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Addestramento delle saccaie alla mungitura meccanica

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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SASSARI
DIPARTIMENTO DI AGRARIA
_________________________
CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DELLE PRODUZIONI ZOOTECNICHE
Addestramento delle saccaie alla
mungitura meccanica
Relatore:
Prof. Salvatore Pier Giacomo Rassu
Correlatore:
Dott. Piero Bonelli
Tesi di laurea di:
Manca Elisabetta
ANNO ACCADEMICO 2012-2013
Indice
1.L’ALLEVAMENTO OVINO IN SARDEGNA
pg
3
2.MANAGEMENT E STRESS NEGLI OVINI
pg
7
2.1.Allattamento e svezzamento.
pg 10
2.2.La Mungitura meccanica e lo stress sugli animali.
pg. 15
3.LA GESTIONE DELLE PECORE PRIMIPARE ALLA MUNGITURA.
pg 21
4. MATERIALE E METODI.
pg 27
4.1. Organizzazione della prova.
pg 27
4.2. Rilievi sperimentali.
pg 28
5 RISULTATI.
pg 31
6 CONCLUSIONI.
pg 41
7. BIBLIOGRAFIA.
pg 43
2
1. L’ALLEVAMENTO OVINO IN SARDEGNA.
L’allevamento
degli
ovini
costituisce
da
millenni
una
risorsa
fondamentale per l’economia di molti Paesi del mondo. I dati della FAO
(www.fao.org) attestano che la consistenza di questa specie nel 2011
era pari a poco meno di 1,1 miliardi di capi, inferiore a quella bovina
(1,4 miliardi di capi) e superiore a quella caprina (circa 0,9 miliardi di
capi).
Nell’Unione Europea il patrimonio ovino è concentrato soprattutto
nell’EU settentrionale (circa 40 milioni di capi) e nell’EU meridionale
nei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo (poco più di 42 milioni di
capi) (www.fao.org), anche se nel primo caso si tratta principalmente di
ovini da carne e nel secondo di ovini da latte.
Il patrimonio ovino italiano è costituito da circa 7,3 milioni di capi
concentrati soprattutto nel Sud Italia; del patrimonio nazionale poco
meno di 3,3 milioni di capi (pari al 44%) sono allevati in Sardegna. Per
quanto attiene all’indirizzo produttivo il 60% circa è rappresentato da
razze specializzate per la produzione del latte, tra le quali la razza
Sarda, che con oltre 4 milioni di capi è quella più rappresentata
(www.statistiche.izs.it) e diffusa, in quanto oltre ad essere presente
nell’Isola è allevata anche nel Lazio, in Toscana e nell’Umbria.
Caratteristiche della razza ovina Sarda e ciclo produttivo. Gli ovini
presenti in Sardegna, quasi tutti appartenenti alla razza Sarda, sono
3
allevati in poco più di 11 mila aziende (www.istat.it), con una
consistenza media aziendale di circa 300 capi.
La pecora Sarda è una razza rustica di taglia e mole media (45-50 kg
nelle femmine e 65-75 kg nei maschi), con vello bianco (raramente
compare il colore recessivo nero o marrone) di scarsa qualità; la testa è
piccola ed acorne con profilo rettilineo ed orecchie grandi e laterali.
E’ considerata una delle migliori razze ovine italiane da latte (nelle
pluripare 210±50 litri in 180 giorni), grazie alla sua adattabilità a
vivere e produrre buone quantità di latte, anche in ambienti difficili;
essa è, infatti, frugale ed un'eccellente pascolatrice ed è caratterizzata
da una ottima attitudine materna. In ambienti irrigui si presta a
sistemi di allevamento semi intensivi, nei quali è possibile ottenere un
elevato livello produttivo (oltre 300 kg/capo/lattazione).
Pertanto, le produzioni di latte ottenibili sono estremamente variabili e
dipendenti da diversi fattori, quali il livello di selezione, le condizioni
ambientali e aziendali, il tipo di allevamento (estensivo o semi intensivo),
le condizioni sanitarie del gregge, le capacità manageriali dell'allevatore
ecc.
Il sistema di allevamento più diffuso è quello semiestensivo basato
principalmente sullo sfruttamento del pascolo naturale. In Sardegna
sono, infatti, disponibili per il pascolo circa 1.212.231 ha, costituiti da
pascoli veri e propri, incolti produttivi, superfici boschive non sottoposte
4
a vincolo forestale e seminativi non più coltivati (www.agri.istat.it,
censimento 2010).
Il ciclo produttivo della pecora allevata in Sardegna è ancora stagionale,
in quanto come indicato in precedenza, è condizionato dalla disponibilità
di pascolo, a sua volta condizionato dal clima tipicamente mediterraneo:
estate calda e siccitosa ed inverno piovoso e mite.
Nonostante la stagione ottimale per l’accoppiamento sia l’autunno, alle
nostre
latitudine
il
miglioramento
delle
condizioni
alimentari
ha
consentito di ottenere due stagioni di monta.
Quella principale delle pecore adulte, che coinvolge il 70-80% di esse,
coincide con il periodo di fine primavera inizio estate (da maggio a luglio),
in modo da ottenere i parti nella seconda metà della stagione autunnale,
allo scopo di sfruttare per la lattazione sia la disponibilità di erba
autunnale, ma soprattutto quella abbondante della primavera. Per le
pecore adulte esiste anche una stagione di monta secondaria  che
coinvolge il 20-30% delle pecore che non rimangono gravide in quella
principale  che coincide con il periodo di fine estate-primo autunno,
che comporta l’espletamento dei parti a fine inverno. Di norma,
qualunque sia la stagione di monta la loro mandata in asciutta avviene a
metà estate (fine Luglio).
Per le agnelle (o saccaie)  ossia le femmine da rimonta (20-25% delle
femmine in età riproduttiva di norma selezionate fra quelle nate in
5
autunno) che raggiungono la maturità sessuale tra metà e fine estate
all’età di circa 10 mesi, la stagione di monta è unica ed è concentrata tra
agosto ed ottobre in modo da ottenere i parti nel periodo gennaio-marzo
(Pulina et al., 2010): l’asciugamento di questa categoria di pecore avviene
sempre contemporaneamente alle pecore pluripare.
Qualunque sia l’epoca di parto il sistema di allattamento adottato dalla
maggior parte degli allevatori e quello naturale, che ha una durata di
circa 30 giorni per gli agnelli destinati al macello e di circa 45 giorni
per i giovani destinati a costituire la rimonta.
Il latte munto è destinato alla trasformazione casearia aziendale
oppure industriale: attualmente sono presenti 60-70 impianti di
trasformazione privati o cooperativi.
