the Holy See, suggested a series of meditations in preparation for
Easter: “At times one thinks of the Lord’s question: “When the Son of
man comes, will he find faith on earth?”. This question is an invitation to
take the commitment of faith seriously. “ Since the widespread and extremely painful crisis of faith, the High Priest suggested three meditations,
all directed towards trying to illuminate a contemporary world in which
again contact with “the joy of the Gospel seems to be increasingly absent
.”Central in the reflection is the passage of the Letter to the Romans in
which St. Paul shows how God draws up everything for the good of the
destined, preordering these to be conformed to Jesus: “Diligentibus
Deum omnia cooperantur in bonum” (Rom 8, 28).
WAY OF THE CROSS
As every year, the Friday of Passion of the Circolo S.Pietro saw the traditional Way of the Cross take place within the Flavian Amphitheatre
which was followed by the celebration of Mass in the Church of Santa
Maria della Pietà. Presiding over the journey of faith,was His Excellency
Rev. Bishop Fernando Vergez Álzaga LC, Titular Bishop. of Villamagna
di Proconsolare, Secretary General of the Governorate of the Vatican City
State, who then celebrated Mass in the “chapel”.
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BOLLETTINO INGLESE
CANONIZATIONS
In the presence of countless pilgrims from every part of the world,
Sunday, April 27, His Holiness Pope Francis canonized the Blessed John
XXIII and John Paul II, presiding over an event of historic significance.
An interview with Dr. Cav. Gr Cr. Saverio Petrillo, Vice President of the
Circolo S.Pietro, and the Comm Dr. Augusto Di Ianni, Executive Officer
for the Service of honour Section at the Circolo S.Pietro, leads us in the
midst of an unprecedented event in the history of Rome and the whole
world.
SOLEMNITY OF THE SAINTS PETER AND PAUL
On Monday, June 30, in the Chapel of the Choir of the Basilica of St.
Peter in the Vatican, the Holy Mass, presided by His Excellency Rev.
Bishop Paolo De Nicolo, Titular Bishop of Mariana, Regent Emeritus of
the Prefecture of the Papal Household, was celebrated on the occasion of
the Solemnity of the Holy Apostles Peter and Paul.
BURRACO TOURNAMENT
On Friday, February 21, the Second burraco tournament, organized by
the Circolo S.Pietro,was held in the Hall of the Popes.The recreational
and social aspects of the meeting were once again interlaced with the path
of charity that is the very purpose of our work, for which the proceeds
from the evening were donated in support of the Society of Works of
Charity.
CONCERT FOR THE WORKS OF CHARITY OF THE CIRCOLO
S.PIETRO
On Wednesday 28th May the concert of the Polyphonic choir of the
Bartolucci Foundation was held in te SS.XII Apostles Basilica, in support
of the charity works of the Circolo S.Pietro.Under the direction of the
Maestro Luciano Luciani and together with the organ of
Maestro Father Theo Flury, the successful event was the culmination of
the end of the Easter Festival honouring His Eminence the Rev. Mr.
Cardinal Domenico Bartolucci, one of the most important composers of
sacred music of the twentieth century, honorary member of the Circolo
S.Pietro, Maestro Perpetuo of the Sistine Chapel Choir since 1956 and
the Academy of Santa Cecilia.
BOLLETTINO SPAGNOLO
Resumen de Bollettino Circolo S.Pietro
ASAMBLEA SOLEMNE 2014
En el curso del encuentro anual de los Socios del Circolo S.Pietro, que ha
tenido lugar en la Sala de los Papas el pasado 27 de febrero, el Predidente
Don Leopoldo Torlonia indicó que la finalidad de cada una de las actividades de las distintas Comisiones es la comprensión del sufrimiento de los
demás: “Es precisamente este sentimiento de atención y de participación a
los sufrimientos y a las necesidades de los menos afortunados, de amor
hacia los hermanos, especialmente hacia los más vulnerables, el que hace
que nuestra peculiar y distinta actividad el que marca la diferencia con las
otras formas de voluntariado y otras asociaciones que están viviendo un
fuerte auge en nuestro Pais”. Citando las palabras del Santo Padre
Francisco en la Audiencia concedida el pasado 31 de octubre para la entrega del “Obolo”, el Presidente ha subrayado la fundamental importancia
de seguir siendo la “caricia de Dios”.
