close

Enter

Log in using OpenID

Capitolo 3 La percezione della varietà linguistica in un testo

embedDownload
Capitolo 3
La percezione della varietà linguistica in un testo specialistico
Nel presente capitolo si intende sondare un campo complesso come quello della
percezione delle varietà del tedesco. Dopo aver presentato i testi scelti per l’indagine
e il questionario a cui diversi parlanti di madrelingua sono stati sottoposti, si
esporranno risultati dell’indagine. Infine, dal confronto tra questi ultimi e le
indicazioni riportate dai dizionari di riferimento delle tre varietà verranno prese in
considerazione alcune ipotesi, dal valore chiaramente provvisorio, sulla pertinenza
delle varietà linguistiche nella comprensione di un particolare testo specialistico in
lingua tedesca.
1
La scelta del tipo testuale
Come si è visto nel capitolo precedente, i maggiori studiosi che si occupano del
pluricentrismo nella lingua tedesca ritengono che la specificità di ogni varietà emerga
e caratterizzi i diversi livelli d’uso della lingua. In particolare, Ammon rintraccia
segni tipici di ogni varietà in analisi particolareggiate che vanno dall’ambito
grammaticale a quello lessicale, da quello fonetico ed ortografico a quello
pragmatico1.
La nostra ipotesi di lavoro intende indagare se il tipo testuale rappresentato
dall’opuscolo informativo, che riguarda l’ambito dell’economia, ed in particolare i
prodotti assicurativi, possa essere soggetto a variazioni riconducibili ai tre standard
linguistici dei «Vollzentren». La preferenza per questo tipo di testi è motivata anche
dalla loro struttura. Tutti i testi che abbiamo raccolto si caratterizzano per l’estrema
sintesi e la presenza di termini specialistici che sono adeguatamente illustrati da
diversi esempi. Nella maggioranza dei casi, i testi fanno riferimento ad una
situazione economica iniziale, relativamente sfavorevole, che può risolversi
1
AMMON (1995), cit.,p. 114
94
positivamente grazie ai vantaggi acquisiti con le diverse polizze e pensioni
integrative, studiate su misura per l’interessato. Poiché si tratta di testi pubblicitari,
essi sfruttano la funzione appellativa, rivolgendosi direttamente al lettore, la cui
attenzione viene catturata anche dai toni positivi con cui vengono proposte le diverse
soluzioni. La ripetitività di questi schemi ci sembra, infatti, poter escludere problemi
di comprensione dovuti alla ricostruzione del contesto, permettendo agli informatori
di concentrarsi sulle caratteristiche più specifiche della lingua, come il lessico,
soprattutto quello di natura non specialistica, la sintassi o l’ordine delle parole nella
frase.
Quando si è presentata la necessità di indagare il settore delle pensioni
integrative in Austria, Germania e Svizzera, abbiamo osservato che nei tre paesi
operano grandi gruppi assicurativi. Considerando il notevole numero di potenziali
clienti che essi intendono avvicinare e la necessità di comunicare le proprie proposte
in modo breve ed accattivante, nutriamo forti dubbi sul fatto che i testi prodotti
porgano particolare attenzione alla dimensione interculturale, al di là di una mera
traduzione del contenuto da una lingua all’altra e, più precisamente, per la
costruzione di testi che rispecchiassero la tradizione linguistica dei tre Paesi. Pur
consapevoli che la nostra indagine deve rivolgersi al testo come oggetto, quello che
leggiamo, e non a quello scaturito dalle intenzioni del mittente, data l’impossibilità di
conoscere gli scopi ultimi che lo muovono2, abbiamo preferito scegliere per la
Svizzera e la Germania opuscoli di grandi gruppi locali, nonostante essi siano attivi
anche altrove, e per l’Austria quelli di un’azienda di dimensioni più ridotte, nella
speranza che in tal modo questi testi si avvicinino maggiormente alle tradizioni che
esprimono le tre varietà.
Come abbiamo osservato nel capitolo precedente, molti esperti si sono
adoperati per stilare un elenco delle caratteristiche più o meno specifiche delle tre
varietà. Ci chiediamo, tuttavia, se queste caratteristiche siano pertinenti per la
comprensione dei testi selezionati, se esse siano riconosciute dai lettori e, soprattutto,
se essi siano in grado di ricondurle alla propria varietà o ad una delle altre. Per questo
motivo, abbiamo cancellato tutto ciò che nei testi avrebbe potuto suggerire la
provenienza dell’opuscolo, dalle intestazioni delle aziende, che sono state sostituite
2
Si veda a questo proposito ad esempio R IGOTTI – CIPOLLI (1988), cit., alle pagg. 5 e 72.
95
dalla lettera F (ted. Firma, it. azienda), dalle denominazioni dei prodotti, sostituiti
dalla lettera P (ted. Produkt, it. prodotto), agli indirizzi, dalla valuta degli importi
citati alle sigle di leggi o enti che si occupano della gestione delle pensioni nei tre
Paesi.
Nella trascrizione per la distribuzione dei questionari, dai tre testi sono state
tolte tutte le immagini e i dati che facevano riferimento a conteggi e percentuali di
rendita che non riguardano direttamente la nostra indagine.
2.
Il questionario
Il questionario che abbiamo elaborato intende avvicinare i lettori al testo, in modo da
far emergere ciò che essi comprendono durante la lettura, ma senza che essi si
sentano intimiditi dai contenuti specifici o dalla terminologia. Per questa ragione, i
questionari erano accompagnati da una lettera di presentazione del sondaggio, che
informava sinteticamente i partecipanti sugli scopi dell’indagine, talvolta
semplificando la terminologia linguistica per evitare che la poca dimestichezza con
l’ambito di studio li distogliesse dal testo e da quanto richiesto dalle domande.
Come è evidenziato nell’appendice 2, la prima domanda riguarda la
provenienza degli informatori. Poiché la nostra analisi non intende evidenziare
tendenze documentate sul piano statistico ma solamente descrivere come alcuni
parlanti hanno reagito di fronte al testo, come essi l’hanno percepito, non abbiamo
ritenuto che fosse necessario prendere in considerazione anche fattori come l’età, il
sesso, la professione, la formazione scolare. Ci siamo rivolti a loro in quanto
potenziali lettori di opuscoli informativi e parlanti nativi di una delle tre varietà della
lingua tedesca.