6
2. MANAGEMENT E STRESS NEGLI OVINI.
L’intensivizzazione dei sistemi di allevamento, verificatosi negli ultimi 50
anni, ha comportato soprattutto l'uso di nuove tecnologie gestionali al
fine di automatizzare il più possibile le operazioni aziendali, che hanno
modificato in maniera sostanziale la zootecnia a livello mondiale.
Nel corso del tempo gli animali, che sono i principali soggetti coinvolti in
questo processo di trasformazione, hanno subito sul loro stato di
benessere sia effetti positivi (migliore alimentazione, maggiori cure
sanitarie, minori rischi di predatori, ecc.) che negativi (minori spazi a
disposizione, minore libertà, minore durata di vita, ecc.) (Leotta, 2011).
E’ noto, infatti, che qualsiasi condizione di disagio provoca sugli animali
variazioni fisiologiche e comportamentali indicate genericamente come
“Stress”, termine usato per la prima volta da H. Selye nel 1936, che può
avere due diverse definizioni (www.equilibridinamici.it/):
distress, o stress negativo, quando gli stimoli stressanti provocano
un logorio progressivo fino alla rottura delle difese psicofisiche;
eustress, o stress positivo, quando uno o più stimoli, anche di
natura diversa, allenano la capacità di adattamento psicofisica
individuale.
Tuttavia, per qualsiasi animale, sia allo stato naturale che in condizioni
di allevamento, è impensabile immaginare che esso possa trovarsi in
condizioni di totale benessere, in quanto esso è soggetto a numerosi
7
potenziali fattori causa di stress (Figura 1), che possono comportare
effetti negativi sulle sue performance produttive, sulle sue condizioni
sanitarie e comportamentali. Allo stesso tempo, vivere in assenza di
stress significherebbe per l’animale vivere in assenza di stimoli (Bertoni,
2001).
cau se
e c c e s si
c lim a tic i
d o lo r e
paura
a p p r e n s io n e
m a n c a ta
lib e r tà
errori
a lim e n t a r i
a ltis s im a
p r o d u z io n e ?
S ta to d i
m a le s s e r e
st a to
m a la ttia
m a la ttie
e n d o c r in o -m e ta b o lic h e
im m u n o d e p r e s s io n e
m in o r e p r o d u z io n e
e q u a lità
m in o r e fe r tilità
c o m p o r ta m e n ti
a n o m a li
e ffe tti
Figura 1. Potenziali cause di riduzione del benessere e conseguenze
del mancato adattamento (Bertoni e Calamari, 2005).
Gli ovini, analogamente alle altre specie di interesse zootecnico, possono
essere soggetti a stati d’ansia, paura o frustrazione dovuti ad errori nelle
operazioni di allevamento (cattiva gestione delle condizioni ambientali o
8
un inadeguato atteggiamento dell’operatore), o manifestare atteggiamenti
di scarsa adattabilità quando sono obbligati a vivere in ambienti
confinati (Caroprese, 2008).
Anche se la maggior parte degli allevamenti ovini da latte adotta di
norma sistemi di allevamento basati sullo sfruttamento diretto del
pascolo (semi-estensivo o semi-intensivo), con i quali gli animali godono di
ampia libertà, ad essi sono spesso associate tecniche di allevamento
intensive (come la mungitura meccanica e l’integrazione alimentare) o
pratiche di allevamento  come la tosatura, la spuntatura delle unghie,
l’accorciamento della coda, ecc.  che possono indurre sugli animali
sensazioni più o meno negative o spiacevoli.
Ne deriva che anche nell’allevamento ovino l’interazione uomo/animale è
intensa, costante ed in grado quindi di influenzarne il suo stato di
benessere; infatti, l’animale può percepire l’interazione con l’uomo in
diversi modi: presenza visiva, movimento tra gli animali senza contatto
fisico ma con interazione vocale, contato fisico, somministrazione degli
alimenti (comportamento remunerativo) e atteggiamento invasivo, cioè
cattivo maneggiamento degli animali (Waiblinger et al., 2006).
Pertanto, se in un allevamento gli animali restano calmi e si fanno
maneggiare da persone non familiari, è intuibile che l’allevatore abbia
adottato nei loro confronti un comportamento gentile e amichevole; allo
stesso tempo è facile ipotizzare che se un allevatore urla e colpisce gli
9
animali, le pecore scappano anche quando una persona non familiare si
avvicina ad esse (Biancifiori, 2010).
In sintesi gli stati di malessere causati da stress derivanti cattiva
gestione possono provocare modificazioni nel comportamento, ma
soprattutto possono condizionare negativamente la risposta degli animali
in
termini
di
performance
produttive,
con
conseguenti
perdite
economiche.
Tra i fattori gestionali che più di tutti possono influenzare il livello di
benessere
degli
ovini
l’allattamento/svezzamento
possono
per
gli
essere
animali
giovani
considerati
destinati
all’allevamento e la mungitura per le pecore in produzione.
2.1. Allattamento e svezzamento.
Negli animali giovani la somministrazione degli alimenti è sicuramente
uno stimolo positivo che facilita e migliora il livello di confidenza con
l’uomo, in quanto facilita la formazione di un’interazione positiva con
esso; tuttavia, questa sembra essere ridotta se il contatto avviene in
presenza della madre, anche quando l’alimentazione è fornita dall’uomo
(Boivin et al., 2002).
Gli agnelli allattati manualmente stanno più tempo vicino all’uomo,
hanno una minore attività motoria e belano meno rispetto agli agnelli che
hanno un minore contatto con esso: questo comportamento è evidente
10
anche a distanza di 7 settimane dallo svezzamento (Boivin et al., 2000).
E’ stato osservato anche che la sola presenza dell’uomo non è sufficiente
per stabilire una relazione positiva, ma è necessario sia il contatto fisico
(maneggiamento degli animali) che una interazione vocale (Tallet et al.,
2005).
Il primo periodo di allattamento è sicuramente una fase critica in quanto
è quello durante il quale si stabilisce il legame pecora/agnello; questo
rapporto è particolarmente importante nei primi giorni post parto,
quando si stabiliscono le condizioni per il reciproco riconoscimento.
A tal proposito è stato osservato che il temperamento della pecora
sembra essere in grado di influenzare le caratteristiche qualitative del
colostro (Hart et al., 2009), in quanto le pecore calme forniscono un
colostro con un maggiore contenuto in IgG, garantendo alla prole una
maggiore probabilità di sopravvivenza nel periodo neonatale, grazie alla
migliore immunità passiva acquisita dagli agnelli.
La separazione precoce degli agnelli (2 giorni di età) ed il loro
allattamento artificiale determina un minore accrescimento, maggiori
livelli di cortisolo ed una peggiore risposta immunitaria rispetto agli
agnelli separati ad una maggiore età (15 e 28 giorni) (Napolitano et al.,
1995).
