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Una valutazione
omogenea
globale
Grazie a uno studio del “Lancet”
stilati i primi standard di valutazione
internazionali per la crescita fetale
e le misure dei neonati.
pagina8
Specializzazioni,
riconosciuto lo standard
europeo dei 5 anni
di formazione
Su 28 Paesi dell’Unione Europea ben 23 hanno
adottato un percorso di formazione pediatrica
post-laurea della lunghezza di 5 anni. pagina16
www.sip.it
Magazine della Società Italiana di Pediatria
volume 4 | numero 9 | settembre 2014
Mensile - Poste italiane spa - Spedizione in abbonamento postale – D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, Aut. GIPA/C/RM/13/2011 - Un fascicolo e 25
Per un “like” in più
Nel 2000 solo il 5% degli adolescenti aveva utilizzato alme­
no una volta internet; nel 2004 il 57%, nel 2008 l’85%,
oggi pressoché il 100%. Nel 2008 meno dell’1% degli ado­
lescenti aveva la possibilità di collegarsi ad internet attra­
verso il telefonino; nel 2012 il 65%, nel 2014 il 92,6%. Ba­
stano questi dati tratti dall’indagine “Abitudini e Stili di
Vita degli Adolescenti Italiani” a cura della Società Italiana
di Pediatria a far capire che è il web – e in particolare i social
network – l’elemento caratterizzante delle abitudini e degli
stili di vita dei teenager del nostro Paese. Per quanto ri­
guarda lo strumento di accesso a internet il passaggio
dal computer allo smartphone ha reso molto più com­
plicato, se non del tutto impossibile, un controllo qua­
litativo e quantitativo da parte dei genitori. Sui social
network vecchi e nuovi gli adolescenti, ma oggi sem­
pre di più tantissimi preadolescenti alla soglia delle
scuole medie, esercitano le loro sperimentazioni so­
ciali, talvolta intrecciate talvolta no con la vita reale.
Strumenti potentissimi, attraverso i quali i nostri
adolescenti entrano in contatto con il mondo, ma
con la modesta attrezzatura di vita di un tredicenne.
Tutti in gara per un “like”, tra insicurezza e fragilità.
pagina 12
Adozioni gay,
la sentenza
della discordia
Polmonite:
è sufficiente
l’ecografia?
Nello scorso mese di agosto
il Tribunale dei minori di
Roma, per la prima volta,
ha riconosciuto a una donna
il diritto di adottare la figlia
della sua compagna.
pagina18
Un intervento
di Renato Cutrera,
Nicola Ullmann
e Paolo Tomà su un tema
di grande attualità
in Pediatria.
pagina24
In questo numero
Editoriali
5
La nascita della Pediatria
nella società modenese
News
Pediatria
volume 4 | numero 9
settembre 2014
Magazine ufficiale
della Società Italiana
di Pediatria (SIP)
via Gioberti 60
00185 Roma
Tel. 06 4454912
www.sip.it
Direttore Scientifico
Giovanni Corsello
Direttore
Cinthia Caruso
Board Editoriale
Rino Agostiniani
Liviana Da Dalt
Domenico Minasi
Andrea Pession
Davide Vecchio
Fresche di stampa
Giovanni Battista Cavazzuti
6
A cura di Liviana Da Dalt
Una valutazione omogenea
globale
Maria Cristina Maggio
8
Nuova luce sulle epilessie
infantili gravi
8
11
Autorizzazione del Tribunale
di Roma n. 586/2002
Abbonamenti 2014
Individuale E 40,00
Istituti, enti, biblioteche
E 80,00
Estero E 120,00
Presidente
Giovanni Corsello
Consiglio Direttivo
Alberto Villani (Vicepresidente),
Luigi Greco (Vicepresidente),
Rino Agostiniani (Tesoriere),
Fabio Cardinale, Antonio
Correra, Liviana Da Dalt,
Domenico Minasi, Andrea
Pession, Massimo Barbagallo,
Elvira Verduci (Consiglieri ),
Valerio Flacco (Delegato
Sezioni Regionali SIP),
Costantino Romagnoli
(Delegato Società Affiliate SIP),
Gian Paolo Salvioli (Delegato
Conferenza Gruppi di studio)
Il Pensiero Scientifico
Editore
Via San Giovanni Valdarno 8
00138 Roma
Tel. 06 862 821
Fax 06 862 82 250
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twitter.com/ilpensiero
Direttore responsabile
Giovanni Luca De Fiore
Giovanni Corsello
21
Un progetto italiano contro
la carenza di iodio
22
Polizze: domande e risposte
Polmonite:
è sufficiente l’ecografia?
Renato Cutrera, Nicola Ullmann, Paolo Tomà
Wheezing ricorrente:
questione di geni?
9
Celiachia, una questione
di genetica
e non di svezzamento
10
L’AISOS festeggia
10 anni di lavoro
10
Africa violenta
con i suoi bambini
A cura di David Frati 11
Otite media ed evoluzione
umana: una relazione
di causa-effetto
Giovanni Corsello
23
Generazione “I like”
12
“Abitudini e stili di vita
degli adolescenti”
14
Specializzazioni, riconosciuto
lo standard europeo
dei 5 anni di formazione
Massimo Pettoello-Mantovani
Adozioni gay, la sentenza
della discordia
Pietro Ferrara, Francesca Ianniello
A cura di Davide Vecchio
16
Sanguinamento vaginale:
una soluzione più semplice
del previsto
Valentina Ferraro, Massimo Bellettato
18
28
28
Fitoterapia
Controllo della tosse con
complessi molecolari naturali
A cura di Vitalia Murgia 12
26
Pediatri inFormazione
La semeiotica digitale
in casi clinici interattivi
Attualità
24
26
Primo piano
Immagini
© 2014 Thinkstock.com
ISSN 2240-3183
20
La clinica
Progetto grafico e impaginazione
Typo srl, Roma
Stampa
Arti Grafiche Tris,
Via delle Case Rosse, Roma
settembre 2014
Sessant’anni ben portati
La RC professionale medici
è obbligatoria
Rino Agostiniani Redazione
David Frati
Pubblicità e promozione
Livia Costa
Tel. 06 862 82 323
[email protected]
Pianeta SIP
30
News
2nd Congress on Paediatric
Palliative Care:
a Global Gathering
30
Pediatria numero 9 - settembre 2014
3
STATI GENERALI DELLA PEDIATRIA IN ITALIA
2014
19 NOVEMBRE
Bambini sicuri,
dalla strada
lla rete
in occasione della
GIORNATA MONDIALE DEL BAMBINO
E DELL’ADOLESCENTE
IN COLLABORAZIONE CON
ROMA - ORE 9,00
Teatro Brancaccio - via Merulana, 244
L
a prescrizione di un farmaco è una procedura medica che va esple­
tata con attenzione, scrupolo e consapevolezza particolari quando è
rivolta ad un bambino. Efficacia e sicurezza dei farmaci non sempre
sono testati sui bambini, in parte per difficoltà di ordine tecnico (i
trial clinici sono onerosi, lunghi, impegnativi su popolazione pediatrica) ed
etico. Per i bambini devono essere sempre preferiti farmaci ampiamente collau­
dati sul piano clinico, corroborati dall’esperienza di centri accreditati sul piano
scientifico nella gestione di pazienti in età evolutiva. Ciò vale ancor di più nel
caso dei neonati, per i quali la maggior parte dei farmaci impiegati è off label.
Quando si prescrive un farmaco a un bambino, non si possono trascurare aspet­
ti peculiari del trattamento di pazienti in età evolutiva: la compliance e la via di
somministrazione. Bisogna essere certi che il bambino assuma il farmaco nella
posologia e con le dosi previste e necessarie per il raggiungimento dei livelli te­
rapeutici, evitando prescrizioni imprecise o che si prestino ad interpretazioni
incerte (millilitri e milligrammi, non cucchiaini di varia estrazione gastrono­
mica!). Alcuni bambini – per la patologia da cui so­
no affetti, acuta o cronica, per la coesistenza di sin­
tomi quali nausea o vomito, o ancora per motivazio­
ni psicologiche – rifiutano di assumere per via orale
sospensioni o sciroppi le cui caratteristiche organo­
lettiche non sempre sono in linea con i desiderata di
bambini o adolescenti. Inoltre sono da considerare
Giovanni Corsello la variabile età nella quale i bambini riescono ad as­
sumere farmaci in forma di capsule o compresse e le
Presidente SIP
legittime remore alle somministrazioni invasive,
quando non strettamente indispensabili. Come con­
L
seguenza di tutto ciò, i bambini rischiano molto più
spesso e molto di più degli adulti un sottodosaggio
dei farmaci, con riduzione della efficacia clinica del
principio attivo, o un sovradosaggio con maggiore
esposizione a effetti avversi o collaterali.
Analoghe problematiche possono sorgere per la
somministrazione di farmaci topici a livello nasale,
oculare, auricolare o cutaneo a bambini di età pre­
scolare o scolare. In alcuni casi una imprecisa som­
ministrazione (legata a preparazioni non pensate per
il bambino), l’età e la scarsa collaborazione del pic­
colo possono rendere variabile la dose di principio
attivo presente nella sede della lesione. In questi casi
la disponibilità di preparazioni pensate per il bam­
bino, consistenti ad esempio in flaconcini monodose
predosati, può rendere più agevole, efficace e sicuro
l’approccio terapeutico a patologie flogistiche o in­
fettive, se esse si mantengono entro range di sosteni­
bilità economica. Nel caso di preparazioni per uso
topico cutaneo è inoltre importante fare molta atten­
zione al veicolo e alla tipologia dei prodotto in com­
mercio, in rapporto alla lesione (essudativa, desqua­
mativa, eczematosa, licheniforme, etc.) e alla neces­
sità di usare il mezzo più idoneo per garantire effica­
cia al principio attivo e ridurre al minimo il rischio
di effetti collaterali sistemici legati all’assorbimento
percutaneo o permucosale del farmaco. Infine, va
considerato che ogni prescrizione deve essere ac­
compagnata da una comunicazione con i genitori
non affrettata o affidata solo alla compilazione di
una ricetta medica, ma al contrario informata, det­
tagliata e attenta a considerare i bisogni e le caratte­

ristiche del bambino come persona speciale.
Editoriali
Farmaci...
a misura di bambino
Lettura e canto
in età precoce, la nuova
sfida di Hillary Clinton
’ex segretario di Stato Usa Hillary Clinton
(possibile candidata alle presidenziali del
2016) ha lanciato una nuova sfida alla so­
cietà statunitense, quella dell’alfabetizza­
zione precoce dei bambini. Una sfida portata avan­
ti in collaborazione con i pediatri americani. Il tema
è stato al centro del Congresso dell’American Aca­
demy of Pediatrics di San Diego, dove la Clinton ha
tenuto una affollata sessione plenaria. E proprio in
occasione del Congresso la AAP e “Too Small to
Fail”, iniziativa congiunta di Bill, Hillary e Chelsea
Clinton Foundation, hanno lanciato un toolkit di­
sponibile online (all’indirizzo http://www.aap.org/
literacy) che contiene libri, suggerimenti, consigli e
una serie di strumenti utili per far sì che i pediatri
possano spiegare ai genitori l’importanza della let­
Cinthia Caruso
Direttore di “Pediatria”
tura precoce ad alta voce per lo sviluppo cognitivo.
Il toolkit incorpora le raccomandazioni della AAP
emanate nello scorso mese di giugno in cui la lettura precoce veniva suggerita
come una componente “essenziale” delle visite di assistenza primaria.
Come mai tanto interesse anche da parte della politica per l’alfabetizzazione
precoce? Perché la lettura ad alta voce e il canto non sono utili solo per costrui­
re relazioni forti tra genitori e bambini, per promuovere le competenze lingui­
stiche e favorire lo sviluppo cognitivo dei bambini. Possono anche contribuire
a ridurre le diseguaglianze socioeconomiche. Esiste infatti una disparità socia­
le nella quantità di parole che i bambini ascoltano e imparano dalla nascita
sino all’età di 4 anni. I bambini provenienti da famiglie a reddito più elevato
sentono fino a 30 milioni di parole al contrario dei bambini provenienti da
famiglie a basso reddito, nelle quali parlare, leggere
e cantare sono attività meno diffuse. Ciò si traduce
in una disparità in termini di apprendimento, che
rende i bambini poveri ancora più svantaggiati ri­
spetto a quelli ricchi. Negli Usa tra i bambini nati
nel 2001, solo il 48% di quelli poveri ha iniziato la
scuola con le competenze adeguate, rispetto al 75%
dei bambini provenienti da famiglie a reddito me­
dio. “Lo sapevate che nei quartieri a reddito medio
ci sono una media di 13 libri per ogni bambino
mentre nei quartieri a basso reddito ci sono 300
bambini per ogni libro?” ha chiesto la Clinton al­
l’auditorio di San Diego.
Una bellissima iniziativa, commentava sull’Huf­
fington Post un pediatra americano. Ma come pos­
siamo far sì che un genitore povero sia a casa al
momento di coricarsi invece che fare il turno di pu­
lizia di notte? Bella domanda, ma questo è tutto un

altro discorso.
Pediatria numero 9 - settembre 2014
5
News
Quando un bambino capisce che gli adulti sono imperfetti, diventa adolescente.
Quando li perdona, diventa adulto. Quando perdona se stesso, diventa saggio.
Alden Nowlan
Fresche
di stampa
Il vaccino contro il rotavirus
raccoglie i dividendi
Leshem E, Moritz RE, Curns AT, Zhou F, Tate JE, Lopman BA, Parashar UD. Rotavirus
vaccines and health care utilization for diarrhea in the United States (2007-2011).
Pediatrics 2014;134(1):15-23.
La vaccinazione contro il rotavirus continua a “ripagare le spese” con una
netta riduzione dei bambini ricoverati per diarrea nel corso del 2011 negli
Stati Uniti, secondo questa analisi pubblicata da “Pediatrics”. Gli autori
stimano che la vaccinazione contro il rotavirus abbia prevenuto l’ospeda­
lizzazione di 176.587 bambini nordamericani dal luglio 2007 al giugno 2011
e nel contempo abbia evitato 242.335 accessi al Pronto Soccorso e oltre 1
milione di visite ambulatoriali per diarrea acuta. Il risparmio calcolato è di
oltre 900 milioni di dollari in sole spese sanitarie. Un commento interes­
sante su tale lavoro può essere letto su JAMA, 2014;312(1).
Perdita di coscienza
“isolata”?
