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11. certificazione e qualità

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La certificazione volontaria
Maria Cecilia Mancini – Filippo Arfini
Economia dei Network Agroalimentari AA 2014 -2013

La certificazione volontaria: i fondamentali

Approfondimenti:
gli standard di certificazione della
GDO
la certificazione dei prodotti
agroalimentari ed il consumatore
Gli standard




Gli standard hanno il compito di definire la classe
qualitativa di un prodotto (senza provarlo o
consumarlo) … ad esempio Classe A per le uova
L’uso di standard implica la definizione di una soglia
qualitativa minima al di sotto della quale il prodotto è
scartato.
Gli standard non servono quando la qualità è
direttamente osservabile
L’uso di standard ha tre obiettivi:
Facilitare gli scambi
 Definire una relazione qualità – prezzo
 Trasmettere le informazioni all’interno del mercato

L’INTERVENTO VOLONTARIO
 Adozione di una politica di marca
se l’impresa dispone di adeguate risorse economiche e
organizzative.
 Adesione a standard / segni distintivi (ma anche marchi
collettivi ed altri “segni della qualità”) che garantiscono i
consumatori sulla qualità intrinseca e/o estrinseca dei
beni acquistati mediante azioni di verifica della qualità del
prodotto, della metodologia di lavorazione o della
rispondenza ai disciplinari di produzione (certificazione di
prodotto e/o di processo)
se l’impresa non dispone di sufficienti risorse economiche e
organizzative per adottare una politica di marca.
Certificazione volontaria
Atto mediante il quale una terza parte indipendente dichiara
che, con ragionevole attendibilità, un determinato processo,
prodotto o servizio è conforme ad una specifica norma o ad un
altro documento normativo.
Il VALORE DELLA CERTIFICAZIONE è il grado di fiducia e credibilità,
che deriva da una valutazione imparziale e competente, effettuata
da una TERZA PARTE
CERTIFICAZIONE DELLA QUALITÀ IN AMBITO
VOLONTARIO
STANDARD
PUBBLICO (regolamentato)
PRODOTTO
PROCESSO
STANDARD
PRIVATO (volontario)
PRODOTTO
PROCESSO
L’ente di certificazione: caratteristiche
INDIPENDENZA
Assenza di
conflitti di
interesse
IMPARZIALITÀ
Garantire
l’uniformità di
trattamento
COMPETENZA
Personale
qualificato
ENTE DI
CERTIFICAZIONE
TRASPARENZA
Processi di
certificazione
accessibili
RISERVATEZZA
Gestione
responsabile
dei dati
aziendali
L’accreditamento
• Accreditamento: riconoscimento formale che un organismo
(laboratorio, ente o istituto di certificazione) ha le strutture, le
risorse materiali ed umane, le capacità di assolvere
determinati compiti in conformità a specifiche norme
• Un ente di certificazione accreditato opera quindi a sua volta
in conformità a norme europee, ed è oggetto di periodiche
verifiche ispettive
CERTIFICAZIONE E
ACCREDITAMENTO NEL SISTEMA
VOLONTARIO PRIVATO
CERTIFICAZIONE E
AUTORIZZAZIONE NEL
SISTEMA VOLONTARIO
PUBBLICO
IAF
International Accreditation Forum
EA
European Cooperation for Accreditation
MIPAF
Ente di accreditamento
(EN 45010)
EN 45011
EN 45012
Organismo di certificazione
di prodotti (EN 45011)
Organismo di certificazione
processi/sistemi
(EN 45012)
ORGANISMI DI
CERTIFICAZIONE
Azienda
AZIENDE
Certificazione volontaria: come opera?

