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PARTE III - Altino
Altino
Altino
Autore
Margherita Tirelli
Altino dalla preistoria al tardoantico
Al Mesolitico antico (9600-6500 a.C. circa) risalgono le più antiche
testimonianze archeologiche nel territorio di Altino e nella fascia
perilagunare, documentate dai reperti provenienti dai dossi formati
dagli antichi alvei dei fiumi Brenta e Piave1. Le risorse alimentari
fornite dall’ambiente costiero rappresentavano probabilmente
la maggiore fonte di sfruttamento, come testimoniano alcune
conchiglie di molluschi marini, forse interpretabili come resti di
pasto, rinvenute in località Vallesina. Manufatti in selce riferibili ad
un momento recente del Mesolitico sono stati rinvenuti a Meolo,
a Mestre e a Marcon, in situazioni ambientali analoghe a quelle
rappresentate per il sito altinate di Vallesina. Dal territorio veneziano
attorno ad Altino - Meolo, Tessera e Campalto - provengono
manufatti databili alle diverse fasi del Neolitico, mentre ad Altino,
in località Ca’ Ruger, sono documentati unicamente gli aspetti
finali del Neolitico medio (4900-3900 a.C. circa), caratterizzati da
ceramiche decorate a incisioni e a impressioni.
Dell’età del rame o Eneolitico è possibile cogliere soltanto un
pallido riflesso nel territorio altinate, documentato da un numero
relativamente ridotto di testimonianze, costituite per la quasi totalità
da manufatti in pietra. Tracce più consistenti riguardano invece
l’età del bronzo, ben documentata in tutta la fascia perilagunare, in
particolare ad Altino, oltre cha a Campalto e a Mestre: i ritrovamenti
sono databili prevalentemente tra il Bronzo medio e il Bronzo recente
(XVI-XII secolo a.C.)2. Frammenti di ceramica recuperati tra il 1999
e il 2000 presso l’argine del fiume Zero, nella tenuta Zuccarello, sono
testimonianza dell’insediamento del Bronzo finale (fine dell’XI-X secolo
a.C.), preesistente al centro veneto di Altino: si tratta di vasi per derrate
alimentari, quali biconici, olle, scodelle, tazze, coppe su piede, e di alari
a mattonella. Di particolare rilevanza per il ruolo giocato da Altino
nei collegamenti tra l’Adriatico e l’entroterra veneto è l’insediamento
di una fase avanzata del Bronzo finale e degli inizi dell’età del ferro,
individuato nel 2004 a Portegrandi, nella tenuta I Marzi. Sviluppatosi
negli ultimi secoli del II millennio a.C. su dossi sabbiosi in prossimità
della foce del fiume Sile in laguna, fu abbandonato a seguito di dissesti
idrogeologici e dell’avanzamento della linea di costa. Il materiale
archeologico rinvenuto consiste in ceramiche di uso domestico e in
manufatti per le diverse attività domestiche e artigianali. Il vasellame
è riconducibile al complesso culturale della cultura villanoviana,
inquadrabile tra XI e X secolo a.C.3
Altino od prazgodovine do pozne antike
Najstarejše arheološke najdbe z ozemlja Altina in obrobja lagune
spadajo v starejši mezolitik (približno 9600-6500 pr. n. št.), gre
za predmete, najdene v grebenih, ki so jih oblikovale nekdanje
struge rek Brenta in Piave1. Obalno okolje je nudilo možnost
prehrane in je bilo verjetno poglavitni oskrbovalni vir, o čemer
pričajo školjke morskih mehkužcev, najdene v kraju Vallesina.
Ena od možnih razlag je, da gre za ostanke obroka. Artefakti
iz kremenjaka iz konca mezolitika so bili v Meolu, Mestrah in
Marconu najdeni v podobnem kontekstu, kot je značilen za
lokacijo altinskega najdišča v Vallesini. Z beneškega ozemlja v
okolici Altina – Meolo, Tessera in Campalto - izvirajo artefakti
iz različnih faz neolitika, medtem ko so v Altinu, na lokaciji Ca'
Ruger dokumentirane samo najdbe iz konca srednjega neolitika
(približno 4900-3900 pr. n. št.), značilne keramike z graviranimi
ali vtisnjenimi dekoracijami.
O dogajanju na ozemlju v okolici Altina v bakreni dobi si lahko
ustvarimo le skromno sliko, saj je število najdb sorazmerno
majhno; skoraj v celoti gre za kamnite artefakte. Bolj oprijemljive
so sledi iz bronaste dobe, saj je dobro dokumentirana za
celotno obrobje lagune. Predvsem najdbe v Altinu, pa tudi
najdbe v Campaltu in Mestrih izhajajo večinoma iz srednje
in mlajše bronaste dobe (16.-12. stoletje pr. n. št.)2. Odlomki
keramike, najdeni med letoma 1999 in 2000 ob nabrežju reke
Zero na posesti Zuccarello, pričajo o poselitvi v pozni bronasti
dobi (konec 11.-10. stol. pr. n. št.), še pred poselitvijo Altina:
gre za odlomke vaz za shranjevanje živil, kot so bikonični
lonci, skodele, skodelice, čaše na nogi, ter opečnate podstavke
za polena. Z vidika vloge Altina v povezavah med obalo in
venetskim zaledjem je še posebej pomembna naselbina iz
zaključne faze pozne bronaste dobe in začetka železne dobe.
Odkrili so jo leta 2004 v kraju Portegrandi, na posesti »I
Marzi«. Naselbina je nastala je v zadnjih stoletjih 2. tisočletja
pr. n. št.na peščenih grebenih ob izlivu reke Sile v laguno,
zaradi hidrogeoloških sprememb in napredovanja obalne
linije pa so jo prebivalci kasneje zapustili. Najdeno arheološko
gradivo sestavljajo keramike za gospodinjsko rabo in predmeti
za različna hišna in obrtna opravila. Vaze lahko povežemo s
kompleksom Villanovske kulture, ki spada v čas med 11. in 10.
