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Perspectives_IT_Fevrier 2014_Perspective_FR_decembre_2013 13.02.14 08:48 Page1
EM
Le economie emergenti hanno iniziato il
2014 allo stesso modo del 2013: molte
monete sono sotto pressione.
Pagina 2
+5%
Il tasso di crescita degli Stati Uniti nello
scorso semestre, con esclusione della
spesa pubblica.
Pagina 4
+33%
Dalla fine del 2010, la progressione
delle esportazioni della Spagna fuori
dall’eurozona.
Pagina 5
-50%
La correzione relativa dal 2010 dei paesi
emergenti rispetto ai mercati sviluppati.
Pagina 6
-1%
La revisione delle stime dei profitti per
il 2014 delle società europee, rispetto al
-0,6% per quelle americane e allo 0% per
quelle giapponesi. Pagina 8
49,5
A gennaio l’indice dei responsabili degli
acquisti (PMI) manifatturiero cinese
Markit/HSBC è sceso sotto la soglia di 50
punti. Pagina 9
Oro
Questo mese vi proponiamo una
panoramica del mercato dell'oro.
Pagina 12
300
tonnellate
d’oro consumate lo scorso anno dalla Cina
per finalità d’investimento.
Pagina 13
Le economie emergenti esercitano una pressione
deflazionistica sul mondo
Febbraio 2014
Prospettive
Perspectives_IT_Fevrier 2014_Perspective_FR_decembre_2013 13.02.14 08:48 Page2
COMMENTO
Lo scenario di fondo rimane deflazionistico
Nel momento stesso in cui Ben Bernanke passa il testimone
alla guida della Federal reserve, le crescenti tensioni sui
mercati dei capitali emergenti ci ricordano che il principale
rischio strutturale rimane la deflazione e non l'inflazione,
come i suoi detrattori vorrebbero fare credere.
Per i mercati emergenti, il 2014 è iniziato allo stesso modo del
2013. Le monete di molti paesi sono nuovamente sotto
pressione. Nel momento in cui scriviamo, il peso argentino,
che non ha neppure subìto il contraccolpo dei flussi di
capitali – di cui non aveva in precedenza beneficiato – si è già
Yves Bonzon
deprezzato del 18%, il rublo russo e il rand sudafricano del
Direttore degli investimenti
7% e la lira turca del 5%. Queste perdite si sono verificate
nonostante l’azione delle rispettive banche centrali, che hanno alzato i tassi d’interesse. Da
gennaio ci troviamo immersi nel contesto che caratterizzerà il 2014. Riassumiamo i principali
punti di riferimento del nostro foglio di rotta.
In primo luogo, l’economia americana manterrà il suo slancio con una crescita superiore al
3%. Nessun indicatore endogeno lascia pensare ad una recessione negli Stati Uniti nei
prossimi dodici mesi. La stretta fiscale, che ha sensibilmente frenato la ripresa americana
negli ultimi tre anni, è in attenuazione e la crescita dovrebbe pertanto ormai riflettere
l’espansione del settore privato, che ha superato la soglia del 4% nel 2013. In Europa, la crisi
della moneta unica è in quarantena e gli sforzi di risanamento dei bilancio sono anch’essi
al termine, lasciando spazio ad una lenta ripresa, sia pure molto disomogenea tra i vari paesi.
La Francia ha poche probabilità di fornire sorprese positive, anche se le attese non sono
elevate. La Spagna per contro mostra segnali sempre più incoraggianti. Da Francoforte,
INFLAZIONE DI BASE (ALIMENTAZIONE ED ENERGIA ESCLUSE) E OBIETTIVO DEL 2% PER L’EUROZONA
5
Variazione anno su anno, in %
Inflazione complessiva dell'eurozona
Inflazione di base dell'eurozona
4
Obiettivo
d'inflazione
a medio termine
della BCE: 2%
3
2
1
0
-1
99
00
01
02
03
04
05
06
07
08
09
10
11
12
13
14
Fonte: Pictet WM - AA&MR, Datastream
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prospettive|febbraio 2014
Perspectives_IT_Fevrier 2014_Perspective_FR_decembre_2013 13.02.14 08:48 Page3
Mario Draghi ha riaffermato il concetto di simmetria nell'obiettivo d'inflazione. Sotto il
doppio impulso del deprezzamento delle monete emergenti e del contraccolpo del
rallentamento delle esportazioni tedesche verso i paesi emergenti, per il presidente della
BCE si aprirà pertanto la strada delle misure monetarie non convenzionali.
In secondo luogo, la correzione iniziata nei paesi emergenti è destinata a perdurare.
I problemi attuali sono la conseguenza a scoppio ritardato degli ingenti flussi di capitali che
avevano lasciato i paesi sviluppati tra il 2009 e il 2012 alla ricerca di maggiore rendimento
nei paesi in via di sviluppo. Tali movimenti hanno trovato governi riluttanti a lasciare che la
loro moneta si apprezzasse. Questa politica ha portato ad una esplosione della crescita
del credito e ad una spinta della domanda interna, che ha provocato deficit delle partite
correnti in alcuni casi fino all'8% del PIL. Ora la stabilizzazione dell’eurozona e la
ripartenza americana hanno invertito la direzione dei flussi di capitali. Di conseguenza, i
paesi emergenti deficitari attraverseranno una fase prolungata di correzione. La loro crescita
interna diminuirà sensibilmente e l’inflazione aumenterà, almeno in un primo tempo.
Dopo il 2008, lo scenario di una deflazione causata dalla liquidazione disordinata dei debiti
eccessivi è stato evitato. La guerra è comunque tutt’altro che vinta e un nuovo fronte si apre,
quello del contraccolpo che i paesi emergenti cominciano ad accusare. La capacità del
governo cinese di realizzare le sue riforme strutturali senza scosse si rivelerà cruciale. Gli
investitori non otterranno una risposta rapida a questa domanda.
In questo contesto, le azioni sviluppate dovrebbero mantenere la loro attrattività, anche se
conosceranno una fase di volatilità più elevata, che sembra essere già iniziata. La situazione
ricorda gli anni 1990, con crisi ricorrenti provenienti dai paesi emergenti e una leadership del
settore tecnologico. Non siamo tuttavia al riparo da errori di politica macroeconomica.
Se questi dovessero verificarsi, gli US Treasury a lunga scadenza ritroverebbero il loro ruolo
tanto apprezzato di bene rifugio.
«Prospettive» è disponibile anche online.
Seguite quotidianamente e abbonatevi alle nostre opinioni
sull’economia, i mercati e le tendenze secolari sul sito
http://perspectives.pictet.com
prospettive|febbraio 2014
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Perspectives_IT_Fevrier 2014_Perspective_FR_decembre_2013 13.02.14 08:48 Page4
MACROECONOMIA
Mercati emergenti in apprensione
La fine del mese di gennaio è stata caratterizzata da turbolenze per alcuni mercati emergenti. Sui mercati dei
cambi, quelli messi a più dura prova si sono poi stabilizzati grazie all’intervento delle banche centrali, come
nel caso della Turchia o dell’India.
Christophe Donay*, Bernard Lambert e Jean-Pierre Durante
* con la collaborazione di Wilhelm Sissener
Alcune economie emergenti come la Cina, la Turchia, il Sud
Africa o l’Argentina hanno registrato fluttuazioni importanti su
taluni dei loro mercati finanziari. Nel momento in cui redigiamo
queste note, un rischio di contagio all’insieme delle economie emergenti e in seconda battuta alle economie sviluppate ci sembra tuttavia limitato.
