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IL GEOMETRA
BRESCIANO
Rivista bimestrale
d'informazione
del Collegio Geometri
della provincia di Brescia
Il quadro della pittrice
prof. Livia Cavicchi, esposto nella sede del Collegio
Geometri di Brescia, sintetizza con efficacia la
multiforme attività del geometra nei secoli.
Direttore responsabile
Bruno Bossini
Segretaria di redazione
Carla Comincini
Redazione
Raffaella Annovazzi, Lara Baghino,
Stefano Benedini, Nadia Bettari, Laura Cinelli,
Alessandro Colonna, Mario Comincini,
Stefania Confeggi, Alfredo Dellaglio,
Giovanni Fasser, Piero Fiaccavento,
Stefano Fracascio, Francesco Ganda,
Francesco Lonati, Franco Manfredini,
Giuseppe Mori, Fulvio Negri, Matteo Negri,
Lorenzo Negrini, Patrizia Pinciroli, Giovanni Platto,
Andrea Raccagni, Valeria Sonvico,
Marco Tognolatti, Simonetta Vescovi,
Giuseppe Zipponi
Hanno collaborato a questo numero
Maria Allocca, Beppe Battaglia, Armido Bellotti,
Andrea Botti, Andrea Colombo, Egidio De Maron,
Andrea Maestri, Dario Piotti, Franco Robecchi,
Isidoro Trovato
Direzione, redazione e amministrazione
25128 Brescia - P.le Cesare Battisti 12
Tel. 030/3706411
www.collegio.geometri.bs.it
Editing, grafica e impaginazione
Francesco Lonati
Fotografie
Studio Eden e Francesco Lonati
Concessionario della pubblicità
Emmedigi Pubblicità
Via Malta 6/b - 25125 Brescia
Tel. 030/224121 - Fax: 030/226031
Stampa
IGB Group/Grafo
Via A. Volta 21/A - 25010 S. Zeno Naviglio (Brescia)
Tel. 030.35.42.997 - Fax: 030.35.46.20
Di questa rivista sono state stampate ????? copie,
che vengono inviate a tutti gli iscritti dei Collegi di Brescia,
Cremona, Lodi, Mantova, Sondrio.
N. 1 - 2014 gennaio-febbraio
Pubblicazione iscritta al n. 9/75 del registro Giornali
e periodici del Tribunale di Brescia il 14-10-1975
Poste Italiane Spa - Spedizione in Abbonamento Postale
D.L. 353/2003 (conv. L. 27/02/2004 n°46)
art. 1, comma 1, DCB Brescia
Associato alI’USPI
Gli articoli firmati o siglati rispecchiano soltanto il pensiero dell'Autore e
non impegnano né la rivista né il Collegio Geometri. È concessa la facoltà
di riproduzione degli articoli e delle illustrazioni citando la fonte. Gli articoli
e le fotografie, anche se non pubblicati, non si restituiscono.
Sommario
EDITORIALE - Cultura e professione
2
INTERVISTA - Provveditore agli Studi: la
scuola ha bisogno della professionalità
dei geometri
4
DAL CONSIGLIO NAZIONALE - Considerazioni sul decreto riguardante pagamenti
con carta di debito
10
Schema di “Regolamento Formazione
Professionale Continua”
18
DALLA CASSA - Riepilogo dei contributi
minimi 2014 da versare alla Cassa Nazionale di Previdenza
24
DAL COLLEGIO DI BRESCIA - Le Commissioni del Collegio: le attività di programmazione ed intervento per la categoria 25
Responsabilità civile: aspetti cruciali per
i contraenti geometri
26
SUED: il nuovo sistema telematico per presentare le pratiche edilizie in Valtrompia 30
Il Fondo di garanzia Pmi esteso anche ai
geometri professionisti
32
Grazie, avvocato Cuzzetti
33
DAL COLLEGIO DI LODI - Il lungo travagliato percorso del P.G.T. in un contesto
economico già incerto
34
MEDIAZIONE - Modifiche alla mediazione: le
novità introdotte dal “Decreto del fare” 62
Il geometra, conciliatore per natura
64
TECNICA - Marcatura CE per prodotti in pietra
dopo il nuovo Regolamento 305/2011
66
Guerra aperta contro il radon sia negli uffici, sia nelle abitazioni
70
GEOLOGIA - Il ruolo e l’importanza del geologo nelle emergenze di Protezione civile 72
CONDOMINIO - Corso pratico di introduzione
all’amministrazione dei condomini
76
Case e negozi, il fisco si prende 52 miliardi.
Ma ora la registrazione è più facile
79
AGRICOLTURA - Agricoltura italiana sempre
più giovane e “rosa”
80
CULTURA - Foto di famiglia nelle costruzioni:
il ferro
82
TEMPO LIBERO - XIX Campionato Italiano di
Sci alpino e nordico per geometri a Bardonecchia
88
Novità di legge
Aggiornamento Albo
90
92
FORMAZIONE CONTINUA - Corsi di formazione alternativi al praticantato
37
CATASTO - Catasto: unità immobiliari di categoria D ed E: dubbi e chiarimenti
38
Dai costruttori ai proprietari riforma del
catasto nel mirino di 14 associazioni 41
LAVORI DI GEOMETRI - Abitazioni di paglia, la sfida naturale che viene dalla Valcamonica
42
URBANISTICA - Il ciclostile, la lametta e
l’era digitale
54
Piccola nomenclatura. Ripasso dei titoli abilitativi in edilizia
56
LEGISLAZIONE - Sentenza del Tar Verona favorevole ai geometri. Respinto ricorso degli
ingegneri
60
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
2013/2 - 1
EDITORIALE
Bruno Bossini
I
n un momento di
profonda crisi economica che penalizza i
redditi professionali pur
mantenendo invariati i
tempi di lavoro (che anzi si
sono dilatati con il complicarsi delle procedure), soffermarsi sul perché cultura e
professione devono andare
di pari passo può sembrare
un non senso, una inutile
perdita di tempo. Ma non è
così se solo si pensa a
quanto l’interesse verso le
tematiche del vivere comune e del miglioramento
delle nostre città continui a
mantenersi vivo. E venga ripreso quasi giornalmente
dai mass-media, che anche
nell’imminenza di expo 2015
chiedono concrete risposte
alla politica, alle amministrazioni e alle élite economiche, fra le quali ad ampio
titolo rientra anche la nostra
2 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
Cultura e professione
categoria.
Ma cosa c’entra tutto ciò con
il lavoro di geometra? E cosa
in concreto significa per la
nostra categoria fare cultura? Significa non solo possedere il necessario bagaglio tecnico, ma disporre
anche di sicuri riferimenti
storici del territorio nel
quale si opera.
Qualità queste che si acquisiscono con la formazione
scolastica, ma che si arricchiscono e si perfezionano
giorno dopo giorno durante
l’attività lavorativa. Tante,
forse troppe, sono le variabili del nostro lavoro e altrettante sono le cognizioni
tecniche e le norme che regolano l’esercizio, e senza il
presupposto di una costante formazione continua
che accresce la cultura professionale, qualunque intervento del geometra difficil-
mente porta a risultati soddisfacenti.
Ed è un impegno giornaliero
quest’ultimo, che non può
prescindere dalla voglia di
imparare e da una naturale
predisposizione (la passione del lavoro) per la specializzazione che si è scelta.
Ma cultura professionale per
noi geometri è anche altro.
Significa apertura alle novità
operative, alle innovazioni
tecniche, a quelle “scelte” di
modernità, senza le quali diventa sempre più arduo capire e praticare le evoluzioni
tecnologiche che quasi in
tempo reale mutano e si modificano nelle loro applicazioni.
Il persistere nelle proprie
convinzioni, anche se consolidate da decenni di onorata
carriera, non è la strada maestra da percorrere nel lavoro
professionale; e quasi mai è
d’aiuto nella risoluzione dei
problemi che si è costretti
ad affrontare giorno per
giorno. Invece la capacità di
superamento delle proprie
convinzioni è indice di quell’elasticità mentale che via
via pone le basi del possibile raggiungimento dei traguardi prefissati.
C
ultura nel lavoro
presuppone necessariamente una
predisposizione allo studio
all’approfondimento nella
storia e nelle consuetudini
dei luoghi ove si intende operare. Qualunque progetto
architettonico o di modifica
territoriale, non può prescindere dalla conoscenza
storica, dalle modificazioni
che si sono succedute, dalle
necessità della gente che ha
vissuto in quei luoghi. Senza
tali presupposti il progetto
manca di quell’animmus necessario sia alla risoluzione
di tutela del territorio sia
delle necessità del committente.
Cultura significa infine facilità e semplicità di espressione e di linguaggio sia
scritto che parlato: qualità operative queste spesso essenziali nei rapporti di lavoro. La lucidità espositiva,
la chiarezza dei termini, la
precisione dei grafici progettuali costituiscono il caposaldo principale per l’immediata comprensione
delle scelte di progetto e
per un più semplice approccio ai costi dell’opera
che sono quasi sempre determinanti per le scelte
della committenza. Viene
perciò naturale chiedersi
EDITORIALE
La nota del Presidente
Tecnico e nuove tecnologie
uale sarà il futuro del tecnico con le nuove tecnologie?
Le tecnologie aumenteranno l’occupazione o diminuirà il
numero degli addetti?
Dobbiamo distinguere la preparazione degli addetti.
La manovalanza ed il lavoratore della classe media, non
possono competere con i robot e con software intelligenti,
mentre avrà sempre più spazio il tecnico specialista nell’utilizzo di detti strumenti.
Il geometra in che posizione si trova?
È un tecnico specializzato non solo nelle varie materie professionali della propria polivalenza, ma è altresì specializzato nell’utilizzo delle nuove tecnologie.
Con le specializzazioni che la categoria ha programmato
e con la continuità dei corsi costantemente sviluppati, si
raggiungono le competenze indispensabili per competere
sul mercato del lavoro e delle professioni.
Qualcuno si pone la domanda se le nuove tecnologie diminuiscano l’apporto di lavoro.
È mia convinzione che sia esattamente il contrario.
Anche con la rivoluzione industriale di fine Ottocento, pervadeva il pessimismo sull’occupazione, ma i risultati conseguiti con maggior profitto delle aziende e la loro espansione, hanno consentito un maggior utilizzo di manodopera sempre più scolarizzata e preparata al funzionamento
di strutture, di macchinari ed apparati industriali.
Q
quale sia l’apporto che il nostro Collegio offre ai suoi iscritti sul tema fondamentale della cultura professionale.
Sintetizzando eccone gli aspetti più significativi :
1) scuola secondaria: affiancamento di esperti professionisti alla docenza su
aspetti tecnico-pratici
delle materie trattate;
2) esami di Stato: corsi di
preparazione specifica
tenuti da esperti sulle
materie d’esame;
3) Internet: utilizzo della
rete informatica per l’aggiornamento giornaliero
delle leggi e delle circolai
operative in materia di edilizia con pareri legali e
disposizioni di enti am-
ministrativi Regionali e
Nazionali;
4) rivista “Il geometra bresciano” con ampie ed esaustive trattazioni suddivise in rubriche tecnicoculturali e aggiornamenti
puntuali di notizie, convegni, seminari, incontri
di interesse professionale;
5) pubblicazione annuale di
studi e ricerche storiche
su monumenti e luoghi di
interesse culturale e paesaggistico esistenti sul
territorio provinciale a
beneficio di iscritti e praticanti;
6) corsi specialistici e lezioni
di tecnica operativa per
gli iscritti sui temi più
nuovi e attuali alla base
Le categorie che non avranno sufficienti specializzazioni
all’altezza delle necessità, si troveranno in seria difficoltà
nel mercato del lavoro e delle professioni.
L’impatto delle tecnologie nella vita delle persone, conduce all’ottimismo se ciascuno nel proprio campo saprà
specializzarsi ed aggiornarsi costantemente.
Oggi il geometra lavora coi droni, con stazioni di rlevamento satellitari, con software sempre più aggiornati in
qualsiasi campo della propria professione ed in queste
condizioni sarà facile affrontare il mercato del lavoro e sostenere la concorrenza.
La qualità del tecnico geometra bene si inserisce nel
mondo tecnologico globale e contribuirà a migliorare lo
sviluppo ed il benessere personale.
Se chi si ferma è perduto, chi non si aggiornerà si perderà
inevitabilmente per strada.
Scuola e specializzazione per il saper fare il binomio vincente del futuro.
Il geometra, figura professionale consolidata nel passato,
ha tutte le caratteristiche per essere comprimario anche
per il futuro.
Quindi ottimismo e preparazione, la ricetta per affrontare
l’oggi ed il domani.
Il Presidente
Giovanni Platto
dell’operatività quotidiana dei geometri.
Tutto ciò rappresenta l’impegno più qualificante al
quale il Collegio non intende venire meno, nella
convinzione che costituisca,
al presente e in prospettiva,
il necessario “alimento” cul-
turale della nostra categoria.
Quella specificità cioè, che
rende il geometra essenziale nella tutela del territorio e che va a beneficio in
special modo dei giovani e
del loro futuro professionale.
❑
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 3
INTERVISTA
Provveditore agli Studi:
la scuola ha bisogno
della professionalità dei geometri
Un uomo di scuola a tutto tondo, docente,
ispettore, dirigente presso l’Ufficio scolastico
regionale ed oggi massimo rappresentante
della vasta struttura formativa bresciana: il
prof. Mario Maviglia è da pochi mesi al vertice
di quello che un tempo si chiamava
Provveditorato ma la realtà scolastica
bresciana la conosce bene. A Brescia infatti
risiede dal 1977 e salvo la parentesi nei ruoli
dirigenziali dell’istruzione regionale, ha salito
tutti i gradini della responsabilità formativa
nella nostra provincia fino ad arrivare proprio
pochi mesi fa alla nomina a massimo dirigente
scolastico provinciale.
È stato pertanto un grande onore averlo ospite
per una mattinata al Collegio e poter parlare
con lui di istruzione e formazione, dei nodi e
dei problemi della scuola bresciana, con
particolare riferimento all’iter formativo dei
futuri geometri, toccando tutti i temi da quelli
P
rof. Maviglia, grazie innanzitutto per quest’incontro nel quale vorremmo approfittare della sua presenza per cercare di inquadrare al
meglio alcune delle questioni formative che interessano la categoria. E
senza infingimenti vorremmo partire dal fenomeno che più preoccupa
i geometri, non solo bresciani: il calo
consistente di iscrizioni ai nuovi istituti superiori per la formazione dei
tecnici delle costruzioni, dell’ambiente e del territorio. Vorremo in sostanza chiederle, anche alla luce
della sua esperienza regionale e nazionale – e dunque da uno sguardo
più alto ed insieme più penetrante –
qual è il suo parere su questa per noi
inattesa contrazione?
«La mia sensazione è che
siamo di fronte ad un problema serio, molto serio, ma
4 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
insieme che si tratti di un fenomeno più contingente
che strutturale. La considerazione di fondo che i dati
generali e bresciani in particolare ci trasmettono è che
negli ultimi tre/quattro anni
le iscrizioni alla scuola superiore hanno avuto un andamento singolare. Infatti, proprio mentre Governo, Parlamento e Ministero investivano sui poli tecnici, rafforzavano (forse ancora in maniera insufficiente) i diversi
percorsi della formazione
tecnica, abbiamo dovuto registrare una decisa contrazione delle iscrizioni agli istituti tecnici e non solo a
quelli legati all’edilizia. In
buona sostanza, anche a
Brescia, a tenere sono solo
dell’orientamento, al possibile arricchimento
della proposta degli istituti superiori a valenza
tecnica fino alla decisiva partita del postdiploma. Un incontro al quale hanno
partecipato insieme al prof. Maviglia, il
direttore del “Geometra bresciano” Bruno
Bossini, il direttore del Collegio di Brescia
Stefano Benedini ed il prof. Fulvio Negri, a
lungo preside del “Tartaglia” e da qualche anno
consulente del Collegio per le questioni legate
alla formazione. Un incontro intenso che
abbiamo riassunto qui di seguito in
un’intervista, uno scambio fecondo di
considerazioni, idee e valutazioni con la
precisa volontà di mantenere pervio il canale di
dialogo tra la scuola e la nostra categoria per
incrementare una collaborazione che il prof.
Maviglia considera fondamentale per legare al
meglio gli iter formativi alla realtà economica e
produttiva del territorio.
gli istituti per l’agricoltura,
mentre in controtendenza
con exploit di crescita significativi si muovono solo gli
indirizzi legati alla ristorazione».
E Lei che spiegazione si è dato?
«Per i trend non negativi e
positivi, come agricoltura e
ristorazione è presto detto:
l’agricoltura ha un suo riferimento storico e territoriale
preciso, la ristorazione è invece influenzata da una
moda pervasiva nella nostra
società, basta dire che non
c’è ora del giorno e della
notte nella quale facendo
zapping in tv non si incappi
in un cuoco ai fornelli (non
c’è invece traccia di un geometra, di un architetto, di un
ingegnere o di un qualsivoglia perito)».
Se invece guardiamo ai trend negativi, in particolare a quello che ci riguarda più direttamente degli istituti per geometri?
«Qui, a mio avviso, la risposta è più complessa. Non
sottovaluterei, ad esempio,
la crisi profonda del settore
dell’edilizia che non sprona
certo alcun giovane ad inserirsi in un ambito nel quale
paiono prevalere fermo dei
cantieri, cassa integrazione
ed incertezza complessiva.
In secondo luogo penalizza,
a mio avviso, un po’ tutti gli
istituti tecnici ed in particolare il vostro, la diffusa coscienza che si tratta di studi
impegnativi. In altre parole
INTERVISTA
Il prof. Mario Maviglia, Dirigente
dell’Ufficio Scolastico Provinciale
di Brescia, accolto al Collegio dal
Segretario Armido Belotti e (sotto)
dal direttore de “Il geometra
bresciano” Bruno Bossini.
ad uno studente che sceglie
questi istituti si richiede costanza d’applicazione ed
impegno determinato a far
proprie le conoscenze ed a
metterle in pratica, gli si
chiede non solo di sapere,
ma pure di dimostrare di
saper fare. E tra i ragazzi e
nelle famiglie questi concetti non sono molto popolari, soprattutto in una società che ricopre d’oro chi è
fortunato e risponde a quiz idioti, che premia in genere il
furbo e non il competente.
Di più, a fronte di tanto impegno nel quinquennio scolastico non c’è la garanzia di
un titolo immediatamente
spendibile, di un diploma
che apra le porte del mondo
del lavoro. In terzo luogo in-
fine, proprio l’ex istituto per
geometri è stato ulteriormente penalizzato nelle
scelte di orientamento generali dal cambio della denominazione, dal
fatto che assai rapidamente è passato da istituto
tecnico superiore
per geometri a istituto tecnico
superiore per costruzioni, ambiente e territorio».
zione non è ancora entrata
compiutamente nell’immaginario collettivo. Fino a ieri
tutti sapevano cos’era un
geometra, quale ruolo aveva
nella società, quale professionalità esprimeva, mentre
il CAT, almeno fino ad oggi,
ha una riconoscibilità sociale più nebulosa. E que-
Vero: stiamo pagando
a caro prezzo anche la
follia del CAT.
«State pagando il
fatto che questa
nuova denominaIL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 5
INTERVISTA
Il prof. Mario Maviglia.
continua ad investire in ogni
branca della sua attività
sulla formazione tecnica,
anche perché la vivacità,
l’attrattiva degli istituti tecnici superiori è la condizione
necessaria perché ci sia poi
anche un cospicuo numero
di giovani preparati ad intraprendere l’iter universitario
di carattere tecnico, un ambito quest’ultimo nel quale
si continua a registrare una
carenza endemica di iscrizioni. Occorre in pratica ristabilire una forte continuità
nella filiera della formazione
tecnica tra la scuola superiore e lo sbocco accademico
corrispondente. E per far
questo io credo si debba
continuare con la massima
determinazione a dare consistenza e spendibilità lavorativa alla scelta dell’iter formativo tecnico».
sto, si badi bene, anche se il
CAT apre concretamente
maggiori e più specifici ambiti d’attività avendo esplicitamente aggiunto all’edilizia anche il settore della
salvaguardia dell’ambiente
e della gestione del territorio. Tutti campi di possibile impiego che rimandano
a professioni moderne,
delle quali la società contemporanea ha estremo bisogno; si pensi ad esempio
al campo della sostenibilità
ambientale, dei rischi che
ogni giorno corre il territorio,
della sicurezza… Ma proprio questa nuova spendibilità professionale e sociale
non è stata assolutamente
percepita dalle famiglie».
È un’analisi che condividiano pienamente e che ci ha portato a richiedere
6 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
in tutte le sedi il ritorno alla vecchia
denominazione, una strada che purtroppo appare difficilmente percorribile. Lei diceva però prima che è convinto si tratti di un fenomeno contingente, temporaneo passeggero. Ma
da dove trae questa convinzione?
«Sono almeno due gli aspetti dei quali si deve tener
conto. Il primo riguarda essenzialmente la natura
stessa della crisi. Sappiamo
infatti tutti, voi più e meglio
di me, che la crisi è profonda, dura da ormai più d’un
lustro e sta sgretolando
molte delle nostre certezze.
Ma credo siamo tutti convinti che prima o poi da
questa situazione drammatica anche l’edilizia uscirà, ridando speranza di futuro a
chi sceglierà di impegnarsi
in questo settore. Saranno
magari richieste professio-
nalità nuove, di nicchia, diverse da quelle che conosciamo e la scuola dovrà fare
la sua parte per fornirle, ma
è sicuro che l’edilizia, magari
più le ristrutturazioni che le
nuove costruzioni, tornerà
ad essere una attività di alto
valore per il Pil nazionale».
Ma non è questa evidentemente l’unica considerazione.
«No. Un secondo aspetto,
che suggerisce di ritenere
temporanea l’attuale contrazione delle iscrizioni agli
istituti tecnici, attiene invece allo sforzo che anche la
scuola nel suo complesso
sta continuando a fare per
rafforzare i poli tecnici, uno
sforzo evidente tanto a livello ministeriale quanto
nelle articolazioni periferiche. La scuola in sostanza
In verità, molti di noi pensano che
l’impostazione scolastica generale
continui a privilegiare i licei, che si
prosegua nella liceizzazione della
scuola superiore dando per scontato
ormai il necessario approdo per la
maggioranza degli studenti all’Università.
«No, quella che voi chiamate liceizzazione è un’idea
ormai superata tanto a livello ministeriale quanto in
ogni valutazione educativa.
In questi anni, attraverso più
d’una riforma, si è infatti consolidata la struttura della
formazione superiore basata su tre diversi percorsi,
ovvero i licei, gli istituti tecnici, gli istituti professionali.
C’è ancora molto da fare per
rafforzare la parte tecnica e
professionale immediatamente spendibile nel mer-
INTERVISTA
Il prof. Maviglia a colloquio con il
direttore della rivista Bruno Bossini
(di spalle) e con il prof. Fulvio Negri,
consulente del Collegio per le
questioni legate alla formazione.
cato del lavoro rispetto ai
licei, ma la direzione di
marcia è segnata. E senza ripensamenti. Solo nel biennio si è preferito omogeneizzare il più possibile i percorsi formativi, con l’intento,
a mio avviso condivisibile e
fondamentale, di offrire ai
ragazzi gli strumenti per essere cittadini a tutto tondo,
per potersi muovere con cognizione di causa in una società complessa con la piena
coscienza della propria cittadinanza. Ma negli anni
successivi del triennio c’è
una specializzazione variamente orientata, con differenze reali ed effettive».
Anche su questo tema però molti
pensano che si sia ridotto il contenuto
professionale del triennio, anche per
la contrazione dell’orario scolastico.
«A questo proposito conviene forse fare qualche precisazione. Ci sono infatti alcuni elementi dei quali non
si può non tener conto. Offerti nel biennio i rudimenti
della cittadinanza piena,
non era pensabile concentrare nel triennio tutti i contenuti professionalizzanti
necessari ad operare in una
società complessa e che
vede ad ogni stagione arricchirsi il bagaglio di conoscenze e di capacità esecutive ritenute fondamentali
per lavorare. Il sapere ed il
saper fare il professionista lo
deve acquisire dunque nel
post diploma ed in quella
prospettiva di formazione
permanente che il vostro
Collegio bene interpreta
con l’organizzazione di decine di corsi ogni anno. Gli
stadi della formazione tecnica sono dunque così delineati: biennio per la cittadinanza, triennio di orientamento alla professione,
post-diploma e formazione
permanente sui contenuti
professionali più specifici
ed attuali, cosicché la società possa contare su professionisti preparati ed aggiornati allo stato dell’arte
del loro lavoro».
E come si lega questa scansione con
la riduzione dell’orario scolastico?
«Si è pensato che con questo percorso sostanzialmente comune a tutti i Paesi
europei – che prolunga di
fatto la formazione del professionista almeno ad un
biennio o ad un triennio
post-diploma – si potesse
seguire l’esempio del resto
d’Europa anche sulla riduzione dell’orario scolastico
che è ovunque attorno alle
30 ore. Ma attenzione: anche
a questo proposito occorre
chiarire alcuni elementi,
L’essere passati dalle 40 ore
di qualche istituto tecnico
d’un tempo alle 30 di oggi,
non significa esaurire in 30
ore l’offerta formativa di
quell’istituto. Oltre le 30 ore
ci sono infatti un’infinità di
attività organizzabili in autonomia dalla singola scuola, o
meglio ancora da un gruppo
di scuole. Attività che esaltano ed enfatizzano l’autonomia scolastica e che oggi
molti istituti già praticano».
Vero, perché ad esempio ad Edolo e
Iseo alcuni nostri colleghi sono al
fianco dei docenti in ore aggiuntive
pomeridiane destinate all’approfonIL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 7
INTERVISTA
dimento delle questioni catastali e
molto altro si potrebbe fare in ogni istituto.
«Molto altro già si fa e l’autonomia scolastica già pienamente dispiegata, enfatizza,
ripeto, il ruolo del singolo istituto caratterizzandolo
maggiormente e legandolo
più strettamente alle peculiarità ed alle esigenze del
territorio. E proprio nel proficuo rapporto con realtà di
categoria come la vostra,
possono nascere corsi aggiuntivi di formazione e approfondimento nelle ore pomeridiane per gli studenti
più interessati, per i più meritevoli, per chi ha talento,
insomma per chi non si accontenta delle 30 ore. Ci
sono poi le ore fuori dall’istituto, le attività in campagna,
gli stage ma pure il tempo da
destinare alla formazione
più completa in campo letterario, musicale, del Diritto… Certo la scuola non
ha spesso le energie e le risorse necessarie per tutto
questo, ma anche a questo
proposito, proprio nel Bresciano ho visto in questi anni
autentici prodigi di fantasia
e di creatività con il coinvolgimento di tanti attori esterni, a cominciare proprio
dal Collegio. E voglio qui ripeterlo esplicitamente: la
scuola ha bisogno anche
delle idee, delle energie e
delle risorse dei geometri
bresciani».
Comunque, come già Lei diceva
prima, anche un CAT ricco e pieno
di iniziative formative non è in grado
di fornire il passaporto per il mondo
del lavoro. Resta ancora tutto da sciogliere il grande nodo della forma8 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
zione post diploma.
«Non direi, perché anche su
questo versante qualcosa di
più chiaro adesso c’è, soprattutto dopo la nascita dei
Poli tecnici, ovvero dell’aggregazione sovraprovinciale
con il contributo di scuola e
organizzazione territoriali e
di categoria di alcuni per-
corsi professionalizzanti
post diploma in ambito
prettamente tecnico».
Partecipiamo anche noi ad un paio
di questi Poli che dovrebbero stabilizzare alcuni iter professionali di
due/tre anni dopo il diploma, dando
così continuità ad esperienze che
anche nel Bresciano si sono rivelate
molto positive con esiti gratificanti
per gli esami finali e, soprattutto, ingresso immediato nel mondo del lavoro visto che era proprio il mondo del
lavoro a chiedere quei determinati
profili professionali.
«In termini generali si tratta
di rendere più flessibile l’uscita dal periodo di formazione e l’ingresso nel sistema produttivo. La proposta dei Poli tecnici sull’onda di quanto già fatto con
gli Its, in buona sostanza
scardina un sistema che prevedeva l’università o il prati-
cantato come unici sbocchi
professionalizzanti dopo la
scuola superiore. Sulle criticità del praticantato già
molto avete detto voi in
questi anni, anche sulla vostra rivista, mentre, anche se
non è il mio campo di attività, penso che si possa tranquillamente dire che è abbondantemente superato lo
schema del 3+2 universitario così come l’abbiamo
conosciuto finora, almeno
nella percezione di coloro
che accedono all’Univer-
sità».
Proprio così: chi raggiungeva la
laurea triennale in questi anni ha avuto solo l’opportunità di iscriversi ad
un elenco professionale “B” dei laureati magistrali oppure nei Collegi
dei non laureati. Una soluzione che
non ha soddisfatto nessuno.
«Ripeto, non è il mio settore
di competenza, ma credo si
possa dire che alcune lauree
triennali hanno risposto alle
esigenze della società soprattutto in ambito sanitario
(penso in particolare a
scienze infermieristiche e
ad odontotecnica) mentre
altrove non hanno colto nel
segno».
Il nostro presidente Giovanni Platto
sostiene ad esempio con grande fervore la laurea triennale del geometra…
«E probabilmente fa bene,
perché uno spazio in questo
senso c’è, lo dico da cittadino più che da uomo di
scuola, ma non vanno trascurati certamente neppure
altri percorsi post-diploma
che i Poli tecnici possono organizzare per dare professionalità agli studenti già in
possesso di diploma e che
vogliono specializzarsi in
determinate materie. Qui io
ho qualche competenza in
più e dico che c’è l’opportunità nella scuola superiore,
grazie anche al contributo
delle categorie a cominciare
dalla vostra, per allestire
due anni post-diploma utilizzando in parte gli stessi
docenti della scuola superiore ed i professionisti, abbinando lezioni e molta esperienza sul campo, in una
parola costruendo passo
INTERVISTA
passo – e al di fuori ma con
la collaborazione dell’università – quel bagaglio di sapere e saper fare fondamentale per i professionisti di
domani che la società ci
chiede già oggi».
Osserviamo con piacere che anche
Lei insiste molto sul rapporto tra
scuola e mondo del lavoro, tra scuola
e territorio.
«Non credo si possa fare diversamente, questa non è
una via per avviare a soluzione alcuni dei nostri problemi, questa è la via. Non a
caso abbiamo ad esempio
varato da qualche tempo le
reti scolastiche, ovvero il
raggruppamento territoriale
di tutti gli istituti di un’area
omogenea. A Brescia ne abbiamo disegnate sei, sei reti
che debbono curare i rapporti con il territorio ed organizzare la formazione in
quell’area specifica. E non è
altrettanto casuale che oggi i
finanziamenti non vadano
alla singola scuola, bensì
alla rete che poi può distribuire alle singole scuole oppure, più intelligentemente,
organizzare progetti comuni
a più scuole potendo così
contare su risorse e professionalità maggiori al servizio
dell’intera area».
Ci resta ancora una preoccupazione
riguardo alla scuola superiore ed attiene all’orientamento, ovvero a
come far arrivare ai ragazzi ed alle famiglie la proposta di un iter formativo che porti alla fine alla professione
di geometra. Molto dobbiamo fare,
Lei ce l’ha già detto, per dare sostanza al CAT e legarlo alla nostra
professione, e quanto questo argomento ci interessi è dimostrato dal
fatto che, ad esempio quest’anno,
come Collegio abbiamo integrato le
borse di studio previste dal nostro
Consiglio nazionale per i migliori che
si iscrivono al CAT: ne era prevista
una e noi ne abbiamo finanziate
altre otto per la sola nostra provincia.
Resta però il nodo delle occasioni di
orientamento, di come arrivare alle
famiglie ed ai ragazzi delle medie. Ci
può dare una mano?
«Io sono a vostra disposizione per ogni iniziativa e
sono convinto che anche l’orientamento debba uscire
dalla fase sperimentale che
abbiamo vissuto in questi
anni. Occorre infatti che l’orientamento non sia solo lo
spot pubblicitario di una
scuola superiore per garantirsi un maggior numero di iscritti, ma debba dare alle
famiglie la nozione precisa
di quell’iter formativo, del
suo appeal non solo estetico
o strutturale ma con una prospettiva professionale ed
occupazionale. Ecco perché
vedrei bene un vostro rapporto diretto con le scuole
medie, la possibilità che i
professionisti si presentino
alle famiglie dei ragazzi
delle medie».