stoletjem pr. n. št.3
1 Per l’età mesolitica si veda NATALI infra.
2 MALIZIA 1985; BIANCHIN CITTON 1994.
3 BIANCHIN CITTON 2011.
1 Za podatke o mezolitiku gl. NATALI infra.
2 MALIZIA 1985; BIANCHIN CITTON 1994.
3 BIANCHIN CITTON 2011.
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PARTE III - Altino
Il primo nucleo riferibile all’abitato protostorico tra la metà
dell’VIII e la metà del VII secolo a.C. è localizzabile nei pressi del
canale Santa Maria, in località Fornace. Successivamente, con
il VII secolo a.C., l’insediamento risulta ubicato di poco a nordovest, nella sua sede storica, come documenta la stratigrafia
sottostante i resti della città romana4. I rinvenimenti archeologici
consentono di ipotizzarne il perimetro delimitato da corsi d’acqua,
oltre i quali trovavano posto le aree sacre e funerarie. La ricchezza
delle vie d’acqua, che ne segnavano i confini e ne suddividevano il
centro, restituisce l’immagine di una città profondamente legata a
questo elemento, secondo il modello delle città venete. Le due aree
sacre, ubicate rispettivamente in località Maraschere e Fornace,
si pongono in posizione diametralmente opposta a nord e a sud
dell’abitato. La prima è stata individuata indirettamente a seguito
del rinvenimento di un altare frammentario, caratterizzato da
un’iscrizione che ricorda il dio Belatukadro, la seconda è venuta
in luce nel corso dei lavori di ristrutturazione per la nuova sede
museale ed è stata oggetto di scavo sistematico dal 1997 al 20075.
L’ubicazione di quest’ultimo luogo di culto, affacciato sul canale
Santa Maria e, attraverso questo, in collegamento con la laguna,
rimanda esplicitamente alla sua funzione commerciale, a tutela di
un mercato aperto ai prodotti della terra e alle manifatture locali, fino
alle importazioni dai mercati d’oltralpe e al prestigioso commercio
dei cavalli. La variegata provenienza dei molteplici materiali
votivi, anche di importazione dall’ambito greco, magno-greco
ed etrusco-padano (fig. 1), rispecchia infatti significativamente il
ruolo di questo santuario e conseguentemente del centro altinate
nell’ambito dei mercati adriatici e mediterranei. Le dediche in
lingua ed alfabeto venetico restituiscono il nome della divinità
venerata: Altino o Altno, la cui corrispondenza con il nome del
sito stesso, noto dalle fonti latine come Altinum, è evidente. Nel V
secolo a.C. il santuario era costituito da un ampio spazio centrale
scoperto, racchiuso da un portico dotato al centro dei lati brevi di
due celle simmetriche (fig. 2). All’interno della corte centrale, in
corrispondenza delle due celle, sono venuti in luce i resti di due
ampi altari di ceneri. All’esterno vennero individuati numerosi
depositi rituali e votivi ed alcune fosse di scarico, entro cui erano
stati occultati i resti dei sacrifici e gli ex voto offerti alla divinità.
In una fossa posta ai margini del santuario sono stati riportati in
luce i resti di numerosi cavalli, probabili esiti di peculiari pratiche
sacrificali proprie dei Veneti, come trmandato dalle fonti.
L’area dei sepolcreti copriva tutta la fascia settentrionale, dalla
zona occupata in seguito dalla via Annia e dalla relativa necropoli
di epoca romana fino alle località Portoni e Brustolade, e ad ovest,
in località Fornasotti, si estendeva fino all’argine sinistro del fiume
Zero. Questa disposizione delle aree funerarie ai margini del centro
abitato e separate da corsi d’acqua è propria anche di altri centri del
Veneto preromano, come Este e Padova e induce a ritenere che le
vie d’acqua avessero un ruolo particolare nel corso del cerimoniale
funebre, rappresentando ad un tempo il percorso dalla città dei
vivi a quella dei morti e, simbolicamente, il transito verso il mondo
dell’aldilà. Dal sepolcreto settentrionale proviene una trentina di
sepolture di cavallo, alcuni dei quali anche bardati, a testimonianza
di un particolare rituale noto anche in altre necropoli venete.
La fondazione nel 183 a.C. della colonia latina di Aquileia e la
conseguente costruzione di strategici percorsi stradali ivi diretti che
Prvo jedro poselitve je povezano s protozgodovinskim naseljem
v obdobju od sredine 8. do sredine 7. stoletja pr. n. št. v bližini
kanala Santa Maria v zaselku Fornace. Središče naselbine
se je okrog 7. stoletja pr. n. št. premaknilo nekoliko proti
severozahodu, kot dokazuje stratigrafija pod ostanki rimskega
mesta4. Na podlagi arheoloških ugotovitev se je postavila
domneva, da so območje naselja omejevali vodni tokovi, onstran
njih pa so bili urejeni pogrebni in sakralni prostori. Podobno
kot številne venetske naselbine je bila tudi ta tesno povezana
z elementom vode, saj so bogati vodni tokovi označevali njene
meje in tekli skozi naselbinsko jedro. Dve sakralni območji na
lokacijah Maraschere in Fornace se nahajata na diametralno
nasprotnih položajih, prvo na severni, drugo pa na južni
strani naselbine. Prvo najdišče je bilo odkrito po naključju,
po najdbi fragmentiranega oltarja, na katerem je napis, ki
omenja boga Belatukadra, druga lokacija pa je na dan prišla
med prenovitvenimi deli za novi sedež muzeja; na najdišču so
se v letih od 1997 do 2007 izvedla sistematska izkopavanja5.
Drugi kultni prostor je tik ob kanalu Santa Maria in je preko
kanala povezan z laguno, kar priča o njegovem trgovskem
pomenu: varoval je tržišče, ki je bilo odprto za lokalne obrtne in
kmetijske proizvode, za uvoz izdelkov iz čezalpskega prostora in
za prestižno trgovanje s konji. Votivni materiali najrazličnejših
izvorov, uvoženi tudi iz grškega, velikogrškega in etruščanskopadskega prostora (sl. 1), odražajo pomembno vlogo tega
svetišča, istočasno pa tudi vlogo altinskega središča v trgovanju
znotraj jadranskega in sredozemskega prostora. Posvetila v
venetskem jeziku in pisavi navajajo ime čaščenega božanstva:
Altino ali Altno, očitna je povezava z imenom samega kraja, ki
je bil v rimskih virih znan kot Altinum. V 5. stoletju pr. n. št.
je bilo svetišče oblikovano kot obsežen odprt središčni prostor,
obdan s stebriščem, ki je na sredini obeh krajših stranic imelo
dve simetrični celici (sl.2). Znotraj osrednjega dvorišča so
se v bližini obeh celic odkrili ostanki dveh obsežnih žrtvenih
oltarjev. Na zunanji strani so bili najdeni številni obredni in
votivni depoziti ter nekaj odpadnih jam, v katere so odvrgli
žrtvene ostanke in stare votivne darove božanstvom. V jami na
obrobju svetišča so bili najdeni ostanki večjega števila konj, kar
je verjetno povezano s posebnimi žrtvenimi običaji Venetov, o
katerih pričajo razni viri.