La
separazione
temporanea
degli
agnelli
dalle
madri
durante
l’allattamento per 1h/d e per una settimana (Simitzis et al., 2012)  dal
11
13° al 20° giorno (S1), oppure dal 20° al 27° (S2)  non sembra
pregiudicare le loro capacità di crescita, né il loro comportamento dopo lo
svezzamento (effettuato a 45 giorni di età).
Allo stesso tempo anche le pecore sembrano adattarsi nell’arco di 3
giorni alla separazione temporanea ripetuta durante l’allattamento;
infatti, non sono state osservate differenze nel contenuto in cortisolo, in
leucociti, in prolattina ed in ß-endorfine rispetto alle pecore che stavano
sempre con i propri agnelli (Cockram et al., 1993).
La gestione del binomio pecora/agnello è importantissima in quanto può
influenzare la produzione quanti-qualitativa di latte delle pecore; infatti,
McKusick et al (2001), osservò che la mungitura giornaliera delle pecore
dopo 15h/d di separazione dell’agnello, che veniva allattato soltanto per
9h/d, consentiva di produrre meno latte (con un minore contenuto in
grasso) rispetto alle pecore a cui erano stati allontanati gli agnelli dopo il
parto, ma più latte rispetto alle pecore che, invece, avevano sempre
l’agnello al seguito sino allo svezzamento. Per contro gli agnelli allattati
artificialmente subito dopo il parto presentavano performance di crescita
inferiori,
rispetto
a
quelli
allattati
per
9h/d,
oppure
allattati
permanentemente dalle madri sino allo svezzamento.
Dikmen et al. (2007) in una prova analoga, osservarono che le pecore
munte (una volta al giorno) ed allattanti (MIX), producevano anche dopo
lo svezzamento più latte, con lo stesso contenuto in grasso, delle pecore
12
che in allattamento non venivano munte (DY 60). Durante il periodo di
allattamento il contenuto in grasso del latte delle pecore MIX era circa la
metà di quello contenuto nel latte dopo lo svezzamento, a causa dello
stress da separazione giornaliera. I pesi e gli accrescimenti degli agnelli
non erano statisticamente diversi sia prima che dopo lo svezzamento,
anche se quelli dei soggetti che stavano permanentemente con le madri
erano tendenzialmente maggiori.
Lo svezzamento — passaggio dall’alimentazione lattea a quella solida —
normalmente ha maggiori ripercussioni negative quando gli agnelli sono
allattati naturalmente dalle madri.
Negli allevamenti ovini da latte le tecniche di svezzamento adottate sono
essenzialmente di due tipi: graduale oppure brusco.
Il primo implica l’addestramento degli agnelli all’utilizzo di alimenti solidi
in associazione all’assunzione di latte; tale obiettivo viene raggiunto:
• in condizioni di allattamento naturale, aumentando progressivamente
le ore di separazione del redo dalla madre e mettendo a disposizione
alimenti solidi adeguati (fieno e concentrati altamente digeribili);
• in condizioni di allattamento artificiale, riducendo la quantità di latte
somministrato e mettendo a disposizione gli alimenti solidi.
La seconda tecnica, quella dello svezzamento brusco, non prevede
nessuna forma di addestramento agli alimenti solidi, ma semplicemente
si separa il binomio pecora/agnello quando quest’ultimo ha raggiunto
13
un’età che gli consente di ingerire ed utilizzare una sufficiente quantità
di alimenti.
Comunque venga praticato lo svezzamento è sicuramente causa di stress
per l’agnello, ma anche per la pecora quando allatta naturalmente.
Orgeur et al. (1998), su agnelli svezzati a 3 mesi di età con due diverse
tecniche hanno rilevato che le pecore alle quali gli agnelli erano stati
allontanati bruscamente avevano un maggiore contenuto in leucociti il
giorno successivo alla separazione, ma nessuna differenza nei livelli di
cortisolo.
Nello stress da separazione ha sicuramente grande importanza l’età
dell’agnello, in quanto il suo legame con la madre tende ad affievolirsi
con l’avanzare dell’età.
Galeana et al. (2007), infatti, osservando il binomio pecora/agnello al
pascolo tra il 35° ed il 63° giorno di allattamento, rilevarono che la
distanza fra madre e figlio aumentava progressivamente con l’età. Nei
primi tre giorni post-svezzamento (64° giorno di età)  quando il binomio
veniva separato fisicamente ma non visivamente  le pecore riducevano
rapidamente la loro presenza in vicinanza (<1 metro) della recinzione di
separazione, contrariamente agli agnelli che invece continuavano a
sostarvi più frequentemente delle madri.
La tecnica di svezzamento sembra influenzare anche il comportamento
degli agnelli; infatti, è stato osservato che con lo svezzamento brusco,
14
rispetto a quello graduale, il numero di vocalizzazione sia delle pecore
che degli agnelli è significativamente più elevato, anche se dopo 48 h
dalla separazione la frequenza dei belati si riduce sensibilmente (Orgeur
et al., 1998).
Per contro, il contatto visivo e uditivo con le proprie madri dopo lo
svezzamento sembra creare maggiore stress agli agnelli, in quanto questi
traducono il loro stato di disagio con un numero maggiore di belati
(Orgeur et al., 1999).
E’ comunque importante che all’atto dello svezzamento gli agnelli
abbiano stabilito una interazione positiva con l’uomo in quanto a partire
da questo momento il loro maneggiamento sarà sempre più intenso.
2.2. La Mungitura meccanica e lo stress sugli animali.
Negli ovini da latte il periodo della lattazione rappresenta la fase
fisiologica preponderante dell’intero ciclo produttivo; pertanto, il modo
con cui viene effettuata la mungitura (manuale o meccanica) può
influenzare lo stato emotivo dell’animale e di conseguenza il suo
benessere. Tuttavia, il rapporto che un uomo riesce ad instaurare con
l’animale è influenzato anche dalle caratteristiche comportamentali degli
animali (calmi o nervosi).
Alcuni studiosi valutano il temperamento degli animali in sala di
mungitura attraverso: la posizione e la persistenza nell’occupazione dello
15
stallo di cattura in sala di mungitura, la reazione all’alimento, l’attività
nei confronti delle pecore vicine, la reazione al contatto con i prendi
capezzoli, (Dimitrov et al., 2005): è stato osservato che le pecore nervose
presentano valori maggiori di cortisolo ed inferiori di lisozima durante la
mungitura (rispettivamente nmol/l 8.1±1.4 vs 23.7±6.1, P<0,05; µg/ml
0,300±0,032 vs 0,173±0,013) (Dimitrov et al., 2005; Dimitrov, 2008).
