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BOLLETTINO 8_Layout 1 - Parrocchia San Leone | Assoro

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Bollettino Parrocchiale n. 8
Anno III
Gennaio-Marzo 2014
Responsabile
Don Salvatore Minuto
Redazione
Salvatore Basilotta
Nella Caruso
Paola Mazza
Fotografia
Piero Di Pasqua
Franco Speranza
Hanno collaborato
Alaimo Caterina
Rosanna Caruso
Stefania Capizzi
Irene Capizzi
Capi Scout
Coordinamento Ultreya
Marisa Birriolo
Giuseppe Armenio
Inviare il materiale all’indirizzo di
posta elettronica
[email protected]
E’ gradita una piccola offerta
per la stampa del bollettino
Scorre il tempo dell’Uomo sulla terra, a volte proficuamente, tal altra senza esiti, verrebbe quasi da
dire inutilmente o, come dicevano gli antichi, come
acqua sulla pietra, senza lasciare segno. Anche la nostra vita spirituale corre questo rischio, essendo così
fortemente improntata dalle grandi ricorrenze da lasciar scorrere quasi a vuoto i tempi che le separano:
tutti ricordiamo, e grazie a Dio celebriamo, il Natale,
la Pasqua, la Pentecoste. Meno chiari sono i “tempi”
che intercorrono tra le ricorrenze, e che non stanno lì
per caso, ma le “precorrono”, le preparano.
Il tempo liturgico che stiamo vivendo, dopo il Natale la Pasqua e la Pentecoste può essere suddiviso in
Quaresimale e Pasquale, considerando il primo sia
come periodo penitenziale, che come vero e proprio
percorso di preparazione. Preparazione a cosa? All’
entrata nella grande famiglia dei figli di Dio, al BatS O M M A R I O
2. Editoriale di don Salvatore Minuto
5. Essere di Dio per sempre
7. La casa costruita sulla roccia
8. Fuga in Egitto 2014
10. Più amore e conoscenza del corpo
12. Movimento del Cursillos di cristianità
15. Grest 2014
16. Il progetto dell’area ricreativa culturale e sportiva della chiesa S.M.
dell’Aiuto
20. Piccola cronistoria di un itinerario
22. XXII giornata del malato
23. Don Giovanni Chirdo
24. Chiusura anno catechistico
26. Peregrinatio Mariae
28. Taccuino Parrocchiale
31. Momenti di vita parrocchiale
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tesimo, il sacramento di iniziazione che ci
consente di prendere parte ad una Vita
nuova.
Ovviamente non ci si battezza ogni
anno, ma è opportuno, anzi doveroso ripetere questo percorso, con sempre più
profonda consapevolezza, quella che non
possedevamo certo da bambini, quando la
maggior parte di noi fu lavata dall’ acqua
del Rinnovamento.
L’iniziazione ci rimanda, nell’immaginario collettivo, a due esempi salienti:
Gesù nel deserto ed il percorso mistico di
coloro che ambivano ad entrare a far
parte degli Ordini Cavallereschi. Il digiuno, la preghiera, la meditazione, la penitenza fisica ed anche l’affrontare in
solitudine la paura al cospetto delle grandi
forze della Natura e dei grandi temi della
Vita, erano indispensabili passaggi per
aprirsi a nuova Vita: resistere alle tentazioni, come Gesù tentato dalle promesse
di Satana, o come i novizi che in una
stanza gelida passavano tutta una notte di
preghiera in ginocchio sulla dura pietra,
consentivano di valutare la disponibilità
ed il coraggio di affrontare nuove prospettive, a capire e valutare quello che si è,
quanto si vale, cosa fosse per davvero importante per chi ambiva a fare il grande
passo..
Riusciamo a capire quali sono i veri valori della vita che conduciamo, riusciamo
a individuare quelli falsi e ad ipotizzare di
farne a meno? Il digiuno e la meditazione
nel deserto o nella fredda torre di un castello hanno il fine di porre l’individuo di
fronte a scelte cruciali, che abitualmente
ci sfuggono per nostra colpa e leggerezza:
davvero sono così importanti un pranzo
sontuoso, un’ auto di lusso, il vestito grif-
fato, la visibilità o la fama, una vacanza o
una casa? Il rincorrere queste chimere è
umano, appartiene alla nostra natura:
come qualunque animale abbiamo
l’istinto di accaparrare, di mettere al sicuro il cibo per garantirci la sopravvivenza: lo fanno le formiche, gli scoiattoli,
i lupi. È istinto. Avere, possedere beni e
ricchezze, diventare elementi importanti
del branco in cui viviamo, sono nient’altro
che deformazioni di questo istinto primordiale, ingigantite dalla società in cui
viviamo.
Il Cristianesimo è altrove.
La proposta di Gesù a chi gli chiedeva
come fare per raggiungere la salvezza e
per prendere parte del suo Regno, fu ben
altra: attraverso il deserto, passa per la penitenza, per la capacità di rinunciare e la
saggezza di capire che le sole nostre forze
non possono bastare per farcela; troppo
forti sono l’istinto e le tentazioni: l’animale che è in noi, istinto o Satana che vogliamo chiamarlo, prevarrebbe se non ci
fosse la fede. Non a caso la penitenza dei
cavalieri, e la stessa permanenza di Cristo
nel deserto, sono momenti di meditazione
e preghiera. Perché la scelta di Gesù, la
Sua chiamata, sono totalizzanti, complete,
assolute. La proposta di Gesù non è facile
né leggera, è globale: non possiamo essere
cristiani solo a Natale o a Pasqua oppure
solo il mattino o la sera. Cristo ci chiede
tutto: è difficile, ma se ci riusciamo scopriamo la vera Vita.
La risurrezione ad una nuova vita,
come l’illuminazione del cavaliere medievale, come la gloria di Cristo dopo il
deserto: una Pasqua per chi sa morire per
poter risorgere, perché la penitenza quaresimale simboleggia anche questo: la
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morte delle nostre abitudini e vizi terreni
per rinascere, a Pasqua, nei nuovi valori,
nella verità di Cristo. Le difficoltà non
sono trascurabili, del resto Gesù stesso
non ha mai fatto mistero di indicarci una
via ardua sulla terra Gesù dichiara: “Non
pensate che io sia venuto a portare pace
sulla terra; non sono venuto a portare una
pace, ma una spada” (Mt 10,34).
La spada che Gesù è venuto a portare
non serve per uccidere, e il Cristo impedirà sempre ai suoi discepoli qualunque
atto di violenza (“Rimetti la tua spada al
suo posto, perché tutti quelli che prendono
la spada, di spada moriranno”, Mt
26,52). L’immagine della spada era adoperata nel mondo giudaico per indicare
l’efficacia del messaggio di Dio (“Prendete la spada dello Spirito, cioè della parola di Dio”, Ef 6,17; Sap 18,15; Is 49,2;
Ap 1,16; 2,12). La spada di Gesù è quella
della parola di Dio, “che è viva, efficace e
più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione della vita e dello spirito, fino alle
giunture e alle midolla e sa discernere i
sentimenti e i pensieri del cuore” (Eb
4,12).