Azienda
Analizza esigenze dei
clienti
Sceglie la norma di
riferimento
Si sottopone alle verifiche
ispettive dell’ente di
certificazione
Se conforme alla norma
ottiene la certificazione
Comunica la certificazione
al cliente (logo)

Ente di certificazione
Analizza la
documentazione
aziendale
Effettua la verifica ispettiva
in azienda (processi, risorse
e documenti)
Eventuali analisi di
laboratorio
Il Comitato di certificazione
rilascia il certificato di
conformità alla norma
Effettua controlli periodici
per il mantenimento della
certificazione
STANDARD
PUBBLICO (regolamentato)
STANDARD
PRIVATO (Volontario)
PRODOTTO
PROCESSO
PRODOTTO
PROCESSO
DOP e IGP STG REG. (CE)
1151/2012
BIOLOGICO – REG.
(CE) 834/07
ECOLABEL Reg. (CE)
66/2010
REG. EMAS (CE)
1221/2009
FSC (GESTIONE
SOSTENIBILE
DELLE FORESTE)
STANDARD
AZIENDALI
STANDARD BRC
STANDARD IFS
STANDARD
GLOBAL – GAP
STANDARD UNI EN
ISO 9001
STANDARD UNI
EN ISO 14001
STANDARD SA
8000
STANDARD ISO
22005
STANDARD
AZIENDALI
STANDARD PUBBLICO
PRODOTTO
PROCESSO
DOP e IGP STG REG. (CE)
1151/2012
BIOLOGICO –
REG. (CE) 834/07
ECOLABEL Reg.
(CE) 66/2010
REG. EMAS
(CE)
1221/2009
STANDARD PRIVATO
PRODOTTO
STANDARD BRC
STANDARD IFS
STANDARD
GLOBAL – GAP
STANDARD
AZIENDALI
FSC (GESTIONE
SOSTENIBILE
DELLE FORESTE)
PROCESSO
STANDARD UNI
EN ISO 9001
STANDARD UNI
EN ISO 14001
STANDARD SA
8000
STANDARD ISO
22000
STANDARD
AZIENDALI
vedere sito http://ec.europa.eu/agriculture/quality/index_en.htm
DOP e IGP
• Le disposizioni della UE (Reg. 628/2008), modificando il
regolamento n. 510/06, vengono incontro ad un esigenza,
avvertita da molti operatori e dagli stessi consumatori, di
modificare le caratteristiche dei due loghi di DOP e IGP, fino a
quel momento troppo simili
Intervento autorità pubblica
Consorzi, funzioni:
 Tutela
 Vigilanza
 Promozione
Un esempio dagli USA
Un esempio dal Messico
Un esempio dal Canada
Parma = Italia
Ricetta autentica
d’Italia
Bandiera italiana
Un altro esempio dagli USA
© A. Grazioli
Un esempio da PARMA
Parmigiano
Padano !!
Un esempio da Busseto
Un esempio da Busseto
Regolazione della qualità –
Certificazione regolamentata
CFPR
DCQ P.R.
FORMAGGIO
ESPERTIZZAZIONE
FORMAGGIO
VALIDAZIONE
ESPERTIZZAZIONE
Parmigiano Reggiano DOP
Marchio a fuoco
ANNULLAMENTO MARCHI DI ORIGINE
FORMAGGIO NON DOP
al DISCIPLINARE di PRODUZIONE
CASEIFICIO
Controllo di Conformità
del DISCIPLINARE di PRODUZIONE
Definizione
ALLEVAMENTO
Regolazione della qualità –
Certificazione regolamentata
Scambio di risorse all’interno del network
del PP
Lien immatériel
Lien matériel
e
Consortium
Jambon de Parme
Lien unidirectionnel
d
Lien bid irectionnel
b
Sociétés
monoproduit
Jambon
de Parme
b
c
a
a
Fournisseurs nationaux
mat ière première
Distribution
a
Sociétés mixtes
c
Grossistes
c
Élevages nationaux
Jambon de Parme
Fournisseurs Services
Clients étrangers
Scambio di risorse all’interno del network del PR
STANDARD PUBBLICO
PRODOTTO
DOP e IGP STG REG. (CE)
1151/2012
BIOLOGICO –
REG. (CE) 834/07
ECOLABEL Reg.