Villagrà et al. (2007) hanno osservato che esiste una stretta relazione tra
l’ordine di ingresso in sala di mungitura nelle prime due settimane
successive
allo svezzamento e
la loro attitudine alla mungitura
meccanica. I ricercatori rilevarono, infatti, differenze significative nella
quantità di latte estratto nelle diverse frazioni, in quanto le pecore che
entravano per prime nella sala di mungitura avevano una maggiore
percentuale di latte munto meccanicamente, minore percentuale di latte
ottenuto con ripasso meccanico o manuale e minore quantità di latte
residuo; dati di segno opposto si avevano nelle pecore che entravano per
ultime.
Dimitrov e Djorbineva (2003), hanno evidenziato come il temperamento
degli animali (calmi e nervosi) sia in grado di influenzare la capacità
dell’animale a cedere il latte munto meccanicamente; infatti, gli animali
più calmi producevano più latte (g/head/d 592 vs 477), avevano una
maggiore velocità di cessione del latte (ml/s 15.6 vs 13.6) ed un minore
tempo di latenza alla eiezione (s 1.9 vs 5.3).
16
Studi effettuati in ovini di razza Lacaune, evidenziano come le pecore
sottoposte ad un sistema di gestione misto (allattamento 3 volte al giorno
e mungitura meccanica due volte al giorno) siano più propense a cedere
il latte all’agnello piuttosto che alla macchina mungitrice. Infatti,
nonostante i valori di ossitocina basale fossero simili, sia in mungitura
che in allattamento, le pecore mostravano un picco di secrezione di
questo ormone significativamente superiore all’inizio dell’allattamento ma
non all’inizio della mungitura (pg/mL 91.7±26.1 vs. 13.1±1.8). Nessuna
differenza, invece, è stata osservata sul contenuto ematico in prolattina e
cortisolo che aumentavano le loro concentrazioni in entrambe le
condizioni di estrazione del latte (Marnet e Negrao, 2000).
Il cattivo funzionamento dell’impianto di mungitura meccanica  in
particolare livello del vuoto, frequenza e rapporto di mungitura  può
creare, comunque, stress anche alle pecore già addestrate ad essa.
Il vuoto di mungitura raccomandato per gli ovini è compreso tra 36-42
kPa, il quale è sempre superiore a quello esercitato nel capezzolo
dall’agnello (26 kPa) durante la poppata. Nonostante ciò, tale valore
risulta essere adeguato, in quanto un vuoto troppo basso potrebbe
provocare la caduta del gruppo prendi capezzoli ed un aumento dei tempi
di mungitura (Salaris et al., 2005). Peris et al. (2003a), infatti, mungendo
pecore di razza Manchega con un vuoto 36 o 42 kPa non hanno
riscontrato differenze o alterazioni dello stato sanitario della mammella,
17
nè effetti sul contenuto in CCS del latte, né sulla variazione dello
spessore del capezzolo dopo la mungitura.
Un alto livello di vuoto di mungitura (>40kPa) può compromettere lo
stato sanitario della mammella, in quanto aumenta la velocità di
rimozione
del
latte
ma
riduce
la
percentuale
di
latte
munto
meccanicamente, rispetto a quella ottenuta con il ripasso meccanico
(Tabella 1). In particolare, gli alti livelli di vuoto influenzerebbero soltanto
il contenuto in cellule somatiche del latte (Tabella 1), che rappresentano
il principale indicatore dello stato sanitario della mammella (Sinapis et
al., 2006).
Tabella 1. Effetto del livello di vuoto sulle frazioni di latte emesso e
sulla sua qualità (Sinapis et al., 2006).
Parametri
Livello di vuoto (kPa)
38
44
50
Produzione
(ml/d)
921±27
887±25
896±26
Latte munto
(ml)
771±24
719±23
737±24
(%)
83±0,5a
80±0,7b
81±0,6b
Latte di ripasso
(ml)
150±5
168±6
159±5
(%)
17±0,5b
20±0,7a
19±0,6a
Grasso
(%)
6,23±0,06 6,30±0,07
6,35±0,09
Proteina
(%)
5,50±0,10 5,50±0,10
5,40±0,10
3
CCS
(nx10 )
218±140
254±220
277±102
5,44±0,4b
Log CCS
(n)
5,34±0,3a 5,38±0,5ab
a,b significative P<0,05.
Nella mungitura meccanica, oltre al vuoto, è necessario porre particolare
attenzione anche alla frequenza ed al rapporto di pulsazione, in quanto
una corretta azione di aspirazione e di massaggio sul capezzolo previene
18
la formazione di edemi e di congestioni riducendo così il rischio di
contrarre infezioni e sensazioni di dolore (Pazzona et al., 2005; Salaris et
al., 2005).
La frequenza di pulsazione nelle mungitrici per ovini varia di norma fra
120-180 p/min in funzione della razza e del livello produttivo: una
frequenza elevata sembra aumentare la quantità di latte di ripasso, così
come una bassa frequenza può comportare una maggiore caduta dei
gruppi prendi capezzoli. In particolare, l’incidenza delle mastiti e lo stato
sanitario del capezzolo sembrano essere influenzati soprattutto dal
rapporto di pulsazione ed in particolare dalla durata della fase di
massaggio. Una maggiore incidenza di patologie a carico della mammella
si hanno quando ad una frequenza di pulsazione elevata è associato un
alto rapporto di pulsazione (fase di aspirazione maggiore di quella di
massaggio). Attualmente si adotta un rapporto di pulsazione del 50%
(Salaris et al., 2005). Infatti, mungendo con una frequenza di pulsazione
di 180 oppure di 120 p/min, ma con un rapporto di pulsazione del 50%
non si hanno differenze sul contenuto in SCC del latte, sulle variazioni
dello spessore del capezzolo dopo la mungitura e sull’incidenza dei
fenomeni di mastite (Peris et al., 2003b).
Oltre al corretto funzionamento dell’impianto di mungitura, è importante
salvaguardare lo stato di benessere degli animali garantendo, anche, una
corretta igiene dell’impianto e dell’operatore dedicato alla mungitura, in
19
quanto rappresentano un punto critico nella contaminazione microbica
della mammella e del latte, che quasi sempre si traduce in una
manifestazione di mastiti cliniche e sub-cliniche. (Pazzona et al., 2005)
20
3. LA
GESTIONE DELLE PECORE PRIMIPARE E L’ADDESTRAMENTO ALLA
MUNGITURA MECCANICA.
La tecnica di allevamento della rimonta è molto importante ai fini della
successiva fase produttiva e/o riproduttiva degli animali , in quanto da
essa dipende il successo (o l’insuccesso) dell’allevamento. Essa, infatti,
deve garantire  attraverso una adeguata alimentazione e una corretta
conduzione  l’ottenimento di animali sviluppati, fertili, longevi,
produttivi e sani.