La buona notizia di Gesù dividerà
quanti l’accolgono da quelli che la rifiutano, per questo Gesù prosegue affermando: “Sono venuto infatti a dividere
l’uomo da suo padre e la figlia da sua
madre e la nuora da sua suocera” (Mt
10,35; Mi 7,7). Che la spada di cui parla
Gesù sia la parola che divide, è confermato dal vangelo di Luca, che nel passo
parallelo omette il termine spada e parla
di divisione: “Pensate che io sia venuto a
portare pace sulla terra? No, io vi dico,
ma divisione” (Lc 12,51). Lo sperimentò
San Paolo nella sua predicazione ai saggi
dell’Areopago di Atene, quando provò a
parlare, guarda caso, di Resurrezione: gli
dissero che ne avrebbero riparlato in altra
occasione, troppo arduo essendo per loro
il concetto di morire per tornare in seguito
alla vita…
Anche noi facciamo fatica a capire: che
si possa morire ed un giorno risorgere
nella gloria di Dio Padre, ma anche che,
pur vivi, si possa oggi morire “simbolicamente” ad una esistenza fatua, satura di
falsi valori per rinascere, attraverso la riflessione profonda e dolorosa (nel senso
prevalentemente spirituale, ovviamente)
della Quaresima, in una Pasqua che ci
apre a nuova vita, con valori diversi e
mentalità diversa.
Ecco allora che ritorna importante il
tempo quaresimale di riflessione, presente
tra l’altro in tutte le grandi religioni, dal
Ramadan islamico alla famosa meditazione sotto l’albero che condusse Buddah
all’illuminazione: non ci viene chiesto di
fustigarci, di soffrire la fame e la sete,
niente di eroico come gli eremiti del VI°
secolo, semplicemente ci viene prospettato, anziché passare allegramente dal
Carnevale all’uovo di Pasqua, di volerci
staccare per qualche giorno dai vizi, dai
lussi, dalle abitudini, dalle pigrizie mentali del quotidiano per poter ragionare su
quali siano i veri valori cui ispirarsi e per
i quali spendersi, per i quali vale la pena di
vivere e di sperare. Per noi Cristiani per
capire anche che la Pasqua è un segnale di
rinascita su questa terra ma più ancora una
promessa di rinascita nella felicità del
Padre.
Auguri per una Buona Estate
don Salvatore Minuto
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“Essere di Dio per sempre”
Cara comunità, ti elenchiamo i ragazzi e le ragazze che subito dopo Pasqua,
il 26 e 27 Aprile, hanno ricevuto i sacramenti della Confermazione e dell’Eucaristia. Sabato 26 aprile: Abbate Alessio,
Abbate Paolino, Alaimo Emily,
Amarù Chiara, Aronne Ignazio, Artale
Adele, Belintende Filippo, Bisanti Giuseppe, Buttò Salvatore, Campagna Alex,
Castrogiovanni Filippo, Cristaldi Angelo,
D’Urso Jessica, Di Marco Aurora, Di Pasqua Giordana, Di Vita Demetrio, Gagliano Andrea, Giunta Lorena, Grillo
Ilenia, Mancuso Andrea
Parisi Rosalba, Paternò Giacoma, Paternò Marzia, Paternò Teresa, Pergola
Francesco, Piazza Gaetano, Possamai
Chiara, Saggio Angelica. Domenica 27
aprile: Campagna Riccardo, Di Pasqua
Stefania, Fontanazza Alisea, Giunta Maria,
Giunta Silvia, Giunta Stefania Lucia, Iulianello Giuseppe, Montagna Giuseppe,
Montagna Simona, Muratore Vittorio, Patti
Alessandro, Rapisarda Rosaelisa, Rapisarda Sebastiano, Salatino Giuseppe, Sanfilippo Graziana, Tamburella Carmelo,
Tosetto Bruna, Venuta Gaetano, Vicari Dalila, Virzì Elisa.
Questa è stata per tutti noi, catechisti
e ragazzi, famiglie, padrini e madrine, una
quaresima molto intensa, diversi sono stati
infatti gli appuntamenti ai quali abbiamo
partecipato e condiviso.
Abbiamo aperto il periodo quaresimale con la via crucis del mercoledì delle
ceneri, organizzata per tutti i ragazzi del
catechismo e per gli scout, tema conduttore è stato “le mani”, lo slogan infatti era
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“metti le tue mani nelle mie mani”, il messaggio che abbiamo voluto trasmettere:
Gesù usa le nostre mani per compiere le
sue opere di bene tra gli uomini. La prima
parte della via crucis si è svolta in chiesa,
a causa del maltempo, a metà della celebrazione abbiamo portato in processione
una croce di legno, costruita appositamente, fino in piazza Umberto, dove tutti i
partecipanti hanno impresso sopra l’impronta della propria mano. Infine, sempre
in processione, siamo ritornati in chiesa
dove il parroco ha concluso la funzione
imponendo le ceneri sul capo dei ragazzi.
Giovedì 6 marzo, a Nicosia, il nostro
vescovo ha incontrato personalmente i ragazzi che ad Aprile hanno ricevuto i sacramenti, lo scopo della visita è stato quello di
far conoscere loro la sede della nostra diocesi. Sua Eccellenza ci ha accolti in una
delle sale di rappresentanza dell’episcopio
e ha raccontato ai ragazzi della nascita della
nostra diocesi, soffermandosi, poi, sull’im-
portanza dei sacramenti celebrati, il Vescovo ha detto, tra le altre cose, che: “Cresima e Comunione cambiano la vita, Gesù
entra nella nostra vita, diventiamo cristiani
pienamente perché lo Spirito Santo è in noi.
Saremo di Dio per sempre”; ha aggiunto
anche che: “I ragazzi sono esposti ad una
infinità di messaggi, se si perde il dialogo
con i genitori rischiano di non crescere
bene. I genitori sono i primi educatori alla
fede, alla sessualità, all’affettività, all’amore”, ha ribadito quindi l’importanza
del dialogo genitori – figli, dove per dialogo
bisogna intendere il “convergere sulle motivazioni che ci aiutano a crescere”, quindi:
trovare un punto di incontro e non necessariamente il prevalere di una parte sull’altra.
Molto importanti sono state le tre celebrazioni di preghiera in chiesa, nei tre sabati consecutivi (22-29 marzo, 5 aprile)
durante i quali, accompagnati dai brani
evangelici della “samaritana”, “la guarigione del cieco nato” e “la risurrezione di
Lazzaro” abbiamo pregato per i ragazzi,
con le famiglie, padrini, madrine.
Altri incontri significativi previsti per
la quaresima sono stati: la riconciliazione
prima dei sacramenti, giovedì 10 e martedì
22 aprile, vissuta con tutte le famiglie insieme ai padrini e alle madrine; e la veglia
pasquale, con la quale abbiamo concluso
questo itinerario quaresimale e durante la
quale si è svolta, come di consueto, la vestizione, ovvero i ragazzi hanno indossato
le tuniche bianche, segno di purezza, in
vista dei sacramenti che hanno poi ricevuto
la settimana seguente.
L’augurio di cuore, come catechisti e
comunità parrocchiale, che facciamo a tutti
questi ragazzi, al di là di tutti gli impegni e
gli incontri che possiamo proporre, che
germogli in loro un piccolo seme della bellezza di Gesù e possano camminare sempre sui suoi sentieri.