Non è facile perché le scuole medie in
provincia sono 166…
«Non è facile ma si può fare
cercando ad esempio una
interlocuzione diretta con le
sei reti che nel Bresciano
raggruppano anche le varie
scuole medie. Dovete cercare e curare sempre di più
una interlocuzione diretta
con le reti che non sono una
sovrastruttura, ma la chiave
per interagire con la scuola
in un preciso territorio. E
non mi stanco di ripeterlo,
anche le reti hanno bisogno
del vostro contributo di idee
e risorse».
Da ultimo non ci resta che chiederle
se riguardo alla scuola italiana ed ai
suoi problemi, lei è ottimista o pessimista.
«Io sono ottimista per vocazione, anche se non mi nascondo certo le criticità che
abbiamo dinanzi. In particolare vedo con sofferenza il
depauperamento subìto
dalla scuola in virtù dei tagli
che sono stati decisi in
questi ultimi anni e che ci
hanno costretto alla soppressione di tante iniziative
di formazione; inoltre non
mi sfugge il fatto che oggi
fare l’insegnante non è per
nulla gratificante. Non lo è
sul piano economico e non
lo è più neppure su quello
della considerazione e del
ruolo sociale. Sono criticità
che ho ben presenti e che
pesano sulla nostra capacità
di rispondere al compito formativo al quale siamo chiamati. Ma resto ottimista e
profondamente convinto
che questa è una sfida che
vale la pena di combattere».
❑
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 9
DAL CONSIGLIO NAZIONALE
Considerazioni sul decreto
riguardante pagamenti
con carte di debito
R
iceviamo dal Consiglio Nazionale geometri chiarimenti sull’obblgo per i professionisti di accettare
anche pagamenti con carte di debito (bancomat)
e prime considerazioni sui contenuti dello “Schema di decreto attuativo” elaborato dal Ministero dello Sviluppo Economico, che qui sotto vi proponiamo:
Come è noto, il l0 gennaio 2014 è entrata in vigore la disposizione di cui all’art. 15, comma 4 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n.179, convertito con modificazioni dalla legge
17 dicembre 2012, n. 221, 179/2012, che prevede l’obbligo
«per i soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti
e di prestazioni di servizi, anche professionali» di accettare
“anche” pagamenti effettuati attraverso carte di debito
(bancomat) e, conseguentemente, dotarsi di PoS (Point of
Sale).
Occorre rimarcare che, allo stato attuale, tale obbligo, pur
essendo formalmente in vigore, non può trovare concreta
applicazione in quanto il ministro dello Sviluppo Economico non ha ancora emanano i decreti con i quali, ai sensi
dell’articolo 15, comma 5, del D.L. 179/2012, devono essere
«disciplinati gli eventuali importi minimi, le modalità e i termini, anche in relazione ai soggetti interessati, di attuazione
della disposizione di cui alcomma 4». Per questa ragione,
fino all’emanazione di tali decreti attuativi e fino alla loro
successiva entrata in vigore, non è obbligatorio per i professionisti accettare pagamenti con carte di debito e, conseguentemente, dotarsi di PoS.
Il CNGeGL, in raccordo con le professioni aderenti alla Rete
delle Professioni Tecniche, si è attivato per ridurre al minimo l’impatto di tale disposizione sugli iscritti.
Anche a seguito di tale azione, lo scorso 13 dicembre, il ministero dello Sviluppo Economico ha elaborato l’allegato
schema di decreto recante il «Regolamento per la disciplina
degli importi minimi, le modalità e i termini, anche in relazione ai soggetti interessati, relativamente all’obbligo di accettare anche pagamenti effettuati attraverso carte di debito, ai sensi dell’articolo 15, comma 5 del decreto-legge 18
ottobre 2012, 11. 179, convertito con modificazioni dalla
legge 17 dicembre 2012, n. 221» che risponde appieno alle
istanze manifestate dal CNGeGL e dalla Rete delle Professioni Tecniche. Tale schema di decreto è stato inviato lo
scorso 17 dicembre alla Banca d’Italia per acquisire il previsto parere e al ministro dell’Economia e delle Finanze per
ottenere il concerto.
Al momento non risulta che la Banca d’Italia e il Ministero
dell’Economia e delle Finanze si siano ancora espressi sullo
schema di decreto.
Nel dettaglio, lo schema di decreto si compone di 3 articoli:
l’art. l elenca le definizioni utilizzate nel testo, l’articolo 2 definisce l’ambito di applicazione dell’obbligo e l’art.3 ne di10 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
sciplina la data di entrata in vigore e le disposizioni finali.
Il comma l dell’ art. 2 stabilisce l’importo minimo da cui scaturisce l’obbligo di accettare pagamenti con carte di debito
precisando che esso «si applica a tutti i pagamenti superiori
alla soglia minima di venti euro (...)»; il comma 2 precisa poi
che tale obbligo trova applicazione solo per «i pagamenti
effettuati all’interno dei locali destinati allo svolgimento
dell’attività di vendita o di prestazione di servizio» escludendo, di fatto, dall’obbligo i pagamenti ricevuti all’esterno
dello studio (ad esempio nel caso di prestazioni a domicilio
del cliente). In tale modo si evita di «complicare le prestazioni al domicilio effettuate dai professionisti ed altre prestazioni in cui avere un Pos implica anche i costi e le complicazioni di un collegamento mobile (…)».
Sempre il comma 2, al fine di restringere la portata applicativa della disposizione, precisa che, per i primi 6 mesi dalla
data di entrata in vigore del decreto, l’obbligo di accettare
pagamenti con carta di debito sussiste «esclusivamente nel
caso in cui il fatturato del soggetto che effettua l’attività di
vendita di prodotti e di prestazione di servizi, come risultante dall’ultima dichiarazione presentata ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive e, in mancanza,
dalle scritture contabili dell’anno precedente a quello nel
corso del quale è effettuato il pagamento, per la parte riferibile alle sole transazioni con consumatori o utenti (ndr., al
sensi dell’art. 3 del D.Lgs. n. 206/2005 “Codice del consumo”) è superiore a 300.000,00 euro». Decorsi sei mesi
dalla entrata in vigore del Decreto, tale limite è ridotto a
200.000,00 euro.
L’articolo 3, infine, dispone che il decreto entri in vigore
dopo centoventi giorni dalla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Come è evidente lo schema di decreto elaborato dal MiSE
(Ministero Sviluppo Economico???????) circoscrive l’obbligo di accettare pagamenti con carte di debito ai soli professionisti che abbiano non solo un fatturato significativamente elevato, ma soprattutto derivante esclusivamente da
transazioni con consumatori o utenti.
I tempi di attuazione del provvedimento non paiono, allo
stato attuale, particolarmente immediati. Infatti, una volta
ottenuto il parere della Banca d’Italia, lo schema di decreto
dovrà acquisire il concerto del Ministero dell’Economia e
delle Finanze ed essere inoltrato, poi, per il parere al Consiglio di Stato. Solo allora il decreto potrà essere pubblicato
sulla Gazzetta Ufficiale, entrando in vigore dopo centoventi
giorni dalla sua pubblicazione.
Ragionevolmente la misura, salvo eventi al momento non
prevedibili, potrebbe diventare operativa non prima di
maggio/giugno 2014.
In sintesi, fino all’entrata in vigore del regolamento attuativo
di cui sopra non sarà obbligatorio per i professionisti accet-
DAL CONSIGLIO NAZIONALE
tare pagamenti con carte di debito e, quindi, dotarsi di PoSo
Stante gli attuali contenuti dello schema di regolamento
predisposto dal Ministero dello Sviluppo Economico,
anche dopo la sua entrata in vigore, l’obbligo di accettare
pagamenti con carte di debito riguarderà esclusivamente i
pagamenti effettuati all’interno degli studi professionali e i
professionisti che, nell’anno precedente, hanno registrato
un fatturato per prestazioni erogate a consumatori e utenti
(con esclusione di quello derivante da prestazioni erogate
a imprese o altri professionisti) superiore a 300.000,00 euro.
Con i migliori saluti.
Il Presidente
geom. Maurizio Savoncelli
Schema di decreto del Ministro dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze,
recante il regolamento per la disciplina degli importi minimi, le modalità e i termini, anche in relazione al soggetti interessati, relativamente all'obbligo di accettare anche pagamenti effettuati attraverso carte di debito, ai sensi dell'articolo 15, comma 5 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito con modificazioni dalla legge 17 dicembre
2012, n. 221.
Il Ministro dello Sviluppo Economico
di concerto con
il Ministro dell’Economia e delle Finanze.
VISTO l’articolo 15, comma 4, del decreto-legge 18 ottobre
2012, n. 179, convertito con modificazioni dalla legge 17 dicembre 20 12, n. 221, il quale ha stabilito che a decorrere
dal 1 gennaio 2014 i soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali, sono tenuti ad accettare anche pagamenti effettuati attraverso carte di debito;
VISTO l’articolo 15, comma 5, del decreto-legge 18 ottobre
2012, n. 179, convertito con modificazioni dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, il quale ha stabilito che «Con uno o
più decreti del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, sentita
la Banca d’Italia vengono disciplinati gli eventuali importi
minimi. Le modalità e i termini, anche in relazione ai soggetti interessati, di attuazione della disposizione di cui al
comma 4. Con i medesimi decreti può essere disposta l’estensione degli obblighi a ulteriori strumenti di pagamento elettronici anche con tecnologie mobili»;
VISTA la nota n .... del … con la quale la Banca d’Italia esprime parere favorevole sul contenuto del decreto in oggetto;
VISTO il decreto ... del Ministro dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, sentite la Banca d’Italia e l’Autorità garante della
Concorrenza e del Mercato, che ha attuato l’articolo 12,
comma 10, del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011,
n.214, il quale ha definito le misure di cui al comma 9 del
medesimo articolo;
CONSIDERATO che l’uso del contante comporta per la collettività rilevanti costi legati alla minore tracciabilità delle
operazioni e al conseguente maggior rischio di elusione
della normativa fiscale e antiriciclaggio, nonché costi
anche per gli esercenti, legati sia alla gestione del contante
sia all’incremento di rischio di essere vittime di reati;
RITENUTO, stante gli effetti e il rilevante numero dei soggetti destinatari delle disposizioni, di dover individuare,
secondo criteri di gradualità e sostenibilità, inizialmente e
in via transitoria le categorie di operatori nei confronti
delle quali trova applicazione il presente decreto, nonché
gli importi e la relativa decorrenza, rinviando ad un successivo provvedimento per la definitiva attuazione;
VISTO l’art. 17, comma 3, della legge n. 400 del 1988;
VISTO il parere reso dal Consiglio di Stato, Sezione Atti Normativi, nell’Adunanza del…;_
VISTA la comunicazione resa alla Presidenza del Consiglio
dei Ministri con nota n. ... del ...;
DECRETA
Art. l
(Definizioni)
I. Ai fini del presente decreto si intendono per:
a) carta di debito: strumento di pagamento che consente
al titolare di effettuare transazioni presso un esercente
abilitato all’accettazione della medesima carta, emessa da un istituto di credito, previo deposito di
fondi in via anticipata da parte dell’utilizzatore, che
non finanzia l’acquisto ma consente l’addebito in
tempo reale;
b) circuito: piattaforma costituita dal complesso di regole
e procedure che consentono di effettuare e ricevere
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 11
DAL CONSIGLIO NAZIONALE
pagamenti attraverso l’utilizzo di una determinata
carta di pagamento;
c) consumatore o utente: la persona fisica che ai sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo 6 settembre 2005, n.
206 agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta;
d) esercente: il beneficiario, impresa o professionista, di
un pagamento abilitato all’accettazione di carte di pagamento anche attraverso canali telematici;
e) fatturato: l’importo determinato ai sensi dell’articolo 1
comma 1, lettera l) del decreto del Ministro dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato 11 maggio 2001,
n. 359, o, in ogni altro caso, la somma dei ricavi delle
vendite e delle prestazioni e degli altri ricavi e proventi ordinari, come dichiarati ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive e, in mancanza, come
rappresentati nelle scritture contabili previste dagli
articoli 2214 e seguenti del codice civile;
f) terminale evoluto di accettazione multipla: terminale POS
con tecnologia di accettazione multipla ovvero che
consente l’accettazione di strumenti di pagamento tramite diverse tecnologie, in aggiunta a quella “a banda
magnetica” o a “microchip”.
Art. 2
(Ambito di applicazione)
1) L’obbligo di accettare pagamenti effettuati attraverso
carte di debito di cui all’articolo 15, comma 4, del decretolegge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito con modificazioni
dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, si applica a tutti i pagamenti superiori alla soglia minima di venti euro per la
vendita di prodotti o la prestazione di servizi. Resta
fermo quanto previsto dall’articolo 49 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, come modificato dall’articolo 12 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201,
convertito con modificazioni, dalla legge 22 dicembre
2011, n. 214.
12 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
2. In sede di prima applicazione l’obbligo di cui al comma 1
si applica limitatamente ai pagamenti effettuati all’interno dei locali destinati allo svolgimento dell’attività di
vendita o di prestazione di servizio, ed esclusivamente
nel caso in cui il fatturato del soggetto che effettua l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi,
come risultante dall’ultima dichiarazione presentata ai
fini dell’imposta regionale sulle attività produttive e, in
mancanza, dalle scritture contabili dell’anno precedente
a quello nel corso del quale è effettuato il pagamento, per
la parte riferibile alle sole transazioni con consumatori o
utenti, è superiore a 300.000,00 euro.
3. Decorsi sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto il limite di cui al comma 2 è ridotto a
200.000,00 euro.
Art. 3
(Disposizioni finali)
1) Con successivo decreto da emanarsi entro centottanta
giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto
sono individuate le ulteriori modalità, nonché i termini e
gli eventuali importi minimi, ai fini dell’applicazione dell’articolo 15, comma 4, del decreto-legge 18 ottobre 2012,
n. 179, convertito con modificazioni dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221 .
2. Con il medesimo decreto può essere disposta l’estensione degli obblighi a ulteriori strumenti di pagamento elettronici anche con tecnologie mobili.
3. Il presente decreto entra in vigore decorsi centoventi
giorni dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Il presente decreto, munito del sigillo di Stato, sarà inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
Italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di
farlo osservare.
Roma,
IL MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO
IL MINISTRO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE
DAL CONSIGLIO NAZIONALE
Schema di decreto del Ministro dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministro dell'Economia e delle Finanze,
recante il regolamento per la disciplina degli importi minimi, le modalità e i termini, anche in relazione ai soggetti interessati, relativamente all'obbligo di accettare anche pagamenti effettuati attraverso carte di debito, ai sensi dell'articolo 15, comma 5 dei decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito con modificazioni dalla legge 17 dicembre
2012, n. 221
Ministero dello Sviluppo Economico
DIPARTIMENTO PER L’IMPRESA E L’INTERNAZIONALIZZAZIONE
Direzione Generale per il Mercato, la concorrenza, il Consumatore, la
Vigilanza e la Normativa Tecnica
Divisione iV – Promozione della Concorrenza
Relazione illustrativa
La cornice di riferimento dell’allegato regolamento – predisposto ai sensi dell’art. 17, comma 3, della legge 23 agosto
1988, n. 400 – è costituita, in via preliminare, dal disposto
dei commi 4 e 5 dell’articolo 15 del decreto-legge 18 ottobre
2012, n. 179, convertito con modificazioni dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221.
Nello specifico il citato comma 4 ha stabilito che a decorrere
dal 1 gennaio 2014, i soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali, sono tenuti ad accettare anche pagamenti effettuati attraverso carte di debito. Il successivo comma 5 ha stabilito
che con uno o più decreti del Ministro dello Sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, sentita la Banca d’Italia, vengono disciplinati gli eventuali importi minimi, le modalità e i termini, anche in relazione ai soggetti interessati, di attuazione della disposizione di cui al comma 4. Con i medesimi decreti può essere
disposta l’estensione degli obblighi a ulteriori strumenti di
pagamento elettronici anche con tecnologie mobili.
Non può tuttavia non rilevarsi che iI testo va collocato altresì
nel contesto delle azioni dirette a promuovere gli strumenti
di pagamento elettronico, tra le quali, a livello comunitario,
vanno citate la recente proposta di Regolamento relativo
alle commissioni interbancarie sulle operazioni di pagamento tramite carta e la proposta di Direttiva relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno, con l’intento di contribuire allo sviluppo di un mercato unico dei pagamenti
nella UE, al fine di garantire ai consumatori, ai dettaglianti e
ad altre imprese di beneficiare dei vantaggi derivanti dal
mercato interno e dal commercio elettronico.
Al riguardo va evidenziato che tra le principali criticità alla
diffusione dei pagamenti elettronici, come emerso nel corso
dei lavori per la realizzazione del programma denominato
“Agenda Digitale Europea”, vi è lo scarso utilizzo di detti
strumenti soprattutto da parte dei consumatori nei rapporti
con le imprese e i professionisti.
L’utilizzo di tali sistemi di pagamento nel nostro Paese, infatti, è ancora in una posizione comparativamente arretrata
rispetto ai principali Paesi dell’Unione europea. In Italia il
31% dei consumatori utilizza contante per spese tra i 200 e i
1.000 euro, rispetto al 3% in Francia e il 21 % in Germania. Lo
stesso uso del bancomat è spesso legato al ritiro presso lo
sportello del contante e non a un suo utilizzo per pagamento
tramite POS.
Infatti, anche se l’Italia risulta sostanzialmente allineata ai
Paesi europei come numero di POS pro capite (25 punti ogni
1.000 abitanti), il numero di pagamenti per terminale risulta
inferiore.
Quanto sopra è confermato dalla circostanza che nonostante il 31 % circa delle imprese di servizi risulti dotata di
un terminale POS (a fronte del 44% nei Paesi europei con livelli medio-alti di utilizzo delle carte di pagamento), in alcune categorie (attività professionali, immobiliari, servizi
sanitari e assistenziali) la percentuale scende al di sotto del
10%.
Si riscontrano, invece, percentuali superiori al 50% nel caso
della grande distribuzione organizzata ma, escludendola
dalle statistiche, si scende al 20% nei piccoli e medi esercizi
alimentari e nei pubblici esercizi (bar, ristoranti).
Riguardo a quanto sopra evidenziato, comunque, va rilevato che un elemento di criticità, indubbiamente, è rappresentato dai costi delle commissioni sulle transazioni con
carte elettroniche, sulle quali potrebbe avere effetti l’emanazione del decreto attuativo dell’articolo 12, comma 10, del
decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, finalizzato,
appunto, a definire le regole generali per assicurare una riIL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 13
DAL CONSIGLIO NAZIONALE
duzione delle commissioni a carico degli esercenti in relazione alle transazioni effettuate mediante carte di pagamento, al quale si farà cenno nel prosieguo della presente
relazione.
Anche nello studio della Banca d’Italia del novembre 2013,
avente ad oggetto “SEPA e i suoi riflessi sul sistema dei pagamenti italiano”, si rileva che, rispetto all’Eurosistema, l’Italia si caratterizza per un uso limitato di strumenti di pagamento alternativi al contante.
Nello studio, infatti, si legge che «(…) solo 71 operazioni
annue a fronte di una media europea di 187 (Area Euro 194)»
caratterizzano il dato del nostro Paese. Non solo, nello
studio si precisa che il «(…) dato va letto congiuntamente a
quello sull’utilizzo del contante: in Italia l’83 per conto delle
transazioni complessive è eseguito in contante a fronte di
una media europea del 65 per cento (ECB 2012). Se la realizzazione della SEPA allineasse l’Italia al dato medio europeo sull’utilizzo di strumenti di pagamento, il mercato
s’incrementerebbe di circa 4 miliardi di transazioni elettroniche all’anno. In Italia, inoltre, fra gli strumenti di pagamento alternativi al contante vengono utilizzati in prevalenza quelli più costosi, come assegni e altri strumenti esclusi dallo SEPA. Sebbene nel nostro Paese ci sia una discreta diffusione delle transazioni con carte (il 40% circa del
totale), bonifico e addebito diretto sono utilizzati solo per
il 15-17 per cento, dato inferiore allo media europea (30 per
cento. I dati analizzati confermano l’importanza per l’Italia
di una piena realizzazione della SEPA e, più in generale, dell’ammodernamento del sistema del pagamenti, volto a ridurre l’uso del contante, potenziare la diffusione di strumenti elettronici e ridurre i costi dei servizi di pagamento
per la collettività. Tale evoluzione potrebbe avere effetti
positivi sull’economia nel suo complesso e sarebbe in linea
con le politiche europee ed italiane volte a favorire una
maggiore diffusione della tecnologia presso il pubblico».
In tal senso, l’analisi condotta nello studio dimostra come
nei Paesi a più elevata diffusione di strumenti elettronici il
costo per transazione per l’utilizzo degli strumenti di pagamento elettronici sia inferiore a quello del pagamento in
contanti; ciò riflette la maggiore incidenza dei costi fissi per
i pagamenti elettronici.
Queste evidenze confermano, altresì, l’importanza di interventi, volti a promuovere l’utilizzo degli strumenti elettronici, caratterizzati da un’efficienza operativa ed economica
potenzialmente maggiore rispetto al contante e agli strumenti cartacei: la migrazione verso tali strumenti, infatti, favorisce una riduzione dei loro costi unitari grazie alla possi14 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
bilità di sfruttare economie di scala.
Tutti gli interventi finalizzati a tali esigenze, sia il presente,
sia il già richiamato regolamento attuativo dell’articolo 12,
comma 10, del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, costituiscono interventi connessi e funzionali alla riduzione dell’uso del contante e dei conseguenti costi legati alla minore
tracciabilità delle operazioni e al conseguente maggior rischio di elusione della normativa fiscale e antiriciclaggio.
Da altro punto di vista, come già evidenziato, la limitazione
all’uso del contante è, inoltre, finalizzata anche alla riduzione dei costi sostenuti dagli stessi esercenti legati alla gestione del contante e all’incremento di rischi di essere vittime di reati.
È evidente, quindi, che sia la tempistica nell’adozione del
presente regolamento che i suoi contenuti sono stati fortemente influenzati dalla necessità di ricondurre ad unità
complessiva la disciplina dei pagamenti con strumenti elettronici (recata dall’articolo 15 del citato decreto-legge n.
179 del 2012) ed armonizzarla con la più ampia regolamentazione dei profili di trasparenza e costo delle commissioni
(recata, invece, in attuazione del citato decreto-legge n. 201
del 2011).
L’allegato decreto, infatti, non poteva essere adottato se
non alla luce della regolamentazione richiesta dal citato decreto del 2011, al fine di valutare, per ogni settore di vendita
coinvolto dall’obbligo in discorso, l’incidenza e gli effetti
degli oneri di trasparenza generali recati dal predetto regolamento adottato dal Ministero dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministero dello Sviluppo Economico, sentite la Banca d’Italia e l’Antitrust.
In considerazione, quindi, della portata complessiva e dell’impatto economico sui mercati di riferimento della prevista obbligatorietà di accettazione delle cosiddette carte
di debito, da parte dei soggetti che effettuano attività di
vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali, sono in fase di ulteriore approfondimento le diverse modalità di attuazione delle disposizioni (disciplinati
gli eventuali successivi importi minimi, le modalità e i termini, anche in relazione ai soggetti interessati) in modo da
pervenire a una regolamentazione che, minimizzando al
massimo ipotetici effetti distorsivi della concorrenza (anche
avuto riguardo ai costi connessi all’attuazione del predetto
obbligo, a carico dei citati operatori), possa garantire l’adozione dei previsti provvedimenti per un’efficace entrata in
vigore dell’obbligo del comma 4 dell’articolo 15.
DAL CONSIGLIO NAZIONALE
L’allegato regolamento, quindi, individua, in fase di prima
applicazione, le categorie di soggetti e gli importi minimi ai
quali si applica la disciplina dallo stesso provvedimento recata.
Nello specifico, fa riferimento alle attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali, effettuate all’interno dei soli locali destinati allo svolgimento
dell’attività di vendita o di servizio, per evitare di complicare le prestazioni al domicilio effettuate dai professionisti
e altre situazioni in cui avere un POS (Poin of sale) implica
anche i costi e le complicazioni di un collegamento mobile,
problematiche, quest’ultime, affrontabili nella stesura di un
successivo provvedimento (al riguardo cfr. art. 3, comma 1
dello schema allegato che reca tale precisazione). Basti
pensare in proposito, anche, alle complicazioni connesse
all’applicazione immediata di tale norma alle professionalità senza sedi operative fisiche o aperte al pubblico o delle
forniture di beni e servizi a distanza.
Va evidenziato, inoltre, che la norma primaria (cfr. comma 4
dell’articolo 15 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179,
convertito con modificazioni dalla legge 17 dicembre 2012,
n. 221) fa riferimento alle sole carte di debito (i cosiddetti
bancomat) ossia alle carte di pagamento che prevedono
l’addebito contestualmente all’effettuazione dell’operazione. A ben vedere, nell’ambito degli acquisti in rete il bancomat non è una modalità di pagamento accettata, a differenza della carta di debito.
L’allegato regolamento, inoltre, individua, un importo minimo pari a euro venti, tenuto conto che l’indicazione di un
importo superiore avrebbe vanificato la disposizione volta
a facilitare i pagamenti al di sotto dei trenta euro prevista
dall’articolo 7 del citato regolamento, in corso di adozione,
del Ministro dell’Economia e delle Finanze, di concerto con
il Ministro dello Sviluppo Economico. La scelta di detto importo, o comunque di una soglia di importo basso, inoltre,
è giustificata anche dalla considerazione che per i pagamenti superiori ai mille euro la previsione dell’obbligo di
accertare pagamenti con carte di debito è comunque in
parte inutile e in parte inefficace, in quanto la normativa vigente comunque limita l’uso del contante e dei titoli al portatore (clr. art. 49 del d.lgs. 231/2007 cosi come modificato
dal d.l. n. 201/2011, convertito, con modificazioni, dalla
legge n. 214/2011 e considerati comunque i limiti di spesa
unitaria normalmente autorizzati per le carte di debito dai
soggetti emittenti.
Al fine di restringere almeno nella prima fase il campo di applicazione della disposizione, consentendo un graduale adeguamento per i soggetti interessati, la disposizione proposta prescrive, quale presupposto ulteriore di applicazione, in aggiunta, che siano obbligati solo i soggetti il cui
fatturato come risultante dall’ultima dichiarazione a fini
IRAP ovvero dalle scritture contabili dell’anno precedente
a quello nel corso del quale è effettuato il pagamento, sia
superiore a 300.000,00 euro. Inoltre, ai predetti fini è previsto sia presa in considerazione la sola parte di fatturato riferibile alle transazioni con consumatori o utenti, nel convincimento che per i pagamenti fra, imprese o fra imprese e
professionisti, le garanzie di tracciabilità sono previste in
altra sede e l’opportunità di una modalità facile di pagamento (che avvengono normalmente mediante bonifici o
assegni) sia da rimettere ai normali rapporti fra soggetti
“professionali”.
La norma proposta specifica, inoltre, che decorsi sei mesi
dalla data di entrata in vigore del regolamento stesso la predetta soglia di fatturato pari a euro 300.000,00 alla quale fare
riferimento per l’applicazione della disciplina in discorso, è
abbassata a euro 200.000,00 in modo da calibrare una graduale entrata a regime dell’obbligo stesso.
Inoltre, tenuto conto degli effetti e del rilevante numero dei
soggetti destinatari delle disposizioni in argomento e rilevata, quindi, la necessità di dover individuare, secondo criteri di gradualità e sostenibilità, inizialmente e in via transitoria le categorie di operatori nei confronti delle quali trova
applicazione il decreto in discorso, nonché gli importi e la
relativa decorrenza, rinvia ad un successivo provvedimento
la definitiva attuazione della norma recante l’obbligo di accettazione dei pagamenti tramite carte di debito, mediante
la massima estensione possibile ed utile di tale obbligo.
Detto rinvio, infatti, è funzionale a consentire agli operatori
di apportare i necessari adattamenti tecnico-organizzativi
volti a garantire l’adempimento degli obblighi di legge.
Di seguito si dà in breve conto del contenuto degli articoli:
Articolo 1: contiene le definizioni dei termini utilizzati nel
provvedimento.
Articolo 2: individua l’ambito di applicazione. In particolare, l’obbligo di accettare pagamenti effettuati attraverso
carte di debito riguardante tutti i pagamenti superiori alla
soglia minima di venti euro per la vendita di prodotti o la
prestazione di servizi, in sede di prima applicazione, è limitato ai pagamenti effettuati all’interno dei locali destinati
allo svolgimento dell’attività di vendita o di prestazione di
servizio, a condizione che il fatturato dell’anno di riferimento o precedente a quello nel corso del quale è effettuato il pagamento, per la parte riferibile alle sole transazioni con consumatori o utenti, sia superiore a 300.000,00
euro. Il comma 3, specifica, inoltre, che decorsi sei mesi
dalla data di entrata in vigore del provvedimento la soglia
di fatturato passa ad euro 200.000,00.
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 15
DAL CONSIGLIO NAZIONALE
Articolo 3: reca le disposizioni finali, prevedendo, preliminarmente che con successivo decreto da emanarsi entro
centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del regolamento in discorso, sono individuate le ulteriori modalità,
nonché i termini e gli eventuali importi minimi, ai fini dell’applicazione più di dettaglio dell’obbligo di accettazione
dei pagamenti mediante carte di debito. Viene ribadita, poi,
la possibilità già prevista dal comma 5 dell’articolo 15 del
decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito con modi-
16 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
ficazioni dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, sempre tramite successivi decreti, di estendere l’obbligo in argomento
a ulteriori strumenti di pagamento elettronici anche con tecnologie mobili. In ultimo, sempre al fine di consentire le attività organizzative necessarie all’adempimento dell’obbligo una volta che ne sia noto l’ambito di applicazione, fissa
la data di entrata in vigore del decreto medesimo decorsi
centoventi giorni dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta
Ufficiale della Repubblica Italiana.
DAL CONSIGLIO NAZIONALE
Schema di “Regolamento
Formazione Professionale
Continua”
I
l Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati
ci ha fatto pervenire, a firma del Presidente Nazionale Maurizio Savoncelli, la bozza di “Schema di Regolamento Formazione Professionale Continua”. Tale documento è stato esaminato durante la seduta di Consiglio del
28 gennaio u.s. e sarà discusso durante la prossima Assemblea dei Presidenti, prevista per il 26 marzo prossimo venturo.
Lo pubblichiamo integralmente a beneficio dei lettori.
Regolamento per la formazione professionale continua
ai sensi dell’articolo 7, del Dpr 7 agosto 2012, n. 137
Il Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati (Consiglio Nazionale) considerato quanto segue:
(1) AI fine di garantire la qualità e l’efficienza della prestazione professionale, nel migliore interesse dell’utente e
della collettività, e per conseguire l’obiettivo dello sviluppo professionale, ogni professionista ha l’obbligo di
curare il continuo e costante aggiornamento della propria competenza professionale (articolo 7, comma 1, Dpr.
7 agosto 2012, n. 137);
(2) Il codice deontologico, approvato dal Consiglio Nazionale nella seduta del 3 aprile 2007 e pubblicato sulla
Gazzetta Ufficiale del 26 maggio 2007, n. 121, prevede all’articolo 23 che l’iscritto deve "svolgere la prestazione
professionale, per il cui espletamento è stato incaricato,
nel rispetto dello standard di qualità stabilito dal CNGeGL..." e "mantenere costantemente aggiornata la propria preparazione profeSSionale attraverso lo svolgimento e la frequenza delle attività di informazione, di
formazione e di aggiornamento...";
(3) La direttiva Europea n. 200S/36/CE, recepita con Decreto
Legislativo del 9 novembre 2007, n. 206, individua nella
formazione e istruzione permanente lo strumento per
mantenere prestazioni professionali sicure ed efficaci
(considerando 39 e articolo 22);
(4) La formazione assicura ai professionisti di ogni età e situazione occupazionale, in un’ottica di pari opportunità,
condizioni che facilitano l’apprendimento permanente,
al fine di evitare rischi di esclusione sociale e professionale;
Vista: la delibera n. ??? del ??/??/???? con cui è stato approvato lo schema di regolamento per la formazione continua e il parere favorevole del Ministero della Giustizia del
??/71/???? ai sensi dell’articolo 7, comma 3, del Dpr. 7 agosto
2012, n. 137;
adotta il seguente regolamento per la formazione professionale continua.
