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Comportamento agronomico di impianti superintensivi in tre aree

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DOSSIER OLIVi
Comportamento agronomico
di impianti superintensivi
in tre aree olivicole italiane
TIZIANO CARUSOI - GIUSEPPE CAMPISII - FRANCESCO PAOLO MARRAI - SALVATORE CAMPOSEO3
GAETANO ALESSANDRO VivALDi3 - PRIMO PROIETTA - LUIGI
' Dipartimento Demetra - Università di Palermo
Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali - Università di Perugia
1 Dipartimento di Scienze Agro-Ambientali e Territoriali - Università di Bari Aldo Moro
1
S
econdo il Consiglio Oleicolo
Internazionale (COI), la produzione mondiale di olio d'oliva è
aumentata di pari passo con i consumi attestandosi, nel 2010, su circa 2,8
milioni di t. Il potenziale produttivo
della Spagna è ampiamente cresciuto
(circa 1,2 milioni di t) ed è cambiato il
ruolo, sui mercati mondiali, di alcuni
Paesi della sponda meridionale (Tunisia e Marocco) e orientale (Turchia
e Siria) del Mediterraneo e di alcuni
Paesi dell'Emisfero Sud del pianeta
(Cile, Australia, Argentina, ecc.). È verosimile che le produzioni dei Paesi
olivicoli "emergenti", soddisfatte le
modeste esigenze interne, nei medio/
lungo periodo possano essere indirizzate sul mercato internazionale, aumentando ulteriormente il livello di
competizione.
Diverse sono le cause che hanno
determinato il progressivo arretramento dell'Italia sul mercato oleario mondiale ma, senza dubbio, l'eccessivo
divario dei prezzi, determinati dai più
elevati costi di produzione rispetto ad
altri Paesi, ha giocato un ruolo non indifferente. Nel recente passato la redditività degli impianti dell'olivicoltura
dei Paesi dell'Ue è stata sostenuta da
sussidi; con l'apertura dell'area del libero scambio e il taglio delle sovvenzioni, azioni che è previsto vengano
applicate a partire dal 2014, per evitare che la nostra olivicoltura finisca
per assolvere solamente a funzioni paesaggistiche e di tutela del territorio,
diverrà indispensabile riorganizzare
l'intero comparto (Codini, 2010).
Con riferimento a quest'ultimo
aspetto, a partire dagli anni '90 in
6O FRUTTICOLTURA -n. 9 -2012
-» Fig. 1 - Sicilia, parete di vegetazione tipica dell'olivato superintensivo.
Spagna, è stato sviluppato un nuovo
sistema colturale, che in Italia viene
definito "superintensivo" in relazione
all'elevata densità d'impianto (1.2002.000 piante/ha), basato fondamentalmente su tre cultivar (Arbequina,
Arbosana e Koroneiki) contraddistinte
da ridotto vigore e da precoce fruttificazione. Le piante, allevate ad asse
centrale e disposte secondo un sesto
rettangolare (3,5-4,0 m x 1,2-1,6 m),
formano pareti di vegetazione (Fig. 1)
che consentono la raccolta meccanica
in "continuo", con l'ausilio di macchine scavallataci, ampiamente utilizzate
in viticoltura (Fig. 2).
Dai primi sei ettari realizzati nel
1994, il modello superintensivo spagnolo si è diffuso in numerosi Paesi
interessando una superficie di circa 100.000 ha (Mateu et al., 2008).
In Italia, l'introduzione del modello superintensivo è iniziata nel 2001
(Codini e Bellomo, 2002) e oggi può
contare quasi 1.000 ha (Glint, 2011).
Per ottenere risultati economicamente
soddisfacenti, l'oliveto superintensivo
deve mantenere fruttificazioni elevate
e costanti per almeno 20 anni (Tous
ef al, 2012). Emerge, tuttavia, la necessità di risolvere alcune difficoltà di
gestione colturale del sistema d'impianto in argomento, soprattutto per
quanto attiene alla funzionalità della
TAB. 1 - CARATTERISTICHE DEGLI OLIVETI SUPERINTENSIVI IN SPERIMENTAZIONE
(CV ARBEQUINA).
Sito
SSSWffi
^•M^B^^^H^^
•» Fig. 2 - Macchina scavallatrice in fase di
raccolta di un'oliveto superintensivo in Sicilia.