Območje grobišč se je raztezalo po celotnem severnem pasu,
od predela, kjer je kasneje nastala rimska cesta Annia in rimska
nekropola, pa vse do naselij Portoni in Brustolade, medtem
ko je na zahodu, v bližini naselja Fornasotti, segalo do levega
brega reke Zero. Ureditev grobišč na obrobju poseljenega
središča ter onkraj raznih vodotokov je značilna tudi za druga
središča predrimskega Veneta, kot sta na primer Este in Padova.
Sklepamo lahko, da so imele vodne poti pomembno vlogo v
pogrebnem obredu, saj so istočasno predstavljale potovanje
iz mesta živih v mesto mrtvih, simbolično pa tudi prehod v
onostranstvo. Iz severnega grobišča izvira približno trideset
konjskih grobov. Nekateri od pokopanih konjev so vpreženi, kar
priča o zelo posebnem obredu, znanem tudi v drugih venetskih
nekropolah.
Ustanovitev latinske kolonije Akvileje leta 183 pr. n. št. ter s
tem povezana izgradnja strateških cestnih povezav, ki so vodile
4 Per un panorama aggiornato dello sviluppo e delle peculiarità dell’insediamento protostorico altinate: GAMBACURTA 2011 e CAPUIS 2011.
5 Alle strutture dal santuario è stato dedicato il V Convegno di Studi Altinati:
Altnoi 2009.
4 Za zadnja dognanja o razvoju in posebnostih protozgodovinskega naselja v
okolici Altina gl.: GAMBACURTA 2011 in CAPUIS 2011.
5 Strukturam svetišča je bil posvečen V. simpozij o altinskih raziskavah: Altnoi
2009.
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PARTE III - Altino
raggiungevano il centro altinate, quali l’Annia e la Popilia, ne favorirono
la precoce romanizzazione6. Tale processo di acculturazione fu
sicuramente accelerato dall’accertata presenza in Altino di mercanti
romani, latini ed italici attirati nello scalo lagunare dalla prospettiva
di lucrose attività commerciali. Le iscrizioni riportano nomi
precocemente attestati anche ad Aquileia e nel Magdalesberg, il centro
del Norico noto per l’estrazione del ferro. I Poblicii, i Barbii, i Cossutii,
i Saufeii erano famiglie che dal centro Italia si diressero ad Aquileia, e
da lì si diffusero nei nuovi mercati settentrionali, giungendo anche ad
Altino, per curare i propri interessi commerciali.
La trasformazione di Altino da centro veneto a città romana prese
avvio con un sistematico intervento di riorganizzazione dell’assetto
idraulico-ambientale, attuato attraverso la regimentazione
delle acque e il potenziamento della rete di canali. La principale
realizzazione, databile all’inizio del I secolo a.C., consistette nello
scavo del canale Sioncello al fine di collegare il fiume Sile, situato
a nord della città, con il canale oggi chiamato Santa Maria, che
scorreva subito oltre il perimetro urbano meridionale fino alla
laguna. Le più importanti testimonianze architettoniche sono
costituite dalla scenografica porta-approdo settentrionale (fig.3),
costruita su modello ellenistico nel corso della prima metà del
I secolo a.C. lungo la sponda del canale che perimetrava a nord
la città, da un altro edificio pubblico, forse a destinazione sacra,
affacciato sul corso d’acqua che chiudeva a sud l’area urbana, e
dall’edificio templare in località Fornace, trasformazione in scala
monumentale del modello ligneo di V secolo a.C.
Nell’89 a.C. Altino, come gli altri centri transpadani, ricevette la
latinitas, una forma limitata di cittadinanza, e nel 49 a.C. , divenuta
municipium ed ascritta alla tribù Scaptia, la piena cittadinanza
romana.
In età imperiale la città lagunare si presentava, analogamente che
per il passato, nella sua precipua connotazione di città d’acque,
attraversata e racchiusa da un circuito di fiumi e canali, come
la descrivono le fonti antiche e come sarà in seguito Venezia.
L’impianto urbano risultava composto dalla coesistenza di più
orientamenti, gravitanti sui successivi segmenti del tracciato
interno alla città della via Annia, identificabile con il cardo
maximus (fig.4). La realizzazione di una fortunata campagna
aereofotografica e la successiva elaborazione, effettuate nel 2007
dal Dipartimento di Geografia dell’Università di Padova, hanno
fatto riaffiorare, nel settore occidentale della città, l’immagine dello
schema urbanistico e dei principali edifici pubblici ivi ubicati7. Il
centro politico-amministrativo risulta ubicato nella fascia urbana
più settentrionale, dove si distinguono ben delineate le sagome del
foro, del Capitolium, della basilica, del teatro e dell’odeon. Il teatro si
presentava con un aspetto di grandiosa imponenza se, come pare,
aveva un raggio di 60 metri e quindi una larghezza complessiva
della fronte di 120 metri, il doppio circa dell’antistante odeon. La
sua datazione, tra il 40 e il 20 a.C., pone il teatro altinate tra le prime
realizzazioni del genere non solo nell’Italia settentrionale, ma più in
generale in tutto l’ambito provinciale89. Un esteso edificio termale
è stato individuato più a sud, mentre nella cintura periurbana
settentrionale, a nord della porta-approdo, si localizza l’anfiteatro,
la cui sagoma è emersa anch’essa con chiarezza dalle foto aeree.
L’edificio, il cui asse maggiore (150 m) non era lontano da quello di
v altinsko središče, npr. cesti Annia in Popilia, so spodbudili
hitro romanizacijo območja6. Proces akulturacije je še dodatno
pospešila potrjena prisotnost rimskih, latinskih in italskih
trgovcev v Altinu, ki so jih v lagunsko pristanišče pritegnile
možnosti dobičkonosnih trgovskih poslov. Napisi navajajo
imena, ki so potrjena tudi že v Akvileji in na Štalenski gori
(Magdalensberg), središču noriškega kraljestva, znanem po
pridobivanju železa. Poblicii, Barbii, Cossutii, Saufeii so bila
imena rodbin, ki so iz osrednje Italije pripotovale v Akvilejo in
se od tam razširile po novih severnih tržiščih. Trgovski interesi
so jih pripeljali tudi v Altino .