18 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
Articolo 1
(Definizioni)
Ai fini del presente regolamento si applicano le seguenti
definizioni:
Professione: attività, o insieme delle attività, riservate per
espressa disposizione di legge o non riservate, Il cui esercizio è consentito solo a seguito d’iscrizione in Ordini o in
Collegi, subordinatamente al possesso di qualifiche professionali o all’accertamento delle specifiche professionalità (articolo 1, comma 1, lettera a, Dpr. 7 agosto 2012, n. 137);
Professionista: soggetto iscritto all’Albo;
Conoscenza: risultato dell’assimiliazione di informazioni attraverso l’apprendimento; le conoscenze sono un insieme
di fatti, principi, teorie e pratiche relative ad un settore di
lavoro o di studio;
Competenza: comprovata capacità di utilizzare conoscenze,
abilità e attitudini personali, sociali e/o metodologiche, per
ottenere risultati misurabili;
Abilità: capacità di applicare conoscenze e di utilizzare
know-how per portare a termine compiti e risolvere problemi;
Professionalità: caratteristica della professione intesa
come competenza qualificata e riconosciuta quale insieme
di apparati teorici e normatlvi di riferimento, acquisita attraverso un processo di apprendimento prolungato e sistematico; capacità progettuali e pluralità di esperienze che si
estrinsecano come pratica organizzativa e capacità realizzative distintive;
Modalità propedeutica: procedura che consente la possibilità di accedere al modulo o sezione successiva mediante
superamento di un test auto-valutativo.
Articolo 2
(Obbligo formativo)
1. In attuazione delle disposizioni di cui all’articolo 7, del
Dpr. 7 agosto 2012, n. 137, il presente regolamento disciplina la formazione professionale continua degli iscritti
all’Albo dei geometri e geometri laureati ai fini dell’assolvimento dell’obbligo di aggiornamento professionale.
2. Sono soggetti all’obbligo formativo tutti gli iscritti all’Albo
ad eccezione dei soggetti esonerati ai sensi dell’articolo
13 del presente regolamento.
3. La violazione dell’obbligo della formazione continua costituisce illecito disciplinare (articolo 7, comma 1, Dpr. 7
agosto 2012, n. 137).
Articolo 3
(Attività formativa)
1. Gli eventi formativi sono finalizzati a migliorare e/o aggiornare le conoscenze, le abilità e le competenze degli
iscritti all’Albo, per esercitare l’attività con la professio-
DAL CONSIGLIO NAZIONALE
nalità necessaria a garantire i servizi da prestare alla committenza.
2. Costituiscono eventi formativi le seguenti attività:
a) corsi di formazione e aggiornamento;
b) corsi di formazione previsti da norme specifiche, nel
quali possono essere previsti anche esami finali;
c) corsi o esami universitari (di laurea, di specializzazione, di perfezionamento e di master);
d) seminari, convegni e giornate di studio;
e) visite tecniche e viaggi di studio;
f) partecipazione alle commissioni per gli esami di Stato
per l’esercizio della professione
g) relazioni o lezioni negli eventi formativi;
h) articoli scientifici o tecnico-professionali pubblicati su
riviste a diffusione nazionale;
i) professionista affidatario ai fini di un contratto di apprendistato di alta formazione e ricerca di cui al Testo
Unico, articolo 5, D.Lgs. 14 settembre 2011, n.167 (apprendistato) ;
l) frequenza a corsi di alta formazione post secondaria
compresa Istruzione Tecnica Superiore (ITS) nelle discipline tecnico scientifiche, di cui al successivo comma
del presente articolo;
m) professionista affidatario (articolo 6, comma 3, Dpr. 7
agosto 2012, n. 137) il cui praticante ha iniziato e concluso il tirocinio professionale, e superato l’esame di
Stato.
3. Gli eventi formativi devono comprendere:
I) le discipline tecnico-scientifiche inerenti l’attività
professionale del geometra e geometra laureato;
II) le norme di deontologia e ordinamento professionale;
III) le altre discipline comunque funzionali all’esercizio
della professione.
4. Per quanto attiene il comma 3, lettera i) del presente articolo, è possibile fare riferimento allo Standard di Qualità della professione del geometra e geometra laureato
approvato dal Consiglio Nazionale.
5. Il Consiglio Nazionale predispone il Sistema Informativo
Nazionale sulla Formazione Continua (SINF) al fine di garantire uniformità e trasparenza, nonché la più ampia
pubblicità a livello nazionale degli eventi formativi, compresi quelli organizzati da associazioni professionali e
soggetti terzi.
6. Il Consiglio Nazionale si riserva la possibilità di organizzare direttamente eventi formativi.
Articolo 4
(Attività formativa a distanza)
1. È ammessa la formazione a distanza (FAD) per gli eventi
di cui all’articolo 3, comma 2, lettera a), b), c) e d) del presente regolamento, a condizione che sia verificabile l’effettiva partecipazione e l’acquisizione delle nozioni impartite.
2. È previsto uno specifico sistema di ”Formazione a Distanza Qualificata” (FAD-Q) nel caso in cui la modalità di
erogazione rispetti tutte le seguenti prescrizioni:
a) la piattaforma formativa deve avere i requisiti minimi
secondo le linee guida che saranno emanate dal Consiglio Nazionale;
b) i moduli formativi che compongono i corsi, devono essere svolti dai discenti in modalità propedeutica, attraverso il superamento di appositi questionari di valutazione intermedi e finali;
c) ogni attività didattica erogata deve essere conservata
su un apposito registro dati. Su richiesta del Consiglio
Nazionale deve essere fornito il dettaglio delle attività
formative condotte da ciascun discente.
Articolo 5
(Credito formativo professionale e adempimento obbligo)
1. L’unità di misura della formazione continua è il credito formativo professionale (CFP).
2. Il CFP corrisponde, generalmente, ad un’ora di formazione, salvo quanto previsto nel successivo articolo 7.
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 19
DAL CONSIGLIO NAZIONALE
Tabella 1 - Valutazione degli eventi formativi
Evento formativo
CFP
Limiti max triennali
(CFP)
Corsi di formazione e aggiornamento
1 CFP ogni ora
nessuno
Corsi di formazione e aggiornamento (art. 4, comma 1)
1CFP ogni ora
nessuno
3 CFP
nessuno
8 CFP ogni 1 CFU
nessuno
Esame nei corsi previsti da norme specifiche
Corsi o esami universitari (art. 3, comma 2, lett. c)
Diploma (art. 3, comma 2, lett. l)30 CFP
Corsi di formazione e aggiornamento (art. 4, comma 2)
nessuno
3 CFP ogni ora
nessuno
Seminari, convegni, giornate di studio (max 3 CFP)
1 CFP ogni 2 ore
24 CFP
Visite tecniche e viaggi di studio (max 3 CFP)
1 CFP ogni 2 ore
12 CFP
6 CFP
12 CFP
Commissioni per gli esami di Stato
Relazione eventi formativi (art. 3, comma 2, lett. g)
Docenza negli eventi formativi
Articoli scientifici e tecnico professionali
Fino a 3 CFP
18 CFP
2 CFP ogni ora
30 CFP
Fino a 6 CFP
18 CFP
Attività affidatario (art. 3, comma 2, lett. m)
10 CFP ogni Prat.
30 CFP
Attività affidatario (art. 3, comma 2, lett. i)
10 CFP ogni appr.
30 CFP
Articolo 6
(Assolvimento obbligo formativo)
1. L’obbligo della formazione continua decorre dal 1 gennaio
dell’anno successivo a quello di iscrizione all’Albo.
2. Ogni iscritto sceglie liberamente gli eventi formativi da
svolgere, in relazione alle preferenze personali nell’ambito dei settori disciplinari professionali di cui all’articolo
3 del presente regolamento.
3. Ai fini dell’assolvimento dell’obbligo, ogni iscritto deve
conseguire nel triennio almeno 60 (sessanta) CFP.
Articolo 7
(Valutazione eventi formativi)
1. La valutazione degli eventi formativi di cui all’articolo 3,
comma 2 del presente Regolamento, è effettuata secondo i criteri riportati nella tabella che segue:
I criteri di valutazione, di cui alla tabella 1, sono aggiornati
dal Consiglio Nazionale con apposita deliberazione.
2. Il riconoscimento dei CFP matura nell’anno solare in cui si
è concluso l’evento formativo.
Articolo 8
(Curriculum Professionale Certificato)
1. È istituito il Curriculum Professionale Certificato (CPC)
sulla formazione professionale, consultabile on line, che
può essere oggetto di divulgazione a terzi, in quanto trat20 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
tasi di pubblicità informativa che risponde al solo interesse della collettività.
2. Il CPC contiene:
a) gli eventi formativi svolti dal singolo iscritto conformemente al presente regolamento;
b) la formazione e le esperienze maturate prima dell’entrata in vigore del presente regolamento;
c) le qualifiche professionali acquisite;
d) i titoli professionali acquisiti.
Articolo 9
(Commissione nazionale
formazione professionale continua)
1. La commissione nazionale sulla formazione continua è
nominata dal Consiglio Nazionale ed è composta da
cinque membri, compreso il Presidente del Consiglio Nazionale o suo delegato, che la presiede.
2. La commissione dura in carica per la durata del Consiglio
Nazionale e rimane in essere fino alla nomina della nuova
commissione.
3. I compiti della commissione nazionale formazione professionale continua, sono i seguenti:
a) supportare il Consiglio Nazionale nelle attività di promozione, monitoraggio e coordinamento generale;
b) esaminare e istruire le richieste di accreditamento da
parte delle associazioni professionali e soggetti terzi
DAL CONSIGLIO NAZIONALE
ed esprimere motivato parere al Consiglio Nazionale;
c) certificare, su istanza dell’iscritto, la formazione e le esperienze maturate prima dell’entrata in vigore del
presente regolamento;
d) gestire il CPC attraverso il SINF;
e) svolgere, su mandato del Consiglio Nazionale, attività
di vigilanza e di ispezione sull’adempimento degli eventi formativi;
f) predisporre e definire, ai fini dell’uniformità su tutto il
territorio nazionale, un piano annuale dell’offerta formativa, individuando programmi e le caratteristiche
descritte nello standard di qualità, dei corsi di cui all’articolo 3, comma 2, lettera a), che saranno successivamente pubblicizzati sul SINF;
g) riconoscere e attribuire, su richiesta dell’interessato, i
CFP per gli eventi formativi non previsti nell’articolo 3
del presente regolamento, comunque ritenuti tali per
la professionalità dei contenuti;
h) riconoscere e attribuire, su richiesta del Consiglio Nazionale, i CFP per particolari, e specifici eventi formativi, ritenuti tali per la professionalità dei contenuti dell’evento stesso, anche in deroga all’articolo 7, tabella 1,
del presente
regolamento;
i) riconoscere e attribuire, su richiesta dell’interessato,
CFP per eventi formativi riguardanti corsi previsti da
specifiche normative.
4. I componenti della commissione di cui al precedente
comma 1 che, senza giustificato motivo, non partecipano
a tre riunioni consecutive, decadono automaticamente
dalla carica.
Articolo 10
(Accreditamento associazione degli iscritti e altri soggetti)
1. Ai sensi dell’articolo 7, comma 2, del Dpr. 7 agosto 2012,
n. 137, i corsi fomativi possono essere organizzati da associazioni di iscritti e altri soggetti (ivi compresi Enti Pubblici).
2. La domanda di accreditamento da parte di associazione
di iscritti o altri soggetti (ivi compresi Enti Pubblici), è
compilata direttamente sul SINF e deve contenere,
previa verifica del piano di formazione annuale, per ogni
corso:
a) caratteristiche, struttura, certificazione, del soggetto
proponente;
b) titolo;
c) esauriente descrizione dei contenuti, con specifico riferimento agli obiettivi che si intendono raggiungere in
merito alla conoscenza, qualità e abilità;
d) materiale didattico previsto;
e) durata;
f) modalità di svolgimento;
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 21
DAL CONSIGLIO NAZIONALE
g) qualifica e il curriculum dei docenti;
h) numero massimo dei discenti ammessi;
i) oneri a carico dei partecipanti;
l) modalità di verifica della rilevazione dei presenti;
m) durata minima di partecipazione ai fini del riconoscimento dei crediti;
n) specifiche tecniche per l’eventuale erogazione nella
modalità FAO di cui all’articolo 4, comma 2;
o) altre informazioni ritenute utili.
3. Il Consiglio Nazionale, acquisito Il parere della commissione nazionale formazione professionale continua, di
cui all’articolo 9 del presente regolamento, esprime motivata proposta di delibera e la trasmette al Ministero vigilante, ai sensi dell’articolo 7, comma 2, del Dpr. 7 agosto
2012, n. 137.
4. Acquisito il parere vincolante del Ministero vigilante, il
Consiglio Nazionale delibera e comunica al richiedente
l’autorizzazione allo svolgimento del corso e le modalità
di accesso per l’utilizzo del SINF, o il diniego.
5. Il Consiglio Nazionale può stipulare con associazioni di iscritti o Enti pubblici specifiche convenzioni, volte a semplificare le procedure di autorizzazione e programmare
gli eventi formativi, promossi dal predetti soggetti, in un
periodo di tempo prestabilito.
Articolo 11
(Compiti e attribuzioni al Consiglio Nazionale)
1. Il Consiglio Nazionale indirizza e coordina lo svolgimento
della formazione continua a livello nazionale, in particolare:
a) nomina la commissione formazione professionale continua di cui all’articolo 9 del presente regolamento;
b) definisce lo standard di qualità della categoria professionale;
c) definisce il sistema di qualificazione delle competenze
degli iscritti (articolo 8, comma 2, lettera c);
d) istituisce e gestisce il SINF di cui all’articolo 3, comma
5 del presente regolamento;
e) approva, previo parere vincolante del Ministero vigilante, i corsi proposti da associazioni di iscritti e altri
soggetti;
f) pubblica sull’Albo Unico, di cui all’articolo 3, comma 1,
del Dpr. 7 agosto 2012, n. 137, I CPC degli iscritti;
g) definisce e stipula convenzioni con le Università, ai
sensi dall’articolo 7, comma 4, del Dpr. 7 agosto 2012, n.
137, ai fini del riconoscimento reciproco dei crediti formativi professionali e universitari;
h) approva regolamenti comuni, previo parere favorevole
dei Ministeri vigilanti, per individuare crediti formativi
professionali interdisciplinari, stabilendone il loro valore, ai sensi dall’articolo 7, comma 4, del Dpr. 7 agosto
22 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
2012, n. 137;
i) organizza direttamente eventi formativi, anche in cooperazione o convenzione con altri soggetti;
l) emana le linee guida in merito ai requisiti minimi per
lo svolgimento dei corsi con modalità FAD-Q, come
previsto dall’articolo 4, comma 2 del presente regolamento;
m) emana delibere di attuazione, coordinamento e indirizzo che definiscono modalità e procedure di svolgimento delle attività di formazione professionale continua;
Articolo 12
(Compiti e attribuzioni ai Collegi Territoriali)
1. I Collegi Territoriali, a norma dell’articolo 7, del Dpr. 7 agosto 2012, n. 137:
a) organizzano le attività formative di cui all’articolo 3
comma 2 del presente regolamento lettere a), b), d), ed
e);
b) propongono l’organizzazione, per specifiche e motivate esigenze, al Consiglio Nazionale corsi di formazione e aggiornamento (articolo 3 comma 2, lettera a)
non previsti nel piano annuale di formazione;
c) attribuiscono i CFP sul SINF, per gli eventi dagli stessi
organizzati, previsti alle lettere a), b), d), e) ed f), dell’articolo 3 del presente regolamento;
d) attribuiscono i CFP sul SINF, a richiesta dell’iscritto, per
gli eventi previsti alle lettere c), g), h), i), I), m), dell’articolo 3 del presente regolamento;
e) verificano e controllano, mediante il SINF, l’assolvimento triennale dell’obbligo formativo dell’iscritto;
nell’ipotesi di inadempimento, sentito prima l’iscritto
e, se del caso, comunicano l’inosservanza al Consiglio
di Disciplina;
f) deliberano in ordine alle richieste di cui al successivo
articolo 13;
g) certificano, a domanda, l’assolvimento dell’obbligo
formativo dell’iscritto;
h) rendono pubbliche le informazioni essenziali relative
all’assolvimento dell’obbligo formativo;
i) possono istituire forme incentivanti o premianti per gli
iscritti che abbiano svolto la formazione professionale
continua oltre i limiti dei crediti formativi professionali
stabiliti dal presente regolamento;
j) possono istituire commissioni territoriali per lo svolgimento delle attività inerenti il presente regolamento.
2. I Collegi Territoriali sono autorizzati ad accedere al SINF
secondo le procedure previste dal Consiglio Nazionale.
3. Gli eventi formativi, organizzati dai Collegi Territoriali,
possono essere realizzati anche in cooperazione o convenzione con altri soggetti, ai sensi dell’articolo 7, comma
DAL CONSIGLIO NAZIONALE
5, del Dpr. 7 agosto 2012, n. 137.
Articolo 13
(Esoneri)
1. Il Consiglio del Collegio Territoriale, su domanda dell’interessato, può esonerare con delibera, anche parzialmente, l’iscritto dallo svolgimento dell’attività formativa
nei seguenti casi :
a) maternità/paternità, per un anno;
b) grave malattia o infortunio;
c) servizio militare volontario o servizio civile;
d) altri casi di documentato impedimento, derivante da
accertate cause oggettive e di forza maggiore;
e) comprovato assolvimento dell’obbligo di formazione
continua svolto regolarmente in quanto iscritto anche
ad altro Ordine/Collegio.
All’esonero temporaneo, di cui ai precedenti punti b), c), d),
consegue la riduzione del totale dei crediti formativi da acquisire nel corso del triennio, proporzionalmente alla durata dell’esonero.
2. Sono esonerati dall’obbligo della formazione continua coloro che hanno oltre quaranta anni di anzianità d’iscrizione all’Albo.
Articolo 14
(Entrata in vigore)
1. Il presente regolamento entra in vigore il 1 gennaio 2015.
2. Il presente regolamento può essere soggetto a revisione
con la procedura prevista dall’articolo 7, del Dpr. 7 agosto
2012, n. 137.
3. Con l’entrata in vigore del presente regolamento è abrogato il regolamento di formazione professionale continua
approvato dal Consiglio Nazionale con delibera in data
10 novembre 2009 e s.m .i.
❑
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 23
DALLA CASSA
Simonetta Vescovi
Riepilogo dei contributi minimi
2014 da versare alla Cassa
Nazionale di Previdenza
C
on delibera n. 159/2013 sono stati definiti, da parte
del Consiglio di Amministrazione della Cassa Italiana di Previdenza e Assistenza Geometri (Cipag),
i contributi minimi obbligatori. Li riportiamo nella tabella
sottostante, ricordando che negli anni si è cercato di agevolare i giovani neodiplomati per aiutarli nell’inserimento nel
mondo del lavoro come liberi professionisti. Nel comitato
di novembre 2013 si è deliberato di utilizzare i risparmi per
il welfare di categoria, soprattutto destinando le risorse ai
giovani. Nei prossimi anni Cipag attuerà nuove proposte per
lo sviluppo della categoria e per implementare il lavoro soprattutto aiutando i giovani che sono il nostro punto di forza.
CONTRIBUTI OBBLIGATORI MINIMI ANNO 2014
Contributo soggettivo minimo iscritti obbligatorio
(art. 1, comma 2, Regolamento Contribuzione)
€ 2.500,00
Contributo soggettivo minimo neodiplomati
(art. 1, comma 5, Regolamento Contribuzione)
625,00 per i primi due anni di iscrizione
(riduzione di 1/4 rispetto all’iscritto obbligatorio)
€ 1.250,00 per i successivi tre anni di iscrizione
(riduzione di 1/2 rispetto all’iscritto obbligatorio)
Contributo soggettivo praticanti
(art. 1, comma 5, Regolamento Contribuzione)
€ 625,00 (riduzione di 1/4 rispetto
all’iscritto obbligatorio)
Contributo soggettivo minimo pensionati
(art. 1, comma 4, Regolamento Contribuzione)
€ 1.250,00 (riduzione di 1/2 rispetto
all’iscritto obbligatorio)
Aliquota percentuale contributivo soggettivo
(art. 1, comma 1, lett.a, Regolamento Contribuzione)
12%
Oltre il limite reddituale di € 150.700,00
l’aliquota diventa 3,5%
Limite reddito contribuzione soggettiva
(art. 1, comma 1, lett.a, Regolamento Contribuzione
€ 150.700,00
Contributo integrativo minimo
(art. 2, comma 4, Regolamento Contribuzione)
€ 1.000,00
RIVALUTAZIONE TRATTAMENTI PENSIONISTICI ANNO 2014
Importo pensione minima annua lorda 2014
(art. 2, comma 4, Regolamento Previdenza)
€ 8.500,00
Coefficienti rivalutazione pensioni anno 2014
(art. 25, Regolamento Previdenza)
3,0% interno
0,90% ridotto
Limite volume d’affari IVA per le pensioni d’anzianità 2014
(art. 3, comma 8, Regolamento Previdenza)
Media reddituale per beneficio pensioni inabilità
(art. 4, comma 4, Regolamento Previdenza)
24 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
€ 8.850,00
€ 28.900,00
DAL COLLEGIO DI BRESCIA
Stefano Benedini
C
ome disposto dal
nuovo Consiglio
Direttivo si è proceduto nei mesi scorsi alla
raccolta tra gli iscritti delle
disponibilità a far parte
delle Commissioni del Collegio.
Diverse le novità rispetto
alla precedente organizzazione: innanzitutto l’istituzione della Commissione
Amministratori Immobiliari. A proposito di questo
ambito lavorativo, ricordiamo che la maggioranza
dei tecnici che vi si dedica
sono geometri. La Commissione è stata creata per aggiornarli professionalmente e per aprire nuove opportunità a chi intenda sviluppare la propria professionalità in questo settore.
C’è da segnalare anche la
decisione di dedicare maggior attenzione che in passato all’ambito professionale della Prevenzione Incendi, differenziandola
dalla Commissione sicurezza. Altra novità, voluta
dal geom. Bossini, Direttore de “Il geometra bresciano”, è quella del Comitato per lo sviluppo della
comunicazione del Collegio: un gruppo di colleghi, soprattutto giovani, impegnati a proporre spunti,
idee nuove ed efficaci per
agevolare la comunicazione
con gli iscritti e con la società
civile attraverso il periodico,
il sito internet, le newsletter
o altro strumento.
Desiderando allargare il più
possibile la partecipazione
alla vita del Collegio dei
propri iscritti, il Consiglio direttivo, ha disposto di acco-
Le Commissioni del Collegio:
le attività di programmazione
ed intervento per la categoria
Proposta per la sostituzione del membro
del Consiglio Territoriale
del Collegio geometri di Brescia
Il Consiglio Direttivo del Collegio geometri della provincia di Brescia
nella seduta del 18 novembre 2013, in riferimento all’art. 5, comma
6, del Regolamento per la designazione dei componenti dei Consigli
di Disciplina Territoriali, pubblicato sul Bollettino Ufficiale del
Ministero della Giustizia n. 23 del 15 dicembre 2012, preso atto
della rinuncia della geom. Roberta Abbiatici dall’incarico di membro
di disciplina, in relazione a quanto previsto dall’art. 3 del medesimo
Regolamento, che prevede l’incompatibilità tra il suddetto incarico
e quello di membro del Consiglio Direttivo, propone al Presidente
del Tribunale di Brescia, per la scelta del nuovo consigliere, i
seguenti due nominativi:
1. geom. Giovanni Ricci
2. geom. Bruno Bossini
e segnala il nominativo da integrare all’elenco dei componenti supplenti, in sostituzione di quello scelto dal Presidente del Tribunale
per la composizione del Consiglio di Disciplina il
geom. Maurizio Ferrari
gliere, senza alcuna eccezione, tutte le segnalazioni
di disponibilità, ipotizzando
la creazione, all’interno
delle Commissioni, di gruppi di lavoro specializzati in
singoli ambiti professionali,
con il compito di facilitare la
risoluzione di problemi tecnici a vantaggio della categoria.
Il Presidente geom. Giovanni Platto ha sottolineato
come la partecipazione alle
Commissioni debba rimanere aperta a tutti gli iscritti
che desiderano collaborare
all’individuazione dei problemi più contingenti, proponendo soluzioni e azioni
di intervento e pianificando
la formazione e l’aggiornamento professionale.
Per ogni Commissione si è identificato, tra gli iscritti con
maggior esperienza nello
specifico ambito professio-
nale, un coordinatore con il
compito di convocarne le
riunioni, e un membro del
Consiglio Direttivo, chiamato a rappresentare il Collegio negli ambiti istituzionali ed a riferire in Consiglio
quanto emerso nelle riunioni della Commissione.
Nel ringraziare tutti coloro
che hanno sin qui segnalato
la propria disponibilità, forniamo un riepilogo dei coordinatori e dei responsabili
delle Commissioni:
– Comitato Sviluppo della
Comunicazione. Coordinatore: Bruno Bossini; Responsabile: Maurizio Luteriani.
– Commissione Agricoltura
Ambiente. Coordinatore: Andrea Comincin; Responsabile:
Paolo Fappani.
– Commissione Amministra-
tori Immobiliari. Coordinatore: Silvio Maruffi; Responsabile: Dario Piotti .
– Commissione Catasto, Topografia e Territorio. Coordinatore: Alessandro Rizzi;
Responsabili: Angelo Este,
Piergiovanni Lissana,
Maurizio Pierfulvio Luteriani, Riccardo Zanotti .
– Commissione Consulenti
Tecnici e Mediatori. Coordinatore: Alberto Fortunato;
Responsabile: Roberta Abbiatici .
– Commissione Edilizia Sostenibile, Efficienza Energetica ed Acustica in Edilizia. Coordinatore: Roberto
Manella; Responsabile: Silvano Orio.
– Commissione Estimo e Valutazioni Immobiliari.Coordinatore: Matteo Negri; Responsabile: Gabriella Sala.
– Commissione Prevenzione Incendi. Coordinatore:
Giuliano Vacchi; Responsabile: Silvano Bonicelli.
– Commissione Sicurezza.
Coordinatore: Nadia Bettari;
Responsabile: Corrado Martinelli.
– Commissione Urbanistica
ed Edilizia. Coordinatore:
Stefano Santini; Responsabile: Giuseppe Zipponi; Segretario: Antonella Piotti.
– Gruppo Esperti Protezione Civile. Coordinatore e responsabile: Italo Giovanni Albertoni.
❑
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 25
DAL COLLEGIO DI BRESCIA
A cura di Armido Bellotti
S
Responsabilità civile:
aspetti cruciali
per i contraenti geometri
econdo quanto stabilito dal testo sulla
riforma delle professioni (Dpr. 137/2012), dal
15 agosto 2013 i professionisti tecnici avranno l’obbligo di stipulare una adeguata polizza di responsabilità civile.
tività di custodia di documenti e valori
ricevuti dal cliente stesso.
Il professionista deve rendere noti al
cliente, al momento dell’assunzione
dell’incarico, gli estremi della polizza
professionale, il relativo massimale e
ogni variazione successiva.
La violazione della disposizione costituisce illecito disciplinare.
Dpr. 7 agosto 2012 , n. 137
Regolamento recante riforma degli
ordinamenti professionali, a norma
dell’articolo 3, comma 5, del decretolegge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge
14 settembre 2011, n. 148.
L’assicurazione responsabilità civile professionale non
è un contratto di semplice
lettura per i non addetti ai
lavori.
Di seguito alcune nozioni
necessarie a stipulare un
buon contratto di responsabilità civile professionale.
Art. 5 Obbligo
di assicurazione
Il professionista è tenuto a stipulare,
anche per il tramite di convenzioni collettive negoziate dai consigli nazionali
e dagli enti previdenziali dei professionisti, idonea assicurazione per i danni
derivanti al cliente dall’esercizio dell’attività professionale, comprese le at-
Oggetto dell’assicurazione
È quella parte della polizza
che definisce la portata
delle garanzie prestate. Può
fornire una definizione limitativa (elenco attività assicurate) o estensiva della pro-
fessione. Può distinguere tra
danno materiale/lesione
corporale e danno patrimoniale, fornendo già importanti indicazioni sulla portata della copertura.
I geometri possono assumere ruoli diversi, anche
molto distanti tra loro, operando o in fase di progettazione o in fase di esecuzione
(con compiti di direzione), o
addirittura ricoprendo il
ruolo di coordinatori della
sicurezza.
La garanzia sarà ovviamente
operante a condizione che il
professionista risulti regolarmente iscritto all’albo del
relativo Collegio e che svolga l’attività nel rispetto delle
Leggi e dei Regolamenti che
la disciplinano.
Questa molteplicità di mansioni e le responsabilità connesse rendono quindi necessaria una copertura assi-
curativa quanto più confacente alle situazioni che
possono mutare a seconda
del singolo caso.
È necessario controllare con
attenzione quali siano i rischi concretamente compresi nel contratto (spesso
estremamente differenziati
dalle singole compagnie) e
quelli invece non coperti,
per i quali sarà necessario,
quindi, una integrazione
delle condizioni di polizza
con eventuale pagamento di
sovrappremio (condizioni
aggiuntive o particolari) .
Il mercato assicurativo è distinto tra le polizze offerte
dalle compagnie nazionali e
quelle di “matrice” anglosassone.
Le polizze italiane sono analitiche e complesse, il massimale è sempre affiancato da
limiti specifici (ad esempio,
spesso i danni patrimoniali
sono compresi sino ad 1/3
del massimale complessivo)
e le garanzie possono essere
strutturate tenendo conto
delle specifiche attività ma
con molta attenzione.
In queste tipologie di coperture, spesso i danni alle opere, con il richiamo all'art.
1669 C.c., sono limitate ai
soli danni derivanti da crollo,
rovina totale o parziale e
gravi difetti, escludendo
quindi tutti i danni minori.
Q
uelle anglosassoni sono “all inclusive” o “all risks”, a
massimale unico per qualunque tipologia di danno
(letteralmente “tutti i rischi”,
si tratta di una forma assicurativa basata sul principio
26 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
DAL COLLEGIO DI BRESCIA
che è «tutto compreso ciò
che non è esplicitamente escluso»). Generalmente non
sono previsti limitazioni per
i danni alle opere.
Validità temporale
della garanzia
Loss Occurence e Claims Made:
le differenze sostanziali
L’evoluzione commerciale
realizzatasi in tempi recenti
ha visto il passaggio delle polizze per la responsabilità civile dei professionisti dal sistema “Loss Occurance” a
quello “Claims Made”, modificando di conseguenza il periodo di efficacia assicurativa.
Nelle polizze in Loss Occurence, ormai rarissime, risulta
fondamentale cristallizzare
il momento in cui la negligenza si realizza, mentre
nell’assicurazione RC professionale in regime di Claims
Made assume fondamentale
rilievo la data in cui la richiesta risarcitoria viene ricevuta dall’assicurato.
Quindi, se la negligenza contestata al professionista risale a un periodo antecedente alla stipula di una polizza contratta in regime di
Loss Occurrence, non ci sarà copertura assicurativa. Invece,
in caso di polizza in regime
di Claims Made sarà garantita
copertura assicurativa,
posto ovviamente che la richiesta di risarcimento sia
pervenuta al professionista
in vigenza di contratto di assicurazione. La forma Claims
Made, quindi, delimita l’operatività della garanzia alle richieste di risarcimento avanzate nei confronti dell’assicurato e da questi denunciate all’assicuratore
entro il periodo di efficacia
della polizza.
Retroattività e Postuma
All’atto di sottoscrizione del
contratto, oggetto di particolare attenzione deve essere
quindi la verifica della possibilità di inserimento nella
copertura assicurativa di apposite clausole finalizzate
alla estensione della garanzia per i periodi antecedenti la stipula della polizza
o successivi alla cessazione
contrattuale.
È, comunque, diffusa la possibilità di inglobare nell’assicurazione le condotte lesive verificatesi anteriormente all’inizio della copertura, attraverso il richiamo
della cosiddetta “garanzia
pregressa” o “retroattività”.
Questa clausola prevede un
periodo di tempo determinato (meglio se illimitato)
anteriore alla decorrenza
della polizza, entro il quale
deve realizzarsi la condotta
lesiva affinché la richiesta di
risarcimento possa godere
della garanzia assicurativa.
È evidente che, per un professionista in attività da
molti anni che decide di
cambiare compagnia di assicurazione (o magari disdettato dalla stessa), la ricerca
di una polizza con la retroattività almeno decennale risulta indispensabile.