Eterogeneità dell’economia mondiale: fonte di
turbolenza sui mercati emergenti
L’eterogeneità che aveva caratterizzato le politiche economiche e monetarie mondiali nel 2013 continua a prevalere
anche quest’anno. Le turbolenze osservate su mercati
emergenti come la Cina, l’Argentina, la Turchia o il Sud
Africa sono la diretta conseguenza di questa eterogeneità,
con la situazione dell’economia mondiale come scenario
di fondo. Un acronimo molto semplice, le «3GD», permette ancora a nostro avviso di caratterizzarla: la Grandedemonetizzazione negli Stati Uniti (in precedenza il
Grande disindebitamento), la Grande divergenza in Europa e la Grande dinamica nelle economie emergenti.
La Grande de-monetizzazione designa la nuova politica monetaria della Federal reserve che, tramite il suo
stile di pilotaggio delle previsioni, si è impegnata in un
programma di uscita dalla monetizzazione del debito
(quantitative easing 3 o QE3). La Grande divergenza in
Europa resta ben salda, dato che la crescita economica
nominale è ancora troppo debole per compensare i tassi
d’interesse necessari a finanziare la stragrande maggioranza degli Stati dell'eurozona. Quanto alla Grande dinamica delle economie emergenti, essa traduce la
profonda mutazione del modello economico che queste
economie devono orchestrare con, come chiave di volta,
una riduzione strutturale del loro ritmo di crescita.
Di conseguenza, turbolenze su questi mercati – come
quelle osservate nell’ultima parte del mese di gennaio –
potrebbero accompagnarci strutturalmente nel corso dei
prossimi anni. Secondo il nostro scenario di miglioramento graduale dell'economia mondiale e di vigilanza
delle banche centrali di tali mercati, le turbolenze dovrebbero però attenuarsi.
Stati Uniti: crescita al 3,7% nel secondo semestre 2013
I dati sul PIL del 4° trimestre 2013 hanno confermato la
forte accelerazione della crescita. Tra il 2° e il 4° trimestre
del 2013, la progressione del PIL è stata infatti del 3,7%
su base annualizzata, contro l'1,8% del primo semestre.
|4|
Meglio ancora, se si esclude la spesa pubblica – che si è
contratta – si può notare che la crescita ha superato il 5%
nello scorso semestre. I dati sul PIL sono spesso soggetti a
revisioni. Le cifre sopracitate verosimilmente sovrastimano
pertanto l'entità del miglioramento dell'economia. Resta
tuttavia il fatto che la crescita è in netta accelerazione negli
ultimi mesi, e noi restiamo molto ottimisti per il 2014, non
fosse altro per il fatto che la politica di bilancio diverrà
molto meno restrittiva. Continuiamo pertanto a prevedere
una crescita robusta intorno al 3% nel 2014.
Nella sua riunione di fine gennaio, la Federal reserve non
sorprendentemente ha annunciato una nuova leggera riduzione del ritmo del suo programma di acquisto di titoli
(QE3). A febbraio, gli acquisti saranno pari a 65 miliardi di
dollari, contro i 75 miliardi di gennaio e gli 85 miliardi mensili durante tutto l'anno scorso. Se il nostro scenario basato
su una solida crescita e una graduale risalita dell’inflazione
si rivelerà corretto, il tapering dovrebbe continuare al ritmo
proposto da Ben Bernanke alla fine dello scorso anno, ossia
una riduzione del ritmo degli acquisti di 10 miliardi ad ogni
riunione del comitato di politica monetaria. Il programma
di acquisti dovrebbe pertanto cessare completamente a fine
ottobre. L’ampiezza degli acquisti cumulati di quest’anno
resterebbe tuttavia importante: 450 miliardi secondo il
calendario appena descritto, pari a circa la metà degli ac-
«La crescita americana è in netta accelerazione
negli ultimi mesi, e noi restiamo molto
ottimisti per il 2014»
quisti effettuati nel 2013 e ai tre quarti del programma di
acquisti 2010-2011 (QE2). Per quanto riguarda il primo
rialzo dei tassi a breve, continuiamo a ritenere che esso si
verificherà verso la metà del 2015. Queste aspettative sono
in linea con quelle dei mercati a termine.
Eurozona: tra speranze di ripresa e rischi di deflazione
I sondaggi settoriali hanno confermato il recente miglioramento dell’economia. Queste buone notizie hanno trovato
riscontro anche nelle statistiche. Il PIL spagnolo in particolare ha segnato l’uscita dalla recessione accelerando dallo
0,1% allo 0,3% (rispetto al periodo precedente) tra il terzo e
il quarto trimestre. Malgrado queste buone notizie, rimangono dei dubbi sulla sostenibilità della ripresa economica
della periferia dell'eurozona. Ad eccezione della crescita
prospettive|febbraio 2014
Perspectives_IT_Fevrier 2014_Perspective_FR_decembre_2013 13.02.14 08:48 Page5
PIL DELL'EUROZONA E INDICE DEI DIRETTORI DEGLI ACQUISTI (PMI)
2
Variazione trimestre su trimestre, in %
62
rapidamente. Un ultimo ribasso del tasso di riferimento (di
15 punti base), nuove LTRO e acquisti di titoli privati potrebbero così fare parte delle misure decise nei mesi a venire.
Indice composito PMI
57
1
52
0
47
-1
Crescita del PIL in termini reali
42
-2
37
32
-3
98 99 00 01 02 03 04 05 06 07 08 09 10 11 12 13 14
Fonte: Pictet WM – AA&MR, Datastream
della Germania e dei suoi più stretti partner commerciali,
l’espansione è ancora basata solo sulla domanda esterna,
una politica fiscale meno restrittiva e una disinflazione che
ha limitato il deterioramento del potere d'acquisto. Il passaggio del testimone tramite la ripresa dei consumi delle famiglie sembra poco probabile a breve termine visto l’elevato
livello del loro indebitamento e le condizioni in cui si trova
il mercato del lavoro. Quanto ad una ripresa sostenibile dell’investimento, essa rischia di essere ancora ostacolata da
prospettive economiche incerte e da condizioni del credito
che rimangono restrittive.
In questo contesto, il brusco deprezzamento della
maggior parte delle monete emergenti lascia prevedere
una nuova minaccia per il recente miglioramento dei
paesi periferici dell'eurozona. L’espansione recente delle
esportazioni di questi paesi si basa essenzialmente sulla
domanda estera. Nel caso spagnolo ad esempio, le esportazioni al di fuori dell’eurozona sono aumentate del 33%
dalla fine del 2010, mentre quelle verso l’eurozona si sono
ridotte del 3% nello stesso periodo. A questo rischio si aggiungono le conseguenze dei rialzi dei tassi d’interesse
che potrebbero provocare l’uscita dalla politica monetaria
non convenzionale della Fed (tapering). Queste minacce
combinate a condizioni monetarie tuttora molto restrittive
(contrazione del 30% del bilancio della BCE, crescita dell’aggregato monetario M3 all’1%, crediti ancora in calo,
apprezzamento dell'euro) costituiscono un terreno favorevole per il verificarsi di uno scenario deflazionistico. Questo rischio dovrebbe spingere la BCE ad agire
prospettive|febbraio 2014
Economie emergenti: contagio poco probabile
Nell’ultima parte del mese di gennaio, sono apparse improvvisamente delle crepe nelle fondamenta della crescita
economica mondiale nel 2014 a causa della fragilità di alcune economie emergenti. Queste crepe hanno minato la
stabilità delle monete dei paesi emergenti più fragili. Le ragioni sono strutturali. Dopo quindici anni di crescita molto
sostenuta, la maggior parte delle economie emergenti sono
giunte al culmine della loro prima prolungata fase di crescita. Per iniziare la seconda fase, esse devono ora cambiare
modello economico. Più precisamente, basata sulle esportazioni fin dagli anni 1990, la crescita di tali economie dovrà
in futuro provenire dalla domanda domestica, e in particolare dai consumi. Questo cambiamento di modello è un
lungo processo seminato di trappole, ad iniziare dal riequilibrio dei deficit.