Preoblikovanje Altina iz venetskega središča v rimsko mesto se
je začelo s sistematskimi posegi, katerih namen je bil na novo
organizirati vodno in okoljsko ureditev kraja. Uredili so se
vodni tokovi mreža vodnih kanalov pa se je dodatno okrepila.
Glavni poseg sega v začetek 1. stoletja pr. n. št. in se nanaša
na izkop kanala Sioncello, ki je povezoval reko Sile severno
od mesta s kanalom, ki se danes imenuje Santa Maria in je
tekel takoj za južno mejo mestnega območja vse do lagune.
Med najpomembnejše arhitekturne ostaline spadajo slikovita
severna vrata - vhod v kanal (sl.3), ki so bila po helenističnem
modelu zgrajena v prvi polovici 1. stoletja pr. n. št. na obrežju
kanala ob severnem robu mesta. Pomembni sta tudi javna
zgradba, morda svetišče, ki je stala ob vodotoku na južni meji
urbanega območja, ter monumentalno zasnovana tempeljska
prezidava predhodnega lesenega objekta iz 5. stoletja pr. n. št
v naselju Fornace.
Leta 89 pr. n. št. je Altino, podobno kot druga središča, ki jih je
od Rima ločila reka Pad, dobil omejene pravice, tako imenovane
latinitas; leta 49 pr. n. št. je postal municipium v oblasti rodbine
Scaptia, s polnimi rimskimi mestnimi pravicami.
V času rimskega imperija je bil Altino, enako kot v obdobju pred
tem, znan predvsem kot vodno mesto, obdano in prepredeno z
mrežo vodnih tokov in kanalov. Takšen je namreč njegov opis
v starodavnih virih. Zelo podobno podobo so kasneje kazale
tudi Benetke 7 (sl.4). Urbanistična zasnova kaže na sočasno
usmerjenost ulic v več smereh, ki pa vse vodijo k mestnemu
odseku ceste Annia, ki je istočasno predstavljal glavno ulico v
smeri sever-jug oz. cardo maximus. Po spletu srečnih okoliščin
je Oddelek za geografijo Univerze v Padovi leta 2007 izvedel
aereofotografsko preiskavo območja. Posnetki iz zraka so v
zahodnem delu mesta jasno pokazali sliko urbane ureditve
ter lokacije glavnih javnih zgradb v mestu 8. Politično-upravno
središče se je nahajalo v severnem delu mesta. Jasno razvidne
so oblike foruma (trg), Capitoliuma (svetišče), bazilike,
gledališča in odeona (glasbeno gledališče). Gledališče je bilo
veličastno, saj je njegov polmer domnevno meril 60 metrov,
skupna širina čelnega dela je torej merila kar 120 metrov, kar
je skoraj dvakrat toliko kot širina pred gledališčem stoječega
odeona. Gledališče je bilo zgrajeno v času med letoma 40 in
20 pr. n. št. in je eno najstarejših ne le v severni Italiji, pač pa
na celotnem območju rimskih provinc9. Južneje je stal velik
termalni objekt, amfiteater pa je ležal v severnem primestnem
pasu, severno od vrat-vhoda v kanal. Njegova oblika je dobro
vidna na zračnih posnetkih. Glavna os zgradbe je bila dolga
6 Si vedano Vigilia di romanizzazione 1999 e CRESCI MARRONE 2011.
7 A questa tematica è stato dedicato il VI Convegno di Studi Altinati: Altino dal
cielo 2011.
8 SPERTI 2011.
9 TIRELLI 2011a; TIRELLI 2001b.
6 Gl. Vigilia di romanizzazione 1999 in CRESCI MARRONE 2011.
7 Tej tematiki je bil posvečen VI. simpozij o altinskih raziskavah: Altino iz zraka
2011.
8 SPERTI 2011.
9 TIRELLI 2011a; TIRELLI 2011b.
119
PARTE III - Altino
Verona e superava quelli di Aquileia e di Padova, era di dimensioni
eccezionali, progettato evidentemente per ospitare un elevatissimo
numero di spettatori e molteplici tipologie di spettacolo.
L’occlusione del segmento meridionale del canale Sioncello nei
decenni finali del I secolo a.C. dette avvio all’espansione della città
in direzione est, come documenta la pianificazione urbanistica del
nuovo quartiere augusteo. A nord-ovest e a sud-est, in posizione
diametralmente opposta, trovavano posto i due santuari in località
Canevere e Fornace. Quest’ultimo, nella seconda metà del I secolo
d.C., quando alla divinità indigena Altino si era sostituito Giove,
assunse l’aspetto di un bosco sacro10 .
I pochi materiali provenienti dall’area urbana, architravi, blocchi di
cornice, capitelli, pur essendo frutto di recuperi occasionali e perciò
privi di contesto, delineano programmi architettonici di grande
impegno ed evidenziano un periodo di floridezza che caratterizzò
almeno tutto il I secolo d.C. Sfugge, tuttavia, l’individuazione della
committenza di queste opere pubbliche: solo un’iscrizione incisa
su di un’architrave, poi reimpiegata nel battistero di Torcello, fa
menzione della donazione di templi, portici e giardini da parte di
Tiberio, il futuro imperatore, ad un municipio che potrebbe essere
identificabile, con un buon margine di probabilità, con quello
altinate. L’intensa attività edilizia che vi viene indicata coincide,
infatti, con un periodo particolarmente fiorente per Altino, che a
partire dal 15 a.C. era divenuta, per opera di Druso, fratello dello
stesso Tiberio, il capolinea dell’importante via diretta al Danubio,
la futura Claudia Augusta. Il quadro urbanistico viene infine
completato dalla voce del poeta Marziale, che equipara alle ville
campane di Baia quelle disseminate lungo il litorale altinate, facendo
chiaramente intuire l’amenità dell’ambiente ed il lusso degli edifici.
La fiorente economia che caratterizzava nel I secolo d.C. questa
città portuale, scalo intermedio fra Ravenna ed Aquileia nella
navigazione nord-adriatica e nodo viario internazionale, traspare,
oltre che dalla documentazione archeologica, anche dalle poche
notizie ricavabili dalle fonti, che ne citano l’eccellenza della lana,
l’allevamento di piccole mucche ottime produttrici di latte (cevae),
la coltivazione di molluschi (pectines nigerrimi), l’utilizzo di
ginestre per la produzione di frecce11.