La garanzia Postuma o Ultrattività è un periodo di tempo, di
durata determinata (raramente illimitata) e successivo al termine della polizza,
entro il quale saranno accolti, ovviamente in assenza
di eccezioni di copertura
sollevabili, i reclami rivolti al
professionista assicurato. La
postuma, sostanzialmente,
conferisce una garanzia operante per le condotte colpose poste in essere durante il periodo di validità
della polizza RC che hanno
generato una richiesta di risarcimento dopo la cessazione dell’assicurazione.
Questa garanzia, solitamente a pagamento, si deve
richiedere entro un certo
lasso di tempo (normalmente entro un mese dalla
scadenza del contratto) e si
deve sempre dichiarare di
non essere a conoscenza di
fatti che potrebbero dare o-
rigine a richieste di risarcimento. È quasi sempre prevista in caso di morte, gravi
invalidità permanenti, cessata attività, pensionamento. È invece perentoriamente esclusa quando l’assicurato sia stato radiato dall’ordine, licenziato, allontanato, sospeso, in genere per
qualsiasi altro motivo disciplinare. Generalmente il
massimale è unico per tutto
il periodo concesso.
Per comprendere l’importanza di questa garanzia
sono sufficienti alcune considerazioni. Se la polizza
professionale scade ed il
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 27
DAL COLLEGIO DI BRESCIA
professionista non la rinnova, una eventuale richiesta di risarcimento
giunta dopo la scadenza non
verrà più coperta dalla compagnia, anche se il fatto che
ha originato la richiesta è
posto in essere durante la vigenza della polizza RC che
non è stata più rinnovata.
Va da sè che l’abbinamento
retroattività e postuma illimitate permette all’assicurato di non correre alcun rischio di mancanza di copertura, non solo tenuto conto
del tempo intercorrente fra
condotta colposa, denuncia
di sinistro, accertamento e
liquidazione del danno, ma
anche nel caso di successione di polizze nel tempo
con diversi assicuratori.
In questo contesto è importante anche verificare nelle
condizioni di polizza la “definizione di sinistro”: molte
compagnie definiscono il si28 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
nistro la richiesta formale e
scritta di risarcimento del
danno. L’assicurato si può
trovare nella spiacevole situazione di essere a conoscenza di un fatto che può originare la richiesta di risarcimento ma di non poterla denunciare perché materialmente non gli è arrivata ma
al momento del cambio con
il nuovo assicuratore quest’ultimo sulla base del
1892/1893 del codice civile
esclude eventuali richieste
danni relative a fatti, atti, notizie e circostanze delle
quali l’assicurato era già a
conoscenza.
Scoperti e franchigie
Una particolare attenzione
dovrà essere dedicata alle
franchigie e soprattutto agli
scoperti. Si tratta di previsioni contrattuali che limitano, sul piano quantitativo,
le garanzie prestate dalla
compagnia facendo sì che
una parte del risarcimento
del danno permanga in capo
all’assicurato.
– La franchigia, espressa in
cifra fissa o in percentuale
sulla somma assicurata
(massimale) è determinata a priori (es. massimale 1.000.000 euro con
franchigia
all’1% significa
che i primi
10.000 euro di
danno resteranno a carico
dell’assicurato), ma a
volte la franchigia è stabilita anche in
cifra fissa (es.
2.500 euro, sicuramente
preferibile).
– Lo scoperto,
è invece, espresso in percentuale del
danno, per cui
il suo ammontare non è predeterminabile
ed esso varia, di norma,
dal 5 al 20% (con eventuali
minimi assoluti). In pratica, se lo scoperto, che
certe assicurazioni pongono, è addirittura pari al
20%, a fronte di un danno
addebitabile alla compagnia per 1.000.000 di euro,
ben 200.000 rimarrebbero
in capo all’assicurato. È
opportuno verificare, pertanto che esista, per lo
scoperto, un massimo assoluto o chiedere all’assicuratore di inserirlo (ad esempio nel caso di specie
lo si potrebbe quantificare
entro un massimo di
20.000 euro).
Premio
Normalmente le polizze
prevedono un meccanismo
di regolazione del premio, il
cui importo viene parametrato al volume di affari dichiarato inizialmente dall’assicurato. Si tratta di una
clausola contrattuale che
suddivide il costo della polizza in una parte fissa, corrisposta in via provvisoria al
momento della stipula del
contratto (e alle successive
scadenze annuali), e in una a
saldo, mediante la regolazione del premio alla scadenza di ciascun periodo assicurativo, sulla base della
variazione intervenuta sul
fatturato del progettista
nello stesso periodo.
I
l contratto prevede un
termine per la comunicazione da parte
dell’assicurato alla compagnia del valore del fatturato
(di solito 90 giorni dalla scadenza della polizza) e un termine per versare il conguaglio dovuto all’assicuratore
(di norma 30 giorni dalla comunicazione ricevuta dalla
compagnia). Va sottolineato
che il mancato rispetto di
questi due termini comporta la sospensione o la riduzione proporzionale (in
base al premio effettivamente versato) della copertura assicurativa.
Le recenti evoluzioni in materia di RC Professionale,
hanno fatto sì che oggi sul
mercato assicurativo si possano reperire delle polizze
prive della Clausola di Rego-
DAL COLLEGIO DI BRESCIA
lazione, cd a “premio flat”.
In questo caso, l’assicuratore tara il rischio sul volume
d’affari che viene dichiarato
ad ogni annualità assicurativa, adeguando contestualmente il premio dovuto.
Tale formulazione è sempre
da preferire, poiché non
sono previsti obblighi in
capo all’assicurato successivi alla scadenza dell’annualità assicurativa, che se
non rispettati, possono determinare “la sospensione o
la riduzione proporzionale
della garanzia”.
Sottoscrizione della polizza
Il questionario pre-assuntivo
In primo luogo è da ricordare
che di norma ai professionisti anche agli effetti degli
artt. 1892, 1893 e 1894 del
Codice civile viene imposto
di dichiarare, tutte quelle
circostanze che possono influire sulla valutazione del
rischio. La clausola, più o
meno standard del contratto
è del seguente tenore:
«Le dichiarazioni inesatte o
le reticenze del Contraente
e/o dell’Assicurato relativo a
circostanze che influenzano
la valutazione del rischio,
possono comportare la perdita totale o parziale del di-
ritto di indennizzo», nonché
la stessa cessazione dell’assicurazione.
In virtù di quanto sopra, nell’ambito dell’assicurazione
RC professionale, viene comunemente richiesto un
questionario pre-assuntivo,
cioè la redazione di un documento che precede la stipula del contratto di assicurazione e che viene compilato a cura del professionista. Una volta sottoscritta
la polizza assicurativa, il
questionario diventa parte
integrante del contratto.
Sul tema va rilevato che la
non corretta compilazione
del questionario, potrebbe
risultare di ostacolo all’ottenimento della copertura assicurativa riducendola o addirittura, azzerandola.
R
isulta importante,
dunque, avere ben
chiaro la definizione di dichiarazione inesatta e di reticenza.
– Per dichiarazione inesatta
si intende una
dichiarazione
o una rappresentanza falsa
che l’assicurando fa su
uno o più elementi del rischio rilevanti
ai fini della stipula del contratto di assicurazione (esempio numerosità
dei
clienti e fatturato).
– Per reticenza si intendono,
invece, quelle dichiarazioni attinenti la descrizione del rischio, nelle
quali si omettono degli elementi sempre rilevanti
ai fini di consentire alla
compagnia di assicurazione se decidere o meno
di accollarsi il rischio (esempio dichiarazione di
fallimento di una società
in cui si è svolta l’attività di
sindaco o di revisore).
Dichiarazioni inesatte o reticenze, se fornite con dolo o
colpa grave (art. 1892 del c.c.),
provocano l’annullamento
del contratto di assicurazione
RC professionale. Se, invece,
tali dichiarazioni sono fornite
senza colpa grave o dolo (art.
1893 del C.c.) hanno come
conseguenza, non l’annullamento, ma la possibilità da
parte della compagnia di assicurazione di recedere dal
contratto.
Solido
Non è improbabile essere
coinvolti in richieste di risarcimento “in solido” con altri
soggetti indipendentemente dal tipo di prestazione effettuata. Alcuni assicuratori prevedono clausola
specifica tenendo indenne il
proprio assicurato per l’importo totale del “solido” per
poi rivalersi nei confronti
degli altri soggetti coinvolti.
Competenze
L’attività del geometra è regolamentata dal Regio decreto del 1929 che tante contestazioni ha generato negli
ultimi anni in merito alle attività che possono essere esercitate. Altrettante contestazioni sull’operatività
della garanzia sono arrivate
dagli Assicuratori. Importante ovviamente una clausola di tutela in merito.
I
l Consiglio Nazionale
della categoria si è
mosso per tempo ed
ha interpellato Marsh, un
broker di esperienza e ha
stipulato una convenzione
sottoscritta dalla compagnia
di assicurazioni internazionale AIG, compagnia che ha
Rappresentanza Generale
per l’Italia a Milano.
❑
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 29
DAL COLLEGIO DI BRESCIA
Dario Piotti
N
el teatro “San Faustino” di Sarezzo
la Comunità Montana di Valle Trompia il 27
febbraio scorso ha organizzato un seminario formativo
per la presentazione del
SUED (Sportello Unico dell’Edilizia Digitale). La nuova
procedura per la presentazione di tutte le pratiche edilizie è entrata in vigore il 1°
marzo 2014 e riguarda tutti i
Comuni della Valle Trompia
e il Comune di Ospitaletto.
La mattinata è stata riservata
alla parte ufficiale della presentazione con l’intervento
dei Presidenti delle Comunità Montane di Valle Trompia e di Valle Sabbia, rispettivamente i signori Bruno
Bettinsoli e Giovanmaria
Flocchini. Alla manifestazione sono intervenuti: per
la Regione Lombardia, gli
Assessori Viviana Beccalossi
e Massimo Caravaglia, il rappresentante della “Globo
srl” dell’Area digitale della
Regione Lombardia, nonché
l’arch. Fabrizio Veronesi, dirigente dell’Area tecnica
della Comunità di Valle
Trompia. Questi ha illustrato
egregiamente ed esaustivamente le finalità e gli obiettivi che il nuovo programma
digitale si prefigge. Veronesi
ha anche precisato che, per
facilitare la presentazione
delle pratiche, metterà a disposizione dei professionisti, per due pomeriggi alla
settimana previo appuntamento telefonico, un tecnico
della Comunità che affiancherà l’utente nella compilazione delle istanze digitali.
Erano anche presenti i presidenti degli Ordini degli in30 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
SUED: il nuovo sistema
telematico per presentare
le pratiche edilizie in Valtrompia
gegneri, degli architetti,
degli agronomi e forestali,
oltre a chi scrive, in rappresentanza del Presidente del
Collegio dei geometri di
Brescia.
Nella sezione pomeridiana
dei lavori, i tecnici della società incaricata “Globo srl”
hanno presentato all’uditorio il nuovo programma
per l’informatizzazione totale della gestione delle istanze dell’edilizia e delle
attività produttive.
In sala erano presenti più di
250 persone, delle quali
oltre 100 erano geometri.
Ciò dimostra quanto il geometra sia figura professionale radicata nel territorio e
primo interlocutore tra il cittadino e l’Amministrazione
pubblica e quanto sia interessato all’apprendimento
di ogni novità riguardante la
sua professione.
Non vi è dubbio che con lo
sviluppo della telematica le
procedure poste in atto contribuiranno alla riduzione
delle lungaggini procedurali; ma questo risultato lo si
avvertirà nel tempo, quando
saranno migliorati quei passaggi che, alla luce della pratica, riveleranno i difetti del
nuovo programma.
Difatti il Collegio dei geometri, su suggerimento della
Commissione urbanistica, è
Lo sportello telematico unificato
per l’edilizia e le attività produttive
è già una realtà in Valle Trompia e
Ospitaletto
La Comunità Montana della Valle Trompia, in collaborazione con la
GLOBO srl ed in attuazione del bando ACI (Accordi di Collaborazione
Interistituzionale) di Regione Lombardia, ha realizzato uno sportello telematico unificato per l’edilizia e le attività produttive.
Il progetto ha l’obiettivo di aumentare l’efficienza degli uffici comunali
nella gestione del territorio e di erogare servizi online a cittadini, professionisti e imprese.
Durante l’incontro di giovedì 27 febbraio 2014, sono stati presentati i
risultati ottenuti che hanno permesso di informatizzare totalmente la
gestione delle istanze dell’edilizia e delle attività produttive.
Sono stati realizzati un GeoPortale ed uno sportello telematico comunale che permettono di svolgere numerose attività online: inoltrare e consultare le istanze dell’edilizia e delle attività produttive, effettuare pagamenti, accedere ai servizi cartografici avanzati come lo scarico della cartografia comunale finalizzato al mantenimento del database topografico.
Tutto ciò è stato possibile poiché il sistema rispetta i dettami del Codice
dell’Amministrazione Digitale: gli utenti sono identificati attraverso la
Carta Nazionale dei Servizi o la Carta Regionale dei Servizi e le istanze
sono inviate tramite posta elettronica certificata.
Il progetto è stato realizzato rispettando i medesimi standard tecnologi-
intervenuto, mio tramite, evidenziando quelle situazioni che, dopo un primo esame del SUED, sono apparse subito problematiche.
Innanzitutto si è sottolineato come sia stata richiesta al Collegio dei geometri e agli altri Ordini professionali una valutazione
del nuovo geoportale solo
dopo la sua presentazione;
sarebbe stato invece auspicabile un tavolo di lavoro
preventivo, che avrebbe
consigliato una semplificazione del programma attraverso un’attenta analisi
delle mille difficoltà che
ogni professionista incontra
giornalmente presso i vari
enti.
S
i è notato che al momento della presentazione della
pratica per opere edilizie, idraulico-forestali, geologiche, ecc. il geoportale richiede l’inserimento della
zona interessata e poi, alla
fine dei lavori, vuole siano
inseriti i dati tecnici: planimetria con coordinate, ecc.
Ciò costringe il professionista a un doppio intervento
con aggravio dei costi. Pensiamo ai dati da conferire
per aggiornare la cartografia
a seguito della realizzazione
di una strada, di un’opera
geologica di mutamento del
territorio, ecc. Quanto tutto
ciò inciderà sui costi?
Il programma prevede il pagamento dei diritti di segreteria di tutte le pratiche, in
contrasto con le norme della
legge del 1993, che prescrive il pagamento solo per
i permessi di costruire e per
DAL COLLEGIO DI BRESCIA
i certificati (ogni amministrazione, in materia, ha deliberato senza conoscere gli obblighi previsti dalle norme).
Pensiamo a quali costi va incontro un cittadino che intenda eseguire semplici opere di manutenzione ordinaria, o un intervento di edilizia libera …
L
a modulistica che il
nuovo programma
informatico richiede è alquanto numerosa e
complessa da compilare. Vi
è inoltre previsto l’obbligo
della firma digitale del
cliente, il quale dovrà lasciare al professionista la
sua Carta regionale servizi e
il PIN. Si sarebbe, invece,
potuto introdurre la stessa
procedura usata per il SUAP,
rilasciando una specifica
procura del cliente al professionista.
Insomma, il programma
SUED sembra studiato su
misura più per favorire la comodità della pubblica amministrazione che quella dei
cittadini e dei professionisti.
Le amministrazioni disporranno, infatti, di tutti i dati in
formato digitale forniti direttamente dai cittadini; diminuiranno così i costi della
P.A., ma è quasi certo che aumenteranno quelli per il cittadino e per l’utenza in generale.
Affinchè questa nuova iniziativa si traduca in un vera
occasione per la semplificazione burocratica, sarà necessario che l’Amministrazione realizzi lo snellimento
delle sue procedure, ponendosi veramente al servizio
del cittadino, comprenden-
done necessità ed esigenze.
Ogni pubblica amministrazione deve ottenere dagli
organi superiori e nelle sedi
più opportune che la Conferenza dei Servizi diventi
“obbligatoria e vincolante”
per tutti gli Enti che vi parte-
cipano, per esprimere collegialmente un unico parere
sulle pratiche sottoposte ai
vari vincoli. Questa sì che sarebbe una vera semplificazione e una forte deburocratizzazione.
Solo con una esatta, puntuale e trasparente informazione a tutti i livelli a favore
dei cittadini si potranno raggiungere i risultati sperati e
desiderati.
Oggi, anche sull’onda della
rivisitazione in atto dell’intero “mondo politico”, viene
data agli enti, ai cittadini, e a
tutti noi una grossa opportunità di cambiamento. L’auspicio è che i nostri rappresentanti politici e delle categorie professionali non se la
lascino sfuggire.
❑
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 31
DAL COLLEGIO DI BRESCIA
Isidoro Trovato
Da “Corriere della Sera” 11/03/2014
I
l nuovo corso è già iniziato. Da ieri il Fondo
di garanzia delle Pmi
è esteso anche ai professionisti e non solo a chi appartiene agli Ordini professionali, ma anche alle associazioni professionali, quelle iscritte nell’elenco tenuto
dal ministero dello Sviluppo
economico (tributaristi,
grafologi, osteopati, ecc.). La
valutazione dei professionisti avverrà sulla base di
due indici calcolati su dati
contabili riportati nelle due
ultime dichiarazioni fiscali
presentate. Il mondo delle
32 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
Il Fondo di garanzia Pmi
esteso anche ai geometri
professionisti
professioni potrà avere accesso ai fondi fino ad una
cifra che non sia superiore al
5% delle risorse totali del
fondo. Si tratta di un provvedimento auspicato e atteso
da tempo dai professionisti
che ottengono così un accesso al credito agevolato e
privilegiato, un passo che riconosce lo stato di crisi
profonda che ha colpito
tutte le categorie e che, fatalmente, incide soprattutto
sui più giovani. Da ieri,
quindi, sul sito del ministero
dello Sviluppo economico
(www.fondidigaranzia.it) è
stata aperta una nuova sezione in cui i professionisti
potranno registrarsi e ottenere che sia lo Stato a farsi
garante per l’accesso al credito. E il tutto con un percorso semplificato che non
richiede documenti cartacei
ma che si svolge interamente online. Si tratta di un
bel passo avanti per chi si
presentava in banca a chiedere un prestito per aprire
uno studio, per ingrandire
quello vecchio o magari per
avere liquidità e far fronte al
ritardo dei pagamenti (spesso causati dalla pubblica
amministrazione). L’equiparazione dei professionisti
alle piccole e medie imprese è un percorso intrapreso da tempo anche dall’Europa che infatti destina
fondi anche alla formazione.
Non a caso il mondo delle
professioni ha già fatto richiesta alle Regioni perché
non sprechino i fondi comunitari che potrebbero servire a finanziare la formazione dei giovani professionisti e l’aggiornamento continuo per tutti.
❑
DAL COLLEGIO DI BRESCIA
Bruno Bossini
C
on la mail qui sotto
riprodotta l’Avvocato Francesco
Cuzzetti, nostro illustre e
prezioso collaboratore,
dopo quarant’anni di perseverante contributo alla nostra rivista, ci comunica la
sua volontà di concludere il
suo apprezzatissimo impegno, anche se noi sappiamo che, visto il suo attaccamento alla nostra categoria, non ci priverà di suoi
saltuari e sempre graditi interventi. A noi non resta che
prendere atto, pur con rammarico, della sua decisione
che ci sottrae il suo sempre
illuminante parere su le più
varie argomentazioni giuridiche, con le quali ha, per
così lungo tempo, onorato “Il
geometra bresciano”.
Vogliamo esprimergli il nostro vivo ringraziamento,
quello del nostro Presidente geom. Giovanni Platto, dell’intero Consiglio Direttivo, della Redazione
Grazie, avvocato Cuzzetti
della rivista e di tutti i geometri bresciani che hanno
sempre seguito con interesse e attesa la sua puntualissima rubrica. Sappiamo
che ci mancherà il suo consiglio, la sua guida sicura, la
limpidezza dei suoi chiarimenti in una materia per sua
stessa natura criptica, ostica
e che nello stesso tempo è
pane quotidiano per il geometra libero professionista.
❑
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 33
DAL COLLEGIO DI LODI
Andrea Maestri
C
on l’emanazione
da parte di Regione Lombardia
della Legge Regionale n.12
del 11 marzo 2005, in ottemperanza all’articolo 117
comma 3 della Costituzione
della Repubblica Italiana, si
è sostanzialmente rinnovata
la disciplina urbanistica
nella nostra Regione; strada
già percorsa dallo Stato Centrale con l’introduzione
qualche anno prima del Dpr
380/2001 o meglio conosciuto come Testo Unico in
Materia Edilizia; LeggeQuadro all’interno della
quale le Regioni possono legiferare a seconda delle proprie specificità del territorio.
La Legge Regionale 12 ha sostituito in Regione Lombardia la Legge n. 51 del 15
aprile 1975; essa va a formare una sorta di “Testo Unico Regionale” che unifica
gran parte delle norme regionali in materia edilizia.
Tra le novità di questa legge
(tra cui: Sistema Informativo
Territoriale – SIT, la Valutazione ambientale dei piani )
si introduce l’obbligo per i
Comuni di rinnovare il proprio strumento urbanistico
attraverso il Piano di Governo del Territorio o P.G.T.
che sostituirà il vecchio
Piano Regolatore Generale
o P.R.G.
Questo nuovo strumento urbanistico, a sua volta, è composto da:
– Documento di Piano: contiene gli elementi conoscitivi del territorio e le linee
di sviluppo che l’Amministrazione Comunale intende perseguire.
34 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
Il lungo e travagliato percorso
del P.G.T. in un contesto
economico già incerto
DAL COLLEGIO DI LODI
– Piano dei Servizi: riguarda
le modalità di inserimento
delle attrezzature di interesse pubblico o generale
nel quadro insediativo.
– Piano delle Regole: sono
contenuti gli aspetti regolamentativi e gli elementi
di qualità della città costruita. (Qui sono inserite
le norme tecniche che permettono quindi la regolamentazione dell’edilizia,
soprattutto privata, che è
quella maggiormente a
contatto con noi professionisti.)
N
e deriva che questo strumento urbanistico, disposto dalla vigente legislazione, risulta molto più completo rispetto al vecchio
Piano Regolatore Generale.
Da qui un lungo e travagliato
percorso è iniziato per i Comuni lombardi, infatti, la scadenza definita dall’originaria
legge regionale 12 per l’introduzione del P.G.T. da parte
dei Comuni era il marzo 2009,
ma solo il 5% dei 1.546 Comuni l’aveva adottato.
La Giunta Regionale, preso
atto della situazione, ha prorogato diverse volte la scadenza del vecchio strumento urbanistico spostandola prima al 31 marzo 2011
e poi al 31 dicembre 2012.
Per meglio osservare la situazione aggiornata al 31 Dicembre 2012 vengono riportati alcuni grafici esplicativi
che ben sottolineano l’andamento di Avviamento, Adozione e Approvazione del
Piano di Governo del Territorio in Regione Lombardia.
Si può notare che il 41% dei
Comuni Lombardi non ha
ancora approvato in via definitiva il P.G.T. alla, ormai penultima, scadenza data dalla
stessa Regione.
Infatti dal 1 Gennaio 2013 il
vecchio Piano Regolatore
Generale ha perso di efficacia, tuttavia molti Comuni
Lombardi sono ancora
sprovvisti del nuovo Piano
di Governo del Territorio.
Si è quindi creata una situazione particolarmente critica, anche per tutti i ProfesIL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 35
DAL COLLEGIO DI LODI
sionisti del settore. Infatti,
per diversi mesi, precisamente dal 1 Gennaio 2013 al
1 Giugno 2013, non si è potuto operare in tanti Comuni
di Regione Lombardia andando a gravare notevolmente sulla situazione economica di questo settore,
già in crisi da diverso tempo,
causando sicuramente ripercussioni sull’intera economia regionale.
La Giunta Lombarda ancora
una volta è intervenuta modificando la L.R. 12 emanando la Legge Regionale n°
1 del Giugno 2013 “Disposizioni transitorie per la pianificazione Comunale. “ differendo nuovamente la scadenza per l’adozione del
P.G.T. al 30 Giugno 2014, introducendo altresì delle disposizioni sanzionatorie per
i Comuni privi del nuovo
strumento urbanistico che si
applicano a far tempo dal 1
Gennaio 2014.
R
iferendoci a tutti
quei Comuni che
non hanno ancora
approvato definitivamente
il P.G.T. ci auguriamo vivamente che possano rispettare l’ultima scadenza imposta nel 2014, tenuto conto
altresì del contesto economico ancora del tutto incerto.
❑
36 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
FORMAZIONE CONTINUA
Stefano Benedini
L
a pubblicazione
negli ultimi due
numeri de “Il geometra bresciano” del comunicato del Consiglio Nazionale uscente, nel quale si
informava di aver approvato
e inviato (5 settembre 2013)
al ministero della Giustizia
una bozza di Regolamento
redatto ai sensi dell’art. 6,
comma 11, del Dpr. 7 agosto
2012, n. 137, in materia di
praticantato, ha suscitato
grande risonanza tra gli iscritti.
Vi si leggeva: «Il Ministro vigilante previa verifica – su indicazione del Consiglio nazionale dell’Ordine o Collegio – dell’idoneità dei corsi
organizzati a norma del
comma 9 sul territorio nazionale, dichiara la data a decorrere dalla quale la disposizione di cui al medesimo
comma è applicabile al tirocinio». E poi, con riferimento
al comma 9: «Il tirocinio, oltre
che nella pratica svolta
presso un professionista,
può consistere altresì nella
frequenza con profitto, per un
periodo non superiore a sei
mesi, di specifici corsi di formazione professionale organizzati da Ordini o Collegi. I
corsi di formazione possono
essere organizzati anche da
associazioni di iscritti agli
Albi e da altri soggetti, autorizzati dai Consigli Nazionali
degli Ordini o Collegi.
Quando deliberano sulla domanda di autorizzazione di
cui al periodo precedente, i
consigli nazionali trasmettono motivata proposta di
delibera al Ministro vigilante
al fine di acquisire il parere
vincolante dello stesso».
Corsi di formazione
alternativi al praticantato
Desideriamo mettere in evidenza come a tale bozza di
Regolamento non sia ancora
seguita la sua approvazione
definitiva, e come la sua
prevista decorrenza («con
ogni probabilità per l’1 gennaio 2014»), non è tuttora
confermata.
Il Consiglio Direttivo del
Collegio Geometri e Geometri Laureati della Provincia di Brescia, pur cogliendo positivamente in
tale iniziativa il concretizzarsi dei suggerimenti più
volte forniti al CNGeGL di
produrre indicazioni utili
alla istituzione di un corso
che sostenesse il praticante
nello sviluppo delle compe-
tenze utili al superamento
dell’esame di Stato e alla
conseguente possibilità di
operare nella libera professione con adeguate basi di
conoscenza da ampliare con
l’esperienza e perfezionare
con la formazione professionale continua e obbligatoria,
pur apprezzando l’inserimento nel programma del
corso di momenti di prova
pratica, non può che esprimere le proprie perplessità
sulla possibilità che tale formazione possa essere acquisita anche nella modalità
e-learning. Questa, se pur ritenuta vantaggiosa in termini
economici – o almeno così
dovrebbe essere – e di ge-
stione dei tempi, tuttavia
non sembra rappresentare
risposta adeguata alle esigenze formative del praticante, mancando dello
scambio e del confronto di
idee, altamente valorizzate,
viceversa, dalla didattica
con presenza diretta del docente e dei corsisti.
Segnaliamo agli iscritti all’Albo e al Registro praticanti
che non mancheremo di aggiornare i lettori sugli sviluppi della questione più
sopra trattata e che si concretizzerà – si presume – nei
prossimi mesi con le indicazioni proposte dal nuovo
Consiglio Nazionale.
❑
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 37
CATASTO
Andrea Raccagni
L
a ormai famosa circolare 6/2012, che
si concentra sulla
determinazione della rendita catastale delle unità immobiliari a destinazione
speciale e particolare (categorie D ed E), ha creato una
notevole agitazione tra i colleghi che si occupano principalmente di catasto; recentemente, infatti, è tornata in
primo piano complice la sua
più precisa attuazione da
parte dell’ Agenzia delle Entrate-Territorio.
Per miglior conoscenza della
materia lo scorso 22 gennaio
presso l’ Istituto Tartaglia si è
tenuto un incontro con i rappresentanti dell’Agenzia
delle Entrate-Territorio, con
38 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
Catasto: unità immobiliari
di categoria D ed E:
dubbi e chiarimenti
l’obiettivo di chiarire alcuni
punti chiave della circolare,
definire la sua corretta applicazione e portare all’attenzione dell’Agenzia alcune problematiche sorte finora. Erano presenti in sala
circa 450 geometri.
Punto fermo, chiarito subito
dall’Agenzia delle EntrateTerritorio, è la non retroattività della circolare; il pregresso non verrà riesaminato secondo la nuova circolare, allo stesso tempo ci si
può aspettare una costante
applicazione della nuova
circolare a partire dalla data
del convegno.
Ma vediamo più dettagliatamente i punti esaminati durante il convegno.
DAL COLLEGIO DI BRESCIA
Nelle due pagine, da sinistra e in
senso orario: l’ing. Raffaella Rabaioli,
Capo Settore Territorio Agenzia delle
Entrate di Brescia, l’ing. Stefano
Pompilio e l’ing. Elena Dancelli del
Settore Territorio dell’Agenzia delle
Entrate e il geom. Giuseppe Bellavia
del Collegio geometri di Brescia.
L’aula magna dell’Istituto Tartaglia
durante l’affollatissimo incontro.
L’ing. Raffaella Rabaioli, afferma l’indispensabilità di
utilizzare le “unità tipo”, per
esempio, per assegnare la
categoria D ad un fabbricato
con superficie superiore ai
700 mq, unità tipo che però,
come fatto notare dal coordinatore della commissione
Catasto geom. Alessandro
Rizzi, non sono mai state a
disposizione del professionista.
È utile ricordare che la Circolare 6 di fatto modifica la
prassi che si applica da
tempo. Ciò sarà la causa di
parecchie discrepanze tra i
valori ottenibili applicando
le procedure descritte nella
circolare e ciò che veniva valutato precedentemente.
Durante la discussione uno
dei concetti che hanno stimolato di più il dibattito è
stato il sistema di calcolo del
valore delle aree pertinenziali; secondo quanto affer-
mato dalla circolare, questo
valore si calcola prima in
base percentuale al valore
del fabbricato, a cui viene
poi aggiunto il costo di trasformazione/finitura dell’area nuda. Ciò viene percepito come una doppia valutazione dell’area; applicando questo metodo i valori risultano molto superiori
a quanto stimato in passato.
Nel caso di immobili in affitto, viene portata all’attenzione dei rappresentati dell’Agenzia delle Entrate-Territorio anche la valutazione
dell’impiantistica installata
dall’inquilino; richiedendo
il suo inserimento si va infatti a gravare il proprietario
con un’imposizione su un
reddito non percepito; tale
misura, secondo il parere
dei geometri professionisti,
pare iniqua e perciò da modificare.
Ci sono poi alcuni punti inerenti la valutazione dell’ob-
solescenza degli impianti
stabilmente fissi che è opportuno evidenziare.
È bene ricordare che la Circolare 6 include nel calcolo
una detrazione dovuta al-
l’obsolescenza degli impianti, che, però, non viene
inspiegabilmente considerata nel calcolo; ne è esempio lampante il caso
degli impianti fotovoltaici.
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 39
CATASTO
Da sinistra, il geom. Giuseppe
Bellavia, l’ing. Raffaella Rabaioli,
l’ing. Stefano Pompilio e l’ing. Elena
Dancelli
Sotto, il colpo d’occhio dell’aula
magna del Tartaglia stracolma di
geometri.
I valori presi a modello oggi
non sono più attuali, sono indicativi di un periodo in cui i
costi di realizzazione erano
molto più elevati rispetto ad
oggi e, inoltre, nell’accertamento vengono considerati
40 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
solo i costi, ma non le eventuali detrazioni come i costi
per manutenzione e smaltimento.
Portiamo un solo esempio
rappresentativo: nell’allegato 3 della Circolare si men-
ziona una detrazione del
25% per la vita breve dell’impianto: tale detrazione
non viene considerata.
Non giova alla situazione attuale anche la difficoltà testimoniata da molti colleghi
di poter parlare con i tecnici
dell’Agenzia delle EntrateTerritorio. Poche sono le ore
e i giorni dedicati al confronto con il pubblico; il professionista, spesso, si vede
costretto a lunghe code o ad
attendere parecchi giorni
prima di poter discutere
della propria pratica. In caso
di accertamenti sarebbe invece auspicabile la massima
urgenza.