» Fig. 3 - Particolare di fruttificazione
di "Arbequina" in prossimità della raccolta
(Valenzano, Bari).
*- Fig. 4 - L'oliveto superintensivo nel quale
sono state condotte le prove in Umbria.
^ Fig. 5 - Sicilia, irrigazione a goccia
in oliveto superintensivo.
A-diimpianto
Sesto
Densità di impianto
di impianto
(piante ha ')
(m) ^••«•^^^
^•••^•^^^^^^H^^^mmmm^m ^^^^^•••HM•^^^•^^^^^••••^MH^^^^••••••^Ml
••i^l^^^^B^^^^BHHl^^MH
Sicilia
37°46'N
12°30'E
160
2005
3 , 5 x 1 ,5
1.905
Puglia
41°01'N
16°45'E
110
2006
4 , 0 x 1 ,5
1.666
Umbria
42°57'N
12°25'E
350
2006
4 , 0 x 1 ,5
1.666
chioma in rapporto alle caratteristiche
ambientali del sito di coltivazione ed
alle pratiche colturali.
Nell'olivicoltura italiana, larga parte della quale ricade in una vasta area
geografica che si estende per circa 7°
di latitudine (37°- 43° N) e ad un'altitudine compresa tra il mare e i 400
m s.I.m., assume grande interesse verificare la flessibilità nell'adattamento
degli impianti superintensivi al variare delle condizioni ambientali. A tale
obiettivo si è ritenuto di poter dare un
primo contributo attraverso indagini
collegiali condotte da tre diversi istituti di ricerca che operano in altrettante
importanti regioni olivicole italiane e
dei cui risultati si riferisce nel presente
lavoro.
dal colletto. È stato così possibile calcolare l'area della sezione del tronco
(AST), la produzione per ettaro e l'efficienza produttiva (EP), espressa come
rapporto tra la produzione per albero
e l'area della sezione del tronco. I dati
produttivi rilevati nei due anni d'indagine sono stati integrati con quelli relativi agli anni precedenti. Dalla
massa di olive raccolte sono stati prelevati tre campioni di frutti da ciascuno dei quali è stato estratto l'olio per
le analisi chimiche e sensoriali eseguite secondo i metodi ufficiali (Reg. Uè
61/2011).
Le ricerche effettuate
In tutti e tre gli impianti l'entrata
in produzione è avvenuta alla terza
vegetazione in campo (Fig. 6A). Tuttavia, mentre in Puglia e in Sicilia la
produzione media ha raggiunto valori di circa 2,5 kg/pianta, in Umbria la
quantità dei frutti raccolti è risultata
piuttosto esigua (0,2 kg/pianta). Alla
quarta vegetazione i valori della produzione sono aumentati considerevolmente raggiungendo: 5,6 kg/pianta in
Puglia (+65%); 4,6 kg/pianta in Sicilia (+42%); 2,2 kg/pianta in Umbria
(+65%). Nella successiva annata, ovvero alla V foglia, le piante in studio
in Umbria hanno ulteriormente incrementato la produzione (5,0 kg/pianta)
che è invece rimasta pressoché stabile
negli altri due siti (circa 5,5 kg/pianta).
La maggiore produzione (7,0 kg/
pianta) è stata rilevata alla VI vegetazione in Sicilia e in Puglia, mentre
un decremento di produzione è stato
osservato nell'impianto in Umbria. In
Sicilia, dove è presente il più vecchio
fra i tre impianti, alla Vili vegetazione
la produzione è risultata pari a 6,7 kg/
pianta, valore questo non molto diverso da quello ottenuto nella precedente
campagna olearia.
Nonostante la diversa densità tra
l'impianto della Sicilia (1.905 piante/
ettaro) e quello della Puglia (1.666
Le osservazioni sono state effettuate seguendo le medesime metodiche,
nel 2010 e nel 2011, in tre differenti
impianti (Figg. 3, 4 e 5) le cui principali caratteristiche sono riportate nella
Tabella 1. Nell'ambito di ciascun sito
sperimentale si è operato su 3 blocchi
di 10 piante contigue della cultivar Arbequina scelte in base alla uniformità
del diametro del tronco, del volume
della chioma e dell'altezza della pianta. In tutti gli impianti l'altezza degli
alberi era di 2,5-3,0 m, ovvero quella massima consentita per la raccolta
con macchina scavallatrice. Tutti gli
impianti sono stati sottoposti ad irrigazione che ha raggiunto in Sicilia, il
sito con la maggiore richiesta evapotraspirativa, volumi stagionali di circa
2.000 mVha.