Le monete e le attività maggiormente prese di mira dai
mercati sono quelle dei paesi con un saldo delle partite correnti strutturalmente deficitario: India, Indonesia, Brasile,
Turchia, Sud Africa e ovviamente Argentina.
Nel nostro scenario centrale per il 2014, le economie emergenti costituiscono un rischio e non un motore. Noi prevediamo una loro stabilizzazione, mentre l’accelerazione
dovrebbe provenire dagli Stati Uniti. Il peso delle economie
emergenti fragili è relativamente marginale. Esse rappresentano il 10% del PIL mondiale e contribuiscono in misura
ancora relativamente meno significativa all'accelerazione
della crescita mondiale nel 2014, e non sono sufficientemente importanti per rimettere in discussione il nostro scenario centrale. Solo nel caso in cui – per effetto di un
contagio che spesso si accompagna alle crisi sistemiche finanziarie – queste crepe dovessero riguardare le economie
emergenti non interessate da deficit strutturali, come la
Cina, sarà necessario rivedere il nostro scenario centrale di
accelerazione della crescita mondiale al 3,6%. Gli interventi
tempestivi di molte banche centrali tramite il loro tasso d'interesse di riferimento, in particolare quella indiana e quella
turca, hanno permesso di stabilizzare i tassi di cambio locali. Questa stabilizzazione si è concretizzata dopo una svalutazione di circa il 15% in un mese (contro dollaro USA)
della lira turca e del peso argentino e dell'8% del rand sudafricano. Una crisi finanziaria mondiale non è comunque
a nostro avviso uno scenario attualmente verosimile.
|5|
Perspectives_IT_Fevrier 2014_Perspective_FR_decembre_2013 13.02.14 08:48 Page6
STRATEGIA
Il rischio dei paesi emergenti pesa sulle azioni
I mercati azionari e le monete dei paesi emergenti, con i loro squilibri macroeconomici crescenti, hanno registrato
una forte correzione negli ultimi giorni del mese di gennaio. Sulla loro scia, anche i mercati azionari delle economie
sviluppate hanno perso terreno.
Christophe Donay*, Chloé Koos Dunand e Jacques Henry
* con la collaborazione di Wilhelm Sissener
MERCATI FINANZIARI
Performance in % degli indici finanziari in moneta locale. Dati al 31.01.2014
Indice
Anno 2013
Gennaio
Azioni statunitensi*
USD
S&P 500
32.4%
-3.5%
Azioni europee*
EUR
Stoxx600
20.8%
-1.7%
Azioni mercati emergenti*
USD
MSCI Emerging Markets
-2.3%
-6.5%
US Treasury*
USD
ML Treasury Master
-3.3%
1.6%
Investment grade statunitensi*
USD
ML Corp Master
-1.5%
1.8%
High yield statunitensi*
USD
ML US High Yield Master II
7.4%
0.7%
Hedge fund
USD
Credit Suisse Tremont Index global**
8.4%
n.a.
Commodity
USD
Reuters Commodities Index
Oro
USD
Oncia troy oro
-5.0%
1.1%
-27.3%
2.9%
* Dividendi/cedole reinvestiti ** fine dicembre 2013
I recenti eventi verificatisi sui mercati
delle economie emergenti non ci hanno
fatto modificare la nostra strategia
d’investimento per l’anno in corso. Non
prevediamo un contagio duraturo in
questo momento, dato che i problemi della
Cina, della Turchia, dell’Argentina o del
Sud Africa riguardano specificatamente le
loro rispettive economie.
Le azioni emergenti accusano un
arretramento relativo del 50%
Malgrado una correzione relativa del
50% rispetto ai mercati sviluppati
dal 2010, i livelli delle valutazioni dei
mercati azionari emergenti non ci
sembrano ancora particolarmente
convenienti in questo momento.
Nonostante un rischio di volatilità
più marcato, l’attrattiva più
importante, tra le classi di attività,
continua ad essere esercitata a nostro
avviso dai mercati azionari delle
economie sviluppate. Questi
dovrebbero progredire in una misura
simile alla stima della progressione
degli utili delle società comprese nei
principali indici di riferimento, ossia il
10% negli Stati Uniti e il 13% in Europa.
Il loro regime di volatilità implicita
dovrebbe rimanere in un range tra il
10% e il 15% per gran parte di
|6|
quest'anno, con possibili picchi
occasionali di volatilità
tendenzialmente verso il 20% in
caso di turbolenze come quelle
intervenute sulla scia dei problemi
osservati sui mercati emergenti. Da
parte loro, i titoli di Stato non sono
appetibili in termini di rendimento
atteso ma, con l’aumentare dei tassi
d'interesse, le loro caratteristiche
di diversificazione del rischio nei
portafogli migliorano.
Un brutto inizio anno per i mercati
emergenti
Al momento in cui scriviamo,
l’indice MSCI Emerging Markets in
dollari ha perso il 7% dall’inizio
dell’anno. Tra i maggiori ribassi, si
possono citare il Brasile con un -8,3%
e la Turchia con un -9,8%. Tenuto
conto del deprezzamento delle
monete, i ribassi, misurati in dollari
USA, sono stati anche più importanti,
rispettivamente del -10,7% e del
-13,8%. Il Sud Africa ha subìto una
sorte similare, con una flessione del
10,3% in dollari USA, equamente
ripartita tra discesa del listino
azionario e deprezzamento del rand.
Questi paesi sono tutti
caratterizzati da un elevato deficit
delle partite correnti, con rapporti in
percentuale sul PIL del -3,8% per il
Brasile, del -7,3% per la Turchia e del
-6,8% per il Sud Africa. L’India soffre
di problemi analoghi, con un
rapporto del -3,8%. Si tratta di
squilibri che richiederanno tempo
per essere corretti, soprattutto in
un periodo in cui paesi come la Cina
sono in fase di normalizzazione,
facendo crescere i timori
relativamente al potenziale dei
mercati azionari emergenti. Le azioni
delle economie sviluppate
dovrebbero pertanto rimanere i
mercati più interessanti.
I mercati sviluppati hanno risentito
della correzione dei mercati
emergenti
L’anno 2014 è iniziato in tono
negativo dopo un 2013 che si era
chiuso in bellezza con rendimenti,
dividendi inclusi, del 54% in
Giappone, del 32% negli Stati Uniti
e di circa il 22% in Europa. La
correzione è venuta dai mercati
emergenti, ma i mercati sviluppati si
sono consolidati con un -6,3% per il
TOPIX, un -3,5% per lo S&P 500 e un
-1,6% per lo Stoxx Europe 600.
Queste instabilità a breve termine
sono destinate a perdurare nelle
prossime settimane.
La correzione si verifica durante la
stagione della pubblicazione dei
risultati del quarto trimestre 2013. In
questo momento, la metà delle società
dell’indice S&P 500 ha pubblicato i
risultati, che sono molto simili a quelli
del terzo trimestre. La sorpresa media
è pari al 3,3% per il risultato netto, con
i titoli finanziari che hanno
nuovamente stupito positivamente.
Ciò nonostante, escludendo questo
segmento di mercato, la sorpresa
media scende allo 0,8%. Le sorprese
prospettive|febbraio 2014
Perspectives_IT_Fevrier 2014_Perspective_FR_decembre_2013 13.02.14 08:48 Page7
positive americane sono venute in
buona parte dai settori ciclici come la
chimica, i prodotti di base e
l'automobile.
La sovraperformance dell’Europa
dall’inizio dell’anno non corrisponde
a una inversione del ciclo dei profitti.
A gennaio, le stime dei profitti per
il 2013 sono state riviste al ribasso
mediamente dell'1%, contro il -0,6%
negli Stati Uniti e attese stabili in
Giappone. Solo poco più del 10%
delle società dello Stoxx 600 ha
pubblicato i risultati del quarto
trimestre e per il momento, le vendite
e i profitti si rivelano largamente
inferiori alle previsioni.