(CE) 66/2010
PROCESSO
REG. EMAS
(CE)
1221/2009
STANDARD PRIVATO
PRODOTTO
FSC (GESTIONE
SOSTENIBILE
DELLE FORESTE)
STANDARD
AZIENDALI
STANDARD BRC
STANDARD IFS
STANDARD
GLOBAL – GAP
PROCESSO
STANDARD UNI
EN ISO 9001
STANDARD UNI
EN ISO 14001
STANDARD SA
8000
STANDARD ISO
22000
STANDARD
AZIENDALI
STANDARD PUBBLICO
PRODOTTO
DOP e IGP STG REG. (CE)
1151/2012
BIOLOGICO – REG.
(CE) 834/07
ECOLABEL Reg. (CE)
66/2010
PROCESSO
REG. EMAS
(CE)
1221/2009
STANDARD PRIVATO
PRODOTTO
FSC (GESTIONE
SOSTENIBILE
DELLE FORESTE)
STANDARD
AZIENDALI
STANDARD BRC
STANDARD IFS
STANDARD
GLOBAL – GAP
PROCESSO
STANDARD UNI
EN ISO 9001
STANDARD UNI
EN ISO 14001
STANDARD SA
8000
STANDARD ISO
22000
STANDARD
AZIENDALI
Lo schema di certificazione ambientale
EMAS (Eco-Management and Audit Scheme
- Reg. CE n. 1221/2009) consente alle
aziende o ad altre organizzazioni (distretti,
comuni, ecc.) di valutare, migliorare e
comunicare il raggiungimento di risultati di
eccellenza nel ridurre l’impatto ambientale
AMBITO REGOLAMENTATO
PRODOTTO
DOP e IGP STG REG. (CE)
1151/2012
BIOLOGICO – REG.
(CE) 834/07
ECOLABEL Reg. (CE)
66/2010
PROCESSO
REG. EMAS
(CE)
1221/2009
AMBITO PRIVATO
PRODOTTO
FSC (GESTIONE
SOSTENIBILE
DELLE FORESTE)
STANDARD
AZIENDALI
STANDARD BRC
STANDARD IFS
STANDARD
GLOBAL – GAP
PROCESSO
STANDARD UNI
EN ISO 9001
STANDARD UNI
EN ISO 14001
STANDARD SA
8000
STANDARD ISO
22000
STANDARD
PRIVATI
Il marchio FSC (Forest Stewardship Council) identifica i prodotti
contenenti legno proveniente da foreste gestite in maniera corretta e
responsabile secondo rigorosi standard ambientali e sociali.
L’FSC è una ONG internazionale, indipendente e senza scopo di
lucro, che include tra i suoi membri gruppi ambientalisti e sociali,
comunità indigene, proprietari forestali, industrie che lavorano e
commerciano il legno, scienziati e tecnici che co-operano per
migliorare la gestione delle foreste in tutto il mondo.
Fairtrade Italia è un consorzio senza scopo di lucro costituito da
organismi che operano nella cooperazione internazionale, nella
solidarietà e nel commercio equo e solidale, nato nel 1994 per
diffondere nella grande distribuzione i prodotti del mercato equo.
Fairtrade Italia fa parte di FLO (Fair Trade Labelling Organisations), il
coordinamento internazionale dei marchi di garanzia, insieme ad altri
20 marchi che operano in Europa, Stati Uniti, Canada e Giappone
STANDARD PUBBLICO
PRODOTTO
DOP e IGP STG REG. (CE)
1151/2012
BIOLOGICO – REG.