Stefania e Irene Capizzi
La casa costruita sulla roccia
Nei giorni 26 e 27 aprile la nostra parrocchia ha avuto la gioia di celebrare i sacramenti della
Confermazione e dell’Eucaristia, una grazia che si rinnova di anno in anno,il Signore continua a chiamare testimoni del suo amore ed alla chiamata molti rispondono positivamente.
La presenza del nostro vescovo in entrambi i giorni è stata importante, con la semplicità delle
parolepronunciatedurante l’omelia ha lasciato un messaggio molto stimolante, che spinge
ognuno di noi a rendere veramente testimonianza al Signore per la sua grandezza.
Sua Eccellenza ha usato l’immagine della casa costruita sulla roccia che mai cadrà e della
casa costruita sulla sabbia che, con le intemperie, crolla.
Significative sono le 10 parole utilizzate per costruire e dare vitaalla casa: bisogna rendere
grazie a Dio per due cose: la vita e la famiglia; i pilastri della casa sono: Gesù l’Amico, la Parola Bussola, lo Spirito SantoParaclito e la Comunità attorno all’Eucaristia; gli atteggiamenti
da mantenere: la Fede, la Comunione, la Testimonianza e la Missione.
Il brano di Vangelo che ci ha accompagnati in quei due giorni, tratto da Gv 20,19-31, parla dell’apparizione di Gesù ai discepoli dopo la risurrezione, dal testo sua Eccellenza ha messo in
evidenza tre verbi: venne… stette… disse, a significare che Gesù viene tra noi ogni giorno, sta
con noi e ci parla.
Domenica 11 maggio è stata consegnata a tutti i ragazzi la pergamena in ricordo dei sacramenti
ricevuti e un piccolo regalo che catechisti e scout insieme hanno avuto il piacere di donare loro.
Non ci siamo fermati li. Abbiamo già iniziato un nuovo cammino, quello della mistagogia, al
quale quasi tutti i ragazzi hanno deciso di partecipare. Noi catechisti cercheremo di fare del
nostro meglio perché questo sia un anno ricco di belle e stimolanti esperienze, la speranza e
l’impegno ci accompagnano, intanto l’augurio più grande che facciamo ai nostri ragazzi è di
poter diventare veri testimoni e soldati di Cristo.
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FUGA IN EGITTO 2014
omenica 23 marzo 2014,
ancora una volta, a distanza
di sette anni così come prevede
la tradizione, si è svolta la rappresentazione del dramma-sacro
“La fuga in Egitto”. La manifestazione che in passato ha avuto
luogo il 18 marzo, vigilia della
festa di San Giuseppe, quest’anno è stata spostata di domenica, inoltre è stata molto
pubblicizzata, tutto questo ha
fatto si che ci sia stata una massiccia partecipazione non solo
degli assorini ma anche di numerosi visitatori. La settimana che ha preceduto domenica 23 ha visto il susseguirsi di diversi
eventi, tra cui giorno 18 la benedizione di
due tavolate in onore di San Giuseppe e la
divisione del pane benedetto, una delle tavolate è stata allestita dalla omonima confraternita, nella Cripta della Basilica San
Leone e l’altra dall’associazione ANGESCAO, in via Crisa; ricordiamo anche
giorno 19 la processione con il simulacro
di San Giuseppe.
Il testo del dramma-sacro della “fuga in
Egitto” è stato trascritto e tramandato dall’Abate Pietro Vitale e rientra nel filone
delle rappresentazioni drammatiche, con
presenza di un testo, di una scena, degli attori, con lo scopo di diffondere tra il popolo la conoscenza delle Sacre Scritture.
Bisogna ricordare che se oggi la Bibbia è il
testo più diffuso, anche se il meno letto,
così non era in passato, tenuto conto del
numero elevato di persone analfabete, te-
D
nuto conto che la lingua ufficiale della
Chiesa era il latino, davvero pochi erano
quelli che avevano un accesso diretto alla
Parola di Dio. Per questo motivo, già dal
Medioevo, si assiste al fiorire di sacre-rappresentazioni dette “casazze”, il termine
deriva dal nome dei grandi edifici (casacce) dove ebbero sede le compagnie religiose che si occupavano delle
rappresentazione di episodi tratti dell’Antico e Nuovo Testamento.
Quindi queste rappresentazioni avevano un
valore educativo, così come gli affreschi
delle chiese che con le loro scene tratte
dalla Sacra Scrittura, servivano a diffondere e far meglio conoscere la Parola di
Dio. Il testo originario della “Fuga in
Egitto” doveva essere scritto in dialetto
volgare assorino, quello al quale si assiste
ora è una prosa ritmica, un colloquio che
crea versi, con la presenza di rima, mentre
alcuni nomi dei briganti rimandano ai vangeli apocrifi (Disma, Gisma), altri descrivono il personaggio che lo porta il suo
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destino, il suo comportamento (Maldonato,
Dragone). La manifestazione ha inizio con
la Madonna che percorre la via Crisa in
groppa a un asinello, portando in braccio
il bambinello, accompagnata da San Giuseppe e seguita dal “coro degli angeli”. Seguono i briganti a cavallo che si portano
sul palco allestito di fronte alla Chiesa
Madre, la scenografia rappresenta il deserto, qui i briganti iniziano a discutere
della loro sorte avversa perché da molto
tempo non riescono a depredare passanti, a
questo punto giunge la Sacra Famiglia in
fuga da Erode, i briganti vogliono assalirli
ma vengono fermati dagli angeli che accompagnano Gesù, Giuseppe e Maria, così
i briganti si convertono e li scortano fino
in Egitto.
In occasione della Fuga in Egitto, presso
la sala consiliare del Comune è stata allestita una mostra fotografica che ha ripercorso a ritroso circa 100 anni di
rappresentazioni, iniziando con la foto
p i ù
antica, datata 1937, un percorso visivo
nella storia d Assoro, mentre sono stati ricostruiti gli elenchi dei vari personaggi e
interpreti,a partire dal 1915 fino alla scorsa
edizione. Chiunque ha avuto la possibilità
di ritrovare, fra le tante foto esposte, volti
familiari, non solo tra i protagonisti ma tra
la numerosa folla sempre presente e partecipe, non solo come spettatrice ma anche
come protagonista di una rappresentazione
che ancora prima di svolgersi sul palco ha
luogo proprio tra le vie del paese.
Oltre al bel momento vissuto dagli Assorini e dai numerosi visitatori, anche questa
occasione ha testimoniato, come scriveva
nel 1907 Ignazio Riccioli, la vocazione
degli assorini per le pubbliche feste, per le
rappresentazioni, mostrando il loro attaccamento alle tradizioni. In fondo la stessa
parola tradizione ci rimanda al concetto di
trasferire, tramandare ai posteri il proprio
patrimonio culturale, il proprio attaccamento ai valori, al piacere di riscoprire e
assaporare le antiche tradizioni. Non ci
resta, dunque, che darci appuntamento a
tra sette anni.