Le monete emergenti proseguono il
loro ribasso
La situazione nelle economie
emergenti continua a destare
preoccupazioni. Alcune monete
come il real brasiliano o il rand
sudafricano accusano ribassi di
oltre il 35% rispetto al dollaro USA
dopo i loro massimi nel 2011. I
tentativi di talune banche centrali di
impedire la fuga dei capitali si
rivelano peraltro poco efficaci,
malgrado alcuni interventi
relativamente aggressivi. Da citare
prospettive|febbraio 2014
la banca centrale brasiliana, che ha
recentemente aumentato il suo tasso
di riferimento di 50 punti base, o
quella della Turchia, che ha
proceduto in una sola seduta ad un
aumento di 550 punti base del suo
tasso repo a 7 giorni. Sebbene la
flessione delle monete emergenti sia
molto pesante, escludiamo per il
momento una crisi sistemica.
Questi paesi si trovano in una fase
avanzata del ciclo e hanno
subìto un rallentamento nel 2013
che, combinato a statistiche
strutturalmente sfavorevoli come i
deficit delle partite correnti – ha
spaventato i mercati. I nostri
indicatori anticipatori segnalano
tuttavia l’inizio di una accelerazione
economica che, se dovesse
concretizzarsi, potrebbe rassicurare
gli investitori e frenare la fuga dei
capitali. Malgrado questo
miglioramento previsto nelle
economie emergenti, la forza
del dollaro USA dovrebbe
continuare a prevalere e portare il
biglietto verde ad produrre
performance superiori rispetto alla
maggior parte delle monete
emergenti nella prima parte
dell'anno.
La decelerazione cinese pesa sulle
materie prime
I prezzi delle materie prime
industriali sono in ribasso da inizio
anno a questa parte. Dato che le
statistiche cinesi sono state per la
maggior parte inferiori alle attese o
sono peggiorate, i prezzi delle
materie prime registrano un
arretramento nello stesso periodo.
L’oro fa eccezione, poiché beneficia
del ritorno delle incertezze che
pesano sull’economia mondiale.
Come al solito, il prezzo del petrolio
è rimasto relativamente stabile e
dovrebbe continuare a mostrare una
certa resistenza. Per quanto riguarda
le altre materie prime, le loro
quotazioni resteranno sotto
pressione fintanto che il ciclo
industriale cinese non esprimerà un
rimbalzo duraturo.
|7|
Perspectives_IT_Fevrier 2014_Perspective_FR_decembre_2013 13.02.14 08:48 Page8
FATTI SALIENTI NEL MONDO
Le banche centrali dei paesi emergenti in allerta
La brusca caduta delle monete di alcune economie emergenti ha spinto molte
banche centrali ad aumentare i propri tassi d'interesse di riferimento, permettendo
una stabilizzazione del deprezzamento. Le autorità monetarie turche hanno
pertanto alzato il loro tasso repo a 7 giorni dal 4,4% al 10%.
5,2%
Nel 4° trimestre del 2013, la crescita del
PIL statunitense ha raggiunto il
notevole tasso del 3,2%, come
variazione trimestrale annualizzata,
malgrado una forte contrazione della
spesa pubblica, quest’ultima
influenzata negativamente dallo
shutdown temporaneo degli uffici
dell’amministrazione federale a ottobre.
Escludendo la spesa pubblica, lo
scorso trimestre la crescita del PIL ha
raggiunto l’eccezionale tasso del 5,2%.
-18%
Il peso argentino ha perso quasi il 18%
dall’inizio dell’anno (dopo un crollo del
24% nell’intero 2013), che rappresenta il
suo più forte ribasso da dodici anni a
questa parte rispetto al dollaro. Sul
mercato ufficiale, servono più di 8 peso
per 1 dollaro. Il cambio del dollaro sul
mercato parallelo, il dollaro Blue, come lo
chiamano gli argentini, si è quindi
allineato portandosi a 12,5 peso (in questa
società estremamente dollarizzata gli
argentini corrono ad acquistare il biglietto
verde al primo segnale di pericolo).
|8|
prospettive|febbraio 2014
Perspectives_IT_Fevrier 2014_Perspective_FR_decembre_2013 13.02.14 08:48 Page9
110,6
1,98
L’indice IFO tedesco sulla
fiducia delle imprese ha
raggiunto 110,6 punti a gennaio,
in miglioramento rispetto al dato
di 109,5 registrato a dicembre.
Si tratta del livello più alto dal
mese di luglio 2011.
In Svizzera, il barometro
congiunturale del KOF (Centro delle
ricerche congiunturali del Politecnico
federale di Zurigo) ha continuato a
migliorare, passando da 1,95 punti a
dicembre a 1,98 punti a gennaio 2014,
il decimo rialzo consecutivo.
6,5%
Il tasso d’inflazione nel 2013
in Russia ha raggiunto il
6,5%, contro il 6,6% nel 2012,
come annunciato dal Servizio
federale russo di statistica
(Rosstat). L’inflazione ha
superato il livello del 6,2%
previsto per il 2013 dal
ministro russo per lo
sviluppo economico.
Le autorità russe contano
comunque di riportare
questa inflazione tra il 4,5%
e il 5,5% nel 2014.
49,5
L’indice dei direttori degli
acquisti (PMI)
manifatturiero cinese
Markit/HSBC a gennaio è
sceso a 49,6 (rispetto a
previsioni di consenso di
50,3), mentre a dicembre
2013 si era attestato a 50,5.
È il livello più basso dallo
scorso mese di luglio.
+0,3%
L’economia spagnola ha
beneficiato a fine 2013 di
un secondo trimestre
consecutivo di crescita.
Il PIL nel 4° trimestre 2013
è aumentato dello 0,3%
rispetto al periodo
precedente.
prospettive|febbraio 2014
10%
La banca centrale turca ha
annunciato, contrariamente al
parere del governo, un fortissimo
aumento dei suoi principali tassi di
riferimento (dal 4,4% al 10% per il
tasso repo a 7 giorni) al fine di
trattenere i capitali esteri e frenare la
continua flessione della lira turca nei
confronti del dollaro e dell’euro.
6,5%
Le Filippine hanno registrato una
crescita del 6,5% nel 4° trimestre 2013
(rispetto al 7% del 3° trimestre) e questo
nonostante il tifone Haiyan, che ha
flagellato l’arcipelago all’inizio di
novembre.
|9|
Perspectives_IT_Fevrier 2014_Perspective_FR_decembre_2013 13.02.14 08:48 Page10
CLASSI DI ATTIVITÀ
Beni rifugio: sul podio a gennaio
Mentre le attività rischiose, azioni dei mercati emergenti in testa, accusano il colpo,
i beni rifugio come l’oro o i titoli di Stato controbilanciano questo effetto, a causa dei timori
che gravano su talune economie emergenti.
Azioni
Obbligazioni
Obbligazioni societarie
Sguardi rivolti verso i listini
dei mercati emergenti
Tapering snobbato dai mercati
Il credito ritorna in evidenza
Mentre a maggio 2013 l'annuncio del
“tapering” da parte della Fed (riduzione degli
acquisti di titoli di Stato e di ABS) aveva
provocato una pesante correzione del mercato
obbligazionario (impennata di 140 punti base
tra maggio e dicembre del tasso degli US
Treasury a 10 anni), l'attuazione di queste
misure non ha avuto finora alcun impatto.
In questo inizio anno difficile per le attività
rischiose, le obbligazioni societarie registrano
una buona performance. A meno di
rimettere in discussione lo scenario di ripresa
economica, la classe di attività appare però
troppo esposta al rischio di un rialzo dei
tassi sovrani.