In seguito, abbiamo voluto sondare in modo molto sintetico la loro capacità di
comprendere il testo, chiedendo loro di indicare con parole chiave di cosa trattino i
testi che avevamo loro fornito. Vi era, infatti, la necessità di appurare se eventuali
risposte negative o confuse alle domande che riguardavano più strettamente le varietà
fossero invece da imputare all’incomprensione del contenuto del testo.
Abbiamo preferito dividere i quesiti più importanti per la nostra indagine in
due sezioni principali, riguardanti le espressioni o le parole in uso nel linguaggio
96
quotidiano del loro paese e negli altri paesi di lingua tedesca. Si tratta, ovviamente, di
una semplificazione. Non dimentichiamo, infatti, che Ammon ha tracciato i confini
delle varietà in modo molto preciso e che essi non coincidono affatto con i confini
degli Stati3. Tuttavia, questo modo di procedere ci consente di fornire maggiore
chiarezza ad informatori dalle caratteristiche eterogenee, i quali possono così
soffermarsi sulle informazioni lessicali, sintattiche, grammaticali che riguardano le
varietà della lingua tedesca, senza essere distolti da dubbi di altra natura. Abbiamo
stilato un elenco di domande aperte, perché non intendiamo porre quesiti specifici
sulle proprietà della lingua, ma raccogliere le impressioni degli intervistati. Infine,
abbiamo chiesto loro di fare un’ipotesi sulla varietà di tedesco con cui gli opuscoli
sono stati redatti, sempre con l’aiuto della metafora della provenienza, già utilizzata
per individuare lessico e fraseologia.
3.
I risultati del questionario
Ricordando che la nostra analisi non intende avere un valore statistico ma
unicamente descrittivo e che, pertanto, tutte le cifre che verranno citate non devono
essere intese come risultati che mirino a dimostrare o meno l’esattezza di una tesi,
diamo ora una panoramica delle tendenze che il sondaggio ha evidenziato, suddivise
secondo la varietà di tedesco in cui il parlante si è riconosciuto.
3.1
I parlanti del tedesco di Germania
Gli intervistati che hanno riferito di essere parlanti nativi della varietà di Germania
sono tredici. Tutti hanno dimostrato di aver compreso il contenuto degli opuscoli e
hanno identificato molti sostantivi ed aggettivi come parte del vocabolario della
varietà da loro parlata.
Nella maggioranza dei casi si tratta di parole certamente riconducibili
all’ambito economico, e a quello assicurativo in particolare. I testi non presentano un
livello tecnico tale da non poter essere intelligibile a persone che non hanno
dimestichezza con il settore.
3
AMMON (1995), cit., in particolare le parti B, C, D come introduzione delle varietà.
97
Le parole più frequentemente citate dal primo depliant, e identificate come
appartenenti a questa varietà della lingua tedesca, sono i composti con Rente,
Versicherung e Anlage sia in posizione di determinante («Bestimmungswort»), sia
come base del composto («Grundwort»)4. Seguono i sostantivi Steuer, sia come
singola voce sia come composto, Geld, Gewinn, sia l’aggettivo attraktiv, e i verbi
garantieren, verdienen e investieren.
Tra le parole non appartenenti alla varietà di Germania spiccano il verbo
partizipieren, che ricorre tre volte, il sostantivo Batzen, citato da due parlanti, e
Offerte, individuata da cinque intervistati.
L’identificazione degli opuscoli non è unanime, molti preferiscono non dare
alcun giudizio sulla provenienza del testo. Quattro parlanti si dicono certi che si tratti
di un testo redatto nella varietà elvetica, per un informatore potrebbe fare riferimento
sia a quest’ultima sia a quella austriaca, due persone lo riconducono alla tradizione
tedesca.
Il secondo opuscolo è stato percepito come il più vicino alla tradizione
tedesca. Ben sette parlanti non indicano alcun vocabolo come appartenente ad altre
varietà, uno riferisce di non aver notato nulla che si discosti in modo significativo dal
suo modo di percepire la lingua tedesca e solo tre parlanti indicano vocaboli
appartenenti ad una delle altre varietà, ed in tutti i casi si tratta di aggettivi quali
unerlässlich, konventionell, kontinuierlich, di verbi, come ausloten, minimieren,
oppure sintagmi e complementi, quali maßgeschneiderte Lösungen. Si noti che tutte
le parole riportate hanno etimologia latina o neolatina, una caratteristica che può aver
contribuito a fuorviare il giudizio degli intervistati.
Da ciò emerge che vengono percepiti come termini della varietà di Germania
quasi tutti i vocaboli contenuti nel testo, e soprattutto Vorsorge, in posizione di
determinante e di base del composto, Ruhestand, Anlage, Rente ed anche la parola di
origine inglese Single.
Un esame più attento permette di rilevare anche alcune incertezze nella
classificazione,
in
particolare
per
il
verbo ausloten
e
per
l’aggettivo
maßgeschneidert, che vengono considerati sia come appartenenti alla varietà tedesca,
sia come vocaboli ad essa estranei.
Per «Bestimmungswort» e «Grundwort» si veda G. DROSDOWSKI (Hrsg.) (19986 ), Duden:
Grammatik..., cit., alle pagg. 432-435.
4
98
Alla domanda su quale sia il paese in cui l’opuscolo è stato redatto sette
persone hanno risposto in modo piuttosto fermo che esso è riconducibile alla
tradizione linguistica della Germania, cinque hanno omesso la risposta per tutti i
depliant ed una ha trovato riferimenti al tedesco elvetico.
Nel terzo testo si delineano alcune tendenze a riconoscere alcuni vocaboli
come appartenenti ad altre varietà. Spiccano, infatti, Einmalerlag Börsel,
Portmonnaie, i composti con Pension, Pensionist ed Ablebensfall.
In particolare, il sostantivo Börsel è stato riconosciuto dodici volte, seguito da
Einmalerlag con cinque segnalazioni, mentre Ablebensfall è stato percepito come
non appartenente alla varietà tedesca per quattro volte.
È bene segnalare che i vocaboli Riester-Rente, Rentenzahlung, Rentenphase e
Partnerrente non vengono giudicati in modo analogo: i primi due vengono
considerati come parte del patrimonio linguistico della varietà tedesca, mentre alcuni
ritengono che Rentenphase e Partnerrente facciano parte del vocabolario di una delle
altre varietà.