Niente TC cerebrale
nel bambino
con trauma cranico
minore
a cura di Liviana Da Dalt
Lee LK, Monroe D, Bachman MC, Glass TF,
Mahajan PV, Cooper A, Stanley RM, Miskin M,
Dayan PS, Holmes JF, Kuppermann N, Traumatic
Brain Injury (TBI) Working Group of the Pediatric
Emergency Care Applied Research Network
(PECARN). Isolated loss of consciousness in
children with minor blunt head trauma. JAMA
Pediatr 2014;168(9):837-43 DOI: 10.1001/
jamapediatrics.2014.361
6
La perdita di coscienza (PDC) che segue, an­
che in assenza di altri sintomi, un trauma
cranico minore è tradizionalmente conside­
rata un predittore importante di lesione in­
tracranica e costituisce quindi nella pratica clinica un’indicazione comune
all’esecuzione di TC cerebrale. I dati del presente studio, ricavati da una
casistica tra le più consistenti mai pubblicate su tale tema (42.412 bambini
con trauma cranico minore di cui 6.286 con PDC) smentiscono invece tali
considerazioni. Lo studio evidenza infatti come solo lo 0,5% dei bambini
con PDC sviluppi una lesione intracranica clinicamente significativa, tale
da richiedere cioè interventi medici o chirurgici e/o ricovero. Tale basso
rischio rende non giustificata l’esecuzione routinaria in tali bambini di
TC, esame fortemente gravato dal rischio radiante, rischio di cui la comu­
nità pediatrica ma anche le famiglie sono sempre più consapevoli.
Pediatria numero 9 - settembre 2014
Quanto sono gravemente
malati i bambini
“utilizzatori frequenti”
del Pronto Soccorso?
Neuman MI, Alpern ER, Hall M, Kharbanda AB, Shah SS, Freedman
SB, Aronson PL, Florin TA, Mistry RD, Berry JG. Characteristics of
Recurrent Utilization in Pediatric Emergency Departments. Pediatrics
2014; DOI: 10.1542/peds.2014-1362
Analizzando le ragioni di accesso di 1.896.547 bambini al
Pronto Soccorso di 37 ospedali nordamericani nel corso del
2011, gli autori evidenziano come il 24% di essi presentasse
un numero di accessi superiore a 4 (da qui la definizione di
“utilizzatori frequenti”). L’aumentare del numero di richie­
ste di visita medica urgente si accompagna ad una più gio­
vane età – in oltre il 30% dei casi inferiore all’anno – e ad una
minore incidenza di malattia cronica. Pur incidendo per ol­
tre il 30% sui costi dei Pronto Soccorso, le visite degli “uti­
lizzatori frequenti” esitano meno comunemente in richiesta
di esami, prescrizione di farmaci, proposta di ricovero. Tali
dati dovrebbero stimolare la ricerca di nuovi modelli orga­
nizzativi che prevedano l’integrazione dei Pronto Soccorso
con i sistemi di cura territoriali, con la finalità di contenere
i costi e di migliorare l’appropriatezza delle prestazioni. È
ragionevole ritenere che tali considerazioni si possano appli­
care anche alla nostra realtà.
Febbre al ritorno da un
viaggio intercontinentale
Halbert J, Shingadia D, Zuckerman JN. Fever in the returning child
traveler: approach to diagnosis and management. Arch Dis Child
2014;99(10):938-43 DOI:10.1136/archdischild-2012-303196
In un interessante lavoro di revisione Jay Halbert del De­
partment of Paediatrics del Lister Hospital di Stevenage e
i suoi colleghi discutono l’approccio clinico della febbre in
bambini di ritorno da viaggi internazionali di lunga di­
stanza. La revisione fornisce indicazioni sulla valutazione
iniziale, sugli accertamenti necessari e sull’opportuno trat­
tamento, focalizzando l’attenzione su malattie quali mala­
ria, dengue e Chikungunya, febbre tifoide, diarrea del
viaggiatore, tubercolosi, rickettsiosi. È un tema di “salute
globale” molto attuale, considerato il crescere esponenzia­
le negli ultimi decenni dei viaggi internazionali, anche in
Paesi esotici, nonché le recenti epidemie di infezioni ad al­
ta contagiosità che possono interessare anche i bambini.
Presentato dal Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva, mostra con evidenza che le difficoltà economiche,
i costi crescenti dei servizi sanitari e le difficoltà di accesso spingono i cittadini a rinunciare alle cure.
Su oltre 24.000 segnalazioni giunte nel 2013 il 23,7% (+5,3% rispetto al 2012) riguarda le difficoltà di accesso
alle prestazioni sanitarie, determinate da liste di attesa (58,3%, -16% sul 2012), peso dei ticket (31,4%, +21%)
e costi intramoenia (10,1%, -5,3%).
News
XVII Rapporto Pit Salute “(Sanità) in cerca di cura”
È sicuro il sonno di un lattante
in un’amaca?
Chiu K, Tonkin SL, Gunn AJ, McIntosh CC. Are baby hammocks safe for sleeping
babies? A randomised controlled trial. Acta Paediatr 2014;103(7):783-7.
Lo studio prende spunto dal clamore destato dalla storia di due lattanti tro­
vati morti durante il sonno in un’amaca, con conseguenti preoccupazioni
sulla sicurezza di tale oggetto. Si tratta di un trial randomizzato e controlla­
to nato con l’obiettivo di valutare eventuali variazioni patologiche della sa­
turazione di ossigeno in lattanti di età compresa tra le 4 e le 8 settimane,
durante il sonno profondo in un’amaca. Si è evidenziata un’influenza nella
durata del sonno, che è risultato più breve rispetto a quella di coetanei mes­
si a dormire “tradizionalmente” in culla, ma non si sono evidenziati impat­
ti negativi né sull’attività respiratoria né sui livelli di ossigeno. Gli autori
concludono però affermando che, non potendo prevedere l’eventualità che
un bambino rotoli e si incunei nell’amaca, è fortemente raccomandato di
evitare il suo utilizzo in condizioni di sonno non supervisionato.
Propranololo e angiomi:
efficacia di un altro farmaco
off label
Le complicanze neurologiche
da virus della varicella
esistono ancora!
Schneider M, Cremer H, Ruef P. A retrospective analysis of systemic propanolol for the
treatment of complicated infantile haemangiomas. Acta Paediatr 2014;103(9):977-83.
Science M, MacGregor D, Richardson SE, Mahant S, Tran D, Bitnun
A.Central Nervous System Complications of Varicella-Zoster Virus. J
Pediatr. 2014 Jul 22. pii: S0022-3476(14)00531-9. doi: 10.1016/j.
jpeds.2014.06.014. [Epub ahead of print]
L’introduzione nel 2008 del propranololo nel trattamento degli angiomi del
bambino è ritenuta una “pietra miliare” nella gestione di tale malattia. Il
presente studio, retrospettivo ma con la più ampia casistica sinora mai pub­
blicata su tale tema, dimostra come tale farmaco, somministrato per via
orale, risulti particolarmente efficace negli angiomi infantili complicati (ul­
cerazione, sanguinamento), indipendentemente dalla loro sede e dall’età del
piccolo paziente e senza significativi effetti collaterali. Gli autori concludono
sottolineando come tale terapia sia ancora off label in tutta Europa, nono­
stante la sua efficacia e sicurezza.
Sono inclusi nello studio 84 bambini ricoverati presso l’Ho­
spital for Sick Children di Toronto per complicanze neurolo­
giche associate ad infezione da varicella-zoster virus (VZV) in
un periodo di 13 anni (1999-2012, successivamente all’avvio
delle raccomandazioni per l’uso del vaccino anti-VZV).
Dall’analisi dei risultati gli autori fanno emergere tre osserva­
zioni: complicanze neurologiche anche severe da VZV conti­
nuano a verificarsi (encefalite, convulsioni, sindrome di
Guillain-Barrè, stroke ischemico); la vaccinazione ha ridotto
ma non eliminato la circolazione del VZV; nella diagnosi dif­
ferenziale di molte malattie neurologiche il ruolo del VZV va
considerato, in particolare nei soggetti non vaccinati, anche
in assenza di pregressi segni tipici di infezione erpetica.
Genotipo HLA e manifestazioni precoci
di malattia celiaca
Liu E, Lee HS, Agardh D, Aronsson M, Hagopian W, Koletsko S, Rewers MJ, Eisenbarth J, Bingley PJ,
Bonifacio E, Simell V, Agardh D, for the TEDDY Study Group. Risk of celiac disease according to HLA
haplotype and country. N Engl J Med. 2014 Sep 11;37: 42-9
Partendo da un ampio studio prospettico internazionale avente come obiettivo primario
l’identificazione di fattori di rischio genetici ed ambientali per lo sviluppo del diabete di
tipo 1, gli autori hanno identificato 8.677 soggetti portatori degli aplotipi DR3-DQ2 o DR4-DQ8
caratteristici della malattia celiaca. Un lungo follow-up di tali pazienti ha portato a dimo­
strare come i soggetti con aplotipo DR3-DQ2, in particolare in omozigosi, siano quelli a più
alto rischio di sviluppare autoimmunità e malattia celiaca nei primi anni di vita. La conclu­
sione degli autori è che uno screening precoce dei soggetti suscettibili potrà portare ad una
diagnosi precoce della malattia.
Pediatria numero 9 - settembre 2014
7
News
“L’HIV non mi riguarda”
8 italiani su 10 non si sentono a rischio di contrarre
il virus, il 75% ritiene che il tema sia poco trattato
e vorrebbe che fosse più affrontato soprattutto
nelle scuole (79%), sui mass media (66%),
ma anche dal medico (54%). Dati GfK Eurisko.
34%
Futuri padri italiani fumatori. I figli di padri che
fumano prima del concepimento corrono un
rischio di sviluppare la leucemia linfoblastica
acuta infantile superiore del 25% rispetto
ai figli di papà che non fumano.
Una valutazione omogenea globale
È divenuta una realtà la valutazione omo­
genea globale dei 120 milioni di bambini
che ogni anno nascono sul nostro pianeta.
I ricercatori dell’International Fetal and
Newborn Growth Consortium for the
21st Century (INTERGROWTH-21st)
coordinati da José Villar della Ox­
ford University hanno stilato i pri­
mi standard internazionali per la
crescita fetale e le misure dei neo­
nati, fornendo le curve di crescita
al 3°, 10°, 50°, 90° e 97° percentile.
Per costruire gli standard per la
crescita fetale sono state arruolate
4600 donne in gravidanza di Brasi­
le, Cina, India, Italia, Kenya, Oman,
Gran Bretagna e USA, tutte sottoposte
a ecografie (effettuate con i medesimi
macchinari e con i medesimi parametri)
ogni 5 settimane dalla 14esima settimana
di gravidanza al parto. Per stilare gli stan­
dard di misurazione neonatale sono stati
coinvolti invece più di 20.000 bambini
nati tra la 33esima e la 42esima setti­
mana di gestazione con rilievi auxolo­
gici post-natali di lunghezza, peso,
circonferenza cranica in relazione
Maria Cristina Maggio
Scienze per la Promozione della
Salute e Materno Infantile “G.
D’Alessandro”, Palermo
all’età gestazionale e alle condizioni di be­
nessere nutrizionale e sociale delle madri.
Si tratta di una conquista importantissi­
ma. I neonati di oggi sono “figli” di una
realtà in continuo divenire: la trasmigra­
zione di popoli da Paesi in cui la guerra è
una triste realtà quotidiana, la facilità dei
collegamenti fra luoghi geograficamente
lontani, le esigenze lavorative che spesso
costringono a trascorrere lunghi periodi
in Paesi diversi dal proprio rendono la na­
scita di un bambino non più frutto di una
continuità di razza, ma di una coesistenza
multietnica, geneticamente complessa.
Nascere in una nazione non è espressione
di un’appartenenza genetica. Molti matri­
moni fra persone con origini molto diver­
se, se da un canto sono espressione di
integrazione sociale e superamento delle
barriere razziali, dall’altro rendono com­
plesso il compito assistenziale dei pediatri
Nuova luce sulle epilessie infantili gravi
8
C’è anche la firma di ricercatori italiani – Renzo Guerrini,
Direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell’AOU Meyer
nonché Ordinario all’Università di Firenze e Carla Marini,
coordinatrice del DH della Neurologia dell’AOU Meyer – nel
più grande studio collaborativo sinora mai realizzato nel
mondo per identificare le cause genetiche delle epilessie in­
fantili gravi. I risultati dello studio sono stati pubblicati
sull’“American Journal of Human Genetics”. I ricercatori
hanno analizzato le informazioni genetiche di 356 pazienti
con encefalopatie epilettiche e dei loro genitori sani. In tota­
le, hanno identificato 429 mutazioni del DNA che nel 12% dei
bambini sono state considerate inequivocabilmente causa di
epilessia. Oltre a diversi geni già noti essere implicati nelle
epilessie infantili, il team di ricerca ha identificato mutazioni
in geni con funzione connesse alle sinapsi. Tra questi un ruo­
lo essenziale lo ha il gene Dynamin 1.
“Speriamo che l’identificazione del ruolo di questi geni nelle
epilessie possa fornire più informazioni sui meccanismi alla
base della malattia e dare spunto per trattamenti innovativi”,
spiega Guerrini. “Questo è il risultato di un approccio molto
Pediatria numero 9 - settembre 2014
Genitori italiani che hanno un atteggiamento di cautela nei
confronti della vaccinazione e della prevenzione medica.
L’8% è apertamente contrario alla pratica della vaccinazione
e soltanto il 33% si rivela completamente concorde
e favorevole alle indicazioni del SSN. Dati CENSIS.
che hanno il compito di assistere i bambi­
ni di oggi. Già l’OMS alcuni anni fa aveva
affrontato il problema in termini concreti:
la realizzazione di carte auxologiche che
valutassero la fisiologica crescita staturale
e ponderale di bambini da 0 a 6 anni pro­
venienti da sei etnie diverse.
Il lavoro appena pubblicato sul “Lancet”
fornisce una risposta a 360 gradi alla tema­
tica auxologica dall’epoca intra-uterina al
periodo neonatale. Fra gli obiettivi a medio
e lungo termine dello studio prevale l’esi­
genza primaria di migliorare lo stato nutri­
zionale ed auxologico sin dall’epoca in­
trauterina, oltre che di ridurre la morbilità
e mortalità pediatrica a livello globale. 