EJERCICIOS ESPIRITUALES, 2 - 4 DE ABRIL DE 2014
Del 2 al 4 de abril, en la Sala de los Papas, Su Eminencia el Cardenal Velasio
De Paolis, Presidente Emerito de la Prefectura de los Asuntos Economicos de
la Santa Sede, ha dirigido una serie de meditaciones en preparación de la
Santa Pascua: “A veces se nos ocurre pensar en las palabras del Señor:
“Cuando el hijo del hombre volverá, encontrará todavía fe en la Tierra?” Esta
pregunta quiere ser una invitación a tomar en serio el compromiso de la fe”.
A partir de la crisis de la fe cada vez más extendida y dolorosa, el alto prelado
ha dictado tres meditaciones, orientadas todas a tratar de dar luz de nuevo a
una contemporaneidad en la que parece cada vez mas ausente el contacto con
“la alegría del Evangelio”. La reflexión se ha centrado en la citación de la
Carta a los Romanos en la cual San Pablo indica como Dios prepare todo
para el bien de los predestinados, preparandolos a ser conformes a Jesús:
“Diligentibus Deum omnia cooperantur in bonum” (Rom. 8, 28)
VIA CRUCIS
Como cada año, el Viernes Santo del Circolo S.Pietro ha dado lugar a la
tradicional Via Crucis en el interior del Anfiteatro Flavio, seguida por la
celebración eucarística en la iglesia de Santa Maria della Pietà. Presidió el
camino de la fe su Excelencia Monseñor Fernando Vergez Alzaga L. C.,
Obispo titular de Villamagna di Proconsolare, Secretario General del
Governatorato del Estado de la Ciudad del Vaticano, celebrando a continuación la Santa Misa en la “Capilla”.
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BOLLETTINO SPAGNOLO
CANONIZACIONES
Con la asistencia de innumerables peregrinos procedentes de todo el
mundo, el domingo 27 de abril, Su Santidad el Papa Francisco ha canonizado los Beatos Juan XXIII y Juan Pablo II, presidiendo una ceremonia
de importancia histórica. Una entrevista al Dr. Cav Gr. Cr. Saverio
Petrillo, Vicepresidente del Circolo S.Pietro y al Dr. Comm. Augusto Di
Iannni, Delegado para los Servicios de Honor del Circolo S.Pietro, nos
permiten entrar en el pleno de un evento sin precedentes en la historia de
Roma y del mundo entero.
Fiesta de los Santos Apóstoles Pedro y Pablo
El lunes 30 de junio, en la capilla del Coro de la Basilica papal de San
Pedro en el Vaticano, en ocasión de la Fiesta de los Santos Pedro y Pablo,
ha sido celebrada una Santa Misa presidida por su Excelencia Monseñor
Paolo Di Nicolò, Obispo titular de Mariana, Regente Emérito de la
Prefectura de la Casa Pontificia.
CAMPEONATO DE BURRACO
El viernes 21 de febrero ha tenido lugar en la Sala de los Papas, el segundo Campeonato de Burraco del Circolo S.Pietro.
Una vez más, al aspecto lúdico y social del evento, se ha entrelazado aquel
camino de caridad, finalidad principal de nuestras obras, por lo que la
recaudación de la velada ha sido destinada integralmente al sustento de
las obras de caridad de nuestra asociación.
CONCIERTO PARA LAS OBRAS DE CARIDAD DEL CIRCOLO
SAN PEDRO
En la Basilica de los SS. XII Apóstoles, el miércoles 28 de mayo, ha tenido lugar el Concierto del Coro Polifónico de la Fundación Bartolucci, en
favor de las Obras de caridad del Circolo S.Pietro. Bajo la dirección del
Maestro Luciano Luciani, al órgano el Maestro P. Theo Flury, el conseguido evento ha clausurado el Festival de Pascua, omenaje a Su Eminencia el
Cardenal Domenico Bartolucci, uno de los más destacados compositores
de música sagrada del Novecientos, socio honorario del Circolo S.Pietro,
Maestro perpetuo de la Capilla Musical Pontificia Sistina desde el 1956 y
Académico de Santa Cecilia.
CIRCOLO S. PIETRO
Fondato a Roma nel 1869
Palazzo S. Calisto
Piazza S. Calisto, 16 - 00153 Roma
tel. 0669887264 - fax 0669887168
www.circolosanpietro.org
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