Il testo è stato attribuito alla varietà austriaca da tre parlanti, alla varietà
elvetica da cinque, quattro hanno preferito non dare alcuna indicazione e nessuno
l’ha collegato alla varietà di Germania.
3.2
I parlanti della varietà austriaca
Tre parlanti di questa varietà hanno accettato di rispondere alle nostre domande.
Per il primo opuscolo essi indicano come parte del proprio vocabolario le
parole Mindestkapital, Risiken, Risikoschutz, Bankprodukte, Todesfall.
Ci sembra significativo che uno di essi riconduca Offerte al tedesco austriaco,
mentre un altro informatore attribuisce la stessa parola ad un’altra varietà, una sorte
condivisa anche da Spesen e Anlage, che compare come base del composto in
Geldanlage e come determinante in Anlagefonds.
Il testo viene attribuito alla varietà elvetica da uno solo degli informatori; per
il secondo si tratta di un testo tedesco, mentre per il terzo esso ha caratteristiche
riconducibili sia alla Germania sia all’Austria.
99
Nel secondo depliant, essi rilevano che i composti con Vorsorge, con
Leistungen, ed i sostantivi Kürzungen, Risiko, Ruhestand, Absicherung. Basiszahlung
e gli aggettivi renditeorientiert e steuerfrei siano di matrice chiaramente austriaca. Si
segnala che non hanno fatto riferimento ad alcun verbo.
Al contrario dei primi, per due intervistati i sostantivi Freiraum, Einsparung,
Rente, Rundfunk, Stabilität, Variante ed Extras richiamano alla mente la varietà
tedesca, mentre il terzo non indica alcun vocabolo appartenente ad altre varietà e non
esprime un giudizio sull’appartenenza dell’opuscolo.
Per quanto riguarda il terzo opuscolo, alcuni parlanti riferiscono che i
sostantivi Pension, Kapitalertragssteuer, Belohnung, Zukunftsvorsorge fanno parte
della varietà austriaca, mentre Mindesthöhe, Garantie, Jahr, Erträge vengono
attribuiti ad altre varietà.
I sostantivi Einkommen e Prämie, sia come composti, sia come singolo
vocabolo non godono di un giudizio unanime: essi vengono percepiti come parte
della propria varietà e come ad essa estranei. Altersvorsorge, che in un precedente
testo era stato classificato come austriaco dagli stessi parlanti, ora viene attribuito ad
un’altra varietà, mentre Börsel, che molti parlanti tedeschi avevano identificato come
austriaco, viene percepito solo due volte e confermato una sola volta.
Due parlanti su tre esprimono un giudizio di appartenenza, uno a favore della
propria varietà, l’altro a favore di quella elvetica.
3.3
I parlanti della varietà elvetica
Hanno partecipato al nostro test sette parlanti, che rilevano sostantivi, verbi,
aggettivi, avverbi ma anche intere frasi.
Per quanto riguarda il primo opuscolo, essi riferiscono alla propria varietà i verbi
sparen, schicken e profitieren, i sostantivi Risiko, Rendite, Leistungspaket
Versicherung, Rente, sia come vocabolo singolo sia come parte di un composto.
Ricorrono gli aggettivi attraktiv, fondsgebunden, klein, la domanda was wollen Sie
mehr? e i complementi e avverbi auf einen Blick, sofort e in Ruhe. Solo uno dei
partecipanti riconduce il vocabolo composto Rentenversicherung ad un’altra varietà,
peraltro in forte opposizione con gli altri, che non riscontrerebbero alcun elemento
100
estraneo. È significativo che solo uno di essi riconosce che il testo è stato redatto in
Svizzera.
Per il secondo depliant, gli intervistati giudicano come appartenenti alla
varietà elvetica i sostantivi Sicherheit, Vorsorge, Single, Fernsehen, mehr Geld,
garantierte Versicherungssumme, l’avverbio vor allem, le frasi Wir zeigen Ihnen,
macht sich bezahlt, das rechnet sich für Sie, Sie mögen gesunde Mischungen, auf
Nummer sicher gehen, alles in einem e gli aggettivi optimal e unabhängig e
riferiscono tutti questi vocaboli alla varietà elvetica. È utile notare che questi
elementi sono stati riportati da quattro informatori, gli altri preferiscono non fornire
alcuna indicazione. Tra gli elementi estranei spiccano Rundfunk, segnalato da due
parlanti, Sparbrief, Single, Plus, che talvolta entrano in contraddizione con quanto
viene percepito come tipico della varietà elvetica. Si osserva, inoltre, che
l’intervistato che aveva riconosciuto come svizzero il primo testo, assegna il secondo
alla varietà di Germania.
Del terzo opuscolo viene avvertito come appartenenti alla varietà elvetica il
sostantivo Rentenzahlun, mentre un altro parlante ritiene che i sostantivi
Höchstbeitragsgrundlage, Pensionsinstitut, Rentenphase, Börsel e la sigla KEST ne
siano estranei. Gli altri intervistati non indicano alcun elemento.
4.
Il confronto con i dizionari
Dopo aver presentato i risultati delle interviste fatte ai parlanti provenienti dai tre
centri principali, è necessario confrontare quanto essi hanno segnalato con ciò che
viene riportato nei dizionari di riferimento delle tre varietà, quelli riconosciuti dalle
autorità competenti di ciascuna nazione. Ciò ci darà la possibilità di verificare come
siano stati classificati dagli studiosi i diversi elementi che ci sono stati citati dagli
informatori.
Prenderemo in considerazione il Duden Universalwörterbuch A-Z (1996)5,
riconosciuto in Germania e in Svizzera e l’Österreichisches Wörterbuch (2001)6, per
5
G. DROSDOWSKI (Hrsg.) (1996), Duden Universalwörterbuch A-Z, Mannheim et al.: Dudenverlag.
(D’ora in poi DU).
6
O. B ACK - E. BENEDIKT - K. B LÜML - J. EBNER - M. HORNUNG - H. MÖCKER - H.-D. P OHL - H.
TATZREITER (Hrsg.) (2001), Osterreichisches Wörterbuch, Wien: öbv ε
t hpt VerlagsgmbH, 39. Aufl.
(D’ora in poi ÖWB).
101
il controllo della varietà austriaca. Non mancheranno riferimenti ad altri dizionari,
come Wie sagt man in Österreich?7 e Wie sagt man in der Schweiz?8, usati dagli
studiosi che abbiamo citato nella presentazione del problema delle varietà nella
lingua tedesca, ed inoltre ci siamo rivolti al Variantenwörterbuch des Deutschen
(2000)910, una summa dei risultati a cui sono giunti i maggiori esperti del
pluricentrismo nella lingua tedesca.