^^
Villar J, Cheikh Ismail L, Victora CG,
Ohuma EO, Bertino E, Altman DG, Lambert
A, Papageorghiou AT, Carvalho M, Jaffer
YA, Gravett MG, Purwar M, Frederick IO,
Noble AJ, Pang R, Barros FC, Chumlea C,
Bhutta ZA, Kennedy SH for International Fe­
tal and Newborn Growth Consortium for the
21st Century (INTERGROWTH-21st). Inter­
national standards for newborn weight, leng­
th, and head circumference by gestational age
and sex: the Newborn Cross-Sectional Study
of the INTERGROWTH-21st Project. Lancet
2014;384(9946):857-68 DOI: 10.1016/S01406736(14)60932-6.
innovativo allo studio delle epilessie, in particolare di quelle
forme che pur avendo caratteristiche simili sono dovute a
cause genetiche differenti. In passato abbiamo dovuto sotto­
porre i pazienti a lunghi iter diagnostici composti da molte­
plici test e indagini, disponendo di poche possibilità di con­
frontare i dati dei singoli pazienti con serie molto ampie di
individui con problemi simili. Con le nuove tecnologie di
next generation siamo in grado di arrivare a una risposta in
modo molto più veloce e di confrontare i dati di sequenzia­
mento del DNA di ogni paziente con quelli prodotti in ampie
popolazioni di soggetti con le stesse caratteristiche, identifi­
cando i meccanismi comuni che ne sono alla base. Ciò è pos­
sibile grazie ai progressi della bioinformatica e alla attivazio­
ne di network internazionali in cui i dati sono confrontati.
Questo studio deriva da una forte collaborazione fra ricerca­
tori europei, statunitensi e australiani. Questo tipo di approc­
cio si tradurrà in una migliore cura dei pazienti”. Aggiunge
Carla Marini: ”La combinazione dei dati provenienti da tre
grandi consorzi internazionali di ricerca è una strategia vin­
cente per svelare il background genetico di gravi epilessie
presenti nell’infanzia. Le collaborazioni sono il modo miglio­
re per affrontare questi disturbi che singolarmente sono rari,
anche se considerati nel loro insieme sono, purtroppo, piut­

tosto frequenti”.
32%
Genitori che cercano sul web informazioni sui
vaccini. Consultano siti istituzionali (41%), siti
specializzati o scientifici (37%), forum e blog
(27%). Meno i social network (16%) e le sezioni
Salute dei quotidiani online (12%). Dati CENSIS.
News
36%
Wheezing ricorrente:
questione di geni?
Potenziali correlazioni
tra il rischio di sviluppo
di wheezing ricorrente
in età pediatrica e la
presenza di specifiche
variazioni di alcuni ge­
ni che regolano le fun­
zioni del sistema im­
munitario. Lo sostiene
uno studio presentato a
Philadelphia in occa­
sione dell’ID Week, ap­
puntamento annuale
per gli infettivologi di
tutto il mondo, da Su­
sanna Esposito, Diretto­
re dell’Unità di Pedia­
tria ad Alta Intensità di
Cura della Fondazione
IRCCS Ca’ Granda, Ospe­
dale Maggiore Policlini­
co di Milano e Presiden­
te WAidid (World Asso­
ciation for Infectious
Diseases and Immuno­
logical Disorders). Lo
studio ha consentito di analizzare il ruolo che hanno i
diversi virus in associazione con variazioni genetiche e
la loro importanza nel determinare la ricorrenza degli
episodi di wheezing.
“Questo studio”, afferma la Esposito, “evidenzia una
chiara relazione tra il rischio di wheezing ricorrente e
i polimorfismi di alcuni geni coinvolti nella risposta
immune. Benché saranno necessarie ulteriori ricerche
per confermare questi risultati, i dati potrebbero risul­
tare utili per una precoce identificazione dei soggetti a
più alto rischio nello sviluppo di episodi ricorrenti di
wheezing e, almeno in alcuni casi, di asma successiva­
mente”. Sono stati arruolati 119 bambini non affetti da
patologie croniche, ricoverati per il primo episodio di
bronchiolite (74 dei quali hanno poi presentato whee­
zing ricorrente) e 119 soggetti di pari sesso ed età con
un’anamnesi silente per patologia respiratoria, selezio­
nati all’interno di un campione di pazienti ambulato­
riali durante il periodo dello studio. Entrambi i gruppi

sono stati seguiti per due anni. ^^
Esposito S, Ierardi V, Daleno C, Scala A, Terranova L, Ta­
gliabue C, Peves Rios W, Pelucchi C, Principi N. Genetic Po­
lymorphisms and Risk of Infectious Wheezing in Pediatric
Age. Abstract 120, ID Week Philadelphia 2014.
Pediatria numero 9 - settembre 2014
9
News
Differenze di genere
Le ricercatrici italiane guadagnano in media
il 33% in meno rispetto ai colleghi maschi.
Il 52% dei laureati in ambito scientifico è
donna, ma meno del 19,6% occupa posizioni
accademiche, e solo l’8% è titolare di brevetti
europei. Dati Commissione Europea.
18%
Famiglie italiane che non acquistano mai dentifricio né
spazzolini da denti. “Ai fini della prevenzione e dell’educazione
va cercata ogni opportunità di coinvolgimento della popolazione
tramite consulenze gratuite”, commenta Giampietro Farronato,
Ordinario di Ortodonzia presso l’Università degli Studi di Milano.
Celiachia, una questione
di genetica e non di svezzamento
Smentita la tesi secondo la quale il glutine
va introdotto nell’alimentazione del bam­
bino fra i 4 e i 6 mesi per non aumentare il
rischio di sviluppare intolleranza. Uno
studio italiano pubblicato sul prestigioso
“New England Journal of Medicine” tran­
quillizza le neomamme dimostrando che
non è necessario aspettare troppo né spe­
rimentare cibi con glutine molto presto:
nei bambini senza una predisposizione ge­
netica forte alla celiachia, il momento in
cui il glutine entra nella pappa non influi­
sce sulla probabilità di ammalarsi. Nei pic­
coli ad alto rischio, invece, “conoscere” il
glutine non prima dei 12 mesi aiuta a ri­
durre il pericolo di celiachia. No all’ansia,
inoltre, anche per le donne che non riesco­
no ad allattare al seno: l’allattamento arti­
ficiale infatti non influenza in alcun modo
la possibilità di diventare celiaci.
I ricercatori della Società Italiana di Ga­
stroenterologia Epatologia e Nutrizione
Pediatrica (SIGENP) coordinati da Carlo
Catassi dell’Università Politecnica delle
Marche e Alessio Fasano del Center for
Celiac Research and Treatment del Mas­
sachusetts General Hospital for Children
di Boston, sostenuti dalla Fondazione Ce­
liachia e finanziati dai fondi del 5 per
mille dell’Associazione Italiana Celiachia
hanno dimostrato che il fattore che più
incide sulla comparsa dell’intolleranza al
glutine è quello genetico: i bambini con
due copie del gene HLA-DQ-2 hanno una
probabilità di ammalarsi doppia rispetto
a chi non lo possiede; inoltre nell’80% dei
casi è emerso che la celiachia si manifesta
entro i primi tre anni di vita. Con una
semplice analisi del sangue alla nascita
sarebbe perciò possibile individuare chi è
ad alto rischio e quindi mettere in atto
strategie per prevenire la celiachia, ad
esempio ritardando l’introduzione del
glutine. I bambini ad alto rischio, inoltre,
L’AISOS festeggia
10 anni di lavoro
10
Ogni anno in Italia oltre 100 bambini si ammalano di osteosarcoma,
un terribile tumore delle ossa tipico dell’età giovanile. Nell’85% dei ca­
si i piccoli pazienti arrivano alla diagnosi in uno stadio già avanzato,
quando sono necessari pesanti trattamenti chirurgici e chemioterapici.
Il 7 ottobre 2004 è nata AISOS, l’Associazione Italiana Studio Osteosar­
coma, una delle poche ONLUS al mondo che si occupano della neopla­
sia. “Grazie alla continua attività di ricerca, formazione e informazione,
la mortalità per questo cancro è scesa, negli ultimi 30 anni, dall’80% al
20%. Questo dato è il modo migliore per festeggiare il nostro primo
decennio di vita”, ha spiegato Francesca Terracciano, Presidente AISOS,
durante le celebrazioni dell’anniversario, a Roma. Tra i numerosi testi­
monial AISOS, Gigi Proietti, Pupi Avati, Enzo De Caro e Fabrizio Mac­
chi, campione mondiale di ciclismo paralimpico, che ha sofferto pro­
prio di questa patologia. “L’osteosarcoma è un tumore del tessuto osseo
che colpisce soprattutto durante l’infanzia e l’adolescenza perché in
questo periodo le cellule dell’apparato scheletrico, in rapida crescita,
sono in attiva moltiplicazione e dunque più a rischio di deviare verso la
malignità rispetto agli adulti”, spiega Carlo Della Rocca, professore or­
dinario di Anatomia Patologica alla “Sapienza” – Università di Roma e

Vicepresidente del Comitato Scientifico di AISOS. Pediatria numero 9 - settembre 2014
sono anche quelli in cui avrebbe un senso
lo screening per la celiachia a 5-6 anni, al
momento dell’ingresso nella scuola pri­
maria: a questa età infatti l’intolleranza è
ormai comparsa nella totalità dei piccoli
pazienti e riconoscendola subito si po­
trebbero evitare le conseguenze negative
sullo sviluppo.
Sono stati seguiti oltre 700 bambini in 20
centri di tutta Italia: un gruppo di picco­
li ha ricevuto la prima pappa con il glu­
tine a 6 mesi, l’altro a 12 mesi. Tutti sono
stati analizzati per la presenza dei geni
che predispongono alla celiachia e sono
stati seguiti poi per dieci anni, così da
registrare i nuovi casi e capire se vi fosse
una correlazione fra la comparsa della
malattia e la tipologia di svezzamento e
allattamento. “I risultati mostrano che il
momento di introduzione del glutine
non fa alcuna differenza sulla successiva
probabilità di sviluppare la celiachia, né
abbiamo osservato un effetto protettivo
da parte dell’allattamento al seno”, spie­
ga Carlo Catassi, docente di Pediatria
all’Università Politecnica delle Marche e
Presidente SIGENP. “Possiamo perciò
tranquillizzare le mamme: chi non riesce
ad allattare al seno non deve sentirsi in
colpa, inoltre quando si affronta lo svez­
zamento non serve aspettare un momen­
to preciso per dare prodotti con il gluti­
ne. Nei bambini ad alto rischio, però,
un’introduzione tardiva attorno all’anno
di età riduce sensibilmente il pericolo di
celiachia. Perciò sarebbe molto utile riu­
scire a individuare precocemente questi
piccoli”.
Stando ai dati raccolti, il principale fatto­
re di rischio per la celiachia è la presenza
di un gene, HLA-DQ2. I bimbi che ne han­
no due copie hanno il 38% di probabilità
di essere celiaci contro il 19% dei piccoli
che non ne sono portatori. “Rilevare la
presenza del gene è relativamente sempli­
ce, basta un esame del sangue”, osserva
Catassi. “L’ideale sarebbe sottoporre i ne­
onati a un test genetico, così da identifi­
care i piccoli ad alto rischio per mettere
in atto strategie di prevenzione. L’80% dei
casi di intolleranza nei bimbi ad alto ri­
schio si manifesta entro i 3 anni, la quasi
totalità entro i 5-6: sapere chi è predispo­
sto geneticamente e farne un “sorvegliato
speciale”, se non si riesce a scongiurare la
comparsa della patologia, significa alme­
no diagnosticare il problema molto pre­
Progetto promosso da Slow Medicine e Altroconsumo.
Lo scopo: portare i medici e i pazienti a scegliere con
maggiore attenzione, discutendone insieme, le cure e
gli esami da prescrivere. http://goo.gl/jzCSXd
32%
Italiani che considerano la propria capacità
visiva mentre lavorano al pc “discreta” o “meno
che soddisfacente”. Il 61% di questi accusa
affaticamento, il 45% secchezza oculare e il 31%
mal di testa. Dati Istituto YouGov.
News
“Fare di più non significa
fare meglio”
Africa violenta
con i suoi bambini
La nuova edizione dell’African Report on Violence against Children
stilato dall’African Child Policy Forum (ACPF) e presentato nei gior­
ni scorsi ad Addis Abeba rivela che la violenza fisica, sessuale ed
emozionale subita dai bambini africani è ancora a livelli inaccetta­
bili. Il Rapporto, basato su sondaggi condotti in Etiopia, Kenya, Ma­
lawi, Mali, Marocco, Uganda, Zambia e Zimbabwe e sulla revisione
di oltre 75 studi, evidenza dati agghiaccianti:
^^il 60% dei bambini di Zambia, Marocco e Uganda e quasi il 50%
di quelli di Mali ed Etiopia subisce punizioni fisiche molto violente
da parte di genitori e familiari: il 16% di questi bambini subisce per
questo danni irreversibili;
^^il 92% degli scolari del Togo, l’86% della Sierra Leone, il 73%
dell’Egitto, il 71% del Ghana, il 55% di Senegal e Benin riferisce di
aver subito gravi violenze a
scuola da parte di docenti e
compagni;
^^il 46% delle ragazze del
Kenya denuncia di aver subi­
to una violenza sessuale: in
Zimbabwe il 20% delle ra­
gazze violentate racconta di
aver subito violenza andan­
do o tornando da scuola. 
Scarica l’African Report on
Violence against Children:
http://goo.gl/TEhmxs
sto, quando non si sono avuti effetti ne­
gativi sullo sviluppo. Una celiachia infan­
tile non riconosciuta, infatti, può com­
portare problemi di malassorbimento dei
nutrienti e ciò, in un periodo in cui la cre­
scita è molto rapida, può provocare defi­

cit di accrescimento consistenti”. ^^
Lionetti E, Castellaneta S, Francavilla R,
Pulvirenti A, Tonutti E, Amarri S, Barbato
M, Barbera C, Barera G, Bellantoni A, Castel­
lano E, Guariso G, Limongelli MG, Pellegri­
no S, Polloni C, Ughi C, Zuin G, Fasano A,
Catassi C for the SIGENP (Italian Society of
Pediatric Gastroenterology, Hepatology, and
Nutrition) Working Group on Weaning and
CD Risk. Introduction of Gluten, HLA Sta­
tus, and the Risk of Celiac Disease in Chil­
dren. N Engl J Med 2014;371:1295-1303 DOI:
10.1056/NEJMoa1400697
Pediatria numero 9 - settembre 2014
11
Primo piano
Generazione
“I like”
Il ritratto dei tredicenni
italiani che emerge
dall’indagine SIP
su abitudini e stili di vita
degli adolescenti
È
giunta alla sua sedicesima edizione l’indagine nazionale della
Società Italiana di Pediatria “Abitudini e stili di vita degli adolescenti”, condotta su un campione nazionale rappresentativo di
2107 studenti (1073 maschi, 1034 femmine) frequentanti la classe terza media. Due sono le novità che emergono quest’anno. La
prima è che si è conclusa la “migrazione” dal computer allo smartphone: la
percentuale di adolescenti che si collega a internet dal telefonino è passata dal
65% del 2012 al 93% del 2014. La quasi totalità degli adolescenti, dunque, ha
internet sempre a portata di mano, in qualunque momento della giornata. E
internet, salvo qualche sporadico utilizzo, vuol dire essenzialmente social
network. La seconda rilevante novità è rappresentata proprio dal boom di
nuovi social, attraverso i quali gli
adolescenti – ma oggi sempre di più tantissimi preadolescenti alla soglia
delle scuole medie –
esercitano le loro
sperimentazioni sociali, talvolta intrecciate talvolta no con
la vita reale. Con
tutti i rischi che ciò
comporta. Il 75%
del campione ha un
profilo su Facebook, l’81% è sbarcato
su WhatsApp, che
non è solo uno strumento di messaggistica
ma può essere utilizzato
a tutti gli effetti come un
potente social network; il
42% su Instagram, vetrina
di foto ad alto tasso di
esibizionismo; il 30% dei
maschi e il 37% delle
12
Pediatria numero 9 - settembre 2014
femmine (percentuali in velocissima ascesa) su
ASK, che la possibilità di comunicare sotto anoni-
mato ha reso teatro di numerosi casi di cyberbullismo con esiti drammatici; il 23% su Twitter, social quindi meno gettonato tra i giovanissimi.