Per questo motivo di norma la rimonta viene tenuta per gran parte del
tempo all’aperto limitando il ricovero alle stagioni estreme, alla notte o
alle giornate molto calde, grazie all’effetto benefico che il movimento
spontaneo e soprattutto il pascolamento esercitano su tutti gli animali
(Brandano e Lanza, 2001).
Molti degli studi condotti sulle agnelle da rimonta hanno riguardato in
particolare gli effetti dell’alimentazione sullo sviluppo dell’apparato
mammario e sulla produzione lattea successiva. Questi hanno messo in
evidenza come la mammella sia soggetta a fasi di crescita ben
differenziate (Molle e Sanna, 1992):
periodo di sviluppo limitato, compreso tra la nascita ed il 3 mese di
età, durante il quale il tessuto mammario è costituito principalmente
da tessuto adiposo scarsamente irrorato;
21
periodo di crescita rapida (3-5 mese di età) durante il quale si ha lo
sviluppo del parenchima mammario, con proliferazione delle cellule
epiteliali ed irrorazione dei vasi sanguigni attorno agli alveoli;
periodo di crescita post-puberale (dal 6 mese in poi) soggetta
all’azione degli ormoni che si succedono durante i cicli estrali.
Tenuto conto di queste diverse fasi di crescita della mammella è stato
osservato che elevati livelli nutritivi adottati durante il periodo pre e postpuberale hanno effetti negativi sullo sviluppo del parenchima mammario,
con conseguente minore
produzione
di latte nelle agnelle
sovra
alimentate.
Ne deriva che nella fase critica dello sviluppo della mammella (4-6 mese
di età) l’accrescimento giornaliero dovrebbe essere dell’ordine di 70-100
grammi, ottenibili attraverso la somministrazione di quantità crescenti di
foraggi nella razione(rapporto foraggi/concentrati da 40/60 a 70/30), nel
caso
di
allevamento
confinato,
oppure
aumentando
le
ore
di
pascolamento e limitando l’integrazione alimentare a 200-300 g/capo/d
(Molle e Sanna, 1992).
Nonostante i numerosi lavori condotti sugli effetti dell’alimentazione sulla
crescita delle agnelle da rimonta e sullo sviluppo della ghiandola
mammaria, la ricerca è invece carente sugli aspetti gestionali, ed in
particolare sugli effetti delle tecniche di addestramento alla mungitura
meccanica sulla produzione quanti qualitativa di latte delle primipare.
22
Questi aspetti stanno acquisendo sempre più maggiore importanza in
quanto la mungitura meccanica può avere ripercussioni negative molto
importanti sulle primipare, tanto da poterne condizionare le performance
produttive per tutta la loro carriera. Se per qualsiasi motivo l’animale
memorizza la mungitura meccanica al suo primo impatto come un evento
negativo, al quale non è mai riuscito ad adattarsi, per l’animale questa
procedura manageriale ha buone probabilità di diventare un evento
stressante cronico e probabilmente quell’animale entrerà sempre per
ultimo in sala di mungitura.
Nell’allevamento bovino da latte sono ormai numerosi gli studi finalizzati
alla riduzione degli effetti dello stress derivanti dall’effetto dell’impatto
della mungitura sulle vacche primipare.
E’
stato
osservato
che
gli
animali
mostrano
segni
evidenti
di
cambiamento comportamentale e produttivo nel corso della lattazione;
infatti, nelle primipare la percentuale di latte residuo alla prima
mungitura (2° giorno di lattazione) è significativamente maggiore rispetto
a quella rilevata al 4° e soprattutto al 130° giorno di mungitura (34% vs
18% vs 9%) (Van Reenen et al., 2002), a cui potevano essere associati
valori crescenti di ossicitona e decrescenti di cortisolo.
Das e Das (2004) hanno osservato che massaggiando la mammella delle
giovenche nell’ultimo periodo di gravidanza era possibile ottenere, nei
primi 2,5 mesi di mungitura, rispetto a primipare mai manipolate, un
23
minore tempo di latenza alla cessione del latte (sec. 23-31 vs 46-50) ed
un maggiore flusso di eiezione lattea (g/sec 13-16 vs 8-9).
Bowers et al. (2006), hanno osservato che la mungitura delle giovenche a
partire dalla 3 settimana pre-parto consentiva di ottenere una minore
presenza di edemi ed una minore percentuale di vacche con infezioni
mammarie a cui era associata anche una maggiore produzione di latte
almeno nei primi 60 giorni di mungitura.
La ricerca relativa all’impatto della prima mungitura sulle pecore
primipare è al momento carente, in quanto in bibliografia non è stato
possibile trovare un elevato numero di lavori specifici.
Negrao e Marnet (2003) hanno osservato, su saccaie sottoposte a
mungitura meccanica subito dopo il parto, che i livelli basali di
adrenalina, noradrenalina ed ossitocina (rilevati prima della mungitura)
non subivano variazioni significative nei primi 15 giorni mungitura,
contrariamente al cortisolo che mostrava i valori più alti il primo giorno
di mungitura. Essi rilevarono anche che il rilascio dell’ossitocina durante
la mungitura era positivamente associato con la produzione di latte, di
grasso e di proteina; in tutti i casi gli animali mostravano che la gran
parte delle primipare si adattavano alla mungitura meccanica nell’arco di
15 giorni.
Rassu et al. (2006) rilevarono che una settimana di addestramento
all’ambiente di mungitura prima dello svezzamento degli agnelli non era
24
sufficiente a ridurre lo stress da prima mungitura, in quanto non
osservarono differenze sulla quantità e qualità del latte, né sui livelli di
cortisolo nei primi 10 giorni di mungitura post-svezzamento. Gli autori
ritengono che sulle saccaie addestrate, al contrario, poteva essere
avvenuta una successione di eventi stressori nel breve periodo: uno
dovuto al nuovo ambiente a cui è seguito una settimana dopo quello più
importante della separazione dell’agnello.
25
Scopo della tesi
Tenuto conto che qualsiasi fattore stressogeno provoca negli animali in
lattazione, compresa la pecora, un peggioramento della produzione
quanti-qualitativa di latte, e tenuto conto della carenza di studi sulle
pecore primipare è stata programmata una sperimentazione con lo scopo
di valutare gli effetti dell’addestramento alla mungitura meccanica delle
primipare sulla produzione quanti-qualitativa di latte e su alcuni
parametri ematici possibili indicatori dello stato di benessere.
26
4. MATERIALE E METODI.
4.1. Organizzazione della prova.
La prova sperimentale è stata condotta presso l’azienda dei F.lli Mazzette,
sita nel comune di Tula (SS), nell’ambito del progetto BELAT finanziato
dal MiPAAF.