Per definire il momento ottimale di
raccolta è stata determinata l'evoluzione della pigmentazione del frutto,
utilizzando l'Indice di Jaén con scala
da O (epicarpo verde) a 7 (mesocarpo
completamente pigmentato). La raccolta è stata eseguita quando le olive
avevano raggiunto un indice di Jaén
compreso tra 2,5 e 3,0. Su 5 piante per
blocco sono state rilevate la produzione ed il diametro del tronco a 40 cm
I risultati
Aspetti vegetativi e produttivi
FRUTTICOLTURA-n. 9-3012
61
IV
VII
V
Anni dall'impianto
III
IV
V
VI
VII
Anni dall'impianto
•» Flg. 6 - Produzione media per pianta (A) e produzione unitaria (B) nei diversi areali
in sperimentazione.
piante/ettaro), i valori di produzioni
unitaria sono risultati abbastanza simili (Fig. 6B); decisamente più bassi, sono invece risultati i valori di produzione unitaria dell'impianto in Umbria.
In ogni caso i livelli produttivi ottenuti
sono risultati in linea con quanto riportato in letteratura per impianti superintensivi di Arbequina di pari età
(Camposeo e Codini, 2010; Tous et
al.,2012).
La maggiore età delle piante presenti nel sito siciliano è confermata
dai valori di AST che, in entrambi gli
anni d'indagine, sono risultati superiori a quelli osservati nelle piante coltivate in Puglia e in Umbria; in quest'ultimo sito, nonostante l'impianto sia
coetaneo a quello pugliese, gli alberi
hanno mostrato valori di AST più bassi
(Fig. 7A).
L'efficienza produttiva (EP) è risultata, in entrambi gli anni, compresa tra
0,17-0,19 kg/cm2 in Puglia e in Sicilia
(Fig. 7B), mentre in Umbria i valori sono variati da 0,22 kg/cm2 del 2010 a
0,13 kg/cm2 nel 2011.
Maturazione e raccolta
L'indice di maturazione prestabilito per procedere alla raccolta dei frutti
(pigmentazione 2,5-3,0) è stato raggiunto in Sicilia nel 2010 verso la fine di ottobre (Fig. 8); durante la prima
decade di novembre in Puglia; tra la
fine di ottobre e l'inizio di novembre
in Umbria. Nel 2011, l'epoca di raccolta in tutti e tre i siti è caduta nella
prima decade di novembre,
Qualità del prodotto
Puglia
Sicilia
Umbria
Area sezione del tronco
0.25
0.20
0.15
0.10
0.05
0.00
Puglia
Sicilia
Umbria
Efficienza produttiva
•» Fig. 7 - Area sezione del tronco (A) ed efficienza produttiva (B) nei diversi areali
in sperimentazione.
62
FRUTTICOLTURA-n. 9-2012
In entrambi gli anni d'indagine tutti
gli oli ottenuti sono rientrati nella categoria dell'extra vergine. Il contenuto
di acido oleico è risultato maggiore
negli oli prodotti in Umbria, che ha
raggiunto il picco del 76% nel 2010,
rispetto a quelli prodotti in Puglia e in
Sicilia che nel 2011 hanno mostrato
valori di acido oleico del 64% (Tabb.
2 e 3). Al minore contenuto in acido
oleico degli oli dei siti più meridionali
ha fatto riscontro un maggiore contenuto di acidi grassi saturi e polinsaturi.
L'acido linoleico è, infatti, variato tra
un minimo del 7% (Umbria) e un massimo del 13% (Sicilia); l'acido palmitico ha oscillato tra il 12% (Umbria) ed
il 20% (Puglia). Il rapporto acidi grassi
insaturi/saturi è risultato più elevato
negli oli umbri (5,7 nel 2010; 5,0 nel
2011) rispetto a quello rilevato negli
oli dei due siti più meridionali: da un
minimo di 3,5 (Puglia, 2011) ad un
TAB. 2 - EPOCA DI RACCOLTA E PRINCIPALI CARATTERISTICHE CHIMICHE E SENSORIALI DELL'OLIO DELLA CV ARBEQU1NA NEI DIVERSI
AREALI IN SPERIMENTAZIONE (2010).