A fronte di questi problemi,
i geometri professionisti
chiedono di tenere aperto
un tavolo di confronto con
l’Agenzia delle Entrate-Territorio come già richiesto da
tempo. Da professionisti
che operano spesso nel settore non vogliamo essere
solo spettatori, ma contribuire attivamente con idee
e proposte, prima tra tutte
quella di dedicare più tempo al confronto tra tecnici.
Un rapporto conflittuale tra
professionisti ed Agenzia
delle Entrate-Territorio finirebbe per portare disagi a
ogni figura coinvolta, dal cittadino al professionista.
❑
CATASTO
Da “Corriere della Sera”
Dai costruttori ai proprietari
riforma del catasto
nel mirino di 14 associazioni
Quattordici associazioni che operano nel settore
dell’edilizia “alleate” nell’attività di monitoraggio nella raccolta dati dei valori di compravendita e locativi 2011-2013 propedeutica all’ottenimento del valore delle unità immobiliari
e del valore delle rendite da parte dell’Agenzia
delle Entrate. Non sono presenti i geometri
(pare!) ed è un nonsenso. Il Consiglio Nazionale
si sarà allertato per garantire la nostra insostituibile presenza?
Q
uattordici associazioni che operano nel settore
immobiliare si sono “alleate” per monitorare gli sviluppi della riforma del catasto, in vista dell’arrivo dei
decreti attuativi. Aib, Ance,
Ania, Casartigiani, Cia, Cna,
Coldiretti, Confagricoltura,
Confartigianato, Confcommercio, Confedilizia, Confesercenti, Confindustria e
Fiaip si sono riunite a Roma
nella sede di Confedilizia. E
hanno deciso di portare avanti una sorta di vigilanza
ombra sulla riforma del ca-
tasto. Il primo passo sarà la
raccolta dei dati dei valori
delle compravendite e dei
canoni delle locazioni nel
triennio 2011-2013. Si tratta
delle informazioni base da
cui anche l’Agenzia delle Entrate dovrà partire per attribuire a ciscuna unità immobiliare un valore patrimoniale e una rendita. L’intenzione delle 14 organizzazioni è confrontare i propri
valori con quelli scelti a riferimento dall’Agenzia delle
Entrate.
Il coordinamento dei quattordici ha già fissato in agenda un incontro con il direttore dell’Agenzia delle
Entrate, Attilio Befera.
«Finché non sarà svelato l’algoritmo alla base dei calcoli
non sarà possibile definire
rendite e valori patrimoniali», constata Corrado
Sforza Fogliani, presidente
di Confedilizia, associazione
dei proprietari immobiliari
capofila del raggruppamento. «Certo è importante
che i valori immobiliari di
partenza rispecchino davvero il mercato», continua
Fogliani. Rapido nel punzecchiare l’Agenzia delle Entrate: «Quelli dell’osservatorio sul;mercato immobiliare dell’Agenzia spesso
sono il triplo delle somme
battute alle aste».
❑
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 41
LAVORI DI GEOMETRI
Abitazioni di paglia
la sfida naturale
che viene dalla Valcamonica
olti di noi se sentono parlare di case di paglia pensano a qualche remoto villaggio africano o al più,
stando in ambiti più vicini, ai reperti archeologici
degli insediamenti della Valvestino e dell’Alto Garda. Ed invece
proprio nel Bresciano, a Cedegolo in Valcamonica, è stata realizzata in questi anni un’abitazione perfettamente inserita nell’ecosistema del parco dell’Adamello, a stretto contatto con le
balze coperte di prati ed i castagneti secolari, che fa della paglia
il suo elemento costitutivo principale. Una casa calda, che “respira” proprio grazie alle pareti di paglia e sfrutta poi molte altre
materie prime locali, dal legno di castagno alla lana delle pecore,
dalla calce prodotta nella calchera riattivata di Ono San Pietro
alle argille e sabbie del Bresciano. A progettarla, realizzarla ed
in gran parte pure costruirla un geometra di Capodiponte, Andrea Grappoli, che si è avvalso del lavoro del suo studio tecnico,
quello che conduce con la moglie ing. Sara Tosini ed il cognato
architetto Matteo Tosini. Una realizzazione che non solo ha coronato il suo sogno d’una abitazione in sintonia perfetta con l’ambiente, attento alla eco-sostenibilità ed alla valorizzazione massima dei materiali locali, al risparmio energetico ed all’aspetto
tecnologico e del design, ma è oggi testimonianza tangibile e visitabile d’una possibile diversa edilizia. Non una provocazione,
ma un esempio che è già stato seguito per altri immobili nella
stessa nostra provincia, a Desenzano ed a Darfo.
M
Il geom. Andrea Grappoli si è diplomato
all’Istituto Tecnico “Teresio Olivelli”, sezione
distaccata di Edolo, e tre anni dopo si è
iscritto all’Albo dei geometri della provincia di
Brescia. Svolge l’attività professionale a
Capo di Ponte, suo paese natale, nel settore
della progettazione civile. Ha fatto esperienze
lavorative anche all’estero: nel 2005 con il
gruppo di ricerca del prof. R. Gettu presso
l’Indian Institute Tecnology of Madras per
diagnosticare i danni causati dallo tsunami e
nel 2008 con la progettazione di un
acquedotto per il Villaggio di Wjia in Togo.
Anche a seguito di queste esperienze ha
voluto sperimentare l’impiego di tecniche e
materiali tradizionali nell’edilizia sostenibile
per la realizzazione di edifici “vivibili e sani”.
42 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
Ecco un giovane collega, diplomato
ad Edolo nel 1997 ed iscritto all’albo
del nostro Collegio dal 2000 che ha
realizzato il sogno di molti: la costruzione d’una casa armonicamente inserita nell’ecosistema montano che
la circonda. E l’ha fatto usando la paglia. Una realizzazione troppo inusuale ed affascinante per non chiederti subito come ti è venuta quest’idea.
«Il punto di partenza è ovviamente la sensibilità di
mia moglie e mia per i temi
della bioedilizia, l’interesse
per tutto quanto si studia e
si realizza avendo a cuore i
valori del costruire eco-sostenibile, l’amore per la nostra terra, la Valcamonica, ed
il legame forte con la natura
che ci circonda. Dopo aver
letto tanto, studiato tanto,
visitato tanto abbiamo deciso di provare sulla nostra
pelle la funzionalità di tante
suggestioni, idee, progetti.
L’idea era a suo modo semplice: costruire la nostra casa
di montagna riaprendo il
dialogo mai interrotto tra
l’uomo e la sua terra e sfruttando al meglio un sistema
costruttivo sano e senza
costi eccessivi».
I costi sono un grande tema – forse
il maggiore anche se non il più importante – ma prima d’arrivarci mi
piacerebbe capire come da tutte
queste premesse, di una sensibilità e
di una curiosità comunque diffusa
soprattutto tra i giovani colleghi, si
arriva alla paglia.
«Per noi il cammino è stato
graduale ma insieme determinato ed, in definitiva neppure tanto rivoluzionario. Le
costruzioni in paglia non
sono infatti un retaggio del
LAVORI DI GEOMETRI
Modello tridimensionale del progetto
preliminare; sotto, vista dell’interno
durante la posa delle balle di paglia
passato, ma realizzazioni
già presenti vicino e lontano
da noi. In Francia e Germania non sono così rare,
mentre negli Stati Uniti d’America si è celebrato non
molto tempo fa il centenario
d’una casa in paglia ancora
perfetta ed abitata dopo
tanti decenni. Ed anche in Italia se ne contano almeno
una trentina, molte concentrate in Veneto dove, a Pramaggiore, c’è pure l’esperto
che più e meglio di altri ha
affinato le tecniche costruttive, gli accorgimenti tecnici
necessari per evitare deterioramenti, minimizzare i rischi d’incendio e sfruttare
convenientemente tutte le
peculiari caratteristiche
della paglia».
Ma con la paglia si costruisce dalle
fondamenta al tetto?
«All’estero si realizzano
tranquillamente anche le
strutture portanti in paglia
(la resistenza meccanica di
una balla di paglia ben compressa è di 15 ton. a metro
quadro e dunque è autoportante fino a tre piani); in Italia invece le strutture portanti sono in legno o cemento, mentre la paglia è il
materiale costitutivo di tutti
i tamponamenti. In particolare nel mio caso, sono interIL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 43
LAVORI DI GEOMETRI
Particolare di parete in paglia vista
dall’esterno
venuto su una costruzione in
pietra precedente che era
ormai ridotta a poco più d’un
rudere, avvalendomi quindi
poi di una struttura portante
a telaio a pilastri e travi in
legno massiccio di castagno
locale. E la paglia è stata utilizzata per tutte le murature
di tamponamento esterno».
E il risultato finale?
«Il risultato è una costruzione su tre piani di cui uno
seminterrato, a volte in
pietra e calce, e due fuori
terra in legno e paglia di
circa 90 metri quadrati per
piano per un totale di 480
metri cubi di volume».
Indubbiamente una casa spaziosa e
funzionale. Delle fondamenta e del
seminterrato poco o nulla ti chiedo,
così come mi pare inutile insistere
sulla struttura in legno. Tutta la mia
curiosità è per i muri in paglia: come
sono fatti?
«Semplice: la nostra materia
prima è la paglia. Attenzione: la paglia, ovvero lo
stelo della pianta di frumento o di riso (e non ad esempio l’erba ed il fieno)
che è lo scarto ottenuto durante la raccolta appunto di
riso e frumento. Si presenta
nella forma di una parallelepipedo di 100x50x35 cm che
il macchinario di raccolta già
pressa durante la lavorazione. Ognuna di queste
balle di paglia deve essere
poi ulteriormente pressata
in cantiere, con l’uso di comuni martinetti, giacché più
è pressata e più è efficiente
da ogni punto di vista: meccanico e d’isolamento. Le
balle di paglia pressate vengono quindi impilate se44 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
LAVORI DI GEOMETRI
A destra, il cantiere; nella foto
grande, dettaglio della parete esterna
pronta a ricevere il primo strato di
intonaco.
guendo uno schema preciso
ad incastro fino a formare il
muro di tamponamento ed
ulteriormente pressata così
che il muro stesso aderisca
al meglio alle strutture portanti in legno. Se invece la
paglia ha, per ragioni costruttive, un contatto con
altri materiali, come ad esempio il cemento, occorre
frapporre tra i due materiali
un isolante che impedisca il
passaggio di umidità».
Così viene realizzato il muro che,
però, a questo punto ha un aspetto
grezzo. Resta il problema delle aperture, degli impianti e delle finiture.
Come si procede?
«Le aperture, come ad esempio porte e finestre,
sono costituite da telai in
legno che aderiscono perfettamente alla paglia e devono
avere una profondità di non
meno di 60 centimetri. Su
questi telai montiamo poi
porte e finestre. Per gli impianti invece ci si può ancorare a polloni di sostegno
conficcati nel muro di paglia,
oppure, ed è stato il nostro
caso ad una intelaiatura in
legno più o meno pesante
che consente anche di migliorare la posa dell’intonaco
di finitura. Noi in particolare
per le partizioni interne abbiamo realizzato una intelaiatura abbastanza fitta utilizzando bancali di scarto».
E l’intonaco appunto?
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 45
LAVORI DI GEOMETRI
Vista del fronte sud del cantiere
«L’intonaco è realizzato in materiale naturale utilizzando
l’argilla e, vista la carenza di
questo materiale in Valle, da
un mix di sabbia e calce. Per
queste finiture si può ricorrere in verità a diversi materiali ed anche a sistemi diversificati per ancorarli al meglio
alla paglia. L’imperativo categorico è comunque sempre il
medesimo: consentire al
muro di respirare, non impedire lo scambio d’aria tra l’interno della balla di paglia e
46 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
l’esterno o l’interno dell’abitazione».
In pratica voi come avete finito i
muri?
«Il muro in paglia con l’intelaiatura in legno delle pareti
è stato ricoperto da un primo
strato di intonaco in argilla e
da una struttura portaintonaco realizzata mediante un
cannicciato di canna palustrerivestito a sua volta da
un secondo spesso strato in
argilla che isola completa-
mente l’interno e rende impossibile il formarsi di nidi
di insetti o animali. L’intonaco interno è realizzato fin
nella finitura con intonaco a
base di argilla di differenti
granulometrie (per uno
spessore totale di circa 5
centimetri) di cui lo strato
più fine è aggrappato su una
rete di juta. Quello esterno è
invece composto da una miscela di calce e sabbia ,
spesso tra i 4 ed i 6 centimetri applicato a più mani».
E per i piani orizzontali della casa a
cosa siete ricorsi?
«Abbiamo scelto un sistema
a secco con una orditura
principale in legno di castagno a doppio assito con
una intercapedine in lana di
pecora (anche questa prodotto locale) dalla ottime
proprietà termiche ed insonorizzanti abbinate ad
un’alta igroscopicità, con pavimenti in assi di abete massiccio e terra cruda per i
piani intermedi ed in su-
LAVORI DI GEOMETRI
Pianta del livello semi-interrato.
Sotto: il fronte nord-ovest del
cantiere con aperture ridotte al
minimo e, a destra, l’inizio della posa
dell’intonaco.
ghero per la copertura. Su
tutto poi un tetto ventilato a
due falde, con una copertura
verde che grazie allo strato
di terriccio e con la piantumazione di differenti specie
di sedum apporta anche un
buon isolamento termico».
Ma per fare tutto questo dove avete
trovato la manodopera specializzata
con queste specifiche conoscenze?
«Per la lavorazione delle
balle di paglia abbiamo
chiamato un esperto (Stefano Soldati) da Premaggiore Veneto che ha istruito
le maestranze, mentre per
gli intonaci siamo ricorsi ai
muratori più vecchi che avevano dimestichezza con la
calce. Ed a proposito di
calce, per realizzare la nostra casa abbiamo anche
contribuito a far ripartire la
calchera di Ono San Pietro
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 47
LAVORI DI GEOMETRI
Pianta del piano terra e del primo
piano. A destra: le sezioni A-A e
B-B
48 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
LAVORI DI GEOMETRI
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 49
LAVORI DI GEOMETRI
I prospetti Ovest e Nord
50 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
LAVORI DI GEOMETRI
Il fabbricato finito nella suoi prospetti
Est, Ovest e Sud
che era ferma da molti anni.
Qui abbiamo cotto la calce
con 1.500 fascine di legna
che hanno bruciato per
un’intera settimana. Ed il
prodotto è stato una calce
molto pregiata, proprio
perché cotta a legna, che
viene utilizzata in particolare per i restauri».
Tornando per un momento ai muri,
par di capire che una volta finiti
siamo di fronte a spessori consistenti,
dell’ordine dei 60-70 centimetri…
«E anche di più. Ma posso
assicurare che non disturbano».
E l’efficienza dell’isolamento
quant’è?
«Siamo attorno ad una trasmittanza pari a 0,13-0,16».
Ottima, davvero ottima. Ma i costi?
«Il paragone va ovviamente
fatto con un muro di analoga
trasmittanza, ovvero un
muro realizzato con termolaterizi Poroton e cappotto.
Ebbene un tamponamento
di questo genere può costare complessivamente attorno ai 120 euro a metro
quadro, mentre il nostro in
paglia, intelaiato, intonacato e finito è attorno ai 4050 euro al metro quadro (dei
quali circa 10 euro sono il
costo della paglia)».
Dunque una scelta anche conveniente. Ma non c’è il pericolo di incendi?
«In Italia i test non sono ancora stati fatti, ma quelli fatti
in Germania ci dicono che il
muro in paglia intonacato a
regola d’arte con l’argilla è
paragonabile ad un normale
calcestruzzo perché non vi è
ossigeno che favorisca lo sviluppo delle fiamme. Per la
prova di resistenza al fuoco
siamo comunque attorno a
R90».
Non mi resta che farti i complimenti
e chiederti se questo vostro esempio
sta facendo scuola.
«C’è molto interesse attorno
a questa nostra realizzazione: spesso abbiamo tecnici in visita, abbiamo anche
realizzato un Cd con fotografie e spiegazioni tecniche, così come siamo disponibili ad incontrare studenti singoli e intere classi.
Ma in verità su quest’ultimo
versante non abbiamo avuto
molti riscontri. A tal proposito vorrei sfruttare proprio
questo vostro interesse per
rivolgere un invito alle docenze delle scuole a partecipare agli eventi che organizziamo presso la “casa di paglia”, non solo per apprendere la teoria costruttiva, ma
anche per “imparare facendo”».
E altri lavori simili?
«Tra chi è venuto a trovarci
abbiamo trovato in questi
mesi due altri clienti che ci
hanno chiesto di replicare
l’intervento. In particolare, a
Desenzano stiamo realizzando una grande struttura
con gli elementi portanti in
calcestruzzo ed i muri in paglia, mentre a Darfo abbiamo lavorato ad un progetto con strutture portanti
in legno e tamponamenti in
paglia. La crisi ovviamente
non ci aiuta, ma l’interesse
di molti c’è e se son rose…».
❑
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 51
LAVORI DI GEOMETRI
Una volta completata, la casa di
paglia non si distingue da una
costruzione convenzionale
52 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
LAVORI DI GEOMETRI
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 53
URBANISTICA
Giuseppe Zipponi
U
Il ciclostile, la lametta
e l’era digitale
n paio di volte l’anno Gioàn Candrina scendeva
nell’interrato del municipio di Lumezzane, accendeva il (suo) poderoso ciclostile e, tempo pochi
minuti, erano bell’e pronti un migliaio di moduli per le licenze o concessioni edilizie. Il ciclostile ogni tanto si inceppava, ma Gioàn Candrina sapeva dove mettere le sue mani
forzute; ogni fine settimana tornava ad Acquafredda, ma
questa è un’altra storia.
I moduli venivano utilizzati da Bruno Donini, tre alla volta,
con due fogli di carta carbone. Impilava le pratiche sulla scrivania dell’Assessore che firmava tutto, una volta a settimana. Sulla fiducia.
Bruno Donini poi, per ogni progetto approvato, estraeva dal
cassettone un grande foglio di radex, con la lametta grattava
via un paio di curve di livello e con un rapido, a china, disegnava il perimetro del nuovo edificio.
Erano gli anni ’70 e ’80. Gioàn Candrina e Bruno Donini, facilmente senza rendersene conto, avevano appena inventato lo “sportello unico per l’edilizia”. E perfino il “data base
topografico”.
Adesso lo “sportello unico
per l’edilizia” è diventato
“digitale” e obbligatorio per
legge. Così pure il “data
base topografico”; anche se
molti non se ne sono ancora
accorti.
Certo era scritto che il digitale dovesse prendere il
posto del ciclostile e, ancora, era scritto che il “data
base topografico” dovesse
rimpiazzare la lametta e la
china. Ovvio! Ma dipende
da come, però!
Sono riusciti (riusciranno) i
nostri Comuni a centrare l’obiettivo? Oppure, nel segno
dell’innovazione, arriveranno, come al solito, a complicare ancora le cose?
Questo è il dilemma!
Di certo, in questi anni, si
sono spesi milioni di euro in
stipendi, consulenze, applicativi, programmi, aggiornamenti, manutenzioni e incarichi a società esterne. Decine di Comuni si sono dotati di potenti programmi
che non utilizzano a cento.
54 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
Perché? Perché, appunto, troppo potenti. Nondimeno, tanti
Comuni si sono dotati di “data base topografico”. I più senza
averne cognizione, ma all’insegna del «associamoci che
tanto la Regione paga».
Il rischio, ora, è che il contributo del digitale al sistema sia
intralciato dall’introduzione di inverosimili adempimenti
ad opera dei soliti ignoti dell’Ufficio Complicazione Affari
Semplici.
Mi spiego meglio con alcuni esempi pratici partendo dal livello regionale.
Regione Lombardia ha introdotto l’obbligo che i Pgt siano
caricati sul PgtWeb. Avanti tutta, quindi, con spese per
software, trasformazione dei file, accreditamenti, attestazioni, mesi di lavoro che ritardano l’entrata in vigore dello
strumento urbanistico. Risultato: un mega marchingegno
mai aggiornato (con i Pgt o varianti adottate) che nessuno
consulta. Qualcuno dirà: é, maaaaa... peroooò... che bello un
sito dove vedere tutti i Pgt della Lombardia?! Risposta: ma
se non è aggiornato e nessuno lo consulta... un motivo ci
sarà!
P
arere personale:
non serve a nulla. E
poi, se devo consultare il Pgt di un Comune
cerco sul sito di quel Comune. O no?
Passiamo al livello comunale. Che è quello che più ci
interessa.
La tendenza di molti Comuni è di obbligare a caricare le pratiche sul geoportale prima ancora di presentare i progetti. Poi, dopo
l’approvazione, altro passaggio sul geoportale.
Quancuno dirà: vuoi mettre
un bel programmone dove
puoi vedere la casa dal
cielo, sovrapporre il Pgt, assegnare il numero civico,
produrre un certificato di
destinazione urbanistica,
vedere le planimetrie catastali di quella casa, sapere
chi risiede lì, calcolare la
tassa dello sporco e, nientemeno, vedere il numero di
scarpe del progettista.
Risposta: ma se nessuno lo
URBANISTICA
aggiorna e nessuno lo utilizza... un motivo ci sarà! Badate
bene, rispetto al PgtWeb, relativamente recente, siamo in
presenza di fatiche ventennali per questi programmoni mai
approdati a nulla di concreto. Quindi è anche la storia che li
giudica sproporzionati ai nostri territori. Beninteso, io non
sono contro le banche dati. Di questi tempi di Imu, Tares, figurarsi... Ma perché sforzarsi a produrre una banca dati che
c’è già: il Catasto. Piuttosto, qualche sforzo in più andrebbe
speso per l’aggiornamento del Catasto.
In fondo basta fermarsi un attimo e pensare (non in grande)?
Se io costruisco una casa poi la accatasto (se non la accatasto, il Comune mi può scoprire e diffidare quando vuole).
Dal Catasto posso vedere la mappa, le planimetrie catastali,
sapere i metri quadri. Se collego il mappale o il proprietario
con la pratica edilizia (digitale) e relative varianti posso
scrutare le piante, le sezioni e pure qualche particolare costruttivo. Non è più semplice?
Poi, se qualcuno mi dimostrerà che ha ricevuto il numero civico di casa dal geoportale, allora comincerò a dividere i milioni di euro che è costato e
così sapremo quanto è costato ogni numero civico. Se
invece qualcuno mi dimostrerà di aver ricevuto un
certificato di destinazione
urbanistica dal geoportale,
allora gli rimborserò personalmente il costo dei diritti
di segreteria.
Poi ci sono le scaramucce
dei primi sportelli digitali.
Mamma mia! Moduli a manetta scritti in piccolo, decine di procedimenti, accreditamenti, versamenti in anticipo dei diritti di segreteria, sfilze di allegati.
Ma dico io, era mica meglio,
per una volta, seguire semplicemente ciò che dice la
legge: «Lo sportello unico
per l’edilizia accetta le domande, le dichiarazioni, le
segnalazioni, le comunicazioni e i relativi elaborati
tecnici o allegati presentati
dal richiedente con modalità telematica e provvede...»? Tradotto: non è
più semplice mandare una
mail-pec al Comune con la
domanda, la Dia, la Scia o quant’altro con relativi allegati?
E se proprio non se ne può fare a meno: che si facciano programmi semplici, chiari ed essenziali! E scrivete un po’ in
grande! E metteteci un po’ di colore! Ostiss!
U
n appello, quindi, a tutti gli attori del digitale. Amministratori, dirigenti, funzionari, professionisti:
fate le cose semplici! Per di più risparmierete (i
nostri soldi). Ve lo chiede un mondo economico fiaccato da
decenni di buoni propositi, ma risultati... strampalati.
In ugual modo ai geometri sollecito un po’ d’iniziativa. Se avete proposte, osservazioni, esempi in positivo o in negativo, anche critiche, fatele avere al Collegio. Mandate una
mail a [email protected] La Commissione Edilizia-Urbanistica, da poco rinnovata, potrà valutare il tutto e
attivare eventuali azioni dirette da parte del Collegio.
Non fateci rimpiangere il ciclostile e la lametta.
❑
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 55
URBANISTICA
A cura di
Giuseppe Zipponi
Piccola nomenclatura
Ripasso dei titoli abilitativi
in edilizia
(Dpr. 380/2001 - L.R. 12/2005 - Legge 98/2013)
Attività edilizia
libera
Art. 6, comma 1
Dpr. 380/2001
Comunicazione
Art. 6, comma 2
lettere a-b-c-d-e-ebis
Dpr. 380/2001
Comunicazione
Art. 52, L.R. 12/2005
Cambio d’uso senza opere
56 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
a) interventi di manutenzione ordinaria;
b) interventi volti all’eliminazione di barriere architettoniche che non comportino la realizzazione di rampe o di
acsensori esterni, ovvero di manufatti che non alterino la
sagoma dell’edificio;
c) opere temporanee per attività di ricerca nel sottosuolo
che abbiano carattere geognostico, ad esclusione di attività di ricerca di idrocarburi, e che siano eseguite in aree
esterne al centro edificato;
d) movimenti di terra strettamente pertinenti all’esercizio
dell’attività agricola e le pratiche agro-silvo-pastorali,
compresi gli interventi su impianti idraulici agrari;
e) serre mobili stagionali, sprovviste di strutture in muratura, funzionali allo svolgimento dell’attività agricola;
f) installazione di depositi di gas di petrolio liquefatti di capacità complessiva non superiore a 13 m3 (art. 17, D.Lvo
128/2006).
Contributo di costruzione:
a) interventi di manutenzione straordinaria, ivi compresa
l’apertura di porte interne o lo spostamento di pareti interne, sempre che non riguardino le parti strutturali dell’edificio, non comportino aumento del numero delle unità immobiliari e non implichino incremento dei parametri urbanistici;
b) opere dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti
e temporanee e ad essere immediatamente rimosse al
cessare della necessità e, comunque, entro un termine
non superiore a 90 giorni;
c) opere di pavimentazione e di finitura di spazi esterni,
anche per aree di sosta, che siano contenute entro l’indice di permeabilità, ove stabilito dallo strumento urbanistico comunale, ivi compresa la realizzazione di intercapedini interamente interrate e non accessibili, vasche
di raccolta delle acque, locali tombati;
d) pannelli solari, fotovoltaici, a servizio degli edifici, da realizzare non in zona A);
e) aree ludiche senza fine di lucro e gli elementi di arredo
delle aree pertinenziali degli edifici;
e bis) modifiche interne di carattere edilizio sulla superficie
coperta di fabbricati adibiti ad esercizio di impresa, ovvero le modifiche della destinazione d’uso dei locali adibiti ad esercizio di impresa.
Contributo di costruzione:
Mutamenti di destinazione d’uso di immobili non comportanti la realizzazione di opere edilizie, purché conformi alle
previsioni urbanistiche comunali ed alla normativa igienicosanitaria, fatte salve le previsioni dell’articolo 20, comma 1,
del d.lgs. 42/2004 in ordine alle limitazioni delle destinazioni d’uso dei beni culturali. (*) Qualora la destinazione
Contributo di costruzione:
NO
NO
NO (*)
URBANISTICA
d’uso sia comunque modificata nei dieci anni successivi all’ultimazione dei lavori, il contributo di costruzione è dovuto nella misura massima corrispondente alla nuova destinazione, determinata con riferimento al momento dell’intervenuta variazione. I mutamenti di destinazione d’uso
di immobili, anche non comportanti la realizzazione di opere edilizie, finalizzati alla creazione di luoghi di culto e
luoghi destinati a centri sociali, sono soggetti a permesso di
costruire.
Segnalazione
Certificata di
Inizio Attività
SCIA
Art. 19, L. 241/1990 e
Art. 5 L. 106/2011
Denuncia di
Inizio Attività
DIA
Art. 42, L.R. 12/2005
Interventi assoggettati a SCIA in via principale
Tutti gli interventi non previsti dagli artt. 6 e 10 (per quanto,
quest’ultimo, disapplicato in Regione Lombardia) del Dpr.
n. 380/2001, più precisamente:
– interventi di manutenzione straordinaria non liberalizzati,
ovvero eccedenti rispetto alla previsione di cui all’articolo 6, comma 2, lett. a), del Dpr. n. 380/2001;
– interventi di restauro e di risanamento conservativo;
– interventi di ristrutturazione edilizia non rientranti nella
fattispecie di cui all’art. 10, comma 1, lett. c), Dpr n.
380/2001;
Interventi assoggettati a SCIA in alternativa al permesso di costruire
– interventi di ristrutturazione edilizia che portino ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente e che comportino aumento di unità immobiliari,
modifiche del volume, dei prospetti o delle superfici, ovvero che, limitatamente agli immobili compresi nelle
zone omogenee A, comportino mutamenti della destinazione d’uso, nonché gli interventi che comportino modificazioni della sagoma di immobili sottoposti a vincoli ai
sensi del D.L.vo 42/2004;
– interventi di nuova costruzione o di ristrutturazione urbanistica qualora siano disciplinati da piani attuativi comunque denominati che contengano precise disposizioni plano-volumetriche, tipologiche, formali e costruttive, la cui sussistenza sia stata esplicitamente dichiarata
dal competente organo comunale in sede di approvazione degli stessi piani o di ricognizione di quelli vigenti;
– interventi di nuova costruzione qualora siano in diretta esecuzione di strumenti urbanistici generali recanti precise disposizioni plano-volumetriche.
Alternativa al permesso di costruire, fatta eccezione per gli
interventi assoggettati in via principale a SCIA, nonché per
i nuovi fabbricati in zona agricola e per i mutamenti di destinazione d’uso di cui all’art. 52, comma 3-bis, della L.R. n.
12/2005 (cambi destinazione d’uso finalizzati alla creazione
di luoghi di culto e centri sociali) assoggettati unicamente al
permesso di costruire.
Contributo di costruzione:
Interventi assoggettati a
SCIA in via prncipale
NO
salvo ristrutturazione
Interventi assoggettati a
SCIA in alternativa al
permesso di costruire:
SÍ
(salvo i casi esenti)
Contributo di costruzione:
SÍ
(salvo i casi esenti)
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 57
URBANISTICA
Denuncia di
Inizio Attività
DIA
a intervento
in corso
La denuncia di inizio attività spontaneamente effettuata
quando l’intervento è in corso di esecuzione, comporta il
pagamento, a titolo di sanzione, della somma di 516 euro.
Contributo di costruzione:
Contributo di costruzione:
alla segnalazione e/o
comunicazione
Art. 23 bis, Dpr. 380/2001
Nei casi in cui si applica la segnalazione certificata di inizio
attività o la comunicazione dell’inizio dei lavori di cui all’art.
6, comma 2, del Dpr. 380, prima della presentazione della
segnalazione, l’interessato può richiedere allo sportello unico di provvedere all’acquisizione di tutti gli atti di assenso, comunque denominati, necessari per l’intervento edilizio, o presentare istanza di acquisizione dei medesimi
atti di assenso contestualmente alla segnalazione.
Permesso
di costruire
Tutti gli interventi edilizi, compresi i mutamenti di destinazione d’uso di cui all’art. 52, comma 3 bis, della L.R. n.
12/2005 e i nuovi fabbricati in zona agricola.
Contributo di costruzione:
Permesso di
costruire in
Sanatoria
Interventi conformi alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente sia al momento della realizzazione dello stesso, sia al
momento della presentazione della domanda.
Contributo di costruzione:
SÍ
(salvo i casi esenti)
Art. 37, comma 5, Dpr.
380/2001
Autorizzazioni
preliminari
Art. 41, comma 2,
L.R. 12/2005
58 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
SÍ
(salvo i casi esenti)
SÍ
in ragione del doppio
(nei casi esenti: si paga
una volta)
(accertamento di
compatibilità)
Art. 36 Dpr. 380/2001
Comunicazione
di Eseguita
Attività o
Variante
in corso d’Opera
NO
Nel caso di interventi assentiti in forza di permesso di costruire o di denuncia di inizio attività, è data facoltà all’interessato di presentare comunicazione di eseguita attività
sottoscritta da tecnico abilitato, per varianti che non incidano sugli indici urbanistici e sulle volumetrie, che non modifichino la destinazione d’uso e la categoria edilizia, non alterino la sagoma dell’edificio e non violino le eventuali prescrizioni contenute nel permesso di costruire.