(CE) 834/07
ECOLABEL Reg. (CE)
66/2010
PROCESSO
REG. EMAS
(CE)
1221/2009
STANDARD PRIVATO
PRODOTTO
FSC (GESTIONE
SOSTENIBILE
DELLE FORESTE)
STANDARD
AZIENDALI
STANDARD BRC
STANDARD IFS
STANDARD
GLOBAL – GAP
PROCESSO
STANDARD UNI
EN ISO 9001
STANDARD UNI
EN ISO 14001
STANDARD SA
8000
STANDARD ISO
22000
STANDARD
AZIENDALI
STANDARD AZIENDALI
La singola azienda definisce lo standard di riferimento.
Quali sono le caratteristiche dei prodotti oggetto di certificazione?
fisiche (es.: materia prima non congelata)
chimiche (es.: indice percentuale di proteine nobili)
organolettiche/sensoriali
microbiologiche (es. carica batterica entro limiti definiti)
ingredientistiche (es. assenza di latte e lattosio aggiunti)
tecnologiche (es. tecnica a circuito chiuso)
di provenienza (es. materia prima carnea nazionale)
di packaging (es. confezione riciclabile - no alluminio)
di distribuzione (es. tempo di consegna max 24 ore)
AMBITO REGOLAMENTATO
PRODOTTO
DOP e IGP STG REG. (CE)
1151/2012
BIOLOGICO – REG.
(CE) 834/07
ECOLABEL Reg. (CE)
66/2010
PROCESSO
REG. EMAS
(CE)
1221/2009
AMBITO PRIVATO
PRODOTTO
FSC (GESTIONE
SOSTENIBILE
DELLE FORESTE)
STANDARD
AZIENDALI
STANDARD BRC
STANDARD IFS
STANDARD
GLOBAL – GAP
PROCESSO
STANDARD UNI
EN ISO 9001
STANDARD UNI
EN ISO 14001
STANDARD SA
8000
STANDARD ISO
22000
STANDARD
PRIVATI
• Qualità Sicura Coop
• Disney “Healthier eating”
• McDonald’s “McItaly”
Standard della distribuzione: BRC
Il 90% dei distributori inglesi son
associati al BRC. Il focus sul
rispetto degli standard di
sicurezza dei processi (es.
rintracciabilità)
Standard della distribuzione: IFS
Standard
riconosciuto
da
distributori
francesi
tedeschi e
italiani
AMBITO REGOLAMENTATO
PRODOTTO
PROCESSO
DOP e IGP STG
- REG. (CE)
1151/2012
BIOLOGICO –
REG. (CE)
834/07
ECOLABEL Reg.
(CE) 66/2010
REG. EMAS
(CE)
1221/2009
AMBITO PRIVATO
PRODOTTO
FSC
(GESTIONE
SOSTENIBILE
DELLE
FORESTE)
STANDARD
AZIENDALI
STANDARD
BRC
STANDARD
IFS
STANDARD
GLOBAL –
GAP
PROCESSO
STANDARD
UNI EN ISO
9001
STANDARD
UNI EN ISO
14001
STANDARD SA
8000
STANDARD
ISO 22000
STANDARD
AZIENDALI
ISO 22005
TRACEABILITY IN THE FEED AND FOOD CHAIN — GENERAL PRINCIPLES
AND BASIC REQUIREMENTS FOR SYSTEM DESIGN AND IMPLEMENTATION
SA8000 (Social Accountability 8000) è
uno standard che si basa sui principi
delle norme internazionali sul lavoro
dell’ILO
LA CERTIFICAZIONE
Biodiversity Friend la prima
certificazione della
biodiversità in agricoltura.
«BIODIVERSITY FRIEND»
Il benessere animale si conferma come tema emergente del prossimo futuro,
come testimonia il 23% dei rispondenti che accetterebbe di pagare un po’ di più
per la garanzia di un rispettoso trattamento degli animali.
Fonte: ISMEA 2014
Gli standard della GDO
MARCA
COMMERCIALE
marchio
di
proprietà
del
distributore, con il quale si
etichettano tutti i prodotti la cui
fabbricazione è stata affidata ad
imprese industriali per conto
dell’impresa distributrice
Italia
Vantaggi per il retailer da una politica distributiva basata
sulla marca commerciale
La marca privata garantisce maggiore redditività rispetto
ai prodotti a marchio dell’industria perché istituisce il
rapporto diretto con il consumatore.