Paola Mazza
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Più amore e conoscenza del corpo:
educare all’affettività e alla sessualità
Il 23-24 maggio presso il Centro Congresso TV 2000 ha avuto luogo il convegno nazionale di
Scienze e Vita sul tema dell’amore e della sessualità e la sfida educativa della Chiesa italiana nei
prossimi decenni. Al convegno hanno partecipato circa trecento persone provenienti dall’Italia intera, di cui una decina dalla Diocesi di Nicosia.
Mons. Galantino, segretario della CEI ha aperto i lavori con una riflessione antropologica e ha indicato una strada, un sfida da inseguire. Quando come Chiesa “parliamo di amore e sessualità
sembra sia semplicemente per negare o per proibire” e quando passa questa idea “ la proposta cristiana finisce per non attrarre più nessuno, né potrebbe essere altrimenti”.Ecco perché bisogna
“raccogliere con passione e convinzione , come Chiesa italiana, la sfida educativa convinti di
avere, per grazia, una parola autorevole e affascinante da spendere, in controtendenza con la cultura dominante, che finisce con il lasciare le persone a tu per tu con i problemi e le solitudini ”. La
via maestra che indica Mons.Galantino chiede all’uomo di “uscire da se”, decentrarsi per entrare
in relazione con l’altro; “comprendere”, come atteggiamento di chi smette di considerare se stesso
e il suo pensiero unico punto di partenza per integrarsi con l’altro”; “assumere su di se” il destino,
la gioia e la sofferenza dell’altro, e ancora “dare” come espressione di “gratuità e di riscatto da
uno stile di vita calcolante” e conclude “l’essere fedele” come atteggiamento di chi assicura continuità creativa ai propri gesti e rapporti”.
Dai lavori del convegno affiora una chiara “emergenza educativa” per il bene della persona, della
famiglia e della società , emergenza legata all’ uso e abuso di parole come AMORE e VITA svuotate dal loro significato originario, alla messa in discussione di valori non negoziabili e all’affermarsi dell’ideologia dello gender secondo la quale l’uomo può scegliere e ri-scegliere l’identità
sessuale nel corso della vita.
In nome di un falso progresso e di una falsa libertà si registra un cambiamento culturale di mentalità e comportamenti su questioni bioetiche: persona, amore, famiglia e vita. Tali cambiamenti
sostenuti da interessi economici ed ideologici tendono ad oscurare la verità sulla Creazione dell’uomo e sul bene dell’uomo.
La presenza al convegno di psicoterapeuta, di medici bioeticisti e di pedagogisti, nonché il confronto nei gruppi di lavoro ha reso le due giornante interessanti e ricche di spunti di riflessione che
bisogna tradurre e calare nella concretezza della realtà quotidiana.
Caterina Alaimo
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12
MOVIMENTO DEL CURSILLOS DI CRISTIANITA’
ULTREYA ASSORO
"La nostra comunione è col Padre e
col Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose
vi scriviamo, perché la nostra gioia sia
perfetta.” ( 1Gv 1,1-4). Un’andare,
spinti forse dalla curiosità di quell’indicazione, di conoscere quell’uomo, il Suo
interessarsi nel voltarsi indietro chiedendo cosa cercavano, lo stare con Lui
permettendogli di entrare nella loro vita,
di farsi amare da Lui. Sperimentare la
gioia di quell’incontro e andare a cercare altre persone
con cui condividere
quell’esperienza.
Questa è l’esperienza del Cursillo,
un
movimento
verso Dio e di Dio
verso l’uomo, possiamo dire che queste
parole
esprimono il carisma, l’essenza e la finalità del Movimento dei Cursillos di Cristianità.
Iniziamo con alcuni cenni storici che ci
aiuteranno a capire meglio il Movimento
dei Cursillos di Cristianità. I Cursillos di
Cristianità sono nati negli anni ’40 in
una Spagna che viveva ancora del ricordo delle tragiche violenze della
guerra civile. La Chiesa era stata oggetto
di una crudele persecuzione che aveva
causato migliaia di morti, specialmente
tra sacerdoti e religiosi. Nei ceti medi e
urbani, avvenne una forte reazione anti-
clericale che portò ad un lento processo
di laicizzazione della società, che si allontanava sempre più dagli insegnamenti della dottrina evangelica. Gli
ideatori del Movimento, fra i quali Edoardo Bonin, recentemente scomparso,
capirono che era necessario “inventare
uno strumento pastorale capace di suscitare la fame di Dio e di presentare, in
modo vivo e credibile, le verità fondamentali del cristianesimo, mediante
un Vangelo di
primo annuncio”.
Da quel piccolo
gruppo si è arrivati
ad una realtà mondiale, che è stata ufficialmente
riconosciuta con
l’approvazione
dello statuto dell’Organismo Mondiale dei Cursillos di Cristianità (che
coordina le varie attività di circa 9 milioni di cursillisti distribuiti in circa 80
nazioni) da parte del Pontificio Consiglio dei Laici il 24/04/2004
Ma cos’è veramente il Movimento
dei Cursillos di Cristianità?:
“Il Cursillo di Cristianità è un movimento di Chiesa che, mediante un metodo proprio, rende possibile la"
vivenza” e la “ convivenza” del “fondamentale cristiano”, aiuta la singola persona a scoprire e a riscoprire la propria
vocazione personale e promuove la
creazione di gruppi di cristiani che fermentino di vangelo gli ambienti”. Come
dice la parola spagnola, il Cursillo è un
piccolo corso di tre giorni, dove protagonista è lo Spirito Santo e dove il corsista, con l’aiuto di una equipe di laici e
sacerdoti, esamina la sua vita, riscopre i
doveri di battezzato e si rende conto che
vive in un mondo grande, pieno di gioia
e di colori, non più in un piccolo ambiente piatto e scolorito. In poche parole,
il corsista realizza, con l’aiuto dello Spirito Santo, che il Signore Gesù conta su
di lui e diventa parte integrante della vita
di tutti i giorni. Dopo l’esperienza dei tre
giorni, comincia per il corsista il quarto
giorno, che è tutto il periodo di vita dopo
il cursillo, esso diventa quindi, come libera scelta, un cammino di fede nella famiglia, sul lavoro, in Parrocchia,
nell’evangelizzazione degli ambienti.
Infatti il Cursillo vuole porsi al servizio
della Diocesi, vivendo in comunione col
proprio Vescovo, in particolare con la
collaborazione indispensabile dei sacerdoti e offre la sua disponibilità ad operare nel settore dell’evangelizzazione
secondo il proprio carisma. Quindi ogni
corsista, fatto il Corso, è sollecitato ad
essere disponibile ed aperto a tutte le
scelte pastorali della Chiesa e della
Chiesa locale, anche se viene preparato
verso una pastorale specifica nell’ambito dell’evangelizzazione. Nel 1989 il
Cursillos arriva nella nostra comunità di
Assoro, da allora sono stati celebrati ben
27 cursillos uomini e 19 cursillos
donne.