Può essere presentata prima della dichiarazione di ultimazione dei lavori.
Contributo di costruzione:
NO
salvo eventuale
conguaglio della quota
sul costo di costruzione
URBANISTICA
Accertamento
di Compatibilità
Paesaggistica
Art. 167, comma 4,
D. Lgvo 42/04
Collaudo
della denuncia
inizio attività Art. 42,
comma 14, L.R. 12/2005
Richiesta di
certificato di
Agibilità
a) lavori, realizzati in assenza o difformità dall’autorizzazione paesaggistica, che non abbiano determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli
legittimamente realizzati;
b) impiego di materiali in difformità dall’autorizzazione
paesaggistica;
c) lavori comunque configurabili quali interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria ai sensi dell’articolo 3
del Dpr. 6 giugno 2001, n. 380;
d) si intendono sanabili (in base alla circolare n. 33 del Ministero per
i Beni e le Attività Culturali del 29/06/2009) anche i portici collegati al fabbricato aperti su tre lati contenuti entro il 25%
dell’area di sedime del fabbricato stesso.
SÍ
Maggior somma tra il
Nel caso di opera eseguita in base a denuncia di inizio attività edilizia: il direttore lavori attesta la conformità dell’opera al progetto presentato con la denuncia di inizio attività.
Contributo di costruzione:
Nel caso di richiesta di agibilità per destinazione residenziale: il richiedente dichiara la conformità dell’opera realizzata rispetto al progetto approvato, nonché la avvenuta prosciugatura dei muri e della salubrità degli ambienti.
Contributo di costruzione:
Nel caso di attestazione di agibilità per tutte le destinazioni:
il direttore dei lavori o professionista abilitato attesta la
conformità dell’opera al progetto approvato e la sua agibilità.
Nel caso di attività economica (non residenziale): il dichiarante
attesta la conformità o la regolarità degli interventi o delle
attività e che sussistono le condizioni di sicurezza, igiene,
salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti
di cui alla normativa vigente, così come attestato dal direttore dei lavori.
Contributo di costruzione:
danno ambientale e il
profitto
NO
NO
Art. 24, Dpr. 380/2001
Attestazione
dell’Agibilità
Art. 25, comma 5 bis,
Dpr. 380/2001
Dichiarazione
dell’Agibilità
Art. 5, L.R. 1/2007
Interventi esenti dal contributo di costruzione
(in base all’Art. 17, Dpr. 380/2001)
a) Interventi da realizzare nelle zone agricole, ivi comprese le residenze, in funzione della conduzione del fondo e delle esigenze dell’imprenditore agricolo a
titolo principale;
b) interventi di ristrutturazione e di ampliamento, in misura non superiore al
20%, di edifici unifamiliari;
c) impianti, le attrezzature, le opere pubbliche o di interesse generale realizzate
dagli enti istituzionalmente competenti, nonché per le opere di urbanizzazione,
eseguite anche da privati, in attuazione di strumenti urbanistici;
d) interventi da realizzare in attuazione di norme o di provvedimenti emanati a
seguito di pubbliche calamità;
e) nuovi impianti, lavori, opere, modifiche, installazioni, relativi alle fonti rinnovabili di energia, alla conservazione, al risparmio e all’uso razionale dell’energia,
nel rispetto delle norme urbanistiche, di tutela artistico-storica e ambientale.
NO
In base all’art. 69, L.R. 12/2005:
I parcheggi, pertinenziali e non pertinenziali, realizzati anche in eccedenza rispetto alla quota minima richiesta per legge, costituiscono opere di urbanizzazine e il relativo titolo abilitativo è gratuito ai fini del calcolo del costo di costruzione, le superfici destinate a parcheggi non concorrono alla definizione della
classe dell’edificio.
Altri casi di riduzione:
Nei casi di edilizia abitativa convenzionata: è ridotto alla sola quota degli oneri
di urbanizzazione.
Per gli interventi da realizzare su immobili di proprietà dello Stato: è commisurato alla incidenza delle sole opere di urbanizzazione.
Per costruzioni o impianti destinati ad attività industriali o artigianali: non si paga
la quota sul costo di costruzione.
Infine: il contributo è calcolato con le tariffe vigenti al momento della presentazione nel caso di segnalazione/denuncia o al momento del rilascio nel caso di
permesso.
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 59
LEGISLAZIONE
Maria Allocca
Da “Il Triangolo” n. 4/2013
C
on una sentenza emessa nelle scorse
settimane, il Tar
del Veneto ha respinto il ricorso proposto dall’Ordine
degli ingegneri di Verona
per ottenere l’annullamento
della delibera con la quale il
Comune di Torri del Benaco
aveva stabilito che tra le
competenze professionali
dei geometri rientrava la
“progettazione e direzione
lavori di modeste costruzioni almeno fino 1.500 metri
cubi adottando quindi il criterio tecnico-qualitativo in
relazione alle caratteristiche
dell’opera da realizzare…”.
Con il loro provvedimento, i
giudici amministrativi – nel
qualificare la delibera comunale impugnata «quale
atto di indirizzo politico amministrativo che fissa le
linee generali cui gli uffici
devono attenersi nell’esercizio delle loro funzioni istituzionali» e dando atto che
la stessa è stata anche accuratamente motivata, chiarisce che la misura di 1.500
metri cubi non deve essere
intesa come un limite quantitativo entro il quale una costruzione in conglomerato
cementizio possa essere
progettata e firmata da un
geometra, «posto che a tenore della citata delibera, la
progettazione dell’opera da
realizzare da parte dei geometri rimane comunque subordinata all’applicazione
del fondamentale parametro tecnico-qualitativo».
Nella medesima pronuncia
è stata inoltre evidenziata
l’abrogazione del Regio Decreto n. 2229/1939 per effetto del D.Lgs. n. 212/2010
60 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
Sentenza del Tar Verona
favorevole ai geometri
Respinto ricorso degli ingegneri
e, conseguentemente, riconosciuta la legittimazione
del geometra in ordine alla
progettazione di costruzioni
civili in cemento armato,
ferma restando l’applicazione del suddetto criterio
tecnico-qualitativo.
L’intervento dei giudici si
era reso necessario dopo il
ricorso dell’Ordine degli ingegneri di Verona e provincia che aveva
citato in giudizio
sia il Sindaco del
Comune di Torri
del Benaco, sia il
presidente del
Collegio dei geometri e dei geometri laureati di
Verona.
Nello specifico
ecco il provvedimento adottato
dalla prima sezione del Tribunale Amministrativo Regionale del Veneto.
Il fatto
«Con l’odierno gravame –
hanno scritto i giudici – l’Ordine degli ingegneri di Verona e provincia ha chiesto
l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia,
della delibera del Comune
di Torri del Benaco in data 9
luglio 2012, n. 96, con la
quale la giunta comunale ha
stabilito che “ tra le competenze professionali dei geometri e dei geometri laureati
iscritti al Collegio professionale, possa rientrare la progettazione e direzione lavori
di modeste costruzioni almeno fino a mc 1.500 adottando quindi il criterio tec-
nico-qualitativo in relazione
alle caratteristiche dell’opera da realizzare che deve
avere caratteristiche strutturali semplici con moduli ripetitivi sia pur con la presenza del cemento armato,
che non richiedono competenze tecniche particolari e
specifiche, riservate per
legge ad un diverso professionista”.
dizio per resistere al ricorso,
contestando le censure ex adverso svolte e rilevando, in via
pregiudiziale, il difetto di
giurisdizione del giudice
amministrativo, nonché il difetto di legittimazione e la
carenza di interesse di parte
ricorrente».
Con ordinanza cautelare n.
24/2013, emessa nella camera di consiglio, del giorno
Nei confronti dell’impugnata delibera, la parte ricorrente ha eccepito, in via
principale, la carenza assoluta di potere in capo alla
giunta comunale per aver esercitato de facto funzioni a carattere normativo in tema di
competenze professionali,
in assenza di una norma attributiva di tale potere; in
subordine, è stata dedotta
la violazione di legge e l’eccesso di potere nelle forme
dell’illogicità dello sviamento di potere e del difetto di motivazione».
«Il Comune resistente e il
contro interessato Collegio
dei geometri e geometri laureati della provincia di Verona, si sono costituiti in giu-
18 gennaio 2013, il Collegio
aveva accolto l’istanza di sospensione del provvedimento impugnato, sotto il
profila del pregiudizio grave
e irreparabile che avrebbe
potuto eventualmente scaturire dall’applicazione
della delibera.
Il diritto
Hanno spiegato i giudici: «In
via pregiudiziale, deve anzitutto essere respinta l’eccezione concernente l’asserito
difetto di giurisdizione dell’adito giudice amministrativo, posto che la posizione
soggettiva di cui la parte ricorrente lamenta la lesione
consiste nell’interesse facente capo all’Ordine degli
LEGISLAZIONE
ingegneri di Verona e provincia alla legittimità dell’azione amministrativa nell’ambito dei procedimenti
di rilascio del permesso a
costruire. In via preliminare,
il Collegio ritiene invece di
poter prescindere dall’esaminare le ulteriori eccezioni
in rito proposte avverso
l’atto introduttivo del presente gravame, attesa l’infondatezza, nel merito, delle doglianze con esso dedotte».
questi dovranno pur sempre
verificare, in base alla normativa di riferimento, se i
progetti sottoposti al loro esame rientrino nella competenza professionale dei geometri, sulla scorta delle caratteristiche dell’opera da
relaizzare».
«Sotto altro profilo – scrivono i giudici nella loro sentenza – deve nondimeno es-
del quale il progetto non
deve implicare la soluzione
di problemi particolari (devoluti esclusivamente ai
professionisti di rango superiore) con riguardo alla struttura dell’edificio e alle modalità costruttive».
I magistrati hanno anche respinto il secondo motivo di
ricorso con cui l’Ordine degli
ingegneri «deduce che la
armato, posto che il D.lgs. 13
dicembre 2010, n. 212, ha abrogato il R.D. 16 novembre
1939, n. 2229, ai sensi del
quale «Ogni opera di conglomerato cementizio semplice o armato, la cui stabilità possa comunque interessate l’incolumità delle
persone, deve essere costruita in base ad un progetto esecutivo firmato da
un ingegnere,
ovvero da un architetto iscritto
all’albo».
Dopo aver rigettato anche la
censura con la
quale l’Ordine
degli ingegneri
ha rilevato il difetto di motivazione della delibera in esame,
«avendo in vero
la giunta comunale accuratamente specifi-
sere rilevato che, nel caso di
specie, la misura di mc 1.500,
che la delibera impugnata
assume quale criterio di indirizzo ai fini della determinazione della competenza
professionale dei geometri
in materia di progettazione
edilizia, non rappresenta un
limite quantitativo entro il
quale una costruzione in
conglomerato cementizio
possa essere progettata e
firmata da un geometra,
posto che a tenore della citata delibera, la progettazione dell’opera da realizzare da parte dei geometri
rimane comunque subordinata all’applicazione del
fondamentale parametro
tecnico qualitativo, in virtù
normativa di specie escluderebbe in toto la competenza del geometra in ordine alla progettazione di
costruzioni civili in cemento
cato le ragioni sottese all’adozione di tale atto», i magistrati hanno rigettato il ricorso “in quanto infondato”.
❑
H
anno poi sottolineato entrando
nel merito: «Con il
primo motivo di ricorso,
parte ricorrente ha asserito
la nullità della delibera per
il difetto assoluto di attribuzione, deducendo che la
giunta comunale avrebbe esercitato de facto funzioni a carattere normativo in tema di
competenze professionali,
in assenza di una norma attributiva di tale potere.
Il motivo è infondato e, pertanto, deve essere rigettato».
Infatti, per i magistrati amministrativi, la decisione
della giunta rientra nell’ambito degli atti di indirizzo
politico amministrativo con i
quali gli organi politici degli
enti comunali (sindaco, consiglio e giunta) fissano le
linee generali con cui gli uffici devono attenersi nell’esercizio delle loro funzioni istituzionali. Trattandosi,
dunque, di atto di indirizzo
hanno altresì evidenziato
che la stessa delibera «non
assume carattere vincolante
per gli uffici amministrativi
cui essa è rivolta, atteso che
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 61
MEDIAZIONE
Lara Baghino
I
l Decreto legge n. 69
del 21 giugno 2013 (il
cosiddetto “Decreto
del fare”) ha apportato numerose modifiche alla procedura di mediazione che
era stata introdotta con il
Decreto legislativo n. 28 del
4 marzo 2010 e successivamente modificato agli artt. 5
e 17 dalla Corte Costituzionale per eccesso di delega.
Il “decreto del fare” stabilisce che chiunque intenda
conciliare le controversie civili e commerciali relative ai
diritti cosiddetti disponibili,
può accedere alla mediazione attivando una domanda con un’istanza da depositarsi presso l’organismo
di mediazione del luogo del
giudice competente ad esaminare l’eventuale successiva controvresia.
Il decreto 69/2013 convalida
l’obbligatorietà ad «esperire il procedimento di mediazione o di conciliazione
della procedura di mediazione» per tutte le controversie riguardanti le materie
di condominio, diritti reali,
divisione, successione, patti
di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento danno da responsabilità medica e sanitaria, diffamazione a mezzo stampa,
contratti assicurativi, bancari e finanziari.
L’esperimento di mediazione diventa quindi “condizione di procedibilità” della domanda giudiziale; significa
cioè che si può proseguire
per vie giudiziarie solo se,
avvenuto il primo incontro
di mediazione, l’esperimento si concluda senza accordo tra le parti.
62 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
Modifiche alla Mediazione:
le novità introdotte
dal “Decreto del fare”
Quindi, chi intende avviare
una causa civile per le materie obbligatorie sopra citate, deve tentare una conciliazione con un primo incontro davanti al mediatore
presso un organismo di mediazione liberamente scelto.
I
l primo incontro serve
alle parti per ben
comprendere cosa è
la mediazione, quale è il
compito del mediatore e
quali sono i vantaggi di trovare un accordo in mediazione rispetto a quelli di una
causa civile.
Qualora le parti, al primo incontro, decidano di proseguire nel tentativo di conciliazione, il mediatore avvia
la procedura di mediazione.
Il decreto 69/2013 ha modificato nel suo articolo 6 la durata del procedimento di
mediazione, riducendolo a
tre mesi a partire dalla data
del deposito della domanda
del procedimento.
La novità più significativa la
troviamo nell’articolo 8:«la
parti devono partecipare
con i loro avvocati durante
tutti gli incontri della procedura di mediazione».
Gli avvocati presenti durante tutta la procedura di
mediazione – incluso il
primo incontro – firmano,
così come i loro assistiti, tutti
i verbali redatti dal mediatore necessari alla procedura di mediazione.
La presenza degli avvocati
durante la procedura può
portare vantaggi o svantaggi.
È certo che, qualora le parti
raggiugano un accordo, gli
avvocati ne redigeranno il
testo che dovrà essere d’obbligo allegato al verbale di
avvenuta conciliazione.
Questo è un modulo prestampato sul quale il mediatore compila i dati dei presenti e ne certifica le firme,
astenendosi da ogni riferimento agli accordi presi
dalle parti.
N
el caso in cui tra le
parti non si addivenga ad alcun
accordo, esse, se lo ritenessero opportuno, possono richiedere al mediatore la formulazione di una proposta
MEDIAZIONE
di conciliazione.
Il comma 3 dell’articolo 11
del decreto di cui si parla dispone che «nel caso di accordi amichevoli» inerenti
contratti o atti previsti dall’articolo 2643 del Codice civile, per trascrivere l’ac-
cordo sia obbligo rivolgersi a
un pubblico ufficiale che autentichi la sottoscrizione
dello stesso.
Nello specifico, all’articolo
2643 del C.c. è stato aggiunto
il comma 12 bis: «sono “atti
soggetti a trascrizione” gli
accordi di mediazione che
accertano l’usucapione con
la sottoscrizione del processo verbale autenticata da
pubblico ufficiale a ciò autorizzato».
L’accordo, sottoscritto da
tutte le parti e dai loro avvocati, costituisce titolo esecutivo per i casi qui specificati:
espropriazione forzata, esecuzione di rilascio, esecuzione di obblighi di fare e
non fare, iscrizione ipoteca
giudiziale.
L
a conformità dell’accordo alle norme imperative e all’ordine pubblico è certificata e attestata dagli avvocati delle parti.
In tutti gli altri casi non citati
l’accordo allegato al verbale
di conciliazione è omologato dal Presidente del Tribunale.
L’art. 16, comma 4 bis del decreto 69/2013 specifica che
tutti gli avvocati iscritti all’Albo sono di diritto “mediatori”.
Le parti che accedono alla
procedura della mediazione
hanno due vantaggi economici:
1) in caso di avvenuta conciliazione il verbale di accordo è esente dall’imposta di registro fino al valore di euro 50.000 e,
quindi, l’imposta è dovuta
per la sola parte eccedente;
2) in caso di mancato accordo all’esito del primo
incontro obbligatorio,
nessun compenso è dovuto all’organismo di mediazione.
❑
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 63
MEDIAZIONE
Da “Giornale di Brescia”
del 20 dicembre 2013
M
ediare significa
accompagnare
due persone,
due famiglie o due imprese,
nel lavoro di confronto per
trovare un accordo in tema
di eredità, liti di condominio, divisioni di proprietà
e diritti reali. Nonostante
una radicata tendenza culturale, è decisamente sbagliato pensare che il mestiere del mediatore sia solo
ad appannagio dei legali.
Ci sono professionisti come
il geometra, che non solo
sanno eguagliare le doti di
concilianza dei colleghi esperti in giurisprudenza, ma
in questioni più tecniche li
possono superare, diventando un punto di riferimento per chi si trova ad affrontare e cercare soluzioni a
problemi edilizi e urbanistici.
Perché affidare a un geometra il compito di mediare? «Abbiamo due caratteristiche che ci rendono
particolarmente competitivi
– spiega Giovanni Platto,
presidente del Collegio
geometri di Brescia – La perizia in fatto di tecnica e la
socialità. Cosa intendo? Innanzi tutto che nessuno è esperto come noi quando si
tratta di decidere e tracciare
nuovi confini alle proprietà
terriere, di dividerle o di decidere cosa sia equo o meno
nelle successioni ereditarie
degli immobili.
Ma si pensi anche a quanti
problemi possono nascere
in fatto di servitù prediali.
Chi meglio di noi sa muoversi in dispute sulle distanze dai confini di alberi
ingombranti o siepi, di viste
64 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
Il geometra, conciliatore
per natura
sul paesaggio che c’erano e
sono sparite, o ancora, di luci
venute a mancare per la realizzazione di nuovi immobili, o di distanze rispettate
o meno tra gli stessi? In più il
geometra è in genere il massimo esperto quando si
tratta di regole di convivenza in condominio, viabilità e diritti di passaggio su
strade ponderali o private,
distanze di cinte o muri dai
confini dei terreni privati, e
fabbricati rurali».
Completa il quadro la caratteristica “sociale”.
«I nostri professionisti sono
presenti sul territorio capillarmente – continua il presidente Platto –. In quale
paese non c’è un geometra?
Questo ci rende estremamente capaci nel dirimere
liti e altrettanto autorevoli
nel condurre verso soluzioni
equilibrate.
Per impostare una mediazione in modo efficace serve
infatti una adeguata cono-
scenza delle situazioni radicate sul territorio, serve conoscere la storia di aree e
paesi, come anche il carattere delle persone o delle
famiglie che si affidano al
percorso di mediazione per
risolvere le loro dispute.
È quasi inutile dire che in alcuni paesi di pianura è abitudine operare in un modo,
mentre magari in montagna
in un altro. Tanti geometri
perfettamente inseriti nelle
loro comunità, sono quanto
di meglio nello svolgimento
del compito».
I
l lavoro per trovare
spazi e fornire possibilità agli iscritti al
Collegio cittadino comunque procede anche in altre
direzioni, tra formazione e
accordi con altre categorie
professionali.
«Di recente abbiamo fatto
un accordo di reciproca collaborazione con l’Odine
degli avvocati – rivela il presidente –. Niente di particolare, ma qualcosa di utile per
procacciarsi lavoro. In parole
povere: se a noi capiterà di
avere a che fare con un argomento (oggetto di mediazione) principalmente legale, ci impegneremo a coinvolgere loro, e allo stesso
modo se a loro capiterà un
lavoro con caratteristiche
più tecniche, ricambieranno
il favore».
Ancora una volta potrebbe
rivelarsi virtuoso agire
perché “una mano lavi
l’altra”.
❑
TECNICA
Andrea Botti
D
a quando nel 2012
venne affrontato,
proprio su queste
pagine, il tema attualissimo
della marcatura CE dei prodotti in pietra naturale poco
è cambiato nelle abitudini
dei produttori, dei progettisti e degli acquirenti che operano nel settore delle costruzioni e si occupano di
materiali lapidei. Tuttavia si
ritiene doveroso rammentare che il primo luglio 2013,
dopo 23 anni di servizio, la
Direttiva Europea 89/106/
CEE sui prodotti da costruzione, conosciuta anche
come Construction Products Di-
66 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
Marcatura CE per prodotti
in pietra dopo il nuovo
Regolamento 305/2011
rective - CPD, è stata sostituita
dal Regolamento dell’Unione Europea 305/2011,
Construction Products Regulation CPR. La novità è di quelle
destinate ad alimentare il
dibattito già in corso, meritevole di alcune riflessioni
su quanto prescritto dal
nuovo regolamento, i cui effetti non tarderanno ad influenzare l’attività edilizia
nel suo complesso: dalla
progettazione alla Direzione lavori; dalla redazione
dei capitolati alla gestione
di una C.T.U.
Come è noto, il Regolamento dell’Unione Europea
non richiede meccanismi di
recepimento da parte degli
stati membri; è entrato in vigore successivamente alla
pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, è dunque
concretamente applicabile
da quasi otto mesi. L’obbiettivo fondamentale del CPR è
quello di fissare i criteri generali per la commercializzazione dei prodotti da costruzione, fra i quali anche la
pietra naturale, attraverso
una serie di iniziative destinate a chiarire ulteriormente
significato ed uso della marcatura CE; facilitarne l’attuazione semplificando le pro-
cedure per l’ottenimento; ridurre gli oneri delle piccole
imprese; facilitare la designazione di organismi di sorveglianza, valutazione e verifica delle prestazioni,
nonché assecondare l’impiego di un linguaggio comune nell’Unione Europea.
Rispetto alla Direttiva
89/106, ai sei requisiti di
base per la valutazione del
prodotto da costruzione:
- Resistenza meccanica e stabilità;
- Sicurezza in caso d’incendio;
- Igiene e salute ambientale;
- Sicurezza ed accessibilità all’uso;
- Protezione contro il rumore;
- Risparmio energetico,
TECNICA
Nella pagina di sinistra: Cava di
marmo Botticino Classico
In questa pagina, sopra: Blocco di
marmo Botticino Classico.
Sotto: lastre di marmo Botticino
ne viene ora aggiunto un settimo (vedi all. I):
- Uso sostenibile delle risorse naturali,
che diverrà cogente negli
stati membri solo se questi
lo renderanno obbligatorio
per legge. Tale requisito stabilisce che «le opere da costruzione devono essere
concepite, realizzate e demolite in modo che l’uso
delle risorse naturali sia sostenibile e garantisca in particolare quanto segue:
a) il riutilizzo e la riciclabilità
delle opere di costruzione, dei loro materiali e
delle loro parti dopo la
demolizione;
b) la durabilità delle opere
di costruzione;
c) l’uso nelle opere di costruzione, di materie
prime e secondarie ecologicamente compatibili».
lingue richieste dallo stato
membro in cui il prodotto è
messo in circolazione. (vedi
all. III, art. 6 comma 4), corrisponde ad una dichiarazione di
conformità mediante la quale il
produttore dovrà dichiarare
le prestazioni dei propri
prodotti e non più soltanto
la ”conformità” dei materiali
ad una specifica tecnica.
Sarà redatta dal fabbricante
secondo uno schema tipologico specifico e conterrà numerose informazioni riguardanti in particolare:
- un sistema di identificazione del prodotto di riferimento (numero, lotto,
etc);
- il sistema di valutazione
applicato e la verifica della
costanza della prestazione;
- il riferimento alla norma armonizzata o alla valutazione tecnica europea usata;
- l’uso previsto del prodotto.
Dovrà inoltre riportare i riferimenti dell’organismo notificato che ha eseguito le
”prove di tipo” e i riferimenti
dei report di prova che attestano le prestazioni dichiarate. Nel caso di prodotti in
pietra naturale riguarderà i
seguenti lavorati:
EN 1341 – Lastre di pietra
naturale per pavimentazioni esterne;
EN 1342 – Cubetti di pietra
naturale per pavimentazioni esterne;
EN 1343 – Cordoli di pietra
naturale per pavimentazioni esterne;
EN 1469 – Lastre per rivestimenti;
EN 12057 – Marmette Modulari;
È
da notare che il
CPR introduce il
termine caratteristiche essenziali per definire quelle riferite ai requisiti di base sopra elencati.
Ciò implica che i prodotti in
commercio possano avere
anche altre caratteristiche
“non essenziali”, comunque
importanti, tali da non comportare implicazioni giuridiche e quindi non costituiscano barriera legale alla libera commercializzazione.
Rispetto alla direttiva europea precedente il Regolamento 305/2011 introduce
l’obbligo della Dichiarazione di
prestazione (DoP) accompagnata dalla marcatura CE.
La DoP, redatta in forma cartacea o su supporto elettronico, nella lingua o nelle
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 67
TECNICA
Marcatura CE per prodotto in pietra
naturale
tura CE assicurandosi che i
loro prodotti presentino un
numero o una sigla, in grado
di consentirne l’identificazione. Gli eventuali mandatari tengono la DoP e la documentazione tecnica a disposizione delle autorità di
vigilanza al fine di dimostrare la conformità del prodotto (ma chi risponde è
sempre il fabbricante); gli
importatori assicurano e garantiscono che fabbricante e
mandatario abbiano soddisfatto gli obblighi che li riguardano ed a loro volta i distributori hanno l’onere di
assicurarsi che fabbricante,
mandatario ed importatore
abbiano assolto agli obblighi. Se un importatore o
un distributore modifica un
prodotto in modo da comprometterne la conformità
rispetto alla Dichiarazione di
prestazione è considerato alla
stregua di un fabbricante e
quindi soggetto agli stessi
obblighi.
C
EN 12058 – Lastre per pavimentazioni e scale.
Prodotti finiti come piani cucina, piani bagno, elementi
di arredo, ecc. non sono soggetti alla marcatura CE e per
i prodotti semilavorati,
blocchi grezzi e lastre grezze, la marcatura CE è volontaria. Inoltre, non è attualmente prevista la Dichiara68 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
zione di prestazione per la realizzazione di manufatti a carattere strutturale quali pilastri/colonne, balconi, mensole, balaustre, etc.
Con la marcatura CE il fabbricante dichiara di assumersi la responsabilità della
conformità del prodotto da
costruzione alla Dichiarazione
di prestazione e a tutti i requisiti
stabiliti con il Regolamento
305/2011, dunque il marchio
CE deve accompagnare tutti
i prodotti per i quali è stato
redatto un DoP, in assenza
del quale non è prevista
neppure la marcatura del
prodotto stesso.
I fabbricanti di un determinato prodotto redigono una
DoP e appongono la marca-
on l’approvazione
del Regolamento
dell’Unione Europea 305/2011, la marcatura
CE assume quindi un nuovo
significato: non attesta più la
conformità di un prodotto
ma «…rappresenta la conclusione di un iter armonizzato attraverso il quale si valuta, si accerta, si garantisce
– mediante procedure di
prova/calcolo e di controllo
della produzione – e infine si
dichiara, la prestazione di
un prodotto da costruzione».
È possibile chiedere al fornitore la dimostrazione della
corretta applicazione della
TECNICA
In senso orario: rivestimenti interni
in marmo Botticino Classico,
Associati Associati, Botticino.
Palazzo della Cassa Nazionale
Assicurazioni Sociali, M. Piacentini,
Brescia.
Teatro del Centro Lucia, S. Pascolo,
Botticino.
Museo della Scienza, R. Piano,
Trento.
marcatura CE che sarà apposta in modo visibile, leggibile e indelebile sul prodotto da costruzione o su
un'etichetta ad esso applicata. Se ciò fosse impossibile o ingiustificato a causa
della natura del prodotto,
essa sarà apposta sull'imballaggio o sui documenti di
accompagnamento (soluzione preferibile).
Gli strumenti introdotti con
il nuovo regolamento non
definiscono la sicurezza dei
prodotti e non attestano
neppure l’idoneità all’uso di
un prodotto, ma garanti-
scono informazioni precise
ed affidabili sulle prestazioni. L’idoneità all’uso del
prodotto sarà valutata dall’utilizzatore o dall’autorità
di controllo in
base alle prestazioni dichiarate e in confronto a quelle
richieste. Quest’ultimo è un aspetto che, in
futuro, dovrà
essere
approfondito in
sede di capitolati d’appalto,
ambito nel quale il settore
lapideo registra ancora
preoccupanti carenze. Correttezza d’impiego e selezione dei materiali lapidei a-
deguati sono questioni sulle
quali c’è ancora molto da
dire.
❑
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 69
TECNICA
Da “Corriere della Sera”
2 febbraio 2014
C
irca la metà delle
radiazioni che assorbiamo nell’arco
della vita deriva dal radon,
un gas che si sprigiona naturalmente dalle rocce, riconosciuto come cancerogeno
certo dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul
cancro di Lione.
Per questo, la decisione di
includere nella direttiva europea sulla radioprotezione
limiti precisi alla sua presenza negli ambienti indoor
è senz’altro la novità destinata ad avere il maggiore impatto sulla salute della popolazione.
Si stima che in tutto il continente circa il 10% dei tumori
al polmone sia dovuto a
questo agente, e in Italia la
conta dei casi arriva a quasi
3.300 all’anno. I numerosi
studi sull’argomento non
hanno invece trovato relazioni con altre forme tumorali o altre malattie.
La concentrazione di radon
nell’aria si misura in Bequerel al metro cubo (Bq/m3)
e la direttiva fissa il limite di
300 per tutti gli ambienti indoor, senza distinzioni tra
luoghi di lavoro e abitazioni.
Questo valore infatti è ritenuto sufficiente a contenere
il rischio entro valori accettabili (azzerarlo sarebbe impossibile), tenuto conto dei
costi delle bonifiche che saranno necessarie per rispettarlo, e di quelli dei nuovi
standard per la costruzione
degli edifici, che dovranno
essere messi a punto.
«La direttiva colma una lacuna, perché nelle leggi precedenti la questione radon
era appena accennata e li70 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
Guerra aperta contro il radon
sia negli uffici
sia nelle abitazioni
miti veri, ma molto più alti di
quelli attuali, erano stabiliti
solo per i luoghi di lavoro»
osserva Roberto Bochicchio,
responsabile del Piano nazionale radon all’Istituto Superiore di sanità.
In Italia, poi, la situazione è
più difficile che altrove,
giacché da noi la concentrazione media di questo inquinante è pari a 70 Bq/m3,
contro i 56 del resto d’Europa (seppure con variazioni
notevoli fra Paese e Paese).
Anche lungo la panisola c’è
comunque una certa eterogeneità, con valori più elevati nel Lazio, in Lombardia,
nel Friuli Venezia Giulia e in
Campania (rispettivamente
119, 111, 99 e 95 Bq/m 3 ), e
ben al di sotto della media
nazionale in Calabria,
Marche, Basilicata, Sicilia,
Liguria, Molise, Emilia Romagna e Valle d’Aosta.
Questa mappatura è
stata
elaborata
grazie a una serie di
rilevamenti condotti tra il 1989 e il
1998, ma negli anni
successivi diverse
Regioni e lo stesso
Piano nazionale
hanno eseguito moltissime altre misure.
In tutto, sono state
coinvolte 38 mila abitazioni, 8.500 edifici scolastici e 12
mila luoghi di lavoro.
«Nelle scuole i valori sono risultati un po’ superiori rispetto alla media nazionale,
perché spesso queste strutture si trovano al piano
terra» risponde Bochicchio.
Per i luoghi di lavoro, si sono
invece registrati valori maggiori in ambienti sotterranei
(come i caveau delle banLivelli medi di concentrazione
del radon in Italia per regione
che), ma la variabilità è comunque elevata e, tutto
sommato, non dissimile da
quella riscontrata per le abitazioni, dove i livelli di
radon dipendono da moltissime variabili.