Esso, a sua volta, comporta:
maggiore facilità di risposta alle esigenze dei consumatori;
fidelizzazione del consumatore all’insegna (store loyalty);
aumento del potere contrattuale nei confronti dei fornitori;
differenziazione dalla concorrenza offrendo beni “esclusivi e
differenziati”.
La GDO si è assunta l’onere di tradurre le esigenze del
consumatore in requisiti dei prodotti, garantendone direttamente
la qualità.
A tal fine, la GDO ha imposto verifiche ai fornitori di prodotti a
marchio per controllare la conformità alla legislazione in materia
di sicurezza alimentare e ai disciplinari di fornitura.
Nel tempo, la crescente store loyalty dimostrata dal
consumatore ha indotto le principali insegne della GDO a
adottare lo stesso orientamento anche verso i fornitori di
prodotti di marca (industriale).
LO STANDARD BRC
Nel 1990 nasce il British Retail Consortium.
Nel 1998 è pubblicato lo standard “Technical Standard
for Companies Supplying Retailer Branded Food
Products” (BRC standard).
E’ in vigore la versione 6 dello standard, con il nome
Global Standard for Food Safety (GFSF).
Numero siti certificati in
Italia 2.036
http://www.brcdirectory.com/
LO STANDARD IFS
2001: costituzione di un gruppo di lavoro di retailer tedeschi
Federazione delle unioni commerciali tedesche (HDE) –
Associazione dei grossisti e
distributori francesi (FCD) si
unisce al gruppo di lavoro IFS.
Nel 2007, è stata pubblicata la versione 5 dello
Standard IFS ai cui lavori hanno partecipato anche
Federdistribuzione, ente che organizza e rappresenta
la grande distribuzione organizzata italiana, Ancc
(Associazione nazionale delle Cooperative dei
Consumatori) e Ancd (Associazione Nazionale
Cooperative tra dettaglianti).
I PRINCIPALI CONTENUTI DEGLI STANDARD BRC E IFS
Sistema HACCP
Sistema Qualità documentato (ISO 9001)
Controllo ambienti di lavoro, prodotti,
processi
Gestione del personale
LO STANDARD GLOBAL - GAP
EUREP (Euro Retailer Produce Working Group) è un’organizzazione no
profit nata nel 1997 per iniziativa di retailer europei.
Fiori & Piante Ornamentali
BASE PER COLTURE
Produzione Cerealicola
Caffé (verde)
Tè
Altri
Bovini & Ovini
Mucche da Latte
BASE PER PRODUZIONE ZOOTECNICA
Suini
Pollame
Altri
Salmone Frutta & Verdura
Gamberetti
BASE PER
ACQUACOLTURA
Pangasio
Tilapia
Altri
Fonte: www.globalgap.org
I principali contenuti dello standard Global GAP
Il protocollo prevede la gestione di requisiti relativi a:
rintracciabilità;
aspetti ambientali (storia e gestione dei siti, gestione del terreno e
dei rifiuti);
prodotto (fitofarmaci impiegati, tecniche di irrigazione, protezione
delle colture, modalità di raccolta e trattamenti post raccolta);
salute degli animali;
salute e sicurezza dei lavoratori e le loro condizioni di lavoro;
elementi relativi alla gestione aziendale.
Conservazione pesticidi prima Global-GAP
Conservazione pesticidi dopo Global-GAP
Igiene dei lavoratori dopo Global-GAP
Obiettivo
condiviso
dagli
standard:
consentire una valutazione dei sistemi di
sicurezza alimentare e di qualità dei fornitori
della GDO.
L’osservanza della legislazione in materia di
sicurezza alimentare rappresenta un prerequisito indispensabile alla certificazione.