L’Ultreya di Assoro, che è il nostro
l’incontro settimale, si svolge ogni giovedì sera, e vede la partecipazione in
media di 40-45 fratelli e sorelle che formano tre gruppi d’ultreya. Settimanal-
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mente si cerca di mettere in atto il treppiedi, cioè Pietà, Studio e Azione. Per
quanto riguarda Azione e Pietà ci si impegna in azioni di apostolato, momenti
di preghiera sia per ciò che riguarda il
gruppo d’ultreya, sia allargato, facendo
di questi, momenti di evangelizzazione
e pre-cursillo.
Per ciò che riguarda lo Studio, quest’anno insieme al padre spirituale si è
deciso di approfondire la conoscenza del
Vangelo di Marco.
L’Ultreya viene preparata a turno,
ogni settimana, da un gruppo che si riunisce il lunedì in pre-ultreya, preparando
introduzione, commento e la parte vivenziale del brano di Vangelo che verrà
presentato giovedì successivo all’ultreya. Lo stesso lunedì gli altri gruppi
d’ultreya si riuniscono per momenti di
preghiera, evangelizzazione e pre-cursillo. Il brano di Vangelo così preparato
serve da input, grazie anche a delle domande di riflessioni, per il momento vivenziale, che sappiamo essere molto
importante per confrontarsi e crescere
nel gruppo, inoltre in questo modo, l’ultreya, dato che il Signore ha voluto manifestarsi attraverso le Scritture, ci dà il
gusto e l’occasione di approfondire la
Parola di Dio, confrontandola con la
propria vita
l’Ultreya nella nostra comunità, si
impegna nell’organizzazione di cenacoli
di preghiera, di momenti di preghiera
nelle famiglie, nell’organizzazione di
giornate di fraternità attraverso pellegrinaggi, convivenze; in opere di volontariato, carità; e collabora attivamente in
quelle attività parrocchiali nelle quali è
richiesta la presenza del Movimento.
De Colores
Ultreya sempre.
Il Coordinamento d’Ultreya Assoro.
Per la realizzaione del
Progetto dell’area
ricreativa, culturale e
sportiva
della Chiesa dell’Aiuto
facciamo appello alla tua
generosità!
Saranno distribuite delle buste a
tutta la comunità parrocchiale,
chi vuole può contribuire alla realizzazione di tale progetto con
una piccola offerta.
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2014
Come ogni anno la nostra parrocchia organizzerà il Grest, offrendo ai ragazzi: dalla
1a classe delle elementari alla 2a media, di potersi scommettere nelle attività dei
vari laboratori, che saranno: teatro, canto, danza, attività artistico manuale.
Il tutto con lo scopo di accompagnare ed educare i ragazzi nella vita di ogni giorno
attraverso il gioco, il divertimento e lo stare insieme.
Anche l’animatore a sua volta avrà qualcosa da imparare attraverso il divertimento
e lo spirito di gruppo dei ragazzi.
Gli animatori
16
“IL PROGETTO DELL’AREA RICREATIVA
CULTURALE E SPORTIVA DELLA CHIESA
S.M. DELL’AIUTO IN ASSORO”
Lo spazio aggregativo come luogo di
ritrovo e costruzione di esperienze, di partecipazione e di cittadinanza attiva
E’ giunto quasi al termine il cantiere
per la costruzione della nuova area ricreativa, culturale e sportiva antistante alla
Chiesa S.M. dell’Aiuto in Assoro.
La struttura è già una realtà bene evidente e credo proprio non passi inosservata
a chi abbia a transitare lungo la Via Ma-
donna dell’Aiuto.
“Sono in tanti quelli che mi fermano e
si complimentano per aver scelto di realizzare, seppure con grandi sacrifici economici, una struttura a carattere sociale,
sportivo e ricreativo a favore di tutta la nostra comunità di Assoro”.
L’area prevede uno spazio di fondamentale importanza per i giovani e l’intera comunità assorina, ovvero, un luogo
17
di ritrovo e costruzione d’esperienze, di
partecipazione e cittadinanza attiva.
Le linee guida del progettò sono
state semplicità e funzionalità, precetti fondamentali è utili a far fiorire, in un luogo
destinano all’abbandono e al degrado,
un’area rivolta a tutte le fasce di età; dai
bambini, con la realizzazione del parco
giochi con altalene e aree a verde destinate
ad attività ricreative, ai giovani con la realizzazione di un campetto polivalente destinato alle attività sportive della Chiesa, e
infine, ma non di certo per ordine di importanza, alle famiglie e agli adulti per vivere un luogo in cui si possa anche
trasmettere la fede nello scambio intergenerazionale di esperienze.
La questione economica non è
certo secondaria, non si possono infatti non
ringraziare coloro che vorranno sostenere
con una loro offerta, piccola o grande che
sia, la realizzazione del progetto e l’ultimazione dei lavori. L’importante compartecipazione delle famiglie, potrà, grazie al
loro sostegno, contribuire a mantenere viva
la Basilica San Leone e a portare avanti la
carismatica iniziativa di Don Salvatore Minuto, anche perché il progetto non gode dai
fondi “otto per mille” messi a disposizione
dalla CEI. Ma meglio non soffermarsi
troppo sull’aspetto finanziario, bensì evidenziare quello della scelta condivisa e
l’utilità dell’intervento.
Il Progetto nasce da una pluralità
>>>>>
18
di esigenze. Se n’è parlato a lungo con il
Consiglio Pastorale Affari Economici
prima di partire nella costruzione di questo luogo, nato dall’esigenza (anche in fase
di preevangelizzazione, come oggi si
chiama) di creare sempre più una comunità
che vive, si diverte, fa sport insieme, con
un dialogo costante fra le diverse generazioni, dai bambini ai più anziani. Non possiamo dimenticare assolutamente quanto
Giovanni Paolo II ribadiva costantemente,
e cioè come in ogni Parrocchia ci siano due
polmoni, la Chiesa ed i locali per la pastorale. Del resto, poi, lo scopo del progetto è
quella di coinvolgere tutta la famiglia e
cercare di formare un luogo che possa accogliere i bambini, i ragazzi, i giovani, i
genitori, i nonni, davvero tutti; questa è la
potenzialità. Poi, ovviamente, dipende
anche dalla capacità che, tutti insieme
avremo di giovarci di questo strumento,
utilizzandolo veramente in tutte le sue poliedriche possibilità.
Entro la stagione estiva saranno
ultimati tutti i lavori. Il Parroco e il Consiglio Pastorale Affari Economici, nel ringraziarvi anticipatamente per un vostro
aiuto e sostegno, hanno il piacere di invitare sin da adesso proprio tutti, per conoscere questa nuova realtà parrocchiale di
Assoro.
Un luogo ricreativo e d’unione
nato da una attenta progettazione
Il progetto dell’area ricreativa culturale e sportiva della chiesa S.M. dell’Aiuto
in Assoro si colloca in un terreno ( 1650
19
mq) di proprietà parrocchiale, accanto ad
un area densamente urbanizzata ma priva
di qualsiasi struttura ricettiva di interesse
collettivo, ad eccezione dello stadio comunale che dista a circa 700 metri. La carenza
di attrezzature sportive, di aree a gioco e
di spazi verdi è fortemente risentita nella
comunità assorina. Il progetto dell’area ricreativa culturale e sportiva, nel limite economico delle sue possibilità, cerca di
colmare queste lacune ed offre all’intera
comunità assorina un spazio di aggregazione sociale e protagonismo giovanile,
concepito come spazio in cui i giovani possono sentirsi a casa, come luogo in continuo dialogo e “osmosi” con il territorio,
per costruire percorsi e occasioni di progettazione partecipata e ancora come spazi
e laboratori a più tempi, in cui al tempo del
gioco e della socialità, si affianca il tempo
del progetto, dell’impegno e delle responsabilità.