Con una correzione a gennaio, l’anno
2014 è iniziato in modo molto diverso da
come si era chiuso il 2013. Gli squilibri di
alcuni paesi emergenti destano
preoccupazioni.
Gli squilibri delle partite correnti in
alcuni paesi emergenti hanno spinto
in una spirale ribassista le loro monete
e i loro listini azionari. Questo
movimento si è trasmesso all’insieme
dei mercati azionari, sia emergenti che
sviluppati. Al momento in cui
scriviamo, rispetto ai massimi recenti
la correzione è di circa il 4% sia per
l’indice S&P 500 che per lo Stoxx
Europe 600. Questa correzione è stata
inoltre rapida poiché gran parte del
ribasso si è prodotto in tre soli giorni
lavorativi, tra il 23 e il 27 gennaio. Le
società più esposte verso l’universo
emergente hanno sofferto
maggiormente di questo arretramento.
In un simile contesto, gli indicatori
di rischio sono tirati e la volatilità
implicita a livello dello S&P 500 è
passata dal 12%, un dato storicamente
basso, a poco più del 18%. Questo
picco di volatilità è per il momento
simile a quelli rilevati nel 2013, anno
in cui non è mai stato superato il
livello del 25% che noi utilizziamo per
giudicare la presenza di rischi
sistemici.
Le tendenze di revisione degli utili
societari non apportano sostegno ai
mercati finanziari, anche se i dati
americani pubblicati per il quarto
trimestre rimangono piuttosto buoni.
Lo scenario per il 2014, con una
previsione di rialzo delle azioni
sviluppate, viene mantenuto, ma i
timori a breve termine dovrebbero
continuare a pesare nelle prossime
settimane.
|10|
Dopo due riduzioni successive di 10
miliardi di dollari ciascuna dei livelli
d’intervento, il tasso a 10 anni è sceso di
38 punti base al 2,65%. In effetti, la
riduzione degli interventi della Fed
non cattura più l’attenzione dei
mercati, dato che gli investitori sono
più preoccupati per le conseguenze
delle svalutazioni delle monete dei
paesi emergenti.
Nel recente ribasso dei tassi
d’interesse è anche intervenuto un
mutamento strutturale. Il rialzo dei
tassi nominali osservato nel 2013 era
essenzialmente stato prodotto da un
aumento dei tassi reali, che salutavano
la ripresa economica americana,
mentre le previsioni sull’inflazione
erano rimaste stabili. Durante il recente
ribasso di 38 punti base, si è verificato
l'opposto. I tassi reali, sostenuti dai
segnali di solidità della ripresa
economica americana, sono rimasti
stabili. Per contro, la persistenza di tassi
d’inflazione bassi comincia a indebolire
la stabilità delle previsioni. In una
situazione in cui le economie non si
sono ancora riprese completamente
dalla crisi, le svalutazioni recenti delle
monete dei paesi emergenti
aggiungono uno choc deflazionistico ai
prezzi importati. Questo margine di
manovra supplementare offerto alle
banche centrali dovrebbe essere
sfruttato, soprattutto dalla BCE, per
adottare nuove misure non
convenzionali.
In questo inizio anno tormentato per
le attività rischiose, le obbligazioni
societarie si sono messe in evidenza.
Il segmento investment grade (IG) registra
il +1,8% a gennaio contro il +1,6% per i
titoli di Stato americani.
Il segmento high yield (HY) soffre
invece del suo status di classe di attività
più rischiosa (+ 0,7%), ma regge
bene il confronto con le azioni
americane (-3,5%).
Tutti i settori offrono una performance
positiva, anche se cambiano le posizioni
in classifica. Ritroviamo in testa i settori
che avevano registrato una
controperformance nel 2013, come i
servizi di pubblica utilità (+2,7% a
gennaio contro il -3,0% nel 2013) e i servizi
ciclici (+2,6% contro il -2,9%). Sul fronte
delle performance meno brillanti da
inizio anno, vi sono i settori collegati alla
finanza, che sono i soli ad avere prodotto
una performance positiva nel 2013 con lo
0,8% per le banche (contro l’1,5%) e l’1,1%
per i titoli finanziari (contro l’1,3%).
Malgrado il livello storicamente
estremamente basso dei tassi di
rendimento delle obbligazioni societarie,
la classe d’attività continua a beneficiare
di tassi d’interesse sovrani ancora più
bassi, che svolgono il ruolo di vero traino
per tutto l’universo obbligazionario.
Tuttavia, a meno di rimettere in
discussione tutto lo scenario di ripresa
economica, in particolare negli Stati
Uniti, le obbligazioni societarie appaiono
ancora troppo esposte al rischio di rialzo
dei tassi d’interesse sovrani.
prospettive|febbraio 2014
Perspectives_IT_Fevrier 2014_Perspective_FR_decembre_2013 13.02.14 08:48 Page11
Hedge fund
Metalli preziosi
Cambi
I titoli distressed europei, un
tema d'investimento di
grande attualità
Rimbalzo dell’oro
Monete procicliche in
ulteriore deprezzamento
Era da molto tempo che non si
profilavano opportunità per il tema dei
titoli di debito “distressed” europei.
Ora le opportunità d’investimento in
questo settore per gli hedge fund non
dovrebbero mancare.
L’eurozona sta vivendo un
progressivo ritorno della fiducia,
anche se permangono alcune
difficoltà, come la disoccupazione
record, la debolezza dell'economia e
la dimensione dei deficit dei bilanci
pubblici. Con l’aumento dei prestiti
non performing in Europa, la
prossima Asset Quality Review e i
requisiti di capitale di Basilea III,
l’urgenza per le banche europee di
ridurre il proprio indebitamento ha
fornito terreno fertile per gli hedge
fund focalizzati sui titoli di debito
distressed. In effetti, gli hedge fund
stanno sono molto interessati a
raggiungere accordi con le banche
per rilevare i loro crediti
problematici, tra cui i finanziamenti
per gli immobili commerciali, i
prestiti al consumo non garantiti e i
portafogli di mutui residenziali.
Nello stesso tempo, l’indebitamento
eccessivo, le deludenti performance
operative e la mancanza di
alternative di rifinanziamento si
sono rivelati una fonte di
opportunità per i soggetti interessati
ad acquistare finanziamenti societari
in difficoltà. Nell’ambito del loro
processo di riduzione
dell’indebitamento, le banche
stanno stringendo il credito alle
aziende e gli hedge fund
intravedono all’orizzonte diverse
situazioni di ristrutturazione.
prospettive|febbraio 2014
Il ritorno delle preoccupazioni, questa
volta per i mercati emergenti, ha favorito
l’oro in questo inizio d’anno.
Tra i vari metalli, solo l’oro e il
platino stanno esprimendo una
performance positiva dall’inizio
dell’anno, sia pure per motivi
diversi. Il prezzo del platino a
raggiunto circa 1390 dollari l’oncia
a seguito dell’annuncio di nuovi
scioperi nelle miniere sudafricane,
mentre il metallo giallo ha
beneficiato di un ritorno
dell’avversione al rischio.
Queste preoccupazioni sono
state in particolare generate dai forti
deprezzamenti delle monete
emergenti e dai timori che la
situazione possa degenerare in una
crisi sistemica.
Il rimbalzo dell’oro da inizio anno
non ha peraltro superato il 3%. A
1240 dollari l’oncia, il suo prezzo
resta sempre del 26% al di sotto dei
massimi raggiunti nel 2013.
L’argento costituisce il fanalino di
coda, con un prezzo del 40% inferiore
al picco del 2013, mentre il palladio
continua a mantenersi sopra la soglia
di 700 dollari l'oncia.