Affiancati ai principali assi viari si sviluppavano i sepolcreti,
indagati per chilometri a partire dalla metà degli anni 60 del
secolo scorso, il cui scavo sistematico ha restituito oltre 2000
tombe ed uno straordinario numero di monumenti funerari,
facendo di Altino un osservatorio privilegiato per l’ambito
cisalpino dell’architettura e della ritualità funeraria di età
imperiale in ambito cisalpino12. L’età augustea è la stagione dei
grandi mausolei, tra cui in particolare la tipologia a baldacchino,
derivata da modelli egeo-orientali, risulta mirabilmente
rappresentata ad Altino da più di un sontuoso esemplare (fig.
5) rinvenuto nel sepolcreto monumentale della via Annia, dove
la classe dirigente municipale, a partire dagli ultimi decenni
del I secolo a.C., aveva iniziato ad erigere i propri grandiosi
sepolcri. Ai mausolei nel corso del I secolo d.C. si sostituirono
i numerosissimi recinti funerari, distribuiti lungo entrambe
le fronti del sepolcreto dell’Annia, talvolta serrati l’un l’altro a
formare allineamenti che raggiungevano anche i 170 metri di
150 m in ni veliko zaostajala za veronskim amfiteatrom,
bila pa je večja od tistega v Ogleju in Padovi. Stavba je bila
izjemnih dimenzij, načrtovana za veliko število gledalcev in
najrazličnejše vrste predstav.
Po zaprtju južnega odseka kanala Sioncello v zadnjih desetletjih
1. stoletja pr. n. št. se je mesto začelo širiti na vzhodno stran,
kot je razvidno iz načrta nove mestne četrti v času cesarja
Avgusta. Na severozahodu in jugovzhodu sta se na diametralno
nasprotnih koncih nahajali dve svetišči na današnjih lokacijah
Canevere in Fornace. V drugi polovici 1. stoletja n. št., ko je
staroselsko božanstvo Altina prevzel bog Jupiter, se je svetišče
Fornace preoblikovalo v svojevrsten sveti gozd 10.
O mestnem tkivu pričajo le maloštevilne najdbe; večinoma
gre za tramove, okvire in kapitele. Odkriti so bili po naključju
in zato izven konteksta, kljub temu pa kažejo na velikopotezno
arhitekturno zasnovo ter pričajo o plodnem obdobju, ki je
trajalo vsaj skozi celotno 1. stoletje n. št. Na žalost ni mogoče
ugotoviti, kdo so bili naročniki teh gradbenih del: obstaja samo
napis, vrezan na ponovno uporabljenem tramu pri izgradnji
krstilnice v Torcellu, ki omenja, da so templji, stebrišča in
vrtovi dar bodočega cesarja Tiberia municipiju, ki ga lahko
najverjetneje poistovetimo z Altinom. Obsežna gradbena dela
sovpadajo z obdobjem izrazitega razcveta Altina. Leta 15 pr.
n. št. je namreč po zaslugi Tiberijevega brata Druza mesto
postalo izhodišče pomembne rimske ceste do Donave, bodoče
Claudie Auguste. Veličastno podobo mesta nenazadnje opeva
tudi pesnik Marziale, ki vile ob altinski obali primerja z
bogatimi vilami Baie (antična Baiae) in s tem jasno namiguje
na lepoto okolja in ugled stavb.
Pristaniško mesto je v 1. stoletju n.št. doživelo gospodarski
razcvet, bilo je postojanka ladij, ki so plule po severnem
Jadranu med Ravenno in Akvilejo ter prometno križišče
v širšem merilu. Ne le arheološki viri, tudi maloštevilni
razpoložljivi dokumenti govorijo o mestu, ki je bilo znano po
izvrstni volni, vzreji majhnih, a odličnih krav mlekaric (cevae),
gojenju školjk (pectines nigerrimi) in uporabi žuke za izdelavo
puščic 11.
Ob glavnih prometnih oseh so nastajala grobišča, ki so bila sredi
60. let prejšnjega stoletja obsežno raziskana s sistematičnimi
izkopavanji, med katerimi je bilo odkritih nad 2000 grobnic
in izjemno veliko število nagrobnih spomenikov. Samo mesto
Altino je tako postalo poglavitno središče za preučevanje
pogrebne arhitekture in obredov v okviru Cisaplinske Galije
v obdobju rimskega imperija12. Avgustejska je čas velikih
mavzolejev, še posebej baldahinskih, ki izhajajo iz egejskovzhodnjaških vzorov. V Altinu lahko občudujemo več takih
primerkov (sl.5). Našli so jih na monumentalnem pokopališču
ob cesti Annia, kjer si je vladajoči sloj municipija v zadnjih
desetletjih 1. stoletja pr. n. št. začel postavljati veličastne
grobnice. V 1. stoletja n. št. so mavzoleje nadomestile številne
pokopališke ograde vzdolž obeh čelnih stranic pokopališča ob
cesti Annia. Včasih so bile med seboj povezane in so dosegale
skupno dolžino celo do 170 metrov. Med posameznimi
ogradami so stali mavzoleji, nagrobne konstrukcije različnih
10 CIPRIANO, TIRELLI 2009.
11 Per un quadro complessivo dell’economia altinate si veda: Produzioni, merci
e commerci 2003.
12 TIRELLI 1998; TIRELLI 2001; CRESCI MARRONE, TIRELLI 2010.
10 CIPRIANO, TIRELLI 2009.
11 Za celovitejšo sliko altinskega gospodarstva gl.: Produzioni, merci e commerci
(op.prev.: Proizvodnje, blago in trgovanje) 2003.
12 TIRELLI 1998; TIRELLI 2001; CRESCI MARRONE, TIRELLI 2010.
120
PARTE III - Altino
lunghezza, alternati a mausolei, a costruzioni funerarie di diversa
tipologia ed a settori occupati unicamente da tombe13. Altari
cilindrici ed ottagonali, peculiari della produzione scultorea
altinate risultano essere l’elemento decorativo ricorrente
dei recinti, agli angoli della cui fronte erano probabilmente
posizionati a coppie.