Come precedentemente descritto le
linee guida nella redazione del progetto, in
accordo con gli organi parrocchiali e diocesani, sono state semplicità e funzionalità
dell’intervento.
Tenendo conto delle esigenze, insieme alle limitate risorse economiche
della Parrocchia, si è proceduto alla progettazione di un complesso da edificare ad
aree funzionali, ovvero, un complesso che
raccoglie nel suo piccolo delle aree destinate alle diverse attività pastorali della
chiesa. Le aree funzionali previste possono
essere schematizzate in due settori, area
sud e area nord, reciprocamente antistanti
alla Chiesa.
Nell’area sud sono previsti: uno spazio a verde collocato in prossimità dell’ingresso principale e destinato ad accogliere
attrezzature ludiche; uno spiazzale di con-
siderevole dimensione che accoglie al suo
interno un piccolo campetto polivalente
pavimentato in resina antiurto, dotato di illuminazione per le ore serali e destinato
alle attività sportive quali, pallavolo, basket e calcio; pertinente al campo polivalente è presente una tribuna volta ad
accogliere gli spettatori durante le manifestazioni sportive e pastorali; in prossimità
di queste aree sono previsti inoltre dei servizi igienici a norma di legge utili al funzionamento dell’area.
Particolare attenzione è stata rivolta
all’abbattimento delle barriere architettoniche rendendo l’intera area fruibile ed accessibile a tutti.
Nell’area nord è prevista invece
un’ampia area a verde che compie la duplice funzione di verde urbano e area ludico-ricreativa. Nelle aree a verde è
prevista la messa in dimora di piante e di
siepi.
Nel redigere il progetto massima attenzione è stata prestata alle tecniche costruttive e agli impianti tecnologici, in
particolare l’illuminazione dell’intera area.
Per quanto riguarda la recinzione si è
previsto di realizzare, lungo il perimetro
dell’area, un muro a blocchi splittati con
interposti dei pannelli modulari di rete zincata al fine di rendere visibile l’intera area
dall’esterno verso l’interno e viceversa,
ovvero si è tentato di far comunicare anche
visivamente uno spazio comune un luogo
realizzato per la comunità. Nella recinzione sono stati inoltre realizzati diversi
accessi carrabili e pedonali utili a garantire
la fruibilità e la funzionalità dell’area.
Giuseppe Armenio
“Piccola cronistoria di un itinerario”
Assoro, 11 ottobre 2013: Inizio 10°
corso dell’itinerario di fede per fidanzati.
Alla visione del programma del corso,
tutti siamo rimasti spiazzati dalla miriade di
incontri che le nostre coppie animatrici ci prospettavano: Maggio era lontano….
Taormina, 4 Maggio 2014: Fine 10°
corso dell’itinerario di fede. 6 mesi sono già
volati, con un velo di nostalgia, ma carichi di
tante emozioni che in modo intenso abbiamo
potuto sperimentare, ripensiamo a questo per-
corso che ci ha visti crescere singolarmente,
come coppia e con sorpresa anche come
gruppo.
Ad ogni incontro le coppie animatrici ci
hanno offerto, con diverse modalità, vari
spunti di riflessione che, come delle tessere di
un puzzle, si sono incastrate perfettamente fra
loro fornendoci le “istruzioni per l’uso” per
vivere cristianamente il sacramento del matrimonio in tutte le sue fasi.
Abbiamo sperimentato la riscoperta di
noi stessi, siamo maturati e cresciuti come
coppia meditando su aspetti sui quali non
c’eravamo neanche soffermati e approfondendone altri che prima vivevamo con superficialità. Ci hanno
accompagnato a piccoli passi nell’integrazione all’interno
della comunità parrocchiale di cui già
facevamo parte, ma
che non sentivamo
ancora nostra, insegnandoci ad essere
testimonianza attiva
del progetto che Dio
ha pensato per NOI.
Non ci siamo
fatti mancare nulla:
fiocco azzurro per il
10° corso, il 14 Marzo abbiamo dato il benvenuto al piccolo Carmelo Ruffetto!
In conclusione, vogliamo esprimere la
nostra più profonda gratitudine a Don Salva-
21
tore ed a ogni singolo membro dell’équipe
che, in modo amorevole e con grande dedizione, ci hanno tenuti per mano in questo nostro percorso di fede, riuscendo nell’intento
di “far toccare ad ognuno di noi il mantello di
Gesù”, l’icona evangelica dell’emorroissa che
ci ha accompagnati per tutto il corso, con una
fede ancora debole, ma che cercheremo di alimentare e proteggere giorno dopo giorno.
Grazie di cuore!!!
Se dovessimo trovare una parola per definire questo percorso useremmo: indimenticabile, abbiamo provato delle emozioni
uniche, siamo cresciuti molto come coppia
individuando ciò che è il bene per noi. Un ringraziamento particolare va alle nostre coppie
animatrici, persone straordinarie che si spendono molto per la nostra comunità. Laura e
Salvo
…..riuscendo nell’intento di “far toccare ad ognuno di noi il mantello di Gesù”.
Ci piace iniziare con questa frase estrapolata dalle riflessioni di Laura e Salvo, ci
siamo riusciti veramente?? Sicuramente ci abbiamo provato, con gioia, con fiducia, con la
certezza di non essere soli, ma di avere sempre con noi lo Spirito a guidarci, a tenerci per
mano, a suggerirci gesti e parole e….quasi
siamo tentati davvero di credere di essere riusciti nell’intento iniziale, perché lo Spirito
opera meraviglie… staremo a vedere!!! Intanto, siamo noi a ringraziare tutti i partecipanti all’itinerario per il loro coinvolgimento
aperto e fiducioso, per essersi lasciati condurre per questo tratto di vita e di cammino,
lungo eppure brevissimo, percorso insieme; li
ringraziamo anche delle parole calorose (un
po’ esagerate…) che accettiamo con affetto
perché sincere. Anche per noi il tempo è volato, lo diciamo con un pizzico di nostalgia,
se ci guardiamo indietro ci rendiamo conto di
quante opportunità di crescita il Signore ci
offre e ci permette di vivere, se solo lo vogliamo. Per ciascuno di noi, animatori e sacerdote, quel “lembo di mantello” ha
significato, con modi e motivazioni diversi,
abbandonarci ancora una volta nelle sue mani
per dirgli: eccoci, vogliamo essere testimoni
del tuo amore!
A tutti un grande abbraccio e un ARRIVEDERCI a presto!!!
Don Salvatore e l’équipe animatori
P.S. un ringraziamento particolare a Laura Alaimo
e Salvo Guarrera per l’articolo.
22
XXII GIORNATA DEL MALATO:
Fede e carità nel servizio ai malati.