“I social network non vanno demonizzati, perché
hanno anche aspetti positivi di socializzazione. Il
problema come sempre è l’abuso”, spiega il Presidente SIP Giovanni Corsello. “La migrazione degli
adolescenti dal computer al telefonino rende difficilissimo per i genitori rendersi conto del tempo
effettivamente speso dai loro figli sui social. È
inoltre difficile dettare regole di comportamento
dal momento che la stragrande maggioranza degli
adulti non ha idea di come si sviluppa la socialità
sui nuovi social network, di come si strutturano le
relazioni, non conosce il linguaggio utilizzato. In
questo contesto parlare di controllo non ha più
molto senso. Le nostre risorse per prevenire comportamenti a rischio sono il dialogo, l’ascolto, l’etica comportamentale che noi adulti di riferimento
abbiamo insegnato ai figli. I quali prima di essere
adolescenti sono stati bambini”.
Baby nottambuli in crescita
Un altro aspetto che emerge dall’indagine rispetto
alla precedente edizione è che cresce l’abitudine a
navigare nelle ore serali e notturne. Il 56,6% chatta
la sera dopo cena e circa il 40% continua a farlo
fino a tardi, prima di addormentarsi, in una fascia
oraria che interferisce con il sonno con conseguenze non trascurabili sulla salute. Spiega ancora Corsello: “Alcuni problemi clinici e comportamentali
descritti con frequenza maggiore negli adolescenti
in questi ultimi anni come cefalea, insonnia, scarso rendimento scolastico, possono trovare motivazione dalla riduzione delle ore di sonno o dal condizionamento indotto da un abuso di internet e da
stili di vita non appropriati”. E internet è il primo
pensiero della giornata: non va trascurato il significativo incremento di adolescenti che iniziano le
Gioco d’azzardo online
loro escursioni in Rete (ovviamente complice la connessione
sul telefonino) già la mattina
appena svegli. Dal 2013 al
2014 la percentuale di chi
lo fa spesso è passata dal
2,6 al 12,5%.
Stili di vita più a rischio per chi frequenta
più di tre social
L’indagine ha messo a confronto le abitudini di
coloro che frequentano più di tre social network
con quelle di coloro che non li frequentano o al
massimo ne frequentano uno (normalmente Facebook o WhatsApp). I primi sono più inclini ad
avere comportamenti a rischio, non solo sul web
(per esempio postare una foto provocante), ma anche nella vita reale. Chi frequenta più di tre social
vorrebbe apparire più grande, fuma e beve di più
(il 21% si è ubriacato). Ma i più assidui utilizzatori
dei social risultano anche più fragili e insicuri. In
un contesto in cui ciò che più importa è essere “popolari” (cioè totalizzare più “like” possibile sulla
propria bacheca) non stupisce la larga insoddisfazione riscontrata per il proprio aspetto fisico: 6 su
10 vorrebbero essere più magre/i (il 35% ha già fatto una dieta dimagrante) o avere più seno, quasi 8
su 10 vorrebbero avere gambe più belle ed in generale essere più bella/o. Preoccupazioni presenti in
maniera largamente inferiore tra coloro che frequentano un solo social network o nessuno. Commenta lo psicoterapeuta Fulvio Scaparro: “Ben
venga un cauto utilizzo dei social. Ma non dobbiamo dimenticare che i ragazzi, a 13 anni, sono solo
all’inizio della loro vita e benché grandi esperti di
tecnologia sono ancora degli sprovveduti quanto a
esperienza reale. Il punto è che hanno a disposizione strumenti potentissimi, attraverso i quali
entrano in contatto con il mondo, ma con la modesta attrezzatura di vita di un tredicenne. Dietro
la vetrina dei social possono far credere di essere
ciò che non sono, possono compensare le fragilità
con l’aggressività, atteggiarsi, distinguersi: il rapporto con se stessi può essere falsato perché sono
proiettati non sulla vita reale ma su un palcoscenico virtuale costituito da migliaia di sconosciuti.
Ma soprattutto quello che manca è il confronto
Un altro effetto collaterale della massiccia permanenza in Rete degli adolescenti è certamente il cosiddetto “gambling”, ovvero il gioco d’azzardo
online, che sta diventando un pericoloso fenomeno specie tra i giovani adulti. La sempre maggior
offerta di siti ‒ ormai legali ‒ in cui si gioca utilizzando soldi veri è una tentazione molto forte che
inizia a sedurre anche i giovanissimi: i quali, a rigore di logica (o quantomeno di legge) non potrebbero accedervi fino al compimento della maggiore
età. Ciononostante circa il 13% degli adolescenti
intervistati (percentuale che sfiora il 17% se si considerano solo i maschi) dichiara di aver frequentato questi siti e di aver giocato “a soldi” (una o più
volte), da solo o insieme ad amici. Il 45% sostiene
di aver vinto, solo il 13% ammette di aver perso,
mentre il 36% non ricorda l’esito economico della/
delle esperienza. Il 32% è orientato a ripetere
l’esperienza, il 45% a non ripeterla e il 18% non sa.
“Da un lato dobbiamo constatare la pressoché nulla deterrenza rappresentata dai divieti ai minori di
cui il web è pieno”, spiega il curatore dell’indagine
Maurizio Tucci, “dall’altro lato dobbiamo considerare che questi giocatori in erba hanno anche modo di gestire somme di denaro e utilizzarle in ambiti in cui dovrebbe comunque avvenire un controllo sull’identità. I meccanismi di accesso al
gioco online, la consuetudine di molti di questi
siti ad offrire gratuitamente fiches di benvenuto ed
i sistemi di pagamento ammessi sono però tali per
cui non è difficile – anche per un minorenne, magari grazie ad un maggiorenne compiacente – avere esperienze di gioco”. Anche su questo fronte si
impone una vigilanza attiva delle famiglie, all’insegna della comunicazione e della fiducia recipro
ca, unici strumenti efficaci di prevenzione.
Primo piano
con il fallimento. La vita si impara vivendo, esponendosi al fallimento, ecco perché dobbiamo spingere i nostri ragazzi a uscire, a fare sport, a confrontarsi con gli altri”.
Visita dal medico ancora
con mamma e papà
L’80% dei maschi e addirittura l’88% delle femmine fa ancora la visita medica in
rigorosa presenza di mamma o papà. E il dato cambia di poco (specie per quanto
riguarda le femmine) che vadano ancora dal pediatra o già dal medico di famiglia.
Una “compartecipazione” spesso forzata, visto che il 38% dei maschi e il 43% delle
femmine afferma di essere inibito
dalla presenza del genitore e di non
affrontare col medico argomenti di
cui invece avrebbe voglia di parlare.
Nel rapporto con il medico
l’adolescente introduce anche un
nuovo elemento sconosciuto al
bambino: il pudore. La conseguenza
è che il 28% dei maschi ma,
soprattutto, il 76% delle femmine non
trova più “indifferente” che il proprio
medico sia un uomo o una donna,
ma lo vuole del suo stesso sesso.
Pediatria numero 9 - settembre 2014
13
Primo piano
Iperconnessi
81% usa internet tutti i giorni (70% nel 2012)
93% si collega a internet
dallo smartphone
(65% nel 2012)
12% si connette a internet appena sveglio
(2,6% nel 2012)
81,5% si connette a internet nel pomeriggio
(44,2% nel 2012)
56,4% si connette a internet dopo cena
(43,3% nel 2012)
34,7% si connette a internet prima di
addormentarsi (21,4% nel 2012)
3% ha praticato gioco d’azzardo online
1
60,2% ritiene internet irrinunciabile
Addiction
28,3% dichiara di far uso di sigarette
7% dichiara di averne fatto uso almeno una volta
di cannabis
56% dichiara di avere amici
che fanno uso di cannabis
13% dichiara di avere amici che fanno uso di cocaina
16,3% dichiara di avere amici che fanno uso di altri tipi
di droghe
45,4% consuma vino
qualche volta
50% consuma birra
qualche volta
23% consuma liquori
qualche volta
Social network
più amati
Facebook 75,7%
(maschi 80,4%, femmine 70,9%)
Twitter 23,3%
(maschi 22,1%, femmine 24,6%)
WhatsApp 81,1%
(maschi 79,4%,
femmine 82,7%)
Ask 33,2%
(maschi 30,2%, femmine 36,3%)
Instagram 41,9%
(maschi 36,6%, femmine 47,4%)
I settori lavorativi
più ambiti
28,4% professioni
(avvocato, medico,
ingegnere)
18,8% sport
10,3% moda
14
Il tempo libero
25,2% non legge nessun libro
in un anno
40% non pratica
alcuno sport al di fuori
dell’orario scolastico
17% non pratica sport
per motivi economici
Pediatria numero 9 - settembre 2014
Primo piano
Comportamenti online
a rischio
15% ha postato un proprio selfie provocante
48% ha amici che postano
selfie provocanti
19% ha dato il telefono a uno sconosciuto
16,8% ha inviato una foto a uno sconosciuto
24,7% ha rivelato la scuola che frequenta
a uno sconosciuto
11,6% si è incontrata con uno sconosciuto
5,2% ha accettato proposte di sesso online
La crisi
48,8% dichiara che la crisi ha avuto effetti
sulla propria famiglia
64,5% è sfiduciato sulle
possibilità di trovare un lavoro
dopo gli studi
43,4% è convinto che la vita di un adolescente
di trent’anni fa fosse migliore di quella
di un adolescente di oggi
La fiducia
Le figure adulte di cui ci si può fidare sono:
per il
92,8% i genitori
70,3% gli insegnanti
per il 63,3% i carabinieri
per il
Il rapporto
con il medico
80% maschi che fanno ancora la visita
Abitudini 88%
e stili
di vita
degli
adolescenti
medica in presenza dei genitori
femmine
che fanno ancora
la visita medica
in presenza dei genitori
38% maschi e 43% delle femmine
inibite dalla presenza dei genitori
Pediatria numero 9 - settembre 2014
15
Attualità
Specializzazioni,
riconosciuto
lo standard europeo
dei 5 anni
di formazione
Massimo
Pettoello-Mantovani
Professore Ordinario
di Pediatria
Segretario Generale
European Paediatric
Association, the Union of
National European Pediatric
Societies and Associations
(EPA-UNEPSA)
16
L
a formazione specialistica pediatrica
post-laurea nell’Unione Europea è
l’oggetto di un articolo pubblicato
dal “Journal of Pediatrics” in agosto
a cura dell’European Paediatric Association, l’Unione delle Società ed Associazioni
Nazionali Pediatriche Europee (EPA-UNEPSA). Alla raccolta dei dati presentati nell’articolo hanno
contribuito rappresentanti delle Società europee
di Pediatria dei 28 Paesi membri dell’Unione. L’articolo descrive per la prima volta in letteratura
come sia strutturata la formazione pediatrica nei
Paesi dell’Unione Europea. Lo spunto per lo studio è stato offerto dalle notizie circolate negli ultimi mesi relative all’intenzione di alcuni governi
dell’Unione di ridurre il periodo di formazione
pediatrica post-laurea dagli attuali 5 anni, considerati un consolidato standard formativo per la
Pediatria generale e specialistica, a 4 anni, che è
indicata da una direttiva dell’Unione Europea come la durata minima per garantire che un training
pediatrico possa essere considerato almeno qualitativamente sufficiente.
Il dato principale e di significativo rilievo risultante dall’indagine è che su 28 Paesi dell’Unione
ben 23 hanno adottato un percorso di formazione pediatrica post-laurea della lunghezza di 5
anni, che si basa tipicamente su una struttura
formativa che include 3 anni di training di Pediatria generale (il cosiddetto tronco comune) e 2 anni di training elettivo
e rotazioni in diverse sub-specialità pediatriche. Il principio
ispiratore di questo impianto
formativo risiede nella necessità di assicurare che il pediatra specialista sia in
grado di riconoscere e
gestire situazioni cliniche più complesse di
tipo sub-specialistico.
In generale, la tipologia e struttura
della forma-
Pediatria numero 9 - settembre 2014
zione specialistica pediatrica nell’Europa dei 28
è tipicamente influenzata da numerosi fattori locali di varia natura che includono aspetti sociali,
economici e politici. Tuttavia, in alcune nazioni
le recenti ventilate proposte di ridurre la formazione specialistica pediatrica a 4 anni sembrano
essere guidate non da ragioni di natura didatticoformative, ma economiche. Un’argomentazione
utilizzata da alcuni governi a sostegno di questa
proposta è stata la evidente equivocata interpretazione di una Direttiva Europea nella quale si
menzionano i 4 anni come periodo minimo di
training per la formazione pediatrica, e che vengono presentati come la lunghezza ideale per tale
training. In realtà, la Direttiva è stata emanata
con una finalità diametralmente opposta, cioè
quella di proteggere la qualità della formazione
specialistica pediatrica, stabilendo un minimo
periodo di training sotto il quale lo standard formativo non sarebbe stato accettabile. Questa norma si era resa infatti necessaria per evitare che in
prospettiva le varie nazioni europee che si aggiungevano all’Unione durante gli anni e nelle
quali erano previsti periodi di formazione pediatrica addirittura di soli 2 o 3 anni, conservassero
tali regolamentazioni didattiche e creassero dunque degli squilibri educativi ed una situazione
qualitativa considerata inaccettabile dal legislatore Europeo.