Da 150 pecore primipare di razza Sarda  precedentemente sottoposte a
sincronizzazione dei calori in modo da concentrare i parti nello stesso
periodo  sono state selezionati, nella prima settimana post parto, 40
soggetti suddivisi in due gruppi omogenei per periodo e per tipo di parto.
Questi sono stati sottoposti a due diversi sistemi di allevamento durante
il periodo di allattamento dell’agnello:
un gruppo di 20 primipare veniva addestrato giornalmente (gruppo
addestrato AD) all’ambiente della sala di mungitura a partire dal 5°
giorno post-parto e per tutta la durata dell’allattamento. Il sistema
di gestione del binomio pecora/agnello consisteva nel condurre una
volta al giorno gli animali in sala di mungitura dove erano catturati
automaticamente,
gli
veniva
somministrata
l’integrazione
alimentare di concentrati, e poi con l’impianto di mungitura
meccanica in funzione (addestramento ai rumori) si procedeva alla
mungitura meccanica delle saccaie che avevano un sufficiente
accumulo di latte in mammella;
27
l’altro gruppo di 20 primipare (gruppo non addestrato NAD), veniva
condotto una volta al giorno in un ovile provvisto di un sistema
semiautomatico di cattura, dove veniva somministrato anche a loro
il concentrato e venivano munte manualmente le pecore che
avevano accumulato latte in mammella.
In entrambi i gruppi gli agnelli sono stati tenuti permanentemente con le
madri sino allo svezzamento, al pascolo durante il giorno e in ovile la
notte.
Successivamente, dopo lo svezzamento brusco degli agnelli, entrambi i
gruppi, tenuti sempre separati fra loro, venivano munti meccanicamente
due volte al giorno.
4.2. Rilievi sperimentali.
I rilievi hanno riguardato:
su tutte le pecore la produzione individuale di latte, e su ciascun
campione di latte prelevato sono stati analizzati il contenuto in
grasso, in proteina, in caseina, in urea ed in cellule somatiche dopo
1, 3, 5, 7, 16, 23 e 30 giorni di distanza dallo svezzamento degli
agnelli. Le analisi dei macrocomponenti del latte sono state
eseguite presso i laboratori dell’Associazione Regionale Allevatori
della Sardegna (ARA); in particolare i contenuti in grasso, proteina
e caseina ed urea sono stati analizzati con metodica FT Infrarosso
28
(IRMA),
mentre
il
contenuto
in
cellule
somatiche
mediante
citometria di flusso;
su 10pecore primipare per gruppo è stato prelevato un campione di
latte della mungitura del mattino, e stoccato in congelatore, al fine
di determinarne il profilo acidico (metodica A.O.A.C.. 1990 e Nudda
et al. 2005) per tutto il periodo sperimentale;
sempre sulle stesse 10 pecore per gruppo è stato effettuato il
prelievo di un campione di sangue due giorni prima dello
svezzamento e a distanza di 1, 3, 5, 7, 16, 23 e 30 giorni da esso,
sui
quali
si
è
analizzato,
presso
i
laboratori
dell’Istituto
Sperimentale Zooprofilattico della Sardegna, l’ematogramma, le
sottopopolazioni leucocitarie ed il contenuto in cortisolo.
In concomitanza con la mungitura del mattino, a partire dallo
svezzamento, è stata filmata la fase di cattura con una videocamera allo
scopo di stabilirne il tempo impiegato per il suo espletamento, il tempo di
intervento da parte dell’operatore.
Analisi statistica. I dati raccolti sono stati analizzati con il software
Minitab mediante un modello lineare che prevedeva il gruppo (o
trattamento gestionale) ed il periodo come fattori fissi con le loro
interazioni:
yijk = µ + gruppoi + periodoj + (gruppo x periodo)ij + εijk
dove:
29
y = rappresenta la variabile dipendente produzione latte, grasso,
proteine, caseina, urea, CCS; µ = media generale; gruppoi = effetto fisso
del gruppo che corrisponde al trattamento gestionale (i = AD, NAD);
periodoj = effetto fisso della fase dell’esperimento (j = rilievi); εijk = residuo
casuale.
Per i parametri ematici è stato utilizzato lo stesso modello lineare ma
facendo ricorso all’analisi della covarianza in quanto si è tenuto conto dei
valori di ciascun parametro rilevati e giorni prima dello svezzamento degli
agnelli.
30
5 RISULTATI.
Produzione e qualità del latte.
L’addestramento
delle
saccaie
all’ambiente
di
mungitura
sembra
influenzare più che la produzione di latte la sua qualità; infatti, i due
gruppi di pecore hanno mostrato una produzione giornaliera quasi
uguale (g/d AD 1352 vs NAD 1372) (tabella 2), caratterizzata da un
andamento molto simile: sempre crescente a partire dal 3° giorno di
mungitura (Figura 2).
Tabella 2. Produzione e qualità del latte delle primipare nel
primo mese di mungitura
Parametri
Latte
Grasso
Proteina
Caseina
Urea
Cellule
Addestrate
g/d
%
%
%
mg/dl
n.x1000
1352
5,37
5,22
4,08
33
230
Non
addestrate
1372
5,07
4,96
3,86
27
241
Errore
standard
22
0,06
0,03
0,03
0,60
64
P
ns
**
**
**
**
ns
2000
1800
1600
ab
1400
ab
ab
5
7
a
a
23
30
ab
b
d
/ 1200
g
1000
800
600
400
1
3
giorni di mungitura
16
AD
Figura 2. Andamento della produzione del latte.
31
NAD
L’incremento
di
produzione
giornaliera
potrebbe
essere
attribuita
all’effetto stagionale della disponibilità di pascolo; infatti la fase
sperimentale della mungitura ha coinciso con il mese di Marzo, periodo
in cui di norma si ha il massimo rigoglio vegetativo dell’erba.
Per quanto attiene ai parametri qualitativi, nonostante l’uguaglianza
produttiva, il latte prodotto dalle saccaie addestrate alla mungitura (AD)
aveva un contenuto in grasso (5,4% vs 5,1%), in proteina (5,2% vs 5,0%),
in casina (4,1% vs 3,9%) ed in urea (mg/dl 33 vs 27) significativamente
maggiore, mentre nessuna differenza è stata osservata relativamente al
contenuto cellulare (Tabella 2).
In particolare, i componenti che hanno mostrato maggiore variabilità
sono risultati il contenuto in grasso ed in urea (Figura 3).
Il contenuto in grasso, sempre maggiore nel gruppo AD, ha avuto lo
stesso andamento nei due gruppi, i quali presentavano differenze
significative tra i rilievi ma non tra essi; i valori inferiori sono stati rilevati
il primo giorno e dopo una settimana di mungitura (Figura 3).