Epoca
di raccolta
Polifenoli
(ppm)
Acido
oleico (%)
Sicilia
26-Oct
478
64
Puglia
15-Nov
231
Umbria
8-Nov
524
Sito
Acido
Acidi
Acido
linoleico ( %) palmitico (°/<0 insaturi/saturi
Fruttato
(1-5)
Amaro
(1-5)
Piccante
(1-5)
13
17
4,0
3,5
2,0
2,0
68
10
15
4,7
3,5
2,0
2,0
76
7
12
5,7
3,5
2,5
3,0
TAB. 3 - EPOCA DI RACCOLTA E PRINCIPALI CARATTERISTICHE CHIMICHE E SENSORIALI DELL'OLIO DELLA CV ARBEQUINA NEI DIVERSI
AREALI IN SPERIMENTAZIONE (2011).
Fruttato
(1-5)
Amaro
(1-5)
Piccante
(1-5)
4,0
2,5
2,0
2,5
20
3,5
2,2
2,0
2,0
15
5,0
3,5
3,0
3,5
Epoca
di raccolta
Polifenoli
(ppm)
Acido
oleico (%)
Sicilia
9-Nov
428
64
11
18
Puglia
9-Nov
290
64
10
Umbria
9-Nov
390
71
9
Sito
Acido
Acido
Acidi
linoleico (%) Palmitico (%) insaturi/saturi
Considerazioni conclusive
Per far fronte all'incremento della
domanda di olio di oliva sul mercato
internazionale alcuni Paesi si stanno
oggi avvalendo di nuovi modelli olivicoli tra i quali il superintensivo, basato su un panorama varietale esiguo
(tre cultivar, tra le quali prevale nettamente l'Arbequina. In Italia, maggiore
importanza viene invece riservata alla
tipicità degli oli, legata al patrimonio varietale autoctono, ed alla conservazione del paesaggio agrario che
contraddistingue e caratterizza ampie
aree dall'olivicoltura tradizionale.
Secondo l'Ismea, negli ultimi anni,
» Fig. 8 - Grado di maturazione delle olive alla raccolta (Sicilia 2010).
la Spagna, con un prodotto fortemente
standardizzato e omologato, ha conmassimo di 4,7 (Puglia, 2010).
Umbria hanno fatto rilevare un conte- quistato oltre il 50% dell'export monLe differenze nella composizione nuto totale di polifenoli (PPT) superio- diale dell'olio di oliva, mentre l'Italia
acidica degli oli erano comunque at- re a quello degli oli della Puglia (Tabb. ha avuto una diminuzione nell'export
di circa il 24%. Diverse sono le cautese poiché è noto che passando dalle 2 e 3).
Nel 2010 il contenuto in PPT (Tab. se che hanno determinato il progreslatitudini più meridionali a quelle più
settentrionali si assiste ad un aumento 2) è oscillato tra un minimo di 231 sivo arretramento dell'Italia rispetto
dell'acido oleico e di converso ad una ppm (Puglia) ed un massimo di 524 alla Spagna tra le quali la differenza
riduzione di quello linoleico (Inglese ppm (Umbria); nel 2011 (Tab. 3) l'olio di prezzo del prodotto, determinato in
con più elevato contenuto in PPT è buona parte dai minori costi di raccolefa/.,2009).
Nel 2011 in Puglia l'acido palmi- stato quello prodotto in Sicilia (428 ta in Spagna, grazie alla grande diffusione della meccanizzazione.
tico ha raggiunto il limite massimo ppm).
Nel complesso, gli oli prodotti in
Attualmente, la raccolta meccani(20%) previsto dal Reg. Cee 61/2011.