Poichè ci siamo proposti di esaminare testi provenienti dall’ambito
dell’economia, ci avvarremo anche del supporto di alcuni dizionari specialistici11.
4.1
L’analisi del primo opuscolo informativo
Da una prima lettura di questo depliant e dalla valutazione dei risultati che derivano
dalle nostre interviste, abbiamo cercato di circoscrivere le parole che valgono in tutti
i centri principali. Si tratta di quei sostantivi, verbi o aggettivi che abbiamo
riscontrato in tutti gli opuscoli e che ci vengono segnalati con particolare frequenza
dai parlanti, come ad esempio garantieren, Anlagestrategie, Versicherung, attraktiv,
Vorsorge, täglich, a cui abbiamo già accennato in precedenza.
Da tutti gli elementi citati dagli intervistati, abbiamo deciso di considerare
quelli che venivano classificati come non appartenenti alla propria varietà e che sono
stati citati ripetutamente12 . Sarà pertinente la loro presenza o meno in uno dei
dizionari, rispetto alla classificazione offerta dai risultati dei sondaggi. Non ci
soffermeremo sul significato delle singole parole, se esso non sarà importante nelle
distinzioni d’uso tra le varietà.
J. EBNER (1980), Duden - wie sagt man in Österreich? Wörterbuch der österreichischen
Besonderheiten, Mannheim/Wien/Zürich: Dudenverlag (D’ora in poi J.E.).
8
K. MEYER (1989), Duden - wie sagt man in der Schweiz? Wörterbuch der schweizerischen
Besonderheiten, Mannheim/Wien/Zürich: Dudenverlag.(D’ora in poi K.M.).
7
9
10
U. AMMON et al. (Hrsg.) (2000), Variantenwörterbuch des Deutschen. Die Standardsprache in
Österreich, der Schweiz und Deutschland sowie in Liechtenstein, Luxemburg, Ostbelgien und
Südtirol, Berlin/New York: Walter de Gruyter. (In seguito VaW).
11
P. TAINO (a cura di) (2004), Il tedesco dell’economia (Wirtschaftsdeutsch). Dizionario tedescoitaliano, italiano-tedesco, Bologna: Zanichelli (In seguito TED-E); G. MAROLLI - O. GUARNIERI (a
cura di) (1999), Garzanti, i grandi dizionari. Tedesco tecnico, Milano: Garzanti (In seguito TED-T);
D. S CASCHIANNINI - C. BOLLERI - E. C ALCAGNI - S. NANNICINI - A. R OMANELLA (a cura di) (2006),
Parole nuove del tedesco tecnico, Milano: Garzanti. (In seguito N-TED).
12
L’analisi dei dizionari sarà accompagnata dalle sigle che abbiamo scelto e che sono indicate nelle
rispettive note. La loro presentazione seguirà l’ordine di presentazione a cui abbiamo fatto riferimento
nell’introduzione al confronto fra i dizionari.
102
Il primo sostantivo che abbiamo considerato è Batzen. Il vocabolo è stato
indicato da molti parlanti come appartenente alla varietà elvetica. Già nel DU si
possono trovare diverse accezioni della parola. Ma quella pertinente per l’opuscolo,
“molto denaro”, come anche le parafrasi di alcuni parlanti ci hanno dimostrato, non
viene marcata, un segnale che ci fa capire come essa sia considerata
“gemeindeutsch”, cioè sia valida per tutti i centri principali. L’unica accezione che
viene segnalata come vocabolo della varietà svizzera è Zehnrappenstück, ma accanto
a questa annotazione troviamo anche “veraltend”. Nel ÖWB Batzen non viene
riportato, così come nel J.E., mentre nel K.M. si conferma l’accezione
Zehnrappenstück come facente parte del vocabolario svizzero, ma con la tendenza a
divenire antiquata, mentre il significato “größerer unförmiger Klumpen [aus einer
weichen, klebrigen Masse]; sehr viel Geld” viene marcato come “binnendeutsch”,
con
particolare
riferimento
al
più
diffuso
tedesco
di
Germania,
e
“umgangssprachlich”, colloquiale. Nel VaW si distingue tra il significato Klumpen in
uso in Germania ed in Austria e l’uso antiquato di Zehnrappenstück in vigore in
Svizzera, ma si rileva che l’accezione Geldbetrag è da considerarsi “salopp und
gemeindeutsch”. Data la natura colloquiale del vocabolo non abbiamo ritenuto
necessario consultare i dizionari tecnici, ma già le descrizioni dei dizionari che sono
autorizzati nelle scuole e nelle istituzioni delle tre nazioni coinvolte e quelli a cui
hanno fatto riferimento anche gli esperti che abbiamo citato ci paiono ritrarre
situazioni diverse e discordanti. Il DU pare suggerire che Batzen sia in uso
indistintamente nelle tre varietà, ma viene smentito dall’ÖWB perché, se così fosse,
anch’esso dovrebbe riportare il vocabolo e collegarlo alla varietà austriaca. La sua
assenza sembra invece indicare che Batzen possa essere usato solo nella varietà
elvetica o tedesca. La glossa del K.M. complica ulteriormente il quadro, sostenendo
che si tratti di un vocabolo usato principalmente nel linguaggio colloquiale della
varietà di Germania.
Il sostantivo Offerte viene marcato come facente parte “linguaggio
commerciale” nel DU, ma non viene fornita alcuna indicazione rispetto alla varietà.
Nel ÖWB la parola viene assegnata alla varietà tedesca, mentre viene accettata come
austriaca la variante das Offert, il cui sinonimo è das Angebot, che è riconosciuto in
tutti i centri. Tale tendenza sembra essere confermata anche dallo J.E., che infatti non
103
riporta il sostantivo Offerte ma Offert e contrappone quest’ultima variante alla prima.
Offerte sarebbe valida solo in Germania, è quindi marcata come “binnendeutsch”,
mentre il vocabolo non viene nemmeno riportato nel K.M. Nel VaW Offerte viene
collegata alla forma elvetica “(schriftliches) [Verkaufs]angebot; per la variante
austriaca viene indicata la parola das Offert.