Puntualmente, da ormai 22 anni, la memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes dell’11 febbraio propone la
celebrazione della Giornata Mondiale del
Malato, istituita da Giovanni Paolo II° il
13 maggio 1992. Il tema di riflessione
della Giornata di quest’anno è “Fede e carità: ‘Anche noi dobbiamo dare la vita
per i fratelli” (1Gv 3,16), Qual è il ruolo
che Cristo svolge nei nostri confronti nel
tempo della malattia? Papa Francesco nel
messaggio che ha scritto per i malati in occasione della giornata odierna afferma: “Il
Figlio dell’uomo non ha tolto dall’esperienza umana la malattia e la sofferenza,
ma, assumendole in sé, le ha trasformate
e ridimensionate. Ridimensionate perché
non hanno più l’ultima parola, che invece è la vita nuova in pienezza; trasformate, perché in unione a Cristo da
negative possono diventare positive”
(Papa Francesco, Messaggio, § 2).
In altre parole questa importante affermazione del Sommo Pontefice la possiamo sintetizzare così: se viviamo il
nostro tempo di malattia con Cristo, la malattia si presenterà in maniera ridotta, non
avrà più quella veemenza che è propria
delle forze del male, perché essa non ha
più l’ultima parola; l’ultima parola spetta a
Cristo, alla pienezza di vita di cui Egli ci fa
partecipi. Per fare nostre queste affermazioni del Papa dobbiamo vedere la malattia aiutati dalle virtù cristiane della fede
e della carità. La prima virtù ci sprona a
credere e ad affidarci a Lui; la seconda ci
insegna a vivere mediante l’amore e la solidarietà.
A tal proposito, per la dare rilevanza
alla giornata del malato, i Ministri Straordinari dell’Eucaristia e il resto della nostra comunità parrocchiale si sono
incontrati, nel pomeriggio dell’ 11 Febbraio, con la comunità diocesana, nella
Chiesa di San Francesco a Nicosia. Inizialmente il nostro parroco Padre Salvatore
Minuto, responsabile pastorale della sanità, ha salutato e ringraziato i presenti, introducendo il salmo 22 a due voci, dopo
Padre Santo Basilotta ricollegandosi alla
lettera rivolta ai malati di Papa Francesco,
ha evidenziato due pilastri fondamentali
della vita: la fede e la carità, noi, sull’esempio di Cristo, dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli! Questo ci porta a
prendere in considerazione un settore importante della vita del cristiano, la vicinanza e l’accompagnamento ai sofferenti.
Ci riferiamo a tutti coloro che o per legami
familiari, o per professione, o per spontanea donazione di sé – i volontari – vengono in aiuto ai malati e al mondo della
sofferenza con la loro opera di servizio e
di solidarietà. “San Giovanni – ci dice ancora il Papa nel suo messaggio – ci ricorda
che non possiamo amare Dio se non
amiamo i fratelli”. Peraltro sempre padre
Santo Basilotta nella sua riflessione, ha ribadito che quando ci accostiamo con tene-
23
rezza all’ammalato, portiamo non solo la
Parola, ma Dio stesso. Questo è uno dei
compiti del Ministro Straordinario dell’Eucaristia,infatti dovrebbe essere parte
del DNA di ogni cristiano lo spendersi per
i bisogni dei propri fratelli e sorelle che
soffrono, così come ogni madre lo fa con i
propri figli. Ogni sofferente, spesso si
sente inutile, demotivato e arreso al suo destino: «Il Signore Gesù – aggiunge Padre
S.Basilotta -, che è morto in croce dove ha
dato il suo amore per gli uomini, chiede a
tutti gli ammalati di portare la sofferenza
sotto la sua croce. Unendo la loro sofferenza a quella di Gesù, questa unione darà
la salvezza ad essi, e a tutti quelli che loro
amano. Tutto ciò significa che il malato
non è inutile, ma prezioso.
Successivamente c’è stata la fiaccolata
e la comunità si è diretta verso la Cattedrale di Nicosia, con la recita del Santo
Rosario e alle ore 18,00 si è svolta la celebrazione Eucaristica presieduta dal Vescovo Salvatore Muratore, che non ha
trascurato di salutare tre giovani sorelle
colpite dalla malattia e nell’omelia oltre a
definire fasci di luce:la fede e la carità ha
ricordato Maria, che rappresenta il faro per
ogni cristiano.
Sia, come dice il Papa, la carità ad avvicinarci agli ammalati e, spinti dal gesto
ineffabile della Vergine , che nel segno
della Pietà, accoglie tra le braccia il crocefisso, chiedendo a tutti noi di compiere lo
stesso gesto di delicatezza materna, perché
le nostre braccia siano aperte come è
aperto il cuore, mentre chi riceve questo
atto di amore, lo senta come un atto di
amore di Cristo, che vuole consolare ogni
dolore umano.
Rosanna Caruso
DON GIOVANNI CHIRDO
Don Giovanni Chirdo è nato ad Assoro il
13 agosto 1931 da una famiglia profondamente cristiana, dalla quale fin da piccolo ha potuto attingere i primi solidi
fondamenti della vita cristiana. Il padre
che era devoto ed amava Don Bosco,
dopo la scuola elementare volle che continuasse gli studi in un istituto salesiano.
La scelta, allora forse obbligata, fu la casa
salesiana di Barriera(Catania), dove frequentò i 4 anni di scuola professionale,
durante i quali sviluppò e consolidò il desiderio di donarsi totalmente al Signore ed
a Don Bosco. Ogni nodo, dopo una lunga
meditazione fatta nel raccoglimento e
nella preghiera, fu sciolto e nel settembre
del 1946 rispose con piena disponibilità
alla chiamata e partì per Modica per fare
il Noviziato. Sposò il carisma dei salesiani
come evangelizzatori, educatori e comunicatori dell’amore di Dio, destinato soprattutto ai giovani ed ai più bisognosi. Il
16 agosto del 1947 fece la sua professione
religiosa come Salesiano Coadiutore, ma
non aveva accantonato il sogno di diventare sacerdote. È bello sognare e per i bei
sogni bisogna lottare perché si realizzino.
I Superiori esaudirono con gioia il suo desiderio e lo misero subito alla prova. Frequentò il liceo a San Gregorio e la
teologia a Messina, dove si distinse per la
grande diligenza e zelo, disponibilità e
puntualità nei suoi impegni. La meta tanto
desiderata fu raggiunta il 29 giugno del
1959: ebbe la gioia di essere ordinato sacerdote. I suoi parrocchiani del Sacro
Cuore il 22 luglio del 2009 hanno organizzato un gran festeggiamento per il suo
50° anniversario di sacerdozio.
Nella Caruso
24
1 giugno 2014
Chiusura anno catechistico
all’insegna del divertimento
PEREGRINATIO
MARIAE
l mese di maggio è dedicato alla devozione popolare a Maria, consacrato a Lei, la creatura più bella e Santa,
Madre di Gesù e Madre nostra. La devozione a Maria non è solo un bisogno
sentimentale, ma corrisponde ad una realtà di fede oggettiva e assai importante
per la nostra vita cristiana. Durante
questo mese, il nostro parroco don Salvatore Minuto ha organizzato la “Peregrinatio Mariae”, per coinvolgere tutta
la comunità e farla pregare con Maria e
per Maria. La Madre Celeste ha visitato
i punti cardini della nostra comunità:
dalla zona Mercè alla chiesa degli Angeli, allo Spirito Santo, al cimitero e la
zona bassa del paese. Il tutto ha visto la
viva partecipazione dei vari gruppi parrocchiali e del popolo santo di Dio.