Sebbene il nostro scenario non
contempli attualmente una crisi nei
paesi emergenti, le inquietudini
continueranno a deporre
favorevolmente per l'oro nel breve
periodo. Il palladio rimane il nostro
metallo preferito, ma bisognerà
attendere una accelerazione ciclica
della Cina per vedere il prezzo di
questo metallo intraprendere una
tendenza rialzista.
La situazione nei paesi emergenti
rimane preoccupante, ma anche le
monete procicliche dei paesi sviluppati
ne risentono.
La perdita di valore delle monete
emergenti continua quest’anno, con
le divise dell’America latina e
dell’Europa orientale che registrano
i più pesanti ribassi, mediamente del
4,5%. Vi sono timori di crisi per i
paesi emergenti (v. Strategia).
Tuttavia, anche le monete sviluppate
procicliche stanno perdendo terreno.
Ad eccezione dello yen, tutte le
monete si sono deprezzate nei
confronti del dollaro USA da inizio
anno. Le monete procicliche, come
quelle legate alle materie prime, si
sono deprezzate a seguito della
pubblicazione di dati deludenti in
Cina, che non solo sono stati
inferiori alle attese ma hanno anche
segnalato un ulteriore
rallentamento.
L’accelerazione economica negli
Stati Uniti e la conseguente
normalizzazione delle condizioni
monetarie continuano ad essere
condizioni favorevoli per un dollaro
forte, mentre il ritorno
dell’avversione al rischio
consoliderà le monete rifugio come
lo yen rispetto al dollaro USA e il
franco svizzero rispetto all’euro. È
difficile dire se sussistono tutte le
condizioni per una duratura
tendenza rialzista del biglietto verde
rispetto all’euro, ma la situazione è
propizia per un proseguimento
dell’apprezzamento rispetto alle
monete procicliche, sia emergenti
che sviluppate.
|11|
Perspectives_IT_Fevrier 2014_Perspective_FR_decembre_2013 13.02.14 08:48 Page12
TEMA DEL MESE: UNA PANORAMICA DEL MERCATO DELL'ORO
L’investimento nell’oro potrebbe diminuire ulteriormente
Tutte le cose belle hanno una fine, ma quella dell'oro potrebbe
essere stata annunciata troppo presto.
A luglio 2013, quando il prezzo dell’oro
si è stabilizzato a 1200 dollari l’oncia dopo
un crollo di circa il 25% in appena tre mesi,
il presidente della Federal Reserve Ben
Bernanke ha ammesso di fronte al
Congresso americano di non comprendere
l’andamento del prezzo di questo metallo.
È vero che la sua caduta lascia perplessi
quando la si ricolloca nel suo contesto:
molti indicatori economici anticipatori
come gli indici PMI erano ancora in
territorio negativo, la Banca centrale
europea aveva appena abbassato il tasso
di riferimento, il Regno Unito subiva un
downgrading del suo rating creditizio,
la crescita della Cina restava inferiore al
7% e le banche centrali iniettavano
moneta a tutto spiano in molti paesi.
Dato che lo scopo d’investimento
costituisce il principale motore della
domanda di oro nei tempi di crisi e che
questa attività non può essere valutata
con le stesse modalità delle obbligazioni
o delle azioni, il prezzo del metallo giallo
tende a riflettere principalmente la
fiducia degli investitori nella situazione
economica e finanziaria mondiale. A
1Indici dei direttori degli acquisti
metà dello scorso anno, il
disinvestimento dall’oro sembrava
pertanto prematuro. La situazione
economica mondiale era certamente
molto migliorata nei mesi precedenti,
ma il futuro restava pieno di incertezza e
le prospettive di ripresa quanto meno
precarie.
Come in tutti i casi in cui una
decisione può essere giudicata
emozionale, si pone il problema di
sapere se il ribasso del prezzo dell’oro è
veramente giustificato e se il metallo
giallo può perdere ulteriore terreno o, al
contrario, esprimere un rimbalzo.
I motivi per investire nell’oro
Per decidere, riconsideriamo i motivi
che hanno giustificato un investimento
nell’oro durante la Grande recessione.
L'oro è una classe di attività e una moneta
rifugio in caso di crisi sistemica. Dopo la
crisi dei mercati nel 2008, i timori di
smantellamento dell’eurozona a partire
dal 2010 e il rischio di default dei
pagamenti per il debito sovrano nelle
principali economie sviluppate, l’oro
sembrava essere l'unica attività risk free
ancora esistente. Oggi l’eurozona è
ancora in vita, i problemi del debito
sovrano hanno perso di attualità, il
mercato azionario americano sta
toccando i massimi storici e le
prospettive economiche rimangono
buone. La necessità di un bene rifugio è
quindi indubbiamente meno sentita ora
rispetto agli anni precedenti.
materializzarsi. Al contrario, dato che
l’oro viene quotato in dollari, un
apprezzamento del biglietto verde
determina generalmente un ribasso del
suo corso.
L’oro è una protezione contro l’inflazione
galoppante. Dall’inizio del primo
programma di allentamento
quantitativo negli Stati Uniti, i mercati
hanno lanciato grida di allarme, convinti
che l'utilizzo estensivo dell’immissione
di moneta avrebbe portato ad
un’inflazione molto elevata. Nel corso
del 2013, ci si è dovuti però arrendere
all’evidenza: non solo l’inflazione non è
aumentata, ma è il rischio di deflazione
ad essersi accentuato. Se il metallo giallo
ha dimostrato la sua validità nei periodi
d'inflazione molto elevata, il suo
comportamento in un contesto
deflazionistico resta molto più incerto.
Costo opportunità in aumento
I tre principali motivi per detenere l’oro
hanno pertanto indubbiamente perso
validità, ma recentemente un elemento
importante si è aggiunto all’elenco delle
argomentazioni a sfavore: il costo
opportunità della detenzione dell’oro.
1'900
Indice delle condizioni
monetarie negli Stati
Uniti (funzione del
dollaro e dei tassi
d'interesse, scala
di dx invertita)
89.5
Effetto di un
mercato rialzista
dell'USD e
indicatore di
strategia di
uscita dalle
condizioni
monetarie
1'700
90.0
90.5
91.0
91.5
92.0
1'500
Oro (USD/
oncia, scala
di sinistra)
92.5
93.0
1'300
Chloé Koos Dunand,
Currencies & Commodity Strategist
|12|
L'oro è una protezione contro la debolezza del
dollaro. Quattro anni fa, i mercati non
parlavano nemmeno più della
«debolezza del dollaro», bensì di una
svalutazione. Oggi, gli analisti
concordano su un apprezzamento del
dollaro nel corso dell’anno prossimo.
L’oro non sarà pertanto di nessuna
utilità se questo scenario dovesse
93.5
94.0
1'100
94.5
Politica monetaria
espansiva
(tassi d'interesse e/o
apprezzamento
del dollaro USA)
900
95.0
95.5
96.0
700
07
09
10
11
12
13
14
15
16
Fonte: Pictet WM – AA&MR, Datastream
prospettive|febbraio 2014
Perspectives_IT_Fevrier 2014_Perspective_FR_decembre_2013 13.02.14 08:48 Page13
Dato che il metallo non assicura
alcun rendimento predeterminato e la
scommessa si limita alla direzione del
suo prezzo, esso diviene competitivo
in un contesto in cui i tassi d'interesse
sono vicini allo zero. A partire dal
momento in cui la situazione
economica migliora al punto da
generare rialzi dei tassi d’interesse,
siano essi sulla parte breve o su quella
lunga della curva, il costo opportunità
della detenzione dell’oro aumenta.
Attualmente i tassi d’interesse a lungo
termine statunitensi sono vicini al 3%
annuo e la banca centrale
neozelandese dovrebbe essere la prima
nelle economie sviluppate ad
aumentare quest'anno il suo tasso di
riferimento di circa 75 punti base, al
3,25% annuo, un tasso di rendimento
risk free molto interessante per una
economia sviluppata. Tanto più la
situazione economica migliorerà,
quanto più l’oro dovrà preoccuparsi di
questo tipo di concorrenza.