Le stele funerarie, di cui la necropoli altinate ha restituito numerosi
esemplari purtroppo quasi sempre disgiunti dalla relativa urnaossuario, come pure i ritratti a tutto tondo o scolpiti su diverse
classi di monumenti, documentano eloquentemente la volontà
degli antichi Altinati di fissare la propria immagine nella pietra,
unitamente in alcuni casi agli attrezzi del proprio lavoro, per
tramandarla nei secoli ai posteri.
La documentazione relativa al II e al III secolo d.C. risulta
notevolmente più scarsa, anche se l’importanza rivestita da
Altino ancora nel IV secolo d.C. traspare con evidenza dalla
raffigurazione della città, cinta da mura e dotata di due torri,
tramandataci dalla Tabula Peutingeriana14. La fisionomia del
centro urbano viene descritta in alcuni passi dell’epistolario
intercorso tra San Girolamo e San Eliodoro, primo vescovo di
Altino dal 381 d.C. Dalle lettere di Girolamo si ricava infatti
quanto la città fosse popolosa e fittamente edificata, come
suggerisce la vivida immagine delle ombre opprimenti dei suoi
tetti e del fumo che da essi si elevava, ma si ricavano anche
notizie circa gli edifici religiosi del primitivo cristianesimo
altinate, di cui nulla è finora documentato15.
La prima distruzione della città risale, secondo quanto riportato
da Paolo Diacono, al 452 d.C. per opera di Attila. Non sarà però
la fine se, a distanza di più di un secolo, nel 590, il centro urbano
risultava ancora cinto da mura, come si ricava da una lettera del
comandante bizantino della città. Nel medesimo arco cronologico
Cassiodoro, riferendosi all’ecosistema lagunare indissolubilmente
legato nei secoli allo sviluppo di Altino, riferisce dello sfruttamento
intensivo delle saline, mentre contestualmente tratteggia una
suggestiva immagine delle abitazioni che dovevano allora popolare
le isole della laguna, paragonate ai nidi degli uccelli acquatici perché
costruite con terra legata da vimini flessibili. Gli storici collocano
tra il 635 e il 639 la conquista longobarda di Altino, nei primi anni
del regno di Rotari, ed il successivo trasferimento a Torcello degli
abitanti e della cattedra episcopale.
L’abbandono di Altino avviò un lento ma inesorabile saccheggio del
materiale lapideo superstite, sia del centro urbano che della necropoli,
per essere reimpiegato nelle nuove costruzioni che andavano
popolando le isole della laguna e la futura Venezia16. Le prime
informazioni sulle numerose iscrizioni di età romana disseminate tra
la città e le isole lagunari vengono fornite dagli umanisti del XV secolo,
seguiti poi dagli esponenti della cultura rinascimentale e da una nutrita
serie di studiosi che ne proseguirono lo studio nei secolo successivi.
Nella seconda metà del 1800, Theodor Mommsen all’interno della sua
opera monumentale volta a censire l’intero corpus epigrafico latino,
raccolse e trascrisse ben 181 iscrizioni sotto la voce Altinum, anche
se non certo tutte di sicura provenienza altinate, e di cui oggi solo una
minima parte è rintracciabile.
vrst in odseki izključno z grobovi 13. Pogost okrasni element
pokopaliških ograd so bili cilindrični in osmerokotni oltarji,
ki so posebnost altinskega kiparstva. Stali so najverjetneje v
parih na vogalih čelne stranice ograde.
Zgodovinski viri iz 2. in 3. stoletja n. št. so precej bolj pomanjkljivi,
čeprav je ugled Altina v 4. stoletju n. št. še vedno razviden iz
upodobitve mesta v Peuntingerjevi tabuli (Tabula Peutingeriana14).
Mesto je na sliki obdano z obzidjem, nad hišami v njem se dvigujeta
dva stolpa. Zasnova mestnega središča je opisana v nekaterih delih
pisem, ki sta si jih izmenjevala San Girolamo in San Eliodoro, prvi
škof Altina od 381 n.št. dalje. Iz Girolamovih pisem je možno
razbrati, da je bilo mesto gosto pozidano in poseljeno, saj je v njih
živo naslikana podoba neprijetnih senc, ki jih mečejo strehe in
dima, ki se dviga nad njimi. Prav tako so v pismih omenjeni verski
objekti prvobitnega krščanstva v Altinu, o katerem do danes ni
drugih virov15.
Prvo razdejanje mesta je, po pričevanju Pavla Diakona, zakrivil
Atila v letu 453 n. št. Vendar mu mesta ni uspelo uničiti, saj je
bilo stoletje zatem, leta 590, mestno središče še vedno obdano z
obzidjem, kot je zapisano v pismu bizantinskega poglavarja mesta.
Kasiodor v istem obdobju poroča o lagunskem ekosistemu, ki je bil
skozi stoletja tesno povezan z razvojem Altina, in pri tem omenja
intenzivno izkoriščanje solin, istočasno nam pričara tudi slikovito
podobo bivališč na otokih v laguni. Primerja jih z gnezdi vodnih
ptic, saj so bila zgrajena iz zemlje in utrjena z gibkimi vrbovimi
vejami. Langobardsko zavzetje Altina umeščajo zgodovinarji v
čas med 635 in 639 oziroma v prva leta vladavine langobardskega
kralja Rotarija. Sledil mu je umik prebivalcev in škofovskega sedeža
na Torcello.
Ko so prebivalci zapustili Altino, je neizogibno sledilo plenjenje
kamnitega gradbenega materiala iz mestnega središča in nekropole.
Material se je uporabil za novogradnje na otokih v laguni in tudi
za izgradnjo Benetk16. Prvi podatki o številnih napisih iz rimskega
obdobja, razkropljenih po celotnem območju od mesta do
lagunskih otokov, so zbrali humanisti v 15. stoletju. Raziskave so v
naslednjih stoletjih nadaljevali najprej renesančni razumniki, tem
pa je sledila še množica kasnejših raziskovalcev. V drugi polovici
19. stoletja je zgodovinar Theodor Mommsen v svojem obsežnem
delu, v katerem je želel popisati celoten latinski epigrafski korpus,
zbral in prepisal kar 181 napisov v poglavju Altinum, čeprav seveda
niso bili vsi potrjeno altinskega izvora. Danes nam je na voljo le
majhen del teh napisov.