La marca commerciale ha affrancato la GDO dalla dipendenza dei fornitori
che sono diventati difficilmente individuabili dal consumatore e quindi
facilmente sostituibili dal retailer, che è il proprietario della marca del
prodotto.
Questo fenomeno si configura come una inversione del rapporto
Principale-Agente che, tradizionalmente, individua nel produttore
l’operatore principale e nell’impresa di intermediazione o di
distribuzione l’agente.
• Il modello principale-agente è uno strumento per
analizzare dal punto di vista economico le relazioni
contrattuali in presenza di asimmetria informativa.
• Secondo tale modello, il potere di mercato è attribuito a
una delle due parti: il principale è colui che propone il
contratto di fornitura e che si trova nella posizione di leader
mentre l’agente è in posizione subordinata al principale.
• Tradizionalmente, la dottrina individua il principale nel
produttore e l’agente nella impresa di intermediazione o
distributiva.
Tale rovesciamento di ruoli, in cui la GDO
svolge le funzioni dell’operatore principale,
assicura alla distribuzione il controllo
verticale della filiera: oltre a condizionare la
politica dei prezzi degli operatori a monte
(l’industria agro-alimentare e la produzione
agricola) e definire le caratteristiche del
prodotto richiesto, la GDO esercita il controllo
sulle operazioni di produzione dei propri fornitori
attraverso i “contratti di filiera” e/o imponendo
l’adozione di standard privati di certificazione.
Si attua perciò una integrazione di tipo
contrattuale.
L’integrazione verticale nel SAA
 E’ una forma di coordinamento gerarchico,
caratteristica del
processo evolutivo del SAA.
 Il coordinamento contrattuale tende a prevalere quando una
controparte è polverizzata come accade nei rapporti tra industria
alimentare ed agricoltura o, ancora, nelle transazioni tra agricoltori e
grande distribuzione.
L’integrazione verticale nel SAA
 E’ una forma di coordinamento gerarchico,
caratteristica del
processo evolutivo del SAA.
 Il coordinamento contrattuale tende a prevalere quando una
controparte è polverizzata come accade nei rapporti tra industria
alimentare ed agricoltura o, ancora, nelle transazioni tra agricoltori e
grande distribuzione.
L’integrazione verticale di tipo
contrattuale tra Principale e Agente
che si viene a instaurare permette di
ridurre l’asimmetria informativa e i
relativi
costi
di
transazione
migliorando l’efficienza complessiva
degli scambi tra gli stessi soggetti,
tanto da massimizzare il profitto
aggregato.
Oligopsonio: prevalgono pochi grandi compratori ed è la
domanda a dominare il settore
P
Cm0
p0
B
Op0
P0
A
Rm
q0
Dc
Q
Grafico 1A
La situazione di integrazione verticale aumenta l’efficienza complessiva del
sistema e comporta un incremento del profitto aggregato.
Grafico 2B
Riduzione del prezzo pagato ai produttori (da P1 a P2),
Riduzione dei prezzi al consumo (da p1 a p2) e di aumentare la quantità domandata (da q1 a
q2), incrementando l’area di profitto del distributore (ACD).
Conclusione
L’analisi permette di evidenziare l’inversione del
rapporto Principale–Agente tra produttore e
distributore, che pone quest’ultimo in posizione
preminente nel controllo verticale di filiera.
Le conseguenze sono:
aumento
del profitto del distributore;
selezione delle aziende produttrice ammesse nel
mercato;
riduzione dei prezzi al consumo.