Trattandosi di un vocabolo del linguaggio economico, vogliamo provare a
controllare cosa ci suggeriscono i dizionari tecnici. La parola viene effettivamente
riportata nel TED-E come sinonimo di Angebot, mentre non troviamo das Offert. Nel
TED-T non vengono riportati né die Offerte né das Offert ed Angebot è marcato
come vocabolo del linguaggio economico, poiché il dizionario fa riferimento a molte
discipline nell’ambito più ampio del linguaggio tecnico, non comune.
L’analisi di quanto viene segnalato per questo vocabolo sembra delineare una
situazione meno confusa della precedente, ma anche queste descrizioni fanno sorgere
alcuni dubbi. Innanzitutto die Offerte è stato rilevato in un opuscolo proveniente
dalla Svizzera, riferita con ogni probabilità alla varietà elvetica, ma nel DU,
riconosciuto dalle istituzioni della Confederazione e nel K.M. non si fa riferimento
alla possibilità che il vocabolo possa essere specifico della varietà o meno. Poiché il
dizionario preferisce indicare il settore d’uso, quello commerciale, rispetto a quello
della varietà non è nemmeno chiaro se sia utile distinguere l’appartenenza alla
varietà anche nei linguaggi settoriali o se, come sembra emergere da queste
descrizioni, una volta rilevato l’ambito specialistico in cui il vocabolo è in uso
decada ogni interesse per quanto avviene all’interno delle varietà. L’analisi
dell’ÖWB pare suggerire che anche in ambito economico ci siano delle differenze
dovute alle varietà, ma la distinzione non trova riscontro né negli altri dizionari
riconosciuti, né nei dizionari tecnici, che, ancora una volta, omettono ogni
indicazione circa la varietà di appartenenza.
Prendiamo ora in esame le diverse descrizioni del verbo partizipieren. Nel
DU il verbo è marcato come vocabolo del linguaggio dotto (“Bildungssprache”), ma
non vengono riportati riferimenti alla varietà. Come spesso accade, in tal modo la
parola viene giudicata come facente parte di ciascuna delle tre varietà. La ricerca nel
ÖWB pare confermare questa tendenza: il verbo è registrato anche nell’unico
dizionario ufficialmente riconosciuto per la varietà austriaca, requisito che gli
104
permette di entrare a pieno titolo nel vocabolario del tedesco parlato in Austria.
Partizipieren non compare, invece, né nel J.E. né nel K.M. Soprattutto l’assenza da
quest’ultima opera di consultazione, non permette di considerare il verbo come
parola tipicamente svizzera, anche se è bene ricordare ancora una volta che il dato
non possiede una connotazione assoluta, in quanto le istituzioni elvetiche vedono nel
Duden il dizionario principale per il controllo della propria varietà linguistica. È
piuttosto curioso che il verbo non compaia nemmeno nel VaW, quasi a sostenere che
il verbo sia in uso soltanto nei linguaggi settoriali.
Poiché abbiamo rintracciato partizipieren in un contesto piuttosto tecnico
all’interno di un opuscolo che tratta di questioni economiche e dopo aver studiato i
suggerimenti dei dizionari d’uso comune, abbiamo voluto verificare anche i dizionari
specialistici, ma, curiosamente, né il TED-E né il TED-T registrano il vocabolo.
Veniamo ora al sostantivo centrale dell’argomento, Rente, che considereremo
solo come singolo vocabolo e non come parte di un composto. Nel DU la parola non
è marcata, è dunque da considerarsi parte riconosciuta della varietà di Germania.
L’ÖWB sceglie, inaspettatamente, di non marcare il vocabolo, che viene descritto
come “ein regelmäßiges Einkommen auf Grund eines gesetzlichen Anspruchs […]
oder aus einem Vermögen”. Coerentemente con quanto la tradizione tramanda, nel
J.E. Rente non compare, essendo giudicato come un sostantivo tipico della varietà di
Germania ed anche nel K.M la parola viene omessa, mentre il VaW tende a
distinguere tra Rente, in uso in Svizzera e in Germania e Pension, afferente alla
varietà austriaca. Nei dizionari tecnici il vocabolo compare ma non riporta
marcatezza rispetto alla varietà.
105
4.2
L’analisi del secondo opuscolo informativo
Come è avvenuto per il primo testo di carattere economico che abbiamo esaminato,
anche per questo testo i parlanti hanno rilevato con particolare frequenza alcune
parole. Esse costituiscono, pertanto, il punto di partenza di un interessante confronto
fra ciò che i parlanti percepiscono e le caratteristiche che gli studi linguistici portano
a sottolineare.
In realtà, il secondo depliant informativo è quello che è stato giudicato
generalmente come il più vicino alla propria varietà, indipendentemente dalle
abitudini linguistiche del parlante. Avevamo già commentato che i vocaboli che sono
stati rilevati dai parlanti sono molto generici e compaiono anche in altri opuscoli.
Inoltre, in questo testo più che in altri i giudizi dei nostri informatori sono molto
variabili, non si riesce a delineare una linea uniforme o alcuni vocaboli che spiccano
su altri. È l’opuscolo di cui vengono indicati meno vocaboli non appartenenti alla
propria varietà e, per contro, quello in cui si ha l’impressione che il linguaggio usato
sia riconosciuto da tutti gli informanti.
Tra le parole che ci sono state segnalate ricorrono, ad esempio, Vorsorge,
Sicherheit, Rendite, Single, Risiken minimieren, Rundfunk, Versicherung.
Un rapido controllo sul DU, sull’ÖWB e sul VaW fa intuire che si tratta di
parole che giudicate comuni a tutte le varietà anche dagli esperti, perché nessuna di
esse riporta marcatezza rispetto alla varietà.
4.3
L’analisi del terzo opuscolo informativo
I nostri informatori tendono a sottolineare con una certa costanza alcune parole tratte
dal terzo testo. In particolare spiccano i sostantivi Pension, Einmalerlag,
Ablebensfall, Einkommenssteuer, Börsel, Letztgehalt e Budgetüberschuss ma anche i
comparativi gleich hoch wie.
Iniziamo con l’analisi del vocabolo Pension¸ tradizionalmente indicata come
la variante austriaca di Rente. Tuttavia, la descrizione del lemma nel DU non fa alcun
riferimento a questa distinzione. Essa suggerisce, invece:
106
1a) o. Pl.; meist o. Art.) Ruhestand der Beamten: in P. gehen, sein; jdn. in P.
schicken; b) Bezüge (3) für Beamte im Ruhestand […]; 2. Fremdenheim zur
Beherbergung u. Verpflegung von Gästen […] 3. (o. Pl.) [Preis für die
Unterbringung u. Verpflegung in einer Pension (2) […].