V stoletjih razvoja mesta Benetk so se kamni z napisi in
spomeniki iz rimskega obdobja uporabili za gradnjo temeljev in
monumentalnih stavb, palač, grobnic, cerkva, zvonikiv, za izdelavo
stebrov, tramov, stopnic ali okenskih okvirjev (sl.6). Spet drugje so
jih kot okras vgradili v fasade palač, v vrtne zidove ali v podstavke
kipov. Del teh ostalin je gotovo pristal v rokah zbirateljev starin, saj
je bil takšen hobi izjemno priljubljen med beneškim meščanskim
slojem vse od začetka renesanse. Med arheološkimi raziskavami,
ki zadnja desetletja vse bolj intenzivno potekajo v Benetkah in
laguni, prihajajo na dan vedno novi dokazi o uporabi altinskih
spomenikov v beneških gradnjah.
13 La tematica è stata ampiamente dibattuta nel corso del IV Convegno di Studi
Altinati: “Terminavit sepulcrum” 2005.
14 POSSENTI 2011.
15 POSSENTI 2008.
16 Su il reimpiego di monumenti altinati a Venezia e isole lagunari si rimanda da
ultimo a CALVELLI 2011.
13 O tematiki se je podrobno razpravljalo na 4. srečanju študij območja Altina:
“Terminavit sepulcrum” 2005.
14 POSSENTI 2011.
15 POSSENTI 2008.
16 V zvezi s ponovno uporabo altinskih ostalin v Benetkah in na lagunskih otokih gl. tudi CALVELLI 2011.
121
PARTE III - Altino
Nel plurisecolare sviluppo urbanistico di Venezia, iscrizioni e
monumenti di età romana trovarono impiego nelle fondazioni
e negli elevati di edifici monumentali, palazzi, cripte, chiese,
campanili, utilizzati per comporre pilastri, architravi, gradinate o
inquadrare finestre. In altri casi furono invece inseriti a puro scopo
decorativo nelle facciate dei palazzi, nelle mura dei giardini, (fig.6)
a sostegno di statue. Parte di questi monumenti confluì infine nel
filone del collezionismo di antichità, tanto in auge nel patriziato
veneziano fin dal primo Rinascimento. A tutt’oggi sempre
nuove testimonianze del reimpiego di monumenti altinati nelle
costruzioni veneziane continuano a riemergere grazie alla ricerca
archeologica, condotta negli ultimi decenni con ritmo sempre più
serrato sia a Venezia città che in laguna.
Il nuovo Museo Archeologico Nazionale
Per risolvere l’annosa carenza di spazi espositivi e funzionali che
ormai da decenni penalizza il Museo Archeologico Nazionale di
Altino, vennero acquisiti nel 1984, per trasferirvi la sede museale,
due fabbricati rurali ottocenteschi, una risiera ed un edificio a
planimetria tradizionale dotato di barchessa, ubicati a circa 500
metri dall’attuale museo. Pochi anni dopo prendeva avvio il cantiere
che prevedeva il restauro dei fabbricati esistenti, la costruzione di
tre nuovi corpi e l’allestimento complessivo dell’area, su progetto
dell’arch. Stefano Filippi della Soprintendenza ai Beni Ambientali
e Architettonici di Venezia e quindi della Direzione Regionale ai
Beni Culturali del Veneto, cui competeva anche la direzione dei
lavori (fig.7). Contemporaneamente veniva intrapreso da parte
della Soprintendenza per i beni archeologici per il Veneto il
progetto museologico, ideato e diretto dalla scrivente17.
Il sito si è inaspettatamente rivelato di straordinario interesse
archeologico, in quanto i primi scavi realizzati nell’ambito del
cantiere nel 1997 hanno portato alla scoperta del santuario
del dio Altino, la cui esplorazione sistematica è stata condotta a
partire da quell’anno fino al 2007, cui sono seguiti altri importanti
rinvenimenti anche di recente (fig.8).
Per l’ex risiera, caratterizzata in ciascuno dei suoi tre piani da
spazi ampi ed indivisi, è prevista la destinazione completa a sede
espositiva: il futuro spazio museale potrà giovarsi di più di 1.800
mq. disponibili a fronte degli attuali 180 mq. espositivi, ossia le due
sale dell’attuale museo. Il percorso, dal piano terreno al secondo
piano, sarà articolato seguendo un itinerario crono-tematico che
prevede l’esposizione di materiale proveniente esclusivamente
da Altino: preistoria e protostoria dell’abitato indigeno al piano
terra, la città romana nelle sue diverse espressioni al primo piano,
la necropoli e l’età tardoantica al secondo. Fa eccezione a tale
criterio solo la sezione preistorica nel cui ambito verrà esposta una
campionatura di materiali, databili dal Mesolitico all’età del bronzo
finale, provenienti più in generale dalla gronda lagunare.
Lungo i lati della strada che collega i due edifici, fiancheggiata da
uno storico filare di pini marittimi, si allineeranno, monumenti e
recinti funerari. Per i primi, stele e altari, è prevista a protezione una
vela di copertura, come pure per il nucleo di monumenti iscritti
esposti in relazione ai recinti. Di quest’ultimi verrà intrapresa la
ricostruzione di sette esemplari di diversa tipologia.
Mausolei e monumenti funerari di maggior impegno saranno
ospitati all’interno della barchessa del secondo casone. I reperti
architettonici provenienti dall’area urbana verranno invece allestiti
negli spazi del portico, affiancato alla barchessa stessa, attraverso
17 FILIPPI 2002; TIRELLI 2002.
122
Novi narodni arheološki muzej
Narodni arheološki muzej v Altinu že desetletja pestijo težave
zaradi pomanjkanja prostora. Mestne oblasti so zato leta
1984 z namenom selitve sedeža muzeja kupile dve podeželski
stavbi iz 19. stoletja. Gre za rižarno in poslopje klasičnega
tlorisa z odprtim skednjem. Obe stavbi se nahajata približno
500 metrov od sedanjega sedeža muzeja. Nekaj let po nakupu
so se začela gradbena delaobnove stavb, gradnje treh novih
objektov in celostne ureditve območja po načrtu arh. Stefana
Filippija iz beneškega Zavoda za arhitekturno in okoljsko
varstvo (Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici
di Venezia). Dela so tekla pod vodstvom Deželnega vodstva
za kulturno dediščino Veneta (Direzione Regionale ai Beni
Culturali del Veneto) (sl.7). Istočasno je Zavod za spomeniško
varstvo (Soprintendenza per i beni archeologici per il Veneto)
začel izvajati projekt ureditve muzeja, ki sem ga zasnovala in ga
vodim podpisana17.