Il contenuto di urea, anche in questo caso maggiore nel gruppo AD, ha
avuto un andamento crescente per quasi tutta la durata della
sperimentazione, mostrando non soltanto differenze significative tra i
rilievi per entrambi i gruppi, ma anche fra i due gruppi nel corso della
prima settimana di mungitura (Figura 3).
32
9,0
contenuto in grasso
8,0
7,0
a
a
6,0
a
ab
ab
%
5,0
4,0
ab
a
ab
a
a
ab
ab
23
30
b
b
3,0
2,0
1
3
5
7
16
giorni di mungitura
45,0
contenuto in urea
40,0
30,0
l 25,0
d
/
g 20,0
m
15,0
abcA
bc
a
cA
cA
NAD
a
ab
bc
35,0
AD
a
a
b
bB
bB
bB
10,0
5,0
0,0
1
3
5
7
16
giorni di mungitura
23
30
AD
NAD
Lettere minuscole=differenze significative (P<0,05) tra rilievi entro gruppo;
lettere maiuscole= differenze significative (P<0,05) tra gruppi entro rilievo
Figura 3. Andamento del contenuto in grasso ed in urea del latte
La composizione degli acidi grassi del latte non è risultata diversa fra i
due gruppi di primipare (Tabella 3).
In particolare, quasi tutti gli acidi grassi hanno mostrato un andamento
quasi costante nel primo mese di mungitura, ad eccezione di quelli saturi
(SFA), il cui contenuto è risultato crescente, e di quelli monoinsaturi
33
(MUFA), il cui contenuto ha fatto registrare, invece, un andamento
progressivamente decrescente (Figura 4).
Tabella 3. Profilo acidico (g/100g) del grasso del latte delle
primipare nel primo mese di mungitura
Parametri
Addestrate
SFA
MUFA
PUFA
PUFA-ω3
PUFA-ω6
CLA
ω3/ω6
PUFA/SFA
MUFA/SFA
%
%
%
%
%
%
n.
n.
n.
Non
addestrate
61,0
30,8
8,1
1,3
5,0
1,19
0,26
0,12
0,51
61,9
30,2
7,9
1,2
4,7
1,19
0,25
0,12
0,50
Errore
standard
0,42
0,36
0,15
0,03
0,12
0,03
0,00
0,01
0,01
P
n.s.
n.s.
n.s.
n.s.
n.s.
n.s.
n.s.
n.s.
n.s.
SFA= Ac. Grassi saturi; MUFA=ac.grassi monoinsaturi; PUFA=ac.grassi polinsaturi;
PUFA-ω3= ac.grassi polinsaturi serie ω3; PUFA-ω6= ac.grassi polinsaturi serie ω6
CLA=ac.linoleico coniugato
68
62
ab
a
ab
bc
c
c
bc
58
56
abc
abc
64
% 60
a
ac.grassi saturi (SFA)
66
bc
abc
c
c
54
52
1
3
5
7
16
23
giorni di mungitura
30
AD
NAD
40
a
35
30
ab
ab
abcd
bcd
bc
a
bc
bc
% 25
d
ab
ab
cd
c
20
ac.grassi monoinsaturi (MUFA)
15
10
1
3
5
7
16
giorni di mungitura
23
30
AD
NAD
Figura 4. Andamento del contenuto in grasso ed in urea del latte
34
Parametri ematici.
Per
quanto attiene
ai parametri ematici,
nel
complesso l’analisi dell’ematogramma ha evidenziato che tutti i valori
erano all’interno del range di riferimento della specie. In particolare
differenze significative fra i due gruppi sono state rilevate soltanto per il
volume medio dei globuli rossi (MCV) e per il contenuto medio di
emoglobina (MCH), risultati entrambi di poco superiori nelle pecore NAD
(rispettivamente fL 32,8 vs 32,6 e pg 12,0 vs 11,8) (Tabella 4).
Tabella 4.
mungitura
Emocromo
Parametri
cortisolo
WBC
RBC
HGB
HCT
MCV
MCH
MCHC
PLT
ng/mL
103/µL
106/µL
g/dL
%
fL
pg
g/dL
103/µl
nelle
primipare
nel
primo
AD
NAD
e.s.
P
23,0
12,2
9,4
11,0
30,4
32,6
11,8
36,3
828
24,1
12,0
9,2
11,0
30,2
32,8
12,0
36,6
852
3,79
0,17
0,07
0,07
0,23
0,06
0,05
0,16
18,0
ns
ns
ns
ns
ns
*
*
ns
ns
mese
di
Valori
riferimento
4-12
8-15
9-15
27-45
23-48
8-12
29-35
250-750
WBC=n. globuli bianchi; RBC=n. globuli rossi; HGB=emoglobina; HCT=ematocrito
(volume del sangue occupato dai globuli rossi); MCV=volume corpuscolare medio globuli
rossi; MCH=contenuto emoglobinico corpuscolare medio; MCHC=concentrazione
emoglobinica corpuscolare media; PLT=n. di piastrine.
Per quanto attiene al contenuto ematico in cortisolo (Tabella 4),
considerato uno dei parametri più importanti nella valutazione dello
stato di benessere degli animali, nel complesso esso non è risultato
diverso fra i due gruppi (ng/mL AD 23,0 vs NAD 24,1). Tuttavia,
osservando il suo andamento nel corso del periodo sperimentale è stato
35
rilevato che in entrambi i gruppi i suoi valori mostravano un picco, anche
se non statisticamente diverso rispetto agli altri rilievi, il giorno della
prima mungitura meccanica post-svezzamento (Figura 5).
60
50
40
L
m
/g 30
n
20
10
0
-2
1
3
5
7
giorni di mungitura
16
23
AD
30
NAD
Figura 5. Andamento del contenuto di cortisolo ematico
Successivamente, il contenuto in cortisolo si è abbassato ed il gruppo
delle saccaie addestrate ha mostrato valori tendenzialmente inferiori per
tutta la durata della sperimentazione, ad eccezione del rilievo effettuato
al 7° giorno di mungitura (Figura 5).
Maggiori differenze sono state osservate invece sulla popolazione
leucocitaria, nonostante il contenuto complessivo in globuli bianchi non
fosse diverso fra i due gruppi (Tabella 5); infatti, ad eccezione dei
neutrofili (33,8% vs 30,5%, P<0,01) in numero maggiore nel gruppo AD,
il contenuto delle altre popolazioni di globuli bianchi è risultato sempre
36
superiore nelle pecore non addestrate: linfociti (54,6% vs 52,5%, P<0,05),
eosinofili (8,0% vs 6,5%, P<0,01) basofili (0,87% vs 0,77%, P<0,01).