Tra le evidenze messe in luce dallo studio vi sono
le profonde differenze comunque esistenti tra
Su 28 Paesi dell’Unione
ben 23 hanno adottato
un percorso di formazione
pediatrica post-laurea
della lunghezza di 5 anni
tutti i 28 programmi di formazione pediatrica in
vigore nelle singole nazioni. Naturalmente in generale il raggiungimento di un sistema educativo
unico – equilibrato o perlomeno comparabile –
rappresenta la premessa di qualsiasi programma
di valutazione degli standard di qualità. Sfortunatamente non esiste attualmente a livello del­
l’Unione Europea un organismo unitario specificamente responsabile dell’educazione/formazione medica. La responsabilità in questa area è
infatti gestita e condivisa nei suoi vari aspetti da
dipartimenti diversi e differenti agenzie della
Commissione Europea. In tal senso sembra che
la famosa domanda di Henry Kissinger “Se ho
bisogno di chiamare l’Europa, a chi telefono?” si
adatti perfettamente anche al caso della formazione medica europea. Attualmente, le relazioni
tra l’Unione Europea e le numerose Società ed
associazioni sub-specialistiche mediche, inclusa
Pediatria numero 9 - settembre 2014
Attualità
la Pediatria, sono curate dalla Union Européenne
des Medecins Specialistes (UEMS), che è una organizzazione privata non governativa (NGO), incorporata in Belgio e regolata da leggi locali. La
UEMS è attiva sin dal 1958 con la finalità di rappresentare le varie associazioni nazionali di medici specialisti ed operare a livello europeo per
difendere e promuovere gli interessi delle specialità mediche, assicurare la libera circolazione degli specialisti ed individuare gli standard per le
cure mediche.
UEMS è tuttavia una NGO, la cui attività istituzionale si concentra in particolare e settorialmente
sulla difesa delle attività professionali dei medici
specialisti e sulla implementazione della loro circolazione a livello europeo più che sulle problematiche di salute pubblica dei pazienti o della
popolazione. Sarebbe dunque importante che
l’Unione Europea, tra i programmi di riorganizzazione delle proprie strutture, prevedesse finalmente anche l’istituzione di un organismo supernazionale europeo deputato a gestire le problematiche dell’educazione medica, ed il loro equilibrato rapporto con i molteplici aspetti di salute pubblica. Naturalmente nel frattempo, l’iniziativa è
lasciata ai singoli Stati, che suppliscono alla assenza di chiarezza a livello europeo prendendo
iniziative che in alcuni casi rischiano di penalizzare i singoli percorsi formativi, come nel caso
della proposta riduzione a 4 anni della formazione specialistica pediatrica, ma che in altri casi
vanno nella direzione opposta di fornire alla propria popolazione professionisti adeguatamente
formati. A questo proposito, è recente l’informazione fornita ad EPA-UNEPSA dal viceministro
della Sanità della Repubblica di Polonia, l’On.
Igor Radziewicz-Winnicki, il quale riferisce che
nel corso del 2013 la Polonia è tornata sulle sue
iniziali decisioni di ridurre a 4 anni la formazione
pediatrica e ha riconsolidato con decreto legge
governativo il modello dello standard formativo
del 3+2 (5 anni di formazione), proprio in considerazione della necessità di aderire agli standard
formativi riconosciuti dall’Unione Europea. È auspicabile dunque che le discussioni sulla riduzione del periodo di formazione pediatrica attualmente in corso in alcune nazioni dell’Unione
prendano atto della realtà educativa europea, al
fine di garantire ai futuri medici specialisti in Pediatria generale e specialistica nelle varie nazioni
europee una circolazione professionale che non
sia solo libera ma anche comparabile e competitiva, oltre che qualitativamente valida e riconosciuta formalmente a livello UE .
Questa importante tematica, insieme ad un intenso programma di aggiornamento clinico-pratico
rivolto in particolare ai pediatri delle cure primarie e secondarie, verrà trattata e discussa nell’ambito del prossimo Congresso Europeo di Pediatria
(Europaediatrics 2015), il meeting biennale del­
l’Unione delle Società Nazionali Europee di Pediatria che si terrà a Firenze dal 13 al 16 maggio 2015
con la presidenza di Giovanni Corsello in qualità

di Presidente SIP. 17
Attualità
N
Adozioni gay,
la sentenza
della discordia
ello scorso mese di agosto il Tribunale dei minori di Roma, per la prima volta, ha riconosciuto a una donna il diritto di adottare la figlia della
sua compagna concepita all’estero
con la procreazione assistita eterologa. La decisione ha suscitato un acceso dibattito, il mondo politico si è spaccato, mentre la comunità gay ha esultato e parlato di “sentenza storica”. Ma vediamo, al
di là del vespaio di polemiche, quali sono state le
motivazioni strettamente giuridiche che hanno
portato a questa sentenza.
La storia
Due donne intraprendono una relazione sentimentale che evolve in convivenza stabile e quindi
nel desiderio di avere un figlio. Nell’ambito di un
progetto di genitorialità condivisa, una delle due
porta avanti una gravidanza biologica e, dopo
procedure di procreazione assistita, nasce una figlia. Le donne quindi contraggono matrimonio e
la bambina instaura rapporti consolidati con entrambe tanto che, proprio alla luce di questa situazione, la madre non biologica ne chiede l’adozione. Tale richiesta viene inizialmente rigettata
dal Pubblico Ministero, il quale esprime parere
negativo all’accoglimento del ricorso poiché nel
caso di specie “manca il presupposto ineludibile
costituito da una situazione di abbandono”, che
consente ad un minore di essere dichiarato adottabile; infatti la bambina ha una madre naturale
in grado di occuparsene.
La sentenza
18
In un secondo momento, il Tribunale per i minorenni di Roma ha ritenuto di accogliere tale ricorso sulla base di una serie di considerazioni ritenute rispondere al preminente interesse della minore.
Per la prima volta in Italia, quindi, è stata riconosciuta la “stepchild adoption”, ovvero l’adozione
da parte di uno dei due componenti di una coppia
omosessuale del figlio naturale o adottivo del
partner. Con questo provvedimento, di conseguenza, ad agosto 2014 una mamma non biologica
ha ottenuto l’adozione della figlia della convivente.
Le due mamme, infatti, fondando le basi su una
solida e stabile relazione, avevano deciso circa cinque anni prima di intraprendere e di portare avanti questo percorso di condivisione dei compiti assistenziali ed educativi nei confronti di un figlio,
ed oggi questo è stato riconosciuto dalla legge. Allo stesso tempo il Tribunale per i minorenni ha
ritenuto di riconoscere il diritto della bambina in
questione a crescere nell’amore di quella famiglia
che, sebbene composta da due conviventi dello
stesso sesso, l’ha accolta ed accudita sin dalla nascita. Prima di questo provvedimento solo una
delle due donne veniva considerata come genitore
mentre l’altra giuridicamente era inesistente nei
Pediatria numero 9 - settembre 2014
Pietro Ferrara
Francesca Ianniello
Istituto di Clinica Pediatrica
Università Cattolica
del Sacro Cuore, Roma
confronti della bambina, sebbene già rappresentasse per lei un punto di riferimento affettivo primario quotidiano. Infatti la minore ha sempre
convissuto con entrambe, relazionandosi con loro
come genitori, senza manifestare alcun disagio
derivante dalla sua realtà familiare; inoltre ha
sempre riconosciuto le due donne come “mamme”, dal momento che entrambe hanno gestito
indistintamente il loro ruolo di genitori, assistendo la bambina sia materialmente che affettivamente, anche per quanto riguarda i rapporti esterni alla famiglia. La sentenza del Tribunale per i
Minorenni di Roma si basa sull’art. 44 della Legge
184/83 sul Diritto del minore ad una famiglia, modificata dalla Legge 149/2001 sulla Disciplina
dell’adozione e dell’affidamento dei minori, il
quale contempla l’adozione “in casi particolari”,
cioè prevede l’adozione da parte
del coniuge o
di conviventi
uniti da preesistente rapporto stabile e
duraturo quan-
I numeri
Negli Stati Uniti quasi 2 milioni di bambini di età
inferiore ai 18 anni sono cresciuti da almeno un
genitore omosessuale. In Italia, i bambini con genitori
omosessuali sono circa
100.000 secondo i risultati di una ricerca condotta
Nello scorso mese di agosto
il Tribunale dei minori di Roma,
per la prima volta,
ha riconosciuto a una donna
il diritto di adottare
la figlia della sua compagna
^^
Pawelski JG, Perrin
EC, Foy JM et al. The
Effects of Marriage, Civil
Union, and Domestic
Partnership Laws on the
Health and Well-being of
Children. Pediatrics
2006;118(1):349-64.
^^
Committee on
Psychosocial Aspects of
Child and Family Health
of the American
Academy of Pediatrics.
Promoting the well-being
of children whose
parents are gay or
lesbian. Pediatrics
2013;131(4):e1374-83.
^^
Special Issue: Fathers
and Development: New
Areas for Exploration.
Early Child Development
and Care 2013;183(6).
^^
Allen DW, Pakaluk C,
Price J. Nontraditional
families and childhood
progress through school:
a comment on
Rosenfeld. Demography
2013;50(3):955-61.
Attualità
do il minore sia figlio di uno dei due genitori, senza
porre espressamente alcuna limitazione all’orientamento sessuale dell’adottante o del genitore
dell’adottando; questo nell’interesse superiore del
minore a mantenere con l’adulto quel rapporto affettivo e di convivenza già consolidato nel tempo.
L’adozione “in casi particolari” ha lo scopo di favorire il consolidamento dei rapporti tra il minore e i
parenti o le persone che già si prendono cura del
minore stesso, dando in tal modo rilevanza giuridica a tutte quelle situazioni in cui, pur essendo
preminente la finalità di proteggere il minore, mancano le condizioni che ne consentono l’adozione.
Inoltre nella sentenza c’è un richiamo ad un precedente provvedimento (n. 138/2010) in cui la
Corte Costituzionale, pur non riconoscendo
l’estensione della disciplina del matrimonio alle
coppie omosessuali, ha affermato che “per formazione sociale deve intendersi ogni forma di
comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona
nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l’unione omosessuale,
intesa come stabile convivenza tra due persone
dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri”.
da Arcigay con il patrocinio dell’Istituto Superiore
di Sanità. Il 17,7% dei gay e il 20,5% delle lesbiche
con più di 40 anni hanno almeno un figlio. Prendendo tutte le fasce d’età, secondo questi dati, sono
genitori un gay o una lesbica su 20 mentre il 49%
delle coppie omosessuali vorrebbe poter adottare
un bambino.
La letteratura
Il tema è sempre di maggiore interesse per i suoi
risvolti sociali e legislativi, con possibili ed eventuali effetti sui minori. In questo senso la letteratura internazionale negli ultimi anni ha cominciato ad affrontare l’argomento, esprimendosi con
tesi contrastanti.
Nell’aprile 2013 l’American Academy of Pediatrics
ha pubblicato un lavoro in cui, oltre a ribadire le
conclusioni di una ricerca pubblicata nel 2006
(“adulti coscienziosi e capaci di fornire cure, siano
essi uomini o donne, etero o omosessuali, possono
essere ottimi genitori”), afferma che trent’anni di
ricerche hanno documentato che l’essere cresciuti
da genitori lesbiche e gay non danneggia la salute
psicologica dei figli e che il benessere dei bambini
è influenzato dalla qualità delle relazioni con i genitori, dal senso di sicurezza e competenza di questi e dalla presenza di un sostegno sociale ed economico alle famiglie.
Al contrario, nel maggio 2013 la rivista “Early
Children Development and Care” ha dedicato un
intero numero all’importanza che rivestono i ruoli genitoriali per lo sviluppo mentale del bambino
e a quanto sia fondamentale la presenza di un padre ed una madre per l’equilibrio psicofisico del
bambino stesso. Inoltre gli autori hanno evidenziato che i figli di genitori con ruoli madre-padre
differenziati “hanno capacità sociali più sviluppate e sono più pronti alla competizione”.
Nel novembre 2012 un altro studio ha mostrato
che, rispetto a quanto accade nelle coppie eterosessuali, i bambini allevati da coppie dello stesso sesso presentano il 35% in meno di probabilità di
avere un percorso scolastico adeguato. In conclusione, nonostante le opinioni contrastanti, in primo luogo bisogna considerare l’interesse del minore, partendo dal presupposto che tutti i bambini
hanno gli stessi bisogni e hanno diritto ad essere
nutriti, amati, a vivere in un ambiente sicuro e ad

avere una stabilità sociale. Pediatria numero 9 - settembre 2014
19
Pianeta SIP
La vita e l’opera
di Riccardo
Simonini
(1865-1942),
pediatra e storico
R
20
iccardo Simonini, nato a Castelvetro
(MO) nel 1865 da una modesta famiglia di proprietari agricoli, studiò
all’Università di Modena e si laureò
in Medicina nel 1891 con una tesi
sull’echinococco del fegato che fu poi pubblicata
sulla rivista “Il Morgagni”. Fu poi medico condotto per 14 anni a Castelgomberto (VI), ove si sposò
ed ebbe quattro figli, il primo dei quali deceduto
in tenera età. Manifestò fin da allora una sensibilità particolare per le necessità dei bambini, per i
quali istituì un ambulatorio e un asilo, riscuotendo la riconoscenza della popolazione. Nel frattempo gli fu possibile frequentare la Clinica Pediatrica
di Padova, la prima in Italia (diretta da Dante Cervesato e poi da Vitale Tedeschi) e scrisse una serie
di lavori scientifici tra i quali alcune corpose monografie innovative sulla poliomielite, la pellagra
e la geofagia. Arrivò così a conseguire la libera docenza in Pediatria nel 1906, impresa eccezionale
per quei tempi per chi non appartenesse ad una
scuola universitaria.