Molto probabilmente in Puglia l'anda- tutti e tre i siti sono risultati equilibrati ca è legata a due differenti tipi di sistemento stagionale non è stato dei più e mediamente fruttati (Tabb. 2 e 3). Ri- mi colturali che si distinguono sia per
favorevoli alla normale evoluzione del spetto agli oli prodotti negli areali più la scelta della densità d'impianto che
processo di I ipogenesi e ha favorito la caldi della Puglia e della Sicilia, l'olio per la forma di allevamento. Il sistema
formazione di acidi grassi saturi rispet- prodotto nel sito umbro è risultato leg- intensivo (Fig. 9), piuttosto diffuso in
germente più amaro (2,5-3) e piccan- Italia, con una densità di impianto di
to a quelli insaturi.
Ovviamente tale aspetto merita ul- te (3-3,5) con un fruttato più intenso circa 250-400 piante/ha e produzioteriori approfondimenti poiché livelli (3,5). I risultati relativi alla valutazione ni che in genere non superano le 7 t
superiori di acido palmitico determi- chimica e sensoriale sono, nel com- per ettaro di olive. Con tale sistema,
nano l'esclusione dell'olio dalla cate- plesso, analoghi a quelli ottenuti nel in genere, la raccolta è effettuata mecorso di altre sperimentazioni in Italia diante vibratori da tronco abbinati a
goria extra vergine.
Per quanto riguarda gli aspetti nu- (Camposeo et al., 2006; Mersi, 2008; teli intercettatori azionati meccanicamente, sistema di raccolta discontinuo
traceutici gli oli prodotti in Sicilia e in Camposeo ef al., 2010).
FRUTTItX)LTUKA-n.9-2012
63
•^ Fig. 9 - Sicilia, oliveto intensivo.
-» Fig, 10 - Cassone di raccolta di scuotitore
da tronco.
^ Fig. 11 - Macchina con gancio scuotitore da
applicare al tronco con telo intercettatore.
(Figg. 10 e 11). Il sistema superintensivo spagnolo con 1.200-2.000 piante per ettaro che produce, a regime,
circa 10-12 t/ha di olive raccoglibili
con macchine scavallataci (sistema
di raccolta continuo) operanti ad una
velocità di 1,2 km/ora (2 ore/ha nelle
migliori condizioni).
Il modello d'impianto superintensivo è stato progettato adottando
valori standard nei parametri architetturali (distanza tra le piante, forma
e dimensioni della chioma) imposti
64
FRUTnCOLTUBA-n.9-2O12
dalla meccanizzazione della raccolta,
ed in particolare dall'efficienza della
macchina scavallatrice, piuttosto che
tenendo conto della longevità dell'impianto e della tipicità del prodotto.
La costanza produttiva e l'entità della
produzione sono fondamentali per il
successo economico dell'olivete superintensivo che in pochi anni deve
consentire di ammortizzare le elevate
spese di impianto. Inoltre, la precoce
fruttificazione rappresenta un importante fattore di regolazione e di limitazione dell'accrescimento vegetativo
poiché indirizza la ripartizione degli
assimilati verso i frutti (Proietti eTombesi, 1996).
Dal complesso delle esperienze
effettuate, risulta evidente l'ottimo
comportamento produttivo, negli ambienti in cui sono state condotte le
prove, della cultivar Arbequina nel
contesto agronomico degli impianti superintensivi. Malgrado, infatti, le
spiccate differenze ambientali tra i tre
siti, i livelli produttivi degli impianti
oggetto di studio sono risultati piuttosto elevati e comunque decisamente
superiori rispetto a quelli che possono
essere ottenuti da impianti costituiti
secondo criteri tradizionali. Ad esempio, in prove effettuate da Barone et
al. (1984), nella Sicilia Sud-occidentale con numerose cultivar di olivo
autoctone e alloctone, in un contesto
di impianto tradizionale (285 piante/
ha, allevate a vaso) sono state rilevate
produzioni medie decisamente inferiori rispetto a quelle ottenute con gli
impianti superintensivi.
Nel corso delle presenti esperienze sono state otteute produzioni com-
parabili a quelle del
primo impianto superintensivo costituto in Spagna, che
attualmente ha raggiunto circa 20 anni
di età (Tous et al.,
2012). Rimane tuttavia da verificare,
negli anni futuri, la
stabilità produttiva
degli impianti. Relativamente a quest'ultimo aspetto sembra
utile segnalare che,
almeno nel sito di
Marsala, dove Poliveto superintensivo
ha raggiunto l'ottavo
anno di età, non è
stata ancora rilevata
alcuna crisi produttiva, registrata invece intorno al settimo anno proprio nei luoghi di origine
della cultivar Arbequina (Tous ef al.,
2012).