«Per questo motivo le
mappe che indicano le concetrazioni medie dell’inquinante in una zona non possono essere estrapolate ai
singoli edifici, ma servono
piuttosto alle autorità, per
capire come indirizzare gli
interventi – dice l’esperto –.
Le caratteristiche costruttive,
ma anche le abitudini degli
occupanti influenzano moltissimo la concentrazione del
gas: il solo modo di sapere
quanto radon c’è in uno specifico ambiente è misurarlo».
La direttiva obbliga infine gli
Stati membri a dotarsi di un
Piano nazionale che coordini le attività sul territorio.
Quello italiano, partito alla
metà degli anni Duemila, è
però oggi in fortissima difficoltà.
❑
TECNICA
Tre apparecchi rilevatori di radon.
A destra e dall’alto: Vie di ingresso e
uscita del radon in una abitazione.
Abbattimento attivo del radon in una
abitazione; il ventilatore instaura
una depressione nel locale favorendo
il richiamo di aria ricca di radon e la
sua concomitante espulsione.
Aspirazione e successiva espulsione
dell’aria ricca di radon dopo raccolta
tramite pozzetto interrato realizzato
centralmente all’edificio.
La misurazione del radon
Per determinare la concentrazione di radon presente in un locale ci si
può rivolgere all'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente
ARPA della propria regione, all'ENEA oppure ad aziende private che svolgono questo tipo di misure tramite appositi rivelatori. Gli strumenti di
misura vanno posizionati preferibilmente nei locali dove si soggiorna più
a lungo (tipicamente le camere da letto o il soggiorno). Poiché la concentrazione di radon varia sia in funzione della distanza dal terreno, sia
nel corso della giornata e con il variare delle stagioni, si utilizzano generalmente dei cosiddetti rivelatori passivi che forniscono dei valori medi
in un periodo di tempo sufficientemente lungo (dai tre ai sei mesi).
Inoltre, poiché specialmente nel periodo invernale l'abitazione aspira aria
- che potrebbe essere ricca di radon - dal sottosuolo per differenza di
pressione tra l'interno e l'esterno (effetto camino) e si ha una minore
aerazione, è preferibile effettuare le misurazioni in questa stagione.
La bonifica degli edifici inquinati
Nelle situazioni in cui dopo aver effettuato una misurazione si dovesse
rivelare una concentrazione di radon superiore ai livelli di riferimento è
opportuno effettuare degli interventi di bonifica. Ci sono interventi di
facile realizzazione e poco invasivi per gli edifici ed altri via via sempre
più pesanti. Alcuni interventi sono volti a limitare o eliminare i punti di
infiltrazione, ma di solito si consiglia sempre di accompagnare questi
rimedi con metodi di depressurizzazione del suolo per impedire la risalita del gas, in quanto i primi da soli risultano generalmente insufficienti. Un rimedio immediato, anche se non sempre efficace, consiste nel
continuo ricambio d'aria degli ambienti. Una corretta quanto continua
ventilazione può contrastare gli accumuli del gas che tendono a far
aumentare la concentrazione di radon negli ambienti. Oggi è possibile
effettuare uno screening autonomo dei propri locali attraverso dei dosimetri economici
(da Wikipedia)
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 71
GEOLOGIA
Egidio De Maron
M
olto spesso mi
chiedo, a seguito
delle numerose
e diffuse emergenze di natura idrogeologica e sismica,
perché mai nel 2014 dobbiamo ancora assistere a devastazioni del territorio,
morti tra la popolazione.
Personalmente potrei fornire delle risposte che credo
potrebbero suscitare indignazione da parte di alcuni
Amministratori pubblici,
tuttavia da tecnico di Protezione Civile, cito la più evidente che, senza dubbio, è
la mancanza di attività di
prevenzione.
72 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
Il ruolo e l’importanza
del geologo nelle emergenze
di Protezione Civile
Attualmente quasi tutte le
Pubbliche Amministrazioni
dispongono di strumenti conoscitivi del proprio territorio, professionali e qualitativi elevati in termini di analisi della pericolosità idrogeologica e sismica (cfr.
Studi Geologici allegati ai
singoli PGT) ma, non di rado,
questi strumenti sono relegati al ruolo di belle immagini cartografiche o, peggio,
giacciono chiusi in faldoni in
qualche armadio.
L’utilizzo degli studi geologici consente alle Pubbliche
Amministrazioni la predisposizione dei Piani di E-
mergenza di Protezione Civile e la loro successiva adozione.
Oggi, la redazione dei Piani
di Emergenza di Protezione
Civile non solo è un obbligo
legislativo, ma, cosa più importante, costituisce il
primo strumento da utilizzare per informare la popolazione affinché conosca i
pericoli a cui è soggetta e impari quelle procedure di
comportamento da adottare
in specifiche situazioni di emergenza.
Sarebbe un obbligo, almeno
morale, per chi amministra
un territorio comunicare e
rendere partecipe di questa
mole di informazioni tutta la
popolazione per diffondere
una cultura di Protezione Civile. Raramente, però, sento
di iniziative finalizzate a
questo tipo di attività educativa.
Mi si potrebbe contestare
che questa documentazione
è messa a disposizione su
tutti i siti internet delle Amministrazioni. Premesso che
ciò vale per le Amministrazioni virtuose e solo per
quella frazione della popolazione che “naviga su internet”, permettetemi di
dire però che l’informazione
GEOLOGIA
diretta è un’altra cosa.
Il confronto tra i cittadini e gli
Amministratori e i tecnici
che hanno prodotto gli studi
contribuisce a fornire quei
dettagli e quelle sfumature
che un sito internet non può
certo dare, insomma, l’incontro diretto … vale molto
di più.
In questo contesto di comunicazione e valutazione dei
rischi il ruolo del geologo
(professionista e/o tecnico
abilitato) consulente dell’Amministrazione Pubblica
deve considerarsi molto importante, non solo per la conoscenza della materia trattata, ma anche perché può
svolgere una funzione sociale altamente qualificata
nell’esposizione delle condizioni di pericolosità del
territorio.
L’
attività e la funzione del geologo/consulente
per le Pubbliche Amministrazioni non dovrebbe essere limitata alla sola predisposizione di studi geologici
di carattere generale e/o più
specialistici (considerata
come una “fase previsionale”), ma dovrebbe poter
proseguire in tutte quelle attività successive volte alla
prevenzione e alla mitigazione di un possibile pericolo, fornendo – in una fase
di emergenza o di post-emergenza – un valido contributo tecnico.
Personalmente ritengo che
il rapporto che si dovrebbe
instaurare tra un geologo
progessionista/consulente e
una Amministrazione Pubblica dovrebbe essere di
tipo fiduciario, intendendo
con questo termine la fiducia che l’Ammistrazione
ripone nelle competenze
tecniche del geologo/consulente individuato in virtù
della sua preparazione e conoscenza del territorio e,
non da ultimo, anche per la
sua personalità, e non su
base esclusivamente economica di contenimento
delle spese – o peggio – per
mero adempimento burocratico e/o amministrativo; il
tutto a scapito della qualità
tecnica del lavoro.
Il geologo è una figura tecnica/professionale che in occasione di eventi, attività, emergenze di Protezione Civile (idrogeologiche e sismiche) può svolgere attività, in un intervallo di
tempo limitato, di supporto
ai responsabili della gestione emergenziale nelle
scelte tecnico-decisionali
delle prime fasi dell’emergenza.
Nello specifico, per quanto
riguarda il “rischio idrogeologico” l’utilizzo da parte di
una Amministrazione Pubblica del geologo/consulente può iniziare già dalla
fase di Allarme-codice 3 (emesso dall’U.O. di P.C. della
Regione Lombardia in occasione di eventi meteorologici previsti che superino la
soglia di allarme dell’area omogenea in cui è inserito il
territorio); in questo caso, se
sul territorio è presente una
situazione di potenziale pericolo idrogeologico conosciuto (frana, colata di detrito, ecc.) e che è identificato come un possibile sce-
nario di Protezione Civile all’interno del Piano di Emergenza Comunale, il geologo/consulente può essere
utilizzato durante la fase di
monitoraggio nello svolgimento delle attività previste
nel cosiddetto presidio territoriale (attivato ed attuato dall’Amministrazione in questa
occasione di allerta).
Questo supporto tecnico
specialistico consentirebbe
di seguire l’evoluzione del
fenomeno idrogeologico individuato (frana, smottamento, colata di detrito,
ecc.) e fornire indicazioni relative al movimento in atto al
responsabile amministrativo così che lo stesso possa
intraprendere le iniziative
necessarie per proteggere la
popolazione finanche alla evacuazione preventiva di
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 73
GEOLOGIA
un’area soggetta al pericolo.
Durante la fase di emergenza - codice 4, ovvero ad
accadimento dell’evento idrogeologico, o nel post emergenza l’impiego del tecnico geologo/consulente è
finalizzato alla prosecuzione
delle attività di controllo e
monitoraggio del fenomeno
ed alla valutazione del possibile rischio residuale.
Per il rischio sismico, l’utilizzo
del geologo/consulente avviene generalmente nel
post-emergenza on quanto
l’evento risulta essere imprevedibile; l’attività geologica in questo tipo di emergenza è il complesso delle
indagini, studi e rilievi che il
74 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
geologo/consulente è chiamato a svolgere in un intervallo di tempo limitato (post
evento sismico) al fine di
supportare i responsabili
della gestione emergenziale nelle scelte tecnicodecisionali delle prime fasi
dell’emergenza.
L’impiego del professionista
è strettamente legato alla individuazione ed analisi
delle situazioni con condizioni di pericolosità e rischio
post-evento (rischio residuo), alla definizione delle
linee programmatiche sulla
sistemazione della popolazione senzatetto in aree appositamente attrezzate ed è
di supporto alle valutazioni
tecniche finalizzate al più rapido rientro della popolazione nelle abitazioni valutate “agibili”.
S
ostanzialmente i
principali campi di
intervento
nei
quali possono essere coinvolti i geologi in emergenza
di natura sismica o idrogeologica possono riguardare:
1) controllo della sicurezza
geologico-tecnica dei centri
abitati e delle infrastrutture
viarie per l’individuazione
delle zone a rischio e per il
supporto alla definizione
degli interventi di messa in
sicurezza, per il pronto ripristino della circolazione;
2) supporto per la verifica di
agibilità di edifici interessati
dagli effetti di eventi sismici
o idrogeologici, con particolare riguardo alle deformazioni permanenti e alla stabilità geologico-tecnica dei
terreni di fondazione;
3) controllo e verifica dell’idoneità geologica delle aree
di emergenza previste dai
piani di protezione civile comunale;
4) controllo delle atre infrastrutture quali elettrodotti,
condotte idriche, dighe e
altre opere di ritenuta, rilevati artificiali, ecc., e supporto per la loro messa in sicurezza da eseguire di concerto con gli enti gestori. ❑
CONDOMINIO
Corso pratico di introduzione
all’amministrazione
dei condomini
È in corso di svolgimento un corso pratico di introduzione
alla professione di Amministratore di Condominio organizzato congiuntamente dal Collegio geometri di Brescia e dall’Associazione Bresciana Amministratori di Beni Immobiliari, che ha preso il via martedì 14 gennaio e che si concluderà dopo 20 lezioni il 20 marzo prossimo con la consegna
degli attestati finali di partecipazione.
Vediamone il programma e il calendario delle lezioni.
– Rettifica e/o modifica delle tabelle millesimali;
– Coefficienti incrementativi e decrementativi.
I lezione, martedì 14 gennaio
Docenti: avv. Sacchini e geom. Squassina
“Presentazione del corso: Il condominio”
– Presentazione del corso;
– Organizzazione delle lezioni e predisposizione del materiale didattico;
– La comunione e il condominio;
– La costituzione del condominio;
– Parti comuni (srt 1117 C.c.;
– Il condominio parziale e il supercondominio.
VI lezione, giovedì 30 gennaio
Docenti: avv. Sacchini e rag. Bertocchi
“L’assemblea di condominio” (Disamina art. 1136 C.c.)
– Attribuzioni;
– Costituzione e validità delle delibere;
– Impugnazioni;
– Nullità ed annullabilità delle delibere assembleari;
– Il verbale dell’assemblea;
– Le maggioranze in assemblea condominiale;
– Commenti e considerazioni.
II lezione, giovedì 16 gennaio
Docenti: avv. Sacchini e geom. Squassina
“L’amministratore di condominio” (artt. 1129, 1130, 1131 C.c.)
– Requisiti
– Natura giuridica;
– Nomina e revoca da parte dell’Assemblea;
– Nomina e revoca da parte dell’Autorità Giudiziaria;
– Attribuzioni;
– Rappresentanza e poteri;
– Responsabilità;
– Passaggio di consegne.
VII lezione, martedì 4 febbraio
Docenti: rag. Grassini, geom. Squassina
Prova pratica: “Convocazione Assemblea condominiale,
tenuta Assemblea e redazione del relativo verbale”
– Verbalizzazione;
– Mozioni d’ordine;
– Assunzione di delibere assembleari.
III lezione, martedì 21 gennaio
Docenti: avv. Sacchini e avv. Premoli
“Il regolamento di condominio, diritto dei partecipanti
sulle cose comuni”, (Disamina art. 1117)
– Tipologia di regolamento;
– Meccanismi di approvazione;
– Indivisibilità;
– Costruzione sopra l’ultimo piano dell’edificio;
– Perimetro totale e parziale dell’edificio.
IV lezione, giovedì 23 gennaio
Docenti: geom. Squassina e rag. Grassini
“Le tabelle millesimali”
– Elaborato di subalternazione;
– Modalità di calcolo delle tabelle di proprietà (criteri oggettivi e soggettivi, coefficienti);
– Le tabelle di riparto spese scale/ascensore;
– Le tabelle di riparto spese riscaldamento;
– L’approvazione delle tabelle millesimali;
76 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
V lezione, martedì 28 gennaio
Docenti: rag. Grassini, arch. Premoli, geom. Squassina
Prova pratica: “Redazione di una tabella millesimale di
proprietà; Redazione di un riparto di gestione”
– Commenti e considerazioni.
VIII lezione, giovedì 6 febbraio
Docenti: rag. Grassini, geom. Squassina
“La ripartizione e gestione delle spese”
– La contabilità del condominio;
– Ripartizione delle spese;
– Riscossione dei contributi;
– Erogazione delle spese;
– Piani di riparto;
– Le quote di partecipazione in funzione degli interventi;
– Il bilancio preventivo;
– Il bilancio consuntivo.
IX lezione, martedì 11 febbraio
Docenti: avv. Sacchini, arch. Premoli
“Le innovazioni” (Disamina art. 1120 e 1121 C.c. - Innovazione in genere)
– Parti comuni dell’edificio (art. 1117 C.c.);
– Le innovazioni gravose e voluttuarie;
– Le innovazioni vietate.
X lezione, giovedì 13 febbraio
Docenti: rag. Cunego, rag. Grassini, geom. Squassina
Prova pratica “Redazione di un riparto di spesa” (ordinaria
CONDOMINIO
e straordinaria)
– Commenti e considerazioni.
XI lezione, martedì 18 febbraio
Docenti: avv. Sacchini
“Dissenso dei condomini rispetto alle liti” (Disamina art. 1132
C.c.) e “Le azioni giudiziarie nel condominio”
– Le modalità.
– Le legittimazioni;
– Ricorsi ed ingiunzioni di pagamento;
– Solidarietà appaltatori;
– Nomina giudiziaria dell’Amministratore.
XII lezione, giovedì 20 febbraio
Docenti: arch. Premoli
“Patologia dei fabbricati”
– Nomenclatura delle strutture;
– Impianti idrici-termici-elettrici;
– Metodi di controllo e di intervento;
– Impermeabilizzazione e coibentazione;
– Principali cause di degrado e interventi di restauro.
XIII lezione, martedì 25 febbraio
Docenti: arch. Premoli
“Tecniche e gestione, Normativa sugli impianti condominiali”
– Normativa riguardante gli impianti;
– Legge 46/90 Sicurezza degli impianti elettrici;
– Gestione e programmazione degli interventi;
– Legge 13/89 Barriere architettoniche;
– Legge 122/89;
– Normativa ascensori;
– Conduzione centrale termica;
– Appalti e sicurezza (D.Lgs. 81/2008).
XIV lezione, giovedì 27 febbraio
Docenti: arch. Mazzocchi
“Opere di manutenzione straordinaria” (Lastrici solari Tetto - Facciate - Balconi) (Disamina art. 1126 C.c.)
– Maggioranze deliberative;
– Ripartizione delle spese e richiesta quote;
– Normativa fiscale (detrazioni IRPEF, IVA da applicare, co-
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 77
CONDOMINIO
municazioni ai condomini);
– Incarichi professionali (progettista, direttore dei lavori,
coordinatore della sicurezza);
– Appalti e contratti;
– Responsabilità dell’Amministratore quale committente
delle opere (D.Lgs. 81/2008).
XV lezione, martedì 4 marzo
Docenti: sig. Zubiani, rag. Bertocchi
“L’Assicurazione del Condominio” e “Normativa fiscale del
Condominio”
– Adempimenti;
– Responsabilità;
– Garanzie e franchigie.
– Redazione 770 - Quadro AC - Elenco fornitori - F24 - Ritenute d’acconto.
XVI lezione, giovedì 6 marzo
Docenti: rag. Grassini, rag. Gabelli
“Normativa sulla privacy” e “Web e condominio”
– Obblighi;
– Adempimenti e responsabilità.
– Sito Web condominiale.
XVII lezione, martedì 11 marzo
Docenti: rag. Cunego
“Etica e psicologia del Condominio”
– Nozioni comportamentali;
78 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
– L’etica dell’Amministratore;
– Strategia di acquisizione dei condomini;
– Conduzione e comportamento in assemblea;
XVIII lezione, giovedì 13 marzo
Docenti: rag. Grassini, geom. Squassina, rag. Cunego
“Ripasso generale, Prova pratica finale”
– Relatori rispondono alle domande dei corsisti;
– Consegna scheda di valutazione e prova pratica finale.
IXX lezione, martedì 18 marzo
Docenti: arc. Mazzocchi, ing. Monticone
“Sicurezza del Condominio”
– Problematiche (canne fumarie, cisterne gasolio, pozzi, fognature, amianto, linne vita);
– Certificato prevenzione incendi;
– Documento valutazione dei rischi (DVR);
– Documentazione dei rischi interferenti (DVRI).
XX lezione, giovedì 20 marzo
Docenti: avv. Sacchini, geom. Squassina, Rag. Grassini
“Correzione prova pratica” e “Consegna degli attestati finali di partecipazione”
– Correzione congiunta della prova;
– Consegna degli attestati finali di partecipazione;
– Saluti.
CONDOMINIO
Da “Giornale di Brescia”
del 2 febbraio 2014
I
l peso fiscale sugli immobili supererà quest’anno i 52 milardi di
euro: ben 2,9 miliardi in più
rispetto al 2013. Dall’inizio
della crisi il livello di tassazione sulle case, i negozi, gli
uffici e i capannoni è aumentato di 10 miliardi. Sono i
dati elaborati dall’Ufficio
studi della Cgia.
In un panorama così difficile
però una nota positiva per
chi deve registrare i contratti
di locazione immobiliare
c’è. A partire dal 3 febbraio
2014, infatti, i contribuenti
potranno adempiere a tutti
gli obblighi legati alle locazioni direttamente online
grazie al nuovo modello RLI
che, tra le altre novità, consentirà di allegare una copia
del testo contrattuale.
È quanto annuncia l’agenzia
delle Entrate in una nota. I
contribuenti potranno usare
questo modello per richiedere agli uffici dell’Agenzia
delle Entrate la registra-
Case e negozi, il fisco
si prende 52 miliardi. Ma ora
la registrazione è più facile
zione dei contratti di locazione e affitto di immobili e
comunicarne eventuali proroghe, cessioni o risoluzioni.
Il modello RLI può essere utilizzato anche per esercitare l’opzione e la revoca
della cedolare secca e per
comunicare i dati catastali
dell’immobile oggetto di locazione o affitto.
Nel modello, quindi, confluiscono tutti gli adempimenti fiscali legati alla registrazione dei contratti di locazione e affitto immobiliare.
Il modello potrà essere inviato direttamente via internet, attraverso i servizi
online dell’Agenzia delle
Entrate. Inoltre, sarà possibile versare online le imposte connesse alla registrazione con addebito sul
conto del contribuente o
dell’intermediario, secondo
le regole per il modello F24.
❑
Imposte sull’acquisto:
da gennaio favorite
le vendite tra privati
L’imposta di registro scenderà dal 3% al 2%, mentre l’imposta ipotecaria e
quella catastale vengono ridotte da 168 euro a 50 euro
Lo scorso settembre 2013 sono state approvate dal Consiglio
dei Ministri le modifiche alle imposte di registro, ipotecaria
e catastali applicate sul valore dell’immobile acquistato.
Il Decreto Istruzione (Dl. 104/2013) ha infatti introdotto modifiche essenziali alle imposte indirette e il cambiamento,
avvenuto dal 1° gennaio del 2014, favorirà in particolar modo
le compravendite tra privati delle abitazioni utilizzate come
prima casa: in questo caso l’imposta di registro scenderà dal
3% al 2%, mentre l’imposta ipotecaria e quella catastale vengono ridotte da 168 euro a 50 euro. Passeranno ad un importo fisso di 50 euro anche le imposte ipotecaria e catastale
che fino ad ora vengono applicate con valori proporzionali
rispettivamente dell’1% e 2%.
Per quanto riguarda invece gli immobili di lusso (anche se
prima casa) e per tutte le seconde case, l’imposta di registro
passerà dal 7% al 9%.
L’imposta ipotecarie e l’imposta catastale subiranno una
modifica al rialzo a 200 euro
nei casi in cui il loro importo chi dichiara il vero valore di
scambio degli immobili.
è di 168 euro.
Una riduzione dei costi dav- Attenti però perché questa
vero notevole e che premia nuova tassazione agevolata
si applicherà solo per l’acquisto della prima casa
quindi per poterne beneficiare non devono risultare
intestati altri immobili
anche se in comunione.
Queste misure hanno lo
scopo di limitare l’evasione
fiscale connessa all’acquisto
di immobili il cui valore dichiarato è spesso inferiore al
valore reale. Un’evasione
subdola e difficile da provare se non con costi di 2indagine” da parte dell’Agenzia delle entrate spesso
coinvolta in liti giudiziarie
che si trascinano per anni di
riuscire a riscuotere il dovuto.
❑
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 79
AGRICOLTURA
Andrea Colombo
Dal “Giornale di Brescia”
U
Agricoltura italiana sempre più
giovane e “rosa”
lteriori conferme sulla complessiva solidità dell’agricoltura italiana arrivano dalla società
ålthesys che, per il gruppo Nestlè, ha fotografato
l’imprenditoria agricola italiana nell’attuale crisi economica.
Come sottolineato più volte dal ministero e dalle principali
rappresentanze del settore, il comparto agricolo regge gli
urti della concorrenza puntando sull’orgoglio nazionale del
proprio made in Italy. A ciò si aggiuge un progressivo ringiovanimento dell’imprenditoria agricola, sempre più dotata di adeguata preparazione teorica. Infatti, oltre il 40%
delle imprese agricole nate nei primi sei mesi del 2013 sono
guidate da giovani sotto i 40 anni e, di questi, il 19% è laureato contro il 6% del totale degli agricoltori. Sui campi e
nelle stalle italiane si sta creando una nuova occupazione,
legata anche all’incremento delle imprese: + 2,8% rispetto
al 2012, circa 11.485 nuove aziende. E il 33% dei nuovi imprenditori è di sesso femminile.
I numeri restano importanti anche in relazione al lavoro, che
vede nell’agricoltura l’impegno di oltre 851.000 soggetti, il
80 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
4% degli occupati della penisola.
In questo contesto, la ricerca innovativa e lo sviluppo tecnologico svolgono un ruolo fondamentale che spesso può
fare la differenza nell’affermazione del proprio prodotto.
Per questo motivo il gruppo Nestlè in Italia ha finanziato uno
studio dell’Università La Sapienza, il cui risultato è stato la
creazione di un nuovo strumento per migliorare l’efficacia e
la competitività del mercato agricolo italiano. La Food Reputation Map (Frm) permette ora di misurare la reputazione
di qualsiasi produzione alimentare, constatando i punti di
forza che nascono nella percezione del consumatore. Ciò facilita quindi la preliminare decisione sulle opzioni di business da perseguire, puntando su processi produttivi e comunicativi ben più precisi di prima. Gioventù e agricoltura
possono finalmente trovare spazio all’interno della stessa
ricerca, mentre gruppi come Neslè stanno comprendendo a
fondo la posizione strategica del settore primario.
❑
CULTURA
Foto di famiglia nelle costruzioni:
il ferro
Franco Robecchi
M
olti geometri sono tra i professionisti che hanno
come attività il produrre oggetti materiali. Non
è così per chi si interessa di questioni amministrative, burocratiche o commerciali, ma chi produce case,
strade, impianti si confronta con i materiali, con le loro esigenze, le loro qualità, le loro insidie. Tra i mille materiali di
nuova generazione, che la tecnologia contemporanea ci ha
abituati a vedere sorgere ogni poco, ve ne sono però altri
che sono antichi, e sempre validissimi. Non si può prescindere dal ferro. Sono circa 3000 anni – ma gli sporadici esordi
risalgono a 4000 anni fa – che gli uomini del Mediterraneo
sanno estrarre e lavorare questo fondamentale metallo. Rispetto al rame e al bronzo il passaggio alla conoscenza del
ferro fu fondamentale nella storia, anche se l’uso rimase, per
82 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
moltissimi secoli, molto marginale, quasi esclusivamente limitato alle armi e ad alcuni utensili agricoli o artigiani. Bisogna attendere il primo Ottocento per vedere l’esordio significativo del ferro nella sfera dei grandi usi: nella meccanica, nelle costruzioni edili, nelle costruzioni navali. A partire da quella data il ferro è divenuto centrale nella nostra
civiltà. Nonostante i molti concorrenti, nel campo dei metalli, ma anche nell’ambito di nuovi materiali non metallici,
il ferro domina la nostra vita. Le sue forme storiche, la ghisa
e l’acciaio, sono state affinate in una grande varietà di soluzioni, di leghe adatte agli usi più specialistici. Ma restando
alla forma classica del cosiddetto ferro, lanciamo qualche
sguardo sulla vicenda. Una grande realtà, quella del ferro,
impregnò la vita dei regni e dei popoli, attraverso la produ-
CULTURA
Nella pagina di sinistra:
un’abilissima raffigurazione di inizio
’900, di un’officina per la lavorazione
del ferro, con la dominante presenza
del maglio, ben conosciuto nel
Bresciano.
zione di armi, ma anche dei singoli cittadini e contadini, attraverso l’uso di chiavi e di aratri, di martelli e di chiodi, di
seghe e di posate. La personalità artigiana bene identificata, che aveva la sua bottega in ogni contrada, era quella
del fabbro ferraio o del maniscalco, entrambi abili nel sottomettere il durissimo metallo alla volontà dell’uomo. Non
a caso addirittura un dio dell’empireo greco era un fabbro,
un dominatore del fuoco, un fondatore dell’ingegneria e
della tecnologia: Efesto. Benché brutto e decentrato rispetto all’Olimpo, si meritò in moglie la più seducente delle
dee, la bella per antonomasia: Venere. La sua fucina scatenava i fuochi magmatici dal profondo della terra, tanto che
dal suo nome derivò quello della montagna delle isole Lipari e quindi il nome dei vulcani, adottato in tutto il mondo.
Sotto: splendida tavola ottocentesca
raffigurante il lavoro e alcuni prodotti
del mangano, costruttore di molti
oggetti in ferro e anche di pentole.
Era uno dei pochi dei a svolgere un lavoro, un duro lavoro,
che consentiva a Giove di lanciare sulla terra i fulmini, accanto al suo privilegiato prodotto, la pioggia: fulmini prodotti dalle faticose martellate e dai sudori di Vulcano- Efesto. La sua apprezzatissima immagine ricadde sui reali artigiani del ferro, ai quali ci si rivolgeva per la costruzione di
una spada o di una zappa, di un catenaccio o di un paiolo.
Parallela era l’attività, altrettanto essenziale, del maniscalco, il cui nome coincide con quello di maresciallo, il maniscalco militare. Il maniscalco per eccellenza fu S. Eligio,
anche orafo e perciò patrono degli uni e degli altri. Proprio
S. Eligio fu uno dei protagonisti della nutrita iconografia sui
lavoratori del ferro. Sino dal Medioevo S. Eligio offrì l’occasione per miniature e dipinti che hanno documentato la bot-
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 83
CULTURA
L’officina oscura del maglio, con il
nerboruto fabbro e la sua famiglia, in
un quadro ottocentesco dell’inglese
Joseph Wrigt;
tega di fabbri e maniscalchi, soprattutto grazie al celebrato
episodio in cui si vede Eligio mentre lavora su zoccoli e ferri
di un cavallo in un modo singolarmente comodo. Per rendere l’operazione della ferratura più facile, Eligio tagliò la
zampa del cavallo e su quella intervenne, andando poi a saldarla nuovamente all’animale, a ferratura avvenuta. La vi-
84 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
cenda è più complessa, ma sostanzialmente la scena raffigurata è quella citata.
Una variante dell’attività del fabbro con martello e incudine,
di grande fascino ambientale, fu scelta da alcuni artisti per
creare dipinti tenebrosi, dove il fuoco si mescola all’acqua,
in un’officina scura, nella quale rimbalzano i bagliori rossi
CULTURA
L’officina tugurio di un fabbro
ottocentesco, in un quadro tedesco.
delle fiamme. È l’antro del maglio, il grande martello (malleus in latino) che ha nel Bresciano importanti testimonianze.
Proprio la terra bresciana si riconosce nella millenaria avventura del ferro, che ha costituito le radici industriali di un
successo poi esteso a settori collaterali e anche a nuovi filoni. Le valli, con le loro miniere, hanno posto il ferro fra i
materiali principi dell’economia bresciana, e quindi anche
della maturazione di professionalità specifiche. Le capacità
manuali si sono ingranate nell’energia imprenditoriale, passando dalle canne di fucile agli ingranaggi meccanici, dai badili ai telai per camion. Quando si seppe utilizzare il ferro
per produrre l’acciaio il panorama degli usi si dilatò im-
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 85
CULTURA
Scena di lavoro di un fabbro
medievale
mensamente e i Bresciani
trovarono un’altra importante occasione che i geometri ben conoscono:
quella dei profilati per costruzioni e, soprattutto, del
tondino. Le barre per il cemento armato sono state
alla base di una fortuna imprenditoriale e occupazionale straordinaria, per Brescia. Anche quella fase è andata esaurendosi, per molte
ragioni economico-internazionali, ma lo sviluppo dell’alluminio bresciano è figlio
di quella stagione, così
come il primato bresciano
nell’automotive italiano. La
crisi attuale non offusca
questa epopea bresciana,
che trae le sue origini dalle
immagini che qui si pubblicano, nella celebrazione del faber,
l’uomo che forza il ferro. Questi virili artigiani sono stati
spesso raffigurati nello sforzo e nella fatica, con schiene possenti e braccia muscolose, nella pesante battaglia con la
controparte che oppone una “ferrea” resistenza, rovente,
minacciosa, veloce nel ritrarsi entro le temperature che rendono impossibile ogni trattamento, fulminea nello sprizzare
faville velenose e nel portare brucianti ferite. Talora, per affrontare il ferro, è necessario essere possenti e anche sfigurati da tante lotte e da una vita di violenza. Non a caso erano
i giganteschi ciclopi ad aiutare Vulcano nella sua fucina. Ma
in altri casi il fabbro è invece un sensibile creatore d’oggetti
d’arte, il maestro di quel ferro battuto che, nella storia europea, ha una lunga chioma di realizzazioni stupende, che
si stende sino al Medioevo, per trionfare nel Barocco e nuovamente esplodere nel Liberty e ancora continuare in una
vicenda costellata di gloria. Nel Bresciano abbiamo i maestri del ferro battuto, che erano chiamati brüsafer, noti soprattutto in Franciacorta. I fabbri che “bruciano il ferro”
hanno prodotto bellissime opere per cancelli, inferriate,
tombe, lampadari e mille altri oggetti. L’architettura si è avvalsa in ogni epoca dell’opera dei fabbri, ponendo le loro opere d’arte in luoghi eleganti o tenebrosi; talora eleganti e
tenebrosi allo stesso tempo, come nel caso delle grandi cerniere per portoni di carceri o di castelli. Spostando solo un
po’ la visuale troviamo uno speciale tipo di lavoratore del
ferro, il magnano, che era specializzato in opere minute,
spesso utilizzando la lamiera. Era soprattutto disponibile
per costruire o riparare pentole e padelle e si imparentava
86 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
con un settore particolare di questi artigiani: quello dei gitani che spesso avevano come unica attività lecita proprio
quella di riparatori di
pentole. Nell’edilizia conosciamo il
lattoniere, che trae il
suo nome dalla latta,
un prodotto che si
usa per canali di
gronda, pluviali,
scossaline, ma che è
servito anche per
prodotti più decisamente artistici, come
nell’industria dei
vecchi giocattoli. Chi
non conosce le piccole automobili o le
giostrine in latta? Queste attività trapassavano infine nel
mondo dei fonditori, che non avevano una storia meno antica alle spalle. Pensiamo solo che è ad essi che dobbiamo
la meraviglia di miracoli dell’intelletto umano come i Bronzi
di Riace. La fusione di statue in bronzo, con la tecnica della
cera persa, è stata una delle attività forti dell’uomo antico,
grazie alla quale si è costituito il patrimonio immenso della
scultura e non solo. Fonditori erano anche i campanari, più
diffusi e presenti nella vita quotidiana. La campana è stata,
almeno dal Medioevo, un oggetto simbolo dell’aggregazione comunitaria, sotto i grandi valori civili e religiosi. Al
rintocco si focalizzava l’attenzione, la disponibilità sociale,
la commiserazione e la festosità, il lutto e l’avviso politico,
l’allarme e il tripudio. L’abilità dei campanari era, ed è, questione di sfumature e di sapienza, di tradizione e di sensibilità, perché si dice che basti un nonnulla per vanificare un
lungo e potente lavoro. Nonostante la solidità e il fascino artistico del bronzo e le mille virtù, anche elettriche del rame,
le quasi dimenticate virtù idrauliche del piombo e le brillanti virtù dell’alluminio, il ferro resta un grande padre e un
grande alleato dell’uomo costruttore. Pensiamo alle esaltanti architetture in metallo, a partire dall’acciaio di Eiffel
per giungere al titanio di Frank Gehry, ai grattacieli anche
alti 800 metri e ai grandi ponti sospesi. Avremo ancora bisogno per molti secoli del ferro e ancora su di esso marcerà
il progresso.