Tabella 5. Popolazione leucocitaria delle primipare nel primo mese
di mungitura
Parametri
WBC
LYM
NEUT
EOS
MONO
BASO
103/µL
%
%
%
%
%
WBC=globuli bianchi;
BASO=basofili
AD
12,2
52,5
33,8
6,5
5,2
0,8
Gruppo
NAD
12,0
54,6
30,5
8,0
5,2
0,9
LYM=linfociti;
e.s.
0,17
0,70
0,67
0,28
0,31
0,02
NEUT=neutrofili;
P
ns
*
**
**
ns
**
EOS=eosinofili;
Valori
riferimento
4-12
40-75
10-50
1-10
1-6
0-3
MONO=monociti;
Particolarmente interessante è stato l’andamento di alcune popolazioni di
leucociti; in particolare, infatti, confrontando i valori prima e dopo lo
svezzamento degli agnelli è stato osservato che (Figura 6):
il contenuto totale di globuli bianchi e la percentuale di neutrofili non
registravano
variazioni
significative
nel
corso
del
periodo
sperimentale, anche se l’andamento era decrescente;
gli eosinofili ed i monociti, presentavano un incremento nel primo
giorno di mungitura, ripristinando i valori pre-svezzamento nei giorni
successivi;
i linfociti, al contrario, mostravano una brusca riduzione il primo
giorno di mungitura, seguita da un progressivo aumento nei giorni
successivi;
37
i leucociti basofili, invece, si caratterizzavano per un andamento
crescente nei primi 25 giorni post-svezzamento, anche se in misura
significativa soltanto per il gruppo di saccaie non addestrate.
16
65
Leucociti (WBC)
60
14
55
L
µ
/
312
0
1
.x
n
10
50
%
45
ab
a
a
1
3
5
7
16
giorni di mungitura
23
AD
16
14
12
10
8
%
6
4
2
0
%
28
24
Neutrofili (NEU)
20
3
5
7
16
23
AD
giorni di mungitura
a
Linfociti (LYM)
b
1
3
5
7
16
giorni di mungitura
32
1
a
a
b
-2
36
-2
a
30
30
NAD
40
30
a
b
b
b
b
b
b
b
-2
23
AD
30
NAD
b
b
Eosinofili (EOS)
a
1
NAD
3
ab
ab
b
5
7
16
giorni di mungitura
b
23
AD
a
30
NAD
1,10
12
a
10
8
Monociti (MONO)
1,00
ab
2
b
b
1
3
5
b
7
giorni di mungitura
WBC=globuli bianchi;
BASO=basofili
ab
ab
ab
0,70
b
0,60
b
0,50
30
0,40
0
-2
a
ab
%
b
b
ab
0,80
a
b
ab
b
b
ab
ab
0,90
a
6
4
a
a
35
-2
a
a
40
8
%
a
a
a
16
23
b
Basofili (BASO)
-2
AD
LYM=linfociti;
NAD
NEUT=neutrofili;
1
3
5
7
16
giorni di mungitura
EOS=eosinofili;
23
AD
30
NAD
MONO=monociti;
Figura 6. Andamento del contenuto ematico delle diverse popolazioni di
globuli bianchi
Tempo di cattura degli animali. Per quanto attiene al tempo complessivo
impiegato per la cattura delle saccaie in sala di mungitura, come era
38
logico attendersi, il gruppo delle saccaie addestrate (AD) a questo
ambiente impiegava meno tempo (Figura 7) per l’espletamento di questa
operazione (sec. 75,6 vs 132,6), rispetto a quello impiegato dalle saccaie
(NAD) che vi entravano per la prima volta dopo lo svezzamento degli
agnelli.
200
180
160
140
i 120
d
n100
o
c
e
s
80
60
40
20
0
1
3
5
giorni dallo sve zzam e nto
7
16
AD
N AD
Figura 7. Tempo di cattura complessivo
Il minore tempo complessivo necessario per la cattura degli animali, era
legato in parte al minore tempo di intervento da parte degli addetti alla
mungitura. Infatti, come si può osservare dalla figura 8, il tempo di
intervento da parte dell’uomo sulle primipare addestrate è risultato
39
sensibilmente inferiore rispetto a quello necessario per la cattura degli
animali non precedentemente addestrati (sec. 6 vs 51).
Ciò è molto importante perché garantisce un atteggiamento più
tranquillo da parte dell’operatore, che utilizzerà maneggiamenti meno
traumatici sugli animali, i quali a loro volta manifesteranno minori segni
di paura durante la mungitura.
100
90
80
70
i 60
d
n
o
c 50
e
s
40
30
20
10
0
1
3
5
giorni dallo svezzamento
7
16
AD
NAD
Figura 8. Tempo di intervento dell’uomo per la cattura
In tutti i casi, i rilievi effettuati indicano che gli animali non addestrati
hanno necessità di circa 15 giorni (Figure 7 e 8) per abituarsi al
management delle operazioni di cattura in un ambiente non familiare,
come può essere quello della sala di mungitura per le pecore primipare.
40
6 CONCLUSIONI.
In conclusione, la sperimentazione condotta ha evidenziato come
l’addestramento
all’ambiente
di
mungitura
non
ha
migliorato
la
produzione di latte ma la qualità nei macrocomponenti quali grasso,
proteina e caseina, ma non quella della composizione acidica del grasso
del latte che non ha subito nessun effetto.
Più interessanti sono stati gli effetti dell’addestramento all’ambiente della
sala di mungitura sulle operazioni di cattura, in quanto ha ridotto sia i
tempi complessivi necessari per questa operazione, ma soprattutto quelli
di intervento da parte dell’uomo. Quest’ultimo aspetto è importante
perché il contatto fisico, talvolta brusco, potrebbe aumentare i livelli di
stress sugli animali.
Per quanto attiene ai parametri ematici è stato confermato anche in
questa sperimentazione che il primo giorno di mungitura è una fase
critica in cui sia i livelli di cortisolo che di alcune sottopopolazioni
leucocitarie
(monociti
ed
eosinofili
in
particolare)
registrano
un
incremento di valori; in tutti i casi l’andamento dei valori evidenzia come
gli animali dimostrino comunque una rapida capacità di adattamento.
Tenuto conto dei risultati ottenuti, si può affermare che l’addestramento
all’ambiente di mungitura apporta sicuramente dei vantaggi gestionali,
anche se sotto l’aspetto produttivo non sono così evidenti a causa dello
stress provocato dalla separazione dell’agnello.
41
Sarebbe a questo punto interessante valutare se questo può essere
mitigato adottando la tecnica di allattamento parziale, sperimentata su
pecore pluripare, con la quale si addestra l’animale alla separazione
temporanea dell’agnello.
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