Questa “Peregrinatio” assume un significato fondamentale nel far riflettere
sulla essenzialità della figura caritatevole ed umile di Maria. Essa ha seguito
con discrezione tutto il cammino di suo
Figlio durante la vita pubblica fino ai
piedi della croce, e ora continua a seguire, con la preghiera silenziosa, il
cammino della Chiesa. Nell’Annunciazione, Maria riceve l’Angelo di Dio, è
attenta alle sue parole, le accoglie e ri-
I
27
sponde al progetto divino, manifestando la sua piena disponibilità:
‹‹Ecco la serva del Signore, avvenga
per me secondo la tua volontà›› (Lc
1,38). Maria, proprio per l’atteggiamento interiore di ascolto, è capace di
riconoscere con umiltà che è il Signore
ad agire. In visita alla parente Elisabetta
prorompe in una preghiera di lode e di
gioia, di celebrazione della grazia divina, che ha colmato il suo cuore e la
sua vita, rendendola Madre di Gesù.
Nel cantico del Magnificat, essa non
guarda solo a ciò che Dio ha operato in
Lei, ma anche a ciò che ha compiuto e
compie continuamente nella storia. Le
tappe del cammino di Maria, dalla casa
di Nazaret a quella di Gerusalemme, attraverso la croce dove il figlio le affida
l’apostolo Giovanni, sono segnate dalla
capacità di mantenere un perseverante
clima di raccoglimento, per meditare
ogni avvenimento nel silenzio del suo
cuore per comprenderne la volontà di
Dio e divenire capaci di accettarla interiormente. La presenza della Madre di
Dio con gli undici, dopo l’Ascensione,
non è una semplice annotazione storica
di una cosa del passato, ma assume un
significato di grande valore, perché con
loro Ella condivide ciò che vi è di più
prezioso: la memoria viva di Gesù nella
preghiera e così conservare la sua presenza. Tra l’Ascensione del Risorto e la
prima Pentecoste, gli Apostoli e la
Chiesa si radunano con Maria per attendere con Lei il dono dello Spirito
Santo, senza il quale non si può diventare testimoni. Se non esiste Chiesa
senza Pentecoste, non esiste Pentecoste
senza la Madre di Gesù, perché Lei ha
vissuto in modo unico ciò che la Chiesa
sperimenta ogni giorno sotto l’azione
dello Spirito. Venerare Maria nella
Chiesa significa imparare da Lei ad essere comunità che prega così come ha
voluto sottolineare la “Peregrinatio Mariae”. Spesso la preghiera è dettata da
situazioni di difficoltà, da problemi personali che portano a rivolgersi al Signore per avere luce, conforto e aiuto.
Maria invita ad aprire le dimensioni
della preghiera, a rivolgersi a Dio non
solamente nel bisogno e non solo per se
stessi, ma in modo unanime, perseverante, fedele, con un cuore solo e
un’anima sola. Nel mese di maggio abbiamo rinnovato la nostra fiduciosa
preghiera alla Vergine affinchè ci conservi un cuore di fanciullo, puro e limpido; un cuore semplice che non
ripieghi mai sulle proprie tristezze, un
cuore largo nel donarsi e pieno di tenera
compassione, un cuore fedele e generoso che non dimentichi alcun bene e
non serbi rancore per alcun male.
Nella Caruso
28
Taccuino
Parrocchiale
Il bollettino lo puoi sfogliare a colori sul sito
www.parrocchiasanleoneassoro.it
Si sono uniti
in matrimonio
Ogni sabato sera alle ore
21,00 Adorazione Eucaristica. Una preghiera per la
nostra comunità.
Maurizio Giunta
Filippa M. Grazia Caci
31 maggio 2014
Gianpiero Assennato
Nadia Malaguarnera
6 giugno 2014
Giuseppe Provitina
Adriana Belintende
7 giugno 2014
Davide Pietro Capecchi
Rosa D’Anna
9 giugno 2014
Gianfranco Lo Gioco
Maria Luisa Cianciolo
28 giugno 2014
Alessandro La Biunda
Noemi Tosetto
5 luglio 2014
Salvatore Tosetto
Elena Ragusa
7 luglio 2014
29
Hanno ricevuto
il battesimo
Gli anniversari
50° di matrimonio
Samuel Giosuè La Porta
15 dicembre 2013
Lorena Mazzola
22 dicembre 2013
Venera Castello
26 dicembre 2013
Carmelo e Vincenzina Assennato
Luna D’Agostino
18 gennaio 2014
26 dicembre 2013
Giorgia Taibi
5 gennaio 2014
25° di matrimonio
Paolo Baia
2 febbraio 2014
Giuseppina Baia
Paolo e Giuseppina Abbate
20 aprile
2 febbraio 2014
Angelo Giunta
Riccardo e Santina Fiorellino
2 marzo 2014
22 aprile
Cristian Costa
20 aprile2014
Mario e Silvana Giunta
Ignazio Pio Bonomo
22 aprile
27 aprile 2014
Maurizio e Maria Cantello
Melania Costa
20 maggio
4 maggio 2014
Soraya Cottonaro
Salvatore e Maria Sanfilippo
15 giugno 2014
1 giugno
Luigi Tosetto
7 luglio 2014
Federico e Cristina Montagna
24 giugno
30
Sono venuti a
mancare
Petronilla Aleo, 77
Francesca La Porta, 90
Stefano Chirdo, 41
Venera Di Pasqua, 86
Carmelo Giangrasso, 76
Giulia Mazza, 76
Rosetta Segreti, 61
Maria Giuseppa Mazza, 78
Giuseppa Collura, 75
Petronilla Pergola, 81
Maria Guarrera, 90
Nunzio Rondinella, 90
Salvatore D’Assoro, 71
Nunzia Chirdo, 88
Antonino Giunta, 93
Agata Di Vita, 90
Giuseppe Serio, 39
Maria Buttò, 66
Giacomo Veca, 70
Giovanni Di Prima, 82
Maria Muratore, 80
Nicolò Di Marco, 77
Giuseppe Serio
Chi lo desidera può far pubblicare la foto del battesimo, o
del matrimonio o dell’anniversario di matrimonio o del proprio caro estinto, basta far
recapitare la foto in parrocchia
o inviare il file della foto in redazione
[email protected]
E’ gradita una piccola offerta
per la stampa del bollettino
31
MOMENTI DI VITA PARROCCHIALE
Festa della Famiglia
Azione Cattolica, tesseramento inizio anno
Giovedì Santo
Venerdì Santo
Venerdì Santo
Veglia di Pasqua
Veglia di Pentecoste
Azione Cattolica, chiusura anno
Sono a buon punto
i lavori del
Progetto dell’area
ricreativa,
culturale e
sportiva della
Chiesa dell’Aiuto
Per l’ultimazione
del progetto
facciamo appello
alla tua
generosità!
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