❑
TEMPO LIBERO
Andrea Raccagni
T
anta neve, piste
magnifiche e ottima organizzazione, a distanza di nove
anni dall’ultima occasione,
la città di Bardonecchia ha
nuovamente ospitato un’edizione dei Campionati Italiani di Sci per geometri
nelle giornate dal 24 al 26
gennaio 2014.
Nella cornice delle montagne che ospitarono i Giochi olimpici invernali di Torino 2006 gli organizzatori
hanno curato un ottimo evento, intenso e ben gestito,
seppure spalmato su meno
giorni rispetto al passato.
L’ edizione di quest’anno è
stata caratterizzata da un
programma più concentrato
rispetto agli altri anni; ciò
XIX Campionato Italiano
di Sci alpino e nordico
per geometri a Bardonecchia
non ha però sminuito l’evento che ha visto la partecipazione di sedici Collegi con
numerosi atleti ed accompagnatori, con una buona partecipazione alle gare.
La vittoria è andata al Collegio ospitante; Torino prendeva parte alla manifestazione con un notevole numero di atleti che hanno primeggiato in numerose categorie, soprattutto in campo
femminile.
Al secondo posto Aosta,
sempre numerosa e ben equipaggiata e davvero temibile nelle discipline del
fondo, seguita da un’ottima
Piacenza che da qualche edizione ormai occupa
sempre le posizioni alte
della classifica.
Le competizioni di quest’anno, cinque in tutto,
sono state le seguenti:
slalom gigante, slalom speciale, combinata, 5km di
fondo tecnica classica e 10
km di fondo tecnica libera;
di cui in allegato trovate le
classifiche relativamente
agli atleti bresciani.
Gli atleti e gli accompagnatori che assistevano allo
svolgimento delle prove
hanno potuto godere di un
piccolo punto ristoro all’arrivo delle gare allestito con
prodotti tipici di alcuni Collegi, e per chi voleva portarsi
a casa un ricordo delle gare
un fotografo era presente a
immortalare le discese. Tali
foto sono visibili tramite il
sito Geosport o anche su Facebook .
B
rescia quest’ anno
ha chiuso la manifestazione con un
buon quinto posto; non di
certo uno dei migliori piazzamenti ottenuti, ma considerato il numero di atleti iscritti alle gare possiamo affermare di esserci difesi
molto bene. A tal proposito
è giusto menzionare gli ottimi risultati del collega
88 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
TEMPO LIBERO
Alcune istantanee dai campi di gara
di Bardonecchia
dente Gian Luca Musso, che
ha organizzato insieme al
Collegio di Torino un ottimo
evento, sapendo gestire
bene alcuni inconvenienti
sorti durante le tre giornate
di gare.
La domenica, nel salutarci
dopo le premiazioni e la proclamazione del collegio vincitore, il Collegio di Aosta ha
espresso la propria intenzione di organizzare i prossimi Campionati; la XX edizione avrà quindi luogo a
Cogne.
La speranza per il prossimo
anno è quella di vedere più
colleghi bresciani iscritti alla
manifestazione; soprattutto
giovani e donne; non solo
perché da un punto di vista
strettamente agonistico
queste categorie porterebbero preziosi punti, ma soprattutto perché il Campionato Nazionale di Sci è occasione di incontro e di
scambio di idee tra colleghi
che condividono la stessa
passione, in una cornice naturale che spesso lascia
senza fiato.
❑
La classifica dei geometri bresciani
Categoria Veterani A1
7° Paolo Orsatti
Categoria Seniores
4° Andrea Raccagni
Per lo Slalom speciale
Categoria Veterani A3
1° Silvio Maruffi
Categoria Veterani A2
3° Dario Piotti
7° Enrico Raccagni
9° Pietro Giovanni Lissana
Per il Fondo 5 km
Per la Combinata
Categoria Veterani A2
2° Riccardo Zanotti
Silvio Maruffi, primo nella
sua categoria sia in slalom
sia in gigante, e Riccardo Zanotti, che ha riscosso ottimi
risultati sia nelle discipline
del fondo, che nel gigante.
Assieme a Dario Piotti ed
Enrico e Andrea Raccagni
hanno portato parecchi
punti al nostro Collegio.
Onore al merito anche a Cristina Piaser di Torino che,
oltre al duro lavoro dell’organizzazione, ha conseguito
anche ottime prestazioni in
gigante, slalom e combinata.
Doveroso ringraziare la Geosport, nella figura del presi-
Per lo Slalom Gigante
Categoria Veterani A3
1° Silvio Maruffi
Categoria Veterani A2
4° Riccardo Zanotti
5° Dario Piotti
9° Enrico Raccagni
15° Giovanbattista Zammarchi
Categoria Veterani A2
2° Riccardo Zanotti
Per il Fondo 10 km
Categoria Veterani A2
3° Riccardo Zanotti
Classifica per Collegi
1°
2°
3°
5°
Collegio di Torino
Collegio di Aosta
Collegio di Piacenza
Collegio di Brescia
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 89
Novità di Legge
a cura del geom. Alfredo Dellaglio
Finalità della rubrica è di contribuire all’informazione sull’emanazione di leggi, decreti e circolari pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale
della Repubblica e sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia.
I lettori della rivista che sono interessati ad approfondire i contenuti delle norme sopra elencate potranno consultare gli organi ufficiali (GU e BURL) presso il Collegio dei Geometri.
Legge 30/10/2013 n. 125 (Gazzetta Ufficiale 30 ottobre 2013 n.
255)
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 agosto 2013 n.101, recante disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni. (In vigore dal 31 ottobre 2013)
Il decreto ha introdotto importanti novità nella disciplina del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti. È prevista una fase
transitoria di sperimentazione per soggetti operanti in relazione ai
rifiuti urbani pericolosi, che prenderà avvio dal 30/6/2014 e la definizione di un periodo transitorio di 10 mesi in cui si applica un
doppio regime degli adempimenti e delle relative sanzioni.
Legge 7 ottobre 2013 n.112 (Gazzetta Ufficiale 8 ottobre 2013
n. 236)
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 8 agosto 2013 n. 91, recante disposizioni urgenti per la tutela, la valorizzazione ed il rilascio dei beni e delle attività culturali e del turismo. (In vigore dal 9 ottobre 2013)
Legge 28 ottobre 2013 n. 124 (Gazzetta Ufficiale 29 ottobre 2013
n. 254)
Conversione in legge del decreto-legge 31 agosto 2013 n.102,
recante disposizioni urgenti in materia di IMU, di altra fiscalità immobiliare, di sostegno alle politiche abitative e di finanza locale,
nonché di cassa integrazione guadagni e di trattamenti pensionistici. (In vigore dal 30/10/2013)
Decreto Ministero Sviluppo Economico 1 ottobre 2013 (Gazzetta Ufficiale 17 ottobre 2013 n. 244)
Specifiche tecniche delle operazioni di scavo e ripristino per la
posa di infrastrutture digitali nelle infrastrutture stradali. (In vigore
dal 1 novembre 2013)
Decreto Ministero Giustizia 31 ottobre 2013 n. 143 (Gazzetta
Ufficiale 20dicembre 2013 n. 298)
Regolamento recante determinazione dei corrispettivi da porre a
base di gara nelle procedure di affidamento di contratti pubblici
dei servizi relativi all’architettura e all’ingegneria. (In vigore dal 21
90 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
dicembre 2013)
Lettera-circolare 27 dicembre 2013 n. 17381. Il dipartimento dei
Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile del
Ministero dell’Interno hanno fornito un prospetto riepilogativo
delle norme di prova ritenute accettabili ai fini della certificazione
della resistenza al fuoco dei sistemi di protezione degli elementi
costruttivi in acciaio, intonaci spruzzati, vernici intumescenti, rivestimenti in lastre. Dal 30 novembre 2013 sono in vigore in forma
esclusiva le norme EN 13381-4:2013 ed EN 13381-8:2013
Circolare Ministero Ambiente e Tutela Territoriale e Mare 7 novembre 2013 n. 49801
Recante chiarimenti interpretativi relativi alla disciplina dell’autorizzazione unica ambientale “AUA” nella fase di prima applicazione del decreto del Presidente della Repubblica 13 marzo 2013
n.59
Con la citata circolare il ministero dell’ambiente fornisce chiarimenti interpretativi relativi alla disciplina dell’AUA nella fase di
prima applicazione del Dpr sopraindicato per la disciplina dell’autorizzazione unica ambientale e la semplificazione di adempimenti amministrativi in materia ambientale gravanti sulle piccole
e medie imprese e sugli impianti non soggetti ad autorizzazione
integrata ambientale.
Deliberazione Autorità Vigilanza Contratti Pubblici 23 maggio
2013 n. 24
Indicazioni alle stazioni appaltanti, alle Soa ed alle imprese in materia di emissioni dei certificati di esecuzione lavori.
Aggiornamento Albo
Cancellazioni dall’Albo con decorrenza 15 novembre 2013
N. Albo Nominativo
4444
Luogo e data di nascita
Livornesi Maria Grazia Cremona 27/05/1962
Residenza
Motivo
25027 Quinzano d’Oglio (Bs) Via Matteotti 23
Trasferimento
Cancellazioni dall’Albo con decorrenza 28 novembre 2013
N. Albo Nominativo
Luogo e data di nascita
Residenza
Motivo
3725
Paderno F.C. (Bs) 11/05/1962
25064 Gussago (Bs) Vicolo Canale 14
Decesso
Moretti Alessandro
Cancellazioni dall’Albo con decorrenza 20 dicembre 2013
N. Albo Nominativo
Luogo e data di nascita
Residenza
Motivo
5344
Orzinuovi (Bs) 30/06/1981
24040 Boltiere (Bg) Via Donizetti 8
Trasferimento
Boni Pietro
Cancellazioni dall’Albo con decorrenza 31 dicembre 2013
N. Albo Nominativo
Luogo e data di nascita
Residenza
Motivo
6232
Abeni Gianenrico
Brescia 21/02/1984
25040 Corte Franca (Bs) Via Villa 9
Dimissioni
3034
Azzini Alberto
Fiesse (Bs) 21/12/1957
25020 Fiesse (Bs) Via Europa 1/A
Dimissioni
3660
Ballardini Ciro
Breno (Bs) 13/11/1963
25040 Bienno (Bs) Via Luzzana Superiore 11
Dimissioni
4016
Bendinoni Luciano
Salò (Bs) 08/01/1953
25084 Gargnano (Bs) Via Repubblica 38
Dimissioni
2669
Bianchetti Benedetto Gardone V.T. (Bs) 11/02/1953
25063 Gardone V.T. (Bs) Via X Giornate 137
Dimissioni
5970
Bocchi Renata
Brescia 19/08/1988
25030 Trenzano (Bs) Via G. Carducci 22/B
Dimissioni
5906
Braga Marco
Desenzano d. Garda (Bs) 04/11/1983
25012 Calvisano (Bs) Via Zilie Superiori 32
Dimissioni
4915
Capra Samanta
Brescia 03/06/1975
25082 Botticino (Bs) Via G. Soldi 64
Dimissioni
6121
Carioni Bernardo
Crema (Cr) 15/10/1969
25030 Paratico (Bs) Via Mazzini 44/A-int. 15
Dimissioni
5860
Carlesso Stefano
Desenzano d. Garda (Bs) 16/01/1983
25015 Desenzano d. Garda (Bs) Via Minelli 21
Dimissioni
1897
Castagna Carlo
Remedello (Bs) 07/10/1947
25010 Remedello (Bs) Via Silvio Pellico 75
Dimissioni
3309
Cavedaghi Daniela
Salò (Bs) 24/09/1956
25087 Salò (Bs) Via V. da Feltre 9
Dimissioni
5862
Cenini Marzia
Edolo (Bs) 15/04/1986
25056 Ponte di Legno (Bs) Via Arnaldo Berni 13
Dimissioni
5863
Cerutti Sara
Manerbio (Bs) 27/02/1987
25024 Leno (Bs) Via Aldo Moro 10
Dimissioni
2560
Cornacchiari Giovanni Brescia 07/06/1950
25020 Flero (Bs) Piazza 4 Novembre 63
Dimissioni
2028
Corsini Giambattista
Rovato (Bs) 19/09/1944
25075 Nave (Bs) Via Borano Trav. II 19/A
Dimissioni
6031
Corsini Nicola
Castiglione Stiviere (Mn) 6/02/1983
25018 Montichiari (Bs) Viale Marconi 89
Dimissioni
4465
Dieli Riccardo
Brescia 06/02/1967
25045 Castegnato (Bs) Via S. Martino 72
Dimissioni
3131
Dondelli Enzo
Ghedi (Bs) 26/01/1948
25016 Ghedi (Bs) Via S. Francesco d’Assisi 16
Dimissioni
92 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
N. Albo Nominativo
Luogo e data di nascita
Residenza
Motivo
5609
Fasolo Daniele
Desenzano d. Garda (Bs) 21/01/1969
25019 Sirmione (Bs) Via Chiodi 91
Dimissioni
4517
Ferrari Vittorio
Leno (Bs) 05/07/1975
25020 Milzano (Bs) Via Cesare Battisti 62
Dimissioni
5640
Festa Renzo
Brescia 24/10/1985
25045 Castegnato (Bs) Via della Pace 32
Dimissioni
5738
Frassi Ivan
Iseo (Bs) 07/11/1981
25055 Pisogne (Bs) Via Trighetto 55
Dimissioni
4404
Gabanetti Marusca
Manerbio (Bs) 26/03/1967
25024 Leno (Bs) Via R. Bacchelli 12
Dimlissioni
1872
Gabrieli Giovanni
Leno (Bs) 18/08/1946
25134 Brescia Via G.B. Bossini 51
Dimissioni
4191
Gadeschi Giuseppe
Brescia 19/08/1951
25070 Caino (Bs) Via Villa Sera 39
Dimissioni
5574
Gavezzoli Simone
Brescia 28/07/1978
25134 Brescia Via Cadizzoni 1/bis
Dimissioni
5515
Gentilini Riccardo
Brescia 11/12/1970
25128 Brescia Via Sauro 2
Dimissioni
2912
Gheno Roberto
Brescia 05/10/1950
25127 Brescia Via Zoccolo 40
Dimissioni
2782
Ghizzini Sergio
Orzinuovi (Bs) 07/10/1949
25034 Orzinuovi (Bs) Via S. Martinelli 2
Dimissioni
5647
Guerini Moira
Iseo (Bs) 24/09/1983
25054 Marone (Bs) Via S. Pietro 4/G
Dimissioni
1615
Legrenzi Angiolino
Brescia 29/07/1943
25126 Brescia Via Stoppani 23
Dimissioni
1063
Levrangi Giovan Maria Vestone (Bs) 18/07/1935
25078 Vestone (Bs) Via Mocenigo 78
Dimissioni
5252
Macobatti Oscar
Brescia 12/08/1971
25030 Pompiano (Bs) Via A. Moro 1/A
Dimissioni
3027
Martinelli Enrico
Palazzolo s.Oglio (Bs) 11/02/1949
25036 Palazzolo s.Oglio (Bs) Viale Italia 14
Dimissioni
4798
Moraschetti Fabio
Breno (Bs) 01/03/1975
25030 Castrezzato (Bs) Via Ortigara 4
Dimissioni
4662
Moraschini Mirella
Esine (Bs) 16/04/1972
25040 Angolo Terme (Bs) Via S. Silvestro 36
Dimissioni
5082
Noci Tiziano
Chiari (Bs) 11/12/1977
25035 Ospitaletto (Bs) Via Don Patelli 20
Dimissioni
2468
Ometto Valeriano
Carmignano Di B. (Pd) 18/03/1945
25030 Torbole Casaglia (Bs) Via Garibaldi 62
Dimissioni
3062
Paroletti Gianfranco
Cedegolo (Bs) 10/03/1956
25051 Cedegolo (Bs) Via Moiolo 2
Dimissioni
6014
Piacentini Federico
Brescia 07/04/1977
25030 Roncadelle (Bs) Via Martin Luther King-Tr.I-11/B
Dimissioni
2260
Piai Claudio
Orzinuovi (Bs) 02/09/1951
25083 Gardone Riviera (Bs) Via Valle Fiorita 42
Dimissioni
6200
Poli Daliel
Gardone v. Trompia (Bs) 23/08/1988
25065 Lumezzane (Bs) Via San Rocco 1/A
Dimissioni
4807
Presti Giovanni
Iseo (Bs) 03/10/1971
25049 Iseo (Bs) Via Papa Giovanni XXIII 22
Dimissioni
1376
Raineri Gustavo
Bengasi (Libia) 08/06/1940
25133 Brescia Via Valotti 4
Dimissioni
2928
Richini Alberto
Darfo B.T. (Bs) 21/10/1942
25047 Darfo (Bs) Via San Bernardo 15
Dimissioni
2156
Rivadossi Giuseppe
Borno (Bs) 30/01/1951
25042 Borno (Bs) Via Cirese 9
Dimissioni
3863
Rubini Giovanni
Treviglio (Bg) 06/11/1946
25034 Orzinuovi (Bs) Via Chierica 22
Dimissioni
1492
Saleri Marco
Poncarale-Flero (Bs) 05/12/1935
25122 Brescia Via Solferino 55
Dimissioni
5685
Salvi Luca
Brescia 03/03/1974
25030 Castelmella (Bs) Via Roma 19
Dimissioni
3813
Scansani Paolo
Motteggiana (Mn) 24/02/1962
25010 Sirmione (Bs) Via Lazzarini 11
Dimissioni
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 93
N. Albo Nominativo
Luogo e data di nascita
Residenza
Motivo
5610
Simoncelli Paolo
Castiglione Stiviere (Mn) 07/12/1977
25080 Calvagese d.Riv. (Bs) Via della Fornace 7
Dimissioni
5503
Stain Gianvittorio
Breno (Bs) 13/07/1979
25048 Edolo (Bs) Via Vidilini 58
Dimissioni
1381
Stevanato Oscar
Brescia 11/09/1943
25063 Gardone V.T. (Bs) Via G. Pascoli 39
Dimissioni
3653
Tartari Armando
Brescia 22/06/1942
25085 Gavardo (Bs) Via del Roccolo 3
Dimissioni
2455
Tomasoni Angelo
Trenzano (Bs) 29/01/1943
25038 Rovato (Bs) Via M. L. King 7
Dimissioni
1197
Trainini Angelo
Brescia 23/04/1934
25133 Brescia Via Fontane 45
Dimissioni
5005
Ventura Vitale
Vezza d’Oglio (Bs) 15/03/1967
25073 Bovezzo (Bs) Via dei Prati 37/C
Dimissioni
6114
Vitali Fabio Enrico
Brescia 21/08/1988
25030 Corzano (Bs) Via A. Manzoni 9
Dimissioni
2501
Zanetti Pier Luigi
Sarezzo (Bs) 26/08/1947
25068 Sarezzo (Bs) Via G. Zanardelli 54
Dimissioni
3717
Zappa Sergio
Brescia 17/12/1948
25030 Roncadelle (Bs) Via Bachelet 2
Dimissioni
Cancellazioni dall’Albo con decorrenza 27 gennaio 2014
N. Albo Nominativo
Luogo e data di nascita
Residenza
Motivo
5012
Albertani Mirella
Edolo (Bs) 13/08/1981
25059 Vezza d’Oglio (Bs) Via Grano 4/A
Dimissioni
5258
Bettoni Maurizio
Brescia 09/05/1974
25039 Travagliato (Bs) Via San Domenico Di Guzman 10
Dimissioni
5512
Caldara Claudio
Lovere (Bg) 28/09/1981
25047 Drfo (Bs) Via Don Filippo Bassi 9
Dimissioni
5759
Gazzara Emanuele
Chiari (Bs) 18/03/1984
25046 Cazzago S. Martino (Bs) Via Don Giovanni Lussardi 5/A Dimissioni
5376
Glisenti Marco
Cernusco s./Naviglio (Mi) 21/03/1983
25080 Prevalle (Bs) Via Don G. Beccalossi 31
Dimissioni
5762
Magro Malosso Consuelo Milano 16/01/1983
25030 Castrezzato (Bs) Via Piave 45/43
Dimissioni
3418
Merelli Aldo
Orzinuovi (Bs) 16/09/1946
25030 Roccafranca (Bs) Via Francesca Nord 11
Dimissioni
5718
Noris Micol Enrico
Lovere (Bg) 24/04/1985
25040 Artogne (Bs) Via XXV Aprile 59
Dimissioni
5242
Pagani Alessandro
Calcinate (Bg) 27/11/1970
25037 Pontoglio (Bs) Via Aldo Moro 19
Dimissioni
2485
Pedersoli Caterina
Darfo (Bs) 14/01/1954
25040 Berzo Inferiore (Bs) Via Archimede 25
Dimissioni
6086
Rosa Isabella
Iseo (Bs) 31/08/1989
25054 Marone (Bs) Via G. Guerini 31
Dimissioni
2739
Rota Angelo Guido
Martinengo (Bg) 09/07/1946
25037 Pontoglio (Bs) Via I Maggio 2
Dimissioni
4821
Scalvini Sara
Chiari (Bs) 26/06/1979
25030 Castelcovati (Bs) Via Rudiano 13/C
Dimissioni
1979
Vezzoli Giovanni
Castelmella (Bs) 09/08/1947
25020 Azzano Mella (Bs) Via Don Sturzo 36
Dimissioni
Cancellazioni dall’Albo con decorrenza 24 febbraio 2014
N. Albo Nominativo
Luogo e data di nascita
Residenza
Motivo
5061
Barbieri Cristian
Brescia 03/02/1975
28080 Botticino (Bs) Via Bellini 2/A
Dimissioni
4903
Bertazzoli Saverio C. Pontoglio (Bs) 18/08/1956
25037 Pontoglio (Bs) Via Piave 23
Dimissioni
94 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
N. Albo Nominativo
Luogo e data di nascita
Residenza
Motivo
5510
Biasi Andrea
Brescia 13/04/1978
25010 Montirone (Bs) Via Campagna 82
Dimissioni
5621
Botta Ines
Brescia 27/12/1982
25124 Brescia Via della Volta 90
Dimissioni
5073
Ducoli Alessandro
Iseo (Bs) 17/06/1975
25047 Darfo (Bs) Via Fucine 24/B
Dimissioni
4598
Foglia Loredana
Chiari (Bs) 05/05/1978
25128 Brescia Via G. Galilei 57
Dimissioni
5380
Lanzini Daniele Luigi Chiari (Bs) 15/01/1981
25031 Capriolo (Bs) Via Brede Alte 79
Dimissioni
5950
Lorini Eleonora
25127 Brescia Via delle Longure 53
Dimissioni
4236
Macobatti Giambattista Travagliato (Bs) 28/03/1968
25030 Torbole Casaglia (Bs) Via Tito Speri 7
Dimissioni
4655
Magri Stefano
Montichiari (Bs) 31/10/1976
25018 Montichiari (Bs) Via Mons. Abate Quaranta 99
Dimissioni
3441
Mombelli Mariano
Chiari (Bs) 28/06/1958
25032 Chiari (Bs) Via A. Ricci 16
Dimissioni
6209
Polonioli Alice
Breno (Bs) 21/04/1990
25047 Darfo (Bs) Via Nazario Sauro 7
Dimissioni
6111
Rossini Alessandro
Manerbio (Bs) 28/05/1987
25020 Pavone Mella (Bs) Via Don Minzoni 4/A
Dimissioni
Brescia 28/10/1976
Iscrizioni all’Albo con decorrenza 27 gennaio 2014
N. Albo Nominativo
Luogo e data di nascita
Residenza
6326
Monteverdi Alfonso
Orzinuovi (Bs) 21/03/1973
25027 Quinzano d’Oglio Via Bernardo da Quinzano 29
6327
Beschi Andrea
Brescia 23/07/1981
25088 Toscolano Maderno (Bs) Via Vitali 29
6328
Ghidini Simone
Lovere (Bg) 14/03/1988
25047 Darfo B.T. (Bs) Località Bersaglio 4
6329
Gottardi Lorenzo
Palazzolo s.Oglio (Bs) 18/03/1987
25030 Paratico (Bs) Via Gorizia 16
6330
Mosconi Franco
Cividate Camuno (Bs) 22/06/1964
25081 Bedizzole (Bs) Via Macesina di Sotto 1/B
6331
Girelli Daniele
Brescia 05/04/1990
25010 Montirone (Bs) Via Michelangelo 1
6332
Zeni Manuel
Desenzano d. Garda (Bs) 23/03/1990
25080 Puegnago (Bs) Via Provinciale 8/A
6333
Amadei Michelle
Desenzano d. Garda (Bs) 29/01/1990
25081 Bedizzole (Bs) Via Signorina 40
6334
Baffelli Ilario
Breno (Bs) 28/11/1991
25053 Malegno (Bs) Via Sergola 4
6335
Bergomi Giulia
Brescia 16/01/1991
25020 Poncarale (Bs) Via Paganini 11
6336
Bertuzzi Agata
Brescia 14/07/1992
25010 Visano (Bs) Via G. Pascoli 9
6337
Bignotti Andrea
Castiglione Stiviere (Mn) 16/08/1992
46043 Castiglione Stiviere (Mn) Via Tiziano 31
6338
Bortolameolli Stefano
Brescia 26/01/1986
25125 Brescia Via Ancona 16
6339
Buttinoni Alberto
Orzinuovi (Bs) 01/12/1985
25030 Orzivecchi (Bs) Via XXV Aprile 16
6340
Cadei Mattia
Orzinuovi (Bs) 06/09/1991
25030 Castelcovati (Bs) Via dell’Isola 27/D
6341
Canedoli Roberto
Brescia 28/07/1989
25030 Mairano (Bs) Via Mazzini 79
6342
Canesi Michele
Chiari (Bs) 06/12/1992
25030 Castrezzato (Bs) Via dei Gelsi 20
6343
Conzadori Filippo Alberto Manerbio (Bs) 03/10/1992
25020 Gambara (Bs) Cascina Cicalino 59
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 95
N. Albo Nominativo
Luogo e data di nascita
Residenza
6344
Ferrari Gianni Pietro
Brescia 16/05/1992
25056 Ponte di Legno (Bs) Via Roma 35
6345
Franceschetti Giovanni
Breno (Bs) 10/04/1992
25056 Ponte di Legno (Bs) Via Don G. Ragazzi 27
6346
Guerra Valeria
Gavardo (Bs) 17/09/1992
25070 Sabbio Chiese (Bs) Via Sandro Pertini 6
6347
Lieta Alessandro
Brescia 26/04/1992
25040 Malonno (Bs) Via Miravalle 14
6348
Lorusso Antonio
Montichiari (Bs) 26/03/1969
25018 Montichiari (Bs) Via Padre Annibale Di Francia 8
6349
Mari Nicola
Napoli 26/11/1990
25013 Carpenedolo (Bs) Via Cesare Battisti 3
6350
Martino Andrea
Iseo (Bs) 17/04/1991
25030 Erbusco (Bs) Via Costa 33
6351
Ministrini Cristina
Brescia 11/03/1992
25030 Paratico (Bs) Vicolo Centro 3
6352
Monese Sebastiano
Peschiera d.Garda (Vr) 18/05/1990
25019 Sirmione (Bs) Via Caravaggio 1
6353
Olini Alessandro
Breno (Bs) 27/04/1990
25010 Corteno Golgi (Bs) Via G. Garibaldi 18 - Fr. Santicolo
6354
Ortogni Denny
Manerbio (Bs) 13/11/1988
25020 Milzano (Bs) Via Donatori di Sangue 15
6355
Pedeni Luca
Manerbio (Bs) 30/03/1991
25020 Pavone Mella (Bs) Via Giuseppe Verdi 2
6356
Perletti Paolo
Trescore Balneario (Bg) 13/02/1992
25031 Capriolo (Bs) Via Mazzini 29
6357
Reboldi Marco
Brescia 14/05/1991
25066 Lumezzane (Bs) Via Fonte Fano 44
6358
Rizzi Andrea
Brescia 05/02/1990
25011 Calcinato (Bs) Via Manzoni 12
6359
Rossini Christian
Brescia 24/09/1992
25038 Rovato (Bs) Via Valle Marzia 17/B
6360
Serreli Simone
Gavardo (Bs) 30/12/1992
25070 Preseglie (Bs) Via Provinciale 13
6361
Tocchella Marco
Brescia 23/04/1992
25050 Passirano (Bs) Via Rondinella 5
6362
Zanetti Simone
Brescia 18/07/1991
25070 Sabbio Chiese (Bs) Via San Martino 6
6363
Zanola Riccardo
Brescia 17/06/1988
25128 Brescia Via A. Pigafetta 21
Iscrizioni all’Albo con decorrenza 24 febbraio 2014
N. Albo Nominativo
Luogo e data di nascita
Residenza
6364
Rinetti Roberto
Breno (Bs) 21/05/1977
25047 Darfo (Bs) Vicolo Primula 3
6365
Lorini Devis
Orzinuovi (Bs) 17/04/1978
25030 Castelcovati (Bs) Via Cizzago 4/A
6366
Faccin Juri
Brescia 27/01/1986
25050 Paderno Franciacorta (Bs) Via Canossi 14/A
6367
Fontana Filippo
Manerbio (Bs) 06/05/1990
25028 Verolanuova (Bs) Via IV Novembre 20
6368
Milanesio Francesco
Gavardo (Bs) 13/03/1991
25080 Mazzano (Bs) Via San Zeno 29
6369
Rivetti Francesco
Brescia 13/03/1990
25030 Adro (Bs) Via Provinciale 71
6370
Bianchi Enrico
Gavardo (Bs) 02/12/1992
25070 Sabbio Chiese (Bs) Via S. Lorenzo 110
6371
Bulferetti Nicole
Breno (Bs) 10/02/1992
25056 Ponte di Legno (Bs) Via A. Bozzi 3
96 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1
N. Albo Nominativo
Luogo e data di nascita
Residenza
6372
Manca Francesco
Gavardo (Bs) 15/09/1989
25087 Salò (Bs) Via Chiesa 9
6373
Statuto Paolo
Gavardo (Bs) 04/05/1990
25079 Vobarno (Bs) Via Don T. Vezzola 14
Il mondo di B. Bat.
IL GEOMETRA BRESCIANO 2014/1 - 97
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