È utile ricordare che i riferimenti riportati nel dizionario non conducono a
considerazioni su una possibile distinzione d’uso nelle varietà, ma riguardano
piuttosto genere, numero ed etimologia. Nell’ÖWB vengono riportate indicazioni
circa la diversa pronuncia in Germania e in Austria, la parola sembrerebbe essere un
austriacismo non specifico. Ancor più curioso è l’accostamento alla varietà austriaca
che ne fa Ebner nello J.E.: “österr/schweiz. Das Wort wird amtlich im Sinne von
„Rente“ verwendet”. Lo studioso ci informa in tal modo che la parola è in uso anche
presso la varietà elvetica. Ma nel K.M. non si trova alcun riscontro a tal proposito. I
curatori del VaW sostengono che il vocabolo sia usato nella Germania sud-orientale,
in Austria e in Svizzera. Nella maggior parte della Svizzera e della Germania prevale
però l’uso di Rente. In Germania Pension si riferirebbe solo agli impiegati statali.
Tra i dizionari specialistici, il TED-E riporta Pension ma senza indicarne la
distinzione in varietà e nel TED-T è marcato rispetto all’ambito d’uso, quello della
gestione del personale, ma non rispetto alla varietà.
Come è già avvenuto per altri vocaboli, anche l’uso di Pension non sembra
trovare una collocazione ben definita fra gli esperti, soprattutto perché intervengono
abitudini linguistiche che coinvolgono non tanto i centri principali, ma piuttosto
alcune regioni abbastanza circoscritte di questi ultimi. Tale situazione ci pare essere
testimoniata dalle discordanze che si riscontrano nei singoli dizionari: in essi
troviamo, infatti, solo un pallido avvicinamento fra il DU e il VaW quando
riconducono Pension agli impiegati statali in Germania, ma il resto delle indicazioni
proposte ci sembrano delineare un quadro alquanto indeciso. Inoltre, rileviamo che
nel terzo opuscolo, appartenente alla varietà austriaca, vi è un continuo scambio fra
Pension e Rente, un’osservazione che rende ancor più incerta qualsiasi decisione
circa la provenienza linguistica dei due termini.
Passiamo ora all’esame di un altro vocabolo che è stato più volte segnalato: si
tratta di Einmalerlag. Il DU non riporta il composto ma solo il sostantivo di base
Erlag, accostato alla varietà austriaca. Al contrario, l’ÖWB riconosce il sostantivo
composto e lo classifica come vocabolo tipico del linguaggio bancario, il cui
107
significato è Einmalzahlung, una soluzione adottata anche dallo J.E., che concorda
sia la descrizione fornita sia con l’uso piuttosto burocratico della parola.
L’appartenenza alla varietà sembra essere confermata anche dal fatto che il vocabolo
è assente nel K.M., che, in generale, riporta gli elvetismi.
Anche se la parola è stata classificata come un termine tecnico nei dizionari
della lingua comune, si osserva che essa non è presente in alcuno dei dizionari
specialistici consultati.
Molti dei parlanti che abbiamo intervistato hanno classificato il verbo
sostantivato Ableben
come
vocabolo
della
varietà
austriaca.
Verificando
quest’impressione con le descrizioni del lemma nei dizionari, ci accorgiamo che il
DU classifica il termine come “veraltend”, nell’ÖWB esso è considerato come una
parola dal registro alto, “gehoben”, mentre lo J.E., il K.M. e il VaW non registrano
nemmeno il vocabolo.
Un altro sostantivo che è stato citato più volte è Einkommenssteuer. Per
questo termine non abbiamo trovato grandi differenze, esso non viene mai marcato
come facente parte della varietà austriaca piuttosto che delle altre, ci pare di poter
dire che esso sia decisamente una parola “gemeindeutsch”. Ci ha colpito, tuttavia,
che il composto viene riportato in molti dizionari, come il DU o il VaW, con la
«Fuge», mentre nell’ÖWB vengono indicate entrambe le versioni, con la «Fuge»
(Einkommenssteuer) e senza di essa (Einkommensteuer). Le due possibilità vengono
accettate anche dal TED-E, ma non vi sono riferimenti ad un eventuale
coinvolgimento della varietà. Il TED-T preferisce la versione Einkommensteuer, ma
vengono omesse tutte le indicazioni circa la regione in cui il vocabolo è in uso.
La parola Börsel è stata ripresa da tutti gli intervistati, anche se essi hanno
fatto riferimento ad una diversa varietà linguistica. Il termine non risulta dall’esame
dei dizionari, nemmeno di quelli che riprendono la varietà austriaca. Soltanto
nell’ÖWB troviamo un vocabolo che ci pare essere in qualche modo ad esso
collegato, Börsl, che è in uso nella lingua colloquiale.
Altri vocaboli che spiccano per la frequenza con cui è stato citato sono
Letztgehalt, che non è riportato dai dizionari e Budgetüberschuss. Per quest’ultimo
vocabolo abbiamo fatto ricerche separate per il sostantivo alla base del composto e
per la «Bestimmungswort», poiché il composto non era indicato. Nel DU e
108
nell’ÖWB le due parole non sono marcate rispetto alla varietà e non sono annoverate
né in quelli che trattano le particolarità delle varietà elvetica o austriaca né nel VaW.
Tra i dizionari specialistici, il vocabolo è presente solo nel TED-T, in cui è marcato
“finanziell” e non rispetto alla varietà.
4.4
Brevi osservazioni su termini correlati
Dopo aver esaminato le parole che ricorrono tra i nostri intervistati ed aver
controllato la loro collocazione nei dizionari della lingua comune e in quelli dei
linguaggi settoriali, abbiamo voluto prendere in considerazione alcuni vocaboli a cui
essi sono collegati. È il caso di Pensionist, Pensionär, Pensionierte, Pensionsfonds e
Alterspension.