Scarso sostegno da parte delle altre
componenti della domanda
I punti appena descritti fanno
considerare l'oro unicamente come
un'attività finanziaria. Ma l’oro è anche
una materia prima. Prima della crisi
del 2008, più del 60% della domanda
aurifera proveniva dal settore della
gioielleria. Questa componente della
domanda è precipitata al 40% nel 2012
e viene soltanto a completare uno
scenario già problematico.
Il principale paese consumatore di
gioielli, l’India, ha registrato un forte
calo della sua domanda negli ultimi
anni. L’economia indiana in forte
rallentamento ha eroso il potere
d’acquisto e indebolito la rupia.
Mentre il prezzo dell’oro in dollari è
oggi sceso del 40% rispetto ai suoi
livelli del 2009, questa quotazione è
aumentata dell’80% in rupie indiane, a
prospettive|febbraio 2014
Miniera d’oro di Martha - Waihi, Nuova Zelanda. Le miniere di Martha e di Favona producono
in media circa 100 mila once d’oro e 750 mila once d'argento ogni anno.
causa del deprezzamento di questa
moneta.
La domanda indiana per i gioielli
d’oro è di conseguenza diminuita di
oltre il 16% rispetto ai massimi del
2010.
Nello stesso periodo, la domanda
totale annua cinese è cresciuta della
metà passando da 450 tonnellate nel
2010 a più di 670 tonnellate nel 2013.
Anche se questo aumento ha
largamente compensato la
diminuzione della domanda indiana,
esso non è stato sufficientemente
elevato da impedire la discesa del
prezzo dell’oro, una conferma che di
fronte all’importanza e alla volatilità
della domanda per investimenti, la
domanda fondamentale non riesce a
fare la differenza.
I banchieri centrali hanno deluso
Gli investitori cinesi hanno anche
fortemente aumentato il loro consumo
annuale di oro per fini d’investimento:
più del 70% dal 2010 a 300 tonnellate
l'anno scorso. Per contro, dal lato della
People Bank of China non è stata
segnalata alcuna attività dopo l’ultimo
aumento delle riserve a inizio 2009.
Pertanto, mentre la banca centrale
cinese aveva annunciato ufficialmente
di avere incrementato le sue riserve di
oro, il mercato aveva interpretato tale
comunicazione come l'inizio di una
nuova tendenza.
L’attività delle banche centrali era in
effetti ripresa nel 2008, invertendo una
tendenza iniziata all’inizio degli anni
1980. Negli ultimi cinque anni, le
riserve d’oro delle banche centrali
|13|
Perspectives_IT_Fevrier 2014_Perspective_FR_decembre_2013 13.02.14 08:48 Page14
TEMA DEL MESE: UNA PANORAMICA DEL MERCATO DELL'ORO
repertoriate dal FMI sono aumentate di
oltre 1900 tonnellate (equivalenti a 8/10
di un anno di produzione mineraria) per
raggiungere le 31.900 tonnellate. Questa
attività si è però molto presto limitata a
qualche banca centrale dei paesi
emergenti, in particolare quelle della
Russia e della Turchia, ed anche il ritmo
dei loro acquisti è rallentato.
Inoltre, i dati ufficiali del FMI non
riflettono sempre la reale attività dei
banchieri centrali: la Cina, ad esempio, è
nota per dichiarare l'entità delle proprie
riserve solo sporadicamente. Se gli
acquisti si rivelano a posteriori
importanti, dato che il paese è il
principale produttore di oro, i flussi
sono soprattutto domestici e l’annuncio
ufficiale ha solo un impatto a breve
termine sul prezzo del metallo. Sarebbe
pertanto sbagliato affermare che
l'attività delle banche centrali non abbia
alcuna importanza per l'oro, poiché essa
rappresenta circa il 10% della domanda
totale degli ultimi due anni, al pari della
domanda industriale. Sebbene discreta,
essa è regolare e non trascurabile, e
costituisce senza alcun dubbio un
sostegno per il corso del metallo.
Rischio di ribasso più importante del
rischio di rialzo
Le motivazioni controcicliche per la
detenzione dell’oro diminuiscono
pertanto con il miglioramento
dell'economia mondiale. Il bisogno di
un bene rifugio diminuisce e il costo
della detenzione di questa forma di
assicurazione aumenta. Le ragioni
procicliche per investire nell'oro
(domanda per gioielleria, industriale)
sono ancora troppo deboli per spingere
davvero il prezzo al rialzo e
rappresentano tutt’al più un supporto
per quest'ultimo, al pari dell'attività
delle banche centrali.
Sono questi gli argomenti che hanno
spinto molti investitori a uscire dal
mercato dell’oro. L’investimento nel
metallo giallo essendo consequenziale,
queste uscite massive spiegano così in
parte l’ampiezza della correzione ad
aprile 2013. In effetti, la domanda di oro
a fini d’investimento rappresentava
solo circa il 10% della domanda totale
nel 2007. Nel 2012, questa percentuale
era salita al 50% (ossia 2000 tonnellate
all'anno). Durante questo periodo, gli
ETF hanno conosciuto uno sviluppo
senza precedenti. L’oro accumulato in
questi fondi d’investimento è passato
da circa 850 tonnellate all’inizio del 2008
al 2400 tonnellate a fine 2012. Quando si
è verificata la correzione nel 2013, tali
fondi hanno perso in un anno tutti i
progressi accumulati nei quattro anni
precedenti.
Attualmente, la quantità di oro
detenuta tramite gli ETF è ancora
superiore di 600 tonnellate al livello di
prima della crisi. Se si ipotizza che dal
2008, l’aumento dell’oro detenuto dagli
ETF è dovuto unicamente agli
investitori alla ricerca di protezione
contro i diversi pericoli insiti nei periodi
di crisi, non sembra immaginabile che
questi stessi investitori decidano di
uscire dal mercato dell’oro quando la
fiducia sarà completamente tornata e
quando essi saranno convinti che la
situazione economica e finanziaria si sia
completamente ristabilita. Non si può
La magia dell’oro non sparirà
Non è però il caso di cantare il de
profundis per l'oro. Gli investitori sono
rimasti scottati nella Grande recessione
e la sfiducia nei confronti della politica
monetaria della Fed riapparirà al
minimo segnale di squilibrio,
accompagnata dal pessimismo degli
investitori.
Vi sono molti altri motivi che
potrebbero spingere al rialzo il prezzo
dell'oro: previsioni di inflazione
galoppante, ritorno della crisi sistemica
provocata sia dai mercati sviluppati che
da quelli emergenti, indebolimento del
dollaro, ecc.. Anche se queste ipotesi
non fanno attualmente parte del nostro
scenario, è tuttavia il caso di non
abbassare la guardia.
2'750
2'000
2'500
Oro (USD/oncia, scala di sinistra)
Fondi indicizzati quotati in borsa, in questo caso con
copertura rappresentata da metallo fisico
Avertissement | Il presente documento non è destinato alle persone aventi cittadinanza,
residenza o domicilio o alle entità registrate in un paese o una giurisdizione in cui la sua
distribuzione, pubblicazione, messa a disposizione o utilizzo sono in contrasto con norme di
legge o regolamentari in vigore.