Lokacija gradnje se je izkazala za izjemno zanimivo z
arheološkega vidika, saj se je že ob prvih gradbenih izkopih
leta 1997 našlo svetišče boga Altina. Sistematsko raziskovanje
je potekalo vse do leta 2007, med njim pa so se še druge
pomembne najdbe(sl.8).
Bivša rižarna ima tri nadstropja z značilnimi velikimi odprtimi
prostori. Obnovljeno poslopje je v celoti namenjeno razstavi
muzejskih zbirk: bodoči muzej bo tako imel na voljo 1800 m2
površin v primerjavi s trenutnimi 180 m2 v dveh dvoranah
sedanjega muzeja. Pot skozi muzej bo kronološko in tematsko
urejena od pritličja do drugega nadstropja; razstavljeno
bo izključno gradivo z izvorom iz Altina: prazgodovina in
protozgodovina s staroselsko naselbino v pritličju, različni vidiki
rimskega mesta v prvem nadstropju, nekropola in poznoantično
obdobje v drugem nadstropju. Edina izjema lokalnega izvora
gradiv je prazgodovinski oddelek, v katerem bodo razstavljena
gradiva, ki datirajo iz mezolitika vse do pozne bronaste dobe in
izvirajo iz celotnega lagunskega obrobja.
Na obeh straneh poti med obema poslopjema, obdane s starun
drevoredom obmorskih borovcev, bodo razstavljeni nagrobni
spomeniki in pokopališke ograde. Razstavljene stele in oltarji
bodo zaščiteni s streho, prav tako tudi jedro spomenikov z
napisi, ki bodo razstavljeni v povezavi z ogradami. Opravila se
bo rekonstrukcija sedmih spomenikov z napisi različnih vrst.
Pomembnejši mavzoleji in nagrobni spomeniki bodo
razstavljeni v bivšem odprtem skednju drugega objekta.
Arhitekturne najdbe, ki izvirajo iz mestnega območja, bodo
razstavljene v prostoru pod stebriščem ob nekdanjem skednju.
Skozi stebrišče bo pot vodila do upravnih prostorov muzeja v
treh nadstropjih stavbe.
Pot se bo zaključila s tako imenovanim »Muzejem znotraj
muzeja«, kjer bodo razstavljene gradbene konstrukcije in
ostaline iz svetišča, ki je bilo sistematično izkopano na območju
gradbišča novega muzeja. Razstava bo predvidoma v pritličju
osrednje stavbe novega dela muzejskega kompleksa, kjer si bo
možno ogledati enega od vodnjakov sakralnega območja.
Ogled muzeja se bo zaključil na sedanjem sedežu muzeja, saj
ta predstavlja povezavo med »pravo« muzejsko razstavo in
ogledom arheoloških območij. Urejen bo oddelek za mozaike,
v katerem bodo poleg talnih mozaikov, vgrajenih že v času
17 FILIPPI 2002; TIRELLI 2002.
PARTE III - Altino
il quale si accederà agli uffici del Museo, che troveranno posto nei
tre piani dell’edificio.
Il percorso si concluderà con la sezione dedicata al “Museo del
Museo”, volta ad illustrare le strutture ed i materiali del santuario
sistematicamente scavato all’interno del cantiere. L’esposizione è
prevista al piano terra dell’edificio centrale nella parte nuova del
complesso, dove verrà anche lasciato in vista uno dei pozzi relativi
all’area sacra.
L’itinerario museale si concluderà nell’attuale sede, anello di
congiunzione tra il percorso più propriamente museale e la visita
delle aree archeologiche. Vi verrà allestita la sezione relativa al
mosaico che ospiterà, oltre ai numerosi tappeti musivi inseriti a
pavimento fin dall’epoca della costruzione del museo, che per motivi
tecnici e logistici non è risultato opportuno staccare e trasferire, altri
numerosi e significativi frammenti musivi attualmente conservati
nei depositi, la cui esposizione è prevista a parete.
izgradnje muzeja, ki pa jih zaradi logističnih in tehničnih
razlogov nismo želeli premestiti, razstavljeni še številni drugi,
pomembni odlomki mozaikov, ki se sedaj hranijo v depoju. Ti
bodo predvidoma razstavljeni na stenah.
123
PARTE III - Altino
Fig. 2
Fig. 1
Fig. 1 Bronzetto di devoto su kline
Fig. 2 Ipotesi ricostruttiva del santuario nel V secolo a.C. (Acquarello di
Elena De Poli)
Fig. 3 Ipotesi ricostruttiva della porta-approdo (Acquarello di Elena De
Poli)
Fig. 4 Planimetria di Altino nel I secolo d.C. (rielaborazione di Angela Paveggio)
Fig. 5 Ipotesi ricostruttiva del mausoleo a baldacchino dal sepolcreto
nord-orientale dell’Annia (arch. Stanislaw Kazprizyak)
Sl. 1
Bronast kipec vdanega na ležalniku klinai
Sl. 2
Maketa rekonstrukcije svetišča v 5. stoletju pr.n.št. (akvarel Elene De
Poli)
Sl. 3
Maketa rekonstrukcije vrat-pristana (akvarel Elene De Poli)
Sl. 4
Planimetrija Altina v 1. stoletju n.št. (predelala Angela Paveggio)
Sl. 5
Maketa rekonstrukcije baldahinastega mavzoleja severovzhodno od
rimske ceste Annia (arh. Stanislaw Kazprizyak)
Fig. 4
Fig. 3
124
Fig. 5
PARTE III - Altino
Fig. 8
Fig. 6
Fig. 6 Stele funeraria murata nel giardino di Palazzo Mangilli Valmarana
a Venezia
Sl. 6
Nagrobna stela, vzidana na vrtu palače Mangilli Valmarana v Benetkah
Fig. 7 Progetto del nuovo Museo Archeologico Nazionale di Altino (arch.
Stefano Filippi)
Sl. 7
Načrt novega muzeja Museo Archeologico Nazionale di Altino (arh.
Stefano Filippi)
Fig. 8 Rinvenimento di cippo venetico iscritto nel cantiere del nuovo Museo
Sl. 8
Odkritje venetskega nagrobnega spomenikana gradbišču novega muzeja
Fig. 7
125
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