Per quanto concerne gli aspetti
qualitativi, l'olio di Arbequina, ottenuto in tutti e tre i siti italiani presi in
considerazione nella presente sperimentazione, ha evidenziato caratteristiche chimiche e sensoriali superiori
a quelle rilevate negli oli estratti da
tale cultivar in Spagna e in molte altre
parti del mondo. Il contenuto medio
in polifenoli fa sì che gli oli di estratti Arbequina rientrino nella categoria
degli oli equilibrati, di "pronto consumo", simili a quelli di ben più note
cultivar autoctone quali, ad esempio,
le blasonate Tonda Iblea in Sicilia e
Cima di Bitonto in Puglia.
In conclusione, si ritiene che anche in Italia, così come è avvenuto in
altri Paesi olivicoli, potranno coesistere due tipi di olivicolture: quella storicamente legata alla produzione olivicola in un contesto di conservazione
e valorizzazione paesaggistica del
territorio, nonché del ricco patrimonio di risorse genetiche e quindi delle
produzioni tipiche; quella basata su
sistemi colturali in grado di abbattere i
costi di produzioni e di competere, sul
mercato internazionale degli oli extra
vergini di oliva.
Malgrado il sistema spagnolo non
rappresenti più un'innovazione in fase
sperimentale, ma una realtà che si va
affermando nel mondo, nel contesto
di una olivicoltura agronomicamente
più dinamica, altri modelli d'impianto
stanno per essere sviluppati. Tra le 400
piante per ettaro degli impianti inten-
I
sivi e le 1.600 degli impianti superin- oil production it should be given attention to
agricultural systems characterized by high
tensivi, sono in fase di collaudo nuovi new
productìon and mechanization. From thè 90s,
modelli olivicoli che tengono conto in Spain, new high-density planting systems
delle diversità di vigore, architettura (1,200-2,000 plants/ha) have been developed,
on three cultivars (Arbequina, Arbosana
della chioma e habitus di fruttificazio- based
and Koroneiki) characterized by low vigour and
ne, riscontrabili nell'ampio panorama early fruiting. Italian oliveculture lies in a geovarietale italiano (oltre 70 cultivar dif- graphical area that spread for about 6 degrees
latitude (37° - 43° N Latitude) and at an altifusamente coltivate). In tale senso si of
tude between sea level and 400 m a.s.l.. Several
avverte l'esigenza di un maggior dia- studies on thè ecophysiology of woody plants
logo tra arboricoltori e ingegneri mec- have shown thè importance of adjusting, especanici per la progettazione di nuove cially for high-density orchards, thè planting
System to thè climate of thè cultivation site. The
macchine, per la raccolta in continuo assessment of cultivars suitable for high-density
su piante allevate in pareti verticali di systems, based on their vegetative characterisgrande sviluppo. Tali modelli d'im- tics, branching and fruiting combined with thè
analysis of thè quality of products, may contribpianto, così come quelli superintensi- ute significantly to thè development and spread
vi, potrebbero non avere grande suc- of new crop growing systems. To achieve this
cesso in Italia (limiti orografici, coltu- aim, a collective research has been carried out
by tree different research units, which operrali, strutturali e socio-economici), ma ate in thè main olive-growing regions of Italy
potrebbero rappresentare comunque (Apulia, Sicily and Umbria). This work reports
un'importante innovazione da espor- thè first results (201 O and 2011 ) held by thè
PRIN Project on "Biological processes and entare nelle estese aree irrigue dei nuovi vironmental
factors involved in thè vegetative
Paesi olivicoli.
growth, fruiting and oil quality control in superintensive olive (Olea europaea L.) plantings
System".
SUMMARY
In EU Countries, thè success of thè traditional olive growing, characterised by high
production costs and low selling prices of thè
oil, was determined by thè subsidies that thè EU
gives to thè sector. With thè opening of "free
trade" and thè removal of subsidies by 2014 it
will be necessary to reorder thè sector. In order to increase thè competitiveness of EU olive
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Mechanization. Acta Hort. 924: 169-184.•
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