Dopo una breve presenza nella Clinica Pediatrica
di Parma, poté finalmente ritornare a Modena, ove
non esistevano pediatri. La Facoltà di Medicina gli
conferì l’incarico di insegnamento della Pediatria
nel 1907, incarico che egli svolse nell’ospedale civile, essendogli stati affidati un ambulatorio e poi
alcuni letti come assistente volontario della Clinica
Medica. Simonini si impegnò con tutte le sue forze
per dar vita a un ospedale pediatrico, nonostante
gli ostacoli frapposti dalle amministrazioni sanitarie locali. Dopo alcuni anni (1911) riuscì a realizzarlo con l’aiuto economico di un filantropo, il cavaliere Pietro Siligardi. L’Istituto di Pediatria, divenuto poi Clinica Pediatrica universitaria, fu costruito
in adiacenza all’ospedale civile e fu diretto da Simonini per 25 anni. Fu allora considerato di avanguardia, anche rispetto ad analoghe strutture di
grandi città, comprendendo sale di degenza, stanze
per le madri, ambulatorio, laboratori, aula didattica, nonché locali per il cosiddetto “aiuto materno”,
vale a dire un asilo con balie per lattanti figli di
madri lavoratrici. Il pediatra modenese trascorreva
qui le sue giornate (“Mai riposo né svaghi”, diceva
di lui l’aiuto Zibordi), cercando di far fronte ad una
situazione sanitaria in quei tempi disastrosa, specie
nel settore dell’infanzia, che presentava una mortalità di oltre il 25% (la più alta dell’Emilia-Romagna).
Simonini vinse il concorso di professore universitario nel 1915, diventò ordinario nel 1919 e poi anche preside di facoltà nel 1922-23. Preparò molti
allievi, che, come lui, operarono con successo in
Pediatria numero 9 - settembre 2014
La nascita
della Pediatria
nella società
modenese
Giovanni Battista
Cavazzuti
Professore di Pediatria,
Università di Modena
e Reggio Emilia
Clinica, città e provincia, diresse la Scuola di Specializzazione in Pediatria sorta nel 1930 e organizzò
anche una intensa attività di assistenza e di educazione alle madri. Subito dopo il suo ritorno a Modena aveva creato la Società per la Protezione dei
Bambini Lattanti e la Scuola per le Madri. Non appena fu istituita l’Opera Nazionale Maternità e Infanzia ne divenne presidente nel 1926, arrivando
via via a far costruire e gestire sei “Case della madre
e del bambino”. Manifestando una straordinaria
filantropia, creò a sue spese due asili nido (Modena
e Carpi) e, nel 1919, la “Casa segreta per le madri
nubili”, che si rivelò preziosa per ridurre gli aborti,
gli infanticidi e gli abbandoni dei neonati. Ottenne
la direzione del brefotrofio e il suo trasferimento in
locali igienicamente corretti, riuscendo ad abbassare la mortalità addirittura dal 50 al 5%!
Passione scientifica e vocazione benefica lo indussero a due eccezionali realizzazioni: l’Istituto per
Un altro singolare e profondo interesse fu rappresentato dagli studi storici. Si tradusse in una cinquantina di pubblicazioni accurate ed acute, che lo
fecero considerare un vero storico della Medicina e
a far parte di diverse Accademie. Un buon numero
di contributi fu rivolto alla letteratura relativa alla
infanzia nella età antica e medioevale, alla storia di
Modena e ai suoi protagonisti medici. Ma Simonini
fu un’autentica rivelazione come paleografo, conducendo una vasta ricerca archivistica, portando
alla conoscenza dei cultori della materia codici medievali da lui scoperti, tra i quali il Codice Medicinae Varia dell’VIII secolo, conservato presso l’Archivio Capitolare di Modena e l’Herbolarium et
Materia Medica della Biblioteca Governativa di
Lucca. Rese anche noto il Libellus de egrotudinibus
infantium ac remedis di Bagellardo da Fiume, ritenuto il primo testo italiano di Pediatria. Ricoprì
l’incarico di insegnamento di Storia della Medicina
presso l’Università fin dal 1920. Socio della Accademia Nazionale di Scienze, Lettere ed Arti e della
Deputazione di Storia Patria per l’Emilia–Romagna, gli fu assegnato il Diploma di Onore della
Reale Società Rumena di Storia della Medicina.
Dopo il suo pensionamento del 1935, continuò
l’esercizio privato della professione e mantenne la
direzione dell’Istituto per Anormali Psichici e del
Preventorio Antitubercolare, benché le sue condizioni di salute fossero divenute precarie, dapprima
per una seria forma di diabete poi per un processo
tumorale. Morì nel 1942, compianto dall’intera
città, quale insigne maestro e benefattore. Riposa nella tomba di famiglia a Castelvetro. 
Nella pagina a fianco:
una foto di Riccardo
Simonini
Sotto: Julius Richmond
e Morris Green
Pianeta SIP
Anormali Psichici e del Carattere e il Preventorio
Antitubercolare di Sestola. Per la prima di queste
istituzioni acquistò nel 1928 una villa con parco
alla periferia della città per ospitare una sessantina
di ragazzi oligofrenici, psicopatici o neuropatici,
per tentarne, quando possibile, la riabilitazione e
l’educazione secondo i moderni metodi proposti
dal De Sanctis e da Maria Montessori. Il Preventorio Antitubercolare di Sestola, nell’alto Appennino
modenese fu da lui costituito nel 1934 prendendo
in affitto una colonia montana, poi acquistandone
i principali locali e costruendone di nuovi. I bambini a rischio familiare di TB o con forme iniziali di
questa malattia venivano qui ospitati per lunghi
periodi, fino ad accertata normalizzazione clinica
e radiologica.
Riccardo Simonini ha dato un importante contributo allo sviluppo della scienza pediatrica italiana
del suo tempo, pubblicando oltre 150 lavori, tutti
scritti di suo pugno, comprendenti svariate casistiche cliniche, ricerche epidemiologiche, esperienze
terapeutiche. Già nel 1914 al Congresso Nazionale
di Pediatria di Bologna aveva tenuto una relazione
pionieristica sulle ghiandole a secrezione interna,
frutto anche di suoi studi sperimentali sulle paratiroidi. Negli anni ‘30 le sue ricerche si rivolsero in
particolare al trattamento della tubercolosi, mettendo a punto un preparato che combinava un
vaccino e vari chemioterapici, il quale diede buoni
risultati. Nel 1919 fondò la rivista “La Clinica Pediatrica”, che diresse fino alla sua morte. Fu uno
dei migliori periodici pediatrici italiani del tempo,
che, oltre a far conoscere la grande laboriosità della sua scuola, vide la collaborazione di quasi tutti
i maestri della Pediatria delle altre sedi.
Sessant’anni
ben portati
Ha compiuto sessanta anni ma non li dimostra
il testo di Semeiotica pediatrica scritto da
Morris Green e Julius Richmond e pubblicato
da Saunders, Philadelphia nel 1954 con
il titolo “Pediatric Diagnosis”.
Il volume, in poco più di 400 pagine, fa il
punto sulla semeiologia clinica del neonato
e del bambino nelle diverse regioni corporee
e nelle principali patologie di interesse pediatrico, incluse quelle
a carico del sistema nervoso centrale (sviluppo neuropsicomotorio
e ritardo mentale).
La definizione dei sintomi, con la descrizione accurata degli effetti
clinici sul bambino, è seguita da una dettagliata diagnostica
differenziale delle patologie che quel sintomo può rivelare nel
quadro clinico. In questo modo la semeiotica diviene uno
strumento efficace per migliorare l’approccio diagnostico al
bambino. Il tutto con una dovizia di informazioni e di annotazioni cliniche che
supplisce e non fa rimpiangere l’assenza di illustrazioni iconografiche e che si
associa ad un collegamento stretto e continuo con i dati anamnestici utili e di
riferimento. Interessante, sotto il profilo storico, il capitolo sulla organizzazione
delle cure pediatriche in un’epoca lontana per tempo e per conoscenze,
affrontato insieme agli aspetti di Sanità pubblica e di prevenzione. Un paragrafo
del tutto pionieristico è dedicato alla cure del periodo prenatale e alle ricadute
sul neonato e sul bambino. (Giovanni Corsello)
Pediatria numero 9 - settembre 2014
21
Pianeta SIP
Un progetto
italiano contro
la carenza
di iodio
È
stata presentata presso l’Istituto “Giannina Gaslini” di Genova la campagna sociale di informazione e di educazione
alla salute infantile denominata “Progetto Italiano Contro la Carenza di Iodio in Pediatria”,
promossa su iniziativa di SIEDP, Società Italiana di
Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica. L’iniziativa prevede l’organizzazione, dal mese di ottobre
2014 a quello di maggio 2015, di dieci incontri educazionali in alcune scuole primarie e dell’infanzia
delle città di Genova, Torino, Milano, Bologna,
Pisa, Roma, Napoli, Potenza, Bari e Cagliari. In
più sono in programma una serie di incontri formativi a favore della classe medica.
“La persistente diffusione della carenza iodica in
Italia anche nelle zone costiere ‒ confermata dai
nuovi dati dell’Istituto Superiore della Sanità ‒ e
la mancanza di informazione non solo da parte
della cittadinanza ma anche da parte della classe medica”, ha spiegato Mohamad Maghnie,
Presidente SIEDP e Responsabile dell’UO di Endocrinologia clinica e sperimentale dell’Istituto
“Giannina Gaslini”, Università di Genova, “ci hanno indotti a promuovere una campagna trasversale,
che coinvolga quindi sia la cittadinanza – a partire
dalle giovani donne – sia la classe medica. L’assunzione insufficiente di iodio, in particolare da parte
delle donne in gravidanza, dei neonati e
di tutti i soggetti in età evolutiva
può essere la causa di un deficit intellettivo e cognitivo”.
I dati di vendita indicano
che circa il 55% di tutto
In programma una serie
di incontri formativi
con bambini e genitori e a
favore della classe medica
22
Pediatria numero 9 - settembre 2014
il sale venduto presso la grande distribuzione è sale
iodato. Inferiore è la percentuale di vendita di sale
iodato (23%) nella ristorazione collettiva. Ancor più
critica è la situazione nell’industria alimentare,
presso la quale la percentuale di vendita del sale iodato non supera il 7% di tutto il venduto. Le conseguenze della carenza nutrizionale di iodio costituiscono ancora oggi un grave problema sanitario e sociale. Si stima
infatti che circa il 29% della popolazione mondiale sia ancora
esposta alla carenza di iodio,
mentre in Italia circa il 12% della
popolazione è affetta da gozzo. In
collaborazione con gli Osservatori
Regionali per la Prevenzione del
Gozzo è stata analizzata la ioduria,
ovvero la concentrazione di iodio
in campioni di urine di bambini in
età scolare. I dati raccolti negli ultimi tre anni hanno mostrato che solo
in tre Regioni è stato raggiunto un
adeguato apporto di iodio.
Sempre in collaborazione con gli Osservatori Regionali per la Prevenzione del Gozzo è stato possibile effettuare la misurazione della ioduria in
un elevato numero di donne in gravidanza che non assumevano integratori contenenti iodio. I risultati ottenuti
hanno dimostrato una condizione di
insufficiente apporto iodico nelle donne esaminate, confermando l’importanza dell’integrazione iodica in gravidanza e durante l’allattamento, al fine
di garantire il raggiungimento dell’aumentato fabbisogno iodico in queste fasi della vita.
Anche la popolazione neonatale del nostro Paese
risulta ancora esposta agli effetti della carenza
nutrizionale di iodio, come confermato la persistente frequenza di valori elevati di un indicatore biologico specifico, il TSH neonatale.
La determinazione di questo ormone viene
utilizzata per lo screening neonatale
dell’ipotiroidismo congenito che è
obbligatorio per legge e che prevede
l’esecuzione del test in tutti i neonati.
Gli eventi educazionali nelle scuole
prevedono l’intervento di un team di pediatri della
SIEDP, oltre che di rappresentanti delle scuole e dei
Comuni coinvolti: illustreranno ad alunni e relativi
genitori, in modo semplice e divertente, l’importanza del consumo di alimenti ricchi di iodio a partire dal sale iodato, e ne promuoveranno l’assunzione costante. Ma la classe medica sembra non essere
del tutto consapevole dell’importanza del problema. Ad oggi, infatti, la raccomandazione del Ministero della Salute sul sale iodato e la Legge 55/2005
sulla iodoprofilassi non hanno trovato adeguata attuazione. Proprio per questo la Campagna prevede
anche la distribuzione del materiale informativo
alla classe medica e una serie di tavole rotonde di
aggiornamento che SIEDP promuoverà sul territorio
nazionale attraverso i suoi referenti regionali. 
Tre i vincitori del prestigioso riconoscimento: lo statunitense John O’Keefe dell’University College of London
e la coppia norvegese May-Britt ed Edvard Moser del Kavli Institute for Systems Neuroscience di Trondheim.
Motivazione del Nobel, aver individuato la base cellulare su cui si regge la funzione cognitiva dell’orientamento.
Dal 15 agosto 2014 i medici iscritti all’Al­
bo della professione sono tenuti a sotto­
scrivere una polizza di Responsabilità
Civile Professionale: l’obbligo è stato in­
trodotto con il D.P.R. 137/2012 del 7 ago­
sto 2012 e successivamente modificato
con il D.L. 69 del 21 giugno 2013. La RC
Professionale Medici protegge l’assicura­
to dalle richieste di risarcimento avanza­
te da terzi durante il periodo di validità
della polizza, in conseguenza di errori
professionali commessi durante lo svolgi­
mento dell’attività lavorativa. In caso di
sinistro, le spese legali di assistenza e di
difesa dell’assicurato sono coperte entro
il limite del 25% del massimale scelto.
L’assicurato è tutelato anche nel caso in
cui la struttura, la clinica o l’istituto a cui
presta la propria opera si rivalga contro di
lui ritenendolo personalmente responsa­
bile di danni arrecati a terzi.
Di seguito troviamo alcuni esempi di er­
rori o negligenze che i medici potrebbero
commettere:
^^errata o non tempestiva diagnosi del­
la patologia del paziente;
^^mancato riconoscimento di un’emer­
genza chirurgica;
^^errori nella prescrizione della terapia.
Chi sono i soggetti interessati dal provvedimento?
^^Il medico che esercita la professione
in qualità di libero professionista indi­
pendente;
il medico che esercita la professione in
^^
qualità di dipendente, consulente o colla­
boratore di strutture ospedaliere pubbli­
che o private, di cliniche o di qualsiasi al­
tro istituto autorizzato alla prestazione di
servizi sanitari o di supporto agli stessi.
Ma perché continuano a crescere i prezzi delle polizze assicurative destinate ai
medici, che in taluni casi arrivano a 15
o 16mila euro all’anno per specializzazioni come Chirurgia o Ginecologia?