Gli standard di certificazione ed il
consumatore
marchi di
impresa
marchi
segni
collettivi
pubblici
distintivi
pubblici
contrassegni
di
certificazione
marche
commerciali
marchi
collettivi
privati
etichettatura
obbligatoria
Marche commerciali
Marchi di impresa
Segni distintivi pubblici
Marchi collettivi pubblici
Marchi collettivi privati
Contrassegni di certificazione
≠ segni della qualità ≠ significati ≠ livelli di protezione
Il marchio d’impresa
Identifica uno specifico prodotto come proveniente da un
determinato produttore e conferisce al titolare il diritto di
utilizzare il marchio in via esclusiva per contraddistinguere i
propri prodotti e/o servizi offerti al pubblico e il diritto di vietarne
l'uso da parte di altri per prodotti o servizi identici o affini.
Alcune caratteristiche:
… originalità, non genericità, essere veritiero, novità, non contrarietà
alla legge, all’ordine pubblico e al buon costume, non violazione di un
altrui diritto di autore, di proprietà industriale, o altro diritto esclusivo di
terzi …
che sono garantite dallo stesso imprenditore titolare del marchio.
Il marchio collettivo
“i soggetti che svolgono la funzione di garantire l’origine, la
natura o la qualità di determinati prodotti o servizi, possono
ottenere la registrazione per appositi marchi come marchi
collettivi, ed hanno la facoltà di concedere l’uso dei marchi stessi
a produttori e commercianti”.
Il marchio collettivo
dissociazione fra titolarità del marchio e il suo uso;
il titolare del marchio è tenuto ad esercitare la
funzione di garantire l’origine, la provenienza e la
qualità dei prodotti e servizi mettendo in atto tutti i
controlli.
Il marchio collettivo
marchio collettivo geografico o territoriale, indicante la
provenienza da determinate aree geografiche;
marchio collettivo di qualità, se il disciplinare attiene a
caratteristiche del processo di produzione o del prodotto in
relazione all’impiego di determinate materie prime o loro
combinazioni.
Il marchio collettivo

il marchio è unisettoriale o di prodotto, se interessa
prodotti di un unico genere, mentre è ad ombrello se
coinvolge prodotti di genere diverso;

la titolarità: il marchio collettivo è pubblico se il titolare
è un ente pubblico mentre è privato quando il titolare è
un soggetto privato, generalmente nella forma giuridica
di consorzio o di un’associazione.
I segni distintivi
E’ un segno che svolge il compito di individuare
qualità che trovano la propria ragione nei fattori
ambientali (suolo, clima) o umani (tecniche
produttive).
Differenza tra DOP/IGP e marchio
collettivo
Il M.C., a differenza della DOP/IGP, è
soggetto a volgarizzazione, cioè a
trasformazione in una denominazione
generica che ne determina la
decadenza.
Differenza tra DOP/IGP e marchio
collettivo
la titolarità del marchio collettivo può essere
trasferita a un terzo anche a titolo oneroso;
l’utilizzo dei segni distintivi geografici è riservato solo
a coloro che rientrano nella zona d’origine, mentre
l’esistenza di un marchio collettivo non può vietare
ad altri l’uso della provenienza.
I marchi e la certificazione
Marchi singoli (d’impresa)
Le caratteristiche del prodotto possono essere
garantite (certificate) da un ente terzo.
Marchi collettivi
Le caratteristiche del prodotto
possono essere garantite da un ente terzo.
Marchi
privati:
Marchi pubblici: Il prodotto deve essere certificato da
parte terza.
Segni distintivi (DOP IGP STG BIO)
Le caratteristiche del prodotto devono essere
garantite da un ente terzo.
Attenzione!! Certificazione ≠ Marchio
• Il marchio d’impresa “… riveste la natura di strumento di
identificazione dell’origine imprenditoriale del prodotto e di
definizione delle sue intrinseche qualità in funzione di garanzia
del produttore e dei consumatori nel contesto generale delle
regole economiche della concorrenza …” ed è “ … un segno
suscettibile di essere rappresentato graficamente …”
• La certificazione è un’attestazione di un ente indipendente che
l’azienda o un insieme di aziende (filiera) si sono adeguate a
una determinata norma di riferimento
Materiale di studio

Da pag. a pagina 141 a pagina 154
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