Non tutti questi vocaboli sono presenti allo stesso modo nei dizionari che
abbiamo consultato, ma ci sembra utile accennare ad essi, per inquadrare meglio la
situazione che si sta delineando. Ad esempio, nel DU Pension non è marcato come
vocabolo della varietà austriaca, come abbiamo visto, ma è curioso che lo sia il
composto Alterspension. Il termine Pensionist viene collegato alla varietà austriaca, a
quella svizzera e al tedesco parlato nel sud della Germania, nel senso di “Pensionär”,
cioè “Beamter in Ruhestand”. Con questa visione concorda l’ÖWB, che marca come
“D”, appartenente alla varietà di Germania, il vocabolo e lo “traduce” con Pensionist
per la varietà austriaca. Lo stesso vocabolo viene classificato come un uso tipico
della varietà austriaca e svizzera nello J.E., mentre il K.M. indica:
auschließl. svw. (bdt. veraltet), jdm. der in einer Pension […] wohnt (bdt.:
Beamter im Ruhestand; [landsch.] Rentner). --> Pensionierte.
E continua:
Pensionierte: […] Rentner // Ruheständler, (bdt., landsch.) Pensionär, (südd,
österr.) Pensionist.
109
Il dizionario rimanda ad una tabella di suffissi di derivazione straniera13, nella
quale vengono annotate le particolarità ascrivibili alle varietà dei tre centri principali.
I casi citati da quest’ultima fonte ci portano ad osservare che il suffisso tipico della
varietà elvetica dovrebbe essere -ierte, quello tipico della varietà austriaca è -ist e
quello della varietà diffusa in Germania è -är.
Il TED-N riporta che il vocabolo Pensionsfonds è entrato di recente a far
parte del vocabolario della lingua tedesca, un termine che può essere richiamato alla
mente dall’argomento dei testi che abbiamo esaminato e da diverse parole che in essi
vengono usate. Purtroppo non abbiamo riscontrato alcuna distinzione di varietà.
5.
Alcune considerazioni sulla percezione delle varietà
Abbiamo aperto la nostra indagine sulle varietà della lingua tedesca e chiedendoci se
esse possano emergere dai testi economici ed abbiamo elaborato un semplice
sondaggio, allo scopo di chiarire questo rapporto. Abbiamo rivolto a parlanti
madrelingua delle tre varietà linguistiche una serie di domande mirate, allo scopo di
verificare se essi percepissero distinzioni nette fra testi prodotti nelle tre aree che
abbiamo preso in considerazione.
Era necessario verificare se l’abitudine ad usare parole differenti potessero
portare a testi differenti. In realtà, dopo aver cancellato ogni riferimento al paese in
cui il testo era stato prodotto, abbiamo osservato che le parole che i nostri informatori
citavano erano più o meno sempre le stesse per tutti i testi, dato che l’argomento
trattato era piuttosto specifico. Di esse abbiamo notato che alcune venivano indicate
come facenti parte del proprio vocabolario o di altri non tanto secondo un criterio
ben definito, quanto piuttosto secondo pareri soggettivi.
Abbiano notato, inoltre, che, per i termini che esulano in qualche misura dalle
abitudini del parlante intervistato, vi è la tendenza costante ad affidarsi ad una sorta
di stereotipo linguistico. I vocaboli dotati di un suffisso che richiama la lingua
francese vengono classificati come svizzeri, come è avvenuto per partizipieren ed
Offerte. Altri che hanno suffisso -el sono stati collegati alla varietà austriaca, nella
quale è nota la prevalenza di tale suffisso per la formazione del diminutivo. Ci ha
13
MEYER, cit., p. 54
110
colpito, inoltre, il fatto che le ipotesi formulate sono state sistematicamente avanzate
a riguardo delle due varietà “estranee”, mentre non sono mai state confermate in
riferimento alla rispettiva varietà della quale gli informanti sono parlanti nativi.
Fra tutti i risultati che abbiamo raccolto spicca l’indecisione di molti
nell’indicare una varietà univoca per i testi, tanto che diversi parlanti tendono ad
indicare due varietà per il primo e il terzo testo, oppure scambiano la varietà del
primo con quella del terzo e viceversa. L’unico testo che pare presentare meno
problemi è il secondo, per il quale, come abbiamo già sottolineato, i parlanti
sembrano riconoscere una quantità più elevata di vocaboli che rimandano alla propria
varietà rispetto a quelli che sono estranee. Rimane però piuttosto esiguo il numero
degli intervistati che riesce a riconoscere in modo corretto tutti i testi.
Ci sembra doveroso ricordare che la maggior parte degli informatori hanno
indicato singole parole, pur essendo stata data loro la possibilità di ricorrere anche ad
intere frasi. Tra gli elementi che risaltano ritroviamo i sostantivi, seguiti dalla
categoria dei verbi, dagli aggettivi e da qualche preposizione.
Queste incertezze ci portano a ribadire che i parlanti hanno giudicato i testi in
base ad uno stereotipo linguistico e non attraverso conoscenze concrete in loro
possesso. Ciò potrebbe far pensare ad una mancata riflessione sulla propria varietà
linguistica è non solo sulle varietà degli altri popoli di lingua tedesca.
Per quanto riguarda le descrizioni proposte dai dizionari, ci ha colpito anche il
fatto che spesso tra i curatori vi sono molti degli esperti del pluricentrismo nella
lingua tedesca a cui abbiamo fatto riferimento. Tuttavia, ma ci pare che il quadro che
emerge dalle loro osservazioni sui diversi vocaboli sia alquanto instabile. Ci è stato,
infatti, difficile ricostruire il profilo di un termine, in quanto le descrizioni portano
molto spesso a conclusioni differenti. Sicuramente la specificità dei testi di un ambito
come quello dell’economia, ed in particolare l’argomento della previdenza
pensionistica che abbiamo scelto, contribuisce a restringere enormemente le
possibilità di espressione nei testi. Peraltro, anche nei dizionari specialistici ci
aspettavamo di trovare cenni riguardanti le differenze d’uso nelle singole varietà, ma,
purtroppo,
nelle
opere
consultate
non
abbiamo
trovato
riscontri
precisi
sull’argomento.
111
Tornando al sondaggio che abbiamo effettuato, i risultati che abbiamo
ottenuto ci hanno spronato a rivedere le proposte d’inquadramento del pluricentrismo
e delle varietà da parte degli studiosi. Riflettendo più ponderatamente, ci è sembrato
di notare che spesso non siano concordi. Essi sono portati a rimarcare l’importanza
delle varietà, tanto che l’austriaco Rudolph Muhr parla di “Präferenzunterschiede,
die durch di Wahl unterschiedlicher lexikalischer Mittel innerhalb desselben
Ausdrucksfeldes entstehen”14 . Egli arriva addirittura ad ipotizzare che tali differenze
semantiche conducano a “divergierenden grammatischen Systemen”15. Tuttavia, egli
stesso ed i suoi colleghi ribadiscono più volte l’impossibilità di definire in modo
univoco l’idea di varietà, che Clyne considera come un concetto intermedio fra la
lingua e la varietà regionale16. Forse rifacendosi a simili osservazioni, Muhr giunge
ad ammettere che le variabili per giudicare se esista una varietà, e se essa sia
principale o secondaria, sono molte ed indefinite17.