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data della pubblicazione iniziale e sono suscettibili di cambiamento, senza preavviso. Il valore e il
rendimento dei titoli o degli strumenti finanziari menzionati nel presente documento sono basati su
corsi ottenuti dalle fonti d’ informazioni finanziarie d'uso e possono subire fluttuazioni. Il valore
borsistico può cambiare in funzione di cambiamenti di ordine economico, finanziario o politico, della
1'800
2'250
1'600
2'000
1'400
1'750
1'500
1'200
1'250
1'000
1'000
800
750
600
500
250
ETF sull'oro aventi come
sottostante oro fisico
Gold price ($/oz)
(tonnellate)
0
2
Contributori | Yves Bonzon, Christophe Donay, Jean-Pierre Durante, Chloé Koos Dunand, Bernard
Lambert, Jacques Henry, Kalina Moore, Wilhelm Sissener, David Baglione | Redazione terminata il
31 gennaio 2014 Revisione editoriale | Sabine Jacot-Descombes, Francine Jacquemet Perez
Traduzione| Holger Albrecht, Isabel Alvarez, Juliette Blume, Keith Watson, Mario Clapis
Impaginazione | Production Multimédia Pictet Stampa | Stampa su carta certificata FSC
|14|
pertanto escludere una potenziale
continuazione della discesa del prezzo
dell’oro fino a 1000 dollari l’oncia (v.
grafici).
400
200
04 05 06 07 08 09 10 11 12 13 14
Fonte: Pictet WM – AA&MR, Datastream
vita residua, delle condizioni di mercato, della volatilità e della solvibilità dell’emittente o
dell'emittente di riferimento. I tassi di cambio possono inoltre influire positivamente o negativamente
sul valore, sul prezzo o sul rendimento dei titoli o degli investimenti ad essi relativi menzionati
nel presente documento.
Le performance del passato non devono essere considerate come una indicazione o una garanzia
delleperformance future, e le persone destinatarie del presente documento sono interamente
responsabili dei loro eventuali investimenti. Non viene fornita alcuna garanzia esplicita o implicita
in merito alle performance future.
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prospettive|febbraio 2014
Perspectives_IT_Fevrier 2014_Perspective_FR_decembre_2013 13.02.14 08:48 Page15
DATI CHIAVE
I tassi d’interesse ritornano sotto pressione
Nonostante il programma di riduzione del ritmo degli acquisti di titoli da parte della Fed,
i tassi di rendimento dei titoli di Stato benchmark a 10 anni statunitensi hanno registrato
un ribasso significativo nel corso del mese di gennaio, scendendo dal 3% al 2,6%.
Dati al 31 gennaio 2014
PRINCIPALI INDICATORI ECONOMICI
TASSI D’INTERESSE
Stime Pictet - (consenso*)
Tassi di crescita del PIL
2012
2013
Stati Uniti
Eurozona
Svizzera
Regno Unito
Giappone
Cina
Brasile
Russia
2.8%
-0.6%
1.0%
0.3%
1.4%
7.7%
1.0%
3.4%
1.9%
-0.4%
1.9%
1.8%
1.7%
7.7%
2.3%
1.5%
Inflation (IPC) (media annuale, Brasile escluso, a fine anno)
2012
2013
Stati Uniti
Eurozona
Svizzera
Regno Unito
Giappone
Cina
Brasile
Russia
2.1%
2.5%
-0.7%
2.8%
0.0%
2.7%
5.8%
6.6%
1.5%
1.4%
-0.2%
2.6%
0.3%
2.6%
5.9%
6.5%
2014E
3.1%
1.0%
2.0%
2.8%
1.3%
7.3%
2.2%
2.2%
2015E
(2.8%)
(1.0%)
(2.1%)
(2.6%)
(1.7%)
(7.5%)
(2.2%)
(2.2%)
3.0%
1.2%
2.2%
2.5%
1.0%
7.2%
2.5%
2.6%
2014E
(3.0%)
(1.4%)
(2.3%)
(2.4%)
(1.2%)
(7.4%)
(2.3%)
(2.6%)
2015E
1.8% (1.6%)
0.9% (1.1%)
0.4% (-0.4%)
1.8% (2.3%)
2.6% (2.3%)
3.0% (3.1%)
6.2% (5.9%)
5.3% (5.3%)
2.2%
1.2%
0.7%
2.0%
1.8%
3.4%
5.5%
5.1%
Breve termine (3 mesi)
Lungo termine (10 anni)
0.1%
0.25%
0.0%
0.5%
0.1%
3.0% (1 anno)
10.5%
2.7%
1.7%
0.8%
2.7%
0.6%
4.8% (5 anni)
13.5%
Stati Uniti
Eurozona
Svizzera
Regno Unito
Giappone
Cina
Brasile
MERCATI OBBLIGAZIONARI
(1.9%)
(1.4%)
(1.0%)
(2.3%)
(1.6%)
(3.3%)
(5.6%)
(5.1%)
Performance dal 31.12.2013
CHF
EUR
USD
GBP
*Fonte: Consensus Economics Inc
VARIAZIONI DEI TASSI DI CAMBIO (DAL 31.12.2013)
JPY
High Yield USD
High Yield EUR
Rispetto all’EUR
Rispetto all’USD
Rispetto al CHF
JPY —
JPY —
JPY —
USD —
HKD —
USD —
HKD —
GBP —
HKD —
GBP —
NZD —
GBP —
NZD —
CHF —
NZD —
CHF —
SEK —
SEK —
SEK —
EUR —
EUR—
AUD —
AUD —
AUD—
NOK —
NOK —
CAD —
CAD —
NOK—
CAD —
% -4
-2
0
2
4
6
% -6
-4
-2
0
2
% -4
4
Debito emergente (in USD)
Debito emergente (in moneta locale)
% -5
Baltic Freight
Agricoltura
-39.6
Mais
21.2
-15.9
-12
Energia
Performance dal 31.12.2013
USD
-2
0
2
12
-13.6
Grassetto:
Anno 2013
-12
0
12
Metalli preziosi
Alluminio
-27.3
Oro
-34.9
Argento
Zinco
Platino
Palladio
Piombo
-12
0
12
%
prospettive|febbraio 2014
6
-3.7%
-3.5%
-3.9%
-3.4%
-5.0%
-1.9%
-1.7%
-6.5%
-2.8%
Performance dal 31.12.2013
%
-18.3
Stagno
-12
0
12
3
5
-1.6%
-1.4%
-1.8%
-1.3%
-2.9%
0.3%
0.4%
-4.4%
-0.7%
CHF
GBP
-1.9%
-2.9%
-1.7%
-2.7%
-2.1%
-3.1%
-1.6%
-2.6%
-3.2%
-4.2%
-0.1%
-1.1%
0.1%
-1.0%
-4.8%
-5.7%
-1.0%
-2.1%
* Dividendi reinvestiti
Gas naturale
Metalli industriali
Rame
1
SETTORI DI ATTIVITÀ
Cacao
26.2
29.2
0
In testo normale:
Gennaio 2014
WTI
%
4
MSCI World*
S&P 500*
MSCI Europe*
Tokyo SE (Topix)*
MSCI Pacific ex. Japan*
SPI*
Nasdaq
MSCI Em. Markets*
Russell 2000
EUR
Brent
Zucchero
0
-1
MERCATI AZIONARI
COMMODITY
-22.1
-3
%
* Indice Pictet
Industria
Tecnologia
Materiali di base
Telecomunicazioni
Salute
Energia
Servizi pubblica utilità
Finanza
Consumi di base
Consumi voluttuari
Stati Uniti
-4.9%
-2.5%
-4.3%
-4.5%
1.1%
-6.3%
2.8%
-3.5%
-5.3%
-5.8%
Europa Mondo
-2.1%
-5.5%
-2.0%
-1.0%
0.8%
-4.3%
0.1%
-0.3%
-4.4%
-2.5%
-4.4%
-2.7%
-3.4%
-4.6%
0.6%
-6.1%
0.1%
-4.3%
-5.5%
-5.0%
|15|
PERSP IT 0214
Perspectives_IT_Fevrier 2014_Perspective_FR_decembre_2013 13.02.14 08:48 Page16
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