La motivazione principale è il timore del­
le compagnie di Assicurazione: i sinistri
aumentano sempre di più e le compagnie,
sempre con maggiore frequenza, arriva­
no a disdettare i singoli rischi (in corso)
per evitare eccessivi costi. I dati dell’ANIA
(Associazione Nazionale fra le Imprese
Assicuratrici) sono molto eloquenti. Nel
2011, rispetto all’anno precedente, i pre­
Polizze: domande e risposte
Nobel per la Medicina e la Fisiologia 2014
La RC professionale
medici è obbligatoria
mi per i singoli assicurati sono cresciuti
del 5,5%. L’aumento delle polizze è legato
all’aumento dei sinistri denunciati dai
pazienti che nel 2011 hanno raggiunto i
31.500 casi. Le conseguenze sono sotto gli
occhi di tutti. Da una parte ci sono i me­
dici, in difficoltà per i costi eccessivi del­
le polizze assicurative e spesso anche nel­
l’impossibilità di trovare compagnie di­
sposte a erogarle. Dall’altra c’è il sistema
assicurativo, che dichiara di soffrire di
perdite economiche dovute ai rapporti
sempre più difficili con gli assicurati ed
alle lungaggini del nostro sistema giudi­
ziario che non offre adeguate soluzioni al
problema.
Come si pongono rispetto al mercato le
polizze studiate dalla Società Italiana di
Pediatria?
La SIP è stata una delle prime Società
scientifiche ad attivare un programma
assicurativo a favore dei propri associati.
Pur con le difficoltà sopra menzionate, la
SIP è ancora una delle poche realtà ad
aver mantenuto in essere una convenzio­
ne a favore dei propri iscritti. Le polizze
Rino Agostiniani
Tesoriere SIP
di Responsabilità Civile Professionale sti­
pulate dalla SIP con AM Trust e Torus so­
no sotto forma di “convenzione”. Si è
sfruttato il concetto di collettività per ot­
tenere le migliori condizioni normative e
di premio applicato.
^^I massimali assicurati (€ 3.000.000 e €
5.000.000) sono tra i più alti ottenibili dal
mercato assicurativo.
^^La retroattività della polizza AM Trust
è di 7 anni (10 per i casi di colpa grave)
mentre quella di Torus è pari a 5 anni.
^^Altra caratteristica positiva è la possi­
bilità di attivare una garanzia postuma di
5 anni per i casi di cessazione dall’attività
professionale svolta.
^^I premi applicati sono tra i più com­

petitivi sul mercato.
Pediatria numero 9 - settembre 2014
23
La clinica
Polmonite:
è sufficiente
l’ecografia?
Q
uesto articolo nasce come risposta e
chiarimento, che crediamo opportuno, ad un precedente articolo pubblicato su “Pediatria” nel numero 5 del
maggio 2014. L’articolo, facendo riferimento ad uno studio condotto da
ricercatori del Cincinnati Children’s Hospital su 37
pazienti (età: 3 mesi-18 anni) e presentato come
“poster” al meeting annuale della European Society for Paediatric Infectious Diseases, suggeriva
la possibilità di rimpiazzare del tutto la radiografia
del torace con l’esame ecografico polmonare “all
in one”. Questa affermazione, per quanto desti un
evidente interesse soprattutto in termini di riduzione dell’esposizione a radiazioni ionizzanti per
il paziente (un radiogramma equivale a 2-3 giorni
di esposizione alla radiazione di fondo ambientale
in Italia) e per la più semplice disponibilità dello
strumento diagnostico necessario, suscita parecchie perplessità in noi pediatri.
Come ben illustrato nelle linee guida britanniche,
le indicazioni per effettuare la radiografia del torace nel bambino con sospetta polmonite sono
limitate a specifici casi e questo esame comunque
non va mai considerato come esame routinario né
nella diagnosi, né nel follow-up. Anche l’importante utilizzo dell’ecografia polmonare come esame complementare alla radiografia del torace nei
processi infettivi polmonari complicati è noto ed
indiscutibile, ad esempio per la conferma e la valutazione di versamenti pleurici, l’esecuzione di
toracocentesi o il posizionamento di un tubo di
drenaggio pleurico e così via. La recente tendenza
ad estendere l’utilizzo dell’ecografia polmonare
“all in one” in campo pediatrico nasce da una di-
Renato Cutrera
Direttore UOC
Broncopneumologia
- Ospedale Pediatrico
Bambino Gesù, Roma
Nicola Ullmann
UOC Broncopneumologia
24
Sono necessari
nuovi studi
ben condotti
con risultati
più convincenti
Pediatria numero 9 - settembre 2014
- Ospedale Pediatrico
Bambino Gesù, Roma
Paolo Tomà
Dipartimento Immagini Ospedale Pediatrico
Bambino Gesù, Roma
retta traslazione dal mondo dell’adulto, che però
sappiamo comprende patologie respiratorie molto
diverse da quello pediatrico. Lo studio ecografico
sul polmone inoltre è inevitabilmente limitato
dalla presenza di aria che costituisce un ostacolo
insormontabile per il fascio ultrasonoro (ad eccezione delle finestre acustiche come nel caso di
atelettasia o consolidazione superficiale). Le informazioni che si ottengono dall’ecografia polmonare derivano infatti dagli artefatti prodotti
dalla superficie dell’organo areato, rendendo tale
indagine un’analisi per segni e non una diagnostica per immagini. Semplificando, il polmone o
non è “visualizzabile” o si “vede” solo qualche
spicchio di dubbia interpretazione. L’ecografia è
in grado di raffigurare consolidazioni ed atelettasie solo se superficiali e comunque non può differenziare le due diverse realtà cliniche in modo
attendibile.
Di fatto il commento più negativo riguarda la fascia d’età presa in considerazione, che varia dal
lattante all’adulto. Un range che comprende caratteristiche anatomiche e relative manifestazioni dei
microorganismi patogeni completamente differenti: in pratica atelettasia vs. consolidazione.
Inoltre, nel bambino piccolo con un polmone ancora in via di sviluppo, la “polmonite rotonda” non
a contatto con la parete risulta essere più frequente rispetto al mondo dell’adulto, per mancata diffusione dell’essudato delle vie aeree terminali agli
alveoli. Alla luce di tutti questi limiti, vi affidereste
alle sole informazioni ecografiche per prendere
una decisione clinica o terapeutica? L’utilizzo
dell’ecografia polmonare nelle realtà delle rianimazioni come ausilio di rilievi clinici, di esami
diagnostici giornalieri e di monitoraggio clinico
continuo non va tradotto in un messaggio generalista e, se non correttamente affrontato, potenzialmente pericoloso. Al momento, crediamo pertan-
La clinica
to azzardato che dei fenomeni acustici, limitati
inoltre da valutazioni soggettive e poco riproducibili, possano essere considerati come proiezioni
dirette di strutture anatomiche e proposti come
unico strumento per una affidabile diagnosi di
polmonite. Le evidenze disponibili al momento in
letteratura sono poche e spesso poco convincenti.
D’altro canto riteniamo che esplorare nuove potenzialità diagnostiche dell’ecografia polmonare
che riducano la dose di radiazioni nei piccoli pazienti e che possano essere più facilmente
impiegate anche in condizioni logistiche meno “agiate” sia utile e di grande
interesse. Stimolante potrebbe anche
essere valutare le reali indicazioni nel
follow-up delle consolidazioni, sapendo che le immagini si risolvono tardivamente rispetto alla clinica e possono
creare malintesi.
In futuro sono necessari nuovi studi ben condotti, su
popolazioni pediatriche
omogenee e con risultati
più convincenti. Il potenziale pericolo che
dobbiamo evitare dal­
l’accettazione acritica di questa recente
tendenza non è l’utilizzo dell’ecografia
polmonare in ambito pediatrico, ma la
possibile ambiguità del messaggio e
l’abuso di questo
esame diagnostico
in situazioni o modalità non appro
priate.
^^
Harris M et al. British Thoracic Society guidelines for
the management of community acquired pneumonia in
children: update 2011. Thorax 2011;66(Suppl 2):1-23.
^^
Balfour-Lynn IM et al. BTS guidelines for the
management of pleural infection in children. Thorax
2005;60(Suppl 1):1-21.
^^
Coppeti R et al. Lung diagnosis of pneumonia in
children. Radiol Med 2008;113:190-198.
^^
Tomà P, Owens CM. Chest ultrasound in children:
critical appraisal. Pediatr Radiol 2013;43(11):1427-34.
^^
Riccabona M. Ultrasound of the chest in children
(mediastinum excluded). Eur Radiol 2008; 18:339-9.
Pediatria numero 9 - settembre 2014
25
La clinica
D
26
ati epidemiologici incontrovertibili confermano che le vaccinazioni
contro Haemophilus influentiae e
pneumococco hanno ridotto le
malattie connesse a queste infezioni: meningiti e otiti medie in primo luogo. Considerato l’alto tasso di complicanze e di esiti correlati con tali infezioni, possiamo ritenere questa
vaccinazione una misura di prevenzione preziosa
ed efficace a tutela della salute dei bambini. La
diagnosi di otite media acuta non sempre è agevole nelle prime età della vita, per la variabilità
dei segni clinici correlati e la scarsa compliance
del bambino. In questa età della vita (0-2 anni)
l’otite media è particolarmente frequente (sino al
70% dei bambini in alcune casistiche), soprattutto in periodi epidemiologicamente ad alto rischio
quali quelli invernali e nei bambini a più alto tasso di contagio come quelli precocemente scolarizzati. Tutto ciò non avviene per caso e dipende
anche da fattori connessi con l’evoluzione della
specie umana (filogenesi) e del singolo individuo
(ontogenesi).
Pediatria numero 9 - settembre 2014
Otite media
ed evoluzione
umana:
una
relazione
di causa-effetto
Filogenesi
Giovanni Corsello
Presidente SIP
L’uomo è un organismo che ha assunto una postazione eretta e una andatura bipede nel corso della
sua evoluzione. Percorso che è cominciato circa 5
milioni di anni fa con i primi ominidi, ed è proseguito circa due milioni di anni fa, quando i primi soggetti appartenenti al genere Homo si sono
differenziati grazie ad una significativa espansione della corteccia cerebrale. Solo 200.000 anni fa
l’Homo sapiens ha sviluppato ulteriori funzioni,
tra cui il linguaggio, ed ha avviato una politica di
controllo personale e sociale del territorio circostante. Bisogna aspettare molto tempo per attendere lo sviluppo dell’agricoltura (10.000 anni fa) e
per l’inizio di quella storia dell’uomo in cui siamo
inscritti. Non tutto questo processo è intervenuto
senza eventi avversi. L’andatura bipede ha provocato disordini a carico della colonna vertebrale,
dell’anca, del collo, dei piedi, aumento del tasso di
complicanze nel corso della gravidanza e del parto, incremento di alcune malattie acute, specie in
età evolutiva, tra cui appunto l’otite media. L’andatura eretta ha provocato infatti una ipertrofia
del muscolo sternocleidomastoideo, che ha esercitato una maggiore forza di trazione sul processo
mastoideo dell’osso temporale, provocandone un
incremento di volume e una parziale pneumatizzazione. Il collegamento di queste celle di aria con
l’orecchio medio è un fattore protettivo e favorisce tra l’altro la clearance delle secrezioni (crea un
reservoir di aria più ossigenata e
contribuisce a regolare i regimi
pressori della regione). In presenza
di più ossigeno e meno CO2 il rischio
di infezioni si riduce e sono più efficaci i meccanismi di protezione antinfettiva. La presenza
della tuba di Eustachio tra rinofaringe ed orecchio medio da un lato favorisce la migrazione di
germi presenti in grande copia nelle vie aeree superiori, ma nello stesso tempo promuove lo scarico delle secrezioni provenienti dall’orecchio medio, in sinergia con la masticazione e la muscolatura del palato. La stessa filogenesi che ha creato
le condizioni per un potenziale incremento del
rischio infettivo nelle vie aeree superiori, ha contestualmente messo in atto una serie di processi e
di meccanismi protettivi in grado di minimizzarne il rischio.
La clinica
Eliminare i rischi
correlati alle infezioni
di due germi
altamente patogeni
per cui esiste
un vaccino efficace
è un beneficio
da assicurare
a tutti i bambini
Ontogenesi
Nei primi anni di vita dell’uomo, i meccanismi che
stanno alla base delle funzioni di fonazione, masticazione, deglutizione, respirazione sono assenti
o incompleti. La tuba di Eustachio è nel neonato
orizzontale ed assume il suo assetto definitivo con
l’estremità distale rivolta verso il basso in età scolare e nell’adolescente. La pneumatizzazione e il
volume del processo mastoideo si completano intorno al terzo anno di vita, la muscolatura e la
morfologia del palato e dell’arco velopalatino sono
immaturi, con la conseguenza che le secrezioni
rinofaringee tendono più facilmente a raggiungere
l’orecchio medio, a ristagnare e ad infettarsi anche
per il ridotto tenore di ossigeno e di variazione
pressoria rispetto a quelli che si osservano in soggetti adulti. Da qui, l’alto tasso di otiti medie
nell’infanzia, il frequente ricorso a trattamenti antibiotici spesso inutili (per la frequente eziologia
virale delle infezioni) e nello stesso tempo rischiosi (per la possibilità di indurre resistenze antibiotiche in germi residenti) e costosi per la famiglia e
per il sistema sanitario.
L’otite media è quindi una malattia collegata alla
nostra evoluzione, che va adeguatamente trattata
e controllata anche per i suoi rischi a distanza, soprattutto nelle prime età della vita ove è più frequente per lo sviluppo incompleto di organi e apparati. Bisogna riconoscere la malattia, affrontarla
con un adeguato armamentario di procedure che
non si esauriscono nel trattamento antibiotico (da
riservare ai casi con segni clinici e/o umorali di
infezione batterica), ma che prevedono interventi
di supporto per favorire il ricambio aereo nella regione, la clearance delle secrezioni, la adeguata
postura, il controllo dell’ipertrofia adenotonsillare
e così via.
Poiché prevenire continua ad essere sempre meglio che curare, eliminare i rischi collegati con le
infezioni di due germi altamente patogeni per cui
esiste un vaccino efficace è un beneficio da assicurare a tutti i bambini nei primi anni di vita. Ricordiamolo a tutti i genitori quando sentiamo dubbi,

perplessità o incertezze sulle vaccinazioni.
^^
Van Santen KL, Bednarczyk RA, Adjaye-Gbewonyo D,
Orenstein WA, Davis R, Omer SB. Effectiveness of
pneumococcal conjugate vaccine in infants by maternal
influenza vaccination status. Pediatr Infect Dis J
2013;32(11):1180-4 DOI: 10.1097/INF.0b013e3182a26752
^^
Stockmann C, Ampofo K, Hersh AL, Carleton ST,
Korgenski K, Sheng X, Pavia AT, Byington CL.