Gli esperti sembrano concordare su un aspetto, se si tiene conto che Muhr
parla di “sistemi grammaticali divergenti” ed Ammon riferisce che la varietà emerge
anche a livello pragmatico, che egli esamina minuziosamente per tutti i centri
principali. Egli sostiene infatti:
Die Vorschriften zur Verwendung der standardsprachlichen Formen bestehen
zwar für so gut wie alle Individuen der Nation bzw. der Sprachgemeinschaft in
der Nation. Sie beschränken sich jedoch in der Regel auf ganz wenige
Institutionen und Textsorten18.
Lo studioso afferma che la varietà ha un carattere dominante su tutte le altre
modalità d’espressione offerte dalla lingua. Il parlante si trova, quindi, ad usare
necessariamente gli strumenti di cui la varietà dispone per produrre un testo nella
lingua parlata o in quella scritta. Si tratta di aspetti sostanziali che dovrebbero
affiorare anche attraverso il tessuto del testo. Tuttavia, i parlanti che hanno
partecipato al nostro sondaggio non hanno dato l’impressione di rilevare grandi
14
MUHR (1995a), cit., p. 212.
Ibidem.
16
M. C LYNE (1995), “Sprachplanung in einer plurizentrischen Sprache: Überlegungen zu einer
österreichischen Sprachpolitik aus internationaler Sicht”. In MUHR - SCHRODT - W IESINGER (Hrsg.),
cit., pp. 7-16.
17
MUHR (1995b), cit., pp. 77-78.
18
AMMON (1995), cit., p. 77.
15
112
differenze nella struttura del testo, poiché le loro annotazioni si concentrano sul
piano lessicale. Inoltre, essi non hanno riferito di aver avuto difficoltà a comprendere
il testo a causa di differenze nella loro costruzione, ma, se vi sono state delle
incomprensioni, essi stessi le hanno imputate ad una scarsa confidenza con i
contenuti dei testi.
Sul concetto di varietà, Berruto adduce, al contrario, delle perplessità riguardo
la demarcazione del concetto di varietà. Egli si chiede, innanzitutto, se le variazioni
abbiano effettivamente motivazioni sociolinguistiche o se derivino piuttosto dalle
intenzioni del parlante, e dunque siano, in ultima analisi, semplici variazioni
stilistiche19. Lo studioso continua:
C’è un rapporto tra questi punti di variazione nel sistema e la loro capacità di
assumere significato sociale o la relazione è del tutto arbitraria?20
Berruto conclude che:
Allo stato attuale delle conoscenze, pare proprio che i tratti linguistici
suscettibili di recare significato sociale, di svolgere funzione socio-simbolica, e
di funzionare da variabili sociolinguistiche siano largamente casuali e arbitrari,
e non sia possibile in generale prevedere, al di là del livello fonetico-fonologico
[…], quali elementi di una data lingua siano deputati a essere variabili
sociolinguistiche. Questo, fondamentalmente, perché la marcatezza sociale non
è una proprietà inerente alle manifestazioni del sistema linguistico, bensì è
mediata dal gruppo sociale che realizza tali manifestazioni. In altre parole, non
vi è alcuna ragione linguistica per cui un certo elemento debba portare
marcatezza sociale: essa dipende, per dirla molto semplicemente, dalle persone
e dalle connotazioni che nella comunità vi sono associate […]21.
In effetti, se si guarda alla storia del pluricentrismo tedesco, si può notare che
esso è stato fortemente guidato da scelte dettate da necessità istituzionali, come è
testimoniato anche dalla redazione dei dizionari, che, peraltro, non sono tutti
comunemente accettati nell’area di lingua tedesca. Ci sembra che spesso si
dimentichi che ciò che motiva la ricerca sul pluricentrismo non ha origine linguistica.
In realtà, le stesse osservazioni degli esperti si restringono a pochi settori e ad un
19
G. B ERRUTO (1995), Fondamenti di sociolinguistica, Roma/Bari: Laterza, pp. 170-171.
Ibid., p. 171.
21
Ibid.,pp. 171-172.
20
113
numero ristretto di vocaboli. Essi parlano di tendenze che dovrebbero essere presenti
assiduamente nelle abitudini linguistiche che caratterizzano le tre varietà.
Gli esigui risultati che abbiamo ottenuto ci sembrano andare in una direzione
leggermente differente: nella maggior parte dei casi, i parlanti riconoscono molti
vocaboli e molte frasi del secondo depliant come appartenenti alla propria varietà.
Ciò potrebbe indicare che la varietà di quel depliant, quella tedesca, viene percepita
come il livello standard, non marcato, su cui poi poggiano tutte le altre. Si può
giungere così ad un altro aspetto, quello della comprensione. Nei casi in cui i nostri
informatori hanno detto di avere dubbi o di non riuscire a comprendere un vocabolo
si trattava di una parola contenuta negli opuscoli austriaco o svizzero, mai in quello
tedesco. Si può ipotizzare che questa varietà costituisca una sorta di standard anche
nella competenza passiva, quella della comprensione del testo.
La nostra breve indagine sembra condurre ad esiti che collimano con quanto
sostiene Besch, il quale avverte che maggiori variazioni tra i tre centri della lingua
tedesca sono costituite da differenze lessicali, spesso sopravvalutate, in quanto ciò
che le tre varietà hanno in comune è molto di più di ciò che le divide22. Molti studiosi
hanno dato un valido contributo grazie alle loro ricerche sulle varietà, un argomento
che continua a suscitare molto interesse proprio per il suo carattere indefinito.
22
W. B ESCH (1990), “Schrifteinheit-Sprechvielfalt. Zur deutschen Diskussion um die nationalen
Varianten der deutschen Standardsprache”. German life and letters 43/2: 91-102, a p. 93.
114
115
Author
Document
Category
Uncategorized
Views
0
File Size
141 KB
Tags
1/--pages
Report inappropriate content