Seasonality of acute otitis media and the role of
respiratory viral activity in children. Pediatr Infect Dis J
2013;32(4):314-9 DOI: 10.1097/INF.0b013e31827d104e
Pediatria numero 9 - settembre 2014
27
Pediatri inFormazione
23,4%
Italiani che nell’ultimo anno hanno assunto farmaci con obbligo di prescrizione senza consultare il medico.
I farmaci più usati in autonomia sono gli antidolorifici, indicati dal 55,1% degli intervistati, anche se non mancano
gli antibiotici (37,3%), gli antistaminici e gli antipiretici e addirittura, per il 5,9% del campione, gli psicofarmaci.
Dati Demoskopea per Dottori.it
Il caso clinico
La semeiotica
Sanguinamento
digitale
vaginale:
in casi clinici
una
soluzione
più
interattivi
semplice del previsto
I contributi “multimediali”
degli specialisti
in formazione in Pediatria
Caso clinico
La “semeiotica digitale”, che mai come negli ultimi
anni si è imposta nella pratica clinica quotidiana di
ogni specialità e di ogni pediatra, è stata la vera protagonista della partecipata sessione multimediale ONSP
al 70° Congresso Nazionale di Pediatria di Palermo e
lo sarà nuovamente a Pavia nell’ambito dei lavori
dell’XI Congresso Nazionale dell’Osservatorio. Grazie
anche alla collaborazione di Liviana Da Dalt per l’Editorial Board di “Pediatria”, i migliori contributi selezionati per le comunicazioni orali dei due eventi verranno offerti in questa rubrica nei prossimi numeri.
Oltre al caso clinico, corredato dalla riproduzione del
supporto multimediale utilizzato e dirimente per l’inquadramento diagnostico, sarà possibile grazie ad un
commento approfondire il percorso terapeutico ed infine cimentarsi in brevi quiz a risposta multipla che
faciliteranno il processo di autoapprendimento.
Ringraziamo ancora una volta tutti gli specialisti in formazione in Pediatria che, anche in questa occasione,
hanno riposto numerosi ed entusiasti all’iniziativa. 
a cura di Davide Vecchio
Il Direttivo ONSP
Valentina Ferraro
Massimo Bellettato
Scuola di Specializzazione
in Pediatria, Dipartimento di
Salute della Donna e del
Bambino - Università degli
Studi di Padova
Dipartimento MaternoPediatrico, UOC Pediatria Ospedale San Bortolo,
Vicenza
Giulia, 8 anni, giunge alla nostra attenzione per comparsa da alcuni mesi di perdite
vaginali brunastre di lieve entità, riferite
cicliche ogni 30 giorni circa. Nega recenti
traumi pelvici, nega l’introduzione in vagina di corpi estranei. Vengono inoltre riferiti episodi di addominalgia (talvolta correlati alle perdite). La piccola soffre di cefalea frontale, la sera, con frequenza di circa
1-2 attacchi al mese, responsiva al paracetamolo. Null’altro da segnalare in anamnesi. All’obiettività Giulia si presenta in buone condizioni generali. FC 90 bpm, PAO
110/72mmHg, SatO2 98% in aa, PC 24 kg
(15°perc.), H 121 cm (15°perc.). Obiettività
cardio-toraco-addominale ed esame neurologico nella norma. Cute e mucose rosee,
non petecchie né ematomi, non irsutismo
né acne. Sviluppo puberale Stadio 1 secondo la Scala di Tanner (B1-P1). Genitali femminili esterni normoconformati per età;
grandi e piccole labbra integre, meato vaginale indenne, imene integro, non segni
di sanguinamento. Regione perianale indenne. Ad un approfondimento diagnostico si riscontra emocromo nella norma,
eccetto per eosinofilia (E 21,6%), profilo
emocoagulativo nella norma, tampone vaginale per batteri negativo, ecografia pelvi-
^^
Garden AS. Vulvovaginitis and other common childhood
gynaecological conditions. Arch Dis Child Educ Pract Ed
2011;96(2):73-8 DOI: 10.1136/adc.2009.181883
^^
Kashyap B, Samantray JC, Kumar S, Jhamb R, Singh AK, Kaur IR.
Recurrent paediatric pinworm infection of the vagina as a potential
reservoir for Enterobius vermicularis. J Helminthol 2014;88(3):381-3
DOI: 10.1017/S0022149X13000345
^^
Burkhart CN, Burkhart CG. Assessment of frequency, transmission,
and genitourinary complications of enterobiasis (pinworms). Int J
Dermatol 2005;44(10):837-40.
28
Pediatria numero 9 - settembre 2014
Bambini con un handicap visivo grave nel
mondo, di cui 17,5 milioni sono ipovedenti
e 1,4 milioni sono ciechi. In Italia ci sono
362 mila non vedenti e oltre 1 milione
di ipovedenti tra piccoli e adulti.
93%
Genitori che commettono almeno 1 errore grave
nel montaggio o nell’utilizzo dei seggiolini auto
secondo uno studio presentato all’American
Academy of Pediatrics (AAP) National Conference
& Exhibition di San Diego.
Figura 1: Ecografia pelvica
Utero (diam. 2,47 cm)
ca che dimostra isterometria e volume ovarico prepubere (Fig. 1). Viene inoltre eseguita radiografia mano e polso, che descrive età ossea di 10 anni, ovvero di 2 anni in
eccesso rispetto all’età anagrafica; alla luce
di tale reperto viene quindi eseguito il dosaggio ormonale su sangue, che risulta nella norma. Solo dopo alcuni giorni di ricovero, Giulia riferisce nuovo episodio di
sanguinamento, che ci permette di osservare una macchia brunastra compatibile
con secrezioni simil-fecali negli slip (Fig.
2). Si segnala contemporanea persistenza
di obiettività perineale e vulvare indenne,
non prurito. L’eosinofilia e la secrezione
brunastra ci inducono ad effettuare coprocoltura e scotch-test: mentre la coprocoltura risulta negativa, lo scotch-test risulta
positivo per uova di Enterobius Vermicularis. Viene quindi posta diagnosi di parassitosi da Enterobius Vermicularis, ovvero
ossiuriasi, ed intrapresa terapia con antielmintici con scomparsa delle perdite ematiche; ad oggi, ovvero dopo circa 2 mesi,
Giulia persiste asintomatica.
Ovaio sinistro (diam. 1,5 cm)
Commento
L’enterobiasi od ossiuriasi è l’infezione intestinale causata dall’Enterobius Vermicularis, un piccolo verme nematode filiforme
e bianco che tipicamente abita il cieco,
l’appendice e le aree adiacenti di ileo e colon ascendente. Dopo la fecondazione, i
maschi vanno rapidamente incontro a lisi,
mentre le femmine disaderiscono dalla
mucosa e – prevalentemente durante la
notte – migrano verso l’ano, dove depongono fino a 15.000 uova. L’infezione umana si trasmette per via orofecale (compresa
l’autoinoculazione) e colpisce circa il 30%
dei bambini in tutto il mondo. Le manifestazioni cliniche dell’infezione da ossiuri
sono generalmente il prurito perianale o
perineale notturno e il dolore addominale.
La diagnosi viene effettuata tramite l’esecuzione dello scotch-test; inoltre agli esami ematochimici tipico è il reperto di un
rialzo della percentuale di eosinofili nel
sangue periferico. Come descritto in letteratura, nelle bambine la femmina di Enterobius Vermicularis può migrare dall’ano
TEST
Domande autoapprendimento
1. In una bambina prepubere e di razza caucasica, quale tra le seguenti è la causa
più comune di sanguinamento vaginale, in assenza di altri sintomi:
£ a. Prolasso uretrale
£ b. Pubertà precoce
£ c. Ossiuriasi
£ d. Discoagulopatia
£ e. Vulvovaginiti batteriche
2. L’infezione da Enterobius Vermicularis nelle bambine:
£ a. È esclusivamente localizzata alla regione perianale
£ b. È esclusivamente localizzata al cieco
£ c. Può migrare dal cieco all’ano e dall’ano alla vagina
£ d. È generalmente localizzata allo stomaco e al duodeno
£ e. È una situazione molto rara, il nematode non infetta il sesso femminile
alla vagina e deporre le uova nel canale
vaginale, determinando flogosi della mucosa vaginale. Tale danno tissutale si manifesta clinicamente con prurito vaginale
e talvolta sanguinamento.
Ma quali sono le altre possibili cause di
sanguinamento vaginale in una bambina
in età pre-pubere? Inizialmente si deve
raccogliere in maniera approfondita
l’anamnesi ed effettuare un attento esame
obiettivo, in quanto le cause più comuni
sono l’introduzione in vagina di corpi
estranei, le lesioni da trauma, le vulvovaginiti, le patologie dermatologiche e il prolasso uretrale. Tra le cause meno comuni,
ma comunque da non sottovalutare, ritroviamo invece la pubertà precoce vera o
centrale (gonadotropino-dipendente), la
pubertà precoce periferica (gonadotropina-indipendente) e le varianti della maturazione puberale (come ad esempio il menarca prematuro isolato), la cui diagnosi
differenziale viene effettuata tramite il dosaggio su sangue degli ormoni sessuali e
tiroidei, l’ecografia pelvica (per valutare
isterometria e volume ovarico) e la radiografia del polso e mano sinistra per valutare l’età ossea. Nel caso clinico che vi abbiamo presentato, l’eosinofilia, la visualizzazione diretta della secrezione brunastra
negli slip e la negatività degli esami diagnostici effettuati hanno permesso di porre il sospetto, successivamente confermato
allo scotch-test, di ossiuriasi con infestazione vaginale. Giulia ha quindi intrapreso terapia antielmintica specifica con

scomparsa delle perdite ematiche.
Le risposte alle domande sono
1 e; 2 c
Ovaio destro (diam. 1,19 cm)
Figura 2: Slip con secrezione brunastra
Pediatri inFormazione
18,9 milioni
Pediatria numero 9 - settembre 2014
29
Fitoterapia
75,7%
Bambini italiani tra i 3 ed i 5 anni che non sono mai andati dal dentista secondo i dati presentati dal Servizio Studi ANDI
(Associazione Nazionale Dentisti Italiani). La percentuale scende a 35,2% tra i 6 ed i 10 anni e al 20,1% per i ragazzi tra
gli 11 e i 13 anni. “Durante l’infanzia è il pediatra a occuparsi dei denti del piccolo paziente e sta a lui quindi individuare
eventuali disturbi e suggerire visite specialistiche”, commenta Sergio Turco, responsabile dei piani di cura per i bambini
dei centri odontoiatrici Samadent.
Controllo della tosse
con complessi molecolari naturali
Vitalia Murgia
News
La tosse acuta e persistente che accompagna le infezioni respiratorie delle alte vie
aeree è un sintomo comune e poco controllabile in età pediatrica e adulta. A oggi non
esiste una molecola di sintesi che tratti con
efficacia e sicurezza questa tosse, che tende
a persistere a lungo. Se ne riporta una durata superiore alla settimana nel 50% dei
bambini con infezione respiratoria acuta
delle alte vie. Ciò comporta un’aumentata
richiesta di cure mediche e pare favorire la
prescrizione inappropriata di antibiotici.
Per tutto ciò sono interessanti i risultati di
uno studio clinico multicentrico, randomizzato, in doppio cieco e controllato con
placebo pubblicato recentemente sull’Italian Journal of Pediatrics. Il prodotto testato nello studio e controllato con placebo è
un dispositivo medico a base di sostanze
naturali complesse: saponine e resine da
Grindelia, polisaccaridi da Piantaggine, flavonoidi da Elicriso e miele, note per la loro
azione protettiva, emolliente e antiossidan-
30
te. Una particolare combinazione di sostanze naturali complesse di cui in vitro è
stata confermata l’azione meccanica di barriera sulla mucosa faringea. Lo studio clinico si proponeva di valutare la
variazione del punteggio della
tosse diurna e notturna (misurato dal ricercatore con uno
score validato), ai giorni 0, 4 e
8 in bambini affetti da tosse
di durata >7 giorni e <3
settimane. Nello studio sono stati arruolati 102 bambini di età
3-6 anni (51 in attivo e 51 in placebo),
esclusi bambini
che assumevano
terapie anti-tosse
o che potessero
influenzare l’andamento del problema. Sulla tosse notturna il dispositi-
Pediatra, docente al Master
di II livello in Fitoterapia “Sapienza” Università di Roma
vo medico si è dimostrato significativamente più efficace rispetto al
placebo già dal quarto giorno
di trattamento (p=0,03). In
un sottogruppo di bambini
con tosse più intensa (score
≥ 3) il numero di bambini
migliorati al giorno 4 era significativamente superiore
nel gruppo trattato rispetto al
gruppo in placebo (p=0,03). 
^^
Canciani M, Murgia V, Caimmi D, Anapurapu
S, Licari A, Marseglia GL. Efficacy of Grintuss®
pediatric syrup in treating cough in children: a
randomized, multicenter, double blind,
placebo-controlled clinical trial. Ital J Pediatr
2014;40:56 DOI: 10.1186/1824-7288-40-56
2nd Congress on Paediatric
Palliative Care: a Global Gathering
Si svolgerà a Roma presso l’Auditorium Antonianum di
viale Manzoni 1 dal 19 al 21 novembre 2014 il 2nd Congress on Paediatric Palliative Care – “A global Gathering”.
L’obiettivo di questo Congresso, a cui la SIP ha concesso
il patrocinio, è quello di coinvolgere un vasto numero di
professionisti impegnati a vario titolo nell’assistenza di
bambini con malattie gravi e/o fonte di sofferenza e che
ne minacciano la sopravvivenza o l’aspettativa di vita,
fornendo un forum internazionale per la condivisione di
conoscenze ed esperienze e l’approfondimento delle problematiche attuali e delle nuove prospettive di cura e di
ricerca nell’ambito delle cure palliative al bambino e alla sua famiglia. La lingua ufficiale del Congresso è l’inglese, con la traduzione simultanea in italiano di tutte le
presentazioni in sessione plenaria.
Per incoraggiare il lavoro e l’impegno di giovani ricercatori nel settore delle cure palliative pediatriche è prevista l’assegnazione di uno o più premi, denominati: “No
Pediatria numero 9 - settembre 2014
Pain For Children Award For Excellence In Paediatric
Palliative Care”. Verranno assegnati un primo premio di
€ 6.000 e di fino a tre premi di € 3.000 ai migliori abstract presentati da autori di età inferiore ai 35 anni.
Informazioni dettagliate riguardo all’organizzazione e ai
contenuti del Congresso e alle modalità di iscrizione, registrazione sono reperibili sul sito della Fondazione Maruzza (www.maruzza.org) o direttamente sul sito del
Congresso http://www.maruzza.org/congress-2014/ 
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